Diocesi di Treviso
Giovedì 4 ottobre 2012
Chi è il prete?
Un servo del Signore e dei fratelli
Ritiro spirituale
per sacerdoti
Predicatore
Padre Franco Mosconi
Ora media – Terza
Festa di S. Francesco d’Assisi, patrono d’Italia
O Dio, vieni a salvarmi…
Inno
L’ora terza risuona
nel servizio di lode:
con cuore puro e ardente
preghiamo il Dio glorioso.
Venga su noi, Signore,
il dono dello Spirito,
che in quest’ora discese
sulla Chiesa nascente.
Si rinnovi il prodigio
di quella Pentecoste,
che rivelò alle genti
la luce del tuo regno.
Sia lode al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo,
al Dio trino e unico,
nei secoli sia gloria. Amen.
Ant.
Perfetto è l’amore
in chi osserva la parola di Cristo.
Salmo 118, 62-72
Hai fatto il bene al tuo servo, Signore, *
secondo la tua parola.
Insegnami il senno e la saggezza, *
perché ho fiducia nei tuoi comandamenti.
3
Prima di essere umiliato andavo errando, *
ma ora osservo la tua parola.
Tu sei buono e fai il bene, *
insegnami i tuoi decreti.
Mi hanno calunniato gli insolenti, *
ma io con tutto il cuore osservo i tuoi precetti.
Torpido come il grasso è il loro cuore, *
ma io mi diletto della tua legge.
Bene per me se sono stato umiliato, *
perché impari ad obbedirti.
La legge della tua bocca mi è preziosa, *
più di mille pezzi d’oro e d’argento.
Salmo 55
Pietà di me, o Dio, perché l’uomo mi calpesta, *
un aggressore sempre mi opprime.
Mi calpestano sempre i miei nemici, *
molti sono quelli che mi combattono.
Nell’ora della paura, io in te confido: *
in Dio, di cui lodo la parola.
In Dio confido, non avrò timore: *
che cosa potrà farmi un uomo?
Travisano sempre le mie parole, *
non pensano che a farmi del male.
Suscitano contese e tendono insidie, †
osservano i miei passi, *
per attentare alla mai vita.
I passi del mio vagare tu li hai contati, †
le mie lacrime nell’otre tuo raccogli; *
non sono forse scritte nel tuo libro?
Allora ripiegheranno i miei nemici, †
quando ti avrò invocato: *
so che Dio è in mio favore.
4
Lodo la parola di Dio, *
lodo la parola del Signore,
in Dio confido, non avrò timore: *
che cosa potrà farmi un uomo?
Su di me, o Dio, i voti che ti ho fatto: †
ti renderò azioni di grazie, *
perché mi hai liberato dalla morte.
Hai preservato i miei piedi dalla caduta, †
perché io cammini alla tua presenza *
nella luce dei viventi, o Dio.
Salmo 56
Pietà di me, pietà di me, o Dio, *
in te mi rifugi;
mi rifugio all’ombra delle tue ali *
finché sia passato il pericolo.
Invocherò Dio, l’Altissimo, *
Dio che mi fa il bene.
Mandi dal cielo a salvarmi †
dalla mano dei miei persecutori, *
Dio mandi la sua fedeltà e la sua grazia.
Io sono come in mezzo a leoni, *
che divorano gli uomini;
i loro denti sono lance e frecce, *
la loro lingua spada affilata.
Innalzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.
Hanno teso una rete ai miei piedi, *
mi hanno piegato,
hanno scavato davanti a me una fossa *
e vi sono caduti.
5
Saldo è il mio cuore, o Dio, *
saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, a te voglio inneggiare: *
svegliati mio cuore.
Svegliatevi, arpa e cetra, *
voglio svegliare l’aurora.
Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli, *
e la tua fedeltà fino alle nubi.
Innalzati sopra il cielo, o Dio, *
su tutta la terra la tua gloria.
Ant.
Perfetto è l’amore
in chi osserva la parola di Cristo.
Lettura breve (Gal 6, 7b-8)
Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua
carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito,
dallo Spirito raccoglierà vita eterna.
V. Il Signore guida i poveri nella giustizia,
R. agli umili insegna la sua via.
Orazione
O Dio, che in San Francesco d’Assisi, povero e umile, hai offerto alla
tua Chiesa una viva immagine del Cristo, concedi a noi di seguire il
tuo Figlio nella via del Vangelo e di unirci a te in carità e letizia. Per
Cristo nostro Signore.
