sabato
domenica
21 mar 09
22 mar 09
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ore 20.30 turno oro, turno a
ore 16.00 turno b
Eugenio Onegin
di Pëtr Il’ič Čajkovskij
Scene liriche in tre atti e sette quadri
Libretto di Pëtr Il’ič Čajkovskij e Konstantin Stepanovič Silovskij
tratto dal romanzo di Aleksàndr Sergeevič Puškin
Casa editrice MuzGiz
Personaggi e interpreti
Tatjana Jasmina Trumbetaš Petrović / Suzana Šuvaković Savić
Eugenio Onegin Miodrag D.Jovanović / Vladimir Andrić
Lenskij Dejan Maksimovic / Dušan Plazinić
Olga Nataša Jović Trivić / Željka Zdjelar | Larina Dubravka Filipović
Filipjevna Olga Savović | Principe Grjemin Ivan Tomašev / Dragoljub Bajić
Triquet Igor Matvejev / Darko orđević
Capitano della Guardia Ljubodrag Begović
Zarjecki Branislav Kosanić / Aleksandar Stamatović
193a stagione lirica e balletto 08 09
Onegin libretto:Onegin libretto
Maestro concertatore e direttore d’orchestra Johannes Harneit
Regia Radoslav Zlatan Dorić
Assistente alla regia Vesna Petrović
Scene Aleksandar Zlatović
Costumi Ljiljana Orlić
Coreografia Vladimir Logunov
Orchestra, coro e balletto del Teatro Nazionale di Belgrado
Maestro del coro Djordie Stanković
In lingua originale con sovratitoli in italiano
maestro ai sovratitoli Nicola Montecchio - direttore tecnico di palcoscenico Roberto Lunari capo elettricista Gianluca Quaglio - capo macchinista Matteo Fasano - capo attrezzista Giulio
Magnetto - capo sarta Mirella Magagnini - capo parrucchiera Daniela Berto - capo truccatrice
Monica Salomoni
Allestimento del Teatro Nazionale di Belgrado
in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo,
la Fondazione Ravenna Manifestazioni e
l’Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza
Un malinconico dandy
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di Massimo Contiero
Čaikovskij è un vero poeta del suono.
Egli ha trovato in Puškin un clima sentimentale a propria misura
e ne ha tratto un dramma di sconvolgente sincerità
Hans von Bülow
Non più solo italiana, l’opera lirica riceve nell’ottocento cospicui
contributi dalla Francia e dalla Germania. Ma non solo: un ulteriore
filone proviene dalla Russia. Questo vasto Paese, diviso tra Europa ed
Asia, iniziò ad emanciparsi dalla sua arretratezza culturale con
l’avvento dello zar Pietro il Grande. Il ritardo era particolarmente
grave per la musica, condannata nel XIII come strumento del diavolo
dal patriarca Kiryl Turovskij. Ancora nel XVII secolo lo zar faceva
sequestrare gli strumenti musicali, definendoli balocchi di Satana.
La corte di Pietro, nella nuova capitale appositamente costruita Pietroburgo - viveva secondo modelli prussiani e asburgici per la vita
civile e militare, e francesi per la cultura: era appunto il francese la
lingua della nobiltà. Furono invece italiani i musicisti che
importarono i primi esempi di teatro musicale. A questa sudditanza
iniziarono a ribellarsi compositori come Glinka e poi il cosiddetto
“gruppo dei cinque” (Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Balakiriev,
Borodin e Cuij), nobili dilettanti di genio che rifuggivano
l’apprendimento della musica secondo i canoni fissati nel resto
d’Europa, per non esserne condizionati e far sgorgare genuina una
nuova creatività musicale, che fosse solo ed autenticamente russa.
Con il fratello Nikolaij, Anton Rubinstein, grande pianista che aveva
molto viaggiato e conosciuto grazie alle sue tournées, si batté contro
questo isolazionismo e fondò il Conservatorio di Pietroburgo come
avamposto della tradizione culturale consolidatasi fuori della Russia.
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Non v’è dubbio che Čajkovskij fosse schierato con i fratelli Rubinstein
e quando Nikolaij fece nascere il Conservatorio di Mosca, accettò,
giovanissimo, la cattedra di composizione. Mentre i “cinque” diedero
vita ad un teatro epico, spesso incentrato sui grandi avvenimenti della
storia russa, Boris Godunov, Kovanchina, o su leggende della terra
natale, Una vita per lo zar, Il principe Igor etc., proprio con Evgenij
Onegin, Čajkovskij proponeva un lavoro di carattere intimista che,
anziché al grand-opéra altamente spettacolare, guardava a Luisa
Miller, Traviata o al delicato lirismo di Gounod. Le fazioni di cui s’è
detto erano tuttavia unificate nell’attingere per i loro soggetti
dall’opera di Puškin. Per tre volte lo stesso Čajkovskij si accosta al
padre della letteratura russa: oltre all’Onegin, anche per la Dama di
picche e Mazeppa1. Proprio Evgenij Onegin occupa un posto
particolare nella creatività del grande scrittore, perché lo accompagna
per ben sette anni di lavoro (dal 1824 al 1831) e perché vi si possono
rintracciare elementi autobiografici, con l’inquietante premonizione
della propria fine. Puškin morì in seguito ad un duello nel quale
difendeva l’onore della moglie, corteggiata da Georges D’Anthès,
ufficiale di origine francese. Nel romanzo è invece il protagonista ad
uccidere l’amico Lenskij, che lo aveva sfidato, indispettito delle
inopportune attenzioni rivolte alla propria fidanzata, Olga. In entrambi
i casi, il fato crudele fa soccombere chi aveva probabilmente ragione.
Per Evgenij Onegin, Puškin sceglie di scrivere in forma epistolare
(come Le relazioni pericolose di Laclos, i Dolori del giovane Werther
di Goethe e Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Foscolo) ma, anziché
1 Aveva inoltre pensato anche a La figlia del capitano, progetto non realizzato.
Quanto ad Onegin, segnaliamo anche un tentativo di Prokofiev, arrivato nel 1936
a comporre 45 numeri (op. 71)
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in prosa, stende la narrazione in versi, assecondando la naturalezza di una vena
poetica che è la caratteristica più immediatamente riconoscibile del suo genio. Per
l’esemplarità, il metro di cui si serve - il novenario giambico, distribuito in strofe di
quattordici versi - fu detto in seguito strofa oneginiana. Tra Classicismo e
Romaticismo, Puškin non si schierò, tuttavia questa è l’opera nella quale egli più si
avvicina a Byron e i vagabondaggi di Evgenij ricordano quelli di Childe Harold. Il
modello byroniano è dunque evidente in Evgenij Onegin. A differenza tuttavia del
romantico poeta inglese, l’autore russo non si identifica nel suo personaggio e la
scelta di mantenere un distacco ironico è in fondo anche un’implicita critica ad una
maniera, ad uno stile di vita che in Byron era tutt’uno con la letteratura.
Fu la cantante Elisaveta Lavronskaja a suggerire a Čajkovskij di trarre un’opera dal
poema-romanzo di Puškin. Era il maggio del 1877 e, a quell’epoca, il compositore,
trentasettenne, aveva già dato tre opere2. Del nuovo progetto parlò con i fratelli
Anatolij e Modest, quest’ultimo suo futuro collaboratore per i libretti delle ultime
due opere: Dama di Picche e Iolanta. Scrive a Modest: “…sono corso a casa, ho
letto con entusiasmo passando la notte in bianco… Tu non puoi immaginare quanto
mi sia incapricciato del soggetto della mia opera… Quanta poesia si nasconde in
questo Evgenij Onegin! Non mi sbaglio: so che l’opera avrà una limitata teatralità
e poca azione. Ma è così piena di poesia, che queste mancanze risultano
controbilanciate da un soggetto universale e semplice”. Il libretto venne affidato
all’amico Šilovskij, ma lo stesso compositore vi pose ampiamente mano, citando
letteralmente la maggior quantità possibile di versi di Puškin.
Dell’Evgenij Onegin di Puškin viene isolata la vicenda dell’amore di Tatiana, la
giovane ragazza di campagna, appassionata di letteratura, che offre il suo amore
ad Evgenij, ricevendone un doloroso rifiuto. Čajkovskij lavora a questo soggetto
mentre egli stesso riceve per lettera, un’ardente dichiarazione d’amore da Antonina
2 Il Voevoda (1869), Opričnik (1874) e Il fabbro Vakula (1876), sulla vita di Piero il Grande, poi
rifatto nel 1887 con il titolo Čerevički (Gli stivaletti).
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Ivanovna Miljukova3, una sua allieva, che accetta di sposare per far schermo alla
propria omosessualità. Ma il matrimonio rivela la sua assurdità fin dalla prima notte
di nozze, gettando poi il musicista in una grave depressione e portando alla follia
e al manicomio la donna. Čajkovskij arriva anche a tentare il suicidio, gettandosi
nella Moscova. Tuttavia, nonostante le tremende condizioni psicologiche, in uno
stato febbrile, lo slancio creativo non si arresta. Il 18 giugno 1877 è terminata la
composizione dei primi due quadri, il 27 è concluso anche il terzo. Poi, il matrimonio
il 18 luglio: il lavoro resta sospeso fino al 21 agosto, quando riprende con buona
lena. L’orchestrazione è messa a punto durante una serie di viaggi in Svizzera, a
Parigi, a Vienna, in Italia, e, a Sanremo, il 1° febbraio 1878, la partitura è conclusa.
Fortunatamente, visto il suo stato, il compositore non ha a che fare con un libretto
particolarmente drammatico, se si eccettua l’assurdo duello di cui s’è detto.
L’argomento è piuttosto il “mal di vivere” del protagonista, che ritrova la bella
giovane che ha respinto, alcuni anni dopo: si è sposata col principe Gremin ed è
divenuta un’affascinante gran dama, dall’acerba ragazza che Evgenij aveva
conosciuto e subito se ne innamora. Tocca a lui ora, soffrire il rifiuto alle sue profferte
d’amore, perché Tatiana, ancorché confessi di non aver mutato i suoi sentimenti, non
transige dai suoi doveri di fedeltà. È il raro caso di un melodramma che non finisce
con avvenimenti luttuosi e neppure ci dice alcunché del futuro del protagonista,
lasciato al suo inquieto destino.
L’opera inizia con un breve Introduzione (Andante con Moto, in sol minore)
caratterizzata da una progressione che procede dall’acuto al grave, secondo un
andamento discendente della frase musicale così tipico di Čajkovskij. È un
frammento destinato a tornare più volte, in seguito. Il sipario si apre nel giardino
della famiglia Larin: sono in scena le due sorelle Tatiana e Olga, la loro madre e la
3 “Il mio primo bacio sarà vostro o di nessun altro… non posso andare avanti senza di voi…
Permettetemi di vedervi e di baciarvi perché possa portare con me quel bacio nell’altro mondo.
Addio. Eternamente vostra.”
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Aleksàndr Puškin e Evgenij Onegin (schizzo di illustrazione)
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Njanja, la nutrice, presenza immancabile nelle famiglie di possidenti. Arrivano
contadini a rendere loro omaggio, cantando una canzone popolare: Čajkovskij cita
il folklore, non modella su di esso la sua musica come Musorgskij, ma l’andamento
modale dell’armonizzazione, è qui non molto dissimile. Dopo un esordio in
lontananza, con frasi affidate ad una voce guida e senza accompagnamento
orchestrale, all’avvicinarsi del coro, la partitura si fa più densa e assume, con un
incisivo ostinato ritmico, quasi il carattere di danza. Rimaste sole le due sorelle è
Olga (mezzosoprano) a descriverci il carattere di Tatiana, rimproverandola di essere
troppo sognatrice e troppo dedita alla lettura. Nella sua aria proclama invece di
essere estranea ad ogni malinconia e languore, gaia ed ottimista. Di lì a poco Lenskij,
poeta fidanzato di Olga, arriva assieme all’amico Onegin, del quale è subito presa
Tatiana, che la sera chiede alla Njanja cosa sia l’amore. Riconosciuti i sintomi su se
stessa, trascorre la notte insonne a scrivere una lettera appassionata, che all’alba
fa pervenire ad Evgenij. È la scena centrale del primo atto, ma certamente anche di
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tutta l’opera. “Sono innamorato di Tatiana… Sono stregato dalla poesia di Puškin
e costretto a scrivere la musica da un’invincibile attrazione”, scrive Pëtr al fratello
Modest. Il soprano resta a lungo in scena da solo, per una lungo intervento
articolato in diversi episodi, passando via via dalla recitazione intonata dei versi di
Puškin, all’arioso, al canto più liricamente dispiegato, con un fitto dialogo con
l’orchestra, dove l’oboe, il flauto, il clarinetto anticipano o fanno da eco ai motivi
esposti. Il risveglio per Tatiana è brusco: il destinatario di tanta passione la rifiuta
e, con indisponente paternalismo, consiglia prudenza alla ragazza che tanto
generosamente si è offerta. Nel secondo atto ci troviamo immersi in una di quelle
feste così frequenti nell’opera e nella letteratura dell’ottocento, in cui dominano,
inevitabilmente, i ritmi del valzer e della mazurka. È l’onomastico di Tatiana: per lei
il francese Triquet canta nella sua lingua dei couplets d’augurio4. C’è un evidente
4 È ripresa la romanza Le repos di Amédée de Beauplan. Il gusto per la citazione è tipico di
Čajkovskij, che ne farà ampio uso (Mozart, Gretry) anche in Pikovaja Dama (La dama di Picche).
