distribuzione gratuita
w w w . c h i a i a m a g a z i n e . i t
magazine
SAPER VIVERE LA CITTÀ
IUPPITER
EDIZIONI
anno V n.11/12
novembre
dicembre 2010
Mike Bongiorno a Napoli
nel 1956 portato in trionfo
dai pescatori di Mergellina
ALLEGRIA
1
SOM
MARIO
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
pag. 2
SOS CITY
pag. 3
EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto
COVER FORZA NAPOLI di Mimmo Carratelli
pag 4
PRIMO PIANO SOVRINTENDENZA E ANSALDO: UNA POLTRONA PER DUE di Alvaro Mirabelli
pag. 6
pag. 11
LA STORIA MONTE DI DIO, LA PALESTRA DEI COPS di Rita Giuseppone
QUARTIERISSIME DECOLLA IL GARAGE MORELLI
pag 12
QUARTIERISSIME RECUPERO DEL CENTRO STORICO: ORA O MAI PIÙ
pag. 14
RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte e Paolo Santanelli
pag. 15
pag. I
LE PORTE APERTE
pag. II
SPIRAGLI DUE NUOVE RIVISTE PER LA RINASCITA DELLA CITTÀ
PORTA D’INGRESSO STRAPRESEPI di Laura Cocozza
pag. III
PORTA D’INGRESSO NATALE A NAPOLI, ARTE E DOLCE VITA di Pino Fermento
pag. V
PORTA MAGICA LA VIA “CROCE” DI MAROTTA di Rossella Galletti
pag. IX
PORTA DEL GOL “CARO DIEGO...”, TI SCRIVO di Rita Giuseppone
pag. XIII
IM-PORTA BRACCIALETTO ELETTRONICO, UN “GIOIELLO” DA UN MILIONE DI EURO di Alberto Capuano
pag. XVII
IM-PORTA ATENEUM, LA CARTA VINCENTE di NDN
pag. XXI
PORTA VIRTUOSA IL VASARI RITROVATO di Alvaro Mirabelli
PORTA VIRTUOSA L’IDEA PUÒ ARRIVARE BRINDANDO AL GHP di Ferdinando Polverino de Laureto / Annalisa Tirrito
PORTA dei SENSI METTI LA GIARRETTIERA SOTTO L’ALBERO di Alessandra Dell’Aquila
pag. XXIII
pag. XXV
pag. XXIX
SAPER VIVERE ARTE ARCHIVIO RUGGIERI: ADESSO C’È IL WEB di Oscar Medina
pag. 17
SAPER VIVERE ARTE VIAGGIO AI CONFINI DELLA CREATIVITÀ di Valeria Puntuale
pag. 19
SAPER VIVERE LIBRI QUEL SINDACO GENTILUOMO di Mario Paciolla
pag. 22
SAPER VIVERE LIBRI ASPETTANDO IL QUINTO LEONE di Mario Paciolla
pag. 24
SAPER VIVERE LIBRI TREDICI RACCONTI SULLE SETTE NOTE di Rossella Galletti
pag. 26
SAPER VIVERE LAPILLI VIGNERI, UN GIOIELLO DI SOLIDARIETÀ di Valeria Puntuale
pag. 27
SAPER VIVERE LAPILLI CHIAJA IN CORSA, MARATONA PER IL QUARTIERE di Laura Cocozza
pag. 29
SAPER VIVERE LAPILLI I MINIASSEGNI DI FATA MORGANA di Lanfranco Cirillo
pag. 30
SAPER VIVERE LAPILLI ANNA CAPASSO, UNA VOCE PER IL TEATRO di Tommy Totaro
pag. 31
EXIT
pag. 32
Saper
Vivere
2
SOS
CITY
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected]
Lo sapevate che...
di Massimo Gallotta
NAPOLI
DA COPRIFUOCO
Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del
tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più
vivibile la città. Contiamo su di te.
Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno
inviate a
Chiaia Magazine Via dei Mille, 59
80121 Napoli
oppure alla e-mail [email protected]
Posta in arrivo
Natale all’insegna dell’austerity: le tradizionali luminarie festive, almeno al Vomero e a Chiaia, quartieri traino dello
shopping, non ci saranno. È l’ennesimo
contraccolpo della città sgovernata. È l’ennesimo schiaffo sul volto di Napoli che,
unica tra le grandi metropoli italiane, si
presenterà ai concittadini e ai visitatori
nelle sue vesti più «spente e dimesse». Al
Comune fanno orecchie da mercante: il
problema non li coinvolge, i costi neanche.
La pezza, come al solito, dovrebbero metterla i commercianti che, però senza contributi del pubblico, stavolta si rifiutano di
caricarsi tutte le spese. Si sussurra di una
risicata disponibilità regionale, di una piccola copertura fornita dalla Camera di
Commercio: ma di nero su bianco non se
ne parla. E, d’altro canto, i tempi ormai incombenti non garantiscono che l’intero
meccanismo possa andare in porto tempestivamente. E così, esattamente come lo
scorso anno, rieccoci con un Natale di seconda fascia, quello con le pezze al sedere,
quello terzomondista cui ci ha abituato
l’amministrazione comunale alla quale sta
bene una Napoli da coprifuoco, una Napoli che, a dar retta alla classifica pubblicata dal «Sole 24 ore», è l’ultima città
d’Italia per qualità della vita.
anno V n.11/12
novembre dicembre 2010
DIRETTORE RESPONSABILE
Max De Francesco
RESPONSABILE SAPER VIVERE
Laura Cocozza
PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA
Ferdinando Polverino De Laureto
REDAZIONE
Iuppiter Group
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
Tel. 081 19361500
Fax 081 2140666
[email protected]
SOCIETÀ EDITRICE
Iuppiter Group
Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli
CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ
Alabama srl
Tel. 081 19573381 - 331 1887959
STAMPA
Tuccillo Arti grafiche srl
Contrada Regina Trav. via Donadio
80024 Cardito (NA)
Reg. Tribunale di Napoli
n. 93 del 27 dicembre 2005
Iscrizione al Roc n° 18263
Gentile redazione,
volevo segnalare un episodio odioso, perchè
perpetrato a danno del nostro esiguo patrimonio
arboero: il proprietario Blue Bay Chalet di
Mergellina, a seguito dell'allargamento di parte
del proprio locale, ha inglobato nella struttura
uno dei pochi pini secolari rimasti in zona
occludendone l'aiuola con massi e con altre
piantine che inevitabilmente assorbono tutta
l'acqua destinata alle radici del pino. Risultato?
L’albero è completamente (non so se
irrimediabilmente) rinsecchito, con buona pace
di ambiente e decoro dell'area. Ho segnalato il
fatto ad alcuni vigili presenti in uno chalet
adiacente, i quali hanno risposto che la verifica
dello stato dei luoghi non rientrava nelle loro
competenze. Sono sconfortato. Si parla tanto di
perdita della capacità di indignazione della
cittadinanza, quando invece chi denuncia viene
puntualmente scoraggiato dall'abulia di chi
dovrebbe presidiare il territorio.
Saluti,
Alberto Saggiomo
Aggiornamenti quotidiani su
www.chiaiamagazine.it
Chiaia Magazine e 10
augurano a tutti i
lettori un felice Natale
e un grande 2011
Gentile direttore,
mi duole constatare che Chiaia, pur essendo
una zona di pregio, goda di scarsa attenzione
da parte della comunità. Ad esempio, Vico
Vasto a Chiaia è centralissimo ma così
degradato: ci sono macchine parcheggiate
dove prima c’erano dei paletti, poi divelti,
inoltre, gli esercizi commerciali fanno il
proprio comodo come il negozio di alimentari
che deposita gli scatoloni in strada
ostacolando il traffico, o il fruttivendolo che
usa per la vendita una bancarella anziché i
locali in suo possesso, utilizzati invece come
deposito. Ma nessuno protesta, tutti
continuano a comprare gli alimenti esposti a
smog e alle intemperie, senza contare il danno
d’immagine per le gallerie d’arte e i luoghi
culturali presenti in zona. Eppure basterebbe
che ognuno cercasse di svolgere le proprie
attività correttamente e in maniera conforme
alle regole di pulizia ed igiene.
Cordiali saluti,
Luciana Pascuti
Alberi
e abusi
U
Vico Vasto,
allarme degrado
piazza
deimartiri
di Nino De Nicola
bre 2009. Lo scopo di un
na grande occaCentro Commerciale Nasione per Chiaia.
COSTRUIRE
turale, infatti, è quello di
Costituitosi
nello
LA CHIAIA DEL FUTURO favorire economia e turiscorso luglio, è stato presmo dei centri storici ursentato al pubblico il 2 dibani (i Centri Naturali,
cembre il «Consorzio dei
appunto) attraverso la
Mille»: esso raccoglie
sovvenzione pubblica di
circa quaranta tra imprenprogetti di sviluppo territoditori, commercianti, artiriale, preparati da aggregiani, operatori turistici,
gazioni
di
imprese
società di servizi e studi
appositamente costituite in
professionali. Una nuova
funzione dei bandi anrealtà consortile, da me
nuali di finanziamento e
presieduta, che intende
della relativa ammissione
rappresentare l’adesione
delle realtà produttive di Chiaia all’impaga- al contributo. Su questo sfondo, allora, opebile opportunità offerta dai cosiddetti Centri rerà anche il «Consorzio dei Mille», elaboCommerciali Naturali, strumento di impulso rando progetti di sostegno alle attività
economico dedicato alle piccole e medie im- commerciali dello storico quartiere chiaiese
prese di una stessa area urbana, previsto che comportino, però, anche ricadute benefidalla legge n. 266 del ’97 e recepito dalla che sul tessuto urbanistico e sociale della
Regione Campania con delibera del settem- zona.
3
EDITO
RIALI
di Max De Francesco
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
di Marco Mansueto
Nel presepe Napoli, assediato da
fatue fiaccolate, tra muschio e
monnezza non c’è pastore che
non guardi in cielo. Stella cometa
non pervenuta. L’unico astro
funzionante si chiama Matador e
s’illumina nel boato. Nell’osteria e
al mercato brama di vivere
stazionaria. La grotta sgarrupata
del Salvatore è lontana: lungo il
cammino pecore, puttini,
sarchiaponi e tarantelle. Verso la
mangiatoia, nutrito è il gruppo
dei cantori della depressione. Nel
caos della notte, contro i diavoli
del disfattismo, il più bel dono
per il Bambino Gesù è l’oro di
Ziviello, eroe col talento di
raggirare le imboscate del
destino, protagonista del primo
racconto de “L’oro di Napoli” di
Giuseppe Marotta. Gobbo e
iellato, ingegna le più strampalate
soluzioni per «la campata»: da
venditore di lupini a suonatore di
un pianino ambulante, da
confezionatore di fuochi
d’artificio a portinaio, da
chitarrista nei festini nuziali a
maestro di musica nella buca di
Non c’è più tempo da perdere. La
politica, tutta, si è allontanata
dal senso del reale. Agli
innumerevoli fattori che hanno
contribuito a questo scollamento
- crisi economica, diffusa
corruzione nelle istituzioni,
gossip avvilente, carenza di idee si è aggiunto quello devastante
del “risentimento”, capace di
trasformare l’agone politico in
un’arena di veleni e tradimenti.
L’azione di Fini - giusto per fare
un esempio -, si è rivelata, alla
fine, una personale fronda contro
il premier, dettata più da
antipatia e rancore che da un
reale progetto per il bene del
Paese. Lo scontro fa audience,
ma svilisce il ragionamento e
cancella ogni confronto
costruttivo. Senza una nuova
politica, il cittadino sceglierà il
“non voto”, la politica del
disimpegno, perché detesta
parolai, rancorosi, privilegiati e
perdigiorno. Se la politica
desidera far ritornare il cittadino
nel suo mondo, può farlo solo
attraverso l’azione di
L’ORO
DI ZIVIELLO
LA POLITICA
DELLA REALTÀ
una bomba. Proprio così: il
bombardamento del 1943 spazzò
via il «basso» di don Ziviello che,
pur di non allontanarsi dai suoi
allievi, trovò alloggio nella
voragine prodotta da una bomba,
«improvvisandovi un tetto di
lamiera». Ammalata di fierezza,
la sua Napoli ignorava la filosofia
del piagnisteo, la strategia della
supplica. «Ciò è molto importante
- scrive Marotta -, suggerisce
qualche considerazione: la
possibilità di rialzarsi dopo ogni
caduta; una remota, ereditaria,
intelligente, superiore pazienza.
Arrotoliamo i secoli, i millenni, e
forse ne troveremo l’origine nelle
convulsioni del suolo, negli sbuffi
di mortifero vapore che
erompevano improvvisi, nelle
onde che scavalcavano le colline,
in tutti i pericoli che qui
insidiavano la vita umana; è l’oro
di Napoli questa pazienza». Nella
città-presepe di oggi, l’oro di
Ziviello è la possibile vittoria
sull’angoscia e sul buio. La stella
cometa da ritrovare.
amministratori virtuosi, sempre
più lontani da logiche romane e
sempre più “ascoltatori” dei
propri territori. Amministratori
onesti, coraggiosi, riformisti e
profondi conoscitori della propria
comunità sono la migliore cura
per ridare credibilità e senso alla
politica.
Il grande giornalista ed editore
Leo Longanesi, a un politico
dalla vita piena di privilegi che
gli chiedeva un consiglio per
capire il popolo e i suoi problemi,
disse: “Prendi l’autobus”. Una
semplice battuta per dirgli vai tra
la gente, ascolta sogni e bisogni
del cittadino, esci dalle stanze del
potere e conosci la “normalità”
della vita. L’uomo delle
istituzioni è chiamato a
“prendere” ogni giorno l’autobus,
perché soltanto così può
conoscere la politica delle realtà,
l’unica politica che si
contrappone a quella delle
illusioni, del “rimando” e della
demagogia. L’unica politica non
virtuale.
4
CO
VER
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
FORZA NAPOLI
Un racconto di speranza
del giornalista e scrittore
Mimmo Carratelli
è il nostro messaggio
d’auguri. Le nostre pagine
d’ottimismo per un 2011,
si spera, senza monnezza
e, certamente,
con un nuovo sindaco.
Allegria, nonostante tutto.
5
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
N
La città
bimillenaria
si piega,
ma non si
spezza.
La sorregge
una vitalità
animalesca,
la fortificano
tutte le prove
fatte di fine
del mondo,
la
incoraggiano
un cielo
azzurro
e un mare
blu.
Lassù,
il Padreterno
si stira e
ammira.
Quale città
della Terra
ha la
resistenza
di Napoli?
di Mimmo Carratelli
Napoli, sei proprio la fine del mondo. E che cos’altro
potresti essere se non la perenne fine del mondo mentre
cedi, ti perdi, sprofondi e gemi, invasa, violata,
dominata, soggiogata, esclusa e ingiuriata.
Carramba, nessuna sorpresa: la fine del mondo è qui.
Ogni giorno, da secoli. Diciamo dai tempi del
generalissimo Belisario che sbucò dalle gallerie
dell’acquedotto e mise tutto a ferro e a fuoco nella
prima riuscitissima prova della fine del mondo. Un
prepotente e un saccheggiatore, ma la nostra infinita
saggezza lo proclamò liberatore. Il primo di una
lunga serie. Ci liberò dai goti che ci avevano liberato
dai bizantini. Capimmo subito come andavano le
cose. Abbiamo vissuto di liberatori, dal generale
Belisario al colonnello americano Charles Poletti.
In un succedersi di fine del mondo, è tutta una lunga
storia di va e vieni, di saccheggiatori e liberatori, di
duchi, re, viceré, comandati e comandanti, condottieri,
governatori. cavalieri di una ricorrente apocalisse.
Disastri storici e memorabili. Goti, ostrogoti, bizantini,
scandinavi biondi, francesi dell’ovest, spagnoli del nord
e del centro, conti austriaci, borboni di Spagna purché
se magna, francesi, e carli, roberti, federici col regalo
dell’università e l’amante lombarda, corradini
decapitati, giovanne pazze, alfonsi, ferdinandi, pedri di
Toledo, franceschi e franceschielli, gioacchini, e le
marie caroline e le marie sofie, ballando, decapitando,
fuggendo, ritornando, regnando. Alla fine i piemontesi
misero il coperchio su tutto, e fu l’ultima ma non
ultima fine del mondo, certamente la fine di un regno.
C’è stato un tempo che Napoli poté sottrarsi alla fine
del mondo, il suo destino sconvolgente? Forse i bei
tempi di Pollione nella villa a Posillipo e di Lucullo sul
Monte Echia. D’altra parte, quante speranze potevamo
avere con la sciocca trovata di Virgilio che s’atteggiava
a mago e nascose un uovo in un buco segreto dei
sotterranei di Megaride predicendo che se quell’uovo si
fosse rotto sarebbe stata la fine della città, la nostra
personale fine del mondo? Nessuna speranza con
quell’uovo che, in anticipo su quelli di Pasqua,
custodiva una sorpresa, però decisamente sgradita.
Napoli è nata sotto la minaccia di una sfera di gallina,
lo scherzo promesso della fine del mondo da un poeta
giocherellone. Un oroscopo così ironico da dare forza
alla città, da farla sentire incrollabile. Solo una pazza
come Giovanna, quando cedette l’arco di Megaride,
poté esortarci a non avere paura perché, in ogni caso,
aveva sostituito l’uovo di Virgilio (danneggiato?) con
un uovo fresco di giornata. Giovanna dei quattro mariti
e del doppio di amanti, Giovanna dei balletti rosa,
morta strangolata. Cose da fine del mondo. E che cosa
dire di donna Anna Carafa, la maliarda, e di donna
Mercede, la più bella mora di Napoli, rivali nei saloni e
nell’umidità del tufo di Palazzo Donn’Anna,
innamorate perse di Gaetano di Casapesenna,
circondate dalle veline di corte e dai palestrati
dell’epoca in marsina e tacco a rocchetto che sarebbe
piaciuto a Berlusconi? La fine del mondo, anche
quella.
E ci sarà pur stato un motivo, con una fine del mondo
dietro l’altra, pestilenze, colera, eruzioni,
bombardamenti, oppressori e liberatori, disoccupati e
truppe d’occupazione, se Vittorio De Sica, alla fine
degli anni Cinquanta, pensò proprio a Napoli come al
set ideale per girarvi il suo “Giudizio universale”.
Proprio un film sulla fine del mondo che durò quattro
mesi e impegnò 35 attori e migliaia di comparse nel più
organizzato disordine mai visto, figlio legittimo
dell’inimitabile caos quotidiano. Fu una fine del mondo
nell’intrico e nel groviglio di carrucole, binari, cavi, fili
elettrici, ponteggi metallici, lampade accecanti,
carrozze, cineprese, megafoni urlanti e il memorabile
diluvio mentre la voce potente del baritono Nicola
Rossi-Lemeni, dall’artificio di un amplificatore,
annunciò l’evento estremo. Fu la fine del mondo che la
varia umanità napoletana interpretò alla perfezione,
nobili squattrinati, donne perdute, senzatetto e
senzatutto che vissero della paga cinematografica, e
baristi, impiegati, contrabbandieri a riposo, medici e
pazienti, studenti, giocatori di poker in disgrazia,
ragazze che volevano andare a Cinecittà, bambini,
ruffiani, palpeggiatori tranviari e ladri non solo di
biciclette. Una vera prova generale della fine del
mondo che riuscì benissimo, mobilitò la città per i
quattro mesi, la sconvolse e, poi, la restituì alla routine
della fine del mondo quotidiana.
Fu solo un film. Più realisticamente Napoli la sua
ricorrente fine del mondo se l’organizza sulla pelle da
duemila anni sempre sul punto di piegarsi sul tufo
giallo, crollare e dissolversi. Ma resiste a tutto. Ancora
nei tempi moderni, più la mandi giù, più si tira su. La
città porosa, la città di cartone, la città caotica, la città
del centrosinistra e del centrodestra gioca con la fine
del mondo, un gioco di sopravvivenza assoluta mentre
il traffico l’asfissia, le ganasce la bloccano, la pioggia
l’allaga, lo smog l’avvelena, i vigili l’abbandonano, le
pistole crepitano, gli amministratori la ignorano e i
politici la deridono, tutti tesi a rompere le uova nel
paniere e l’uovo stesso di Virgilio. La città bimillenaria
si piega, ma non si spezza. La sorregge una vitalità
animalesca, la fortificano tutte le prove fatte di fine del
mondo, la incoraggiano un cielo azzurro e un mare blu.
Lassù, il Padreterno si stira e ammira. Quale città della
Terra ha la resistenza di Napoli? Minacciata dal
Vesuvio, dissestata dai sampietrini, ferita dai lampioni
cadenti, sbarrata dai cantieri, invasa dai rifiuti,
dissellata dalle barelle ospedaliere sino a morirne,
desertificata a ovest, imprigionata a est e intrappolata
al centro, non tira le cuoia. Vive e ha imparato a
convivere con la fine del mondo. Un prodigio.
Ammaliata e imbavagliata dagli uomini di potere,
respira. Derisa, non si arrende. Umiliata, non cede. C’è
da scommettere che una città così resistente, allenata ai
disastri, superstite di se stessa, sarà l’unica città che,
nella planetaria fine del mondo, opporrà una risata e
l’assoluta capacità di farcela ancora, unica a
sopravvivere alla fine totale, unica che resterà in piedi
tra le rovine dei continenti. Imbattibile Napoli che alla
fine del mondo è abituata, giorno dopo giorno, e non
sarà neppure sfiorata dalla vera fine del mondo. Anche
il Padreterno si arrenderà al prodigio e riderà dell’uovo
di Virgilio scoprendo di avere fatto della città ferita a
morte una città immortale.Fra tanti scempi, la più
bella fine del mondo fu il giorno in cui il Napoli vinse il
primo scudetto del calcio dopo averlo atteso sessantuno
anni. Lo scudetto a Napoli fu proprio la fine del
mondo. Se quel giorno la città non fu schiantata dalla
più pazza felicità della sua storia, dietro alle gambe e ai
riccioli di un maghetto argentino, allora, avvezza a
vincere ogni dolore, la città superò anche la prova
suprema di non farsi scoppiare il cuore dalla gioia.
Dunque, tutte le prove sono state superate. Napoli, sei
proprio la fine del mondo.
6
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Operai e archeologi nel cantiere della stazione Municipio
IN BASSO
Talpa nel sottosuolo della Riviera di Chiaia: la testa fresante
NELL’ALTRA PAGINA
Render raffigurante gli interni della stazione Arco Mirelli
NELL’ALTRA PAGINA IN BASSO
Talpa in azione nel sottosuolo della Riviera di Chiaia: lo scudo
SOVRINTENDENZA E ANSALDO:
TEMPI BIBLICI PER LA REALIZZAZIONE DELLA LINEA 6.
T
di Alvaro Mirabelli
Tempi duri per le sovrintendenze campane. A peggiorare il clima
già tempestoso del dopo-crollo a Pompei, è arrivato anche il
siluro di Sandro Bondi: « Per i giacimenti d’arte servono
manager veri». E i sovrintendenti a muso duro: «La politica
culturale del ministro? Solo effetti mediatici». Sarà. Ma intanto
chi becca più schiaffi nel valzer delle polemiche, è proprio la
Sovrintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. Infatti, come
se non bastassero gli imbarazzi per la defunta Schola
Armaturarum, anche Napoli è diventata scomoda per Jeannette
Papadopoulos, sovrintendente ad interim. E per una buona
ragione: la costruzione della Linea 6 nel quartiere di Chiaia, il
più martoriato dall’«operazione metrò». Di che si tratta? In
apparenza nulla di clamoroso: quando una superazienda come
l’Ansaldo, concessionaria dell’opera, buca e perfora per infilare
sottoterra i suoi treni, per gli archeologi è un’occasione unica e,
per legge, hanno pure priorità d’intervento. In Italia è la regola.
Funziona così anche nei 4 cantieri del quartiere gruviera (le
costruende stazioni Mirelli, S. Pasquale, Chiaia e Municipo) dove
continua a pag 8
7
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
UNA POLTRONA PER DUE
ARCHEOLOGI LUMACA: ED È POLEMICA
L’”APOCALISSE”
DI CANIPAROLI
Fantaipotesi o evidenza scientifica? Di certo uno spettro che torna a cicli quello
dell’impatto brutale del metrò sulla Riviera di Chiaia. Il geologo Riccardo Caniparoli
lo dice da anni: «La Linea 6 è incompatibile con gli equilibri naturali di zona. La
barriera del metrò tratterrà le acque collinari come una diga e allagherà il
sottosuolo. L’acqua di falda, non più trattenuta, salirà verso l’alto. E sotto la Villa
ristagnerà l’acqua di mare». Insomma, secondo lui, l’apocalisse ventura. Ma i
responsabili Ansaldo non gradiscono e oppongono i loro vangeli: la «Relazione
Geotecnica del Progetto» e il «Progetto Esecutivo». Con tanto di analisi. Che dicono
questo: l’interferenza tra galleria e falda è insignificante. E, se è per questo,
l’ingombro delle stazioni nel sottosuolo sarà pure maggiore ma l’impatto con le
acque di mare e di falda è vicino allo zero. Il tutto in un oceano di carte,
confermate dagli aggiornamenti continui del monitoraggio geotecnico.
