NOTIZIARIO UFFICIALE
SOMMARIO
1 | EDITORIALE
28
NOVEMBRE 2013
LA FONTE DI ENERGIA
di Hamid-Reza Khoyi, Membro del Consiglio di Fondazione
La Fonte di energia
3 | FONDAZIONE
Alcune notizie dal f(r)onte
6 | SPAZIO STRUTTURE
Nostalgia, dignità e
lume di ragione
9 | UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
La formazione pratica degli operatori socioassistenziali osa
14 |ATTUALITà E INFORMAZIONI
Festa di fine estate
16 |OPINIONE SUL TEMA
Disabilità e invecchiamento:
umanità e dignità
19 | PAROLA AI PROTAGONISTI
Fonte 3, Festa con le famiglie
20 | ATTUALITà E INFORMAZIONI
Una fonte di speranza
22 | SPAZIO STRUTTURE
Essenzialmente casa,
casa con occupazione Fonte 3
24 |FONDAZIONE
Un nuovo membro del CdA
e una nuova capo struttura
Riflettendo sul nome della nostra fondazione mi sono reso conto della fortuna che abbiamo, viste le molteplici
26 |PAROLA AI PROTAGONISTI
combinazioni che si possono abbinare al
Il coraggio e la dignità
27 |SPAZIO STRUTTUREnome della fondazione; come ad esempio Fonterosso (vino rosso con la nostra
Per chi non sa
etichetta) Fontebianco (vino bianco che
e per chi non c’era...
presentiamo in questi giorni), La Fonte di
|
30 ATTUALITà E INFORMAZIONI
energia (il mio preferito), La Fonte della
“Fontebianco”:
conoscenza, La Fonte d’Informazione,
a new wine experience
La Fonte... e si potrebbero fare molti
altri abbinamenti. Ma questa fortuna
FONDAZIONE LA FONTE
non è da intendersi nella ricerca di chisMembri del Consiglio
sà che combinazione, ma la possibilità,
Lorenzo Wullschleger (Presidente),
grazie al gioco di parole, di poter magElena Soldati (Vice Presidente),
giormente far conoscere e promuovere
Adriano Agustoni, Carlo Calanchini,
Luciano Clerici, Fabia Dell’Acqua-Cornaro,
la nostra fondazione. Dico nostra in
Lorenzo Emma, Corrado Finzi,
Emanuele Saurwein, Hamid-Reza Khoyi,
Carlo Terzaghi.
EDITORIALE
quanto tutti dobbiamo sentirci parte
integrante di essa; dai collaboratori, ai
sostenitori, ai fornitori, al Consiglio di
Fondazione, agli utenti stessi.
Ma vorrei tornare sul nome e marchio
della fondazione.
Un nome già molto conosciuto e di certo
non ha bisogno di chissà che azione di
promozione.
Però bisogna rendersi conto che i tempi
stanno cambiando e importanti investimenti saranno necessari in futuro. In
particolare per quello che riguarda la
nuova costruzione di Fonte 3 a Neggio.
Investimento che esula dall’attività ordinaria. Sicuramente e ce lo auguriamo
ci sarà un importante contributo dal
1
ALCUNE NOTIZIE DAL F(R)ONTE
di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte
Cantone che viene erogato in base al
numero di utenti che la struttura potrà
ospitare. Contributo che però non sarà
sufficiente per finanziare l’investimento
previsto e di conseguenza spetterà a noi
cercare anche altre fonti di finanziamento.
Stesso discorso per quanto concerne
l’attività ordinaria dove tramite il contratto delle prestazioni e gli standard
fissati dal Cantone dovremo in un prossimo futuro soddisfare tali requisiti che
si basano sui costi di gestione di strutture analoghe. Al momento riceviamo
delle misure di accompagnamento che
però non potranno durare in eterno.
Su questo tema si era già espresso il nostro
presidente nell’editoriale del 23esimo notiziario dell’aprile 2011.
Non bisogna dimenticare che anche il
Cantone deve attentamente analizzare
le sue uscite al fine di tornare in equilibrio in un prossimo futuro. Perciò è inevitabile che dovremo cercare sempre di
più aiuti e donazioni da benefattori privati, aziende e non da ultimo da fondazioni e associazioni. Un marchio forte e
conosciuto ci sarà sicuramente d’aiuto!
Una nuova attività per “completare”
l’offerta dell’azienda agricola
È giunto il momento per una attenta analisi dell’attuale situazione dei
supporti e donazioni che riceviamo al
fine di sviluppare un fundraising integrato ed orientato ai nostri bisogni
nel medio lungo termine. Progetto che
stiamo iniziando ad affrontare e che
non mancheremo di illustrare una volta
elaborato.
se aziende a destinare una parte dei
loro risultati ad attività sociali, creando
in alcuni casi delle proprie fondazioni
con lo scopo di supportare e finanziare
progetti nel campo sociale. In altri casi
semplicemente destinando una parte
dell’utile d’esercizio ad attività sociali; oppure privati che decidono di costituire
delle fondazioni dotando anche importanti capitali e/o supportando regolarmente associazioni e fondazioni nel
campo sociale.
Di questa sensibilità ce ne siamo resi
conto con il progetto del nuovo laboratorio di panetteria/pasticceria presso
la struttura Fonte 2, dove grazie al supporto del Cantone, fondazioni e aziende,
La Fonte è riuscita a finanziare l’investimento.
Ma non vorrei essere troppo pessimista, anzi guardo al futuro con ottimismo.
In primis perché si nota molta sensibilità da parte di privati e aziende per il
sociale. Sensibilità che ha portato diver-
In secondo luogo possiamo contare
sui nostri collaboratori e il Consiglio di
Fondazione ogni qualvolta si deve far
fronte a nuovi progetti riscontrando uno
spirito positivo e propositivo, come ad
EDITORIALE
esempio durante la giornata delle porte
aperte di Neggio, la festa di Vaglio, che
è giunta alla sua seconda edizione, il
nuovo laboratorio di Fonte 2 ecc.
In ultimo ma non per importanza anche
la vicinanza del Lions Club che ci ha
sempre dato importanti contributi e
che ci mette a disposizione la fattoria
di Vaglio.
I progetti futuri e i tempi che cambiano
ci richiedono di essere maggiormente
attivi nel far conoscere La Fonte, i suoi
obbiettivi e i suoi progetti. Questo sarà
possibile solo con l’aiuto e la collaborazione di tutti: collaboratori, direzione,
Consiglio di Fondazione e tutti coloro
che ci sono vicini.
Sono convinto che con l’aiuto di tutti
potremo realizzare importanti progetti
e garantire ai nostri utenti, anche in
futuro, delle strutture ed un ambiente
ottimali.
2
Da sempre attivi nello sviluppo di nuovi
progetti e nella ricerca di opportunità per
allargare il nostro raggio di azione con
l’intento di creare nuove forme di attività
per quelle persone che a noi si rivolgono,
nel corso dell’anno corrente abbiamo
raccolto uno stimolo che si è presentato inaspettatamente, funzionale a poter
introdurre una nuova branchia di attività
in quel dell’azienda agricola di Vaglio.
Sostanzialmente, siamo venuti a conoscenze della cessazione dell’attività commerciale di un negozio di prodotti alimentari ubicato in una località non esattamente centrale, la classica bottega di paese,
che se lasciata morire avrebbe privato la
popolazione della zona di uno spaccio per
l’acquisto di prodotti di prima necessità.
Prodotti basilari per un’economia domestica, soprattutto per quelle persone che
non hanno la possibilità o semplicemente
non vogliono rifornirsi presso le grandi
catene di distribuzione.
Un piccolo negozio che, oltre alla dimensione commerciale, presenta caratteristiche e valori a stampo sociale che abbiamo subito ritrovato come perfettamente
abbinabili al nostro mandato istituzionale.
Quale occasione migliore per sperimentarsi in una nuova sfida, aggiungendo
valore alla filosofia e agli scopi della
nostra Fondazione per rispondere alle
esigenze dell’intera socialità?
Quale occasione migliore per essere
sempre più presenti sul territorio, valorizzando taluni prodotti commestibili che
da anni sono venduti ed assai apprezzati
dalla nostra clientela?
Quale occasione migliore per provare a
dare una risposta diversa dalle tendenze
in atto, quella della concentrazione del
commercio nei cosiddetti “non luoghi”,
tornando alle origini e privilegiando i
rapporti diretti con la clientela e con i fornitori artigianali che operano nel territorio
circostante?
Quale occasione migliore per migliorare
un risultato di attività, che potrà essere
reinvestito al nostro interno?
Quale occasione migliore per creare
alcuni nuovi posti di lavoro, per Utenti e
non, che abbiano a ridare respiro a dignità a chi vive la difficoltà quotidiana sulla
propria pelle?
Quale occasione migliore per aumentare
sensibilmente la responsabilità sociale di
un ente che, piccolo o grande che sia, non
deve perdere di vista questa dimensione?
Ecco solo alcune delle domande che
ci hanno convinto a raccogliere questo
nuovo stimolo, che porterà la nostra
Fondazione a gestire dal prossimo gennaio 2014 un negozio di prodotti alimentari in quel di Sala Capriasca.
Un negozio che dal profilo gestionale
sarà direttamente aggregato alle attività
agricole di Fonte 4, sede che come ben
sappiamo si trova a Vaglio e che andrà
a rispondere ad un tema assai caro al
FONDAZIONE
nostro interno; quello dello sviluppo di
nuove forme di sinergie, sia tra le differenti strutture di nostra competenza, sia
tra i vari attori locali presenti sul nostro
prezioso territorio.
Un gruppo tecnico cantonale sul tema
dell’invecchiamento
A furia di battere il chiodo, finalmente
il messaggio è giunto alla destinazione
auspicata. Quello che potrà essere il
risultato in prospettiva non è oggi dato
a sapere, ma iniziare a parlarne in modo
coordinato ed allargato non potrà che
essere un esercizio utile, che forse potrà
portare ad un miglioramento dell’intervento sul territorio.
Stiamo parlando del tema dell’invecchiamento della popolazione all’intero delle
nostre strutture AI, argomento per il quale
a più riprese ed in differenti contesti
abbiamo perorato la causa.
L’Ufficio degli invalidi ha infatti raccolto
le nostre suggestioni ed ha formalmente
costituito un gruppo misto di lavoro, che
ad inizio ottobre ha avuto un primo incontro e dunque approccio alla problematica.
3
Ma forse sarebbe finalmente ora di andare al nocciolo
della questione e cercare di fare capire all’opinione pubblica, ma soprattutto alla politica e chi la rappresenta,
come funzionano le nostre attività e cosa sono e saranno
le conseguenze di un decadimento costante nel tempo.
Un gruppo di lavoro rappresentativo di
alcuni funzionari degli uffici Invalidi ed
Anziani, da Direttori di strutture dei due
ambiti considerati e da un medico specializzato in geriatria.
E proprio la presenza di questo medico,
riconoscibile nella persona del dottor
Graziano Ruggieri ci fa molto piacere, in
quanto, oltre che ad essere un professionista di provata serietà e competenza
(e per il sottoscritto pure un caro amico),
trattasi di colui che al nostro interno ha
raccolto alcuni stimoli relativi al lavoro di
riflessione che da anni stiamo portando
avanti sull’argomento relativo all’invecchiamento della popolazione nelle nostre
strutture.
Affrontare questo tema in modo coordinato ed esteso alle due distinte, seppur
complementari, realtà (settore invalidi ed
anziani) significherà analizzare un fenomeno in atto da molti anni e cercare, possibilmente, delle soluzioni e delle modalità
di intervento coordinate; con ineluttabili
benefici e ricadute dal profilo economico,
strutturale, della presa a carico e dell’intervento di rete.
Un plauso dunque all’Ufficio degli invalidi,
che ha raccolto i numerosi stimoli giunti
sul tema dell’invecchiamento della persona disabile e li ha oggi trasformati un
“gruppo pensante”, al quale è delegato
compito di dare le giuste indicazioni.