Benediciamo il Signore…
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Brano biblico di riferimento
Vangelo di Giovanni (13,1-20)
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua
ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo
aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era
venuto da dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese
un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel
catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi
gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che
io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu
non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò,
non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo
i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha
fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro;
e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva, infatti, chi lo tradiva; per questo
disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di
nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque
io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete
lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché
anche voi facciate come io ho fatto a voi. In verità, in verità io vi dico:
un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande
di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, siete beati se le mettete in
pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto, ma deve
compiersi la Scrittura: Colui che mangia il mio pane ha alzato contro
di me il suo calcagno. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché
quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità io vi
dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me,
accoglie colui che mi ha mandato».
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Adorazione eucaristica
Canto eucaristico durante l’esposizione
Sei qui presente, Signore, in mezzo a noi
con il tuo Corpo che ci offri ancora;
dona la fede nel gran Mistero
ai tuoi fedeli che si accostano a te.
Rit. Noi ti ringraziamo, Dio di salvezza,
per tutto quello che tu dai a noi;
ogni giorno, riconoscenti,
fa’ che ti lodiamo, fa’ che ti serviamo in umiltà. (2 v.)
Sei qui presente, Signore, in mezzo a noi
nella tua Chiesa che trasformi in te;
dona vigore nella speranza
ai tuoi fedeli che si accostano a te. Rit.
Sei qui presente, Signore, in mezzo a noi
in chi è solo e nella povertà;
dona coraggio e forza d’amare
ai tuoi fedeli che si accostano a te. Rit.
Invito alla preghiera
Cel. Sia lodato e ringraziato in ogni momento
Ass. il santissimo e divinissimo sacramento.
Cel. Gloria al padre al figlio e allo Spirito Santo,
Ass. come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli.
Amen.
Cel. Signore Gesù, tu sei qui ora, realmente presente nel sacramento
dell’Eucaristia, che manifesta la verità del tuo amore per noi.
Insieme ci rivolgiamo a te, con umiltà e fiducia, per chiederti la
forza di servire i nostri fratelli.
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Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Chi ama è paziente e generoso; chi ama non è invidioso, non si
vanta, non si gonfia di orgoglio.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Chi ama è rispettoso, non cerca il proprio interesse, non cede alla
collera, dimentica i torti.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Chi ama non gode dell’ingiustizia, la verità è la sua gioia.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Chi ama tutto scusa, di tutti ha fiducia, tutto sopporta, mai perde
la speranza.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Cesserà il dono delle lingue, la profezia passerà, finirà il dono
della scienza; l’amore non tramonta mai.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Cel. Signore, fa’ che non amiamo solo a parole, ma con i fatti e nella
verità.
Ass. Ti chiediamo, o Signore, il dono dell’amore, perché senza l’amore siamo niente.
Preghiera corale
Signore Gesù,
che ci chiami a servire e ad amare,
vogliamo guardare a te,
per trovare in te il nostro modello di vita,
per ricevere da te la forza e il coraggio di servire,
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pe rimparare ad amare come te,
senza limiti, sino alla fine.
Insegnaci a stare in ascolto della tua Parola,
perché sia essa a rivelarci
il contenuto vero dell’amore.
Insegnaci a contemplare i tuoi gesti,
perché siano essi ad ispirare i nostri.
Insegnaci ad aprire il nostro cuore,
perché possa essere riempito del tuo amore.
Serviti di noi, Signore Gesù,
per continuare ad amare, ancora oggi,
i tuoi, sino alla fine.
Amen.
(Franco Mosconi)
Tempo prolungato di silenzio personale.
Benedizione eucaristica
Adoriamo il Sacramento
che Dio Padre ci donò.
Nuovo patto, nuovo rito
nella fede si compì.
Al mistero e fondamento
la parola di Gesù.
Gloria al Padre onnipotente
gloria al Figlio redentor,
lode grande, sommo onore
all’eterna Carità.
Gloria immensa, eterno amore
alla santa Trinità. Amen.
Cel. O Dio, che nel mistero eucaristico ci hai dato il pane vero disceso dal cielo, fa’ che viviamo sempre in te con la forza di questo
cibo spirituale e nell’ultimo giorno risorgiamo gloriosi alla vita
eterna. Per Cristo nostro Signore.
Ass.Amen.
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Dopo la benedizione, il Celebrante continua la preghiera con le seguenti acclamazioni.
Cel. Dio sia benedetto.
Ass. Benedetto il suo santo nome.
Cel. Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.
Ass. Benedetto il nome di Gesù.
