DOMENICA 12 OTTOBRE 2014
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Il dibattito delle idee
Oggi
Le ragazze del volley
e un sogno finito:
sconfitte dalla Cina
A chi conviene
la secessione
Cozzari, Piccardi, Vanetti
a pagina 40
Alberto Alesina ed Enrico Spolaore
nel supplemento del Corriere
L’attacco islamista a Kobane L’alluvione Danni per 200 milioni, polemiche sul meteo. Ancora giorni critici, allerta in tutto il Nord
SOTTO ASSEDIO
È L’OCCIDENTE
La catena delle responsabilità
di Angelo Panebianco
A Genova vent’anni di promesse, ricorsi, pagamenti inutili e lavori mai eseguiti
Q
Poste Italiane Sped. in A.P. - D.L. 353/2003 conv. L. 46/2004 art. 1, c1, DCB Milano
uanto può valere, in termini di reclutamento di altri combattenti in
tutto il mondo, oltre che di nuovi
simpatizzanti per la «causa» (la
guerra santa), la sempre più probabile caduta di Kobane nelle mani dello Stato
islamico? Kobane, la città curda assediata (e già
in gran parte conquistata dal Califfo) i cui abitanti combattono per sfuggire a morte certa, sta
diventando una prova dell’impotenza occidentale. Le analogie storiche funzionano solo in
parte ma la battaglia di Kobane sta assumendo
un rilievo simbolico che ricorda quello di battaglie decisive in certe guerre del passato. Come
Stalingrado. I curdi ce l’hanno soprattutto con il
presidente turco Erdogan che non muove i carri
armati, né permette ai curdi di attraversare il
confine con la Siria per andare a salvare gli abitanti di Kobane. Ma la tragedia della città è,
prima di tutto, il frutto degli errori degli occidentali, della loro passività, durata troppo a
lungo, di fronte alla nascita e alle vittorie del
Califfato. I bombardamenti americani hanno
rallentato l’avanzata dei jihadisti ma, secondo lo
stesso Pentagono, non basteranno né a salvare
Kobane né a bloccare l’ulteriore espansione
dello Stato islamico. Per fare quel lavoro occorrono le truppe di terra. Esattamente ciò che
Obama non è disposto a impegnare.
Si scontano anche in questo caso gli effetti di
una politica americana in Medio Oriente giudicata fallimentare da critici dello stesso campo
democratico cui appartiene il presidente: dall’ex
segretario di Stato e futura candidata alla presidenza Hillary Clinton all’ex segretario alla Difesa
sotto Obama, Leon Panetta.
Il problema è che una coalizione di guerra
contro lo Stato islamico che comprende le potenze sunnite dell’area è un’ottima cosa sulla
carta ma non funziona o funziona male di fatto
perché ciascuna di quelle potenze ha nella partita interessi e obiettivi propri, e la leadership
americana è troppo debole e troppo poco credibile: non può imporre la coesione necessaria per
ottenere decisive vittorie militari sul terreno.
Non è nemmeno sicuro che le potenze sunnite
coinvolte (la Turchia per prima) vogliano davvero spingersi fino a distruggere il Califfato. Intendono certamente colpirlo e fermarlo poiché si
tratta di un fenomeno sfuggito di mano a tutti.
Ma non è sicuro che vogliano anche distruggerlo
se ciò significa regalare la vittoria ad Assad in
Siria, consentire che il suo regime si perpetui.
Mentre è certo, almeno dal punto di vista occidentale, che la sconfitta definitiva dello Stato
islamico è necessaria non solo per stabilizzare la
regione ma anche per spegnere gli entusiasmi
che i suoi successi e la sua sanguinaria capacità
mediatica hanno suscitato fra molti giovani sunniti in Medio Oriente, in Europa e altrove.
continua a pagina 31
di Marco Imarisio
U
n’altra notte di pioggia e le
strade di Genova sono tornate a riempirsi di fango. Il fianco di un palazzo è crollato, 30 famiglie sono senza un tetto. Danni per 200 milioni. Il capo della
Protezione Civile Gabrielli: «Rischio alto fino a lunedì notte». E
mentre prosegue l’opera dei volontari (nella foto), non si fermano le polemiche per il mancato
allarme e i lavori mai eseguiti.
da pagina 2 a pagina 5
Dellacasa
IL FANGO E I VOLONTARI
«Ripuliremo
la nostra città»
L’orgoglio
dei ragazzi
di Riccardo Bruno
S
«Non ci hanno avvisati»
Il politico ligure
alla gara dello scaricabarile
«D
i fronte alla politica del governo Berlusconi che ha
affossato la prevenzione contro il rischio di dissesto idrogeologico…». Lascia increduli, a rileggerla oggi, la nota ufficiale
del Pd del 7 novembre 2011, subito dopo l’alluvione di Genova
che uccise sei persone. Riassunto: tutta colpa della destra, tutta
colpa del Cavaliere, tutta colpa del governo in carica.
di Gian Antonio Stella
«REFERENDUM SULL’EURO»
Grillo: certa gente
va fermata
con l’esercito
continua a pagina 2
● GIANNELLI
Contratti di 50 tipi:
400 mila durano 24 ore
di Enrico Marro
di Alessandro Trocino
L’INCHIESTA
C
«Q
uesti cialtroni vanno fermati con l’esercito». Alla
festa romana del M5S, Beppe
Grillo attacca il governo e annuncia un referendum per uscire
dall’euro: «Entro maggio raccoglieremo un milione di firme».
alle pagine 10 e 11 Roncone
9 771120 498008
41 0 1 2>
S
Il rapper
Va in tv e
critica chi
la guarda.
Basta
esserci, per
avere (la)
ragione
nuti… L’underground non ti odia
quando ti vendi, ma quando ti
iniziano a comprare».
Due deputati del Pd sono caduti nella trappola e hanno goffamente tirato in ballo Sky, l’editore del talent. Chiedere a un
rapper di essere logico è come
voler convertire Voltaire all’irrazionalismo. Anzi, l’incoerenza è
la fede di Fedez. È diventato famoso con la canzone Alfonso Signorini (eroe nazionale): almeno
sulla carta, una lettura sarcastica.
Ma del videoclip è protagonista
lo stesso Signorini, in carne, ossa
a pagina 5
LAVORO LA MAPPA E I PARADOSSI DELLA PRECARIETÀ
inquanta forme contrattuali: sono quelle censite dall’Osservatorio dei Lavori, la
giungla dei precari che il governo si ripromette di disboscare
con il Jobs act. Nel primo trimestre 2014, in 403.760 casi il
lavoro è durato un solo giorno.
Garanzia giovani
Le ragioni
di una disfatta
a pagina 9
a pagina 8 Querzé
di Aldo Grasso ● IDEE& SOCIETÀ
● PADIGLIONE ITALIA
LA TERZA VIA DI RABAT
LA COMODA INCOERENZA DEL «GIUDICE» FEDEZ IL CASO MAROCCO
i parla molto di Fedez (Federico Leonardo Lucia), il
rapper giudice di X Factor.
Nel comporre l’inno per i pentastellati radunati al Circo Massimo ha puntato al bersaglio grosso: «Caro Napolitano te lo dico
con il cuore, o vai a testimoniare
oppure passi il testimone». Un
performer dalle rime facili: frasi
fatte, metrica un tanto al chilo. Fa
niente, dice Fedez: «L’artista nasce e muore incoerente, fatevene
una ragione. I rapper sono come
i politici, si fanno corrompere e
cambiano idea ogni cinque mi-
vuotano i tombini dal fango, spalano e raccontano:
«Ripuliremo la nostra città.
Fieri di dare il nostro contributo». I liceali di Genova si guardano negli occhi e lavorano sodo: «Più leviamo fango, più ce
n’è». Ma loro, questi diciottenni testardi e orgogliosi, non demordono: «Andiamo avanti».
e calzamaglia rosa, ed ecco che la
corrosione si fa connivenza (più
copertina su Chi).
Va in tv, ma critica chi la guarda. Nudo e tatuato, troneggia sul
Rolling Stone italiano. L’incoerenza è la sua virtù. Puntare il dito sul marcio, ma starci del tutto
dentro: comodi, distaccati, divertiti. Non è il solo: il populismo
garantisce ai contenuti di poter
cambiare mille volte verso e direzione. Ma intanto la scena è occupata. Basta esserci, per avere
(la) ragione.
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UN MODELLO
ANTIFANATISMO
di Ernesto Galli della Loggia
a pagina 15
STILI DI VITA
A SCUOLA A PIEDI
ORA I BAMBINI
DANNO L’ESEMPIO
di Beppe Severgnini
a pagina 29
di Dario Di Vico
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
2
Primo piano L’alluvione
Danni per 200 milioni. Interviene Gabrielli: previsioni meteo errate
Il cardinale Bagnasco: città ferita, servono fatti. Renzi resta a Firenze
Sfollati e massima allerta a Genova
È stata la seconda notte di diluvio e
di disastri, nel buio dei black-out le strade di
Genova sono tornate a riempirsi di fango
questa volta soprattutto nel Ponente: Voltri,
Pegli, Sestri. All’una il fianco di un palazzo a
Rivarolo è crollato di botto, trenta famiglie
sono ora senza un tetto, alle quattro una frana ha bloccato due caselli dell’autostrada, la
A12, un’altra la linea ferroviaria Genova-Acqui. L’elenco di crolli, allagamenti, voragini
e cedimenti di strade è lunghissimo.
Duecento milioni sono valutati i danni per
le strutture pubbliche, almeno 100 milioni
per i privati, soprattutto commercianti. Il capo della Protezione Civile Gabrielli avverte:
GENOVA
❞
È penoso
sentir
ripetere
ancora che
«l’avviso
parlava solo
di una
significativa
quantità
di pioggia»
❞
Don Gallo
raccontava
della sua
paura «per
quei mostri
costruiti sui
pendii che
sembra
ti cadano
addosso»
❞
Le «bombe
d’acqua»
non sono
certo un
fenomeno
recente: ne
scriveva già
ai suoi
tempi
Dante
Alighieri
«Siamo in piena emergenza e il rischio resterà alto fino a lunedì notte». Tecnicamente è
allerta massimo (rosso), anche per i fulmini,
per tutta la Liguria. Esteso a Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. E fino a mezzanotte di lunedì, a Genova tutte le scuole e i
mercati chiusi, manifestazioni sospese, invito a non usare auto private. E mentre Gabrielli raccomandava di «non svuotare ora i
magazzini e gli scantinati perché è pericoloso», lungo gli argini del Bisagno i commercianti nei fondi allagati spalavano fango. C’è
rabbia, incomprensione, distanza fra le istituzioni che pure dicono essere «prioritaria
la vicinanza con la popolazione» e quella po-
polazione che ripete di sentirsi tradita e abbandonata. Ieri mattina fra le desolate macerie si è presentato il cardinale Angelo Bagnasco che durante la visita ha ricevuto una telefonata di papa Francesco. «Davanti a tanta
disperazione ora servono fatti. Non è ancora
venuto nessuno?» ha chiesto Bagnasco, stupito, agli spalatori. No, non era ancora arrivato nessun politico, soprattutto non il premier Matteo Renzi rimasto a Firenze, né
membri del governo a parte il ministro della
Difesa, la genovese Pinotti, che ha offerto la
collaborazione di altri 200 militari.
Sul mancato allarme, Gabrielli ammette
che «c’è stato un errore, le previsioni erano
sbagliate» ma invita a non «crocifiggere»
nessuno. Però più delle previsioni sbagliate,
dice, pesa «la mancata manutenzione, come
si poteva vedere dalla spazzatura, dai rami
trascinati dai rivi e finiti in strada» e il blocco
dei lavori strutturali impigliati nei ricorsi al
Tar. Il tratto terminale del Bisagno potrebbe
essere cantierizzato ma pende ancora la possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato delle ditte che hanno perso l’appalto: «Sono
pronto a fare una forzatura e affidare subito
l’opera» ha detto ieri il governatore Burlando
«se l’avvocatura dello Stato mi appoggerà».
Erika Dellacasa
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Il commento
di Gian Antonio Stella
SEGUE DALLA PRIMA
Colpevole di aver appunto
«affossato la prevenzione» e
fatto dei «tagli selvaggi» alla
tutela del territorio: «Occorre
reagire prontamente per ripristinare quelle risorse e destinarne ulteriori per le zone alluvionate». Di più: «È scandaloso
che, nelle misure previste dalla
legge di stabilità, il Ministero
dell’Ambiente venga decurtato
di 124 milioni per la difesa del
suolo. Non solo servono questi
fondi, ma ne occorrono altri
per far fronte alla gravissima
emergenza in Liguria e nell’alta
Toscana».
Quanti soldi? Per cominciare, i due protagonisti principali
dell’atto d’accusa democratico,
la genovese e futura ministro
della Difesa Roberta Pinotti e
(guarda guarda) il tesoriere
della Margherita Luigi Lusi,
chiedevano «una somma di
800 milioni di euro per interventi immediati sull’emergenza idro-geologica di cui 327 milioni per Genova e gli altri territori». Più «la sospensioni dei
versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi».
Più «l’esclusione del patto di
stabilità per tutte le spese da
sostenere per il contrasto delle
emergenze, per la messa in sicurezza di Genova e degli altri
territori…». Eccetera eccetera…
Ottocento milioni! Ventisette volte di più di quanto sarebbe stato stanziato due anni dopo, per la prevenzione del rischio idrogeologico, dal governo guidato da Enrico Letta e a
maggioranza democratica: 30
milioni miseri. Basta questo
confronto per dimostrare come le polemiche sul tema dell’intervento «prima» e «dopo»
le catastrofi naturali siano dettate troppo spesso da interessi
di bottega. «Diluvia, governo
ladro!» se a Palazzo Chigi c’è un
governo ostile. «Diluvia, governo scalognato», se ce n’è uno
amico.
Sia chiaro: è impossibile,
perfino per lady Francesca Pascale, Dudù e Dudina, difendere Sua Emittenza su questo
punto. Basti ricordare gli stanziamenti contro il rischio idro-
Gli edifici danneggiati A sinistra, il cardinale Angelo Bagnasco sui luoghi dell’alluvione.Sopra il Museo di storia naturale
(a sinistra) e la stazione di Brignole. Sotto il Mercato orientale e (a destra) il Teatro della Gioventù: hanno subito danni
«Nessuno ci ha avvertiti»
Lo sciocchezzaio politico
Il governo nemico è «ladro» quando diluvia, se no è «scalognato»
200
Mila euro al
giorno: la spesa
in Italia per
prevenire frane
e alluvioni
800
Mila euro al
giorno la spesa
per riparare
ai dissesti
idro-geologici
geologico: 551 milioni per il
2008 e 408 per il 2009 nelle ultime leggi finanziarie prodiane, 147 per il 2010 e poi addirittura 84 per il 2011 in quelle berlusconiane. Taglio complessivo: l’85% rispetto tre anni
prima. Una vergogna. Tanto
più che il Cavaliere insisteva a
giurare che la crisi era «psicologica», «i ristoranti pieni»,
l’Italia un «paese benestante».
È altrettanto impossibile,
però, negare l’evidenza di un
rimpallo di responsabilità che,
come dimostrano quei 30 milioni di Letta, rivela la cattiva
coscienza di entrambi gli
schieramenti accanitamente
nemici su tante cose ma uniti
nell’affidarsi a San Gennaro
piuttosto che alla prevenzione,
alla manutenzione, alla cura
quotidiana del territorio. Un
esempio? La risposta che Pierluigi Bersani, diede a Lucia Annunziata che gli chiedeva, due
giorni dopo il disastro genovese, perché i Democratici che
avevano attaccato Gianni Alemanno per l’alluvione di Roma
non si accanivano ora contro il
sindaco di Genova. «Non farei
di tutta l’erba un fascio», sgusciò via l’allora leader del Pd.
Dopodiché aggiunse: «Comunque anche in questo caso direi
che prima di fare sentenze si
debba riflettere bene su quanto
sta accadendo perché va migliorato il sistema di allerta e
bisogna abituarsi a momenti di
emergenza». Una tesi, questa
di doversi abituare alle emergenze, che in bocca a Berlusconi avrebbe scatenato un putiferio.
In realtà, come spiegò in
quei giorni Don Andrea Gallo,
i l « p r e t a c c i o » g e n o ve s e
(copyright di Candido Cannavò) per decenni amatissimo
dalla sinistra alternativa, «nessuno può dire di avere la coscienza a posto. Certamente,
non il sindaco e su chi sta più
in alto». E ricordò: «Quando
Il peso dei rinvii
Sulla tragedia pesano
i ritardi ma scaricare
tutto sulla magistratura
sarebbe indecoroso
anni fa andavo a fare gli incontri in largo Merlo, proprio sopra via Fereggiano, mi dicevo,
mamma mia che paura questi
palazzoni costruiti sui pendii,
sembra che ti cadano addosso.
E di “mostri” la città ne ha tanti,
il Biscione, il Cep, le Dighe, Begato... E potrei continuare. Tutti quartieri per la povera gente.
Io dico sempre che Dio si è dimenticato di dare a Mosé un
undicesimo comandamento:
amate la natura e proteggetela,
che è come dire amate l’ambiente e le creature che lo abitano».
Certo, sulla nuova tragedia
di giovedì pesa il lungo, interminabile, fatale braccio di ferro
giudiziario tra le imprese che si
contendono i cantieri. Prova
ulteriore di quanto avesse ragione la Banca d’Italia quando,
come ricorda lo stesso vicepresidente del CSM Michele Vietti,
denunciava che «l’inefficienza
della giustizia civile ci costa l’1%
del Pil, all’incirca 22 miliardi di
euro». Ma sarebbe indecoroso
se l’intera responsabilità di anni di ritardi, di rinvii, di decisioni ammuffite tra scartoffie
burocratiche per quel benedetto by pass del Bisagno fosse
scaricata sulla magistratura.
Il vecchio partito comunista,
ai suoi tempi, tirava in ballo la
«responsabilità oggettiva»: il
sindaco, gli assessori comunali
e regionali delegati al problema, il governatore e insomma
tutti coloro che sono stati eletti
dai cittadini per risolvere le situazioni che vanno risolte devono avere ben chiaro il punto.
Vale per Claudio Burlando, vale
per Marco Doria, vale per tutti.
Anche non aver strillato ancora
piena per lanciare nuovi allarmi sui rinvii può essere una
colpa. Ed è penoso sentir ripetere ancora una volta «nessuno
ci aveva avvertiti» o che «l’avviso parlava solo di quantità di
pioggia significativa».
Di quelle che oggi chiamiamo «bombe d’acqua» scriveva
già Dante Alighieri. Lo sappiamo: la natura, a dispetto di
ogni genio della metereologia,
può coglierci di sorpresa. Ma
non ne possiamo più di un Paese che, come denuncia un dossier Legambiente, spende ogni
giorno solo 200 mila euro per
la prevenzione e 800 mila, cioè
il quadruplo, per intervenire
«dopo» ogni sciagura. Tanto
più in una regione quale la Liguria dove da anni, come denuncia l’Ispra, ci sono 8392 frane censite e un indice di franosità molto più alto della media
nazionale (già stratosferica rispetto a quella europea) e dove
intere province, come La Spezia, hanno il 100% dei comuni a
rischio.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
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Dietro il disastro
di Marco Imarisio
GENOVA La galleria che doveva
salvare la città è diventata il
magazzino delle canoe. Alle
spalle del bagno Squash, nascosto alla vista dei turisti da
una fila di cabine azzurre, c’è
un reperto di archeologia urbana che ben rappresenta il fallimento ventennale di qualunque prevenzione idrogeologica
genovese.
Alla fine degli anni Ottanta
l’apertura del cantiere sul mare
che doveva costruire lo scolmatore del rio Fereggiano era stato benedetto anche dal vescovo, tanta era l’aspettativa per
l’opera salvifica che avrebbe
dovuto finalmente liberare tutti dalle insidie di quel micidiale
torrente, che nel 2011 si sarebbe
portato via sei vite umane e anche la scorsa notte ha fatto la
sua parte nel coprire di fango
interi quartieri. Il prezzo era
anche modico, cinquanta miliardi dell’epoca. Oggi è una distesa di sterpaglie e fango dove
non si avventura nessuno, con i
primi dieci metri utilizzati come ripostiglio delle barche dei
bagnanti. Qualcuno dice che ci
hanno dimenticato dentro una
ruspa, tanta era la fretta di
chiuderlo. Il primo chilometro
era quasi finito. Ne mancavano
altri sei. Ma nel 1991, agli albori
di Tangentopoli, finiscono in
manette due assessori socialisti della giunta a forma di pentapartito guidata da Cesare
Campart. L’accusa è di corruzione per l’appalto dello scolmatore. Verranno assolti entrambi, nel 2001.
Il cantiere intanto si ferma.
Con l’aria che tira in quegli anni, nessuno ha voglia di andarsi
a cercare rogne. La chiusura ufficiale viene decretata dal commissario prefettizio Vittorio
Stelo. Al suo successore, il sindaco Adriano Sansa, tocca l’ingrato compito di dare l’avvio alla liquidazione. Comincia un
salasso per le casse del Comune andato avanti fino a oggi.
Nove miliardi di vecchie lire,
circa 4,5 milioni di euro, intascati dalle ditte vincitrici dell’appalto, pagate per non eseguire i lavori. L’ultima rata è è
dell’ 11 giugno 2013, 624mila
euro versati alla Astaldi.
L’epopea dello scolmatore
del Fereggiano finisce in archi-
(ANSA)
DAL NOSTRO INVIATO
Sperperi e appalti inutili
Vent’anni di errori
per i cantieri mai finiti
vio. Nel 1998 comincia quella
ben più ambiziosa del Bisagno.
L’allargamento delle sue volte
sotterranee viene diviso in tre
parti. La prima viene portata a
termine, seppure con un aggravio di spesa da 20 milioni di
euro da aggiungere ai 50 iniziali. L’appalto da 35 milioni per la
Incompiuto
Lo scolmatore
del torrente
Fereggiano
Il cantiere
per realizzarlo
venne aperto
nel 1985 e poi
chiuso nel ‘93
seconda fase viene assegnato
nel gennaio 2012. Le aziende
uscite sconfitte dalla gara fanno ricorso al Tar della Liguria.
Nell’elenco delle presunte irregolarità è citata una differenza
di 2,5 centimetri nello spessore
delle canne laterali tra il progetto originale e i parametri
fissati dal bando. Nel 2013 la
gara viene annullata. Nel 2014
viene stabilita l’incompetenza
del Tar genovese. A luglio il Tar
del Lazio riporta tutto alla casella di partenza decretando la
regolarità della gara iniziale. Al
netto di nuovi e possibili ricorsi, i lavori devono ancora iniziare. La rimozione del «tappo» che non fa dormire una
città intera appartiene però alla
terza parte dell’opera. Il costo
previsto supera i cento milioni,
al momento difficili da trovare.
Senza queste due opere Genova lotta a mani nude con la
sua stessa natura. Nel sottosuolo della città scorrono 107
rivi tombati sui quali si è costruito di tutto. In questa precarietà territoriale ogni acquazzone genera un errore.
L’ultimo disastro ha due colpevoli dichiarati, anche se forse è
ingiusto definirli in questo
modo. I tecnici dell’Arpal,
l’agenzia regionale dell’ambiente incaricata delle previsioni del tempo, avevano indovinato le alluvioni del 2009,
2010, 2011. «Questa non l’abbiamo beccata» hanno detto
100
Gli sfollati da
edifici a rischio
In 35 sono
ora ospitati
in alberghi
1
Milione di euro,
i soldi stanziati
dalla Cei per la
città di Genova
alluvionata
50
I tecnici
che il Comune
ha messo
in campo
per monitorare
il territorio
ieri a Claudio Burlando. Sono
loro che alle 18 di giovedì invitano Raffaella Paita, da due
mesi assessore alla Protezione
civile e da molto tempo candidata alla guida della Regione, a
tornare a casa tranquilla. L’Arpal non è il consueto carrozzone. Viaggia sotto organico, 15
dipendenti su una pianta che
almeno in teoria ne prevede
25. Il settore di Protezione civile ed Emergenze della Regione
non ha un dirigente responsabile dal febbraio 2012, ed è forse questo l’appiglio per la contesa politica destinata a crescere su quest’ultima tragedia.
Il defunto scolmatore del Fereggiano è stato sostituito con
un nuovo progetto. Approvato
lo scorso 27 marzo, sposta la
galleria principale di qualche
centinaio di metri e lo porta
sotto il livello del mare. I termini per la presentazione delle
offerte sono scaduti venerdì,
proprio il giorno dopo la nuova alluvione. Si sono fatte
avanti venti aziende. Pronti a
partire. Il «vecchio» tunnel doveva terminare la sua corsa sulla battigia che divide i bagni
Squash e Marinetta. Oggi in
quel punto sorge un campo di
beach volley.
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
5
Primo piano L’alluvione
I volontari
DAL NOSTRO INVIATO
Sono arrivati alle 10 di
ieri mattina in via XX Settembre, la strada degli acquisti vicina alla foce del Bisagno da due
giorni coperta da un mantello
di melma. In centinaia li avevano preceduti ma nessuno faceva
quello che comunque andava
fatto: svuotare i tombini. Mara,
Chiara, Matteo e Tommaso si
sono guardati negli occhi e sono partiti. Inutile la pala, troppo
larga; stesso discorso per la ramazza, restavano solo i guanti.
Va bene lo stesso, anche con le
mani.
Mara e Chiara, inginocchiate
sull’asfalto, danno lezioni ai
maschietti di intraprendenza e
scoprono la prima dura legge
del fango: «Non si finisce mai,
ritorna sempre. Più ne leviamo
più ce n’è». Non demordono,
impossibile fermare dei diciottenni testardi. Sono tutti coetanei, tutti all’ultimo anno di liceo, il Martin Luther King, vicino allo Sturla, altro torrente inquieto, altra zona finita
sott’acqua («Anche nella nostra
scuola nei seminterrati c’è una
piscinetta»).
Mara Gaioli, la bionda, è la
veterana del gruppo: «Dopo l’alluvione del 2011 sono scesa con
gli amici in strada per dare una
mano, anche se avevo 15 anni».
Così questa volta sapeva bene
come comportarsi. «Venerdì
mattina sono andata in Comune per farmi inserire nell’elenco
dei volontari e avere gli attrezzi
per spalare». Gli altri non si sono fatti pregare, dopo aver aggirato il blocco dei genitori. «I
miei non volevano — confessa
Chiara Di Napoli, la bruna —.
C’era l’allerta fino a mezzogiorno, erano molto preoccupati. Io
ho visto il cielo azzurro e mi sono fatta coraggio». Tommaso
Inserra invece ha dovuto dire
una piccola bugia che sicuramente gli sarà perdonata: «Li
ho rassicurati che non sarei venuto a spalare. E ora eccomi
qua».
Per rispondere alle domande
si sono distratti un attimo e il
fango sta rientrando nei tombini. Scappano dentro un negozio
di intimo con la vetrina infranta
dalla furia dell’onda e tornano
con un paio di scaffali d’alluminio. Ottime paratie per contenere il flusso. Riprendono il
racconto.«Solo stamattina venendo qui, vedendo le macchine accatastate, i motorini uno
sull’altro, sentendo il fango fino
alle caviglie ti rendi conto di cosa è successo veramente» si incupisce Matteo Rosso. Se ne ac-
FOTOGRAMMA
GENOVA
Chiara, Matteo e i compagni di scuola
«Orgogliosi di ripulire i nostri tombini»
Tra i liceali che spalano il fango: per venire qui abbiamo detto una bugia ai genitori
2,3
i miliardi di
euro spesi per
l’emergenze
in Italia negli
ultimi due anni
35
i milioni di euro
mai utilizzati
a Genova
a causa della
burocrazia
corge e torna subito a sorridere,
così come ha sempre fatto anche quando era talmente sporco che quasi si mimetizzava con
la strada. «Vedere tanta gente
che si dà fare per gli altri, la città
che si ritrova unita in questi
momenti è una cosa straordinaria e bellissima. Tanti commercianti che tiravano fuori la merce da buttare via erano tristi ma
non abbattuti, avevano voglia di
ricominciare subito».
Ieri Genova si è svegliata sotto la minaccia di un cielo cupo,
ma poi un sole pulito ha guarito
non solo le pozze d’acqua. Sabato di spesa e shopping per molti, ognuno però con una storia
da raccontare o una foto da mostrare con l’acqua che era entrata in casa o in macchina. E in
ogni angolo della città una ragazza o un ragazzo con gli stivaloni e la pala pronti a raggiun-
La seconda volta
Mara: «Nel 2011 avevo
15 anni e assieme agli
amici mi precipitai
in strada ad aiutare»
Con le mani
La pala e la ramazza
erano troppo larghe,
allora hanno tolto
i detriti solo con le mani
gere un posto dove essere utile.
In qualche bar un cartello
d’occasione: «Bevande fresche.
Prezzo speciale per gli Angeli
del fango». Anche la tragedia
può diventare affare. E i quattro
studenti di Sturla se ne sono accorti. «Qualcuno ha chiesto ai
negozianti, mentre stavano ancora pulendo, se facevano prezzi scontati» scuote la testa Matteo. E Chiara: «C’era chi ci scattava le foto solo perché eravamo
tutte coperte di fango».
Ma loro, come le altre centinaia di ragazzi, hanno continuato imperterriti a scavare.
Finché, verso le due del pomeriggio, li ha notati un volontario
della Protezione civile. «Bravi,
ma adesso vi aiutiamo anche
noi. Non potete continuare soltanto con le mani».
Riccardo Bruno
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli incarichi nei ministeri del giudice dello stop
Il magistrato che fermò il cantiere del Bisagno. «Spesso le amministrazioni sbagliano»
DAL NOSTRO INVIATO
Il magistrato che ha
bloccato il cantiere sul tratto finale del Bisagno, il presidente
del Tar della Liguria che il 21
febbraio del 2013 ha accolto il
ricorso delle società perdenti e
alimentato una battaglia giudiziaria ancora in corso, il giudice messo in croce (insieme ai
colleghi Richard Goso e Paolo
Peruggia) in queste ore dagli
amministratori locali conosce
bene le malignità della politica.
Giuseppe Caruso, quando nel
GENOVA
Sul sito
Oggi su
Corriere.it è
possibile
vedere alcuni
video sui danni
causati
dall’alluvione e
sul lavoro dei
volontari. Oltre
a una ricca
fotogallery sulla
Genova allagata
1999 guidava l’Associazione nazionale magistrati amministrativi, difendeva così la categoria:
«La verità è che non viene comunque tollerato un giudizio
che dà torto all’amministrazione, imponendole scelte diverse
(ad esempio sui vincitori delle
gare)». Non parlava del Bisagno, ma il concetto è chiaro.
Catanese, 58 anni, Caruso ha
un curriculum di tutto rispetto
in tema di appalti e tutela del
territorio. È coordinatore della
sottocommissione Vas (Valutazione ambientale strategica)
del ministero dell’Ambiente. In
quasi trent’anni di carriera ha
collezionato una lunga serie di
incarichi: consigliere del ministro della Protezione civile, poi
per lo Sviluppo economico sia
con D’Antoni che con Scajola. E
ancora, consulente per l’Agenzia laziale per la difesa del suolo, esperto di un paio di assessorati regionali siciliani, nonché docente in innumerevoli
corsi universitari. Tra cui uno,
nel lontano 1991, per l’ateneo di
Catania sugli “Aspetti giuridici
connessi all’organizzazione dei
soccorsi durante le grandi calamità”. Non poteva immaginare
che più di vent’anni dopo un’alluvione l’avrebbe messo al centro delle polemiche. A cui in
fondo Caruso ha già ribattuto
nel 1999: «Sarebbe preferibile,
invece di inveire contro il medico, cercare di prevenire la
malattia, risolvendo una volta
per tutte la scarsa qualità dei
progetti che rappresenta la ragione sostanziale di arenamento delle opere pubbliche».
R.Bru.
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Dal liceo Sopra, Tommaso Inserra,
Mara Gaioli, Chiara Di Napoli e Matteo
Rosso (foto Bruno). In alto, altri volontari
Gli aiuti
● Quasi 300
sono i volontari
che ieri sono
stati impiegati
nelle zone più
critiche di
Genova.
Molti della
Protezione
civile affiancati
da quelli di
Anpas,
Croce Rossa,
Associazione
nazionale
carabinieri
e Associazione
nazionale
alpini
● Oltre ai civili,
l’Esercito ha
messo in
azione un
centinaio
di soldati.
Altri 200
sono pronti a
intervenire
nelle
prossime ore
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
6
Primo piano Il vertice
Il presidente della Bce, Draghi: la ripresa è più debole delle attese
Il ministro: sul Tfr ci sono varie ipotesi. Visco: più tutele per i disoccupati
Padoan: misure per la crescita
DALLA NOSTRA INVIATA
WASHINGTON Nella capitale Usa, dove partecipa alla riunione del G20 e all’assemblea
del Fondo monetario, Pier Carlo Padoan parla della politica
economica dell’Italia e dei suoi
sforzi per far progressi, pur in
fase di recessione, sul terreno
del riequilibrio dei conti e delle
riforme e così ottiene dai colleghi ministri e dallo stesso Fmi
innanzitutto il consenso sulla
revisione delle regole sul lavoro. Nel contempo Padoan segue, però, anche la definizione
della legge di Stabilità che sarà
presentata al Parlamento e alla
Commissione europea mercoledì. A Washington sono rimbalzate le richieste provenienti
da Bruxelles a fare di più nella
riduzione del deficit e il ministro, dice, è stato «in continuo
contatto col presidente del
Consiglio, Matteo Renzi, per
mettere a punto le misure specifiche». I numeri del Documento economico finanziario,
aggiunge, «delimitano il quadro generale ed è in corso un
affinamento della composizione delle voci di bilancio» che
«devono essere molto orientate a sostenere la crescita», pur
«tenendo conto dei vincoli europei». Padoan sembra, invece,
La manovra
di Mario Sensini
La legge di Stabilità del
2015 resterà fortemente espansiva per favorire la ripresa dell’economia, con una correzione
minima del deficit strutturale.
Se anche ci fossero state, le richieste della Ue di modificare
la legge di bilancio, rafforzando l’aggiustamento dei conti,
non si sono per ora riflesse sul
lavoro dell’esecutivo. Matteo
Renzi punta a un taglio delle
tasse consistente da finanziare
con tagli di spesa: l’obiettivo resta quello di una manovra lorda da circa 20 miliardi, che ver-
ROMA
Il gettito
Agli enti locali
potrebbe andare tutto
il gettito dell’imposta
sulla casa
rebbero quasi interamente redistribuiti per stimolare la domanda, i consumi e gli
investimenti. E proprio per favorire la spesa nelle infrastrutture, che impatta rapidamente
e incisivamente sulla crescita,
il governo si appresta a smontare il patto di Stabilità con i
Comuni, introducendo anche
per loro l’obiettivo del pareggio
di bilancio. Lo stesso vincolo
che la Costituzione prevede per
lo Stato nel suo insieme.
Il superamento del patto av-
voler prendere tempo sull’ipotesi, cara a Renzi, del trasferimento nella busta paga dei lavoratori di una parte del Tfr.
«Si tratta di un meccanismo
molto complesso perché coinvolge diversi attori. Ci sono varie ipotesi» dice sorvolando
sulla richiesta delle banche,
2,8
per cento
il rapporto
tra deficit
e Pil italiano
nel 2013
chiamate a finanziare l’operazione, a ottenere la garanzia
dello Stato, come chiarisce,
sempre da Washington, il presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo e vicepresidente dell’Abi, Gian Maria
Gros-Pietro: «Abbiamo bisogno della garanzia pubblica». Il
S&P Bocciato il Paese di Katainen
La Finlandia
perde la tripla A
di Giuliana Ferraino
Standard & Poor’s boccia la Finlandia, che
perde la tripla A. L’agenzia di rating ha
abbassato ad AA+, con outlook stabile, il
giudizio sul credito sovrano a lungo termine
di Helsinki. Stimando che il Pil nel 2014 calerà
per il terzo anno di fila, la Finlandia rischia
una stagnazione prolungata, valuta S&P.
Come dire: l’austerità, promossa dal falco Jyrki
Katainen, 42 anni, ex premier (dal 2011 al
giugno 2014) e neo supercommissario
economico a Bruxelles, non ha funzionato.
ministro dell’Economia, comunque, sottolinea l’esigenza
di proseguire sul terreno delle
riforme. «Alcune sono già all’esame del Parlamento, quelle
istituzionali, della pubblica
amministrazione, della giustizia civile e la delega fiscale. Per
le altre, la prima che mi viene
in mente è quella sulla scuola»
e sul provvedimento sul lavoro
arriva anche il pieno sostegno
del Governatore della Banca
d’Italia, Ignazio Visco, secondo
il quale «sono state superate alcune rigidità» e c’è ora bisogno
di «politiche attive, c’è la necessità di un sistema di sicurezza per chi perde il lavoro in un
contesto di forte transizione
come quello attuale».
La fiducia dei mercati sull’Italia comunque resta, non ci
sono fughe di capitali o cali di
attenzione: «La sostenibilità
del nostro debito è fuori discussione, è tra le più alte anche se è alto il debito» dice il
ministro mentre il presidente
della Bce, Mario Draghi, ribadendo l’estrema debolezza della ripresa europea, avverte che
«nei prossimi mesi il freno alla
crescita derivante dalle politiche di bilancio dovrebbe allentarsi».
Stefania Tamburello
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Comuni, unificate Imu e Tasi
Ma adesso spunta l’obbligo
di raggiungere il pareggio
verrebbe in un paio d’anni, liberando però da subito un volume cospicuo di risorse da
spendere. Per i vincoli del patto
interno che agiscono sulla spesa, anche i municipi che hanno
i soldi, o registrano avanzi di
bilancio, non possono investire per non far sballare i conti
pubblici. Finché sono in cassa,
nella contabilità pubblica, i
fondi sono un attivo ma, investiti, farebbero lievitare la spesa impattando sul deficit.
Il nuovo regime punta al superamento del patto sulla spesa e all’introduzione dell’obbligo del pareggio di bilancio, con
una fase transitoria e un meccanismo perequativo. Lo Stato
si farebbe carico di compensare la maggior spesa dei Comuni. Per il 2015 ci sarebbe a disposizione un miliardo e mezzo, ma probabilmente verrà offerto ai sindaci un margine
maggiore. Nel 2017, che è poi
l’anno in cui è previsto il pareggio di bilancio dello Stato, lo
stesso obbligo scatterebbe per i
Comuni, da allora in poi liberi
di spendere eventuali avanzi.
La riforma del patto interno
sarà accompagnata dall’ennesimo rimaneggiamento delle
tasse sulla casa, questa volta
per fare un po’ d’ordine e riportare coerenza. Imu e Tasi, che
oggi sono due tributi che si
possono manovrare distintamente, verrebbero unificate in
Le ipotesi
1
Il Tfr
2
I Comuni
3
Sulla possibilità di mettere il Tfr in busta
paga per aumentare il reddito e favorire i
consumi, «ci sono diverse ipotesi ma non è
stato ancora definito il quadro generale»,
secondo il ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan. Secondo il quale si tratta di «un
meccanismo molto delicato e qualunque
cosa si fa sul Tfr ha delle conseguenze da
valutare bene».
Il governo si appresta a smontare il patto di
Stabilità con i Comuni, introducendo anche
per loro l’obiettivo del pareggio di bilancio. Lo
stesso vincolo che la Costituzione prevede
per lo Stato nel suo insieme.
Il superamento del patto avverrebbe in un
paio d’anni, liberando da subito un volume
cospicuo di risorse da spendere. Per il 2015
ci sarebbe a disposizione 1 miliardo e mezzo.
Le tasse
Nella legge di Stabilità, un manovra da circa
20 miliardi complessivi, il governo punta a
un taglio delle tasse consistente da
finanziare con tagli di spesa. A chiedere la
riduzione della pressione fiscale per
rilanciare la crescita economica non è
soltanto la Banca centrale europea, per voce
del presidente Mario Draghi, ma anche il
Fondo monetario internazionale.
tutto e per tutto (non solo nel
nome) in un unico tributo, da
modulare con aliquote diverse
per le varie tipologie di immobili, semplificando così i calcoli per i contribuenti. Con la legge di Stabilità il governo potrebbe anche mettere dei paletti precisi alle detrazioni Imu e
Tasi, quest’anno lasciate alla
discrezione dei sindaci, che si
sono assai sbizzarriti. Il governo potrebbe definire tre o
quattro tipologie di detrazioni
standard (ad esempio tarate su
rendita catastale, reddito, o familiari a carico). Non si esclude
il passaggio ai Comuni anche
dell’ultima parte di Imu, quella
sui capannoni, che ancora incassa, a fronte di una riduzione
della compartecipazione Irpef.
Scontata la conferma del bonus di 80 euro, che diventerà
una vera e propria detrazione e
la riduzione dei contributi alle
imprese, in campo fiscale il governo ipotizza anche nuovi interventi per contrastare l’evasione. A cominciare dall’estensione della fatturazione elettronica al settore privato e alla
trasmissione telematica dei
corrispettivi. Il reverse charge
dell’Iva, cioè il pagamento dell’imposta da parte dell’acquirente e non del fornitore, sarà
esteso al settore delle pulizie e
della manutenzione.
Mario Sensini
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Si concludono
oggi a
Washington DC
le riunioni in
occasione
dell’Assemblea
annuale del
Consiglio dei
governatori del
Fondo
monetario
internazionale
(Fmi) e della
Banca
mondiale.
Ciascuno Stato
membro ha un
rappresentante
ai rispettivi
Consigli delle
due istituzioni.
Per partecipare
agli eventi
collegati
all’Assemblea
annuale si sono
accreditati
circa 13 mila
partecipanti.
Nel comunicato
finale del
Consiglio del
Fmi si legge
che «una
ripresa
discontinua va
avanti», con la
«disoccupazion
e che resta a
livelli alti». Si
sottolinea
inoltre che
«aumentare il
potenziale di
crescita
assicurando la
sostenibilità è
la priorità» per
far ripartire
l’economia
mondiale. Il
presidente
della Bce, Mario
Draghi, ha
affermato che
la ripresa
globale è più
debole di
quanto si
potesse
immaginare 6
mesi fa,
ribadendo che
l’Eurotower è
pronta a
intervenire per
sostenere
l’eurozona.
● Rating
Moody’s, il rinvio
del voto
e l’attesa sui conti
di Antonella Baccaro
E
ra successo anche il 13
giugno scorso che il
giudizio di Moody’s
sul debito pubblico italiano
non venisse emesso. Anche
in quell’occasione sul sito
dell’agenzia di rating si
leggeva una nota asciutta
che metteva la valutazione
del debito italiano tra quelli
«non aggiornati» senza
altre spiegazioni. Il
calendario degli
aggiornamenti dei rating
del resto «indica le date di
semplici azioni potenziali»,
spiega Moody’s, e per
l’Italia le date possibili sono
tre: 14 febbraio, 13 giugno e
10 ottobre, appunto.
Si ricorderà che a febbraio
scorso l’agenzia aveva
promosso, per la prima
volta dopo due anni, l’Italia,
migliorando da «negative»
a «stabili» le aspettative
(outlook) e confermando il
rating sul debito al livello
Baa2. In quell’occasione la
nota dell’agenzia registrava
le dimissioni dell’ex
premier Enrico Letta,
esplicitando che «le attese
sulla designazione di
Matteo Renzi alla guida del
governo non cambiano le
previsioni di Moody’s»
sulla tenuta dei conti
pubblici.
Da allora i dati economici
sono peggiorati. In agosto
Moody’s aveva aggiornato
al ribasso le previsioni sulla
crescita dell’economia
italiana nel 2014, passando
dallo 0,5% al meno 0,1%, e
prevedendo che il nuovo
peggioramento del quadro
economico avrebbe reso
«più ardua la riduzione del
deficit e del debito
pubblico», e «più difficile
dal punto di vista politico
l’attuazione delle riforme
strutturali», che già
procedono «a passo lento».
Nel frattempo il governo
Renzi ha deciso di cambiare
marcia, spingendo sulle
riforme e imprimendo alla
sua politica economica un
impulso espansivo, come
dimostra la manovra che
sta prendendo corpo,
finanziata per più di 11
miliardi in deficit.
Sospendere il giudizio ora,
prima della presentazione
della legge di Stabilità, ha
senso per chi deve valutare
la situazione del debito. Ieri
il ministro dell’Economia,
Padoan, non a caso ne ha
ribadito l’assoluta
sostenibilità, sapendo che
proprio sulla sua riduzione
resta appuntata l’attenzione
di chi, nell’Unione Europea,
è rimasto fedele alla linea
rigorista sui conti pubblici.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
7
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
8
Primo piano Occupazione
Numeri bassi, portale inadeguato, mobilitazione nulla
Uno scatto e qualche idea per non buttare 1,5 miliardi
Garanzia Giovani, perché non va
di Dario Di Vico
Stavolta non c’è neanche
l’alibi dei soldi. Gli stanziamenti per la Garanzia Giovani
ammontano addirittura a 1,5
miliardi eppure ci stiamo pericolosamente avvicinando a
un clamoroso flop. Sull’apposito portale il ministero del
Lavoro pubblica un report aggiornato: al 9 ottobre i giovani
registrati erano circa 237 mila
di cui però solo 53.800 sono
«stati presi in carico e profilati». Le occasioni di lavoro
pubblicate online dall’inizio
del progetto sono poco più di
17 mila. Ma al di là dei numeri,
che pure da soli già raccontano di un’iniziativa a scartamento ridotto, la verità è che
Garanzia Giovani sta vivendo
come fosse una procedura ministeriale. Al dicastero ammettono le lentezze, parlano
di realtà «a macchia di leopardo» (vuol dire che al Sud non
si è mosso niente), della difficoltà di far dialogare per via
telematica Centro per l’impiego (Cpi), Regioni e Stato e dell’intenzione del ministro Giuliano Poletti di fare il punto
con gli enti locali a metà novembre. Auguri sinceri.
La verità è che doveva trattarsi di una grande mobilitazione di energie e persino di
un’operazione pedagogica. I
giovani fino a 29 anni dovevano essere chiamati a fare uno
sforzo culturale, a rendersi occupabili. La comunicazione è
stata invece debole, non ha
colpito i ragazzi e non li ha
messi in movimento. Occorreva spiegare loro che non basta
volere un posto di lavoro ma
oggigiorno diventa decisivo
mettersi in grado di conquistarlo e allora bisogna considerare il curriculum come un
tesoretto che si accumula e sul
quale si investe di continuo.
Niente di tutto questo è stato
La storia
di Rita Querzè
Ci sono casi eccezionali che
confermano la regola. Come
quello di Veronica Frustaci. Venticinque anni, milanese, un fidanzato e una laurea, Veronica è
pronta a scrivere il suo futuro. A
differenza di molti suoi coetanei, è riuscita a partire con il
piede giusto. Solo sei mesi di attesa dopo la laurea poi uno stage ben retribuito. Il tutto grazie
a quella Garanzia Giovani che
molti considerano già una delusione.
