��������������������� REGIONE MARCHE ������������ ��������� ���������������� ��������� �������������� �������������� ������������ Hanno collaborato: Gigliola Angelozzi Giovanni Bini Bruno Conti Rita Curto Enzo Frati Mario Giusti Bruno Marchetti Paolo Mazzoni Giuditta Montecchiani Raffaella Pagni Paolo Pelaia Sandro Punzo Stefano Moretti Sabra Rocchi Cecilia Sardellini Riccardo Sestili Presentazione Le linee guida regionali dedicate ai medici e agli infermieri dei Dipartimenti d’Emergenza ( DEA) sono state raccolte in questa prima edizione del “libretto verde” che segue l’ormai noto ”libretto giallo”(medici emergenza territoriale) e il recente “libretto blu”(soccorritori). Professionisti diversi (medici di pronto soccorso, anestesisti - rianimatori, chirurghi, radiologi , altri specialisti e gli infermieri professionali) sono chiamati giornalmente a lavorare intorno al paziente critico con ruoli e competenze differenziati, ma con spirito di equipe. È quindi indispensabile che i diversi ruoli professionali e le diverse discipline condividano linee guida autorevoli ed aggiornate per attuare insieme il percorso diagnostico terapeutico più appropriato per ogni problema clinico. Le linee guida contenute nel presente libretto verde sono state preparate dai referenti della formazione per l’emergenza che rappresentano tutte le Zone della Regione Marche; fanno riferimento a linee guida internazionali recenti, tratte esclusivamente dalla medicina basata sull’evidenza e adattate alle nostre possibilità operative. Il lungo lavoro di questi esperti realizza tracce semplici da condividere e acquisire da parte dei diversi protagonisti dell’assistenza e cura in emergenza. Ci auguriamo che, con l’aiuto delle linee guida del “libretto verde”, i percorsi clinici nel DEA saranno attuati in modo più uniforme e scorrevole riducendo i tempi e migliorando i risultati. Ringrazio con calore il gruppo regionale dei formatori dell’ Emergenza Sanitaria che continua a lavorare con entusiasmo, costanza e professionalità per migliorare la cultura e la pratica clinica a tutti i livelli . Raccomando un’ampia diffusione del “libretto verde” a tutti i Dipartimenti d’Emergenza della Regione e la condivisione ed applicazione dei contenuti da parte di tutti i nostri validi professionisti. AUGUSTO MELAPPIONI Assessore alla Sanità Regione Marche Introduzione Il paziente che presenta un problema clinico immediatamente o potenzialmente minaccioso per la sua vita o per la sua integrità psico-fisica necessita di un approccio diagnostico - terapeutico diverso da quello tradizionale: i suoi bisogni impongono un sovvertimento della classica sequenza assistenziale (anamnesi completa e dettagliata, esame obiettivo altrettanto completo e minuzioso e così via…) soprattutto tenendo conto dell’importanza cruciale del fattore tempo . Di fronte al malato critico (con pluri-patologie oppure con multiple lesioni traumatiche) i medici e gli infermieri dell’ emergenza devono, prima di tutto, badare all’essenziale in un clima di rapida intesa tra gli operatori delle diverse professioni e discipline. Sia chiaro che semplificare non vuol dire assumere una condotta semplicistica e superficiale, ma piuttosto condividere priorità di intervento nel rispetto delle diverse competenze dei vari operatori che lavorano in equipe. L’iter diagnostico-terapeutico da perseguire deve essere: ✓ definito (necessità di linee-guida condivise, applicabili,autorevoli e aggiornate) ✓ organizzato ( protocolli operativi condivisi per ogni DEA) ✓ tempestivo ✓ semplificato (cioè guidato da pochi ma certi sintomi e segni clinici). Ogni decisione importante si fonda sempre su pochi dati clinici sicuri ed inequivocabili. ✓ olistico ( che guardi al paziente come “ad un tutto”) Questo libretto non ha la pretesa di essere un manuale completo; già nella definizione dell’indice sono stati selezionati i più comuni problemi clinici che si presentano in emergenza e quelli potenzialmente più pericolosi. Lo scopo principale che ha guidato il gruppo di lavoro è stato quello di riassumere e schematizzare – “semplificare” – gli aspetti fondamentali di ciascun quadro clinico senza dimenticare le regole di un corretto iter diagnosticoterapeutico: è stato un costante ma faticoso lavoro basato sui dati più aggiornati dell’evidenza clinica e sul buon senso di ciò che sembra realizzabile nella nostra regione: il risultato è un insieme di schede “in divenire”, da provare ad applicare nei DEA, aperte a suggerimenti, correzioni, aggiornamenti. Per ciò che riguarda il trauma maggiore il libretto verde è integrato dal documento guida “il sistema integrato di assistenza al trauma grave (SIAT) nella regione marche” recentemente presentato a livello regionale e condiviso dagli esperti delle diverse discipline. Ci auguriamo che gli algoritmi proposti nel tentativo di suggerire linee guida di comportamento pratico siano uno strumento utile per i medici che lavorano nei DEA, stabiliscano una continuità di cura con la fase del soccorso preospedaliero, contribuiscano a fornire un’assistenza uniforme e siano la base per una valutazione dei risultati anche con l’audit clinico. Un ringraziamento affettuoso va alla nostra coordinatrice Dr. Sofia Di Tizio, senza la quale – presenza sempre vigile e pungolante – questo libretto non sarebbe mai stato scritto. (Gli Autori) 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento emergenza Linee Guida 2004 FUNZIONI E COMPITI DEL MEDICO DʼURGENZA . � Valuta segni vitali (coscienza respiro polso) � Coordina lʼapproccio in team dei suoi collaboratori e partecipa attivamente allʼRCP se necessario � Verifica che al paziente sia: � Somministrato Ossigeno � Assicurato accesso venoso (prelievo per esami di laboratorio, infusione liquidi) � Applicato Monitoraggio per ECG, Sa O2, parametri vitali, diuresi � Raccoglie anamnesi dellʼepisodio e storia clinica � Raccoglie informazioni da equipaggio 118 e/o dal paziente, accompagnatori. � Effettua esame obiettivo mirato e completo � Rivaluta i segni vitali � Decide trattamento specifico � Decide esecuzione indagini di laboratorio/strumentali � Annota lʼora dʼarrivo del paziente � Allerta specialisti su indicazione clinica � Allerta reperibili per eventuale trasferimento protetto � Coordina le cure � Registra i dati sul verbale di Pronto Soccorso e cartella clinica � Comunica con il paziente e con i familiari � Comunica, quando richiesto, con le Forze dellʼOrdine Decide, coadiuvato da specialisti, se necessario, la destinazione più appropriata per il paziente : Dimissione (eventuale follow-up, rinvio al curante) Osservazione clinica Ricovero Trasferimento 3 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento emergenza Linee guida 2004 APPROCCIO AL PAZIENTE CRITICO La filosofia della Medicina dʼUrgenza è quella della riduzione della complessità: per questo il medico dellʼemergenza deve cercare di semplificare i problemi, nel minor tempo possibile. Fondamentale è il riconoscimento rapido del paziente critico valutabile in base alla classica sequenza A (vie aeree) B (respiro) C (circolo) D (valutazione neurologica) con rilevazione dei parametri vitali (FR, FC, PA, TC, Sat O2) eventuale stick glicemico ed EGA. Il malato grave necessita di un approccio in team, dove ogni componente della squadra ha un compito preciso assegnato e si lavora in orizzontale, con lʼintegrazione di azioni simultanee ( es. controllo e pervietà della via aerea – ventilazione – accessi venosi e così via). Tutti gli specialisti chiamati dovrebbero integrarsi con il team. Una metodologia dʼapproccio al paziente critico prevede quattro gruppi di azioni sulla base di priorità e di rapidità di esecuzione : PRIMO STEP � � � � � ABCD con eventuale RCP Ossigenoterapia Parametri vitali monitoraggio ECG Anamnesi e rapido es .obiettivo SECONDO STEP � Accesso venoso � Glucostix � ECG 12 derivazioni TERZO STEP 1 RIVALUTAZIONE CONTINUA DEL PAZIENTE � diagnostica per immagini mirata � diagnostica ematochimica mirata QUARTO STEP 2 Valutazione secondaria e trattamento Nota 1 Le radiografie, come gli esami di laboratorio, dovrebbero essere richieste solo quando il risultato potrebbe avere unʼinfluenza sulla terapia immediata del paziente o sulla sua successiva destinazione. Nota 2 Dopo aver individuato e trattato il problema principale, soprattutto quando minaccioso per la vita, la storia clinica e lʼesame obiettivo del paziente debbono essere completati, ma sempre guidati dal disturbo principale: ciò può significare un esame talvolta rapido e limitato, spesso accurato e minuzioso. 4 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 ARRESTO CARDIACO Valuta coscienza, respiro, polso carotideo e segni di circolo: ASSENTI Tre possibili quadri ECGgrafici: � Fibrillazione o Tachicardia Ventricolare senza polso - FV/TV; � Attività Elettrica senza polso - PEA; � Asistolia � � � � Determina assenza di coscienza � Attiva sistema d’emergenza Determina assenza di respiro � Ventila 2 volte Determina assenza di polso e segni di circolo � Inizia massaggio cardiaco MCE Appena possibile collega al defibrillatore FV/TV senza polso Defibrilla 200/200/360 j o equivalente bifasico Controlla polso� RCP per1 min Accesso venoso ed intubazione Adrenalina 1 mg ev ogni 3-5 min oppure Vasopressina 40 U una sola volta Alterna 1 min RCP a sequenza defibrillazione 360/360 /360 o equivalente difasico finchè ritmo defibrillabile Cerca di identificare la causa dell’arresto� Considera gli antiaritmici 2 (Amiodarone , MgSo4, procainamide) / tamponi Eventuali trattamenti specifici Asistolia Inizia RCP PEA Inizia RCP Accesso venoso ed intubazione Adrenalina 1 mg ev ogni 3-5 min Asistolia ventricolare (P non condotte)?� pacing transcutaneo Accesso venoso ed intubazione Adrenalina 1 mg ev ogni 3-5 min Cerca di identificare la causa dell’arresto� Cerca di identificare la causa dell’arresto� Eventuali trattamenti specifici Eventuali trattamenti specifici Atropina 3 mg ev se frequenza <60 min Atropina 3 mg ev Cessazione degli sforzi 3 MONITORAGGIO Verifica polso carotideo ad ogni modifica di ritmo al monitor 5 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE ARRESTO CARDIACO Nota 1 Ragiona sulle cause attraverso l’anamnesi e l’esame obbiettivo: � Ipovolemia � infusione di liquidi � Ipossia � o2 100%, ventilazione � Acidosi � alcalinizzanti, ventilazione � Iperkaliemia � CaCl, NaHCO3 � Ipokaliemia � kCl 10 mmEq in 5 min � Ipotermia � riscaldamento � Farmaci � provvedimenti specifici (glucagone per � bloccanti; Calciocloruro per Ca-antagonisti; frammenti anticorpali anti -digossina; NaHCO3 per triciclici) � Tamponamento cardiaco � pericardiocentesi � Pnx � decompressione � Ima � trombolisi � Tromboembolia polmonare � trombolisi Nota 2 Amiodarone 300 mg + DC shock 360 j dopo 30-60 sec di RCP. Non interrompere RCP finchè persiste FV. Nota 3 Considera l’interruzione della RCP dopo 30 min di intervento ottimale inefficace, in presenza di asistolia. 6 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ������������������������ � � � � � � Considera sovraccarico di volume nell’insufficienza renale � � � � Dispnea grave � VALUTA COSCIENZA, RESPIRO, POLSO MANTIENI LA PERVIETÀ DELLE VIE AEREE LINEA VENOSA POSIZIONE SEDUTA SOMMINISTRA OSSIGENO MONITORIZZA: � RITMO CARDIACO � OSSIMETRIA � PRESSIONE ARTERIOSA ANAMNESI DELL’EPISODIO E FARMACOLOGICA 2 ESAME OBIETTIVO ECG 12 DERIVAZIONI RX TORACE A LETTO � Vie aeree superiori compromesse ? � Livello di coscienza alterato ? � Instabilità emodinamica ? � IMA o ischemia acuta ? SI SI � � � Soffio nuovo ? Es obiettivo sospetto per tamponamento cardiaco? Shock? Ecocardiografia 3 urgente �������������������� ��������������������� �������������������� ������������������������� Intubazione endotracheale CPAP NO 4 NO 5 Shock Cardiogeno � Agenti inotropi � Contropulsatore aortico SI NO IMA/ Ischemia � � SI � ASA Trombolisi per IMA con elevazione ST Angioplastica NO Tachicardia instabile 6 � SI � Cardioversione sincronizzata Terapia antiaritmica NO � 7 BAV con instabilità SI � � Pacing transcutaneo d’emergenza Inotropi Allerta sala PMK NO 8 Nitrati ( subl in attesa di accesso venoso o se sintomi moderati, e.v. se elevati valori pressori 0,3-0,5mcg/Kg/min) 10 Furosemide 40-80 mgr e.v. se diuresi inadeguata: � Raddoppiare la dose giornaliera di furosemide � Aggiungere un altro diuretico dell’ansa (torasemide o bumetamide) � Aggiungere un diuretico tiazidico � Incominciare l’infusione di furosemide iniziare con 20- 40 mgr /h per diuresi 100 ml/h � Evitare diuretici in caso di ipotensione o disfunzione diastolica acuta 9 � Considera morfina 2-3 mg bolo, Ace inibitori (captopril 12,5-25 mgr per os) � Aggiungere inotropi se non migliora � � 7 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 NOTE PER SCOMPENSO CARDIACO ACUTO 1 Nota Lo scompenso cardiaco è una sindrome complessa e multifattoriale con presentazioni cliniche variabili, la differenziazioni tra questi può essere di aiuto nella valutazione e nel trattamento del singolo paziente. Ha una etiologia molteplice: . Malattia coronaria . Ipertensione . Patologia valvolare . Cardiomiopatie ( idiomatica,alcolica,tossica post-partum, ipertrofica ostruttiva, indotta da tachiaritmie) . Patologie infiltative . Cardiopatie congenite . Malattie del pericardio . Stati ipercinetici (anemia, fistola arteo-venosa, distiroidismi, beri-beri). Nota 2 Lʼesame obiettivo polmonare a volte può essere fuorviante, i rantoli, un reperto classico nello scompenso cardiaco possono anche essere presenti nella polmonite, nelle patologie polmonari interstiziali o nella BPCO. Dʼaltra parte il broncospasmo o “asma cardiaco” non è raro nello scompenso cardiaco acuto. Nei pazienti con dispnea acuta la sensibilità e specificità dei rantoli per la disfunzione del ventricolo sn. appaiono molto scarse, mentre lʼassociazione di rantoli, ritmo di galoppo T3 e turgore giugulare è più accurata. Un soffio cardiaco di nuova insorgenza in questo contesto può essere indicativo di una disfunzione acuta valvolare o di un muscolo papillare. 3 Nota Lʼecocardiografia è di aiuto nella diagnosi o nellʼesclusione di etiologie potenzialmente reversibili dello scompenso acuto come un tamponamento cardiaco, unʼembolia polmonare massiva, la rottura di una corda tendinea o la rottura del setto ventricolare. Le linee guida ACC/AHA raccomandano unʼecocardiografia transtoracica non appena possibile, dopo unʼiniziale stabilizzazione, per tutti i pazienti che si presentino con un edema polmonare acuto, purchè non susistano evidenti fattori precipitanti e le condizioni cardiache del paziente siano state adeguatamente valutate in precedenza. 4 Nota Vedi procedure NIV 5 Nota Vedi shock cardiogeno 6 Nota In generale diltiazem, amiodarone e digitale sono considerati i farmaci di prima linea per il controllo della frequenza ventricolare. La cardioversione elettrica può essere una misura salvavita per i pazienti instabili con fibrillazione atriale di recente insorgenza. 7 Nota In assenza di agenti farmacologici che diminuiscono la frequenza, la presenza di tachicardia nello scompenso cardiaco è la regola. La bradicardia deve far sorgere il sospetto di un blocco AV avanzato, di una iperpotassiemia, dellʼintossicazione digitalica o da altri farmaci, dellʼipossia grave. Nota 8 Lʼipotensione secondaria ad una terapia standard con nitrati è in genere transitoria, una severa e persistente ipotensione dovrebbe far sorgere sospetti circa una ipovolemia, una stenosi valvolare, tamponamento cardiaco, IMA dx, uso recente di Sildenafil (Viagra). Nota9 I pazienti che si presentano con uno scompenso cardiaco acuto non hanno necessariamente un sovraccarico di volume. I pazienti con insufficienza distolica acuta, ad esempio, possono trarre maggior beneficio da una ridistribuzione del volume circolante (utilizzando nitrati), piuttosto che dalla diuresi. La furosemide agisce anche con effetti vascolari diretti attivando i sistemi renina-angiotensina e simpatici. Gli studi che hanno confrontato gli effetti acuti dei diuretici e dei nitrati hanno mostrato effetti emodinamici più favorevoli per i nitrati. Nel caso di un sovraccarico di volume che non risponde alla terapia standard, si può usare un diuretico dellʼansa più potente come la toresamide (10-20 mg. EV). Se il paziente non risponde ad una o due dosi iniziali di diuretici un’alternativa è la somministrazione di furosemide in infusione continua. Questo massimizzerà la diuresi mentre diminuirà la tossicità di boli equivalenti di furosemide. 10 Nota In acuto gli Ace inibitori possono essere somministrati per via orale o subl.(es contenuto capsule di captopril), essi riducono sia il pre che il post-carico, migliorano lʼemodinamica renale, ostacolano la ritenzione di sodio, attenuano la stimolazione simpatica e mantengono o migliorano la funzione ventricolare. Gli effetti emodinamici si possono notare entro 10-60 min. Il captopril sublingule è sicuro ed efficace per i pazienti nel DEA con edema polmonare. Sono controindicati in gravidanza, nellʼipekaliemia o in caso di precedente angioedema da Ace inibitore, vanno usati con cautela nei pazienti con segni di ridotta perfusione sistemica. 8 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 APPROCCIO AL PAZIENTE ARITMICO � � � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso /prelievo 1 Monitoraggio ECG, SaO2, PA Controlla parametri vitali Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni Rx torace a letto Ecocardiografia � � � � Il paziente è stabile o instabile ? 2 2 Sono presenti segni o sintomi gravi ? Sono segni e sintomi secondari alla aritmia ? Quale è il tipo di aritmia Periarresto ? � Chiama lʼesperto Frequenza Troppo lenta ? Frequenza Troppo veloce ? QRS STRETTO O LARGO ? Vedi algoritmo BRADICARDIA Vedi algoritmi � TACHICARDIA A COMPLESSI STRETTI � TACHICARDIA A COMPLESSI LARGHI 9 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE approccio al paziente aritmico NOTA 1 Gli esami di laboratorio in generale sono: emocromo glicemia azotemia creatinina + + + elettroliti (K , Mg , Ca ) PT-PTT digoxinemia (se usa digitale) EGA se SO2 < 90 % Markers miocardici (nel sospetto di Sindrome coronarica acuta) D-dimero (sospetto di embolia polmonare) NOTA 2 Segni sfavorevoli che preludono un peri-arresto sono: � Gettata cardiaca bassa con dolore retrosternale, pallore, vasocostrizione periferica, ipotensione, alterazione dello stato di coscienza � Tachicardia estrema: � Complessi stretti > 200 battiti/min � Complessi larghi > 150 battiti/min � Bradicardia spinta: � < 40 battiti o < 60 battiti/ min in cuore debilitato � Insufficienza cardiaca ( Edema polmonare, aumento PVC, epatomegalia ) 10 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 BRADICARDIA � � � Somministra ossigeno se necessario Accesso venoso Monitor-ECG Sono presenti segni avversi ? - Ipotensione - F.C < 40 bpm - Aritmie ventricolari da trattare - Insufficienza cardiaca SI NO - Bradicardia sinusale - Arresti o blocchi seno-atriali - BAV II ° Mobitz 1 - BAV III° QRS stretto - BAV II° Mobitz 2 - BAV III° QRS largo � Atropina � Pacing 1 transcutaneo � Adrenalina (2-10�����min) o Dopamina � Pacing 1 transcutaneo � Adrenalina o Dopamina Rischio di asistolia? - Recente asistolia Blocco AV Mobitz II Blocco AV completo con QRS larghi Pause ventricolari > 3 sec SI Pacing transcutaneo in standby Chiama l’esperto per Pacing transvenoso NOTA 1 (sedazione del paziente se necessario) 11 NO � Osservazione � Consulta l’esperto 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 TACHICARDIA A COMPLESSI STRETTI � � Polso non palpabile Alterazione della 1 coscienza DC Shock sincronizzato 2 (100-200-360 J) � � MANOVRE VAGALI 3 Sono presenti segni avversi ? - SI Valuta ABC Somministra ossigeno se necessario Accesso venoso Monitor-ECG - PA sistolica < 90 mmHg Dolore toracico + ECG ischemico Insufficienza cardiaca F.C. > 150-200 bpm NO ADENOSINA 4 DC Shock sincronizzati 2 (100,200,360 J) 6 mg ev bolo rapido, seguiti se necessario da un massimo di 3 dosi di 3 12 mgr ciascuno ogni 1-2 min INEFFICACI - Nessun effetto Chiama l’esperto Amiodarone ev Ripetizione DC shock Tachicardia sinusale TSV da rientro Tachicardia atriale Flutter atriale Rallentamento FC Tachicardia sinusale Tachicardia Atriale Flutter atriale Fibrillazione atriale Interruzione aritmia Consulta l’esperto per eventuale profilassi farmacologica o ablazione CARDIOPATIA (anamnesi, es obiettivo, Rx torace, ecocardiografia) assente - 5 ��bloccanti verapamile/diltiazem 6 antiaritmici classe 1C amiodarone 13 presente - Chiama l’esperto - Lanoxin o amiodarone - Stimolazione transesofagea 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE A TACHICARDIA A COMPLESSI STRETTI NOTA 1 In rari casi, compreso il flutter atriale con conduzione 1:1 la tachicardia a complessi stretti estremamente rapida (di solito con più di 250 bpm) può compromettere la gittata cardiaca a tal punto che il polso può non essere palpabile e la coscienza alterata NOTA 2 PROCEDURA PER CARDIOVERSIONE SINCRONIZZATA Tenere a disposizione : � saturimetro � aspiratore � set intubazione � Sedazione del paziente ( es. midazolam 0,1 mg/kg con o senza morfina 2-3 mgr ev) � Attivazione modo sincronizzato tramite tasto Sync � Posizionamento di gel o pads isolanti � Allontanamento fonte di ossigeno � Posizionamento piastre sterno-apice � Selezione energia (100 J*-200 J--360 J o equivalente bifasico) � Allertare per sicurezza � Premere tasto charge � Filastrocca di sicurezza � Applicare una pressione sul torace > 10kg � Premere i tasti charge simultaneamente � Controllare monitor : � � � � persiste tachicardia ? aumentare potenza della scarica in joule secondo la scaletta sovraindicata ripristinare il modo sync dopo ogni cardioversione sincronizzata eseguire fino a tre tentativi � � ripristino ritmo sinusale? Rivalutare parametri vitali del paziente * La TPS ed il flutter atriale possono rispondere a livelli di energia inferiore (iniziare con 50 J) NOTA 3 La tecnica più efficace può essere la manovra di Valsalva (espirazione forzata a glottide chiusa) in posizione supina (ad es far soffiare dentro una siringa da 20 ml con forza sufficiente a spingere indietro lo stantuffo). Massaggio seno carotideo (non utilizzarlo se è presente soffio carotideo) le manovre vagali non vanno effettuate in presenza di ischemia miocardia acuta o in intossicazione digitalica per il rischio di una improvvisa bradicardia con possibilità di innesco di un F.V. NOTA 4 Lʼ adenosina è un nucleotide purinico che rallenta la conduzione attraverso il nodo AV ma ha scarso effetto sulle altre cellule miocardiche o sulle vie di conduzione. Eʼ efficace nelle tachicardie parossistiche sopraventricolari con circuiti di rientro che includono il nodo AV. In altre tachicardie a complessi stretti lʼadenosina può mostrare il ritmo di base rallentando la risposta ventricolare. Ha un emivita breve (10-15 “) e va somministrata in bolo rapido seguito da un bolo di soluzione fisiologica. I pazienti devono essere avvertiti di effetti transitori spiacevoli come nausea, vampate di calore, dolore toracico. La teofillina ed i composti correlati bloccano lʼeffetto dellʼadenosina. Cautela nellʼuso di adenosina se il paziente assume dipiridamolo, carbamazepina o ha un cuore denervato. In presenza di WPW il blocco della conduzione AV causato dall’adenosina può favorire la conduzione lungo la via accessoria provocando una risposta ventricolare eccessivamente rapida. NOTA 5 In assenza di segni avversi può essere scelto uno o più tra i vari farmaci antiaritmici sulla base della disponibilità e dei protocolli locali. Il verapamile non deve essere usato in presenza di sindrome di WPW, lʼinterazione tra verapamile e ��bloccante è potenzialmente pericolosa specie se entrambi vengono somministrati ev. Tutti i farmaci antiaritmici sono proaritmici e depressori miocardici NOTA 6 Antiaritmici Classe 1 C più usati: Propafenone dose iniziale: 2 mg/Kg in 5-10 min mantenimento 0,007 mg/Kg/min Flecainide dose iniziale: 1-2 mg/Kg in 10 min mantenimento 1° h 1.5 mg/Kg a seguire 0,1-0,25 mg/Kg 14 2 15 Consulta esperto Considera eparina b.p.m Amiodarone ev DC shock sincronizzato 360 J (sedazione /anestesia) Persistenza aritmia � DC shock sincronizzato (sedazione /anestesia) 200-300-360 J < 48 h Durata aritmia Presenza di grave compromissione emodinamica > 48 h o non databile Eparina 5000 U ev DC shock sincronizzato (sedazione /anestesia) 200-300-360 J � Infusione ev continua di eparina � Embricare anticoagulanti per os � � Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 � � � � � � � � � Consulta esperto per eventuale profilassi DIMISSIONE 4 efficaci Antiaritmici Classe 1 C o Amiodarone ev Assenza di cardiopatia Funzione VS normale Assenza di trombi endocavitari Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso /prelievo Monitoraggio ECG, SaO2, PA Controlla parametri vitali Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni FIBRILLAZIONE ATRIALE 1 2 Osservazione per 6-12 h Eparina bpm Consulenza cardiologica Inefficaci Amiodarone ev Presenza di cardiopatia Funzione VS depressa Blocco di branca Età > 75 a < 48 h Controllo farmacologico FC Terapia anticoagulante Consulta esperto per indicazione tentativo di cardioversione elettrica in elezione > 48 h o non databile DC shock sincronizzato inefficace Controllo 3 farmacologico FC Terapia anticoagulante Presenza di trombosi endocavitaria Considera ecocardiografia Durata aritmia Assenza di grave compromissione emodinamica Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE A FIBRILLAZIONE ATRIALE NOTA 1 Eʼ lʼaritmia più comune osservata nei DEA. Compare di solito (70% dei pazienti) in presenza di una cardiopatia organica; è particolarmente frequente in pazienti critici con disordini cardiovascolari, insufficienza respiratoria, sepsi. Lʼeziologia è multifattoriale e i principali fattori in causa sono: ischemia miocardia (20% dei pazienti che si presentano con IMA), disturbi elettrolitici, ipossia, scompenso cardiaco,aumentato tono simpatico, distensione atriale (es. embolia polmonare, pazienti con insufficienza respiratoria --� ipertensione polmonare --� distensione atriale dx) In alcuni casi non si associa ad alcuna patologia documentabile (Lone Atrial Fibrillation), in altri può esservi un ipertiroidismo o unʼanamnesi di abuso alcolico. La FA nella sindrome di W.P.W. presenta aspetti diagnostici, terapeutici e prognostici particolari. Classificazione � Ricorrente: FA che si presenta in un paziente con un precedente episodio nel passato � Isolata : compare in in pz con meno di 60 a. senza evidenza clinica/ecocardiografica di malattia cardiopolmonare � Valvolare o non valvolare (tutte le forme di FA vanno classificate in valv.o non valv) � Parossistica : dura meno di una settimana e si converte spontaneamente a ritmo sinusale � Persistente : dura più di 7 gg o richiede cardioversione (farmacologia/elettrica) � Permanente : refrattaria alla cardioversione o persistente per più di un anno La definizione di FA Parossistica, Persistente , Permanente non si applica agli episodi di FA che durano 30 sec o meno precipitati dalle seguenti situazioni patologiche reversibili : � IMA � Interventi cardiochirurgici � Pericardite � Miocardite � Ipertiroidismo � Embolia polmonare � Malattie polmonari acute NOTA 2 Anche nei pazienti con F.A. insorta da meno di 48 h considerare comunque quelli con fattori di rischio per tromboembolismo . in caso di cardioversione (in questi paziente è comunque consigliata la scoagulazione): -Età avanzata -Malattia valvolare mitralica reumatica -portatori di protesi valvolari -Storia di diabete -cardiopatia ischemica -Pregresso ictus o attacco ischemico --transitorio -Storia di ipertensione-Disfunzione del ventricolo sinistro (F.E. minore del 35%) -tireotossicosi -Ipercoagulabilità nota 16 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 Raccomandazioni dell’ACC/AHA/ESC per la terapia antitrombotica nella FA basate sui fattori di rischio sottostanti: CARATTERISTICHE DEL PAZIENTE TERAPIA ANTITROMBOTICA età < 60 a., nessuna malattia cardiaca (lone atrial Aspirina, 325 mg /dì, o nessuna terapia fibrillation) età < 60 a., malattia cardiaca, ma non fattori di rischio Aspirina, 325 mg /diʼ età >/= 60 a. ma non fattori di rischio Aspirina, 325 mg /dì età >/= 60 a. con diabete o coronaropatia età >/= 75 a., specie se donna Warfarin (INR, 2.0-3.0); considera lʼaggiunta di aspirina 81-162 mg / dì Warfarin (INR, 2.0) scompenso cardiaco Warfarin (INR, 2.0) FE </= 0.35 Warfarin (INR, 2.0-3.0) tireotossicosi Warfarin (INR, 2.0-3.0) ipertensione Warfarin (INR, 2.0-3.0) stenosi mitralica Warfarin (INR, 2.5-3.5 o possibilmente più alto) valvola cardiaca Warfarin (INR, 2.5-3.5 o possibilmente più alto) precedenti tromboembolici persistenza di trombo atriale al TEE Warfarin (INR, 2.5-3.5 o possibilmente più alto) Warfarin (INR, 2.5-3.5 o possibilmente più alto) 17 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTA 3 FARMACI UTILI PER IL CONTROLLO DELLA RISPOSTA VENTRICOLARE FARMACO/ PREPARAZIONE DILTIAZEM (fiale 50 mgr / 3 ml) 1 fl diluita in 20 ml sol. Fisiol. 1 ml2,5 mg VERAPAMILE (fiale 5 mgr / 2 ml) 1 fl diluita in 10 ml sol. Fisiol. 1 ml0,5 mg ATENOLOLO (Tenormin fiale 5 mgr / 10 ml) AMIODARONE* (fiale 150 mg / 3 ml) *più indicato nelle tachicardie irregolari a complessi larghi POSOLOGIA/MODALITAʼ DI SOMMINISTRAZIONE CONTROINDICAZIONI 1° bolo 0,25 mg/Kg in 2 ʻ ev BAV 2°-3°grado 2° bolo 0,35 mg/Kg in 2ʼ ev Ipotensione severa (dopo 15 ʻ dal 1° bolo se Shock cardiogeno inefficace) Vie di conduzioni oppure accessorie 5 mg ogni 5ʼ Uso concomitante o ravvicinato di � bloccante mantenimento 5-15 mg/h ev (dosaggio inferiore se anziani o Tachicardia ventricolare in scompenso) Cautela nel paziente scompensato es. uomo 70 Kg: 1 fl diluita in 20 ml 1° bolo:6-7 ml bolo lento ev 2° bolo:8-9 ml “ “ oppure 2 ml (5 mg) ogni 5ʼ 2,5-5 mg ev in 2-3 ʻ seguiti da 5-10 mgr in 15-30 ʻ “ EFFETTI COLLATERALI Ipotensione arteriosa Considera pretrattamento con Calcio ev nei pazienti con P.A. al limite (somministrare 1-2 ml di cloruro di calcio o 5-10 ml di calcio gluconato ev) ed utilizzare il calcio in caso di ipotensione secondaria allʼuso del calcioantagonista Maggiore effetto ipotensivo rispetto al diltiazem 5 mg ev in 5 ʻ ripetere ogni 10 ʻ se risposta inadeguata Stesse dei calcioantagonisti Asma severa o broncospasmo in atto Ipotensione arteriosa Dose iniziale: 3-5 mg/Kg Complicanze legate allʼuso cronico: distiroidismo fibrosi polmonare depositi corneali Ipotensione arteriosa bradicardia Tromboflebiti superficiali Torsione di punta es uomo 70 Kg: 150 mg ev diluiti in 20 ml di sol. glucosata in 15 ʻ seguiti da 150 mg diluiti in 100 ml di sol. glucosata in 30 min Mantenimento: 10-15 mgr/Kg/24 h es uomo di 70 Kg infusione in pompa 5 fiale in 50 ml sol glucosata 5% 2-3 ml/h DIGOSSINA (fiale 0,5 mg/2 ml) 1 fl 10 ml sol fisiol 0,5 mg ev bolo 0,25 mg ev ogni 4-6 h per tre dosi Vie di conduzioni accessorie NOTA 4 CRITERI PER LA DIMISSIONE DEI PAZIENTI CON FA DAL DEA: - Pazienti più giovani (età < 60 anni) - Pazienti senza malattie concomitanti significative - Pazienti per i quali non cʼè sospetto clinico di TEP o IMA - Pazienti in cui la FA si converte o la frequenza è controllata nel DEA - Pazienti per i quali è garantito il follow-up (follow-up precoce obbligatorio per tutti i pazienti con una FA di recente insorgenza che vengono dimessi) 18 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 TACHICARDIA A COMPLESSI LARGHI 1 Valuta ABC POLSO ? NO Defibrillazione (algoritmo FV) SI � � � � � � � Somministra O2 Accesso venoso /prelievo Monitoraggio ECG, SaO2, PA Controlla parametri vitali Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni SINTOMI E SEGNI AVVERSI ? - SI PA sistolica < 90 mmHg Dolore toracico + ECG ischemico Insufficienza cardiaca acuta FC > 150 bpm NO CARDIOPATIA (Anamnesi, Es. obiettivo, Rx torace, Ecocardiografia) - Chiama l’esperto - DC shock sincronizzato (previa sedazione /anestesia) 200-300-360 J NO SI inefficace ADENOSINA 3 2 - Amiodarone e.v. - Ripetizione DC Shock Inefficace - Considera: lidocaina, �bloccante, solfato di magnesio 4, KCl 4, stimolazione endocavitaria BAV variabile con rallentamento FC Tachicardia Flutter Fibrillazione atriale Interruzione aritmia TSV da rientro Chiama lʼesperto per eventuale profilassi farmacologica o ablazione Vedi algoritmo tachicardia a QRS stretto/FA 19 Nessun Effetto Tratta la tachicardia come una TV fino a prova contraria: - Chiama l’esperto - Amiodarone 5 - Lidocaina , Solfato di magnesio, eventuale terapia 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE TACHICARDIA A COMPLESSI LARGHI NOTA 1 Le tachicardie a complessi larghi possono anche essere di origine sopraventricolare a conduzione aberrante frequenza dipendente o per preesistente blocco di branca o per presenza di via accessoria anomala (sindrome da preeccitazione). Numerosi criteri ECG sono stati adottati per una diagnosi differenziale tra le forme sopra e sottoventricolari, attualmente viene usato lʼalgoritmo di Brugada, viene comunque raccomandato lʼaiuto di un esperto. In condizioni critiche le tachicardie a complessi QRS larghi vanno trattate sempre come se fossero di origine ventricolare, anche se non bisogna mai supporre che un ritmo a complessi larghi debba essere di origine sopraventricolare solo perché il paziente lo tollera bene. Per i parossismi da torsione di punta correggere eventuali squilibri elettrolitici, somministrare Solfato di Magnesio o isoproterenolo, oppure eseguire un overdrive pacing (lʼaiuto di un esperto è fortemente raccomandato). NOTA 2 Amiodarone 150 mg ev in 10 min NOTA 3 Prima di somministrare adenosina accertarsi che la tachicardia a complessi larghi sia regolare, perché lʼadenosina è controindicata nella fibrillazione atriale quando esista una via accessoria (effettuare ECG a doppia velocità per aiutare a chiarire la regolarità ). NOTA 4 Se presente ipokaliemia : K Cloruro fino a 60 mmol Solfato di Magnesio 1 gr in 30 min NOTA 5 Lidocaina 50 mgr ev in 2 min ripetuta ogni 5 min (max 200 mg) 20 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 DOLORE TORACICO ACUTO RICORDA: esiste una scarsa correlazione tra lʼintensità del dolore toracico e la gravità delle sue cause. � � � � � Valuta segni vitali (coscienza,respiro, polso) Anamnesi: modalità di insorgenza e caratteristiche del dolore (quando è insorto il dolore, il dolore è presente al momento della visita ), sua localizzazione ed irradiazione, cause scatenanti e di sollievo, sintomi associati, fattori di rischio coronarico 1 Esame obiettivo 2 assicura accesso venoso (es. laboratorio ) 3 monitorizza segni vitali, ECG 4 � Esegui ECG 12 derivazioni entro 10ʼ ECG normale o non diagnostico Dolore suggestivo per S.C.A. o incerta origine ? 