Archivio Storico NEWSLETTER N. 6 LUGLIO 2010 news In primo piano / Studi e Ricerche / Pubblicazioni / Incontri ed Eventi / Biblioteca Storica / Fonti Iconografiche e Audiovisive / Archivi del Gruppo / Acquisizioni / Curiosità IN QUESTO NUMERO EDITORIALE Le biblioteche storiche di Intesa Sanpaolo EDITORIALE Le biblioteche storiche di Intesa Sanpaolo Salvaguardare e aggregare un grande patrimonio La salvaguardia di un grande patrimonio Francesca Pino p. 1 STUDI E RICERCHE Alle origini della stampa aziendale bancaria Il «Bollettino d’Informazioni» della Cariplo, uno dei primi house organs bancari europei p. 2 Gli articoli editi in questo numero ci conducono nel mondo delle biblioteche, delle riviste e delle pubblicazioni aziendali o trattano di biblioteche private, che vertono su temi di studio non legati alle attività bancarie, come mostra il caso della Cassa di Risparmio di Firenze. L’Archivio storico deve promuovere e garantire la consultabilità di almeno un esemplare delle opere pubblicate dalle banche del Gruppo, siano esse libri tecnici, oppure gemme delle rinomate collane di arte, storia e cultura edite dalle banche, o periodici a diffusione esterna ed interna. L’obiettivo è già raggiunto per i principali istituti (Banco Ambrosiano Veneto, Cariplo, Comit e Imi), Carisbo ha già completato il versamento e a questa operazione sono state sensibilizzate recentemente le banche dei territori. In questo numero si reitera l’appello ad individuare, completare e studiare gli house organs che raccontano complessivamente la nostra storia. Più spinoso è il tema delle biblioteche interne di lavoro (ricerca economica e servizi legali), non più direttamente utili alle attività correnti, già oggetto di dismissioni, in toto o in parte, oppure trasformate in “fondi storici” chiusi. L’Archivio storico non può restare passivo: attraverso un’analisi tempestiva può salvare o proporre di aggregare ai patrimoni archivistici almeno i volumi che più strettamente restano legati alle specifiche vicende storiche delle cessate banche. IN PRIMO PIANO IN PRIMO PIANO La biblioteca dell’Ufficio Studi della Comit Manuali, repertori, edizioni straniere, verso la valorizzazione del patrimonio librario della Comit p. 3 Il progetto «Comunicare l’impresa» Per individuare le riviste aziendali storiche del Gruppo Intesa Sanpaolo Barbara Costa IN REDAZIONE Direzione Francesca Pino Coordinamento Barbara Costa Realizzazione editoriale Nexo, Milano Hanno collaborato a questo numero Fabio Confalonieri Sandro Gerbi (storico e giornalista) Giacomo Minuti (dirigente dello Stato) Guido Montanari Giancarla Moscatelli Paola Mosi Elena Savino (ricercatrice) Giuseppe Telesca (ricercatore) Newsletter a cura di Archivio Storico Intesa Sanpaolo Via Manzoni 10 - 20121 Milano «Comunicare l’impresa. Gli house organ e la stampa aziendale italiana nel ‘900»: è il titolo del progetto, affidato a Giorgio Bigatti, storico dell’economia, e a Carlo Vinti, studioso di Comunicazione e design e promosso dalla Fondazione Isec – Istituto per la storia dell’età contemporanea e dall’Istituto lombardo di storia contemporanea che vede coinvolto anche l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo. Il progetto ha preso avvio da una duplice constatazione: da un lato la presenza sul territorio italiano di una tradizione di grande vitalità e ricchezza della stampa aziendale (tant’è vero che è stato necessario definire dei criteri di inclusione/esclusione delle testate), dall’altra la mancanza di uno studio organico che analiz- UN APPELLO AI NOSTRI LETTORI Ci auguriamo che la partecipazione dell’Archivio storico di Intesa Sanpaolo al progetto «Comunicare l’impresa» sia uno stimolo per colleghi e lettori a segnalarci le riviste aziendali edite dalle banche confluite nel Gruppo Intesa Sanpaolo. Il successo della ricerca sarà infatti determinato dalla ricchezza delle informazioni, distribuite su tutto il territorio nazionale, che potremo raccogliere. Inviate le vostre segnalazioni a: [email protected] Archivio Storico News N. 6 LUGLIO 2010 2 zi criticamente il multiforme fenomeno. Il fuoco dell’analisi sarà rivolto al rapporto fra contenuti editoriali e veste grafica, con particolare riguardo al coinvolgimento da parte delle aziende di collaboratori illustri del mondo della fotografia, della grafica, della letteratura. Il progetto di ricerca triennale, la cui prima fase si concluderà nel 2011, prevede inizialmente il censimento degli house organs d’impresa