Ciao don Franco Bonfanti msg Francesco 19.10.1921 - 29.10.2011 Granello di Senape Il nostro don Franco Posso solo “tentare” un ritratto di don Franco usando alcune pennellate … quelle che è capitato a me di vedere! Del resto tutto il numero speciale di questo Granello vuol rendere conto della poliedricità di questa figura, del “nostro” caro don Franco! Il suo senso della storia: mi divertiva stare ad ascoltare il racconto della sua personalissima scansione della storia, scandita a partire dai nomi, dai volti e dai suoi personali ricordi circa i “suoi” Arcivescovi. Lui faceva passare così momenti e periodi della sua vita, secondo i vescovi che ha “avuto” dal Card. Schuster, al Card.Montini, al Card.Colombo, al Card.Martini poi infine il Card.Tettamanzi! Questo il suo scorrere del tempo, poi veniva il ricordo di Oratori e Parrocchie nei quali aveva esercitato il ministero! fino alla lettura di Avvenire… guai a non tenerne via una copia quando arrivava in Parrocchia la domenica! La preghiera, la Messa e il confessionale! I luoghi della sua personale (e ministeriale) vita di fede! Perseguiti e voluti e cercati con una volontà “ferrea”! Mi rendo conto che potrei andare avanti così per molto e, probabilmente TANTI potrebbero aggiungere vicende personali, ricordi di singoli momenti, di una parola detta al momento giusto…!!! Tutto questo, e MOLTO ancora è stato il “nostro” don Franco! Grazie! don Renzo La sua curiosità: da fare invidia! Era capace di interessarsi di tutto! Uno dei pochi(o tanti?) che leggeva tutto subito il Granello di senape per intero e poi veniva a chiedere conto di attività delle quali non era a conoscenza oppure di come era andata la tale o talaltra cosa! Il suo senso dell’autorità, dei “superiori”, del Papa, prima ancora di dirne il nome, il Papa! “Tu adesso sei il ‘mio Parroco’ e quindi devo pregare per te!”Senso dell’autorità che arrivava Pag. 2 Granello di Senape DON FRANCO: RICORDO, RINGRAZIO, RIFLETTO E PREGO 26 Maggio... è il giorno della mia ordinazione sacerdotale! Nel 1945, a maggio sono nato sacerdote tramite la consacrazione nelle mani dell' allora Arcivescovo Card. Schuster. Ora, nel 1995, ancora a Maggio celebro il 50° anniversario di Messa, qui con voi, miei cari parrocchiani. Quali e quanti sentimenti sento sorgere in me riandando ai tanti momenti di un cammino che, nel tempo, mi è stato donato... Provo un senso di stupore e di fiducia in Dio Trinità che si è servito e ancora si serve di me per compiere cose meravigliose. Da questo scaturisce un atteggiamento di interiore gratitudine per quel Dio che mi ha reso segno e strumento di un dono così grande: quello della Sua vita divina, che è la vita vera che salva la nostra vita umana dandole la gioia dell'eternità. Allora, per tutto ciò che sono, possiedo e comunico oggi ti dico "Grazie Signore!". E ancora una viva gratitudine provo verso le molte persone che ho incontrato e che mi hanno fatto sentire di essere davvero sacerdote con loro e per loro. Mentre gioisco per questo prodigio di doni di cui ringrazio Dio e tutti, sento nascere in me l'urgenza di chiedere perdono per tutti quei momenti in cui non ho saputo pienamente corrispondere all'Amore che mi è stato donato. Cinquant'anni di Messa... 26 maggio 1945 maggio 1995 e dunque "Messa d'oro"! Sono in mezzo a voi per un disegno misterioso, ma reale di Dio, non per volontà personale. Sono, pur nei limiti e nelle debolezze, un servo di un dono grande. Non vuole essere la mia una rievocazione nostalgica, ma una presa di coscienza utile e doverosa, per me e anche per tutti voi, mi domando cosa vuole dire essere sacerdote dopo cinquant'anni; essere prete in una comunità ecclesiale. Comunicare i miei sentimenti personali può sembrare una mancanza di pudore, un gesto di vanità in quel volermi proporre quasi come modello, ma è invece circostanza favorevole per trasmettere anche a voi, cari fratelli, un'esperienza di fede sacerdotale. Nei primi anni di sacerdozio, prima come collaboratore del Parroco poi Parroco io stesso, mi sono reso conto sempre più come, nello svolgersi quotidiano dei diversi servizi pastorali, il protagonista di