5 � � � � � � Raccogli informazioni equipe 118 ECG STsottoslivellato o inversione onda T NSTEMI Osservazione clinica 6-12 h 6 Monitoraggio ECG se indicato Controlli seriati ECG / enzimi miocardici ogni 4 h (almeno 3): tempo 0-4-8-12 h Rx torace Consulenza Cardiologica Ecocardio se indicato Iter diagnostico durante osservazione ECG ST sopraslivellato o BB sin STEMI Ricovero urgente UTIC Trattamento specifico x SCA (vedi algoritmo) positivo negativo Dimissione dopo 7 test da sforzo (o equivalente test provocativo diagnostico) 21 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE DOLORE TORACICO ACUTO NOTA 1 Definizioni: Angina tipica : dolore retrosternale a carattere costrittivo od oppressivo, ovvero (avvertito come) “disconfort” profondo, poco localizzato a livello del torace (AHA), con irradiazione allʼarto superiore sinistro, scatenato da sforzi fisici o da stress emotivi. Il dolore recede dopo assunzione di nitrati per via sublinguale o alla sospensione dello sforzo fisico. Angina probabile : il dolore non è localizzato alla parete toracica anteriore ma in altra sede (braccia, mani, mandibola, nuca o collo, regione infrascapolare, epigastrio) ma è correlato a stress fisici o emotivi e si modifica allʼassunzione di nitrati sublinguale o alla sospensione dellʼesercizio fisico. Equivalenti anginosi : lʼischemia miocardica si manifesta non come dolore ma con altri sintomi (sudorazione, nausea,vomito, palpitazioni,dispnea a riposo o peggioramento della dispnea da sforzo).Tali manifestazioni possono essere considerate equivalenti anginosi quando si associano a modificazioni congrue dellʼECG . Probabilmente non angina : dolore toracico di tipo pleuritico (puntorio,trafittivo) o muscolare che aumenta con gli atti inspiratori, con i movimenti del tronco o delle braccia o alla digitopressione esercitata nel punto dove il paziente localizza la sintomatologia. Fattori di rischio coronarico : � Età � diabete mellito � ipertensione arteriosa � ipercolesterolemia � fumo di sigaretta � obesità � familiarità per coronaropatia (cardiopatia ischemica < 55 aa. ) � precedenti di cardiopatia ischemica o di vasculopatia cerebrale o periferica. NOTA 2 Esame obiettivo Valutare: � condizioni generali,decubito (ortopnea) � sensorio, segni di pregresso ictus � COLLO: turgore giugulari � TORACE : toni cardiaci aggiunti(III-IV tono), soffi cardiaci (insuff.aortica o mitralica), sfregamenti pericardici o pleurici, segni di pnx,lesioni cutanee (herpes zoster),punti dolenti alla digitopressione. � ADDOME : congestione epatica,soffi vascolari, � ARTI : polsi arteriosi (asimmetria),soffi vascolari, segni di flebotrombosi profonda arti inferiori. NOTA 3 Esami di laboratorio : emocromo, glicemia, creatininemia, elettroliti,enzimi miocardici (CK-MB massa, Troponine, Mioglobina), coagulazione se prevista trombolisi o terapia anticoagulante/ antiaggregante piastrinica , altri esami in rapporto al quadro clinico (D-Dimero, amilasi, lipasi,EGA..) CAUSE NON CORONARICHE DI AUMENTO DELLA TROPONINA Scompenso cardiaco/EPA Cuore polmonare acuto Miocardite/pericardite Ipertensione Ipotensione (in corso di aritmie) Miocardiotossicità da chemioterapici Insufficienza renale cronica Trauma cardiaco Sepsi Rigetto nel trapianto cardiaco NOTA 4 Monitorare ECG significa monitorare il ritmo. Eʼ auspicabile un sistema di monitoraggio con allarmi per aritmie (utile anche il monitoraggio del tratto ST). 22 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida NOTA 5 Stratificazione diagnostica del rischio coronarico : Nessun paziente può essere considerato a rischio zero vedi stratificazione secondo Braumwald qui sotto riportata. PROBABILITÀ DI ANGINA IN PAZIENTE CON DOLORE TORACICO Braunwald et al JACC 36(3) 970-1062 2000 Alta probabilità Media probabilità Bassa probabilità Anamnesi Obiettività ECG Markers Dolore Toracico arto sup sn o disconfort in genere,simili ad episodi anginosi precedenti. Anamnesi nota per CAD o IMA EPA o stasi polmonare Rigurgito mitralico 3°-4° tono o altri segni dʼinsuff.cardiaca ipotensione sudorazione Slivellamento transitorio di nuova insorgenza o di verosimile nuova insorgenza > 0,5 mm Dolore Toracico arto sup sn o disconfort in genere. Età > 70 a. Sesso maschile Diabete Patologia vascolare extracardiaca Senso di oppressione riprodotto dalla palpazione Onde Q significative Anormalità ST non documentabili essere di nuova insorgenza Appiattimento o inversione onda T in derivazioni con onda R accentuata ECG normale Aumento Tn CKMb Normali Normali Probabili sintomi ischemici in assenza di criteri di probabilità alta o media In base alla possibilità che il Dolore Toracico sia espressione di una coronaropatia ed al rischio che tale sintomo sottointende viene scelto il percorso del paziente: Pazienti con SCA certa Devono essere trattati in base alle modificazioni dell'ECG 1. 2. Pazienti con SCA POSSIBILE Sopraslivellamento ST � Riperfusione ST non elevato � Ricovero - Terapia Vengono Trattenuti in osservazione 23 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida I PAZIENTI CON POSSIBILE SCA SONO QUELLI CON : � Recente episodio di dolore toracico a riposo che non è del tutto tipico � Sono asintomatici al momento della visita, � Hanno un ECG normale o immodificato � Non hanno un movimento enzimatico I PAZIENTI CON � SCA CERTA SONO QUELLI CON: Dolore toracico tipicamente ischemico di nuova insorgenza o più intenso o di durata maggiore o che presenti un accelerazione della clinica rispetto al passato (specie se a riposo o dopo recente IMA). � Anche tali pazienti però possono essere a basso rischio, se al momento della presentazione in PS, hanno un ECG normale e la curva dei markers cardiaci risulta negativa. NOTA 6 Tutti i pazienti con SCA possibile/certa devono essere collegati al monitor-ECG per rischio di aritmie. NOTA 7 Lʼosservazione del dolore toracico deve durare dalle 6 alle 12 ore. Alla fine del periodo di osservazione dovremmo poter porre diagnosi di SCA o di dolore toracico non anginoso. La decisione se dimettere o meno un paziente deve scaturire dalla valutazione e dalla sintesi di più elementi: analisi dei dati clinici, dei fattori di rischio, dellʼECG e degli esami di laboratorio (enzimi miocardici in particolare). Per i pazienti a basso rischio, che restano asintomatici,e non presentano durante il periodo di osservazione né modificazioni elettrocardiografiche né alterazioni dei markers cardiaci.è necessario concordare con il cardiologo test provocativo. Eʼ auspicabile che i pazienti dimessi siano valutati dal medico di famiglia entro le 72 ore successive alla dimissione. 24 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza linee guida 2004 PRINCIPALI CAUSE DI DOLORE TORACICO NON TRAUMATICO OLTRE A SCA Richiedono provvedimenti immediati � � � PNX embolia polmonare dissecazione aorta toracica ALTRE CAUSE � � � � � � � � Stenosi aortica Insufficienza aortica Prolasso della mitrale Pericardite Pneumomediastino Pleurite Neoplasie della parete toracica Tracheobronchite � � � � � � � � � � � Reflusso/spasmo esofageo (frequente) Sindrome di Mallory-Weiss colica biliare Sindrome dispeptico-dolorosa Pancreatite Costocondrite Mialgia intercostale (molto frequente) Herpes zoster Radicolite 25 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento emergenza Linee Guida 2004 SINDROME CORONARICA ACUTA (IMA e Angina Instabile 1) � � � � � � � Valuta segni vitali (coscienza, respiro, polso) O2 4lt / min Linea venosa (prelievo esami laboratorio 2 ) Monitorizza segni vitali, ECG, Sat O2 Anamnesi mirata (caratteristiche dell’episodio, fattori di rischio coronarico) Esame obiettivo (valuta parametri vitali,turgore giugulare, polsi periferici, classe Killip3, stato neurologico) Raccogli informazioni equipe 118 ESEGUI ECG 12 DERIVAZIONI ENTRO 10ʼ dallʼarrivo in P.S. 4 ECG 12 DERIVAZIONI (+ derivazioni dx se indicato) ST sopraslivellato STEMI Somministrare.ASA 1 cpr masticabile 160-325 mg Somministre nitroderivato se 5 indicato Sedazione dolore con morfina e.v. 1-2 mg , ripetibile se 6 indicato Utilizzare ��bloccante se non 7 controindicato � Allerta cardiologo � � � � � � � Ricovero urgente in UTIC 8 Terapia riperfusiva urgente Valuta necessità trasferimento per PTCA primaria (vedi algoritmo trasporto paziente critico) ST sottoslivellato o inversione onda T : (angina instabile / IMA non ST sopraslivellato 7 NSTEMI ) � � � � Antiaggregante e anticoagulante 9 ��bloccante se non controindicato nitroderivati calcioantagonisti 10 Trasporto protetto Ricovero urgente in UTIC 27 ECG normale o non diagnostico Vedi algoritmo dolore toracico 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE SINDROME CORONARICA ACUTA NOTA 1 Definizione dʼangina instabile: 1) angina insorta di recente (meno di 2 mesi) di notevole intensità e/o con episodi frequenti (3 o più il giorno); 2) angina ingravescente (comparsa dʼepisodi anginosi nettamente più frequenti, più gravi, di maggiore durata o secondari a sforzi di minore entità che in passato) in pazienti con angina stabile cronica. 3) angina a riposo di qualunque durata. Lʼangina instabile, soprattutto quando è caratterizzata dalla comparsa di dolore a riposo, con alterazioni ECGrafiche del tratto ST o quando insorge in fase post infartuale, risulta associata ad un rischio relativamente elevato di mortalità, infarto (o reinfarto) miocardico o angina refrattaria alla terapia. Fondamentale è la stratificazione del rischio dei pazienti con SCA di andare incontro ad IMA/ischemia ricorrente o morte . La stratificazione diagnostica e prognostica dovrebbero iniziare contemporaneamente in pronto soccorso. Stratificazione del rischio a breve termine di morte o infarto miocardico non fatale nei pazienti con angina instabile Alto Rischio (in presenza di almeno una delle seguenti caratteristiche) Anamnesi � Accelerazione dei sintomi nelle ultime 48 ore Rischio Intermedio (senza caratteristiche di alto rischio, ma in presenza di almeno uno dei seguenti criteri) � � � Caratteristiche del dolore � Dolore che persiste a riposo di durata > 20 minuti � � Obiettività � � � � � � Alterazioni ECG � � � Markers � EPA di probabile causa ischemica Rigurgito mitralico di nuova insorgenza o peggiorato Ritmo di galoppo o rantoli polmonari nuovi o peggiorati Ipotensione Tachi - bradicardia Età > 75 anni � Basso Rischio (senza caratteristiche di Alto - intermedio rischio, ma in presenza di almeno uno dei seguenti criteri) Pregresso IMA o CABG Arteriopatia cerebrale o periferica Pregresso uso di ASA Angina a riposo � prolungata (> 20 minuti) ora risolta, in presenza di probabilità moderata o alta di CAD Angina a riposo durata meno di 20 minuti o interrotta da TNT sbl. Angina di classe CCS 3 o 4 di recente insorgenza (nelle ultime 2 settimane) ma senza episodi a riposo protratti (> 20 minuti), con probabilità moderata - alta di CAD Età > 70 anni Angina a riposo con alterazioni � transitorie del tratto ST > 0,05 mV Blocco di branca presumibilmente � di nuova insorgenza TV sostenuta Inversione delle T > 0,2 � mV Onde Q patologiche ECG normale o invariato durante un episodio di dolore toracico cTnI o T marcatamente elevata (> � 0,1 ng./ml) cTnI o T lievemente aumentata (> 0,01 < 0,1 ng./ml) Normali 28 � 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida NOTA 2 Esami di laboratorio: emocromo, glicemia, azotemia, creatininemia, elettroliti,enzimi miocardici, test coagulativi, altri se indicato : EGA… NOTA 3 CLASSI KILLIP: . I° IMA non complicato . II° IMA con segni di scompenso lieve- moderato ( rantoli polmonari nella metà inferiore dei campi polmonari, III tono ) . III° IMA con edema polmonare . IV° IMA con shock cardiogeno NOTA 4 I pazienti con una storia suggestiva di IMA ed un ECG iniziale non diagnostico devono essere valutati con tracciati seriati al fine di escludere la diagnosi di IMA nel Dipartimento di Emergenza. NOTA 5 NITRODERIVATI: indicati nel controllo del dolore e della insufficienza ventricolare sinistra o della ipertensione arteriosa non ben controllata dalla terapia con betabloccante. Non è mai stata dimostrata differenza d’efficacia tra somministrazione per os, per e.v. o transdermica. Somministrazione per os sublinguale: dose 1 cpr ogni 5 min x 3 volte. Se paziente sintomatico preferibile la somministrazione e.v., al dosaggio iniziale di 5-10 �g/min, seguito da incrementi progressivi fino ad ottenere una riduzione della PAs del 10-30% e comunque non inferiore a 100 mmHg. (cautela nel suo utilizzo nei pazienti con IMA inferiore e coinvolgimento del ventricolo dx), per poi passare alla somministrazione per os o transdermica, quando il paziente è asintomatico per 12-24 ore. NOTA 6 MORFINA: diluire 1 fl da 10 mg in 10 ml di sol. fisiologica, somministrare 2 ml e.v., ripetere se necessario. � L’ ipotensione risponde solitamente al Trendelemburg o alla somministrazione di piccoli dosi di Soluzione fisiologica � La bradicardia viene trattata con l’atropina. � La nausea, presente in circa il 20 % dei pazienti, può essere controllata con la metoclopramide (Plasil.) � La bradipnea o l’arresto respiratorio rispondono al Naloxone NOTA 7 I betabloccanti devono essere somministrati entro le prime ore dall’inizio dei sintomi, anche prima del trattamento riperfusivo, a tutti i pazienti con STEMI che non abbiano controindicazioni assolute alla loro utilizzazione. Atenololo : 5 mgr e.v., ripetendo la dose dop 5-10 min Metoprololo : 5 mgr e.v., ripetendo la dose dop 5-10 min Controindicazioni all’uso dei ��bloccanti sono : - Allergie o storia di intolleranza - Bradicardia (FC< 60/min) - Scompenso acuto sintomatico - PA sistolica < 100 mmHg - PR > 0.24 sec - BAV II° e III° o blocco bifascicolare - Asma 29 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ������ La raccolta di questi dati permette di decidere il trattamento riperfusivo ed il percorso più adeguati per il paziente: A. TEMPO DI INSORGENZA DEL SINTOMO DOLORE TORACICO: � �6h � 6-12 ore � 12 ore ���������������� B. STATO EMODINAMICO DEL PAZIENTE punti � pressione arteriosa � Eta 65-75 a 2/3 � frequenza cardiaca � PAs < 100 mmHg 3 � classe Killip � F.C > 100 bpm 2 � Killip II/III 2 C. STRATIFICAZIONE DEL RISCHIO ( MORTALITÀ) : � STE anteriore o BBsn 1 � età > 75 anni � Diabete, ipertensione 1 � PA < 100 mmHg � Peso > 87 Kg 1 � FC > 100 bpm � Tempo di � Classe Killip III-IV � insorgenza > 4 h 1 � IMA anteriore esteso ( sopraelev. ST > 4 derivazioni) � segni di pregresso IMA BASSO RISCHIO 0-4 � IMA dopo BPAC ALTO RISCHIO >5 � Diabete � TIMI risk score* > 5 punteggio max 14 ��������������������: fibrinolisi o angioplastica (PTCA) � TERAPIA FIBRINOLITICA : Indicazioni: � ������ toracico suggestivo per IMA������������������������������������� > 0,1 mV (1mm) in 2 o più derivazioni ECG contigue ��������������������������������������������������������, fortemente sospetto per lesione miocardica. � ����������������������������� (ideale < 30’) � età < 75 aa Controindicazioni Assolute : � pregresso evento cerebrovascolare acuto di natura emorragica o altri eventi cerebrovascolari acuti entro 1 anno � sanguinamento interno in fase attiva o recente entro 2-4 settimane (escluse le mestruazioni) � sospetta dissezione aortica Precauzioni : � grave ipertensione arteriosa non controllata all’esordio (PA >180/100 mmHg) (controindicazione assoluta nell’IMA a basso rischio) � anamnesi di grave ipertensione arteriosa cronica � impiego attuale d’anticoagulanti orali (INR >2,5) o malattie della coagulazione note � trauma recente (entro 2-4 settimane) inclusi traumi cranici, manovre di rianimazione cardiopolmonare traumatiche � interventi di chirurgia maggiore (<3 settimane); emorragia interna recente (<2-4 settimane); ulcera peptica attiva � gravidanza. Posologia: � ���������������������������� bolo ev di 15 mg seguito da 0,75mg/kg nei 30’seguenti (non > 50mg), poi 0,5 mg/kg nei 60’ seguenti (non >35 mg); non superare dose totale di 100 mg; è raccomandato l’uso concomitante di eparina ev : bolo seguito da infusione continua (vedi eparina). � ��������� bolo 10 U ev seguito da 10 U dopo 30 minuti. � ������������ bolo da somministrare in più di 10 sec 30-50 mg in base al peso corporeo (500-600 g /Kg ); dose massima 50 mg 30 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida � ANGIOPLASTICA : Indicazioni all’ angioplastica primaria nei pazienti con IMA con sopraelevazione tratto ST o nuovo BBsn.: � IMA in presenza di controindicazioni alla trombolisi � IMA complicato da shock cardiogeno � IMA insorto da meno di 6 h in pazienti ad ������������ (con necrosi estesa anche senza instabilità emodinamica). (Alcuni studi indicano che qualora il tempo di trasporto all’emodinamica superi i 60 min si può ricorrere alla PTCA facilitata (uso di metà dose di trombolitico in associazione o meno ad inibitore glicoproteine II b/IIIa, protocollo comunque da concordare con l’emodinamica di riferimento) � Storia di recente by-pass � Fibrinolisi inefficace (angioplastica di salvataggio) Molti studi randomizzati confrontando la PTCA primaria con la fibrinolisi, hanno dimostrato che un approccio primario di tipo meccanico fornisce un migliore risultato. Fattori che inficiano questo risultato sono : � Il “door-to-balloon time”(tempo tra l’ingresso in PS ed il primo gonfiaggio del palloncino da PTCA) (buoni risultati se < 90 min) � Affidabilità del centro che esegue le procedure interventistiche (almeno 75 angioplastiche /anno) ������ La terapia delle sindromi coronariche acute senza sopraelevazione del tratto ST (NSTEMI) è in continua evoluzione: Terapia antiaggregante con aspirina alla dose iniziale > 150 mgr e dose mantenimento 75-160 mgr. Nei soggetti allergici all’aspirina o con sanguinamenti in atto si utilizza ticlodipina: dose di carico 500 mg; mantenimento: 250 mgr x 2 /dì, o clopidogrel alla dose di carico di 300-600 mgr, mantenimento: 75 mgr/di’. Numerosi studi sono in corso per l’utilizzo di inibitori delle Glicoproteine IIa/IIIb nei pazienti a rischio intermedo ed elevato di eventi ischemici a breve termine (specie in quelli con aumento delle troponine) in attesa di eseguire angioplastica entro 24 h. Terapia anticoagulante ,associata alla terapia antiaggregante, con eparine a basso peso molecolare. Enoxaparina 100 U/Kg x 2/di’sc Dalteparina 120 U/Kg x 2/ dì sc Nadroparina 87 U/Kg x 2/dì sc Da preferire in base alle evidenze scientifiche l’enoxaparina, indicata nei pazienti senza insufficienza renale (cretininemia < 2 mg /dl). Nei pazienti con insufficienza renale o nel caso sia in programma a intervento chirurgico entro le 24 h si deve preferire eparina non frazionata. EPARINA non frazionata: e.v. si associa alla terapia fibrinolitica con alteplase (questo farmaco ha una breve durata d’azione) per ridurre l’incidenza di riocclusione della coronaria relativa all’infarto. Si raccomanda una dose di eparina ridotta (60 U/kg, massimo 4000 U in bolo, seguito da infusione iniziale di 12 U/Kg/h, massimo 1000 U/h ). Non ci sono evidenze molto forti per l’eparina non frazionata nell’angina instabile, gli studi che hanno confrontato le LWMH versus la sodica hanno dimostrato un maggior beneficio delle prime (ESSENCE, TIMI 11B, FRAXIS). ������� CALCIOANTAGONISTI non idropiridinici (amlodipina, verapamile diltiazem) possono essere usati nei pazienti con ischemia ricorrente, quando sono controindicati i ��-bloccanti, in assenza di disfunzione ventricolare sinistra severa o altre controindicazioni. 31 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 PERICARDITE ACUTA VERSAMENTO PERICARDICO TAMPONAMENTO CARDIACO � � � � � � � � � � Versamento pericardico Pericardite acuta � � Anamnesi : dolore toracico acuto,intenso, di tipo puntorio (pleuritico), alleviato dalla posizione “seduto in avanti” CONSIDERA :recente infezione alte vie respiratorie, recente IMA,intervento cardioch., neoplasia polm.,ca mammario, insuff.renale cron., collagenopatia. Esame obiettivo RICERCA: febbre, sfregamenti pericardici (gli sfregamneti pericardici sono variabili dʼintensità e possono scomparire temporaneamente!!) segni di malattia infiamm., infettiva, sistemica. � ECG : - tachicardia, - ST sopraslivellato a concavità verso lʼalto, presente in tutte le derivazioni possibili - Tachiaritmie - e/o disturbi conduzioneAV o fascicolare � Rx torace : ingrandimento ombra cardiaca (“triangolare” per scomparsa seni cardiofrenici) possibile reperto normale � � � Anamnesi :dolore toracico, dispnea � Esame obiettivo : turgore giugulari,toni cardiaci lontani ed ovattati, ipotensione � ECG : tachicardia,bassi voltaggi � Rx torace : ingrandimento ombra cardiaca (aspetto “a fiasco”) � Ecocardio : è lʼesame più sensibile per evidenziare il versamento pericardico � Ecocardio (ispessimento � � � � Ricovero in Medicina o Cardiologia (vedi etiologia) Terapia sintomatica ( per dolore : FANS, corticosteroidi) Successiva terapia etiologica Raccogli informazioni equipe 118 Valuta segni vitali Assicura accesso venoso ( es.laboratorio) Somm. O2 4 lt/min , se indicato Monitorizza segni vitali, ECG,sat O2, diuresi Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni Rx torace Consulenza cardiologica Ecocardio � Ricovero urgente in Medicina o Cardiologia (vedi etiologia) Terapia sintomatica, pericardiocentesi se versamento cospicuo e/o con effetti emodinamici. Successiva terapia etiologica 33 Tamponamento cardiaco Anamnesi : � dolore toracico,dispnea ingravescente astenia,sincope, shock,stato dʼagitazione, confusione, sudorazione, dolore addominale (per congestione epatica) CONSIDERA : trauma toracico, IMA (rottura di cuore), dissecazione aortica, recente cateterismo cardiaco, terapia con anticoagulanti, recente pericardite. � Esame obiettivo Turgore giugulari, ipotensione tachicardia, dispnea, ortopnea (senza evidente stasi polmonare!) epatomegalia (scompenso acuto dx), polso paradosso, toni cardiaci ovattati � ECG : tachicardia, bassi voltaggi QRS, possibili tachiaritmie (FA) � Rx torace : ingrandimento ombra cardiaca (campi pomonari non congesti!) � Ecocardio : è lʼesame più sensibile Chiama cardiologo Emergenza ! Ricovero urgente UTIC Pericardiocentesi immediata Infusione di liquidi ev per espandere la volemia Successiva terapia etiologica 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza - Linee guida 2004 DISSEZIONE AORTICA ACUTA � Valuta Coscienza, Respiro, Polso � Assicura accesso venoso (infondi liquidi se indicato, preleva es.labor.) � Somm.O2 (4 lt/min ) � Monitorizza segni vitali, ECG, sat O2, diuresi � Anamnesi dellʼepisodio (dolore toracico, sintomi da ostruzione arteriosa acuta o da bassa portata per tamponamento cardiaco, ipertensione arteriosa, habitus marfanoide?) Ricorda: polimorfismo e variabilità dei segni clinici, carattere intermittente del dolore e 1 degli altri sintomi !! � Esame obiettivo :RICERCA � turgore giugulare (tamponamento cardiaco) � soffi cardiaci (soffio diastolico da insuffic.aortica) � polsi arteriosi periferici (scomparsa o riduzione) � segni di stasi polmonare (insuffic.cardiaca congestizia) � ipotensione (ridotta gittata cardiaca) � ipertensione � segni di danno neurologico focale � ECG 12 derivazioni (attenzione : possibili segni di ischemia miocardica se ostruzione coronarica !!) � Rxgrafia torace (allargamento mediastino?) � Ecocardio (meglio se TE : se paziente stabile e collaborante!) � TAC torace (golden standard) TERAPIA MEDICA : � Sedare dolore : morfina 1-2 mg ev ripetibile � Trattare lʼipertensione : � beta-bloccanti (propanololo,atenololo,metoprololo,esmololo) � +/- nitroprussiato di sodio � oppure alfa-bloccante : labetalolo; � oppure alfa 1-e beta bloccante: urapidil 2 � mantenere PA sistolica tra 100/120 mmHg � Se shock ipovolemico : vedi algoritmo specifico Raccogli informazioni equipe 118 � � Allerta cardiologo Allerta cardiochirurgo ORGANIZZA TRASFERIMENTO IN CARDIOCHIRURGIA * (vedi procedure trasferimento paziente critico) *TERAPIA CHIRURGICA : � � Se dissezione tipo A (sec.Stanford :aorta ascendente, forma più grave) : riparazione chirurgica urgente! Se dissezione tipo B (sec.Stanford: limitata alla aorta discendente) : stabilizzare PA con beta bloccanti, riparazione chirurgica sulla scorta del quadro clinico 35 2004 Dipartimento Dipartimento Emergenza: linee guida Emergenza - Linee guida 2004 DISSEZIONE AORTICA ACUTA - NOTE NOTA 1 : nella dissezione aortica il dolore toracico domina il quadro clinico nella maggior parte dei casi, il dolore è ad esordio improvviso, lacerante, localizzato alla parete toracica anteriore da dove si irradia alla parete medio-dorsale toracica ed agli arti superiori; inoltre vi possono essere sintomi aggiuntivi secondari allʼischemia dei distretti arteriosi il cui imbocco è compreso nel tratto di aorta sede della lesione : deficit motori e sensitivi per interessamento delle carotidi paraparesi per interessamento del midollo spinale ematuria o anuria per interessamento delle arterie renali possibile ischemia miocardica per interessamento dei vasi coronarici sintomi secondari alla bassa portata per tamponamento cardiaco : shock,sincope,dispnea per insufficienza cardiaca congestizia. NOTA 2 : POSOLOGIA DEI FARMACI nitroprussiato sodico 1 fl 50 mg/5 ml somministrare ev per infusione continua (pompa siringa o pompa volumetrica) es.pratico : in fleboclisi con pompa infusionale : diluire 2 fl in 250 cc sol.glucosata 5% (1 ml = 0,4 mg) dosaggio medio 0,3-0,5 mcg/kg/min, proteggere flacone e deflussore dalla luce, aumentare il dosaggio in base alla risposta emodinamica (max 10 mcg/kg/min), monitorare la P.A. Beta bloccanti : atenololo 1 fl 5mg/10ml ev lentamente, ripetibile dopo 10ʼ, se paziente emodinamicamente stabile proseguire terapia per os 50 mg x 2/die. Labetalolo : 1fl 100 mg /20 ml( 1 ml = 5 mg) somministrare bolo ev di 10 mg in 1-2ʼ, ripetibile fino al raggiungimento dellʼeffetto desiderato o dose massima di 150 mg; oppure somministrare per infusione continua diluendo 2 fl in 250 cc sol.glucosata 5% : infondere 1,5-3 ml /min (1-2 mg/min). Urapidil : 1fl 50 mg/10 ml, bolo ½fl ev ogni 5ʼ finoa riduzione PA; infusione continua 2 mg/min. 36 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 CRISI IPERTENSIVA • Valuta coscienza, respiro, polso • Mantieni pervietà vie aeree • Ossimetria • O2 terapia su monitoraggio ossimetrico • Linea venosa (Soluzione Fisiologica 30 ml/h) • Controlla segni vitali + GCS • ECG 12 derivazioni • Monitorizza ritmo, pressione arteriosa, ossimetria • Anamnesi dellʼepisodio (farmaci assunti) • Esame obiettivo • Esami ematochimici (elettroliti, azotemia, creatinina), es. urine EMERGENZA IPERTENSIVA PAD> 120 mmHg + sintomi + danno dʼorgano (2) URGENZA IPERTENSIVA (1) PAD> 120 mmHg + sintomi OBIETTIVO: � PA a 160/100 mmHg entro alcune ore (max 24 ore) � PAM del 20-25% � PAD a 100-110 mmHg Osservazione per alcune ore ed eventuale dimissione con prescrizione e relazione per il medico curante Considera diagnosi differenziale tra crisi ipertensiva ed ipertensione endocranica OBIETTIVO: � PA a 160/100 mmHg entro 1 ora � PAM del 25% entro 2 ore � PAD a 100-110 mmHg Ricovero e monitoraggio continuo della PA (ogni 15-30 min) TERAPIA (orale) TERAPIA (parenterale) Clonidina 0,1-0,2 mg per os, poi 0,05-0,1 mg ogni ora (max 0,7 mg) (3) Labetalolo 100 mg �2/die per os; aumentare il dosaggio di 100 mg ogni 2-3 gg fino al mantenimento di 200-400 mg � 2/die per os (4) Captopril 25 mg per os o s.l; dopo 90-120 min 100 mg per os. Continuare per 3-5 gg: 200-300 mg/die per os. Dose di mantenimento: 25-150 mg � 2-3/die per os (5) Urapidil 60 mg � 2/die per os (30 mg � 2/die per os negli anziani) (6) Furosemide 25 mg per os ed oltre (7) Nitroprussiato di sodio 0,25-10 µg/Kg/min in infusione continua ev con glucoso 5% (8) Labetalolo 20-80 mg in bolo lento ev ripetibile ogni 10 min (max 300 mg) o 2-5 mg/ora in infusione continua ev (max 2400 mg/die) (4) Esmololo 250-500 µg/Kg/min ev per 1 min, poi 50-100 µg/Kg/min ev per 4 min; la sequenza può essere ripetuta (9) Urapidil 25 mg in bolo ev ripetibili 2-3 volte o 9-30 mg/ora in infusione continua ev (6) Nitroglicerina 5-100 µg/min in infusione continua ev (10) Fenoldopam 0,1-0,3 mg/Kg/min in infusione continua ev (11) Clonidina 0,15 mg in bolo ev lento o im o infusione continua ev max 4 fl/die (3) Furosemide 40-120 mg in bolo ev ed oltre (7) 37 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE CRISI IPERTENSIVA Nota 1 Le urgenze ipertensive possono essere gestite mediante dosi orali di farmaci con una veloce azione di attacco. Evitare diminuzioni eccessive o troppo rapide della PA per rischio di insufficienza renale, coronarica e cerebrale (si raccomanda di non impiegare Nifedipina s.l.). Nota 2 Danno dʼorgano: encefalopatia, angina instabile, infarto miocardico, edema polmonare, dissezione aortica, ictus cerebri, insufficienza renale con ematuria, eclampsia. Nota 3 Effetti collaterali: sedazione e crisi ipertensiva da sospensione del farmaco. Nota 4 Non usare nello scompenso cardiaco acuto e nel paziente asmatico. Nota 5 Non usare in gravidanza e nella stenosi bilaterale delle arterie renali. Considera anche utilizzo per via s.l. Nota 6 Durata del trattamento max 7 gg. Nota 7 Da associare ad altri farmaci antiipertensivi. Nota 8 Durata Max infusione 24-48 ore (intossicazione da tiocianato). Attenzione in presenza di ipertensione endocranica ed iperazotemia. Nota 9 Dissezione aortica; perioperatorio. Nota 10 Ischemia coronarica.Con lʼuso prolungato si instaura tolleranza. Nota 11 Indicato nella crisi ipertensiva associata a danno renale da ipoperfusione. Cautela nel glaucoma. 38 39 � � 10 Continua monitoraggio parametri vitali Ricovero in terapia intensiva TROMBOLISI � Alteplase 100 mg in 90 min. seguiti dopo 3 h da UFH in infusione 18 U/Kg Medio-alta Probabilità Bolo UFH ev 80 U/Kg 8 Compatibile con EP Bassa ECOCARDIOGRAFIA 7 INSTABILE (massiva) quadro clinico: � Ipotensione marcata per più di 15 min � Shock cardiogeno/ACC Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 9 7 Altra diagnosi 8 Bolo UFH ev 80 U/Kg Compatibile con EP TAC SPIRALE Positiva Non significativa ECOCARDIOGRAFIA STABILE (submassiva) quadro clinico: � Dispnea ingravescente, � sincope CRITICA* 1 Terapia specifica Altra diagnosi -Ecocardiografia -TAC spirale Se E.P. confermata: 11 � LMWH 12 � TAO -ricovero NON CRITICA Assenza criteri di criticità EMBOLIA POLMONARE probabile � � � � � ECG a 12 derivazioni2 3 EGA (ipossiemia con normo-ipocapnia) Ecodoppler Venoso Arti4 5 D-DIMERO RX torace 6 ascolta il polmone ricerca turgore giugulare ricerca i polsi arteriosi periferici segni clinici di trombosi venosa profonda agli arti valuta coscienza, respiro, polso mantieni pervietàʼ vie aeree-posizione ossigeno (sondino faringeo o maschera) linea venosa monitorizza:ritmo cardiaco, so2, p.a. anamnesi dellʼepisodio esame obiettivo: � � � � � � � � � � � Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE PER EMBOLIA POLMONARE PROBABILE 1. PROBABILITAʼdi E.P. LA CONSIDERAZIONE DI QUESTI TRE FATTORI FORNISCE UN’ INDICAZIONE DELLA PROBABILITA’ DI EP: Segni clinici compatibili con EP: (affanno/tachipnea con o senza dolore toracico pleuritico e/o emottisi) B. Assenza di unʼaltra spiegazione clinica C. Presenza di fattori di rischio maggiori A. � � � A+B+C-� PROBABILITÀ ELEVATA Se solo UNO dei tre fattori è presente� PROBABILITÀ INTERMEDIA Nessun fattore � PROBABILITÀ BASSA FATTORI DI RISCHIO MINORE PER TROMBOEMBOLISMO VENOSO FATTORI DI RISCHIO MAGGIORE PER TROMBOEMBOLISMO VENOSO: Chirurgici: � interventi addome/pelvi � protesi anca/ginocchio � cure intensive post-operatorie Ostetrici � gravidanza tardiva � taglio cesareo � puerperio Patologie Arti Inferiori: � fratture � varici � precedente TVP diagnosticata Neoplasie � addominali/pelviche � in stadio avanzato/metastatiche Ridotta mobilizzazione: � ospedalizzazione � allettamento Cardiovascolari: � malattie cardiache congenite � insufficienza cardiaca congestizia � ipertensione arteriosa � trombosi venosa superficiale � cateterismo venoso centrale � uso di contraccettivi orali � terapia sostituitiva ormonale � BPCO � Invalidità neurologica � Neoplasia occulta � Trombofilia � Viaggio per lunga distanza con sedentarietà � Obesità � Malattia infiammatoria intestinale, sindrome nefrosica dialisi cronica, disordini mieloproliferativi, malattia di Behcet Se si adottano i criteri di probabilità (es di Wells ) quando la probabilità è medio alta si può fare a meno di richiedere il Ddimero. Criteri di Wells Punti Segni/sintomi di TVP 3 EP più verosimile di 3 altre diagnosi FC magg 100 /min 1,5 Immobilizzazione 1,5 maggiore di 3 gg o chirurgia nelle 4 sett. Storia di TVP/EP Emottisi Tumore 1,5 1 1 Score minore di 2-----------bassa probabilità Score tra 2 e 3---------------probabilità intermedia Score maggiore di 6--------alta probabilità 40 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 *il quadro di criticitàcon instabilitàpuò non corrispondere con la forma massiva , perché la risposta emodinamica all’E.P. dipende, oltre che dalle dimensioni dell’embolo, da patologie cardio-polmonari coesistenti . 