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Il Dono del Vino
Nella Bibbia il vino è simbolo di gioia, di alleanza, di benedizione
da parte di Dio; viene versato durante i sacrifici come segno di
lode e ringraziamento, è un dono di Dio che Gesù trasforma nel
suo sangue quando si offre per la salvezza dell’uomo.
Ecco allora che il dono del vino, trasformato nel sangue di Cristo,
diventa, insieme al pane trasformato nel suo corpo, il “cibo di vita
eterna” che annuncia la Pasqua, invitando gli uomini alla
comunione con Lui e tra di loro.
Anche noi siamo chiamati ad annunciare la Pasqua, con la nostra
vita più che con le parole, diventando dono d’amore per Dio e per
gli altri.
La Quaresima è un momento importante in cui fermarci a pensare
su come stiamo vivendo e su come vorremmo vivere il nostro
essere cristiani: in questo libretto proponiamo un piccolo percorso
verso la Pasqua dove il vino è lo spunto da cui partire per pregare
e riflettere.
Ogni settimana troveremo un tipo di vino a cui abbiamo attribuito
un particolare significato e ogni giorno della settimana svilupperà
questo argomento in modo diverso attraverso preghiere, canti,
riflessioni… il sabato sarà dedicato alla Misericordia, nell’anno
giubilare voluto da Papa Francesco.
Partendo dai piedi, che fin dalla notte dei tempi sono stati usati
dall’uomo per pigiare l’uva e fare il vino, ecco quali sono i
contenuti dei vari giorni:
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DOMENICA “Piedi che camminano” (commento al Vangelo)
LUNEDÌ
“In punta dei piedi” (una poesia)
MARTEDÌ
“A piedi nudi” (una riflessione letteraria)
MERCOLEDÌ “Piedi che danzano” (un canto)
GIOVEDÌ
“Con le ali ai piedi” (una preghiera)
VENERDÌ
“Piedi che pigiano” (sul vino della settimana)
SABATO
“Piedi ben piantati per terra” (sulla Misericordia)
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Mercoledì 10 febbraio - Le Ceneri - Mt 6,1-6.16-18
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Guardatevi dal praticare le
vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati,
altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l'elemosina, non suonare la tromba davanti a te,
come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati
dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Quando invece tu fai l'elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la
tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede
nel segreto, ti ricompenserà. Quando pregate, non siate simili agli
ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli
delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua
camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo,
che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non
assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia
per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già
ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la
testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo
tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà”.
“Piedi che danzano”
Ma dove guardano ormai quegli occhi spenti che hai?
Cos'è quel buio che li attraversa?
Hai tutta l'aria di chi da un po' di tempo oramai
ha dato la sua anima per dispersa.
Non si uccide un dolore anestetizzando il cuore
c'è una cosa che invece puoi fare
se vuoi, se vuoi, se vuoi...
Parla con me, parlami di te, io ti ascolterò,
vorrei capire di più quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me.
Tu provaci almeno un po', non ti giudicherò
perché una colpa se c'è non si può dare solo a te.
Parla con me.
Col mondo messo com'è anche il futuro per te
lo vedi come un mare in burrasca, ti fa paura lo so,
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io non ci credo però che almeno un sogno tu non l'abbia in tasca.
Ma perché quel pianto asciutto?
Non tenerti dentro tutto.
C'è una cosa che invece puoi fare
se vuoi, se vuoi, se vuoi...
Parla con me, parlami di te, io ti ascolterò,
vorrei capire di più quel malessere dentro che hai tu.
Parla con me,
tu dimmi che cosa c'è, io ti risponderò,
se vuoi guarire però prova un po' a innamorarti di te.
Non negarti la bellezza di scoprire
quanti amori coltivati puoi far fiorire
sempre se tu vuoi...
Parla con me, parlami di te, io ti ascolterò …
(Parla con me - Eros Ramazzotti)
Quando di notte non riesci dormire, parla con il pastore e smetti di
contare le pecore. (Anonimo)
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Giovedì 11 febbraio - Lc 9,22-25
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Il Figlio dell'uomo, disse,
deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti
e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno”.
Poi, a tutti, diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se
stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria
vita per me, la salverà.
Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina
se stesso?”
“Con le ali ai piedi”
Signore, tutti mi incitano, mi spingono,
mi esortano a darmi da fare,
a non perdere tempo.
Urge intervenire,
perché sta crollando il tetto del mondo.
E allora, o Signore, oggi ti prego
di aiutarmi a saper perdere tempo.
Perderlo per guardare il cielo, gli alberi, gli animali,
per ascoltare i soliti racconti dei vecchi, il cinguettio degli uccelli,
il silenzio di chi soffre da solo.
Perdere tempo anche con te, o Signore,
non per chiederti qualcosa,
ma per ascoltare quello che tu vuoi dirmi.
Perdere tempo con te
per ritornare semplice e trasparente.
Perdere tempo con i bambini e gli anziani.
Per imparare che il tempo non è mio,
ma è tuo, Signore.
(Anonimo)
Oggi ho molto da fare, dunque pregherò almeno quattro ore. ( M.
Lutero)
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Venerdì 12 febbraio - Mt 9,14-15
Si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: “Perché,
mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?”. E
Gesù disse loro: “Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto
mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà
loro tolto e allora digiuneranno.”
“Piedi che pigiano”
“Vini da meditazione” è un’espressione moderna che si è affermata in
Italia a partire dagli anni ’70 e riguarda una categoria di vini del
nostro paese tra i migliori nel mondo in termini di produttività.
Si tratta di una tipologia di vini difficilmente accostabile a un
determinato piatto poichè si presentano gradevoli da sé, grazie ai forti
sapori e ai profumi che emanano.
Sono dei vini, quindi, che vanno gustati da soli, in estremo relax,
sorseggiandoli con calma e assaporandoli lentamente.
Il vino da meditazione è un vino da filosofia. Ricordiamo, infatti,
Platone che definiva il vino come “bevanda propizia al filosofare”.
Socrate, invece, considerava il vino un mezzo necessario per portare
alla luce le verità nascoste. Altri filosofi sostenevano che bisogna “bere
bene per bere meglio”, ovvero: bere in giusta misura al fine di
assaporare meglio e gustare l’incantevole piacere “di-vino”.
Del nostro territorio piemontese, il Nebbiolo è il vitigno dal quale si
produce uno dei vini da meditazione come il Barolo chinato che è un
vino aromatizzato prodotto aggiungendo al Barolo zucchero ed alcol
etilico nel quale precedentemente sono state poste in lenta macerazione
a temperatura ambiente diverse spezie tra cui la corteccia di China
calissaia, radice di rabarbaro e di genziana, e seme di cardamomo,
onde estrarne le componenti aromatiche. All'aromatizzazione segue un
affinamento in botte di circa un anno. Il Barolo chinato nasce alla fine
dell'800, per opera del farmacista Giuseppe Cappellano. Nella
tradizione veniva utilizzato come antidoto per i piccoli malanni da
raffreddamento, caldo come vin brulè e come digestivo.
Il vitigno, Nebbiolo, da cui si produce il barolo chinato è delicato,
difficile da coltivare: ha una maturazione lenta che si protrae fino a
Novembre e spesso si vendemmia tra le nebbie autunnali.
La capacità di invecchiamento del Nebbiolo è leggendaria e con l’età
sviluppa tutto il suo potenziale: da rubino diventa aranciato, i fiori
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appassiscono in un potpourri ancora più complesso, emergono note di
goudron, affumicate, di spezie e legno dolci, incenso, cannella e noce
moscata; il tannino si affina, sviluppa altre suggestioni amare: infuso
di erbe e radici, tamarindo, cola, caffè, aprendosi ad un’evoluzione
immortale.
La preghiera è quando si parla con Dio; la meditazione è quando si
ascolta Dio. (Anonimo)
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Sabato 13 febbraio - Lc 5,27-32
In quel tempo Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco
delle imposte, e gli disse: “Seguimi!”.
Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi gli preparò un grande
banchetto nella sua casa. C'era una folla di pubblicani e d'altra gente
seduta con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e
dicevano ai suoi discepoli: “Perché mangiate e bevete con i pubblicani e
i peccatori?”. Gesù rispose: “Non sono i sani che hanno bisogno del
medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i
peccatori a convertirsi”.
“Piedi ben piantati per terra”
Il mio pensiero va, in primo luogo, a tutti i fedeli che nelle singole
Diocesi, o come pellegrini a Roma, vivranno la grazia del Giubileo.
Desidero che l’indulgenza giubilare giunga per ognuno come genuina
esperienza della misericordia di Dio, la quale a tutti va incontro con il
volto del Padre che accoglie e perdona, dimenticando completamente il
peccato commesso. […] Il mio pensiero va anche ai carcerati, che
sperimentano la limitazione della loro libertà.
A tutti costoro giunga concretamente la misericordia del Padre che
vuole stare vicino a chi ha più bisogno del suo perdono. Nelle cappelle
delle carceri potranno ottenere l’indulgenza, e ogni volta che
passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la
preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio
della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare
i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di
libertà. […].
(Dalla lettera di Papa Francesco a Mons. Rino Fisichella , 1 settembre
2015)
Caro Gesù, a volte la preghiera è il silenzio. E una lacrima. E
qualcuno che ti abbraccia da lontano. (Don Dino Pirri)
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Domenica 14 febbraio - I di Quaresima - Lc 4,1-13
Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto
dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal
diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati
ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che
diventi pane”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà
l'uomo”.
Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni
della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi
regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti
prostri dinanzi a me tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto: Solo
al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai”. Lo condusse a
Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: “Se tu sei
Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine
per te, perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le
mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra”. Gesù gli rispose:
“È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo”. Dopo aver esaurito
ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al
tempo fissato.
“Piedi che camminano”
Le tre tentazioni di Gesù sono le tentazioni dell’uomo di sempre.
Tentazione significa in realtà fare ordine nelle nostre scelte e nelle
relazioni di fondo: ognuno tentato verso se stesso: hai fame? Dì che
queste pietre diventino pane! Trasforma tutto in cose da consumare, in
denaro. Ognuno tentato verso gli altri: vuoi comandare, importi
contare più degli altri? Io so la strada: vénditi! Ognuno tentato verso
Dio: bùttati dal tetto, tanto Lui manderà angeli a sostenerti. Hai dubbi?
Dio manderà segni e visioni a scioglierli.
La prima tentazione: che queste pietre diventino pane! Pietre o pane? È
una piccola alternativa, che Gesù apre, spalanca: né di pietre né di
solo pane vive l'uomo. Siamo fatti per cose più grandi. Il pane è buono
ma più buona è la parola di Dio, il pane è vita ma più vita viene dalla
bocca di Dio. Il pane è indispensabile, eppure contano di più altre
cose: le creature, gli affetti, le relazioni, l'eterno in noi. Ciò che ci fa
vivere è la nostra fame di cielo: L'uomo vive di ogni parola che esce
dalla bocca di Dio. Vive di Vangelo e di creature: dalla sua parola sono
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venuti la luce, il cosmo e la sua bellezza, il respiro che ci fa vivere. Sei
venuto tu, fratello mio, mio amico, amore mio: parola pronunciata da
Dio per me.
La seconda tentazione è una sfida aperta a Dio. “Buttati giù, chiedi a
Dio un miracolo” ciò che sembrerebbe il più alto atto di fede - a occhi
chiusi, con fiducia! - ne è, invece, la caricatura, pura ricerca del
proprio vantaggio. È come se Gesù dicesse: tu non cerchi Dio ma i suoi
benefici. Non cerchi il Donatore, ma solo i suoi doni. Un Dio a tuo
servizio. Eppure quando, invece di angeli, vengono la malattia, un
fallimento, la morte, tutti ci domandiamo: perché Dio non interviene?
Dove sono gli angeli che ha promesso? Dio invia angeli, persone buone
come angeli, che portano non ciò che io desidero, bensì ciò di cui, forse
a mia insaputa, ho davvero bisogno.
Nella terza tentazione il diavolo rilancia: prostrati davanti a me, segui
le mie strade, venditi alla mia logica, e avrai tutto. Il diavolo fa un
mercato con l'uomo. Esattamente il contrario di Dio, che non fa mai
mercato dei suoi doni. E quanti hanno seguito le strade del nemico
dell'umanità, facendo mercato di se stessi, vendendo la loro dignità in
cambio di carriera, poltrone o denaro facile, ci fanno riflettere: a che
serve gonfiarsi di soldi e di poteri, se poi perdi vita, se ci rimetti in
umanità, se vendi l'anima? Vuoi ‘possedere’ le persone? Assicuragli
pane e potere, dice, e ti seguiranno. Ma Gesù non vuole ‘possedere’
nessuno. Dio non cerca schiavi ossequienti, ma figli che siano liberi,
generosi e amanti.
(Ermes Ronchi)
Prima di amare impara a camminare sulla neve senza lasciare
impronte. (Proverbio turco)
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Lunedì 15 febbraio - Mt 25,31-46
Disse Gesù ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella
sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni
dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore
alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno
alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il
regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato
da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito,
malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i
giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto
affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da
bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e
ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e
siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico:
ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli
più piccoli, l'avete fatto a me. Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via,
lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per
i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho
avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete
ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete
visitato. Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti
abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in
carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico:
ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli
più piccoli, non l'avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio
eterno, e i giusti alla vita eterna”.
