UNIONE EUROPEA
mktg&com
REPUBBLICA ITALIANA
REGIONE CALABRIA
Assessorato
Politiche dell’Ambiente
POR
CALABRIA
Testo di
Modestina Liguori
Comitato di redazione ed Editing
Orsomarso Fabrizio • Carmine Passarelli • Fausto Orsomarso • Giada Passarelli
Brunilde Gambaro • Marina Machì • Luigi Oliverio • Biagio Oliverio •
Impaginazione e grafica
Alessandro Sardone • Gabriele Morelli • Massimo Barberio • Francesco Spinelli
Illustrazioni
Gabriele Morelli
Repertorio fotografico
Emilio Arnone • Domenico Olivito
Organizzazione generale
ATI Plane Srl & Orsa Sas
Stampato su carta riciclata
Copyright© 2008
by REGIONE CALABRIA – Assessorato Politiche dell’Ambiente
Finito di stampare nel mese di maggio dell’anno 2008
Presso lo Stabilimento tipografico De Rose - Montalto - CS
Marchi e dicitura Comunità Euopea
Il contenuto del presente volume riflette l’opinione dell’autore.
La Commissione Europea non è responsabile dell’’uso che potrebbe esserne fatto.
Presentazione a cura
dell’Assessore all’Ambiente della Regione Calabria On. Diego Tommasi
L
a gestione dei rifiuti è oggi uno dei principali problemi della nostra civiltà.
I moderni stili di vita e l’imposizione di modelli di consumo improntati sull’usa e getta, di
fatto, hanno determinato l’aumento massiccio
del quantitativo di rifiuti prodotti. Risultato: in
molte realtà proprio la gestione dei rifiuti è all’origine di criticità ambientali e in alcune città
lo smaltimento dei rifiuti, si è trasformato in una
vera e propria emergenza. La normativa comunitaria e quella nazionale, in considerazione del fatto che gran parte del materiale che
finisce nell’immondizia può tornare a nuova
vita, impone l’organizzazione di un servizio
di smaltimento integrato, ovvero un’organizzazione che prediliga la differenziazione,
il recupero e il riciclo dei rifiuti. L’obiettivo è
duplice: da una parte ridurre drasticamente
il quantitativo di rifiuti destinati alle discariche,
dall’altro trasformare vetro, alluminio, plastica,
carta, ferro e la così detta frazione umida in
risorsa, reinserendole nei vari cicli produttivi
o trasformandole in altro. Nelle politiche di
gestione dei rifiuti, di primaria importanza è
la riduzione a monte. L’eliminazione degli imballaggi, laddove è possibile, la predilezione
di prodotti sfusi e non confezionati, determina un abbattimento quantitativo del materiale
destinato a finire nei cassonetti. Il ruolo del cittadino nelle scelte di acquisto dei prodotti è
fondamentale: nei supermercati della grande
distribuzione, optare per alimenti, frutta e verdura non confezionati contribuisce in maniera
considerevole a ridurre i quantitativi di rifiuti
pro capite. Da qui l’esigenza di sensibilizzare
cittadini in relazione sia alle scelte di acquisto
e sia alla partecipazione ai programmi di raccolta differenziata che prevedono modalità
di cooperazione come il porta a porta.
L’ampiezza degli scenari in gioco in tema di
rifiuti richiede che l’intera società si faccia carico di queste sfide, facendo leva, in primis,
sulle nuove generazioni. L’obiettivo, in senso
lato, resta quello di contribuire a rendere i
giovani protagonisti del loro futuro, perché
sappiano operare le scelte che li attendono
in maniera critica e consapevole.
La formazione di coscienze critiche ed ecologiche, nell’ottica di un’educazione permanente e di un’istruzione interdisciplinare è
l’obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere
e per il quale stiamo lavorando coinvolgendo
le scuole ed, in generale, i presidi educativi
presenti sul territorio. In quest’ambito si colloca la presente iniziativa, interamente dedicata
all’educazione, alla formazione e all’informazione sullo sviluppo sostenibile, con particolare attenzione agli stili di vita ecologici, alle
buone pratiche di gestione dei rifiuti e al loro
intimo legame con la crescita di responsabilità
e partecipazione di cittadini e organismi istituzionali. Più specificamente, l’azione divulgativa
messa in campo ha inteso dotare le istituzioni
scolastiche del territorio ed i loro principali
attori di un valido strumento pedagogico-didattico in materia di rifiuti, in grado di stimolare la riflessione, il confronto e, se possibile,
l’impegno anche personale per costruire e
sentirsi parte di un mondo più umano, giusto, solidale e sostenibile. Per far si che ciò
avvenga, è necessario che questi “percorsi”
siano integrati armonicamente nella progettazione didattica quotidiana, perché svolgano
appieno la loro funzione sussidiaria all’insegnamento. La scuola, del resto, è il contesto
che meglio si presta ad essere “laboratorio”,
ovvero luogo nel quale bambini e ragazzi - e
perché no - anche i loro educatori, possono
avviare un confronto con l’ambiente in cui vivono, attraverso esperienze concrete, con le
quali scoprire in prima persona la complessità
del reale e maturare la necessità di interrogarsi
sui fenomeni per capirne il significato. Le grandi trasformazioni si realizzano solo a seguito
di un profondo cambiamento di mentalità e
di comportamenti che proprio nella riconversione delle pratiche quotidiane e nella predilezione di azioni consapevoli e sostenibili,
trovano i migliori alleati per vincere una sfida
che appartiene a tutti.
Indice
Premessa
I Sezione: Nel sacco cosa c’è?
1. I RIFIUTI
1.2STORIA DEI RIFIUTI
1.3TIPOLOGIA DEI RIFIUTI
1.4QUANTI RIFIUTI SI PRODUCONO IN ITALIA?
1.5GLI IMBALLAGGI
1.6 TIPOLOGIA DEGLI IMBALLAGGI
1.7COME SI POSSONO GESTIRE E RIDURRE
GLI IMBALLAGGI CHE POI DIVENTANO RIFIUTI ?
II Sezione: C’è da stare attenti
2. I RIFIUTI COME PROBLEMA DELLA SOCIETÀ
2.1LA GESTIONE DEI RIFIUTI
III Sezione: C’è una bella differenza
3. LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
3.1I METODI DI RACCOLTA
3.2I PROCESSI DI RACCOLTA
3.3IMPARIAMO A RICONOSCERE I CASSONETTI
3.4RICICLAGGIO
3.5OCCHIO AL MATERIALE
3.5.1 ACCIAIO
3.5.2 VETRO
3.5.3 ALLUMINIO
3.5.4 PLASTICA
3.5.5 CARTA E CARTONE
3.5.6 LEGNO
7
11
13
15
22
26
27
30
33
35
37
40
47
49
51
54
56
58
61
62
68
72
76
82
90
IV Sezione: C’è forza nei rifiuti
4. LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
4.1LA DISCARICA CONTROLLATA
4.2L’INCENERITORE
4.3IL COMPOSTAGGIO
5. Alcuni semplici ecoconsigli
Schede didattiche: suggerimenti per la scuola media inferiore
Ecogiochi enigmistici Glossario Bibliografia e Sitografia 99
101
104
112
116
121
129
155
163
173
Premessa
La società moderna ha modificato lo stile di vita di ogni
cittadino. Le persone vivono le ansie e le difficoltà della fretta che caratterizza l’attuale modo di vivere. Bisogna
sempre “sbrigarsi”; far presto per essere sempre puntuali.
I bambini e gli adolescenti non sono immuni da tali situazioni; infatti c’è la scuola e, dopo la scuola, i compiti, la
palestra, la danza, il calcio e tante altre attività.
Ciò comporta per i genitori un ritmo frenetico da seguire,
con un incremento del nuovo fenomeno commerciale:
“usa e getta”, alla cui base c’è sicuramente il consumismo.
Ogni famiglia ormai, per far presto, usa i piatti e i bicchieri
di plastica, tovaglioli e fazzoletti di carta, contenitori di
alluminio e tanto altro. Tutto contribuisce ad accumulare rifiuti e, quindi, ad inquinare il suolo, l’aria, l’acqua e
a degenerare i prodotti o i materiali organici, che sotto
forma di alimenti, si trasferiscono tra gli organismi di un
ecosistema.
Scopriamo, infatti, che i cumuli di rifiuti, prodotti dall’uomo
in grandi quantità, non sono tutti riutilizzabili da altri organismi, nè sono facilmente attaccabili dalle forze della natura.
Perciò, se abbandonati nell’ambiente, trasferiscono i loro
liquami nel sottosuolo, alterando le proprietà naturali del
terreno. Di conseguenza, ne risentono anche i prodotti
che, così modificati, arrivano all’uomo e provocano un
vero e proprio attacco alla sua salute.
L’uomo non ha saputo gestire la “civiltà dei rifiuti” ed ha
consentito che il nostro pianeta si ammalasse ed ora si
chiede: “Cosa fare?”.
La risposta può essere sintetizzata in due fondamentali
obiettivi che bisognerebbe perseguire:
• acquisire la consapevolezza che il rispetto
dell’ambiente è una scelta obbligata;
• riflettere sulle proprie abitudini e sui propri
comportamenti e contribuire ad apportare
dei cambiamenti.
È ovvio che il percorso che conduce il cittadino
verso una maturità della coscienza ecologica ha inizio nella famiglia e continua nella scuola.
Le due istituzioni devono confrontarsi attraverso
momenti di interazioni in modo che l’una non distrugga ciò che l’altra costruisce. Infatti, è impensabile che l’alunno, educato dalla scuola alla raccolta
differenziata, diventi un cittadino consapevole e
rispettoso dell’ambiente, se la famiglia non proseguirà ad alimentare corrette abitudini ecologiche. La
scuola deve diventare centro di “educazione ambientale permanente”, perché è a scuola che deve
iniziare il monitoraggio della produzione dei rifiuti
nei vari ambienti dell’edificio scolastico, nonché
l’organizzazione della raccolta e della separazione.
È la scuola che indica agli alunni forme di raccolta
più funzionali e che sensibilizza le famiglie attraverso
informazioni corrette e attraverso momenti laboratoriali interattivi.
La stesura del presente manuale didattico, rivolto
agli studenti delle scuole secondarie di primo grado della Calabria, si colloca ampliamente in questo
contesto. Nasce nell’ambito di un progetto finanzia-
to dalla Regione Calabria, più specificatamente rientra nelle
politiche attive messe in campo dal Dipartimento Politiche
dell’Ambiente rispetto al “problema” rifiuti.
Il manuale è concepito come uno strumento divulgativo,
il cui compito principale è quello di favorire, in maniera
interdisciplinare, l’informazione e la sensibilizzazione sul
tema dei rifiuti, promuovendo una cultura mirata alla tutela
e alla salvaguardia dell’ambiente. La metodologia didattico-pedagogica adottata è adeguata agli interlocutori a cui
il manuale è rivolto. Le tematiche principali, quali: la gestione dei rifiuti, la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclo,
sono state affrontate in modo da coinvolgerli nell’analisi di
eventi complessi. Si è inteso “responsabilizzare” gli alunni
rispetto alle azioni che compiono, facendoli riflettere sulle
conseguenze che queste possono determinare sull’ambiente, soprattutto se non correttamente svolte.
Dall’acquisizione di questa consapevolezza nasce la volontà di sviluppare comportamenti indispensabili per la
tutela dell’ambiente. Il viaggio attraverso l’universo dei rifiuti vuole, pertanto, diffondere una adeguata cultura ambientale; far conoscere materiali che possono diventare
“altro”; far capire perchè è importante fare la raccolta differenziata. In conclusione, si vuole contribuire a formare
un cittadino rispettoso dell’ambiente, che abbia cura di
riutilizzare i prodotti e di riciclare i materiali. Solo se l’uomo ha rispetto dell’ambiente, ha rispetto di se stesso e
della propria salute.
I SEZIONE
“Nel sacco cosa c’è”
1. I RIFIUTI
I
l rito quotidiano di ogni cittadino è quello di varcare il portone della
propria abitazione con un sacchetto di colore scuro e un pò maleodorante in mano. E’ un rito sgradevole che nessuno può o cerca di
evitare: i rifiuti di una giornata vengono gettati negli appositi cassonetti da
cui, in seguito, saranno prelevati. Ci capita molte volte di buttare via i rifiuti
senza farci troppo caso: quando scartiamo, per esempio, una caramella,
oppure quando buttiamo nella pattumiera gli avanzi del pranzo, o ancora
quando ci disfiamo di un vecchio radioregistratore ormai in disuso.
Produrre rifiuti è diventato un gesto così normale e quotidiano, tanto da
venir considerato un fatto “naturale”.
Forse pochi sono a conoscenza del fatto che questi rifiuti resisteranno
nell’ambiente per almeno quarantanni. In media, ognuno di noi arriva a
produrre addirittura fino a 638 Kg di spazzatura l’anno1. I dati si riferiscono
solo ai rifiuti raccolti nelle discariche autorizzate, giacchè non si possono
1
Fonte APAT – Rapporto sui rifiuti 2007.
13
quantizzare quelli abusivi che sono esposti in bella mostra agli angoli delle
strade periferiche o nei boschi: lavatrici, wc, carcasse di macchine, ecc.
A tutto ciò va aggiunto il materiale di scarto delle industrie di trasformazione o dei cantieri che, nottetempo, viene scaricato sugli argini dei fiumi
e sui torrenti.
Il nostro viaggio ci condurrà alla scoperta del riciclo, della raccolta differenziata, e ci aiuterà a capire che il cumulo dei rifuti può essere notevolmente ridotto, grazie a tante piccole attenzioni e a tanti corretti gesti
quotidiani.
14
1.2 STORIA DEI RIFIUTI
P
er millenni il problema dei rifiuti non è esistito: l’essere umano riciclava e riutilizzava tutto. Ciò che veniva considerato inutile da qualcuno diventava utile, prezioso o indispensabile per altri: il superfluo
buttato dal ricco diventava prezioso per il povero; gli scarti del cibo
venivano utilizzati come mangime per gli animali domestici, gli scarti delle
produzioni agricole venivano utilizzate in altre produzioni agricole, i metalli erano così pochi che era uno spreco buttarli e, pertanto, venivano
continuamente riutilizzati. Ma facciamo un passo a ritroso nel tempo per
vedere come i nostri antenati trattavano i rifiuti; se e come raccoglievano
e smaltivano la spazzatura.
Molte delle informazioni che ci sono pervenute sui popoli dell’età della
pietra, paradossalmente derivano dai resti dei loro rifiuti. In effetti, è stato
possibile studiare le antiche popolazioni esaminando i resti di cibo, i resti
dei materiali utilizzati per la costruzioni delle armi primitive, necessarie alla
caccia, o ancora esaminando i cocci di materiali di terracotta, adatti al
contenimento del cibo. La stessa metodologia
di studio è stata adottata anche per lo studio
di altre civiltà.
Per esempio, nell’antica Grecia la pulizia della città era all’ordine del giorno. I greci furono
forse i primi a sentire la necessità di realizzare
un “servizio di pulizia urbana”. Aristotele, nella
“Costituzione degli Ateniesi”, racconta dei doveri di dieci sorveglianti della Città, il cui compito era quello di controllare l’operato di alcuni
“netturbini” e impedire loro di buttare rifiuti nei
pressi di abitazioni o strade. Gli antichi spazzini greci erano in realtà schiavi che si dovevano
occupare della manutenzione della città.
15
Immagine/documento
tratto da: http://images.google.com.
Nell’Antica Roma la situazione era un po’ diversa. Roma era già una grande metropoli, una
città splendida, piena di templi imponenti,
edifici pubblici e grandi ville private. L’igiene
pubblica per i Romani era sacra, tanto che si
sosteneva che “Salus publica suprema lex
est”, anzi era ritenuto l’impegno più importante dello Stato, e si sopperiva al difetto di conoscenza medica con sapienti leggi igieniche.
Alla pulizia delle strade provvedevano appositi incaricati: I Quatuorviri viis in Urbe purgandis, assieme agli addetti alle fogne, i Curatores
cloacarum Urbis. Gli ingegneri romani avevano
perfezionato la tecnica degli Assiri e dei Babilonesi mettendo a punto un efficiente sistema
di condotte idriche e di acquedotti. Una rete
di canali sotterranei (Cloaca Maxima) contribuiva allo scarico dei liquami delle case. Tali
conquiste tecniche erano, tuttavia, alla portata
dei soli ricchi.
Infatti, il popolo romano non contribuiva attivamente alla nettezza cittadina: i rifiuti venivano gettati dalle finestre direttamente nelle
strade, dove capitava, non curandosi se c’era
sotto qualche malcapitato. Non esisteva un
sistema di raccolta pubblica, ma il
servizio era affidato ai cittadini privati, in particolare ai bottegai e ai
proprietari di case, che avevano il
compito di pulire il tratto di strada
davanti alle loro porte, per evitare
di pagare le gravi sanzioni imposte dalla Lex Iulia Municipalis.
Il MedioEvo è un periodo storico
“buio” per antonomasia,
16
Cloaca Massima - Immagine/documento tratto da:
http://images.google.com.
Cloaca Massima - Immagine/documento tratto da:
http://images.google.com.