8
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
SOVRINTENDENZA E ANSALDO: UNA POLTRONA PER DUE
Render raffigurante gli interni della stazione San Pasquale
IN BASSO
Cantiere stazione Chiaia in piazza Santa Maria degli Angeli
NELL’ALTRA PAGINA
Render raffigurante gli esterni della stazione Chiaia
in piazza Santa Maria degli Angeli
continua da pag 6
la Sovrintendenza brandisce la sua precedenza e l’Ansaldo si
scansa. Risultato: quando arrivano gli archeologi con paletta e
secchiello, le ruspe si fermano. E ora il quadro si è fatto critico:
se nel ruolino di marcia del ministero ai Trasporti la consegna
della Linea 6 alla città era prevista per il 2° semestre 2013, ora
l’evento è scivolato al 2° semestre 2015. Due anni di ritardo
irrecuperabili, immolati sull’altare dei tesori sepolti degli
antenati. Tesori? Fabio Chiosi, presidente della Municipalità1,
scuote la testa: «L’Ansaldo scava da quasi 3 anni, gli archeologi
pure. Ma è emergono solo cocci e ossa: poco se si considera che i
costi degli scavi archeologici sul tracciato della Linea 6, dopo un
preventivo di 5 milioni di euro, adesso pare siano lievitati a
decine di milioni di euro. E si torna al punto: la sconfortante
lentezza operativa della Sovrintendenza. Su una pietra si
perdono settimane». E poi mesi e poi anni: due, appunto. Al
quartier generale Ansaldo di Mergellina si soffre in silenzio per
non guastare i rapporti. Ma ha fatto notizia la scorsa estate il
rinvenimento, nel Cantiere di S. Pasquale, di alcune decine di
vecchie impronte di cavallo: di ogni orma è stato eseguito un
9
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
IL POLLICE VERDE
DELL’ANSALDO
I segnali di disponibilità dell’Ansaldo nei confronti della città non sono episodici. La
grande azienda, impegnata a Chiaia nella realizzazione della Linea 6 del metrò, è
già intervenuta a settembre in via Nicotera dove, su sollecitazione della
Municipalità 1, ha provveduto alla riqualificazione globale di metà dell’arteria.
Intervento nato dalla volontà di compensare il disagio che nasce dalla presenza dei
numerosi cantieri. La stessa sensibilità poi è stata mostrata in viale Gramsci. Qui il
punteruolo rosso, coleottero killer delle palme, aveva infestato numerosi alberi,
provocandone l’abbattimento e stravolgendo la tradizionale cartolina del
boulevard. A novembre, allora, l’Ansaldo, d’intesa col Comune, ha provveduto alla
messa a dimora di 45 nuovi lecci che hanno restituito a viale Gramsci i suoi filari di
verde.
calco e l’operazione è durata per settimane. Malignità? Tutto
vero, giurano i residenti. Di sicuro c’è che dalla Torretta a piazza
Municipio è tutto un lamento. Anzi un calvario a tre: l’Ansaldo
alle corde, la gente arcistufa e il Comune, padrone di casa, che fa
il diplomatico. E la Sovrintendenza? Impassibile e burocratica,
sonnecchia e tira dritto per la sua strada: al più dice la sua su
Pompei perché la figuraccia è stata mondiale, sul «caso Chiaia»
invece riserbo e distacco. I suoi tempi? Di ordinario torpore. Ed
è perciò che a novembre i vertici Ansaldo le hanno chiesto di
organizzare doppi turni per gli archeologi. Ma una consolazione
per Ansaldo c’è: nel sottosuolo della Riviera di Chiaia, la «talpa»
è avanzata senza problemi fino all’altezza della chiesa di S.
Giuseppe. Ma resta la grana di superficie. E il tempo comincia a
mordere: tra i contraccolpi del ritardo, infatti, c’è il rischio di
cassintegrare un bel po’ di operai perché il rapporto costibenefici dell’opera è saltato e perché la Regione, ente pagatore
del metrò, centellina i quattrini all’azienda per via del tetto di
spesa imposto dal «patto di stabilità».
Insomma: non se ne esce.
11
LA
ST
RIA
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Gli spazi della “Nino Bixio” recuperati dall’associazione
presieduta da Francesco Norelli
Caserma Bixio, urgono interventi
Nonostante la riqualificazione apportata a dei locali in disuso grazie all’associazione Cops,
il complesso della Nino Bixio si trova ormai a dover fare i conti con anni di incuria e degrado.
Le ripetute richieste di ristrutturazione, messa a norma, adeguamento e messa in sicurezza,
avanzate negli anni dalla dirigenza del Reparto Mobile non hanno trovato ancora segnali
di riscontro da parte del Comune, né della Soprintendenza, secondo quanto dichiarato dal
sindacato Polizia Nuova in una nota in cui si invita il Ministro degli Interni Roberto Maroni
a far visita alla caserma. Purtroppo, nonostante diverse ipotesi si siano susseguite negli anni
come ad esempio quella di utilizzare la Nino Bixio per fondare una Cittadella della Polizia
o un distaccamento della Scuola Militare Nunziatella, la struttura resta in attesa degli interventi richiesti.
MONTE DI DIO,
LA PALESTRA DEI COPS
V
di Rita Giuseppone
Via Monte di Dio è l’apice
della collina di Pizzofalcone,
storico crocevia che sovrasta
la zona più popolare del
quartiere San Ferdinando e
nel contempo sede dei palazzi
più antichi e nobili di Napoli.
Tra questi la caserma Nino
Bixio, un edificio militare
fatto costruire intorno al
1670 dal viceré Pedro
Antonio d’Aragona per
trasferirvi la guarnigione
spagnola, che era di stanza ai
Quartieri. Oggi il complesso,
di proprietà del Comune di
Napoli, è occupato della
Polizia di Stato che vi insediò
dapprima il Reparto Celere,
poi denominato IV Reparto
Mobile e, dal 1995, anche il
Reparto Prevenzione Crimine
Campania. Qui ha trovato la
sua sede consona Cops
(Circolo Operatori Polizia di
Stato), un’associazione di
promozione sociale, sportiva,
culturale e ricreativa, senza
scopo di lucro, apolitica e
senza fini sindacali nata nel
2004 e che negli anni si è resa
promotrice di tante attività e
manifestazioni, coinvolgendo
sia gli altri apparati delle
forze dell’ordine, che gli enti
pubblici e i cittadini. È stato
proprio un ex dirigente della
caserma Bixio, con l’assenso
del Ministero degli Interni, ad
assegnare all’associazione la
convenzione per l’utilizzo
della palestra, uno spazio
fatiscente, che il Cops ha
ristrutturato a proprie spese.
Francesco Norelli, poliziotto
dal 1991 e presidente
dell’associazione, racconta
questa avventura vissuta
come un investimento:
“Abbiamo recuperato uno
spazio in disuso
sobbarcandoci l’onere di tutti
i lavori di ristrutturazione e
messa in sicurezza perché
pensiamo che questa palestra
possa essere non solo un
luogo per i poliziotti ma
anche una finestra sul
territorio”. Con una quota
minima, infatti, è possibile
aderire all’associazione e
quindi iscriversi alla palestra
che mette a disposizione
un’ampia sala con vista sul
golfo dotata degli attrezzi più
moderni e funzionali,
istruttori preparati,
spogliatoi, docce e parcheggio
dalle dieci del mattino alle
dieci di sera dal lunedì al
venerdì e il sabato dalle dieci
alle 14. “Il dottor Claudio
Montana, dirigente della
caserma, ha creduto da
subito in questo progetto spiega Norelli - fornendo
prova di grande disponibilità
e apertura. Un segnale
importante, in quanto la
caserma si trova a 50 metri
dal Pallonetto di Santa Lucia,
e, in generale, in un territorio
che presenta luci ed ombre. Il
nostro progetto è nato come
un’occasione di integrazione e
recupero del tessuto sociale,
dei giovani soprattutto, che
nel quartiere Chiaia-San
Ferdinando non dispongono
di grossi spazi di vivibilità.
Allenandosi all’interno della
nostra palestra fianco a
fianco con i poliziotti, gli
avvocati, i magistrati e i tanti
professionisti della zona, si
può frequentare un ambiente
sano, respirando un clima di
legalità, e svolgere attività
sportiva in tutta tranquillità”.
La gestione della palestra,
però, non è l’unica attività
dell’associazione: oltre ad
offrire agevolazioni presso
una vasta rete di esercizi
convenzionati come negozi,
palestre e centri sportivi,
agenzie di viaggio, società
finanziarie, ristoranti e bar,
strutture alberghiere, cinema
e teatri, centri estetici,
officine e studi professionali,
il Circolo Operatori Polizia di
Stato ha fondato una
compagnia teatrale dal nome
“L’Interno in scena” che a
fine marzo si esibirà in “Tre
pecore viziose” di Scarpetta.
Per maggiori informazioni
sull’associazione Cops è
possibile chiamare lo
0812467367 o visitare il sito
www.copsnapoli.it.
12
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Decolla
il Garage Morelli
Il morso della Taranta
di Paolo D’Angelo
NAPOLI
COME FILOMENA
N
apoli come Filomena, sedotta e abbandonata. Guardavo la tv e ho rivisto la nuova interpretazione di due
big come Ranieri e la Melato della commedia «Filomena Marturano» di Eduardo. Dopo le tante versioni, da
Eduardo con Titina a Mastroianni con la Loren, anche questa
della Rai mi ha emozionato. Ricordavo le battute una a una
e mi sono rituffato nella storia come la prima volta, riassaporando una commedia che coglie l’essenza eterna della vita.
E, guardando la storia di Filomena, ho pensato al mio amore
per una città che tanto ha espresso in termini di amore e passione. Fatalmente ho collegato questo amore alla sofferenza
di vedere Napoli di nuovo sommersa da vecchia e nuova
monnezza: quella che oltraggia le strade e la dignità. Di recente ho avuto ospiti in città e, mentre giravo con loro in auto,
mi sono vergognato come fossi stato io a devastare Napoli.
Allo stupore dei miei ospiti, preparati ma non fino a questo
punto, non ho trovato parole per una catastrofe che offende
le nostre case, il nostro mondo. Ma, con la rabbia, mi è salito un urlo: «Pezzi di m…». Pezzi di m… che hanno solo saputo produrre m…! Magari potessimo gridarlo nelle orecchie
dei responsabili, di chi ha sgovernato per tanti anni, togliendoci la dignità. E ora due parole dal cuore alla sindaca: cara
sindaca, forse un po’ di Filomena (come in tutti i napoletani)
è anche in te; e allora fai un ultimo gesto di dignità, prova misericordia per Napoli, e ridacci l’onore, dimettendoti senza
indugio, senza farti ricattare dai calcoli partitici di una politica locale ormai screditata. Fallo subito! Pensa alla grandezza di Filomena Marturano e a quella di un popolo che è
anche il tuo e che non merita tale fine. Le dimissioni rappresenterebbero davvero il rifiuto, questo sì nobilmente politico,
e lo sdegno umano per la tragedia: un ultimo atto di onore in
nome di tutti i veri napoletani.
Lo ha detto e lo ha
fatto. Massimo Vernetti
(nella foto), vulcanico
supermanager
del
gruppo Quick No Problem Parking, leader in
Europa nella realizzazione e gestione di parcheggi, ha tagliato il
nastro che gli stava più
a cuore: decolla nel
ventre di Chiaia, grazie
all’accelerazione impressa ai lavori da Napoletana
Parcheggi
(braccio operativo di
Quick), il «Garage Morelli», avveniristica infrastruttura, destinata a
alleviare l’emergenza
sosta nel «salotto di Napoli» con ricadute benefiche sul resto
di Napoli Ovest. Così adesso la città ne tocca con mano le
annunciate credenziali di sosta 5 stelle: quelle di un’architettura di servizio che, nel suo genere, si candida tra le più
all’avanguardia in Europa. La consegna all’utenza per ora
riguarda solo gli ultimi 3 piani, sui 7 previsti: vanno a regime, infatti, i 250 posti per la sosta oraria. Poi, a cavallo
tra gennaio e febbraio, saranno inaugurati i 4 piani residui
(con relativi 250 box auto). La disponibilità immediata della
sosta a ore, intanto, non è stata casuale. Privilegiare, infatti,
le esigenze dei cittadini riflette una dichiarata strategia di
servizio, funzionale agli interessi del quartiere e delle sue
realtà produttive in un frangente, quello natalizio, cruciale
per l’economia dell’area chiaiese: è la conseguenza del
«Vernetti pensiero», da sempre sintonizzato sulla lunghezza
d’onda del territorio. L’apertura parziale, che ha implicato
la temporanea sospensione delle opere di completamento
del parcheggio, intende quindi essere per l’imprenditore «un
omaggio alla cittadinanza». La struttura nell’antro del Chiatamone, del resto, è il primo tassello di un mosaico di iniziative che, secondo Vernetti, mirano a siglare un patto di
ferro tra business di alto profilo e commercio locale nel nome
di un superiore interesse: la riqualificazione dell’intero quartiere. Postulato che spiega perché l’imprenditore abbia sposato anche la causa del neonato «Consorzio dei Mille»,
cordata di imprenditori, professionisti, artigiani, che, in
nome di Chiaia, si pone come volano economico e interlocutore delle amministrazioni locali: del pool consortile, infatti, Vernetti ha assunto la vicepresidenza, affiancandosi al
presidente Nino De Nicola. Il 7 gennaio 2011, intanto, il
parcheggio a ore «chiuderà» temporaneamente per consentire, nel giro di un mese, l’ultimazione dell’intera opera,
realizzare al suo interno l’ingresso all’attiguo tunnel borbonico (scoperto di recente e adattato a percorso turistico) e infine riqualificare piazzetta Morelli. «L’infrastruttura - si
inorgoglisce Vernetti -, firmata da imprenditori e maestranze
tutti napoletani, concorrerà nel settembre 2011 all’”European Parking Award” di Torino per il riconoscimento di
“parcheggio più bello d’Europa”».
13
QUART
IERISSIME
Lezione magistrale di Galasso
a Villa Pignatelli
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Piazza dei Martiri, residenti attaccano la
Soprintendenza per la questione del “telone”
Una autentica lectio magistralis – così
l’ha definita il prof. Ernesto Mazzetti –
quella tenuta dal prof. Giuseppe Galasso a Villa Pignatelli per celebrare i
150 anni dell’Unità d’Italia. L’occasione
è stata data allo storico napoletano dal
convegno promosso dalla prestigiosa
associazione, presieduta da Giovanna
di Lorenzo, International Inner Wheel:
200 club in Italia con seimila iscritti e
seimila club nel mondo con più di centomila soci, come
ha evidenziato Angela Graziani. “Questa ricorrenza –
ha detto Galasso – cade in un periodo di particolare polemica e divisione nazionale. E c’è chi la mette in discussione”. Per la verità – ha ricordato lo storico – non è
la prima volta che ciò accade. Il primo è stato Giuseppe
Mazzini e poi Carlo Cattaneo, che pure la sostennero
con forza ma che dopo il 1860 espressero forti critiche,
con sfumature ed accenti diversi, per come in concreto si
era realizzata. Le posizioni critiche di Mazzini e di Cattaneo si concentrarono, in primo luogo, sull’ordinamento
amministrativo che veniva dato ai Comuni. Mazzini era
per la centralizzazione dell’ordinamento mentre Cattaneo si batteva per l’unità federale. Entrambi rimasero delusi e contrariati per la soluzione data. Spunti fortemente
critici vennero, successivamente, da Francesco Saverio
Nitti, il quale denunciò come il Sud avesse pagato un
prezzo troppo alto rispetto ai benefici ricavati, a tutto
vantaggio del Nord. Un “passaggio” della lectio magistralis ha riguardato il sistema di tassazione del Regno
delle Due Sicilie. “Il regime fiscale dei Borbone – ha riconosciuto Galasso – era più leggero e dolce ovvero faceva pagare meno tasse rispetto alla Francia (+ 34 punti)
ed al Piemonte (+ 14).
È altrettanto vero come la rete dei servizi sociali e civili
a cominciare, ad esempio, da quelli del trasporto ferroviario, risultavano quanto mai carenti nel Regno delle
Due Sicilie: come dire meno tasse meno servizi. Insomma
si può anche criticare quella lunga stagione risorgimentale riconoscendo però che fu la premessa per riportare
l’Italia, dopo secoli bui, nella corrente liberale imperversante in quegli anni in molti Stati d’Europa, che seppero
coniugare l’unità con la libertà. Quando uno di questi
due valori, segnatamente la libertà, viene negato, l’Italia
è andata irrimediabilmente in crisi ed il Paese in rovina.
Ed è quanto è accaduto col fascismo, che trovò la monarchia sabauda incapace a contrastarlo”. Ma è difficile riassumere la penetrante ed articolata lectio
magistralis svolta dal prof. Galasso. Tanti sono stati i riferimenti storici citati e gli approfondimenti, che hanno
captato l’attenzione di un pubblico interessato ed attento.
La conclusione alla quale, infine, è pervenuto Galasso è
stata: “Voglio ricordare ai critici dell’Unità d’Italia che
cos’era l’Italia prima del 1860 e confrontarla con quella
di oggi, che, pur con tutte le insufficienze e le insoddisfazioni, pone il nostro Paese al quinto-settimo posto tra
le nazioni più industrializzate del mondo. Ed è per questo che il conto consuntivo di quel Risorgimento traslato
ad oggi risulta complessivamente attivo”.
Nella sezione “Quartierissime” del precedente numero di Chiaia Magazine abbiamo dato spazio ad una nota diffusa dalla Municipalità1
nella quale il presidente, Fabio Chiosi, ed il suo vice, Maurizio Tesorone, sollecitavano il Comune e la Soprintendenza a rimuovere il “mostro” di piazza dei Martiri che ai più è conosciuto come “il telone dell’ex
Bar Cristallo”, oggetto della foto a corredo dell’articolo. Nel comunicato, i vertici del parlamentino di Chiaia dichiaravano di essere al corrente “di giudizi pendenti dinnanzi al Consiglio di Stato, di ricorsi, di
contrapposizioni tra i proprietari del locale e condomini di Cappella
Vecchia, di divieti della Soprintendenza, di prescrizioni poco chiare”.
La questione era stata già affrontata nel numero di marzo del 2008,
quando Chiaia Magazine diede spazio alle numerose lettere scritte dai
lettori e dai residenti della zona in merito. Anche in questa occasione
riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera firmata dai condomini di Palazzo Nunziante di via Morelli n° 7/15.
Mario Simeone
I condomini di Palazzo Nunziante
...Ma quale “ex Bar Cristallo”!
Questo è esattamente
quanto vogliono far credere gli attuali proprietari dell’area ricoperta
dall’infame tendone
che assurdamente troneggia da quasi un
ventennio nella nostra
Piazza dei Martiri”!
Ed anche la redazione di “Chiaia
Magazine”, vedi
l’articolo a pagina
12 del numero di
sett/ott 2010, c’è
cascata
dentro
e...con tutti e due i piedi! A tutti i vecchi frequentatori di Piazza
dei Martiri è infatti ben noto che il “Bar Cristallo” aveva sede in
tutt’altro luogo, e più precisamente nei civici 54 e 55 di Palazzo
Partanna, attualmente occupata dalla griffe “Ferragamo”. Se le
doglianze di Chiaia Magazine e della Circoscrizione si limitano
a chiedere la sola rimozione dell’aberrante copertura o, peggio
ancora, la sua sostituzione con altra più decente, allora la sconfitta è totale! Qui si parla di abusivismo, abusivismo edilizio
perpetrato in una delle piazze più belle e caratteristiche di Napoli, su un immobile sottoposto ai vincoli della L. 1 giugno 1939
n. 1089. La Sovrintendenza, dopo aver dichiarato abusivi e,
quindi, non passibili di condono sia l’immobile costruito a piano
terra in angolo con via Cappella Vecchia che tutti quelli costruiti
sulle coperture, ha prima ritrattato tutto con l’emissione di un parere favorevole e poi, a seguito dei numerosi esposti ricevuti, ha
cercato di rimediare all’errore commesso con l’emissione di una
serie di pareri ambigui che hanno lasciato validi appigli alla
controparte per effettuare numerosi ricorsi, fino al Consiglio di
Stato, con esiti positivi! Se questa vicenda, che dura incomprensibilmente da oltre quindici anni, dovesse concludersi con
l’ennesima vittoria per chi ha commesso un abusivismo edilizio
tra i più sfrontati che si possano commettere ed in totale dispregio del rispetto per la cittadinanza tutta, allora, nel prendere atto
di tutto ciò, rassegniamoci pure a sopravvivere in una città che
non ha nessuna speranza per il futuro!
14
QUART
IERISSIME
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Differenziata,
decide l’E-Democracy
Recupero del Centro Storico:
ora o mai più
La società civile come interlocutore
delle
istituzioni:
è
quanto
ha
provato a fare
un pool di cittadini riuniti
dietro le insegne di «Città
di Partenope»,
associazione
che si batte
contro l’inciviltà e la rassegnazione in nome di un progetto partecipativo che investe
tutti i settori della vita cittadina. L’ultima iniziativa sfornata
dal fondatore del sodalizio, Claudio Agrelli, interpella i
cittadini su E-Democracy, primo sistema di democrazia
diretta telematica attivato in Campania, ponendo l’interrogativo: «Siete d’accordo nel proporre al Comune di
Napoli di trasferire la delega in materia di raccolta differenziata alle singole Municipalità cittadine così da affidare la pianificazione e il controllo della raccolta selettiva
dell’immondizia ai parlamentini di quartiere che sono più
a diretto contatto con i cittadini?». Migliaia di napoletani
si sono dichiarati favorevoli al passaggio di competenza.
Intanto uno tra i diretti interessati, il presidente della prima
Municipalità Fabio Chiosi (nella foto con Agrelli durante
la conferenza sull’iniziativa), ha salutato con favore la
proposta, ricordando ad esempio come l’idea di raccolta
del materiale organico, vedi la defoliazione della verdura
da effettuarsi a monte nei mercatini, e il suo trattamento
in impianti di quartiere per ricavarne fertilizzante «compost» sia un progetto già deliberato dal governo di Chiaia
nel 2007. «Intanto - ha detto Chiosi - andrebbero risolte
altre criticità come ad esempio il numero di pattuglie che
attualmente controllano la pratica della differenziata sul
territorio: sono appena 4, un numero assolutamente insufficiente».
È arrivato davvero ad un
bivio il grande
progetto di riqualificazione
del Centro Storico di Napoli,
destinato a risanare dalle
radici l’area
corrispondente
all’antica Neapolis e la fascia costiera
da
piazza
Mercato
a
piazza Municipio, dichiarate dal ’95 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Sull’operazione, finanziata con 220 milioni di fondi europei (POR-FESR
2007/2013), gravano da tempo due grosse incognite
attualmente ancora irrisolte. La prima ruota intorno agli
inadempimenti del Comune di Napoli dal quale l’Unesco
attende invano da 15 anni la redazione del «Piano di
Gestione», cioè l’inventario ragionato dei beni da salvare e le strategie esecutive del recupero. Senza il documento la città sarebbe esclusa dalle città tutelate
dall’Unesco e perderebbe i finanziamenti. Dopo una
serie di minacciosi ultimatum, l’Unesco ha imposto il febbraio 2011 come scadenza per la consegna del «Piano»
e, per sbloccare l’amministrazione Iervolino, ha inoltre
inviato a Napoli uno staff di esperti per preparare, insieme al Comune, una bozza del recupero, conforme ai
dettami Unesco e al sicuro dai «calcoli» interessati dei
centri di potere locali. E adesso la resa dei conti è ormai
dietro l’angolo. Proprio all’inizio di dicembre, infatti, i
funzionari della missione Unesco ed alcuni tecnici del governo cittadino hanno fatto il punto sulla redazione della
bozza del «Piano», ormai pericolosamente vicino alla
scadenza fissata. Si tratta di un preliminare, articolato
in 4 grandi progetti strategici, sul quale in questi giorni
sono al lavoro gruppi di esperti, incaricati in seconda
battuta di perfezionare la bozza. Poi, in tempi strettissimi, il documento passerà sotto la lente della società civile, comitati/associazioni professionali, per essere
arricchito di ulteriori contributi. L’obiettivo, ovviamente, è
quello di consegnare a febbraio la redazione definitiva
del «Piano di Gestione» nelle mani dei vertici Unesco.
Non resta che incrociare le dita. Il rispetto dei tempi, infatti, non solo garantirebbe la conservazione del patrocinio Unesco, condizione primaria per attingere ai fondi
europei, ma rappresenterebbe anche una garanzia convincente da esibire alla Regione Campania, ente erogatore dei fondi, visto che la scorsa primavera proprio il
Governo Caldoro congelò i famosi 220 milioni di euro
perchè decisamente scettico sulla bontà del megaprogetto di restauro del Centro Antico, elaborato in passato
dal Comune di Napoli nella più completa indifferenza
delle regole Unesco e poi finanziato con una delibera
dal Governo Bassolino a pochi mesi dalla fine della legislatura regionale.
15
RIFLE
SSIONI
di Mimmo Della Corte
TAVOLO DEL PARTENARIATO
“CARNEADE, CHI ERA COSTUI?”