“In punta dei piedi”
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
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Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo.
(M. Gandhi)
Tenerezza e gentilezza non sono sintomo di debolezza, ma
espressione di forza e determinazione. (K. Gibran)
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Martedì 16 febbraio - Mt 6,7-15
Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando poi, non sprecate parole come i
pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose
avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno;
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro
celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini,
neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”.
“A piedi nudi”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, “Sei molto carino.” “Sono
una volpe” disse la volpe. “Vieni a giocare con me?” Le propose il
piccolo principe, “Sono così triste!” “Non posso giocare con te, non
sono addomesticata” disse la volpe. […] “Se tu vuoi un amico,
addomesticami” “Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
“Bisogna essere molto pazienti” rispose la volpe. “In principio tu ti
sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la
coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di
malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino […]” Il
piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare
alla stessa ora” disse la volpe. “Se tu vieni per esempio, tutti i
pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col
passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro,
incomincerò ad agitarmi e a inquietarmi; scoprirò il prezzo della
felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora
prepararmi il cuore…”
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(dal Piccolo Principe di A. De Saint Exupery)
Parla loro con tenerezza. Lascia che ci sia gentilezza sul tuo volto,
nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel calore del nostro saluto. Abbi
sempre un sorriso allegro. Non dare solo le tue cure, ma dai anche il
tuo cuore. (Madre Teresa di Calcutta)
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Mercoledì 17 febbraio - Lc 11,29-32
Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: “Questa
generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non
le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona
fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà
per questa generazione. La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme
con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne
dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed
ecco, ben più di Salomone c'è qui. Quelli di Nìnive sorgeranno nel
giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché
essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di
Giona c'è qui”.
“Piedi che danzano”
Non c’è dolore se condividiamo
la gioia, i dubbi e le difficoltà.
E l’amicizia diverrà più forte.
Canta con me e guarda avanti a te.
Mani stringono mani,
occhi ridono già.
Ritma con il tuo cuore
I passi della danza d’amore.
Se la tristezza non ti fa cantare
alza lo sguardo e troverai il mio.
In due è più facile affrontar la vita.
Canta con me e guarda avanti a te.
Mani stringono mani…
Il Vangelo si annuncia con dolcezza, non con bastonate inquisitorie.
(Papa Francesco)
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Giovedì 18 febbraio - Mt 7,7-12
In quel tempo disse Gesù ai suoi discepoli: “Chiedete e vi sarà dato;
cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede
riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio
che gli chiede un pane darà una pietra? O se gli chiede un pesce, darà
una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai
vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a
quelli che gliele domandano! Tutto quanto volete che gli uomini
facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i
Profeti”.
“Con le ali ai piedi”
Signore, tutti urlano! Aiutami...
Ad abbassare il tono della mia voce.
A trovare il silenzio dentro e fuori di me.
Ad ascoltare le parole appena sussurrate.
A sentire il profumo di un fiore appena sbocciato.
A discernere il bene dal male.
Ad usare sempre parole buone.
A benedire e non a maledire.
A comprendere i sogni e i desideri nascosti nel cuore della gente.
Ad inginocchiarmi davanti al tuo Santissimo Corpo.
Ad essere un uomo dalle mani dure ma dal cuore buono.
A riconoscere sempre i miei errori.
A togliere l'orgoglio dalla mia vita.
A portare ogni giorno la mia croce.
A riconoscerti nel volto di ogni persona.
Ad amare mia moglie di un amore eterno e sempre nuovo.
Ad accettare che i miei figli non sono c"osa mia".
Ad essere in ogni luogo espressione della tua felicità.
Aiutami, Signore, a riconoscere sempre la tua voce.
Amen.
(Adolfo Rebecchini)
Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza. (Papa
Francesco)
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Venerdì 19 febbraio - Mt 5,20-26
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Se la vostra giustizia non
supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei
cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà
ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il
proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello:
stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto
al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti
ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono
davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna
ad offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario
mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice
e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico:
non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!”.
“Piedi che pigiano”
Il Moscato è un vitigno da cui si ricava l'omonimo vino dolce.
Le sue origini risalgono al bacino medio-orientale del Mediterraneo.
Vettori della sua diffusione nelle regioni italiane meridionali furono i
coloni greci, che portarono con loro i semi o i tralci per poterlo
coltivare nelle colonie della Magna Grecia.
La varietà bianca è la più pregiata. Le uve venivano già citate dagli
antichi romani.
Il suo nome deriva da muscum (muschio) a causa del profumo intenso e
del suo dolce aroma. In tempi antichi si otteneva un vino dolce facendo
appassire le uve.
La diffusione al nord avvenne principalmente nel medioevo grazie ai
Veneziani, che con i loro commerci con le isole del Mediterraneo lo
importarono in tutto il nordeuropa. La coltivazione del vitigno si diffuse
velocemente grazie al volere delle classi agiate, nonostante il
viticoltore fosse spesso recalcitrante alla sua coltivazione, per la
difficoltà di ottenere il vino passito.
Il vitigno Moscato, raggruppa alcuni vitigni con uva di vario colore. In
particolare le varietà sono: moscato bianco, moscato giallo, moscato di
Terracina, moscatello di Saracena, moscato rosa, moscato nero di
Acqui, moscato di Scanzo, moscatello selvatico, moscato di Alessandria
o Zibibbo: è un vitigno originario dell'Egitto, è coltivato in Sicilia e le
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sue uve sono utilizzate o da pasto, o per ottenere il moscato di
Pantelleria.
Più che di macchine, abbiamo bisogno di umanità, più che di
intelligenza, abbiamo bisogno di dolcezza e bontà. (C. Chaplin)
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Sabato 20 febbraio - Mt 5,43-48
Disse Gesù: “Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai
il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri
persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il
suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e
sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne
avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai
vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i
pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro
celeste.”
“Piedi ben piantati per terra”
Il nostro Dio è il Dio della misericordia che si rivela nel suo messaggio
profetico al popolo d'Israele: “misericordia io voglio e non sacrifici”.
Cristo ha speso la sua vita per le strade in cerca di poveri, ammalati e
peccatori per fare festa con loro. Nel brano della chiamata di Matteo
(Mt 9, 9-13) emerge chiaramente l'invito di Gesù: lasciarsi guardare
dalla sua misericordia; fare festa con Lui; mantenere viva la memoria
del momento in cui abbiamo incontrato nella nostra vita la salvezza. Il
primo momento, quello dell'incontro fra lo sguardo di Gesù e quello di
Matteo, è un'esperienza spirituale profonda che fa provare dentro
qualcosa di nuovo e spinge Matteo, pieno di gioia, a dire di si, a
lasciare tutto e seguire il Signore (momento in cui la misericordia di
Dio è ricevuta e accettata) Il secondo momento è quello della festa;
Gesù è seduto a tavola con i pubblicani e i peccatori: si festeggia
l'incontro con Gesù e la misericordia di Dio. In quest'ottica la festa
deve essere per tutti gli uomini una chiamata ad amare concretamente
il prossimo nel quale il Signore si identifica. Tutti siamo chiamati a
prenderci cura di ogni uomo costruendo relazioni autentiche che
riflettono l'immagine di Dio. “Oggi nessuno nel mondo si sente
responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità
fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del
servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon
Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada,
forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è
compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto.
La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende
insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono
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belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che
porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione
dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti
nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza
dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!”
(dall'Omelia di Papa Francesco durante il Viaggio Apostolico a
Lampedusa – 8 Luglio 2013).
La tenerezza è il linguaggio segreto dell’anima. (Rudolf Leonhardt)
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Domenica 21 febbraio - II di Quaresima - Lc 9,28-36
Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro,
Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. E, mentre pregava, il
suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi
nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a
compimento a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi
dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini
che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a
Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per
te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all'entrare in quella
nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il
Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo”. Appena la voce cessò, Gesù restò solo.
Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano
visto.
“Piedi che camminano”
“Essi tacquero”.
Tacere, fare silenzio, qualità così rara ai giorni nostri. Si tace per vari
motivi: quando si ha niente da dire (si dovrebbe tacere…), quando si
ascolta l’altro, per paura o diffidenza, per non coinvolgersi, ad
esempio…oppure per custodire. Custodiamo ciò che riteniamo
prezioso. Pietro, Giacomo e Giovanni tengono nel cuore ciò che hanno
vissuto. Sicuramente avranno ripreso quel fatto fra le loro mani, lo
avranno portato alla luce per riviverlo più volte, per trarne ancora luce
e forza. Ma nel silenzio. Custodito e meditato nel cuore. Così come
Maria.
...girasole della preghiera passiva, che non fa nulla se non esporsi
alla luce, bere il blu del cielo e l’oro del sole, lasciarsi amare. La
forza non è in noi, la forza è nel sole, basta lasciarsi irradiare,
esporsi. Davanti al Crocifisso non si va per guardare il Crocifisso
ma per lasciarsi guardare da quel corpo dove l’amore ha scritto il
suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili come l’amore.
(Ermes Ronchi)
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Lunedì 22 febbraio - Mt 16,13-19
Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi
discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?”. Risposero:
“Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei
profeti”. Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro:
“Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone
figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il
Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra
edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di
essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla
terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà
sciolto nei cieli”.
“In punta dei piedi”
La forza della vita
si attinge
da una crepa nella roccia
dove disertore un seme si aggrappa,
succhia,
nel secco
doloroso deserto di essa
il succo.
Svuota il vuoto,
strema lo sfinito,
sfonda,
con la forza, la crepa
agita la sua vita,
la ristora al vento.
(Enzo Falbo)
Ma tu mi dai la forza del bufalo; io sono cosparso d'olio fresco.
(Salmo 92,10)
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Martedì 23 febbraio - Mt 23,1-12
Allora Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: “Sulla
cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono,
fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e
non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle
della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte
le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro
filattèri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi
seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi
chiamare "rabbì" dalla gente. Ma voi non fatevi chiamare "rabbì",
perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non
chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro,
quello del cielo. E non fatevi chiamare "maestri", perché uno solo è il
vostro Maestro, il Cristo. Il più grande tra voi sia vostro servo; chi
invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato”.
“A piedi nudi”
So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella
mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle
vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora
soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero,
per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero,
vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo,
rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi
io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi
ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una
preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi
dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un
graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io
lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò.
Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io
non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre
la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen
(Alessandro Baricco, Oceano-Mare)
Ma tu, Signore, non allontanarti, tu che sei la mia forza, affrèttati a
soccorrermi. (Salmo 22,19)
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Mercoledì 24 febbraio - Mt 20,17-28
Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici e lungo la
via disse loro: “Ecco, noi stiamo salendo a Gerusalemme e il Figlio
dell'uomo sarà consegnato ai sommi sacerdoti e agli scribi, che lo
condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché sia
schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno risusciterà”. Allora
gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò
per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose:
“Dì che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua
sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che
chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo
possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete; però non sta a
me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per
coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio”. Gli altri dieci, udito
questo, si sdegnarono con i due fratelli; ma Gesù, chiamatili a sé, disse:
“I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi
esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui
che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà
essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio
dell'uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la
sua vita in riscatto per molti”.
“Piedi che danzano”
Anche quando ci buttiamo via
per rabbia o per vigliaccheria
per un amore inconsolabile
anche quando in casa il posto è più invivibile
e piangi e non lo sai che cosa vuoi
credi c'è una forza in noi amore mio
più forte dello scintillio
di questo mondo pazzo e inutile
è più forte di una morte incomprensibile
e di questa nostalgia che non ci lascia mai.
Quando toccherai il fondo con le dita a un tratto sentirai
la forza della vita che ti trascinerà con se
amore non lo sai vedrai una via d'uscita c'è.
Anche quando mangi per dolore
e nel silenzio senti il cuore
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come un rumore insopportabile
e non vuoi più alzarti e il mondo è irraggiungibile
e anche quando la speranza oramai non basterà.
C'è una volontà che questa morte sfida
è la nostra dignità la forza della vita
che non si chiede mai cos'è l'eternità
anche se c'è chi la offende o chi le vende l'aldilà.
Quando sentirai che afferra le tue dita
la riconoscerai la forza della vita che ti trascinerà con sè
non lasciarti andare mai non lasciarmi senza te.
Anche dentro alle prigioni della nostra ipocrisia
anche in fondo agli ospedali della nuova malattia
c'è una forza che ti guarda e che riconoscerai
è la forza più testarda che c'è in noi
che sogna e non si arrende mai.
…
Quando sentirai (La forza è dentro di noi)
che afferra le tue dita (amore mio prima o poi)
la riconoscerai (la sentirai) la forza della vita
che ti trascinerà con sé
che sussurra intenerita:
“guarda ancora quanta vita c'è!”
(La forza della vita - Paolo Vallesi)
Accade a volte di non essere più se stessi, sia per i dispiaceri che per
il decadimento fisico che inevitabilmente danneggia anche la
memoria. In queste condizioni bisogna ritrovare la forza necessaria
per andare avanti. (A. Baricco – Oceano mare)
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Giovedì 25 febbraio - Lc 16,19-31
In quel tempo Gesù disse: “C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora
e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di
nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di
sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani
venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato
dagli angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto.
Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano
Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo,
abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito
e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo
rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e
Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in
mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso:
coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si
può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di
mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca,
perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo
rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre
Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno.
Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno
risuscitasse dai morti saranno persuasi”.
“Con le ali ai piedi”
Eccomi.
Sono davanti alla Tua Parola.
Signore, ti prego, aiutami a comprenderLa,
donami la Tua forza perché possa farLa mia:
così avrò coraggio nel mio giorno,
e diventerò carezza e abbraccio nei miei incontri.
Tu che sei luce nelle notti mie e nostre
forza viva della mia vita.
Lo Spirito ci dona la tenerezza del perdono divino e ci pervade con
la forza invincibile della misericordia del Padre. (Papa Francesco)
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Venerdì 26 febbraio - Mt 21,33-43.45-46
Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la
circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi
l'affidò a dei vignaioli e se ne andò. Quando fu il tempo dei frutti,
mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei
vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro
lo lapidarono. Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma
quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il
proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei
vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite,
uccidiamolo, e avremo noi l'eredità. E, presolo, lo cacciarono fuori della
vigna e l'uccisero. Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà
a quei vignaioli? Gli rispondono: “Farà morire miseramente quei
malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a
suo tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: La
pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal
Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri? Perciò io vi
dico: vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà
fruttificare”. Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei
capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano
paura della folla che lo considerava un profeta.
“Piedi che pigiano”
I vini liquorosi sono vini ottenuti partendo da un vino base aromatico
(Moscato, Malvasia, ecc) con aggiunta di alcol, acquavite di vino,
mosto concentrato (mosto parzialmente disidratato) o mistella (mosto
al quale è stata bloccata la fermentazione tramite aggiunta di alcol);
possono avere vari colori, dal paglierino al bruno scuro, dall'ambra al
topazio. Hanno profumi complessi e variegati, con note di caramello e
miele, mandorle e spezie, frutta secca e agrumi candidi. Al palato si
presentano decisi ma altrettanto vellutati ed hanno un'intensa
persistenza gustativa e olfattiva.
Tra i vini liquorosi si distingue il Marsala che prende il nome da una
città della Sicilia molto antica, colonizzata prima dai Greci e dai
Romani e più tardi dagli Arabi che ne furono sovrani per vari secoli e
che le regalarono il nome che porta: Marsala deriva da Marsella,
letteralmente “Il porto di Dio”. La coltura dei noti vitigni era già
conosciuta allora. Il Marsala è un vino ricco e complesso, in cui secoli
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di storia e tradizioni, sapori e mestieri si mescolano con il risultato di
creare un vino dalle molteplici facce e varietà, e, per questo, molto
versatile. In tutto il mondo è usato sia in cucina che a tavola, come
aperitivo o insieme al dolce, durante il pasto o in sostituzione del
sorbetto, freddo, caldo o a temperatura ambiente.
Tutto questo perchè diversi tempi di invecchiamento e diversi metodi di
lavorazione danno vita ad altrettante tipologie di Marsala che, a
seconda dell'uso che si fa delle uve di base, può presentarsi anche in
differenti tonalità.
L'uomo occidentale non accetta il 'dolore' come parte di questa
vita: per questo non riesce mai a cavarne fuori delle forze positive.
(…) Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e
abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una
preghiera. (Etty Hillesum)
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Sabato 27 febbraio - Lc 15,1-3.11-32
Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I
farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia
con loro”. Allora egli disse loro questa parabola: “Un uomo aveva due
figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio
che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti
giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese
lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe
speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a
trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli
abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci.
Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma
nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati
in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame!
Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il
Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si incamminò verso suo
padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse
incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho
peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser
chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il
vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai
piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo
festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era
perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio
maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì
la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse
tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si
arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui
rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far
festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i
tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello
grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che
è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo
fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
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“Piedi ben piantati per terra”
Quando noi abbiamo qualcosa nel cuore e vogliamo chiedere perdono
al Signore, è Lui che ci aspetta per dare il perdono. Quest’Anno della
Misericordia un po’ è anche questo: che noi sappiamo che il Signore ci
sta aspettando, ognuno di noi. Perché? Per abbracciarci. Niente di più.
Per dire: 'Figlio, figlia, ti amo. Ho lasciato che crocifiggessero mio
Figlio per te; questo è il prezzo del mio amore'. Questo è il regalo di
amore”.
“Con un abbraccio ti farà tacere”. “Il Signore mi aspetta, il Signore
vuole che io apra la porta del mio cuore”: questa certezza, insiste
Francesco, si deve averla “sempre”. E se sorgesse lo scrupolo di non
sentirsi degni dell’amore di Dio, “è meglio - esclama il Papa - perché
Lui ti aspetta, così come tu sei, non come ti dicono ‘che si deve
fare’”.“Andare dal Signore e dire: ‘Ma tu sai Signore che io ti amo’. O
se non me la sento di dirla così: 'Tu sai Signore che io vorrei amarti,
ma sono tanto peccatore, tanto peccatrice'. E lui farà lo stesso che ha
fatto col figliol prodigo che ha speso tutti i soldi nei vizi: non ti lascerà
finire il tuo discorso, con un abbraccio ti farà tacere. L’abbraccio
dell’amore di Dio”.
(Omelia Santa Marta 8/1/2016 - Radio Vaticana)
Vi auguro un buon anno, pieno della misericordia di Dio, che
perdona tutto, tutto. Aprite il vostro cuore a questa misericordia,
spalancate il vostro cuore, perché ci sia la gioia, la letizia del
perdono di Dio. (Papa Francesco)
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Domenica 28 febbraio - III di Quaresima - Lc 13,1-9
In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù circa quei
Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro
sacrifici. Prendendo la parola, Gesù rispose: “Credete che quei Galilei
fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi
dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei
diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che
fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico,
ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Disse anche
questa parabola: “Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a
cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre
anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo.
Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo
ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e
vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai”.
“Piedi che camminano”
“Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne
trovo. Taglialo. Perché deve sfruttare il terreno? Ma quegli rispose:
Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi
metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo
taglierai”. Parole che fanno tanto bene al cuore e che risuonano
ancora più forti in questo tempo dedicato a ricordarci e a prendere
consapevolezza dell’infinita Misericordia di Dio e che ci invita a vivere
e a testimoniare questa Misericordia. Parole tanto diverse da quelle
che si ascoltano nel mondo e che serpeggiano nei nostri cuori e nella
nostra quotidianità laddove si tende a giudicare senza appello, a
tranciare, a punire secondo i nostri criteri umani il nostro prossimo o
anche noi stessi quando non corrispondiamo alle attese, quando
sbagliamo. La Parola di oggi ci dice che il Signore ha molta pazienza,
che crede in noi al di là delle apparenze, di ciò che possiamo e
sappiamo dare che ci dà tempo. Il “vignaiolo”, poi, ci invita alla
preghiera di intercessione per il nostro prossimo, preghiera che vivo
poco e che invece allargherebbe il mio cuore, la mia mente e la mia
esistenza, cambierebbe il mio punto di vista sugli altri e su me stessa…
cambierebbe il mio cuore di pietra in cuore di carne.
Se non ci disperdiamo in attività che ci indeboliscono, scopriamo
che è proprio nelle azioni più semplici e più quotidiane che la vita
ha nascosto i suoi veri tesori. (Anonimo)
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Lunedì 29 febbraio - Lc 4,24-30
Giunto Gesù a Nazaret, disse al popolo radunato nella sinagoga:
“Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c'erano molte
vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni
e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di
esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C'erano
molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro
fu risanato se non Naaman, il Siro”. All'udire queste cose, tutti nella
sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della
città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era
situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a
loro, se ne andò.
“In punta dei piedi”
Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.
Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.
Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro,
incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.
Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone che mi è mancato).
Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.
Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno
più giovane, il pane di ieri era tagliato diversamente.
Le nuvole erano come non mai e la pioggia era
come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
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La Terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.
È durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.
Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.
(Wisława Szymborska – Disattenzione)
Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze
che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi è
per noi il luogo della nostra santità. (Madeleine Delbrel)
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Martedì 1 marzo - Mt 18,21-35
Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: “Signore, quante volte dovrò
perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?”. E
Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i
suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore
di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il
padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con
quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a
terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni
cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il
debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli
doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che
devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi
pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo,
andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a
riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare
quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito
perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo
compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo
diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il
dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non
perdonerete di cuore al vostro fratello”.
“A piedi nudi”
Crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si
combatte il mondo per uscirne vittoriosi… la felicità non è quella che
affannosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente…
non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono
fuori con tuoni spettacolari…
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere
mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose…
…e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di
felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro
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dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina,
la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del
tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole
esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono
commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo
della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere
all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille
allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo
si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in
cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per
annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio
inaspettato, sono piccoli attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone
che ami…
E impari che c’è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un
foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche
nella malinconia.
…
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità
(Richard Bach, Il gabbiano Jonathan Livingston)
Quando la stanchezza mi opprime e mi trascino nelle mansioni da
sbrigare, fammi capire il valore delle piccole cose di ogni giorno.
(Roger Etchegaray)
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Mercoledì 2 marzo - Mt 5,17-19
Gesù disse ai suoi discepoli: “Non pensate che io sia venuto ad abolire
la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare
compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra,
non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia
compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche
minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato
minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli
uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli”.
“Piedi che danzano”
La nebbia che si posa la mattina
le pietre di un sentiero
di collina
il falco che s'innalzerà
il primo raggio che verrà
la neve che si scioglierà
correndo al mare
l'impronta di una testa sul cuscino
i passi lenti e incerti
di un bambino
lo sguardo di serenità
la mano che si tenderà
la gioia di chi aspetterà
per questo e quello che verrà
Io canto
le mani in tasca e canto
la voce in festa e canto
la banda in testa e canto
corro nel vento e canto
la vita intera e canto
la primavera e canto
la mia preghiera e canto
per chi mi ascolterà
voglio cantare
sempre cantare
l'odore del caffè nella cucina
la casa tutta piena di mattina
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e l'ascensore che non va
l'amore per la mia città
la gente che sorriderà
lungo la strada
i rami che s'intrecciano nel cielo
un vecchio che cammina tutto solo
l'estate che poi passerà
il grano che maturerà
la mano che lo coglierà
per questo e quello che verrà
io canto
le mani in tasca e canto…
(Riccardo Cocciante – Io canto)
Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffè che ti vesti
senza più guardar lo specchio dietro te… Per te che di mattina
svegli il tuo bambino e poi lo vesti e lo accompagni a scuola e
al tuo lavoro vai… (Lucio Battisti)
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Giovedì 3 marzo - Lc 11,14-23
Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il
muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate. Ma alcuni
dissero: “È’ in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i
demòni”. Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno
dal cielo. Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: “Ogni regno diviso in
se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. Ora, se anche satana è
diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che
io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni in
nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò
essi stessi saranno i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il
dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo
forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno
al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via
l'armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino. Chi non è
con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.
“Con le ali ai piedi”
Cosa c'è la fuori,
Chi c'è là fuori
Ad aspettarmi
In queste ore di vita,
Dopo che la notte ha rinnovato
Le energie del mondo?
Questa sera ti racconterò tutto, Signore,
Ora prendo il mio zaino ed esco,
Certo di trovare meraviglie ad ogni angolo.
Non sono un illuso:
Solo credo che l'amore
È il senso di ogni giorno,
E anche quest'oggi ne sarà colmo.
Eccomi, pronto a coglierlo e donarlo.
(Luca Rubin)
…e tutti ci guardiamo intorno e ci chiediamo se se questo è un
nuovo giorno o un giorno nuovo. (Claudio Baglioni)
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Venerdì 4 marzo - Mc 12,28-34
Allora si accostò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere, e,
visto come aveva loro ben risposto, gli domandò: “Qual è il primo di
tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il
Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo
con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il
secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro
comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai
detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v'è altri
all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con
tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli
olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente,
gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il
coraggio di interrogarlo.
“Piedi che pigiano”
I vini da tavola sono quelli che non possiedono, sull’etichetta,
l’indicazione di un’area geografica di provenienza, anche perché in
molti casi si tratta di un assemblaggio di vini più che di un unico
prodotto. Inoltre, a norma di legge, sull’etichetta non possono essere
riportate né l’annata di raccolta né il tipo di vitigno utilizzato, in
ossequio al fatto che un vino da tavola può essere prodotto utilizzando
diversi tipi di uva. Insomma, come si evince dalla denominazione, il
vino da tavola è un vino privo di indicazioni e caratteristiche
specifiche, a suo modo comunque un prodotto unico e diverso da tutti
gli altri.
Un errore da evitare quando si parla di vino da tavola, causato
comunque in parte dalle caratteristiche del prodotto, è quello di
confonderlo per un vino da utilizzare unicamente per aromatizzare i
piatti. C’è, in altre parole, chi acquista il vino da tavola unicamente per
utilizzare durante la cottura della carne o del pesce e per insaporire
altre pietanze, ma in realtà stiamo parlando di un vino fruibile a tutti
gli effetti. Il vino da tavola non è un vino di bassa qualità e lo prova il
fatto che negli anni scorsi molti produttori, fino all’introduzione della
denominazione IGT, hanno imbottigliato i loro vini di qualità come
“vini da tavola”.