Vaso da notte - Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
è l’epoca dell’imbarbarimento, delle pestilenze. Questi fattori la dicono
lunga sullo stato dei rifiuti, sull’interesse della pulizia o l’igiene urbana. Il lavoro di operatore ecologico (l’allora spazzino) veniva, infatti, considerato
“infamante” o “umile”, adatto solo agli uomini più miseri della società.
Addirittura l’aver fatto lo spazzino poteva significare essere escluso dal diventare chierico o accedere a cariche pubbliche. Sia in Italia che nel resto
d’Europa, le condizioni igieniche erano veramente pessime. In effetti, gli
uomini medievali convivevano con animali; per le strade giravano topi o
altri animali, portatori di malattie quali tifo e pestilenze. Le case sorgevano
una vicina all’altra. La gente si disfaceva dei rifiuti come meglio credeva:
c’era chi buttava gli avanzi di cibo direttamente dalla finestra, sulla strada;
c’era chi buttava dalla finestra anche il contenuto dei vasi da notte.
Addirittura le latrine delle abitazioni funzionavano allo stesso modo: tramite un grosso tubo scaricavano direttamente in strada.
Quindi, passeggiare per le strade di una città medievale non doveva essere molto piacevole, poiché quì era possibile trovare feci di animali, rifiuti
organici e domestici dell’uomo e scarichi delle abitazioni, quasi a formare
una melma molto compatta e dall’odore sgradevole. Erano poche le abitazioni che possedevano delle fosse esterne per il contenimento dei rifiuti, che si riempivano troppo presto
e venivano svuotate troppo tardi.
Nessuno si preoccupava dei rifiuti
o dell’odore nauseabondo che circondava le città!
Il problema principale era che l’ammasso di rifiuti presente per strada filtrava nel terreno e inquinava i
pozzi della città, determinado così
l’insorgere di numerose epidemie
mortali. Solo nel tardo medioevo si
cominciò a prendere in seria considerazione il problema dei rifiuti.
Le città crescevano sempre di più
ed era necessario mettere ordine
Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
17
per realizzare una civile e perfetta convivenza. Fu così che furono presi i primi
provvedimenti per un regolare servizio
di pulizia: per esempio, nella città di
Milano, nella metà dell’ XIII sec., gli Statuti Comunali avevano vietato di orinare
nelle vicinanze del Palazzo Comunale e
nello stesso periodo si dava il via alla
costruzione di pubbliche latrine.
Nel Rinascimento cominciò a diffondersi nelle case l’idea di non fare i propri bisogni dove capitava. In questo
periodo rinacque anche una struttura
Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
urbana di pulizia e smaltimento dei rifiuti. Molte città italiane vennero ripulite
in tutti i sensi: si ripararono le strade e periodicamente si ripulivano; fu
proibito depositare letame lungo le vie pubbliche, pulire i cavalli lungo le
strade cittadine e, soprattutto, svuotare i pozzi neri nel periodo estivo.
Inoltre, era previsto il pagamento di un’ammenda per chiunque gettasse
rifiuti per strada.
Fu allora che i cittadini, per paura di dover pagare, cominciarono a ripulire
davanti le loro case. All’inizio del 1500 nacquero i “navazzari”, cioè i nostri
moderni netturbini.
Avevano diversi compiti: raccoglievano il letame e i liquami dei pozzi neri
in appositi carri detti “navazze”; trasportavano il loro carico fuori città, e in
più si occupavano della pulizia di tutte le strade.
Cominciò ad affermarsi il concetto di pulizia urbana, che migliorò sicuramente l’aspetto delle strade pubbliche, anche se il cattivo odore permaneva.
18
La Rivoluzione Industriale, i forti cambiamenti sociali ed economoci che
interessarono l’Europa tra la fine del ‘700 e gli inizi dell’800, ebbero una
ripercussione notevole sulla produzione dei rifiuti. Nelle città le industrie
venivano realizzate lungo il corso dei fiumi principali, in modo tale che i rifiuti prodotti si scaricavano direttamente nelle loro acque. Nelle metropoli
l’acqua pulita cominciò a scarseggiare. Le epidemie del tifo e del colera
mietevano vittime in continuazione, fino a chè non si capì il nesso tra acqua sporca e malattie. Nel XIX secolo, per fronteggiare le epidemie, in
alcune città, si costruirono grandi tubi smaltati per la condotta dell’acqua.
In questo modo ci si poteva rifornire di acqua, relativamente pulita, proveniente anche da luoghi distanti dalla città.
Nella prima metà del XX secolo si ebbe una notevole diminuzione di
rifiuti. A causa delle guerre, della fame e della povertà, che i nostri nonni e
bisnonni hanno patito, non si sprecava nulla, ma tutto si riutilizzava.
I calzini bucati, i vestiti logorati venivano rammendati, gli avanzi del cibo
dati agli animali domestici, i rifiuti organici usati per concimare l’orto. Ancora non esistevano lattine per le bibite e le pentole rotte o gli altri oggetti
in disuso venivano venduti al rottamaio.
Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
19
Anche il vetro o i tessuti venivano riutillizzati. Così all’epoca dei nostri bisnonni la spazzatura prodotta era rappresentata soprattutto da ceneri e
avanzi alimentari.
La situazione si capovolse notevolmente negli anni ’50 – ’60, cioè nell’epoca del Dopoguerra e del Boom Economico. Nacquero i primi elettrodomestici: frigoriferi, registratori, giradischi, televisori, e non solo! Si diffuse l’abitudine di utilizzare utensili e svariati oggetti di plastica, di usare
indumenti in tessuti sintetici, di sostituire le stufe a carbone con stufe a gas
o cherosene. Si incominciano a produrre imballaggi e materiali vari che
non possono più venire bruciati.
Infine, arriviamo ai giorni nostri, all’epoca dell’“usa e getta”: sacchetti di
plastica, scatole di latta e di cartone, telefonini in disuso, vecchie lavatrici
e tanto altro.
Per la società dei consumi tutto ciò che non rientra nella categoria del
consumabile finisce nel sacchetto nero, creando non pochi danni all’ambiente.
Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
20
E SI! Perché un oggetto ormai vecchio, inutilizzabile o fuori moda che
decidiamo di buttare, diventa molto di più di un singolo rifiuto, poichè
incorpora tutte le risorse utilizzate per produrlo. Pensiamo, per esempio,
al nostro primo cellulare ormai fuori moda.
Sapevate che la produzione di un telefonino cellulare equivale a generare
ben 75 Kg di rifiuti? Mentre quella di uno spazzolino da denti equivale a
generare 1,5 Kg di rifiuti?
Ecco, questo ci deve fare sicuramente riflettere. Dobbiamo soffermarci a
pensare un pò di più prima di buttare un qualsiasi oggetto nel cassonetto
dell’immondizia!!
MA IMPARIAMO A CONOSCERE MEGLIO I NOSTRI RIFIUTI!
Immagini/documenti tratti da: http://images.google.com.
21
1.3 TIPOLOGIA DEI RIFIUTI
Non tutti i rifiuti sono uguali tra loro !
Q
uando parliamo di rifiuti facciamo una prima distinzione tra i rifiuti
organici e quelli non organici. I rifiuti organici sono BIODEGRADABILI. Questo significa che se vengono abbandonati nell’ambiente, alcuni batteri agiscono su di essi e li trasformano in sostanze più
semplici da un punto di vista chimico. Cosi l’ambiente può facilmente eliminarli, anche se ci metterà sicuramente tanto e tanto tempo!
I rifiuti non organici sono invece NON BIODEGRADABILI.Il chè significa
che se abbandonati nell’ambiente vi rimangono per moltissimi anni, ed è
molto difficile per l’ambiente riuscire a liberarsene!
Possiamo classificare i rifiuti in base alla loro origine o pericolosità in:
1)Rifiuti Urbani (RU);
2)Rifiuti Speciali (RS);
3)Rifiuti Pericolosi (RP)
I rifiuti urbani (RU): sono in realtà i rifiuti domestici che produciamo
quotidianamente. Sono costituiti da materiali diversi: resti di cibo, scarti
organici, residui vegetali, carta, legno, vetro, ceramica, elettrodomestici,
frigoriferi, ecc.
22
I rifiuti speciali (RS): provengono, invece, da attività diverse: dai resti della lavorazione industriale o delle attività agricole o da attività ospedaliere.
Sono esempi di rifiuti speciali i materiali derivanti dalle demolizioni, dalle
costruzioni e dagli scavi, o dai veicoli a motore, ecc.
Rifiuti speciali.
23
Rifiuti pericolosi.
I rifiuti pericolosi (RP): sono rifiuti pericolosi le pile del telecomando
della Tv, la batteria del cellulare, i medicinali scaduti o gli oli deii motori
delle macchine.
Rifiuti pericolosi.
24
Questi rifiuti contengono al loro interno sostanze molto pericolose chiamate “metalli pesanti”, come il cadmio, lo zinco o il mercurio.
Bastano poche gocce di mercurio, per esempio la quantità contenuta in
un termometro, per inquinare l’ambiente e provocare notevoli danni.
Altri esempi di rifiuti pericolosi sono le vernici, gli acidi, i solventi.
MA CERCHIAMO DI CAPIRE ORA COSA C’È NELLA NOSTRA PATTUMIERA
Se analizziamo il contenuto di uno dei sacchetti di plastica nera che generalmente viene utilizzato in casa per gettare i rifiuti, scopriamo che la metà
di essi è costituita da scatole di cartone, da vetro, da bottiglie di plastica o
di latte, da pellicole di plastica, da alcuni elementi utilizzati una sola volta.
Il resto della nostra spazzatura è, invece, costituita da residui alimentari,
dagli avanzi del pranzo o della cena che la mamma getta quotidianamente.
Solo una piccola parte è costituita da vecchi oggetti che non ci piacciono
più anche se funzionanti.
Un sacchetto medio è così costituito:
35% frazione organica;
25% carta;
15% plastica;
5% vetro ed inerti;
5% legno e tessile;
7% pile, farmaci e polveri;
8% altro.
Composizione merceologica dei rifiuti urbani.
25
1.4 QUANTI RIFIUTI SI PRODUCONO IN ITALIA?
N
el 2006, in un anno, si sono prodotti 32,5 milioni di tonnellate di
rifuti urbani. Vale a dire che ciascuno di noi ha prodotto quasi 600
Kg di rifiuto in un anno.
Nello specifico, è la Toscana, con 700 kg pro capite, la regione che produce il quantitativo maggiore di rifiuti, seguita da Emilia Romagna (677 kg),
Umbria (661 kg) e Lazio (611 kg).
Le regioni in cui invece si registra la minore produzione pro capite sono la
Basilicata, con 401 kg, il Molise (405 kg) e la nostra Calabria, in cui la produzione pro capite è pari a 476 kg in un anno.
La discarica, come mostra il grafico seguente, risulta, ad oggi, la forma di
gestione dei rifiuti urbani più utilizzata, anche se continua a registrarsi una
riduzione del ricorso a tale forma: basti pensare che nel 2002 veniva sfruttata nella misura del 59,5% dei casi.
Gestione dei rifiuti urbani - anno 2006
(Fonte APAT Rapporto sui rifiuti 2007)
2,4%
9,7%
5,8%
23,1%
50,3% totale smaltito
considerando le "ecoballe"
stoccate in Campania
47,9%
0,5%
compost da frazioni selezionate
incenerimento
ecoballe stoccate in Campania
Fonte APAT Rapporto sui rifiuti 2007.
26
trattamento meccanico biologico
utilizzo come fonte di energia
altre forme recupero
0,4%
10,1%
digestione anaerobica
discarica
1.5 GLI IMBALLAGGI
G
li imballaggi - ed ora capiremo di cosa parliamo - costituiscono
circa il 30% in peso e circa il 50% in volume dei nostri rifiuti urbani. In effetti, se ci pensiamo bene, nel nostro quotidiano siamo
circondati da innumerevoli involucri: alcuni naturali, come per esempio
il guscio dell’uovo o la buccia dell’arancia; altri creati invece dall’uomo,
come i contenitori del latte, la bottiglia di vetro, la lattina di Coca Cola, il
tubetto del dentifricio, ecc.
Gli imballaggi hanno diverse funzioni:
- proteggono e conservano il prodotto per molto tempo;
- rendono facile il trasporto dei prodotti;
- ci permettono di utilizzare i prodotti in maniera semplice; pensiamo,
per esempio al contenitore dei succhi di frutta: è leggero, di facile
utilizzo e dotato di chiusure molto comode.
Imballaggio di cartone.
27
Gli imballaggi ci parlano
L’etichetta riportata sulle confezioni ci dice se il prodotto sta per scadere
e se va, quindi, consumato. Ma non solo: leggendo l’etichetta, possiamo
verificare quanto materiale riciclato è stato utilizzato per produrre la confezione.
MA COME NASCONO E COSA SONO, IN PRATICA, GLI IMBALLAGGI?
Gli imballaggi sono esistiti da sempre: i mercanti nell’antichità proteggeveno la loro merce quando si spostavano da un mercato ad un altro. Poi con
l’evolversi della civiltà, con l’avvento del progresso tecnico e del commercio, la produzione di prodotti imballati è cresciuta a dismisura.
Oggi, con molta facilità i prodotti vengono trasportati ovunque ed in maniera estremamente semplice.
Imballaggio di polistirolo.
28
Imballaggio di legno.
La lingua italiana definisce l’imballaggio come “qualsiasi involucro usato per
racchiudervi e proteggere la merce da spedire o trasportare” (Treccani, 2006).
Sono poche parole la cui immediatezza delimita concretamente le principali funzioni assolte dall’imballaggio: innanzitutto “racchiudere e proteggere”, ma in vista di un fine, quello di “spedire o trasportare” la merce, cioè
renderla fruibile in un altro luogo, in un altro contesto, da parte di altri.
Questa definizione rinuncia, però, a stabilire che cosa sia un imballaggio
(la formula “qualsiasi involucro” non crea distinzioni di sorta) e lo descrive
in base al suo scopo.
C’è un’altra formula, adottata dagli economisti, che definisce imballaggio
“tutto ciò che permette lo spostamento nello spazio e nel tempo del
consumo di un bene”. In questo caso si sottolinea la capacità dell’imballaggio di spostare un consumo – cioè un atto il cui valore è commerciabile
– dilatandone l’efficacia nel tempo e nello spazio, ed estendendo, di
conseguenza, le potenzialità economiche della merce.
Infine, esiste una definizione di legge, stabilita a livello comunitario e recepita in Italia prima dal Decreto Legislativo 22/1997 e poi dal Decreto Legislativo 152/2006, art. 218. Essa suddivide gli imballaggi in tre tipologie.
29
1.6 TIPOLOGIA DEGLI IMBALLAGGI
Gli imballaggi si suddividono in: primari, secondari e terziari.
L’imballaggio primario:
serve a mantenere il prodotto intatto. Sono esempi di imballaggio primario le bottiglie di vetro o di plastica dell’acqua, l’astuccio di cartone della
pasta, il tubetto di plastica del dentifricio o il cartone del latte o del succo
di frutta.
Imballaggi primari.
30
L’imballaggio secondario:
serve a proteggere e raggruppare più merci contemporanemente, in
modo tale da facilitarne lo spostamento.
Sono esempi di imballaggio secondario gli espositori che troviamo sugli
scaffali del supermarket: per esempio una scatola di crakers, una confezione di merendine, le casse dell’acqua, ecc.
Gli imballaggi secondari consentono ai prodotti di essere esposti sugli scaffali in modo ordinato.
31
L’imballaggio terziario:
serve esclusivamente per facilitare il trasporto di grandi casse di merce.
Pensate, per esempio, ad un insieme di 10 casse d’acque, tutte avvolte
dalla plastica pronte per essere trasportate in un supermarket: la plastica
che avvolge tutte le 10 casse di acqua è un imballaggio terziario!
Esempio di imballaggio terziario.
Esempio di imballaggio terziario - Pedana-pallet in cartone.
32
1.7 COME SI POSSONO GESTIRE E RIDURRE GLI IMBALLAGGI
CHE POI DIVENTANO RIFIUTI?
Q
uando andiamo al supermercato a fare la spesa siamo attratti
soprattutto dalle confezioni di merendine colorate, o da altri
prodotti caratterizzati da colori e forme svariate. E’ la confezione
del prodotto che richiama la nostra attenzione! Ora è bene sapere che
acquistare prodotti imballati con plastica o altro materiale è un errore che
può avere gravi conseguenze sull’ambiente. E allora cosa possiamo fare?
Prima di tutto possiamo scegliere al supermercato quel prodotto che avrà
meno imballaggi possibili, per esempio il pacchetto di merendine con
la confezione più semplice, senza tanti imballaggi/confezioni di plastica.
Oppure possiamo pensare di riutilizzare nuovamente alcuni imballaggi,
una volta acquistati, senza buttarli via! Pensate alle bottiglie di vetro: le
possiamo riutilizzare per trasportarci l’acqua o il vino, o le possiamo dipingere e trasformare in vasi colorati; o ancora i sacchetti di plastica, invece
di buttarli, possiamo dire alla mamma di riutilizzarli per la spesa. Esistono
quindi tanti accorgimenti da adottare e mettere in pratica per ridurre gli
imballaggi. Vi viene in mente qualcos’altro?…
Proviamo a ragionarci sù insieme e ad individuare comportamenti consapevoli! Quando la mamma decide di comprare frutta e verdura, suggeritele di acquistarla a peso: in questo modo butteremo solo l’unico sacchetto
nel quale il fruttivendolo depositerà insieme arance, broccoli, pomodori,
ecc. Se accompagnate la mamma a fare la spesa, fatele capire come è
conveniente acquistare salumi e formaggi al banco, perché si evitano così
tutte quelle inutili confezioni già pronte!
