8-13 AGOSTO 2015
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GRAN PARADISO
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I tappa (8 Agosto) VALGRISENCHE
Genova, Piazza della Vittoria (0m)
Pullman
Aosta, autostazione (583m)
Corriera
Arvier (780m)
Corriera
Valgrisenche (1664m)
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Valgrisenche - Usellières (1780m) 1.30h 100m
Usellierès - Rif. Bezzi (2284m) 2.00 h 500m
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Il rifugio si raggiunge percorrendo un agevole sentiero. Nella salita
si ammira un bellissimo paesaggio ricco di fiori, cascate e torrenti.Il
rifugio Bezzi è situato ai piedi di splendidi ghiacciai, quale ad
esempio il ghiacciaio della Grande Traversière, quello delle Plattes
des chamois e quello della Grande Sassière.
Dal rifugio Bezzi c’è la possibilità di salire al Lac du Vuert in circa
1.00h con 200m di dislivello, il Lac du Vuert è un meraviglioso lago
alpino incastonato tra rocce e ghiacciai.
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SOLIDARIETA’
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Il dizionario dice:
“È il sentimento di chi si
sente legato ai suoi simili da un
vincolo di natura morale che lo
induce a prestare loro aiuto in
caso di necessità, a sentirsi
partecipe della loro
condizione.”
Parabola del servo spietato (Mt. 18, 21-35)
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte
dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a
sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma
fino a settanta volte sette. A proposito, il regno dei cieli è simile
a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti,
gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone
ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con
quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo,
gettatosi a terra, lo supplicava: “Signore, abbi pazienza con me
e ti restituirò ogni cosa”. Impietositosi del servo, il padrone lo
lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo
trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e,
afferratolo, lo soffocava e diceva: “Paga quel che devi!”. Il suo
compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi
pazienza con me e ti rifonderò il debito”. Ma egli non volle
esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non
avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e
andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il
padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: “Servo malvagio,
io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non
dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io
ho avuto pietà di te?”. E, sdegnato, il padrone lo diede in mano
agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così
anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non
perdonerete di cuore al vostro fratello».
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Secondo te cosa significa per Gesù l’essere solidali?
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SERA:
Confronto su quello che abbiamo risposto alla domanda su cui abbiamo rifle6uto durante la giornata!
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Ecco come Baloo spiegherebbe il Vangelo di stama9na:
Gesù racconta questa parabola come risposta a una domanda che gli rivolge Pietro: “Maestro, se qualcuno mi fa del male, quante volte dovrò perdonargli? Fino a se@e volte?” Gli Ebrei non sapevano neppure cosa fosse il perdono. La loro legge infaE prevedeva la vende@a. Per questo Pietro fa faFca a capire. Ma anche noi.
Quando qualcuno ci fa del male o ci tra@a in modo ingiusto diventa isFnFvo vendicarsi. E allora questo ci fa capire che per perdonare bisogna fare un cammino. Non si perdona dall’oggi al domani. La solidarietà e il perdono si imparano. E noi impariamo guardando quelli che perdonano. Solo così impariamo. Se facciamo del male, Dio ci perdona sempre, se siamo penFF; perché allora noi non dovremmo perdonare? Il senso della parabola è tu@o qui. !
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La solidarietà per Gesù:
Per Gesù la solidarietà significa portare a tuE, specie a chi è più nel bisogno, la salvezza e la pace. Tu@o il Vangelo ci tesFmonia di un uomo instancabile che condivideva la vita di tuE e si faceva in qua@ro per liberare, guarire, salvare quanF più poteva. Oggi, un esempio inequivocabile è Papa Francesco. La solidarietà non è soltanto umana e non consiste quindi solo in piccoli gesF di aiuto ma si allarga fino al punto da giungere al perdono. Il perdono non è un gesto umano ma divino. Non dimenFchiamo che Gesù è Dio che è venuto a portarci se stesso, quindi ha dato alla vita umana la capacità del divino, di vivere la vita in pienezza. Perdonare non significa scusare ma significa riaccogliere la persona tu@a intera, corpo e anima. Quando Gesù sul Calvario perdona quelli che gli stavano me@endo i chiodi nelle mani e nei piedi non fa solo un gesto di solidarietà ma di amore totale, sapendo che proprio quegli uomini lì erano i primi ad aver bisogno del suo amore totale, anche se loro non lo sapevano. !