«A me è andata bene — racconta Veronica —. A giugno mi
sono iscritta sul sito della Garanzia e nello stesso tempo ho
iniziato a mandare in giro curriculum. Un’azienda che avevo
contattato mi ha chiamato: erano pronti a offrirmi uno stage
attraverso la Garanzia Giovani.
Detto, fatto. Sto lavorando da fine agosto». L’azienda in que-
Le novità
● Cambia il
regime del
reintegro come
previsto
dall’articolo 18
dello Statuto:
verrà eliminato
per i
licenziamenti
economici e
sostituito con
un indennizzo
economico
crescente con
l’anzianità
● Il reintegro
sarà possibile
soltanto per i
«licenziamenti
discriminatori
e per quelli
ingiustificati
di natura
disciplinare
gravi». Novità
anche sul
fronte dei
contratti, con
l’abolizione
del contratto
a progetto
I giovani senza lavoro
I numeri di Garanzia Giovani
45
(15-24 anni) dati in %
43,5
42,5
41,8
41,4
40,0
40,7
39,1 39,3
38,4
44,2
43,7
237.000
i giovani registrati al portale
42,8
42,6
43,0
69.347
42,9
convocati dai servizi per il lavoro
41,7
40
40,8
49.577
hanno ricevuto il primo colloquio
di orientamento
39,4
38,7
15.578
38,8
le occasioni di lavoro pubblicate
35
Gen 2013
Gen 2014
Agosto
22.270
il totale di posti disponibili finora
Fonte: Istat
Corriere della Sera
fatto e non vale la considerazione che pure si sente ripetere spesso ovvero che i nostri
Centri per l’impiego contano 9
mila addetti e l’Agenzia nazionale tedesca 100 mila. Di un altro carrozzone pubblico facciamo volentieri a meno.
Debole come capacità di
mobilitazione il ministero lo è
stato anche nel coinvolgimento dei soggetti potenzialmente
interessati. Il terzo settore, ad
esempio, poteva essere mobilitato per tempo per la capacità di offrire tirocini ai giovani.
Più in generale bisognava creare una coalizione di organizzazioni che si facevano promotrici di Garanzia Giovani e
lo inserivano in agenda tra le
priorità. Vi risulta che qualche
associazione di categoria abbia organizzato iniziative in
merito o assicurato un’informazione puntuale? E non valeva la pena incalzare anche i
sindacati e i loro centri di assistenza? Anche questa capacità
è mancata e nei territori que-
sto vuoto si sente. Al Sud non
ne parliamo. I ragazzi non
vengono interessati nemmeno per via indiretta, non sentono che attorno i «grandi» si
sono mobilitati. Così quando
vengono chiamati finiscono
per adempiere a un obbligo
burocratico e non si responsabilizzano. E poi aspettano che
il telefono suoni.
Garanzia Giovani poteva essere un test di politiche attive
per il lavoro e invece sta perpetuando l’equivoco dei Cpi.
Si comincia dal paradosso che
a dar lavoro ai disoccupati dovrebbero essere dei co.co.pro.
che lavorano a intermittenza
nei Centri e poi si arriva alla
mancata collaborazione con
le agenzie private. Non si contano gli ostacoli che sono stati
frapposti alle collaborazioni
con le varie Adecco, Gi Group,
Manpower, Quanta. Disposizioni regionali di 20-30 pagine, doppio accreditamento
nazionale e regionale, impossibilità di avere rapporto di-
Corriere.it
I numeri della
disoccupazione
giovanile,
quelli di
Garanzia Giovani
e la mappa
dei contratti in
essere sul canale
economia
retto con i ragazzi. Accanto ad
alcuni assessori regionali più
aperti e moderni ce ne sono
altri che continuano a pensare che occuparsi di lavoro «sia
un compito dello Stato e basta». Il risultato di queste incomprensioni è che Garanzia
Giovani alla fine trascura il
contatto con le imprese. Non
è un caso che la Nestlé voglia
assumere qualche migliaio di
giovani senza passare di lì o
che la McDonald’s in Italia
non abbia trovato la collaborazione giusta. Bastava copiare quello che molte università
fanno con il placement ovvero
i colloqui diretti giovaniaziende e si sarebbe innovato
profondamente. Invece sul
portale girano sempre gli
stessi annunci, lo stesso fotografo viene cercato da settimane e settimane e comunque le richieste puntano su
profili esperti e non alla prima prova. E come ha detto il
giuslavorista Michele Tiraboschi «basta scavare un po’ più
a fondo per accorgersi che il
sito governativo non fa altro
che rimbalzare offerte presenti su altri siti».
Che fare adesso per evitare
che il flop demotivi tutti, le
strutture e soprattutto i giovani disoccupati? Tiraboschi ha
steso addirittura un decalogo
di miglioramenti pratici per
far funzionare il portale. Dall’inserire un filtro che selezioni subito i giovani per condizioni occupazionali/formative a permettere una ricerca
avanzata tra i diversi annunci
che oggi si affastellano in 400
pagine di visualizzazione. Si
cominci pure da qui ma è proprio il caso di dire che bisogna
cambiare marcia. Non si può
lasciare tutto in mano ai ministeriali, se non altro perché
non possiamo buttare dalla finestra un miliardo e mezzo.
Ps. Anche questa settimana
a Roma ci sarà il solito e inutile mega convegno su Garanzia
Giovani.
«Io ho trovato un posto da 750 euro»
Veronica, 25 anni: mi sono iscritta al sito e un’azienda di logistica mi ha chiamato
«Vivo con i miei genitori, se mi confermassero sarebbe una cosa straordinaria»
stione si occupa di logistica e
trasporti. Veronica organizza i
trasferimenti di opere d’arte destinate a mostre e musei. «Sto
imparando moltissimo», assicura. E lo stage, rispetto ad altre
situazioni, è ben retribuito: 750
euro al mese più cento euro di
buoni pasto.
Qui è necessario aprire una
parentesi. Ogni Regione ha deciso in modo diverso quanto e
come agevolare gli stage. In
Emilia Romagna, per esempio,
❞
I colleghi di corso
Alla gran parte dei miei
compagni di università
è andata peggio
due terzi del rimborso pari a
300 euro al mese arrivano dai
fondi di Garanzia Giovani e altri
150 euro li aggiunge l’azienda
per un totale di 450 euro di rimborso mensile. La Lombardia
ha optato per un assegno più
consistente (i 750 euro più 100
di buoni pasto) coperto al 50%
con i fondi della Garanzia purché lo stage duri almeno sei
mesi. Sempre la Lombardia è
una delle poche Regioni in cui
gli stage con Garanzia Giovani
sono già realtà. Nella maggioranza dei territori, invece, per
partire si sta aspettando la firma di una convenzione con
l’Inps.
Tornando a Veronica, adesso
il punto interrogativo del lavoro
è spostato a febbraio prossimo.
«Vedremo come va alla fine dello stage — esita la ragazza —. Se
mi confermassero sarebbe stra-
ordinario. Vivo con i miei genitori ma avrei voglia di costruire
qualcosa con il mio fidanzato».
In Regione Lombardia su 20 mila giovani iscritti alla Garanzia
circa 4.000 sono stati «presi in
carico». In concreto: è stato fat-
Veronica Frustaci
to loro un colloquio propedeutico a una proposta concreta, di
lavoro o di formazione. Veronica fa parte della minoranza a cui
è stata offerta addirittura un’opportunità di lavoro. Alcune tra
le Regioni più attive, seppure
con modi d’operare molto diversi, come Lombardia, Emilia
Romagna e Veneto, sono d’accordo su un punto: il problema
è che i passaggi da fare per attivare la Garanzia sono troppi.
L’iscrizione al sito nazionale,
poi a www.cliclavoro.gov.it, poi
ai siti regionali, poi la scelta di
rivolgersi al centro per l’impiego (o a un’agenzia per lavoro,
dove questo è permesso)… La
maggioranza si perde per strada. Per non parlare del fatto che
Garanzia Giovani permette sì la
mobilità da una Regione all’altra, tanto che molti ragazzi del
Sud si sono iscritti nel portale di
una Regione del Nord. Ma poi
chi glielo fa fare di spendere
200 euro di viaggio per fare un
semplice colloquio ? In Veneto
si sta attivando in questi giorni
una forma di presa in carico via
web. «Non possiamo dare una
delusione a questi ragazzi, il
ministero del Lavoro agevoli un
sistema di presa in carico a distanza», incita Valentina Aprea,
assessore al Lavoro della Lombardia.
Veronica di tutte queste faccende non vuol sentir parlare,
concentrata com’è a svolgere al
meglio il suo stage. «Alla maggioranza dei miei compagni di
università è andata peggio —
conclude la ragazza —. C’è chi fa
l’assistente in uno studio medico. E chi se ne è andato all’estero. Questa è la mia grande occasione».
rquerze
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
9
Precarietà, la giungla
dei contratti temporanei
Solo il 15% supera un anno
Dagli stage ai dottorati ai tirocini, cosa cambia con la riforma
Rapporti speciali
Associazione in partecipazione
Venditori a domicilio
Lavoro domestico
Lavoro accessorio
Forme non considerate rapporti di lavoro
Stage e tirocini
Dottorandi e assegnisti di ricerca
Specializzandi
OCCUPATI PER TIPOLOGIA, II trimestre 2014
Cifre in milioni
a tempo
parziale
4,1
TOTALE
22,4
a tempo
pieno
18,3
16,9
Permanenti
14,5
A termine
2,4
12
2,5
1,7 0,7
5,5
Autonomi
di cui:
394 mila
Collaboratori
4,7
Fonte: Istat
0,8
Corriere della Sera
27,2 24,5
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto / TN
Fr
an
cia
Br
et
ag
na
Ge
rm
an
ia
o
ga
ll
4,9
d’Arco
Contratti da un giorno
La realtà è, come abbiamo visto, da molti anni, diversa. Ed è
ben descritta dalle parole di
Draghi. Volete una riprova? Secondo la rilevazione del ministero del Lavoro, nel secondo
trimestre 2014, su 2,4 milioni di
rapporti di lavoro cessati (fine
del contratto, pensione, dimissioni, licenziamenti), solo 381
mila, cioè il 15%, aveva avuto
una durata superiore a un anno. Ben 956 mila, cioè il 40%,
era durato al massimo un mese. Di questi, in 403.760 casi il
lavoro era stato di un solo giorno (il 16,6% del totale), in
170.507 casi di 2-3 giorni.
In sintesi, guardando al flusso (assunzioni-cessazioni) anziché alla fotografia dello stock
(lavoratori in servizio), dominano i contratti a termine e di
brevissima durata, magari
prorogati e rinnovati più volte
per anni.
Il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che il
governo vuole introdurre con il
disegno di legge delega appena
approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, punta a
superare questa situazione rendendo il nuovo contratto meno
costoso per le aziende rispetto
ai contratti temporanei (ma servono diversi miliardi) e senza il
vincolo dell’articolo 18 (di regola le aziende potranno licenziare indennizzando il lavoratore).
In questo modo il contratto a
tutele crescenti dovrebbe diventare la forma prevalente, prendendo il posto del contratto a
termine. L’ennesima scommessa su un mercato del lavoro più
equo ed efficiente.
Enrico Marro
0 4 /1 0 .1 4 — 2 0 / 0 9 .1 5
Info e prenotazioni
800 397760
+39 0464 438887
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mart.trento.it/guerra
twitter: @mart_museum
6,4
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2014
Orari d’apertura
Mar / Dom 10.00 / 18.00
Ven 10.00 / 21.00
Lunedì chiuso
rto
Ancora scioperi, la prossima settimana, per
tutti i lavoratori dell’Ast di Terni. Proseguirà
infatti la mobilitazione dei lavoratori
dell’acciaieria, contro i 537 licenziamenti
annunciati che si sarebbe dovuta concludere
lunedì alle 6. È quanto hanno deciso ieri le rsu
di gruppo, programmando per lunedì,
martedì, giovedì e sabato, una giornata di
blocco dell’attività per tutti i reparti
dell’acciaieria, consociate e ditte terze
Mart—Rovereto
Mart Rovereto
Museo di arte moderna
e contemporanea
di Trento e Rovereto
ag
na
14 12,6
10,3
La vertenza
Ast, sciopero
a oltranza
nelle acciaierie
Dati in %
La disoccupazione
Po
Lo stock e i flussi
Eppure, secondo la direttiva
europea 1999/70, «la forma comune dei rapporti di lavoro»
dovrebbe essere «a tempo indeterminato». Se si guarda allo
stock di lavoratori, l’Italia è in linea. Su 22 milioni e mezzo di
occupati, 17 milioni circa sono
lavoratori dipendenti e 5 milioni
e mezzo indipendenti. Dei 17
milioni di dipendenti, 14 e mezzo sono a tempo indeterminato,
cioè l’85%.
Ottimo per la direttiva Ue. Ma
il quadro si capovolge se dallo
stock passiamo al flusso, cioè se
esaminiamo i rapporti di lavoro
attivati. Prendiamo gli ultimi dati disponibili, relativi al secondo
semestre 2014. In questo periodo sono stati avviati 2.651.648
rapporti di lavoro dipendente e
parasubordinato. Di questi, solo
403.036 a tempo indeterminato,
cioè appena il 15%. Il resto, l’85%
ec
ia
scando allo stesso tempo la
giungla contrattuale la situazione dovrebbe migliorare, sostiene il governo. Anche se
molti esperti e imprenditori osservano, che il fattore decisivo è
un altro. Solo un drastico taglio
delle tasse sul lavoro, affermano, potrebbe rilanciare la buona occupazione.
Ma che ci sia una giungla di
contratti è innegabile. L’Osservatorio dei Lavori diretto dal
professor Patrizio Di Nicola dell’Università La Sapienza ha appena terminato di censire, attraverso il lavoro di Davide Imola, ben 50 forme contrattuali e
paracontrattuali (stage, tirocini, dottorandi) sorte nel corso
degli anni, concludendo che
quelle principali sono attualmente 24. Comunque troppe.
Renzi, per ora, promette di cancellare solo le collaborazioni a
progetto.
Sp
Rapporti di lavoro autonomo e d’impresa
Prestazioni occasionali
Prestazioni d’opera individuale
Agenti di commercio
Coadiuvanti
Contratto d’edizione con cessione
dei diritti d’autore
Imprese
ROMA «Quello che è successo,
anche in Italia, all’inizio degli
Anni 2000, è che per fare un
mercato del lavoro più flessibile
si sono creati nuovi contratti
estremamente flessibili. Immaginate persone che lavorano per
6-7 anni con contratti di un mese come accadeva in Spagna, e
in Italia la media poteva essere
poco più lunga. Da sé ne viene
che cresce l’incertezza dei giovani e si deprime la domanda».
Quest’analisi è stata fatta un
paio di giorni fa non, come sarebbe plausibile, dal leader della Fiom Maurizio Landini, ma
dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, per
spiegare alla platea del Brookings Institution, il prestigioso
think tank di Washington, la debolezza del mercato del lavoro
nel Vecchio Continente. Adesso,
con il Jobs act, il disegno di legge delega all’esame del Parlamento, il governo Renzi intende
rimediare. La tesi sottostante alla proposta di riforma è che l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, avendo reso quasi impossibili i licenziamenti nelle
imprese con più di 15 dipendenti, abbia costretto il sistema
a inventarsi nel corso degli anni
numerose scappatoie.
I falsi contratti
Decine di forme contrattuali
temporanee. Rapporti di lavoro
autonomo che in realtà celano
rapporti di subordinazione:
dalle 400 mila false partite Iva
che si stima ancora ci siano,
agli associati in partecipazione,
a una parte dei 650 mila collaboratori. Per non parlare del lavoro nero, con i suoi 2,8 milioni
di addetti. E di quello grigio:
per esempio, il part time che
nasconde lavori a tempo pieno,
con l’azienda che risparmia sui
contributi e il lavoratore che
quando gli va bene prende il
fuori busta.
Solo così, oltre che con gli effetti della crisi, si può infatti
spiegare l’esplosione del lavoro
a tempo parziale, passato da
meno di 3 milioni di addetti nel
2000 a 4,1 milioni nel 2014. Rimuovendo l’articolo 18, almeno
per i nuovi assunti, e disbo-
Gr
Rapporti parasubordinati (lavoro autonomo)
Lavoro a progetto
Collaborazione coordinata e continuativa
Dipendenti
dei casi, sono contratti temporanei. Quindi, per chi entra o rientra nel mondo del lavoro, i giovani ma anche coloro che sono stati licenziati e trovano una nuova
occupazione, la forma comune
di lavoro è a termine. Sono infatti più di 1,8 milioni i contratti a
tempo determinato attivati nel
secondo trimestre di quest’anno, cioè il 70%. Al secondo posto
ci sono i contratti di collaborazione, il 5,8%, i contratti di apprendistato appena il 3,1%.
G.
Rapporti subordinati
Contratto di lavoro dipendente
a tempo indeterminato
Contratto di lavoro dipendente
a tempo determinato
Contratto di lavoro dipendente a tempo
indeterminato, part time verticale
Contratto di inserimento
Contratto di formazione e lavoro
(solo settore pubblico)
Contratto di apprendistato 1
Apprendistato in alternanza
Somministrazione
Contratto di lavoro a chiamata
Job sharing
Lavoro a domicilio
Telelavoro subordinato
lia
LE FORME PRINCIPALI
Ita
La mappa dei contratti
1914
In partnership con
Media partner
Partner tecnico
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
10
Politica
Grillo: basta col Parlamento, meglio le piazze
Il leader lancia il referendum sull’euro e invoca l’Esercito a Genova per fermare «certi cialtroni»
«L’ho detto ai ragazzi, le Camere non sono la nostra dimensione». Attacco di Casaleggio a Draghi
❞
Il Jobs act
creerà
milioni di
schiavi. Noi
faremo il
reddito di
cittadinanza
Tanta gente
non è
venuta, la
capisco.
Non c’erano
musicisti
famosi
ROMA Sarà la giornata di sole
tropicale, sarà il sabato prefestivo, sarà un Beppe Grillo acrobatico che vola a 25 metri (lui
dice 70) sotto il cielo, sarà la voglia di rivincita, fatto sta che
questa volta il Circo Massimo
(almeno l’area vicina al palco)
lentamente si riempie. Una
giornata di festa che alterna
messaggi politici a momenti da
festa popolare, con un finale in
duetto con Edoardo Bennato e
un minicomizio dei cari leader,
i numi tutelari, Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Che
rafforza un concetto già espresso nei giorni scorsi e che fa già
discutere: «Il Parlamento è una
dimensione che non ci appartiene. Ai ragazzi ho detto: da
domani uscite, ricostruiamo gli
scranni del Parlamento davanti
ai cittadini. Verrò anch’io».
Preannuncio di dimissioni di
massa? Alcuni non gradiscono,
come il capogruppo al Senato
Vito Petrocelli: «Siamo stati
eletti per stare in Parlamento e
dobbiamo starci a lavorare.
Uscire per fare cosa?». Il Movimento mostra qualche crepa,
più o meno fisiologica. Come la
salita sul palco degli «attivisti
critici», che contestano la mancata trasparenza del voto online. E come il duello a (breve) distanza con Federico Pizzarotti,
il sindaco di Parma. Che, escluso dal palco principale, prova
(invano) a parlare in un palchetto posteriore.
Grillo imperversa per tutto il
giorno. Comincia alle 11, con
un’intemerata contro i cronisti,
rei di intervistarlo mentre scorrazza tra gli stand. Gli organizzatori, troppo liberali, hanno
lasciato a briglie sciolte i giornalisti. Il risultato sono domande. E irritazione. Di Grillo, ma
anche di Casaleggio. Che si stufa e sbotta in un «levatevi
dai...».
Grillo annuncia un referendum sull’euro, sul quale non è
neutro: «Dobbiamo uscire il
prima possibile. Entro maggio
raccoglieremo un milione di
firme per una legge di iniziativa
popolare». Poi lancia un grido
di dolore per Genova: «Lunedì
vado al casello e voglio che
l’Esercito italiano arrivi prima
di Renzi». Anzi, già che c’è lancia un appello: «Questi cialtroni vanno fermati con l’esercito,
perché l’esercito deve stare con
gli italiani». Il Pd parla di «invito alla sovversione delirante». Il
ministero della Difesa fa sapere
che «i genieri dell’esercito sono
In aria
Beppe Grillo
interviene su
una gru al Circo
Massimo. Alla
festa del M5S
presente anche
Gianroberto
Casaleggio
(foto Ansa)
già al lavoro». E Palazzo Chigi di
e s s e re co n ce n t r a to n e l l o
«Sblocca Italia». Nel pomeriggio, Grillo si inerpica a sorpresa
su una gru e minaccia (scherzando): «Se non riusciamo a
dare una svolta, mi butto giù».
Poi nuovi attacchi al Jobs act,
che «creerà milioni di nuovi
schiavi», alla Germania e ai «titolini dei giornalini».
Sul palco la scaletta viene
cambiata per la rivolta di alcuni
deputati esclusi. Ma anche tra
gli stand si parla di politica. I
parlamentari spiegano, ascoltano, si confrontano con i cittadini. Un dialogo mai visto. Per
loro conta poco o nulla la sfida
della leadership, che pure c’è.
Luigi Di Maio smentisce di essere il «delfino», ma oggi chiuderà l’evento. Pizzarotti, stizzito
per essere stato escluso dal palco, ironizza su Grillo: «Quando
parlava dei sindaci meno buoni
si riferiva a Filippo Nogarin».
Ovvero il primo cittadino di Li-
vorno, astro nascente tra i sindaci a 5 Stelle. Si vede anche
Antonio Di Pietro, vecchio amico di Grillo. Che in serata introduce Casaleggio. Il «guru»
esordisce attaccando i giornali,
Renzi, Draghi e i politici, «portaordini della Bce». Quanto all’Europa: «Il mio bisnonno è
morto sul Piave, mio nonno era
partigiano: la mia sovranità nazionale non la regalo a nessuno. Devono venirsela a prendere, non con una lettera della
Bce, ma con le armi».
Conclude Grillo, che cita il
Buzzati dei Sette piani «Scendi
un piano ogni giorno e nell’ultimo c’è l’obitorio». Attacca Renzi: «Deve andare subito aff...».
Poi conclude: «Tanta gente non
è venuta, la capisco. Non c’erano musicisti famosi, a parte
Bennato. Ho chiamato tutti i
grossi, ma non sono venuti. Rischiavano la carriera».
Alessandro Trocino
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L’intervista
E Lombardi si fa avanti
«È un’istituzione inutile
noi pronti a dimetterci»
ROMA «Ha ragione Grillo, questo Parlamento è inutile. Potremmo fare dimissioni in
massa». Roberta Lombardi, organizzatrice della tre giorni al
Circo Massimo, ragiona sulle
prospettive del Movimento.
Dimissioni dunque?
«Fosse per me, già domani
mattina. Ne abbiamo già discusso con gli altri in occasione
delle riforme incostituzionali e
ne riparleremo».
Ma siete tutti d’accordo?
«No, c’è chi teme di dare
un’impressione negativa. La
gente ci dice di non mollare.
Ma non è un Aventino, è resistenza».
Per fare che?
«Stare in Parlamento è inutile. Dobbiamo tenere gli occhi
dentro le segrete stanze ma stare soprattutto fuori, tra i nostri
militanti».
Ma la democrazia è fatta di
Parlamento. Non potete provare a dialogare?
«Ci sono state tre fasi. Una
prima, di muro contro muro.
Poi c’è stato un momento più
dialogante. Abbiamo fatto passare 33 emendamenti alla ri-
forma della Pubblica amministrazione. Io ho lavorato bene
con i pd Fiano e Madia».
E poi?
«Ora siamo tornati al muro
contro muro. Non si riesce più
a fare niente. Hanno troppi
pregiudizi verso di noi».
Fuori dall’euro?
«Non lo so, non ho gli strumenti macroeconomici. SicuMontecitorio
Roberta
Lombardi,
41 anni, ex
capogruppo
alla Camera
ramente così non va, ma forse è
meglio occuparsi del debito».
E del duello Pizzarotti e Di
Maio che dice?
«Pizzarotti è un bravo amministratore, ma non capisco perché parli di cose di cui non sa
niente. Luigino? Spero che il
futuro sia di tanti ragazzi di 28
anni come lui».
Al. T.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
Il racconto
di Fabrizio Roncone
POLITICA
11
I numeri
Le stime delle presenze
ai principali eventi
organizzati da Beppe Grillo
e dal Movimento 5 Stelle
BOLOGNA
V-Day
TORINO
V-Day2
CESENA
Woodstock
5 Stelle
ROMA
Tsunami Tour,
Politiche 2013
GENOVA
V-Day3
ROMA
Vinciamo noi
Tour Europee
800.000*
800.000
800
700
*esiste però solo
un dato fornito
dalla polizia che
indica in 150 mila
il numero dei
partecipanti
600
500
400
200.000
300
200
100
140.000
70.000
40.000
8 settembre
2007
25 aprile
2008
0
25-26 settembre
2010
22 febbraio
2013
1 dicembre
2013
23 maggio
2014
Corriere della Sera
ROMA Grillo, dove va?
«Come dove vado? Vado
su!».
Sale sulla gru?
«Certo! Salgo lassù e...».
No, scusi: ma che senso ha?
«Che senso ha? Mi chiedete
che senso ha voi che non siete
più giornalisti, ma larve, cadaveri che camminano...»
Grillo...
«Siete dei morti viventi! Ecco cosa siete!».
Sghignazzando divertito,
compiaciuto di essere sempre
Grillo che fa Grillo, entra nel
gabbiotto metallico e il braccio
meccanico della gru, lentamente, tra lo stupore e l’eccitazione dei militanti, comincia a
portarlo nel cielo del Circo
Massimo al tramonto.
Grida di evviva. Fischi di pura gioia. La gente brinda con
bicchieroni di birra ghiacciata
e dice che Beppe è forte, troppo
forte.
Piccolo colpo di teatro, comizio volante per movimentare
il pomeriggio e far puntare le
telecamere verso l’alto e non
più verso la valle, tra il Palatino
e l’Aventino, giù nell’accampamento: il colpo d’occhio di ve-
Tra rabbia, slogan e militanti critici
Ma lo Tsunami del 2013 è lontano
Le domande della base, la «campagna» tra gli stand di Di Maio e Di Battista
Tra la gente Il leader del M5S, Beppe Grillo, sul palco
al Circo Massimo,visto dagli attivisti (Simona Granati)
è arrivato Gianroberto Casaleggio. Gli chiedono se il M5S attraversi un periodo delicato. E
lui: «Levatevi dai cogl...».
La parole sono queste, il clima è anche questo. Non esattamente un festone per celebrarsi. I gazebo — disposti a forma
di stivale, a rappresentare l’Italia, e ogni gazebo rappresenta
una regione, un comune, una
città — sono vuoti. Si riempie
all’improvviso quello di Parma,
perché è arrivato il sindaco Federico Pizzarotti, accolto da applausi e pacche sulle spalle.
Non era molto previsto. Più entusiasmo per lui, il sindaco dissidente, che per il sindaco preferito da Grillo: quello di Livor-
A Roma
● A fine agosto
Beppe Grillo
ha lanciato la
manifestazione
Italia 5 Stelle
● L’evento,
che termina
oggi ed è stato
aperto venerdì,
si svolge al
Circo Massimo.
Per finanziarlo
sono state
raccolte
donazioni per
268 mila euro
no, Filippo Nogarin. I militanti
non si fermano nei gazebo ma dopo una sosta agli stand dove
si vendono panini «sani, ecosostenibili e a chilometri zero»
- filano diritti sotto il tendone
dove è possibile rivolgere domande ai parlamentari.
In piedi, su una sedia, c’è il
deputato Alessandro Di Battista.
Faceva il catechista nella parrocchia di Santa Chiara, a Roma, in piazza dei Giuochi Delfici. Poi partì e andò a fare il cooperatore sulle Ande. Dove si arrabbiò molto con Eugenio
Scalfari, colpevole di non aver
voluto pubblicare su Repubblica un suo reportage sulle «vio-
lazioni dei diritti indigeni perpetrate da Enel in Guatemala».
Il Foglio di Giuliano Ferrara,
dedicandogli un ritratto, lo ha
definito un «simpatico mitomane a 5 stelle».
Poco fa, dopo aver confessato di aver confuso l’Isis con Hamas, ha giurato a un militante
di non mirare a ruoli di primo
piano nel Movimento. Non è
seguita ovazione. Tutti conoscono la sua passione per le telecamere, molti sospettano che
il suo sorriso un po’ piacione
celi un’ambizione sfrenata. E
poi comunque i militanti paiono scarsamente indulgenti,
pongono anzi interrogativi incalzanti a chiunque («Perché
Il confronto
Il sindaco dissidente
Pizzarotti incassa
più applausi di Nogarin,
il favorito del capo
Il rendiconto
Gli elettori chiedono
conto dei voti sulle
leggi o dei motivi
delle divisioni
nerdì a quest’ora era mortificante e anche se adesso avanguardie grilline più numerose
si muovono tra i 199 gazebo illuminati a festa, continua a
non esserci evento, non c’è
emozione, niente a che vedere
con la bolgia umana di piazza
San Giovanni (23 febbraio
2013), ultima tappa di quel formidabile Tsunami Tour che
portò al trionfo elettorale del
M5S.
Altissima la gru. Grillo urla
dagli altoparlanti pochi minuti.
Chiude così: «E nonostante i
titolini dei giornalini... Noi siamo sempre di più!».
Titolini, giornalini.
È come un segnale.
I militanti in mucchio ondeggiano, l’aria festosa e a loro
modo subito implacabile.
Spingono con un gomito.
Poi con un altro. Te li mettono
nelle costole, i gomiti. Ti sposti, ti fanno cadere il blocchetto
con gli appunti, ti stringono
ancora, ti piantano un tacco sul
piede. Piccola mischia che può
diventare rissa.
Uscire subito.
Un paio di spallate.
Dai, ragazzi, fatevi un giro.
È stata già aggredita una
troupe della Rai. Quando, al
mattino, Grillo è comparso per
la prima volta, altra zuffa con
pugni e insulti: due fotografi a
terra, sul brecciolino, e qualche
militante che ha cercato di
mollare calci. Cori minacciosi:
«Servi! Servi!». Il collega Nino
Luca, al microfono per Corriere.it, sbeffeggiato: «Tanto poi
tagliate tutto!». Nino si volta:
«Ma, scusi, tagliamo cosa? Non
vede che siamo in diretta?». Poi
avete votato così quella legge?», «Perché non si capisce
bene ciò che fate?», «Perché
date sempre l’impressione di
litigare?») e quindi, a maggior
ragione, a pochi sfugge che
questi comizietti improvvisati
di Di Battista altro non siano
che tentativi di propaganda
personale.
Luigi Di Maio, il vice-presidente della Camera, ha un altro
stile. Non è un mistero che
Grillo lo immagini come suo
possibile successore: casomai,
è un mistero come questo ventottenne di Pomigliano d’Arco
(Napoli) riesca a dissimulare
ogni emozione.
Gli vanno vicino. «Dimà, ci
fidiamo solo di te!». Chiedono
un selfie, un autografo, un bacio.
E lui perfettamente rasato, la
giacca blu di buon taglio e la
camicia aperta sul collo, un figurino che Silvio Berlusconi se
lo sogna dentro Forza Italia,
con il sorriso aperto e sincero,
e poi sempre con la parolina
giusta e misurata (a Montecitorio, gli vengono riconosciute
doti da mediatore democristiano).
Cori affettuosi per Vito Crimi
e per Paola Taverna (la Taverna,
di solito, si presenta a Palazzo
Madama con gli abiti giusti per
una scampagnata: quindi nessuno osava immaginare cosa
avrebbe scelto oggi nell’armadio; e, invece, niente di che).
Che ora è?
Ci siamo.
S’accendo le luci.
«Ecco a voi... Beppe Grillooooo!».
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12
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
POLITICA
#
Il leader della Lega tra Mosca e la Crimea
Salvini e l’incontro con lo staff di Putin:
difendo dall’embargo i prodotti padani
di Marco Cremonesi
«Sono qui per certificare che ci sono
un’Italia e un’Europa che con la Russia
vogliono ragionare e lavorare. E che
dunque non possono concepire le
sanzioni contro la Russia». Matteo
Salvini (a sinistra davanti al Cremlino,
foto Cavicchi) oggi è in Crimea. Negli
ultimi due giorni è stato a Mosca,
dove tornerà per una serie d’incontri
istituzionali. Nulla a che vedere, dice,
con il recente viaggio in Corea del
Nord: «Quella era una mia curiosità.
La Russia è il futuro. Il nostro export
con Mosca valeva 12 miliardi. Oggi è
distrutto dalle sanzioni».
Però, la Crimea resta un dossier
complicato. «E perché? In Crimea ci
sono due milioni di persone che
hanno scelto liberamente di rimanere
russi». Mosca non è stata
intimidatoria? «Ma di che parla? La
Russia sta portando una pazienza
infinita rispetto alle provocazioni
altrui. Non hanno convenienza ad
andare avanti nello scontro. Anzi
vogliamo dirlo?». Prego: «Nulla a che
vedere con i tragici errori di Obama
negli ultimi anni. Non solo si è buttato
in avventure ben lontane dagli Stati
Uniti, ma soltanto pochi mesi fa stava
per bombardare i siriani contrari ai
tagliagole dell’Isis». Ciò che più fa
rabbia al segretario leghista sono le
diverse facce dell’Europa: «Noi
perdiamo milioni di euro ogni mese,
la Germania ha appena vinto un
appalto miliardario: le sanzioni sono,
per così dire, variabili... ». Non ci sono
delle riserve democratiche sulla
Russia? «Ma per piacere. Qui votano,
qui ci sono partiti di opposizione...».
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La mossa dell’Anm contro la riforma
Assemblea urgente del sindacato delle toghe. Orlando: molte loro critiche sono sorprendenti
9
mila
Gli aderenti
all’Associazione
nazionale
magistrati. Si
riuniranno il 9
novembre per
un’assemblea
«straordinaria
e urgente»
ROMA Un’assemblea generale,
«straordinaria e urgente», convocata per domenica 9 novembre: è questa la mossa decisa
ieri, all’unanimità, dal comitato direttivo centrale dell’Associazione nazionale magistrati.
E al primo punto ci saranno «le
iniziative da intraprendere a
seguito degli interventi governativi in tema di status dei magistrati». Tradotto: la riforma
della giustizia del governo non
piace affatto all’Anm («annun-
ciata e realizzata in diretta televisiva senza interloquire con le
categorie, non è per niente rivoluzionaria») e così anche la
scelta della data, il 9 novembre,
cioè proprio a ridosso dell’ap-
«Basta favole»
Sabelli: basta slogan e
favole sulle inefficienze
dei magistrati
puntamento parlamentare per
la conversione in legge del decreto, non è casuale.
Durissima la relazione, ieri,
del presidente Rodolfo Sabelli,
che, polemizzando a distanza
con Renzi, ha detto basta «a
inutili provocazioni, come il ritornello che l’Anm avrebbe
protestato contro il tetto stipendiale massimo e avrebbe
considerato la riduzione delle
ferie alla stregua di un attentato alla democrazia». Solo «fa-
8
miliardi
È la spesa
annuale per la
Giustizia in
Italia. Di tale
cifra, l’80
per cento viene
impiegato per
il pagamento
degli stipendi
vole», «slogan», «luoghi comuni» e «veri e propri falsi»
sulla «nostra presunta inefficienza», «smentiti dai dati statistici». A questo proposito, Sabelli ha voluto sottolineare «la
produttività della magistratura
italiana ai livelli massimi in Europa, con oltre 2 milioni e 800
mila cause civili e oltre un milione e 200 mila procedimenti
penali definiti in un solo anno».
Il segretario generale di
Anm, Maurizio Carbone, ha
rincarato la dose: «Non sono in
vacanza i magistrati, è la politica che è in vacanza da tempo
perché non mette mano ai problemi veri, come abolire le leggi ad personam in materia di
prescrizione e falso in bilancio». Mentre Sabelli ha auspicato modifiche all’emendamento del governo sulla legge
per il rientro dei capitali e ha
criticato il «semplice ritocco»
della disciplina attuale della
prescrizione contenuto nella
riforma.
A stretto giro di posta, comunque, è arrivata la replica del
ministro della Giustizia, Andrea
Orlando: «Il rimprovero di non
aver riformato la prescrizione
utilizzando il decreto non me
l’aspettavo, perché credo che i
primi a sapere che si tratti di
una via impercorribile siano
proprio i magistrati, che meglio
di me conoscono l’ordinamento». «Onestamente — ha aggiunto Orlando — in alcuni casi
si tratta di critiche non condivisibili e non condivise perché
per esempio oggi gli avvocati
hanno dato un giudizio molto
diverso sul processo civile: valutazioni, quelle dell’Anm, che
tralasciano il fatto che accanto
al decreto c’è anche una delega
che affronta complessivamente
il riordino del processo».
«Ad un ping pong di polemiche — questa la chiusura amara del Guardasigilli — preferisco fare e rispondere con i
provvedimenti».
Fabrizio Caccia
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Le strategie
Regionali e alleanze, trattative ad Arcore
Della Valle: mai parlato con i delusi di FI
Chi è
● Diego Della
Valle, 60 anni,
è presidente e
amministratore
delegato
di Hogan e
Tod’s
● A fine
settembre,
dopo una serie
di critiche al
premier Renzi,
ha ipotizzato
un suo
impegno in
politica: «Se
serve sono
disponibile a
dare una mano,
anche da
domani»
ROMA (p.d.c.) Una giornata ad Arcore, con il
fedelissimo Giovanni Toti e una delegazione della
Lega guidata da Giorgetti, per cercare di chiudere
l’alleanza per le Regionali (si vota a novembre e in
primavera). Silvio Berlusconi si concentra sui
prossimi appuntamenti senza apparentemente
dare peso al disagio nel suo partito. L’ultima
indiscrezione è di ieri: secondo Il Giornale,
almeno una ventina di parlamentari avrebbero
avuto incontri con Diego Della Valle, che nelle
settimane scorse non ha escluso l’entrata in
politica. In FI c’è chi considera «ovvio»
l’interesse per un possibile nuovo partito
moderato, ma è stato lo stesso imprenditore a
smentire l’incontro. E, a quanto sembra, anche
a comunicarlo allo stesso Berlusconi,
rassicurandolo che non c’è alcuna caccia in atto.
Ma il Cavaliere non sembra preoccupato,
neanche dell’attivismo di Raffaele Fitto, e lavora
al patto con la Lega: per l’Emilia Romagna è a
un passo, ma l’obiettivo principale è ricostruire
una coalizione che parta «dai partiti di
opposizione». Dalla Lega, che nelle intenzioni
di Berlusconi dovrebbe essere la gamba
dell’alleanza che, abbandonando la vocazione
territoriale per quella nazionale, rappresenti la
destra «lepenista», con FI a coprire l’area
moderata. Poco spazio per l’Ncd: i rapporti
restano tesi. Per Toti «se vogliono venire bene,
ma senza troppe condizioni». Ribattono Lupi
(«O ci si allea dappertutto o da nessuna parte»)
e Quagliariello («Non chiederemo l’elemosina a
nessuno»).
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
Il retroscena
di Maria Teresa Meli
POLITICA
13
Il peso degli elettori delle primarie
Così Renzi cambierà pelle al partito
Verso una struttura sempre più liquida. Anagrafe degli iscritti e partecipazione sul web
ROMA «Partito liquido? Se fosse
per me lo vorrei liquidissimo,
funzionante solo via Internet».
Correva l’anno del governo Letta e Matteo Renzi non era diventato ancora segretario del
Pd quando ragionava così.
Chissà se ora che è il leader
di quella forza politica ripeterebbe queste parole. Certo è
che il premier è convinto che
non si possano più organizzare
i partiti «come si faceva 50 o 60
anni fa» ed è per questo che ormai «non sono più rappresentativi». In un mondo dove «ci
sono più connessioni Internet
che esseri umani» ci vuole «un
partito adatto al tempo in cui
viviamo». Perciò, il 20 ottobre
il segretario riunirà la direzione per «cominciare a discutere
del problema della forma partito».
Apparentemente, una concessione alla minoranza che
aveva sollecitato una conferenza sull’argomento. A quella minoranza che, con Gianni Cuperlo, si esprime così, quasi
per sottolineare come Renzi sia
un corpo estraneo al Pd a egemonia Ds del tempo che fu: «È
un fatto raro che ci sia un leader europeo che abbia raggiunto la guida del partito senza
aver partecipato, negli anni
precedenti, se non in termini
molto episodici, agli organismi
dirigenti di quel partito. La sua
è stata una sorta di scalata dall’esterno. Del tutto legittima,
però qualcosa di assolutamente originale e anomalo».
Nessun cedimento alla minoranza, quindi. Piuttosto
Renzi intende giocare in contropiede. Perciò ha deciso di
convocare la segreteria due ore
prima di quell’appuntamento e
ha chiesto a Giorgio Tonini,
uno dei «creatori» del Pd di
veltroniana memoria, di preparare un intervento che farà da
filo conduttore alla successiva
riunione. Naturalmente, Renzi
in segreteria presenterà anche
la sua sorpresa. Dall’entourage
2010
2011
2012
2013
Alla Stazione Leopolda di Firenze il sindaco
Renzi inaugura la prima convention
Tra gli interventi nella tre giorni del «Big
Bang», l’ex spin doctor di Renzi Giorgio Gori
Lo scrittore Alessandro Baricco sul palco di
«Viva l’Italia viva», terzo anno di Leopolda
Il sindaco chiude la quarta edizione e lancia
la sfida al governo: «Mai più larghe intese»
del segretario-premier filtra
ben poco. In realtà, però, il leader del Pd ha già qualcosa in testa.
Il primo punto riguarda gli
iscritti. Ossia i famosi tesserati
sul cui numero si sono scatenate le polemiche di questi giorni. Il problema, per dirla con
Tonini, «non è la quantità degli
iscritti, ma la loro qualità». Già
perché finora nelle campagne
di tesseramento hanno avuto
un certo peso anche i ras locali.
Esattamente ciò che Renzi vuole evitare. Perciò si pensa a una
anagrafe degli iscritti che certifichi che i tesserati siano veri e
volontari. C’è quindi una seconda questione. Quella che,
per dirla sempre con Tonini, riguarda l’ipotesi di «un progetto
ad hoc» per coinvolgere gli
elettori delle primarie: «Sono
tre milioni e nessun partito ha
mai avuto un simile database
potenziale di partecipazione».
Gli elettori vanno coinvolti in
campagne specifiche, attraverso la piattaforma web. La Rete,
secondo il premier, avrà una
grande funzione nella «fase
due» del Pd. Insomma, per il
segretario «devono essere i democratici a dare la linea al web
e non il contrario». Ma occorre
coinvolgere anche gli italiani
che votano Pd alle elezioni.
Tanto più che, come rivela «Europa», il 20 per cento degli
astenuti delle Europee oggi voterebbe Pd.
Il terzo punto riguarda gli organismi dirigenti. È opinione
di Tonini che «vadano ripensati» in modo radicale: al posto
22
i voti di fiducia
chiesti finora
dal governo
Renzi, escluse
le prime due
votazioni sul
programma
dell’Assemblea nazionale
l’esponente della segreteria immagina, sul modello del Labour party, una conferenza
programmatica annuale, che
«vota punto per punto su diversi temi che diventano impegnativi per i ministri». Infine, il
problema del finanziamento: il
pressing su Sposetti continuerà.
Ma in direzione si parlerà
anche di ciò che è successo al
Senato. «È un caso che non può
ripetersi», per Renzi. E non
perché un partito sia una caserma, ma «perché abbiamo bisogno che il Pd agisca come una
squadra». «Bisognerà quindi
riflettere su come si sta insieme, sulle regole interne, sul
rapporto tra partito e governo». Chissà quale sarà la reazione della minoranza, innervosita dopo che Renzi ha «scippato» a Bersani il «suo uomo»
più importante, quel Vasco Errani che il segretario vuole portare assolutamente a Roma.
407
i parlamentari
del Partito
democratico:
298 gli eletti
alla Camera
e 109 gli eletti
al Senato
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La cabina di regia
Errani verso l’ingresso al governo
come sottosegretario all’Economia
Chi è
● Vasco Errani,
59 anni, è stato
governatore
dell’EmiliaRomagna dal
‘99 fino allo
scorso 8 luglio
● Esponente
del Pd, si è
dimesso da
governatore
dopo la
condanna in
Appello per
falso ideologico
nell’inchiesta
sui fondi
irregolari
alla Coop
del fratello
Giovanni
ROMA «A Roma, nel partito e nel governo,
abbiamo bisogno di te...». Così l’altra sera a
Medolla il capo del governo si è rivolto a Vasco
Errani, l’ex presidente dell’Emilia-Romagna
dimessosi a luglio in seguito alla condanna in
appello: un anno per falso ideologico nella
vicenda Terremerse. E ora si scopre che, dietro
le parole di Matteo Renzi, starebbe maturando
l’idea di un incarico nell’esecutivo. Il leader del
Pd avrebbe in mente di chiamare al governo il
già braccio destro di Pier Luigi Bersani, per
affidargli il posto di sottosegretario
all’Economia lasciato libero da Giovanni
Legnini (eletto vicepresidente del Csm).
A Errani, Renzi potrebbe assegnare la delega
ai fondi Ue e quella sulla ricostruzione post
terremoto in Emilia. La fiducia del premier nei
confronti dell’ex potentissimo presidente della
Conferenza delle Regioni è tale, che il premier
lo vorrebbe nella nuova cabina di regia
economica che risponde direttamente a lui e di
cui fanno parte Yoram Gutgeld, Filippo Taddei
e Tommaso Nannicini. Nello staff di Errani la
notizia del possibile ingresso al governo ha
destato una certa sorpresa, visto che da
settimane i suoi lo vedono chino sulle carte
bollate, intento a preparare il ricorso per la sua
vicenda giudiziaria. L’ingresso a Palazzo Chigi,
quindi, non è scontato. Resta il fatto che tra
Renzi ed Errani sia scoppiata da tempo,
racconta chi li conosce entrambi, un «strana
alchimia». Una forte stima reciproca nata ai
tempi in cui Bersani era segretario del Pd.
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
14
Esteri
L’Isis avanza in Iraq, appello agli Usa
«Bagdad sotto assedio in 10 giorni»
Diplomazie
di Guido Santevecchi
Lo smog
e l’umiliazione
di Pechino
M
olti mesi fa il primo
ministro Li Keqiang
ha «dichiarato
guerra allo smog, per il
futuro della nazione
cinese». Tutto il mondo sa
che le città della Cina sono
afflitte da cieli color grigio
sporco. La censura non lo
può nascondere nemmeno
ai cinesi, perché basta
guardare fuori dalla finestra
per rendersi conto del
disastro ambientale causato
da trent’anni di corsa
sfrenata
all’industrializzazione,
dall’impiego scriteriato di
carbone, dall’inefficienza
delle centrali elettriche, dal
fiume di auto. I residenti
stranieri di Pechino
seguono in diretta il tasso di
PM 2,5 (le particelle
ultrasottili che misurano
meno di 2,5 micron)
sull’account Twitter
dell’ambasciata americana
che ha un rilevatore in
giardino e ha cominciato a
diffondere i dati nell’aprile
del 2008 e ad aprile di
quest’anno li ha messi
insieme tutti. Così
sappiamo che nei 2.028
giorni catalogati solo 25
sono stati «buoni» secondo
gli standard internazionali.
