Archivio Storico
NEWSLETTER N. 6
LUGLIO 2010
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In primo piano / Studi e Ricerche / Pubblicazioni / Incontri
ed Eventi / Biblioteca Storica / Fonti Iconografiche e
Audiovisive / Archivi del Gruppo / Acquisizioni / Curiosità
IN QUESTO NUMERO
EDITORIALE
Le biblioteche storiche di Intesa Sanpaolo
EDITORIALE
Le biblioteche storiche
di Intesa Sanpaolo
Salvaguardare e aggregare
un grande patrimonio
La salvaguardia di un grande patrimonio
Francesca Pino
p. 1
STUDI E RICERCHE
Alle origini della
stampa aziendale
bancaria
Il «Bollettino d’Informazioni» della
Cariplo, uno dei primi house organs
bancari europei
p. 2
Gli articoli editi in questo numero ci conducono nel
mondo delle biblioteche, delle riviste e delle pubblicazioni aziendali o trattano di biblioteche private, che vertono
su temi di studio non legati alle attività bancarie, come
mostra il caso della Cassa di Risparmio di Firenze.
L’Archivio storico deve promuovere e garantire la consultabilità di almeno un esemplare delle opere pubblicate dalle banche del Gruppo, siano esse libri tecnici,
oppure gemme delle rinomate collane di arte, storia e
cultura edite dalle banche, o periodici a diffusione
esterna ed interna.
L’obiettivo è già raggiunto per i principali istituti
(Banco Ambrosiano Veneto, Cariplo, Comit e Imi),
Carisbo ha già completato il versamento e a questa
operazione sono state sensibilizzate recentemente le
banche dei territori. In questo numero si reitera l’appello ad individuare, completare e studiare gli house
organs che raccontano complessivamente la nostra
storia.
Più spinoso è il tema delle biblioteche interne di lavoro
(ricerca economica e servizi legali), non più direttamente
utili alle attività correnti, già oggetto di dismissioni, in toto
o in parte, oppure trasformate in “fondi storici” chiusi.
L’Archivio storico non può restare passivo: attraverso
un’analisi tempestiva può salvare o proporre di aggregare ai patrimoni archivistici almeno i volumi che più strettamente restano legati alle specifiche vicende storiche
delle cessate banche.
IN PRIMO PIANO
IN PRIMO PIANO
La biblioteca dell’Ufficio
Studi della Comit
Manuali, repertori, edizioni straniere,
verso la valorizzazione del patrimonio
librario della Comit
p. 3
Il progetto «Comunicare l’impresa»
Per individuare le riviste aziendali storiche
del Gruppo Intesa Sanpaolo
Barbara Costa
IN REDAZIONE
Direzione
Francesca Pino
Coordinamento
Barbara Costa
Realizzazione editoriale
Nexo, Milano
Hanno collaborato
a questo numero
Fabio Confalonieri
Sandro Gerbi (storico e giornalista)
Giacomo Minuti (dirigente dello Stato)
Guido Montanari
Giancarla Moscatelli
Paola Mosi
Elena Savino (ricercatrice)
Giuseppe Telesca (ricercatore)
Newsletter a cura di
Archivio Storico Intesa Sanpaolo
Via Manzoni 10 - 20121 Milano
«Comunicare l’impresa. Gli house organ e la stampa
aziendale italiana nel ‘900»: è il titolo del progetto,
affidato a Giorgio Bigatti, storico dell’economia, e a
Carlo Vinti, studioso di Comunicazione e design e
promosso dalla Fondazione Isec – Istituto per la storia
dell’età contemporanea e dall’Istituto lombardo di
storia contemporanea che vede coinvolto anche l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo.
Il progetto ha preso avvio da una duplice constatazione: da un lato la presenza sul territorio italiano di una
tradizione di grande vitalità e ricchezza della stampa
aziendale (tant’è vero che è stato necessario definire
dei criteri di inclusione/esclusione delle testate), dall’altra la mancanza di uno studio organico che analiz-
UN APPELLO
AI NOSTRI LETTORI
Ci auguriamo che la partecipazione dell’Archivio
storico di Intesa Sanpaolo al progetto «Comunicare l’impresa» sia uno stimolo per colleghi e lettori a
segnalarci le riviste aziendali edite dalle banche
confluite nel Gruppo Intesa Sanpaolo. Il successo
della ricerca sarà infatti determinato dalla ricchezza
delle informazioni, distribuite su tutto il territorio
nazionale, che potremo raccogliere.
Inviate le vostre segnalazioni a:
[email protected]
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zi criticamente il multiforme fenomeno. Il fuoco
dell’analisi sarà rivolto al rapporto fra contenuti
editoriali e veste grafica, con particolare riguardo
al coinvolgimento da parte delle aziende di collaboratori illustri del mondo della fotografia, della
grafica, della letteratura.
