26 Norme e tributi
Il Sole 24 Ore
Lunedì 20 Luglio 2015 - N. 198
EDILIZIA E TERRITORIO
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Impianti termici. Ricade su proprietario, inquilino o amministratore condominiale la responsabilità di errori nella compilazione
Libretto unico ma non per tutti
Seguono le regole nazionali 15 Regioni, nelle altre può servire un modello per ogni apparecchio
PAGINA A CURA DI
Silvio Rezzonico
Maria Chiara Voci
pLo Stato ha semplificato. E ha
varato un modello unico che permette - a chi in casa ha più impianti per il riscaldamento e/o
per il raffrescamento - di compilare un solo documento per tutti,
completo di diverse schede. Alcune Regioni, però, hanno introdotto regole locali: con il risultato che, a un anno e mezzo dalla
norma statale (Dm 10 febbraio
2014 in applicazione del Dpr
74/2013), c’è chi ha una modulistica diversa da quella nazionale
e chi di libretti continua a chiederne uno per ogni apparato presente nel fabbricato.
Da un lato ci sono 15 tra Regioni e province autonome che hanno deciso di attenersi alla normativa nazionale sul libretto
unico. Dall’altro, ci sono le eccezioni che vanno dall’Emilia Romagna al Piemonte, dal Veneto
alla Lombardia. Fino all’estremo
della Provincia di Bolzano che,
nei mesi scorsi, ha fatto circolare
un documento d’intenti dove
viene messa in discussione l’esistenza stessa del libretto, considerato “inutile”, perché in Alto
Adige esiste una disciplina locale sulla sicurezza degli impianti
(Lp 18/1992).
In questo caso, la complessità
delle discipline locali ricade direttamente anche sull’utente finale, e non solo su tecnici e installatori. Perché – stando al Dpr
74/2013 – l’obbligo di predisporre
il libretto d’impianto, compilandolo secondo i nuovi modelli,
spetta al proprietario di un alloggio o all’inquilino (anche quando
ha ereditato la gestione di un impianto esistente) o all’amministratore per una caldaia centralizzata condominiale.
Per questo, tocca al cittadino
sapere che in Emilia Romagna
occorre compilare un libretto
per ogni impianto presente in casa (ma con una serie di distinguo
sulle potenze, che costringono
anche chi non è esperto a confrontarsi con una norma davvero
complessa). E ancora, tenere
conto, come spiega Giovanni Maj
della società di formazione etraining «che nel libretto emiliano bisogna indicare obbligatoriamente anche il numero dell’attestato di prestazione energetica e i
codici Pdr (o punto di riconsegna) e Pod (o point of delivery).
Sono codici, rinvenibili in bolletta, che vengono assegnati a ciascuna utenza rispettivamente dai
distributori di gas in rete e dalla
aziende di fornitura di energia
elettrica».
Stessa situazione in Veneto
(dove non è richiesto però il
LA PAROLA
CHIAVE
Libretto di impianto
7 Il libretto di impianto è la
“cartella clinica” dell’impianto
(sia esso un sistema per
il riscaldamento invernale che
per il raffrescamento estivo).
Segue l’impianto dalla prima
accensione fino a fine servizio e
successiva demolizione. Sul
libretto vengono registrate
tutte le modifiche, sostituzioni
di apparecchi e componenti, gli
interventi di manutenzione e
di controllo, i valori di
rendimento nel corso della sua
vita utile ed i cambi di
proprietà.
Pod) e in Lombardia: qui per gli
impianti sotto i 5 kW si segue la
regola nazionale (nessun libretto) e così anche per i condizionatori sotto i 12 kW (al contrario di
ciò che accade nel resto d’Italia).
E dove, anziché indicare Pdr e
Pod, bisogna invece ricopiare il
codice di targatura rilasciato
dall’installatore o dal manutentore al momento del controllo
dell’apparato (nel caso non sia
ancora assegnato, viene apposto
dopo la prima verifica dei fumi).
