NOTIZIARIO UFFICIALE SOMMARIO 1 | EDITORIALE 28 NOVEMBRE 2013 LA FONTE DI ENERGIA di Hamid-Reza Khoyi, Membro del Consiglio di Fondazione La Fonte di energia 3 | FONDAZIONE Alcune notizie dal f(r)onte 6 | SPAZIO STRUTTURE Nostalgia, dignità e lume di ragione 9 | UNO SGUARDO DALL’ESTERNO La formazione pratica degli operatori socioassistenziali osa 14 |ATTUALITà E INFORMAZIONI Festa di fine estate 16 |OPINIONE SUL TEMA Disabilità e invecchiamento: umanità e dignità 19 | PAROLA AI PROTAGONISTI Fonte 3, Festa con le famiglie 20 | ATTUALITà E INFORMAZIONI Una fonte di speranza 22 | SPAZIO STRUTTURE Essenzialmente casa, casa con occupazione Fonte 3 24 |FONDAZIONE Un nuovo membro del CdA e una nuova capo struttura Riflettendo sul nome della nostra fondazione mi sono reso conto della fortuna che abbiamo, viste le molteplici 26 |PAROLA AI PROTAGONISTI combinazioni che si possono abbinare al Il coraggio e la dignità 27 |SPAZIO STRUTTUREnome della fondazione; come ad esempio Fonterosso (vino rosso con la nostra Per chi non sa etichetta) Fontebianco (vino bianco che e per chi non c’era... presentiamo in questi giorni), La Fonte di | 30 ATTUALITà E INFORMAZIONI energia (il mio preferito), La Fonte della “Fontebianco”: conoscenza, La Fonte d’Informazione, a new wine experience La Fonte... e si potrebbero fare molti altri abbinamenti. Ma questa fortuna FONDAZIONE LA FONTE non è da intendersi nella ricerca di chisMembri del Consiglio sà che combinazione, ma la possibilità, Lorenzo Wullschleger (Presidente), grazie al gioco di parole, di poter magElena Soldati (Vice Presidente), giormente far conoscere e promuovere Adriano Agustoni, Carlo Calanchini, Luciano Clerici, Fabia Dell’Acqua-Cornaro, la nostra fondazione. Dico nostra in Lorenzo Emma, Corrado Finzi, Emanuele Saurwein, Hamid-Reza Khoyi, Carlo Terzaghi. EDITORIALE quanto tutti dobbiamo sentirci parte integrante di essa; dai collaboratori, ai sostenitori, ai fornitori, al Consiglio di Fondazione, agli utenti stessi. Ma vorrei tornare sul nome e marchio della fondazione. Un nome già molto conosciuto e di certo non ha bisogno di chissà che azione di promozione. Però bisogna rendersi conto che i tempi stanno cambiando e importanti investimenti saranno necessari in futuro. In particolare per quello che riguarda la nuova costruzione di Fonte 3 a Neggio. Investimento che esula dall’attività ordinaria. Sicuramente e ce lo auguriamo ci sarà un importante contributo dal 1 ALCUNE NOTIZIE DAL F(R)ONTE di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte Cantone che viene erogato in base al numero di utenti che la struttura potrà ospitare. Contributo che però non sarà sufficiente per finanziare l’investimento previsto e di conseguenza spetterà a noi cercare anche altre fonti di finanziamento. Stesso discorso per quanto concerne l’attività ordinaria dove tramite il contratto delle prestazioni e gli standard fissati dal Cantone dovremo in un prossimo futuro soddisfare tali requisiti che si basano sui costi di gestione di strutture analoghe. Al momento riceviamo delle misure di accompagnamento che però non potranno durare in eterno. Su questo tema si era già espresso il nostro presidente nell’editoriale del 23esimo notiziario dell’aprile 2011. Non bisogna dimenticare che anche il Cantone deve attentamente analizzare le sue uscite al fine di tornare in equilibrio in un prossimo futuro. Perciò è inevitabile che dovremo cercare sempre di più aiuti e donazioni da benefattori privati, aziende e non da ultimo da fondazioni e associazioni. Un marchio forte e conosciuto ci sarà sicuramente d’aiuto! Una nuova attività per “completare” l’offerta dell’azienda agricola È giunto il momento per una attenta analisi dell’attuale situazione dei supporti e donazioni che riceviamo al fine di sviluppare un fundraising integrato ed orientato ai nostri bisogni nel medio lungo termine. Progetto che stiamo iniziando ad affrontare e che non mancheremo di illustrare una volta elaborato. se aziende a destinare una parte dei loro risultati ad attività sociali, creando in alcuni casi delle proprie fondazioni con lo scopo di supportare e finanziare progetti nel campo sociale. In altri casi semplicemente destinando una parte dell’utile d’esercizio ad attività sociali; oppure privati che decidono di costituire delle fondazioni dotando anche importanti capitali e/o supportando regolarmente associazioni e fondazioni nel campo sociale. Di questa sensibilità ce ne siamo resi conto con il progetto del nuovo laboratorio di panetteria/pasticceria presso la struttura Fonte 2, dove grazie al supporto del Cantone, fondazioni e aziende, La Fonte è riuscita a finanziare l’investimento. Ma non vorrei essere troppo pessimista, anzi guardo al futuro con ottimismo. In primis perché si nota molta sensibilità da parte di privati e aziende per il sociale. Sensibilità che ha portato diver- In secondo luogo possiamo contare sui nostri collaboratori e il Consiglio di Fondazione ogni qualvolta si deve far fronte a nuovi progetti riscontrando uno spirito positivo e propositivo, come ad EDITORIALE esempio durante la giornata delle porte aperte di Neggio, la festa di Vaglio, che è giunta alla sua seconda edizione, il nuovo laboratorio di Fonte 2 ecc. In ultimo ma non per importanza anche la vicinanza del Lions Club che ci ha sempre dato importanti contributi e che ci mette a disposizione la fattoria di Vaglio. I progetti futuri e i tempi che cambiano ci richiedono di essere maggiormente attivi nel far conoscere La Fonte, i suoi obbiettivi e i suoi progetti. Questo sarà possibile solo con l’aiuto e la collaborazione di tutti: collaboratori, direzione, Consiglio di Fondazione e tutti coloro che ci sono vicini. Sono convinto che con l’aiuto di tutti potremo realizzare importanti progetti e garantire ai nostri utenti, anche in futuro, delle strutture ed un ambiente ottimali. 2 Da sempre attivi nello sviluppo di nuovi progetti e nella ricerca di opportunità per allargare il nostro raggio di azione con l’intento di creare nuove forme di attività per quelle persone che a noi si rivolgono, nel corso dell’anno corrente abbiamo raccolto uno stimolo che si è presentato inaspettatamente, funzionale a poter introdurre una nuova branchia di attività in quel dell’azienda agricola di Vaglio. Sostanzialmente, siamo venuti a conoscenze della cessazione dell’attività commerciale di un negozio di prodotti alimentari ubicato in una località non esattamente centrale, la classica bottega di paese, che se lasciata morire avrebbe privato la popolazione della zona di uno spaccio per l’acquisto di prodotti di prima necessità. Prodotti basilari per un’economia domestica, soprattutto per quelle persone che non hanno la possibilità o semplicemente non vogliono rifornirsi presso le grandi catene di distribuzione. Un piccolo negozio che, oltre alla dimensione commerciale, presenta caratteristiche e valori a stampo sociale che abbiamo subito ritrovato come perfettamente abbinabili al nostro mandato istituzionale. Quale occasione migliore per sperimentarsi in una nuova sfida, aggiungendo valore alla filosofia e agli scopi della nostra Fondazione per rispondere alle esigenze dell’intera socialità? Quale occasione migliore per essere sempre più presenti sul territorio, valorizzando taluni prodotti commestibili che da anni sono venduti ed assai apprezzati dalla nostra clientela? Quale occasione migliore per provare a dare una risposta diversa dalle tendenze in atto, quella della concentrazione del commercio nei cosiddetti “non luoghi”, tornando alle origini e privilegiando i rapporti diretti con la clientela e con i fornitori artigianali che operano nel territorio circostante? Quale occasione migliore per migliorare un risultato di attività, che potrà essere reinvestito al nostro interno? Quale occasione migliore per creare alcuni nuovi posti di lavoro, per Utenti e non, che abbiano a ridare respiro a dignità a chi vive la difficoltà quotidiana sulla propria pelle? Quale occasione migliore per aumentare sensibilmente la responsabilità sociale di un ente che, piccolo o grande che sia, non deve perdere di vista questa dimensione? Ecco solo alcune delle domande che ci hanno convinto a raccogliere questo nuovo stimolo, che porterà la nostra Fondazione a gestire dal prossimo gennaio 2014 un negozio di prodotti alimentari in quel di Sala Capriasca. Un negozio che dal profilo gestionale sarà direttamente aggregato alle attività agricole di Fonte 4, sede che come ben sappiamo si trova a Vaglio e che andrà a rispondere ad un tema assai caro al FONDAZIONE nostro interno; quello dello sviluppo di nuove forme di sinergie, sia tra le differenti strutture di nostra competenza, sia tra i vari attori locali presenti sul nostro prezioso territorio. Un gruppo tecnico cantonale sul tema dell’invecchiamento A furia di battere il chiodo, finalmente il messaggio è giunto alla destinazione auspicata. Quello che potrà essere il risultato in prospettiva non è oggi dato a sapere, ma iniziare a parlarne in modo coordinato ed allargato non potrà che essere un esercizio utile, che forse potrà portare ad un miglioramento dell’intervento sul territorio. Stiamo parlando del tema dell’invecchiamento della popolazione all’intero delle nostre strutture AI, argomento per il quale a più riprese ed in differenti contesti abbiamo perorato la causa. L’Ufficio degli invalidi ha infatti raccolto le nostre suggestioni ed ha formalmente costituito un gruppo misto di lavoro, che ad inizio ottobre ha avuto un primo incontro e dunque approccio alla problematica. 3 Ma forse sarebbe finalmente ora di andare al nocciolo della questione e cercare di fare capire all’opinione pubblica, ma soprattutto alla politica e chi la rappresenta, come funzionano le nostre attività e cosa sono e saranno le conseguenze di un decadimento costante nel tempo. Un gruppo di lavoro rappresentativo di alcuni funzionari degli uffici Invalidi ed Anziani, da Direttori di strutture dei due ambiti considerati e da un medico specializzato in geriatria. E proprio la presenza di questo medico, riconoscibile nella persona del dottor Graziano Ruggieri ci fa molto piacere, in quanto, oltre che ad essere un professionista di provata serietà e competenza (e per il sottoscritto pure un caro amico), trattasi di colui che al nostro interno ha raccolto alcuni stimoli relativi al lavoro di riflessione che da anni stiamo portando avanti sull’argomento relativo all’invecchiamento della popolazione nelle nostre strutture. Affrontare questo tema in modo coordinato ed esteso alle due distinte, seppur complementari, realtà (settore invalidi ed anziani) significherà analizzare un fenomeno in atto da molti anni e cercare, possibilmente, delle soluzioni e delle modalità di intervento coordinate; con ineluttabili benefici e ricadute dal profilo economico, strutturale, della presa a carico e dell’intervento di rete. Un plauso dunque all’Ufficio degli invalidi, che ha raccolto i numerosi stimoli giunti sul tema dell’invecchiamento della persona disabile e li ha oggi trasformati un “gruppo pensante”, al quale è delegato compito di dare le giuste indicazioni. Ancora misure di risparmio in vista Ci risiamo! L’opera di ragioneria all’interno delle istituzioni sussidiate è ricominciata (…semmai fosse mai terminata) con vigore. L’obiettivo è nuovamente messo a fuoco: comprimere i costi, perlustrare i conti e le possibili sacche di spreco, valutare dove concretamente economizzare, formulare proposte sostenibili per favorire il contenimento delle spese. Insomma ridurre la spesa globale. Il tutto naturalmente senza minimamente intaccare la qualità delle prestazioni da erogare all’Utenza, come sempre viene sottolineato in questi casi dove si chiedono sacrifici comuni. Ci sembrava un tema che sino alla fine del 2011 si era leggermente affievolito, che si presentava in affanno ed invece eccolo rispuntare, dopo le avvisaglie dello scorso anno, con vigore e rinnovata carica. Insomma si ritorna a discutere delle difficoltà dello Stato e delle cifre color rosso rovente e come spesso accade a farne le spese sono le componenti economiche FONDAZIONE legate alla gestione della nostra socialità (intesa come tutta e non solo legata alle nostre realtà). Deve essere chiaro a tutti che risulta davvero difficile essere “creativi” per trovare delle soluzioni innovative e soprattutto indolori, anche perché di sprechi non se ne vedono molti. A maggior ragione quando la voce di spesa più importante dei costi di gestione corrente, stiamo parlando dell’85% dell’importo globale, sono imputabili ai salari del personale. È vero, potremmo sempre far viaggiare i nostri pulmini a giorni alterni, accendere le luci dei locali ad ore fissate da regolamento interno, chiudere qualche linea telefonica di troppo, introdurre diete rigide nelle cucine, tagliare meno l’erba dei nostri giardini, forzare i ricavi di produzione nelle strutture lavorative e altre amenità simili. Ed invece nulla di tutto ciò, alla fine come saranno partorite le solite classiche soluzioni che non faranno l’unanimità (ma dove la fanno su questi temi) e solleveranno interminabili dibattiti, che toccheranno in buona sostanza il personale, con le inevitabili ripercussioni sulla qualità del clima di lavoro e delle prestazioni erogate al nostro fruitore. 