ogni nostro essere e fare è sempre e solo Dio, pur attraverso la nostra umanità limitata, debole, povera e non santa. Ho sempre avvertito in me una gioia sincera per quell'essere prete-sacerdote di Dio al servizio dei fratelli. Non mi sembra vero che siano passati cinquant'anni...: tempo speso per consacrare un po' di pane e un po' di vino perché diventino Corpo e sangue di Gesù; per perdonare: “Io ti assolvo dai tuoi peccati" come segno dell'amore di Dio; per proporre la Parola di Dio stesso, che ci comunica la sua amicizia; per battezzare, luogo sacramento del dono della vita stessa di Dio che rende a ciascuno la dignità di figlio; per assistere chi si trova nel bisogno, tutti amando nella carità; per confortare Pag. 3 Granello di Senape nella sofferenza e nel momento della morte. Quante Messe, Confessioni, Battesimi, Matrimoni, Esequie ... e quanti incontri con i ragazzi, i giovani, gli adulti, gli anziani e quante vocazioni a famiglie cristiane e vocazioni a vita consacrata, Sacerdoti e Missionari! Ricordando i sacerdoti che ho incontrato nella mia vita, da ragazzo, da giovane e da prete a San Vito e qui a Gesù Buon Pastore, provo un'immensa gratitudine e così pure ripensando alla mia famiglia: genitori, fratelli, parenti e tanti amici. La mia vicenda sacerdotale si è svolta sempre a Milano e, come Parroco soprattutto, mi sono sentito un prete casalingo, contadino e missionario, legato alla mia famiglia ecclesiale dalla mattina alla sera. Nei vari momenti dell' esistenza, quando si va in chiesa dove Gesù ti aspetta sempre, ho percepito l'importanza della presenza del sacerdote che è lì a nome di Dio, per accoglierti, per incoraggiarti, per favorire il tuo incontro personale con Lui. Un prete contadino nel senso di una persona che sa di seminare, ma ha colto il valore di una realtà, imparata dai miei nonni Costante e Celestina, che ritengo radici della mia vocazione. Mi sento preteagricoltore in rapporto a Dio e ai miei fratelli nella fede. In questo particolare momento della mia vita sacerdotale sento davvero 1'esigenza interiore di ripropormi e riproporre a voi, quale riflessione, un brano biblico di Paolo dalla prima lettera ai Corinzi 3, 4-9 quando dice: «lo sono di Paolo» e un altro «lo sono di Apollo», non vi dimostrate semplicemente uomini? Ma cosa è mai Apollo? Cosa è Paolo? Ministri attraverso i quali siete venuti alla fede e ciascuno secondo che il Signore gli ha concesso. lo ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere. Non c'è differenza tra chi pianta e chi irriga ma ciascuno riceverà la sua m e r c e d e s e c o n d o i l proprio lavoro. Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio ... Ho imparato anche attraverso i miei insuccessi pastorali e le considerazioni del prossimo che "nessuno incomincia e nessuno finisce" qui sulla terra. È importante invece chiedere al Signore la grazia dell'umiltà quotidiana perché nessuno si vanti o si scoraggi. Sempre mi sono sentito anche "prete missionario", nel senso dell'apertura e dell'incontro con tutte le realtà umane, sia qui da noi che all' estero.' Ricordo i miei viaggi in Africa, in Europa e in Italia, alla ricerca di nuove esperienze spirituali e pastorali che mi aiutassero ad allargare gli orizzonti verso una più autentica e stimolante crescita nella fede per me e per gli altri. . Determinanti sono stati, poi, durante il mio ministero sacerdotale, gli incontri con quattro meravigliosi arcivescovi: - il Card. Schuster che mi ha consacrato e destinato a Milano nel 1945; - il Card. Montini che mi ha scelto come Parroco; - il Card. Colombo che mi ha mandato qui al Buon Pastore; - Il Card. Martini grande guida spirituale. In tema di confidenze ritengo opportuno farvi conoscere una mia aspirazione pastorale, tradotta in questa domanda: come rendere viva e vera la mia vita sacerdotale e quella della comunità? Domanda che rivolgo a quattro uomini dalla fede esemplare: Fratel Carlo Carretto... mi ha risposto: "Mettiti in ginocchio e metti in ginocchio i tuoi parrocchiani", ossia fai pregare. Pag. 4 Granello di Senape Il Card. Pellegrino Arcivescovo di Torino ... mi ha risposto: "Sta