Grazie a queste piccole attenzioni possiamo salvaguardare una piccola
parte di ambiente. Oggi, anche le grandi aziende produttrici di imballaggi
si stanno muovendo in maniera attiva per studiare nuovi prodotti e nuove
tecnologie non inquinanti con cui realizzare imballaggi biodegradabili. Per
esempio, alcuni anni fa è nato un Ente, il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), che ha il compito di recuperare e riciclare materiale imballato, e
che sta investendo molti soldi nella ricerca di materiali ecocompatibili, vale
a dire non dannosi per l’ambiente.
33
II SEZIONE
C’è da stare attenti
2. I RIFIUTI COME PROBLEMA DELLA SOCIETÀ
L
a nostra è la società dei consumi, dell’“usa e getta” come abbiamo
sottolineato in precedenza. Ogni giorno ci disfiamo di materiale che
non viene né riutilizzato, né riciclato.
E questo materiale si accumula sempre di più, creando un grosso problema all’ambiente. Certo esistono le discariche, dove possiamo “nascondere” i nostri rifiuti, in posti lontano dalla città.
Ma la popolazione del pianeta aumenta e le discariche (o le altre forme di
smaltimento) non possono sopportare e accogliere all’infinito tutto questo ammasso di rifiuti prodotti.
Quasi ogni giorno i mass media (TV, giornali, radio) ci bombardano con
notizie relative ai rifiuti; ci parlano di discariche abusive, di cittadini che lottano per evitare che nelle loro città vengano condotte quantità smisurate
Rifiuti abbandonati.
37
Rifiuti abbandonati.
di rifiuti, ci parlano di inceneritori, di traffico di rifiuti pericolosi. Il problema
quindi c’è, esiste ed è reale!!
Ma è anche vero che molti di noi si dimostrano insensibili al problema, e,
noncuranti, continuano a scaricare rifiuti nell’ambiente.
SAPETE QUANDO TEMPO IMPIEGA L’AMBIENTE A SMALTIRE ALCUNI
MATERIALI?
Per smaltire una lattina di Coca Cola sono necessari da 10 a 100 anni.Tanti
vero?
O ancora, per le gomme da masticare sono stimati 5 anni. E i pannolini dei
nostri fratellini? Ebbene l’ambiente riesce ad eliminarli dopo 450 anni.
Le bottiglie di plastica o altro materiale sempre di plastica, non ci crederete, ma verranno smaltiti addirittura dopo 1000 anni.
Questi dati allarmanti dovrebbero farci riflettere!! La grande quantità di
rifiuti non riutilizzati con cui quotidianamente abbiamo a che fare, è diventata per la nostra società un enorme problema, una grave emergenza. Per
fronteggiarlo cosa si può fare?
38
Occorre, innanzitutto, una corretta gestione dei rifiuti: a casa come a scuola, al lavoro come nel tempo libero.
Rifiuti abbandonati.
39
2.1 LA GESTIONE DEI RIFIUTI
I
n Italia, esistono leggi molto importanti che ci tutelano e salvaguardano
dal rischio dei rifiuti, che ci indicano la strada migliore per una corretta
gestione dei rifiuti e, al tempo stesso, individuano e puniscono i comportamenti sbagliati.
Tra queste, ricordiamo le più importanti citate anche in precedenza: il Decreto Ronchi n. 22 del 1997 e il più recente Decreto Legislativo n. 152 del
2006. Queste leggi affermano che una corretta gestione dei rifuti si può
ottenere attraverso le seguenti soluzioni:
a)riduzione e riuso;
b)riciclaggio;
c)incenerimento;
d)smaltimento in discarica;
Rifiuti abbandonati.
40
Rifiuti abbandonati.
Con la raccolta differenziata, il riutilizzo, il recupero ed il riciclaggio, sicuramente la quantità di rifiuti da smaltire si riduce notevolmente. Tuttavia,
pensare di avviare al riciclaggio il 100% del rifiuto prodotto, considerando
anche l’attuale composizione dei materiali presenti nello stesso, non è
realisticamente perseguibile, perché molti materiali presenti nei rifiuti sono
difficilmente recuperabili, anche con l’utilizzo di nuove tecnologie. Perciò,
dopo tutte le possibili operazioni di recupero, quello che ancora rimane
dei rifiuti viene smaltito tramite il deposito permanente sul terreno (discarica) o tramite combustione (inceneritore).
In Italia, come anticipato in precedenza, la discarica è il sistema di smaltimento maggiormente utilizzato. Anche se non è tra i migliori metodi di
smaltimento e comporta dei disagi (il cattivo odore per esempio), tuttavia
riesce a dare un valido aiuto al contenimento dell’inquinamento dell’ambiente, concentrando i rifiuti, inibendone le potenzialità inquinanti e producendo da essi energia.
Gli inceneritori, o ancora di più i termovalorizzatori, rappresentano dei
41
42
metodi di smaltimento innovativi. La frazione secca non riciclabile dei rifiuti
viene bruciata attraverso il termovalorizzatore, producendo così energia
termica e/o elettrica. Ma molti cittadini protestano quando un termovalorizzatore viene realizzato nei pressi delle loro città. Hanno paura dei
fumi sprigionati dall’inceneritore, perchè , anche se depurati, sono ritenuti
dannosi per l’aria che respiriamo.
Questo problema potrebbe in parte essere risolto se venisse adottata una
corretta gestione dei rifiuti. L’ideale sarebbe ridurre i rifiuti all’origine; dare
loro un nuovo ruolo, una nuova valenza, considerandoli come la risultante
di una serie di trasformazioni di materia ed energia, e smaltire in discarica
o nel termovalorizzatore, solo quella frazione di rifiuto che non è possibile
in alcun modo recuperare.
Quindi una possibile e percorribile soluzione potrebbe partire sicuramente dal nostro agire quotidiano.
43
DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE LIMITARE LA PRODUZIONE DI RIFIUTI!
Per farlo possiamo annotare e rifarci quotidianamente alla Regola o Strategia
delle 7 R !!
Non si tratta di un teorema di matematica, non preoccupatevi!!!
E’ solo la risoluzione migliore per fronteggiare il problema dei rifiuti: sono 7
semplici regole da memorizzare e mettere in pratica.
regola: RIDUCI la produzione dei rifiuti, scegliendo prodotti
senza imballaggio o imballati con materiale riciclato. Pensate al
pacco di biscotti o di merendine: è caratterizzato da una scaa
tola di cartone esterna, avvolta esternamente da plastica. Inoltre, ogni singola merendina presente nel cartone è a sua volta
ricoperta di plastica. L’aspetto della scatola esterna richiamerà
sicuramente la nostra attenzione, ma al momento dell’acquisto
ricordate che ogni singola componente della confezione di merendina
diventerà un rifiuto in un tempo breve.
1:
2a:
3a:
regola: RIUTILIZZA alcuni prodotti che hai deciso di buttare,
tipo le bottiglie di vetro. Se c’è un libro o degli abiti che proprio non usi più, non buttarli, ma regalali a qualcuno che ne ha
bisogno.
regola: RICICLA fai la raccolta differenziata dei materiali, cosicchè possano essere riutilizzati. Se avrai la pazienza di leggere,
tra qualche pagina ti verrà spiegato come fare la Raccolta differenziata e quali sono i suoi vantaggi.
44
4a:
regola: RISPARMIA evita l’usa e getta, ma acquista prodotti
che possono essere ricaricabili, come le pile del telecomando o le ricariche del sapone;
a
5:
regola: RIPARA alcuni oggetti rotti. Prova ad aggiustare il radioregistratore, la bici, la Tv. Può essere anche divertente se
lo fai con i tuoi amici.
a
6:
regola: RISPETTA chiunque. Se rispetti gli altri non puoi abbandonare i rifiuti per strada. Se rispetti l’ambiente non puoi
abbandonare i rifiuti nei boschi.
7a:
regola: RIVALUTA: dai un nuovo valore alle cose vecchie, i
giubbini e le camicie ritornano di moda: apprezzale di più.
Non disfartene immediatamente!
I rifiuti sono
cose sporche
e puzzolenti
I rifiuti sono cose
inutilizzabili:
scarti dei cibi e
oggetti rotti
Rifiuto? Voce del
verbo rifiutare, 1°
persona singolare,
tempo presente...
Immagine/documento tratto da: http://images.google.com.
45
I rifiuti sono
cose che vengono
buttate via con
troppa facilità ...
ai miei tempi erano
molti di meno
I rifiuti sono
la risorsa del futuro: da riciclare
e riutilizzare
III SEZIONE
C’è una bella differenza
3. LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
I
n natura nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Lo stesso vale anche per
i rifiuti. Essi possono essere riciclati: ciò significa che con alcune o tutte
le parti di essi possono essere ricostruiti svariati oggetti, riutilizzabili.
La raccolta differenziata è il primo passo per raggiungere questo scopo!
Separando in maniera corretta i materiali che ogni giorno vengono gettati
tra i rifiuti, e raggruppandoli in base alle loro caratteristiche (per esempio
vetro con vetro, carta con carta, plastica con plastica, ecc.), alla fine questi
possono essere riutilizzati e trasformati in scatole, tubi, bottoni, involucri,
piastrelle, bottiglie, piatti, occhiali, fili elettrici, rotoli di stoffa, catene, ecc.
Fare la raccolta differenziata può essere molto vantaggioso per l’ambiente:
si riduce la quantità di rifiuti da inviare alla discarica, si riducono i rischi per
la salute dei cittadini, si risparmiano risorse e materiali riutilizzabili, e si riducono i costi legati allo smaltimento.
Schema “Il ciclo del riciclo” (fonte COMIECO).
49
Con la raccolta differenziata il concetto di rifiuto si stravolge: non è visto
più come un elemento privo di valore di cui dobbiamo disfarci, ma come
una Risorsa che è in grado di ridurre gli impatti sull’ambiente e di ritrasformarsi in nuovo materiale.
50
3.1 I metodi di raccolta
E
sistono diversi modi per fare la raccolta differenziata. Nella nostra città o nei nostri paesi possiamo individuare dei contenitori particolari,
cassonetti di colore diverso in cui vengono raccolti carta, vetro, plastica, medicinali e pile. Questo tipo di raccolta viene generalmente definita raccolta monomateriale, proprio per indicare che bisogna gettare in
ogni singolo cassonetto una sola tipologia di rifiuti: la carta nel cassonetto
della carta, il vetro in quello con la scritta solo vetro e così via.
Negli ultimi anni è stata, altresì, sperimentata la raccolta multimateriale:
vetro, lattine di alluminio, plastica e carta raccolte in un unico contenitore
multiscomparto allo scopo di ottimizzare (in termini di costi e tempi) principalmente le fasi della raccolta monomateriale.
I contenitori adoperati nella raccolta multimateriale sono generalmente bidoni/cassonetti a forma di campana, la cui capienza è chiaramente maggiore rispetto ai cassonetti utilizzati per la raccolta monomateriale.
Cassonetti.
51
I rifiuti contenuti nelle campane verranno ovviamente separati a valle (ricordatevi che il principio della separazione rimane un aspetto fondamentale
per la gestione dei rifiuti!!). Nelle grandi città esistono poi delle aree attrezzate per la raccolta, chiamate isole ecologiche o eco piazzole, nelle quali
ognuno di noi può portare i rifiuti già separati o i rifiuti ingombranti (per
52
52
esempio un vecchio frigorifero, delle vecchie cucine, ecc).
Da alcuni anni si sta poi diffondendo la raccolta “porta a porta”: degli addetti ai lavori vengono nelle nostre case o negli uffici, in alcuni giorni della
settimana, per raccogliere materiale come carta, vetro o plastica, che noi
abbiamo opportunamente separato.
53
3.2 I processi di raccolta
La filiera ottimale del trattamento dei rifiuti urbani dovrebbe comprendere
i processi di raccolta, trattamento/separazione, recupero di materia ed
energia ed, infine, lo smaltimento finale .
Filiera dei rifiuti
trattamento
separazione
raccolta
differenziata
impianti di selezione FOS/CDR
recupero
(energia/materia)
combustori
industriali
CDR
uso finale
(imprese mercato)
energia
risanamento
industriale
FOS
scarti
scarti
raccolta
differenziata
impianti di recupero
- carta
- plastica
-vetro
- organico
discarica
carta e cartone
cartiere
mercato
polimeri
riciclo plastiche
mercato
vetro
vetrerie
mercato
impianti di
compostaggio
compost
alta qualità
mercato
Esistono due diversi processi o cicli di raccolta: quello della raccolta indifferenziata, che si attua quando i rifiuti si raccolgono senza alcuna distinzione, e quello della raccolta differenziata, che si attua quando separiamo i
rifiuti e li destiniamo al riutilizzo, al riciclaggio e al recupero di materia.
Ciclo della raccolta differenziata
Materiali provenienti da raccolta differenziata
carta
plastica
vetro
frazione
organica
recupero
recupero
recupero
impianto di
compostaggio
impianto di
compostaggio
54
I rifiuti raccolti in maniera differenziata (carta, plastica, vetro, frazione organica) verranno inviati ad appositi stabilimenti.
Qui saranno sottoposti ad una serie di trattamenti meccanici e, alla fine,
verranno nuovamente rimessi in circolazione, nel mercato, come nuovi
prodotti. A volte, però, non è possibile recuperare totalmente questi
materiali, specialmente se non si è fatta una corretta azione di selezione.
In questo caso i rifiuti raccolti in modo indifferenziato saranno destinati
agli impianti di trattamento o di smaltimento finale (una discarica o un inceneritore). Alcuni rifiuti indifferenziati, dopo un trattamento di selezione
realizzato a valle della raccolta differenziata, possono diventare o combustibile da rifiuto (CDR) , necessario per produrre elettricità, oppure frazione organica stabilizzata (FOS o compost).
Ciclo della raccolta indifferenziata
rifiuto indifferenziato
selezione/trattamento
C.d.R
scarto
(combustibile da rifiuto)
FOS
(frazione organica stabilizzata)
(materiale ad elevato potere calorifico
destinato a recupero di energia)
discarica
risanamento ambientale
termovalorizzazione
energia termica
energia elettrica
55
3.3 Impariamo a riconoscere i cassonetti!
I
mmaginiamo di esplorare le strade della nostra città, alla ricerca dei differenti tipi di cassonetti per la raccolta differenziata dei rifiuti. Ce ne sono
di diversi, vero? Si differenziano soprattutto per il colore e la forma e
per il loro contenuto.
C’è quello per la raccolta della carta.
Dentro ci posso inserire giornali, riviste, vecchi quaderni, libri, scatole, ecc.
C’è quello che serve alla raccolta del vetro: bottiglie, barattoli, vasi, ecc.
E c’è quello per la raccolta della plastica: vi posso inserire tutto il materiale
plastico, dalle bottiglie, ai contenitori per gli alimenti.
Generalmente, questi contenitori sono posizionati sempre vicini tra loro.
In alcuni angoli delle strade o in alcuni ambienti posso poi trovare dei
contenitori speciali, che contengono pile scariche, farmaci ormai scaduti,
batterie, oli, ecc.
A differenza dei contenitori per la plastica, per il vetro e per la carta, questi
ultimi sono presenti in minor numero nelle città, ma sono molto importanti
perché contengono tutti quei rifiuti ritenuti pericolosi per la salute dell’uomo.
56
Generalmente, le pile esaurite sono ritenute
inquinanti e pericolose per i metalli pesanti
che contengono: cromo, cadmio, rame, zinco e soprattutto il mercurio.
Le pile non possono essere riciclate, ma una
volta raccolte sono destinate ad impianti appositi che le purificano e le rendono inerti.
Esistono anche dei contenitori appositi per gli
oli minerali, presenti nel motore delle auto e
dei motorini. Una volta raccolti, vengono trasformati in lubrificanti di alta qualità.
Oggi è possibile trovare anche dei centri di
raccolta toner, ossia l’inchiostro contenuto
nella cartuccia delle stampanti dei nostri computer. Invece di buttarlo, il toner, può essere
semplicemente ricaricato, riempito di inchiostro e, quindi, di nuovo riutilizzato.
57
3.4 Riciclaggio
U
na volta che abbiamo individuato i cassonetti per la raccolta differenziata adatti a contenere plastica, vetro, carta, alluminio, pile,
ecc., e vi abbiamo riposto dentro i nostri rifiuti separati, vogliamo
vedere cosa succede?
Esaminiamo, per esempio, i materiali che più frequentemente vengono
riciclati, cominciando dal vetro. Tutte le bottiglie o i bicchieri raccolti nel
contenitore verranno lavati, sminuzzati in tanti piccoli cocci e consegnati
alle vetrerie che provvederanno a realizzare altre bottiglie… Facile no?... E
invece la plastica che fine fa? Beh, anche la plastica può essere recuperata! Dalle scaglie delle bottiglie di plastica buttate via, è possibile ottenere
panchine per giardino, vasi di plastica e molti altri oggetti ancora.
COME VEDETE IL RICICLO È MOLTO IMPORTANTE!
58
Proviamo ora a fare un esempio concreto. Vediamo cosa succede al nostro vecchio cellulare una volta che decidiamo di disfarcene.