Il «Tavolo del Partenariato»: cosa sia lo sanno in pochi. Eppure è
uno degli strumenti più significativi del pianeta Fondi
strutturali. Un organismo che, per le funzioni affidategli dalla
UE e per gli Enti autorevoli che lo compongono (come vedremo
tra poco) potrebbe svolgere un ruolo primario nel processo
decisionale, di gestione e di valutazione, della programmazione
dei fondi europei, ma che in Campania è restato in ombra
perché Bassolino lo considerava un «mero adempimento»,
imposto dalla Comunità e, quindi, da osservare come semplice
atto burocratico. Non a caso, mentre all’atto della sua
istituzione, per garantirne la funzionalità, era stato fornito di
due risorse regionali e 3 figure professionali con contratti
annuali, oggi può contare su una sola risorsa regionale con
responsabilità amministrative. Il che, alla luce del fatto che
Bassolino in questi anni non ha mai badato a spese in quanto a
distribuzione di consulenze, dà la misura esatta della scarsa
considerazione in cui il «Tavolo» era tenuto. E ciò ha scoraggiato
anche le parti economiche e sociali coinvolte, che alla lunga
hanno ritenuto inconcludente la propria partecipazione. Ora, nel
tentativo di rilanciare questa tensione sociale, Luciano Schifone,
presidente del «Tavolo del Partenariato» su delega del
governatore Caldoro, sta cercando di farne un organismo in
grado di elaborare proposte di sviluppo: perciò ha cominciato a
«convocarlo con maggiori
assiduità, anche fuori dalle
scadenze istituzionali, per
potere a sua volta,
discutere e proporre
strategie e progetti di
di Paolo Santanelli
VIA TORELLI
“CRISANTEMO
ALL’OCCHIELLO”
DI CHIAIA
Via Torelli, area destinata al mercatino ortofrutticolo rionale, è
stata oggetto di un recente restyling: pavimentazione nuova,
scivoli per i diversamente abili e tante buone intenzioni da far
presagire al comune cittadino una reale riqualificazione di
un’area fino a quel momento indecorosa. Neanche a parlarne,
tutto è rimasto come prima: sono stati solo buttati soldi pubblici
per un lavoro inutile. Nessuno spazio delimitato per gli
ambulanti che continuano a occupare arbitrariamente più suolo
di quello stabilito dalle singole concessioni, nessun servizio
igienico o modernizzazione della struttura atta a renderla
nell’insieme funzionale ed esteticamente gradevole. In definitiva
è il solito caos diurno: passaggio filiforme per i pedoni,
camioncini e motocicli degli operatori parcheggiati ovunque,
ciclomotori che schizzano sul marciapiede o in controsenso con
un simbolico “lasciapassare” rappresentato dalle buste della
spesa da consegnare. C’è poi anche chi pulisce la verdura a
bordo strada accovacciato o seduto sul primo oggetto utile:
sigaretta tra le labbra, matita dietro l’orecchio e canottiera
d’ordinanza. Un insopportabile brusio interrotto, di frequente,
da sguaiate vocalizzazioni urlate con quell’ineludibile cadenza
propria del più stretto dialetto napoletano. Imprecazioni e
bestemmie si mescolano ad indefinibili olezzi di degrado mentre
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
rilancio».Tutto ciò, però, se non accompagnato da risorse umane
e finanziarie, come è accaduto nella Legislatura Bassolino,
potrebbe non essere sufficiente a fare del «Tavolo» un valore
aggiunto nella gestione dei Fondi, com’era intenzione della UE.
Ma vediamo compito e componenti del «Tavolo». Il fine è
«promuovere la cultura dello sviluppo partecipato, tramite la
definizione di atti di programmazione condivisi, anche al fine di
rafforzarne la legittimità sociale, estendere il consenso,
promuovere una più efficace mobilitazione sugli obiettivi
perseguiti», migliorare «qualità ed efficacia delle scelte,
rendendo il partenariato parte integrante del processo valutativo
che deve reggere le decisioni» e ancora «migliorare qualità ed
efficacia dell’attuazione mediante più incisivi e partecipati
processi di sorveglianza e valutazione. Ciò anche attraverso
l’adeguamento degli
strumenti di informazione
L’organismo che,
ed interscambio, nel
quadro di una maggiore
per le funzioni
trasparenza dell’azione
affidategli dalla UE,
amministrativa». Lo
potrebbe svolgere un
compongono la Regione,
che lo presiede, le parti
ruolo primario nella
economiche imprenditoriali
programmazione dei
(Confindustria, Confapi,
Cia, Confartigianato,
fondi europei
Coldiretti, Confcommercio,
in Campania
Confcooperative etc.) e
è restato in ombra
sindacali (Cgil, Cisl, Uil,
Ugl etc.), e le associazioni
civiche rappresentanti
interessi specifici
trasversali (ambiente, pari
opportunità, disabilità
etc.).
ai bordi dell’area mercatale
cominciano a prendere
posto gli ambulanti senza
autorizzazione. E pensare
che via Torelli rappresenta
una importante strada di
comunicazione per il
Nonostante il restyling,
passaggio pedonale fra via
Carducci e via S. Pasquale,
il mercatino
soprattutto per i bambini
è il solito caos diurno:
diretti o provenienti
dall’attigua scuola
passaggio filiforme
elementare De Amicis. Ma
per i pedoni,
quando alle ore 15 si
camioncini e motocicli
chiude bottega ecco che
l’area mercatale diventa
parcheggiati
preda esclusiva dei
ovunque
parcheggiatori abusivi.
Strutture metalliche,
e tanta sporcizia
cassette della frutta vuota,
contenitori di ogni tipo, bottiglie di birra, ramazze per spazzare
ed anche un surgelatore, diventano ornamenti ben visibili ai
bordi della strada in attesa del giorno dopo. E poi tanta, tanta,
tanta sporcizia a far da lauto pasto a blatte e topi che non
disdegnano di farci capolino. Questa è la scena che si presenta la
domenica mattina a chi si trova a passare in via Torelli, strada
centrale del salotto buono di Napoli: e nessuno dice o fa nulla. Di
fronte a questa oasi di sano degrado urbano viene da chiedersi se
i sindaci di Milano e di Roma avrebbero mai permesso che una
situazione analoga si perpetuasse impunemente nelle immediate
adiacenze di via Monte Napoleone o di via Condotti.
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anno II numero 11/12
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Questo mese abbiamo aperto per voi
La Porta d’ingresso
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CIBO PER
di Marco Mansueto
Mens sana
in Napoli sana
pag 7
Fortuna Monumentale
LA CABALA ECONOMICA
pag 10 - 11
Le usanze nel Sol levante
DIRETTORE EDITORIALE
Marco Mansueto
IN QUESTO NUMERO
NAPOLI E IL GIAPPONE
DIRETTORE RESPONSABILE
Alessandra Fabbroni
pag 13
Se spulci nella fortuna...
NAPOLI IN POSA
pag 19
Comunità La Sorgente
DROGA E SUPERSTIZIONE
pag 23
L’ultimo stadio della sfiga
SFORTUNA IN CAMPO
Superstizioni,
false credenze,
rituali scontati,
da sempre retaggio
di una Napoli
che guarda solo
il passato di se
stessa, sono
il primo argomento
trasversale
del nuovo il PN,
alla scoperta,
in un momento
cruciale, di chi
invece guarda
avanti, non
dimenticando
le proprie radici,
ma con in testa
- finalmente un’idea nuova.
ART
Ferdinando Polverino De Laureto
STAMPA
Tuccillo Arti grafiche srl
Contrada Regina Trav. via Donadio
80024 Cardito (NA)
Sito web: www.il10.it
Iscrizione al Tribunale di Napoli
N° 7 del 03/02/2009
Rossella Galletti
Iscrizione ROC 16538
Laura Cocozza
Venerdì 17 dicembre nello storico Bar Gambrinus
di piazza Trieste e Trento l’Associazione Napoli e
la Iuppiter Edizioni hanno presentato due nuove
realtà editoriali: hanno fatto il loro esordio,
infatti, sulla scena napoletana «Popolarenews» e
«BCC Napoli Magazine». Durante la conferenza
stampa sono stati illustrati obiettivi e contenuti
delle due riviste: «Popolarenews» si propone
come contenitore dedicato all’attualità, alla
politica e alla cultura, «BCC Napoli Magazine»,
invece, intende agire come strumento
informativo, mirato alla promozione delle
eccellenze produttive e imprenditoriali del
territorio e al sostegno del credito cooperativo
come volano di una gestione etica della finanza
e del risparmio. Alla presentazione sono
intervenuti Marco Mansueto, presidente
dell’Associazione Napoli e direttore editoriale del
«Popolarenews», e Amedeo Manzo, presidente
della Banca di Credito Cooperativo di Napoli e
direttore della rivista «BCC Napoli Magazine».
Entrambi hanno sottolineato l’importanza dei
due strumenti editoriali come mezzo di confronto
e di scambio di idee con il territorio che sta
vivendo un momento particolarmente delicato.
“Più che di parole - ha sottolineato il presidente
Manzo - abbiamo bisogno di fatti concreti per la
rinascita della città. Questa testata si pone come
cassa di risonanza di una banca che investe sul
territorio con tante iniziative per i giovani che
saranno la classe dirigente del futuro, i prestiti
alle piccole e medie imprese, le azioni di
solidarietà e sostegno ai bambini malati o con
handicap”. Gli ha fatto eco Marco Mansueto che
ha parlato di come la rivista «Popolarenews» sia
anche “una piazza virtuale dove è necessaria la
presenza di tutti per testimoniare che Napoli non
è solo delinquenza e rifiuti, ma anche una città
ricca di eccellenze in tutti i campi. La nascita di
questi due grandi prodotti editoriali - ha
proseguito - rappresenta un segnale positivo per
dare una svolta alla città».
COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI
Raffaele Bellucci
Giuseppe Savona
Gabriella Napoli
In copertina 1O sembra la
testata del magazine ma non lo
è: 1O diventa così una parte
integrante della PASS1ONE.
Forse quella più evidente.
Semplicemente la CHIAVE
d’eccellenza che conduce alle
1O PORTE DEL PIACERE
selezionate di volta in volta, che
il lettore dovrà aprire con
curiosità (fra quelle che ogni
mese la redazione selezionerà)
magari anche solo “sbirciando”
dal buco della serratura. Ogni
PORTA rappresenta un
pretesto per consentire al lettore
di spaziare dove non è mai
stato. O, meglio, dove in fondo
vorrebbe essere. Una CHIAVE
D’ACCESSO per tutto ciò che
è aspettativa, pulsione e
desiderio, fonte inesauribile di
idee, viaggi in luoghi del buon
vivere e non, incontri con
personaggi must, curiosità,
divertissement ma anche una
miriade di aspetti della realtà
che gioco non sono.
pag 12
Piccoli scrittori crescono
SCUOLE VIRTUOSE
II
In questo numero hanno scritto
Poste Italiane s.p.a.
spedizione in abbonamento postale
decreto legislativo 353/2003
(conv. in l. 27.02.2004, n. 46)
articolo 1, comma 1, dcb (napoli)
in caso di mancato recapito
inviare al cmp/cpo di napoli
per la restituzione al mittente
Alle soglie del nuovo anno il Sindacato
Unico di Medicina Ambulatoriale Italiana e
Professionalità dell’Area Sanitaria (Sumai Assoprof) ha realizzato un calendario, destinato
ai propri associati. La simpatica iniziativa è alla
sua terza edizione. Il concept è stato stato curato
dalla Iuppiter Group, i testi sono stati redatti
dalla dottoressa Elvira Lupoli con la
collaborazione dei dottori Giuseppe Cascio e
Chiara Scarpa, il corredo fotografico infine è
firmato da Studio F64. Il risultato è un prodotto
elegante e giocoso. All’interno di un accattivante
telaio grafico, infatti, si susseguono le dodici
tappe dell’almanacco,
ciascuna
scandita
da uno
sketch
fotografico
in cui sono
protagonisti i
bambini,
travestiti da
piccoli medici:
e, in calce alle
foto, dodici agili
minitesti ciascuno
dei quali è
dedicato ad un
aspetto della salute
infantile. La scelta di
puntare su immagini di innocenza e di
freschezza, sui sorrisi irresistibili dei piccoli
protagonisti, tutti figli di medici ben fieri di
collaborare all’iniziativa, è stata illustrata da
Luigi Sodano, direttore nazionale Della Scuola
Quadri Sumai: «Qual è la migliore
rappresentazione delle aspettative di progresso
e di sviluppo se non i bambini, i più giovani,
quelli che dovranno vivere e governare nei
prossimi anni? Ecco perché il nuovo calendario
Sumai per quest’anno ha voluto come immagini
le foto dei bambini. Dopo i mestieri,
rappresentati nel primo calendario, dopo l’arte
pittorica dello scorso anno, ecco la
rappresentazione del futuro, un futuro che
certamente non potrà mai calare dall’alto ma
che - ha puntualizzato Sodano - dobbiamo
costruire noi oggi e i giovani domani, in uno
spirito di collaborazione generazionale che da
sempre è stato la spinta allo sviluppo della
società civile».
Ferdinando Polverino
Periodico edito da Associazione Napoli
Via Carlo Poerio, 89/A
80121 Napoli
editoriale
anno 2 n.11/12
novembre/dicembre 2010
Napoli deve ritrovare con coraggio
la forza di uscire da questa fase
critica della sua storia recente,
affermando con fermezza la propria
identità e cancellando
definitivamente agli occhi del
mondo intero l’immagine di una
città sommersa dai rifiuti e stretta
nella morsa della delinquenza
comune e organizzata.
L’attuale classe dirigente cittadina,
che amministra la città da oltre un
decennio, si è dimostrata incapace
d’imprimere l’impulso per un
necessario salto di qualità.
È tempo di guardare al futuro con
ottimismo rinnovato, con la certezza
che nei momenti difficili i
napoletani sanno essere compatti,
consapevoli di essere veramente
un “grande popolo”.
www.ilpopolarenews.it
Calendario
Sumai, un anno
con i medici del futuro
Alessandra Dell’Aquila
anno IV numero 1
dicembre duemila10
reg. trib Napoli n. 53 del 7/6/2007
Iscrizione ROC 16538
distribuzione gratuita
SPIRAGLI
Due nuove
riviste per la
rinascita della città
Se a
Napoli gli eventi
natalizi sono partiti con
colpevole ritardo, le realtà comunali
della provincia, invece, hanno stilato una
serie di iniziative da seguire con interesse.
Un Natale particolare e ricco di eventi è senza
dubbio quello di Sant’Anastasia, comune vesuviano
che quest’anno festeggia il suo bicentenario. Nel
1810, infatti, Sant'Anastasia - le cui radici affondano in
epoche arcaiche quando alcuni gruppi di Osci si stabilirono
in prossimità del Vesuvio - divenne municipio autonomo
grazie a Gioacchino Murat che, in quell’anno, firmò un
decreto sulla divisione ed amministrazione del Regno, con cui
il paese riuscì ad ottenere la propria autonomia da Somma,
prima con l’abolizione del Mastro Mercato e poi con la
concessione di una fiera di Pentecoste da tenersi nello spazio
antistante la Chiesa di Madonna dell’Arco.
Il sindaco Carmine Esposito (nella foto), che da quando è stato
eletto nel maggio scorso sta dando una decisiva svolta alla
comunità santanastasiana, ha messo a punto, insieme alla sua
squadra di governo, un articolato programma di iniziative che
durerà
fino all’estate 2011.
“Per il Natale del
Bicentenario – ha detto il sindaco
Esposito – tra concerti, estemporanee di
artisti, stand di prodotti tipici locali e
spettacoli pensati per i bambini, l’evento clou è
senza dubbio il "Presepe Vivente", spettacolo noto
in tutta la Regione, che viene replicato da 30 anni la
notte di Natale presso il Borgo Sant’Antonio. Nel 2011,
invece, gli eventi del Bicentenario si integreranno con
quelli per i 150 anni dell’unità d’Italia. E’ mia intenzione,
con incontri mirati e coinvolgendo personaggi del mondo
della cultura, far rivivere non solo i momenti esaltanti e
gloriosi dell’Unità d’Italia, ma anche aprire quelle pagine
meno conosciute del Risorgimento che hanno visto come
protagonisti uomini del Sud, ingiustamente dimenticati, che
hanno combattuto inseguendo altri ideali e credendo in altre
bandiere. Insomma, il momento della celebrazione può essere
anche l’occasione per una bel confronto, serio e senza
pregiudizi, sull’Italia e sul nostro Sud, un tempo scrigno
indiscusso di grandi primati”.
Sant’Anastasia e il Natale “bicentenario”
IV/Strapresepi
V/Natale a Napoli, arte e dolce vita
VI/Francobilli natalizi
VII/Sinfonia di Struffoli
A
A dicembre,
nel ventre di Napoli,
la città svela i preziosi
presepi delle antiche chiese.
Nel silenzio, nella penombra,
celebrazioni poetiche della
"nascita del ninno". Partiamo da
Spaccanapoli. Ma prima una sosta
in piazza Monteoliveto. Qui, nella
chiesa di sant’Anna dei Lombardi,
c’è il presepe rinascimentale dello
scultore Antonio Rossellino: un
altorilievo in marmo di squisita
fattura nel quale le sacre figure
della natività campeggiano su una
Nelle «grotte»
delle chiese
un percorso
tra fiaba e arte:
la Natività riletta
dagli artigiani
napoletani
Strapresepi
scenografica quinta, anch’essa di
marmo; una dolce Maria, il
falegname Giuseppe e il resto dei
personaggi sono icone naturali e
spontanee. E ora, in piazza del
Gesù, la chiesa del Gesù Nuovo:
c’è il presepe gesuitico del ‘700,
convenzionale ma vibrante di
umanità: un piccolo mondo di
popolani, pulsante di vita,
frantumato in "sequenze" così
strappo che
vale la pena per
ammirare 12 statue lignee
di rara fattura, dipinte e
scenograficamente disposte. La
più bella è l’Angelo Soffiante. A
S. Martino è visibile anche il
notissimo «Presepe Cuciniello». E
ora a via Toledo: qui, nella chiesa
dello Spirito Santo, c’è un presepe
famoso. È "‘o presebbio che se
fricceca", cioè popolato di figure
mobili. A Mergellina altra tappa
imperdibile: nella chiesa di santa
Maria del Parto 5 statue presepiali
del ‘500, trascurate ma incantevoli.
Infine il più monumentale dei
presepi: quello settecentesco della
collezione del Banco di Napoli,
sistemato nella Cappella Palatina di
Palazzo Reale in piazza Plebiscito.
La Natività dei medici
di Laura Cocozza
minuziose che l’osservatore può
smarrirsi nella scena che preferisce
o sulle minuzie di un abito. Più
oltre, in via Benedetto Croce, c’è il
Complesso di santa Chiara: sul
chiostro si apre un ambiente in cui è
custodito un bel presepe con statue,
realizzato nel ‘700. All’uscita, in
via san Sebastiano, la chiesa di
santa Marta: ed ecco uno dei pochi
presepi con il tradizionale antro
delle "anime del Purgatorio",
oggetto a Napoli di venerazione
antica. La grotta è popolata di
figure, avvolte dal fuoco, cui la
tradizione affida il compito di
proseguire il viaggio del Re Magi:
le anime del Limbo sono
simbolicamente incaricate di
accompagnare i fedeli nella
loro esistenza durante il
resto dell’anno. E’
l’autentica metafora del presepe
napoletano, i cui interpreti sono
appunto gli "spiriti del Purgatorio",
morti-viaggiatori che parlano ai
vivi. Poi, in via Paladino, la chiesa
del Gesù Vecchio: qui si ammira un
presepe ottocentesco con figure ad
altezza reale. Di nuovo fuori: a
poca distanza c’è san Lorenzo
Maggiore; la meta è la Sala
Capitolare con le sue microscopiche
meraviglie: 100 gusci di noce con
dentro minuscole scene presepiali di
ispirazione biblica. A 300 metri, in
via san Giovanni a Carbonara, c’è
la chiesa omonima che ospitava
un suggestivo presepe ligneo del
1478, attualmente trasferito nel
Museo di S. Martino,
raggiungibile con la vicina
funicolare di
Montesanto: uno
IV
A Napoli ricostruirsi la Natività in casa non è solo
osservanza della tradizione. È bisogno
dell’anima. Alla tentazione, ad esempio, non ha
resistito neanche l’Ordine dei medici napoletani
che, nella propria sede di piazza Torretta, proprio
nella stanza del presidente Gabriele Peperoni, ha
sistemato una suggestiva scenografia presepiale.
Una ricostruzione che ha la sostanza e
l’apparenza di una piccola «grande opera
d’arte», realizzata e allestita in stile «colto» da un
insolito artefice: il gastroenterologo Alessandro
Sergio, medico che, coltivando il suo indubbio
estro artigiano, ha ora consegnato alla grande
famiglia dei medici napoletani la più gradita delle
testimonianze. Il bel presepe si rifà, con scrupolo
filologico, all’iconografia delle «adorazioni»
settecentesche e ai canoni della tradizione
romantica. Allo splendido allestimento ha
concorso anche un «maestro» prestigioso come
Michele Meluzio.
È
È partita il 3
dicembre la seconda
edizione di Natale a
Napoli 2010 che animerà il
centro cittadino con una lunga
serie di eventi, nel segno
dell'arte in tutte le sue
manifestazioni. Anche quest’anno
il quartiere di Chiaia farà la parte
del leone con le mostre che si
terranno nei luoghi più diversi:
dalla sede della Deutsche Bank in
via dei Mille alla Galleria Nothing
Else. Alla presentazione degli
eventi è intervenuto anche Fabio
dedicata al grande architetto,
icona del liberty di inizio `900 a
Napoli che sta svolgendo nella
sede della Deutsche Bank in via dei
Mille 44. Inoltre sono esposti i
disegni originali dell'architetto
facenti parte della collezione
privata della Famiglia Leonetti: tra
Natale a Napoli,
arte e “dolce vita”
pittura,
protagonista nella
Sabina Albano Modart
Gallery di vico Vasto a
Chiaia 52, dove, dall'11
dicembre è di scena una
collettiva di giovani artisti
napoletani dal titolo “Astro per
Astri”. Uno sguardo alla Napoli
della “dolce vita” sarà invece
proposto il 23 dicembre nella
Galleria Pica di via Vetriera 6 con
la mostra “Quando la festa era
piacere di stare insieme”, un
viaggio nelle cronache di Vanni
Fondi, giornalista del Corriere del
Mezzogiorno, che per primo
riscoprì negli anni '90 il fascino
della cronaca mondana a Napoli.
L’arte e il design sbarcano anche
nelle vetrine dei negozi di Chiaia a
cominciare da ISI arti associate, in
Chiosi, presidente della
Municipalità 1 il quale ha
sottolineato che “la manifestazione
riesce a coniugare l'arte con la
moda animando il Natale a
Napoli. L'offerta culturale è vasta e
potrà stimolare i napoletani ma
anche dare un’ulteriore spinta al
turismo”.
Dopo la mostra di Rosa Panaro al
Maschio Angioino, inaugurata il 4
dicembre, dal titolo “Le donne di
di Pino Fermento
Rosa Panaro tra mito e realtà”, c’è
spazio per l'architettura il 16
dicembre con la mostra
“Architettura Liberty napoletana di
Giulio Ulisse Arata”, l'esposizione
Dalle donne
della Panaro
agli “astri”
della Sabina
Albano Gallery:
l’itinerario
creativo
di Chiaia
questi spicca una splendida
gouache, oltre a documenti
originali che testimoniano lo
sviluppo dell'architettura liberty in
città. Sempre per gli amanti
dell’arte, dal 3 dicembre fari
puntati sulla fotografia alla Galleria
Nothing Else di via Alabardieri 17.
In mostra sono i lavori di Riccarda
Rodinò: “Turner for me” è il titolo
dell'esposizione della fotografa
napoletana che si concentra sul
lavoro del pittore inglese
William Turner. Ma il
calendario di Natale a
Napoli offre anche uno
spazio per la
V
vico Vasto a Chiaia 47, con la
mostra “Metropoli” dal 12 dicembre
2010 al 6 marzo 2011. Spazio poi
per l'arte di Tony Stefanucci che
esporrà le sue opere nella vetrina di
Habit House (via dei Mille 67) e il
18 dicembre ha proiettato il suo
video “Divina Vanitas”, firmato
insieme a Gabriele Frasca. E ancora
moda e arte d'eccellenza nel
negozio Finamore, di via Calabritto
16: dal 7 dicembre la sartoria
“Made in Naples” incontrerà la
scultura di Rosa Panaro in una
natività tutta da scoprire. Da Serrao
Antiques, in Piazza San Pasquale
18, c’è infine l'esposizione “La
contemporaneità dell'arte
antica” con pezzi inediti del
700 napoletano dal 16 al
31 dicembre.
N
Natale, grandi
abbuffate. Frenesie,
‘nzirie e carnalità di cui la
letteratura partenopea è
zeppa. Rimarca lo «scialo»
natalizio Domenico Rea, che
scrive: «Il presepe napoletano non
ha nulla di sacro, ma è
sacralissimo proprio per il concetto
di fame soddisfatta nel sogno che lo
sostiene. La grotta è collocata in un
angolo. Non domina la scena. I Re
Magi sono fantasmi. Stanno sulle
lontane erte dei monti. Protagonisti
sono i pastori, contadiname plebeo,
Storie d’autore: il
senso partenopeo
della Natività e il
rito del capitone
Francobolli natalizi
IN BASSO DA SINISTRA
Nino Taranto al mercato del pesce (1957)
che portano al Bambino Gesù tutto
quanto si può desiderare nel campo
gastronomico... Si vedono negozi di
salumieri con prosciutti e salami a
grappoli; beccai con gli squartati di
vaccine e porci esposti, pescivendoli
con le ceste, bevitori e giocatori
davanti alle taverne; attori,
pulcinelli, funamboli e
prestigiatori». Marco Ramperti,
elzevirista, scrive nel 1934: «Nella
terra del presepe napoletano
nessun dramma è possibile che la
desoli e l’insanguini. Gli artefici
napoletani dimenticano la storia.
Però non l’offendono. Essi non
possono ammettere, mentre
disegnano e scolpiscono il vago
bimbo nella sua culla, che un
martirio sia pure necessario
e sublime lo aspetti.
