Azione Cattolica
Diocesi di Roma
«Finché sono nel mondo,
sono la luce del mondo»
(Gv 9,5)
Esercizi spirituali nella città
31 marzo – 2 aprile 2011
BASILICA DI S. CROCE IN GERUSALEMME
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PRESENTAZIONE «Finché sono nel mondo,
Io sono la luce del mondo» (Gv 9,5)
L’Azione Cattolica Diocesana vuole offrire a tutti un’occasione
speciale di preghiera personale e comunitaria in questo tempo di
Quaresima, per ascoltare e accogliere la Parola di Dio, luce e guida
del nostro cammino.
Una preghiera non fatta per abitudine, ma come risposta a Dio
che ci parla con amore, con il cuore deciso a convertirsi ad una adesione alla volontà del Padre. Scegliere il volere divino è scegliere la
vita: tutta la nostra vita e la storia prendono senso e così si definisce
un progetto che si compie nel tempo.
Pregare è sempre possibile! Tra i mille affanni delle nostre giornate, poter soffermarsi a sentire la presenza di Dio nel nostro tempo
che, seppur problematico, è sempre un tempo di grazia. Quella presenza di Dio che è all’opera nella persona di Gesù risorto.
Per tre giorni, dal 31 marzo al 2 aprile, durante tre momenti
della giornata, quando il nostro pensiero e le nostre attività sono rivolte agli innumerevoli impegni, siamo chiamati a trovare in maniera
più intensa quell’occasione speciale per ascoltare, accogliere e parlare con il Signore.
Aiutati da questo libretto abbiamo la possibilità di essere guidati
sia nella preghiera personale al mattino e a metà giornata, sia
nella preghiera comunitaria alla sera.
La preghiera al mattino, prima di qualsiasi tipo di attività, prima
di arrivare al lavoro, a scuola, in negozio o prima di iniziare a riordinare la casa.
A metà giornata, quando mille preoccupazioni, dubbi e fatica
hanno già la meglio sui nostri pensieri… fermarsi. Sì, per ritemprare
il fisico, ma anche per chiedere al Signore, Lui che è nostro Padre
nonostante tutto, la Sua benedizione e la Sua grazia affinché sia
sempre il nostro riferimento.
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PRESENTAZIONE La sera, dopo che la giornata ci lascia esausti, un momento per
ritirarci a parlare con Cristo Gesù, colui che ci ascolta intimamente e che rinvigorisce le nostre forze. Tutti insieme nella Basilica
di Santa Croce in Gerusalemme dalle 19,30 alle 21.00 con la
riflessione e la meditazione della Parola di Dio affidata alla cura di
Don Filippo Morlacchi, Direttore dell’Ufficio diocesano per la
pastorale scolastica e l’insegnamento della religione cattolica.
Questo libretto vuole anche essere un invito e un ausilio per
quanti vorranno proporre l’esercizio della preghiera nelle proprie
realtà parrocchiali, associative, di gruppo, negli ambienti di lavoro
e nella propria famiglia per sentirci parte di una storia universale,
fratelli di tutti nella riscoperta della centralità di Cristo, nel quale
tutti siamo stati creati.
L’ AC di Roma
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LUOGO Santa Croce in Gerusalemme
Una tradizione antica e largamente documentata attribuisce a
Costantino e a sua madre Elena la costruzione della Hierusalem
romana in una grande aula del Sessorium, la domus imperiale di
età Severiana, alle pendici dell’Esquilino, in cui risiedeva l’anziana
madre del famoso imperatore dell’Editto di Tolleranza per i cristiani.
Denominata in origine anche Basilica Heleniana o Sessoriana,
la chiesa del IV sec. sorse per custodire le reliquie della Passione
del Signore, ritrovate miracolosamente sul Calvario e portate a
Roma da S. Elena.
Nel corso dei suoi sedici secoli di storia, la Basilica si è continuamente rinnovata nelle forme – dal romanico al barocco – e si
è arricchita di tesori d’arte e di cultura, ma soprattutto ha segnato profondamente la vita spirituale di Roma e della Chiesa universale. Riti e tradizioni legati al culto della Croce, infatti, ne hanno
caratterizzato la storia fin dalle origini.
La presenza di un monastero annesso alla Basilica sin dal X
sec., poi, ha contribuito in maniera significativa nell’imprimere
carattere e continuità alle espressioni architettoniche che hanno
dato forma all’ideale monastico e che completano il complesso
basilicale.
Sul ritrovamento della Croce – che è all’origine di questa basilica - storia e leggenda si intrecciano.
Eusebio di Cesarea (265 circa-340), nella Historia Ecclesiastica
e nel De vita Costantini, narra che l’imperatore Adriano aveva fatto costruire dei templi pagani sul Calvario e sul S. Sepolcro, per
far cadere nell’oblio la memoria degli avvenimenti cari ai cristiani.
Terminate le persecuzioni e proclamato l’Editto di Tolleranza
(313), l’imperatore Costantino fece demolire i templi pagani per
innalzare in quegli stessi luoghi un nuovo grandioso tempio cristiano: l’Anastasis (sul S. Sepolcro) e il Martyrion (sul Calvario).
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LUOGO In quest’epoca l’anziana madre dell’Imperatore intraprese un
viaggio in Terra Santa. Elena era nata a Drepanum, in Bitinia, nel
250 e solo in tarda età aveva abbracciato la fede cristiana. Di umili origini, rimase nell’ombra fino a quando il figlio, divenuto Imperatore, la chiamò a corte con il titolo di Augusta.
Gli antichi storici della Chiesa – tra cui S. Ambrogio – hanno
tessuto l’elogio delle virtù cristiane di Elena. A lei la tradizione attribuisce il ritrovamento sul Calvario di tre croci che furono portate in processione per la città di Gerusalemme; San Macario, vescovo della città, avendo invocato dal Signore un segno, distinse
la croce di Gesù per il miracoloso ritorno in vita di un giovane toccato con il Santo Legno.
S. Elena fece tre parti della Croce: una la lasciò a Gerusalemme, un’altra la mandò al figlio a Costantinopoli e portò la terza
parte a Roma, con il “Titolo” (la scritta plurilingue “Gesù Nazareno, re dei Giudei”), un chiodo e anche una gran quantità di terra
del Calvario, con la quale cosparse il pavimento della Cappella
attualmente a lei dedicata nella Basilica di S. Croce.
Nel cubiculum Sanctae Helenae, che la leggenda ha tramandato come la stanza privata dell’imperatrice, sono state custodite le
reliquie della Passione per più di un millennio. I recenti scavi archeologici che hanno riportato alla luce i resti di una vasca battesimale e alcune tombe nell’antica cappella di S. Elena hanno pertanto chiarito che l’originario luogo di culto non era affatto una
cappella palatina ad uso privato, bensì un luogo di culto pubblico,
dove la comunità cristiana di Roma professava la propria fede vicino alle reliquie della Passione del suo Salvatore.
Ogni pietra, ogni espressione dell’arte e del genio umano qui
raccontano l’incredibile storia di amore e redenzione che è la Storia della Salvezza.
La Croce ha entusiasmato e motivato generazioni di cristiani,
ha sostenuto i martiri nelle persecuzioni di ieri e di oggi, ha ispirato e alimentato la creatività degli artisti in ogni tempo.
E in questa splendida Basilica romana di S. Croce in Gerusalemme parlano proprio le espressioni della fede e dell’arte suscitate dalla Croce di Gesù.
Sono numerose le opere d’arte presenti in Basilica. Ricordiamo
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LUOGO gli affreschi medievali del sottotetto (XII sec.), il pavimento cosmatesco (XII sec.), il ciclo di affreschi con Storie della Vera Croce che orna il catino absidale di Antoniazzo Romano e Soci (XV
sec.), le tele di Raffaele Vanni, Luigi Garzi, Carlo Maratta e Giuseppe Passeri (XVII-XVIII sec.) nelle navate laterali e quelle di
Corrado Giaquinto (XVIII sec.) sulla volta lignea e nel transetto, il
Ciborio che ha sostituito quello medievale, opera di Gregorini e
Passalacqua, come pure la nuova facciata che alla metà del Settecento ha sostituito il prospetto romanico.
Ancora sul tema del ritrovamento della Vera Croce anche lo
splendido mosaico attribuito al Peruzzi e gli affreschi del Pomarancio nella Cappella di S. Elena (XVI sec.).
Nella Cappella di S. Gregorio la volta è stata affrescata da Girolamo Nanni e Francesco Nappi nel XVII sec. e sull’altare si ammira una Pietà in bassorilievo, opera di un anonimo autore degli
inizi del XVII sec.
Nell’area archeologica sono visibili i resti del Sessorium, delle
Terme Eleniane, del Circo Variano e dell’Anfiteatro Castrense, inglobato nelle Mura Aureliane tra il 271 e il 275.
L’ultima opera d’arte in ordine di tempo è il cancello “Sipario”
dell’artista Jannis Kounellis, donato nel 2007 al complesso di S.
Croce per collegare lo spazio della piazza con la realtà monastica
dell’orto-giardino, sintesi ideale tra passato e presente.
Le reliquie della Passione del Signore venerate a S. Croce in
Gerusalemme hanno sempre suscitato grande interesse e attenzione. La loro presenza in uno dei luoghi più antichi della Cristianità, in una Basilica che può vantare ben sedici secoli di storia e
la vicinanza a S. Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e antica sede papale, hanno favorito una costante e documentata tradizione di culto. Le reliquie della Passione del Signore sono per noi
tutti preziosi strumenti di catechesi, segni di un fatto certo, la cui
venerazione può aiutare la meditazione sulle sofferenze che ricordano e riproporre il valore salvifico della Croce.
Nel «vero Santuario della Croce» – come Giovanni Paolo II ha
definito la Basilica nella sua visita pastorale del 1979 – per anti7
LUOGO chissima e documentata tradizione si venerano una parte della
Croce, un chiodo della Crocifissione, il Titulus, due spine della corona e altre reliquie giunte nel tempo a completare la catechesi
sulla Passione (falange del dito di S. Tommaso, frammenti della
grotta di Betlemme, della colonna della flagellazione e del Santo
Sepolcro, il patibulum del Buon Ladrone).
Ai piedi della Cappella delle Reliquie dal 5 luglio 1999 riposano
le spoglie mortali della Venerabile Antonietta Meo per gli amici
“Nennolina”, nata a Roma il 15 dicembre 1930 e vissuta a poche
centinaia di metri dalla Basilica, morta il 3 luglio 1937 all’età di
sei anni e mezzo in seguito a osteosarcoma. Nennolina è stata
una bambina speciale che ha amato l’ A.C. prima che inventassero l’ ACR!!
Circondata dall’amore dei suoi genitori e della sorella Margherita, in famiglia ha imparato a pregare, tra le Beniamine di AC ad
amare Gesù e la Chiesa. La sua è una storia breve, ma molto intensa: grandi occhi neri e serenità contagiosa chi l’ha conosciuta
l’ha descritta come una bambina vivace, intelligente, gioiosa, ma
anche riflessiva, attenta, coraggiosa, con un carattere forte e un
senso religioso non comune. Ci ha lasciato 158 letterine, di cui
sette scritte proprio da lei e le altre dettate alla mamma. Sono un
capolavoro di fede e di amore da cui tutti noi, grandi e piccoli,
impariamo che avere fede significa abbandonarci fiduciosi nelle
mani di Dio, “come un fanciullo in braccio a sua madre”.
Veramente il Signore ha operato grandi cose in questa bimba
che nella sua breve esistenza ha vissuto e amato il mistero della
Croce. In attesa della beatificazione, Nennolina è già la più giovane mistica che la Chiesa ricordi.
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE INTRODUZIONE GENERALE
AGLI ESERCIZI SPIRITUALI
Dalle tenebre alla luce
(Gv 9, 1-41)
Passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli
lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia
nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è
perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la
notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce
del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva,
spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che
ci vedeva.
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Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un
mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere
l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno
che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che
si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
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Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il
giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
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Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la
vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono
lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non
viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano:
«Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era
dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici
di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse
acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva
ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che
voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi
non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo
dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei
avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo,
venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha
l’età: chiedetelo a lui!».
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Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore».
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Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora
ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli
occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché
volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non
sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
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Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio
e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è
mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
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Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore,
perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla
con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
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Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo
mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono,
diventino ciechi». 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste
parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». 41Gesù rispose loro: «Se
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il
vostro peccato rimane».