in mezzo alla tua gente, incontrala coti fraternità e paternità". Fratel Ettore... mi ha risposto: "Cerca il volto di Dio nei fratelli sofferenti e lo troverai. Insegnalo anche agli altri". Sono state indicazioni preziose: Pregare Ascoltare Dio che parla - Stare con gli altri e servirli. Il tempo è la misura dell' amore di Dio e della nostra risposta. Ci è dato il tempo per incontrare Dio personalmente ed effettivamente e per incontrarci fra noi come persone per attuare insieme quel "progetto" che solo dà senso alla nostra vita. Nel mese di giugno del 1959 per ricordare il 50° di Messa del mio Parroco don Carlo Galli, così "avevo scritto: "Il prete è l'uomo che ama Dio, che vuole farlo amare anche agli altri. Il prete non è prete per sé, è degli altri e per gli altri. . Un mistero che si rivela, in parte, nelle sue attività di preghiera, di predicazione. di amministrazione dei Sacramenti, di opere esterne, di accostamenti personali, ma che non si svela mai completamente a nessuno, neppure a se stesso. Il prete è fede, è amore, è passione di Dio che si traduce in vita; che diventa anche una Chiesa nuova, una parrocchia nuova, sì, proprio così, c o m e p e r l a n o str a c h i e sa , per la nostra parrocchia di San Vito al Giambellino che ha avuto questo prete e porta questo nome: don Carlo Galli". Non mi sembra vero siano passati tanti anni... , ma è gioia constatare che molti capiscono il senso della presenza del sacerdote, come è altrettanto doverosa l'amarezza di un prete che avverte la propria indegnità, incapacità, incoerenza, ma che nel perdono chiesto al Padre e ai fratelli, ritrova la sua giovinezza... ed è ancora e sempre "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam". Cerchiamo insieme Dio e gli altri, il volto di un unico Amore. Con affetto. Pag. 5 Don Franco Granello di Senape Ho incontrato un piccolo grande prete Sono stato sollecitato a scrivere su don Franco a sei mesi dal suo ritorno al Padre (29 ottobre 2011- 29 aprile 2012). Ho vinto la mia ritrosia a parlare, nel timore di rivelare fatti e riflessioni che uno desidererebbe tenere per sé (mi sono sentito un po' egoista). Il mio è un breve racconto su alcuni fatti concreti vissuti insieme. Mi sono spesso trovato, soprattutto nella Santa Messa, a ringraziare il Signore per aver conosciuto don Franco quando ancora era parroco al Buon Pastore e poi nei dodici anni qui da residente al Santo Curato d’Ars. Si è diventati preti - amici (per alcuni un miracolo)! E questa fraterna ed evangelica amicizia ci ha fatto tanto bene: ci ha fatto godere nei nostri anniversari sacerdotali, ci ha sostenuti nell'affrontare momenti difficili, soprattutto nella salute (il suo ricovero a Erba per l'infarto e la mia ischemia, etc.), con tutte le inevitabili conseguenze di diminuita capacità nel dedicarci al nostro prezioso ministero in questa cara comunità. Alla sera, dopo la Santa Messa, sovente parlavamo della nostra vita di sacerdoti e alcune volte ci siamo donati reciprocamente il perdono del Signore, nel Sacramento della Riconciliazione. Mi ringraziava spesso dell'accoglienza che io gli avevo manifestato al suo arrivo e nell'avergli dato subito le chiavi della chiesa e un confessionale dove ha donato il perdono del Signore a tantissimi parrocchiani, piccoli, giovani e adulti del Santo Curato d’Ars, agli ex parrocchiani del Buon Pastore e ad amici vecchi e giovani (il suo gruppo del Moreschi). Ministero che esercitava anche in casa sua, soprattutto quando non poteva scendere in parrocchia. In poco tempo la comunità, conoscendolo, ha scoperto in lui la presenza del Signore che li amava. Lo si è sentito vicino a ciascuno di noi e, don Franco, sentendosi accolto, non ha avuto timore di chiedere aiuto e di mostrarsi fragile, bisognoso di tante cose (il "gruppo uomini" si era incaricato di accompagnarlo in chiesa e poi riportarlo a casa ogni volta). Quante belle esperienze si potrebbero raccontare! La decisione di celebrare il suo funerale al Santo Curato d’Ars e non nella sua parrocchia del Buon Pastore è stata la testimonianza più bella della sua vita sacerdotale vissuta tra noi. Desiderava che io fossi