Questo è un
giorno natalizio, questo è un
mattino di festa. C’è nella loro
falsificazione un’innocenza,
nella loro ignoranza, una
saggezza tutta tipica della
razza. L’indomani non
conta, “Nun te ne
VI
‘ncarricà!”». E
Raffaele Viviani nella
sua «’A cantata d’ ‘e
pasture» descrive l’ammuina
di invadere il teatro per
assistere alle avventure di
Razzullo e Sarchiapone: «Se
venneveno ‘o triato fino all’ultimo
biglietto. E stu pubblico, ‘nzardato,
fino a fore ‘a sala ‘aspetto (...) Che
serate, che “battute”: na nuttata
d’allegria. Tutt’ ’a gente se purtava
quacche cosa dint’ ’a sacca. Chi
veveva, chi magnava, senza cuollo,
senza giacca». Non è da meno
Giuseppe Marotta (nella foto) che
racconta come Napoli adora Gesù
Bambino: «Tutti i giorni di dicembre
che ricordo sono teneri e pazzi,
vagamente carnevaleschi, come
l’ineffabile modo napoletano di
adorare Gesù vedendo in Lui non
soltanto il nostro Salvatore ma
anche e soprattutto il prodigioso
bambino che fece fesso Erode». Ma
chi comanda davvero nel Natale
partenopeo? Sono in molti a non
aver dubbi: il capitone. Michele
Prisco in un racconto ricorda come i
capitoni piacevano solo alla madre:
«Li comprava per sé, che semplice
strenna! E li cucinava, dopo averli
tagliati a pezzi sul marmo, infilzati
allo spiedo sui carboni,
arrostendoli, per poi spruzzarli
d’aceto, oppure li avvolgeva nella
farina per friggerli, o in casseruola,
con un brodetto di pomodoro e
prezzemolo, e quando era tutta
intenta a prepararsi il boccone per
lei prelibato, non l’aiutava nessuna,
delle sorelle, che ne avevano un
poco ribrezzo...». Esempi di
letteratura che confermano
l’assenza della
croce e la crocifissione di ogni
presagio. Nella «Nuvena» di
Salvatore Di Giacomo leggiamo:
«Tu scendi dalle stelle, o re del
cielo, e nuie pigliammo ‘e guaie
cchiù alleramente, tasse, case
cadute e freddo gelo, figlie a
zeffunno, e pure nun fa niente...
Ullèro, ullèro! Sunate e cantate!
Sparate! Sparate! Ch’è nato
Giesù». Ma non c’è «Giesù»
che tenga. «Isso - dirà Di
Giacomo - nasce
ogn’anno: io no!»
D
Dolci di natale,
fantasia al potere: struffoli,
sosamielli, mostaccioli, zeppole,
roccocò, cassate e torrone. Delizie che
piacciono a tutti: soprattutto gli struffoli,
«quella deliziosa piramide di palline fatte con
burro, zucchero, farina e uova, fritte e ricoperte
di miele, cedro candito a pezzetti e confettini
multicolori chiamati diavolilli». Enrico Caruso
emigrò in America con 2 ricette, ragù e struffoli.
Enrico de Nicola, primo Capo della Repubblica,
parco a tavola, li prediligeva. Lo stesso per il
presidente Giovanni Leone. Quando a Natale
«per ragioni istituzionali» non poteva lasciare la
Capitale, ricreava nella casa di Roma l’atmosfera
festiva con presepe, tombolata, e una sufficiente
scorta di «struffoli, torroni e roccocò». Benedetto
Croce stravedeva per i babà. Ma a Natale
preferiva gli struffoli, più adatti ad
accompagnare, degnamente e lentamente, le
tavolate e le conversazioni di Palazzo Filomarino.
Ma, a casa Croce, sbancavano anche i roccocò, il
cui profumo – le bucce di agrumi grattugiate
nell’impasto delle ciambelle – gli rievocava i
giardini di Sorrento. Altro patito di struffoli era
Eduardo De Filippo. Così la moglie Isabella
Quarantotti, nel libro «Si cucine cumme vogli’i»:
«Eduardo aveva il diabete e non lo prendeva mai
sul serio. Era però una buona forchetta e
volentieri mangiava i suoi dolci preferiti, gli
struffoli di Natale: il solo ricordo dei vassoi di
struffoli lo commuoveva». Altri golosoni, altre
golosità. Ghiotto di «sosamielli», biscotti
semiovali, fatti con impasto di farina, miele,
Passeggiata Colonna,
un “Convivium” di sorprese
Anche quest’anno a Passeggiata Colonna, la
promenade cittadina che collega via Vittoria
Colonna con piazza Amedeo, ha aperto per il
periodo natalizio il temporary store “Tradizioni
napoletane”, dove l’artigianato e i percorsi
artistici di Marco Abbamondi, Marco Salerno e
Giada Morzillo, nelle antiche tecniche
settecentesche del presepe e delle maioliche, si
compiono nel regalo di natale. Uno store dove
si possono trovare articoli unici dalla forte
identità napoletana e realizzati interamente a
mano, impreziosito inoltre dal corner
letterario della Iuppiter Edizioni e di Rogiosi
Editore. Non solo allestimenti presepiali e
pastori in stile settecentesco: tra i vari negozi
di Passeggiata Colonna attira lo sguardo e
ringalluzzisce il palato “Convivium Colonna”,
lo store di enogastronomia dove è possibile
acquistare prodotti genuini e tipici della
tradizione campana come il ricercatissimo
“sacco” di pasta di Gragnano.
zucchero, mandorle,
vaniglia, semi di sesamo e
sapienze, fu il grande clinico Antonio
Cardarelli. A lui, studente, li preparava il
cuoco della trattoria «Villa di Londra» in via
S. Sebastiano, Filippo Capoluongo. Lui li
divideva con un altro studente, destinato a
grandi cose, Emanuele Gianturco. Amici e
giornalisti sodali, Giovanni Ansaldo e Carlo
Nazzaro,
Sinfonia di struffoli
Storie di gole eccellenti: da Caruso a Eduardo
condividevano anche i gusti dolciari: le zeppole di
Natale, fatte con patate, aggiunta di rhum e
anice. Ansaldo mangiava paste e citava Gozzano.
Nazzaro masticava e recitava «Sfogliatelle» di
Ferdinando Russo. E due big della melodia come
Aurelio Fierro e Mario Merola di struffoli e
roccocò facevano strage. Discorso a parte per la
cassata. Poiché Napoli, la Capitale, si appropriava
degli usi del Regno, questo tipico dolce pasquale
divenne nel tempo il dolce esclusivo della nobiltà.
Importato da Palermo, durante il Regno delle
Due Sicilie, fu il dono dell’aristocrazia siciliana
a quella napoletana. Lo ricordava il principe
Pupetto di Sirignano che citava i «trionfi
della gola» alla tavola di don Fabrizio
Salina.
VII
CENTRO IPPICO ADRIANA ASD-FISE
Il Centro ippico Adriana ASD, affiliato olimpico FISE, è situato a pochi chilometri dall'uscita Benevento centro
(Contrada Coluonni, 1). Circondato da alti pini e immerso in una folta vegetazione, è il luogo ideale dove praticare l’equitazione, per cavalieri e amazzoni grandi e piccoli, sotto la guida professionale di istruttori federali.
La struttura
Le attività
• Maneggio in sabbia 30x45mt dotato di illuminazione
• Tondino diam.15mt. per addestramento cavalli
• Paddocks su larghe superfici con 15 box
• Scuderia con 14 box al coperto e selleria
• Abbeveratoi, mangiatoie, lettiere in truciolo biologico
• Lavatoio con docce e lampade per asciugatura cavalli
• Clinica veterinaria con sala operatoria, sala raggi e laboratorio
• Club house per soci
• Ampio parcheggio riservato e illuminato
• Giardino ombreggiato per relax cavalieri e non
• Scuola pony per bambini dai 4 anni in poi
• Scuola di equitazione preagonistica ed agonistica
• Passeggiate, escursioni, trekking
• Stazione di monta naturale ed artificiale equina
• Centro di cura e riabilitazione equina
• Centro di inseminazione artificiale equina
Aperto tutti i giorni la mattina dalle 9 alle 12 e il pomeriggio dalle 16 alle 20 nel periodo estivo
e dalle 15 alle 18 nel periodo invernale.
Centro Ippico Adriana ASD
Contrada Coluonni, 1-82100 Benevento
Per info e contatti:
Dott.ssa Adriana Donatiello 3355436464 - 3289734637 -3346677304
e-mail: [email protected]
Palazzo Serra
di Cassano, dal 1975
casa dell’Istituto per gli Studi
Filosofici, ha rivissuto
recentemente i fasti reali del gran
ballo organizzato dai duchi Francesco
ed Elena Serra di Cassano il 3 settembre
del 1960. In quell’occasione si riunirono le
teste coronate, i personaggi di spicco
dell’aristocrazia, dello sport, della politica e
della cultura di tutto il mondo per le celebrazioni
legate alle Olimpiadi della Vela che si
svolgevano nel Golfo di Napoli durante la XVII
edizione dei Giochi che si stava svolgendo a
Roma. Cinquant’anni dopo, lo storico palazzo
che domina la collina di Pizzofalcone ha ospitato
la presentazione del volume “1960. L’anno dei re
a Napoli” (edito da Electa) che ripercorre quella
magica notte
con 150 immagini
inedite, con tanti ospiti
illustri. Il volume è stato
realizzato con l’impegno di un
gruppo di amici, che ha dato vita al
Comitato Serra di Cassano per Napoli,
nell’ambito di un progetto più ampio che
prevede una serie di iniziative mirate a
rilanciare l’immagine e il ruolo internazionale
di Napoli e contribuire a ristrutturare i locali
principali di Palazzo Serra, oggi proprietà dello
Stato e sede dell’autorevole Istituto di Studi
Filosofici. “La nostra non è un’operazione
nostalgica - ha commentato Marotta - è uno
sguardo aperto verso il futuro, nell’auspicio che
Napoli possa ritrovare presto giorni come il 3
settembre ’60, riscoprendo la sua regalità”.
Palazzo Serra di Cassano riscopre la sua regalità
Ogni
favola
è un gioco
ed è vera
soltanto
a metà
IX/La via “Croce” di Marotta
G
Gli occhi vispi
cantano energia sotto il
borsalino, si stringe nel lungo
cappotto blu. È uno splendido
ottantaquattrenne, Gerardo
Marotta. La vita segnata fin da
ragazzino dall’amore per la filosofia
e per la scienza intesa come
conoscenza in tutti i campi del sapere.
Il volto è teso, da quando la
finanziaria di Tremonti ha tagliato i
fondi alla cultura, l’Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici, di cui 35 anni fa fu
nominato presidente a vita, non ha più
risorse pubbliche. Per portare avanti
l’attività di ricerca affidata a centinaia
di borsisti provenienti da tutto il
mondo, per i convegni che si tengono
mensilmente e per le scuole, Marotta
ha dilapidato il suo patrimonio
personale. Ha venduto un attico a
Roma di proprietà della moglie:
l’ultimo atto disperato per salvare il
tempio della cultura di palazzo Serra
di Cassano. Lui, che ha militato
nell’istituto di Studi Storici fondato da
Benedetto Croce, che è stato il
promotore di “Cultura Nuova” negli
anni 1946-53, ha perseguito con
forza gli ideali di libertà del pensiero.
Oggi è l’anima di buona parte delle
espressioni culturali di Napoli.
Ci ha accolti nella sua casa di viale
Calascione, una stradina
perpendicolare a Monte di Dio. Alle
spalle Pizzofalcone con il suo Monte
Echia. Appena voltato l’angolo che
dall’ingresso porta ai saloni subito è
chiaro che in quella casa regna la
cultura con la “c” maiuscola:
montagne di libri ammassati per terra,
pile di fascicoli riviste giornali sulle
scrivanie e sui tavoli, librerie alte fino
al soffitto dominano le grandi stanze.
Si racconta.
Come è nato l’amore per la filosofia?
Ero appena quattordicenne quando
durante il fascismo vennero a casa mia
alcuni amici di mio padre. Sentii che si
parlava di Benedetto Croce. Benedetto
Croce, dicevano, era isolato: sotto il
portone di via Mariano Semola (oggi
via Benedetto Croce) c’era un agente
della Questura che segnava i nomi di
tutti quelli che andavano da Croce.
Pochi napoletani avevano il
coraggio di salire quelle scale
che portavano alla casa del
filosofo. A sentire quel
racconto la mia
Lavia“Croce”
diMarotta
“Se oggi l’Europa
vuole salvarsi
deve salvare
soprattutto il
Mezzogiorno
d’Italia. Questa è
la ragione per cui
io non mi muovo
da Napoli”.
X
fantasia di colpo
comprese tutta la
tragedia di un paese
dominato dalla dittatura fascista
che soffocava la cultura. Allora
cominciò il mio interesse per la
filosofia e per Croce di cui comprai
subito gli scritti letterari a cura di
Mario Sansone e poi via via negli anni
l’Estetica e le altre opere.
Un ricordo legato a Benedetto Croce
Finalmente, quando si commemorò
Adolfo Omodeo al liceo Sannazzaro,
ebbi l’onore di conoscere questo padre
della patria, Benedetto Croce, il quale
volle scendere le scale sotto il mio
braccio, scegliendo quindi un giovane
studente del liceo per evitare di essere
infastidito da tante e tante persone che
volevano parlare con lui.
Negli anni del dopoguerra i fermenti
culturali nella nostra città
conoscevano nuovo vigore...
Noi giovani del liceo Sannazzaro in
quel tempo avevamo creato
un’associazione chiamata Cultura
Nuova che fu inaugurata da Corrado
Alvaro, direttore del “Risorgimento”. Il
preside del liceo, Ernesto Ansalone,
mise a disposizione di noi studenti
l’aula magna per tutte le nostre
manifestazioni. E fu in quei giorni che
trionfare, dopo
la Costituente, la corsa
al danaro, alla speculazione
edilizia e all’arrembaggio
politico dei partiti.
Sono trascorsi 35 anni dalla
fondazione dell’Istituto Italiano per
gli Studi Filosofici, a novembre ha
ricevuto un premio per l’attività svolta
dal presidente del Premio Napoli
Silvio Perrella. Cosa è cambiato in
questo arco di tempo?
Alla fine del 1974 Elena Croce mi
telefonò una mattina per avvertirmi che
stava arrivando a casa mia in
compagnia del presidente
dell’Accademia dei Lincei, Enrico
Cerulli. Rimasi commosso e sorpreso
dalla loro proposta di fondare l’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici e più
grande ancora fu la sorpresa quando
mi proposero di diventarne presidente
a vita. Dissi che avevo bisogno di un
anno di tempo per liquidare il mio
studio di avvocato, ma loro dissero che
non c’era tempo per salvare la cultura
europea. Cerulli mi ricordò l’urgenza
di riprendere la tradizione delle
Accademie dell’Umanesimo
Meridionale. Il nuovo istituto, disse,
avrebbe dovuto riprendere il pensiero
del Risorgimento italiano. Su queste
Napoli a tenere
lezione così iniziava le
sue prolusioni: “Atene,
fulgido esempio di cultura ma
tardo perché per creare i
fondamenti della filosofia Platone
dovette venire nella Magna Grecia
nel VI secolo a.C. Quando ebbe
imparato i principi della filosofia
pitagorica, tornò in Atene”. Questo
significa il genius loci. Nella Magna
Grecia ci sono le radici della cultura
europea. Se oggi l’Europa vuole
salvarsi deve salvare soprattutto il
Mezzogiorno d’Italia. Questa è la
ragione per cui io non mi muovo da
Napoli.
basi fu fondato nel maggio 1975, nella
sede dell’Accademia dei Lincei, l’Istituto
Italiano per gli Studi Filosofici. La mia
famiglia si assunse l’onere per 10 anni
di sostenere tutte le spese. Poi nel 1993
Azeglio Ciampi, allora presidente del
Consiglio, volle destinare dei fondi pari
a dieci miliardi all’Istituto. Con quei
soldi abbiamo contrattualizzato 2mila
borsisti. Fino al 2009 abbiamo creato
centinaia di scuole nel Mezzogiorno,
abbiamo ospitato 28mila studiosi da
tutto il mondo, creato una scuola ad
Heidenberg. In Francia un centro
intorno alla casa editrice Belles Lettres e
tradotto tutte le opere di Giordano
Bruno. Abbiamo tradotto i classici
italiani in francese e altre lingue.
Opera di cultura ignorata dagli ultimi
governi italiani. Questo è cambiato.
Una ragione per restare a Napoli.
In Italia meridionale c’è un genius
loci, il genio locale. HansGeorg Gadamer ogni
volta che veniva a
Chi vede sulla poltrona di sindaco di
Napoli?
Io vorrei vedere Nino Daniele. È stato
vicepresidente della Regione
Campania, e fece deliberare dalla
Regione di fondare un grande centro
di ricerca e una grande biblioteca,
unendo, nell’edificio vanvitelliano
occupato dalla caserma Bixio, la
biblioteca dell’Istituto a quella della
Nunziatella per far rinascere il vigore
di quella scuola militare.
Che libro sta leggendo?
“Le orazioni” di Gian Vincenzo
Gravina. Ci sono tesori enormi in
queste orazioni. E poi sto cercando
di studiare le opere di Giusto Lipsio,
specialmente il Politicorum.
Progetti futuri?
Nei prossimi mesi scriverò un libro:
“Pompei distrutta mito e simbolo
della decadenza dell’Europa”.
di Rossella Galletti
ricevemmo una visita che cambiò la
mia vita: si trattava di Guido Piegari,
un giovane studente in medicina
allievo dell’allora rettore dell’università
di Napoli Gaetano Quagliariello. Con
Piegari decidemmo di chiedere un’aula
dell’università di Napoli per riunire il
gruppo di studi “Antonio Gramsci”.
Grande fu il successo, tutta la Napoli
colta accorreva per ascoltare i
seminari tenuti dai giovani. Erano anni
di entusiasmo in cui tutti sognavamo
un’Italia rinnovata e tutti partecipammo
alla grande conferenza di Adolfo
Omodeo che in una riunione
affollatissima nell’ateneo invitò i
giovani a ricostruire la patria distrutta
dalla guerra esortandoli a riprendere
gli studi severi che il fascismo aveva
involgarito. Era presente a quella
riunione Renato Caccioppoli, il
grande matematico che poi si
suicidò quando vide a poco a
poco affievolirsi gli ideali
della Resistenza e
XI
La presentazione dell’ultimo liibro di Mimmo Carrratelli al Circolo Savoia, alla presennza di alcuni vecchi
amici del giornalista come Corraado Ferlaino, Antonio Juliano, Giuseppe Bruscolottii, Faustinho Canné,
Pippo Dalla Vecchia, Antonio Corboo, Carrlo Nicotera e tanti
altri, è stata l’occasione per celebrrare il mezzo secollo di
Maradona con una serie di racconti ed aneddoti inediti a metà
tra la nostalgia e lo sfottò. Le folliie e i deepistaggi nelle manovre di mercato che portarono il Pibe al Napoli perr la cifra
astronomica di 13 miliardi di liree, le inntemperanze del giocatore e i suoi stratagemmi per evvitare i ritiri conn la squadra, un
3,5 in pagella che Giuseppe Pacileo de “Il Mattino” gli affibbiò dopo un Udinese-Napoli nel ’90 e che Diego mal digerì e
le serate al “Mary Club”, unna sttanza di casa Bruscollotti adibita a night dove la moglie del diffensorre di ferro deliziava
Maradona e gli altri compagni dii squadra con la sua mitica
pasta e fagioli. Uno sguardo al passato maa anche al presente
del Napoli, che assume il tonoo di un rimpianto nelll’amara riflessione dell’ex presidente Feerlainoo: “Se all’epoca del Napoli
di Maradona fossero esistitti i dirritti dellle pay tv la società
non sarebbe mai fallita, anzi, il Napoli avrebbe vinto tutto,
spezzando il predominio delle squadre del Nord”. (rg)
Viaggio sentimentale
nel Napoli
di Maradona
LAPORTA
DELGOL
XIV/“Caro Diego...”, ti scrivo
Mimmo Carratelli ripercorre
in 420 pagine i 50 anni
del Pibe de Oro
In qualunque angolo del mondo c’è un bambino che tira calci
ad un pallone e milioni di adulti che vorrebbero essere quel bambino
“Senza gli eccessi
avrebbe giocato
al calcio lungamente,
ma è stato
ugualmente il più
grande. Però non
sarebbe stato
Maradona”
“Caro Diego...”, ti scrivo
Mimmo Carratelli ripercorre in 420 pagine
i 50 anni del Pibe de Oro
XIV
P
Per il mezzo
secolo di Diego
Armando Maradona Mimmo
Carratelli ha regalato al Pibe de
oro ma soprattutto ai napoletani e
a tutti gli appassionati di calcio che
lo hanno idolatrato, il libro “Caro
Diego...”(Vele Bianche Editori), un
diario fitto, i giorni belli e quelli brutti
di Maradona rivissuti in un avvincente
dialogo nel quale il giornalista
racconta la vita da romanzo del
calciatore più grande al mondo. Un
dipinto fedele, scritto con nobiltà di
cuore, che percorre luci ed ombre, le
tante cadute e le altrettante resurrezioni
del “pelusa” dagli occhi di brace e dal
sinistro divino. I rocamboleschi
retroscena del trasferimento dal
Barcellona, l’apoteosi col Napoli e
quella mondiale, le notti brave col suo
“clan”, il rapporto con la moglie
Claudia e quel figlio bistrattato avuto
dalla Sinagra, le squalifiche, l’arresto,
l’addio alla città e quei sogni infranti
con la sua Selección, in America da
calciatore e in Sudafrica da allenatore.
E in mezzo la cocaina, l’incubo dei
scugnizzo
supremo, non solo per i
riccioli e gli occhi neri, e per
la statura minuta, ma per il suo
carattere ribelle, dalla parte dei
deboli, emblema di uno scatto
d’orgoglio di una città in ginocchio
com’era Napoli a metà degli anni
Ottanta. La droga è cominciata per
gioco a Barcellona nelle notti bianche
col suo discutibile clan. Poi, la
dipendenza è stata inevitabile mentre
più pressanti si facevano i suoi
problemi personali. Senza gli eccessi
avrebbe giocato al calcio lungamente,
ma è stato ugualmente il più grande.
Però non sarebbe stato Maradona, il
mito di ogni conquista e caduta, un
personaggio del nostro tempo, il bene
e il male messi insieme, la grazia del
gioco e il calvario del vizio, pagando
sempre tutti gli errori con le squalifiche,
gli arresti, due volte in fin di vita, e
perciò in debito con nessuno,
ammirevole in questo fino alla
straziante confessione del vizio e alla
lotta per sopravvivere e riscattarsene.
L’affetto di Napoli (che lui definì
stanza
dell’abitazione
napoletana di via Scipione
Capece per nascondere la sua
vergogna e la sconfitta alla moglie
e alle figlie.
È realmente esistito un complotto dei
poteri forti del calcio contro
Maradona?
Un complotto forse no, ma una serie di
circostanze sospette sì. Il doping a
Napoli probabilmente fu una sua
ingenuità. Si dichiarò pulito alla vigilia
della partita col Bari, mentre non lo
era, andando al controllo senza le
“precauzioni” che lo avevano salvato
da altri controlli. Ma per la finale
mondiale rubatagli in Italia nel 1990 e
per il trappolone statunitense nel 1994
è difficile non credere che Diego fosse
una vittima designata.
Un ruolo per Maradona nel nuovo
Napoli di De Laurentiis. Gossip da bar
sport o ipotesi credibile per il futuro?
Diego è un leader, lui vuole
comandare, e questo farebbe ombra ai
protagonisti di oggi. È finita male con
la nazionale argentina e non perché la
“seconda mamma mia”) non lo ha mai
abbandonato seguendone tutte le
vicissitudini e stando sempre dalla sua
parte nella caccia mediatica che ha
voluto farne eternamente un mostro da
sbattere in prima pagina. Napoli è
stata la culla in cui Diego è diventato
Maradona, come non sarebbe
successo in nessun’altra città al mondo.
Il momento più esaltante e quello più
infelice della carriera del Pibe.
Credo che il gol di mano agli inglesi, in
un particolare momento fra Argentina
e Inghilterra, oltre che furbizia di un
piccoletto che di testa la prendeva
raramente, in quella occasione contro
un portiere che lo sovrastava, lo abbia
esaltato più di tante vittorie “pulite”
consegnandolo alla leggenda della
“mano de Dios”. La vittoria al
Mondiale 1986 seguita dallo scudetto
col Napoli nel 1987 sono stati i suoi
momenti più esaltanti, condottiero di
due squadre che rompevano il
dominio di formazioni più forti. I
momenti più infelici sono stati
quelli dei giorni in cui, vinto
dalla droga, si chiudeva a
chiave nella sua
squadra biancoceleste sia uscita dai
Mondiali sudafricani, ma per la
personalità troppo forte di Maradona
mal sopportata dal presidente della
Federcalcio argentina e soprattutto dai
dirigenti minori della nazionale. C’è un
solo modo per immaginare Maradona
nel Napoli: che ne diventi il padrone
assoluto rilevando la società.
Maradona è davvero “meglio ‘e
Pelè”?
Non ci sono dubbi, a prescindere dalle
qualità tecniche. Maradona si è
confrontato in Europa, Pelè è rimasto
sempre in Brasile nella più forte
squadra brasiliana attorniato da altri
assi. Ma, soprattutto, Diego è stato la
gioia del calcio. L’incantesimo che ha
saputo trasmettere è stata una sua
prerogativa unica. Pelè è stato un
fuoriclasse, Diego un incantatore. I
sondaggi popolari, in ogni parte del
mondo, hanno sempre confermato
che Maradona è meglio ‘e Pelè,
come decretò la canzone
napoletana di Emilio Campassi.
di Rita Giuseppone
momenti bui, il nemico da sconfiggere,
il bianco spettro della morte. Fu vera
gloria? A Carratelli l’ardua sentenza...
Diego Maradona, genio e
sregolatezza. Senza i suoi eccessi
sarebbe stato ancora più grande o
Napoli l’ha amato tanto anche per le
sue debolezze?
