La Preghiera 9 ANNO PASTORALE 2014-2015 Parrocchia della Natività di N.S.G.C Alcune indicazioni Il libretto che avete tra le mani vuole essere una piccola introduzione al mondo misterioso e affascinante della preghiera intesa come dialogo con Dio. Vi consiglio di non affrettarvi nel leggerlo, ma di saper ‘dosare’ la lettura prendendo un paragrafo al giorno, e casomai approfondendo l’argomento trattato aiutandovi con dei brani biblici. Se avete dei dubbi sulla preghiera o volete imparare a pregare, chiedete con fiducia un colloquio con i sacerdoti che sono sempre a vostra disposizione. SUGGERIMENTI PER ENTRARE IN PREGHIERA - Entro in preghiera - pacificandomi con un momento di silenzio, pensando che incontrerò il Signore, chiedendo perdono delle offese fatte, e perdonando di cuore le offese ricevute - invocando lo Spirito Santo: prendo coscienza che in me c’è qualcuno che sta pregando, lo Spirito Santo. - La lettura: l’inizio della preghiera è l’ascolto di Dio che parla a me. Leggo e rileggo il salmo più volte. - La meditazione e la preghiera: leggo il testo lentamente, punto per punto, prendendo una parola, una riga e scendendo con la mente nel cuore, ripeto questa parola . In 1a di copertina: Masaccio “Crocifissione,” tempera su tavola, 1426 (Napoli, Museo di Capodimonte) 3 – LA LITURGIA DELLE ORE Il tempo è un dono di Dio che ci viene fatto affinché possiamo lodarlo con la nostra vita cosicché divenga espressione viva del nostro amore al Signore della salvezza. Le sette ore canoniche divengono una struttura simbolica del tempo la cui ossatura diviene la preghiera quale respiro del tempo cristiano. L’Ufficio delle Letture rappresenta il momento meditativo della giornata, sia che venga celebrato in modo vigilare e notturno sia che venga celebrato come prima ora del giorno. È il momento in cui la Scrittura e la grande Tradizione della Chiesa acquistano la loro fondamentale importanza per la vita quotidiana del cristiano. Le Lodi mattutine celebrano la risurrezione del Signore, sono l’inno di lode della Chiesa che contempla Cristo “come sole che sorge sul mondo”, come dice il cantico delle lodi: il Benedictus. L’Ora media può essere celebrata come Terza, Sesta e Nona, tutte e tre sono legate ad eventi della salvezza. L’Ora Terza ricorda la Pentecoste, la Sesta la Crocifissione di Gesù, la Nona la Morte del Redentore e la salita di Pietro al Tempio secondo il racconto degli Atti. I Vespri sono la lode della sera in cui si celebra Cristo luce senza tramonto, in cui tutta la Chiesa canta il Magnificat contemplando la salvezza fatta realtà in lei, insieme a Maria Madre del Salvatore ed immagine della Chiesa. La struttura fondamentale della Liturgia delle Ore è data dall’uso dei Salmi i quali ne costituiscono la parte più ampia ed importante. Nella preghiera con i salmi c’è tutta la tradizione orante della Chiesa che vede, in queste espressione della preghiera dell’Antico Testamento, l’afflato eterno del cuore dell’uomo verso Dio, un afflato ispirato dallo Spirito agli oranti del Salterio ma che esprime ugualmente oggi tutta la sua potenza espressiva e spirituale. Ogni salmo, infatti, è l’espressione di un sentimento particolare della preghiera, come dicono i Padri, il Salterio è come una 1 “Farmacia” dove si possono trovare le cure per ogni malattia del cuore e dove possiamo anche trovare descritta la dinamica stessa del nostro cuore che dialoga con Dio. Anzi è Dio stesso, essendo il Salterio Parola di Dio e di uomo come tutta la Scrittura, a suggerirci la preghiera migliore e più efficace. La Liturgia delle ore è dunque la preghiera cristiana per eccellenza, quella che percorrendo la nostra vita la trasforma in Preghiera incessante e continua capace di far penetrare dello Spirito di Dio ogni azione della nostra giornata. ____________________________ Sal 113 (112) Alleluia. Lodate, servi del Signore, lodate il nome del Signore. Sia benedetto il nome del Signore, ora e sempre. Dal sorgere del sole al suo tramonto sia lodato il nome del Signore. Su tutti i popoli eccelso è il Signore, più alta dei cieli è la sua gloria. Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell’alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra? Solleva l’indigente dalla polvere, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i principi, tra i principi del suo popolo. Fa abitare la sterile nella sua casa quale madre gioiosa di figli. 2 34 - L’ORAZIONE MENTALE La preghiera del cristiano prende corpo attraverso l’espressione vocale ma nasce dal cuore, la preghiera è infatti innanzitutto presenza a Dio del cuore orante. Gesù stesso, insegnandoci la preghiera del “Pater”, ci esorta a “non moltiplicare le parole” e di “non ostentare lunghe preghiere al modo dei pagani”, ovvero di fare della preghiera cristiana non un fatto di pura espressione esteriore, di cultualità superficiale e rubricistica, di formalità liturgiche da osservare, da cerimonie da compiere, bensì di realizzare la preghiera come “cosa del cuore”, ovvero come momento in cui l’intelletto e il cuore sono uniti insieme al corpo nella lode di Dio. L’espressione “orazione mentale” non significa “pregare con la testa”, ma, nel significato datogli dai grandi oranti e mistici come Teresa d’Avila e Giovanni della Croce, fare della preghiera una realtà interiore, un cammino spirituale intenso e personale in cui il dialogo con Dio si fa esperienza viva della sua presenza per noi. Significa “lasciarsi scrutare” da Dio fin nel profondo e gridare a Lui dagli abissi della nostra anima. Il fine di questa orazione è la fusione interiore con Dio, la testimonianza viva della nostra fede in Lui, Assoluto della nostra esistenza umana. La preghiera vocale ci introduce in questa fase profonda del dialogo con il Signore e ne è in seguito l’espressione esterna e naturale, l’offerta a Dio di ciò che il cuore conosce e desidera comunicare. Occorre però precisare che l’orazione mentale non si separa mai dalla preghiera della Chiesa, non è “un’altra cosa”, come una sorta di spazio privato. Tutt’altro, è la preparazione all’intimità liturgica in cui il cristiano fa esperienza diretta di Dio nei sacramenti ed è approfondimento e interiorizzazione successiva a questa esperienza in cui viene gustata la grazia donataci da Dio attraverso la Chiesa. È sbagliato pensare che la preghiera liturgica sia altra cosa dalla 3 orazione del quotidiana cristiano, questa precede e segue la preghiera liturgica che è l’apice di questa esperienza di Dio e di questa presenza a Dio che caratterizza l’orazione cristiana. 35 - IN PREGHIERA CON LA "PASSIONE" DEL SIGNORE Nella tradizione cristiana un posto ha preminente la contemplazione della Passione del Signore. La collocazione naturale di questa preghiera la troviamo il Venerdì Santo, giorno in cui tutta la Chiesa rivive il Mistero della Croce con il suo Salvatore. Da essa, per riflesso, nasce la celebrazione della Via Crucis, del cammino di Cristo e del cristiano sulla Via della Croce, sulla Via della testimonianza e dell'amore. L'invenzione di questa preghiera di devozione così importante fu di San Leonardo sa Porto Maurizio che proprio a Roma diede inizio,nei pressi delle memorie dei martiri, come il Colosseo e il Circo Massimo, a questa contemplazione itinerante della Passione di Gesù. Nella storia della Chiesa l'attenzione alla Croce e alla Passione sono state sempre al centro della vita spirituale dei credenti. Molti i Santi che si sono ispirati a questa profonda realtà della Redenzione per la propria vita spirituale, per tutti basta ricordare Francesco d'Assisi. La preghiera con la Passione è la più naturale delle contemplazioni. Davanti al Crocifisso ogni cristiano non può non ritrovare il riassunto di tutta la Redenzione, il cuore della fede, il Mistero della Rivelazione della salvezza. C'è inoltre l'umanità di Cristo che nella Passione si rivela in pienezza come la Via della Salvezza. Le ferite di Cristo accettate per amore dal Redentore sono le porte nelle quali noi possiamo entrare nell'amicizia di Dio. Attraverso queste porte Dio entra in comunione con i poveri e i sofferenti, con l'uomo tormentato dal peccato e dalla morte, e attraverso quelle ferite "noi siamo guariti". 