pubblicati dagli inizi del Novecento agli anni Settanta. La partecipazione al progetto riveste per Intesa Sanpaolo un grande interesse perché consente, in prima battuta, di ripercorrere la storia della comunicazione interna e delle strategie di comunicazione del nostro Gruppo. Come è facile immaginare, si tratterà di considerare esperienze anche molto diverse fra loro perché le banche che sono andate a costituire il nostro Gruppo erano molto differenziate strutturalmente e territorialmente. L’house organ nasce come canale editoriale diretto al pubblico interno dei dipendenti e dei pensionati, ma viene poi spesso diffuso in una fascia molto più ampia, e può darsi anche il caso opposto di riviste aziendali pensate per un’utenza esterna che però guadagnano una grande rispondenza fra i dipendenti. È spesso un documento per la storia e la memoria dell’impresa, per ricostruire la vita quotidiana ma anche i fatti salienti di un istituto, oltre che strumento in grado di trasmettere nel modo più efficace l’identità e i valori del marchio di riferimento. Esempi di house organ della Banca Cattolica del Veneto, della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, della Banca Commerciale Italiana I “classici” di Gerbi ristampati in edizione economica La University of Pittsburgh Press ha appena ristampato, in edizione economica, i due libri “americanistici” di Antonello Gerbi, già pubblicati rispettivamente nel 1973 (The Dispute of the New World) e nel 1985 (Nature in the New World). Esauriti da tempo, ma molto citati e ormai considerati dei “classici” nel loro genere, questi volumi potranno ora raggiungere una nuova platea di studenti e di ricercatori. STUDI E RICERCHE Alle origini della stampa aziendale bancaria Il «Bollettino d’Informazioni» edito dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde Barbara Costa Il «Bollettino d’Informazioni» della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, pubblicato fra il 1929 e il 1942 inizialmente con cadenza mensile, fu fra i primi house organs bancari modernamente concepiti in Italia e in Europa. La sua nascita fu deliberata il 15 gennaio 1929 dal Comitato Esecutivo della Cassa di Risparmio. Come si legge nella delibera di istituzione del periodico, la pubblicazione doveva «rappresentare un notiziario dell’attività dell’Istituto ed un trait d’union fra l’amministrazione e gli impiegati». Veicolo di comunicazione delle attività dell’istituto e dei suoi servizi, il periodico dava conto delle iniziative di propaganda del risparmio, in Italia e all’estero, e di altre manifestazioni che coinvolgevano le comunità locali lombarde (visite presidenziali, iniziative per l’agricoltura ecc.); faceva conoscere ai dipendenti la storia dell’istituto; divulgava i principali dati statistici ed economici (prospetti sulla situazione economica, andamento dei cambi; quotazione titoli di Stato e cartelle fondiarie; movimento del risparmio in Italia; tasso ufficiale di sconto nei principali paesi; numeri indici dei prezzi); informava sulle numerose iniziative del dopolavoro aziendale. Concepito in stretta relazione con lo sviluppo dell’attività di “marketing” della Cassa di Risparmio – nel 1925 era stato istituito l’Ufficio Propaganda nell’ambito della Segreteria generale – il Bollettino nasce quindi come strumento di informazione e formazione interna ma risulta, in prospettiva, fortemente proiettato anche verso l’esterno. Da segnalare l’attenzione, fin dagli anni Venti, alle potenzialità complessive del mezzo iconografico, Prima pagina del «Bollettino d’Informazioni» edito dalla Cariplo, 1931 Archivio Storico News N. 6 LUGLIO 2010 3 attraverso l’utilizzo sistematico di immagini a supporto dei resoconti di eventi, di attività del dopolavoro e anche della diffusione di esempi concreti della pubblicità del risparmio all’estero. Gli amministratori della Cassa infatti erano ben consci dell’importanza del “fattore umano”, cioè del comportamento del personale, soprattutto nei rapporti con il pubblico. Come scrisse nel 1924 Filippo Ravizza – docente dell’Università Bocconi e direttore dell’Istituto Internazionale del Risparmio, consulente della Cassa per l’organizzazione del I Congresso Internazionale del Risparmio tenutosi a Milano nell’ottobre 1924 – il personale è in assoluto il primo strumento di propaganda: «La equità del trattamento, la cura di elevare la capacità tecnica del personale, lo sforzo perché esso, dagli infimi ai sommi gradi, sia cosciente degli