Al contrario, in Piemonte, oltre
ad Ape, Pod e Pdr, è richiesta anche la misurazione dei valori di
emissione degli ossidi di azoto, i
cosiddetti NOx. «Una prassi –
prosegue Maj – non prevista dalla norma in materia, peraltro recentemente aggiornata con le
Uni 10389-1 del 2009 e che comporta l’utilizzo di strumenti più
sofisticati da parte dei tecnici
manutentori. Con l’aggravante
che, laddove si trovino valori di
NOx superiori ai limiti imposti
nella sola regione Piemonte,
non resta che sostituire l’apparecchio visto che non è possibile
intervenire sul generatore di calore per ricondurre gli inquinanti sotto le soglie stabilite».
Tutto, infine, si riflette nella
pratica. Poniamo il caso di una casa con un impianto composto da
caldaia a gas con produzione di
acqua calda sanitaria (sotto i 35
kW); sistema di condizionamento domestico (dual) split da 2 kW;
caldaia a pellet da 16 kW. Secondo la norma nazionale, il libretto è
unico, con una scheda per ciascuno dei tre sistemi. Ma in Lombardia, dovranno essere predisposti
due libretti (perché per i condizionatori sotto una certa potenza
non è richiesto il libretto) mentre
in Emilia Romagna e Veneto i libretti dovranno essere tre.
Il quadro
01 ABRUZZO
Legge appena approvata in attesa
di pubblicazione sul Bur (Pdl
34/04)
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo ma
previsto
02 BASILICATA
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
03 CALABRIA
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
04 CAMPANIA
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
05 EMILIA ROMAGNA
Dgr 1578/2014
Libretto: un libretto per ogni
sottosistema di generazione,
la cui compilazione va
valutata in funzione della
situazione impiantistica (si
veda la Guida alla
compilazione del Criter);
inserimento obbligatorio nel
libretto degli estremi Ape e
dei codici Pdr e Pod
Catasto impianti: non attivo ma
previsto sistema informatico
Criter
08 LIGURIA
Dgr 1673/2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
14 SARDEGNA
Dgr 1872/2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
09 LOMBARDIA
Dgr 5027/2014
Libretto: un libretto per ogni
sistema di riscaldamento o
condizionamento (eccetto che
sotto i 5Kw per il caldo e sotto i 12
kW per il freddo); targatura
regionale degli impianti
obbligatoria
Catasto impianti: attivo, sistema
informatico Curit
15 SICILIA
Dgr 556/2014e
Libretto: unico
Catasto impianti: attivo, sistema
informatico Cite
10 MARCHE
Dgr 19/2015
Libretto: unico, ma previsti
modelli regionali per i rapporti di
controllo di efficienza energetica
(di fatto identici a quelli
nazionali)
Catasto impianti: non attivo ma
previsto
11 MOLISE
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
06 FRIULI VENEZIA GIULIA
Dgr 1872/2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
12 PIEMONTE
Dgr 13-381/2014
Libretto: unico ma compilato
secondo un modello
regionale; inserimento
obbligatorio nel libretto degli
estremi dell’Ape e dei codici
Pdr e Pod; rilevazione
obbligatoria NOx
Catasto impianti: attivo, sistema
informatico Citt
07 LAZIO
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
13 PUGLIA
Circolare 6 giugno 2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
16 TOSCANA
Dpgr25/R/2015
Libretto: unico, ma previsto
modello regionale
Catasto impianti: non attivo ma
previsto sistema informatico
Sir/Siree (in attivazione)
17 PROVINCIA DI TRENTO
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
18 PROVINCIA DI BOLZANO
Normativa nazionale
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
19 UMBRIA
Dgr 961/2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo, ma
previsto sistema informatico Curit
20 VALLE D’AOSTA
Dgr 1370/2014
Libretto: unico
Catasto impianti: non attivo
21 VENETO
Dgr 726/2014
Libretto: un libretto per ogni
sottosistema di generazione;
inserimento obbligatorio nel
libretto dell’Ape e dei codici Pdr
Catasto impianti: non attivo ma
previsto sistema informatico Circe
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Banche dati. Attivo solo in Lombardia, Piemonte e Sicilia
Il catasto si paga
ma non c’è ancora
pSe sul libretto di impianto
l’attivismo delle Regioni rischia di mettere a dura prova i
cittadini e i professionisti, un
fronte su cui al contrario i Governi regionali avrebbero dovuto spendersi e organizzarsi,
e invece non lo hanno fatto, è
quello della creazione dei catasti regionali degli impianti,
dei grandi database – accessibili ai cittadini – che raccolgono tutti i dati sugli impianti
presenti in un territorio.