Come lampade accese 1 Se non ce lo avesse detto Lui stesso, Gesù, noi non oseremmo consi‐
derarci luce per il mondo. Uno solo è il nostro Maestro, una sola la no‐
stra Luce, Cristo Gesù. Anche quel tanto di luce che l’intelligenza e la bontà umana possono rappresentare per gli uomini, impallidiscono di fronte all’inondazione della luce di Cristo. Eppure Lui stesso ce lo ha detto, Lui che pure ci ha ammoniti perché nessuno ardisse farsi chia‐
mare Maestro, perché Lui solo è il Maestro. Ci ha detto: «Vos estis lux mundi» [«voi siete la luce del mondo»: Mt 5,14]; e ha aggiunto: «non si accende la lampada per nasconderla sotto il moggio»; e anzi: «la città in cima al monte non può essere nascosta» [ivi]. Figli della luce Dunque, non possiamo sottrarci a questa missione. Come figli della luce, non possiamo accontentarci della gioia che ci dà la chiarezza della luce del Cristo; e neppure limitarci ad accogliere quella chiarezza come lucerna per i nostri passi: «lucerna pedibus meis verbum Tuum» [«lam‐
pada per i miei passi la tua Parola»: Sal 119, 105]. Siamo chiamati a ir­
radiare quella luce. Se non lo facessimo, saremmo inutili come una lam‐
pada posta sotto il moggio; anzi si può dire che se siamo veramente accesi dalla luce di Cristo non possiamo non irradiarla: «non può resta‐
re nascosta una città che sta sopra un monte». I modi di questa irradia‐
zione, le risposte concrete a questa vocazione di figli della luce potran‐
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1) Per favorire la conoscenza di “risorse interne” all’AC, i testi di meditazione sono at‐
tinti dagli scritti di Vittorio Bachelet (cfr V. BACHELET, Scritti ecclesiali, a cura di M. Truffelli, Ed. Ave, Roma 2005). Bachelet fu giurista, docente universitario, vicepresi‐
dente del Consiglio Superiore della Magistratura, nonché presidente dell’AC dal 1964 al 1973. Il 12 febbraio 1980 fu assassinato dalle Brigate Rosse nell’atrio della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza. 11
GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE no essere diverse: missionari in terre pagane, o in paesi di antica civiltà cristiana; catechisti in terra di missione, o alla periferia di Roma o di Milano, nelle fabbriche, nelle scuole, nelle cascine; testimoni con il mar‐
tirio o con la propria vita di ogni giorno, familiare, professionale e so‐
ciale; monaci o “militanti” di Azione Cattolica: ma sempre, in ogni caso, lampade accese per Dio e per il mondo. Testimoni della luce La verità è che la luce di Cristo non è una luce che si contempli solo: non è solo un sistema di idee che appaghi la nostra razionalità; ma è una luce calda di vita, una luce che dà vita, che ci fa trasmettitori di vita. Noi non possiamo accoglierla davvero se non ce ne facciamo nello stes‐
so tempo apostoli, diffusori. È un impegno che supera le nostre forze, certo, giacché noi non siamo sorgenti di luce propria, ma strumenti, mezzi di diffusione, della luce di Cristo; e che potremo attuare dunque solo se ci rendiamo disponibili al vento, impetuoso, al fuoco dello Spiri‐
to Santo. È il misterioso programma di Dio che, per realizzare il Suo piano di luce, di vita, di salvezza, ha chiesto l’aiuto degli uomini, ha voluto la no‐
stra collaborazione; da quella di Giovanni («egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui» [Gv 1,7]: il mistero di Dio che, per farsi credere dagli uomini si ser‐
ve della testimonianza di un uomo) a quella di ciascuno di noi: «voi sie­
te la luce del mondo». La città sul monte Come della nostra salvezza, così della nostra capacità di irradiare la verità, è condizione la nostra unione con il Cristo a mezzo della Sua Chiesa. È la Chiesa, per eccellenza, la città sul monte, la madre e mae‐
stra di verità e di vita per gli uomini. Non a caso coincidono, nella Pen‐
tecoste, la nascita dalla Chiesa e l’improvviso slancio, il coraggio apo‐
stolico dei discepoli di Gesù. È per il tramite della Chiesa che ci viene partecipata la verità, è solo in unione con la Chiesa che noi possiamo irradiare la verità. Ciò è stato vero sempre, ma di nuovo, nei tempi più recenti, un rinnovato senso “missionario” ha portato i cattolici a sentire 12
GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE questo stesso impegno in più stretta unione con la Chiesa, nelle varie forme di apostolato dei laici e in modo specialissimo nell’Azione Catto‐
lica, se sua caratteristica è appunto quella di essere «collaborazione all’apostolato Gerarchico» della Chiesa. In ogni tempo i cristiani sono stati chiamati a irradiare la verità, con la vita, con le opere e con la parola, a essere luce nel mondo; ma ogni tempo ha richiesto un impegno speciale. Il nostro tempo, tempo di pro‐
fonde trasformazioni, di meravigliose, inebrianti conquiste umane, e insieme di profondi sconvolgimenti, richiede ai cristiani un impegno, se così si può dire, specialissimo. E lo richiede in modo particolare, come più volte hanno ammonito i Pontefici […] ai laici impegnati in tutti i set‐
tori della vita moderna, scientifica, culturale e sociale, professionale, familiare, della stampa, dello spettacolo, della scuola… Solo se vi sarà una adesione piena a questo appello affettuoso e pressante della Chie‐
sa, queste stupende conquiste umane che rendono sempre più l’uomo signore della terra e del cosmo creato, potranno essere genuina e retta risposta al primitivo comando di Dio e non, nella ribellione a Lui, stru‐
menti di terrore, di morte, di perversione, di confusione delle lingue; e il prendere coscienza della propria dignità che fanno ceti e popoli, una volta considerati “inferiori”, potranno essere conquista della fratellan‐
za dei figli di Dio e garanzia di pace, anziché fonte di turbamenti, di o‐
dii, di violenze, di guerre. Di fronte a tanti errori, che convolgono il mondo, che confondono le idee, di fronte a tante tentazioni che ripren‐
dono l’antica tentazione di farsi simili a Dio, che guidò i costruttori del‐
la torre di Babele, o prima ancora Lucifero nella sua ribellione (anche la luce può essere una tentazione), i cristiani di oggi, anche i laici cri‐
stiani devono farsi banditori della verità che illumina, che riscalda, che salva: della vera luce, la luce di Cristo. Le conquiste dell’uomo e la luce di Cristo Irradiare la verità con la parola: il più antico strumento di trasmis‐
sione della verità. Ve ne sono altri, sempre nuovi: la stampa e ormai tutta la gamma dei mezzi audiovisivi. Tutti possono e debbono essere messi a servizio della verità, della parola di Cristo di cui noi dobbiamo essere portatori; ma tutti non sono che strumenti di diffusione della ve­
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE rità: questa noi dobbiamo conquistare e diffondere, con espressioni adatte ai tempi di oggi, comprensibili agli uomini di oggi, ma genuine, semplici, non camuffate, fresche sempre della freschezza del Vangelo. Noi dobbiamo volenterosamente metterci a servizio della Chiesa, della sua sempre nuova opera di catechesi e di evangelizzazione, perché an‐
che all’uomo di oggi, spesso distratto e superbo, giunga la luce di Cri‐
sto, la verità semplice e profonda, che salva. Irradiare la verità con le opere. Esse sono per gli uomini la garanzia non tanto della validità di ciò che diciamo, quanto della fede che noi abbiamo nella verità. Se la fede senza le opere è morta, senza la testimonianza di opere cristiane la nostra lampada sarà una lampada spenta. Opere di carità, spirituale e materiale, opere di misericordia spirituale e corporale. E insieme l’adempimento di tutti i doveri del proprio stato, verso se stessi, verso i fratelli, verso la comunità: «il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità» (Ef 5,9). Gli uomini di oggi, poi, sono molto attenti alle opere, forse perché sono stati inondati, da tanti altoparlanti, di fiu‐
mi di parole. Irradiare la verità Irradiare la verità con la vita. La luce che noi possiamo diffondere, se accesi dalla luce di Cristo e dal fuoco dello Spirito Santo non è solo, non è tanto quella di singole parole, di singole opere, quanto quella di tutta la nostra vita. Anche oggi, in tante parti della Chiesa, questa testi‐
monianza giunge a richiedere il sacrificio della vita, o forse quel marti­
rio sottile che rende la vita impossibile per chi voglia rimanere saldo nella sua fede e vivere secondo essa membro vivo e fedele della Chiesa cattolica, apostolica, romana. Noi dimentichiamo troppo spesso i nostri fratelli che soffrono nella Chiesa perseguitata: preghiamo poco per loro e non ne traiamo abba‐
stanza incitamento ed esempio per vincere la nostra freddezza, la no‐
stra pigrizia, per impegnarci, in condizioni assai meno rischiose, a esse‐
re almeno con purezza lampade di vivida luce e non lucignoli che fumi‐
gano appena. Non si possono leggere senza commozione le parole di una recente lettera collettiva dell’Episcopato polacco datata da Jasna Gora il 4 set‐
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE tembre 1960: «le cose non andrebbero bene per la nostra fede e per il Regno di Dio, se volessimo soltanto serbarla nella nostra anima come quella “perla preziosa”, della quale ci parla il Salvatore (Mt 13,45). Ogni cristiano è confessore e predicatore della fede. Grazie a Dio la grande idea dell’apostolato laico si estende sempre di più. I cattolici in una sempre più grande misura sentono la loro responsabilità per le sorti della Chiesa di Dio e sempre più spesso si schierano spalla a spalla con i Sacerdoti. Invitiamo ad una onesta collaborazione tutti gli uomini di buona volontà, che testimonino Cristo e la Sua buona novella con la parola coraggiosa e degna, ma non solo con la parola, anche con l’esempio di un preciso stile di vita, con coscienziosità e con buona di‐
sposizione d’animo verso il prossimo. […]». «Le cose non andrebbero bene» se ogni cristiano non fosse confes‐
sore e predicatore della fede. Questo grido che ci viene dalla Chiesa perseguitata ravvivi il nostro slancio, il nostro impegno, dia la sveglia alla nostra pigrizia. È tempo di sorgere dal sonno; la notte è ormai a‐
vanti e il giorno è vicino. Nella veglia, non lasciamo spegnere il lume, ma teniamo alte, in piedi, le nostre lampade accese. V. BACHELET, Scritti ecclesiali, a cura di M. Truffelli, Ed. Ave, Roma 2005, 129‐133. Far penetrare il Vangelo in profondità Un altro aspetto caratteristico di questo nostro tempo è la rapidità e profondità che in esse hanno le trasformazioni delle civiltà e dei co‐
stumi degli uomini, per il cambiarsi dei modi di vita, per il confronto ed il rimescolamento di genti, per la diffusione più celere delle idee: delle informazioni, delle mode e – perché no? – anche del valori spirituali e morali. In particolare nel nostro paese spostamenti di popolazioni, maggiore mobilità di ceti sociali, crescita di un minimo di cultura attra‐
verso la scuola e altri strumenti di diffusione delle idee, dibattito ideo‐
logico, mutamenti di costume, tutto concorre con questo nostro tempo a trasformare profondamente la nostra società, e ci viene da temere, molte volte, che questa trasformazione possa sradicare fin dal profon‐
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE do, con le nostre tradizioni, quel tanto di cristiano che, contenuto in es‐
se, si tramandava da secoli da padre in figlio. Eppure mi è capitato giorni fa sott’occhio un brano del filosofo in‐
diano Sandhu Sundar Singh che diceva: «Un giorno stavo seduto sulla riva d’un fiume. Presi dall’acqua un bel sasso rotondo e lo spezzai. L’interno era perfettamente asciutto. Quel sasso giaceva in acqua da lunghissimo tempo, ma l’acqua non vi era penetrata. Allora pensai che la stessa cosa succede agli uomini in Europa. Da secoli li circonda il cri‐
stianesimo, ma il cristianesimo non è penetrato, non vive in loro. L’errore non sta nel cristianesimo, ma nel cuore dei cristiani, che è im‐
penetrabile come il duro sasso del torrente…». È una affermazione agghiacciante per noi. Io non credo che sia giu‐
sta, perché il cuore dell’uomo non è mai un sasso e perché lo Spirito non può restare inoperoso. Ma non può non farci pensare. Forse per questo è stato necessario che le guerre, le trasformazioni sociali abbia‐
no arato e stiano arando così profondamente per rivoltare i solchi della nostra civiltà, perché il cristianesimo possa penetrarvi in maggiore pro­
fondità. V. BACHELET, Scritti ecclesiali, pp. 302‐303 I consigli evangelici per portare al mondo la luce di Cristo I tre giorni di esercizi spirituali per l’AC di Roma dello scorso anno
hanno sviluppato il tema delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità).
Quest’anno, in continuità con quanto sviluppato lo scorso anno, mediteremo sui tre consigli evangelici (castità, povertà, obbedienza), che esprimono
tre espressioni di vita cristiana fondate sulle virtù teologali, in relazione alle
“potenze dell’anima” ossia alle facoltà umane e alle tradizionali pratiche
ascetiche quaresimali. Si osservi il seguente specchietto:
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GLI ESERCIZI — INTRODUZIONE CARITÀ
CASTITÀ
VOLONTÀ
ELEMOSINA
SPERANZA
POVERTÀ
MEMORIA
DIGIUNO
FEDE
OBBEDIENZA
INTELLIGENZA
PREGHIERA
Lo schema risulterà forse più chiaro al termine delle tre serate. Al momento basti riflettere sugli elementi seguenti:
1. La carità è l’amore maturo e oblativo, l’«agàpe», l’amore che viene da
Dio e che è proprio di Dio («Dio è agàpe»: 1Gv 4,6.8), l’amore che non
pretende il contraccambio («se amate solo quelli che vi amano, che merito
ne avete? Non fanno così anche i peccatori?» – cfr Mt 5,46). La castità è la
virtù che insegna a tendere all’amore puro, non egoistico, esercitando la
rinuncia, ma soprattutto ricordando il primato di Dio nella vita di ciascuno.
«Ci hai fatti per Te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa
in Te» (S. Agostino, Confessioni I,1). Ma l’amore è anche la disposizione
che ci fa pensare non solo a noi stessi ma anche agli altri, anzi agli altri prima che a noi stessi: l’elemosina (non a caso spesso indicata con la locuzione “fare la carità”) è la pratica penitenziale che deve spingerci a non chiuderci egocentricamente nel bozzolo degli interessi privati, ma ad accorgerci
dei bisogni delle persone intorno a noi. L’amore è una scelta che si esercita
con la volontà ed è mosso dagli affetti: gli esercizi spirituali ci invitano a
riportare l’ordine in questo ambito della nostra vita.
2. La speranza è la virtù che ci orienta al futuro definitivo di Dio che rende
relative tutte le preoccupazioni terrene; è la fiducia nell’intervento provvidente di Dio dinanzi alle difficoltà quotidiane. La povertà è la scelta consapevole di confidare nella Provvidenza più che nelle umane sicurezze, relativizzando i beni materiali e restituendo il giusto valore a quelli spirituali. La
speranza – insegna s. Giovanni della Croce – purifica la memoria, perché ci
aiuta a non rimanere aggrappati ostinatamente ai doni che Dio ci ha fatto in
passato, pretendendo di possederli sempre, e ci apre alla creatività imprevedibile della bontà divina, interiormente liberi da ogni attaccamento e pronti
ad abbandonare i beni passati e presenti, confidando solo nell’aiuto di Dio.
Il digiuno è la rinuncia volontaria ad un bene alimentare, ma anche di altro
tipo, che di per sé sarebbe lecito, ma che, se ricercato senza il giusto distac17
GLI ESERCIZI—INTRODUZIONE co, può diventare facilmente una compensazione non sana, un tappabuchi
per i nostri desideri insaziabili. Il digiuno ci aiuta ad essere più liberi, spogli e poveri, e ci fa invece accrescere il desiderio di Dio, e Lui solo.
3. La fede consente all’uomo di abbandonarsi liberamente e consapevolmente a Dio, in un gesto di incondizionato dono di sé; non è un gesto irrazionale, perché si fonda sul riconoscimento dell’intervento di Dio nella storia, ma va oltre la semplice conoscenza di Dio, portando alla consegna totale della propria libertà e della propria persona a Lui (e infatti la vera fede è
– come dicevano gli antichi – la «fides charitate formata», cioè la fede che
ha la forma dell’amore, la fede che non separa amore e conoscenza). Credere in Dio significa “dargli ascolto”, “dargli retta”, fidarsi di Lui, cioè obbedienza. Un’obbedienza intelligente, che si fonda sul riconoscimento della
verità della cose: Lui è il Creatore e il Signore, e l’uomo può realizzare se
stesso solo riconoscendo questa verità e affidandosi a Lui. La preghiera –
terza prassi ascetica tradizionale per la quaresima – alimenta la fede, la
rende viva e autentica, formando all’ascolto non solo della Scrittura, ma
della Parola che lo Spirito oggi fa risuonare per la Chiesa, invitando a conversione.
Vivere i consigli evangelici – e ciascuno è chiamato a farlo in modo
appropriato al suo stato di vita – significa dunque mettere ordine nel proprio cuore, purificarsi interiormente e “assentire alla profonda verità di se
stessi”. In questo senso Gesù, modello perfetto di castità, povertà e obbedienza, «svela pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima
vocazione» (Gaudium et Spes 22). Seguendo Gesù, uomo nuovo, il discepolo consegue la vita “bella, buona e beata” (E. Bianchi), cioè la realizzazione di sé, la pienezza di senso e la felicità.
L’uomo che realizza in sé questa pienezza di vita diventa un riflesso
della luce di Dio e porta un riflesso della sua gloria nelle tenebre del mondo. «Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercherò … di
aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me. […] L’unica cosa che
possiamo salvare di questi tempi, e anche l’unica che veramente conti, è un
piccolo pezzo di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini» (E. HILLESUM, Diario
1941-1943, Milano, Adelphi 1985, p. 170). Santificare se stessi è il primo
compito di ogni cristiano e la testimonianza più efficace.
18
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Giovedì 31 marzo
AMARE DIO AL DI SOPRA DI TUTTO
Preghiera del mattino
Inno
1. Nella santa assemblea,
o nel segreto dell’anima,
prostriamoci e imploriamo
la divina clemenza.
3. Ricorda che ci plasmasti
col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo,
e opera delle tue mani.
2. Dall’ira del giudizio
liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli
il segno della tua gloria.
4. Perdona i nostri errori,
sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia
alla vittoria pasquale.
5. Sia lode al Padre altissimo,
al Figlio e al Santo Spirito
com’era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.
Salmo di lode (Sal 17)
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
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Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ mi travolgevano torrenti impetuosi;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
già mi stringevano agguati mortali.
Nel mio affanno invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
al suo orecchio pervenne il mio grido.
La terra tremò e si scosse;
vacillarono le fondamenta dei monti,
si scossero perché egli era sdegnato.
Abbassò i cieli e discese,
fosca caligine sotto i suoi piedi.
Il Signore tuonò dal cielo,
l’Altissimo fece udire la sua voce:
grandine e carboni ardenti.
Scagliò saette e li disperse,
fulminò con folgori e li sconfisse.
Allora apparve il fondo del mare,
si scoprirono le fondamenta del mondo,
per la tua minaccia, Signore,
per lo spirare del tuo furore.
Stese la mano dall’alto e mi prese,
mi sollevò dalle grandi acque,
mi liberò da nemici potenti,
da coloro che mi odiavano
ed eran più forti di me.
Mi assalirono nel giorno di sventura,
ma il Signore fu mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuol bene.
Il Signore mi tratta secondo la mia giustizia,
mi ripaga secondo l’innocenza delle mie mani;
20
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ perché ho custodito le vie del Signore,
non ho abbandonato empiamente il mio Dio.
I suoi giudizi mi stanno tutti davanti,
non ho respinto da me la sua legge;
ma integro sono stato con lui
e mi sono guardato dalla colpa.
Il Signore mi rende secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza delle mie mani davanti ai suoi occhi.
Con l’uomo buono tu sei buono
con l’uomo integro tu sei integro,
con l’uomo puro tu sei puro,
con il perverso tu sei astuto.
Perché tu salvi il popolo degli umili,
ma abbassi gli occhi dei superbi.
Tu, Signore, sei luce alla mia lampada;
il mio Dio rischiara le mie tenebre.
Con te mi lancerò contro le schiere,
con il mio Dio scavalcherò le mura.
La via di Dio è diritta,
la parola del Signore è provata al fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia.
Infatti, chi è Dio, se non il Signore?
O chi è rupe, se non il nostro Dio?
Il Dio che mi ha cinto di vigore
e ha reso integro il mio cammino;
mi ha dato agilità come di cerve,
sulle alture mi ha fatto stare saldo;
ha addestrato le mie mani alla battaglia,
le mie braccia a tender l’arco di bronzo.
Tu mi hai dato il tuo scudo di salvezza,
la tua destra mi ha sostenuto,
la tua bontà mi ha fatto crescere.
21
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Hai spianato la via ai miei passi,
i miei piedi non hanno vacillato.
Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Dio, tu mi accordi la rivincita
e sottometti i popoli al mio giogo,
mi scampi dai nemici furenti,
dei miei avversari mi fai trionfare
e mi liberi dall’uomo violento.
Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre.