2. ECG: Alterazioni sono frequenti ma non specifiche. Utile per diagnosi differenziale (IMA, Pericardite). 3. EGA: ipossiemia con normo-ipocapnia. Nelle BPCO con ipercapnia cronica, lʼesistenza di un ipocapnia o di miglioramento dellʼipercapnia preesistente deve far ipotizzare una E.P. 4. Ecodoppler venoso: la scoperta di una trombosi venosa profonda degli arti inferiori in un paziente con sospetta E.P. può confermare lʼE.P. e porre lʼindicazione per un trattamento anticoagulante. La sua normalitànon permette di escludere la diagnosi di di E.P. Ha una bassa sensibilitàper le T.V.P surali. 5. D-Dimero: ha un elevato valore predittivo negativo, mentre elevati livelli di D-Dimero non necessariamente dimostrano la presenza di EP (possono essere riscontrati nei pazienti ospedalizzati, in patologie ostetriche, malattie vscolari periferiche, cancro ed in molte malattie infiammatorie). Falsi negativi sono più comuni nelle forme subsegmentarie. La nuova seconda generazione di test rapidi mostra una sensibilitàdellʼ87-98%, ma tutti hanno una bassa specificità(cioè un sostanziale numero di falsi positivi). La tecnica Elisa rapida (Vidas) ha una sensibiltàe valore predittivo negativo > 97% (falsi negativi nelle diagnosi tardive), ed una specificitàdel 50%. Un incremento di 100 volte dei valori normali (V.N. < 250 ng/ml) è suggestivo di tromboembolia venosa e CID. Il dosaggio del D-Dimero va considerato dopo la valutazione della probabilitàclinica , un test negativo (metodica Vidas, MDA) esclude un’EP nei pazienti con probabilitàclinica bassa/intermedia, in questi pazienti non sono necessarie indagini diagnostiche d’immagine per tromboembolismo venoso. 6. Rx torace: va sempre eseguito per diagnostica differenziale delle condizioni che simulano E.P. acuta (es. polmonite,PNX, EPA). Un Rx torace normale in un paziente con dispnea acuta ed associata ipossiemia è suggestivo di E.P. Una E.P. massiva è altamente probabile se compaiono sincope/ipotensione, unʼipossia inspiegabile, un turgore giugulare ed un ritmo di galoppo ventricolare. 7. Ecocardiografia: risulta uno strumento indispensabile a letto del paziente con sospetta E.P. ed instabilitàemodinamica, permettendo una diagnosi differenziale (Insufficienza Ventricolare sinistra, IMA, tamponamento cardiaco, dissezione aortica). La diagnosi ecografica di sovraccarico ventricolare dx può essere sufficiente per sottoporre i pazienti critici emodinamicamente instabili , in presenza di alta probabilitàclinica direttamente alla trombolisi . La sua normalitànon esclude la diagnosi nel paziente stabile o comunque anche in presenza di segni di sovraccarico ventricolare dx, ,in presenza di elevato sospetto clinico si deve procedere alla TAC . 8. UFH lʼeparina non frazionata deve essere utilizzata in bolo nel caso di pazienti con probabilitàclinica pre-test moderata-alta nella E.P. massiva e submassiva, prima della diagnostica per immagine. Controllo PTT ogni 6 h per raggiungere 1,5-2,3 volte il valore normale. Si sospende Eparina dopo 5-7 gg., quando lʼINR arriva a 3 per la terapia embricata con anticoagulanti orali. 9. ANGIOTAC POLMONARE sensibilitàper le forme prossimali del 95%, mentre nelle forme subsegmentarie è del 60%. È utile anche per le diagnosi differenziali in assenza di E.P. Possibilitàdi eseguirla anche in ospedali periferici. Di recente impiego e con promettenti risultati è la TAC spirale, metodica che è piu accurata nel rilevare EP centrale, lobare e segmentaria. Dovrebbe essere fatta entro unʼora nellʼE.P. massiva ed entro 24 h nelle forme non massive. I pazienti che hanno eseguito una ANGIOTAC di buona qualitàrisultata negativa non necessitano di ulteriori approfondimenti diagnostici. 10. Considera le controindicazioni per la terapia trombolitica (da ignorare solo se lʼEP è minacciosa per la vita del paziente) 11. LMWH Le eparine a basso peso molecolare dovrebbero essere considerate di preferenza rispetto allʼUFH perché hanno uguale efficacia e sicurezza e sono più facili da usare. 12. Anticoagulanti orali: Vanno somministrati il primo giorno con raggiungimento dellʼINR fino a 3. 41 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 APPROCCIO AL PAZIENTE IPOPERFUSO � � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso Monitoraggio ECG, SaO2, PA Controlla parametri vitali Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni Rx torace a letto SEGNI CLINICI DI IPOPERFUSIONE Problemi di VOLUME ASSOLUTO � Emorragie � Perdite gastroenterich e/ renali FLUID CHALLENGE 2 TEST Problemi di POMPA RELATIVO SHOCK CARDIOGENO Per diminuzione delle RESISTENZE VASCOLARI Shock settico Problemi di FREQUENZA TROPPO LENTA ALGORITMO BRADIARITMIE Shock ipovolemico Shock anafilattico 1 Shock neurogeno 43 TROPPO RAPIDA ALGORITMO TACHICARDIE 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE PAZIENTE IPOPERFUSO NOTA 1 Segni clinici di ipoperfusione derivanti dalla valutazione di: � � � � � � � FREQUENZA CARDIACA FREQUENZA RESPIRATORIA PRESSIONE ARTERIOSA STATO DI IDRATAZIONE DIURESI PERDITE DI LIQUIDI EXTRARENALI STATO DI RIEMPIMENTO DELLE GIUGULARI NOTA 2 FLUID CHALLENGE TEST: (infusione di 250 ml di colloidi o 500 ml di cristalloidi), se non ci sono segni di congestione polmonare, in 10 minuti. Verificare se si ottiene: � Aumento lento della PVC (o PCWP) e PA (GC)--� somministrare ancora fluidi (ipovolemia) � Aumento rapido della PVC (o PCWP) e PA (GC)--� stop alla somministrazione di fluidi (problemi di pompa) 44 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 SHOCK IPOVOLEMICO (Da ipovolemia assoluta) � � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Se emorragia esterna: compressione diretta e controllo sanguinamento Accesso venoso ( almeno due vie) Controlla parametri vitali Monitoraggio ECG, SaO2, PA Anamnesi Esame obiettivo Esami laboratorio: emocromo, prove crociate, gruppo sanguigno SOMMINISTRA: � LIQUIDI � SANGUE Considera classe 1 di shock INTERVENTI MIRATI CHIAMA LʼESPERTO CONSIDERA: Indagini strumentali specifiche (ecografia, Rx, TAC,arteriografia..) 45 CONSIDERA MONITORAGGIO INVASIVO (PVC, PCWP-CO) 46 � � > 2000 ml 1500-2000 ml 750-1500 ml < 750 ml Perdita stimata <<90 < 90 Normale (con diastolica risalita) Normale PAs > 140 120-140 100-120 Lieve tachicardia FC > 40 > 30 >20 Normale FR Assente >> 2” > 2” < 2” Riempimento Capillare letargico Agitato/ confuso/ sonnolento Ansioso/ agitato Stato mentale Ansioso Cristalloidi + colloidi + sangue Cristalloidi + colloidi + sangue Cristalloidi + colloidi Cristalloidi Terapia2 � NOTA Per la terapia infusiva si applica la regola del 3:1, questa regola deriva dallʼosservazione empirica che la maggior parte dei pazienti in shock emorragico richiedono più di 300 ml di soluzioni elettrolitiche per ogni 100 ml di sangue perso. Per evitare un sovraccarico di liquidi è necessario monitorare la risposta del paziente alla dose bolo misurando la PA e monitoraggio invasivo. 2 � NOTA 1 Riferito ad un uomo di 70 Kg IV III II I Classe ( Stima del sangue e dei liquidi persi basati sulla presentazione iniziale del paziente 1) CLASSI EMODINAMICHE DELLO SHOCK EMORRAGICO NOTE PER SHOCK IPOVOLEMICO Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 SHOCK CARDIOGENO � � � � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso Controlla parametri vitali Monitoraggio ECG, SaO2, PA Anamnesi Esame obiettivo ECG 12 derivazioni RX torace a letto Ecocardiografia Esami di laboratorio (EGA, Enzimi cardiaci…) SEGNI CLINICI DI BASSA GITTATA 1 SEGNI CLINICI DI CONGESTIONE POLMONARE (vedi algoritmo scompenso cardiaco) 2 Considera cause deficit di pompa 3 Quale è la pressione arteriosa ? P.A. sistolica 4 < 70 mmHg segni e sintomi di shock Noradrenalina 0,05-0,5/��Kg/min Dopamina 5-20 / Kg/min P.A. sistolica 4 70-100 mmHg segni e sintomi di shock P.A. sistolica > 100 mmHg P.A. sistolica 70-100 mmHg senza segni e sintomi di shock � Dopamina 5 2,5-20 �/ Kg/min � Dobutamina 6 2-20 �/ Kg/min CONSIDERA: � Monitoraggio emodinamico invasivo � Intubazione � Indagini strumentali specifiche (ecocardiografia, coronarografia) � Nitroglicerina 1-10 �/ Kg/min CHIAMA LʼESPERTO INTERVENTI MIRATI: � Trombolisi � PTCA � Contropulsatore aortico � Intervento cardiochirurgico 47 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE PER SHOCK CARDIOGENO: NOTA 1 Segni clinici di BASSA GETTATA: � Ipotensione � Polso debole � Vasocostrizione periferica � Oliguria NOTA 2 Segni clinici di CONGESTIONE POLMONARE: � Tachipnea/Dispnea � Rantoli � Distensione delle giugulari � Escreato schiumoso � Cianosi NOTA 3 Cause di DEFICIT DI POMPA: � PRIMARIE � IMA, cardiomiopatie, miocarditi � rottura di corde tendinee � disfunzione acuta dei m.m. papillari � insufficienza aortica acuta � disfunzione di protesi valvolare � rottura del setto interventricolare � SECONDARIE � Intossicazioni da farmaci che alterano la funzionalità cardiaca � Embolia polmonare � Tamponamento cardiaco � Mixoma atriale � Sindrome della vena cava superiore NOTA 4 FLUID CHALLENGE TEST dovrebbe essere tentato prima di utilizzare farmaci simpaticomimetici. NOTA 5 SOSPENDI la NORADRENALINA e passa alla DOPAMINA quando migliora la PA. Evita la DOPAMINA e passa alla DOBUTAMINA quando non sono presenti segni di bassa gettata NOTA 6 Considera lʼassociazione con la DOBUTAMINA se la PA > 90 mmHg 48 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 SHOCK ANAFILATTICO � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso Valuta i parametri vitali Monitoraggio ECG, SaO2, PA incruenta Anamnesi con ricerca del possibile agente anafilattico 1 Esame obiettivo con ricerca delle manifestazioni allergiche Conferma laboratoristica della reazione anafilattica alla 2 risoluzione dellʼevento RIMUOVI LʼALLERGENE 3 ADRENALINA 0,5 mgr i.m. ripetibile dopo 5 min IPOTENSIONE PERSISTENTE Adrenalina ev Infusione continua 0,05 �/Kg/min Idrocortisone 150-500 mgr ev lenti Clorfeniramina 10-20 mg ev lenti Fluidi 1-2 L PRESENZA DI SEGNI E SINTOMI RESPIRATORI: Chiama Rianimatore IOT CRICOTIROTOMIA TRACHEOSTOMIA � stridore � ostruzione laringea, edema della glottide � distress respiratorio � broncospasmo � edema facciale Adrenalina 0,5 mg nebulizzata Idrocortisone 150-500 mgr ev lenti Salbutamolo per via inalatoria 4 49 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE SHOCK ANAFILATTICO NOTA 1 Le reazioni anafilattiche possono essere più o meno gravi ed il loro progresso può essere rapido, lento, raramente bifasico. Le manifestazioni cliniche comprendono vari livelli di angioedema, orticaria,dispnea ed ipotensione. Altri sintomi includono: rinite, congiuntivite, vomito, diarrea. Cause di morte possono essere lʼasma acuto irreversibile, lʼedema laringeo, lo shock anafilattico. NOTA 2 Alla risoluzione del quadro clinico è importante la diagnosi retrospettiva dellʼanafilassi (misura della triptasi mastocitaria) entro 45 minuti-6 ore successive allʼevento e lʼidentificazione dellʼallergene per prevenire le recidive. NOTA 3 Cause iatrogene più frequenti sono le trasfusioni di emoderivati, somministrazione di farmaci, mezzi di contrasto. NOTA 4 La dose iniziale di salbutamolo è di 5 mg nebulizzato con ossigeno in 5 ml di soluzione fisiologica, oppure 4-6 puff con un dosatore graduato per inalazioni. 50 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ������������� � � � � � � � � � � Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso Valuta i parametri vitali Monitoraggio ECG, SaO2, PA incruenta Anamnesi Esame obiettivo 1 Quadro clinico suggestivo Esami Laboratorio (EGA, Emocromo, esami di funzionalità d’organo) ��������� ����� ����� � Monitoraggio PA cruenta � Catetere vescicole � Monitoraggio PWP-PVCSvO2-PAP ��������� ����� ����� � Chiama l’esperto � Correggi ipossiemia finchè SaO2 > 93% CPAP IOT�IPPV � Correggi Ipovolemia finchè PVC > 8-12 mmHg Colloidi cristalloidi � Correggi ipotensione MAP > 65 < 90 mmHg Noradrenalina Inizia 0,05 �/Kg/min � Previeni o rimuovo il debito di ossigeno finchè SvO2 > 70% finchè lattati < 2mmol / L. Aumenta C.O. D.O2 Dobutamina 5-40 �/Kg/min Adrenalina da 0,05��Kg/min Trasfusioni se Ht < 30% � Riduci ipertensione polmonare Prostacicline 2-20 ng/Kg/min � Tratta coagulopatia Rimpiazzo fattori specifici 51 � ESAMI COLTURALI � ANTIBIOTICOTERAPIA AD AMPIO SPETTRO � LOCALIZZA E DRENA I FOCI D’INFEZIONE � CONTROLLA L’IPERPIRESSIA � CAMBIA GLI ACCESSI VASCOLARI OGNI 5-6 GG 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE SHOCK SETTICO NOTA 1 SIRS (Systemic Inflammatory Response Sindrome) Una sepsi viene diagnosticata quando un paziente ha una infezione documentata o sospettata e due o più dei seguenti segni di SIRS : � Temperatura > 38°C o <36° C � FC > 90 bpm � FR 20/min � PaCO2 < 32 mmHg � G.B. > 12000/mm3 o < 10% cell.immature Fattori di rischio comprendono età avanzata, diabete mellito,alcoolismo,scompenso cardiaco ed altre condizioni di compromissione del sistema immunitario. I pazienti anziani con sepsi spesso presentano ipotermia e leucopenia che possono ritardare o confondere la diagnosi insieme ad un alterato stato mentale (indicativo di ipoperfusione cerebrale). I pazienti anziani inoltre possono più facilmente sviluppare shock e sindrome da disfunzione multiorgano (MODS) La definizione di severa sepsi è appropriata quando cʼè una disfunzione acuta dʼorgano, ipoperfusione o ipotensione. Segni di disfunzione acuta dʼorgano sono: � Sindrome da distress respiratorio acuto � Oliguria � CID � Insufficienza renale acuta � Acidosi metabolica � Emorragia gastro-intestinale � Alterazione stato mentale � Shock cardiovascolare È importante ricordare che una flogosi locale, la sepsi la sepsi severa e la MODS sono un continuum di peggioramento della risposta alla infezione microbica. 52 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida BIBLIOGRAFIA patologie cardiovascolari Circulation Vol 102, No 8, August 22, 2000:Guidelines 2000 for Cardiopolmonary Resuscitation and Emergency Cardiovascular Care Emergency Medicine Practice Febbraio 2003 No 2 ,anno 4: Lʼarresto cardiaco: concetti attuali controversie ed evidenze. Advanced Life Support , ed. Masson Emergency Medicine Practice Maggio 2002 No 5, anno 3 : Lo scompenso cardiaco acuto: strategie diagnostiche e terapeutiche per il nuovo millennio. 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Bertoja, Minerva Anestesiologica, vol. 69-2003 50 53 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 DISPNEA ACUTA � � � � � � � � � � � � Valuta coscienza, respiro, polso Mantieni la pervietà delle vie aeree Rassicura e agisci con calma Linea venosa Controlla i segni vitali Posizione seduta Monitorizza Ritmo cardiaco ed Ossimetria Anamnesi dellʼepisodio Ascolta il torace Anamnesi farmacologica EGA ECG 12 derivazioni Considera la riacutizzazione di unʼinsufficienza respiratoria cronica BPCO SI NO SOMMINISTRA OSSIGENO Insufficienza Respiratoria acuta VEDI ALGORITMO SPECIFICO Insufficienza cardiaca VEDI ALGORITMI SPECIFICI 55 Considera: � anemia � squilibri metabolici � disturbi del comportamento 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 ATTACCO ASMATICO ACUTO NELLʼ ADULTO � � � � � � � � � � � � � Valuta coscienza, respiro, polso Mantieni la pervietà delle vie aeree Ossigeno (umidificato, alti flussi) Rassicura e agisci con calma Linea venosa e sol. Fisiol. 200ml/h Controlla i segni vitali Posizione seduta Monitorizza RITMO CARDIACO ed OSSIMETRIA 1 Anamnesi dellʼepisodio e farmacologica Ascolta il torace 2 EGA PEF 3 considera Rx torace (PNX?, Focolaio infettivo ?) Valuta indici di gravità SINTOMI E SEGNI LIEVE MODERATO GRAVE Mentre cammina Può stare in piedi normalmente Può essere agitato mentre parla preferisce sedersi Frase complete Agitato a riposo decubito ortopnoico Solo parole Agitato Aumentata Aumentata > 30/min < 100 No 100-120 Si > 120 Si Moderati, spesso solo alla fine della espirazione Rumorosi presenti durante tutta lʼespirazione Polso paradosso Assente Può essere presente Rumorosi presenti durante lʼinspirazione e lʼespirazione presente PEF PaO2 in aria > 80% Normale 50-80% > 60 mmHg PaCO2 SaO2 in aria < 40 mmHg > 95 % < 45 mmHg 91-95% Dispnea Parla Stato Di Coscienza Frequenza Respiratoria Frequenza cardiaca Uso muscoli accessori Contrazione mm scm Sibili ARRESTO RESPITATORIO IMMINENTE Confuso, sonnolento Bradipnea pause respiratorie Bradicardia Alternanza toracoaddominale Assenza dei sibili e murmure (silenzio respiratorio) L’assenza suggerisce esaurimento dei muscoli respiratori < 50% < 60 mmHg, possibile cianosi >45 mmHg < 91% La presenza di diversi parametri, ma non necessariamente di tutti, può essere utile per una classificazione generale della gravità dellʼattacco asmatico. 56 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRATTAMENTO ASMA ACUTO ASMA LIEVE MODERATO ASMA GRAVE Alterazioni neurologiche Arresto respiratorio /pause PaCO2 > 50 mmHg O2 terapia (per SO2 >92%) Beta2 agonisti (salbutamolo 2,5-5 mgr per nebulizzazione ogni 15-20 min, fino a 3 volte in unʼora) Ipatropio bromuro 0,5 mg per nebulizzazione (in associazione a Beta2 agonisti) Steroidi: Prednisone 40-60 mg ev lenta Metilprendisolone 125 mg RIVALUTA Inalazione di beta 2 agonisti ogni 60 min Corticosteroidi sistemici Continua trattamento per 1-3 h Buona risposta PEF > 50-80% Quadro clinico stabile per 60 min dopo lʼultimo trattamento Esame fisico nella norma Dimissione con terapia 4 Chiama rianimatore Terapia come asma moderato/grave Considera: � Respirazione assistita con NIV � Intubazione con ventilazione invasiva sintomi esame obiettivo PEF saturimetria altri esami se necessario Riacutizzazione moderata PEF 50-80 % del valore individuale Sintomi moderati ASMA FATALE Riacutizzazione grave PEF < 50% (val. ind.) - Gravi sintomi a riposo, uso mm. accessori - Paziente ad alto rischio per storia clinica - Non migliora dopo trattamento iniziale inalazione di beta 2 agonisti + anticolinergico ogni 60 min ossigeno Risposta incompleta PEF < 50% 0 < 200 L/min Persistenza di sintomi lievi-moderati Ospedalizzazione 57 Non migliora Mg Solfato ev 2 mg in bolo lento Adrenalina 0,3 mg s.c. ripetibile dopo 20 m per un totale di 3 iniezioni. Scarsa risposta PEF < 33 % o < 100 L/min PCO2 > 45 mmHg Sintomi gravi, sonnolenza,confusione Ricovero in terapia intensiva 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 NOTE PER ASMA ACUTO NOTA 1 I criteri anamnestici per definire la gravità di un attacco di asma acuto comprendono: - Pregressi episodi di intubazione per asma acuto - Storia di PNX - Malattia cardiaca nota - Uso prolungato di terapia steroidea - Ricoveri in ospedale nei mesi precedenti, più di due ricoveri nellʼanno precedente. NOTA 2 EGA La FiO2 deve mirare al raggiungimento di una SaO2 > 92%. Nei pazienti con ipercapnia, somministrare bassi dosi di FiO2 (24-28%) da incrementare sulla base della risposta clinica e di EGA ripetute. NOTA 3 PEF (flusso di picco espiratorio), valutabile con semplici misuratori (es. mini-Wright), utile per predire lʼevoluzione di un attacco asmatico. Difficile il suo impiego in pazienti molto agitati e poco collaboranti. I valori del PEF dopo terapia e la loro evoluzione nel tempo sono indicatori più attendibili. � Considera il ricovero per valori di PEF dopo trattamento < 50% del valore individuale o < 200 L/min. � Crisi minacciosa per la vita se PEF < 33% o valore assoluto 100 L/min. NOTA 4 RINVIO A DOMICILIO DEL PAZIENTE CON CRISI ASMATICA � STABILITAʼ DEL QUADRO CLINICO PER 6-8 ore di OSSERAVAZIONE � PEF > 50% DEL NORMALE O DEL MIGLIORE VALORE INDIVIDUALE � PEF DOPO IL TRATTAMENTO > 75% O ALMENO 200 L/min (persistente per almeno 1 h dopo il trattamento con beta 2 agonisti) � DIMISSIONE PROTETTA CON INDICAZIONI TERAPEUTICHE (terapia steroidea per 7-10 gg in aggiunta ai beta 2 agonisti) � INFORMAZIONI SCRITTE PER IL PAZIENTE IN CASO DI RECIDIVA DELLA CRISI 58 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 RIACUTIZZAZIONE DI INSUFFICIENZA RESPIRATORIA CRONICA1 � � � � � � � � � � � � Considera diagnosi differenziale: - Scompenso cardiaco Embolia polmonare Versamento pleurico Polmonite Aritmia Valuta coscienza, respiro, polso Mantieni la pervietà delle vie aeree Rassicura ed agisci con calma Linea venosa Controlla i segni vitali Posizione seduta Monitorizza ritmo cardiaco ed ossimetria ECG 12 derivazioni EGA 2 Ascolta il torace Rx torace Anamnesi dellʼepisodio e farmacologica RICERCA I SEGNI DI GRAVITÀ 3 � Disturbi della coscienza 4 � Bradipnea / Pause respiratorie � Segni di compromissione emodinamica CONSIDERA CAUSE SCATENANTI Pneumotorace (vedi procedure drenaggio) � Scompenso cardiaco � Processo infettivo 1 � � � � � SI O2 bassi flussi Farmaci come per asma acuto Idratazione 200 ml/ora NIV (vedi procedure) Compromissione del quadro clinico ? NO Continua somministrazione ossigeno Chiama il Rianimatore Controllo EGA dopo 30 minuti e modifica FiO2 se PaCO2 aumenta Criteri di ricovero in terapia intensiva: � Severa dispnea che non risponde alla terapia in emergenza � Confusione, letargia, coma � Ipossiemia persistente o in peggioramento (PaO2 < 50 mmHg) � e/o severo/ peggioramento ipercapnia (PaCO2<70 mmHg) � e/o severo/ peggioramento acidosi respiratoria (pH<7.30) NONOSTANTE OSSIGENO 6 SUPPLEMENTARE E NIV Aumentati Riconsidera i segni di gravità Diminuiti: � sorveglia 5 � procedure ricovero 59 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE PER RIACUTIZZAZIONE DI BPCO NOTA 1 Cause comuni di riacutizzazione di BPCO (in un terzo dei casi le cause sono sconosciute) 1. Primarie: infezioni tracheobronchiali inquinamento atmosferico 2. Secondarie polmonite embolia polmonare pneumotorace fratture costali/trauma toracico uso inappropriato di sedativi, betabloccanti scompenso cardiaco dx o sn o aritmie. NOTA 2 Una PaO2 < 60 mmHg e/o SO2 < 90% in aria ambiente indicano la severità dellʼinsufficienza respiratoria . Una PaO2 < 50 mmHg con PaCO2 > 70 mmHg e pH < 7.30 indicano che lʼepisodio di riacutizzazone è minaccioso per la vita e che richiede la necessità di cure in terapia intensiva. NOTA 3 Segni di severità: A. Sulla scorta dell’esame clinico: uso dei muscoli respiratori accessori movimento paradosso della parte toracica peggioramento o nuova insorgenza della cianosi centrale sviluppo di edema periferico instabilità emodinamica segni di scompenso cardiaco dx. riduzione della coscienza B. In base alla storia clinica: durata del peggioramento o dei nuovi sintomi numero dei precedenti episodi (ospedalizzazioni) attuale regime terapeutico Eʼ necessario avere informazioni specifiche sulla frequenza e severità degli attacchi di dispnea, sulla tosse (quantità, colore dellʼescreato) e limitazione dellʼattività quotidiana. NOTA 4 Nei pazienti con BPCO di grado severo, il più importante segno di grave esacerbazione è la modificazione dello stato di coscienza. NOTA 5 Criteri di ospedalizzazione: marcato peggioramento dellʼintensità dei sintomi BPCO inquadrata precedentemente come severa Insorgenza di nuovi segni clinici (cianosi, edemi periferici) Mancata risposta alla terapia iniziata a domicilio Commorbilità importanti Nuova insorgenza di aritmia Diagnosi incerta Età avanzata Insufficiente supporto a domicilio NOTA 6 Indicazioni alla ventilazione meccanica invasiva: Severa dispnea con utilizzo dei muscoli accessori e respiro addominale paradosso FR > 35 atti/min Ipossiemia minacciosa per la vita (PaO2 < 40 mmHg , P/F < 200 mmHg) Arresto respiratorio Sonnolenza , alterazione stato mentale Complicanze cardiovascolari (ipotensione, shock) Altre complicazioni (squilibri metabolici, sepsi, polmoniti, embolia polmonare) Fallimento della NIV 60 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 PNEUMOTORACE 1 SPONTANEO Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 Accesso venoso Monitoraggio ECG, SaO2, PA,FR Controlla parametri vitali Anamnesi Esame obiettivo PAZIENTE INSTABILE FR > 24 atti/min FC < 60 o > 120 bpm IPOTENSIONE SO2 in aria < 90% Il paziente non può dire frasi complete tra gli atti respiratori PAZIENTE STABILE (Assenza dei criteri di instabilità) RX TORACE 2 Valuta dimensione del PNX Chiama lʼesperto Rx torace URGENTE in P.S. PNX piccolo PNX grande Chiama lʼesperto Rivaluta parametri vitali DRENAGGIO TORACICO (16 F-22 F) collegato a sistema ad acqua chiuso Il polmone non si espande rapidamente Utilizzare drenaggio con sistema in aspirazione Ricovero in 4 osservazione Rx torace di controllo Il polmone si espande rapidamente Ospedalizzazione 61 DRENAGGIO TORACICO (16 F-22 F) collegato a sistema ad acqua chiuso 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NOTE PER PNEUMOTORACE SPONTANEO NOTA 1 Definizioni: - PNX spontaneo:assenza di pregressi traumi o cause iatrogene - PNX spontaneo primitivo:senza apparenti patologie sottostanti - PNX spontaneo secondario:con patologia sottostante clinicamente evidente Nellʼ89% dei pazienti con PNX spontaneo primitivo la TAC dimostra bolle subpleuriche omolaterali. Il PNX spontaneo secondario si instaura su una patologia respiratoria sottostante che, nella maggior parte dei casi, è la BPCO. NOTA 2 Il pneumotorace può essere definito piccolo, secondo i criteri dellʼACCP (American College Of Chest Phisician), quando alla radiografia standard del torace l’apice del polmone dista meno di 3 cm dalla cupola della parete toracica omolaterale. Altro tipo di classificazione delle dimensioni del PNX è quella della BTS (British Thoracic Society) che lo suddivide in tre livelli : - Piccolo piccola rima di PNX attorno al polmone - Moderato polmone collassato fino alla metà del profilo cardiaco - Massivo assenza dʼaria nel polmone Un piccolo PNX può essere dimostrato, a volte, solo nella radiografia in espirio. Routinariamente lʼRx torace non viene eseguito in espirio, pertanto lʼesecuzione con questa modalità è dettata da un sospetto diagnostico specifico, che deve essere esplicitato. In ogni caso le dimensioni del PNX, evidenziabili da un RX del torace, non sono una indicazione assoluta per la scelta del trattamento del paziente, ma lo sono la sua condizione clinica o la recidiva dell’evento . Indicazioni allʼutilizzo della TAC toracica: (non è raccomandato lʼuso routinario della TAC al primo episodio di PNX) Pazienti con recidiva di PNX Persistente perdita di aria dal drenaggio In previsione di intervento chirurgico Valutazione di patologie polmonari (es interstiziopatie) NOTA 3 Le dimensioni del tubo di drenaggio possono essere di 24 F-28 F se il paziente necessita di ventilazione a pressione positiva o sembra avere una cospicua perdita dʼaria. Criteri per la rimozione del drenaggio toracico: dopo risoluzione spontanea della perdita dʼaria eseguire Rx Torace (polmone a parete) sospendere lʼaspirazione Rx di controllo dopo 12 ore dallʼultima evidenza di fuoriuscita Rimozione del drenaggio se non si è riformato il PNX NOTA 4 Per questi pazienti alcuni esperti consigliano un periodo di osservazione di 3-6 ore nel dipartimento di emergenza con successiva dimissione dopo Rx del torace, se questa ha escluso una progressione del PNX. Eʼ consigliata inoltre unʼaccurata istruzione sul follow-up, che può variare a seconda delle circostanze, tra 12 ore e 2 gg. Il controllo dovrebbe prevedere anche un Rx del torace per dimostrare la risoluzione del PNX. I pazienti con queste caratteristiche andrebbero osservati in regime di ricovero solo se residenti in luogo lontano dal dipartimento dʼemergenza e solo se viene considerato irrealizzabile il follow-up. Sia la semplice aspirazione che lʼapplicazione di un drenaggio toracico sono considerate manovre inappropriate a meno che non vi sia un aumento di volume del PNX. 62 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Linee Guida Dipartimento Emergenza 2004 BIBLIOGRAFIA PATOLOGIE RESPIRATORIE Casagrande, D. Coen, P. demattè, V. Demicheli, C. Locatelli, F. Perraro, M. Pesenti Campagnoni, F. Porro, G.Re. Linee guida per il trattamento dellʼattacco dʼasma nellʼadulto. Giornale di Medicina dʼUrgenza e Pronto Soccorso, Suppl. Vol 2 N° 2 giugno 2000 : 174-178. Canadian Medical Association. Guidelines for the emergency management of atshma in adults. Can. Med. Ass. J 1996; 155: 25-37. Asma: un aggiornamento basato sulle evidenze. Emergency Medicine Practice: Anno 2 N° 5/2001: 1-28. P. Demoly, D. Jaffuel, FB Michel, P. Godard. Asma. Diagnosi e trattamento. Akos. Vol 6, 0770 1-11. F. Paganin, JL Stephant, P. Chanez, JY lacoste, Ph. Godard FB Michel. Trattamento della crisi dʼasma: valutare lʼasma grave. 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Giovane con piccolo pneumotorace spontaneo, Decidere in Medicina, Aprile 2002 pag 27-35. 63 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 � � � � � � � TIA 1 Valuta coscienza, respiro, polso Controlla segni vitali Monitorizza ritmo, ossimetria 2 Linea venosa e prelievo + Stick glicemico ECG 12 derivazioni Anamnesi dellʼepisodio Esame obiettivo Considera ed escludi altre diagnosi differenziali 3 Deficit/sintomi neurologici presenti ? SI NO Gestisci come possibile ICTUS (vedi algoritmo) Valuta sintomi riferiti per diagnosi di 4 sede (circolo anteriore o posteriore) PAZIENTE AD ALTO RISCHIO ? -Età maggiore di 60 anni 5 - Diabete - Disturbi che durano + di 10 min - Senso di debolezza generalizzato -Disturbi del linguaggio durante lʼepisodio -TIA in crescendo (3 episodi in 72 ore che peggiorano) -TIA ricorrenti (nonostante terapia antiaggregante massimale) -Stenosi carotidea severa -Fonte cardioemboligena NO SI Episodi sintomatici nelle 2 settimane precedenti ? SI NO � Inizia terapia con 6 ASA � Accelera valutazione diagnostica in regime ambulatoriale 65 � Ricovero per indagini strumentali accelerate (TAC, ecodoppler carotideo, ecocardiografia transesof.) � Visita neurologica � Selezione candidati 7 all’endoarteriectomia � Terapia antiaggregante/anticoagula nte urgente (pazienti con 8 FA) 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida NOTE PER TIA Nota 1 Viene definito classicamente come un deficit neurologico causato da unʼ ischemia cerebrale che si risolve completamente entro 24 ore. Il termine deficit neurologico ischemico reversibile viene riservato ad alcuni casi in cui il deficit dura più di 24 ore con risoluzione completa. Dati recenti della RMN dimostrano che fino al 50% dei pazienti con diagnosi clinica di TIA hanno reperti positvi, Maggiore è la durata dei sintomi più si verifica che ci siano lesioni rilevabili con la dignostica per immagini. Una ridefinizione del TIA prevede che esso venga definito come” un breve episodio di deficit neurologico causato da un’ischemia focale cerebrale o retinica, con sintomi clinici che durano meno di un’ora senza evidenze di infarto acuto cerebrale”(TIA Working Group) TIA, Deficit neurologico ischemico reversibile ed Ictus sono un continuum di un unico processo patologico. Identificare un TIA può aiutare a prevenire un Ictus. Nota 2 Prelievo per emocromo, glicemia, azotemia, creatininemia, elettroliti, PT,INR,PTT,es urine. Se paziente con storia di febbre e sospetto di endocardite VES, PCR, emocolture. Nota 3 Diagnosi differenziali con: Lesioni strutturali cerebrali da tumori ,emorragia, malformazione a-v,aneurismi Infezioni (ascessi, emboli settici) Deficit neurologico post-convulsivo Epilessia Emicrania complicata Riacutizzazione di sclerosi multipla Ipoglicemia Sincope ( specie da aritmia) Disordini labirintici Iperventilazione/attacco di panico Nota 4 Sindromi del TIA: In generale i reperti neurologici del TIA sono di solito sintomi “negativi “associati con una perdita di funzionalità (es debolezza, afasia, opposti a sintomi positivi ( es formicoli o movimenti involontari) Circolo anteriore (emiparesi, deficit sensoriale monolaterale, cecità monoculare, deviazione dello sguardo, emiattenzione) Circolo posteriore (emiparesi, tetraparesi, deficit sensoriale monolaterale o in tutte e 4 le estremità, deficit crociati, diplopia, nistagmo, paresi o mancata coniugazione dello sguardo, disartria con disfagia, vertigini, diminuzione del livello di coscienza, atassia , vomito incoercibile. La determinazione del territorio vascolare in base ad anamnesi e sintomi guiderà lʼiter diagnostico-terapeutico: ecodoppler carotidi nel TIA del circolo anteriore per selezionare i pazienti candidati allʼendoarteriectomia; angiografia cerebrale o RMN per i pazienti con TIA del circolo posteriore. Nota 5 Nei pazienti con sintomi simili al TIA ma di età inferiore ai 50 anni ampliare la diagnosi differenziale (dissezione a. carotide interna, specie se associati a cefalea, cervicalgia, sindrome di Horner parziale ed amaurosi fugace, abuso di droghe, deficit coagulazione, malattia cardiaca congenita con troemboembolismo cerebrale, neoplasia etc) Nota 6 Tutti i pazienti con diagnosi di TIA devono iniziare la terapia con antiaggreganti piastrinici. Per lʼASA dosaggi compresi tra 100 e 325 mg una volta al dì . Se intolleranza allʼ ASA ticlodipina 250 mgr due volte al dì , con controlli dellʼemocromo ogni 2 settimane per 90 gg. o in alternativa clopidogrel 75 mgr/ dì . Nota 7 Lʼendoarteriectomia carotidea ha dimostrato benefici a lungo termine se allʼecodoppler si evidenzia una stenosi superiore al 70%. Nota 8 Terapia anticoagulante (TAO) per in pazienti con fibrillazione atriale e TIA. 66 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 ICTUS CEREBRALE • Valuta coscienza, respiro, polso • Mantieni pervietà vie aeree • Ossimetria • O2 terapia su monitoraggio ossimetrico (se SaO2 < 92 mmHg) • Linea venosa (Soluzione Fisiologica 30 ml/h) • Controlla segni vitali + GCS • Esami ematici (1) + Stick glicemico + ECG 12 derivazioni • Monitorizza ritmo, pressione arteriosa (2), ossimetria • Anamnesi dellʼepisodio: - modalità esordio - tempo trascorso (annota lʼora di inizio dei sintomi) - farmaci • Esame obiettivo (considera possibilità di trauma) • Esame neurologico (3, 4) Probabile ictus ischemico NO La TAC eseguita entro 25 min dallʼarrivo mostra unʼemorragia intracerebrale o subaracnoidea? (5) Considera altre cause (7) • Rivaluta segni vitali • Rivaluta esame neurologico: quadro clinico stabile o in evoluzione ? (8) • Verifica infusione fluidi e diuresi (9) Ricovero in Stroke Unit o U.O. dotata di Stroke team (10) (annota lʼora) 67 SI Trattamento delle complicanze immediate: crisi convulsiva (vedi trattamenti specifici) Consulenza neurochirurgia/ trasferimento NCH (6) 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE PER ICTUS Nota 1 Esami ematici: emocromo + PLT, PT, PTT, Na, K, Cl, Ca, Mg, glicemia, azotemia, creatinina, transaminasi, bilirubina, proteine totali. EGA nel sospetto di ipossiemia con SaO2 < 90% in aria ambiente e/o in caso di coma. Nota 3 CINCINNATI PREHOSPITAL COMA SCALE Mimica facciale (fai mostrare i denti al paziente o fallo sorridere): Normale: i due lati del volto si muovono bene allo stesso modo. Anormale: un lato del volto non si muove bene come lʼaltro lato. Spostamento delle braccia (il paziente chiude gli occhi e distende le due braccia): Normale: le due braccia si muovono allo stesso modo o entrambe non si muovono del tutto (possono essere utili altri rilievi, come il riflesso pronatore) Anormale: un braccio non si muove o cade giù in confronto allʼaltro. Linguaggio (fai dire al paziente “Non puoi insegnare trucchi nuovi ad un cane vecchio”): Normale: il paziente usa le parole correttamente senza intoppi. Anormale: il paziente inceppa sulle parole, usa parole inappropriate, o non è in grado di parlare. Nota 2 Il trattamento d'emergenza dell'ipertensione nei pazienti con ictus acuto è indicato se: o i valori di pressione diastolica, in due misurazioni successive a distanza di 5 minuti, superano i 140 mmHg (nitroglicerina o il nitroprussiato di sodio 0,5-1,0 mg/kg/min). o i valori di pressione sistolica sono >220 mmHg, o la pressione diastolica è tra 121-140 mmHg, o la pressione arteriosa media è >130 mmHg in due misurazioni successive a distanza di 20 minuti (labetalolo, 10 mg e.v. in 1-2 minuti. Tale dose può essere ripetuta o raddoppiata ogni 10-20 minuti fino ad un dosaggio cumulativo di 300 mg). o In caso di emorragia cerebrale è indicata la terapia antipertensiva qualora i valori pressori siano: pressione sistolica >180 mmHg o pressione diastolica >105 mmHg .Non è indicato l'uso di calcio-antagonisti per via sublinguale per la rischiosa rapidità d'azione di questo tipo di somministrazione Nota 4 Grado 1 2 3 4 5 HUNT AND HESS SCALE PER LʼEMORRAGIA SUBARACNOIDEA Stato neurologico Asintomatico Grave cefalea o rigidità nucale; non deficit neurologici Soporoso; deficit neurologico minimo Torpido; emiparesi da media a grave Coma profondo; postura da decerebrazione Nota 5 1. TAC senza contrasto entro 25 minuti dallʼarrivo, è indicata in urgenza per: � la diagnosi differenziale fra ictus ischemico ed emorragico ed altre patologie non cerebrovascolari � l'identificazione di eventuali segni precoci di sofferenza ischemica encefalica � guidare la scelta degli interventi. 