Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità
“Io Con... Fido”
CON LA CARTA DELLA TERRA:
UN MODO DIVERSO
PER VIVERE IL PARCO
Assessorato alla Difesa dell'Ambiente
Testi di: Alessia Atzeni, Parco naturale regionale Molentargius Saline
Roberto Chinarello, Dog Hotel S.a.s
Foto di: Alessia Atzeni, Parco naturale regionale Molentargius Saline
In copertina: Bie, il primo randagio adottato al Parco.
Un‛antica leggenda degli indiani Navajo narra che dopo la creazione
del mondo, il Grande Spirito separò gli animali dall‛uomo disegnando
una linea sulla sabbia che sarebbe poi diventata una catena
montuosa. Il cane però saltò dall‛altra parte decidendo di vivere
con la creatura che amava di più: l‛uomo.
Il migliore amico dell’uomo
Tra tutti gli animali, il cane Canis lupus familiaris è stato il primo ad essere addomesticato
e il suo processo di domesticazione è molto antico.
Risalgono ad almeno 14.000 anni fa molti dei reperti fossili di cani già addomesticati
ritrovati in Asia, Medio Oriente ed Europa centromeridionale. Studi più recenti datano un
periodo ancora più lontano per la domesticazione, circa 31.000 anni fa.
La prima e commovente testimonianza di un legame anche affettivo tra uomo e cane
viene da Israele (sito di Ein Mallah, circa 12.000 anni fa): è la sepoltura di un uomo anziano che appoggia la testa e una mano sul corpo di un cucciolo.
In effetti, sia l'uomo, sia il lupo, condividevano gli stessi istinti di base: erano entrambi
predatori e vivevano in gruppi o branchi con una gerarchia.
Si attribuisce la domesticazione al commensalismo: i rifiuti alimentari dell’uomo hanno
progressivamente avvicinato il cane alle sue case.
Anche in Italia la presenza del cane ha accompagnato costantemente l'uomo nel corso
della sua storia; tuttavia la popolazione canina, sia padronale sia vagante, ha subito
negli ultimi decenni una vera e propria esplosione demografica in seguito a diversi fattori. Innanzitutto la mutata condizione economica ha provocato un costante aumento
della popolazione di cani di proprietà e in particolare di affezione, caratterizzati da una
vita media sempre più elevata per il costante miglioramento dell'alimentazione e delle
cure sanitarie. Contestualmente il progressivo spopolamento dalle zone rurali alla città,
ha contribuito ad alimentare il randagismo poiché il cane “utilizzato” nelle attività
agricole e di allevamento, ha perso la sua funzione. Infine negli ultimi decenni è stata
sospesa la capillare azione di controllo della popolazione di cani randagi, che era iniziata
alla fine del secolo scorso, in relazione alla profilassi della rabbia. Il cane costituiva il
serbatoio del virus della rabbia, pericoloso anche per l'uomo e la lotta contro questa
grave malattia è stata realizzata sia attraverso la vaccinazione dei cani, sia con
l’abbattimento di questi animali, che è continuato fino al 1973, quando la rabbia è stata
eradicata dal territorio nazionale. Ancora tra il 1968 e il 1974 si eliminavano in Italia circa
100.000 cani ogni anno.
E’ importante quindi sottolineare che il randagismo e la presenza di cani vaganti è essenzialmente un fenomeno recente, che solo negli ultimi decenni ha assunto le caratteristiche di un rilevante problema ecologico, sanitario e di sicurezza per l’incolumità pubblica,
riferibile alle tante aggressioni che ad oggi ancora si verificano e che sono riportate dalla
stampa.
Il primo elemento fondamentale per un corretto inquadramento del fenomeno del
randagismo è la definizione delle diverse tipologie di cani. Gli studiosi distinguono 3
classi:
1) cani con proprietario, sempre sotto controllo;
2) cani con proprietario, liberi di vagare sempre o sporadicamente;
3) cani senza proprietario.
Quest'ultima categoria può però essere distinta in due ulteriori tipologie:
a) cani randagi propriamente detti, privi di proprietario ma che vagano nei pressi degli
insediamenti umani e che dipendono dall'uomo, per l'alimentazione o perché ne ricercano la presenza e la compagnia;
b) cani inselvatichiti assolutamente indipendenti dall'uomo da cui rifuggono come
animali selvatici e che, pur avvicinandosi spesso ai paesi e case alla ricerca del cibo, evitano l'uomo, si spostano di notte, vivono in branchi e sono in grado di uccidere animali
domestici e selvatici, mostrando caratteristiche eco-etologiche in parte simili a quelle
del lupo.