4 Come sempre ci adegueremo e come sempre faremo del nostro meglio per non lasciare cadere nel declino quanto di buono abbiamo fatto in questi anni. Ma forse sarebbe finalmente ora di andare al nocciolo della questione e cercare di fare capire all’opinione pubblica, ma soprattutto alla politica e chi la rappresenta, come funzionano le nostre attività e cosa sono e saranno le conseguenze di un decadimento costante nel tempo. Perché è di questo che stiamo parlando; della considerazione che spesso si ha delle nostre realtà lavorative, viste solo e costantemente come dei costi, che poco o nulla portano in termini di benefici. Detto ciò e per tentare di “pareggiare” l’aspetto critico che abbiamo appena toccato, una fonte di risparmio su cui riflettere forse esiste concretamente all’interno delle nostre attività. Uno spazio operativo da considerare come potenzialmente migliorabile, magari con ricadute finanziarie non dirette ed immediate, ma che permetta di dare un segnale tangibile al nostro interno (ma credo che valga per tutte le istituzioni) per favorire il raggiungimento di certi nostri obiettivi, che spesso vediamo come inarrivabili. Avete mai provato a fare il calcolo di quanto possano costare le innumerevoli riunioni che vengono promosse nei contesti che tipicamente ruotano attorno al sociale? Non vi siete mai posti questa domanda nel sedervi in un consesso per parlare ore ed ore di un solo soggetto di discussione, vedere molti professionisti contemporaneamente riuniti a conversare animatamente di grandi questioni (diciamolo senza vergogna…a volte anche di aria fritta) per trovare soluzioni concertate per il bene di una tale persona? Soluzioni e proposte che poi andranno verificate ed ancora riverificate in altre analoghe riunioni, probabilmente anche con scarsi e a volte addirittura nulli risultati? Direttori, contabili, educatori, terapisti di FONDAZIONE ogni sfera dell’intervento, medici ed assistenti sociali, curatori e chi più ne ha più ne metta, riuniti tutti assieme per il bene di una sola comune causa; il benessere dell’Utente. Ecco, forse economizzando in questi tempi dilatati oltremisura, cercando di essere più concreti, concisi e pragmatici, potremmo “forse” iniziare a trovare quegli spazi e quei margini di lavoro immediatamente diretti all’Utenza e saremmo finalmente in grado, senza decadimento delle prestazioni, di ottenere anche dei concreti risparmi. Forse, e mi ripeto forse, riusciremmo a trovare il tempo per fare quello che proviamo ad immaginare…..ma che purtroppo! Insomma, sarebbe un atteggiamento sano e sostenibile quello di concentrare le energie ed i tempi, che alla fine non ci porterebbe a dire, come spesso invece si sente all’infinito che “le idee ci sono ma come sempre sono le risorse a mancare”. 5 NOSTALGIA, DIGNITÀ E LUME DI RAGIONE Pensieri (s)composti al passar di stagioni di Mirko Scherler, Coordinatore Strutture Primavera Da alcuni mesi sto facendo un viaggio interiore. Mi interrogo sul presente, su quello che sto facendo; penso al futuro e a cosa la vita mi riserverà. E torno indietro nel tempo con uno sguardo nostalgico, e ricordo… ricordo. Per fortuna che la memoria non mi ha ancora abbandonato definitivamente. Mi ricordo di quando ero piccolo, del primo televisore acquistato da mio papà per guardare i giochi olimpici di Sapporo del 1972, della prima automobile, una Renault 5 arancio con le righe nere sui fianchi, rovinate sotto il ponte di Cercera per lasciare passare l’autopostale. Ricordo che si correva nei prati, giocavamo a biglie mentre aspettavamo il bus per andare a scuola. Anche a Gemmo si giocava. A metà degli anni Novanta. Fonte 2. Da poco assunto in Fondazione. Si facevano tanti lavori per molte ditte, sparse qua e là, a Lugano e a Mendrisio. I lavori si andava a prenderli, si facevano e poi si riportavano. Si lavorava, eccome. Con gli utenti, assieme. Sempre assieme, anche nelle pause. C’era la macchinina del caffè, si facevano partire a carte, quasi sempre a scala quaranta, chi suonava la chitarra. Si stava poco in ufficio, davvero poco. Qualche riunione per organizzare le attività, qualche momento per discutere di uno o dell’altro, per scrivere qualche rapporto. Stavamo con le persone. Estate In questo mio percorso di ricerca personale, spesso mi chiedo quale senso abbia continuare a pensare al passato, come dicevo prima, nostalgicamente. Mi dico che in fondo i tempi cambiano e noi con essi. Pensare continuamente al passato idealiz- Spazio Strutture zandolo come il tempo migliore mai trascorso, non ci aiuta a vivere più serenamente il presente. Occorre ricordare, certamente. Per cosa abbiamo fatto, per come abbiamo vissuto in funzione di poter godere appieno di quanto raggiunto e costruito. Uno dei primi grandi cambiamenti a livello professionale, lo abbiamo indiscutibilmente vissuto con l’introduzione del sistema di gestione della qualità. Erano i primi anni del nuovo millennio. Mi ricordo ancora, questa volta davvero meno nostalgicamente, del libro verde, edito da Insos “Manuale di sviluppo della qualità”. Davvero un programma. Per la prima volta eravamo confrontati con parole quali input, output, processi, procedure, livelli, risorse. Ventidue punti da sviluppare in un manuale, che avrebbe sancito di fatto il passaggio da un sistema di gestione basato su una consapevole improvvisazione, ad un sistema più articolato che, sicuramente, ha di molto aumentato la professionalità del nostro ambito lavorativo, ma che ha di fatto cominciato ad erodere, lentamente, il prezioso stare insieme. Audit dopo audit, certificazione dopo certificazione, anche il sociale è entrato con forza nel sistema globale in cui la propria esistenza e il diritto a poter in qualche modo continuare a operare dipendevano da un’autorizzazione di esercizio, anche essa erogata dopo aver superato una serie di requisiti. Eravamo diventati una vera e propria azienda. Nel mentre, intraprendevo il cammino della paternità. 6 Dicevo che c’è un limite. Certo, che c’è. È il mio, è soggettivo. È quello che io chiamo il lume della ragione. Quella cosa che non si abbia mai a perdere, altrimenti è finita. Ciò che ti permette di fare quello che sei portato a fare, la tua ragione d’essere, la tua passione, la tua professione, così come te l’eri immaginata, così come dovrebbe essere. Autunno Ho quattro figli, due femmine e due maschi, nati fra il 1998 e il 2008. La più grande ha iniziato il Liceo e la più piccola termina la scuola dell’infanzia. In mezzo, due boys alle elementari. Un bel percorso, una bella famiglia. Quattro persone e quattro personalità. Molteplici interessi e passioni, che cerco di poter soddisfare non senza fatica, perché si sa, fare il genitore non è per nulla facile. Genitore è educare, ascoltare, sostenere, mettere dei limiti, dire di no. È insegnare dei valori, accompagnare in un percorso di crescita, continuo. È amare, premiare, stimolare, permettere l’autodeterminazione, fare in modo che l’altro possa raccontarsi senza essere giudicato. Insegnare a non dire bugie. Leggere insieme, mangiare un panino con uno yoghurt, fare una partita a monopoly. Andare al circo o semplicemente correre nei prati e cercare quadrifogli. Dire ti voglio bene. E il lavoro dell’educatore ? Non è forse la stessa cosa ? Un piano di sviluppo con degli obiettivi da raggiungere, semplici, misurabili, che siano a livello della relazione, per potenziare l’autonomia o insegnare un lavoro, a vendere il pane, ad allacciarsi le stringhe, a mettere tavola, ad ascoltare gli altri e a raccontarsi il lunedì mattina. Forse anche a non fumare più di 10 sigarette al giorno e due coca cola. Eh già, due coca cola. Ma di più, molto di più è ancora essere in grado di dire quanto sei importante, quanto sei bravo e che vali. Dire a colei e a colui, che sono le persone delle quali ci occupiamo e preoccupiamo per professione, che vogliamo loro bene ha un senso. Profondo. È fare quello che facciamo con dignità. È riconoscere e considerare il proprio valore morale, che si traduce in comportamenti responsabili, equilibrati. È anche saper scegliere il proprio cammino e riconoscersi profondamente in quello che si sta facendo. Rispetto per sé e per gli altri. È una parte del viaggio che sto facendo. Spazio Strutture Inverno Siamo sempre più azienda e, forse, sempre meno capaci di stare con gli altri. Per necessità, più che per volontà. Dopo la qualità, sono arrivati i contratti di prestazione. Sono radicalmente mutate le condizioni di finanziamento degli Enti sussidiati. Prima lo Stato copriva il deficit, ora eroga una somma annua e ci si deve “stare dentro”. Il resto lo paghi tu, come Fondazione, pardon, azienda. E poi anche i cicli economici. Sono finiti (per sempre ?) i tempi delle vacche grasse. L’economia ristagna. Lo Stato non ce la fa più a garantire e a finanziare come un tempo. Stringere la cinghia. Lo si capisce e lo si accetta. Ma si fatica. Non tanto per quel meno che viene dato, ma per quel tanto che viene chiesto. La qualità, dicevo in precedenza. E i budget annuali. E l’autorizzazione d’esercizio con le 7 LA FORMAZIONE PRATICA DEGLI OPERATORI SOCIOASSISTENZIALI OSA Premessa di Stefano Rimoldi, Coordinatore dei servizi, responsabile del comparto stage e apprendistati; Considerazioni di Fiorenzo Pestoni, docente e responsabile della formazione OSA indirizzo handicap visite dei funzionari. E la sicurezza e la salute dei collaboratori. Attenzione alle vie di fuga, facciamo formazione interna per evitare di andare tutti in burnout. Dobbiamo protocollare le sbarre ai letti che proteggono dalla caduta l’ospite che soffre di epilessia. Non mettere la cintura all’utente in carrozzella senza la firma del medico e il consenso del rappresentante legale, guai, non si può! Meglio correre il rischio che… Audit, ancora un audit interno. Dobbiamo raccogliere gli indicatori di performance e sviluppare il cockpit con i semafori. I dossier degli ospiti aggiornati e la cartella informatizzata. Manca solo Olmis e siamo a posto. E va tutto bene. È giusto. È professionale. Finalmente, dico io, che in azienda per fare l’educatore si assume un educatore o un Osa per fare l’Osa. Ripeto, sono totalmente d’accordo con gli sviluppi che ci sono stati in questi ultimi tredici anni, sviluppi che hanno dato una marcia in più alla professionalità