presente ogni mese, al sabato sera dopo la Santa Messa, quando si radunavano in aula Paolo VI i suoi ex parrocchiani ed ex Moreschi per una riflessione sulla parola di Dio che alcune volte affidava a me, e per gli auguri di Natale e Pasqua (con abbondante rinfresco). Era felice nel vedersi circondato da tanta attenzione e affetto. Fatto particolare è stata la sua nomina a Monsignore. Siamo andati insieme in Curia dove il Cardinal Martini, nella sua cappella, dopo aver pregato ha rivolto il suo pensiero e augurio, partendo dalla parola di Dio. Si sentiva un po' buffo vestito così, raramente lo ha fatto, perché costretto, e non ne parlava mai. Era anche contento per la sua cara sorella Pag. 6 Granello di Senape Celestina e per i parrocchiani che lo avevano aiutato nei vari luoghi del suo ministero. Ricordo molto bene un dialogo del suo sessantaseiesimo anniversario di ordinazione sacerdotale; "Vedi, don Antonio, quanti anni di sacerdote il Signore mi ha concesso! Contemplo tutto il bene che il Signore ha voluto fare con me, soprattutto nella celebrazione della Santa Messa e al confessionale, e Lo ringrazio tanto insieme alla Madonna. Tutto questo spesso mi commuove." Veramente, come dice San Paolo, tutto concorre al bene di coloro che Lo amano... Grazie Signore di questo Tuo sacerdote! Mi ha voluto fare un dono graditissimo proprio l'anno scorso a Pasqua, quando si accorgeva che la sua salute stava venendo meno: il SUO CROCIFISSO, che teneva sempre in confessionale, come segno dell'amore del Signore, che ci ama, ci cerca e ci perdona. Dono graditissimo e pieno di significato. Ora è nel mio confessionale. Ogni volta che entro lo contemplo e lo offro da baciare dopo la confessione. Mi accorgo che non prego molto per don Franco, perché sono sicuro che il Signore lo abbia subito chiamato a godere con Lui, mentre spesso lo invoco per me, soprattutto al confessionale, e per tutti voi, perché abbiate a voler bene ai vostri preti, soprattutto a quelli che avete conosciuto così come sono, ma sempre desiderosi di portarvi a Gesù. Pregate per loro perché siano gioiosamente fedeli a quello che il Signore chiede loro. Don Antonio Era forse l'anno 1949 o 1950 .... Durante il mese di Luglio anch'io come la maggior parte dei ragazzini ero ospitato in una delle numerose "Colonie Marine. " Allora si comunicava per lettera e la mia mamma mi scrisse le ultime notizie del "Giambellino" dicendo: "É arrivato il nuovo Assistente dell'Oratorio, si chiama don Franco, sembra bravo." La nostra curiosità fu presto appagata: eccolo il nostro Don, sorridente, vigoroso e cordiale. L'oratorio era solo maschile. Don Franco era assegnato ai ragazzi, mentre le ragazze erano ospitate dalle Suore Orsoline. In quel tempo del dopo guerra tutto era innovativo. Ricordo con emozione le moltissime iniziative, soprattutto ·"La città dei ragazzi", una nuova esperienza nata sul modello americano. Si coniavano le monete, c'era una propria bandiera e tutto ere! regolamentato come una vera città. Vi era una Giunta con il Sindaco, carica che ho avuto l'opportunità di ricoprire. La Parrocchia era divisa in quattro Zone per i tornei e per le famose "Olimpiadi", con tanto di Banda e inno Olimpico .. Tutto questo richiedeva un forte impegno dei responsabili e per il Don anche una costante attenzione alla formazione religiosa e alla direzione spirituale, fatta di semplicità, di ascolto e solidità. Uno spazio nella nostra vita da ricordare con gioia e gratitudine. Racchiudo in un unico pensiero tutto quanto potrei dire sul Don: UN PRETE SEMPRE DISPONIBILE PER I SUOI GIOVANI .. Franco Azzetta Pag. 7 Granello di Senape Don Franco: un fratello! Don Franco è stato un meraviglioso fratello, ma direi che per me è stato anche padre, amico e figlio. Dopo tanti anni che ho trascorso all'estero lontana da casa e dopo il grave lutto che mi ha colpita, ho ritrovato con lui il senso della famiglia e del focolare. E' stato un fratello premuroso, attento, disponibile, ma anche un amico che ha condiviso con me momenti di svago, di allegria con persone amate, di viaggi in cui la curiosità di conoscere posti nuovi si univa sempre