Indovinello di fine serata: se un amico del servo pecca 7 volte, e Gesù afferma che per ogni peccato bisogna perdonare se@anta volte se@e, quanto dovrà perdonare il servo all’amico? !
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II tappa (9 Agosto) VAL DI RHEMES
Rif. Bezzi - Col Bassac Déré (3352m) 3.30h 800m TOP ROUTE
Col Bassac Déré - Rif. Benevolo (2285m) 2.00h -800m
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Dal rifugio Bezzi si prende il sentiero diretto al Col Bassac Déré,
sentiero prevalentemente in pietraia, ma comunque ben segnalato
da diversi ometti di pietra. Lungo la salita si possono ammirare i
meravigliosi ghiacciai della Grande Sassière e della Grande
Traversière (rispettivamente a destra e a sinistra). Sull’ampio colle,
punto più elevato che toccheremo in route, si gode di un panorama
ancora più affascinante, nel quale spicca la vetta del Gran Paradiso.
Dal colle si può raggiungere la Becca della Traversière in circa
0.45/1.00h, panoramicissima vetta di 3337m (sarebbe un nuovo
record per la nostra route).
La discesa continua su pietraia fino al lago di Goletta, nel quale si
specchia la Granta Parei. Infine si giunge agevolmente al Rifugio
Benevolo.
UN SOGNO PER DOMANI:
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Un insegnante di scienze sociali, Eugene, dà un tema ai suoi studenF di scuola media: "pensare a un modo per cambiare il mondo e me=erlo in pra>ca". Un ragazzino di nome Trevor cercherà di risolvere il problema, di a@uare la sua idea anche a rischio della sua vita. Il tu@o si svolge con sullo sfondo una vicenda familiare difficile, una ci@à difficile, una storia d'amore tra l'insegnante Eugene e la mamma Arlene. Se la gente aderirà all’idea di Trevor sarà una vera rivoluzione. Il 'sogno per domani' di Trevor stupirà sia l'insegnante che la madre ma darà i suoi incredibili risultaF.
Il messaggio:
Trevor prende sul serio il compito e formula la sua ipotesi:
" Ognuno deve fare tre favori a tre persone diverse che, a loro volta,
devono ricambiare la buona azione, e che a loro volta lo
ricambieranno ancora, così da espandere in breve tempo un'onda di
bontà e di solidarietà in grado di migliorare il mondo ".
Trevor chiarisce poi cosa occorre fare per mettere in pratica la sua idea:
" Una buona azione che sia veramente di aiuto a una persona (cioè
fare qualcosa per qualcuno che non può farla da sola), ed una volta
fatta che bisogna dire a questa persona fortunata di non restituire il
favore ma di ripetere a sua volta l'azione ad altre tre persone e così di
seguito, in modo da generare una catena infinita di solidarietà e amore
".
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Considerazioni:
Sappiamo quante teorie e discussioni ci sono oggi sul tema della
solidarietà, degli aiuti per gli emarginati, sulla necessità di una più equa
distribuzione delle ricchezze, ecc..., ma sappiamo anche quanto per il
momento siano state inefficaci queste teorie e discussioni.
Discriminazioni, povertà, problema delle emigrazioni, scompensi
sociali ed economici sono sempre attuali e, malgrado i "potenti" della
Terra si riuniscano continuamente per trovare una soluzione, i problemi
sembrano sempre di una più difficile soluzione. Non si fa a tempo a
parlare di pace, a riappacificare due popoli in guerra, che subito
nascono nel mondo nuovi focolai e disordini civili.
