distribuzione gratuita w w w . c h i a i a m a g a z i n e . i t magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ IUPPITER EDIZIONI anno V n.11/12 novembre dicembre 2010 Mike Bongiorno a Napoli nel 1956 portato in trionfo dai pescatori di Mergellina ALLEGRIA 1 SOM MARIO CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 pag. 2 SOS CITY pag. 3 EDITORIALI di Max De Francesco e di Marco Mansueto COVER FORZA NAPOLI di Mimmo Carratelli pag 4 PRIMO PIANO SOVRINTENDENZA E ANSALDO: UNA POLTRONA PER DUE di Alvaro Mirabelli pag. 6 pag. 11 LA STORIA MONTE DI DIO, LA PALESTRA DEI COPS di Rita Giuseppone QUARTIERISSIME DECOLLA IL GARAGE MORELLI pag 12 QUARTIERISSIME RECUPERO DEL CENTRO STORICO: ORA O MAI PIÙ pag. 14 RIFLESSIONI di Mimmo Della Corte e Paolo Santanelli pag. 15 pag. I LE PORTE APERTE pag. II SPIRAGLI DUE NUOVE RIVISTE PER LA RINASCITA DELLA CITTÀ PORTA D’INGRESSO STRAPRESEPI di Laura Cocozza pag. III PORTA D’INGRESSO NATALE A NAPOLI, ARTE E DOLCE VITA di Pino Fermento pag. V PORTA MAGICA LA VIA “CROCE” DI MAROTTA di Rossella Galletti pag. IX PORTA DEL GOL “CARO DIEGO...”, TI SCRIVO di Rita Giuseppone pag. XIII IM-PORTA BRACCIALETTO ELETTRONICO, UN “GIOIELLO” DA UN MILIONE DI EURO di Alberto Capuano pag. XVII IM-PORTA ATENEUM, LA CARTA VINCENTE di NDN pag. XXI PORTA VIRTUOSA IL VASARI RITROVATO di Alvaro Mirabelli PORTA VIRTUOSA L’IDEA PUÒ ARRIVARE BRINDANDO AL GHP di Ferdinando Polverino de Laureto / Annalisa Tirrito PORTA dei SENSI METTI LA GIARRETTIERA SOTTO L’ALBERO di Alessandra Dell’Aquila pag. XXIII pag. XXV pag. XXIX SAPER VIVERE ARTE ARCHIVIO RUGGIERI: ADESSO C’È IL WEB di Oscar Medina pag. 17 SAPER VIVERE ARTE VIAGGIO AI CONFINI DELLA CREATIVITÀ di Valeria Puntuale pag. 19 SAPER VIVERE LIBRI QUEL SINDACO GENTILUOMO di Mario Paciolla pag. 22 SAPER VIVERE LIBRI ASPETTANDO IL QUINTO LEONE di Mario Paciolla pag. 24 SAPER VIVERE LIBRI TREDICI RACCONTI SULLE SETTE NOTE di Rossella Galletti pag. 26 SAPER VIVERE LAPILLI VIGNERI, UN GIOIELLO DI SOLIDARIETÀ di Valeria Puntuale pag. 27 SAPER VIVERE LAPILLI CHIAJA IN CORSA, MARATONA PER IL QUARTIERE di Laura Cocozza pag. 29 SAPER VIVERE LAPILLI I MINIASSEGNI DI FATA MORGANA di Lanfranco Cirillo pag. 30 SAPER VIVERE LAPILLI ANNA CAPASSO, UNA VOCE PER IL TEATRO di Tommy Totaro pag. 31 EXIT pag. 32 Saper Vivere 2 SOS CITY CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Hai qualcosa da segnalarci? Scrivi a: [email protected] Lo sapevate che... di Massimo Gallotta NAPOLI DA COPRIFUOCO Lancia il tuo Sos, indica disservizi e problemi del tuo quartiere e proponi soluzioni per rendere più vivibile la città. Contiamo su di te. Le lettere, firmate con nome e cognome, vanno inviate a Chiaia Magazine Via dei Mille, 59 80121 Napoli oppure alla e-mail [email protected] Posta in arrivo Natale all’insegna dell’austerity: le tradizionali luminarie festive, almeno al Vomero e a Chiaia, quartieri traino dello shopping, non ci saranno. È l’ennesimo contraccolpo della città sgovernata. È l’ennesimo schiaffo sul volto di Napoli che, unica tra le grandi metropoli italiane, si presenterà ai concittadini e ai visitatori nelle sue vesti più «spente e dimesse». Al Comune fanno orecchie da mercante: il problema non li coinvolge, i costi neanche. La pezza, come al solito, dovrebbero metterla i commercianti che, però senza contributi del pubblico, stavolta si rifiutano di caricarsi tutte le spese. Si sussurra di una risicata disponibilità regionale, di una piccola copertura fornita dalla Camera di Commercio: ma di nero su bianco non se ne parla. E, d’altro canto, i tempi ormai incombenti non garantiscono che l’intero meccanismo possa andare in porto tempestivamente. E così, esattamente come lo scorso anno, rieccoci con un Natale di seconda fascia, quello con le pezze al sedere, quello terzomondista cui ci ha abituato l’amministrazione comunale alla quale sta bene una Napoli da coprifuoco, una Napoli che, a dar retta alla classifica pubblicata dal «Sole 24 ore», è l’ultima città d’Italia per qualità della vita. anno V n.11/12 novembre dicembre 2010 DIRETTORE RESPONSABILE Max De Francesco RESPONSABILE SAPER VIVERE Laura Cocozza PROGETTO E REALIZZAZIONE GRAFICA Ferdinando Polverino De Laureto REDAZIONE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli Tel. 081 19361500 Fax 081 2140666 [email protected] SOCIETÀ EDITRICE Iuppiter Group Via dei Mille, 59 - 80121 Napoli CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÀ Alabama srl Tel. 081 19573381 - 331 1887959 STAMPA Tuccillo Arti grafiche srl Contrada Regina Trav. via Donadio 80024 Cardito (NA) Reg. Tribunale di Napoli n. 93 del 27 dicembre 2005 Iscrizione al Roc n° 18263 Gentile redazione, volevo segnalare un episodio odioso, perchè perpetrato a danno del nostro esiguo patrimonio arboero: il proprietario Blue Bay Chalet di Mergellina, a seguito dell'allargamento di parte del proprio locale, ha inglobato nella struttura uno dei pochi pini secolari rimasti in zona occludendone l'aiuola con massi e con altre piantine che inevitabilmente assorbono tutta l'acqua destinata alle radici del pino. Risultato? L’albero è completamente (non so se irrimediabilmente) rinsecchito, con buona pace di ambiente e decoro dell'area. Ho segnalato il fatto ad alcuni vigili presenti in uno chalet adiacente, i quali hanno risposto che la verifica dello stato dei luoghi non rientrava nelle loro competenze. Sono sconfortato. Si parla tanto di perdita della capacità di indignazione della cittadinanza, quando invece chi denuncia viene puntualmente scoraggiato dall'abulia di chi dovrebbe presidiare il territorio. Saluti, Alberto Saggiomo Aggiornamenti quotidiani su www.chiaiamagazine.it Chiaia Magazine e 10 augurano a tutti i lettori un felice Natale e un grande 2011 Gentile direttore, mi duole constatare che Chiaia, pur essendo una zona di pregio, goda di scarsa attenzione da parte della comunità. Ad esempio, Vico Vasto a Chiaia è centralissimo ma così degradato: ci sono macchine parcheggiate dove prima c’erano dei paletti, poi divelti, inoltre, gli esercizi commerciali fanno il proprio comodo come il negozio di alimentari che deposita gli scatoloni in strada ostacolando il traffico, o il fruttivendolo che usa per la vendita una bancarella anziché i locali in suo possesso, utilizzati invece come deposito. Ma nessuno protesta, tutti continuano a comprare gli alimenti esposti a smog e alle intemperie, senza contare il danno d’immagine per le gallerie d’arte e i luoghi culturali presenti in zona. Eppure basterebbe che ognuno cercasse di svolgere le proprie attività correttamente e in maniera conforme alle regole di pulizia ed igiene. Cordiali saluti, Luciana Pascuti Alberi e abusi U Vico Vasto, allarme degrado piazza deimartiri di Nino De Nicola bre 2009. Lo scopo di un na grande occaCentro Commerciale Nasione per Chiaia. COSTRUIRE turale, infatti, è quello di Costituitosi nello LA CHIAIA DEL FUTURO favorire economia e turiscorso luglio, è stato presmo dei centri storici ursentato al pubblico il 2 dibani (i Centri Naturali, cembre il «Consorzio dei appunto) attraverso la Mille»: esso raccoglie sovvenzione pubblica di circa quaranta tra imprenprogetti di sviluppo territoditori, commercianti, artiriale, preparati da aggregiani, operatori turistici, gazioni di imprese società di servizi e studi appositamente costituite in professionali. Una nuova funzione dei bandi anrealtà consortile, da me nuali di finanziamento e presieduta, che intende della relativa ammissione rappresentare l’adesione delle realtà produttive di Chiaia all’impaga- al contributo. Su questo sfondo, allora, opebile opportunità offerta dai cosiddetti Centri rerà anche il «Consorzio dei Mille», elaboCommerciali Naturali, strumento di impulso rando progetti di sostegno alle attività economico dedicato alle piccole e medie im- commerciali dello storico quartiere chiaiese prese di una stessa area urbana, previsto che comportino, però, anche ricadute benefidalla legge n. 266 del ’97 e recepito dalla che sul tessuto urbanistico e sociale della Regione Campania con delibera del settem- zona. 3 EDITO RIALI di Max De Francesco CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 di Marco Mansueto Nel presepe Napoli, assediato da fatue fiaccolate, tra muschio e monnezza non c’è pastore che non guardi in cielo. Stella cometa non pervenuta. L’unico astro funzionante si chiama Matador e s’illumina nel boato. Nell’osteria e al mercato brama di vivere stazionaria. La grotta sgarrupata del Salvatore è lontana: lungo il cammino pecore, puttini, sarchiaponi e tarantelle. Verso la mangiatoia, nutrito è il gruppo dei cantori della depressione. Nel caos della notte, contro i diavoli del disfattismo, il più bel dono per il Bambino Gesù è l’oro di Ziviello, eroe col talento di raggirare le imboscate del destino, protagonista del primo racconto de “L’oro di Napoli” di Giuseppe Marotta. Gobbo e iellato, ingegna le più strampalate soluzioni per «la campata»: da venditore di lupini a suonatore di un pianino ambulante, da confezionatore di fuochi d’artificio a portinaio, da chitarrista nei festini nuziali a maestro di musica nella buca di Non c’è più tempo da perdere. La politica, tutta, si è allontanata dal senso del reale. Agli innumerevoli fattori che hanno contribuito a questo scollamento - crisi economica, diffusa corruzione nelle istituzioni, gossip avvilente, carenza di idee si è aggiunto quello devastante del “risentimento”, capace di trasformare l’agone politico in un’arena di veleni e tradimenti. L’azione di Fini - giusto per fare un esempio -, si è rivelata, alla fine, una personale fronda contro il premier, dettata più da antipatia e rancore che da un reale progetto per il bene del Paese. Lo scontro fa audience, ma svilisce il ragionamento e cancella ogni confronto costruttivo. Senza una nuova politica, il cittadino sceglierà il “non voto”, la politica del disimpegno, perché detesta parolai, rancorosi, privilegiati e perdigiorno. Se la politica desidera far ritornare il cittadino nel suo mondo, può farlo solo attraverso l’azione di L’ORO DI ZIVIELLO LA POLITICA DELLA REALTÀ una bomba. Proprio così: il bombardamento del 1943 spazzò via il «basso» di don Ziviello che, pur di non allontanarsi dai suoi allievi, trovò alloggio nella voragine prodotta da una bomba, «improvvisandovi un tetto di lamiera». Ammalata di fierezza, la sua Napoli ignorava la filosofia del piagnisteo, la strategia della supplica. «Ciò è molto importante - scrive Marotta -, suggerisce qualche considerazione: la possibilità di rialzarsi dopo ogni caduta; una remota, ereditaria, intelligente, superiore pazienza. Arrotoliamo i secoli, i millenni, e forse ne troveremo l’origine nelle convulsioni del suolo, negli sbuffi di mortifero vapore che erompevano improvvisi, nelle onde che scavalcavano le colline, in tutti i pericoli che qui insidiavano la vita umana; è l’oro di Napoli questa pazienza». Nella città-presepe di oggi, l’oro di Ziviello è la possibile vittoria sull’angoscia e sul buio. La stella cometa da ritrovare. amministratori virtuosi, sempre più lontani da logiche romane e sempre più “ascoltatori” dei propri territori. Amministratori onesti, coraggiosi, riformisti e profondi conoscitori della propria comunità sono la migliore cura per ridare credibilità e senso alla politica. Il grande giornalista ed editore Leo Longanesi, a un politico dalla vita piena di privilegi che gli chiedeva un consiglio per capire il popolo e i suoi problemi, disse: “Prendi l’autobus”. Una semplice battuta per dirgli vai tra la gente, ascolta sogni e bisogni del cittadino, esci dalle stanze del potere e conosci la “normalità” della vita. L’uomo delle istituzioni è chiamato a “prendere” ogni giorno l’autobus, perché soltanto così può conoscere la politica delle realtà, l’unica politica che si contrappone a quella delle illusioni, del “rimando” e della demagogia. L’unica politica non virtuale. 4 CO VER CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 FORZA NAPOLI Un racconto di speranza del giornalista e scrittore Mimmo Carratelli è il nostro messaggio d’auguri. Le nostre pagine d’ottimismo per un 2011, si spera, senza monnezza e, certamente, con un nuovo sindaco. Allegria, nonostante tutto. 5 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 N La città bimillenaria si piega, ma non si spezza. La sorregge una vitalità animalesca, la fortificano tutte le prove fatte di fine del mondo, la incoraggiano un cielo azzurro e un mare blu. Lassù, il Padreterno si stira e ammira. Quale città della Terra ha la resistenza di Napoli? di Mimmo Carratelli Napoli, sei proprio la fine del mondo. E che cos’altro potresti essere se non la perenne fine del mondo mentre cedi, ti perdi, sprofondi e gemi, invasa, violata, dominata, soggiogata, esclusa e ingiuriata. Carramba, nessuna sorpresa: la fine del mondo è qui. Ogni giorno, da secoli. Diciamo dai tempi del generalissimo Belisario che sbucò dalle gallerie dell’acquedotto e mise tutto a ferro e a fuoco nella prima riuscitissima prova della fine del mondo. Un prepotente e un saccheggiatore, ma la nostra infinita saggezza lo proclamò liberatore. Il primo di una lunga serie. Ci liberò dai goti che ci avevano liberato dai bizantini. Capimmo subito come andavano le cose. Abbiamo vissuto di liberatori, dal generale Belisario al colonnello americano Charles Poletti. In un succedersi di fine del mondo, è tutta una lunga storia di va e vieni, di saccheggiatori e liberatori, di duchi, re, viceré, comandati e comandanti, condottieri, governatori. cavalieri di una ricorrente apocalisse. Disastri storici e memorabili. Goti, ostrogoti, bizantini, scandinavi biondi, francesi dell’ovest, spagnoli del nord e del centro, conti austriaci, borboni di Spagna purché se magna, francesi, e carli, roberti, federici col regalo dell’università e l’amante lombarda, corradini decapitati, giovanne pazze, alfonsi, ferdinandi, pedri di Toledo, franceschi e franceschielli, gioacchini, e le marie caroline e le marie sofie, ballando, decapitando, fuggendo, ritornando, regnando. Alla fine i piemontesi misero il coperchio su tutto, e fu l’ultima ma non ultima fine del mondo, certamente la fine di un regno. C’è stato un tempo che Napoli poté sottrarsi alla fine del mondo, il suo destino sconvolgente? Forse i bei tempi di Pollione nella villa a Posillipo e di Lucullo sul Monte Echia. D’altra parte, quante speranze potevamo avere con la sciocca trovata di Virgilio che s’atteggiava a mago e nascose un uovo in un buco segreto dei sotterranei di Megaride predicendo che se quell’uovo si fosse rotto sarebbe stata la fine della città, la nostra personale fine del mondo? Nessuna speranza con quell’uovo che, in anticipo su quelli di Pasqua, custodiva una sorpresa, però decisamente sgradita. Napoli è nata sotto la minaccia di una sfera di gallina, lo scherzo promesso della fine del mondo da un poeta giocherellone. Un oroscopo così ironico da dare forza alla città, da farla sentire incrollabile. Solo una pazza come Giovanna, quando cedette l’arco di Megaride, poté esortarci a non avere paura perché, in ogni caso, aveva sostituito l’uovo di Virgilio (danneggiato?) con un uovo fresco di giornata. Giovanna dei quattro mariti e del doppio di amanti, Giovanna dei balletti rosa, morta strangolata. Cose da fine del mondo. E che cosa dire di donna Anna Carafa, la maliarda, e di donna Mercede, la più bella mora di Napoli, rivali nei saloni e nell’umidità del tufo di Palazzo Donn’Anna, innamorate perse di Gaetano di Casapesenna, circondate dalle veline di corte e dai palestrati dell’epoca in marsina e tacco a rocchetto che sarebbe piaciuto a Berlusconi? La fine del mondo, anche quella. E ci sarà pur stato un motivo, con una fine del mondo dietro l’altra, pestilenze, colera, eruzioni, bombardamenti, oppressori e liberatori, disoccupati e truppe d’occupazione, se Vittorio De Sica, alla fine degli anni Cinquanta, pensò proprio a Napoli come al set ideale per girarvi il suo “Giudizio universale”. Proprio un film sulla fine del mondo che durò quattro mesi e impegnò 35 attori e migliaia di comparse nel più organizzato disordine mai visto, figlio legittimo dell’inimitabile caos quotidiano. Fu una fine del mondo nell’intrico e nel groviglio di carrucole, binari, cavi, fili elettrici, ponteggi metallici, lampade accecanti, carrozze, cineprese, megafoni urlanti e il memorabile diluvio mentre la voce potente del baritono Nicola Rossi-Lemeni, dall’artificio di un amplificatore, annunciò l’evento estremo. Fu la fine del mondo che la varia umanità napoletana interpretò alla perfezione, nobili squattrinati, donne perdute, senzatetto e senzatutto che vissero della paga cinematografica, e baristi, impiegati, contrabbandieri a riposo, medici e pazienti, studenti, giocatori di poker in disgrazia, ragazze che volevano andare a Cinecittà, bambini, ruffiani, palpeggiatori tranviari e ladri non solo di biciclette. Una vera prova generale della fine del mondo che riuscì benissimo, mobilitò la città per i quattro mesi, la sconvolse e, poi, la restituì alla routine della fine del mondo quotidiana. Fu solo un film. Più realisticamente Napoli la sua ricorrente fine del mondo se l’organizza sulla pelle da duemila anni sempre sul punto di piegarsi sul tufo giallo, crollare e dissolversi. Ma resiste a tutto. Ancora nei tempi moderni, più la mandi giù, più si tira su. La città porosa, la città di cartone, la città caotica, la città del centrosinistra e del centrodestra gioca con la fine del mondo, un gioco di sopravvivenza assoluta mentre il traffico l’asfissia, le ganasce la bloccano, la pioggia l’allaga, lo smog l’avvelena, i vigili l’abbandonano, le pistole crepitano, gli amministratori la ignorano e i politici la deridono, tutti tesi a rompere le uova nel paniere e l’uovo stesso di Virgilio. La città bimillenaria si piega, ma non si spezza. La sorregge una vitalità animalesca, la fortificano tutte le prove fatte di fine del mondo, la incoraggiano un cielo azzurro e un mare blu. Lassù, il Padreterno si stira e ammira. Quale città della Terra ha la resistenza di Napoli? Minacciata dal Vesuvio, dissestata dai sampietrini, ferita dai lampioni cadenti, sbarrata dai cantieri, invasa dai rifiuti, dissellata dalle barelle ospedaliere sino a morirne, desertificata a ovest, imprigionata a est e intrappolata al centro, non tira le cuoia. Vive e ha imparato a convivere con la fine del mondo. Un prodigio. Ammaliata e imbavagliata dagli uomini di potere, respira. Derisa, non si arrende. Umiliata, non cede. C’è da scommettere che una città così resistente, allenata ai disastri, superstite di se stessa, sarà l’unica città che, nella planetaria fine del mondo, opporrà una risata e l’assoluta capacità di farcela ancora, unica a sopravvivere alla fine totale, unica che resterà in piedi tra le rovine dei continenti. Imbattibile Napoli che alla fine del mondo è abituata, giorno dopo giorno, e non sarà neppure sfiorata dalla vera fine del mondo. Anche il Padreterno si arrenderà al prodigio e riderà dell’uovo di Virgilio scoprendo di avere fatto della città ferita a morte una città immortale.Fra tanti scempi, la più bella fine del mondo fu il giorno in cui il Napoli vinse il primo scudetto del calcio dopo averlo atteso sessantuno anni. Lo scudetto a Napoli fu proprio la fine del mondo. Se quel giorno la città non fu schiantata dalla più pazza felicità della sua storia, dietro alle gambe e ai riccioli di un maghetto argentino, allora, avvezza a vincere ogni dolore, la città superò anche la prova suprema di non farsi scoppiare il cuore dalla gioia. Dunque, tutte le prove sono state superate. Napoli, sei proprio la fine del mondo. 6 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Operai e archeologi nel cantiere della stazione Municipio IN BASSO Talpa nel sottosuolo della Riviera di Chiaia: la testa fresante NELL’ALTRA PAGINA Render raffigurante gli interni della stazione Arco Mirelli NELL’ALTRA PAGINA IN BASSO Talpa in azione nel sottosuolo della Riviera di Chiaia: lo scudo SOVRINTENDENZA E ANSALDO: TEMPI BIBLICI PER LA REALIZZAZIONE DELLA LINEA 6. T di Alvaro Mirabelli Tempi duri per le sovrintendenze campane. A peggiorare il clima già tempestoso del dopo-crollo a Pompei, è arrivato anche il siluro di Sandro Bondi: « Per i giacimenti d’arte servono manager veri». E i sovrintendenti a muso duro: «La politica culturale del ministro? Solo effetti mediatici». Sarà. Ma intanto chi becca più schiaffi nel valzer delle polemiche, è proprio la Sovrintendenza Archeologica di Napoli e Pompei. Infatti, come se non bastassero gli imbarazzi per la defunta Schola Armaturarum, anche Napoli è diventata scomoda per Jeannette Papadopoulos, sovrintendente ad interim. E per una buona ragione: la costruzione della Linea 6 nel quartiere di Chiaia, il più martoriato dall’«operazione metrò». Di che si tratta? In apparenza nulla di clamoroso: quando una superazienda come l’Ansaldo, concessionaria dell’opera, buca e perfora per infilare sottoterra i suoi treni, per gli archeologi è un’occasione unica e, per legge, hanno pure priorità d’intervento. In Italia è la regola. Funziona così anche nei 4 cantieri del quartiere gruviera (le costruende stazioni Mirelli, S. Pasquale, Chiaia e Municipo) dove continua a pag 8 7 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 UNA POLTRONA PER DUE ARCHEOLOGI LUMACA: ED È POLEMICA L’”APOCALISSE” DI CANIPAROLI Fantaipotesi o evidenza scientifica? Di certo uno spettro che torna a cicli quello dell’impatto brutale del metrò sulla Riviera di Chiaia. Il geologo Riccardo Caniparoli lo dice da anni: «La Linea 6 è incompatibile con gli equilibri naturali di zona. La barriera del metrò tratterrà le acque collinari come una diga e allagherà il sottosuolo. L’acqua di falda, non più trattenuta, salirà verso l’alto. E sotto la Villa ristagnerà l’acqua di mare». Insomma, secondo lui, l’apocalisse ventura. Ma i responsabili Ansaldo non gradiscono e oppongono i loro vangeli: la «Relazione Geotecnica del Progetto» e il «Progetto Esecutivo». Con tanto di analisi. Che dicono questo: l’interferenza tra galleria e falda è insignificante. E, se è per questo, l’ingombro delle stazioni nel sottosuolo sarà pure maggiore ma l’impatto con le acque di mare e di falda è vicino allo zero. Il tutto in un oceano di carte, confermate dagli aggiornamenti continui del monitoraggio geotecnico. 