Gloria al Padre…
Vangelo (Lc 11,14-23)
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era
muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle
furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di
Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri
poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal
cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se
anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il
suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro
i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio,
allora è giunto a voi il regno di Dio.
22
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo
palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte
di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e
ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi
non raccoglie con me, disperde».
«Amerai il Signore con tutto il tuo cuore, con tutte le tue forze, con tutto
di te…». Un regno diviso in se stesso non può stare in piedi, e un cuore
diviso in se stesso va in rovina. «Dio accetta di non essere amato, ma
non di essere secondo. Non sarebbe Dio. Lui è il polo unico, in base a cui
oriento ogni mia scelta; è l’assoluto che non voglio perdere, il primo e
l’unico, il mio Signore» (S. Fausti). Poiché abbiamo “un solo cuore”, con
quello dobbiamo amare Dio e le creature, in un amore non di concorrenza, ma di armonia. «Minus Te amat qui tecum aliquid amat quod non
propter Te amat» («Ti ama di meno colui che, insieme con Te, ama anche qualcos’altro, ma non per amor tuo»: S. Agostino, Confessioni,
X,29,40). «Essere luce» significa non cercare altra luce che Lui.
Invocazioni
Il Cristo, luce del mondo, è venuto fra noi perché non camminiamo più nelle tenebre, ma abbiamo la luce della vita. A lui si innalzi la
nostra lode e la nostra preghiera:
La tua parola, Signore, sia luce ai miei passi.
− Signore fa’ che oggi progrediamo alla scuola della tua bontà e
diveniamo tuoi imitatori, per ritrovare in te, nuovo Adamo, ciò
che abbiamo perduto a causa del primo Adamo.
− La tua parola illumini sempre il nostro cammino, perché viviamo nella verità e nella carità, per la perfezione del tuo corpo
mistico.
− Insegnaci a fare del bene a tutti nel tuo nome, perché la luce
della tua Chiesa risplenda sempre più sull’umana famiglia.
− Donaci la grazia della conversione, perché espiamo le offese
recate alla tua bontà e sapienza, e otteniamo il bene inestimabile della tua amicizia.
23
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Padre nostro
Orazione
Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo
compimento. Per Cristo nostro Signore. Amen.
[Negli esercizi spirituali, come negli esercizi fisici, è importante non tanto la novità dei diversi esercizi, ma la pazienza di fare le dovute ripetizioni, necessarie per acquisire scioltezza e robustezza nel gesto. Sarebbe utilissimo imparare a memo‐
ria questa orazione, che sarà ripetuta nella preghiera di ogni mattina, e che – una volta imparata – potrà accompagnare l’inizio di ogni attività individuale (studio, lavoro, ecc.) o comunitaria (preghiera, riunioni…)]. Preghiera a metà giornata
Preghiera iniziale
Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.
Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.
Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.
Mi abbandono a Te,
perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà.
Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte
per Cristo Signore nostro. Amen.
Salmo penitenziale (Sal 32 [31])
Felice l’uomo al quale Dio ha perdonato la colpa
e rimesso il peccato.
24
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Felice l’uomo che il Signore non accusa di peccato
e che ha il cuore libero da menzogna.
Finché rimasi in silenzio,
ero tormentato tutto il giorno
e le mie forze si esaurivano.
Giorno e notte, Signore, su di me pesava la tua mano,
la mia forza s’inaridiva come sotto il sole d’estate.
Allora ti ho confessato la mia colpa,
non ti ho nascosto il mio peccato.
Ho deciso di confessarti il mio errore
e tu hai perdonato il peccato e la colpa.
Perciò i tuoi fedeli ti pregano
quando scoprono il proprio peccato.
Potrà anche venire un diluvio,
ma non riuscirà a sommergerli.
Tu sei per me un rifugio;
mi proteggi da ogni avversità
e mi circondi con canti di salvezza.
«Voglio istruirti e insegnarti la via da seguire,
vegliare su di te e consigliarti.
Non essere senza intelligenza
non fare come il cavallo o il mulo:
se non li costringi con il morso o la briglia,
non si avvicinano a te».
Per i malvagi, quante sofferenze!
Ma il Signore circonda con la sua bontà
quelli che in lui hanno fiducia.
Il Signore sia la vostra gioia.
Voi giusti, voi uomini onesti,
rallegratevi ed esultate.
Gloria al Padre…
25
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Lettura biblica (1Gv 4,7-16)
7Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da
Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio. 8Chi
non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel
mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per
mezzo di lui. 10In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad
amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.
11Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo
gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in
noi. 13In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in
noi: egli ci ha donato il suo Spirito. 14E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come
salvatore del mondo. 15Chiunque confessa che Gesù è il Figlio
di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.
Meditazione
C’è nella attuale situazione dell’umanità una grande sete e un gran‐
de rifiuto di amore. Una aspirazione alla fraternità universale e la con‐
trapposizione che rifiuta il dialogo con una parte almeno dei propri fratelli: l’aspirazione a una solidarietà larghissima, al di là di frontiere e di razze, e sovente il rifiuto dell’aiuto al fratello vicino che ha bisogno. Vorrei chiedervi di pregare e operare perché cresca in noi e cresca in tutti i fratelli la carità del Signore. 26
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Consentitemi di fare l’augurio che questa carità sappia trovare in‐
sieme le grandi vie dell’impegno professionale, sindacale, politico che contribuisce a trasformare il mondo e quelle non meno grandi dell’amicizia che sa donare al vicino una parte del proprio benessere, del proprio tempo, della propria tranquillità: che non crea l’alibi della doverosa assistenza pubblica per trascurare i fratelli che sono in diffi‐
coltà o che cercano comunque forse solo un po’ di fraterna amicizia. È a questa legge di amore che siamo chiamati: una legge dolcissima, ma esigente. […] Io credo che non ci sia tentazione più sottile di quella che, nella Chiesa, ha presentato la prospettiva aperta dal Concilio non – come è – come prospettiva liberante che toglie alla vita cristiana le pic‐
cole inutili abitudinarie esteriorità per chiamarla ad un impegno coe­
rente, vigoroso ed essenziale, ma come una sorta di lassismo spirituale e morale: così che, mentre prima i confessori si affannavano a dire quante cose fossero peccato, oggi sembra si affannino soprattutto nel rassicurarci che quasi niente è peccato. Mentre a me pare che il Conci‐
lio, nello sbarazzare il cammino del cristiano da tante piccole regole non ha voluto farlo adagiare in una comoda acquiescenza alla società permissiva, ma indicargli una strada diversa, più ardua, più esigente di quella della regola spicciola: la regola del confronto col metro della ca‐
rità di Cristo verso tutti i fratelli; del confronto con la sua morte e re‐
surrezione nella vita quotidiana. È solo questa, io penso, la strada attraverso cui può costruirsi una cristianità nuova quale lo Spirito vuole suscitare perché sia nella Chie‐
sa di domani strumento della grazia del Signore e della Sua presenza sacramentale, annunciatrice trasparente e gioiosa della sua Parola. V. BACHELET, Scritti ecclesiali, pp. 968‐969 Esame di coscienza
Un’antica tradizione vuole che la preghiera del mezzogiorno comprenda un breve esame di coscienza, per verificare se stiamo riuscendo a mantenere i propositi fatti al mattino. È utile che questo esame non sia “generale” (in poco tempo non si può fare una indagine approfondita di tutta la vita…) ma “particolare”: deve cioè individuare soprattutto un aspetto del comportamento da tenere sotto con‐
trollo e soffermarsi su di esso. Il vecchio detto “dìvide et ìmpera” vale anche nella vita spirituale: se cerchi di migliorare su un aspetto specifico ma concreto, il pro‐
27
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ gresso sarà complessivamente più efficace (del resto, anche nella confessione è del tutto inutile promettere genericamente “sarò più buono”: è molto più proficu‐
o formulare un singolo proposito concreto). Una volta scelto, dinanzi a Dio, il di‐
fetto che con il Suo aiuto voglio esaminare e correggere, è bene che mi ci soffermi per un tempo sufficientemente prolungato, magari alcune settimane: solo così potrò fare passi avanti apprezzabili e il risultato di conversione sarà duraturo. Orazione
O Dio che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano
tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò
che gli è conforme. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera serale
CANTO D’INGRESSO (INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO)
SALUTO E MONIZIONE
PREGHIERA D’INIZIO (tutti insieme)
Signore, illuminaci e guidaci
nella fede, nella speranza e nella carità.
La strada che tu hai percorso sia da noi seguita.
Tutto ciò che tu ami, sia da noi amato.
Tu, Luce, illumina le nostre tenebre.
Tu, Forza, sostieni la nostra debolezza.
I nostri occhi siano i tuoi occhi,
le nostre mani siano le tue mani,
le nostre spalle siano le tue.
Il nostro cuore sia il tuo cuore,
affinché i fratelli,
tramite la nostra umile e fedele presenza,
possano incontrare Te
28
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ e, nella fede, vederti e amarti.
Signore, prendici come siamo
e facci come tu ci vuoi. Amen. 2
SALMO DI MEDITAZIONE (Sal 119, 97-104)
Quanto amo la tua legge, Signore;
tutto il giorno la vado meditando.
Il tuo precetto mi fa più saggio dei miei nemici,
perché sempre mi accompagna.
Sono più saggio di tutti i miei maestri,
perché medito i tuoi insegnamenti.
Ho più senno degli anziani,
perché osservo i tuoi precetti.
Tengo lontano i miei passi da ogni via di male,
per custodire la tua parola.
Non mi allontano dai tuoi giudizi,
perché sei tu ad istruirmi.
Quanto sono dolci al mio palato le tue parole:
più del miele per la mia bocca.
Dai tuoi decreti ricevo intelligenza,
per questo odio ogni via di menzogna.
Gloria al Padre …
CANTO AL VANGELO
2) Questa preghiera, come quella che conclude la meditazione della sera, è tratta
dal volumetto Con animo sereno (Ediz. Città sul Monte 2004 – edizione fuori commercio), che è una raccolta delle preghiere utilizzate dal Piccolo gruppo di Cristo.
Il Piccolo gruppo è composto da «cristiani che scelgono o si propongono di aiutarsi a vivere più pienamente la consacrazione cristiana nella propria casa, da sposati,
o celibi, o vedovi o in ricerca; cristiani semplici che desiderano aiutarsi ad avere
più fede e a condividerla con chi ne è in cerca» (ivi, p. 4).
29
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Dal Vangelo secondo Marco (12,28-34)
In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il
tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con
tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande
di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo
con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e
amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocàusti
e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il
coraggio di interrogarlo.
Meditazione
«Io sono un Dio geloso»
•
La gelosia di Dio (qin’ah JHWH) è un tema biblico che nasce in
strati arcaici del Pentateuco («Geloso è il suo nome»: Es 34,14;
cfr Es 20,5) ma si sviluppa soprattutto con la spiritualità deuteronomica: «il Signore tuo Dio è un fuoco divoratore, un Dio
geloso» (Dt 4,24). Indica il desiderio da parte di Dio di essere
amato come Lui merita.
•
«Causa diligendi Deum, Deus est; modus, sine modo diligere» (S. Bernardo, De diligendo Deo I,1): il motivo per cui Dio
30
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ va amato è Lui stesso (non cioè per i benefici che questo amore
può portarci: amore disinteressato, carità); l’unico modo giusto,
è quello di amarlo senza misura («con tutto…»: solo Lui può –
anzi deve – essere amato al di sopra di ogni cosa). Solo questo
amore di Dio rende ordinato ogni altro amore subordinato.
Mt 19,12
«… altri si sono resi eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire
[chorèin], capisca».
Lc 18,28-30
«…abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito…»
2Cor 11,2
«Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina, avendovi promessi a un unico sposo, per presentarvi quale vergine casta a Cristo…»
Lo stile relazionale di Gesù: Gesù e le donne (Lc 7, Gv 4 e 8)
Gv 8,1-11
«Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo…»
Gesù mostra un equilibrio straordinario nel rispettare la donna,
restituendole dignità e facendole vivere sempre un incontro di grande
misericordia e intimità, ma senza sdolcinature e indulgenze inopportune → modello perfetto di rapporto casto e fecondo. La purezza di
Gesù è proporzionale all’intensità del suo amore, che non si lascia
distrarre da elementi che turbano gli altri (farisei, discepoli, ecc.) ma
va al cuore della persona, per salvarla.
Il necessario primato della relazione
La verginità/celibato, e anche l’esercizio della castità, in ogni stato di vita:
•
da un lato non deve perdere il suo carattere di privazione, di
mancanza, di assenza, risolvendosi falsamente una mistica nuziale (o forse in una nevrotica nuziale) che è, sì, certamente
profezia del mondo futuro, ma che vive necessariamente la dinamica del «già e non ancora» e quindi non può presumere di
anticipare proletticamente tutto l’eschaton nella storia;
31
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ •
•
•
•
•
dall’altro consente una profondità di rapporti – in particolare
per il vergine presbitero, ma non solo per lui – che rappresenta
un dono di benedizione che spesso non è adeguatamente riconosciuto e valorizzato, proprio perché spesso è vissuto solo come “necessità di essere un po’ orsi e non compromettersi con
rapporti pericolosi”;
l’elemento decisivo della verginità è il primato della relazione
con Dio che mette in condizione di vivere pienamente le relazioni
con gli altri esseri umani (uomini e donne – tutti) ad un livello di
profondità che è misura diretta della libertà che l’esercizio del
carisma verginale ha consentito di acquisire. Si tratta di valorizzare al massimo i legami positivi che il celibato rende possibili.
Utile il raffronto con il matrimonio: il punto di arrivo comune ad
entrambi gli stati è la consumazione totale di sé, l’essere «olocausto d’amore» davanti a Dio, ma seguendo due percorsi simmetrici: per raggiungere la sua perfezione, la verginità deve
“tendere alla sponsalità” (cioè farsi più concreta e “totale” possibile, evitando di diluirsi in un affetto tanto generico quanto insipido) e la sponsalità parallelamente deve “tendere alla verginità” (cioè aprirsi ad una sempre maggiore “universalità”, evitando
di chiudersi egoisticamente nella coppia). Si tratta di un tendere
asintoticamente al limite dell’altro stato, cioè senza mai raggiungerlo: arrivare a toccarlo significa infatti perdere se stesso (il vergine che ama “troppo totalmente” perde la propria verginità, come il coniugato che si apre acriticamente all’universale perde la
propria concretezza sponsale). Questa forzata incompiutezza degli stati di vita fa parte della finitudine umana.
Pascal, a proposito di una superiora giansenista, scrive nelle Lettere provinciali: «credeva di amare tutti per il semplice fatto di
non amare nessuno [in particolare]».
Dono del corpo ed eucaristia: un’analogia non azzardata, da inseguire, coltivare, meditare. «Questo è il mio corpo, che è per
voi… per tutti…». Un corpo che viene “ostenso” (cioè esposto, o
32
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ meglio “ostentato”!) ma in modo molto diverso alla consueta esposizione di corpi cui siamo abituati. La nudità di Cristo in croce esigeva un corpo verginale.
Scoprire le ragioni del corpo, le profondità del nostro essere fatti, la capacità di auto‐osservarsi, di stabilizzarsi attraverso l’osservazione, l’introspezione, la riflessione, sono tutti elementi di auto‐
impossessamento che ci permettono di realizzare raccordi col reale intonati, perché soltanto quando noi conosceremo i nostri sentimenti… saremo in grado di stabilire relazioni positive – cioè che ci espandono – e cercheremo di evitare quelle negative che ci procurano dispiacere e ci intristiscono. La competenza della propria corporeità la tradurrei in un’espressione molto semplice: la capacità di instaurare relazioni fe­
conde, e quindi di dare al nostro corpo come potenza, che è desiderio – perché il desiderio non è altro che una modificazione della nostra po‐
tenza, della nostra dimensione estensiva – una destinazione soddisfa‐
cente. […] Noi abbiamo bisogno dell’altro perché il nostro desiderio possa essere soddisfatto. Pensare in termini di autosufficienza è un de‐
lirio, è una illusione della ragione. Se si riflette bene, colui che crede di essere autosufficiente non è autosufficiente: colui che si crede autosuf‐
ficiente o delira o confonde la sua capacità di asservire con quella di essere sufficiente. Non è vero che è sufficiente: è prevaricatore. L’idea di essere sufficiente gli nasce dal fatto che ha la forza di poter disporre e asservire, cioè di impadronirsi. Questa non è sufficienza: è violenza. Quindi chi ritiene di essere sufficiente o e un delirante o è un violento S. NATOLI, Corporeità, soggettività, relazione, in AA.VV., Corpo, a cura di F. NODARI, Compagnia della Stampa, Roccafranca (Bs) 2010, 165‐186, qui 181‐182. PREGHIERA SILENZIOSA – ADORAZIONE
PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO NEI DIVERSI STATI DI VITA
Per tutti
Spirito Santo,
che con il Padre e il Figlio
inondi d’amore tutto l’universo,
33
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ fortifica con la tua divina luce il nostro impegno d’amore.