A tutto questo la Leder oppone una proposta, un'idea che parte da un
ragazzino di scuola media di nome Trevor e che trova una soluzione
semplice ad un grande problema.
Tutto si fonda sulla "buona azione", sulla capacità di amare
sinceramente l'altro, volere il suo bene ed avere fiducia in lui. Trevor
non chiede molto, solo che la buona azione venga ripetuta almeno tre
volte.
Veramente una proposta straordinaria! Ma cosa ci ricorda questa
proposta?
Circa 2000 anni fa Gesù, il Figlio di Dio, si è fatto uomo, ha dato la sua
vita per la salvezza di tutti noi, ha fatto molte buone azioni salvando
molte persone dal peccato. Ha testimoniato con la sua vita la sua
proposta di amore per migliorare il mondo e l'umanità. Disse queste
parole spezzando il pane: " Fate questo in memoria di me! ".
Anche Trevor alla fine del film muore per testimoniare la sua idea per
migliorare il mondo, ha pensato al bene di tutti più che al proprio, ma la
sua proposta non muore con lui.
Il film si conclude con una immagine di coinvolgimento di moltissime
persone che hanno trasmesso la sua idea ed hanno realizzato una buona
azione.
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Questa giornata sarà densa di riflessioni…
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Ora che sai cos’è la solidarietà per Gesù riesci a dare una
tua interpretazione di questa parola?
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Dopo che hai risposto alla domanda precedente, pensa:
secondo te,
“COSA SI ASPETTA IL MONDO DA TE?”
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SERA:
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Confronto su quello che abbiamo risposto alle domande su cui abbiamo rifle7uto durante la giornata!
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Vangelo:
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Parabola MaEeo 9, 1-­‐8 LA GUARIGIONE DI UN PARALITICO
Salito su una barca, passò all'altra riva e giunse nella sua ci@à. 2Ed ecco, gli portavano un paraliFco disteso su un le@o. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paraliFco: «Coraggio, figlio, F sono perdonaF i peccaF». 3Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». 4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? 5Che cosa infaE è più facile: dire «Ti sono perdonaF i peccaF», oppure dire «AlzaF e cammina»? 6Ma, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccaF: AlzaF -­‐ disse allora al paraliFco -­‐, prendi il tuo le@o e va' a casa tua». 7Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8Le folle, vedendo questo, furono prese da Fmore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
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Baloo la spiegherebbe così: Ti sono rimessi i tuoi peccati - dice Gesù al paralitico. Rimessi vuol
dire perdonati. E perdonati vuol dire che non decidono più la tua vita.
Ma noi, ciechi come siamo, non facciamo caso a questo enorme
prodigio che è la remissione dei peccati. Secondo noi Gesù doveva
guarire il paralitico e rimandarlo a casa. Non c’era bisogno che
perdesse tempo a rimettere i peccati.
Noi ragioniamo così perché abbiamo perso il senso di Dio, cioè non
crediamo più alla sua capacità di amare l’uomo fin nel profondo, tanto
da guarirlo. Esattamente come i Farisei che si scandalizzano e gridano
alla bestemmia.
Gesù è acuto e attraversa tutti gli schemi e le consuetudini umane. Sa
che il male dell’uomo è una ferita profonda, è quell’incapacità
strutturale per cui un uomo non ce la fa ad essere uomo e che nessun
chirurgo al mondo, neanche il più esperto, riesce a guarire.
Da qui si capisce chi è Gesù: non un personaggio storico interessante,
né un grande filosofo, né il più grande rivoluzionario della storia; né
tanto meno un buon esempio da seguire per vivere bene la vita. Se Gesù
non è colui che guarisce quella paralisi irreversibile e irrisolvibile, io
non potrò mai essere uomo e il male e il peccato avranno sempre la
meglio su di me. E io non sarò mai libero, libero di essere interamente
me stesso.
Questo, la gente che ha assistito al miracolo, l’ha capito molto bene e
rende gloria a Dio perché aveva dato ad un uomo il potere di vincere
sul male, di sconfiggere la menzogna, e di guarire.