Il progetto di ricerca triennale, la cui prima fase si
concluderà nel 2011, prevede inizialmente il censimento degli house organs d’impresa pubblicati
dagli inizi del Novecento agli anni Settanta.
La partecipazione al progetto riveste per Intesa
Sanpaolo un grande interesse perché consente,
in prima battuta, di ripercorrere la storia della
comunicazione interna e delle strategie di comunicazione del nostro Gruppo. Come è facile
immaginare, si tratterà di considerare esperienze
anche molto diverse fra loro perché le banche
che sono andate a costituire il nostro Gruppo
erano molto differenziate strutturalmente e territorialmente.
L’house organ nasce come canale editoriale
diretto al pubblico interno dei dipendenti e dei
pensionati, ma viene poi spesso diffuso in una
fascia molto più ampia, e può darsi anche il caso
opposto di riviste aziendali pensate per un’utenza esterna che però guadagnano una grande
rispondenza fra i dipendenti. È spesso un documento per la storia e la memoria dell’impresa,
per ricostruire la vita quotidiana ma anche i fatti
salienti di un istituto, oltre che strumento in
grado di trasmettere nel modo più efficace
l’identità e i valori del marchio di riferimento.
Esempi di house organ della Banca Cattolica del Veneto, della Cassa di Risparmio delle Provincie
Lombarde, della Banca Commerciale Italiana
I “classici” di Gerbi
ristampati in
edizione economica
La University of Pittsburgh Press ha
appena ristampato, in edizione economica, i due libri “americanistici”
di Antonello Gerbi, già pubblicati
rispettivamente nel 1973 (The
Dispute of the New World) e nel
1985 (Nature in the New World).
Esauriti da tempo, ma molto citati e
ormai considerati dei “classici” nel
loro genere, questi volumi potranno
ora raggiungere una nuova platea di
studenti e di ricercatori.
STUDI E RICERCHE
Alle origini della stampa aziendale bancaria
Il «Bollettino d’Informazioni» edito dalla Cassa di Risparmio
delle Provincie Lombarde
Barbara Costa
Il «Bollettino d’Informazioni» della
Cassa di Risparmio delle Provincie
Lombarde, pubblicato fra il 1929 e
il 1942 inizialmente con cadenza
mensile, fu fra i primi house organs
bancari modernamente concepiti
in Italia e in Europa.
La sua nascita fu deliberata il 15
gennaio 1929 dal Comitato Esecutivo della Cassa di Risparmio.
Come si legge nella delibera di
istituzione del periodico, la pubblicazione doveva «rappresentare
un notiziario dell’attività dell’Istituto ed un trait d’union fra l’amministrazione e gli impiegati».
Veicolo di comunicazione delle
attività dell’istituto e dei suoi servizi, il periodico dava conto delle
iniziative di propaganda del
risparmio, in Italia e all’estero, e
di altre manifestazioni che coinvolgevano le comunità locali
lombarde (visite presidenziali,
iniziative per l’agricoltura ecc.);
faceva conoscere ai dipendenti
la storia dell’istituto; divulgava i
principali dati statistici ed economici (prospetti sulla situazione
economica, andamento dei
cambi; quotazione titoli di Stato
e cartelle fondiarie; movimento
del risparmio in Italia; tasso ufficiale di sconto nei principali
paesi; numeri indici dei prezzi);
informava sulle numerose iniziative del dopolavoro aziendale.
Concepito in stretta relazione
con lo sviluppo dell’attività di
“marketing” della Cassa di
Risparmio – nel 1925 era stato
istituito l’Ufficio Propaganda nell’ambito della Segreteria generale
– il Bollettino nasce quindi come
strumento di informazione e formazione interna ma risulta, in
prospettiva, fortemente proiettato anche verso l’esterno. Da
segnalare l’attenzione, fin dagli
anni Venti, alle potenzialità complessive del mezzo iconografico,
Prima pagina del «Bollettino
d’Informazioni» edito dalla
Cariplo, 1931
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attraverso l’utilizzo sistematico di
immagini a supporto dei resoconti di eventi, di attività del
dopolavoro e anche della diffusione di esempi concreti della
pubblicità del risparmio all’estero.
Gli amministratori della Cassa
infatti erano ben consci dell’importanza del “fattore umano”,
cioè del comportamento del personale, soprattutto nei rapporti
con il pubblico. Come scrisse nel
1924 Filippo Ravizza – docente
dell’Università Bocconi e direttore
dell’Istituto Internazionale del
Risparmio, consulente della Cassa
per l’organizzazione del I Congresso Internazionale del Risparmio
tenutosi a Milano nell’ottobre
1924 – il personale è in assoluto il
primo strumento di propaganda:
«La equità del trattamento, la cura
di elevare la capacità tecnica del
personale, lo sforzo perché esso,
dagli infimi ai sommi gradi, sia
cosciente degli scopi che l’Istituto
si propone, e ne senta l’altezza e la
dignità, hanno un effetto grandissimo, anche di propaganda».