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E’ il caso soprattutto di vini toscani quali il Sassicaia e il Tignanello,
vini che con il passare del tempo sono arrivati a ricevere apprezzamenti
a livello internazionale.
Inizia presto all'alba o tardi al pomeriggio ma in questo non c'è
alcuna differenza le ore che hai davanti son le stesse, son tante
stesso coraggio chiede l'esistenza. (Francesco Guccini)
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Sabato 5 marzo - Lc 18,9-14
Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser
giusti e disprezzavano gli altri: “Due uomini salirono al tempio a
pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi,
pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri
uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il
pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli
occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me
peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza
dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.
“Piedi ben piantati per terra”
“…Proprio come ha fatto Gesù: egli incontrava uomini e donne –ci
raccontano i vangeli –,sovente anonimi. Persone che Gesù “vede”
(oráo), “guarda” (blépo) nel suo vivere quotidiano, nel suo camminare
per le vie della sua terra. E proprio da questo vedere, guardare,
nasce la prossimità: Gesù si fa vicino o accetta che l’altro si faccia
vicino a lui e, ascoltandolo, “volto contro volto”, “occhio contro
occhio”, “mano nella mano”, conosce la precisa situazione di bisogno,
di sofferenza in cui l’altro si trova, e così, di solito, inizia a porgli
domande. A volte incontra un malato nel corpo, altre volte un malato
nella mente, altre volte un malato nello spirito, altre volte un
peccatore… In ogni caso, Gesù vuole incontrare l’altro e si interessa
alla sofferenza dell’altro e non al suo eventuale peccato. Lo dico perché
noi uomini di chiesa, quando incontriamo l’altro, spesso ci
interessiamo più al suo peccato che alla sua sofferenza e alla sua fatica
di vivere, e questo non è secondo il Vangelo! La periferia spirituale o
esistenziale in cui l’altro abita è scoperta da Gesù nell’incontro, non da
lui prestabilita. E Gesù lo dice: è venuto per tutti i malati, per tutti
quelli che non si sentono giusti ma peccatori (cf. Mc 2,17 e par.). Mi ha
sempre impressionato che Gesù si sia manifestato pubblicamente
nella kénosis, nella spogliazione, mettendosi in una fila di peccatori, lui
che non aveva peccato, per chiedere a Giovanni il Battista di essere
immerso con loro per la remissione dei peccati (cf. Mc 1,9-11 e par.). E
la fine della sua vita avverrà su una croce, condannato a morte in
mezzo a due peccatori.
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…
Concludo ritornando alla parabola del buon samaritano, ma
mutandola leggermente (e sperando che Gesù Cristo non se ne abbia a
male!). “Un uomo (homo quidam) scendeva da Gerusalemme a Gerico
e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo
percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” (Lc
10,30). Passa un sacerdote, passa un levita e vanno oltre, senza entrare
in contatto con quell’uomo, senza farsi prossimi a lui (cf. Lc 10,31-32).
Passa poi un samaritano (cf. Lc 10,33). Ebbene, io amo dire che passa
un altro uomo, anche lui homo quidam, il quale è a piedi come il
malcapitato, non ha il giumento su cui cavalcare, né olio, né aceto, né
bende, né soldi. Arriva lì, si ferma, vede costui, forse non riesce
neanche a parlargli, perché magari la loro lingua è diversa. Che fare
dunque? Se se lo fosse caricato sulle spalle, nel caldo del deserto, dopo
poco sarebbero entrambi venuti meno per la sete. Non ha altre
possibilità, è privo di ogni bene. Allora decide di fare una semplice
cosa: gli prende la mano nella propria mano, senza dirgli nulla, e gli
sta vicino finché quello muore. Gli dà la presenza, la prossimità,
facendo la carità tanto quanto il samaritano.
(Enzo Bianchi)
L’amore fraterno sia concreto e quotidiano. (Bruno Maggioni)
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Domenica 6 marzo - IV di Quaresima - Lc 15,1-3.11-32
Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I
farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia
con loro”. Allora egli disse loro questa parabola:
“Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi
la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le
sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue
cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da
dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande
carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a
servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi
a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che
mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso
e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza
e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò:
Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di
esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni. Partì e si
incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide
e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio
gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più
degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto,
portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i
calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e
facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita,
era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa. Il figlio
maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì
la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse
tutto ciò. Il servo gli rispose: È tornato tuo fratello e il padre ha fatto
ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si
arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui
rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai
trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far
festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i
tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello
grasso. Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che
è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo
fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
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“Piedi che camminano”
Un padre aveva due figli. Se ne va, un giorno, il più giovane, in cerca di se
stesso, in cerca di felicità. Non a mani vuote, però, pretende l'eredità: come
se il padre fosse già morto per lui. Probabilmente non ne ha una grande
opinione, forse gli appare un debole, forse un avaro, o un vecchio un po'
fuori dal mondo. Ma i ribelli in fondo chiedono solo di essere amati. Il
fratello maggiore intanto continua la sua vita tutta casa e lavoro, però il suo
cuore è altrove, è assente. Lo rivela la contestazione finale al padre: io
sempre qui a dirti di sì, mai una piccola soddisfazione per me e i miei amici.
Neanche lui ha una grande opinione di suo padre: un padre padrone, che si
può o si deve ubbidire, ma che non si può amare. L'obiettivo di questa
parabola è precisamente quello di farci cambiare l'opinione che nutriamo su
Dio.
Il primo figlio pensa che la vita sia uno sballo, è un adolescente nel cuore.
Cerca la felicità nel principio del piacere. Ma si risveglia dal suo sogno in
mezzo ai porci a rubare le ghiande. Il principe ribelle è diventato servo.
Allora ritorna in sé, dice il racconto, perché prima era come fuori di sé,
viveva di cose esterne. Riflette e decide di tornare. Forse perché si accorge
di amare il padre? No, perché gli conviene. E si prepara la scusa per essere
accolto: avevi ragione tu, sono stato uno stupido, ho sbagliato... Continua a
non capire nulla di suo padre.
Un Padre che è il racconto del cuore di Dio: lascia andare il figlio anche se
sa che si farà male, un figlio che gli augura la morte. Un padre che ama la
libertà dei figli, la provoca, la attende, la festeggia, la patisce.
Un padre che corre incontro al figlio, perché ha fretta di capovolgere il
dolore in abbracci, di riempire il vuoto del cuore. Per lui perdere un figlio è
una perdita infinita. Non ha figli da buttare, Dio. Un padre che non
rinfaccia, ma abbraccia; non sa che farsene delle scuse, le nostre ridicole
scuse, perché il suo sguardo non vede il peccato del figlio, vede il suo
ragazzo rovinato dalla fame. Ma non si accontenta di sfamarlo, vuole una
festa con il meglio che c'è in casa, vuole reintegrarlo in tutta la sua dignità e
autorità di prima: mettetegli l'anello al dito! E non ci sono rimproveri,
rimorsi, rimpianti. Un Padre che infine esce a pregare il figlio maggiore, alle
prese con l'infelicità che deriva da un cuore non sincero, un cuore di servo e
non di figlio, e tenta di spiegare e farsi capire, e alla fine non si sa se ci sia
riuscito. Un padre che non è giusto, è di più: amore, esclusivamente amore.
Allora Dio è così? Così eccessivo, così tanto, così esagerato? Sì, il Dio in cui
crediamo è così. Immensa rivelazione per cui Gesù darà la sua vita.
(Ermes Ronchi)
Il regalo più prezioso che possiamo fare a qualcuno è la nostra
attenzione. (Thich Nhat Hanh)
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Lunedì 7 marzo - Gv 4,43-54
Trascorsi due giorni, Gesù partì dalla Samaria per andare in Galilea. Ma
egli stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua
patria. Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia,
poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme
durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa. Andò dunque di
nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un
funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao. Costui, udito
che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di
scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire. Gesù gli disse:
“Se non vedete segni e prodigi, voi non credete”. Ma il funzionario del
re insistette: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”. Gesù
gli risponde: “Và, tuo figlio vive”. Quell'uomo credette alla parola che
gli aveva detto Gesù e si mise in cammino. Proprio mentre scendeva, gli
vennero incontro i servi a dirgli: “Tuo figlio vive!”. S'informò poi a che
ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: “Ieri, un'ora dopo
mezzogiorno la febbre lo ha lasciato”. Il padre riconobbe che proprio in
quell'ora Gesù gli aveva detto: “Tuo figlio vive” e credette lui con tutta
la sua famiglia. Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando
dalla Giudea in Galilea.
“In punta dei piedi”
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori, detti pensieri,
di rose, dette presenze,
di sogni, che abitino gli alberi,
di canzoni che faccian danzar le statue,
di stelle che mormorino all'orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.
(Alda Merini)
Spesso sottostimiamo il potere di una carezza, un sorriso, una
parola gentile, un orecchio attento, un complimento onesto, o il più
piccolo gesto di attenzione, i quali tutti hanno il potenziale di
cambiare una vita. (Leo Buscaglia)
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Martedì 8 marzo - Gv 5,1-16
Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. V'è a
Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in
ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran
numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in certi
momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi
dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto Si
trovava là un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù vedendolo
disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: “Vuoi
guarire?”. Gli rispose il malato: “Signore, io non ho nessuno che mi
immerga nella piscina quando l'acqua si agita. Mentre infatti sto per
andarvi, qualche altro scende prima di me”. Gesù gli disse: “Alzati,
prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull'istante quell'uomo guarì e,
preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un
sabato. Dissero dunque i Giudei all'uomo guarito: “È sabato e non ti è
lecito prender su il tuo lettuccio”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi
ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina”. Gli chiesero
allora: “Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?”. Ma colui
che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era
allontanato, essendoci folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel
tempio e gli disse: “Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti
abbia ad accadere qualcosa di peggio”. Quell'uomo se ne andò e disse ai
Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei cominciarono
a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.
“A piedi nudi”
I veri viaggi di esplorazione non consistono nello scoprire nuovi
paesaggi, ma nell’avere occhi nuovi. C’è una canzone di Claudio
Baglioni: “A volte, più che di un mondo nuovo, c’è bisogno di occhi
nuovi per guardare il mondo”. Questa stessa idea affiorava già in una
pagina di quel grande e fluviale romanziere che è stato Marcel Proust
con le parole sopra evocate. L’intuizione è felice: le meraviglie nel
mondo sono tante, ma ci vuole la meraviglia dell’uomo, cioè la sua
capacità di vedere e di stupirsi, per scoprirle. Ci sono forme di
viaggiatori che girano il mondo con l’obbiettivo fotografico incollato
all’occhio per riprendere ogni cosa e che ritornano senza avere
ammirato e capito nulla delle loro esplorazioni in orizzonti nuovi. Così
accade anche per la vita. Se hai l’occhio superficiale (ed è
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naturalmente la vista della mente e del cuore ad essere in causa), trovi
attorno a te solo cose e fatti da possedere e attraversare. Se, invece, sai
penetrare con lo sguardo in profondità, ecco che si aprono davanti a te
tanti segreti e misteri, tante bellezze e sorprese. Anzi, talvolta quella
felicità che amorosamente cerchi e che consideri come impossibile, alla
fine, è proprio alla portata di mano, svoltato l’angolo, nella
quotidianità, negli eventi e nelle persone che forse i tuoi occhi
superficiali non vedono. C’è una bella frase di Gesù che afferma:
“Beati i vostri occhi che vedono e i vostri orecchi che sentono” (Mt
13,16). Saper vedere – e non guardare soltanto – è un’arte, anzi, è una
scelta della mente e della volontà ed è questa che dà colore e senso alla
vita.
(Gianfranco Ravasi)
Il primo servizio che si deve rendere al prossimo è quello di
ascoltarlo. Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà
neppure più ascoltare Dio. (D. Bonhoeffer)
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Mercoledì 9 marzo - Gv 5,17-30
In quel tempo Gesù rispose ai Giudei: “Il Padre mio opera sempre e
anch'io opero”. Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di
ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo
Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse: “In verità,
in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede
fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa. Il Padre infatti
ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere
ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati. Come il
Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi
vuole; il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio
al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non
onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità
vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha
la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla
vita. In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui
i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l'avranno
ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha
concesso al Figlio di avere la vita in se stesso; e gli ha dato il potere di
giudicare, perché è Figlio dell'uomo. Non vi meravigliate di questo,
poiché verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua
voce e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e
quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Io non posso far
nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio
è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi
ha mandato”.
“Piedi che danzano”
Ho visto stamattina mentre andavo a lavorar
il lattaio, il postino e la guardia comunal.
Per la prima volta vedo gente intorno a me.
Ieri non ci badavo non so proprio perché.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai!
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremo meno gente difficile
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e più gente di cuor.
Dal nord e dal sud li vedevo arrivar
come grandi fiumi che discendono verso il mar.
Quasi una gran festa fatta apposta per un re.
