Route Estiva 2013
Genova 14
Alta Valle di Susa
5-11 agosto 2013
CHI SIAMO...
Chiara Baldassarre
Beatrice Baldini
Alessio Cafferata
Paola Capelli
Lucio Casorati
Camilla Faggioni
Davide Gaggero
Chiara Maranzana
Carlo Ottonello
Lucia Pastorino
Giacomo Percario
Filippo Sobrero
Iacopo Tomasi
Carlotta Valletti
Caterina Zerbi
Andrea Bisogno
Francesca Casanova
PREPARIAMOCI...
Dal Regolamento Metodologico:
Il roverismo e scoltismo si ispira prevalentemnete al
valore della Strada, per questo la Comunità R/S vive i
suoi momenti più intensi in cammino. Infatti:
- camminare a lungo sulla Strada permette di conoscere,
dominare e superare se stessi e dà il gusto dell’avventura;
- portare a lungo lo zaino e dormire sotto la tenda
insegnano l’essenzialità e il senso della propria
precarietà; fanno sperimentare, inoltre, situazioni di
povertà, di solitudine e di lontananza, proprie di tanti
fratelli;
- camminare con gli altri e incontro agli altri insegna
l’amicizia, la fraternità e la solidarietà;
- vivere la spititualità della Strada permette di cogliere
come tutte queste esperienze sono doni di Dio che
aiutano ad arrivare a Lui.
INTRODUZIONE ALLA ROUTE...
Carissimo/a,
non vogliamo toglierti il gusto di scoprire cosa è racchiuso
tra le pagine di questo libretto: lo scoprirai, comunque,
giorno dopo giorno, a volte insieme agli altri, a volte da
solo. Soprattutto, non saranno queste pagine (o, almeno,
non solo loro) a dare consistenza alla nostra route estiva,
quanto la vita che faremo, insieme, giorno dopo giorno,
lasciando però in ognuno qualcosa di diverso. E per
questo occorre indubbiamente anche il tuo contributo!
Buona Strada ...
“Buona Strada”
significa augurarti una vita piena di avventure!
Ma non si tratta di avventure verso terre remote,
lontane... irraggiungibili!
Si tratta di un’avventura che ogni uomo può fare
quando costruisce la sua vita come una strada,
quando non si siede mai sulla comoda meta raggiunta,
quando è disposto a rischiare sempre,
pur di non ripetere i suoi soliti passi....
Questa avventura segue i sentieri dello spirito,
attraversa i mari immensi della coscienza,
solca gli spazi infiniti della vita interiore,
non si stanca di superare gli ostacoli improvvisi
di chi lotta per salvaguardare la propria interiorità...
... e finalmente intravede,
raggiunge e si lascia avvolgere da una luce,
incontra una persona che mai poteva immaginare,
un Uomo, un Dio ...
che da anni ha percorso con te questa interminabile strada
e da anni vuole incontrarti
per sussurrarti nel cuore che anche tu hai scritto il tuo Vangelo...
Il Quinto Vangelo!
La tua vita, i tuoi incontri, i tuoi deserti, la tua storia...
Buona Strada!
lunedì 5 agosto 2013
Bardonecchia (1260 mt)--> passo del Colomion (2018 mt)
La sera
“Credo che il nostro primo scopo nella vita sia di essere felici. Questo mondo, con tutte le sue
bellezze e lo splendore del sole della felicità, è stato fatto perché noi ne godessimo. Quando
vengono nuvole, con preoccupazioni e dolore, esse hanno il solo scopo di farci vedere, per
contrasto, che la vera felicità si trova al di là di esse, e di permetterci di apprezzarla quando
viene. Il modo più rapido e sicuro di procurarsi felicità è di rendere felici gli altri. O almeno
di aiutarli, se non possiamo farli felici” (B.P. - da Adven- turing To Manhood, 1936, p.177).
Ed allora, come dice BP, prepariamoci in questa Strada lunga sette giorni ad Essere Pronti
e ad essere felici attraverso il dono di noi agli altri e attraverso la gioia che potremo vedere
scrutando gli occhi di colui che avremo umilmente servito. E non commettiamo l’errore
di B.P. che una volta, mentre guidava la sua macchina, superò un uomo su una strada
assolata e polverosa. Si chiese subito se quel uomo avesse bisogno di un passaggio, ma
pensò che forse era diretto verso qualche casa lì vicino. Andando avanti, B.P. si accorse
che non vi erano case nei paraggi e che quel poveraccio avrebbe dovuto camminare per
chilometri nella polvere e sotto il sole e che in effetti avrebbe dovuto dargli un passaggio.
Si decise, quindi, a tornare, ma fu troppo tardi perché non lo trovò più.
“Perciò, non lasciatevi mai sfuggire l’occasione di compiere una Buona Azione, altrimenti
potreste pentirvene, perché essa potrebbe non ripresentarsi. Il vostro motto dovrebbe essere
“facciamolo subito” (B.P. – da Young of the Empire, 1916, pp.23-24).
Pregare in cammino
È un momento importante della tua vita scout, da vivere da solo, in mezzo alla natura.
