GRAZIE HOSPICE
pensieri ed emozioni t a le righe
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Riportiamo di seguito il lavoro fatto dai nostri Volontari,
i Volontari della Lilt che operano in Hospice.
Hanno pensato, come leggerete in seguito,
di far capire in un modo semplice e immediato
che cos’è l’Hospice, cioè riportando le frasi
che i parenti lasciano scritte su alcuni grandi libri,
presenti nei corridoi della nostra struttura.
Desideriamo ringraziare tutti loro
per questa bella iniziativa e per il grande contributo
che danno con la loro presenza
e la loro umana sensibilità
a chi giunge e passa all’Orsa Maggiore.
Il Presidente
Mauro Valentini
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Perché l’Hospice?
Perché la famiglia è molto provata dal lungo periodo di malattia
e ha bisogno di un momento di sollievo per riprendersi fisicamente e psicologicamente.
Perché la situazione famigliare non consente di curare il malato a casa magari per la presenza di anziani, di bimbi o di altri
famigliari con problemi di salute.
Perché il paziente non vuole pesare sulla famiglia con il peggiorare delle sue condizioni fisiche.
Perché si e’ soli al mondo.
Cosa si trova in Hospice?
Un aiuto medico e infermieristico qualificato per il controllo
della sintomatologia.
Un aiuto psicologico per il paziente e i famigliari.
E poi… rispetto, accoglienza, attenzione, affetto e tanta disponibilità ad ascoltare. In Hospice non si é mai soli c’é sempre una
mano da stringere o una carezza che ti sfiora.
In Hospice ci sono quattro grossi volumi pieni di fotografie e di
scritti lasciati dai pazienti e dai parenti; noi abbiamo voluto con
questo libretto farvi leggere qualche pensiero affinché vi giunga
un grazie dal più profondo del cuore per il vostro contributo.
I volontari della Lilt in Hospice
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pensieri ed emozioni t a le righe
All’inizio pensavo fosse sbagliato allontanare la nonna da casa:
me ne ero sempre presa cura io fin dall’inizio della malattia
e forse credevo che portandola in hospice
fosse come dichiarare un fallimento.
Ma così non è stato: le avete dato cura, affetto, e tanta dignità
fino alla fine, per tutto questo io e la mia famiglia vi ringraziamo
dal più profondo del cuore.
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Sono ormai quasi due mesi che assisto
quotidianamente una persona cara, quasi giunta al capolinea
del suo viaggio terreno, anche se a noi uomini
non è dato di sapere né il giorno né l’ora.
Ho avuto tanto tempo per riflettere sulla eccezionalità umana
e professionale di coloro che qui operano, di coloro che accompagnano i loro simili verso la meta cui tutti siamo destinati con
una dedizione non rara, bensì unica. Perciò, in questo angolo di
pace spesso allietato dal riso gioioso e ignaro di qualche bimbo,
chi è ammalato non perde la propria dignità perché anche
qualora perda la proprio autonomia, è accudito con amorevole
naturalezza, non soffre dolori indicibili nel corpo e dunque non
subisce la devastazione dell’aspetto fisico, grazie alla competenza specialistica di chi vi opera e di conseguenza anche la sua
sofferenza morale è alleviata. Dopo questa mia esperienza
di dolore, non sarei sincera se non affermassi di poter definire
la morte in termini più famigliari, ma neppure se la qualificassi
come il nemico che spesso sconfigge la dignità dell’uomo.
In questo senso, dall’Hospice la morte esce sconfitta.
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Sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare
il passaggio che porta le persone più care lontano
dagli occhi… non sapevo però che queste persone se ne sarebbero andate quasi insieme… nell’arco di un anno. E’ una dura
esperienza di vita, almeno per come sono io; certo ci sono casi
molto più tristi, ma io sto soffrendo molto e forse sono diventata “egoista” e per questo mi vergogno un po’, non fa parte
di me. Adesso però penso alla mia mamma, al mio papà e a mio
marito qui steso in attesa di una vita nell’aldilà, Lui crede molto
più di me… Io invece credo a quello che vedo e in quello
che sento dentro e in questa famiglia che mi ha accolta con il
mio carico di dolore, senza dire ”eccone un’altra, che palle!”.
La mia mamma purtroppo, per mia disinformazione, non ha
avuto l’opportunità di vedere la mia “nuova famiglia”, ma il mio
papà sì, e per questo se ne è andato sereno. Adesso con mio
marito dopo due mesi, eccomi di nuovo qui, per far conoscere
anche a lui questi amici, che anche se lui non ci sarà più, non
mi lasceranno sola, perché questo era il suo tormento. Quanta
tristezza, quanto dolore questa struttura prende su se…
ti spoglia di tutto quello che ti fa male e ti riveste
a nuovo per farti vivere o morire sereno. Grazie!
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C’e un tempo nella vita che non vorremmo
arrivasse mai. È il momento in cui ti dicono
che un “tuo caro” presto lascerà il mondo terreno.