Le categorie 2 e 3 possono essere accorpate nella definizione di cani vaganti, che
comprendono tutti i cani potenzialmente in grado di muoversi sul territorio senza
controllo dell'eventuale proprietario e che possono quindi rappresentare un fattore
d’impatto sulle zoocenosi.
In seguito a numerosi studi è emerso che il randagismo canino è un fenomeno complesso
con caratteristiche molto varie secondo i diversi contesti ecologici e sociali. Le diverse
tipologie di cani vaganti sono, infatti, estremamente dinamiche, con un flusso costante
di soggetti che da padronali non controllati diventano randagi, randagi che diventano
inselvatichiti e cani di diverse tipologie che si accoppiano tra loro.
Le problematiche connesse al randagismo sono diverse. In generale nel nostro Paese è
stata posta particolare attenzione ai problemi etici legati all'abbandono dei cani padronali, alla possibilità di attacchi all'uomo, ai rischi sanitari, ai danni che i cani randagi
possono provocare in alcuni contesti alle attività economiche dell'uomo; i problemi posti
dai cani vaganti come elementi di disturbo negativo alla fauna selvatica sono invece stati
sostanzialmente sottovalutati.
Nel Parco di Molentargius, istituito perché zona umida d’importanza internazionale ai fini
della conservazione della biodiversità, da diversi anni è stato documentato il danno arrecato
dall’impatto dei cani vaganti con le specie dell’avifauna, pertanto non è auspicabile che in
una zona come questa ci siano animali domestici, in particolare cani, liberi di vagare.
Sono soprattutto gli uccelli acquatici nidificanti che risentono del disturbo dei cani
vaganti. Infatti, queste specie nidificano quasi tutte sul terreno, quindi anche il semplice
passaggio di un cagnolino, per quanto non intenzionato ad attaccare e senza problemi di
cibo, rischia di far fallire la nidificazione di una specie protetta (a volte anche molto rara).
La sterilizzazione delle femmine, l’obbligo del microchip nei cani di proprietà, il controllo
sistematico dei cani vaganti, la prevenzione degli abbandoni e dei maltrattamenti, i
canili e i rifugi attrezzati per ricoverare ed educare i cani senza padrone, sono solo alcune
delle strategie da seguire per limitare il fenomeno del randagismo. Non meno importante è un’accurata campagna d’informazione e sensibilizzazione sul cane, la sua storia, il
suo ruolo nella società moderna e le sue molteplici qualità che possono fare in modo che
quest’animale diventi di nuovo il compagno inseparabile dell’uomo.
Il cane nella nostra Società:
la normativa e le competenze
- Legge quadro 281 del 14/08/91 in materia di
animali di affezione e prevenzione del randagismo.
- L.R. 21 18/05/94 Norme per la protezione degli
animali e istituzione dell’anagrafe canina
- L.R. 35 01/08/96 Integrazioni e modifiche alla
Legge regionale 18 maggio 1994
- Delibera regionale 173 del 27/04/2010 Linee
guida - Direttive in materia di protezione degli
animali e prevenzione del randagismo.
La Legge quadro del 1991 definisce, tra le sue competenze, il mantenimento a vita dei cani attraverso
idonee strutture, abolendo definitivamente la
soppressione degli animali sancita dalle leggi
precedenti, le quali prevedevano l’abbattimento
sistematico dei cani finalizzato all’eradicazione della
rabbia in Italia. Con la Legge quadro l’eliminazione
dei cani è prevista esclusivamente solo in caso di
soggetti malati ritenuti incurabili oppure di comprovata pericolosità.
La stessa Legge e le relative Leggi regionali attribuiscono alle Aziende Sanitarie Locali e ai Comuni le
competenze necessarie per gestire il fenomeno del
randagismo:
la ASL
- si occupa della sterilizzazione dei cani e dei gatti
- gestisce l’anagrafe canina e l’inserimento del
microchip, strumento necessario per identificare un
cane ed il suo proprietario
- gestisce e predispone il servizio di cattura dei cani
vaganti e randagi e il soccorso di quelli feriti
- promuove e organizza campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini sul tema del
randagismo e della corretta gestione del cane
i COMUNI
- garantiscono il ricovero ed il mantenimento dei
cani catturati nel territorio di propria competenza,
attraverso canili pubblici o convenzionati
- provvedono alla sicurezza dei cittadini garantendo il presidio del territorio attraverso il Corpo di
Polizia locale che vigila anche sulla corretta gestione
dei cani padronali
- promuovono e organizzano campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte ai cittadini sul tema
del randagismo
Qual è la funzione del canile
Dopo la cattura, eseguita dal personale specializzato
del Servizio Veterinario ASL8, al cane viene verificata
la presenza del microchip attraverso un apposito
lettore: nel caso fosse presente, si attiva subito la
procedura d’identificazione, tramite l’anagrafe canina
regionale, del legittimo proprietario per la restituzione. Questi potrà ritirare il proprio cane presso il canile
(che può essere pubblico oppure convenzionato con il
Comune), dove l’animale viene temporaneamente
ricoverato. In caso di cani privi di microchip il veterinario del canile procede al suo inserimento sull’animale
che, contestualmente, viene registrato e visitato.