alla scoperta dell'uomo. E' stato per me anche un padre tenero che mi richiamava ai valori cristiani più che con le parole con la coerenza della sua vita aggiungendo poi "immancabilmente" la frase "fa giudizio". Negli ultimi tempi è diventato per me come un figlio da accudire, proteggere e vegliare perché il peso della croce fosse per lui più leggero. Dopo un'esperienza del genere potrei dire che mi sento molto sola e invece sento che la mia vita è ancora piena della sua presenza e so con certezza che don Franco continua ad essere sempre accanto a me. Celeste Bonfanti Pag. 8 Granello di Senape Il ricordo della Comunità Don Franco è stato l'unico capace di avvicinare la mia anima a Dio. (Marco Antonelli) Come ricordo Don Franco ... . Il suo ciao ... accompagnato dal cognome, il chiedere notizie, non per curiosità ma per condividere ogni avvenimento della tua vita e vita parrocchiale. Poi la celebrazione Eucaristica, che amava venisse celebrata col massimo impegno di tutti. Poi l'omelia breve ma incisiva dalla quale portavo a casa sempre qualche spunto da vivere. Ma quello che ho sentito più forte è quando distribuiva l'Eucarestia, che, con calma te la posava nel palmo della mano con delicatezza, grande sensibilità nel donarmi Gesù, e questo mi faceva partecipe con grande responsabilità a vivere questo grande dono, che tuttora ricordo e vivo. Grazie don Franco. (una parrocchiana) Don Franco uomo di preghiera Intesa e vissuta come dialogo e come avvenimento che cambia la vita. Voglio condividere una sua frase: “Quando contempli Dio nella preghiera conservi negli occhi la luce della sua presenza e diventi sua espressione”. Don Franco, buono e affabile, disponibile e di acuta sensibilità, un prete, un grande amico per me. (Giusi M.) Per quanto ho potuto conoscere Mons. Franco Bonfanti: il piacere di averlo sempre stimato per la sua serietà nell'amore del Signore, desideroso di conoscere le persone, di ascoltarle e di amarle con le parole del Vangelo. Amava le cose belle, fatte con amore. Amava la Chiesa, in particolare la Santa Messa celebrata con canti di lode, di gloria, di gioia, di ringraziamento al Signore. Quando, ammalato, non poteva servire la Chiesa, chiedeva che gli venissero portate alcune particole di Gesù nella teca; ricevuta le, la prendeva con la solita sua delicatezza, la baciava e stringeva sul suo petto il suo Gesù. Don Franco sei stato grande (un parrocchiano) Pag. 9 Granello di Senape I CINQUANT'ANNI DI ORDINAZIONE PRESBITERALE In occasione dei festeggiamenti per il 50° anniversario dell'ordinazione presbiterale di don Franco, il Consiglio pastorale della sua parrocchia di “Gesù Buon Pastore san Matteo” di piazza Po', ha deciso di pubblicare un piccolo libretto nel quale amici, parrocchiani, coadiutori e collaboratori a diverso livello, hanno dato il loro contributo: racconti, fatti, aneddoti, storie varie dalle quali emerge la figura di questo sacerdote umile ma determinato, dolce sorridente accogliente, ma fermo sui principi della fede e della vita cristiana. Armoniosamente inserito nel tessuto sociale del territorio. C'è chi ricorda quando in una rigida giornata d'inverno la parrocchia era senza gasolio per il riscaldamento e momentaneamente senza fondi e ci fu l’intervento dei lavoratori della BORLETTI che, nel giro di poche ore, fecero arrivare in parrocchia 200 litri di gasolio, fatti pervenire dai fornitori dell'azienda. C'è chi ricorda l'esperienza della “CITTA' DEI RAGAZZI” alla parrocchia di S. Vito, dove, stante una grande penuria di mezzi finanziari, ugualmente don Franco riuscì ad aggregare attorno a sé un bel gruppo di giovani che si sperimentarono in una esperienza comunitaria. Non manca chi ricorda tutti i lavori, gli ammodernamenti, cocciutamente voluti da don Franco, pur in carenza di mezzi, per abbellire la chiesa rendendola più adeguata alle nuove linee liturgiche postconciliari. Senza dimenticare spazi e luoghi da dedicare alle varie attività della parrocchia, sia assistenziali che di condivisione della vita comunitaria. Preziose e dense di riflessioni le testimonianze di alcuni fra i coadiutori che hanno affiancato don