Pasquino, Nuovo corso di scienza politica, Il Mulino, 2009
Capitolo VII. Parlamenti e rappresentanza
Parlamenti e rappresentanza
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Definizione di parlamento
L’analisi strutturale dei parlamenti
L’analisi funzionale dei parlamenti
Il significato della rappresentanza politica
Le concezioni della rappresentanza
Gli stili di rappresentanza
Le componenti della ricettività
Le degenerazioni dei parlamenti
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Capitolo VII. Parlamenti e rappresentanza
I PARLAMENTI
I parlamenti democratici sono
ASSEMBLEE ELETTIVE in grado di rivendicare ed
esercitare la rappresentanza politica di una
società, dei suoi interessi e delle sue preferenze.
Storicamente, i parlamenti sorgono quando si pone il
problema di limitare e di controllare il potere dell’esecutivo e
del suo capo, generalmente il re.
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L’analisi strutturale dei parlamenti
I parlamenti possono essere:
MONOCAMERALI
BICAMERALI
Quando il parlamento è
composto da una sola
assemblea legislativa
Quando il parlamento è
composto da una sola
assemblea legislativa
A sua volta, il BICAMERALISMO può essere:
ASIMMETRICO
SIMMETRICO
Quando una delle due camere
prevale sull’altra, svolgendo
anche differenti funzioni
Quando le due camere
hanno gli stessi poteri e
svolgono le stesse funzioni
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Le “seconde” camere, definite anche “Camere alte”, possono venire
elette:
DIRETTAMENTE
INDIRETTAMENTE
Es. Stati Uniti d’America,
Svizzera, Italia, Australia
Es. Austria, Canada,
Germania, Gran Bretagna
Le seconde camere si contraddistinguono anche in
base alle DIMENSIONI e ai POTERI dell’assemblea.
Anche in paesi come Francia e Spagna, dotati di forti autonomie locali,
le seconde camere hanno di norma meno poteri rispetto alle camere
basse. Inoltre, a eccezione della Camera dei Lords, le camere basse
sono sempre più piccole, in riferimento al numero dei componenti.
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L’analisi funzionale dei parlamenti
Per Walter Bagehot, le principali funzioni del parlamento sono:
 ELETTIVA (eleggere bene un governo);
 ESPRESSIVA-RAPPRESENTATIVA;
 PEDAGOGICA («insegnare alla nazione ciò che non sa»);
 INFORMATIVA (riguarda, soprattutto, la diffusione di informazioni sulla
legislazione spicciola, sugli affari correnti);
 LEGISLATIVA;
 FINANZIARIA.
All’elenco di Bagehot, si possono aggiungere la FUNZIONE:
• NEGOZIALE (riconciliazione degli interessi in cerca di rappresentanza);
• DI CONTROLLO (il parlamento e, in particolare, i partiti all’opposizione devono
controllare l’operato del governo).
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La rappresentanza politica
La rappresentanza politica non si esaurisce mai né nelle
organizzazioni partitiche né nelle aule parlamentari. Non è
uno stato di fatto, un rapporto statico: è un fenomeno
complesso, stratificato e dinamico che si esprime in più
sedi, a più stadi e con diverse finalità.
Le principali teorie riguardanti la rappresentanza sono:
TEORIA PARTECIPAZIONISTA
TEORIA ELETTORALE
Il popolo può partecipare variamente
alla formazione delle decisioni che lo
riguardano, sia attraverso l’attività nei
partiti sia attraverso altre modalità di
partecipazione politica diretta.
Configura la concezione più diffusa
di rappresentanza democratica,
sottoposta a regolare e periodica
verifica attraverso il voto espresso
dai cittadini.
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Giovanni Sartori (1995) individua 7 concezioni della rappresentanza:
1.
TEORIA ELETTORALE DELLA RAPPRESENTANZA: il popolo elegge
liberamente e periodicamente un corpo di rappresentanti;
2.
TEORIA DELLA RAPPRESENTANZA COME RESPONSABILITÀ: i
governanti rispondono responsabilmente nei confronti dei governati;
3.
TEORIA DELLA RAPPRESENTANZA COME MANDATO: i governanti sono
agenti o delegati che seguono istruzioni;
4.
TEORIA DELLA RAPPRESENTANZA COME IDEM SENTIRE: il popolo è in
sintonia con lo Stato;
5.
TEORIA CONSENSUALE DELLA RAPPRESENTANZA: il popolo consente
alle decisioni dei suoi governanti;
6.
TEORIA PARTECIPAZIONISTA DELLA RAPPRESENTANZA: il popolo
partecipa in modo significativo alla formazione delle decisioni politiche
fondamentali;
7.
TEORIA DELLA RAPPRESENTANZA COME SOMIGLIANZA: i governanti
costituiscono un campione rappresentativo dei governati.
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Gli STILI di rappresentanza
Wahlke et al. (1962) individuano 3 stili della rappresentanza:
1.
il DELEGATO: non prende direttamente ordini dal suo
elettorato. Il suo mandatario è, nella maggior parte dei
casi, il partito che lo ha candidato e fatto eleggere.
Risponderà agli elettori del suo personale attraverso la
mediazione del partito;
2.
il FIDUCIARIO: ritiene di avere gli strumenti tecnici e la
forza politica di scegliere di volta in volta come votare e
quali posizioni sostenere;
3.
il POLITICO: cerca il punto di equilibrio fra le esigenze del
partito e gli impegni presi con l’elettorato, fra la propria
autonomia di giudizio e le proprie conoscenze tecniche.
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Karps e Eulau (1986) hanno individuato 4 componenti della RICETTIVITÀ
di un rappresentante, ovvero della sua capacità di rispondere per quello che ha
fatto, non ha fatto o ha fatto male nei confronti degli elettori:
1.
RICETTIVITÀ DI POLITICHE: il rappresentante cercherà di
affrontare le grandi politiche e di offrire soluzioni generali in sintonia
con le preferenze degli elettori;
2.
RICETTIVITÀ DI SERVIZI: si configura come un insieme di
tentativi di ottenere vantaggi particolaristici per gruppi di elettori
della sua circoscrizione;
3.
RICETTIVITÀ DI ASSEGNAZIONE: il rappresentante avrà di mira
l’interesse complessivo della circoscrizione, protetto e promosso
attraverso l’incanalamento di fondi, risorse varie, investimenti, opere
pubbliche, insediamenti produttivi (pork barrel);
4.
RICETTIVITÀ SIMBOLICA: si traduce nei tentativi di intessere un
rapporto generale di fiducia, di sostegno, al limite di identificazione
fra l’elettorato e il rappresentante.
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Le degenerazioni dei parlamenti
• TRASFORMISMO: i parlamentari si prestano a essere manovrati dai
governanti, anche di diversa posizione politica, pur di ottenere in
cambio risorse, cariche oppure l’opportunità di una ricandidatura;
• CONSOCIATIVISMO: riguarda le modalità dei rapporti fra gruppi
organizzati e, in particolare, fra coalizioni di governo frammentate e
l’opposizione. Gli scambi fra questi attori avvengono spesso
sottobanco, non riguardano cariche ma si preoccupano della
distribuzione di risorse collettive, attraverso politiche pubbliche
approvate da larghissime maggioranze;
• ASSEMBLEARISMO: colpisce non i singoli parlamentari, ma il
parlamento stesso come struttura nel suo insieme. In questo caso, il
governo non riesce a esercitare un controllo sull’attività parlamentare,
a fissare l’agenda dei lavori e, in ultima analisi, a governare
efficacemente.
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