Così il premier ha dichiarato
guerra al fenomeno. Ma nel
frattempo dev’esserci stato
un armistizio, perché la
situazione è peggiorata:
questa settimana Pechino è
di nuovo nell’incubo.
Venerdì è stato dato
l’allarme Arancione: stop
alle attività sportive
all’aperto per gli scolari,
consiglio di indossare la
maschera, lavarsi la faccia
appena rientrati. Il PM 2,5 è
salito a 496, venti volte
superiore al «respirabile»: i
dati sarebbero da allarme
Rosso, ma le autorità per
vergogna colpevole lo hanno
evitato sempre finora. A
novembre Pechino ospiterà il
grande vertice Apec
(l’Associazione AsiaPacifico). Una vetrina di
potenza. E per rendere l’aria
respirabile (o quasi) il
governo ha annunciato che i
dipendenti pubblici staranno
a casa dal 7 al 12 novembre,
quindi non dovrebbero usare
l’auto, i cantieri saranno
fermati dal 3 novembre.
Insomma, una bella vacanza
salutista. Comunque
un’umiliazione ulteriore per
il premier e compagni: per
fare bella figura con gli ospiti
internazionali non si
lavorerà. Basta aspettare la
magica settimana di
novembre e nel frattempo
respirare (poco) con la
maschera.
@guidosant
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Curdi accerchiati a Kobane. Un video: «Anche volontari italiani contro i jihadisti»
I fronti
● Lo Stato
islamico è un
gruppo attivo
in Siria e in Iraq,
nato nel 2013
da Al Qaeda
● In estate
l’Isis ha preso il
controllo di un
terzo dell’Iraq
arrivando a
100 chilometri
da Bagdad.
Dall’8 agosto i
raid Usa hanno
colpito l’Isis
● Contro i
jihadisti in Siria,
è cruciale la
battaglia di
Kobane, città al
confine turco
DAL NOSTRO INVIATO
SALINURFA (TURCHIA SUD-ORIENTALE) È allarme serio tra i co-
mandi militari iracheni e i loro
consiglieri americani. Dopo
circa due mesi di stallo sul
fronte meridionale, le brigate
di guerriglieri dello Stato islamico sono tornate a puntare
verso Bagdad. «Abbiamo chia-
re indicazioni di un cambio di
strategia da parte dei jihadisti
in Iraq. Hanno fermato le avanzate sull’enclave curda nel nord
e le zone sciite del centro-est.
Sono tornati invece a puntare a
sud, direttamente sulla capitale. Probabilmente non riusciranno a prenderla, ma possono
rendere la vita impossibile per i
suoi abitanti», hanno confida-
to di recente gli esperti del Pentagono in briefing ufficiosi per
i reporter americani. È la logica
dello scontro aperto con l’intento di sfidare (e ridicolizzare)
l’intensificarsi dei raid aerei
condotti dalla coalizione internazionale guidata dagli Stati
Uniti.
Sul campo la violenza impera. A Bagdad gli attentati sono
Lutto Una
donna sulla
tomba del
figlio, che
combatteva
con le milizie
curde a Kobane
(Getty)
quotidiani. Ieri tre autobombe
hanno causato una cinquantina di morti e oltre 120 feriti. Da
quasi un mese gli scontri investono l’intera provincia sunnita
di Al Anbar. È minacciata da vicino la grande diga di Haditha,
che garantisce le risorse idriche della capitale, 260 chilometri più a est. Nella città di
Ramadi, a 110 chilometri da Bagdad, si combatte nelle strade.
Qui i jihadisti hanno già assassinato decine di leader tribali
che durante la guerra civile sciito-sunnita del 2006-2008 guidavano i cosiddetti «Consigli
del Risveglio», mirati a organizzare i sunniti moderati contro i qaedisti. La zona urbana di
Falluja, a meno di un’ora d’auto
dall’aeroporto internazionale,
è invece controllata interamente dallo Stato islamico. Il punto
di confine sull’autostrada tra
Provincia sunnita
Gli scontri investono la
provincia di Al Anbar
È minacciata anche la
grande diga di Haditha
Bagdad e Amman è tenuto dalle tribù locali, che però hanno
stretto un patto di cooperazione con gli estremisti: loro lasciano transitare il traffico e soprattutto i camion, i quali vengono fermati 20 chilometri più
a est dalle milizie jihadiste, che
impongono dazi del valore
compreso tra i 100 e 300 dollari.
I combattimenti sono tornati a
sfiorare Abu Ghraib, dove si
erano già allungati a metà giugno, una trentina di chilometri
da Bagdad. Non stupisce che
alcuni leader sunniti abbiano
chiesto l’intervento delle truppe Usa. «Al Anbar potrebbe cadere entro dieci giorni», ha
detto venerdì Faleh al-Issawi,
vicepresidente del Consiglio
Regionale di Al Anbar.
Si continua a sparare intanto
nella cittadina siriana di Kobane. Qui i curdi assediati dai
jihadisti ieri sono stati nuovamente aiutati da numerosi raid
americani. Un video di propaganda curdo pare indicare la
presenza di volontari italiani
tra i suoi ranghi combattenti.
Non è chiaro però se questi siano ancora a Kobane.
Lorenzo Cremonesi
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
Il caso
di Ernesto Galli della Loggia
ESTERI
15
La terza via di Rabat
Una società araba povera e tradizionale che ha scelto la modernizzazione
La sfida dello sviluppo, sospinto dalle rimesse di tre milioni di emigrati in Europa
Tradizioni
Un addetto
sistema i
tappeti per
accogliere
il segretario
di Stato
americano
John Kerry,
atteso per
un incontro
con il re
del Marocco
Mohammed VI
al Palazzo
reale di
Casablanca.
Il sovrano di
Rabat, 51 anni,
siede sul trono
dal 1999
(Reuters/
Jacquelyn
Martin)
C
ome può una società povera e tradizionale del
mondo islamico compiere un tragitto verso la
modernizzazione e la partecipazione politica senza cadere in
uno dei due opposti pericoli
classicamente in agguato su
questa strada: la dittatura militare da un lato (tipo Egitto e Algeria) o il plebiscitarismo islamo-populista (tipo Iran) dall’altro? In Marocco si toccano con
mano i fattori che rendono possibile una simile impresa (impresa che visto il panorama generale ha quasi del miracoloso),
anche se al tempo stesso ci si
rende conto di come questi fattori siano spesso irriproducibili, dipendendo soprattutto dalla
storia.
La storia del Marocco ne ha
messi in campo almeno due di
questi fattori, entrambi rivelatisi decisivi: innanzitutto la circostanza che il Paese — tra l’altro
il solo del mondo arabo a essersi sottratto al dominio ottomano — gode da oltre tre secoli
dell’ininterrotta presenza di
un’effettiva statualità sotto una
medesima dinastia, capace a
suo tempo di rivendicare l’indipendenza nazionale anche contro il colonialismo francese. In
secondo luogo il fatto che da
tempo il re, in quanto insignito
del titolo di «Signore dei credenti» si considera non solo il
capo religioso dei suoi sudditi
islamici, ma anche il protettore
dei sudditi che si riconoscono
nelle altre due grandi fedi monoteiste. Ciò che non solo permette l’esistenza di una tolleranza religiosa a favore di cristiani ed ebrei (la comunità
ebraica in Marocco è antichissima con molti discendenti degli
Il ruolo
La monarchia si pone
come istanza di
garanzia, mediazione
e moderazione
ebrei scacciati dalla Spagna nel
1492) — oggi, a differenza di
ogni altro Paese della regione,
garantita anche dalla nuova Costituzione del 2011 — ma che,
cosa forse ancora più importante, costituisce la premessa perché il sovrano (e cioè lo Stato)
eserciti una forte funzione di
guida e di controllo sull’intera
sfera religiosa islamica e in particolare sul clero. In questo antico Stato, governato da una specie di «giuseppinismo» arabo,
il fondamentalismo, insomma,
trova un muro difficilmente valicabile.
Protetta su questo versante
decisivo, e legittimata nazionalmente dalla sua storia, la mon a r c h i a , c o n l ’a t t u a l e r e
Mohammed VI di orientamento
decisamente liberaleggiante,
mira a svolgere un suo forte
ruolo nel processo di democratizzazione, cercando di porsi intelligentemente come istanza di
garanzia, di mediazione e di
moderazione. Da questo punto
di vista il Marocco si presenta
come un caso da manuale circa
la funzione che può avere un
«potere neutro» in una situazione di elevata potenzialità
conflittuale, qual è certamente
quella di un Paese impegnato in
L’eccezione Marocco
Un re «protettore» di tutte le fedi,
un governo islamico moderato
e la fiducia in un futuro «africano»
Così il Paese è diventato un modello
di stabilità e (timido) pluralismo
dove il fanatismo non sfonda
Tangeri
Popolazione
33,2 milioni
Rabat
(stime 2014)
Casablanca
Pil pro capite
3.160 dollari
(dati Fmi,
2013)
MAROCCO
Marrakech
ALGERIA
Agadir
SENEGAL
km
200
AFRICA
d’Arco
una transizione complessa. Nel
quale oggi si assiste, per l’appunto, al rodaggio appena timidamente iniziato di un sistema
costituzionale pluralistico e
pluripartitico, e contemporaneamente — sullo sfondo di una
notevole crescita economica e
di un’altrettanto forte emigrazione in Europa — a un’impetuosa trasformazione culturale
e sociale (nascita di una nuova
borghesia, diffusione dell’istruzione anche femminile, crollo
del tasso di fertilità, urbanesimo, abbandono dei valori tradizionali, ecc...).
Nonostante la presenza di un
governo a base parlamentare
regolarmente eletto (dominato
da una lista ispirata a un islamismo moderato), il potere appare tuttora saldamente nelle mani del monarca, non per nulla
fatto puntualmente oggetto su
quasi tutta la stampa di altisonanti formule di omaggio. Che
a orecchie occidentali possono
certo dare un suono alquanto
stridulo, ma che qui servono soprattutto a ribadire il ruolo che
il re esercita, avendo cura di apparire peraltro quanto più possibile super partes. Un ruolo
protetto sì da una capillare vigilanza poliziesca (lungo le strade
nazionali vi è un posto di blocco
in pratica ogni decina di chilometri) e intinto certamente di
una buona dose di paternalismo, anche se di un paternalismo esplicitamente illuminato,
dal tono quasi progressista, volto in ogni modo a promuovere
la crescita del Paese.
3
secoli la durata
del regno degli
alawidi, sorto
nella seconda
metà del XVII
secolo
❞
Si veda per esempio la fondazione di una modernissima università residenziale come quella
di Al Akhawayn, o quella di un
Istituto di studi strategici, a Rabat, impegnato a esplorare in
maniera indipendente gli scenari futuri del Paese e a farne
oggetto di periodiche discussioni allargate ai rappresentanti
di tutti i partiti. La scommessa
principale è, come si capisce,
quella dello sviluppo economico. Ma anche qui, sospinto dalle
rimesse dei suoi oltre tre milio-
ni di emigranti in Europa (di cui
oltre mezzo milione in Italia) e
dalle entrate apportate dalla decina di milioni di turisti che arrivano ogni anno, il Marocco
sembra poter guardare con un
certo ottimismo al suo futuro,
avendo fatto segnare dall’inizio
del Duemila una crescita del Pil
tra il 3,5 e il 6 per cento annuo.
Chi visita oggi il Paese si trova di
fronte a un fervore d’iniziative, a
una voglia diffusa di migliorare,
a scenari di grandi lavori in corso (come quelli per il gigante-
Mohammed VI
Non voglio un Marocco a due velocità, con
i ricchi che beneficiano della forte crescita
economica e i poveri lasciati nella miseria
Il regno
● Il Marocco, in
arabo Maghreb
da gharb,
(ovest),
colonizzato in
antichità da
vari popoli tra
cui romani e
fenici, fu
conquistato
dagli arabi nel
683. Seguirono
varie dinastie di
regnanti fino a
quella alawida
(nel 1660)
tuttora al
potere.
Protettorato
francese nel
1912 (con
Tangeri città
internazionale),
divenne
indipendente
nel 1956. È una
monarchia
costituzionale
sco nuovo porto commerciale
alle porte di Tangeri), che ricordano un po’ l’Italia degli anni
50-60. Il che non toglie che si
tratti tuttora di un Paese alle
prese con gravi problemi di disoccupazione, con circa un
quarto della popolazione in
condizioni di povertà, con
un’agricoltura troppo spesso in
balia degli eventi meteorologici
e gravata da troppi addetti, con
un livello di importazioni che è
quasi il doppio di quello delle
esportazioni.
Per il suo futuro esso guarda
sì all’Europa (anche all’Italia,
Lavori in corso
Chi visita oggi il Paese
trova un fervore che
ricorda un po’ l’Italia
degli anni 50-60
oggi tuttavia decisivamente latitante), ma soprattutto all’Africa,
pur dovendosi guardare attentamente dalle ondate migratorie provenienti da Sud, nelle
quali può nascondersi di tutto,
a cominciare dalle cellule del
terrorismo fondamentalista,
mentre sempre a Sud, nel Sahara occidentale ex spagnolo (la
cui annessione da parte del Marocco non è mai stata riconosciuta da alcuno Stato) è sempre
più o meno latente la rivolta del
Fronte polisario, appoggiata
dall’Algeria, con la quale i rapporti diplomatici sono interrotti da decenni, anche se negli ultimi tempi non mancano segnali di riconciliazione.
Proprio alla riscoperta di una
vocazione africana — a lungo
messa un po’ da parte dalla non
partecipazione all’Unione Africana a causa della questione del
Sahara — parallela però al mantenimento di una posizione sostanzialmente filo-occidentale
nel quadro di uno sviluppo interno in senso costituzionale,
proprio a questo peculiare equilibrio, il Marocco sembra affidare oggi il suo futuro, singolarmente diverso da quello di
tutti gli altri Paesi della regione.
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16
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
ESTERI
Il miracolo di Morales III
Il socialismo (virtuoso)
vive e trionfa in Bolivia
Il discepolo di Chávez otterrà oggi il suo terzo mandato
Venezuela
La variazione del Pil (%)
1,3
6,8
5
5,2
● Evo Morales,
54 anni, è
presidente
della Bolivia dal
2006. Primo
capo di Stato di
origine india.
In precedenza
era stato il
leader del
movimento
sindacale dei
cocalero
RIO DE JANEIRO Quando il boliviano Evo Morales apparve sulla
scena latinoamericana una decina di anni fa, l’ennesimo leader popolare a promettere una
revolución venne accolto da ironia e scetticismo. Indio aymara,
un mantello colorato al posto
della giacca, difendeva la coca,
si appellava agli spiriti degli Incas e parlava di socialismo. Sarebbe stato un disastro, se non
il fondatore di un «narcostato»,
riferivano i diplomatici Usa a
Washington.
A nove anni dalla sua prima
vittoria, Morales verrà oggi confermato per la terza volta alla
presidenza della Bolivia e l’unico dubbio è se riuscirà a superare il 64% dei consensi del 2009.
Il suo avversario più prossimo è
staccato di 40 punti nei sondag-
15
anni, il periodo
di presidenza di
Morales se
verrà rieletto
fino al 2020
gi: chance zero, insomma. Se è
socialismo il suo, è l’unico che
funziona al mondo. Per ora. Il
sarcasmo degli esordi è costretto ad adeguarsi ai numeri.
Il modello Evo ha garantito alla
Bolivia una crescita economica
media del 6% all’anno e una
drastica riduzione di un terzo
della povertà. I programmi sociali funzionano e — caso più
unico che raro — anche le nazionalizzazioni dei settori chiave dell’economia, i cui proventi
finanziano donne, studenti e
poveri. Inflazione e disoccupazione sono basse e il reddito
medio è più che raddoppiato.
Per gli economisti non c’è
nessuna magia: Morales ha approfittato del boom delle materie prime che la Bolivia esporta
(gas, petrolio, soia), tenendo in
Brasile
6,5
6,9
Argentina
Venezuela
1,4
0,3
Argentina
2,9
3,3
Bolivia
-1
Brasile
Cile
2
-3
2,5
Bolivia
4,2
2015*
*previsioni
-1,7 -1,5
Soglia di povertà
estrema
15,3
Brasile
Inflazione
Biografia
2014*
2013
Sotto la lente
17
Bolivia
22
63,4
20
Argentina
11
Venezuela
11
d’Arco
ordine i conti pubblici. Mai una
spesa oltre budget, controllo
ferreo su moneta e salari, a costo di scontri anche pesanti
con il mondo che lo ha partorito come leader, quello sindacale. Lo riconosce anche il Fmi.
La Bolivia è un Paese virtuoso.
Quanto alla coca — la cui coltivazione per usi legali e tradizionali Morales ha difeso e realizzato — il bilancio è controverso. Non c ’è stato alcun
boom delle produzioni illecite,
il governo tiene sotto controllo
i campi, ma la Bolivia resta suo
malgrado un Paese esportatore
di pasta base per produrre cocaina.
Discepolo di Hugo Chávez,
mai rinnegato, Morales ha
mantenuto intatta la retorica
anti-Usa e l’imperialismo dei
Paesi ricchi torna spesso nei
suoi discorsi. Ma ha avuto l’accortezza di non seguire le ricette economiche populiste che
hanno devastato il Venezuela
(come stanno facendo con successo Ecuador e Nicaragua, altri
due Paesi dell’ex asse chavista).
Gli viene però imputato lo stesso ardore autoritario nell’occupazione dello Stato. Per l’opposizione il sistema giudiziario
non è indipendente, i media sono sotto controllo ed esisterebbero un centinaio di prigionieri
politici. Il governo nega tutto.
L’altro successo di Morales è
aver disinnescato la forte opposizione nelle province ricche
dell’est, attorno a Santa Cruz,
che anni fa furono a un passo
dal chiedere la secessione. C’è
riuscito con politiche pro business, soprattutto in agricoltura,
ed è stato aiutato dal boom delle materie prime di quella regione.
Con la riconferma di oggi,
Morales governerà la Bolivia fino al 2020, 15 anni filati di potere. Al Congresso giace una proposta per rendere illimitata la
rielezione, ma per passare il
partito di governo deve raggiungere oggi i due terzi dei
seggi. Frantumata e debole,
l’opposizione grida al «golpe
costituzionale». Il populismo
intelligente di Morales, che gli
ha conquistato tanto appoggio
anche nella classe media urbana, è davanti ad un’altra prova.
Rocco Cotroneo
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L’INTERVISTA VARGAS LLOSA
Parla lo scrittore peruviano, Premio Nobel e uno dei grandi intellettuali sudamericani
«Basta pessimismo, la democrazia non è stanca
Sono i totalitarismi a retrocedere ovunque»
Il profilo
Mario Vargas
Llosa, maestro
di Letteratura, è
stato insignito
del premio
Nobel nel 2010
Nel 1990
è stato il
candidato del
centrodestra
alle elezioni
presidenziali
contro Alberto
Fujimori
Nel 1993 ha
ottenuto anche
la cittadinanza
spagnola
❞
di Danilo Taino
Mario Vargas Llosa, peruviano, maestro di Letteratura, Premio Nobel nel 2010, fa vacillare
il pessimismo che stringe alla
gola noi europei. Forse perché
visto dai Paesi emergenti il
mondo angoscia meno, forse
perché la lucidità di convinzioni gli fa da bussola. In questi
giorni, è in Italia per partecipare, domani, al decimo compleanno dell’istituto liberale Bruno Leoni. Per inquadrare la sua
idea del mondo, in questa intervista dice subito di non condividere l’idea — sostenuta per
esempio da Francis Fukuyama
— che la democrazia sia in affanno e che modelli autoritari
come quello cinese possano essere attraenti perché efficienti.
«È una visione molto pessimista. La democrazia ha problemi seri ma ho l’impressione
che sia il totalitarismo a retrocedere». Cita Hong Kong come
dimostrazione del fatto che «lo
sviluppo economico in ultima
istanza è incompatibile con il
totalitarismo, l’apertura economica prima o poi esige un’apertura politica». La nuova classe
media cinese costringerà Pechino alla riforma democratica.
E nel resto del mondo la situazione non è diversa: il totalitarismo non avanza.
La Russia di Putin non ha
niente da offrire. In America
Latina «il clima non è più a favore della dittatura»: in Centro
America per la prima volta non
si hanno guerre civili; in Colombia, Perù, Messico la democrazia si consolida, anche altrove non è in pericolo. «E il Brasile — sostiene — ha la possibilità, nelle elezioni in corso, di
rinnovarsi rispetto alla corruzione dei governi di Dilma
Rousseff e Lula. È interessante
il caso di Marina Silva (sfidante
per la presidenza, sconfitta al
Guardate
Hong Kong:
l’apertura
economica
esige
un’apertura
politica
❞
Il problema
dell’Europa
sono le élite
corrotte:
l’avidità ha
distrutto i
freni morali
primo turno, ndr), partita dall’estrema sinistra, come ecologista, e arrivata a riconoscere
che per lo sviluppo sono necessari l’impresa, il libero mercato,
l’apertura. C’è una sinistra che
sta scoprendo l’importanza di
questi valori, che in America
Latina oggi hanno un consenso
mai avuto prima. Se Marina Silva lo appoggerà seriamente,
credo che Aécio Neves possa diventare presidente. Sarebbe
molto positivo: in genere si
pensa che il grande statista in
Brasile sia stato Lula; in realtà il
vero statista fu Henrique Cardoso che riformò, aprì, fece crescere l’economia che ora con
Dilma si è fermata».
Solo nei Paesi congelati nel
passato la situazione è pessima.
«Cuba è triste, è un Paese nel
limbo: l’unico sogno cubano è
la fuga negli Stati Uniti. E il Venezuela è in teoria ricchissimo
ma ha l’inflazione più alta del
mondo, l’economia non può
essere peggiore e la repressione è dura: l’opposizione, però,
cresce».
Non che la democrazia non
abbia problemi. «Il primo è la
corruzione, che ad esempio in
Europa è molto serio». E provoca reazioni: nazionalismo, razzismo, «non massicci ma preoccupanti». È che in Occidente,
dice lo scrittore-politico, «assistiamo a una sparizione dei valori perché le élite sono spesso
corrotte. Per esempio l’impresa
era una forza anche morale nel
passato: oggi l’avidità è riuscita
a distruggere i freni morali che
garantivano il funzionamento
democratico». Insomma, le libertà sono di fronte a sfide se-
Scrittore
Mario Vargas
Llosa, 78 anni,
peruviano,
è critico
dell’Europa, in
cui ha vissuto
diversi anni:
«È malata di
“ombligismo”,
l’abitudine a
guardarsi
l’ombelico»
(Epa)
rie, loro proprie; ma di fronte
all’autoritarismo non stanno
arretrando.
Nella lettura di Vargas Llosa,
l’Occidente non ha appoggiato
a sufficienza i movimenti sinceramente democratici delle Primavere Arabe, Obama ha sbagliato a ritirarsi troppo presto
dall’Iraq e a non sostenere sin
dall’inizio le forze democratiche che puntavano alla caduta
di Assad in Siria. «Ora, il fondamentalismo islamico è un pericolo per la cultura libera, per i
valori dell’Occidente» e il Califfato sembra folcloristico ma
non lo è. «Ci ha dichiarato una
guerra: o la vinciamo o la perdiamo». Certo, non sarà facile:
in Europa, i cittadini, i governi,
gli intellettuali hanno perso
idealismo, ha preso piede un
pessimismo apatico che non
riesce a difendere i valori liberali: il Premio Nobel ha coniato
un neologismo per definire la
malattia europea, ombligismo,
dallo spagnolo ombligo, «l’abitudine a guardarsi l’ombelico».
Ma potrebbe essere proprio la
guerra contro il Califfato «a fare
aprire gli occhi di Europa e Occidente su ciò che è minacciato,
sui valori etici di libertà, di solidarietà, di rispetto delle donne
che possiamo perdere: abbiamo battuto il comunismo, ora
dobbiamo affrontare il fanatismo religioso». Da una parte
anche sopprimendo i terroristi.
Dall’altra aiutando l’islam a sperimentare un processo di laicizzazione: «tutte le religioni nascono totalitarie; ma il cristianesimo si è laicizzato, l’islam
no».
A proposito di religione, secondo Vargas Llosa, papa Francesco è una forza progressista
che ha una grande ripercussione anche geopolitica. È però
frenato dalla struttura conservatrice della Chiesa, dalla Curia
romana che ne trattiene la volontà riformatrice. «Nella Chiesa ci sono persone meravigliose — dice — ma anche trogloditi, uomini delle caverne; speriamo che riesca a superarli». E
— aggiunge l’impulso liberale
dello scrittore che non ama il
pauperismo — «consiglierei al
Papa di non parlare di economia: ci sono gli specialisti, perché occuparsene?».
Il messaggio forte che l’intellettuale peruviano vuole lasciare agli europei è che «il disarmo morale che vivono, il cinismo, l’idea che tutto sia corrotto e vada male fa perdere quel
dinamismo che in passato è
stato il grande fattore di cambiamento e di riforma. È un
problema profondamente culturale, di spirito critico».
@danilotaino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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Cronache
Termometri in aeroporto contro Ebola
Partiti i controlli agli arrivi negli scali di New York. Migliora la paziente zero spagnola
I test
● Per le
verifiche
in areoporto
vengono usate
«pistole» a
infrarossi
(sopra) che
misurano
la temperatura
corporea senza
toccare il corpo
In questo modo
vengono
diminuite
le possibilità
di un eventuale
contagio (Ap)
Ebola come l’Aids? Dal punto
di vista mediatico sicuramente,
dal punto di vista delle modalità di contagio quasi. Anche se il
virus del pipistrello o uccide o
se ne va, senza permanere nell’organismo. Almeno fino a
quanto è stato visto finora. Più
lo si conosce, più si mette a
fuoco come combatterlo. Gli
esperti si scambiano febbrilmente informazioni. Ultima
conoscenza: Ebola sarebbe
contagioso anche prima che si
manifesti con i sintomi, avvertono gli specialisti dei Centro
di riferimento europeo per il
controllo delle malattie (Ecdc),
sede a Stoccolma. Quindi vietate le donazioni di sangue, organi, tessuti e cellule se i donatori
possono essere portatori del virus anche prima dei sintomi.
Prima quindi dei canonici 21
giorni di incubazione.
Stop a tutto quanto donato
da persone che sono state nei
Paesi a rischio negli ultimi 60
giorni.
Aeroporti sempre più in allerta rosso. Come all’epoca di
aviaria, Sars, nuova influenza,
scatta il controllo della temperatura. Agli arrivi prima di passare i controlli. Questo almeno
negli Stati Uniti, dove sono utilizzate «pistole» a infrarossi in
grado di accertare la temperatura corporea e vengono analizzati eventuali sintomi che
potrebbero indicare il contagio. Se un passeggero dovesse
COMUNE DI ROMANO DI LOMBARDIA
(Provincia di Bergamo)
AVVISO AVVENUTA AGGIUDICAZIONE
(CIG: 586019653E)
Ai sensi del D.L.vo 163/2006 e ss.mm.ii., si rende
noto che il 20 Agosto 2014 è stata esperita la procedura negoziata per l’affidamento dei lavori costruzione della mensa presso le scuole primarie
“Mottini” e secondarie di 1° grado “Fermi” in Via
G. Da Romano con affidamento secondo il criterio
di cui all’art. 82, comma 2) lettera b) del D. Lgs.
163/2006 e ss.mm.ii.. Alla gara hanno partecipato
le seguenti imprese: A.T.I.: Impresa Edile A. Beretta
S.p.a. di Milano - ICRI S.r.l. di Milano - CETI S.r.l.
di Milano; A.T.I.: Bassani & Lorenzi S.n.c. di Calcinate (BG) - Ghidotti Impianti Tecnologici S.r.l. di
Brignano Gera D’Adda (BG); A.T.I.: Impresa Edile
Baggio Geom. Giovanni S.r.l. di Romano di Lombardia (BG) - Cantù S.r.l. di Bergamo; CA.BE.FO.
S.r.l. di Covo (BG); A.T.I.: Poledil S.r.l. di Trescore
Balneario (BG) - Gabriele Belotti S.r.l. di Treviolo
(BG); Edilfiordaliso S.r.l. di Brescia; CARBA S.r.l.
di Fontanella (BG). Aggiudicataria dei lavori e risultata l’A.T.I.: Bassani & Lorenzi S.n.c. di Calcinate
(BG) - Ghidotti Impianti Tecnologici S.r.l. di Brignano Gera D’Adda (BG). Il presente avviso è disponibile sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, all’Albo on line del Comune, sul sito
www.comune.romano.bg.it, sul sito del Ministero
delle Infrastrutture www.serviziocontrattipubblici.it e sul sito dell’Osservatorio LL.PP., e per
estratto su un quotidiano a carattere nazionale e
su un quotidiano a carattere locale.
Romano di Lombardia 02.10.2014.
IL RESPONSABILE SERVIZIO TECNICO
(Geom. Mario Quieti)
Per la pubblicità
legale e finanziaria
rivolgersi a:
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
8399
I casi di Ebola
registrati
dall’Organizzazione mondiale
della sanità
all’8 ottobre in
sette Paesi:
Liberia, Sierra
Leone, Guinea,
Nigeria, Spagna
Senegal e Usa.
I morti sono
passati a tredici
al giorno dai
quattro di
agosto
avere la febbre, le autorità sanitarie americane potrebbero
trasferirlo in ospedale per ulteriori esami o metterlo in quarantena, secondo quanto previsto dalla legge federale. Per chi
dovesse opporsi, la normativa
prevede anche il carcere. Tuttavia, secondo gli esperti, le misure adottate non basterebbero. Lawrence Gostin, docente
di Diritto sanitario internazionale alla Georgetown Law
School, dice al Corriere della
Quarantena
Uno dei 17 in
isolamento a
Madrid per
aver avuto
contatti con
l’infermiera
contagiata
mostra un
cartello con la
sua temperatura(Afp)
TRIBUNALE CIVILE DI BOLOGNA
Sezione Fallimentare
il giorno 21 novembre 2014 ad ore 10,00 per il lotto n. 1 ad ore 10,10 per il lotto n. 2
ad ore 10,20 per il lotto n. 3 e ad ore 10,30 per il lotto n. 4
presso aula “Tassinari” Municipio di Bologna - Piazza Maggiore
VENDITA SENZA INCANTO
DI BENI IMMOBILI
DI PERTINENZA DEL CONC. PREVENTIVO PLANET TRUCK S.R.L. N. 8/11
G.D. Dott. ssa Anna Maria Rossi
Comm. Liquidatore: dott. ssa Silvia Parma
Si procede alla vendita di beni immobili appartenenti all’Azienda in epigrafe,
1) La vendita comprende tutti i beni immobili nella consistenza indicata nella relazione peritale contenuta nel fascicolo del fallimento
CONDIZIONI DI VENDITA
Per il lotto N. 1 il prezzo base d’asta è di € 1.400.000,00 composto da appezzamento
di terreno edificabile sito in comune di Faenza (RA) via Cassanigo, mq. 24.924,00 circa;
Per il lotto N. 2 il prezzo base d’asta è di € 1.200.000,00 composto da piena proprietà
di terreno edificabile sito in comune di Faenza (RA) via Cassanigo, mq. 19.263 circa;
Per il lotto N. 3 il prezzo base d’asta è di € 105.000,00 composto da Piena proprietà di
appezzamento di terreno edificabile sito in comune di Ferrara, frazione San Martino, loc.
Buttifredo, via Bologna, mq. 2.500 circa;s
Per il lotto N. 4 il prezzo base d’asta è di € 175.000,00 composto da piena proprietà di
appezzamento di terreno edificabile sito in comune di Ferrara, frazione San Martino, loc.
Buttifredo, via Bologna, mq. 4.500 circa;
Le offerte in aumento non potranno essere inferiori ad Euro Euro 2.000,00 per i beni
valutati oltre i 50.000,00 e fino a 300.000,00 Euro 5.000,00 per i beni valutati oltre i
300.000,00 e fino a 650.000,00 Euro 10.000,00 per tutti i beni valutati oltre i
650.000,00.
Modalità di pagamento
Termine massimo di pagamento è 120 giorni dall’aggiudicazione.
Ogni offerente, tranne il fallito e tutti i soggetti per legge non ammessi alla vendita, dovrà
depositare entro le ore 12 dell’ultimo giorno non festivo precedente quello delle vendite,
presso l’Ufficio Unico Vendite presso il Tribunale di Bologna, Via Farini n. 1, unitamente all’istanza in bollo di partecipazione all’asta, la ricevuta di effettuato pagamento sul Conto
Corrente bancario presso la Banca di Imola, filiale di Castenaso - (Bo) via Tosarelli
Iban: IT57K 0508036760CC0070626963;
Per maggiori informazioni relative alle modalità di partecipazione alle vendite rivolgersi al
commissario liquidatore dott. ssa Silvia Parma con studio in Castenaso (Bo)
Via P.C.S. Nasica n. 69 Tel. 051/786884, o presso L’Ufficio Unico Vendite, sito presso il
Tribunale di Bologna, Via Farini n. 1. L’asta verrà tenuta presso aula “Tassinari” Municipio
di Bologna - Piazza Maggiore, 6 e vi parteciperanno tutti gli offerenti che si sono manifestati
interessati all’acquisto dei beni.
Avviso di vendita e verbale di inventario su www.astegiudiziarie.it.
Tel. 02 2584 6665
Fax 02 2588 6114
Via Campania, 59 - 00187 Roma
Tel. 06 6882 8650
Fax 06 6882 8682
Vico II San Nicola alla Dogana, 9
80133 Napoli
UNIONE EUROPEA
Repubblica Italiana
ASSESSORADU DE SOS ENTES LOCALES, FINÀNTZIAS E URBANÌSTICA
ASSESSORATO DEGLI ENTI LOCALI, FINANZE E URBANISTICA
DIREZIONE GENERALE ENTI LOCALI E FINANZE
SERVIZIO PROVVEDITORATO
Direzione generale enti locali e finanze
ESTRATTO BANDO DI GARA
Tel. 081 49 777 11
Fax 081 49 777 12
Via Villari, 50 - 70122 Bari
Tel. 080 5760 111
Fax 080 5760 126
Si rende noto che, sulla GUUE 2014/S 188-332155 del 1/10/2014, è stato pubblicato il bando di gara relativo alla “Procedura aperta per la fornitura di prodotti
hardware, software e servizi finalizzati alla realizzazione del progetto sistema informativo della centrale di committenza regionale Intervento SI-CC - CIG
59373307B5 - CUP E29J14000350008. Criterio di aggiudicazione: offerta economicamente più vantaggiosa. Termine per il ricevimento delle offerte: 11/11/2014
ore 13:00. Richiesta chiarimenti entro 31/10/2014. Le modalità di partecipazione,
punti di contatto e altre informazioni sono riportate nel disciplinare di gara e suoi
allegati, scaricabili integralmente dal sito istituzionale www.regione.sardegna.it,
sezione “Servizi alle imprese - Bandi e gare d'appalto”.
2007 - 2013
RCS MediaGroup S.p.A.
Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Il Direttore
Dott.ssa Cinzia Lilliu
Sera: «Basta prendere un’aspirina in aereo per abbassare la
febbre e risultare così negativi
al test. I passeggeri inoltre possono mentire nelle risposte al
questionario». E i controlli effettuati all’imbarco nei Paesi
africani colpiti dall’epidemia?
Thomas Eric Duncan, il liberiano morto a Dallas, riuscì ad arrivare negli Stati Uniti da Monrovia poiché non mostrava alcun sintomo e aveva mentito
nel questionario: aveva scritto
di non essere stato in contatto
con persone infette, in realtà
era stato vicino a una donna incinta morta in seguito di Ebola.
In Spagna, Teresa Romero,
l’infermiera che ha contratto il
virus, migliora. Ma la psicosi
non si spegne. A parte sangue e
organi, i centri federali di riferimento per il controllo delle
malattie degli Stati Uniti aggiornano le informazioni: il virus può essere trasmesso da
aghi e siringhe contaminati e
da animali malati; non si trasmette da aria, acqua o cibo; c’è
un rischio sessuale dopo la
guarigione: tracce di Ebola sono riscontrate nel liquido seminale di ex malati sino a tre
mesi dopo. Quindi? Astensione
dai rapporti sessuali per almeno 3 mesi una volta guariti.
I morti ad oggi? Oltre 4.100,
circa 9.000 i contagiati.
Mario Pappagallo
@Mariopaps
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Su «Report»
Radar, scatola nera, equipaggio
Le falle nella sicurezza Concordia
La puntata di Report sulla
storia della Costa Concordia
che Rai3 manda in onda questa
sera suscita dubbi profondi e
interrogativi inquietanti. Che
non riguardano soltanto come
e perché la sera di quel venerdì
13 gennaio 2012 la nave capitanata da Francesco Schettino sia
finita sugli scogli dell’Isola del
Giglio. Ma soprattutto gli affari
e i grandi interessi che su muovono intorno al mondo delle
navi da crociera.
Racconta Giovanna Boursier
nel suo lungo servizio che
«dall’inchiesta che la Capitaneria di Livorno fa subito dopo il
naufragio salta fuori che nonostante la lingua di bordo fosse
l’italiano, gran parte dell’equipaggio era straniero e non lo
parlava e alcuni non parlavano
neanche l’inglese». Un problema mica da ridere, quello della
lingua: ma forse nemmeno il
più grave quando si hanno
quattromila persone a bordo.
Nel momento in cui la Costa
Concordia va a sbattere contro
gli scogli c’è alla manovra, appunto, un timoniere indonesiano. «Dagli atti — spiega l’inchiesta di Report — risulta che
Schettino era a cena, arriva in
plancia di comando 10 minuti
prima dell’impatto e assume il
comando 6 minuti prima, a
manovra già in corso. Quando
vede la schiuma, cerca di aggirare gli scogli: prima dice “tutto a destra”, poi per non sbattere con la poppa dice “a sinistra”, ma il timoniere avrebbe
fatto il contrario». Interrogato
dopo la tragedia, il timoniere
che si chiama Rusli Bin mette a
verbale che era al timone da 20
giorni: in precedenza svolgeva
mansioni di pulizia e verniciatura. «Al processo non si presenta e patteggia. Secondo i
giornali — aggiunge la giornalista — risulta scomparso».
Domanda a Schettino: «Un
comandante sale a bordo e magari solo in alto mare si accorge
che il timoniere non parla la
lingua. È così?». La risposta
dell’ex comandante, «Che cosa
vuole che le dica», fa cadere le
braccia. Ancora di più quando
si scopre che il medesimo
Schettino, dieci giorni prima di
Il timoniere
Rusli Bin, il timoniere che al
momento dell’impatto non
avrebbe capito le istruzioni del
comandante, era al timone da 20
giorni: prima svolgeva mansioni di
pulizia e verniciatura
L’equipaggio
Dieci giorni prima di partire per la
crociera il comandante Francesco
Schettino (sopra) aveva scritto in
un rapporto interno per la Costa di
nutrire «seri dubbi sul reale livello
di competenza» dell’equipaggio
partire scrive a Costa in un rapporto interno di nutrire «seri
dubbi sul reale livello di competenza» dell’equipaggio e che
già un paio d’anni prima, in un
rapporto su un’altra nave finita
troppo vicino alla riva, aveva
sostenuto la necessità di rivedere la preparazione degli ufficiali di bordo.
Inevitabile chiedersi se questi aspetti davvero poco tranquillizzanti emersi nella vicenda Costa Concordia siano riconducibili a casi isolati o non
piuttosto a una pratica generale nell’universo delle crociere
sempre più low cost. Giovanna
Boursier ricorda pure che «dal
processo in corso a Grosseto
vien fuori che la Concordia inizia il viaggio con la scatola nera
e un radar che non funzionano
bene. Dopo l’impatto alcune
porte stagne non tengono e
non isolano l’acqua che entra
dalla falla» Per non parlare del
generatore d’emergenza in tilt.
Commenta Milena Gabanelli:
«Oggi l’unico imputato per i 32
morti è Schettino, il procuratore ha dichiarato che chiederà
una condanna a 20 anni. Questo è un fatto. Se poi l’equipaggio non è addestrato non doveva assumere il comando. Ma
tutto questo, che non è oggetto
del processo, come non lo è il
generatore d’emergenza saltato, le porte stagne che non tengono, è questione che non sparisce con la condanna di Schettino: riguarda la governabilità e
sicurezza delle città galleggianti e va affrontata».
Sergio Rizzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
CRONACHE
21
#
Le carte
«Passò l’infermiera e la donna morì»
Le parole che accusano Daniela
Una collega: «Sentivo che quell’uomo poteva essere il prescelto. E così fu»
L’inchiesta interna
La relazione riservata
dell’Azienda Usl sulle
coincidenze tra turni
e decessi
sioni. Ci chiedevamo come
queste morti potessero essere
così frequenti, senza che nessuno facesse nulla. Eravamo
sconcertate». Daniela Poggiali
è la bionda e sorridente infermiera di Faenza arrestata venerdì scorso con l’accusa di
omicidio volontario pluriaggravato nei confronti di Rosa
Calderoni, l’anziana paziente
morta una settimana dopo
Faustino Taglioni. Per la Procura di Ravenna fu uccisa da
un’iniezione di cloruro di potassio. Il signor Faustino era invece un parente del responsabile della Direzione infermieristica, il dottor Mauro Taglioni,
con il quale Poggiali aveva un
rapporto non proprio idilliaco:
«Fra loro non correva buon
sangue, lei ne parlava male.
Quando fu ricoverato il parente
ebbi dunque quella premonizione» ha dichiarato Sara.
L’infermiera di Faenza, già licenziata, non è accusata della
morte di Taglioni ma gli inquirenti, guidati dal procuratore
Alessandro Mancini, ci vogliono vedere chiaro.«Il cloruro di
potassio, dopo un paio di giorni, non lascia tracce e quindi
Napoli
La famiglia
del ragazzo
seviziato respinge
le scuse
Di fronte al giudice si è detto
«dispiaciuto» Vincenzo
Iacolare, il giovane arrestato
per aver seviziato un 14nne a
Napoli. Assistito dall’avvocato
Antonio Sorbilli, ha chiesto
scusa (respinte dalla mamma
della vittima, per la quale
l’aggressore «resta un vigliacco
perché quando mi ha vista
arrivare in ospedale è
fuggito») e ribadito al gip che
non aveva intenzione di fargli
del male. Iacolare ha detto di
aver cominciato a «scherzare»
con il ragazzino insieme agli
altri due giovani denunciati
per l’aggressione. Ha inoltre
negato di avergli abbassato i
pantaloni: avrebbe appoggiato
il tubo dell’aria compressa
sopra la stoffa. Il gip ha
ordinato la custodia cautelare
in carcere per tentato omicidio
e violenza sessuale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
«Così morì mia madre»
I pazienti
● Sono 38 le
morti sospette
nel 2014 nei
reparti in cui
lavorava
l’infermiera
Daniela
Poggiali,
arrestata
venerdì scorso
con l’accusa di
omicidio aver
ucciso una
paziente. Dieci
di queste,
secondo la
Procura, sono
«molto
sospette»
● L’inchiesta è
partita ad
aprile dopo una
denuncia
dell’Ausl. I
carabinieri di
Ravenna
hanno sentito
circa 200
testimoni
Tatuata
Daniela Poggiali,
l’infermiera di 42
anni, arrestata
con l’accusa di
aver ucciso Rosa
Calderoni,
un’anziana di 78
anni, morta l’otto
aprile scorso
all’ospedale
Umberto I di Lugo.
Nel cerchio, un
braccio tatuato
con la scritta:
«Nient’altro che
noi»
diventa difficile investigare».
Temono che anche le morti di
Giorgina Errani dello stesso
giorno e di Oriana Cricca del
giorno dopo, possano non essere state del tutto naturali.
«Quella notte la badante della
signora Oriana suonò il campanello perché il sondino perdeva — racconta un’altra infermiera —. La Poggiali disse che
avrebbe provveduto lei. Poco
dopo l’intervento la paziente
morì». La signore erano malate
terminali. Casualità? Sfortuna?
La relazione
Spunta una relazione riservata dell’Azienda Usl della Romagna. È datata 9 aprile 2014, il
giorno successivo al decesso di
Rosa Calderoni: «Domenica 30
marzo erano avvenuti i decessi
di Faustino Taglioni e Giorgina
Errani, nel settore C assegnato
alla signora Poggiali e nella
mattina del 31 c’era stato quello
di Oriana Cricca nel settore D.
L’infermiera era in servizio in
entrambi i casi». Altre stranezze qualche giorno dopo. «Nella
notte tra il 4 e il 5 aprile avvenivano due decessi, quelli di Maria Sangiorgi e di Vincenzo
Tamburini e la Poggiali era di
turno. Si precisa che di notte
l’infermiere è solo». A scopo
cautelare, l’ospedale decise di
sospendere dal notturno Daniela Poggiali. Tre giorni dopo,
la mattina dell’8 aprile, toccò a
Rosa Calderoni.
Al capezzale di Rosa c’era la
figlia Manuela: «L’infermiera
(Poggiali, ndr) ci chiese di
uscire dalla camera, dopo 10
minuti rientravamo e mi accorgevo che mia mamma aveva una piccola flebo di vetro.
Notai che roteava gli occhi.
Erano le 9. Alle 9 e 15 ho fatto
appena in tempo a prenderle
la mano che moriva. Quell’infermiera era lì e mi disse “non
ha sofferto”».
L’interrogativo è statistico:
qual è la media dei decessi che
si registrano in un reparto del
genere?
La relazione Ausl riporta i
sorprendenti risultati di una
ricerca sul primo trimestre
dell’anno 2014, così sintetizzati dal giudice per le indagini
preliminari Rossella Materia:
«In quel periodo si è verificato
un significativo aumento di
morti nei settori dove era di
turno Daniela Poggiali e cioè
38 su un totale di 83 (contro
una media per infermiere di
10, ndr): 26 proprio nel settore
dove operava lei, 12 in quelli
adiacenti dove, per prassi, lei
poteva intervenire».
Purgava e sedava
MGA GROUP
Quel giorno di fine
marzo Sara sbiancò. Era spirato
il signor Faustino e il suo sospetto sulle strane morti dell’ospedale di Lugo prese di colpo forma: «Sentivo che l’uomo
poteva essere il prescelto per
un ulteriore decesso anomalo
— racconta lei, infermiera del
reparto di Medicina —. Intorno
alle 15, un’ora dopo che Daniela
Poggiali aveva preso servizio,
morì. Rimasi di sasso e dissi tra
me “ecco, ci risiamo”. Mi confrontai con una collega e anche
lei condivideva le mie apprenRAVENNA
Stufa a legna ventilata modello Flò colore bianco
DAL NOSTRO INVIATO
Infine i racconti delle infermiere sulla collega faentina.
Preparata, lucida, infaticabile.
«Le notti voleva farle lei», dicono quasi in coro. Ma anche
cinica e vendicativa. «Esagerava con i lassativi ai pazienti per
mettere in difficoltà le colleghe che le succedevano di turno ed esagerava anche con i
sedativi, di notte, per non essere disturbata dai malati.