L’obbligo di predisporre
queste raccolte è datato 1999 e
risale all’entrata in vigore dell’articolo 17 del Dpr 551: sulla
base di questa legge e del successivo Dlgs 192/2005 sono,
peraltro, più di dieci anni che i
cittadini pagano (a valere su
una quota dei costi del bollino
blu) un contributo alle autonomie proprio per l’avvio dei catasti. Tuttavia, ad oggi, solo tre
Governi locali hanno uno strumento di raccolta dati realmente attivo: si tratta di Lombardia, Piemonte e Sicilia, che
utilizzano rispettivamente il
sistema Curit (ormai strumento a regime, perché avviato nel
2008), il Cit (che ha sostituito
nel 2014 il vecchio Sigit) e il Cite (creato a marzo 2012, ma
operativo solo da fine dello
scorso anno).
Anche il Veneto ha un sistema già strutturato, ma per ora
silente: si chiama Circe e discende da una norma di fine
2014. Sono, inoltre, in via di approntamento il database della
Toscana che prende il nome di
Sir/Siree; quello dell’Emilia
Romagna (Criter) e quello dell’Umbria (Curit).
Altrove, tutto resta più o meno relegato alle dichiarazioni
di intenti (come in Abruzzo o
nelle Marche) o peggio ancora
a un completo oblio. Salvo poi
il fatto che, in alcuni casi, sono
intervenute le Province e i Co-
muni sopra i 40mila abitanti
per sopperire in toto alla mancanza dei catasti, con la strutturazione di proprie banche
dati (ovviamente effettuate
per territori più piccoli).
Eppure, l’obiettivo di mappare la situazione esistente a livello del parco impianti per il
caldo e per il freddo era considerato strategico, sia per un
fatto di maggiore sicurezza, sia
per garantire migliori controlli, sia per una questione politica e per orientare al meglio gli
incentivi per la sostituzioni
degli apparati obsoleti.
LA SITUAZIONE
La sovrattassa è già dovuta
quando si effettuano
i controlli: database
in arrivo
in altri quattro territori
Ma il ritardo delle Regioni
potrebbe riflettersi anche a livello nazionale. Perché l’ultimo decreto varato dalla conferenza Stato-Regioni che detta
le linee guida sulla predisposizione degli Ape prevede, fra il
resto, che l’Enea metta a punto
nei prossimi mesi un registro
nazionale degli attestati di prestazione energetica interoperabile con i catasti regionali.
Un traguardo che oggi pare
davvero un’utopia. Specie se si
considera che i catasti non esistono e che, laddove ci sono,
per ora non è stato neppure
possibile mettere d’accordo le
Regioni sul metodo di esportazione dei dati in formato Xml
dalle singole banche dati.
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ESCLUSIVA PER GLI ABBONATI
Il libretto di impianto nazionale
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INFORMAZIONE PROMOZIONALE
Speciale INNOVAZIONE TECNOLOGICA - Aziende Eccellenti
L’eccellenza della chirurgia robotica: il da Vinci Xi Nel futuro con LFoundry
LFoundry, una start-up italiana nel settore dei circuiti
integrati al silicio, si propone come player globale
ab medica e l’impegno nella tecnologia medicale robotica
a oltre 30 anni ab medica ha come obiettivo l’innovazione in campo medicale, un impegno che ha permesso
all’azienda di diventare punto di riferimento del mercato italiano.
Grazie ad ab medica nel 1999 è stato introdotto in Italia il
primo modello di robot da Vinci.
Ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, il sistema da
Vinci, prodotto da Intuitive Surgical Inc., è oggi l’unica tecnologia disponibile per accedere a una reale chirurgia robotica.
Oggetto di oltre 15 anni di letteratura scientifica, il robot da
Vinci è diffuso nelle sale operatorie di tutto il mondo. Sono
3.317 i sistemi da Vinci nel mondo e 76 in Italia, dove nel
2014 si sono svolti oltre 11.000 interventi in urologia, chirurgia generale, ginecologia, chirurgia toracica, cardiochirurgia, otorinolaringoiatria e chirurgia dei trapianti.
