TEATRO DI BUDRIO Stagione Teatrale 2013 - 2014 PROGRAMMA DI SALA PROSA LIRICA CAPODANNO OPERETTA DANZA DIALETTALE BURATTINANDO A BUDRIO MUSICA ALTRI SPETTACOLI Per maggiori informazioni visitate il sito www.teatrodibudrio.com continuamente aggiornato UN SINCERO RINGRAZIAMENTO A TUTTE LE ASSOCIAZIONI, SOCIETÀ, BANCHE, IMPRESE, ISTITUZIONI E CITTADINI CHE HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DELLA STAGIONE. Musica sabato 5 ottobre 2013 ore 21.00 CHISSA SE LO SAI... dedicato a Lucio nel pensiero di Iskra, ed oltre, da Caruso al pop, all’elettronica, e... con ISKRA MENARINI, Marcella Tusa, Bruno Mariani, Renato Droghetti, Stefano Fucili, Bruno Farinelli Prosa martedì 29 e mercoledì 30 ottobre 2013, ore 21.00 Tiesseteatro srl ANNA GALIENA MARINA MASSIRONI AMANDA SANDRELLI e SERGIO MUNIZ TRES di Juan Carlos Rubio traduzione Isabella Diani, adattamento Pino Tierno regia CHIARA NOSCHESE collaborazione alla regia Roberto Bani costumi Silvia Morucci ideazione scenografica Chiara Noschese Light designer Maurizio Fabretti Appuntamento da non perdere con Iskra Menarini, cantante per oltre venti anni del grande artista Lucio Dalla. Completano la formazione Marcella Tura, il chitarrista Bruno Mariani, il pianista Renato Droghetti, il cantante e chitarrista Stefano Fucili e il batterista Bruno Farinelli. Il concerto è una sintesi tra passato e futuro guidato da una voce che spazia dal classico all’elettronica. Una voce capace di fondersi con la batteria richiamando l’essenza della musica di una figura indimenticabile: il grande maestro Lucio Dalla che è stato magistrale interprete dell’arte musicale Italiana dei nostri giorni, dal Soul viaggiando nel Jazz fino all’indimenticabile Caruso. «Tre amiche inseparabili al liceo si ritrovano dopo più di vent’anni, hanno avuto tre vite diverse, con esperienze diverse. Marisa (Anna Galiena) è una affermata conduttrice televisiva. Carlotta (Marina Massironi) ha divorziato da un marito che la tradiva, ha perso molti chili dal liceo e vive sola con il suo gatto. Angela (Amanda Sandrelli) ha da poco perso il marito e fatica a sbarcare il lunario. Tre donne con un passato completamente diverso che però hanno una cosa in comune, non sono più giovanissime e nessuna di loro ha mai avuto un bambino. Dopo una notte folle tra risse, recriminazioni, risate e alcool giungono ad una conclusione: rimanere incinta insieme e dello stesso uomo. Reclutano così un “prescelto” che, nel loro ricordo, rappresenta e corrisponde all’uomo ideale. Farà quindi ingresso nella vicenda anche un uomo, Adalberto (Sergio Muniz), che però nasconde un segreto... La storia si svilupperà con un finale a sorpresa, paradossale, toccando con levità argomenti come la solitudine, l’infedeltà, la prostituzione, la maternità. “Tres” è una macchina comica, un intreccio di situazioni esilaranti e irriverenti, nata dalla prolifica penna di Juan Carlos Rubio, che in Spagna ne ha curato anche la regia. » (Chiara Noschese) Via Beroaldi, 25 - Budrio (Bo) - tel. 051 6926536 2 Burattinando a Budrio domenica 3 novembre 2013 ore 16.30 I Burattini della Commedia AL CASTELLO DI VALLECUPA Tecniche: burattini della Commedia dell’Arte. Età Consigliata: dai 3 anni. Prosa martedì 12 e mercoledì 13 novembre 2013, ore 21.00 Nuova Scena - Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna IL CAPPOTTO di VITTORIO FRANCESCHI liberamente ispirato al racconto Il cappotto di Gogol’ con VITTORIO FRANCESCHI UMBERTO BORTOLANI MARINA PITTA ANDREA LUPO FEDERICA FABIANI MATTEO ALÌ GIULIANO BRUNAZZI ALESSIO GENCHI VALENTINA GRASSO Scene Matteo Soltanto Musiche Germano Mazzocchetti costumi Elena Dal Pozzo Suono Giampiero Berti Luci Paolo Mazzi Regista assistente Gabriele Tesauri regia di ALESSANDRO D’ALATRI Il dottor Balanzone caduto in disgrazia e pieno di debiti chiede aiuto ai suoi fidati servi Sandrone e Fagiolino. Per poter aiutare il dottore i nostri personaggi dovranno trascorrere una notte nel castello di Vallecupa. Solo rimanendo fino all’alba in questo spaventoso maniero i due potranno mettere le mani su un antico tesoro contenuto in un forziere. A mezzanotte però appariranno i guardiani del castello: fantasmi, draghi e mostri che renderanno difficile l’impresa di Sandrone e Fagiolino. Solo il coraggio dei nostri due burattini insieme all’audacia dei bambini potranno sconfiggere le forze del male. Uno dei racconti più famosi di tutta la letteratura mondiale rivive sulla scena grazie a Vittorio Franceschi, autore del testo e interprete. A dirigerlo Alessandro D’Alatri, regista diviso tra cinema, teatro e pubblicità, che torna a collaborare con l’Arena del Sole e con Franceschi dopo Il sorriso di Daphne, che segnò il suo debutto in teatro. Il cappotto racconta la storia di un innocente. O forse sarebbe meglio dire di un semplice. Non di uno sciocco, non di un essere colpito da speciale accanimento del destino. É la storia della maggioranza degli esseri umani, dei “copisti della vita” i quali mandano avanti il mondo pur subendone le violenze e gli insulti, e ripetendone all’infinito le parole e gli usi, i sentimenti e i desideri, i sogni e i naufragi. «Di questo racconto ho rispettato la trama eliminando solo l’appendice (Akàkij che riappare come fantasma) perché in teatro i doppi finali non funzionano e perché la vera storia, ai miei occhi, si conclude nel momento della sua morte. Dei dialoghi, però, sono responsabile io, essendo essi assai scarsi nel racconto originale, e poco utilizzabili. Con questa difficile operazione ho cercato di dare verità a una vicenda ambientata in tempi lontani ma attualissima, adoperando la lingua di oggigiorno e cercando di difenderla da quelle tentazioni gergali che avrebbero fatto a pugni con l’ambientazione d’epoca. So di essere stato, in alcuni passaggi, “traditore”, com’è quasi d’obbligo quando si lavora su opere o materiali altrui. Ma non nelle linee principali e sempre con il rispetto dovuto a un gigante della letteratura e del teatro la cui morte, nella sua desolata solitudine, sembra ispirarsi proprio a quella del minuscolo Akàkij. Ho cercato, in definitiva, di essere onesto con Gogol’ e il più possibile fedele alla mia personale e ormai lunghissima avventura nel teatro, senza dimenticare che il pubblico qualche volta vorrebbe anche divertirsi, possibilmente in modo garbato, senza le trivialità che deve sopportare ogni sera, puntuali come le tasse, in teatro, alla TV e al cinema, e delle quali farebbe volentieri a meno. Tornando al nostro protagonista e per dirla con Flaubert - sommessamente e senza presunzione - Akàkij Akàkievič sono io... anche se un po’ meno innocente del nostro eroe». (Vittorio Franceschi) 3 Burattinando a Budrio domenica 17 novembre 2013 ore 16.30 Il Teatro delle Marionette di Gracciano ARLECCHINO VENDE CASA Tecniche: Commedia dell’Arte, con attori in maschera e marionette a filo. Età consigliata: per tutti. E’ una commedia originale per attori e marionette a filo, ispirata alla Commedia dell’Arte, con i suoi classici personaggi: Arlecchino, Brighella, Pantalone, Colombina, il Signor Ridolfo e il Giudice. La storia inizia sul proscenio dove gli attori in carne ed ossa recitano davanti ad un siparietto raffigurante una piazza per poi proseguire nel teatrino delle marionette. Durante l’assenza di Pantalone, Arlecchino assieme al suo fido compare Brighella, pensa