Ravizza si era infatti occupato in
particolare di temi riguardanti la
formazione del personale bancario e la propaganda del risparmio
in Europa e nell’America settentrionale dove si era recato nel
1926, insieme a Giuseppe De
Capitani d’Arzago, presidente
della Cassa di Risparmio e dell’Istituto internazionale del risparmio,
per partecipare al congresso delle
casse di risparmio americane,
tenutosi a Philadelphia dal 18 al
22 ottobre.
Purtroppo per quegli anni manca
un bollettino della Cariplo che ci
mostri qualche immagine dell’evento. Circostanza questa che, di riflesso, può far comprendere l’importanza documentaria di uno strumento come quello qui descritto.
Copertina del
«Bollettino d’Informazioni»
edito dalla Cariplo, 1941
IN PRIMO PIANO
La biblioteca dell’Ufficio Studi della Comit
Il fondo storico costituitosi durante la direzione di Antonello Gerbi
Fabio Confalonieri, Guido Montanari
È arrivata in porto la catalogazione del Fondo
storico della biblioteca Comit, una risorsa culturale di particolare valore internazionale.
Il primo nucleo della Biblioteca dell’Ufficio Studi risale agli anni Venti e riflette le attività di lavoro dell’Ufficio Pubblicazioni e notizie commerciali e le attività
della Direzione Centrale soprattutto in tema di
international banking, di organizzazione e tecnica
bancaria.
Un salto di qualità si verificò negli anni Trenta con
l’avvento di Antonello Gerbi alla direzione della
ricerca economica. Gerbi, capo carismatico dell’Ufficio Studi della Comit, per arricchire la biblioteca e darle una dimensione più internazionale, si
mosse su due fronti.
Da un lato intensificò l’acquisto di pubblicazioni
utili al reperimento immediato delle informazioni
necessarie al lavoro quotidiano (repertori, annuari, periodici, manuali di tecnica bancaria e di economia). D’altra parte Gerbi aveva visitato numerosi uffici studi di banche europee e compiuto
vari stage presso banche inglesi, tedesche e
austriache; aveva varato una rivista comparativa
dei sistemi bancari europei, più o meno toccati
dall’intervento dello Stato nell’economia (Rassegna trimestrale dal 1933 al 1936), fu uno degli
esponenti di maggiore spicco nel circuito dei
Commercial Bank Economists, fin dal primo convegno tenutosi nel 1937 a Eastbourne. È utile
ricordare che fece acquistare molti volumi in lingua straniera (soprattutto inglese, tedesca e in
minor misura francese) che complessivamente
costituiscono la maggioranza dei libri superstiti.
Come si desume anche dallo schedario cartaceo
coevo che si è conservato, gli argomenti principali
riguardano, oltre all’economia in generale, la tecnica bancaria, la storia di banche italiane e straniere,
la teoria e politica monetaria, la borsa e i cambi, gli
economisti e l’economia politica, con un’attenzione particolare all’attualità del momento (ad esempio numerosi sono i saggi sulla Grande Crisi pubblicati nei primi anni Trenta) e ai paesi più esplorati
negli studi di Gerbi, come il Perù e gli Stati Uniti.
La biblioteca dell’Ufficio Studi Comit ha sempre
goduto di grande prestigio ma ha dovuto progressivamente lasciare il passo alle banche dati elettroniche ed è stata chiusa nel 2001. Le sue collezioni,
che sono state via via trasferite presso archivi di
deposito, sono state in parte donate a biblioteche
universitarie cittadine e hanno subito anche parziali scarti. In ogni modo l’Archivio storico ha operato con determinazione vari interventi di tutela,
salvaguardando un nucleo consistente di libri,
pubblicati in prevalenza dalla metà dell’Ottocento
agli anni Sessanta del Novecento. Si tratta di 2500
volumi che sono stati recentemente rischedati per
la loro prossima valorizzazione.
Con viva emozione, un’analisi delle rilegature ha
permesso di individuare un prezioso insieme di
libri (298 volumi) appartenuti a Mario Alberti,
dirigente del Credito Italiano, “diplomatico” e
docente universitario, dei quali si tornerà a trattare in un successivo approfondimento.
Sono emerse dalla schedatura di questi volumi
diverse analogie con la biblioteca personale di
Gerbi (ora conferita all’Università degli Studi di
Milano) come la presenza di vari ritagli di stampa, provenienti da prestigiosi quotidiani esteri
inseriti nei libri, di alcuni appunti manoscritti e di
numerose sottolineature a matita.
Ex libris dei volumi della
biblioteca dell’Ufficio Studi
della Comit
Enquète sur la Banque de France.