68 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 Nota 6 Una valutazione neurochirurgica urgente deve essere disponibile per pazienti selezionati come nei casi o di infarti cerebrali e cerebellari estesi o idrocefalo o per casi selezionati di emorragia cerebrale. Tale valutazione deve avvenire entro due ore negli ospedali dotati di Neurochirurgia oppure tramite teleconsulto delle immagini radiografiche. I casi di emorragia cerebrale in cui è indicato il trattamento chirurgico sono: emorragie cerebellari di diametro >3 cm con quadro di deterioramento neurologico o con segni di compressione del tronco e idrocefalo secondario a ostruzione ventricolare; 3 emorragie lobari di grandi o medie dimensioni (� 50 cm ), in rapido deterioramento per compressione delle strutture vitali intracraniche o erniazione; emorragie intracerebrali associate ad aneurismi o a malformazioni arterovenose, nel caso in cui la lesione strutturale associata sia accessibile chirurgicamente Nota 7 Considera altre cause: lesioni occupanti spazio (tumori, ematomi, ascessi), emicrania complicata, encefalite, meningoencefalite, metaboliche e tossiche, paralisi post-critica, neuropatia periferica, labirintite. Nota 8 In pazienti con ictus acuto il trattamento dellʼedema cerebrale è indicato in caso di rapido deterioramento dello stato di coscienza, segni clinici di erniazione cerebrale o evidenze neuroradiologiche di edema con dislocazione delle strutture della linea mediana od obliterazione delle cisterne perimesencefaliche. Nota 9 Evita Glucosata e soluzioni ipotoniche. Evita sovraccarico di liquidi. Se glicemia >200 mg/dl è indicata la correzione con terapia insulinica. Se ipoglicemia infusione di destrosio in bolo ev, associando tiamina 100 mgr in caso di malnutrizione ed abuso di alcool. Se presente ipertermia usare preferibilmente paracetamolo, mantenendo la temperatura al di sotto di 37°C. Nota 10 In Italia, il Ministero della Salute ha autorizzato la terapia trombolitica solo nel contesto dello studio clinico di fase IV denominato Safe Implementation of Thrombolysis in Stroke-Monitoring Study (SITS-MOST) in centri clinici abilitati . Il trattamento con r-tPA e.v. (alteplase, Actilyse) (0,9 mg/kg, dose massima 90 mg, il 10% della dose in bolo, il rimanente in infusione di 60 minuti) è indicato entro tre ore dall'esordio di un ictus ischemico in pazienti selezionati. . 69 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ���� � � � � � � � VALUTA E TRATTA: � A Vie aeree � B Respiro (anomalie pattern 2 respiratorio) 3 � C1 Circolo- C2 colonna cervicale � C3 Compressione emorragie visibili � Somministra Ossigeno Esegui stick glicemico 4 Linea venosa-prelievo Monitorizza segni vitali – SaO2- ECG- diuresi EGA con dosaggio carbossiHb ECG 12 derivazioni CHIAMA IL RIANIMATORE ANAMNESI MIRATA: � Tempo e modalità d’insorgenza: trauma, ingestione di farmaci, tossici o alcool, intossicazione da CO � Sintomi associati: febbre, ipotermia, cefalea, convulsioni, allucinazioni, nausea, vomito, modificazioni del comportamento, perdita di memoria, disturbi visivi, etc. 5 � Anamnesi patologica remota 6 � Farmaci in uso (compreso l’uso di alcool o droghe) Se ipoglicemia� glucosio al 33% ev Se iperglicemia—liquidi, insulina Se intossicazione oppiacei� naloxone ev Se intossicazione benzodiazepine�anexate ev ESAME NEUROLOGICO: � Valutazione GCS 7 � Pupille - motilità oculare � Postura- tono � Riflessi ESAME OBIETTIVO TESTA PIEDI Risoluzione quadro clinico NO SI OSSERVAZIONE TAC ENCEFALO NEGATIVA Considera - Cause metaboliche Intossicazioni Sospetto clinico di : � ESA 9 � Infezione SNC POSITIVA 8 (lesione NCH) POSITIVA ( non lesione NCH) CONSULENZA 10 NCH Terapia di supporto Ricovero in reparto di competenza PUNTURA LOMBARE Positiva per infezione Copertura antibiotica Ricovero in reparto di competenza Positiva per sangue Negativa Angiografia 10 Urgente 71 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 Note Coma Nota 1 La presenza di uno stato di coma presuppone una delle seguenti condizioni: a) Danno cerebrale diffuso e bilaterale, multifocale a livello degli emisferi b) Danno localizzato a livello del tronco encefalico. Il comportamento cosciente dipende infatti dall’integrità della corteccia e della Sostanza Reticolare Attivante Ascendente (SRAA). La SRAA costituisce la parte centrale del tronco encefalico, dal bulbo caudale al mesencefalo rostrale. Coma lesionale: 1) Lesioni sopratentoriali (lesioni diffuse diencefaliche) 2) Lesioni sottotentoriali (lesioni focali della SRAA) Coma metabolico: danno metabolico cerebrale diffuso, anossico, ipercapnico, ipoglicemico/iperglicemico, uremico, epatico. Nota 2 Apnea postiperventilatoria: arresto respiratorio dopo un atto respiratorio profondo. Presente nelle lesioni telencefaliche bilaterali metaboliche o strutturali Respiro di Cheyne-Stokes (RCS): respiro periodico con fasi di iperpnea regolarmente alternate ad apnea, presente nelle lesioni bilaterali telencefaliche o diencefaliche metaboliche o strutturali. Respiro apneustico: spasmo inspiratorio prolungato presente nelle lesioni pontine medio-caudali (infarto pontino da occlusione dell’arteria basilare). Respiro atassico: respirazione completamente irregolare presente nelle lesioni della parte dorso-mediale del bulbo (formazione reticolare). Nota 3 Considera sempre la possibilità di una lesione del rachide cervicale, fino a prova contraria. Nota 4 Considera anche esami tossicologici. Nota 5 Patologie dismetaboliche, epilessia. Nota 6 Considera uso di dicumarolici, antiepilettici, insulina. Nota 7 La posizione delle pupille ed i riflessi pupillari rivestono importanza nello studio del paziente in coma, perché le vie nervose che controllano le pupille sono anatomicamente adiacenti a quelle che controllano la coscienza (SRAA) nel tronco. Inoltre emergendo anatomicamente il III paio dei nn.cranici sul tentorio, in caso di ernia uncale la compressione del III n. cranico diventa segno importante. Nota 8 Se vi sono segni di ipertensione endocranica (bradicardia, ipertensione arteriosa, deterioramento coscienza, segni focali progressivi): � Mantenere una adeguata ossigenazione con PaO2 > 90 mmHg e SaO2 > 95%. � Prevenire ipercapnia, ipocapnia. � Mantenere PAS > 110 mmHg (PAM 80 – 100 mmHg) per assicurare PPC > 70 – 80 mmHg (PPC= PAM - PIC). Considera amine (noradrenalina). � Sedazione – analgesia. � Mannitolo 18% 0,25- 1 gr/Kg in 15 minuti solo in caso di erniazione cerebrale (anisocoria, segni di lato). Nota 9 Se paziente febbrile con segni di meningite somministrare ceftriaxone ev anche prima di eseguire la TAC e puntura lombare, se si sospetta encefalite associare antivirale e.v. e cortisone. Nota 10 ESA certa Ricovero in NCH GCS › 8 - Angiografia e chirurgia in urgenza se ematoma con shift Ricovero in terapia intensiva GCS � 8 - Iter normale se solo infarcimento parenchimale Chirurgia preoce ‹ 72 ore Chirurgia dilazionata 72 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 CEFALEA acuta non traumatica 1 Controlla segni vitali Linea venosa + prelievo2 Anamnesi dellʼepisodio e remota 2 Esame obiettivo (segni associati) ANAMNESI DI CEFALEA ? SI NO Variazioni rispetto ai precedenti episodi ? 3 NO SI Presenza di febbre ? Considera cefalea essenziale (emicrania, cefalea a grappolo, Tensiva) NO SI * VALUTA dolore 3: insorgenza improvvisa intensità peggiore in assoluto VALUTA per : -possibile massa cerebrale 4 1 - recente trauma cranico - meningite SI *Se segni di meningite 5 somministrare ceftriaxone ev o altro antibiotico efficace contro le forme batteriche prima della TC Esame neurologico TAC CRANIO urgente positiva negativa Trattament o specifico Puntura lombare NO NO SI Esame liquor Ricovero malattie infettive Profilassi familiari /operatori (ciprofloxacina 750 mgr /rifampicina ) Denuncia malattie infettive Indicativo per infezione Positivo per sangue negativo Consulenza neurochirurgia/tra sferimento NCH per ESA 73 SI Escludi altre 7 cause Trattamento Dimissione Rigiditànucale 6 Segni meningei Cefalea da scuotimento ? NO Valuta VES se età 50 a Considera cefalea essenziale 7 /altre cause Considera TC se anamnesi negativa per cefalea simile 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE CEFALEA ACUTA Nota 1 Pensare sempre alla possibilità di un trauma cranico (dimenticato, sottovalutato, rimosso dal paziente). Nota 2 Lʼ anamnesi e lʼesame obiettivo sono fondamentali per decidere lʼiter diagnostico. La valutazione primaria del paziente con cefalea deve mirare alla diagnosi di condizioni immediatamente minacciose per la vita attraverso la valutazione di 3 pochi elementi clinici : riduzione del Glasgow Coma Score presenza di segni di lateralizzazione anormalità pupillari segni di irritazione meningea rash cutaneo Nota 3 emocromo, glicemia, PT e PTT, funzionalità renale, elettroliti (VES nei pazienti > 50 anni per escludere arterite temporale). Nota 4 INDICI DI GRAVITAʼ peggiore episodio mai sperimentato cefalea diversa dai soliti episodi febbre o storia indicativa di compromissione immunitaria alterazione dello stato mentale segni meningei segni neurologici focali e/o convulsioni cefalea di nuova insorgenza dopo i 50 anni alterazioni del visus esordio improvviso associata a sincope più intensa al risveglio o peggiorata dallo sforzo, vomito, tosse progressiva Nota 4 Segni di possibile massa cerebrale o aumento della pressione endocranica: papilledema deficit neurologici focali convulsioni di nuova insorgenza cefalea presente da settimane o giorni presenza di shunt ventricolo-peritoneale recente trauma cranico Nota 5 Cefalea e febbre sono comuni a molte malattie infettive: il segno clinico più utile per la diagnosi è la rigidità nucale (che può essere presente oltre che nella meningite e nellʼESA) anche nelle seguenti altre condizioni: o Artrosi cervicale o Parkinson o Faringite o Linfoadenopatie cervicali o Mialgie diffuse (es. prodromi di infezioni virali) Altri segni di meningite: -test dello scuotimento del capo (chiedere al paziente di scuotere rapidamente la testa da un lato allʼaltro) -segno di Kerning e Brudzniski . Nota 6 La rigidità nucale e gli altri segni meningei possono mancare nelle prime ore dallʼesordio di una ESA e, dʼaltra parte, alcuni di questi pazienti hanno nei giorni precedenti il sanguinamento massivo un episodio di cefalea transitoria che può passare inosservato (“emorragia sentinella”). Nota 7 Altre cause: Sinusite acuta Glaucoma acuto Artrite temporale Artrosi cervicale Crisi ipertensiva Cefalea tensiva Emicrania (nelle sue varie forme) Cefalea a grappolo Farmaci Tossine (alcool, intossicazione da CO) Iponatremia / Ipossia - Ipercapnia / Ipoglicemia 74 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 IL PAZIENTE VIOLENTO IN PRONTO SOCCORSO Il paziente è violento al punto che non è possibile effettuare valutazione e trattamento senza rischio ? 1 SI NO � Metti al sicuro te stesso e gli altri pazienti presenti in P.S. � Allerta tutto il personale del Pronto Soccorso � Chiedi lʼintervento delle forze dellʼordine (Polizia,Carabinieri…) 2 � Fai contenere il paziente � Cerca comunque di stabilire un dialogo con il paziente � rapida valutazione parametri vitali � rapida anamnesi CONSIDERA : � possibile abuso di alcool e droghe (cocaina,LSD,anfetamine) � possibili patologie organiche (ipoglicemia,trauma cranico,neoplasie encefaliche,oligofrenia,epilessia) � precedenti accessi in PS con comportamenti violenti � possibile malattia psichiatrica � Completa anamnesi ed esame obiettivo (cerca la collaborazione di parenti o altri accompagnatori,se affidabili) � Se possibile assicura accesso venoso, preleva esami laboratorio (glicemia,alcoolemia, es tossicologici…) 3 � Se necessario somministra sedativi i.m./e.v. � Chiama consulente psichiatrico, se necessario � Se possibile ,effettua altre indagini ,a fini diagnostici (TAC encefalo...) � Mantieni la calma, ignora insulti e minacce � Mostra interesse alle richieste del paziente, evitando contrapposizioni (a volte può essere utile lʼofferta di bevande o altro) Etilismo acuto � � Osservazione clinica Trattamento in rapporto a quadro clinico e valori alcoolemia Paziente con problemi psichiatrici Paziente caratteropatico senza apparenti problemi di salute � Non rifiutare il paziente � Chiedi intervento forze dellʼordine � � 75 Chiedi consulenza psichiatrica Considera TSO Paziente con patologia organica � Vedi algoritmi specifici 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE A : IL PAZIENTE VIOLENTO IN PRONTO SOCCORSO Nota 1 RICORDA : � La maggioranza dei pazienti con comportamenti violenti non sono affetti da malattie psichiatriche vere e proprie, � In una minoranza di pazienti comportamenti incongrui o anche ostili sono causati da patologie organiche come ipoglicemia,traumi cranici,neoplasie encefaliche, ritardo mentale,epilessia; � La situazione più comune è legata ad intossicazione acuta da alcool,a volte in soggetti con disturbo del carattere lʼalcool scatena accessi di violenza esplosiva e spropositata al contesto; � Per alcuni un comportamento violento è semplicemente la modalità usuale di rapportarsi con gli altri;la giusta considerazione è che di questi soggetti dovrebbe occuparsi lʼAutorità Giudiziaria o le Forze dellʼOrdine piuttosto che le strutture sanitarie,non è comunque giustificato un atteggiamento di rifiuto da parte del personale sanitario; � Eʼ fondamentale raccogliere tutte le informazioni disponibili su come e perché il paziente è giunto in Pronto Soccorso,una storia di violenza pregressa (recente o no) è importante nel predire la potenzialità attuale di violenza; � Questo tipo di pazienti induce generalmente forti emozioni come paura o collera: è importante essere consapevoli delle proprie reazioni soggettive per mantenersi obiettivi e non essere indotti ad atteggiamenti o misure punitive. Nota 2 SUGGERIMENTI PER PREDISPORRE UN PROTOCOLLO DI CONTENIMENTO FISICO: � Dovrebbe esistere in ogni pronto soccorso un protocollo specifico, conosciuto e condiviso da tutto il personale operante in PS, convalidato dal responsabile del servizio, allo scopo di ridurre al minimo la possibilità di danno per il paziente e per il personale sanitario. Questo è un compito degli operatori del PS (vedi articolo 54 del codice penale sullo stato di necessità), può essere indicato chiedere la collaborazione degli operatori del servizo di psichiatria. � La contenzione deve di preferenza venire eseguita da un certo numero di persone, possibilmente non inferiore a cinque; una dimostrazione di forza può produrre di per se stessa una maggiore collaborazione dal parte del paziente. � Ogni singolo operatore trattiene un arto mentre uno protegge la testa, il contatto andrebbe attuato preferibilmente nel momento in cui lʼattenzione del paziente viene meno. � Devono essere immediatamente disponibili dei sedativi da somministrare per via parenterale dopo che la contenzione è stata completata. Se il paziente continua a manifestare aggressività., le cinghie di contenzione in cuoio sono le più sicure, vanno controllate ad intervalli frequenti da parte del personale per verificarne il comfort e la sicurezza.È importante che gli arti non siano contorti in modo tale da produrre una trazione sui nervi o una lesione da compressione. I pazienti intossicati dovrebbero essere posti in contenzione in posizione di sicurezza (decubito laterale sinistro) e controllati per il rischio di una possibile aspirazione di sostanze dalle vie respiratorie. � I motivi della contenzione dovrebbero venire spiegati al paziente. È fondamentale contenere le proprie emozioni e mantenere la calma, non rispondere mai ad insulti e minacce. � La contenzione non deve mai essere iniziata e rimossa senza lʼautorizzazione del medico ed in presenza di un adeguato numero di componeneti dellʼequipe di PS. Deve esistere documentazione scritta dei motivi e dei tempi del provvedimento. Nota 3 INDICAZIONI ALLʼUSO DEI FARMACI : � se presenza di allucinazioni o delirio :somministrare farmaci antipsicotici, quali butirrofenoni .Es.aloperidolo (Serenase) 2-5 mg im; � in caso di agitazione in paziente anziano somministrare.farmaci quali i fenotiazinici che hanno azione fortemente sedativa es.promazina (Talofen) 25 mg (1/2 fl)im � in caso di agitazione in soggetto giovane con anamnesi negativa per patologie di rilievo somministrare benzodiazepine es. diazepam (Valium) 5 mg (1/2 fl) ev. 76 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 LʼURGENZA PSICHIATRICA 1 � Eʼ importante che lʼoperatore si identifichi e parli in modo calmo e diretto con il paziente � Mantenere un atteggiamento rassicurante � Permettere che il paziente esprima le proprie emozioni � Non mentire al paziente, ma essere coerenti e decisi nelle azioni � Comunicare al paziente le decisioni prese � Valuta parametri vitali � Escludi cause organiche 2: effettua anamnesi mirata ed esame obiettivo completo � Considera possibile abuso/astinenza alcool, droghe � Se paziente a rischio suicidario : mai sottovalutare 3 lʼevento ! Non lasciare mai da solo il paziente! � In caso di paziente aggressivo : � lʼoperatore dovrà fare in modo che il paz. non faccia male a sé o ad altri, stando attento anche alla propria sicurezza � evitare movimenti bruschi per non stimolare una reazione violenta � non lasciare il paziente da solo � se fosse necessario contenere il paziente attendere lʼarrivo di altri operatori del servizio e/o delle forze dellʼordine � Se il paziente rifiuta lʼintervento terapeutico necessario ed urgente: considera TSO � Chiedi consulenza psichiatrica � SE ATTACCO DI PANICO: � dialogo rassicurante; � diazepam 5mg x os o 3-5 mg ev � SE IPERVENTILAZIONE : � escludi cause organiche (prelievo per EGA) � rirespirazione aria espirata; dialogo rassicurante; diazepam 5 mg x os o 3-5 mg ev 77 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 NOTE PER URGENZA PSICHIATRICA Nota 1 : a differenza di altre emergenze mediche,ciò che configura una emergenza psichiatrica non è solo la sintomatologia che un individuo presenta ma anche la lettura che di questa sintomatologia fa lʼambiente che lo circonda. Spesso infatti non è il paziente ma sono i familiari, in presenza di anomalie del comportamento giudicate acute e gravi, a chiedere lʼintervento medico. Eʼ importante a questo proposito, saper riconoscere e distinguere tra pseudo – urgenze psichiatriche (ovvero richieste di “aiuto sociale”, in cui è necessario un intervento psicologico “ambientale”) e reali urgenze psichiatriche , in cui sia necessario lʼintervento terapeutico centrato esclusivamente sulla persona sofferente, anche se spesso le due necessità possono presentarsi associate nello stesso caso. Nota 2 : l’incidenza di turbe psichiatriche dovute a cause esclusivamente organiche è rilevante (dal 5 al 18%, secondo le diverse statistiche). Il quadro psicopatologico non ha in tali casi aspetti specifici, pertanto è necessario ipotizzare sempre una tale evenienza nel momento della osservazione iniziale e della prima raccolta dei dati anamnestici. Le cause possono essere: squilibri metabolici (ipossia,ipoglicemia,epatopatie e nefropatie,tossicosi e crisi di astinenza di sostanze) cause tossinfettive sistemiche, affezioni specificamente neurologiche (encefalopatia ipertensiva, epilessia nelle fasi post critiche, traumi cranici,neoplasie encefaliche). Lʼipotesi di una etiologia organica va posta ogniqualvolta il disturbo di comportamento insorto in modo relativamente rapido, è sostenuto da unʼalterazione dello stato di coscienza,a cui si associno sintomi che rivelano l’interessamento del sistema nervoso autonomo (tachicardia, midriasi, sudorazione, sbalzi pressori). Non vanno dimenticati i disturbi psicotici iatrogeni in corso di trattamento con corticosteroidi,estroprogestinici,ormoni tiroidei, FANS (indometacina, ac.acetilsalicilico..), ipotensivi,digitatici, antiaritmici, farmaci dopaminergici, anticolinergici, anoressici. Fattori predisponenti ed aggravanti sono rappresentati in questi casi da : lʼetà avanzata, la presenza di lesioni organiche cerebrali, precedenti affezioni psichiatriche, disturbi della personalità. Una evenienza particolare che può portare ad una richiesta incongrua di ricovero urgente in ambiente psichiatrico può verificarsi nel corso di una patologia organica tipicamente a lenta evoluzione quale la demenza senile; in questa sindrome uno stato psichico già deficitario ma relativamente compensato a livello comportamentale, può improvvisamente precipitare a seguito di varie cause , comprendenti sia malattie organiche intercorrenti che traumi psicoemotivi. Nota 3 : ogni intenzione suicida espressa deve sempre essere presa in seria considerazione e bisogna sempre cercare di chiarirne il significato in funzione del contesto psicologico e socio-familiare del paziente. Tra le caratteristiche psicosociologiche del paziente gli elementi più significativi sono rappresentati da: età (sono ben note la gravità del gesto suicida di una perzona anziana e la percentuale molto alta della sua riuscita sesso (la riuscita del suicidio è nettamente più frequente nelʼuomo), precedenti anamnestici di stati depressivi, ospedalizzazioni psichiatriche e tentati suicidi, grado di adattamento socio-professionale e familiare del paziente, tratti essenziali della personalità del paz.(maturità affettiva,capacità di comunicazione,interessi esistenziali…) ruolo dellʼambiente (la maggior parte dei tentati suicidi hanno la funzione di richiamo dellʼattenzione altrui : più del 70% dei suicidi avevano in un modo più o meno chiaro avvertito le persone vicine dei loro propositi.). Il rischio di suicidio è tanto più importante quanto più l’individuo è isolato sul piano affettivo. Quando il rischio di suicidio appare evidente va proposto ,in accordo con lo psichiatra, il ricovero. In occasione di qualsiasi tentativo di suicidio è indispensabile la consulenza psichiatrica,che dovrà riguardare non solo il paziente ma anche i familiari; lʼobiettivo sarà quello di esaminare il valore sintomatico del gesto suicida e di attuare azioni profilattiche di una eventuale possibile recidiva. 78 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida BIBLIOGRAFIA per patologie neurologiche e psichiatriche Guidelines for the Early Management of Patients With Ischemic Stroke A Scientific Statement From the Stroke Council of the American Stroke Association. Stroke April 2003 Gli attacchi ischemici transitori: disturbi passeggeri o attacchi che autorizzano gli interventi ? Emergency Medicine Practice anno 5, n° 1 ,gennaio 2004 Ictus cerebrale: linee guida italiane di prevenzione e trattamento.SPREAD Marzo 2003. Medicina dʼemergenza: Jm Howell – Antonio Delfino Editore La nuova medicina dʼurgenza: G Garetto – c.g. Edizioni medico-scientifiche Textbook of internal medicine: Kelley Cefalea acuta nel DEA : valutazione ed opzioni terapeutiche basate sulle evidenze Emergency Medicine Practice anno 2, n° 9, settembre 2001 Annal of Emergency Medicine: 27:6 – june 1996 Hand-book of evidence-based critical care Emergenze comportamentali: differenziare le patologie mediche da quelle psichiatriche Emergency Medicine Practice anno 3, n°6, giugno 2002 79 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Linee Guida Dipartimento Emergenza 2004 DOLORE ADDOMINALE ACUTO 1 NON TRAUMATICO - - Controlla segni vitali 2 Linea venosa + prelievo Anamnesi patologica e farmacologica (annota ora inizio) Monitorizza FC, PA, SO2 ECG 12 derivazioni ESAME OBIETTIVO 3 VALUTA DOLORE per:� � caratteristiche (*) � �localizzazione al momento della sua insorgenza � �localizzazione al momento della visita � �irradiazioni, � �fattori scatenanti o aggravanti � �fattori che attenuano il dolore � �progressione � �modalità di insorgenza � �durata � �severità � �confronto con episodi precedenti Presenza di segni e sintomi di shock Infondi liquidi/sangue Ecografia urgente in sala emergenza � Chiama chirurgico/allerta sala operatoria � Auscultazione � Ricerca dei segni di peritonite � Esplorazione rettale � Esame della pelvi Escludi cause di dolore addominale pericolose per la vita rottura di aneurisma dell’aorta addominale i� nfarto acuto del miocardio �ischemia o infarto intestinale �perforazione di un viscere cavo rottura di milza �emorragia da gravidanza extrauterina appendicite acuta 4 diverticolite � occlusione intestinale � � � � � � � � DOLORE ADDOMINALE IPOTETICAMENTE ATTRIBUIBILE AD 6 UNA CAUSA Richiedi indagini strumentali * mirate Allevia il dolore se 5 necessario DOLORE ADDOMINALE CHE INIZIALMENTE NON E’ ATTRIBUIBILE 7 AD UNA CAUSA Ricovero in reparto di competenza Ricovero in osservazione 8 per valutazione seriata nel tempo DOLORE ADDOMINALE DI ORIGINE SCONOSCIUTA 9 Dimissione con 10 raccomandazione/ follow-up 81 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Linee Guida Dipartimento Emergenza 2004 NOTE DOLORE ADDOMINALE ACUTO NON TRAUMATICO Nota 1 La presente flow-chart sul dolore addominale esclude bambini , donne nell’utlimo trimestre di gravidanza, o nel primo mese dopo il parto. Nota 2 Emocromo, glicemia, azotemia, creatinina, sodio, potassio, calcio, AST, ALT, fosfatasi alcalina, bilirubina, amilasi, lipasi, PT, PTT, troponina, mioglobina, test di gravidanza a tutte le donne in età fertile. Nota 3 Esame obiettivo Auscultazione; � �P. anziani con presenza di rumori intestinali anormali hanno spesso problemi seri � Fino al 50% di P. con una peritonite in atto possono avere rumori intestinali normali o aumentati � �P. con ostruzioni acute dell’intestino tenue possono avere rumori anormali o assenti Ricerca dei segni di peritonite: � i classici segni di “irritazione peritoneale” sembrano avere una sensibilità dell’81% ed una specificità del 50% per diagnosi di peritonite, di malattia specifica o come indicazione all’intervento chirurgico. Misurazione della temperatura � �La presenza o l’assenza di temperatura non permette di distinguere tra addome medico o chirurgico. Esplorazione rettale: � �Deve essere eseguita in tutti i casi di dolore addominale di n.d.d. ma non fornisce indicazioni risolutive /specifiche. Esame della pelvi � �Va sempre effettuata nelle donne. Nota 4 Score per alta probabilità di appendicite: Sintomi/segni SCORE MANTRELS punteggio M igrazione del dolore 1 A noressia o chetosi 1 N ausea/vomito 1 T ensione parete Fidx 2 R imbalzo 1 E levazione Termica 1 L eucocitosi 2 S postamento della formula (neutrofilia) 1 2-4 -�appendicite sospetta 5-7�appendicite probabile 8-10�appendicite molto probabile Nota 5 Il trattamento del dolore non maschera i segni addominali e non causa un aumento della morbilità o della mortalità. Ovviamente, nei casi trattati, si deve considerare che non potrà essere utilizzata la valutazione dell’evoluzione del dolore nel follow-up del Paziente in osservazione. Nota 6 Se la storia e l’esame obiettivo sono suggestivi per una causa specifica di dolore addominale può essere formulata un’ipotesi diagnostica (sospetto clinico) che orienterà l’iter dello specifico Paziente (es. sospetta appendicite acuta, sosp. diverticolite, ecc.) Nota 7 Se la storia e l’esame obiettivo non orientano per una diagnosi specifica, è preferibile inquadrare, in fase iniziale, un dolore addominale di NDD, piuttosto che attribuire il dolore ad una patologia specifica. 82 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Nota 8 Conclusioni diagnostiche premature possono portare ad errori diagnostici : • Molte condizioni si possono presentare con segni e sintomi simili • Alcune malattie si possono presentare con manifestazioni multiple • Nei P. anziani, negli immunocompromessi e nelle intossicazioni acute le patologie addominali possono manifestarsi in modo atipico • La probabilità di una malattia grave è maggiore nei P. anziani • Eʼ necessario identificare i P. con alto rischio di presentazione atipica di malattie gravi • Valutazioni ripetute migliorano la possibilità di arrivare ad una diagnosi. Se dopo un periodo di osservazione di 24-48 h , si è evidenziata o è altamente probabile una patologia che necessita di una gestione specialistica tali pazienti saranno ricoverati nel reparto di competenza. Il ricovero e la corretta destinazione del P. sono ovviamente necessari in caso di: � Sviluppo di segni di peritonismo o shock � Persistenza del dolore addominale o peggioramento della dolorabilità addominale al termine del periodo di osservazione � Dolorabilità focalizzata � Deterioramento dei parametri vitali � Identificazione di una patologia chirurgica Nota 9 Rappresenta la più frequente diagnosi assegnata ai pazienti che si presentano nel dipartimento di emergenza . Tale diagnosi deve essere di esclusione e deve essere formulata dopo aver escluso cause più gravi. Va posta con cautela nei pazienti anziani . Èʼ meglio attribuire una diagnosi di dolore addominale di causa sconosciuta che attribuire una causa non supportata da anamnesi, es obiettivo ed esami strumentali. Cause più frequenti di errore per mancato riconoscimento sono statisticamente: Aneurisma aorta addominale Appendicite acuta Gravidanza ectopica Diverticolite Perforazione intestinale Ischemia mesenterica Occlusione intestinale. Nota 10 CRITERI DI DIMISSIONE Potranno essere dimessi i P. per i quali è stata posta una diagnosi “certa” o, meglio, “ragionevolmente probabile” di una patologia “a basso rischio”, trattabile a livello ambulatoriale: NB.: ” piuttosto di una diagnosi “di convenienza”, alla dimissione è preferibile porre diagnosi di “dolore addominale di origine/causa sconosciuta”. CONSIGLI PER IL PAZIENTE ALLA DIMISSIONE A tutti i P. che vengono dimessi con una diagnosi di “Dolore addominale di origine/causa sconosciuta” devono essere consegnate delle istruzioni scritte, nelle quali deve essere riportata una modalità consigliata di approfondimento e/o verifica. 