Franco negli anni: dagli scritti di don Giorgio, don Mario e don Andrea traspare un rispetto per il loro parroco degno di nota e soprattutto un chiaro segno di riconoscenza per avere avuto in lui un riferimento di fede, di entusiasmo e di continuità. Dalle testimonianze raccolte emerge come il concetto di COMUNITA' fosse un chiodo fisso per questo parroco, che ha speso molte energie per tradurre in pratica questo concetto che sta alla base della nostra fede cattolica. Un impegno costante nel cercare di far crescere persone tese a formare una comunità. La ricerca della coesione tra i gruppi (Consiglio Pastorale, Caritas parrocchiale, Associazione fraternità e amicizia) ha rappresentato per don Franco forse il principale motivo di attenzione. Altre testimonianze contenute nello stesso libretto lasciano capire quale segno profondo don Franco ha lasciato nella parrocchia di Gesù Buon Pastore, lo testimonia il fatto che quando poi si è ritirato presso di noi al S.Curato d'Ars, erano frequenti le visite di suoi ex parrocchiani, che così facendo hanno voluto mantenere vivo il contatto con quest'uomo che per 33 anni (1966-1999) era stato il loro parroco. Dopo la lettura del libretto commemorativo del 50° A cura della redazione Pag. 10 Granello di Senape IL RICORDO DI UN GIOVANE Mi è stato chiesto di scrivere qualche riga per ricordare don Franco, ho detto subito di si, forse inconsciamente, forse perché prima della richiesta dell'articolo mi è stato chiesto: "tu lo conoscevi bene!?!". Probabilmente la risposta doveva essere "no" ma lì per lì la mia bocca ha scucito un "sì", si certo lo conoscevo, o forse è meglio dire lui conosceva me, lui mi rincorreva. Posso dire che non mi ricordo con certezza quando ho conosciuto don Franco, ma il ricordo più lontano che ho è la "confessione", o riconciliazione; ricordo che era sempre lui a cercarmi, o addirittura a farmi chiamare da altri che venivano vicino finita la messa e mi dicevano: "guarda che ti vuole don Franco", forse all'inizio ero un po' scettico, svogliato ... ma, man mano che i nostri incontri, se pur sempre nel suo confessionale, diventavano più frequenti, si sentiva una certa semplicità nell'affrontare temi personali, questioni di carattere spirituale, insomma .. conoscersi. Come prima ho scritto è sempre stato lui a cercare il dialogo, non mi ha mai lasciato andare via prima che io fossi soddisfatto dell'incontro, non lasciava perdere nulla, aveva sempre la risposta pronta, l'esempio calzante, la frase che spronasse, o quella che ti facesse pensare ... insomma una forza di volontà invidiabile per una persona giovane, figuriamoci per un sacerdote di una certa età ... Non voglio azzardare conclusioni affrettate ma, forse, la cosa che più mi ha colpito è stata la grande semplicità con cui affrontava gli incontri, la costante presenza in un luogo che col passare degli anni diventava difficile da raggiungere, ma, in un modo o nell'altro lui voleva esserci, costava fatica ... costava chiedere agli altri "per favore potresti aiutarmi", si metteva nelle mani degli altri senza paura o vergogna di CHIEDERE ... "In manus tuas, Pater, commendo spiritum meum" Tutto il resto non mi sento di scriverlo, sono sicuro che ognuno di noi porta dentro molte emozioni, ricordi, parole, discorsi che ricolleghiamo a don Franco ... e credo che siano cose personali, che facciano riflettere e quindi crescere ... che aiutino a tenere sempre viva la sua presenza ... e che lui ci ha lasciato spendendo la propria vita ... "Il suono, le vibrazioni sonore sono come Dio .. non le vedi, non le tocchi.. ma le senti e ci sei immerso sempre .. » Matteo G. Pag. 11 Granello di Senape Ho incontrato un prete innamorato di Dio e della sua gente. Di don Franco: quanti ricordi, quanti gesti di bontà nei miei confronti, quante telefonate per dirmi Padre Guglielmo, come stai, ti sono vicino, prego per te, come sta quel prete, ti ho visto preoccupato .... L'ho conosciuto nell'ultimo tratto di strada della sua vita quando, fu mandato nella parrocchia del Santo Curato d'Ars. Era per me una gioia sempre grande incontrarlo, il suo sguardo sorridente, la sua