del nostro settore. Dicevo, siamo diventati un’azienda, e come tale dobbiamo agire. Ma c’è un limite. A tutto c’è un limite. (Un’altra) primavera Continuo il mio viaggio interiore anche se non so dove mi sta portando, forse mai lo saprò. Ma sto diventando vecchio, nel mezzo del cammin di questa vita, inizio a vedere le cose con altri occhi, gli sguardi cambiano e si mettono a fuoco altri oggetti. Dicevo che c’è un limite. Certo, che c’è. È il mio, è soggettivo. È quello che io chiamo il lume della ragione. Quella cosa che non si abbia mai a perdere, altrimenti è finita. Ciò che ti permette di fare quello che sei portato a fare, la tua ragione d’essere, la tua passione, la tua professione, così come te l’eri immaginata, così come dovrebbe essere. Il nostro lavoro, quello della nostra vera missione, è incentrato e basato sulla relazione di cura dell’altro. Avere cura, curare, sostenere, aiutare, assistere, favorire, educare. Come è possibile fare questo senza stare con le persone, come posso volerti bene senza quasi avere il tempo necessario per stare con te, tanto è quello che devo fare d’altro ? Si, forse è proprio questo. Riuscire a vivere pienamente il presente, ritornando ogni tanto indietro, ma senza nostalgia, per ricordare come era, per fare in modo che l’oggi acquisti davvero valore e sia sempre migliore, e non pensare al futuro, tanto il domani non sapremo come sarà. Fare quello che facciamo con dignità, e riconoscerci in quello che facciamo. Farlo con professionalità, certamente, ma con altrettanta passione, e ricordarci e far capire, anche agli altri, che non si abbia mai a perdere il lume della ragione. Spazio Strutture Poserò la testa sulla tua spalla e farò un sogno di mare e domani un fuoco di legna perché l’aria azzurra diventi casa chi sarà a raccontare chi sarà sarà chi rimane io seguirò questo migrare seguirò questa corrente di ali. Khorakhané (F. De Andre) 8 Da tempo La Fondazione La Fonte porta avanti una politica istituzionale volta a offrire un terreno di sviluppo ed esperienza ai diversi curricula formativi presenti sul territorio; l’inserimento di stagiaires e apprendisti è differenziato a seconda del percorso di formazione e a seconda del tipo di presa a carico che viene praticata nelle strutture. La collaborazione più longeva è quella con la SUPSI, che da molti anni ci invia i suoi allievi, per collocamenti mirati in funzione dell’esperienza e degli interessi dello studente. Più recentemente si è andata consolidando una stretta sinergia con la SSPSS (Scuola Specializzata per le Professioni Sanitarie e Sociali), che ormai ogni anno invia un numero consistente di ragazzi e ragazze in formazione OSA - indirizzo handicap (solo per il 2013 parliamo complessivamente di quindici inserimenti tra stage di 1°, 2°, 3° e 4° anno) a fare esperienza nelle nostre sedi. Ad oggi la collaborazione è ritenuta dalle parti così proficua da farci effettuare, di anno in anno, una vera e propria pianificazione dei collocamenti in funzione del numero di studenti di ogni classe, del tipo di esperienza da proporre, dal tipo di sostegno da offrire. Mi sembrava doveroso, a questo punto, dare voce proprio a questi importanti partner: a partire da Fiorenzo Pestoni, docente e responsa- bile della formazione OSA – indirizzo handicap (e mio principale interlocutore organizzativo), per arrivare ad alcuni studenti che hanno vissuto, almeno per un po’, la nostra realtà. Il mio invito a mettere in luce gli aspetti salienti dell’esperienza fatta finora, cosi come pure anche formulare eventuali critiche costruttive è stato accolto con piacere: il quadro che ne è conseguito è senz’altro interessante poiché da un lato attesta un livello di soddisfazione che, credetemi, compensa non poco gli sforzi fatti dai nostri operatori nel seguire gli allievi; dall’altro, ci fa riflettere in merito a elementi come i ritmi di lavoro e il clima relazionale, che si rivelano fattori di importanza non secondaria per gli studenti. Uno spunto a migliorare, insomma, e a non abbassare la guardia perché queste nuove generazioni ci guardano, imparano dal modello che sappiamo offrire, sono attente e hanno la capacità di cogliere le sfumature. A Fiorenzo, Alessandra, Laura, Luca, Niso, Tania, un grazie per questo contributo. Le considerazioni del responsabile della formazione La SSPSS – Scuola Specializzata per le Professioni Sanitarie e Sociali con sede a Canobbio e Giubiasco, si rivolge a ragazze e ragazzi che dopo la scuola dell’obbligo (Scuola Media) vogliono formarsi nel campo sociosanitario e socio- UNO SGUARDO DALL’ESTERNO assistenziale. I cicli di studio professionali della Scuola, che conta oggigiorno oltre mille allievi, si indirizzano a chi intende proseguire gli studi ed ottenere una maturità professionale federale e allo stesso tempo inserirsi nel mondo del lavoro, imparando una nuova professione dell’ambito sociosanitario con l’ottenimento dell’attestato federale di capacità o del certificato di pratica. Fondata nel 1966 quale sezione “Paramedica” della Scuola professionale della Città di Lugano (statuto giuridico comunale), la scuola è stata integrata nelle scuole cantonali a partire dal 1981 e ha assunto la denominazione odierna di Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali di Canobbio nel 2004. Nata come scuola di preparazione alle scuole sociosanitarie facenti parte dell’allora Dipartimento delle opere sociali (DOS), ha portato per molti anni la denominazione di “Scuola propedeutica per le professioni sanitarie e sociali” ed ha offerto esclusivamente in quel periodo di tempo un curriculum di cultura generale orientato alle successive scuole del settore sanitario e sociale. A partire dal 2003 la scuola, accanto al curriculum di cultura generale anzidetto, che nel frattempo ha assunto la denominazione di curriculum di scuola specia- 9 lizzata, ha iniziato ad offrire i nuovi cicli di studi introdotti dalla Confederazione sul piano nazionale, dapprima con l’avvio della formazione di operatore sociosanitario – OSS ed in seguito, dal 2005, con l’avvio della formazione di operatore socioassistenziale – OSA (formazione quadriennale), e dal 2012, il tirocinio biennale di addetto alle cure sociosanitarie – ACSS. I primi due curricula integrano anche i contenuti della maturità professionale federale oggi riconosciuta dalla Confederazione. La scuola, in collaborazione con il Dipartimento Sanità della SUP, offre anche un curriculum scolastico, organizzato a moduli, per titolari di un attestato federale di maturità liceale o di maturità professionale non sanitaria e sociale, della durata di un anno per l’accesso alle Scuole Universitarie Professionali sanitarie. Tutti gli indirizzi sono di valenza nazionale, detto in altro modo sono spendibili a livello nazionale. La formazione di Operatore socio assistenziale è regolamentata dall’ordinanza federale del 16 giugno 2005 emanata dall’ex Ufficio federale della formazione professionale e della tecnologia (UFFT) e dal Piano di formazione relativo alla formazione professionale di base operatrice/tore socioassistenziale, del 16 giugno 2005, con adeguamenti del 2 dicembre 2010. Prevede due indirizzi di formazione: •l’indirizzo OSA assistenza alle persone in condizioni di handicap, rivolto a chi lavora nell’ambito di istituti, foyer e centri diurni che si occupano di persone adulte o minorenni con handicap fisici e/o mentali. Si articola su quattro anni di formazione a tempo pieno con materie di conoscenze professionali e materie di maturità professionale sanitaria e sociale. Alla formazione a scuola si intercalano dei momenti di formazione pratica in strutture sociali, nel proprio indirizzo di studio, e corsi interaziendali. Le persone in formazione approfondiscono le conoscenze teoriche e apprendono quelle competenze che permettono loro di conoscere ed esercitare le tecniche necessarie per assistere le persone, come ad esempio: organizzare e gestire attività educative e ricreative, accompagnare nei momenti della vita quotidiana, lavorare in team con altri specialisti. Durante la formazione la teoria si alterna alla pratica di quarantasette settimane di stage suddivise a partire dalla fine del secondo anno di scuola, ed ai corsi interaziendali, ripartiti sui quattro anni per un totale complessivo di venti giorni. La collaborazione con la Fondazione la Fonte Fra coloro che si impegnano al fine di impartire una formazione di qualità agli studenti dei curricula di operatore socioassistenziale indirizzo handicap, la Fondazione la Fonte si rivela essere un partner che, sin dall’inizio dell’imple- •l’indirizzo OSA assistenza all’infanzia, rivolto a chi lavora in strutture di accoglienza di bambini da 0 a 12 anni, in asili nido diurni o presso istituti sociali per bambini confrontati con situazioni di disagio familiare; UNO SGUARDO DALL’ESTERNO 10 10 mentazione della formazione OSA, si è messa in gioco ed ha contribuito alla creazione di un percorso di formazione pratica, consolidata da un’ottima intesa con la direzione, i capi struttura, i collaboratori e i residenti che ci attendono e ci accolgono sempre con grande gioia e desiderio di nuove conoscenze. Tengo a sottolineare che La Fonte si è assunta in modo professionale la responsabilità di formare OSA qualificati, garantendo dal punto di vista pedagogico-didattico il personale qualificato incaricato di formare gli studenti e di valutare il loro operato. La Fondazione La Fonte investe in svariate attività formative a favore dei nostri giovani in formazione. Ogni anno parecchi studenti accedono alle sue strutture, sia come partecipanti ai corsi interaziendali orientati all’introduzione della conoscenza del mondo dell’handicap, sia come stagisti del 2°, 3° e 4° anno di formazione, o durante i periodi di stage estivi, dove usufruiscono dell’esperienza e delle competenze per nuovi apprendimenti. La scuola è estremamente riconoscente per il lavoro della Fondazione, per l’ottima accoglienza riservataci e per le offerte di pratica ottimali e individualizzate, che tengono conto delle diverse realtà e possibilità proprie di ogni struttura, dando un contributo notevole alla formazione degli OSA e di giovani, futuri cittadini. Le considerazioni degli studenti Ho raccolto alcune testimonianze di persone in formazione che hanno avuto l’opportunità di frequentare gli stage presso La Fonte durante l’anno scolastico appena terminato. Dopo averli spronati con domande puntuali, su come hanno vissuto l’impatto con la struttura, con le persone, l’organizzazione, oppure sulla loro evoluzione durante la permanenza presso le strutture, ho chiesto loro di lasciare una traccia sull’esperienza pratica svolta. Di seguito vi propongo le loro considerazioni. Luca Knight Stage del 3° anno presso il Foyer Fonte 4 a Vaglio La mia esperienza alla Fonte 4 di Vaglio è stata molto arricchente. Ho potuto sperimentare una realtà lavorativa protetta a contatto con la natura, ho potuto imparare a conoscere piante, fiori e come si lavora manualmente. Inizialmente, non ero felice di lavorare in una fattoria: pensavo che sarebbe stata un’esperienza unicamente legata al lavoro manuale, senza poter intrattenere una relazione con gli utenti. Invece è stato proprio il contrario. Nelle prime settimane gli utenti mi hanno messo alla prova, sfidandomi in svariate occasioni e questo mi ha dato la possibilità di poterli conoscere e loro di conoscere me. Ho messo in pratica le mie capacità di OSA per poter gestire i diversi conflitti e critiche nei miei confronti, riuscendo a dimostrare le mie potenzialità. Infatti, gli ultimi mesi sono passati benissimo, ho avuto UNO SGUARDO DALL’ESTERNO un’ottima relazione praticamente con tutti ed era sempre un piacere andare a lavorare. L’équipe è stata da subito accogliente, cercando di integrarmi e farmi conoscere il gruppo. Nei momenti di difficoltà mi hanno aiutato, mentre in altre occasioni mi hanno messo alla prova, mettendomi in situazioni un po’ difficoltose. Le attività proposte sono interessanti e costruttive: danno la possibilità agli utenti di usare la loro manualità, la forza fisica e di ragionare su problemi piuttosto complessi. In questo contesto lavorativo gli utenti hanno anche la possibilità di poter socializzare con molte persone esterne grazie ai mercatini, al negozio, e ai diversi eventi organizzati dalla Fonte. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che non ovunque l’handicap è esclusione, anzi, ho imparato che molte persone sono disponibili ad aiutare e anche a fare una piacevole chiacchierata. Nel complesso è stata un’esperienza molto positiva. 11 Alessandra Criniti Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 3 a Neggio L’accoglienza che mi è stata riservata è stata positiva, mi sono subito integrata nel gruppo grazie ad una parte di colleghi empatici, che si sono dedicati al mio inserimento ed ambientamento. L’équipe è stata aperta nell’accogliermi, anche se per motivi di orari diversi con determinate figure professionali non ho avuto modo di interagire e stringere un legame lavorativo. Per quanto riguarda l’accompagnamento devo ringraziare in particolar modo il mio responsabile pratico Valentin e il mio collega Raoul che sono stati al mio fianco e mi hanno accompagnata in modo costante durante tutto il mio percorso di stage. Tra noi si è creata un’ottima intesa lavorativa e mi hanno permesso di superare delle difficoltà. Inizialmente, mi sono sentita un po’ smarrita, in quanto La Fonte 3 è una casa con occupazione molto grande, che ospita al suo interno un numero di utenti non indifferente (21). Con gli utenti ho avuto modo di interagire in maniera differente in base alle singole persone, con alcuni ci ho messo di più a relazionarmi, in quanto hanno bisogno di maggior tempo per riconoscere le nuove figure professionali ed interagire di conseguenza. La Fonte 3 ha un’organizzazione diversa dalle strutture dove ho fatto gli stage in passato: devo dire che è ben organizzata per quanto riguarda l’agenda quotidiana e il passaggio di informazioni tra una struttura e l’altra attraverso i diari di ogni utente. Comprendere il piano di lavoro giornaliero necessita di tempo, ma appena si capisce la procedura si riesce ad essere ben orientati sui compiti che bisogna svolgere. Per quanto riguarda i compiti di stagiare, inizialmente, come è giusto che sia, ho fatto un periodo di osservazione di due settimane: per motivi di assenze di personale ho iniziato a lavorare in modo effettivo già dopo qualche giorno. Questo non ha creato in me particolari difficoltà, in quanto sono al quarto anno di scuola e ho già fatto altre esperienze lavorative: ritengo comunque che sia importante rispettare il tempo di osservazione, sia per gli stagiaire per ambientarsi e per gli utenti per percepirti come figura professionale. Mi sono occupata dell’utente nella sua globalità, sulla base delle indicazioni date e mantenendo la stretta relazione con gli educatori di riferimento e gli educatori in generale. Durante questi sei mesi ho potuto apprendere in continuazione concetti nuovi che ho potuto mettere in relazione con la teoria. Ho chiesto il più possibile, “sfruttando” il sapere dei miei colleghi. Nonostante le esperienze precedenti, ho potuto confrontarmi con situazioni sempre diverse e cogliere ogni sfida che mi si presentava. Avrei voluto accompagnare gli utenti in più attività creative e diversificarle ma spesso, a causa della mole di lavoro, non mi è stato possibile farlo. Laura Taiana e Tanja Santana Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 8 a Lugano La nostra esperienza è stata fin da subito molto positiva. L’accoglienza si è rivelata molto naturale, e l’intera équipe si è dimostrata disponibile e ben propensa a sostenerci nel nostro curriculum formativo. I vari incontri con i responsabili pratici (RP) ci hanno permesso di migliorare la nostra capacità lavorativa con dei consigli pertinenti e utili, così da farci migliorare le nostre competenze lavorative. L’impatto con la struttura nella sua globalità è stato ottimale: purtroppo a causa del poco tempo a disposizione del personale, abbiamo dovuto ambientarci in modo estremamente frettoloso. Si è però rivelato poi molto utile, poiché abbiamo dovuto metterci in gioco e siamo diventate operative sin da subito. I nostri compiti nel servizio erano focalizzati all’adempimento delle attività della vita quotidiana delle persone ospitate, come pure all’economia domestica della struttura. Abbiamo potuto ampliare le nostre conoscenze teoriche, grazie alle molteplici strutture e attività della Fonte e anche alle varie reti, alle varie figure professionali che operano nella struttura. Data l’ottima accoglienza e disponibilità, soprattutto a livello relazionale, saremo liete di ritornare a lavorare a Fonte 8 e condividere le nostre competenze a favore delle splendide persone che abbiamo conosciuto. A nostro avviso, la Fondazione offre un’ottima opportunità e vi è anche una notevole conoscenza della figura professionale OSA. Ciò è molto importante, poiché permette allo stagiaire di sentirsi sicuro e seguito in modo completo nella sua formazione. Si nota con piacere una buona organizzazione interna, che permette allo stagiaire di applicare la teoria alla pratica. UNO SGUARDO DALL’ESTERNO 12 12 Tornerei a lavorare a Fonte 3, anche se per alcuni aspetti avrei un po’ di timore. Ci sono modalità di lavoro differenti da parte degli operatori, questo può essere visto come un pregio o come un difetto a dipendenza delle occasioni. Come in ogni posto lavorativo, non nego il fatto che a volte mi sono sentita inferiore per il ruolo di OSA e non di educatore, ma ho cercato di affrontare in ogni caso la situazione, svolgendo il mio lavoro nel migliore dei modi. Ritengo che lavorare con sinergia tra educatori e operatori permetterebbe di completarsi a vicenda e di svolgere le proprie azioni in maniera ancora più professionale. Tornerei a lavorare a Fonte 3 sia per gli utenti, perché mi hanno dato tantissimo, sia per una parte di educatori favolosa, che ammiro moltissimo per la loro modalità di interagire con gli utenti e con i colleghi. Entrare in una struttura con colleghi che hanno molta esperienza può essere sia un punto negativo che positivo. A volte può essere difficile esprimere la propria opinione o far sì che essa venga presa in considerazione, sia per il ruolo di stagiaire, sia perché si è ancora “novellini” e quindi non preparati a priori per cambiare o modificare le cose, ma questo fa parte del “gioco” e bisogna cercare di cambiare questi pensieri, anche se non è semplice. Io penso che uno stagiaire possa dare molto ad un’istituzione: idee nuove, freschezza, novità, bisognerebbe sfruttare di più il suo potenziale e non giudicarlo a priori. Nella globalità è stata un’esperienza straordinaria: ho aumentato il mio bagaglio di conoscenze in maniera smisurata. Sono cresciuta anche a livello personale, superando difficoltà mie: come detto in precedenza, l’aiuto di alcuni colleghi è stato pre- zioso. Ho potuto notare una cosa però che mi ha lasciata perplessa dall’inizio fino alla fine del mio stage. Non mi era mai capitato di lavorare con un équipe così poco unita e poco presente nel sostenere i colleghi. Ci tengo a dirlo, perché penso che poter stare bene con i propri colleghi sia un elemento importante per svolgere bene il lavoro di assistenza e, spesso, ascoltare pregiudizi o commenti tra colleghi non è stato piacevole. Spero con il cuore che l’équipe abbia la possibilità di comunicare di più al suo interno e stare bene insieme, perché questo renderebbe La Fonte 3 una struttura ancora più professionale e piacevole. Niso Parietti Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 3 a Neggio Durante il mio periodo di stage pianificato dalla scuola per la durata di sei mesi ho lavorato presso la fondazione “Fonte 3” che risiede a Neggio. Sono stato accolto prima dell’inizio della mia esperienza lavorativa dal coordinatore dei servizi, responsabile degli stagiaire, che mi ha dato informazioni sulla Fondazione e sugli obiettivi che persegue. Dopo alcune settimane sono stato convocato dal capo struttura che mi ha mostrato la sede e mi ha spiegato più dettagliatamente i miei compiti. Il primo giorno di stage sono stato accolto da tutta l’équipe che era a conoscenza del mio arrivo, dopo di che sono stato accompagnato per le prime due settimane da un operatore che mi ha mostrato il lavoro quotidiano, lasciandomi il tempo per provare e fare domande. Finite le settimane di ambientamento, ho iniziato il mio lavoro come stagiaire, assumendo sempre più mansioni nel corso del tempo. Durante tutto il mio periodo di stage sono stato seguito dal mio responsabile pratico (RP), che mi è stato di supporto e mi ha aiutato a fare sempre meglio, anche tutta l’equipe è stata di grande aiuto per affrontare e migliorarmi nei miei punti deboli: posso infatti dire che sono stato accompagnato bene. Grazie a queste persone ho potuto crescere sia personalmente che professionalmente. Durante il mio stage mi sono occupato sia dell’accompagnamento della persona in situazione di handicap in tutte le sue attività di vita quotidiana sia di attività di economia domestica e creative. Fonte 3 è un ottimo luogo per rafforzare le proprie competenze professionali, è un posto che ti stimola a dare sempre il massimo a riflettere sul proprio operato. UNO SGUARDO DALL’ESTERNO 13 VAGL IO, 1 MB SETTE 13 RE 20 SECONDA EDIZIONE DELLA FESTA DI FINE ESTATE Photo service by GRETA DISABILITÀ E INVECCHIAMENTO: UMANITÀ E DIGNITÀ di Alain Goussot, Università degli studi di Bologna L’invecchiare fa parte dell’evoluzione biologica e anche psichica; il corpo cambia, la fisionomia cambia, le disfunzionalità aumentano, il mondo sembra restringersi poiché i nostri movimenti diventano più faticosi e limitati. Poi nella nostra epoca del culto della velocità e dell’essere senza tempo (Diego Fusaro) l’invecchiamo marginalizza, esclude, diventa anche un intralcio per chi ci circonda e il sistema economico e sociale che funziona sempre più con una velocità incontrollabile. Poi nella cultura igienistica che ha il culto del corpo giovane e sano come la nostra non vi può essere spazio per l’anziano, il corpo vecchio, limitato, ferito, disfunzionale. Basta guardare la pubblicità e vedere l’insieme dei media: i corpi deformi, feriti, spezzati e modificati dei vecchi non appa- iono. Questo ha anche un effetto anche sulla costruzione dell’Io che si specchia in quella immagine mediatica e consumistica: non si vuole invecchiare, si rifiuta la vecchiaia. Nei fatti si rifiuta il ciclo e il processo stesso della natura; nella “società liquida” di cui parla Zygmunt Bauman non v’è spazio per il corpo malato e ferito, e se esiste è come oggetto di cure mediche, come consumatori d’interventi sanitari e di farmaci, mai come soggetto di vita e portatore di storia, di vissuto, di cultura, di memoria e di esperienze di vita. Poi vi sono i disabili che invecchiano, se si parla ancora nella letteratura dei servizi alla persona non autosufficiente dell’anziano, questo è meno vero per quanto riguarda i disabili che, anche loro, vanno verso la vecchiaia. Qui le stesse disabilità esistenti s’intrecciano con il quadro dell’invecchiamento che va spesso a peggiorare il quadro clinico complessivo dello sviluppo funzionale della persona a livello sensoriale, motorio e mentale. Si può parlare di disabilità complesse che diventano sempre più complesse in un contesto evolutivo che vede il contesto familiare impoverirsi e sfaldarsi sul piano dell’accompagnamento e delle relazioni: i genitori diventano