4 La preghiera della "Passione" ci suggerisce poi un altro pensiero: l'amore di Cristo e per Cristo. Noi non possiamo amare in modo puramente intellettuale senza che il cuore ne sia coinvolto, senza che tutta la persona partecipi della potenza della Croce. La Via Crucis, la vicinanza con le sofferenze di Cristo, ci aiutano a partecipare esistenzialmente, con tutto noi stessi al Mistero della Redenzione per essere autenticamente cristiani e per amare Cristo con tutto il cuore, commuovendoci per Lui e soprattutto vivendo in conformità al suo esempio d'amore. ____________________________ 1Pt 2,21-25 Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti. Eravate erranti come pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime. 36 - IL CULTO DEI SANTI I santi sono quella parte di Chiesa che ha già raggiunto gloriosamente la mèta della propria corsa nella fede. Sono i nostri fratelli maggiori che ci invitano a seguirli sulla via giusta incontro a Cristo. Essi godono dell’intimità divina ora in modo pieno, quella stessa intimità che prima, nello “stato di via”, hanno cercato ed hanno indicato ai fratelli. Questa grande porzione di Chiesa è per noi fonte di speranza e di fiducia in quanto la “comunione dei santi” in cui tutti noi viviamo ci dona la grazia della loro amicizia e della loro intercessione. 5 È l’attrazione del bene e della grazia che dal Paradiso attrae tutta la storia, nonostante il peccato e l’inimicizia. Pregare con il Paradiso lasciandoci guidare da questi grandi amici è una grazia a cui non dobbiamo rinunciare. Il culto dei santi ha infatti questo scopo, quello di usufruire della grazia che deriva alla Chiesa dai loro meriti e quella di apprendere da loro la via sicura per raggiungere il fine della nostra vita cristiana: la realizzazione del nostro essere figli di Dio. Dietro al culto dei santi ci può essere un equivoco e quindi la possibilità di incorrere in qualche eccesso. Il pericolo è quello di separare il santo da Colui che lo fa santo, cioè di sottolineare eccessivamente la sua personale santità e i suoi personali meriti a discapito della santità di Dio che rende tale il santo. Tutto ciò che egli vive è dono del Signore che ci rende santi con la sua grazia, ogni beato è un capolavoro della grazia di Dio che trasforma e potenzia la nostra umanità ad immagine di quella di Cristo. Il culto dei santi non deve mai essere disgiunto da un profondo e autentico culto a Cristo. La venerazione che si deve per loro non deve essere confusa con l’adorazione dovuta a Dio. Nello stesso tempo non bisogna però cadere nell’eccesso opposto, ovvero quello di dimenticarci dell’esistenza di questi grandi amici che dal cielo sono per noi intercessori potenti di quella stessa grazia che li ha resi beati e che può rendere anche noi santi ad immagine del Santo nostro Salvatore. Nel prefazio noi ricordiamo questa intercessione: “Insieme agli angeli e ai santi...”. È il momento in cui la liturgia della terra si unisce a quella del cielo per adorare l’unico Dio e Signore, è il momento solenne della proclamazione della santità di Dio che rende santa la sua Chiesa. ____________________________ 6 Signore, fa' di noi gli strumenti della tua pace. Aiutaci: dove c'è l'odio, a portare l'amore. Dove c'è l'offesa, a portare il perdono. Dove c'è la discordia, a portare l'unione. Dove c'è il dubbio, a portare la fede. Aiutaci: dove ci sono le tenebre, a portare la luce. Aiutaci: dove c'è la tristezza, a portare la gioia. Signore, più che essere