Vale più delle cose la gente intorno a me.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai!
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremo meno gente difficile
e più gente di cuor.
Dentro tutti quanti c’è del bene c’è del mal,
ma in fondo ad ogni cuore è nascosto un capital.
Ed ora un sol pensiero mi assilla notte e dì:
renderli sempre più grandi, che Dio vuole così.
Viva la gente la trovi ovunque vai
viva la gente simpatica più che mai !
Se più gente guardasse alla gente con favor
avremo meno gente difficile
e più gente di cuor
avremo meno gente difficile
e più gente di cuor.
(Viva la gente - Inno organizzazione statunitense Up With People)
Nessun impegno è più importante di un amico che bussa alla tua
porta. Ricordalo quando sei di fretta, insegnalo ai tuoi figli, non
lasciare che la tua vita diventi povera di tempo. (R. Levi
Montalcini)
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Giovedì 10 marzo - Gv 5,31-47
Gesù riprese dicendo: “Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia
testimonianza non sarebbe vera; ma c'è un altro che mi rende testimonianza,
e so che la testimonianza che egli mi rende è verace. Voi avete inviato
messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità. Io non
ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate
salvarvi. Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo
per un momento rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza
superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere,
quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha
mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me.
Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto, e non
avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha
mandato. Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna;
ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza. Ma voi non volete
venire a me per avere la vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma io vi
conosco e so che non avete in voi l'amore di Dio. Io sono venuto nel nome
del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo
ricevereste. E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri,
e non cercate la gloria che viene da Dio solo? Non crediate che sia io ad
accusarvi davanti al Padre; c'è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete
riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me;
perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete
credere alle mie parole?”.
“Con le ali ai piedi”
Apri i nostri occhi, Signore, perché possiamo vedere Te nei nostri
fratelli e sorelle. Apri le nostre orecchie, Signore, perché possiamo
udire le invocazioni di chi ha fame, freddo, paura, e di chi è oppresso.
Apri il nostro cuore, Signore, perché impariamo ad amarci gli uni gli
altri come Tu ci ami. Donaci di nuovo il tuo Spirito, Signore, perché
diventiamo un cuore solo ed un'anima sola, nel tuo nome. Amen.
Senza il cuore non c’è attenzione, perché avere cuore significa
uscire da se stessi per sentire l’altro fin quasi a diventarlo, ma al
contempo mantenere la giusta distanza per non sprofondare nella
fusione soffocando la reciproca libertà. (Don Beppe Cerino - omelia
del 18/11/90)
58
Venerdì 11 marzo - Gv 7,1-2.10.25-30
Dopo questi fatti Gesù se ne andava per la Galilea; infatti non voleva più
andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. Si avvicinava
intanto la festa dei Giudei, detta delle Capanne. Ma andati i suoi fratelli alla
festa, allora vi andò anche lui; non apertamente però: di nascosto. Intanto
alcuni di Gerusalemme dicevano: “Non è costui quello che cercano di
uccidere? Ecco, egli parla liberamente, e non gli dicono niente. Che forse i
capi abbiano riconosciuto davvero che egli è il Cristo?
Ma costui sappiamo di dov'è; il Cristo invece, quando verrà, nessuno saprà di
dove sia”. Gesù allora, mentre insegnava nel tempio, esclamò: “Certo, voi mi
conoscete e sapete di dove sono. Eppure io non sono venuto da me e chi mi
ha mandato è veritiero, e voi non lo conoscete. Io però lo conosco, perché
vengo da lui ed egli mi ha mandato”. Allora cercarono di arrestarlo, ma
nessuno riuscì a mettergli le mani addosso, perché non era ancora giunta la
sua ora.
“Piedi che pigiano”
Il Cinque Terre Sciacchetrà è un vino DOC la cui produzione è
consentita in alcuni comuni della provincia di La Spezia. L’etimologia
del vocabolo deriva dal verbo “sciacàà” (schiacciare) utilizzato per
indicare l’operazione di pigiatura dell’uva.
Lo Sciacchetrà è un vino raro di limitatissima produzione. Si ottiene
dalle uve del tipo Bosco, Vermentino e Albarola, opportunamente scelte
e lasciate per lungo tempo ad appassire sui graticci all'ombra, al
riparo quindi dall'azione diretta dei raggi solari.
La concentrazione degli zuccheri, unita allo sviluppo della muffa
nobile, consente di ottenere un nettare dal colore giallo oro con decisi
riflessi ambrati.
Al profumo si presenta ampio e persistente, con eleganti sentori di
albicocca e miele di acacia.
Il suo sapore dolce, mai stucchevole, è sempre mitigato da una lieve
sapidità, con note espressive di rara finezza e personalità.
Nel corso dei secoli l'uomo ha modificato la natura ostile di questi
luoghi: i muretti a secco e le terrazze sono diventati il paesaggio fatto
dall'uomo.
Dal giusto rapporto tra l'uomo e l'ambiente derivano equilibri e ritmi
che sono l'aspetto più stupefacente e misterioso di questo paesaggio.
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La Cantina Cinque Terre opera in senso comunitario nel difficile
mantenimento del territorio e per la valorizzazione dei suoi prodotti.
I veri vicini non sono quelli che pensano: “che ne sarà di me, se mi
fermo?”, ma coloro che pensano: “che ne sarà di lui, se non mi
fermo?” (Martin Luther King)
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Sabato 12 marzo - Gv 7,40-53
All'udire le parole di Gesù, alcuni fra la gente dicevano: “Questi è
davvero il profeta!”. Altri dicevano: “Questi è il Cristo”. Altri invece
dicevano: “Il Cristo viene forse dalla Galilea? Non dice forse la
Scrittura che il Cristo verrà dalla stirpe di Davide e da Betlemme, il
villaggio di Davide?”. E nacque dissenso tra la gente riguardo a lui.
Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno gli mise le mani
addosso. Le guardie tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e
questi dissero loro: “Perché non lo avete condotto?”. Risposero le
guardie: “Mai un uomo ha parlato come parla quest'uomo!”. Ma i farisei
replicarono loro: “Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli
ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non
conosce la Legge, è maledetta!”. Disse allora Nicodèmo, uno di loro,
che era venuto precedentemente da Gesù: “La nostra Legge giudica
forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?”. Gli
risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non
sorge profeta dalla Galilea”. E tornarono ciascuno a casa sua.
“Piedi ben piantati per terra”
“Prestiamo attenzione” la responsabilità verso il fratello.
Il primo elemento è l'invito a «fare attenzione»: il verbo greco usato è
katanoein, che significa osservare bene, essere attenti, guardare con
consapevolezza, accorgersi di una realtà. Lo troviamo nel Vangelo,
quando Gesù invita i discepoli a «osservare» gli uccelli del cielo, che
pur senza affannarsi sono oggetto della sollecita e premurosa
Provvidenza divina (cfr Lc 12,24), e a «rendersi conto» della trave che
c’è nel proprio occhio prima di guardare alla pagliuzza nell'occhio del
fratello (cfr Lc 6,41). Lo troviamo anche in un altro passo della stessa
Lettera agli Ebrei, come invito a «prestare attenzione a Gesù» (3,1),
l'apostolo e sommo sacerdote della nostra fede. Quindi, il verbo che
apre la nostra esortazione invita a fissare lo sguardo sull’altro, prima
di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non
mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece,
prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che
nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la
«sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che
chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci
chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare
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relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene
dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del
prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una
responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere
fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a
vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore.
Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia,
così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente
dal nostro cuore. Il Servo di Dio Paolo VI affermava che il mondo
soffre oggi soprattutto di una mancanza di fraternità: «Il mondo è
malato. Il suo male risiede meno nella dilapidazione delle risorse o nel
loro accaparramento da parte di alcuni, che nella mancanza di
fraternità tra gli uomini e tra i popoli»
(dal messaggio per la Quaresima 2012 di Benedetto XVI)
Ho imparato che le persone possono dimenticare ciò che hai detto,
le persone possono dimenticare ciò che hai fatto, ma le persone non
dimenticheranno mai come le hai fatte sentire. (Maja Angelou)
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Domenica 13 marzo - V di Quaresima - Gv 8,1-11
Gesù si avviò allora verso il monte degli Ulivi. Ma all'alba si recò di
nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui ed egli, sedutosi, li
ammaestrava.
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in
adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è
stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha
comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”. Questo
dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù,
chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano
nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato,
scagli per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva
per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando
dai più anziani fino agli ultimi. Rimase solo Gesù con la donna là in
mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha
condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse:
“Neanch'io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più”.
“Piedi che camminano”
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra.
Come è bello, come è profondo questo gesto di Gesù! Sembra il gesto di
un bambino, o di un innamorato sulla sabbia del mare.
Che cosa scrive Gesù? Potremmo scrivere fiumi di parole su ciò che ha
scritto Gesù. Ma semplicemente per non dire niente. Gesù per scrivere
si è abbassato ed ha toccato la terra, si è messo a livello della donna.
In questo gesto, profondamente semplice, c'è una profonda teologia:
Dio nella carne del Figlio è venuto a toccare la nostra terra. Tutto è
spazzatura dinanzi a Gesù, ma Egli tocca la terra per riportarla
nell'orbita del cielo.
Ecco io faccio una cosa nuova: il perdono. La grande novità di Dio,
che passa attraverso la carne di Gesù, è il perdono: per-dono, cioè un
dono che solo Dio può dare.
La Pasqua che sta arrivando è la festa dei perdonati, di coloro che,
dimenticando il passato, corrono verso la meta.
(Mons. Giuseppe Giudice)
Le parole che escono da un cuore puro non cadono mai invano.
(Gandhi)
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Lunedì 14 marzo - Gv 8,12-20
Di nuovo Gesù parlò ai farisei e disse loro: “Io sono la luce del mondo;
chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Gli dissero allora i farisei: “Tu dai testimonianza di te stesso; la tua
testimonianza non è vera”. Gesù rispose: “Anche se io rendo
testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da
dove vengo e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove
vado. Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. E anche
se giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre
che mi ha mandato. Nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza
di due persone è vera: orbene, sono io che do testimonianza di me
stesso, ma anche il Padre, che mi ha mandato, mi dà testimonianza”. Gli
dissero allora: “Dov'è tuo padre?”. Rispose Gesù: “Voi non conoscete
né me né il Padre; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio”.
Queste parole Gesù le pronunziò nel luogo del tesoro mentre insegnava
nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora giunta la sua
ora.
“In punta dei piedi”
L'innocenza nello sguardo
di un bambino,
gli occhi spalancati al mondo.
Lo ami per questo,
lo vorresti proteggere
dalle cattiverie che la vita
gli potrebbe infliggere.
Lo tieni nel cuore,
sperando che il tuo amore
possa bastare
a lasciare per sempre
l'innocenza nella sua anima.
Nell'amore la perfezione è proporzionata alla sua libertà, e questa
alla sua purezza. (T. Merton)
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Martedì 15 marzo - Gv 8,21-30
Di nuovo Gesù disse ai farisei: “Io vado e voi mi cercherete, ma
morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”.
Dicevano allora i Giudei: “Forse si ucciderà, dal momento che dice:
Dove vado io, voi non potete venire?”. E diceva loro: “Voi siete di
quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di
questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non
credete che io sono, morirete nei vostri peccati”. Gli dissero allora: “Tu
chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che vi dico. Avrei molte cose da
dire e da giudicare sul vostro conto; ma colui che mi ha mandato è
veritiero, ed io dico al mondo le cose che ho udito da lui”. Non capirono
che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete
innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono e non faccio
nulla da me stesso, ma come mi ha insegnato il Padre, così io parlo.
Colui che mi ha mandato è con me e non mi ha lasciato solo, perché io
faccio sempre le cose che gli sono gradite”. A queste sue parole, molti
credettero in lui.
“A piedi nudi”
Quello che noi adulti invidiamo a voi bambini, e che spesso ci fa
vergognare di noi stessi e della nostra vita, è la purezza che leggiamo
nei vostri occhi.
Crescendo si diventa "cattivi", si pensa solo a lavorare, guadagnare tanti
soldi per prendere cose inutili, avere macchine e case più belle e più
grandi degli altri, fare le vacanze più costose, andare in palestra, avere
bei vestiti, correre, correre... Si chiude il cuore alla semplicità, agli
affetti, alla bellezza e alla purezza.
Tutti devono lavorare, guadagnare e si diventa importanti solo se si è
ricchi e belli. Per fortuna i bambini non sono così; sanno fidarsi degli
altri, amano la semplicità e le persone buone e riescono a divertirsi
anche con poco. Certo oggi il ritmo di vita dei genitori, della società e
la televisione, Internet, il computer - davanti a cui spesso venite lasciati
per ore - vi fanno il lavaggio del cervello e vi fanno precipitare nel
mondo crudele degli adulti.
Lo dico sempre anche al mio nipotino che ha quasi sei anni, e che
passa ore al computer a fare i giochi di guerra e distruzione e mostri!