La registrazione consiste nel compilare una scheda
contenente le caratteristiche morfologiche del
soggetto (taglia, sesso, razza, colore del mantello,
ecc.) e la provenienza (luogo e ora di ritrovamento). La
visita consta nella verifica di eventuali patologie e
nelle cure immediate qualora il cane giunga ferito o
gravemente malato. Questi dati in particolare sono
registrati in un’apposita scheda sanitaria che sarà
aggiornata periodicamente.
L’attività sanitaria ordinaria prevede che i cani siano
sottoposti a profilassi: cioè vengano trattati con
farmaci vermifughi e successivamente gli vengano
somministrati i vaccini.
Periodicamente a tutti i cani ricoverati vengono
eseguiti dei prelievi di sangue per la prevenzione di
malattie come la filariosi e leishmaniosi.
Dopo le succitate operazioni sanitarie, la normativa
prevede che, trascorsi 60 giorni dall’ingresso in canile,
il cane possa essere adottato.
Se il cane non dovesse venire adottato, la normativa
prevede la sua permanenza in canile a tempo indeterminato.
Attraverso personale specializzato il canile garantisce i
requisiti minimi di benessere per tutti i soggetti
ricoverati, assolvendo le seguenti mansioni giornaliere: somministrazione di acqua e cibo, pulizia dei box e
degli animali, trattamenti disinfettanti e disinfestanti,
nonché attività ludiche quali lo sgambamento e la
socializzazione.
Cosa fare quando si trova un cane
Poiché l’informazione in casi come questi è piuttosto
carente, si riportano di seguito alcuni consigli utili a
chiunque ritrovi un cane libero.
1 - La Legge vieta di portare via con sé un cane trovato per
strada. La persona che trova un cane deve fare una segnalazione all’ufficio preposto del Servizio Veterinario della ASL.
In alternativa la segnalazione deve essere inoltrata alle
forze dell’ordine, meglio se al Corpo di Polizia Municipale.
Una volta effettuata la segnalazione, comunicando quante
più indicazioni utili si possano dare, il comportamento più
corretto da intraprendere è attendere sul posto.
Il nuovo D. M. 9/10/2012 n. 217, autorizza a prestare
soccorso ad un animale ferito; il soccorritore è legittimato a
trasportare il cane in una clinica veterinaria anticipando
eventuali costi per le cure mediche, il cui rimborso deve
essere inoltrato al servizio veterinario della ASL o al
Comune di competenza.
2 - Nell’attesa è consentito mettere in sicurezza l’animale
per tutelarlo o per prevenire incidenti stradali. Si può
cercare di avvicinare il cane chiamandolo oppure dandogli
del cibo o un oggetto. Bisogna ricordare però che avvicinarsi
al cane potrebbe indurlo a fuggire o ad aggredire.
3 - Se la segnalazione proposta dall’utente riguarda un
branco di cani è vivamente sconsigliata qualsiasi iniziativa
personale. I cani potrebbero mettere in atto un’aggressione
collettiva che può essere letale.
4 - Se si è colti alla sprovvista e ci si trova di fronte a uno o
più cani liberi e incustoditi, bisogna mantenere la calma,
non correre, non fissarli con lo sguardo, non tentare di
scacciarli con pietre o bastoni. È indispensabile allontanarsi
con un passo moderato, senza mai dare totalmente le
spalle, cercando un luogo sicuro che ci permetta di segnalare in sicurezza la presenza del branco.
5 - Se ci si trova di fronte a uno o più cani liberi e incustoditi
durante una passeggiata in bicicletta, bisogna evitare di
correre più veloci; invece se è possibile, è preferibile
fermarsi e proseguire a piedi lentamente.
Incrementare la velocità con la bici aumenta l’interesse dei
cani all’inseguimento e in questo caso è difficile evitare le
morsicature. Usare la bici come barriera a protezione del
corpo disincentiva l’aggressione del cane.