Libero di andare, libero di fermarti, libero di piantare la tenda dove vuoi. È un cammino
da fare con Gesù, tuo compagno di viaggio.
(Tratto da: La traccia, a cura di don Italo Pagani e don Luciano Marzi, Editrice Àncora
Milano,1985)
Insegnami la Route
Signore, insegnami la route: l’attenzione alle piccole cose;
al passo di chi cammina con me per non fare più lungo il mio;
alla parola ascoltata perché non sia dono che cade nel vuoto;
agli occhi di chi mi sta vicino per indovinare la gioia e dividerla,
per indovinare la tristezza e avvicinarmi in punta di piedi,
per cercare insieme la nuova gioia.
Signore, insegnami la route: la strada su cui si cammina insieme;
insieme nella semplicità di essere quello che si è;
insieme nella gioia di aver ricevuto tutto da Te;
insieme nel tuo amore.
Signore, insegnami la route, Tu che sei la strada e la gioia.
martedì 6 agosto 2013
passo del Colomion (2018 mt) --> rifugio Guido Rey (1761 mt)
Per strada
Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una
chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle
della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini.
Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del
cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno
in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava,
scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro.
Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. Un
giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava,
maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste
ali dorate.
La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re degli
uccelli”, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra,
perché siamo polli.”
E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale.
(Antony De Mello, “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”)
La PROMESSA
Davanti a questo fuoco tranquillo vieni a fare la tua promessa.
Non è difficile, non è presuntuoso promettere che si vuol fare
del proprio meglio per servire Dio, aiutare il prossimo, obbedire
alla legge.
Non è difficile, perché tu non prometti di non sbagliare, di non
disubbidire mai. Non lo potresti, perché non sei un santo: non più
di me, non più di noi.
Prometti solo di fare del tuo meglio.... quel che puoi, come puoi,
del tuo meglio.
Davanti a questo fuoco tranquillo, vieni a fare la tua Promessa.
La Promessa è una forza, una direzione che dai al tuo sforzo. e lo
sforzo ti condurrà di sforzo in sforzo, attraverso la vita, sino alla meta
che ti sei proposto.
La promessa è una forza.
Quando l’avrai fatta non sarai migliore, ma più forte. E se ti capita un giorno di esitare,
di non sapere se una cosa si può fare oppure no, ti ricorderai che una sera davanti a un
fuoco tranquillo, nell’ora in cui le luci si velano e i rumori si attutiscono, in mezzo a dei
compagni che avevano il tuo stesso ideale, hai promesso di servire Dio, e non esiterai
più.
Saprai se quella cosa si può fare oppure no.
La Promessa è una forza.
Non sarai sempre ben disposto come oggi. Non avrai sempre quella gioia traboccante e
questa calma serenità, perché nella vita ci sono tormente, grandi stanchezze, dispiaceri
di fanciulli e tristezze di adulti, improvvise incertezze.
Allora forse, in un triste mattino di una triste giornata, ti dirai: “Perché tutto questo?”.
E poi ti ricorderai che una sera, davanti a un fuoco tranquillo, nell’ora in cui le luci si
velano e i rumori si attutiscono, in mezzo a dei compagni che avevano il tuo stesso
ideale, hai promesso di servire Dio.
E non dirai più “Perché tutto questo?”, ma poiché non hai che una parola, poiché non
hai che una parola, poiché la tua anima è semplice e retta, poiché non puoi servire due
padroni, né ubbidire a due leggi che si contraddicono, resterai fedele alla tua Promessa:
servirai dio, aiuterai il tuo prossimo, obbedirai alla Legge.
La Promessa è una forza.
Altri l’hanno fatta prima di te.
Altri la faranno dopo di te.
Ma è sempre la stessa cosa; la stessa disciplina che ci si impone liberamente; la stessa
obbedienza e lo stesso servizio che si scelgono liberamente.
Liberamente sei venuto fra noi e liberamente hai camminato nelle nostre fila. Conosci
gli Scout, la loro Legge, il loro ideale; sai cosa devi essere: un ragazzo semplice e forte,
attivo e sereno.
Sai quello che devi diventare: un uomo semplice e forte, attivo e sereno. Sai tutto questo
e vuoi che sia così.
(tratto da una Veglia d’armi)
Se non potete essere un pino sulla vetta del monte,
siate un arbusto nella valle, ma siate il miglior piccolo arbusto sulla sponda del ruscello.
Siate un cespuglio, se non potete essere un albero;
se non potete essere una via maestra siate un sentiero.
Se non potete essere il sole, siate una stella;
non con la mole vincete o fallite.
Siate il meglio di qualunque cosa siete.
(Dauglas Malloch)
Credo in me stesso
Io so che questo sentimento non ha nulla a che fare con l’egocentrismo. Credo invece
nella mia capacità di fare il bene, di dare un contributo utile alla società di cui faccio
parte, di crescere e di progredire e di fare cose che ora possono sembrarmi impossibili.
Nonostante il mio lavoro possa essere umile, nonostante il mio contributo possa essere
piccolo, posso sempre svolgerlo con dignità e offrirlo con altruismo.
