Istruzioni
per l’uso
CONSIGLI UTILI DA NON SALTARE
Alla luce del dono ricevuto dalla Chiesa con l’esperienza del
Giubileo e muovendo dagli ultimi documenti magisteriali, abbiamo
voluto proporre alla nostra diocesi i seguenti spunti per un itinerario
di preparazione alla Professione di Fede (PdF).
Il Giubileo dei Giovani e la Missione Giovani hanno riproposto
con decisione l’importanza dell’impegno per il mondo giovanile. Il Papa
subito dopo la GMG di Roma ha invitato le diocesi a «non disperdere»
la ricchezza dell’esperienza vissuta a Tor Vergata, ricordandoci che
«l’urgenza della pastorale giovanile è la più evidente e pressante» .
Anche nell’ultima lettera apostolica parla ancora dei giovani dicendo
che essi sono «un nuovo “talento” che il Signore ci ha messo nelle
mani perché lo facciamo fruttificare»1. I Vescovi continuano sulla
stessa linea dicendo che nei confronti dei giovani «le nostre comunità
sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore» 2. In
questo senso vediamo nell’esperienza della Professione di Fede dei
Diciottenni una grande sfida e una grande opportunità.
L’esperienza di questi anni ci offre una conferma circa la
bontà dell’iniziativa; non tanto per i risultati che di volta in volta si
1
2
Novo Millennio Ineunte, 40 (sui giovani vedi anche i numeri 9 e 41).
cfr. Cei, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, 51.
sono veduti quanto per la provocazione pastorale a cui non vogliamo
rinunciare e che avvertiamo come un importante stimolo missionario
per le parrocchie, le associazioni e i movimenti.
In questa breve introduzione vorremmo perciò richiamare lo
spirito e il metodo che devono guidare la nostra azione.
a. Lo spirito
La nota sinodale ci ricorda che l’attenzione ai Diciottenni é da
«vedere all'interno di un'ottica missionaria» 3. Sappiamo quanto alta
sia la percentuale degli abbandoni dopo la Cresima. Questo fatto che
interroga anche il nostro modo di far catechesi, non può lasciarci
indifferenti. Il diciottesimo anno di età si presenta come occasione
per ricercare quanti si sono allontanati, per mostrare loro il nostro
interesse, per tentare un nuovo contatto nella speranza di suscitare
un riavvicinamento a Dio e alla Chiesa. Lo spirito perciò è
prettamente missionario, connotato da quegli atteggiamenti di
gratuità
e
di
fiducia
nell’azione
dello
Spirito
tipici
dell’evangelizzatore. Guai se ci impegnassimo solo in quelle cose in cui
sappiamo di riuscire, guai se ci bloccasse la paura del fallimento o
dell’inutilità. Dobbiamo perciò scommettere ancora su questa scelta
pastorale investendovi persone ed energie.
Oltre all’aspetto missionario, primo ed irrinunciabile,
l’esperienza degli anni passati ci ha mostrato un altro motivo di
impegno. Infatti la PdF si è rivelata un’ottima occasione per
l’approfondimento e il consolidamento della fede di quei giovani che
già frequentano le parrocchie e i gruppi. Offrire la possibilità di
riappropriarsi della propria fede, di ri-sceglierla davanti alla
comunità segna per i giovani una tappa significativa e incisiva del loro
cammino cristiano.
Inoltre l’anno della maturità si presenta particolarmente
indicato per gli scopi delineati. Infatti si riscontra nei giovani
prossimi alla maggiore età una particolare tensione dovuta
all’avvicinarsi di tale traguardo, cui si accompagna il desiderio di
3
Diocesi di Fiesole, Liber Sinodalis, 80.
2
trovare un significato più profondo per ciò che si vive. Molti, anche
se stentano ad ammetterlo apertamente, già sperimentano un senso
di delusione e di noia. A partire da ciò essi si muovono alla ricerca,
talora confusa, di qualcosa che possa rispondere ai loro desideri più
profondi.
b. Il metodo
Vorremmo offrire di seguito alcune indicazioni di metodo
frutto dell’intuizione iniziale, descritta nel Libro sinodale 4, e della
verifica fatta in Consulta con alcuni animatori di gruppi di diciottenni.
- Gli animatori.
Ogni parrocchia dovrà individuare un paio di persone che
raccolgano questa sfida e spendano tempo per questo. Dove, per
l’esiguità del numero dei diciottenni o degli animatori, ciò non è
possibile, ci si preoccupi di collaborare per Unità Pastorali o per
Vicariati. E’ comunque necessario che in ogni Vicariato nasca una
piccola equipe composta da un sacerdote, da qualche religiosa o
religioso presente nel territorio, da un rappresentante di eventuali
associazioni o movimenti e possibilmente da un educatore per ogni
parrocchia. L'équipe, in aiuto ai parroci, dovrà impostare l'itinerario
ed seguirne l’attuazione nel corso dell’anno, stimolare le parrocchie,
coordinare le iniziative e preoccuparsi delle realtà più piccole.
L’equipe avrà anche cura di preparare gli animatori e facilitare il
confronto e la verificare del metodo seguito.
- La costituzione del gruppo dei Diciottenni.
E’ molto importante e richiede un’attenzione tutta particolare
la costituzione del Gruppo dei Diciottenni. Innanzi tutto è necessario
reperire un elenco esatto dei Diciottenni residenti nella
Parrocchia. Vista la mobilità delle famiglie è consigliabile non
affidarsi ai registri dell’archivio parrocchiale ma rivolgersi
all’Anagrafe comunale. Si raccomanda di invitare tutti: crediamo
importante che ogni giovane riceva un segnale di interesse nei suoi
4
cfr. Diocesi di Fiesole, Liber Sinodalis, 80
3
confronti e che si senta cercato.
Anche la modalità dell’invito merita di essere attentamente
considerata: può essere l’unico contatto che si ha con quei giovani,
quindi è da pensare in modo che comunque lasci un segno. Si
sconsiglia per questo la sola lettera spedita a casa favorendo invece
un contatto il più personale possibile. E’ senz’altro più efficace una
consegna a mano con qualche parola di presentazione e di amicizia. I
più indicati a fare questo sono i giovani stessi per cui è bene motivare
gli animatori o, meglio ancora, quei diciottenni che fanno già parte dei
nostri gruppi affinché siano loro ad invitare gli amici. Può essere utile
pensare con chi farà l’invito un modo opportuno che eviti “lo stile
postino”.
Il clima degli incontri sia accogliente e aperto: questi
atteggiamenti vanno stimolati in quei giovani che già sono impegnati in
altri gruppi e quindi possono essere abituati alla condivisione e al
confronto. Gli animatori devono preoccuparsi che chi viene per la
prima volta si senta accolto. E’ opportuno nei primi incontri impiegare
la prima parte della riunione per facilitare la conoscenza e il clima di
amicizia tra i componenti del gruppo e l’inserimento dei nuovi.
Come per l’equipe anche per il gruppo può essere preferibile,
in alcune zone, fare un unico gruppo per Unità pastorale o per
Vicariato.
E' bene, inoltre, che nel Gruppo si invitino i giovani ultra
diciottenni che ancora non hanno fatto la professione di fede.
Questo suggerimento deve essere tenuto in maggiore considerazione:
non tutti i diciottenni rispondono subito al primo invito, e tra quelli
che rispondono non tutti scelgono subito di fare la PdF. Può darsi che
alcuni debbano essere ancora chiamati, come altri, pur avendo avviato
l'itinerario, si decidano per la PdF solo più tardi.
- L’itinerario proposto
I temi e le proposte che si trovano in questo quaderno sono
stati pensati con un taglio esistenziale: troviamo infatti domande da
porre e provocazioni a cui rispondere. Si è cercato di cogliere alcuni
4
elementi del cammino di fede nonché di far riscoprire momenti
fondamentali della vita spirituale (vedi per esempio la necessità di
recuperare l’importanza di appartenere alla Chiesa o della
Confessione, spesso messe in discussione nell’adolescenza).
Nel rivedere la prima edizione, pur ritenendone ancora validi i
contenuti, si è tenuto conto di alcune esperienze di gruppi che hanno
utilizzato questo itinerario e della nascita, proprio in occasione della
scorsa Veglia di Pentecoste, del sito diocesano di Pastorale
Giovanile5.