6 - Se ci si trova di fronte a uno o più cani liberi e incustoditi
durante una passeggiata con il proprio cane, non bisogna
mai cercare di tenerlo tra le braccia: è preferibile lasciarlo
libero. In questo modo si dà al proprio cane la possibilità di
difendersi o in alternativa di scappare, evitando che
l’aggressione coinvolga anche il proprietario.
7 - Se ci si trova di fronte a uno o più cani liberi e incustoditi
durante una passeggiata in famiglia con bimbo al seguito,
bisogna evitare assolutamente che il bambino tenti di
avvicinare e toccare i cani. Un bambino in tenera età, dai
movimenti scoordinati, goffi o veloci, può essere visto dal
cane come una preda da inseguire o catturare. Nel caso i
cani tentassero un’aggressione, è meglio non prendere il
bimbo tra le braccia: è preferibile fare da scudo con il
proprio corpo ed in particolare con le braccia.
8 - Se ci si trova di fronte a uno o più cani liberi e incustoditi
che si avvicinano quando si hanno con sé buste della spesa,
preferibilmente è meglio posarle a terra senza tentare di
scagliarle contro, né è opportuno tentare di dare dei calci
verso il cane. Bisogna allontanarsi lentamente cercando un
luogo sicuro per poi procedere alla segnalazione.
9 - Nel caso di ritrovamento di cuccioli con pochi giorni di
vita è auspicabile metterli subito al caldo con panni asciutti
e, restando nel luogo del ritrovamento, procedere alla
segnalazione.
10 - Solo nel caso che il ritrovamento riguardi un cane
gravemente ferito, si può provvedere subito al trasporto
dell’animale all’ambulatorio veterinario più vicino.
È preferibile eseguire quest’operazione in più persone,
magari utilizzando anche un laccio di scarpe per immobilizzare il muso del cane e un indumento idoneo utilizzabile
come barella.
N.B. L’utente deve sempre preservare per prima cosa la
propria sicurezza.
L’intervento di cattura a seguito di segnalazione è eseguito
esclusivamente da personale specializzato con automezzi e
attrezzature idonee. Inoltre l’intervento è sempre garantito
con tempestività.
Scegliere un Cane: l’adozione consapevole
1 - Una scelta responsabile dovrebbe essere supportata dai consigli di un professionista cinofilo. Decidere di prendere con sé un cane è un impegno da
assumere senza lasciarsi tentare solo dal cuore
perché una scelta effettuata semplicemente sulla
base dell’emotività, segnerebbe la vita del cane e
quella dei futuri proprietari.
2 - È necessaria una valutazione attenta che tenga
conto della morfologia del cane e del suo carattere; è
bene evidenziare anche che la taglia non determina
una gestione facilitata dell’animale.
3 - Occorre considerare quanto tempo il neo proprietario può dedicare all’animale e quali spazi è in grado
di offrire per ospitarlo nella propria casa.
4 - Si deve ricordare che il cane ha bisogno di alimentazione, pulizia e cure veterinarie, per cui è necessario
calcolare le reali possibilità economiche a disposizione.
5 - Bisogna evitare di farsi influenzare dalle mode del
momento perché non esistono solo Lassie, Rex o
Marley: tra i cani dei canili molti hanno le stesse
capacità di quelli di razza.
6 - È importante farsi supportare da un cinofilo
professionista che aiuti il neo proprietario ad instaurare con il cane una corretta relazione; quest’ultima è
altrettanto importante della razza, della taglia e del
carattere dell’animale, perché una valida educazione
cinofila migliora la qualità di vita del neo proprietario
e del suo nuovo amico a 4 zampe.
“Quando si sceglie di vivere con un cane, è per sempre. Non lo si abbandona. Mai.
Mettetevelo bene in testa, prima di adottarne uno” (Daniel Pennac, 1944-vivente)
Alcune regole per la gestione
corretta del proprio cane
1 - Appena portato nella sua nuova casa, il cane deve
avere un luogo sicuro, dove fare con tranquillità i suoi
riposini. La cesta, cuccia o copertina, deve essere posizionata in un luogo non adiacente agli ingressi perché induce
il cane a divenire un cane da guardia. Il giardino può
essere una scelta, ma bisogna ricordare che il cane è un
animale sociale e quindi non può vivere isolato.
7 - Il guinzaglio non deve essere di tipo estensibile ma
regolabile al fine di consentire una corretta passeggiata in
funzione anche del luogo nel quale ci si trova. In luoghi
affollati è consigliata un’estensione di un metro e mezzo;
si possono raggiungere i tre metri di estensione in luoghi
più sicuri e meno affollati che sicuramente garantiscono il
benessere del nostro amico.
