Route Estiva 2013 Genova 14 Alta Valle di Susa 5-11 agosto 2013 CHI SIAMO... Chiara Baldassarre Beatrice Baldini Alessio Cafferata Paola Capelli Lucio Casorati Camilla Faggioni Davide Gaggero Chiara Maranzana Carlo Ottonello Lucia Pastorino Giacomo Percario Filippo Sobrero Iacopo Tomasi Carlotta Valletti Caterina Zerbi Andrea Bisogno Francesca Casanova PREPARIAMOCI... Dal Regolamento Metodologico: Il roverismo e scoltismo si ispira prevalentemnete al valore della Strada, per questo la Comunità R/S vive i suoi momenti più intensi in cammino. Infatti: - camminare a lungo sulla Strada permette di conoscere, dominare e superare se stessi e dà il gusto dell’avventura; - portare a lungo lo zaino e dormire sotto la tenda insegnano l’essenzialità e il senso della propria precarietà; fanno sperimentare, inoltre, situazioni di povertà, di solitudine e di lontananza, proprie di tanti fratelli; - camminare con gli altri e incontro agli altri insegna l’amicizia, la fraternità e la solidarietà; - vivere la spititualità della Strada permette di cogliere come tutte queste esperienze sono doni di Dio che aiutano ad arrivare a Lui. INTRODUZIONE ALLA ROUTE... Carissimo/a, non vogliamo toglierti il gusto di scoprire cosa è racchiuso tra le pagine di questo libretto: lo scoprirai, comunque, giorno dopo giorno, a volte insieme agli altri, a volte da solo. Soprattutto, non saranno queste pagine (o, almeno, non solo loro) a dare consistenza alla nostra route estiva, quanto la vita che faremo, insieme, giorno dopo giorno, lasciando però in ognuno qualcosa di diverso. E per questo occorre indubbiamente anche il tuo contributo! Buona Strada ... “Buona Strada” significa augurarti una vita piena di avventure! Ma non si tratta di avventure verso terre remote, lontane... irraggiungibili! Si tratta di un’avventura che ogni uomo può fare quando costruisce la sua vita come una strada, quando non si siede mai sulla comoda meta raggiunta, quando è disposto a rischiare sempre, pur di non ripetere i suoi soliti passi.... Questa avventura segue i sentieri dello spirito, attraversa i mari immensi della coscienza, solca gli spazi infiniti della vita interiore, non si stanca di superare gli ostacoli improvvisi di chi lotta per salvaguardare la propria interiorità... ... e finalmente intravede, raggiunge e si lascia avvolgere da una luce, incontra una persona che mai poteva immaginare, un Uomo, un Dio ... che da anni ha percorso con te questa interminabile strada e da anni vuole incontrarti per sussurrarti nel cuore che anche tu hai scritto il tuo Vangelo... Il Quinto Vangelo! La tua vita, i tuoi incontri, i tuoi deserti, la tua storia... Buona Strada! lunedì 5 agosto 2013 Bardonecchia (1260 mt)--> passo del Colomion (2018 mt) La sera “Credo che il nostro primo scopo nella vita sia di essere felici. Questo mondo, con tutte le sue bellezze e lo splendore del sole della felicità, è stato fatto perché noi ne godessimo. Quando vengono nuvole, con preoccupazioni e dolore, esse hanno il solo scopo di farci vedere, per contrasto, che la vera felicità si trova al di là di esse, e di permetterci di apprezzarla quando viene. Il modo più rapido e sicuro di procurarsi felicità è di rendere felici gli altri. O almeno di aiutarli, se non possiamo farli felici” (B.P. - da Adven- turing To Manhood, 1936, p.177). Ed allora, come dice BP, prepariamoci in questa Strada lunga sette giorni ad Essere Pronti e ad essere felici attraverso il dono di noi agli altri e attraverso la gioia che potremo vedere scrutando gli occhi di colui che avremo umilmente servito. E non commettiamo l’errore di B.P. che una volta, mentre guidava la sua macchina, superò un uomo su una strada assolata e polverosa. Si chiese subito se quel uomo avesse bisogno di un passaggio, ma pensò che forse era diretto verso qualche casa lì vicino. Andando avanti, B.P. si accorse che non vi erano case nei paraggi e che quel poveraccio avrebbe dovuto camminare per chilometri nella polvere e sotto il sole e che in effetti avrebbe dovuto dargli un passaggio. Si decise, quindi, a tornare, ma fu troppo tardi perché non lo trovò più. “Perciò, non lasciatevi mai sfuggire l’occasione di compiere una Buona Azione, altrimenti potreste pentirvene, perché essa potrebbe non ripresentarsi. Il vostro motto dovrebbe essere “facciamolo subito” (B.P. – da Young of the Empire, 1916, pp.23-24). Pregare in cammino È un momento importante della tua vita scout, da vivere da solo, in mezzo alla natura. Libero di andare, libero di fermarti, libero di piantare la tenda dove vuoi. È un cammino da fare con Gesù, tuo compagno di viaggio. (Tratto da: La traccia, a cura di don Italo Pagani e don Luciano Marzi, Editrice Àncora Milano,1985) Insegnami la Route Signore, insegnami la route: l’attenzione alle piccole cose; al passo di chi cammina con me per non fare più lungo il mio; alla parola ascoltata perché non sia dono che cade nel vuoto; agli