- I diciottenni e la pastorale giovanile ordinaria
La proposta rivolta ai diciottenni non è separata dalla
pastorale ordinaria: da essa scaturisce come attenzione particolare,
ad essa deve ricondurre come approdo naturale. In ogni parrocchia o
zona ci si preoccuperà di armonizzare gli incontri di preparazione
alla PdF con i cammini ordinari: anche se il Gruppo dei Diciottenni
non si sostituisce a questi è importante offrire un itinerario
specifico in vista di un appuntamento così importante.
A tal proposito devono essere utilizzati nella preparazione
alla PdF quegli appuntamenti che scandiscono la Pastorale giovanile
diocesana. Ricordiamo gli Incontri in seminario (in particolare il fine
settimana che li conclude dove si dà rilievo ai diciottenni); il Convegno
annuale nella Festa di don Bosco; gli Esercizi spirituali; l’incontro con
il Vescovo la sera della Domenica delle Palme; le varie esperienze
estive.
La PdF viene effettuata alla fine dell’anno pastorale e il
cammino che proponiamo si preoccupa della sua preparazione.
Affidiamo perciò alle varie equipe che si occuperanno dei diciottenni
il compito di pensare al “dopo-PdF”: alla ripresa del nuovo anno
pastorale i giovani andranno ricontattati e indirizzati ad esperienze
che li aiuteranno a non lasciar cadere nel vuoto il cammino fatto col
gruppo dei diciottenni.
5
Puoi visitare www.jomix.org: Il porto delle giovani idee.
5
- La Festa Giovani e il Compagno di viaggio
Il legame con la pastorale ordinaria è evidenziato dalla
decisione di qualche anno fa di spostare la Festa diocesana dei
giovani dal sabato delle Palme (rivolta ai bambini e ai ragazzi) alla
Vigilia di Pentecoste. La Veglia di Pentecoste con il pomeriggio di
festa che la precede, costituisce dunque la Festa Giovani diocesana,
il momento centrale della Pastorale giovanile che si rivolge a tutti i
giovani e giovanissimi. Per i Diciottenni che faranno la PdF è
importante che in quella occasione si sentano circondati e sostenuti
dal calore e dalla fede di molti giovani.
A sottolineare questo fatto, dallo scorso anno, si è istituita la
figura del Compagno di viaggio, una sorta di padrino che affianchi
ciascun giovane nel momento della sua PdF. Ogni giovane quindi è
invitato a scegliere una persona (possibilmente giovane) che lui
ritiene significativa per il suo cammino di fede da cui desidera essere
accompagnato nel momento solenne della PdF.
- Il ruolo delle Associazioni, dei Movimenti e della Scuola
Le varie aggregazioni laicali sono invitate a dare il loro
prezioso contributo. Coinvolte nella pastorale ordinaria anch’esse
sono chiamate ad impegnarsi offrendo animatori al servizio
dell’equipe vicariale e promuovendo tra i loro amici l’Itinerario di
preparazione per i Diciottenni.
Ai giovani che devono fare la PdF e che frequentano gli
incontri da esse organizzati chiediamo di partecipare con gli altri
all’itinerario di preparazione: sarà un occasione di conoscenza
reciproca e di scambio di ricchezza.
Inoltre esse possono offrire la possibilità di appartenenze
forti utili soprattutto nella fase successiva alla PdF presentandosi
come possibili terreni adatti per la continuità.
Pensando alla realtà valdarnese, vorremmo dare particolare
attenzione anche alla scuola, uno degli ambienti di vita principali
dei giovani a cui si rivolge questa proposta. Hanno un ruolo particolare
6
i professori di religione che, per quanto possibile, possono
collaborare nella proposta dell’iniziativa e dei temi indicati.
c. Conclusione
Al termine di quest’ introduzione vorremmo ringraziare
quanti in questi anni si sono adoperati a favore dei giovani. Più volte
in Consulta Giovani ci siamo ripetuti che lo spirito che deve guidarci è
quello del seminatore e non del raccoglitore: è l’invito che rivolgiamo
a tutti nella fiducia che lo Spirito Santo ha cominciato il suo lavoro
prima di noi.
La Consulta Giovani
Nota su come utilizzare
il materiale
Il materiale che trovi a disposizione è superiore a quello
necessario per animare un incontro. Per ogni argomento trovi: la
descrizione del tema; dei riferimenti biblici; delle proposte per
l’incontro (tecniche di animazione, ecc.); dei testi e delle vignette.
E’ bene leggere attentamente il materiale in nodo da poter
fare delle scelte in base alla vostra sensibilità, ai ragazzi che si
hanno e alla disponibilità che hanno all’animazione piuttosto che alla
riflessione.
Si consiglia per ogni incontro di consegnare una fotocopia
(rielaborata da voi) sia per l’incontro stesso, che come suggerimento
per approfondire da soli i temi trattati (consegnando quei testi che
per opportunità o per lunghezza non sono stati utilizzati nella
riunione).
Indicativamente i tempi di attuazione dovrebbero essere:
Ottobre: si richiamano i diciottenni, gli si propone qualche gruppo.
Qualcuno particolarmente motivato potrebbe addirittura collaborare
nella preparazione dei futuri diciottenni;
7
Novembre: si riunisce l’equipe e s’imposta il lavoro del vicariato e
delle parrocchie. Si raccolgono gli indirizzi e si pensa al primo
contatto
Gennaio-maggio: Incontri col gruppo dei diciottenni
N.B. A marzo: si spediscono gli indirizzi dei diciottenni alla
segreteria della consulta in modo che il vescovo possa invitarli
personalmente con una lettera alla Veglia di pentecoste.
Buon lavoro… con l’aiuto di Dio
--------------- PRIMO INCONTRO
CHE CERCHI?
N.B. Prima dell’incontro vero e proprio dedicare la prima mezz’ora
alle conoscenze attraverso semplici “giochi di conoscenza”; questo è
necessario per creare il giusto clima di gruppo.
TEMA: Dio ti cerca: tu cerchi Dio?
Si tratta di porre una domanda, di suscitare o risvegliare il desiderio
di Dio; di uscire dalla distrazione e chiedersi “che cosa sto cercando
davvero nella mia vita? Dio è essenziale per me? Anche le prime
parole di Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, sono una domanda: Che
cercate? Questo è l’inizio del cammino della Fede.
RIFERIMENTI BIBLICI: Gv 1,35ss; Gen 3, 8-9. Sottolineare le
due grandi domande: “Che cercate?” e “Dove sei?”.
8
PROPOSTE PER L’INCONTRO
CANTANDO, CANTANDO…
Fornire ad ogni ragazzo il testo della canzone “Hai un momento Dio”
di Ligabue oppure “La linea d’ombra” di Jovanotti (oppure altri testi
significativi). Dare ad ognuno una penna e, mentre si ascolta la
canzone, invitare i ragazzi a sottolineare le frasi che più li colpiscono.
Dopo aver ascoltato anche più volte la canzone chiedere di
condividere ciò che hanno sottolineato spiegando il perché. Questo
momento servirà agli animatori per rendersi conto che tipo di gruppo
ha davanti.
CENTRARE IL BERSAGLIO
Scopo: Far emergere cosa sta al centro della mia vita, cos'è per me
davvero importante e dove colloco la "fede".
Svolgimento: Consegnare un foglio bianco e una penna ciascuno. Far
disegnare al centro del foglio un "bersaglio" di otto cerchi
concentrici della grandezza sufficiente per scrivere al loro interno.
Chiedere di far scrivere in ordine le cose che si ritengono più
importanti nella proprio vita: al centro quella a cui non si
rinuncerebbe, la più cara, e poi le altre in proporzione di valore. A
questo punto si confrontano i vari bersagli; se il numero dei ragazzi è
elevato meglio fare piccoli gruppi di sei, sette persone, e si
scambiano le prime impressioni (le cose più condivise, le originalità di
qualcuno, ecc). Poi si torna tutti insieme: a questo punto, l'animatore
dovrà essere bravo nel notare dove è stata collocata la fede o Dio e
prendere spunto da questo, facendo domande e stimolando i giovani al
confronto, avviare una discussione sulla fede, la difficoltà di credere,
l'importanza di rinnovare insieme con altri giovani il mio desiderio di
credere e fare la mia professione di Fede.
9
BRANO PER LA RIFLESSIONE:
Dio domanda ad Adamo: Dove sei? (Gen 3,8). “Ogni volta che Dio pone
una domanda di questo genere non è perché l’uomo gli faccia
conoscere qualcosa che lui ancora ignora: vuole invece provocare
nell'uomo una reazione suscitabile per l'appunto solo attraverso una
simile domanda, a condizione che questa colpisca al cuore l'uomo e
che l’uomo da essa si lasci colpire al cuore.
