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stagione di balletto 2012
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196 anni di spettacolo dal vivo
Teatro Sociale di Rovigo
domenica 12 febbraio ore 16
Balletto di Milano
Cenerentola
ContemporaneAmente
Teatro Studio
domenica 26 febbraio ore 16
Balletto del Sud
La bella addormentata
Viale Oroboni, 14 - Rovigo
venerdì 24 febbraio ore 21
Vito Alfarano
Quasi sordo
domenica 25 marzo ore 16
Balletto dell’Opera di Riga
Sogno di una notte
di mezza estate
IN ESCLUSIVA REGIONALE
mi piacciono i maiali...
Iunia Bricca
Roberto Costa Augusto
Funny space
mercoledì 14 marzo ore 21
giovedì 15 marzo ore 10.30 teatroragazzi
sabato 31 marzo ore 16 teatroragazzi
domenica 1 aprile ore 16
Compagnia Fabula Saltica
Firebird dreams
PRIMA ASSOLUTA
Naturalis Labor
Que reste-t-il de nos amours?
Piazza Garibaldi
Palazzo Gran Guardia
giovedì 8 marzo dalle ore 18
Manonuda Teatro
Il distributore
PERFORMANCE DI DANZA URBANA
partecipazione libera
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stagione di balletto 2012
Addormentata del Balletto del Sud coreografato da Fredy
Franzutti. Il coreografo, ispirandosi al racconto di BasilePerrault, riporta le disavventure della bella principessa
Aurora nel Meridione dell’Italia, lo spettacolo vede la
partecipazione di Lindsay Kemp nel ruolo della strega
Carabosse.
La stagione al Teatro Sociale prosegue domenica 25
marzo con Il sogno di una notte di mezz’estate, in
esclusiva regionale, su musica di Felix MendelssohnBartholdy e coreografia di Youri Vamos, del Balletto
dell’Opera di Riga, uno dei più importanti e prestigiosi
corpi di ballo della Repubblica di Lettonia. Il balletto, in
due atti, basato sull’omonima commedia di William
Shakespeare è affrontato dal coreografo con ironia e
profonda fedeltà al testo, tanto da spingere i propri
danzatori a diventare veri interpreti a tutto tondo della
commedia shakespiriana.
Il 31 marzo con una recita dedicata alle scuole e
domenica 1 aprile per il pubblico, sarà la volta della
nuova produzione della Compagnia Fabula Saltica che
con un progetto in prima assoluta, realizzato in
collaborazione con il Conservatorio “F. Venezze” di
Rovigo, metterà in scena lo spettacolo Firebird dreams. Il
balletto, che trae ispirazione dall’Uccello di Fuoco di Igor
Stravinsky, sarà interamente rivisitato dal compositore
Ambrogio De Palma in nuova chiave di forte ispirazione
jazzistica, che per l’occasione verrà eseguita dal vivo.
Gli appuntamenti con la danza al Teatro Sociale si
intervalleranno con quelli al Teatro Studio dove prenderà
Anche quest’anno, nonostante i tempi di forte difficoltà
economica che vedono sempre più ridursi gli spazi per
l’offerta culturale, ritorniamo con la settima edizione della
Stagione di Danza al Teatro Sociale e al Teatro Studio di
Rovigo con sette appuntamenti proponendo alcune fra le
più interessanti realtà italiane e straniere.
La stagione a cui abbiamo lavorato vorrebbe
testimoniare le presenze che compongono il nostro
presente mettendole in relazione al nostro passato e alla
nostra tradizione, per scoprire, ri-scoprire i segni, a volte
molto ben connotati a volte sempre più sfumati, che
compongo un terreno complesso che è sempre più
difficile contenere, racchiudere ed esaurire nella
categoria danza.
Dialogando con la tradizione e aprendoci a nuovi percorsi
e proposte, cercando di cogliere il continuo divenire e le
molteplici sfaccettature che attraversano il mondo del
balletto, anche quest’anno, passando dalla tradizione
classica, affrontiamo nuove letture coinvolgendo i due
principali teatri della nostra città.
Per il cartellone del Teatro Sociale abbiamo pensato ad
un percorso dedicato al sogno.
Domenica 12 febbraio apre la stagione la Compagnia del
Balletto di Milano, con una nuovissima versione di
Cenerentola, curata da Giorgio Madia. Qui il sogno
diventa protagonista nella popolare storia di Perrault, che
nell’occasione si avvale delle musiche di Gioachino
Rossini. Il secondo appuntamento domenica 26 febbraio,
continua questo “viaggio onirico” con La Bella
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contestualmente il via la sezione ContemporaneAmente;
una finestra interamente dedicata alla giovane danza
emergente con alcune composizioni inedite.
Il 24 febbraio in un’unica serata presenteremo due nuove
coreografie di due artisti legati alla compagnia Fabula
Saltica, la prima di Vito Alfarano che metterà in scena una
pièce dal titolo Quasi sordo, mi piacciono i maiali… che,
partita inizialmente da una ricerca sul linguaggio dei segni
utilizzato dai sordo-muti, si è progressivamente allargata
verso nuove e differenti direzioni e Fanny space di Iunia
Bricca e Roberto Costa Augusto, un breve racconto sulla
nostra vita quotidiana condito da un pizzico di follia.
Fra gli spettacoli di questa sezione, ricordiamo la nuova
creazione della compagnia Naturalis Labor, Que reste-til de nos amours? Il 14 marzo per il pubblico serale e il 15
per quello scolastico, che con una vivace ed
effervescente pièce dedicata all’amore, concluderà il
cartellone 2012.
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Per il cartellone 2012 abbiamo interamente rivisto i prezzi
dei singoli biglietti e degli abbonamenti, proprio perché il
difficile momento non gravasse sul pubblico, che è parte
vitale e integrante dello spettacolo, e adottato una
strategia che speriamo ci porti a interessare sempre più
i giovani.
Fra le promozioni segnaliamo l’abbonamento speciale
per gli under 25 e gli allievi delle scuole di danza,
appositamente pensato per attrarre questa fascia di età
verso il teatro, che potrà godere di posti di platea gradinata
e palco ad un prezzo particolarmente vantaggioso.
Il coinvolgimento dei giovani nel vivere il teatro diventa
sempre più importante e urgente, soprattutto in momenti
di crisi come questi, per riconfermare l’importanza del
fare e della condivisione delle esperienze culturali,
perché i giovani vivano e sentano la cultura come un
valore da difendere e non come una zavorra da cui
liberarsi.
Ed è un lavoro a cui tutti, e noi per primi, siamo chiamati.
Quest’anno la sezione dedicata alla danza contemporanea
ospiterà l’8 marzo anche una performance di danza
urbana, un’ulteriore testimonianza degli “sconfinamenti”
di quest’arte dal titolo Il Distributore della compagnia
Manonuda interpretata e ideata da Alberto Cacopardi. Una
sorta di viaggio che attraversa la realtà, il sogno e
l’inconscio per l’appunto, mescolandoli.
Un sentito ringraziamento agli Enti Pubblici e ai Privati
che, con coraggio, sostengono e condividono il nostro
progetto e al nostro pubblico che ci incoraggia con la
propria presenza e partecipazione.
Claudio Ronda
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domenica 12 febbraio 2012 ore 16.00
Balletto di Milano
Cenerentola
balletto in due atti
musiche di Gioachino Rossini
regia e coreografia GIORGIO MADIA
scene e costumi CORDELIA MATTHES
Personaggi e interpreti
Cenerentola
GIULIA PARIS
Il Principe
MARTIN ZANOTTI
La Matrigna
ALESSANDRO ORLANDO
Le Sorellastre
FEDERICO VERATTI
LUCA MASSIDDA
I Valletti
LEONARDO CUSINATO
FABRIZIO GALLO
AKOS BARAT
La Fata
MARTINA DE DOMINICIS
e con
SAVINA BELLOTTO
DANIELA GIANNUZZI
GRETA DATO
ELISABETTA DUGATTO
SIMONE MAIER
FEDERICO MELLA
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una Cenerentola, tante musiche
di Ermanno Romanelli
indagine, il percorso di maturazione dall’adolescenza
all’età adulta che indica Cenerentola. Nel corso del tempo,
la favola della “povera ma bella” conosce un
assestamento definitivo nel verbo edulcorato di Charles
Perrault (1697), e in quello noir dei fratelli Grimm (1812). Gli
autori sono di volta in volta punti di riferimento per una
trentina di versioni coreografiche, ben testimoniate
storicamente, o comunque realmente significative,
considerate in un canestro più ampio. Ciascuna di esse
ha scelto, di volta in volta, un taglio fiabesco e
convenzionale, oppure arditamente innovativo, a cavallo
di partiture musicali eterogenee (Sor, Fitinhof-Schell,
Muhldorfer, Brumby), composte per l’occasione, o
funambolicamente adattate. Dell’elenco fanno parte
anche le musiche di Johann Strauss figlio, re del valzer e
della scena viennese. La partitura del compositore, creata
nel 1899, pur essendo l’unica da lui appositamente
composta per un balletto, venne scoperta solo dopo la
sua morte. Ad utilizzarla di nuovo è Renato Zanella, a
Vienna, nel 1999. Un altro binario musicale parte dai primi
anni dell’800 (Luis Duport), attraversa l’edizione Marinskij
(1893) firmata da Petipa, Ivanov, Cecchetti, con approdo,
infine, a quella di Zakharov (1945). Questi, sulla grazia
incomparabile di Olga Lepeschinskaja (in un ruolo poi
ripreso da Galina Ulanova, che ne fece il suo cavallo di
battaglia), inaugura per primo la partitura di Sergej
Prokof’ev, congedata in quell’anno, ma iniziata nel’40. La
collana di variazioni, pas de deux, adagio e valzer, che
infioretta il lavoro, lo designa come omaggio personale
del compositore a Cajkovskij e all’impianto del balletto
classico, e pietra di paragone per le altre produzioni che
E’ un materia importante, quella di Cenerentola. Perché
favola di “compensazione”, da vivere ad occhi aperti. Il
tema, nella sua struttura, meravigliosa per eccellenza,
affonda accertate radici nell’antichità babilonese, nella
Cina del IX secolo, con numerose escursioni e varianti fra
l’Egitto dei faraoni, il Giappone, la tradizione celtica. Il
radicamento ubiquo è l’ennesima dimostrazione del
bisogno, universale, sempiterno, di riscatto e risarcimento
che sono insiti nella vicenda, e che il pubblico esige per
sé, come moneta pagante di un sogno individuale e
collettivo. In superficie, la trama, così come la
conosciamo, è ingannevolmente semplice e chiara. Ci
parla delle angosce derivanti dalla rivalità fraterna, dei
desideri che si avverano, degli umili infine esaltati, del
vero valore riconosciuto anche in una persona vestita di
stracci, di virtù ricompensate e malvagità punita. Eppure,
sotto questo contenuto formale, si nasconde materiale in
gran parte inconscio, con un contrasto netto fra
l’apparente semplicità del racconto e la sua complessità
nella sostanza. Il contrasto si palesa nella truculenta
versione del racconto fornita da Giambattista Basile nel
suo “Pentamerone”, ovvero “Cunto de li cunti” (1634-36).
I riferimenti sessuali, con il sangue, le amputazioni, e le
varie crudeltà enumerate dal favolista napoletano,
rimangono sottotraccia, come materiale archetipo, nelle
varianti a lui successive. Ma da sempre si annusano nella
storia, ne suscitano il profondo interesse, e spiegano
come, durante i secoli, questa abbia conquistato pubblico
e artisti, sino a farne una colonna portante della letteratura
ballettistica. Ogni coreografo ha operato su questa
ambigua linea di confine, esplorando, con la propria
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di sinistri ballerini-bambolotti, è a tutt’oggi tra le più viste
e amate. Né va dimenticata la versione “espressiva e
realistica” firmata da Jean-Christophe Maillot per i
Balletts de Montecarlo (1999).
Rudolf Nureyev colloca Cinderella (1986) nella Hollywood
degli anni Trenta: la folla di divi e divine, fra bizze e
glamour, con produttori e registi magicamente
plenipotenziari, mette a nudo le illusioni della fiaba, nel
confronto con la cinica realtà della fabbrica dei sogni.
Collocamento altrettanto appropriato per Alexei
Ratmansky al Marijnsky (2002) e Yury Possokhov al
Bolshoi (2006), con una rivisitazione dei vizzi e vezzi che
affollano il mondo della danza. John Neumeier, con “A
Cinderella Story” (1992), si inoltra nell’atmosfera snob
dell’alta società internazionale nel periodo compreso fra
le due guerre. Nel ‘97 Matthew Bourne ambienta la sua
vicenda, realizzata per il gruppo Adventures in Motion
Pictures, nella Londra della II Guerra Mondiale, sotto le
bombe tedesche.
verranno. Lo stesso spartito è utilizzato da Sir Frederick
Ashton, per la prima produzione del titolo in Occidente. È
il 1948; il coreografo inglese, in quello che è il suo primo
balletto a serata intera, fa da apristrada per il ruolo en
travesti delle due sorellastre. D’ora in poi questo
approccio, con grande sfoggio di parti mimiche e
understatement all’inglese, sarà “la” tradizione, e resterà
punto di riferimento consolidato. Una variante del
soggetto prevede la matrigna mascolina; è il caso, non
poco sorprendente, del virilissimo e villoso Vladimir
Vassiliev, che ha così dato addio, nel ‘91, ai suoi ricordi di
danseur noble e fascinoso principe con una esorbitante
tenuta da drag queen. Non altrettanto eccessivo, più
ashtoniano, è il recentissimo (2011) e superbo lavoro
realizzato ad Augsburg da Mauro de Candia, di nuovo su
Prokof’ev. Il focus sulla madre si fa in questa stessa
versione, pur rossiniana, di Giorgio Madia.
Ancora sulle note “sovietiche”, nel 1985 Maguy Marin
vara un’edizione che, per la propria singolarità nell’utilizzo
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una Cenerentola per Rossini
di Giuseppe Acquaviva
Quando, la sera del 23 dicembre 1816, Gioachino Rossini
e il librettista Jacopo Ferretti conversero in Cendrillon
come soggetto per la nuova opera da dare in scena
soltanto un mese dopo al teatro Valle di Roma, si scelse
di rinunciare all’elemento sovrannaturale dell’archetipo
letterario, a favore di un tratto del tutto realistico e
comico dei personaggi, peculiare al genere dell’opera
buffa. Tuttavia il segno essenziale di un balletto è
certamente il fiabesco, il fantastico. Un cambio di
destinazione d’uso che rende necessaria l’estrapolazione
unicamente di alcune parti della Cenerentola rossiniana
quali l’Ouverture, il Temporale, la canzone Una volta c’era
un re e il coro O figlie amabili di Don Magnifico.
La partitura, diversamente da quanto accade nei balletti
tratti dalle opere, qui si compone avvalendosi
trasversalmente del catalogo rossiniano, prende in
prestito brani cameristici, dalle sonate per archi alle
composizioni per fortepiano, per gli a solo e i pas de deux
creando una sorta di cornice concentrica attorno ai
personaggi principali. Ma il materiale musicale più
adeguato ed efficace al recupero dell’elemento magico
della fiaba si ritrova nelle composizioni create da Rossini
proprio per attirare l’attenzione, per generare lo stupore
dello spettatore distratto e ad altro affaccendato quale
era il frequentatore del teatro italiano del primo
ottocento. Quelle in cui il genio pesarese sperimenta
nuove sonorità creando uno stile inconfondibile: le
ouverture. Le “sinfonie avanti l’opera” de La gazza ladra,
Il signor Bruschino, Guglielmo Tell, Il barbiere di Siviglia,
L’Italiana in Algeri, con la loro brillantezza, l’acrobazia
virtuosistica, gli effetti comici e parodistici dell’orchestrazione,
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vestono infatti perfettamente una coreografia che ci
restituisce quell’ambientazione immaginaria fatta di fate,
carrozze, cavalli e scarpette di perraultiana memoria, in
cui alla genialità dei mezzi espressivi musicali fa eco la
stupefacente invenzione coreografica di Giorgio Madia,
concorrendo a comporre i frammenti di un pastiche
musicale che trasforma la pièce larmoyante in un balletto
celebrativo della magica creatività tout court della
poetica rossiniana.