bene di vendere la casa del suo padrone al Signor Ridolfo, ricco forestiero giunto da pochi giorni in città. L’inaspettato quanto provvidenziale ritorno di Pantalone scombinerà i piani dei due simpatici perditempo. CPL CONCORDIA Soc. Coop. Via A. Grandi, 39 - 41033 Concordia s/S. (Mo) tel. 0535.616.111 - fax 0535.616.300 [email protected] - www.cpl.it 4 5 Prosa sabato 23 e domenica 24 novembre 2013 ore 21.00 Nuova Scena - Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna LA FONDAZIONE di Raffaello Baldini con IVANO MARESCOTTI scene Carlo De Martino musiche Arturo Annecchino Regia di VALERIO BINASCO con il contributo di Il grande poeta romagnolo Raffaello Baldini mi ha consegnato, prima di morire, il suo ultimo testo, poi pubblicato presso Einaudi, dicendomi: “fanne quello che credi”. La fondazione parla di un uomo che nella sua vita non riesce a buttare via nulla. Tiene da conto tutto, perfino le cartine che avvolgono le arance. La moglie lo ha mollato ma lui preferisce vivere tra la sua “roba”. Perché? Perché quella “roba” non rappresenta la sua vita, quella roba “è” la sua vita stessa. E quando quella “spazzatura” verrà buttata, anche lui seguirà la stessa sorte. Uno spettacolo comico solo perché spesso e fortunatamente, riusciamo anche a ridere di noi stessi, perché, come disse Leo Longanesi, “i difetti degli altri somigliano troppo ai nostri”. (Ivano Marescotti) «Personaggio Senza Nome, un uomo di struggente tenerezza. Da subito ci ha conquistati tutti. Un bel giorno è arrivato, si è sistemato dentro alla voce di lvano, dentro al suo sguardo, ed era come se fosse sempre stato lì, con noi. Una presenza fortissima, ma gentile come un ricordo. Questa persona è quanto di più ‘vivo’ ci possa essere oggi in un teatro, eppure è anche lontana come un ricordo. Aleggia una nostalgia assurda nella poesia di Baldini, ed è il ricordo di qualcosa che non c’è mai stato. Ovvero dell’innocenza perduta del mondo. Sono parole grosse, e qualcuno può anche sorridere, ma la nostalgia per l’innocenza perduta è la chiave per capire Baldini, il personaggio di questo monologo e, se qualcuno mai se lo chiedesse, anche il motivo per cui la gente va a teatro. Ci si va per scoprire che l’umanità, in fondo, ha nostalgia della propria umanità. E per il gusto di scoprire ogni volta che l’umanità è semplicemente la gente. E la gente è una persona. Sono io. E sei tu. Ed è Lui. Anche questo Lui di Baldini, che non riesce a sbarazzarsi delle cose perché gli vuole bene. Insomma, dicevo, un bel giorno quest’uomo è arrivato alle prove, e finalmente il regista ha trovato qualcosa da fare: occuparsi di quell’uomo senza nome. Tessere intorno a Lui un’atmosfera che ne rispettasse i silenzi, l’intimità e anche la sua irresistibile simpatia. Non credo che un regista debba fare di più (e di meglio) che amare i personaggi e lasciarli vivere. Dar loro forza e coraggio. Non farli sentire soli, dentro a un lago di parole.» (Valerio Binasco) ages strade 6 Prosa martedì 10 e mercoledì 11 dicembre 2013, ore 21.00 Pragma srl IL MURO di Angelo Longoni con musiche dei eseguite dal vivo Pink Floyd con ETTORE BASSI ELEONORA IVONE e i soundEclipse (Stefano Cacace, Marco Zanni, Emanuele Puzzilli, Emiliano Zanni, Andrea Agates) scene Alessandra Panconi e Leonardo Conte costumi Paola Bonucci aiuto regia Noemi Sferlazza regia ANGELO LONGONI Quanti sono i muri che ci separano dagli altri, che ci rinchiudono, che ci isolano impedendoci di essere visti e sentiti? E quanti sono i muri che abbiamo dentro, quelli che ci siamo creati e che rappresentano limiti e frontiere invalicabili? La valenza che il muro porta con sé è non solo sinonimo di segregazione e sopraffazione, ma anche di sospensione di contatto con il mondo. Sono stati molti nella storia della letteratura, della pittura, della fotografia, della musica e del cinema ad utilizzare questo simbolo. Il più famoso e più popolare è sicuramente “The Wall” l’undicesimo album della mitica band inglese dei Pink Floyd, un doppio concept album pubblicato nel 1979 al quale ha fatto seguito il film nel 1982. La forza evocativa delle musiche e dei testi dei Pink Floyd, la loro valenza simbolica e universale, fa da base, oggi, ad una nuova ispirazione per una storia legata al presente e ai tempi che stiamo vivendo. A distanza di oltre trent’anni dall’uscita di “The Wall” i muri intorno alla gente del nuovo millennio sono aumentati e i loro effetti sono decisamente più evidenti. Le canzoni del celebre gruppo britannico fanno da contenitore e da base per raccontare la vita di un uomo, di una donna e del loro amore messo a dura prova dall’arresto di lui: uno dei tanti incriminati dell’amministrazione pubblica italiana. Sullo sfondo la corruzione alla quale ormai tutti siamo abituati, in primo piano una storia d’amore romantica, divertente, arrabbiata, piena di speranza, che ha bisogno, per sopravvivere, di abbattere tutti i muri con i quali ognuno di noi ha a che fare quotidianamente. Il senso di colpa, lo scontro con la società, il perdono, il riscatto e l’accettazione verranno vissuti dagli attori in scene realistiche, mentre i testi dei Pink Floyd saranno invece elaborati e restituiti all’interno dello spettacolo in forma poetica. via Guizzardi, 38 - 40054 Budrio (BO) Italia - tel. 051 800253 - Fax 051 6920611 e-mail: [email protected] - www.checchiemagli.com 7 8 Dialetto venerdì 13 dicembre 2013 ore 21.00 (ingresso libero) Compagnia dialettale AL NOSTAR DIALATT LONGH A L’ERZEN ED SEVNA Una villa che racchiude un mistero, una vedova inconsolabile... o quasi. Quale dramma si dipana tra quelle mura? Cercheranno di scoprirlo gli amici, i notabili del paese, persino il parroco ma... Solo il fedele amico dell’uomo porrà termine ai maneggi di questa “mantide della Bassa” e rivelerà le scomode verità. Giallo brillante in tre atti di Marcello Gamberini Offerto da A.P.P.E. Coop e C.I.A. Burattinando a Budrio domenica 15 dicembre 2013 ore 16.30 Teatro Evento PELLE D’OCA Tecniche: teatro d’attore Età consigliata: da 4 anni Spettacolo nell’ambito della rassegna LE DOMENICHE A TEATRO Due oche, un fratello e una sorella, per la minore è arrivata la stagione delle migrazioni, il fratellone, a suo tempo, ha già viaggiato. Come preparare la piccola al grande volo e poi lasciarla andare? Servono giochi e storie per insegnare, divertire, e preparare alla paura e al diverso: avventure, incontri fantastici, grandi laghi, lezioni di volo, ninne nanne, cocchi e coccodrilli… Lo spettacolo valorizza il concetto di emigrazione, parla del viaggio. Il viaggio di disperati, rifugiati, profughi, di uomini che non potevano più restare là dove si trovavano. È un discorso da adulti? Non lo crediamo. Ma crediamo ci voglia la giusta metafora. Dopo un’attenta riflessione abbiamo scelto di parlare del volo coraggioso compiuto da milioni di oche selvatiche alla ricerca di un luogo dove trovare ristoro da fame e da sete e vivere finalmente in pace. Un miracolo, come racconta, quasi in silenzio, Jacques Perrin ne “Il Popolo Migratore”, lasciando la parola al battere d’ali dei suoi protagonisti. 