Dépositions de MM. Émile &
Isaac Pereire, 1866, volume del
fondo storico della biblioteca
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STUDI E RICERCHE
La Banca Commerciale Italiana e la Pellizzari
Una testimonianza del rapporto creditizio
tra istituzione bancaria e industria
Giacomo Minuti
Nella prima metà del Novecento ad Arzignano,
nella provincia vicentina, Giacomo Pellizzari, tecnico e imprenditore geniale e tenace, trasformò
la bottega di fabbro paterna in una delle più
importanti industrie elettromeccaniche nazionali
e di rilevanza internazionale con il sostegno
finanziario costante ed oculato della Banca Commerciale Italiana; il rapporto creditizio con la Pellizzari nacque con la sua rapida e precoce evoluzione a industria e venne ben presto gestito al
più elevato livello con la Direzione Centrale e con
carattere di assoluta reciproca fiducia. Anche per
questa ragione la sede legale della Pellizzari, inizialmente ditta individuale e poi società per azioni, venne spostata a Milano, ferma restando l’officina principale ad Arzignano e gli stabilimenti
satelliti nei comuni limitrofi di Montecchio Maggiore, Montebello, Montorso e Lonigo, nonché
nella stessa Vicenza.
Nel periodo di maggiore sviluppo aziendale, tra il
1920 e il 1950, Giacomo stesso alternava quasi
quotidianamente la sua presenza tra Arzignano
e Milano; avvertiva il bisogno di andare nel capoluogo lombardo perché anche allora i grandi
affari nascevano mediante la conoscenza diretta
e il dialogo interpersonale dei loro protagonisti,
vivevano soprattutto sulla lealtà della “parola”, e
Milano era il vero, grande, quasi esclusivo centro
commerciale e finanziario italiano dedicato alla
“produzione” industriale, la vera porta per l’Europa e il mondo. Inevitabile che tra l’imprendito-
I processi dello
sviluppo urbano
nella ricerca di un
giovane studioso
È stato pubblicato il volume di Enrico Berbenni I processi dello sviluppo
urbano. Gli investimenti immobiliari
di Comit e Credit a Milano 19201950 (Milano, Franco Angeli, 2010).
Lo studio indaga il ruolo svolto dalla
Banca Commerciale Italiana e dal
Credito Italiano nel settore immobiliare ed edilizio a Milano, fra la
prima guerra mondiale e la ricostruzione postbellica e si è avvalso della
ricca documentazione conservata
presso l'Archivio storico di Intesa
Sanpaolo per ricostruire le diverse
forme d'intervento della Banca
Commerciale Italiana.
La pubblicazione della ricerca è stata
possibile grazie al sostegno di Intesa
Sanpaolo e di Unicredit Banca.
re e il banchiere si stabilisse un leale rapporto di
continua «frequentazione e conversazione»: così
era tra Giacomo Pellizzari e Raffaele Mattioli, perché i grandi banchieri del tempo erano anche i più
sapienti ed ascoltati consiglieri economico-finanziari degli imprenditori importanti.
Se il dialogo interpersonale era l’anima del rapporto, l’oggetto concreto era il metodo della revisione
contabile, curata direttamente da funzionari interni della banca esperti in materia. Nelle Carte di
Raffaele Mattioli sono conservati numerosi rendiconti annuali con annotazioni, richiami e note
esplicative, da cui emerge che i bilanci consuntivi
della Pellizzari, inizialmente redatti dalla direzione
amministrativa aziendale, venivano puntualmente
e capillarmente verificati – mediante anche riscontro diretto delle scorte di merci, dei prodotti in
lavorazione e delle giacenze di magazzino – dai
funzionari bancari, in veste di efficacissimi revisori
Giacomo Pellizzari accolto
in fabbrica dopo aver
ricevuto la laurea honoris
causa in Ingegneria
Officine Pellizzari
ad Arzignano, 1920-1930
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contabili de facto. Molto interessanti, in questi
resoconti, gli aggiustamenti e le correzioni di alcune poste di bilancio e, soprattutto, le spiegazioni,
ancorché sintetiche, dei criteri di valutazione
adottati al fine di rendere più realistiche e veramente affidabili le scritture; e tutto ciò a reciproca garanzia di accountability e di giustificazione
del rischio di affidamento creditizio.
Ma non solo, perché, all’atto della trasformazione
– a Milano il 18 aprile 1945 – della ditta individuale «A. Pellizzari & F.», di cui Giacomo era unico
titolare, nell’omonima società per azioni (della
quale divenne amministratore unico con pieni
poteri) e della quale deteneva il 99,99% del capitale iniziale di L. 15.000.000 suddiviso in 15.000
azioni, una azione venne intestata a Gino Guglielmo Rogai, condirettore addetto alla Direzione
Centrale della Banca Commerciale, nominato
altresì nell’atto costitutivo sindaco della società.