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note del coreografo
di Giorgio Madia
Ispirata alla favola di Perrault a cui resta fedele,
Cenerentola ha luogo nel fantastico mondo delle favole
ma è ambientata negli anni cinquanta con i clichés di
ruoli e opportunità che si rifanno al prosperoso periodo
postbellico.
L’antefatto di come la piccola Cenerentola si ritrovi con la
matrigna e le sorellastre è svelato da un gioco in
controluce e il sipario si alza nel primo atto dove, in una
casa borghese, Cenerentola è vestita esattamente come
la carta da parati delle mura domestiche, proprio per
sottolineare il suo status all’interno della famiglia. I
laquees si spartiscono le faccende di casa con
Cenerentola e assistono alla tirannia delle due sorelle
malefiche che non perdono nessuna occasione per fare
di lei lo zimbello di casa. La notizia dell’invito al Ballo del
Principe invade come un turbinio la casa e le due
sorellastre si vedono già quali “principesse” mentre a
Cenerentola viene negato il permesso di partecipare.
Come Cenerentola resta a casa, una fata divertente e
sbadata fa la sua comparsa attraverso il camino e poi
attraverso la porta. Decide di aiutare la giovane
procurandole una carrozza, cavallo e servitori per
raggiungere il ballo, ma avendo dimenticato di fornirle un
abito adatto all’occasione, la raggiungerà subito dopo.
Al ballo sono presenti tutte le ragazze della buona
società, tra cui le due sorellastre le quali non
riconoscono Cenerentola che, alla sua abbagliante
apparizione, suscita l’ammirazione di tutti i presenti. Nel
mezzo del ballo, come dal cielo, il principe fa il suo
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ingresso e, imbattendosi in Cenerentola, non ha occhi
che per lei. La coppia, rimasta sola e come sollevata in
una nuvola rosa, si innamora: il mondo e i suoi abitanti
appaiono nani in proporzione. Ma l’orologio suona la
mezzanotte e Cenerentola corre via perdendo una scarpa
e ricordando che la magia potrebbe concludersi
velocemente come è iniziata. Rimasto solo, il principe
danza in preda alla disperazione, ma la fata interviene
ricordandogli che la scarpa può essere la guida per il suo
amore: lui inizia la sua ricerca. A casa per Cenerentola è
il giorno del sogno, mentre le sorelle e la madre tornano
ubriache dalla festa con i postumi di una sbornia. Arriva
tempestivamente il principe e riconosce sotto un
paralume la ragazza della quale si è innamorato e, nel
vortice finale di bolle di sapone per festeggiare il lieto
fine, restano solamente le due sorellastre invidiose e
gelose.
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Teatro di Cottbus e una nuova versione de Il Lago dei
Cigni per il Festival di Danza di Lodz. Del 2010 sono
Minuten Waltz e Chopin à Vienne create per l’Opernball
al Teatro dell’Opera di Vienna di cui ha curato le
coreografie per il quarto anno.
Attualmente è diviso tra insegnamento - Professeur
invitato alla Compagnia Nazionale di Danza di Nacho
Duato in Spagna, ma anche in Austria, Germania e
Israele, nonché docente all´Universitá Konservatorium di
Vienna - e creazioni tra cui una prima mondiale di OZ (the
Wonderful Wizard) per il Balletto di Stato di Berlino e una
nuova Fille Mal Gardée per l´Opera di Breslavia. I suoi
spettacoli si possono vedere in molti paesi: Chopin
Imaginaire al Teatro di Stato di Cottbus, Germania; Il Lago
dei Cigni, Lo Schiaccianoci, La Bella addormentata nel
Bosco all´Opera di Lodz; Cinderella all´Opera di Cracovia
(Polonia); Opernball all´Opera di Stato di Vienna. In Italia
oltre la tournèe di Romeo e Giulietta con il Balletto di
Milano nei più prestigiosi teatri, la prossima stagione si
potrà vedere anche Chopin Imaginaire grazie ad una
collaborazione tra il Teatro Coccia di Novara e il Teatro di
Stato di Cottbus.
i protagonisti
GIORGIO MADIA
Classe 1965, studia danza presso la prestigiosa scuola di
ballo del Teatro La Scala, diplomandosi nel 1984.
Nel 1983 entra a far parte del corpo di ballo della Scala e
dal 1985 è ballerino solista per diverse compagnie di
balletto: Béjart’s Ballet du XXéme Siécle, Bejart Ballet
Lausanne, Pennsylvania Ballet e Milwaukee Ballet, San
Francisco Ballet, Aterballetto e Züricher Ballet.
Nel 1988 è stato scelto da Nureyev come suo partner nel
pas de deux di Béjart Le Chant du compagnon errant, per
la produzione Nureyev and Friends (in tournèe in Europa,
Asia, Australia e Nord e Sud America fino al 1991). Ha
danzato interpretando diversi ruoli in più di 90 produzioni,
lavorando con coreografi di fama mondiale come Alicia
Alonso, Maurice Béjart, David Bintley, Nicholas
Beriozoff, Merce Cunningham, Bertrand D’At, William
Forsythe, Andy de Groat, Rosella Hightower, Lionel
Hoche, James Kudelka, Hans Van Manen, Peter Martins,
Rudolf Nureyev, Roland Petit, Josef Russillo, Heinz
Spoerli, Richard Tanner, Glenn Tetley, Helgi Tomasson e
Iorma Uotinen. È stato Maître de Ballet, assistente
coreografo e coreografo per il Balletto di Toscana, il
balletto della Komische Oper di Berlino, del Teatro di
Basilea e del Grand Teatr Łodz.
Dal 2003 al 2005 ha ricoperto la carica di direttore del
balletto della Volksoper di Vienna.
Ha inoltre vinto i seguenti premi: nel 2006 il Gold Mask
Critics Award per la miglior produzione con La bella
addormentata, nel 2007 il Gold Mask Critics Award per la
migliore direzione con Cinderella e nel 2008 il Gold Mask
Critics Award per la migliore direzione con Les Contes
d’Hoffmann. Nel 2009, oltre a Romeo e Giulietta per il
Balletto di Milano, ha creato Chopin Immaginaire per il
IL BALLETTO DI MILANO
Attiva nel mondo della danza da trent’anni, la Compagnia
Balletto di Milano, fondata da Renata Bestetti e Aldo
Masella ora Presidente onorario, è andata sempre più
affermandosi tra le realtà nazionali di alto livello. La
Compagnia vanta un nucleo stabile di danzatori
accuratamente selezionati provenienti dalle migliori
scuole e accademie, in grado di coniugare ad una
tecnica impeccabile notevole versatilità ed indubbia
capacità espressiva. Molti sono i grandi artisti e
coreografi ospitati nella storia della Compagnia tra cui
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Nel 2010/2011 il Balletto di Milano festeggia i suoi
trent’anni di attività e la stagione è principalmente
caratterizzata dalla ripresa di Romeo e Giulietta di Giorgio
Madia per una nuova e prestigiosa tournée in Italia e
all’estero, e il debutto della creazione Chansons…
raccontando Aznavour con coreografie di Adriana
Mortelliti.
spiccano nomi importanti del panorama internazionale
come Carla Fracci, Oriella Dorella, Alla Ossipenko, Serge
Manguette, Marco Pierin, Alessandro Molin, George
Iancu, Loris Gai, Vittorio Biagi, Giuseppe Carbone, Micha
van Hoecke, Denys Ganio, Ruben Celiberti, Raffaele
Paganini, Grazia Galante, Luciana Savignano. Punto di
svolta nella storia del Balletto di Milano è stata la nomina
di Carlo Pesta a Presidente e Direttore Artistico (1998).
Nel corso degli anni della sua direzione, infatti, il Balletto
di Milano ha portato sulle scene nazionali ed
internazionali importanti produzioni tra cui La Marchesa
von O., Tango… una rosa per Jorge Donn, Primadonna:
le eroine del melodramma, Traviata, La vie de Bohème,
Bolero, Amor de Tango, WoMa, Red Passion e, nel 2009,
Romeo e Giulietta in coproduzione con prestigiosissime
istituzioni teatrali tra cui la Fondazione Teatro Coccia di
Novara, la Fondazione Teatro Grande di Brescia, il Teatro
Sociale di Mantova. Tra le tournée internazionali si
ricordano quella in Russia (1999 - Tango… una rosa per
Jorge Donn di Denys Ganio) dove per la prima volta una
compagnia italiana ha avuto l’onore di esibirsi al Teatro
Bolshoi di Mosca ottenendo entusiastici consensi, in
Francia sempre con Tango…, Inghilterra, Irlanda, Svizzera,
Russia con Traviata e La vie de Bohème, sino a quella
trionfale in Spagna (2010) con Romeo e Giulietta di
Giorgio Madia. La compagnia è in residenza teatrale
presso la Fondazione Teatro Coccia di Novara dove
prende parte a tutte le produzioni liriche; ha collaborato
con il Teatro Sociale di Mantova e ha collaborato nel 2009
con il Festival Pucciniano di Torre del Lago per l’opera
Manon Lescaut di Giacomo Puccini, coproduzione con il
Teatro dell’Opera di Nizza. Nel dicembre 2009 ha inoltre
collaborato con la Fondazione Carlo Felice di Genova per
la produzione della Vedova Allegra con “I Giovani del
Balletto di Milano”.
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Balletto del Sud
La bella addormentata
balletto in un prologo e tre atti
musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij
coreografia FREDY FRANZUTTI
scene FRANCESCO PALMA
luci PIERO CALÒ
Personaggi e interpreti
Aurora
ELENA MARZANO
l’antropologo
ERNESTO CARLOS MONTALVAN
Roberto,
il padre di Aurora
ALESSANDRO DE CEGLIA
Silvia, la madre
BILYANA DYAKOVA
La zingarella Lilla
NIKOLINA KARAGEORGEVA
Uccellini Blu
ETIENNE DIAZ, MAYARA PIÑERO
Zie, amiche,
ombre e invitate
GIULIA BRESCIANI
JENNIFER DELFANTI
MELISSA MASTROIANNI
CHIARA MAZZOLA
Preti, amici,
ombre e invitati
EMANUELE CAZZATO
NICOLA LAZZARO
MASSIMILIANO RIZZO
DANIELE CHIODO
con la partecipazione di LINDSAY KEMP
nel ruolo della strega Carabosse
maestra di ballo
PIA RUSSO
responsabile allestimenti EMANUELE PELLEGRINO
sartoria
CHIARA D’AGOSTINO
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le anime de “La Bella”
di Ermanno Romanelli
“La Bella nel bosco dormiente”, come recita il titolo
originario, nasce il 3 gennaio 1890 come il più lussuoso e
affollato (oltre cento danzatori) dei balletti del grande
repertorio, sontuosamente “imperiale” per dimensione,
respiro narrativo e costi. La prima edizione divora, da sola,
la metà dei bilanci del teatri imperiali di quell’anno: quanto
due navi da guerra. Di questa pietra miliare nella storia
della danza, restano documenti precisi grazie agli appunti
originali (minuziosissimi), annotati da Nikolaj Sergeev; allo
scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, sono da lui trafugati,
e oggi custoditi dall’Università di Harvard. La trama deriva
dalla favola “La belle au bois dormant”, compresa in una
raccolta, “Ma mère l’Oie”, dello scrittore francese
Charles Perrault (1628-1703), vissuto alla corte di
Versailles. Perrault, a sua volta, si è ispirato in parte a
“Sole, Luna e Talia”, fiaba contenuta ne il “Pentamerone”,
di Giambattista Basile (1565-1621), pubblicato postumo nel
1635. Le figure suggerite dal testo sono supportate dalla
sublime ed eclettica “leggerezza” della partitura di Pëtr
Il’ič Čajkovskij, dall’eloquenza, ora superba ora
malinconica, di pagine di musica dove il compositore ha
spremuto la propria anima e quella di più mondi: la
dimensione fiabesca, il doppio riferimento ai Re di Francia
Francesco I (1494-1547) e Luigi XIV (1638-1715), la storia
d’amore fra la principessa Aurora e il Principe. Alla
complessità di queste atmosfere, musicali e
drammaturgiche, si sovrappongono le esigenze tecniche
di Marius Petipa, il coreografo francese che, a San
Pietroburgo, negli ultimi quattro decenni dell’800, appaga
la corte imperiale con un totale di oltre sessanta balletti.
A partire dall’integrità del Prologo, si profilano, nei tre atti,
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da Orco e Orchessa; Raperonzolo e il Principe Chéri;
Barbablù e la moglie, e altri. Ciascuna maschera è
smaltata da una folgorante connotazione, ora ballettistica
ora tratteggiata nel ricco alfabeto della pantomima. Un
arte che qui ritrova la propria ragion d’essere nel dialogo
tra i caratteri e la comprensione degli umori. Così a rubare
lo sguardo e la scena non è più il solo il virtuosismo de
“L’Uccellino azzurro”, con i salti e i giri di suprema
eleganza impostati, alla nascita, da Enrico Cecchetti. Nei
costumi e nelle scene, la vicenda propone la splendida
Versailles di Luigi XIV, la magnificenza di quella monarchia
assoluta; dunque allude a una parte della storia della
Francia nella quale l’attuale Russia può identificarsi. Il
diplomatico Vsevolozhsky offre dunque un vistoso e
positivo omaggio al paese con il quale la Russia sta per
concludere un importante trattato politico, economico e
militare, prezioso per contrastare l’egemonia della
Germania, che, trionfatrice a Sedan (1870), contende alla
Russia l’influenza su Stati Baltici e Polonia. La favola ha
due morali: la prima è che, dopo il caos, dato dall’irruzione
della malvagia strega Carabosse, con la sua successiva
sconfitta trionfano l’armonia, l’ordine e le gerarchie
costituite. La seconda allude ad una problematica
condizione femminile, fatta di sangue, sonno, risveglio per
amore, e si lega intimamente alla storia fantastica di
Aurora, la protagonista del balletto, principessa che,
risvegliata dopo cento anni di sogno, alla fine del suo
percorso di adolescente trova infine una sua nuova
dimensione di donna, equilibrata e matura.
la stratificazione, il gusto esorbitante e pieno della
“féerie” incantata, dove si accumulano figure sparse nei
secoli, in senso diacronico, personaggi che ritrovano
l’ampiezza del proprio spazio ed esercitano liberamente i
propri guizzi, in un cromatismo totale. È una fresca,
rasserenante teoria, il cui scopo è appunto quello di
“rasserenare” lo Zar Alessandro III, ancora turbato
dall’attentato nihilista (1881) nel quale ha trovato la morte
il padre, lo Zar Alessandro II. L’esigenza di inviare
messaggi concilianti e tranquillizzanti allo Zar, ha spinto e
motivato il Direttore dei Teatri Imperiali a San Pietroburgo
e Mosca, il colto diplomatico Ivan Alexandrovich
Vsevolozhsky, a commissionare una “favola bella” alla cui
redazione, per scene, costumi e drammaturgia, egli stesso
contribuisce. Egli non appare nella locandina dello
spettacolo: è sconveniente che una persona di alto
lignaggio si “sporchi” le mani con una rappresentazione.