molto anziani e non sono più in grado di aiutare i figli, se vi sono dei fratelli v’è la tendenza (in questa nostra società fortemente individualistica) a scaricare il parente sul sistema dei servizi, ma anche questi ultimi fanno spesso fatica a trovare delle risposte per diverse ragioni. Ragioni economiche Non es sere più ascolta terribile ti: ques quando ta è la si diven cosa ta vecc h i. Albert Camus , Il rove scio e il diritto , 1937 OPINIONE SUL TEMA 16 della t’anni n e v o i rto quindic che uno sca ultimi iù li lla p g d r ia e nto e on s Che p fallime omo n il u e n ia b u c e a un der b sua vit he den fatto ci pren c e a m s o o c to hi c è una e ques simo i vecc , e à t , il o r iv c ras di lo nostra onside dietro c i in e s m o la alla go n una vita d’u lanti. i, co in ambu m uo daveri a c e m 1970 non co a età, z r e t a ,L auvoir de Be e n o Sim (mancano le risorse), professionali (il personale preparato per lavorare con i disabili anziani è raro) e culturali-valoriali (il disabile anziano è vissuto solo come un problema, un peso). L’allungamento della vita per tutti riguarda anche le persone con disabilità, di questo il sistema sociale, formativo e istituzionale non ha preso atto negli ultimi anni: sono numerose le situazioni in cui si vedono persone disabili di 60 anni e più. A questo aggiungiamo che vi sono non solo le disabilità congenite in fase d’invecchiamento ma anche quelle acquisite; vi sono persone che diventano disabili a 60 o 70 anni con l’effetto dell’evento traumatico in mezzo (basta pensare a chi viene colpito da ictus, ma anche ad Alzheimer e dal Parkinson...). E’ impressionante vedere lo squilibrio che esiste nella ricerca e nella letteratura scientifica tra il numero di studi dedicati alla disabilità nell’età evolutiva e in quella dell’età adulta e dell’invecchiamento. In quest’ultimo caso sembra che la stessa ricerca sociale e scientifica funzioni in modo speculare alla considerazione dell’utilità del disabile anziano come valore di scambio sul mercato degli interventi. Nelle Università (medicina, psicologia e scienze della formazione) sono rari i percorsi formativi e di specializzazione dedicati al disabile adulto ma ancora di più all’invecchiamento del soggetto disabile; i corsi di formazione che vengono proposti agli operatori sono spesso di taglio strettamente sanitario trascurando la dimensione esistenziale, relazionale, sociale e affettiva della persona. Eppure sappiamo che la medicina ha dei limiti oggettivi che non può superare e che il grosso dell’accompagnamento che favorisce una vita dignitosa alla persona disabile che invecchia riguarda le relazioni umane, sociali, la possibilità di vivere momenti piccoli di gioia, di riconoscimento, di potere essere collegato in modo vivo all’esperienza passata da trasmettere e quindi alla propria memoria che è fatta di componenti affettivi vitali per l’essere umano. Occorre qui riprendere l’approccio umanistico dei lavori della psicologia esistenziale di Abraham Maslow ma anche di quelli di Ludwig Binswanger sull’importanza della dimensione antropologica dello sviluppo cioè della conoscenza e della valorizzazione della persona umana. Troppo spesso nelle strutture per disabili adulti e anziani le persone vengono identificate ai propri deficit e le proprie patologie, sembrano più delle cartelle cliniche ambulanti che dei soggetti di vita portatori di diritti e di memoria attiva. Per conoscere una persona, anzi per incontrare una persona (e non la categoria diagnostica) occorre conoscere la sua storia e stare all’ascolto del suo racconto, poiché questo racconto ha per lei un significato emozionale e identitario fondamentale per mantenerla in vita con dignità. Quindi la ricostruzione della storia e l’ascolto comprensivo sono alla base di un accompagnamento umanizzante e rispettoso della soggettività della persona con disabilità. Si ha anche a che fare molto spesso con il dolore fisico e la sofferenza psichica della persona; dolore e sofferenza che vanno affrontati sul piano medico e terapeutico, ma che vanno anche gestiti con la sensibilità di chi sa che vi sono limiti e che qualsiasi intervento di natura medica OPINIONE SUL TEMA debba essere concepito come relazione di aiuto, quindi come una relazione che fa della cura un prendersi cura dell’altro stando attento alla dimensione umana e psicologica, ai vissuti ed ai sentimenti della persona. La relazione di cura concepita come relazione di aiuto presuppone alcune cose: •una conoscenza e una comprensione della traiettoria e della storia della persona (Karl Jasper parla di ricostruzione delle biografie delle persone ammalate) •la capacità di costruire il contatto e una relazione significativa tramite l’empatia •l’autenticità nel rapporto: sapere essere se stesso con l’altro vuol dire rispettare l’altro •essere congruente nell’accompagnamento cioè non dire una cosa e fare il contrario •essere all’ascolto dell’altro: anche quando l’altro non parla, si possono ascoltareosservare i silenzi, i gesti, gli sguardi che esprimono sentimenti e vissuti •partire dalla quotidianità e circondare la persona non solo di affetti ma anche di oggetti che abbiano una carica affettiva positiva per lei, quindi personalizzare il più possibile gli spazi •pure tramite la complessità dovuta alla perdita di abilità funzionali e autonomie non sostituirsi all’altro nelle scelte e nel fare (per quanto possibile), lasciare sempre lo spazio all’iniziativa della persona •offrire il più possibile opportunità di socialità , di vita relazionale, culturale e civile •mobilitare non solo le reti istituzionali e le reti familiari residuali ma anche le reti informali (vedi associazionismo, parrocchie, circoli, semplici cittadini, volontari...). 17 Essere vecchi è es tremamente impopo lare. Non ci si rende co nto che il “non po ter invecchiare” è cosa da deficienti, come lo è il non poter uscire da ll’infanzia. FONTE 3: FESTA CON LE FAMIGLIE Carl Gustav Jung, Anima e Morte, 19 34 Come ha ben scritto recentemente Yves Jeanne nel suo libro “Vieillir handicapé” (non ancora tradotto in italiano), il rischio maggiore è quello della medicalizzazione, della sanitarizzazione della persona disabile che invecchia e quindi un suo sradicamento umano, affettivo e socioculturale. Il soggetto disabile anziano istituzionalizzato e ospedalizzato perde ogni identità personale e diventa il numero di una cartella sanitaria. Questo cambiamento è drammatico, fa crollare le difese, le barriere immunitarie e il desiderio di lottare e di esistere della persona. Spesso da parte dei familiari, del contesto ma anche degli stessi operatori vi è una tendenza ad infantilizzare la persona disabile che invecchia: questo produce un collasso continuo dell’autostima. Importante leggere le testimonianze e riflessioni di persone disabili come Alexandre Jollien, scrittore e filosofo, diagnosticato come insufficiente cerebrale motorio, oppure Claudio Imprudente, diagnosticato come tetraplegico con, secondo i medici, un destino da ‘vegetale’, per imparare da loro ad entrare nel mondo della fragilità che diventa potenzialità e risorsa, della debolezza che diventa forza. Ma anche per imparare a conoscerci meglio: Jollien e Imprudente c’insegnano a fare i conti con noi stessi e tutte le nostre fragilità. Un operatore che non fa questo lavoro su di sè non potrà mai riattivare nell’altro il desiderio di esistere e di lottare per una vita dignitosa. Un aspetto che mi sembra fondamentale è quello della formazione e della preparazione degli operatori della relazione di aiuto e di cura con le persone disabili adulte e che invecchiano: operatori sociosanitari, educatori, pedagogisti, infermieri, psicologi, psichiatri, medici. Ognuno partendo dalla propria professionalità e dalla propria formazione specifica deve tuttavia accompagnare delle persone che richiedono una serie di competenze aggiuntive che indicherei in questo modo: •Dimensione del ciclo di vita: la storia e la traiettoria di vita bio-psico-sociale della persona (K. Jaspers, L.Binswanger, E. Erikson) •Un approccio ecologico dello sviluppo umano: la persona è inserita in un ecosistema sociale, culturale e affettivo fatto di relazioni significative (G.Bateson, U.Bronfenbrenner) •Un antropologia del corpo e del dolore: i vissuti e l’attribuzione di senso della persona ai mutamenti dell’immagine corporea e della propria sofferenza (D. Le Breton, U. Galimberti, Merleau-Ponty) •Sapere fare i conti con le proprie sofferenze e il proprio dolore a contatto con l’altro: la gestione del controtransfert nella relazione di cura (S. Ferenczi, J. Lacan, G. Devereux) •Sapere ascoltare l’altro e accogliere la sua parola senza infantillizarlo (C. Rogers, E. Minkowski) •Sapere contenere in modo positivo e non distruttivo la sofferenza psichica: psicoterapia dell’incontro, lettura intrapsichica dei bisogni, circoscrivere l’intervento farmacologico accompagnandolo sempre di una relazione terapeutica (A. Maslow, F. Basaglia e E. Borgna) •Sapere mobilitare le risorse e le opportunità della vita quotidiana per dare dignità alla persona: sentire l’altro come OPINIONE SUL TEMA un altro sè (L. Tolstoj, P. Ricoeur, E. Mounier, E. Levinas) •Sapere gestire il sentimento della morte in modo umano: con le persone molto anziane e malate e con quelle disabili molto gravi e malate si pone ogni giorno la questione della morte (V. Jankélévitch) •Sapere trasformare la fragilità in punto di forza e comprendere quali compensazioni attivano i deficit (L. Vygotskij). Insomma la formazione dell’operatore della relazione di aiuto e di cura con persone disabili anziani o in fase d’invecchiamento deve avere queste qualità e competenze per fornire un accompagnamento che sia effettivamente centrato sulla persona, i suoi bisogni, le sue caratteristiche e soprattutto che sappia darle dignità anche nei momenti più difficili. Solo un lavoro continuo di autoanalisi permetterà all’operatore di acquisire quelle competenze che parte dal sapere dell’esperienza, di una esperienza elaborata e rielaborata continuamente. Occorre anche fare leva sugli spazi di luce quotidiana che si accendono nella persona e ricordarsi della frase di Cicerone nel suo testo dedicato alla vecchiaia: Nessuno è tanto vecchio da non credere di poter vivere ancora un anno. (Marco Tullio Cicerone, Cato Maior de senectute, 44 a.C.) Domenica 18 agosto, una splendida giornata di sole. Sul piazzale del foyer di Neggio (Fonte 3) si è tenuta la Festa con le Famiglie. Lo scopo principale, indicato nell’invito, era quello di permettere agli ospiti di condividere con i propri familiari, o i rappresentanti legali, il pranzo e un pomeriggio di animazione. L’incontro, al quale erano presenti una cinquantina di persone, ha riscosso un notevole successo. Probabilmente i pensieri di chi ha partecipato a questa bella festa sono andati oltre l’ottimo menu e l’apprezzamento per le gioiose note musicali, poichè la condivisione di questo avvenimento ha contribuito a rafforzare la consapevolezza del valore e della funzionalità di questa struttura. Nei prospetti e nel sito web, Fonte 3 viene descritta come un supporto abitativo per quelle famiglie in cui la presenza di un figlio disabile a domicilio risulta essere, per molteplici motivi, problematica. Trovarsi sul posto, vicini ai nostri figli, in un’atmosfera serena e cordiale è stato un contributo morale per chi ha dovuto accettare questa separazione . Tutte le occasioni, e quindi anche le circostanze festose, che rafforzano la vicinanza con l’istituzione e in particolare il contatto con i suoi operatori rappresentano delle opportunità importanti per lo scambio di comunicazioni, di informazioni e di esperienze. La relazione con la struttura si svolge spesso in occasione di incontri formali, nei momenti di crisi e di