Cel. Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Ass. Benedetto il suo preziosissimo sangue.
Cel. Benedetto Gesù nel santissimo sacramento dell’altare.
Ass. Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Cel. Benedetta la gran Madre di Dio, Maria santissima.
Ass. Benedetta la santa e immacolata Concezione.
Cel. Benedetta la sua gloriosa Assunzione.
Ass. Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre.
Cel. Benedetto san Giuseppe, suo castissimo sposo.
Ass. Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.
Canto finale
Ave Maria, gràtia plena,
Dòminus tècum, benedicta tu in mulièribus,
et benedìctus fructus vèntris tui, Iesus.
Sancta Maria, mater Dei, ora pro nobis peccatòribus,
nunc et in hora mortis nòstræ. Amen.
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Per la riflessione personale
Da Non sia turbato il vostro cuore
di Franco Mosconi
Al v. 6 troviamo: «Venne dunque da Simon Pietro e questi gli
disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”».
Fermiamoci su questa prima reazione di Pietro.
Anche qui non si sa se Pietro sia stato il primo o l’ultimo a cui
Gesù ha lavato i piedi, non è detto.
Viene da Pietro e Pietro in fondo rappresenta un po’ tutti noi. Provate a pensare alla reazione che avreste voi vedendo Gesù, il Signore,
il Maestro, che vi lava i piedi. Se poi conoscete che questo Maestro
è il Signore stesso e che cosa significa lavare i piedi, questo gesto di
intimità, di accoglienza, di ospitalità, di amore, di dedizione totale…,
direste: «Questo fa il Signore per me, mi ama così, è così che lui si
rivela come il Signore, proprio in questo servizio per me».
E la reazione di Pietro si identifica con quella di uno che non accetta: Signore, tu a me? Teniamo le distanze, tu sei il Signore, tu sei il
Maestro, io sono il discepolo: tu sei sublime, io sono l’ultimo, l’infimo
(c’è questo rifiuto, anche se in buona fede). Tu che sei il sublime mi
lavi i piedi? Li lavi a me?
Perché l’uomo resiste ad accettare un gesto di amore gratuito, assoluto, perché c’è questa resistenza profonda?
«Semmai sono io che lavo i piedi a te».
Poi siccome questo del lavare i piedi è il segno della sua vita messa a nostra disposizione, Pietro lo dirà subito dopo: Sono io che devo
dare la vita per te, non tu.
Pietro capirà dopo. La prima cosa è questa resistenza nell’accettare che Dio sia così, che Dio sia servo.
Cosa ci gioca qua sotto? La prima cosa è che quando uno si sente
investito di un amore così gratuito, fa fatica e dice: «Adesso che cosa
devo fare per ripagarlo? Adesso sono in balia di questo amore gratui­to».
Accettare che ci sia un servizio gratuito di amore che ti libera,
invece di dominare su di te, è difficile, anche perché abbiamo molte
esperienze di un amore interessato, e allora non accettiamo che uno
faccia così con noi, perché spesso diciamo: «Forse qui c’è sotto qualche interesse». No, il suo è un amore gratuito, incondizionato.
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Accettare che il Signore, l’Altissimo, sia servo, e che riveli la sua
gloria lavando i piedi, vuol dire davvero cambiare immagine di Dio. Il
Signore, il sublime, è l’infimo, è il servo.
La sublimità dell’amore è quella di farsi piccolo e porsi a servizio,
è un cambiare tutte le proprie categorie mentali. Accettare che il Signore sia così, mette in gioco tutte le nostre resistenze, ma anche tutte
le immagini di Dio, e anche l’immagine dell’uomo: il Signore è colui
che gli altri servono, non colui che serve gli altri.
Gesù è venuto proprio per liberarci, per farci passare dalla morte
alla vita, con questa rivelazione di sé lavando i piedi.
Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo
capirai dopo».
Cosa sta facendo Gesù? È il grande mistero. Chi conosce Gesù,
che lava i piedi, conosce chi è Dio, conosce chi è il Padre, conosce chi
è il Figlio e conosce chi è l’uomo: è un figlio di Dio.
E Pietro ancora non può sapere questo, perché il Signore si rivelerà soltanto dalla croce come Dio. Si capirà che cosa significa «Io
sono», chi è Dio, quando si vedrà realizzato quel gesto simbolico di
lavare i piedi. È un gesto simbolico che manifesterà la sua pienezza
sulla croce: lui che dà la vita per noi. Proprio lì si capisce chi è Dio,
uno che ti ama fino a dare la vita per te.