In quell’istante vorresti che la terra inghiottisse te e lui
in un secondo, così tutto finirebbe; ma non è così
e tu ogni giorno ti ritrovi a combattere con il dolore
e con la sofferenza di chi presto ti lascerà. Poi arriva l’istante
cruciale, il tuo caro ti lascia e comincia un nuovo dolore
e ti ritrovi a pensare agli ultimi giorni, agli ultimi mesi, agli
ultimi anni, alla tua vita. Ti accorgi allora di tutti quelli che sono
stati vicini, che hanno aiutato te e il tuo caro; di quegli “angeli”
che negli ultimi tempi, a tutte le ore erano presenti,
pronti a darti un sorso d’acqua, una medicina, una
“strigliatina”,una pacca sulle spalle, ad offrirti un sorriso,
una parola buona. Quegli “angeli” che hanno accompagnato
il tuo caro fino al confine tra il terreno e l’eterno, quegli
“angeli” che sono corsi da te subito dopo, quegli “angeli”
che ti hanno aiutato a capire che la vita vale la pena di essere
vissuta. A tutte queste persone, dico grazie per me…
e per mio marito. Siete veramente bravi,
fate in modo di continuare in questa opera.
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Solo ieri abbiamo dato l’ultimo saluto
a nostro fratello. Già ieri abbiamo pensato
a come ringraziare voi, voi infermieri, voi medici, voi psicologi,
voi volontari che lo avete accolto, che ci avete accolto,
per quasi tre mesi. Tre lunghi mesi fatti di calore, presenza,
parole, sostegno, aiuto, dolore e speranza, tristezza e caldi
sorrisi.Vi ringraziamo per aver ridato serenità a nostro fratello,
una serenità che era stata invasa da angoscia, insonnia, paura,
dolore. Nostro fratello in questo ambiente, all’Hospice,
fatto di persone più che di personale sanitario, ha ritrovato
la sua dignità di uomo, non di uomo malato, ma di uomo.
Era davvero felice di aver incontrato voi, “belle signore”,
come amava chiamarvi, scherzando e condividendo la sua vita
sia quotidiana, sia passata. Ma desideriamo ringraziarvi
per aver restituito anche a noi spazi di vita e di sollievo,
spazi che noi stessi, come lui, avevamo perso nella fatica
angosciosa dell’assistenza e della perdita imminente.
Certo, questa lettera è piena di sentimenti, di emozioni per noi
molto forti, ma sappiamo di poterli condividere.
Sono emozioni che vi riferiamo a nome nostro
e anche a nome di nostro fratello.
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Quando si perde una persona cara si tende
a ringraziare tutti coloro che si sono presi cura di lei,
magari si fa con leggerezza dando per scontata la cosa.
Per me non é così. Questo grazie lo rivolgo a tutti coloro
che con professionalità o con volontariato ci sono stati vicino,
con umiltà e sensibilità aiutandoci nonostante la malattia
si presentasse nel suo lato peggiore. Da quando la mia mamma
é venuta all’Hospice ho sempre pensato che non si trovasse
in una struttura per malati ma in una specie di “pre-paradiso”,
proprio per la serenità che ha accompagnato
la sua permanenza, grazie a tutti coloro che prendendosi
cura di lei le hanno restituito quella dignità di persona
sino all’ultimo istante. Questa serenità mi accompagna
anche adesso nei momenti vuoti e di dolore,
allora penso agli ultimi momenti che ho passato vicino a lei,
sì dolorosi, ma anche pieni di dolcezza e di serenità.
Per tutto questo grazie a tutti voi.
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Devo dire che quando ci era stato proposto
il trasferimento all’hospice ero scettico,
e pensavo che la mia mamma fosse portata
in un centro a morire perché tanto non c’era più nulla da fare.
Ho dovuto subito ricredermi appena abbiamo varcato la soglia
dell’Orsa Maggiore, in quanto siamo stati accolti
con tanto affetto che sembrava di essere tornati finalmente
a casa dopo quasi venti giorni di ospedale. Da quel momento
siamo stati coccolati ed amati da persone che, fino a qualche
minuto prima, non sapevano niente della nostra avventura.
Mamma è stata accolta come se fosse stata la loro mamma.
È stata sistemata nella sua camera, risvegliata e, dopo parecchi
giorni, grazie all’immensa pazienza del personale,
é riuscita ad alimentarsi. È ritornata a riconoscerci
e a fare qualche piccolo discorsetto e pensate che gioia ha
provocato in noi, avere un rapporto con una persona
così tanto amata. Finalmente la parola morte
che prima ci veniva di continuo ripetuta, all’Orsa Maggiore
non l’abbiamo più sentita ma ci é stato insegnato a ragionare
a piccoli obbiettivi. In questi giorni all’Hospice abbiamo trovato
tante persone che ci sono state vicine e ci hanno preparato
in maniera serena a quel momento inevitabile
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che purtroppo é arrivato portandoci via una persona carissima.