occhi di chi mi sta vicino per indovinare la gioia e dividerla, per indovinare la tristezza e avvicinarmi in punta di piedi, per cercare insieme la nuova gioia. Signore, insegnami la route: la strada su cui si cammina insieme; insieme nella semplicità di essere quello che si è; insieme nella gioia di aver ricevuto tutto da Te; insieme nel tuo amore. Signore, insegnami la route, Tu che sei la strada e la gioia. martedì 6 agosto 2013 passo del Colomion (2018 mt) --> rifugio Guido Rey (1761 mt) Per strada Un uomo trovò un uovo d’aquila e lo mise nel nido di una chioccia. L’uovo si schiuse contemporaneamente a quelle della covata, e l’aquilotto crebbe insieme ai pulcini. Per tutta la vita l’aquila fece quel che facevano i polli del cortile, pensando di essere uno di loro. Frugava il terreno in cerca di vermi e insetti, chiocciava e schiamazzava, scuoteva le ali alzandosi da terra di qualche decimetro. Trascorsero gli anni, e l’aquila divenne molto vecchia. Un giorno vide sopra di sé, nel cielo sgombro di nubi, uno splendido uccello che planava, maestoso ed elegante, in mezzo alle forti correnti d’aria, muovendo appena le robuste ali dorate. La vecchia aquila alzò lo sguardo, stupita. “Chi è quello?” chiese. “E’ l’aquila, il re degli uccelli”, rispose il suo vicino. “Appartiene al cielo. Noi invece apparteniamo alla terra, perché siamo polli.” E così l’aquila visse e morì come un pollo, perché pensava di essere tale. (Antony De Mello, “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”) La PROMESSA Davanti a questo fuoco tranquillo vieni a fare la tua promessa. Non è difficile, non è presuntuoso promettere che si vuol fare del proprio meglio per servire Dio, aiutare il prossimo, obbedire alla legge. Non è difficile, perché tu non prometti di non sbagliare, di non disubbidire mai. Non lo potresti, perché non sei un santo: non più di me, non più di noi. Prometti solo di fare del tuo meglio.... quel che puoi, come puoi, del tuo meglio. Davanti a questo fuoco tranquillo, vieni a fare la tua Promessa. La Promessa è una forza, una direzione che dai al tuo sforzo. e lo sforzo ti condurrà di sforzo in sforzo, attraverso la vita, sino alla meta che ti sei proposto. La promessa è una forza. Quando l’avrai fatta non sarai migliore, ma più forte. E se ti capita un giorno di esitare, di non sapere se una cosa si può fare oppure no, ti ricorderai che una sera davanti a un fuoco tranquillo, nell’ora in cui le luci si velano e i rumori si attutiscono, in mezzo a dei compagni che avevano il tuo stesso ideale, hai promesso di servire Dio, e non esiterai più. Saprai se quella cosa si può fare oppure no. La Promessa è una forza. Non sarai sempre ben disposto come oggi. Non avrai sempre quella gioia traboccante e questa calma serenità, perché nella vita ci sono tormente, grandi stanchezze, dispiaceri di fanciulli e tristezze di adulti, improvvise incertezze. Allora forse, in un triste mattino di una triste giornata, ti dirai: “Perché tutto questo?”. E poi ti ricorderai che una sera, davanti a un fuoco tranquillo, nell’ora in cui le luci si velano e i rumori si attutiscono, in mezzo a dei compagni che avevano il tuo stesso ideale, hai promesso di servire Dio. E non dirai più “Perché tutto questo?”, ma poiché non hai che una parola, poiché non hai che una parola, poiché la tua anima è semplice e retta, poiché non puoi servire due padroni, né ubbidire a due leggi che si contraddicono, resterai fedele alla tua Promessa: servirai dio, aiuterai il tuo prossimo, obbedirai alla Legge. La Promessa è una forza. Altri l’hanno fatta prima di te. Altri la faranno dopo di te. Ma è sempre la stessa cosa; la stessa disciplina che ci si impone liberamente; la stessa obbedienza e lo stesso servizio che si scelgono liberamente. Liberamente sei venuto fra noi e liberamente hai camminato nelle nostre fila. Conosci gli Scout, la loro Legge, il loro ideale; sai cosa devi essere: un ragazzo semplice e forte, attivo e sereno. Sai quello che devi diventare: un uomo semplice e forte, attivo e sereno. Sai tutto questo e vuoi che sia così. (tratto da una Veglia d’armi) Se non potete essere un pino sulla vetta del monte, siate un arbusto nella valle, ma siate il miglior piccolo arbusto sulla sponda del ruscello. Siate un cespuglio, se non potete essere un albero; se non potete essere una via maestra siate un sentiero. Se non potete essere il sole, siate una stella; non con la mole vincete o fallite. Siate il meglio di qualunque cosa siete. (Dauglas Malloch) Credo in me stesso Io so che questo sentimento non ha nulla a che fare con l’egocentrismo. Credo invece nella mia capacità di fare il bene, di dare un contributo utile alla società di cui faccio parte, di crescere e di progredire e di fare cose che ora possono sembrarmi impossibili. Nonostante il mio lavoro possa essere umile, nonostante il mio contributo possa essere piccolo, posso sempre svolgerlo con dignità e