scopi che l’Istituto si propone, e ne senta l’altezza e la dignità, hanno un effetto grandissimo, anche di propaganda». Ravizza si era infatti occupato in particolare di temi riguardanti la formazione del personale bancario e la propaganda del risparmio in Europa e nell’America settentrionale dove si era recato nel 1926, insieme a Giuseppe De Capitani d’Arzago, presidente della Cassa di Risparmio e dell’Istituto internazionale del risparmio, per partecipare al congresso delle casse di risparmio americane, tenutosi a Philadelphia dal 18 al 22 ottobre. Purtroppo per quegli anni manca un bollettino della Cariplo che ci mostri qualche immagine dell’evento. Circostanza questa che, di riflesso, può far comprendere l’importanza documentaria di uno strumento come quello qui descritto. Copertina del «Bollettino d’Informazioni» edito dalla Cariplo, 1941 IN PRIMO PIANO La biblioteca dell’Ufficio Studi della Comit Il fondo storico costituitosi durante la direzione di Antonello Gerbi Fabio Confalonieri, Guido Montanari È arrivata in porto la catalogazione del Fondo storico della biblioteca Comit, una risorsa culturale di particolare valore internazionale. Il primo nucleo della Biblioteca dell’Ufficio Studi risale agli anni Venti e riflette le attività di lavoro dell’Ufficio Pubblicazioni e notizie commerciali e le attività della Direzione Centrale soprattutto in tema di international banking, di organizzazione e tecnica bancaria. Un salto di qualità si verificò negli anni Trenta con l’avvento di Antonello Gerbi alla direzione della ricerca economica. Gerbi, capo carismatico dell’Ufficio Studi della Comit, per arricchire la biblioteca e darle una dimensione più internazionale, si mosse su due fronti. Da un lato intensificò l’acquisto di pubblicazioni utili al reperimento immediato delle informazioni necessarie al lavoro quotidiano (repertori, annuari, periodici, manuali di tecnica bancaria e di economia). D’altra parte Gerbi aveva visitato numerosi uffici studi di banche europee e compiuto vari stage presso banche inglesi, tedesche e austriache; aveva varato una rivista comparativa dei sistemi bancari europei, più o meno toccati dall’intervento dello Stato nell’economia (Rassegna trimestrale dal 1933 al 1936), fu uno degli esponenti di maggiore spicco nel circuito dei Commercial Bank Economists, fin dal primo convegno tenutosi nel 1937 a Eastbourne. È utile ricordare che fece acquistare molti volumi in lingua straniera (soprattutto inglese, tedesca e in minor misura francese) che complessivamente costituiscono la maggioranza dei libri superstiti. Come si desume anche dallo schedario cartaceo coevo che si è conservato, gli argomenti principali riguardano, oltre all’economia in generale, la tecnica bancaria, la storia di banche italiane e straniere, la teoria e politica monetaria, la borsa e i cambi, gli economisti e l’economia politica, con un’attenzione particolare all’attualità del momento (ad esempio numerosi sono i saggi sulla Grande Crisi pubblicati nei primi anni Trenta) e ai paesi più esplorati negli studi di Gerbi, come il Perù e gli Stati Uniti. La biblioteca dell’Ufficio Studi Comit ha sempre goduto di grande prestigio ma ha dovuto progressivamente lasciare il passo alle banche dati elettroniche ed è stata chiusa nel 2001. Le sue collezioni, che sono state via via trasferite presso archivi di deposito, sono state in parte donate a biblioteche universitarie cittadine e hanno subito anche parziali scarti. In ogni modo l’Archivio storico ha operato con determinazione vari interventi di tutela, salvaguardando un nucleo consistente di libri, pubblicati in prevalenza dalla metà dell’Ottocento agli anni Sessanta del Novecento. Si tratta di 2500 volumi che sono stati recentemente rischedati per la loro prossima valorizzazione. Con viva emozione, un’analisi delle rilegature ha permesso di individuare un prezioso insieme di libri (298 volumi) appartenuti a Mario Alberti, dirigente del Credito Italiano, “diplomatico” e docente universitario, dei quali si tornerà a trattare in un successivo approfondimento. Sono emerse dalla schedatura di questi volumi diverse analogie con la biblioteca personale di Gerbi (ora conferita all’Università degli Studi di Milano) come la presenza di vari ritagli di stampa, provenienti da prestigiosi quotidiani esteri inseriti nei libri, di alcuni appunti manoscritti e di numerose sottolineature a matita. Ex libris dei volumi della biblioteca dell’Ufficio Studi della Comit Enquète