8 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 SOVRINTENDENZA E ANSALDO: UNA POLTRONA PER DUE Render raffigurante gli interni della stazione San Pasquale IN BASSO Cantiere stazione Chiaia in piazza Santa Maria degli Angeli NELL’ALTRA PAGINA Render raffigurante gli esterni della stazione Chiaia in piazza Santa Maria degli Angeli continua da pag 6 la Sovrintendenza brandisce la sua precedenza e l’Ansaldo si scansa. Risultato: quando arrivano gli archeologi con paletta e secchiello, le ruspe si fermano. E ora il quadro si è fatto critico: se nel ruolino di marcia del ministero ai Trasporti la consegna della Linea 6 alla città era prevista per il 2° semestre 2013, ora l’evento è scivolato al 2° semestre 2015. Due anni di ritardo irrecuperabili, immolati sull’altare dei tesori sepolti degli antenati. Tesori? Fabio Chiosi, presidente della Municipalità1, scuote la testa: «L’Ansaldo scava da quasi 3 anni, gli archeologi pure. Ma è emergono solo cocci e ossa: poco se si considera che i costi degli scavi archeologici sul tracciato della Linea 6, dopo un preventivo di 5 milioni di euro, adesso pare siano lievitati a decine di milioni di euro. E si torna al punto: la sconfortante lentezza operativa della Sovrintendenza. Su una pietra si perdono settimane». E poi mesi e poi anni: due, appunto. Al quartier generale Ansaldo di Mergellina si soffre in silenzio per non guastare i rapporti. Ma ha fatto notizia la scorsa estate il rinvenimento, nel Cantiere di S. Pasquale, di alcune decine di vecchie impronte di cavallo: di ogni orma è stato eseguito un 9 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 IL POLLICE VERDE DELL’ANSALDO I segnali di disponibilità dell’Ansaldo nei confronti della città non sono episodici. La grande azienda, impegnata a Chiaia nella realizzazione della Linea 6 del metrò, è già intervenuta a settembre in via Nicotera dove, su sollecitazione della Municipalità 1, ha provveduto alla riqualificazione globale di metà dell’arteria. Intervento nato dalla volontà di compensare il disagio che nasce dalla presenza dei numerosi cantieri. La stessa sensibilità poi è stata mostrata in viale Gramsci. Qui il punteruolo rosso, coleottero killer delle palme, aveva infestato numerosi alberi, provocandone l’abbattimento e stravolgendo la tradizionale cartolina del boulevard. A novembre, allora, l’Ansaldo, d’intesa col Comune, ha provveduto alla messa a dimora di 45 nuovi lecci che hanno restituito a viale Gramsci i suoi filari di verde. calco e l’operazione è durata per settimane. Malignità? Tutto vero, giurano i residenti. Di sicuro c’è che dalla Torretta a piazza Municipio è tutto un lamento. Anzi un calvario a tre: l’Ansaldo alle corde, la gente arcistufa e il Comune, padrone di casa, che fa il diplomatico. E la Sovrintendenza? Impassibile e burocratica, sonnecchia e tira dritto per la sua strada: al più dice la sua su Pompei perché la figuraccia è stata mondiale, sul «caso Chiaia» invece riserbo e distacco. I suoi tempi? Di ordinario torpore. Ed è perciò che a novembre i vertici Ansaldo le hanno chiesto di organizzare doppi turni per gli archeologi. Ma una consolazione per Ansaldo c’è: nel sottosuolo della Riviera di Chiaia, la «talpa» è avanzata senza problemi fino all’altezza della chiesa di S. Giuseppe. Ma resta la grana di superficie. E il tempo comincia a mordere: tra i contraccolpi del ritardo, infatti, c’è il rischio di cassintegrare un bel po’ di operai perché il rapporto costibenefici dell’opera è saltato e perché la Regione, ente pagatore del metrò, centellina i quattrini all’azienda per via del tetto di spesa imposto dal «patto di stabilità». Insomma: non se ne esce. 11 LA ST RIA CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Gli spazi della “Nino Bixio” recuperati dall’associazione presieduta da Francesco Norelli Caserma Bixio, urgono interventi Nonostante la riqualificazione apportata a dei locali in disuso grazie all’associazione Cops, il complesso della Nino Bixio si trova ormai a dover fare i conti con anni di incuria e degrado. Le ripetute richieste di ristrutturazione, messa a norma, adeguamento e messa in sicurezza, avanzate negli anni dalla dirigenza del Reparto Mobile non hanno trovato ancora segnali di riscontro da parte del Comune, né della Soprintendenza, secondo quanto dichiarato dal sindacato Polizia Nuova in una nota in cui si invita il Ministro degli Interni Roberto Maroni a far visita alla caserma. Purtroppo, nonostante diverse ipotesi si siano susseguite negli anni come ad esempio quella di utilizzare la Nino Bixio per fondare una Cittadella della Polizia o un distaccamento della Scuola Militare Nunziatella, la struttura resta in attesa degli interventi richiesti. MONTE DI DIO, LA PALESTRA DEI COPS V di Rita Giuseppone Via Monte di Dio è l’apice della collina di Pizzofalcone, storico crocevia che sovrasta la zona più popolare del quartiere San Ferdinando e nel contempo sede dei palazzi più antichi e nobili di Napoli. Tra questi la caserma Nino Bixio, un edificio militare fatto costruire intorno al 1670 dal viceré Pedro Antonio d’Aragona per trasferirvi la guarnigione spagnola, che era di stanza ai Quartieri. Oggi il complesso, di proprietà del Comune di Napoli, è occupato della Polizia di Stato che vi insediò dapprima il Reparto Celere, poi denominato IV Reparto Mobile e, dal 1995, anche il Reparto Prevenzione Crimine Campania. Qui ha trovato la sua sede consona Cops (Circolo Operatori Polizia di Stato), un’associazione di promozione sociale, sportiva, culturale e ricreativa, senza scopo di lucro, apolitica e senza fini sindacali nata nel 2004 e che negli anni si è resa promotrice di tante attività e manifestazioni, coinvolgendo sia gli altri apparati delle forze dell’ordine, che gli enti pubblici e i cittadini. È stato proprio un ex dirigente della caserma Bixio, con l’assenso del Ministero degli Interni, ad assegnare all’associazione la convenzione per l’utilizzo della palestra, uno spazio fatiscente, che il Cops ha ristrutturato a proprie spese. Francesco Norelli, poliziotto dal 1991 e presidente dell’associazione, racconta questa avventura vissuta come un investimento: “Abbiamo recuperato uno spazio in disuso sobbarcandoci l’onere di tutti i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza perché pensiamo che questa palestra possa essere non solo un luogo per i poliziotti ma anche una finestra sul territorio”. Con una quota minima, infatti, è possibile aderire all’associazione e quindi iscriversi alla palestra che mette a disposizione un’ampia sala con vista sul golfo dotata degli attrezzi più moderni e funzionali, istruttori preparati, spogliatoi, docce e parcheggio dalle dieci del mattino alle dieci di sera dal lunedì al venerdì e il sabato dalle dieci alle 14. “Il dottor Claudio Montana, dirigente della caserma, ha creduto da subito in questo progetto spiega Norelli - fornendo prova di grande disponibilità e apertura. Un segnale importante, in quanto la caserma si trova a 50 metri dal Pallonetto di Santa Lucia, e, in generale, in un territorio che presenta luci ed ombre. Il nostro progetto è nato come un’occasione di integrazione e recupero del tessuto sociale, dei giovani soprattutto, che nel quartiere Chiaia-San Ferdinando non dispongono di grossi spazi di vivibilità. Allenandosi all’interno della nostra palestra fianco a fianco con i poliziotti, gli avvocati, i magistrati e i tanti professionisti della zona, si può frequentare un ambiente sano, respirando un clima di legalità, e svolgere attività sportiva in tutta tranquillità”. La gestione della palestra, però, non è l’unica attività dell’associazione: oltre ad offrire agevolazioni presso una vasta rete di esercizi convenzionati come negozi, palestre e centri sportivi, agenzie di viaggio, società finanziarie, ristoranti e bar, strutture alberghiere, cinema e teatri, centri estetici, officine e studi professionali, il Circolo Operatori Polizia di Stato ha fondato una compagnia teatrale dal nome “L’Interno in scena” che a fine marzo si esibirà in “Tre pecore viziose” di Scarpetta. Per maggiori informazioni sull’associazione Cops è possibile chiamare lo 0812467367 o visitare il sito www.copsnapoli.it. 12 QUART IERISSIME CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Decolla il Garage Morelli Il morso della Taranta di Paolo D’Angelo NAPOLI COME FILOMENA N apoli come Filomena, sedotta e abbandonata. Guardavo la tv e ho rivisto la nuova interpretazione di due big come Ranieri e la Melato della commedia «Filomena Marturano» di Eduardo. Dopo le tante versioni, da Eduardo con Titina a Mastroianni con la Loren, anche questa della Rai mi ha emozionato. Ricordavo le battute una a una e mi sono rituffato nella storia come la prima volta, riassaporando una commedia che coglie l’essenza eterna della vita. E, guardando la storia di Filomena, ho pensato al mio amore per una città che tanto ha espresso in termini di amore e passione. Fatalmente ho collegato questo amore alla sofferenza di vedere Napoli di nuovo sommersa da vecchia e nuova monnezza: quella che oltraggia le strade e la dignità. Di recente ho avuto ospiti in città e, mentre giravo con loro in auto, mi sono vergognato come fossi stato io a devastare Napoli. Allo stupore dei miei ospiti, preparati ma non fino a questo punto, non ho trovato parole per una catastrofe che offende le nostre case, il nostro mondo. Ma, con la rabbia, mi è salito un urlo: «Pezzi di m…». Pezzi di m… che hanno solo saputo produrre m…! Magari potessimo gridarlo nelle orecchie dei responsabili, di chi ha sgovernato per tanti anni, togliendoci la dignità. E ora due parole dal cuore alla sindaca: cara sindaca, forse un po’ di Filomena (come in tutti i napoletani) è anche in te; e allora fai un ultimo gesto di dignità, prova misericordia per Napoli, e ridacci l’onore, dimettendoti senza indugio, senza farti ricattare dai calcoli partitici di una politica locale ormai screditata. Fallo subito! Pensa alla grandezza di Filomena Marturano e a quella di un popolo che è anche il tuo e che non merita tale fine. Le dimissioni rappresenterebbero davvero il rifiuto, questo sì nobilmente politico, e lo sdegno umano per la tragedia: un ultimo atto di onore in nome di tutti i veri napoletani. Lo ha detto e lo ha fatto. Massimo Vernetti (nella foto), vulcanico supermanager del gruppo Quick No Problem Parking, leader in Europa nella realizzazione e gestione di parcheggi, ha tagliato il nastro che gli stava più a cuore: decolla nel ventre di Chiaia, grazie all’accelerazione impressa ai lavori da Napoletana Parcheggi (braccio operativo di Quick), il «Garage Morelli», avveniristica infrastruttura, destinata a alleviare l’emergenza sosta nel «salotto di Napoli» con ricadute benefiche sul resto di Napoli Ovest. Così adesso la città ne tocca con mano le annunciate credenziali di sosta 5 stelle: quelle di un’architettura di servizio che, nel suo genere, si candida tra le più all’avanguardia in Europa. La consegna all’utenza per ora riguarda solo gli ultimi 3 piani, sui 7 previsti: vanno a regime, infatti, i 250 posti per la sosta oraria. Poi, a cavallo tra gennaio e febbraio, saranno inaugurati i 4 piani residui (con relativi 250 box auto). La disponibilità immediata della sosta a ore, intanto, non è stata casuale. Privilegiare, infatti, le esigenze dei cittadini riflette una dichiarata strategia di servizio, funzionale agli interessi del quartiere e delle sue realtà produttive in un frangente, quello natalizio, cruciale per l’economia dell’area chiaiese: è la conseguenza del «Vernetti pensiero», da sempre sintonizzato sulla lunghezza d’onda del territorio. L’apertura parziale, che ha implicato la temporanea sospensione delle opere di completamento del parcheggio, intende quindi essere per l’imprenditore «un omaggio alla cittadinanza». La struttura nell’antro del Chiatamone, del resto, è il primo tassello di un mosaico di iniziative che, secondo Vernetti, mirano a siglare un patto di ferro tra business di alto profilo e commercio locale nel nome di un superiore interesse: la riqualificazione dell’intero quartiere. Postulato che spiega perché l’imprenditore abbia sposato anche la causa del neonato «Consorzio dei Mille», cordata di imprenditori, professionisti, artigiani, che, in nome di Chiaia, si pone come volano economico e interlocutore delle amministrazioni locali: del pool consortile, infatti, Vernetti ha assunto la vicepresidenza, affiancandosi al presidente Nino De Nicola. Il 7 gennaio 2011, intanto, il parcheggio a ore «chiuderà» temporaneamente per consentire, nel giro di un mese, l’ultimazione dell’intera opera, realizzare al suo interno l’ingresso all’attiguo tunnel borbonico (scoperto di recente e adattato a percorso turistico) e infine riqualificare piazzetta Morelli. «L’infrastruttura - si inorgoglisce Vernetti -, firmata da imprenditori e maestranze tutti napoletani, concorrerà nel settembre 2011 all’”European Parking Award” di Torino per il riconoscimento di “parcheggio più bello d’Europa”». 13 QUART IERISSIME Lezione magistrale di Galasso a Villa Pignatelli CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Piazza dei Martiri, residenti attaccano la Soprintendenza per la questione del “telone” Una autentica lectio magistralis – così l’ha definita il prof. Ernesto Mazzetti – quella tenuta dal prof. Giuseppe Galasso a Villa Pignatelli per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia. L’occasione è stata data allo storico napoletano dal convegno promosso dalla prestigiosa associazione, presieduta da Giovanna di Lorenzo, International Inner Wheel: 200 club in Italia con seimila iscritti e seimila club nel mondo con più di centomila soci, come ha evidenziato Angela Graziani. “Questa ricorrenza – ha detto Galasso – cade in un periodo di particolare polemica e divisione nazionale. E c’è chi la mette in discussione”. Per la verità – ha ricordato lo storico – non è la prima volta che ciò accade. Il primo è stato Giuseppe Mazzini e poi Carlo Cattaneo, che pure la sostennero con forza ma che dopo il 1860 espressero forti critiche, con sfumature ed accenti diversi, per come in concreto si era realizzata. Le posizioni critiche di Mazzini e di Cattaneo si concentrarono, in primo luogo, sull’ordinamento amministrativo che veniva dato ai Comuni. Mazzini era per la centralizzazione dell’ordinamento mentre Cattaneo si batteva per l’unità federale. Entrambi rimasero delusi e contrariati per la soluzione data. Spunti fortemente critici vennero, successivamente, da Francesco Saverio Nitti, il quale denunciò come il Sud avesse pagato un prezzo troppo alto rispetto ai benefici ricavati, a tutto vantaggio del Nord. Un “passaggio” della lectio magistralis ha riguardato il sistema di tassazione del Regno delle Due Sicilie. “Il regime fiscale dei Borbone – ha riconosciuto Galasso – era più leggero e dolce ovvero faceva pagare meno tasse rispetto alla Francia (+ 34 punti) ed al Piemonte (+ 14). È altrettanto vero come la rete dei servizi sociali e civili a cominciare, ad esempio, da quelli del trasporto ferroviario, risultavano quanto mai carenti nel Regno delle Due Sicilie: come dire meno tasse meno servizi. Insomma si può anche criticare quella lunga stagione risorgimentale riconoscendo però che fu la premessa per riportare l’Italia, dopo secoli bui, nella corrente liberale imperversante in quegli anni in molti Stati d’Europa, che seppero coniugare l’unità con la libertà. Quando uno di questi due valori, segnatamente la libertà, viene negato, l’Italia è andata irrimediabilmente in crisi ed il Paese in rovina. Ed è quanto è accaduto col fascismo, che trovò la monarchia sabauda incapace a contrastarlo”. Ma è difficile riassumere la penetrante ed articolata lectio magistralis svolta dal prof. Galasso. Tanti sono stati i riferimenti storici citati e gli approfondimenti, che hanno captato l’attenzione di un pubblico interessato ed attento. La conclusione alla quale, infine, è pervenuto Galasso è stata: “Voglio ricordare ai critici dell’Unità d’Italia che cos’era l’Italia prima del 1860 e confrontarla con quella di oggi, che, pur con tutte le insufficienze e le insoddisfazioni, pone il nostro Paese al quinto-settimo posto tra le nazioni più industrializzate del mondo. Ed è per questo che il conto consuntivo di quel Risorgimento traslato ad oggi risulta complessivamente attivo”. Nella sezione “Quartierissime” del precedente numero di Chiaia Magazine abbiamo dato spazio ad una nota diffusa dalla Municipalità1 nella quale il presidente, Fabio Chiosi, ed il suo vice, Maurizio Tesorone, sollecitavano il Comune e la Soprintendenza a rimuovere il “mostro” di piazza dei Martiri che ai più è conosciuto come “il telone dell’ex Bar Cristallo”, oggetto della foto a corredo dell’articolo. Nel comunicato, i vertici del parlamentino di Chiaia dichiaravano di essere al corrente “di giudizi pendenti dinnanzi al Consiglio di Stato, di ricorsi, di contrapposizioni tra i proprietari del locale e condomini di Cappella Vecchia, di divieti della Soprintendenza, di prescrizioni poco chiare”. La questione era stata già affrontata nel numero di marzo del 2008, quando Chiaia Magazine diede spazio alle numerose lettere scritte dai lettori e dai residenti della zona in merito. Anche in questa occasione riceviamo e pubblichiamo integralmente una lettera firmata dai condomini di Palazzo Nunziante di via Morelli n° 7/15. Mario Simeone I condomini di Palazzo Nunziante ...Ma quale “ex Bar Cristallo”! Questo è esattamente quanto vogliono far credere gli attuali proprietari dell’area ricoperta dall’infame tendone che assurdamente troneggia da quasi un ventennio nella nostra Piazza dei Martiri”! Ed anche la redazione di “Chiaia Magazine”, vedi l’articolo a pagina 12 del numero di sett/ott 2010, c’è cascata dentro e...con tutti e due i piedi! A tutti i vecchi frequentatori di Piazza dei Martiri è infatti ben noto che il “Bar Cristallo” aveva sede in tutt’altro luogo, e più precisamente nei civici 54 e 55 di Palazzo Partanna, attualmente occupata dalla griffe “Ferragamo”. Se le doglianze di Chiaia Magazine e della Circoscrizione si limitano a chiedere la sola rimozione dell’aberrante copertura o, peggio ancora, la sua sostituzione con altra più decente, allora la sconfitta è totale! Qui si parla di abusivismo, abusivismo edilizio perpetrato in una delle piazze più belle e caratteristiche di Napoli, su un immobile sottoposto ai vincoli della L. 1 giugno 1939 n. 1089. La Sovrintendenza, dopo aver dichiarato abusivi e, quindi, non passibili di condono sia l’immobile costruito a piano terra in angolo con via Cappella Vecchia che tutti quelli costruiti sulle coperture, ha prima ritrattato tutto con l’emissione di un parere favorevole e poi, a seguito dei numerosi esposti ricevuti, ha cercato di rimediare all’errore commesso con l’emissione di una serie di pareri ambigui che hanno lasciato validi appigli alla controparte per effettuare numerosi ricorsi, fino al Consiglio di Stato, con esiti positivi! Se questa vicenda, che dura incomprensibilmente da oltre quindici anni, dovesse concludersi con l’ennesima vittoria per chi ha commesso un abusivismo edilizio tra i più sfrontati che si possano commettere ed in totale dispregio del rispetto per la cittadinanza tutta, allora, nel prendere atto di tutto ciò, rassegniamoci pure a sopravvivere in una città che non ha nessuna speranza per il futuro! 14 QUART IERISSIME CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Differenziata, decide l’E-Democracy Recupero del Centro Storico: ora o mai più La società civile come interlocutore delle istituzioni: è quanto ha provato a fare un pool di cittadini riuniti dietro le insegne di «Città di Partenope», associazione che si batte contro l’inciviltà e la rassegnazione in nome di un progetto partecipativo che investe tutti i settori della vita cittadina. L’ultima iniziativa sfornata dal fondatore del sodalizio, Claudio Agrelli, interpella i cittadini su E-Democracy, primo sistema di democrazia diretta telematica attivato in Campania, ponendo l’interrogativo: «Siete d’accordo nel proporre al Comune di Napoli di trasferire la delega in materia di raccolta differenziata alle singole Municipalità cittadine così da affidare la pianificazione e il controllo della raccolta selettiva dell’immondizia ai parlamentini di quartiere che sono più a diretto contatto con i cittadini?». Migliaia di napoletani si sono dichiarati favorevoli al passaggio di competenza. Intanto uno tra i diretti interessati, il presidente della prima Municipalità Fabio Chiosi (nella foto con Agrelli durante la conferenza sull’iniziativa), ha salutato con favore la proposta, ricordando ad esempio come l’idea di raccolta del materiale organico, vedi la defoliazione della verdura da effettuarsi a monte nei mercatini, e il suo trattamento in impianti di quartiere per ricavarne fertilizzante «compost» sia un progetto già deliberato dal governo di Chiaia nel 2007. «Intanto - ha detto Chiosi - andrebbero risolte altre criticità come ad esempio il numero di pattuglie che attualmente controllano la pratica della differenziata sul territorio: sono appena 4, un numero assolutamente insufficiente». È arrivato davvero ad un bivio il grande progetto di riqualificazione del Centro Storico di Napoli, destinato a risanare dalle radici l’area corrispondente all’antica Neapolis e la fascia costiera da piazza Mercato a piazza Municipio, dichiarate dal ’95 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Sull’operazione, finanziata con 220 milioni di fondi europei (POR-FESR 2007/2013), gravano da tempo due grosse incognite attualmente ancora irrisolte. La prima ruota intorno agli inadempimenti del Comune di Napoli dal quale l’Unesco attende invano da 15 anni la redazione del «Piano di Gestione», cioè l’inventario ragionato dei beni da salvare e le strategie esecutive del recupero. Senza il documento la città sarebbe esclusa dalle città tutelate dall’Unesco e perderebbe i finanziamenti. Dopo una serie di minacciosi ultimatum, l’Unesco ha imposto il febbraio 2011 come scadenza per la consegna del «Piano» e, per sbloccare l’amministrazione Iervolino, ha inoltre inviato a Napoli uno staff di esperti per preparare, insieme al Comune, una bozza del recupero, conforme ai dettami Unesco e al sicuro dai «calcoli» interessati dei centri di potere locali. E adesso la resa dei conti è ormai dietro l’angolo. Proprio all’inizio di dicembre, infatti, i funzionari della missione Unesco ed alcuni tecnici del governo cittadino hanno fatto il punto sulla redazione della bozza del «Piano», ormai pericolosamente vicino alla scadenza fissata. Si tratta di un preliminare, articolato in 4 grandi progetti strategici, sul quale in questi giorni sono al lavoro gruppi di esperti, incaricati in seconda battuta di perfezionare la bozza. Poi, in tempi strettissimi, il documento passerà sotto la lente della società civile, comitati/associazioni professionali, per essere arricchito di ulteriori contributi. L’obiettivo, ovviamente, è quello di consegnare a febbraio la redazione definitiva del «Piano di Gestione» nelle mani dei vertici Unesco. Non resta che incrociare le dita. Il rispetto dei tempi, infatti, non solo garantirebbe la conservazione del patrocinio Unesco, condizione primaria per attingere ai fondi europei, ma rappresenterebbe anche una garanzia convincente da esibire alla Regione Campania, ente erogatore dei fondi, visto che la scorsa primavera proprio il Governo Caldoro congelò i famosi 220 milioni di euro perchè decisamente scettico sulla bontà del megaprogetto di restauro del Centro Antico, elaborato in passato dal Comune di Napoli nella più completa indifferenza delle regole Unesco e poi finanziato con una delibera dal Governo Bassolino a pochi mesi dalla fine della legislatura regionale. 