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intento caricaturale del francesismo prevalente tra
le classi più abbienti. Ma nel clima gioioso, il
corteggiamento di Evgenij ad Olga fa scoppiare la
lite con Lenskij, che chiede soddisfazione. Nell’alba
livida sulla Neva, Lenskij arriva per primo al luogo
fissato per il duello e canta una malinconica aria
piena di nostalgia5. Il testo cita quasi letteralmente
Puškin: “Dove, dove, dove siete volati, giorni d’oro
della mia primavera? Che cosa mi prepara questo
giorno?”. Dopo la chiusa tragica del secondo atto,
con la morte del giovane poeta, l’apertura del terzo
è ancora con una festa. La danza che si ode questa
volta è una Polonaise, della quale Franz Liszt farà
una trascinante parafrasi pianistica. Sono passati sei
anni. Siamo nella sontuosa dimora del principe
Gremin, al quale Tatiana è andata sposa. Tra gli
ospiti Onegin, che stenta a riconoscere nei panni
dell’affascinante padrona di casa la ragazza
provinciale che aveva respinto. A lui,con un’aria dal
tratto nobile, Gremin confessa il suo profondo amore
per la moglie. Questo tuttavia non evita che lo stesso
Evgenij sia preso da una passione repentina e
irrefrenabile. Ottenuto un colloquio, confesserà il suo
5 Franco Pulcini ha notato una singolare somiglianza col
tema di Vallèe d’Obermann di Liszt, brano pianistico inserito
nella sua raccolta Années de pèlerinage. Premier Année,
Suisse (1835-36).
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sentimento a Tatiana, cantando sulle stesse note da lei usate nel primo tempo, nella
notte della sua illusione. Come detto, l’opera si chiude infelicemente per il
protagonista, che si vede respinto non dalla mancanza d’amore, ma dalle regole di
quella morale oltre la quale ha vissuto la sua esistenza.
Come è quasi di prammatica nell’opera russa dell’ottocento, il ruolo maschile
principale è affidato ad una voce scura. Onegin è baritono come Russlan, il principe
Igor, mentre sono bassi Boris Godunov, Ivan Kovanskij (in Kovanščina). Come tenore
protagonista fa eccezione Hermann nella Dama di picche. In Evegenij Onegin la
voce di tenore è per Lenskij, il sentimentale personaggio cui è demandato esprimere
gli accenti più lirici, in linea con la consuetudine italiana e francese. Tuttavia, per
quanto Čajkovskij non usi leitmotiven, esiste una omogeneità evidente nella linea
di canto dei vari protagonisti, con cellule melodiche che accumunano i loro
interventi principali. Osserva giustamente Leoš Janăček, che ammirava questo
lavoro: “Come canta Onegin, così cantano Tatiana, Olga e Lensky [e Gremin,
aggiungiamo noi]… Tutti cantano nel medesimo modo amoroso…”. È l’orchestra
tuttavia a fornire l’elemento cangiante. L’organico non ha ancora subito qui il
processo di gigantismo cui l’anno sottoposta Wagner e Berlioz: 2 flauti, ottavino, 2
oboi, 2 clarinetti (in si bemolle e in la), 2 fagotti, 4 corni in fa, 2 trombe in fa, tre
tromboni, timpani, arpa e il quintetto d’archi sono, all’epoca, una dotazione più che
normale. Ma la maestria coloristica del compositore, che toccherà i vertici nei
balletti, fornisce il lussureggiante caleidoscopio in grado di variare continuamente
le suggestioni che s’accompagnano al canto. Sottolinea Bortolotto: “L’opera rifiuta
radicalmente qualsiasi aggancio con la linea che si cominciava a definire
progressista del dramma musicale e attua un anti-Wagner di consapevolezza
preziosa”6. Ma il perenne modulare dell’armonia, non è lontano dal cromatismo che
si era affermato grazie al maestro tedesco.
6 “Est dell’Oriente, nascita e splendore della musica russa”, Adelphi editore.
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Čajkovskij appose al suo Onegin il sottotitolo “scene liriche”: era consapevole della
mancanza di spettacolarità della sua opera e della diversità con quanto prevaleva
sulle scene europee. “La vicenda è troppo semplice, manca di effetti teatrali, la
musica non ha né splendore né effetti brillanti. Chissà se pochi spiriti eletti,
ascoltandola, potranno provare le emozioni che mi agitavano mentre la
componevo…”. Richiede a Karl Albrecht, ispettore dei teatri imperiali: “1. Cantanti
di media forza, ma ben preparati e sicuri del fatto loro. 2. Cantanti che sappiano
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recitare semplicemente, ma bene. 3. Mi serve una messa in scena senza lusso, ma
che corrisponda rigorosamente all’epoca. I costumi devono obbligatoriamente
appartenere all’epoca in cui si svolge l’azione (cioè agli anni intorno al 1820). 4. I
cori non devono essere un gregge di pecore come sulle scene imperiali, ma delle
creature umane che prendono parte all’azione. 5. Il direttore non deve essere una
macchina, né un musicista alla Nápravník, la cui sola preoccupazione è che si esegua
bene un do e non un do diesis”.
Orgogliosamente afferma: “Non mi sono curato di colpi di scena, di effetti e via
dicendo… Quel che io cerco è un dramma intimo, ma forte, costruito sul conflitto
di circostanze vissute o viste da me, un conflitto che possa commuovermi in modo
essenziale”. Tuttavia sente l’esigenza di verificare l’impatto dell’opera facendola
sentire prima in un’audizione col pianoforte, per pochi invitati, a casa della cantante
Yuliya Abaza. L’opera completa, con orchestra e il coro degli allievi del
Conservatorio, fu data al Teatro Malyj di Mosca il 29 marzo 1879. I giudizi furono
contrastanti, ma a Čajkovskij, che era all’estero, evidentemente riferirono solo quelli
favorevoli, se scrisse alla sua grande mecenate, Nadješda Von Meck: “Ho avuto da
Mosca una notizia assai lieta: il primo atto dell’Onegin ha mandato in visibilio i
miei amici, fra i quali era anche Rubinstein. Ero assai inquieto nell’attesa di questo
giudizio; ora sono molto, molto rassicurato”. Il compositore aveva osato toccare un
romanzo tanto amato e molti detrattori si appigliavano a questa o quella modifica,
a questa o quella omissione. Il successo andò rinfrancandosi e nel 1881, il 23
gennaio, anche il Bolshoi accoglieva l’opera con molto favore. La fortuna divenne
ben presto internazionale. Per la prima uscita all’estero, a Praga, nel 1888, l’autore
stesso era sul podio. Nel 1892, Mahler diresse l’Onegin ad Amburgo, nel 1900,
Toscanini, a Milano.
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La natura russa, l'anima russa,
il carattere russo... la lingua russa
si sono riflessi in Puskin con una chiarezza
e una tale bellezza purificata
come si riflette la campagna
sulla superficie convessa di una lente.
Gogol
Poema non fantastico,
ma palpabilmente reale,
nel quale è incarnata la vera vita russa
con una tale forza creativa e con una tale
perfezione, quale non era esistita
mai prima di Puskin,
forse non è esistita neppure dopo di lui.
Dostoevskij
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«La settimana scorsa ero dalla Lavroskaja. Il discorso cadde sui soggetti per opera...
Lizaveta Andreevna improvvisamente disse: “E perché non prendere Evgenij Onegin?”.
L’idea mi sembrò assurda, e non risposi. Poi, pranzando da solo, mi tornò in mente
l’Onegin, cominciai a riflettere, la proposta della Lavrovskaja non mi parve così
assurda, mi ci appassionai e alla fine del pranzo la mia decisione era presa. Corsi a
comprarmi il testo. Lo trovai con fatica, tornai a casa, lo lessi con entusiasmo, passai
tutta la notte insonne e il risultato fu la traccia di una deliziosa opera sulla base del
testo di Puškin... Che profondità poetica nell’Onegin! Non mi faccio illusioni, so
benissimo che ci sono ben pochi effetti scenici, ben poco movimento. Ma la
ricchezza lirica, l’umanità, la semplicità della trama insieme alla genialità del testo
sopperiscono a queste manchevolezze... Non m’importa che ci sia poca azione, sono
innamorato del personaggio di Tatjana, sono affascinato dai versi di Puškin».
Lettera di Čajkovskij al fratello Modest (1877)
Chi ritiene l’azione scenica condizione primaria di
un’opera, non sarà soddisfatto. Chi invece cerca la
riproduzione musicale di sentimenti normali,
semplici, universali, lontani dalla tragicità
esteriore, dalla teatralità, saranno (spero) contenti
della mia opera.
Čajkovskij
la vicenda
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Atto primo
Primo quadro
Giardino della casa della Larina; la porta della terrazza è aperta; seduta
all'ombra, la Larina prepara marmellate, aiutata dalla balia, ascoltando le
figlie cantare. La padrona di casa evoca la propria gioventù. Alcuni contadini
offrono alla Larina un cesto di frutti e fiori e intonano una canzone popolare.
Sopraggiungono le figlie della Larina: la sognatrice Tatjana è suggestionata
dalla canzone mentre Olga manifesta un carattere più allegro e realista.
La Larina, dopo aver ringraziato i contadini, si preoccupa del pallore di
Tatjana: ma la ragazza assicura che non è nulla, è soltanto emozionata per
la storia d'amore che ha appena letto in un romanzo. La balia annuncia un
visitatore, Lenskij. Questi entra insieme con l'amico Onegin e dopo i saluti,
la Larina entra in casa. Onegin si fa indicare Tatjana da Lenskij, la
trova più attraente di Olga; a sua volta, Tatjana è colpita da
Onegin. Si avvia la conversazione tra le due coppie: Lenskij
corteggia Olga, e si allontana con lei; Onegin conversa con
Tatjana e la coppia esce a sua volta, mentre Lenskij e Olga
rincasano. La scena si conclude con una dichiarazione
d'amore di Lenskij a Olga, che a sua volta, intende
sposarlo.
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Sopraggiunge la Larina con la balia. La Larina cerca Tatjana, che ritorna dal giardino
con Onegin, ormai affascinata dal giovane.
Secondo quadro
Tatjana è nella sua camera. E’ pensosa davanti allo specchio, la balia le è accanto;
indossa una lunga camicia da notte. Tatjana è afflitta e agitata, la balia non riesce
a consolarla ed esce.Tatjana, dopo molte esitazioni, scrive una lettera d'amore a
Onegin. La mattina dopo la balia la sveglia e questa la incarica di far pervenire la
lettera a Onegin.
Terzo quadro
In un angolo del giardino della Larina, fra grandi cespugli di lillà e di acacie in fiore,
un'antica panca, fra aiuole trascurate; giovani contadine si infilano nella
vegetazione per cogliere bacche. Tatjana entra, agitatissima perché ha visto
avvicinarsi Onegin: con cortese fermezza, il giovane rifiuta la dichiarazione d'amore
contenuta nella lettera di Tatjana, mentre risuona il coro di contadine.
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Atto secondo
Primo quadro
Nella grande sala dei Larin c’è una festa. Onegin e Tatjana, Lenskij e Olga ballano.
La Larina va e viene intenta ai suoi doveri di padrona di casa. Lenskij chiede a Olga
di ballare con lui, ma la ragazza rifiuta; Lenskij le rimprovera di aver ballato sempre
con Onegin e Olga gli rinfaccia di essere troppo geloso e concede il prossimo cotillon
a Onegin. Alla festa interviene un curioso personaggio, monsieur Triquet, che
affascina tutti cantando una elegante canzone francese. È il momento del cotillon,
che Onegin balla con Olga: scoppia un diverbio tra Onegin e Lenskij e, tra lo
sgomento generale, quest'ultimo sfida a duello l’amico. In un agitato finale, in cui
Tatjana spasima per Onegin e Lenskij cerca di giustificare la condotta di Olga, il
duello viene confermato.
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Secondo quadro
E’ mattina presto, presso un mulino: è inverno. Lenskij e il suo testimone Zarjecki
sono già sul luogo. Lenskij è seduto su un tronco, pensieroso; Zarjecki, impaziente,
cammina avanti e indietro. Si attende Onegin per il duello. Lenskij è turbato da
presentimenti di morte. Arriva Onegin, in compagnia del domestico Guillot: mentre
Zarjecki e Guillot si appartano per i preparativi del duello, Onegin e Lenskij si
sentono a disagio, obbligati controvoglia allo scontro mortale. Il duello alla pistola
si conclude con la morte di Lenskij.
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Atto terzo
Primo quadro
Nel salone di un ricco palazzo a Pietroburgo, gli invitati ballano la polacca; finito il
ballo, si siedono e conversano. Onegin è tediato da una vita priva di attrattive,
quando vede entrare il principe Gremin al braccio di Tatjana. Ognuno dei due chiede
agli invitati informazioni sull'altro, fingendo indifferenza, ma sono ambedue
emozionati. Tatjana apprende che Onegin è un giovane eccentrico, Onegin apprende
che Tatjana è la moglie di Gremin: lo stesso principe, suo conoscente, gli conferma
di aver sposato Tatjana da due anni e gli dichiara di esserne perdutamente
innamorato. Gremin presenta Tatjana a Onegin, e i due fingono di ricordare
vagamente un incontro avvenuto anni prima, in campagna. Gremin e Tatjana si
allontanano e Onegin confessa a se stesso di amare Tatjana.
Secondo quadro
In una sala nel palazzo del principe Gremin, Tatjana è sconvolta e piangente all'idea
di aver incontrato nuovamente Onegin. Il giovane sopraggiunge improvvisamente
e si getta ai suoi piedi dichiarandole il proprio amore: ma è passato molto tempo,
la delusione ha segnato Tatjana che prega Onegin di non cercare di incontrarla più:
è ancora innamorata di lui ma ormai appartiene a un altro uomo, e non lo tradirà.
Tatjana esce, lasciando Onegin alla sua disperazione.
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Eugenio Onegin
Scene liriche in tre atti e sette quadri
Libretto
Pëtr Il’ic Cajkovskij e Konstantin Šilovskij
dal romanzo omonimo di Aleksandr Puškin
traduzione italiana del 1900 per la Prima al Teatro alla Scala di Milano
Prima rappresentazione
29 marzo 1879, Teatro Maly di Mosca
Personaggi
Larina, possidente
Tatjana, figlia di Larina
Olga, figlia di Larina
Filipjevna, balia
Eugenio Onegin
Lenskij
Principe Grjemin
Capitano della Guardia
Zarjecki
Triquet, un francese
Guillot, domestico
mezzosoprano
soprano
contralto
mezzosoprano
baritono
tenore
basso
basso
basso
tenore
mimo
Coro
contadini e contadine, invitati al ballo,
possidenti terrieri, ufficiali
Luogo
nella campagna russa e a San Pietroburgo
Epoca
1820 circa
il libretto
Onegin libretto:Onegin libretto
Onegin libretto:Onegin libretto
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ATTO PRIMO
QUADRO I
La signora Larina, seduta sotto l’albero,
intenta a confezionar confetture, presta
l’orecchio al canto delle figlie, che si fa
sentir dalla casa. La Balia le sta vicino e
le porge aiuto.