"Perché non devo giocare con il computer zia, è bello sai!". E io gli dico:
"Perché ti rincitrullisce! Ti fa pensare che la guerra è bella, è solo un
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gioco di soldati e bombe, e ti fa credere che ci sono mostri dappertutto
e bisogna solo uccidere". "Ma io uccido solo i nemici perché sono cattivi,
altrimenti loro uccidono me e i miei amici". E cerco di farlo riflettere:
M
" a se anche tu uccidi gli altri diventi cattivo anche tu!". Ma ormai è
troppo immerso in questo vortice, dovuto a mancanza di attenzione dei
genitori che lo vogliono solo forte e grande e non capiscono che gli
stanno rubando la fanciullezza e i sogni. Che tristezza!
Ma veniamo a Giovannino, il nostro fraticello, che quando era piccolo
era molto buono e anche con il trascorrere degli anni è riuscito a
restare "bambino"nel senso che è riuscito a restare "puro". Puro nel cuore
e nella mente, innamorato di Dio e buono con tutti; puro perché non
aveva nel suo cuore quei brutti sentimenti che spesso nascono in noi e
che coltiviamo come erbacce, come l'odio e l'invidia.
Era semplice, stava tanto a casa ad aiutare la mamma, in chiesa a
pregare e in mezzo alla natura. Giocava anche con i suoi amici che
spesso, poiché era buono, volevano farlo arrabbiare. Alcuni, più
cattivelli, cercavano spesso con qualche pretesto di picchiarlo, saltargli
addosso, spingerlo.
E lui? Niente, non si arrabbiava; continuava con dolcezza a dire di
smettere. Quando andava a scuola e sentiva i suoi compagni parlare
male di qualcuno o fare discorsi cattivi, li rimproverava e li invitava a
pregare. Ma una volta uno di questi, ripreso da Giovannino, la prese
male e iniziò a odiarlo e prenderlo di mira per scherzi cattivi.
Una sera questo ragazzo saltò addosso allo Scalvinoni e lo picchiò con
una ciabatta, ma lui non faceva che ripetergli pazientemente di
smettere e tornare al suo letto.
Certo non era contento di essere maltrattato e spesso piangeva e
andava in chiesa a rifugiarsi tra le braccia della Madonna perché lo
consolasse.
Inoltre, per ottenere la purezza, che si riferisce anche al rispetto per il
proprio corpo e quello degli altri, recitava ogni giorno delle preghiere,
eccole: "Vi offro, o santissima Vergine Maria, la mia mente e il mio
cuore, e propongo di non voler mai nutrire né pensieri né affetti contro
la santa purezza.
Ave Maria...". "Vi offro, o santissima Vergine Maria, i miei occhi, le mie
orecchie, la mia lingua, e propongo di non voler mai né guardare, né
ascoltare, né dire cosa alcuna contro la santa purezza. Ave Maria...". "Vi
offro, o santissima Vergine Maria, tutto me stesso, e propongo di non
voler mai far cosa alcuna contro la santa purezza. Ave Maria...".
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Se riuscirete a restare semplici, con il cuore libero e aperto agli altri,
con atteggiamenti di rispetto verso il vostro corpo e quello dei vostri
amici, e avrete fiducia che Dio e il vostro Angelo Custode sono sempre
con voi, sarete p
" uri" e felici anche da grandi, come il nostro Beato
Innocenzo, cioè Giovannino.
(Beato Innocenzio Berzio)
La vita di un uomo puro e generoso è sempre una cosa sacra e
miracolosa, da cui si sprigionano forze inaudite che operano anche
in lontananza. (H. Hesse)
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Mercoledì 16 marzo - Gv 8,31-42
Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: “Se
rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli;
conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gli risposero: “Noi siamo
discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come
puoi tu dire: Diventerete liberi?”. Gesù rispose: “In verità, in verità vi
dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora lo
schiavo non resta per sempre nella casa, ma il figlio vi resta sempre; se
dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete
discendenza di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia
parola non trova posto in voi. Io dico quello che ho visto presso il
Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre
vostro!”. Gli risposero: “Il nostro padre è Abramo”. Rispose Gesù: “Se
siete figli di Abramo, fate le opere di Abramo! Ora invece cercate di
uccidere me, che vi ho detto la verità udita da Dio; questo, Abramo non
l'ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro”. Gli risposero: “Noi non
siamo nati da prostituzione, noi abbiamo un solo Padre, Dio!”. Disse
loro Gesù: “Se Dio fosse vostro Padre, certo mi amereste, perché da Dio
sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha
mandato”.
“Piedi che danzano”
Dio del cielo se mi vorrai
in mezzo agli altri uomini mi cercherai
e Dio se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai.
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.
La chiave del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare
la chiave del cielo non ti voglio rubare
ma un attimo di gioia me lo puoi regalare.
Dio del cielo se, mi vorrai amare
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scendi dalle stelle e vienimi a cercare
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.
Senza di te non so più dove andare
come una mosca cieca che non può più volare
senza di te non so più dove andare
come una mosca cieca che non può più volare.
e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso
e se ci hai regalato il pianto ed il riso
noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a salvare.
Dio del cielo se mi vorrai
in mezzo agli altri uomini mi cercherai
e Dio del cielo se mi cercherai
nei campi di granturco mi troverai.
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare
Dio del cielo se, mi vorrai amare
scendi dalle stelle e vienimi a cercare.
Dio del cielo io ti aspetterò
nel cielo e sulla terra io ti cercherò.
(F. De Andrè)
L'Io non va annullato, va piuttosto educato, purificato, talora
severamente disciplinato, per raggiungere quella purezza verso cui
è effettivamente predisposto. (V. Mancuso)
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Giovedì 17 marzo - Gv 8,51-59
In quel tempo, disse Gesù ai Giudei: “In verità, in verità vi dico: se uno
osserva la mia parola, non vedrà mai la morte”. Gli dissero i Giudei:
“Ora sappiamo che hai un demonio. Abramo è morto, come anche i
profeti, e tu dici: "Chi osserva la mia parola non conoscerà mai la
morte". Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche
i profeti sono morti; chi pretendi di essere?”. Rispose Gesù: “Se io
glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è
il Padre mio, del quale voi dite: "È nostro Dio", e non lo conoscete. Io
invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un
mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre,
esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò”.
Gli dissero allora i Giudei: “Non hai ancora cinquant'anni e hai visto
Abramo?”. Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che
Abramo fosse, Io Sono”. Allora raccolsero pietre per scagliarle contro di
lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.
“Con le ali ai piedi”
Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio ma salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
(Salmo 24)
La felicità, come la purezza interiore, non ha prezzo, ma una
sola casa: il tuo cuore. (S. Bambaren)
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Venerdì 18 marzo - Gv 10,31-42
I Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesù rispose
loro: “Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per
quale di esse mi volete lapidare?”. Gli risposero i Giudei: “Non ti
lapidiamo per un'opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei
uomo, ti fai Dio”. Rispose loro Gesù: “Non è forse scritto nella vostra
Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai
quali fu rivolta la parola di Dio (e la Scrittura non può essere annullata),
a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu
bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere
del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete
credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate
che il Padre è in me e io nel Padre”. Cercavano allora di prenderlo di
nuovo, ma egli sfuggì dalle loro mani. Ritornò quindi al di là del
Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui si fermò.
Molti andarono da lui e dicevano: “Giovanni non ha fatto nessun segno,
ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero”. E in quel
luogo molti credettero in lui.
“Piedi che pigiano”
Frutto della storia della cultura vinicola dell’uomo, il vino
bianco esiste da almeno 2500 anni. Questa bevanda alcolica ha
accompagnato lo sviluppo economico di continenti come l’Europa,
l’America, l’Oceania i cui abitanti sono consumatori di vino.
In Africa e in Asia la cultura vinicola ha avuto un impatto inferiore
dovuto a ragioni climatiche e religiose.
Il vino bianco è un prodotto ottenuto dalla fermentazione alcolica
del mosto di uva a bacca bianca o di uva a bacca nera con
polpa incolore. Durante il processo di vinificazione viene sottoposto a
dei trattamenti specifici per mantenere inalterata la colorazione gialla
trasparente che lo contraddistingue. La varietà dei vini bianchi è
dovuta a tre fattori: la grande diversità dei vitigni, delle modalità di
vinificazione e della quantità di zucchero residuo presente nel vino.
Il vino bianco è prodotto con uva proveniente prevalentemente da
vitigni di colore verde o giallo che sono molto numerosi in tutte le zone
in cui viene coltivata la vite. Alcuni vitigni sono molto conosciuti come
lo Chardonnay, il Sauvignon o il Riesling, altri invece sono meno
famosi perché partecipano, assieme ad altri vitigni, all’elaborazione di
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vini come il Tokay, lo Sherry, il Sauternes che sono, appunto, il risultato
di un assemblaggio di diversi vitigni. Il vinificatore può anche
impiegare uve provenienti da vitigni a bacca colorata a condizione di
evitare di colorare il mosto nel momento della separazione della polpa
dal succo. È il caso dello champagne, per la produzione del quale si
utilizzano anche uve provenienti dal vitigno Pinot nero.
Quando il cuore è puro, compiamo immediatamente e in ogni
momento quello che è il nostro dovere. (Anonimo)
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Sabato 19 marzo - Mt 1,16.18-21.24
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù,
chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria,
essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere
insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo
sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente,
pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste
cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse:
“Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua
sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo;
ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il
suo popolo dai suoi peccati”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece
come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua
sposa.
“Piedi ben piantati per terra”
Il cristiano deve imparare a custodire il cuore dalle «passioni» e dai
«rumori mondani», per essere attento ad accogliere in ogni momento la
grazia di Dio.
C’è un «momento favorevole» per non dare «motivo di scandalo a
nessuno».
Lo ha detto il Papa, che nell’omelia della messa celebrata oggi a Santa
Marta ha stigmatizzato «lo scandalo del cristiano che si dice cristiano,
anche va in chiesa, va le domeniche a Messa ma vive non come
cristiano, vive come mondano o come pagano. E quando una persona è
così, scandalizza».
«Quante volte abbiamo sentito nei nostri quartieri, nei negozi», ha
raccontato Francesco: «Guarda quello o quella, tutte le domeniche a
Messa e poi fa questo, questo, questo, questo…’. E la gente si
scandalizza».
«Noi dobbiamo essere attenti per capire il tempo di Dio, quando Dio
passa per il nostro cuore, e questo momento è adesso», l’invito di
Francesco, che ha esortato a «custodire il cuore, allontanando ogni
rumore che non viene dal Signore», allontanando le «cose che ci
tolgono la pace».
Un cuore liberato dalle «passioni», ha spiegato Francesco, è «un cuore
mite, custodito dall’umiltà, dalla mitezza, mai dalle lotte, dalle guerre.
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No! Questo è il rumore: rumore mondano, rumore pagano o rumore del
diavolo».
Custodire il cuore, la consegna del Papa sulla scorta di San Paolo:
«Con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con
spirito di santità». (Omelia di Papa Francesco)
Noi siamo forgiati dai nostri pensieri; noi diventiamo ciò che
pensiamo. Quando la mente è pura la gioia arriva come un'ombra
che non ci lascia più. (Buddha)
75
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Domenica 20 marzo - Le Palme - Lc 22,14-23-56
Quando fu l'ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: “Ho
desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della
mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si
compia nel regno di Dio”. E preso un calice, rese grazie e disse:
“Prendetelo e distribuitelo tra voi, poiché vi dico: da questo momento
non berrò più del frutto della vite, finché non venga il regno di Dio”.
Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:
“Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di
me”. Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo:
“Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato
per voi”. “Ma ecco, la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola. Il
Figlio dell'uomo se ne va, secondo quanto è stabilito; ma guai a
quell'uomo dal quale è tradito!”. Allora essi cominciarono a domandarsi
a vicenda chi di essi avrebbe fatto ciò. Sorse anche una discussione, chi
di loro poteva esser considerato il più grande. Egli disse: “I re delle
nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno
chiamare benefattori. Per voi però non sia così; ma chi è il più grande
tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve.
Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui
che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi
siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io preparo
per voi un regno, come il Padre l'ha preparato per me, perché possiate
mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a
giudicare le dodici tribù di Israele. Simone, Simone, ecco satana vi ha
cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non
venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi
fratelli”. E Pietro gli disse: “Signore, con te sono pronto ad andare in
prigione e alla morte”. Gli rispose: “Pietro, io ti dico: non canterà oggi
il gallo prima che tu per tre volte avrai negato di conoscermi”. Poi
disse: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è
forse mancato qualcosa?”. Risposero: “Nulla”. Ed egli soggiunse: “Ma
ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada,
venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me
questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti
tutto quello che mi riguarda volge al suo termine”. Ed essi dissero:
“Signore, ecco qui due spade”. Ma egli rispose “Basta!”. Uscito se ne
andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo
seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: “Pregate, per non entrare in
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tentazione”. Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e,
inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo
calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve
allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all'angoscia, pregava
più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che
cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li
trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: “Perché dormite?
Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione”. Mentre egli ancora
parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava
Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
“Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell'uomo?”. Allora quelli che
eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore,
dobbiamo colpire con la spada?”. E uno di loro colpì il servo del
sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne
dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l'orecchio, lo guarì. Poi
Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi
delle guardie del tempio e anziani: “Siete usciti con spade e bastoni
come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non
avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero
delle tenebre”. Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare
nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Siccome
avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno,
anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la
fiamma, una serva fissandolo disse: “Anche questi era con lui”. Ma egli
negò dicendo: “Donna, non lo conosco!”. Poco dopo un altro lo vide e
disse: “Anche tu sei di loro!”. Ma Pietro rispose: “No, non lo sono!”.