Abbiamo due possibili strade da percorrere.
1)decidiamo di liberarci del nostro vecchio telefonino, buttandolo
direttamente nel sacchetto di plastica nero, insieme agli avanzi del
cibo e altri tipi di rifiuti;
2)decidiamo di fare la raccolta differenziata del telefonino, portandolo in un centro di raccolta specifico.
Se decidiamo di comportarci seguendo la prima strada, il telefonino finirà in discarica e ciò determinerà una serie di conseguenze negative per
l’ambiente. Infatti, la batteria del cellulare è caratterizzata, in parte, da un
agente chimico dannoso, il Cadmio, che può, in piccole quantità, inquinare circa 600.000 litri d’acqua.
CHE GUAIO VERO??
Se invece decidiamo di comportarci in maniera consapevole, portiamo il
mio vecchio telefonino in un centro specifico che si occupa di smaltimento. Lì, la prima cosa che faranno sarà quella di smontare il cellulare e separare
59
i metalli e la plastica. Questi verranno inviati a dei centri di trattamento,
trasformati e di nuovo rimessi in circolazione. Dalla batteria del cellulare
saranno recuperati i metalli altamente inquinanti: il cadmio, il litio, il ferro
e anche alcuni metalli rari come il manganese e l’alluminio. Può capitare
che in alcuni centri, il telefonino verrà completamente rimesso a nuovo.
Una volta riparato, allora, sarà inviato nei paesi più poveri, come l’Africa. E’
bello pensare che, in un’altra parte del mondo, un ragazzo come te sta
utilizzando il tuo vecchio telefonino del quale volevi disfarti!
A volte basta poco: un piccolo gesto, un piccolo pensiero può condurci verso un consumo o un uso consapevole degli oggetti che quotidianamente impieghiamo. Ripetere questi piccoli gesti significa rispettare se
stessi e l’ambiente che ci circonda.
60
60
3.5 Occhio al materiale
I principali materiali che possono essere riciclati sono:
• tessuti;
• pneumatici;
• alluminio;
• acciaio;
• plastica;
• legno;
• vetro;
• carta e cartone.
Il riciclaggio può essere effettuato solo partendo da una corretta raccolta
differenziata! Differenziare vuol dire in realtà dare nuova vita ai rifiuti!
Soffermiamoci ora a conoscere meglio i materiali che ci circondano e il
loro ciclo produttivo. Sarà molto divertente, vedrete, e soprattutto rimarrete sorpresi scoprendo quante
cose si possono fare con il materiale che buttiamo!
61
3.5.1 Acciaio
L
’acciaio è uno dei materiali più diffusi nel mondo. E’ una lega formata
principalmente da ferro e carbonio e da altri elementi metallici e non
metallici. E’ un materiale leggero, atossico (non nocivo), igienicamente
sicuro.
Barre in acciaio.
62
Barre tonde in acciaio.
La storia
L’acciaio è un metallo e come tale la sua storia deve essere ricondotta alle
origini dei metalli, in particolare agli inizi del 5.000 a.C., quando, grazie
all’invenzione del fuoco, si intuì che era possibile rendere malleabili questi
materiali e, quindi, facili da lavorare. Fu allora che si crearono i primi oggetti
necessari per la vita quotidiana, quali utensili e armi per la caccia. La qualità e l’utilizzo di questi prodotti migliorò ancora di più ,quando si scoprì
che , mescolando più metalli, se ne potevano ottenere di nuovi: le leghe
(2.500 a.C.).
Nel 1321 fu inventato il primo contenitore di latta. Era stato realizzato coprendo dei laminati di ferro con dello stagno fuso e serviva principalmente
per il contenimento dei cibi.
Alcuni anni più tardi il francese Nicolas Appert capì che, accoppiando
l’acciaio, forte e robusto, con lo stagno, duttile e puro, poteva realizzare
dei contenitori capaci di contenere e conservare il cibo per molto tempo.
Fu così che da questa scoperta nacquero e si diffusero diverse scatole di
conserva.
63
L’acciaio oggi
Oggi l’acciaio, grazie alle sue caratteristiche, è utilizzato in numerosi campi: dall’edilizia, alla meccanica e nell’industria siderurgica. Dalla colata di
acciaio si ottengono dei semilavorati, blumi, bramme e billette dai quali
derivano una serie di prodotti: lamiere e lamierini, tubi, travi, filo di ferro
ecc. Esistono grossi impianti industriali, chiamate acciaierie, il cui compito
è quello di produrre dei fogli di acciaio sottili e resistenti, facilmente lavorabili. E’ dalla loro lavorazione che si ottengono gli Imballaggi. Pensate
alle scatolette, ai barattoli, ai tappi, alle bombolette,…ecco questi sono
tutti imballaggi in acciaio, di forme e dimensioni diverse, con cui spesso abbiamo a che fare. Il loro scopo principale è quello di contenere e
conservare tanti prodotti: dai pomodori per la salsa, al tonno, alla pittura,
all’olio, ecc.
64
Imballaggi in acciaio
Gli imballaggi in acciaio sono molto diffusi, perché pratici, economici, robusti e resistenti, e soprattutto in grado di proteggere dagli agenti esterni.
Comprendono la banda stagnata, la banda cromata, la banda nera o lamierino.
• Banda stagnata. più nota come latta, e’ un foglio di acciaio ricoperto
su entrambi i lati da un sottile strato di stagno di spessore variabile, in
grado di non far ossidare e corrodere il materiale. I suoi impieghi nel
mondo dell’imballaggio sono svariati: dalle conserve alimentari al tabacco, dal tè al caffè, dai biscotti ai cosmetici.
65
• Banda cromata. È un foglio d’acciaio ricoperto da cromo e ossidi
di cromo. È meno costosa della banda stagnata, ma non garantisce
una perfetta saldatura. Per questo motivo è impiegata soprattutto nella
produzione di fondi e coperchi di tappi corona.
• Lamierino o banda nera. Il lamierino è un foglio d’acciaio laminato a
freddo, senza rivestimenti di altri materiali. E’ resistente all’ossidazione
e alle sollecitazioni meccaniche e può essere trattato con ogni tipo di
vernice o rivestimento. Viene utilizzato per la fabbricazione dei fusti a
utilizzo industriale.
Il riciclo dell’acciaio
L’acciaio è un materiale che può essere facilmente riciclato. La prima cosa
che bisogna fare è sempre effettuare in maniera corretta la raccolta differenziata.
Occorre separare dagli altri rifiuti i seguenti materiali:
- tutte le scatole che contengono legumi,conserve in genere, frutta
sciroppata, pomodori, tonno, caffè, ecc.
- tappi a corona usati per la chiusura delle bottiglie;
- chiusure metalliche utilizzate per i vasetti di vetro, come quelle che
troviamo nel vaso della marmellata;
- le scatole in acciaio dei biscotti o delle caramelle;
- le bombolette spray;
Del riciclo dell’acciaio se ne occupa il Consorzio Nazionale Acciaio.
Il Consorzio provvede a raccogliere l’acciaio derivato dalla raccolta
differenziata; poi l’acciaio viene ripulito, frantumato e mandato alle
acciaierie dove diventerà altro acciaio, nuovo e pronto per poter
essere riutilizzato e trasformato in parti di veicoli, travi per ponti,
rotaie, ecc.
Pensate che dal peso di 19.000 barattoli utilizzati per le conserve
è possibile ottenere un’auto.
Mentre riciclando 2.600.000 scatolette da 50 grammi si può ottenere un chilometro di binario ferroviario . L’acciaio è il materiale
più riciclato al mondo: il 40% della produzione mondiale è costituita da acciaio da riciclo.
67
3.5.2 Vetro
I
l vetro è ottenuto fondendo insieme della sabbia di cava, del carbonato
di sodio e del carbonato di calcio. E’ stato uno dei primi prodotti intorno al quale in Italia è nata la raccolta differenziata.
Contenitori in vetro.
68
La storia
Secondo un’antica leggenda l’invenzione del vetro si deve ad alcuni mercanti fenici. Si narra, infatti, che durante il loro viaggio di ritorno verso l’Egitto, si accamparono a Sidone, sulle rive sabbiose di un fiume. Qui accesero
un fuoco per riscaldarsi, utilizzando dei pezzi di natron, un materiale usato
per la tintura delle lane. Si addormentarono e, passata la notte, al loro
risveglio trovarono una gradita sorpresa: il natron si era trasformato in un
blocco di vetro, lucido e trasparente. E’ sicuramente un‘antica leggenda,
poiché gli egiziani conoscevano e lavoravano il vetro già da molti anni.
Secondo studi accertati l’arte della lavorazione del vetro nacque in Medio
Oriente. Il suo uso era limitato alla creazione di bottiglie e vasi. Solo nel
MedioEvo venne adoperato per la creazione di vetrate gotiche. In Italia, a
Venezia - Murano per la precisione (la Patria dei Mastri Vetrai) - sorgevano,
e ancora oggi sono molto famose, le principali vetrerie per la lavorazione
69
artistica del vetro. La diffusione maggiore del vetro si ebbe nel 1903, con
la realizzazione di una macchina automatica per la produzione di bottiglie
e flaconi.
Il vetro oggi
Oggi il vetro è ampiamente utilizzato, grazie alle sue innumerevoli qualità:
resiste ad alte temperature, è robusto, ha la capacità di non assorbire gli
odori. Tra gli usi più svariati ricordiamo: i contenitori di vetro per i cibi, le
bottiglie di acqua o di birra, i vetri delle finestre, i tavoli di vetro, gli specchi, ecc.
Il riciclo del vetro
Il vetro è un materiale ECOCOMPATIBILE. Può essere riutilizzato tantissime
volte e riciclato all’infinito. Il vetro raccolto negli appositi contenitori viene
sottoposto ad una serie di trattamenti e ritrasformato in un vetro nuovo di
zecca. Prima di tutto si separa il materiale in base al colore, si pulisce e si
tritura. Quindi i pezzettini di vetro vengono fusi alla temperatura di 1500 °C.
7070
Si passa poi alla fase di “affinaggio”, durante la quale vengono eliminate
delle bolle gassose, formatesi durante la fusione. Quindi il vetro così puro
viene formato, e successivamente raffreddato nel forno di ricottura. Poi
dopo esser stato sottoposto ad una serie di controlli, viene nuovamente
rimesso in circolazione.
Il riciclo del vetro presenta una serie di vantaggi:
- riduce il consumo di materie prime necessarie alla sua produzione;
- riduce i consumi energetici legati alla fusione;
- si riduce il numero dei rifiuti prodotti finiti in discarica e questo è un
grosso vantaggio, perché il vetro è un materiale inerte che non si
degrada nell’ambiente;
La raccolta differenziata del vetro in Italia è nata nel 1976. Quando in casa
decidiamo di separare il vetro dagli altri rifiuti, dobbiamo però fare attenzione e controllare bene che non vi siano materiali diversi. Soprattutto,
dobbiamo separare il vetro dalla ceramica, perché un piattino di ceramica,
mescolato ad un contenitore di vetro, potrebbe alterarne la qualità.
Quindi, ricordiamo che gli oggetti di vetro che possono essere riciclati
sono:
- contenitori;
- bottiglie e bicchieri;
- vasi e vasetti;
- flaconi e barattoli.
Oggi esiste il CoReVe, ossia il Consorzio Recupero Vetro, dove gli imballaggi di vetro ottenuti dalla raccolta differenziata vengono trasportati, suddivisi per colore e trasportati negli appositi centri.
71
3.5.3 Alluminio
L
’alluminio è uno degli elementi più diffusi sulla crosta terrestre, anche
se in natura non si trova allo stato metallico, ma combinato con altri
elementi. Il minerale più ricco di ossidi di alluminio è la bauxite.
72
La sua storia
L’alluminio ha origini molto antiche. Secondo alcuni studiosi veniva già utilizzato intorno al 300 a.C. Ufficialmente, fu l’inglese Davy che lo scoprì
nel 1807, mentre nel 1821, il francese Berthier, in una città denominata
Les Baux, scopri la bauxite, ossia la materia prima per produrre in quantità
industriali l’alluminio.
Nel 1845 il professore Wohler isolò le particelle di alluminio e ne determinò anche le caratteristiche principali, quali densità, conduttività, ecc.
Nel 1886 l’americano Charles Martin Hall e il francese Paul Hèroult, scoprirono, indipendentemente l’uno dall’altro, che si poteva ottenere alluminio
in quantità industriali attraverso un processo particolare chiamato elettrolisi. Da allora l’alluminio si diffuse immediatamente. Infatti, prima del 1886 il
suo costo di produzione era molto alto e, pertanto, veniva utilizzato solo
nel campo della gioielleria e per la creazione di oggetti d’arte.
L’alluminio oggi
Nel giro di soli 100 anni l’alluminio si è trasformato da metallo di lusso,
costoso, in un metallo versatile di largo utilizzo.
E’ usato per qualunque oggetto: per produrre biciclette, automobili, aerei,
porte, finestre, imballaggi. In cucina è facile trovarlo nei tappi di chiusura
73
delle bottiglie di acqua minerale, nell’involucro del cioccolato o dei gelati,
nelle lattine, nelle pentole, nella macchinetta del caffè. E’ usato anche nel
campo della medicina, per la produzione dei blister dei medicinali.
Il riciclo dell’alluminio
L’alluminio è un materiale altamente riciclabile. Grazie alle sue caratteristiche
può essere riutilizzato all’infinito.
Dopo la raccolta differenziata, i materiali in alluminio vengono portati nelle
fonderie, dove sono sottoposti ad un trattamento di pulizia, necessario
ad eliminare delle sostanze estranee. Qui l’alluminio viene fuso ad una
temperatura di circa 800 °C e, una volta liquido, può essere facilmente
lavarato e rimesso in commercio. L’alluminio riciclato è chiamato “alluminio
secondario”. E’ possibile riconoscerlo perché è contrassegnato da una
74
sigla: “AL “ oppure “ALU”.
In Italia esiste il CIAl, Consorzio Imballaggi
Alluminio, che si occupa della raccolta e
del riciclo e del reimpiego dell’alluminio in
diversi settori, dall’aeronautica, all’edilizia,
al design.
Fare la raccolta differenziata, riciclare e recuperare l’alluminio è dunque molto importante, in quanto:
- l’ambiente viene salvaguardato;
- riciclando l’alluminio si risparmia il
95% di energia necessario per produrlo e si evita l’estrazione della
bauxite;
- con il riciclo degli imballaggi di alluminio si produce materia prima che
può diventare preziosa per la realizzazione di altri materiali.
L’alluminio non riciclato finisce disperso in
discarica o nell’ambiente. Non si degrada
e, quindi, rimane inalterato, occupando
molto spazio. Mentre nell’inceneritore
non si distrugge, ma rimane intatto.
Sapete che:
- oggi, oltre il 48% dell’alluminio utilizzato in Italia proviene dal riciclo;
- riciclando una lattina di Coca Cola
si risparmia l’energia necessaria per
mantenere acceso il televisore per
3 ore;
- riciclando 800 lattine si ottiene una
bicicletta;
- riciclando 70 lattine si ottiene una
padella;
- ricilando 37 lattine si ottiene una
caffettiera.
75
3.5.4 Plastica
L
a Plastica è una sostanza organica che nasce dalla combinazione delle
seguenti risorse naturali: carbone, sale comune, gas e petrolio. E’ un
materiale ampiamente utilizzato perché resistente, lavabile, leggero
ed economico. Inoltre, produrre la plastica su scala industriale è molto
semplice: la plastica diventa, se sottoposta ad una fonte di calore, malleabile, morbida. Quindi, può essere facilmente inserita in alcuni stampi
per assumere forme diverse e creare così gli oggetti che appartengono al
nostro quotidiano.
76
La storia
La scoperta della plastica non ha origini antichissime. Infatti, risale intorno
alla metà dell’800, quando, grazie all’ingegno di alcuni scenziati, si scoprì
che, dalla miscelazione di sostanze naturali con sostanze chimiche, era
possibile ottenere del materiale semisintetico.
La scoperta della plastica avviene per tappe.
Nel 1835 Regnault sintetizza il cloruro di vinile, mattone base per la costruzione del PVC, il cui brevetto venne depositato negli anni ’30 del secolo
scorso. Mentre nel 1846 Alexander Parkes scoprì la nitrocellulosa, ossia
un nuovo materiale che era flessibile, opaco, colorabile e che si poteva
lavorare come i metalli.
Nel 1869 i fratelli John e Jaiah Hyatt inventarono la cellulosa.
Il successo delle prime materie plastiche era stato veramente grande, ma
destinato ben presto ad essere oscurato da una nuova grande scoperta:
la bakelite. La scoperta della bakelite, attribuita al chimico belga Leo Baekeland, segna l’avvento dell’industria delle materie plastiche.
La bakelite è un composto ottenuto dal fenolo e dalla formaldeide, che
diventa plastico se sottoposto a riscaldamento e può essere adagiato
in diversi stampi per ottenere oggetti di forma diversa. Nel 1931 inizia la
produzione di polivinile; nel 1938 fu scoperto il nylon, usato per produrre
77
Foto dal web - Giulio Natta riceve il Premio Nobel.
setole, spazzole e calze da donna. Nel 1954 l’italiano Giulio Natta scopre
il polipropilene. Per questa scoperta Natta fu insignito, nel 1963, del premio Nobel per la Chimica. Negli anni ’50 e ’60 vennero sintetizzati il terital,
filato sintetico usato per la produzione di gonne e camicie, e la lycra, che
ancora oggi è utilizzata nella biancheria intima. Inoltre, nel 1952 nascono i
primi dischi: il 33 giri e il 45 giri, realizzati completamente in PVC.