sur la Banque de France. Dépositions de MM. Émile & Isaac Pereire, 1866, volume del fondo storico della biblioteca Archivio Storico News N. 6 LUGLIO 4 2010 STUDI E RICERCHE La Banca Commerciale Italiana e la Pellizzari Una testimonianza del rapporto creditizio tra istituzione bancaria e industria Giacomo Minuti Nella prima metà del Novecento ad Arzignano, nella provincia vicentina, Giacomo Pellizzari, tecnico e imprenditore geniale e tenace, trasformò la bottega di fabbro paterna in una delle più importanti industrie elettromeccaniche nazionali e di rilevanza internazionale con il sostegno finanziario costante ed oculato della Banca Commerciale Italiana; il rapporto creditizio con la Pellizzari nacque con la sua rapida e precoce evoluzione a industria e venne ben presto gestito al più elevato livello con la Direzione Centrale e con carattere di assoluta reciproca fiducia. Anche per questa ragione la sede legale della Pellizzari, inizialmente ditta individuale e poi società per azioni, venne spostata a Milano, ferma restando l’officina principale ad Arzignano e gli stabilimenti satelliti nei comuni limitrofi di Montecchio Maggiore, Montebello, Montorso e Lonigo, nonché nella stessa Vicenza. Nel periodo di maggiore sviluppo aziendale, tra il 1920 e il 1950, Giacomo stesso alternava quasi quotidianamente la sua presenza tra Arzignano e Milano; avvertiva il bisogno di andare nel capoluogo lombardo perché anche allora i grandi affari nascevano mediante la conoscenza diretta e il dialogo interpersonale dei loro protagonisti, vivevano soprattutto sulla lealtà della “parola”, e Milano era il vero, grande, quasi esclusivo centro commerciale e finanziario italiano dedicato alla “produzione” industriale, la vera porta per l’Europa e il mondo. Inevitabile che tra l’imprendito- I processi dello sviluppo urbano nella ricerca di un giovane studioso È stato pubblicato il volume di Enrico Berbenni I processi dello sviluppo urbano. Gli investimenti immobiliari di Comit e Credit a Milano 19201950 (Milano, Franco Angeli, 2010). Lo studio indaga il ruolo svolto dalla Banca Commerciale Italiana e dal Credito Italiano nel settore immobiliare ed edilizio a Milano, fra la prima guerra mondiale e la ricostruzione postbellica e si è avvalso della ricca documentazione conservata presso l'Archivio storico di Intesa Sanpaolo per ricostruire le diverse forme d'intervento della Banca Commerciale Italiana. La pubblicazione della ricerca è stata possibile grazie al sostegno di Intesa Sanpaolo e di Unicredit Banca. re e il banchiere si stabilisse un leale rapporto di continua «frequentazione e conversazione»: così era tra Giacomo Pellizzari e Raffaele Mattioli, perché i grandi banchieri del tempo erano anche i più sapienti ed ascoltati consiglieri economico-finanziari degli imprenditori importanti. Se il dialogo interpersonale era l’anima del rapporto, l’oggetto concreto era il metodo della revisione contabile, curata direttamente da funzionari interni della banca esperti in materia. Nelle Carte di Raffaele Mattioli sono conservati numerosi rendiconti annuali con annotazioni, richiami e note esplicative, da cui emerge che i bilanci consuntivi della Pellizzari, inizialmente redatti dalla direzione amministrativa aziendale, venivano puntualmente e capillarmente verificati – mediante anche riscontro diretto delle scorte di merci, dei prodotti in lavorazione e delle giacenze di magazzino – dai funzionari bancari, in veste di efficacissimi revisori Giacomo Pellizzari accolto in fabbrica dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in Ingegneria Officine Pellizzari ad Arzignano, 1920-1930 Archivio Storico News N. 6 LUGLIO 5 2010 contabili de facto. Molto interessanti, in questi resoconti, gli aggiustamenti e le correzioni di alcune poste di bilancio e, soprattutto, le spiegazioni, ancorché sintetiche, dei criteri di valutazione adottati al fine di rendere più realistiche e veramente affidabili le scritture; e tutto ciò a reciproca garanzia di accountability e di giustificazione del rischio di affidamento creditizio. Ma non solo, perché, all’atto della trasformazione – a Milano il 18 aprile 1945 – della ditta individuale «A. Pellizzari & F.», di cui Giacomo era unico titolare, nell’omonima società per azioni (della quale divenne amministratore unico con pieni poteri) e della quale deteneva il 99,99% del capitale iniziale di L. 15.000.000 suddiviso in 15.000 azioni, una azione venne intestata a Gino Guglielmo