Adamo si nasconde per non dover rendere conto, per sfuggire alla
responsabilità della propria vita. Così si nasconde ogni uomo, perché
ogni uomo è Adamo e nella situazione di Adamo. Per sfuggire alla
responsabilità della vita che si è vissuta, l'esistenza viene
trasformata in un congegno di nascondimento. Proprio nascondendosi
così e persistendo sempre in questo nascondimento "davanti al volto
di Dio", l'uomo scivola sempre, e sempre più profondamente, nella
falsità. Si crea in tal modo una nuova situazione che, di giorno in
giorno e di nascondimento in nascondimento, diventa sempre più
problematica (...) Per quanto ampio sia il successo e il godimento di
un uomo, per quanto vasto sia il suo potere e colossale la sua opera, la
10
sua vita resta priva di un cammino finché egli non affronta la voce.
Adamo affronta la voce, riconosce di essere in trappola e confessa:
"Mi sono nascosto". Qui inizia il cammino dell'uomo”.
(da “Il cammino dell'uomo” di M. Buber)
4) DAL SITO DI JOMIX: Nella sezione “In viaggio con Jomix”,
cerca le pagine dal titolo “Navigatori o naufraghi”: potrai recuperare
altro materiale su questa tematica. ( www.jomix.org/argoind.asp)
SUGGERIMENTO
Alla fine dell’incontro si suggerisce di finire con una preghiera magari
leggendo questa storia. Come conclusione lasciarla scritta su un
cartoncino come regalo.
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“Un Discepolo andò dal suo maestro e gli
disse: "Maestro, voglio trovare Dio". Il
maestro sorrise. E siccome faceva molto
caldo, invitò il giovane ad accompagnarlo a
fare un bagno nel fiume. II giovane si tuffò, e
il maestro fece altrettanto. Poi lo raggiunse e
lo agguantò, tenendolo a viva forza
sott'acqua. II giovane si dibatté alcuni
istanti, finché il maestro lo lasciò tornare a
galla. Quindi gli chiese che cosa avesse più
desiderato mentre si trovava sott'acqua.
"L'aria", rispose il discepolo.
"Desideri Dio allo stesso modo?", gli chiese il
maestro. "Se lo desideri così, non mancherai
di trovarlo. Ma se non hai in te questa sete
ardentissima, a nulla ti gioveranno i tuoi
sforzi e i tuoi libri. Non potrai trovare la
fede, se non la desideri come l'aria per
respirare".
(dagli Apoftegmi dei Padri del deserto)
---------------- SECONDO INCONTRO
CHI SCEGLI?
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TEMA: Scegliete per Cristo
Il desiderio di Dio ha bisogno di essere coltivato e difeso attraverso
scelte continue, piccole e grandi. Ognuno avverte non solo l’invito di
Gesù a seguirlo e le sue promesse, ma anche il fascino di tante altre
promesse, che spesso affievoliscono o addirittura sopprimono lo
slancio verso Dio. Cosa scegli? O meglio: Chi scegli?
Il brani scelti riguardano le Tentazioni di Gesù e di Adamo perchè la
strategia del Maligno è sempre la stessa: la bugia e la mistificazione;
così come i punti deboli sono sempre riferiti a tre radici profonde
del cuore dell’uomo: il desiderio del piacere; il bisogno di valere e
l’attrattiva dell’avere (o del potere).
RIFERIMENTI BIBLICI: Mt 4, 1-11; Gen 3,6.
PROPOSTE PER L’INCONTRO
1) Testimonianza diretta di qualche giovane, se possibile del proprio
territorio, che ha scelto per Cristo (per es: un seminarista, un
novizio o una novizia, una giovane coppia di fidanzati o sposati).
2) Vedere un film dove il protagonista sceglie per Cristo. Consigliato
il film ”Romero”.
3) Commentare uno dei seguenti brani: gli altri si possono
fotocopiare e dare, dopo una debita presentazione, per la riflessione
personale da fare a casa.
Dal discorso del Papa per la XVI G.M.G.
“Cari giovani, non vi sembri strano se, all'inizio del terzo millennio, il
Papa vi indica ancora una volta la croce come cammino di vita e di
autentica felicità. La Chiesa da sempre crede e confessa che solo
nella croce di Cristo c'è salvezza.
Una diffusa cultura dell'effimero, che assegna valore a ciò che piace
ed appare bello, vorrebbe far credere che per essere felici sia
necessario rimuovere la croce. Viene presentato come ideale un
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successo facile, una carriera rapida, una sessualità disgiunta dal
senso di responsabilità e, finalmente, un'esistenza centrata sulla
propria affermazione, spesso senza rispetto per gli altri.
Aprite però bene gli occhi, cari giovani: questa non è la strada che fa
vivere, ma il sentiero che sprofonda nella morte. Dice Gesù: "Chi
vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria
vita per me, la salverà". Gesù non ci illude: "Che giova all'uomo
guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?" (Lc 9,
24-25). Con la verità delle sue parole, che suonano dure, ma
riempiono il cuore di pace, Gesù ci svela il segreto della vita autentica
(cfr Discorso ai giovani dì Roma, 2 aprile 1998).
Non abbiate paura, dunque, di camminare sulla strada che il Signore
per primo ha percorso. Con la vostra giovinezza, imprimete al terzo
millennio che si apre il segno della speranza e dell'entusiasmo tipico
della vostra età. Se lascerete operare in voi la grazia di Dio, se non
verrete meno alla serietà del vostro impegno quotidiano, farete di
questo nuovo secolo un tempo migliore per tutti”.
N.B. I tre brani che seguono si riferiscono alle tre tentazioni di
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Gesù nel deserto e vogliono aiutare nella loro attualizzazione.
1. PIACERE: da “Occasione o tentazione?” di S. Fausti.
“Se ti lasci dominare dai tuoi istinti, schiavo del "mi piace, non
mi piace", se non cerchi di uscire dal tuo egoismo, se sei chiuso in te
stesso senza interesse per gli altri e per l'Altro, in una parola,
quando vai di male in peggio, il nemico parla adescandoti col piacere.
Ma è apparente, perché esiste più nell’immaginazione che nella
realizzazione, e cessa comunque dopo l'azione, lasciandoti più vuoto e
affamato di prima: è come le Sirene, che seducono e fanno
naufragare.
In questa situazione Dio invece parla col rimorso, che è un
dispiacere o disagio interiore, presagio della sciagura che ti stai
procurando con le tue stesse mani e dalla quale vuoi distoglierti.
Quindi, quando fai il male, il linguaggio del piacere apparente è dal
nemico, quello del dispiacere da Dio: il primo ti vuoi impantanare del
tutto, il secondo tirare fuori. Il male cerca sempre di apparire bene,
ma non ci riesce del tutto. Alla fine si rivela menzognero: non
mantiene ciò che promette, e lascia un'insoddisfazione che non
diminuisce, anzi cresce, anche se cerchi con affanno di rimuoverla o
di colmarla con altra ricerca di piacere.
Il nemico è un comunicatore seducente. Come ogni venditore,
soprattutto di cattivi prodotti, rende appetibile il suo veleno
falsificando la realtà, facendola apparire il contrario di quella che è:
il male deve apparire bene e il bene male. Attualmente può godersi.
un po' di ferie, perché ben sostituito dai mezzi di comunicazione. Gli
spettacoli, la pubblicità, la stessa letteratura, tutto fa leva sugli
istinti più immediati per indurre al consumo , unico problema di una
società che tutto può produrre, a condizione che si venda. Il piacere
ha sempre l'apparenza di un bene appetibile ai sensi, ma non sempre è
bene. Non confondere piacere e felicità Il piacere è soddisfazione
dei propri bisogni - oltre quelli del corpo, ci sono anche quelli della
mente e del cuore! -, prescindendo dalla relazione con l'altro. La
felicità è la soddisfazione che viene da una relazione: é apertura,
15
amore verso l'altro. Nessun piacere appaga l’uomo perché è fatto
per amare. Non fare quindi una cosa solo perché ti dà piacere
immediato. il piacere è criterio sufficiente di azione per l'animale,
programmato dall'istinto per la conservazione dell'individuo e della
specie mediante il cibo e il sesso.