I miei talenti possono non essere grandi, ma possono usarli per aiutare il mio prossimo.
Posso essere una persona che svolge il suo lavoro essendo orgogliosa di quello che esce
dalle sue mani e dalla sua mente.
Posso essere una persona che lavora con rispetto per i suoi colleghi, per le loro opinioni,
per le loro convinzioni, e con comprensione verso i loro problemi, animata dal desiderio
di aiutarli se dovessero inciampare.
Credo nel principio che posso cambiare questo mondo, sia pure in minima parte. Ma ciò
che farò contribuirà al bene comune.
La bontà del mondo in cui vivo è la somma di tanti atti di bontà piccoli e in apparenza
insignificanti, compresi i miei atti.
Si, io credo in me stesso.
Spunti:
- Sono consapevole di ciò che facciamo (cos è lo scautismo?), mi ci rispecchio?
- Come vivo il mio ruolo nello scoutismo? Sono chiamato ad essere un esempio verso i
miei fratelli scout.... sono indifferente o sento di averne una responsabilità?
- E soprattutto sono consapevole di chi sono io? Punto in alto? Mi sento superiore/
inferiore agli altri? Mi sento all’altezza degli altri?
Le mie riflessioni:
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La sera
Sale della terra e luce del mondo (Matteo 5, 13-16)
Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render
salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte,
né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché
faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli
uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei
cieli.
... e tu hai deciso chi vuoi essere?
mercoledì 7 agosto 2013
rifugio Guido Rey (1761 mt) --> rifugio la Chardouse (1650 mt)
Per strada
Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che
dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l’attenzione
che prestereste alla cosa che considerate più importante. Infatti
sarete giudicati da queste piccole cose.
(Mahatma Gandhi)
Quelli che escono
dalla loro pigrizia
e si lasciano scomodare
fino al punto di mettersi
in viaggio per poter offrire
a tutti la loro amicizia
e il loro sorriso,
intendono bene la sua Parola
che canta dentro il loro cuore
“Voi siete i miei figli prediletti”.
Quelli che escono
dalla musoneria
e dalla cattiveria
per mettersi in viaggio
e offrire a tutti il perdono
delle offese e il pane quotidiano,
intendono la sua Parola,
cantare nel loro cuore:
“IO sono Il vostro Padre”.
TU, Signore,
ci chiami,
tu disturbi la nostra tranquillità
e ci fai mettere in viaggio,
sulla stessa strada di Gesù,
il tuo Figlio.
Vedi, Signore, anche noi
usciamo e ci mettiamo
in cammino.
«Vola!» miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena.
Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù
come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che
batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in
alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele.
Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con
energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava
indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa.
«Volo! Zorba! So volare!» strideva euforica dal vasto cielo grigio.
L’umano accarezzò il dorso del gatto.
«Bene, gatto. Ci siamo riusciti» disse, sospirando.
«Si, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba.
«Ah si? E cosa ha capito?» chiese l’umano.
«Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba.
«Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù» lo salutò l’umano.
Zorba rimase a,contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad
annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto
nobile, di gatto del porto.
(Luis Sepùlveda, “La gabbianella ed il gatto”)
Ci impegniamo noi e non gli altri
Ci impegniamo noi e non gli altri
non chi sta in alto né chi sta in basso
né chi crede né chi non crede.
Ci impegniamo
senza pretendere che altri si impegnino
con noi o per suo conto
come noi o in altro modo.
Ci impegniamo
senza giudicare chi non si impegna
senza accusare chi non si impegna
senza condannare chi non si impegna
senza cercare perché non si impegna
senza disimpegnarsi perché altri non si impegna.
Sappiamo di non potere nulla su alcuno
né vogliamo forzare la mano ad alcuno
devoti come siamo e come intendiamo rimanere
al libero movimento di ogni spirito.
Ci impegniamo
perché non potremmo non impegnarci.
Ci impegniamo
per trovare un senso alla vita
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante
che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore.
Si vive una volta sola
e non vogliamo essere “giocati”
in nome di nessun piccolo interesse.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo
non per rifarlo su misura ma per amarlo,
per amare
anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non e’ amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiche’ dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’e’, insieme a una grande sete d’amore,
il volto e il cuore dell’amore.
Ci impegniamo
perche’ noi crediamo all’amore,
la sola certezza che non teme confronti,
la sola che basta per impegnarci perpetuamente.
(Primo Mazzolari)
Preghiera sui talenti
Dio solo può dare la fede, tu, però, puoi dare la tua testimonianza;
Dio solo può dare la speranza, tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli;
Dio solo può dare l’amore, tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare;
Dio solo può dare la pace, tu, però, puoi seminare l’unione;
Dio solo può dare la forza, tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato;
Dio solo è la via, tu, però, puoi indicarla agli altri;
Dio solo è la luce, tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti;
Dio solo è la vita, tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere;
Dio solo può fare ciò che appare impossibile, tu, però, potrai fare il possibile;
Dio solo basta a sé stesso, egli, però, preferisce contare su di te.
Spunti:
- Tento di fare sempre del mio meglio in tutto quello che faccio?