Passata circa un'ora, un altro insisteva: “In verità, anche questo era con
lui; è anche lui un Galileo”. Ma Pietro disse: “O uomo, non so quello
che dici”. E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò.
Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle
parole che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi
rinnegherai tre volte”. E, uscito, pianse amaramente. Frattanto gli
uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano,
lo bendavano e gli dicevano: “Indovina: chi ti ha colpito?”. E molti altri
insulti dicevano contro di lui. Appena fu giorno, si riunì il consiglio
degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo
condussero davanti al sinedrio e gli dissero: “Se tu sei il Cristo,
diccelo”. Gesù rispose: “Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi
interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio
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dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio”. Allora tutti
esclamarono: “Tu dunque sei il Figlio di Dio?”. Ed egli disse loro: “Lo
dite voi stessi: io lo sono”. Risposero: “Che bisogno abbiamo ancora di
testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca”. Tutta
l'assemblea si alzò, lo condussero da Pilato e cominciarono ad
accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo,
impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”.
Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo
dici”. Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna
colpa in quest'uomo”. Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo,
insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino
a qui”. Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo e, saputo che
apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei
giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si
rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne
sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo
interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là
anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza.
Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di
una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato
diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro. Pilato,
riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: “Mi avete portato
quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a
voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate;
e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla
che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo
rilascerò”. Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui!
Dacci libero Barabba!”. Questi era stato messo in carcere per una
sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo,
volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”.
Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non
ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e
poi lo rilascerò”.
Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le
loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse
eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e
omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che
veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a
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Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il
petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne,
disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su
voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate
le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non
hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi!
e ai colli: Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà
del legno secco?”. Venivano condotti insieme con lui anche due
malfattori per essere giustiziati. Quando giunsero al luogo detto Cranio,
là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.
Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava
a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri,
salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. Anche i soldati lo
schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano:
“Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. C'era anche una scritta, sopra
il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla
croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”.
Ma l'altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato
alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le
nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse:
“Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “n
verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. Era verso mezzogiorno,
quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del
pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a
gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto
questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio:
“Veramente quest'uomo era giusto”. Anche tutte le folle che erano
accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne
tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da
lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea,
osservando questi avvenimenti. C'era un uomo di nome Giuseppe,
membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla
decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei
Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo
di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in
una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora
deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del
sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano
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Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo
di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il
giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.
“Piedi che camminano”
Siamo alla fine del deserto, amici: ora vediamo all'orizzonte il Tabor.
Inizia la grande settimana, la più grande. La settimana piena di stupore
e di sangue, di amore e di emozioni. Inizia la settimana Santa.
Gesù entra a Gerusalemme trionfalmente. La gente applaude, agita in
alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, stende i propri mantelli
al passaggio del Rabbì di Galilea. Piccola gloria prima del disastro,
fragile riconoscimento prima del delirio. Gesù sa, sente, conosce ciò
che sta per accadere. Troppo instabile il giudizio dell'uomo, troppo
vaga la sua fede, troppo ondivaga la sua volontà. Ma che importa?
Sorride, ora, il Nazareno e ascolta la lode rivolta a lui e che egli
rivolge al Padre. Messia impotente e mite, energico e tenero, affaticato
e deciso. Non entra a Gerusalemme a cavallo di un puledro bianco, non
ha soldati al suo fianco che lo proteggano, nessuna autorità lo riceve:
entra in città cavalcando un ridicolo ciuchino, ricordando a noi, malati
di protagonismo, che il potere è tale solo se non si prende troppo sul
serio, che la gloria degli uomini è inutile e breve. Osanna, figlio di
Davide, Osanna nostro incredibile Dio, nostro magnifico re. Osanna
dai tuoi figli poveri e illusi, feriti e mendicanti, Osanna re dei poveri,
protettore dei falliti, Osanna! Innalza a te il grido di lode la tua Chiesa,
santa e peccatrice, riconosce in te l'unica ragione di vivere, l'unica
ricerca, l'unico annuncio, Osanna maestro amato.
(Paolo Curtaz)
Il più grande passo verso una vita di semplice è quello di imparare
a lasciare andare. (S. Maraboli)
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Lunedì Santo 21 marzo - Gv 12,1-11
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava
Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui gli fecero una cena:
Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa
una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i
piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del
profumo dell'unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli,
che doveva poi tradirlo, disse: “Perché quest'olio profumato non si è
venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”. Questo egli disse
non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome
teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora
disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia
sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete
me”. Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava
là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli
aveva risuscitato dai morti. I sommi sacerdoti allora deliberarono di
uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di
lui e credevano in Gesù.
“In punta dei piedi”
Da una finestra che si affaccia sul cielo
entro in una stanza senza tempo
per cogliere l’essenza della vita.
In uno scenario di beata solitudine
mi disseto alle sorgenti più pure dell’anima
sfiorando i tasti di intime emozioni.
Una luce sfolgorante mi abbaglia
al suono di una musica sublime
che mi ammalia e mi rapisce i sensi.
Allora abbandono la dimensione terrena
che tenta di ingoiarmi nel suo ventre impuro,
gonfio di ingiustizie, congiure e falsità.
Poi, d’improvviso, un vento impetuoso
travolge quel mondo e finalmente
trovo la pace tra una miriade di stelle.
(L’essenza della vita - Simona Loi)
Le cose più semplici sono spesso le più vere. (Richard Bach)
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Martedì Santo 22 marzo - Gv 13,21-33.36-38
Mentre Gesù era a mensa con i suoi discepoli, si commosse
profondamente e dichiarò: “In verità, in verità vi dico: uno di voi mi
tradirà”. I discepoli si guardarono gli uni gli altri, non sapendo di chi
parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a
tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: “Dì,
chi è colui a cui si riferisce?”. Ed egli reclinandosi così sul petto di
Gesù, gli disse: “Signore, chi è?”. Rispose allora Gesù: “È’ colui per il
quale intingerò un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese
e lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. E allora, dopo quel
boccone, satana entrò in lui. Gesù quindi gli disse: “Quello che devi
fare fallo al più presto”. Nessuno dei commensali capì perché gli aveva
detto questo; alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù
gli avesse detto: “Compra quello che ci occorre per la festa”, oppure che
dovesse dare qualche cosa ai poveri. Preso il boccone, egli subito uscì.
Ed era notte. Quand'egli fu uscito, Gesù disse: Ora il Figlio dell'uomo è
stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato
glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà
subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete, ma
come ho già detto ai Giudei, lo dico ora anche a voi: dove vado io voi
non potete venire. Simon Pietro gli dice: “Signore, dove vai?”. Gli
rispose Gesù: “Dove io vado per ora tu non puoi seguirmi; mi seguirai
più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la
mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in
verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato
tre volte”.
“A piedi nudi”
Siamo a Londra. In una vasta e tumultuosa via alberata di Londra.
Strepito di cavalli e di carrozze, vociare di mercanti e di strilloni.
Trambusto di uomini e di mezzi. Chi corre perché ha fretta. Chi
passeggia. Un po' di tutto. Un via vai continuo. Ma ecco... quel signore
che si è fermato. Pare in ascolto. Ma di che? Trattiene per un braccio
l'amico e gli sussurra: S" enti? C'è un grillo!". L'amico lo guarda
stralunato: com'è possibile sentire il cri-cri di un grillo in quel mondo
di rumori? "Ma cosa dice, professore? Un grillo?!". E il signore, che si è
fermato, come guidato da un radar, si accosta lentamente a un
minuscolo ciuffo d'erba ai piedi di un albero. Con delicatezza sposta
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steli e dice: "Eccolo!". L'amico si curva. È davvero un piccolo grillo.
Stupore per il fatto del grillo a Londra. Ma doppio stupore per averlo
sentito. D'accordo. Per avvertire certe "voci", occorre grande capacità
d'ascolto. E quel signore ce l'aveva. Era il grande entomologo francese
Jean Henry Fabre. E la sua grande capacità di ascolto era rivolta in
modo specifico al mondo degli insetti. M
" a come ha fatto a sentire il
grillo in tutto questo chiasso?"domanda l'amico al signor Fabre, mentre
riprendono il cammino. "Perché voglio bene a quelle piccole creature.
Tutti sentono le voci che amano, anche se sono debolissime. Vuoi che
proviamo?"… Il signor Fabre si ferma. Estrae dal borsellino una
sterlina d'oro e la lascia cadere a terra. È un piccolo din, ma una
decina di persone che camminano sul marciapiede si voltano di scatto a
fissare la moneta.
"Hai visto"dice il signor Fabre, Q
" ueste persone amano il denaro e ne
percepiscono il suono, anche tra lo strepito più chiassoso".
(Bruno Ferrero)
L'essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che col cuore.
(A. de Saint Exupery)
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Mercoledì Santo 23 marzo - Mt 26,14-25
Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e
disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli
fissarono trenta monete d'argento. Da quel momento cercava
l'occasione propizia per consegnarlo. Il primo giorno degli Azzimi, i
discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che ti
prepariamo, per mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città,
da un tale, e ditegli: Il Maestro ti manda a dire: Il mio tempo è vicino;
farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva
loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua. Venuta la sera, si mise a
mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno
di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono
ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose:
“Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il
Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal
quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo
se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse
io?”. Gli rispose: “Tu l'hai detto”.
“Piedi che danzano”
Io lo so, Signore, che vengo da lontano,
prima del pensiero e poi nella tua mano,
io mi rendo conto che tu sei la mia vita
e non mi sembra vero di pregarti così.
"Padre d'ogni uomo"e non ti ho visto mai,
"Spirito di vita"e nacqui da una donna,
"Figlio mio fratello"e sono solo un uomo,
eppure io capisco che tu sei verità.
E imparerò a guardare tutto il mondo
con gli occhi trasparenti di un bambino,
e insegnerò a chiamarti "Padre nostro"
ad ogni figlio che diventa uomo.
Io lo so, Signore, che tu mi sei vicino,
luce alla mia mente, guida al mio cammino,
mano che sorregge, sguardo che perdona,
e non mi sembra vero che tu esista così.
Dove nasce amore Tu sei la sorgente,
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dove c'è una croce Tu sei la speranza,
dove il tempo ha fine Tu sei vita eterna:
e so che posso sempre contare su di Te!
E accoglierò la vita come un dono,
e avrò il coraggio di morire anch'io,
e incontro a te verrò col mio fratello
che non si sente amato da nessuno.
Bisogna trovare dentro di sé le capacità di percepire l'essenziale al
di là dell'ovvio. (A. Freeman)
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Giovedì Santo 24 marzo - Cena del Signore - Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di
passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel
mondo, li amò sino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo
aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era
venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e,
preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua
nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con
l'asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi
gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io
faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo”. Gli disse Simon
Pietro: “Non mi laverai mai i piedi!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti
laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non
solo i piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha
fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo;
e voi siete mondi, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo
disse: “Non tutti siete mondi”. Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e
riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho
fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi
dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l'esempio, perché
come ho fatto io, facciate anche voi”.
“Con le ali ai piedi”
Se basta una parola, non fare un discorso.
Se basta un gesto, non dire una parola.
Se basta uno sguardo, tralascia il gesto.
Se basta il silenzio, tralascia anche lo sguardo.
Fermati prima che ti si dica: Basta!
Blocca il discorso prima che ti si dica: Basta!
Lascia il posto prima che ti si dica: Basta!
Se basta il poco, non affogare nel troppo.
Questo è il canto dell'essenziale, della sobrietà, dell'ascesi autentica.
Purtroppo è un metodo ignorato dal nostro parlare spesso eccessivo;
è una lezione inascoltata
nella comunicazione odierna protesa all'eccesso;
è una proposta rigettata nell'agire quotidiano sempre sopra le righe.
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Ti basti l'essenziale nel pensare e nel fare nel parlare e nel vedere.
Un testo biblico ci insegna a dire:
"Non darmi, Signore, né povertà né ricchezza,
ma fammi avere solo il cibo che basta".
Ogni cosa è necessaria solo quando avverti di averne bisogno. Se si
riuscirà a ridurre le frenesie all’essenziale, potremo dire di essere
persone libere. (G. D'Oria)
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Venerdì Santo 25 marzo - Passione del Signore - Gv 18,1-19,42
Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Cèdron, dove
c'era un giardino nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il
traditore, conosceva quel posto, perché Gesù vi si ritirava spesso con i
suoi discepoli. Giuda dunque, preso un distaccamento di soldati e delle
guardie fornite dai sommi sacerdoti e dai farisei, si recò là con lanterne,
torce e armi. Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli doveva
accadere, si fece innanzi e disse loro: “Chi cercate?”. Gli risposero:
“Gesù, il Nazareno”. Disse loro Gesù: “Sono io!”. Vi era là con loro
anche Giuda, il traditore. Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e
caddero a terra. Domandò loro di nuovo: “Chi cercate?”. Risposero:
“Gesù, il Nazareno”. Gesù replicò: “Vi ho detto che sono io. Se dunque
cercate me, lasciate che questi se ne vadano”. Perché s'adempisse la
parola che egli aveva detto: “Non ho perduto nessuno di quelli che mi
hai dato”. Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori e
colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel
servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: “Rimetti la tua
spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha
dato?”. Allora il distaccamento con il comandante e le guardie dei
Giudei afferrarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna:
egli era infatti suocero di Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno.