9 Via Bissolati, 42 - BUDRIO tel. 051-802093 e-mail: [email protected] Altri spettacoli sabato 21 ore 21,00 domenica 22 dicembre 2013, ore 17,00 Compagnia Instabile del Circolo Amici dell’Arte di Molinella SENZA RETE Testo di Gabriele Bonsignori Regia di Riccardo Marchesini coreografie di Gabriele Bonsignori *La serata del 20 dicembre è riservata ai soci e clienti di Emilbanca Dialettale mercoledì 25 dicembre 2013 ore 21.00 Compagnia dialettale Bruno Lanzarini con la partecipazione straordinaria di PIPPO SANTONASTASO CHE BÛRSA CON CLA BÛRSA Si tratta di una commedia brillante in cui gli aspiranti attori della Compagnia Instabile di Molinella, diletteranno il pubblico con canti e balli e gag esilaranti. Avremo a che fare con Melina e Milos gli equilibristi, Gomesia la donna barbuta, Cassiopea la donna cannone, Vezio l’uomo proiettile, Fedrus il mago, Marianna la donna forzuta, Agostino il nano, Pindula l’assistente del mago, Cosmina l’incantatrice di serpenti, Vinicio il domatore di pulci, i Clown e numerosi altri artisti. Gli artisti del circo Miracolor si ritrovano improvvisamente senza la guida del loro capo Miracleto, amato e benvoluto da tutti. Questa mancanza riduce tutti allo sconforto e alla graduale perdita delle proprie abilità. I tentativi di ripresa messi in atto da Casimiro, il presentatore e dalla sua compagna Lisetta si rivelano inutili. Nel frattempo si fa vivo il direttore del circo rivale, il Signor Bertolon, un avido sfruttatore, che vuole impossessarsi del Miracolor a tutti i costi. Approfittando della crisi e delle paure dei poveri artisti del Miracolor, Bertolon tenterà di raggirarli e intimidirli... Riusciranno mai quest’ultimi a lanciarsi verso un futuro senza rete? Il frenetico andirivieni di parodie ci farà anche riflettere sulla realtà dei giorni nostri e sulla crisi che colpisce non solo il circo ma la nostra intera società. Il giorno del suo compleanno Paolo Barbieri scambia la sua borsa con una che contiene cinque milioni di euro. Vuole subito scappare in Patagonia, ma la moglie non ne vuole sapere perché ha invitato a cena degli amici, poi arriverà un poliziotto, poi un altro, poi un tassista e infine il mafioso proprietario della borsa. La fine ve la sveleremo a teatro. Commedia dialettale in due atti di Paola Forino Regia di Gian Luigi Pavani Via Bissolati, 7 - 40054 Budrio (BO) 11 tel. 051 6920460 Capodanno martedì 31 dicembre 2013, ore 21.30 (spettacolo di fine anno con buffet e brindisi augurale di mezzanotte) mercoledì 1 gennaio 2014, ore 16.30 (con brindisi augurale) produzione P-NUTS S.r.l LE SORELLE MARINETTI GIANNI FANTONI RISATE SOTTO LE BOMBE commedia musicale in due atti con orchestra dal vivo di Giorgio Umberto Bozzo e Gianni Fantoni con Turbina Marinetti Nicola Olivieri, Mercuria Marinetti Andrea Allione, Scintilla Marinetti Marco Lugli, Altiero Richetti Gianni Fantoni, Velia Duchamp Francesca Nerozzi, Rollo, il refrenista Simone Sibillano, Fred, l’aviatore Gabrio Gentilini Scenografie, costumi e regia Simone Nardini Direzione Musicale M° Christian Schmitz Si tratta di una vera e propria commedia musicale con musica dal vivo in scena e bellissimo repertorio musicale originale. Il cast, oltre al trio vocale Sorelle Marinetti e a Gianni Fantoni (coautore del testo insieme a Giorgio Umberto Bozzo), è composto da Francesca Nerozzi (interprete in Hairspray, Il Vizietto, Full Monty) nel ruolo della soubrette Velia Duchamp, Simone Sibillano (ha partecipato a Jesus Christ Superstar, Robin Hood, Biancaneve, America) nel ruolo del refrenista Rollo e Gabrio Gentilini (protagonista l’anno scorso de La Febbre del Sabato Sera). La musica e le canzoni originali dell’epoca come risposta gioiosa e vitale alla guerra sarà garantita in scena da una selezione di musicisti dell’Orchestra Maniscalchi. “Un piccolo teatro, in una piccola città di provincia, nel pomeriggio dell’8 settembre 1943. Dall’inizio della guerra le compagnie di arte varia si arrangiano come possono, girando il paese tra mille difficoltà e con mezzi di trasporto improvvisati, alla disperata ricerca di un ingaggio successivo e con la speranza che l’impresario locale non faccia scherzi, magari scappando con il magro incasso. Questa la cornice in cui si dipana la trama della commedia musicale Risate sotto le bombe. Poco dopo l’inizio di uno spettacolo suona improvvisamente un allarme aereo. Il pubblico, preso dal panico, scappa dalla sala. La piccola compagnia di attori e cantanti si rifugia nel camerino del coro, esattamente sotto il palcoscenico del teatro e lì attende che l’emergenza cessi. Le Sorelle Marinetti, il capo comico Altiero Fresconi, il refrenista Rollo, la soubrettina Velia Duchamp e alcuni musicisti sono costretti ad attendere il cessato allarme in un angusto spazio, che fa affiorare la complessità dei rapporti interpersonali. Per impiegare il tempo e scacciare la preoccupazione gli artisti decidono di provare i numeri di un nuovo spettacolo per il quale vi è speranza di un debutto la settimana successiva in un grande teatro cittadino. A complicare la situazione c’è la fame: gli artisti non mangiano da più di un giorno e le forze e l’entusiasmo sono in via di esaurimento”. Un’occasione per ascoltare le canzoni di un’epoca con le musiche dal vivo dirette dal maestro Christian Schmitz. CAFFE’ FILOPANTI 12 13 Prosa sabato 11 gennaio 2014 ore 21,00 TEATROAPERTO/TEATRO DEHON Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna IL POSTINO DI NERUDA di Antonio Skarmeta liberamente ispirato al film Il Postino di Massimo Troisi con GUIDO FERRARINI ALESSANDRO FORNARI GRAZIA GHETTI FEDERICA TABORI Regia Guido e Piero Ferrarini Scene di Fabio Sottili Costumi Renata Fiorentini Musiche a cura di Piero Ferrarini Luci di Poppy Marcolin Il postino di Neruda è liberamente ispirato al film “Il postino” e vuole essere un omaggio al grande attore scomparso: Massimo Troisi. In questa edizione si è voluto riportare la vicenda nell’epoca del romanzo, negli anni 1969-73, durante i quali il Cile viveva momenti di cambiamento: la candidatura del poeta cileno alla presidenza della repubblica, l’elezione di Allende e il colpo di stato che uccise il neo eletto. L’azione si svolge a San Antonio, in Cile, dove un ex pescatore di nome Mario Jimenez viene nominato postino del villaggio di Isla Negra, in cui c’è un solo abitante che riceve corrispondenza: il grande poeta Pablo Neruda. Tra i due, attratti da una simpatia reciproca, nasce un legame di amicizia che coinvolgerà Neruda in bizzarre, e apparentemente poco poetiche, avventure, mentre l’ex pescatore Mario Jimenez prenderà coscienza della sua inespressa e latente vocazione poetica, che lo porterà al risveglio dei sensi, all’esplodere della sua passione amorosa per una giovane barista, Beatrice Gonzalez e alla partecipazione attiva nell’impegno politico, sotto la guida del suo idolo e Vate: Pablo Neruda. Ciò che questa messa in scena intende mettere in evidenza è l’estrema e dirompente forza della Poesia, che fa breccia e permea anche i cuori meno preparati, superando ogni barriera culturale. L’empito drammaturgico qui si completa e compie con la messa in paragone del testo poetico alle oscure e tragiche vicende politiche che si susseguirono in quegli anni nella tormentata terra cilena. Un’ala nera che sovrasta, circonda, minaccia, delimita e contrasta l’afflato poetico che alberga istintivamente nel cuore degli uomini, sollevandoli ad altezze alle quali solo i “poeti” sanno trascinarli. 