- So darmi delle priorità?
- Sono in grado di sacrificarmi impegnandomi con costanza anche quando i risultati si
vedono alla lunga o mi scoraggio facilmente?
- Sono costante e perseverante negli impegni che mi assumo? Quali sono le situazioni
che mi richiedono perseveranza nella mia vita?
- Sento di impegnarmi più/meno degli altri? Mi pesa?
Le mie riflessioni:
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La sera
Parabola dei talenti (Matteo 25, 14-30)
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò
loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno
secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a
impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne
guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una
buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di
quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti,
ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne
ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei
stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone.
Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato
due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose
il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia
del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore,
so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai
sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli
rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo
dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando,
avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci
talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto
anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e
stridore di denti.
giovedì 8 agosto 2013
rifugio la Chardouse (1650 mt) --> Tachier (1662 mt)
Per strada
L’uomo da solo è come
una scarpa scompagnata.
Anche tu, se ci pensi bene,
senti che puoi vivere senza fratelli,
ma non senza amici.
Davvero, siamo nati tutti predisposti all’amicizia.
Chi non ha bisogno di parlare, di confrontarsi,
di sfogarsi, di chiedere aiuto?
Ecco perché non ci basta stare accanto
agli altri: vogliamo stare insieme,
stare in gruppo.
Nel nostro gruppo senti la gioia di vivere,
nel gruppo scarichi le tensioni,
nel gruppo trovi il sereno!
Allora dai! Strappati da te stesso,
fa puzzle con tanti!
Il cuore non è proprietà privata!
Mettiti in un gruppo che tiri:
un gruppo con una sede, un programma,
una volontà comune.
Un gruppo che fa qualcosa di utile:
ride, canta, prega, scopre e aiuta il mondo.
Rompi la solitudine!
Chi tiene a distanza l’altro,
perde se stesso:
gli altri sono il campo
in cui dobbiamo seminare.
Scaraventati fuori del tuo io:
se uno sogna da solo, è soltanto un sogno;
quando si sogna in tanti,
può esser l’inizio di qualcosa di nuovo!
Erano circa le 3 del mattino quando Rodolfo, la vecchia guida alpina, andò a svegliare
Giovanni, architetto, tutto lavoro e mondanità. Il signor Giovanni aveva deciso di
trascorrere parte delle sue vacanze in montagna. Rodolfo chiamò il suo cliente per
iniziare l’ascensione, dopo colazione. Occorreva stare vicini alla guida perché la notte
era senza luna e ad ogni passo Giovanni rischiava di incespicare tra i sassi. Questa gita
già gli piaceva poco; Rodolfo poi era silenzioso e si limitava a qualche avvertimento.
Quando con il fiato grosso Giovanni stava per chiedere all’accompagnatore di fermarsi
per riposare, si arrivò ai bordi del ghiacciaio. In quattro e quattr’otto si trovò infagottato,
legato come al guinzaglio, armato di piccozza e ramponi e sempre dietro a questo
montanaro instancabile dai modi bruschi che ormai rimpiangeva di aver contattato.
“Quanta fatica e perché motivo?” - pensava tra sé Giovanni. Il capo di Giovanni era stato
fino ad allora chino sul terreno quasi a fare economia di ogni briciola di energia ma
l’impulso a gridare con rabbia a Rodolfo di fermarsi e tornare, gli aveva fatto alzare il viso
ed ecco che la visione di un’alba incantevole gli troncò il comando in gola. L’ammirazione
per quanto aveva dinanzi gli alleviava la fatica e il freddo tanto che quasi se ne dimenticò.
La guida, che conosceva bene la psicologia dei clienti di città, decise allora una sosta per
uno spuntino e nemmeno allora cessò lo stupore di Giovanni che di continuo girava
il capo e gustava la vista di quei colossi di roccia e ghiaccio, il silenzio incorrotto, il
cielo così terso e turchese. Rodolfo, consapevole di ciò, rideva sotto i baffi. Il cammino
riprese, la fatica pure, ma da quel momento accettata serenamente. La vetta fu raggiunta
e allora Rodolfo e Giovanni guardandosi dritto negli occhi sorrisero e si strinsero la
mano. “Se fossi stato più accondiscendente con lei” - disse Rodolfo - “certamente mi
avrebbe pregato di tornare indietro.”
“Grazie, perché adesso questa pace e questa gioia appartengono anche a me” rispose
Giovanni. “
Padre, oggi come sempre
fammi trovare il tempo
per quello che più conta:
aiutarci a essere felici.
Non lasciare che si spenga in me
il desiderio di incontrare gli altri
e di stare con loro
per rendere più abitabile,
più accogliente, più umano,
il luogo che ci hai donato per vivere.
Aiutami a non dimenticare
che dobbiamo vivere tutti
come amici.
Fammi ricordare sempre
che non mi verrà chiesto il conto di tante cose
ma che sarò giudicato sull’amore.
Padre, donami la forza
di non restare in disparte e isolato
ma di essere interessato,
sincero, vivace e amico di tutti.
Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza d’ospedale.