SCENA PRIMA
La scena rappresenta un giardino, nella
proprietà della Larina. A sinistra, casa
con terrazza a destra un albero ed aiuole.
In fondo, una grata di legno al di là della
quale, fra gli alberi, si vede una chiesa ed
un villaggio.
TATIANA E OLGA
Udiste voi il dolce gorgheggiar
Del rossignol che canta amore e duolo
Al queto albor, ne’ campi ancor sopiti?
E la canzon del semplice pastor
L’udiste voi?
Piangeste voi al triste gorgheggiar
Del rossignol cantor d’amore e duolo,
Allor che il mesto innamorato guardo
Fissò su voi nel bosco un giovincel?
Piangeste voi?
LARINA
Cantate or voi. Io pur cantava
Ma n’ho perduto il sovvenir.
Ricordi tu? Io pur cantava ....
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LA BALIA
Eri tu giovinetta allor.
LARINA
E Richardson, quant’io l’amava!
I versi suoi non lessi mai,
Ma in gioventù, la buona Alina,
La mia simpatica cugina,
Solea di lui parlarmi ognor.
LA BALIA
Sol fidanzata eri tu allor
Al mio padron. Pur non volente
Pensavi a un altro bel signor,
Che pur t’avea ferito il cor
E soggiogata la tua mente.
LARINA
Ah! Grandison. Fu bello e fier
Ardito e prode cavalier
Sempre elegante il mio vestir...
LA BALIA
Il tuo visino assai gentil.
Ma pur, malgrado i tuoi sospir,
Ti trascinarono all’altar!
Per lenir, poscia, il tuo dolore,
Qui giunse tosto il tuo signore.
Trascorser molti e molti dì.
Tua nuova sorte pur t’arrise
Ed il Signor ti benedì!...
Onegin libretto:Onegin libretto
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LARINA
Ahi! Quante lagrime ho versato.
Lo sposo allor volli fuggir.
Poi furon queti i miei sospir
Ed il mio cor fu consolato.
LARINA E LA BALIA
Dal ciel la quiete a noi si dà
In luogo di felicità.
LARINA
Eppoi, mio Dio! la dolce rima
E i versi flebili d’amor,
Tutt’ ho scordato.
LA BALIA
Divenne ancor
La fante Clara e non Celina
E poi coprir doveste alfin...
LARINA
mescolando le confetture
Di velo e cuffia il bianco crin!
Lo sposo il cor tutto mi diede,
In me ripose la sua fede.
LA BALIA
Lo sposo, il cor tutto ti diede,
In te ripose la sua fede.
INSIEME
Dal ciel la quiete a noi si dà
In luogo di felicità.
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Dietro la scena si ode un coro di
contadini che vengono appressandosi.
CORO
È lasso il veloce piè, ahimè!
più non vuole andar.
La bianca mia mano soffre, ahimè!
Dal gran lavorar! Il mesto mio cor si
strugge, ahimè! Per il gran penar!
Che mai deggio far, l’amor mio per
obliar!
SCENA SECONDA
I contadini entrano in scena, recando un
covone inghirlandato. Larissa, la balia.
Poi Tatiana, Olga e il coro.
CORO
Il saluto, signora, a te
Di gran cuore portiamo noi,
Noi ti rechiam, come l’uso vuol,
Le spighe ornate di nastri e fior.
L’opera nostra finì.
LARINA
rendendo loro con grazia i saluti
Grata vi sono. Or gioite:
Sien grazie a voi. Cantate una canzon
che lieta sia!
CORO
Felici noi sarem.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Fanciulle vi fermate,
Il cerchio, orsù, formate,
durante il coro le contadine ballano
intorno al covone
Sopra il piccol ponticello
Passa ardito un garzoncello,
Vainu, vainu, vainu, vainu.
Passa ardito un garzoncello,
Passa e canta la mattina
Non c’è rosa senza spina.
Vainu, vainu, vainu, vainu,
Non c’è rosa senza spina,
Ma c’è spina senza rosa,
Canta, tace, si riposa.
Vainu, vainu, vainu, vainu,
Canta, tace, si riposa.
Chi mai sia tu l’indovina
Quel che canta la mattina.
Vainu, vainu, vainu, vainu,
Tatiana e Olga escono sul balcone
Quel che canta la mattina.
Sparve il sol, tu dormi ormai!
Qui mandar da me potrai
Vainu, vainu, vainu, vainu,
Qui mandar da me potrai
Dana, Nina, Caterina
O la bella e bionda Irina
Vainu, vainu, vainu, vainu.
Venne Nina la gioconda
Delle bene la seconda
Disse: Tu sei garzoncello
Che traversi il ponticello
E che canti ogni mattina
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Non c’è rosa senza spina.
Vainu, vainu, vainu, vainu.
TATIANA
con un libro in mano
Ei m’è pur grato, al suon di quelle voci
Lasciar libero corso ai miei pensier
Che vagan là... lontan!...
OLGA
Ah! Tania, Tania !...
Sei lì sempre a sognar. Pari non siam,
No! Quel cantar mi rende lieto il core.
ballando
Sopra il piccol ponticello
Passa ardito un garzoncello.
Olga va a carezzar la madre, tenendo
Tatiana per mano, poi, ballando, viene
alla ribalta. Larina e la balia
le si avvicinano
Io non son triste per natura,
Sognar nell’ombra no, non so!
O sul veron, a notte oscura,
Sospiri al ciel levar non vo’!
Sospiri e duol sarieno vani,
La vita lieta arride a me.
A che temer dell’indomani
Allor che gaia Iddio mi fe’?
Letizia il core ognora avrà,
Di gioia fia l’alma ripiena,
E giungerà così serena
Perfin l’estrema o tarda età.
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LARINA
Al par d’un augellino, sei viva e lieta,
mia buona fanciulla.
Credo che danzar potresti adesso.
Olga accarezza la madre.
LA BALIA
tirando da parte Tatiana
Tatiana, signorina! Di’, che hai?
Tu soffri forse? di’?
TATIANA
No cara. Io non soffro.
LARINA
al coro
Dei vostri lieti canti io vi son grata.
Ora andate. Filipiewna, tu cura
Che a lor si dia del vin. Addio, miei cari.
CORO
escono con la balia
Vi benedica il ciel.
OLGA
Mammina, non vi par che soffra Tania?
mostrando Tatiana seduta sulla scala
della terrazza e immersa nella lettura
d’un libro.
LARINA
a Tatiana
E che? Davver, davver sei tutta smorta.
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TATIANA
sollevando il capo dal libro
Ah! sempre tale io son. Non v’allarmate.
Il libro m’interessa e mi commove.
LARINA
ridendo
E so! per ciò sei triste?
TATIANA
Certo, Mamma.
Le pene acerbe narra la novella
Di due miseri cor che amor tormenta.
È triste il loro fato!...
LARINA
Eh! via, fanciulla.
Anch’io rammento ancora
I miei sospir per gl’infelici eroi!
Passaro i di! Or certa io son che sogno
E larve son gli eroi. Or queto ho il core.
OLGA
Invan cotanta quete. Or via, mirate,
Non toglieste il grembiule, e qui verrà
Lenski, nostro vicin! Che mai dirà?
Ah! odi? Alcun s’appressa.
Certo è lui.
LARINA
togliendo il grembiule
Sì, sì davvero!
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TATIANA
guardando dalla terrazza
Lenski!... Ei non è sol!...
LA BALIA
entrando in fretta con il domestico
Signora, è giunto il nobil Lenski
Con un signor.
TATIANA
Oneghin! Su, via, presto
Io men vol.
LARINA
Tania, Tania, ei non conviene.
Dio, che orror, non vedete che la cuffia
A sghembo sta?
s’accomoda la cuffia
OLGA
Pregate di passar.
la balia fa coraggio a Tatiana, poi esce
facendole cenno di non aver paura
SCENA TERZA
Larina, Tatiana, Olga, Lenski, Oneghin.
LENSKI
Mesdames!
La vostra cortesia mi rese ardito.
Ti raccomando Oneghin, mio vicino.
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ONEGHIN
È un grand’onore.
LARINA
Per noi l’onore.
Le mie figliuole, mio signore.
ONEGHIN
Ben fortunato inver.
LARINA
V’accomodate. O forse v’è più caro
Goder del bel sereno ciel?
Poniam da banda queste cerimonie.
Padroni siete, miei signori.
LENSKI
Qui ben starem; lo splendido giardino
Ombroso è pien di quiete
Balsami spira.
LARINA
Sta ben. Di cure ha d’uopo ancor la casa,
Gli ospiti onorate.
alle figlie
Tornerò!...
SCENA QUARTA
Lenski e Oneghin passano a destra.
Tatiana e Olga restano dalla parte
opposta.
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TATIANA
Non fu il mio sogno una chimera,
È desso, il cor non m’ingannò.
Il guardo suo mi dice «spera»,
Scordarlo no, io non saprò.
Sarà la vita mia beata
Da quell’immagine desiata:
Sarà signore del mio cuor
In cui s’accese ardente amor.
OLGA
Era già noto a me
Che il giovin Oneghin
Parea strano signor
D’assai strane maniere,
Ma di geniale e lieto umor.
Assai discorde è l’opinione.
Ognun adduce sua ragione,
Nessun poi sa la verità!
A Tania
Per fidanzato si darà.
ONEGHIN
a Lenski, appartandosi
Or dimmi tu qual è Tatiana?
Favella orsù, lo vuo’ saper.
LENSKI
È lei che triste se ne sta
E silenziosa qual Svetlana.
ONEGHIN
Possibil mai? Tu l’altra adori?
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LENSKI
E che?
ONEGHIN
La prima al certo avrei prescelto,
Se fossi delle muse adorator!
LENSKI
Amico mio, l’alpe, il ruscello,
La prosa, il verso, fiamma e gelo
Non son dissimili fra lor,
Per quanto vari i nostri cor.
ONEGHIN
La vita in lei non ha tepor
Siccome in classica Madonna.
Rossa e paffuta, per mia fè,
Come l’idiota luna ell’è
Che splende sull’idiota firmamento.
LENSKI
s’avvicina ad Olga
Felice io son. Io vi rivedo ancora.
OLGA
Eppur voi foste ieri qui, mi par.
LENSKI
Ahimè! Un dì passava,
Triste dì, da voi lontano
E fu eterno...
Onegin libretto:Onegin libretto
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OLGA
Eterno!...
È strano affè, strano davver!
Eterno, un giorno sol!...
LENSKI
A voi pur sembra strano,
Ma non all’amor mio!...
Lenski e Olga escono.
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TATIANA
Sognar fu mia più dolce cura
Fin dalla prima gioventù.
ONEGHIN
Vagar v’è grato fra le nubi d’oro.
Ed io, confesso, fui pur tal.
Oneghin e Tatiana escono.
Lenski e Olga entrano.
ONEGHIN
a Tatiana
Or dite a me. Io penso che la noia
A voi compagna esser de’ qui.
Ridente è il loco, ma lontano.
Io credo che il piacer non viene
In questo asil, per farvi, lieta.
TATIANA
Adoro i libri.
ONEGHIN
Bene. La lettura
Un cibo sano dà all’intelligenza,
Ma ciò non basta a soddisfare il core.
TATIANA
Talvolta sogno errando poi in giardino.
ONEGHIN
Quai sono i vostri sogni allor?
LENSKI
a Olga
T’amo tanto, tanto io t’amo,
Che si strugge solo l’alma d’un poeta
Di si possente e puro amor.
Nei sogni sempre una visione,
Nel core impera una passione,
Che non dà pace e notte e dì.
Fin dall’estrema giovinezza
Rapisti a me l’ingenuo cor
Ed invidiai pur la carezza
Che al labbro tuo faceano i fior!
L’oscuro ciel, la dolce aurora
Contemplavam, fanciulli ancora.
Sola imperi sul mio core,
Da te sola, o mia diletta,
Gioia e duol la vita aspetta.
OLGA E LENSKI
insieme
Quei dolci dì, te ne sovvien,
Di nostra prima e cara età?
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Noi celavam, gelosi, in sen
La speme e la felicità.
SCENA QUINTA
Escono sulla terrazza Larina e la Balia.
Comincia a far notte.
LARINA
Ah! siete qui?
Perché non veggo Tania?
LA BALIA
Sarà presso lo stagno
Insieme a quel signor.
A ricercarla io vo’.
LARINA
E tempo alfin. Di’ che s’affrettino.
Ristoro ai nostri amici s’ha da offrir.
Vi prego, servitevi.
LENSKI
Noi vi seguiamo.
Escono. La scena rimane,
qualche tempo, vuota.
ONEGHIN
entra con Tatiana e si avviano
verso la terrazza
Mio zio fu d’onestà modello.
Allor che il morbo l’assalì,
15:21
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Finchè si schiuse a lui l’avello
Gli amici, il mondo, egli fuggì.
Fu la sua sorte inver tremenda...
già sulla terrazza
Ma, Dio signor, che noia orrenda
per me, con lui, la notte e il dì
Restar, fintanto che morì.
LA BALIA
che segue Tatiana,
si ferma pensierosa
in mezzo alla scena
Bambina cara, il capo basso,
Lo sguardo fisso al suol, va timorosa,
Modesta troppo. Chi lo sa?
Che le abbia preso il cor
Quel giovine signor?
esce tentennando
pensierosamente il capo.