83 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ������������������������������������������� �������������������������������������������������������������� : ������������������� ���� TAC senza contrasto ����������� Ecografia Rx diretta addome Conta globuli bianchi e PCR �������������������������� TAC ed Ecografia Ecografia ��������������������������� RMN/ TAC Esami di funzionalità epatica Conta leucocitaria Rx diretta addome ���������������������� TAC Ecografia TAC �������� Sensibilità 90 % specificità del 97% sta diventando l’indagine di scelta in molti pazienti con sospetta appendicite nei quali è indicata un indagine strumentale con diminuzione del ricorso ad intervento chirurgico Sensibilità 93 % specificità del 91 %. Da preferirsi nei bambini e donne in gravidanza , attendibilità operatore-dipendente Nessun beneficio Il loro aumento non ha sensibilità/specificità per appendicite Entrambe hanno una sensibilità del 100 %. Nei pazienti stabili un aneurisma fissurato è meglio visualizzato dalla TAC . Nel paziente instabile c’è un aumento della mortalità e morbilità se la valutazione chirurgica è ritardata dallo studio per immagini, in questo caso è preferibile l’ecografia “al letto del paziente” Esame di scelta per rapidità, facilità di esecuzione. Sensibilità 91 % specificità del 98 % per diagnosi di litiasi Superiorità diagnostica per patologia duttale e coledocolitiasi Specificità del 50% circa per colecistite Circa il 40 % dei pazienti con colecistite non hanno elevazione dei G.B. Sensibilità 70 % specificità del 80 % nell’occlusione del piccolo intestino. Test di prima scelta. Sensibilità 94-100 % specificità del 83-96 % nell’occlusione del piccolo intestino e può indicare la causa dell’ostruzione nel 90 % dei casi, fornisce inoltre un accurata differenziazione tra occlusione del piccolo intestino ed ileo Sensibilità 88 % specificità del 96 % nell’occlusione del piccolo intestino Sensibilità e specificità del 100 % ������������� Ecografia Clistere con bario Ecografia transvaginale ����������������������� Ecografia trans-addominale 84 Sensibilità 84-98% % specificità del 93-97 % Sensibilità 80% specificità 100% L’accuratezza dipende dall’operatore e dal periodo gestazionale evidenziabile dal dosaggio quantitativo delle beta-hCG. Un sacco gestazionale può essere visto per livelli di beta-hCG tra 1000 e 2000 mlU/mL. Per valori inferiori a 1000 c’è una sensibilità del 17% nel fare diagnosi di gravidanza intrauterina o extra-uterina Può occasionalmente localizzare una gravidanza extrauterina sfuggita all’esame endovaginale 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento emergenza linee Guida 2004 DIAGNOSI PRESUNTIVA Appendice dolore addominale non traumatico TEST COMMENTI Angiografia TAC Infarto/ischemia mesenterica Ecografia Rx diretta addome Torsione ovarica Eco-colordoppler Amilasi Pancreatite Lipasi TAC/RMN/Ecografia TAC senza contrasto Litiasi renale Torsione testicolare Tutte rilevano bene la colliquazione pancreatica e peripancreatica .La TAC sembra mostrare meglio la necrosi pancreatica e può aiutare a stabilire la prognosi. Sensibilità 97% specificità 96-100%. Sensibilità 85-90% specificità 95-100%. Ecografia Sensibilità 93% specificità 100%. Eco-color doppler Nitriti Sensibilità e specificità 100%. � 10 GB Sensibilità 85% specificità 80%. Sensibilità 40-75% specificità 68-92 %. Globuli Bianchi Salpingiti/malattia infiammatoria pelvica Sensibilità del 100% Sensibilità 80% specificità 90%., usando un cutoff di 3 volte il valore normale aumenta la specificità fino al 100%, con una caduta in sensibilità del 72 % Sensibilità 97-100% specificità 83-98%. Urografia Leucocitosi urinaria Infezione urinaria Sensibilità 88% (92% arterioso, 50% venoso) Sensibilità 82% specificità 93%. TAC più accurata per le ostruzioni venose rispetto all’angiografia 28% sensibilità per infarto intestinale sebbene con il doppler si può differenziare una ischemia da una infiammazione della parete intestinale È tipicamente normale nella fase precoce, ma può mostrare sovradistensione gassosa intestinale , gas nella porta successivamente. Una leucocitosi non è un indicatore sensibile di malattia infiammatoria pelvica VES Sensibilità 60-81% specificità 53-57%. PCR Stessi range della VES Ecografia 85 Sensibilità 85% specificità 100%.( 63% nelle adolescenti) 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Linee Guida Dipartimento Emergenza 2004 - EMORRAGIA DIGESTIVA Valuta segni vitali Mantieni pervietà delle vie aeree O2 ad alti flussi Linea venosa + prelievo (1) Monitoraggio FC, PA, sO2 Anamnesi patologica prossima e remota (2) Esame obiettivo (con esplorazione rettale) Allerta endoscopista Allerta chirurgo EMORRAGIA DIGESTIVA SUPERIORE Linee-guida Shock ipovolemico INSTABILITAʼ EMODINAMICA STABILITAʼ EMODINAMICA INFUSIONE RAPIDA CRISTALLOIDI + INIBITORE DI POMPA SONDINO NASO-GASTRICO + INIBITORE DI POMPA (3) SE NON RISPOSTA: EMOTRASFUSIONE urgente SANGUINAMENTO NON ATTIVO (4) differibile (12-24 h) SANGUINAMENTO ATTIVO urgente EGDS RICOVERO IN REPARTO DI COMPETENZA COLONSCOPIA Elettiva senza ricovero urgente (5) AUTOLIMITANTE CONTINUA LIEVE-MODERATA EMORRAGIA DIGESTIVA INFERIORE 87 ANGIOGRAFIA CONTINUA SEVERA (6) 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Linee Guida Dipartimento Emergenza 2004 NOTE PER EMORRAGIA DIGESTIVA La severità dellʼemorragia digestiva èʼ estremamente variabile, da situazioni immediatamente pericolose per la vita a sanguinamenti lenti che producono solo anemia iposideremica. FATTORI DI GRAVITAʼ: - Sede (varici) Gravitaʼ dellʼiniziale sanguinamento (n° trasfusioni, tachicardia, ipotensione) Etaʼ del paziente (>60 aa = alta mortalitaʼ) Malattie concomitanti Segni endoscopici di recente sanguinamento Necessitaʼ di trattamento chirurgico urgente. Nota 1 emocromo, azotemia, creatinina, elettroliti, pt, ptt, prove crociate (tenere presente che lʼHb è poco utile nelle fasi iniziali, meglio basarsi sulla clinica del paziente). Nota 2 Annotare ora inizio sintomi, indagare su malattie preesistenti (cirrosi epatica, ulcera peptica) e uso di FANS. Nota 3 Considera sonda di Sengstaken-Blackmore se storia di cirrosi epatica. Nota 4 La risoluzione avviene spontaneamente nella maggior parte dei casi (80%). Nota 5 Previo lavaggio intestinale rapido via SNG. Nota 6 La colonscopia non può essere effettuata perché ostacolata dal sangue. Dipartimento emergenza linee Guida 2004 Bibliografia American College of Emergency Physicians. Clinical policy:critical issues for the initial evaluation and management of patients presenting with a chief complaint of nontraumatic acute abdominal pain. Ann Emerg Med. October 2000;36:406415.] Graff LG, Radford MJ, Werne CW. Probability of appendicitis before and after observation . Ann Emerg Med 1991; 20:503-507 Osservazione Temporanea nel Pronto Soccorso del Friuli Venezia Giulia . Atti del Convegno, Cervignano 24 maggio 2002 Textbook of Internal Medicine (Kelley) Gastroenterologia Pratica (Familiari, Sahel) 88 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 � � � � � � � � � � � � � � � SINCOPE 1 VALUTA: - contesto - prodromi - manifestazioni - conseguenze(trauma) - modalità di ripresa Valuta ABC Assicura vie aeree Somministra O2 se necessario 2 Accesso venoso /prelievo 3 Monitoraggio ECG, SaO2, PA ad entrambi gli arti, in Clino ed Ortostatismo Controlla parametri vitali 4 Anamnesi familiare, remota e dellʼevento (testimoni) Esame obiettivo ECG 12 derivazioni ESCLUDI: IMA Embolia polmonare Dissecazione aortica Emorragia subaracnoidea Emorragia gastrointestinale Intossicazione da CO ESCLUDI PSEUDOSINCOPI: 1. con deterioramento della coscienza: - Epilessia Disturbi metabolici Intossicazioni TIA vertebro-basilare 2. senza deterioramento della coscienza: - Sindromi psichiatriche - Sindromi vertiginose - Drop attack - Emicrania - TIA carotideo Sincope di origine incerta 5 Sincope con diagnosi certa o sospetta Completa iter diagnostico Trattamento/ricovero SEGNI DI ALLARME: - dolore toracico/dorsale - dispnea - palpitazioni - segni neurologici focali - diplopia, disartria, atassia, vertigini Malattia cardiaca 6 o anomalie ECG � Chiama lʼesperto Valutazione 7 cardiaca Positiva Negativa Assenza di malattia cardiaca / ECGnormale Sincope recidiva/grave Episodio singolo/raro Valutazione sindrome 8 neuromediata Non ulteriore valutazione Trattamento/ricovero Positiva Trattamento 89 Negativa Osservazione/ Rivalutazione 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 NOTE PER SINCOPE Nota 1 DEFINIZIONE: E’ una perdita di coscienza transitoria con esordio rapido, di breve durata e ripresa spontanea, associata a perdita del tono posturale e provocata da ipoperfusione cerebrale globale e transitoria. CLASSIFICAZIONE . � Riflessa : - Vaso-vagale - Situazionale - Ipersensibilità seno carotideo - Nevralgia trigemino e glossofaringeo � Ortostatica: - Insufficienza autonomica primitiva o secondaria - Ipovolemica � Cardiogena : o Meccanica o Aritmica � Cerebrovascolare (sindrome da furto della succlavia) Nota 2 Gli esami di laboratorio sono indicati solo in presenza di quadri clinici indicativi per patologie specifiche: emocromo, glicemia , markers miocardici, EGA con carbossiemoglobina, elettroliti, D-dimero, screening tossicologico. Nota 3 Una differenza > 20 mmHg tra i due arti superiori può essere rilevata nella dissezione aortica e nelle sindromi da furto della succlavia. Un calo > 20 mmHg in ortostatismo o una PA sistolica < 90 mmHg definiscono lʼipotensione ortostatica (indipendentemente dalla comparsa dei sintomi). Nota 4 In presenza di malattia cardiaca nota la rilevazione di visione offuscata, o di sincope che si instaura in posizione supina o durante uno sforzo o di una sincope convulsiva (movimenti mioclonici o tonico-clonici dopo la perdita di coscienza) suggerisce una causa cardiaca della sincope. Nota 5 Stratificazione del rischio dei pazienti con sincope di origine incerta: RISCHIO BASSO RISCHIO MEDIO RISCHIO ALTO Primo episodio Età < 40 a. Assenza di cardiopatie ECG normale Assenza di rischi occupazionali Sincope recidiva Età > 40 a. Trauma moderato PMK permanente Ipersensibilità seno carotideo Ipotensione ortostatica non ipovolemica FA/flutter atriale o TSV BBD o blocchi fascicolari Pause < 3” BAV 1° grado Rischio occupazionale IMA pregresso noto Aritmie maggiori anamnestiche Uso di antiaritmici classe I o III Cardiopatia organica Trauma severo Ipotensione ortostatica ipovolemica TV non sostenuta Intervallo QT > 0,50” Blocco bifascicolare Pause > 3” BAV 2° o 3° grado Onde q da pregresso IMA Osservazione per 8 ore e rivalutazione Ricovero Dimissione e controllo presso il curante 90 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 Nota 6 Anomalie ECG nella sincope: Diagnostiche: - Bradicardia sinusale < 40/min o pause sinusali/blocchi seno-atriali ripetitivi > 3 “ - BAV 2° grado tipo II o BAV 3° grado - BBD e BBS alternati - TSV o TV a frequenza elevata - Malfunzionamento PMK - Segni di ischemia acuta associati a dolore toracico Suggestive - Blocchi bifascicolari - QRS > 0,12 sec - BAV 2° grado tipo 1 - Bradicardia sinusale < 50/min asintomatico o blocco SA - Complessi QRS preeccitati - Intervallo QT allungato - Sopraslivellamento ST V1-V3 con BBD (sindrome di Brugada) - T negative in V1V3 con onde epsilon e potenziali ventricolari tardivi (quadro suggestivo di displasia aritmogena ventricolo dx) - Onde Q indicative per IMA Indicative per cardiopatia: - Segni di ingrandimento atriale - Segni di ipertrofia ventricolare dx o sn - BAV 1 grado - BBD, blocchi bifascicolari, BBS incompleto - Aritmie ipercinetiche minori ventricolari o o sopraventricolari - Atipie ST-T compatibili con ischemia (in assenza di sintomi) Nota 7 Ecocardiografia , monitoraggio ECG durante il periodo di Osservazione/ricovero, Holter ECG, studio elettrofisiologico se indicato Nota 8 Massaggio seno carotideo : è indicato nei pazienti di età > 40 anni con sincope di etiologia sconosciuta dopo la valutazione iniziale in assenza di storia di stenosi carotidea. Si effettua con paziente supino, previo accesso venoso, monitoraggio pressorio ed ECG, se negativo a dx,viene ripetuto a sn dopo 1-2 min.: una pausa > 3 “ o un calo pressorio > 50 mmHg definiscono lʼipersensibilità del seno carotideo. Tilt test È indicato in caso di singolo episodio sincopale inspiegabile (particolarmente grave o per rischio occupazionale) o per episodi ricorrenti in assenza di malattia cardiaca. BIBLIOGRAFIA: Task Force On Syncope, European Society Of Cardiology: guidelines on management of syncope. European Heart Journal 2001 22: 1256-1306 Animae defectio: la sincope . Decidere in Medicina, febbraio 2003 91 � Chiama lʼurologo (terapia disostruttiva) Causa Ostruttiva 3 Ricovero in reparto di competenza Causa non ostruttiva ECOGRAFIA RENALE -VALUTA segni vitali -ANAMNESI -ESAME OBIETTIVO -MONITORAGGIO ECG, parametri vitali -ECG 12 derivazioni -ESAMI EMATOCHIMICI (urea, creatinina, elettroliti, osmolarità, esame urine ) -EGA -CATETERE VESCICALE Dipartimento Emergenza Lineee Guida 2004 2. 1. 93 Chiama il nefrologo � Sospettare IRA intrinseca Sospettare una Necrosi tubulare Ricerca causa funzionale (IRA prerenale) INDICAZIONI ASSOLUTE ALLA DIALISI Considera cause possibili: -Ischemia renale da ipoperfusione ( FANS, ACE inibitori in anziani con ipovolemia persistente, stenosi arterie renale, IRC preesistente) -Tossicità tubulare (da farmaci, emoglobinuria, mioglobinuria, mezzi di c. iodati) -Ostruzione intratubulare (ipercalcemia, iperuricemia, da ossalati, catene leggere, Infondi soluzioni saline isotoniche 7 (monitoraggio PVC) Valuta esame urine per: -peso specifico -osmolarità urinaria -Na/K urinario -Frazione di escrezione sodio 6 Iperkaliemia refrattaria 4 4 Grave acidosi EPA/sovraccarico di liquidi (es iponatremia severa : Na<120 mEq/L) Sintomi uremici gravi (encefalopatia, pericardite) Avvelenamenti (A.phalloides, metanolo, glicole etilenico) Sovradosaggio di farmaci (salicilati, paracetamolo, litio) Considera ipoperfusione renale da: - disidratazioneextracellul. - ipovolemia - shock - vasodilatazione sistemica Priorità da seguire: valutare e trattare ipossiemia-ipoventilazione, ipovolemia, instabilità emodinamica -squilibri elettrolitici-intossicazioni evitare somministrazione di diuretici ab initio 2 INSUFFICIENZA RENALE ACUTA 1 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Lineee Guida 2004 NOTE PER INSUFFICIENZA RENALE ACUTA Nota 1 Definizione: riduzione della filtrazione glomerulare con riduzione della clearance della creatinina ed innalzamento rapido (ore o giorni) o rapidamente progressivo (settimana) della creatininemia. Origine: 80% dei casi � Ostruttiva o funzionale 20% dei casi � iatrogene,etc. .Pertanto lʼIRA può manifestarsi con: � diuresi conservata ( > 500 ml/24h) � oliguria ( tra 100-500 ml/24h) � anuria (< 100 ml/24h) Altri criteri diagnostici comprendono: - aumento dellʼazotemia e creatininemia (questʼultima almeno sopra il 50% del livello basale) - riduzione del 50% della clearance della creatinina calcolata. [nellʼuomo CL creat.= (140-età) x (peso/ 72) x creat. ; nella donna CL.creat. uomo x 0.85] Diagnosi differenziale con IRC se nicturia, anemia, ipocalcemia, reni piccoli allʼecografia Nota 2 Evitare di somministrare ab inizio di diuretici per almeno due motivi: - è controindicato nellʼIRA pre-renale - elimina diversi validi elementi di diagnosi differenziale: (sodio urinario-- P.S. urine--FE Na filtrato) Nota 3 È il primo esame strumentale da fare sistematicamente nel paziente con IRA Nota 4 Lʼ iperKaliemia e lʼacidosi spesso coesistono ed entrambe possono avere conseguenze letali. Se K > 6.5 mEq/L o se compaiono segni ECGgrafici (T appuntite, allungamento PR, etc…) deve essere instaurata una terapia specifica: - Bicarbonato di Na 1 mEq/ Kg e.v. in 10 min. - Glucosio al 20% 250 ml + insulina rapida 20 U. in 30 min. - Cloruro di calcio al 10% 5-10 ml in 2-5 min. sotto controllo ECG. - Dialisi se iperKaliemia refrattaria Nota 5 Lʼanamnesi farmacologica del paziente è fondamentale. Basti pensare che una singola dose di un FANS può essere sufficiente a precipitare un IRA in paziente critico con disfunzione renale incombente. Gli ACE inibitori sono la seconda causa di IRA da assunzione di farmaci Nota 6 Lo stick urinario può evidenziare ematuria o proteinuria; se è sospettata una malattia renale primitiva è necessario eseguire un esame microscopico del sedimento urinario: � Cellule epiteliali tubulari e cilindri epiteliali� necrosi tubulare acuta � Cilindri di leucociti� nefrite interstiziale � Cilindri pigmentati� mioglobinuria � Stick fortemente positivo per ematuria ma senza G.R. visibili � rabdomiolisi o emolisi Il campione di urine deve essere valutato per: � Na urinaro ( se < 20 mEq/L �ipoperfusione renale, se > 40 mEq/L �IRA intrinseca) � Peso specifico ed osmolarità urinaria � Calcolo dellʼescrezione frazionata di Na (FE Na), cioè la frazione di Na filtrato a livello glomerulare che viene escreta con le urine, normalmente < 1%. E’ questo uno dei parametri più affidabili per distinguere le cause prerenali da quelle renali di IRA: se > 2% è probabile malattia intrinseca renale. Il rene si adatta allʼipoperfusione limitando le perdite dʼacqua e di sali con presenza di urine concentrate. Es. urine -� peso specifico > 1018 , osmolarità urinaria > 500, Na/K urinario < 1%. Bassa frazione di escrezione del Na (< 1%) Ricercare tali alterazioni prima di iniziare una terapia che possa mascherare tali valori ( es diuretici). Nota 7 Ipovolemia e/o ipotensione vanno trattate con infusioni di cristalloidi; la soluzione fisiologica è quella iniziale di prima scelta. Non adoperare Ringer perché contiene K. Evitare attentamente ogni sovraccarico di volume per pericolo di provocare un EPA. Solo dopo aver corretto lʼipovolemia somministrare diuretici dellʼansa o mannitolo nel tentativo di sbloccare o incrementare la diuresi. . 94 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 DEFINIZIONE DI “TRAUMA MAGGIORE” Si definisce “trauma maggiore” una condizione caratterizzata da uno o più dei seguenti criteri clinici o situazionali. Tali criteri individuano una classe di pazienti che hanno una alta probabilità di presentare lesioni configurabili come trauma grave (cioè pazienti con un Injury Severity Score > 15). A. B. C. D. E. F. G. H. I. J. K. L. M. Criteri clinici Glasgow Coma Scale < 13 PA < 90 mm Hg (adulto) Frequenza Respiratoria < 10 o > 29 RTS < 11 o PTS < 9 Ferite penetranti a torace, addome, collo, pelvi Trauma da schiacciamento torace/addome Lembo mobile costale Frattura di 2 o più ossa lunghe prossimali Trauma associato ad ustioni di 2°-3° grado > 15% superficie corporea Ustioni 2°-3° grado > 30% superficie corporea Ustioni di qualsiasi grado interessanti le vie aeree Trauma al rachide con deficit neurologico (anche sospetto) Amputazione prossimale N. O. P. Q. R. S. T. U. V. W. X. Criteri situazionali Caduta da > 5 metri Pedone urtato da veicolo e proiettato a > 3 m. dal punto dʼimpatto Arrotamento Deformazione lamiere veicolo > 50 cm. Intrusione lamiere nellʼabitacolo > 30 cm. (lato paziente) o 40 cm. (lato opposto) Precipitazione veicolo > 3 m. Cappottamento autoveicolo Occupante del veicolo proiettato allʼesterno Ciclista/motociclista proiettato a > 3 m. dal punto dʼimpatto Presenza di soggetto deceduto per lʼimpatto nello stesso veicolo Necessità di estricazione prolungata Per gli indici di gravità (ISS, RTS e PTS) si vedano le tabelle allegate. 95 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 ITER CLINICO DEL PAZIENTE CON TRAUMA MAGGIORE Cose da fare “prima”dellʼarrivo del paziente � Raccogliere le informazioni essenziali dal 118: � la natura dellʼincidente � numero,sesso,età delle vittime � le lesioni evidenti, il codice di rientro � la necessità di attivare il Team-A o B � il tempo stimato di arrivo � Preparare la stanza dʼemergenza � Chiamare i componenti del trauma team � Valutare il rapporto numero di feriti/risorse disponibili Cose da fare “all’arrivo” in ospedale � Valutare e trattare il paziente secondo la metodologia di approccio dellʼATLS1 (vedi algoritmo alle pag. successive): � � � � � � � A - vie aeree con protezione rachide cervicale B - respirazione C - circolazione con controllo emorragie esterne D - stato neurologico E - esposizione e controllo temperatura in modo tale che si garantisca: lʼallineamento del paziente su tavola spinale durante il cambio barella e la svestizione essenziale O2 ad alti flussi 2 vie venose (14-16 G) con prelievo di sangue per esami di laboratorio e trasfusionale, glicemia su striscia reattiva, EGA2 monitoraggio continuo dei parametri vitali, ECG, pulso-ossimetria Pensare alle possibili lesioni in base alla dinamica del trauma Allertare – se necessario – reperibili, sala operatoria, rianimazione Le cose da fare “dopo aver stabilizzato” il paziente � Valutazione secondaria: “esame testa-piedi” � AMPLE storia clinica 15 � Catetere vescicale e sondino naso-gastrico 16 � Considerare precocemente lʼuso di analgesici � Decidere lʼulteriore iter diagnostico-terapeutico in base alla valutazione secondaria � Garantire il monitoraggio e la continuità della cura nel trasferimento intra- ed inter-ospedaliero � Comunicare ai familiari � Registrare i dati e compilare accuratamente la scheda clinica � Preparare per eventuale trasferimento ad altro ospedale 96 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 Diagramma PRIMARY SURVEY (1) A Valuta per segni di ostruzione della via aerea 3 Mantenere la protezione del rachide cervicale Paziente in respiro spontaneo Via aerea pervia Compromissione della via aerea ed inadeguata ventilazione Paziente arrivato intubato Intervento immediato sulla via aerea 4-5 O2 ad alti flussi Auscultare il torace: tubo malposizionato? SI NO B Valuta per segni di inadeguata ventilazione 6 associati o meno a segni di instabilità emodinamica 7 SEVERO DISTRESS RESPIRATORIO ? NO continua O2 ad alti flussi � � ECOGRAFIA ADDOME in P. S. (con metodica FAST) 10 ( medico competente ) valuta per: � � � � � � � � � � � � � Emoperitoneo o Lesione maggiore dei parenchimi Tamponamento cardiaco Emotorace Trattamento chirurgico C � � escludi subito e/ o tratta immediatamente PNX IPERTESO se PNX APERTO: medicazione impermeabile a tenuta su 3 lati + drenaggio toracico Rx TORACE in P. S. - valuta per: Posizione drenaggio/tubo ET PNX Lembo toracico mobile Emotorace Allargamento del mediastino Anormalità del diaframma Enfisema sottocutaneoe/o mediastinico Contusione/lacerazione polmonare Trattamento: vedi algoritmi specifici comprimere EMORRAGIE ESTERNE Valuta per segni di inadeguata perfusione tessutale 8 Fai il bilancio dei liquidi già infusi, considera la risposta emodinamica ed assegna la classe di SHOCK 9 IL PAZIENTE Eʼ EMODINAMICAMENTE STABILE? 97 SI Rx BACINO in P. S. - valuta i segni Rx di instabilità: � diastasi pubica > 2,5 cm. � frattura bilaterale dei rami pubici � significativo ampliamento delle sacroiliache � frattura dellʼanello pelvico con fratt. del processo traverso di L5 � Manovre di stabilizzazione 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza linee guida 2004 Diagramma PRIMARY SURVEY (2) IL PAZIENTE Eʼ EMODINAMICAMENTE STABILE? SI NO Emorragie esterne già controllate Completa valutazione D – Disability E – Exposure D DISABILITY Rivaluta A B C Considera emotrasfusioni Riconsidera necessità di intervento chirurgico dʼurgenza 13-14 5 Completamento del trattamento nel PAZIENTE CON EMODINAMICA INSTABILE valuta GCS pupille e segni di lato � � COMA con SEGNI FOCALI TAC cranio+cervicale immed. 12 Trasferimento NCH Se: o o E EXPOSURE valuta lussazioni, fratture, amputazioni, tumefazioni,ecchimosi anche sul dorso � previeni ipotermia EMOTORACE MASSIVO (> 1500 ml alla 1^ evacuazione o > 200 ml/h per più di 3 ore) Emotrasfusioni Consulenza urgente chirurgo toracico Se: TAMPONAMENTO CARDIACO o Ecocardiografia o Pericardiocentesi eco-guidata o Trasferimento a DEA 2° livello Se: ALLARGAMENTO DEL MEDIASTINO o TAC spirale12 o Trasferimento a DEA 2° livello Se: o o EMOPERITONEO / LESIONE MAGGIORE PARENCHIMI Laparotomia “Damage Control Laparotomy” 13 ed eventuale trasferimento a DEA 2° livello Se: FRATTURA INSTABILE BACINO o Riduzione del volume pelvico (con varie modalità) o Consulenza ortopedica per eventuale fissatore esterno o Considerare DPL11 in sala operatoria (vedi algoritmo specifico) o Considerare trasferimento per angiografia con eventuale embolizzazione Se: ancora persistente IPOTENSIONE o Ricercare altre cause di perdita di sangue9 o Considerare altre cause di shock9 98 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza linee guida 2004 SECONDARY SURVEY: completamento diagnostico nel paziente con EMODINAMICA STABILE Gli obbiettivi della valutazione secondaria sono: � esaminare completamente il paziente per determinare lʼinsieme delle lesioni (“esame testa-piedi”) � raccogliere lʼanamnesi del paziente (AMPLE 15 ) e dellʼevento traumatico � valutare tutte le informazioni cliniche, gli esami di laboratorio e quelli radiologici � formulare un piano di management successivo del paziente che può prevedere: 1. la diagnosi e il trattamento specifico (vedi algoritmi Linee-guida DEA) 2. il trasferimento per competenza al centro Regionale Esame Obiettivo: TESTA � osservare e palpare lo scalpo (rigonfiamenti, depressioni, ferite); se cʼè un importante sanguinamento la compressione manuale può controllarlo ma una rapida sutura deve essere effettuata. Nei bambini può essere sufficiente a provocare ipovolemia � ripetere GCS, rivalutare pupille e segni di lato; se si verifica un deterioramento neurologico, bisogna escludere ipossia ed ipovolemia prima di considerare una lesione intracranica � ricercare i segni di frattura della base cranica OCCHI � esaminarli prima che lʼedema/ematoma periorbitario lo renda difficoltoso � nel paziente cosciente valutare lʼacuità visiva e i movimenti oculari � nel paziente incosciente valutare il riflesso pupillare e corneale � inoltre considerare la presenza di emorragia, corpi estranei, lesioni penetranti del globo oculare FACCIA � palpare simmetricamente per deformità e dolorabilità � valutare la stabilità della mascella tirando in avanti gli ultimi denti per vedere se il terzo medio della faccia è stabile (queste fratture possono associarsi ad ostruzione della via aerea e/o frattura della base cranica) � anche le fratture della mandibola possono causare ostruzione della via aerea per perdita di stabilità della lingua COLLO � togliere il collare ed esaminare attentamente il collo mentre un infermiere mantiene la stabilizzazione in linea: palpare ogni apofisi spinosa per dolorabilità o deformità � il paziente cosciente può indicare dolore o dolorabilità localizzata � le ferite debbono essere soltanto ispezionate, mai sondate con strumenti metallici o dita � se cʼè una lacerazione del platisma bisogna allertare il chirurgo TORACE � palpare le clavicole, lo sterno e ogni costa: valutare la presenza di crepitio, enfisema sottocutaneo, dolorabilità � percussione ed auscultazione per determinare ogni asimmetria tra i 2 lati � mantenere un alto indice di sospetto per lesioni potenzialmente minacciose per la vita quali: contusione cardiaca, polmonare, rottura contenuta dellʼaorta, rottura del diaframma, perforazione dellʼesofago 99 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 Note 1. Il programma ATLS è la metodologia di approccio al trauma dellʼAmerican College of Surgeons: esso sottolinea che le lesioni traumatiche uccidono secondo schemi temporali riproducibili. Viene utilizzato lʼacronimo ABCDE per definire lʼordine di priorità nella valutazione e nel trattamento che andrebbe seguito in tutti i pazienti traumatizzati. 2. La GLICEMIA su striscia reattiva va fatta immediatamente in ogni paziente con perdita di coscienza; gli esami di laboratorio, eccetto lʼEMOCROMO, non sono essenziali nel trattamento iniziale o per indicare la necessità di un intervento chirurgico e la loro valutazione non deve quindi ritardare lʼiter diagnostico-terapeutico. Eʼ peraltro opportuno un unico e precoce prelievo per la determinazione dei principali parametri emato-chimici. 3. Segni di OSTRUZIONE della VIA AEREA sono: � ridotto livello di coscienza � tirage cervicale ed intercostale � stridore inspiratorio � diminuito movimento di aria � difficoltà a parlare, disfagia � deviazione della trachea � cianosi (segno tardivo) 4. INTERVENTO IMMEDIATO SULLA VIA AEREA � Nel paziente con sforzi respiratori ed inadeguata ventilazione: � apertura della bocca � sollevamento del mento e sublussazione anteriore della mandibola � rimozione manuale o con aspiratore a catetere rigido di ogni corpo estraneo � posizionamento di una cannula oro-faringea -------> presenza di gag reflex (= riflessi protettivi delle vie aeree presenti) ----> il paziente può mantenere pervia la via aerea. Attenzione al vomito! Inoltre può causare movimenti del collo ed aumentare la pressione intracranica. Pertanto è meglio usare una cannula naso-faringea sempre che non si sospetti una frattura della base cranica. Attenzione: può indurre sanguinamento! � O2 con maschera e reservoir, ad un flusso tra 10 e 15 l/min., aggiustato per mantenere insufflato il pallone reservoir. Questo sistema permette una FiO2 > 85%. � Se tali manovre non assicurano la pervietà della via aerea -----� IOT con stabilizzazione manuale della colonna cervicale � In assenza di riflessi protettivi della via aerea e di attività respiratoria ------> IOT � Se intubazione impossibile ----� cricotiroidotomia con ago (la sola indicata nei bambini < 12 anni) o con set chirurgico (di scelta negli adulti). Prevedere comunque, in sala emergenza, l a presenza di dispositivi non chirurgici per lʼintubazione difficile 5. ALTRE INDICAZIONI comuni per una INTUBAZIONE ENDOTRACHEALE PRECOCE nel POLITRAUMATIZZATO � quando deve essere assicurata e mantenuta la pervietà continua della via aerea per la presenza di lesioni evolutive (es. ustioni delle vie aeree superiori, grave trauma maxillo-facciale, ematoma che si sviluppi nel collo, …..) � quando la ventilazione è inadeguata e/o lʼossigenazione insufficiente (es: lembo toracico mobile, severa contusione polmonare, problema medico coesistente come asma, …..) � diminuito livello di coscienza (GCS < 9) � nei trasferimenti in elicottero, quando è probabile un deterioramento clinico in breve tempo. 6. Segni di inadeguata VENTILAZIONE sono: � anormale FR o pattern respiratorio � asimmetria dei movimenti della parete � enfisema sottocutaneo � shift della trachea � riduzione dei rumori polmonari � iperfonesi o ipofonesi � segni di ipossia (tachicardia, agitazione, confusione, cianosi) � Sat O2 < 90% nonostante alti flussi di O2 7. Si intende per INSTABILITAʼ EMODINAMICA la presenza di ipotensione (PAs < 90 mm Hg) persistente nonostante un significativo carico di liquidi (classe 3 e 4 dello shock emorragico) e/o inspiegata caduta della Hb. 8. Segni di INADEGUATA PERFUSIONE TESSUTALE sono: � riduzione della PAs e della differenziale � tachipnea � tachicardia � confusione o ridotto livello di coscienza � segni di ipoperfusione periferica � oliguria � acidosi lattica 100 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida 9 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA CRANICO GCS </= 8 paziente in coma La premessa fondamentale è che non tutto il danno cerebrale si verifica al momento dellʼimpatto, ma piuttosto evolve durante le ore e i giorni seguenti; quindi lʼobiettivo principale del trattamento nel DEA è quello di massimizzare le strategie di protezione cerebrale e minimizzare il danno cerebrale secondario. Il cervello traumatizzato è molto sensibile ai danni secondari di tipo sistemico (ipossiemia, ipotensione arteriosa, ipercapnia, severa ipocapnia, febbre, iposodiemia, CID) e di tipo intracranico (edema cerebrale, vasospasmo ,epilessia, infezioni intracraniche) Lʼobbiettivo del trattamento sarà quello di evitare, prevenire, trattare: � ipotensione arteriosa � ipossiemia � ipercapnia � epilessia Se il paziente ha una PAs < 90 mm Hg bisogna sempre sospettare lesioni associate e seguire le linee guida ATLS. Se PaO2 < 60 mm Hg considera inoltre : � controllo della via aerea (aspirazione,cannula oro-faringea, ossigenoterapia ad alti flussi in maschera) � manovre specifiche salva-vita come drenaggio di PNX iperteso � ventilazione artificiale (sedazione + paralisi con farmaci a breve durata dʼazione) Lʼipercapnia determina iperafflusso cerebrale, lʼipocapnia invece ipoafflusso. Nel trauma cranico grave, che ha elevata probabilità di sviluppare ipertensione endocranica, lʼipercapnia va quindi evitata perché provocherebbe attraverso lʼiperafflusso cerebrale un ulteriore aumento della PIC. Nella ventilazione del paziente intubato può essere utile provocare una modesta ipocapnia (se marcata potrebbe determinare una notevole riduzione del flusso ematico cerebrale con conseguente disastrosa ischemia) mantenendo la PaCO2 a livelli di 30-35 mm Hg; con capnometro portando la EtCO2 a 2530 visto che il valore è inferiore di 5 punti rispetto a quello rilevato con lʼEGA. Ogni crisi epilettica va trattata immediatamente con benzodiazepine perché provoca aumento del consumo di O2 e turbe respiratorie. Una volta acquisita e mantenuta pervia la via aerea, accertata unʼadeguata ossigenazione e ventilazione, ripristinata la volemia e la pressione arteriosa sistemica, il paziente va rapidamente sottoposto ad esame TAC CRANIO + CERVICALE fino a T1 � LESIONE CHIRURGICA 1(ematoma intracranico, lesione parenchimale) --� trasferimento in NCH � NON LESIONE CHIRURGICA --� consulenza NCH e trasferimento in Rianimazione x monitoraggio PIC � Mantenere PAm > 90 mm Hg � Mantenere eucapnia/modesta ipocapnia � NO mannitolo *, NO cortisone, NO anticonvulsivanti di routine Se Trauma Vertebro-Midollare associato: � Immobilizzazione (materassino a depressione) � Mantenere perfusione tessutale � Cortisone nei pazienti mielici (NASCIS III) * MANNITOLO: farmaco salva-vita , da utilizzare soltanto durante il trasporto in sala operatoria di NCH – in presenza di deterioramento neurologico (segni di ernia transtentoriale) – alla dose di 0,5-1 gr./Kg in 15-20 min. I suoi effetti terapeutici sono doppi. Lʼeffetto reologico, causato dallʼimmediata espansione plasmatica, determina riduzione dellʼHt e della viscosità ematica, migliorando il flusso cerebrale e la cessione di O2. Lʼeffetto diuretico osmotico è ritardato di 15-30 min. e può durare da 90 min. a più di 6 ore. Non ci sono studi controllati sul suo uso nel grave trauma cranico. 