parola sempre incoraggiante, l'interesse sempre vivo e partecipe alle varie iniziative parrocchiali e del decanato. Dotato di una intelligenza lucidissima e vivace, don Franco fu sacerdote esemplare e appassionato del suo ministero di annunciatore del Vangelo, mettendo a servizio di esso la sua vasta cultura e la brillante capacità di comunicazione, sempre vivace. Egli amò la Chiesa e per essa si spese, vivendo con entusiasmo e generoso impegno il momento carico di responsabilità e di speranze del dopo concilio, accanto a grandi uomini di fede della cara chiesa ambrosiana. Prima di lasciare il mio servizio alla parrocchia Murialdo, per il nuovo incarico a Treviso, lo andai a salutare. Sempre cordialissimo e sorridente anche se già dava segni di sofferenza. Mi accolse con la fraternità di sempre. Ne approfittai per una preghiera insieme. Gli chiesi anche l'assoluzione delle mie debolezze e poi volle sapere del mio nuovo compito con ragazzi in difficoltà o in stato di abbandono. Ricordo le sue parole: "Coraggio, non aver paura, è molto importante il tuo nuovo lavoro. Ti assicuro la mia preghiera". Poi mi invitò a guardare il crocifisso. Lo sguardo al Crocifisso è stato per entrambi limpido, immediato, parlante. Ci scambiamo un abbraccio commovente sotto lo sguardo sorridente di sua sorella. Ecco così desidero ricordarlo: un vero fratello, amico e padre. La sua indole, umana e religiosa, lo portava alla concretezza, senza troppe remore, il Signore gli fece generosam ente dono del mantello della misericordia, con il quale don Franco, ha avvolto tante situazioni di sofferenza e di povertà. Fu un uomo dal grande cuore, con i pregi, i limiti degli uomini di grande cuore. I limiti cadono come paglia, il grande cuore rimane, perché alla fine della vita rimarrà solo l'amore. p. Guglielmo Cestonaro Comunità Murialdo Pag. 12 Granello di Senape Da San Vito al G. P. B. La sedia era di paglia, la giornata caldissima, un fazzoletto bianco con i quattro nodi agli angoli gli copriva la testa, la veste nera pesante (allora si usava), il breviario in mano, aperto, un po' leggeva un po' pregava, un po' guardava con occhio vigile i ragazzini che giocavano sul campetto di calcio. Così lo vidi la prima volta a San Vito... avete capito di chi vi sto parlando? Sì, di lui: don Franco, il festeggiato di oggi, e di ciò che ha fatto in quel quartiere un po' popolare e un po' borghese che era ed è il Giambellino vecchio. Ha fatto il prete! L’uomo di Dio. Questo in sintesi mi è rimasto in mente: un p r e te s pi r i t u al me n te co n c re to , turbolento, un po' alla don Camillo per intenderei! Ci spronava alla preghiera: 3 minuti di riflessione... mettiamoci alla presenza di Dio... giovedì mattina alle 7... non ci andava mai nessuno, lui paziente ci aspettava sempre... Con lui abbiamo realizzato molte attività: i Comitati Civici, la Città dei Ragazzi, la raccolta per gli alluvionati del Polesine, le ACLI col sociale, il Catechismo, le Olimpiadi, le gite, ma lui curava soprattutto le vocazioni, obiettivi importanti, i missionari, le nuove famiglie... ma sempre col breviario in mano. Un giorno d'estate, con la mia lambretta, siamo andati al Castello di Monguzzo, in una chiesetta lui ha celebrato la Messa ed io ero l'unico fedele... mi sembra ieri. Franco; in oratorio non le avevamo, lei ce le prestava e poi doveva "rincorrerle" per poterle riportare a casa. La vera mamma del prete: paziente e sempre disponibile (cerotti, filo, corda, stracci). Ho capito da chi ha imparato il nostro lui. Una notte ho accompagnato don Franco alla Stazione Centrale; doveva partire per gli esercizi. Al ritorno la mia moto è rimasta senza benzina... ho ancora male ai piedi. Nel ripensare a quegli anni passati assieme, i ricordi si spingono fra di loro per potersi far notare; ordinarli bene mi è impossibile. Dirò ancora due sole cose: l'obbedienza - nonostante il suo forte carattere ha sempre trovato la forza di obbedire ai superiori, quasi un eroe per noi poco inclini a questa virtù! la mobilitazione - tanti giovani ha saputo incontrare, valorizzare, far crescere ed impegnare nei vari campi. Non cito nessuno