Anche l'uomo è sensibile al piacere, e giustamente. Tuttavia è
chiamato a viverlo in modo umano, addirittura divino. Per lui anche gli
atti "animali" hanno di valore di relazione e amore. AIlora, oltre che
piacere, danno anche felicità. Diversamente sono abbrutimenti che
allettano sul momento; ma poi lasciano l’amaro in bocca.
Quando piacere e felicità coincideranno, allora sarà "bello": iI bene ,
piacerà e anche il piacere sarà bene, non apparenza. Fin che viviamo,
o non siamo perfetti, accettiamo la conflittualità, almeno iniziale, tra
i due.
Il piacere cercato in sé, al dì fuori di una relazione positiva,
crea frustrazione, assuefazione e, alla fine, meccanismi autistici,
come la droga. Se ti piace bere due bottiglie di whisky, vedi come
stai il giorno dopo. Se ti piace farti una "canna'', pensa se non è altro
ciò che cerchi. Se gusti l'ebbrezza dei volo, non buttarti daI decimo
piano: è un piacere che, dopo pochi istanti, ti spiacerebbe assai.
Anche il piacere del sesso, cercato come fine, è la, fossa dell'amore
provoca insoddisfazione e infelicità, oggi piú che in altri tempi il
piacere peró non è da demonizzare. L'ha fatto Dio e l'ha connesso
innanzitutto aI mangiare e aI generare - e poi aI capire e all'amare -,
necessari per mantenere e trasmettere la vita. Senza piacere, chi la
farebbe? Ma tieni presente che il tuo mangiare non sia con Ia testa
nella mangiatoia, prototipo dei fast food, bensi attorno alla mensa. Il
cibo è relazione d'amore tra famigliari, che iI Signore ha preso come
segno della comunione con lui nell’eucaristia. La stessa sessualità non
è semplice accoppiamento, ma rapporto d'amore tra maschio e
femmina, relazione di alterità, immagine di Dio. E’ il “mistero grande”
(Ef 5,32), sacramento dell'unione tra Dio e uomo in Cristo. Per capire
se ciò che ti attira è bello o brutto, dolce a amaro, bene o male, canto
delle Sirene o di Orfeo, vedi sempre "il dopo", anche dall'esperienza
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altrui, oltre che dalla tua: se dà gioia anche dopo, è da Dio, se dà
rimorso, è dal nemico.
Il bene lo paghi subito, ma meno di quello che pare; il male lo
paghi dopo, e ben piú di quanto supponi. Il bene lo paghi prima, ma
poco, e ti appaga tanto; il male è offerto gratis, ma lo paghi dopo e
tanto, e non ti appaga per niente. L'eccesso di cibo e di alcool,
l'infedeltà aI partner, la prostituzione, l’uso di droga, certo danno
piacere sul momento. Ma di sicuro non danno felicità. Non fanno che
accumulare a catena frustrazioni e dispiaceri, senza via d' uscita, e
dopo tante pene.
La caduta di Adamo, prototipo di ogni altra, descrive con
finezza psicologica come si infiltra la suggestione del nemico: ti
adesca al male facendolo apparire «buono, bello e desiderabile» (Gen
3,6). Nessuno lo farebbe, se sapesse prima che é cattivo, brutto e
indesiderabile. Dio, che fa verità, lo fa apparire male: attraverso il
rimorso esci dall'inganno, riconoscendo di aver sbagliato. Il rimorso,
inteso come responsabilità del male, é un gran buon segno: é la
medicina amara contro la menzogna. Distingui bene tra colpa e
rimorso. I sensi di colpa che hai, perché non sei quello che vorresti o
dovresti essere, sono bloccanti e mortiferi. Tacitali, se puoi, o fatti
aiutare, se necessario. Se non riesci a peccare, va' dallo psicologo e
curati; se hai peccato, va' dal prete e riconciliati. Il rimorso invece,
che hai per il male fatto, ti distingue dall'animale. Non tacitarlo, ma
ascoltalo. È stimolante e salutifero: é tristezza che viene da Dio e
porta alla vita, a differenza della depressione che il nemico tenta di
inocularti per rinchiuderti nel tuo bozzolo di morte (cfr. 2 Cor 7, 810). A questa regola, come poi a tutte le successive, applica Ia
premessa: avverti e riconosci la voce del nemico, avverti e riconosci
la voce di Dio per accogliere questa e per respingere quella».
2. VALERE: da “Dove osano le aquile” di A. De Mello.
“Moltissime persone vivono una vita vuota
e priva di un'anima
17
perché si nutrono di popolarità,
apprezzamento, lode,
di "io sono OK, tu sei OK",
guardami, stammi vicino, sostienimi, apprezzami;
si nutrono di potere; di vittorie:
Voi vi nutrite di questo?
Se è così siete morti. Avete perso l'anima.
Nutritevi di materiali diversi, più sostanziosi.
Allora assisterete alla trasformazione.”
3. AVERE: dal salmo 49 (48) traduzione interconfessionale.
Ascoltate, o popoli, le mie parole, state a sentire, abitanti del
mondo; persone semplici e gente nobile, ricchi e poveri insieme!
Sagge parole usciranno dalla mia bocca.
Il mio cuore medita pensieri intelligenti.
Farà attenzione agli enigmi dei saggi,
canterò sulla cetra la mia risposta.
Perché spaventarmi nei giorni difficili, quando la malizia dei
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cattivi mi circonda? Essi hanno fiducia nei loro beni, si vantano delle
loro grandi ricchezze.
Nessuno può redimere un altro uomo o pagare a Dio il proprio
riscatto. Troppo alto è il prezzo di una vita e il denaro non
basterebbe mai.
Non si può vivere per sempre, senza mai vedere la tomba.
Si sa che muoiono anche i saggi.
Periscono insieme gli sciocchi e gli stolti e i loro beni finiscono ad
altri. La tomba diventa loro dimora per sempre, loro abitazione
perenne.
Eppure c'è gente che crede di possedere per sempre le sue
terre. Con tutte le sue ricchezze, l'uomo non dura; è simile al
bestiame da macello.
Questa è la sorte di chi ha fiducia in se stesso, la fine di chi si
compiace dei propri discorsi.
Sprofondano nel mondo dei morti, la morte li pasce come un
gregge. Il mattino dopo i giusti li calpestano, svanisce ogni traccia di
loro, lontano dalle loro lussuose dimore.
Ma Dio riscatta la mia vita, mi sottrae al potere della morte.
Non temere se un uomo arricchisce e il benessere della sua casa
aumenta; alla sua morte non porta nulla con sé, non lo seguirà La sua
ricchezza!
Da vivo si compiaceva fra sé: “Vedi, sei ammirato perché tutto ti
va bene!”. Anche lui raggiungerà i suoi padri che mai più vedranno la
luce. Con tutte le sue ricchezze, l'uomo non capisce che è simile a
bestiame da macello.
-------------------- TERZO INCONTRO
19
CON CHI
STAI?
TEMA: animati dallo Spirito per una Chiesa più giovane.
E’ frequente nei giovani lo strappo fra Vangelo e Chiesa. Sensibili alle
incoerenze vorrebbero una Chiesa diversa, più evangelica: restano
scandalizzati dagli atteggiamenti dei cristiani, fanno fatica ad
avvicinarsi e a credere alla voce dei suoi uomini. Spesso è un
atteggiamento
ideologico,
tipico
dell’adolescenza,
o
una
“giustificazione” per non decidersi per Dio.
L’incontro vorrebbe aiutarli a comprendere la necessità della Chiesa,
voluta dal Signore, e a superare quei pregiudizi che pretendono una
Chiesa impeccabile. Il cammino verso Dio non si fa da soli.
E’ bene iniziare a presentare la figura del Compagno di viaggio, in
modo che inizino a pensare chi potrebbe accompagnarli il giorno della
Professione di Fede e non solo.
RIFERIMENTI BIBLICI: 1Cor 12,12-27.
PROPOSTE PER L’INCONTRO
Si propone di meditazione in silenzio e condivisione sui brani che
seguono e su quello che ci hanno detto. Ecco alcune domande per
stimolare la condivisione: Noi come ci sentiamo all’interno della
Chiesa? Cosa facciamo per migliorarla? Cosa vorrei cambiare? ecc.
Importante dare risposte convincenti.
20
MATERIALE:
1. Un brano da “Dio che viene” di C. Carretto:
“Quanto mi sei contestabile, Chiesa. eppure quanto ti amo!