Una cosa è dirigere un teatro, altra è fare teatro. Ma è
Vsevolozhsky, con il suo fiuto diplomatico, a trovare un
nome e un ruolo per ciascuna delle fate che appaiono
nell’allestimento: il loro valore simbolico è quello di angeli
guardiani della casa imperiale. Idealmente, il direttore dei
teatri le “consegna” al suo zar, per rassicurarlo sulla sua
esistenza, minacciata da mille pericoli. La fata Canari
rende la casa sicura e la protegge; la Fata Fleur de farine
cura il cibo e fa in modo che non ne manchi mai in casa;
la Fata delle Briciole rappresenta la sollecitudine e le
attenzioni verso i familiari e gli ospiti; la Fata Violante
simboleggia l’amore, la passione, il calore della casa. Un
nuovo inchino alla corte è l’apparizione dei popoli del
mondo (indiani, romani, turchi, etiopi), intervallata, nel
terzo atto, dalla presenza delle “nobles femmes”
(Contesse, Duchesse etc). Un vero giardino di gioia e
felicità è la promenade di maschere, in libera uscita dalle
fiabe più note di Perrault: Pollicino e i suoi fratelli, inseguiti
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La bella addormentata, fiaba da tutti conosciuta, è
di Charles Perrault. Prima ancora di Perrault,
l’italiano Giambattista Basile (nella raccolta “Lo
cunto de li cunti”, Napoli 1634-1636) narra di una
principessa addormentata per un incantesimo nel
meridione dell’Italia. Al racconto di Basile, Perrault
si ispira per la sua versione edulcorata e borghese.
Da qui l’idea di Franzutti di riportare nel sud del
paese le disavventure della bella principessa
Aurora. Questo ha permesso al coreografo
salentino quello che il critico Vittoria Ottolenghi ha
definito “una vera botta di teatro”: e cioè la
sostituzione della puntura del consueto fuso con il
morso della tarantola salentina.
La Principessa Aurora, è quindi nella edizione di
Franzutti, una fresca ragazza mediterranea a cui
una vecchia maga predice un atroce destino. Sarà
la magia della zingarella Lilla e il bacio d’amore di
un principe-antropologo sulle orme della leggenda
a destare la fanciulla dal suo sonno centenario. Per
la leggibilità della drammaturgia, per l’efficacia
dell’ambientazione e per la viva caratterizzazione
dei personaggi, lo spettacolo ha raccolto, sin dalle
prime rappresentazioni del 2000, la piena adesione
di pubblico, ed è stato ampiamente lodato dalla
critica. Gli assieme dei danzatori nella brillante
realizzazione delle scene più festose e l’accurata
esecuzione dei protagonisti hanno contribuito al
successo dello spettacolo impreziosito dalla
partecipazione di Lindsay Kemp nel ruolo della
strega Carabosse.
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storia del balletto
Léon Bakst fu invece lo scenografo e costumista della
sontuosa Bella addormentata londinese del 1921, che
rischiò di far fallire la compagnia dei Ballets Russes di
Sergej Djagilev. In quell’occasione la protagonista
Aurora fu Spesivceva, mentre nel ruolo mimico di
Carabosse compariva ancora Carlotta Brianza, ormai
cinquantatrenne.
Numerose furono, del resto, le modifiche apportate nel
tempo alla coreografia originale e dai coreografi più
diversi, come il Jurij Grigovivic (1963), Rudolf Nureyev
(1966), Roland Petit (1990), Anthony Dowell (1994), Mats
Ek (1996) che ha trasformato Aurora in un’adolescente
dei nostri giorni, punta anziché dal fuso, dall’ago
dell’eroina e, infine, Fredy Franzutti (2000) che ambienta
la sua Bella nel natio Salento e sostituisce il fuso con la
tarantola locale.
La bella addormentata ebbe una anteprima “domestica”.
Si racconta che Pëtr Il’ič Čajkovskij trovandosi in
villeggiatura a casa della sorella, a Kamenka, avesse
composto delle musiche per la rappresentazione della
fiaba, di cui furono interpreti i nipotini. Quella musica fu
in seguito inserita nella Bella addormentata, che fu
commissionata a Čajkovskij nel 1888 dal principe
Vsevolozskij (sovrintendente dei teatri imperiali di San
Pietroburgo) che ne scrisse il libretto, tratto dalla fiaba
di Charles Perrault. Le coreografie furono affidate a
Marius Petipa che avrebbe saputo creare una parata
coreografica degna dei “balli grandi”, ormai di moda in
tutta Europa (Italia compresa). Petipa non si limitò a
organizzare la trama e la suddivisione dei ruoli, vi
aggiunse anche meticolose richieste sulla musica, che
Čajkovskij accolse come uno stimolo. Vero supervisore
della produzione, oltre che autore di gran parte dei
bozzetti dei costumi, fu Vsevolozkij con i consigli di
Petipa. Il principe Vsevolozkij affidò la cura delle scene di
Bella addormentata a cinque scenografi che allestirono
uno spettacolo sfarzosissimo, forse ispirandosi alle
incantevoli illustrazioni di Gustav Doré per le favole di
Charles Perrault. La bella addormentata debuttò al
Mariinskij il 15 gennaio 1890, diretta da Riccardo Drigo, e
interpretata da Carlotta Brianza, un’Aurora dolce e
infantile, da Pavel Gerdt (il principe Desiré, in altre
versioni Florimondo), Enrico Cecchetti (l’Uccello Blu e
Carabosse en travesti) e Marija Petipa, figlia del
coreografo, nel ruolo della Fata dei Lillà. La produzione
fagocitò un quarto del bilancio a disposizione dei teatri
imperiali per le nuove produzioni dell’intero anno.
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note del coreografo
di Fredy Franzutti
“Una idea legittima e funzionante quella di Fredy
Franzutti, abile coreografo del Balletto del Sud,
che ha presentato una personale versione del
balletto “La bella addormentata nel bosco” sulla
musica di Čajkovskij, ambientato nel Salento.
Questo, non soltanto riporta nel Meridione
mediterraneo una fiaba/mito di chiaro tipo
stagionale (la morte e la resurrezione annuale
della Natura), che certo nacque da queste parti;
ma gli permette una vera «botta di teatro»: e cioè
la sostituzione della puntura del consueto, fallico
fuso (che dovrebbe dare la morte alla sedicenne
Aurora) con il morso della tarantola locale. Da qui,
l’arrivo della vecchia fattucchiera malevola
Lindsay Kemp «en travesti», l’antagonismo
positivo della zingara «Lilla» che pratica soltanto
magia bianca. E sarà lei a trasformare la morte di
Aurora, morsa dalla tarantola, nel lungo sonno
collettivo di tutto il palazzo e del bosco di ulivi. Di
qui, anche, le belle danze scatenate ed inutili, che
vorrebbero esorcizzare il maleficio della tarantola.
Insomma, un balletto ricco, vistoso, pieno di
avventure e che - questo è davvero miracoloso è realizzato da Franzutti con geniale efficacia e
essenzialità drammaturgiche soltanto con sedici
ballerini di alta qualità. Un gran successo.”
“La bella addormentata” è la fiaba che preferivo durante
la mia infanzia, e che tuttora considero “la fiaba”. Nel
realizzarne una mia versione ho voluto avvicinarmi allo
spirito leggero della storia, e insieme ho fatto sì che la fiaba
stessa si avvicinasse a me e al mio mondo nel modo più
diretto e concreto: cronologicamente e geograficamente.
Ambiento La bella addormentata nel Salento e racconto,
con la storia di Aurora, il tempo dei miei nonni, il tempo di
mia madre, il mio tempo.
Esprimo qui il particolare piacere di sapere che la
produzione, viaggiando, rappresenta il tono mitico che,
tra gli altri, in uno dei suoi scritti anche Margherite
Jourcenar vedeva nella mia terra, l’Oriente dell’Italia.
Vittoria Ottolenghi, L’Espresso
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augurando alla bambina ogni bene. Il padre comprende
e porge le sue scuse alla zingara. Tutto sembra andar
bene; ma una delle presenti rammenta che a tutti è
sfuggito di invitare la maga “ufficiale” del paese: una
vecchia chiromante, parente del padre, specializzata in
fatture ed esorcismi, che esercita da sempre. Proprio in
quel momento la vecchia irrompe nella casa e indaga:
«Chi è stato a dimenticarmi?». Lei anche vuole offrire un
dono, il presagio sulla vita futura della giovane: «La
bambina, in verità, crescerà bella e buona, circondata
dall’amore di tutti. Ma, entro il compimento del suo
sedicesimo anno di età, incontrerà una tessitrice, si
pungerà e, a causa della puntura, morirà». Che grande
disperazione… Chi piange, chi grida, chi chiede aiuto e
clemenza. In quel momento la zingarella, rimasta in un
angolo ad ascoltare, viene al centro della stanza e manda
via la vecchia dicendo: «Non vedo morte prematura nella
vita di questa giovane. Va’ via!». Il padre è disperato: a
chi bisogna credere? Non sa cosa pensare. Ma per
precauzione proclama che, nella sua casa e nelle sue
proprietà nessuno, per i prossimi sedici anni, dovrà più
tessere, cucire, ricamare e usare spilli.
la trama
PROLOGO
Il battesimo
C’era una volta un “Re” (ovvero il discendente di una
nobile stirpe di uomini potenti come Re), che negli anni
‘40 si trasferisce con la sua famiglia nella villa di
campagna in una provincia del sud dell’Italia, lontano dai
disagi e dai pericoli della guerra. Il nostro racconto ha
inizio nella notte in cui la moglie sta per mettere al mondo
il primo erede. Sorelle, zie e servitù sono in grande
agitazione: chi porta acqua calda, chi cerca
asciugamani, chi prega il Signore. Il padre, agitatissimo,
percorre avanti e indietro la stanza, pregando, sperando,
immaginando il suo erede. Poi un momento di calma e, di
seguito, la lieta notizia: «Sei papà di una bella bambina!».
Si decide di chiamarla Aurora, perché in quel luogo così
a Oriente si vede l’alba molto presto. Pochi mesi dopo si
organizza il battesimo. E’ tempo di guerra: gli uomini sono
partiti e le donne sono rimaste a lavorare, vestite di nero.
Comunque non mancano i regali per la nuova nata. Il
padre con soddisfazione annuncia l’arrivo del prete con
i suoi chierichetti. Finita la cerimonia, il prelato va via, ma
le donne vogliono che anche il padre si allontani. Una
volta sole, si assicurano che nessuno le veda e
introducono, dalla porta di servizio, una zingara di
passaggio in quella zona.
Come da tradizione di quelle terre al battesimo cristiano
segue un’iniziazione pagana: un incantesimo per
augurare alla bambina felicità, amore e bellezza. La
zingara inizia il suo rito con la complicità della madre e
delle zie, ma giunge il padre infuriato per l’iniziativa della
moglie la quale spiega al marito che la zingara sta
ATTO PRIMO
Il compleanno
Sedici anni dopo la guerra è finita, e l’America ha
colorato i vestiti. Siamo alla fine degli anni Cinquanta.
Che festa! Amici e amiche che si divertono nel giardino
della casa. Tutti attendono impazienti la festeggiata.
Nell’attesa la mamma organizza un gioco, il “rubabandiera”, al quale partecipa anche il padre. Tutti si
divertono. Arriva la festeggiata, la reginetta della festa.
Le attenzioni dei ragazzi sono tutte per lei. Lei danza da
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Il bel principe appassionato di tradizioni popolari cercava
da anni quel misterioso luogo, e vuole assolutamente
scoprirne il segreto. Con i suoi libri e le sue mappe si
addentra da solo nel bosco e, giunta sera, si perde. Dopo
aver vagato senza trovare la sua strada incontra una
creatura misteriosa ed evanescente alla quale chiede
informazioni sulla villa perduta. Ella in realtà è la buona
zingarella che ora ha più di cento anni. L’ombra racconta
al principe che quel luogo deserto un giorno era abitato
da gente felice che viveva, lavorava i campi e coglieva i
frutti, e la contrada era piena di vita. Il principe si volta
incredulo e vede tra gli alberi immagini di gente, di
persone, figure evanescenti di uomini e donne che si
destano da un lungo sonno. La stessa zingara si è
tramutata in un’ombra.
“Costoro sono i sogni delle persone che dormono per un
incantesimo che si romperà solo con un bacio d’amore”
dice l’ombra al Principe. Il ragazzo vuole assolutamente
salvare Aurora e chiede ancora alle figure come trovare
la villa nel bosco. “Segui gli uccellini blu come il mare” le
risponde l’ombra scomparendo tra gli alberi.
E così è: Ernesto segue i volatili, e giunge dinnanzi al
palazzo. Qui, tramutata in falena, lo attende la vecchia
Carabosse, rimasta lì a guardia del castello per
scongiurare che l’incantesimo si sciolga. Ma è troppo
vecchia per combattere e vola via tra gli alberi. Ernesto
entra nella villa, vede addormentata su di un letto una
fanciulla bellissima, e subito innamoratosene, la bacia.
In quello stesso istante la bella, addormentata da
cinquanta anni, si risveglia, e insieme si ridesta tutta la
sua famiglia. I due si giurano amore eterno.
sola e con le amiche. Anche i genitori vogliono
partecipare alle danze. Ma sul più bello… arriva la
vecchia maga che regala alla ragazza un grazioso
boccale di vetro con all’interno… una terribile tarantola.
La giovane osserva, apre il contenitore incuriosita, e
viene punta.
E’ vero… Nessuno aveva pensato che la tessitrice che la
giovane avrebbe incontrato poteva essere un ragno che
fila ragnatele. Il veleno già produce i suoi effetti mortali.
Il padre chiede perdono alla strega per non averla
ascoltata e lei continua a dire: «Vi avevo avvertiti». «Trova
una soluzione, Vecchia! » grida il padre allora,
minacciandola. «Non mi fai paura, ma ti aiuterò, perché
solo io vi posso aiutare. Tutti noi ora dobbiamo danzare
per esorcizzare il maleficio», risponde la vecchia alzando
le braccia al cielo. Si comincia a danzare intorno al corpo
della giovinetta. La madre esorta ad ascoltare: arriva
qualcuno. E’ la zingarella del battesimo che si svela una
potente fata: «La ragazza non morirà, ma dormirà finché
un bacio d’amore non la sveglierà. E in attesa, anche voi
vi addormenterete fino a quel momento; ed io veglierò sul
vostro sonno».
ATTO SECONDO
Il bosco delle ombre
Sono trascorsi circa 50 anni e la leggenda della giovane
fanciulla punta da un ragno è stata raccontata in tutta
Europa. Il fenomeno del tarantismo interessa studiosi e
antropologi che si recano in quella terra per studiare le
tradizioni, e magari scoprire dove si trova la villa nel
bosco. Tra loro, un giorno giunge Ernesto, giovane
studioso antropologo di ricca famiglia con nobili origini.
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ATTO TERZO
Il matrimonio
Ernesto e Aurora hanno deciso di sposarsi. E’ il
matrimonio del secolo: giornalisti e inviati speciali
cercano di strappare un’intervista ai protagonisti, invitati
da ogni luogo vogliono vedere la giovane rimasta
addormentata a causa di una tarantola per cinquanta
lunghi anni. La festa del ballo è organizzata a casa della
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sposa nella famosa villa nascosta nel bosco, ed è
grandiosa: luci colorate, gente elegantissima che danza
scatenandosi; c’è chi beve un po’ troppo, le ragazze
sensuali guardano i giovanotti. Ma ad un certo punto tutti
si voltano ed entrano nel salone gli sposi. Sono bellissimi,
e danzano, innamorati. Il padre ha coronato il suo sogno:
vedere la figlia sposa.
E la strega cattiva? Che fine ha fatto?