Uno dei due doveva sedersi sul letto un’ora al giorno durante il pomeriggio per respirare
meglio. Il suo letto si trovava di fianco all’unica finestra nella stanza.
L’altro uomo era costretto a passare supino le sue giornate.
I due compagni di sventura si parlavano per ore.
Parlavano delle loro moglie delle loro famiglie, descrivendo le loro case, il loro lavoro,
la loro esperienza al servizio militare ed i luoghi dov’erano stati in vacanza. Ed ogni
pomeriggio, allorché l’uomo nel letto vicino alla finestra si poteva sedere, questi passava
il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutto quello che vedeva fuori.
L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere nient’altro che per questi periodi di un’ora
durante i quali il suo mondo si apriva ed arricchiva di tutte le attività e colori del mondo
esterno. Dalla camera, la vista dava su di un parco con un bel lago.
Le anatre ed i cigni giocavano nell’acqua, mentre i bambini facevano navigare i loro
modelli di battelli in scala. Gli innamorati camminavano a braccetto in mezzo a fiori
dai colori dell’arcobaleno. Degli alberi secolari decoravano il paesaggio e si poteva
intravedere in lontananza la città profilarsi. Mentre l’uomo alla finestra descriveva tutti
questi dettagli, l’altro chiudeva gli occhi e si immaginava le scene pittoresche.
Durante un bel pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse una parata che passava li
davanti. Sebbene l’altro uomo non avesse potuto udire l’orchestra, riuscì a vederla con gli
occhi della propria immaginazione, talmente il suo compagno la descrisse nei minimi
dettagli. Giorni e le settimane passarono.
Una mattina, all’ora del bagno, l’infermiera trovò il corpo esanime dell’uomo vicino alla
finestra, palesemente morto nel sonno. Rattristata, essa chiamò gli addetti della camera
mortuaria perché venissero ritirare il corpo.
Non appena sentì che il momento fosse appropriato, l’altro uomo chiese se poteva essere
spostato in prossimità della finestra. L’infermiera, felice di potergli accordare questo
piccolo favore, si assicurò del suo comfort e lo lasciò solo.
Lentamente, sofferente, l’uomo si sollevò un poco, appoggiandosi su di un sostegno, per
gettare un primo colpo d’occhio all’esterno. Finalmente, avrebbe avuto la gioia di vedere
lui stesso quanto il suo amico gli aveva descritto. Si allungò per girarsi lentamente verso
la finestra vicina al letto..... e tutto ciò che vide fu un muro!
L’uomo domandò all’infermiera perché il suo compagno di stanza deceduto gli avesse
dipinto tutta un’altra realtà.
L’infermiera rispose che l’uomo era cieco, e che non poteva nemmeno vedere il muro.
“Forse ha solamente voluto incoraggiarvi “, commentò.
Spunti:
- Metto gioia e allegria nelle cose che faccio?
- Cerco di farlo anche quando tutto non va come speravo?
- Faccio pesare agli altri il loro atteggiamento, se diverso dal mio?
Le mie riflessioni:
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La sera
Un cuore gioioso è il normale risultato di un cuore che arde d’amore.
La gioia non è semplicemente una questione di temperamento, è sempre difficile
mantenersi gioiosi: una ragione di più per dover cercare di attingere alla gioia e farla
crescere nei nostri cuori.
La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore. E più dona chi dona con gioia.
Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, donate loro sempre un gaio
sorriso; donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore.
Può darsi che non si sia in grado di donare molto,
però possiamo sempre donare la gioia che scaturisce da un cuore colmo d’amore.
Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia,
con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose, vedrete le vostre opere buone.
E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine
consiste nell’accettare ogni cosa con gioia.
Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi
e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento.
Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca. La gioia è assai contagiosa.
Cercate, perciò, di essere sempre traboccanti di gioia dovunque andiate.
La gioia dev’essere uno dei cardini della nostra vita.
E’ il pegno di una personalità generosa.
A volte è altresì un manto che avvolge una vita di sacrificio e di donazione di sé.
Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici.
Splende come un sole in seno a una comunità.
Che Dio vi renda in amore tutto l’amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che
avete seminato attorno a voi, da un capo all’altro del mondo
Madre Teresa di Calcutta
venerdì 9 agosto 2013
Tachier (1662 mt) --> rifugio Ciao Pais (1865 mt)
Per strada
Un mio amico ed io vedemmo un cieco che, da solo, sedeva all’ombra del tempio.
“Guarda, quello è l’uomo più saggio del nostro paese”, disse il mio amico, dopo di che lo
lasciai per avvicinarmi al cieco e salutarlo.
Parlavamo e dopo un po’ gli dissi: “Perdona la mia domanda, ma da quanto tempo sei
cieco? “
“Dalla nascita” rispose.
“E quale strada del sapere hai percorso? “ gli domandai.
“Sono un astronomo” rispose.
Si posò quindi la mano sul petto dicendo: “Osservo tutti questi soli, lune e stelle”.
(Gibran Khalil)
Preghiera dell’accoglienza
Aiutami Signore ad essere per tutti un amico,
che attende senza stancarsi,
che accoglie con bontà,
che dà con amore,
che ascolta senza fatica,
che ringrazia con gioia.