Quanto mi hai fatto soffrire, eppure quanto a te devo! Vorrei vederti
distrutta, eppure ho bisogno della tua presenza. Mi haI dato tanti
scandali, eppure mi hai fatto capire la santità. Nulla ho visto nel
mondo di più oscurantista, più compromesso, più falso e nulla ho
toccato di più puro, di più generoso, di più bello.
Quante volte ho avuto la voglia di sbatterti in faccia la porta
della mia anima e quante volte ho pregato di poter morire tra le tue
braccia sicure. No, non posso liberarmi di te, perché sono te, pur non
essendo completamente te. E poi, dove andrei? A costruirne un'altra?
Ma non potrò costruirla se non con gli stessi difetti. perché sono i
miei che porto dentro. E se la costruirò, sarà la mia chiesa, non più
quella dì Cristo.
Qui sta il mistero della Chiesa di Cristo, vero, impenetrabile
mistero. Ha il potere di darmi la santità ed è fatta tutta quanta, dal
primo all'ultimo, di soli peccatori, e che peccatori! Ha la fede
onnipotente e invincibile di rinnovare il mistero eucaristico, ed è
composta di uomini deboli che brancolano nel buio e che si battono
ogni giorno contro la tentazione di perdere la fede. Porta un
messaggio di pura trasparenza ed è incarnata in una pasta sporca,
come è sporco il mondo. Parla della dolcezza del Maestro, della sua
non-violenza, e nella storia ha mandato eserciti ha sbudellare infedeli
e torturare eretici. Trasmette un messaggio di evangelica povertà e
non fa che cercare danaro e alleanze con i potenti. E' inutile voler
cercare altro dalla Chiesa se non questo mistero di infallibilità e di
fallibilità, di debolezza e di coraggio, di credibilità e di non
credibilità.
Coloro che sognano cose diverse da questa realtà non fanno
che perdere tempo e ricominciare sempre da capo. E in più
dimostrano di non aver capito 1'uomo. Perché quello è l'uomo, proprio
come lo rende visibile la Chiesa, nella sua cattiveria e nello stesso
tempo nel suo coraggio invincibile che la fede in Cristo gli ha dato e la
21
carità del Cristo gli fa vivere. Quando era giovane non capivo perché
Gesù, nonostante il rinnegamento di Pietro, lo volle Papa, suo
successore, primo papa. Ora non mi stupisco più e comprendo sempre
meglio che avere fondato la Chiesa sulla tomba di un traditore, di un
uomo che si spaventa per le chiacchiere dì una serva, era come un
avvertimento continuo per mantenere ognuno di noi nell'umiltà e nella
coscienza della propria fragilità.
No, non vado fuori di questa Chiesa fondata su una pietra cosi
debole, perché ne fonderei un'altra su una pietra ancora più debole
che sono io. E poi cosa contano le pietre? Ciò che conta è la promessa
di Cristo. E ciò che conta è il cemento che unisce le pietre, che è Io
Spirito Santo. Solo lo Spirito Santo è capace di fare la Chiesa con te
pietre mal tagliate come siamo noi! Solo lo Spinto Santo può tenerci
uniti nonostante noi, nonostante la forza centrifuga che ci è data dal
nostro orgoglio senza lmiti.
22
No. non è male contestare la Chiesa quando la si ama; è male
contestarla sentendosi al di fuori come dei puri, No, non è male
contestare il peccato e le cose brutte che vediamo; è male accollarle
agli altri e credersi innocenti, poveri, mansueti. No. non sono le pietre
che dobbiamo guardare quando pensiamo alla Chiesa: sia la pietra
Pietro, sia la pietra Giacomo, sia la pietra Paolo...
Sì, appartengono alla Chiesa anche i ladri, i prepotenti, gli
sfruttatori, i capitalisti, cioè coloro che sono come dei malati da
guarire, degli indemoniati da liberare, dei ciechi da salvare, dei morti
da resuscitare.
E appartengono alla Chiesa non perché a me piacciono o
dispiacciono, la pensano come me o mi combattono: appartengono alla
Chiesa perché lo sguardo di amore di Dio, che è lo Spirito Santo, da
fiducia a loro e li vuole salvi. Qui sta davvero il mistero più grande
della Chiesa, a cui rinuncio chiudendo il mio cuore al fratello nemico
ed erigendomi a giudice dell’assemblea dei figli di Dio. E il mistero
sta qui. Questo impasto di bene e di male, di grandezza e di miseria,
di santità e di peccato che è la Chiesa, infondo sono io. (…)
Direi proprio, pensando alla Chiesa e alla mia anima, che Dio è
più grande della nostra debolezza. Ma poi c'è ancora un'altra cosa
che forse è la più bella: Io Spirito Santo, perché è l'amore, è capace
di vederci santi, immacolati, belli. anche se vestiti da mascalzoni e
adulteri. Il perdono di Dio, quando ci tocca. fa diventare trasparente
Zaccheo, il pubblicano, e immacolata La Maddalena, la peccatrice. E'
come se il male non avesse potuto toccare la profondità metafisica
dell'uomo. E' come se l'amare avesse impedito di lasciare imputridire
L'anima lontana dall'amore. " Io ho buttato i tuoi peccati dietro le
mie spalle, dice Dio a ciascuno di noi che il perdono continua ."Ti ho
amato di amore eterno; per questo ti ho riservato la mia bontà. Ti
edificherò di nuovo e tu sarai edificata, vergine Israele" (Ger 3I., 34). Ecco, ci chiama "vergini" anche quando siamo di ritorno
dall'ennesima prostituzione nel corpo. nello spirito e nel cuore.
In questo, Dio é veramente Dio, cioè l'unico capace di fare le
"cose nuove". Perché non m'importa che lui faccia i cieli e la terra
23
nuova, è più necessario che faccia "nuovi" i nostri cuori. E questo è il
lavoro di Cristo. E questo é l'ambiente divino della Chiesa. Volete voi
impedire questo far nuovi i cuori" scacciando qualcuno dall'assemblea
del popolo di Dio?
O volete voi. cercando altro luogo più sicuro, mettervi in pericolo di
perdere lo Spirito?”
2. Da un testo indiano:
“Quand'ero giovane
le mie preghiere a Dio dicevano: Signore, dammi la forza
di cambiare il mondo!
Quando fui vicino alla mezza età mi resi conto che
non avevo cambiato niente.
la mia preghiera allora diceva: Signore, dammi la grazia di cambiare
quelli che mi sono vicini,
la famiglia e gli amici! Ora che sono vecchio, la mia preghiera è:
Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso! E se dall'inizio avessi
pregato per questo
non avrei sprecato la vita! ”.
4) DAL SITO DI JOMIX: Nella sezione “In viaggio con Jomix”,
cerca le pagine dal titolo “Pecore o Salmoni”: potrai recuperare altro
materiale su questa tematica. ( www.jomix.org/argoind.asp)
collegati a
24
----------------- QUARTO INCONTRO
E SE
SBAGLI?
Si propone di fare un’uscita con il gruppo nel fine settimana per
affrontare con tranquillità, un tema molto importante, difficile da
far passare, ma necessario da trattare.
TEMA: Il perdono di Dio.
Il clima in cui viviamo non ci aiuta a fare i conti con le nostre
debolezze e i nostri sbagli: la necessità di apparire belli e accettabili,
ci negano il contatto con i nostri limiti… meglio “truccarli”.
Il Papa a Tor Vergata ci ha ricordato: “Dia ci ama anche quando noi lo
deludiamo!”.
Accogliere il perdono di Dio e farne esperienza profondo è una grazia
che dobbiamo cercare di restituire ai nostri giovani. Parlare
apertamente del Sacramento della Riconciliazione (Confessione) e
offrire la possibilità di riscoprire la bellezza e l’efficacia di questo
dono di Dio che perdona e rinnova.
RIFERIMENTI BIBLICI: Lc 15.
PROPOSTE PER L’INCONTRO
Come guida per tutta l’uscita proponiamo la parabola del Padre
misericordioso.
25
1) Se fossi il padre…
Come lancio iniziale l’animatore può raccontare la parabola fino al
punto in cui il figlio decide di tornare dal padre. A quel punto si invita
i ragazzi ad immaginare che il figlio scriva una lettera al padre
dicendogli che vorrebbe ritornare a casa da lui, ma prima di tornare
aspetta una risposta dal padre. L’animatore invita ognuno ad
immedesimarsi nella figura del padre e, fornendo carta e penna,
chiede di scrivere la lettera di risposta al figlio. Dopo aver
raccolto tutte le lettere, che possono rimanere anonime, l’animatore
inizia a leggerle commentandole.