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Adesso che sappiamo cosa significa solidarietà sia in ambito religioso
che personale, vi lascio un compito: pensate a un modo per cambiare il
nostro mondo, e provate a metterlo in pratica…
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III tappa (10 Agosto) VALLONE DEL NIVOLET
Rif. Benevolo - Col Rosset (3023m) 3.30h 750m
Col Rosset - Rif. Savoia (2532m)/Rif. Città di Chivasso
(2604m) 1.45h -600m
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Entriamo nel Parco nazionale del Gran Paradiso.
Si prende un sentiero poco più in basso del rifugio e dopo una lunga
diagonale sui bei pendii erbosi ed attraversando alcuni torrenti, si
giunge ad uno spalto panoramico (2407m). In questo punto di
osservazione conviene sostare ad osservare la Valle di Rhêmes e la
parte finale del vallone della Grand Vaudalaz. Una seconda lunga
diagonale in discesa conduce in prossimità del torrente de Grand
Vaudalaz. Si risale il sentiero, che procedendo ancora in mezzo ai
prati porta alla base della pietraia finale che scende dal Col Rosset.
In un ambiente severo si risale la pietraia, lasciando alla propria
sinistra un bel laghetto (osservabile solo dall'alto), e si giunge
all'intaglio rosastro del Col Rosset. Dal colle si ha un bel panorama
delle cime subito a sud del Gran Paradiso e dei numerosi laghetti
adagiati sul Piano del Rosset. La discesa si svolge inizialmente su un
facile sentiero pietroso, successivamente su prati costellati da
moltissimi laghi e torrenti.
SERA: LIBERTA’
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Il dizionario dice:
“Condizione di piena
autonomia e indipendenza nei
confronti di potenze straniere e di non
soggezione a poteri tirannici,
non subire controlli o costrizioni”.
Parabola Marco 10,17-­‐31–IL GIOVANE RICCO
Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?» Gesù gli rispose: «Perché m'interroghi intorno a ciò che è buono? Uno solo è il buono. Ma se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenI». «Quali?» gli chiese. E Gesù rispose: «QuesI: Non uccidere, non comme7ere adulterio, non rubare, non tesImoniare il falso. Onora tuo padre e tua madre, e ama il tuo prossimo come te stesso». E il giovane a lui: «Tu7e queste cose le ho osservate; che mi manca ancora?» Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfe7o, va', vendi ciò che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi». Ma il giovane, udita questa parola, se ne andò ra7ristato, perché aveva molI beni.
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Come la interpreteresti questa parabola?
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Confronto su quello che abbiamo risposto alla domanda su cui abbiamo rifle7uto durante la giornata!
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Ecco come Baloo spiegherebbe la parabola di stama9na:
La domanda che questo ragazzo rivolge a Gesù è grande come una
casa: Maestro, cosa debbo fare per essere felice? Di fronte a questa
domanda perfino l’universo perde la sua immensità perché l’universo,
senza questa domanda - cioè, senza l’uomo, perché l’uomo è questa
domanda - non è nulla. Anche questo ragazzo, come Zaccheo, aveva
certamente sentito parlare di Gesù e, pur essendo ricco, non era
soddisfatto della sua vita. Ce ne sono tanti anche oggi di ragazzi così:
ricchi, poveri, educati, vivaci, tranquilli, sognatori, disinteressati di
tutto, ma c’è sempre qualcosa che manca, che non soddisfa a pieno la
vita. E non è una malattia essere insoddisfatti: è il cuore dell’uomo che
è fatto così.
Gesù non risponde direttamente alla domanda perché vuol capire chi è
l’uomo che ha davanti. E gli dice di prendere sul serio i comandamenti,
i comandamenti della legge che Dio aveva dato al suo popolo. “Le ho
sempre prese sul serio queste cose” - gli dice il ragazzo. E’ come un
ragazzo di oggi che prende sempre 10 a scuola, che gira col Bancomat e
che si può permettere la settimana bianca e i jeans firmati: che cosa gli
manca ancora?