Pietro non può ancora saperlo, lo capirà meglio dopo la Pentecoste, lo capirà dopo queste cose, dopo che lui stesso avrà rinnegato il
Signore, dopo che il Signore avrà dato la vita per lui, dopo che il Signore sarà risorto, dopo che il Signore gli avrà chiesto: «Pietro, mi ami
tu?». Allora capirà che cosa vuol dire. quando il Signore gli avrà detto:
«Quando eri giovane andavi dove volevi, ti cingevi la veste da solo la
veste, un altro invece adesso ti cingerà la veste, cioè la stessa veste del
servizio, dell’amore. Allora mi seguirai nello stesso cammino».
Dopo queste cose anche Pietro capirà che cosa significa che il
Signore si fa servo per amore, quando avrà lui stesso fatto esperienza
di questo amore.
Se tutte le nostre gerarchie ecclesiastiche si confrontassero con
umiltà su questi testi! Sono 2000 anni che li abbiamo.
[…] In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo
padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.
In questo versetto Gesù pensa ai suoi apostoli i quali nell’Ultima
Cena, secondo Luca, litigavano su chi fosse il più grande fra di loro.
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E qui è l’unica volta che esce la parola «apostolo» nel vangelo di Giovanni.
Volete essere grandi? Benissimo.
Volete far carriera? Benissimo.
La vera carriera, la vera grandezza sta nel lavare i piedi.
Un apostolo che vuol essere come i grandi del mondo è semplicemente ridicolo, fa quasi tenerezza. Ma fa tenerezza anche chi vuol
essere grande, perché non ha capito che cosa vuol dire essere grande,
non ha capito chi è il Signore. Gesù, lavando i piedi, dando la sua vita
per noi, ha cambiato i criteri di grandezza: il più grande è colui che sa
servire.
Pensate quant’è ridicolo vedere chi cerca prestigio, gloria, anche
nella gerarchia ecclesiastica. A volte, scherzando, c’è gente che studia
da vescovo. È ridicolo, anche se è umano, ma è ridicolo.
Questo vale per ogni credente: quanti litigi per la stima che gli
altri devono avere di me. Se non hanno stima di me sono morto. Ma
che me ne faccio della stima degli altri! La grandezza sta nel fatto che
so lavare i piedi, come Dio.
La vera grandezza, il vero amore è questo farsi piccolo, è dare
spazio all’altro, quasi ritirarsi per lasciar posto all’altro.
(Il Margine, Trento 2009, pp. 145-146 e 156-157)
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Dagli scritti di alcuni testimoni della fede
Tutta la nostra religione non è che religione falsa e tutte le nostre
virtù non sono altro che fantasmi; e siamo soltanto degli ipocriti agli occhi di Dio, se non abbiamo quella carità universale per tutti, per i buoni
come per i cattivi, per i poveri come per i ricchi, per tutti quelli che ci
fanno del male, come per quelli che ci fanno del bene (Curato d’Ars).
Colui che fa la volontà di Dio impara a conoscere lo Spirito divino,
la Vita divina, l’Amore divino; e tutto questo non significa altro che
Dio stesso. Mentre col dono di sé fa ciò che Dio esige, la Vita divina
diventa la sua vita: quando ritorna in sé, trova Dio in sé (Edith Stein).
Non c’è, credo, parola del Vangelo che abbia fatto su di me un’impressione più profonda e trasformato maggiormente la mia vita di questa: «Tutto ciò che fate ad uno di questi piccoli, lo fate a me». Se si
pensa che tali parole sono quelle della verità incarnata, quelle della
bocca che ha detto: «Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue…», con quale forza si è portati a cercare e ad amare Gesù in questi
«piccoli», in questi poveri, in questi peccatori (Charles de Foucauld).
Lasciare gli altri per il Cristo, lavarsi le mani per tutto quanto
riguarda gli uomini d’oggi; oppure abbandonare il Cristo per andare
verso gli altri, in un impegno per la giustizia: questa alternativa ci tira
in opposte direzioni, ci sloga. Mai il Cristo senza gli uomini. Mai gli
uomini senza il Cristo (Roger Schutz).
