Etnografia del pensiero. Ipotesi e Ricerche gruppo di ricerca di etnografia del pensiero DIPARTIMENTO DISCIPLINE STORICHE, ATROPOLOGICHE E GEOGRAFICHE 1 UNIVERSITÀ DI BOLOGNA Grep : gruppo di ricerca di etnografia del pensiero Una metodologia di ricerca sociale controcorrente, che studia le parole e il pensiero dei governati all’interno di un luogo della realtà sociale. 2 Perché è controcorrente? - 1 Perché a) non è interdisciplinare –come da una ventina d’anni è di moda ovunque nel mondo; b) non è solo teorica, di confronto o dialogo con altre teorie e metodologie - come avviene soprattutto nelle università italiane dove le ricerche sociali languono; c) non è solo empirico descrittiva, come se il ricercatore dovesse essere un osservatore neutro, distaccato di una realtà di cui non farebbe parte. 3 Perché è controcorrente? - 2 Perché si propone invece come a) una nuova disciplina diversa dalle altre, eppur con risultati comparabili con quelli di altre scienze sociali – anche quantitative, supportate da statistiche; b) una disciplina scientifica moderna, cioè sperimentale- il che vuol dire che si mette alla prova affrontando una realtà incognita, non ancora affrontata da alcuna teoria. c) una metodologia che non pretende mai di studiare “tutta” la realtà o la realtà “così come è”, ma ne seleziona sempre un pezzo per approfondirne le incognite ( ad esempio, come a suo tempo e modo, il cannocchiale di Galileo). 4 Perché è controcorrente? - 3 Il pezzo di realtà sociale da indagare ogni ricerca di etnografia del pensiero lo trova “andando sul campo”: entrando in un luogo della realtà sociale. Ma cos’è un luogo, la realtà sociale? 5 Cos’è un luogo, una realtà sociale? - 1 Di solito si dice che è una o più comunità di persone che comunicano tra loro perché hanno la stessa identità (etnica, sessuale, religiosa) e/o gli stessi valori ( democratici) di rispetto dell’altro: le persone fuori comunità sono da ritenersi arretrate e lo scopo della ricerca sociale è farle evolvere tramite empowerment. Così pure le comunità senza i valori della comunicazione democratica sono da ritenersi sottosviluppate: lo scopo della ricerca sociale è farle integrare o sottoporle a misure di sicurezza 6 Cos’è un luogo, una realtà sociale? - 2 Secondo l’etnografia del pensiero, la realtà sociale non è fatta né di comunità di persone, né di diverse identità, ne si regge grazie al reciproco rispetto dell’altro . E tanto meno lo scopo della ricerca sociale è l’empowerment, l’aiuto dei meno evoluti, l’integrazione o la messa in sicurezza delle democrazie contro i loro nemici. 7 Cos’è un luogo, una realtà sociale? - 3 Per l’etnografia del pensiero non ha senso definire la realtà sociale in base a criteri etnici, religiosi, personali o etici. Noi diciamo che essa esiste, ha luogo, solo laddove (impresa o servizio) c’è una popolazione riunita da un governo (pubblico o privato) che si esercita su di essa. Ogni realtà sociale buona o cattiva dipende dunque dalle politiche buone o cattive che fanno quelli che le governano. Per cui lo scopo della ricerca sociale è sempre e solo fornire conoscenze utili a migliorare tali politiche sociali. Ma cos’è una politica sociale? 8 Cos’è una politica sociale? - 1 Di solito si crede che questi miglioramenti possano venire dagli esperti. Tramite i metalinguaggi con cui gli esperti politici, economici o sociali definiscono e decodificano la realtà sociale. Le popolazione dei governati sono solitamente interpellati solo come numero (come indici di gradimento) o tipologie di percezione. Mentre il miglioramento della loro condizione viene presentato anzitutto come affare personale, di capacità personale di essere manager di se stesso più o meno in concorrenza coi propri simili ( vedi i progetti personalizzati di integrazione sociale). Agli esperti di politica e società spetterebbe solo di aiutare i più meritevoli e volonterosi di integrarsi. 