Quando c’erano quelli “impegnativi” diceva “tranquilla ci
penso io”».
Quasi sciocchezze rispetto
alle inquietanti anomalie che
ricorda Sara: «Pazienti non
gravi che accusavano un improvviso peggioramento del
quadro clinico per poi spirare.
Com’è possibile che nessuno
se ne sia accorto?».
Andrea Pasqualetto
[email protected]
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La sentenza
«L’ex direttore
della biblioteca
di Vico
paghi 19 milioni»
Dovranno risarcire oltre 19
milioni di euro al ministero
dei Beni culturali l’ex direttore
della Biblioteca dei Girolamini
Marino Massimo De Caro e l’ex
conservatore Sandro Marsano,
difesi dagli studi Spagnuolo
Vigorita e Giasi. È quanto ha
stabilito la Corte dei conti
quantificando il danno erariale
provocato da De Caro e
Marsano quando erano al
vertice dell’istituto culturale
napoletano. Sono stati ritenuti
responsabili della spoliazione
del patrimonio della
biblioteca, cui contribuì il
filosofo Giambattista Vico, con
la sparizione tra il 2011 e il
2012, di circa 3.500 volumi e
manoscritti di altissimo valore,
finiti illegalmente nelle mani
di collezionisti o battuti da
importanti case d’asta.
F.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
CRONACHE
23
Un altare per l’Ss Priebke
Marino: «Rimuovetelo»
A Roma fiori e una messa per il nazista morto un anno fa
Chi era
● Erich Priebke
(1913-2013) è
stato capitano
delle Ss in Italia
nella Seconda
guerra
mondiale
● Fuggito in
Sud America, è
stato estradato
e condannato
negli anni 90
per l’eccidio
delle Fosse
Ardeatine
ROMA Non più per l’uomo ma
forse per il suo fantasma, di
certo Roma continua a discutere nel nome di Erich Priebke.
A un anno dalla morte dell’aguzzino delle Fosse Ardeatine — l’eccidio è del marzo del
1944, 335 vittime innocenti
per le quali Priebke non ha
mai pronunciato una parola di
pentimento — e a pochi giorni
dal 16 ottobre, data che nel
1943 vide il rastrellamento degli ebrei romani, è l’iniziativa
del legale dell’ufficiale nazista,
Paolo Giachini, a far deflagrare le polemiche: a ponte Sant’Angelo, a pochi passi da San
Pietro, viene celebrata una
messa con un altarino improvvisato di fiori e cartelli, uno
con un falco in volo verso il sole e la scritta «Ciao capitano»,
manifesto affisso anche in alcune strade della città.
Per il sindaco Ignazio Marino è «una volgare provocazione, chi l’ha compiuta ha la testa più vuota che rasata». Per il
presidente della comunità
ebraica romana, Riccardo Pacifici, «il carnefice delle Ardeatine merita l’oblio, di lui
adesso si stanno occupando
gli angeli delle persone cadute
vittime della follia del nazismo. Io quell’uomo non lo voglio neanche più nominare».
Quasi impossibile non nominare Priebke, però, perché
l’ufficiale nazista — dopo la
Il legale dell’ufficiale
«Ho deciso di eleggere
il ponte Sant’Angelo
come luogo ideale
della sua memoria»
Nello speciale di Sky 3D
Fo e gli elogi al Papa
«Mi sono innamorato
del suo coraggio»
ROMA «Innamorato» di papa Francesco. Non è
mai stato tenero con la Chiesa, Dario Fo: giullare
da Nobel, spirito critico e beffardo dei nostri
tempi, persecutore di ipocrisie e convenzioni.
Sorprende, dunque, vederlo esaltare un Pontefice con parole ricche di stima ed emozione. Accade in 27 aprile 2014. Racconto di un evento, uno
speciale sulla canonizzazione di papa Wojtyla e
papa Giovanni, che contiene anche altre autorevoli testimonianze tra cui Pupi Avati. Sarà presentato il 16 ottobre all’apertura del Festival del
Film di Roma e andrà in onda venerdì alle 21.10
su Sky 3D, frutto di una collaborazione tra la
stessa emittente e il Centro televisivo vaticano.
Senza enfasi, ma con autentica ammirazione,
Dario Fo ricorda il giorno dell’elezione a Papa di
Bergoglio: «Di colpo ha iniziato a parlare come
l’autentico San Francesco. Con il suo linguaggio,
i suoi tempi, i suoi ritmi e addirittura con la sua
sintassi. Ha il coraggio di rompere le consuetudini. E si pone in una condizione di assoluta autenticità. È questo che mi ha sorpreso e innamorato di quest’uomo». Un’improvvisa conversione? «Per carità — si oppone con forza l’autore di
pièce satiriche a lungo censurate e avversate dalla Chiesa —, non mi converto. La Chiesa non mi
piace. Ma guardo al coraggio di esporsi di questo
Papa. Non lo fa perché è un “furbacchione”, ma
per rompere i privilegi degli uomini di potere
della Chiesa. Li ha costretti a togliersi la tonaca.
Non è solo una questione di rassettare la stanza
ma di cambiare un modo di essere».
Una svolta, secondo Fo, iniziata con Joseph
Ratzinger: «Con tutto che veniva da un gruppo di
ecclesiasti piuttosto spregevoli nel concepire
un’idea della Chiesa, Ratzinger aveva preso posizione contro la speculazione finanziaria, alcune
banche e contro chi usa i bambini come oggetto
di trastullo. Rispetto a chi lo aveva eletto pensando che facesse i propri interessi era andato in
un’altra direzione. Ha preferito andarsene perché aveva capito che restare era diventato pericoloso. Anche fisicamente».
Un pericolo di morte che, a suo giudizio, corre anche Francesco. «Non si dimentichi papa
Luciani — rimarca —. È durato due mesi. Stava
benissimo e poi di colpo è morto, la gente ancora oggi è convinta che sia stato ucciso. Ma che
Bergoglio sia in pericolo — assicura — me lo
hanno confermato religiosi che conoscono bene il giro, costretti a viaggiare con la scorta, non
dei ciarloni». Rischia per la sua «spregiudicatezza nell’accettare coloro che sono nel giusto e
proprio per questo danno fastidio al potere»,
spiega, «basti pensare all’anatema contro la
mafia e contro la corruzione. Bisogna plaudirlo,
invece i politici non prendono mai posizione
sulle sue parole: significherebbe schiaffeggiare
se stessi».
Virginia Piccolillo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
L’autore
● Dario Fo, 88
anni (foto),
drammaturgo
e attore, ha
vinto il premio
Nobel per la
Letteratura nel
1997. I suoi
testi vertono
sulla satira
politica e
sociale. Di idee
progressiste,
impegnato
politicamente
per anni negli
ambienti di
sinistra,
nell’ultimo
periodo si è
avvicinato ai 5
Stelle
● La sua opera
più celebre,
Mistero Buffo,
del 1969, dà
una versione di
temi religiosi e
parabole in
chiave
grottesca.
L’opera fu
criticata dal
cardinale Ugo
Poletti e
suscitò
l’interesse del
Vaticano
guerra fuggito in Sud America
e là scovato da una troupe televisiva, quindi condannato all’ergastolo per l’eccidio delle
Fosse Ardeatine, vissuto a Roma fino al compimento dei
cento anni e tra mille polemiche, inclusa quella che scatenò
con un videotestamento dal
messaggio choc: «Le camere a
gas sono state un falso» — genera, nella Capitale, reazioni
come quella del sindaco:
«Quanto accaduto su ponte
Sant’Angelo ferisce tutta la comunità cittadina e rappresenta un vero schiaffo alla città di
Roma che ha avuto un ruolo
fondamentale nella Resistenza. Nessun luogo della Capitale potrà ospitare il ricordo del
gerarca nazista, responsabile
dell’atroce eccidio delle Ardeatine nel quale persero la vita
335 italiani».
In centro
L’altarino con i
fiori e la scritta
«Ciao
Capitano»
improvvisato
su ponte
Sant’Angelo in
onore di Priebke
(foto Benvegnù
- Guaitoli)
Il legale Paolo Giachini spiega di aver ricevuto «dalla Prefettura di Roma l’autorizzazione ad andare a deporre fiori
sulla tomba di Priebke, in uno
scenario magnifico sotto la
giurisdizione del ministero
degli Interni». Ma intanto aggiunge anche di aver deciso di
«eleggere come luogo ideale
della sua memoria il ponte
Sant’Angelo. E proprio là
chiunque vorrà rendere omaggio all’ufficiale delle SS potrà
portare un fiore o rivolgere un
pensiero». Difficile anche
questo, perché il Campidoglio
ha ordinato «l’immediata rimozione» dell’altarino, dei
fiori e dei manifesti, quelli su
ponte Sant’Angelo e gli altri
sparsi in città.
Ma intanto c’è una certezza
che non si può rimuovere:
«Che a pochi giorni dall’anniversario del rastrellamento del
ghetto di Roma — scuote la testa Ignazio Marino — sia stato
compiuto un gesto simile, ecco, addolora ancora di più».
Alessandro Capponi
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
CRONACHE
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Duecento giorni a Expo, appello al governo
Il commissario Sala: «Offerta turistica troppo frammentata, va messa a punto al più presto»
«I lavori per le infrastrutture sono all’80 per cento. Ma temiamo il meteo e i problemi di sicurezza»
Chi è
● Giuseppe
Sala è stato
nominato il 6
maggio 2013,
con un decreto
del presidente
del Consiglio,
commissario
unico delegato
del governo per
Expo Milano
2015
● Sala, 56 anni,
laureato alla
Bocconi, era già
ad di Expo dal
giugno 2010.
Dal gennaio
2009 al giugno
2010 è stato
direttore
generale del
Comune di
Milano
● A meno di
200 giorni
dall’inizio di
Expo dice: «Le
strutture dello
Stato sono
pronte in caso
di bisogno»
MILANO Comincia la volata finale di Expo. Domani il calendario segnerà meno duecento
giorni all’apertura dei cancelli,
«e mai come in questo momento serve che ciascuno faccia la propria parte». Quello del
commissario unico Giuseppe
Sala è un monito che vale per
tutti, a partire dallo staff ristretto, riunito ieri per un vertice di quattro ore durante il quale è stato esaminato il cronoprogramma, bullone per bullone.
Un monito anche al governo?
«Bisogna definire con chiarezza che cosa si farà a supporto dell’evento. Anzitutto, va
messa a punto l’offerta turistica
che in questo momento appare
ancora troppo frammentata e
poi vanno gestiti gli aspetti organizzativi, dai visti agli aeroporti. Secondo tema che ci sta a
cuore è quello dei contenuti:
ne abbiamo parlato con il ministro Martina e il sottosegretario Del Rio perché il compito di
dare un inquadramento al tema è loro, al di là delle continue proposte che ci arrivano».
Comune e Regione?
«Per quanto riguarda il Comune, siamo soddisfatti di
quello che si sta producendo
per l’Expo in città. Ma la stessa
determinazione va espressa
nella gestione delle questioni
legate a sicurezza, accoglienza
e traffico. Il Comune, per questo, ha chiesto fondi aggiuntivi
e spero stiano arrivando da Roma. La Regione invece ha le
due deleghe fondamentali su
infrastrutture e sanità e sappiamo che si stanno muovendo
con attenzione e celerità».
I lavori nel sito sono stati
frenati dalle inchieste giudiziarie?
«Anzitutto voglio ribadire
che l’arrivo di Raffaele Cantone
(numero uno dell’Anticorruzione, ndr) ha rappresentato
una svolta: il dialogo è serrato
ed entrambi, anche se spesso
con punti di vista diversi, con-
dividiamo il duplice obiettivo
del pieno rispetto della legalità
e di realizzare una grande Expo
nei tempi e nei costi previsti».
E il cantiere?
«Sulle infrastrutturazioni
del sito, grazie ai nostri uomini
e all’arrivo di Italferr, siamo all’80 per cento e gran parte dei
Paesi stanno accelerando con i
loro padiglioni. La Repubblica
Ceca potrebbe addirittura concludere entro fine novembre.
C’è invece un 10 per cento di na-
zioni che stiamo monitorando
giornalmente perché non siamo contenti del loro ritmo di
lavoro».
I ritardi del Padiglione Italia?
«Questo dovrà essere senza
dubbio il più bello dell’Expo.
Diciamo che Palazzo Italia è a
buon punto e che finalmente
sono partite le attività di scavo
nel cardo, la via che ospiterà le
Regioni e alcuni soggetti istituzionali o privati».
6
Milioni i
biglietti già
venduti, di cui
3,6 milioni
all’estero
Brebemi deserta
Partita di calcio
in autostrada
Non si sa quanto sia finita la
partita di calcetto
improvvisata su una corsia
della Brebemi, 50 chilometri
della nuova direttissima
autostradale da Milano a
Brescia che corre quasi
parallela all’A4. Ma quello
che si vede nel fermo
immagine è davvero una
partitella su un’ autostrada.
L’idea è venuta a tre giovani
di Bergamo mascherati, che
hanno ripreso il match e
l’hanno messo in rete. Un
episodio simbolico per
mostrare il deserto di
infrastruttura inaugurata a
luglio e costata 2,4 miliardi
di euro. E che a quanto pare,
stenta a decollare.
Soddisfatto della soluzione
per l’Albero della Vita?
«Sì, anche se non sarà certo
questa l’icona di Expo. Il simbolo dello spirito della nostra
esposizione sarà piuttosto il
Padiglione Zero, progettato
dall’architetto De Lucchi e diretto da Davide Rampello: scenografie spettacolari per introdurre al sito e al tema».
Non teme che i tempi siano
comunque troppo stretti?
«Come in ogni corsa, la volata finale può dare problemi. Alle Olimpiadi di Londra era
esplosa la questione della sicurezza, all’Expo di Shangai era
intervenuto l’esercito per il
completamento dei lavori».
Potrebbe succedere anche
a Milano?
«Noi stiamo allertando le
strutture operative dello Stato
per essere pronti in caso di bisogno».
Cosa teme?
«Beh, anzitutto il meteo. La
neve e qualche gelata potrebbero metterci in difficoltà. Poi
ci sono molte questioni di sicurezza internazionale su cui bisogna vigilare e, al di là di tutto,
ci stiamo preparando al tour de
force finale».
Come va con i biglietti?
«Ne abbiamo già venduti sei
milioni attraverso i tour operator, di cui 3,6 milioni all’estero:
segno del fatto che c’è una
grande voglia di Italia. Non
possiamo deludere le aspettative».
Elisabetta Soglio
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
In volo per Atene
Amal è consulente
legale del governo
greco e incontrerà
domani il premier
La causa
di Amal
Mercouri, chiese per prima la
restituzione. Amal è spalleggiata dal neo marito. George
Clooney è stato il protagonistaregista-sceneggiatore-produttore del film «Monuments
men» tratto dal libro di Robert
M. Edsel: il racconto del gruppo specializzato di soldati americani che restituirono a diversi
Paesi europei le opere d’arte
trafugate dai nazisti. Clooney,
durante la presentazione del
film alla Berlinale nel febbraio
2014, dichiarò: «La restituzione
dei marmi è la cosa giusta da
fare»: governo greco entusiasta, il sindaco di Londra, Boris
Johnson, offeso.
La storia è nota. I marmi El-
gin (metope dell’architrave del
Partenone, parte delle grandi
sculture dei due frontoni, fregio della cella con la statua della dea) prendono il nome da
Thomas Bruce, VII conte di Elgin, ambasciatore inglese presso l’Impero Ottomano. Secondo la sua versione i marmi furono asportati e condotti in
Gran Bretagna grazie a un firman (un permesso) del sultano
Selim III. Secondo altre versioni, il permesso era limitato solo ad alcuni pezzi e si trattò di
La neo signora Clooney lotta per i fregi
del Partenone. Ma Londra li restituirà?
❞
Restituire
i marmi è la
cosa giusta
da fare
George
Clooney
un furto. Dopo mille traversie
legate alle sfortune personali di
Elgin (i marmi si deteriorarono
per due anni in un deposito
nella campagna inglese), le
opere approdarono al British
Museum. Il museo ha più volte
ricordato di non aver potere in
materia di restituzione. E i governi britannici hanno sempre
insistito sulla regolarità della
compravendita.
Che possibilità ha Atene di
veder restituiti i marmi Elgin?
Risponde Francesco Rutelli, ex
Insieme Qui sopra Amal Alamuddin , 36 anni,
e George Clooney, 53, a Venezia il 29 settembre
scorso, giorno del loro matrimonio. In alto, i marmi
Elgin al British Museum di Londra (foto Ap, Reuters)
ministro dei Beni culturali e
oggi presidente onorario dell’Icd, Institute for cultural diplomacy, nonché presidente
dell’associazione «Priorità cultura». Fu lui a riportare in Italia
la Venere di Morgantina e altri
tesori illegalmente trafugati
dall’Italia: «Sono contrario alla
restituzione dei marmi. Credo
si debba demarcare un confine
con l’accordo internazionale
Unesco 1970. Un conto è l’arte
illegalmente trafugata, un conto sono i fatti ormai storicizzati. Altrimenti noi italiani potremmo chiedere lo svuotamento di mezzo Louvre sostenendo l’irregolarità della
vendita di pezzi straordinari da
parte delle dinastie dell’Italia
preunitaria o dei tanti principi
romani in difficoltà economica. Per la stessa identica ragione non avrebbe senso la richiesta di restituzione dell’Altare di
Pergamo da parte delle autorità
turche a Berlino. Inizierebbe
una guerra mondiale di vari
stampi nazionalistici contraria
alla vocazione universalistica
della cultura e dell’arte».
Paolo Conti
© RIPRODUZIONE RISERVATA
maxmara.com
Cosa c’entrano George e
Amal Clooney con i marmi Elgin, i grandiosi fregi del Partenone, capolavori di Fidia, conservati dal 1816 al British Museum? Non è fiction, ma realtà
legale. Finita la breve luna di
miele, Amal Alamuddin sarà
ad Atene da domani, lunedì 13
ottobre. Incontrerà il primo
ministro Antonis Samaras:
Amal è consulente legale del
governo greco per la restituzione dei marmi da parte della
Gran Bretagna. Secondo il Times, Atene si è rivolta a lei e al
suo collega, Geoffrey Robertson, per trovare una soluzione
che chiuda la diatriba fra i due
Paesi, cominciata nel 1993
quando l’allora ministro della
Cultura greco, l’attrice Melina
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CRONACHE
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
CRONACHE
di Beppe Severgnini
Un terzo dei bambini e dei
ragazzi fino a 13 anni va a scuola a piedi. Un terzo degli studenti fa lo stesso per raggiungere istituti superiori e università. Gli adulti che arrivano a
piedi sul luogo di lavoro sono
tre volte di meno. Solo l’11,5 per
cento del totale.
Nel dato diffuso dall’Istat in
occasione della Giornata nazionale del camminare (oggi) è
contenuta una lezione interessante. Questa: i nostri figli e nipoti sanno trarre insegnamenti
utili da tempi grami.
Provate a pensare: perché un
ragazzo sceglie di andare a
scuola a piedi? Ha ragionato
sulla riduzione dell’inquinamento e la qualità della vita
nelle aree urbane? Possibile,
ma non probabile. Se va a scuola a piedi è perché si fa più presto ed è più divertente: meglio
chiacchierare con gli amici che
sopportare un genitore nervoso imbottigliato nel traffico.
Zaini pesanti? Si adotta il trolley. Logico, se ci pensate.
Quella logica di cui noi adulti, spesso, non siamo capaci.
Molti miei coetanei non sanno
camminare: se muovono i piedi, devono correre. Una splendida attività, sia chiaro, per cui
è bene tuttavia consultare tendini, mogli e cardiologi. Camminare è un’azione antica come l’uomo. Quando si è alzato
in piedi, nella notte dei tempi,
non ha ballato la rumba o chiesto se qualcuno gli dava un passaggio. È andato da un posto all’altro. Se non è stato divorato,
è pure tornato indietro.
I ragazzi camminano, e arriveranno lontano. La generazione nata alla fine del XX secolo
sta recuperando abitudini antiche: andare a piedi è una di
queste. Anche andare in bicicletta. Usare i mezzi pubblici.
Non acquistare un’auto, condividerla («car sharing», in milanese moderno): da Enjoy a BlaBlaCar è tutto un fiorire d’iniziative. Tempi economicamente impegnativi e genitori
psicologicamente fragili hanno
compiuto il miracolo. I ragazzi
inventano attività nuove, grazie
a Internet. E reinventano cose
vecchie: lavorare insieme, iniziare un’impresa, camminare.
Non è un’apologia della decrescita felice: essere più poveri non è mai bello. È, invece,
una constatazione ammirata.
Gli italiani di domani usano
anche le idee di ieri per affron-
Medicina
ILLUSTRAZIONE DI ALBERTO RUGGIERI
Società
Troppe
riammissioni
Gli atenei
non reggono
L’evento
● La giornata
nazionale del
camminare, in
programma
oggi,
quest’anno è
arrivata alla
sua terza
edizione. A
organizzarla è
FederTrek, un
ente nato nel
2010 per
promuovere
l’escursionism
o, sia a piedi
che in
bicicletta, e
l’educazione
ambientale
A piedi in città
La lezione dei nostri figli, che camminano più di noi
Uno su 3 va a scuola senza usare mezzi di trasporto
I dati
I bambini italiani che vanno a scuola a piedi
33,2
fino a 5 anni
da 6 a 10 anni
38,4
41,7
da 11 a 13 anni
0
11,5%
Gli adulti che vanno
al lavoro a piedi
15%
30%
45%
7 su 10
Gli adulti che vanno
al lavoro su un’auto privata
Dove si va di più a scuola
o all’università a piedi
36,6
Sud
Isole
32
22,1
Centro
Nord
26,5
0
15%
30%
Fonte: Istat 2013
45%
d’Arco
tare le difficoltà di oggi. Chiamare «vintage» l’usato, per
esempio, è geniale: una spolverata di modernità sul giubbotto
dello zio. La parsimonia dei
giovani clienti ha portato produttori e distributori a ragionare di più su quello che vendono. Alimentarsi con attenzione
ha costretto l’industria a essere
meno opaca (ai tempi dei social network gli errori si pagano, dall’amministratore delegato in giù).
Molti di questi comportamenti sono legati alla necessità. Ma non possiamo farcene
un merito, noi che siamo nati
negli anni Cinquanta e Sessanta. Aver tollerato l’espansione
di una generazione di precari
— senza tutele, con pochi soldi, con scarse prospettive di
impiego tradizionale — non è
un motivo di merito. Resta un
fatto: alcuni buoni comportamenti sono figli (illegittimi)
delle nostre cattive decisioni.
I ragazzi sono avanti, anche
quando sono indietro. Una generazione tanto poco teorica, e
così pratica, non si vedeva in
Italia da cinquant’anni. Come
abbia fatto a crescere nelle nostre case — ideologicamente
cariche, inutilmente dogmatiche — non si sa. Ma sta accadendo. E il grande aiuto che
possiamo darle è: lasciamola
fare. Lasciamola camminare da
sola, e decidere dove vuole andare.
Per tornare da dove siamo
partiti. Non accompagniamo i
ragazzi a scuola in auto, se è
possibile evitarlo. Non portiamo i figli all’università sul sellino dello scooterone. È un errore educativo e un azzardo stradale. Ma avete visto come guidano la moto, certi
cinquantenni?
@beppesevergnini
● La giornata
di oggi, che si
svolge in
collaborazione
con il ministero
dell’Istruzione
e con il
ministero
dell’Ambiente,
nasce per
riscoprire le
bellezze della
città,
osservando le
sue diversità
culturali,
storiche,
artistiche e
paesaggistiche
● Tutte le
informazioni
sono sul sito
www.giornata
delcamminare.
org. Tanti gli
appuntamenti,
in particolare a
Roma con
passeggiate
lungo
numerosi
itinerari che
dalla periferia
confluiranno
verso il centro,
con un raduno
finale in piazza
di Spagna alla
presenza del
sindaco Ignazio
Marino
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Oblio, anonimato, neutralità: i diritti della Rete
Conclusi i lavori della commissione parlamentare, pronta una Carta in 14 articoli
Internet è un pianeta da tre
miliardi di persone cresciuto
senza una Costituzione. L’importanza assunta dai vari Facebook o Google e la necessità di
continuare a garantire tutele e
pari condizioni di accesso hanno però alimentato il dibattito
sul bisogno di leggi specifiche.
L’Italia presenta la sua proposta lunedì a una delegazione di
27 parlamentari europei: una
Carta dei diritti frutto del lavoro della commissione presieduta da Stefano Rodotà. «Ho
istituito la commissione perché il Parlamento non può rimanere un osservatore esterno. Non possiamo lasciare il
web in mano ai potenti, è uno
strumento troppo importante.
I cittadini hanno dei diritti che
devono essere rispettati», dichiara la presidente della Camera Laura Boldrini. La carta,
che nasce per fare da base a interventi legislativi e per essere
portata sui tavoli di discussione internazionali, introduce il
diritto fondamentale di accesso a Internet, ovvero quello di
potersi connettere da qualsiasi
zona del Paese e indipendentemente dalla situazione economica e culturale di partenza.
Composta da 14 punti, «si basa
sui principi di eguaglianza, libertà e dignità che devono prevalere sulle logiche economiche», spiega Rodotà.
29
New York
Il mistero
della balenottera
Una balenottera lunga 17
metri è stata trovata a Long
Island con segni di morsi
«più grandi di un
Chihuahua», ha detto a
Newsday Kim Durham della
Riverhead Foundation.
L’animale era in avanzato
stato di decomposizione. Le
autorità stanno indagando
per determinare le cause
della morte (foto Ap).
Bisognerà rileggere il «Manuale di progettazione di edilizia universitaria». Rifare i conti. E cercare di capire dove collocare gli studenti non previsti.
Per evitare quello che sta succedendo a Palermo, dove l’ateneo ha deciso di sospendere le
lezioni per una settimana in attesa di riorganizzare i corsi.
Il Tribunale amministrativo
regionale ha deciso di ammettere con riserva, in trentatré
università italiane, altri 2.500
ragazzi che avevano fatto ricorso dopo non aver superato l’ultimo test di Medicina, quello di
aprile. Con le duemila riammissioni — sempre del Tar —
di luglio e le altre 500 di queste
settimane in Sicilia, le facoltà
dovranno trovare posto per altri cinquemila studenti. Tradotto: il 47,4 per cento in più di
quanto previsto quest’anno tra
M e d i c i n a e O d o n to i a t r i a
(10.551). Un aumento che, già
da ora, fa saltare la programmazione di decine di rettori.
Un caos accentuato anche
dal ministero dell’Istruzione.
Con una nota del 23 settembre
il Miur aveva bloccato le immatricolazioni in sovrannumero
nel tentativo di «smistare» i ragazzi: chi aveva vinto il ricorso
— sosteneva il dicastero — doveva iscriversi nell’ateneo dove
la differenza tra il proprio punteggio e quello punteggio del
primo classificato fosse minore. Poi quel vincolo è caduto.
E così ora da Milano a Bari,
passando per Bologna, Roma e
Napoli, nei prossimi giorni
centinaia di aspiranti medici si
presenteranno nelle segreterie
per l’immatricolazione. Ma poi
dove frequenteranno le lezioni? Le aule sono organizzate
sulla base dei numeri programmati. Decine di studenti
in più costringeranno gli atenei a dividere i corsi o utilizzare
altri spazi, magari presi in affitto.
Del resto non si possono ammassare i futuri dottori in pochi metri quadrati. Non lo chiede soltanto il buonsenso, ma
anche lo standard minimo che
prevede per ogni matricola almeno quattro metri cubi di
«spazio» a disposizione. A cui
si aggiunge l’«indice di affollamento»: nelle aule deve essere
di 1,5 metri quadrati per ogni
ragazzo.
Leonard Berberi
[email protected]
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Fondamentale la neutralità
della Rete, «condizione necessaria perché possa mantenere
la sua capacità di innovazione», spiega Rodotà. Non quindi corsie più veloci (e più costose) per spingere i contenuti dei
colossi. Sulla tutela dei dati
personali e sulla profilazione
delle identità a fini pubblicitari
«ci vuole più trasparenza e garanzia di controllo dei propri
dati». Introdotto il diritto di
anonimato, in controtendenza
con la volontà di Facebook. E
quello all’oblio: si può ottenere
la cancellazione delle informazioni dai motori di ricerca, come da sentenza europea, ma
senza «limitare il diritto di informazione». Per politici o personaggi noti, quindi, non se ne
parla e ogni richiesta accolta
può essere impugnata davanti
a un giudice.
Martina Pennisi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
30
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
●
Riforme È il servizio pubblico che deve adeguarsi
alla quotidianità delle persone, bisogna ribaltare una
dinamica sbagliata. Tra gli obiettivi una carta digitale e
una scuola di formazione riconosciuta in Italia e all’estero
ANALISI
& COMMENTI
di Aldo Cazzullo
Matteo Salvini
il capo dei «popoli padani»
che ama schierarsi
in difesa degli oppressori
«M
a ti pare che se
all’Italia fregava
qualcosa dei diritti
umani mandava me in
Corea del Nord?», dice
Crozza nella sua definitiva imitazione di
Antonio Razzi. Nell’ultimo viaggio in Corea
del Nord, il Paese della polizia politica più
spietata al mondo, Razzi non era solo. Lo
accompagnava Matteo Salvini, l’enfant
prodige della politica italiana. Il giovane
capo della Lega è stato anche in Scozia, per il
referendum voluto dagli indipendentisti:
purtroppo hanno vinto gli altri. Ormai però
Salvini ha preso gusto ai viaggi esotici, e alla
tutela dei diritti umani. Solo che si è
specializzato nel dialogare con gli oppressori,
anziché con gli oppressi. Così si è portato a
Mosca, per esprimere al regime di Putin la
solidarietà dei popoli padani, di cui si è
arrogato la rappresentanza. Ovviamente
Putin riserva il suo tempo a cose più serie,
ma la delegazione leghista ha comunque
ottenuto di incontrare qualche politico
minore. Salvini è anche stato sulla Piazza
Rossa per le foto con le mura del Cremlino
sullo sfondo. Ora è atteso nella Repubblica di
Crimea: in teoria, una piccola patria
secessionista; in realtà, uno Stato satellite
della Russia putiniana. Intendiamoci: non si
tratta di una novità. I politici che si
definiscono antisistema viaggiano volentieri
nei Paesi reietti dalla comunità
internazionale. L’archetipo fu il viaggio in
Iraq di Fini, allora segretario del Msi, in
compagnia di Le Pen, ricevuti con tutti gli
onori da Saddam. È proprio questo il punto:
gli Stati reietti sono tali non per capriccio
«delle lobby» (questa la tesi di Salvini), ma
perché sono spadroneggiati da satrapi spesso
sanguinari. È possibile che, come sostiene la
Lega, le sanzioni non siano il modo migliore
per indurre Putin a rispettare la sovranità
ucraina. Ma schierarsi con il carnefice,
anziché con le vittime, non è folklore; è un
indizio che l’enfant prodige della Lega ha
preso dagli antenati soltanto il peggio.
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editorialisti e
commentatori:
le trovi su
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aro direttore,
l’intervento di Oberdan Forlenza apparso venerdì 10 ottobre sul Corriere della Sera mi
dà l’occasione di chiarire alcuni
concetti che mi stanno a cuore.
Il mio dovere è provare a sovvertire con i fatti un racconto
decadente della nostra Amministrazione, puntando in modo
deciso sulle eccellenti professionalità che ci sono e che da
questa rappresentazione vengono travolte. Per farlo, partiamo dall’assunto che condivido
con Forlenza: la Pubblica amministrazione è «un insieme di
funzioni e servizi per i cittadini, soprattutto per coloro che
non possono permettersi di rivolgersi o comprare servizi altrove». Sono d’accordo. La Pa è
uno strumento per garantire ai
cittadini uguaglianza nei diritti
e pari opportunità nell’accesso
ai servizi. Ma spesso questo
strumento si inceppa.
Oggi sono le persone e le
imprese a essere costrette a
piegarsi ai tempi, ai modi e ai
luoghi dell’amministrazione
pubblica. Noi stiamo lavorando per ribaltare questa dinamica. Nella nostra idea di servizio pubblico è l’amministrazione che deve adeguarsi alla
quotidianità delle persone,
non viceversa. Sappiamo bene
che nessuno sorride quando
paga le tasse, e nessuno ha
l’hobby di mettersi in coda per
un certificato. Ma se l’adempimento di questi doveri diventa
persino complicato, è inevitabile che il cittadino perda fiducia in chi amministra e governa. In questo senso ci stiamo
occupando di innovare la Pa
nei suoi modelli organizzativi
e nelle modalità in cui vengono erogati i servizi. Oggi per fare un bonifico bancario o acquistare un biglietto aereo bastano pochi secondi. Per capire
CONC
C
● Il corsivo del giorno
AMMINISTRARE
PER I CITTADINI
di Marianna Madia
come, dove e quanto pagare di
tasse, invece, si possono impiegare intere giornate. Noi
stiamo cercando di annullare
questa assurda differenza tra
servizi pubblici e servizi privati. Stiamo costruendo una carta della cittadinanza digitale
che non solo cambierà il modo
di lavorare delle persone, ma
garantirà ai cittadini di ricevere servizi per via telematica.
Questa, per noi, non è solo una
questione di modernità. È democrazia.
C’è poi un problema di organizzazione del lavoro e di competenze. Da un lato abbiamo
cancellerie dei tribunali in tilt
per mancanza di personale,
dall’altro amministrazioni con
troppi dipendenti che non vengono valorizzati, non perché
svogliati, ma perché privi di
obiettivi. Su questo, modificando le norme sulla mobilità,
siamo intervenuti con il decreto legge sulla Pubblica amministrazione, la prima parte della riforma più complessiva, che
sta proseguendo con il disegno
di legge attualmente in discussione al Senato. Non sfuggo poi
al problema della contrazione
dei costi del personale avvenuta in questi anni: qui c’è la necessità di scelte mirate. Abbiamo deciso di investire sull’assunzione stabile di 150.000 insegnanti, perché pensiamo che
la scuola italiana e le ragazze e i
ragazzi che la frequentano ne
abbiano bisogno. Per poter
compiere scelte mirate, per potenziare settori strategici, abbiamo bisogno di formare professionalità di alto livello. Per
questo abbiamo puntato in
modo deciso su una sola scuola della Pubblica amministrazione, al posto delle cinque che
esistevano in precedenza. Una
grande scuola di formazione
del settore pubblico, riconosciuta in Italia e all’estero, che
diventi un vero e proprio bacino di competenze al servizio
del Paese. Molti prima di noi ci
avevano provato, senza riuscirci.
Ministro per la Semplificazione
e la Pubblica amministrazione
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
SOTTO ASSEDIO È L’OCCIDENTE
IL CALIFFATO CADRÀ
SE EUROPA E AMERICA
TORNERANNO INSIEME
di Angelo Panebianco
ATTACCO A KOBANE
È vitale che in Medio
Oriente non si
commettano più errori,
altrimenti la guerra
arriverà a casa nostra.
Anche gli Usa non hanno
nulla da guadagnare da
un indebolimento
del legame transatlantico
l’attuale coalizione di guerra, propongono soluzioni simili. C’è da temere, però, che quella non
sia la strada. L’Onu può servire (come accadde
nel 1991 durante la prima guerra del Golfo contro Saddam Hussein) per dare copertura politico-diplomatica a una potenza americana dotata
di volontà d’intervento e di strategia militare.
Difficilmente può essere il surrogato o il sostituto di quella volontà e di quella strategia.Per dire
che, sfortunatamente, non c’è alternativa a un
impegno diretto degli Stati Uniti e a una loro ritrovata capacità di guidare e dare coesione alla
coalizione di guerra.
L’Europa corre rischi grandissimi. Siamo sulla linea di tiro. Le ripetute minacce del Califfo all’Europa non sono sbruffonate. Nella sua tragicità la situazione è semplice: o i jihadisti verranno fermati in Medio Oriente o la guerra, prima o
poi, ci raggiungerà. La principale ragione per
cui ciò continua ad apparire inverosimile a tanti
europei occidentali è semplicemente il riflesso
dell’eccezionalità della storia europea dopo il
’45, della felicissima anomalia (almeno fino alle
guerre iugoslave) di un lunghissimo periodo di
SEGUE DALLA PRIMA
N
on sembra neppure funzionare l’idea
fin qui accarezzata (implicitamente)
dalla Casa Bianca: quella di coinvolgere l’Iran con lo scopo non solo di
sconfiggere lo Stato islamico, ma anche di costituire, in prospettiva, una sorta di
«equilibrio di potenza» fra Stati sunniti e Stati
sciiti sotto sorveglianza occidentale per assicurare stabilità al Medio Oriente. In linea di principio, favorire un simile equilibrio ridando rispettabilità e riconoscimento all’Iran, soprattutto attraverso l’accordo nucleare, sembrava, fino a
qualche tempo fa (prima che emergesse la minaccia dello Stato islamico), una buona idea. Oltre a tutto, è vero che l’Iran post rivoluzione del
‘79 ha spesso favorito movimenti e azioni terroriste ma è altrettanto vero che è stato nel mondo
sunnita, non in quello sciita, che ha preso corpo
ed è decollata, da Al Qaeda al Califfato, la grande
guerra condotta simultaneamente contro l’Occidente, gli sciiti e i sunniti non coinvolti nella
jihad. Ma quella che era forse un tempo una
buona idea, un progetto praticabile, oggi non lo
è più. Non solo la nascita del Califfato ha complicato enormemente il quadro ma, per giunta,
quel progetto avrebbe richiesto, per funzionare,
anche un coordinamento e una intesa fra le
grandi potenze: in concreto, sarebbe stato necessario l’appoggio della Russia. Un’ipotesi che
è definitivamente tramontata a causa della crisi
ucraina.
Il Corriere ha ieri ospitato un interessante intervento di due politici italiani, Pier Ferdinando
Casini e Fabrizio Cicchitto, giustamente allarmati per gli sviluppi in corso e che proponevano
il coinvolgimento dell’Onu per fermare lo Stato
islamico. In queste ore, anche altri in altre capitali europee, consapevoli della debolezza del-
pace. Essi faticano a comprendere che la sicurezza europea, in questo come nei passati frangenti, dipende da due condizioni: la disponibilità di americani ed europei a coordinare i loro
sforzi, e la presenza di una America i cui dirigenti possiedano la capacità e la volontà di esercitare la leadership.
Le nuove minacce alla sicurezza obbligano a
rettificare molti giudizi del passato. Per anni, da
una parte e dall’altra dell’Atlantico, in tanti hanno pensato che America e Europa potessero felicemente andarsene ciascuna per la propria strada. Che l’Europa non sia in grado di farlo dovrebbe essere ormai evidente. La si osservi con
attenzione. Qualcuno pensa che sia capace di
difendersi da sola? Si guardi al disastro che è
riuscita a combinare in Libia.
Ma anche gli Stati Uniti, come hanno sperimentato con la presidenza Obama, la meno interessata, rispetto a tutte quelle che l’hanno preceduta nell’ultimo mezzo secolo, a mantenere la
«relazione speciale» con l’Europa, non hanno
nulla da guadagnare da un indebolimento eccessivo del legame transatlantico. È forse dai
tempi di Jimmy Carter (fine anni Settanta) che il
prestigio e l’influenza degli Stati Uniti non cadevano così in basso. Bisogna sperare che il prossimo presidente abbia l’energia e la capacità di
rovesciare la tendenza. Nell’attesa, è vitale che,
in Medio Oriente soprattutto, gli occidentali (gli
americani in primo luogo ma anche gli europei)
la smettano di accumulare solo errori.
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●L
31
LUXOTTICA PIÙ IMPORTANTE
DI UNA DISPUTA FAMILIARE
COMMENTI
DAL MONDO
«Io dico basta
ai selfie umanitari
(e narcisisti)»
davvero
●
❞ «Abbiamo
bisogno di metterci in
mostra per poter contribuire
a una buona causa?»
L’opinionista del Guardian
Hadley Freeman non ne
può più dei «tormentoni
social» come #nomakeup
di un anno fa (selfie senza
trucco per battere il cancro),
#icebucketchallenge della
scorsa estate (gettarsi
addosso secchiate d’acqua
gelata per raccogliere fondi
per i malati di Sla), e l’ultimo,
#wakeupcall (selfie di
celebrità appena sveglie che
ci danno «la sveglia» sulla
crisi dei bimbi siriani). «Non
potremmo donare senza
tutto questo narcisismo?».
Malala e la lettera
(immaginaria)
del predecessore
di Malala il
●
❞ Prima
Pakistan ha avuto già un
Nobel (per la Fisica): Abdus
Salam, 1979. Ma i pachistani
non lo citano con orgoglio,
anzi fu bandito da alcune
università e scelse l’esilio. Il
suo crimine: era ahmadi,
setta ritenuta non islamica.
Faraz Talat del quotidiano
pachistano Dawn immagina
che Salam scriva una lettera
a Malala spiegandole perché
ci sarà sempre chi chiamerà
anche lei «traditrice». «Il
Pakistan non ama gli eroi.
Vogliamo umiliare i
“colonialisti” e gli imperialisti
per i loro crimini, reali o
immaginari, verso i
musulmani, mai riconoscere
i danni causati da noi stessi».
a cura di Viviana Mazza
uxottica è una bella storia italiana: un imprenditore, Leonardo Del
Vecchio, s’è fatto da solo partendo dai Martinitt, un orfanotrofio milanese.
Ha costruito l’azienda da zero ad
Agordo, in un angolo defilato
del Paese ricco solo di seria operosità, adattandosi ai grandi
cambiamenti di questi decenni.
Ciliegina sulla torta: al culmine
del successo Del Vecchio si stacca dalla sua creatura e l’affida a
validi manager, anche grazie ai
quali essa diviene un leader
mondiale. È l’evoluzione sognata per tante nostre imprese
familiari, nelle quali spesso la
famiglia nuoce all’impresa. Lo
stesso Del Vecchio, però, ora fa
indietro tutta; per un osservatore esterno, la bella storia italiana torna tristemente nei
troppo folti ranghi delle imprese subordinate alle esigenze
della famiglia controllante.
In agosto apprendiamo dai
giornali che Andrea Guerra,
amministratore delegato di
grande successo, lascerà Luxottica. Nelle interviste, Del Vecchio dice di voler preparare la
strada all’arrivo dei figli in
azienda. Qualcuno storce il naso, ma si può ancora pensare
che egli voglia solo avviare i di-
scendenti al futuro: quali grandi azionisti dovranno vegliare
sui destini di Luxottica. Le notizie successive sono però scoraggianti. L’attuale moglie di Del
Vecchio vuole la proprietà diretta del 25% del capitale, sconvolgendo i piani successori e reclama ruoli in azienda per il figlio.
Uno dei due amministratori delegati che dovevano succedere a
Guerra (l’altro ancora non si trova) vende azioni a Del Vecchio
per 22 milioni; la mossa pare
preludere al disimpegno dovuto, sembra, al peso in azienda di
consulenti esterni legati alla famiglia.
Conosco e stimo molti membri del CdA di Luxottica, che
stan certo lavorando dietro le
quinte. Sanno bene che il loro
dovere fiduciario è verso Luxottica, non verso Del Vecchio: l’interesse dell’impresa va molto al
di là dei soggetti controllanti, o
anche di tutti gli azionisti. Luxottica è ormai una bandiera, di
mezzo c’è l’interesse di un grande Paese che troppo spesso non
regge la fatica di esserlo. Non è
solo il mercato, è tutta l’Italia ad
aspettarsi, su tale impresa e da
persone di simile levatura, parole chiare: anche fuori dal CdA.
Salvatore Bragantini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
TROPPE COMBINAZIONI
PER UNA SOLA TASSA
O
rmai ci siamo. Entro
giovedì 16 ottobre i
contribuenti dovranno versare la Tasi, la tassa sui servizi
indivisibili (che ha sostituito
l’Imu sulla prima casa, anzi
l’Ici, anzi l’Isi, anzi la Iuc, solo
per ricordare alcuni dei molteplici nomi con i quali sono state chiamate le imposte sugli
immobili). E si tratta della gran
parte dei Comuni che non erano riusciti a rispettare i tempi
della scadenza di giugno. Ne
restano ancora 659 che non
hanno ancora fissato l’aliquota,
per questi centri si pagherà tutto in una volta, il 16 dicembre.
Un groviglio di scadenze e
conteggi che non è degno di un
Paese civile. Chi ha provato a
calcolare in quanti modi si potranno saldare i conti con il Fisco è arrivato a misurare fino a
85 mila combinazioni diverse.
Ottantacinquemila modi che
dipendono da aliquote, comune di residenza, detrazioni,
rendite catastali. Definirlo un
sistema bizantino, sinonimo di
complicazioni burocratiche
non basta. È qualche cosa di
più. E questo è il capitolo delle
regole. Se poi andiamo ai conteggi la sorpresa è ancora maggiore. L’illusione, ribadita dai
ministri del Tesoro che si sono
susseguiti, era che la Tasi dovesse, in qualche modo, pesare
meno dell’Imu, della vecchia
imposta municipale. Ma non
sarà così. Secondo i conteggi
della Uil su 15 milioni di contribuenti, almeno sette milioni
verseranno di più. A versare di
più saranno i proprietari delle
abitazioni principali più piccole. Dire beffa è dire poco. Adesso i tecnici stanno studiando
un modo per evitare che i proprietari di più abitazioni versino due imposte, la vecchia Imu
e la Tasi. Il progetto di unificarle semplificherebbe un po’ la
vita dei contribuenti.
Ma il punto è un altro: la casa
assomiglia ad una specie di
bancomat dello Stato. E adesso
che i Comuni sono alle prese
con il tagli dei trasferimenti la
sensazione è che la situazione
possa complicarsi. Forse è arrivato il momento di una tregua.
Massimo Fracaro
Nicola Saldutti
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
32
Economia
Eurostat
Europa, 6 Regioni italiane tra le più visitate in Europa
L’Italia è prima in Europa per numero di regioni più visitate dai turisti,
con 6 tra le prime 20, ma la spunta la Spagna con 5 regioni, tre nelle
top 5 (in vetta ci sono le Canarie). È quanto emerge dai dati
dell’annuario regionale 2014 di Eurostat. La meta preferita dai turisti
in Italia è il Veneto (nella foto il presidente Luca Zaia), che è in sesta
posizione in Europa, seguito da Toscana (11) , Emilia-Romagna (13),
Lombardia (16), Lazio (19) e Bolzano (20).
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La Lente
di Marco Sabella
Il conto Tasi, in media 148 euro
Il confronto della Uil: su 15 milioni di contribuenti il 50% pagherà di più
La scadenza per il versamento giovedì 16 ottobre. Il caos detrazioni
CorrierEconomia
Azioni e bond
La tassazione locale nei principali Comuni capoluogo di Regione
alla ricerca
Famiglia di 3 componenti. Marito e moglie con reddito da lavoro di 22.000 euro ognuno e 1 figlio a carico.
della quota 3%
Abitazione di tipo economico categoria catastale A3 (importi in euro)
I
Bot a 12 mesi hanno
raggiunto il nuovo
minimo storico dello
0,26%. I risparmiatori che si
pongono l’obiettivo di una
soglia di remunerazione del
3% debbono impostare con
l’idea di assumere qualche
rischio.