QUADRO II
La scena rappresenta la camera di
Tatiana, mobiliata con semplicità e
decoro. Sedie bianche di vecchia forma
tese di cotonina. Tende simili alle
finestre. Un letto con mensola per libri.
Una commode, coperta di tovaglia; sulla
commode uno specchio e vasi da fiori.
Presso la finestra una scrivania.
SCENA PRIMA
Tatiana in veste bianca, siede allo
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specchio. La Balia sta in piedi,
presso a lei.
LA BALIA
Via, non vo’ più ciarlare. È tempo, Tania,
Dei tu destarti all’alba, per la messa.
Or dei dormir!
TATIANA
s’alza e siede sul letto
Dormir non posso. Non respiro.
Aprir conviene. Or siedi qui.
LA BALIA
apre la finestra e siede presso Tatiana
Di’, Tania, di’... che hai?
TATIANA
M’annoio! Mi narra delle antiche età.
LA BALIA
Che vuoi che dica! Fu già tempo
In cui la mente conservava
Ballate e storie in quantità
Di mali spirti e di festini.
Ed or s’è posto un velo
Che cela a me il passato.
La bella età
Lontana e già! Peccato!
TATIANA
Balia, ascolta: tu mi narra
Della tua prima gioventù.
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Pagina 30
Innamorata fosti tu?
LA BALIA
Che dici, Tania! non sapeva
Nè udito avea che fosse amor.
La mamma, ancora io n’ho terror,
Dagli occhi l’anima vedeva.
TATIANA
E come andasti sposa, balia?
LA BALIA
E’ volle il ciel così. Lo sposo
Più giovane di me era ancor.
Avevo tredici anni allor.
Gli anziani un giorno s’accordaro.
Io nol sapea: poi l’altro dì
Il genitor mi benedì.
Mi strussi in pianto acerbo, amaro.
In preda al duolo ed al terror
Fui tratta al tempio del Signor.
E mi trovai con gente strania...
Ma non m’ascolti tu: perchè?
TATIANA
Ah! balia, balia; soffro tanto.
O mia diletta, io sì mi struggo
Che pianger, singhiozzar vorrei!
LA BALIA
Fanciulla mia, malata sei!
Signor, ci salva per pietà.
La fronte segnerò coll’acqua santa.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Ardente sei!...
TATIANA
Non è dolor.
M’ascolta, balia, soffre il cor!
Mi lascia or tu: mi strugge amor!...
LA BALIA
Che dici?
TATIANA
Or tu mi lascia sola.
Ma pria, diletta, porgi un foglio,
Io scriverò. Dormir non voglio.
LA BALIA
eseguisce gli ordini di Tatiana; chiude la
finestra, tira le tende, poi s’avvicina alla
fanciulla e la bacia
Addio. Ti benedica il cielo.
esce
TATIANA
Tatiana resta a lungo pensierosa; poi
s’alza agitatissima, la fisionomia
esprimente una risoluzione
Sia poi quel che sarà; ma prima
Abbandonata alla speranza
Ignoto gaudio invocherò.
Delizia arcana in core avrò.
M’inebria il tossico desiato,
Un grato sogno arride a me!
Rapita io, son, l’acuto stral
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Pagina 31
Del guardo suo dolce e fatal
Si fe’ signore del mio core.
siede alla scrivania, scrive un po’,
poi si ferma
No, non è ciò! Orsù da capo.
straccia la lettera
Dio, non so più... Ah! quale ardor!...
Che dir? Me misera, non so!...
scrive, poi si ferma e rilegge lo scritto
Che far di più? Signor, vi scrivo,
Fia di parole d’uopo ancor?
Io so che d’altri sensi è privo,
Fuorchè di sprezzo, il vostro cor.
Ma pur mirate le mie pene,
L’acerbo duol che in cor mi sta!
Vi prenda almen di me pietà!
Celare il pianto mio sperai,
Nè rivelarlo a voi giammai!
Giurai chiuder nel mio core
La confession d’un folle amore!
Ahimè!
Signora più non son de’ miei sospiri
Qual sia, si compia alfine il fato mio!
Ch’ei sappia il mio pensier.
Suvvia, coraggio!...
Perchè moveste il passo voi
A questo nostro asil beato?
Io non sapea che fosse il duol,
Qui pura l’alma avea sognato
Il dolce nido desiato.
E forse un dì, signor, chi sa?
Avria trovato un core amante.
Del focolar le gioie sante conosciuto lo
Onegin libretto:Onegin libretto
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avrei allor!...
resta pensierosa; poi balzando in piedi
Un altro!... No, su questa terra
Ad altri non darei il mio cor!
Ciò che il destino ha stabilito
Si dee compir. Son tua, signor!
Già nel pensier del sommo Iddio
Io fui creata sol per te!
Lo sento. Dio ti fece mio
In vita, per l’eternità.
Sognato aveva il tuo sembiante
Ignoto ancora, t’amo il cor,
E del tuo sguardo lo splendor
Perfin nel sonno avea dinante.
Ma no! Rapita in cielo io fui!
Venisti a me... ti spinse il fato,
O mio signore desiato,
E sussurrò il mio cor: è lui.
Non eri tu che mi parlavi
Quand’ io chiedeva a Dio pietà?
Non eri tu che meco andavi
A dispensar la carità?
Ma non sai tu che nel mistero
Tu mi rapisti ogni pensiero,
Tu m’ispirasti la virtù?
Non sai che i palpiti d’amore
Svelasti al povero mio core
Ch’omai resister non sa più?
s’avvicina alla tavola e scrive di nuovo
Sei forse l’angelo fedele?
Sei forse il tentator crudele?
Il triste dubbio solvi or tu.
s’alza e cammina pensierosa
15:21
Pagina 32
Chi sa? La speme sconsigliata,
Chimera vana, sogno fu...
Tutt’altra sorte m’è serbata!
Ebben, sia pur! Il mio destin
In tuo potere ornai confido.
Il pianto mio ti muova alfin,
A te, mio ben, tutta m’ affido.
Mistero a tutti è il mio soffrir,
Il mio pensier da me s’invola.
Son qui straziata, sola, sola,
E sola alfin dovrò perir!
Deh! vieni a me.
Tu mi consola,
Di speme un raggio arreca a me.
Oppur distruggi il sogno, ahimè!
Attendo ornai la tua parola.
s’avvicina con impeto alla tavola
e sottoscrive la lettera
È fatto, Ciel, che scrissi mai?
Timor, vergogna nel core!
Omai l’indugio saria van.
Confido sol nel suo onore.
sigilla la lettera e la posa sulla tavola.
Apre la finestra, tira la tenda; la luce
irrompe nella stanza. Si ode un suon di
cornamusa in lontananza
Già sorge il dì. Sereno è il ciel,
Suona il pastor la sua canzon...
Ed io!... io!...
Onegin libretto:Onegin libretto
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SCENA SECONDA
entra la Balia, aprendo la porta
con precauzione
LA BALIA
senza veder Tatiana
Fanciulla, cara, è tempo ormai...
Che vedo? Gia tu sei levata.
O dolce albòr degli occhi miei,
Non sai, per te quant’io temei!...
Sien grazie al ciel, non sei malata.
Svaniro i sogni ed i terror,
Il dolce viso sembra un fior.
TATIANA
prendendo la lettera sulla tavola
Ah! balia; d’un servizio ho d’uopo.
LA BALIA
Fanciulla mia, puoi comandar.
TATIANA
Non creder... odimi.... il mio scopo...
Capisci?.. Via, non rifiutar!...
LA BALIA
Che dici?... Il ciel m’è testimonio.
TATIANA
Il tuo garzon rechi in segreto
Codesto foglio... a quel signor...
Convien che sia lesto e discreto
E favellar di me non de’...
15:21
Pagina 33
LA BALIA
A chi, diletta, dimmi orsù?
L’età m’ha ottusa la ragione!
Gran copia qui v’ha di signor,
Che di contarli non ho cor!
A chi? Fa chiaro il tuo pensier.
TATIANA
Ahi! quanto tarda è la tua mente.
LA BALIA
Fanciulla mia, son vecchia già,
Davver, ho debole il cervello,
Non era tale in altre età.
Un detto, un cenno sol bastava...
TATIANA
Ah! balia, balia! Cessa alfine,
Di vecchie storie parli invan.
Noi della lettera parliam!
Sì, della lettera ad Oneghin.
LA BALIA
Ho inteso. Via, non t’adirar,
La mente mia non sa pensar,
Ma tu di nuovo impallidisci?
TATIANA
dandole la lettera
T’inganni balia, in verità!
Non rifiutarmi per pietà!
La balia, presa la lettera, rimane
Onegin libretto:Onegin libretto
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indecisa. Tatiana le fa cenno di uscire.
La balia si avvia e si ferma sulla porta,
pensierosa; poi torna indietro.
Finalmente fa intendere, con cenni,
che ha capito ed esce.
Tatiana siede al tavolo e resta
pensierosa, la fronte fra le mani.
QUADRO III
La scena rappresenta un’altra parte del
giardino della signora Larina. Folti
cespugli di lilla e acacie. Una panca.
Aiuole incolte. Contadine raccolgono
bacche fra i cespugli. Coro nel fondo.
CORO DI CONTADINE
Forosette amabili, giovani e desiabili
Intrecciar dovete or voi, danze,
giuochi e canti, orsù.
Sia gioconda la canzon, e la danza lieta fia,
Il garzon attratto sia
dalla ronda lieta ognor.
Se il garzon ci apparirà,
Ei non de’ fuggir da noi,
Accorrete tutte voi
Di ciliegie al bel color.
Di lampon purpureo ancor
Lo colpite dritto al cor...
Sei curioso, bel garzon,
Noi cantiam, ma non per te,
Ed avrà dite ragion
La purpurea bacca in fè.
15:21
Pagina 34
TATIANA
entra correndo e cade seduta sulla panca
È qui, qui Eugenio.
Mio Dio! Che pensato avrà?
Che mi dirà? Ah! perchè mai
A tal s’indusse il triste cor!...
Mi spinse sconsigliato amor!
Or le mie pene a lui son note.
Ed ei... chi sa? forse crudele
In riso volge il mio dolor.
O mio fatale tentator
Ahimè! Signor... me sventurata,
O mio soffrir!... qualcun s’appressa.
Al certo egli è!... è lui!... è lui!...
Entra Oneghin. Tatiana balza in piedi.
Oneghin le si avvicina. Essa abbassa il capo.
ONEGHIN
Voi mi scriveste.
Tatiana vuol parlare,
Oneghin la ferma col gesto
Negar non vale. Or noto è a me
Il senso arcan del vostro core:
È puro, santo, ingenuo amore.
Io la franchezza so apprezzar,
I vostri accenti ravvivar
Nell’alma un senso già scordato,
Ma pur lodarvi non poss’io.
E senz’induci, il pensier mio
A voi sarà qui rivelato.
Io mi confesso al vostro piè.
Il vostro cor giudice n’è...
Onegin libretto:Onegin libretto
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TATIANA
O cielo! Quale offesa.
ONEGHIN
Se dell’imen la dolce cura
Empisse d’estasi il mio cor,
Se la ribelle mia natura
Piegasse ai palpiti d’amor,
Fede! compagna, per mia fè,
Sareste sola voi per me!
Ma non m’arride il gaio sole,
Non v’ha per me felicità,
Imene, amor, son vane fole
Che l’indoman fanno pietà.
A che cercar sì grave cura?
L’imen per noi sana sventura!
L’amor dell’oggi sana van,
Non v’amerei già più doman!
Or voi sapete le delizie
Che l’imeneo ci arrecherà
E forse per l’eternità.
L’età felice s’è involata,
Mutarsi l’alma, no, non può!
Ogni altra sorte m’è negata,
D’amor fraterno io v’amerò.
E chi sa mai ?... E forse ancor
D’un più possente e dolce amor!
Il mio parlar non dia livore,
Fanciulla vaga, al vostro core.
Amor discaccia un altro amor!
S’ode il coro di fanciulle da lontano.
15:21
Pagina 35
CORO
Forosette amabili, etc...
allontanandosi
Tatiana seguita a rimaner seduta,
coprendosi il volto colle mani.
Oneghin offre il braccio a Tatiana,
che vi si appoggia macchinalmente.
ONEGHIN
Il detto mia guida vi sia.
Un passo falso ancor potria,
Ahimè! piombarvi nel dolor!...
ATTO SECONDO
QUADRO I
La scena rappresenta una vasta sala
in casa della signora Larina.
Lampadario e lucerne.
SCENA PRIMA
Invitati in abiti da ballo, di antico taglio;
fra loro ufficiali in uniformi del 1820
ballano il valzer. Vecchi signori siedono
insieme e seguono con interesse le
danze. Vecchie signore occupano le sedie
disposte lungo le pareti. Fra gl’invitati si
trovano Oneghin, Lenski, il Capítano.
Lenski ora balla con Olga, ora si riposa a
lei vicino. Oneghin non prende ancora
Onegin libretto:Onegin libretto
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parte alle danze. Si annoia, sbadiglia, ma
siede presso Tatiana che rimane
silenziosa e confusa.
CORO
Sublime idea, davvero inaspettata.
La musica è gioiosa e gaia inver.
Brillante e deliziosa è la serata
Ed il festin giocondo, sì, davver!...
VECCHI SIGNORI
Tali delizie di rado troviamo.
Il ballo splendido è per mia fè.
Solo cacciando ci dilettiamo
Al bosco al piano muovendo il piè.
15:21
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IL CAPITANO
Disposto.... disposto...
FANCIULLE
Si prenda a danzar.
Oneghin comincia a ballare il valzer
con Tatiana. Non vi sono altre coppie
danzanti, di modo che Tatiana e Oneghin
attirano l’attenzione generale.
SIGNORE
Altro che danze! Per valli, per piani,
Poi boschi si corre, ai campi si và.
Poi stanchi ritornano, al sonno si danno,
E noi che facciamo? Dio solo lo sa!...
SIGNORE
Mirate, mirate le dolci colombe!
Convien che si spieghi. Bel tipo davver!
Ahi, misera Tania!