perché sono troppi. Alcuni poi hanno voluto andare di là a vedere se quello che ci ha insegnato è vero ... sembra di sì. Tacciono: chi tace acconsente. Auguri don Franco da tutti i tuoi ormai vecchi "giovani del Giambellino" e ancora grazie Samuele Pandini Le forbici erano la disperazione della Signora Maria, la mamma di don Pag. 13 Granello di Senape Gli anni con Don Franco Bonfanti Penso di essere del Curato D'Ars, uno dei pochi che ha conosciuto Don Franco fin dai primi anni di Sacerdozio, prete dal 1945. Nel 1949 è arrivato come assistente all'oratorio di San Vito, ricordo che aveva organizzato l'oratorio come la città dei ragazzi, con sindaco, assessori ecc. Allora abitavo all'oratorio del Rosario la parrocchia vicina e con S. Vito c'erano non pochi problemi di campanilismo e rivalità nello sport, ma anche nelle normali attività oratoriane e parrocchiali. Nel 1966 è nominato Parroco della parrocchia Gesù Buon Pastore in Piazza Po, altra parrocchia confinante con il Rosario, ed essendo una parrocchia di nuova costituzione non ancora organizzata, ricordo che alla cerimonia dell'ingresso, per il servizio liturgico hanno partecipato i chierichetti e sacerdoti del Rosario. Poi non ho avuto molto modo di frequentare Don Franco, solo ricordo che ogni sabato Santo lo vedevo perché la sua chiesa era tra le sette che abitualmente visitavo, e notavo che lui era immancabilmente sempre nel confessionale. Però un ricordo particolare che sempre ho nella mente è del 1990 ero ad Alassio ed ho rivisto don Franco che sulla passeggiata verso la casa delle suore Domenicane camminava una decina di metri avanti di sua mamma e della domestica . Sua mamma allora novantenne che si agitava per non so quale motivo e lui con il suo solito atteggiamento calmo, con le mani dietro la schiena, camminando passo, passo cercava di calmarla e convincerla Nel 1999 si è dimesso da Parroco della parrocchia Gesù Buon Pastore e San Matteo, e come diceva lui è diventato parrocchiano del Santo Curato D'Ars, "Sacerdote residente nella parrocchia". In questo periodo l'ho conosciuto molto bene, anche intimamente, parlavamo di tutto, si interessava di tutto, dell'andamento raccolta viveri, dei pacchi che distribuiamo, della vita sociale della cooperativa il Pellicano. Negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi oltre ad andare a prenderlo e portarlo con la macchina, mi chiedeva di aiutarlo anche ad indossare i paramenti per le celebrazioni. Aumentando i problemi nel camminare, siamo riusciti a convincerlo e, si è iniziato a portarlo in carrozzina prima solo al confessionale poi anche all'altare. Ricordo a giugno quando Enzo gli ha chiesto se poteva fotografarlo durante una Messa, lui prima ha acconsentito, facendo però cenni di stizza quando a suo dire si stava esagerando nelle riprese. Lo ricorderemo sempre con grande affetto e gratitudine. Ha voluto lasciare come ricordo alla nostra parrocchia, un suo calice, e noi magg iormente lo ricorderemo quando nelle celebrazioni questo calice verrà portato all'altare. Giancarlo P. Pag. 14 Granello di Senape Don RENZO “UN PRETE CONVINTO” Caro don Renzo, in questo 2010 festeggi con gioia e trepidazione il tuo 25° anniversario di ordinazione. È questa una tappa della tua vita che ti invita a riflettere, pregare e perseverare nella tua missione: il Parroco della nostra Comunità Ecclesiale San Giovanni Maria Vianney, curato d’Ars ci insegna: “Il Sacerdote può donare Dio agli uomini e gli uomini a Dio” Un’affermazione questa che definisce la vocazione del Sacerdote come mediatore tra Dio e l’uomo Tu sei segno e dono di Dio per noi. Mi piace ricordare tre parole che mi colpiscono spesso nella tua predicazione: “ATTENZIONE - CHE BELLO - OK”. “ATTENZIONE” per sottolineare l’essenziale del messaggio cristiano. “CHE BELLO” per sottolineare la gioia della nostra fede. “OK” per sottolineare l’adesione personale e totale a Cristo. Ringrazio Dio per la tua presenza in mezzo a noi come Sacerdote convinto e voglio dire un grazie a te per la testimonianza di vita che ci offri ogni giorno. Ti auguro di essere sempre memoria di Grazia. don Franco Bonfanti Pag. 15