Ciascuno ha da te il suo carisma, chi in un modo, chi in un altro,
per poter amare Dio con tutto il cuore.
La nostra vita sia feconda di tutte le virtù che hai seminato
nel sentiero della nostra esistenza.
Ti lodiamo e ti ringraziamo perché ad uno ad uno
ci chiami ad abbracciare con vincoli d’amore
i consigli evangelici.
Fa’ che il desiderio di essere poveri
ci arricchisca della tua presenza,
la castità faccia emergere nella nostra vita
la purezza del tuo amore,
e l’umile obbedienza esalti la tua gloria.
Per quanti hanno accolto la chiamata al celibato per il Regno
Riconoscendoci totalmente tuoi
nel presentarci da soli a Dio solo,
ti ringraziamo di averci avvinti col tuo amore
facendoci condividere con Cristo
il dono di una vita consacrata esclusivamente al Padre.
Tu ci hai sedotto e a noi è piaciuto lasciarci sedurre:
soltanto tu puoi guidarci a scoprire
perché il Padre, con amorevole e misteriosissima scelta,
ci abbia voluti tutti per sé.
Ricolmi della tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di aiutarci ad essere soli senza solitudine:
rendi il nostro celibato spiritualmente fecondo
come il parto verginale di Maria
per dar gloria a Dio nei cieli e portare pace sulla terra.
Per quanti hanno accolto la chiamata al matrimonio
Riconoscendo la priorità della tua presenza
nel nostro amore sponsale,
ti preghiamo di aiutarci ad esser fedeli l’un l’altra,
secondo l’esempio dell’Alleanza
34
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ col popolo da te radunato, santificato e glorificato.
Aiuta noi sposi ad amarci
come Cristo ama la Chiesa sua sposa:
fa’ che il nostro amore sia aperto al dono della vita
e la nostra casa spalancata a chi cerca condivisione.
Per quanti hanno accolto la chiamata alla sacra vedovanza
Riconoscendo la tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di ricolmare d’amore la nostra vedovanza.
Fa’ che la nostra vita esprima la fedeltà esclusiva a Dio
e mostri la mirabile unità tra vita terrena e celeste
in cui “non c’è più moglie né marito,
ma si è come angeli del cielo”
e tutti fratelli e sorelle in Cristo.
Per quanti sono in condizione aperta e di ricerca
Riconoscendo la tua guida nel nostro cammino,
ti preghiamo di guidare nell’amore la nostra esistenza,
perché desideriamo fare innanzitutto la volontà del Padre.
Per tutti
Spirito Santo, fa’ di tutti noi ciò che tu vuoi,
affinché la nostra esistenza offerta a Dio
nelle diverse modalità di vita
possa rendere evidente il suo amore per tutti gli uomini. Amen.
INTERCESSIONI
Il Cristo Signore ci ha dato il comandamento nuovo di amarci gli
uni gli altri come egli ci ha amato. Chiediamo la grazia di essere fedeli a questa legge fondamentale della vita cristiana:
Accresci nel tuo popolo la carità, o Signore.
Maestro buono, insegnaci ad amare te nei nostri fratelli,
– e a far loro del bene nel tuo nome.
35
Giovedì 31 marzo – Il consiglio evangelico della CASTITÀ Tu che sulla croce hai chiesto il perdono per i tuoi crocifissori,
– aiutaci ad amare anche i nemici e a pregare per coloro che ci affliggono.
Per il mistero del tuo corpo e del tuo sangue, accresci in noi la fortezza, la fiducia e l’amore,
– rafforza i deboli, consola gli afflitti, dona la tua speranza ai morenti.
Tu che hai ridato la vista al cieco nato, alla piscina di Siloe,
– illumina i catecumeni con il lavacro battesimale nella parola di
vita.
Sazia i nostri fratelli defunti con il tuo eterno amore,
– ammetti un giorno anche noi nell’assemblea gioiosa degli eletti.
PADRE NOSTRO
BENEDIZIONE E CONCLUSIONE
36
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Venerdì 1 aprile
POVERI CON GESÙ POVERO
Preghiera del mattino
1. Nella santa assemblea,
o nel segreto dell’anima,
prostriamoci e imploriamo
la divina clemenza.
3. Ricorda che ci plasmasti
col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo,
e opera delle tue mani.
2. Dall’ira del giudizio
liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli
il segno della tua gloria.
4. Perdona i nostri errori,
sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia
alla vittoria pasquale.
5. Sia lode al Padre altissimo,
al Figlio e al Santo Spirito
com’era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.
Inno
Salmo di lode (Sal 139)
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu sai quando seggo e quando mi alzo.
37
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Penetri da lontano i miei pensieri,
mi scruti quando cammino e quando riposo.
Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: «Almeno l’oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte»;
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.
Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
e tutto era scritto nel tuo libro;
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Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ i miei giorni erano fissati,
quando ancora non ne esisteva uno.
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio;
se li conto sono più della sabbia,
se li credo finiti, con te sono ancora.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.
Vangelo (Mc 10, 17-27)
17 Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e,
gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro
buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?».
18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono,
se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere,
non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non
frodare, onora tuo padre e tua madre». 20Egli allora gli disse:
«Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli
disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo
ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». 22Ma a
queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato;
possedeva infatti molti beni.
23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli:
«Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». 24I discepoli erano sconcertati dalle sue
parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile
entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi
per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».
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Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ 26Essi,
ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere
salvato?». 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
La povertà è libertà. Il giovane ricco non era cattivo: in fondo, è un vero
osservante (come del resto non era cattivo il ricco epulone di Lc 16,1931: egli amava i suoi cinque fratelli e si preoccupava per loro…). Ma la
sua vita è troppo concentrata su di sé per accogliere la proposta del Maestro. Chi è ricco non è cattivo, ma spesso è troppo distratto dai suoi beni
per ascoltare la voce del povero, e anche quella di Dio. Forse anche nella
mia vita ci sono ricchezze che mi appesantiscono e mi limitano i movimenti (pensa a Davide, che prima di affrontare in duello Golia, rifiuta la
pesante armatura offertagli da Saul, perché invece di proteggerlo gli impediva di muoversi liberamente: 1Sam 17,38ss). Forse anche per me ci
vuole una bella “cura dimagrante” che mi alleggerisca da ciò che mi impedisce di amare con scioltezza e mi aiuti ad essere davvero libero, per
entrare – povero e senza zavorra – nel Regno di Dio.
Invocazioni
Rendiamo grazie al Signore che, morendo in croce per noi, ci ha
ridato la vita, e rivolgiamo a lui la nostra umile preghiera:
Per il mistero della tua morte, donaci la vita, Signore
−
Maestro e Salvatore, che ci hai illuminati con gli insegnamenti
della fede e con la tua gloriosa passione hai fatto di noi una
nuova creatura, fa’ che non ricadiamo nella palude dei nostri
peccati.
−
Insegnaci a togliere qualcosa alla nostra mensa, per soccorrere i
fratelli che sono privi del necessario.
−
Fa’ che riceviamo dalle tue mani questo giorno per restituirlo a
te ricco di opere di carità fraterna.
−
Piega alla tua volontà le nostre menti orgogliose e ribelli, donaci un cuore grande e generoso.
40
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Preghiera a metà giornata
Padre nostro
Orazione
Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo
compimento. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera iniziale
Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.
Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.
Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.
Mi abbandono a Te,
perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà.
Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte
per Cristo Signore nostro. Amen.
Salmo penitenziale (Sal 51)
Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore;
nella tua misericordia cancella il mio errore.
Lavami da ogni mia colpa,
purificami dal mio peccato.
Sono colpevole e lo riconosco,
il mio peccato è sempre davanti a me.
Contro te, e te solo, ho peccato;
ho agito contro la tua volontà.
Quando condanni, tu sei giusto,
41
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ le tue sentenze sono limpide.
Fin dalla nascita sono nella colpa,
peccatore mi ha concepito mia madre.
Ma tu vuoi trovare dentro di me verità,
nel profondo del cuore mi insegni la sapienza.
Purificami dal peccato e sarò puro,
lavami e sarò più bianco della neve.
Fa’ che io ritrovi la gioia della festa,
si rallegri quest’uomo che hai schiacciato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella ogni mia colpa.
Crea in me, o Dio, un cuore puro;
dammi uno spirito rinnovato e saldo.
Non respingermi lontano da te,
non privarmi del tuo spirito santo.
Ridonami la gioia di chi è salvato,
mi sostenga il tuo spirito generoso.
Ai peccatori mostrerò le tue vie
e i malvagi torneranno a te.
Liberami dal castigo della morte, mio Dio,
e canterò la tua giustizia, mio Salvatore.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca canterà la tua lode.
Se ti offro un sacrificio, tu non lo gradisci;
se ti presento un’offerta, tu non l’accogli.
Vero sacrificio è lo spirito pentito:
tu non respingi, o Dio, un cuore abbattuto e umiliato.
Dona il tuo amore e il tuo aiuto a Sion,
rialza le mura di Gerusalemme.
Allora gradirai i sacrifici prescritti,
le offerte interamente consumate:
42
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ tori saranno immolati sul tuo altare.
Gloria al Padre…
Lettura biblica (Fil 2,5-12)
5 Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: 6 egli,
pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio
l’essere come Dio, 7 ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, 8 umiliò se stesso facendosi obbediente
fino alla morte e a una morte di croce. 9 Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, 10 perché
nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e
sotto terra, 11 e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
Meditazione
Vorrei chiudere queste mie parole con uno di quei punti di riferi‐
mento radicalmente diversi da quelli mondani, cui Cristo ci richiama e che sono decisivi per la vita dello Spirito, per l’impegno cristiano e oggi forse per la stessa salvezza della società degli uomini. Intendo riferirmi alla povertà: non a quella da vincere che vogliamo medicare nei fratelli, né a quella che chiediamo come doverosa virtù ai fratelli che pensiamo più ricchi e potenti: ma alla nostra, di singoli e di associazione. Paolo ha detto ai cristiani: «La verità vi farà liberi» [in realtà: Gv 8,32, ndr]. Forse si potrebbe dire lo stesso di una povertà cercata e ac‐
cettata in una società come la nostra che nasconde le sue miserie e si avvia a presentarsi come opulenta. È un distacco che ci è chiesto dal denaro, ma anche dal potere. Per questo Cristo non ha mai accettato di farsi fare re, neppure da un popolo oppresso che attendeva il messia come il liberatore dal suo giogo politico. Ciò non significa ovviamente il comodo rifiuto delle responsabilità politiche o amministrative o culturali cui ciascun cristiano può essere chiamato e deve dare tutto il suo apporto. È piuttosto il richiamo allo 43
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ stile di una associazione di Chiesa che vuol vivere i valori davvero di‐
versi del cristianesimo, e quindi davvero capaci a rinnovare e trasfor‐
mare l’umanità. Solo in spirito di povertà vera noi partecipiamo con Cristo all’opera di redenzione dell’umanità. Solo lo spirito di povertà consentirà all’uomo di essere libero dal suo stesso potere nel dominare la terra. Gli stessi economisti e sociologi si stanno preoccupando della incapacità dell’uomo ad assoggettare il progresso ai limiti della dimen‐
sione e del rispetto dell’uomo. La verità è che non siamo buoni selvaggi, ma uomini peccatori e solo facendoci poveri con Cristo e condividendo la Sua croce risorgeremo con Lui e aiuteremo il mondo a salvarsi. V. BACHELET, Scritti ecclesiali, pp. 900‐901 Esame di coscienza
Si ricordi quanto detto sull’esame di coscienza “particolare”. Orazione
O Dio che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano
tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò
che gli è conforme. Per Cristo nostro Signore. Amen.
Preghiera serale
CANTO D’INGRESSO (INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO)
SALUTO E MONIZIONE
PREGHIERA D’INIZIO (tutti insieme)
Signore, illuminaci e guidaci
nella fede, nella speranza e nella carità.
La strada che tu hai percorso sia da noi seguita.
Tutto ciò che tu ami, sia da noi amato.
Tu, Luce, illumina le nostre tenebre.
Tu, Forza, sostieni la nostra debolezza.
44
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ I nostri occhi siano i tuoi occhi,
le nostre mani siano le tue mani,
le nostre spalle siano le tue.
Il nostro cuore sia il tuo cuore,
affinché i fratelli,
tramite la nostra umile e fedele presenza,
possano incontrare Te
e, nella fede, vederti e amarti.
Signore, prendici come siamo
e facci come tu ci vuoi. Amen.
Salmo di meditazione (Sal 119, 65-72)
Hai fatto il bene al tuo servo, Signore,
secondo la tua parola.
Insegnami il senno e la saggezza,
perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.
Prima di essere umiliato andavo errando,
ma ora osservo la tua parola.
Tu sei buono e fai il bene,
insegnami i tuoi decreti.
Mi hanno calunniato gli insolenti,
ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.
Torpido come il grasso è il loro cuore,
ma io mi diletto della tua legge.
Bene per me se sono stato umiliato,
perché impari ad obbedirti.
La legge della tua bocca mi è preziosa
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Gloria…
CANTO AL VANGELO
45
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12, 13-34)
Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che
divida con me l’eredità». 14 Ma egli rispose: «O uomo, chi mi
ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15 E disse loro:
«Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi
beni». 16 Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo
ricco aveva dato un buon raccolto. 17 Egli ragionava tra sé: Che
farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? 18 E disse: Farò
così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e
vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19 Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni;
riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. 20 Ma Dio gli disse:
Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello
che hai preparato di chi sarà? 21 Così è di chi accumula tesori
per sé, e non arricchisce davanti a Dio».
22 Poi disse ai discepoli: «Per questo io vi dico: Non datevi
pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il
vostro corpo, come lo vestirete. 23 La vita vale più del cibo e il
corpo più del vestito. 24 Guardate i corvi: non seminano e non
mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre.
Quanto più degli uccelli voi valete! 25 Chi di voi, per quanto si
affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 26 Se dunque
non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto? 27 Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con
tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28 Se dunque Dio
veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel
forno, quanto più voi, gente di poca fede? 29 Non cercate perciò
che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia:
13
46
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il
Padre vostro sa che ne avete bisogno. 31 Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta.
32 Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. 33 Vendete ciò che avete e datelo in
elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. 34 Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro
cuore.
30
Meditazione
La povertà nell’Antico Testamento
La povertà come condizione sociale è una maledizione: Dio non
la vuole per i suoi figli. I profeti la combattono come uno scandalo, i
saggi la temono come minaccia per l’osservanza dei precetti. I precetti impongono una equa distribuzione delle ricchezze per evitare la
povertà tra i figli d’Israele.
Prov 30,8-9
«Non darmi né povertà né ricchezza…»
Dt 24, 10ss
«…se quell’uomo è povero, dovrai restituirgli il pegno al tramonto
del sole… gli darai il salario il giorno stesso, perché egli è povero… quando vendemmierai, non tornerai a racimolare: sarà per il
forestiero, l’orfano e la vedova…»
Pirqé Avôt 3,20 «Senza farina non c’è Tôrah» (rav El‘azar ben Azaryah)
Ma se la povertà è intesa non tanto come condizione socioeconomica, ma come condizione ontologica, allora la predilezione
divina (→ “opzione preferenziale”) per la povertà diventa assolutamente manifesta. Se parliamo della povertà non come “virtù”, ma
come condizione ontologica, i riferimenti biblici sono sterminati: Dio
47
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ sceglie la povertà come luogo proprio della sua manifestazione: dalla sterilità di Abramo, all’elezione sistematica del secondogenito e
del popolo piccolo, alla teologia del “resto d’Israele” e degli anawîm,
all’umiltà di Maria – “Figlia di Sion”, alla vita nascosta di Nazareth,
alla chiamata dei Dodici, … perché in tal modo si riduce il rischio
che la carne umana voglia vantarsi, misconoscendo la verità del Creatore-Redentore e azzerando così l’esito di salvezza. La storia della
salvezza è la storia della “pauperizzazione del popolo” affinché resti
spazio alla grazia di Dio.
Dt 7,7ss
«Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti –
ma perché il Signore vi ama»
Giud 7,1-8
«La gente con te è troppo numerosa: Israele potrebbe vantarsi dinanzi a me e dire: “la mia mano mi ha salvato”»
1Sam 16,1-13 «Non guardare al suo aspetto né alla sua statura, io l’ho scartato…
Rimane ancora il più piccolo… Àlzati e ungilo: è lui!»
Sof 2,3
«Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra…»
Is 61,1
«…ai poveri è annunziata la buona novella…»
Cristo povero: la kènôsis / svuotamento come modello e stile
Gesù non solo nasce in condizione di povertà / fragilità /marginalità / debolezza, ma sceglie per sé una vita di povertà consapevole.
Senza gli slanci ascetici del Battista, vive una vita improntata a sana
sobrietà, fondandosi sul primato della provvidenza e la fiducia inconcussa nell’amore del Padre. Si fa aiutare economicamente da donne.
Da qui molto del fascino della sia libertà nello stile di vita.