2) Altro gioco di animazione: si suggerisce una tecnica di animazione
che, sfruttando il rapporto a due, favorisce la comunicazione su temi
che altrimenti in gruppo vengono fuori con difficoltà.
Spiegazione del Gioco di animazione
Scopo del qioco:. Questa tecnica aiuta anche la reciproca accoglienza,
facilita la comunicazione, migliore la capacità di ascolto nel gruppo e
favorisce il “mettersi nei panni degli altri".
Svolqimento: In cerchio. II capogruppo presenta il gioco di
conoscenza. Chiede che vengano seguite le istruzioni che saranno
date man mano che si procede con l'incontro.
Si spiega che saranno fatte delle coppie secondo un criterio preciso.
Le coppie si "apparteranno" e dovranno parlare per circa 20 minuti.
facendo in modo che. alla fine del tempo. ogni persona abbia parlato
10 minuti (va detto che ci possono essere persone che tendono a
parlare molto ed altre a stare più zitte: sarà importante per la coppia
riuscire ad essere equilibrati ed aiutarsi con domande o commenti a
parlare in modo equo).
Il tema del dialogo in coppie è preciso e non si deve andare fuori
tema: in questo caso il loro rapporto con la confessione (che
difficoltà hanno, com’è cambiato nel tempo, ecc)
A questo punto si formano le coppie nel seguente modo: si
enuncia il criterio costitutivo che dovrà essere seguito dai
partecipanti e cioè "scelgo la persona che conosco meno" (va
26
detto che non vuol dire: più o meno simpatica. più o meno
interessante, ecc. ma semplicemente quella che conosco meno e
non importa per quali motivi è così).
Sono i ragazzi che scelgono: si fa iniziare uno a caso (magari
uno che sappiamo ha qualche amico nel gruppo) e si chiede di
scegliere quello che conosce meno (prima coppia): chi è stato
scelto indica chi deve essere il secondo a fare la scelta e così
via fino a che non si sono formate le coppie (in caso di numero
dispari l'ultima coppia sarà un terzetto). E bene fare in modo
che almeno alcune coppie siano miste.
Fatte le coppie si da il tempo del dialogo di coppia e si da
appuntamento all'ora in cui ci si deve ritrovare di di nuovo in gruppo.
Ritornati in gruppo si spiega come si procede: ognuno dovrà
presentarsi ma non sarà più se stesso ma l'altro con cui era in coppia.
cioè con un “inversione di ruolo” (es. se io ero con Maria inizierò a
parlare dicendo "mi chiamo Maria "e tutto quello che ricordo che
Maria mi ha detto nel dialogo precedente), parlando in prima persona
ed eventualmente usando il femminile anche se sono un maschio.
Queste ultime due osservazioni sono fondamentali e vanno fatte
rispettare in modo assoluto. Il capogruppo può interrompere le
presentazioni se necessario e richiamare all'uso della prima persona e
del sesso giusto. E' importante dire che, tornando all’ esempio.
mentre io parlo. Maria non deve in nessun modo commentare o
correggere (questo va impedito ed è probabile che durante la prima
presentazione si trasgrediscano un po' queste regole che vanno
richiamate subito per tutti). Dopo che uno ha parlato indica la
persona successiva che deve riferire il “suo” pensiero, fino a che
tutti non si sono presentati
Finito il giro si dà la possibilità a chi vuole. ciascuno riprendendo la
sua vera identità (questo momento va esplicitamente detto e
sottolineato), di correggere eventuali errori o aggiungere cose a cui
si tiene e che magari non sono state dette dal compagno di coppia.
A questo punto si domanda come si sono sentiti durante il gioco, cosa
hanno provato mentre l'altro parlava di loro in prima persona e
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ripetendo quello che loro gli avevano detto, come si sono sentiti nei
panni di un altro (interessante è domandare a chi nel gioco ha dovuto
cambiare sesso). Generalmente emergono sentimenti di piacevolezza
calore dell'accoglienza, anche qualche imbarazzo, sensazione di
essere capiti e conosciuti ecc.. è bene stimolare questa parte che
crea molto affiatamento nel gruppo.
Il gioco si conclude sottolineando alcuni valori che sono
emersi: il silenzio e la capacità di ascolto, l’importanza di
mettersi nei panni degli altri, l’accoglienza reciproca che è
frutto di quest'insieme di cose, l'impegno e la responsabilità
di far tesoro di quello che è venuto fuori e fare di quel
particolare gruppo un esperienza significativa dove si cercherà
di mantenere sempre un clima di ascolto, disponibilità,
accoglienza e confronto.
A questo punto a partire da ciò che è emerso si riprendono i
temi sulla confessione: si chiariscono dubbi, si fa presente
come il Vangelo parla del perdono e di come Gesù ha affidato
questo compito alla Chiesa.
3) Liturgia Penitenziale con la meditazione del brano “Il sacramento
del perdono” di A. Gasparino. Importante è la presenza di un
sacerdote per la confessione.
“Passiamo ora alla pagina più commovente del Vangelo dove
Cristo ci presenta la sua catechesi personale sul sacramento del
perdono. È il cap. 15 di Luca, la pagina cosiddetta del figliol prodigo e
della pecorella smarrita. La possiamo proprio chiamare così: la più
spettacolare catechesi sul sacramento del perdono. Perché:
È la parabola che forse supera tutti i discorsi dì Gesù e li congloba
tutti perché va diritta al tema più centrale della fede, in modo
profondissimo, ma anche semplicissimo: Dio è Padre! Dio è Padre
tenerissimo verso il peccatore pentito.
Si potrebbe dire che è anche la storia della redenzione, il dramma
dell'uomo che si alza dalla sua miseria e va verso Dio.
È una parabola così ricca di calore umano da spezzare anche i cuori di
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pietra.
È una parabola da leggere solo in ginocchio, assaporandone tutti i
particolari: ogni particolare è un ritocco che abbellisce e completa i
particolari precedenti.
È una composizione a trittico, una parabola incomposta: c'è il pannello
centrale che potrebbe avere questo titolo; “Com'è fatto il cuore di
un padre”; ci sono due pannelli laterali: la pecora smarrita e la
dramma perduta. Ciò che non è contenuto nel pannello centrale è
suggerito dai pannelli laterali.
Bisogna decidersi a mai più accostarci al sacramento del perdono
senza aver preso in mano questa pagina di Vangelo.
“Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi
la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le
sostanze”.
Il padre poteva irrigidirsi, era nei suoi diritti; ma Dio è rispetto, Dio
è finezza. Dio è resistenza disarmata, è amore che non contesta. Dio
è dolcezza. Sapeva ove sarebbero finite le sue sostanze, conosceva
bene l’incoscienza del richiedente. Erano sostanze faticate, sudate,
sofferte: ma il padre non resiste.
Dio è silenzio che ama. Dio è finezza. Dio è anche silenzio che parla.
“Dopo pochi giorni partì per un paese lontano e là visse da dissoluto
sperperando tutto”.
Svende e parte. E il padre lo guarda mentre dilapida tutto il
patrimonio creato con una vita intera di sacrifici. Ma non proibisce,
non parla. Soffre soltanto e si lascia lacerare, perché Dio è
tolleranza infinita. Non è mai condiscendenza al male, ma è attesa.
L'amore sa attendere, resiste a tutte le impazienze. L’amore è
resistenza nella sofferenza. Dio è tutto questo non per un figlio
insensato, ma per i miliardi di figli traditori.
L'umiltà dell'amore è sconcertante. L'amore è umiltà sconcertante.
“Quando ebbe speso tutto, in quei paese venne una grande carestia
ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno”.
II protagonista della parabola non è tanto il figlio, è soprattutto il
padre. A un certo momento Dio, nel suo silenzio, interviene. Come?
29
Aiutando a riflettere. Senza riflessione non c'è conversione. La
prova! Dio aiuta con la prova, una prova proporzionata, che provochi la
riflessione, che aiuti a rinsavire, una prova che tiri fuori dalla melma.
Il primo mezzo per salvare lo sventurato è costringerlo a sentirsi
perduto. Scialacquava, spendeva, faceva Io spensierato: ora prova la
fame. Non stimava la fatica, il lavoro, ora comincerà a capire com'è
prezioso un pezzo di pane. La prova è medicina.