La banca si sentiva onorata di essere di gran lunga
il più importante istituto di credito che “lavorava”
con la Pellizzari e il rapporto fiduciario privilegiato
era talmente forte e solidamente fondato da per-
sistere anche dopo la morte di Giacomo, avvenuta
nel 1955, con il figlio ed erede Antonio. Accadde,
infatti, che la Pellizzari si trovasse in momentanea
crisi finanziaria e il Ministero del Tesoro inviasse il 9
maggio 1958 alla Comit una nota in cui la sollecitava a valutare la «possibilità di un risolutivo intervento... in concorso con altre aziende di credito»
nei confronti dell’azienda «che – a quanto pare –
comincerebbe a presentare qualche sintomo di
ripresa». Luminosa, a dir poco, per il carattere
vibrante di sdegno e la franchezza di linguaggio, fu
la lettera di risposta del 13 maggio 1958 a firma di
Mattioli e Migliorisi al perorante dicastero, laddove
«si fa presente che la Banca Commerciale ha risposto nella maniera più efficace, e precisamente con
i fatti, continuando ad appoggiare nella maggior
misura possibile la Pellizzari anche nei suoi momenti più critici, a differenza di quanto è avvenuto da
parte di qualche altra banca, e non fra le minori. La
Pellizzari è seguita con la massima attenzione ed il
nostro Istituto continua ad accordare le facilitazioni che obiettivamente la situazione consente.
Distinti saluti».
CURIOSITÀ
Il Servizio Italiano
della «Voce
dell’America»
Propaganda
radiofonica durante
la seconda guerra
mondiale
Sandro Gerbi
STUDI E RICERCHE
La corrispondenza personale
di Leo Valiani
Le lettere tra le fonti dell’indagine
sulla diaspora azionista
I fratelli Giuliano
e Antonello Gerbi, 1931
Elena Savino
Riportiamo un brano del «Prologo. Motivi e personaggi» tratto dal volume di Elena Savino, La diaspora azionista. Dalla Resistenza alla nascita del
Partito radicale (Milano, Franco Angeli, 2010, 367
pp.). Fra le fonti utilizzate nel volume anche le
Carte di Leo Valiani conservate dall’Archivio storico di Intesa Sanpaolo.
Questa ricerca trae origine dalle carte del Fondo
Pannunzio conservato a Roma nell’Archivio della
Camera dei Deputati […].
L’indagine è stata circoscritta alla corrispondenza
politica di Pannunzio creatore e direttore incontrastato de «Il Mondo», dove vi è l’intreccio dei
dialoghi personali e dei retroscena del dibattito
politico che si svolgeva sulle colonne della rivista.
Tre lunghe lettere, due delle quali strettamente
personali scritte tra la fine del 1955 e l’inizio del
1956 a Pannunzio da Aldo Garosci, Carlo Ludovico Ragghianti e Leo Valiani, hanno infine contribuito a dare un indirizzo preciso alla ricerca, che
si è rivolta alle vicende personali e alle esperienze
intellettuali e politiche di queste tre figure dell’antifascismo democratico attraverso gli anni
della diaspora azionista fino alla nascita del Partito radicale […].
Garosci, Ragghianti e Valiani che con Pannunzio
avevano rapporti di stima e collaborazione ed esi-
Si pubblica una sintesi della relazione di Sandro Gerbi, letta in inglese
il 29 aprile 2010 al convegno Americordo: Italy. Exile, and the New
World, organizzato dal Centro
Primo Levi di New York, presso la
Italian Academy della Columbia
University.
bivano un’adesione sincera all’indirizzo politico del
settimanale, di fronte al progetto di un partito
dove si era raccolta una parte considerevole dell’intellighenzia del paese, davano tre risposte
diverse e inattese con riguardo al passato e agli
orientamenti politici espressi nei due decenni precedenti […]. Ragghianti in quella metà degli anni
Cinquanta coltivava tra Firenze e Pisa i suoi studi
sull’arte, svecchiava il modo di accostarsi all’immagine, promuoveva e progettava riforme della scuola e della cultura.
[Garosci e Valiani] intrattenevano costanti rapporti
epistolari con una visione larghissima della storia
interna e internazionale. Avevano uno stesso
approccio al mestiere dello storico, che era il fulcro
del loro impegno morale e politico verso la conoscenza. Conoscere per capire e poi per agire, muoversi nella storia stando al passo con l’evoluzione
dei tempi: questo in fondo, con molta semplicità,
era il loro rapporto con la storia e la politica.