Ancora misure di risparmio in vista
Ci risiamo! L’opera di ragioneria all’interno delle istituzioni sussidiate è ricominciata (…semmai fosse mai terminata)
con vigore.
L’obiettivo è nuovamente messo a fuoco:
comprimere i costi, perlustrare i conti e le
possibili sacche di spreco, valutare dove
concretamente economizzare, formulare
proposte sostenibili per favorire il contenimento delle spese. Insomma ridurre la
spesa globale.
Il tutto naturalmente senza minimamente
intaccare la qualità delle prestazioni da
erogare all’Utenza, come sempre viene
sottolineato in questi casi dove si chiedono sacrifici comuni.
Ci sembrava un tema che sino alla fine
del 2011 si era leggermente affievolito,
che si presentava in affanno ed invece eccolo rispuntare, dopo le avvisaglie
dello scorso anno, con vigore e rinnovata
carica.
Insomma si ritorna a discutere delle difficoltà dello Stato e delle cifre color rosso
rovente e come spesso accade a farne le
spese sono le componenti economiche
FONDAZIONE
legate alla gestione della nostra socialità
(intesa come tutta e non solo legata alle
nostre realtà).
Deve essere chiaro a tutti che risulta davvero difficile essere “creativi” per trovare
delle soluzioni innovative e soprattutto
indolori, anche perché di sprechi non se
ne vedono molti.
A maggior ragione quando la voce di
spesa più importante dei costi di gestione corrente, stiamo parlando dell’85%
dell’importo globale, sono imputabili ai
salari del personale.
È vero, potremmo sempre far viaggiare
i nostri pulmini a giorni alterni, accendere le luci dei locali ad ore fissate da
regolamento interno, chiudere qualche
linea telefonica di troppo, introdurre diete
rigide nelle cucine, tagliare meno l’erba
dei nostri giardini, forzare i ricavi di produzione nelle strutture lavorative e altre
amenità simili.
Ed invece nulla di tutto ciò, alla fine come
saranno partorite le solite classiche soluzioni che non faranno l’unanimità (ma
dove la fanno su questi temi) e solleveranno interminabili dibattiti, che toccheranno in buona sostanza il personale, con
le inevitabili ripercussioni sulla qualità del
clima di lavoro e delle prestazioni erogate
al nostro fruitore.
4
Come sempre ci adegueremo e come
sempre faremo del nostro meglio per
non lasciare cadere nel declino quanto di
buono abbiamo fatto in questi anni.
Ma forse sarebbe finalmente ora di andare al nocciolo della questione e cercare di
fare capire all’opinione pubblica, ma soprattutto alla politica e chi la rappresenta, come
funzionano le nostre attività e cosa sono
e saranno le conseguenze di un decadimento costante nel tempo.
Perché è di questo che stiamo parlando;
della considerazione che spesso si ha
delle nostre realtà lavorative, viste solo e
costantemente come dei costi, che poco
o nulla portano in termini di benefici.
Detto ciò e per tentare di “pareggiare”
l’aspetto critico che abbiamo appena toccato, una fonte di risparmio su cui riflettere forse esiste concretamente all’interno
delle nostre attività.
Uno spazio operativo da considerare
come potenzialmente migliorabile, magari
con ricadute finanziarie non dirette ed
immediate, ma che permetta di dare un
segnale tangibile al nostro interno (ma
credo che valga per tutte le istituzioni)
per favorire il raggiungimento di certi
nostri obiettivi, che spesso vediamo come
inarrivabili.
Avete mai provato a fare il calcolo di quanto
possano costare le innumerevoli riunioni
che vengono promosse nei contesti che
tipicamente ruotano attorno al sociale?
Non vi siete mai posti questa domanda
nel sedervi in un consesso per parlare
ore ed ore di un solo soggetto di discussione, vedere molti professionisti contemporaneamente riuniti a conversare
animatamente di grandi questioni (diciamolo senza vergogna…a volte anche di
aria fritta) per trovare soluzioni concertate
per il bene di una tale persona?
Soluzioni e proposte che poi andranno
verificate ed ancora riverificate in altre
analoghe riunioni, probabilmente anche
con scarsi e a volte addirittura nulli risultati?
Direttori, contabili, educatori, terapisti di
FONDAZIONE
ogni sfera dell’intervento, medici ed assistenti sociali, curatori e chi più ne ha più
ne metta, riuniti tutti assieme per il bene
di una sola comune causa; il benessere
dell’Utente.
Ecco, forse economizzando in questi tempi
dilatati oltremisura, cercando di essere
più concreti, concisi e pragmatici, potremmo “forse” iniziare a trovare quegli spazi
e quei margini di lavoro immediatamente
diretti all’Utenza e saremmo finalmente
in grado, senza decadimento delle prestazioni, di ottenere anche dei concreti
risparmi.
Forse, e mi ripeto forse, riusciremmo a trovare il tempo per fare quello che proviamo ad immaginare…..ma che purtroppo!
Insomma, sarebbe un atteggiamento
sano e sostenibile quello di concentrare
le energie ed i tempi, che alla fine non ci
porterebbe a dire, come spesso invece si
sente all’infinito che “le idee ci sono ma
come sempre sono le risorse a mancare”.
5
NOSTALGIA, DIGNITÀ E LUME DI RAGIONE
Pensieri (s)composti al passar di stagioni
di Mirko Scherler, Coordinatore Strutture
Primavera
Da alcuni mesi sto facendo un viaggio interiore. Mi interrogo sul presente, su quello che
sto facendo; penso al futuro e a cosa la vita
mi riserverà. E torno indietro nel tempo con
uno sguardo nostalgico, e ricordo… ricordo.
Per fortuna che la memoria non mi ha ancora abbandonato definitivamente.
Mi ricordo di quando ero piccolo, del primo
televisore acquistato da mio papà per guardare i giochi olimpici di Sapporo del 1972,
della prima automobile, una Renault 5
arancio con le righe nere sui fianchi, rovinate
sotto il ponte di Cercera per lasciare passare
l’autopostale. Ricordo che si correva nei prati,
giocavamo a biglie mentre aspettavamo il
bus per andare a scuola.
Anche a Gemmo si giocava. A metà degli
anni Novanta. Fonte 2. Da poco assunto
in Fondazione. Si facevano tanti lavori per
molte ditte, sparse qua e là, a Lugano e a
Mendrisio. I lavori si andava a prenderli, si
facevano e poi si riportavano. Si lavorava,
eccome. Con gli utenti, assieme. Sempre
assieme, anche nelle pause. C’era la macchinina del caffè, si facevano partire a carte,
quasi sempre a scala quaranta, chi suonava
la chitarra. Si stava poco in ufficio, davvero
poco. Qualche riunione per organizzare le
attività, qualche momento per discutere di
uno o dell’altro, per scrivere qualche rapporto.
Stavamo con le persone.
Estate
In questo mio percorso di ricerca personale,
spesso mi chiedo quale senso abbia continuare a pensare al passato, come dicevo
prima, nostalgicamente. Mi dico che in fondo
i tempi cambiano e noi con essi.
Pensare continuamente al passato idealiz-
Spazio Strutture
zandolo come il tempo migliore mai trascorso, non ci aiuta a vivere più serenamente
il presente. Occorre ricordare, certamente.
Per cosa abbiamo fatto, per come abbiamo
vissuto in funzione di poter godere appieno
di quanto raggiunto e costruito.
Uno dei primi grandi cambiamenti a livello
professionale, lo abbiamo indiscutibilmente
vissuto con l’introduzione del sistema di
gestione della qualità. Erano i primi anni del
nuovo millennio. Mi ricordo ancora, questa
volta davvero meno nostalgicamente, del
libro verde, edito da Insos “Manuale di sviluppo della qualità”. Davvero un programma.
Per la prima volta eravamo confrontati con
parole quali input, output, processi, procedure, livelli, risorse. Ventidue punti da sviluppare
in un manuale, che avrebbe sancito di fatto il
passaggio da un sistema di gestione basato
su una consapevole improvvisazione, ad un
sistema più articolato che, sicuramente, ha
di molto aumentato la professionalità del
nostro ambito lavorativo, ma che ha di fatto
cominciato ad erodere, lentamente, il prezioso stare insieme. Audit dopo audit, certificazione dopo certificazione, anche il sociale
è entrato con forza nel sistema globale in
cui la propria esistenza e il diritto a poter in
qualche modo continuare a operare dipendevano da un’autorizzazione di esercizio,
anche essa erogata dopo aver superato una
serie di requisiti. Eravamo diventati una vera
e propria azienda. Nel mentre, intraprendevo
il cammino della paternità.
6
Dicevo che c’è un limite. Certo, che c’è. È il mio, è soggettivo. È quello che io chiamo il lume della ragione. Quella
cosa che non si abbia mai a perdere, altrimenti è finita.
Ciò che ti permette di fare quello che sei portato a fare, la
tua ragione d’essere, la tua passione, la tua professione,
così come te l’eri immaginata, così come dovrebbe essere.
Autunno
Ho quattro figli, due femmine e due maschi,
nati fra il 1998 e il 2008. La più grande ha
iniziato il Liceo e la più piccola termina la
scuola dell’infanzia. In mezzo, due boys alle
elementari.
Un bel percorso, una bella famiglia. Quattro
persone e quattro personalità. Molteplici interessi e passioni, che cerco di poter soddisfare
non senza fatica, perché si sa, fare il genitore
non è per nulla facile. Genitore è educare,
ascoltare, sostenere, mettere dei limiti, dire di
no. È insegnare dei valori, accompagnare in
un percorso di crescita, continuo.
È amare, premiare, stimolare, permettere
l’autodeterminazione, fare in modo che l’altro
possa raccontarsi senza essere giudicato.
Insegnare a non dire bugie.
Leggere insieme, mangiare un panino con
uno yoghurt, fare una partita a monopoly.
Andare al circo o semplicemente correre nei
prati e cercare quadrifogli. Dire ti voglio bene.
E il lavoro dell’educatore ? Non è forse la
stessa cosa ? Un piano di sviluppo con degli
obiettivi da raggiungere, semplici, misurabili,
che siano a livello della relazione, per potenziare l’autonomia o insegnare un lavoro, a
vendere il pane, ad allacciarsi le stringhe, a
mettere tavola, ad ascoltare gli altri e a raccontarsi il lunedì mattina. Forse anche a non
fumare più di 10 sigarette al giorno e due
coca cola. Eh già, due coca cola.
Ma di più, molto di più è ancora essere in
grado di dire quanto sei importante, quanto
sei bravo e che vali. Dire a colei e a colui, che
sono le persone delle quali ci occupiamo e
preoccupiamo per professione, che vogliamo loro bene ha un senso. Profondo. È fare
quello che facciamo con dignità. È riconoscere e considerare il proprio valore morale,
che si traduce in comportamenti responsabili,
equilibrati. È anche saper scegliere il proprio
cammino e riconoscersi profondamente in
quello che si sta facendo. Rispetto per sé e
per gli altri.
È una parte del viaggio che sto facendo.
Spazio Strutture
Inverno
Siamo sempre più azienda e, forse, sempre
meno capaci di stare con gli altri. Per necessità, più che per volontà.
Dopo la qualità, sono arrivati i contratti
di prestazione. Sono radicalmente mutate
le condizioni di finanziamento degli Enti
sussidiati. Prima lo Stato copriva il deficit,
ora eroga una somma annua e ci si deve
“stare dentro”. Il resto lo paghi tu, come
Fondazione, pardon, azienda. E poi anche
i cicli economici. Sono finiti (per sempre ?)
i tempi delle vacche grasse. L’economia
ristagna. Lo Stato non ce la fa più a garantire
e a finanziare come un tempo. Stringere la
cinghia. Lo si capisce e lo si accetta. Ma si
fatica. Non tanto per quel meno che viene
dato, ma per quel tanto che viene chiesto.