Tra emissioni high yield
(alto rischio e alto
rendimento) e bond in
valuta, obbligazioni
societarie prive di rating e
Btp a lunghissima
scadenza, passando per i
titoli azionari ad alto
dividendo,
«CorrierEconomia», il
settimanale di
approfondimento
economico e finanziario in
edicola domani con il
«Corriere della Sera», ha
passato in rassegna le
occasioni più generose
ancora disponibili sul
mercato.
Naturalmente bisogna
ricordare che cedole più
alte della media si
accompagnano a maggiori
rischi di tasso (possibilità
di perdite in conto capitale
quando il costo del denaro
ricomincerà a salire) e
emittente, nel caso di un
sempre possibile default
aziendale.
Mentre i bond in valuta di
paesi con un rating «tripla
A» come l’Australia o la
Nuova Zelanda, se da un
lato offrono il vantaggio di
cedole comprese fra il 2 e il
4% di interesse su scadenze
relativamente brevi,
dall’altro lato aprono però il
fronte a possibili guadagni
(o perdite) in conto
capitale.
Marco Sabella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
1.100
Ancona
235
248
1.079
Palermo
384
81
352
817
352
1.000
Campobasso 267
197
352
817
352
961
Torino
234
230
352
817
78
299
929
Trieste
283
172
352
807
258
344
308
909
L'Aquila
332
134
264
731
286
271
352
909
Catanzaro
291
59
352
702
Venezia
355
192
352
900
Firenze
217
300
88
Perugia
392
126
352
870
Aosta
260
77
132
TARI
TASI
Roma
362
342
Add.le com.
IRPEF
396
Bari
317
410
352
Napoli
466
182
Genova
329
280
Cagliari
552
Bologna
Milano
Totale
Comune
TARI
TASI
Fonte: Elaborazione: Ufficio Studi CGIA su dati Agenzia delle Entrate, Ministero delle Finanze
ROMA Mancano quattro giorni
al pagamento dell’acconto della Tasi nei 5.279 Comuni che
entro il 18 settembre hanno
pubblicato le relative aliquote
sul sito del ministero dell’Economia. Tra le amministrazioni
comunali ci sono 66 capoluoghi di provincia, tra cui Milano,
Firenze, Roma e Bari. Si tratta
di oltre 15 milioni di proprietari di prima casa (il 75% del totale) cui si aggiungeranno, in
molti Comuni, gli inquilini che
contribuiranno con una quota
che va dal 10% al 30%: a Milano
il 10%, a Roma il 20%.
Secondo calcoli del Servizio
Politiche Territoriali della Uil,
l’aliquota media complessiva
applicata in tutti i Comuni sarà
dell’1,99 per mille. Il costo medio della Tasi sarà di 148 euro
(74 euro da versare con l’acconto), ma se si prendono a riferimento le sole città capoluogo
l’importo sale a 191 euro medi
(96 euro per l’acconto), con
punte di 429, un conto più salato dell’Imu in un caso su due.
Il costo medio della Tasi sarà
di 300 euro a Milano, 346 a Firenze, 391 euro a Roma, 338 a
Bari. Le uniche città a Tasi-zero
saranno Ragusa e Olbia, mentre Aosta, Trento, Nuoro, Matera saranno le sole con l’aliquota
base dell’1 per mille, avendo
tutte le altre città applicato aliquote superiori. Ben un terzo
del totale ha scelto quella del
3,3 per mille (Torino, Bologna,
Firenze, Genova, Napoli, Bari)
Si sono fermate al 2,5 per mille
città come Milano, Roma e Verona. All’appello mancherebbero ancora 659 Comuni che
non hanno deliberato le aliquote, i cui cittadini saranno
quindi costretti a pagare la Tasi
in un’unica rata entro il 16 dicembre (aliquota 1 per mille).
Per Guglielmo Loy (Osservatorio Uil), la distribuzione della
nuova tassa è meno equa rispetto all’Imu: pagherà un po’
Totale
835
605
468
d’Arco
di più chi prima era esente o
pagava cifre basse e pagheranno molto meno i proprietari di
quelle abitazioni con rendite
catastali elevate.
Anche per questo il governo
ha annunciato l’intenzione di
rimettere mano nella legge di
Stabilità alla tassazione sugli
Il tetto
Una città su tre
ha deliberato
introducendo l’aliquota
massima
Il costo dell’automobile
Rc auto, la corsa dei prezzi
In nove anni tariffe su del 235%
In nove anni i costi medi delle tariffe Rc auto sono più che
raddoppiati passando da 391 euro del 2004 a 1.250 euro nel 2013,
859 euro in più, pari ad un aumento del 235%. Ancora peggiore
la situazione delle polizze per moto e motorini : +480% nel 2013.
Lo rilevano Adusbef e Federconsumatori, evidenziando che
l’incidenza sullo stipendio è al 6,5%. Mentre il Codacons rileva
che nel 2014 i costi per mantenere un’auto di media cilindrata
raggiungono i 4.500 euro annui, ovvero il 25% del reddito di una
famiglia media (per i nuclei a reddito medio-basso una spesa
annua maggiore rispetto ai consumi alimentari)
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Prestiti Bce
Intesa Sanpaolo:
prenderemo tutto
di Stefania Tamburello
W
Add.le com.
IRPEF
352
Comune
● Banche
immobili, puntando a una imposta unica (che metta insieme
sulle seconde case Tasi e Imu)
con detrazioni obbligatorie
sulle prime case, proporzionate all’aliquota standard, che è
da fissare, ma probabilmente
sarà superiore all’1 per mille.
Ma la Tasi non è l’unica tassa
comunale che pagano i contribuenti. L’ufficio studi della
Cgia di Mestre ha calcolato che
«tra le grandi città italiane le
tasse comunali più elevate si
registrano a Bologna, Roma,
Bari e Genova». La simulazione
fatta su una famiglia-tipo di tre
persone (due genitori che lavorano, con un reddito annuo di
22 mila euro ciascuno e un figlio a carico) che deve pagare
Tasi, Tari (la nuova tassa sui rifiuti) e l’addizionale comunale
Irpef, nel caso di un’abitazione
di tipo civile A2, rivela che «è
Bologna il Comune a praticare
il livello di tassazione medio
più elevato tra le grandi città
d’Italia», con un carico fiscale
di 1.610 euro. Seguono Genova
con 1.488 euro, Bari con 1.414
euro e Milano con 1.379 euro.
Se invece l’analisi viene realizzata su un’abitazione A3 , a balzare al primo posto è Roma con
1.100 euro.
Antonella Baccaro
© RIPRODUZIONE RISERVATA
ASHINGTON «Chiederemo
tutto e
utilizzeremo tutto». Intesa
Sanpaolo sfrutterà fino in
fondo i prestiti della Bce
finalizzati ai finanziamenti
di famiglie e imprese
(Tltro). Per quest’anno la
quota a disposizione della
Banca è di 13 miliardi. «Ne
abbiamo già presi 4, a
dicembre prenderemo il
resto», afferma il direttore
generale Gaetano Miccichè
incontrando i giornalisti a
Washington - dove in
contemporanea
all’assemblea del Fmi si
svolgono una serie di
incontri tra investitori e
banche - assieme al
presidente del Consiglio di
gestione, Gian Maria GrosPietro, il quale aggiunge
che la banca «può dare
tutto il credito che le
imprese chiedono», ma
deve essere destinato ad
«investimenti buoni».
Gros-Pietro, anche nella
sua veste di vicepresidente
dell’Abi, si sofferma sulle
ipotesi di trasferire una
parte del Tfr nelle buste
paga dei lavoratori. «Le
banche sono pronte a
finanziare l’operazione, ma
hanno bisogno di garanzie
pubbliche». L’alternativa,
sarebbe valutare il merito di
credito, di ciascuna
impresa, ma non mi pare
quello che il governo vuole
fare», aggiunge. Il fatto è
che le banche vogliono
«essere sicure»,
nell’interesse dei clienti e
dei risparmiatori, che i
soldi prestati «vengano
restituiti».
E sulla situazione
economica, Gros-Pietro
afferma che l’Italia è già in
deflazione piena. «Per
l’imprenditore la deflazione
c’è quando i prezzi alla
produzione scendono. Ed è
da mesi che questo
succede».
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
ECONOMIA
Osservatorio Cgil
Cassa integrazione, 715 milioni in 8 mesi
L’industria del vetro
Saint Gobain investe 65 milioni di euro per un nuovo impianto a Gazzo Veronese
Il gruppo Saint-Gobain Italia (guidato dall’ad Gianni scotti,
nella foto) ha inaugurato ieri nello stabilimento di Gazzo
Veronese il nuovo Forno 73, un impianto dedicato alla
produzione di bottiglie in vetro che, a regime, garantirà una
capacità produttiva di oltre un milione di contenitori in vetro
cavo al giorno, pari a circa 270 milioni di litri all’anno di vino
e spumante imbottigliati. Frutto di investimenti per 65
milioni di euro il forno fusorio dello stabilimento veronese
Poco meno di 715 milioni di ore di cassa integrazione, richieste e
autorizzate, nei primi 8 mesi dell’anno, oltre la metà di cassa
straordinaria. Un monte ore di Cig, che relega in cassa a zero ore
oltre 515 mila lavoratori da gennaio. È quanto emerge dal
rapporto dell’Osservatorio Cig della Cgil. Il totale di ore di Cig da
gennaio ad agosto cala dunque dell’8,5% rispetto allo stesso
periodo del 2013.
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Fca sbarca a Wall Street
«Attireremo più azionisti»
Marchionne: confronto con Gm e Ford. Domani il debutto
oppure nei giorni feriali presso
l’agenzia:
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9/12/1977 le inserzioni di ricerca di personale inserite in queste pagine devono sempre intendersi
rivolte ad entrambi i sessi ed in osservanza della
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● Dopo il
recesso
collocherà il 56 per cento del
capitale del
gruppo presso
investitori
istituzionali
americani
L’allarme della Coldiretti
Castagne, crolla
la produzione
Il raccolto di castagne scende
quest’anno al minimo storico con
una produzione al di sotto dei 18
milioni di chili, un terzo di quella
di 10 anni fa. È l’allarme lanciato
dall’associazione Coldiretti
rientra tra le opere incluse nel piano di investimenti della
francese Saint-Gobain in Italia dal valore complessivo di
oltre 200 milioni, avviato nel 2011 con il rilancio del polo
produttivo di Pisa. Il forno impegnerà nella gestione 100
dipendenti, a cui sono state erogate oltre 6.000 ore di
formazione in fase di start up. La struttura permetterà il
risparmio di circa 48mila tonnellate di CO2 l’anno.
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● Auto ibride
re una vettura elettrica urbana.
Gli ultimi accordi sono stati
presi direttamente tra il ministro Federica Guidi e Marchionne, un’accelerazione che
permetterà a questo stabilimento di ripartire in tempi celeri.
Un tema centrale, quello dell’occupazione: nel 2004 Fiat
aveva 160mila dipendenti,
compresi quelli della attività
industriali come Iveco, New
Holland e CNH, oggi sono
300mila (senza il gruppo CNH),
ma se non ci fosse stata l’acquisizione di Chrysler, forse il destino delle fabbriche italiane
sarebbe stato ancora più critico. Il piano industriale ha avuto l’obbiettivo di aumentare i
ricavi, per conservare l’occupazione. Una visione profondamente diversa da quella di
Volkswagen che sostituirà i
pensionati con i robot.Gli ottimi rapporti instaurati tra Matteo Renzi e Sergio Marchionne
(quest’ultimo non nasconde la
sua simpatia per il premier,
tanto da fargli dire «a questo
ragazzo voglio bene») potrebbero portare ad altri risultati,
non incentivi ma aiuti strutturali a tutte le aziende, di ogni
settore merceologico, capaci
di produrre nel territorio ed
esportare nel mondo.
Bianca Carretto
Gerbauld, il brasiliano
per Termini Imerese
di Fabio Savelli
I
l futuro di Termini Imerese è al numero
401 di Rua Visconde de Piraja, Ipanema, a
due passi dalla spiaggia di Copacabana. È
qui che ha sede Kbo Capital, fondo
d’investimento brasiliano guidato dal
banchiere (ex Merrill Lynch) Roland
Gerbauld. Ha appena sottoscritto un
aumento di capitale di circa 80 milioni di
euro nella start-up Grifa (Gruppo Italiano
Fabbriche Automobili) che rileverà dal
primo gennaio prossimo l’ex stabilimento
Fiat in provincia di Palermo (e con esso il
polo della Magneti Marelli attivo nello
stampaggio della plastica) attraverso un
aumento di capitale da 100 milioni (versato
già per una quota di 20 milioni da un gruppo
di ex dirigenti Fiat). Grifa ricollocherà i 767
lavoratori ex Lingotto ora in cassa
integrazione (impegnandosi anche a
utilizzare gli oltre 250 addetti dell’indotto) a
seguito di un investimento di circa 330
milioni di euro, di cui i restanti 220 saranno
finanziati tramite un accordo di programma
con la regione Siciliana attingendo a fondi
nazionali e comunitari. Il progetto dettagliato in un piano industriale che Grifa
comunicherà ai sindacati in un prossimo
incontro - prevede la produzione di un
modello ibrido-elettrico di taglia mini (la
cosiddetta citycar), il cui prototipo è già
esistente e la cui prima vettura dovrà essere
“sfornata” entro marzo 2016.
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● Domani il
titolo Fiat
Chrysler (Fca)
verrà quotato
per la prima
volta a Wall
Street
Corsi
Mostre
Gli annunci si ricevono tutti i giorni su:
Negli Usa
te come le altre due grandi case
di Detroit, abbiamo sedi distribuite in tutto il globo». Inoltre
ha sottolineato che «il potenziale di Fca, a medio- lungo termine, è anche superiore, siamo
posizionati meglio, sia in Europa che in America Latina».
Lo sbarco avviene all’indo-
Spettacoli
Domani, a Wall Street, sede
della Borsa di New York, sventolerà una bandiera italiana a
fianco di quella americana. E
sarà il giorno del debutto di
Fiat-Chrysler. Una scelta, quella Sergio Marchionne, di cambiare strategia, per spostarsi
verso mercati più forti ed in
crescita - Stati Uniti e Brasile, in
modo da sostenere anche le regioni più deboli.
Marchionne ha dichiarato
ieri, inaugurando una nuova
concessionaria Chrysler, a Farmington Hills, nei dintorni di
Detroit, che «Fiat Chrysler ha
voluto portare le sue azioni alla
Borsa di New York, al fine di attirare gli stessi azionisti che investono nelle case automobilistiche concorrenti. Il nostro
obiettivo è quello di sostenere
un diretto confronto sia con
General Motors che con Ford,
siamo una valida alternativa
per chi è interessato ad investire nel settore automobilistico,
anche noi siamo produttori
mondiali di veicoli, esattamen-
33
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indicare la classe energetica di appartenenza dell’immobile e il relativo indice di prestazione energetica espresso
in kWh/mqa o kWh/mca a seconda
della destinazione d’uso dell’edificio.
Nel caso di immobili esenti dall’indicazione, riportare la dicitura “Immobile
non soggetto all’obbligo di certificazione energetica”.
34
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
35
Cultura
& Spettacoli
7 giorni
di tweet
I consigli di
Tommaso
Labranca per
@La_Lettura.
Da domani
Carlo A.
Martigli
Domenica
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
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L’autobiografia di Alice
Toklas di
Gertrude
Stein.
Consolazione
sui bus di
tamarri
Punto linea
superficie di
Vassilij
Kandinskij.
L’antinarrativa
subatomica
La spartizione
di Piero
Chiara.
Un wormhole
verso
l’Insubria
Silenzio a
Milano di
Anna Maria
Ortese. Una
Milano
crepuscolare e
scomparsa
La famosa
invasione degli
orsi in Sicilia
di Dino
Buzzati. In
un’altra vita
ero un orso
Tonio Kröger
di Thomas
Mann.
Disagio
bipolare e
permanente
L’amante a
mille
chilometri di
Angelo
Frattini.
Dimenticata
eleganza
borghese
Il generale Nato, il rigattiere in Florida
Ed ecco il volto ritrovato di Machiavelli
Un ritratto anonimo mai visto, recuperato dal politologo Alessandro Campi
Icona
di Sergio Rizzo
ome ci sarà arrivato un
ritratto di Niccolò Machiavelli a Jacksonville,
in Florida, è un mistero.
Il rigattiere americano che un
bel giorno ha deciso di venderlo
ha raccontato che con ogni probabilità proveniva dagli oggetti
di un generale dell’esercito statunitense di stanza alla Nato, a
Bruxelles. Senza però poter dire
come, né quando, il piccolo dipinto su tavola fosse giunto in
Belgio. E da dove, poi. Altrettanto misterioso è l’autore: assolutamente anonimo. Di sicuro
non è, come il rigattiere di cui
sopra voleva comicamente far
credere, Leonardo da Vinci.
Sappiamo invece com’è tornato in Italia, perché dall’Italia è
certamente partito. L’ha comprato da quel rigattiere, su eBay,
Alessandro Campi.
Politologo di chiara fama, insegna all’Università di Perugia
ed è stato a lungo il direttore
della Fondazione Farefuturo.
Viene considerato l’ideologo
della svolta politica di Gianfranco Fini sfociata nella clamorosa
rottura del 2010 con Silvio Berlusconi.
Ma Campi è anche fra gli intellettuali più esperti della vita e
si guarda, se quella faccia volpina e astuta, magra e ossuta, se
quegli occhi vispi e indagatori,
se quel sorriso appena accennato ma che sembra denotare malizia e un fondo di irriverenza,
non siano la trasposizione pittorica, ben riuscita e a suo modo geniale, della obliqua fama,
vagamente sinistra, che ha cominciato a imprimersi su Machiavelli subito dopo la sua
morte».
Dunque una specie di caricatura? Una rappresentazione del
personaggio, del quale non esisterebbe un ritratto da vivo, che
ha tradotto nei caratteri somatici il «machiavellismo» più che
Machiavelli in carne e ossa? In
effetti i dipinti finora conosciuti
potevano in qualche modo accreditare un interrogativo del
genere.
Quello ritrovato da Campi a
Jacksonville ci consegna invece
una figura più umana, con un
volto quasi da bonaccione, pur
nella indiscutibile somiglianza
con gli altri. Una faccia nuova e
inedita di Machiavelli, da persona normale, in un’opera di fattura «non straordinaria, ma sicuramente interessante», secondo lo storico dell’arte Claudio Strinati, che presenterà
ufficialmente il piccolo quadro
lunedì 27 ottobre a Roma al
Valutazione
Gli studiosi: opera di
fattura non
straordinaria ma di
certo interessante
Datazione
L’opera risalirebbe al
1525-50: potrebbe
dunque essere la sola
di Niccolò da vivo
C
● Santi di Tito
(1536-1603),
Firenze,
Galleria degli
Uffizi
● Rosso
Fiorentino
(1494-1540),
Sant’Andrea in
Percussina, Fi
● Cristofano
dell’Altissimo
(1525–1605),
Roma, Galleria
Doria Pamphilj
● Ridolfo del
Ghirlandaio
(1503 – 1577),
Londra,
collezione
privata
● Busto
policromo (XVI
sec.), Firenze,
Museo di
Palazzo Vecchio
delle opere del filosofo fiorentino. Non è un caso che sia stato
lui a curare la mostra Il Principe
di Niccolò Machiavelli e il suo
tempo promossa dalla Treccani
e organizzata lo scorso anno al
Vittoriano di Roma in occasione
dei cinquecento anni dalla stesura del Principe, il trattato politico certo più famoso della storia moderna, tanto da essere ancora oggi un libro italiano fra i
più tradotti all’estero. Una mostra nella quale erano esposte
anche alcune cose provenienti
dalla straordinaria collezione di
Campi.
Perché nel corso degli anni la
passione per Machiavelli lo ha
spinto a raccogliere ogni genere
di traccia e testimonianza: dalle
edizioni del Principe ai francobolli rievocativi, fino agli oggetti più curiosi. Ed è così che ha
trovato, su Internet, il ritratto
scomparso. L’ha comprato e il
rigattiere di cui sopra gliel’ha
spedito per posta. Sembrava
una crosta. Lo stato di conservazione era pessimo e poi bisognava fidarsi delle fotografie:
non c’era nulla che garantisse
l’autenticità del dipinto, poi dimostrata in seguito agli esami
tecnici. Nulla, tranne una certa
somiglianza del soggetto con
gli altri cinque ritratti di Machiavelli esistenti.
Tutti, del resto, realizzati a
quanto pare successivamente
alla sua morte. Anche il più famoso, quello esposto a Palazzo
Vecchio a Firenze, che secondo
la tradizione sarebbe stato eseguito sul modello della maschera mortuaria. E con caratteristiche che lo stesso Campi ha descritto nel saggio sull’iconografia machiavelliana pubblicato
nell’Enciclopedia Machiavelli
della Treccani: «L’incredibile
fortuna del ritratto in questione, di una forza espressiva straordinaria e persino inquietante,
dipende infatti dalla curiosa circolarità che sembra implicare e
che porta a chiedersi, quando lo
Premi letterari
Complesso del Vittoriano insieme a Giuliano Amato e allo stesso Campi. «Interessante» dal
punto di vista stilistico, ma forse ancor più dal punto di vista
storico. Per gli esperti che l’hanno esaminato, accertandone
l’originalità, è plausibile una datazione nel secondo quarto del
XVI secolo. Vale a dire, fra il 1525
e il 1550. Un giudizio tale da non
escludere che possa essere stato
realizzato con la persona ancora
in vita, considerando che l’interessato morì a Firenze nel 1527,
all’età di 58 anni. Un’altra piccola tessera nel misterioso puzzle
di Niccolò Machiavelli.
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Convegni storici
Adele Marini vince l’«Azzeccagarbugli»
Adele Marini: il
romanzo A Milano
si muore così è
edito da Frilli
(pp. 352, 14,90)
Niccolò
Macchiavelli
(Firenze , 3
maggio 1469 – 21
giugno 1527) nel
ritratto anonimo
acquistato da
Alessandro
Campi che sarà
presentato a
Roma il 27
ottobre
Adele Marini con A Milano si muore così (edito da
Fratelli Frilli) ha vinto il 10° Premio Azzeccagarbugli al
Romanzo poliziesco, promosso dalla Provincia di Lecco
e dal Gruppo giovani imprenditori di Confindustria
Lecco. La giuria popolare ha portato alla Marini (che
dedica la vittoria alle associazioni Libera e Ponti di
memoria) 563 voti. Secondo classificato Massimo
Galluppi (479) Il cerchio dell’odio (Marsilio); terzo
Stefano Tura (Tu sei il prossimo, Fazi), poi Simone
Sarasso (Il Paese che amo, Marsilio) e Stefano
Piedimonte (Voglio solo ammazzarti, Guanda). A
Stefano Brusadelli (I Santi pericolosi, Mondadori) il
Premio Opera Prima in ricordo di Raffaele Crovi . Nella
giuria dei letterati Massimo Carlotto, Gianni Biondillo,
Elisabetta Bucciarelli, Patrick Fogli e Valerio Varesi.
Grande guerra, incontri a Harvard e Trento
Charles S. Maier
(New York,
1939), storico
della Harvard
University
Si susseguono le iniziative collegate al centenario della
Prima guerra mondiale. Il 21 ottobre negli Usa, presso la
Harvard University, l’annuale «Salvemini Colloquium»,
dedicato al grande esule antifascista, sarà tenuto dallo
storico americano Charles S. Maier sul tema «La Grande
guerra dell’Italia». «La guerra come apocalisse» è invece
il titolo del convegno internazionale organizzato nei
giorni 15-17 ottobre a Trento dall’Istituto storico italogermanico della Fondazione Bruno Kessler (Fbk-Isig),
diretto da Paolo Pombeni. Al centro della discussione
sarà il radicale sconvolgimento causato dal primo
conflitto mondiale nella cultura e negli assetti di potere
del continente europeo. Tra i partecipanti studiosi come
Fulvio Conti, Emilio Gentile, Galit Haddad, Oliver Janz,
Alberto Melloni, Fortunato Minniti, Oswald Überegger.
Improvvisi
di Sebastiano Vassalli
Il peggio è l’epoca
post-ideologica
Io sogno un’era
post-grugnito
S
i sente ripetere ogni
tanto, e chissà se è
vero, che viviamo in
un’epoca postideologica. Certo, il
«socialismo reale» che
teneva insieme l’impero
sovietico non c’è più; e
anche la vasta e variopinta
famiglia dei socialismi,
figli delle utopie
dell’Ottocento e del
pensiero di Karl Marx, non
sembra tanto in salute. Ma
siamo sicuri che le
ideologie siano scomparse,
e che fossero loro la causa
di tutti i contrasti e di tutti
i mali del mondo? Se ci
guardiamo attorno oggi
vien quasi da rimpiangerle,
quelle favole del passato
che spingevano gli uomini
a odiarsi in nome della
giustizia e
dell’uguaglianza, o
addirittura della santità e
della felicità. Oggi ci si odia
e basta, senza tante storie.
Sorge il sospetto che la
causa di tutti i contrasti e
di tutte le guerre non siano
le ideologie ma due
pronomi, il pronome noi e
il pronome loro. Che nel
«laborioso procedere del
genere umano» come
scrisse non so più chi (mi
sembra Giuseppe
Prezzolini, nella foto), tutte
le ragioni siano sempre
state dalla parte
(intercambiabile) del noi e
tutti i torti e le infamie
dalla parte del loro; e che le
religioni abbiano sempre
favorito quella
contrapposizione. Ma i
contrasti probabilmente
sono più antichi dei
pronomi e delle religioni.
Forse risalgono a un
grugnito: quello con cui un
umanoide nostro antenato
indicò con la clava, agli
abitanti della sua stessa
caverna, la caverna di
fronte. A che giova vivere
in un’epoca postideologica, se siamo
sempre a quel punto?
Servirebbe un’epoca postgrugnito. Chissà se arriverà
mai.
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36
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPETTACOLI
Su Rai1
Donne che sono lì dove solitamente (fino ad ora)
c’erano gli uomini. Donne che sono riuscite a fare e
a cambiare molto. Vuole raccontare questo
«Leader. Femminile Singolare», nuovo programma
ideato da Chicca Olivetti per Enel, in onda da lunedì
(per sei settimane alle 16.30) su Rai1 con la regia
di Mimma Nocelli. In questa inchiesta sul potere
delle donne, Franco Di Mare intervista personalità
anche molto diverse tra loro ma che hanno in
comune la caratteristica di aver fatto la differenza
Di Mare intervista
le donne di potere
(e anche di valore)
Il personaggio
Dal successo
come casalinga
disperata a
diva impegnata
nel sociale
Aveva 83 anni
Addio ad Anita Cerquetti
la voce che sostituì la Callas
di Paolo Isotta
T
«A
Hollywood pensavano che fossi
italiana e ho
sempre detto sì,
è vero», racconta Eva Longoria.
L’ex Casalinga disperata ha fama di avere un carattere non facile, vuole sapere prima cosa le
viene chiesto, e parlare soltanto
dei suoi (lodevoli) impegni sul
fronte dei diritti dei chicanos
negli Usa.
«Tutti pensano che io sia
messicana. Ho solo le mie radici lì, la mia cultura è latinoamericana, e mi spiace che del
Messico si parli soltanto per
cartelli di droga e corruzione. Si
procede per luoghi comuni, come la mafia per l’Italia. Abbiamo una cultura simile alla vostra, ci piace il cibo e la musica.
Sfortunatamente non so cantare nemmeno Happy Birthday,
con la musica sono rimasta a
Madonna e agli Eurythmics».
Eva Longoria è nata in una cittadina del Texas: «Si chiama Corpus Christi, capisco che possa
risultare buffo. Al tempo in cui
facevo la modella, mi elessero
Miss Corpus Christi». Il 15 esce
Cristiada di Dean Wright:
«Racconta una pagina di storia
che non conoscevo, è strano
perché vengo da una famiglia
cattolica. La persecuzione dei
cattolici, ritenuti troppo influenti, nel Messico degli Anni
Venti. Una guerra civile che provocò 90 mila morti. Io sono la
moglie di Andy Garcia, un generale in pensione, un ateo che
sposa la causa dei Cristeros».
Quanto è cambiata la sua vita
dopo «Casalinghe disperate»?
«È cambiata in maniera radicale, mi manca molto quella serie, e il mio personaggio, Gabrielle, era così divertente. Mi
ha permesso di arrivare in tutto
il mondo, anche se in precedenza avevo interpretato una
soap opera popolare intitolata
“Febbre d’amore” dove impersono una psicopatica». Anche
nella serie che le ha dato il suc-
nella loro professione. Come Fabiola Gianotti, la
fisica del Cern che ha scoperto il bosone di Higgs,
considerata tra le persone più influenti del mondo
secondo Time e Forbes. Ma anche come Marta
Dassù, senior director European affairs dell’Aspen
Institute, oltre che consigliere di politica estera di
due ex presidenti del Consiglio e membro del CdA
di Finmeccanica, o Caterina Caselli, cantante oggi
produttrice discografica e talent scout di successo
(nella foto con Elisa, da lei scoperta).
Sul set Eva Longoria (39 anni) in una scena di «Cristiada», che racconta la persecuzione dei cattolici nel Messico degli anni 20
L’orgoglio di Eva
Longoria: «Mi batto per difendere i diritti dei messicani negli Usa»
E nel film «Cristiada» fa rivivere la guerra civile degli anni Venti
cesso il suo personaggio non è
così positivo. «All’inizio è una
egoista, una narcisista che odia
i bambini, ha una storia col
giardiniere. Ma nel corso delle
otto stagioni cambia passo, diventa una madre affettuosa e
una moglie devota. Quello che
mi ha dato fastidio, nella percezione dei media, è che siccome
la storia ruota attorno a quattro
donne, per forza dovevamo detestarci ed essere gelose l’una
dell’altra, quando è vero il contrario. Lo trovo sessista, se i
❞
Ho tre sorelle tutte alte
e bionde, da piccola
pensavo di essere stata
adottata. La fama? Non
mi sono fatta travolgere
protagonisti fossero stati quattro uomini, non avrebbero ricamato un commento del genere». Negli Usa è appena uscito
Frontera di Michael Berry, dove
lei è moglie dello sceriffo Ed
Harris: «È la storia di una donna apparentemente uccisa nel
suo ranch da un messicano entrato illegalmente in America.
In realtà l’intento è di umanizzare il problema dell’immigrazione».
Che sapore ha il successo
raggiunto quando non si è giovanissimi? «Sono diventata famosa tardi, a 30 anni. Non mi
sono lasciata travolgere dalla
fama. Quando la raggiungi da
giovane tendono a incasellarti:
la fidanzata d’America, la cattiva ragazza… Io non ho dovuto
trovare un equilibrio per la mia
identità». Lei ha cominciato come modella anche se, ci perdoni, non è una stangona. Sorride: «È vero. Ho tre sorelle, tutte
Chi è
● Eva Longoria
è nata il 15
marzo del ‘75:
di origini
messicane,
ha iniziato a
recitare nella
soap «Febbre
d’amore»
● Nel 2004
il successo con
«Desperate
Housewives»
(foto); tra
i suoi film,
«A Dark Truth»
e «In a World»
alte, bionde e con gli occhi
chiari. Da piccola pensavo che i
miei mi avessero adottata. Ero il
brutto anatroccolo, magra come un chiodo e minuta, a scuola ero considerata la sfigata della classe. Per farmi accettare
sviluppai il senso dell’humour.
Sono fisicamente esplosa alla
fine del college, l’ho capito dagli sguardi dei maschi. Il rapporto con la bellezza è complicato, chi la subisce e chi la usa
come un’arma».
«In famiglia — aggiunge —
siamo tutte donne forti e istruite, il più grande insegnamento,
mia madre, è il mio modello.
Quello che io faccio nella mia
Fondazione è aiutare le donne a
studiare e a far aprire loro un’attività imprenditoriale. Sono
tante le attrici che in America
fanno filantropia. Io ho dovuto
lottare per essere credibile».
Valerio Cappelli
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emo che, all’apprenderne la scomparsa, il
nome di Anita Cerquetti oggi dica poco a quasi
tutti. E allora tocca a noi stabilire la verità.
Questa somma artista, ch’ebbe una carriera breve
perché interrotta nel fiore per motivi di salute, è
stata il più grande soprano dal 1945 ad oggi: senza
possibilità di confronti. Marchigiana, possedeva
tutta la squisita gentilezza della sua razza: me lo
ricordo dall’unica volta che l’incontrai. E che fosse
la più grande pensava Francesco Siciliani, tra i
primi a scoprirla e a lanciarla; insieme col suo
sodale Gabriele Santini, uno dei più grandi
direttori d’orchestra del Novecento.
La Cerquetti era, a propriamente parlare, un
«soprano drammatico di agilità»: nessuno ha mai
posseduto una dizione scolpita come la sua unita a
un fenomenale dominio della coloratura, che per
lei era espressiva nota per nota e non qualcosa di
meramente ornamentale; e nulla dico del timbro e
dell’estensione. Nel 1958, Santini sul podio,
all’Opera di Roma sostituì Maria Callas al II atto
Verdiana
Anita Cerquetti
scherza con
Francesco
Molinari Pradelli,
Mario Filippeschi
e Silvio Majonica
prima dell’«Aida»
negli anni 50
della Norma di Bellini; possediamo poi la recita
intera giacché le subentrò. Mai ci fu, almeno nel
Novecento, più grande Norma: e lo si vede non
tanto e non solo da Casta diva quanto da come
terribilmente pronuncia Sediziose voci e, nel II
atto, In mia mano al fin tu sei, portando la voce al
pianissimo quando Norma si fa donna e parla a se
stessa. Nemmeno Gina Cigna le può esser
paragonata.
Così ella è stata insuperata Aida, Amazily nel
Cortez di Spontini, Anaide nel Mosè di Rossini,
Matilde nel Guglielmo Tell, Leonora nel Trovatore
e nella Forza del destino….
È tradizione che soprani italiani siano anche
grandi eroine wagneriane: per esempio Renata
Tebaldi fu somma Elisabetta nel Tannhäuser ed
Elsa nel Lohengrin. Se la carriera non le si fosse
spezzata, Anita Cerquetti sarebbe fatalmente stata
Isolda, Eva nei Maestri cantori, Brunilde nella
Valchiria, nel Siegfried e nel Crepuscolo degli Dei,
e persino Kundry nel Parsifal, affiancandosi a
Marta Mödl e Astrid Varnay e superandole; e
Salomè e moglie del Tintore nella Donna
senz’ombra di Strauss. Dis aliter visum, agli Dei
parve voler diversamente; ma la stessa Jessye
Norman, la più grande eroina wagneriana degli
ultimi anni, è alla Cerquetti inferiore.
Anita esce oggi dalla cronaca; entra nella Storia
che l’attende per glorificarla.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
SPETTACOLI
A «Tv Talk»
È di un paio di anni fa la frase di Paolo Virzì secondo cui le fiction
generaliste italiane sarebbero «camomilla per anziani». Ora Filippo
Timi , a «Tv Talk», ha rincarato la dose: «Più che camomilla le definirei
un sonnifero. Ma è anche bello dormire davanti alla tv. Mia mamma
si addormenta davanti alla tv sulle repliche dei “Jefferson”, tutte le
sere. Ma è anche bella questa funzione della tv». Il protagonista di «Il
Candidato - Zucca presidente» (una scena nella foto), ha anche
confessato: «Appena vinco un Oscar, un Golden Globe, allora voglio
fare un anno di “Centovetrine”. Il mio sogno sono i primi piani vuoti
della soap. Primo piano, fermo: sono tua mamma».
L’accusa di Timi:
le fiction generaliste
sono un sonnifero
37
Catania
Si dimette la sovrintendente del Teatro Bellini
Rita Cinquegrana ha rassegnato le dimissioni da sovrintendente del
Teatro Bellini di Catania. Il suo mandato sarebbe scaduto il 31
dicembre prossimo, ma il Cda, al lavoro già dai prossimi giorni per
individuare una nuova figura professionale di massimo livello, ne ha
accettato le dimissioni dal 3 novembre, a conclusione del Bellini
Festival. A nominare l’ex sovrintendente, fortemente criticata dalle
maestranze nei mesi scorsi per la sua gestione, era stato il
presidente della Regione Raffaele Lombardo nel settembre 2010.
L’ascesa del divo Isaac:
sogno con Guerre stellari
Dai Coen ad Amini, ora la fantascienza: torno bambino
Il profilo
● Oscar Isaac
(all’anagrafe
Óscar Isaac
Hernández),
musicista e
attore, è nato il
9 marzo 1979
in Guatemala
● Dopo ruoli
secondari,
è stato
protagonista di
«W.E.» (2011),
«A proposito di
Davis» (2013)
e «I due volti di
gennaio»
(2014)
LONDRA Bello, fascinoso, intelligente: un cocktail che ha portato Oscar Isaac lontano dallo
stereotipo dei geni — madre
cubana, padre guatemalteco —
e che, stando a indiscrezioni,
avrebbe fatto perdere la testa a
Madonna durante le riprese di
W.E. - Edward e Wallis. Troppo gentiluomo per dare peso al
gossip, ride, sorvola, cambia
discorso.
A 35 anni, il protagonista di
A proposito di Davis, I due volti
di gennaio (in questi giorni
nelle sale) e prossimamente
Guerre stellari sa come muoversi. Se solo adesso diventa un
nome è anche perché ha detto
no a progetti che non lo convincevano completamente. Sarebbe, dopotutto, potuto finire
a interpretare esclusivamente
«il cattivo» o il «trafficante di
droga». «Purtroppo l’etnia
conta ancora a Hollywood» si
rammarica. Primo passo, cambiare cognome — quello originale era Hernández —; secondo, nessun compromesso.
❞
Ho voluto
cambiare
il cognome,
Hernández:
avrei avuto
solo ruoli
da cattivo
«I due volti
di gennaio»
è un film
che analizza
la sottile
linea tra
bene e male
«Non volevo che il mio curriculum arrivasse sulla scrivania
di qualcuno e venisse immediatamente messo nella pila
dei sudamericani. Con un nome come Hernández sarebbe
andata così, con ruoli per lo più
da cattivo».
Il divo è a Londra per il settimo episodio di Guerre Stellari.
«Sono cresciuto con Guerre
stellari — racconta —, ne siamo tutti appassionati in famiglia. Nell’era del digitale, poi,
questo è un film veramente
speciale. J.J. (Abrams, il regista), ha voluto un set vero, costruito, così vediamo tutto.
L’astronave, il paesaggio, gli altri, non solo puntini verdi...».
Il film che gli ha cambiato la
vita, però, è stato A proposito di
Davis, dei fratelli Coen. «Ha
avuto un effetto immediato.
Appena è circolata la notizia
che avevano scelto me, mi sono
arrivate diverse offerte». Una di
queste è Rydal, in I due volti di
gennaio, che lo vede al fianco
di Kirsten Dunst e Viggo Mor-
Insieme Daisy Bevan (22 anni) e Oscar Isaac (35) in «I due volti di gennaio», film dell’esordio alla regia di Hossein Amini
tensen. «Il copione mi è piaciuto subito. È tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, il che
vuol dire che i personaggi sono
complicati, ambigui, sfumati».
Come il libro, il film fa riflettere
su temi difficili («La linea sottile che divide il bene e il male:
cosa ci attrae verso gli altri, cosa siamo pronti a fare») ed è
ricco di sottigliezze, grazie anche alla preparazione voluta
dal regista Hossein Amini. «Per
due giorni non abbiamo fatto
che parlare tra di noi, di ogni
battuta. Quando è arrivato il
momento di girare le scene,
siamo stati in grado di pensare
anche alle più piccole sfumature, che hanno reso il tutto più
interessante. Per me la cosa
fondamentale è trovare le debolezze del mio personaggio e
Passioni
Adora la musica e sa
suonare la chitarra: «In
futuro mi piacerebbe
recitare per Tarantino»
AZIENDE INFORMANO
mostrarle». Nonostante il successo e i tanti progetti, ci sono
sogni per ora irrealizzati. Tra
questi un film con Quentin Tarantino.
«Adoro la musica, ho passato gli anni del liceo a suonare la
chitarra e ad ascoltare il punk.
Per questo il film dei fratelli
Coen per me è stato una specie
di miracolo. Ma mi interessa
molto anche la lingua e in questo Tarantino è un genio. Spero
che prima o poi mi chiami».
Paola De Carolis
© RIPRODUZIONE RISERVATA
A cura di RCS MediaGroup Pubblicità
graficocreativo
Estée Lauder
Anche quest’anno in ottobre c’è la XXII Campagna Nastro Rosa
L’impegno a tutto campo di LILT insieme a Estée Lauder Companies
Pompea
Due imprenditori
per Pompea
Fiere di Parma
33a edizione di “Mercanteinfiera” a Parma
Partner di prestigio: U.S. Antiques Show
È Nicoletta Romanoff - ultima discendente degli Zar di Russia - la
testimonial 2014 in Italia dell’ormai consueta Campagna Nastro
Rosa, dedicata nel nostro Paese
come nel resto del mondo alla
prevenzione del tumore al seno.
Per la ventiduesima volta, in ottobre, LILT (Lega Italiana per la
Lotta contro i Tumori) ed Estée
Lauder Companies, società leader nei prodotti di bellezza di
prestigio, hanno dispiegato il loro
impegno a tutto campo contro
questa preoccupante patologia,
di cui si registra purtroppo un’incidenza sempre maggiore.
Ideata negli Stati Uniti da Evelyn
H. Lauder e promossa in oltre
70 Nazioni, la Campagna Nastro
Rosa ha l’obiettivo di sensibilizzare un numero sempre più ampio
di donne sull’importanza vitale
della prevenzione e della diagnosi precoce dei tumori al seno, informando il pubblico femminile
anche in merito ad abitudini di
vita correttamente sane e controlli diagnostici da effettuare
sollecitamente.
Il tumore al seno è ancora oggi
il “big killer” per il genere femminile e sta progressivamente
cambiando anche l’età in cui la
malattia si manifesta: il 30% circa
viene infatti diagnosticato oggi
prima dei 50 anni, l’età prevista
per effettuare gli screening mammografici.
“Da recenti dati e studi si stima - spiega Francesco Schittulli,
senologo-chirurgo oncologo e
Presidente Nazionale della LILT
Per rilanciare il quarto polo di
intimo e calzetteria d’Europa,
alla Pompea di Medole è stata
adottata una nuova strategia
che prevede, tra l’altro, l’ingresso
nel consiglio amministrazione di
due imprenditori di successo:
Ileana Pinelli e Adolfo Vannucci,
ad affiancare il presidente del
Cda di Pompea, Alberto Rodella,
figlio del fondatore Adriano.
Con delega al marketing e alle
vendite, Ileana Pinelli avrà il
compito di conquistare nuove
quote di mercato, forte della
sua esperienza in Calze Ileana
Spa, tra le aziende più innovatrici
nel comparto calza, di cui è stata
fondatrice e AD.
Dal canto suo, Adolfo Vannucci - con delega ad amministrazione e finanza - porterà un
decisivo contributo in ambito
amministrativo e finanziario,
muovendosi anche a livello internazionale in qualità di “ambasciatore” di Pompea, grazie
al ruolo rivestito nella raffineria
Ies, rilanciata e venduta agli ungheresi di Mol nel 2007.
Nel 2013 Pompea ha fatturato
80 milioni di euro, con 5,2 milioni di utile; e il primo semestre
2014 fa registrare dati economici
e cash flow in ulteriore miglioramento rispetto all’esercizio
precedente. Così Castelgoffredo - un distretto con oltre 200
aziende e una quota di mercato
che copre il 50% in Europa e il
20% nel mondo per il settore
specifico - può guardare oggi al
futuro con maggiore ottimismo.
Che Mercanteinfiera sia già oggi
una vetrina internazionale d’èlite lo dicono i numeri: 4 padiglioni per un totale di 45.000 mq di
superficie, più di 1.000 espositori, 50.000 visitatori attesi e oltre
100 buyer provenienti da America, Turchia, Brasile, Belgio, Danimarca, Francia, Inghilterra…
Quest’anno Fiere di Parma
punta particolarmente proprio
sull’internazionalizzazione, con
un “format” focalizzato su partner, collezionisti e investitori
esteri interessati a opere Made
in Italy. Questa XXXIII edizione
dell’esposizione - inaugurata
sabato 4 ottobre e aperta fino al
12 - vanta anche una prestigiosa
partnership: quella realizzata
con U.S. Antiques Show, il più
grande organizzatore di mostre
di antiquariato negli Stati Uniti.
In questo modo Mercanteinfiera potrà accrescere la sua visibilità Oltreoceano, partecipando
tra l’altro al Pier Antique Show
(22-23 novembre 2014) di New
York e a The Original Miami
Beach Antique Show (30 gen-
- che in Italia siano circa 46.000
i nuovi casi annui di carcinoma
mammario…
“Le nuove tecnologie diagnostiche di imaging sempre più
precise e sofisticate, insieme alla
risonanza magnetica mammaria
(RMM), consentono oggi di poter individuare lesioni millimetriche in fase iniziale, quando il
grado di malignità e l’indice di
aggressività del tumore sono
bassi e il processo di metastizzazione è pressoché nullo”.
Per sensibilizzare soprattutto il
pubblico femminile a queste
problematiche, l’Italia e il resto
del mondo si sono illuminate e
si illumineranno di rosa, colore
simbolo della lotta contro il tumore al seno: si tratta di location
notissime e prestigiose, dall’Empire State Building di New York
(USA), alla Torre di Tokyo (Giappone). A Milano UniCredit ha
illuminato di rosa il 1° ottobre la
guglia della Tower in piazza Gae
Aulenti; e per tutto il mese verranno illuminati di rosa palazzi,
piazze, fontane e monumenti del
Nord e del Sud della Penisola.
Il 4 ottobre scorso, sempre a
Milano, le prestigiose vie del
Quadrilatero della Moda si sono
“vestite” di rosa, per una giornata
di shopping solidale organizzata
da LILT, Estée Lauder e Associazione della Via Monte Napoleone: il 10% degli incassi è stato
destinato alla LILT.
Anche quest’anno Estée Lauder
Companies sosterrà l’attività degli ambulatori della LILT, devol-
Nicoletta Romanoff
vendo 5 euro per ogni prodotto
venduto in ottobre. I prodotti
coinvolti nella Campagna sono:
Advanced Night Repair di Estée
Lauder, siero riparatore dalla tecnologia innovativa; Long Last Lipstick di Clinique in Lustrous, rossetto a lunga tenuta; The Hand
Treatment di La Mer, crema
idratante ideale per proteggere
e rigenerare la pelle delle mani;
Pro LS All-in-one Face Treatment
di Lab Series, che lenisce e riduce
arrossamenti e irritazioni.