A questo punto Gesù risponde: se vuoi essere felice davvero, và, vendi
quello che possiedi (cioè i tuoi comodi, l’attaccamento a te stesso) poi
vieni con me, stai con me.
Che non si trattava di beni materiali l’avevano capito anche i discepoli
che assistevano alla scena e che, nei versetti che seguono, domandano a
Gesù: Maestro, ma allora chi si può salvare? (Matteo 19, 25) Se era una
questione di beni materiali non avrebbero fatto quella domanda a Gesù
perché loro erano già poveri. A quelle parole di Gesù, il ragazzo se ne
va triste. Quando il cuore non è libero, quando quella domanda non
brucia dentro, quando uno preferisce i propri comodi, le proprie cosette
alla risposta a quella grande domanda, il risultato non può essere che la
tristezza.
Ma Gesù lascia liberi. Non ha costretto il ragazzo a seguirlo. Il Vangelo
non ci dice che fine abbia fatto quel ragazzo. Ma da questo racconto si
capisce bene una cosa: seguire Gesù non è un problema di
comportamento, di precetti, di leggi da osservare. Seguire Gesù vuol
dire rispondere a Chi ti propone la felicità vera, accettare di verificare
con l’intelligenza e col cuore se quella proposta è vera, investendo,
rischiando tutta la vita con Lui, tutto se stessi. Ed è la domanda stessa
che lo chiede perché quando uno chiede di essere felice, chiede tutto. E’
solo un problema di libertà. E basta.
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Cosa ne pensate?
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Indovinello di fine giornata:
“Uno schiavo che non ha coscienza di essere schiavo e che non fa nulla per liberarsi, è veramente uno schiavo. Ma uno schiavo che ha coscienza di essere schiavo e che lo@a per liberarsi già non è più schiavo, ma uomo libero”. Chi disse questa frase? a) Kierkegaard b) Gandhi c) Lenin d) Orwell
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IV tappa (11 Agosto) VALSAVARENCHE
Rif. Savoia/Rif. Città di Chivasso - Pont (1960m) 1.45h -600m
Pont - Rif. Vittorio Emanuele (2732m) 3.00h 700m TOP NIGHT
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Attraverso un percorso evidentissimo e dolce attraverso grandi prati
si giunge a La Croix de l’Arolley. Da qui il sentiero scende più ripido
alle poche case che costituiscono Pont. A Pont si può fare
rifornimento. Da Pont si sale poco fino ad imboccare la mulattiera
reale di caccia. La mulattiera sale dolce attraverso boschi di larici e,
poi, prati e sassi. Man mano che si avanza la cupola nevosa del
Ciarfaron si fa sempre più maestosa e imponente. Infine si giunge ad
una scalinata di pietre che giunge fino al particolare, per la forma
della struttura, Rifugio Vittorio Emanuele II.
Nel caso si può anche dormire al Rif. Chabod, si raggiunge con lo
stesso tempo e lo stesso dislivello.
SPIRIT: “Avevo aspe@ato a lungo di correre libero, ma quell’addio fu più doloroso di quanto avessi immaginato. Non dimenFcherò mai quel ragazzo, e come riconquistammo l a n ostra liberà”. “Quello che vi voglio raccontare non si Quelle riportate qua sopra sono tu7e frasi prese del film Spirit, ognuna di legge sui libri. Dicono che la storia del esse rappresenta il conce7o di libertà, rifle7endoci durante il nostro cammino West sia stata scri@a in sella a un cavallo, proveremo a rispondere alle due domande:
ma non è mai stata raccontata da uno di noi… almeno finora. Io sono nato qui, in Esistono vari +pi di libertà, ma qual è la libertà che ci sta più a cuore? quello che avrebbero chiamato il vecchio West, ma per quelli come me questa terra è senza età, senza inizio e senza fine, senza limite fra terra e cielo. Come il vento nell’erba della prateria, noi eravamo parte di questo posto, e ne saremmo sempre staF parte. Dicono che i Mustang siano lo spirito del West; che quel West sia stato vinto o perso alla fine dovrete deciderlo voi. Ma la storia che vi voglio raccontare è vera. Io ero là… e me lo ricordo. Mi ricordo il sole, e il cielo e il !
vento che mi chiamavano per nome, al La libertà è sempre posi+va, porta sempre alla felicità?
tempo in cui i cavalli selvaggi correvano liberi”. !