La qualità, dicevo in precedenza. E i budget
annuali. E l’autorizzazione d’esercizio con le
7
LA FORMAZIONE PRATICA DEGLI
OPERATORI SOCIOASSISTENZIALI OSA
Premessa di Stefano Rimoldi, Coordinatore dei servizi, responsabile del comparto stage e apprendistati;
Considerazioni di Fiorenzo Pestoni, docente e responsabile della formazione OSA indirizzo handicap
visite dei funzionari. E la sicurezza e la salute
dei collaboratori. Attenzione alle vie di fuga,
facciamo formazione interna per evitare di
andare tutti in burnout. Dobbiamo protocollare le sbarre ai letti che proteggono dalla
caduta l’ospite che soffre di epilessia. Non
mettere la cintura all’utente in carrozzella
senza la firma del medico e il consenso del
rappresentante legale, guai, non si può!
Meglio correre il rischio che… Audit, ancora
un audit interno. Dobbiamo raccogliere gli
indicatori di performance e sviluppare il
cockpit con i semafori. I dossier degli ospiti
aggiornati e la cartella informatizzata.
Manca solo Olmis e siamo a posto.
E va tutto bene. È giusto. È professionale.
Finalmente, dico io, che in azienda per fare
l’educatore si assume un educatore o un
Osa per fare l’Osa.
Ripeto, sono totalmente d’accordo con gli
sviluppi che ci sono stati in questi ultimi tredici anni, sviluppi che hanno dato una marcia
in più alla professionalità del nostro settore.
Dicevo, siamo diventati un’azienda, e come
tale dobbiamo agire.
Ma c’è un limite. A tutto c’è un limite.
(Un’altra) primavera
Continuo il mio viaggio interiore anche se
non so dove mi sta portando, forse mai lo
saprò. Ma sto diventando vecchio, nel mezzo
del cammin di questa vita, inizio a vedere le
cose con altri occhi, gli sguardi cambiano e
si mettono a fuoco altri oggetti.
Dicevo che c’è un limite. Certo, che c’è. È il
mio, è soggettivo. È quello che io chiamo il
lume della ragione. Quella cosa che non si
abbia mai a perdere, altrimenti è finita. Ciò
che ti permette di fare quello che sei portato
a fare, la tua ragione d’essere, la tua passione, la tua professione, così come te l’eri
immaginata, così come dovrebbe essere. Il
nostro lavoro, quello della nostra vera missione, è incentrato e basato sulla relazione di
cura dell’altro. Avere cura, curare, sostenere,
aiutare, assistere, favorire, educare. Come è
possibile fare questo senza stare con le persone, come posso volerti bene senza quasi
avere il tempo necessario per stare con te,
tanto è quello che devo fare d’altro ?
Si, forse è proprio questo.
Riuscire a vivere pienamente il presente,
ritornando ogni tanto indietro, ma senza
nostalgia, per ricordare come era, per fare
in modo che l’oggi acquisti davvero valore e
sia sempre migliore, e non pensare al futuro,
tanto il domani non sapremo come sarà.
Fare quello che facciamo con dignità, e
riconoscerci in quello che facciamo. Farlo
con professionalità, certamente, ma con
altrettanta passione, e ricordarci e far capire,
anche agli altri, che non si abbia mai a perdere il lume della ragione.
Spazio Strutture
Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna
perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà
sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali.
Khorakhané
(F. De Andre)
8
Da tempo La Fondazione La Fonte porta
avanti una politica istituzionale volta a
offrire un terreno di sviluppo ed esperienza ai diversi curricula formativi presenti
sul territorio; l’inserimento di stagiaires e
apprendisti è differenziato a seconda del
percorso di formazione e a seconda del
tipo di presa a carico che viene praticata
nelle strutture.
La collaborazione più longeva è quella
con la SUPSI, che da molti anni ci invia
i suoi allievi, per collocamenti mirati in
funzione dell’esperienza e degli interessi
dello studente. Più recentemente si è
andata consolidando una stretta sinergia
con la SSPSS (Scuola Specializzata
per le Professioni Sanitarie e Sociali),
che ormai ogni anno invia un numero
consistente di ragazzi e ragazze in formazione OSA - indirizzo handicap (solo
per il 2013 parliamo complessivamente
di quindici inserimenti tra stage di 1°,
2°, 3° e 4° anno) a fare esperienza nelle
nostre sedi.
Ad oggi la collaborazione è ritenuta dalle
parti così proficua da farci effettuare, di
anno in anno, una vera e propria pianificazione dei collocamenti in funzione del
numero di studenti di ogni classe, del
tipo di esperienza da proporre, dal tipo di
sostegno da offrire. Mi sembrava doveroso, a questo punto, dare voce proprio
a questi importanti partner: a partire da
Fiorenzo Pestoni, docente e responsa-
bile della formazione OSA – indirizzo
handicap (e mio principale interlocutore
organizzativo), per arrivare ad alcuni studenti che hanno vissuto, almeno per un
po’, la nostra realtà. Il mio invito a mettere
in luce gli aspetti salienti dell’esperienza
fatta finora, cosi come pure anche formulare eventuali critiche costruttive è
stato accolto con piacere: il quadro che
ne è conseguito è senz’altro interessante
poiché da un lato attesta un livello di
soddisfazione che, credetemi, compensa
non poco gli sforzi fatti dai nostri operatori nel seguire gli allievi; dall’altro, ci fa
riflettere in merito a elementi come i ritmi
di lavoro e il clima relazionale, che si rivelano fattori di importanza non secondaria
per gli studenti. Uno spunto a migliorare,
insomma, e a non abbassare la guardia perché queste nuove generazioni
ci guardano, imparano dal modello che
sappiamo offrire, sono attente e hanno
la capacità di cogliere le sfumature. A
Fiorenzo, Alessandra, Laura, Luca, Niso,
Tania, un grazie per questo contributo.
Le considerazioni del responsabile
della formazione
La SSPSS – Scuola Specializzata per
le Professioni Sanitarie e Sociali con
sede a Canobbio e Giubiasco, si rivolge
a ragazze e ragazzi che dopo la scuola
dell’obbligo (Scuola Media) vogliono formarsi nel campo sociosanitario e socio-
UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
assistenziale. I cicli di studio professionali della Scuola, che conta oggigiorno
oltre mille allievi, si indirizzano a chi
intende proseguire gli studi ed ottenere
una maturità professionale federale e
allo stesso tempo inserirsi nel mondo
del lavoro, imparando una nuova professione dell’ambito sociosanitario con
l’ottenimento dell’attestato federale di
capacità o del certificato di pratica.
Fondata nel 1966 quale sezione
“Paramedica” della Scuola professionale
della Città di Lugano (statuto giuridico
comunale), la scuola è stata integrata
nelle scuole cantonali a partire dal 1981
e ha assunto la denominazione odierna
di Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali di Canobbio nel
2004. Nata come scuola di preparazione alle scuole sociosanitarie facenti
parte dell’allora Dipartimento delle opere
sociali (DOS), ha portato per molti anni
la denominazione di “Scuola propedeutica per le professioni sanitarie e sociali”
ed ha offerto esclusivamente in quel
periodo di tempo un curriculum di cultura generale orientato alle successive
scuole del settore sanitario e sociale.
A partire dal 2003 la scuola, accanto al
curriculum di cultura generale anzidetto,
che nel frattempo ha assunto la denominazione di curriculum di scuola specia-
9
lizzata, ha iniziato ad offrire i nuovi cicli
di studi introdotti dalla Confederazione
sul piano nazionale, dapprima con l’avvio
della formazione di operatore sociosanitario – OSS ed in seguito, dal 2005,
con l’avvio della formazione di operatore
socioassistenziale – OSA (formazione
quadriennale), e dal 2012, il tirocinio
biennale di addetto alle cure sociosanitarie – ACSS. I primi due curricula
integrano anche i contenuti della maturità professionale federale oggi riconosciuta dalla Confederazione. La scuola,
in collaborazione con il Dipartimento
Sanità della SUP, offre anche un curriculum scolastico, organizzato a moduli,
per titolari di un attestato federale di
maturità liceale o di maturità professionale non sanitaria e sociale, della durata
di un anno per l’accesso alle Scuole
Universitarie Professionali sanitarie.
Tutti gli indirizzi sono di valenza nazionale, detto in altro modo sono spendibili a
livello nazionale.
La formazione di Operatore socio assistenziale è regolamentata dall’ordinanza
federale del 16 giugno 2005 emanata
dall’ex Ufficio federale della formazione
professionale e della tecnologia (UFFT)
e dal Piano di formazione relativo alla
formazione professionale di base operatrice/tore socioassistenziale, del 16
giugno 2005, con adeguamenti del 2
dicembre 2010. Prevede due indirizzi di
formazione:
•l’indirizzo OSA assistenza alle persone
in condizioni di handicap, rivolto a chi
lavora nell’ambito di istituti, foyer e
centri diurni che si occupano di persone adulte o minorenni con handicap
fisici e/o mentali.
Si articola su quattro anni di formazione
a tempo pieno con materie di conoscenze professionali e materie di maturità
professionale sanitaria e sociale.
Alla formazione a scuola si intercalano
dei momenti di formazione pratica in
strutture sociali, nel proprio indirizzo di
studio, e corsi interaziendali. Le persone
in formazione approfondiscono le conoscenze teoriche e apprendono quelle
competenze che permettono loro di
conoscere ed esercitare le tecniche
necessarie per assistere le persone,
come ad esempio: organizzare e gestire
attività educative e ricreative, accompagnare nei momenti della vita quotidiana,
lavorare in team con altri specialisti.
Durante la formazione la teoria si alterna
alla pratica di quarantasette settimane
di stage suddivise a partire dalla fine del
secondo anno di scuola, ed ai corsi interaziendali, ripartiti sui quattro anni per un
totale complessivo di venti giorni.
La collaborazione con la Fondazione
la Fonte
Fra coloro che si impegnano al fine
di impartire una formazione di qualità
agli studenti dei curricula di operatore
socioassistenziale indirizzo handicap, la
Fondazione la Fonte si rivela essere
un partner che, sin dall’inizio dell’imple-
•l’indirizzo OSA assistenza all’infanzia,
rivolto a chi lavora in strutture di accoglienza di bambini da 0 a 12 anni, in
asili nido diurni o presso istituti sociali
per bambini confrontati con situazioni
di disagio familiare;
UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
10
10
mentazione della formazione OSA, si è
messa in gioco ed ha contribuito alla
creazione di un percorso di formazione
pratica, consolidata da un’ottima intesa
con la direzione, i capi struttura, i collaboratori e i residenti che ci attendono e
ci accolgono sempre con grande gioia e
desiderio di nuove conoscenze. Tengo a
sottolineare che La Fonte si è assunta
in modo professionale la responsabilità
di formare OSA qualificati, garantendo
dal punto di vista pedagogico-didattico
il personale qualificato incaricato di formare gli studenti e di valutare il loro
operato.
La Fondazione La Fonte investe in svariate attività formative a favore dei nostri
giovani in formazione. Ogni anno parecchi studenti accedono alle sue strutture,
sia come partecipanti ai corsi interaziendali orientati all’introduzione della
conoscenza del mondo dell’handicap, sia
come stagisti del 2°, 3° e 4° anno di
formazione, o durante i periodi di stage
estivi, dove usufruiscono dell’esperienza
e delle competenze per nuovi apprendimenti. La scuola è estremamente riconoscente per il lavoro della Fondazione,
per l’ottima accoglienza riservataci e per
le offerte di pratica ottimali e individualizzate, che tengono conto delle diverse
realtà e possibilità proprie di ogni struttura, dando un contributo notevole alla
formazione degli OSA e di giovani, futuri
cittadini.
Le considerazioni degli studenti
Ho raccolto alcune testimonianze di
persone in formazione che hanno avuto
l’opportunità di frequentare gli stage
presso La Fonte durante l’anno scolastico appena terminato. Dopo averli
spronati con domande puntuali, su come
hanno vissuto l’impatto con la struttura,
con le persone, l’organizzazione, oppure
sulla loro evoluzione durante la permanenza presso le strutture, ho chiesto loro
di lasciare una traccia sull’esperienza
pratica svolta. Di seguito vi propongo le
loro considerazioni.