Aveda donerà invece il corrispettivo in euro di 2 dollari alla LILT
per ogni prodotto venduto di
Hand Relief with Shampure Aroma, crema idratante per le mani,
prodotta in edizione limitata per
la campagna Nastro Rosa. Infine
Darphin - marchio del Gruppo,
distribuito in farmacie selezionate - donerà il 10% per ogni
confezione acquistata in ottobre
di Intral Redness Relief Soothing
Serum, siero lenitivo anti rossore.
Tutti i fondi raccolti permetteranno di potenziare l’attività degli
ambulatori della LILT per visite
e controlli diagnostici: a ottobre i
397 Punti Prevenzione (o ambulatori) delle 106 Sezioni Provinciali LILT saranno a disposizione
per visite senologiche e controlli
diagnostici clinico-strumentali.
Per informazioni su giorni e orari
di apertura: numero verde 800998877; oppure i siti: www.lilt.it e
www.nastrorosa.it
naio-4 febbraio 2015) a Miami.
“Il nostro sforzo - spiega Antonio
Cellie, CEO di Fiere di Parma - è
quello di rendere il compratore
estero una presenza a Mercanteinfiera non occasionale ma
fissa: un obiettivo che perseguiamo attraverso un’intensa
attività di incoming sui mercati
di maggiore appeal. Il successo
della presenza estera al salone
di Parma sta però anche in una
proposta ‘artistica’, che soddisfi
diverse esigenze: quelle dei ricchi compratori - russi e turchi alla ricerca di pezzi unici - e di
chi, come americani ed europei,
preferisce il modernariato più
raffinato che il Made in Italy sa
esprimere”.
Ma la vera novità del 2014 è
Mercanteinfiera OFF, un “fuorisalone” ideato insieme al
Comune di Parma e alla Casa
Editrice Corraini: un’opportunità
per presentare gratuitamente
nella città emiliana nomi noti del
panorama culturale italiano, da
Dacia Maraini a Giuseppe Cederna. Info: www.fiereparma.it
In fiera il fascino di antichi oggetti preziosi
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
38
Con profondo dolore Claudia Rizzardi annuncia
che è improvvisamente mancato il marito
Nobile
Ughi dei conti Ponzani
I componenti del Consiglio di Amministrazione,
del Collegio dei Sindaci, dell’Organismo di Vigilanza e della Commissione Tecnica Consultiva
dell’ISMEA esprimono profonda commozione per
la scomparsa del Direttore Generale
Egidio Sardo
I funerali avranno luogo a Macerata lunedì 13 ottobre alle ore 15.30 nella parrocchia Santa Maria
Madre di Dio. - Macerata, 11 ottobre 2014.
- Roma, 11 ottobre 2014.
Con infinita tristezza le figlie Fabiola con Andrea,
Nadia con Angelo e i nipoti Tito Anna Sara e Davide annunciano con immenso dolore la scomparsa del carissimo papà e nonno
Il personale dell’ISMEA tutto partecipa commosso al dolore per la scomparsa del carissimo Direttore Generale
Ughi
Egidio Sardo
e piangono la sua improvvisa scomparsa.
- Milano, 11 ottobre 2014.
Caro
Ughi
anche tu hai raggiunto la nostra amata figlia Vivide.- Quanta immensa profonda tristezza.- Iria.
- Milano, 11 ottobre 2014.
Amedeo e Luisa Ponzani con Paolo e Giovannella, Marta e Giulio Simoni con i figli partecipano al
dolore di Claudia e di tutti i familiari per la scomparsa del cugino
Ughi Ponzani
unendosi in questo triste momento alla famiglia
con grande affetto e rimpianto.
- Roma, 11 ottobre 2014.
Il Consorzio Italiano di Coriassicurazione contro
le Calamità Naturali in Agricoltura partecipa con
profonda commozione alla scomparsa di
Egidio Sardo
- Roma, 11 ottobre 2014.
Emilia Bonzi Dal Pozzo con il figlio Leonardo Dal
Pozzo e la moglie Elena sono vicini a tutta la famiglia nella scomparsa del
N.H
Ughi Ponzani
che ricordano con grande affetto.
- Milano, 11 ottobre 2014.
La moglie Elmora, i figli Cristina, Mario, Cecilia
e la famiglia Felicetti annunciano con profondo dolore la perdita del loro caro
Prof. Ernesto Felicetti
I funerali si terranno a Praia a Mare domenica 12
ottobre alle ore 16.
- Praia a Mare, 11 ottobre 2014.
Cecilia, con Giovanni e Giulietto, ricorda con tutto il suo amore
Giorgio Frailich
pilota ingegnere.- Lo annunciano la moglie Letizia,
le figlie Letizia con Chicco, Giulia con Mario e Ettore.- La messa sarà celebrata lunedì 13 alle ore
11 nella cappella della RSA Principessa Jolanda,
via Sassi, 4 Milano. - Milano, 10 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Il Presidente e il Consiglio Direttivo dell’AVL.
– Il Direttore della scuola e gli istruttori dell’AVL.
– I soci dell’AVL.
Con immenso dolore Anna Maria, le figlie Maria
Laura e Paola, i generi Giuseppe e Mirko annunciano, a quanti lo conobbero e l’amarono, della
scomparsa di
Gennaro (Rino) De Cristofaro
- Saronno, 12 ottobre 2014.
Ciao
papà Ernesto
Lionello Bianchi
conservando per sempre indelebile nel cuore il suo
amore, il suo sorriso unico ed il suo esempio di
passione ed impegno.
- Praia a Mare, 11 ottobre 2014.
mi sei stato vicino con affetto (e ironia), compagno
di lavoro intelligente e fine.- Daniele Dallera.
- Monza, 11 ottobre 2014.
Giulio ricorda con tutto l’amore il suo
nonno Ernesto
sapendo di avere un’altra stella nel cielo.
- Praia a Mare, 11 ottobre 2014.
Giovanni Li Calzi manterrà indelebile l’esempio
del
12 ottobre 1998 - 12 ottobre 2014
"Sono stato sulla sponda del mare, mentre il grande oceano della verità mi stava
ancora inesplorato davanti."
Prof. Carlo Sirtori
I tuoi cari ti ricordano con amore e rimpianto.
- Milano, 12 ottobre 2014.
Prof. Ernesto Felicetti
nel profondo dolore della sua scomparsa.
- Milano, 11 ottobre 2014.
Laura Lazzari Li Calzi stringe con affetto e vicinanza la famiglia Felicetti nel dolore per la perdita
del caro
Ernesto
12 ottobre 2000 - 12 ottobre 2014
La vita con te era sempre divertente.- Daniela,
Carlotta con Filippo, Michele e Frida ricordano
Michele Marchetti
a quattordici anni dalla sua scomparsa.
- Milano, 12 ottobre 2014.
- Milano, 11 ottobre 2014.
Ha lasciato questa terra portando con sé il ricordo di chi gli ha voluto bene
Giuseppe (Aldo) Tarpini
di 88 anni.- Lo annunciano con dolore le figlie Monica, Ramona, i generi Paolo, Stefano, gli adorati
nipoti Carolina, Davide, Andrea, Tommaso e parenti tutti.- La liturgia funebre si celebrerà nella
chiesa Sant’Ambrogio di Inverigo lunedì 13 ottobre
alle ore 15 e proseguirà per il cimitero locale.- Un
particolare ringraziamento al signor Fernando per
le amorevoli cure prestate.- La cara salma si trova
presso la camera ardente dell’abitazione in via Vigna n. 2 fino alle ore 14.30 di lunedì.
- Inverigo, 12 ottobre 2014.
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TARIFFE BASE IVA ESCLUSA:
Corriere della Sera
È partito sereno per l’ultimo volo
- Milano, 11 ottobre 2014.
Partecipano al lutto:
– Emilio e Paola Respighi e figli.
RCS MediaGroup S.p.A. - Via Rizzoli, 8 - 20132 Milano
Simona Oggioni di Sarro
Cinque anni senza la nostra Simo.- Ernesto, Ludovica e Valentina la ricordano, con infinita nostalgia
e l’affetto di sempre, a quanti le hanno voluto bene. - Milano, 12 ottobre 2014.
Commendatore
Emanuele Cattaneo
Indimenticabile papà.- Pierangela.
- Milano, 12 ottobre 2014.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
39
●
Risponde Sergio Romano
ARTE AL SERVIZIO DEL POTERE
I GUSTI GERMANICI DI HITLER
Caro Romano, nel 2008 io le
inviai una mail nella quale
chiedevo il suo parere
sull’utilità di spalmare la 13a e
la 14a sui 12 mesi. I lavoratori
avrebbero in busta paga circa
1l 17% in più, anche se si tratta
di denaro a loro spettante ogni
sei mesi e potrebbero
utilizzarlo secondo le loro
esigenze attuali. Lei mi rispose
che le due mensilità sono una
droga e odorano di
paternalismo ecc. ecc. In
questi giorni si parla del Tfr in
busta paga che comporterebbe
molti problemi alle aziende.
Non è meglio, per i lavoratori e
le aziende, spalmare le due
mensilità su 12 mesi, e lasciare
che il Tfr segua il suo destino
quando il lavoratore finirà il
rapporto di lavoro?.
Oreste Mercaldi
[email protected]
Posso soltanto ripetere ciò
che avevo scritto allora, in risposta alla sua domanda. «Oltre a essere una droga per i
consumi natalizi, la tredicesima ha anche odore di paternalismo e costringe il dipendente
a orientare le sue spese secondo criteri fissati indipendentemente dalle sue vere esigenze
personali. La sua abolizione e
la ripartizione della somma sugli stipendi mensili potrebbero
avere il buon effetto di rendere
ogni persona più responsabile
del modo in cui usa il proprio
denaro».
Le lettere firmate con
nome, cognome e
città, vanno inviate a
«Lettere al Corriere»
Corriere della Sera
via Solferino, 28
20121 Milano
Fax: 02-62827579
A proposito del tesoro di Alarico, sepolto dopo
la sua morte nel letto del fiume Busento, nei
pressi di Cosenza, sembra che Hitler, prima
dell’inizio della guerra, abbia mandato
Heinrich Himmler in Calabria e dato istruzioni
per l’invio di una missione archeologica alla
ricerca della tomba.Voleva rendere omaggio al
re tedesco che aveva umiliato l’Impero.
Michelangelo Russo
[email protected]
[email protected]
www.corriere.it
[email protected]
Caro Russo,
n un articolo apparso sul Corriere del 5 luglio
2013, Gian Antonio Stella conferma il viaggio
di Himmler in Calabria e aggiunge che in
quella occasione il capo delle SS cercò d’informarsi sulle ricerche di una studiosa francese,
Amélie Crévolin, «convinta di avere individuato
infine il luogo della misteriosa sepoltura». Sull’invio di una missione archeologica voluta da Hitler non ho trovato conferme, ma non ne sarei
sorpreso. Hitler credeva ciecamente nella supremazia della Razza germanica e fu sempre ossessionato dal desiderio di riportare in Germania
tutto ciò che gli sembrava appartenere al patrimonio culturale tedesco.
Dopo l’annessione dell’Austria nel 1938, chiese
e ottenne che il Kunsthistorisches Museum di
Vienna si privasse dell’intero apparato rituale uti-
@
I
La tua
opinione su
sonar.corriere.it
Renzo Bossi,
figlio del
fondatore della
Lega Nord:
meglio
l’agricoltura
della politica.
Ha ragione?
SUL WEB
Risposte
alle 19 di ieri
Sì
87%
GARE PER GLI APPALTI
Un rigido protocollo
Tra le tante cose che avrebbero
dovuto insegnarci le tragedie
di Genova, una riguarda le
gare di appalto, spesso
contestate dai non vincitori
con il conseguente pluriennale
strascico giudiziario. È
urgente un rigido protocollo
per validare la procedura della
gara prima del suo
svolgimento. Solo dopo
l’accettazione di tutti i
di Danilo Taino (statistical editor)
Il mondo non vive solo
di macro-economia
LETTERE
AL CORRIERE
BUSTE PAGA
Le doppie mensilità
●Più o meno
13%
No
La domanda
di oggi
Piero Fassino:
se il
Parlamento
chiude sei mesi
forse nessuno
se ne accorge.
Siete
d’accordo?
concorrenti potranno essere
confrontate le offerte, senza
possibilità di contestazioni da
parte dei perdenti .
Ascanio De Sanctis , Roma
DISASTRI
Mai nessun responsabile
Come ogni anno, in questo
periodo qualche parte del
Paese va sott’acqua e non
viene mai identificato un
responsabile, con commissioni
d’inchiesta prontamente
nominate che dopo un po’ di
tempo spariscono nel nulla,
loro e l’inchiesta. Ora è toccato
(ancora) a Genova. Ci
aspettiamo il prossimo
disastro novembrino e, poco
più in là, la solita nevicata
invernale che intrappolerà in
autostrada migliaia di
persone, con il solito stantio
balletto dello scaricabarile...
Quando finirà questa musica e
di conseguenza il ballo?
Franco Griffini
[email protected]
lizzato per l’incoronazione dei Sacri romani imperatori (corona, scettro, paramenti). Quando visitò gli Uffizi durante il viaggio in Italia del maggio 1938, sostò a lungo in ammirazione di fronte
ai due quadri di Lucas Cranach, Adamo ed Eva,
che erano stati lungamente considerati opere di
Dürer. Per Hitler quei due grandi nudi (la loro dimensione è di poco inferiore al naturale) rappresentavano i capostipiti della razza germanica.
Prima dell’inizio della guerra uno storico dell’arte, Otto Kümmel, compilò per incarico di Goebbels, ministro della Propaganda, una lista delle opere d’interesse germanico che il conflitto
avrebbe permesso di recuperare. Nell’elenco vi
erano, fra d’altro, la corona di ferro della regina
longobarda Teodolinda, custodita nel Duomo di
Monza, la tappezzeria di Bayeux, un tessuto ricamato della seconda metà dell’XI secolo, di fattura
inglese o normanna, in cui sono rappresentati lo
sbarco dei normanni sulla costa inglese nel 1066
e la battaglia di Hastings vinta da Guglielmo il
Conquistatore contro Aroldo II, l’ultimo re anglosassone dell’isola; e infine, naturalmente, l’ Adamo e la Eva di Cranach. Kümmel sarebbe stato felice di aggiungere alla lista il tesoro del Busento:
anche se il bottino di Alarico, dopo il sacco di Roma, era verosimilmente composto da opere romane e greche.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
CALABRIA
Senza i fondi per il voto
Un Paese che ha, tra le sue
Regioni, la Calabria, la quale
non dispone dei fondi per
affrontare le spese utili
all’organizzazione, il 23
novembre prossimo, delle
elezioni, può essere credibile?
Nicola Campoli, Napoli
UNIONE EUROPEA
Invii di militari
La Ue vuole mandare i militari
in Africa a fronteggiare Ebola,
ma non invia nessun soldato a
Kobane. Fa più paura
l’avanzata di un virus
invisibile della barbarie
dell’Isis?
Filippo Testa
Baldissero Torinese (TO)
VIRUS EBOLA
Rischi anche per l’Expo?
Niente delegati dai Paesi a
rischio al Salone del Gusto di
Torino e anche il Marocco
chiede rinvio Coppa Africa di
calcio... E l’Expo? Aspettiamo
che siano i Paesi espositori a
dirci che non verranno? C’è
rischio di tempesta e apriamo
le finestre...
Manuela Crosio, Gorle (BG)
TATUAGGI
Moda dilagante
Sembrava una moda
passeggera, effimera, mentre,
al contrario, stanno
dilagando. Mi riferisco ai
tatuaggi e ai piercing. È
difficile trovare ragazzi che ne
siano privi. Si va da un
fiorellino o un animaletto sul
collo o sulla caviglia, sino a
ricoprire tutte le parti esposte.
Per alcuni si tratta di obbrobri,
per altri di vere e proprie opere
d’arte. «De gustibus non est
disputandum»: si deve per
forza pensare che abbiano
entrambi ragione?
Teresiana Eliodeni
G
razie alla Grande Crisi, siamo tutti
macro-economisti. Nei salotti la
politica monetaria di Mario Draghi
tiene banco, il rigore di Frau
Merkel confonde, gli stimoli di
Renzi e di Hollande scaldano i cuori. Ma un
po’ di «micro»? Il Fondo monetario
internazionale (Fmi) dice che la crescita
nell’eurozona sarà quest’anno dell’1,1% e
dell’1,5% il prossimo, mentre negli Stati
Uniti toccherà l’1,7% nel 2014 e il 3,0% nel
2015, in Gran Bretagna il 3,2% e poi il 2,7%.
Siamo certi che le differenze dipendano
tutte da quanti euro le banche centrali
gettano nell’economia e da quanto deficit
fanno i governi? E le istituzioni, le
burocrazie, le regole in cui si opera?
Nel suo rapporto sulle previsioni
economiche mondiali, l’Fmi parla ad
esempio anche di energia. Nota che il prezzo
del gas, che era pressoché lo stesso nel 2008,
oggi è di circa quattro dollari per milione di
unità termiche inglesi negli Stati Uniti e di
dieci dollari in Europa. Dipende dal fatto che
in America la produzione è aumentata
enormemente grazie alle nuove tecnologie
che permettono di estrarre il gas dalle rocce
di scisto mentre in quasi tutta Europa la
tecnologia di fratturazione idraulica è
rifiutata a priori per ragioni ambientali. Il
risultato è che dal 2006 i prezzi bassi
dell’energia hanno fatto crescere, in
America, la produzione manifatturiera del
3%, le esportazioni di merci del 6% e
l’occupazione del 2%. Non è questione di
macro-economia.
E ricordate l’Agenda di Lisbona? Era un
progetto lanciato nel 2000 per fare della Ue
l’economia «più competitiva e dinamica del
mondo» entro il 2010. Non se ne parla più,
per decenza e imbarazzo. Ma quando il
World Economic Forum effettuò un’analisi
dei risultati, giusto nel 2010, stabilì che, in
una misurazione degli obiettivi dell’Agenda
da uno a sette, la media Ue si fermava a 4,81,
contro 5,27 negli Stati Uniti e 5,28 nell’Asia
dell’Est. E che l’Italia era alla posizione 25 sui
27 della Ue, al livello 4,03, meglio di
Romania e Bulgaria ma peggio di Grecia
(4,18), Spagna (4,53), Portogallo (4,70).
Alcuni dettagli: nell’innovazione, Usa 6,03,
Ue 4,23, Italia 3,78; nelle liberalizzazioni,
Usa 5,05, Ue 4,80, Italia 4,16; nel digitale, Usa
5,79, Ue 4,73, Italia 3,74. Arretratezze che
limitano la crescita. E dicono che ogni euro
messo nell’economia da Draghi o da Renzi
produce meno Pil di un dollaro della Fed o di
Obama. È il micro che annichilisce il macro.
@danilotaino
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INTERVENTI E REPLICHE
Matteo Renzi e i precedenti governi
Del nuovo corso renziano non mi piace la
leggenda-mantra secondo la quale ora si sta
facendo ciò che non si è fatto per vent’anni. È una
tecnica collaudata: scavare intorno a sé per farsi il
monumento. I cultori della teoria per cui la storia
comincia da sé farebbero bene a essere un po’
meno sbrigativi sul bilancio dei governi di
centrosinistra. Alla rinfusa: l’aggancio all’euro,
un’imponente azione di risanamento (si lasciò il
debito pubblico, ora al 132, al 104% del Pil), la
riforma previdenziale e sanitaria, le
liberalizzazioni, una politica estera che ci accreditò
sino a condurre l’Italia alla guida di missioni
internazionali riuscite come in Libano e Prodi al
vertice della Commissione Ue. Tra i risultati, ora
deprezzati con tanta leggerezza, merita inscrivere
— scusate se è poco, dal punto di vista dello
sviluppo della nostra democrazia incompiuta —
l’avere portato per la prima volta la sinistra italiana
a responsabilità di governo. In quegli esecutivi
figuravano personalità come Prodi, Ciampi,
Napolitano, Andreatta, Padoa-Schioppa, Amato,
Bersani, Maccanico... Si può asserire che non
abbiano fatto letteralmente nulla? Renzi ancora
deve dimostrare di avere messo su un governo di
eccellenze, che egli sa selezionare qualcosa che
assomiglia a una nuova classe dirigente.
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Sorprende come certi attori/protagonisti di quella
stagione — scampati alla rottamazione solo
perché più lesti nel riposizionarsi — oggi si
associno a letture tanto caricaturali. Renzi si
professa figlio politico dell’Ulivo. Ma quelle
campagne elettorali furono condotte all’insegna di
uno slogan, di una missione e di una mobilitazione
civica. Lo slogan: «l’Ulivo, una forza che unisce», a
dire che chi governa deve unire e non dividere il
Paese. La missione: realizzare il bipolarismo e
dunque una visione e un programma nitidamente
alternativi allo schieramento già messo su dal
Cavaliere. Infine, la mobilitazione di cittadini e
associazioni, con e oltre i partiti. Renzi talvolta
trasmette opposti messaggi: 1) la propensione a
dividere, a costruirsi sempre un nemico; 2)
un’offerta politica che si segnala più per contiguità
che per alternatività al fronte avverso; 3) uno stile
di governo che baipassa e mortifica le
rappresentanze sociali, politiche e parlamentari;
un leaderismo che non favorisce la vita e il
confronto democratico interno al Pd, il solo che un
po’ somiglia a un partito. Ove la cooptazione dei
fedeli genera fenomeni di opportunismo e
trasformismo. Sino al paradosso del varo di una
gestione unitaria nelle ore in cui ci si divideva sul
Jobs act.
On. Franco Monaco, Pd
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La tiratura di sabato 11 ottobre è stata di 428.123 copie
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
40
Sport
Serie B
Pro Vercelli avanti
Oggi sfida al vertice
Perugia-Frosinone
Serie B: ottava giornata. Nell’anticipo di ieri, la Pro
Vercelli ha confermato di essere squadra da
playoff, battendo lo Spezia, con un rigore di Marchi.
Oggi sfida al vertice fra due neopromosse, che
però guidano la classifica: il Perugia riceve il
Frosinone. Molta attesa per la partita delle 12.30
fra il Catania, in piena crisi e il Bari, che non ha
ancora trovato regolarità nei risultati.
Ieri: Modena-Brescia 1-1; Pro Vercelli-Spezia 1-0.
Oggi (ore 12.30): Catania-Bari. Ore 15: Avellino-
Carpi; Crotone-Pescara; Latina-Bologna; LivornoTrapani; V. Lanciano-Vicenza. Ore 20.30: PerugiaFrosinone. Domani (ore 20.30): Varese-Cittadella.
Rinviata: Entella-Ternana. Classifica: Perugia p. 14;
Pro Vercelli* 13; Frosinone, Carpi, Avellino e
Trapani 12; Modena* 11; Ternana, Spezia* e V.
Lanciano 10; Bari 9; Cittadella, Latina. Vicenza,
Varese (-1) e Brescia* 7; Pescara, Catania e
Crotone 6; Entella 5. (*) una partita in più.
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● Il commento
C’è un filo
che conduce
oltre la sconfitta
di Flavio Vanetti
D
odici anni fa il cielo
sopra Berlino si
colorò d’oro per la
nazionale femminile di
volley, che scalò tutti i
gradini del mondo. Dal
cielo sopra Milano rischia
invece di piovere una
‘medaglia di legno’,
sinonimo di quel quarto
posto odiato dagli atleti,
che sul piano sportivo
chiuderebbe in modo
amaro un Mondiale
organizzato con l’idea di
salire sul podio. Però,
comunque vada con il
Brasile, che dopo la
figuraccia contro gli Usa
avrà gli occhi iniettati di
sangue, ci sarà un’eredità
positiva che scavalcherà i
verdetti del Forum:
abbiamo ritrovato la
nazionale. Oscillante tra
qualche impennata
gloriosa (non molte, in
verità: l’ultima nel 2011, con
il successo nella Coppa del
Mondo) e troppe
inciampate, l’Italia rosa del
volley ha riacquistato una
quadratura d’alto livello.
Come un animale chiamato
a mutare pelle, la squadra
nel tempo si priverà del
guscio del nucleo esperto e
dispiegherà le ali delle più
giovani per planare su Rio
2016: i Giochi fin qui
stregati, proprio come lo
sono sempre stati per i
maschi, riproporranno il
loro affascinante enigma.
Ma stavolta potrebbe essere
più facile pescare la
soluzione. L’Edipo davanti
alla Sfinge della pallavolo
sarà ancora Marco Bonitta,
l’uomo che non ha ripetuto
la magia di Berlino ma che
ha già vinto la sua sfida.
Dodici anni fa era un
allenatore che arrivava
primo, ma che non avrebbe
vissuto il Mondiale
successivo perché travolto
dalla rivolta della squadra.
Oggi è una persona che ha
fatto un passo indietro
rispetto al passato (assieme
a chi era una controparte)
ed è un professionista che
ha messo altre e decisive
esperienze nella valigia.
«Riconciliarmi? E perché
mai? Non avrò più a che
fare con loro». Così diceva
il Bonitta del 2006, che
usava confronti terribili con
il Mike Tyson campione ma
anche personaggio violento
e dannato e che concludeva
con la sentenza: «Ribelli
senz’anima». Il Bonitta 2.0,
quello di oggi, ha perso.
Ma, assieme alle sue
ragazze, con le quali il
feeling non è più a rischio,
ha un futuro. Le sconfitte
brucianti — e questa in
fondo un po’ lo è: chi non
aveva immaginato l’Italia ad
affrontare un’altra volta le
americane per il titolo
mondiale? — spesso
generano grandi vittorie.
Buon vento, Marco. Buon
vento, azzurre.
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Non si passa L’azzurra Nadia Centoni prova a superare il muro cinese: sono stati 14 i muri vincenti piazzati dalla Cina nella semifinale Mondiale, troppi per le speranze dell’Italia (Afp)
Volley Le azzurre domate si giocano il bronzo oggi col Brasile
Miss Italia non sorride più
Troppo alto il muro cinese
100
i punti messi
a segno dalla
Cina nei 4 set
giocati ieri
contro l’Italia
94
i punti messi a
segno dall’Italia
nella semifinale
giocata ieri
contro la Cina
16
i punti messi
a segno da
Antonella Del
Core, 32 quelli
della cinese
Ting Zhu
MILANO Non è più l’incantevole
Miss Italia di cui ci eravamo innamorati. Non è diventata di
colpo una befana, però ha mostrato le sue imperfezioni. Dentro lo specchio riflesso con la
Cina, tornata continente immenso e sovrappopolato (in
campo sono sei ma sembrano
un miliardo) dopo il passo falso
di Bari, la più bella si scopre
spettinata, con gli abiti in disordine e un brufoletto sul naso.
Piccole donne sono cresciute, ma non abbastanza. Nel
giorno in cui le stelle stanno a
guardare crolla il Brasile, battuto senza appello (3-0) dalle all
american girls di Karch Kiraly
tra le polemiche («Arbitri indegni di un Mondiale» sbotta Zè
Roberto, però forse non è un caso che la Seleçao non abbia mai
vinto l’oro iridato: ieri 19 errori
non forzati), e torna sulla terra,
dopo un volo a planare che ha
scatenato entusiasmi da concerto rock, selvaggi e sconosciuti (e non è il momento di lasciare sole le azzurre), l’Italia
sperimentale di Bonitta, che
non è mai stata Cenerentola e
quindi non diventa zucca.
Formazione-tipo, cocktail
riuscito tra bambine (Chirichella) e zie (Lo Bianco, Del Core)
però la semifinale con la Cina,
che non sale sul podio dal ’98 e
ha fame di riso e medaglie, si
mette in salita da subito: la
compagnia delle celestine sorpassa con la Centoni dalla seconda linea (6-5), poi comincia
un inseguimento a perdifiato
che s’infrange contro la solidità
difensiva dell’armata di Jenny
Lang Ping (25-21) e si prolunga
nel secondo set, mentre c.t. Bonitta dà il via a una furibonda
rotazione di donne, mani, braccia, cuori, dentro la Ferretti, poi
pennellona Diouf, ma il guaio è
che con questa Cina il punto va
fatto tre volte, la mancina Zeng
ci mette in difficoltà, la ricezione non è sempre perfetta e l’erroraccio della Del Core in battuta che regala il set (25-20) è sintomatico della pressione sotto
cui scricchiola l’Italia.
Bonitta si agita, chiede una
reazione, manda in campo 11
femmine su 12 (solo Piccinini
resta in panca), frulla schemi e
idee, e, finalmente, la ottiene.
Buttando l’anima al di là della
rete, mentre martello Zhu Ting
si prende una piccola pausa e la
smette di farci i buchi nel parquet, l’Italia sbrana il terzo set di
testa e orgoglio: Lo Bianco,
Diouf e Folie innalzano muri
preziosi per arginare la Cina,
l’ace di una rianimata Del Core
sul 23-20 è puro ossigeno, che i
202 centimetri di Valentina, da
Settimo Milanese con furore
(«Io al Forum ci vengo da quando ero bambina: entrarci da
protagonista è una… bip… pazzesca!»), respirano ad alta quota quando decolla per prendersi
il punto che vale il terzo set.
Sul 2-1 per la Cina, la pancia
Risultati
● Semifinali
Stati UnitiBrasile 3-0
(25-18, 29-27,
25-20)
Cina-Italia 3-1
(25-21, 25-20,
20-25, 30-28)
● Oggi finali
Terzo posto
Italia-Brasile
(17.30 Raidue)
Primo posto
Cina-Usa
(20 RaiSport1)
Il c.t.
Bonitta: «Loro non hanno mai giocato così bene
ma non è finita, abbiamo una medaglia da prendere»
Grinta
Marco Bonitta,
51 anni, c.t.
azzurro (Ansa)
MILANO «La Cina ha giocato la miglior partita del Mondiale» è la
prima, amara considerazione del c.t. Marco Bonitta. Che poi
analizza: «Nei primi due set noi non siamo stati incisivi in battuta.
Nel terzo ho cambiato per avere qualcosa in più a muro e in
attacco. Abbiamo reagito e abbiamo avuto l’occasione di arrivare al
tie break. Il gruppo ha fatto comunque il massimo. Ora dobbiamo
pensare alla medaglia perché è fondamentale». E perché, dovesse
sfuggire, non ci sarà un’altra occasione per le donne azzurre che i
30 li hanno passati da un po’. Quelle che non dovevano neanche
esserci a questo Mondiale. Se centrano un bronzo (storico) contro
un avversario planetario (il Brasile) chiudono il cerchio, se no
potrebbe essere troppo tardi. Per alcune lo sarà di sicuro. Lo
sanno perfettamente Piccinini, Lo Bianco, Del Core, Costagrande e
Centoni. La sfida con le verdeoro vale una medaglia
importantissima. Sarà il momento del passaggio di consegne, che
ci sarà comunque alla fine di questa meravigliosa cavalcata.
Eleonora Cozzari
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strapiena del Forum comincia a
ribollire. È una fantastica storia
d’amore, in fondo, e 12 mila fidanzati (più quelli a casa davanti a Raidue) pretendono il lieto
fine. Non è facile penetrare la
muraglia rossa, però: nonostante nel braccio Vale Diouf trovi a
tratti nitroglicerina di qualità,
tenendoci a galla (15 punti), le
Cina-Usa per l’oro
Sotto di due set, le
azzurre vincono il 3°:
nel 4° passa la Cina
che affronterà gli Usa
cinesi riacquistano compattezza, alzano le barricate in difesa
(mostruose), tornano devastanti con Zhu Ting, macchina da
punti (32!), togliendo al quarto
match point (30-28) il ruggito
in gola alle strepitose leonesse,
indomite ma umane.
Avrebbero meritato il tie break, le azzurre fermate solo dalla
migliore Cina, che contenderà
l’oro agli Usa, e invece bisognerà
ritrovare la voglia di lottare per
il bronzo, oggi contro la fantasia
del Brasile, nel match più difficile che il destino potesse proporci.
«L’amarezza c’è ma deve durare cinque minuti: abbiamo
una medaglia da prenderci»
avverte Bonitta. I cuori, a ogni
latitudine, sono già conquistati. E di certo non è una semplice cotta.
Gaia Piccardi
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
MotoGp
Alle 9.15 replica Tv
del Gp del Giappone
Dovizioso era in pole
SPORT
Alle 7 italiane è scattato il Gp del Giappone, quart’ultima prova del
Motomondiale alla quale Marc Marquez chiedeva i punti per la
riconferma del titolo iridato. Lo spagnolo della Honda, a
dimostrazione che ora forse antepone l’aritmetica alla grinta spesa
nell’annata, è partito in seconda fila, con il quarto tempo e a fianco di
Jorge Lorenzo (Yamaha), vincitore della gara ad Aragon. La pole era
stata conquistata da Andrea Dovizioso (foto), che a 4 anni di distanza
dall’impresa di Casey Stoner a Valencia, è riuscito a riportare la
Ducati in vetta nelle qualifiche. Secondo posto per Valentino Rossi
(Yamaha). Il Gp sarà replicato alle 9.15 su SkySportMotoGp.
41
Qualificazioni europee
La Germania campione perde in Polonia
Un gol di Milik al 6’ della ripresa, un altro di Mila a 2 minuti dalla fine. I
campioni del mondo della Germania si inchinano a Varsavia alla
Polonia nel loro secondo impegno di qualificazione europea. Finisce
2-0: ora i tedeschi hanno 3 punti come la Scozia e 3 in meno di
Polonia e Irlanda. Amichevole: Francia batte Portogallo 2-1.
CICLISMO Davide Rebellin, 43 anni, vince il Giro dell’Emilia, classica
di fine stagione davanti allo spagnolo Madrazo. Terzo Franco
Pellizotti.
Dramma Bianchi, lezione di Alonso alla Fia
«Molte cose sono da chiarire, ma una cosa è certa: non abbiamo mai provato con un trattore in pista»
La griglia
La pole
● Gp Russia,
oggi ore 13
(Sky, ore 21
Raidue)
Hamilton vola
ma la sorpresa
è Kvyat
Oggi arriva Putin
● Prima fila
Hamilton
(Mercedes)
Rosberg
(Mercedes)
Seconda fila
Bottas
(Williams)
Button
(McLaren)
Terza fila
Kvyat
(Toro Rosso)
Ricciardo
(Red Bull)
Quarta fila
Alonso (Ferrari)
Raikkonen
(Ferrari)
Quinta fila
Vergne
(Toro Rosso)
Vettel
(Red Bull)
Sesta fila
Magnussen
(McLaren)
Perez
(Force India)
Settima fila
Gutierrez
(Sauber)
Sutil (Sauber)
Ottava fila
Grosjean
(Lotus)
Ericsson
(Caterham)
Nona fila
Hulkenberg
(Force India)
Massa
(Williams)
Decima fila
Kobayashi
(Caterham)
Chilton
(Marussia)
DALLA NOSTRA INVIATA
DALLA NOSTRA INVIATA
— Se c’è una cosa che va
riconosciuta a Fernando Alonso è una certa capacità dialettica. Magari non l’ha aiutato nei
suoi rapporti con la Ferrari (una
sua frase, «non corro grossi rischi di restare senza sedile l’anno prossimo», fa capire che è
diretto verso la McLaren), ma in
questo caso lo aiuta a fare il
punto con lucidità sull’incidente capitato a Jules Bianchi e, soprattutto, sulle spiegazioni fornite dalla Fia, che hanno convinto solo la stampa inglese:
«Non le ho lette con precisione
— premette Alonso ai microfoni di Mediaset —, ma mi sembra ci siano ancora delle cose
da chiarire. Alla fine il problema maggiore è che c’era una
gru in pista. La sicurezza dei
circuiti è al top, le macchine sono indistruttibili, ma non abbiamo mai fatto un test con un
trattore in pista».
Ecco il problema, espresso
con una certa chiarezza. Altro
che «il mezzo era lontano», come sostenuto dal delegato tecnico Charlie Whiting. Perché —
come ha ammesso lo stesso
Whiting — se la Marussia di
Bianchi si fosse schiantata sulle
SOCHI
barriere l’esito sarebbe stato
ben diverso. «C’era una gru e
sarebbe bastata la safety car per
evitare l’incidente», insiste Felipe Massa. Il quale aveva già
detto a Suzuka di aver urlato in
radio «è inaccettabile correre
in queste condizioni». Secondo
Whiting, invece, il brasiliano ha
detto solo che «le condizioni
stavano peggiorando». «Si vede che non mi ha sentito»,
chiude elegantemente Felipe.
Tra le tante cose messe in
evidenza dal tragico incidente
di Bianchi (oltre all’assenza di
una procedura che consenta di
stabilire, per regolamento, quale sia il giudice in un caso simile), c’è proprio la debolezza dei
piloti. Più o meno esplicitamente sono loro a essere stati
messi sotto accusa. Il loro malcontento è evidente, ma diffi-
cilmente viene espresso al diretto interessato Whiting, che
ha pur sempre il potere di decidere penalità e assoluzioni.
L’associazione dei piloti, la
Gpda, ha un presidente che è
un ex della F1, Alex Wurz che
non è qui perché gareggia in altre categorie. Nella riunione del
venerdì Whiting ha ricordato ai
piloti le regole da seguire in caso di doppia bandiera gialla, e
cioè che «bisogna rallentare in
modo tale da potersi fermare in
qualsiasi momento». Nessuno
lo fa. E la Fia non ha mai penalizzato nessuno per questo.
«Perché tutti i piloti spingono
fino al limite consentito —
spiega Massa — e se io so che
non vengo penalizzato non rallento con le bandiere gialle.
Nessuno è mai stato multato».
Meccanismi e comporta-
❞
Il problema maggiore
Per l’incidente di Jules,
alla fine il problema
maggiore è che c’era
una gru in circuito
In Russia
Fernando
Alonso , 33
anni, al volante
della sua
Ferrari
sull’asfalto
di Sochi. In
carriera lo
spagnolo ha
conquistato
due titoli
mondiali. Nella
foto in basso,
il francese
Jules Bianchi
(Epa, Ap)
❞
Fernando & McLaren
Il mio futuro? Non corro
grossi rischi di restare
senza sedile
la prossima stagione
menti che la Fia dovrebbe conoscere bene. Addirittura, se
piove e ci sono le bandiere gialle, i piloti non rallentano proprio perché vanno comunque
più piano del tempo di riferimento, che è preso sull’asciutto. Ecco perché l’idea è di imporre dei limiti di velocità. Il solito Whiting ieri ha incontrato i
team principal: alla prossima
gara, a Austin, si farà una simulazione. Quello che si vuol fare
è imporre, in caso di bandiere
gialle, un certo tempo sul giro.
In particolare poi, si introdurrà
un limite nel settore delle bandiere gialle, che potrebbe essere di 100 km/h, e un altro nel
settore immediatamente precedente. I piloti sembrano d’accordo: «Può funzionare», dice
Massa. «Se c’è lo stesso tempo
imposto per tutti va bene», è
d’accordo Kimi Raikkonen. Fernando come sempre è un po’
più drastico: «Per me sarebbe
meglio fare come nei kart:
quando ci sono le bandiere
gialle, si schiaccia un bottone
che riduce automaticamente la
potenza del motore. Stessa velocità, stesso gap tra una macchina e l’altra, nessun crash».
Arianna Ravelli
Spettacolare sfida oggi nel Gran Criterium di San Siro
● Gran
Criterium
1. Azari (M.
Demuro) 8,00
2. Brex Drago
(N. Pinna) 5,50
3. Farinacci (U.
Rispoli) 11,00
4. Ginwar (D.
Vargiu) 3,25
5. Hero Look (F.
Branca) 2,50
6. Kloud Gate
(E. Pedroza)
11,00
7. Paco Royale
(C. Demuro)
11.,00
● Tv: Sky Sport
24 alle 17.50
A volte, già solo esserci è più
vittoria che vincere, persino se
sei imbattuto. Se lo stallone
italiano Martino Alonso, rapito
a Brescia nella notte tra il 5 e il
6 novembre 2009, non fosse
stato mai rilasciato e ritrovato
sulla provinciale di Pomigliano d’Arco il 7 maggio 2010,
nemmeno sarebbe mai nato
nel 2012 suo figlio Ginwar, che
oggi pomeriggio a San Siro (diretta alle 17.50 su SkySport24)
affronta da imbattuto (4 su 4)
la più importante corsa italiana per i puledri di 2 anni, la
125esima edizione del Gran
Criterium, «gruppo 2» sui
1.500 metri con 270.000 euro
di montepremi.
Il padre Martino Alonso,
morto nel novembre 2012, fu
un campione mezzofondista,
talmente forte da indurre il
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Ginwar, grinta e pioggia
per battere Hero Look
Partenti
SOCHI — Quasi
nell’indifferenza generale, la
Mercedes può già vincere oggi
il Mondiale costruttori (le
bastano 25 punti). Hamilton e
Rosberg si apprestano a dar
vita all’ennesimo duello
fratricida: «Sarà una delle più
belle gare da qui a tanto
tempo», prevede l’inglese,
avanti di 10 punti in classifica,
sulle ali dell’entusiasmo per la
sua 38ª pole. Rosberg gli è
arrivato dietro per due decimi
ed è più abbattuto: «È stato
più veloce di me tutto il
weekend». Per la verità Valtteri
Bottas, il finlandese volante
della Williams, ha rischiato di
rovinare la festa a entrambi:
nel giro decisivo era il più
veloce nel primo e nel
secondo settore, ma ha
commesso un errore all’ultima
curva. L’eroe di giornata è
stato però il russo Daniil Kvyat
5° con la Toro Rosso, per la
gioia di Vladimir Putin che
arriverà oggi accompagnato
da venti cameramen e non si
sa quanti bodyguard. Le
Ferrari fanno un passo
indietro: Alonso partirà 7°,
Raikkonen 8°, a 1’’2 dal
poleman. «Il set up va bene,
siamo semplicemente troppo
lenti — la spiegazione
sconsolante di Alonso — .
Saranno decisive la partenza e
la prima curva».
a.rav.
primo ministro del Dubai a pagarlo a peso d’oro alla scuderia
Siba del commerciante di carni
Emilio Balzarini per portarlo in
giro per il mondo a vincere
Gran Premi da Ascot fino a
Hong Kong. Anche il suo pargolo Ginwar pare grintoso, come in luglio quando nel Premio Primi Passi salvò il proprio
status di imbattuto resistendo
alla sprinter Fontanelice fin sul
fotofinish, che decretò una rarissima e spettacolare parità
testimoniata dalla foto qui in
pagina. La pioggia potrebbe
essere sua alleata contro il favorito Hero Look, pure allenato da Stefano Botti e pure imbattuto ma di incerta adattabilità al terreno pesante, al pari
di Azari montato (se la clavicola non si rivelerà troppo ammaccata da un infortunio a Ca-
Rarità
Ogni tanto
succede che
due cavalli
arrivino
perfettamente
allineati al
traguardo. Nella
foto, Ginwar
(oggi nel Gran
Criterium), con
la giubba nera e
bianca, e
Fontanelice
(oggi assente)
nel Premio Primi
Passi di luglio
(De Nardin)
pannelle) dal fantino Mirco
Demuro, che lo ha preferito
(forse sbagliando) all’acerbo
pure imbattuto Paco Royale,
sul quale salirà il fratello Cristian per dare corpo al sogno
del piccolo allenatore-proprietario siciliano Agostino Affè.
A volte, già solo esserci è più
vittoria che vincere, persino se
non hai quasi mai vinto. Tra i 6
avversari di Ginwar scende infatti dalla Francia il 2 anni
Quel sequestro
Figlio di Martino
Alonso, lo stallone
italiano rapito a Brescia
nel 2009 e liberato 6
mesi dopo. La sfida
francese di Kloud Gate,
il sogno siciliano
di Paco Royale
Kloud Gate, già 7 corse in carriera e sinora nessun successo
di vertice, ma allenato da un
trainer, Jacques Heloury, che è
festa già solo ritrovare a San Siro. Proprio sulla pista milanese, infatti, quando faceva il
fantino, il 27 giugno 1993 Heloury ebbe uno spaventoso incidente in corsa: il suo purosangue Bay, lanciato a 50 km
all’ora in mezzo al gruppo di
cavalli, senza motivo scartò di
colpo a sinistra, lo sbalzò di
sella e lo scaraventò in volo
contro lo steccato. Per giorni in
grave pericolo di vita, Heloury
si salvò, anche se ci vollero mesi per guarire dalle molte fratture e dalla perdita di un rene e
della milza.
Oggi si è conquistato uno
spazio da allenatore nella competitiva Francia, e nel Gran Criterium affida il suo allievo alla
40enne frusta panamense
Eduardo Pedroza, 4 scudetti in
Germania, l’unico fantino di
colore protagonista dei quartieri alti del circuito europeo.
Luigi Ferrarella
[email protected]
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42
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SPORT
Il caso
Serie D: da oggi
si può scommettere
Federcalcio in ansia
La giornata di oggi segna una svolta: per la prima volta in
Italia sarà possibile scommettere sulle partite del
campionato di serie D (167 squadre, divise in nove
gironi). Le scommesse potranno essere giocate sia nei
punti Snai, sia sul portale www.snai.it, sia tramite
applicazioni per cellulari e tablet fino all’inizio, dopo il via
libera ottenuto da parte dei Monopoli di Stato. La novità
sta suscitando grandissima preoccupazione da parte
della Federcalcio, in ansia per la sicurezza delle gare,
vista la portata degli scandali intorno alle scommesse,
che rappresentano un problema di portata mondiale,
tale da aver coinvolto anche l’Italia, dopo quanto
accaduto a partire dal 1° giugno 2011, il giorno dei primi
(e clamorosi) arresti. È in discussione il regolare
svolgimento delle gare: se le scommesse minacciano le
partite della serie A, dove girano ingaggi a sei zeri,
l’allarme massimo non può non coinvolgere un torneo
sicuramente più fragile come quello dei dilettanti, che
interessa decine di migliaia di tifosi, ma anche giocatori
che possono essere indotti in tentazione dal fatto che gli
ingaggi sono modesti. Senza dimenticare che molti club
versano in precarie condizioni economiche. La Figc si
sarebbe aspettata di essere almeno interpellata o
avvisata, invece si è trovata di fronte al fatto compiuto.
Ora i vertici federali sperano che si riesca almeno ad
aprire un canale per trovare le risorse da destinare al
monitoraggio delle scommesse, attraverso l’intervento
di agenzie modello Lega Pro. Per ora il calcio continua a
rappresentare un’occasione di ricavi per l’erario.
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L’Italia di Conte a trazione posteriore
L’attacco è un problema, Bonucci segna alla Norvegia e Chiellini ne fa addirittura due agli azeri
A Pechino
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
Nell’Italia operaia di
Antonio Conte, il gol viene da
lontano. Tre su quattro nelle
qualificazioni Europee sono
stati segnati grazie alle incursioni dei difensori travestiti da
centravanti e tutti rigorosamente di testa. Anche così il c.t.
combatte l’anemia, il male
oscuro dei nostri attaccanti.
L’allenatore azzurro ha trovato soluzioni alternative di
qualità: Bonucci in Norvegia ha
segnato il 2-0 che ha chiuso il
conto e contro l’Azerbaigian,
ancora di testa, Leo ha indirizzato nello specchio della porta
di Agayev il primo pallone pericoloso. Chiellini è stato il mattatore con una doppietta, la
prima della sua vita azzurra,
che ha affogato il dispiacere
per l’autogol sul quale le colpe,
per la verità, cadono più sui
suoi compagni, lo stesso Bonucci e Buffon. Ma tutti i difensori hanno il compito di cercare l’affondo vincente. Ranocchia c’è andato vicino nel primo tempo (anche lui di testa).