Lc 12
«…anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi
beni… guardate come crescono i gigli… Cercate piuttosto il Regno
di Dio…»
2Cor 8,9
«Gesù da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà»
48
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Fil 2,6-11
« non ritenne un privilegio l’essere come Dio, 7 ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo …»
Ap 2,9; 3,17ss «Conosco la tua povertà – eppure sei ricco –… Sii fedele…». «Tu
dici: sono ricco, non ho bisogno di nulla… non sai di essere un
infelice, un miserabile… Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco….»
PREGHIERA SILENZIOSA – ADORAZIONE
PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO NEI DIVERSI STATI DI VITA
Per tutti
Spirito Santo,
che con il Padre e il Figlio
inondi d’amore tutto l’universo,
fortifica con la tua divina luce il nostro impegno d’amore.
Ciascuno ha da te il suo carisma, chi in un modo, chi in un altro,
per poter amare Dio con tutto il cuore.
La nostra vita sia feconda di tutte le virtù che hai seminato
nel sentiero della nostra esistenza.
Ti lodiamo e ti ringraziamo perché ad uno ad uno
ci chiami ad abbracciare con vincoli d’amore
i consigli evangelici.
Fa’ che il desiderio di essere poveri
ci arricchisca della tua presenza,
la castità faccia emergere nella nostra vita
la purezza del tuo amore,
e l’umile obbedienza esalti la tua gloria.
Per quanti hanno accolto la chiamata al celibato per il Regno
Riconoscendoci totalmente tuoi
nel presentarci da soli a Dio solo,
ti ringraziamo di averci avvinti col tuo amore
facendoci condividere con Cristo
il dono di una vita consacrata esclusivamente al Padre.
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Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Tu ci hai sedotto e a noi è piaciuto lasciarci sedurre:
soltanto tu puoi guidarci a scoprire
perché il Padre, con amorevole e misteriosissima scelta,
ci abbia voluti tutti per sé.
Ricolmi della tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di aiutarci ad essere soli senza solitudine:
rendi il nostro celibato spiritualmente fecondo
come il parto verginale di Maria
per dar gloria a Dio nei cieli e portare pace sulla terra.
Per quanti hanno accolto la chiamata al matrimonio
Riconoscendo la priorità della tua presenza
nel nostro amore sponsale,
ti preghiamo di aiutarci ad esser fedeli l’un l’altra,
secondo l’esempio dell’Alleanza
col popolo da te radunato, santificato e glorificato.
Aiuta noi sposi ad amarci
come Cristo ama la Chiesa sua sposa:
fa’ che il nostro amore sia aperto al dono della vita
e la nostra casa spalancata a chi cerca condivisione.
Per quanti hanno accolto la chiamata alla sacra vedovanza
Riconoscendo la tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di ricolmare d’amore la nostra vedovanza.
Fa’ che la nostra vita esprima la fedeltà esclusiva a Dio
e mostri la mirabile unità tra vita terrena e celeste
in cui “non c’è più moglie né marito,
ma si è come angeli del cielo”
e tutti fratelli e sorelle in Cristo.
Per quanti sono in condizione aperta e di ricerca
Riconoscendo la tua guida nel nostro cammino,
ti preghiamo di guidare nell’amore la nostra esistenza,
perché desideriamo fare innanzitutto la volontà del Padre.
50
Venerdì 1 aprile – Il consiglio evangelico della POVERTÀ Per tutti
Spirito Santo, fa’ di tutti noi ciò che tu vuoi,
affinché la nostra esistenza offerta a Dio
nelle diverse modalità di vita
possa rendere evidente il suo amore per tutti gli uomini. Amen.
INTERCESSIONI
Il Cristo Signore ci ha dato il comandamento nuovo di amarci gli
uni gli altri come egli ci ha amato. Chiediamo la grazia di essere fedeli a questa legge fondamentale della vita cristiana:
Accresci nel tuo popolo la carità, o Signore.
Maestro buono, insegnaci ad amare te nei nostri fratelli,
– e a far loro del bene nel tuo nome.
Tu che sulla croce hai chiesto il perdono per i tuoi crocifissori,
– aiutaci ad amare anche i nemici e a pregare per coloro che ci affliggono.
Per il mistero del tuo corpo e del tuo sangue, accresci in noi la fortezza, la fiducia e l’amore,
– rafforza i deboli, consola gli afflitti, dona la tua speranza ai morenti.
Tu che hai ridato la vista al cieco nato, alla piscina di Siloe,
– illumina i catecumeni con il lavacro battesimale nella parola di
vita.
Sazia i nostri fratelli defunti con il tuo eterno amore,
– ammetti un giorno anche noi nell’assemblea gioiosa degli eletti.
PADRE NOSTRO
BENEDIZIONE E CONCLUSIONE
51
Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Sabato 2 aprile
OBBEDIRE ALLA VOCE DEL SIGNORE
Preghiera del mattino
Inno
1. Nella santa assemblea,
o nel segreto dell’anima,
prostriamoci e imploriamo
la divina clemenza.
3. Ricorda che ci plasmasti
col soffio del tuo Spirito:
siam tua vigna, tuo popolo,
e opera delle tue mani.
2. Dall’ira del giudizio
liberaci, o Padre buono;
non togliere ai tuoi figli
il segno della tua gloria.
4. Perdona i nostri errori,
sana le nostre ferite,
guidaci con la tua grazia
alla vittoria pasquale.
5. Sia lode al Padre altissimo,
al Figlio e al Santo Spirito
com’era nel principio,
ora e nei secoli eterni. Amen.
Salmo (Sal 23)
Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.
Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
52
Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
Gloria al Padre…
Vangelo del giorno (Lc 11,14-23)
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno
era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli
altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo
pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime
di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a
distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si
batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua
giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece
si umilia sarà esaltato».
Senza umiltà non può esserci obbedienza. Quando elogia se stesso, il
fariseo non mente; ma nella sua smania di perfezione dimentica
53
Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA l’essenziale della fede, cioè il rapporto di fiducia con Dio e l’abbandono
filiale a Lui. Sembra quasi che voglia dirgli: sono bravo da solo, posso
fare a meno del tuo aiuto, anzi: posso fare a meno di Te. Al contrario, il
pubblicano dice: senza di Te, Signore, sono perduto. Obbedire – a Dio, ai
genitori, ai nostri doveri – significa entrare umilmente in relazione con gli
altri, non richiudersi nella propria autosufficienza, ma accettare che la
mia vita, le mie scelte e i miei comportamenti dipendano anche da Dio e
dagli altri.
Invocazioni
Proclamiamo gioiosamente la nostra fede in Cristo, che con il lavacro della rigenerazione e con la mensa della sua parola e del suo
corpo ci fa nascere creature nuove e ci ringiovanisce continuamente.
Con questa fede preghiamo:
Rinnovaci sempre, Signore, con la forza del tuo Spirito.
−
Gesù, mite ed umile di cuore, rivestici dei tuoi sentimenti di
umiltà e di misericordia, perché ci perdoniamo sempre gli uni
gli altri come tu hai perdonato a noi.
−
Insegnaci ad avvicinare i poveri e i sofferenti che troviamo sulla nostra strada per imitare te, buon Samaritano.
−
La beata Vergine, tua Madre, interceda per le vergini a te consacrate, perché vivano con gioia la loro donazione a te nella
santa Chiesa.
−
Donaci un segno della tua misericordia, rimetti a noi i nostri
debiti e allontana i castighi che meritiamo.
Padre nostro
Orazione
Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto; perché ogni nostra attività abbia sempre da Te il suo inizio e in Te il suo
compimento. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Preghiera a metà giornata
Preghiera iniziale
Signore, fammi conoscere la bellezza della tua chiamata
e il dono della tua costante presenza.
Aiutami a capire il tuo disegno su di me
e ad ascoltarti e imitarti con filiale docilità.
Fammi comprendere a che punto sono
nel cammino della vita cristiana:
quali sono i difetti da superare
e le virtù da conquistare.
Mi abbandono a Te,
perché tu mi aiuti sempre a fare la tua soave volontà.
Te lo chiedo con cuore nuovo, grande e forte
per Cristo Signore nostro. Amen.
Salmo penitenziale (Sal 129)
Dal profondo dell’angoscia grido a te, Signore;
Signore, ascolta il mio pianto!
Le tue orecchie siano attente
alla voce della mia preghiera.
Se tieni conto delle colpe, Signore,
Signore, chi potrà vivere ancora?
Ma tu sei colui che perdona
e noi potremo servirti.
Con tutta l’anima spero nel Signore
e conto sulla sua parola:
Spero nel Signore e l’attendo
più che una sentinella l’aurora.
Tutto Israele speri nel Signore:
egli è buono e può liberarci.
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Il Signore libera il suo popolo
da tutti i suoi peccati.
Gloria al Padre…
Lettura biblica (Eb 4,12-5,10 )
12 La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni
spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione
dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. 13Non vi è creatura
che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.
14Dunque, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande,
che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. 15Infatti non abbiamo un
sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre
debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato. 16Accostiamoci dunque con piena
fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare
grazia, così da essere aiutati al momento opportuno. 5,1 Ogni
sommo sacerdote, infatti, è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. 2Egli è in grado di sentire giusta
compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore,
essendo anche lui rivestito di debolezza. 3A causa di questa
egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come
fa per il popolo.
4Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è
chiamato da Dio, come Aronne. 5Nello stesso modo Cristo non
attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che
gli disse: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato, gliela conferì 6come
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA è detto in un altro passo: Tu sei sacerdote per sempre, secondo
l’ordine di Melchìsedek. 7Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che
poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui,
venne esaudito. 8Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da
ciò che patì 9e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna
per tutti coloro che gli obbediscono, 10essendo stato proclamato da Dio sommo sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek.
Meditazione
Il Concilio chiede che un’autentica spiritualità laicale sostenga la nostra presenza responsabile nella Chiesa e nel mondo; e da più parti è stata richiamata la bellezza di questa comune vocazione alla santità. Qualcuno ha ricordato come la spiritualità del laico sia stata talvolta intesa come la riduzione in sedicesimo della spiritualità dei monaci. No: la vocazione alla santità è comune a tutti i cristiani e ognuno la de‐
ve raggiungere con pienezza per la sua strada, con i propri doni e con la propria dignità. Per questa formazione ad una autentica spiritualità laicale si chie‐
dono approfondimenti, orientamenti, pubblicazioni adatte: si chiede soprattutto però la ripresa di iniziative, come gli Esercizi Spirituali, che contribuiscano veramente ad una crescita spirituale, ispirata ai grandi motivi cristiani di sempre ma particolarmente ai motivi che il Concilio ci ha dato. Anche sul tema della formazione sono emersi orientamenti molto positivi tra i quali mi piace sottolineare la riaffermata necessità di edu‐
care i nostri soci contemporaneamente allo spirito di iniziativa e allo spirito di ubbidienza. Non è un rapporto facile quello che si deve stabilire fra questi due termini; è un rapporto che può essere in qualche caso non semplice, ma il Cristianesimo ci chiede sempre di essere contemporaneamente molte cose insieme. Noi, da piccoli limitati uomini che siamo, vorremmo dire ogni tanto: «Scegliamo questa strada, facciamo bene questa cosa, solo questo e niente altro». E invece il Cristiano vero, come uomo vero, è il 57
Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA punto di equilibrio, d’incontro; non il compromesso, ma la sintesi vitale di molte virtù, di molti elementi. E io rifletto spesso, per esempio, a questo rapporto fra l’esercizio della libertà e l’esercizio dell’obbedienza. Avete mai pensato che il sen­
so di libertà che si manifesta nel pontificato di Giovanni XXIII è stato preparato da 80 anni di obbedienza semplice e pacifica? Il suo motto era «Oboedientia et pax». Ubbidienza insieme ed educazione al coraggio, alla virilità, alla iniziativa, alla responsabilità, alla forza morale. Altro elemento di questa prospettiva è lo sviluppo di una spirituali­
tà non considerata individualisticamente, ma inserita nella vita della comunità cristiana e nei rapporti con i fratelli. Perciò l’insi‐stenza sull’impegno di sacrificio; l’importanza dei valori anche umani di per‐
sonalità, di lealtà, di discrezione, di competenza, di crescita culturale, di attenzione alla realtà. E quindi ecco soprattutto, in alcune associazioni giovanili, il tentati‐
vo di applicare, nel modo giusto, quel metodo di «vedere, giudicare, agire» che serve anche come strumento per la preparazione di un itine‐
rario educativo più ampio. Ma non dobbiamo dimenticare […] che l’A.C. è anche chiamata a contribuire largamente, nella Chiesa, alla formazione di tutti i cristiani secondo la loro vocazione specifica e nel rispetto della personalità di ciascuno: anche di quelli che non continueranno forse nel loro impegno di Azione Cattolica, ma che svolgeranno il loro apostolato nella vita fa‐
miliare e professionale o in altre associazioni. V. BACHELET, Scritti ecclesiali, pp. 403‐404 Esame di coscienza
Si ricordi quanto detto sull’esame di coscienza “particolare”. Orazione
O Dio che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano
tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò
che gli è conforme. Per Cristo nostro Signore. Amen.
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Preghiera serale
CANTO D’INGRESSO (INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO)
SALUTO E MONIZIONE
PREGHIERA D’INIZIO (tutti insieme)
Signore, illuminaci e guidaci
nella fede, nella speranza e nella carità.
La strada che tu hai percorso sia da noi seguita.
Tutto ciò che tu ami, sia da noi amato.
Tu, Luce, illumina le nostre tenebre.
Tu, Forza, sostieni la nostra debolezza.
I nostri occhi siano i tuoi occhi,
le nostre mani siano le tue mani,
le nostre spalle siano le tue.
Il nostro cuore sia il tuo cuore,
affinché i fratelli,
tramite la nostra umile e fedele presenza,
possano incontrare Te
e, nella fede, vederti e amarti.
Signore, prendici come siamo
e facci come tu ci vuoi. Amen.
Salmo di meditazione (Sal 119, 105-112)
Lampada per i miei passi è la tua parola,
luce sul mio cammino.
Ho giurato, e lo confermo,
di custodire i tuoi precetti di giustizia.
Sono stanco di soffrire, Signore,
dammi vita secondo la tua parola.
Signore, gradisci le offerte delle mie labbra,
insegnami i tuoi giudizi.
La mia vita è sempre in pericolo,
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA ma non dimentico la tua legge.
Gli empi mi hanno teso i loro lacci,
ma non ho deviato dai tuoi precetti.
Mia eredità per sempre sono i tuoi insegnamenti,
sono essi la gioia del mio cuore.
Ho piegato il mio cuore ai tuoi comandamenti,
in essi è la mia ricompensa per sempre.
Gloria al Padre…
Canto al Vangelo
Vangelo (Mc 14, 12-46)
12Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a
preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». 13Allora
mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e
vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo.
14Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice:
Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i
miei discepoli?”. 15Egli vi mostrerà al piano superiore una
grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».
16I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva
detto loro e prepararono la Pasqua.
17Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. 18Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà».
19Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono
forse io?». 20Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette
con me la mano nel piatto. 21Il Figlio dell’uomo se ne va, come
sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse
mai nato!».
22E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il
mio corpo». 23Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e
ne bevvero tutti. 24E disse loro: «Questo è il mio sangue
dell’alleanza, che è versato per molti. 25In verità io vi dico che
non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo
berrò nuovo, nel regno di Dio».
26Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli
Ulivi. 27Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, perché
sta scritto: «Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse».
28Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». 29Pietro
gli disse: «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». 30Gesù
gli disse: «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte,
prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai».
31Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Anche se dovessi
morire con te, io non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure
tutti gli altri.
32Giunsero a un podere chiamato Getsèmani ed egli disse ai
suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io prego». 33Prese con sé
Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. 34Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate
qui e vegliate». 35Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e
pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora.
36E diceva: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da
me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu».
37Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: «Simone,
dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? 38Vegliate e
pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma
la carne è debole». 39Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA stesse parole. 40Poi venne di nuovo e li trovò addormentati,
perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che
cosa rispondergli. 41Venne per la terza volta e disse loro:
«Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio
dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori.
42Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».
43E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno
dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata
dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. 44Il traditore
aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta».
45Appena giunto, gli si avvicinò e disse: «Rabbì» e lo baciò.
46Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono.
Meditazione
L’obbedienza al centro della vita cristiana
Obbedire è ascoltare: (oboedire da ob-audire, greco hypakoèin),
perché la fede stessa è ascolto (→ shemà…) e obbedienza. La relazione con Dio è sostanzialmente obbedienza, cui è connessa la benedizione.
Dt 11, 27ss
«…la benedizione, se obbedite ai comandi del Signore vostro Dio,
che oggi vi do…»
1Sam 15,22
«Il Signore forse gradisce gli olocausti e i sacrifici come obbedire
alla voce del Signore?…»
La fede è relazione, strutturale e secondo verità, di dipendenza
dal Padre: questa è la sostanza della filiazione divina, cioè il termine
della divinizzazione cui il cristiano è chiamato. La stessa funzione
sacerdotale di Cristo si compie nell’obbedienza al sacrificio, che in-
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA dica (→ Getsemani) il primato assoluto della volontà del Padre.