offrirlo con altruismo. I miei talenti possono non essere grandi, ma possono usarli per aiutare il mio prossimo. Posso essere una persona che svolge il suo lavoro essendo orgogliosa di quello che esce dalle sue mani e dalla sua mente. Posso essere una persona che lavora con rispetto per i suoi colleghi, per le loro opinioni, per le loro convinzioni, e con comprensione verso i loro problemi, animata dal desiderio di aiutarli se dovessero inciampare. Credo nel principio che posso cambiare questo mondo, sia pure in minima parte. Ma ciò che farò contribuirà al bene comune. La bontà del mondo in cui vivo è la somma di tanti atti di bontà piccoli e in apparenza insignificanti, compresi i miei atti. Si, io credo in me stesso. Spunti: - Sono consapevole di ciò che facciamo (cos è lo scautismo?), mi ci rispecchio? - Come vivo il mio ruolo nello scoutismo? Sono chiamato ad essere un esempio verso i miei fratelli scout.... sono indifferente o sento di averne una responsabilità? - E soprattutto sono consapevole di chi sono io? Punto in alto? Mi sento superiore/ inferiore agli altri? Mi sento all’altezza degli altri? Le mie riflessioni: _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ La sera Sale della terra e luce del mondo (Matteo 5, 13-16) Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. ... e tu hai deciso chi vuoi essere? mercoledì 7 agosto 2013 rifugio Guido Rey (1761 mt) --> rifugio la Chardouse (1650 mt) Per strada Non importa quanto insignificante possa essere la cosa che dovete fare, fatela meglio che potete, prestatele tutta l’attenzione che prestereste alla cosa che considerate più importante. Infatti sarete giudicati da queste piccole cose. (Mahatma Gandhi) Quelli che escono dalla loro pigrizia e si lasciano scomodare fino al punto di mettersi in viaggio per poter offrire a tutti la loro amicizia e il loro sorriso, intendono bene la sua Parola che canta dentro il loro cuore “Voi siete i miei figli prediletti”. Quelli che escono dalla musoneria e dalla cattiveria per mettersi in viaggio e offrire a tutti il perdono delle offese e il pane quotidiano, intendono la sua Parola, cantare nel loro cuore: “IO sono Il vostro Padre”. TU, Signore, ci chiami, tu disturbi la nostra tranquillità e ci fai mettere in viaggio, sulla stessa strada di Gesù, il tuo Figlio. Vedi, Signore, anche noi usciamo e ci mettiamo in cammino. «Vola!» miagolò Zorba allungando una zampa e toccandola appena. Fortunata scomparve alla vista, e l’umano e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso. Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele. Fortunata volava solitaria nella notte amburghese. Si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa. «Volo! Zorba! So volare!» strideva euforica dal vasto cielo grigio. L’umano accarezzò il dorso del gatto. «Bene, gatto. Ci siamo riusciti» disse, sospirando. «Si, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante» miagolò Zorba. «Ah si? E cosa ha capito?» chiese l’umano. «Che vola solo chi osa farlo» miagolò Zorba. «Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù» lo salutò l’umano. Zorba rimase a,contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto. (Luis Sepùlveda, “La gabbianella ed il gatto”) Ci impegniamo noi e non gli altri Ci impegniamo noi e non gli altri non chi sta in alto né chi sta in basso né chi crede né chi non crede. Ci impegniamo senza pretendere che altri si impegnino con noi o per suo conto come noi o in altro modo. Ci impegniamo senza giudicare chi non si impegna senza accusare chi non si impegna senza condannare chi non si impegna senza cercare perché non si impegna senza disimpegnarsi perché altri non si impegna. Sappiamo di non potere nulla su alcuno né vogliamo forzare la mano ad alcuno devoti come siamo e come intendiamo rimanere al libero movimento di ogni spirito. Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci. Ci impegniamo per trovare un senso alla vita a questa vita, alla nostra vita, una ragione che non sia una delle tante che ben conosciamo e che non ci prendono il cuore. Si vive una volta sola e non vogliamo essere “giocati” in nome di nessun piccolo interesse. Ci impegniamo non per riordinare il mondo non per rifarlo su misura ma per amarlo, per amare anche quello che non possiamo accettare, anche quello che non e’ amabile, anche quello che pare rifiutarsi all’amore, poiche’ dietro ogni volto e sotto ogni cuore c’e’, insieme a una grande sete d’amore, il volto e il cuore dell’amore. Ci impegniamo perche’ noi crediamo all’amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perpetuamente. (Primo Mazzolari) Preghiera sui talenti Dio solo può dare la fede, tu, però, puoi dare la tua testimonianza; Dio solo può dare la speranza, tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli; Dio solo può dare l’amore, tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare; Dio solo può dare la pace, tu, però, puoi