14 Burattinando a Budrio Domenica 12 gennaio 2014, ore 16.30 Teatrino dell’Es LA FIABA DI LEONCONIGLIO DELLA PAURA FIGLIO Tecniche: burattini, pupazzi e teatro in nero. Età consigliata: per tutti. Il tema trattato è quello della paura, vista nei suoi aspetti più fiabeschi. Fra mostri, streghe, fantasmi ed orchi, ciò che spaventa di più ogni bimbo è il timore dell’abbandono e della perdita dei genitori. Lo scopo del viaggio attraverso il bosco che Eugenio, bimbo coraggioso, compirà, è proprio quello di trovare i suoi genitori, che sono stati rapiti dall’Orco Magone e rinchiusi nel tenebroso castello di Rocca Nera. Eugenio, aiutato dal saggio Gufo Occhidoro, incontrerà un grande coccodrillo, un fantasma, una strega e il terribile orco; incontrerà anche Florabella, una bimba astuta che lo affiancherà nel suo percorso. Proprio come capita a noi umani, che per far chiari esempi ai bambini, ci confrontiamo col regno animale, così mamma Leonessa racconterà la storia di Eugenio a suo figlio Felino Leoncino, piccolo leone senza un briciolo di coraggio, deriso da tutti gli animali della foresta con il nome di Leonconiglio, perchè visto scappare a gambe levate di fronte ad un coniglietto. Riuscirà Leonconiglio a prendere esempio dal coraggioso Eugenio diventando così un vero Re della foresta? La fine dello spettacolo vi darà la risposta. Dal canto nostro speriamo che i messaggi suggeriti ai bambini siano a loro utili per neutralizzare paure immaginarie, mettendo in risalto la differenza tra timore infondato e prudenza e li stimolino a trovare dentro di se il coraggio, l’intelligenza e l’astuzia per risolvere i problemi quotidiani. Degustazioni Eventi Cene a tema Feste Idee regalo Siamo a Budrio in via Marconi 30 a due passi da piazza Filopanti e dal Teatro gradita la prenotazione 3492373051 0516926283 [email protected] Siamo aperti dal martedì al sabato dalle 12,00-14,00 e 17,00-24,00 e la domenica dalle 18,00-24,00 lunedì ci riposiamo 15 Prosa (Fuori Abbonamento) venerdì 17 e sabato 18 gennaio 2014, ore 21.00 Nuova Scena – Arena del Sole Teatro Stabile di Bologna e Associazione Arte e Salute onlus MISÊRIA E NUBILTÈ di Nanni Garella da Miseria e nobiltà di Eduardo Scarpetta con Vito, Umberto Bortolani Nanni Garella e gli attori di Arte e Salute regia Nanni Garella scene e costumi Antonio Fiorentino luci Gigi Saccomandi musiche originali Leonildo e Marco Marcheselli regista assistente Gabriele Tesauri assistente alla regia Nicola Berti Il mondo affamato, disperato, violento e allo stesso tempo vitale, ricco di fantasia e di speranze di Miseria e nobiltà viene ricreato sul palcoscenico da Nanni Garella che, dopo il grande successo ottenuto con Al dutåur di mât, torna a dirigere Vito e la compagnia di attori-pazienti psichiatrici di Arte e Salute in una commedia di Scarpetta, adattandola in bolognese dall’originale in lingua napoletana. Prosegue così il lavoro di Garella volto alla rivitalizzazione della lingua teatrale italiana attraverso la grande tradizione dialettale, e incentrato – costante da anni della sua attività artistica – sul tema delle diversità: diversità come handicap fisico o psichico, diversità come povertà ed emarginazione, ma anche diversità linguistica. Sinossi: in uno squallido appartamento abitano, campando alla giornata, Felîz Di Torrinbocca, il suo compare Pascuèl e le rispettive famiglie. La vicenda di questi squattrinati si intreccia con quella del marchesino Eugenio Favetti, il quale, innamorato dell’affascinante ballerina Gemma, non può vedere realizzato il suo sogno d’amore. Infatti il padre di Eugenio è contrario al matrimonio perché Gemma è figlia di Gaetano Semolone, detto Frittomisto perché ex cuoco arricchito e non di nobili origini. Eugenio chiede allora a Felîz di ordire una farsa mirabolante: dopo aver procurato allo stesso Felîz e ai suoi strampalati coinquilini gli abiti migliori, chiede loro di presentarsi al padre della futura sposa come la nobile famiglia Favetti. Gaetano accetta volentieri di dare in sposa la figlia, ben felice di imparentarsi con i nobili; ma attorno a questa promessa di matrimonio si scatenano colpi di scena con bugie, agnizioni e sconfessioni che faranno scoprire l’inganno. Alla fine Felîz ritroverà la vera moglie, Eugenio scoprirà un segreto che suo padre Ottavio gli aveva tenuto celato, riportando la vicenda a un divertente quanto lieto finale. con il contributo di 16 Prosa sabato 25 gennaio 2014 ore 21.00 L’Uovo Teatro Stabile d’innovazione Onlus SEI GRADI uno spettacolo di Giobbe Covatta e Paola Catella con GIOBBE COVATTA e con la partecipazione di MARIO PORFITO e UGO GANGHERI costumi Chiara Defant scene Francesco Margutti e Mirella Capannolo regia di Giobbe Covatta Ancora una volta è un numero il titolo del nuovo spettacolo di Giobbe Covatta, dopo “7” (come i sette vizi capitali) e “30” (come gli articoli della carta dei diritti dell’uomo), tocca ora al numero “6″! Anche in questo caso il numero ha un forte significato simbolico: rappresenta l’aumento in gradi centigradi della temperatura del nostro pianeta. Tutto ciò che vedremo nel corso dello spettacolo è collocato nel futuro in diversi periodi storici nei quali la temperatura media della terra sarà aumentata di uno, due, tre, quattro, cinque e sei gradi. I personaggi che vivranno queste epoche saranno i nostri discendenti (figli, nipoti o pronipoti che siano) ed avranno ereditato da noi il nostro patrimonio economico, sociale e culturale ma anche il mondo nello stato in cui glielo avremo lasciato. Ma come sarà il mondo la cui temperatura media sarà più alta di un grado rispetto al 2012? E quando i gradi saranno due? E quando saranno 6? Il grande comico napoletano se lo è chiesto: modelli matematici applicati all’ecologia creati con solide basi scientifiche ci fanno nettamente pensare che i nostri più stretti discendenti avranno seri problemi e si dovranno adattare a (soprav)vivere in un pianeta divenuto assai meno ospitale, se non cercheremo di risolvere i problemi dell’ambiente, della sovrappopolazione e dell’energia sin da oggi. Certo l’uomo non perderà il suo ingegno e Giobbe si diverte ad immaginare le stravaganti invenzioni scientifiche, ma anche sociali e politiche, che metteremo a punto per far fronte ad una drammatica emergenza ambientale e sociale. Ne emergeranno personaggi di grande verve comica indaffarati a realizzare all’ultimo momento quello che noi avremmo dovuto fare da anni. E probabilmente i nostri discendenti ce l’avranno un po’ con i loro genitori, nonni e bisnonni, forse ci giudicheranno severamente e probabilmente troveranno anche loro estremamente ridicolo il nostro modo di vivere! Un’occasione di divertimento ma anche per comprendere che la fine del mondo prevista per il 2012 potrebbe essere solo stata rimandata di… 6 gradi! con il contributo di 17 18 Burattinando a Budrio domenica 26 gennaio 2014, ore 16.30 Il Teatrino di Carta COSA BOLLE IN PENTOLA!? Tecniche: burattini ed ombre. Età consigliata: per tutti. Prosa - Danza sabato 8 febbraio 2014, ore 21.00 Balletto di Siena LUCIFERO con otto ballerini Musiche di Riccardo Moretti Gaetano Nenna Luca Pavanati Coreografie di Marco Batti Giacomo Quarta Regia di Marco Batti Scenografie di Risam for Show srl lighting design Claudia Tabbi Costumi di Jasha Atelier Il Professor Verrà ed il suo assistente Pantaleo sono alle prese con una nuova invenzione, non è ancora chiaro il suo utilizzo, ma certamente dovrà servire per il bene