Luca Knight
Stage del 3° anno presso il Foyer Fonte 4
a Vaglio
La mia esperienza alla Fonte 4 di
Vaglio è stata molto arricchente. Ho
potuto sperimentare una realtà lavorativa protetta a contatto con la natura,
ho potuto imparare a conoscere piante, fiori e come si lavora manualmente.
Inizialmente, non ero felice di lavorare
in una fattoria: pensavo che sarebbe
stata un’esperienza unicamente legata
al lavoro manuale, senza poter intrattenere una relazione con gli utenti.
Invece è stato proprio il contrario.
Nelle prime settimane gli utenti mi
hanno messo alla prova, sfidandomi in
svariate occasioni e questo mi ha dato
la possibilità di poterli conoscere e loro
di conoscere me. Ho messo in pratica le mie capacità di OSA per poter
gestire i diversi conflitti e critiche nei
miei confronti, riuscendo a dimostrare
le mie potenzialità. Infatti, gli ultimi
mesi sono passati benissimo, ho avuto
UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
un’ottima relazione praticamente con
tutti ed era sempre un piacere andare
a lavorare. L’équipe è stata da subito
accogliente, cercando di integrarmi e
farmi conoscere il gruppo. Nei momenti di difficoltà mi hanno aiutato, mentre
in altre occasioni mi hanno messo alla
prova, mettendomi in situazioni un po’
difficoltose.
Le attività proposte sono interessanti
e costruttive: danno la possibilità agli
utenti di usare la loro manualità, la
forza fisica e di ragionare su problemi
piuttosto complessi. In questo contesto lavorativo gli utenti hanno anche
la possibilità di poter socializzare con
molte persone esterne grazie ai mercatini, al negozio, e ai diversi eventi
organizzati dalla Fonte. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che
non ovunque l’handicap è esclusione,
anzi, ho imparato che molte persone
sono disponibili ad aiutare e anche a
fare una piacevole chiacchierata. Nel
complesso è stata un’esperienza molto
positiva.
11
Alessandra Criniti
Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 3
a Neggio
L’accoglienza che mi è stata riservata è
stata positiva, mi sono subito integrata
nel gruppo grazie ad una parte di colleghi
empatici, che si sono dedicati al mio inserimento ed ambientamento. L’équipe è stata
aperta nell’accogliermi, anche se per motivi
di orari diversi con determinate figure professionali non ho avuto modo di interagire e
stringere un legame lavorativo. Per quanto
riguarda l’accompagnamento devo ringraziare in particolar modo il mio responsabile
pratico Valentin e il mio collega Raoul che
sono stati al mio fianco e mi hanno accompagnata in modo costante durante tutto il
mio percorso di stage. Tra noi si è creata
un’ottima intesa lavorativa e mi hanno permesso di superare delle difficoltà.
Inizialmente, mi sono sentita un po’ smarrita,
in quanto La Fonte 3 è una casa con occupazione molto grande, che ospita al suo
interno un numero di utenti non indifferente (21). Con gli utenti ho avuto modo di
interagire in maniera differente in base alle
singole persone, con alcuni ci ho messo di
più a relazionarmi, in quanto hanno bisogno di maggior tempo per riconoscere le
nuove figure professionali ed interagire di
conseguenza. La Fonte 3 ha un’organizzazione diversa dalle strutture dove ho fatto
gli stage in passato: devo dire che è ben
organizzata per quanto riguarda l’agenda
quotidiana e il passaggio di informazioni
tra una struttura e l’altra attraverso i diari di
ogni utente. Comprendere il piano di lavoro
giornaliero necessita di tempo, ma appena
si capisce la procedura si riesce ad essere ben orientati sui compiti che bisogna
svolgere. Per quanto riguarda i compiti di
stagiare, inizialmente, come è giusto che
sia, ho fatto un periodo di osservazione
di due settimane: per motivi di assenze di
personale ho iniziato a lavorare in modo
effettivo già dopo qualche giorno.
Questo non ha creato in me particolari
difficoltà, in quanto sono al quarto anno
di scuola e ho già fatto altre esperienze
lavorative: ritengo comunque che sia importante rispettare il tempo di osservazione,
sia per gli stagiaire per ambientarsi e per
gli utenti per percepirti come figura professionale. Mi sono occupata dell’utente nella
sua globalità, sulla base delle indicazioni
date e mantenendo la stretta relazione con
gli educatori di riferimento e gli educatori
in generale.
Durante questi sei mesi ho potuto apprendere in continuazione concetti nuovi che ho
potuto mettere in relazione con la teoria. Ho
chiesto il più possibile, “sfruttando” il sapere
dei miei colleghi. Nonostante le esperienze
precedenti, ho potuto confrontarmi con
situazioni sempre diverse e cogliere ogni
sfida che mi si presentava. Avrei voluto
accompagnare gli utenti in più attività
creative e diversificarle ma spesso, a
causa della mole di lavoro, non mi è stato
possibile farlo.
Laura Taiana e Tanja Santana
Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 8 a Lugano
La nostra esperienza è stata fin da subito molto positiva.
L’accoglienza si è rivelata molto naturale, e l’intera équipe si è
dimostrata disponibile e ben propensa a sostenerci nel nostro
curriculum formativo. I vari incontri con i responsabili pratici
(RP) ci hanno permesso di migliorare la nostra capacità lavorativa con dei consigli pertinenti e utili, così da farci migliorare
le nostre competenze lavorative.
L’impatto con la struttura nella sua globalità è stato ottimale:
purtroppo a causa del poco tempo a disposizione del personale, abbiamo dovuto ambientarci in modo estremamente frettoloso. Si è però rivelato poi molto utile, poiché abbiamo dovuto
metterci in gioco e siamo diventate operative sin da subito.
I nostri compiti nel servizio erano focalizzati all’adempimento
delle attività della vita quotidiana delle persone ospitate, come
pure all’economia domestica della struttura.
Abbiamo potuto ampliare le nostre conoscenze
teoriche, grazie alle molteplici strutture e attività
della Fonte e anche alle varie reti, alle varie figure professionali che operano nella struttura. Data
l’ottima accoglienza e disponibilità, soprattutto a
livello relazionale, saremo liete di ritornare a lavorare a Fonte 8 e condividere le nostre competenze a favore delle splendide persone che abbiamo
conosciuto. A nostro avviso, la Fondazione offre
un’ottima opportunità e vi è anche una notevole
conoscenza della figura professionale OSA. Ciò
è molto importante, poiché permette allo stagiaire
di sentirsi sicuro e seguito in modo completo nella
sua formazione. Si nota con piacere una buona
organizzazione interna, che permette allo stagiaire
di applicare la teoria alla pratica.
UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
12
12
Tornerei a lavorare a Fonte 3, anche se
per alcuni aspetti avrei un po’ di timore. Ci
sono modalità di lavoro differenti da parte
degli operatori, questo può essere visto
come un pregio o come un difetto a dipendenza delle occasioni. Come in ogni posto
lavorativo, non nego il fatto che a volte mi
sono sentita inferiore per il ruolo di OSA e
non di educatore, ma ho cercato di affrontare in ogni caso la situazione, svolgendo il
mio lavoro nel migliore dei modi. Ritengo
che lavorare con sinergia tra educatori e
operatori permetterebbe di completarsi a
vicenda e di svolgere le proprie azioni in
maniera ancora più professionale. Tornerei
a lavorare a Fonte 3 sia per gli utenti, perché mi hanno dato tantissimo, sia per una
parte di educatori favolosa, che ammiro
moltissimo per la loro modalità di interagire
con gli utenti e con i colleghi. Entrare in
una struttura con colleghi che hanno molta
esperienza può essere sia un punto negativo che positivo. A volte può essere difficile
esprimere la propria opinione o far sì che
essa venga presa in considerazione, sia per
il ruolo di stagiaire, sia perché si è ancora
“novellini” e quindi non preparati a priori per
cambiare o modificare le cose, ma questo
fa parte del “gioco” e bisogna cercare di
cambiare questi pensieri, anche se non è
semplice. Io penso che uno stagiaire possa
dare molto ad un’istituzione: idee nuove,
freschezza, novità, bisognerebbe sfruttare
di più il suo potenziale e non giudicarlo a
priori.
Nella globalità è stata un’esperienza straordinaria: ho aumentato il mio bagaglio di
conoscenze in maniera smisurata. Sono
cresciuta anche a livello personale, superando difficoltà mie: come detto in precedenza, l’aiuto di alcuni colleghi è stato pre-
zioso. Ho potuto notare una cosa però che
mi ha lasciata perplessa dall’inizio fino alla
fine del mio stage. Non mi era mai capitato
di lavorare con un équipe così poco unita e
poco presente nel sostenere i colleghi.
Ci tengo a dirlo, perché penso che poter
stare bene con i propri colleghi sia un
elemento importante per svolgere bene il
lavoro di assistenza e, spesso, ascoltare
pregiudizi o commenti tra colleghi non è
stato piacevole. Spero con il cuore che
l’équipe abbia la possibilità di comunicare
di più al suo interno e stare bene insieme,
perché questo renderebbe La Fonte 3
una struttura ancora più professionale e
piacevole.
Niso Parietti
Stage del 4° anno presso il Foyer Fonte 3 a Neggio
Durante il mio periodo di stage pianificato dalla scuola per la durata di sei mesi
ho lavorato presso la fondazione “Fonte 3” che risiede a Neggio. Sono stato
accolto prima dell’inizio della mia esperienza lavorativa dal coordinatore dei servizi, responsabile degli stagiaire, che mi ha dato informazioni sulla Fondazione
e sugli obiettivi che persegue. Dopo alcune settimane sono stato convocato dal
capo struttura che mi ha mostrato la sede e mi ha spiegato più dettagliatamente
i miei compiti.
Il primo giorno di stage sono stato accolto da tutta l’équipe che era a conoscenza del mio arrivo, dopo di che sono stato accompagnato per le prime due
settimane da un operatore che mi ha mostrato il lavoro quotidiano, lasciandomi
il tempo per provare e fare domande.
Finite le settimane di ambientamento, ho iniziato il mio lavoro come stagiaire,
assumendo sempre più mansioni nel corso del tempo. Durante tutto il mio periodo di stage sono stato seguito dal mio responsabile pratico (RP), che mi è stato
di supporto e mi ha aiutato a fare sempre meglio, anche tutta l’equipe è stata
di grande aiuto per affrontare e migliorarmi nei miei punti deboli: posso infatti
dire che sono stato accompagnato bene. Grazie a queste persone ho potuto
crescere sia personalmente che professionalmente.
Durante il mio stage mi sono occupato sia dell’accompagnamento della persona
in situazione di handicap in tutte le sue attività di vita quotidiana sia di attività
di economia domestica e creative. Fonte 3 è un ottimo luogo per rafforzare le
proprie competenze professionali, è un posto che ti stimola a dare sempre il
massimo a riflettere sul proprio operato.
UNO SGUARDO DALL’ESTERNO
13
VAGL
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RE 20
SECONDA EDIZIONE DELLA
FESTA DI FINE ESTATE
Photo service by GRETA
DISABILITÀ E INVECCHIAMENTO:
UMANITÀ E DIGNITÀ
di Alain Goussot, Università degli studi di Bologna
L’invecchiare fa parte dell’evoluzione biologica e anche psichica; il corpo cambia,
la fisionomia cambia, le disfunzionalità
aumentano, il mondo sembra restringersi
poiché i nostri movimenti diventano più
faticosi e limitati. Poi nella nostra epoca
del culto della velocità e dell’essere senza
tempo (Diego Fusaro) l’invecchiamo marginalizza, esclude, diventa anche un intralcio per chi ci circonda e il sistema economico e sociale che funziona sempre
più con una velocità incontrollabile. Poi
nella cultura igienistica che ha il culto
del corpo giovane e sano come la nostra
non vi può essere spazio per l’anziano, il
corpo vecchio, limitato, ferito, disfunzionale. Basta guardare la pubblicità e vedere
l’insieme dei media: i corpi deformi, feriti,
spezzati e modificati dei vecchi non appa-
iono. Questo ha anche un effetto anche
sulla costruzione dell’Io che si specchia
in quella immagine mediatica e consumistica: non si vuole invecchiare, si rifiuta la
vecchiaia. Nei fatti si rifiuta il ciclo e il processo stesso della natura; nella “società
liquida” di cui parla Zygmunt Bauman non
v’è spazio per il corpo malato e ferito, e se
esiste è come oggetto di cure mediche,
come consumatori d’interventi sanitari e
di farmaci, mai come soggetto di vita e
portatore di storia, di vissuto, di cultura, di
memoria e di esperienze di vita.