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“E da puledro sono diventato stallone, selvaggio e temerario come il tuono sopra la terra. Gareggiando con l’aquila, sfidando il vento. Volare? A volte credevo di riuscirci”. !
“Come mio padre prima di me, diventai capo-­‐branco del Cimarron, e insieme all’onore arrivarono le responsabilità”. !
“Non riuscivo a crederci. Un minuto prima ero libero, e un minuto dopo… ancora più legato”. !
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SERA: !
Confronto su quello che abbiamo risposto alla domanda su cui abbiamo rifle7uto durante la giornata!
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Giovanni 8,30-­‐47 parabola
Mentre egli parlava così, molF crede@ero in lui. Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Essi gli risposero: «Noi siamo discendenF d'Abraamo, e non siamo mai staF schiavi di nessuno; come puoi tu dire: "Voi diverrete liberi"?» Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi comme@e il peccato è schiavo del peccato. Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. So che siete discendenF d'Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro». Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho de@o la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. Voi fate le opere del padre vostro». Essi gli dissero: «Noi non siamo naF da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono preceduto e vengo da Dio; infaE io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato. Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è a@enuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. A me, perché io dico la verità, voi non credete. Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».
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Riflessione: La libertà, così come la si intende oggi, vuol dire fare quel che pare e piace. Senza capire che una libertà così è solo una tremenda schiavitù. San Giovanni Bosco diceva che la libertà è “volere ciò che si deve essere”. Noi siamo faE per la felicità che non ha fine e allora essere liberi vuol dire volere quella felicità, non quella che ognuno decide.
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Perché la parola liberamente obbliga+ non suona bene? Voi vi sen+te veramente liberi nelle comunità/vita o vi sen+te in un libertà falsa che vi fa agire come vogliono gli altri?
Per voi Dio vi toglie una parte di libertà? !
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Soluzione indovinello di ieri: la risposta correEa e la c, Lenin. !
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V tappa (12 Agosto) VALSAVARENCHE
Rif. Vittorio Emanuele - Rif. Chabod (2750m) 2.30h 0m
Rif. Chabod - Pont(1960m) 1.15h -700m
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La traversata dal Rifugio Vittorio Emanuele al Rifugio Chabod è una
balconata ben segnalata in sali e scendi. La vista è spettacolare su
tutta la Valsavarenche sul massiccio del gran paradiso. Al rifugio
Chabod è consigliato fermarsi per ammirare in tutta la sua
maestosità il Gran Paradiso con la sua parete nord, il Piccolo
Paradiso, la becca di Montandayné e l’Herbetet. Dal Rifugio Chabod
si può scendere molto tranquillamente lungo la dolce mulattiera
oppure tagliare decisamente i tempi, se non dimezzare, prendendo le
diverse scorciatoie (che Lore ha già fatto nel caso) che tagliano i
lunghi tornanti. Comparirà anche la maestosa piramide della
Grivola.
A Pont dormiremo in un camping, per osservare le regole del Parco
Nazionale del Gran Paradiso.
IL SENSO DI FARE STRADA
Il dizionario dice: “Condotta, modo di procedere,
di comportarsi”.