Rogai, condirettore addetto alla Direzione Centrale della Banca Commerciale, nominato altresì nell’atto costitutivo sindaco della società. La banca si sentiva onorata di essere di gran lunga il più importante istituto di credito che “lavorava” con la Pellizzari e il rapporto fiduciario privilegiato era talmente forte e solidamente fondato da per- sistere anche dopo la morte di Giacomo, avvenuta nel 1955, con il figlio ed erede Antonio. Accadde, infatti, che la Pellizzari si trovasse in momentanea crisi finanziaria e il Ministero del Tesoro inviasse il 9 maggio 1958 alla Comit una nota in cui la sollecitava a valutare la «possibilità di un risolutivo intervento... in concorso con altre aziende di credito» nei confronti dell’azienda «che – a quanto pare – comincerebbe a presentare qualche sintomo di ripresa». Luminosa, a dir poco, per il carattere vibrante di sdegno e la franchezza di linguaggio, fu la lettera di risposta del 13 maggio 1958 a firma di Mattioli e Migliorisi al perorante dicastero, laddove «si fa presente che la Banca Commerciale ha risposto nella maniera più efficace, e precisamente con i fatti, continuando ad appoggiare nella maggior misura possibile la Pellizzari anche nei suoi momenti più critici, a differenza di quanto è avvenuto da parte di qualche altra banca, e non fra le minori. La Pellizzari è seguita con la massima attenzione ed il nostro Istituto continua ad accordare le facilitazioni che obiettivamente la situazione consente. Distinti saluti». CURIOSITÀ Il Servizio Italiano della «Voce dell’America» Propaganda radiofonica durante la seconda guerra mondiale Sandro Gerbi STUDI E RICERCHE La corrispondenza personale di Leo Valiani Le lettere tra le fonti dell’indagine sulla diaspora azionista I fratelli Giuliano e Antonello Gerbi, 1931 Elena Savino Riportiamo un brano del «Prologo. Motivi e personaggi» tratto dal volume di Elena Savino, La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del Partito radicale (Milano, Franco Angeli, 2010, 367 pp.). Fra le fonti utilizzate nel volume anche le Carte di Leo Valiani conservate dall’Archivio storico di Intesa Sanpaolo. Questa ricerca trae origine dalle carte del Fondo Pannunzio conservato a Roma nell’Archivio della Camera dei Deputati […]. L’indagine è stata circoscritta alla corrispondenza politica di Pannunzio creatore e direttore incontrastato de «Il Mondo», dove vi è l’intreccio dei dialoghi personali e dei retroscena del dibattito politico che si svolgeva sulle colonne della rivista. Tre lunghe lettere, due delle quali strettamente personali scritte tra la fine del 1955 e l’inizio del 1956 a Pannunzio da Aldo Garosci, Carlo Ludovico Ragghianti e Leo Valiani, hanno infine contribuito a dare un indirizzo preciso alla ricerca, che si è rivolta alle vicende personali e alle esperienze intellettuali e politiche di queste tre figure dell’antifascismo democratico attraverso gli anni della diaspora azionista fino alla nascita del Partito radicale […]. Garosci, Ragghianti e Valiani che con Pannunzio avevano rapporti di stima e collaborazione ed esi- Si pubblica una sintesi della relazione di Sandro Gerbi, letta in inglese il 29 aprile 2010 al convegno Americordo: Italy. Exile, and the New World, organizzato dal Centro Primo Levi di New York, presso la Italian Academy della Columbia University. bivano un’adesione sincera all’indirizzo politico del settimanale, di fronte al progetto di un partito dove si era raccolta una parte considerevole dell’intellighenzia del paese, davano tre risposte diverse e inattese con riguardo al passato e agli orientamenti politici espressi nei due decenni precedenti […]. Ragghianti in quella metà degli anni Cinquanta coltivava tra Firenze e Pisa i suoi studi sull’arte, svecchiava il modo di accostarsi all’immagine, promuoveva e progettava riforme della scuola e della cultura. [Garosci e Valiani] intrattenevano costanti rapporti epistolari con una visione larghissima della storia interna e internazionale. Avevano uno stesso approccio al mestiere dello storico, che era il fulcro del loro impegno morale e politico verso la conoscenza. Conoscere per capire e poi per agire, muoversi nella storia stando al passo con l’evoluzione dei tempi: questo in fondo, con molta semplicità, era il loro rapporto con la storia e la politica. La «Voice of America», intesa come servizio radiofonico ufficiale della propaganda americana, iniziò le proprie trasmissioni da New York verso l’Europa alla fine di febbraio del 