eventi particolari. Ecco allora che la Festa con le Famiglie è inserita in un contesto che favorisce il rapporto con l’istituzione e offre la possibilità di incontrare operatori e familiari per scambiare opinioni e conoscenze condivisibili. Un caloroso grazie va al capo struttura, Luca Berva, che ha ideato e organizzato la giornata curata nei dettagli da Mauro Tedeschi. Il ringraziamento è da estendere naturalmente agli educatori, a tutto il personale del foyer, ai volontari, ai musicisti per l’impegno profuso e ai genitori che hanno contribuito con un ricco aperitivo e con prelibati dessert. Un evento da sostenere e da ripetere. un genitore Bibliografia Goussot A. (2009), Il disabile adulto. Anche i disabili diventano adulti e invecchiano, Maggioli editore Goussot A. (2011), Disabilità complesse. Sofferenza psichica, presa in carico e relazione di cura, Maggioli editore Jeanne Y. (2013), Vieillir handicapé, Eres, Lyon 18 PAROLA AI PROTAGONISTI 19 Anche quest’anno, un grandissimo contributo è stato dato dalla Fondazione La Fonte che da tre anni ne è un prezioso collaboratore. UNA FONTE DI SPERANZA di Claudia Morinini, educatrice Centro Diurno Fonte 1 Intervista: Dott. Med Francesco Ceppi Il 14 settembre 2013 si è svolta l’ottava edizione della Corsa della Speranza a Lugano. Per arrivare a questa manifestazione pronti a far vivere una giornata speciale a tutti i partecipanti, il comitato della Corsa e tanti volontari hanno lavorato sodo prestando attenzione a tutti i particolari. Anche quest’anno, un grandissimo contributo è stato dato dalla Fondazione La Fonte, che da tre anni ne è un prezioso collaboratore. Gli utenti del Centro Diurno hanno confezionato i 3’500 pacchetti gara. Un lavoro meticoloso e impegnativo che li ha visti impegnati a piegare tutte le magliette, preparare tutti i gadgets e quindi confezionare i sacchetti. Un impegno davvero importante che si è prolungato per tre settimane, giorni molto impegnativi sia per la tipologia di lavoro che per le tempistiche strette. Nonostante questo, l’importanza della causa e le emozioni contagiose raccontate da chi ha vissuto la corsa negli scorsi anni, hanno mantenuto il gruppo motivato e appassionato. Gli utenti hanno sempre risposto con grande entusiasmo e tanta professionalità. Insieme a Michele Cattaneo abbiamo organizzato nel migliore dei modi il lavoro e assieme a tutti gli altri educatori ci siamo impegnati per permettere agli utenti di vivere al meglio questa attività, cambiando nel possibile le proposte lavorative. Al mattino si piegava e al pomeriggio si imbustava tutto il materiale. magliette. Quest’anno è toccato a Silvana che ha disegnato un bellissimo ometto che ha corso sul petto di 3’500 persone per le vie di Lugano. La Corsa della Speranza ha come obiettivo sostenere la ricerca sul cancro. Il ricavato della manifestazione è devoluto interamente alla Fondazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro. Una parte dei soldi viene versata a progetti internazionali svolti in Ticino, mentre un’altra parte serve a sostenere ricercatori ticinesi. Quest’anno il medico prescelto è stato Francesco Ceppi che lavora in Canada. Abbiamo chiesto direttamente al Dr. Ceppi “Sono oncologo pediatra nato e cresciuto in Ticino, ho svolto gli studi di medicina e le rispettive specializzazioni di pediatria e oncologia pediatrica presso l’ospedale universitario di Losanna (CHUV). Nel 2011 ho deciso di partire per il Canada (a Montreal e Toronto) per migliorare la mia esperienza clinica e per svolgere della ricerca clinica nell’ambito dell’oncologia pediatrica. L’esperienza canadese è possibile grazie alle borse di studio, in particolare quella della Fondazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro (Borsa di studio Mario Luvini), che ricevo da due anni. In questa esperienza canadese mi sto specializzando in leucemie e linfomi pediatrici, quindi sia il mio lavoro clinico che quello di ricerca si concentrano su tali soggetti. Nel campo clinico, seguo una trentina di pazienti affetti da leucemie e linfomi, faccio inoltre parte dell’équipe che si occupa di discutere in dettaglio ogni caso di ricaduta di leucemia o di linfomi per intraprendere il trattamento adeguato. Per quanto riguarda invece la ricerca clinica, mi occupo essenzialmente di quattro progetti: • Farmacogenetica di tre farmaci essenziali per le cure della leucemia linfoblastica acuta nei bambini. Gli studi di farmacogenetica si occupano di come le differenze genetiche tra individui possano modificare l’azione dei farmaci. Considerando tale variabilità è possibile diminuire la tossicità dei farmaci e aumentarne l’efficacia. Il Centro Diurno è particolarmente legato a questa manifestazione e gli utenti si riconoscono parte importante della giornata. Da tre anni in effetti, sono loro gli artisti che realizzano il disegno per le ATTUALITÀ E INFORMAZIONI di spiegare in cosa consiste il suo lavoro sostenuto della Fondazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro: 20 • Due studi retrospettivi sulle ricadute di leucemia linfoblastica e mieloide acuta in Quebec negli ultimi 20 anni. Studi volti a confrontare le differenti strategie nel tempo, con un particolare interesse all’analisi delle differenze tra il trapianto di midollo e la sola chemioterapia. Osserviamo i pazienti sul piano cardiaco, metabolico, osseo, psicologico, capacità intellettuali, etc… Si tratta del primo studio che considera un numero così importante di pazienti in così tanti ambiti. L’obiettivo di questo studio è di poter offrire ai giovani pazienti una qualità di vita sempre migliore. • Sono Co-PI di uno studio clinico che ha l’obiettivo di dimostrare l’efficacia dell’Imatinib sui neurofibromi nei pazienti pediatrici affetti da neurofibromatosi. Questo studio dovrebbe iniziare a novembre 2013 con una durata di 6 mesi o 1 anno. Si tratta di uno studio interessante e importante, in quanto potrebbe cambiare l’approccio nella cura dei neurofibromi, tumori resistenti molto spesso alle chemioterapie standard dei sarcomi. I fondi raccolti dalla Corsa della Speranza che vengono versati alla Fondazione Ticinese per la Ricerca sul Cancro, rendono possibili queste mie attività. Tengo dunque a ringraziare di cuore tutte le persone che rendono possibile questa manifestazione, in particolar modo il Centro Diurno della Fondazione La Fonte che anche quest’anno si è impegnato a fondo nella preparazione del materiale e nel dare un tocco artistico alla giornata.” • Sono membro del gruppo di ricerca che si occupa di osservare 200 pazienti curati da leucemia per valutare gli effetti a lungo termine del trattamento. ATTUALITÀ E INFORMAZIONI Sperando di essere riuscita a trasmettervi l’entusiasmo di questa giornata, che ha caratterizzato anche tutte le settimane di preparativi, rinnovo l’appuntamento alla Corsa della Speranza 2014. 21 CASA CON OCCUPAZIONE FONTE 3, ESSENZIALMENTE CASA di Luca Berva, Capo Struttura Fonte 3 Cari lettori de La Fonte d’Informazione, ci eravamo lasciati il 27 di aprile scorso alla giornata d’inaugurazione del progetto benessere interno lordo. Da allora qualche mese è passato e noi, operatori e residenti della Casa Fonte 3 di Neggio, abbiamo continuato quel “tratto” abbozzato dal nostro OperatoreSocio-Artistico Marino. Partendo dall’idea originaria che voleva l’intervento artistico quale pretesto per coinvolgere i residenti e tutte le persone che a Neggio si recano quotidianamente per visitare, servire, lavorare, offrire, … oggi posso senza dubbio affermare che il ri-tocco artistico ha dato movimento e nuova vitalità alla casa. L’esperienza di lavoro/servizio svolta negli ultimi mesi è quella che mi suggerisce: “c’è qualcosa di nuovo”. Lo avverto nell’aria. Se ne rende conto chi arriva nuovo, chi vive da tempo la casa, chi ti sta accanto quotidianamente, mentre immerso nel lavoro quotidiano penso “ERA ORA”… Lo aspettavo da tempo … Avevo bisogno di sentirmi così!!! Temevo che fosse la mia inquietudi- ne di fondo a provocarmi quell’infinita sensazione d’insoddisfazione. Temevo fosse in me e basta il problema, nel mio mai accontentarmi, nel voltare le spalle alle responsabilità e agli affetti che mi volevano immobile come un albero dalle lunghe radici. Invece era il sorriso che cercavo, l’affetto, i gesti spontanei della gente che senza conoscere chi sono e come sono arrivato fin lì mi accetta, mi accoglie come un fratello. [...] Mi sentivo come mai era successo prima di allora, a CASA (Anton Vanligt). Questo nuovo “respiro” è vitale per la casa e lo è ancor di più tutti noi che a Neggio ci abitiamo o ci rechiamo tutti i giorni per lavorare. Essenzialmente casa, deve ricordare che al di là dei concetti espressi nel contratto di prestazione, nel progetto di struttura, nei mansionari dei collaboratori, dai regolamenti interni, … Fonte 3 è prima di tutto la casa di Eros, Angelo, Mario, Marina, Nathalie, Cristina, Michele, Sandra, Monica, Nicola, Marinella, Luciano, Giovanni, Kurt, Elena, Adalberto, Bruno, Attilio, Sara, Francesco e Gerardo. SPAZIO STRUTTURE Libro ricordo in vendita su prenotazione! Telefonare allo 091 606 56 56 Questo indica la direzione verso la quale tutti assieme dobbiamo “spingere” da protagonisti di eventi di carattere ludico, culturale, artistico, affettivo, famigliare, … in modo da generare e mantenere benessere interno lordo. La festa dello scorso 27 aprile è stata il primo di una serie di eventi che ci ha accompagnato durante questa calda estate. Da quel momento vari sono stati i momenti di festa, le gite, i campi vacanze, le giornate culturali,… svolte dentro e fuori la casa. Fra questi ricordiamo una prima storica per tutti noi di Neggio: la prima edizione della “Festa con le famiglie”. “E adesso come continuiamo?” Questa è la classica domanda che, prima o poi, tutti si pongono: decisi o eterni... indecisi. Quindi ecco l’idea di Serge di riassumere il progetto BIL in un Photo Book, una “traccia”, un viaggio in un mondo conosciuto o sconosciuto che fa sognare ed evadere. 22 VERSIONE SEMPLICE CON SPIRALE Libro con spirale composto da 36 pagine. Prezzo: Fr. 65.- VERSIONE DE LUXE RILEGATA Libro rilegato con copertina cartonata composto da 56 pagine. Prezzo: Fr. 125.