Poi vi sono i disabili che invecchiano, se
si parla ancora nella letteratura dei servizi
alla persona non autosufficiente dell’anziano, questo è meno vero per quanto
riguarda i disabili che, anche loro, vanno
verso la vecchiaia. Qui le stesse disabilità esistenti s’intrecciano con il quadro dell’invecchiamento che va spesso a
peggiorare il quadro clinico complessivo
dello sviluppo funzionale della persona
a livello sensoriale, motorio e mentale. Si
può parlare di disabilità complesse che
diventano sempre più complesse in un
contesto evolutivo che vede il contesto
familiare impoverirsi e sfaldarsi sul piano
dell’accompagnamento e delle relazioni:
i genitori diventano molto anziani e non
sono più in grado di aiutare i figli, se vi
sono dei fratelli v’è la tendenza (in questa
nostra società fortemente individualistica) a scaricare il parente sul sistema dei
servizi, ma anche questi ultimi fanno
spesso fatica a trovare delle risposte
per diverse ragioni. Ragioni economiche
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Albert
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OPINIONE SUL TEMA
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(mancano le risorse), professionali (il
personale preparato per lavorare con i
disabili anziani è raro) e culturali-valoriali
(il disabile anziano è vissuto solo come un
problema, un peso).
L’allungamento della vita per tutti riguarda anche le persone con disabilità, di
questo il sistema sociale, formativo e
istituzionale non ha preso atto negli ultimi
anni: sono numerose le situazioni in cui si
vedono persone disabili di 60 anni e più.
A questo aggiungiamo che vi sono non
solo le disabilità congenite in fase d’invecchiamento ma anche quelle acquisite;
vi sono persone che diventano disabili
a 60 o 70 anni con l’effetto dell’evento
traumatico in mezzo (basta pensare a
chi viene colpito da ictus, ma anche ad
Alzheimer e dal Parkinson...). E’ impressionante vedere lo squilibrio che esiste
nella ricerca e nella letteratura scientifica
tra il numero di studi dedicati alla disabilità nell’età evolutiva e in quella dell’età
adulta e dell’invecchiamento. In quest’ultimo caso sembra che la stessa ricerca
sociale e scientifica funzioni in modo speculare alla considerazione dell’utilità del
disabile anziano come valore di scambio
sul mercato degli interventi.
Nelle Università (medicina, psicologia e
scienze della formazione) sono rari i
percorsi formativi e di specializzazione
dedicati al disabile adulto ma ancora di
più all’invecchiamento del soggetto disabile; i corsi di formazione che vengono
proposti agli operatori sono spesso di
taglio strettamente sanitario trascurando
la dimensione esistenziale, relazionale,
sociale e affettiva della persona.
Eppure sappiamo che la medicina ha dei
limiti oggettivi che non può superare e
che il grosso dell’accompagnamento che
favorisce una vita dignitosa alla persona
disabile che invecchia riguarda le relazioni umane, sociali, la possibilità di vivere
momenti piccoli di gioia, di riconoscimento, di potere essere collegato in modo
vivo all’esperienza passata da trasmettere
e quindi alla propria memoria che è fatta
di componenti affettivi vitali per l’essere
umano.
Occorre qui riprendere l’approccio umanistico dei lavori della psicologia esistenziale di Abraham Maslow ma anche di quelli
di Ludwig Binswanger sull’importanza
della dimensione antropologica dello sviluppo cioè della conoscenza e della valorizzazione della persona umana. Troppo
spesso nelle strutture per disabili adulti e
anziani le persone vengono identificate ai
propri deficit e le proprie patologie, sembrano più delle cartelle cliniche ambulanti
che dei soggetti di vita portatori di diritti
e di memoria attiva. Per conoscere una
persona, anzi per incontrare una persona
(e non la categoria diagnostica) occorre
conoscere la sua storia e stare all’ascolto
del suo racconto, poiché questo racconto
ha per lei un significato emozionale e
identitario fondamentale per mantenerla
in vita con dignità. Quindi la ricostruzione
della storia e l’ascolto comprensivo sono
alla base di un accompagnamento umanizzante e rispettoso della soggettività
della persona con disabilità.
Si ha anche a che fare molto spesso con
il dolore fisico e la sofferenza psichica
della persona; dolore e sofferenza che
vanno affrontati sul piano medico e terapeutico, ma che vanno anche gestiti con
la sensibilità di chi sa che vi sono limiti e
che qualsiasi intervento di natura medica
OPINIONE SUL TEMA
debba essere concepito come relazione
di aiuto, quindi come una relazione che
fa della cura un prendersi cura dell’altro
stando attento alla dimensione umana e
psicologica, ai vissuti ed ai sentimenti
della persona. La relazione di cura concepita come relazione di aiuto presuppone
alcune cose:
•una conoscenza e una comprensione
della traiettoria e della storia della persona (Karl Jasper parla di ricostruzione
delle biografie delle persone ammalate)
•la capacità di costruire il contatto e una
relazione significativa tramite l’empatia
•l’autenticità nel rapporto: sapere essere
se stesso con l’altro vuol dire rispettare
l’altro
•essere congruente nell’accompagnamento cioè non dire una cosa e fare il
contrario
•essere all’ascolto dell’altro: anche quando
l’altro non parla, si possono ascoltareosservare i silenzi, i gesti, gli sguardi che
esprimono sentimenti e vissuti
•partire dalla quotidianità e circondare la
persona non solo di affetti ma anche di
oggetti che abbiano una carica affettiva
positiva per lei, quindi personalizzare il
più possibile gli spazi
•pure tramite la complessità dovuta alla
perdita di abilità funzionali e autonomie
non sostituirsi all’altro nelle scelte e
nel fare (per quanto possibile), lasciare sempre lo spazio all’iniziativa della
persona
•offrire il più possibile opportunità di socialità , di vita relazionale, culturale e civile
•mobilitare non solo le reti istituzionali e
le reti familiari residuali ma anche le
reti informali (vedi associazionismo,
parrocchie, circoli, semplici cittadini,
volontari...).
17
Essere vecchi è es
tremamente impopo
lare.
Non ci si rende co
nto che il “non po
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invecchiare” è cosa
da deficienti, come
lo
è
il non poter uscire da
ll’infanzia.
FONTE 3: FESTA CON LE FAMIGLIE
Carl Gustav Jung,
Anima e Morte, 19
34
Come ha ben scritto recentemente Yves
Jeanne nel suo libro “Vieillir handicapé”
(non ancora tradotto in italiano), il rischio
maggiore è quello della medicalizzazione, della sanitarizzazione della persona
disabile che invecchia e quindi un suo
sradicamento umano, affettivo e socioculturale. Il soggetto disabile anziano istituzionalizzato e ospedalizzato perde ogni
identità personale e diventa il numero di
una cartella sanitaria. Questo cambiamento è drammatico, fa crollare le difese,
le barriere immunitarie e il desiderio di
lottare e di esistere della persona. Spesso
da parte dei familiari, del contesto ma
anche degli stessi operatori vi è una tendenza ad infantilizzare la persona disabile
che invecchia: questo produce un collasso continuo dell’autostima. Importante
leggere le testimonianze e riflessioni di
persone disabili come Alexandre Jollien,
scrittore e filosofo, diagnosticato come
insufficiente cerebrale motorio, oppure
Claudio Imprudente, diagnosticato come
tetraplegico con, secondo i medici, un
destino da ‘vegetale’, per imparare da
loro ad entrare nel mondo della fragilità
che diventa potenzialità e risorsa, della
debolezza che diventa forza. Ma anche
per imparare a conoscerci meglio: Jollien
e Imprudente c’insegnano a fare i conti
con noi stessi e tutte le nostre fragilità.
Un operatore che non fa questo lavoro
su di sè non potrà mai riattivare nell’altro
il desiderio di esistere e di lottare per una
vita dignitosa.
Un aspetto che mi sembra fondamentale
è quello della formazione e della preparazione degli operatori della relazione di
aiuto e di cura con le persone disabili
adulte e che invecchiano: operatori sociosanitari, educatori, pedagogisti, infermieri, psicologi, psichiatri, medici. Ognuno
partendo dalla propria professionalità e
dalla propria formazione specifica deve
tuttavia accompagnare delle persone
che richiedono una serie di competenze
aggiuntive che indicherei in questo modo:
•Dimensione del ciclo di vita: la storia e la
traiettoria di vita bio-psico-sociale della
persona
(K. Jaspers, L.Binswanger, E. Erikson)
•Un approccio ecologico dello sviluppo
umano: la persona è inserita in un
ecosistema sociale, culturale e affettivo
fatto di relazioni significative
(G.Bateson, U.Bronfenbrenner)
•Un antropologia del corpo e del dolore:
i vissuti e l’attribuzione di senso della
persona ai mutamenti dell’immagine
corporea e della propria sofferenza
(D. Le Breton, U. Galimberti, Merleau-Ponty)
•Sapere fare i conti con le proprie sofferenze e il proprio dolore a contatto con
l’altro: la gestione del controtransfert
nella relazione di cura
(S. Ferenczi, J. Lacan, G. Devereux)
•Sapere ascoltare l’altro e accogliere la
sua parola senza infantillizarlo
(C. Rogers, E. Minkowski)
•Sapere contenere in modo positivo e
non distruttivo la sofferenza psichica:
psicoterapia dell’incontro, lettura intrapsichica dei bisogni, circoscrivere l’intervento farmacologico accompagnandolo
sempre di una relazione terapeutica
(A. Maslow, F. Basaglia e E. Borgna)
•Sapere mobilitare le risorse e le opportunità della vita quotidiana per dare
dignità alla persona: sentire l’altro come
OPINIONE SUL TEMA
un altro sè
(L. Tolstoj, P. Ricoeur, E. Mounier, E. Levinas)
•Sapere gestire il sentimento della morte
in modo umano: con le persone molto
anziane e malate e con quelle disabili
molto gravi e malate si pone ogni giorno
la questione della morte
(V. Jankélévitch)
•Sapere trasformare la fragilità in punto
di forza e comprendere quali compensazioni attivano i deficit
(L. Vygotskij).
Insomma la formazione dell’operatore della
relazione di aiuto e di cura con persone
disabili anziani o in fase d’invecchiamento
deve avere queste qualità e competenze
per fornire un accompagnamento che
sia effettivamente centrato sulla persona,
i suoi bisogni, le sue caratteristiche e
soprattutto che sappia darle dignità anche
nei momenti più difficili. Solo un lavoro
continuo di autoanalisi permetterà all’operatore di acquisire quelle competenze
che parte dal sapere dell’esperienza, di
una esperienza elaborata e rielaborata
continuamente. Occorre anche fare leva
sugli spazi di luce quotidiana che si accendono nella persona e ricordarsi della frase
di Cicerone nel suo testo dedicato alla
vecchiaia: Nessuno è tanto vecchio da non
credere di poter vivere ancora un anno.
(Marco Tullio Cicerone, Cato Maior de
senectute, 44 a.C.)
Domenica 18 agosto, una splendida giornata di sole. Sul piazzale del foyer di Neggio
(Fonte 3) si è tenuta la Festa con le Famiglie.