seminare l’unione; Dio solo può dare la forza, tu, però, puoi dare sostegno ad uno scoraggiato; Dio solo è la via, tu, però, puoi indicarla agli altri; Dio solo è la luce, tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti; Dio solo è la vita, tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere; Dio solo può fare ciò che appare impossibile, tu, però, potrai fare il possibile; Dio solo basta a sé stesso, egli, però, preferisce contare su di te. Spunti: - Tento di fare sempre del mio meglio in tutto quello che faccio? - So darmi delle priorità? - Sono in grado di sacrificarmi impegnandomi con costanza anche quando i risultati si vedono alla lunga o mi scoraggio facilmente? - Sono costante e perseverante negli impegni che mi assumo? Quali sono le situazioni che mi richiedono perseveranza nella mia vita? - Sento di impegnarmi più/meno degli altri? Mi pesa? Le mie riflessioni: _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ La sera Parabola dei talenti (Matteo 25, 14-30) Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. giovedì 8 agosto 2013 rifugio la Chardouse (1650 mt) --> Tachier (1662 mt) Per strada L’uomo da solo è come una scarpa scompagnata. Anche tu, se ci pensi bene, senti che puoi vivere senza fratelli, ma non senza amici. Davvero, siamo nati tutti predisposti all’amicizia. Chi non ha bisogno di parlare, di confrontarsi, di sfogarsi, di chiedere aiuto? Ecco perché non ci basta stare accanto agli altri: vogliamo stare insieme, stare in gruppo. Nel nostro gruppo senti la gioia di vivere, nel gruppo scarichi le tensioni, nel gruppo trovi il sereno! Allora dai! Strappati da te stesso, fa puzzle con tanti! Il cuore non è proprietà privata! Mettiti in un gruppo che tiri: un gruppo con una sede, un programma, una volontà comune. Un gruppo che fa qualcosa di utile: ride, canta, prega, scopre e aiuta il mondo. Rompi la solitudine! Chi tiene a distanza l’altro, perde se stesso: gli altri sono il campo in cui dobbiamo seminare. Scaraventati fuori del tuo io: se uno sogna da solo, è soltanto un sogno; quando si sogna in tanti, può esser l’inizio di qualcosa di nuovo! Erano circa le 3 del mattino quando Rodolfo, la vecchia guida alpina, andò a svegliare Giovanni, architetto, tutto lavoro e mondanità. Il signor Giovanni aveva deciso di trascorrere parte delle sue vacanze in montagna. Rodolfo chiamò il suo cliente per iniziare l’ascensione, dopo colazione. Occorreva stare vicini alla guida perché la notte era senza luna e ad ogni passo Giovanni rischiava di incespicare tra i sassi. Questa gita già gli piaceva poco; Rodolfo poi era silenzioso e si limitava a qualche avvertimento. Quando con il fiato grosso Giovanni stava per chiedere all’accompagnatore di fermarsi per riposare, si arrivò ai bordi del ghiacciaio. In quattro e quattr’otto si trovò infagottato, legato come al guinzaglio, armato di piccozza e ramponi e sempre dietro a questo montanaro instancabile dai modi bruschi che ormai rimpiangeva di aver contattato. “Quanta fatica e perché motivo?” - pensava tra sé Giovanni. Il capo di Giovanni era stato fino ad allora chino sul terreno quasi a fare economia di ogni briciola di energia ma l’impulso a gridare con rabbia a Rodolfo di fermarsi e tornare, gli aveva fatto alzare il viso ed ecco che la visione di un’alba incantevole gli troncò il comando in gola. L’ammirazione per quanto aveva dinanzi gli alleviava la fatica e il freddo tanto che quasi se ne dimenticò. La guida, che conosceva bene la psicologia dei clienti di città, decise allora una sosta per uno spuntino e nemmeno allora cessò lo stupore di Giovanni che di continuo girava il capo e gustava la vista di quei colossi di roccia e ghiaccio, il silenzio incorrotto, il cielo così terso e turchese. Rodolfo, consapevole di ciò, rideva sotto i baffi. Il cammino riprese, la fatica pure, ma da quel momento accettata serenamente. La vetta fu raggiunta e allora Rodolfo e Giovanni guardandosi dritto negli occhi sorrisero e si strinsero la mano. “Se fossi stato più accondiscendente con lei” - disse Rodolfo - “certamente mi avrebbe pregato di tornare indietro.” “Grazie, perché adesso questa pace e questa gioia appartengono anche a me” rispose Giovanni. “ Padre, oggi come sempre fammi trovare il tempo per quello che più conta: aiutarci a essere felici. Non lasciare che si spenga in me il desiderio di incontrare gli altri e di stare con loro per rendere più abitabile, più accogliente, più umano, il luogo che ci hai donato per vivere. Aiutami a non dimenticare che dobbiamo vivere tutti come amici. Fammi ricordare sempre che non mi verrà chiesto il conto di tante cose ma che sarò giudicato sull’amore. Padre, donami la forza di non restare in disparte e isolato ma di essere interessato, sincero, vivace e amico di tutti. Due uomini, entrambi gravemente ammalati, occupavano la stessa stanza d’ospedale. Uno dei due doveva sedersi sul letto un’ora al giorno durante