101 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA MAXILLO-FACCIALE La compromissione della via aerea è la principale condizione immediatamente minacciosa per la vita nei pazienti con trauma maxillo-facciale isolato. I segni clinici che richiedono un immediato intervento sono: � corpi estranei in orofaringe � evidenza di trauma nella regione laringea � stridore � sanguinamento nella via aerea � massivo sanguinamento da vasi importanti � frattura bilaterale della mandibola AIRWAY a rischio o completamente ostruita Paziente cosciente � mantenerlo seduto ed inclinato in avanti � mantenere, se possibile, lʼimmobilizzazione cervicale Paziente incosciente � secrezioni, sangue,vomito, frammenti ossei --� aspirazione con catetere rigido ed eventuale IOT � fratt. della mascella con ostruzìone del nasofaringe --� trazione sugli incisivi superiori per tirare la mascella in avanti � fratt. bilaterale della mandibola con perdita dellʼinserzione anteriore della lingua --� trazione manuale della mandibola in avanti e sutura (seta 2 0) del dorso della lingua, fissata su un lato della faccia � trauma sopra la laringe con impossibilità di intubare --� cricotiroidotomia se AIRWAY sicura, cʼè EMORRAGIA ? La regione maxillo-facciale è notevolmente vascolarizzata e pertanto un trauma significativo può causare un massivo sanguinamento: se vi è compromissione emodinamica il trattamento dovrà essere di emergenza. Lʼorigine può essere o � da vasi importanti (es. a. facciale o temporale superficiale) � oppure dal naso o dalla base cranica Le possibilità terapeutiche sono: � compressione manuale � intervento chirurgico di legatura della carotide esterna � embolizzazione radiologica per i vasi più profondi Invece i sanguinamenti lievi-moderati della cavità nasale possono essere ben controllati con tecniche di tamponamento. Dopo le iniziali manovre di rianimazione una dettagliata VALUTAZIONE SECONDARIA delle lesioni facciali deve essere completata attraverso un approccio sistematico che includa: � ispezione della faccia per asimmetria, contusioni, abrasioni, ecchimosi, lacerazioni � ispezione di ogni ferita per corpi estranei � palpare lo scheletro cranio-facciale per step-offs o irregolarità del contorno o crepitio: in particolare le rime orbitali, lʼosso frontale, il naso, gli zigomi,e il resto dello scheletro facciale � guardare gli occhi per la presenza di ecchimosi periorbitale bilaterale,enfisema orbitario o periorbitario, esoftalmo o enoftalmo, emorragia subcongiuntivale senza margine posteriore visibile; valutare lʼacuità visiva e la motilità oculare; la distanza interpupillare, il diametro pupillare e il riflesso fotomotore – diretto e consensuale; la distanza intercantale. Esaminare la camera anteriore per la presenza di sangue, la cornea con test alla fluorescina. Palpare in particolare la regione mediale dellʼorbita (la dolorabilità può essere dovuta a fr. naso-etmoidale). Valutare eventuale anestesia infraorbitaria � esaminare il naso per deformità, ematoma del setto, rinoliquorrea � esaminare le orecchie per ematoma auricolare, emotimpano, sanguinamento dalla parete anteriore (fr. del condilo della mandibola) o dalla parete posteriore (fr. della fossa cranica media), otoliquorrea, ecchimosi della regione mastoidea(s. di Battle) � ispezionare la lingua e la cavità orale, guardare per ematoma del pavimento della bocca. Palpare bimanualmente la mandibola e fare il test dellʼabbassalingua: chiedere al paziente di mordere forte e, se la mandibola è fratturata, non può farlo e sentirà dolore; inoltre valutare se cʼè incapacità ad aprire completamente la bocca 102 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA DEL COLLO La presentazione clinica può variare da un paziente completamente asintomatico ad uno moribondo in severo distress respiratorio e/o shock emorragico: la compromissione della via aerea ed una emorragia imponente pongono il paziente in immediato pericolo per la vita. Il collo viene suddiviso in 3 zone anatomiche che sono importanti nel management del paziente: 1. Zona I dalle clavicole alla cartilagine cricoide, in pratica la base del collo, e le strutture anatomiche a rischio sono i grossi vasi, la trachea, lʼesofago, lʼapice del polmone, la colonna e il midollo spinale, le radici nervose cervicali 2. Zona II dalla cartilagine cricoide allʼangolo della mandibola, con strutture a rischio – oltre alle carotidi, alle a. vertebrali e alle v. giugulari – anche laringe, faringe, esofago, tiroide 3. Zona III dallʼangolo della mandibola alla base cranica, con la carotide interna ed esterna, lʼorofaringe e le ghiandole salivari, i nervi cranici IX-XII Il collo è anche suddiviso dal muscolo sternocleidomastoideo nel triangolo anteriore, dove passano la maggior parte delle strutture vitali ed è la regione più spesso interessata dai traumi, e il triangolo posteriore - meno a rischio - eccetto che nella parte immediatamente superiore alle clavicole. PRIMARY SURVEY I sintomi e i segni che impongono un controllo della via aerea includono: � dispnea � stridore � enfisema sottocutaneo � alterato stato mentale � progressivo rigonfiamento cervicale (ematoma in espansione) � crepitio laringeo � palpare il collo prima che il rigonfiamento progredisca Nei traumi chiusi le opzioni per il controllo della via aerea possono essere: � frattura della laringe incompleta = IOT e tracheostomia � frattura laringea completa = tracheostomia dʼurgenza � lesione tracheale, sotto il sito della potenziale tracheotomia = ventilazione transtracheale con ago-cannula e chirurgia dʼemergenza Cercare sempre i segni di Pnx iperteso e controllare ogni sanguinamento esterno con pressione diretta, evitando tentativi di clampaggio alla cieca che possono ledere importanti strutture anatomiche o dislocare un coagulo con ripresa del sanguinamento. Lʼemorragia dai vasi succlavi è resistente alla pressione esterna e una valida alternativa può essere quella di inserire un Foley nella ferita insufflando con soluzione fisiologica. Infine eseguire un rapido esame neurologico per livello di coscienza, pupille, sensibilità e motilità dei 4 arti. SECONDARY SURVEY Lʼesame fisico deve essere accurato e meticoloso; la sua sensibilità nellʼindividuare ogni significativo danno alle strutture vitali rimane controversa. Inoltre un singolo esame non è mai sufficiente, poiché lʼesordio dei segni di lesione può essere ritardato nei traumi del collo. Al paziente stabile e cosciente chiedere: � se ha dolore con il respirare, parlare, deglutire � farlo tossire per valutare se cʼè emottisi � valutare per raucedine o cambiamenti nella voce � chiedergli se ha debolezza o parestesie agli arti Lʼesplorazione di ogni ferita dovrebbe essere limitata a stabilire se il platisma è stato lacerato o no. Se il platisma è lacerato chiamare il chirurgo e giudicare se la ferita è nel triangolo anteriore o posteriore del collo ed in quale zona. Segni di lesione della laringe o trachea � alterazione della voce, raucedine � stridore � emottisi � crepitio alla palpazione � enfisema sottocutaneo 103 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA SPINALE : valutazione della colonna cervicale – EMODINAMICA STABILE Anamesi ed E.O.: presenza di una delle seguenti condizioni cliniche? (vedi criteri NEXUS di bassa probabilità di lesione) 1. 2. 3. 4. alterato stato mentale (alcool, droghe, trauma cranico, shock) blocco del collo al tentativo di mobilizzazione passiva, dolorabilità della linea mediana cervicale, dolore irradiato lungo il dermatomero, oppure dolore motorio o con manovra di Valsalva esame neurologico positivo o sospetto lesione dolorosa distraente SI --� RADIOGRAFIA della COLONNA CERVICALE (sequenza standard a 3 proiezioni 1) NO --� ESAME DINAMICO DEL COLLO 2 radiografia anormale : segni Rx di instabilità cervicale Sublussazione del corpo vertebrale > 3,5 mm. con frattura Frattura con compressione del corpo vertebrale > 25% Angolatura tra corpi vertebrali > 10° “Fanning interspinoso” Allargamento dello spazio tra le faccette articolari Scavalcamento delle faccette articolari Questa valutazione non soltanto deve ricercare dolorabilità con i movimenti del collo (flesso-estensione e rotazione), ma anche lʼeventuale comparsa di segni neurologici. � NORMALE : il paziente può essere dimesso senza radiografia e il collare cervicale può essere rimosso � POSITIVO : cioè comparsa di dolorabilità o segni neurologici, anche transitori, il collare cervicale deve essere mantenuto e la radiografia della colonna cervicale eseguita 1. � � � � � � 2. radiografia sospetta o inadeguata: TAC CERVICALE 3. consulenza ortopedica (se 1. e 2. positivi) ed event. NCH 4. radiografia normale: il paziente è valutabile?,cioè GCS 14/15, non alcool/droghe � SI = esame dinamico del collo � NO = mantenere il collare cervicale � � � � NON sono indicazioni alla radiografia: dinamica dolore o contrattura della muscolatura paravertebrale o dei trapezi dolore cervicale esacerbato dai movimenti che compare a distanza dal trauma vomito o nausea Le linee guida della EAST (Eastern Association for the Surgry of Trauma) per la determinazione della stabilità della colonna cervicale distinguono 4 categorie di pazienti: 1. svegli, vigili, non intossicati, neurologicamente normali, senza dolore o dolorabilità lungo la linea mediana, con esame dinamico del collo normale --� radiografia della colonna cervicale non necessaria 2. svegli, vigili, con dolore/dolorabilità --� radiografia + TAC ad intervalli di 3 mm per ogni sospetta lesione 3. segni neurologici riferibili a lesione midollare --� radiografia + TAC + RMN ( in urgenza, entro 2 ore dallʼarrivo del paziente in DEA) 4. alterato stato mentale e ritorno al normale stato di vigilanza non previsto per 2 giorni o più (es. paziente con severo danno cerebrale traumatico) --� radiografia + TAC C1-2 * ………… * secondo altri protocolli in questo tipo di pazienti è opportuno lo studio TAC dellʼintera colonna cervicale TRAUMA SPINALE : valutazione del danno neurologico dopo A – la via aerea è pervia? ……………….3-4 mantenere comunque immobilizzazione della colonna eventuale IOT con controllo manuale della colonna cervicale B – la respirazione è adeguata?................4 escludere shock emorragico – prevenire danno midollare secondario C – ipotensione? ………………………..5 104 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA TORACICO CHIUSO Se INSTABILITAʼ EMODINAMICA valuta e tratta le lesioni immediatamente minacciose per la vita: � Pnx iperteso: la diagnosi deve essere clinica, non radiologica, ed il trattamento immediato – puntura con ago-cannula 14G + drenaggio toracostomico � Emotorace massivo: drenaggio toracico + auto-emotrasfusioni e trasferimento al DEA 2° livello � Tamponamento cardiaco: pericardiocentesi eco-guidata, con ago-cannula lasciata in situ ed immediato trasferimento in Cardiochirurgia � Lembo toracico mobile: obiettivo primario è la prevenzione dellʼipossia con O2 ad alti flussi ed una efficace terapia analgesica. CPAP ed eventuale IOT con ventilazione PEEP. Attento monitoraggio della PVC (evitare sia iperidratazione che disidratazione). Se il paziente è STABILE EMODINAMICAMENTE valuta Rx grafia del Torace e ECG Rx TORACE (se possibile con elevazione della testa del letto di almeno 20°) Il trattamento iniziale del paziente è sempre guidato dalla valutazione della Radiografia in AP del Torace, anche se la se la sensibilità e la specificità dellʼesame dipende largamente dalla qualità tecnica dellʼesame e dalla competenza del medico che interpreta il radiogramma. Lʼelevazione della testa del letto di almeno 20° permette di evidenziare meglio: un emotorace come livello liquido, invece di un diffuso aumento di densità di un emitorace un piccolo pneumotorace (allʼapice) aria sotto il diaframma (a paziente supino lʼaria si raccoglie al centro dellʼaddome e non si evidenzia con la radiografia del torace) lʼallargamento del mediastino (> 8 cm nellʼadulto): in questo caso valuta gli altri segni Rx suggestivi di Rottura contenuta dellʼAorta ed escludi altre cause come contusione polmonare-fr.sterno-fr.vertebrale-fr.costale ANORMALE Rx grafia del TORACE 1. Anormalità del mediastino 2. Anormalità polmonare 3. Anormalità gabbia toracica 4. Anormalità del diaframma ANORMALITAʼ del MEDIASTINO � Allargamento del mediastino: possibile rottura contenuta dellʼaorta � TAC spirale � EcoC-transesofageo (spesso non immediatamente disponibile e troppo operatore-dipendente) � Allertare cardiochirurgia e mantenere unʼadeguta perfusione tessutale riducendo comunque la PAs con Bbloccante e nitroprussiato � Aortografia � Pneumomediastino: les. del parenchima polmonare, dellʼalbero tracheo-bronch., dellʼesofago toracico � Rx AP e Laterale del collo � TAC spirale � Broncoscopia, esofagoscopia, Gastrografin � Emotorace � Drenaggio toracico � Autotrasfusione � Toracotomia ANORMALITAʼ POLMONARE � Persistente Pnx � Toracoscopia 105 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA TORACICO PENETRANTE � Pnx aperto: medicazione impermeabile a tenuta su 3 lati + drenaggio toracostomico non sulla ferita; considera subito il trasferimento al DEA 2° livello Inadeguata ventilazione? = IOT Paziente stabile Rx Torace Paziente ipoteso (instabilità emodinamica) Drenaggio Toracico + Sala Operatoria Paziente moribondo Sala Operatoria La Rxgrafia del Torace non dovrebbe ritardare la rianimazione del paziente e il trattamento immediato e dovrebbe essere differita nei pazienti instabili; permette di valutare la presenza di emotorace o pneumotorace e di localizzare la ferita nelle aree di rischio: � Grandi vasi � Mediastino � Diaframma (toraco-addominale) Il drenaggio toracico dovrebbe essere inserito a livello del 5° s.i. sullʼascellare anteriore o media, immediatamente dietro la linea del grande pettorale, dove non ci sono altri muscoli oltre agli intercostali; il tubo dovrebbe essere largo (36-40 French) per facilitare il drenaggio di un emotorace. Subito dopo lʼinserzione del drenaggio toracico va fatta la Rxgrafia del Torace per documentare: � la riespansione del polmone � la posizione del tubo � lʼeventuale quantità di emotorace non drenato � lesioni del parenchima polmonare � la traiettoria, se possibile, del proiettile e la sua vicinanza a strutture vitali Significativo emotorace o pneumotorace? � drenaggio toracico � eventuale autoemotrasfusione � consulenza chirurgica dopo drenaggio toracico: 1. miglioramento = osserva 2. sanguinamento massivo = toracotomia/sternotomia 3. nessun miglioramento, mediastino a rischio = ecocardiografia, pericardiocentesi 4. sanguinamento persistente = VATS La Video-Assisted Thoracoscopic Surgery (VATS) è anche particolarmente indicata per la diagnosi di lacerazioni diaframmatiche occulte. Tale tecnica dovrebbe essere applicata più ampiamente soprattutto in quei pazienti per i quali si ritiene eccessiva una toracotomia ed imprudente la semplice osservazione. Localizzazione della ferita: � lateralmente alla linea medio-claveare = drenaggio, osservazione, ripeti Rx dopo 3-4 h. Lʼincidenza di lesioni cardiache o dei grandi vasi è bassa. Se il paziente è instabile ciò può essere dovuto a pnx iperteso o ad emotorace/empoeritoneo � grandi vasi a rischio? = angiografia. I grandi vasi del torace includono lʼaorta con i suoi rami maggiori dallʼarco, le a. polmonari, le vene cave e le v. polmonari. Il paz. relativamente stabile può presentare un ematoma mediastinico contenuto, può avere segni di compressione della via aerea, può presentare differente PA nelle due braccia � parasternale, mediastino a rischio = ecocardiografia (trantoracica e/o transesofagea), esofagoscopia, gastrografin. I paz. con tamponamento cardiaco spesso mostrano un significativo miglioramento emodinamico con la sola infusione di liquidi. In questi pazienti lʼecografia dʼurgenza con approccio subxifoideo è immediatamente diagnostica. � toraco-addominale = laparoscopia, DPL. Queste ferite del basso torace attraversano il diaframma e possono causare lesioni alle strutture retro- o intraperitoneali. I pazienti con chiari segni e sintomi di lesioni intraaddominali necessitano di laparotomia; la TAC può essere di aiuto, ma non è attendibile per identificare eventuali lesioni diaframmatiche. La metodica di scelta è lʼendoscopia cavitaria (toracoscopia e laparoscopia). � transmediastinica = TAC torace. Lesioni multiple di organi vitali sono possibili (cuore, albero tracheo-bronchiale, esofago, midollo spinale). 106 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA ADDOMINALE CHIUSO Durante la valutazione primaria la priorità è identificare quei pazienti che necessitano di un immediato intervento chirurgico, senza ulteriori indagini diagnostiche, se non le 3 fondamentali come nellʼalgoritmo Primary Survey 1, da quelli con lesioni meno gravi che possono essere osservati e sottoposti ad ulteriori accertamenti diagnostici. 1. I pazienti che hanno segni vitali instabili 1 ed ecografia positiva necessitano di un immediato intervento chirurgico per il rapido controllo dellʼemorragia: la laparotomia dʼemergenza ha il solo scopo di bloccare ogni evidente punto di sanguinamento; quando, come è più comune, si incontra un sanguinamento continuo la cui origine non si riesce a determinare, è meglio cercare di controllare temporaneamente le aeree sanguinanti con packing di garze, mentre lʼanestesista continua a rianimare il paziente, per minimizzare il rischio di shock irreversibile, ipotermia, acidosi metabolica (“laparotomia di controllo del danno”). Quando il paziente è più stabile, un più dettagliato intervento chirurgico potrà essere eseguito oppure si potrà trasferire il paziente al centro di riferimento. 2. I pazienti che hanno segni vitali stabili, ma con ecografia che dimostri la presenza di liquido intraperitoneale sono candidati ad un trattamento non chirurgico: indipendentemente dal fatto che siano evidenziati o meno segni ecografici di lesione parenchimale, è necessario sottoporre il paziente a TAC addominale (e pelvica) per individuare la fonte dellʼemoperitoneo. 3. I pazienti con segni vitali stabili ed ecografia iniziale negativa vanno posti in osservazione poiché lʼecografia non identifica la presenza di versamento peritoneale durante lʼesame iniziale nel 25% dei pazienti. 4. I pazienti con segni vitali instabili ed ecografia negativa rappresentano un grande problema: la priorità deve essere quella di ricercare altre lesioni associate, in primis frattura pelvica o rottura contenuta dellʼaorta. La valutazione secondaria deve comprendere tutti i seguenti: � Esame obiettivo, incluso retto e vagina. Lʼesame obiettivo dellʼaddome è spesso non attendibile ( una percentuale non lieve di pazienti con significativo emoperitoneo non hanno segni di irritazione peritoneale al primo esame obiettivo); ripetuti esami, condotti sempre dallo stesso medico, sono più importanti dei segni obiettivi iniziali. Alcuni fattori sono predittivi di esame obiettivo inattendibile: � trauma cranico � intossicazione da alcool o droghe � altre lesioni dolorose distraenti � shock neurogenico � ritardo mentale o alterazioni psichiatriche � Valutazione del meccanismo traumatico � Ricerca di eventuale frattura di ossa adiacenti allʼaddome (ultime 6 coste, bacino, colonna LS) � Laboratorio (comprese amilasi). LʼHt è utile come valore basale o quando è significativamente basso (< 30%): riflette la combinazione associata del valore pre-trauma, la perdita emorragica e lʼeffetto diluente dei liquidi somministrati (1 l. di liquidi ev può far diminuire da solo il livello di Hb di 1 gr.) � Gruppo sanguigno e prove crociate � Sondino naso-gastrico � Se esclusa una lesione uretrale: catetere vescicale SITUAZIONI PARTICOLARI Trauma addominale + Frattura pelvica maggiore � Emodinamicamente instabile, ecografia positiva = laparotomia dʼurgenza (nellʼ85% di questi pazienti è presente un sanguinamento attivo intraperitoneale) � Emodinamicamente instabile, ecografia negativa = stabilizzatore pelvico ed eventuale successiva angiografia per una possibile embolizzazione � Emodinamicamente stabile, ecografia negativa/dubbia = TAC addome + pelvi Trauma addominale + Allargamento del mediastino � Emodinamica instabile con ecografia positiva = laparotomia. Durante lʼintervento il paziente sarà sottoposto ad ecocardiografia transesofagea o aortografia � Emodinamica relativamente stabile = TAC spirale torace-addome Trauma addominale + Trauma cranico con segni di lato � Emodinamica instabile = immediata laparotomia � Paziente relativamente stabile o stabilizzato (con liquidi e sangue) = TAC cranio-addome 107 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 FRATTURE PELVICHE MAGGIORI Le fratture del bacino sono la 3^ causa di morte nelle vittime di traumi maggiori e lo shock emorragico è la principale causa di morte precoce. Un piano diagnostico e terapeutico condiviso dal team di specialisti coinvolti è di fondamentale importanza nella cura iniziale dei pazienti con queste lesioni complesse, che spesso sono associate ad altre lesioni (addominali, dei vasi pelvici, del tratto genito-urinario, ….) Durante la valutazione iniziale la presenza di ipotensione arteriosa è un segno critico che può o non può essere dovuta alla frattura del bacino stesso e altre lesioni sanguinanti (torace, addome) debbono essere prioritariamente escluse. I 2 obbiettivi principali dellʼesame clinico di una probabile frattura del bacino sono: 1. valutare clinicamente (con “gentile” palpazione manuale ed una sola volta) il grado di stabilità dellʼanello pelvico; ricercare alla radiografia in AP i segni Rx di instabilità (vedi diagramma Primery Survey 1) 2. ricercare le lesioni dei visceri adiacenti: � sangue al meato uretrale significa lesione dellʼuretra, ma anche ecchimosi/ematoma attorno al pene o sullo scroto sono altamente suggestivi � sangue allʼesplorazione rettale e vaginale suggerisce una frattura pelvica aperta 1 � eseguire rapidamente una Ecografia addominale Eʼ necessario coinvolgere ab initio lo specialista ortopedico-traumatologo. se il paziente è in SHOCK EMORRAGICO il fattore critico è identificare rapidamente il sito predominante di sanguinamento: con ecografia addominale allargata e/o lavaggio peritoneale è necessario determinare se esiste una sufficiente quantità di emoperitoneo da essere la sola causa della ,o contribuire significativamente alla instabilità emodinamica del paziente. � se lʼecografia dimostra un significativo emoperitoneo in un paziente con emodinamica instabile, oppure lʼaspirato del lavaggio peritoneale è francamente positivo 2 = laparotomia dʼemergenza 3 � se non vi è evidenza di emoperitoneo o lʼaspirato peritoneale è negativo, ma il paziente è instabile = manovre di stabilizzazione pelvica in DEA + eventuale angiografia per embolizzazione vascolare. Più del 90% delle cause di sanguinamento derivano da lesione dei plessi venosi e dai siti di frattura e possono essere controllate con stabilizzazione della pelvi, attraverso semplici manovre da eseguirsi in P.S., prima dellʼapplicazione di un fissatore esterno: � evitare ripetute manipolazioni della pelvi � ruotare internamente le gambe e legarle insieme + lenzuolo attorno al bacino � materassino a depressione � MAST Applicazione di un FISSATORE ESTERNO Dovrebbe essere sempre considerata precocemente nel paziente instabile: � riduce il volume pelvico � ha un effetto tamponante sul sanguinamento venoso � riduce il sanguinamento osseo attraverso lʼimmobilizzazione e lʼallineamento dei siti di frattura � NON stabilizza una lesione posteriore; in questo caso è opportuno applicare anche una trazione sullʼarto inferiore ipsilaterale per controllare la dislocazione verticale dellʼemipelvi Se è necessario sottoporre il paziente a laparotomia, il fissatore esterno dovrebbe idealmente essere applicato prima dellʼincisione cutanea perché la parete addominale contribuisce a limitare il grado di diastasi pubica, e il volume pelvico aumenterà se la pelvi non è stabilizzata prima dellʼincisione chirurgica. La rottura intraperitoneale di un ematoma pelvico causa spesso unʼemorragia fatale. Eʼ in uso presso alcuni ospedali la cosiddetta “morsa pelvica”, che può essere applicata rapidamente anche in sala emergenza, al posto dei più classici fissatori esterni. ANGIOGRAFIA Le lesioni delle arterie pelviche determinano una rapida emorragia resistente alle manovre di stabilizzazione, per cui se il paziente permane in instabilità emodinamica cʼè lʼindicazione ad unʼimmediata angiografia pelvica con embolizzazione delle a. sanguinanti. In questo caso le condizioni cliniche del paziente ovviamente non permettono lʼesecuzione di una TAC 108 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 USTIONI MAGGIORI Lʼiter diagnostico-terapeutico deve prevedere tutti i seguenti passaggi: � A B C secondo linee-guida ATLS: in particolare ricercare i segni clinici di ustione della via aerea e/o di danno da inalazione di fumo; valutare per escarotomia dʼurgenza nelle ustioni profonde-circonferenziali del collo, del torace e degli arti; provvedere ad una adeguata rianimazione con fluidi � determinare la gravità dellʼustione � trattare il dolore � prevenire lʼipotermia � profilassi antitetanica se necessaria � valutare la necessità di trasferimento al Centro Ustioni di riferimento Ricercare segni clinici di ustione della via aerea e danno da inalazione di fumo INDICATORI di DANNO da INALAZIONE di FUMO 1 INDICATORI di OSTRUZIONE RESPIRATORIA: 1. 2. 3. 4. 5. 6. ustioni attorno alla bocca o al naso / edema delle labbra fuliggine nella bocca / naso; peli nasali bruciacchiati ustioni della bocca e della lingua / edema scialorrea / disfagia / espettorato carbonaceo voce rauca / ronchi espiratori stridore inspiratorio / edema laringeo visibile in laringoscopia ----� intubare subito 1. 2. 3. 4. 5. 6. paziente salvato da incendio in uno spazio chiuso perdita di coscienza sulla scena ognuno dei segni di possibile ustione della via aerea ipossiemia o aumentato gradiente (A-a)O2 carbossiemoglobina > 10% 2 sintomi e/o segni di distress respiratorio, anche se nei primi gg. successivi Indicazioni alla terapia iperbarica (nota 3) la probabilità di una incombente ostruzione della via aerea aumenta sempre più dal segno 1 al segno 6 Terapia con fluidi Un appropriato rimpiazzo di liquidi dipende dallʼaccurata valutazione della superficie ustionata: tutte le formule – compresa quella di Parkland ( Ringer Lattato 4 ml/Kg/% superficie ustionata nelle prime 24 h, di cui metà nelle prime 8 ore dal tempo dellʼustione oppure0,25 ml/Kg/% sup.ustionata ogni ora dal tempo dellʼustione ) – forniscono soltanto linee guida approssimative. I bambini necessitano di ulteriore acqua metabolica da infondere come Glucosio al 5% 1-3 ml/Kg/h secondo lʼetà. Soprattutto nelle gravi ustioni è necessario il monitoraggio orario della diuresi: unʼadeguata reidratazione e per fusione è indicata da una diuresi > 0,5-1 ml/Kg/h nellʼadulto, > 1,5 nel bambino e > 2 nel lattante. Escarotomia dʼurgenza Può essere una procedura salvavita o può salvare un arto. Infatti le ustioni profonde circonferenziali del collo, del torace, degli arti possono determinare un effetto simil-tourniquet perché la pelle in necrosi non è più capace di distendersi mentre si sviluppa lʼedema. � Non è necessaria lʼanestesia � Incidere lungo le parti laterali e/o mediali dellʼarto e lungo lʼascellare anteriore (e posteriore, se necessario) del torace � La profondità dellʼincisione deve essere tale da permettere ai margini dellʼescara di separarsi, fino al tessuto sottocutaneo, ma non attraverso la fascia Classificazione di gravità dellʼustione Eʼ di fondamentale importanza perché condiziona il trattamento e la prognosi. I fattori da considerare sono: � estensione ( negli adulti e bambini > 10 anni regola del 9; nei bambini piccoli è meglio utilizzare la carta di Lund-Browder) � profondità � sede (le aree critiche sono: volto, collo, mani e piedi, regione perineale, grandi articolazioni) � lesione della via aerea � danno da inalazione 109 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA IN GRAVIDANZA Valutazione della MADRE INSTABILITAʼ EMODINAMICA = segui protocolli ATLS: � il rimpiazzo di liquidi può essere maggiore del 50% rispetto alle non gravide: durante la gravidanza il volume ematico aumenta fino al 50% e la G.C. aumenta di 1-1,5 l/min. per cui la madre può perdere fino a 2 l. di sangue prima che i segni di shock siano evidenti; inoltre mentre la madre è in una situazione emodinamica stabile il feto può essere severamente shoccato perché i meccanismi di compenso determinano uno shunt di sangue dalla circolazione utero-placentare � in posizione supina lʼutero gravidico può comprimere la VCI e diminuire significativamente il ritorno venoso al cuore con una caduta della G.C. fino al 40% ---� s. da ipotensione supina. Se non ci sono segni di trauma vertebro-midollare la paziente dovrebbe essere posizionata sul lato sinistro o almeno con un cuscino sotto lʼanca destra � lʼEmagel può essere usato � NON usare amine vasoattive perché possono aggravare la vasocostrizione placentare � le fratture di bacino possono determinare emorragie retroperitoneali molto gravi, perché le vene pelviche sono molto dilatate SE NON SI STABILIZZA = laparotomia esplorativa e/o parto cesareo Le lesioni addominali debbono essere trattate nello stesso modo delle pazienti non gravide ed una laparotomia non dovrebbe essere ritardata a causa della gravidanza. Valutazione del FETO ESAME OBIETTIVO OSTETRICO + ECOGRAFIA-DOPPLER Feto vivo, Età gestaz. > 24 sett. monitoraggio cardiotocografico continuo Morte fetale, < 24 sett. gestione di attesa DISTRESS FETALE = parto cesareo Gravida in ARRESTO DI CIRCOLO …...... FETO VIVO con età gestazionale favorevole Cesareo dʼemergenza in Pronto Soccorso la possibilità di sopravvivenza fetale dipende da: 1. età gestazionale : almeno > 26W ; se < 24 W il cesareo dʼemergenza non viene di solito eseguito perché il feto è troppo piccolo per sopravvivere 2. intervallo tra morte materna e parto: outcome eccellente se < 5 min., buona se tra 5 e 10 min 3. causa della morte materna 4. qualità della rianimazione materna 110 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRAUMA NEL BAMBINO I principi della valutazione in emergenza di un bambino traumatizzato sono gli stessi applicati agli adulti (ABCDE). I bambini sono “piccoli” per cui il politrauma è la regola e tutti i principali organi debbono essere assunti come traumatizzati finchè lʼesame clinico e diagnostico non ha stabilito altrimenti. Uno dei problemi principali nel trattamento è costituito dal calcolo esatto del dosaggio dei farmaci e dei liquidi oltre che dalla giusta dimensione dei dispositivi di rianimazione. In un adulto il peso può variare di un fattore di 2 ( es. da 50 a 100 kg ) e ciò il più delle volte non viene considerato quando si calcola la dose di un farmaco; invece in un bambino il peso varia di un fattore di 10 o più ( da 3 a 30-40 Kg ) e questo non può essere ignorato. Il peso può essere rapidamente calcolato usando le seguenti formule: a 5 mesi = 2 volte il peso alla nascita a 1 anno = 3 …… .. …… …. ……… tra 1 e 9 anni = 2 x (età + 4) tra 10 e 12 anni = età in anni x 3 Il rapporto tra superficie e massa corporea è più alto alla nascita e diminuisce con la crescita del bambino; la classica carta di Lund e Browder è la più accurata per la stima dellʼestensione delle ustioni. Problemi specifici nella 1^ ora del trattamento � Difficoltà nel controllo della via aerea � Peculiarità della ventilazione � Difficoltà nellʼaccesso vascolare � Necessità di grande accuratezza nella somministrazione di farmaci e liquidi � Difficoltà “psicologiche”: il bambino è generalmente spaventato, spesso combattivo. Se è cosciente bisogna parlargli direttamente, rassicurarlo e spiegare cosa sta succedendo. Quando possibile è bene far restare un genitore. � Adeguato controllo del dolore ed eventuale sedazione � Protezione dallʼipotermia � Necessità di organizzare un precoce trasferimento al centro regionale di riferimento, con criteri clinici più “spinti” rispetto a quelli dellʼadulto A - Airway � La testa è grande relativamente al corpo e il collo è corto. Questo può determinare una flessione del collo e unʼostruzione della via aerea nel bambino privo di coscienza --� mantenere la testa in posizione neutrale e in “sniffing position”. � La relativamente grande lingua, non soltanto tende ad ostruire lʼipofaringe nel bambino privo di coscienza, ma anche può impedire la vista al laringoscopio. Inoltre i tessuti molli del pavimento della bocca sono facilmente comprimibili e le dita del rianimatore possono comprimere la lingua verso il tetto della bocca e dellʼorofaringe. � Lʼepiglottide è molle, simile ad una foglia, a forma di ferro di cavallo più che negli adulti. � La laringe è più alta ( la glottide è a livello di C3 nei bambini, C5-6 negli adulti) e anteriore. � Lʼipertrofia adenotonsillare è comune. � La trachea è corta e soffice. ---� Tutti questi fatti possono rendere difficoltosa lʼIOT. Un laringoscopio a lama retta deve essere usato nei bambini < 1 anno, caricando lʼepiglottide sulla sua superficie posteriore. � La cartilagine cricoidea è la parte più ristretta della via aerea superiore. --� Un tubo che passi attraverso la glottide può comprimere la mucosa e provocare ischemia:sotto gli 8 anni di età raramente è necessario un tubo cuffiato. Come regola il diametro esterno dovrebbe essere uguale al mignolo o alla narice del bimbo; il diametro interno = 3 mm nel neonato a termine, 4 mm ad 1 anno e successivamente secondo la formula età/4 + 4. Le vie respiratorie superiori ed inferiori sono più piccole e più facilmente ostruibili. La resistenza al flusso respiratorio è inversamente proporzionale al quadrato del raggio della via aerea ( 1 mm di edema in una trachea di 5 mm di diametro determina una resistenza molto più grande dello stesso grado di edema nella trachea di un adulto del diametro di 10 mm.