L’obbedienza è il cuore della cristologia.
Il rischio dell’obbedienza (soprattutto all’interno della vita religiosa, ma non solo) oggi mi sembra quello di accentuare, attraverso
la de-respon-sabilizzazione, l’assenza di relazione, invece di educare
ad un’autentica vita comune e di relazione. Vera obbedienza invece è
imparare a vivere legami tanto reali da farne dipendere le mie scelte
di vita. L’essenza della santificazione secondo i padri greci è «la rinuncia alla volontà propria» – l’unica cosa che il diavolo assolutamente non può fare (mentre può fare egregiamente opere di carità o
gesti ascetici eclatanti), perché se lo facesse, sarebbe la fede.
L’obbedienza è la scelta di essere in relazione radicale con l’altro e
con l’Altro, di non essere “mai senza l’altro” (cfr M. DE CERTAU,
Mai senza l’altro, Qiqajon, Magnano 1993) cioè sempre in relazione
dinamica e feconda con il fratello (la comunità) e il padre (o il superiore); mai la presunta (presuntuosa?) autarchia della solitudine, sempre la viva relazione con l’a(A)ltro, cercando la fedeltà all’imago trinitatis impressa in ogni uomo.
Rm 5,19
«Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati
costituiti peccatori, così anche per l'obbedienza di uno solo tutti
saranno costituiti giusti»
Eb 5,8-9
«…pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che
patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono»
***
Riassumendo: tutti e tre i voti non sono altro che un appello a vivere nel modo più radicale possibile una vita di relazione autentica.
Solo questo – non la pretesa di una perfezione ascetico-morale! – può
renderli appetibili e significativi oggi. Occorre superare una concezione moralistica dei consigli evangelici (“virtù” in senso deteriore,
“stato di perfezione”, ecc.) in favore di una concezione biblica e personalistica. L’uomo vergine riconosce il primato di un amore che
63
Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA viene sempre esperito come imperfetto; il povero è libero di entrare
nelle nuove relazioni inaugurate dal Regno, perché non ha nulla da
perdere; l’obbediente è disposto a “stare a sentire” il proprio fratello
(o superiore) non perché questi abbia ragione per forza, ma perché
lui lo ama. Questa è la profezia dei consigli.
In questa prospettiva – che mette al centro la relazione d’amore
con Dio e non la propria perfezione personale – i consigli sono per
tutti, e possono farci assomigliare di più a Gesù. «Io sono la luce del
mondo» (Gv 9,5) – «voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14): le due
affermazioni di Gesù non si contraddicono, ma si integrano. La Chiesa è il corpo di Cristo. Noi siamo il corpo di Cristo, il suo Spirito è
vivo in noi battezzati! Ognuno di noi è chiamato ad essere presenza
di Gesù nel mondo realizzando la comunione di vita con Lui. Se siamo una cosa sola con lui («rimanete in me e io in voi»: Gv 15), noi
porteremo la sua luce. Di più: noi saremo luce.
PREGHIERA SILENZIOSA – ADORAZIONE
PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO NEI DIVERSI STATI DI VITA
Per tutti
Spirito Santo,
che con il Padre e il Figlio
inondi d’amore tutto l’universo,
fortifica con la tua divina luce il nostro impegno d’amore.
Ciascuno ha da te il suo carisma, chi in un modo, chi in un altro,
per poter amare Dio con tutto il cuore.
La nostra vita sia feconda di tutte le virtù che hai seminato
nel sentiero della nostra esistenza.
Ti lodiamo e ti ringraziamo perché ad uno ad uno
ci chiami ad abbracciare con vincoli d’amore
i consigli evangelici.
Fa’ che il desiderio di essere poveri
ci arricchisca della tua presenza,
la castità faccia emergere nella nostra vita
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA la purezza del tuo amore,
e l’umile obbedienza esalti la tua gloria.
Per quanti hanno accolto la chiamata al celibato per il Regno
Riconoscendoci totalmente tuoi
nel presentarci da soli a Dio solo,
ti ringraziamo di averci avvinti col tuo amore
facendoci condividere con Cristo
il dono di una vita consacrata esclusivamente al Padre.
Tu ci hai sedotto e a noi è piaciuto lasciarci sedurre:
soltanto tu puoi guidarci a scoprire
perché il Padre, con amorevole e misteriosissima scelta,
ci abbia voluti tutti per sé.
Ricolmi della tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di aiutarci ad essere soli senza solitudine:
rendi il nostro celibato spiritualmente fecondo
come il parto verginale di Maria
per dar gloria a Dio nei cieli e portare pace sulla terra.
Per quanti hanno accolto la chiamata al matrimonio
Riconoscendo la priorità della tua presenza
nel nostro amore sponsale,
ti preghiamo di aiutarci ad esser fedeli l’un l’altra,
secondo l’esempio dell’Alleanza
col popolo da te radunato, santificato e glorificato.
Aiuta noi sposi ad amarci
come Cristo ama la Chiesa sua sposa:
fa’ che il nostro amore sia aperto al dono della vita
e la nostra casa spalancata a chi cerca condivisione.
Per quanti hanno accolto la chiamata alla sacra vedovanza
Riconoscendo la tua presenza nella nostra vita,
ti preghiamo di ricolmare d’amore la nostra vedovanza.
Fa’ che la nostra vita esprima la fedeltà esclusiva a Dio
e mostri la mirabile unità tra vita terrena e celeste
in cui “non c’è più moglie né marito,
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA ma si è come angeli del cielo”
e tutti fratelli e sorelle in Cristo.
Per quanti sono in condizione aperta e di ricerca
Riconoscendo la tua guida nel nostro cammino,
ti preghiamo di guidare nell’amore la nostra esistenza,
perché desideriamo fare innanzitutto la volontà del Padre.
Per tutti
Spirito Santo, fa’ di tutti noi ciò che tu vuoi,
affinché la nostra esistenza offerta a Dio
nelle diverse modalità di vita
possa rendere evidente il suo amore per tutti gli uomini. Amen.
INTERCESSIONI
Glorifichiamo la Provvidenza di Dio Padre, che ha cura di tutte le sue
creature, e diciamo con umiltà e fiducia:
Salva, Signore, tutti i tuoi figli.
Datore di ogni bene e fonte di verità, riempi del tuo Spirito il nostro
Papa Benedetto e il collegio dei vescovi,
– custodisci nella vera fede il popolo affidato al loro servizio pastorale.
Unisci nella carità coloro che mangiano lo stesso pane della vita,
– perché la Chiesa, tuo mistico corpo, si edifichi nell’unità e nella
pace.
Aiutaci con la tua grazia a spogliarci dell’uomo vecchio corrotto dalle passioni ingannatrici,
– rivestici dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella vera giustizia
e santità.
Fa’ che i peccatori tornino alla tua casa, per i meriti del Cristo salvatore,
– e partecipino ai benefici della sua redenzione.
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Sabato 2 aprile – Il consiglio evangelico della OBBEDIENZA Fa’ che i nostri fratelli defunti ti lodino senza fine nella gloria del
paradiso,
– dove anche noi un giorno speriamo di cantare le tue misericordie.
PADRE NOSTRO
BENEDIZIONE E CONCLUSIONE
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CANTI CANTI
VIENI, VIENI SPIRITO D’AMORE
Rit. Vieni, vieni Spirito d’amore
ad insegnare le cose di Dio
Vieni, vieni Spirito di pace
a suggerir le cose che Lui
ha detto a noi
Noi t’invochiamo, Spirito di Cristo,
vieni tu dentro di noi
Cambia i nostri occhi, fa che noi vediamo
la bontà di Dio per noi. Rit.
Vieni o Spirito dai quattro venti
e soffia su chi non ha vita.
Vieni o Spirito e soffia su di noi
perché anche noi riviviamo. Rit.
Insegnaci a sperare, insegnaci ad amare
insegnaci a lodare Iddio
Insegnaci a pregare, insegnaci la via
insegnaci tu l’unità. Rit.
DALL’AURORA AL TRAMONTO
Rit. Dall’aurora io cerco Te, fino al tramonto ti chiamo
ha sete solo di Te l’anima mia come terra deserta.
Non mi fermerò un solo istante,
sempre canterò la tua lode
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CANTI perché sei il mio Dio il mio riparo
mi proteggerai all’ombra delle tue ali. Rit.
Non mi fermerò un solo istante,
io racconterò le tue opere
perché sei il mio Dio, unico bene,
nulla mai potrà la notte contro di me. Rit.
Fine: ...ha sete solo di te l’anima mia come terra deserta.
LODI ALL’ALTISSIMO
Tu sei Santo, Signore Dio, Tu sei forte, Tu sei grande.
Tu sei l’Altissimo, l’Onnipotente. Tu Padre Santo, Re del cielo.
Tu sei Trino, Uno Signore, Tu sei il bene, tutto il bene.
Tu sei l’Amore, Tu sei il vero, Tu sei umiltà, Tu sei sapienza.
Tu sei bellezza, Tu sei la pace, la sicurezza, il gaudio, la letizia.
Tu sei speranza, Tu sei giustizia, Tu temperanza ed ogni ricchezza.
Tu sei il Custode, Tu sei mitezza, Tu sei rifugio, Tu sei fortezza.
Tu carità, fede e speranza, Tu sei tutta la nostra dolcezza.
Tu sei la Vita, eterno gaudio, Signore grande, Dio ammirabile.
Onnipotente, o Creatore, o Salvatore di misericordia.
OGNI MIA PAROLA
Come la pioggia e la neve
scendono giù dal cielo
e non vi ritornano
senza irrigare
e far germogliare la terra,
così ogni mia parola
non ritornerà a me
senza operare quanto desidero,
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CANTI senza aver compiuto
ciò per cui l’avevo mandata.
Ogni mia parola,
Ogni mia parola (2 v.)
VIVERE LA VITA
Vivere la vita
con le gioie e i dolori di ogni giorno
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita
e inabissarti nell’amore è il tuo destino,
è quello che Dio vuole da te.
Fare insieme agli altri
la tua strada verso Lui,
correre con i fratelli tuoi...,
Scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai.
Vivere la vita
è l’avventura più stupenda dell’amore,
è quello che Dio vuole da te.
Vivere la vita
e generare ogni momento il Paradiso
è quello che Dio vuole da te.
Vivere perché ritorni al mondo l’unità
perché Dio sta nei fratelli tuoi...
scoprirai allora il cielo dentro di te,
una scia di luce lascerai.
Vivere perché ritorni al mondo l’unità
perché Dio sta nei fratelli tuoi...
scoprirai allora il cielo dentro di te,
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PER CONTINUARE A PREGARE Il nostro impegno a continuare l’esercizio della preghiera
e dell’ascolto della Parola di Dio in modo personale può
realizzarsi utilizzando il messale quotidiano (disponibile anche
sul web nel sito www.chiesacattolica.it o www.maranatha.it).
L’Azione Cattolica, poi, con il sussidio personale 2010/2011
“Voi siete la luce del mondo”, offre uno strumento utile che aiuta a centrare la settimana sulla domenica, culmine e sorgente
della vita cristiana. Il sussidio riprende il tema dell’anno associativo e di domenica in domenica, nel ciclo A dell’anno liturgico
accompagna la lettura del Vangelo di Matteo che propone
un’occasione di salvezza per la storia e per ogni singolo uomo
nella persona di Gesù. Che significa oggi essere “sale e luce”? Il
cammino annuale ci chiama ad una visibilità gratuita, luminosa,
capace di dare sapore alla storia di tutti, a partire dai contesti di
vita quotidiana fino alle piazze.
Sant’Ignazio di Antiochia scrive che «i cristiani sono coloro
che vivono secondo la domenica». Ciò che si crede e si celebra
va vissuto giorno per giorno, in modo che tutto diventi via di
santificazione e culto gradito a Dio. Prepararsi alla domenica e
sviluppare il tema della domenica diventa un modo per custodire e coltivare la dimensione pasquale della vita cristiana.
71
PER CONTINUARE A PREGARE La lectio divina:
imparare a pregare con la Parola di Dio
Questo breve Sussidio sulla Lectio divina si divide in due parti. la prima parte vuole presentare l’importanza ed il ruolo della Parola di Dio, la seconda fornisce alcune indicazioni per
pregare con essa.
1) La Parola di Dio, lampada ai passi dell’uomo e luce del cammino
Perché leggere oggi la Bibbia?
«Capisci quello che stai leggendo?»: così domanda Filippo ad un funzionario Etìope che stava leggendo la Bibbia. E questi gli risponde: «E come potrei capire, se
nessuno mi guida?» (At 8,30-31). Anche noi, talvolta, abbiamo fatto la stessa esperienza di restare disorientati, quando abbiamo preso in mano la Sacra Scrittura.
La stessa Bibbia ci parla di un altro “libro” difficile da leggere, quello del cuore
umano, quello della vita, della “nostra” vita.
Il Qoèlet scrive «Segui le vie del tuo cuore» (Qo 11,9). Quando, però, proviamo a
seguire queste vie ci accorgiamo di non sapere bene che cosa desidera veramente il
nostro cuore. Spesso ciò che cerchiamo di ottenere con tanta fatica non appaga poi
in profondità, facendoci sempre riscoprire che siamo mendicanti di felicità.
Il profeta Geremia afferma a questo proposito: «Niente è più infido del cuore e
difficilmente guarisce! Chi lo può conoscere?» (Ger 17,9). Quella che pone il profeta è una domanda essenziale, decisiva: come capire fra i tanti desideri che proviamo, spesso contraddittori fra di loro [1], quelli che nascono dal più profondo del
cuore e che ci conducono al bene?
L’autore dell’Apocalisse, con una straordinaria immagine, paragona la storia intera
ad un libro perfettamente sigillato che gli uomini si affannano a cercare di comprendere, senza mai riuscirvi pienamente: «Vidi un libro, scritto sul lato interno e
su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a
gran voce: “Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?”. Ma nessuno né
in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io
piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo» (Ap 5,1-4).
Quel libro è il significato della storia. Il pianto dirotto di Giovanni dinanzi a quel
libro difficile da leggere ricorda le lacrime e l’insoddisfazione di ogni uomo che
scopre di non essere in grado da solo di trovare un senso a tutte le fatiche della vita,
72
PER CONTINUARE A PREGARE poiché non conosce una speranza che colmi tutte le attese.
Ognuno, infatti, desidera capire qual è la propria vocazione, conoscere cosa è bene
per le persone che ama, comprendere quale speranza è data ai propri figli. Ognuno
vorrebbe poter offrire un significato al dolore dei poveri ed alla sconfitta dei giusti.
Ognuno cerca luce per prendere decisioni giuste, che portino alla vera gioia senza
che si rimanga poi ingannati. Ognuno coltiva una speranza di bene non solo per sé,
ma anche per chi nascerà dopo di lui.
Eppure, nonostante la forza di questi desideri, la nostra ricerca sembra incapace, da
se stessa, di sciogliere gli interrogativi. Sperimentiamo di non riuscire ad amare e
sperare in ogni circostanza, di non sapere sempre dove trovare una parola che indichi la via del bene. È il “mistero” della vita umana.
L’Apocalisse – e con essa la fede cristiana - non si arresta, però, al pianto dirotto
dinanzi a quel libro chiuso e sigillato. Prosegue annunciando che si presentò uno
“degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli” (Ap 5,9): quell’unico capace di
aprire il libro della storia è Cristo, che Giovanni descrive come l’Agnello immolato
e risorto.
La Parola di Dio, nutrimento di un cuore che arde
Lo stesso passaggio dalla tristezza alla festa avviene nell’esperienza dei due discepoli di Emmaus. Essi si accorgono che la presenza di Gesù risorto e la luce della
sua Parola sono capaci di cacciare via l’ombra dei discorsi di morte che andavano
facendo: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi
lungo la via?» (Lc 24,32)
La Parola di Dio, manifestatasi in pienezza nel Cristo, permise loro di tornare a
Gerusalemme, alla loro vita quotidiana, come creature nuove. Imparare a pregare
con la Parola di Dio ha senso proprio in questa prospettiva: è nella luce del
“mistero” di Cristo che trova luce il “mistero” della vita umana.
Proprio per questo Dio ci ha donato la sua Parola, perché essa sia “lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino” (cfr. Sal 118,105). Abbiamo bisogno di conoscere la Parola di Dio, perché senza di essa il nostro cammino resta oscuro. E ne
abbiamo bisogno non solo per noi stessi, ma anche per aiutare altri a trovare la via
della vita. Dice infatti il Signore: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non
cadranno tutt’e due in una buca?» (Lc 6,39) [2].
Ci è necessario imparare a leggere il “libro” della Sacra Scrittura, che svela il mistero di Cristo, per imparare a leggere il “libro” della vita.