- SPAZIO STRUTTURE 23 UN NUOVO MEMBRO DEL CONSIGLIO DI FONDAZIONE E UNA NUOVA CAPO STRUTTURA di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte Di seguito, e considerati alcuni importanti avvicendamenti che si sono succeduti nelle ultime settimane all’interno della nostra organizzazione, cogliamo l’occasione per presentare due volti nuovi. Il nuovo Membro del Consiglio di Fondazione, architetto Emanuele Saurwein, al quale abbiamo chiesto di redigere un’ autobiografia per dare modo ai nostri lettori di farsi conoscere. Analoga richiesta è stata pure da noi esplicitata al nuovo capo struttura della casa senza occupazione Fonte 6, signora Colomba Boggini, che pure ha dato seguito alla nostra suggestione. Diamo dunque a queste “giovani” new entry il nostro più caloroso benvenuto in Fondazione, convinti che con la loro esperienza ed in rapporto al ruolo che rispettivamente eserciteranno sapranno dare il giusto contributo per far crescere la nostra organizzazione nel solco degli obiettivi ben delineati per il futuro. Al contempo non possiamo però non ringraziare il Membro uscente del nostro Consiglio di Fondazione, Dr. Gianandrea F. Rimoldi, per tutto il lavoro svolto in nostro favore (per molti anni egli è stato anche il Presidente della Fondazione) e per l’attaccamento dimostrato ai nostri valori. Analogo ringraziamento lo rivolgiamo al signor Claudio Guimaraes, che dallo scorso mese di giugno ha raggiunto il meritato traguardo del pensionamento e che ora potrà dedicare anima e cuore un suo progetto nella terra di origine (Brasile), atteggiamento ed approccio che lo hanno ispirato anche nei lunghi anni di appartenenza a Fonte 6. Come faccio a captare l’int eresse dei lettori? A pres entarmi in mod o originale, mostrando a tu tti quanto sono interessante, seria, compete nte, ecc. ? La scrittura no n è il mio punt o forte. Così, lata un po’ il dopo essermi cervello, scelgo arrovelil modo dirett semplice. o, che mi sem br a il più Ho 46 anni; ho studiato psicol og ia all’Università di rato come oper atrice sociale Friborgo e lavo in diverse istit in particolare uzioni di questo come educat ca nt on ric e, e nel campo de Parallelamente l disagio psic ho assunto de hico. i mandati di ric all’HES di Frib erca e d’insegn orgo e all’Unive am en to rsità. Arrivando “nel mezzo del ca mmino di nost a quasi tutti gl ra vita”, come i emigranti, è accade nato in me il casa”, in Ticino de siderio di torn . Certo, ero co are “a sciente che qu ci hanno prov esto non è faci ato, ma non tu le . Molti tti sono riusciti lavoro, e per a trovare un po di più un post st o di o so dd isfacente, e qu essenziale. esto, per me era Tuttavia, nel m io caso si vede ch e era destino. a un concorso Infatti, ho rispo per un posto sto di capo strutt Fonte 6. Il pr ura per il min ogetto di ques i-f oy er ta di struttura corris miei interessi, pondeva appi ed era in linea en o ai con la mia es Il mio profilo perienza profes ha interessato sionale. il Consiglio di assunta, perm Direzione e so ettendomi così no stata di iniziare una e professional nu ova avventura e, con molta umana motivazione e con impegno desiderio di av a una nuova re vi cinarmi altà. Sono molto en tusiasta di inve st irm condivisione e i in questa sf ida, in un’ottic di co-costruzio a di ne con gli ospi di Fonte 6, i m ti, gli operator iei colleghi ca i e la re pi te st ruttura, i coordi di direzione. natori e il cons iglio FONDAZIONE 24 tudiato 9. Ha s 6 9 1 o nn 1990, 984 al lio dell’a g 1 l lu a i d d o ente van primo ano Tre mpletam g o gano, il u c u L n L i o d a re o gli S. N ato Superio oseguit etto ST Sono n r a it p ic h i n c r o c a p e i d ho risio, ola T diploma ionale, i Mend s alla Scu o d s e a im f r r o u p r tt p o e à do un i Archit 04, ann n’attivit ottenen Dal 20 demia d dopo u . a a c M e r c A u o ’A A tt tt ll e a a chit itetto soddisf al 2002 io di ar di arch 6 d a 9 a z tu 9 n s m 1 e lo l s o a ri, dip dell studi, d condo aborato ccupo e ll o s o . i c io n i m u ic d if do ed ario co e ottenen eno un traordin , gestis m s e n to e m io n d a z ta a nd oria l un te ura, della fo ura e te rchitett tt no, con a e a it a g h n u c u r L a lc in ente in scere a LANDS ato doc otrei na in p m n o o n n to i quali sono sta . ettonihi anni c o Lugano p i a archit d c a I r D e S ic P r U a nell convino alla S egnato Nostra p . e progett im h c a ti r e menttu ni energ cambia i archite io il d z e lu r io o a d s n tu g s nfini. elle ise giovane enza co ampo d onti a d n r c S u l p . e è e io n r g S e a g s es cere ora line io LAND e con c e) di vin bisogna in prima h a a z c o r e n iv Lo stud o n a f tt a , r a n a , co mpo gese, rtun vativa e valmag à conte reatività (e la fo c lt à io a n r it e ca inno a il o r c it ib a he san oe oss che nell legno c o Socio uto la p agmatic in r v tr p a n a v e o o zione è ti s C a m n e o ia ov ertificata il Nuov o con s ura inn zza, abb questi prima c to in att apevole architett a a s r d L a n T . n o . u ia c a r : r a onico e nit esta tulle itettu sociosa Con qu alle Be architett di arch a r a r i to z e u s n n r p tt e e o u A c m str na esid gie con ere una to il risa me di R e Miner diversi iv a o n v n in e io e ll z il m e a r e d n r ic ita a te co rtif a co nergeti vo di ab rima ce studio h e o noto or p u lo n to la n te o e to n d u m n me n mo il risana ha otte arallela cerca u nsegna gia, che icino. P o g T ergie. c e r in i in u d M C ie e ficato asa a in fas ti Minerg c r è e a c n d u e io i ic termini ero tico d un edif , ma in llo svizz to e te s energe v n e li e u a q m a tic ricerca nche isanati energe rso una rdola, a lo e o edifici r o v s G i io n d d o tu medie nibile, n i dello s scuole ne soste to gli interess io z u corso tr s rrò un la co porta r te a e , h p a e e in r s e C iv interes zhou in tto del v Questo di Hang come a y a it s s r te e in i niv più amp jiang U della nibilità. alla Zhe te s o to a S it sizione a v o in p sull i, is s d e a. cere a ssimi m hitettur con pia Nei pro à in arc ò it r il e tt ib e n ste nze. 14, m sulla so onosce c aio 20 n ie n m e g le a sione e revisto mia pas ntro, p la ie r a tt io Al m Fonte tu ione La Fondaz FONDAZIONE 25 Per chi non sa e per chi non c’era... news dall’azienda agricola di Vaglio IL CORAGGIO E LA DIGNITà di Mauro Bocchi, Capo Struttura Fonte 4 Il racconto di Fernanda Questa è una storia basata su un evento di vita reale. Ero a scuola e ho fatto un incontro speciale: una donna in apparenza forte, ma nello stesso tempo molto fragile. Il suo nome era Maia. Con lei ho stretto un’amicizia abbastanza forte, m’incoraggiava molto. Soffriva di una malattia molto forte, tante volte veniva a scuola con la febbre. Una volta, a pranzo, cominciò a raccontare la sua vita che era stata molto difficile. Maia proveniva dal Sudafrica. Lì la sua vita non era facile. Aveva frequentato solo le scuole dell’infanzia e fu costretta a sposarsi presto, a quattordici anni. Per caso gli eventi cambiarono radicalmente la sua vita: rimase incinta appena sposata. Quando ebbe avuto una bambina, suo marito cambiò personalità: la picchiò tutti i giorni, alterando le botte con altre violenze. Maia, rimasta ancora bambina, doveva far presto a crescere per non far mancare niente a sua figlia. Molte volte la portò con sé sotto la stecca del sole, quando camminava a lungo per andare a prendere un po’ di acqua al pozzo. Camminando, quella sabbia le copriva il volto, tante volte cadde a terra per lo sconforto. Maia voleva andarsene via da tutta quella violenza, allora si mise all’opera facendo un po’ di tutto, tanti lavori per guadagnare un po’ di soldi. Dopo quattro anni con i suoi risparmi riuscì a partire per la Svizzera, dove abitava sua sorella. Partì con la piccola e qualche straccio. Raggiunta sua sorella in Svizzera, cominciò a rimboccarsi le maniche, trovò un lavoro come donna delle pulizie e un altro come lavapiatti. Maia aveva chiamato sua figlia “Luce”, perché tutte le volte che era triste la vista della figlia la illuminava: pensava alla libertà che avevano trovato assieme con molto coraggio. La figlia cresceva, aveva tredici anni. Maia provò a iscriversi a dei corsi serali per recuperare le scuole che non aveva frequentato. Iniziò pure un apprendistato come sarta e ottenne il diploma. Più tardi lavorò anche come commessa. Intanto sua figlia Luce scelse di studiare per diventare infermiera. Sua madre le aveva insegnato il valore di dedicarsi agli altri e il valore di se stessa. La ragazza era entusiasta della sua scelta. Quando Luce terminò i suoi studi, Maia capì che sarebbe rimasta da sola, ma per non essere egoista nei confronti di sua figlia non le mostrò mai la tristezza sul suo volto. PAROLA AI PROTAGONISTI Ma era inutile: Luce capiva tutto, erano come due sorelle. Maia era tanto commossa di averla cresciuta così bene. Più tardi Maia e sua sorella aprirono un ristorante per conto loro. Per mandare avanti questa sua nuova attività dovette ancora fare dei sacrifici, ma questo non le pesava più di tanto. Lavorava dal mattino alla sera, anche se la sua salute non era tra le migliori. Quando io ho sentito questa storia, quasi non ci credevo, ma guardavo Maia con occhi diversi, pieni di ammirazione. Le feci una domanda: - Rifaresti tutto questo? Maia rispose: - Sì, rifarei tutto fino all’ultimo, non guardando in faccia nessuno! Quando io non credevo di farcela, Maia mi dava un coraggio enorme, anche se vedevo che lei stava peggio di me. Da lei ho imparato ad avere coraggio e determinazione, anche se un po’ troppo tardi. Non so cosa mi riserverà la vita: la vivo giorno dopo giorno, anche con un po’ di sorriso. Nella vita la salute è il bene più importante. Credo sia un valore più grande di noi stessi e noi dovremmo imparare a difenderla da tutto e da tutti. 26 W 3 W Siamo sul pianeta Terra nel 2013. Internazionalmente alcuni paesi stanno collaborando per raggiungere assieme il pianeta Marte. Non subito, ma sicuramente fra qualche anno gli scienziati, analizzando e studiando suolo e atmosfera, troveranno il sistema per avere L’ACQUA … su Marte! Sono in molti a dire che l’acqua è importante, ma poi nel tempo il concetto sfugge e il tema perde di consistenza. In fondo, quando pensiamo agli altri paesi, dove non la si trova facilmente, sappiamo che in un modo o nell’altro, ce la si procura. Vuoi raccogliendola da qualche parte quando cade ogni sei mesi o una volta all’anno dal cielo, vuoi con le donne che, in zone aride e dissecate dal vento o dal caldo torrido, camminano per ore fino al pozzo – magari ridendo e scherzando – e poi la portano alle proprie capanne in pentoloni poggiati sulla testa. Oppure semplicemente prendendola dal fiume o, peggio, dal canale di scolo tant’è che è pur sempre acqua e che bollirla forse non val neanche la pena e poi … bere e cucinare e lavarsi! ecco allora che l’acqua diventa pericolo concreto di malattia e di morte ... e ancora, può voler dire calamità se dal cielo ne cade talmente tanta da inondare campi e città ... ma, sicuramente, vuol dire vita se arriva dopo una lunga e inattesa siccità. Se ne possono dire molte di cose su quell’elemento chiamato acqua, come se ne possono dire molte su tutti gli altri che fan parte della natura… il fuoco, il legno, il petrolio, il vento, il sale, il sole, la luce… il ghiaccio che si scioglie ai poli e sui ghiacciai! Un’introduzione generica e forse leg- germente catastrofica, quella fatta sopra, per segnalare che qui in fattoria in primavera (20.04.2013) una simpatica cerimonia ha suggellato la posa di una speciale pompa per la captazione dell’acqua. Ecco i fatti: in Capriasca l’Azienda elettrica di Massagno e la popolazione hanno festeggiato la nuova Sottostazione per la produzione di elettricità – un piccolo grande passo per garantire energia in valle – mentre qui in azienda un piccolo gruppo di persone ha diligentemente ascoltato i rappresentanti dell’organizzazione W 3 W (Acqua per il terzo mondo) promotori dell’iniziativa. La speciale pompa, dal prezzo irrisorio (ca. Fr. 100.— di materiale) permette di richiamare l’acqua da ca. 8 m di profondità per poi spingerla nei campi fino a 200m di distanza! Un semplice meccanismo azionato da Spazio Strutture pedali e che, con la forza di un ragazzo, può aspirare l’acqua dai pozzi e darla a chi ne abbisogna. L’interessante strumento, che può essere realizzato interamente laddove viene utilizzato, è parte di un progetto finalizzato a rendere autonomi i contadini poveri. Interessante notare che nel mondo ne sono già state posate oltre 16’000 e che la semplicità dello strumento consente sia la realizzazione che la riparazione in loco e con mezzi semplici. Qui in azienda a Vaglio le persone interessate possono direttamente osservare la pompa ed informarsi, mediante alcuni opuscoli didattici, sul suo funzionamento e sul progetto in generale; accedendo poi al sito www.w-3-w.ch si possono approfondire ulteriormente gli scopi dell’ente promotore. 