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Adam, “Baccus e Arianne” di Albert Russel con le scene
di Giorgio De Chirico e altri titoli su musiche di Stravinskij,
Lourié, Antheil. Crea appositamente spettacoli ed eventi
per inaugurazioni come quella del Teatro Romano di
Lecce (per la Fondazione Memmo), l’inaugurazione di
Porta Galliera e della Scalinata del Pincio di Bologna (per
Vittoria Cappelli). Coreografa le danze della stagione
lirica di Lecce dal 1998 al 2005 su invito di Katia Ricciarelli
e dal 2006 ad oggi su invito di Filippo Zigante, crea
coreografie per numerosi eventi di Rai 1 e Rai 2.
Coreografo e assistente di numerosissime regie d’opera
collabora con registi come Pier Luigi Pizzi, Beppe De
Tomasi, Flavio Trevisan, Paolo Miccichè, Pier Francesco
Maestrini. Franzutti collabora e crea coreografie per
ètoiles internazionali come Lindsay Kemp, Luciana
Savignano, Alessandro Molin, Giuseppe Picone, Xiomara
Reyes, Vladimir Vassiliev. Su invito di Vittoria Ottolenghi
partecipa a diverse edizioni delle Maratone internazionali
di danza e allo spettacolo su musiche di Luciano Berio “I
trionfi del Petrarca” al Mitlefest di Cividale del Friuli.
Maurizio Squillante gli affida le coreografie della sua
opera contemporanea “The Wings of Daedalus” in
tournèe nazionale. Ricordiamo inoltre le tournèe in
Portogallo, Germania, Spagna e quella del 2006 nei teatri
di Hanoi e Ho Chi Min City in Vietnam. Tra i numerosi
musicisti con cui collabora ricordiamo Lorin Maazel,
Richard Bonynge, Karl Martin e Francesco Libetta.
La volontà di controllare fin nei dettagli la coerente
realizzazione dell’idea unitaria, alla base di ogni suo
spettacolo, lo ha portato ad interessarsi in prima persona
a diverse arti sceniche affiancando all’attività di
coreografo quella di autore, regista, scenografo e
costumista. Crea in questo senso diversi spettacoli anche
con voce e danza coinvolgendo attori come Ugo Pagliai,
Paola Pitagora, Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà, Franco
i protagonisti
FREDY FRANZUTTI
Oggi uno dei più noti e apprezzati coreografi nel
panorama nazionale, fonda nel 1995 il Balletto del Sud,
compagnia che dirige e per la quale crea un repertorio di
30 spettacoli, alcuni tratti dal repertorio romantico, come
“Lo Schiaccianoci”, “Il Lago dei Cigni”, “La Bella
Addormentata”, “Sheherazade”, “L’Uccello di Fuoco” e
“Romeo e Giulietta” - trasmesso da Rai 2 la notte di
capodanno 2011. Crea inoltre balletti per il Teatro
“Bolscioj” di Mosca, per il Teatro dell’Opera di Roma (6
diversi spettacoli), per il Teatro dell’Opera di Sophia, per
l’Opera di Montecarlo, per l’Opera di Bilbao, e per diversi
eventi di Rai Uno come le danze del Concerto di
Capodanno 2004 diretto da Lorin Maazel, trasmesso da
Venezia in eurovisione.
La necessità di risolvere le problematiche di linguaggio
legate alle differenti attività per un pubblico eterogeneo
(da quello dei teatri di tradizione al pubblico dei
contenitori culturali di ricerca) lo ha portato ad elaborare
una particolarissima estetica dove al sarcasmo del naif
si sovrappone ed integra una profonda convinzione nei
valori quasi etici della disciplina della danza classica.
Con la sua compagnia, il Balletto del Sud, replica gli
spettacoli nei più importanti festival di danza e opera
italiani, totalizzando un’attività di circa 80 date ogni anno.
Franzutti cura le danze di opera di produzioni realizzate in
Francia, Spagna, Russia e numerosissime in Italia tra
queste ricordiamo quelle al R.O.F di Pesaro, alle terme di
Caracalla (Aida), al Teatro Lirico di Cagliari, al Bellini di
Catania. Franzutti lavora al fianco di Beppe Menegatti per
la ricostruzione di balletti perduti e crea per l’Opera di
Roma, su invito di Carla Fracci: “Caterina, la figlia del
bandito” di Cesare Pugni, “La Figlia del Danubio” di Adolf
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spettacoli ogni anno; Il Balletto del Sud partecipa, inoltre,
a diversi eventi televisivi di RAI Uno, come le coreografie
del”Concerto di capodanno 2004” in diretta eurovisione
dal Teatro La Fenice di Venezia, e a numerose produzioni
d’opera lirica, come al Teatro Politeama Greco di Lecce
e al ROF di Pesaro, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro
Bellini di Catania, al Teatro Valli di Reggio Emilia e in
Svizzera, Spagna, Portogallo, Germania, Russia e
Montecarlo. Dal 1997 produce, ogni anno, un balletto con
più repliche nella stagione sinfonica dell’orchestra “Tito
Schipa” di Lecce (oggi diretta da Marcello Panni). Nel
2006 il Balletto del Sud è stato invitato dall’ambasciatore
d’Italia in Vietnam per una tornèe nei teatri di Hanoi e Ho
Ci Min City. Nel 2010 la Compagnia è stata ospite del
Teatro dell’opera di Tirana in Albania. Tra gli eventi e le
inaugurazioni, ricordiamo anche quelli realizzati per la
Fondazione Memmo - il Teatro Romano di Lecce - e
quelle per Vittoria Cappelli - Porta Galliera e la Scalinata
del Pincio di Bologna; i progetti con cadenza annuale
come “La scuola a Teatro” che, giunto alla XV edizione
vede coinvolti ogni anno 3.000 studenti, e “Itinerario
Danza”, un circuito estivo di spettacoli nel territorio
salentino. L’attività del Balletto del Sud si arricchisce di
collaborazioni con tantissimi artisti tra i quali: Pier Luigi
Pizzi, Franco Battiato, Lorin Maazel, Francesco Libetta,
Richard Bonynge, Giorgio Albertazzi, Ugo Pagliai.
Nero. Tra questi ricordiamo: “Tra fregi di frutta”, “All’Ombra
degli Ulivi”, “Eleonora Duse, sogni delle stagioni”, “Il
martirio di San Sebastiano”.
Inventa e dirige lo spettacolo “Il sole toccò le acque” per
l’Otranto Festival, dirige il film-corto “Se questo è un
uomo” interpretato da Michele Placido, Emilio Solfrizzi,
riallestisce l’opera di Bellini “La Sonnambula” per il
teatro d’opera de la Coruna. Nel 2009 Franzutti scrive e
dirige (regia, scene e costumi) l’opera popolare “800”,
dedicata all’assedio di Otranto, con la supervisione di
Franco Battiato. Nel gennaio 2011 crea la regia e firma
scene e costumi per l’opera di Puccini la “Fanciulla del
West” andata in scena nella stagione lirica del Teatro
Politeama Greco di Lecce.
BALLETTO DEL SUD
Nasce nel 1995 fondato e diretto dal coreografo italiano
Fredy Franzutti, ospite del Teatro Bolscioj di Mosca,
dell’opera di Roma, dell’opera di Sophia, dell’opera di
Montecarlo e di Bilbao. Riconosciuto dal Ministero dei
Beni e delle Attività Culturali dal 1999, il Balletto del Sud,
oggi una delle più apprezzate compagnie di danza in
Italia, presenta un organico composto da 16 solisti di
diverse nazionalità, di elevato livello tecnico e in grado
di alternarsi nei ruoli principali.
La compagnia, vanta un repertorio di trenta produzioni
comprendente i grandi titoli della tradizione classica
coreografati da Fredy Franzutti e impreziositi dalla
partecipazione di étoile ospiti come Carla Fracci, Lindsay
Kemp, Luciana Savignano, Alessandro Molin, Xiomara
Reyes. Le molteplici tournèe nel territorio nazionale
annoverano importanti teatri e festival (La Versiliana, Il
Vittoriale di Gardone, Spoleto, Vignale, Todi, Bologna, il
Mittlefest di Cividale del Friuli) per un totale di circa 80
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domenica 25 marzo 2012 ore 16.00
Balletto dell’Opera di Riga
Sogno di una notte di mezza estate
balletto in due atti basato sulla commedia di William Shakespeare
musiche di Felix Mendelssohn-Bartholdy
coreografia YOURI VÁMOS
Personaggi e interpreti
Oberon, re degli Elfi
RAIMONDS MARTINOVS
Titania, regina della fate JŪLIJA GURVIČA
Puck
INTARS KLEINHOFS
Robin
ANDRIS PUDĀNS
Termia,
innamorata di Lysander
JOLANTA LUBĒJA
Melena,
innamorata di Demetrius
ELZA LEIMANE
Lysander
SERGEY NEYKSHIN
Demetrius
ARTURS SOKOLOVS
Nick Bottom l’artigiano
RINGOLDS ŽIGIS
Flute, un riparatore di mantici MĀRIS SPRIIS
Quince, un carpentiere
INTS ROZIŠ
Starveling, un sarto
ALEKSANDRS JURĀNS
Snug, un falegname
ALEKSANDRS LATIŠONOKS
Snout, uno stagnino
ANTONS FREIMANS
Seguito di Oberon
ARTŪRS SKUTESKIS, PĀVELS BARTULS, SERGEJS SOSNOVSKIS,
MĀRIS SPRIIS, ALEKSANDRS LATIŠONOKS
Folletti
RITA LUKAŠĒVICA, EVELĪNA GODUNOVA, KRISTĪNE KITNERE
Fate
IANA PUHOVA, ALISE PRUDĀNE, KARĪNA TARĀNOVA, LAINE PAI
E,
AGNESE GERMA, JEENA DZALBO, IEVA RĀCENE, ILONA PERCEVA,
Sei coppie
ANNA RUSKE, MARGARITA MERGOLDA, ALEKSANDRA ASTREINA, JEVGEIJA TRAUTMANE,
MILANA KOMAROVA, KRISTĪNE VAINA, PĀVELS BARTULS, SERGEJS SOSNOVSKIS,
ALEKSANDRS LATIŠONOKS, MĀRIS SPRIIS, IKITA KOLODENKO, ARTURS SKUTESKIS
Prima esecuzione a Basilea nel 1994. Prima esecuzione all’Opera Nazionale Lettone il 22 ottobre 2010
IN ESCLUSIVA REGIONALE
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una moscacieca galante: il “Sogno”
di Ermanno Romanelli
i suoi infiniti giochi e dinieghi, la mobilità del desiderio,
tanto volubile quanto ingannevole. Ippolita, Regina delle
Amazzoni, vinta in battaglia dal Duca d’Atene, è a lui
promessa nelle nozze, imminenti, ma da lei intimamente
rifiutate. Corrono le coppie degli amanti (HermiaLisandro, Elena-Demetrio), ognuno in cerca della propria
metà recalcitrante. All’amore ideale si contrappone la
pepata sensualità racchiusa nel gioco erotico fra Titania,
regina delle fate, e Bottom, uomo-asino, da sempre
sottolineata, per impatto allusivo e forte sapore
espressivo, in una teoria di immagini che incrocia umano
e animale nell’unico, possibile punto d’incontro: la
sessualità. Ma è grazie all’amore che Shakespeare sa
trasformare la potenza e l’esuberanza di Titania in
ingenuità e fragilità assolute; l’istinto felino della sua
estrema femminilità, l’energia straordinaria che ella
mette nel confronto con Oberon, diventano inattesa
dolcezza, annullamento, di fronte all’asino. Lo spettatore
si smarrisce volentieri tra i meandri di una scena dove
irrompono Puck, con la sua irriverenza e la sua
leggerezza, e la troupe degli sgangherati artigiani. È una
banda che agisce molto al di sopra d’ogni riga, con un
proprio “teatro nel teatro”: ha i contorni succulenti della
farsa, con esplosioni vitalistiche colme d’un sapido
umorismo nella rappresentazione della “molto pietosa
storia di Piramo e Tisbe”.
Le musiche di scena composte da Felix MendelssohnBartholdy (1843), con il loro respiro largo e armonioso,
sono state, sino ad ora, il punto di partenza più
frequentato, ma non esclusivo, per ogni coreografia
ispirata al romance shakespiriano. Tra gli altri musicisti si
Per Mario Praz, il “Sogno d’una notte di mezza estate”
(1594) è “una moscacieca galante e scapigliata”, e “il più
fantastico dei drammi” di William Shakespeare. Giustizia
vuole che si renda conto anche di un giudizio del
memorialista Samule Pepys, che, nel 1662, all’indomani
di una rappresentazione teatrale del testo, scrive: “È la
commedia più insipida e ridicola che abbia mai visto in
vita mia”.
In ogni caso, dei trentasette titoli per la scena composti
dal Bardo, il “Sogno” è anche tra i più “saccheggiati”,
dentro e fuori il teatro, con decine di versioni realizzate
fra cinema, opera, composizioni sinfoniche. La ragione
di tanta abbondanza è da reperire nella diversa e
stratificata corposità del materiale che ha ispirato e
nutrito il testo. Con volumi coevi all’autore, dedicati alla
stregoneria, e una più lunga serie di saggi e racconti, le
fonti partono da Apuleio (L’Asino d’oro), Ovidio (Le
Metamorfosi), Luciano di Samosata, autori i cui svagati
fremiti pagani sono alla radice del racconto; con loro
sono Plutarco (Le vite parallele) e Chaucer (Canterbury
Tales). Costruito nella sapienza architetturale di una
grande macchina, e con l’uso spigliato di un
“giocattolone”, il testo incrocia tante piccole storie
all’interno di una macrostoria; mescola diversi piani
(reale, magico, ordinario, teatro nel teatro); lascia
respirare diversi microcosmi (la nobiltà della corte
ducale, la magia del mondo fatato, il concretismo degli
artigiani). Sono entità apparentemente indipendenti, ma
collegate l’una all’altra, diventano una creatura
autonoma, palpitante di viva organicità, e orchestrano
una riflessione, a più voci, sulla complessità dell’amore,
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citano almeno Carlos Miranda per Lindsay Kemp (1979),
e Georg Katzer per Thomas Schilling (1981). Perché è
certo che, nel confronto con il titolo, la danza non s’è
risparmiata, con non poche edizioni memorabili del
“Sogno”, tra decine di altre passate nel dimenticatoio.
La genealogia accertata parte dal 1854, autore Giovanni
Casati, alla Scala di Milano, con “Shakespeare, ovvero il
Sogno d’una notte di mezza estate”, sintesi disinvolta di
biografia e romanzo. Seguono Marius Petipa (1876), con
una cristallizzazione d’accademia del racconto, favorita
dalla musica di Cesare Pugni; e Michail Fokine, che, nel
1906, firma una versione “corretta”, da Petipa, per la
Scuola di Ballo Imperiale, e traghetta il titolo nel ‘900. Nel
“secolo breve” il balletto si lascia sedurre dagli
accostamenti di burlesco e tragico, delicatezza e
violenza, sogno e realtà, che movimentano l’azione e la
trama, con fare rapsodico. Ne fanno fede, a vario titolo,
Lydia Kyasht (“Titania”, 1913), Keyth Lester (“Titania and
the Tsar”, 1937), Lew Christensen (1938), William
Christensen (1940), John Taras (“Una notte d’estate”,
1952), Heinz Spoerli (1976), Robert de Warren (1981), Tom
Schilling (1981), Pierre Lacotte (1985), Làszlo Seregi
(1989). Le versioni oggi più eseguite sono quella
sapientemente formalizzata da George Balanchine
(1962); Frederick Ashton con “The Dream” (1964),
riflessione sull’amore come inganno e illusione; John
Neumeier (1977), con la sua indagine psicanalitica e gli
inserti surreali, accompagnati dalla musica di Ligeti.