Sua sposa sarà,
Tormento ne avrà!
È un vero orrore; egli è un villano
Che non s’appressa al baciamano.
È un frammasson, vizioso in fè...
Sol la bottiglia amica gli è.
FANCIULLE
Ah! Triton Petrowitch, voi siete un tesoro,
Noi grate vi siamo.
Oneghin frattanto ha ricondotto Tatiana
al suo posto, e va ascoltando ciò che
dicono le signore.
IL CAPITANO
Ma che..., che tesoro,
Io grato ....
ONEGHIN
Bell’opinione. Or basta
Di lor giudizi abbietti!
Son pieni di veleno.
A che venuto io son?
Davver, non so perchè.
Vendetta, o Lenski, avrò per tal servigio.
FANCIULLE
Si cessi l’inutil parlar.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Farò, ìl galante a Olga.
Va là, sarai contento, essa è qui!...
s’avvicina ad Olga
Vi prego.
LENSKI
accorrendo
La danza
Voi concedeste a me.
ONEGHIN
Al certo sei in error...
LENSKI
Olga... O ciel, che avvenne?
Io non comprendo,
Dio!... mi manca il cor!...
Oneghin e Olga ballano. Dopo qualche
giro, egli continua a far l’amabile con lei,
Lenski cerca ancora di invitare Olga, ma
Eugenio ricomincia subito la danza.
Olga si presta con piacere alle cortesie di
questi. Passando presso Lenski, Oneghin
con intenzione parla con Olga, a bassa
voce. Le danze sono vivacissime.
Tutti ballano.
CORO
Sublime idea... etc...
LENSKI
avvicinandosi ad Olga
15:21
Pagina 37
Perché mi fate triste e sconsolato?
Ah! Olga!... siete meco assai crudel...
Che feci io mai?...
OLGA
Ciò che dir vogliate
Comprender io non so!
LENSKI
Danzaste con Oneghin voi soltanto.
Io v’invitai. Ma che... mi rifiutaste.
OLGA
Davver, davver mi meraviglio,
Non so di che parlar vuoi tu.
LENSKI
Che?... Non intendi ancor,
E non si spezza il core
Al sol veder lo sguardo tuo gentil
Negli occhi suoi fissato? O mio dolor!
Sommesso ti parlava e ti stringeva, a sè!
OLGA
Non ti comprendo. Invan tu sei geloso.
M’è grato il suo parlar; è assai gentil.
LENSKI
Ah! gentil!... Ah! Olga tu non m’ami!
OLGA
Che stravagante.
Onegin libretto:Onegin libretto
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LENSKI
Meco danzar vuoi il cotillon?
ONEGHIN
ad Olga
Mi deste la parola!
OLGA
Sì, certo. Io vo’ punir il mal pensiero.
LENSKI
Olga, per pietà...
OLGA
No!... no, davver!
Le damigelle in folla
Qui vengon con Triquet.
ONEGHIN
Chi è mai quello strano signor?
OLGA
Egli è un francese istitutor.
In fondo alla scena compare Triquet
circondato dalle fanciulle.
SCENA SECONDA
CORO DI FANCIULLE
Monsieur Triquet, monsieur Triquet,
Chantez de grâce un couplet.
15:21
Pagina 38
TRIQUET
Un madrigal ho pronto già.
Ma dov’è mai Mademoiselle?
Monsieur Triquet non lo dirà,
Car le couplet est fait pour elle.
CORO
Essa è qui.
fanno avanzare Tatiana
TRIQUET
Essa è qui? ah! ah!
Mademoiselles, je vous en prie.
Mesdames, voi state ad ascoltar,
Monsieur Triquet va a cominciar.
rivolgendosi a Tatiana,
che resta confusa innanzi a lui.
Tutti i convitati fanno circolo
In questo bel felice dì
Festeggiar vogliamo qui
La fanciulla piena di beltà.
Spira delizia, gioia, amor
Il vostro viso incantator.
Vi sorrida la felicità,
Il ciel propizio a voi sarà.
Leggi saran vostri desir,
Lungi le lacrime, i sospir.
La gioia sol v’arriderà.
Bella Tatiana, al vostro piè
Noi qui siam tutti, per mia fè
V’auguriamo la felicità.
Il ciel sorrida a voi Tatianà.
Onegin libretto:Onegin libretto
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CORO
Bravo, bravo, Monsieur Triquet,
Assai grazioso è il madrigal.
Tatiana, confusa, s’inchina, tutti ridono
ed applaudiscono. Triquet, con grazia
offre a Tatiana un rotolo di carta legato
con un nastro. La musica suona il motivo
della mazurka.
IL CAPITANO
Mesdames, Messieurs!
Vi prego, ai vostri posti.
Tosto incomincia il cotillon. Al posto, orsù.
il Capitano dà la mano a Tatiana e
prendono posto. Altre coppie si siedono.
Di fronte al Capitano, sono seduti
Oneghin e Olga. Lenski sta in piedi dietro
di loro. Ha cupo l’aspetto. Mazurka
ONEGHIN
a Lenski
Perchè non danzi, Lenski?
Una statua mi sembri davver.
Di’, che hai?
LENSKI
Io? Nulla in fè.
L’amico ammiro in te,
Il mio fedele amico.
ONEGHIN
Vedi un po’! Curioso assai
15:21
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Mi sembra il tuo giudizio.
Che mai ti turba il cor?
LENSKI
Turbarmi? Che!... Davvero, esperto non
sapeva che fossi tu a turbar col dolce
favellar, l’ingenuo core di credula
fanciulla, e col sorriso. Certo che per te,
sola Tatiana, eh via! saria poco davver.
Fedele amico, Olga pur vuoi tu. Tu vuoi
spezzarle il cor. Del suo dolore poi vuoi
farti onor!... Sei davvero onesto.
ONEGHIN
Che? Di mente uscito sei?
LENSKI
animandosi sempre più
Prosegui. Da te mi vien l’offesa
E tu stesso dici a me che folle io son!
CORO
avvicinandosi
Oh! qual sorpresa inaspettata,
S’accese ardente la querela
E la faccenda si fa seria.
LENSKI
Oneghin, più amico non vi son,
Tutto ho scordato l’antico nostro affetto,
Io sol disprezzo ho in cor!
Onegin libretto:Onegin libretto
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ONEGHIN
freddamente
Ingiusto, Lenski, sei davver. M’odi tu?
È tempo omai di cessar la stupida contesa.
Io non turbai della fanciulla il cor.
Da tal pensier rifugge la mia mente
ed il mio onor!
LENSKI
Allor perché stringesti a lei la man?
Ella sorrise ed arrossì.
Che le dicesti mai?...
ONEGHIN
cercando di tirarlo a parte
M’ ascolta... Basta. Ci ascoltan tutti.
LENSKI
fuori di sè
Che importa a me? Voi m’offendeste,
Ne renderete a me ragion!
CORO
Che avvenne? Raccontate, raccontate.
LENSKI
Nulla. Io chiedo che Oneghin qui presente
Mi dia ragion di sua condotta. Ei nega,
Ei risponder non vuol, ei teme... parmi.
Ebben, lo sfido io qui! Decidan l’armi!
LARINA
che si è appena avvicinata
15:21
Pagina 40
O cielo! Qui, signori!... vi calmate!
LENSKI
Qui, signora, d’un sogno dorato
Si beava il mio giovine cor.
Qui, signora, mi fu rivelato
Il sublime segreto d’amor!
Ma la dolce chimera è spezzata,
Della vita m’apparve l’orror,
L’amistade è menzogna spietata,
E menzogna spietata è l’amor!
La fanciulla dal puro sembiante,
Cui nel guardo rifulge il candor,
Per inganno v’inebbria un istante,
V’abbandona poi triste al dolor.
Ah! no! no! colpevol tu non sei, angiol mio
Sei pura, mio bene, ei solo fu vile,
Ei solo fu vile, punirlo si deve.
LARINA
Davvero i lor furori insani
Preparan triste l’indomani.
Ah! spensierata gioventù,
Ignota a loro è la virtù.
Un detto sol, l’ira s’accende,
Nemici acerrimi li rende.
OLGA
Ai lor furori io li abbandono,
Io no, colpevole non sono.
Ah! spensierata gioventù,
Ignota a loro è la virtù.
Un detto sol, l’ira s’accende,
Onegin libretto:Onegin libretto
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Nemici acerrimi li rende.
TATIANA
Colpita io sono! Sventurata!
Confuso resta il mio pensiero,
Sol m’arde in seno e gelosia e dolor!
Cruda doglia nell’alma mi sta.
Tremenda, mi dilania il core.
Ah! perduta io son!
Sì, mel dice il cor
Pur del dolore io gli son grata,
Non oso pianger, disgraziata!
Per me non v’ha felicità.
ONEGHIN
A rimirar si gran dolor
Ho di rimorso pieno il cor!
Quella passione dolce, santa, io profanai.
Quel cor si schianta!
Di vero affetto Lenski amai
Eppur, perverso, io lo turbai.
Io non dovea piagar quel cor!
L’obbrobrio pur restar non deve inulto,
Risponder si conviene a tanto insulto.
CORO
Possibil mai che un dì si bello
Finir si debba in un duello!?
Ah! spensierata gioventù,
Ignota a loro è la virtù.
Un detto sol, l’ira s’accende,
Nemici acerrimi li rende.
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Pagina 41
ONEGHIN
a Lenski
Ai cenni vostri io son!
Or basta. Udito io v’ho.
Follia, signor! Preziosa
Per voi ha la lezione.
LENSKI
Sta ben. Domani
Vedrem noi chi n’ha d’uopo.
Son folle! Ebben, sia pur!
Ma voi.., voi siete un vile seduttor!
ONEGHIN
Tacete !... o qui v’uccido.
Oneghin si getta su Lenski. Vengono
separati. Larina, Olga e una parte degli
invitati, trattengono Lenski.
Oneghin gli volge le spalle
CORO
Ciò non sarà. L’impediremo,
Lo scontro no, non avverrà,
Noi presso a lor tutti saremo,
Ah! qual crudel fatalità!
OLGA
Wladimir, deh! ti calma per pietà.
LENSKI
Ah! Olga addio, per sempre... addio.
Lenski si libera da quelli che lo
trattengono. Oneghin esce
Onegin libretto:Onegin libretto
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frettolosamente. Olga sviene.
Le dame accorrono intorno a lei
CORO
Ah! Sventura.
QUADRO II
La scena rappresenta un mulino
sulla riva d’un fiumicello.
Comincia a far giorno.
SCENA PRIMA
All’alzarsi del sipario Lenski e Zaretzki
sono già in scena. Lenski siede
pensieroso sotto un albero. Zaretzki
passeggia con impazienza.
ZARETZKI
A quel che sembra l’avversario
Ritarda.
LENSKI
Tosto ei qui sarà.
ZARETZKI
Ma, per mia fede, pur mi sembra strano
Ch’ei non sia qui. L’aurora spunta già,
Credea che ad aspettarci ei fosse qua.
Zaretzki va verso il mulino ed entra in
conversazione col mugnaio che ha
veduto in fondo alla scena
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Pagina 42
LENSKI
venendo alla ribalta
Lontan, lontan da me ne andaste,
Lontan da me, miei dolci dì!...
Qual sorte arrechi il nuovo sole
Ahimè! discerner non m’è dato.
L’asconde il dubbio ed il mister,
L’arcano disvelar non val.
L’acuto dardo fia mortale,
Ovver lontan da me ne andrà...
Non cale! gaudio oppur dolor
Ha fisso l’ora sua fatale.
A che scrutar tanto mister
E delle tenebre l’imper!
Rosato sorge albor novello,
Radioso splende il divo sol.
Doman, già forse nell’avello
Avrò scordato e pene e duol.
E la memoria del poeta
Trarrà di Lete l’onda queta,
L’amaro oblio su me cadrà...
Fanciulla cara, di’, tu non verrai
A lacrimar sulla precoce tomba,
Pensando: Ah! quanto ei pur m’amò,
All’amor mio ei consacrò
La triste sua vita affannosa.
Diletta mia, mio dolce amor,
Deh! vieni, ah! vien qui sul mio cor!
ZARETZKI
avvicinandosi a Lenski
Ei giunge alfine, alcun con sè conduce.
Chi mai sarà?
Onegin libretto:Onegin libretto
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Pagina 43
Entrano Oneghin e il suo domestico
Guillot, che reca le pistole.
LENSKI
Andiam: son pronto.
ONEGHIN
Ai cenni vostri io son,
L’indugio perdonate.
Zaretzki s’allontana con Guillot per
fissare le ultime condizioni del duello.
ZARETZKI
Vi prego. Il testimon dov’è?
Esser pedanti qui si de’.
Gli scontri no, non sono un gioco.
L’antiche leggi rispettar
Conviene qua. Non c’è che far,
Gli scontri, no, non sono un gioco.
Il mio dovere io compirò.
ONEGHIN
Il vostro merto apprezzar so.
Il mio padrino è qui:
L’amico mio Guillot
Al suo mandato appien risponde:
Suppongo, accetto vi sarà.
A voi, signori, è ignoto ancor,
Ma, già s’intende, è un uom d’onor.
LENSKI E ONEGHIN
insieme
Sia pur! Distrutta hai la mia fede,
Impera l’odio nel mio cor,
Il dolce alletto più non riede
Che pur ci univa ieri ancor!
Tutto è finito. Un solo istante
Nemico odiato t’ho dinante,
E della morte, altro mister
Sogghigna l’avido sembiante.
Ridiam dell’odio e del dolor
Finchè ne siamo in tempo ancor!
Scordiam l’offesa d’un istante... No... mai!...
Zarelzki e Guillot hanno caricato le armi
e misurata la distanza. Zaretzki mette al
posto gli avversari e consegna loro le
pistole.
Zaretzki rende in silenzio
il saluto a Guillot.
ZARETZKI
Signori, andate...
ONEGHIN
a Lenski
Signore, ebben?