dell’umanità. Alcuni malvagi individui scoprono che la nuova invenzione può essere usata anche come strumento per accrescere il loro potere e se ne impossessano. Per fortuna i due inventori ed i loro amici riescono a trovare un antidoto per neutralizzare l’invenzione e riportare la felicità nel teatrino. Lo spettacolo tratta del conflitto tra scienza ed etica: le invenzioni non sono mai né buone né cattive, è il loro utilizzo a determinarne la validità o meno. Naturalmente, attraverso il semplice e chiaro linguaggio dei burattini, con le loro divertenti gag si giungerà al lieto fine. Eri pieno di saviezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden, il giardino di Dio; eri coperto d’ogni sorta di pietre preziose, tamburi e flauti erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finche non si trovò in te la perversità. Il tuo cuore si è insuperbito per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore; io ti getto a terra, ti do in spettacolo ai re… Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più.” (Ezec. 28:12-19) Per la sua nascita il Balletto di Siena sceglie di portare sulla scena una delle figure più importanti ed interessanti dell’intera storia dell’umanità, la personificazione del principio stesso del Male: Lucifero. Lo spettatore verrà condotto attraverso un excursus scenico/narrativo che prende spunto dal mito del titano Prometeo, costretto al supplizio degli dei per aver aiutato gli uomini ad uscire dall’ignoranza sottraendo il fuoco divino. Una contrapposizione con l’arcangelo Lucifero, anch’esso portatore di luce, diretta emanazione di Dio e creatura di fattura divina, e con la visione medioevale, e poi miltoniana, dell’ “angelo ribelle” caduto dal Paradiso per essersi ribellato al proprio Creatore, principio stesso del Male. Un sillogismo capovolto del dualismo bene/ male, che vuole mettere in evidenza un rapporto morboso tra le due estremità, come a simboleggiare le personalità di ognuno di noi, con conflitti e paure. 19 Burattinando a Budrio domenica 9 febbraio 2014, ore 16.30 Teatro il Cerchio POLLICINO (POLLICIONE?) Tecniche: Teatro d’attore. Età consigliata: dai 4 anni. Spettacolo nell’ambito della rassegna LE DOMENICHE A TEATRO Operette Venerdì 14 febbraio 2014, ore 21,00 Compagnia Italiana di Operette IL PAESE DEI CAMPANELLI musica Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato librettista Carlo Lombardo MATTEO MICHELI SILVIA SANTORO Regia Marco Prosperini Direzione Musicale Maurizio Bugliolo Coreografie Monica Emmi con Esistono varie versioni di questa favola, dai F.lli Grimm a Perrault, così come sono molti i nomi che vengono dati al protagonista (Pollicino, Buchettino, Tredicino ecc...). In questa nostra versione, estratta dal testo di Perrault, il nostro protagonista non è in realtà così piccolo, anzi, è talmente grande e grosso da meritarsi l’appellativo di “Pollicione”. Abbiamo, infatti, voluto realizzare uno spettacolo che spiegasse ai bambini, e non solo, che una non corretta alimentazione può non solo danneggiare il nostro fisico ma anche procurarci qualche problema nella vita di tutti i giorni. Il nostro Pollicione non ha sei fratelli ma mangia per sette ed è questa la ragione che porterà i genitori a decidere di abbandonarlo. Pollicione rimarrà quel furbastro scaltro che l’autore della favola ci ha sempre presentato ma dovrà, comunque, fare i conti con L’Orco mangia bambini e sua moglie che, in questa versione, si presentano parlando un linguaggio simile alla parlata del celebre Brancaleone da Norcia interpretato magistralmente da Vittorio Gassman nel film di Monicelli. Una scenografia sobria ma d’effetto e dei costumi ricercati, fanno di questo spettacolo un tassello aggiunto al percorso di ricerca che ci vede impegnati, da anni, in allestimenti con forti finalità didattiche e grande attenzione al mondo bambino. In un’immaginaria isola olandese è ambientato il Paese dei Campanelli. Questo nome è dovuto dal fatto che su ogni casa c’è un piccolo campanello. La leggenda narra che se una moglie tradisce il marito, il campanello della casa in questione suonerà e tutti verranno a sapere quello che è successo. Anche se nessuno li ha mai sentiti suonare, gli abitanti non hanno il coraggio di dimostrare il contrario. Tutto, nel paese dei campanelli, resta tranquillo fino all’arrivo di una nave militare inglese, costretta all’attracco nel porto dell’isola da un incendio sviluppatosi a bordo. Gli ufficiali scendono a terra e.... accade l’inevitabile! Hans, il comandante, fa suonare il campanello con Nela, Tom lo fa suonare con BonBon e La Gaffe, per un imperdonabile errore, con Pomerania, la donna più brutta del paese. La Gaffe purtroppo combina un’altra gaffe: arrivano sull’isola le mogli degli ufficiali e, senza colpa, rifanno suonare i campanelli con mariti di Nela, BonBon, Elena e Pomerania. La leggenda narra che se un giorno ogni cento anni i campanelli resteranno muti, non suoneranno mai più. Quel giorno cade proprio durante la sosta degli ufficiali. Tutti sono avvertiti, nessuno vuole trasgredire, ma c’è La Gaffe che, suo malgrado, riesce a rovinare tutto. Gli ufficiali ripartono con le mogli e sull’isola per altri cento anni esisterà ancora l’incubo dei campanelli. Ma sarà poi un male!!!? 20 Prosa giovedì 20 febbraio 2014 ore 21.00 a.Artisti Associati e Teatro Stabile di Verona Fondazione Atlantide TUTTO SHAKESPEARE IN 90 MINUTI di Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield con ZUZZURRO & GASPARE ALESSANDRO BENVENUTI NINO FORMICOLA e MAURIZIO LOMBARDI regia alessandro Benvenuti Una sfida teatrale ai limiti dell’incredibile: tutte 37 le opere di Shakespeare in versione ‘concentrata’ esilarante e assolutamente unica. Dopo un interminabile successo a Londra, prima nei teatri off e in seguito per quasi un decennio da record al Teatro Criterion di Piccadilly Circus ed ancora in tour da più di vent’anni, per la prima volta in Italia, lo spettacolo che ha divertito fino alle lacrime decine di migliaia di spettatori di tutto il mondo. In scena tre grandi attori, che con la loro ironia e il loro stile unico e divertente, hanno raccolto la sfida e ci faranno rivivere tutte le opere del grande Shakespeare in una versione ‘concentrata’ esilarante e assolutamente unica. «Un folle riassunto che crea infinite risate. Costruito con un ritmo vorticoso e con grande diletto, sicuramente conquisterà anche il più scettico. E non ci sono dubbi, anche lo stesso William Shakespeare .. approverà» (Daily Variety ) «Se ti piace Shakespeare, ti piacerà questo spettacolo. Se odi Shakespeare, amerai questo spettacolo!» (The Today Show) «Stupendo!» (The London Times) «Follemente divertente. Imperioso!» (Los Angeles Times) «Il più divertente spettacolo che potrai avere la fortuna di vedere in tutta la tua vita» (Montreal Gazette) «Gloriosamente divertente» (Financial Times) «Shakespeare come se fosse tornato ai tempi del Bardo: osceno, irriverente, sublime e divertente» (Miami Herald) costumi ed oggetti a cura di Pamela Aicardi colonna sonora Antonio Di Pofi luci Enrico Berardi Tel. 0532 770529 [email protected] 21 www.lavalle-bus.it Lirica domenica 2 marzo 2014, ore 16.30 Fondazione Teatro “G. Borgatti” - Teatro Consorziale di Budrio e Ass.ne Amici per la Musica MADAMA BUTTERFLY Opera in tre atti di GIACOMO PUCCINI libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica Orchestra Sinfonica Gioachino Rossini di Pesaro Maestro Direttore e Concertatore ALDO SALVAGNO GIOVANNI DISPENZA regia di Sbarcato a Nagasaki, Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d’avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne di nome Cio-CioSan (giapponese: Chōchō-san), termine giapponese che significa Madama (San) Farfalla (蝶 Chō?), in inglese Butterfly, acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie anche dopo un mese; così infatti avviene, e Pinkerton ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell’amato. Pinkerton infatti ritorna dopo tre anni, ma non da solo: accompagnato da una giovane donna, da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti, è venuto a prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless, per portarlo con sé in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali. Soltanto di fronte all’evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione, la felicità sognata accanto all’uomo amato, è svanita del tutto. Decide quindi di scomparire dalla scena del mondo, in silenzio, senza clamore; dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si uccide (secondo l’usanza giapponese denominata jigai) con un coltello tantō donatole dal padre. Puccini scelse il soggetto dall’omonima tragedia in un atto di David Belasco, tratta da un racconto dell’americano John Luther Long dal titolo Madam Butterfly. Per la realizzazione del dramma Puccini si documentò senza sosta e minuziosamente sui vari elementi orientali che ritenne necessario inserirvi. Lo aiutarono particolarmente una nota attrice giapponese, Sada Yacco, e la moglie dell’ambasciatore nipponico con la quale parla in Italia facendosi descrivere usi e costumi dell’affascinante popolo orientale. La sera del 17 febbraio 1904, nonostante l’attesa e la grande fiducia dei suoi artefici, la Madama Butterfly cadde clamorosamente al Teatro alla Scala di Milano. Il fiasco spinse autore e editore a ritirare immediatamente lo spartito, per sottoporre l’opera ad un’accurata revisione che, attraverso l’eliminazione di alcuni dettagli e la modifica di alcune scene e situazioni, la rese più agile e proporzionata. Una delle più importanti modifiche è puramente musicale e riguarda la linea vocale dell’aria del suicidio di Butterfly. Nella nuova veste, Madama Butterfly, venne accolta entusiasticamente al Teatro Grande di Brescia appena tre mesi dopo, il 28 maggio, e da quel giorno iniziò la sua seconda, fortunata esistenza. 22 Prosa Sabato 8 e domenica 9 marzo 2014 ore 21.00 PINOCCHIO adattamento di Ugo Chiti da “Pinocchio” di Carlo Collodi ideazione dello spazio, costumi e regia di Ugo Chiti con Paolo Cioni, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Alice Bachi, Paolo Ciotti Pinocchio è un mondo, un personaggio multiforme da cui scaturisce una storia insieme lineare e complicatissima, un racconto (straordinario) per bambini e una intricatissima rete di significati simbolici, un susseguirsi di incontri con personaggi fantastici che rimanda continuamente a un percorso di formazione pieno di insidie, di esperienze esemplari e a volte enigmatiche. Per Ugo Chiti e Arca Azzurra l’appuntamento con Pinocchio era ineludibile e anche se più volte rimandato, ripensato, messo in discussione l’incontro con il burattino-bambino di Collodi stava lì ad aspettare, neanche tanto paziente, forte della comune radice linguistica, del continuo richiamo a quel mondo fantastico legato alla cultura popolare toscana che attraversa il trentennale lavoro di Chiti con la sua compagnia. Ed eccolo il Pinocchio riletto dal drammaturgo toscano per l’Arca Azzurra: fedelissimo al testo originale, ma insieme “legittimato” a una reinvenzione della parola attenta a cogliere le suggestioni delle “doppiezze” del testo collodiano. Uno spettacolo popolare che non rinuncia ad affrontare le “trappole simboliche” di una delle storie più lette e raccontate di tutta la letteratura mondiale. Una visione adulta che cerca di ritrovare lo sguardo sorpreso e pieno di turbati incanti della lettura infantile. ricerca e realizzazione costumi Giuliana Colzi luci Marco Messeri musiche Vanni Cassori e Jonathan Chiti alla regia assistente Viviana Ferruzzi 23 Prosa venerdì 21 marzo 2014 ore 21,00 Il Mulino di Amleto e L’Albero Teatro Canzone DOPPIO INGANNO di William con Shakespeare Lorenzo Bartoli, Luca Di Prospero, Gianluca Gambino, Alessandro Marini, Barbara Mazzi, Maddalena Monti, Raffaele Musella MARCO LORENZI scenografia Luna Mariotti disegno luci Francesco Dell’Elba regia di consulenza musicale Francesco Prestigiacomo Dopo quattro secoli dal suo debutto, per la prima volta sulle scene italiane, uno Shakespeare mai visto! La giovane compagnia de Il Mulino di Amleto raccoglie la sfida e mette in scena per la prima volta in Italia la “commedia perduta di William Shakespeare”. Ispirato a un episodio del Don Chisciotte di Cervantes, “Doppio Inganno” è stato considerato uno scherzo e semplicemente ignorato per più di tre secoli dal suo debutto. La commedia, allestita solo due volte nel 1613 al Globe Theatre, viene infatti creduta distrutta nell’incendio che devasta la sala. Un primo manoscritto ricompare nel 1727, ma è solo nell’ottobre del 2010 che il direttore della Royal Shakespeare Company annuncia il ritrovamento delle ricevute di pagamento per l’iscrizione dell’opera nello Stationers’ Register, ovvero l’albo degli antichi stampatori di Londra. Alla definitiva attribuzione a William Shakespeare segue la prima messinscena ufficiale del dramma da parte della Royal Shakespeare Company nell’estate del 2011. Un intreccio che scorre veloce, tra fughe e inganni. Personaggi che si sfiorano senza riconoscersi, vivono in un mondo pericoloso, si scontrano in duello. Solo l’ultimo “inganno” – quello a cui nessuno può sfuggire – svelerà la verità. Sinossi: Henriquez, figlio cadetto del Duca dell’Andalusia, si innamora non corrisposto di Leonora, giovane promessa sposa del suo migliore amico, Julio. Per averla è disposto a tutto: tradire la profonda amicizia che lo lega a Julio, perdere l’onore e organizzare un complesso inganno alle spalle delle persone a lui più vicine. Scrive due lettere, una indirizzata a suo padre il Duca e a suo fratello maggiore Rodrigo, e l’altra al padre di Julio, Camillo, pregando quest’ultimo di mandare il figlio a Corte per delle faccende urgenti. L’inganno è fatto! Ora Henriquez, indisturbato, ha campo libero per chiedere in moglie Leonora. Ma la giovane età e la passione di Henriquez non conoscono tregua. Lontano dalla Corte, egli incontra e perde la testa per Violante, una splendida ragazza che resiste al nobile, finché lui non approfitta di lei con la forza. Nel frattempo il padre di Leonora, Don Bernardo, non vuole sentire ragioni: sua figlia deve sposare il figlio del duca, Henriquez, l’occasione è troppo ghiotta per lui e per la sua famiglia! La ragazza per salvarsi manda una lettera di aiuto al suo amato Julio. Uno sconosciuto riceve in affidamento questa lettera, ma la porterà a destinazione? Intanto anche Violante ha ricevuto una notizia: Henriquez le ordina di dimenticare tutto ciò che è successo tra di loro. Di chi si possono davvero fidare le due ragazze per salvarsi? L’intreccio scorre veloce, con fughe e nuovi inganni, i personaggi si sfiorano senza