il pomeriggio per respirare meglio. Il suo letto si trovava di fianco all’unica finestra nella stanza. L’altro uomo era costretto a passare supino le sue giornate. I due compagni di sventura si parlavano per ore. Parlavano delle loro moglie delle loro famiglie, descrivendo le loro case, il loro lavoro, la loro esperienza al servizio militare ed i luoghi dov’erano stati in vacanza. Ed ogni pomeriggio, allorché l’uomo nel letto vicino alla finestra si poteva sedere, questi passava il tempo a descrivere al suo compagno di stanza tutto quello che vedeva fuori. L’uomo nell’altro letto cominciò a vivere nient’altro che per questi periodi di un’ora durante i quali il suo mondo si apriva ed arricchiva di tutte le attività e colori del mondo esterno. Dalla camera, la vista dava su di un parco con un bel lago. Le anatre ed i cigni giocavano nell’acqua, mentre i bambini facevano navigare i loro modelli di battelli in scala. Gli innamorati camminavano a braccetto in mezzo a fiori dai colori dell’arcobaleno. Degli alberi secolari decoravano il paesaggio e si poteva intravedere in lontananza la città profilarsi. Mentre l’uomo alla finestra descriveva tutti questi dettagli, l’altro chiudeva gli occhi e si immaginava le scene pittoresche. Durante un bel pomeriggio, l’uomo alla finestra descrisse una parata che passava li davanti. Sebbene l’altro uomo non avesse potuto udire l’orchestra, riuscì a vederla con gli occhi della propria immaginazione, talmente il suo compagno la descrisse nei minimi dettagli. Giorni e le settimane passarono. Una mattina, all’ora del bagno, l’infermiera trovò il corpo esanime dell’uomo vicino alla finestra, palesemente morto nel sonno. Rattristata, essa chiamò gli addetti della camera mortuaria perché venissero ritirare il corpo. Non appena sentì che il momento fosse appropriato, l’altro uomo chiese se poteva essere spostato in prossimità della finestra. L’infermiera, felice di potergli accordare questo piccolo favore, si assicurò del suo comfort e lo lasciò solo. Lentamente, sofferente, l’uomo si sollevò un poco, appoggiandosi su di un sostegno, per gettare un primo colpo d’occhio all’esterno. Finalmente, avrebbe avuto la gioia di vedere lui stesso quanto il suo amico gli aveva descritto. Si allungò per girarsi lentamente verso la finestra vicina al letto..... e tutto ciò che vide fu un muro! L’uomo domandò all’infermiera perché il suo compagno di stanza deceduto gli avesse dipinto tutta un’altra realtà. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco, e che non poteva nemmeno vedere il muro. “Forse ha solamente voluto incoraggiarvi “, commentò. Spunti: - Metto gioia e allegria nelle cose che faccio? - Cerco di farlo anche quando tutto non va come speravo? - Faccio pesare agli altri il loro atteggiamento, se diverso dal mio? Le mie riflessioni: _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ La sera Un cuore gioioso è il normale risultato di un cuore che arde d’amore. La gioia non è semplicemente una questione di temperamento, è sempre difficile mantenersi gioiosi: una ragione di più per dover cercare di attingere alla gioia e farla crescere nei nostri cuori. La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore. E più dona chi dona con gioia. Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, donate loro sempre un gaio sorriso; donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore. Può darsi che non si sia in grado di donare molto, però possiamo sempre donare la gioia che scaturisce da un cuore colmo d’amore. Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia, con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose, vedrete le vostre opere buone. E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine consiste nell’accettare ogni cosa con gioia. Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento. Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca. La gioia è assai contagiosa. Cercate, perciò, di essere sempre traboccanti di gioia dovunque andiate. La gioia dev’essere uno dei cardini della nostra vita. E’ il pegno di una personalità generosa. A volte è altresì un manto che avvolge una vita di sacrificio e di donazione di sé. Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici. Splende come un sole in seno a una comunità. Che Dio vi renda in amore tutto l’amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi, da un capo all’altro del mondo Madre Teresa di Calcutta venerdì 9 agosto 2013 Tachier (1662 mt) --> rifugio Ciao Pais (1865 mt) Per strada Un mio amico ed io vedemmo un cieco che, da solo, sedeva all’ombra del tempio. “Guarda, quello è l’uomo più saggio del nostro paese”, disse il mio amico, dopo di che lo lasciai per avvicinarmi al cieco e salutarlo. Parlavamo e dopo un po’ gli dissi: “Perdona la mia domanda, ma da quanto tempo sei cieco? “ “Dalla nascita” rispose. “E quale strada del sapere hai percorso? “ gli domandai. “Sono un