2 - Occorre disporre una ciotola per il cibo e una di acqua
sempre pulita in un punto fisso della casa o del giardino,
sempre accessibile al cane. Questo facilita l’orientamento
del nostro nuovo amico.
8 - Far socializzare il cane con altri in libertà in luoghi
idonei (per esempio aree riservate ai cani), consente una
rilevante riduzione di possibili aggressioni. È preferibile far
socializzare il cane con i propri coetanei sin dalla giovane
età. Le esperienze fatte segneranno il suo comportamento in età adulta. Tutto questo è valido anche nei confronti
dell’uomo: insegnare il cane a giocare correttamente con
bambini e anziani arricchirà non solo l’animale ma anche
la vita del neo proprietario.
3 - Non tutti gli alimenti sono idonei per il cane, quindi è
necessario un supporto del medico veterinario che
consigli un alimento appropriato, la quantità e la qualità
subordinata all’età e alla taglia. Una scorretta alimentazione provoca probabili patologie gastrointestinali che
comporterebbero disagi per il cane e inutili costi sanitari
per il neo proprietario.
4 - E’ importante sapere che il primo mese che il cane
trascorre in casa, segnerà il suo futuro comportamento,
quindi con pazienza bisogna portarlo fuori subito dopo i
pasti e dopo i momenti di riposo (non è opportuno
disturbare il cane quando dorme); l’animale si abituerà
presto a sporcare nel giardino o nel balcone e, premiandolo con una lode o un bocconcino subito dopo, in seguito
diverrà ancora più piacevole condividere con lui la vita
quotidiana. Nel frattempo è consigliabile eliminare
temporaneamente i tappeti di casa.
5 - Prima di condurlo nel mondo esterno è preferibile
abituarlo al richiamo premiandolo, ogni qualvolta lui ci
raggiungerà, attraverso lodi, carezze e un delizioso
bocconcino.
6 - L’utilizzo del collare è sconsigliato perché può provocare danni al tratto cervicale. In alternativa è meglio usare la
pettorina che facilita la comunicazione corporea del cane
con gli altri soggetti, consentendogli di esprimersi e di
annusare a terra.
9 - Portare con sé, quando si esce da casa, il sacchetto per
la raccogliere “i regalini” che il nostro cane sicuramente
rilascerà in giro, è un segno di civiltà oltre che un obbligo
di Legge. I luoghi puliti fanno piacere a tutti.
10 - La pulizia del cane è importante perché si ha la
possibilità di ispezionare il suo corpo verificando la
presenza di eventuali parassiti (zecche, pulci). Durante il
“bagnetto” il contatto creatosi attraverso la manipolazione ha un’azione rilassante per il cane e lo abitua a sopportare meglio le visite dal veterinario. Un cane diffidente è
indotto a mordere per autodifesa quando non sono
rispettate le distanze sociali. Ogni soggetto le regolamenta in funzione delle esperienze vissute nella sua esistenza.
Per evitare incidenti con i cani
è meglio seguire queste regole
Non avvicinarsi mai ad un cane stando di fronte, ma sempre di lato.
Non correre mai verso un cane che non si conosce,
meglio aspettare che lui si avvicini e ci annusi.
Non entrare in un cancello dove c’è un cane senza che il padrone sia presente,
né infilare una mano tra le sbarre anche se si conosce il cane.
Non disturbare mai un cane mentre dorme.
Non disturbare una femmina che ha i cuccioli con sé.
Fare attenzione quando si gioca con un cane non nostro,
perché potrebbero essere sconosciute le sue reazioni.
Fare attenzione quando il cane gioca con qualcosa a cui tiene molto.
Non fissare negli occhi un cane che abbaia nella nostra direzione, non scappare se un
cane ci insegue e non muovere le braccia: meglio restare immobili guardando in
un’altra direzione.
Non toccare un cane che è stato ferito, o farlo con molta attenzione.
Non abbracciare un cane sconosciuto di cui non si possono conoscere le reazioni.
“La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali
non meno impegnativi dell‛amicizia con una creatura umana”
(Konrad Lorenz, 1903-1989)
Centro di Educazione Ambientale e alla Sostenibilità
Finanziato da:
REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA
Assessorato alla Difesa dell'Ambiente
I Partner del Progetto
Provincia di Cagliari
Comune di Cagliari
Comune di Quartu S. Elena
Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale
Servizio Territoriale Ispettorato Ripartimentale di Cagliari
Stampato su carta riciclata da
Comune di Quartucciu
Comune di Selargius
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Libretto IO CON...FIDO - Parco Molentargius