Lo scopo principale, indicato nell’invito, era
quello di permettere agli ospiti di condividere
con i propri familiari, o i rappresentanti legali,
il pranzo e un pomeriggio di animazione.
L’incontro, al quale erano presenti una cinquantina di persone, ha riscosso un notevole
successo.
Probabilmente i pensieri di chi ha partecipato a questa bella festa sono andati oltre
l’ottimo menu e l’apprezzamento per le gioiose note musicali, poichè la condivisione
di questo avvenimento ha contribuito a rafforzare la consapevolezza del valore e della
funzionalità di questa struttura.
Nei prospetti e nel sito web, Fonte 3 viene
descritta come un supporto abitativo per
quelle famiglie in cui la presenza di un figlio
disabile a domicilio risulta essere, per molteplici motivi, problematica. Trovarsi sul posto,
vicini ai nostri figli, in un’atmosfera serena e
cordiale è stato un contributo morale per chi
ha dovuto accettare questa separazione .
Tutte le occasioni, e quindi anche le circostanze festose, che rafforzano la vicinanza
con l’istituzione e in particolare il contatto
con i suoi operatori rappresentano delle
opportunità importanti per lo scambio di
comunicazioni, di informazioni e di esperienze.
La relazione con la struttura si svolge
spesso in occasione di incontri formali, nei
momenti di crisi e di eventi particolari. Ecco
allora che la Festa con le Famiglie è inserita
in un contesto che favorisce il rapporto con
l’istituzione e offre la possibilità di incontrare
operatori e familiari per scambiare opinioni e
conoscenze condivisibili.
Un caloroso grazie va al capo struttura, Luca
Berva, che ha ideato e organizzato la giornata curata nei dettagli da Mauro Tedeschi.
Il ringraziamento è da estendere naturalmente agli educatori, a tutto il personale del
foyer, ai volontari, ai musicisti per l’impegno
profuso e ai genitori che hanno contribuito
con un ricco aperitivo e con prelibati dessert.
Un evento da sostenere e da ripetere.
un genitore
Bibliografia
Goussot A. (2009), Il disabile adulto.
Anche i disabili diventano adulti e invecchiano,
Maggioli editore
Goussot A. (2011), Disabilità complesse.
Sofferenza psichica, presa in carico e relazione di
cura, Maggioli editore
Jeanne Y. (2013), Vieillir handicapé, Eres, Lyon
18
PAROLA AI PROTAGONISTI
19
Anche quest’anno, un grandissimo contributo è
stato dato dalla Fondazione La Fonte che da tre
anni ne è un prezioso collaboratore.
UNA FONTE DI SPERANZA
di Claudia Morinini, educatrice Centro Diurno Fonte 1
Intervista: Dott. Med Francesco Ceppi
Il 14 settembre 2013 si è svolta l’ottava
edizione della Corsa della Speranza a
Lugano.
Per arrivare a questa manifestazione
pronti a far vivere una giornata speciale a
tutti i partecipanti, il comitato della Corsa
e tanti volontari hanno lavorato sodo prestando attenzione a tutti i particolari.
Anche quest’anno, un grandissimo contributo è stato dato dalla Fondazione La
Fonte, che da tre anni ne è un prezioso
collaboratore.
Gli utenti del Centro Diurno hanno confezionato i 3’500 pacchetti gara. Un lavoro
meticoloso e impegnativo che li ha visti
impegnati a piegare tutte le magliette,
preparare tutti i gadgets e quindi confezionare i sacchetti.
Un impegno davvero importante che si è
prolungato per tre settimane, giorni molto
impegnativi sia per la tipologia di lavoro
che per le tempistiche strette. Nonostante
questo, l’importanza della causa e le
emozioni contagiose raccontate da chi
ha vissuto la corsa negli scorsi anni,
hanno mantenuto il gruppo motivato e
appassionato.
Gli utenti hanno sempre risposto con
grande entusiasmo e tanta professionalità. Insieme a Michele Cattaneo abbiamo organizzato nel migliore dei modi il
lavoro e assieme a tutti gli altri educatori
ci siamo impegnati per permettere agli
utenti di vivere al meglio questa attività,
cambiando nel possibile le proposte lavorative. Al mattino si piegava e al pomeriggio si imbustava tutto il materiale.
magliette. Quest’anno è toccato a Silvana
che ha disegnato un bellissimo ometto
che ha corso sul petto di 3’500 persone
per le vie di Lugano.
La Corsa della Speranza ha come obiettivo sostenere la ricerca sul cancro. Il
ricavato della manifestazione è devoluto
interamente alla Fondazione Ticinese per
la Ricerca sul Cancro. Una parte dei
soldi viene versata a progetti internazionali svolti in Ticino, mentre un’altra parte
serve a sostenere ricercatori ticinesi.
Quest’anno il medico prescelto è stato
Francesco Ceppi che lavora in Canada.
Abbiamo chiesto direttamente al Dr. Ceppi
“Sono oncologo pediatra nato e cresciuto
in Ticino, ho svolto gli studi di medicina e
le rispettive specializzazioni di pediatria e
oncologia pediatrica presso l’ospedale universitario di Losanna (CHUV). Nel 2011 ho
deciso di partire per il Canada (a Montreal
e Toronto) per migliorare la mia esperienza
clinica e per svolgere della ricerca clinica
nell’ambito dell’oncologia pediatrica.
L’esperienza canadese è possibile grazie
alle borse di studio, in particolare quella
della Fondazione Ticinese per la Ricerca
sul Cancro (Borsa di studio Mario Luvini),
che ricevo da due anni.
In questa esperienza canadese mi sto specializzando in leucemie e linfomi pediatrici,
quindi sia il mio lavoro clinico che quello di
ricerca si concentrano su tali soggetti.
Nel campo clinico, seguo una trentina di
pazienti affetti da leucemie e linfomi, faccio inoltre parte dell’équipe che si occupa
di discutere in dettaglio ogni caso di ricaduta di leucemia o di linfomi per intraprendere il trattamento adeguato.
Per quanto riguarda invece la ricerca clinica, mi occupo essenzialmente di quattro
progetti:
• Farmacogenetica di tre farmaci essenziali
per le cure della leucemia linfoblastica
acuta nei bambini.
Gli studi di farmacogenetica si occupano di come le differenze genetiche tra
individui possano modificare l’azione dei
farmaci. Considerando tale variabilità è
possibile diminuire la tossicità dei farmaci
e aumentarne l’efficacia.
Il Centro Diurno è particolarmente legato a questa manifestazione e gli utenti
si riconoscono parte importante della
giornata. Da tre anni in effetti, sono loro
gli artisti che realizzano il disegno per le
ATTUALITÀ E INFORMAZIONI
di spiegare in cosa consiste il suo lavoro
sostenuto della Fondazione Ticinese per
la Ricerca sul Cancro:
20
• Due studi retrospettivi sulle ricadute di leucemia linfoblastica e mieloide acuta in
Quebec negli ultimi 20 anni. Studi volti
a confrontare le differenti strategie nel
tempo, con un particolare interesse all’analisi delle differenze tra il trapianto di
midollo e la sola chemioterapia.
Osserviamo i pazienti sul piano cardiaco,
metabolico, osseo, psicologico, capacità
intellettuali, etc… Si tratta del primo studio
che considera un numero così importante
di pazienti in così tanti ambiti. L’obiettivo di
questo studio è di poter offrire ai giovani
pazienti una qualità di vita sempre migliore.
• Sono Co-PI di uno studio clinico che ha
l’obiettivo di dimostrare l’efficacia dell’Imatinib sui neurofibromi nei pazienti
pediatrici affetti da neurofibromatosi.
Questo studio dovrebbe iniziare a novembre 2013 con una durata di 6 mesi o 1
anno. Si tratta di uno studio interessante
e importante, in quanto potrebbe cambiare l’approccio nella cura dei neurofibromi,
tumori resistenti molto spesso alle chemioterapie standard dei sarcomi.
I fondi raccolti dalla Corsa della Speranza che
vengono versati alla Fondazione Ticinese per
la Ricerca sul Cancro, rendono possibili queste mie attività. Tengo dunque a ringraziare di
cuore tutte le persone che rendono possibile
questa manifestazione, in particolar modo il
Centro Diurno della Fondazione La Fonte
che anche quest’anno si è impegnato a
fondo nella preparazione del materiale e nel
dare un tocco artistico alla giornata.”
• Sono membro del gruppo di ricerca che
si occupa di osservare 200 pazienti curati
da leucemia per valutare gli effetti a
lungo termine del trattamento.
ATTUALITÀ E INFORMAZIONI
Sperando di essere riuscita a trasmettervi l’entusiasmo di questa giornata, che ha
caratterizzato anche tutte le settimane di
preparativi, rinnovo l’appuntamento alla
Corsa della Speranza 2014.
21
CASA CON OCCUPAZIONE FONTE 3,
ESSENZIALMENTE CASA
di Luca Berva, Capo Struttura Fonte 3
Cari lettori de La Fonte d’Informazione, ci
eravamo lasciati il 27 di aprile scorso alla
giornata d’inaugurazione del progetto
benessere interno lordo.
Da allora qualche mese è passato e noi,
operatori e residenti della Casa Fonte
3 di Neggio, abbiamo continuato quel
“tratto” abbozzato dal nostro OperatoreSocio-Artistico Marino.
Partendo dall’idea originaria che voleva
l’intervento artistico quale pretesto per
coinvolgere i residenti e tutte le persone
che a Neggio si recano quotidianamente
per visitare, servire, lavorare, offrire, …
oggi posso senza dubbio affermare che
il ri-tocco artistico ha dato movimento e
nuova vitalità alla casa.
L’esperienza di lavoro/servizio svolta
negli ultimi mesi è quella che mi suggerisce: “c’è qualcosa di nuovo”. Lo avverto
nell’aria. Se ne rende conto chi arriva
nuovo, chi vive da tempo la casa, chi ti
sta accanto quotidianamente, mentre immerso nel lavoro quotidiano penso “ERA
ORA”… Lo aspettavo da tempo …
Avevo bisogno di sentirmi così!!!
Temevo che fosse la mia inquietudi-
ne di fondo a provocarmi quell’infinita
sensazione d’insoddisfazione. Temevo
fosse in me e basta il problema, nel mio
mai accontentarmi, nel voltare le spalle
alle responsabilità e agli affetti che mi
volevano immobile come un albero dalle
lunghe radici. Invece era il sorriso che
cercavo, l’affetto, i gesti spontanei della
gente che senza conoscere chi sono e
come sono arrivato fin lì mi accetta, mi
accoglie come un fratello. [...] Mi sentivo
come mai era successo prima di allora, a
CASA (Anton Vanligt).
Questo nuovo “respiro” è vitale per la casa
e lo è ancor di più tutti noi che a Neggio
ci abitiamo o ci rechiamo tutti i giorni per
lavorare.
Essenzialmente casa, deve ricordare che al di là dei concetti espressi
nel contratto di prestazione, nel progetto di struttura, nei mansionari dei
collaboratori, dai regolamenti interni, …
Fonte 3 è prima di tutto la casa di
Eros, Angelo, Mario, Marina, Nathalie,
Cristina, Michele, Sandra, Monica, Nicola,
Marinella, Luciano, Giovanni, Kurt, Elena,
Adalberto, Bruno, Attilio, Sara, Francesco
e Gerardo.
SPAZIO STRUTTURE
Libro ricordo in vendita su prenotazione!
Telefonare allo 091 606 56 56
Questo indica la direzione verso la quale
tutti assieme dobbiamo “spingere” da
protagonisti di eventi di carattere ludico,
culturale, artistico, affettivo, famigliare,
… in modo da generare e mantenere
benessere interno lordo.
La festa dello scorso 27 aprile è stata
il primo di una serie di eventi che ci
ha accompagnato durante questa calda
estate. Da quel momento vari sono stati i
momenti di festa, le gite, i campi vacanze,
le giornate culturali,… svolte dentro e
fuori la casa. Fra questi ricordiamo una
prima storica per tutti noi di Neggio: la
prima edizione della “Festa con le famiglie”.