All’inizio credevo di dover convertire. Poi ho imparato che il mio
compito è amare. E l’amore converte quando vuole […] Non cerchiamo imprese straordinarie: l’importante è che doniamo noi stessi; conta
solo l’amore con cui facciamo quel che facciamo. Le nostre sorelle
fanno piccole cose: aiutano bambini, visitano chi è solo, chi è malato,
chi è in stato di necessità. Quando mi si dice che le nostre sorelle fanno
solo i lavori ordinari, rispondo che avrebbero già fatto abbastanza se
avessero aiutato anche una sola persona. Gesù sarebbe morto anche
per un solo uomo. Siamo fedeli nelle piccole cose: questa è la nostra
forza. Per Dio niente è troppo poco (Madre Teresa di Calcutta).
In un certo senso, è anche di sé che il sacerdote deve imparare
a dire, con verità e generosità: «Prendete e mangiate». La sua vita,
infatti, ha senso se egli sa farsi dono, mettendosi a disposizione della
comunità e a servizio di chiunque sia nel bisogno (Giovanni Paolo II).
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Dalla Lettera a tutti i fedeli
di San Francesco d’Assisi
Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla
santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così
santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe
ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo
oltremodo ricco, volle tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima
madre, la povertà.
All’approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi
discepoli. Poi pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi
da me questo calice» (Mt 26,39).
Pose, tuttavia, la sua volontà nella volontà del Padre. E la volontà
del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso, dato a noi e nato
per noi, offrisse se stesso nel proprio sangue come sacrificio e vittima
sull’altare della croce. Non si offrì per se stesso, non ne aveva infatti
bisogno lui, che aveva creato tutte le cose. Si offrì invece per i nostri peccati, lasciandoci l’esempio perché seguissimo le sue orme (cfr.
1Pt 2,21). E il Padre vuole che tutti ci salviamo per mezzo di lui e lo
riceviamo con puro cuore e casto corpo.
O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo Vangelo! È detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo
con tutto il cuore e con tutta la tua l’anima, e il prossimo tuo come
te stesso» (Lc 10,27). Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore
puro e pura mente, perché egli stesso questo ricerca sopra ogni osa
quando dice: «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità»
(Gv 4,23). Dunque tutti quelli che l’adorano, devono adorarlo in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché
dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18,1), e diciamogli: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6,9).
Facciamo inoltre «frutti degni di conversione» (Mt 3,8) e amiamo
il prossimo come noi stessi. Siamo caritatevoli, siamo umili, facciamo elemosine, perché esse lavano le nostre anime dalla sozzure del
peccato.
Gli uomini perdono tutto quello che lasciano in questo mondo.
Portano con sé solo la mercede della carità e delle elemosine che hanno fatto. È il Signore che dà loro il premio e la ricompensa.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma
piuttosto semplici, umili e casti. Non dobbiamo mai desiderare di essere al di sopra degli altri, ma piuttosto servi e sottomessi a ogni uma16
na creatura per amore del Signore. E su tutti coloro che avranno fatte
tali cose e perseverato fino alla fine, riposerà lo Spirito del Signore.
Egli porrà in essi la sua dimora ed abitazione. Saranno figli del Padre
celeste perché ne compiono le opere. Saranno considerati come fossero per il Signore o sposa o fratello o madre.
(Ufficio delle Letture della Festa di San Francesco)
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Preghiera a Maria
di Giovanni Paolo II
Maria,
Madre di Gesù Cristo e Madre dei sacerdoti,
ricevi questo titolo che noi tributiamo a te
per celebrare la tua maternità
e contemplare presso di te il sacerdozio
del tuo Figlio e dei tuoi figli,
santa genitrice di Dio.
Madre di Cristo,
al Messia sacerdote hai dato il corpo di carne
per l’unzione del Santo Spirito
a salvezza dei poveri e contriti di cuore,
custodisci nel tuo cuore e nella chiesa i sacerdoti,
Madre del Salvatore.
Madre della fede,
hai accompagnato al tempio il Figlio dell’uomo,
compimento delle promesse date ai padri,
consegna al Padre per la sua gloria
i sacerdoti del Figlio tuo,
Arca dell’alleanza.
Madre della chiesa,
tra i discepoli nel cenacolo pregavi lo Spirito
per il popolo nuovo e i suoi pastori,
ottieni all’ordine dei presbiteri
la pienezza dei doni,
Regina degli apostoli.
Madre di Gesù Cristo,
eri con lui agli inizi della sua vita
e della sua missione,
lo hai cercato maestro tra la folla,
lo hai assistito innalzato da terra,
consumato per il sacrificio unico eterno,
18
e avevi Giovanni vicino, tuo figlio,
accogli fin dall’inizio i chiamati,
proteggi la loro crescita,
accompagna nella vita e nel ministero
i tuoi figli,
Madre dei sacerdoti.
Amen.
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