1942, in tedesco, francese e italiano. Era allora sotto la “giurisdizione” di un’agenzia del governo, chiamata Foreign Information Service, ma in giugno divenne parte di un nuovo organismo, l’Office of War Information (Owi), creato dal presidente Roosevelt fondendo quattro preesistenti agenzie. Nei primi mesi di attività, il Servizio Italiano aveva alle sue dipendenze dieci persone, di cui una metà rifugiatasi negli Usa in seguito alle leggi antiebraiche varate da Mussolini nell’autunno del 1938. Un anno dopo, conterà una settantina di dipendenti. Archivio Storico News N. 6 LUGLIO 6 2010 STUDI E RICERCHE L’operato di Toeplitz alla guida della Comit Contaminazioni, confronti, contrapposizioni Giuseppe Telesca Giuseppe Toeplitz (a destra), Raffaele Mattioli con la seconda moglie Lucia Monti e una guida sul Colle del Teodulo in Valle d’Aosta, 1928 Józef Leopold Toeplitz, nato vicino a Varsavia nel 1866, arrivò in Italia all’inizio degli anni Novanta e fu assunto alla Banca Commerciale Italiana pochi mesi dopo la sua fondazione, nell’estate del 1895, percorrendo il resto della carriera all’interno dell’istituto milanese e diventandone amministratore delegato dal 1917 al 1933. Considerando le sue origini, si può guardare a Toeplitz come a un figlio privilegiato della cosiddetta «prima globalizzazione». Dotato di una formazione cosmopolita, legato personalmente a quella comunità di ottimati che è rappresentata dall’Haute Banque europea tra la fine dell’Ottocento e il 1914, Toeplitz incarna le contraddizioni di una stagione, per semplificazione definita Belle Époque, che la guerra mondiale fa emergere in tutta la loro drammaticità. Il banchiere è uno dei tanti stranieri “qualificati” che nel quindicennio che precede il conflitto raggiungono l’Italia, contribuendo a cambiarne il volto. Questo processo, visto da molti storici economici come uno degli ingredienti della crescita italiana del periodo 1896-1913, subisce una battuta d’arresto alla vigilia del conflitto e si esaurisce nel periodo tra le due guerre. Al netto delle sue contraddizioni, l’età giolittiana propone dunque tra i suoi aspetti più positivi questo fenomeno di “contaminazione” e reciproco arricchimento tra un paese aperto alle novità e uomini di altra nazionalità che apportano un contributo importante alla sua crescita (Toeplitz acquisirà la cittadinanza italiana nel 1912). Un primo obiettivo della ricerca è stato quello di seguire l’approdo di Toeplitz in Italia, soprattutto il suo arrivo nella Milano e nella Comit di fine Ottocento, una città e un’istituzione che fecero di questa “contaminazione” un punto di forza. Il lavoro – che si è avvalso di fonti raccolte presso gli archivi di stato, bancari e diplomatici di Italia, Francia e Inghilterra, ma si è soprattutto giovato della ricca documentazione conservata presso l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo – ha trovato inoltre un secondo filo conduttore nella descrizione della crisi attraversata dalla banca mista in molti paesi d’Europa nel corso degli anni Venti. Nel caso italiano la crisi del mercato azionario, nella primavera del 1925, e la politica di rivalutazione della lira adottata dal regime nel corso dell’anno successivo imposero ai grandi istituti di credito l’acquisto di un sempre maggior numero di titoli industriali per sostenerne il corso, difendendo una parte ormai rilevante dei propri attivi. Molte imprese italiane furono colte di sorpresa dalla deflazione innescata dalla stabilizzazione monetaria. La conseguente caduta dei prezzi e della domanda interruppe un processo di potenziamento produttivo e modernizzazione degli impianti intrapreso in alcuni comparti industriali nella prima parte del decennio e finanziato da una generosa politica degli impieghi promossa dalle grandi banche. A complicare un quadro già compromesso, intervenne infine la Grande Depressione, preannunciata dal crollo di Wall Street dell’ottobre 1929. L’insieme di tali circostanze impose alla Comit e al Credit una autentica mutazione genetica: il modello della banca mista fece spazio a quello della holding industriale. Toeplitz, formatosi nella stagione d’oro della banca mista e chiamato a fronteggiarne il declino, reagì ai mutamenti degli anni Venti difendendo ostinatamente un modus operandi destinato ad essere soppiantato da un approccio totalmente diverso al tema del ruolo delle banche nel finanziamento industriale, ispirato ai dettami dei tecnocrati della scuola nittiana e del