15 RIFLE SSIONI di Mimmo Della Corte TAVOLO DEL PARTENARIATO “CARNEADE, CHI ERA COSTUI?” Il «Tavolo del Partenariato»: cosa sia lo sanno in pochi. Eppure è uno degli strumenti più significativi del pianeta Fondi strutturali. Un organismo che, per le funzioni affidategli dalla UE e per gli Enti autorevoli che lo compongono (come vedremo tra poco) potrebbe svolgere un ruolo primario nel processo decisionale, di gestione e di valutazione, della programmazione dei fondi europei, ma che in Campania è restato in ombra perché Bassolino lo considerava un «mero adempimento», imposto dalla Comunità e, quindi, da osservare come semplice atto burocratico. Non a caso, mentre all’atto della sua istituzione, per garantirne la funzionalità, era stato fornito di due risorse regionali e 3 figure professionali con contratti annuali, oggi può contare su una sola risorsa regionale con responsabilità amministrative. Il che, alla luce del fatto che Bassolino in questi anni non ha mai badato a spese in quanto a distribuzione di consulenze, dà la misura esatta della scarsa considerazione in cui il «Tavolo» era tenuto. E ciò ha scoraggiato anche le parti economiche e sociali coinvolte, che alla lunga hanno ritenuto inconcludente la propria partecipazione. Ora, nel tentativo di rilanciare questa tensione sociale, Luciano Schifone, presidente del «Tavolo del Partenariato» su delega del governatore Caldoro, sta cercando di farne un organismo in grado di elaborare proposte di sviluppo: perciò ha cominciato a «convocarlo con maggiori assiduità, anche fuori dalle scadenze istituzionali, per potere a sua volta, discutere e proporre strategie e progetti di di Paolo Santanelli VIA TORELLI “CRISANTEMO ALL’OCCHIELLO” DI CHIAIA Via Torelli, area destinata al mercatino ortofrutticolo rionale, è stata oggetto di un recente restyling: pavimentazione nuova, scivoli per i diversamente abili e tante buone intenzioni da far presagire al comune cittadino una reale riqualificazione di un’area fino a quel momento indecorosa. Neanche a parlarne, tutto è rimasto come prima: sono stati solo buttati soldi pubblici per un lavoro inutile. Nessuno spazio delimitato per gli ambulanti che continuano a occupare arbitrariamente più suolo di quello stabilito dalle singole concessioni, nessun servizio igienico o modernizzazione della struttura atta a renderla nell’insieme funzionale ed esteticamente gradevole. In definitiva è il solito caos diurno: passaggio filiforme per i pedoni, camioncini e motocicli degli operatori parcheggiati ovunque, ciclomotori che schizzano sul marciapiede o in controsenso con un simbolico “lasciapassare” rappresentato dalle buste della spesa da consegnare. C’è poi anche chi pulisce la verdura a bordo strada accovacciato o seduto sul primo oggetto utile: sigaretta tra le labbra, matita dietro l’orecchio e canottiera d’ordinanza. Un insopportabile brusio interrotto, di frequente, da sguaiate vocalizzazioni urlate con quell’ineludibile cadenza propria del più stretto dialetto napoletano. Imprecazioni e bestemmie si mescolano ad indefinibili olezzi di degrado mentre CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 rilancio».Tutto ciò, però, se non accompagnato da risorse umane e finanziarie, come è accaduto nella Legislatura Bassolino, potrebbe non essere sufficiente a fare del «Tavolo» un valore aggiunto nella gestione dei Fondi, com’era intenzione della UE. Ma vediamo compito e componenti del «Tavolo». Il fine è «promuovere la cultura dello sviluppo partecipato, tramite la definizione di atti di programmazione condivisi, anche al fine di rafforzarne la legittimità sociale, estendere il consenso, promuovere una più efficace mobilitazione sugli obiettivi perseguiti», migliorare «qualità ed efficacia delle scelte, rendendo il partenariato parte integrante del processo valutativo che deve reggere le decisioni» e ancora «migliorare qualità ed efficacia dell’attuazione mediante più incisivi e partecipati processi di sorveglianza e valutazione. Ciò anche attraverso l’adeguamento degli strumenti di informazione L’organismo che, ed interscambio, nel quadro di una maggiore per le funzioni trasparenza dell’azione affidategli dalla UE, amministrativa». Lo potrebbe svolgere un compongono la Regione, che lo presiede, le parti ruolo primario nella economiche imprenditoriali programmazione dei (Confindustria, Confapi, Cia, Confartigianato, fondi europei Coldiretti, Confcommercio, in Campania Confcooperative etc.) e è restato in ombra sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Ugl etc.), e le associazioni civiche rappresentanti interessi specifici trasversali (ambiente, pari opportunità, disabilità etc.). ai bordi dell’area mercatale cominciano a prendere posto gli ambulanti senza autorizzazione. E pensare che via Torelli rappresenta una importante strada di comunicazione per il Nonostante il restyling, passaggio pedonale fra via Carducci e via S. Pasquale, il mercatino soprattutto per i bambini è il solito caos diurno: diretti o provenienti dall’attigua scuola passaggio filiforme elementare De Amicis. Ma per i pedoni, quando alle ore 15 si camioncini e motocicli chiude bottega ecco che l’area mercatale diventa parcheggiati preda esclusiva dei ovunque parcheggiatori abusivi. Strutture metalliche, e tanta sporcizia cassette della frutta vuota, contenitori di ogni tipo, bottiglie di birra, ramazze per spazzare ed anche un surgelatore, diventano ornamenti ben visibili ai bordi della strada in attesa del giorno dopo. E poi tanta, tanta, tanta sporcizia a far da lauto pasto a blatte e topi che non disdegnano di farci capolino. Questa è la scena che si presenta la domenica mattina a chi si trova a passare in via Torelli, strada centrale del salotto buono di Napoli: e nessuno dice o fa nulla. Di fronte a questa oasi di sano degrado urbano viene da chiedersi se i sindaci di Milano e di Roma avrebbero mai permesso che una situazione analoga si perpetuasse impunemente nelle immediate adiacenze di via Monte Napoleone o di via Condotti. w w w . i l 1 0 . i t anno II numero 11/12 apri le 1O porte del piacere irtuosa laPortaV cliente Napoli nuova ncita del sigla una ativo, la rivi orante per 1I/GHP ign rchico dito Coo XXX/Cre rara, ana Rock lto este Fer ario Mo XXXI/Or n Centen XXXII/U nario immagi co olario a di Bac 19/Epist 6/La buc gli ulivi e fra c’è pec 8/Non Questo mese abbiamo aperto per voi La Porta d’ingresso La Porta magica La Porta del gol L’imPorta La Porta virtuosa La Porta dei sensi eisensi laportad E TOCCAR VEDERE SENTIRE GUSTARE RE: ANNUSA TE LA MEN CIBO PER di Marco Mansueto Mens sana in Napoli sana pag 7 Fortuna Monumentale LA CABALA ECONOMICA pag 10 - 11 Le usanze nel Sol levante DIRETTORE EDITORIALE Marco Mansueto IN QUESTO NUMERO NAPOLI E IL GIAPPONE DIRETTORE RESPONSABILE Alessandra Fabbroni pag 13 Se spulci nella fortuna... NAPOLI IN POSA pag 19 Comunità La Sorgente DROGA E SUPERSTIZIONE pag 23 L’ultimo stadio della sfiga SFORTUNA IN CAMPO Superstizioni, false credenze, rituali scontati, da sempre retaggio di una Napoli che guarda solo il passato di se stessa, sono il primo argomento trasversale del nuovo il PN, alla scoperta, in un momento cruciale, di chi invece guarda avanti, non dimenticando le proprie radici, ma con in testa - finalmente un’idea nuova. ART Ferdinando Polverino De Laureto STAMPA Tuccillo Arti grafiche srl Contrada Regina Trav. via Donadio 80024 Cardito (NA) Sito web: www.il10.it Iscrizione al Tribunale di Napoli N° 7 del 03/02/2009 Rossella Galletti Iscrizione ROC 16538 Laura Cocozza Venerdì 17 dicembre nello storico Bar Gambrinus di piazza Trieste e Trento l’Associazione Napoli e la Iuppiter Edizioni hanno presentato due nuove realtà editoriali: hanno fatto il loro esordio, infatti, sulla scena napoletana «Popolarenews» e «BCC Napoli Magazine». Durante la conferenza stampa sono stati illustrati obiettivi e contenuti delle due riviste: «Popolarenews» si propone come contenitore dedicato all’attualità, alla politica e alla cultura, «BCC Napoli Magazine», invece, intende agire come strumento informativo, mirato alla promozione delle eccellenze produttive e imprenditoriali del territorio e al sostegno del credito cooperativo come volano di una gestione etica della finanza e del risparmio. Alla presentazione sono intervenuti Marco Mansueto, presidente dell’Associazione Napoli e direttore editoriale del «Popolarenews», e Amedeo Manzo, presidente della Banca di Credito Cooperativo di Napoli e direttore della rivista «BCC Napoli Magazine». Entrambi hanno sottolineato l’importanza dei due strumenti editoriali come mezzo di confronto e di scambio di idee con il territorio che sta vivendo un momento particolarmente delicato. “Più che di parole - ha sottolineato il presidente Manzo - abbiamo bisogno di fatti concreti per la rinascita della città. Questa testata si pone come cassa di risonanza di una banca che investe sul territorio con tante iniziative per i giovani che saranno la classe dirigente del futuro, i prestiti alle piccole e medie imprese, le azioni di solidarietà e sostegno ai bambini malati o con handicap”. Gli ha fatto eco Marco Mansueto che ha parlato di come la rivista «Popolarenews» sia anche “una piazza virtuale dove è necessaria la presenza di tutti per testimoniare che Napoli non è solo delinquenza e rifiuti, ma anche una città ricca di eccellenze in tutti i campi. La nascita di questi due grandi prodotti editoriali - ha proseguito - rappresenta un segnale positivo per dare una svolta alla città». COMITATO DEL GARANTE DEI LETTORI Raffaele Bellucci Giuseppe Savona Gabriella Napoli In copertina 1O sembra la testata del magazine ma non lo è: 1O diventa così una parte integrante della PASS1ONE. Forse quella più evidente. Semplicemente la CHIAVE d’eccellenza che conduce alle 1O PORTE DEL PIACERE selezionate di volta in volta, che il lettore dovrà aprire con curiosità (fra quelle che ogni mese la redazione selezionerà) magari anche solo “sbirciando” dal buco della serratura. Ogni PORTA rappresenta un pretesto per consentire al lettore di spaziare dove non è mai stato. O, meglio, dove in fondo vorrebbe essere. Una CHIAVE D’ACCESSO per tutto ciò che è aspettativa, pulsione e desiderio, fonte inesauribile di idee, viaggi in luoghi del buon vivere e non, incontri con personaggi must, curiosità, divertissement ma anche una miriade di aspetti della realtà che gioco non sono. pag 12 Piccoli scrittori crescono SCUOLE VIRTUOSE II In questo numero hanno scritto Poste Italiane s.p.a. spedizione in abbonamento postale decreto legislativo 353/2003 (conv. in l. 27.02.2004, n. 46) articolo 1, comma 1, dcb (napoli) in caso di mancato recapito inviare al cmp/cpo di napoli per la restituzione al mittente Alle soglie del nuovo anno il Sindacato Unico di Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria (Sumai Assoprof) ha realizzato un calendario, destinato ai propri associati. La simpatica iniziativa è alla sua terza edizione. Il concept è stato stato curato dalla Iuppiter Group, i testi sono stati redatti dalla dottoressa Elvira Lupoli con la collaborazione dei dottori Giuseppe Cascio e Chiara Scarpa, il corredo fotografico infine è firmato da Studio F64. Il risultato è un prodotto elegante e giocoso. All’interno di un accattivante telaio grafico, infatti, si susseguono le dodici tappe dell’almanacco, ciascuna scandita da uno sketch fotografico in cui sono protagonisti i bambini, travestiti da piccoli medici: e, in calce alle foto, dodici agili minitesti ciascuno dei quali è dedicato ad un aspetto della salute infantile. La scelta di puntare su immagini di innocenza e di freschezza, sui sorrisi irresistibili dei piccoli protagonisti, tutti figli di medici ben fieri di collaborare all’iniziativa, è stata illustrata da Luigi Sodano, direttore nazionale Della Scuola Quadri Sumai: «Qual è la migliore rappresentazione delle aspettative di progresso e di sviluppo se non i bambini, i più giovani, quelli che dovranno vivere e governare nei prossimi anni? Ecco perché il nuovo calendario Sumai per quest’anno ha voluto come immagini le foto dei bambini. Dopo i mestieri, rappresentati nel primo calendario, dopo l’arte pittorica dello scorso anno, ecco la rappresentazione del futuro, un futuro che certamente non potrà mai calare dall’alto ma che - ha puntualizzato Sodano - dobbiamo costruire noi oggi e i giovani domani, in uno spirito di collaborazione generazionale che da sempre è stato la spinta allo sviluppo della società civile». Ferdinando Polverino Periodico edito da Associazione Napoli Via Carlo Poerio, 89/A 80121 Napoli editoriale anno 2 n.11/12 novembre/dicembre 2010 Napoli deve ritrovare con coraggio la forza di uscire da questa fase critica della sua storia recente, affermando con fermezza la propria identità e cancellando definitivamente agli occhi del mondo intero l’immagine di una città sommersa dai rifiuti e stretta nella morsa della delinquenza comune e organizzata. L’attuale classe dirigente cittadina, che amministra la città da oltre un decennio, si è dimostrata incapace d’imprimere l’impulso per un necessario salto di qualità. È tempo di guardare al futuro con ottimismo rinnovato, con la certezza che nei momenti difficili i napoletani sanno essere compatti, consapevoli di essere veramente un “grande popolo”. www.ilpopolarenews.it Calendario Sumai, un anno con i medici del futuro Alessandra Dell’Aquila anno IV numero 1 dicembre duemila10 reg. trib Napoli n. 53 del 7/6/2007 Iscrizione ROC 16538 distribuzione gratuita SPIRAGLI Due nuove riviste per la rinascita della città Se a Napoli gli eventi natalizi sono partiti con colpevole ritardo, le realtà comunali della provincia, invece, hanno stilato una serie di iniziative da seguire con interesse. Un Natale particolare e ricco di eventi è senza dubbio quello di Sant’Anastasia, comune vesuviano che quest’anno festeggia il suo bicentenario. Nel 1810, infatti, Sant'Anastasia - le cui radici affondano in epoche arcaiche quando alcuni gruppi di Osci si stabilirono in prossimità del Vesuvio - divenne municipio autonomo grazie a Gioacchino Murat che, in quell’anno, firmò un decreto sulla divisione ed amministrazione del Regno, con cui il paese riuscì ad ottenere la propria autonomia da Somma, prima con l’abolizione del Mastro Mercato e poi con la concessione di una fiera di Pentecoste da tenersi nello spazio antistante la Chiesa di Madonna dell’Arco. Il sindaco Carmine Esposito (nella foto), che da quando è stato eletto nel maggio scorso sta dando una decisiva svolta alla comunità santanastasiana, ha messo a punto, insieme alla sua squadra di governo, un articolato programma di iniziative che durerà fino all’estate 2011. “Per il Natale del Bicentenario – ha detto il sindaco Esposito – tra concerti, estemporanee di artisti, stand di prodotti tipici locali e spettacoli pensati per i bambini, l’evento clou è senza dubbio il "Presepe Vivente", spettacolo noto in tutta la Regione, che viene replicato da 30 anni la notte di Natale presso il Borgo Sant’Antonio. Nel 2011, invece, gli eventi del Bicentenario si integreranno con quelli per i 150 anni dell’unità d’Italia. E’ mia intenzione, con incontri mirati e coinvolgendo personaggi del mondo della cultura, far rivivere non solo i momenti esaltanti e gloriosi dell’Unità d’Italia, ma anche aprire quelle pagine meno conosciute del Risorgimento che hanno visto come protagonisti uomini del Sud, ingiustamente dimenticati, che hanno combattuto inseguendo altri ideali e credendo in altre bandiere. Insomma, il momento della celebrazione può essere anche l’occasione per una bel confronto, serio e senza pregiudizi, sull’Italia e sul nostro Sud, un tempo scrigno indiscusso di grandi primati”. Sant’Anastasia e il Natale “bicentenario” IV/Strapresepi V/Natale a Napoli, arte e dolce vita VI/Francobilli natalizi VII/Sinfonia di Struffoli A A dicembre, nel ventre di Napoli, la città svela i preziosi presepi delle antiche chiese. Nel silenzio, nella penombra, celebrazioni poetiche della "nascita del ninno". Partiamo da Spaccanapoli. Ma prima una sosta in piazza Monteoliveto. Qui, nella chiesa di sant’Anna dei Lombardi, c’è il presepe rinascimentale dello scultore Antonio Rossellino: un altorilievo in marmo di squisita fattura nel quale le sacre figure della natività campeggiano su una Nelle «grotte» delle chiese un percorso tra fiaba e arte: la Natività riletta dagli artigiani napoletani Strapresepi scenografica quinta, anch’essa di marmo; una dolce Maria, il falegname Giuseppe e il resto dei personaggi sono icone naturali e spontanee. E ora, in piazza del Gesù, la chiesa del Gesù Nuovo: c’è il presepe gesuitico del ‘700, convenzionale ma vibrante di umanità: un piccolo mondo di popolani, pulsante di vita, frantumato in "sequenze" così strappo che vale la pena per ammirare 12 statue lignee di rara fattura, dipinte e scenograficamente disposte. La più bella è l’Angelo Soffiante. A S. Martino è visibile anche il notissimo «Presepe Cuciniello». E ora a via Toledo: qui, nella chiesa dello Spirito Santo, c’è un presepe famoso. È "‘o presebbio che se fricceca", cioè popolato di figure mobili. A Mergellina altra tappa imperdibile: nella chiesa di santa Maria del Parto 5 statue presepiali del ‘500, trascurate ma incantevoli. Infine il più monumentale dei presepi: quello settecentesco della collezione del Banco di Napoli, sistemato nella Cappella Palatina di Palazzo Reale in piazza Plebiscito. La Natività dei medici di Laura Cocozza minuziose che l’osservatore può smarrirsi nella scena che preferisce o sulle minuzie di un abito. Più oltre, in via Benedetto Croce, c’è il Complesso di santa Chiara: sul chiostro si apre un ambiente in cui è custodito un bel presepe con statue, realizzato nel ‘700. All’uscita, in via san Sebastiano, la chiesa di santa Marta: ed ecco uno dei pochi presepi con il tradizionale antro delle "anime del Purgatorio", oggetto a Napoli di venerazione antica. La grotta è popolata di figure, avvolte dal fuoco, cui la tradizione affida il compito di proseguire il viaggio del Re Magi: le anime del Limbo sono simbolicamente incaricate di accompagnare i fedeli nella loro esistenza durante il resto dell’anno. E’ l’autentica metafora del presepe napoletano, i cui interpreti sono appunto gli "spiriti del Purgatorio", morti-viaggiatori che parlano ai vivi. Poi, in via Paladino, la chiesa del Gesù Vecchio: qui si ammira un presepe ottocentesco con figure ad altezza reale. Di nuovo fuori: a poca distanza c’è san Lorenzo Maggiore; la meta è la Sala Capitolare con le sue microscopiche meraviglie: 100 gusci di noce con dentro minuscole scene presepiali di ispirazione biblica. A 300 metri, in via san Giovanni a Carbonara, c’è la chiesa omonima che ospitava un suggestivo presepe ligneo del 1478, attualmente trasferito nel Museo di S. Martino, raggiungibile con la vicina funicolare di Montesanto: uno IV A Napoli ricostruirsi la Natività in casa non è solo osservanza della tradizione. È bisogno dell’anima. Alla tentazione, ad esempio, non ha resistito neanche l’Ordine dei medici napoletani che, nella propria sede di piazza Torretta, proprio nella stanza del presidente Gabriele Peperoni, ha sistemato una suggestiva scenografia presepiale. Una ricostruzione che ha la sostanza e l’apparenza di una piccola «grande opera d’arte», realizzata e allestita in stile «colto» da un insolito artefice: il gastroenterologo Alessandro Sergio, medico che, coltivando il suo indubbio estro artigiano, ha ora consegnato alla grande famiglia dei medici napoletani la più gradita delle testimonianze. Il bel presepe si rifà, con scrupolo filologico, all’iconografia delle «adorazioni» settecentesche e ai canoni della tradizione romantica. Allo splendido allestimento ha concorso anche un «maestro» prestigioso come Michele Meluzio. È È partita il 3 dicembre la seconda edizione di Natale a Napoli 2010 che animerà il centro cittadino con una lunga serie di eventi, nel segno dell'arte in tutte le sue manifestazioni. Anche quest’anno il quartiere di Chiaia farà la parte del leone con le mostre che si terranno nei luoghi più diversi: dalla sede della Deutsche Bank in via dei Mille alla Galleria Nothing Else. Alla presentazione degli eventi è intervenuto anche Fabio dedicata al grande architetto, icona del liberty di inizio `900 a Napoli che sta svolgendo nella sede della Deutsche Bank in via dei Mille 44. Inoltre sono esposti i disegni originali dell'architetto facenti parte della collezione privata della Famiglia Leonetti: tra Natale a Napoli, arte e “dolce vita” pittura, protagonista nella Sabina Albano Modart Gallery di vico Vasto a Chiaia 52, dove, dall'11 dicembre è di scena una collettiva di giovani artisti napoletani dal titolo “Astro per Astri”. Uno sguardo alla Napoli della “dolce vita” sarà invece proposto il 23 dicembre nella Galleria Pica di via Vetriera 6 con la mostra “Quando la festa era piacere di stare insieme”, un viaggio nelle cronache di Vanni Fondi, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, che per primo riscoprì negli anni '90 il fascino della cronaca mondana a Napoli. L’arte e il design sbarcano anche nelle vetrine dei negozi di Chiaia a cominciare da ISI arti associate, in Chiosi, presidente della Municipalità 1 il quale ha sottolineato che “la manifestazione riesce a coniugare l'arte con la moda animando il Natale a Napoli. L'offerta culturale è vasta e potrà stimolare i napoletani ma anche dare un’ulteriore spinta al turismo”. Dopo la mostra di Rosa Panaro al Maschio Angioino, inaugurata il 4 dicembre, dal titolo “Le donne di di Pino Fermento Rosa Panaro tra mito e realtà”, c’è spazio per l'architettura il 16 dicembre con la mostra “Architettura Liberty napoletana di Giulio Ulisse Arata”, l'esposizione Dalle donne della Panaro agli “astri” della Sabina Albano Gallery: l’itinerario creativo di Chiaia questi spicca una splendida gouache, oltre a documenti originali che testimoniano lo sviluppo dell'architettura liberty in città. Sempre per gli amanti dell’arte, dal 3 dicembre fari puntati sulla fotografia alla Galleria Nothing Else di via Alabardieri 17. In mostra sono i lavori di Riccarda Rodinò: “Turner for me” è il titolo dell'esposizione della fotografa napoletana che si concentra sul lavoro del pittore inglese William Turner. Ma il calendario di Natale a Napoli offre anche uno spazio per la V vico Vasto a Chiaia 47, con la mostra “Metropoli” dal 12 dicembre 2010 al 6 marzo 2011. Spazio poi per l'arte di Tony Stefanucci che esporrà le sue opere nella vetrina di Habit House (via dei Mille 67) e il 18 dicembre ha proiettato il suo video “Divina Vanitas”, firmato insieme a Gabriele Frasca. E ancora moda e arte d'eccellenza nel negozio Finamore, di via Calabritto 16: dal 7 dicembre la sartoria “Made in Naples” incontrerà la scultura di Rosa Panaro in una natività tutta da scoprire. Da Serrao Antiques, in Piazza San Pasquale 18, c’è infine l'esposizione “La contemporaneità dell'arte antica” con pezzi inediti del 700 napoletano dal 16 al 31 dicembre. N Natale, grandi abbuffate. Frenesie, ‘nzirie e carnalità di cui la letteratura partenopea è zeppa. Rimarca lo «scialo» natalizio Domenico Rea, che scrive: «Il presepe napoletano non ha nulla di sacro, ma è sacralissimo proprio per il concetto di fame soddisfatta nel sogno che lo sostiene. La grotta è collocata in un angolo. Non domina la scena. I Re Magi sono fantasmi. Stanno sulle lontane erte dei monti. Protagonisti sono i pastori, contadiname plebeo, Storie d’autore: il senso partenopeo della Natività e il rito del capitone Francobolli natalizi IN BASSO DA SINISTRA Nino Taranto al mercato del pesce (1957) che portano al Bambino Gesù tutto quanto si può desiderare nel campo gastronomico... Si vedono negozi di salumieri con prosciutti e salami a grappoli; beccai con gli squartati di vaccine e porci esposti, pescivendoli con le ceste, bevitori e giocatori davanti alle taverne; attori, pulcinelli, funamboli e prestigiatori». Marco Ramperti, elzevirista, scrive nel 1934: «Nella terra del presepe napoletano nessun dramma è possibile che la desoli e l’insanguini. Gli artefici napoletani dimenticano la storia. Però non l’offendono. Essi non possono ammettere, mentre disegnano e scolpiscono il vago bimbo nella sua culla, che un martirio sia pure necessario e sublime lo aspetti. Questo è un giorno natalizio, questo è un mattino di festa. C’è nella loro falsificazione un’innocenza, nella loro ignoranza, una saggezza tutta tipica della razza. L’indomani non conta, “Nun te ne VI ‘ncarricà!”». E Raffaele Viviani nella sua «’A cantata d’ ‘e pasture» descrive l’ammuina di invadere il teatro per assistere alle avventure di Razzullo e Sarchiapone: «Se venneveno ‘o triato fino all’ultimo biglietto. E stu pubblico, ‘nzardato, fino a fore ‘a sala ‘aspetto (...) Che serate, che “battute”: na nuttata d’allegria. Tutt’ ’a gente se purtava quacche cosa dint’ ’a sacca. Chi veveva, chi magnava, senza cuollo, senza giacca». Non è da meno Giuseppe Marotta (nella foto) che racconta come Napoli adora Gesù Bambino: «Tutti i giorni di dicembre che ricordo sono teneri e pazzi, vagamente carnevaleschi, come l’ineffabile modo napoletano di adorare Gesù vedendo in Lui non soltanto il nostro Salvatore ma anche e soprattutto il prodigioso bambino che fece fesso Erode». Ma chi comanda davvero nel Natale partenopeo? Sono in molti a non aver dubbi: il capitone. Michele Prisco in un racconto ricorda come i capitoni piacevano solo alla madre: «Li comprava per sé, che semplice strenna! E li cucinava, dopo averli tagliati a pezzi sul marmo, infilzati allo spiedo sui carboni, arrostendoli, per poi spruzzarli d’aceto, oppure li avvolgeva nella farina per friggerli, o in casseruola, con un brodetto di pomodoro e prezzemolo, e quando era tutta intenta a prepararsi il boccone per lei prelibato, non l’aiutava