L’eccesso ha fatto parte della sua vita di
ragazzo povero alla nascita e subito
scaraventato in un mondo di luci e
danaro, di forti pressioni, di lusinghe e
false amicizie, lontano dalla famiglia e
dal suo paese. In Spagna, a ventidue
anni, sotto il peso di giocatore più
pagato al mondo, non è mai stato
felice vincendo poco, crudelmente
abbattuto da un difensore avversario,
poco amato e subito sotto la mira dei
giornali per le bravate del suo clan,
mentre veniva considerato un
“traditore” in Argentina per il
trasferimento all’estero. È stato l’inizio
della sua solitudine sulla quale
Napoli ha sparso poi il balsamo di
un affetto incondizionato per il
giocoliere senza uguali e
perché in tutto e per tutto
Diego era lo
XV
XVIII/BRACCIALETTO ELETTRONICO
XXI/ATENEUM, LA CARTA VINCENTE
Non importa
ciò che è,
ma quello
che diventa
importante:
un’irrinunciabile
porta-spia
su ciò che
non si può
non sapere
I
Il Braccialetto
Elettronico è stato introdotto
nel nostro sistema legislativo nel
2001 modificando l’articolo del CDP
275 bis. È un mezzo elettronico destinato
al controllo delle persone sottoposte agli
arresti domiciliari o alla detenzione domiciliare
che si applica alla caviglia e permette
all'Autorità giudiziaria di verificare a distanza e
costantemente i movimenti del soggetto che lo
indossa. Il Braccialetto Elettronico è stato
sperimentato in cinque città italiane: Roma,
Milano, Torino, Napoli e Catania. I detenuti che
hanno potuto utilizzare questo strumento sono
stati circa 50. La fase di sperimentazione è stata
di circa 6 mesi a partire dall’11 aprile 2001.
Alcuni possibili benefici che l’utilizzo del
braccialetto elettronico, secondo ricerche e
esperienze avvenute in tutto il mondo:
• aiutare i detenuti bisognosi di cure mediche o
di disintossicazione trasferendoli più facilmente
in centri di recupero;
• creare percorsi di reinserimento sociale e
familiare dei detenuti;
• dare la possibilità alle madri carcerate di far
crescere i propri figli in strutture di accoglienza
esterne;
• trasferire presso le proprie abitazioni detenuti
arresti domiciliari
con braccialetto elettronico
inoltra la richiesta di verifica di
disponibilità delle apparecchiature
all’Ufficio Arrestati della Questura.
Verificata la disponibilità, viene pianificata
dai tecnici insieme alle Forze dell’Ordine a cui
spetterà la sorveglianza, l’installazione di una
linea telefonica, necessaria alla connessione del
attualmente
operativi sono infatti solo 10 e
ci costano più di un milione di euro
ciascuno. I conti li ha fatti MF, il
quotidiano dei mercati finanziari, secondo
il quale «lo Stato spende 11 milioni di euro
all'anno per applicare i braccialetti a una
decina di detenuti agli arresti domiciliari». Una
cifra enorme, uno spreco assurdo. Il motivo?
Solo dieci i congegni operativi utilizzati attualmente in Italia.
L’allarme del Sappe: il dispositivo anti-evasione non dà garanzie
Braccialetto elettronico,
un “gioiello” da un milione di euro
di Alberto Capuano*
in attesa di giudizio considerando la maggior
garanzia che la verifica elettronica consente;
• restituire alle forze dell’ordine tempo da
dedicare alla prevenzione e presenza sul
territorio demandando allo strumento
elettronico la verifica delle limitazioni di libertà
connesse con la detenzione domiciliare.
Il braccialetto potrebbe quindi rivelarsi lo
strumento giusto per ridurre la popolazione
carceraria, aiutare le persone bisognose di cure
mediche e facilitare il reinserimento delle
persone nella società. L’iter stabilito dalla
legge prevede la richiesta da parte del
detenuto, tramite il proprio difensore di
fiducia o d’ufficio, di arresti domiciliari
con l’ausilio di braccialetto
elettronico. Il Giudice che decide
per la concessione degli
sistema di monitoraggio, presso il luogo stabilito
per la detenzione domiciliare. Successivamente
o in concomitanza all’installazione della linea
telefonica può essere tradotto presso il luogo di
detenzione domiciliare il detenuto, a cui verrà
fatto indossare il braccialetto elettronico che
permetterà alla sorveglianza di prendere atto di
eventuali evasioni o spostamenti non
autorizzati. Il flop dei braccialetti elettronici che
avrebbero dovuto «svuotare le carceri»
rendendo «più agile» il nostro sistema
penitenziario risale al 2001 epoca in cui fu
firmata con la Telecom un'«esclusiva» che
ancora oggi, a otto anni di distanza, costa
ai contribuenti italiani la bellezza di 11
milioni di euro all'anno. I numeri
sono da beffa: i braccialetti
elettronici anti-evasione
XVIII
«Dei 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha
noleggiato dalla Telecom fino al 2001, soltanto
11 sarebbero utilizzati, il resto è sotto chiave in
una stanza blindata del ministero». La denuncia
arriva da Donato Capece, segretario del Sappe
(Sindacato autonomo polizia penitenziaria):
«Questi costosissimi aggeggi elettronici si sono
dimostrati inefficaci, la loro tecnologia è ormai
obsoleta e sono stati già parecchi i casi di
evasione». Appare necessario verificare
l’assoluta affidabilità relativa al controllo
elettronico del braccialetto e rendere
impossibile l’evasione del detenuto che oggi
riesce con disinvoltura a staccare il
congegno dalla caviglia. Inoltre appare
indispensabile modificare il codice di
procedura penale (articolo 275)
che ne prevede l'utilizzo
solo con il
«consenso» dell'interessato
per trasformarlo invece in un
obbligo legato agli arresti domiciliari. In
altri stati il braccialetto elettronico si è
rivelato particolarmente utile per sorvegliare
i minori condannati, evitando così che gli stessi
trascorressero un tempo troppo prolungato in
riformatorio e potessero, invece, essere occupati
vengono rilasciati
con due mesi di anticipo, ma
con l’obbligo di portare la cavigliera
elettronica, simile come forma e
dimensioni ad un orologio subacqueo. In
Germania dal maggio 2000 sono in uso i
braccialetti elettronici per detenuti in libertà
condizionata. In Olanda dal 1995 il sistema è
applicato in casi limitati per i detenuti a rischio,
condannati a pene
inferiori ai sei mesi ed a cui ci
vuole concedere una certa libertà in
prossimità della scarcerazione. In
Francia é sperimentato dal 1997. Il
parlamento francese ha dato il via libera nel
febbraio 2000, come alternativa alla
detenzione preventiva ovvero custodia
cautelare. In Svezia è in vigore dal 1994.
Il Braccialetto Elettronico è stato sperimentato in cinque città italiane: Roma, Milano,
Torino, Napoli e Catania. I detenuti che hanno potuto utilizzarlo sono stati circa 50
in attività
di lavoro che
ne favorissero il
reintegro in società.
Negli Stati Uniti è in uso
da oltre un decennio. È
beneficiato chi sta agli arresti
domiciliari o in attesa di giudizio e che
dimostri di non essere socialmente
pericoloso. Lo hanno usato Mike Tyson, il
finanziere Adnan Kashoggi ed il cosiddetto
«dottor morte» Kevorkian, fautore estremo
dell’eutanasia. In Gran Bretagna dal 28
gennaio 1999 ne fruiscono i detenuti
maggiorenni con condanne
inferiore a 4 anni che
Limitato ai detenuti con pene
inferiori ai due mesi ma è allo studio
del parlamento un progetto per ampliare i
termini. L’ultima triste considerazione riguarda
l’uso di uno strumento molto utilizzato nei
principali stati mondiali e in disuso nel nostro
con un aggravio di spesa elevatissimo in un
sistema in cui i giudici non hanno l’uso del
telefono mobile dell’ufficio, non hanno la carta
per stampare, sono costretti ad acquistare a
proprie spese i codici e le riviste giuridiche
per l’aggiornamento.
* Gip del Tribunale
di Napoli
S
Sempre con
maggiore frequenza
capita di ascoltare i
cittadini-contribuenti
lamentarsi per aver subito una
iscrizione ipotecaria
sull’immobile di proprietà o il
fermo amministrativo sulla propria
autovettura. Tali tipi di procedure
vengono utilizzate dall’Agente per
la Riscossione dei tributi, ovvero
l’Equitalia Polis S.p.a. quali
strumenti coercitivi per vedere
sanare i debiti in favore degli Enti
Impositori (Comune; Prefettura;
INPS; TARSU etc). Nel caso di
annullate con
ricorso. Quindi,
anzitutto le famose
“cartelle pazze” dalle quali è
generata la procedura
esecutiva devono essere state
notificate in modo regolare; in
caso contrario bisogna, nel più
breve tempo possibile, proporre
ricorso alla Commissione Tributaria
o al Giudice ordinario. Sia
l’iscrizione ipotecaria che il
provvedimento di fermo
amministrativo, poi, devono essere
preceduti da un’intimazione di
pagamento o da una nota di
infatti onere
dell’Equitalia
dimostrare in giudizio
dettagliatamente la regolarità
delle notifiche delle cartelle. Per
l’iscrizione ipotecaria, inoltre, c’è
un’ulteriore tutela per il cittadinocontribuente: l’ipoteca non potrà
essere effettuata se non per un
debito di importo superiore agli
8.000 euro. L’art.76 del DPR
602/73 prevede infatti che il
“concessionario può procedere
all’espropriazione immobiliare se
l’importo complessivo del credito
per cui si procede supera
“Cartelle pazze”,
non sempre si deve pagare
Equitalia fa scattare il fermo amministrativo anche su multe ultradecennali
ipoteca la procedura esecutiva
potrà procedere fino alla vendita
all’asta dell’immobile di proprietà;
nel caso di fermo
amministrativo l’auto non potrà
marciare ed in caso di
eventuale sinistro stradale non
riceverà la copertura assicurativa.
In entrambi i casi il proprietario
complessivamente ottomila euro”,
in caso contrario l’iscrizione
ipotecaria sarà affetta da
nullità come confermato da
numerosissime pronunce
della cassazione tra cui
anche la recentissima
sentenza n.4077 del
febbraio 2010 nella quale la
di Nunzia Filacchione *
dell’immobile o del veicolo non
potrà procedere alla vendita del
proprio bene se prima non avrà
onorato il suo debito con
l’Equitalia Polis S.p.a. Su tale
situazione appare opportuno,
però, chiarire una serie di
aspetti così da rendere informati i
cittadini-contribuenti su cosa fare
qualora si dovesse verificare tale
problema. La maggior parte dei
fermi amministrativi scatta per
multe automobilistiche
ultradecennali e quindi
prescritte oppure mai
notificate o, ancora, nei
casi più eclatanti, già
pagate o già
preavviso,
comunicazioni queste ultime che
dovranno contenere, tra l’altro,
l’indicazione delle reali
notifiche, non è sufficiente
una semplice
indicazione; sarà
XX
Suprema Corte specifica che
l’ipoteca immobiliare, in quanto
garanzia reale al soddisfacimento
del creditore, è atto prodomico alla
promozione di esecuzioni
immobiliari e, di conseguenza,
soggetta agli stessi limiti di
valore previsti per
l’instaurazione di detta
procedura cioè 8.000 euro.
Attenzione quindi, in caso di
fermi amministrativi o iscrizioni
ipotecarie non sempre si deve
“per forza” pagare.
*Avvocato esperta in
opposizioni a cartelle
esattoriali
C
Confinarla nel
perimetro angusto di una
nuova carta di credito non le rende
giustizia visto che non è un prodotto
bancario in senso stretto: in realtà, infatti,
Carta Ateneum è una Carta Servizi,
funzionale all’accesso di servizi, scontistica ad
uso della giovane platea universitaria, ed è al
contempo scheda prepagata e ricaricabile,
emessa su circuito MasterCard e dunque
studia”, Ateneum è
l’unica tessera europea per
ragazzi under 30, utilizzabile in
Italia ed in 41 paesi europei per
accedere con condizioni estremamente
vantaggiose ad oltre 100mila esercizi
convenzionati. E, a tal proposito, Amedeo
Manzo, presidente BCC Napoli, ha spiegato
come sia nata da una banca giovane l’idea di
fornire un servizio studiato proprio per i giovani.
lavoro (vedi, ad
esempio, i concorsi annuali di
accesso a Borse Lavoro presso le BCC
vicine all’Università di appartenenza)
ma anche su quelli del tempo libero, dei
viaggi e della cultura: la piattaforma di
Ateneum, infatti, riconosce il 100% del
rimborso di un bene acquistato con la Carta in
caso di insoddisfazione e copre persino le spese
per il recupero di dati dagli hard disk relativi a
Ateneum,lacartavincente
Presentata alla Parthenope la nuova Card targata BCC Napoli
“Il progetto
rappresenta
una giovane
banca, nata da
poco a Napoli - ha
affermato Manzo i giovani sono
quelli che
muoveranno il
accettata ovunque nel mondo. Nata dalla
fruttuosa intesa tra la Banca di Credito
Cooperativo di Napoli l’Università degli Studi di
Napoli Parthenope e l’ADISU Parthenope, la
nuova carta servizi è stata presentata lo scorso
25 novembre nell’Aula Magna dell’Univeristà
Parthenope a Napoli. Numerosi gli operatori del
settore e artefici dell’iniziativa intervenuti al
convegno: il presidente BCC di Napoli, Amedeo
Manzo, l’assessore regionale all’Istruzione,
Caterina Miraglia, il presidente ADISU
Parthenope, Giuseppe Vito, il presidente BCC di
Scafati e Cetara, Massimo Cavallaro, il direttore
della Federazione Campana delle BCC, Francesco
Vildacci, e il responsabile del Servizio e-Bank
ICCREA Banca, Antonio Galiano.
Dopo i saluti di rito, il giornalista Massimo
Calenda, ha introdotto l’intervento dell’assessore
Miraglia, la quale ha espresso una grande
emozione nel salutare l’avvio di
quest’avventura: “Siamo di fronte ad una realtà
concreta - ha dichiarato - lo studente è un uomo
economico e in questo la carta lo aiuta nella
gestione in proprio, rendendolo protagonista
della propria azione universitaria”.
Realizzata, infatti, sulla scorta di un’attenta
analisi dei bisogni più avvertiti della
popolazione studentesca,
opportunamente condensata nel
claim “Studiata per chi
territorio nel futuro, sono la classe dirigente del
domani, sono i futuri imprenditori, politici,
economisti e così via. Trattenere i cervelli
significa fare il bene della regione e
incrementare quella cultura che fino a soli 150
anni fa era il fiore all’occhiello di Napoli
capitale”. Carta Ateneum, inoltre, si
configura come un formidabile ventaglio
di opportunità non solo sul doppio
versante dello
studio/formazione e del
XXI
personal computer comprati con la Carta,
estende infine da due a tre anni la garanzia
legale sui prodotti acquistati. La dinamica del
prodotto e il partenariato con Carta Giovani
implica una continua espansione in progress dei
benefìci e dei vantaggi offerti: e i nuovi
benefits in portafoglio sono facilmente
monitorabili attraverso il portale
www.cartabcc.it, ma anche attraverso
il sito www.cartagiovani.it (ndn)
XXII
laPortaVirtuosa
XXIV/Il Vasari ritrovato
XXV/L’idea può arrivare brindando al GHP
XXVI/Dominga Andrias, cuore flamenco
XXVII/A Napoli la prima Boutique-in-Shop targata Nespresso
XXVIII/Istituto Nazareth, piccoli scrittori crescono
XXIII
S
Sei anni di salti
mortali: una rincorsa
estenuante per battere sul tempo
muffa, incuria e degrado. E senza un
centesimo in tasca: almeno in partenza.
Adesso, però, Atlantide Ritrovata, combattivo
sodalizio culturale guidato da Clara Tucci,
incassa uno strepitoso successo: 16 preziose
tavole a olio ispirate al tema del sacrificio nel
Vecchio e Nuovo Testamento, firmate dal gigante
rinascimentale Giorgio Vasari, e in antico
sistemate nella sagrestia di S. Giovanni a
quanto sperava la Sovrintendenza di Palazzo
Reale che, a corto di soldi, la missione
impossibile l’aveva affidata alla Tucci nel 2005.
Il miracolo, insomma, l’hanno fatto i privati. Che
IlVasariritrovato
A Napoli si fa
presto a passare dal paradiso
all’inferno. Se il recupero delle 16
tavole vasariane è una vittoria scritta
con l’inchiostro della tenacia, quanto
accade nella chiesa di S. Giovanni a
Carbonara, culla originaria dei 16
capolavori, è una sconfitta scritta con
l’inchiostro della strafottenza. Sta picchiando
duro la pioggia all’interno dello storico tempio,
infierendo su vecchi guasti e provocandone di
nuovi. Macchie, infiltrazioni e gocciolature
sono in atto in 3 cappelle su 4 a destra della
Il restauro salva 16 capolavori, Capodimonte li accoglie
Tre scene di Sacrificio dal Vecchio
e Nuovo Testamento
Carbonara ma poi abbandonate per 40 anni nei
depositi della Sovrintendenza al Patrimonio
Artistico, sono state letteralmente salvate dalle
ingiurie del tempo e della negligenza grazie al
restauro dello specialista Bruno Tatafiore. I fondi
li ha raccolti la Tucci, autentica pasionaria
dell’arte negata ed esperta in recuperi
disperati, a cominciare dal suo portafoglio e
da quelli dei soci di Atlantide Ritrovata, ma
poi bussando a quattrini un po’
dappertutto per raggranellare il
necessario da sponsor privati e
pubblici. Esattamente
poi hanno perfezionato l’«Operazione Vasari»,
trovando finanziatori anche per il maxievento
finale: una mostra di respiro internazionale con
le 16 perle vasariane, sistemate in una degna
cornice, magari per sempre, per la gloria di
Napoli. Un invito a nozze per la Sovrintendenza
del Polo Museale napoletano che il posto giusto
per i 16 capolavori lo ha trovato al 2° piano di
Capodimonte (quello che ospita la collezione
napoletana): la sala numero 75, finora dedicata
all’«Annunciazione» di Tiziano che traslocherà in
una sala successiva. Scelta mirata quella della
Sovrintendenza collinare visto che la nascente
sala vasariana farà pendant naturale con la sala
numero 74, da tempo riservata a tre opere
monumentali del Maestro aretino in origine nella
chiesa di S. Anna dei Lombardi, cioè la
«Presentazione al tempio» la «Resurrezione» e le
2 tavole sorelle della «Cena in casa del fariseo».
Dunque, un percorso vasariano, senza eguali per
qualità e quantità, che la storia, il caso e la
volontà restituiscono alla città. I 16 Vasari, risorti
in un colpo solo, avranno gli occhi del mondo
puntati addosso dal 17 dicembre fino al 27
marzo 2011 vale a dire la durata ufficiale
dell’esposizione che prevede alla sala 76 anche
un allestimento di video (l’intenso rapporto
tra Vasari e Napoli) e di pannelli (la storia
del restauro delle 16 tavole). La
previsione, però, è che il circuito
vasariano, così concepito, resti
definitivo.
XXIV
San Giovanni
a Carbonara:
pioggia
assassina
navata e anche sulla parete destra del
presbiterio dove, a pochi centimetri dal muro a
rischio, qualcuno ha anche avuto l’idea geniale
di piazzare il cavalletto che sostiene la
monumentale «Crocifissione» del Vasari, fresca
di restauro. Nella Cappella del Sole, infine, lo
scandalo si salda alla beffa: da 3 anni manca
una lastra di vetro in uno dei finestroni e
così il maltempo irrompe sugli affreschi
della «Vita della Vergine» e delle
«Storie eremitiche».
Da scoppiare di rabbia.
N
Non c’è dubbio: solo
un’azienda di grande prestigio
e tradizione come Fratelli Berlucchi
poteva affiancare il Grand Hotel Parker’s
nel nuovo concept per la Champagneria, (la
prima in un Hotel a Napoli) che di recente è
stata così arricchita in uno spirito tutto legato al
territorio, secondo la filosofia della nouvelle
vague targata GHP.
La “Franciacorteria”, per l’occasione così definita,
testimonianza
tangibile e "degustabile" di
quanto la qualità del metodo classico
italiano abbia raggiunto livelli
assolutamente unici.
Nella scelta innovativa, e del tutto italiana, si
rispecchia la volontà della proprietà
dell’albergo, e in particolare nella figura della
direttrice Sissi Avallone, di proporre sempre
interessanti esclusività, sostenute dalle “giuste”
L’ideapuòarrivare
brindandoalGHP
La nuova gestione
della champagneria è stata
festeggiata in linea con gli incontri
conviviali 2010 di Fratelli Berlucchi
dedicati alle proprie bollicine, tutti
all’insegna del claim “Portate il cuore”, con la
qualità tutta italiana del Rosè Brut Millesimato
2006 Fratelli Berlucchi, vero protagonista e
testimonial dell’evento, nell’elegante salone, tra
stucchi, marmi, colonne e broccati, in
un'atmosfera ove ha regnato, proprio come
scelta, l'armonia. Ciò che ci si aspetta da una
seppur classica bollicina in moderna veste rosa.
Armonia in e per tutti i sensi: dal gusto, brindando
rosè ma anche degustando speciali accostamenti,
La nouvelle vague del Grand Hotel Parker’s si tinge di rosa con l’inaugurazione
della Champagneria che con i brut Fratelli Berlucchi diverrà tutta italiana
oltre a completare storicamente le opportunità
offerte dell’albergo, sarà il motivo di interesse per
accattivanti serate a tema, veri e propri
happyhour brindando Franciacorta, che da
gennaio saranno dedicati alle diverse bollicine
prodotte dall’azienda di Borgonato di Cortefranca:
Brut Millesimato 2006, Brut 25, Pas Dosè
Millesimato 2006, Brut Rosè Millesimato 2006,
Brut Satèn Millesimato 2006, Brut Casa delle
Colonne Millesimato 2001 Riserva, tutte da
sorseggiare al Bidder’s bar del Grand Hotel al
panoramico sesto piano.
alleanze, come è accaduto con Fratelli Berlucchi.
Proprio come per lo Shopping d’Autore, svoltosi
dall’11 al 13 dicembre, e giunto al quarto anno,
ha visto la partecipazione di rinomate aziende
artigianali e non, tutte di alta qualità, creando
nell’hotel un tipico mercatino natalizio di grande
fascino e prestigio, proprio come un souk di lusso.
Allo scopo di suggellare l’accordo con il nuovo
fornitore ufficiale Fratelli Berlucchi, si è tenuta
una festa frizzante, nei saloni al pian terreno
dell’hotel, che ha dato il via alla prestigiosa new
entry.
di Ferdinando Polverino De Laureto e Annalisa Tirrito
Gli incontri avranno anche una valenza sociale in
quanto si tenderà non solo a riunire personaggi
della movida serale e notturna partenopea, ma
anche persone virtuose che abbiano idee da
proporre su tutto ciò che di concreto e realistico sia
possibile nella città partendo da istanze private: il
GHP vuole proporsi alla città come una sede
“user friendly” capace di raggruppare ciò che
di sano e propositivo Napoli sia ancora in
grado di offrire.
Ovviamente davanti ad un bicchiere di
qualità come un brut
Franciacorta,
XXV
tra il global e il local, della cucina stellata by
Baciòt, all'udito, con un doppio happening
musicale contaminato tra contemporanea, jazz e
classica, alla vista, in uno dei luoghi più
affascinanti di Napoli, all'olfatto creato dalle note
lievitate e fruttate del Rosè, fino al tocco morbido
delle bollicine che avvolgono un calice dal
contenuto sorprendentemente consistente. E
ancora tra i prossimi appuntamenti in albergo, da
non perdere, il pranzo di Natale ed il Cenone di
Capodanno, nell’indimenticabile location, con
menu curato nei dettagli dallo chef Baciot.
P
Profilo decisamente
mediterraneo, occhi luminosi,
capelli corvini, naso greco malizioso,
labbra voluttuose, mani diafane, dita
sottili. Altezza considerevole in un corpo
sinuoso, Dominga Andrias, protagonista nelle
vesti di bailora del film Passione di John Turturro,
è una donna irriducibile, disinibita, spigliata. Non
eccentrica né conformista, ma dalla forte
personalità artistica. In lei ogni freno, ogni limite,
ogni appannamento, si scontra con la irrefrenabile
Il discorso della danza
in generale sarebbe lungo e
anche penoso. A Napoli dopo il S.
Carlo ci sono senz’altro diverse scuole
all’altezza per educare ed avviare alla
danza, avviare, sì.
La tarantella, il tango, il flamenco, sono
balli di una identica matrice culturale?
Sicuramente sono danze che rispecchiano la
tradizione, il colore di paesi diversi, ma pur sempre
danze del popolo.
DomingaAndrias,
unaballerinadalcuoreflamenco
di Umberto Franzese
voglia di esplosione, di liberazione.
Desiderio, carnalità sublimazione di
forme, di configurazioni, di allegorie di
immagini, si fondono in uno stile chiaro
e duttile volto al fine di dare corpo e
anima al suo disegno artistico: il ballo
flamenco. Un ballo in cui esplodono
atmosfere, sensazioni, pulsioni, frenesie
ispano-partenopee. Dominga Andrias dà
inizio al suo percorso artistico nel 1988 a
Sevilla presso l’Accademia di Manolo Marin,
approfondendo poi le tecniche e gli stili del
flamenco alla scuola di Matilde Coral. Nel
1995 crea il gruppo di danza flamenca la
Romeira. Nel 1996 è l’ideatrice del tablao Cueva
del Mar, stage con Andrei Marin, Rafael Campallo,
Mercedes Ruiz, Pilar Ortega, Maria Flores, Daniel
Dona, Soraya Clavijo. Partecipa a tutte le edizioni
del Premio Danza Enzo Avallone ed ai Festival di
Chiqui Jimenez (El Falo). Nel 2006 è in tournée
con lo spettacolo Despues de Carmen in coppia con
Antonio Marquez. Nel 2007 Dominga Andrias y
Compania è al teatro Instabile di Napoli
protagonista di Immagini per una Carmen di
Sergio Javier. Di recente, in coppia con Salvatore
Inghilleri, per la regia di Gigi Proietti, direttore
d’orchestra Daniel Oren, fa parte del corpo di ballo
della Carmen al teatro Verdi di Salerno.
Il ballo flamenco, secondo lei, esprime
desideri, ricordi, seduzione, grazia,
sensualità o cos’altro ancora?