In questo senso la presenza di
Pirlo, un maestro nello sfruttare le palle inattive, agevola il
PALERMO
● Smog o non
smog, alla fine
si è giocata
a Pechino
l’amichevole
tra Argentina
e Brasile
● Hanno vinto i
verdeoro di
Dunga, reduci
da un Mondiale
umiliante,
superando gli
argentini di
Messi (finalisti
a Rio) 2-0
● Eroe di
giornata
l’attaccante
dell’Atletico
Mineiro Diego
Tardelli (foto) :
due gol. Rigore
fallito da Messi
compito.
Conte lavora moltissimo sulla parte tattica: ieri mattina altro che sgambata defaticante,
gli azzurri sono rimasti in campo due ore sotto il sole lavorando sui movimenti e simulando
situazioni di gioco. E nel pomeriggio lunga lezione video
in albergo. Perché se è vero che
l’allenatore è contento di come
la squadra ha reagito all’improvviso pareggio degli azeri, è
altrettanto vero che si può fare
(tanto) meglio. La pressione
degli esterni è stata meno costante che nelle prime due partite, così come gli inserimenti
di Florenzi meno puntuali,
mentre Marchisio è stato impreciso. L’attacco resta un problema, se non di uomini, alme-
no di mentalità: «Dobbiamo
essere più cinici», ha invocato
Conte. Più lucidi sotto porta
«perché altrimenti rischiamo
di farci beffare». Così, in attesa
dei gol delle punte, ci consoliamo con i difensori-cecchini.
Bonucci non ha più solo il
compito di guidare la linea a tre
e di impostare l’azione, ma al
Barbera ha giocato lunghi mo-
Doppietta
Giorgio
Chiellini,
30 anni,
ha segnato
due gol
all’Azerbaigian.
Il difensore
della Juventus
ha realizzato
6 reti in 72
presenze con
la Nazionale,
ma quella
di Palermo
è stata la
sua prima
doppietta
in maglia
azzurra.
Chiellini
segna spesso
anche in
campionato:
25 centri con
Fiorentina (3)
e Juve, dove
gioca dal 2005
(Afp)
menti nell’area dell’Azerbaigian e lo stesso ha fatto Chiellini. Niente è lasciato al caso.
Quando due dalle retrovie vanno a saltare nell’area avversaria,
si ferma il terzo, Florenzi arretra e Marchisio va in pressione
per stoppare l’eventuale ripartenza. «Una squadra più che
una Nazionale», il tweet di Bonucci, che stavolta farà felice
Conte.
La difesa-killer sarà confermata integralmente domani
sera a Malta. I dubbi sono a
centrocampo e in attacco. Da
valutare se Pirlo, dopo essere
rimasto fuori 40 giorni, può
giocare due partite in 72 ore.
«Ma rischi non ce ne sono», assicura il professor Castellacci.
Marchisio è l’alternativa più
probabile, altrimenti Verratti
che è guarito dalla distorsione
alla caviglia. Sulle fasce spingono Candreva e Pasqual, considerando che De Sciglio ha rimediato un trauma contusivo
alla spalla destra. In attacco si
candidano Pellè e Giovinco: a
rischio c’è Zaza, mentre Immobile dovrebbe essere confermato.
Alessandro Bocci
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Il personaggio
Anomalia Giovinco
gioca più in azzurro
che con la Juventus
DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
PALERMO Fresco è fresco, su
questo non discute. Il più fresco
di tutti: 93 minuti giocati in 8
partite tra campionato e Champions League con la Juventus,
consentono a Sebastian Giovinco di entrare con passo deciso e
di fare la differenza quando
compagni e avversari hanno la
vista e le idee appannate. È successo in Nazionale venerdì a Palermo, con il cross decisivo per
Chiellini e una traversa colpita.
Potrebbe accadere di nuovo domani sera a Malta. A meno che
Antonio Conte non decida di
lanciare il numero 10 azzurro in
campo dal primo minuto, nel
suo piccolo un evento che renderebbe Giovinco ancora di più
un’anomalia del nostro calcio: il
rarissimo caso di un giocatore
utilizzato di più in Nazionale
che nel suo club.
«Quelle poche volte che ho
giocato avevo dimostrato di stare bene anche a Torino — osserva Seba —. Però nel mio caso
fare bene qui sicuramente aiuta: è vero che di solito è il contrario, ci si guadagna la chiamata in azzurro giocando bene nel
club, ma per adesso è così. Come tutti vorrei giocare di più,
ma non dipende da me. Vorrei
dare il mio contributo, anche
perché con la Juve sono in scadenza di contratto, spero di rimanere e vedremo cosa fare».
Giovinco è molto legato a
Conte: è stato l’allenatore a volerlo fortemente a Torino, con
un investimento sostanzioso
per la società per ricomprarlo
dal Parma (11 milioni per la
metà). Ma dopo una prima stagione da protagonista (42 presenze e 11 gol), l’anno scorso
Seba ha giocato solo 6 partite
da titolare e appena 1.000 minuti, perdendo il treno per il
Mondiale. Adesso con Conte,
Giovinco ha fatto anche la
mezzala, nel finale della partita
di Palermo: «Mi ha sorpreso
più questa convocazione che
quella di settembre — spiega
lo juventino — ma vuol dire
che qualcosa di buono sto fa-
Più spazio
«Vorrei più spazio
anche nel mio club, e
fare bene qui potrebbe
aiutarmi a trovarlo»
cendo. Nei momenti di difficoltà posso giocare anche da
mezzala, è vero (ride), per 10
minuti va bene. Chi non conosceva Conte sta imparando a
capire cosa vuole e questo è
molto importante per la squadra. Io, le poche volte che gioco anche in azzurro, devo fare
bene per forza. Sperando che
tra pali e traverse prima o poi
arrivi anche il gol… ». L’Italia
ne ha bisogno, la Juve chissà.
Ma se uno è fresco, meglio non
congelarlo.
Paolo Tomaselli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
SPORT
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L’intervista
di Gaia Piccardi
Il torneo
● Oggi lo start
ufficiale alla
prima Isl
(Indian super
league) con la
sfida tra
Atletico de
Kolkata e
Mumbai City
(ore 19 locali, le
15.30 in italia, i
diritti sono stati
acquistati da
Eurosport). O,
se preferite, tra
Luis Garcia, una
Champions col
Liverpool, e
Fredrik
Ljungberg, eroe
svedese prima
dell’era
Ibrahimovic
● Tanti i
calciatori dal
passato
vincente: Del
Piero,
Materazzi,
Silvestre,
Anelka, Elano,
Friedrich, Pires,
Andrè Santos,
Bengelloun,
Trezeguet... più
Zico, in
panchina (col
Goa)
● Otto
squadre,
chiusura a fine
dicembre.
Domani la sfida
tra il Delhi
Dynamos di
Del Piero e il
Pune City di
Trezeguet
Per fare il salto di qualità, il
minicampionato — la Indian
Super League (8 squadre, 8 città, tre mesi di partite) — si è regalato un fuoriclasse. Alla vigilia dei suoi primi 40 anni (9 novembre, auguri), dopo una vita
di Juve e un salto in Australia, si
è concesso il lusso di colonizzare il Taj Mahal. Sahib Alessandro Del Piero è su Skype, radioso nella maglia arancione dei
Delhi Dynamos. Questa è la sua
India.
Buongiorno Alex, cosa vede
fuori dalla finestra?
«Una realtà molto diversa
dall’Europa. Una città, Nuova
Delhi, impegnativa. Ma anche
un’esperienza, sportiva e umana, incredibile».
Cosa ha capito dell’India, finora?
«In un mese, poco. L’India è
un caos organizzato, che segue
regole sue tra contrasti fortissimi. La povertà è sotto gli occhi
di tutti: assisto a situazioni toccanti. È un popolo intelligente,
con un modo tutto suo di porsi
e fare le cose. Il Paese funziona:
in certi settori è all’avanguardia».
Non nel calcio, lo ammetta.
«La sfida è far convivere stranieri e indiani: è affascinante
vedere come preparano la partita, pregando ciascuno il suo
Dio. Hanno voglia di imparare,
ne hanno bisogno».
E venerano Del Piero.
«Sono intimiditi, lo vedo.
Spesso mi fermo al campo per
chiacchierare: chiedono consigli, mi fanno domande».
Perché è in India?
«Ho voglia di lanciare una
nuova Lega. Essere ambasciatore del calcio indiano, dargli visibilità, è una responsabilità.
Partecipare a qualcosa che nasce è eccitante. Come tutto il
Paese, questo è un calcio che ha
enormi potenzialità. È un volano: se la Lega cresce il business
aumenta, si creano posti di lavoro, strutture, possibilità. Penso ne valga la pena».
Giorgia Meloni la pregò di
non partire: la vicenda dei
Marò non è ancora conclusa.
«Ho troppo rispetto per questa vicenda e per la sofferenza
che sta procurando a due uomini, e alle loro famiglie, per
Mito Alessandro Del Piero, 40 anni il prossimo 9 novembre, sbarca a Delhi. L’ex fuoriclasse della Juve giocherà per i prossimi tre mesi con la Dynamos (Getty Images)
L’ambasciatore Del Piero
«India, ti insegno a fare gol»
«È una sfida, io sono qua per vincere non per fare il turista»
esprimere un’opinione all’altezza di una questione di tale importanza. L’ultima cosa che vorrei è una strumentalizzazione
della mia scelta: sono in India
per giocare a calcio, da innamorato del mio sport, ma anche da
italiano».
Oggi parte il torneo e domani c’è già il derby tra i suoi
Delhi Dynamos e il Pune City
di Trezeguet.
«Un inizio col botto! Affronterò due ex juventini: David e
Belardi. Sono curioso, come
tutti».
Provi a farci appassionare
al calcio indiano.
«È il terzo campionato più
antico al mondo, più della serie
A, lo sapeva? Lo stadio di Calcutta ha 120 mila posti, tre volte
❞
lo Juventus Stadium. E molti
club sono in comproprietà tra
campioni di cricket, che qui è
una religione, e divi di Bollywood».
Un bel circo, non c’è dubbio.
«L’India fa venire il mal di testa tanto è complicata. 200 milioni di persone non hanno da
mangiare, altrettanti hanno casa a Londra o i figli che studiano nei college Usa, come il proprietario della mia squadra. Ci
sono i contrasti di tutti i Paesi
del mondo, però amplificati all’ennesima potenza. Ho girato
uno spot in una slum di Mumbai: ha presente il film The Millionaire? Be’, era così grande
che l’abbiamo attraversata in
auto, in moto e a piedi. Bol-
È un Paese complicato, fa venire
il mal di testa e in certi settori
è all’avanguardia. Sono curioso
di sfidare sul campo Trezeguet
lywood muove un mercato spaziale. Poi ti volti, e la natura offre scorci mozzafiato».
Era arrivato con qualche
pregiudizio?
«I pregiudizi non mi sono
mai piaciuti. Mi piace vedere
con i miei occhi e farmi un’opinione. L’India è incredibile».
Anche l’Italia, ricorderà,
caro Alex: com’è, visto da laggiù, il calcio di Tavecchio, degli errori arbitrali e delle polemiche?
«Ci crede se le dico che ho visto solo il primo tempo del derby di Genova? Curve spettacolari».
Sia sincero.
«Devo ammettere che, osservato con lo spirito positivo di
questa nuova avventura, il calcio italiano è molto da migliorare. Abbiamo una forza incredibile, e penso a come abbiamo
vinto il Mondiale 2006, e non la
usiamo. Ci vorrebbero forze fresche, idee, ottimismo, un corso
nuovo e migliore. Qui in India
mi rendo conto di quanto siamo seguiti e dell’immagine che
diamo. Siamo indietro rispetto
all’Europa. Tiriamo fuori le unghie!».
❞
Marò
Ho troppo
rispetto per
chi soffre e
non voglio
essere
frainteso
Idolo
I compagni?
Chiedono
consigli
alcuni sono
un po’
intimiditi
Ha sentito di recente il suo
amico Totti?
«No».
Ha detto: finché c’è la Juve,
la Roma arriverà seconda…
«Una frase forte, che non
vorrei commentare».
Quel gol in Champions al
City a 38 anni, però…
«È bello vedere Francesco segnare con quella freschezza in
età avanzata, hem, cioè, matura… » (ride).
La Roma è cresciuta?
«Garcia in poco tempo le ha
fatto fare un salto di qualità importante. Mi stupirei se lo scudetto non fosse una questione
tra bianconeri e giallorossi».
A Sydney leggeva Jung. E a
Delhi?
«Pure! La lettura, impegnativa, prosegue lentamente. Ma
sul comodino ho anche Siddharta di Hermann Hesse».
Cosa le riserva il futuro,
Alex?
«A gennaio torno in Australia come ambasciatore dell’Asia
Cup».
E poi, cosa farà da grande?
«E chi lo sa? Non escludo
nulla, nemmeno di allenare. Ho
un paio di progetti interessanti:
spero di avere ancora cuore e
gambe per stare in campo. Mi
sento più aperto, ricco, forse
migliore. Non sono a Nuova
Delhi per fare il turista né per
convertirmi all’induismo: segno, vinco la Lega indiana, torno e ne riparliamo. Oggi, a 40
anni, sono pronto a tutto».
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Pozzecco: «Chiamatemi pure il Renzi del basket»
Da «stella» a coach di Varese, che sfida Cantù nel derby: «Fiero del mio rapporto con i giocatori»
Il basket che parte e che dopo
la vittoria di Milano a Cremona
manda subito in scena VareseCantù, derby ruvido e di passione, in fondo un Oscar l’ha già
assegnato: a Gianmarco Pozzecco. Da giocatore «Gianburrasca», a coach, dopo Capo
d’Orlando, proprio di quella Varese che ancora si specchia in
lui e negli altri ragazzi del 1999,
quelli del decimo titolo. E il Poz
che diventa una bomba mediatica, ben oltre i risultati del precampionato («Ma non sono
preoccupato») e le attuali ambizioni del club che fu la Ignis,
lancia l’idea che un allenatore
sia un’arma di marketing: «Io
l’ho sempre pensato».
Ieri era un tipo strano, ma divertente; oggi invece Gianmarco è un minotauro tra l’uomo
maturo e un impenitente mattacchione. Eccolo qui, il mattacchione. Overture: Pozzecco
Milano ok
● Anticipo
Vanoli Cr-EA7
Milano 61-68
● 1ª giornata
Ore 18.15:
Upea C. d’Orl.Tesi Pt; Enel BrConsultinvest
Pu; Dolomiti
Tn-Grissinbon
Re; Acea RomaPasta Reggia
Ce; Sidigas AvUmana Ve.
Ore 19: B.
Sardegna SsGranarolo Bo
Ore 20.30
(Raisport1):
Openjobmetis
Va-Vitasnella
Cantù
tirava la giacca agli allenatori;
rischia la legge del taglione.
«Vorrei che riprendessero la
scena in cui lo faranno a me:
poi manderei il video a Recalcati e a Bianchini, affinché se lo
godano». Primo atto: chi ricorda il Pozzecco coach? «Una volta lo chiesi a un mio vice. Risposta: ma sei scemo? Non assomigli a nessuno». Secondo
atto: Bianchini, dopo aver letto
che lei predica la difesa, l’ha paragonata all’Innominato che si
converte: «Effettivamente è come vedere una volpe a guardia
del pollaio. Da coach sono inversamente proporzionale a
quello che ero da cestista. All’epoca avevo risolto il problema in modo “futuristico”: non
difendevo e basta». Quindi —
finale del cabaret — Boscia
Tanjevic la cacciava dalla Nazionale... «L’avrei tirato sotto con
l’auto. Ma adesso lo adoro e di-
co che su certi aspetti aveva ragione: oggi anch’io farei fatica
ad allenare uno come me».
C’è chi lo ha definito il Renzi
dei canestri. Gianmarco ci sta:
«Renzi vuole cambiare il sistema, il mio “nuovo” per il basket
è un legame intenso con la
squadra. Ne sono fiero». Ma
non si prende sul serio: «Non
so dove arriverò, come coach.
Non mi importa: non sono legato ai successi personali».
Purtroppo lo ha dimostrato
❞
Tanjevic aveva ragione
Do ragione a Tanjevic,
che mi cacciò dalla
Nazionale: oggi faticherei
ad allenare uno come me
Esame Il derby con Cantù primo test per la Varese di Pozzecco
quando ha bruciato la chance
Nba: «Avete ragione. Avrei provato qualcosa a me stesso e soprattutto avrei verificato se è vero che Shaquille O’Neal si allenava nudo, canotta a parte...».
Ci stavamo dimenticando del
Poz delle battute. Lo riportiamo
su binari seri. Chi vincerà lo
scudetto? «Milano resta favorita». Chi è il miglior italiano?
«Alessandro Gentile è impressionante. Però io prenderei
sempre Hackett. Lo dico perché
pure Daniel ha litigato con l’Italia? A parte che siamo 2-1 per
me e se vuole tenere botta deve
farsi mandare a casa un’altra
volta, penso che in estate abbia
fatto solo una cavolata. Resta
un tipo positivo».
Se batterà Cantù, non si tingerà i capelli come un tempo: li
taglierà a zero. È la prima promessa, il resto è una cambialescudetto per Varese. Pozzecco,
la firma e ci mette la data? «Certo. Titolo in due anni: non ho
tempo e sono solvente».
Flavio Vanetti
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
www.jeanlouisdavid.it
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
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CorriereSalute
Prevenzione
Medicina
Non decolla
la vigilanza attiva
sui cosmetici
Una guida che aiuta
ad affrontare
meglio la dialisi
di Ruggiero Corcella
di M. Giovanna Faiella
Le pagine del vivere bene
www.corriere.it/salute
Indagini prenatali
La riflessione
di ALBERTO SCANNI
Come procedere
CURARE LA FAMIGLIA
DEL MALATO
N
ei momenti di sofferenza e di difficoltà
materiali, i rapporti vengono sottoposti a dura prova. In particolare, quando
insorge una malattia importante è
tutta la famiglia a essere coinvolta. È una “tegola” che investe un ambiente sereno fino al
giorno prima, messo d’improvviso in crisi.
L’incognita del futuro del proprio caro, la paura di eventuali menomazioni, il dover comunque essere forti, consolatori e di aiuto senza
mostrare titubanze, l’ansia di ricercare le migliori soluzioni, i migliori specialisti, la necessità di non commettere errori, il bisogno di
confrontarsi, il rivelare o no ad amici o parenti
la nuova realtà, il tenere per sé le preoccupazioni, lo sforzo di mantenere una normalità di
vita, sono solo alcune delle problematiche da
affrontare. Situazioni e comportamenti variabili, dunque, con i quali il medico deve confrontarsi senza compromettere la strategia
diagnostica e terapeutica programmata. Anacronisticamente è proprio lui che in questi
frangenti, a fronte delle pressioni, degli sbandamenti, delle angosce dei familiari, diventa
tutore e difensore del paziente usando tecnica
e umanità, senza dimenticare che dietro ogni
malato c’è una famiglia che soffre, che anche a
lei va prestata attenzione per consolare, ridurre l’ansia, educare a sostenere il proprio caro
anche dal punto di vista psicologico. Di fronte
a questi problemi molte realtà politiche locali
sembrano orientate ad attivare “Centri di
ascolto” ad hoc, sensibili agli aspetti umani
della malattia che coinvolge non solo il malato
ma tutti quelli che gli stanno intorno. Non
ultima la Regione Lombardia che, facendo
proprio un documento (Libro bianco), commissionato ad esperti, ipotizza l’istituzione di
Aziende integrate per la salute che concorrerebbero ad erogare prestazioni sanitarie e sociosanitarie, che ci si augura tengano in considerazione anche la famiglia. Certo, da parte
dei medici molte possono essere le obiezioni a
questa ennesima incombenza: troppi carichi
burocratici, pazienti esigenti, nuovi compiti,
ma una famiglia con un malato serio è anch’essa una realtà bisognosa di cure e di attenzione. E non si dica burocraticamente che deve
essere il sistema a occuparsene con “sportelli”,
assistenti sociali, psicologi di quartiere e così
via: cose sacrosante, ma l’interlocutore principale anche della famiglia sarà sempre il medico. In questo contesto gioca la sua professionalità , la sua umanità e la fedeltà ai dettami
della professione. Professione in cui disponibilità all’ascolto, scrupolo e impegno devono
essere offerte anche ai famigliari di chi soffre.
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Per saperne
di più
Sulla salute
delle mamme
e dei bambini
corriere.it/
salute/
pediatria
di Elena Meli
Per le donne in attesa di un figlio che desiderano conoscere
lo stato di salute del nascituro sono oggi disponibili vari test.
Ma alle future mamme bisogna garantire la corretta
informazione sulle diverse opzioni e un percorso definito
che tenga conto dei vantaggi e limiti di ciascuna procedura
●Il numero
Ancora pochi sanno eseguire
le manovre che salvano la vita
60
mila
Gli italiani
colpiti
ogni anno
da arresto
cardiaco
I
l 70% dei casi di arresto cardiaco avviene
davanti ad altre persone che potrebbero iniziare le manovre di soccorso, ma soltanto
nel 15% dei casi la rianimazione cardiopolmonare (Rcp) viene iniziata da qualcuno dei
presenti. Se questa percentuale aumentasse
fino a raggiungere il 50-60% dei casi, 100 mila
persone all’anno in Europa potrebbero salvarsi.
Sono i dati forniti alla vigilia della campagna
«VIVA!» 2014, che dal 13 al 19 ottobre vedrà più
di 100 eventi in 80 città (www.settimanaviva.it) per la sensibilizzazione sul tema della
rianimazione cardiopolmonare. L’iniziativa
è realizzata da Italian Resuscitation Council
(Irc) e Irc-Comunità (Irc-Com), due associazioni senza scopo di lucro collegate con il Council
europeo. Il loro obiettivo è la diffusione in Italia
delle conoscenze e delle tecniche per riconoscere
e trattare l’arresto cardiaco, che ogni anno colpisce circa 60 mila persone nel nostro Paese.
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
Dossier
Gli esami tradizionali
AMNIOCENTESI
Si esegue sul liquido amniotico
fra la 15ª e 18ª settimana
Medicina
Comportano
un rischio di aborto
dello 0,5-1%
Il campione è prelevato
con un ago, sotto la guida
ecografica
VILLOCENTESI
Si esegue sui villi coriali della placenta
(hanno lo stesso patrimonio genetico
dell’embrione) fra la 10ª e la 13ª settimana
Le indagini prenatali per verificare la salute del nascituro possono
contare da pochi anni anche su un esame semplice e innocuo,
spesso proposto come la soluzione che dissolve ogni dubbio e timore.
Ma gli esperti chiariscono il modo corretto di usarlo e interpretarlo
Gli studi
Già si stanno
studiando
nuove
applicazioni
del test del Dna
fetale.
«Forse in
futuro servirà
per la diagnosi
di altre
patologie
genetiche»
dice infatti
Maria Cristina
Rosatelli,
coordinatrice
del documento
della Società
Italiana
di Genetica
Umana sui test
prenatali non
invasivi. «Con
l’analisi di tutto
il genoma pare
possibile
individuare
malattie che
col cariotipo
non sono
riconoscibili».
M
io figlio sarà sano? È la domanda che assilla ogni
donna fin da quando il test di gravidanza risulta
positivo. Così, le future mamme non possono restare indifferenti di fronte a un esame che con un
semplice prelievo di sangue promette di svelare
tutto o quasi sulla salute del nascituro: è il caso del
test del Dna libero, o del Dna fetale (anche Nipt,
da Non Invasive Prenatal Testing), proposto da
poco meno di due anni anche in Italia e descritto
non di rado su Internet come l’analisi che, a fronte
di un’invasività pressoché nulla, sarebbe in grado
di risolvere tutti i timori. Ma è davvero così?
Uno studio recente pubblicato su Genetics in
Medicine sembra dubitarne: secondo i dati raccolti su 109 donne con test risultato positivo (ovvero con la segnalazione di problemi al feto), la
quota di casi realmente positivi, confermati da
amniocentesi o villocentesi, sarebbe più bassa
del previsto, tanto da mettere in forse la capacità
predittiva dell’esame.
La vera utilità e i limiti
del test sul Dna fetale
❞
Equivoco
L’errore è crederlo
uno strumento
diagnostico: può
individuare le donne
ad alto rischio di avere
un bimbo
con malformazioni
«In realtà, tutti gli studi condotti finora, su un
numero molto maggiore di donne, indicano che
la percentuale di falsi positivi (casi in cui il test è
positivo, ma il bimbo è sano, ndr) è circa lo 0,1%
— spiega Nicola Persico, ginecologo esperto di
diagnosi e terapia fetale della Clinica Mangiagalli
di Milano —. La discrepanza deriva dal fatto che
per questa ricerca non sono state considerate tutte le donne sottoposte al test, ma solo quelle con
risultati positivi: questo “gonfia” la percentuale
dei falsi positivi, che invece va calcolata sul totale
degli esami. Il test del Dna fetale ha un’alta affidabilità: per la sindrome di Down oltre il 99%. La domanda semmai è come usarlo correttamente».
«L’equivoco è crederlo un test diagnostico, come amniocentesi o villocentesi, quando invece
può servire solo per individuare le donne ad alto
rischio di avere un bimbo con malformazioni —
dice Paolo Scollo, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigu) e segretario
dell’Italian College of Fetal Maternal Medicine —.
Significa che un risultato positivo va sempre confermato con un esame invasivo, a cui il test del
Dna fetale non può perciò in alcun modo sostituirsi, come a volte si fa credere».
Già, perché l’esame per ora è offerto solo da
centri privati a un costo che va dai 500 ai 700 euro.
E anche se è un test affidabile, bisogna comunque
ammettere che ha dei limiti, elencati nel Documento di indirizzo sull’impiego delle indagini
prenatali non invasive della Società italiana di
genetica umana. Il documento sottolinea come
sensibilità e specificità non siano elevate per tutti
i cromosomi, e il test serva principalmente per individuare la sindrome di Down e le trisomie 13 e
18; non riconosce, invece, la metà delle anomalie
identificate con la diagnosi prenatale invasiva
classica, né alcuni problemi che possono essere
svelati da un’ecografia. «Le coppie dovrebbero informarsi presso servizi di consulenza genetica
Basta un prelievo
di sangue della mamma
La raccomandazione
Questa analisi è utilizzabile
come screening per la sindrome
di Down e per le trisomie
dei cromosomi 13 e 18
Per il test del Dna fetale basta un prelievo
di sangue della madre: si è infatti scoperto che
nel plasma materno circolano frammenti di Dna
del bambino, liberi, pari a circa il 10% del Dna
totale (il resto è materiale genetico della
mamma). Una frazione esigua, ma con le
tecniche attuali si riesce ad analizzarla,
rendendo il test molto affidabile per il
riconoscimento del sesso del nascituro e delle
trisomie dei cromosomi 21 (sindrome di Down),
13 (sindrome di Patau) e 18 (sindrome di
Edwards), oltre che utile per l’analisi di alcune
patologie genetiche dominanti di origine
paterna o il cui sospetto derivi dall’ecografia,
come alcune condrodisplasie. L’esame non può
però distinguere la condizione del singolo feto in
caso di gravidanze gemellari; inoltre la quantità
di Dna fetale non sempre basta e sotto al 5% del
Dna totale nel plasma, come può accadere
facendo l’esame prima della decima settimana o
se la mamma è molto in sovrappeso, si possono
avere più facilmente falsi negativi.
ospedalieri — osserva Maria Cristina Rosatelli,
coordinatrice del documento Sigu sui test prenatali non invasivi —. Tuttora, nessun Servizio sanitario rimborsa il test, e poiché le linee guida di
nessun Paese o società scientifica lo hanno inserito nel percorso di screening e diagnosi prenatale è essenziale che la decisione di farlo o meno sia
accompagnata da una consulenza attenta».
«La raccomandazione più sensata, oggi, è utilizzarlo come test di screening di secondo livello
nelle donne che siano risultate a rischio intermedio al test combinato (traslucenza nucale, più test
specifici sul sangue, vedi a destra) — dice Persico
—. In queste donne il test è utile per rafforzare sospetti e indicare l’opportunità di un esame diagnostico invasivo o, al contrario, tranquillizzare
con un alto grado di affidabilità».
Elena Meli
Come si esegue
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Servono tappe codificate
e informazione per la coppia
B
asta digitare le parole
“test prenatali” su Internet per essere inondati
di informazioni sugli
esami più diversi, con una predilezione per quelli più nuovi e
costosi. Ma non è certo così che
si può decidere al meglio.
«In assenza di un percorso di
screening e diagnosi prenatale
nazionale codificato, la maggior parte delle future mamme
è lasciata a se stessa — ammette il ginecologo Nicola Persico
—. Cercano sul web, provano a
chiedere al ginecologo che non
sempre è esperto in medicina
prenatale, finiscono per ascoltare i consulenti genetici delle
aziende che offrono i test, interessati a proporre certi esami.
Invece, dovremmo essere in
grado di offrire a tutte un percorso univoco, spiegando vantaggi e limiti di ogni procedura:
quando una donna arriva in
ospedale con l’impegnativa per
un’amniocentesi non la “recuperiamo” più, è inutile dirle che
potrebbe evitarla con altri test
che le darebbero comunque risposte molto affidabili. Occorre
un’informazione corretta fin
dall’inizio della gravidanza».
Tra l’altro un programma
che renda le gestanti consapevoli sulle caratteristiche delle
alternative disponibili riduce il
ricorso ai test diagnostici invasivi: lo ha appena dimostrato
uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical
Association, chiarendo che
una consulenza adeguata può
addirittura dimezzare il ricorso
agli esami.
«Le donne devono rivolgersi
a strutture pubbliche specializzate in diagnostica prenatale,
per essere certe di ricevere indicazioni aggiornate e complete — dice Persico —. E la futura
mamma non va lasciata sola
neppure di fronte ai risultati
dei test: se uno screening è negativo bisogna spiegare che cosa significa davvero, ,né ovviamente si può permettere che la
donna affronti il peso di un risultato positivo senza un adeguato supporto».
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
Scoprono alterazioni
cromosomiche
SALUTE
1 su 3
Le donne in gravidanza
che si sottopongono
ad amniocentesi
Nelle strutture pubbliche si eseguono
gratuitamente nelle donne di età superiore ai 35 anni
e in casi a rischio previsti dai protocolli
Forniscono risposte certe al 100%
per le anomalie cromosomiche
Nelle strutture private possono
costare dai 600 euro in su
Danno informazioni sullo stato
di maturazione fetale
Corriere della Sera
Le indagini di screening
Il percorso
IL TEST COMBINATO
Si eseguono un’ecografia e un prelievo di sangue materno
L’ecografia serve per valutare lo spessore
di una piega traslucida della nuca fetale,
associata alla sindrome di Down
Il prelievo di sangue serve per dosare la proteina
del plasma A (PAPP-A) e la gonadotropina
corionica (ormone prodotto dall'embrione)
Non comporta rischi
Che cosa
può segnalare
Aumentato rischio
di presenza
della sindrome
di Down
Quando
si esegue
Fra la 11ª
e la 13ª
settimana
di gestazione
L’attendibilità
Per la sindrome di Down
I costi
90%
I falsi positivi sono
il 5%
70-80 euro
Solo la Regione
Toscana
lo offre
gratuitamente
a tutte le gestanti
IL TEST DEL DNA FETALE
Si esegue un prelievo di sangue materno
Nel sangue materno si identificano e «leggono»
parti di Dna fetale. Nel 4-5% dei casi
non è eseguibile per scarsità di materiale fetale
Non comporta rischi
Che cosa
può segnalare
Le anomalie
dei cromosomi 21
(Down), 13 e 18
Il sesso del nascituro
Alcune patologie genetiche
dominanti di origine paterna,
o sospettate a partire
dall'ecografia
Quando
si esegue
Dalla 10ª
settimana
di gestazione
L’attendibilità
Per la sindrome di Down
I costi
99%
Per la trisomia 18
97%
Per la trisomia 13
83%
500-700 euro
È eseguito
solo in strutture
private.
Se il risultato è positivo
si può accedere
all'amniocentesi
nelle strutture pubbliche
Difetti dei cromosomi sessuali
60-100%
I falsi positivi sono
lo 0,1-0,5%
Corriere della Sera
L’
amniocentesi e la villocentesi sono tuttora gli
esami standard per la
diagnosi prenatale vera e propria, in grado di dire
con assoluta certezza se un feto
abbia un’anomalia cromosomica o meno. Ma fanno paura,
perché il rischio di aborto esiste, anche se come spiega Paolo Scollo, presidente della Società Italiana di Ostetricia e Ginecologia: «Il pericolo riconosciuto è inferiore all’1%, un dato
deriva però da studi di trent’anni fa. Oggi i test invasivi si eseguono sotto guida ecografica e
si può ipotizzare che la reale
probabilità di danni al feto sia
dimezzata, soprattutto se vengono condotti da un medico
esperto. Detto ciò, trattandosi
appunto di indagini invasive il
rischio non è eliminabile».
Il problema è che nel nostro
Paese, dove una legge del 1998
garantisce l’amniocentesi gratuita a tutte le donne in gravidanza oltre i 35 anni di età, di
questi esami se ne fanno parecchi. «Complice l’aumento
dell’età delle donne in gravidanza, ormai in circa un caso
su tre si fa l’amniocentesi; c’è
pure una discreta quota di
donne più giovani che la sceglie, pur dovendola pagare.
Per di più, c’è molta disinformazione sul tema e talvolta viene fatto credere alle donne che
l’esame “veda” tutto, perfino
autismo o sordità: non è dimostrato, e molte cadono nella
“trappola” e il risultato è che in
Italia ogni anno si eseguono
circa 150 mila amniocentesi,
un numero elevatissimo che
comporta la perdita di un discreto numero di feti perfettamente sani — fa notare Nicola
Persico, ginecologo della Clinica Mangiagalli di Milano —. Di
fatto oggi utilizziamo l’età come discriminante per scegliere
a chi proporre la diagnosi prenatale invasiva; in realtà, le conoscenze sono andate avanti e
se è vero che sopra i 35 anni il
rischio di malformazioni cresce, è altrettanto certo che non
è nullo in precedenza e che
può essere molto basso anche
La gravidanza è più sicura
con abitudini sane e controlli
L
a salute di un figlio non
passa solo dall’eredità
genetica che gli abbiamo
dato. Anche le condizioni in cui si svolge la gravidanza
sono fondamentali per assicurargli un futuro sano. Perché
tutto scorra liscio, innanzitutto, è bene che la mamma esegua test per valutare il suo stato
di salute: è importante sapere,
ad esempio, se ha avuto la toxoplasmosi, perché contrarla in
gravidanza (specie nei primi
tre mesi) può provocare conseguenze come deficit della vista
o lesioni cerebrali gravi.
Altrettanto utile sapere se
sono in atto infezioni sessualmente trasmesse o di altra natura, che potrebbero essere tra-
sferite al bambino al momento
del parto, o se la mamma soffre
di anemia, ipertensione, diabete. Si tratta infatti di condizioni
che possono compromettere la
salute del nascituro.
Ad esempio, se l’ipertensione è consistente ci possono essere pericoli per mamma e
bimbo in un caso su tre (dal ritardo di crescita alla necessità
di cure intensive neonatali, dal
parto prematuro a un rischio
Da abolire
Il fumo aumenta
il pericolo di aborto
e la probabilità di
malattie del bambino
non troppo remoto di morte
materna e fetale).
Il diabete gestazionale invece aumenta la probabilità che il
bimbo sia troppo grosso e abbia problemi metabolici: sempre più dati indicano che per
prevenire il diabete in gravidanza basta una dieta equilibrata, un po’ di movimento per
non mettere su troppo peso,
l’addio alle sigarette. Non fumare è la prima regola: il fumo
aumenta il rischio di aborto,
rallenta lo sviluppo fetale, accresce la probabilità di malattie
- quali infezioni, patologie respiratorie, alle allergie - dopo
la nascita.
E. M.
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47
150 mila
Le amniocentesi
che si eseguono
ogni anno in Italia
Amnio e villocentesi
solo dopo il «combinato»
a 38 o 40 anni. Dovrebbe perciò
essere aggiornato il percorso
di screening e diagnosi fetale,
alla luce delle scoperte degli
ultimi anni. Purtroppo in Italia
non esiste un iter approvato, e
anche da questo derivano l’ampio ricorso all’amniocentesi o
la “corsa” ai nuovi test. La procedura più adeguata invece è
ben nota: dovremmo fare a tutte, come screening in prima
battuta, il test combinato».
L’esame consiste in un’ecografia in cui si valuta la traslucenza nucale (una fessura traslucida della pelle della nuca
del feto il cui spessore è correlato alla sindrome di Down) associata a un test sul sangue per
dosare due sostanze, una proteina legata alla gravidanza e
un ormone prodotto dall’embrione. Si può fare fra l’undicesima e la tredicesima settimana
di gestazione, è senza pericoli
per il bimbo e ha un’attendibilità del 90% con un rischio di falsi
positivi del 5%, a fronte di un
costo di 70- 80 euro contro i circa 300 di un’amniocentesi per il
Servizio sanitario. «Solo la Toscana lo offre gratuitamente a
Meno rischi
Oggi, grazie
alla guida
ecografica,
si può
ipotizzare che
la probabilità
di danni
al feto si sia
dimezzata
tutte le gestanti — riprende
Persico –. Se lo facessimo in
tutta Italia, il ricorso all’amniocentesi calerebbe dal 30 al 5% e
il test invasivo identificherebbe
a quel punto il 90% dei feti con
problemi, perché lo faremmo
anche alle donne più giovani e
a rischio. Risparmiando pure».
Peraltro sottoporsi a un test
di screening semplice e innocuo, come il combinato, non
preoccupa, mentre la decisione di affrontare un’amniocentesi o una villocentesi va ben
ponderata per i rischi insiti
nelle procedure. «La coppia
deve interrogarsi con sincerità
— dice Scollo —. Alcune donne che vengono per l’amniocentesi dicono che accoglierebbero il figlio anche se scoprissero malformazioni: in
questi casi si potrebbero fare
analisi meno rischiose per il feto, come un test di screening.
Ogni decisione deve essere però consapevole e le coppie devono chiedere consiglio al ginecologo o ai consultori genetici ospedalieri».
E. M.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Per saperne
di più
Sulla salute
delle mamme
e dei bambini
corriere.it/
salute/
pediatria
48
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
Prevenzione
I problemi
Dalle semplici
reazioni cutanee
ai rischi più gravi
l Regolamento Ue 1223/2009 stabilisce che i
cosmetici in commercio debbano essere sicuri
per la salute umana. Tuttavia è possibile che si
verifichino effetti indesiderabili a seguito
dell’impiego di un prodotto. Anche i fruitori finali
(consumatori o chi ha attività professionali), oltre
ai professionisti del settore sanitario (medici,
farmacisti) , possono notificare alle autorità
competenti (il Ministero della Salute, per l’Italia)
effetti indesiderabili. Gli effetti indesiderabili sono
I
Non decolla la vigilanza
sulla sicurezza dei cosmetici
I disturbi
Poche le segnalazioni dei consumatori su effetti indesiderati
L'esperto
risponde
Alle domande
sulla salute
della pelle su
http://forum.
corriere.it/
dermatologia
È
entrato in vigore l’11 luglio del 2013, ma il Regolamento europeo
sui cosmetici fatica a
farsi conoscere dal
grande pubblico.
Sono ancora poche, infatti,
le segnalazioni di eventi indesiderabili da utilizzo di prodotti cosmetici (vedi box sopra)
pervenute al Ministero della
Salute anche da privati cittadini. Così rischia di restare ancora al palo la “cosmetovigilanza”, uno dei principali obiettivi
fissati dal regolamento stesso a
garanzia della sicurezza dei
consumatori. «Ad oggi — spiega la professoressa Lidia Sautebin, del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli
Federico II — non abbiamo
una visione abbastanza esaustiva degli eventi e della loro
frequenza, proprio perché non
c’era un modo formale di raccoglierli».
Di recente il Ministero ha
stanziato circa 150 mila euro
per una Campagna di educa-
❞
Un diritto
stabilito
in ambito
europeo
è tuttora
trascurato
dai cittadini
definiti come “reazioni avverse per la salute
umana attribuibili alle normali o ragionevolmente
prevedibili condizioni di uso di un prodotto
cosmetico”. Gli effetti indesiderabili “gravi”, i soli
oggetto di notifica tra gli Stati membri, sono invece
quelli che «inducono incapacità funzionale
temporanea o permanente, disabilità,
ospedalizzazione, anomalie congenite, rischi
mortali immediati o decesso».
R.Co.
15%
La quota di italiani
che ha avuto esperienza
di dermatiti
da cosmetici, la più
frequente reazione
avversa provocata
da questo tipo
di prodotti
Dermatiti da contatto causate da cosmetici
8-15%
zione sanitaria rivolta ai consumatori o ai professionisti che
utilizzano i cosmetici nell’ambito di un’attività lavorativa.
L’obiettivo è proprio diffondere le informazioni sulle procedure di segnalazione degli effetti indesiderabili, sia gravi
che non gravi (vedi articolo
sotto). A vincere il bando di
concorso del Ministero sono
stati tre progetti presentati da
Emilia Romagna, Piemonte e
Veneto. «La campagna si realizza attraverso materiale carta-
Di queste, sono dermatiti di natura
allergica
il 10-20%
irritativa
l’80-90%
Altri disturbi
dermatologici,
molto meno
frequenti, legati
all’uso di cosmetici
Orticaria
da contatto
Fotodermatiti
(per es. scatenate
da essenza
di bergamotto
e successiva
esposizione al sole)
Dermatiti
pigmentarie
(alterazione della
pigmentazione)
Corriere della Sera
ceo, la creazione del sito “Cosmeticamente” (www.cosmeticamente.org) e un video informativo che sarà inserito
anche su YouTube — spiega
Agnese Dalla Riva, del Dipartimento di Prevenzione della
Ulss 4 Alto Vicentino di Vicenza
che ha elaborato il progetto su
incarico della Regione —. Sarà
anche prodotto un dvd per professionisti sanitari con contenuti di carattere scientifico clinico».
L’Ausl di Bologna e l’Asl Cuneo 2, sono due “veterane”:
«L’Asl di Cuneo ha guidato il
primo progetto “Belli Sicuri”
nel 2011 (www.regione.piemonte.it), — dice Pierfederico
Torchio, del Servizio Igiene e
Sanità Pubblica di Cuneo —
per insegnare ai cittadini a leggere l’etichetta dei prodotti. La
campagna informativa 2014 sarà realizzata con materiale distribuito in alcuni grandi centri
commerciali, nei Centri di aggregazione giovanile, negli Uffici relazioni con il pubblico,
presso gli estetisti e i farmacisti
del Piemonte».
L’Ausl di Bologna, premiata
per quattro anni consecutivi,
ha realizzato un sito (www.cosmesicura.org) e quest’anno si
è pensato a una serie di video
realizzati con attori. «Abbiamo
prodotto cinque video molto
brevi, di un minuto e mezzo, —
racconta Luciana Prete, direttrice di Igiene e Sanità Pubblica
dell’Ausl di Bologna — che
trattano settori particolari: produzione di cosmetici, produzione di profumi, acconciatura,
estetica e make up. Siamo in attesa del nullaosta ministeriale.
I video saranno poi disponibili
sul sito e trasmessi nei supermercati, nelle farmacie e nelle
parafarmacie».
Ruggiero Corcella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
La scheda
avvia i controlli
F
ra gli operatori delle
Asl, ma anche tra i
professionisti del settore, l’impressione è
che i cittadini non siano ancora sensibilizzati a sufficienza sul tema della vigilanza sui cosmetici: se un cosmetico dà qualche “effetto collaterale” perlopiù lo si butta e si
cambia prodotto. «Le nostre
campagne dovrebbero servire
proprio a sollecitare la collaborazione dei consumatori —
sottolinea Luciana Prete, direttrice di Igiene e Sanità Pubblica dell’Ausl di Bologna — . Attraverso i nostri siti e quello
del Ministero è possibile accedere alla scheda nazionale di
segnalazione di eventi indesiderati e compilarla».
Una volta compilata, la
scheda può essere inoltrata al
Ministero della Salute . Il Ministero trasmette immediatamente le informazioni pervenute sulle segnalazioni di
eventi indesiderabili gravi alle
autorità competenti degli altri
Stati membri e ai responsabili
del prodotto cosmetico in
questione.
«Sul nostro sito cerchiamo
di spiegare al cittadino dove
trovare e anche come compilare la scheda di segnalazione»,
dice Agnese Dalla Riva, del Dipartimento di Prevenzione
della Ulss4 Alto Vicentino.
Nell’Ausl di Bologna l’idea è
che siano il medico, il farmacista o il negozio di estetica, chi
cioè riceve una segnalazione, a
inoltrarla poi al Ministero. «In
Piemonte — dice Pierfederico
Torchio, del Servizio Igiene e
Sanità Pubblica dell’Asl 2 di
Cuneo — saranno gli Uffici relazioni con il pubblico a dare
una mano ai cittadini nella
compilazione della scheda, o li
indirizzeranno ai Servizi di
Igiene e Sanità pubblica ». In
seguito alla segnalazione, che
va firmata, il Ministero fa partire un procedimento di verifica, con analisi di campioni del
prodotto ed eventuale richie-
Il procedimento
Il prodotto sospettato
per eventi avversi
viene analizzato e
eventualmente ritirato
sta di ritiro volontario del cosmetico a scopo precauzionale
qualora si ritenga necessario.
Il procedimento si può concludere con la richiesta di ritiro volontario del prodotto, se
si accerta che la reazione indesiderabile è dovuta a caratteristiche del cosmetico. In caso
contrario la segnalazione viene archiviata, ma resta registrata e potrebbe essere riconsiderata qualora siano presentate nuove segnalazioni sullo
stesso prodotto.
R. Co.
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
49
SALUTE
Sintomo
Mi spieghi
Un gonfiore
non doloroso
dei linfonodi
Dottore
l sintomo più comune di linfoma è l’aumento
di volume (gonfiore) non doloroso di uno o più
linfonodi a livello di collo, ascelle o inguine. Se però
le ghiandole interessate sono nel torace o
nell’addome i sintomi prevalenti sono più tardivi e
associati di solito a evidente dimagrimento, febbre
apparentemente immotivata, prurito persistente in
tutto il corpo o sudorazione notturna profusa. In
questi casi è importante consultare il medico, che
valuterà l’opportunità di una visita con un ematologo.
Lo specialista inizierà con esami del sangue specifici
e biopsia dei linfonodi, che si effettua tramite prelievo
di tessuto da una delle sedi sospette (preferibilmente
una ghiandola linfatica) per definire il tipo istologico,
cioè la «carta d’identità» dell’eventuale tumore.
Seguono indagini molecolari e citogenetiche, TAC,
a volte associata a PET, e prelievo di midollo osseo,
che servono a stabilire stadio e aggressività
del tumore, per scegliere la terapia più adeguata.