9 Cos’è una politica sociale? - 2 Noi pensiamo invece che questi miglioramenti possano venire invece solo se si interpellano i governati come esseri parlanti e pensanti in proprio: con linguaggi e capacità intellettuali singolari, irriducibili a qualsiasi definizione o metalinguaggio. 10 Cos’è una politica sociale? - 3 Sono solo i governati infatti che fanno sviluppare materialmente la realtà sociale. Nostre ipotesi scientifiche sono: a) che la fatica e la sofferenza dei governati renda possibili capacità intellettuali altrimenti impossibili - comunque diverse da quelli possibili tra gli esperti di politica, economia e società; b) Che senza tenere conto delle capacità intellettuali dei governati nessuna politica sociale possa migliorare. Ma come può così migliorare una politica sociale? 11 Come può migliorare una politica sociale? -1 Per conoscere la realtà più profonda, più faticosa e sofferente della società, è dunque necessario far parlare e stimolare a pensare chi tale realtà la vive direttamente. Solo sulla base delle conoscenze del linguaggio e del pensiero di chi non governa la realtà sociale ci possono essere delle politiche che la migliorano. 12 Come può migliorare una politica sociale? -2 Oggi le buone politiche sociali sono quanto mai rare. L’”età d’oro” il Welfare state, gli anni detti “gloriosi” in cui lo Stato si curava di procurare benessere alla maggioranza delle popolazioni sono tramontati più di trent’anni fa. Da allora le differenze tra ricchi e poveri aumentano, anche nei paesi già poveri che si stanno arricchendo. Così pure crescono le differenze tra di chi ha potere di decidere della vita altrui e chi stenta nel decidere della propria. 13 Come può migliorare una politica sociale? -3 E’ il divaricarsi di questa forbice che ha creato la crisi in corso. Troppo poco ci si interessa a cosa pensa chi fatica e soffre per sviluppare la realtà sociale. Così questa viene sempre più bloccata, ignorata e colpita selvaggiamente da politiche anti-sociali. Obiettivo dei governi pubblici e privati nel mondo intero è troppo spesso fare diventare sempre più ricchi i già ricchi, anche a rischio di impoverire tutti con lo scoppio delle bolle della speculazione finanziaria. Che futuro ci attende, allora? 14 Che futuro ci attende ? -1 Coloro che non hanno alcun minimo potere sulla vita altrui formano così, sia a livello locale, - sia qui tra noi, in Italia -. sia a livello globale soprattutto nei paesi da dove vengono le nuove immigrazioni -, una popolazione sempre più vasta: infinitamente maggiore della sempre più ristretta cerchia di quelli che contano e possono decidere dell’esistenza di tanti altri. 15 Che futuro ci attende ? -2 Dei più poveri e sofferenti si occupano soprattutto il cosiddetto Terzo settore, il volontariato e le Ong, ma anche tra esse scarseggiano i dibattiti su come interpellare le popolazioni che faticano e soffrono. Di solito si applicano loro progetti di aiuto elaborati a tavolino da esperti o già sperimentati in luoghi lontani da quelli in cui si opera direttamente. Per conoscere il linguaggio, il pensiero, le prassi di chi non governa ci vogliono dei metodi appropriati.. Il nostro non è l’unico, ma resta controcorrente proprio perché se ne discute troppo poco tra le scienze sociali. 16 Che futuro ci attende ? 3 Il nostro futuro dipende molto da come si sviluppano le scienze e le ricerche sociali. Per il Grep è quanto mai importante far valere in esse la parole e il pensiero di chi solitamente non conta, dei governati. Studiare e far ricerca anzitutto per questo è il succo della nostra proposta. 17 CONTATTI WEB: www.grepricerche.it etnografiadelpensiero.blogspot.com (indicazioni materiali on line, pubblicazioni, presentazioni, seminari, attività, collaborazioni…) MAIL: [email protected] [email protected] 18 RIFERIMENTI TESTI Romitelli, “Etnografia del pensiero. Ipotesi e ricerche” -www.carocci.it > catalogo -www.dds.unibo.it (on line) Romitelli, “Fuori dalla società della conoscenza. Ricerche di Etnografia del pensiero”. www.infinitoedizioni.it (libreria delle moline, feltrinelli 2torri) Opuscoli “Sarebbe il lavoro del futuro” “Mettersi in gioco ogni giorno” 19 DOVE. I luoghi: lavoro, servizi, formazione… 2000: Anche al lavoro pensare, dire quello che si pensa. Inchiesta tra gli operai della Bonfiglioli Riduttori S.p.a. Bologna. Committente: Bonfiglioli Riduttori S.p.a. Bologna. 