suo esponente più autorevole, Alberto Beneduce. È stato proprio l’esito finale di questo confronto tra modelli contrapposti a condizionare il giudizio storiografico su Toeplitz, ponendo l’accento su responsabilità, limiti e inadeguatezza della sua gestione. Senza ignorare tali rilievi critici, questa ricerca biografica ha proposto un bilancio più ampio e sfaccettato sull’operato del banchiere italo-polacco, mettendone in evidenza lo spessore e gli indiscutibili Lo sviluppo e l’azione del Servizio Italiano avvennero in due fasi che corrispondono anche alle due principali fasi della storia dell’Owi. Innanzitutto, la fase liberal, tra il 1942 e il 1943, quando i vertici dell’organizzazione cercarono di far prevalere, nella loro propaganda radiofonica, la strategia della “verità” a ogni costo, rischiando – specie con gli ambienti dello State Department e dell’esercito – gravi incidenti “diplomatici”. Che in effetti ci furono e determinarono, dall’estate del 1943 alla fine della guerra, l’inizio della seconda fase, detta della normalizzazione, quando l’Owi dovette adattarsi alle esigenze belliche, cioè a un più severo controllo da parte delle autorità politico-militari. Queste due fasi sono illustrate attraverso le vicende di due esuli italiani di origine ebraica, entrambi con funzioni di responsabilità al Servizio Italiano. Il primo fu lo storico del medioevo, Roberto Lopez, che diede polemicamente le dimissioni dopo l’armistizio dell’8 settembre: egli, infatti, non riusciva a tollerare che gli Alleati trattassero la resa con un re pusillanime come Vittorio Emanuele III, cui disconosceva ogni autorità politica e morale. Il secondo fu il giornalista Giuliano Gerbi, il primo e unico speaker ad avere una sua personale trasmissione quotidiana, firmata con lo pseudonimo di Mario Verdi. Non divenne popolare, anche per ragioni tecniche, come il colonnello Stevens di «Radio Londra» (Bbc), ma fu ampiamente ascoltato in Italia. Lo testimoniano soprattutto i giornali dell’epoca, nell’Italia fascista e in quella già liberata, oltre che le numerose lettere ricevute. Milano 27 settembre 2010, ore 18 Presentazione del volume Carte di Raffaele Mattioli 1925-1945 A Palazzo Besana, piazza Belgioioso 1, si terrà la presentazione dell’inventario Carte di Raffaele Mattioli 1925-1945, a cura di Alberto Gottarelli e Francesca Pino (Torino, Intesa Sanpaolo, 2009). Interverranno Giovanni Bazoli, Enrico Decleva, Francesca Pino, Luciano Segreto. Ingresso su invito. Nell’occasione sarà distribuito l’opuscolo Raffaele Mattioli. Carte, fotografie e documenti. Per informazioni: [email protected] Archivio Storico News 7 meriti: dalla valorizzazione dei talenti di molti suoi collaboratori (e a questo proposito basti citare il “lancio” di Raffaele Mattioli), alla scelta di allargare e rafforzare le radici internazionali dell’istituto milanese; dall’attenzione al finanziamento dei nuovi comparti industriali, alla capacità di mantenere alla Bci, pur tra notevoli difficoltà, i caratteri di un «corpo autonomo» della società e dell’economia italiana, capace di tenere testa a un regime fascista sempre meno incli- ne a tollerare la presenza di ostacoli sulla strada della costruzione dello Stato totalitario. L’autore dell’articolo ha recentemente discusso la sua tesi di dottorato dal titolo Il mercante di Varsavia. Giuseppe Toeplitz: un cosmopolita alla guida della Banca Commerciale Italiana (Università degli Studi di Firenze, Dottorato in XX secolo: politica, economia e istituzioni, relatore prof. Luciano Segreto). FONTI ICONOGRAFICHE E AUDIOVISIVE Le nozze Consolo-Toeplitz Un insolito filmato degli anni Trenta Giancarla Moscatelli, Guido Montanari ARCHIVI DEL GRUPPO La biblioteca della Banca CR Firenze La ricchezza del patrimonio librario dell’Istituto Paola Mosi La genesi della biblioteca della Cassa di Risparmio di Firenze risale al 1925, quando si avvertì per la prima volta l’esigenza di riunire le poche opere librarie allora possedute in un unico locale. Nel 1929, in occasione delle celebrazioni del centenario della fondazione, l’idea si concretizzò con la creazione di una «Biblioteca economico bancaria», di supporto alle attività proprie dell’istituto. Nel tempo la collezione venne incrementata con donazioni, opere edite dalla banca e volumi acquistati, dando vita a quello che oggi viene definito «Fondo istituzionale» (circa 7000 volumi), dove trovano posto pubblicazioni varie di carattere storico-letterario, strumenti di