astronomo” rispose. Si posò quindi la mano sul petto dicendo: “Osservo tutti questi soli, lune e stelle”. (Gibran Khalil) Preghiera dell’accoglienza Aiutami Signore ad essere per tutti un amico, che attende senza stancarsi, che accoglie con bontà, che dà con amore, che ascolta senza fatica, che ringrazia con gioia. Un amico che si è sempre certi di trovare quando se ne ha bisogno. Aiutami ad offrire un’amicizia riposante, a donare una pace gioiosa, la tua pace, o Signore. Fa che sia disponibile ed accogliente soprattutto verso i più deboli e indifesi. Così senza compiere opere straordinarie, io potrò aiutare gli altri a sentirti più vicino, Signore della tenerezza. La differenza di opinioni conduce alla ricerca, e la ricerca conduce alle verità. (T. Jefferson) Sì, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranze rovinate, ma nonostante tutto voglio concludere dicendo che ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non bisogna mai cedere. Se perdete la speranza, perdete anche quella vitalità che rende degna la vita, quel coraggio di essere voi stessi, quella forza che vi fa continuare nonostante tutto. Ecco perché io ho ancora un sogno. Ho il sogno che un giorno gli uomini si rizzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni nero della nostra patria, ogni uomo di colore di tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quella del colore della sua pelle, e ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana. Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come acqua e la rettitudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà, che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che le nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure oggetto di studio. Ho ancora il sogno ogni valle sarà innalzata e ogni montagna sarà spianata. Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà la pace sulla terra”. (Martin Luther King) Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto di una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo. (Ralph Waldo Emerson) Errori Lasciatemi quindi proseguir: rispettando i miei errori. Oh, se ognuno rispettasse gli errori del prossimo suo come rispetta gli errori di se stesso! La vita, allora, sarebbe una dolcissima cosa e noi – probabilmente – non saremmo costretti ad aggirarci in questo ben custodito recinto. Ma gli uomini sono troppo buoni, sono troppo onesti. Gli uomini sentono troppo il bisogno di emendare gli errori altrui, e di spingere gli altri verso la via del bene! (Giovannino Guareschi, “Ritorno alla base” - campo di prigionia in Germania per soldati italiani) Spunti: - Ho rispetto della diversità degli altri (nei tempi e nei modi di fare)? - Cerco di mediare il mio modo di esprimermi (linguaggio, gesti..) con quello del mio interlocutore? - Comprendo errori e debolezze altrui? So perdonare? - Mi sforzo di leggere il meglio nelle altre persone? Le mie riflessioni: _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ La sera Avvenne un tempo che, san Francesco d’Assisi e frate Leone andando da Perugia a Santa Maria degli Angeli, il santo frate spiegasse al suo compagno di viaggio cosa fosse la “perfetta letizia”. Era una giornata d’inverno e faceva molto freddo e c’era pure un forte vento tanto che procedevano camminando l’uno innanzi all’altro e, mentre frate Leone stava avanti, frate Francesco chiamandolo diceva: frate Leone, se avvenisse, a Dio piacendo, che i frati minori dovunque si rechino dessero grande esempio di santità e di laboriosità, annota e scrivi che questa non è perfetta letizia. Andando più avanti San Francesco chiamandolo per la seconda volta gli diceva: O frate Leone, anche se un frate minore dia la vista ai ciechi, faccia raddrizzare gli storpi, scacci i demoni, dia l’udito ai sordi, fa camminare i paralitici, dia la parola ai muti, e addirittura fa resuscitare i morti di quattro giorni; scrivi che non è in queste cose che sta la perfetta letizia. E ancora andando per un poco san Francesco grida chiamandolo: O frate Leone, se un frate minore parlasse tutte le lingue e conoscesse tutte le scritture e le scienze, e sapesse prevedere e rivelare non solo il futuro ma anche i segreti più intimi degli uomini; annota che non è qui la perfetta letizia. E andando ancora più avanti san Francesco chiamando forte diceva: O frate Leone pecorella di Dio, anche se il frate minore parlasse la lingua degli angeli, conoscesse tutti i misteri delle stelle, tutte le virtù delle erbe, che gli fossero rivelati tutti i tesori della terra, e tutte le virtù degli uccelli, dei pesci, delle pietre, delle acque; scrivi, non è qui la perfetta letizia. E andando più avanti dopo un po’ san Francesco chiamava il su compagno di viaggio: O frate Leone, anche se i frati minori sapessero predicare talmente bene da convertire tutti i non credenti alla fede di Cristo; scrivi non è questa la perfetta letizia. E così andando per diversi