Può esprimere questo e tanto altro ancora, come
forza, passione, sofferenza, disperazione, dignità,
ma soprattutto libertà, libertà di poter esprimere
la propria personalità.
C’è attesa o insoddisfazione di spettacoli
di danza?
Ancora tanta insoddisfazione.
C’è penuria o cospicua presenza
nel panorama cittadino di
scuole di ballo?
La natura si manifesta negli
alberi, nei ruscelli, nelle
pietre, nelle stelle, lei
quando balla da dove trae
modo di esprimersi?
Dal mare e dalla terra in
movimento essendo di origini
flegree.
Nel passaggio di una
nuvola cosa crede di
vedere?
Le vedo muoversi come
in una danza fascinosa
Il suo è un vissuto fatto di piccoli passi o di
salti in alto?
Di piccoli passi spesso faticosi.
L’azzurro del mare o il rosso di una rosa?
Decisamente l’azzurro del mare.
Una vita senza danza?
Non sarebbe vita. Dalle mie parti dicono: “Si può
levare ad uno spagnolo la sua cioccolata alla
cannella, ad una spagnola le sue trecce nere, ma a
nessuno dei due si può togliere la danza, ne
morirebbero”.
Lo scorso 9
dicembre nell’Antisala dei
Baroni del Maschio Angioino si è
tenuta la manifestazione “L’albero dei
balocchi”, un evento che ha avuto come
protagoniste la Fondazione Santobono
Pausilipon Onlus presieduta dalla dottoressa
Annamaria Minicucci (al centro nella foto) e
tutte le associazioni di volontariato che
operano nei due ospedali pediatrici. Per tutta
la giornata è stato possibile acquistare piccoli
oggetti, regali solidali e scoprire l’attività dei
volontari tutti riuniti per raccogliere fondi volti
al miglioramento della qualità della vita dei
piccoli pazienti degli ospedali Santobono
Pausilipon e delle loro famiglie. Non solo,
durante la giornata è stato proiettato un
documentario dell’orchestra Sanitansemble,
formata dai ragazzi del rione Sanità grazie
alla Onlus “L’altra Napoli” e diretta dal
maestro Maurizio Baratta, che ha allietato con
le sue note la chiusura dell’evento. Ciliegina
sulla torta della manifestazione l’asta benefica
di pregevoli oggetti d’arte. Insomma, una
giornata di musica e solidarietà che si è
L’albero dei balocchi,
regali solidali
dimostrata per i tanti che vi hanno partecipato
un’ottima occasione per comprare i regali di
Natale facendo anche del bene a chi più ne ha
bisogno.
L
Lo scorso 16 novembre
all’interno del department store Coin
di via Scarlatti 86/100 si è tenuto un
esclusivo cocktail di inaugurazione firmato
Nespresso che ha scelto proprio la città
simbolo del caffè per la sua nuova Boutique-inShop, spazio privilegiato nel quale degustare la
sua gamma di Grand Cru, una collezione di 16
caffè di qualità superiore ideati per concedersi
SbarcaaNapoli
laprimaBoutique-in-Shop
targataNespresso
Anche
quest’anno la Capitale ha
ospitato e omaggiato l’alta
sartoria di casa Sanseverino e le sue
cravatte. Quello che da molti è
considerato un must dell’eleganza
partenopea continua ad affascinare la
borghesia romana, come testimoniato dal
successo della festa tenutasi all’Hotel Hassler
di piazza trinità dei Monti 6 nei giorni 17 e 18
novembre. Nel grande salone dell’Hotel le
cravatte, i foulard e le pashmine del
prestigioso marchio napoletano hanno
occupato il posto d’onore attirando
l’attenzione dei più bei nomi
dell’imprenditoria, della cultura, della politica
e dello spettacolo che hanno partecipato al
cocktail, “rinforzato” di mozzarelline di bufala
Le cravatte
Sanseverino
conquistano
Roma
e pomodorini campani, per apprezzare le
nuove creazioni di casa Sanseverino. Un
evento dunque tutto “napoletano”, perché
“napoletana” è la cravatta Sanseverino dal
gusto un po’ retrò, scelta come simbolo della
tradizione sartoriale partenopea anche in
alcuni film italiani di successo come
“Gorbaciof” e “Benvenuti al Sud”.
momenti di puro piacere. Le Boutique-in-Shop
Nespresso sono vere e proprie Boutique del
caffè, che riproducono il mondo Nespresso in
ogni dettaglio e nelle quali degustare e scegliere
le varietà di “Grand Cru” preferite o acquistare
macchine da caffè e accessori di design. Spazi
dedicati agli estimatori del caffè di alta qualità,
in cui deliziare i sensi con l’esperienza di un
caffè perfetto, che hanno conquistato l’Italia a
partire dall’apertura del primo Nespresso BIS
nel settembre 2007 all’interno dell’elegante
concept store Coin di Piazzale Appio a
Roma, al quale sono seguiti nei mesi
successivi quelli di Milano, Bologna,
Firenze, Genova, Catania,
Brescia, Treviso,
Bergamo e Padova. A degustare le varie miscele
e provare l’ebbrezza di un esclusivo massaggio
al caffè sono accorsi numerosi protagonisti della
vita sociale partenopea tra i quali abbiamo
riconosciuto l’avvocato Enrica De Fusco, Gianluca
e Lorena Eminente, Sveva Focas De Bernardo,
Bitti Cattaneo della Volta, Luca e Simona della
Valle, Tony Di Pace, Gianfranco e Fiorella De
Mennato, Diego e Renata Napolitano, Mena
Buonocore, Luisa Stasi, Gilda Donadio, Maria
Teresa Scotti Galletta, Erika e Svevo De
Martino, Sergio Sembiante, Mario Coppeto e
Gianpaolo De Rosa, rispettivamente
presidente e assessore alla Cultura
della Municipalità Arenella
Vomero.
XXVII
Il colore verde è un miscuglio tra il
giallo e il blu e può avere duplice
significato, in base a dove vivi.
Nei paesi ricchi e urbanizzati
indica i soldi, perché è il colore del
dollaro, moneta “simbolo”, invece
nei paesi in via di sviluppo o
sottosviluppati, è... speranza!
Scuolevirtuose
Pubblichiamo un
articolo redatto dagli studenti
dell’Istituto Nazareth di via
Kagoshima 15, prodotto del laboratorio di
scrittura creativa “L’albero della vita”
dedicato al tema dell’adolescenza a colori. Il
laboratorio si propone di trasformare
l'insegnamento di un'abilità, quella della scrittura,
nell'apprendimento di un “Saper fare”: saper
essere autori e non solo lettori di un testo.
Destinatari dell’iniziativa, gli studenti di terza
media, coordinati dalle docenti Tiziana
Lafranceschina, Valeria Lancella e Loredana
Lombardi; quelli del IV e del I liceo scientifico,
coordinati dai docenti Domenico Iasiello e
Mariarosaria Izzo, quelli del I liceo linguistico,
coordinati dalla docente Rita Benassai e quelli del
V ginnasio, coordinati dalla docente Manuela
Malinconico.
IstitutoNazareth,piccoliscrittoricrescono
P
Mia nonna mi ripete sempre: Sine Pecunia Non Cantantur
Missae! La società, in cui viviamo, non è più basata sui
veri valori del passato, come l'amore, la solidarietà, il
rispetto, ma sul materialismo e consumismo, derivati dalla
rivoluzione tecnologica e dal progresso.
I soldi hanno acquisito, nel tempo, sempre più
importanza; fino a qualche secolo fa le persone e,
soprattutto, i contadini avevano la possibilità di pagare
con quello che producevano. L'uomo, poi, ha sentito il
bisogno di cambiare il metodo di scambio, così dal
baratto si è passati alle monete. I soldi, dunque, oggi
svolgono un ruolo fondamentale nella vita delle persone:
questi che, però, dovrebbero essere per gli uomini solo uno
strumento per raggiungere i propri obiettivi, sono
diventati più una "finalità" che non un "mezzo". Il valore
massimo oramai non è più il “bene”, ma l'apparire: essere
alla moda, avere l'ultimo modello di cellulare, poter fare
vacanze di lusso ed altro. Un tempo, invece, le persone
erano giudicate più per la loro cultura che per il loro
conto in banca...
Chi afferma che i soldi non danno la felicità, però dice un
falso! Per stare bene bisogna avere anche del denaro
altrimenti non ci si può curare. Se riflettiamo bene: è
meglio essere tristi e poveri o tristi e ricchi?
Il “dio denaro”... forse uno degli dei più forti al mondo,
anche per i non credenti!
Oggi, soprattutto, noi ragazzi siamo influenzati dalle
pubblicità e dalla televisione, per cui si pensa troppo alla
moda ed al superfluo. Si perde, così, il senso della misura
e del valore dei soldi, tanto che se non vesti con capi
firmati, vieni escluso dal gruppo! Il desiderio più
frequente dei ragazzi è quello di avere tutto e potersi
permettere una vita agita, ricca, senza rinunce e sacrifici.
Pochi, però, hanno il coraggio e l'onestà di dire, che
circondarsi di oggetti e i vestiti firmati è anche un modo
per sentirsi meglio con se stessi. Il sogno nel cassetto di
alcuni adolescenti è di apparire in un episodio della serie
“Gli uomini Più Ricchi d' Europa”, trasmessa su Travell
and Living. Questo programma illustra ville, panfili ed
auto delle persone più facoltose del mondo e, soprattutto,
spiega come sono riusciti a diventati tanto ricchi... nella
vita tutto è davvero possibile!
Il lato negativo dei soldi
Soldi, carta straccia con un numero ed un timbro, che
gli danno un valore terreno. Tutti noi conosciamo bene
il loro pregio, ma non tutti, invece, comprendiamo a
fondo il loro lato oscuro, avido e corrotto. Ci sono
persone che ammazzano, altri che muoiono per averne,
altri che fanno “matrimoni d'interesse”, che finiscono
dopo qualche mese, solo perché, con il divorzio, possono
prendere una parte del patrimonio del compagno ricco.
Ognuno a suo modo è affascinato dal denaro...
Cosa ci spinge ad uccidere, a rapinare, a far del male
per questa carta numerata? Avidità! Tutto ciò non
finirà mai, perché il denaro è un nemico, che non può
essere combattuto. Noi anche senza saperlo, siamo tutti
suoi complici e servi. Bisogna, però ricordarsi che,
mentre per noi un euro è solo una monetina che ci basta
per giocare ad una macchinetta, in un altro luogo, può
poter dire vita!
XXVIII
XXX/Metti la giarrettiera sotto l'albero
laportadeisensi
TOCCARE
VEDERE
SENTIRE
GUSTARE
ANNUSARE
XXIX
Il 21 dicembre
nella hall del Royal
Continental di Napoli si è tenuta
una Gran Soiree dove sono state
ammirate le creazioni di Alessandro
Legora De Feo (nella foto), mente
creativa di Alexau, il nuovo brand di moda
totalmente made in Naples che dall’estate
2009 ha conquistato la scena nazionale e
internazionale. Una serata di moda, musica
e glamour nella quale i modelli
appositamente realizzati da Alexau hanno
fatto da apripista sfilando sulle note del dj
set di Enzo Cipolletta, nella cornice creata
dalla mostra del fashion photographer
Marco Di Filippo. Il 21enne De Feo, studente
di Giurisprudenza, è l’artefice di un progetto
maturato grazie all’esperienza derivata
dall’attività imprenditoriale della famiglia,
dal senso estetico e dal gusto della
provocazione. Dalla presentazione in
Alexau, gran soiree
tra moda e musica
A
Angelo o diavolo, sexy o
innocente, rosso o nero, che
intimo nasconderanno donne e uomini
per le prossime festività natalizie?
L’atmosfera e il clima ci avvicinano alla festa
più attesa dell’anno e abbiamo pensato di
curiosare nei negozi di abbigliamento intimo
con perizoma + guanti di
pizzo (€ 12,90), le mutandine in
tulle rosso con campanellini, i cerchietti
di pailettes per capelli (€ 4,90) e le
giarrettiere rosse e nere (€ 2,90) per chi
vuole salutare con scaramanzia l’anno nuovo,
sono alcune delle proposte di Tezenis (via Nisco
Metti la giarrettiera sott
della città per scoprire tendenze e novità. Le
proposte sono molte, per tutti i gusti e per tutte le
tasche. Facciamo un tour virtuale per capire cosa
renderà più speciale il Natale 2010. Per una
donna chic che non ama l’eccesso ma punta alla
seduzione con garbo, le proposte di “Abet” (via
dei Mille 79) sono sottovesti in seta rossa (€
120,00) o intimo e corsetteria rigorosamente in
pizzo nero, quale il body da usare come
sottogiacca per una cena a lume di candela, ma
che all’occasione diventa una raffinata arma di
seduzione (€ 79,00). La collezione Natale 2010
di Alessandra Dell’Aquila
grande stile dello scorso giugno ai corner
dedicati nei negozi di Napoli, Cannes,
Mosca, Riyad, Dubai e Hong Kong il passo è
stato breve e già si preannuncia un 2011
ricco di successi che prenderà il via in
febbraio con la presentazione della
collezione Autunno/Inverno 2011/2012 i
cui capi saranno uniti dal fil rouge del mare,
grande ispiratore della creatività targata
Alexau. Lo stesso tema domina la linea
attualmente in vendita, ammirata durante il
Milano Fashion Week in piazza della Scala,
fortemente caratterizzata dall’ispirazione
nautica, un after boat chic, che ripropone la
corda, icona simbolo della marineria
italiana, accostata a blu caldi e tessuti
freschi quali canapa, sangallo, sete e
crepon, il tutto a richiamare una eco degli
anni ’50 negli abiti realizzati da maestri
artigiani. Moda per l’after yachting ma
non solo: la continua ricerca dei materiali,
dei colori, delle forme che si traducono
in vestibilità armonica e distintiva per
un pubblico vasto,
intergenerazionale e
multiculturale.
di Yamamay (via Nisco 2) è invece dedicata al
tema “Christmas Angels”, oltre agli immancabili
bustier di pizzo rosso (€ 39,90) o fasce in pailttes
oro (€ 29,90) da indossare la notte di
Capodanno, numerose le proposte per dei piccoli
regali portafortuna, come i perizomi racchiusi nel
portacellulare o confezionati con candeline a
forma dei tre angioletti protagonisti della
collezione, Fancy, Dreamy and Sexy (€ 9,90).
Diversa e fantasiosa la proposta della collezione
beauty, con stupendi set di oli, creme massaggi,
incensi e cd musicali, per giornate dedicate al
benessere del corpo e della mente (€ 24,90 - €
29,90) Per le giovanissime le sfiziose scatoline
Lo scarto di una donna può diventare il tesoro di
un’altra. Una delle tante regole d’oro non scritte
dell’universo femminile può essere valida non solo
in fatto di uomini ma, soprattutto in tempi di crisi
economica, per vestiti e accessori. Se in Italia non ha
avuto fortuna la moda americana di organizzare
feste per single dove le donne portano uomini ai
quali non sono più interessate per favorire lo
scambio di “risorse” tra cuori solitari, ben altro
successo hanno riscosso gli “Swap Party”,
praticamente le feste del “riciclo”, dal termine
“Swap”, ovvero “baratto”. Il meccanismo è
semplice: ogni donna porta un massimo di cinque
capi d’abbigliamento (ma anche accessori) che non
indossa più ai quali una giuria di esperti assegna un
valore da una a tre stelle e poi, durante la festa, si
dà il via ad un vero e proprio scambio dove si può
XXX
Amuleto portafortuna e arma di
5). Intimissimi (via dei Mille 60) propone, oltre al
rosso, colore ricercato per l’occasione ma che non
incontra i gusti di tutti, il nero, con mini sottovesti
in pizzo con un tocco carminio ( € 30,00) o
completini in blu glitterato (€ 32,00), colore
dell’inverno. Indispensabile capo d’abbigliamento,
non più ormai accessorio bensì vero e proprio
oggetto trendy che regala un tocco “cool” alla
mise delle feste è la calza. Calzedonia ne propone
Cambiare look gratis
con gli “Swap Party”
barattare la borsa che ormai ha stufato o il vestito
acquistato per sbaglio e quasi mai indossato per un
capo di uguale valore che un’altra donna desidera
“rottamare”. Un’idea semplice ma geniale che
l’associazione Gleca ha importato per la prima festa
del baratto modaiolo tenutasi lo scorso 26 novembre
to l’albero
con tintinnanti campanellini
(€ 6,95 – 9,95). Non meno
importante la collezione da uomo che
le varie aziende propongono ogni anno.
Ben augurante il parigamba rosso con
annesso corno proposto da Yamamay (€
14,90), o ancora il simpatico barattolosalvadanaio contente un parigamba che reca
stampata l’irriverente dicitura “100% uomo
verace” (€ 14,90 ); sonora invece la proposta di
Intimissimi con un boxer che al tocco intona una
dolcissima musica natalizia (€ 20,00).
seduzione, l’intimo è il vero protagonista delle feste
per ogni esigenza, c’è l’autoreggente in pizzo
nero con fiocchetto rosso portafortuna (€ 12,95),
o il collant argento indispensabile per essere
protagoniste della notte di S. Silvestro ( € 12,95),
o ancora il collant nero con stelline in rilievo (€
9,95). Per le giornate di festa da passare in casa
con la propria famiglia, carinissimi i calzettoni
antiscivolo per lui, lei e per i più piccoli caldi e
simpatici con le faccine dei personaggi Disney e
Rivisitazione della linea basic per Tezenis, che
propone slip e parigamba semplici ma rossi.
Tantissime idee regalo, molti modi di approcciare
ad un settore che ormai da qualche anno fa
tendenza pur rimanendo, quasi sempre,
“nascosto”; l’intimo come oggetto per esorcizzare
i cattivi pensieri e gli eventi spiacevoli dell’anno
che sta andando via, intimo come amuleto per
affrontare con ottimismo il 2011 che verrà.
al lounge bar “L’Ovo” di via Parthenope. Per le tante
donne che hanno partecipato al “Napoli fashion
swap” il baratto modaiolo si è rivelato divertente ma
anche conveniente: tutte le “shopaholic” partenopee
hanno gioito nell’unire il piacere di una festa
frizzante e godibile, con la possibilità di fare spazio
nel guardaroba rinnovando anche il look. Poche le
regole: assolutamente vietati i costumi da bagno,
l’intimo e i gioielli, tutti i capi devono essere in
buone condizioni, lavati e stirati, e una volta
“swappati”
non si possono
cambiare.
Sponsor della
serata
dedicata al
baratto
glamour
partenopeo lo
stilista Antonio
Grimaldi, che nel corso del party ha giudicato
insindacabilmente i capi da “swappare”, invitando
tutte le partecipanti a sperimentare con lo stile e a
non essere gelose dei propri capi perché, secondo la
filosofia che anima questo nuovo trend, quello che
per una donna è un errore di shopping, per un’altra
può essere il vestito dei sogni. (rg)
XXXI
Il divertimento per
grandi e piccini ha un nuovo
punto di riferimento: ha
inaugurato in vico Satriano “Capriccio
n. 3”, agenzia di animazione e bottega
del regalo. L’idea di coniugare un team di
professionisti delle feste a tema e la vendita
Capriccio n. 3,
i professionisti
del divertimento
di oggetti ricercati e unici nel loro genere è
venuta a Barbara Riccio, giovane imprenditrice
napoletana, che, dopo aver maturato una
importante esperienza nel marketing e nella
comunicazione in aziende del Nord Italia,
nell’organizzazione di feste e grandi eventi, ha
deciso di investire nella sua città con
un’iniziativa dedicata a coloro che amano farsi
sorprendere e divertirsi con giochi e avventure
sempre nuove, i bambini. Il team di “Capriccio
n. 3”, infatti, ha ideato una serie di feste a
tema con giochi creativi e intelligenti, comici
rebus e quiz a prova di secchione. C’è
l’avventurosa festa degli indiani, con tanto di
riserva, tribù e capo-indiano, copricapi con le
piume, e ovviamente il tepee, la tipica tenda
indiana. Il ballo a corte, con principi e
principesse, un tuffo nel passato tra le più
disparate epoche, con divertenti quiz di storia a
premi. E ancora, il teatrino “capriccioso”, con
marionette e burattini che raccontano
avvenimenti incredibili, e rendono i bambini
protagonisti di mirabili avventure. Ma
“Capriccio n. 3” è anche una bottega del
regalo. Non doni qualsiasi, bensì oggetti rari e
unici: i pezzi d’arte di Germana Grauss, le
creazioni di Viviana Marchese, oggetti di
design d’arredo perfetti da regalare o
da acquistare per impreziosire gli
ambienti della propria
abitazione.
Saper17
Vivere
ARTE
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
A SINISTRA:
Antonio Ruggieri
NELLA FOTO AL CENTRO
Acquafrescaia anni 50
IN BASSO:
Bagni Elena
Arte /
Costume /
Storie /
Personaggi /
Cultura /
Lifestyle /
Eventi /
Turismo /
Relax /
Webmania
Archivio Ruggieri:
adesso c’è il web
E
Era da tanto che Francesco Ruggieri, valoroso fotoreporter,
coltivava il sogno di trasferire in uno spazio web l’immenso
archivio fotografico, costruito in 55 anni di attività (19522007) dal papà Antonio, celebre firma del clic made in Naples:
lui, Antonio Ruggieri, studio e gloria in Galleria Umberto I,
autore di scatti che venivano pubblicati sui principali quotidiani locale e nazionali, attraversò infaticabile la seconda
metà del XX secolo, consegnando ai lettori attraverso le proprie immagini la puntuale cronaca storica di una città che
cresceva e cambiava.
continua a pag 18
ARTE
Saper
Vivere
Archivio Ruggieri:
adesso c’è il web
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
estraeva vittoriosamente la
foto che serviva e che finiva
sulla scrivania, sotto gli occhi
dei presenti: un’esca esplosiva
in più per incendiare i già animati cenacoli di casa Ruggieri». Polvere di stelle e di
consuetudini che adesso Francesco rilancia sul sito: «Doteremo il neonato spazio web di
un forum, con la speranza di
riuscire ad intavolare simpatiche discussioni e di condividere in rete la magia della
collezione Ruggieri. Proprio
come piaceva a lui».
di Oscar Medina
continua da pag 17
Un giacimento di impagabile
valore documentale ed artistico composto da una gran
quantità di negativi di diverso
formato il cui nucleo portante
si traduce attualmente in
circa 150mila immagini: eredità scomoda da gestire per
quantità e qualità. Un lascito
da onorare nell’unico modo
possibile: rendere pubblica la
formidabile biblioteca di testimonianze visive, assemblata
dal padre. Francesco, allora,
ci ha lavorato su con entusiasmo e talento, anche quello
ereditato nei cromosomi, e
adesso centra l’agognato
obiettivo: è realtà www.archiviofotograficoruggieri.it, miniera
di
icone
che
cristallizzano un quotidiano
partenopeo, agitato da facce
e da eventi, da volti vip e da
maschere popolari, da fatti di
cronaca e di spettacolo, condensandosi poi su alcune direttrici principali: il teatro di
Eduardo, le 18 edizioni del festival della canzone Napoletana, le feste di popolo per le
celebrazioni di Piedigrotta.
Per non parlare di una sontuosa photogallery del jet set
dell’epoca (la Loren, Taranto,
Rossellini, Totò, Sordi, la Callas e la Wanda Osiris e tantissimi altri) o delle sequenze
rarissime rubate al clamoroso
processo a Pupetta Maresca.
Un ben di Dio che ora è a disposizione di collezionisti, di
appassionati, di storici del costume: materiale ben conservato e raccolto per argomenti
la cui visibilità sarà facilitata
da un database in cui effettuare le ricerche e con cui
poter anche interagire, inviando informazioni o, perché
no, richiedendo l’autorizzazione ad usare le immagini
prescelte per il proprio sito o
per le proprie collezioni. Francesco sfoglia l’album degli
amarcord e rievoca: «Uno “sfizio” di mio padre era fare salotto con gli amici. E di
qualunque cosa si discutesse,
aveva la foto pronta. Apriva
cassetti, scatole, buste, rovistava tra mille carte, poi
18
Scugnizzi a Piedigrotta
IN ALTO:
Home page del Sito
ARTE
di Valeria Puntuale
Nel pieno delle feste natalizie, Chiaia si
riscopre sempre più fulcro cittadino
dell’arte contemporanea. In piazza dei
Martiri, cuore del quartiere, dall’8
dicembre i leoni di Tommaso Solari che
ornano l’obelisco dedicato ai caduti in
difesa della libertà hanno preso vita e
avanzano maestosamente attraverso
via Calabritto con lo sguardo puntato
verso il mare. È “Fieri”, l’installazione
della napoletana Nadia Magnacca, che,
rappresentando il risveglio dei leoni,
simbolo di fierezza e di forza, incita il
risveglio dei valori d’identità e orgoglio
cittadino. L’ambizioso progetto è
diventato realtà grazie al
fondamentale supporto del “Consorzio
dei Mille”, nato da un’idea di Nino De
Nicola, noto esponente della sartoria
napoletana, che raccoglie circa
quaranta tra imprenditori,
commercianti, artigiani, operatori
turistici, società di servizi e studi
professionali. Dalle fiere simbolo della
Napoli “bene” alle vele, simbolo della
periferia in cerca di riscatto: alla
galleria Lia Rumma di via Vannella
Gaetani fino al 31 dicembre è in
esposizione “Vele”, il progetto di Tobias
Zielony. Un’animazione fotografica
della durata di nove minuti e sedici
secondi, ed in esclusiva, la parallela
serie fotografica completa, costituita da
16 immagini nelle quali l’artista
tedesco restituisce in termini di
Saper
Vivere
19
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Viaggio
ai confini
della creatività
IN ALTO A SINISTRA
Marco Neri Galleria Artiaco
IN ALTO A DESTRA
Ripple sole di Haavard Homstvedt alla
galleria Annarumma
RIQUADRO
Darren Almond alla Galleria Artiaco
IN BASSO
Installazione Fieri di piazza dei Martiri
Dalle Fiere di Nadia Magnacca ai pezzi d’autore di Lino Fiorito
linguaggio filmico il disagio di chi vive
o frequenta questi luoghi, ritratti come
rovine spettrali. Un’altra personale è di
scena fino al 10 gennaio alla galleria
Annarumma 404 di via Carlo Poerio: si
tratta della mostra di Haavard
Homstvedt, giovane artista norvegese,
per la prima volta in Italia, che
recupera i materiali di lavori
precedentemente realizzati e li
inserisce in nuovi progetti dove però i
colori non sono più pennellate
affiancate le une accanto alle altre, ma
scampoli di pittura sovrapposti. Doppio
appuntamento, invece, per la Galleria
Alfonso Artiaco di piazza dei Martiri
58: protagonista del main space
l’inglese Darren Almond con i suoi
“train plates”, che, posti lungo le pareti
ARTE
VIAGGIO AI CONFINI
DELLA CREATIVITÀ
continua da pag 19
Saper
Vivere
20
continua da pag 19
della galleria, disegnano un percoso
che giunge dalla Divina Commedia di
Dante Alighieri con tre sculture
rispettivamente in ferro, alluminio e
bronzo sulle quali sono incisi i nomi
delle tre Cantiche dantesche, mentre
nel Project Space si trova la personale
di Marco Neri, artista romagnolo che
recupera il genere del “paesaggio”, sul
quale incentra la sua ricerca formale
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
aprendo nuove possibilità nel
panorama pittorico contemporaneo.