L’ultimo modello, il da Vinci Xi, appartiene alla 6° generazione d’innovazione tecnologica: è l’unico robot in grado di
tradurre i movimenti del chirurgo in modo intuitivo e permettere una reale visione 3D del campo operatorio. Dotato di 4
bracci robotici, interscambiabili e montati su un’unica colon-
na, utilizza strumenti con diametro da 5 mm a un massimo di 8
mm. Consente inoltre di effettuare una chirurgia multiquadrante,
ovvero interventi più complessi su
organi posizionati in diversi quadranti anatomici e, grazie alla tecnologia
Single-Site, di intervenire con unico
accesso attraverso l’ombelico.
Rispetto alla chirurgia open, alla chirurgia laparoscopica tradizionale o
alla più avanzata laparoscopia teleassistita, la chirurgia robotica da Vinci facilita l’accesso ad anatomie difficoltose, consente un gesto chirurgico più preciso, elimina il tremore fisiologico e permette una riduzione dei tempi operatori (confrontati
alla laparoscopia). Al paziente, inoltre, un intervento con il
robot da Vinci garantisce piccole incisioni, minore necessità di trasfusioni, minore dolore post-operatorio, riduzione dei
tempi di degenza e ripresa più rapida della normale attività.
www.abmedica.it
© 2015 Intuitive Surgical, Inc.
D
La scienza delle misure al servizio
dell’innovazione e della qualità
N
elle economie avanzate i processi di misura (o misurazione) sono
importanti nell’industria e nella ricerca
scientifica. Il successo dei prodotti ad
alta tecnologia dipende spesso da rigorosi controlli di qualità, nei quali la misura ha un ruolo chiave. L’Europa investe
oltre 80 miliardi di Euro all’anno in misurazioni (lo 0,7 % del PIL europeo). Stime
recenti indicano che per ogni euro speso
in attività di misura quasi tre euro siano
generati in termini di benefici diretti, senza contare le ricadute sociali indirette su
salute, sicurezza e ambiente. Nell’applicazione delle leggi sono elemento essenziale su cui si ripone la “fede pubblica”,
come richiamato dalla Corte Costituzionale nella recente Sentenza sull’obbligo
di taratura degli autovelox.
Gli scambi commerciali tra nazioni richiedono misurazioni confrontabili e
standard uniformi su scala globale.
Fornirli è il compito della metrologia la scienza delle misure - e degli istituti
metrologici che come l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica (INRIM), nati
nel secolo scorso per sostenere l’industria manifatturiera, garantiscono oggi,
attraverso la partecipazione ad accordi internazionali, il riconoscimento dei
campioni nazionali e dei certificati di
taratura nei principali Paesi industrializzati. Ciò assicura all’Italia l’equivalenza
internazionale degli standard e alle imprese la libera circolazione dei certificati emessi dai laboratori accreditati.
L’INRIM, ente di ricerca del MIUR, svolge i compiti di istituto metrologico pri-
Le misurazioni a coordinate hanno un impatto diretto
sulla qualità dei manufatti. INRIM ha brevettato un
metodo per la compensazione degli errori delle
macchine di misura
mario in accordo con la L. 273/91
“Istituzione del Sistema Nazionale di Taratura” curando, da un lato, l’eccellenza nella ricerca e nell’alta formazione (è
sede di dottorato), e offrendo, dall’altro,
un reale supporto tecnico-scientifico alle
imprese manifatturiere che investono in
innovazione e qualità. La metrologia
quale tecnologia abilitante al servizio
della fabbrica del futuro e della tutela
del made in Italy.
U
n’eredità
importante,
proveniente da due multinazionali statunitensi (Texas
Instruments e Micron Technology), con in programma una
forte crescita verso la progressiva leadership nel settore delle cosiddette “foundries”, attraverso lo sviluppo di
tecnologie e la produzione di
circuiti integrati a semiconduttore. Un’evoluzione dal
2013 che l’ha portata a essere un’azienda con headquarter italiano, creata da due
holding, una italiana e una
tedesca, ognuna delle quali
detiene il 50% della società.