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Luca 10, 1-­‐20 – LA MISSIONE DEI SETTANTADUE DISCEPOLI:
[1]Dopo quesF faE il Signore designò altri se@antadue discepoli e li inviò a due a due avanF a sé in ogni ci@à e luogo dove stava per recarsi. [2]Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. [3]Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; [4]non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. [5]In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. [6]Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenF ritornerà su di voi. [7]Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa. [8]Quando entrerete in una ci@à e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, [9]curate i malaF che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio. [10]Ma quando entrerete in una ci@à e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: [11]Anche la polvere della vostra ci@à che si è a@accata ai nostri piedi, noi la scuoFamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. [12]Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà tra@ata meno duramente di quella ci@à. [13]Guai a te, Corazin, guai a te, Betsàida! Perché se in Tiro e Sidone fossero staF compiuF i miracoli compiuF tra voi, gia da tempo si sarebbero converFF vestendo il sacco e coprendosi di cenere. [14]Perciò nel giudizio Tiro e Sidone saranno tra@ate meno duramente di voi. [15]E tu, Cafarnao, sarai innalzata fino al cielo?
Fino agli inferi sarai precipitata! [16]Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato». [17]I se@antadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si so@ome@ono a noi nel tuo nome». [18]Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore. [19]Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenF e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare. [20]Non rallegratevi però perché i demòni si so@ome@ono a voi; rallegratevi piu@osto che i vostri nomi sono scriE nei cieli». !
Baloo la spiegherebbe così:
Di questo passo del Vangelo quelle che mi hanno sempre colpito di più sono le ulFme parole di Gesù: “Non rallegratevi però perché i demoni si so@ome@ono a voi; rallegratevi piu@osto perché i vostri nomi sono scriE nei cieli”. Che significa? Gesù non poteva andare dappertu@o, in tuE i villaggi. Allora sceglie se@antadue persone tra quelle che lo seguivano più da vicino e le manda nei villaggi dove lui non poteva andare, dando a loro il suo stesso potere. Quando ritornano raccontano quello che era successo: demoni scacciaF, malaF guariF, insomma avveniva con loro quello che avveniva con Gesù e quindi si lasciano prendere dall’euforia e dall’entusiasmo. Ma quelle ulFme parole di Gesù forse li ha gelaF. E’ come se Gesù dicesse: “non rallegrarF perché F riescono tante cose e sei bravo in tante cose; rallegraF piu@osto perchè c’è un Dio che F ha scelto e F vuole bene e sta aspe@ando il bene che tu vuoi a Lui”.
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Gesù quando venne mandato in terra sapeva già come sarebbe stata la strada della sua vita, e ha dato il senso della strada di molte persone come dei discepoli. Secondo voi per Gesù qual era il senso di fare strada? Perché e sempre stato così forte e nei momen+ di sconforto non ha abbandonato la sua strada?
SERA:
Condivisione della riflessone della giornata. Per te qual è il senso della strada?
Cos’è la strada per noi:
Fare strada è una delle espressioni più comuni del nostro linguaggio
scout, ma anche un modo di dire che in due parole contiene per intero
la proposta fatta ai rover e alle scolte: prendi il tuo zaino e riempilo solo
di quello che ti serve veramente; mettiti delle scarpe vecchie e robuste e
dei vestiti semplici ma senza dimenticare che potrai trovare freddo e
caldo, pioggia o sole, salite e discese; porta con te il “taccuino di
marcia” per fermare pensieri e parole e tracciare lo schizzo di un fiore;
lasciati alle spalle le abitudini consolidate, le comodità di cui sei
diventato schiavo, le preoccupazioni che ti sembrano montagne.
Ma non per fuggire, non per cercare fuori dal tuo ambiente un paradiso
artificiale, non per sottrarti alle tue responsabilità.
°Fare strada per scoprire il significato delle cose, dei gesti, delle
parole.
°Fare strada per rimettersi in sintonia con il creato.
°Fare strada per capire meglio se stessi, i propri limiti e le proprie
potenzialità.
°Fare strada per incontrare gli altri e costruire la comunità.
°Fare strada per non sentirsi mai arrivati e vivere la provvisorietà.