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Academy di Budapest. Nel 2007 è stato insignito con
l’ordine di merito dello stato del Nord Reno-Westfalia. Dal
2009 lavora come coreografo indipendente. Ha
coreografato “Romeo e Giulietta” al Balletto di Perth /
Australia, “Sogno di una Midsummernight”, “Lo
schiaccianoci” allo Staatstheater Badische Karlsruhe,
“Coppélia a Montmartre” al Teatro Nazionale di Brno,
“Carmina Burana” al Summer Theatre Festival di Spalato,
“Lucidor” al Teatro Mainfranken Würzburg, “Sogno di
una Midsummernight” al Teatro dell’Opera Nazionale
Lettone, “Bella Addormentata” per il Teatro dell’Opera di
Praga e “Otello” al Teatro Nazionale di Praga.
i protagonisti
YOURI VÁMOS
E’ nato a Budapest. Si è formato come ballerino classico
presso la Scuola di Balletto di Stato nella sua città natale.
Dopo il suo primo impegno come solista del Teatro
dell’Opera di Stato Ungherese gli fu offerto un contratto
come primo solista alla Bayerische Staatsoper München.
Dopo München è stato direttore del balletto a Dortmund,
Bonn, e Basilea. Ovunque andasse, ha affascinato il
pubblico con le versioni rivedute di opere classiche per
le trame così fantasiosamente cambiate in nuove storie.
Quindi, “Bella Addormentata” è diventato “Anastasia” l’ultima figlia degli zar Romanov - , e lo Schiaccianoci di
Tchaikowsky racconta l’avaro convertito Scrooge del
Racconto di Natale di Charles Dickens.
Youri Vámos è annoverato tra i principali coreografi
europei che con determinazione vuole garantire la
sopravvivenza del balletto “full-length “. Le sue opere si
distinguono per creatività, ingegno, oltre che uno spiccato
senso del dramma e per la più alta musicalità. I cosiddetti
classici del balletto lo attraggono non tanto per il loro
contenuto drammatico, ma molto di più per il genio della
loro musica. Il fatto che un centinaio di anni fa balletti
classici non erano ancora in grado di esprimere le
sfumature psicologiche e personali dei loro personaggi, è
la motivazione sufficiente per Vámos per creare un tale
numero di versioni rivedute. Tuttavia egli rimane fedele
all’eredità classica come fondamento della sua arte. Il
suo credo artistico di presentare argomenti tradizionali
in sintonia con i tempi è l’ovvia ragione del suo successo.
E quindi non può sorprendere che Youri Vámos sia
definito “il miglior narratore coreografico del presente”
(La storia del ventesimo secolo di danza in un unico
volume). E’ dal 2001 Professore Onorario al Dance28
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BALLETTO NAZIONALE LETTONE DELL’OPERA DI RIGA
Il Latvian National Opera Ballet si costituisce negli anni
‘20 a Riga grazie alla ballerina Alexandra Fedorova
discendente della famosa famiglia Fokin (una leggenda
nel mondo della danza) e diventa il punto di riferimento
per il futuro sviluppo dell’opera nazionale lettone e della
locale tradizione di danza. Nel corso dei suoi novant’anni
di storia il Balletto ha rispecchiato la migliore tradizione
della scuola russa. Sotto la guida di numerosi direttori
artistici e maestri del balletto classico russo, la
Compagnia è cresciuta qualitativamente negli anni fino
a dimostrarsi in grado di rappresentare egregiamente sia
il balletto classico sia quello contemporaneo.
Nei primi anni ‘30 il Balletto è guidato da Anatole Vilzak
che aveva danzato nella famosa compagnia di Sergej
Diaghilev, Les Ballets Russes. Dopo la Seconda Guerra
Mondiale la direzione passa ad Helēna TangijevaBirzniece, allieva a San Pietroburgo della celebre
Agrippina Vaganova.
Questa gloriosa tradizione, passata di generazione in
generazione, ha prodotto artisti quali Baryshnikov, Māris
Liepa e Alexander Godunov, tutti nati e formati proprio a
Riga. Oggi il repertorio del Latvian National Opera Ballet
include produzioni classiche tra cui Il Lago dei cigni, Lo
Schiaccianoci, Giselle, Don Chisciotte, Il Corsaro, che
sono state arricchite dagli influssi della danza
contemporanea e balletti quali Les Gems (giudicato dal
pubblico come migliore produzione della scorsa
stagione), Le Relazioni Pericolose, Cenerentola, Les
Créatures e l’ultimo successo della Compagnia, il
complesso e raffinato Anna Karenina del leggendario
coreografo Boris Eifman. Sempre più numerose sono le
produzioni scritte da compositori contemporanei quali
The Silver Veil di Juris Karlsons e Les Liaisons
Dangereuses di Arturs Maskats e quelle ispirate ad
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opere musicali tra cui Clear Invisible di Pēteris Vasks e
Tango di Arturs Maskats.
Dal 1993 il Latvian National Opera Ballet è diretto da
Aivars Leimanis che ha rivolto la sua attenzione sia al
balletto classico più tradizionale sia alle più moderne
ricerche coreografiche, collaborando con Boris Eifman
(Russia), Krzyzstof Pastor (Olanda), Vladimir Vasilyev
(Russia), Alla Sigalova (Russia), Radu Poklitaru
(Bielorussia), Thierry Malandain (Francia), Christian
Spuck (Germania), Peter Anastos (USA) Petr Zuska
(Repubblica Ceca). La Compagnia si è esibita al Theater
du Chatelet di Parigi, al Teatro Bolshoj di Mosca, al Teatro
La Fenice a Venezia, al Teatro dell’Opera di Roma, al
Festival Theatre di Edimburgo, alla Maison de la Danse di
Lyon, al Tel Aviv Opera House in Israele, al Glasgow Royal
Theatre nel Regno Unito, al Teatro Stanislavskij
Nemirovich-Danchenko di Mosca e in molti altri
palcoscenici di fama internazionale. Recenti produzioni
del Latvian National Opera Ballet sono Anna Karenina di
Boris Eifman e la Fontana di Bakhchisaray di Boris
Asafiev e il balletto The Sandman, con musiche di Robert
Schumann, Alfred Schnittke e Martin Donner,
coreografia di Christian Spuck, La bella addormentata,
coreografia di Aivars Leimanis.
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sabato 31 marzo 2012 ore 16.00 teatroragazzi
domenica 1 aprile 2012 ore 16.00
Compagnia Fabula Saltica
Firebird dreams
balletto in un atto
ispirato all’Uccello di fuoco di Igor’ Fëdorovič Stravinskij
coreografia CLAUDIO RONDA
musiche originali e direzione AMBROGIO DE PALMA
eseguite dal vivo da THE DARK WIND JAZZ ORCHESTRA
keyboards e live electronics STEFANO ONORATI
batteria e live electronics STEFANO PAOLINI
voce MICHELA GAZZIOLA
contrabbasso DINO MONDELLO
scene GIULIO MAGNETTO
Interpreti
VITO ALFARANO, IUNA BRICCA, MELANIA CHIONNA,
ROBERTO COSTA AUGUSTO,
REINER DOMINGUEZ, FEDERICA IACUZZI
Produzione Associazione Balletto “città di Rovigo”
con il contributo del Ministero dei Beni e Attività Culturali,
della Regione Veneto - Arcodanza e in collaborazione con
il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo,
il Teatro Sociale di Rovigo ed Ente Rovigo Festival
PRIMA ASSOLUTA
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piume jazz per L’Oiseau de Feu
di Ermanno Romanelli
il regista Grigor’ev, i pittori Leon Bakst e Alexandre
Benois, e Nikolaij Roerich, in Russia “il più noto
specialista d’arte antica e panteistica, reale e
immaginaria”, profondamente sensibile al richiamo di un
mondo preistorico e patriarcale, le cui visioni risulteranno
decisive per le scene e i costumi del Sacre (1913).
Per L’Oiseau, dalla prima delle diciannove scene (nei
giardini di Katschej), all’ultima (il crollo del palazzo del
mago, la rottura dell’uovo che custodisce l’anima di
Katschej, lo scioglimento d’ogni incantesimo), la
drammaturgia esprime quella cultura popolare russa
nella quale, per Mario Pasi, “rivivono elementi costanti,
in una realtà comunemente deformata…i miti della
felicità lontana, riservata a pochi, l’iperbole della
ricchezza, dell’abbondanza di cibi […], animali saggi e
simboli crudeli…”. Ricorda Boucourechliev: “Il soggetto
dell’Uccello di fuoco, secondo uno dei principi più
sperimentati dell’arte coreografica classica, pone a
confronto due universi e tre personaggi. L’universo
malefico del mago Katschej e l’universo benefico
dell’Uccello, che devono essere affrontati dallo Zarevič
Ivan, principe-eroe che trionferà sulle forze del male”. Il
balletto riflette il senso di una prova iniziatica, insita nei
topos del tema, con l’attraversamento delle temperie
dell’adolescenza, e il gusto e l’incoscienza spavalda
dell’eroe.
La partitura è commissionata ad uno sconosciuto ma
assai promettente giovanotto: Stravinskij. Ha ventisette
anni ed è solo un allievo di Rimskij-Korsakov, la cui
lezione incombe sulla nuova partitura anche in virtù di
un’altra sua opera, dai colori favolistici e brillanti: Il Gallo
L’Oiseau de feu (Žar’ptica), balletto in 2 quadri per grande
orchestra (Parigi, Théâtre de l’Opéra, 25 giugno 1910), è
l’ottava produzione tra le diciotto firmate per i Ballets
Russes (1909-1929) dal coreografo Michail Fokine (18801942); ed è il primo dei dieci titoli composti per essa da Igor’
Fëdorovič Stravinskij (1882-1971), il più rappresentativo dei
musicisti della compagnia.
Nel soggetto, il balletto ha due precedenti: un lavoro
omonimo (1822) del francese Charles Louis Didelot (17671837), danzatore, coreografo, pedagogo e maître de ballet
a Pietrogrado; e Katschej l’immortale (1902) di Nikolaj
Rimskij-Korsakov (1844-1908). La falsariga è la stessa: la
magia, il mistero e la spiritualità racchiuse nelle fiabe
russe, ordinate da Alexander Nikolaijevich Afanasieev
(1826-1871). Ma l’edizione parigina nasce da un’idea di
Sergej Pavlovič Djagilev (1878-1929), ispiratore della
migliore arte per il palcoscenico nel ‘900, managerdespota della compagnia, mago delle pubbliche relazioni,
manipolatore e amante di alcuni dei propri artisti, “uomo
di ambizioni, imprese e destino eccezionali”. Reduce dai
primi trionfi parigini con le espressioni della Santa Madre
Russia nell’arte (1906), nelle musiche e opere (1908), ma
non, compiutamente, nel balletto, i cui contenuti erano
ancora eterogenei, Djagilev vuole ad ogni costo, per la
sua prossima stagione in Francia, un nuovo titolo: russo
per soggetto, ispirazione musicale, compositore e
coreografo, un prodotto pensato e creato per essere
esportato.
Il libretto, nella versione definitiva, è firmato da Fokine,
responsabile del repertorio nel primo periodo della
compagnia (1909-1914), e dallo stato maggiore di Djagilev:
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diventa celebre dalla sera alla mattina. È il primo dei tanti
segni del terremoto che avrebbe segnato il prima e il
dopo di lui. Ancora oggi, a centotre anni dalla nascita, la
sontuosa eredità degli oltre sessanta titoli creati dai
Ballets Russes illumina e riempie i cartelloni, e ispira il
talento di coreografi, danzatori, compositori, scenografi.
Con Firebird Dreams, su coreografia di Claudio Ronda, la
Compagnia Fabula Saltica si ispira alla realizzazione
originale, e, grazie alla tessitura jazz delle musiche
originali di Ambrogio De Palma, eseguite dal vivo da The
Dark Wind Jazz Orchestra, realizza un’operazione che è
insieme un omaggio e una coraggiosa reinvenzione di un
titolo monstre del ‘900. Del tutto fedele, in questo, allo
spirito di innovazione e incontro tra le arti che resta il
segno distintivo dei Ballets Russes.
d’Oro, satira politica censurata e rappresentata postuma
(1909). Ma Djagilev, che conosce Stravinskij per Scherzo
fantastico e Fuochi d’artificio (1908), gli ha già commissionato
la strumentazione di due pezzi di Chopin per Les Sylphides,
create da Fokine (1909). E il giovane musicista ha fretta di
dimostrare quanto vale, per conquistare la singolare
pienezza espressiva che sarà il suo marchio di fabbrica.
Nelle Chroniques de ma vie così egli scrive: “Per tutto
quell’inverno lavorai con ardore all’opera, un lavoro che
mi poneva in contatto costante con Djagilev e i suoi
collaboratori. La coreografia dell’Uccello di fuoco veniva
messa a punto da Fokine via via che consegnavo i vari
brani della musica”.
Il lavoro è completato a San Pietroburgo, fra aprile e
maggio del 1910. Il clima respirato dal compositore in
quelle settimane gli è talmente propizio che, proprio nei
giorni in cui cura la redazione de L’Oiseau, egli riceve, in
sogno, la famosa visione che sarebbe alla base de Le
Sacre du Printemps. Stravinskij, libero da ogni debito con
i modelli allora imperanti (Wagner e Debussy),
ricostruisce con slancio una Russia primeva, da leggenda.
Pesca nel retaggio nazionale, da lui esaltato con uno
sfarzoso linguaggio musicale e una fragranza umorosa
che, in più momenti, colma il pannello coloristico
dell’orchestra. Ai suoni iridescenti, all’evocazione del
soprannaturale, si alternano esplosioni imprevedibili e
melodie sinuose, e il furore barbarico che verrà
moltiplicato all’infinito con il Sacre. Due sono gli omaggi:
al maestro Rimskij-Korsakov nella dedica della partitura,
e nelle rievocazioni dal sapore d’Oriente; a Pëtr Il’ič
Čajkovskij (1840-1893), per gli incanti melodici, e quei
lacerti che sanno di malinconia.
Al debutto il successo è travolgente. Il capolavoro è
subito riconosciuto come tale dalla crestomazia musicale
di allora (Ravel, Debussy, De Falla, Schmidt), e l’autore
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di opere e balletti per bambini: Costruiamo una città,
L’histoire du soldat, Lo scoiattolo in gamba, Il Teatro dei
suoni, Incanto di Natale di Paolo Furlani. Come
coreografo crea per Fabula Saltica Lieder Dances e Il
sogno di… e per le Stagioni Liriche del Teatro Sociale di
Rovigo, i balletti Spasimo e Il Pranzo con le musiche
originali di Carlo Pedini. Sempre per la compagnia crea
Pinocchio Burattino senza fili, lo spettacolo Dal walzer
allo swing, Histoire du Soldat, Barbablù, Ballades su
musiche originali di Paolo Zambelli rappresentato anche
in Russia, Pulcinella e Presto, Lento, Presto. E’ direttore
artistico, per nove anni, della rassegne Vetrinadanza, di
Tra ville e giardini e Incontri con la Danza in Villa Badoer
(Fratta Polesine). Cura per il Teatro Sociale di Rovigo
l’annuale Stagione di Balletto.
i protagonisti
CLAUDIO RONDA
Studia danza classica e moderna a Parma e a Londra al
Pineapple Center. Frequenta la Scuola di Balletto diretta
da Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia e
danza con la compagnia. Si perfeziona con Valentina
Massini e Nicolae Pantazi, dell’Opera di Bucarest. Fonda
con Leila Troletti, Donatella Altieri e Pia Russo
l’Associazione Balletto “Città di Rovigo” e la compagnia
Estballetto. Lavora con i coreografi Valentina Massini,
Nicolae Pantazi, Massimo Moricone, Orazio Messina,
Gabriella Borni, Thierry Parmentier, Harold de Hart,
Tuccio Rigano, Patrizia Comini, Gheorghe Iancu,
Pascaline Richtarch, Loris Petrillo, Robert North, Robert
Cohan. Crea per Estballetto, Siciliènne. Dal 1991 è
responsabile della compagnia che, con la direzione
artistica di Gheorghe Iancu, cambia nome in Fabula
Saltica. Nello stesso anno organizza la produzione
europea di Les Biches e partecipa al Concorso
internazionale di Bagnolet. Danza, in Mascherata, Aura e
Riccardo III (cor. G. Iancu); idea il soggetto per il balletto
Ragazzi Selvaggi ( cor. R. North), balla in Pandora
Librante (cor. R. Cohan), Sprint (cor. L. Petrillo) e Pictures
(cor.R. North e R. Cohan). Organizza la tournée della
compagnia in Finlandia e Portogallo e prende parte al
balletto In mezzo…la terra (cor.R. North). Per le Stagioni
Liriche del Teatro Sociale di Rovigo crea le coreografie
delle opere Mare Nostro, Andrea Chénier, Traviata,
Madama Butterfly, Una favola per caso, Aida, Un ballo in
maschera, La Forza del destino, Il Campiello, Carmen.