Guillot, impaurito, si nasconde
dietro un albero. Zaretzki dà i tre colpi
regolamentari. Gli avversari fanno
quattro passi avanti, nel medesimo
tempo Lenski comincia a prender la mira.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Oneghin tira. Lenski tentenna e cade.
Zaretzki si avvicina a lui, e l’osserva
attentamente. Oneghin pure, si precipita
verso il caduto.
ONEGHIN
Morì?
ZARETZKI
Morì!...
Oneghin, disperato,
si copre il volto con le mani.
ATTO TERZO
QUADRO I
La scena rappresenta una sala laterale di
ricca casa signorile in Pietroburgo.
SCENA PRIMA
All’alzarsi del sipario, invitati d’ambo i
sessi traversano la scena ballando la
polacca. Al finir delle danze alcuni si
siedono, altri formano gruppi e
conversano.
ONEGHIN
entrato durante il ballo, rimane a destra
immobile presso la parete
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Pagina 44
Qui pur m’annoio. Lo splendor dei balli
E delle feste, dissipar non puote
Le pene del mio cor.
Dal dì che il fato mio crudele
Su me la man trista posò
Più quiete il core non trovò.
Per me, l’amico mio fedele
La vita, misero! perdo...
Profondo tedio sorse in me.
In preda al duol n’andai pel mondo;
Fur meco, soli, i miei sospir.
Del tedio atroce il grave pondo
Non mi fu dato di fuggir.
Abbandonai quei luoghi cari
Che il sovvenir mi rese amari;
Lo spettro suo vendicator
Mi persegue ne’ sogni ognor!
Ramingo andai per l’universo,
I tristi dì volea scordar.
Ahimè! Che mai potria sanar
Il crudo mio soffrir perverso!
Son qui venuto, eppur qui ancor
Il tedio sol mi sta nel cor!...
Oneghin va verso il fondo della scena ed
osserva i nuovi invitati che giungono
SCENA SECONDA
Entrano il Principe Gremin con Tatiana;
essa è vestita con ricchezza e semplicità.
CORO
La Principessa. Mirate.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Pagina 45
Tatiana siede a sinistra sul divano.
Invitati d’ambo i sessi le si avvicinano
continuamente per farle omaggio.
CORO
(c. s.)
Egli è noto a voi?
CORO
Qual è? qual è? È lei, mirate,
È lei che presso al desco sta.
Regina invero è di beltà.
TATIANA
Oh, si! Ei fu nostro vicin!
a parte
Signore, mi soccorri tu;
Il mio penar celar conviene.
ONEGHIN
sorpreso, tiene gli occhi fissi su Tatiana
O ciel! Tatiana parmi... no...
In questi luoghi, esser non può!
M’inganno affè !... Dio, qual beltà,
Quanta grandezza, qual disprezzo.
È in lei sovrana maestà.
s’avvicina al Principe Gremin e lo saluta
TATIANA
al coro, accennando Oneghin
Chi è quei che favella
Col nobil mio sposo?
CORO
uomini
Un ipocondrico signor,
Un cortigiano senza fè.
In lidi estrani andava.
Or qui ritorno fe’ tra noi. Oneghin egli è.
TATIANA
trasalisce
Oneghin?
ONEGHIN
a Gremin
Or dimmi tu. Chi sia tu sai
La dama là, che ha rosso il tocco,
Là, coll’ibero ambasciator?...
GREMIN
Ah! ah! Gran tempo fosti assente.
T’appressa: io ti presenterò.
ONEGHIN
Ma di’... chi è?
GREMIN
Mia sposa.
ONEGHIN
M’è grato affè. Io nol sapea.
Da quando?
GREMIN
Son due anni già.
Onegin libretto:Onegin libretto
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ONEGHIN
Il nome?...
GREMIN
Larina.
ONEGHIN
Tatiana?
GREMIN
È nota a te?
ONEGHIN
Fui lor vicin.
GREMIN
Ad ogni etade amor s’apprende,
E i generosi sensi accende
Nell’innocente e giovin cor,
A cui la vita ignota è ancor.
Nel vecchio core dei guerrier
Dal bianco crin, s’accende, alter.
Oneghin, la menzogna è vana,
Amor possente ho per Tatiana!
La desolata vita, ahimè!
Correva, ed ella apparve a me
Quale vision che viva splende
E il vecchio cor gioioso rende,
Er’ io già lasso, solo inganni
Aveva in cor la gioventù!
Fanciulle ancor, nel fior degli anni
Aveano in odio la virtù.
Fra le volubili donzelle
15:21
Pagina 46
Superbe solo d’esser belle,
Che pregan Dio senza pietà
Nè san che sia la carità:
Fra le crudeli e vane fole
Di cui si pasce il mondo ognor,
Che il più tremendo e rio dolor
Lenir può solo con parole,
Quell’astro splende incantator
Nell’aer puro, senza velo,
Colei che m’ha conquiso il cor
Angiol, divino, brilla in cielo.
ad Oneghin
Amico, andiam. Io ti presenterò.
Mia cara: io ti presento Oneghin,
Parente e caro amico egli è.
L’accogli tu.
Oneghin s’inchina profondamente.
Tatiana risponde con semplicità,
senza scomporsi.
TATIANA
Ben fortunata. Io vi conobbi già, mi par.
ONEGHIN
Gran tempo... sì... passò...
TATIANA
Ed ora?
Or dal poder veniste qui?
ONEGHIN
Oh, no! Da poco io qui tornai.
Onegin libretto:Onegin libretto
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Stranieri lidi ho visitato...
TATIANA
Da lungo?
ONEGHIN
Sol oggi.
TATIANA
a Gremin
Andiam. Mi sento lassa.
esce al braccio di Gremin, rispondendo
ai saluti ossequiosi degli invitati.
Oneghin la segue con lo sguardo
ONEGHIN
È dessa, o Dio, quella Tatiana
Che nel silenzio e nel mister
Un di mi schiuse lusinghier
Ingenua, il dolce suo pensiero;
Ed io, spietato, fui severo!
È dessa, sì, ch’io disprezzai,
Di cui la sorte irrisi, insano.
È dessa! E fia possibil mai?
Cotanta grazia, tanto ardir?
Vaneggio inver; è sogno, ahimè!
Rimpianto, dubbio sento in me.
Qual nuovo senso arcan m’assale,
Qual fiamma s’agita nel cor?
Saria disprezzo?.. o forse... amor?...
Non v’ha più dubbio, ahimè!
Io l’amo d’insensato ardente amore.
Perduto io son. Ebben che importa,
15:21
Pagina 47
La dolce speme è alfin risorta,
M’inebbria il tossico fatale,
Un grato sogno arride a me.
Rapito io son. L’acuto strale
Del guardo suo dolce e fatal
Si fe’ signore del mio core!
s’allontana precipitosamente
QUADRO II
La scena rappresenta una stanza da
ricevere in casa Gremin.
SCENA PRIMA
Tatiana entra in scena.
Veste un elegante abito da mattina.
Ha in mano una lettera.
TATIANA
Ah! povero mio cor!
Ancora Oneghin,
Apparve a me d’innante,
Quel seduttor crudele
Col guardo suo fatal;
Ei ridestava ancor
Nell’alma misera
Il crudo mio dolor!...
Dei di trascorsi più non ho memoria,
Fanciulla innanzi a lui mi sento ancora.
piange
Oneghin compare sulla soglia; rimane
qualche tempo immobile a contemplare
Onegin libretto:Onegin libretto
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Tatiana piangente. Poi s’avanza con
vivacità e le si inginocchia ai piedi.
Tatiana lo guarda senza sorpresa e senza
rancore, poi gli fa cenno d’alzarsi.
TATIANA
Vi prego. Basta. Palesar
Vi debbo tutto il mio pensiero.
Non vi sovvien del triste dì,
Là nell’annoso, antico parco,
Cosparso d’olezzanti fior,
I vostri accenti udii
Prostrata nel dolor?!...
ONEGHIN
Pietade si di me vi prenda,
Io m’ingannai... punito io sono.
TATIANA
Oneghin! Ero allor fanciulla,
Avea la mente ingenua allor!
Ed io v’amai!... Ma in preda al nulla
Gettaste il povero mio cor.
Che deste a me? Severi accenti!
D’un puro cor, pene e tormenti
Conoscevate voi, signor!...
Ed ora? Oh Dio! io tremo ancor
Al sovvenir di tanto strazio
E di sì rio dolor!
Io non v’accuso, no!...
In quel fatal momento
In voi parlò l’onor!
Non v’ingannaste, no, signor!
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Il sol Nel queto mio ritiro,
Lungi dal mondo incantator,
lo vi dispiacqui allor!
Ma voi, perché mi tormentate ancor?
Perché lo sguardo a me volgeste?
Fra gli splendor di vaghe feste
Palese a voi si fe’ l’amor?
Oppur vi tenta l’alto onor
Che m’ha la sorte riservato?
O del mio sposo le virtù?
O vi sorride l’onta mia
Che a tutti qui sia svelata?
Il pianto, più crudel sarà,
Più vanto e gloria a voi darà?
ONEGHIN
Possibil mai che tanto affetto
Menzogna vil vi sembrerà?
Il mio soffrir solo dispetto
Il vostro cor giudicherà?
Voi non sapete quanto amore,
Qual face ardente in cor mi sta.
Del mio straziante e rio dolore
Vi prenderebbe alfin pietà.
Io qui prostrato al vostro piede
Mi sento l’anima straziar,
Vorrei ridarvi alfa la fede,
Al vostro piè vorrei pregar.
TATIANA
piange
Io piango...
Onegin libretto:Onegin libretto
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ONEGHIN
Questo pianto
Più prezioso è d’un tesoro.
TATIANA
Ah! fu sì presso a noi la gioia.
ONEGHIN
Ah! fu sì presso a noi la gioia.
TATIANA
Decisa è la mia sorte ormai
Senza ritorno.
Io sposa sono. Per pietà,
Sì, per pietà! deh! mi lasciate.
ONEGHIN
Lasciarvi? Mai! Sana follia.
No, scordar, no, non poss’io
Il vostro volto incantatore;
Io no! domar non posso, o Dio,
L’ardente brama del mio core!
Darei la vita per destar
In voi l’amor che m’arde, insano!
Vorrei distruggermi, pregar,
Morir dicendo:
T’amo, t’amo!...
E questo il sogno mio divin,
Sol questo io bramo...
Oneghin s’inginocchia,
afferra la mano di Tatiana e la bacia
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Pagina 49
TATIANA
Oneghin, parli in voi l’onor.
Non mi spezzate invano il cor!..
ritira la mano e recede alquanto
impaurita
ONEGHIN
Lasciarvi, ahimè, non posso.
TATIANA
Deh! mi lasciate!
ONEGHIN
Per pietà!
TATIANA
A che celarlo? Mentir non vale,
Io... t’amo, ancor!...
ONEGHIN
Tu m’ami ancor?!...
È sogno, oppur delirio è questo?
Qual ti sognai t’ho ritrovata,
Divina immagine adorata.
Tatiana recede ancora commossa e siede
TATIANA
No! Ciò che fu, non torna più!
A un altro ormai giurai mia fede.
Al giuro mio non mancherò,
Fedel per sempre a lui sarò!
Onegin libretto:Onegin libretto
5-03-2009
ONEGHIN
inginocchiandosi
Deh! non fuggir. Tu m’ami, il sento.
Pietà, pietà del mio dolor.
Tu m’ami. Il dolce e caro accento
Destò la vita nel mio cor.
Già nel pensier del sommo Iddio
Creata fosti sol per me.
Lo sento: Dio ti fece mia
In vita e per l’eternità.
Or mia tu sei. Da me lontano
Fuggir, diletta, cerchi invano.
Per me, mio ben, scordar tu dei
La data fè! Or mia tu sei!...
TATIANA
Oneghin, io giurai mia fede,
Il fato mio si compirà.
Colui che il nome e il cor mi diede
A lui fedele ognor m’avrà!
ONEGHIN
Pietà di me!...
TATIANA
Ah! mi lasciate.
Tatiana vuole uscire. Oneghin
le si avvicina per trattenerla.
Essa lo ferma col gesto
TATIANA
Per sempre addio!
esce
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Pagina 50
ONEGHIN
Vergogna, orror!
Ti spezza or tu, mio cor!
esce precipitosamente
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Pagina 51
i protagonisti
Onegin libretto:Onegin libretto
Onegin libretto:Onegin libretto
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JOHANNES HARNEIT direttore d’orchestra
Compositore e direttore d’orchestra Johannes Harneit nasce in Germania nel marzo del
1963 ed è attualmente primo direttore del Teatro Nazionale dell’Opera di Belgrado. Cresce
musicalmente all’Accademia di Musica e Teatro di Amburgo e dopo le prime esperienze al
Teatro di Oldenburg e al Teatro Schiller di Wuppertal/Gelsenkirchen è chiamato come
direttore all’Hanover State Opera per la stagione 2001-2002. Ha diretto inoltre la Bavarian
State Opera di Monaco e l’orchestra del Teatro di Brema. Nel 2004 dirige l’opera di Luigi
Nono Al Gran Sole carico d’Amore prodotta da Peter Konwitschny per l’Hanover State
Opera e riceve il premio dalla rivista specializzata Opernwelt come miglior interpretazione
dell’anno. Il medesimo premio lo riceve l’anno successivo con la direzione in prima
assoluta dell’opera di Hans-Joachim Hespos Iopal. Dirige dal 2006 il Teatro Nazionale
dell’Opera di Belgrado in tournée europea con Salome di Richard Strauss. Nella stagione
2007/2008 ha diretto lavori per la Belgrado Opera Ensemble in tournée anche in Italia.
Nella stessa stagione ha diretto l'Aida di Giuseppe Verdi e il Don Quixote di Ludwig
Minkus.