°Fare strada: una proposta concreta per l’oggi e per il domani, un
modo originale di considerare la vita, un lungo cammino pieno di
scoperte e sorprese alle quali andare incontro senza troppi bagagli
ideologici e troppe sicurezze, ma ben attrezzati per cogliere le novità e
le bellezze che certamente incontreremo.
La strada che proponiamo e facciamo vivere ai ragazzi e alle ragazze
delle nostre Comunità è quindi insieme realtà e parabola: è camminare
lentamente verso una meta e percepire la meravigliosa struttura del nostro corpo; è andare nella natura e fra gli uomini e capire che ciò che
fa felici è possedere lo stretto indispensabile per vivere: è accendere un
fuoco, montare una tenda, curare una ferita e comprendere la bellezza
di un lavoro fatto con le mani; è fermarsi a bere ad una fontana quando
si ha veramente sete e capire il valore delle cose semplici; è capire che i
bisogni vitali dell’uomo sono limitati.
Fare strada ci permette di far scoprire ai rover e alle scolte alcuni valori
fondamentali senza quasi bisogno di parole, senza dover fare grandi
discorsi.
Fare strada è quindi una vera e propria scuola di vita, insostituibile nel
nostro metodo educativo. Come antichi pellegrini impariamo ad
affidarci agli altri, alla natura, a Dio. Impariamo a vivere la
provvisorietà perché la nostra vita non è solo in questa terra. la meta è
importante, ma conta anche il percorso che seguiamo per arrivarci.
Stanotte nel tuo letto rifletti, la tua strada?
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VI tappa (13 Agosto) VALSAVARENCHE
Pont Valsavarenche (1960m)
Corriera
Villeneuve (665m)
Corriera
Aosta, autostazione (583m)
Pullman
Genova, Piazza della Vittoria (0m)
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In questa tappa non dovremmo camminare, ma usufruire dei mezzi
di trasporto pubblici per giungere ad Aosta.
Se state leggendo questa pagina vuol dire che…
Ce l’abbiamo fatta!
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Essere in cammino significa che la prima preoccupazione che devo avere è la colFvazione del mio io. Come ha de@o Gesù ai se@antadue quando sono tornaF dai villaggi dove erano staF mandaF. Oggi quello che fa più problema è proprio la trascuratezza della mia persona. Se ci pestano un piede ci arrabbiamo e magari rispondiamo con un gesto violento, ma se ci distruggono la coscienza non ce ne importa nulla. E la coscienza ce la distruggono quando cominciamo a credere che non c’è nessuna speranza per una vita migliore, quando ci accontenFamo del poco che abbiamo, quando la vita ci pone delle domande grosse e noi lasciamo stare. Mi impressionò una volta la risposta che un ragazzo mi diede quando gli chiesi: come và? E lui: si Fra avanF. Come? A vent’anni si Fra avanF? Il cinismo può prenderci senza accorgerci. Esa@amente come i discepoli di Emmaus. Come si colFva il proprio io? Con il paragone conFnuo con quello che abbiamo ricevuto: la fede, la Chiesa, Gesù Cristo, i sacramenF, lo scouFsmo. Tu@o questo deve servire alla mia vita, deve poter farmi rinascere. AltrimenF è inuFle. I discepoli di Emmaus, se non avessero incontrato di nuovo Gesù che li ha riaccesi, sarebbero finiF nella disperazione. Così è per noi. Il cammino presuppone una mèta e la mèta per noi è la realizzazione di noi stessi nel rapporto con Gesù, colFvato e vissuto. L’altro elemento del cammino è la faFca. Camminando si fa faFca, si suda, ci si ferma, ci si stanca, ma se è chiara la mèta ci si riprende. Tu@a la vita è un cammino e anche la fede è un cammino. !
Conclusione:
5 giorni in cui abbiamo approfondito cos’è la libertà, cos’è la
solidarietà e cos’è il senso della strada. Stamattina dovrete, prima di
partire, prendere un oggetto significativo del percorso che avete fatto in
questi 4 giorni e nel primo momento di riunione esporlo agli altri e
spiegare perché avete scelto proprio quell’oggetto.
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