“E adesso come continuiamo?”
Questa è la classica domanda che, prima
o poi, tutti si pongono: decisi o eterni...
indecisi. Quindi ecco l’idea di Serge di
riassumere il progetto BIL in un Photo
Book, una “traccia”, un viaggio in un
mondo conosciuto o sconosciuto che fa
sognare ed evadere.
22
VERSIONE SEMPLICE CON SPIRALE
Libro con spirale
composto da 36 pagine. Prezzo: Fr. 65.-
VERSIONE DE LUXE RILEGATA
Libro rilegato con copertina cartonata
composto da 56 pagine.
Prezzo: Fr. 125.-
SPAZIO STRUTTURE
23
UN NUOVO MEMBRO DEL CONSIGLIO
DI FONDAZIONE E UNA NUOVA
CAPO STRUTTURA
di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte
Di seguito, e considerati alcuni importanti avvicendamenti che si sono succeduti nelle ultime settimane all’interno della nostra organizzazione, cogliamo
l’occasione per presentare due volti nuovi.
Il nuovo Membro del Consiglio di Fondazione,
architetto Emanuele Saurwein, al quale
abbiamo chiesto di redigere un’ autobiografia per dare modo ai nostri lettori
di farsi conoscere.
Analoga richiesta è stata pure da noi
esplicitata al nuovo capo struttura della
casa senza occupazione Fonte 6, signora Colomba Boggini, che pure ha dato
seguito alla nostra suggestione.
Diamo dunque a queste “giovani” new
entry il nostro più caloroso benvenuto
in Fondazione, convinti che con la loro
esperienza ed in rapporto al ruolo che
rispettivamente eserciteranno sapranno dare il giusto contributo per far crescere la nostra organizzazione nel solco
degli obiettivi ben delineati per il futuro.
Al contempo non possiamo però non ringraziare il Membro uscente del nostro
Consiglio di Fondazione, Dr. Gianandrea F.
Rimoldi, per tutto il lavoro svolto in nostro
favore (per molti anni egli è stato anche il
Presidente della Fondazione) e per l’attaccamento dimostrato ai nostri valori.
Analogo ringraziamento lo rivolgiamo
al signor Claudio Guimaraes, che dallo
scorso mese di giugno ha raggiunto il
meritato traguardo del pensionamento
e che ora potrà dedicare anima e cuore
un suo progetto nella terra di origine
(Brasile), atteggiamento ed approccio
che lo hanno ispirato anche nei lunghi
anni di appartenenza a Fonte 6.
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Per chi non sa e per chi non c’era...
news dall’azienda agricola di Vaglio
IL CORAGGIO E LA DIGNITà
di Mauro Bocchi, Capo Struttura Fonte 4
Il racconto di Fernanda
Questa è una storia basata su un evento
di vita reale.
Ero a scuola e ho fatto un incontro speciale: una donna in apparenza forte, ma nello
stesso tempo molto fragile. Il suo nome
era Maia. Con lei ho stretto un’amicizia
abbastanza forte, m’incoraggiava molto.
Soffriva di una malattia molto forte, tante
volte veniva a scuola con la febbre.
Una volta, a pranzo, cominciò a raccontare
la sua vita che era stata molto difficile.
Maia proveniva dal Sudafrica. Lì la sua vita
non era facile.
Aveva frequentato solo le scuole dell’infanzia e fu costretta a sposarsi presto, a
quattordici anni.
Per caso gli eventi cambiarono radicalmente la sua vita: rimase incinta appena
sposata. Quando ebbe avuto una bambina,
suo marito cambiò personalità: la picchiò
tutti i giorni, alterando le botte con altre
violenze.
Maia, rimasta ancora bambina, doveva far
presto a crescere per non far mancare
niente a sua figlia. Molte volte la portò con
sé sotto la stecca del sole, quando camminava a lungo per andare a prendere un po’
di acqua al pozzo.
Camminando, quella sabbia le copriva
il volto, tante volte cadde a terra per lo
sconforto.
Maia voleva andarsene via da tutta quella
violenza, allora si mise all’opera facendo
un po’ di tutto, tanti lavori per guadagnare
un po’ di soldi.
Dopo quattro anni con i suoi risparmi riuscì a partire per la Svizzera, dove abitava
sua sorella. Partì con la piccola e qualche
straccio.
Raggiunta sua sorella in Svizzera, cominciò a rimboccarsi le maniche, trovò un
lavoro come donna delle pulizie e un altro
come lavapiatti.
Maia aveva chiamato sua figlia “Luce”,
perché tutte le volte che era triste la vista
della figlia la illuminava: pensava alla libertà che avevano trovato assieme con molto
coraggio.
La figlia cresceva, aveva tredici anni.
Maia provò a iscriversi a dei corsi serali
per recuperare le scuole che non aveva
frequentato. Iniziò pure un apprendistato
come sarta e ottenne il diploma.
Più tardi lavorò anche come commessa.
Intanto sua figlia Luce scelse di studiare
per diventare infermiera. Sua madre le
aveva insegnato il valore di dedicarsi agli
altri e il valore di se stessa.
La ragazza era entusiasta della sua scelta.
Quando Luce terminò i suoi studi, Maia
capì che sarebbe rimasta da sola, ma per
non essere egoista nei confronti di sua
figlia non le mostrò mai la tristezza sul
suo volto.
PAROLA AI PROTAGONISTI
Ma era inutile: Luce capiva tutto, erano
come due sorelle. Maia era tanto commossa di averla cresciuta così bene.
Più tardi Maia e sua sorella aprirono un
ristorante per conto loro. Per mandare
avanti questa sua nuova attività dovette
ancora fare dei sacrifici, ma questo non le
pesava più di tanto. Lavorava dal mattino
alla sera, anche se la sua salute non era
tra le migliori.
Quando io ho sentito questa storia, quasi
non ci credevo, ma guardavo Maia con
occhi diversi, pieni di ammirazione. Le feci
una domanda:
- Rifaresti tutto questo?
Maia rispose:
- Sì, rifarei tutto fino all’ultimo, non guardando in faccia nessuno!
Quando io non credevo di farcela, Maia
mi dava un coraggio enorme, anche se
vedevo che lei stava peggio di me. Da lei
ho imparato ad avere coraggio e determinazione, anche se un po’ troppo tardi.
Non so cosa mi riserverà la vita: la vivo
giorno dopo giorno, anche con un po’ di
sorriso.
Nella vita la salute è il bene più importante.
Credo sia un valore più grande di noi stessi e noi dovremmo imparare a difenderla
da tutto e da tutti.
26
W 3 W
Siamo sul pianeta Terra nel 2013.
Internazionalmente alcuni paesi stanno
collaborando per raggiungere assieme
il pianeta Marte. Non subito, ma sicuramente fra qualche anno gli scienziati,
analizzando e studiando suolo e atmosfera, troveranno il sistema per avere
L’ACQUA … su Marte!
Sono in molti a dire che l’acqua è
importante, ma poi nel tempo il concetto sfugge e il tema perde di consistenza. In fondo, quando pensiamo agli altri
paesi, dove non la si trova facilmente,
sappiamo che in un modo o nell’altro,
ce la si procura. Vuoi raccogliendola
da qualche parte quando cade ogni
sei mesi o una volta all’anno dal cielo,
vuoi con le donne che, in zone aride
e dissecate dal vento o dal caldo torrido, camminano per ore fino al pozzo
– magari ridendo e scherzando – e
poi la portano alle proprie capanne in
pentoloni poggiati sulla testa. Oppure
semplicemente prendendola dal fiume
o, peggio, dal canale di scolo tant’è
che è pur sempre acqua e che bollirla
forse non val neanche la pena e poi …
bere e cucinare e lavarsi! ecco allora
che l’acqua diventa pericolo concreto
di malattia e di morte ... e ancora, può
voler dire calamità se dal cielo ne cade
talmente tanta da inondare campi e
città ... ma, sicuramente, vuol dire vita se
arriva dopo una lunga e inattesa siccità.
Se ne possono dire molte di cose su
quell’elemento chiamato acqua, come
se ne possono dire molte su tutti gli
altri che fan parte della natura… il
fuoco, il legno, il petrolio, il vento, il
sale, il sole, la luce… il ghiaccio che si
scioglie ai poli e sui ghiacciai!
Un’introduzione generica e forse leg-
germente catastrofica, quella fatta
sopra, per segnalare che qui in fattoria
in primavera (20.04.2013) una simpatica cerimonia ha suggellato la posa di
una speciale pompa per la captazione
dell’acqua. Ecco i fatti: in Capriasca l’Azienda elettrica di Massagno e la popolazione hanno festeggiato la nuova
Sottostazione per la produzione di elettricità – un piccolo grande passo per
garantire energia in valle – mentre qui
in azienda un piccolo gruppo di persone
ha diligentemente ascoltato i rappresentanti dell’organizzazione W 3 W
(Acqua per il terzo mondo) promotori
dell’iniziativa. La speciale pompa, dal
prezzo irrisorio (ca. Fr. 100.— di materiale) permette di richiamare l’acqua da
ca. 8 m di profondità per poi spingerla
nei campi fino a 200m di distanza!
Un semplice meccanismo azionato da
Spazio Strutture
pedali e che, con la forza di un ragazzo, può aspirare l’acqua dai pozzi e
darla a chi ne abbisogna. L’interessante
strumento, che può essere realizzato
interamente laddove viene utilizzato,
è parte di un progetto finalizzato a
rendere autonomi i contadini poveri.
Interessante notare che nel mondo
ne sono già state posate oltre 16’000
e che la semplicità dello strumento
consente sia la realizzazione che la
riparazione in loco e con mezzi semplici.
Qui in azienda a Vaglio le persone interessate possono direttamente osservare la pompa ed informarsi, mediante
alcuni opuscoli didattici, sul suo funzionamento e sul progetto in generale;
accedendo poi al sito www.w-3-w.ch si
possono approfondire ulteriormente gli
scopi dell’ente promotore.
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La bella iniziativa oltre ad essere - con i mercati settimanali
curati dagli utenti a Tesserete e a Ponte Capriasca - una nuova
attività è anche da osservare in funzione, come già anticipato,
di una svolta verso una dimensione o realtà più esterna.
I CINGHIALI
Su Marte non ci sono ancora, ma una
volta colonizzato il pianeta saranno
sicuramente fra i primi a gioire del clima
secco e degli spazi infiniti ove grufolare
e dissodare il terreno alla ricerca di
tuberi!
Abbiate pazienza, cari lettori, siamo
consapevoli che il cinghiale non è un
gran problema per il genere umano e
che il tema non è di quelli che riempiono le pagine dei giornali, inoltre, lascia
poco spazio al gossip, ma in campagna
esiste e nelle comunità rurali è ampiamente discusso!
Intanto però sono qui tutt’attorno alla
fattoria e, mai come quest’anno, stanno
facendo danni rilevanti in tutti i prati.
Accipicchia come lavorano di notte
gli amici cinghiali, arrivano dal bosco
– difficile dire da dove sbucano o sbucheranno – e un po’ qui un po’ là smuovono il terreno rendendolo poi difficile
da lavorare, in particolare il problema
si pone per il taglio dell’erba e nella
fienagione ma anche dal punto di vista
del paesaggio non è particolarmente
bello da vedere. Nelle zone dove banchettano i cinghiali sembra vi sia stato
un bombardamento: buchi, terra divelta,
zolle sotto sopra … ci vorranno ore di
lavoro e sudore per risistemare !
Noi abbiamo fatto salti mortali per contenere i danni in particolare sistemando
il filo elettrico, spostandolo sui bordi del
bosco per impedirne l’avanzata, ma loro
sono furbi o semplicemente istintivi e
trovano sempre la strada per arrivare
dove vogliono.
Pazienza direbbe il paziente contadino
e così, in verità, diciamo anche noi. Poi
però probabilmente e per forza di cose,
la “parola” passerà al cacciatore che, in
perfetto stile Obelix , del cinghiale farà
un bel… banchetto!