Fino al 15 gennaio, infine, in mostra
nella galleria Al blu di Prussia di via
Filangieri 42, gli acquarelli e le
ceramiche di Lino Fiorito, trenta opere
concepite a metà strada tra Napoli,
Colonia e Salerno per la prima
personale a Napoli dell’artista
fondatore del gruppo teatrale di
avanguardia “Falso Movimento”.
AL PAN
LE LEGGENDE
DEL ROCK
A SINISTRA
Opere di Lino Fiorito
al Blu di Prussia
IN BASSO
Vele di Tobias Zielony
Galleria Lia Rumma
C
inquant’anni di musica, linguaggi, tecnologie e leggende:
tutto
questo
è
“ROCK!”, la mostra/evento in
programma dal 18 dicembre
2010 al 31 gennaio 2011
negli spazi del Pan di via dei
Mille. Presentata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, la mostra
gode del patrocinio del
Consolato Generale degli
Stati Uniti d’America e
del Consolato Britannico e include oltre
400 oggetti tra memorabilia, gadget,
merchandising, vinili, audiovisivi, manifesti d’epoca e
strumenti musicali provenienti da
alcune tra le più importanti collezioni private italiane. Direttori
culturali della mostra sono Michelangelo Iossa e Carmine Aymone, critici musicali e docenti di
storia del rock. Cinque le aree tematiche: “Rock Legends”,
“American Dreams: il rock a
stelle e strisce”, “The sound of
music: storia ed evoluzione delle
macchine parlanti”, “Napoli
strizza l’occhio al rock” e “NapoLiverpool: la leggenda dei Beatles
e la musica dei Fab Four”. Quest’ultima è costituita da due mostre fotografiche: “New York, gli
ultimi luoghi di John Lennon” di
Francesca Capriati e “John &
Yoko – il Bed-In di Montreal
(1969)” di Bruno Vagnini. La
prima racconta la grande mela
vista con gli occhi dell’ex beatle
in dodici fotografie esposte per la
prima volta a Napoli, a trent’anni
esatti dalla scomparsa di Lennon.
La seconda, invece, raccoglie in
27 immagini il senso della protesta pacifista attuata da Lennon
assieme a Yoko Ono in Canada
contro la guerra del Vietnam.
ARTE
Saper
Vivere
Belledonne 14,
il made in Italy by night
21
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
S
Shopping senza limiti nel cuore di Chiaia: dallo
scorso settembre, infatti, lo store Belledonne 14
by Pasha di vico Belledonne, fa le ore piccole.
Ogni weekend, esclusa la domenica, i frequentatori della movida chiaiese possono fermarsi per
un aperitivo e acquistare fino a notte fonda. L’iniziativa è stata ideata dai fratelli Pezzella, Andrea
e Martina, giovani imprenditori che da due anni
tengono saldo il baluardo del made in Italy proponendo alla loro affezionata clientela borse,
scarpe e accessori di tendenza ma, soprattutto, di
produzione esclusivamente nostrana. Un esperimento senza precedenti che permette ai giovani,
solitamente refrattari allo shopping tradizionale
durante il quale spesso si resta bloccati nel traffico o si è costretti a lunghe code per entrare nei
negozi, di acquistare senza stress in un momento
di relax e divertimento quale è la notte. Ad accompagnare lo shopping by night musica lounge,
atmosfera rilassata e flute di prosecco. Insomma,
fare acquisti non è mai stato così facile ma anche
divertente, da Belledonne 14, oltre a scarpe, borse
e accessori all’ultimo grido è possibile scegliere
tra una vasta gamma di profumi e prodotti per il
corpo sia da uomo che da donna in un ambiente
piacevole e cordiale che è il marchio di fabbrica
della famiglia Pezzella, grazie alla grande esperienza maturata nel settore. La competenza, l’attenzione per i prodotti e per il territorio sono i
valori che muovono Andrea e Martina, con la finalità di riportare Chiaia agli splendori di una
vera capitale dello shopping.
LIBRI
Saper
Vivere
22
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Partendo dal secondo dopoguerra, de Francesco fa
emergere il “ritratto” di
un amministratore popolare ma non populista,
operativo e non accentratore, servitore della collettività non del clientelismo,
mediatore non temerario,
di oggettiva e documentata esemplarità.
Una lezione di militanza,
di impegno e di disinteresse del “Potere” attualissima se si guarda alla
Napoli odierna, collezionista di “maglie nere” per
degrado e carenza di
classe dirigente. Il
tempo e la
trama del
libro hanno
una data
precisa l’inverno del
1984 quando Napoli fu la ribalta di una
contrapposizione feroce, di
giochi e ambizioni smodati,
dovuti a una
serie di vicende:
la caduta del sindaco Valenzi, favorita anche da
guerre intestine al
Presentato
all’Antisala
dei Baroni
il saggio
sui “cento giorni”
di Franco Picardi
a Palazzo
San Giacomo
e sulla Napoli
complessa
degli anni ’80
Quel sindaco gentiluomo
di Mario Paciolla
Successo di pubblico e personalità della politica di ieri e
di oggi alla presentazione
all’Antisala dei Baroni, organizzata dall’Associazione
Napoli e da Iuppiter Edizioni
del saggio “Il Sindaco della
Prima Repubblica” in cui il
giornalista Aldo de Francesco ripercorre la vita politica
e umana di Franco Picardi,
figura storica del socialismo
democratico, coraggioso successore a Palazzo San Giacomo di Maurizio Valenzi,
(“silurato” nel 1984 dalla
Dc ma anche da “fuoco
amico”). All’evento hanno
partecipato Marco Mansueto,
Ottavio Lucarelli, Aldo de
Francesco, Giovanni Grieco,
Andrea Geremicca, Nello Polese, Giulio Di Donato,
Marco Di Lello, Carlo Lamura, Filippo Caria e altri
rappresentanti della Prima e
della Seconda Repubblica
che, nel celebrare Franco Picardi, presente in sala con la
famiglia e gli amici di sempre, hanno rivissuto, attraverso un dibattito intenso e
appassionato, la Napoli complessa degli anni ’80.
Il libro ricostruisce il drammatico scenario della Napoli
del dopo Valenzi, se ne raccontano retroscena e vicende, trascurate o non
sufficientemente approfondite, perché troppo scomode.
LIBRI
Pci, che voleva tenere le
mani libere per riconquistare
consensi perduti in seguito a
una gestione amministrativa,
durata sette anni, limpida
ma non sempre in linea con
il partito (e le future ambizioni di un rampante Bassolino); la guerra aperta tra Psi
e Pci su riformismo e massimalismo; una ricostruzione
post-terremoto molto chiacchierata, sullo sfondo di una
inquietudine sociale, brodo
di coltura del patto scellerato
camorra-terrorismo finalizzato a destabilizzazioni con
mire diverse.
In uno scenario così drammatico e senza una maggioranza al Comune, Picardi
ebbe il coraggio, in soli tre
mesi, di affrontare e vincere
molteplici sfide: varare il bilancio, farlo approvare, tamponare le agitazioni,
salvando così la consiliatura,
appena rieletta e già in bilico. Altri avrebbero fatto di
tutto per rimanere in sella,
ma lui si dimise subito dopo
Saper
Vivere
23
l’approvazione per rispetto
del mandato avuto. Il voto di
responsabilità dato dal Msi
al bilancio era stato decisivo,
Picardi ringraziò pubblicamente Almirante, allora capogruppo a Palazzo San
Giacomo, per il senso civico
dimostrato, e lasciò, malgrado Craxi, Gava, Scotti e
altri autorevoli big della politica lo spingessero a nicchiare, a
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
sorvolare sull’appoggio del
Msi, a non farsi tanti scrupoli e tirare avanti. Questi
sono solo alcuni, dei tanti significativi episodi di una coraggiosa avventura
amministrativa, ricca di valutazioni e rivelazioni, evocata dal protagonista sempre
con rispetto e senso della misura, che mettono a nudo
comportamenti, limiti storici
di una città. In
ragione di questo “Il sindaco
della Prima Repubblica” si
segnala come una preziosa
testimonianza, molto utile, ai
contendenti in campo in
vista del rinnovo del Consiglio comunale e della elezione del nuovo inquilino di
Palazzo San Giacomo, e di
una eredità, che la Iervolino
lascia, riconosciuta “urbi et
orbi”, sconsolante.
Il “Valenzi” di Nico Pirozzi
aurizio Valenzi, predecessore di Picardi a Palazzo San
Giacomo, è il protagonista del libro edito da Cento Autori e
M
curato, con il consueto rigore storico, dal giornalista e saggista
Nico Pirozzi “Ebrei Italiani di fronte al razzismo”. Ne emerge il
ritratto di un Valenzi inedito: “A denunciare la politica razzista
dell’Italia di Mussolini, in quel lontano 1938, non è il Valenzi
comunista - spiega Pirozzi - ma il Valenzi ebreo, preoccupato per
la sorte che il fascismo ha riservato a migliaia di altri ebrei,
indipendentemente dalla casacca politica che, in passato, hanno
indossato”. A denunciare il fatale abbraccio avvenuto tra le
fascismo e nazismo è, con alcune settimane di anticipo sulle leggi
razziali del novembre 1938, un giovane italiano nato in Tunisia:
Maurizio Valenzi. Le sue preoccupazioni di ebreo e di antifascista
le affida a un opuscolo firmato con lo pseudonimo di Andrea
Mortara, pubblicato nell'ex protettorato francese, giunto
clandestinamente anche in Italia. Una lucida analisi anticipatrice
di una tragedia che, pochi anni dopo, trascinerà nel vortice della
Shoah i destini di sei milioni di ebrei europei.
LIBRI
Saper
Vivere
24
chiede: “Monsieur, ma
Napoli oggi che cosa
è?”.
“È tutte queste cose
messe insieme, morente, ferita, fiera e
indomita”, è la risposta della guida, divertita ma densa di
significati. Una risposta simile, in
altri apparentemente scontata
seppure significativa, accende
l’estro dello scrittore, che si pone
una ulteriore riflessione, racchiusa in un
di Mario Paciolla
Dopo la sua opera prima,
“Una Millecento blu”, che
lo ha rivelato scrittore sorprendente con un netto
profilo di romanziere, Marcello Fasolino, sulla scia
dei narratori di razza si segnala anche come un efficace elzevirista. A pochi
mesi dal suo esordio, in
questi giorni, viene la conferma dalla nuova opera “Il
quinto leone”, (Iuppiter
Edizioni) una raccolta, che
diventa metafora di forte significato sociale e politico
sulla Napoli odierna, facendo, ancora una volta,
emergere la vocazione di
impegno civile
dell’autore, già
cifra della sua
quotidianità di
imprenditore tra
i più competitivi
del nostro Sud.
Come nasce il
libro? Per caso,
come tutte le
cose buone di
questo mondo.
È un giorno del
maggio scorso,
e, durante la
sua consueta
passeggiata in
piazza dei Martiri, per la pausa
caffè - relax, la
curiosità di Fasolino è attratta
dal racconto di
una guida turistica, che illustra a una
comitiva di
francesi il significato delle statue marmoree
dei quattro
leoni, a guardia
d’onore al monumento ai
Martiri a memoria dei caduti
delle rivoluzioni
napoletane: 1799, 1820,
1848 e 1860.
Ogni statua, dedicata a una
rivoluzione, ha la sua allegoria, come si era soliti fare
per i celebrativi monumenti
rinascimentali: il leone morente rappresenta la rivoluzione del 1799; il ferito,
quella del 1820; il fiero,
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Dopo
“Una
Millecento blu”,
nuova
sfida
letteraria
per Marcello
Fasolino
Aspettando
il quinto
leone
quella del 1848; infine, l’indomito, il 1860, con la caduta definitiva dei
Borboni. Fasolino si appassiona a quelle storie, continua a seguirle
attentamente, anzi si incanta a sentire la guida, registrandone nella mente
ogni parola. Un turista gli
auspicio complessivo, che
vale cento programmi elettorali: “Perché non sperare
nel quinto leone, metafora
di sviluppo, innovazione, di
un definitivo rilancio di Napoli?”.
Da qui nascono una serie di
elzeviri, che, spaziando per
ogni campo, dalla descri-
zione di personaggi, di situazioni, di mode, di eccellenze, di incontri, di gusti di
tendenze, fanno emergere
una Napoli positiva che tira
diritto malgrado tutto remi
contro. Ognuno descrive
un mondo, ne delinea valori
e disegni, raccontati con
sentimenti d’altri tempi, capaci di far emergere i dettagli di una realtà di chiara
ispirazione verista, cui nulla
sfugge.
E’ cosi, dietro ogni storia
c’è sempre un vissuto, che,
ai tempi delle mitiche
“Terze pagine” dei vecchi
quotidiani, avrebbe avuto il
“trono dell’apertura”,
quello che sancì l’incontro
di narrativa, letteratura e
giornalismo.
Dopo questa gradevole
strenna di Natale, di uno
scrittore come Fasolino,
sempre più ispirato, ora
aspettiamo il suo secondo
romanzo, stando ad attendibili “spifferi” in libreria a
febbraio e dedicato a Napoli con un finale sorprendente.
LIBRI
Saper
Vivere
25
CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Libridine
Nora Catalano, la parola che redime
Le liriche della poetessa si vestono di nostalgia e di attesa
di Aurora Cacopardo
L
a vocazione all’arte dello scrivere di Nora Catalano
appare sin dal titolo dei primi due libri che precedono “La speranza” (ed. I Narranti/Autoproduzioni): “Il giorno più bello” e “In più un’immagine”.
Infatti, le liriche raccolte nei tre volumi pongono in evidenza un profondo amore che la scrittrice ha per la parola
detta con autenticità, per un ineludibile bisogno dello spirito, tanto che essa parola diviene luce e guida di vita. La
parola può essere àncora di salvezza e strumento che redime, se viene adoperata secondo i dettami dell’arte, perché allora ci rivela i sensi riposti che la vita nasconde e ci
consente di conoscere veramente noi stessi. Nei suoi lavori
è presente il simbolismo francese in particolare Rimbaud
ma ciò significa che nella produzione poetica della Catalano il simbolista francese rappresenta solo un momento
preparatorio rispetto all’ultimo lavoro che a me è parso un
cantico alla speranza e al divenire. Un penetrare la coscienza di un tempo del quale la luce ed il deserto sono il
nostro cammino; e la luce è nel sentiero che segna l’alba,
il tramonto, la sacralità dell’essere: “il giorno più bello/è il
più bel giorno/ che si aspetta/ così si allontana/l’orrore del
vuoto/ma la paura/ il terrore del pieno/ se non è grande/
questo divenire/ diviene luce/ chiara più del giorno”. La
parola infinita o forse indefinibile della poetessa si veste
di nostalgia ma anche di attesa. Non più navigatori di naufragi ma viaggiatori del silenzio, umili cercatori di speranza: “ho visto il tuo mondo/erano i miei pensieri/ e
questo vorrà dire incontrarsi/ per quanto lontano nel
tempo/ possiamo dire/non ci saremo”. In realtà, al di là
dei parametri critici, la poesia di Nora Catalano è mistero
che chiede alla contemplazione di farsi vita. È anche un
viaggio al centro della memoria che si racconta nell’intreccio delle avventure ... “non è difficile ricordare/ se
anche questo è sapere aspettare! ... ci si incontra/ e poi ci
si lascia/ quello che resta non sono i ricordi/ma le attese/
se sapere aspettare/ è ricordare ... ”. Il tempo,
così si racconta nella lacerazione
tra presente e memoria;
il
tempo della
partenza
non è solo
quello
che
vive
ma
quello che è
stato e quello
che sarà. I lavori della poetessa
sono
viaggi che la memoria rintraccia
con i suoi segni, i
suoi simboli, i
suoi archetipi: “...
le parole d’amore
/sono come l’equinozio di primavera/
VENEERS, LA TECNICA RIVOLUZIONARIA
CHE MIGLIORA IL SORRISO
a qualche settimana è in distribuzione il volume “Veneers: ricostruzioni miniinvasive ed aspetti clinico tecnici”. Autori il professor Guerino Paolantoni e
Dl’odontotecnico
Attilio Sommella. Nasce da una straordinaria sinergia tra due
professionisti, che dal loro quotidiano impegno professionale hanno tratto gli
stimoli e le motivazioni per la realizzazione di un poderoso testo di riferimento
tecnico-scientifico in campo odontoiatrico. Un settore in continua evoluzione.
Il contributo qualificato, che viene dai due autori, va nel solco di quella collaudata
tradizione odontoiatrica napoletana, che si pone tra le avanguardie nella
sperimentazione e nell’innovazione.
Il tema trattato è quello delle Veneers - definite anche come faccette in ceramica, la nuova e moderna procedura che consente di modificare la morfologia e il colore
di denti che non soddisfano più le richieste estetichefunzionali dei pazienti, secondo una
tecnica minimamente
invasiva.
Può essere considerato un
atlante per Odontoiatri ed
Odontotecnici, con il quale
vengono mostrate secondo un
algoritmo procedurale
estremamente chiaro (circa
1300 immagini) le sequenze
cliniche e di laboratorio che
portano con una elevatissima
predicibilità al successo
terapeutico.
Il volume (edito da Teamwork
media s.r.l.) è tradotto in quattro
lingue ed ha suscitato un notevole
interesse non solo tra gli addetti ai
lavori ma anche nella comunità
scientifica. Rappresenta un raro
esempio di collaborazione intensa tra
due professionisti, particolarmente
motivati e appassionati del loro lavoro
fatto di ricerca e di sperimentazione.
(ms)
il solstizio d’estate/ vale il tempo dell’attesa”. In un intreccio di immagini ci sono le lontananze ma esse sono il
fascino dell’amore e della nostalgia; La lontananza ha un
suo fascino, il fascino del ritorno “... per amare/ non ci si
dimentica/ di un sogno ... se scrivere è parlarti di me/ non
ho mai smesso/ di scrivere/ ricordandomi di te ... in una
veduta marina/ c’è lo sguardo/ di istanti e continuità”. Il
percorso esistenziale che la nostra poetessa compie, diviene
evidente, dal momento che esso la conduce da uno stato
di disagio e di crisi alla conclusione che l’amore è il rischio
migliore perché solo l’amore è in grado di salvarci dai vincoli bui dell’esistenza e dai ciechi percorsi della storia.
Mentre le età si consumano e si consumano, il tempo racconta la sua durata proprio attraverso la nostalgia e la
speranza.
LIBRI
Saper
Vivere
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CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
Serata musicale alla Chiesa Luterana per la premiazione
del concorso letterario “Una piazza, un racconto”
A SINISTRA
Mariagrazia Ritrovato
Buonconto al piano
Tredici racconti sulle sette note
di Rossella Galletti
Il 24 novembre scorso nel suggestivo scenario della Chiesa
Luterana di via Carlo Poerio
si è tenuta la presentazione del
libro Una piazza, un racconto
(Iuppiter Edizioni). Durante
l’evento sono stati premiati i
vincitori della XII edizione del
concorso letterario legato al
volume che quest’anno ha
visto i partecipanti misurarsi
con il tema della musica. Il
giornalista Stefano La Marca,
ha presentato la manifestazione durante la quale l’attore
Andrea de Goyzueta, ha letto
alcuni passi selezionati tra
quelli dei vincitori inclusi nell’antologia, mentre la pianista
Mariagrazia Ritrovato Buonoconto ha incantato i presenti
suonando alcuni pezzi dal suo
repertorio e altri di autori noti
I protagonisti della serata
Luciana Renzetti con Stefano La Marca
e Andrea de Goyzueta
come Gershwin e Mozart,
scelti apposta per l’occasione.
Padrona di casa la vulcanica
Luciana Renzetti che ha parlato di come la scelta del tema
di questa edizione sia caduta
proprio sulla musica e della
difficoltà di selezionare i tre
vincitori tra i tanti racconti
che si sono
distinti per
ironia, originalità
e
sensibilità.
Il primo premio è andato
a “Storia di
un’arpa”,
storia struggente sull’eutanasia scritta
da Daniela
Raimondi,
insegnante di
italiano che vive a Londra e
ha già pubblicato diverse raccolte di poesia. Seconda classificata la giovanissima Elisa
Pessa, di Maniago in provincia di Pordenone, classe ’83,
che ha stupito la giuria col suo
racconto “Andante con brio”
dove in una piccola comunità,
La vincitrice Daniela Raimondi
stravolta
dall’arrivo di Brio, un
organista dal tocco magico,
cominciano ad essere celebrati
nella chiesa dei “funerali per
vivi”. La cosa porterà ad
un’escalation di avvenimenti
che restano sospesi perché la
giovane autrice ha lasciato un
finale aperto per il suo racconto, anzi, un finale a scelta
tra tre opzioni. Il terzo premio
in palio è andato a Rita Ferroli, nata a Tramonti di
Sopra, per il suo racconto
“Laila”, una storia noir dove
l’affascinante protagonista,
cantante in un fumoso bar,
ammalia e seduce con lo
sguardo un giovane solare,
Iccio, che subito si innamora
di lei ma non sa che la splendida Laila custodisce un inquietante segreto.
EVE
NTI
Saper
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VIGNERI,
UN GIOIELLO DI SOLIDARIETÀ
U
n open day firmato Vignery Luxuries si è tenuto sabato 11 dicembre in via Calabritto per festeggiare la
nuova collezione di gioielli e salutare l’affezionata clientela in vista delle festività natalizie. A partire dalle
11 del mattino, infatti, Giuseppe Vigneri e il suo staff hanno raccolto tutti i convenuti nella prestigiosa
promenade per un brindisi offerto nel punto vendita il cui aspetto esterno ricorda quello di una vera e propria
cassaforte e ne suggerisce il prezioso contenuto. Come preziosi sono i cadeaux donati a tutti gli ospiti: per le
donne un grazioso ciondolo e per gli uomini cravatte decorate con i simboli della tradizione scaramantica
partenopea, fiore all’occhiello della linea taylor and gift di Vigneri alla quale è dedicata lo store in via Carlo
Poerio. Durante l’open day gli invitati hanno potuto ammirare le nuove proposte dalla linea easy, leggera e
colorata e tutte le altre creazioni di gioielleria nate dalla trentennale esperienza orafa di Giuseppe Vigneri,
maturata nei negozi di piazza Dante prima e di via Carlo Poerio poi. È lo stesso Vigneri a realizzare i gioielli
che, oggi come ieri, rispecchiano i gusti e le passioni delle donne al passo coi tempi, catturate dal design
esclusivo e dall'alta qualità dei preziosi. Un evento improntato allo stile e al lusso ma non solo: Vigneri è anche
sinonimo di solidarietà. La prestigiosa maison, infatti, sostiene la Fondazione Onlus “’A voce d’ ’e creature”
presieduta da Don Luigi Merola, prete anticamorra e figura simbolo della Napoli “pulita”, che tanto ha fatto e
continua a fare per i bambini e i giovani del territorio. Le finalità dell’associazione, che opera per arginare i
fenomeni di dispersione scolastica, eroga servizi assistenziali e facilita la collocazione occupazionale dei ragazzi
a rischio, si sposano perfettamente con il grande spirito di solidarietà che anima Giuseppe Vigneri e i suoi fedeli
collaboratori.
NUCCI A. ROTA
TORNA IN LIBRERIA
CON “L’ACCUDENTE”
D
opo il successo del libro “La bimbamamma”,
che tratta del morbo di Alzheimer visto in una
prospettiva familiare, quella di una donna che
si trova a fronteggiare la malattia della madre, la
sociologa milanese Nucci A. Rota torna in libreria
pubblicando, sempre per la Iuppiter Edizioni, “L’accudente”, una raccolta di racconti. Dalla ricerca di
un’accudente - figura ben diversa da quella della
badante - alle allucinazioni olfattive di Nicole causate dall’ennesima crisi dei rifiuti a Napoli, dalla
“guerra” di Victoria a una riflessione sulla morte
nel sorprendente “Due ore chiusa in camposanto”,
fino ad arrivare al conclusivo e allusivo “Fiori di California”:
cinque storie, un’infinità di
eroi e antieroi, un continuo
oscillare tra malinconia e ironia, gioia e tormento. I racconti di Nucci A. Rota
appartengono alla letteratura
“abitabile”, in cui l’intrattenimento è piacevole e la narrazione ha il talento della
semplicità, come si può notare nel
racconto che dà il titolo al volume.