--� es. ustioni). Se possibile, è meglio evitare – per mantenere pervia la via aerea di un bimbo – lʼuso di una cannula di Guedel perché facilmente induce conati di vomito e quindi aspirazione oltre che talvolta causare laringospasmo. Però se è necessaio inserirla dovrebbe essere fatto senza la manovra di rotazione, come negli adulti, bensì direttamente con lʼaiuto di un abbassalingua per evitare di traumatizzare i tessuti molli dellʼorofaringe. La ventilazione assistita dovrebbe essere effettuata con basse pressioni di insufflazione ( < 20 cm. di H2O ) per evitare la distensione dello stomaco e quindi il rischio di rigurgito e lʼimmobilizzazione del diaframma. Se è necessaria unʼ intubazione in sequenza rapida i farmaci necessari sono: - Atropina (0,1 – 0,5 mg) obbligatoria nei bambini < 1 anno e consigliata fino a 6 anni , per evitare la bradicardia associata alla intubazione e alla paralisi muscolare. Ricordare che la FC è il fattore più importante della gettata cardiaca nei bambini. 111 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 CRITERI CLINICI DI CENTRALIZZAZIONE PER IL BAMBINO Provenienza Trauma cranico Territorio GCS < 9 o perdita di 2 o più punti tra due valutazioni ; trauma penetrante DEA I° liv. lesioni focali chirurgiche o potenzialmente chirurgiche in paziente stabile emodinamicamente; lesioni cerebrali diffuse e GCS < 9 in paziente stabile emodinamicamente; convulsioni post-traumatiche; GCS > 9 o 1° TAC negativa al persistere oltre le 6 ore di alterazioni della coscienza, vomito, amnesia, cefalea Territorio trauma penetrante con lesioni vascolari maggiori e/o vie aeree a rischio DEA I° liv. trauma facciale con emorragia non arrestabile; fratture senza emorragia in atto in pazienti che necessitano di controllo delle vie aeree Territorio Trauma vertebrale trauma midollare (paraparesi/plegia o tetraparesi/plegia) Trauma volto o collo DEA I° liv. Territorio DEA I° liv. Territorio DEA I° liv. Territorio DEA I° liv. lesione mielica, ingravescente o completa ab initio, in paziente stabile emodinamicamente; lesione vertebrale instabile amielica, in paziente stabile emodinamicamente Trauma toracico trauma penetrante ; trauma chiuso con o senza stato di shock (escluso PNX iperteso) trauma chiuso con o senza stato di shock; trauma penetrante; emotorace massivo; lesione trachea/bronchi; lesioni mediastiniche con interessamento di cuore/grossi vasi (anche di non immediato interesse chirurgico) Trauma addominale lesioni non altrimenti trattabili dal chirurgo del DEA I° livello , comunque dopo aver provveduto, in presenza di instabilità emodinamica, all'arresto dell'emorragia o all'emostasi provvisoria; trauma parenchimale non suscettibile di trattamento chirurgico immediato, dopo stabilizzazione Trauma pelvico trauma penetrante ; trauma chiuso con stato di shock fratture complesse, con instabilità dell'anello pelvico o interessamento acetabolare o con lesioni associate; fratture con instabilità emodinamica all'ingresso e sospetto di lesioni vascolari pelviche (in assenza di altre lesioni sanguinanti); fratture esposte Trauma degli arti lesione vascolare altamente probabile o grave compromissione dei tessuti molli ; amputazione suscettibile di reimpianto amputazioni con possibilità di reimpianto (in pazienti con stabilità emodinamica); lesione arteriosa accertata/necessità di angiografia (dopo riduzione di eventuale frattura); trauma complesso della DEA I° liv. mano; gravi lesioni dei tessuti molli, comunque dopo aver effettuato l'emostasi; al di sotto dei 2 anni di età anche fratture isolate degli arti Ustioni Territorio Territorio DEA I° liv. secondo il caso specifico (concordando il trasferimanto con un Centro Grandi Ustionati); se vi sono difficoltà nella stabilizzazione considera la possibilità di coinvolgimento del DEA 2° liv. Pediatrico Territorio Politrauma PTS < 10; politrauma e/o presenza di criteri dinamici se al di sotto del 1° anno di vita DEA I° liv. ISS > 15 NOTE : 112 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 CRITERI CLINICI DI CENTRALIZZAZIONE IN URGENZA PER L'ADULTO Provenienza Trauma cranico Territorio GCS < 9 o perdita di 2 o più punti tra due valutazioni ; trauma penetrante DEA I° liv. lesioni focali chirurgiche o potenzialmente chirurgiche in paziente stabile emodinamicamente; lesioni cerebrali diffuse e GCS < 9 in paziente stabile emodinamicamente Trauma volto o collo Territorio trauma penetrante con lesioni vascolari maggiori e/o vie aeree a rischio DEA I° liv. trauma facciale con emorragia non arrestabile Territorio trauma midollare (paraparesi/plegia o tetraparesi/plegia) DEA I° liv. lesione mielica, ingravescente o completa ab initio, in paziente stabile emodinamicamente; lesione vertebrale instabile amielica, in paziente stabile emodinamicamente Territorio trauma penetrante ; trauma chiuso con stato di shock (escluso PNX iperteso) DEA I° liv. trauma penetrante con lesione parenchima polmonare; emotorace massivo; lesione trachea/bronchi; lesioni mediastiniche con interessamento di cuore/grossi vasi Trauma vertebrale Trauma toracico Trauma addominale Territorio DEA I° liv. lesioni non altrimenti trattabili dal chirurgo del DEA I° livello , comunque dopo aver provveduto, in presenza di instabilità emodinamica, all'arresto dell'emorragia o all'emostasi provvisoria Territorio trauma penetrante ; trauma chiuso con stato di shock DEA I° liv. fratture complesse con instabilità dell'anello pelvico o interessamento acetabolare o con lesioni associate; fratture con instabilità emodinamica all'ingresso e sospetto di lesioni vascolari pelviche (in assenza di altre lesioni sanguinanti); fratture esposte Territorio lesione vascolare altamente probabile o grave compromissione dei tessuti molli ; amputazione suscettibile di reimpianto DEA I° liv. amputazioni con possibilità di reimpianto (in pazienti con stabilità emodinamica); lesione arteriosa accertata/necessità di angiografia (dopo riduzione di eventuale frattura); trauma complesso della mano; gravi lesioni dei tessuti molli, comunque dopo aver effettuato l'emostasi Trauma pelvico Trauma degli arti Ustioni Territorio DEA I° liv. secondo il caso specifico (concordando il trasferimanto con un Centro Grandi Ustionati) Politrauma Territorio RTS < 11 DEA I° liv. Considerare la centralizzazione dei pazienti con ISS > 15 113 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 TRASFERIMENTO DEI PAZIENTI CRITICI I pazienti critici, sia a causa di malattia o intervento chirurgico o trauma, tendono a diventare instabili durante il movimento: per questo il primo principio per un trasferimento in sicurezza è: 1. lʼaccurata stabilizzazione del paziente 1 ed inoltre: 2. valutazione completa prima del trasferimento 3. completo monitoraggio 4. continua cura e rivalutazione durante il trasporto 5. equipe competente 6. appropriato equipaggiamento 7. completa documentazione clinica La decisione di trasferire un paziente dovrebbe essere presa dopo una completa valutazione e discussione tra i medici che hanno in cura il paziente con il/i medici che riceveranno il paziente. La principale responsabilità del medico che trasferisce è quella di assicurare la massima stabilizzazione del paziente in base alle disponibilità del suo ospedale. Infatti il completamento diagnostico e la meticolosa stabilizzazione clinica del malato è la chiave per evitare complicazioni durante il viaggio. Le considerazioni seguenti rappresentano alcuni punti critici di ogni procedura di trasferimento: � intubare un paziente in viaggio è difficoltoso: se cʼè la possibilità per un paziente di poter avere una via aerea a rischio o di sviluppare una insufficienza respiratoria, allora dovrebbe essere intubato prima della partenza � un drenaggio toracico (se necessario) dovrebbe essere sempre inserito prima � i pazienti ipovolemici tollerano male il viaggio: il volume circolante dovrebbe essere normale o lievemente sopranormale prima del trasferimento 1 � ogni frattura instabile dovrebbe essere adeguatamente immobilizzata con sicura funzionalità neurovascolare � proteggere con cura il paziente dallʼipotermia � sondino naso-gastrico e catetere vescicale dovrebbero essere posizionati prima della partenza, così come sicure vie venose dovrebbero essere mantenute � comunicare ai familiari ogni dettaglio Le domande da porsi “PRIMA” del trasferimento RESPIRAZIONE 1. 2. 3. 4. 5. 6. la via aerea è sicura? è necessario intubare e ventilare il paziente? la sedazione/analgesia/paralisi è adeguata? la PaO2 è > 100 mm Hg sotto apporto di ossigeno? e la Sat O2 è > 95%? la PaCO2 è nel range di normalità? se pnx, il drenaggio toracico è stato inserito ed è sicuro? 1. 2. 3. 4. 5. la PAs è nel range di normalità per quel paziente? la FC è < 120 battiti/min.? la perfusione è OK? le vie venose sono sicure? il sangue è necessario? CIRCOLAZIONE 6. il paziente sta continuando a sanguinare? 1. 2. 3. i familiari sono stati avvertiti? tutti gli esami diagnostici sono stati presi? il medico che riceverà il paziente è stato avvertito, con lʼora presunta di arrivo? i farmaci, le pompe (batterie!), il monitor, la sacca a pressione, la valigetta termica sono OK? la ceck-list dellʼambulanza è stata effettuata?(in particolare riserva bomole ossigeno e funzionamento del ventilatore) è stato inserito il sondino naso-gastrico? e il catetere vescicale? I PREPARATIVI 4. 5. 6. 7. 114 115 Procedure diagnostiche in radiologia Procedure invasive diagnosticoterapeutiche * Procedure diagnostiche in sala emergenza (che non ritardano la rianimazione) * Vedi criteri e modalità di trasferimento… Radiografie mirate TC torace + addome + pelvi (con mezzo di contrasto) + ricostruzioni per rachide TC cranio + rachide cervicale Laparotomia, pericardiocentesi, toracentesi, angiografia, ecocardio.t.e.,… Radiografie mirate ESAMI EMATICI (emocromo, EGA, gruppo sanguigno, coagulazione,elettroliti, glicemia) Radiografie torace e bacino Ecografia addome (FAST) Radiografie rachide cervicale SI SI SI NO NO SI (se SI (se indicazione indicazione dalle proc. diagn. di dalle proc. base) diagn. di base) spm SI SI (se non spm indicazioni NCh urgenti) * spm spm spm SI SI SI spm Paziente instabile Paziente (shock 3a/4a classe; "stabile", satO2<95% con intubato e/o adeguata ventilazione con GCS < 14 ed ossigenazione) spm spm spm spm NO SI SI SI spm spm spm spm spm NO spm spm spm spm Paziente stabile Paziente stabile e sveglio (solo e GCS 15 (con criteri clinici di tr. criteri dinamici di tr. Maggiore) Maggiore) ITER DI A GNOS T I C O d e l T r a u m a M a g g i o r e n e l D E A d i 1 ° o d i 2 ° l i v e l l o Dipartimento Emergenza linee guida 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida INDICI DI GRAVITAʼ Indici di Triage Revised Trauma Score PARAMETRO Frequenza respiratoria (atti/minuto) Pressione sistolica (mm Hg) Glasgow Coma Scale DATO CLINICO 10 – 29 >29 6–9 1–5 0 > 89 76 – 89 50 – 75 1 - 49 polso carotideo assente PUNTEGGIO 4 3 2 1 0 4 3 2 1 0 13 – 15 9 – 12 6–8 4-5 3 4 3 2 1 0 Pediatric Trauma Score Peso (kg) Vie aeree Pressione sistolica (mm Hg) Sensorio Ferite Fratture > 20 10 – 20 < 10 +2 +1 -1 spontaneamente pervie mantenute pervie ostruite +2 +1 -1 > 90 50 – 90 < 50 integro compromesso coma +2 +1 -1 +2 +1 -1 assenti minori estese +2 +1 -1 assenti chiuse esposte o multiple +2 +1 -1 116 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida ATTREZZATURE “SALA EMERGENZA” DOTAZIONE POSTO LETTO Letto articolato, trasportabile, con testiera removibile, piano radio-trasparente, sponde laterali,supporto per flebo,per il monitor e il respiratore portatile, supporto per la bombola O2 � � � � � � � � � � � Monitor multiparametrico portatile e accessori (ECG, SaO2, PA cruenta ed incruenta) 2 pompe - siringa Ventilatore-PEEP-ventilazione assistita Aspiratore Faretto / scialitica Flussimetro O2 Sistema CPAP/casco Carrello emergenza Carrello servitore Spremisacca Cronometro a muro MATERIALE DEL CARRELLO DI EMERGENZA: Vie aeree: � Ventimask con reservoir. � Cannule faringee, cannule nasofaringee � Ambu con reservoir,va e vieni monouso, maschere � Laringoscopio, 4 lame, mandrini, Magill, tubi OT (6-9), mount, filtri Linea e.v.: � � � � � � � � � � � � � � lacci emostatici aghi cannula dal 14 G al 20 G cateteri venosi per vena femorale cateteri venosi per infusione rapida cateteri arteriosi c.v.c.monolume, bilume, trilume deflussori rubinetti 3 vie prolunga con 3 vie dial-flo siringhe 2.5-5-10-20-insulina siringhe per pompa con deflussore siringhe emogas siringhe per gavage Materiale vario: � fonendoscopio � provette per esami ematici � garze sterili e non, telini sterili � fixomull, elastomull, cerotti � steristreep � lame da bisturi, lancette � punti per sutura ago retto e curvo (intrecciato e monofilamento) � set di ferri chirurgici (forbici, pinze anatomiche, chirurgiche, klemmer, kocher, portaghi, fermateli) � SNG e sistema di raccolta � Cateteri vescicali e sistema di raccolta � Flebo: 3 sol.fisiologica da 500 in sacca, 3 emagel, � mascherine � guanti 117 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida TRAUMI MAGGIORI Riferimenti bibliografici: 1) American College of Emergency Physicians: CLINICAL POLICY FOR THE INITIAL APPROACH TO PATIENTS PRESENTING WITH ACUTE BLUNT TRAUMA. Annals of Emergency Medicine, March 1998. 2) American College of Surgeons: ATLS STUDENT COURSE MANUAL. Chicago, 1997. 3) V. J. Markovchick, P.T. Pons, R.E.Wolfe: EMERGENCY MEDICINE SECRETS. Philadelphia 4) C. Moulton, D. Yates: EMERGENCY MEDICINE. 2^ edizione – Blackwell Science,1999. 5) L Orsi, L. Carnevale, P. Budassi: IL POLITRAUMATIZZATO. Milano,1996.Ed. Masson. 6) G. R. Schwartz, P. Safar, J. H. Stone, P. B. Storey, D. K. Wagner: PRINCIPLES AND PRACTICE OF EMERGENCY MEDICINE. 2^ EDIZIONE – Saunders Company, 1986. 7) D.Skinner, P.Driscoll, R. Earlam: ABC of MAJOR TRAUMA. 2^edizione – Londra 1996. Ed. BMJ 8) J.E.Tintinalli: MEDICINA DʼEMERGENZA. 4^ edizione – Milano, 1997. Ed. McGraw-Hill 9) A. Troiso, E. Salvini, M. Barberio: LA RADIOLOGIA NELLʼURGENZA. Arka srl, 1998 10) Università degli Studi di Chieti: CHIRURGIA DI PRONTO SOCCORSO E GRANDI EMERGENZE. a.a. 1998/99 11) Mervyn Singer, Ian Grant: ABC of INTENSIVE CARE – Ed. BMJ Books 1999 12) R.F.Wilson: Handbook of TRAUMA – pitfalls and pearls – Ed. LIPPINCOTT 1996 13) P.C. Ferrera et alii: TRAUMA MANAGEMENT- an emergency medicine approach – Ed. MOSBY 2001 14) www. Il trauma.com - ultimo aggiornamento 2002-08-07 15) V.Gai: MEDICINA dʼURGENZA-pratica e progresso – Ed. Medico Scientifiche 2001 16) D. R. Vinson: Correspondence – Nexus Cervical Spine Criteria – Annals of Emergency Medicine, February 2001 17) NEXUS II Investigators: Developing a clinical decision instrument to rule out intracranial injures in patients with minor head trauma: methodology of the NEXUS II investigation. Annals of Emergency Medicine, november 2002 18) Accademia Nazionale di Medicina – M.T.Fiandri, S. Badiali-Servizio di Anestesia e Rianimazione, Ospedale Maggiore Bologna – Materiale didattico 19) DECIDERE IN MEDICINA – Febbraio 2002 20) EMERGENCY MEDICINE PRACTICE – numeri di Agosto 2001 e Gennaio 2002 118 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza linee guida 2004 Procedure SEDAZIONE ED ANALGESIA � � In condizioni di emergenza alleviare il dolore e diminuire lo stato di ansia può migliorare le condizioni del paziente e la sua collaborazione. Lʼuso corretto di analgesici e sedativi prevede che: � venga mantenuta la possibilità di valutare un eventuale cambiamento dello stato di coscienza; � non siano mascherati completamente sintomi utili alla diagnosi; � non si producano effetti sfavorevoli da uso incongruo dei farmaci o delle tecniche impiegate. � Utilizzare solo farmaci che si sanno usare o impiegarli in presenza di un medico che ha dimestichezza con essi. � Agire sempre nelle stanze del Dipartimento di Emergenza ove sia immediatamente disponibile un carrello dʼemergenza. � Essere consapevoli delle possibili complicanze secondarie alla procedura di sedazione ed analgesia e, prima di iniziare, preparare tutto il materiale necessario per la stessa.. � La via di somministrazione più idonea in emergenza è quella endovenosa intermittente: titolare i farmaci lentamente (per individuare la posologia corretta diluire la dose piena con 10 ml di Soluzione Fisiologica e praticare 1 o 2 ml per volta, aspetta circa 3 minuti prima di somministrare lʼaltra dose). � Se si utilizza unʼassociazione di oppioidi e benzodiazepine, titolare prima gli oppioidi. � Il personale medico e/o infermieristico deve essere disponibile per lʼintera durata della procedura per lʼattenta osservazione del paziente dopo la somministrazione dei farmaci attraverso il monitoraggio dei segni vitali. � Considerare la possibilità di tecniche di anestesia loco-regionale per il dolore localizzato. � Considerare lʼuso di antidoti specifici: Naloxone per gli oppioidi e Anexate per le benzodiazepine. Farmaco Benzodiazepine Midazolam Diazepam Propofol (*) dose (adulto) dose (bambino) Via di somministrazione 1-2 mg ogni 3-5 minuti 2,5-5 mg ogni 3-5 minuti 20-150 mg E.V. E.V. E.V. 50-100 �g ogni 5minuti 400 mg/die 1-2 mg ogni 3-5 minuti 1,5 mg/Kg E.V. E.V. E.V. E.V. 100-300 mg/die 30-90 mg/die E.V. E.V. Oppioidi Fentanyl (*) Tramadolo Morfina Ketamina (*) FANS Ketoprofene Ketorolac (*) Farmaci consigliati in presenza dellʼAnestesista-Rianimatore 119 Effetti collaterali Depressione respiratoria Depressione respiratoria Bradicardia Ipotensione arteriosa Depressione respiratoria Vomito Allucinazioni Spasmo glottide Insufficienza renale acuta in caso di ipovolemia 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 Procedure TRASFERIMENTO DEI PAZIENTI CRITICI I pazienti critici, sia a causa di malattia o intervento chirurgico o trauma, tendono a diventare instabili durante il movimento: per questo il primo principio per un trasferimento in sicurezza è: 1. lʼaccurata stabilizzazione del paziente 1 ed inoltre: 2. valutazione completa prima del trasferimento 3. completo monitoraggio 4. continua cura e rivalutazione durante il trasporto 5. equipe competente 6. appropriato equipaggiamento 7. completa documentazione clinica La decisione di trasferire un paziente dovrebbe essere presa dopo una completa valutazione e discussione tra i medici che hanno in cura il paziente con il/i medici che riceveranno il paziente. La principale responsabilità del medico che trasferisce è quella di assicurare la massima stabilizzazione del paziente in base alle disponibilità del suo ospedale. Infatti la meticolosa stabilizzazione clinica del malato è la chiave per evitare complicazioni durante il viaggio. Le considerazioni seguenti rappresentano alcuni punti critici di ogni procedura di trasferimento: � intubare un paziente in viaggio è difficoltoso: se cʼè la possibilità per un paziente di poter avere una via aerea a rischio o di sviluppare una insufficienza respiratoria, allora dovrebbe essere intubato prima della partenza � un drenaggio toracico (se necessario) dovrebbe essere sempre inserito prima � i pazienti ipovolemici tollerano male il viaggio: il volume circolante dovrebbe essere normale o lievemente sopranormale prima del trasferimento 1 � ogni frattura instabile dovrebbe essere adeguatamente immobilizzata con sicura funzionalità neurovascolare � proteggere con cura il paziente dallʼipotermia � sondino naso-gastrico e catetere vescicale dovrebbero essere posizionati prima della partenza, così come sicure vie venose dovrebbero essere mantenute � comunicare ai familiari ogni dettaglio Nota 1 Un paziente persistentemente ipovolemico non dovrebbe essere mosso fino a che tutte le possibili cause di continua perdita di sangue non siano state identificate e controllate. Questa regola ha però 2 importanti eccezioni: a. quando la completa stabilizzazione emodinamica necessita di un intervento chirurgico dʼurgenza o di altro intervento invasivo non immediatamente disponibile; b. quando è opportuno che il paziente venga mantenuto in condizione di “ipotensione controllata” ( es.: trauma vascolare degli arti, rottura di AAA, dissecazione aortica) 120 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 20004 PROCEDURE VENTILAZIONE NON INVASIVA (CPAP e NIV 1) Trattamento dei pazienti con ipossia e/o ipercapnia che non rispondono allʼossigeno supplementare o ad altre terapia convenzionali: Considera CPAP o NIV - Riacutizzazione BPCO - Scompenso cardiaco congestizio - Fibrosi cistica - Neutropenia febbrile - Polmonite, Semiannegamento - Altre cause di insufficienza respiratoria - Sensorio vigile (GCS > 10) - FR > 30/min, respiro paradosso addominale con uso dei muscoli respiratori accessori - SaO2 < 85% con O2 5l/min in maschera o grave desaturazione (> 10%) in 10 minuti - pH tra 7,1 e 7,35; PaCO2 > 45 mmHg; PaO2 < 60 mmHg con O2 5l/min - PaO2/FiO2 < 200 Inizia procedure per CPAP o NIV : - spiega la procedura al paziente - mostra ed applica la maschera - applica un monitoraggio di I livello2 3 - assegna personale adeguato che controlli il paziente � � Considera intubazione - Alterazione dello stato mentale: coma o agitazione (GCS < 10) - Ipossia grave (impossibilità a mantenere una PaO2 >65mmHg con FiO2 > 0,6 - Apnea, bradipnea - Incapacità a proteggere le vie aeree (vomito) - Secrezioni abbondanti con tosse inefficace - Instabilità emodinamica o aritmie cardiache - Recente intervento gastro-esofageo e del cavo orale - Intolleranza al sistema - PNX o pneumomediastino - Traumi facciale - Obesità (> 135 Kg) Impostazione della CPAP 4: regolare FiO2 e flusso desiderati. Impostare PEEP a 5 cmH2O ed aumentare di 2 cmH2O per volta in base alla tolleranza del paziente Impostazione della BiPAP 5 : si inizia con 8-10 cmH2O per lʼIPAP e 2-4 cmH2O per lʼEPAP. LʼIPAP può variare tra 4-24 cmH2O mentre lʼEPAP varia tra 2-20 cmH2O Continua con CPAP o BiPAP se rimangono stabili i seguenti parametri: � � � � � Criteri per la sospensione immediata del trattamento � Comfort del paziente PH > 7,35 con PaCO2 in miglioramento SaO2 > 90% (con FiO2 < 0.40) Frequenza respiratoria < 25/min PaO2/FiO2 > 200 � � � � � � � 121 Arresto respiratorio o progressivo affaticamento del paziente Compromissione dello stato di coscienza (aumento della letargia, confusione) PH arterioso inferiore a 7,30 che non migliora rapidamente Ipossia persistente Aritmie cardiache Instabilità emodinamica (stato di shock della durata >1ora) Necessità di protezione delle vie aeree Intolleranza al sistema CPAP/NIV 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza: linee guida 20004 PROCEDURE Note per NIV Nota 1 La CPAP comporta lʼutilizzo di una tecnologia semplice, di facile impiego (maschera o casco, circuito, valvola PEEP, flussimetro).Eʼ una modalità ventilatoria che prevede il respiro spontaneo (maschera o casco) con flussimetro. Il generatore di flusso sfrutta il principio fisico detto effetto Venturi. Si rimanda alle specifiche tabelle per la determinazione del flusso e della FiO2. La NIV è una modalità ventilatoria che prevede il respiro spontaneo (maschera o casco) con ventilatore automatico. La BiPAP necessita di tecnologia più complessa (ventilatore) che può essere fornita da un apparecchio progettato specificamente per questo scopo o da un ventilatore tradizionale in grado di essere regolato in modo appropriato. Nota 2 Monitoraggio clinico: segni vitali (FC, PA, SaO2, ECG, FR); stato di coscienza; grado di dispnea; uso dei muscoli accessori; grado di adattamento al sistema. Monitoraggio emogasanalitico. Nota 3 È fondamentale che sia il personale medico che infermieristico rispondano a requisiti formativi che consentano il controllo completo delle vie aeree, lʼimpostazione del ventilatore ed un appropriato monitoraggio. La modalità di respirazione spontanea con CPAP comporta lʼutilizzo di una tecnologia semplice con conseguente training più rapido, mentre la modalità che prevede lʼuso di un ventilatore richiede da parte dellʼoperatore una buona conoscenza della macchina impiegata per ottenere una perfetta integrazione tra paziente e ventilatore. Nota 4 La CPAP non rappresenta propriamente un tipo di ventilazione in quanto non fornisce un supporto inspiratorio al paziente. Viene erogata una pressione statica nelle vie aeree mantenuta sia attraverso il ciclo inspiratorio che quello espiratorio, il grado di pressione positiva può essere variato per far fronte alle necessità cliniche, in genere la più comune è 5-10 cmH2O e pressioni oltre i 15 cmH2O sono di rado necessarie. È un sistema di miglioramento dellʼossigenazione, di condizionamento della meccanica respiratoria che ha lo scopo di ridurre il lavoro respiratorio e migliorare lʼemodinamica. Si utilizza precocemente nel trattamento dellʼedema polmonare cardiogeno. Le complicanze e gli effetti collaterali sono rappresentati da: claustrofobia; lesioni cutanee delle parti molli (naso, ascelle); irritazione oculare; perdite aeree; gastrodistensione e vomito con rischio di ab ingestis. Nota 5 La BiPAP fornisce una pressione positiva continua nelle vie aeree associata ad un supporto inspiratorio pressorio. Lʼapparecchio permette un livello differente di supporto pressorio inspiratorio ed espiratorio. Lʼapparecchio per la BiPAP lavora ciclicamente fra un picco di pressione inspiratorio stabilito (picco di pressione inspiratoria nelle vie aeree -IPAP e una pressione di fine espirazione più bassa -EPAP o picco di pressione di fine espirazione. Il supporto pressorio è dato dalla differenza tra IPAP ed EPAP. Il ventilatore deve essere regolato in modo adeguato affinché il picco di flusso e la richiesta del paziente siano sincronizzati. 122 - - TRATTA IL PAZIENTE PaO2 < 60 mmHg sO2 < 90% OSSIGENAZIONE (1) PaO2 PaCO2 pH Misurati: PaCO2 v. O2 terapia VALUTA PaCO2-HCO3 in funzione del pH 123 =pH, �pCO2, �HCO3 = acidosi resp. o alcalosi metab. =pH, �pCO2, �HCO3 = alcalosi resp. o acidosi metab. �pH, �pCO2, �HCO3 = alcalosi metabolica �pH, �pCO2, �HCO3 = alcalosi respiratoria �pH, �pCO2, �HCO3 = acidosi metabolica (5) �pH, �pCO2, �HCO3 = acidosi respiratoria - HCO3 SO2 Calcolati: �A – a: v.n. < età/4+4 (2) Se > indicativo di: a) Shunt (3) b) alterazione rapporto V/Q (4) SCAMBI ALVEOLARI �pH, �pCO2, �HCO3 = alcalosi mista (resp.+ metab.) �pH, �pCO2, �HCO3 = acidosi mista (resp.+ metab.) PaCO2 e HCO3 discordanti: disturbo misto Se pH alterato = Situazione non compensata PARAMETRI PRINCIPALI EMOGASANALISI PaCO2 e HCO3 concordanti: possibile disturbo semplice < 38 mmHg = iperventilazione 40 ± 2 mmHg = normoventilazione > 42 mmHg = ipoventilazione Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida 2004 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 NEI POSSIBILI DISTURBI SEMPLICI VALUTA LʼENTITAʼ DEL COMPENSO ATTESO DISTURBO ENTITAʼ DEL DISTURBO CORREZIONE ATTESA In acuto aumento 1 mEq HCO3 ACIDOSI RESPIRATORIA Per aumento 10 mmHg di pCO2 ALCALOSI RESPIRATORIA Per riduzione 10 mmHg di pCO2 ACIDOSI METABOLICA Per riduzione 1 mEq di HCO3 Riduzione pCO2 di 1.2 mmHg ALCALOSI METABOLICA Per aumento 1 mEq di HCO3 Aumento pCO2 di 0.5 – 0.7 mmHg In cronico aumento 3.5 mEq HCO3 In acuto riduzione 2 mEq HCO3 In cronico riduzione 5 mEq HCO3 � Se il compenso atteso è rispettato si avrà conferma del disturbo semplice. � Se il compenso non è rispettato il disturbo sarà misto o tanto grave da non poter essere compensato. Dipartimento Emergenza Linee Guida 2004 Note lettura EGA Nota 1 Obiettivo: PaO2 > 65 mmHg, sO2 > 90%, rapporto P/F (PaO2/FiO2) > 300 Nota 2 Differenza alveolo-arteriosa (�A – a) = (FiO2 x 760 – 43) – (PaCO2 x 1.25) – PaO2 �A – a con EGA in aria ambiente = 150 – (PaCO2 x 1.25) – PaO2 Nota 3 Atelectasia, riempimento alveolare, shunt intracardiaco o intrapolmonare. Nota 4 Asma, BPCO, interstiziopatia, malattia alveolare, embolia polmonare. Nota 5 Lʼacidosi metabolica può essere di due tipi: a) con anion gap normale o ridotto e b) con anion gap aumentato e gap osmolare normale. ANION GAP = differenza tra la concentrazione normale degli anioni e dei cationi nel siero: AG = Na – (Cl + HCO3). V.N. = 10 mEq/l � 2. Serve a determinare se unʼacidosi metabolica è dovuta ad accumulo di H� (es. chetoacidosi) oppure a perdita di HCO3 (es. diarrea). Se il Gap Anionico è aumentato, ci sarà accumulo di H+ nel liquido extracellulare che porta ad un consumo di HCO3 che a sua volta fa aumentare gli anioni (chetoacidosi diabetica, lattica, insufficienza renale). Se il Gap Anionico è normale, ci sarà una perdita di HCO3 legata alla patologia di base, come durante una diarrea o la fase iniziale di unʼinsufficienza renale; queste acidosi sono dette ipercloremiche perché la perdita di HCO3 viene bilanciata da un aumento del Cl per mantenere lʼelettroneutralità. GAP OSMOLARE = osmolarità misurata con lʼosmometro – osmolarità calcolata (2Na + gluc/18). Il � normale è < 10 mOsm/l. 124 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Linee guida 2004 CARRELLO EMERGENZA � � � � � � � � � � � � � � � � � � � ADRENALINA 1 mg AMIODARONE 150 mgr ATROPINA 0.5-1 mgr ANEXATE 1 mgr DIPRIVAN 1% 200 mgr EBRANTIL 50 mg FLEBOCORTID 5OO mgr GLUCOSIO 33 % IPNOVEL 15 mgr LASIX 20 mgr LIDOCAINA 200 mg MIDARINE 500 mgr MEXITIL 250 mg NARCAN 0.4 mg NORADRENALINA 1 mg NORCURON 10 mg PERGANIT 50 mg REVIVAN 200 mgr TENORMIN 5 mgr BICARBONATO 8.4 % 100 ml FISIOLOGICA 100 ml FISIOLOGICA 10 ml � � � � � � � � � � � � � � � � � � � � FARMACI 8 Fiale 5 fiale 4 fiale 2 fiale 2 fiale 2 fl 1 fl 2 fiale 1 fl 4 fiale 4 fiale 1 flac 2 fl 2 fl 10 fl 2 fl 1 fl 2 fl 2 fl 1 flac 1 flac 10 fiale PRESIDI MEDICO-CHIRURGICI Pallone Ambu Defibrillatore Bombole ossigeno Aspiratore Tubi orotracheali n° 6-7-8-9 Mandrini 2 Laringoscopio con lama media e grande (con batterie di scorta) Sondini aspirazione (tre misure) Maschere (tre misure) Catetere Mount (due) Cannula orofaringea (tre misure) Filtro antibatterico Va e vieni Aghi cannula (tre misure) Kit vena centrale Sondino naso-gastrico Pinza Magill Minitrach Cerotto Siringhe 125 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza Lineee Guida 2004 NOTE PER INSUFFICIENZA RENALE ACUTA Nota 1 Definizione: riduzione della filtrazione glomerulare con riduzione della clearance della creatinina ed innalzamento rapido (ore o giorni) o rapidamente progressivo (settimana) della creatininemia. Origine: 80% dei casi � Ostruttiva o funzionale 20% dei casi � iatrogene,etc. .Pertanto lʼIRA può manifestarsi con: � diuresi conservata ( > 500 ml/24h) � oliguria ( tra 100-500 ml/24h) � anuria (< 100 ml/24h) Altri criteri diagnostici comprendono: - aumento dellʼazotemia e creatininemia (questʼultima almeno sopra il 50% del livello basale) - riduzione del 50% della clearance della creatinina calcolata. [nellʼuomo CL creat.= (140-età) x (peso/ 72) x creat. ; nella donna CL.creat. uomo x 0.85] Diagnosi differenziale con IRC se nicturia, anemia, ipocalcemia, reni piccoli allʼecografia Nota 2 Evitare di somministrare ab inizio di diuretici per almeno due motivi: - è controindicato nellʼIRA pre-renale - elimina diversi validi elementi di diagnosi differenziale: (sodio urinario-- P.S. urine--FE Na filtrato) Nota 3 È il primo esame strumentale da fare sistematicamente nel paziente con IRA Nota 4 Lʼ iperKaliemia e lʼacidosi spesso coesistono ed entrambe possono avere conseguenze letali. Se K > 6.5 mEq/L o se compaiono segni ECGgrafici (T appuntite, allungamento PR, etc…) deve essere instaurata una terapia specifica: - Bicarbonato di Na 1 mEq/ Kg e.v. in 10 min. - Glucosio al 20% 250 ml + insulina rapida 20 U. in 30 min. - Cloruro di calcio al 10% 5-10 ml in 2-5 min. sotto controllo ECG. - Dialisi se iperKaliemia refrattaria Nota 5 Lʼanamnesi farmacologica del paziente è fondamentale. Basti pensare che una singola dose di un FANS può essere sufficiente a precipitare un IRA in paziente critico con disfunzione renale incombente. Gli ACE inibitori sono la seconda causa di IRA da assunzione di farmaci Nota 6 Lo stick urinario può evidenziare ematuria o proteinuria; se è sospettata una malattia renale primitiva è necessario eseguire un esame microscopico del sedimento urinario: � Cellule epiteliali tubulari e cilindri epiteliali� necrosi tubulare acuta � Cilindri di leucociti� nefrite interstiziale � Cilindri pigmentati� mioglobinuria � Stick fortemente positivo per ematuria ma senza G.R. visibili � rabdomiolisi o emolisi Il campione di urine deve essere valutato per: � Na urinaro ( se < 20 mEq/L �ipoperfusione renale, se > 40 mEq/L �IRA intrinseca) � Peso specifico ed osmolarità urinaria � Calcolo dellʼescrezione frazionata di Na (FE Na), cioè la frazione di Na filtrato a livello glomerulare che viene escreta con le urine, normalmente < 1%. E’ questo uno dei parametri più affidabili per distinguere le cause prerenali da quelle renali di IRA: se > 2% è probabile malattia intrinseca renale. Il rene si adatta allʼipoperfusione limitando le perdite dʼacqua e di sali con presenza di urine concentrate. Es. urine -� peso specifico > 1018 , osmolarità urinaria > 500, Na/K urinario < 1%. Bassa frazione di escrezione del Na (< 1%) Ricercare tali alterazioni prima di iniziare una terapia che possa mascherare tali valori ( es diuretici). Nota 7 Ipovolemia e/o ipotensione vanno trattate con infusioni di cristalloidi; la soluzione fisiologica è quella iniziale di prima scelta. Non adoperare Ringer perché contiene K. Evitare attentamente ogni sovraccarico di volume per pericolo di provocare un EPA. Solo dopo aver corretto lʼipovolemia somministrare diuretici dellʼansa o mannitolo nel tentativo di sbloccare o incrementare la diuresi. . 