La Parola di Dio luce al mistero dell’uomo
Se ritorniamo col pensiero ad alcuni snodi decisivi della nostra vita, ci accorgiamo
che spesso è stata la parola di un amico, di un genitore, di un sacerdote, ad illuminare una scelta difficile che dovevamo prendere, una situazione che stavamo viven73
PER CONTINUARE A PREGARE do. È stata una parola pronunciata fuori di noi a farci capire qual era la strada da
seguire.
Dio non solo ha costellato la nostra vita di persone sagge per aiutarci a comprendere la vita, ma ha voluto parlarci Lui stesso, ha voluto rivelarci la sua Parola, la sua
Vita, ha voluto donarci Se stesso.
Un grande teologo del secolo scorso [3] ha fatto riferimento a due straordinarie esperienze umane per mostrare come la Parola di Dio abbia il potere di condurci al
di là di ciò che già conosciamo: queste due esperienze sono l’incontro con l’amore
e l’incontro con la bellezza.
L’amore ci insegna che colui che amiamo, colei per cui viviamo, non è opera delle
nostre mani. Non l’abbiamo “fatta” noi, l’abbiamo incontrata e ricevuta in dono.
Allo stesso modo dinanzi alla bellezza di un brano musicale, ad esempio una sinfonia di Mozart, ci accorgiamo che quella musica straordinaria non è stata scritta da
noi, ma l’abbiamo ascoltata ed essa ci ha conquistato
Se questo è vero dell’amore umano e della bellezza artistica, ancor più vale per la
rivelazione di Dio. Nessun uomo può scoprirla con le proprie forze, ma solo riceverla in dono ed accoglierla.
La Parola di Dio, però, non solo ci supera, ma allo stesso tempo ci corrisponde
pienamente. Ci accorgiamo della sua verità, perché ha il potere di toccare il nostro
cuore. Dinanzi a quella parola noi scopriamo finalmente chi siamo e qual è il nostro vero desiderio. La rivelazione di Dio non proviene da noi, ma è più nostra di
tutti i nostri sogni e progetti. Per questo, come raccontano gli Atti degli Apostoli,
quando Pietro ebbe annunciato il vangelo, «tutti si sentirono trafiggere il cuore» (At 2,37): quella parola, per la prima volta, rivelava a tutti la bellezza della
vita.
Il cardinal Karol Wojtyła fu l’ispiratore di una famosa espressione del Concilio
Vaticano II che condensa tutto questo: «Solo nel mistero del Verbo incarnato trova
luce il mistero dell’uomo» (Gaudium et spes 22). Abbiamo bisogno di conoscere la
Parola di Dio, perché essa ci fa conoscere il volto di Dio ed, insieme, perché solo
essa rivela noi a noi stessi.
Chi è la Parola di Dio?
Se affermassimo che “la Parola di Dio è la Bibbia”, diremmo qualcosa di vero, ma
anche di impreciso e di incompleto. La fede ci annunzia, infatti, che la Parola di
Dio, nella sua pienezza, è la persona stessa di Gesù Cristo.
Dio, infatti, non ha semplicemente pronunziato delle parole su di noi e sulla vita
umana, ma ci ha consegnato il segreto della sua stessa vita: ci ha rivelato il suo
volto nell’incarnazione del Figlio e nella sua Pasqua.
Per questo il cristianesimo non può essere definito una religione del libro, ma è
piuttosto la fede nella persona di Gesù. Ha scritto in maniera straordinaria un gran74
PER CONTINUARE A PREGARE de teologo francese [4]:
«Mani e Maometto hanno scritto dei libri. Gesù, invece, non ha scritto niente; Mosè e gli altri profeti “hanno scritto di lui”. Il rapporto tra il Libro e la sua Persona
è dunque l’opposto del rapporto che si osserva altrove. Il cristianesimo, propriamente parlando, non è affatto una “religione del Libro”: è la religione della Parola – ma non unicamente né principalmente della Parola sotto la sua forma scritta.
Esso è la religione del Verbo, “non di un verbo scritto e muto, ma di un Verbo
incarnato e vivo”. La Parola di Dio adesso è qui tra di noi, “in maniera tale che la
si vede e la si tocca”: Parola “viva ed efficace”, unica e personale, che unifica e
sublima tutte le parole che le rendono testimonianza»
Perché la Sacra Scrittura è Parola di Dio?
In che senso allora anche la Bibbia è Parola di Dio, se la pienezza della Parola divina è Gesù Cristo? La Sacra Scrittura è Parola del Dio vivo perché è stato Dio stesso
ad ispirare la Chiesa a mettere per iscritto la rivelazione ed, in particolare, tutto ciò
che riguardava la vita del Signore Gesù, in maniera che ogni uomo nei secoli potesse accostarsi attraverso quei testi all’unico vangelo di Cristo. È stata la Chiesa,
guidata dallo Spirito Santo, ad accogliere i libri dell’Antico Testamento e a scrivere quelli del Nuovo, perché attraverso di essi ogni uomo potesse conoscere il Dio
vivente.
Potremmo dire che la Bibbia è uno dei più grandi regali fatti dal popolo d’Israele e
dalla Chiesa all’umanità. Nella Sacra Scrittura la storia della salvezza è stata fissata
per iscritto perché non fosse più dimenticata ed ogni uomo potesse misurarsi con la
rivelazione divina.
Anche a noi accade di voler mettere per iscritto le esperienze più importanti che
abbiamo vissuto, le parole che abbiamo ascoltato, per essere sicuri di non sfigurarle, di non dimenticarle. Così la Chiesa ha voluto che fossero conservati questi libri
divinamente ispirati, perché attestassero perennemente gli eventi della rivelazione.
Lo Spirito Santo ha accompagnato il popolo d’Israele e la Chiesa in questo lavoro
di redazione, perché la “verità salvifica” [5] degli eventi narrati fosse interamente
conservata.
La Sacra Scrittura è così veramente necessaria per conoscere Cristo stesso. Il Concilio ha voluto esortare «con ardore e insistenza tutti i fedeli [...] ad apprendere
“la sublime scienza di Gesù Cristo” (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine
Scritture. “L’ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo” (S. Girolamo,
Commento ad Isaia). Si accostino essi volentieri al sacro testo, sia per mezzo della
sacra liturgia, che è impregnata di parole divine, sia mediante la pia lettura, sia per
mezzo delle iniziative adatte a tale scopo» (Dei Verbum, 25).
La Chiesa è la “casa” della Sacra Scrittura
75
PER CONTINUARE A PREGARE La Bibbia non è mai sola: è il popolo di Dio, infatti, che, dopo averla scritta, continuamente ce la dona [6]. La Chiesa, prima di scrivere i diversi libri del Nuovo Testamento, ha obbedito al comando di Cristo di predicare, di battezzare, di vivere il
comandamento dell’amore, di insegnare tutto ciò che egli aveva proclamato. Il
Signore stesso ha voluto che nella viva voce della Chiesa, prima ancora che nella
Bibbia, sempre risuonasse in maniera viva la Parola di Dio. Così, dagli apostoli in
poi, la Chiesa, «nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede» (Dei
Verbum, 8).
La Sacra Scrittura trova il suo contesto nella vita della Chiesa, nella quale Dio stesso continua a parlare agli uomini, di modo che la Sacra Scrittura e la viva Tradizione della Chiesa non possono mai essere separate l’una dall’altra, poiché provengono entrambe dall’unica fonte della rivelazione divina. Secondo la bella immagine
scelta dal Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio, la Chiesa è la “casa” della Parola
di Dio [7], il luogo dove essa abita per essere donata ad ogni uomo.
2) Cos’è e come si struttura la lectio divina
Poiché Dio vuole, nel suo amore, parlare agli uomini e solo la sua Parola è capace
di far ardere il cuore umano illuminandolo sulla via del bene, la Chiesa ha sempre
desiderato che tutti possano accostarsi a questa Parola per esserne nutriti. Da questa esigenza è nata, nella tradizione cristiana, la meditazione della Parola di Dio
con la pratica della lectio divina.
Che cos’è la lectio divina?
È ascoltare Dio che ci parla attraverso la sua Parola. È dedicare un po’ di tempo
alla lettura e mediante la lettura alla preghiera con la Parola di Dio. L’ascolto silenzioso e umile del Signore è il centro e lo scopo della lectio divina. Dio che ci parla
nelle Sante Scritture è al primo posto.
La lectio divina ci aiuta così a comprendere a poco a poco che non bastiamo a noi
stessi: abbiamo bisogno di aprirci a Colui la cui «parola è lampada ai nostri passi
e luce sul nostro cammino» (cfr. Sal 118,105).
La lectio divina può essere proposta a tutti, perché la Parola di Dio non è «troppo
alta per noi, né troppo lontana da noi» (cfr. Dt 30,11-14).
Come si fa la lectio divina?
Ordinariamente la lectio divina si sviluppa attraverso quattro momenti che sono
stati così sintetizzati dal recente Sinodo sulla Parola di Dio: «Essa si apre con la
lettura (lectio) del testo che provoca una domanda di conoscenza autentica del suo
76
PER CONTINUARE A PREGARE contenuto reale: che cosa dice il testo biblico in sé? Segue la meditazione
(meditatio) nella quale l’interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Si
giunge, così, alla preghiera (oratio) che suppone quest’altra domanda: che cosa
diciamo noi al Signore in risposta alla sua parola? E si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della
mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?» [8].
I quattro momenti non sono rigidi, sono successivi e possono intersecarsi l’uno con
l’altro, sviluppando un dinamismo interiore che anima la lectio, dall’ascolto alla
vita.
Qualche parola per illustrare i quattro successivi momenti.
1) La lettura del testo (lectio)
Dopo qualche momento di silenzio e di raccoglimento per creare un clima favorevole alla preghiera, è bene invocare lo Spirito Santo con una preghiera o con un
canto, perché sia Lui a parlare. Gli autori medioevali hanno chiamato questo primo
momento lectio.
Si comincia a leggere il testo scelto in modo pacato e tranquillo, ponendosi alla
fine una domanda di conoscenza del suo contenuto reale: che cosa dice il testo biblico in sé?
È l’atteggiamento dell’ascolto, proprio come avviene dinanzi ad una persona che
parla: la si ascolta con attenzione, cercando di capire quello che vuole dirci.
A questo fine, può aiutare il rimando ad altri brani biblici, secondo i riferimenti che
troviamo sulla nostra Bibbia. La lectio divina utilizza qui un’antichissima regola
dell’interpretazione biblica che afferma: la Bibbia si comprende con la Bibbia stessa, poiché ogni brano è illuminato dagli altri testi della Sacra Scrittura.
2) Meditazione del testo (meditatio)
Questo secondo momento ha lo scopo di avvicinare la Parola di Dio alla nostra
vita. Così la domanda che dobbiamo porci è questa: che cosa dice il testo biblico a
noi, a me?
Non si legge il testo semplicemente per conoscerlo, ma perché esso sia luce per la
nostra vita. Sostare dinanzi alla Parola di Dio, apre la mente a tanti pensieri. Non
sarà difficile capire che la Parola ascoltata è rivolta a me, ha qualcosa da dire alla
mia vita, almeno in qualche sua parte. La voce di Dio è inconfondibile. Chiama
alla conversione, vuole condurci ad una maggiore conformità con Cristo. È molto
opportuno assecondare questo filo di pensieri, sostando in essi e meditandoli.
Gli autori medioevali hanno chiamato questo secondo momento della lectio divina
77
PER CONTINUARE A PREGARE con il nome di meditatio.
3) Il tempo della preghiera (oratio)
Si giunge così alla preghiera (oratio) che suppone quest’altra domanda: che cosa
diciamo noi al Signore in risposta alla sua parola? La lettura della Parola di Dio
farà nascere la necessità di parlare a Lui. È questo il momento nel quale, dopo aver
ascoltato, l’uomo risponde a Dio e gli parla. Gli dice il proprio assenso e insieme
chiede l’aiuto della grazia per realizzare la Sua volontà. Nella parola rivolta a Dio è
compresa anche l’intercessione per altri, perché Dio li illumini nel cammino. È
opportuno dedicare a questo momento un congruo tempo. A partire dal Medioevo
questo terza tappa della lectio divina è stata chiamata oratio.
4) La gioia della contemplazione (contemplatio)
In questo ultimo momento della lectio divina assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della
mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?
Man mano che maturerà l’esperienza della preghiera ci si accorgerà che diventa
meno importante comprendere ogni volta qualcosa di nuovo. Crescerà invece il
desiderio di contemplare l’opera già compiuta da Dio. Sarà come quando due innamorati non si preoccupano più di dirsi cose nuove, ma stanno in silenzio sapendo
di amarsi profondamente. Questa semplificazione della preghiera è un dono del
Signore, secondo i tempi che non possono essere stabiliti in anticipo.
Gli antichi autori chiamavano questo momento contemplatio. Proprio perché la
Parola del Signore ha posto radici nel nostro cuore, produrrà frutto nella vita quotidiana. Scopo della lectio, infatti, è la trasformazione dell’essere e dell’agire, resi
nuovi dallo Spirito Santo
Quali strumenti utilizzare per la lectio divina?
Innanzitutto è bene utilizzare una buona edizione della Bibbia ed un Messale tascabile con le letture bibliche della liturgia domenicale. Due criteri vanno tenuti presenti per scegliere una edizione della Bibbia fra le tante disponibili.
Il primo criterio: sarebbe bene che la traduzione sia quella del 2008 della CEI
(=Conferenza Episcopale Italiana). Questo permette, innanzitutto, di avere una
traduzione molto aggiornata ed approvata dai Vescovi italiani. Inoltre, questa traduzione è quella che si proclama durante la liturgia e questo permette di utilizzare
lo stesso testo per la preghiera comunitaria e per quella personale.
Il secondo criterio: che le note ed i rimandi da un brano all’altro siano di qualità.
Questo permette di poter meglio comprendere i passi più difficili e di poter illuminare un determinato testo a partire da altri brani biblici che gli sono paralleli o che
affrontano lo stesso tema. Tutti questi riferimenti, che provengono ovviamente
78
PER CONTINUARE A PREGARE dall’opera degli studiosi, aiutano a rispettare il testo nel suo vero significato e a
non fraintenderlo a partire da prospettive unilaterali [9].
È molto utile, inoltre, munirsi di un quaderno da riservare allo studio della Bibbia.
Su di esso si possono trascrivere tutti i versetti che si rivelano particolarmente belli
e significativi ed, insieme, annotare tutte le domande alle quali non riusciamo a
rispondere e che sarà opportuno rivolgere ogni tanto a qualche sacerdote che sappiamo ben preparato. Questo lavoro è molto prezioso soprattutto quando siamo
principianti; è molto importante, allora, confrontare le nostre riflessioni con qualche maestro sapiente. Nel tempo, tutto questo può aprire la strada anche ad una
vera e propria direzione spirituale che ci accompagnerà negli anni, man mano che
la chiamata del Signore si farà più impegnativa.
Il Messale tascabile contiene, invece, le letture bibliche che vengono proclamate
nella liturgia. È prezioso per prepararsi alla liturgia domenicale e per poter tornare
a meditare sui brani biblici proposti dalla liturgia, una volta terminata la celebrazione.
Non si deve mai dimenticare che la Liturgia della Parola all’interno della celebrazione eucaristica è la forma più alta di lectio divina. In ogni eucarestia alla proclamazione della Parola segue l’omelia che proclama l’attualità della Parola di Dio
nell’oggi della storia per la comunità riunita. Viene poi la preghiera dei fedeli con
la quale la Parola diviene preghiera per il mondo intero. Infine Cristo stesso si offre
sull’altare ed i fedeli hanno piena comunione con lui, celebrando, ricevendo e contemplando ciò che la Parola ha annunziato.
In questo modo, nell’eucarestia abbiamo come un modello di ciò che è la lectio
divina personale.
Da quali brani biblici partire per pregare con la Parola di Dio?
Nello scegliere i brani su cui pregare è bene partire innanzitutto dai testi proclamati
nella liturgia domenicale, perché sono i brani che la Chiesa ha scelto nella sua sapienza millenaria per accompagnare il cammino dei fedeli. La qualità della partecipazione alla messa sarà enormemente arricchita se ogni cristiano potrà leggerli
prima di ascoltarli nella proclamazione liturgica e vi tornerà sopra per pregarvi
ancora nei giorni che seguono la domenica.
Si può poi pregare con la Bibbia leggendo consecutivamente un intero libro biblico
– è la cosiddetta lectio cursiva, cioè la lettura di un libro capitolo per capitolo. In
questo caso, la cosa migliore è cominciare dalla lettura dei vangeli che sono il cuore della Scrittura. Si può iniziare, ad esempio, da quello di Luca che si propone
come scopo [10] di rendere salda la fede di chi lo legge.