Attualmente LFoundry è riconosciuta come un centro d’eccellenza a livello mondiale
nel segmento che costituisce
il suo patrimonio ereditario:
i sensori di immagine, per i
quali LFoundry fornisce knowhow e funzionalità speciali
quali il BSI (Back Side Illumination) con tecnologia fino a
90nm operando su fette di silicio da 200 millimetri di diametro. Dalla sua creazione
nel 2013 ha inoltre sviluppato tecnologie per Secure microcontrollers, Smart-Power
devices e MEMS integrati in
CMOS, al fine di acquisire la
necessaria diversificazione e
ampiezza di gamma. “Siamo fornitori europei di tecnologia al silicio ed intendiamo
essere rilevanti nella rivoluzione del cosiddetto “internet
of things”, che proietta entro
il 2020 la produzione e vendita di decine di miliardi di
chips che renderanno intelligenti e interconnessi pressoche’ tutte gli oggetti della vita
quotidiana” afferma il Presidente Sergio Galbiati che
poi continua: “in Europa vi
sono poche foundries alternative a noi in questo campo. I
nostri concorrenti sono in Far
East. Siamo quindi una delle pochissime realtà che può
mettere a disposizione in Europa una KET (Key Enabling
Technology) per una catena
del valore indigena in particolare se, come è possibile,
il futuro darà vita ancor più
chiaramente ad una competizione vera anche di carattere
geo-economico, nella quale i
componenti al silicio saranno
materia prima di rilevanza
strategica, essendo il valore
sempre più intrinsecamente
generato dalla integrazione
delle competenze fondanti
dei vari anelli della catena.
LFoundry rappresenta oggi
una sfida 100% made in Europe; un progetto di questo
tipo, che ha nel cuore del
proprio sviluppo l’Europa,
non può prescindere da una
politica industriale nazionale
e europea che si ponga l’obiettivo di essere competitiva
a livello mondiale. La compagnia nasce con tale DNA, pur
essendo il settore dei semiconduttori ormai globalizzato da decenni. È tuttavia l’intero ecosistema europeo che
deve prenderne coscienza se
vogliamo che imprese di questo tipo non solo nascano,
ma si evolvano continuando
ad avere presenze regionali
rilevanti e rispettate. Il quartier generale di LFoundry si
trova ad Avezzano, in provincia di L’Aquila, dove sono
localizzate la ricerca e sviluppo e la produzione. Sales,
marketing e design, invece,
sono nella filiale di Landshut,
in Baviera. Ad oggi la Compagnia conta circa 1550 dipendenti. Continua Sergio
Galbiati: “siamo un’azienda
ad alta intensità di capitale:
abbiamo un asset strategico
di grande valore per il il nostro territorio, in senso lato. È
per questo motivo che siamo
convinti di avere intrapreso
la strada giusta valorizzando al meglio la tecnologia
Il dottor Sergio Galbiati
a nostra disposizione e il capitale umano che ci costituisce”. Nel sito di Avezzano,
si opera secondo un modello di business che poggia su
tre pilastri: il primo è costituito dalla produzione di circuiti integrati su wafer di silicio
adattando la tecnologia dei
clienti sulle attrezzature della
propria linea di produzione.
In secondo luogo vengono,
invece, messe a disposizione
dei clienti tecnologie proprietarie (definite in gergo PDK)
che consentono agli stessi di
progettare i loro dispositivi.
C’è poi un terzo pilasto, denominato “Joint Technology
Development”: è un mix dei
due precedenti modelli e prevede una partnership con il
cliente per sviluppare insieme l’innovazione potenzialmente “disruptive”, ovvero
non esistente precedentemente. L’efficienza e l’efficacia
complessive sono pertanto
una miscela della tradizionale ed indispensabile efficienza produttiva e della efficacia della Ricerca e Sviluppo.
Questo requisito è di carattere generale ogni volta che si
ha a che fare con un trasferimento tecnologico, e fa di
questo tipo di aziende in cui i
due aspetti sono così compenetrati, un valore in sè nella
generazione di conoscenza.
www.lfoundry.com
L’ambiente produttivo di LFoundry:
la clean room
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