126 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Dipartimento Emergenza linee guida 2004 FARMACO Adenosina Adrenalina fl 6 mgr/2ml fl 1 mg/1 ml Alteplase fl 20 mgr/20 ml fl 50 mgr/50 ml Amiodarone fl 150 mg/3 ml PRONTUARIO FARMACI LINEE GUIDA DI RIFERIMENTO Conversione a ritmo sinusale di tachicardia parossistica sopraventricolare Controindicazioni: Sindrome del nodo del seno e bav 2°-3° grado in assenza di PMK, asma, usare con cautela nei pz con flutter/fibrillazione atriale e via accessoria. Possibili effetti collaterali : bradiaritmie, dispnea, precordialgie transitorie DOSAGGIO Dose iniziale: 6 mg in bolo (1 sec) boli successivi: 12 mg in 1 sec dopo 1-2 min 12 mg dopo altri 1-2 min. Fibrillazione ventricolare e tachicardia ventricolare senza polso asistolia-PEAbradicardia estrema-shock-crisi d'asmaanafilassi Controindicazioni : Cardiopatia ischemica, ipertensione, ipertiroidismo. Possibili effetti collaterali : tachiaritmie, ipertensione, vomito, convulsioni, ischemia miocardica, edema polmonare arresto cardiaco 1 mgr ogni 3 min e.v . shock anafilattico 0,30,5 mgr i.m. ripetibili dopo 5-10 min asma 0,3-0,5 mgr i.m./s.c. ripetibili dopo 15-20 min shock e bradicardie sintomatiche 1-10 ���min (3 fl portate a 50 ml, 1ml/h --> 1�/min) si incomincia col dosaggio più basso per saggiare la risposta terapeutica Infarto miocardico acuto con sopraslivellamento tratto ST Embolia polmonare Controindicazioni assolute : pregresso ictus emorragico, eventi cerebrovascolari nell'ultimo anno, neoplasia intracerebrale,sanguinamneto in atto, sospetta dissezione aortica. Controidicazioni relative : deficit coagulazione, ipertensione (PAS >180,PAD>110 mmHg) RCP traumatica,malattia peptica in fase attiva, endo-pericardite recenti (<4 sett.) interventi chirurgici o gravi traumi (<4 sett). IMA dose bolo--> 15 mgr ev, seguiti da infusione di 50 mgr in mezz'ora e 35 mgr in un'ora . Nei pazienti con peso inferiore ai 65 Kg la dose è: 15 mgr bolo ev, seguiti da 0,75 mgr/Kg nei successivi 30 min (fino ad un massimo di 50 mgr), seguiti da una infusione di 0,5 mg/Kg nei successivi 60 min (fino ad un massimo di 35 mgr) Embolia polmonare 100 mgr in infusione in 2 ore (se peso inferiore a 65 Kg la dose totale non deve superare 1,5 mg/Kg) Tachicardie sopraventricolari e ventricolari - arresto cardiaco da TV/FV Controindicazioni: bradicardia e bradiaritmie, distiroidismo, uso di altri antiaritmici (cautela nelle insuff. respiratoria e cardiaca severe) Possibili effetti collaterali : bradiaritmie,ipotensione,flebiti Dose Tachicardie sopraventricolari iniziale: 3-5 mg/kg in 15-30 min Mantenimento: 10-15 mg/kg/24h (diluire in sol. glucosata) Tachicardia ventricolare 150 mg in 10 min ripetibili Arresto cardiaco da FV/TV 300 mg. ( 2 fl in 20 cc) in bolo 127 2004 Aspirina cpr 100-325 mg Atenololo fl 5 mg/10 ml Dipartimento Emergenza: linee guida Terapia antiaggregante piastrinica (sindrome coronarica acuta, TIA, Stroke) Da utilizzare con cautela nell'ulcera peptica attiva, asma insuff. renale 100- 325 mg. per os/dì Dose iniziale : carico max 0,15 mg/Kg in 10 min Controllo frequenza ventricolare in ripetibile dopo 10 min. corso di IMA, tachiaritmie sopraventricolari, crisi ipertensiva Controindicazioni : bradicardia, BAV 2°3°grado, scompenso cadiaco, broncospasmo, shock cardiogeno, uso di verapamile. Possibili effetti collaterali : bradiaritmie, ipotensione, broncospasmo Asistolia, bradicardia e blocchi AV vagali -avvelenamenti da anticolinesterasici Controindicazioni : miastenia, glaucoma, occlusione intestinale,uropatia ostruttiva Possibili effetti collaterali : tachicardia,ipertensione, agitazione Bradicardie : 0,5-1 mg ev in bolo ripetibile ogni 35 min fino ad un massimo di 3 mgAsistolia e PEA con ritmi bradicardici: 3 mgr in bolo una sola volta Organofosforici: 1-2 mg ev, fino a 6 mg in bolo ripetere 1-2 mg ogni 5-60 min Funghi : 1-2 mg ev in bolo ripetibile ogni ora. Crisi d'asma 2 puff ripetibili dopo 5 min. Betametasone sodio fosfato fl 4 mg/2ml Manifestazioni allergiche medio-gravi compreso edema di Quincke processi infiammatori gravi- Edema cerebrale Reazioni allergiche : 4-8 mg ev ripetibili dopo 6-8 ore. Edema cerebrale : 10 mg ev in bolo + 4 mg ogni 6 ore. Bicarbonato di sodio sol 8.4% Iperpotassiemia Acidosi sensibile al bicarbonato Sovradosaggio da antidepressivi triciclici Rianimazione prolungata con ventilazione efficace 1 mEq/Kg ev in bolo (1 ml/Kg della sol 8,4% ), ripetibile a metà dose dopo 10 min previo controllo EGA e Kaliemia Iperpotassiemia nota o sospetta ipocalcemia · ipermagnesiemia come antidoto per gli effetti tossici (ipotensione, aritmie) da sovradosaggio di calcio-antagonisti Controindicazioni: intossicazione digitalica Possibili effetti collaterali: aritmie, ipoipertensione, vomito, flebite Dose: 4 mgr/Kg ev in 5 min ; Urgenze ed emergenze ipertensiva Controindicazioni patologie occlusive vasi periferici Possibili effetti collaterali: bradicardia, sedazione,cefalea, vertigini,nausea 1 fiala i.v. diluita in almeno 10 ml di soluzione salina fisiologica, durata dell'iniezione 10 minuti Atropina solfato fl 0,5 mg/ml o 1mg/ml Beclometasone spray 0,8 mg/2ml Calcio Cloruro fl 1 gr/10 ml Clonidina fl 0,15 mg/ml 128 peso pz Kg cc in 5 min 50 2.0 60 2.4 70 2.8 80 3.2 90 3.6 100 4.0 la somministrazione troppo rapida può provocare asistolia o bradicardia, ipotensione e vomito, controindicazione nell'intossicazione digitalica 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Clorfenamina 1fl 10 mr/1ml Cloropromazina 50 mgr/2ml Diazepam fl 10 mg/2ml Diclofenac fl 75mg/3ml Diltiazem fl 50 mgr/3ml Reazioni allergiche Controindicazioni: gluaucoma, insuff epatica e renale, epilessia Possibili effetti collaterali : sonnolenza,sintomi muscarinici ipotensione, aritmie, effetti extrapiramidali, convulsioni 1-2 f. im. fino all'effetto voluto 0,5 - 1 mg/kg/die ripetuto. Schizofrenie-Stati paranoici Psicosi tossiche (anfetamine, LSD, cocaina etc) Sindromi mentali organiche accompagnate da delirio Disturbi d'ansia Depressione se accompagnata da agitazione Vomito e singhiozzo incoercibile Trattamento dei dolori intensi generalmente in associazione con analgesici stupefacenti. Controindicazioni : morbo di Parkinson, epilessia, miastenia grave glaucoma, insuff epatica grave Possibili effetti collaterali : ipotensione, tachicardia, aritmie, sintomi extrapiramidali, sindrome neurolettica maligna, sintomi antimuscarinici 5-10 mg. Iv. o rettali ripetibili Stati di ansia acuti - crisi convulsive raggiungimento dell'effetto desiderato preanestesia per piccoli interventi spasmi muscolari Controindicazioni: miastenia, glaucoma Possibili effetti collaterali : depressione respiro fina 150-250 mg/die Processi infiammatori e dolorosi acuti Controindicazioni : ulcera peptica attiva, anamnesi positiva per allergia all'aspirina o altri FANS, insuff. renale ed epatica. Possibili effetti collaterali: reazioni da ipersensibilità,vertigini, insuff. renale Controllo della frequenza ventricolare nel flutter e nella fibrillazione atriale TPSV refrattaria Ischemia miocardica Controindicazioni : bradiaritmie e BAV 2°-3° grado (senza PMK), stenosi aortica severa, WPW, shock cardiogeno e scompenso cardiaco, uso di altri antiaritmici Possibili effetti collaterali : ipotensione, bradiaritmie, insuff, cardiaca,cefalea 129 TPSV FA Dose bolo 0.25 mg/Kg in 2 minuti Dopo 15 minuti, può essere ripetuta una dose di 0.35 mg/Kg in 2 minuti peso in Kg bolo 0.25 mg bolo 0.35 mg 50 2.5 cc 3,5 cc 60 3 4,2 70 3,5 4,9 80 4 5,6 90 4,5 6,3 100 5 7 mantenimento 5-15 mg/h (1fl portata a 50 ml di sol. fisiologica 5 cc/h=5 mg/h) Ischemia miocardica bolo 0,15 mg/Kg infusione 1-5 �/Kg/min a 2004 Dobutamina fl 250 mg/20 ml Dopamina fl 200 mg/5 ml Eparina sodica flac 10 ml 5000 U/ml Eparina a basso P.M. Esmololo fl 100 mg /10 ml Dipartimento Emergenza: linee guida Scompenso cardiaco ipotensione da deficit della pompa cardiaca Controidicazioni: stenosi subaortics, ipotensione con PAS inferiore a 100mmHg Possibili effetti collaterali tachiaritmie, ischemia miocardica, ipotensione, ipopotassiemia Secondo farmaco per la bradicardia sintomatica (dopo l'atropina); nell'ipotensione arteriosa sistolica (da valori < 70 a 100 mmHg) con segni e sintomi di shock, scompenso cardiaco Controidicazioni : feocromocitoma tachiaritmie Possibili effetti collaterali : tachiaritmie, ischemia miocardica 1 fl portata a 50 ml infusione 2.5-10 �/Kg/min (cominciando dal dosaggio più basso e titolando l'effetto terapeutico) Peso 50 60 70 80 90 100 2,5��Kg/min 5� 1,5 cc/h 3 cc/h 1,8 cc/h 3,6 cc/h 2,1 cc/h 4,2 cc/h 2,4 cc/h 4,8 cc/h 2,7 cc/h 5,4 cc/h 3 cc/h 6 cc/h 7,5� 4,5 cc/h 5,4 cc/h 6,3 cc/h 7,2 cc/h 8,1 cc/h 9 cc/h 10������� 6 cc/h 7,2 cc/h 8,4 cc/h 9,6 cc/h 10,8 cc/h 12 cc/h azione dopaminergica 2-3 �/Kg/min azione �� 4-9 �/Kg/min azione ��� �0-20 �/Kg/min 1 fl portata a 50 ml di sol. glucosata (1 cc/h -->1��Kg/min, 5 cc/h-->5�/Kg/min etc) peso cc/h 50 Kg--> 3,8cc 60 Kg--> 4,5 cc 70 Kg--> 5,3 cc 80 Kg--> 6 cc 90 Kg--> 6,8 cc 100Kg-->7,5 cc Embolia polmonare, IMA, sindrome coronarica acuta Controidicazioni : emorragie in atto, diatesi emorragica, ipotensione non controllata Possibili effetti collaterali : sanguinamenti, piastrinopenia in associazione a terapia fibrinolitica Bolo e .v. 60 U/Kg, seguito da infusione venosa continua di 12 U/Kg/ora es per 70 kg peso : -dose bolo 0.8 ml -infusione 2 ml portati a 50 ml-->4,2 ml/h terapia con sola eparina: bolo 60 U/Kg infusione 18/U/Kg/h Sindromi coronariche acute trattamento/prevenzione TVP Controidicazioni : emorragie endocardite,stroke emorragico, Insuff.renale grave Possibili effetti collaterali : sanguinamenti, piastrinopenia sindrome coronarica acuta /trattamento TVP enoxaparina 100 UI/kg x 2 /dì nadroparina 0,1 ml/10 Kg x 2/dì dalteparina 120 UI/Kg x 2/dì prevenzione TVP enoxaparina 100 UI/kg /dì nadroparina 0,1 ml/10 Kg/dì dalteparina 120 UI/Kg/dì Tachiaritmie sopraventricolari (TPSV, flutter, fibrillazione atriale): agente di seconda scelta dopo adenosina, diltiazem o verapamil IMA con elevata pressione arteriosa o frequenza cardiaca Controindicazioni : bradiaritmie e BAV,shock cardiogeno e scompenso cardiaco,asma e BPCO, uso di altri antiaritmici Possibili effetti collaterali : ipotensione,bardicardia,vomito, cefalea, broncospasmo, dispnea e disturbi visivi dose bolo : 0,5 mg/Kg in 1 minuto, Utilizzare il farmaco non diluito. Peso in Kg cc farmaco in 1 min 50 2,5 60 3 70 3,5 80 4 90 4,5 100 5 seguito da infusione continua a 0.05 mg/Kg/minuto per 4 min; ( es per 70 Kg--21 cc/h) regolarsi sull'effetto (emivita breve). 130 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Fenobarbitale fl 100 mg/1 ml Fenoldopam fl 20 mg/2ml fl 50 mg/5ml Flumazenil fl 0.5 mgr/5ml fl 1 mg/10 ml Furosemide fl 20 mg/2ml Glucagone fl 1 mg/1ml Glucosio Idrocortisone fl 100-500mg-1gr Stato di male epilettico refrattario al trattamento con Diazepam e Fenitoina Controindicazioni : depressione respiratoria grave, insuff.epatica o renale Possibili effetti collaterali : depressione respiratoria, letargia, ipotensione in boli da 50 mg e.v. (= 0.5 ml di Luminale non diluito), fino a controllo delle convulsioni o fino a una dose massima di 20 mg/Kg Urgenze ed emergenze ipertensive Cautela nell'utilizzo perché come tutti i vasodilatatori può abbassare troppo rapidamente PA elevate con ipoperfusione acuta nel distretto cerebrale e coronarico e midificazioni ECG di tipo ischemico. Possibili effetti collaterali : arrossamento cutaneo, cefalea, ipotensione, tachicardia, inversione onda T ,dolore toracico ,vomito e vertigini, congestione nasale ciascuna fiala contiene 10 mg/ml Infusione endovenosa continua senza bolo alla dose di 0,1-1,6 mcg/kg/min diluire 1 cc di farmaco in 50 cc di sol. Fisiol (1cc---0,2 mgr) peso kg 0,1mcg/Kg/min 50 1,5 cc/h 60 1,8 cc/h 70 2 cc/h 80 2,5 cc/h 90 2,8 cc/h 100 3 cc/h Overdose da benzodiazepine, a scopo diagnostico nel sospetto di abuso di benzodiazepine Controindicazioni : intossicazioni da triciclici, pz in terapia con benzodiazepine per epilessia, ipertensione endocranica Possibili effetti collaterali : vomito, agitazione , convulsioni in soggetti epilettici Prima dose : 0.2 mg ev in 15 secondi; Seconda dose : 0.3 mg ev in 30 secondi; se la risposta non è adeguata: Terza dose : 0.5 mg ev in 15 secondi. Se la riposta non è adeguata, ripetere una volta al minuto fino ad una riposta efficace, o fino alla dose totale di 3 mg. Edema polmonare acuto in pazienti con 0.5 - 1 mg/kg ev in 1-2 minuti; se non c'è risposta, pressione arteriosa sistolica superiore a raddoppiare la dose a 2 mg/Kg ev lentamente. 90-100 mmHg, senza segni o sintomi di shock. Emergenze ipertensive. Insufficienza renale acuta Controindicazioni: ipotensione, ipovolemia,ipoKaliemia ed ipoNatremia, intossicazione digitalica, encefalopatia epatica Possibili effetti collaterali : ipotensione, squilibri idroelettrolitici Gravi crisi ipoglicemiche sovradosaggio betabloccanti Controindicazioni : feocromocitoma Possibili effetti collaterali: vomito, iperglicemia Crisi ipoglicemiche: 0,5-1 mg sc, im ev- Bambini: 0,5 mg sc o im, ripetibile dopo 20 min Sovradosaggio betabloccanti: 1-5 mgr in bolo Ipoglicemie 1 o più fiale al 33% in bolo regolandosi sulla risposta glicemica. 4 mg./kg. Iv. Asma - BPCO 131 2004 Inibitori recettori IIB-IIIA Ipatropio sol 0.025% Insulina rapida Ketorolac fl 10 mgr-30 mg Labetalolo fl 100 mgr/20 ml Lidocaina sol 2% Dipartimento Emergenza: linee guida Trattamento per la prevenzione a breve termine dellʼinfarto del miocardio in pazienti con angina instabile o infarto miocardio non-Q Controindicazioni : deficit coagulazione, sanguinamenti ed ictus ischemico da meno di 30 gg, interventi chirurgici o traumi maggiori da meno di 6 settimane, ipertensione arteriosa non controllata, piastrinopenia, sospetta dissezione aortica. ridurre il dosaggio al 50% nella Insuff. renale grave Possibili effetti collaterali : sanguinamenti, pistrinopenia. es. Tiofibran: dose di carico (0.4 microgr/Kg/min per 30 minuti) ed una somministrazione di mantenimento (0.1 microgr/Kg/min), che va protratta per almeno 48 ore, fino ad un massimo di 72 ore 0.5 mg per nebulizzazione (40 gtt) Asma acuto Cautela nel glaucoma, ipertrofia prostatica, occlusione intestina ischemia miocardica Coma diabetico;chetoacidosi Dolore di qualsiasi tipo Controindicazioni: anamnesi positiva per asma, allergia a FANS, ulcera peptica, emorragia cerebrovascolare accertata o sospetta, insuff renale, ipovolemia o disidratazione. Possibili effetti collaterali : anafilassi, secchezza fauci, reazioni psicotiche, convulsioni, bradicardia, ipertensione, palpitazioni, dolore toracico, porpora. Dose iniziale: 0,1 U/kg ev in bolo; Mantenimento:0,1- 0,2 U/kg/h regolandosi in base alla risposta 10 mg im, ev, sublinguale,ripetibile dopo 4-6 ore Emergenze ipertensive, dissecazione aortica Controindicazioni : BAV 2°-3° grado, scompenso cardiaco, ipotensione, bradicardia, insuff. renale grave, acidosi diabetica, asma severo Possibili effetti collaterali: asma, ipotensione, bradicardia Bolo lento ev di 20 mg (2 ml) in 2 minuti (si può ripetere o raddoppiare la dose ogni 10 minuti, fino a una dose massima di 300 mg) Infusione 0,5-2 mg/min farmaco indiluito: 0,5 mg/min--> 6 cc/h 1 mg/min -->12 cc/h 1,5 mg/min-->18 cc/h 2 mg/min -->24 cc/h Arresto cardiaco da TV/FV (classe Indeterminata); TV emodinamicamente stabile (classe IIb). Controindicazioni : malattia del nodo del seno, BAV, depressione miocardica grave Possibili effetti collaterali: stato confusionale, sonnolenza, convulsioni, bradicardia, ipotensione Dose bolo 1 - 1.5 mg/Kg ev; Nella TV stabile, bolo di 1-1.5 mg/Kg, quindi ripetere con boli di 0.5-0.75 mg/kg ogni 5-10 minuti, fino a una dose totale massima di 3 mg/Kg. peso Kg dose bolo cc 50 3,7 60 4,5 70 5,2 80 6 90 6,7 100 7,5 132 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Lorazepam fl 4 mg/1ml Stato di male epilettico Per controindicazioni ed effetti collaterali 4 mgr ev in 2 min ripetibili dopo 10-15 min vedi diazepam Magnesio Solfato fl 1 gr/10 ml Aritmie maligne associate ad ipomagnesiemia FV refrattaria (dopo lidocaina) Torsione di punta indotta da farmaci antiaritmici, anche in assenza di deficit di magnesio Aritmie ventricolari minacciose per la vita, dovute a tossicità digitalica o sovradosaggio di triciclici (allungamento del QT) Asma grave ed eclampsia Fibrillazione atriale ad elevata risposta ventricolare Controindicazioni : Insuff. epatica e renale Possibili effetti collaterali : ipotensione, aritmie, depressione respiratoria, depressione SNC Mannitolo sol 18% 250 mg/Kg ogni 6-8 ore in 30-60 min Ipertensione endocranica 50 Kg--> 70 ml Controindicazioni: insuff. Renale, 60 Kg--> 85 ml scompenso cardiaco Possibili effetti collaterali : cefalea,dolore 70 Kg--> 100 ml 80 Kg--> 110 ml toracico, crampi muscolari 90 Kg--> 125 ml 100 Kg-->140 ml Metilprednisolone 1 gr / 10 ml Metoclopramide fl 10 mg/2ml Midazolam fl 5mgr/1 ml fl 15 mgr/3 ml Dose di carico 1-2 grammi (8-16 mEq) diluiti in 50100 ml di glucosata al 5% ev in 10-20 minuti In situazioni di emergenza il magnesio va somministrato nellʼarco di 1-2 minuti, proseguire con 0.5-1 gr/ora (4-8 mEq) ev in infusione continua, regolandosi secondo l'evoluzione dell'aritmia. Trauma spinale (entro 8 ore dall'evento) 30 mg./kg in 15 min . Infusione continua 5,4 mg/Kg/h per 23 h Asma 125 mg bolo ev Trauma midollare Asma 10 mg ev Nausea e vomito. Reflusso gastroesofageo Controindicazioni : ostruzione intestinale, perforazione o emorragia, feocromocitoma Possibili effetti collaterali : sintomi extrapiramidali, sonolenza, prurito, rush cutaneo Sedazione in urgenza Dose bolo 0,03 mg/Kg (es 1 fl da 15 mgr diluita a Per controindicazioni ed effetti collaterali 15 ml: 1 ml -->1 mgr. Per peso 70 Kg 2-3 ml ripetibili due/tre volte ogni 2-3 min) vedi diazepam, cautela nell'insuff. Dose infusione endovenosa continua 0.03-0.2 epatica e renale (ridurre i dosaggi) mg/Kg/h Dluizione 2 fl da 15 mg portate a 50 cc di sol fisiologica peso Kg 0,03 mg/Kg/h 0,1 0,2 50 2,5 cc/h 8,3 16,7 60 3 10 20 70 3,5 11,7 23,3 80 4 13,3 26,7 90 4,5 15 30 100 5 16,7 33,3 133 2004 Morfina fl 10 mgr/1ml Naloxone 0.4 mg/1 ml Nitroglicerina fl 5 mg/1.5 ml flac 50 mgr/50 ml Nitroprussiato 50 mg/ 5 ml Noradrenalina fl 1mgr/1 ml Omeprazolo fl 40 mg/10 ml Pantoprazolo fl 40 mgr/10 ml Dipartimento Emergenza: linee guida Analgesia, EPA, IMA Controindicazioni : depressione respiratoria, pneumopatie con ipercapnia, traumi cranici, ipertensione endocranica, ileo paralitico Possibili effetti collaterali : arresto respiratorio, ipotensione, vomito, bradicardia Dose bolo: 1-3 mg (1 fiala diluita in 10 ml di fisiologica, 1-3 ml), ripetibili fino ad effetto Overdose o sovradosaggio da oppioidi 0.4 -2 mgr ev ripetibili fino ad un max di 25 fl (in Possibili effetti collaterali: ipertensione, caso di mancata risposta dopo 10 fl pensare ad intossicazione diversa o mista) crisi epilettiche, agitazione Dolore toracico di sospetta origine cardiaca, angina instabile, insufficienza cardiaca congestizia, insufficienza ventricolare sinistra,crisi ipertensiva Controindicazioni : ipotensione, pericardite, IMA ventricolo dx, cardiomiopatia restrittiva, anemia grave, glaucoma ad angolo chiuso, ipertensione endocranica Possibili effetti collaterali : ipotensione, tachicardia, cefalea, vomito, metaemoglobinemia Emergenza ipertensiva Controindicazioni : ipotensione, insuff. Cerebrovascolare Possibili effetti collaterali: accumulo tiocianato ( somm. Vit B 12), metaemoglobinemia Infusione endovenosa da 1-10 �/Kg/minuto monitorizzando la P.A. Diluizione 2 fl o 10 ml del flacone portati a 50 ml di sol fisiologica : �/min cc/h 5 �������������������������������������������������������������������� ��������������������� 3 ������������������������������������������������������������������������������������ �������������������������������������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������������������������������ ������������������������������������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������������������������������� ������������������������������������������������������������������������������������� Iniziare con 0.1-5���Kg/minuto ev, aumentare ogni 3.5 minuti fino all'effetto desiderato (dose massima 10 � /Kg/minuto); l'effetto si raggiunge dopo 1-2 minuti. Diluizione 1 fl a 50 ml 1 cc/h-->0,1 � /Kg/min peso in Kg cc/h 50 1,5 60 1,8 70 2,1 80 2,4 90 2,7 100 3 Shock cardiogeno, neurogeno, settico 0.05 �/Kg/minuto, regolandosi sull'incremento ed anafilattico della pressione arteriosa, fino ad un dosaggio Controindicazioni : trombosi coronarica, massimo di 0,2 �/Kg/minuto. mesenterica o vascolare periferica, ipovolemia non corretta, ipertensione. Possibili effetti collaterali : ipertensione, cefalea, bradicardia, ischemia periferica Emorragie gastrointestinali da malattia peptica o gastrite emorragica Possibili effetti collaterali : cefalea, confusione, vmito, dolore addominale Dose carico 40 mgr in 10 min seguiti da infusione di 4 mg/h per 24 h (bolo 1 fl in 100 ml in 10 min, infusione 3 fl in 500 ml, 17 cc/h dura circa 29 h) Emorragie gastrointestinali da malattia peptica o gastrite emorragica Dose carico 80 mgr in 10 min seguiti da infusione di 8 mg/h per almeno 24h (bolo 2 fl in 100 ml in 10 min, infusione di 5fl in 500 ml, 20 cc/h dura 25 ore) 134 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Prometazina fl 50 mg/2 ml Propafenone fl 70 mg/20 ml 25 mgr im urgenza psichiatrica Controindicazioni : Insuff epatica e renale ( ridurre le dosi), epilessia, Possibilie effetti collaterali : sonnolenza, cefalea, aritmie,ipotensione, ritenzione urinaria. , effetti extrapiramidali Tachiaritmie sopraventricolari Controindicazioni : scompnso cardiaco, shock, bradiaritmie, malattia del nodo del seno, ipotensione, miastenia, uso di altri antiaritmici . Precauzione nella BPCO, insuff epatica e renale Possibili effetti collaterali : ipotensione, alterazione della conduzione a-v, cefalea, effetto proaritmico Dose bolo : 2 mg/Kg ev in 5-10 minuti Mantenimento: 0.007 mg/Kg/minuto ev, al massimo per 2 ore Antidoto per eparina non frazionata 10 mg (1 cc) neutralizzano 1000 U Eparina Per neutralizzare bolo iniziale (entro 30 min dalla somministrazione del bolo) 1 mg ogni 100 U di eparina fino a 50 mgr massimo in almeno 10 min, ripetible metà dose se necessario dopo controllo PTT Crisi d'asma - BPCO Controindicazioni : ipertensione, tachiaritmie,ischemia miocardica, glaucoma, ipertiroidismo. Possibili effetti collaterali : tachiaritmie sol 0.5% per nebulizzazione--> 2,5- 5 mg (10-20 gtt) per nebulizzazione ogni 15-20 min fino a tre volte in 1 ora fl per terapia ev--> infusione da 5 a 25 �/min (1 fl portata a 25 cc, da 15 cc/h = 5 �/min a 75 cc/h = 25 �/min -infondere una sola fl) Bolo: 1,5 mg/kg in 10 min peso cc farmaco da portare a 15 ml da infondere a 90 cc/h kg 50 7,5 60 9 70 10,5 80 12 90 13.5 100 15 Protamina solfato fl 100 mg/10 ml fl 50 mg/5 ml Salbutamolo sol 0.5% fl 0.5 mgr/ml Sotalolo fl 40 mg/4 ml Tachicardie sopraventricolari a complessi stretti Controindicazioni : QT lungo, IMA, asma, scompenso cardiaco, ipotensione, bradiaritmie, arteriopatia ostruttiva periferica, uso di altri antiaritmici, insuf. eptica e renale Possibili effetti collaterali : bradiaritmie, torsione di punta, ipotensione, broncospasmo Kg x 50 60 70 80 90 100 bolo cc 29 34 40 46 51 57 Tenecteplase fl 50 mg/10 cc bolo 0,5 mg/Kg in 5-10 sec (minimo 30 mgIMA ST Sopra Per controindicazioni ed effetti collaterali massimo 50 mg) vedi alteplase peso in Kg cc farmaco <60 6 60-70 7 70-80 8 80-90 9 >90 10 Tramadolo fl 50 mg Analgesia per le controindicazioni ed effetti collaterli vedi morfina. 135 peso cc farmaco diluito a 50 ml somm. 25cc/h 12 14.4 16.8 19,2 21,6 24 1 f. da 50 mg. Ripetibile. 2004 Urapidil fl 50 mg/10 ml Verapamil fl 5 mgr/2ml Dipartimento Emergenza: linee guida emergenza ipertensiva Controindicazioni : stenosi aortica,shunt artero-venoso, cautela nella ipertensione endocranica e trauma cranico Possibili effetti collaterali: cefalea, vertigini, ipotensione e cardiopalmo Ridurre le dosi nell'insuff.renale ed epatica bolo singolo: 10mgr (2 ml) ripetibili fino ad effetto terapeutico Infusione con pompa o deflussore iniziando con 2 mg/minuto da ridurre a 0.2 mg/min in base alla risposta terapeutica Diluizione 2 fl diluite a 50 cc mg/min cc/h 2 60 1 30 0.5 15 0.2 6 TPSV a complessi stretti o aritmie di sicura origine sopraventricolare: seconda scelta (dopo l'adenosina) per interrompere la TPSV a QRS stretto con pressione adeguata; riduzione della frequenza ventricolare nella fibrillazione atriale Controindicazioni : shock cardiofeno, bav 3° grado, scompenso cardiaco, stenosi aortica WPW, e PR corto, terapia con beta-bloccanti ed altri antiaritmici Possibili effetti collaterali : ipotensione turbe della conduzione AV bolo ev: 2,5 a 5 mg in in 1-2 minuti; può essere ripetuta una dose di 5-10 mg (1-2 fiale), se necessaria, in 15-30 minuti (dose massima: 20 mg); 136 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida INDICE PRESENTAZIONE INTRODUZIONE FUNZIONI E COMPITI DEL MEDICO D’URGENZA ............................................ pag 3 APPROCCIO AL PAZIENTE CRITICO .............................................................. pag 4 PATOLOGIE CARDIOVASCOLARI Arresto cardiaco ............................................................................................... Scompenso cardiaco acuto ............................................................................ Approccio al paziente aritmico ..................................................................... Bradicardia ....................................................................................................... Tachicardie a complessi stretti ..................................................................... Fibrillazione atriale ........................................................................................... Tachicardie a complessi larghi....................................................................... Dolore toracico acuto...................................................................................... Sindrome coronarica acuta............................................................................ Pericardite acuta-Versamento pericardico-Tamponamento cardiaco Dissezione aortica ............................................................................................ Crisi ipertensiva ................................................................................................ Embolia polmonare .......................................................................................... Approccio al paziente ipoperfuso ................................................................ Shock ipovolemico............................................................................................ Shock cardiogeno ............................................................................................. Shock anafilattico............................................................................................. Shock settico ..................................................................................................... Bibliografia . ....................................................................................................... pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag 5 7 9 11 13 15 19 21 27 33 35 37 39 43 45 47 49 51 PATOLOGIE RESPIRATORIE Dispnea acuta .................................................................................................... Asma Acuto Adulto. ......................................................................................... BPCO riacutizzata ............................................................................................. Pneumotorace spontaneo ............................................................................. Bibliografia ......................................................................................................... pag pag pag pag pag 55 56 57 61 63 PATOLOGIE NEUROPSICHIATRICHE TIA ........................................................................................................................ Ictus cerebrale .................................................................................................. Coma .................................................................................................................... Cefalea ................................................................................................................ Il paziente violento in Pronto Soccorso ...................................................... Urgenza psichiatrica ........................................................................................ pag pag pag pag pag pag 65 67 71 73 75 77 137 2004 Dipartimento Emergenza: linee guida Bibliografia ......................................................................................................... pag 79 PATOLOGIE GASTROINTESTINALI Dolore addominale acuto ............................................................................... Emorragie digestive......................................................................................... Bibliografia ......................................................................................................... Sincope ................................................................................................................ Insufficienza renale acuta ............................................................................. pag pag pag pag pag 81 87 88 89 93 pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag pag 95 96 97 98 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 pag pag pag pag pag pag pag 112 113 114 115 116 117 118 PROCEDURE Sedazione ed analgesia ................................................................................... pag Ventilazione non invasiva .............................................................................. pag Lettura EGA ........................................................................................................ pag 119 121 123 CARRELLO EMERGENZA..................................................................................... pag PRONTUARIO FARMACI...................................................................................... pag 125 127 TRAUMA Definizione di trauma maggiore ................................................................... Iter clinico del paziente con trauma maggiore ...................................... Diagramma Primary Survey ........................................................................... Secondary Survey ............................................................................................ Trauma cranico ................................................................................................. Trauma maxillo-facciale .................................................................................. Trauma del collo ................................................................................................ Trauma spinale .................................................................................................. Trauma toracico chiuso .................................................................................. Trauma toracico penetrante ......................................................................... Trauma addominale chiuso ............................................................................ Fratture pelviche maggiori ............................................................................ Ustioni maggiori ................................................................................................ Trauma in gravidanza ...................................................................................... Trauma maggiore nel bambino ..................................................................... Criteri e modalità di centralizzazione del trauma maggiore nel bambino ....................................................................................................... Criteri clinici di centralizzazione in urgenza per l’adulto........................ Trasferimento dei pazienti critici ................................................................. Procedure diagnostiche ................................................................................. Indici di gravità .................................................................................................. Dotazione sala emergenza ............................................................................. Bibliografia ......................................................................................................... 138