nessuna, delle sorelle, che ne avevano un poco ribrezzo...». Esempi di letteratura che confermano l’assenza della croce e la crocifissione di ogni presagio. Nella «Nuvena» di Salvatore Di Giacomo leggiamo: «Tu scendi dalle stelle, o re del cielo, e nuie pigliammo ‘e guaie cchiù alleramente, tasse, case cadute e freddo gelo, figlie a zeffunno, e pure nun fa niente... Ullèro, ullèro! Sunate e cantate! Sparate! Sparate! Ch’è nato Giesù». Ma non c’è «Giesù» che tenga. «Isso - dirà Di Giacomo - nasce ogn’anno: io no!» D Dolci di natale, fantasia al potere: struffoli, sosamielli, mostaccioli, zeppole, roccocò, cassate e torrone. Delizie che piacciono a tutti: soprattutto gli struffoli, «quella deliziosa piramide di palline fatte con burro, zucchero, farina e uova, fritte e ricoperte di miele, cedro candito a pezzetti e confettini multicolori chiamati diavolilli». Enrico Caruso emigrò in America con 2 ricette, ragù e struffoli. Enrico de Nicola, primo Capo della Repubblica, parco a tavola, li prediligeva. Lo stesso per il presidente Giovanni Leone. Quando a Natale «per ragioni istituzionali» non poteva lasciare la Capitale, ricreava nella casa di Roma l’atmosfera festiva con presepe, tombolata, e una sufficiente scorta di «struffoli, torroni e roccocò». Benedetto Croce stravedeva per i babà. Ma a Natale preferiva gli struffoli, più adatti ad accompagnare, degnamente e lentamente, le tavolate e le conversazioni di Palazzo Filomarino. Ma, a casa Croce, sbancavano anche i roccocò, il cui profumo – le bucce di agrumi grattugiate nell’impasto delle ciambelle – gli rievocava i giardini di Sorrento. Altro patito di struffoli era Eduardo De Filippo. Così la moglie Isabella Quarantotti, nel libro «Si cucine cumme vogli’i»: «Eduardo aveva il diabete e non lo prendeva mai sul serio. Era però una buona forchetta e volentieri mangiava i suoi dolci preferiti, gli struffoli di Natale: il solo ricordo dei vassoi di struffoli lo commuoveva». Altri golosoni, altre golosità. Ghiotto di «sosamielli», biscotti semiovali, fatti con impasto di farina, miele, Passeggiata Colonna, un “Convivium” di sorprese Anche quest’anno a Passeggiata Colonna, la promenade cittadina che collega via Vittoria Colonna con piazza Amedeo, ha aperto per il periodo natalizio il temporary store “Tradizioni napoletane”, dove l’artigianato e i percorsi artistici di Marco Abbamondi, Marco Salerno e Giada Morzillo, nelle antiche tecniche settecentesche del presepe e delle maioliche, si compiono nel regalo di natale. Uno store dove si possono trovare articoli unici dalla forte identità napoletana e realizzati interamente a mano, impreziosito inoltre dal corner letterario della Iuppiter Edizioni e di Rogiosi Editore. Non solo allestimenti presepiali e pastori in stile settecentesco: tra i vari negozi di Passeggiata Colonna attira lo sguardo e ringalluzzisce il palato “Convivium Colonna”, lo store di enogastronomia dove è possibile acquistare prodotti genuini e tipici della tradizione campana come il ricercatissimo “sacco” di pasta di Gragnano. zucchero, mandorle, vaniglia, semi di sesamo e sapienze, fu il grande clinico Antonio Cardarelli. A lui, studente, li preparava il cuoco della trattoria «Villa di Londra» in via S. Sebastiano, Filippo Capoluongo. Lui li divideva con un altro studente, destinato a grandi cose, Emanuele Gianturco. Amici e giornalisti sodali, Giovanni Ansaldo e Carlo Nazzaro, Sinfonia di struffoli Storie di gole eccellenti: da Caruso a Eduardo condividevano anche i gusti dolciari: le zeppole di Natale, fatte con patate, aggiunta di rhum e anice. Ansaldo mangiava paste e citava Gozzano. Nazzaro masticava e recitava «Sfogliatelle» di Ferdinando Russo. E due big della melodia come Aurelio Fierro e Mario Merola di struffoli e roccocò facevano strage. Discorso a parte per la cassata. Poiché Napoli, la Capitale, si appropriava degli usi del Regno, questo tipico dolce pasquale divenne nel tempo il dolce esclusivo della nobiltà. Importato da Palermo, durante il Regno delle Due Sicilie, fu il dono dell’aristocrazia siciliana a quella napoletana. Lo ricordava il principe Pupetto di Sirignano che citava i «trionfi della gola» alla tavola di don Fabrizio Salina. VII CENTRO IPPICO ADRIANA ASD-FISE Il Centro ippico Adriana ASD, affiliato olimpico FISE, è situato a pochi chilometri dall'uscita Benevento centro (Contrada Coluonni, 1). Circondato da alti pini e immerso in una folta vegetazione, è il luogo ideale dove praticare l’equitazione, per cavalieri e amazzoni grandi e piccoli, sotto la guida professionale di istruttori federali. La struttura Le attività • Maneggio in sabbia 30x45mt dotato di illuminazione • Tondino diam.15mt. per addestramento cavalli • Paddocks su larghe superfici con 15 box • Scuderia con 14 box al coperto e selleria • Abbeveratoi, mangiatoie, lettiere in truciolo biologico • Lavatoio con docce e lampade per asciugatura cavalli • Clinica veterinaria con sala operatoria, sala raggi e laboratorio • Club house per soci • Ampio parcheggio riservato e illuminato • Giardino ombreggiato per relax cavalieri e non • Scuola pony per bambini dai 4 anni in poi • Scuola di equitazione preagonistica ed agonistica • Passeggiate, escursioni, trekking • Stazione di monta naturale ed artificiale equina • Centro di cura e riabilitazione equina • Centro di inseminazione artificiale equina Aperto tutti i giorni la mattina dalle 9 alle 12 e il pomeriggio dalle 16 alle 20 nel periodo estivo e dalle 15 alle 18 nel periodo invernale. Centro Ippico Adriana ASD Contrada Coluonni, 1-82100 Benevento Per info e contatti: Dott.ssa Adriana Donatiello 3355436464 - 3289734637 -3346677304 e-mail: [email protected] Palazzo Serra di Cassano, dal 1975 casa dell’Istituto per gli Studi Filosofici, ha rivissuto recentemente i fasti reali del gran ballo organizzato dai duchi Francesco ed Elena Serra di Cassano il 3 settembre del 1960. In quell’occasione si riunirono le teste coronate, i personaggi di spicco dell’aristocrazia, dello sport, della politica e della cultura di tutto il mondo per le celebrazioni legate alle Olimpiadi della Vela che si svolgevano nel Golfo di Napoli durante la XVII edizione dei Giochi che si stava svolgendo a Roma. Cinquant’anni dopo, lo storico palazzo che domina la collina di Pizzofalcone ha ospitato la presentazione del volume “1960. L’anno dei re a Napoli” (edito da Electa) che ripercorre quella magica notte con 150 immagini inedite, con tanti ospiti illustri. Il volume è stato realizzato con l’impegno di un gruppo di amici, che ha dato vita al Comitato Serra di Cassano per Napoli, nell’ambito di un progetto più ampio che prevede una serie di iniziative mirate a rilanciare l’immagine e il ruolo internazionale di Napoli e contribuire a ristrutturare i locali principali di Palazzo Serra, oggi proprietà dello Stato e sede dell’autorevole Istituto di Studi Filosofici. “La nostra non è un’operazione nostalgica - ha commentato Marotta - è uno sguardo aperto verso il futuro, nell’auspicio che Napoli possa ritrovare presto giorni come il 3 settembre ’60, riscoprendo la sua regalità”. Palazzo Serra di Cassano riscopre la sua regalità Ogni favola è un gioco ed è vera soltanto a metà IX/La via “Croce” di Marotta G Gli occhi vispi cantano energia sotto il borsalino, si stringe nel lungo cappotto blu. È uno splendido ottantaquattrenne, Gerardo Marotta. La vita segnata fin da ragazzino dall’amore per la filosofia e per la scienza intesa come conoscenza in tutti i campi del sapere. Il volto è teso, da quando la finanziaria di Tremonti ha tagliato i fondi alla cultura, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui 35 anni fa fu nominato presidente a vita, non ha più risorse pubbliche. Per portare avanti l’attività di ricerca affidata a centinaia di borsisti provenienti da tutto il mondo, per i convegni che si tengono mensilmente e per le scuole, Marotta ha dilapidato il suo patrimonio personale. Ha venduto un attico a Roma di proprietà della moglie: l’ultimo atto disperato per salvare il tempio della cultura di palazzo Serra di Cassano. Lui, che ha militato nell’istituto di Studi Storici fondato da Benedetto Croce, che è stato il promotore di “Cultura Nuova” negli anni 1946-53, ha perseguito con forza gli ideali di libertà del pensiero. Oggi è l’anima di buona parte delle espressioni culturali di Napoli. Ci ha accolti nella sua casa di viale Calascione, una stradina perpendicolare a Monte di Dio. Alle spalle Pizzofalcone con il suo Monte Echia. Appena voltato l’angolo che dall’ingresso porta ai saloni subito è chiaro che in quella casa regna la cultura con la “c” maiuscola: montagne di libri ammassati per terra, pile di fascicoli riviste giornali sulle scrivanie e sui tavoli, librerie alte fino al soffitto dominano le grandi stanze. Si racconta. Come è nato l’amore per la filosofia? Ero appena quattordicenne quando durante il fascismo vennero a casa mia alcuni amici di mio padre. Sentii che si parlava di Benedetto Croce. Benedetto Croce, dicevano, era isolato: sotto il portone di via Mariano Semola (oggi via Benedetto Croce) c’era un agente della Questura che segnava i nomi di tutti quelli che andavano da Croce. Pochi napoletani avevano il coraggio di salire quelle scale che portavano alla casa del filosofo. A sentire quel racconto la mia Lavia“Croce” diMarotta “Se oggi l’Europa vuole salvarsi deve salvare soprattutto il Mezzogiorno d’Italia. Questa è la ragione per cui io non mi muovo da Napoli”. X fantasia di colpo comprese tutta la tragedia di un paese dominato dalla dittatura fascista che soffocava la cultura. Allora cominciò il mio interesse per la filosofia e per Croce di cui comprai subito gli scritti letterari a cura di Mario Sansone e poi via via negli anni l’Estetica e le altre opere. Un ricordo legato a Benedetto Croce Finalmente, quando si commemorò Adolfo Omodeo al liceo Sannazzaro, ebbi l’onore di conoscere questo padre della patria, Benedetto Croce, il quale volle scendere le scale sotto il mio braccio, scegliendo quindi un giovane studente del liceo per evitare di essere infastidito da tante e tante persone che volevano parlare con lui. Negli anni del dopoguerra i fermenti culturali nella nostra città conoscevano nuovo vigore... Noi giovani del liceo Sannazzaro in quel tempo avevamo creato un’associazione chiamata Cultura Nuova che fu inaugurata da Corrado Alvaro, direttore del “Risorgimento”. Il preside del liceo, Ernesto Ansalone, mise a disposizione di noi studenti l’aula magna per tutte le nostre manifestazioni. E fu in quei giorni che trionfare, dopo la Costituente, la corsa al danaro, alla speculazione edilizia e all’arrembaggio politico dei partiti. Sono trascorsi 35 anni dalla fondazione dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, a novembre ha ricevuto un premio per l’attività svolta dal presidente del Premio Napoli Silvio Perrella. Cosa è cambiato in questo arco di tempo? Alla fine del 1974 Elena Croce mi telefonò una mattina per avvertirmi che stava arrivando a casa mia in compagnia del presidente dell’Accademia dei Lincei, Enrico Cerulli. Rimasi commosso e sorpreso dalla loro proposta di fondare l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e più grande ancora fu la sorpresa quando mi proposero di diventarne presidente a vita. Dissi che avevo bisogno di un anno di tempo per liquidare il mio studio di avvocato, ma loro dissero che non c’era tempo per salvare la cultura europea. Cerulli mi ricordò l’urgenza di riprendere la tradizione delle Accademie dell’Umanesimo Meridionale. Il nuovo istituto, disse, avrebbe dovuto riprendere il pensiero del Risorgimento italiano. Su queste Napoli a tenere lezione così iniziava le sue prolusioni: “Atene, fulgido esempio di cultura ma tardo perché per creare i fondamenti della filosofia Platone dovette venire nella Magna Grecia nel VI secolo a.C. Quando ebbe imparato i principi della filosofia pitagorica, tornò in Atene”. Questo significa il genius loci. Nella Magna Grecia ci sono le radici della cultura europea. Se oggi l’Europa vuole salvarsi deve salvare soprattutto il Mezzogiorno d’Italia. Questa è la ragione per cui io non mi muovo da Napoli. basi fu fondato nel maggio 1975, nella sede dell’Accademia dei Lincei, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici. La mia famiglia si assunse l’onere per 10 anni di sostenere tutte le spese. Poi nel 1993 Azeglio Ciampi, allora presidente del Consiglio, volle destinare dei fondi pari a dieci miliardi all’Istituto. Con quei soldi abbiamo contrattualizzato 2mila borsisti. Fino al 2009 abbiamo creato centinaia di scuole nel Mezzogiorno, abbiamo ospitato 28mila studiosi da tutto il mondo, creato una scuola ad Heidenberg. In Francia un centro intorno alla casa editrice Belles Lettres e tradotto tutte le opere di Giordano Bruno. Abbiamo tradotto i classici italiani in francese e altre lingue. Opera di cultura ignorata dagli ultimi governi italiani. Questo è cambiato. Una ragione per restare a Napoli. In Italia meridionale c’è un genius loci, il genio locale. HansGeorg Gadamer ogni volta che veniva a Chi vede sulla poltrona di sindaco di Napoli? Io vorrei vedere Nino Daniele. È stato vicepresidente della Regione Campania, e fece deliberare dalla Regione di fondare un grande centro di ricerca e una grande biblioteca, unendo, nell’edificio vanvitelliano occupato dalla caserma Bixio, la biblioteca dell’Istituto a quella della Nunziatella per far rinascere il vigore di quella scuola militare. Che libro sta leggendo? “Le orazioni” di Gian Vincenzo Gravina. Ci sono tesori enormi in queste orazioni. E poi sto cercando di studiare le opere di Giusto Lipsio, specialmente il Politicorum. Progetti futuri? Nei prossimi mesi scriverò un libro: “Pompei distrutta mito e simbolo della decadenza dell’Europa”. di Rossella Galletti ricevemmo una visita che cambiò la mia vita: si trattava di Guido Piegari, un giovane studente in medicina allievo dell’allora rettore dell’università di Napoli Gaetano Quagliariello. Con Piegari decidemmo di chiedere un’aula dell’università di Napoli per riunire il gruppo di studi “Antonio Gramsci”. Grande fu il successo, tutta la Napoli colta accorreva per ascoltare i seminari tenuti dai giovani. Erano anni di entusiasmo in cui tutti sognavamo un’Italia rinnovata e tutti partecipammo alla grande conferenza di Adolfo Omodeo che in una riunione affollatissima nell’ateneo invitò i giovani a ricostruire la patria distrutta dalla guerra esortandoli a riprendere gli studi severi che il fascismo aveva involgarito. Era presente a quella riunione Renato Caccioppoli, il grande matematico che poi si suicidò quando vide a poco a poco affievolirsi gli ideali della Resistenza e XI La presentazione dell’ultimo liibro di Mimmo Carrratelli al Circolo Savoia, alla presennza di alcuni vecchi amici del giornalista come Corraado Ferlaino, Antonio Juliano, Giuseppe Bruscolottii, Faustinho Canné, Pippo Dalla Vecchia, Antonio Corboo, Carrlo Nicotera e tanti altri, è stata l’occasione per celebrrare il mezzo secollo di Maradona con una serie di racconti ed aneddoti inediti a metà tra la nostalgia e lo sfottò. Le folliie e i deepistaggi nelle manovre di mercato che portarono il Pibe al Napoli perr la cifra astronomica di 13 miliardi di liree, le inntemperanze del giocatore e i suoi stratagemmi per evvitare i ritiri conn la squadra, un 3,5 in pagella che Giuseppe Pacileo de “Il Mattino” gli affibbiò dopo un Udinese-Napoli nel ’90 e che Diego mal digerì e le serate al “Mary Club”, unna sttanza di casa Bruscollotti adibita a night dove la moglie del diffensorre di ferro deliziava Maradona e gli altri compagni dii squadra con la sua mitica pasta e fagioli. Uno sguardo al passato maa anche al presente del Napoli, che assume il tonoo di un rimpianto nelll’amara riflessione dell’ex presidente Feerlainoo: “Se all’epoca del Napoli di Maradona fossero esistitti i dirritti dellle pay tv la società non sarebbe mai fallita, anzi, il Napoli avrebbe vinto tutto, spezzando il predominio delle squadre del Nord”. (rg) Viaggio sentimentale nel Napoli di Maradona LAPORTA DELGOL XIV/“Caro Diego...”, ti scrivo Mimmo Carratelli ripercorre in 420 pagine i 50 anni del Pibe de Oro In qualunque angolo del mondo c’è un bambino che tira calci ad un pallone e milioni di adulti che vorrebbero essere quel bambino “Senza gli eccessi avrebbe giocato al calcio lungamente, ma è stato ugualmente il più grande. Però non sarebbe stato Maradona” “Caro Diego...”, ti scrivo Mimmo Carratelli ripercorre in 420 pagine i 50 anni del Pibe de Oro XIV P Per il mezzo secolo di Diego Armando Maradona Mimmo Carratelli ha regalato al Pibe de oro ma soprattutto ai napoletani e a tutti gli appassionati di calcio che lo hanno idolatrato, il libro “Caro Diego...”(Vele Bianche Editori), un diario fitto, i giorni belli e quelli brutti di Maradona rivissuti in un avvincente dialogo nel quale il giornalista racconta la vita da romanzo del calciatore più grande al mondo. Un dipinto fedele, scritto con nobiltà di cuore, che percorre luci ed ombre, le tante cadute e le altrettante resurrezioni del “pelusa” dagli occhi di brace e dal sinistro divino. I rocamboleschi retroscena del trasferimento dal Barcellona, l’apoteosi col Napoli e quella mondiale, le notti brave col suo “clan”, il rapporto con la moglie Claudia e quel figlio bistrattato avuto dalla Sinagra, le squalifiche, l’arresto, l’addio alla città e quei sogni infranti con la sua Selección, in America da calciatore e in Sudafrica da allenatore. E in mezzo la cocaina, l’incubo dei scugnizzo supremo, non solo per i riccioli e gli occhi neri, e per la statura minuta, ma per il suo carattere ribelle, dalla parte dei deboli, emblema di uno scatto d’orgoglio di una città in ginocchio com’era Napoli a metà degli anni Ottanta. La droga è cominciata per gioco a Barcellona nelle notti bianche col suo discutibile clan. Poi, la dipendenza è stata inevitabile mentre più pressanti si facevano i suoi problemi personali. Senza gli eccessi avrebbe giocato al calcio lungamente, ma è stato ugualmente il più grande. Però non sarebbe stato Maradona, il mito di ogni conquista e caduta, un personaggio del nostro tempo, il bene e il male messi insieme, la grazia del gioco e il calvario del vizio, pagando sempre tutti gli errori con le squalifiche, gli arresti, due volte in fin di vita, e perciò in debito con nessuno, ammirevole in questo fino alla straziante confessione del vizio e alla lotta per sopravvivere e riscattarsene. L’affetto di Napoli (che lui definì stanza dell’abitazione napoletana di via Scipione Capece per nascondere la sua vergogna e la sconfitta alla moglie e alle figlie. È realmente esistito un complotto dei poteri forti del calcio contro Maradona? Un complotto forse no, ma una serie di circostanze sospette sì. Il doping a Napoli probabilmente fu una sua ingenuità. Si dichiarò pulito alla vigilia della partita col Bari, mentre non lo era, andando al controllo senza le “precauzioni” che lo avevano salvato da altri controlli. Ma per la finale mondiale rubatagli in Italia nel 1990 e per il trappolone statunitense nel 1994 è difficile non credere che Diego fosse una vittima designata. Un ruolo per Maradona nel nuovo Napoli di De Laurentiis. Gossip da bar sport o ipotesi credibile per il futuro? Diego è un leader, lui vuole comandare, e questo farebbe ombra ai protagonisti di oggi. È finita male con la nazionale argentina e non perché la “seconda mamma mia”) non lo ha mai abbandonato seguendone tutte le vicissitudini e stando sempre dalla sua parte nella caccia mediatica che ha voluto farne eternamente un mostro da sbattere in prima pagina. Napoli è stata la culla in cui Diego è diventato Maradona, come non sarebbe successo in nessun’altra città al mondo. Il momento più esaltante e quello più infelice della carriera del Pibe. Credo che il gol di mano agli inglesi, in un particolare momento fra Argentina e Inghilterra, oltre che furbizia di un piccoletto che di testa la prendeva raramente, in quella occasione contro un portiere che lo sovrastava, lo abbia esaltato più di tante vittorie “pulite” consegnandolo alla leggenda della “mano de Dios”. La vittoria al Mondiale 1986 seguita dallo scudetto col Napoli nel 1987 sono stati i suoi momenti più esaltanti, condottiero di due squadre che rompevano il dominio di formazioni più forti. I momenti più infelici sono stati quelli dei giorni in cui, vinto dalla droga, si chiudeva a chiave nella sua squadra biancoceleste sia uscita dai Mondiali sudafricani, ma per la personalità troppo forte di Maradona mal sopportata dal presidente della Federcalcio argentina e soprattutto dai dirigenti minori della nazionale. C’è un solo modo per immaginare Maradona nel Napoli: che ne diventi il padrone assoluto rilevando la società. Maradona è davvero “meglio ‘e Pelè”? Non ci sono dubbi, a prescindere dalle qualità tecniche. Maradona si è confrontato in Europa, Pelè è rimasto sempre in Brasile nella più forte squadra brasiliana attorniato da altri assi. Ma, soprattutto, Diego è stato la gioia del calcio. L’incantesimo che ha saputo trasmettere è stata una sua prerogativa unica. Pelè è stato un fuoriclasse, Diego un incantatore. I sondaggi popolari, in ogni parte del mondo, hanno sempre confermato che Maradona è meglio ‘e Pelè, come decretò la canzone napoletana di Emilio Campassi. di Rita Giuseppone momenti bui, il nemico da sconfiggere, il bianco spettro della morte. Fu vera gloria? A Carratelli l’ardua sentenza... Diego Maradona, genio e sregolatezza. Senza i suoi eccessi sarebbe stato ancora più grande o Napoli l’ha amato tanto anche per le sue debolezze? L’eccesso ha fatto parte della sua vita di ragazzo povero alla nascita e subito scaraventato in un mondo di luci e danaro, di forti pressioni, di lusinghe e false amicizie, lontano dalla famiglia e dal suo paese. In Spagna, a ventidue anni, sotto il peso di giocatore più pagato al mondo, non è mai stato felice vincendo poco, crudelmente abbattuto da un difensore avversario, poco amato e subito sotto la mira dei giornali per le bravate del suo clan, mentre veniva considerato un “traditore” in Argentina per il trasferimento all’estero. È stato l’inizio della sua solitudine sulla quale Napoli ha sparso poi il balsamo di un affetto incondizionato per il giocoliere senza uguali e perché in tutto e per tutto Diego era lo XV XVIII/BRACCIALETTO ELETTRONICO XXI/ATENEUM, LA CARTA VINCENTE Non importa ciò che è, ma quello che diventa importante: un’irrinunciabile porta-spia su ciò che non si può non sapere I Il Braccialetto Elettronico è stato introdotto nel nostro sistema legislativo nel 2001 modificando l’articolo del CDP 275 bis. È un mezzo elettronico destinato al controllo delle persone sottoposte agli arresti domiciliari o alla detenzione domiciliare che si applica alla caviglia e permette all'Autorità giudiziaria di verificare a distanza e costantemente i movimenti del soggetto che lo indossa. Il Braccialetto Elettronico è stato sperimentato in cinque città italiane: Roma, Milano, Torino, Napoli e Catania. I detenuti che hanno potuto utilizzare questo strumento sono stati circa 50. La fase di sperimentazione è stata di circa 6 mesi a partire dall’11 aprile 2001. Alcuni possibili benefici che l’utilizzo del braccialetto elettronico, secondo ricerche e esperienze avvenute in tutto il mondo: • aiutare i detenuti bisognosi di cure mediche o di disintossicazione trasferendoli più facilmente in centri di recupero; • creare percorsi di reinserimento sociale e familiare dei detenuti; • dare la possibilità alle madri carcerate di far crescere i propri figli in strutture di accoglienza esterne; • trasferire presso le proprie abitazioni detenuti arresti domiciliari con braccialetto elettronico inoltra la richiesta di verifica di disponibilità delle apparecchiature all’Ufficio Arrestati della Questura. Verificata la disponibilità, viene pianificata dai tecnici insieme alle Forze dell’Ordine a cui spetterà la sorveglianza, l’installazione di una linea