consultazione, pubblicazioni artistiche, manuali tecnici e volumi di carattere più strettamente bancario e finanziario. Nel 1963, con l’acquisto e la successiva donazione all’Università di Firenze della biblioteca di Giovanni Papini, prese avvio concretamente l’opera di tutela dell’integrità di preziosi fondi librari privati, allo scopo di renderli fruibili alla collettività, proseguita fino ai nostri giorni. Le nuove e importanti acquisizioni e i rapporti di collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e l’Accademia dei Georgofili hanno dato vita a un polo culturale specializzato in tematiche storico-politiche e filosofiche dal Settecento all’età contemporanea. Complessivamente il patrimonio librario della banca ammonta ad oltre 50.000 opere, suddivise in vari Fondi, distinti per provenienza e contenuti, tutti catalogati o in corso di catalogazione secondo standard bibliografici internazionali. Fondi Storici Raccolgono manoscritti, bilanci, carteggi e documenti vari della Cassa e degli incorporati Monti di Pietà di Firenze, Empoli, Cortona, Montevarchi e Sansepolcro, dalla metà del Quattrocento alla fine del Novecento. Fondo Ridolfi La preziosa biblioteca del marchese Roberto Ridolfi, bibliofilo raffinato, scrittore, elzevirista per il «Corriere della Sera», archivista e insigne studioso dell’Umanesimo e del Rinascimento fiorentino, contiene esemplari unici di incunaboli e cinquecentine, edizioni di pregio, studi di archivistica, bibliologia, paleotipia, miscellanee e un carteggio privato, dichiarato di notevole interesse storico. Fondo De Felice La biblioteca personale di Renzo De Felice, celebre storico e docente universitario de «La Sapienza», dedicata all’analisi del fascismo, alla storia italiana del XX secolo e alla rivoluzione francese, risulta di grande interesse per la presenza di rare riviste di epoca fascista e di testi provenienti da ogni parte del mondo, che la qualificano come la più completa raccolta italiana sul tema. Fondo Bazzani Questa collezione, appartenuta al generale Ruggero Bazzani, è ricca di testi di storia, arte, architettura, geografia, geologia, folklore e tradizioni dedicati alla Toscana, oltre a un interessante nucleo di volumi sulle ex colonie italiane, con edizioni del Settecento e dell’Ottocento. Fondo Pieraccioni Appartenuto al professor Dino Pieraccioni, assistente dell’Istituto Papirologico e professore nei licei fiorentini, questo fondo contiene opere di taglio prevalentemente umanistico, con importanti sezioni dedicate alla letteratura classica e al rapporto tra società ed etica cattolica, oltre a numerosi testi di letteratura greca e latina e di educazione scolastica. Fondo Margiotta Broglio Il professor Francesco Margiotta Broglio, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Firenze, ha recentemente deciso di donare in vita alla Banca CR Firenze parte della propria biblioteca, dedicata prevalentemente al tema dei rapporti tra Stato e Chiesa e al diritto ecclesiastico. Dopo il trasferimento della Direzione Generale nella nuova sede di Novoli, la biblioteca è in fase di riordino e catalogazione. Tutto il patrimonio librario troverà poi una definitiva collocazione in nuovi locali appositamente approntati per la custodia e la consultazione. Incisione contenuta nella Divina Commedia con commento di Cristoforo Landino, 1487 Gli sposi Rysia Toeplitz e Federico Consolo con Sofia Toeplitz e Ludovico Toeplitz de Grand Ry, 1932 Giuseppe Toeplitz, amministratore delegato della Comit, ospitò il 14 maggio 1932 nella sua villa di Sant’Ambrogio Olona, presso Varese, il matrimonio della nipote Rysia Toeplitz con Federico Consolo, figlio del direttore della filiale di Londra della Banca Commerciale Italiana. Ludovico Toeplitz de Grand Ry, figlio di Giuseppe, come regalo di nozze alla cugina Rysia mise a disposizione una troupe della Cines-Pittaluga, la maggiore casa produttrice dell’epoca, di cui era consigliere, per girare un filmato sul matrimonio, seguendo gli stilemi del cinema muto. L’Archivio storico di Intesa Sanpaolo possiede una copia del film donata da Rysia Toeplitz Consolo, il cui originale è presso la Cineteca Italiana di Milano. Questo film è in effetti un prezioso documento perché in esso sono inquadrati con chiarezza, oltre a Toeplitz e ai componenti della sua famiglia provenienti dalla Polonia, numerosi dirigenti della Comit e personalità dell’epoca, tra cui il prefetto Bruno Fornaciari e Angelo Sraffa, già rettore della Bocconi.