La «Voice of America», intesa come
servizio radiofonico ufficiale della
propaganda americana, iniziò le
proprie trasmissioni da New York
verso l’Europa alla fine di febbraio
del 1942, in tedesco, francese e italiano. Era allora sotto la “giurisdizione” di un’agenzia del governo, chiamata Foreign Information Service,
ma in giugno divenne parte di un
nuovo organismo, l’Office of War
Information (Owi), creato dal presidente Roosevelt fondendo quattro
preesistenti agenzie. Nei primi mesi
di attività, il Servizio Italiano aveva
alle sue dipendenze dieci persone, di
cui una metà rifugiatasi negli Usa in
seguito alle leggi antiebraiche varate da Mussolini nell’autunno del
1938. Un anno dopo, conterà una
settantina di dipendenti.
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STUDI E RICERCHE
L’operato di Toeplitz alla guida della Comit
Contaminazioni, confronti, contrapposizioni
Giuseppe Telesca
Giuseppe Toeplitz (a destra),
Raffaele Mattioli con la seconda
moglie Lucia Monti e una guida
sul Colle del Teodulo in Valle
d’Aosta, 1928
Józef Leopold Toeplitz, nato vicino a Varsavia nel
1866, arrivò in Italia all’inizio degli anni Novanta e fu
assunto alla Banca Commerciale Italiana pochi mesi
dopo la sua fondazione, nell’estate del 1895, percorrendo il resto della carriera all’interno dell’istituto
milanese e diventandone amministratore delegato
dal 1917 al 1933. Considerando le sue origini, si può
guardare a Toeplitz come a un figlio privilegiato della
cosiddetta «prima globalizzazione». Dotato di una
formazione cosmopolita, legato personalmente a
quella comunità di ottimati che è rappresentata dall’Haute Banque europea tra la fine dell’Ottocento e
il 1914, Toeplitz incarna le contraddizioni di una stagione, per semplificazione definita Belle Époque, che
la guerra mondiale fa emergere in tutta la loro drammaticità. Il banchiere è uno dei tanti stranieri “qualificati” che nel quindicennio che precede il conflitto
raggiungono l’Italia, contribuendo a cambiarne il
volto. Questo processo, visto da molti storici economici come uno degli ingredienti della crescita italiana del periodo 1896-1913, subisce una battuta d’arresto alla vigilia del conflitto e si esaurisce nel periodo tra le due guerre. Al netto delle sue contraddizioni, l’età giolittiana propone dunque tra i suoi aspetti
più positivi questo fenomeno di “contaminazione” e
reciproco arricchimento tra un paese aperto alle
novità e uomini di altra nazionalità che apportano
un contributo importante alla sua crescita (Toeplitz
acquisirà la cittadinanza italiana nel 1912). Un primo
obiettivo della ricerca è stato quello di seguire l’approdo di Toeplitz in Italia, soprattutto il suo arrivo
nella Milano e nella Comit di fine Ottocento, una
città e un’istituzione che fecero di questa “contaminazione” un punto di forza. Il lavoro – che si è avvalso di fonti raccolte presso gli archivi di stato, bancari e diplomatici di Italia, Francia e Inghilterra, ma si è
soprattutto giovato della ricca documentazione conservata presso l’Archivio storico di Intesa Sanpaolo –
ha trovato inoltre un secondo filo conduttore nella
descrizione della crisi attraversata dalla banca mista
in molti paesi d’Europa nel corso degli anni Venti.
Nel caso italiano la crisi del mercato azionario, nella
primavera del 1925, e la politica di rivalutazione
della lira adottata dal regime nel corso dell’anno successivo imposero ai grandi istituti di credito l’acquisto di un sempre maggior numero di titoli industriali per sostenerne il corso, difendendo una parte
ormai rilevante dei propri attivi. Molte imprese italiane furono colte di sorpresa dalla deflazione innescata dalla stabilizzazione monetaria. La conseguente
caduta dei prezzi e della domanda interruppe un
processo di potenziamento produttivo e modernizzazione degli impianti intrapreso in alcuni comparti
industriali nella prima parte del decennio e finanziato da una generosa politica degli impieghi promossa
dalle grandi banche. A complicare un quadro già
compromesso, intervenne infine la Grande Depressione, preannunciata dal crollo di Wall Street dell’ottobre 1929. L’insieme di tali circostanze impose alla
Comit e al Credit una autentica mutazione genetica:
il modello della banca mista fece spazio a quello
della holding industriale. Toeplitz, formatosi nella
stagione d’oro della banca mista e chiamato a fronteggiarne il declino, reagì ai mutamenti degli anni
Venti difendendo ostinatamente un modus operandi destinato ad essere soppiantato da un approccio
totalmente diverso al tema del ruolo delle banche
nel finanziamento industriale, ispirato ai dettami dei
tecnocrati della scuola nittiana e del suo esponente
più autorevole, Alberto Beneduce.
È stato proprio l’esito finale di questo confronto tra
modelli contrapposti a condizionare il giudizio storiografico su Toeplitz, ponendo l’accento su responsabilità, limiti e inadeguatezza della sua gestione.