consolati, vogliamo consolare; più che essere compresi, vogliamo comprendere; più che essere amati, vogliamo amare. È donando che si riceve, è dimenticandosi che ci si trova, è perdonando che si è perdonati, è morendo che si risuscita all'eterna vita. Amen. San Francesco d'Assisi 7 37 - LA NOSTRA PREGHIERA La storia della Chiesa è un grande patrimonio di fede e di preghiera. La vita e le parole dei santi sono per noi un serbatoio immenso di fede, di testimonianza, di preghiere formulate non solo con le parole ma soprattutto con la vita. Il loro esempio ci spinge a sentirci Chiesa orante, che offre sé stessa “come sacrificio a Dio” (Rom 12,1ss), che si impegna con tutta la propria esistenza al servizio dell’amore senza limiti di Cristo esprimendo questa fede e questo slancio con la propria orazione e con la sua formulazione. Tutte le preghiere che troviamo nei libri liturgici nascono dalla esperienza viva del rapporto della Chiesa con Dio, dalla concreta esperienza spirituale della fede vissuta e interpretata. La preghiera della Chiesa esprime la fede e manifesta, con la sua oggettività, la verità rivelata da Cristo e creduta da tutta la comunità cristiana. Similmente le preghiere dei cristiani, cioè le preghiere dei santi non liturgiche, ne continuano e ne approfondiscono l’esperienza, sono l’eco della preghiera liturgica che si fa carne nella vita dei credenti. In questo senso tutti i battezzati hanno un dovere, quello di continuare con la propria vita la preghiera della Chiesa. Il nostro atteggiamento di oranti non deve mai venir meno, la nostra creatività nell’orazione non deve mai inaridirsi, noi siamo coloro che credono ed esprimono nella preghiera la propria fede. In questo modo ciascuno di noi è protagonista nella preghiera ed afferma la fede che lo anima esprimendola nella vita cristiana. Dobbiamo riappropriarci di questo rapporto con Dio vivendolo in prima persona. Tutte le nostre esperienze possono trasformarsi in preghiera, tutti i momenti della nostra vita sono occasione di lode, supplica, adorazione, invocazione e così via. La presenza di Dio nella nostra vita è costante, continua, siamo noi che purtroppo non ci accorgiamo della sua vicinanza e lo consideriamo assente e lontano solo perché noi siamo distratti. La preghiera costante ci rende invece “vigili”, ci fa accendere la 8 lampada della fede nell’attesa continua della sua manifestazione. La preghiera non è un fatto che deve essere limitato ad un momento e basta, deve avere nella nostra vita un posto centrale intorno a cui far ruotare tutto il resto. Il momento formale della preghiera, ovvero il momento in cui noi celebriamo la nostra fede in modo comunitario o singolarmente in un’ora ben precisa, deve essere l’anima portante della nostra giornata in cui non possiamo chiudere la porta a Dio, che abbiamo aperto durante l’orazione, per aprire quella delle altre occupazioni, ma dobbiamo aprire la porta del rapporto con Dio per farvi entrare tutte le altre occupazioni e attenzioni della giornata. In una parola, tutte le azioni devono essere animate dai momenti formali di preghiera e quest’ultimi devono esprimere tutte le azioni compiute. Obbediremo così al comando del Signore: “Pregate sempre”. Questo significa siate sempre vigilanti nella tensione spirituale verso Dio, “senza stancarci”, protesi verso la “sua venuta” che ogni giorno si realizza ma che dobbiamo imparare a percepire attraverso l’attenzione del cuore alla sua presenza. 9 ORARI DEL TEMPO DI QUARESIMA SS. Messe Feriale SS. Messe Festive 8 8,30. 9 10 10 11,30. LODI: Dal Lunedì al Venerdì, alle ore 7,30 OGNI VENERDÌ DI QUARESIMA: Ore 17,15: VIA CRUCIS Ore 18,00: S. Messa e Adorazione Eucaristica Ore 19,30 VIA CRUCIS CATECHESI PER ADULTI: Mercoledì, alle ore 16,30 e 20 MENSA “DOMUS CARITATIS”: Lunedì e Giovedì, dalle ore 15,30 alle 19 Parrocchia della Natività di N.S.G.C. Roma:“Abside” (particolare) 18 18 20