Caifa poi era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È meglio che un
uomo solo muoia per il popolo”. Intanto Simon Pietro seguiva Gesù
insieme con un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal
sommo sacerdote e perciò entrò con Gesù nel cortile del sommo
sacerdote; Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora
quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla
portinaia e fece entrare anche Pietro. E la giovane portinaia disse a
Pietro: “Forse anche tu sei dei discepoli di quest'uomo?”. Egli rispose:
“Non lo sono”. Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco,
perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si
scaldava. Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai suoi
discepoli e alla sua dottrina. Gesù gli rispose: “Io ho parlato al mondo
apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove
tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché
interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro;
ecco, essi sanno che cosa ho detto”. Aveva appena detto questo, che una
delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: “Così
rispondi al sommo sacerdote?”. Gli rispose Gesù: “Se ho parlato male,
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dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?”.
Allora Anna lo mandò legato a Caifa, sommo sacerdote. Intanto Simon
Pietro stava là a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu dei suoi
discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. Ma uno dei servi del
sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato
l'orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. Pietro
negò di nuovo, e subito un gallo cantò. Allora condussero Gesù dalla
casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel
pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Uscì dunque
Pilato verso di loro e domandò: “Che accusa portate contro
quest'uomo?”. Gli risposero: “Se non fosse un malfattore, non te
l'avremmo consegnato”. Allora Pilato disse loro: “Prendetelo voi e
giudicatelo secondo la vostra legge!”. Gli risposero i Giudei: “A noi non
è consentito mettere a morte nessuno”. Così si adempivano le parole
che Gesù aveva detto indicando di quale morte doveva morire. Pilato
allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: “Tu sei il re
dei Giudei?”. Gesù rispose: “Dici questo da te oppure altri te l'hanno
detto sul mio conto?”. Pilato rispose: “Sono io forse Giudeo? La tua
gente e i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai
fatto?”. Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio
regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto
perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di
quaggiù”.
Allora Pilato gli disse: “Dunque tu sei re?”. Rispose Gesù: “Tu lo dici;
io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo:
per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la
mia voce”. Gli dice Pilato: “Che cos'è la verità?”. E detto questo uscì di
nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui nessuna colpa. Vi
è tra voi l'usanza che io vi liberi uno per la Pasqua: volete dunque che io
vi liberi il re dei Giudei? Allora essi gridarono di nuovo: “Non costui,
ma Barabba!”. Barabba era un brigante. Allora Pilato fece prendere
Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine,
gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora;
quindi gli venivano davanti e gli dicevano: “Salve, re dei Giudei!”. E gli
davano schiaffi. Pilato intanto uscì di nuovo e disse loro: “Ecco, io ve lo
conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui nessuna colpa”.
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E
Pilato disse loro: “Ecco l'uomo!”. Al vederlo i sommi sacerdoti e le
guardie gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. Disse loro Pilato:
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“Prendetelo voi e crocifiggetelo; io non trovo in lui nessuna colpa”. Gli
risposero i Giudei: “Noi abbiamo una legge e secondo questa legge
deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio”. All'udire queste parole,
Pilato ebbe ancor più paura ed entrato di nuovo nel pretorio disse a
Gesù: “Di dove sei?”. Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora
Pilato: “Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il
potere di metterti in croce?”. Rispose Gesù: “Tu non avresti nessun
potere su di me, se non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha
consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. Da quel momento
Pilato cercava di liberarlo; ma i Giudei gridarono: “Se liberi costui, non
sei amico di Cesare! Chiunque infatti si fa re si mette contro Cesare”.
Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel
tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la
Preparazione della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei:
“Ecco il vostro re!”. Ma quelli gridarono: “Via, via, crocifiggilo!”.
Disse loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”. Risposero i sommi
sacerdoti: “Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare”. Allora lo
consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora presero Gesù ed egli,
portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico
Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno
dall'altra, e Gesù nel mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece
porre sulla croce; vi era scritto: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”.
Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove fu
crocifisso Gesù era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in
greco. I sommi sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: “Non
scrivere: il re dei Giudei, ma che egli ha detto: Io sono il re dei Giudei”.
Rispose Pilato: “Ciò che ho scritto, ho scritto”. I soldati poi, quando
ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti,
una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza
cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra
loro: Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca. Così si adempiva
la Scrittura: Si son divise tra loro le mie vesti e sulla mia tunica han
gettato la sorte. E i soldati fecero proprio così. Stavano presso la croce
di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di
Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo
che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse
al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la
prese nella sua casa. Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era
stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete”. Vi era
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lì un vaso pieno d'aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in
cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto
l'aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò. Era il
giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in
croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato),
chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati
via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi
all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e
vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei
soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa
che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne
perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso. E un
altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui
che hanno trafitto. Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era
discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato
di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese
il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era
andato da lui di notte, e portò una mistura di mirra e di aloe di circa
cento libbre. Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in
bende insieme con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei.
Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel
giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei,
poiché quel sepolcro era vicino.
“Piedi che pigiano”
Il vino bianco viene ottenuto dalla fermentazione del mosto spremuto
da uve bianche, secondo processi molto più delicati di quelli riservati
al vino rosso. Questo perché i coloranti contenuti nelle bucce
agirebbero comunque anche nel caso delle uve bianche, andando in
questo modo a colorare il vino. La premitura deve essere quindi molto
soffice e cercare di estrarre solo il succo dalla polpa dell'acino e non i
polifenoli coloranti. Si può dire infatti che il vino bianco è più
“difficile” da fare in quanto richiede una precisione maggiore nei
processi di estrazione e fermentazione del mosto.
Naturalmente i risultati sono dipendenti dal tipo di prodotto che si
vuole ottenere oltre che dall'uva lavorata. Si possono avere quindi
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prodotti secchi fermi, secchi spumantizzati, così come anche dolci.
Generalmente, con vinificazioni “normali”, si ottengono vini secchi,
anche se alcune uve possono dare vita a vini più amabili in quanto
molto zuccherine.
Il vino bianco secco comunque, che sia fermo o frizzante, è sicuramente
il più prodotto, con quantità di bottiglie l'anno di gran lunga maggiori
dei vini dolci, meno abbinabili, se non solo con i dessert, la pasticceria
secca e pochi altri cibi. I vini secchi invece possono essere abbinati a
una gamma vastissima di pietanze, in particolare con il pesce, ma non
solo. Sono infatti abbinabili spesso anche con la carne bianca, con le
minestre, con le uova e con tanti altri piatti.
La maggior parte di ciò che diciamo e facciamo non è essenziale. Se
puoi eliminarle, avrai più tempo e più tranquillità. Chiediti in ogni
momento: è necessario? (Marco Aurelio)
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Sabato Santo 26 marzo
Mercoledì scorso Papa Francesco ha accolto i fedeli a San Pietro nella
sua prima udienza generale, un importante appuntamento pubblico e
un’occasione solenne d’incontro con la città e il mondo. Non stupisce
che, nel pieno della Settimana Santa, egli abbia concentrato il suo
discorso sul significato del cammino che ha condotto Gesù sul Calvario
verso la Croce e la Risurrezione. Papa Bergoglio ha rilevato che Dio
non solo non è rimasto ad attendere passivamente l’uomo, ma ha
parlato in prima persona a tutti, portando misericordia e perdono
direttamente ai grandi e ai piccoli.
Un esempio divino che è traccia eterna e apertura di una strada che
porta liberamente all’amore e al dono di sé nella “logica della Croce”,
accogliendo misteriosamente al suo interno anche il dolore e la morte.
Affascinante è stata, in questa linea, la meditazione sull’essenzialità del
tempo pasquale: “Il Signore si dona per aprire le porte del nostro
cuore, della nostra vita e uscire incontro agli altri, portando la luce e la
gioia della fede”.
L’esortazione ha acquisito un significato specifico al termine
dell’incontro quando il Papa, salutando gli astanti, ha rivolto un
benvenuto particolare agli universitari presenti che partecipavano
all’incontro internazionale promosso dalla Prelatura dell’Opus
Dei. Francesco ha citato un passaggio della famosa omelia del 1967 di
san Josemaria Escrivà, Amare il mondo appassionatamente, in cui si
sollecitava “a servire Dio e tutti gli uomini in mezzo alle cose più
materiali della terra”.
Si tratta di un punto cruciale che porta al centro della vita e della
predicazione del fondatore dell’Opus Dei. Il sacerdote spagnolo,
santificato nel 2002 da Giovanni Paolo II, non soltanto, infatti, ha
proclamato senza sosta il valore pienamente cristiano della vita
ordinaria, ma ha anche sostenuto l’essenzialità del distacco dalle cose
materiali e la centralità della povertà in spirito per raggiungere la
piena e completa identificazione con Cristo.
La chiamata universale alla santità esige una testimonianza diretta
dell’amore di Dio nel comportamento quotidiano, un fare virtuoso che
si traduce, prima di tutto, nell’acquisire una condotta che non ammetta
separazioni tra la vita interiore e la vita familiare, professionale e
sociale. Da questo punto di vista, si comprende facilmente che uscire
dal proprio egoismo e aprirsi lealmente al prossimo sono requisiti
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indispensabili anzitutto per quei laici e quei sacerdoti secolari che sono
“naturalmente” inseriti nel mondo.
San Josemaria Escrivà sembra echeggiare papa Francesco anche in
Cammino – suo capolavoro ascetico – osservando che l’unico modo
per essere apostolo è “amare e praticare la povertà di spirito,
contentandosi di quello che basta per trascorrere la vita con sobrietà e
temperanza”.
D’altra parte, il protrarsi attuale della crisi economica sta realmente
diminuendo per tutti il benessere e le aspettative materiali. E senza un
cambiamento culturale del rapporto personale con la ricchezza il
rischio concreto è essere assaliti dal pessimismo e dalla disperazione.
Per questo, lo stile di Papa Francesco, la sua rinuncia a qualsiasi
forma di sfarzo inutile, è stato accolto con tanto favore dalla gente,
come una specie di vero e proprio riscatto. Davanti al dissolversi delle
certezze economiche siamo tutti chiamati insomma a un maggiore
impegno e a una maggiore sobrietà; ma siamo ancor più sollecitati a
riscoprire gli aspetti necessari alla nostra felicità umana, riposti
nell’amore di Dio e del prossimo.
Il Papa ha spiegato, nell’Omelia d’inizio pontificato, che l’unico potere
legittimo di cui dispone l’uomo è il servizio. Dio, infatti, ha accettato la
Passione, Morte e Resurrezione di suo Figlio per salvare l’umanità.
Perciò, come ricordava San Josemaria Escrivà, per noi “non c’è altro
amore che l’Amore”.
Accontentati di ciò che hai; gioisci per come stanno le cose.
Quando ti rendi conto che non ti manca nulla, tutto il mondo ti
appartiene. (Lao Tzu)
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Domenica di Pasqua 27 marzo - Risurrezione del Signore-Gv 20,1-9
Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon
mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal
sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo,
quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal
sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!”. Uscì allora Simon Pietro
insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme
tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per
primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro
e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo,
non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò
anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e
credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè
doveva risuscitare dai morti.
“Piedi che camminano”
Ognuno di noi ha fatto esperienza di sepolcro. Si va lì per far visita a
chi non è più con noi, si parla con loro, si piange, si pongono domande,
ci si arrabbia, si ricordano momenti di vita vissuti insieme.
Presso i nostri sepolcri non ci è dato di trovare la pietra ribaltata, ma
quella pietra, quelle bende e il posto vuoto sono la prova che la vita ha
vinto la morte. Ma quanto è difficile credere e comprendere.
Signore affidiamo a te le nostre difficoltà, sostienici e aiutaci a credere
che è proprio così: la vita per sempre ha vinto e vincerà. Amen.
La speranza vede l’invisibile, tocca l’intangibile e raggiunge
l’impossibile. (Anonimo)
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Lunedì dell’Angelo 28 marzo - Mt 28,8-15
Abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne
corsero a dare l'annunzio ai suoi discepoli.
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: “Salute a voi”. Ed esse,
avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono.
Allora Gesù disse loro: “Non temete; andate ad annunziare ai miei
fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno”. Mentre esse erano per
via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi
sacerdoti quanto era accaduto. Questi si riunirono allora con gli anziani
e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo:
“Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l'hanno rubato,
mentre noi dormivamo. E se mai la cosa verrà all'orecchio del
governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia”. Quelli,
preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa
diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi.
“In punta dei piedi”
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all'ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell'erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l'acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra.
(Ode al giorno felice - Pablo Neruda)
La speranza è come una strada nei campi: non c’è mai stata una
strada, ma quando molte persone vi camminano, la strada prende
forma. (Yutang Lin)
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libretto quaresima 2016 - Giornate di ritiro ed esercizi spirituali