Un amico che si è sempre certi di trovare
quando se ne ha bisogno.
Aiutami ad offrire un’amicizia riposante,
a donare una pace gioiosa,
la tua pace, o Signore.
Fa che sia disponibile ed accogliente
soprattutto verso i più deboli e indifesi.
Così senza compiere opere straordinarie,
io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino,
Signore della tenerezza.
La differenza di opinioni conduce alla ricerca, e la ricerca conduce alle verità.
(T. Jefferson)
Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostante
tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non
bisogna mai cedere. Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna
la vita, quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante
tutto.
Ecco perché io ho ancora un sogno.
Ho il sogno che un giorno gli uomini si rizzeranno in
piedi e si renderanno conto che sono stati creati per
vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora
il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria,
ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato
sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del
colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la
dignità e il valore della personalità umana. Ho ancora
il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua
e la rettitudine come una corrente poderosa. Ho
ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini muteranno le loro spade
in aratri e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà
neppure oggetto di studio. Ho ancora il sogno ogni valle sarà innalzata e ogni montagna
sarà spianata. Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà la
pace sulla terra”.
(Martin Luther King)
Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei
bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi
amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo
un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto di una
condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che
tu sei esistito.
Ecco, questo è avere successo.
(Ralph Waldo Emerson)
Errori
Lasciatemi quindi proseguir: rispettando i miei errori.
Oh, se ognuno rispettasse gli errori del prossimo suo come rispetta gli errori di se stesso!
La vita, allora, sarebbe una dolcissima cosa e noi – probabilmente – non saremmo
costretti ad aggirarci in questo ben custodito recinto.
Ma gli uomini sono troppo buoni, sono troppo onesti. Gli uomini sentono troppo il
bisogno di emendare gli errori altrui, e di spingere gli altri verso la via del bene!
(Giovannino Guareschi, “Ritorno alla base” - campo di prigionia in Germania per soldati
italiani)
Spunti:
- Ho rispetto della diversità degli altri (nei tempi e nei modi di fare)?
- Cerco di mediare il mio modo di esprimermi (linguaggio, gesti..) con quello del mio
interlocutore?
- Comprendo errori e debolezze altrui? So perdonare?
- Mi sforzo di leggere il meglio nelle altre persone?
Le mie riflessioni:
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La sera
Avvenne un tempo che, san Francesco d’Assisi e frate Leone andando da Perugia a Santa
Maria degli Angeli, il santo frate spiegasse al suo compagno di viaggio cosa fosse la
“perfetta letizia”.
Era una giornata d’inverno e faceva molto freddo e c’era pure un forte vento tanto che
procedevano camminando l’uno innanzi all’altro e, mentre frate Leone stava avanti, frate
Francesco chiamandolo diceva: frate Leone, se avvenisse, a Dio piacendo, che i frati
minori dovunque si rechino dessero grande esempio di santità e di laboriosità, annota e
scrivi che questa non è perfetta letizia.
Andando più avanti San Francesco chiamandolo per la seconda volta gli diceva: O frate
Leone, anche se un frate minore dia la vista ai ciechi, faccia raddrizzare gli storpi, scacci
i demoni, dia l’udito ai sordi, fa camminare i paralitici, dia la parola ai muti, e addirittura
fa resuscitare i morti di quattro giorni; scrivi che non è in queste cose che sta la perfetta
letizia.
E ancora andando per un poco san Francesco grida chiamandolo: O frate Leone, se un
frate minore parlasse tutte le lingue e conoscesse tutte le scritture e le scienze, e sapesse
prevedere e rivelare non solo il futuro ma anche i segreti più intimi degli uomini; annota
che non è qui la perfetta letizia.
E andando ancora più avanti san Francesco chiamando forte diceva: O frate Leone
pecorella di Dio, anche se il frate minore parlasse la lingua degli angeli, conoscesse tutti
i misteri delle stelle, tutte le virtù delle erbe, che gli fossero rivelati tutti i tesori della
terra, e tutte le virtù degli uccelli, dei pesci, delle pietre, delle acque; scrivi, non è qui la
perfetta letizia.
E andando più avanti dopo un po’ san Francesco chiamava il su compagno di viaggio: O
frate Leone, anche se i frati minori sapessero predicare talmente bene da convertire tutti
i non credenti alla fede di Cristo; scrivi non è questa la perfetta letizia.
E così andando per diversi chilometri quando, con grande ammirazione frate Leone
domandò: Padre ti prego per l’amor di Dio, dimmi dov’è la perfetta letizia. E san
Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati
per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio
busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi
risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due
impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo
della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e
crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello,
anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci
alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti,
continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi
importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da
altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo
con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta
letizia.
E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo
e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi
furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione,
anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci
fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli
nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e
che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la
perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito
Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore
di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori ma non possiamo vantarci e glorificarci
per avere sopportato codeste miserie e privazioni perché questi meriti vengono da Dio.