La plastica oggi
La plastica ai giorni nostri si è ampliamente diffusa. Esistono svariati tipi di
plastica, che differiscono tra loro per l’aspetto, le caratteristiche e l’uso
che se ne fa. Buona parte di materie plastiche sono utilizzate per produrre
imballaggi. Pensate per esempio alle buste di plastica, resistenti e capaci
di contenere e trasportare la nostra spesa, le bottiglie di plastica per l’acqua o ancora i contenitori dei prodotti liquidi per la pulizia della casa. O i
vecchi dischi, anche loro sono realizzati in plastica. Siamo circondati dalla
plastica: computer, compact disk, telefoni cellulari, televisori, lavatrici, frigoriferi, sono elementi fatti prevalentemente di plastica!! Si stima che ogni
cittadino italiano “consuma” in un anno in media 150 contenitori di plastica, mentre in tutta Italia si consumano oltre 9 miliardi di bottiglie all’anno.
Il riciclo della plastica
Fare la raccolta differenziata della plastica è molto importante! Recuperando e riciclando materiali plastici è possibile ottenere svariati oggetti utili.
78
Ma non solo! Recuperando e riciclando la plastica otteniamo calore ed elettricità!! Sapete che dal riciclo di 8 bottiglie di plastica
si ottiene un golfino? Infatti, le bottiglie o i flaconi di plastica
possono diventare delle fibre tessili, necessarie per realizzare
giacche a vento e indumenti sportivi di vario genere, così si
risparmiano le materie prime e si risparmia energia! Le bottiglie delle bibite sono realizzate con un tipo di plastica
chiamato PET. Quando si triturano, si ottengono delle
scaglie di PET, che vengono fuse sottovuoto e trasformate, dopo un processo di granulazione, in chips. Si
tratta di granuli che diventeranno dei fiocchi particolari e saranno sottoposti poi ai trattamenti di filatura,
tessitura, tintura. Diventeranno quel tessuto noto con
il nome di PILE! Per ottenere 1 Kg di tessuto sono necessarie solo 11 bottiglie di PET! Se ricicliamo il PVC
otteniamo tubi, raccordi, cavi elettrici e telefonici.
Il processo di riciclaggio della plastica può avvenire attraverso meccanismi diversi:
1) il riciclaggio meccanico: consiste nella rilavorazione dei rifiuti plastici per ottenere dei nuovi prodotti. I
contenitori in plastica vengono sminuzzati e puliti attraverso un minuzioso lavoro, col quale si eliminano tutti i
corpi estranei in essi contenuti. Attraverso un processo
di estrusione si ottiene il prodotto sotto forma di foglio di plastica. Il foglio viene fatto passare attraverso
un’apposita apparecchiatura che, a caldo, lo trasforma
in uno spaghetto. Questo viene poi raffreddato per
immersione in acqua fredda e tagliuzzato da una macchina (la taglierina) , diventando così un prodotto granulare che sarà utilizzato negli impianti di stampaggio
per la realizzazione di nuovi manufatti;
2) riciclaggio chimico: sottoponendo i polimeri ad un
trattamento chimico , e’ possibile riconvertirli in singoli monomeri che verranno poi riutilizzati come materia
prima. Un altro metodo di riciclaggio potrebbe essere
rappresentato dalla termovalorizzazione. Infatti, come
79
tutti i derivati del petrolio, la combustione delle materie plastiche, produce
una grande quantità di calore ! Pensate infatti che bruciando una bottiglia
di acqua minerale da 1,5 litri si può tenere accesa una lampadina da 60
W per circa un’ora!!! Quindi, da un punto di vista energetico, destinare le
plastiche ad un termovalorizzatore potrebbe essere una buona soluzione. Ma questo metodo non viene molto utilizzato perché la combustione delle plastiche libera sostanze dannose per l’ambiente e per la salute
pubblica come le diossine e il cloro. In Italia è il CoRePla (il Consorzio nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e Il Recupero dei rifiuti di imballaggi in
plastica) che si occupa di riciclare e immettere sul mercato i nuovi oggetti
di plastica. I rifiuti plastici ottenuti dalla raccolta differenziata possono essere suddivisi e catalogati in modo omogeneo, cosicchè il prodotto finale
che si ottiene presenta delle caratteristiche simili a quello di partenza; oppure rifiuti plastici con caratteristiche diverse possono essere assemblati
e lavorati insieme, in modo
tale da diventare plastica riciclata eterogenea, utilizzata per la
produzione di panchine, parchi
giochi per bambini,
cartelloni stradali. L’IMPORTANTE, come
avrete avuto modo
di vedere, È FARE LA
RACCOLTA DIFFERENZIATA!! Possiamo buttare
nel contenitore per la plastica non solo bottiglie per
l’acqua e le bibite, ma anche gli
imballaggi dei detersivi liquidi, i
sacchetti per la spesa, i flaconi
dello shampoo. Invece, non
vi possiamo assolutamente
buttare piatti e bicchieri di
plastica, né tanto meno la plastica dei giocattoli: è un tipo di
plastica non riciclabile!!!
80
81
3.5.5 Carta e cartone
L
a carta e il cartone sono prodotti che si ricavano dalla cellulosa, utilizzando come materia prima il legno degli alberi.
82
La storia
La storia della carta è molto antica. Le principali fonti storiche narrano che
la carta fu scoperta dai Cinesi nel I secolo d.C. In realtà le sue origini sono
ancora più remote. Le prime iscrizioni di cui si è a conoscenza risalgono a
circa 4.000 anni a.C. Erano iscrizioni realizzate o su pietra, o su legno, o su
tavolette di argilla. Poi ci fu una scoperta molto importante che contribuì
ad accellerare il processo di evoluzione della carta: intorno al 3.000 a.C. ,
dagli antichi egiziani, fu inventato il PAPIRO!!
Il papiro è il primo prototipo di carta. Si tratta di un foglio sottile ricavato
utilizzando una pianta acquatica (CIPERUS PAPYRUS) molto diffusa lungo
le sponde del fiume Nilo. Il gambo della pianta di papiro veniva tagliato
in strisce sottili, messe poi l’una accanto all’altra, in modo da formare due
strati pressati. Quindi gli egiziani avevano inventato un valido supporto per
la scrittura, anche se, per i primi tempi, fu poco maneggevole!
Nel III secolo d.C., nella città di Pergamo, fu introdotta la PERGAMENA,
ottenuta dalla pelle di agnello, o di pecora o di capra.
Il procedimento per l’ottenimento della pergamena era un pò laborioso:
bisognava depilare, decalcinare e sbiancare la pelle degli animali. La pergamena permetteva di scrivere i testi da entrambi i lati, però presentava
anche una serie di inconvenienti: non si arrotolava perché era molto rigida;
83
i primi esemplari avevano delle dimensioni notevoli, pari quasi al dorso
dell’animale dal quale era ricavata, e, pertanto, il suo trasporto non era
molto semplice. Con l’avvento dell’XIII secolo la pergamena venne totalmente sostituita dalla carta. In realtà si diffuse in Europa solo nel MedioEvo.
Fu sempre in questo periodo che in Italia nacquero le grandi industrie
cartarie: ricordiamo quella di Fabriano che ancora oggi è famosa in tutto il
mondo. In Europa, la carta era ottenuta miscelando alcune piante stagionali, come la canapa o il lino, con degli stracci.
Il metodo europeo utilizzato per la realizzazione della carta era stato copiato dai cinesi. Infatti, in Cina, il Signor Tsai-Lun, nell’anno 105 d.C. aveva
mescolato insieme la corteccia del gelso, il bambù, la canapa con degli
stracci, ottenendo una sorta di poltiglia. Dopo aver lasciato questa poltiglia a macerare e dopo averla filtrata, ottenne degli strati sottili che, pressati, formavano i fogli di carta. Le crescenti scoperte favorirono il diffondersi
della carta in tutto il mondo.
Poi nell’800 iniziò la produzione industriale della carta, favorita dall’invenzione di una macchina in tondo, ideata da M. Leistenschneider.
84
La carta oggi
La carta si ottiene dalla cellulosa contenuta nel legno degli alberi. Gli alberi più utilizzati sono i pini, i pioppi, gli abeti, le conifere e le latifoglie. Il
processo è semplice: i tronchi vengono ripuliti della loro corteccia e poi
sminuzzati in tante piccole schegge.
Questi pezzettini di legno si buttano in acqua, fino a chè non si forma una
poltiglia molliccia che, in un secondo momento, viene fatta bollire. Questo
impasto si stende poi su alcuni rulli e viene fatto asciugare. Quindi, si forma
un lungo foglio di carta, completamente liscio.
Naturalmente questo processo avviene grazie ad una serie di macchinari
elettrici, che producono carta 24 ore su 24.
La carta è adoperata per svariati usi: per produrre giornali, riviste o libri. Ma
viene utlizzata anche per i quaderni, per le buste da lettera; o ancora per
imballare gli alimenti o per la produzione di fazzolettini, tovaglioli e per la
carta igienica.
UN MONDO SENZA CARTA NON PUÒ ESISTERE!
Guardate quanti tipi di carta esistono in commercio!
Carta da imballaggio: preparata con paglia, sparto e carta straccia.
Carta da pacchi: preparata con scarti di corda e canapa, che gli conferiscono una notevole resistenza.
85
Carta da stampa: la carta per giornali, preparata con pasta di legno è
molto economica; mentre la carta per l’editoria speciale è preparata con
pasta cellulosa.
Carta per cancelleria: utilizzata in ufficio e per scrivere.
Carta da disegno: si distingue a seconda della sua
superficie in ruvida, liscia, per disegno tecnico,
millimitrata, ecc.
Carta riso: è carta velina ottenuta con le fibre
della pianta del riso. È molto sottile e resistente
ed è utilizzata per libri voluminosi.
Carta velina: è trasparente e morbida e si usa
per avvolgere i prodotti delicati, scarpe, pelli,
metalli preziosi. Se trattata con prodotti conservanti, serve per avvolgervi la frutta e mantenerla
fresca più a lungo.
Carta pergamenata: prodotta con stracci di cotone più acido solforico, si usa per pubblicazioni
importanti, attestati, diplomi, ecc.
Carta oleata: si ottiene prendendo la carta e mettendola in un bagno di olio, facendola asciugare. Si usa
come carta da forno.Carta senza colla: è la carta dei
fazzoletti, dei tovaglioli, la carta igienica. Si ottiene con cellulosa fine, e a
volte con sostanze medicinali . Non contiene colla perché altrimenti non
assorbirebbe i liquidi.
Carta stagnola: si usa per avvolgere
gli alimenti , ed è ottenuta
utilizzando l’alluminio.
Carta da regalo: carte
decorate ottenute dalla
cellulosa, con molti colori e molta colla.
Carta da parati: è una
carta
abba-
86
stanza pesante, ottenuta prevalentemente
da cellulosa e da altre sostanze colorate.
Carta carbone: è una carta particolare che serve per ricalcare. Si ottiene
facendo aderire sul foglio del carbone ridotto in polvere .
Carta per sigarette: è ottenuta
con pasta di paglia di riso pura
Cartone. Si ottiene pressando e incollando insieme più fogli di carta. Il cartone
può essere:

cartone: ondulato: molto grossolano, utilizzato per gli
imballaggi;

cartone di cuoi: duro, resistente, utilizzato nell’industria delle calzature;

cartoni comuni: grigi, bianchi, usati per lavori di cartonaggio;

cartoni Bristol: formati da fogli di carta velina
87
Il riciclo della Carta
Riciclare la carta è molto importante soprattutto per l’ambiente! Ricordate che
la carta si ottiene dalla lavorazione
della cellulosa estratta dal legno:
questo vuol dire che per produrre la carta l’uomo abbatte i boschi e distrugge gli alberi delle
foreste. Ma riciclando la carta
possiamo frenare l’abbattimento
degli alberi. Pensate che bastano solo
70 Kg di carta riciclata per salvare la vita di
un albero! Proviamo a separare la carta dai nostri
rifiuti e a depositarla negli appositi cassonetti. La carta
proveniente dalla raccolta differenziata sarà prima separata: i
giornali verranno messi insieme ai giornali; i cartoni con i cartoni,
e così via. Poi il materiale raccolto e separato, verrà pressato e inviato
alle cartiere dove avrà inizio il processo di riciclaggio. Quì, un macchinario chiamato PulPer o semplicemente Spappolatore, trasforma la carta
in poltiglia, aggiungendovi dell’acqua calda. Questa poltiglia prima passa
attraverso un filtro a grossi fori che trattiene le impurità più grossolane e poi
viene inviata ad un depuratore. Nel depuratore, sfruttando la forza di gravità e
la differenza di peso specifico,
si separa la pasta di cellulosa da
88
altre piccole impurità. Poi alcuni trattamenti chimici con solventi o liquidi
speciali, fanno si che la carta diventi bianca e nuova di zecca, pronta per
essere riutilizzata! Nel caso della carta da recupero si aggiunge cellulosa
vergine in quantità differenti, a seconda del tipo di utilizzo al quale la carta
prodotta è destinata. Tutti i tipi di carta possono essere realizzati con la
carta riciclata, anche la carta da disegno o quella per le fotocopie. Per
produrre 1 tonnellata di carta sono necessari 15 alberi. Se, dunque, facciamo riferimento alla raccolta differenziata, la produzione di 1 tonnellata
di carta avverrà senza abbattere alcun albero.
PURTROPPO NON TUTTA LA CARTA SI PUÒ RICICLARE!
Perciò ricordate di non inserire nel cassonetto della raccolta differenziata:
la carta carbone, la carta plastificata, la carta stagnola e la carta oleata!
NON SONO RICICLABILI!
In italia esiste il Co.Mie.Co, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli
Imballaggi a Base Cellulosica, che si occupa del recupero e del riciclaggio
di grandi quantità di carta, cartone, imballaggi, ecc.
89
3.5.6 Legno
I
l legno è una materia prima molto importante. Si ricava dai fusti delle
piante, dagli alberi e dagli arbusti.
La storia
L’origine del legno è
molto antica. Gli uomini
lo utilizzavano per costruire le proprie abitazioni, i recinti per gli
animali, ma anche armi
per la caccia. Inoltre,
non dimentichiamo che
l’uomo preistorico scoprì il fuoco bruciando
un pezzo di legno.
L’invenzione del fuoco
migliorò notevolmente la vita dei nostri avi:
si capì che bruciando
della legna era possibile ripararsi dal freddo,
cuocere il cibo e fondere i metalli. I fenici
poi furono i primi ad
utilizzarlo come imballaggio per il trasporto
di merce preziosa. Il
loro esempio fu ben
presto seguito da Greci
e Romani che utilizzavano scatole di legno
per trasportarvi le loro
anfore antiche.
Pressa per cartoni - imballaggi.
90
Ricordiamoci che per ridurre la quantità
Il Legno oggi
di rifiuti dobbiamo imparare ad usare bene la carta:
E’ un prodotto molto utistampiamo solo quello che è davvero necesN.B
lizzato poiché presenta
sario e quando stampiamo i documenti dal
delle ottime caratteristicomputer usiamo l’opzione di stampare più
che di robustezza e resipagine sullo stesso foglio... Il risultato: si spenstenza.
de di meno, c’è meno carta da buttare, si fa meno
Viene utilizzato per diverfatica quando si deve portarla nei cassonetti bianchi
e… gli alberi tireranno un sospiro di sollievo (ed ansi scopi: per la produzioche noi, visto che gli alberi ossigenano l’aria!).
ne della carta, per creare delle opere artistiche;
viene utilizzato come combustibile, ma è anche un ottimo materiale da
costruzione.
Attualmente l’uso del legno in alcuni casi è stato sostituito da metallo e
plastica. In natura esistono circa 44.000 specie diverse di legno, che si
differenziano per alcune caratteristiche particolari, quali: l’odore, il colore, le venature, ecc.
Quindi è molto difficile riuscire a trovare dei
pezzi di legno uguali
tra loro, a meno che
non provengano dallo
stesso ceppo.
Uscita carta di giornale pressata.
91
Gli imballaggi di legno
Da sempre il legno è utilizzato per gli imballaggi. Infatti grazie alle sue caratteristiche riesce a contenere, sopportare e proteggere gli oggetti durante
il trasporto, la movimentazione e lo stoccaggio. Gli imballaggi sono fatti
essenzialmente di legno di faggio, di pioppo e di specie resinose come
pino ed abete.
Si dividono in 3 grandi categorie.
• imballaggi ortofrutticoli: sono quelle cassette nelle quali è contenuta
la frutta o la verdura e che, spesso, vediamo in bella mostra al mercato.
Si utilizzano nelle fasi di raccolta, di confezionamento, stoccaggio, trasporto e vendita di frutta e verdura;
• pallet: con questo termine si identifica una pedana , ossia un’attrezzatura utilizzata per l’appoggio di vari tipi di materiali, destinati ad essere
immagazzinati nelle industrie. Sono imballaggi rigidi, formati da un unico
materiale, costruiti mediante assemblaggio di tavole segate e blocchetti
di legno segato o truciolato;
• imballaggi industriali: sono generalmente impiegati per il trasporto
di beni destinati ad aziende produttrici. Esempi di imballaggi industriali
sono quelli utilizzati per avvolgere gli elettrodomestici, i cristalli, le sculture, vini, formaggi, ecc.