I
V. M.
Che cosa sono e come si curano i linfomi
Lo specialista
Il linfoma è caratterizzato dalla crescita
incontrollata di linfociti tumorali all'interno
dei linfonodi. Con il tempo, queste cellule
possono diffondersi tramite i vasi linfatici
raggiungendo altri linfonodi oppure invadere
la circolazione sanguigna coinvolgendo
altri organi o tessuti
I linfomi sono tumori del sistema linfatico
O
Armando
Santoro
Direttore del
Cancer Center
dell’Istituto
Clinico
Humanitas
di Rozzano
(Milano)
L'esperto
risponde
Alle domande
sui tumori
del sangue su
http://forum.
corriere.it/
sportello_
cancro_
ematologia/
gni anno in Italia vengono diagnosticati circa 13 mila nuovi casi di linfomi
maligni, che costituiscono più di un
terzo di tutte le malattie tumorali del
sangue. I linfomi derivano da una degenerazione maligna del tessuto linfatico, diffuso pressoché in tutto il nostro organismo, anche se la
sua sede principale sono le ghiandole linfatiche superficiali e profonde. Esistono molti tipi
di linfomi, che si dividono in due grandi categorie, Hodgkin e non Hodgkin (il nome deriva
dalla prima descrizione della malattia effettuata nel 1832 dal medico inglese Sir Thomas Hodgkin), a loro volta comprendenti vari sottotipi
che possono avere un’evoluzione e un’aggressività differenti, che richiedono trattamenti specifici. «Complessivamente la loro incidenza è
in progressivo aumento, ma i risultati terapeutici molto incoraggianti ci permettono un certo
ottimismo» spiega Armando Santoro, direttore
del Cancer Center dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).
Quali sono i cardini della terapia?
«Negli anni Sessanta l’introduzione della
polichemioterapia ha nettamente migliorato la
prognosi dei linfomi. Inoltre, l’associazione con
la radioterapia ha migliorato le possibilità di
guarigione, soprattutto negli stadi iniziali. Negli anni Novanta, poi, lo sviluppo degli anticorpi monoclonali (farmaci mirati su cellule tipiche dei linfomi, le CD20+, ndr) e di nuove molecole biologiche ha rivoluzionato l’approccio
terapeutico, la prognosi e la possibilità di guarigione dei linfomi non Hodgkin. Si è così passati a tassi di guarigione che superano l’80-90%
per il linfoma di Hodgkin, e il 70-80% per i linfomi non Hodgkin di tipo aggressivo: parliamo
quindi di persone del tutto libere dalla malattia, che possono ritornare a una vita pressoché
normale al termine delle terapie. E ancora, sono oggi arrivate in fase avanzata di sperimentazione nuove molecole che fanno ipotizzare un
ulteriore incremento delle possibilità di guarigione nel breve e medio termine».
Tutti i malati devono fare chemioterapia?
«In realtà no, e non sempre alla diagnosi
corrisponde l’immediata terapia. Spesso nei
linfomi non Hodgkin poco aggressivi (a basso
grado di malignità) passano anni prima che si
evidenzi un’evoluzione della malattia: in queste
forme si preferisce un atteggiamento «wait
and see» (aspetta e osserva), rimandando la
terapia a una chiara progressione del linfoma».
E quando i farmaci da soli non bastano?
«Quasi sempre l’iter di cura prevede l’impiego di una breve chemioterapia, mirata ad ottenere una riduzione della malattia, seguita dal
trapianto di midollo, autologo o da donatore.
Alcuni farmaci hanno accresciuto le possibilità
di una significativa riduzione della malattia
prima del trapianto, aumentandone le possibilità di successo».
Tutti possono fare il trapianto di midollo?
«Le limitazioni al cosiddetto trapianto autologo sono poche, principalmente legate all’età:
è difficile effettuarlo in pazienti oltre i 70-75
anni. Più complessa è la valutazione per il trapianto allogenico (da donatore), ma oggi la
possibilità di diverse forme di trapianto (oltre a
quello da familiare compatibile e da banca del
midollo, quello parzialmente compatibile o
aploidentico, o quello da cordone) ha esteso
l’applicazione di questa procedura terapeutica.
Inoltre, l’utilizzo di modalità di preparazione
diverse e meno aggressive alla procedura di
trapianto consente di effettuare il trapianto di
midollo fino ai 70 anni.
Vera Martinella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il sistema linfatico è una rete di drenaggio
che porta la linfa dai tessuti al sangue
ed è composto da vasi linfatici e tessuto linfatico
Il tessuto linfatico
è formato da aggregati
di linfociti (globuli
bianchi) e altre cellule
del sistema immunitario.
È presente in vari
organi (ad esempio
tonsille, fegato,
intestino, e milza)
I linfonodi più spesso interessati sono quelli
di collo, ascelle, torace, inguine e addome,
ma possono essere coinvolti anche
e nei linfonodi,
che sono localizzati
in diverse parti
del corpo (collo, ascelle,
inguine, addome
e mediastino)
FEGATO POLMONI OSSA
MILZA STOMACO
MIDOLLO OSSEO
I linfonodi e il tessuto linfatico filtrano
la linfa e svolgono un importante ruolo
nella risposta immunitaria
I LINFOMI SI SUDDIVIDONO IN DUE GRANDI CATEGORIE
15%
dei casi
85%
dei casi
Comprendono un gruppo eterogeneo di patologie con caratteristiche
anche molto diverse, più o meno aggressive
1.200-1.500 casi ogni anno in Italia
LINFOMA DI HODGKIN
LINFOMA NON HODGKIN
11.000 casi ogni anno in Italia
È caratterizzato da proliferazione
tumorale di linfociti di grandi
o piccole dimensioni, di tipo B o T
È caratterizzato dalle presenza di cellule
tumorali dette «cellule di Reed-Sternberg»
Due terzi dei malati hanno meno di 40 anni
Due terzi dei malati hanno più di 50 anni
Prevalentemente sono colpiti solo i linfonodi
Può essere colpita quasi ogni parte del corpo
pazienti che guariscono definitivamente
80% Idal
Linfoma di Hodgkin
I pazienti che guariscono definitivamente
dal Linfoma non Hodgkin
50%
LA DIAGNOSI
Gli esami utili per capire di che tipo di linfoma si tratta e stabilire la sua diffusione e la sua gravità sono di solito (non necessariamente tutti)
Esame
del sangue
Biopsia
linfonodale
LE CAUSE
Non esistono cause chiaramente correlate
all’insorgenza di un linfoma. Una maggiore incidenza
è stata comunque riscontrata in
Persone con difese immunitarie ridotte,
come portatori di HIV o trapiantati
Persone che lavorano a contatto con prodotti
tossici, come pesticidi, solventi o fertilizzanti
Indagini molecolari
e citogenetiche
Tac
e Pet
Prelievo
di midollo
osseo
LE CURE
Le terapie differiscono a seconda dei casi (in base al tipo e allo
stadio del linfoma) e si basano essenzialmente su
Chemioterapia
Immunoterapia con anticorpi monoclonali
Trapianto di midollo osseo
Radioterapia
ILLUSTRAZIONE DI MIRCO TANGHERLNI
Tumori del sangue
che si trattano
con farmaci
e trapianto di midollo
50
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
SALUTE
Alimentazione
L’altra cucina
Dalla Cina
il «profumato»
Pak Choi
i cavoli nostri, in Italia, ne abbiamo davvero
tanti (mi riferisco a broccoletti, cavolfiori,
cavoli verza ). Ma chi non riuscisse a
mangiarli, perché «profumano» troppo,
potrebbe provare il cavolo cinese, che puzza un po’
meno e ha un sapore più delicato. Come cavolo
cinese si intendono in genere un paio di ortaggi
«fratelli», il massiccio Pekinensis, che arriva a
pesare intorno ai due chili e mezzo, e il più piccolo
ed «elegante» Pak Choi, che assomiglia un po’ alle
D
Con il contorno di cavoli
la carne cotta «troppo»
diventa meno rischiosa
L'esperto
risponde
alle domande
dei lettori
sui temi
di nutrizione
all’indirizzo
http://forum.
corriere.it/
nutrizione
Il meccanismo
Le crucifere capaci
di depotenziare
i composti dannosi
di hamburger e
bistecche cucinati
ad alte temperature
C
i sono alimenti che
conviene mangiare insieme non per ragioni
di gusto, ma per ragioni
di salute. Uno degli abbinamenti che, secondo la ricerca
più recente, potrebbe rivelarsi
vantaggioso è quello di carni e
ortaggi della famiglia delle crucifere. L’interesse nei confronti
di questa combinazione è nato
da due osservazioni.
Da una parte si sa che un elevato consumo di carni rosse è
considerato fattore di rischio
per alcuni tumori, come quelli
del colon retto, e fra le più probabili cause vi sono le amine
eterocicliche (sostanze poten-
Combinazioni vincenti
Carote + grassi (per es. olio extravergine d’oliva)
L’assorbimento dei carotenoidi, contenuti
in carote, pomodori, broccoli, è favorito
dalla contemporanea presenza di grassi
Cereali + legumi
Quando cereali e legumi vengono assunti
insieme, la qualità delle loro proteine migliora
sensibilmente poiché si integrano a vicenda
Broccoli*+ carni cotte
Secondo studi (da confermare), le crucifere
ridurrebbero la «pericolosità» di sostanze
potenzialmente cancerogene che si formano
nelle carni cotte ad alte temperature
*anche cavoli, cavolini di Bruxelles e cavolfiori
zialmente cancerogene che si
originano se le carni vengono
cotte alle alte temperature e per
tempi prolungati); dall’altra si è
visto che il rischio di sviluppare questi tumori è ridotto in chi
consuma spesso crucifere.
Così, in uno studio pubblicato su Food Chemistry, ricerca-
Corriere della Sera
tori dell’Università di Gdansk
(Polonia) hanno voluto verificare se l’aggiunta di cavoli a
una preparazione a base di carne fosse in grado di ridurre la
formazione di amine eterocicliche in cottura.
Hanno perciò preparato
hamburger di carne di maiale
con aggiunta di cavoli, oppure
senza.
Dopo aver ben cotto gli hamburger, i ricercatori hanno osservato che negli hamburger
con cavoli la formazione di
amine eterocicliche era del 1720% inferiore. Inoltre, in presenza dei cavoli, si riduceva anche la mutagenicità di queste
sostanze, ovvero la loro capacità di modificare il Dna, valutata
attraverso test condotti nei batteri.
Ma a che cosa è dovuto il
ruolo protettivo dei cavoli?
«È da ricondurre innanzitutto al contenuto di glucosinolati, composti solforati delle crucifere — commenta Gina De
Nicola, esperta di nutraceutica
del Consiglio per la Ricerca e la
sperimentazione in Agricoltura. «In seguito ai processi di
cottura e masticazione — prosegue l’esperta — i glucosinolati liberano composti (isotiocianati) attivi contro l’insorgenza di tumori. Azione che si
esplica in più modi, compresa
una aumentata escrezione delle amine eterocicliche con le
urine. Questi composti bioattivi sono efficaci sia se la carne è
cotta insieme ai cavoli, sia se
questi vengono serviti come
contorno».
Non dimentichiamo però
che le parti abbrustolite delle
carni vanno sempre eliminate e
che conviene preferire cotture
accurate ma moderate.
Carla Favaro Nutrizionista
nostre coste. In Cina coltivano questi ultimi cavoli
da 1500 anni, ma quelli che troviamo ora nei nostri
mercati, in genere, di esotico hanno poco, perché
sono coltivati in Italia. Esotiche però possono
essere le ricette, che spesso combinano il Pak Choi
con tofu e salsa di soia. Ma data la sua
«croccantezza» è buonissimo anche spezzettato
e rosolato in padella con sale, olio di oliva e pepe.
Roberta Salvadori
© RIPRODUZIONE RISERVATA
● La ricetta della salute
Broccoli al limone
con carote e timo
Ingredienti
per 4 persone: 600 g
di broccoletti, 3 carote,
1 mazzetto di timo
fresco, 1 cucchiaino
di buccia di limone
grattugiata,
2 spicchi d’aglio, olio
extravergine d’oliva, sale quanto basta.
Preparazione: mondare i broccoletti,
dividerli in cimette e cuocerle al vapore
per 5-10 minuti , conservarne alcune per la
decorazione e affettare le altre. Pulire le
carote e tagliarle in mezze rondelle, cuocerle
a vapore per 5 minuti. Sfogliare il timo,
aggiungere la buccia del limone; sbucciare
l’aglio, tritarlo e rosolarlo con 4 cucchiai
d’olio; aggiungere broccoletti, carote e timo,
salare, insaporire per 5 minuti, completare
con buccia di limone. Decorare con cimette.
Valori nutrizionali per porzione:
proteine g 4, grassi g 10 (di cui saturi g 1,5),
carboidrati g 6, energia kcal 128 .
● Il commento
Tra le sostanze utili che si possono trovare
nelle crucifere ci sono anche la vitamina C
(broccoli e cavolini di Bruxelles ne
contengono altrettanta o addirittura di più
degli agrumi), il potassio, la vitamina K,
la fibra e i carotenoidi : i broccoli,
in particolare, sono un’ottima fonte
di luteina e zeaxantina, importanti
per la salute dell’occhio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Se lasciate sempre il piatto pulito
rischiate di mangiare
quasi il doppio del necessario
S
iete anche voi amanti della “scarpetta” e
per questo membri onorari del “Club del
piatto pulito”? Non temete, siete in ottima compagnia: una ricerca del Food and
Brand Lab della Cornell University ha da poco dimostrato che in media gli adulti mangiano quasi
tutto ciò che mettono nel piatto. Un “Club del
piatto pulito”, appunto, di cui fa parte la maggioranza delle persone più o meno ovunque: Katherine Abowd Johnson, l’autrice dello studio, ha
infatti perlustrato circa 1200 ristoranti di 15 diversi Paesi di tutto il mondo, dagli Stati Uniti alla
la Finlandia, fino alla Corea e Taiwan, valutando
ciò che avanzava nei piatti dei commensali. Scoprendo che dappertutto, senza distinzioni né di
cultura né di sesso, gli adulti spazzolano il 92 per
cento di quello che c’è nel piatto.
Una tendenza incoercibile, dimostrata anche
da un esperimento condotto con una speciale
Trucchi anti abbuffate
Basterebbe utilizzare stoviglie
di misure contenute e riempirle
solo all’80% per ridurre
automaticamente l’eccesso di cibo
scodella di zuppa “senza fondo”, riempita continuamente, ma impercettibilmente, di cibo attraverso un tubicino nascosto alla base della ciotola: gli inconsapevoli commensali a cui è toccata
la stoviglia senza fondo, pur di ripulire la scodella, hanno mangiato il 73 per cento di zuppa in
più rispetto agli altri.
Che sia colpa delle innumerevoli esortazioni a
finire quel che c’è nel piatto che molti, da piccoli,
si sono sentiti fare dai genitori? Non è certo, ma
di sicuro questa è una pessima abitudine, perché un altro studio del Food and Brand Lab ha
dimostrato come i piccoli continuamente spronati a ripulire il piatto finiscano poi per essere
più “mangioni”, tanto da consumare quasi il
doppio del cibo rispetto a chi è lasciato più libero di far avanzare qualcosa quando si sente sazio. Perché in fondo tutto sta proprio nel migliorare la nostra capacità di “ascoltarci” e capire
quando non abbiamo più fame. Ristorante a parte, nella maggioranza delle occasioni siamo noi
stessi a servirci le pietanze che mangeremo, perciò, come spiega Johnson: «Sapendo che probabilmente finiremo tutto, dovremmo essere più
attenti alle porzioni, chiedendoci quanto appetito abbiamo realmente».
«Bisogna anche dire — sottolinea Johnson —
che non sempre i piatti osservati nello studio in
giro per il mondo erano stracolmi, soprattutto
quando erano i commensali a servirsi da soli. Insomma, gli adulti spesso finiscono tutto perché
già prima di mettersi a tavola sanno quanta fame
hanno o che cosa vorranno mangiare. Non a caso il “club del piatto pulito” è assai meno affollato di membri sotto i 18 anni: abbiamo verificato
che bambini e ragazzi mangiano in media solo il
59 per cento di ciò che c’è nel piatto, perché
spesso non apprezzano tutti i cibi che scelgono
al ristorante o perché, servendosi da soli, non
sono perfettamente consapevoli di che cosa piacerà loro davvero».
Ciò che più conta è ascoltare la propria fame,
senza aver paura di lasciare qualcosa se la porzione del ristorante è eccessiva e, a casa, aiutandoci con piccoli trucchi che riducono automaticamente quel che mettiamo nel piatto: usare
stoviglie piccole, ad esempio, ci porta a servirci
quantità minori di cibo, mentre con quelle grandi inevitabilmente finiamo per abbondare.
«Il cibo dovrebbe occupare i tre quarti del
piatto: è questa la “misura “ che dobbiamo vedere per sentirci soddisfatti — spiega la ricercatrice — . Si stima inoltre che circa il 20 per cento
del pasto potremmo farlo avanzare senza per
questo sentirci poco sazi: usare piatti di dimensioni contenute e riempirli all’80 per cento di
quanto ci verrebbe spontaneo è, perciò, molto
utile per limitare le porzioni, riducendo l’eccesso di cibo quasi senza accorgersene». Un obiettivo sacrosanto, visto che, stando ai dati raccolti
dal National Center for Chronic Disease Prevention and Health Promotion statunitense, negli
ultimi decenni le porzioni medie sono cresciute
tanto da regalare un surplus calorico che può arrivare anche alle 150 calorie per piatto.
Alice Vigna
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
SALUTE
Stati d’animo
Diritto
a dialisi fa paura. «È vissuta come una
trappola dai malati, dai familiari e a volte
dagli operatori sanitari, che mai vorrebbero
comunicare la notizia ai propri assistiti — dice
Valentina Paris, presidente dell’Associazione
nazionale dei dializzati e trapiantati – .
Ma la conoscenza di quel che accade durante
la dialisi rende meno insicuri».
Ansia, rabbia, depressione, senso di colpa:
riconoscere i propri stati d’animo aiuta a gestirli.
L
Ansia, depressione,
rabbia si battono
anche parlandone
Chi viene informato bene
affronta meglio la dialisi
L'esperto
risponde
Sui problemi
del rene
all’indirizzo
internet
http://forum.
corriere.it/
malattie_
renali
In Italia
8%
950
La quota di popolazione
che soffre di malattie renali
di diversa gravità
I centri di nefrologia
e/o dialisi
Di queste strutture
50 mila
679
I malati oggi in dialisi
L
a dialisi a giorni alterni,
farmaci da assumere,
continui controlli ematochimici, abitudini di
vita che cambiano. E dover accettare di dipendere da una
macchina che sostituisce la
funzione dei reni. Per aiutare
chi è in dialisi e i suoi familiari
a gestire meglio la malattia,
l’Associazione nazionale dei
dializzati e trapiantati (Aned)
ha realizzato il vademecum
«Emodialisi, i comportamenti
che aiutano a stare bene», col
contributo di professionisti nefrologo, infermiere, dietista,
psicologo - con esperienza
consolidata.
«L’opuscolo è uno strumento per i pazienti, perché diventino loro stessi protagonisti
10 mila
I pazienti con insufficienza renale
che ogni anno iniziano la dialisi
271
1 su 3
Non aveva ricevuto
una precisa diagnosi di malattia renale
prima di dover ricorrere alla dialisi
pubbliche private
Fonti: Società Italiana di Nefrologia; Associazione nazionale dializzati e trapiantati
CdS
della cura, osservando scrupolosamente le indicazioni degli
specialisti — spiega Valentina
Paris, presidente di Aned —.
Spesso, infatti, se i malati non
aderiscono ai trattamenti è
perché non ricevono informazioni adeguate, non si sentono
“accompagnati” in questo percorso che fa paura e provoca
L’obiettivo
Adesione consapevole
per rallentare
la patologia e prevenire
le complicanze
cambiamenti radicali nella
propria vita». «È dimostrato
scientificamente che una maggiore aderenza alle terapie
comporta migliori risultati in
termini di rallentamento della
malattia renale e di prevenzione delle sue complicanze —
conferma Antonio Santoro,
neopresidente della Società
italiana di nefrologia —. Se a
spiegare, per esempio, l’importanza di assumere farmaci in
modo appropriato e di seguire
una corretta alimentazione sono i pazienti che hanno già vissuto la medesima esperienza,
le indicazioni non sono vissute
da chi inizia la dialisi come
un’imposizione dei medici».
In questi giorni l’Aned sta inviando copie dell’opuscolo ai
responsabili di tutte le Unità
operative di nefrologia e dialisi
italiane, “canale” privilegiato
per raggiungere i circa 50 mila
pazienti in dialisi. In un mese
sono già cinquemila le richieste di copie gratuite giunte all’Associazione.
Maria Giovanna Faiella
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Nelle testimonianze dei pazienti tutto il peso e le difficoltà del trattamento
R
❞
Cerco di
controllare
la sete, che
è il peggior
nemico
per i
dializzati
troppo è il nemico numero uno
di chi fa dialisi». Contiene anche alcune testimonianze di
malati, come queste riportate,
l’opuscolo «Emodialisi, i comportamenti che aiutano a stare
bene», a cura dell’Associazione
nazionale dei dializzati e trapiantati (Aned).
«Qualcuno è riuscito a trasformare un limite in un’opportunità, altri vivono “a giorni
alterni” — osserva Valentina
Paris, presidente di Aned —.
Tutti devono comunque districarsi tra il “peso” di dover dipendere da una macchina,
Cosa c’è di Nuovo
un’alimentazione che richiede
enormi sacrifici, la sete da tenere a bada. Per questo, nel libretto abbiamo provato a dare
informazioni e consigli pratici
dedicando specifici capitoli a:
farmaci, alimentazione, esercizio fisico, aspetti psicologici e
reazioni emotive».
Le regole “normali” per l’assunzione delle medicine non
sempre sono valide per chi ha
un’insufficienza renale, per cui
occorre seguire sempre le indicazioni dei nefrologi su come e
quando prenderle. Urinando
poco o nulla, poi, i pazienti de-
M .G. F.
«Dolci cure» per il piede torto
«Noi che rischiamo di vivere a giorni alterni»
acconta Carlo: «Se penso a come stavo male
negli ultimi mesi prima
di cominciare la dialisi,
mi viene il magone e a ogni seduta ringrazio “la macchina”.
Ho compreso e scoperto da solo, quando ho fatto la prima seduta, che la dialisi non era “un
mostro”». E Maria dice: «Col
tempo ci si abitua alla dialisi, la
vita continua a cicli intermittenti. Mi tengo informata sulla
mia malattia, voglio capire i
miei esami e che cosa posso fare per poter stare meglio, cerco
di controllare la sete che pur-
«Ed è importante — commenta Paris — parlarne
con i familiari, il medico, l’infermiere e, se
necessario, con uno psicologo o uno
psicoterapeuta, che possono aiutare ad affrontare
i cambiamenti imposti dalla dialisi». E poi non
bisogna smettere di fare le cose che piacciono:
andare in vacanza, lavorare, leggere, ascoltare
musica, passare il tempo con le persone che fanno
star bene.
IN BREVE
Un opuscolo gratuito con i consigli pratici per i malati e i familiari
L’iniziativa
La guida è stata
predisposta
dell’associazione
Aned, che ha
coinvolto diverse
professionalità
51
vono alimentarsi in modo corretto e bere poco per contenere
l’aumento di acqua nell’organismo: nell’opuscolo si trovano
consigli su come gestire la sete,
quali cibi evitare e quali preferire, come mangiare nei giorni
di dialisi, quali attività sportive
richiedono precauzioni. Ma
ogni paziente ha una storia clinica diversa, perciò - consiglia
l’Associazione - è bene chiedere sempre il parere degli specialisti ed evitare di seguire i
consigli del “collega” di dialisi.
M. G. F .
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Dalla chirurgia a un metodo che prevede
«dolci» manipolazioni (e uso di tutori): la
correzione del piede torto nei bambini, grazie
al metodo di Ignacio Ponseti, descritto fin dal
1963, è cambiata. Ma questo metodo, noto a
livello internazionale, in Italia ha stentato a
diffondersi. Per farlo conoscere Sergio
Monforte, specialista in ortopedia all’Ospedale
dei Bambini Buzzi, di Milano, ha scritto
«Guarire con una carezza» (13 Lab Edition).
Si estende l’assistenza di ANT
È stato di recente introdotto anche a Taranto
il servizio PICC che Fondazione ANT Italia Onlus
offre già ai propri assistiti nelle città di Bologna,
Ferrara, Modena, Pesaro, Brescia e Firenze.
Medici e infermieri di ANT (www.ant.it)
effettuano a casa di malati oncologici
il posizionamento sotto guida ecografica di un
catetere venoso per la somministrazione di
farmaci e di nutrizione parenterale.
Le Distrofie muscolari dei Cingoli
Il 15, 16 e 17 ottobre si terrà a Lido di Venezia
(Istituto IRCCS San Camillo, Via Alberoni 70),
il convegno LGMD Days , dedicato alle Distrofie
muscolari dei Cingoli (gruppo di malattie
da debolezza muscolare progressiva
geneticamente determinate) e in particolare
delle Sarcoglicanopatie. Durante il convegno
i pazienti presenti saranno sottoposti ad alcune
indagini cliniche. Inf. da Gfb onlus (Gruppo
familiari) www.beta-sarcoglicanopatie.it
Bonadonna spiega il cancro oggi
Che cos’è il cancro? Gianni Bonadonna, maestro
dell’oncologia italiana, nel libro « Il tumore non
è un nemico imbattibile» (realizzato con il
sostegno della Fondazione IRCCS Istituto
Nazionale dei Tumori e della Fondazione
Michelangelo) spiega come, se ci sono cellule
«contro», votate a mettere in forse la vita di chi
si ammala, ci sono oggi, e ci saranno sempre,
medici «contro», decisi ad avere la meglio su
questo nemico che, grazie ai progressi della
scienza, non è più il male per antonomasia.
Amicizia farmaco dell’anima
Ci deve essere per forza un «principio attivo»
nell’amicizia, in quella che affonda le radici
nella giovinezza, in quella che fa condividere
ricordi e nostalgia che legano per sempre.
Ce lo farà scoprire Luciano Falsiroli, nel suo
romanzo «Quel patto senza tempo. E l’amicizia
diventò farmaco dell’anima» (Riza edezioni),
perché, come scrive lo psichiatra Raffaele
Morelli nella prefazione al volume: «I legami
autentici e i sentimenti possono davvero
cambiare il destino in modo inaspettato».
notizie dalle aziende
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
NUOVO URGO
FILMOGEL BRUFOLI
L’INIZIATIVA DELLO
STUDIO DORSA MAZZON
AUDÉO Q, L’INNOVAZIONE
DI PHONAK
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LA SETTIMANA
DELLA CHIROPRATICA
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Dai primi di giugno, lo Studio degli avvocati Delia Dorsa e Giovanni Mazzon,
con sede in via Bergamo 11 a Milano,
ha aderito all’Associazione Obbiettivo
Famiglia Federcasalinghe, nata nel 1982
con il preciso intento di compiere tutte le
azioni necessarie al miglioramento della
condizione della vita della Donna e degli
ambiti in cui essa vive ovvero la Famiglia,
il Lavoro e la Società. Coloro che fanno
parte dell’Associazione con tessera valida
1 anno possono usufruire di convenzioni,
servizi e altri diritti sociali e legali. Proprio grazie a questa convenzione, tutti i
lunedì dalle 15 alle 18, lo Studio Dorsa
Mazzon offre un servizio di consulenza
a tariffe preferenziali per i soci dell’Associazione Obbiettivo Famiglia Federcasalinghe residenti nelle zone limitrofe
allo Studio. Gli ambiti trattati sono Diritto civile, Diritto di Famiglia, Appalti
Privati, Responsabilità Civile, Contrattualistica, Condominio. Per informazioni, tel. 02/5516025, www.dorsamazzon.it
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della brutta stagione e dei malanni legati
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L’Associazione
Italiana Chiropratici organizza dal 13 al
18 ottobre la
Settimana della
Chiropratica.I Dottori membri dell’Associazione apriranno le porte dei loro studi
per un consulto gratuito con cui stabilire
in che modo la chiropratica può aiutare a
ritrovare o a mantenere la propria salute.
L’elenco degli studi aderenti è disponibile al seguente link: http://chiropratica.it/
aderenti-alla-settimana-della-chiropratica/ e sul sito dell’Associazione Italiana
Chiropratici, www.chiropratica.it, dove è
possibile attingere ad ulteriori informazioni. La chiropratica è una professione
sanitaria primaria,riconosciuta come tale
anche in Italia. Non ricorre alla chirurgia né fa uso di farmaci perché si occupa
non della cura delle malattie, ma del ripristino e del mantenimento dello stato
di salute, anche tramite la prevenzione.
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
52
S
PECIALE
a cura di RCS MediaGroup Pubblicità
graficocreativo
VISTA
L’impegno di Essilor per una cultura diffusa del benessere visivo
Presbiopia: parola d’ordine
“prendersi cura della vista”
T
roppo spesso gli over
40 sottovalutano i disagi causati da una non
puntuale messa a fuoco nella visione da vicino che a
volte rende complicate anche
le azioni più semplici, come
ad esempio leggere un libro o
guardare un sms in arrivo sul
cellulare. Disagi che si possono
facilmente superare grazie alla
ricerca che in questo campo ha
fatto passi da gigante: Essilor
conVarilux® S ha ripensato completamente alle soluzioni per la
correzione della presbiopia.
Secondo una ricerca condotta
dal Gruppo francese, sono quasi
L’80% delle informazioni che ci arrivano dall’esterno passa
attraverso i nostri occhi. Per questo diventa importante
dedicare loro la massima attenzione. Soprattutto over 40
2 miliardi le persone nel mondo
soggette a presbiopia, una difficoltàdivisionechesorgeintorno
ai 40 anni.
Di cosa si tratta esattamente? La
presbiopia è un’evoluzione fisiologica della vista legata all’età:
con il trascorrere del tempo, il
cristallino - ossia la piccola“lente
naturale”all’interno dell’occhio perde la sua naturale elasticità.
Come si manifesta? Con una visione sfuocata da vicino perché
la capacità di mettere a fuoco
diminuisce, con conseguenti
difficoltà nei gesti quotidiani
come leggere, truccarsi o radersi. Ma nulla di cui preoccuparsi!
Grazie a soluzioni tecnologiche
avanzate applicate al settore
dell’ottica-oftalmica, è possibile
ritrovare con facilità il piacere di
una buona visione e, di conseguenza, di una migliore qualità
della vita anche over 40 o in età
più avanzata.
POCHI SUGGERIMENTI
PER TORNARE A GUARDARE
IL MONDO CON OCCHI NUOVI
Primo step: rivolgersi ad un
professionista della visione per
effettuare opportune visite di
Essilor, un’azienda
al servizio della ricerca
Essilor, gruppo leader mondiale nel settore ottico-oftalmico,
progetta, produce e commercializza una vasta gamma di lenti
per correggere e proteggere la vista. La sua missione è quella
di equipaggiare i portatori in tutto il mondo con lenti in grado
di soddisfare le singole esigenze visive. A sostegno di questa
missione ogni anno il gruppo investe oltre 150 milioni di euro in
Ricerca e Innovazione, per introdurre sul mercato lenti sempre
più performanti; sono 500 i ricercatori impegnati a sviluppare
nuove soluzioni visive e 3 i Centri di Innovazione e Tecnologia
nel mondo. Essilor innova costantemente la propria offerta,
annoverando oltre 5.000 brevetti a livello mondiale e 216
nuovi prodotti lanciati nel 2013. Un reale impegno mirato ad
individuare soluzioni sempre più innovative per migliorare la
qualità dalla visione e della vita. Secondo Forbes, nel 2014 Essilor
è la 49a società più innovativa al mondo.
controllo. Essere costretti a togliere gli occhiali o a spostare in
avanti gli oggetti per riuscire a
vedere bene da vicino è un disagio quotidiano ed è anche uno
dei primi segnali: è il momento
di controllare la vista rivolgendosi ad un professionista della
visione.
Secondo step: affidarsi ad un
Centro Ottico di fiducia presso il
quale selezionare lenti di qualità
che rappresentino la soluzione
più efficace alla presbiopia.
Forse non tutti sanno che è stata
proprio Essilor, nel 1959, a inventare la prima lente progressiva e,
da quella data, l’azienda è sempre stata fortemente impegnata a testare nuove tecnologie al
servizio della qualità visiva. La
forte inclinazione alla ricerca ha
portato l’azienda a individuare
soluzionisempreall’avanguardia
nella tecnologia e nella performance,inparticolareproprioper
la presbiopia. Le lenti Varilux® S
ne sono un esempio, poiché restituiscono un’esperienza visiva
senza precedenti: vedere bene
da vicino, da lontano e lateralmente superando i compromessi che in alcuni casi limitano
le performance di questa tipologia di lenti.
Varilux® S, l’unica
lente composta
da migliaia
di micro lenti
Varilux® S si basa su un approccio
originale che colloca i portatori al
centro della ricerca, attraverso la
raccolta dei loro dati fisiologici e
comportamentalinonchél’osservazionedeilorostilidivita.L’obiettivo è sviluppare lenti sempre più
performanti che si adattino perfettamentealcomportamentovisivodelportatore.LelentiVarilux®
S sono un vero passo evolutivo
nel mondo delle multifocali che
permette di superare il compromesso - presente nelle lenti progressive tradizionali - tra ampiezza del campo visivo e riduzione
nella distorsione delle immagini
(tecnicamente“effettoondeggiamento”). Ciò è reso possibile grazieallatecnologiaNanoptix™che
riprogetta l’intera struttura della
lente,scomponendolainmigliaia
dimicro-lentiperoffrireimmagini
definite,ampieestabili.Ilrisultato
periportatorièstraordinario:fino
al 90%* di riduzione dell’effetto
ondeggiamento e un netto mi-
glioramento della sensazione di
equilibrio in movimento.
Le lenti Varilux® S sono innovative anche grazie alla tecnologia
Synchroneyes™ che, per la prima
volta, sincronizza le immagini retiniche dei due occhi. Il risultato?
Tecnicamentesidefinisce“unavisionebinoculareottimizzata”che
permette di ottenere un campo
visivo fino al 50%** più ampio e
un’altaqualitàdelleimmaginiper
ogni direzione di sguardo, anche
laterale.
Chihagiàavutomododiprovarle,
diventa testimonial dei benefici
dellelentiVarilux®S:“Sonosorpresadallanitidezzadiimmaginenel
guardare da lontano, ma anche
dal dettaglio nel vicino”; ”Guardo
la TV e navigo sul tablet”; “Finalmentesalgoescendolescalecon
sicurezza”; “Pensavo di dovermi
abituare, invece…”.
LO SAPEVI CHE ESISTONO LENTI
SPECIFICHEPEROGNIATTIVITÀ?
Terzo step: per i presbiti, ma anche per tutti coloro che necessitano di una correzione visiva, è
importanteprevedereilsecondo
paio di occhiali. Normalmente si
indossa un abbigliamento specifico per le diverse attività (lo
sport, l’ufficio ad esempio), ma
sempre un solo paio di lenti. Indossare lenti specifiche per ogni
necessità visiva e per le diverse
attività del quotidiano, aumenta
la qualità della visione e, generalmente, il livello della qualità della
vita. Anche in questo caso Essilor
ha individuato una formula che,
in linea con la filosofia aziendale
di promuovere la cultura del benessere visivo, supporta quanti
hanno la necessità di disporre
di un secondo equipaggiamento di lenti. Si tratta dell’iniziativa
promozionale“Raddoppia le tue
lenti” valida sino al 31 dicembre,
pensata per chi usa molto il computer o il tablet, per i più attenti
allo stile e indecisi su quale montatura scegliere, per chi pratica
sport e attività all’aperto o semplicemente per chi si sente più sicuro nell’avere un secondo paio
di scorta. Tutti i dettagli presso il
Centro SpecialistaVarilux.
Test di laboratorio R&S, 2011.
* Basato sull’analisi della deviazione del raggio. 90% = miglioramento massimo del valore se
parametrato alle lenti analizzate.
** 50% = miglioramento massimo del valore se parametrato a
tutte le lenti analizzate.
Per maggiori informazioni rivolgiti
al Centro Specialista Varilux più vicino a te.
Cercalo su www.varilux.it
Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
SALUTE
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Corriere.it/salute
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Geriatria
MEDICINA FISICA E RIABILITATIVA
LA MALATTIA DI ALZHEIMER
PUÒ ESSERE EREDITARIA?
E SE SÌ, IN QUALE MISURA?
Per il ginocchio valgo basta la fisioterapia?
Ho da sempre le gambe un po’ storte, e questo
mi crea notevoli problemi. Suppongo di avere il
ginocchio valgo, anche se non mi sono mai fatta
visitare da un ortopedico. A vent’anni è possibile un intervento correttivo? Oppure per correggere questo fastidioso difetto potrebbe bastare
la fisioterapia?
Risponde
Raffaele
Gimigliano
Professore
ordinario
di Medicina
Fisica
e Riabilitativa,
Seconda
Università
degli Studi
di Napoli
i faccia visitare da uno specialista ortopedico o fisiatra per quantificare clinicamente e con un esame radiografico l’entità del difetto. La radiografia va fatta in piedi, su una lastra lunga, per comprendere coscia,
gamba, piede e misurare l’angolo di valgismo tra
femore e tibia. Il ginocchio valgo bilaterale a
vent’anni va trattato chirurgicamente con una
osteotomia di femore o, raramente, con una
osteotomia di tibia. Tenga presente che, se non
corretto, il valgismo può provocare artrosi del
ginocchio precocemente. La fisioterapia non basta a correggere il difetto.
NEUROLOGIA
La SLA è una patologia autoimmune?
La sclerosi laterale amiotrofica potrebbe essere
una malattia autoimmune? E il suo decorso potrebbe essere rallentato da immunosoppressori?
Risponde
Claudia
Caponnetto
Responsabile
Centro
di riferimento
regionale
ligure SLA
L’ipotesi di un’origine autoimmune della SLA è
stata proposta anni fa: alcune evidenze però
sembravano escluderla. Tra queste, l’inefficacia
dei farmaci antinfiammatori (corticosteroidi) e
immunosoppressori che curano le malattie autoimmuni (dal Lupus, all’artrite reumatoide, alla
sclerosi multipla). Non è detto però che non esista un movimento autoimmunitario alla base del
processo di malattia di cui noi vediamo gli esiti
solo anni dopo. Esistono sulla base di analoghe
ipotesi tentativi di «rimaneggiamento» dell’assetto immunologico: in Italia è in corso una sperimentazione con intensa immunosoppressione
seguita da autotrapianto di cellule emopoietiche.
FITOTERAPIA
Ci sono alternative naturali all’aspirina ?
Ho sentito un noto oncologo sostenere che l’aspirina, a basse dosi, sembra avere proprietà preventive contro i tumori. C’è un equivalente fitoterapico dell’aspirina? E cosa pensa del licopene
per la prevenzione del tumore alla prostata?
Risponde
F. Firenzuoli
Direttore
Centro
Medicina
Integrativa
Az. osped.univ.
Careggi, Fi.
Il morbo (o malattia) di Alzheimer
è ereditario? Mia mamma ne ha sofferto per quattro anni prima di morire anche se nella sua famiglia non c’è
mai stato nessun altro caso. I miei
fratelli e io quante probabilità abbiamo di soffrirne?
Lettera firmata
S
e esistono alternative naturali, io le preferisco. La letteratura ci consente di dire che
diversi tipi di frutta e di verdura hanno un
ruolo significativo nella prevenzione di
numerosi tumori: si va dai pomodori al cavolo,
dal tè verde agli antociani (contenuti in mirtilli,
fragole, more...), dall’aglio alla cipolla. Da rispettare sempre la regola del 5 (5 porzioni al giorno,
e dei 5 gruppi di colore più importanti). Le pasticche di integratori le riserviamo a casi specifici. Da escludere il «fai da te».
S
Il sito della settimana
Fragilità ossea,
aiuto in rete
Il sito dell’Associazione
italiana osteogenesi
imperfetta www.asitoi.it è un
punto di riferimento per chi
soffre di questa malattia
ereditaria che causa fragilità
delle ossa. Nella sezione
«Cos’è l’O.I.» si trovano
informazioni sulle forme
della malattia, su diagnosi
e trattamenti.
Su «Centro informazioni»,
approfondimenti su aspetti
clinici, ortopedici, fisiatrici.
La più cliccata
Esperienze di fine vita,
studio su migliaia di persone
Ricercatori inglesi hanno
esaminato i casi di 2.060
vittime di arresto cardiaco,
in 15 ospedali.
Dei sopravvissuti, 1 su 5 ha
sperimentato senso di pace,
altri hanno raccontato
di una sensazione di essere
trascinati in acque profonde.
Il video
Il vaccino per l’influenza ora
è consigliato dai 6 mesi in poi
per i piccoli che frequentano
nidi e asili. Ma è indicato,
in generale, per i bambini?
Video-intervista sul tema
con Giampietro Chiamenti,
presidente della Federazione
italiana medici pediatri online
da domani su Corriere.it.
Risponde
N. Marchionni
Dirett. Struttura
Medicina
Geriatrica,
Osp. Careggi, Fi
L
53
a malattia di Alzheimer (AD) è
molto diffusa nell’età senile. La
sua frequenza negli ultimi vent’anni è cresciuta in conseguenza dell’invecchiamento della
popolazione, tanto che si è parlato di
una “epidemia” di AD, anche se i rilievi epidemiologici più recenti sembrano suggerire un arresto di questa
progressiva crescita.
Il 95% dei casi di malattia di Alzheimer è sporadico, cioè si manifesta
senza ereditarietà, e attualmente colpisce il 10 per cento degli ultrasessantacinquenni in Italia. Tuttavia,
esistono forme di AD, denominate
familiari, in cui la malattia si manifesta in tre o più persone appartenenti
alla stessa famiglia ed è dovuta ad
una mutazione genetica presente
dalla nascita. Si tratta di forme tra-
smesse con ereditarietà definita di tipo autosomico dominante, per cui i
figli della persona portatrice della
mutazione hanno il 50 per cento di
probabilità di ereditarla.
Di solito le forme familiari insorgono
più precocemente, mentre quelle
sporadiche sono più tipiche dell’età
avanzata o molto avanzata. Se la vostra mamma si è ammalata oltre i 7580 anni, è verosimile si sia trattato di
una forma sporadica, che non aumenta il vostro rischio di malattia. La
comparsa della malattia di Alzheimer è influenzata anche da fattori
ambientali e biologici ancora in parte da determinare.
Si sa però che uno stile di vita sano
(dieta mediterranea, attività fisica) e
uno stretto controllo dei fattori di rischio cardiovascolare eventualmente
presenti riducono la probabilità di
insorgenza delle sindromi dementigene sia degenerative (principalmente AD) sia di origine vascolare o
mista.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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di Maria Volpe
Colpo di Fazio
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Bono e gli U2
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olpaccio per Fabio Fazio
che stasera ospita la
band degli U2 per la loro
prima apparizione tv a
livello mondiale. Una lunga
intervista a Bono (foto) e
compagni, poi l’esibizione
live per presentare il nuovo
album «Songs of
innocence».
Che tempo che fa
Rai3, ore 20.10
Batman, arriva
la serie prequel
A
nche Batman è stato un
ragazzo felice, fino al
giorno in cui i genitori sono
stati uccisi: da allora si
batte per la giustizia nei
panni del Cavaliere Oscuro.
Arriva in Italia questa serie
molto attesa sulle origini
dell’Uomo Pipistrello.
Stasera i primi due episodi,
poi dal 20 ottobre il telefilm
andrà in onda su Premium
Action.
Gotham
Italia1, ore 21.15
Quello strano caso
dello smemorato
I
non giovanissimi se lo
ricordano lo smemorato
di Collegno, uno dei casi
giudiziari più celebri del
dopoguerra. Un uomo è
privo di memoria nel
manicomio di Collegno.
Una donna, Giulia, dichiara
di riconoscere nell’uomo il
proprio marito, un prof di
filosofia. Poi, Rosa, un’altra
donna, un ricercato per
truffa. Una contesa mai
risolta: il documentario
ripercorre il caso con gli
«aggiornamenti» giunti dal
Dna.
Lo smemorato di Collegno
History Channel, ore 23
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Corriere della Sera Domenica 12 Ottobre 2014
55
Sul web
Forum «Televisioni»: www.corriere.it/grasso
Videorubrica «Televisioni»: www.corriere.tv
A FIL DI RETE di Aldo Grasso
Se c’è la corsa ad avere Renzi come ospite, il premier che fa ascolti
Top & Flop
L
a tv fa bene a Renzi, Renzi fa bene alla tv. Se
c’è una cosa su cui il presidente del Consiglio assomiglia davvero a Silvio Berlusconi è
la sua capacità di stare costantemente al
centro della scena mediatica.
Agli schizzinosi potrà sembrare eccessivo, ma la
strategia dell’ (onni)presenza ha pagato col Cavaliere,
e pare pagare col premier. Intanto i dati quantitativi
mostrano l’analogia evidente delle due figure politiche: per quasi un ventennio Berlusconi è stato in vetta alla classifica dei personaggi più presenti in televisione, in termini di tempo di notizia (nei tg), di paro-
UN’ALTRA VITA
Vanessa Incontrada
7.730.000 spettatori,
30,08% share. Rai1,
martedì 7 ottobre, ore 21.23
LA GABBIA
Gianluigi Paragone
438.000 spettatori, 2,15%
di share. La7, domenica 5
ottobre, ore 21.44
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la (dichiarazioni nei notiziari e negli altri programmi) e di antenna (che somma i primi due dati). Non
c’è stato nessuno che ha insidiato questa supremazia
fino al passaggio di testimone con Matteo Renzi. Il
premier — anche grazie all’assommarsi delle cariche
— occupa ora questa centralità: solo a settembre, ha
totalizzato 77 ore di tempo d’antenna nel complesso
e variegato scenario televisivo digitale. Naturalmente
tempo di notizia e tempo di parola hanno significati
simbolici differenti. Col primo Renzi si assicura una
sorta di «basso continuo»: è lui che ha in mano la
palla, gioca all’attacco, di solito vince (come per l’arti-
colo 18). Sarà questa la vera, strategica ragione dell’«annuncite»? Col tempo di parola, invece, «ci mette
la faccia» e affronta platee apparentemente avverse.
Scherzando con Paolo Del Debbio o duettando con
Nicola Porro ha resuscitato i loro programmi: con
1.581.000 spettatori (6,9%) Porro ha battuto Santoro,
mentre con 1.444.000 spettatori (6,4%) Del Debbio ha
superato Formigli. È il cane che si morde la coda: ora
vorranno tutti averlo ospite. (a.g.)
In collaborazione con Massimo Scaglioni,
elaborazione Geca su dati Auditel
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Ai 3 stella:
Ai 2 stella:
Agli 1 stella:
Agli 0 stella:
29
38
Joker
Replay
www.corriere.it/giochiepronostici
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LA SOLUZIONE DI IERI
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Domenica 12 Ottobre 2014 Corriere della Sera
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