Senza ignorare tali rilievi critici, questa ricerca biografica ha proposto un bilancio più ampio e sfaccettato sull’operato del banchiere italo-polacco, mettendone in evidenza lo spessore e gli indiscutibili
Lo sviluppo e l’azione del Servizio
Italiano avvennero in due fasi che
corrispondono anche alle due principali fasi della storia dell’Owi.
Innanzitutto, la fase liberal, tra il
1942 e il 1943, quando i vertici dell’organizzazione cercarono di far
prevalere, nella loro propaganda
radiofonica, la strategia della “verità” a ogni costo, rischiando – specie con gli ambienti dello State
Department e dell’esercito – gravi
incidenti “diplomatici”. Che in
effetti ci furono e determinarono,
dall’estate del 1943 alla fine della
guerra, l’inizio della seconda fase,
detta della normalizzazione, quando l’Owi dovette adattarsi alle esigenze belliche, cioè a un più severo
controllo da parte delle autorità
politico-militari.
Queste due fasi sono illustrate
attraverso le vicende di due esuli
italiani di origine ebraica, entrambi
con funzioni di responsabilità al Servizio Italiano. Il primo fu lo storico
del medioevo, Roberto Lopez, che
diede polemicamente le dimissioni
dopo l’armistizio dell’8 settembre:
egli, infatti, non riusciva a tollerare
che gli Alleati trattassero la resa con
un re pusillanime come Vittorio
Emanuele III, cui disconosceva ogni
autorità politica e morale. Il secondo fu il giornalista Giuliano Gerbi, il
primo e unico speaker ad avere una
sua personale trasmissione quotidiana, firmata con lo pseudonimo
di Mario Verdi. Non divenne popolare, anche per ragioni tecniche,
come il colonnello Stevens di
«Radio Londra» (Bbc), ma fu ampiamente ascoltato in Italia. Lo testimoniano soprattutto i giornali dell’epoca, nell’Italia fascista e in quella già liberata, oltre che le numerose lettere ricevute.
Milano
27 settembre 2010, ore 18
Presentazione del volume
Carte di Raffaele Mattioli 1925-1945
A Palazzo Besana, piazza Belgioioso 1, si
terrà la presentazione dell’inventario Carte
di Raffaele Mattioli 1925-1945, a cura di
Alberto Gottarelli e Francesca Pino (Torino,
Intesa Sanpaolo, 2009). Interverranno
Giovanni Bazoli, Enrico Decleva, Francesca
Pino, Luciano Segreto. Ingresso su invito.
Nell’occasione sarà distribuito l’opuscolo
Raffaele Mattioli. Carte, fotografie e
documenti.
Per informazioni:
[email protected]
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meriti: dalla valorizzazione dei talenti di molti suoi
collaboratori (e a questo proposito basti citare il “lancio” di Raffaele Mattioli), alla scelta di allargare e rafforzare le radici internazionali dell’istituto milanese;
dall’attenzione al finanziamento dei nuovi comparti
industriali, alla capacità di mantenere alla Bci, pur tra
notevoli difficoltà, i caratteri di un «corpo autonomo» della società e dell’economia italiana, capace di
tenere testa a un regime fascista sempre meno incli-
ne a tollerare la presenza di ostacoli sulla strada della
costruzione dello Stato totalitario.
L’autore dell’articolo ha recentemente discusso la sua
tesi di dottorato dal titolo Il mercante di Varsavia. Giuseppe Toeplitz: un cosmopolita alla guida della Banca
Commerciale Italiana (Università degli Studi di Firenze,
Dottorato in XX secolo: politica, economia e istituzioni,
relatore prof. Luciano Segreto).
FONTI ICONOGRAFICHE
E AUDIOVISIVE
Le nozze
Consolo-Toeplitz
Un insolito filmato
degli anni Trenta
Giancarla Moscatelli,
Guido Montanari
ARCHIVI DEL GRUPPO
La biblioteca della Banca CR Firenze
La ricchezza del patrimonio librario dell’Istituto
Paola Mosi
La genesi della biblioteca della Cassa di Risparmio di
Firenze risale al 1925, quando si avvertì per la prima
volta l’esigenza di riunire le poche opere librarie allora possedute in un unico locale. Nel 1929, in occasione delle celebrazioni del centenario della fondazione,
l’idea si concretizzò con la creazione di una «Biblioteca economico bancaria», di supporto alle attività proprie dell’istituto. Nel tempo la collezione venne incrementata con donazioni, opere edite dalla banca e
volumi acquistati, dando vita a quello che oggi viene
definito «Fondo istituzionale» (circa 7000 volumi),
dove trovano posto pubblicazioni varie di carattere
storico-letterario, strumenti di consultazione, pubblicazioni artistiche, manuali tecnici e volumi di carattere più strettamente bancario e finanziario.