Si può anche chiedere consiglio al proprio confessore o al proprio padre spirituale,
perché ci indichi la lettura di un libro biblico particolarmente adatto alla situazione
79
PER CONTINUARE A PREGARE che stiamo vivendo
I gruppi di ascolto del vangelo, strumento prezioso per la lectio divina comunitaria
Un’occasione preziosa per imparare a pregare con la Bibbia è quella della partecipazione ai gruppi o centri di ascolto del Vangelo, riproposti dal papa Benedetto
XVI in occasione del Convegno ecclesiale della Diocesi di Roma [11]. Il suo intervento situava questi gruppi all’interno di una dinamica missionaria della Chiesa.
Infatti, la presenza di piccoli gruppi nei condomini o negli ambienti di lavoro, facilita la partecipazione di persone che non frequentano assiduamente la vita delle
comunità cristiane.
Questi gruppi debbono caratterizzarsi per una capacità di accoglienza, rispettosa
della libertà e dei tempi di maturazione delle persone che vi partecipano. È bene
che il moderatore del gruppo, che potrebbe essere affiancato da un segretario, tenga
i rapporti con il parroco o con i coordinatori della pastorale d’ambiente, in maniera
da rendere evidente a tutti i partecipanti del gruppo che l’esperienza che si propone
è profondamente ecclesiale.
Il moderatore deve far sì che ogni persona possa esprimersi, senza esagerare i tempi del proprio intervento, pena l’affaticamento del cammino di tutti gli altri.
L’incontro si aprirà sempre con l’invocazione dello Spirito Santo e la lettura del
brano biblico. Dopo un momento di preghiera silenziosa, i partecipanti possono
essere invitati a tre giri successivi di interventi: in una prima tornata, i partecipanti
potrebbero rileggere ad alta voce un singolo versetto del testo appena proclamato,
in un secondo giro potrebbero esprimere le motivazioni della scelta di quel determinato testo indicando quale aspetto li ha maggiormente toccati, in una terza tornata ognuno potrebbe esprimere una preghiera a partire dal brano letto.
È importante che il gruppo si mantenga sempre aperto e che vi siano accolte anche
persone che partecipano solo saltuariamente, senza pretendere niente da nessuno.
Questo permetterà che il gruppo mantenga una fisionomia missionaria e che non si
rinchiuda in se stesso.
Note al testo
[1] Alessandro Manzoni, ne I promessi sposi, fa eco al profeta Geremia affermando: «Così fatto è questo guazzabuglio del cuore umano»!
[2] Una bellissima espressione di Dante Alighieri recita: Io cominciai, come colui
che brama, / dubitando, consiglio da persona / che vede e vuol dirittamente e ama
(Dante Alighieri, Paradiso, XVII, vv. 103-105).
[3] Hans Urs von Balthasar, Solo l’amore è credibile, Borla, Roma, 1977, pp. 5456.
80
PER CONTINUARE A PREGARE [4] Henri de Lubac, Esegesi medioevale, Edizioni Paoline, Roma, 1972, I, pp. 353354.
[5] Dei Verbum 11, che specifica in che senso la Sacra Scrittura debba essere ritenuta vera ed inerrante.
[6] Così ha scritto in merito papa Benedetto XVI: «L'ermeneutica cristologica, che
in Gesù Cristo vede la chiave del tutto e, partendo da Lui, apprende a capire la
Bibbia come unità, presuppone una scelta di fede e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questa scelta di fede ha dalla sua la ragione - una ragione storica
[...] La Scrittura è cresciuta nel e dal soggetto vivo del popolo di Dio in cammino e
vive in esso. [...] Il popolo di Dio - la Chiesa - è il soggetto vivo della Scrittura; in
esso le parole della Bibbia sono sempre presenza. Naturalmente, però, si richiede
che questo popolo riceva se stesso da Dio, ultimamente dal Cristo incarnato e da
Lui si lasci ordinare, condurre e guidare» (Joseph Ratzinger – Benedetto XVI,
Gesù di Nazaret, Rizzoli, Milano, 2007, pp. 15-17).
[7] Dal Messaggio al popolo di Dio del Sinodo sulla Parola di Dio nella vita e
nella missione della Chiesa, 9.
[8] Idem.
[9] Solo a titolo di esempio, rispettano questi criteri la Bibbia di Gerusalemme
(detta così perché l’apparato critico è stato curato dai domenicani della Scuola biblica di Gerusalemme), la Bibbia TOB (abbreviazione di Traduction Oecumenique
de la Bible, perché le note sono state preparate in Francia da biblisti di diverse confessioni), la Bibbia, via, verità e vita (realizzata in Italia, con indicazioni
sull’utilizzo liturgico dei diversi brani e con brevi note teologiche), ma anche molte
altre edizioni che potrebbero essere consigliate.
[10] Cfr. Lc 1,1-4.
[11] «Prodigatevi a ridar vita in ogni parrocchia, come ai tempi della Missione
cittadina, ai piccoli gruppi o centri di ascolto di fedeli che annunciano Cristo e la
sua Parola, luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità,
organizzare la speranza. Questo articolarsi delle grandi parrocchie urbane attraverso il moltiplicarsi di piccole comunità permette un respiro missionario più largo, che tiene conto della densità della popolazione, della sua fisionomia sociale e
culturale, spesso notevolmente diversificata. Sarebbe importante se questo metodo
pastorale trovasse efficace applicazione anche nei luoghi di lavoro, oggi da evangelizzare con una pastorale di ambiente ben pensata, poiché per l’elevata mobilità
sociale la popolazione vi trascorre gran parte della giornata» (Benedetto XVI,
Discorso al Convegno ecclesiale della diocesi di Roma, 26/5/2009).
81
PER CONTINUARE A PREGARE MESSAGGIO DI BENEDETTO XVI
PER LA QUARESIMA 2011
"Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti" (cfr Col 2,12)
Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la
Chiesa un tempo liturgico assai prezioso e importante, in vista del quale sono lieto
di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno. Mentre
guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità
ecclesiale, assidua nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino
di purificazione nello spirito, per attingere con maggiore abbondanza al Mistero
della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).
1. Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo,
quando, "divenuti partecipi della morte e risurrezione del Cristo", è iniziata per noi
"l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo" (Omelia nella Festa del Battesimo
del Signore, 10 gennaio 2010). San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente
sulla singolare comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro. Il fatto
che nella maggioranza dei casi il Battesimo si riceva da bambini mette in evidenza
che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie forze.
La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria
esistenza "gli stessi sentimenti di Cristo Gesù" (Fil 2,5), viene comunicata
all’uomo gratuitamente.
L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che "io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la
comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza
di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,10-11). Il Battesimo, quindi, non è un
rito del passato, ma l’incontro con Cristo che informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.
Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che salva. I Padri del Concilio Vaticano II hanno
richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare "più abbondantemente gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale" (Cost. Sacrosanctum Concilium, 109). Da sempre, infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazio82
PER CONTINUARE A PREGARE ne del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel grande mistero per cui
l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Questo
dono gratuito deve essere sempre ravvivato in ciascuno di noi e la Quaresima ci
offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa antica,
come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.
2. Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci a celebrare la Risurrezione del Signore - la festa più gioiosa e solenne di tutto l’Anno
liturgico - che cosa può esserci di più adatto che lasciarci condurre dalla Parola di
Dio? Per questo la Chiesa, nei testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci
guida ad un incontro particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere
le tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella prospettiva
di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato, in vista di nuovi e
decisivi passi nella sequela di Cristo e nel dono più pieno a Lui.
La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra condizione
dell’uomo su questa terra. Il combattimento vittorioso contro le tentazioni, che dà
inizio alla missione di Gesù, è un invito a prendere consapevolezza della propria
fragilità per accogliere la Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in
Cristo, via, verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n. 25). E’ un
deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi, sull’esempio di Gesù e
in unione con Lui, una lotta "contro i dominatori di questo mondo tenebroso" (Ef
6,12), nel quale il diavolo è all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare
l’uomo che vuole avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche
il nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.
Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore (seconda domenica) pone davanti
ai nostri occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la
divinizzazione dell’uomo. La comunità cristiana prende coscienza di essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, "in disparte, su un alto monte" (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in Cristo, quali figli nel Figlio, il dono
della Grazia di Dio: "Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo" (v. 5). E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni giorno,
una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito, dove discerne il bene e il
male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di seguire il Signore.
La domanda di Gesù alla Samaritana: "Dammi da bere" (Gv 4,7), che viene
proposta nella liturgia della terza domenica, esprime la passione di Dio per ogni
uomo e vuole suscitare nel nostro cuore il desiderio del dono dell’ "acqua che zampilla per la vita eterna" (v. 14): è il dono dello Spirito Santo, che fa dei cristiani
83
PER CONTINUARE A PREGARE "veri adoratori" in grado di pregare il Padre "in spirito e verità" (v. 23). Solo
quest’acqua può estinguere la nostra sete di bene, di verità e di bellezza! Solo
quest’acqua, donataci dal Figlio, irriga i deserti dell’anima inquieta e insoddisfatta,
"finché non riposa in Dio", secondo le celebri parole di sant’Agostino.
La "domenica del cieco nato" (la quarta) presenta Cristo come luce del mondo.
Il Vangelo interpella ciascuno di noi: "Tu, credi nel Figlio dell’uomo?". "Credo,
Signore!" (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi voce di ogni
credente. Il miracolo della guarigione è il segno che Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore, perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere in Lui l’unico nostro Salvatore. Egli illumina tutte le
oscurità della vita e porta l’uomo a vivere da "figlio della luce".
Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione di Lazzaro,
siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza: "Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?" (Gv 11,25-26). Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità, insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene
nel mondo" (v. 27). La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a superare il
confine della morte, per vivere senza fine in Lui. La fede nella risurrezione dei
morti e la speranza della vita eterna aprono il nostro sguardo al senso ultimo della
nostra esistenza: Dio ha creato l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa
verità dona la dimensione autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro
esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica, all’economia.
Privo della luce della fede l’universo intero finisce rinchiuso dentro un sepolcro
senza futuro, senza speranza.
Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale, particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della nostra vita, quella vita che Dio ci ha
comunicato quando siamo rinati "dall’acqua e dallo Spirito Santo", e riconfermiamo il nostro fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere suoi
discepoli.
3. Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a liberare il nostro cuore dal peso delle
cose materiali, da un legame egoistico con la "terra", che ci impoverisce e ci impedisce di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo. In Cristo, Dio si è rivelato
come Amore (cfr 1Gv 4,7-10). La Croce di Cristo, la "parola della Croce" manifesta la potenza salvifica di Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e
portargli la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc. Deus caritas est,
12). Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno, dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di conversione, la Quaresima educa a vivere in modo
sempre più radicale l’amore di Cristo. Il digiuno, che può avere diverse motivazio84
PER CONTINUARE A PREGARE ni, acquista per il cristiano un significato profondamente religioso: rendendo più
povera la nostra mensa impariamo a superare l’egoismo per vivere nella logica del
dono e dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa - e non solo di superfluo - impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro "io", per scoprire Qualcuno
accanto a noi e riconoscere Dio nei volti di tanti nostri fratelli. Per il cristiano il
digiuno non ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità
degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore per il prossimo (cfr Mc
12,31).
Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione dell’avere,
dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio nella nostra vita. La bramosia
del possesso provoca violenza, prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina, alla capacità, cioè, di condivisione. L’idolatria dei beni, invece, non solo allontana dall’altro,
ma spoglia l’uomo, lo rende infelice, lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che
promette, perché colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della vita.
Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è pieno di sé e dei propri
progetti, con i quali ci si illude di potersi assicurare il futuro? La tentazione è quella di pensare, come il ricco della parabola: "Anima mia, hai a disposizione molti
beni per molti anni…". Conosciamo il giudizio del Signore: "Stolto, questa notte
stessa ti sarà richiesta la tua vita…" (Lc 12,19-20). La pratica dell’elemosina è un
richiamo al primato di Dio e all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro
Padre buono e ricevere la sua misericordia.
In tutto il periodo quaresimale, la Chiesa ci offre con particolare abbondanza la
Parola di Dio. Meditandola ed interiorizzandola per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di
Dio, che continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo. La preghiera ci permette anche di acquisire
una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che
non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che
"le sue parole non passeranno" (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con Lui "che nessuno potrà toglierci" (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza
che non delude, alla vita eterna.
In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a contemplare il
Mistero della Croce, è "farsi conformi alla morte di Cristo" (Fil 3,10), per attuare
una conversione profonda della nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello
Spirito Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con decisione la
nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci dal nostro egoismo, superando
l’istinto di dominio sugli altri e aprendoci alla carità di Cristo. Il periodo quaresimale è momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere, con
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PER CONTINUARE A PREGARE una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice del Sacramento della Penitenza
e camminare con decisione verso Cristo.
Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il cammino di conversione verso la
Pasqua ci conduce a riscoprire il nostro Battesimo. Rinnoviamo in questa Quaresima l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento, perché illumini e guidi tutte le nostre azioni. Quanto il Sacramento significa e realizza, siamo
chiamati a viverlo ogni giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica. In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria, che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per immergerci come Lei nella morte e
risurrezione del suo Figlio Gesù ed avere la vita eterna.
Dal Vaticano, 4 novembre 2010
BENEDICTUS PP XVI
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PER CONTINUARE A PREGARE Un libro in Quaresima!
Vi proponiamo due testi per accompagnare il nostro cammino spirituale.
Questi titoli ed altri ancora si possono trovare sul banco AVE presente in
Basilica durante gli esercizi dal 31 marzo al 2 aprile dalle ore 19.30 alle
21.00.
CON VOI ANCORA E SEMPRE di Domenico Sigalini
Vangeli e pensieri dal Triduo pasquale a Pentecoste
La Pasqua, con i suoi cinquanta giorni, è lo spazio opportuno in cui al cristiano è chiesto di esercitarsi nell'arte di una vita gioiosa
Questo tempo, che va dal Triduo fino alla Pentecoste, diventa per tutti l'occasione per aprirsi alla meraviglia, per guadagnare in stupore, per abbandonare i nostri calcoli, le previsioni, e diventare, finalmente, disponibili alle
sorprese di Dio: la notte non ha ingoiato la Luce per sempre e per questo è
anche tempo di missione, missione «fino agli estremi confini», cioè fino al
cuore di ogni uomo.
Monsignor Sigalini, con la sua penna sempre attenta a non tralasciare le
esigenze del cuore umano e l'affidabilità delle promesse di Dio, ci accompagna in questo itinerario, durante il quale è davvero bello lasciarsi affascinare dal Cristo che rimane con noi, ancora e sempre. Di nuovo!
CHI AMA EDUCA di Francesco Miano
Vocazione, cura e impegno formativo. Tracce per un percorso
Sulla questione educativa «il contributo dell'Ac sarà fortissimo. Noi abbiamo un immenso patrimonio da valorizzare, sia nel senso di elaborazione
culturale di nuove idee che come esperienza da mettere in gioco». Franco
Miano, presidente dell'Azione cattolica, riflette ad alta voce sul pianetaeducazione, cui la Chiesa italiana ha deciso di dedicare gli Orientamenti
pastorali per il prossimo decennio. E nasce Chi ama educa.
«L'Ac - prosegue Miano - ha sempre posto il tema dell'educazione al centro
del suo percorso associativo e tanti laici credenti, così come molti cittadini
impegnati in politica oggi come ieri, si sono formati alla scuola dell'Ac. Si
tratta di rilanciare la nostra proposta educativa, rileggendola alla luce delle
emergenze dell'oggi che, ancora più di ieri, richiedono di porre al centro
una proposta integrale per la persona, capace di coniugare adeguatamente
tutte le dimensioni della vita».
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INDICE Presentazione .............................................................................. 3
Il luogo: santa Croce in Gerusalemme ...................................... 5
Introduzione generale agli esercizi spirituali ............................ 9
Dalle tenebre alla luce (Gv 9, 1-41) .......................................... 9
Come lampade accese ............................................................. 11
Far penetrare il Vangelo in profondità .................................... 15
I consigli evangelici per portare al mondo la luce di Cristo ... 16
Giovedì 31 marzo – Amare Dio al di sopra di tutto ................. 19
Preghiera del mattino .............................................................. 19
Preghiera a metà giornata ........................................................ 24
Preghiera serale ....................................................................... 28
Meditazione ............................................................................. 30
Venerdì 1° aprile – Poveri con Cristo povero........................... 37
Preghiera del mattino .............................................................. 37
Preghiera a metà giornata ........................................................ 41
Preghiera serale ....................................................................... 44
Meditazione ............................................................................. 47
Sabato 2 aprile – Obbedire alla voce del Signore..................... 52
Preghiera del mattino .............................................................. 52
Preghiera a metà giornata ........................................................ 55
Preghiera serale ....................................................................... 59
Meditazione ............................................................................. 62
Canti ........................................................................................... 68
Per continuare a pregare .......................................................... 71
Lectio divina ........................................................................... 72
Messaggio di Papa Benedetto XVI per la Quaresima 2011 .... 82
Un libro in Quaresima ............................................................. 87
Indice .......................................................................................... 88
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