telefonica, necessaria alla connessione del attualmente operativi sono infatti solo 10 e ci costano più di un milione di euro ciascuno. I conti li ha fatti MF, il quotidiano dei mercati finanziari, secondo il quale «lo Stato spende 11 milioni di euro all'anno per applicare i braccialetti a una decina di detenuti agli arresti domiciliari». Una cifra enorme, uno spreco assurdo. Il motivo? Solo dieci i congegni operativi utilizzati attualmente in Italia. L’allarme del Sappe: il dispositivo anti-evasione non dà garanzie Braccialetto elettronico, un “gioiello” da un milione di euro di Alberto Capuano* in attesa di giudizio considerando la maggior garanzia che la verifica elettronica consente; • restituire alle forze dell’ordine tempo da dedicare alla prevenzione e presenza sul territorio demandando allo strumento elettronico la verifica delle limitazioni di libertà connesse con la detenzione domiciliare. Il braccialetto potrebbe quindi rivelarsi lo strumento giusto per ridurre la popolazione carceraria, aiutare le persone bisognose di cure mediche e facilitare il reinserimento delle persone nella società. L’iter stabilito dalla legge prevede la richiesta da parte del detenuto, tramite il proprio difensore di fiducia o d’ufficio, di arresti domiciliari con l’ausilio di braccialetto elettronico. Il Giudice che decide per la concessione degli sistema di monitoraggio, presso il luogo stabilito per la detenzione domiciliare. Successivamente o in concomitanza all’installazione della linea telefonica può essere tradotto presso il luogo di detenzione domiciliare il detenuto, a cui verrà fatto indossare il braccialetto elettronico che permetterà alla sorveglianza di prendere atto di eventuali evasioni o spostamenti non autorizzati. Il flop dei braccialetti elettronici che avrebbero dovuto «svuotare le carceri» rendendo «più agile» il nostro sistema penitenziario risale al 2001 epoca in cui fu firmata con la Telecom un'«esclusiva» che ancora oggi, a otto anni di distanza, costa ai contribuenti italiani la bellezza di 11 milioni di euro all'anno. I numeri sono da beffa: i braccialetti elettronici anti-evasione XVIII «Dei 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom fino al 2001, soltanto 11 sarebbero utilizzati, il resto è sotto chiave in una stanza blindata del ministero». La denuncia arriva da Donato Capece, segretario del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria): «Questi costosissimi aggeggi elettronici si sono dimostrati inefficaci, la loro tecnologia è ormai obsoleta e sono stati già parecchi i casi di evasione». Appare necessario verificare l’assoluta affidabilità relativa al controllo elettronico del braccialetto e rendere impossibile l’evasione del detenuto che oggi riesce con disinvoltura a staccare il congegno dalla caviglia. Inoltre appare indispensabile modificare il codice di procedura penale (articolo 275) che ne prevede l'utilizzo solo con il «consenso» dell'interessato per trasformarlo invece in un obbligo legato agli arresti domiciliari. In altri stati il braccialetto elettronico si è rivelato particolarmente utile per sorvegliare i minori condannati, evitando così che gli stessi trascorressero un tempo troppo prolungato in riformatorio e potessero, invece, essere occupati vengono rilasciati con due mesi di anticipo, ma con l’obbligo di portare la cavigliera elettronica, simile come forma e dimensioni ad un orologio subacqueo. In Germania dal maggio 2000 sono in uso i braccialetti elettronici per detenuti in libertà condizionata. In Olanda dal 1995 il sistema è applicato in casi limitati per i detenuti a rischio, condannati a pene inferiori ai sei mesi ed a cui ci vuole concedere una certa libertà in prossimità della scarcerazione. In Francia é sperimentato dal 1997. Il parlamento francese ha dato il via libera nel febbraio 2000, come alternativa alla detenzione preventiva ovvero custodia cautelare. In Svezia è in vigore dal 1994. Il Braccialetto Elettronico è stato sperimentato in cinque città italiane: Roma, Milano, Torino, Napoli e Catania. I detenuti che hanno potuto utilizzarlo sono stati circa 50 in attività di lavoro che ne favorissero il reintegro in società. Negli Stati Uniti è in uso da oltre un decennio. È beneficiato chi sta agli arresti domiciliari o in attesa di giudizio e che dimostri di non essere socialmente pericoloso. Lo hanno usato Mike Tyson, il finanziere Adnan Kashoggi ed il cosiddetto «dottor morte» Kevorkian, fautore estremo dell’eutanasia. In Gran Bretagna dal 28 gennaio 1999 ne fruiscono i detenuti maggiorenni con condanne inferiore a 4 anni che Limitato ai detenuti con pene inferiori ai due mesi ma è allo studio del parlamento un progetto per ampliare i termini. L’ultima triste considerazione riguarda l’uso di uno strumento molto utilizzato nei principali stati mondiali e in disuso nel nostro con un aggravio di spesa elevatissimo in un sistema in cui i giudici non hanno l’uso del telefono mobile dell’ufficio, non hanno la carta per stampare, sono costretti ad acquistare a proprie spese i codici e le riviste giuridiche per l’aggiornamento. * Gip del Tribunale di Napoli S Sempre con maggiore frequenza capita di ascoltare i cittadini-contribuenti lamentarsi per aver subito una iscrizione ipotecaria sull’immobile di proprietà o il fermo amministrativo sulla propria autovettura. Tali tipi di procedure vengono utilizzate dall’Agente per la Riscossione dei tributi, ovvero l’Equitalia Polis S.p.a. quali strumenti coercitivi per vedere sanare i debiti in favore degli Enti Impositori (Comune; Prefettura; INPS; TARSU etc). Nel caso di annullate con ricorso. Quindi, anzitutto le famose “cartelle pazze” dalle quali è generata la procedura esecutiva devono essere state notificate in modo regolare; in caso contrario bisogna, nel più breve tempo possibile, proporre ricorso alla Commissione Tributaria o al Giudice ordinario. Sia l’iscrizione ipotecaria che il provvedimento di fermo amministrativo, poi, devono essere preceduti da un’intimazione di pagamento o da una nota di infatti onere dell’Equitalia dimostrare in giudizio dettagliatamente la regolarità delle notifiche delle cartelle. Per l’iscrizione ipotecaria, inoltre, c’è un’ulteriore tutela per il cittadinocontribuente: l’ipoteca non potrà essere effettuata se non per un debito di importo superiore agli 8.000 euro. L’art.76 del DPR 602/73 prevede infatti che il “concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera “Cartelle pazze”, non sempre si deve pagare Equitalia fa scattare il fermo amministrativo anche su multe ultradecennali ipoteca la procedura esecutiva potrà procedere fino alla vendita all’asta dell’immobile di proprietà; nel caso di fermo amministrativo l’auto non potrà marciare ed in caso di eventuale sinistro stradale non riceverà la copertura assicurativa. In entrambi i casi il proprietario complessivamente ottomila euro”, in caso contrario l’iscrizione ipotecaria sarà affetta da nullità come confermato da numerosissime pronunce della cassazione tra cui anche la recentissima sentenza n.4077 del febbraio 2010 nella quale la di Nunzia Filacchione * dell’immobile o del veicolo non potrà procedere alla vendita del proprio bene se prima non avrà onorato il suo debito con l’Equitalia Polis S.p.a. Su tale situazione appare opportuno, però, chiarire una serie di aspetti così da rendere informati i cittadini-contribuenti su cosa fare qualora si dovesse verificare tale problema. La maggior parte dei fermi amministrativi scatta per multe automobilistiche ultradecennali e quindi prescritte oppure mai notificate o, ancora, nei casi più eclatanti, già pagate o già preavviso, comunicazioni queste ultime che dovranno contenere, tra l’altro, l’indicazione delle reali notifiche, non è sufficiente una semplice indicazione; sarà XX Suprema Corte specifica che l’ipoteca immobiliare, in quanto garanzia reale al soddisfacimento del creditore, è atto prodomico alla promozione di esecuzioni immobiliari e, di conseguenza, soggetta agli stessi limiti di valore previsti per l’instaurazione di detta procedura cioè 8.000 euro. Attenzione quindi, in caso di fermi amministrativi o iscrizioni ipotecarie non sempre si deve “per forza” pagare. *Avvocato esperta in opposizioni a cartelle esattoriali C Confinarla nel perimetro angusto di una nuova carta di credito non le rende giustizia visto che non è un prodotto bancario in senso stretto: in realtà, infatti, Carta Ateneum è una Carta Servizi, funzionale all’accesso di servizi, scontistica ad uso della giovane platea universitaria, ed è al contempo scheda prepagata e ricaricabile, emessa su circuito MasterCard e dunque studia”, Ateneum è l’unica tessera europea per ragazzi under 30, utilizzabile in Italia ed in 41 paesi europei per accedere con condizioni estremamente vantaggiose ad oltre 100mila esercizi convenzionati. E, a tal proposito, Amedeo Manzo, presidente BCC Napoli, ha spiegato come sia nata da una banca giovane l’idea di fornire un servizio studiato proprio per i giovani. lavoro (vedi, ad esempio, i concorsi annuali di accesso a Borse Lavoro presso le BCC vicine all’Università di appartenenza) ma anche su quelli del tempo libero, dei viaggi e della cultura: la piattaforma di Ateneum, infatti, riconosce il 100% del rimborso di un bene acquistato con la Carta in caso di insoddisfazione e copre persino le spese per il recupero di dati dagli hard disk relativi a Ateneum,lacartavincente Presentata alla Parthenope la nuova Card targata BCC Napoli “Il progetto rappresenta una giovane banca, nata da poco a Napoli - ha affermato Manzo i giovani sono quelli che muoveranno il accettata ovunque nel mondo. Nata dalla fruttuosa intesa tra la Banca di Credito Cooperativo di Napoli l’Università degli Studi di Napoli Parthenope e l’ADISU Parthenope, la nuova carta servizi è stata presentata lo scorso 25 novembre nell’Aula Magna dell’Univeristà Parthenope a Napoli. Numerosi gli operatori del settore e artefici dell’iniziativa intervenuti al convegno: il presidente BCC di Napoli, Amedeo Manzo, l’assessore regionale all’Istruzione, Caterina Miraglia, il presidente ADISU Parthenope, Giuseppe Vito, il presidente BCC di Scafati e Cetara, Massimo Cavallaro, il direttore della Federazione Campana delle BCC, Francesco Vildacci, e il responsabile del Servizio e-Bank ICCREA Banca, Antonio Galiano. Dopo i saluti di rito, il giornalista Massimo Calenda, ha introdotto l’intervento dell’assessore Miraglia, la quale ha espresso una grande emozione nel salutare l’avvio di quest’avventura: “Siamo di fronte ad una realtà concreta - ha dichiarato - lo studente è un uomo economico e in questo la carta lo aiuta nella gestione in proprio, rendendolo protagonista della propria azione universitaria”. Realizzata, infatti, sulla scorta di un’attenta analisi dei bisogni più avvertiti della popolazione studentesca, opportunamente condensata nel claim “Studiata per chi territorio nel futuro, sono la classe dirigente del domani, sono i futuri imprenditori, politici, economisti e così via. Trattenere i cervelli significa fare il bene della regione e incrementare quella cultura che fino a soli 150 anni fa era il fiore all’occhiello di Napoli capitale”. Carta Ateneum, inoltre, si configura come un formidabile ventaglio di opportunità non solo sul doppio versante dello studio/formazione e del XXI personal computer comprati con la Carta, estende infine da due a tre anni la garanzia legale sui prodotti acquistati. La dinamica del prodotto e il partenariato con Carta Giovani implica una continua espansione in progress dei benefìci e dei vantaggi offerti: e i nuovi benefits in portafoglio sono facilmente monitorabili attraverso il portale www.cartabcc.it, ma anche attraverso il sito www.cartagiovani.it (ndn) XXII laPortaVirtuosa XXIV/Il Vasari ritrovato XXV/L’idea può arrivare brindando al GHP XXVI/Dominga Andrias, cuore flamenco XXVII/A Napoli la prima Boutique-in-Shop targata Nespresso XXVIII/Istituto Nazareth, piccoli scrittori crescono XXIII S Sei anni di salti mortali: una rincorsa estenuante per battere sul tempo muffa, incuria e degrado. E senza un centesimo in tasca: almeno in partenza. Adesso, però, Atlantide Ritrovata, combattivo sodalizio culturale guidato da Clara Tucci, incassa uno strepitoso successo: 16 preziose tavole a olio ispirate al tema del sacrificio nel Vecchio e Nuovo Testamento, firmate dal gigante rinascimentale Giorgio Vasari, e in antico sistemate nella sagrestia di S. Giovanni a quanto sperava la Sovrintendenza di Palazzo Reale che, a corto di soldi, la missione impossibile l’aveva affidata alla Tucci nel 2005. Il miracolo, insomma, l’hanno fatto i privati. Che IlVasariritrovato A Napoli si fa presto a passare dal paradiso all’inferno. Se il recupero delle 16 tavole vasariane è una vittoria scritta con l’inchiostro della tenacia, quanto accade nella chiesa di S. Giovanni a Carbonara, culla originaria dei 16 capolavori, è una sconfitta scritta con l’inchiostro della strafottenza. Sta picchiando duro la pioggia all’interno dello storico tempio, infierendo su vecchi guasti e provocandone di nuovi. Macchie, infiltrazioni e gocciolature sono in atto in 3 cappelle su 4 a destra della Il restauro salva 16 capolavori, Capodimonte li accoglie Tre scene di Sacrificio dal Vecchio e Nuovo Testamento Carbonara ma poi abbandonate per 40 anni nei depositi della Sovrintendenza al Patrimonio Artistico, sono state letteralmente salvate dalle ingiurie del tempo e della negligenza grazie al restauro dello specialista Bruno Tatafiore. I fondi li ha raccolti la Tucci, autentica pasionaria dell’arte negata ed esperta in recuperi disperati, a cominciare dal suo portafoglio e da quelli dei soci di Atlantide Ritrovata, ma poi bussando a quattrini un po’ dappertutto per raggranellare il necessario da sponsor privati e pubblici. Esattamente poi hanno perfezionato l’«Operazione Vasari», trovando finanziatori anche per il maxievento finale: una mostra di respiro internazionale con le 16 perle vasariane, sistemate in una degna cornice, magari per sempre, per la gloria di Napoli. Un invito a nozze per la Sovrintendenza del Polo Museale napoletano che il posto giusto per i 16 capolavori lo ha trovato al 2° piano di Capodimonte (quello che ospita la collezione napoletana): la sala numero 75, finora dedicata all’«Annunciazione» di Tiziano che traslocherà in una sala successiva. Scelta mirata quella della Sovrintendenza collinare visto che la nascente sala vasariana farà pendant naturale con la sala numero 74, da tempo riservata a tre opere monumentali del Maestro aretino in origine nella chiesa di S. Anna dei Lombardi, cioè la «Presentazione al tempio» la «Resurrezione» e le 2 tavole sorelle della «Cena in casa del fariseo». Dunque, un percorso vasariano, senza eguali per qualità e quantità, che la storia, il caso e la volontà restituiscono alla città. I 16 Vasari, risorti in un colpo solo, avranno gli occhi del mondo puntati addosso dal 17 dicembre fino al 27 marzo 2011 vale a dire la durata ufficiale dell’esposizione che prevede alla sala 76 anche un allestimento di video (l’intenso rapporto tra Vasari e Napoli) e di pannelli (la storia del restauro delle 16 tavole). La previsione, però, è che il circuito vasariano, così concepito, resti definitivo. XXIV San Giovanni a Carbonara: pioggia assassina navata e anche sulla parete destra del presbiterio dove, a pochi centimetri dal muro a rischio, qualcuno ha anche avuto l’idea geniale di piazzare il cavalletto che sostiene la monumentale «Crocifissione» del Vasari, fresca di restauro. Nella Cappella del Sole, infine, lo scandalo si salda alla beffa: da 3 anni manca una lastra di vetro in uno dei finestroni e così il maltempo irrompe sugli affreschi della «Vita della Vergine» e delle «Storie eremitiche». Da scoppiare di rabbia. N Non c’è dubbio: solo un’azienda di grande prestigio e tradizione come Fratelli Berlucchi poteva affiancare il Grand Hotel Parker’s nel nuovo concept per la Champagneria, (la prima in un Hotel a Napoli) che di recente è stata così arricchita in uno spirito tutto legato al territorio, secondo la filosofia della nouvelle vague targata GHP. La “Franciacorteria”, per l’occasione così definita, testimonianza tangibile e "degustabile" di quanto la qualità del metodo classico italiano abbia raggiunto livelli assolutamente unici. Nella scelta innovativa, e del tutto italiana, si rispecchia la volontà della proprietà dell’albergo, e in particolare nella figura della direttrice Sissi Avallone, di proporre sempre interessanti esclusività, sostenute dalle “giuste” L’ideapuòarrivare brindandoalGHP La nuova gestione della champagneria è stata festeggiata in linea con gli incontri conviviali 2010 di Fratelli Berlucchi dedicati alle proprie bollicine, tutti all’insegna del claim “Portate il cuore”, con la qualità tutta italiana del Rosè Brut Millesimato 2006 Fratelli Berlucchi, vero protagonista e testimonial dell’evento, nell’elegante salone, tra stucchi, marmi, colonne e broccati, in un'atmosfera ove ha regnato, proprio come scelta, l'armonia. Ciò che ci si aspetta da una seppur classica bollicina in moderna veste rosa. Armonia in e per tutti i sensi: dal gusto, brindando rosè ma anche degustando speciali accostamenti, La nouvelle vague del Grand Hotel Parker’s si tinge di rosa con l’inaugurazione della Champagneria che con i brut Fratelli Berlucchi diverrà tutta italiana oltre a completare storicamente le opportunità offerte dell’albergo, sarà il motivo di interesse per accattivanti serate a tema, veri e propri happyhour brindando Franciacorta, che da gennaio saranno dedicati alle diverse bollicine prodotte dall’azienda di Borgonato di Cortefranca: Brut Millesimato 2006, Brut 25, Pas Dosè Millesimato 2006, Brut Rosè Millesimato 2006, Brut Satèn Millesimato 2006, Brut Casa delle Colonne Millesimato 2001 Riserva, tutte da sorseggiare al Bidder’s bar del Grand Hotel al panoramico sesto piano. alleanze, come è accaduto con Fratelli Berlucchi. Proprio come per lo Shopping d’Autore, svoltosi dall’11 al 13 dicembre, e giunto al quarto anno, ha visto la partecipazione di rinomate aziende artigianali e non, tutte di alta qualità, creando nell’hotel un tipico mercatino natalizio di grande fascino e prestigio, proprio come un souk di lusso. Allo scopo di suggellare l’accordo con il nuovo fornitore ufficiale Fratelli Berlucchi, si è tenuta una festa frizzante, nei saloni al pian terreno dell’hotel, che ha dato il via alla prestigiosa new entry. di Ferdinando Polverino De Laureto e Annalisa Tirrito Gli incontri avranno anche una valenza sociale in quanto si tenderà non solo a riunire personaggi della movida serale e notturna partenopea, ma anche persone virtuose che abbiano idee da proporre su tutto ciò che di concreto e realistico sia possibile nella città partendo da istanze private: il GHP vuole proporsi alla città come una sede “user friendly” capace di raggruppare ciò che di sano e propositivo Napoli sia ancora in grado di offrire. Ovviamente davanti ad un bicchiere di qualità come un brut Franciacorta, XXV tra il global e il local, della cucina stellata by Baciòt, all'udito, con un doppio happening musicale contaminato tra contemporanea, jazz e classica, alla vista, in uno dei luoghi più affascinanti di Napoli, all'olfatto creato dalle note lievitate e fruttate del Rosè, fino al tocco morbido delle bollicine che avvolgono un calice dal contenuto sorprendentemente consistente. E ancora tra i prossimi appuntamenti in albergo, da non perdere, il pranzo di Natale ed il Cenone di Capodanno, nell’indimenticabile location, con menu curato nei dettagli dallo chef Baciot. P Profilo decisamente mediterraneo, occhi luminosi, capelli corvini, naso greco malizioso, labbra voluttuose, mani diafane, dita sottili. Altezza considerevole in un corpo sinuoso, Dominga Andrias, protagonista nelle vesti di bailora del film Passione di John Turturro, è una donna irriducibile, disinibita, spigliata. Non eccentrica né conformista, ma dalla forte personalità artistica. In lei ogni freno, ogni limite, ogni appannamento, si scontra con la irrefrenabile Il discorso della danza in generale sarebbe lungo e anche penoso. A Napoli dopo il S. Carlo ci sono senz’altro diverse scuole all’altezza per educare ed avviare alla danza, avviare, sì. La tarantella, il tango, il flamenco, sono balli di una identica matrice culturale? Sicuramente sono danze che rispecchiano la tradizione, il colore di paesi diversi, ma pur sempre danze del popolo. DomingaAndrias, unaballerinadalcuoreflamenco di Umberto Franzese voglia di esplosione, di liberazione. Desiderio, carnalità sublimazione di forme, di configurazioni, di allegorie di immagini, si fondono in uno stile chiaro e duttile volto al fine di dare corpo e anima al suo disegno artistico: il ballo flamenco. Un ballo in cui esplodono atmosfere, sensazioni, pulsioni, frenesie ispano-partenopee. Dominga Andrias dà inizio al suo percorso artistico nel 1988 a Sevilla presso l’Accademia di Manolo Marin, approfondendo poi le tecniche e gli stili del flamenco alla scuola di Matilde Coral. Nel 1995 crea il gruppo di danza flamenca la Romeira. Nel 1996 è l’ideatrice del tablao Cueva del Mar, stage con Andrei Marin, Rafael Campallo, Mercedes Ruiz, Pilar Ortega, Maria Flores, Daniel Dona, Soraya Clavijo. Partecipa a tutte le edizioni del Premio Danza Enzo Avallone ed ai Festival di Chiqui Jimenez (El Falo). Nel 2006 è in tournée con lo spettacolo Despues de Carmen in coppia con Antonio Marquez. Nel 2007 Dominga Andrias y Compania è al teatro Instabile di Napoli protagonista di Immagini per una Carmen di Sergio Javier. Di recente, in coppia con Salvatore Inghilleri, per la regia di Gigi Proietti, direttore d’orchestra Daniel Oren, fa parte del corpo di ballo della Carmen al teatro Verdi di Salerno. Il ballo flamenco, secondo lei, esprime desideri, ricordi, seduzione, grazia, sensualità o cos’altro ancora? Può esprimere questo e tanto altro ancora, come forza, passione, sofferenza, disperazione, dignità, ma soprattutto libertà, libertà di poter esprimere la propria personalità. C’è attesa o insoddisfazione di spettacoli di danza? Ancora tanta insoddisfazione. C’è penuria o cospicua presenza nel panorama cittadino di scuole di ballo? La natura si manifesta negli alberi, nei ruscelli, nelle pietre, nelle stelle, lei quando balla da dove trae modo di esprimersi? Dal mare e dalla terra in movimento essendo di origini flegree. Nel passaggio di una nuvola cosa crede di vedere? Le vedo muoversi come in una danza fascinosa Il suo è un vissuto fatto di piccoli passi o di salti in alto? Di piccoli passi spesso faticosi. L’azzurro del mare o il rosso di una rosa? Decisamente l’azzurro del mare. Una vita senza danza? Non sarebbe vita. Dalle mie parti dicono: “Si può levare ad uno spagnolo la sua cioccolata alla cannella, ad una spagnola le sue trecce nere, ma a nessuno dei due si può togliere la danza, ne morirebbero”. Lo scorso 9 dicembre nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino si è tenuta la manifestazione “L’albero dei balocchi”, un evento che ha avuto come protagoniste la Fondazione Santobono Pausilipon Onlus presieduta dalla dottoressa Annamaria Minicucci (al centro nella foto) e tutte le associazioni di volontariato che operano nei due ospedali pediatrici. Per tutta la giornata è stato possibile acquistare piccoli oggetti, regali solidali e scoprire l’attività dei volontari tutti riuniti per raccogliere fondi volti al miglioramento della qualità della vita dei piccoli pazienti degli ospedali Santobono Pausilipon e delle loro famiglie. Non solo, durante la giornata è stato proiettato un documentario dell’orchestra Sanitansemble, formata dai ragazzi del rione Sanità grazie alla Onlus “L’altra Napoli” e diretta dal maestro Maurizio Baratta, che ha allietato con le sue note la chiusura dell’evento. Ciliegina sulla torta della manifestazione l’asta benefica di pregevoli oggetti d’arte. Insomma, una giornata di musica e solidarietà che si è