2001: Una fabbrica da rifare. Inchiesta tra gli operai della BredaMenarinibus Autobus e Veicoli per il Trasporto Pubblico Bologna. Committente: BredaMenarinibus Autobus e Veicoli per il Trasporto Pubblico Bologna. 2001: La qualità del lavoro. Inchiesta tra gli operai della BTCESAB Carrelli Elevatori Bologna. Committente: BTCESAB Carrelli Elevatori Bologna 2001: Più possibilità di vivere. Inchiesta tra i lavoratori stranieri presso lo Sportello Immigrati della CGIL Bologna. Committente: CGIL Bologna. 2002: Una scuola diversa dalle solite. Inchiesta tra gli studenti del Nuovo Obbligo Formativo a Bologna. Committente: Provincia di Bologna. In collaborazione con: Fondazione Aldini Valeriani per Lo Sviluppo Della Cultura Tecnica, Bologna; Ecipar Emilia Romagna. 2003: Il senso della fabbrica. Condizioni di ambientamento dei lavoratori migranti nella provincia di Ravenna. Inchiesta presso Marcegaglia S.p.a, stabilimento metallurgico di Ravenna. Committente: Provincia di Ravenna, Assessorato alle Politiche del Lavoro e della Formazione Professionale. In collaborazione con Marcegaglia S.p.a. 2004: Una benevola forma di egoismo. I volontari della Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna. Committente: Associazione Gli Amici di Luca. 2004: Sarebbe il lavoro del futuro. Inchiesta tra gli operatori sociali di Cadiai Cooperativa Sociale Bologna. 20 Committente: Cadiai Cooperativa Sociale. Col Sostegno di: Legacoop Bologna DOVE. I luoghi: lavoro, servizi, formazione… DOVE 2005: Un modo alternativo di sapere ciò che pensiamo. Inchiesta tra i lavoratori apprendisti nella provincia di Bologna. Committente: Consorzio Formazione & Lavoro Emilia Romagna. In collaborazione con: CNA Bologna, Ecipar Ferrara, Enfap Emilia Romagna, Forum Servizi Bologna, Iscom Emilia Romagna. 2005: Desideriamo ascoltare. Inchiesta tra le donne imolesi. Committente: Comune di Imola, Commissione Pari Opportunità. -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------2005/07: Mettersi in gioco ogni giorno (Ci vorrebbe un libro). Inchiesta tra gli educatori nelle scuole di Bologna. Committente: Cooperativa sociale Società Dolce. Col sostegno di: Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, Ufficio scolastico provinciale di Bologna. 2006/07: Risorse? Umane. Esperimenti di etnografia del pensiero in Burundi. 2007: Les Halles, luogo di un’unica gioventù. Giovani delle “banlieues” alle Halles di Parigi Committente: Ville de Paris 2005/08: Direzione e Produzione: due mondi separati. Ricerca sulle indagini di clima aziendale. Il caso STMicroelectronics 2007: Cosa c’è da fare. Inchiesta tra i volontari della provincia di Bologna. Committente: Volabo, Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna. 2007/08: Pensare una rivoluzione. Disabili che diventano anziani a Bologna Committente: Cooperativa Sociale CADIAI (con Legacoop, AUSL,Comune, Provincia, Regione) ___________________________________________________________________________________________ 2007/09: I senza fissa dimora a Bologna. Un’inchiesta etnografica. Committente: Ex Ministero della Solidarietà Sociale, Dipartimento di Discipline Storiche Bologna (Presso il centro “Beltrame”) 2009 Servizio Civile Nazionale e Servizio Civile per Stranieri. Il pensiero dei volontari. Committente: Provincia, Coordinamento enti servizio civile (Co.Pr.E.S.C.) 21 Protocollo d’inchiesta 8 procedure 1) Studi per individuazione del luogo; 2)Negoziazione dei tempi e dei luoghi della ricerca coi governanti del luogo; 3) Campionamento degli intervistati; 4) Definizione del questionario, 5)Esecuzione interviste (vedi regole) di circa un’ora e mezza; 6) Analisi del contenuto delle interviste; 7) Stesura del rapporto di inchiesta; 8) Gestione politica del risultato dell’inchiesta. 22