RADOSLAV ZLATAN DORIĆ regista
Regista teatrale e drammaturgo, è nato nel 1940 a Backo Gradiste, Vojvodina. Si è
diplomato all’Accademia di Teatro, Film e Televisione nell’anno accademico 1963-4 nella
classe di Hugo Klajn. Ha lavorato nei teatri di Nis, Mostar, Sarajevo e Belgrado (Theatre
Terazije e National Theatre), in moltissimi teatri della Yugoslavia da Strumica a Nova
Gorica. Moltissimi e importanti i riconoscimenti per la sua attività: ha vinto quattro volte
il “Branislav Nusic”. Ha curato la regia di opere quali: Sunset di Hristic, Prince Ivan of
Semberija, At Fema’s at the ball, Adriana Lecouvreur, Anna Bolena, Evgeny Onegin. E’
docente alla Facoltà di Musica di Belgrado dove insegna recitazione e arte scenica. Ha
curato la regia di nove rappresentazioni con gli studenti di canto lirico.
ALEKSANDAR ZLATOVIĆ scenografo
Lavora stabilmente, sin dal 1993, con il cast artistico del Teatro Nazionale di Belgrado, sua
città natale. Si diploma all’Accademia delle Arti Applicate specializzandosi in design
teatrale con Šerban Milenko. Ha realizzato circa 170 scenografie di opere tra le quali
spiccano per qualità, creatività e premi ricevuti Attila, Il Flauto Magico, Adriana Lecouvreur,
Anna Bolena.
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LJILJANA ORLIĆ costumista
Si è diplomata costume designer nella classe di Dusan Ristia alla Facoltà di Arti Applicate
nel 1974. Dal 1975 ha lavorato per il National Theatre. E’ membro dell’ULUPUDS dal 1974.
Ha ideato costumi per più di 120 allestimenti di opera, teatro balletto al National Theatre
e per altri teatri in Yugoslavia (opere - Carmen, Rigoletto, Evgeny Onegin, Le Nozze di
Figaro; balletti - Carmen, El Penitente, La Bayadere; prosa - Jean Marie’s Hands, Caligula,
Oedipus Rex, Kostana, Popcorn), ha curato inoltre costumi per produzioni televisive.
Partecipa ha importanti avvenimenti di moda (October exhibition, May exhibition,
Bienniale of Set Design). Ha ricevuto per tre volte i premi annuali dal National Theatre per
le sue creazioni.
VLADIMIR LOGUNOV coreografo e maître de ballet
E’ nato a Belgrado. Dopo le prime lezioni di danza con Mile Katic a Split si è diplomato al
Ballet School “Lujo Davico” a Belgrado nel 1964 nella classe di Nina Kirsanova. Negli stessi
anni è diventato membro del corpo di ballo del National Theatre, e subito dopo solista,
interpretando numerosi ruoli nei seguenti balletti: Giselle - Hilarion, The Swan Lake Rodbart, Huan of Tsarisa - Double, Ana Karenina - Karenin, I racconti di Hoffmann, Ohrid’s
Legend, Il combattimento di Tancredi e Clorinda, Coppelia - Coppelius e altri. Per il ruolo
di Coppelius ha ricevuto dal National Theatre il premio per la miglior interpretazione
(stagione 1979/1980). Ha studiato coreografia al Theatre Academy di Mosca. La sua prima
coreografia per il “Bosko Buha” Theatre nel 1973; per il concorso internazionale di
coreografia di Cologna (1974) ha preparato “Behind the Sunny Doors”, e al Yugoslav
Ballet Competition di Novi Sad, ha vinto due medaglie di bronzo e una d’argento nella sua
categoria (1982,1974 e 1986). Ha lavorato come coreografo per il National Theatre di
Belgrado, Serbian National Theatre di Novi Sad, Croatian National Theatre di Zagabria e
Split, Yugoslav ballet Artists di Ljubljana, Balletto di Ragusa in Italia, Balletto di Cipro,
Macedonian National Theatre di Skopje, National Theatre di Sarajevo, per il Ballet School
di Novi Sad e ballet school “Lujo Davico” di Belgrado. Ha lavorato con moltissimi registi
per la creazione di coreografie per opere e liriche e spettacoli di prosa. Per il Corpo di ballo
del National Theatre di Belgrado ha ideato le seguenti coreografie: Vivaldi Forma Viva,
Baranovic Gingerbread Heart, Minkus Don Quixote, Bizet – Shchedrin Carmen, Tchaikovsky
La bella addormentata, Shostakovich Autumn Shower, Elgar/Djuricic Dr Jekyll e Mr Hyde;
per il Teatro di Terazije ha creato coreografie per i musicals Fiddler on the Roof, Kiss me
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Kate e Chorus Line. Per il Corpo di ballo del Serbian National Theatre ha coreografato: Orff
Carmina Burana 1992, Bizet/Shchedrin Carmen 1992, Tchaikovsky Serenade 1993, Ravel
Bolero 1993, Vangelis e Divjakovic A Poem about Love 1996, Tchaikovsky Swan Lake 2003,
e coreografie di opere: Traviata, May Night, The Bat e del musical A Man di La Mancha. Ha
ricevuto numerosi e prestigiosi riconoscimenti tra cui il “Life Achievement Award”
dell’Associazione degli Artisti di Balletto della Serbia. Dal 1980 al 1985 è stato direttore di
ballo del National Theatre di Belgrado, e ora lavora come docente e coreografo alla scuola
di danza “Lujo Davico” sempre a Belgrado.
DJORDJE STANKOVIĆ maestro del coro
Ha ricevuto il diploma di direttore all’Accademia musicale di Belgrado nella classe di
Darinka Matić Marović. Si è perfezionato con i Maestri Angel Šurev e Mladen Jagušt.
Intensa la sua attività: nel 2002 è al Sesto symposium mondiale di musica corale a
Minneapolis (USA) e nel 2005 al Settimo a Kyoto. Tiene una master class sul barocco in
Francia (ospite dell’Unesco). Nel 2003 è assistente di Dennis Keene in una sua master class
a New York. Nella sua carriera ha collaborato con molti gruppi yugoslavi e internazionali:
Belgrade Philharmonic Orchestra, “Stanislav Binički” Coro dell’Armata di Serbia e
Montenegro, RTS Mixed Choir, Terazije Theatre Ensemble, Academic Choir “Španac”,
Ulyanovsk State Academic Symphony Orchestra (Russia), New York Festival Ensemble. E’
uno dei fondatori della Zemun Chamber Orchestra. Dal 2003 è stato chiamato come
assistente al Belgrade National Theatre Opera. Nel 2005 è stato insignito del “Golden
Badge” dalla Cultural-educational Community della Serbia per il suo contributo artistico.
Nel febbraio del 2006 è diventato Maestro del Belgrade National Opera Chorus. Durante
le scorse stagioni liriche ha diretto Mozart e Salieri, Don Giovanni, Gianni Schicchi,
L’Italiana in Algeri, Werther e come assistente e maestro del coro ha preparato la
compagine corale per le opere: Carmen, Nabucco, Aida, I Pagliacci, Don Pasquale. Nella
stagione 2007/08 dell’Opera&Theatre Madlenianum ha diretto il famosissimo musical
popolare “Les Miserables”.
JASMINA TRUMBETAŠ PETROVIĆ soprano
E’ nata a Belgrado. Ha ottenuto la laurea in lingue alla facoltà di Filologia della sua città.
Durante il secondo anno di studi si è iscritta alla classe di canto alla scuola di Kosta
Manojlovic a Zemun sotto la guida del M° Predrag Androvic. In quattro anni ha completato
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i corsi di primo e secondo grado della scuola di musica iniziando così (nel 1991) gli studi
alla Facoltà di Musica e Arte con Radmila Bakocevic. Ottiene la laurea nel dipartimento di
canto solista e già durante gli studi è apprezzata per le sue interpretazioni e ottiene
importanti riconoscimenti: il premio per la miglior interpretazione di ‘Jelena Mihajlovic’, il
premio ‘Biserka Cvejic’ per la miglior votazione durante gli studi, finalista al concorso
internazionale di canto a Belgrado (1993) e primo premio al concorso ‘Petar Konjovic’. Ha
partecipato ad altri importanti concorsi: a Ginevra, Lisbona, Varsavia e in Italia dove ha
vinto nel 2000 il secondo premio (con il primo non assegnato) al concorso ‘SpontiniPergolesi’ di Vaiolati. Nel 1993, dopo aver superato l’audizione alla Belgrade Opera House,
ha cominciato a esibirsi come solista nei ruoli di Susanna (Le nozze di Figaro di Mozart),
Margherita nel Faust di Gounod (ruolo con il quale ha vinto il premio per la migliore
interpretazione). Grande successo in Ungheria al festival ‘Bela Bartok’ per la sua proposta
del ruolo di Tatiana nell’Eugene Onegin di Tchaikovsky. Moltissimi i concerti in Serbia, in
Norvegia, Germania, Italia, Grecia, Francia e Gran Bretagna. Con la London Symphonic
Orchestra ha eseguito la Nona Sinfonia di Beethoven. Dopo la Prima di Aida al Sava Center
di Belgrado (gennaio 2008) ha interpretato il ruolo quest’estate al festival Gars a Kamp, in
Austria e a Vienna riscuotendo un brillante successo di pubblico e critica. Nell’aprile del
2009 il suo debutto in Leonora (La forza del destino di Giuseppe Verdi).
MIODRAG D.JOVANOVIĆ basso-baritono
E’ nato a Belgrado (Serbia). Laureato in violino alla Facoltà di Arti Musicali dell’Università
di Belgrado, nei primi anni ottanta ha lavorato come insegnante di violino e musica da
camera alla scuola di musica “V.Vučković” di Belgrado. In seguito si è trasferito in Italia
(Milano e Piacenza), dove ha collaborato come violinista con diverse orchestre sinfoniche
e formazioni cameristiche. Nello stesso periodo ha cominciato lo studio del canto lirico,
dapprima al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, quindi privatamente (baritono
N.Carta, basso E.Fissore). Infine ha completato gli studi con un master post-laurea, alla
Facoltà di Arti Musicali dell’Universita di Belgrado (soprano R.Bakočević). Nel 1993 ha
vinto il Concorso “Puccini e il suo tempo” di Milano e nello stesso anno è stato finalista
al Concorso Internazionale “Flaviano Labo’” di Piacenza. Ha cantato ruoli principali in
diversi teatri europei (Italia, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia, Macedonia, Moldavia,
Romania e Grecia ), negli Stati Uniti e nei principali teatri del suo paese (Belgrado e Novi
Sad). Ha partecipato ai concerti con l’Orchestra Sinfonica di Belgrado, l’Orchestra della
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Radiotelevisione Serba, eseguendo brani di Bach, Mozart, Rossini, Verdi, Brahms, Faurè,
Tchaikowsky, Strauss e ha preso parte a numerose trasmissioni e registrazioni radiofoniche
e televisive. E’ stato Direttore Artistico del Teatro dell’Opera di Belgrado (2006-2008). Al
momento è impegnato come primo baritono del Teatro dell’Opera di Belgrado.
DEJAN MAKSIMOVIĆ tenore
E’ nato a Belgrado nel 1971. Ha intrapreso lo studio del canto con Mirjana Vlaović. Si è
successivamente iscritto alla facoltà di musica dell’Università della sua città e ha iniziato il
suo rapporto con il Teatro Nazionale di Belgrado. Ha completato i suoi studi nella classe di
Radmila Bakočević. Il ruolo del debutto è stato quello del Conte d’Almaviva de Il Barbiere
di Siviglia di Rossini (1996). Nello stesso anno è diventato solista in modo stabile. I ruoli da
lui interpretati: Don Ramiro in La Cenerentola, Lenski in Eugene Onegin (1998), Duca di
Mantova in Rigoletto (2000), Rodolfo in La Bohème (2001), Faust in Faust (2002), Tamino
nel Flauto magico, Nemorino nell’Elisir d’amore (2003), Alfredo in La Traviata (2004), Don
Ottavio in Don Giovanni (2006), Pinkerton in Madama Butterfly (2007), Ernesto in Don
Pasquale e Werther in Werther (2008). Altre interpretazioni: Hoffman in I racconti d'Hoffman
(2005) al Madlenianum Opera&Theatre di Belgrado, il Principe nell'Amore delle tre
melarance al Ljubljana Opera House (2006) e ha interpretato il ruolo di Vladimir Igorevich
nel Principe Igor al Ljubljana Opera House in 2009. Si è esibito come solista in moltissimi
concerti e recital con l'Orchestra Filarmonica di Belgrado, Macedonian Philharmonic
Orchestra, Symphonic Orchestra di Vojvodina, con la Symphonic Orchestra della RTV Serbia,
con la Symphonic Orchestra of RTV Slovenia e con l'Orchestra Sinfonica di Roma. Si è esibito
in Germania, Italia, Grecia, Ungheria, Gran Bretagna, Macedonia, Canada e in Cina. In
questa stagione concertistica è stato il principale interprete in The Empress of Balkan (1891)
opera scritta dall'italiano Dionisio de Sarno San Giorgio. Maksimovic è curato vocalmente
da Rita Susowski, docente al Conservatorio Tartini di Trieste.
NATAŠA JOVIĆ TRIVIĆ mezzosoprano
Solista del National Theatre Opera di Belgrado, è nata a Banja Luka (Bosnia-Herzegowina),
dove ha concluso le scuole musicali primarie e secondarie. Nel 1992 si è iscritta al
Dipartimento di Belcanto alla facoltà di Musica di Belgrado nella classe di Radmila
Bakocevic. Si è laureata nel 1996 e ha completato i suoi master di perfezionamento nel
1999 con la stessa docente. Nelle stagioni operistiche 1994/1995 e 1995/1996 è stata
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membro del National Theatre Opera Studio a Belgrado diventandone membro a pieno
titolo dal 1997. Ha vinto numerosi premi: primi premi in concorsi serbi, altri “few awards”
al Concorso internazionale di Belgrado (Serbia) 1998, Sofia (Bulgaria) 2000,Padova (Italia)
2004 e Rijeka (Croatia) 2005. Ha anche ricevuto il premio “Danica Mastilovic Fund” come
migliore allieva, l’“Anita Mastilovic Fund award” come migliore giovane allieva, il “Biserka
Cvejic Fund” per la sua ottima predisposizione scenica (1997) e il “National Theatre
Annual Award” per il ruolo di Smeton in Anna Bolena di Donizetti e per il ruolo di Charlotte
nel Werther di Massenet. Ha interpretato: Azucena (Il trovatore), Ulrica (Un ballo in
maschera), Amneris (Aida), Fenena (Nabucco), Madalenna (Rigoletto), Carmen (Carmen),
Charlotte (Werther), Laura (Gioconda), Principessa de Bouillon (Adrianna Lecovreour), Olga
(Evgenie Onegin).