chilometri quando, con grande ammirazione frate Leone domandò: Padre ti prego per l’amor di Dio, dimmi dov’è la perfetta letizia. E san Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori ma non possiamo vantarci e glorificarci per avere sopportato codeste miserie e privazioni perché questi meriti vengono da Dio. Infatti le sacre scritture dicono: cosa hai tu che non sia stato concesso da Dio? E se tu hai ricevuto una grazia da Dio perché te ne vanti come se fosse opera tua? Noi ci possiamo gloriare nella nostra croce fatta di sofferenze e privazioni. Sul Vangelo sta scritto: Io non mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Gesù Cristo. Perfetta letizia - San Francesco sabato 10 agosto 2013 rifugio Ciao Pais (1865 mt) --> San Domenico (1233 mt) Per strada Siamo proprio come mattoni di un muro: ognuno di noi ha il suo posto, anche se può sembrare un piccolo posto in confronto alla grandezza del muro. Ma se un mattone si rompe o scivola fuori posto, gli altri cominciano a dover sopportare uno sforzo anormale, appaiono fessure e il muro si sgretola. (Baden-Powell, “Rovering to success”) Disse il clown: “Fa’ di me quello che vuoi!” Rispose la donna equilibrista: “Fai come faccio io: cammina sospeso su quel filo.” Il clown la guardò, nell’espressione del volto dell’equilibrista notò un segno di scherzo e di disprezzo, ma forse si sbagliava. “Farò come dici, pur di non deluderti!” Disse risoluto e ingenuamente. E si accinse a salire lungo la scala di corda e legno, che portava al filo sospeso. La donna fece lo stesso, ma dal lato opposto. Giunto in cima, il clown per nulla pratico di equilibrismo, ma spinto più dalla disperazione di non fallire che da qualsiasi altro motivo, con le sue grosse scarpe pesanti tentò di muovere un primo passo. Ci riuscì, il filo restava teso. L’equilibrista, dall’altro lato, poggiò anche il suo piede spoglio, piccolo, leggero sul filo. Niente di più facile! “Incontriamoci al centro!” Ingiunse come clausola finale. E a stento trattenne una risata beffarda. “Perché facciamo questa pazzia?” Chiese il clown, a cui tremavano le gambe per l’emozione. “Perché io possa fidarmi di te!” Rispose la donna, la sua voce non tradiva alcuna intenzione nascosta. Che dica la verità, pensava il clown, mentre i suoi piedi a stento riuscivano a tenersi stabili, oppure menta, ciò che conta è tentare. In fondo, cercò di consolarsi, mi resta solo questo rischio. Nel tendone del circo il silenzio era ovunque. E a camminare sospesi non si fa alcun rumore. L’equilibrista arrivò al centro e si fermò. Un’espressione soddisfatta, come di chi ha dato una lezione a qualcuno, era tutto ciò che il clown, dal canto suo, poteva vedere. E restò in bilico, dopo ancora due passi, lì sospeso, a guardarla. Era vero che i suoi occhi non avevano mai visto nulla di più desiderato. Ma è pure vero che, mentre si perdeva in quello sguardo e nel suo riflesso, non avvertì che il filo sotto i suoi piedi era scomparso, che la prospettiva da cui guardava la donna era cambiata, perché solo l’ostinazione gli restò, una volta corso il rischio. Dopo pochi istanti non s’accorse più di nulla. Era morto. La fiducia avrebbe atteso uomini migliori. Pregare non è solo dire parole ma “aver dentro”, nel cuore. Aver tanta gioia ed esultare, come Maria, la madre di Gesù. E’ meditare e assaporare quello che Dio ha fatto e sta facendo per noi. E’ avere dentro tanta fiducia come un bambino in braccio a sua madre; è avere dentro tanto coraggio da giocare la vita insieme con lui. E’ provare stupore e meraviglia di fronte all’uomo Gesù che muore e risorge al terzo giorno. E’ avere dentro tanta speranza che finalmente cambino le cose per un mondo migliore. E’ provare vergogna del poco amore di chi ha un padre e se ne va, di chi ha un amico ma non pensa che a sé. E’ sentire il bisogno di tendere la mano a lui che ci guarda e ci incoraggia. Semina, semina: l’importante è seminare - poco, molto, tutto ‑ il grano della speranza. Semina il tuo sorriso perché splenda intorno a te. Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita. Semina il tuo coraggio per risollevare quello altrui. Semina il tuo entusiasmo la tua fede, il tuo amore. Semina le più piccole cose i nonnulla. Semina e abbi Fiducia: ogni chicco arricchirà un piccolo angolo della terra. Il guerriero della luce crede. Proprio come credono i bambini. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il proprio pensiero possa cambiargli la vita, la sua vita comincia a cambiare. Poiché è certo che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto, è deluso. Talvolta, viene ferito ed allora sente i commenti: “com’è ingenuo!” Ma il guerriero sa che il prezzo vale. Per ogni sconfitta, ha due conquiste a suo favore. Tutti coloro che credono lo sanno. (Paolo Coelho, “Il Guerriero della Luce”) Un valoroso samurai, racconta una leggenda giapponese, morì dopo una lunga ed eroica vita. Arrivato nell’aldilà fu subito destinato al paradiso. Ma il samurai era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter fare prima una capatina all’inferno. “Sapete com’è” disse “così potrò apprezzare di più la felicità che mi attende”. Naturalmente fu accontentato e un angelo lo condusse all’inferno. Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola di cui non si vedeva la fine. La tavola era imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili, ma i commensali che sedevano intorno erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà. “Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida “Con tutto quel ben di Dio davanti?” “Vedi, quando arrivano qui, tutti ricevono due bastoncini, quelli che noi usiamo come posate per mangiare. Solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati a una sola estremità: solo così possono portarsi il cibo alla bocca.” Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti: con quel lunghissimi bastoncini era veramente impossibile. Il samurai non volle vedere altro e chiese di andare subito in Paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa: il paradiso era un salone identico a quello dell’inferno. E dentro il salone c’era la stessa immensa tavolata di gente. Sul tavolo, immerse in profumi deliziosi, facevano bella mostra pietanze e portate appetitose. Non solo: tutti i commensali erano muniti di bastoncini lunghi oltre un metro e che potevano essere impugnati sono a un’estremità per portare il cibo alla bocca, secondo il costume orientale. C’era una sola differenza. La gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante gioia. “Ma com’è possibile?” chiese il samurai. “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare proprio vicino.” L’insegnamento della leggenda è semplice: il nostro mondo può essere inferno o paradiso, dipende dall’atteggiamento che abbiamo gli uni con gli altri. (Tagore) Tu sei un Dio pieno d’amore. Davanti a te, noi riconosciamo che il dono più grande che ci hai fatto è la libertà di amarti: da figli e non da schiavi. Ma quante ombre minacciano questo dono dentro e fuori di noi, e quante forme di schiavitù nel mondo! E mentre scegliamole vie che ci allontanano da te, tu non smetti di cercarci, come il pastore fa con la pecora perduta, il papà con il figlio scappato di casa. E’ Gesù che ce lo ha detto, lui, uomo permanete libero di fronte a ogni pregiudizio e perfino di fronte alla morte. La sua risurrezione ci ha svelato il segreto della libertà: la totale fiducia in te, o Padre. Da Gesù noi riceviamo lo Spirito di libertà che ci fa tuoi figli. Nella fede siamo liberati dalla preoccupazione di pensare soltanto a noi stessi; nella speranza, siamo forti per non lasciarci paralizzare dalla paura di non farcela e, nel tuo amore, diventiamo liberi per amore. Sentiamo il fascino di una Chiesa dove la libertà delle persone è rispettata, educata e resa operosa nel servire la vita di tutti. Questa è la tua volontà, o Dio amante della vita. Tu sei un Dio fedele Spunti: - Quali sono le persone in cui ripongo la vera fiducia? La comunità di clan ne fa parte? - Quando una persona si merita la mia fiducia (deve agire in modo particolare)? - Mi sento una persona degna della fiducia degli altri? Le mie riflessioni: _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ _____________________________________________________________________ La sera Abbandonarsi alla Provvidenza (Matteo 6, 25-34) Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà gia le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena. domenica 11 agosto 2013 San Domenico (1233 mt) --> Oulx (1065 mt) Preghiera del Rover Preghiera della Scolta O Signore Gesù, che scegliesti di essere l’Agnello di Dio accettando la volontà di Colui che ti aveva mandato ed il portarne a termine l’opera, concedimi di poter imitare questo tuo divin esempio nella mia vita quotidiana. Aiutami a comportarmi in ogni circostanza da vero Rover: pronto nel vedere il bene, costante nel portarlo a buon fine, senza inutili lamenti, ma lietamente, come tu vuoi. Fa’ che la mia vita segua la traccia del tuo volere e che non mi pieghi alle lusinghe del mondo. Rendimi capace di portare altri sulla via del bene, senza scoraggiamenti per i miei insuccessi. Fa’ che ogni sera giunga stanco al riposo ma lieto per aver fatto del mio meglio per rimanere fedele a Te e alla mia Promessa. Signore Gesù, che hai detto “Siate pronti”, fammi la grazia di scegliere questo comando come mio motto e di rimanere fedele. Che ogni circostanza della mia vita mi trovi pronta per il dovere: amando e dicendo la verità, cercando e facendo il bene, sempre pronta a perdonare, sempre pronta ad aiutare sorridendo nelle avversità, pura di mente e di cuore. Queste sono, o Signore, le tracce dei tuoi passi. Voglio seguirle attraverso tutto, senza paura e senza rimpianti, con animo forte e a fronte alta. Signore aiutami.