L’albero dei balocchi, regali solidali dimostrata per i tanti che vi hanno partecipato un’ottima occasione per comprare i regali di Natale facendo anche del bene a chi più ne ha bisogno. L Lo scorso 16 novembre all’interno del department store Coin di via Scarlatti 86/100 si è tenuto un esclusivo cocktail di inaugurazione firmato Nespresso che ha scelto proprio la città simbolo del caffè per la sua nuova Boutique-inShop, spazio privilegiato nel quale degustare la sua gamma di Grand Cru, una collezione di 16 caffè di qualità superiore ideati per concedersi SbarcaaNapoli laprimaBoutique-in-Shop targataNespresso Anche quest’anno la Capitale ha ospitato e omaggiato l’alta sartoria di casa Sanseverino e le sue cravatte. Quello che da molti è considerato un must dell’eleganza partenopea continua ad affascinare la borghesia romana, come testimoniato dal successo della festa tenutasi all’Hotel Hassler di piazza trinità dei Monti 6 nei giorni 17 e 18 novembre. Nel grande salone dell’Hotel le cravatte, i foulard e le pashmine del prestigioso marchio napoletano hanno occupato il posto d’onore attirando l’attenzione dei più bei nomi dell’imprenditoria, della cultura, della politica e dello spettacolo che hanno partecipato al cocktail, “rinforzato” di mozzarelline di bufala Le cravatte Sanseverino conquistano Roma e pomodorini campani, per apprezzare le nuove creazioni di casa Sanseverino. Un evento dunque tutto “napoletano”, perché “napoletana” è la cravatta Sanseverino dal gusto un po’ retrò, scelta come simbolo della tradizione sartoriale partenopea anche in alcuni film italiani di successo come “Gorbaciof” e “Benvenuti al Sud”. momenti di puro piacere. Le Boutique-in-Shop Nespresso sono vere e proprie Boutique del caffè, che riproducono il mondo Nespresso in ogni dettaglio e nelle quali degustare e scegliere le varietà di “Grand Cru” preferite o acquistare macchine da caffè e accessori di design. Spazi dedicati agli estimatori del caffè di alta qualità, in cui deliziare i sensi con l’esperienza di un caffè perfetto, che hanno conquistato l’Italia a partire dall’apertura del primo Nespresso BIS nel settembre 2007 all’interno dell’elegante concept store Coin di Piazzale Appio a Roma, al quale sono seguiti nei mesi successivi quelli di Milano, Bologna, Firenze, Genova, Catania, Brescia, Treviso, Bergamo e Padova. A degustare le varie miscele e provare l’ebbrezza di un esclusivo massaggio al caffè sono accorsi numerosi protagonisti della vita sociale partenopea tra i quali abbiamo riconosciuto l’avvocato Enrica De Fusco, Gianluca e Lorena Eminente, Sveva Focas De Bernardo, Bitti Cattaneo della Volta, Luca e Simona della Valle, Tony Di Pace, Gianfranco e Fiorella De Mennato, Diego e Renata Napolitano, Mena Buonocore, Luisa Stasi, Gilda Donadio, Maria Teresa Scotti Galletta, Erika e Svevo De Martino, Sergio Sembiante, Mario Coppeto e Gianpaolo De Rosa, rispettivamente presidente e assessore alla Cultura della Municipalità Arenella Vomero. XXVII Il colore verde è un miscuglio tra il giallo e il blu e può avere duplice significato, in base a dove vivi. Nei paesi ricchi e urbanizzati indica i soldi, perché è il colore del dollaro, moneta “simbolo”, invece nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati, è... speranza! Scuolevirtuose Pubblichiamo un articolo redatto dagli studenti dell’Istituto Nazareth di via Kagoshima 15, prodotto del laboratorio di scrittura creativa “L’albero della vita” dedicato al tema dell’adolescenza a colori. Il laboratorio si propone di trasformare l'insegnamento di un'abilità, quella della scrittura, nell'apprendimento di un “Saper fare”: saper essere autori e non solo lettori di un testo. Destinatari dell’iniziativa, gli studenti di terza media, coordinati dalle docenti Tiziana Lafranceschina, Valeria Lancella e Loredana Lombardi; quelli del IV e del I liceo scientifico, coordinati dai docenti Domenico Iasiello e Mariarosaria Izzo, quelli del I liceo linguistico, coordinati dalla docente Rita Benassai e quelli del V ginnasio, coordinati dalla docente Manuela Malinconico. IstitutoNazareth,piccoliscrittoricrescono P Mia nonna mi ripete sempre: Sine Pecunia Non Cantantur Missae! La società, in cui viviamo, non è più basata sui veri valori del passato, come l'amore, la solidarietà, il rispetto, ma sul materialismo e consumismo, derivati dalla rivoluzione tecnologica e dal progresso. I soldi hanno acquisito, nel tempo, sempre più importanza; fino a qualche secolo fa le persone e, soprattutto, i contadini avevano la possibilità di pagare con quello che producevano. L'uomo, poi, ha sentito il bisogno di cambiare il metodo di scambio, così dal baratto si è passati alle monete. I soldi, dunque, oggi svolgono un ruolo fondamentale nella vita delle persone: questi che, però, dovrebbero essere per gli uomini solo uno strumento per raggiungere i propri obiettivi, sono diventati più una "finalità" che non un "mezzo". Il valore massimo oramai non è più il “bene”, ma l'apparire: essere alla moda, avere l'ultimo modello di cellulare, poter fare vacanze di lusso ed altro. Un tempo, invece, le persone erano giudicate più per la loro cultura che per il loro conto in banca... Chi afferma che i soldi non danno la felicità, però dice un falso! Per stare bene bisogna avere anche del denaro altrimenti non ci si può curare. Se riflettiamo bene: è meglio essere tristi e poveri o tristi e ricchi? Il “dio denaro”... forse uno degli dei più forti al mondo, anche per i non credenti! Oggi, soprattutto, noi ragazzi siamo influenzati dalle pubblicità e dalla televisione, per cui si pensa troppo alla moda ed al superfluo. Si perde, così, il senso della misura e del valore dei soldi, tanto che se non vesti con capi firmati, vieni escluso dal gruppo! Il desiderio più frequente dei ragazzi è quello di avere tutto e potersi permettere una vita agita, ricca, senza rinunce e sacrifici. Pochi, però, hanno il coraggio e l'onestà di dire, che circondarsi di oggetti e i vestiti firmati è anche un modo per sentirsi meglio con se stessi. Il sogno nel cassetto di alcuni adolescenti è di apparire in un episodio della serie “Gli uomini Più Ricchi d' Europa”, trasmessa su Travell and Living. Questo programma illustra ville, panfili ed auto delle persone più facoltose del mondo e, soprattutto, spiega come sono riusciti a diventati tanto ricchi... nella vita tutto è davvero possibile! Il lato negativo dei soldi Soldi, carta straccia con un numero ed un timbro, che gli danno un valore terreno. Tutti noi conosciamo bene il loro pregio, ma non tutti, invece, comprendiamo a fondo il loro lato oscuro, avido e corrotto. Ci sono persone che ammazzano, altri che muoiono per averne, altri che fanno “matrimoni d'interesse”, che finiscono dopo qualche mese, solo perché, con il divorzio, possono prendere una parte del patrimonio del compagno ricco. Ognuno a suo modo è affascinato dal denaro... Cosa ci spinge ad uccidere, a rapinare, a far del male per questa carta numerata? Avidità! Tutto ciò non finirà mai, perché il denaro è un nemico, che non può essere combattuto. Noi anche senza saperlo, siamo tutti suoi complici e servi. Bisogna, però ricordarsi che, mentre per noi un euro è solo una monetina che ci basta per giocare ad una macchinetta, in un altro luogo, può poter dire vita! XXVIII XXX/Metti la giarrettiera sotto l'albero laportadeisensi TOCCARE VEDERE SENTIRE GUSTARE ANNUSARE XXIX Il 21 dicembre nella hall del Royal Continental di Napoli si è tenuta una Gran Soiree dove sono state ammirate le creazioni di Alessandro Legora De Feo (nella foto), mente creativa di Alexau, il nuovo brand di moda totalmente made in Naples che dall’estate 2009 ha conquistato la scena nazionale e internazionale. Una serata di moda, musica e glamour nella quale i modelli appositamente realizzati da Alexau hanno fatto da apripista sfilando sulle note del dj set di Enzo Cipolletta, nella cornice creata dalla mostra del fashion photographer Marco Di Filippo. Il 21enne De Feo, studente di Giurisprudenza, è l’artefice di un progetto maturato grazie all’esperienza derivata dall’attività imprenditoriale della famiglia, dal senso estetico e dal gusto della provocazione. Dalla presentazione in Alexau, gran soiree tra moda e musica A Angelo o diavolo, sexy o innocente, rosso o nero, che intimo nasconderanno donne e uomini per le prossime festività natalizie? L’atmosfera e il clima ci avvicinano alla festa più attesa dell’anno e abbiamo pensato di curiosare nei negozi di abbigliamento intimo con perizoma + guanti di pizzo (€ 12,90), le mutandine in tulle rosso con campanellini, i cerchietti di pailettes per capelli (€ 4,90) e le giarrettiere rosse e nere (€ 2,90) per chi vuole salutare con scaramanzia l’anno nuovo, sono alcune delle proposte di Tezenis (via Nisco Metti la giarrettiera sott della città per scoprire tendenze e novità. Le proposte sono molte, per tutti i gusti e per tutte le tasche. Facciamo un tour virtuale per capire cosa renderà più speciale il Natale 2010. Per una donna chic che non ama l’eccesso ma punta alla seduzione con garbo, le proposte di “Abet” (via dei Mille 79) sono sottovesti in seta rossa (€ 120,00) o intimo e corsetteria rigorosamente in pizzo nero, quale il body da usare come sottogiacca per una cena a lume di candela, ma che all’occasione diventa una raffinata arma di seduzione (€ 79,00). La collezione Natale 2010 di Alessandra Dell’Aquila grande stile dello scorso giugno ai corner dedicati nei negozi di Napoli, Cannes, Mosca, Riyad, Dubai e Hong Kong il passo è stato breve e già si preannuncia un 2011 ricco di successi che prenderà il via in febbraio con la presentazione della collezione Autunno/Inverno 2011/2012 i cui capi saranno uniti dal fil rouge del mare, grande ispiratore della creatività targata Alexau. Lo stesso tema domina la linea attualmente in vendita, ammirata durante il Milano Fashion Week in piazza della Scala, fortemente caratterizzata dall’ispirazione nautica, un after boat chic, che ripropone la corda, icona simbolo della marineria italiana, accostata a blu caldi e tessuti freschi quali canapa, sangallo, sete e crepon, il tutto a richiamare una eco degli anni ’50 negli abiti realizzati da maestri artigiani. Moda per l’after yachting ma non solo: la continua ricerca dei materiali, dei colori, delle forme che si traducono in vestibilità armonica e distintiva per un pubblico vasto, intergenerazionale e multiculturale. di Yamamay (via Nisco 2) è invece dedicata al tema “Christmas Angels”, oltre agli immancabili bustier di pizzo rosso (€ 39,90) o fasce in pailttes oro (€ 29,90) da indossare la notte di Capodanno, numerose le proposte per dei piccoli regali portafortuna, come i perizomi racchiusi nel portacellulare o confezionati con candeline a forma dei tre angioletti protagonisti della collezione, Fancy, Dreamy and Sexy (€ 9,90). Diversa e fantasiosa la proposta della collezione beauty, con stupendi set di oli, creme massaggi, incensi e cd musicali, per giornate dedicate al benessere del corpo e della mente (€ 24,90 - € 29,90) Per le giovanissime le sfiziose scatoline Lo scarto di una donna può diventare il tesoro di un’altra. Una delle tante regole d’oro non scritte dell’universo femminile può essere valida non solo in fatto di uomini ma, soprattutto in tempi di crisi economica, per vestiti e accessori. Se in Italia non ha avuto fortuna la moda americana di organizzare feste per single dove le donne portano uomini ai quali non sono più interessate per favorire lo scambio di “risorse” tra cuori solitari, ben altro successo hanno riscosso gli “Swap Party”, praticamente le feste del “riciclo”, dal termine “Swap”, ovvero “baratto”. Il meccanismo è semplice: ogni donna porta un massimo di cinque capi d’abbigliamento (ma anche accessori) che non indossa più ai quali una giuria di esperti assegna un valore da una a tre stelle e poi, durante la festa, si dà il via ad un vero e proprio scambio dove si può XXX Amuleto portafortuna e arma di 5). Intimissimi (via dei Mille 60) propone, oltre al rosso, colore ricercato per l’occasione ma che non incontra i gusti di tutti, il nero, con mini sottovesti in pizzo con un tocco carminio ( € 30,00) o completini in blu glitterato (€ 32,00), colore dell’inverno. Indispensabile capo d’abbigliamento, non più ormai accessorio bensì vero e proprio oggetto trendy che regala un tocco “cool” alla mise delle feste è la calza. Calzedonia ne propone Cambiare look gratis con gli “Swap Party” barattare la borsa che ormai ha stufato o il vestito acquistato per sbaglio e quasi mai indossato per un capo di uguale valore che un’altra donna desidera “rottamare”. Un’idea semplice ma geniale che l’associazione Gleca ha importato per la prima festa del baratto modaiolo tenutasi lo scorso 26 novembre to l’albero con tintinnanti campanellini (€ 6,95 – 9,95). Non meno importante la collezione da uomo che le varie aziende propongono ogni anno. Ben augurante il parigamba rosso con annesso corno proposto da Yamamay (€ 14,90), o ancora il simpatico barattolosalvadanaio contente un parigamba che reca stampata l’irriverente dicitura “100% uomo verace” (€ 14,90 ); sonora invece la proposta di Intimissimi con un boxer che al tocco intona una dolcissima musica natalizia (€ 20,00). seduzione, l’intimo è il vero protagonista delle feste per ogni esigenza, c’è l’autoreggente in pizzo nero con fiocchetto rosso portafortuna (€ 12,95), o il collant argento indispensabile per essere protagoniste della notte di S. Silvestro ( € 12,95), o ancora il collant nero con stelline in rilievo (€ 9,95). Per le giornate di festa da passare in casa con la propria famiglia, carinissimi i calzettoni antiscivolo per lui, lei e per i più piccoli caldi e simpatici con le faccine dei personaggi Disney e Rivisitazione della linea basic per Tezenis, che propone slip e parigamba semplici ma rossi. Tantissime idee regalo, molti modi di approcciare ad un settore che ormai da qualche anno fa tendenza pur rimanendo, quasi sempre, “nascosto”; l’intimo come oggetto per esorcizzare i cattivi pensieri e gli eventi spiacevoli dell’anno che sta andando via, intimo come amuleto per affrontare con ottimismo il 2011 che verrà. al lounge bar “L’Ovo” di via Parthenope. Per le tante donne che hanno partecipato al “Napoli fashion swap” il baratto modaiolo si è rivelato divertente ma anche conveniente: tutte le “shopaholic” partenopee hanno gioito nell’unire il piacere di una festa frizzante e godibile, con la possibilità di fare spazio nel guardaroba rinnovando anche il look. Poche le regole: assolutamente vietati i costumi da bagno, l’intimo e i gioielli, tutti i capi devono essere in buone condizioni, lavati e stirati, e una volta “swappati” non si possono cambiare. Sponsor della serata dedicata al baratto glamour partenopeo lo stilista Antonio Grimaldi, che nel corso del party ha giudicato insindacabilmente i capi da “swappare”, invitando tutte le partecipanti a sperimentare con lo stile e a non essere gelose dei propri capi perché, secondo la filosofia che anima questo nuovo trend, quello che per una donna è un errore di shopping, per un’altra può essere il vestito dei sogni. (rg) XXXI Il divertimento per grandi e piccini ha un nuovo punto di riferimento: ha inaugurato in vico Satriano “Capriccio n. 3”, agenzia di animazione e bottega del regalo. L’idea di coniugare un team di professionisti delle feste a tema e la vendita Capriccio n. 3, i professionisti del divertimento di oggetti ricercati e unici nel loro genere è venuta a Barbara Riccio, giovane imprenditrice napoletana, che, dopo aver maturato una importante esperienza nel marketing e nella comunicazione in aziende del Nord Italia, nell’organizzazione di feste e grandi eventi, ha deciso di investire nella sua città con un’iniziativa dedicata a coloro che amano farsi sorprendere e divertirsi con giochi e avventure sempre nuove, i bambini. Il team di “Capriccio n. 3”, infatti, ha ideato una serie di feste a tema con giochi creativi e intelligenti, comici rebus e quiz a prova di secchione. C’è l’avventurosa festa degli indiani, con tanto di riserva, tribù e capo-indiano, copricapi con le piume, e ovviamente il tepee, la tipica tenda indiana. Il ballo a corte, con principi e principesse, un tuffo nel passato tra le più disparate epoche, con divertenti quiz di storia a premi. E ancora, il teatrino “capriccioso”, con marionette e burattini che raccontano avvenimenti incredibili, e rendono i bambini protagonisti di mirabili avventure. Ma “Capriccio n. 3” è anche una bottega del regalo. Non doni qualsiasi, bensì oggetti rari e unici: i pezzi d’arte di Germana Grauss, le creazioni di Viviana Marchese, oggetti di design d’arredo perfetti da regalare o da acquistare per impreziosire gli ambienti della propria abitazione. Saper17 Vivere ARTE CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 A SINISTRA: Antonio Ruggieri NELLA FOTO AL CENTRO Acquafrescaia anni 50 IN BASSO: Bagni Elena Arte / Costume / Storie / Personaggi / Cultura / Lifestyle / Eventi / Turismo / Relax / Webmania Archivio Ruggieri: adesso c’è il web E Era da tanto che Francesco Ruggieri, valoroso fotoreporter, coltivava il sogno di trasferire in uno spazio web l’immenso archivio fotografico, costruito in 55 anni di attività (19522007) dal papà Antonio, celebre firma del clic made in Naples: lui, Antonio Ruggieri, studio e gloria in Galleria Umberto I, autore di scatti che venivano pubblicati sui principali quotidiani locale e nazionali, attraversò infaticabile la seconda metà del XX secolo, consegnando ai lettori attraverso le proprie immagini la puntuale cronaca storica di una città che cresceva e cambiava. continua a pag 18 ARTE Saper Vivere Archivio Ruggieri: adesso c’è il web CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 estraeva vittoriosamente la foto che serviva e che finiva sulla scrivania, sotto gli occhi dei presenti: un’esca esplosiva in più per incendiare i già animati cenacoli di casa Ruggieri». Polvere di stelle e di consuetudini che adesso Francesco rilancia sul sito: «Doteremo il neonato spazio web di un forum, con la speranza di riuscire ad intavolare simpatiche discussioni e di condividere in rete la magia della collezione Ruggieri. Proprio come piaceva a lui». di Oscar Medina continua da pag 17 Un giacimento di impagabile valore documentale ed artistico composto da una gran quantità di negativi di diverso formato il cui nucleo portante si traduce attualmente in circa 150mila immagini: eredità scomoda da gestire per quantità e qualità. Un lascito da onorare nell’unico modo possibile: rendere pubblica la formidabile biblioteca di testimonianze visive, assemblata dal padre. Francesco, allora, ci ha lavorato su con entusiasmo e talento, anche quello ereditato nei cromosomi, e adesso centra l’agognato obiettivo: è realtà www.archiviofotograficoruggieri.it, miniera di icone che cristallizzano un quotidiano partenopeo, agitato da facce e da eventi, da volti vip e da maschere popolari, da fatti di cronaca e di spettacolo, condensandosi poi su alcune direttrici principali: il teatro di Eduardo, le 18 edizioni del festival della canzone Napoletana, le feste di popolo per le celebrazioni di Piedigrotta. Per non parlare di una sontuosa photogallery del jet set dell’epoca (la Loren, Taranto, Rossellini, Totò, Sordi, la Callas e la Wanda Osiris e tantissimi altri) o delle sequenze rarissime rubate al clamoroso processo a Pupetta Maresca. Un ben di Dio che ora è a disposizione di collezionisti, di appassionati, di storici del costume: materiale ben conservato e raccolto per argomenti la cui visibilità sarà facilitata da un database in cui effettuare le ricerche e con cui poter anche interagire, inviando informazioni o, perché no, richiedendo l’autorizzazione ad usare le immagini prescelte per il proprio sito o per le proprie collezioni. Francesco sfoglia l’album degli amarcord e rievoca: «Uno “sfizio” di mio padre era fare salotto con gli amici. E di qualunque cosa si discutesse, aveva la foto pronta. Apriva cassetti, scatole, buste, rovistava tra mille carte, poi 18 Scugnizzi a Piedigrotta IN ALTO: Home page del Sito ARTE di Valeria Puntuale Nel pieno delle feste natalizie, Chiaia si riscopre sempre più fulcro cittadino dell’arte contemporanea. In piazza dei Martiri, cuore del quartiere, dall’8 dicembre i leoni di Tommaso Solari che ornano l’obelisco dedicato ai caduti in difesa della libertà hanno preso vita e avanzano maestosamente attraverso via Calabritto con lo sguardo puntato verso il mare. È “Fieri”, l’installazione della napoletana Nadia Magnacca, che, rappresentando il risveglio dei leoni, simbolo di fierezza e di forza, incita il risveglio dei valori d’identità e orgoglio cittadino. L’ambizioso progetto è diventato realtà grazie al fondamentale supporto del “Consorzio dei Mille”, nato da un’idea di Nino De Nicola, noto esponente della sartoria napoletana, che raccoglie circa quaranta tra imprenditori, commercianti, artigiani, operatori turistici, società di servizi e studi professionali. Dalle fiere simbolo della Napoli “bene” alle vele, simbolo della periferia in cerca di riscatto: alla galleria Lia Rumma di via Vannella Gaetani fino al 31 dicembre è in esposizione “Vele”, il progetto di Tobias Zielony. Un’animazione fotografica della durata di nove minuti e sedici secondi, ed in esclusiva, la parallela serie fotografica completa, costituita da 16 immagini nelle quali l’artista tedesco restituisce in termini di Saper Vivere 19 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Viaggio ai confini della creatività IN ALTO A SINISTRA Marco Neri Galleria Artiaco IN ALTO A DESTRA Ripple sole di Haavard Homstvedt alla galleria Annarumma RIQUADRO Darren Almond alla Galleria Artiaco IN BASSO Installazione Fieri di piazza dei Martiri Dalle Fiere di Nadia Magnacca ai pezzi d’autore di Lino Fiorito linguaggio filmico il disagio di chi vive o frequenta questi luoghi, ritratti come rovine spettrali. Un’altra personale è di scena fino al 10 gennaio alla galleria Annarumma 404 di via Carlo Poerio: si tratta della mostra di Haavard Homstvedt, giovane artista norvegese, per la prima volta in Italia, che recupera i materiali di lavori precedentemente realizzati e li inserisce in nuovi progetti dove però i colori non sono più pennellate affiancate le une accanto alle altre, ma scampoli di pittura sovrapposti. Doppio appuntamento, invece, per la Galleria Alfonso Artiaco di piazza dei Martiri 58: protagonista del main space l’inglese Darren Almond con i suoi “train plates”, che, posti lungo le pareti ARTE VIAGGIO AI CONFINI DELLA CREATIVITÀ continua da pag 19 Saper Vivere 20 continua da pag 19 della galleria, disegnano un percoso che giunge dalla Divina Commedia di Dante Alighieri con tre sculture rispettivamente in ferro, alluminio e bronzo sulle quali sono incisi i nomi delle tre Cantiche dantesche, mentre nel Project Space si trova la personale di Marco Neri, artista romagnolo che recupera il genere del “paesaggio”, sul quale incentra la sua ricerca formale CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 aprendo nuove possibilità nel panorama pittorico contemporaneo. Fino al 15 gennaio, infine, in mostra nella galleria Al blu di Prussia di via Filangieri 42, gli acquarelli e le ceramiche di Lino Fiorito, trenta opere concepite a metà strada tra Napoli, Colonia e Salerno per la prima personale a Napoli dell’artista fondatore del gruppo teatrale di avanguardia “Falso Movimento”. AL PAN LE LEGGENDE DEL ROCK A SINISTRA Opere di Lino Fiorito al Blu di Prussia IN BASSO Vele di Tobias Zielony Galleria Lia Rumma C inquant’anni di musica, linguaggi, tecnologie e leggende: tutto questo è “ROCK!”, la mostra/evento in programma dal 18 dicembre 2010 al 31 gennaio 2011 negli spazi del Pan di via dei Mille. Presentata dall’assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, la mostra gode del patrocinio del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America e del Consolato Britannico e include oltre 400 