Il riciclo
Il legno è un materiale che può essere recuperato e riciclato. Supponiamo di disfarci di un vecchio tavolo di legno, un pò malandato. Che fine
fa? Il suo ciclo di vita non è finito. Una volta che è diventato rifiuto, verrà
raccolto in apposite piattaforme e sottoposto ad una serie di trattamenti.
Per prima cosa il tavolo sarà triturato, pulito e trasformato in tante piccole
scagliette chiamate CHIPS. Queste scagliette, sono pronte per diventare pannelli in truciolare necessarie per realizzare nuovi tavoli. E poi non
dobbiamo dimenticare che dal legno nasce la carta. Quindi, una piccola
parte di queste scagliette, può diventare pasta cellulosica necessaria alle
cartiere per produrre la carta.
92
93
Alcuni residui di legno possono essere recuperati anche per produrre
energia sotto forma di calore, vapore o energia elettrica.
VISTO COSA È POSSIBILE OTTENERE DAL NOSTRO VECCHIO TAVOLO!
Perciò riciclare il legno è molto importante! Non dimentichiamo che se ricicliamo il legno contribuiamo a salvaguardare l’ambiente: salvaguardiamo la
vita degli alberi e riduciamo le emissioni emesse dai rifiuti legnosi in discarica.
94
Ogni rifiuto legnoso abbandonato in discarica, infatti, emette metano e
rilascia anidride carbonica, due gas molto dannosi per la nostra atmosfera.
Nelle nostre città non esistono i cassonetti per la raccolta differenziata del
legno. In effetti, è difficile che un cassonetto simile a quello della raccolta
della plastica riesca a contenere un tavolo rotto! In questo caso, se i rifiuti
in legno che produciamo hanno dimensioni notevoli, dobbiamo portarli
ai centri di raccolta differenziata (C.E.R.D.); se invece il legno prodotto è
quello degli imballaggi più comuni, come per esempio le cassette per il
contenimento della frutta o gli stuzzicadenti, in questo caso è possibile raccoglierlo separatamente con la frazione organica. Naturalmente nel
caso delle cassette della frutta è necessario ridurre il loro volume, spezzettandole! In Italia esiste RiLegno, il Consorzio Nazionale per la Raccolta,
il Recupero e il Riciclaggio degli Imballaggi di Legno, che coordina tutte le
attività necessarie al riciclo dei materiali legnosi.
95
96
97
IV SEZIONE
C’è forza nei rifiuti
4. Lo smaltimento dei rifiuti
C
on la raccolta differenziata riusciamo a recuperare e riciclare, come
abbiamo visto, una buona parte dei nostri rifiuti.
Che fine fanno, invece, tutti quei rifiuti che, per loro natura, non
sono riciclabili?
Occorre affrontare, a questo punto, il serio problema di riuscire a smaltire
e ridurre i rifiuti non riciclabili. I rifiuti che noi produciamo sono veramente
tanti, hanno natura e tipologie diverse.
E soprattutto si accumulano sempre di più!
Ci capita spesso di vedere i cassonetti o le strade della nostra città pieni di
immondizia, di “monnezza” lasciata lì, in attesa di essere smaltita.
Arriverà allora un mezzo di trasporto, un camion a prelevarla. E il suo viaggio potrà avere due destinazioni: sarà depositata nella discarica oppure
sarà convogliata verso l’inceneritore!
101
percolato al trattamento
copertura
impermeabile
biogas
fondo
impermeabile
RIFIUTI
pozzi
di monitoraggio
Esempio di discarica controllata.
4.1 La discarica controllata
La discarica controllata è il sistema di smaltimento rifiuti più antico e più
utilizzato in Italia: già i nostri antenati erano soliti abbandonare i rifiuti in
luoghi distanti, fuori dalla città, lontano dalla loro vista. Oggi la discarica
rappresenta un sistema di smaltimento semplice ed economico e, se gestita correttamente, è anche sicuro e in grado di consentire un recupero
energetico. Nelle moderne discariche, i rifiuti prelevati dal camion vengono sparsi sul terreno. Quì il “Caterpillar”, che è una macchina particolare,
li compatta e li sbriciola con le sue grosse ruote, fino a formare una serie
di sottili strati sovrapposti. Quando almeno 3 metri di rifiuti sono stati sistemati, vengono ricoperti con uno strato di argilla e tutto viene nuovamente
compattato. La discarica non è un bel posto! L’enorme quantità di rifiuti
che vi viene depositata emana un odore nauseabondo e fastidioso. Il rischio di inquinamento legato alle discariche è molto alto: i rifiuti depositati,
104
ammassati, possono danneggiare i fiumi, i vari corsi d’acqua, i mari. E non
solo! Spesso nelle discariche troviamo alcuni animali, quali topi, gabbiani,
cha mangiano rifiuti ricchi di batteri. La loro presenza può provocare danni
ad altre specie ecologicamente più sensibili, alle coltivazioni agricole, alla
salute pubblica. Perciò, come tutti gli impianti di smaltimento dei rifiuti,
la realizzazione della discarica controllata deve osservare precisi criteri
stabiliti dalla legge: per esempio, è necessario che la discarica venga costruita lontano dai centri abitati e lontano dalle reti fognarie. Per ridurre al
minimo la diffusione di sostanze inquinanti nel terreno e nelle falde acquifere i fondi delle discariche vengono isolati con materiali impermeabilizzanti e per la loro sistemazione si scelgono terreni con particolari requisiti:
ad esempio, lontani dalle falde acquifere e non soggetti ad inondazione.
Una volta riempite, le discariche si ricoprono con uno strato di terreno sul
quale spesso vengono piantati alberi.
Per effetto della digestione anaerobica dei rifiuti organici, nelle discariche
si sviluppano biogas e percolato.
Il biogas è un gas biologico formato prevalentemente da metano e anidride carbonica, che può causare esplosioni ed effetti sulla flora . Questo
gas, altamente contaminante per il terreno e le falde acquifere, va estratto
per evitare fughe verso l’atmosfera o nel terreno, che possono causare
rischi di incendi, esplosioni, inaridimento. Una volta estratto, il biogas può
essere utilizzato per produrre energia elettrica, meccanica o termica.
Il percolato è un liquido inquinante che si forma, per esempio, quando le
pioggie meteoriche passano attraverso i rifiuti, e trascinano con sé alcune
particelle in decomposizione.
Per limitare le fuoriuscite di percolato e di biogas nell’ambiente esterno è
necessario che la discarica sia dotata oltre che da una barriera di impermeabilizzazione, anche da sistemi di drenaggio del percolato e da pozzi
di captazione del biogas.
Le discariche controllate, regolarmente autorizzate, sono classificate secondo tre categorie:
1. discariche per rifiuti inerti;
2. discariche per rifiuti non pericolosi;
3. discariche per rifiuti pericolosi.
Fino al 1984 le discariche esistenti erano incontrollate: i rifiuti erano abbandonati
105
106
107
al suolo, o nascosti in buche molto profonde o in vecchie cave abbandonate a cielo aperto. Oggi le discariche incontrollate o abusive sono vietate
dalla legge. Sono previste delle sanzioni amministrative pecunarie molto
salate per chi abbandona rifiuti pesanti, ingombranti, tossici in discariche
non autorizzate. Recentemente la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per inadempienza nella gestione dei rifiuti, in particolare per
non aver vigilato sulla proliferazione delle discariche abusive e non aver
fatto chiudere quelle senza autorizzazione. In Calabria sono stati contati
ben 447 siti di smaltimento di rifiuti non autorizzati (fonte: LEGAMBIENTE).
108
Discarica controllata.
Le discariche non risolvono il problema dei rifiuti!! Anzi da un punto di vista
ambientale sono molto problematiche, perché i rifiuti sotterrati e coperti
di terra rimarranno rifiuti almeno per altri 30 anni. Alcuni, dopo molti anni
diventeranno dei minerali, capaci di essere assorbiti dal terreno, ma altri si
conserveranno intatti. Le buste di plastica, per esempio, è difficile smaltirle
anche nelle discariche, pertanto continueranno ad essere presenti e ad inquinare! Perciò per ridurre in parte questo problema è necessario che i RU
siano conferiti in discarica solo dopo essere stati sottoposti a trattamento
(selezione, recupero, etc.).
109
110
111
4.2 L’inceneritore
S
pesso, per evitare di aumentare la quantità di rifiuti da portare in
discarica, si preferisce bruciarne una buona parte nell’inceneritore.
Secondo alcune stime i rifiuti urbani bruciati sono circa il 15% del
totale dei rifiuti urbani raccolti.
Schema di un termovalorizzatore.
C
A
B
RIFIUTI
112
D
L’inceneritore sembrerebbe una tecnologia molto comoda, soprattutto
perché, a differenza delle discariche, risolve i numerosi problemi di spazio. Lo scopo dell’inceneritore è, quindi, solo quello di bruciare i rifiuti. I
rifiuti vengono accumulati in una fossa e afferrati da una “benna”, una sorta
di grande tenaglia, montata su una gru. La benna provvede a inserirli in un
forno, dove vengono bruciati ad una temperatura altissima, di circa 850
°C, prodotta da caldaie che immettono continuamente aria calda. Una
barra elettromagnetica separa poi le ceneri dai metalli. I fumi della combustione vengono raffreddati, depurati, separati dalle polveri, e poi fatti
uscire attraverso le grosse ciminiere.
Questa “purificazione” dei fumi è indispensabile, altrimenti una
volta fuoriusciti dal camino inquinerebbero notevolmente l’aria.
Il vantaggio dell’inceneritore è quello di ridurre il volume e il peso
dei rifiuti trattati, ma anche se i fumi vengono depurati, continuano
ad essere inquinanti.
Da alcuni anni gli inceneritori sono stati sostituiti dai termovalorizzatori. Si tratta di impianti che riescono a bruciare i rifiuti e a ricavare, dalla loro combustione, energia elettrica. Forte vero?
I rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata sono trasportati dai
camion all’ingresso del termovalorizzatore (schema A della figura).
Quì si aspirano subito i cattivi odori. Poi un braccio meccanico
preleva i rifiuti e li butta nel forno dove inizia il processo di combustione (schema B della figura).
Dei getti di aria forzata mantengono costante la temperatura di
combustione. I fumi caldi, generati dalla combustione, portano
in ebollizione una caldaia che produce vapore. Il vapore, tramite
una turbina, sarà trasformato in energia elettrica.
Il termovalorizzatore utilizza i rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata, che non sempre sono però “puliti”. Infatti, in alcuni
casi, rimangono alcune sostanze resistenti alla combustione come
il ferro o altri metalli.
Questi elementi si depositano in una vaschetta che periodicamente viene ripulita e inviata alle discariche normali.
113
In Europa sono attivi più di 300 impianti di termovalorizzazione/incenerimento. Il Paese europeo che produce più energia elettrica e termica dalla
termovalorizzazione è la Germania, seguito da Francia, Svezia, Danimarca,
Svizzera, Belgio e Gran Bretagna; agli ultimi posti si collacano il Portogallo e
la Finlandia. In Italia l’incenerimento dei rifiuti è una modalità di smaltimento
poco praticata ed è evidente il ritardo del nostro Paese rispetto ai paesi
comunitari. Attualmente sono presenti 51 impianti di incenerimento, uno
dei quali si trova nella nostra Regione a Gioia Tauro, mentre a Brescia c’è
uno dei termovalorizzatori più grandi ed efficienti d’europa.
114
115
4.3 Il compostaggio
Esiste una categoria di rifiuti - i rifiuti organici (per esempio residui del cibo,
scarti della potatura delle piante, bucce di patata, foglie di insalata, ecc.)
– che a causa della loro natura non conviene smaltire né in discarica, né
nell’inceneritore.
Composter.
116
Come produrre e utilizzare il composter.
Si tratta di rifiuti umidi, che se abbandonati in discarica creano problemi di
percolazione (infiltrazione dei liquidi all’interno di alcune cavità del sottosuolo), comportano costi elevati per l’incenerimento e possono fermentarsi e produrre cattivi odori. Il modo migliore per smaltire questa tipologia
di rifiuti è rappresentata dal COMPOSTAGGIO!
Il compostaggio è un processo naturale, del tutto particolare, che permette di trasformare alcuni rifiuti come gli scarti di casa (scarti di frutta, pose di
caffè, thè, bucce di patata, foglie di insalata, ecc. ), e gli scarti da giardino
(foglie, erba, ecc.), in compost, cioè concime per giardini e campi.
L’insieme di questi rifiuti viene raccolto e depositato in una compostiera. Il
compostaggio avviene attraverso alcune fasi delicate.
Prima di tutto è necessario selezionare la frazione di rifiuti organici, e poi
triturarla. Il processo di selezione deve essere effettuato in maniera attenta
e delicato, perché non tutti i rifiuti umidi possono essere utilizzati.
La prima fase di selezione inizia in cucina. Dobbiamo dire alla mamma di
117
dotarsi di un contenitore apposito dove immettere gli scarti di cibo utili al
compostaggio. Tra i nostri avanzi di cibo quelli che possiamo compostare
sono:
- tutti i resti di cibi cotti;
- tutti i resti della frutta e della verdura;
- i fondi di caffè o del thè;
- il guscio delle uova;
- e molti altri ancora;
Mentre i rifiuti che troviamo fuori dalla nostra casa facili da compostare
sono:
- le foglie secche del nostro giardino;
- i resti dell’erba falciata;
- i resti delle potature;
- del materiale legnoso sminuzzato;
- in piccola quantità anche escrementi di animali, carta non stampata
e cenere di legna.
Invece è assolutamente vietato usare per il compostaggio materiale plastico o di vetro, poiché, come abbiamo visto e detto in precedenza, non è
Rifiuti che è possibile compostare.
118
biodegradabile. Lo stesso discorso vale per le pile, vernici, materiali scaduti, ceramiche, ecc. che sono materiali altamente inquinanti.
Una volta raccolto, il rifiuto umido organico, deve essere sminuzzato. Solo
allora verrà inserito in un contenitore specifico chiamato “Composter”.
Si tratta di un contenitore di plastica, dalla forma particolare, dotato di un
coperchio, sollevato il quale, dall’alto, viene caricata la frazione di rifiuti
umida che deve compostare.
Il compost maturo viene prelevato dalla parte bassa, innalzando un apposito sportellino. Per garantire all’aria di circolare all’interno del contenitore e
dare vita al processo di decomposizione, sono previsti dei forellini, sparsi
lateralmente. Esistono diversi tipo di composter:
- composter in legno, con stecche verticali e orizzontali;
- composter in plastica;
- composter in metallo.
Una volta depositati i rifiuti organici all’interno del composter, ha inizio il
processo di decomposizione. Il cumulo di rifiuti comincia a fermentare
e a sviluppare calore. In questo modo la temperatura aumenta e i primi
batteri che hanno dato inizio al processo di decomposizione muoiono.
Subito al loro posto subentrano i batteri termofili, capaci cioè di lavorare
ad elevate temperature. Grazie al loro operato la fermentazione termina, e
la temperatura si abbassa quando finisce la sostanza organica complessa.
Durante il processo di compostaggio è necessario, però, seguire alcune
regole precise. Il composter deve essere posizionato in un punto in cui il
sole non sia troppo forte, né vi sia troppa ombra. Può essere, per esempio, messo o sotto un albero o sotto una pianta.
Può capitare che, se l’ambiente dove collochiamo il composter risulta
eccessivamente umido, si sprigionano dei cattivi odori. Allora possiamo
eliminarli aggiungendo paglia o segatura, e una piccola quantità di acqua.
Dopo alcuni mesi vediamo che quelli che prima erano rifiuti sono ora diventati terriccio scuro, da utilizzare nelle aiuole, nei vasi, nei prati, ecc. La
tecnica del compostaggio è molto semplice! Ognuno di noi è in grado
di farla. Ricordiamo però le regole principali per una buona riuscita del
compost:
- raccogliamo i rifiuti organici provenienti dalla nostra cucina o dal
nostro giardino, ponendovi particolare attenzione (RICORDATEVI DI
119
SCARTARE PLASTICA, VETRO, CERAMICA, e tutto ciò che non è BIODEGRADABILE). Usate solo scarti di cibo e erba secca!
-
Trituriamo i rifiuti raccolti e poi mescoliamoli insieme;
N.B.
- Riponiamo la miscela, ottenuta tra gli scarti umidi della cucina e gli scarti secchi del giardino, all’interno di un composter,
oppure, se non abbiamo il composter, usiamo una cassettina
con dei forellini, o se abbiamo un terreno, creamo un cumulo con la
nostra “poltiglia”;
- Troviamo il posto più adatto dove posizionare il composter o la
nostra cassettina: un posto che garantisca ai rifiuti la giusta aerazione
e la giusta umidità, cosicchè si possa innescare il processo di decomposizione.
- E alla fine aspettiamo... non dimenticandoci di controllare ogni tanto
se il compost ha bisogno di acqua, se è troppo secco, se è troppo
umido, ecc.
Come per magia dopo 4–8 mesi avremmo ottenuto del terriccio da regalare alla mamma per la cura delle sue piante.