Sin qui Gesù ha spiegato che il Padre è pazienza infinita, è rispetto, è
generosità senza limiti, è amore che sa soffrire in silenzio, è amore
che sa soffrire senza pesare, è amore operante, è attesa rispettosa,
è tenerezza che sa sanguinare e tacere, è creatività per raggiungere
l'uomo in fondo all'abisso, è volontà di salvezza.
“Si mise a servizio di un padrone che lo mandò nei campi a pascolare i
porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube dei porci ma nessuno
gliene dava”.
Lui l’indipendente, che disprezzava le fatiche del vecchio padre, è
obbligato a guadagnarsi il pane. Lui che non conosceva la preziosità
del denaro deve umiliarsi al lavoro più degradante.
Le cose che si sanno, non si sanno affatto finché non si provano. È
amore anche questa permissione di Dio, amore operante: Dio che
conduce per mano, che fa vedere, che insegna con infinita pazienza.
E fa anche provare la fame: solo così il sapore del pane acquista
pregio e valore. Lui il sensuale, il ghiottone... gli basterebbe il cibo dei
porci, ma nemmeno quello gli è dato.
Padre, tu non abbandoni proprio nessuno, anzi insegui con più
intensità chi è nel bisogno: sono le parabole parallele della pecorella
smarrita e della dracma perduta che lo confermano. Il trittico si
completa: la parabola va letta in trittico, quel che tace o sottintende
la parabola centrale lo completano le altre due parabole: aggiungono
colori nuovi alla descrizione della tenerezza di Dio, spiegano che Dio
corre dietro al peccatore, non l'abbandona alla sua incoscienza.
“Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti garzoni in casa di mio
padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e
andrò da mio padre...”.
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La fame spezza le resistenze dell'insensato. Trionfa la ragione.
Obbliga a pensare e poi a decidere.
È la prova che aiuta a rinsavire e a vedere quelle cose che l'egoismo
non lasciava vedere. La prova fa cadere le bende dagli occhi.
Padre, siamo insensati come bambini e tu con pazienza ci conduci.
Grazie per l'arte finissima nel condurci nel trasformarci fino a far
scaturire quel sì che non riusciva a venir fuori.
“Mi alzerò e andrò da mio padre e dirò: Padre, ho peccato
contro il cielo e contro di te, non son più degno di essere chiamato
tuo figlio”. Padre, ad un certo momento tu fai tornare in cuore il
ricordo della tenerezza che avevi usato, la pazienza, la tolleranza.
l'amore che si era calpestato... e spunta anche la coscienza del
tradimento. La riflessione sfocia nelle decisioni concrete, scatta la
volontà. Padre, la tua è pazienza a misura infinita, è un lavoro di
cesello sull'animo umano che non capiremo mai; situazioni dure,
vergogna, umiliazioni, confronti; il tuo amore è creativo e inesauribile.
“Trattami come uno dei tuoi garzoni...”
Partì e s'incamminò”. Il pentimento significa riparazione.
Padre, anche questo lavoro nell'interno della volontà è la tua grazia
che lo compie, il pentimento deve consolidarsi e diventare efficace, il
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pentimento è azione e riparazione. Padre, tu non perdoni soltanto: tu
ricostruisci con pazienza infinita l'amore. Prima era amore
interessato; con la sofferenza e la riflessione diventa amore
consistente e vero. Padre, non sei soltanto amore, sei il costruttore,
il formatore, il forgiatore dell'amore in noi.
“Quando era ancora lontano, il padre lo vide”. Lo attendevi
Sei sempre in attesa di noi peccatori. I tuoi occhi non ci abbandonano
mai, perché il tuo cuore è sempre con noi. Conti i passi del ritorno.
Stai in ansia per i nostri ritardi, i nostri arresti. Incoraggi con i tuoi
occhi ogni passo verso di te. Lo faciliti anche. Potresti fare l'assente,
fare il papà ferito; offeso, che vuole una rivalsa; invece hai
dimenticato tutto, aspetti... prepari l'incontro.
Sei tenerezza. Dimentichi. Ami soltanto. Non la fai mai pagare:
l'amarezza, la solitudine, la sozzura del male non è già una paga che
basta?
“E commosso gli corse incontro. ”
Commosso, perché? Perché il figlio nel suo egoismo si era fatto tanto
male da sentire il bisogno del ritorno.
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Il peccato è sofferenza e tu senti questa sofferenza; il papà soffre
col bambino malato, il papà vive sulla sua carne le torture del proprio
figlio: tu sei cosi rispetto al peccatore. Gli corri incontro: perdi la tua
dignità di padre. II tuo cuore non rispetta nessuna legge di
comportamento. In quel correre c'è tutta la spontaneità del tuo
amore. Corri, non attendi, corri, sei diventato bambino, quasi ridicolo
come fossi un bambino. Padre, il tuo amore non potrà mai essere
misurato dalla mia misura.
“Gli si gettò al collo”.
L'amore del Padre è descritto così al vivo che non potrebbe essere
espresso con una incisività maggiore. Non c'è neppure ritegno
nell'esprimere l'amore, segno che è travolgente.
Gesù sta insegnando una cosa inaudita, inconcepibile: il Padre ama il
peccatore in modo travolgente.
Cosa importano le difficoltà, le incomprensioni, le lotte quando una
cosa è sicura: Dio non mi ama per quel che valgo, Dio mi ama e basta!
E mi ama di amore travolgente; conosce solo l'amore e un amore
senza misura.
Che delitto non credere al tuo amore! Che insensatezza pensare più
alla colpa che alla tua misericordia infinita.
“E lo baciò”. Il segno del perdono pieno, dell'affetto pieno
dell'amore pieno. Si bacia per dire tutto senza parole. Bacia per
cancellare un passato in modo completo
Padre, posso commettere anche i più orrendi delitti (questo
poveretto aveva distrutto con la sua insensatezza metà del
patrimonio e poi si era sporcato di fango da capo a piedi), ma nessun
delitto è così grande da arrestare il tuo amore, anzi più il delitto è
grande più sembri capace di tenerezza e di perdono. Padre, tu baci!
Tu sei padre e devo capire di lì che cosa attendi. Baci e intervieni
così con la potenza della tua tenerezza. Baci e obblighi a rispondere.
“II figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il Cielo e contro dl te.”
Il pentimento ha le sue leggi: c'è il “mi alzerò e andrò”; c'è “scelgo di
fare il garzone” e c'è “riconosco il mio peccato”. II pentito ha
bisogno di fatti concreti.
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“Non son più degno di essere chiamato tuo figlio”.
Il figlio ha una dignità che non poteva essere calpestata. Il poveretto
l'ha sentita questa dignità andata in frantumi: ha dovuto infangarsi
per capirlo bene, infangarsi fino a scendere al livello dei porci.
Non son più degno! Ho solo più da essere livellato ai garzoni, essere
l'ultimo tra i garzoni (e un garzone poco abituato al lavoro, perciò
pochissimo utile all'azienda paterna).
Non son più degno! È l'amarezza del cuore che lo fa parlare ed è
anche il residuo di bontà che è emersa, non ancora sopraffatto dal
male. Anzi, il discorso preparato stava continuando, ma il padre non
ha bisogno che vada oltre. Il padre lo ferma li.
“Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e
rivestitelo”.
L'impazienza del padre non lascia finire il discorso, mostra la sua
tenerezza traboccante verso il figlio, la sua riconoscenza. Sì, è
riconoscente “perché” il figlio era morto ed è risuscitato, era
perduto ed è stato ritrovato.
Presto! Non perdiamo tempo, urge far festa. Prima di tutto
cancellare il ricordo della miseria del figlio, cancellare tutti i residui
che ricordavano quella esperienza tremenda. Era lì il primo atto della
festa: che nessuno (nemmeno il figlio) ricordasse più il passato. E
allora il vestito nuovo, il vestito più bello, quello festivo, quello della
Pasqua, quello delle nozze.
La parabola del padre buono qui esplode: è però un trittico che va
letto in parallelo con le due altre parabole... far festa! Il pastore che
si butta sulle spalle la pecora poteva ragionare: le gambe le aveva
agili per scappare lontano... torni con le sue gambe.. No, bisogna
prenderla sulle spalle e poi chiamare tutti alla festa, tutti i vicini.
Che cosa importava ai vicini? Ma al padre interessava ci fossero
anche i vicini.
“Mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi”.
Che sia tutto come prima, figlio come prima, capo-casa come prima
responsabile come prima.
Non basta il vestito più bello per cancellare il ricordo dei vecchi
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brandelli e della sporcizia passata. Ci vuole il coronamento: la dignità
di “figlio del padrone”.