DUBRAVKA FILIPOVIĆ mezzosoprano
E’ nata a Belgrado nel 1960. Si è laureata in flauto alla Facoltà di Musica della sua città ed
è diventata flauto solista nell’Orchestra del Teatro Nazionale. Mentre era parte
dell’orchestra, ha iniziato gli studi di canto con Branka Kambaskovic e successivamente
con Djurdjevka Cakarevic. Il suo debutto nell’opera Evgeny Onegin e poi si è esibita in Il
Barbiere di Siviglia, Faust, Rigoletto e altri ruoli. Con Madame Thenardier ha cantato nel
musical “Les Miserables” nell’Opera&Theatre di Madlenianum.
OLGA SAVOVIĆ mezzosoprano
E’ nata a Belgrado dove ha studiato alla Slovenski School of Music sotto la guida di Nada
Tomani, per poi proseguire il perfezionamento all’Opera Studio of Music Academy. Grazie
alle sue eccellenti doti vocali ha vinto importanti premi in varie competizioni yugoslave. Ha
al suo attivo diversi concerti e canta con ensembles quali i "Belgrade Madrigals", coro e
orchestra della televisione e radio serbi, la Belgrade Philharmonic e la "Pro Musica"
Chamber Ensemble. Si è esibita con la Belgrade Opera in molti paesi europei, al Belgrade
Music Festival e all’Accademia delle Arti e delle scienze di Belgrado. Il suo repertorio
include: Marcellina (Le Nozze di Figaro), Lola (Cavalleria Rusticana), Suzuki (Madame
Butterfly), Maddalena (Rigoletto), Carmen (Carmen), Fenena (Nabucco), Principessa di
Bouillon (Adriana Lecouvreur), Konchakovna (Prince Igor).
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IVAN TOMAŠEV basso
E’ nato a Belgrado dove si è diplomato alla scuola di musica. Durante gli studi ha vinto il
primo premio al concorso per solisti d’opera della Yugoslavia. Finito gli studi è diventato
membro stabile dell’Opera di Novi Sad e anche dell’Opera di Zagabria dove ha interpretato
ruoli importanti del repertorio lirico tra cui molti di autori italiani. Dopo l’esperienza in
questi teatri è diventato membro dell’Opera di Belgrado con la quale si esibisce tutt’oggi
con produzioni di autori yugoslavi e europei. Perfeziona i suoi studi con Olivera Miljakovic.
Ha all’attivo i seguenti ruoli: Zaccaria (Nabucco), Attila (Attila), Banco (Macbeth), Filippo
secondo (Don Carlo), Guardiano (La Forza del Destino), Ferrando (II Trovatore), Ramphis
(Aida), Silva (Ernani), Sparafucile (Rigoletto), Boris, Pimen (Boris Godunov), Gremin
(Eugene Onegin), King Rene (lolanta), Basilio (II Barbiere di Siviglia), Enrico VIII (Anna
Bolena), Raimondo (Lucia di Lamermoor), Oroveso (Norma), Koncchak (Prince Igor). Nel
1995 è interprete del Requiem di Verdi a Nancy in Francia. Molte le sue esibizioni in Italia:
Brescia, Cagliari, Trieste, Piacenza e Genova in un applaudito tour di concerti.
IGOR MATVEJEV tenore
E’ nato nel 1953. Si è diplomato all’Accademia di Musica della città natale nella classe del
M° Krnetic. Ha interpretato ruoli da comprimario (Jurodivi, Trike, Borsa, Goro, Rodrigo,
Arturo, Dankairo, Vasek, Basilio - Don Kurcio, Ruis, Messenger, Parpinol, Judge, Lerma).
E’ membro permanente del Madlenianum Opera&Theatre di Zemun. Qui si è esibito come
interprete principale ne Il matrimonio segreto, Two widows, The Clever woman, Cosi fan
Tutte, I Racconti di Hoffmann. E’ anche un cantante di musica leggera: ha al suo attivo
molte registrazioni di “evergreens”.
LJUBODRAG BEGOVIĆ tenore
E’ membro dell’Opera di Belgrado dal 1987. Si è diplomato alla Music Academy nella
classe di Zvonimir Krnetic. Ha studiato inoltre canto con Octavian Enigaresku, Nikola Mitic
e Zivan Saramandic. Ha interpretato i seguenti ruoli: Messaggero - Aida, Parpignol - La
Bohème, Smith - Werther, Gerald - Don Carlos, Gerardo - Gianni Schicci, Abdallo - Nabucco,
Rotni - Evgeny Onegin, The Second Jew - Salome, Dr Blind - Die Fledermaus, Spoletta Tosca, Gastone - La Traviata, Ruiz - Il Trovatore. Si è esibito in Italia, Grecia, Cipro, Ungheria
e Romania. E’ docente di canto solista nella scuola di musica “Lisinski” di Belgrado.
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BRANISLAV KOSANIĆ baritono
Ha perfezionato i suoi studi di cantante solista alla scuola secondaria di musica
“Mokranjac” di Belgrado. Ha lavorato con Nikola Mitic all’Operatic studio del Teatro
Nazionale. Si è successivamente diplomato alla Law School di Belgrado. Ha iniziato a
lavorare come solista per il Teatro Nazionale di Belgrado dal 1989/90, interpretando
numerosi ruoli: Schaunard, Benoit, Alcindoro (La Bohème), Oratore (Die Zauberflöte), Lord
Rochford (Anna Bolena), barone Douphol (La Traviata), Morales (Carmen), Marullo,
Ceprano (Rigoletto), Commissario imperiale (Madame Butterfly), Fiorello (Il Barbiere di
Siviglia), Sharone, il Sacrestano (Tosca), Antonio (Le Nozze di Figaro), Zarietski (Evgeny
Onegin), Abdallo (Nabucco), Nazareno I (Salome), Frank (Die Fledermaus), Notaio (Gianni
Schicchi), Johann (Werther). Al Madlenianum Opera&Theatre ha interpretato: Conte
Robinson (Il Matrimonio segreto di Cimarosa), Junius (The Rape of Lucretia di Britten),
Bruschino padre, Commissario (Signor Bruschino di Rossini), Il Secondo vagabondo (The
Clever Woman di Orff). Con i “Belgrade madrigalists” si esibisce in concerti di musica sacra
e dal 2001 anche con il gruppo vocale “Oktoih”. E’ stato ospite in qualità di solista
all’apertura della stagione operistica 2002/2003 della Detroit Opera (USA).
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Orchestra del Teatro Nazionale di Belgrado
I Violini
Edit Makedonska spalla
Vesna Janssens spalla
Vesna Janssens concertino
Ivana Stamatović
Jasmina Manigodić
Andrija Abramović
Nenad Necić
Milica Jovanović
Mirjana Mladenović
Boris Matejić
Vladimir Koh
Jelena Dimitrijević
Violoncelli
Siniša Jovanović*
Ilona Necić*
Vladislav Antonović
Jasmina Pajević
Tijana Ivanović
Irina Skorikova
II Violini
Predrag Popović*
Snežana Dragićević*
Zoran Kostadinović
Uroš Jović
Katarina Prlja
Lena Vasić
Olivera Lončar
Mladen Drenić
Szabo Imre
Milena Nedeljković
Flauti
Bratislav Djurić*
Vanja Veljković*
Jasmina Živić Ottavino
Viole
Mirko Crnojević*
Boban Zdravković
Aleksandar Miladinović
Andrija Stanojević
Milica Kostandinović
Saša Ilić
Vladimir Popović
Dejan Milinković
Contrabbassi
Miloš Jevtić*
Svetozar Vujić*
Miloš Pudar
Vlado Radojević
Oboi
Duško Nenadović*
Slavko Stanković*
Gordan Petrović Corno inglese
Clarinetti
Zoran Vesić*
Miloš Dragić*
Ivan Stamenković Clarinetto basso
Fagotti
Predrag Stojković*
Eva Žigović*
Ana Djordjević Controfagotto
Corni
Miloš Jovanović*
Gordana Stojnić
Artem Zagrebelnij
Vladimir Nanuševski
Trombe
Predrag Necić*
Miodrag Matić
Srdjan Djaković
Tromboni
Petar Torbica*
Aleksandar Benčić
Miroljub Marković
Željko Živković
Tuba
Zoltan Lukačević
Timpani
Dragan Selaković*
Percussioni
Draško Janković
Radoš Ćapin
Arpa
Milena Stanišić*
* Prime parti
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Coro del Teatro Nazionale di Belgrado
Soprani
Antić Marija
Begenišić Mirjana
Čubra Mirela
Dojković Tamara
First Nikolovski Irena
Janušić Maja
Krljević Olivera
Radovanović Pročković Nataša
Radovanović Jelena
Stefanović Biljana
Todorović Suzana
Tomić Dragana
Vujović Viktorija
Božić-Pivarski Neda
Kečkić Nataša
Madžarević Mijailović Nataša
Pavlović Jelena
Ristić Tatjana
Skorikov Valentina
Vujanović Slavenka
Alti
Drecun Nataša
Dutina Mirjana
Pajević Maja
Popović Sonja
Prodanović Sandra
Živković Maja
Cincar-Kalinik Jovana
orđević Marina
Jovanović Tamara
Kalapiš Zorana
Lazić Mirjana
Milošević Danijela
Stanišić Smiljana
Vidmar Ivana
Tenori
Babik Boris
Bogoinski Časlav
Bukelić Zoran
Čiča Slaven
Čivović Milan
Devald Predrag
Ivanković Nenad
Nikolić Ilija
Prosen Milan
Pupovac Nebojša
Debeljak Ivan
Jović Ranko
Manojlović Milorad
Milošević Goran
Postovnik Boris
Rajković Predrag
Vasiljević Dejan
Vujašković Igor
Baritoni
Gligorić Predrag
Japundžić Slobodan
Kruljac Ivan
Markovski Miroslav
Marušić Kosta
Nikolić Dragan
Paunović Aleksandar
Rabrenović Gavrilo
Udovičić Dragan
Bassi
Govedarica Miodrag
Ilić Živorad
Jakovljević Saša
Jevtić Miodrag
Lazić Milivoje
Radonjić Vuk
Stefanović Aleksandar
Tasić Aleksandar
Tomić orđe
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Corpo di Ballo
del Teatro Nazionale
di Belgrado
Gordana Jeličić
Bojana Leko
Iva Radić
Sanja Tomić
Milena Ivić
Maša Tadić
Ines Marković
Nataša Komarić
Nebojša Stanković
Igor Čupković
Ljubiša Peković
Goran Stanić
Božin Pavlovski
Vladimir Panajotović
Željko Grozdanović
Hleb Sumanau
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Organigramma
Sindaco di Rovigo
Fausto Merchiori
Assessore alla Cultura e Spettacolo
Federico Frigato
Sovrintendente e Direttore Artistico
Marcello Lippi
Dirigente Settore Cultura e Servizi Generali
Andrea Pirani
Funzionario Settore Cultura e Spettacolo
Angela Baruchello
Segretario Artistico
Andrea Attucci
Funzionario Amministrativo
Laura Cuozzo
Funzionario Contabile
Lucia Toffanin
Promozione e Immagine
Milena Dolcetto
Ufficio Stampa del Comune di Rovigo
Paola Gasperotto
Segreteria e amministrazione
Ilaria Viaro
Roberta Ponzetto
Otello Galasso
Mara Lazzarin
Natalia Favaro
Sandra Andreotti
Monica Luciano
Monica Scaranello
Paola Gallo
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Direttore tecnico di palcoscenico
Roberto Lunari
Direttore di palcoscenico
Federico Bertolani
Capo elettricista
Gianluca Quaglio
Elettricisti
Francesco Piva, Carlo Busson
Aiuto elettricista
Lorenzo Franco
Capo macchinista
Matteo Fasano
Macchinisti
Alex Berto, Fabian Tartari, Marco Aurelio Sagredin
Aiuto macchinista
Lorenzo Giacomello
Scenografi realizzatori
Tiziana Bellinato, Giulio Magnetto, Samantha Pigozzo
Capo sarta
Mirella Magagnini
Sarte
Valeria Andriotto, Maria Magagnini, Angela Shaw, Francesca Milan
Capo parrucchiera
Daniela Berto
Parrucchiere
Giovanna Almi, Alessandra Pirani
Capo truccatrice
Monica Salomoni
Truccatori
Chiara Marzolla, Riccardo De Agostini
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Presentazione dell’opera
mercoledì 18 marzo 09 ore 18.00
Rovigo - Accademia dei Concordi, Sala Oliva
a cura dell’Associazione Amici del Teatro Sociale di Rovigo
Relatore Massimo Contiero
Eugenio Onegin
a Ravenna
Teatro Alighieri
sabato 14 marzo 2009
domenica 15 marzo 2009
a Vicenza
Teatro Comunale di Vicenza
mercoledì 18 marzo 2009
Questo libretto è stato curato da Milena Dolcetto
Si ringrazia Vanja Kosanić del Teatro Nazionale di Belgrado per il materiale fornito
Illustrazione di copertina di Alessandro Raise
Foto di Srdjan Mihić e Miša Mustapić
Realizzazione grafica: FANCY GRAFICA - Rovigo
Stampa: Europrint - Rovigo
In stampa marzo 2009
Il Teatro Sociale di Rovigo è a disposizione degli aventi diritti
per le fonti iconografiche che non è stato possibile individuare
Stampato su carta Gardapat Kiara 13
(patinata senza legno, senza aggiunta di imbiancanti ottici)
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