oggetti tra memorabilia, gadget, merchandising, vinili, audiovisivi, manifesti d’epoca e strumenti musicali provenienti da alcune tra le più importanti collezioni private italiane. Direttori culturali della mostra sono Michelangelo Iossa e Carmine Aymone, critici musicali e docenti di storia del rock. Cinque le aree tematiche: “Rock Legends”, “American Dreams: il rock a stelle e strisce”, “The sound of music: storia ed evoluzione delle macchine parlanti”, “Napoli strizza l’occhio al rock” e “NapoLiverpool: la leggenda dei Beatles e la musica dei Fab Four”. Quest’ultima è costituita da due mostre fotografiche: “New York, gli ultimi luoghi di John Lennon” di Francesca Capriati e “John & Yoko – il Bed-In di Montreal (1969)” di Bruno Vagnini. La prima racconta la grande mela vista con gli occhi dell’ex beatle in dodici fotografie esposte per la prima volta a Napoli, a trent’anni esatti dalla scomparsa di Lennon. La seconda, invece, raccoglie in 27 immagini il senso della protesta pacifista attuata da Lennon assieme a Yoko Ono in Canada contro la guerra del Vietnam. ARTE Saper Vivere Belledonne 14, il made in Italy by night 21 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 S Shopping senza limiti nel cuore di Chiaia: dallo scorso settembre, infatti, lo store Belledonne 14 by Pasha di vico Belledonne, fa le ore piccole. Ogni weekend, esclusa la domenica, i frequentatori della movida chiaiese possono fermarsi per un aperitivo e acquistare fino a notte fonda. L’iniziativa è stata ideata dai fratelli Pezzella, Andrea e Martina, giovani imprenditori che da due anni tengono saldo il baluardo del made in Italy proponendo alla loro affezionata clientela borse, scarpe e accessori di tendenza ma, soprattutto, di produzione esclusivamente nostrana. Un esperimento senza precedenti che permette ai giovani, solitamente refrattari allo shopping tradizionale durante il quale spesso si resta bloccati nel traffico o si è costretti a lunghe code per entrare nei negozi, di acquistare senza stress in un momento di relax e divertimento quale è la notte. Ad accompagnare lo shopping by night musica lounge, atmosfera rilassata e flute di prosecco. Insomma, fare acquisti non è mai stato così facile ma anche divertente, da Belledonne 14, oltre a scarpe, borse e accessori all’ultimo grido è possibile scegliere tra una vasta gamma di profumi e prodotti per il corpo sia da uomo che da donna in un ambiente piacevole e cordiale che è il marchio di fabbrica della famiglia Pezzella, grazie alla grande esperienza maturata nel settore. La competenza, l’attenzione per i prodotti e per il territorio sono i valori che muovono Andrea e Martina, con la finalità di riportare Chiaia agli splendori di una vera capitale dello shopping. LIBRI Saper Vivere 22 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Partendo dal secondo dopoguerra, de Francesco fa emergere il “ritratto” di un amministratore popolare ma non populista, operativo e non accentratore, servitore della collettività non del clientelismo, mediatore non temerario, di oggettiva e documentata esemplarità. Una lezione di militanza, di impegno e di disinteresse del “Potere” attualissima se si guarda alla Napoli odierna, collezionista di “maglie nere” per degrado e carenza di classe dirigente. Il tempo e la trama del libro hanno una data precisa l’inverno del 1984 quando Napoli fu la ribalta di una contrapposizione feroce, di giochi e ambizioni smodati, dovuti a una serie di vicende: la caduta del sindaco Valenzi, favorita anche da guerre intestine al Presentato all’Antisala dei Baroni il saggio sui “cento giorni” di Franco Picardi a Palazzo San Giacomo e sulla Napoli complessa degli anni ’80 Quel sindaco gentiluomo di Mario Paciolla Successo di pubblico e personalità della politica di ieri e di oggi alla presentazione all’Antisala dei Baroni, organizzata dall’Associazione Napoli e da Iuppiter Edizioni del saggio “Il Sindaco della Prima Repubblica” in cui il giornalista Aldo de Francesco ripercorre la vita politica e umana di Franco Picardi, figura storica del socialismo democratico, coraggioso successore a Palazzo San Giacomo di Maurizio Valenzi, (“silurato” nel 1984 dalla Dc ma anche da “fuoco amico”). All’evento hanno partecipato Marco Mansueto, Ottavio Lucarelli, Aldo de Francesco, Giovanni Grieco, Andrea Geremicca, Nello Polese, Giulio Di Donato, Marco Di Lello, Carlo Lamura, Filippo Caria e altri rappresentanti della Prima e della Seconda Repubblica che, nel celebrare Franco Picardi, presente in sala con la famiglia e gli amici di sempre, hanno rivissuto, attraverso un dibattito intenso e appassionato, la Napoli complessa degli anni ’80. Il libro ricostruisce il drammatico scenario della Napoli del dopo Valenzi, se ne raccontano retroscena e vicende, trascurate o non sufficientemente approfondite, perché troppo scomode. LIBRI Pci, che voleva tenere le mani libere per riconquistare consensi perduti in seguito a una gestione amministrativa, durata sette anni, limpida ma non sempre in linea con il partito (e le future ambizioni di un rampante Bassolino); la guerra aperta tra Psi e Pci su riformismo e massimalismo; una ricostruzione post-terremoto molto chiacchierata, sullo sfondo di una inquietudine sociale, brodo di coltura del patto scellerato camorra-terrorismo finalizzato a destabilizzazioni con mire diverse. In uno scenario così drammatico e senza una maggioranza al Comune, Picardi ebbe il coraggio, in soli tre mesi, di affrontare e vincere molteplici sfide: varare il bilancio, farlo approvare, tamponare le agitazioni, salvando così la consiliatura, appena rieletta e già in bilico. Altri avrebbero fatto di tutto per rimanere in sella, ma lui si dimise subito dopo Saper Vivere 23 l’approvazione per rispetto del mandato avuto. Il voto di responsabilità dato dal Msi al bilancio era stato decisivo, Picardi ringraziò pubblicamente Almirante, allora capogruppo a Palazzo San Giacomo, per il senso civico dimostrato, e lasciò, malgrado Craxi, Gava, Scotti e altri autorevoli big della politica lo spingessero a nicchiare, a CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 sorvolare sull’appoggio del Msi, a non farsi tanti scrupoli e tirare avanti. Questi sono solo alcuni, dei tanti significativi episodi di una coraggiosa avventura amministrativa, ricca di valutazioni e rivelazioni, evocata dal protagonista sempre con rispetto e senso della misura, che mettono a nudo comportamenti, limiti storici di una città. In ragione di questo “Il sindaco della Prima Repubblica” si segnala come una preziosa testimonianza, molto utile, ai contendenti in campo in vista del rinnovo del Consiglio comunale e della elezione del nuovo inquilino di Palazzo San Giacomo, e di una eredità, che la Iervolino lascia, riconosciuta “urbi et orbi”, sconsolante. Il “Valenzi” di Nico Pirozzi aurizio Valenzi, predecessore di Picardi a Palazzo San Giacomo, è il protagonista del libro edito da Cento Autori e M curato, con il consueto rigore storico, dal giornalista e saggista Nico Pirozzi “Ebrei Italiani di fronte al razzismo”. Ne emerge il ritratto di un Valenzi inedito: “A denunciare la politica razzista dell’Italia di Mussolini, in quel lontano 1938, non è il Valenzi comunista - spiega Pirozzi - ma il Valenzi ebreo, preoccupato per la sorte che il fascismo ha riservato a migliaia di altri ebrei, indipendentemente dalla casacca politica che, in passato, hanno indossato”. A denunciare il fatale abbraccio avvenuto tra le fascismo e nazismo è, con alcune settimane di anticipo sulle leggi razziali del novembre 1938, un giovane italiano nato in Tunisia: Maurizio Valenzi. Le sue preoccupazioni di ebreo e di antifascista le affida a un opuscolo firmato con lo pseudonimo di Andrea Mortara, pubblicato nell'ex protettorato francese, giunto clandestinamente anche in Italia. Una lucida analisi anticipatrice di una tragedia che, pochi anni dopo, trascinerà nel vortice della Shoah i destini di sei milioni di ebrei europei. LIBRI Saper Vivere 24 chiede: “Monsieur, ma Napoli oggi che cosa è?”. “È tutte queste cose messe insieme, morente, ferita, fiera e indomita”, è la risposta della guida, divertita ma densa di significati. Una risposta simile, in altri apparentemente scontata seppure significativa, accende l’estro dello scrittore, che si pone una ulteriore riflessione, racchiusa in un di Mario Paciolla Dopo la sua opera prima, “Una Millecento blu”, che lo ha rivelato scrittore sorprendente con un netto profilo di romanziere, Marcello Fasolino, sulla scia dei narratori di razza si segnala anche come un efficace elzevirista. A pochi mesi dal suo esordio, in questi giorni, viene la conferma dalla nuova opera “Il quinto leone”, (Iuppiter Edizioni) una raccolta, che diventa metafora di forte significato sociale e politico sulla Napoli odierna, facendo, ancora una volta, emergere la vocazione di impegno civile dell’autore, già cifra della sua quotidianità di imprenditore tra i più competitivi del nostro Sud. Come nasce il libro? Per caso, come tutte le cose buone di questo mondo. È un giorno del maggio scorso, e, durante la sua consueta passeggiata in piazza dei Martiri, per la pausa caffè - relax, la curiosità di Fasolino è attratta dal racconto di una guida turistica, che illustra a una comitiva di francesi il significato delle statue marmoree dei quattro leoni, a guardia d’onore al monumento ai Martiri a memoria dei caduti delle rivoluzioni napoletane: 1799, 1820, 1848 e 1860. Ogni statua, dedicata a una rivoluzione, ha la sua allegoria, come si era soliti fare per i celebrativi monumenti rinascimentali: il leone morente rappresenta la rivoluzione del 1799; il ferito, quella del 1820; il fiero, CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Dopo “Una Millecento blu”, nuova sfida letteraria per Marcello Fasolino Aspettando il quinto leone quella del 1848; infine, l’indomito, il 1860, con la caduta definitiva dei Borboni. Fasolino si appassiona a quelle storie, continua a seguirle attentamente, anzi si incanta a sentire la guida, registrandone nella mente ogni parola. Un turista gli auspicio complessivo, che vale cento programmi elettorali: “Perché non sperare nel quinto leone, metafora di sviluppo, innovazione, di un definitivo rilancio di Napoli?”. Da qui nascono una serie di elzeviri, che, spaziando per ogni campo, dalla descri- zione di personaggi, di situazioni, di mode, di eccellenze, di incontri, di gusti di tendenze, fanno emergere una Napoli positiva che tira diritto malgrado tutto remi contro. Ognuno descrive un mondo, ne delinea valori e disegni, raccontati con sentimenti d’altri tempi, capaci di far emergere i dettagli di una realtà di chiara ispirazione verista, cui nulla sfugge. E’ cosi, dietro ogni storia c’è sempre un vissuto, che, ai tempi delle mitiche “Terze pagine” dei vecchi quotidiani, avrebbe avuto il “trono dell’apertura”, quello che sancì l’incontro di narrativa, letteratura e giornalismo. Dopo questa gradevole strenna di Natale, di uno scrittore come Fasolino, sempre più ispirato, ora aspettiamo il suo secondo romanzo, stando ad attendibili “spifferi” in libreria a febbraio e dedicato a Napoli con un finale sorprendente. LIBRI Saper Vivere 25 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Libridine Nora Catalano, la parola che redime Le liriche della poetessa si vestono di nostalgia e di attesa di Aurora Cacopardo L a vocazione all’arte dello scrivere di Nora Catalano appare sin dal titolo dei primi due libri che precedono “La speranza” (ed. I Narranti/Autoproduzioni): “Il giorno più bello” e “In più un’immagine”. Infatti, le liriche raccolte nei tre volumi pongono in evidenza un profondo amore che la scrittrice ha per la parola detta con autenticità, per un ineludibile bisogno dello spirito, tanto che essa parola diviene luce e guida di vita. La parola può essere àncora di salvezza e strumento che redime, se viene adoperata secondo i dettami dell’arte, perché allora ci rivela i sensi riposti che la vita nasconde e ci consente di conoscere veramente noi stessi. Nei suoi lavori è presente il simbolismo francese in particolare Rimbaud ma ciò significa che nella produzione poetica della Catalano il simbolista francese rappresenta solo un momento preparatorio rispetto all’ultimo lavoro che a me è parso un cantico alla speranza e al divenire. Un penetrare la coscienza di un tempo del quale la luce ed il deserto sono il nostro cammino; e la luce è nel sentiero che segna l’alba, il tramonto, la sacralità dell’essere: “il giorno più bello/è il più bel giorno/ che si aspetta/ così si allontana/l’orrore del vuoto/ma la paura/ il terrore del pieno/ se non è grande/ questo divenire/ diviene luce/ chiara più del giorno”. La parola infinita o forse indefinibile della poetessa si veste di nostalgia ma anche di attesa. Non più navigatori di naufragi ma viaggiatori del silenzio, umili cercatori di speranza: “ho visto il tuo mondo/erano i miei pensieri/ e questo vorrà dire incontrarsi/ per quanto lontano nel tempo/ possiamo dire/non ci saremo”. In realtà, al di là dei parametri critici, la poesia di Nora Catalano è mistero che chiede alla contemplazione di farsi vita. È anche un viaggio al centro della memoria che si racconta nell’intreccio delle avventure ... “non è difficile ricordare/ se anche questo è sapere aspettare! ... ci si incontra/ e poi ci si lascia/ quello che resta non sono i ricordi/ma le attese/ se sapere aspettare/ è ricordare ... ”. Il tempo, così si racconta nella lacerazione tra presente e memoria; il tempo della partenza non è solo quello che vive ma quello che è stato e quello che sarà. I lavori della poetessa sono viaggi che la memoria rintraccia con i suoi segni, i suoi simboli, i suoi archetipi: “... le parole d’amore /sono come l’equinozio di primavera/ VENEERS, LA TECNICA RIVOLUZIONARIA CHE MIGLIORA IL SORRISO a qualche settimana è in distribuzione il volume “Veneers: ricostruzioni miniinvasive ed aspetti clinico tecnici”. Autori il professor Guerino Paolantoni e Dl’odontotecnico Attilio Sommella. Nasce da una straordinaria sinergia tra due professionisti, che dal loro quotidiano impegno professionale hanno tratto gli stimoli e le motivazioni per la realizzazione di un poderoso testo di riferimento tecnico-scientifico in campo odontoiatrico. Un settore in continua evoluzione. Il contributo qualificato, che viene dai due autori, va nel solco di quella collaudata tradizione odontoiatrica napoletana, che si pone tra le avanguardie nella sperimentazione e nell’innovazione. Il tema trattato è quello delle Veneers - definite anche come faccette in ceramica, la nuova e moderna procedura che consente di modificare la morfologia e il colore di denti che non soddisfano più le richieste estetichefunzionali dei pazienti, secondo una tecnica minimamente invasiva. Può essere considerato un atlante per Odontoiatri ed Odontotecnici, con il quale vengono mostrate secondo un algoritmo procedurale estremamente chiaro (circa 1300 immagini) le sequenze cliniche e di laboratorio che portano con una elevatissima predicibilità al successo terapeutico. Il volume (edito da Teamwork media s.r.l.) è tradotto in quattro lingue ed ha suscitato un notevole interesse non solo tra gli addetti ai lavori ma anche nella comunità scientifica. Rappresenta un raro esempio di collaborazione intensa tra due professionisti, particolarmente motivati e appassionati del loro lavoro fatto di ricerca e di sperimentazione. (ms) il solstizio d’estate/ vale il tempo dell’attesa”. In un intreccio di immagini ci sono le lontananze ma esse sono il fascino dell’amore e della nostalgia; La lontananza ha un suo fascino, il fascino del ritorno “... per amare/ non ci si dimentica/ di un sogno ... se scrivere è parlarti di me/ non ho mai smesso/ di scrivere/ ricordandomi di te ... in una veduta marina/ c’è lo sguardo/ di istanti e continuità”. Il percorso esistenziale che la nostra poetessa compie, diviene evidente, dal momento che esso la conduce da uno stato di disagio e di crisi alla conclusione che l’amore è il rischio migliore perché solo l’amore è in grado di salvarci dai vincoli bui dell’esistenza e dai ciechi percorsi della storia. Mentre le età si consumano e si consumano, il tempo racconta la sua durata proprio attraverso la nostalgia e la speranza. LIBRI Saper Vivere 26 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Serata musicale alla Chiesa Luterana per la premiazione del concorso letterario “Una piazza, un racconto” A SINISTRA Mariagrazia Ritrovato Buonconto al piano Tredici racconti sulle sette note di Rossella Galletti Il 24 novembre scorso nel suggestivo scenario della Chiesa Luterana di via Carlo Poerio si è tenuta la presentazione del libro Una piazza, un racconto (Iuppiter Edizioni). Durante l’evento sono stati premiati i vincitori della XII edizione del concorso letterario legato al volume che quest’anno ha visto i partecipanti misurarsi con il tema della musica. Il giornalista Stefano La Marca, ha presentato la manifestazione durante la quale l’attore Andrea de Goyzueta, ha letto alcuni passi selezionati tra quelli dei vincitori inclusi nell’antologia, mentre la pianista Mariagrazia Ritrovato Buonoconto ha incantato i presenti suonando alcuni pezzi dal suo repertorio e altri di autori noti I protagonisti della serata Luciana Renzetti con Stefano La Marca e Andrea de Goyzueta come Gershwin e Mozart, scelti apposta per l’occasione. Padrona di casa la vulcanica Luciana Renzetti che ha parlato di come la scelta del tema di questa edizione sia caduta proprio sulla musica e della difficoltà di selezionare i tre vincitori tra i tanti racconti che si sono distinti per ironia, originalità e sensibilità. Il primo premio è andato a “Storia di un’arpa”, storia struggente sull’eutanasia scritta da Daniela Raimondi, insegnante di italiano che vive a Londra e ha già pubblicato diverse raccolte di poesia. Seconda classificata la giovanissima Elisa Pessa, di Maniago in provincia di Pordenone, classe ’83, che ha stupito la giuria col suo racconto “Andante con brio” dove in una piccola comunità, La vincitrice Daniela Raimondi stravolta dall’arrivo di Brio, un organista dal tocco magico, cominciano ad essere celebrati nella chiesa dei “funerali per vivi”. La cosa porterà ad un’escalation di avvenimenti che restano sospesi perché la giovane autrice ha lasciato un finale aperto per il suo racconto, anzi, un finale a scelta tra tre opzioni. Il terzo premio in palio è andato a Rita Ferroli, nata a Tramonti di Sopra, per il suo racconto “Laila”, una storia noir dove l’affascinante protagonista, cantante in un fumoso bar, ammalia e seduce con lo sguardo un giovane solare, Iccio, che subito si innamora di lei ma non sa che la splendida Laila custodisce un inquietante segreto. EVE NTI Saper Vivere 27 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 VIGNERI, UN GIOIELLO DI SOLIDARIETÀ U n open day firmato Vignery Luxuries si è tenuto sabato 11 dicembre in via Calabritto per festeggiare la nuova collezione di gioielli e salutare l’affezionata clientela in vista delle festività natalizie. A partire dalle 11 del mattino, infatti, Giuseppe Vigneri e il suo staff hanno raccolto tutti i convenuti nella prestigiosa promenade per un brindisi offerto nel punto vendita il cui aspetto esterno ricorda quello di una vera e propria cassaforte e ne suggerisce il prezioso contenuto. Come preziosi sono i cadeaux donati a tutti gli ospiti: per le donne un grazioso ciondolo e per gli uomini cravatte decorate con i simboli della tradizione scaramantica partenopea, fiore all’occhiello della linea taylor and gift di Vigneri alla quale è dedicata lo store in via Carlo Poerio. Durante l’open day gli invitati hanno potuto ammirare le nuove proposte dalla linea easy, leggera e colorata e tutte le altre creazioni di gioielleria nate dalla trentennale esperienza orafa di Giuseppe Vigneri, maturata nei negozi di piazza Dante prima e di via Carlo Poerio poi. È lo stesso Vigneri a realizzare i gioielli che, oggi come ieri, rispecchiano i gusti e le passioni delle donne al passo coi tempi, catturate dal design esclusivo e dall'alta qualità dei preziosi. Un evento improntato allo stile e al lusso ma non solo: Vigneri è anche sinonimo di solidarietà. La prestigiosa maison, infatti, sostiene la Fondazione Onlus “’A voce d’ ’e creature” presieduta da Don Luigi Merola, prete anticamorra e figura simbolo della Napoli “pulita”, che tanto ha fatto e continua a fare per i bambini e i giovani del territorio. Le finalità dell’associazione, che opera per arginare i fenomeni di dispersione scolastica, eroga servizi assistenziali e facilita la collocazione occupazionale dei ragazzi a rischio, si sposano perfettamente con il grande spirito di solidarietà che anima Giuseppe Vigneri e i suoi fedeli collaboratori. NUCCI A. ROTA TORNA IN LIBRERIA CON “L’ACCUDENTE” D opo il successo del libro “La bimbamamma”, che tratta del morbo di Alzheimer visto in una prospettiva familiare, quella di una donna che si trova a fronteggiare la malattia della madre, la sociologa milanese Nucci A. Rota torna in libreria pubblicando, sempre per la Iuppiter Edizioni, “L’accudente”, una raccolta di racconti. Dalla ricerca di un’accudente - figura ben diversa da quella della badante - alle allucinazioni olfattive di Nicole causate dall’ennesima crisi dei rifiuti a Napoli, dalla “guerra” di Victoria a una riflessione sulla morte nel sorprendente “Due ore chiusa in camposanto”, fino ad arrivare al conclusivo e allusivo “Fiori di California”: cinque storie, un’infinità di eroi e antieroi, un continuo oscillare tra malinconia e ironia, gioia e tormento. I racconti di Nucci A. Rota appartengono alla letteratura “abitabile”, in cui l’intrattenimento è piacevole e la narrazione ha il talento della semplicità, come si può notare nel racconto che dà il titolo al volume. Un uomo, rimasto solo dopo la morte della moglie ma ancora autosufficiente, esprime alla figlia la sua necessità di trovare non una badante, come spesso accade in questi casi, ma una vera e propria accudente, spiegando così la differenza tra le due figure: «Gli anglosassoni usano il termine di “caregiver” che a me piace molto, colei o colui che presta la cura, io voglio essere soggetto di cura ma non voglio essere “badato”, per me badare si addice al mondo animale o alle cose, si bada alla galline o ai campi, inoltre badare sembra essere a senso unico mentre “to care”, accudire ha in sé il principio della reciprocità, ci si prende cura reciprocamente, almeno questo è il mio pensiero in proposito”. PACO, CREATIVITÀ SENZA LIMITI di Paco, artista del capello femminile, nel Dna passione per il «bello» tout court, non ha bisogno Idiunal talento sponsor. Il suo estro organizzativo neppure. Stavolta, ad esempio, nel magico atelier di via Alabardieri, da sempre baricentro della sua creatività, decolla l’ennesima iniziativa all’insegna del glamour: ogni giovedì, fino alla prossima estate, i suoi spazi restano aperti fino alle 23 per ospitare, di volta in volta, eventi gastronomici, culturali o espositivi. Ma siccome, evidentemente, via Alabardieri sta stretta al personaggio, Paco, che coltiva da sempre una passionaccia per il teatro, si è di recente cimentato nella regia di «Rasoi», pièce di Enzo Moscato, da lui liberamente adattata e proposta sulla gloriosa ribalta della Galleria Toledo. L’incasso dello spettacolo, poi, è stato devoluto in beneficenza alla Casa Circondariale di Lauro. LA PILLI Saper Vivere 28 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Sfizi&Note di Massimo Lo Iacono MAGIE ORGANISTICHE NEL CUORE DI CHIAIA a il suo centro propulsore in Santa Caterina a Chiaia l’associazione organistica “Giovanni Maria Trabaci”, intitolata ad un importante compositore, e però ai più sconosciuto, e forse meritevole di un piccolo concerto monografico perché sia per noi tutt’altro che un Carneade. È guidata da Mauro Castaldo che vi dirige anche un coro molto apprezzato, pure premiato da S.A,R. il principe Sergio di