Nel 1963, con l’acquisto e la successiva donazione
all’Università di Firenze della biblioteca di Giovanni
Papini, prese avvio concretamente l’opera di tutela dell’integrità di preziosi fondi librari privati, allo scopo di
renderli fruibili alla collettività, proseguita fino ai nostri
giorni. Le nuove e importanti acquisizioni e i rapporti
di collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova
Antologia e l’Accademia dei Georgofili hanno dato
vita a un polo culturale specializzato in tematiche storico-politiche e filosofiche dal Settecento all’età contemporanea. Complessivamente il patrimonio librario
della banca ammonta ad oltre 50.000 opere, suddivise in vari Fondi, distinti per provenienza e contenuti, tutti catalogati o
in corso di catalogazione secondo
standard bibliografici internazionali.
Fondi Storici Raccolgono manoscritti, bilanci, carteggi e documenti vari della Cassa e degli incorporati Monti di Pietà di Firenze, Empoli,
Cortona, Montevarchi e Sansepolcro, dalla metà del Quattrocento
alla fine del Novecento.
Fondo Ridolfi La preziosa biblioteca
del marchese Roberto Ridolfi, bibliofilo raffinato, scrittore, elzevirista per
il «Corriere della Sera», archivista e
insigne studioso dell’Umanesimo e
del Rinascimento fiorentino, contiene esemplari unici di incunaboli e
cinquecentine, edizioni di pregio, studi di archivistica,
bibliologia, paleotipia, miscellanee e un carteggio privato, dichiarato di notevole interesse storico.
Fondo De Felice La biblioteca personale di Renzo De
Felice, celebre storico e docente universitario de «La
Sapienza», dedicata all’analisi del fascismo, alla storia
italiana del XX secolo e alla rivoluzione francese, risulta di grande interesse per la presenza di rare riviste di
epoca fascista e di testi provenienti da ogni parte del
mondo, che la qualificano come la più completa raccolta italiana sul tema.
Fondo Bazzani Questa collezione, appartenuta al
generale Ruggero Bazzani, è ricca di testi di storia,
arte, architettura, geografia, geologia, folklore e tradizioni dedicati alla Toscana, oltre a un interessante
nucleo di volumi sulle ex colonie italiane, con edizioni
del Settecento e dell’Ottocento.
Fondo Pieraccioni Appartenuto al professor Dino Pieraccioni, assistente dell’Istituto Papirologico e professore nei licei fiorentini, questo fondo contiene opere di
taglio prevalentemente umanistico, con importanti
sezioni dedicate alla letteratura classica e al rapporto tra
società ed etica cattolica, oltre a numerosi testi di letteratura greca e latina e di educazione scolastica.
Fondo Margiotta Broglio Il professor Francesco Margiotta Broglio, docente di diritto ecclesiastico all’Università di Firenze, ha recentemente deciso di donare
in vita alla Banca CR Firenze
parte della propria biblioteca,
dedicata prevalentemente al
tema dei rapporti tra Stato e
Chiesa e al diritto ecclesiastico.
Dopo il trasferimento della Direzione Generale nella nuova sede
di Novoli, la biblioteca è in fase di
riordino e catalogazione. Tutto il
patrimonio librario troverà poi
una definitiva collocazione in
nuovi locali appositamente
approntati per la custodia e la
consultazione.
Incisione contenuta nella
Divina Commedia con
commento di Cristoforo
Landino, 1487
Gli sposi Rysia Toeplitz e
Federico Consolo con Sofia
Toeplitz e Ludovico Toeplitz
de Grand Ry, 1932
Giuseppe Toeplitz, amministratore
delegato della Comit, ospitò il 14
maggio 1932 nella sua villa di Sant’Ambrogio Olona, presso Varese, il
matrimonio della nipote Rysia Toeplitz con Federico Consolo, figlio
del direttore della filiale di Londra
della Banca Commerciale Italiana.
Ludovico Toeplitz de Grand Ry,
figlio di Giuseppe, come regalo di
nozze alla cugina Rysia mise a
disposizione una troupe della
Cines-Pittaluga, la maggiore casa
produttrice dell’epoca, di cui era
consigliere, per girare un filmato
sul matrimonio, seguendo gli stilemi del cinema muto.
L’Archivio storico di Intesa Sanpaolo possiede una copia del film
donata da Rysia Toeplitz Consolo, il
cui originale è presso la Cineteca
Italiana di Milano.
Questo film è in effetti un prezioso
documento perché in esso sono
inquadrati con chiarezza, oltre a
Toeplitz e ai componenti della sua
famiglia provenienti dalla Polonia,
numerosi dirigenti della Comit e
personalità dell’epoca, tra cui il prefetto Bruno Fornaciari e Angelo
Sraffa, già rettore della Bocconi.
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