LA NUOVA BOTTEGA
Egregi signori l’azienda sempre di più
va nel mercato GLOBALE… ovviamente senza precipitarsi nell’infida borsa
ma semplicemente remando nel vortice
dell’economia! Molte sono le collaborazioni intessute in questi anni, alcune si
sono interrotte altre felicemente proseguono come ad esempio quella con la
Migros Ticino di S. Antonino nella gamma
dei prodotti nostrani.
La breve introduzione per segnalare
che la collaborazione con il Signor
Corrado Piattini, già responsabile
dell’ente Regione Valli di Lugano, ha
sortito un nuovo interessante progetto.
Fra non molto, il negozio “Ra butega”
di Sala Capriasca passerà nelle mani
della Fondazione La Fonte e, più precisamente, sotto il cappellino dell’Azienda
Spazio Strutture
agricola di Vaglio. Siamo felici dunque
di annunciare che la vendita dei prodotti del nostro laboratorio: marmellate,
verdure sott’olio e sott’aceto, pesto e
tanto altro, si potranno comodamente
trovare ed acquistare presso la nuova
bottega, vis a vis la decisamente bella
chiesa di Sala Capriasca, proprio sulla
strada cantonale. Ma non è tutto, Luisa
e i collaboratori utenti che gestiranno la
bottega, saranno inoltre lieti di vendervi
anche pane e pasticceria del Fornaio, nonché le derrate ed i prodotti, anche non alimentari, classici dell’economia domestica.
La bella iniziativa oltre ad essere - con
i mercati settimanali curati dagli utenti
a Tesserete e a Ponte Capriasca - una
nuova attività è anche da osservare in
funzione, come già anticipato, di una
svolta verso una dimensione o realtà
più esterna. Dunque la nuova bottega,
che aprirà i battenti nel 2014 e non
ha ancora un nome suo, si allinea ed
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amplia il concetto, sensibile ed importante a livello istituzionale, di sempre
maggior apertura ed integrazione nel
mondo del lavoro e nel territorio.
Il progetto ha un ulteriore valore aggiunto, poiché va a salvaguardare l’esistenza (leggi anche: conservazione!) di uno
dei “sempremenopresenti” negozi dei
paesi delle nostre valli. Il problema, non
prioritario e di ordine squisitamente
cantonale, è caduto nell’oblio e già da
tempo comunque si sta quasi risolvendo, grazie in particolare al soccorso prestato da economici iper-mercati
totalitari, ipnotizzanti e strategicamente
ben sistemati un po’ ovunque.
Il nuovo piccolo negozio della Fondazione
La Fonte di Sala Capriasca continuerà
nel solco antecedente la diffusione dei
sopraccitati super mercati e avrà, naturalmente, (come da sempre nella tradizione
popolare di ogni negozio di ogni villaggio
che si rispetti) anche una funzione di
piccolo centro di aggregazione oltre che
di spaccio per generi alimentari. Luisa ed
i collaboratori utenti con il loro servizio
animeranno e conserveranno la vitalità
nella comunità; fosse anche solo il fatto
di esserci, sicuramente servirà a dar continuità alla storia (… la storia siamo noi,
Spazio Strutture
cantava un cantautore) e a preservare un
po’ di dignità popolare (contributo nello
sviluppo di una nuova coscienza popolare?) … e chissà, magari per imitazione, un
bel dì vedranno la luce pure un simpatico
baretto o qualche nuova – vecchia attività
di paese.
A presto dunque l’appuntamento per una
bella inaugurazione e a tutti un caloroso
invito a fiondarsi per i propri acquisti… a
ra butegha dara Fundazion La Fonte!
Grazie per l’attenzione e auguri per un
sereno autunno a tutti...
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“FONTEBIANCO”: a new wine experience
di Rossano Cambrosio, Direttore Fondazione La Fonte
Immagini di L.Wulleschleger
Acquistare i nostri prodotti, anche per fare un omaggio a chi vi è più caro,
contribuisce fattivamente alla raccolta fondi per il sostegno delle persone
disabili alle quali la Fondazione La Fonte dedica quotidianamente
attenzione e impegno.
Vi presentiamo la nostra selezione: un olio naturale e una scelta di vini tra i
quali “Fonterosso” e “Fontebianco”, appositamente creati per la nostra Fondazione.
Grazie sin d’ora per il sostegno.
Nelle scorse settimane un drappello
di volonterosi ha risalito le pendici del
Generoso (…in auto) per raggiungere
l’azienda vinicola di Rovio Ronco SA, alfine
di dedicare anima e corpo ad una nuova
esperienza enologica che la Fondazione
lancerà con il corrente autunno.
Infatti, sulla scia del grande successo
ottenuto lo scorso anno con l’ottimo
“Fonterosso”, le cui scorte si erano esaurite in pochi giorni, ecco che nella nostra
modesta selezione istituzionale entra per
la prima volta in scena il…
FONTEBIANCO
…un prodotto unico, vinificato ed imbottigliato
a titolo esclusivo per la Fondazione La Fonte
dall’azienda produttrice del basso ceresio.
Amabile il suo gusto, di colore giallo paglie-
rino chiaro, dal profumo delicato di frutta
e agrumi, emana un sapore fresco e persistente.
Molto bella anche l’etichetta, che fa pendant con quella del fratello rosso, disegnata dalla grafica Fiorenza Casanova.
Ma torniamo ai quattro coraggiosi che
hanno dedicato alcune ore della loro giornata, intervallate da un ottimo pranzo in
comune, alla complessa e pesante fase
dell’imbottigliamento; un esercizio che
rende ancora più partecipata, totale e preziosa questa nuova iniziativa istituzionale.
Non vi sarà naturalmente sfuggita dalle
immagini sotto la presenza, oltre a quella
di un simpatico team di Fonte 2 capitanato dal capo struttura, di un volto a noi
assai noto al nostro interno. Una presenza
forte la sua, che sta a dimostrare quan-
to i valori e l’attaccamento alla nostra
Istituzione possono stimolare anche ai
piani alti della Fondazione; per portare ad
iniziative partecipate, ad alto contenuto
emotivo, che avvicinano ed accomunano
simbolicamente (ma in questo caso molto
tangibilmente) i due vertici della nostra
organizzazione.
Un’esperienza dunque “inebriante” quella
del lavoro di gruppo per un giorno intero in
seno all’azienda vinicola di Rovio, che si è
svolta con piacere e nel massimo rispetto
della legalità dello 0,5x1000… per poter
poi stanchi e soddisfatti ridiscendere nuovamente verso il piano (…sempre in auto)
senza incappare in fastidiose sanzioni
disciplinari.
Buon “Fontebianco” a tutti!!
Il vino è fonte di gioia
1. “Fontebianco” - Bianco del Ticino (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00
2. “Fonterosso” - Merlot-Gamaret (Vini Rovio Ronco SA) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 120.00; Bottiglia MAGNUM fornita con confezione regalo: CHF 50.00
3. Canevel - Prosecco di Valdobbiadene, spumante brut DOC - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00
4. Rosso dei Venti - Merlot della Svizzera Italiana (Luca e Antonio Parravicini - Corteglia) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 72.00
5. Baiocco - Merlot DOC del Ticino (I vini di Guido Brivio SA - Mendrisio) - Confezione da 6 bottiglie: CHF 96.00
6. Cultivar Biancolilla di Montagna - Olio Extra Vergine d’Oliva bio - Bottiglia da 50cl: CHF 12.50
I prodotti sono disponibili in confezioni normali (cartoni bianchi da 6 bottiglie) adatti alla
spedizione oppure in graziose confezioni regalo adatte anche per il periodo natalizio:
• confezione da 1 bottiglia CHF 3.50 • confezione da 2 bottiglie CHF 5.50
• confezione da 3 bottiglie CHF 6.80 • confezione da 4 bottiglie CHF 9.00
• confezione da 6 bottiglie CHF 12.50
I nostri prodotti possono essere ordinati anche via internet sul sito www.lafonte.ch
ATTUALITà e INFORMAZIONI
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AZIONE VINI
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biglietti natalizi
P. P.
6991 Neggio
della Fondazione La Fonte
DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE
Via G. Soldati 29, 6991 Neggio
Tel. 091 606 56 56
Fax 091 606 71 20
E-mail [email protected]
www.lafonte.ch
CCP 69-2955-7
Direttore: Rossano Cambrosio
Amministratore: Patrizia Lotti
Coordinatore Strutture: Mirko Scherler
Coordinatore Servizi: Stefano Rimoldi
SETTORE LAVORATIVO
FONTE 1
CENTRO DIURNO
Via Pezza 3, 6982 Agno
Tel. 091 604 58 54
FONTE 2
LABORATORIO PROTETTO E
LABORATORIO DI
PANETTERIA-PASTICCERIA
Via Pezza 3, 6982 Agno
Tel. 091 604 58 43
Grazie sin d’ora per il sostegno!
AZIONE NATALE
FONTE 7
PANETTERIA PASTICCERIA
“IL FORNAIO”
• Sede di Via G. Buffi 4A, 6900 Lugano
Tel. 091 921 04 24
• Sede di Piazza Molino Nuovo, 6900 Lugano
Tel. 091 921 44 48
• Supsi Caffé, 6928 Manno
Tel. 077 421 35 31
SETTORE RESIDENZIALE
FONTE 3
CASA CON OCCUPAZIONE
6991 Neggio
Tel. 091 606 56 56
FONTE 5
APPARTAMENTI PROTETTI
6991 Neggio
Tel. 091 606 56 56
FONTE 6
CASA SENZA OCCUPAZIONE
Via J. Corty, 6982 Agno
Tel. 091 605 38 58
FONTE 8
CASA CON OCCUPAZIONE
Via Beltramina 18a, 6900 Lugano
Tel. 091 976 08 18
Stampa: Tipografia Stucchi - Mendrisio
Grafica: www.spalluto.ch - Chiasso
Sorpresa! Sì, quest’anno è sorpresa per tutti!
Perse le ultime foglie delle nostre selve, nell’aria ci sarà presto odore di brina; al
sole di limpide e fredde giornate invernali brilleranno i sempreverdi e un bisogno
di festa tornerà a impadronirsi di noi.
La voglia di nuovo solletica la fantasia di tutti, ci porta a cercare suoni e colori
nuovi anche dentro di noi.
Eccoli: quest’anno i suoni e i colori per gli auguri natalizi ce li regala la nostra collaboratrice e artista Fiorenza Casanova che da qualche anno segue con passione
il lavoro dei nostri ospiti del centro diurno di Agno. Chi tra noi, nell’avvicinarsi del
tempo d’Avvento, non vorrebbe augurare agli amici, ai colleghi, alle famiglie, a
grandi e piccini, un tempo di Natale sereno, senza troppi discorsi, lasciando la
parola a un violino e a un pino che se ne sta fuori, là dove, sotto un cielo stellato,
racconta una antica storia! Chi non vorrebbe sottolineare il passaggio all’anno
nuovo con un brindisi “Tuttofonte”, alzando il bicchiere a un tempo nuovo, a una
rinnovata promessa di solidarietà!
Siamo sicuri che nonostante le molte proposte online questi cartoncini così freschi e festosi faranno la gioia di coloro ai quali vorrete inviarli e che la Fonte sia
davvero sorgente di un pensiero nuovo.
Per l’ordinazione di piccoli quantitativi e senza stampa personalizzata il costo
sarà di Fr. 3.00 l’uno. Se invece desiderate quantitativi più importanti, oppure se
vorrete inserire nel cartoncino un vostro testo personalizzato, vi preghiamo di voler prendere contatto con noi entro il 12 novembre prossimo al numero telefonico
091 606 56 56 o tramite fax 091 606 71 20.
Il nostro servizio amministrativo è a vostra disposizione per maggiori ragguagli.
FONTE 4
AZIENDA AGRICOLA PROTETTA
Fondazione Lions Club, Lugano
6947 Vaglio
Tel. 091 943 42 47
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La Fonte d`Informazione nr.28