Infatti le sacre scritture dicono: cosa hai tu che non sia stato concesso da Dio? E se tu hai
ricevuto una grazia da Dio perché te ne vanti come se fosse opera tua? Noi ci possiamo
gloriare nella nostra croce fatta di sofferenze e privazioni. Sul Vangelo sta scritto: Io non
mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Gesù Cristo.
Perfetta letizia - San Francesco
sabato 10 agosto 2013
rifugio Ciao Pais (1865 mt) --> San Domenico (1233 mt)
Per strada
Siamo proprio come mattoni di un muro: ognuno di noi ha il suo posto, anche se può
sembrare un piccolo posto in confronto alla grandezza del muro. Ma se un mattone si
rompe o scivola fuori posto, gli altri cominciano a dover sopportare uno sforzo anormale,
appaiono fessure e il muro si sgretola.
(Baden-Powell, “Rovering to success”)
Disse il clown: “Fa’ di me quello che vuoi!”
Rispose la donna equilibrista: “Fai come faccio io: cammina sospeso su quel filo.”
Il clown la guardò, nell’espressione del volto dell’equilibrista notò un segno di scherzo e
di disprezzo, ma forse si sbagliava.
“Farò come dici, pur di non deluderti!” Disse risoluto e ingenuamente. E si accinse a
salire lungo la scala di corda e legno, che portava al filo sospeso. La donna fece lo stesso,
ma dal lato opposto.
Giunto in cima, il clown per nulla pratico di equilibrismo, ma spinto più dalla
disperazione di non fallire che da qualsiasi altro motivo, con le sue grosse scarpe pesanti
tentò di muovere un primo passo. Ci riuscì, il filo restava teso.
L’equilibrista, dall’altro lato, poggiò anche il suo piede spoglio, piccolo, leggero sul filo.
Niente di più facile!
“Incontriamoci al centro!” Ingiunse come clausola finale. E a stento trattenne una risata
beffarda.
“Perché facciamo questa pazzia?” Chiese il clown, a cui tremavano le gambe per
l’emozione.
“Perché io possa fidarmi di te!” Rispose la donna, la sua voce non tradiva alcuna
intenzione nascosta.
Che dica la verità, pensava il clown, mentre i suoi piedi a stento riuscivano a tenersi
stabili, oppure menta, ciò che conta è tentare. In fondo, cercò di consolarsi, mi resta solo
questo rischio.
Nel tendone del circo il silenzio era ovunque. E a camminare sospesi non si fa alcun
rumore.
L’equilibrista arrivò al centro e si fermò. Un’espressione soddisfatta, come di chi ha dato
una lezione a qualcuno, era tutto ciò che il clown, dal canto suo, poteva vedere. E restò
in bilico, dopo ancora due passi, lì sospeso, a guardarla.
Era vero che i suoi occhi non avevano mai visto nulla di più desiderato. Ma è pure vero
che, mentre si perdeva in quello sguardo e nel suo riflesso, non avvertì che il filo sotto
i suoi piedi era scomparso, che la prospettiva da cui guardava la donna era cambiata,
perché solo l’ostinazione gli restò, una volta corso il rischio.
Dopo pochi istanti non s’accorse più di nulla. Era morto.
La fiducia avrebbe atteso uomini migliori.
Pregare non è solo dire parole ma “aver dentro”, nel cuore.
Aver tanta gioia ed esultare, come Maria, la madre di Gesù.
E’ meditare e assaporare quello che Dio ha fatto e sta facendo per noi.
E’ avere dentro tanta fiducia come un bambino in braccio a sua madre; è avere dentro
tanto coraggio da giocare la vita insieme con lui.
E’ provare stupore e meraviglia di fronte all’uomo Gesù che muore e risorge al terzo
giorno.
E’ avere dentro tanta speranza che finalmente cambino le cose per un mondo migliore.
E’ provare vergogna del poco amore di chi ha un padre e se ne va, di chi ha un amico ma
non pensa che a sé.
E’ sentire il bisogno di tendere la mano a lui che ci guarda e ci incoraggia.
Semina, semina:
l’importante è seminare
- poco, molto, tutto ‑
il grano della speranza.
Semina il tuo sorriso
perché splenda intorno a te.
Semina le tue energie
per affrontare le battaglie della vita.
Semina il tuo coraggio
per risollevare quello altrui.
Semina il tuo entusiasmo
la tua fede, il tuo amore.
Semina le più piccole cose
i nonnulla.
Semina e abbi Fiducia:
ogni chicco arricchirà
un piccolo angolo della terra.
Il guerriero della luce crede. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli,
i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il proprio pensiero possa
cambiargli la vita, la sua vita comincia a cambiare. Poiché è certo che incontrerà l’amore,
l’amore compare. Di tanto in tanto, è deluso. Talvolta, viene ferito ed allora sente i
commenti: “com’è ingenuo!” Ma il guerriero sa che il prezzo vale. Per ogni sconfitta, ha
due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno.
(Paolo Coelho, “Il Guerriero della Luce”)
Un valoroso samurai, racconta una leggenda giapponese, morì dopo una lunga ed eroica
vita. Arrivato nell’aldilà fu subito destinato al paradiso. Ma il samurai era un tipo pieno
di curiosità e chiese di poter fare prima una capatina all’inferno.