riconoscersi e si scontrano in duello, solo un nuovo “inganno” -l’ultimo, quello a cui nessuno può sfuggire -svelerà la verità di queste appassionate storie d’ amore ... con il contributo di 24 Dialetto venerdì 28, sabato 29, ore 21.00 e domenica 30 marzo 2014 ore 16.30 La Compagnia GLI AMICI DEL VETERINARIO UN PESCE ROSSO A BIDON CITY commedia brillante di Ermes Manferrari(?) L’incasso sarà devoluto A corto di idee Ermes Manferrari lascia in preda al panico la compagnia dialettale “Gli amici del Veterinario” per l’impossibilità di mettere in scena, la consueta opera dialettale come avviene da anni. La rassegnazione e lo sconforto stanno per vincere, quando causa una clausola compromissoria con gli sponsor accettata con troppa leggerezza dal fido Beppe Dall’Olio, costringe la compagnia ad ingaggiare un’altro autore molto singolare, per poi provare una commedia che non piacendo agli attori, finisce per essere bocciata. Pur di non pagar pegno ed una somma consistente alla compagnia, Beppe gioca l’ultima carta scrivendo la prima commedia western dialettale. Finale e satira politica locale a sorpresa come sempre. (Beppe Dall’Olio) in beneficenza Prosa venerdì 4 aprile 2014 ore 21,00 E20inscena NUDA E CRUDA di e con ANNA MAZZAMAURO GIANLUCA BESSI - attore, ballerino e con e cantante e tre musicisti regia di LIVIO GALASSI Una piccola grande orchestra formata da fisarmonica, pianoforte, violino e contrabbasso affiancherà Anna Mazzamauro con parole e musica. Nuda e Cruda, il suo nuovo spettacolo, non deve apparire come una minaccia per il pubblico, semmai un’esortazione a spogliarsi dei ricordi cattivi, degli amori sbagliati, dei tabù del sesso, a liberarsi dalla paura della vecchiaia, ad esibire la propria diversità attraverso risate purificatrici. Canzoni importanti, allegre canzonette da Piazzolla a Modugno, abbelliscono lo spettacolo e lo concludono dopo che Anna ha spogliato se stessa e i suoi personaggi con schiettezza e inclemenza, “Nuda e cruda” appunto. scene Lucia Giorgio costumi Graziella Pera luci Francesco Dell’Elba coreografie Giovanna Gallorini Direzione musicale Riccardo Taddei con il contributo di 25 Lirica sabato 12 aprile 2014, ore 20.30 Fondazione Teatro “G. Borgatti” - Teatro Consorziale di Budrio e Ass.ne Amici per la Musica L’ELISIR D’AMORE Opera in due atti di GAETANO DONIZETTI libretto di Felice Romani personaggi: Adina, ricca e cappricciosa fittaiuola (S), Nemorino, coltivatore, giovane semplice, innamorato di Aldina (T), Belcore, sergente di guarnigione nel villaggio (Bar), Il dottore Dulcamara, medico ambulante (B bufo), Giannetta, villanella (S), Villani e villanelle, soldati e suonatori del reggimento, un notaio, due servitori, un moro Scene Roberto Punzi Orchestra Città di Ferrara Direttore M° ALDO SALVAGNO Regia ALFONSO DE FILIPPIS L’azione ha luogo in un villaggio dei paesi baschi alla fine del XVIII secolo Atto I Mentre i mietitori stanno riposando all’ombra, la loro fittavola Adina legge in disparte un libro che narra la storia di Tristano e Isotta. Intanto, il contadino povero Nemorino la osserva ed esprime per lei tutto il suo amore e la sua ammirazione, dolendosi della propria incapacità di conquistarla (Quanto è bella, quanto è cara). I contadini chiedono ad Adina di leggere ad alta voce e lei riferisce la storia di Tristano che, innamorato della regina Isotta, ricorre a un filtro magico che lo aiuta ad attirare il suo affetto e la sua fedeltà (Della crudele Isotta). Mentre Nemorino sogna di trovare questo magico elisir, arriva al paese il sergente Belcore con lo scopo di arruolare nuove leve. Egli corteggia Adina e le propone di sposarlo (Come Paride vezzoso), ma la bella fittaiuola risponde di volerci pensare un po’. Segue un duetto tra Adina e Nemorino in cui la donna espone la sua teoria sull’amore: l’amore fedele e costante non fa per lei (Chiedi all’aura lusinghiera). Arriva poi il dottor Dulcamara, un truffatore, che, spacciandosi per medico di grande fama, sfoggia alla gente i propri portentosi preparati (Udite, udite, o rustici): Nemorino gli chiede se per caso abbia l’elisir che fa innamorare e il ciarlatano gli offre per uno zecchino una bottiglia di vino Bordeaux, spiegando che l’effetto si farà sentire dopo un giorno (quando egli sarà già lontano da quel villaggio). Nemorino beve l’elisir e si ubriaca: ciò lo fa diventare disinvolto quel tanto che basta per mostrarsi indifferente nei confronti di Adina, che subito prova un certo fastidio, abituata com’è a sentirsi desiderata. Adina, per vendicarsi dell’indifferenza di Nemorino, accetta di sposare il sergente Belcore, che però dovrà partire il giorno dopo, dunque le nozze saranno celebrate il giorno stesso. Nemorino cerca di convincere Adina ad attendere fino al giorno successivo (lui sa che solo il giorno dopo avrà effetto l’elisir), ma Adina se ne va con Belcore. Atto II Fervono i preparativi per le nozze. Dulcamara e Adina improvvisano una barcarola a due voci (Io son ricco e tu sei bella). Quando giunge il notaio, Adina dice di voler aspettare la sera, perché vuole sposarsi in presenza di Nemorino, per punirlo della sua indifferenza. Nemorino vuole comperare un’altra bottiglia di elisir ma non avendo più denaro si arruola tra i soldati di Belcore per avere la paga (Ai perigli della guerra). Belcore così ottiene di allontanare il suo rivale. Giannetta sparge la notizia che Nemorino ha ottenuto una grande eredità da uno zio deceduto da poco (Saria possibile?). Questo non lo sanno né l’interessato, né Adina, né Dulcamara: la novità fa sì che le ragazze del paese corteggino Nemorino e questi pensa sia l’effetto dell’elisir. Dulcamara resta perplesso, Adina si ingelosisce. Dulcamara le racconta di aver venduto a Nemorino l’elisir e lei capisce di essere da lui amata (Quanto amore! Ed io spietata). Nemorino gioisce quando si accorge di una lacrima negli occhi di Adina, che gli rivela che anche la 26 segue - lirica L’ELISIR D’AMORE Opera in due atti di Gaetano Donizetti libretto di Felice Romani ragazza lo ama (Una furtiva lagrima). Adina riacquista il contratto di arruolamento di Nemorino e glielo consegna, invitandolo a restare nel paese. Nemorino è deluso, vorrebbe una dichiarazione d’amore che non arriva e allora dichiara di volersene andare: solo allora Adina cede e dichiara di amarlo (Prendi, per me sei libero). Belcore conclude che in un altro paese troverà qualche altra ragazza da corteggiare, Dulcamara se ne va trionfante per il successo del suo elisir (Ei corregge ogni difetto). Definita in partitura «melodramma giocoso», rientra a pieno titolo nella tradizione dell’opera comica, anche se in essa trova ampio spazio l’elemento patetico, che raggiunge la sua punta più alta nel brano più noto: la romanza cantata dal protagonista Nemorino, Una furtiva lagrima. L’opera andò in scena per la prima volta il 12 maggio del 1832 al Teatro della Cannobiana di Milano, che l’aveva commissionata in sostituzione di un’opera che non era stata preparata in tempo da un altro autore. Romani aveva derivato il libretto da un testo scritto l’anno prima da Eugène Scribe per il compositore Daniel Auber, Le Philtre (Il filtro). Donizetti ebbe a disposizione solo quattordici giorni di tempo per consegnare il suo lavoro, sette dei quali servirono a Romani per adattare il testo di Scribe. Nonostante la gravosissima pressione