Yugoslavia nell’inverno scorso. Mauro Castaldo è infaticabile: docente al conservatorio di Benevento, ancora è titolare dell’organo dell’Immacolata al Vomero, dove si esibisce sovente, proponendo anche le manifestazioni dell’associazione nel loro seguitissimo ramo collinare. H In Santa Caterina si è tenuto anche il”Concorso corale di Napoli” organizzato dalla “Trabaci” e giunto felicemente alla III edizione; le manifestazioni del sodalizio in Chiaia però si sono estese alla chiesa dell’Ascensione in linea d’aria non lontana, lungo l’antico asse viario della zona più che del quartiere. Qui con tripudio di cori ed organisti c’è stata una grande manifestazione a più voci all’inizio di dicembre, come - ma più sobria e limitata - era stata articolata in recital a più mani la rievocazione del Maestro F. M. Napolitano, tra i fondatori della ”Scarlatti” di piazza dei Martiri, tenuta alla Chiesa del Carmine in ottobre, celebrando l’artista nella sua chiesa d’elezione. E l’attività procederà per tutto l’inverno. Collaborano tra gli altri alla vita della generosa ed operosa iniziativa, sulla breccia con tanti meriti ormai da molti anni, Livio de Luca, organista stabile al Gesù Nuovo, e Rosa Montano, che guida il coro dell’”Agape fraterna” ed anima i concerti del Sancarlucciuo con il suo “Convivio Armonico”: si auspica nella stagione buona magari una ripresa delle iniziative ad Ischia, avviate in passato e poi sospese. Ogni concerto, in genere a seguire della messa vespertina prefestiva o festiva, è accompagnato da un’intensa meditazione religiosa, che ne fa un vero concerto spirituale. In città la divulgazione della musica d’organo e religiosa è curata soprattutto da questa coraggiosa intrapresa tanto seguita da un vasto pubblico, che va oltre gli appassionati più assidui. Ed è singolare che manifestazioni di tale spiritualità, appunto, si compiano nel cuore dello shopping cool e trendy, non lontano da happy hour. Le contraddizioni di Napoli sono infinite e sempre sorprendenti. Sguardi lontani di Francesco Iodice POPULISMO E GLI ECCESSI DEL COMANDANTE Crispi 73 è stato per anni l’indirizzo di uno dei più popolari del ‘900, noto a tutti come il Comandante Achille Lauro. VOggiiapersonaggi la villa è ridotta ad un assemblaggio di mini appartamenti senza più il grande salone con il biliardo dell’ammiraglio Nelson sulla destra e senza più quel blu magnetico del bagno padronale al terzo piano. Via Crispi è definita la strada dei sindaci perché, a cominciare dagli ultimi anni dell’‘800, vi hanno abitato i sindaci Ruffo, Del Carretto, Alfredo Vittorio Russo, Gustavo Ingrosso, Achille Lauro e Gerardo De Michele. Trovatosi a 23 anni a capo della compagnia di navigazione di famiglia, Lauro, con un’abile organizzazione nel trasporto merci ed alcune operazioni ben riuscite, acquisì definitivamente un ruolo di primo piano nella navigazione italiana e arrivò a possedere cinquantasette navi. Nel 1952 fu eletto sindaco di Napoli e divenne il re incontrastato di Napoli, legando il suo nome anche alla squadra di calcio (fece grande scalpore l’acquisto per 105 milioni dello svedese Hasse Jeppson!), oltre che al Corriere di Napoli ed al Roma. In Lauro erano presenti quasi tutti i pregi e i difetti di un essere umano: generosità e populismo, amore per la città e disordine amministrativo, bonarietà e abusivismo edilizio selvaggio. Ma, al di là di ogni controversia, è restato famoso per la sua carriera di armatore, per un modo di far politica piuttosto disinvolto, per la proverbiale eleganza, per le sue avventure extraconiugali consumate in una sala privata della Flotta, per gli esercizi ginnici sulla terrazza di casa completamente nudo sotto lo guardo esterrefatto delle suore del convento di fronte, nonché per aver ricevuto - parimenti nudo - il celebre De Marsico all’alba nel salotto della sua villa. Gli aneddoti sulla vita di questo folcloristico personaggio - dotato tra l’altro di una salute di ferro - sono migliaia; mi limiterò a raccontarne uno perché testimone oculare. In un pomeriggio di luglio del 1973, accompagnai l’allora sindaco De Michele ad un incontro con il comandante. Lauro, che era seduto alla scrivania nel salottino (per fortuna era vestito!), tutto intento a consultare un voluminoso fascicolo: si interruppe, alzò lo guardo, sorrise, ci fece accomodare, poi, rivolto a De Michele, sbottò: “ Prufessò, sto guardando ‘o bilancio del Calcio Napoli, nientemeno ‘nce stanno nuvanta milioni pe’ bevande, ma che c.... ‘e giocatori s’hanno fatto ‘a doccia c’ ‘o sciampagne?”. Anche questo era don Achille: ricchissimo ma parsimonioso LA PILLI N Saper Vivere 29 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 IL SUPERPARTY DI ELENA PARLATI ella suggestiva atmosfera di Villa Chiara, grande festa di laurea per la bella Elena Parlati, figlia dell’imprenditore partenopeo Salvatore. Party con i fiocchi per oltre duecento persone che, fino a notte fonda, hanno danzato grazie a musica dance e vintage d’alto livello. Piatti prelibati, vino di prima scelta e dolci Amarcord di Rosario Scavetta NUOVO CINEMA POSILLIPO H formidabili (su tutti una torta candida con meringhe e cassatine) hanno conquistato i palati degli invitati. Tra gli intevenuti alla megafesta di Elena Parlati abbiamo notato il pirotecnico imprenditore Nuccio Apolito, come sempre showman della serata con le sue fulminanti battute, Rosario e Nietta Gagliardi e tutta l’équipe dello stabilimento Sud Import. CHIAJA IN CORSA, MARATONA PER IL QUARTIERE L’associazione sportiva Podistica Chiaia, affiliata alla FIDAL e promossa dalla società sportiva Athenae con sede in via dei Mille 16, ha in programma di organizzare “Chiaja in corsa”, una maratona di 10 chilometri attraverso le strade del centro commerciale Chiaja. Una iniziativa nata all’insegna dello sport ma non solo. “L’idea spiega Achille Gentiletti (nella foto), patron della palestra che da circa trent’anni è punto di riferimento per gli sportivi della città – è di dare anche un segnale di operosità del quartiere e in particolare del suo centro commerciale naturale, coinvolgendo imprenditori, commercianti e professionisti che abitualmente lo frequentano e lo animano”. Considerando che la media dei partecipanti alle maratone è di circa 800900 partecipanti, lo scenario possibile sarebbe davvero di grande impatto. Inoltre, poiché la filosofia aziendale è “Educare al movimento”, oltre ai maratoneti saranno coinvolti i ragazzi delle scuole medie superiori di Chiaja-Posillipo-San Ferdinando. Per informazioni: Associazione Sportiva Podistica Chiaja by Athenae Tel. (081) 407334 – 4207368. (lc) WHO’S NEXT? SORPRESE NATALIZIE ALLO S’MOVE Si scrive “Who’s Next?” si legge tanta ottima musica, gustosi cocktail e bella gente. Un esperimento originale e più che riuscito ambientato (quasi) ogni giovedì, fino ad aprile, allo S’move Light Bar di vico dei Sospiri, nel cuore della movida partenopea. Tre le sezioni della rassegna musicale ideata da Kiko Mauro e Federica Fontana: “Ilpreparty”, “Ildjfriend” e “Ladjnight”. Nel primo caso, si tratta di feste collegate a imminenti inaugurazioni di altri locali partenopei. “Ildjfriend”, invece, vede in consolle amici del locale non necessariamente dj professionisti, mentre, “Ladjnight” vede “ai piatti” esperte selector, ma anche note pr e vocalist. Come la bella Valentina Cuscunà, modella, imprenditrice e attrice napoletana, salita in consolle lo scorso 2 dicembre per presentare la sua personalissima playlist. Il 16 dicembre, è stata la volta del dj e producer Marco Piccolo che ha presentato il suo mix di suoni melodici e dolci della vecchia scuola soul alle più attuali sonorità metropolitane. Il 23 dicembre, invece, l’accogliente locale di Chiaia, nato nel 1992 da un’intuizione di Mario Cirillo e Dario Tofano (gli storici “Funk Machine”, pionieri dell’house music a Napoli), farà da cornice al party “S’move Cipolletta Play Nada Mas”. In scaletta, per l’occasione, musica travolgente, atmosfera caldissima, drink a go-go, allestimenti natalizi ad hoc con annessi pandori, panettoni e tante sorprese per gli avventori. Dividerà la consolle con Enzo Cipolletta, il dj Kiko Mauro. a riaperto i battenti lo storico Cinema Posillipo. Dopo anni di abbandono, grazie alla tenacia dell'imprenditore Francesco Sangiovanni, il piccolo spazio in cui generazioni di "posillipini" sono cresciuti alimentandosi dei sogni che solo il cinema sa offrire, ritorna a rivivere. I nostalgici ricordano bene lo stile liberty dell'ex Cinema Posillipo, con le sedie legnose, dove si respirava aria di sigaro e dove si sentivano i passi del pubblico che si accomodava in sala. Oggi il nuovo Cinema Posillipo, che è anche teatro, è stato trasformato in una struttura di circa 1800 metri quadri su tre livelli e si compone di una platea di 750 metri quadri, una risto-lounge, una galleria di 350 metri quadri e un giardino pensile di 600 metri quadri, in grado di ospitare oltre 500 persone. “L’offerta del Nuovo Cinema Posillipo - spiega Sangiovanni - sarà improntata in particolare al cinema d’essai, d’autore e di sperimentazione, con proiezioni in alta definizione, ma la sala ospiterà anche spettacoli teatrali, musicali e di cabaret, offrendo inoltre la possibilità di organizzare convegni, eventi e cene di gala. Il nostro obiettivo è quello di creare un posto fruibile in tutti i momenti della giornata”. IL GUSTO DI DON MACCARONE L’Osteria “Don Maccarone” a via Gradoni di Chiaia 12, nasce da un desiderio di puntare senza indugi su un lavoro di tipicità dei nostri piatti, esaltandone qualità, e, cosa non da poco, storia e tradizione. Ogni piatto ha qualcosa da raccontare, viene lavorato da un cuoco napoletano che da sempre si impegna per offrire sapori inimitabili. Chi vive in questi vicoli della nostra Napoli deve sapere che potrà trovare un mix di gusto, bellezza e qualità riscoprendo i vecchi sapori della nostra cucina. LA PILLI 30 Saper Vivere CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 Il Collezionista di Lanfranco Cirillo I MINIASSEGNI DI FATA MORGANA egli anni ’70, per sopperire alla scarsità di spiccioli in circolazione nelle transazioni commerciali, spesso Nvenivano dati, come resto ai clienti, francobolli, caramelle o gettoni telefonici. Si pensò di ovviare a questo problema “sfornando” i miniassegni, cioè dei piccoli assegni circolari o al portatore emessi dalle banche nei tagli da 50, 100, 150, 200, 250, 300 e 350 lire e usciti per la prima volta nel 1975. Si trattò di veri e propri assegni circolari di piccolo taglio (perciò miniassegni) intestati ad enti o società che consentirono alle banche di aggirare il divieto di emettere moneta (prerogativa esclusiva delle banche centrali). Si verificò una vera e propria invasione che interessò una trentina di banche, più di 800 tipi diversi, per un ammontare di oltre 200 miliardi di lire. Per le banche fu un affare colossale, dal momento che moltissimi di questi pezzi di carta, facilmente usurabili, andarono distrutti, o finirono in mano ai collezionisti o, peggio ancora, rimasero dimenticati nei cassetti. Subito dopo le prime emissioni, dietro una spinta speculativa, si scatenò una vera e propria “caccia al miniassegno”, che interessò non solo gli italiani, ma attirò molti investitori da Francia, Germania, Inghilterra e Stati Uniti che si rivolgevano direttamente alle banche o si rifornivano sui mercatini per osa non si riesce ad escogitare quando si nutre il forte sospetto di C essere imbrogliati da qualcuno: addirittura una Srl, per fugare ogni dubbio, ha ingaggiato degli 007 in borghese (adeguatamente mescolati con la normale clientela) per controllare l’operato dei propri dipendenti e svelare eventuali “magagne”. È accaduto a Messina, dove, dopo un attento controllo, al direttore di una nota catena di supermercati - sorpreso a prelevare merce con scontrini riciclati - è stata inflitta (in primo grado, dal giudice del lavoro ed in Cassazione, poi, con la sentenza n. 23303/2010) la pena del licenziamento per giusta causa. A nulla sono valse le scuse del novello Diabolik addotte a sua discolpa: in entrambi i casi, infatti, i giudici hanno confermato l’illegittimità del suo comportamento, dichiarando che “le norme poste dagli articoli 2 e 3 soddisfare le forti richieste collezionistiche provenienti dai rispettivi Paesi. L’uscita, poi, di un catalogo a colori con le quotazioni di tutti i pezzi emessi, ampliò enormemente la base collezionistica nel nostro Paese. La corsa verso questa nuova forma di collezionismo entusiasmò gli italiani che investirono nei miniassegni i propri risparmi (qualcuno addirittura la liquidazione di fine carriera) considerandoli beni rifugio, dal momento che alcuni miniassegni raggiunsero in poco tempo prezzi da capogiro: il 100 lire del Banco di Napoli del 12 marzo 1976, intestato al “Consorzio Fata Morgana” superò, poco dopo l’emissione, il mezzo milione di lire, e quello emesso sempre dal Banco di Napoli, per lo stesso importo, all’ordine del “Centro Diffusionale Commerciale di Locri” raggiunse la cifra di ben 2 milioni di lire! Sotto l’incalzare degli organi di stampa, che si facevano portavoce della progressiva insofferenza dei cittadini verso questi pezzi di carta che, per la scarsa qualità, circolavano in forma sempre più consunta e stropicciata, la Zecca italiana, sul finire del 1977, potenziò le sue attrezzature mettendo in circolazione qualche centinaio di milioni di pezzi della nuova moneta da 200 lire e aumentò anche l’emissione di spiccioli da 50 e 100 lire. Questa decisione della Zecca segnò l’inizio della fine dei miniassegni che, gradualmente, uscirono di scena, facendo scemare drasticamente gli scambi e le vendite commerciali. In tempi recenti il mercato dei miniassegni dà qualche segnale di risveglio. Sarà nuova gloria? L’oralegale di Adelaide Caravaglios NUOVI 007 CON LICENZA DI SPIARE della legge 20 maggio 1970, n. 300 a tutela della libertà e dignità del lavoratore ... non escludono il potere dell’imprenditore, ai sensi degli articoli 2086 e 2104 del codice civile, di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica Terni&Favole: Riscossa napoletana Alla Tabaccheria Postiglione di Largo Ferrandina a Chiaia, piena più che mai di carte da regalo, gratta e vinci e gadget natalizi, Alberto Postiglione ha le idee chiare sulle combinazioni da favola per sbancare il lotto. “Senza neanche pensarci troppo giocatevi l’ambo del capitone che fa 25 e 32 che va rigorosamente giocato su Napoli e su tutte almeno per 9 estrazioni”. Ma c’è un terno su cui Postiglione dimostra una forte fiducia: il terno delle festività che fa 25 - 16 - 40. “Questa combinazione va giocata su Napoli, Roma e Milano e, per chi ama le quaterne, consiglio di abbinare il 90”. Mentre i “gratta e vinci” più gettonati sono “Vivere la grande” e “Turista per sempre”, in tabaccheria c’è aria di festa e di fermento. Gli argomenti più nell’aria sono il tradimento di Fini, il colpo del Matador Cavani, la forza esplosiva di Krasic e il Giubileo di Sepe. “A proposito di Giubileo, per un 2011 nel segno della rinascita napoletana e dell’ottimismo consiglio vivamente di giocare il terno della riscossa che fa 1 – 72 – 18. Un terno da piazzare su Napoli e su tutte senza tentennamenti e da giocare almeno per 10 estrazioni. Colgo l’occasione per salutare i lettori di Chiaia Magazine/10 e auguro a tutti felici feste e un nuovo anno pieno di gioia”. 25+32/25+16+40/+90/1+72+18 l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalla modalità di controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti ... Sono pertanto legittimi hanno continuato i Giudici di Piazza Cavour - i controlli posti in essere da dipendenti di un’agenzia investigativa i quali, operando come normali clienti e non esercitando potere alcuno di vigilanza e di controllo, verifichino l’eventuale appropriazione di denaro (ammanchi di cassa) da parte del personale addetto, limitandosi a presentare alla cassa la merce acquistata, a pagare il relativo prezzo e a constatare la registrazione della somma incassata da parte del cassiere”. LA PILLI Saper Vivere 31 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 BellaGente di Tommy Totaro ANNA CAPASSO / UNA VOCE PER IL TEATRO Prosegue con grande successo la carriera di Anna Capasso, brillante cantante e attrice partenopea prodotta artisticamente da "I Colori di Napoli" di Diego Paura, che nella passata stagione teatrale pubblico e critica hanno apprezzato in diverse produzioni. La sua carriera da enfant prodige ha inizio nel 1993 quando, ad appena dieci anni, matura le prime esperienze nel campo musicale esibendosi in diverse manifestazioni tra Napoli e provincia. Nell’ultimo anno il tuo lavoro ti ha dato tante soddisfazioni... Sì, ad essere sincera ho avuto la fortuna di incontrare sul mio cammino il giornalista Diego Paura che si è adoperato, in primis come carissimo amico, e poi in veste di mio produttore artistico e manager, affinché avessi numerose offerte dal mondo del teatro. E devo dire che, partendo da "Festa di Piedigrotta" di Nello Mascia in poi, la mia ascesa in campo teatrale si è davvero concretizzata al massimo. Dove ti potremo vedere in teatro? Sono nel cast di "Tre pecore viziose" con Umberto Bellissimo e Tullio Del Matto, all'Acacia dall'8 dicembre e poi al Troisi da Natale e nel "Peter Pan" di Peppe Celentano, protagonista delle "mattinate" del teatro Diana. S i chiama Ilze Skestere la Miss Pin Up Chiaia di questo numero. Nata a Riga 27 anni fa, vive in Australia, a Sidney, da ben otto anni. Capelli dorati, occhi blu mare, fisco statuario e una prorompente sensualità sono le caratteristiche principali di Ilze che certo non possono passare inosservate. Ma l’affascinante lettone ha ben altre doti che vanno al di là delle sue misure da top model. Fotomodella già da giovanissima, Ilze ha trasformato la sua passione per la moda ed il gusto estetico in una vera e propria professione, nonché nel suo stile di vita personale. Laureata in Fashion & Textile Design presso l’Università di Tecnoologia di Sidney, Ilze lavora come Fashion editor designer per “Haute today”, una piattaforma digitale di marketing che si occupa di tutto ciò che riguarda il lusso e lo stile, le novità tecnologiche, i trend della moda, gli eventi e i viaggi. Grazie al suo lavoro come stilista emergente, Ilze viene considerata dagli addetti ai lavori come la Donatella Versace del futuro e in effetti il suo stile, reso glamour Cosa rappresenta per te il teatro? Il teatro è soprattutto armonia, sudore, fatica, passione. È la realtà trasformata in finzione, e viceversa. Personalmente penso che la vita di tutti i giorni sia il teatro. Qual è il tuo stile di recitazione e come ti approcci al personaggio da interpretare? Non ho un vero e proprio stile di recitazione. Quando mi affidano un ruolo mi immedesimo in ogni parte, dal comico al brillante passando per l'atto drammatico. Ti piace di più calcare le scene teatrali o i set cinematografici? Teatro e cinema sono due mondi diversi. Anche se sono accomunati da un fattore unico: in quel momento stai recitando. Preferisco il teatro, anche perchè è quello sul quale mi sono cimentata di più. E poi a teatro hai il responso immediato del pubblico. Quali sono i tuoi hobby? Mi piace molto ballare, anche se non sono una ballerina provetta, e andare in discoteca. Mi piace molto anche leggere, ma dovrei trovare il tempo per farlo. Quanto è presente Napoli nel tuo lavoro? Napoli è presente soprattutto nel mio cuore. Nel lavoro porto la mia città nel cuore anche quando sono fuori, anche se recito Shakespeare. Qual è il punto di ritrovo a Chiaia dove di solito ti fermi per un aperitivo? Ce ne sono diversi. Spesso preferisco il "Bar Napoli" in via Caracciolo e "La nuit" in via Nazario Sauro. Progetti futuri... Ho frequentato per tanti anni l'Accademia di Sanremo, sono stata finalista a "Sanremo Rock" e ricevo tanti complimenti dal pubblico quando mi esibisco live. Con il nuovo anno il mio produttore Diego Paura sta siglando un accordo per la realizzazione di un singolo che farà da "apripista" ad un mio lavoro discografico. Miss Pin Up Chiaia a cura di Fabio Tempesta ILZE, STILISTA DA COPERTINA dalla sua formazione europea, ricorda quello della maison italiana, con stampe vibranti, drappeggi, tessuti ricchi di colore ed eleganti finiture. Il tutto ispirato alla bellezza della natura e delle sue creature più stupefacenti. Nel tempo libero, invece, la bella lettone ama dedicarsi alla pittura astratta, senza tralasciare la sua vocazione da animale sociale: perfettamente inserita nel jet set internazionale, è conosciuta e apprezzata da molti Vip, tra i quali anche Paris Hilton, Al Pacino e Roberto Cavalli. Con loro ama festeggiare nei suoi locali preferiti come il “Les Caves du Roy” di St.Tropez, il “Cavalli Club” di Milano, e il bar “SLS” di Los Angeles. Vegetariana e fervida sostenitrice dei diritti degli animali, Ilze ama mantenersi in forma correndo in riva all’oceano. Il suo punto debole è, ovviamente, lo shopping: adora Missoni e Chanel e le scarpe di Christian Louboutin. EXIT Saper Vivere 32 CHIAIAmagazine 11/12 novembre dicembre 2010 In questo numero hanno scritto Abbonati a Chiaia magazine Chi decide di abbonarsi a Chiaia Magazine (con in allegato anche il periodico “10”) riceverà a casa il giornale insieme alla Exclusive Card, che consente di avere sconti e agevolazioni nei negozi convenzionati. Due le tipologie di abbonamento: ordinario (30 euro all’anno) e sostenitore (50 euro all’anno). Per saperne di più basta telefonare al numero 081.19361500 Consultaci on line Chiaia Magazine e 10 sono scaricabili in formato pdf sul sito www.chiaiamagazine.it. Chiaia Magazine ora è anche su Facebook.com. Diventa nostro fan oppure iscriviti al gruppo Chiaia Magazine e segnalaci eventi e curiosità. Mimmo Della Corte Francesco Iodice Nino De Nicola la testata di malatesta Il mondo: distruzione per l'uso Gli avvocati in pensione vanno in meno-causa La dieta: fare una magra figura Il secondo tempo della Manon è il braccion Il soldato malato è in via di guarnigione La moglie somiglia alla suocera: tale e squalo Il diarroico è stato turato in clinica Mimmo Carratelli Luigi D’Urso Paolo D’Angelo Tommy Totaro Fabio Tempesta Renato Rocco Alvaro Mirabelli Rita Giuseppone Massimo Gallotta Massimo Lo Iacono Lanfranco Cirillo Per le fotografie si ringrazia Francesco Ruggieri di Renato Rocco Acquisto dvd «e io ti seguo» Ricordiamo ai nostri lettori che il dvd «E io ti seguo», il docufilm sul Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra, scritto, prodotto e diretto da Maurizio Fiume, è acquistabile al prezzo di 3,90 euro. Chi è interessato all’acquisto o è interessato a organizzare una proiezione pubblica, può telefonare al numero 081.19361500 o inviare una mail a [email protected] Colmo di fulmine Vuoi ricevere il giornale? Vuoi anche tu nel tuo studio professionale il nostro mensile? Chiama lo 08119361500 o inviaci una mail a [email protected], con nell’oggetto la dicitura «Richiesta copie Chiaia Magazine». Il nostro distributore, dal mese successivo alla richiesta, consegnerà le copie al domicilio indicatoci. Rosario Scavetta Dove puoi trovarci In oltre 500 punti selezionati: negozi, teatri, cinema, bar, discoteche, banche, boutique, studi professionali, gallerie d’arte, ristoranti, circoli sportivi e nei più importanti eventi culturali e mondani della città. Distribuzione palazzo per palazzo; gazebo nei punti strategici della città per la presentazione del numero e delle iniziative del mensile. Inoltre Chiaia Magazine, con in allegato «10», lo puoi trovare in 700 taxi e nelle sedi ACI di Napoli e Provincia. Aurora Cacopardo La Bacheca Adelaide Caravaglios magazine SAPER VIVERE LA CITTÀ ferdinandopolverinodelaureto La tua personale avventura in un nuovo, grande Country Club Dio ha proibito che io vada in un paradiso nel quale non ci siano cavalli. (Cunninghame-Graham, Robert Bontine) A sinistra il presidente Davide Gatta con Pietro de Padova