Collabora come assistente alla regia nelle opere Norma,
Madama Butterfly, Trovatore, Peter Sclemihl, Aida,
Falstaff, Rigoletto, Nabucco, Otello, Andrea Chénier,
Amica,Tosca, Carmen, La bohème. Si occupa della regia
AMBROGIO DE PALMA
Nasce nel 1963 a Napoli. Ha studiato Direzione
d’orchestra con Ljudmil Descev, composizione, chitarra
classica e strumenti a percussione. Si è esibito in diversi
paesi europei riscuotendo sempre i più ampi consensi di
pubblico e di critica. Dal 1999 si dedica particolarmente
al jazz sia come compositore che come arrangiatore e
direttore d’orchestra. Ha collaborato, tra gli altri, con
Marco Tamburini, Marcello Tonolo, Mauro Beggio,
Stefano Senni, Francesco Cafiso, Barbara Cola, Carla
Marcotulli, Sandro Gibellini, Mauro Negri, Tiziana
Ghiglioni, Massimo Manzi, Claudio Fasoli, Roberto Gatto,
Giuseppe Bassi, Gerardo Iacoucci, Augusto Mancinelli
e Tomaso Lama, e con artisti stranieri quali Paul Jeffrey,
Kyle Gregory e Lew Tabackin.
E’ autore della revisione orchestrale di opere
monumentali del jazz quali Porgy and Bess di Gil Evans e
Miles Davis, The Sacred Concerts di Duke Ellington e di
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con l’istituzione di corsi di perfezionamento.
Negli anni la ricerca, per la compagnia, di una propria
identità stilistica e artistica ha favorito l’incontro con
diversi coreografi (Gheorghe Iancu, Robert North, Bob
Cohan, Fabrizio Monteverde, Nicolas Musin, Isamel
Ivo…), compositori (Marco Tutino, Giorgio Gaslini,
Claudio Ambrosini, Howard Blake, Giovanni Sollima,
Matteo D’Amico, Edoardo Bennato, Carlo Pedini, Paolo
Zambelli...) attori e musicisti (Giulia Lazzarini, Enrico
Rava, Tony Scott, Felice Casciano, Luigi Marangoni...)
danzatori (Gheorghe Iancu, Alessandro Molin,
Alessandra Cementano, Cirylle de la Barre, Monique
Loudières, Luciana Savignano, Ismael Ivo…..), registi e
scenografi (Luisa Spinatelli, Gabbris Ferrari, Fabrizio
Plessi, Ivan Stefanutti, Rinaldo Rinaldi…) che con il loro
lavoro e la loro esperienza hanno contribuito alla
creazione di un repertorio attento alla contemporaneità
e alla valorizzazione di una compagnia versatile e
adattabile a diversi stili ed esigenze. Nel corso degli oltre
20 anni di attività la compagnia ha realizzato oltre 30
produzioni e ha rappresentato i propri spettacoli in
importanti festival italiani e stranieri.
Fabula Saltica è composta da giovani danzatori, per la
maggior parte di formazione accademica, in grado di
alternarsi in differenti produzioni che oscillano tra
astrattezza e narratività teatrale.
La capacità di utilizzare diverse tecniche, stili e di
adattarsi a differenti modalità espressive, permette ai
coreografi che collaborano con la compagnia di mettere
in risalto di volta in volta le potenzialità versatili del
gruppo e dei singoli interpreti.
Dal 1996 l’Associazione è residente presso il Teatro
Sociale di Rovigo, è sostenuta dal Ministero per i Beni e
le Attività Culturali, dalla Regione Veneto tramite Arco
Danza e collabora con la Provincia di Rovigo.
Peter and the Wolf di Oliver Nelson, quest’ultimo
registrato su commissione dell’Orchestra Ritmosinfonica Città di Verona. Ha pubblicato numerose
composizioni e opere didattiche edite da Bérben,
Eridania e Mela music ed è presente nei cataloghi di
molte case discografiche tra cui Ariston, Azzurra Music,
Inedita Cd sia come compositore che arrangiatore e
direttore. Nel 2000 ha vinto il primo premio al Concorso
Internazionale di Composizione e Arrangiamento
“BargaJazz” (categoria C) e nel 2006, sempre nello
stesso concorso, la categoria direzione d’orchestra jazz.
E’ titolare della cattedra di Esercitazioni orchestrali al
Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Attualmente
ricopre gli incarichi di docenza di Direzione d’orchestra
jazz, di Composizione, Orchestrazione e Strumentazione
jazz e di Musica d’insieme per grandi organici (big band)
al Dipartimento jazz del Conservatorio “F. Venezze” di
Rovigo.
ASSOCIAZIONE BALLETTO “CITTÀ DI ROVIGO”
COMPAGNIA FABULA SALTICA
Direttore artistico Claudio Ronda
L’Associazione Balletto “città di Rovigo” è stata fondata
nel 1986 e opera nel settore della produzione e diffusione
di spettacoli di danza. Dalla sua nascita dà vita ad una
propria compagnia denominata Estballetto che nel 1990
con la direzione artistica di Gheorghe Iancu (1990 -’96)
cambia nome e diventa Fabula Saltica.
Fin dagli inizi dell’attività fondamentale è la
collaborazione con il Teatro Sociale di Rovigo per la
produzione di spettacoli di danza con nuove commissioni
a coreografi e compositori italiani e stranieri, per la
promozione con l’ideazione di un’annuale Stagione di
danza e con la Regione Veneto per l’attività formativa,
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Foto Paolo Ferrari
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Mario Raja, Francesco Santucci, Roberto Nannetti,
Massimo Manzi, Michele Rabbia, Giampaolo Casati,
Roberto Occhipinti, Pietro Leveratto, Fabrizio Bosso,
Fabio Zeppetella, Marco Micheli, Mauro Beggio, Fabio
Morgera, Ellade Bandini, Massimo Moriconi, Roberto
Cecchetto, Luca Bulgarelli, Steve Cantarano, Giuseppe
Bassi, Marco Tiso, Klaus Lessman, Marcello Tonolo,
Roberto Martinelli, Edoardo Righini, Alessandro Di
Puccio, Diego Carraresi, Sergio Gistri, Stefano Senni,
Dario Cecchini, Massimo Nunzi, Andrea Melani, Michele
Polga, Massimo Altomare, Mary Loscerbo, Mirko
Guerrini, Tommaso Cappellato, Nicola Angelucci, Lucia
Cappelli, Nicola Vernuccio, Barbara Casini, Raffaello
Pareti, Mia Cooper, Claudio Capurro, Nico Gori,
Alessandro Fabbri, Stefano “Cocco” Cantini, Mauro
Negri, Franco Nesti, Stefano “Bedo” Bedetti, Antonio
Licusati, Silvia Donati, Alberto Santarelli, Walter Paoli,
Mauro Avanzini, Vittorio Alinari, Piero Borri, Dimitri
Grechi Espinosa, Giorgio Cocilovo, Paolo Ghetti, Simone
Zanchini, Hanno Rinne, Cristina Zavalloni, Barbara Cola,
Francesco Petreni, Piero Odorici, Paolo Costa, Tony Arco,
Riccardo Onori, Rossano Emili, Achille Succi, Massimo
Morganti, Andrea Dulbecco.
Principali festival a cui ha partecipato come pianista
solista: Umbria Jazz, Porsche Jazz Festival, Barga Jazz
Festival, Festival Internazionale del Jazz Sergio Amato,
Dean Benedetti Jazz Festival, Wine Town Firenze,
Serravalle Jazz, Radio Rai Fahreneit, Radio Tre Suite,
Volterra Jazz, Contemporanea Colline Festival, Caligola
Nights, Vico Jazz Winter, Antiphonae Jazz, Veneto Jazz,
Fano Jazz, Ferrara Jazz, Ank’Etno Winter Fest, Siena
Jazz, Pontremoli Music Festival, Giotto Jazz Festival, Grey
Cat Festival, Macerata Jazz, Ancona Jazz, Fiesole Jazz
Festival, Bergamo in Jazz, “Earl’s Court” London, Festival
Internazionale Santa Fiora, Giornate del Jazz Italiano in
THE DARK WIND JAZZ ORCHESTRA
The Dark Wind Jazz Orchestra nasce nel Dipartimento di
jazz e nuove tecnologie del Conservatorio Venezze come
estensione della Venezze Bigband ed è formata da
docenti e allievi dei corsi di jazz.
Con il nome di Venezze Bigband ha partecipato con
successo a festival e rassegne jazz di prestigio,
collaborando con musicisti come Paolo Fresu, Francesco
Cafiso, Billy Hart, Cameron Brown, Claudio Fasoli,
Marcello Tonolo, Marco Tamburini, Three Lower Colours
e Massimo Manzi per citarne alcuni.
STEFANO ONORATI
Pianista, compositore e arrangiatore, nato a Livorno nel
1966. Si è diplomato in pianoforte all’Istituto Musicale
Mascagni di Livorno e ha frequentato i seminari invernali
di Siena Jazz (dal 1989 al 1992) con Enrico Pieranunzi e
Stefano Battaglia. Dal 1993 suona jazz professionalmente
in festival e jazz club italiani e stranieri (Turchia, Svizzera,
Germania, Olanda, Francia, Slovenia e Inghilterra).
Ha suonato con: Tom Harrell, Kenny Wheeler, Lee Konitz,
Tony Scott, Steve Swallow, David Liebman, Eddie
Henderson, Christian Escoudè, James Newton, Lew
Tabackin, Dusko Goikovich, Jasper Blom, Robert
Bonisolo, Gilad Atzmon, Alan Farrington, Melvia Chick
Rodgers, Spider Saloff, Arup Kantidas, James Thompson,
Matha Jones, Janosh Egri, Enrico Rava, Paolo Fresu,
Roberta Gambarini, Pietro Tonolo, Maurizio Gianmarco,
Gianni Basso, Gianluigi Trovesi, Roberto Gatto, Marco
Tamburini, Stefano Bollani, Paolo Damiani, Flavio Boltro,
Claudio Fasoli, Maria Pia De Vito, Francesco Cafiso,
Ettore Fioravanti, Bruno Tommaso, Tino Tracanna, Fulvio
Sisti, Sandro Gibellini, Giovanni Tommaso, Tiziana
Ghiglioni, Fabrizio Sferra, Roberto Rossi, Ares Tavolazzi,
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A suo nome sono il trio “Stefano Onorati Trio” con
S.Senni e W.Paoli e lo “Stefano Onorati Quartet” con
Pareti, Tracanna e Fioravanti. Suona dal 2001
nell’orchestra di Barga Jazz diretta da B.Tommaso.
Collabora con W.Paoli ad un progetto in duo con l’utilizzo
dell’elettronica e dellʼimprovvisazione totale ed il
sostegno di immagini live. Ha compiuto come
compositore e arrangiatore numerosi lavori video per
sigle, documentari o musica pubblicitaria per Rai,
Mediaset, Sky, Iveco, Gastaldi. Discografia selezionata:
First Take, Three Lower Colours (Tamburini, Onorati,
Paolini), Caligola 2010, Contemporaneo Immaginario
Three Lower Colours & Vertere String Quartet, Note
Sonanti 2011, “Sangue e Arena” DVD, Three Lower
Colours & L.Cherubini Espresso 2010, Shadows, Nico Gori
Millenovecento Feat. Tom Harrell (Gori, Onorati, Senni,
Fioravanti), Universal 2010.
Turchia (Istanbul), Martfest (Ankara - Turchia), Saschall
Firenze, Toscana Jazz, Future Best Jazz Pesaro, Festival
delle Colline, Assisi Cambio Festival, Manifestazioni
Verdiane Parma, Effetto Venezia (Livorno), Arezzo Winter
Jazz Festival, Narni Black Festival, Anfiteatro Jazz Lucca,
Orbetello Jazz, Jazz in It Vignola, SchlotterFäscht
(Zurigo), Paradiso Jazz (Bologna), Venezze Jazz Festival
(Rovigo), Arezzo Jazz.
Si è esibito: Nardis (Istanbul), Palazzo dei Congressi
Roma, Auditorium della Musica Roma, Auditorium FLOG
(Firenze), Teatro Studio (Firenze), Palazzo SoranzoCappello (Venezia), Naima (Forli), Bravo Caffè (Bologna),
Auditorium Le Fornaci (Arezzo), Palazzo Visconti (Milano),
Istituto Italiano di Cultura (Lubiana - Slovenia), Palazzo
Manzioli (Izola - Slovenia), Auditorium Cariromagna
(Forli), Teatro Romano (Fiesole), Cantina Bentivoglio
(Bologna), FNAC (Torino, Napoli, Verona), Pinocchio Jazz
Club (Firenze), Palazzo Festari (Vicenza), Auditorium
Castano Primo (Milano), Teatro Angelo dal Foco (Pesaro),
Al Vapore (Mestre), Il Torrione (Ferrara), Chet Baker
(Bologna), Dr.Jazz (Pisa), La Palma (Roma), Teatro
S.Maria della Scala (Siena), Teatro dei Rinnovati (Siena),
Teatro dei Differenti (Barga - Lucca), Giardino Ducale
(Modena), Marameo Jazz Club (Livorno), Teatro Puccini
(Firenze), Teatro Persio Flacco (Volterra - Pisa), Anfiteatro
Romano (Arezzo), Villa Carpegna (Roma).
E’ co-titolare insieme a Nico Gori del gruppo Millenovecento
che ha appena inciso un disco per la Universal con ospite
Tom Harrell. Collabora da anni con Marco Tamburini nel
trio sperimentale Three Lower Colours insieme a Stefano
Paolini. Con questo trio ha registrato le musiche per il film
Sangue e Arena che è uscito a maggio 2010 per
l’Espresso. Il trio collabora sia con i Vertere String
Quartet, sia con la Venezze Big Band, gruppo di fiati del
Conservatorio di Rovigo dove Onorati insegna dal 2007.
STEFANO PAOLINI
Nel 1992 si diploma in clarinetto cal conservatorio
“G.B.Martini” di Bologna e nel 2010 consegue il diploma
di musica jazz con il massimo dei voti e lode al
conservatorio “F.Venezze” di Rovigo. Ha studiato batteria
sotto la guida di Baldo Turci, Ubaldo Rivi e Alfredo Golino.