Una parola di conforto, un sorriso, un abbraccio, una carezza
ci faceva stare subito meglio e ci dava la forza di poter
continuare. Vi porteremo sempre nei nostri cuori
e ci mancate tanto. Ogni giorno, ricordando la mamma,
vi penseremo per tutto quello che avete fatto.
Il ricordo degli ultimi giorni di vita di nostra figlia
sarà per noi sempre legato alla vostra sorridente
attenzione, alla vostra accoglienza rispettosa,
al vostro interessamento sincero per una persona malata,
ma ancora desiderosa di vivere e di agire.
Ne avete rispettato l’intelligenza e la sensibilità
e l’avete accompagnata con serenità,
incontro alla sua morte. Per noi genitori, impotenti di fronte
alla sua sofferenza morale e fisica, è stato motivo
di profondo sollievo sapere che potevamo sempre contare
sul vostro aiuto sollecito e sulla vostra presenza continua.
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Non ci siamo sentiti mai soli, né sovraccaricati
di altre responsabilità. Abbiamo potuto semplicemente
continuare ad essere i suoi genitori fino all’ultimo.
Grazie di cuore per tutto ciò che avete fatto per noi.
Non lo dimenticheremo come cittadini e ci auguriamo
che queste strutture siano sempre sostenute
e che il loro personale sia come voi
competente e umano.
La zia e io siamo arrivate in hospice in un assolato
due giugno. Dopo un mese di ospedale lei desiderava
un posto tranquillo dove sperare di riprendere un po’ di salute
e di vita normale. Aveva una gran voglia di vivere,
progetti per il futuro, cose da dire,
che la non piena consapevolezza della sua diagnosi
lasciava intatti. Qui ci avete accolte dandoci molto più di quanto
non solo potessimo chiedere, ma nemmeno sperare.
È stata una permanenza breve ma di straordinaria intensità.
La zia amava sfogliare gli album di foto e scritti
che trovavamo in corridoio,
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diceva che quelle erano vere pagine di storia che tutti,
soprattutto i giovani, avrebbero dovuto leggere e su cui avrebbero dovuto meditare per capire qualcosa in più del significato
della vita. Su quei racconti di amore e dolore ci siamo potute
parlare, anche noi, dicendoci ciò che fino ad allora
avevamo taciuto. Poi quel periodo di quiete
si è interrotto bruscamente e il decimo giorno dal nostro arrivo
la zia se ne andata. Avete saputo rendere vivibile il dolore,
ci avete permesso di sentire fino all’ultimo la straordinaria
forza della vita e avete dato tutta la sua sacralità
al momento della morte. Mi avete insegnato a parlarle
anche quando lei non era più consapevole,
mi avete accompagnata nell’augurarle
buon viaggio, non mi sono mai sentita né sola né impaurita.
Grazie a tutti voi che lavorate con tanta professionalità,
passione e umanità in questa meravigliosa struttura.
Grazie a quelle signore volontarie che sono state così
amorevolmente vicine alla zia e a me nell’ultimo giorno.
Di loro ignoro il nome, ma ricorderò sempre l’empatia
che i loro occhi e i loro gesti mi hanno donato,
al di là di ogni parola. Grazie a tutti di tutto.
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Dimissioni dall’hospice
Cioè avere invertito un viaggio iniziato per andare incontro
a una morte serena ed essersi ritrovati a percorrere
lo stesso viaggio senonché incontro ad una nuova vita.
Ho vaghi ricordi di un martedì quando un’ambulanza
mi trasportava a ritrovare la strada per la vita, anche se
le probabilità erano alquanto esigue, però qualcuno ci credeva
e l’ambulanza mi lasciò tra lo sgomento e la voglia di farcela.
Forse devo chiedere scusa se mi sono reso antipatico
ed è successo nei momenti in cui voi riuscivate
nel vostro lavoro e io, invece di restare tranquillo e umile,
mi sono completamente dimenticato che non c’ero solo io,
che ero in una comunità e vi chiedo perdono per questo
non è da me davvero. Ora vado a casa e questo giorno
vorrei dedicarlo al primo giorno del primo anno
di questa nuova vita anche perché siete stati i primi a crederci,
i primi a portare pazienza e sopportare, e poi diciamo
i primi e prime a dire ed essere sicuri che sono in grado di farlo
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e riuscirci senza ingannare nessuno, mi avete insegnato
moltissimo e anche per questo il nostro rapporto
non potrà terminare con le dimissioni del paziente.
Ora chiudo con un forte abbraccio a tutti i medici,
tutte le infermiere che tanto si sono prodigati giorno e notte
Per questo completo recupero, scusatemi se senza volerlo
vi ho trattato un po’ male, un bacione a tutti e senza distinzioni.
Arrivederci a presto e chissà possa venire senza sedia a rotelle
dicendovi grazie. Con però molto affetto.
GRAZIE HOSPICE
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