Il compostaggio è un metodo di smaltimento in apparenza laborioso, ma
in realtà è molto semplice ed efficace, soprattutto per l’ambiente! Risolve
in parte il problema dei rifiuti, perché evita che quelli organici finiscano in
discarica, creando non pochi problemi (formazione di percolato, cattivi
odori). Trasforma i nostri avanzi del cibo in un ottimo fertilizzante naturale,
da utilizzare per le piante, per il giardino! Consente un risparmio economico, perché limita l’acquisto di terricci e altri concimi organici! Previene la
produzione degli inquinanti, prodotti dalla combustione dei rifiuti organici,
nell’atmosfera.
120
5. ALCUNI SEMPLICI ECOCONSIGLI
I
l problema dei rifiuti è oggi molto attuale e soprattutto è “un problema
di tutti”! I mass media, quasi ogni giorno, riportano notizie riguardanti i
rifiuti: gente che protesta davanti alle discariche, davanti agli inceneritori,
spaventata dagli effetti che la notevole produzione di spazzatura può
avere sulla propria salute; ci raccontano storie di discariche abusive, di
traffici illeciti, di rifiuti tossici, ecc. La verità è che i rifiuti sono prodotti solo
ed esclusivamente da noi! In natura, infatti, non esistono immondizie: ma
ogni rifiuto viene riutilizzato come risorsa.
Pensiamo, per esempio, ad un ecosistema naturale: ci sono le piante produttrici di sostanza organica, gli animali che la consumano e i microrganismi che, invece, la decompongono, nutrendosi di organismi morti e
trasformandoli in sostanze che vengono utilizzate nuovamente dai produttori per costruire altra materia vivente. Si tratta di un sistema perfetto,
nel quale nulla si distrugge, ma tutto si trasforma!!
Al contrario, l’essere umano ha la capacità di produrre tanti rifiuti, alcuni
dei quali non più riutilizzabili. Ne produciamo montagne ogni giorno! Il
fatto grave è che non ci soffermiamo nemmeno per un attimo a riflettere
su quali possono essere le conseguenze del nostro gesto quotidiano,
quali i danni che possiamo arrecare all’ambiente.
Il rifiuto deve, dunque, essere considerato come risorsa e non più come
agente inquinante. Risorsa perché è in grado di ritrasformarsi! Può acquisire un nuovo ciclo di vita, può essere di nuovo immesso sul mercato.
Risorsa, perché, grazie alle ultime tecnologie (pensate ai termovalorizzatori), il rifiuto può diventare calore, elettricità, energia.
Questo può avvenenire solo se siamo noi a volerlo! Dipende da noi cercare di produrre meno rifiuti, differenziare, riciclare e riutilizzare. Dipende
da noi ridurre la quantità di rifiuti da incenerire, o limitare la costruzione di
nuove discariche (magari proprio vicino le nostre case); dipende da noi
evitare di inquinare l’acqua, la terra, l’aria.
121
Senza grandi sacrifici, possimo adottare dei comportamenti più “ecologici”, contribuendo così alla tutela delle risorse ambientali ed al miglioramento della qualità della vita.
Lo scopo di questa sezione è cercare di dare delle informazioni a riguardo, considerate non solo come regole o modelli di comportamento, ma
come dei nuovi stimoli al fine di migliorare l’ambiente che ci circonda.
Ognuno di noi può contribuire alla riduzione dei rifiuti già durante gli acquisti, utilizzando ad esempio bottiglie in vetro, evitando cibi confezionati e preferendo quelli freschi di stagione. Oppure facendo una scelta
oculata tra prodotti uguali: preferire quelli che hanno la confezione più
piccola e quelli provvisti di ricarica, non usa e getta.
Ecococonsiglio: PER REALIZZARE UNA CORRETTA AZIONE DI RICICLAGGIO ED UN REGOLARE UTILIZZO DEI CONTENITORI PER LA RACCOLTA
DEI RIFIUTI URBANI, LE REGOLE DA SEGUIRE SONO LE SEGUENTI:
1. Non lasciate mai i rifiuti abbandonati fuori dai cassonetti. E’ antiigienico e anti-estetico! Se i cassonetti sono già colmi, fate il giro
dell’isolato: ne troverete sicuramente qualcuno semivuoto, nel
quale riporre i vostri rifiuti!
122
2. Usate i cassonetti per
la raccolta diffrenziata:
depositate nei cassonetti per la raccolta
rifiuti
indifferenziati
solo quelle tipologie
di rifiuto non riciclabili
e/o recuperabili. Non
mescolate plastica,
vetro, carta e alluminio nei vari contenitori
della raccolta differenziata, sono ben
visibili le indicazioni
su cosa conferire. E
ricordate che ciascun
colore del cassonetto
vuole il suo rifiuto!
3. Rompete i cartoni, schiacciate le bottiglie di plastica e le lattine di
alluminio, riducete gli imballaggi ed evitate che frammenti di vetro
e ferro sporgano dal cassonetto.
123
4. Prima di gettarli nelle campane, togliete i tappi ai contenitori di
vetro: avremo sicuramente un prodotto più puro e di maggior valore.
5. Togliete gli involucri in plastica attorno ai giornali e alle riviste: un gesto di pochi secondi migliora la qualità del prodotto. Non inserite
buste di plastica nel cassonetto della carta.
6. Non mettete mai ceramica, maiolica o porcellana nelle campane
del vetro. Un solo piatto di ceramica rovinerà un intero camion di
vetro e gli sforzi di tutti saranno vanificati.
7. Non togliete il motore dei frigoriferi: il gas contenuto si disperderà
nell’aria con gravi danni per l’ambiente.
124
8. Non abbandonate nessun tipo di rifiuto in aree pubbliche e/o private, ma poneteli negli appositi contenitori, nei cassonetti o presso
il Centro Ambiente del vostro Comune di residenza.
9. Non abbandonare residui edili, elettrodomestici o rifiuti ingombranti lungo la strada: questo genere di rifiuti viene ritirato, su richiesta, da personale specializzato che li porta in appositi centri
attrezzati.
10. Non bruciate mai i rifiuti, in particolar modo la plastica: a basse
temperature, soprattutto se mescolata con fibra di cellulosa, produce diossina (sostanza tossica).
125
Ecoconsiglio: PER RIDURRE GLI IMBALLAGGI E NON ACQUISTARE RIFIUTI, RIPORTIAMO DI SEGUITO DELLE REGOLE E DEI CONSIGLI PRATICI:
N.B
N.B
N.B
N.B
DA NON DIMENTICARE: cercate di ridurre gli sprechi comperando ciò di cui avete bisogno e scegliendo il contenitore
più ecologico, quello con meno strati di carta e plastica.
DA PREFERIRE: scegliete prodotti locali e frutta e verdura di
stagione. Comperate frutta e verdura fresca “a peso” e affettati e formaggi al banco: eviterete inutili confezioni già
pronte. Quando è possibile usate il sistema di rifornimento
alla spina (dispenser) per detersivi, caffè, legumi, riso, pasta,
acqua.
PER BERE: scegliete sempre il vetro, può essere facilmente riciclato. Preferite il “vuoto a rendere”, sia per il vetro che per
le bottiglie di plastica. Ogni volta che gettate una bottiglia
di plastica, ricordate che riciclandone 8 posso ottenere un
golfino di Pile!!!
DA EVITARE: le mini confezioni per succhi, thé, tonno, passate di pomodoro, ecc. i prodotti “usa e getta”, come rasoi, tovaglie, tovaglioli di carta, posate, piatti e bicchieri di
plastica. Questi oggetti sono comodi, ma diventano subito
rifiuti. Preferite confezioni “formato famiglia”: fanno risparmiare soldi e imballaggi. Evitate confezioni con imballaggi
doppi e non essenziali. Acquistate, ad esempio, maionese
e dentifricio senza il tubo di cartone.
126
N.B
N.B
N.B
N.B
DA PORTARE: sempre da casa le borse di cotone, tela o iuta per
fare la spesa. Richiedete le borsette per la spesa biodegradabili
in materiali, magari di tela. Se acquistate le borsette di plastica,
riutilizzatele per fare la spesa o usatele per la raccolta dei rifiuti
indifferenziati.
DA LEGGERE: l’etichetta riportata sulla confezione, per verificare la
quantità di materiale riciclato già presente e il suo grado di riciclabilità.
SCELTA DEI CONTENITORI: scegliete prodotti che non inquinano o
inquinano il meno possibile. Nel caso dei detersivi, verificate la biodegradabilità indicata sull'etichetta e rispettate le dosi consigliate.
Evitate l'eccesso di prodotto, consentirà di produrre meno rifiuti.
Se scegli le confezioni formato famiglia produci, in proporzione,
meno rifiuto.
SCELTA DEGLI ELETTROMESTICI: quando acquistate elettrodomestici, preferite beni resistenti, durevoli e possibilmente riparabili.
Guardate le etichette energetiche di frigoriferi e lavatrici: la categoria riportata sull’etichetta informa sul consumo energetico del
modello. Preferite quelli di classe A, riducono gli sprechi energetici
e alleggeriscono i costi delle bollette dell‘energia elettrica. Scegliete prodotti che possano essere alimentati sia a rete che a pile.
Quando comprate le pile, preferite quelle ricaricabili, per togliere
dai rifiuti tante pile “usa e getta” con mercurio. Per evitare inutili
imballaggi e rifiuti, scegliete cartucce del toner ricaricabili, carta da
stampante riciclata, ecologica, ecc.
127
Schede didattiche
Suggerimenti per la scuola media inferiore
Esercizio 1
Partendo dalla parola indicata nel seguente cerchio, scrivi o elabora
almeno 5 concetti, frasi o immagini che ti vengono in mente:
.............................................................................
.............................................................................
.............................................................................
AMBIENTE
.............................................................................
.............................................................................
.............................................................................
.............................................................................
RIFIUTI
.............................................................................
.............................................................................
.............................................................................
131
Esercizio 2
Indica quali sono, nell’arco di una giornata, i prodotti o i materiali con i
quali vieni a contatto o che utilizzi. Successivamente indica il principale
motivo del loro disfacimento e il luogo dove sei solito buttarli.
Oggetti
Perché vengono buttati
Indumenti
1. giubbino
2. scarpe
3. calzini
4. …
5. …
Cibi
1. pane
2. carne
3. …
4. …
5. …
132
Dove vengono buttati
Oggetti
Perché vengono buttati
Dove vengono buttati
Arredi
1. …
2. …
3. …
4. …
5. …
Oggetti di uso comune
1. 2. 3. 4. 5. NOTA BENE
1. (per gli indumenti) le motivazioni possono essere: sono completamente consumati, non c’è tempo per ripararli, non c’è in casa chi li può riparare, non c’è
l’artigiano vicino che li ripara, sono passati di moda, sono monouso…;
2. (per i cibi) ne sono stati cucinati troppi, sono stati cucinati male, si sono deteriorati, erano degli avanzi … ed altre ancora che ti vengono in mente.
133
Esercizio 3
Completa a casa o a scuola, con l’aiuto dei tuoi genitori o degli insegnanti, la seguente tabella:
Nome del prodotto
Motivo dell’acquisto
1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11.
12.
13.
14.
134
Costo unitario
Analizzando la tabella precedente indica quanti prodotti sono stati acquistati per:
Motivo dell’acquisto
Risparmio di tempo
Difficoltà di preparazione
Prezzo
Igiene
Perché di moda
Perché non lavarlo
………………………………………………
………………………………………………
………………………………………………
………………………………………………
………………………………………………
………………………………………………
………………………………………………
135
Quantità
Esercizio 4
Hai mai sentito parlare di prodotti BIODEGRADABILI?
Si
r No r
Dove e quando?
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
136
Che cosa significa per te l’aggettivo biodegradabile?
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
Indica almeno tre oggetti o prodotti che pensi siano:
Biodegradabili
137
Non biodegradabili
Esercizio 5
Se, dopo un pic-nic in montagna, abbandonassi i rifiuti della giornata e
tornassi a distanza di un anno in che condizioni pensi di ritrovare?
la lattina
il panino
la mela
il tovagliolo di carta
le posate di plastica
il bicchiere di vetro
Quali dei precedenti oggetti sarebbero:
Intatti
Deteriorati
138
Spariti
Verifica con un esperimento
Prova a sotterrare in alcuni vasetti gli oggetti appena elencati, annaffiali
ogni otto giorni. Descrivi il ritrovato di ogni vasetto:
dopo un mese:
..........................................................................................................
..........................................................................................................
dopo due mesi:
..........................................................................................................
..........................................................................................................
quali oggetti si sono trasformati e per quale motivo secondo te?
..........................................................................................................
..........................................................................................................
139
Esercizio 6
Dopo aver individuato i soggetti da intervistare, completa la seguente
tabella:
Chi?
Gli oggetti che
non butterebbe
mai via sono:
La mamma
Il papà
La nonna
Il nonno
Mia sorella
Mio fratello
L’insegnante
…
…
…
…
140
Perché
Dove e
come li
conserva
Esercizio 7
Osserva e descrivi le diverse tipologie di rifiuti che vengono depositati
nella pattumiera di casa in una settimana tipo.
Giorno
Rifiuti depositati nella pattumiera
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Domenica
Confronta il tuo prospetto con quello dei tuoi compagni e indica i rifiuti
che durante la settimana risultano più frequenti:
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
141
Sulla base dei risultati precedenti, completa la seguente tabella aiutandoti con gli esempi illustrati:
Rifiuti più
frequenti
Barattolo
Vassoio
Funzione
Contiene
pomodori
Contiene frutta
142
Scopo
Sono
riciclabili?
Di quale
materiale
sono
Igienico
Sì
Latta
Protezione
Sì
Polistirolo
Esercizio 8
Osservando i prodotti/alimenti acquistati dai vostri genitori durante la
settimana, descrivi, per ciascuno di essi, il materiale dei relativi contenitori:
Alimento
Carta e
cartone
Vetro
Latte
Pasta
143
Metallo
Plastica
Legno
Altro
Per ciascun materiale, poi, indica il numero di confezioni:
Materiali
Numero di confezioni
Carta e cartone
Vetro
Metallo
Plastica
Legno
Altro
Confronta e commenta i risultati ottenuti con i tuoi compagni.
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
..........................................................................................................
144
Esercizio 9
Immagina di essere all’interno di un supermercato e di trovarti davanti
ad uno scaffale. Completa la seguente tabella, cosi come evidenziato
nell’esempio, in relazione a ciascun prodotto visualizzato:
Prodotto
Contenitore
È necessario
Vino nel cartone
145
È voluttuario
Può essere
sostituito
x
da vetro
È utilizzato
perché
è più
economico
Chiedi ad almeno 10 persone che incontri al supermercato come mai
acquistano un determinato prodotto e riporta quanto nell’acquisto influisca l’aspetto esteriore del contenitore o la pubblicità:
Domanda:
Acquisti un determinato prodotto perché?
r
leggi l’etichetta e la confronti con quelle di altri prodotti
r
ti piace la confezione
r
hai visto la pubblicità e ti ha convinto sulla sua bontà
r
perché costa meno
r
altro (specificare)………………. .
146
Elaborando le risposte ho ottenuto:
________% delle persone comprano un determinato prodotto perché leggono l’etichetta e la confrontano con quelle di altri prodotti.
________% delle persone comprano un determinato prodotto perché attratti dalla confezione.
________% delle persone comprano un determinato prodotto perché hanno visto la pubblicità e sono convinti che sia buono.
________% delle persone comprano un determinato prodotto perché costa meno.
________% delle persone comprano un determinato prodotto per
altri motivi (specificare).
147
Esercizio 10
Questionario ai nonni o agli anziani del quartiere
Poni ai tuoi nonni o a qualche anziano vicino che conosci le seguenti
domande:
1. Qual era la durata degli oggetti come: capi di abbigliamento (vestiti e scarpe), arredi e suppellettili, oggetti per la cucina o altro
(specificare).
2. Dove andavano a finire gli scarti dei cibi o degli oggetti che diventavano non più utilizzabili?
3. Cosa si faceva per conservare più a lungo gli oggetti?
148
4. Quali erano i «riutilizzi» più comuni dei vari oggetti prima di diventare rifiuti?
5. Descrivi una tua giornata di quando avevi la mia età. Di solito
quanti oggetti buttavi via in un giorno?
6. C’è un oggetto della tua giovinezza che hai ancora conservato?
149
Esercizio 11
Attività di laboratorio: come realizzare la cartapesta.
r
La realizzazione della cartapesta prevede le seguenti fasi di lavoro:
1. Raccolta di un abbondante quantitativo di carta possibilmente di
giornale (non patinata).
2. Sminuzzamento della carta: più i pezzettini sono piccoli, maggiore
sarà la qualità del prodotto finito.
3. Si fa bollire l’acqua con i pezzetti di giornale per circa mezz’ora.
4. Si lascia a bagno in acqua bollente per un giorno intero.
5. Completato il periodo di ammollo si estrae dal recipiente una manciata di carta per volta. Si strizza la «palla», ma non eccessivamente,
poi si batte sul tavolo con martelli di legno.
La palla di carta deve essere battuta molto forte fino a quando non
si riesce più a leggere nessuna scritta del giornale utilizzato.
Terminata la battitura la poltiglia ottenuta va «sfibrata», cioè grattata
con una punta alla ricerca di piccoli noduli o piccoli fogli non ancora
battuti. Utilizzare per questa operazione guanti da cucina.