Ha partecipato a seminari musicali tenuti da Giulio
Capiozzo, Trilok Gurtu, Tommaso Lama, Peter Erskine,
Dave Weckl, Gary Novak e Bill Stewart. Nel 1993 vince
le selezioni per il corso di formazione professionale per
orchestra jazz (O. F. P.), attivato grazie al contributo
sociale europeo, svoltosi a S. Lazzaro di S. (BO), sotto la
direzione di George Russel, Kenny wheeler, Mike Gibbes,
Bruno Tommaso. Con l’ orchestra dell’O. F. P. e altre
formazioni, ha partecipato a vari festival jazz italiani
(Vignola, Reggio Emilia, Umbria jazz, Bologna, Siena, ecc)
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formazione professionale per orchestra jazz O.F.P. (San
Lazzaro di Savena – Bologna) istituito dalla comunità
europea. 1998-2001 docente della classe di batteria
presso la scuola di musica “G. Sarti” di Faenza. Nel 2006
e 2007 docente della classe di batteria e musica
d’insieme ai seminari estivi di Arcevia (Senigallia).
ed esteri (Malta, Portogallo, Austria, Svizzera, Svezia,
Finlandia, Norvegia, Turchia, Lussemburgo, Ungheria,
Germania, Inghilterra, Spagna, Grecia, Olanda, Francia e
Giappone). Ha collaborato con Eumir Deodato Europe
Xpress & Europe trio, Dee Dee Bridgewater, Marco
Tamburini quintet & Three lower colours, Kenny Wheeler,
John Taylor, Bob Mintzer, Flavio Boltro, Fabio Petretti
quartet, Mozart in jazz project, Almasonora, Reunion big
band, Dadà Orchestra, Jazz Art Orchestra, Italian big
band, Meldola jazz band, Colours big band, Paul Jeffrey,
Javier Girotto, Slide Hampton, Michel Portal & Orchestra
sinfonica Arturo Toscanini, Gegè Telesforo, Ray Mantilla,
Toninho Horta, Enrico Pieranunzi, Antonio Faraò, Dave
Samuels, Antonello Salis, Gianni Basso, Pietro Tonolo,
Renato Sellani, Justo Almario, Jimmy Villotti, Augusto
Mancinelli, Tomaso Lama, Pietro Condorelli, Randy
Bersen, Lucio Dalla & Giovanni Tommaso quintet,
Streetnoise & Bob Franceschini, Mario Biondi, Fabrizio
Bosso, Stefano Bollani, Wendy Lewis, Jenny B, Funky
Company, Mietta, Cinda, Alex Baroni, Ann Hines, Narni
soul band, T-jam, Mash Machine. Ha scritto e arrangiato
i brani contenuti nel CD “the BIG small BAND” (mini big
band formata da 11 elementi con guest star Marco
Tamburini). E’ docente di batteria jazz al conservatorio
“G.B.Martini” di Bologna. Docente di batteria jazz al
conservatorio “F.Morlacchi” di Perugia. Docente di
batteria e musica d’insieme presso la scuola comunale di
S. Sofia (FC). Dall’ 2003 al 2010 è stato docente di batteria
e musica d’insieme del corso sperimentale di jazz
(triennio e biennio superiore) presso il conservatorio
“A.Buzzolla” di Adria (Rovigo). Dall’A.A. 2004/2005 all’A.A.
2007/2008 Docente di batteria e musica d’insieme del
corso sperimentale di jazz (triennio e biennio superiore)
presso il conservatorio “G.B. Martini” di Bologna. 19941995 docente della sezione ritmica nel corso di
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ContemporaneAmente
TEATRO STUDIO ROVIGO
Viale Oroboni, 14 - Rovigo
venerdì 24 febbraio 2012 ore 21.00
Quasi sordo
mi piacciono i maiali...
di e con VITO ALFARANO
musiche originali SIMONE PIZZARDO
costumi ELENA FRIGATO
Progetto finalista al
Puglia 2011
realizzato con il sostegno di Dansystem
nell’ambito del PO FESR Puglia 2007-2013
Asse IV Azione 4.3.2,
affidato dalla Regione Puglia
al Teatro pubblico Pugliese
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“Un sordo è uguale agli altri,
gioca a calcio, va in vacanza, fa figli, mangia come tutti.
Ma per comunicare e ascoltare ha una caratteristica importante,
è obbligato a guardare sempre di faccia l’altro”.
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note del coreografo
di Vito Alfarano
Aristotele e i pregiudizi sui sordi
Nascono così i pregiudizi sui sordi e sulla loro condizione.
Per molto tempo si è chiamato il sordo anche sordomuto,
termine abolito nel 2006, pensando che le persone nate
sorde o diventate tali nei primi anni di vita fossero
incapaci di parlare. Il mutismo in questo caso è un effetto
della sordità. I sordi sono semplicemente privati della
possibilità di ascoltare i suoni prodotti nell’ambiente che
li circonda e di autocontrollare le loro produzioni vocali,
ma sono potenzialmente in grado di parlare perchè dotati
di un apparato fonatorio integro e identico a quello di
qualsiasi altra persona. Essi diventano muti a causa della
loro sordità perchè la capacità di articolare i suoni, per
imparare a parlare, è attivata dall’ascolto: noi parliamo
solo perchè sentiamo... la voce infatti riproduce solo ciò
che l’orecchio è in grado di ascoltare.
Malgrado Platone avesse prospettato anche una lingua
diversa da quella verbale, dal IV secolo in poi, con Aristotele che definiva l’uomo come “animale linguistico”,
sui sordi cadde una condanna.
L’Occidente iniziò a considerare il sordo come entità non
umana cioè condannata ad un’eterna infanzia del
pensiero.
Aristotele aveva affrontato la questione della condizione
cognitiva del sordo dal punto di vista della riflessione
linguistica generale a partire dalla definizione tra suono,
voce e linguaggio.
Egli rileva che mentre il suono può essere prodotto da un
qualsiasi oggetto, la voce è il connotato degli esseri
animali dotati di laringe. Essa è condizione necessaria
ma non sufficiente affinchè ci sia il linguaggio il quale è
“voce articolata” per mezzo della lingua. E i sordi
sarebbero stati appunto incapaci di modulare la voce in
maniera significativa.
I sordi per un migliore inserimento nella società, con
tanta fatica e impegno, sono riusciti a superare questo
limite imparando a parlare anche se con una voce
gutturale.
Questo ha creato un precedente a cui si è richiamata
tutta la tradizione che nel corso dei secoli ha sancito per
i sordi la totale ghettizzazione sociale (a loro venivano
preclusi i sacramenti, il diritto a stipulare contratti,
testimoniare, godere di lasciti e altri diritti di
successione).
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perchè i sordi?
lis tra i linguaggi dei segni
Ad un certo punto il ricordo di un film che ho visto da
bambino: Anna dei miracoli, una pellicola in bianco e
nero del 1962 di Arthur Penn. E’ la storia di Helen, una
ragazzina sorda e cieca, e di conseguenza muta, che vive
in una condizione di incomunicabilità e rabbia.
È importante non far confusione tra termini
apparentemente equivalenti come la lingua dei segni e il
linguaggio dei segni. Questo perché il termine linguaggio,
indica genericamente la capacità degli esseri umani di
comunicare tra di loro in una (o più di una) lingua,
indipendentemente dal fatto che si usi la voce o il corpo
per veicolare tale lingua. Il termine lingua designa quindi
un sottoinsieme ben specifico dei vari linguaggi.
Una istitutrice riesce a far passare la ribelle Helen dallo
stato animale a quello umano uscendo da un autismo
egocentrico e dominante, per entrare nel miracolo della
comunicazione. Helen capisce che ogni cosa ha un
proprio nome e lo dice usando le mani.
Per un sordo vedere è ascoltare, perciò il messaggio
viene espresso con il corpo e percepito con la vista. E’
stato proprio il corpo il primo mezzo di comunicazione tra
gli umani prima della parola. Tuttora nella società, sono
tante le situazioni dove il corpo è utilizzato come metodo
di linguaggio, basti pensare ad un direttore d’orchestra,
a un vigile che dirige il traffico, ad un arbitro di un
incontro di boxe, ad una hostess che da le istruzioni di
volo. Il linguaggio del corpo ha interessato e continua ad
interessare moltissimi campi, tra i quali quello artistico,
dal cinema all’arte.
Incuriosito, decido di frequentare una comunità di sordi
e di partecipare a un corso per conoscere la lingua dei
segni, LIS (Lingua Italiana dei Segni). Le dita si articolano
tra di loro con una certa abilità e naturalezza e dicono,
proprio con la stessa eleganza con cui un pianista suona.
Questa melodia silenziosa provocata dalle dita, a dir poco
emozionante, mi ha catapultato in un universo
assolutamente sconosciuto, un mondo tutto da esplorare.
Era come se fossi in teatro ad assistere ad un vero e
proprio spettacolo.
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QUASI SORDO continua la mia volontà di costruire un
percorso iniziato nel 2008 che vede la danza svilupparsi
attraverso argomentazioni legate alle problematiche sociali
cercando di diminuire i pregiudizi che le legano, in questo
caso audiolesismo.
I non udenti sono persone non riconoscibili alla vista. Sono
una delle categorie meno inserite nel tessuto sociale, vivono
in un mondo a parte. Formano delle comunità e si sposano tra
loro, svolgendo la propria vita di relazione limitando i contatti
con la società circostante.
Voglio parlare trasformando la diversità, rappresentata dai
non udenti, in coreografia servendomi della diversità stessa,
attraverso una forma espressiva che coglie il punto di
connessione in cui l’oggetto diventa concetto e il concetto
diventa emozione e sensazione.
Michele, sordo dalla nascita, mi ha detto: “riusciamo a capire
se intorno a noi è successo qualcosa attraverso le vibrazioni
percepite dal nostro corpo, come la pianta del piede. Voi
udenti con l’ascolto del suono capite anche la provenienza,
noi invece dobbiamo andare alla ricerca con lo sguardo”.
Partendo da questa differenza di base, ho voluto indagare
per riportare in scena il mondo dei non udenti nella loro
condizione di apparente silenzio e di linguaggio, e mettere
gli udenti nella stessa condizione di percezione uditiva dei
non udenti. Per i sordi, nel National Technical Institute of the
Deaf negli Stati Uniti, la musica è una componente
importante dell’educazione culturale. Ai sordi che vogliono
assistere ad un concerto viene offerto un pallone pieno d’aria
che loro possono stringere tra le dita. Il loro cervello capta le
vibrazioni sulla pelle o sulle ossa e in questo modo riescono
veramente a sentire la musica.
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Foto Samuele Altamura
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note sulla musica
di Simone Pizzardo
Quando l’udito non funziona e il mondo fuori è muto,
basta avere un palloncino tra le dita e lasciarsi
attraversare dalle vibrazioni delle frequenze, farle
scorrere dalle mani al corpo sino alla testa.
La musica inedita dal titolo SI LEN CE è stata composta
proprio pensando a cosa significa ascoltare ogni tipo di
suono attraverso un palloncino partendo dal principio
che il suono è composto da onde di pressione che si
propagano attraverso l’aria.
Dal generico rumore del traffico al suono di una sirena e
ai suoni più laboriosi come modulazioni elettroniche, da
una voce umana ai più vari campioni ambientali, la
composizione è stata assemblata e mixata facendo molta
attenzione allo spettro sonoro, aspetto fondamentale di
tutto il lavoro.
La scelta delle frequenze è basata sul range che
percepisce un orecchio umano udente, dai 20Hz ai 20Khz.
Sono quindi enfatizzate le frequenze molto basse
riprodotte da quattro altoparlanti sub che riproducono
solo frequenze gravi dai 20Hz ai 120Hz e le frequenze dai
120hz ai 18/20Khz da quattro altoparlanti satelliti. Incontro
artistico fra musica, coreografia e lingua dei segni. La
musica ci collega al mondo esterno, che tu ci senta o
meno.
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VITO ALFARANO
Nasce a Brindisi il 15 gennaio 1978. Dal 2000 inizia la sua
attività professionale come danzatore freelance e lavora
con vari coreografi, tra i quali Fabrizio Monteverde,
Nicolas Musin, Mauro Bigonzetti, Ismael Ivo, Benjamin
Millepied, Karl Alfred Schreiner. Con le sue coreografie
vince primi premi coreografici nazionali e internazionali
come in Polonia il Granprix al “The IV International Sergei
Diaghilev Competition of choreographic Art”, con la
giuria presieduta da Vladimir Malakhov. Nel 2008 inizia la
costruzione di un percorso coreografico che vede la
danza svilupparsi attraverso varie argomentazioni legate
alle problematiche sociali come detenzione e
audiolesismo. Dal 2008 al 2010 è così ideatore e docente
del laboratorio di movimento corporeo e teatralità Oltre i
confini svoltosi con i detenuti nella Casa Circondariale di
Rovigo. Crea le coreografie per lo spettacolo Il rumore
dell’amore...Ispirato a Paolo e Francesca e agli
innamorati contemporanei prodotto dalla compagnia
Fabula Saltica, per il video musicale How About della
cantante americana Isis Gee, per Moving the City
progetto dell’Arsenale della Danza della Biennale di
Venezia e Quasi sordo Mi piacciono i maiali... progetto
finalista al Premio GD’A Puglia 2011. Crea la regia del
reading L’unico me stesso che conosco per la Caporetto
Production e per il videoclip Il mio grido realizzato con i
detenuti del carcere di Rovigo.
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Funny space
di e con
IUNIA BRICCA e ROBERTO COSTA AUGUSTO
musiche
ALVA NOTO & RYUICHI SAKAMOTO
e TRENTEMOLLER
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relazioni...
- Cosa fa lei nelle scale? Prende le misure?
Le scale servono per salire e scendere -
- i personaggi occupano lo spazio, che viene aperto,
chiuso, distrutto e delineato per costruire le fondamenta
di un nuovo territorio tutto personale
La performance nasce, così dal desiderio di rioccupare
uno spazio fisico e renderlo vivo. “Funny space” (da qui
il titolo della performance) definisce un insieme di
relazioni spaziali: muoversi e interagire con il mondo
oggettivo costruisce un ambiente entro il quale si
definiscono situazioni umane soggetive. Si colloca, cosí,
la “nostra vita quotidiana”, curiosità, confronto e un
pizzico di follia.
- creare nello spazio il proprio spazio, dopo diversi
tentativi, trovare la giusta misura in cui si possa ritrovare
la propria quotidianità
- lo spazio diventa un gioco in cui vivere e muoversi...
nascondersi e ritrovarsi... gli sguardi si cercano... gli
animi si rendono complici
Il mio concetto di architettura abbraccia l’intero
ambiente della vita umana; non possiamo sottrarci
all’architettura, finché facciamo parte della civiltà,
poiché essa rappresenta l’insieme delle modifiche e
delle alterazioni operate sulla superficie terrestre, in
vista delle necessità umane, eccettuato il puro deserto.
(William Morris, 1881)
La conoscenza dell’altro farà abbattere i muri del
pregiudizio sociale e mettere a fuoco la volontà nascosta
di contatto umano: l’istinto prevale sulla ragione in
maniera curiosa e folle. Le emozioni crescono e il
coinvolgimento tra i corpi si articola in una misteriosa
energia, lasciando un’impronta “ironica”.
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Deinde. Ha partecipato come insegnante e danzatrice al
progetto Fronteras diretto da Khosro Adibi a Tijuana
Messico. Attualmente insegna danza contemporanea
nella scuola di Belfioredanza di Maria Cristina Fontanelle
a Torino e collabora con la compagnia Fabula Saltica di
Rovigo.
i protagonisti
IUNIA BRICCA
“La mia ricerca:... Muovere liberamente il corpo
spinto dalla volontà di trovare un nuovo rapporto
con lo spazio e il tempo. Tecnica, sensibilità
artistica e capacità interpretativa diventano
espressione corporea. Scoprire un nuovo modo
per comunicare, attraverso il corpo, il gesto, la
musica, con energia e ritmo...”