27 La bella iniziativa oltre ad essere - con i mercati settimanali curati dagli utenti a Tesserete e a Ponte Capriasca - una nuova attività è anche da osservare in funzione, come già anticipato, di una svolta verso una dimensione o realtà più esterna. I CINGHIALI Su Marte non ci sono ancora, ma una volta colonizzato il pianeta saranno sicuramente fra i primi a gioire del clima secco e degli spazi infiniti ove grufolare e dissodare il terreno alla ricerca di tuberi! Abbiate pazienza, cari lettori, siamo consapevoli che il cinghiale non è un gran problema per il genere umano e che il tema non è di quelli che riempiono le pagine dei giornali, inoltre, lascia poco spazio al gossip, ma in campagna esiste e nelle comunità rurali è ampiamente discusso! Intanto però sono qui tutt’attorno alla fattoria e, mai come quest’anno, stanno facendo danni rilevanti in tutti i prati. Accipicchia come lavorano di notte gli amici cinghiali, arrivano dal bosco – difficile dire da dove sbucano o sbucheranno – e un po’ qui un po’ là smuovono il terreno rendendolo poi difficile da lavorare, in particolare il problema si pone per il taglio dell’erba e nella fienagione ma anche dal punto di vista del paesaggio non è particolarmente bello da vedere. Nelle zone dove banchettano i cinghiali sembra vi sia stato un bombardamento: buchi, terra divelta, zolle sotto sopra … ci vorranno ore di lavoro e sudore per risistemare ! Noi abbiamo fatto salti mortali per contenere i danni in particolare sistemando il filo elettrico, spostandolo sui bordi del bosco per impedirne l’avanzata, ma loro sono furbi o semplicemente istintivi e trovano sempre la strada per arrivare dove vogliono. Pazienza direbbe il paziente contadino e così, in verità, diciamo anche noi. Poi però probabilmente e per forza di cose, la “parola” passerà al cacciatore che, in perfetto stile Obelix , del cinghiale farà un bel… banchetto! LA NUOVA BOTTEGA Egregi signori l’azienda sempre di più va nel mercato GLOBALE… ovviamente senza precipitarsi nell’infida borsa ma semplicemente remando nel vortice dell’economia! Molte sono le collaborazioni intessute in questi anni, alcune si sono interrotte altre felicemente proseguono come ad esempio quella con la Migros Ticino di S. Antonino nella gamma dei prodotti nostrani. La breve introduzione per segnalare che la collaborazione con il Signor Corrado Piattini, già responsabile dell’ente Regione Valli di Lugano, ha sortito un nuovo interessante progetto. Fra non molto, il negozio “Ra butega” di Sala Capriasca passerà nelle mani della Fondazione La Fonte e, più precisamente, sotto il cappellino dell’Azienda Spazio Strutture agricola di Vaglio. Siamo felici dunque di annunciare che la vendita dei prodotti del nostro laboratorio: marmellate, verdure sott’olio e sott’aceto, pesto e tanto altro, si potranno comodamente trovare ed acquistare presso la nuova bottega, vis a vis la decisamente bella chiesa di Sala Capriasca, proprio sulla strada cantonale. Ma non è tutto, Luisa e i collaboratori utenti che gestiranno la bottega, saranno inoltre lieti di vendervi anche pane e pasticceria del Fornaio, nonché le derrate ed i prodotti, anche non alimentari, classici dell’economia domestica. La bella iniziativa oltre ad essere - con i mercati settimanali curati dagli utenti a Tesserete e a Ponte Capriasca - una nuova attività è anche da osservare in funzione, come già anticipato, di una svolta verso una dimensione o realtà più esterna. Dunque la nuova bottega, che aprirà i battenti nel 2014 e non ha ancora un nome suo, si allinea ed 28 amplia il concetto, sensibile ed importante a livello istituzionale, di sempre maggior apertura ed integrazione nel mondo del lavoro e nel territorio. Il progetto ha un ulteriore valore aggiunto, poiché va a salvaguardare l’esistenza (leggi anche: conservazione!) di uno dei “sempremenopresenti” negozi dei paesi delle nostre valli. Il problema, non prioritario e di ordine squisitamente cantonale, è caduto nell’oblio e già da tempo comunque si sta quasi risolvendo, grazie in particolare al soccorso prestato da economici iper-mercati totalitari, ipnotizzanti e strategicamente ben sistemati un po’ ovunque. Il nuovo piccolo negozio della Fondazione La Fonte di Sala Capriasca continuerà nel solco antecedente la diffusione dei sopraccitati super mercati e avrà, naturalmente, (come da sempre nella tradizione popolare di ogni negozio di ogni villaggio che si rispetti) anche una funzione di piccolo centro di aggregazione oltre che di spaccio per generi alimentari. Luisa ed i collaboratori utenti con il loro servizio animeranno e conserveranno la vitalità nella comunità; fosse anche solo il fatto di esserci, sicuramente servirà a dar continuità alla storia (… la storia siamo noi, Spazio Strutture cantava un cantautore) e a preservare un po’ di dignità popolare (contributo nello sviluppo di una nuova coscienza popolare?) … e chissà, magari per imitazione, un bel dì vedranno la luce pure un simpatico baretto o qualche nuova – vecchia attività di paese. A presto dunque l’appuntamento per una bella inaugurazione e a tutti un caloroso invito a fiondarsi per i propri acquisti… a ra butegha dara Fundazion La Fonte! Grazie per l’attenzione e auguri per un sereno autunno a tutti... 29 “FONTEBIANCO”: a new wine experience di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte Immagini di L.Wulleschleger Acquistare i nostri prodotti, anche per fare un omaggio a chi vi è più caro, contribuisce fattivamente alla raccolta fondi per il sostegno delle persone disabili alle quali la Fondazione La Fonte dedica quotidianamente attenzione e impegno. Vi presentiamo la nostra selezione: un olio naturale e una scelta di vini tra i quali “Fonterosso” e “Fontebianco”, appositamente creati per la nostra Fondazione. Grazie sin d’ora per il sostegno. Nelle scorse settimane un drappello di volonterosi ha risalito le pendici del Generoso (…in auto) per raggiungere l’azienda vinicola di Rovio Ronco SA, alfine di dedicare anima e corpo ad una nuova esperienza enologica che la Fondazione lancerà con il corrente autunno. Infatti, sulla scia del grande successo ottenuto lo scorso anno con l’ottimo “Fonterosso”, le cui scorte si erano esaurite in pochi giorni, ecco che nella nostra modesta selezione istituzionale entra per la prima volta in scena il… FONTEBIANCO …un prodotto unico, vinificato ed imbottigliato a titolo esclusivo per la Fondazione La Fonte dall’azienda produttrice del basso ceresio. Amabile il suo gusto, di colore giallo paglie- rino chiaro, dal profumo delicato di frutta e agrumi, emana un sapore fresco e persistente. Molto bella anche l’etichetta, che fa pendant con quella del fratello rosso, disegnata dalla grafica Fiorenza Casanova. Ma torniamo ai quattro coraggiosi che hanno dedicato alcune ore della loro giornata, intervallate da un ottimo pranzo in comune, alla complessa e pesante fase dell’imbottigliamento; un esercizio che rende ancora più partecipata, totale e preziosa questa nuova iniziativa istituzionale. Non vi sarà naturalmente sfuggita dalle immagini sotto la presenza, oltre a quella di un simpatico team di Fonte 2 capitanato dal capo struttura, di un volto a noi assai noto al nostro interno. Una presenza forte la sua, che sta a dimostrare quan- to i valori e l’attaccamento alla nostra Istituzione possono stimolare anche ai piani alti della Fondazione; per portare ad iniziative partecipate, ad alto contenuto emotivo, che avvicinano ed accomunano simbolicamente (ma in questo caso molto tangibilmente) i due vertici della nostra organizzazione. Un’esperienza dunque “inebriante” quella del lavoro di gruppo per un giorno intero in seno all’azienda vinicola di Rovio, che si è svolta con piacere e nel massimo rispetto della legalità dello 0,5x1000… per poter poi stanchi e soddisfatti ridiscendere nuovamente verso il piano (…sempre in auto) senza incappare in fastidiose sanzioni disciplinari. Buon “Fontebianco” a tutti!! Il vino è fonte di gioia 1. “Fontebianco” - Bianco del Ticino (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00 2. “Fonterosso” - Merlot-Gamaret (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00; Bottiglia MAGNUM fornita con confezione regalo: CHF 50.00 3. Canevel - Prosecco di Valdobbiadene, spumante brut DOC - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00 4. Rosso dei Venti - Merlot della Svizzera Italiana (Luca e Antonio Parravicini - Corteglia) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 72.00 5. Baiocco - Merlot DOC del Ticino (I vini di Guido Brivio SA - Mendrisio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00 6. Cultivar Biancolilla di Montagna - Olio Extra Vergine d’Oliva bio - Bottiglia da 50cl: CHF 12.50 I prodotti sono disponibili in confezioni normali (cartoni bianchi da 6 bottiglie) adatti alla spedizione oppure in graziose confezioni regalo adatte anche per il periodo natalizio: • confezione da 1 bottiglia CHF 3.50 • confezione da 2 bottiglie CHF 5.50 • confezione da 3 bottiglie CHF 6.80 • confezione da 4 bottiglie CHF 9.00 • confezione da 6 bottiglie CHF 12.50 I nostri prodotti possono essere ordinati anche via internet sul sito www.lafonte.ch ATTUALITà e INFORMAZIONI 30 AZIONE VINI 31 biglietti natalizi P. P. 6991 Neggio della Fondazione La Fonte DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Soldati 29, 6991 Neggio Tel. 091 606 56 56 Fax 091 606 71 20 E-mail [email protected] www.lafonte.ch CCP 69-2955-7 Direttore: Rossano Cambrosio Amministratore: Patrizia Lotti Coordinatore Strutture: Mirko Scherler Coordinatore Servizi: Stefano Rimoldi SETTORE LAVORATIVO FONTE 1 CENTRO DIURNO Via Pezza 3, 6982 Agno Tel. 091 604 58 54 FONTE 2 LABORATORIO PROTETTO E LABORATORIO DI PANETTERIA-PASTICCERIA Via Pezza 3, 6982 Agno Tel. 091 604 58 43 Grazie sin d’ora per il sostegno! AZIONE NATALE FONTE 7 PANETTERIA PASTICCERIA “IL FORNAIO” • Sede di Via G. Buffi 4A, 6900 Lugano Tel. 091 921 04 24 • Sede di Piazza Molino Nuovo, 6900 Lugano Tel. 091 921 44 48 • Supsi Caffé, 6928 Manno Tel. 077 421 35 31 SETTORE RESIDENZIALE FONTE 3 CASA CON OCCUPAZIONE 6991 Neggio Tel. 091 606 56 56 FONTE 5 APPARTAMENTI PROTETTI 6991 Neggio Tel. 091 606 56 56 FONTE 6 CASA SENZA OCCUPAZIONE Via J. Corty, 6982 Agno Tel. 091 605 38 58 FONTE 8 CASA CON OCCUPAZIONE Via Beltramina 18a, 6900 Lugano Tel. 091 976 08 18 Stampa: Tipografia Stucchi - Mendrisio Grafica: www.spalluto.ch - Chiasso Sorpresa! Sì, quest’anno è sorpresa per tutti! Perse le ultime foglie delle nostre selve, nell’aria ci sarà presto odore di brina; al sole di limpide e fredde giornate invernali brilleranno i sempreverdi e un bisogno di festa tornerà a impadronirsi di noi. La voglia di nuovo solletica la fantasia di tutti, ci porta a cercare suoni e colori nuovi anche dentro di noi. Eccoli: quest’anno i suoni e i colori per gli auguri natalizi ce li regala la nostra collaboratrice e artista Fiorenza Casanova che da qualche anno segue con passione il lavoro dei nostri ospiti del centro diurno di Agno. Chi tra noi, nell’avvicinarsi del tempo d’Avvento, non vorrebbe augurare agli amici, ai colleghi, alle famiglie, a grandi e piccini, un tempo di Natale sereno, senza troppi discorsi, lasciando la parola a un violino e a un pino che se ne sta fuori, là dove, sotto un cielo stellato, racconta una antica storia! Chi non vorrebbe sottolineare il passaggio all’anno nuovo con un brindisi “Tuttofonte”, alzando il bicchiere a un tempo nuovo, a una rinnovata promessa di solidarietà! Siamo sicuri che nonostante le molte proposte online questi cartoncini così freschi e festosi faranno la gioia di coloro ai quali vorrete inviarli e che la Fonte sia davvero sorgente di un pensiero nuovo. Per l’ordinazione di piccoli quantitativi e senza stampa personalizzata il costo sarà di Fr. 3.00 l’uno. Se invece desiderate quantitativi più importanti, oppure se vorrete inserire nel cartoncino un vostro testo personalizzato, vi preghiamo di voler prendere contatto con noi entro il 12 novembre prossimo al numero telefonico 091 606 56 56 o tramite fax 091 606 71 20. Il nostro servizio amministrativo è a vostra disposizione per maggiori ragguagli. FONTE 4 AZIENDA AGRICOLA PROTETTA Fondazione Lions Club, Lugano 6947 Vaglio Tel. 091 943 42 47