Un uomo, rimasto solo dopo la
morte della moglie ma ancora autosufficiente, esprime alla figlia la sua necessità di
trovare non una badante, come spesso accade in
questi casi, ma una vera e propria accudente, spiegando così la differenza tra le due figure: «Gli anglosassoni usano il termine di “caregiver” che a me
piace molto, colei o colui che presta la cura, io voglio essere soggetto di cura ma non voglio essere
“badato”, per me badare si addice al mondo animale o alle cose, si bada alla galline o ai campi,
inoltre badare sembra essere a senso unico mentre
“to care”, accudire ha in sé il principio della reciprocità, ci si prende cura reciprocamente, almeno
questo è il mio pensiero in proposito”.
PACO,
CREATIVITÀ SENZA LIMITI
di Paco, artista del capello femminile, nel Dna
passione per il «bello» tout court, non ha bisogno
Idiunal talento
sponsor. Il suo estro organizzativo neppure.
Stavolta, ad esempio, nel magico atelier di via
Alabardieri, da sempre baricentro della sua creatività,
decolla l’ennesima iniziativa all’insegna del glamour:
ogni giovedì, fino alla prossima estate, i suoi spazi restano aperti
fino alle 23 per ospitare, di volta in volta, eventi gastronomici, culturali o espositivi.
Ma siccome, evidentemente, via Alabardieri sta stretta al personaggio, Paco, che coltiva da sempre una
passionaccia per il teatro, si è di recente cimentato nella regia di «Rasoi», pièce di Enzo Moscato, da lui
liberamente adattata e proposta sulla gloriosa ribalta della Galleria Toledo. L’incasso dello spettacolo, poi,
è stato devoluto in beneficenza alla Casa Circondariale di Lauro.
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Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono
MAGIE ORGANISTICHE NEL CUORE DI CHIAIA
a il suo
centro
propulsore
in Santa Caterina a
Chiaia
l’associazione
organistica
“Giovanni Maria
Trabaci”, intitolata
ad un importante
compositore, e però
ai più sconosciuto,
e forse meritevole
di un piccolo
concerto
monografico perché
sia per noi
tutt’altro che un
Carneade. È
guidata da Mauro
Castaldo che vi
dirige anche un
coro molto
apprezzato, pure premiato da S.A,R. il principe Sergio di
Yugoslavia nell’inverno scorso. Mauro Castaldo è infaticabile:
docente al conservatorio di Benevento, ancora è titolare
dell’organo dell’Immacolata al Vomero, dove si esibisce
sovente, proponendo anche le manifestazioni dell’associazione
nel loro seguitissimo ramo collinare.
H
In Santa Caterina si è tenuto anche il”Concorso corale di
Napoli” organizzato dalla “Trabaci” e giunto felicemente alla
III edizione; le manifestazioni del sodalizio in Chiaia però si
sono estese alla chiesa dell’Ascensione in linea d’aria non
lontana, lungo l’antico asse viario della zona più che del
quartiere. Qui con tripudio di cori ed organisti c’è stata una
grande manifestazione a più voci all’inizio di dicembre, come
- ma più sobria e limitata - era stata articolata in recital a
più mani la rievocazione del Maestro F. M. Napolitano, tra i
fondatori della ”Scarlatti” di piazza dei Martiri, tenuta alla
Chiesa del Carmine in ottobre, celebrando l’artista nella sua
chiesa d’elezione. E l’attività procederà per tutto l’inverno.
Collaborano tra gli altri alla vita della generosa ed operosa
iniziativa, sulla breccia con tanti meriti ormai da molti anni,
Livio de Luca, organista stabile al Gesù Nuovo, e Rosa
Montano, che guida il coro dell’”Agape fraterna” ed anima i
concerti del Sancarlucciuo con il suo “Convivio Armonico”:
si auspica nella stagione buona magari una ripresa delle
iniziative ad Ischia, avviate in passato e poi sospese. Ogni
concerto, in genere a seguire della messa vespertina
prefestiva o festiva, è accompagnato da un’intensa
meditazione religiosa, che ne fa un vero concerto spirituale.
In città la divulgazione della musica d’organo e religiosa è
curata soprattutto da questa coraggiosa intrapresa tanto
seguita da un vasto pubblico, che va oltre gli appassionati più
assidui. Ed è singolare che manifestazioni di tale spiritualità,
appunto, si compiano nel cuore dello shopping cool e trendy,
non lontano da happy hour. Le contraddizioni di Napoli sono
infinite e sempre sorprendenti.
Sguardi lontani di Francesco Iodice
POPULISMO
E GLI ECCESSI DEL COMANDANTE
Crispi 73 è stato per anni l’indirizzo di uno dei più popolari
del ‘900, noto a tutti come il Comandante Achille Lauro.
VOggiiapersonaggi
la villa è ridotta ad un assemblaggio di mini appartamenti senza
più il grande salone con il biliardo dell’ammiraglio Nelson sulla destra
e senza più quel blu magnetico del bagno padronale al terzo piano.
Via Crispi è definita la strada dei sindaci perché, a cominciare dagli
ultimi anni dell’‘800, vi hanno abitato i sindaci Ruffo, Del Carretto,
Alfredo Vittorio Russo, Gustavo Ingrosso, Achille Lauro e Gerardo De
Michele. Trovatosi a 23 anni a capo della compagnia di navigazione di
famiglia, Lauro, con un’abile organizzazione nel trasporto merci ed
alcune operazioni ben riuscite, acquisì definitivamente un ruolo di
primo piano nella navigazione italiana e arrivò a possedere
cinquantasette navi. Nel 1952 fu eletto sindaco di Napoli e divenne il
re incontrastato di Napoli, legando il suo nome anche alla squadra di
calcio (fece grande scalpore l’acquisto per 105 milioni dello svedese
Hasse Jeppson!), oltre che al Corriere di Napoli ed al Roma. In Lauro
erano presenti quasi tutti i pregi e i difetti di un essere umano:
generosità e populismo, amore per la città e disordine amministrativo,
bonarietà e abusivismo edilizio selvaggio. Ma, al di là di ogni
controversia, è restato famoso per la sua carriera di armatore, per un modo di far politica piuttosto disinvolto, per la proverbiale eleganza, per le sue
avventure extraconiugali consumate in una sala privata della Flotta, per gli esercizi ginnici sulla terrazza di casa completamente nudo sotto lo guardo
esterrefatto delle suore del convento di fronte, nonché per aver ricevuto - parimenti nudo - il celebre De Marsico all’alba nel salotto della sua villa. Gli
aneddoti sulla vita di questo folcloristico personaggio - dotato tra l’altro di una salute di ferro - sono migliaia; mi limiterò a raccontarne uno perché
testimone oculare. In un pomeriggio di luglio del 1973, accompagnai l’allora sindaco De Michele ad un incontro con il comandante. Lauro, che era seduto
alla scrivania nel salottino (per fortuna era vestito!), tutto intento a consultare un voluminoso fascicolo: si interruppe, alzò lo guardo, sorrise, ci fece
accomodare, poi, rivolto a De Michele, sbottò: “ Prufessò, sto guardando ‘o bilancio del Calcio Napoli, nientemeno ‘nce stanno nuvanta milioni pe’ bevande,
ma che c.... ‘e giocatori s’hanno fatto ‘a doccia c’ ‘o sciampagne?”. Anche questo era don Achille: ricchissimo ma parsimonioso
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IL SUPERPARTY DI ELENA PARLATI
ella suggestiva atmosfera di Villa Chiara, grande festa di laurea per la bella Elena Parlati, figlia
dell’imprenditore partenopeo Salvatore. Party con i fiocchi per oltre duecento persone che, fino a notte fonda,
hanno danzato grazie a musica dance e vintage d’alto livello. Piatti prelibati, vino di prima scelta e dolci
Amarcord
di Rosario Scavetta
NUOVO
CINEMA POSILLIPO
H
formidabili (su tutti una torta candida con meringhe e cassatine) hanno conquistato i palati degli invitati. Tra gli
intevenuti alla megafesta di Elena Parlati abbiamo notato il pirotecnico imprenditore Nuccio Apolito, come sempre
showman della serata con le sue fulminanti battute, Rosario e Nietta Gagliardi e tutta l’équipe dello stabilimento
Sud Import.
CHIAJA IN CORSA, MARATONA PER IL QUARTIERE
L’associazione sportiva Podistica Chiaia, affiliata alla FIDAL e promossa dalla società sportiva Athenae con sede in
via dei Mille 16, ha in programma di organizzare “Chiaja in corsa”, una
maratona di 10 chilometri attraverso le strade del centro commerciale
Chiaja. Una iniziativa nata all’insegna dello sport ma non solo. “L’idea spiega Achille Gentiletti (nella foto), patron della palestra che da circa
trent’anni è punto di riferimento per gli sportivi della città – è di dare
anche un segnale di operosità del quartiere e in particolare del suo centro
commerciale naturale, coinvolgendo imprenditori, commercianti e
professionisti che abitualmente lo frequentano e lo animano”.
Considerando che la media dei partecipanti alle maratone è di circa 800900 partecipanti, lo scenario possibile sarebbe davvero di grande
impatto. Inoltre, poiché la filosofia aziendale è “Educare al
movimento”, oltre ai maratoneti saranno coinvolti i ragazzi delle scuole
medie superiori di Chiaja-Posillipo-San Ferdinando. Per informazioni:
Associazione Sportiva Podistica Chiaja by Athenae Tel. (081) 407334 – 4207368. (lc)
WHO’S NEXT? SORPRESE
NATALIZIE ALLO S’MOVE
Si scrive “Who’s Next?” si legge tanta ottima musica,
gustosi cocktail e bella gente. Un esperimento originale
e più che riuscito ambientato (quasi) ogni giovedì, fino
ad aprile, allo S’move Light Bar di vico dei Sospiri, nel
cuore della movida partenopea. Tre le sezioni della
rassegna musicale ideata da Kiko Mauro e Federica
Fontana: “Ilpreparty”, “Ildjfriend” e “Ladjnight”. Nel
primo caso, si tratta di feste collegate a imminenti inaugurazioni di altri locali partenopei. “Ildjfriend”, invece, vede
in consolle amici del locale non necessariamente dj professionisti, mentre, “Ladjnight” vede “ai piatti” esperte
selector, ma anche note pr e vocalist. Come la bella Valentina Cuscunà, modella, imprenditrice e attrice napoletana,
salita in consolle lo scorso 2 dicembre per presentare la sua personalissima playlist. Il 16 dicembre, è stata la volta
del dj e producer Marco Piccolo che ha presentato il suo mix di suoni melodici e dolci della vecchia scuola soul alle
più attuali sonorità metropolitane. Il 23 dicembre, invece, l’accogliente locale di Chiaia, nato nel 1992 da
un’intuizione di Mario Cirillo e Dario Tofano (gli storici “Funk Machine”, pionieri dell’house music a Napoli), farà da
cornice al party “S’move Cipolletta Play Nada Mas”. In scaletta, per l’occasione, musica travolgente, atmosfera
caldissima, drink a go-go, allestimenti natalizi ad hoc con annessi pandori, panettoni e tante sorprese per gli
avventori. Dividerà la consolle con Enzo Cipolletta, il dj Kiko Mauro.
a riaperto i battenti lo storico Cinema Posillipo. Dopo anni di abbandono, grazie alla tenacia
dell'imprenditore Francesco Sangiovanni,
il piccolo spazio in cui generazioni di
"posillipini" sono cresciuti alimentandosi
dei sogni che solo il cinema sa offrire, ritorna a rivivere. I nostalgici ricordano
bene lo stile liberty dell'ex Cinema Posillipo, con le sedie legnose, dove si respirava aria di sigaro e dove si sentivano i
passi del pubblico che si accomodava in
sala. Oggi il nuovo Cinema Posillipo, che
è anche teatro, è stato trasformato in una
struttura di circa 1800 metri quadri su tre
livelli e si compone di una platea di 750
metri quadri, una risto-lounge, una galleria di 350 metri quadri e un giardino
pensile di 600 metri quadri, in grado di
ospitare oltre 500 persone. “L’offerta del
Nuovo Cinema Posillipo - spiega Sangiovanni - sarà improntata in particolare al
cinema d’essai, d’autore e di sperimentazione, con proiezioni in alta definizione,
ma la sala ospiterà anche spettacoli teatrali, musicali e di cabaret, offrendo inoltre la possibilità di organizzare convegni,
eventi e cene di gala. Il nostro obiettivo è
quello di creare un posto fruibile in tutti i
momenti della giornata”.
IL GUSTO
DI DON
MACCARONE
L’Osteria “Don Maccarone” a via
Gradoni di Chiaia 12, nasce da un
desiderio di puntare senza indugi
su un lavoro di tipicità dei nostri
piatti, esaltandone qualità, e, cosa
non da poco, storia e tradizione.
Ogni piatto ha qualcosa da
raccontare, viene lavorato da un
cuoco napoletano che da sempre si
impegna per offrire sapori
inimitabili. Chi vive in questi vicoli
della nostra Napoli deve sapere
che potrà trovare un mix di gusto,
bellezza e qualità riscoprendo i
vecchi sapori della nostra cucina.
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Il Collezionista di Lanfranco Cirillo
I MINIASSEGNI DI FATA MORGANA
egli anni ’70, per sopperire alla scarsità di spiccioli in
circolazione nelle transazioni commerciali, spesso
Nvenivano
dati, come resto ai clienti, francobolli, caramelle o
gettoni telefonici. Si pensò di ovviare a questo problema
“sfornando” i miniassegni, cioè dei piccoli assegni circolari o
al portatore emessi dalle banche nei tagli da 50, 100, 150,
200, 250, 300 e 350 lire e usciti per la prima volta nel
1975. Si trattò di veri e propri assegni circolari di piccolo
taglio (perciò miniassegni) intestati ad enti o società che
consentirono alle banche di aggirare il divieto di emettere
moneta (prerogativa esclusiva delle banche centrali). Si
verificò una vera e propria invasione che interessò una
trentina di banche, più di 800 tipi diversi, per un ammontare
di oltre 200 miliardi di lire. Per le banche fu un affare
colossale, dal momento che moltissimi di questi pezzi di
carta, facilmente usurabili, andarono distrutti, o finirono in
mano ai collezionisti o, peggio ancora, rimasero dimenticati
nei cassetti. Subito dopo le prime emissioni, dietro una spinta
speculativa, si scatenò una vera e propria “caccia al
miniassegno”, che interessò non solo gli italiani, ma attirò
molti investitori da Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti che si
rivolgevano direttamente alle banche o si rifornivano sui mercatini per
osa non si riesce ad escogitare
quando si nutre il forte sospetto di
C
essere imbrogliati da qualcuno: addirittura una Srl, per fugare ogni dubbio, ha ingaggiato degli 007 in
borghese (adeguatamente mescolati
con la normale clientela) per controllare l’operato dei propri dipendenti e
svelare eventuali “magagne”. È accaduto a Messina, dove, dopo un attento
controllo, al direttore di una nota catena di supermercati - sorpreso a prelevare merce con scontrini riciclati - è
stata inflitta (in primo grado, dal giudice del lavoro ed in Cassazione, poi,
con la sentenza n. 23303/2010) la
pena del licenziamento per giusta
causa. A nulla sono valse le scuse del
novello Diabolik addotte a sua discolpa: in entrambi i casi, infatti, i giudici hanno confermato l’illegittimità
del suo comportamento, dichiarando
che “le norme poste dagli articoli 2 e 3
soddisfare le forti richieste collezionistiche provenienti dai rispettivi Paesi.
L’uscita, poi, di un catalogo a colori con le quotazioni di tutti i pezzi emessi,
ampliò enormemente la base collezionistica nel nostro Paese.
La corsa verso questa nuova forma di collezionismo
entusiasmò gli italiani che investirono nei miniassegni i
propri risparmi (qualcuno addirittura la liquidazione di fine
carriera) considerandoli beni rifugio, dal momento che alcuni
miniassegni raggiunsero in poco tempo prezzi da capogiro: il
100 lire del Banco di Napoli del 12 marzo 1976, intestato al
“Consorzio Fata Morgana” superò, poco dopo l’emissione, il
mezzo milione di lire, e quello emesso sempre dal Banco di
Napoli, per lo stesso importo, all’ordine del “Centro
Diffusionale Commerciale di Locri” raggiunse la cifra di ben 2
milioni di lire! Sotto l’incalzare degli organi di stampa, che si
facevano portavoce della progressiva insofferenza dei
cittadini verso questi pezzi di carta che, per la scarsa qualità,
circolavano in forma sempre più consunta e stropicciata, la
Zecca italiana, sul finire del 1977, potenziò le sue
attrezzature mettendo in circolazione qualche centinaio di
milioni di pezzi della nuova moneta da 200 lire e aumentò
anche l’emissione di spiccioli da 50 e 100 lire. Questa
decisione della Zecca segnò l’inizio della fine dei miniassegni
che, gradualmente, uscirono di scena, facendo scemare
drasticamente gli scambi e le vendite commerciali. In tempi recenti il mercato
dei miniassegni dà qualche segnale di risveglio. Sarà nuova gloria?
L’oralegale
di Adelaide Caravaglios
NUOVI 007
CON LICENZA DI SPIARE
della legge 20 maggio 1970, n. 300 a
tutela della libertà e dignità del lavoratore ... non escludono il potere dell’imprenditore, ai sensi degli articoli
2086 e 2104 del codice civile, di controllare direttamente o mediante la
propria organizzazione gerarchica
Terni&Favole: Riscossa napoletana
Alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia, piena più che mai di carte da
regalo, gratta e vinci e gadget natalizi, Alberto Postiglione ha le idee chiare sulle
combinazioni da favola per sbancare il lotto. “Senza neanche pensarci troppo giocatevi
l’ambo del capitone che fa 25 e 32 che va rigorosamente giocato su Napoli e su tutte
almeno per 9 estrazioni”. Ma c’è un terno su cui Postiglione dimostra una forte fiducia: il
terno delle festività che fa 25 - 16 - 40. “Questa combinazione va giocata su Napoli, Roma
e Milano e, per chi ama le quaterne, consiglio di abbinare il 90”. Mentre i “gratta e vinci”
più gettonati sono “Vivere la grande” e “Turista per sempre”, in tabaccheria c’è aria di
festa e di fermento. Gli argomenti più nell’aria sono il tradimento di Fini, il colpo del
Matador Cavani, la forza esplosiva di Krasic e il Giubileo di Sepe. “A proposito di Giubileo,
per un 2011 nel segno della rinascita napoletana e dell’ottimismo consiglio vivamente di
giocare il terno della riscossa che fa 1 – 72 – 18. Un terno da piazzare su Napoli e su tutte
senza tentennamenti e da giocare almeno per 10 estrazioni. Colgo l’occasione per salutare i
lettori di Chiaia Magazine/10 e auguro a tutti felici feste e un nuovo anno pieno di gioia”.
25+32/25+16+40/+90/1+72+18
l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze
specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò
indipendentemente dalla modalità di
controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che
vi ostino il principio di correttezza e
buona fede nell’esecuzione dei rapporti ... Sono pertanto legittimi hanno continuato i Giudici di Piazza
Cavour - i controlli posti in essere da
dipendenti di un’agenzia investigativa
i quali, operando come normali clienti
e non esercitando potere alcuno di vigilanza e di controllo, verifichino
l’eventuale appropriazione di denaro
(ammanchi di cassa) da parte del personale addetto, limitandosi a presentare alla cassa la merce acquistata, a
pagare il relativo prezzo e a constatare
la registrazione della somma incassata
da parte del cassiere”.
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BellaGente di Tommy Totaro
ANNA CAPASSO
/ UNA VOCE PER IL TEATRO
Prosegue con grande successo la carriera di
Anna Capasso, brillante cantante e attrice
partenopea prodotta artisticamente da "I Colori
di Napoli" di Diego Paura, che nella passata
stagione teatrale pubblico e critica hanno
apprezzato in diverse produzioni. La sua
carriera da enfant prodige ha inizio nel 1993
quando, ad appena dieci anni, matura le prime
esperienze nel campo musicale esibendosi in
diverse manifestazioni tra Napoli e provincia.
Nell’ultimo anno il tuo lavoro ti ha dato tante
soddisfazioni...
Sì, ad essere sincera ho avuto la fortuna di
incontrare sul mio cammino il giornalista Diego
Paura che si è adoperato, in primis come
carissimo amico, e poi in veste di mio
produttore artistico e manager, affinché avessi numerose offerte dal mondo del
teatro. E devo dire che, partendo da "Festa di Piedigrotta" di Nello Mascia in poi, la
mia ascesa in campo teatrale si è davvero concretizzata al massimo.
Dove ti potremo vedere in teatro?
Sono nel cast di "Tre pecore viziose" con Umberto Bellissimo e Tullio Del Matto,
all'Acacia dall'8 dicembre e poi al Troisi da Natale e nel "Peter Pan" di Peppe
Celentano, protagonista delle "mattinate" del teatro Diana.
S
i chiama Ilze Skestere la Miss Pin Up
Chiaia di questo numero. Nata a Riga 27
anni fa, vive in Australia, a Sidney, da ben otto
anni. Capelli dorati, occhi blu mare, fisco statuario e una prorompente sensualità sono le
caratteristiche principali di Ilze che certo non
possono passare inosservate. Ma
l’affascinante lettone ha ben altre
doti che vanno al di là delle sue
misure da top model. Fotomodella già da giovanissima, Ilze ha
trasformato la sua passione per la
moda ed il gusto estetico in una
vera e propria professione, nonché
nel suo stile di vita personale. Laureata in Fashion & Textile Design
presso l’Università di Tecnoologia di
Sidney, Ilze lavora come Fashion editor designer per “Haute today”, una
piattaforma digitale di marketing che
si occupa di tutto ciò che riguarda il
lusso e lo stile, le novità tecnologiche, i
trend della moda, gli eventi e i viaggi.
Grazie al suo lavoro come stilista emergente, Ilze viene considerata dagli addetti
ai lavori come la Donatella Versace del futuro e in effetti il suo stile, reso glamour
Cosa rappresenta per te il teatro?
Il teatro è soprattutto armonia, sudore, fatica, passione. È la realtà trasformata in
finzione, e viceversa. Personalmente penso che la vita di tutti i giorni sia il teatro.
Qual è il tuo stile di recitazione e come ti approcci al
personaggio da interpretare?
Non ho un vero e proprio stile di recitazione.
Quando mi affidano un ruolo mi immedesimo in
ogni parte, dal comico al brillante passando per
l'atto drammatico.
Ti piace di più calcare le scene teatrali o i set
cinematografici?
Teatro e cinema sono due mondi diversi. Anche se
sono accomunati da un fattore unico: in quel
momento stai recitando. Preferisco il teatro, anche
perchè è quello sul quale mi sono cimentata di più.
E poi a teatro hai il responso immediato del
pubblico.
Quali sono i tuoi hobby?
Mi piace molto ballare, anche se non sono una
ballerina provetta, e andare in discoteca. Mi piace
molto anche leggere, ma dovrei trovare il tempo per farlo.
Quanto è presente Napoli nel tuo lavoro?
Napoli è presente soprattutto nel mio cuore. Nel lavoro porto la mia città nel
cuore anche quando sono fuori, anche se recito Shakespeare.
Qual è il punto di ritrovo a Chiaia dove di solito ti fermi per un aperitivo?
Ce ne sono diversi. Spesso preferisco il "Bar Napoli" in via Caracciolo e "La nuit"
in via Nazario Sauro.
Progetti futuri...
Ho frequentato per tanti anni l'Accademia di Sanremo, sono stata finalista a
"Sanremo Rock" e ricevo tanti complimenti dal pubblico quando mi esibisco
live. Con il nuovo anno il mio produttore Diego Paura sta siglando un accordo
per la realizzazione di un singolo che farà da "apripista" ad un mio lavoro
discografico.
Miss Pin Up Chiaia
a cura di Fabio Tempesta
ILZE, STILISTA
DA COPERTINA
dalla sua formazione europea, ricorda quello
della maison italiana, con stampe vibranti,
drappeggi, tessuti ricchi di colore ed eleganti
finiture. Il tutto ispirato alla bellezza della natura e delle sue creature più stupefacenti. Nel
tempo libero, invece, la bella lettone ama dedicarsi alla pittura astratta, senza tralasciare la
sua vocazione da animale sociale: perfettamente inserita nel jet set internazionale, è conosciuta e apprezzata da molti Vip, tra i quali
anche Paris Hilton, Al Pacino e Roberto Cavalli. Con loro ama festeggiare nei suoi locali
preferiti come il “Les Caves du Roy” di
St.Tropez, il “Cavalli
Club” di Milano, e il
bar “SLS” di Los Angeles. Vegetariana e
fervida sostenitrice dei
diritti degli animali,
Ilze ama mantenersi
in forma correndo in
riva all’oceano. Il suo
punto debole è, ovviamente, lo shopping:
adora Missoni e Chanel e le scarpe di Christian Louboutin.
EXIT
Saper
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CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010
In questo numero hanno scritto
Abbonati a
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Francesco Iodice
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Il mondo:
distruzione per l'uso
Gli avvocati in pensione
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La dieta:
fare una magra figura
Il secondo tempo
della Manon
è il braccion
Il soldato malato
è in via di guarnigione
La moglie somiglia alla
suocera: tale e squalo
Il diarroico è stato
turato in clinica
Mimmo Carratelli
Luigi D’Urso
Paolo D’Angelo
Tommy Totaro
Fabio Tempesta
Renato Rocco
Alvaro Mirabelli
Rita Giuseppone
Massimo Gallotta
Massimo Lo Iacono
Lanfranco Cirillo
Per le fotografie si ringrazia Francesco Ruggieri
di Renato Rocco
Acquisto dvd
«e io ti seguo»
Ricordiamo ai nostri lettori che il dvd «E io ti
seguo», il docufilm sul Giancarlo Siani, il
giornalista ucciso dalla camorra, scritto,
prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è
acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è
interessato all’acquisto o è interessato a
organizzare una proiezione pubblica, può
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