“Sapete com’è” disse “così potrò apprezzare di più la felicità che mi attende”. Naturalmente
fu accontentato e un angelo lo condusse all’inferno.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola di cui non si vedeva
la fine. La tavola era imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità
inimmaginabili, ma i commensali che sedevano intorno erano smunti, pallidi e
scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida “Con tutto quel ben di Dio davanti?”
“Vedi, quando arrivano qui, tutti ricevono due bastoncini, quelli che noi usiamo come
posate per mangiare. Solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente
impugnati a una sola estremità: solo così possono portarsi il cibo alla bocca.”
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti
sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti: con quel
lunghissimi bastoncini era veramente impossibile.
Il samurai non volle vedere altro e chiese di andare subito in Paradiso. Qui lo attendeva
una sorpresa: il paradiso era un salone identico a quello dell’inferno. E dentro il salone
c’era la stessa immensa tavolata di gente. Sul tavolo, immerse in profumi deliziosi,
facevano bella mostra pietanze e portate appetitose. Non solo: tutti i commensali erano
muniti di bastoncini lunghi oltre un metro e che potevano essere impugnati sono a
un’estremità per portare il cibo alla bocca, secondo il costume orientale. C’era una sola
differenza. La gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante gioia.
“Ma com’è possibile?” chiese il samurai.
“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare cibo e portarlo alla propria bocca, perché si
sono sempre comportati così nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i
bastoncini e poi si preoccupa di imboccare proprio vicino.”
L’insegnamento della leggenda è semplice: il nostro mondo può essere inferno o paradiso,
dipende dall’atteggiamento che abbiamo gli uni con gli altri.
(Tagore)
Tu sei un Dio pieno d’amore.
Davanti a te, noi riconosciamo che il dono più grande che ci hai fatto
è la libertà di amarti: da figli e non da schiavi.
Ma quante ombre minacciano questo dono dentro e fuori di noi,
e quante forme di schiavitù nel mondo!
E mentre scegliamole vie che ci allontanano da te,
tu non smetti di cercarci,
come il pastore fa con la pecora perduta,
il papà con il figlio scappato di casa.
E’ Gesù che ce lo ha detto, lui, uomo permanete libero
di fronte a ogni pregiudizio e perfino di fronte alla morte.
La sua risurrezione ci ha svelato il segreto della libertà:
la totale fiducia in te, o Padre.
Da Gesù noi riceviamo lo Spirito di libertà che ci fa tuoi figli.
Nella fede siamo liberati dalla preoccupazione di pensare soltanto a noi stessi;
nella speranza, siamo forti per non lasciarci paralizzare dalla paura di non farcela
e, nel tuo amore, diventiamo liberi per amore.
Sentiamo il fascino di una Chiesa dove la libertà delle persone è rispettata,
educata e resa operosa nel servire la vita di tutti.
Questa è la tua volontà, o Dio amante della vita.
Tu sei un Dio fedele
Spunti:
- Quali sono le persone in cui ripongo la vera fiducia? La comunità di clan ne fa parte?
- Quando una persona si merita la mia fiducia (deve agire in modo particolare)?
- Mi sento una persona degna della fiducia degli altri?
Le mie riflessioni:
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La sera
Abbandonarsi alla Provvidenza (Matteo 6, 25-34)
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e
neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo
e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né
ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più
di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?
E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non
lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria,
vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani
verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi
dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di
tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete
bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno
date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà gia le sue
inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.
domenica 11 agosto 2013
San Domenico (1233 mt) --> Oulx (1065 mt)
Preghiera del Rover
Preghiera della Scolta
O Signore Gesù, che scegliesti di essere
l’Agnello di Dio accettando la volontà di
Colui che ti aveva mandato
ed il portarne a termine l’opera,
concedimi di poter imitare questo tuo
divin esempio nella mia vita quotidiana.
Aiutami a comportarmi in ogni
circostanza da vero Rover:
pronto nel vedere il bene, costante
nel portarlo a buon fine, senza inutili
lamenti, ma lietamente, come tu vuoi.
Fa’ che la mia vita segua la traccia del tuo
volere e che non mi pieghi alle lusinghe
del mondo.
Rendimi capace di portare altri sulla via
del bene,
senza scoraggiamenti per i miei
insuccessi.
Fa’ che ogni sera giunga stanco al riposo
ma lieto per aver fatto del mio meglio
per rimanere fedele a Te e alla mia
Promessa.
Signore Gesù,
che hai detto “Siate pronti”,
fammi la grazia di scegliere questo
comando
come mio motto e di rimanere fedele.
Che ogni circostanza della mia vita
mi trovi pronta per il dovere:
amando e dicendo la verità,
cercando e facendo il bene,
sempre pronta a perdonare,
sempre pronta ad aiutare
sorridendo nelle avversità,
pura di mente e di cuore.
Queste sono, o Signore, le tracce dei tuoi
passi.
Voglio seguirle attraverso tutto,
senza paura e senza rimpianti,
con animo forte e a fronte alta.
Signore aiutami.
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Il ilbretto della Route