Attenzione: la Fase 5 è quella più delicata e va eseguita con molta
precisione.
6. Quando il mucchietto di pasta sfibrata è pronto, si prepara la colla.
Per preparare la colla si possono seguire due procedimenti: o si
utilizza polvere di colla ed acqua rimestando continuamente finché
si ottiene una consistenza simile a quella del miele; oppure si fanno
150
bollire 3 tazze di farina con 9 tazze di acqua fino a consistenza
voluta e si aggiunge un cucchiaino di aceto perché il tutto non si
deteriori.
7. Si impasta la colla con la pasta sfibrata facendo molta attenzione a
non lasciare bolle di aria e ad aggiungere la colla progressivamente
volta per volta.
8. Si lavora l’impasto fino a quando, infilando un dito nello stesso, si
ottiene un foro i cui bordi si presentano omogenei e senza creste.
Con la cartapesta si possono realizzare: plastici, burattini, giochi;
personaggi per il presepe, statuette ecc.
151
Esercizio 12
Attività di laboratorio: come realizzare la carta riciclata.
r
La realizzazione della carta riciclata prevede le seguenti fasi di lavoro:
1. Raccolta di un abbondante quantitativo di carta diversificata (possibilmente non patinata).
2. Sminuzzamento della carta.
3. Messa a bagno in acqua calda per una notte.
4. Frullatura dell’emulsione (dispersione a goccioline) formatasi al punto 3.
5. Preparazione del telaietto delle stesse dimensioni del foglio che si
vuole produrre.
6. Stesura dell’impasto sul telaietto in modo che lo spessore sia uguale
in tutte le sue parti.
7. Scolatura dell’acqua e prima asciugatura.
8. Separazione del foglio dal telaietto e asciugatura definitiva.
152
r
Le attività didattiche e la carta riciclata.
Le attività didattiche legate al laboratorio per la produzione della carta
riciclata rappresentano un percorso del seguente progetto di Educazione
Ambientale sui rifiuti e si collocano nella fase del lavoro sul campo.
Le attività portano, quindi, alla realizzazione di un obiettivo concreto che
si può evidenziare in tre prodotti diversi:
1. realizzazione di carta riciclata;
2. utilizzo per la produzione di oggetti vari con la carta riciclata prodotta;
3. indagine per una settimana sulla quantità dei rifiuti (ad esempio nel
cestino dell’aula) dopo aver tolto la carta da riciclare.
È molto importante che l’attività didattica non finisca solo con la produzione di carta riciclata bensì con la realizzazione di un prodotto utile (quadro, taccuino, diario, piccolo quaderno ecc.) che faccia comprendere
la trasformazione del «rifiuto carta» in risorsa immediatamente utilizzabile.
Inoltre, abbinare il riciclo della carta con la diminuzione dei rifiuti è un
percorso educativo che permette di far comprendere al ragazzo l’importanza del riciclo.
153
Ecogiochi Enigmistici
Come si chiama…
… il metodo di smaltimento dei rifiuti basato sulla combustione degli stessi nell’inceneritore?
E R A V
O L M O
I I Z N
Z A O E
T
R
Z
Partendo dalla lettera indicata dalla freccia (T) e muovendovi in tutte le
direzioni (orizzontalmente, verticalmente o diagonalmente), toccate tutte
le lettere una volta sola fino ad arrivare alla lettera E in basso a destra con
un unico tratto di penna. Se la soluzione sarà esatta, leggendo di seguito
le lettere toccate otterrete la soluzione.
157
I rifiuti al loro posto
Le lattine, ormai lo sappiamo bene, vanno depositate nell’apposito
cassonetto o campana. Noi, invece, le usiamo per giocare. Partite dalla
parola scritta in rosso (LATTINE) e arrivate a quella scritta in verde (CAMPANA) inserendo le 11 parole che rispondono alle rispettive definizioni. Le parole che vanno dalla n. 2 alla n. 7 sono formate dalle lettere
rimescolate della parola che precede meno una lettera; al contrario dal
n. 8 al n. 13 occorre rimescolare le lettere della parola precedente aggiungendovene una. Le sillabe elencate sotto compongono le parole
definite.
A - A - ALT - AN - CA - CA - CA - CAN - LA - LA - LAT - NA - NA - PA
- PAN - TE - TE - TI - TLE
Definizioni
2 Praticano uno sport a livello agonistico. - 3 Il primo alimento dei
neonati. - 4 La imbratta il pittore da due soldi. - 5 Lo impone il
vigile. - 6 Articolo femminile e nota musicale. - 7 La prima lettera
dell’alfabeto. - 8 La sigla automobilistica di Napoli. - 9 Se abbaia…
non morde! - 10 La parte del corpo posta lateralmente al bacino e
sopra la coscia. - 11 Come dice un popolare scioglilingua, sopra di
essa la capra campa! - 12 Una fibra tessile con la quale si fabbricano
cordami.
158
1 L A T T I
2
3
4
5
6
7
8
8
N E
10
11
12
13 C A M P A N A
159
Ogni rifiuto al suo posto
Abbiamo visto in queste pagine dove è bene smaltire i rifiuti domestici
(vetro, carta, organico, plastica, ecc.) al fine di ridurre l’impatto ambientale e sfruttare al meglio le risorse. Ma per alcuni rifiuti possono presentarsi delle perplessità e non è sempre facile sapere dove vanno riposti.
Ve ne proponiamo alcuni: sapreste indicare dove li collochereste per
un corretto smaltimento?
1.
2.
3.
Apposito contenitore per raccolta differenziata.
Contenitore per rifiuti indifferenziati (ridotti di volume).
Centro di raccolta / stazione ecologica.
r scarpe di cuoio
r
sacchetti della spesa
r
batteria per automobile
r
rete metallica da letto
r
lavandino di ceramica
r
tetrapack per latte e succhi
r
siringa per iniezioni
r
mobiletti di legno
r
vasi da fiori in terracotta
r
materasso
160
r
lavatrice
r
cartongesso
r
pannolini per bambini
r
frigorifero
r
abiti usati
r
borse in pelle
r
imballaggi di cartone
r
computer
r
farmaci scaduti
r
olio per friggere usato
r
olio dell’auto
r
contenitori di polistirolo
r
ferro da stiro
r
pile e/o batterie
r
lettore cd
r
televisore
161
Glossario
Aerobico Riferito a processi chimici o ad organismi viventi che necessitano di ossigeno.
Ammendante
Sostanza che migliora le caratteristiche fisiche e chimiche del terreno.
Anaerobico
Riferito a processi chimici o ad organismi viventi che non necessitano di
ossigeno.
APAT
Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici.
ATO
Ambito Territoriale Ottimale in cui si svolge una gestione unitaria dei rifiuti
urbani.
Bilancio ecologico
Valutazione del potenziale impatto ambientale di un processo di produzione.
Biodegradabile
Organismo o molecola decomponibile a opera dei microrganismi naturali.
Biodiversità
Varietà delle specie animali e vegetali presenti all’interno di un ecosistema.
Biogas Gas combustibile che si produce durante la fermentazione di materiale
organico in assenza di ossigeno.
Biostabilizzazione
Processo di stabilizzazione microbiologica della frazione umida del rifiuto.
Camera di post-combustione
Area di un inceneritore dove avviene una combustione supplementare
dei gas generati dalla combustione dei rifiuti.
165
Cartiera
Stabilimento per la fabbricazione della carta.
CDR
Combustibile Derivato dai Rifiuti.
Ceneri
Residui di combustione dei rifiuti urbani.
Cernita dei rifiuti
Separazione dei rifiuti sulla base della loro composizione merceologica
(vetro, carta, plastica, alluminio, etc).
“Chi inquina paga” Principio secondo il quale le spese delle misure prese secondo la legge
sulla protezione dell’ambiente sono sostenute da chi è causa della sua
degradazione.
CO.RE.PLA Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti
di Imballaggi in Plastica.
Codice dei rifiuti
Codice a sei cifre, utilizzato per nel catalogo europeo dei rifiuti per identificare qualsiasi tipo di rifiuto.
Combustibile
Qualsiasi sostanza che bruciando sviluppa energia.
Combustione
Reazione di un combustibile con ossigeno che produce energia termica.
Compattatore
Macchina dotata di ruote d’acciaio opportunamente sagomate che
schiaccia i rifiuti, sotto il proprio peso.
Compost
Prodotto della degradazione batterica della frazione organica dei rifiuti
urbani, usato come ammendante.
166
Compostaggio
Processo naturale che consiste nella fermentazione di massa organica con
produzione di humus. Il processo viene utilizzato anche per lo smaltimento dei rifiuti di origine organica.
Compostiera (o composter) Particolare contenitore studiato per praticare il compostaggio domestico.
CONAI
Consorzio Nazionale Imballaggi.
Ecomafia
Organizzazione malavitosa che opera smaltendo illegalmente i rifiuti.
Ecosistema
Unità ecologica costituita dalla condizione di equilibrio delle relazioni fra
gli esseri viventi e l’ambiente chimico-fisico in cui si trovano.
Emissione Rilascio di sostanze inquinanti.
Fanghi
Residuo solido della depurazione delle acque reflue.
Fermentazione Trasformazione di alcune sostanze organiche sotto l’azione di enzimi prodotti da microrganismi.
Fumi Emissioni gassose contenenti ossidi di carbonio, d’azoto, di zolfo, vapore
acqueo, particolato ed altri inquinanti, prodotte da processi di combustione dei rifiuti.
Gasificazione Ossidazione parziale della sostanza organica con relativa trasformazione
in gas.
167
Humus Terreno molto fertile, contenente sostanze organiche formatesi in seguito
alla decomposizione di animali o vegetali.
Imballaggi ecocompatibili
Imballaggi che hanno un impatto sull’ambiente limitato. Realizzati con materiali facilmente biodegradabili, sono interamente riutilizzabili.
Imballaggio
Prodotto adibito a contenere, proteggere e trasportare le merci.
Impermeabilizzazione
Trattamento con cui si rende impermeabile, con uno strato isolante in materiale naturale o sintetico, una discarica, al fine di impedire la fuoriuscita
incontrollata di liquidi.
Incenerimento
Processo di combustione controllata dei rifiuti.
Inceneritore
Impianto per la combustione controllata dei rifiuti.
Involucro
Ciò che involge; rivestimento esterno di qualcosa.
Microrganismo
Organismo animale o vegetale non visibile a occhio nudo.
Packaging
L’insieme degli elementi che confezionano un prodotto al fine di renderlo
più attraente per il consumatore o di facilitarne il trasporto e l’utilizzazione.
PE
Sigla che indica il polietilene, il più semplice delle plastiche sintetiche.
Percolato Liquido prodotto dai rifiuti conferiti in discarica.
168
PET
Sigla che indica il polietilene tereftalato, plastica molto utilizzata nell’industria alimentare.
Potenza termica Quantitativo di energia prodotto durante l’incenerimento che l’impianto
è in grado di assorbire e di trasformare in vapore o in acqua calda per
mezzo della caldaia, pari alla quantità oraria di rifiuti inceneriti moltiplicata
per il loro potere calorifico.
Potere calorifico Quantità di energia prodotta dalla combustione di un’unità di massa di
rifiuti o combustibile.
PP
Sigla del polipropilene, plastica caratterizzata da un elevato carico a rottura, una bassa densità, una buona resistenza termica e all’abrasione.
PS
Sigla del Polistirolo, plastica soprattutto utilizzata negli imballaggi.
PVC
Sigla del polivinilcloruro, plastica di maggior consumo al mondo.
Raccolta differenziata
Raccolta differenziata per ogni tipologia di rifiuto (per esempio carta, plastica, vetro, umido etc.).
Recupero L’insieme delle operazione che mirano al riutilizzo dei rifiuti per generare
materie prime secondarie o combustibile.
Rifiuti biodegradabili Qualsiasi rifiuto soggetto a decomposizione aerobica o anaerobica, come
alimenti, rifiuti dei giardini, carta o cartone.
Rifiuti domestici Rifiuti provenienti dalle utenze domestiche.
169
Rifiuti inerti Rifiuti che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica
significativa.
Rifiuti non pericolosi
Rifiuti che non contengono sostanze ritenute nocive dalla normativa corrente.
Rifiuti sanitari Tutti i rifiuti risultanti dalle attività specifiche del settore sanitario.
Rifiuti urbani
Rifiuti non ingombranti derivanti in genere dalle utenze domestiche, o da
altri insediamenti civili.
Rifiuti speciali Rifiuti il cui smaltimento conforme alle esigenze ecologiche richiede misure
tecniche e organizzative particolari a causa della loro composizione o
delle loro proprietà fisico-chimiche.
Rifiuti urbani pericolosi
Sono costituiti da tutta quella serie di rifiuti che, pur avendo un’origine civile, contengono al loro interno un’elevata dose di sostanze pericolose.
Rifiuti vegetali
Rifiuti composti da sostanze di natura vegetale (rami, foglie ecc.).
Saprofita
Organismo (funghi, batteri, coprofagi ecc.) che si nutre di sostanze organiche in decomposizione.
Smaltimento dei rifiuti Riciclaggio, trattamento e deposito definitivo di rifiuti.
Sostanze organiche Qualsiasi parte o componente di un essere vivente.
170
Sostanze residue Materiali ad alto tenore di metalli pesanti, di composizione nota e contenenti solo piccole componenti organiche, che non possono produrre né
gas, né sostanze facilmente solubili in acqua.
Spazzamento
Attività di pulizia urbana eseguita in tutta la rete stradale o luoghi pubblici.
Stoccaggio
Collocazione in deposito dei rifiuti.
Sviluppo sostenibile
Progresso tecnologico e industriale compatibile con la difesa dell’ambiente e con un’equa distribuzione della ricchezza.
Termovalorizzazione
Processo di combustione controllata dei rifiuti e di CDR che produce energia termica ed elettrica.
Trattamento termico Termine generico che indica il trattamento dei rifiuti mediante combustione controllata.
171
Bibliografia e Sitografia
Bibliografia
ANPA-ONR, La raccolta differenziata – aspetti progettuali e gestionali, Roma 1999.
ANPA, ONR, Il recupero di sostanza organica dai rifiuti per la produzione di ammendanti
di qualità. Roma, 2002.
APAT, I Quaderni della Formazione Ambientale -I Rifiuti-. Roma, 2006.
APAT, ONR, Il ruolo degli imballaggi nella catena di distribuzione. Roma, 2006.
APAT, ONR, Rapporto rifiuti 2006 -Volume 1- I rifiuti Urbani. Agenzia per la Protezione
dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici, Osservatorio Nazionale sui Rifiuti., Roma, 2006.
APAT, ONR, Rapporto Rifiuti 2007 -Volume 1- I rifiuti Urbani. Roma 2007.
Baird C., Chimica Ambientale. Zanichelli, Bologna, 2001.
Bellecci C., Carnevale V. (a cura di), Un mondo di rifiuti. Amministrazione provinciale di
Cosenza, Cosenza, 1998.
BENELLI E., Il fuoco è meglio del riciclo, in “Tempo Medico”, n.° 587 del 4/03/1998.
Ficco P., Figiani P., Gerardini F., La gestione dei rifiuti. Quadro normativo e interpretazioni.
Edizioni Ambiente, Milano, 2001.
Giardina A., Archeologia dei rifiuti. Il Sole24 Ore del 13 gennaio 2008.
Liss Jerome K., la Comunicazione ecologica, La Meridiana, 2005.
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (a cura di), Riciclo la doppia vita
delle cose. Supplemento a Tempi, n°41 del 6 ottobre 2005.
Noi per lo Sviluppo sostenibile, opuscolo della Collana “Sviluppo Sostenibile “Enea,
Roma 1999.
P.Ficco, P. Figiani, F. Gerardini, La Gestione dei rifiuti. Quadro normativo e intrepretazio-
ni, Edizione ambiente 2001.
RAPISARDA SASSOON CRISTINA, CASSAR GERMANA, La nuova normativa italiana sui
rifiuti di 1998, Il sole 24 Ore Pirova Rapporto Energia e Ambiente Enea Roma, 2004.
Wackernagel M. Rees W.E., L’Impronta ecologica, Edizioni Ambiente 2004.
174
Sitografia
www.ambiente.it
www.apat.gov.it
(Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici)
www.cial.it
(Consorzio Imballaggi Alluminio)
www.comieco.it
(Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a Base Cellulosica)
www.conai.org
(Consorzio Nazionale Imballaggi)
www.corepla.it
(Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi
in Plastica)
www.coreve.it
(Consorzio Recupero Vetro)
www.enea.it
(Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente)
www.federambiente.it
(Federazione Italiana Servizi Pubblici Igiene Ambientale)
www.infopointambiente.it
(sito ufficiale del Dipartimento Politiche dell’Ambiente della Regione Calabria)
www.legambiente.it
www.minambiente.it
(sito ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare)
www.osservatorionazionalerifiuti.it
(sito ufficiale dell’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti)
www.reteambiente.it
(sito di Edizione ambiente)
www.ricicloaperto.it
www.rifiutilab.it
(portale dedicato alla gestione dei rifiuti)
www.wwf.it
(sito ufficiale di WWF Italia)
175
UNIONE EUROPEA
mktg&com
REPUBBLICA ITALIANA
REGIONE CALABRIA
Assessorato
Politiche dell’Ambiente
POR
CALABRIA
Scarica

Lezioni differenziate - Medie