riuscì tuttavia a confezionare quello che sarebbe stato - insieme al Don Pasquale e alla triade rossiniana formata da L’Italiana in Algeri, Il barbiere di Siviglia e La Cenerentola - uno degli esempi più alti dell’opera comica ottocentesca. Fin dal suo apparire, l’Elisir ebbe un grande successo con trentadue repliche consecutive. A farlo immediatamente amare dagli appassionati della lirica è in particolare la tipica melodia donizettiana che, anche in questo caso, accompagna motivi piacevoli che bene mettono in risalto la vena buffa del compositore bergamasco, capace di trasformare con agile inventiva la risata in sorriso, sia pure talvolta velato di malinconia (e la già citata aria de la furtiva lagrima ne è una limpida testimonianza). con il contributo di 27 Danza Domenica 11 maggio 2014 ore 21.00 MK IMPRESSIONS D’AFRIQUE con Philippe Barbut, Biagio Caravano, Marta Ciappina, Laura Scarpini & guests coreografia Michele Di Stefano organizzazione Anna Damiani promozione PAV/Diagonale artistica L’Africa prefigurata da Raymond Roussel nella stesura del suo romanzo Impressions d’Afrique (1910) è un paesaggio irreale, che non ha altro scopo che quello di servire da sfondo ad un procedimento combinatorio, basato su continue reazioni a catena di parole e accostamenti arbitrari di mondi differenti. Illeggibile e selvaggia - non in senso pittoresco ma perché furiosamente incline ad assorbire tutte le informazioni suggerite dai regimi culturali occidentali e a risputarle in un ibrido imprevedibile – anche la nostra Africa non ha più a che fare con una ricerca delle origini ma con la scoperta di nuove destinazioni. Questo progetto cerca di conferire alla dinamica e alla postura corporea altri statuti – configurazioni coreografiche inedite ed in questo senso la ricerca sul movimento ne costituisce l’aspetto fondante. Ancora una volta dopo Il giro del mondo, la performance presenta i personaggi di un romanzo d’avventure che non c’è e li colloca in successione nello stesso luogo “qualsiasi” per analizzarne il comportamento. Vedremo una donna destinata al sacrificio, una pattuglia di marines in avanscoperta, dei guerrieri esperti di tecniche di ipnosi… ma sono corpi che non sanno più che farsene di una storia. Il loro scopo è individuare e far emergere la postura di un corpo nuovo nel momento esatto in cui decide di presentarsi davanti al reale. “Al primo incontro nella foresta con una tribù indigena armata e minacciosa, l’antropologo Miklucho Maklaj decide di stendersi per terra e dormire. Gli indigeni, colti di sorpresa da tanta arrendevolezza, lo lasciano illeso. E poi lo accettano.” mk si occupa di performance, coreografia e ricerca sonora. Il progetto del gruppo è programmato nei più importanti festival della nuova scena e proiettato in ambito internazionale. Tra le produzioni più recenti: le Instruction Series, Il giro del mondo in 80 giorni (con ospiti della William Forsythe Company), Quattro danze coloniali viste da vicino, Park e Grand Tour, indagini coreografiche in bilico tra paesaggio puro, questioni legate allo scambio e ricostruzione tormentata dell’esotico. Successivamente vengono creati Bangalore, Clima (prod. Short Theatre e Santarcangelo dei Teatri) e Shanghai Surprise (Live Arts Week Bologna), oggetti sempre più permeabili e corrotti. Impressions d’Afrique viene presentato nel 2013 al Museo Etnografico Pigorini di Roma e alla Biennale Danza di Venezia. Alla circuitazione degli spettacoli si affianca una intensa attività di laboratori sperimentali, incontri e ipotesi di creazione, tra i quali Accademie Eventuali a Bologna con Margherita Morgantin in collaborazione con Xing, gli ambienti coreografici creati per l’Accademia Nazionale di Danza, il progetto Invenzioni per la Biennale Danza 2013 e la cura dei cicli di performance Angelo Mai Italia Tropici. Mk è una delle cinque compagini internazionali alle quali è dedicato il libro Corpo sottile. Uno sguardo sulla nuova coreografia europea (UbuLibri, Milano 03). Nel 2012 esce per i tipi di Quodlibet, Agenti autonomi e sistemi multiagente, di Michele Di Stefano e Margherita Morgantin. Dal 2010 il gruppo riceve il contributo del MiBAC. 28 Le torri dell’Acqua via Benni 1, Budrio Auditorium via Saffi 50, Budrio AMICI DEL CONSORZIALE CONCERTI 2013-2014 (programma preliminare suscettibile di variazioni e/o integrazioni. per informazioni email: [email protected]). MUSICA alle Torri dell’Acqua martedì 3 dicembre, ore 21 Duo Alice Gabbiani (violoncello), Silvia Tosi (chitarra), musiche di Granada, de Falla, Schubert, Piazzolla venerdì 13 dicembre, ore 21 Vittorio Franceschi legge un suo monologo- Filottete 5 lunedì 27 gennaio, ore 21 FontanaMix Ensemble - Ritratto Grisey - musiche di Gerard Grisey mercoledì 12 febbraio, ore 21 FontanaMix Ensemble - Paesaggio voce I - musiche di Kagel e Berio sabato 15 febbraio, ore 21 Quartetto Savinio - musiche di Beethoven e Shostakovitch venerdì 21 febbraio, ore 21 Quartetto Klimt - musiche di Mozart, Brahms mercoledì 5 marzo, ore 21 Annamaria Morini - Voyages - musiche per flauto di compositori antichi e contemporanei mercoledì 12 marzo, ore 21 Duo Sara Bacchini (pianoforte), Lorenzo Falconi (viola) musiche di Schumann, Hindemith, Schubert lunedì 24 marzo, ore 21 FontanaMix Ensemble - Paesaggio voce II - musiche di Ghisi, Maderna, Schoenberg martedì 15 aprile, ore 21 FontanaMix Ensemble - Paesaggio Voce III - musiche di Maderna, Evangelisti, Sarto, La Licata, Gervasoni venerdì 2 maggio, ore 21 Cappella di S Giacomo Maggiore di Bologna Il cinquecento Bolognese tra napolitane e villanelle per voce, flauti, viola da gamba e liuto giovedì 15 maggio, ore 21 FontanaMix Ensemble - Maderna Serenade - musiche di Maderna, Cappelli, Perez Ramirez, Aralla e Ballerau MUSICA in Auditorium domenica 30 marzo, ore 17 Duo Stefano Malferrari (pianoforte), Ginevra Schiassi (soprano) musiche di Schumann, Wieck, Brahms (musica suonata su pianoforte Érard 1878) domenica 6 aprile, ore 17 Liliana Stracuzzi presenta - I pittori di Oscar Wilde - Le scelte di un “esteta” DIREZIONE Via Mentana, 32 - tel. 051 6928244 - fax 051 801300 BIGLIETTERIA TEATRO: Via Garibaldi, 35 BUDRIO tel. e Fax 051 801300 dal martedì al venerdi dalle ore 16,30 alle ore 19,00 sabato dalle ore 9,00 alle ore 13,00 TEATRO EUROPA AUDITORIUM (Solo per gli spettacoli fuori abbonamento) P.zza Costituzione 4, BO tel. 051 372540 - 051 6375199 dal lunedì al sabato dalle ore 15,00 alle ore 19,00 BIGLIETTERIA ONLINE: www.vivaticket.it call center 892.234 “servizio a pagamento, per maggiori dettagli consultare il sito www.vivaticket.it” inoltre i biglietti possono essere acquistati presso i seguenti punti: BOLOGNA WELCOME P.zza Maggiore 1/E, BO tel. 051 239660 - 231454 CENTRO COMMERCIALE BORGO BO - tel. 051 4131225 (c/o Punto d’ascolto) CENTRO COMMERCIALE LAME BO - tel. 051 6359166 (c/o Punto d’ascolto) CENTRO COMMERCIALE NOVA VILLANOVA - tel. 051 5067130 (c/o Punto d’ascolto) e inoltre presso le Coop Reno e nei punti vendita elencati sul sito: www.vivaticket.it www.teatrodibudrio.com [email protected] [email protected] per iscriversi alla newsletter del teatro inviare una mail a: [email protected] Si consiglia di consultare il sito (www.teatrodibudrio.com) per eventuali modifiche o aggiunte alla programmazione della stagione, o di inviare una mail per ricevere informazioni