Studia danza classica (metodo R.A.D) e moderna,
specializzandosi con molti maestri in Italia e all’estero.
Ha ricevuto a ottimi voti la qualifica come “esperta in
discipline coreutiche”, frequentando il corso professionale
istituito al Teatro Nuovo di Torino in collaborazione con la
Regione Piemonte. Studia danza contemporanea e
modern con Rachele Caputo (tecnica Cunningham),
Fabrizio Monteverde, Giorgio Rossi (Teatro Danza), Luca
Bruni, Daniele Ziglioli (modern-jazz), Michele Merola,
Loris Petrillo (tecnica release), Simonetta Alessandri
(tecnica contact improvvisation), Sara Simeoni (tecnica
release), Fabio Ciccalè, Roberto Galvan, David Zambrano
(tecnica Fly low), Dominik Borucki (tecnica Fly low),
Caroline Bo (tecnica Cunningham), Paola Sorressa, Alma
Falkenberg (tecnica contact improvvisation), Roberto
Zappalá, Mario Ferrari (tecnica sui trampoli), Khosro
Adibi, Frey Faust. Da tre anni studia presso MCF
Belfioredanza di Maria Cristina Fontanelle e con Eugenio
De Mello. Inizia il lavoro professionale molto giovane
presso la compagnia “Oplas teatro” diretta da Luca Bruni
e Mario Ferrari. Partecipa come solista, a numerosi
festival in tutta Europa, Cuba e Corea. Successivamente
si specializza nella danza moderna e contemporanea
lavorando per Massimo Cerruti, Barbara Altissimo,
Ariella Vidach, M. Cristina Fontanelle e compagnia
ROBERTO COSTA AUGUSTO
Inizia a studiare danza all’età di 20 anni presso il Real
Conservatorio de Danza in Alicante (Spagna), prosegue
gli studi presso l’International Dance Center Scaena
Carmen Roche in Madrid (Spagna) e al Victor Ullate
Ballet School in Madrid (Spagna). In seguito si trasferisce
ad Amsterdam, dove si perfeziona con vari maestri, quali
Roberto Galvan, Lorn McDougal, David Zambrano,
Gabrielle Steiger, Ivan Kramar, Jeanne Solan, Keren Levi,
Laura Bernasconi, Anna Mora, Carmen Rozestraten, Paul
Stabrook, Rudy Schaafma, I tzik Galili e in Italia con
Andrea Cagnetti, Jacky Miredin, Sacha Ramos,
Simonetta Alessandri, Sara Simeoni, Khosro Adibi,
Virgilio Sieni e Frey Faust. Attualmente continua gli studi
di danza contemporanea presso MCF Belfioredanza di
M. Cristina Fontanelle. Nel 2002 inizia il suo percorso
lavorativo, prima come aspirante presso il “Victor Ullate
Ballet” per le coreografie di Victor Ullate e Maurice
Bejart, in seguito come solista presso “Oplas teatro” per
le coreografie di Luca Bruni. Successivamente collabora
come performer con la compagnia “Hojarasca Dance
Company” a Burgos (Spagna) di Alicia Soto. Dal 2005 al
2007 prende parte alle produzioni della compagnia
“Fabula Saltica” danzando per Claudio Ronda, Nicolas
Musin e Ismael Ivo. Prende parte come performer del
progetto “Deboli di cuore” per un’idea di Massimo
Cerruti. Dal 2007 al 2009 l’esperienza con il “Balletto
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dell’Esperia” lo vede interprete di coreografie di Paolo
Mohovich, Herve Costa, Gustavo Ramirez Sansano.
Attualmente si dedica esclusivamente alla danza
contemporanea, all’improvvisazione, alla ricerca e in
questo percorso incontra anche il teatro. Continuano i
lavori con la compagnia “Ersiliadanza” di Laura Corradi
prendendo parte alle produzioni “Top Secret” e
“Butterfly” e collabora come performer con la
coreografa M. Cristina Fontanelle. Inoltre prende parte
all’IPL (International Performing Laboratory) con Khosro
Adibi.
Da gennaio del 2011 collabora con la compagnia Virgilio
Sieni e con la coreografa Ariella Vidach.
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ContemporaneAmente
TEATRO STUDIO ROVIGO
Viale Oroboni, 14 - Rovigo
mercoledì 14 marzo 2012 ore 21.00
giovedì 15 marzo ore 10.30 teatroragazzi
Naturalis Labor
Que reste-t-il
de nos amours?
una sorta di musical sull’amore e su Parigi...
coreografie e regia LUCIANO PADOVANI
assistente SILVIA BERTONCELLI
musiche francesi di autori vari
cantate, ballate e interpretate da Sandhia,
Claire (la zia Peggy), Paul, Silvie, Marc (lo scontroso),
Luke, Annalì (la giovane smorfiosetta)
insert musicali e music coach CARLO CARCANO
fisarmonicista LUCA PIOVESAN
vocal coach PAOLA BURATO
scene NATHALIE ROSE
complicità scenica MAURO ZOCCHETTA
costumi LUCIA LAPOLLA
Interpretato e creato da SILVIA BERTONCELLI,
CHIARA GUGLIELMI, SANDHIA NAGARAJA,
LUCA ZAMPAR, PAOLO OTTOBONI,
MARCO ROGANTE, ANNALISA RAINOLDI
Una coproduzione Teatro Verdi di Pisa,
Compagnia Naturalis Labor, Comune di Comacchio,
Comune di Vicenza con il sostegno di
Ministero dei Beni e Attività Culturali
Regione Veneto, Arco Danza, Provincia di Vicenza
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le sfumature sottili dell’amore
di Luciano Padovani
poco, anche lui. Silvie è una ragazza vitale ma triste. Il
suo Jean l’ha lasciata. Riuscirà a trovare l’uomo della sua
vita? Sandhia è arrivata qui con un piroscafo su una culla
quando era bambina e fin da piccina ha sempre avuto
una voce morbida, sensuale. E infin ci sono io, con le mie
foto, i miei ricordi, le mie passioni per il musical e per la
vita. Sono un po’ vecchio ma so ancora amare. E voi? Che
dirvi di più. Venite, accomodatevi, entrate in questo
piccolo mondo magico ed ironico”.
E un fisarmonicista, Luca Piovesan che suona le scelte
musicali e le musiche originali di Carlo Carcano, a tutti
quelli che passano sotto il lampione, in rue Lacard.
L’intento è quello di ricreare sul palco una visione d’altri
tempi, un racconto danzato e poetico che sappia narrare
le sfumature più sottili del complesso universo
dell’amore. Un sapiente intreccio per raccontare storie
di ieri e di oggi, interamente dedicato alla città dell’amore
per antonomasia, Parigi, seducente, romantica,
misteriosa e affascinante.
Foto Monica Deri
Que reste t il de nos amours? È una sorta di musical che
immerge lo spettatore nelle nostalgiche e sensuali
atmosfere parigine, in cui la danza contemporanea si
fonde con la musica dal vivo, il teatro e il canto. Uno
spettacolo che vuole raccontare l’amore, Parigi, la gente,
con personaggi che cantano, ballano, amano, salgono e
scendono. Parole dette, parole sussurrate, parole
sperate. Baci rubati, inganni stucchevoli, risate sincere.
Ideato e diretto da Luciano Padovani è interpretato da
Silvia Bertoncelli (anche assistente alle coreografie),
Chiara Guglielmi, Sandhia Nagaraja, Luca Zampar, Paolo
Ottoboni, Marco Rogante, Annalisa Rainoldi, meravigliosi
protagonisti di varie storie. C’è Ivan, il timido, poeta,
innamorato delle donne, di tutte le donne del mondo. Ma
proprio tutte. Annalì, la giovane smorfiosetta. E c’è Claire,
per noi è la zia Peggy. Fumatrice incallita e ingiallita…
Come una vecchia foto d’epoca. Marc… non sappiamo
se è il suo vero nome… E’ un tipo scontroso, solitario.
Ruba. Ruba le lettere d’amore degli altri e le tiene con sé,
nella sua stanzetta. E’ come se volesse essere amato, un
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NATURALIS LABOR
Nata nel 1988 a Vicenza e diretta da Luciano Padovani, la
compagnia Naturalis Labor è caratterizzata da uno stile
imparentato con il contact nord-europeo, basato
sull’improvvisazione, fortemente fisico, espressivo e
dinamico. Da anni si dedica al lavoro di ricerca sulla
danza contemporanea, sul tango e sui nuovi linguaggi
dell’arte, sperimentando inediti incroci per nuove
suggestioni coreografiche ed espressive.
LUCIANO PADOVANI
La sua formazione inizia con Carolyn Carlson a Venezia e
prosegue a Parigi con Robert Kovich, Peter Goss, Larrio
Ekson e altri. Rientra in Italia dove lavora come danzatore
alla Scala di Milano e nella Compagnia di Susanna
Beltrami. Nel 1988 fonda con Francesca Mosele la
Compagnia Naturalis Labor per la quale firma numerose
coreografie, ma è nel 1992, con Hotel Lux, che Padovani
si fa conoscere dalla critica e dal pubblico. Il suo codice
gestuale si avvicina molto alla danza belga: è uno stile di
sapore nordico, fiammingo nel quale la coreografia si
mescola al teatro. Dal 2001 con 2, rue des Pommes il
percorso creativo di Padovani è ad una svolta. La danza
dura e nervosa dei precedenti spettacoli lascia posto
all’ironia, alla poesia, alla leggerezza avvicinandosi ancor
di più al teatro danza ma in una dimensione meno
“drammatica”.
Complice la sua passione per il tango da alcuni anni
realizza inoltre spettacoli di tango argentino e di
tango/danza. Tra questi, La Catedral, coprodotto dal
Festival Oriente Occidente di Rovereto, Alma de tango,
spettacolo di tango con musica dal vivo che ha segnato
il sold out in numerosi teatri italiani ed europei e i recenti
Noche Tanguera e Sabor de tango.
Padovani è anche autore di coreografie per opere liriche
e per altre compagnie, tra le quali si può ricordare
Sahara per il Balletto di Toscana, ed è direttore artistico
di rassegne e festival tra i quali Balli & Danze, Danza a
Comacchio e il festival Forti in scena.
La sua ultima creazione, Que reste t il de nos amours? si
ispira al musical e a Parigi.
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Foto Andrea Macchia
ContemporaneAmente
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PIAZZA GARIBALDI ore 18
PALAZZO GRAN GUARDIA ore 19
giovedì 8 marzo 2012
Manonuda Teatro
Il distributore
di e con ALBERTO CACOPARDI
PERFORMANCE DI DANZA URBANA
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sotto la pelle
Jean Daniel Fricker, Germana Giannini, Fabrizio Paladin,
Imke McMurtrie, Maja Stromarg. Nel 2005 Atsushi
Takenouchi lo conduce nella danza contemporanea
Butoh, da cui rimane affascinato dall’esplorazione
sensibile del mondo esterno ed interno all’interprete. Nel
2004-05 lavora nella compagnia il Balletto Civile diretta
da Michela Lucenti (“I topi” e “Kecuptroiane”).
Collabora con La Piccionaia - I Carrara, il Teatro dell’Est,
il Teatro Sociale di Rovigo.
Nel 2005 fonda assieme ad Evarossella Biolo la compagnia
Manonuda Teatro, dove, spinto da una necessità
espressiva, sperimenta un proprio linguaggio.
Produzioni: “Tutto per un paio di ali” (2005), “Ereminio”
(2005), “Come quando si cala la maschera” (2005), “Hic”
(2006),”Et Nunc” (2007), “Minchiulanza” (2007), “Ci vuole
un fiore” (2008 selezionato G.D.A. Veneto), “L’ascensorista”
(2009), “Pesci fuor d’acqua” (2009) “ISAD”, Misterivox
(Treviso 2010), Dancingengine (Venezia 2010), “L’abito
nudo” (2010), “Il distributore” (2010 selezionato per la
rassegna Marathon of the Unexpected La Biennale
danza di Venezia). Nel 2011 con lo spettacolo di Teatro
danza di strada partecipa al festival internazionale di
teatro in strada International Streetartfestival Kempen
(Belgio), Namur en Mai (Belgio), Mirabilia (Torino).
Come formatore lavora da anni, tenendo laboratori e
seminari in Italia e in Europa che abbracciano il lavoro
sul corpo nel suo complesso fisico ed emotivo, all’interno
di linguaggi artistici definiti: il teatro di movimento e la
danza contemporanea, seguendo costantemente la
necessità di una condivisione sociale.
“Ciò che è reale è vicino all’inconscio quanto l’inconscio
è vicino a ciò che è reale.” Un uomo s’immerge nei gesti
del quotidiano i quali, con la danza, trasformano il corpo
portandolo in una dimensione altra. Una sorta di viaggio
che attraversa la realtà, il sogno e l’inconscio,
mescolandoli.
Mentre agiamo nella concreta realtà delle cose il nostro
corpo porta nella pelle e sotto di essa, un immaginario, un
mondo emotivo: un vissuto.
Nella performance ho la possibilità di fondere il piano
concreto con quello che sta sotto la pelle giocandone e
vivendone il passaggio, raccontando un percorso di
evoluzione e trasformazione.
L’intento è anche quello di aprire una finestra che mostra
la vita di un uomo, che si nutre delle piccole e tenere
cose del quotidiano che svelano l’anima di una persona.
Un uomo che ha la testa piegata di fronte al potere...poi
arriva la follia, l’ubriachezza, l’inconscio, la ribellione che
portano il suo corpo in un piano altro e gli occhi
diventano quelli della pantera che guarda.
ALBERTO CACOPARDI
Attore, danzatore, formatore, la sua esperienza artistica
parte dalle arti circensi. Da qui si avvicina al movimento
del corpo con la danza contemporanea e il teatro di
movimento. Nel 2002 si diploma presso la Scuola
Internazionale di Creazione Teatrale “Kiklos” diretta da
Giovanni Fusetti, dove segue il percorso di formazione
teatrale di Jaques Lecoq. Nella sua formazione incontra:
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Stagione di balletto a cura di
Claudio Ronda
realizzata da
con il contributo di
Comune di Rovigo
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Organigramma
Staff tecnico del Teatro Sociale di Rovigo
Sindaco di Rovigo
Direttore tecnico di palcoscenico
Bruno Piva
Roberto Lunari
Assessore alla Cultura e Spettacolo
Capo elettricista
Anna Paola Nezzo
Gianluca Quaglio
Direttore Artistico
Capo macchinista
Stefano Romani
Matteo Fasano
Dirigente Settore Cultura
Nicoletta Cittadin
Direttore di Produzione-Funzionario Settore Spettacolo
Angela Baruchello
Funzionario Amministrativo
Laura Cuozzo
Funzionario Contabile
Lucia Toffanin
Promozione e Immagine
Milena Dolcetto
Segreteria organizzativa
Roberta Ponzetto, Simone Dentello
Biglietteria
Sandra Andreotti, Paola Gallo
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PRESENTAZIONE DELLA STAGIONE DI BALLETTO
GIOVEDÌ 2 FEBBRAIO 2012 ORE 18.00 ACCADEMIA DEI CONCORDI, SALA OLIVA
A CURA DELL’ASSOCIAZIONE AMICI DEL TEATRO SOCIALE DI ROVIGO RELATORE ERMANNO ROMANELLI
Libretto a cura dell’Ufficio Promozione Immagine del Teatro Sociale di Rovigo
Realizzazione grafica: FANCY GRAFICA - Rovigo
Stampa: Grafiche FM - Bergantino (Rovigo)
In stampa gennaio 2012
Il Teatro Sociale di Rovigo è a disposizione degli aventi diritto
per le fonti iconografiche che non è stato possibile individuare
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