Il Padre sta perdendo il senno per la gioia? Sì, come nelle due altre
parabole del trittico: il pastore che si carica sulle spalle la pecora per
risparmiarle la fatica del ritorno, e dopo la festa con gli altri
pastori... non si fa festa con niente, si fa festa pagando da bere a
tutti.
Il Padre è pazzo di gioia: ci sarà più gioia in cielo per un peccatore
pentito che per novantanove giusti...
“Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa”.
Facciamo festa! Per lui il ritorno è festa. La conversione è festa. Non
ha più importanza quel che è stato. il passato è cancellato per
sempre. Nemmeno il ricordo amaro. Festa! Facciamo festa, perché sia
aiutato l'atteggiamento di “non ricordare il passato”.
Ne avrà di feste da celebrare il Padre del cielo, dato che di figli
balordi è pieno il mondo.
Facciamo festa! Bisogna proprio che il sacramento sia festa. Se non è
festa manca una nota importante voluta da Gesù.
“Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto
ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa”.
È la festa della vita: era morto ed è tornato in vita. È la festa del
grande ritorno: era perduto ed è stato ritrovato.
Era morto! Dato per morto, per tutti, ma non per il cuore del papà
che non si dava pace per lui, lo inseguiva come il pastore con la
pecorella perduta.”
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----------------- QUINTO INCONTRO
E ORA DI
ANDARE
36
TEMA: La vita come avventura.
Questo dovrebbe essere l’ultimo incontro prima della Veglia di
Pentecoste. Si puntualizza anche attraverso il testo della
Professione di Fede il senso di tale gesto, la sua dimensione
ecclesiale, il desiderio e l’impegno a testimoniare la propria fede.
Sarà importante dire ancora la dimensione vocazionale della vita
cristiana e proporre di pensare al futuro insieme a Dio portando nel
cuore la domanda: ”Signore, che vuoi che io faccia?”
RIFERIMENTI BIBLICI: Gv 20,19-23; At 2,1-16
Evidenziare come il dono dello Spirito e la fiducia in Dio fanno
passare dalla paura al coraggio, dalla chiusura all’ apertura. Inizia una
nuova avventura a cui Dio ti chiama: essere suo testimone.
PROPOSTE PER L’INCONTRO
1) Lettura del testo della “professione di fede” e spiegazionediscussione. Si ricorda e si fa scegliere il “compagno di viaggio” (stile
padrino o madrina per la Cresima) per la veglia di Pentecoste.
2) Una storia di B.Ferrero da “C’è qualcuno lassù” di B. Ferrero
Un giorno, uscendo dal convento, S. Francesco incontrò fra Ginepro.
Era un frate semplice e buono e S. Francesco gli voleva molto bene.
Incontrandolo gli disse: "Fra Ginepro, vieni, andiamo a predicare".
"Padre mio" rispose, "Sai che ho poca istruzione: Come potrei parlare
alla gente?". Ma poiché S. Francesco insisteva, fra Ginepro
acconsenti: Girarono per tutta la città, pregando in silenzio per tutti
coloro che lavoravano nelle botteghe e negli orti. Sorrisero ai
bambini, specialmente a quelli più poveri: Scambiarono qualche parola
con i più anziani. Accarezzarono i malati. Aiutarono una donna a
portare un pesante recipiente pieno d'acqua. Dopo aver attraversato
più volte tutta la città, S. Francesco disse: "Fra Ginepro, è ora di
tornare al convento". "E la nostra predica?". "L'abbiamo fatta...
L'abbiamo fatta" rispose sorridendo il santo.
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3) Si raccomanda di partecipare alla due giorni solitamente
organizzata dalla Comunità del Seminario dove ci sarà un programma
speciale per i 18enni.
Testo della Professione di fede dei Diciottenni
Vescovo. Carissimi giovani, fratelli e sorelle, mia gioia e mia corona,
speranza della nostra Chiesa fiesolana,. Dio vi ha chiamati e guidati
fino a questo momento, ed ora, con la freschezza e la forza del
vostro amore, state per rinnovare la professione di fede, mentre
tutta la comunità diocesana si stringe intorno a voi e vi accompagna
con la preghiera.
V. Credete in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della
terra?
G. Credo
V. Credete in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che
nacque da Maria Vergine, morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e
siede alla destra del Padre?
G, Credo
V. Credete nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, la Santa
Chiesa Cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la
risurrezione della carne e la vita eterna?
G. Credo
V. Volete impegnarvi con l'aiuto del Signore a mantenere viva la
vostra fede, anche nel momento del dubbio e della difficoltà,
alimentando ogni giorno questa luce con la preghiera e 1'ascolto della
Parola di Dio?
G. Si, lo voglio.
V. Volete impegnarvi a seguire Gesù Cristo per conoscerlo e amarlo
sempre di più, per dire a tutti che Lui solo è la vera risposta agli
interrogativi più inquietanti e profondi del nostro cuore?
G. Si, lo voglio.
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V. Volete impegnarvi a vivere il Vangelo di Cristo e promuovere
dovunque i grandi valori della giustizia, della fraternità e della pace?
G. Si, lo voglio.
V. Volete impegnarvi, con l'aiuto dello Spirito Santo, fonte di acqua
viva, a moltiplicare i talenti che avete ricevuto, realizzando il
progetto che Dio ha pensato da sempre per ciascuno di voi?
G. Si, lo voglio.
V. Volete impegnarvi a donare alla comunità ecclesiale il vostro
tempo e le vostre capacità, per servire i fratelli che incontrate ogni
giorno sul vostro cammino?
G. Si, lo voglio.
V. Il Signore benedica i vostri propositi, vi accompagni sempre con la
sua grazia e porti a compimento l'opera che ha iniziato in voi.
Tutti. Amen.
Bibliografia
UTILE DA LEGGERE E CONSIGLIARE
M. Buber, Il cammino dell’uomo, ed. Qiqajon
C. Carretto, Il Dio che viene, ed Cittadella
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C. Carretto, Il deserto nella città, ed. Paoline
S. Fausti, Occasione o tentazione?, ed Ancora
G. Cavoli-G. Ruggeri-Eq. Creativ, Parola di porcospino,
ed. Banca del Gratuito
Gasparino, Il sacramento del perdono, ed. Gribaudi
C. M. Martini, Tu mi scruti e mi conosci, ed. Ancora
C. M. Martini, E’ il signore, ed. Paoline
T. Bello, Maria donna dei nostri giorni, ed. Paoline
M. I. Rupnik, Gli si gettò al collo, ed. Lipa
Indice
Istruzioni per l’uso ……………………………………………….. pag.
Note su come utilizzare il materiale …………………… “
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2
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Primo incontro: Chi cerchi?
……………………………….
Secondo incontro: Chi scegli? ……………………………….
Terzo incontro: Con chi stai? ……………………………….
Quarto incontro: E se sbagli? ……………………………….
Quinto incontro: E’ ora di andare …………………………
Bibliografia
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L'avventura di Jomix
continua su Internet
Il mare di Internet si arricchisce di un altro porto dove i giovani
potranno approdare, incontrare degli amici, fare rifornimento e
lasciare una traccia del proprio passaggio.
All'indirizzo wwwjomix.org si potrà trovare un sorta di “portale” attraverso cui poter accedere a vari servizi: dai più comuni ai più
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particolari ideati per questo sito da un gruppo di giovani a cui è
affidata la sua realizzazione. Così, oltre alla Chat alla Mailing List, ai
Forum per discutere e confrontarsi, si potrà cliccare anche su
rubriche come “In viaggio con Jomix”, una parte dedicata
all'approfondimento di un tema (con aggiornamento bimestrale)o
“Verso l’aurora” uno spazio dove vengono offerti spunti di meditazione con riferimenti al Vangelo.
Ci sono poi gli “Extras” (mp3 musicali, e-cards, i desktop di Jomix,
giochi vari); un “muro” dove poter scrivere quello che si vuole; la
possibilità di scambiare esperienze e attività fatte; una parte
informativa, nonché di conoscere realtà giovanili, anche oltre i confini
fiesolani.
Non può mancare ovviamente una sezione dedicata alla Consulta
Giovani e alle sue attività.
Un grazie particolare a Giuseppe Matteagi, per la programmazione, a
Graziano Bocci, per la grafica e a tutta la Redazione.
www.jomix.org
IL PORTO DELLE GIOVANI IDEE
Sito della Pastorale Giovani della Diocesi di Fiesole
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