Voce
vallesina
della
Anno 61° - N. 12 settimanale della Diocesi di Jesi
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Domenica 6 aprile 2014
Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi
SALVIAMO I BAMBINI
ASSOCIAZIONI PAG.6
Secondo i dati Istat il 27% delle morti classificate come “accidentali”, nei bambini fino a 4 anni, avviene per soffocamento causato
dall’inalazione di un “corpo estraneo” e/o cibo. In Italia muore circa
un bambino a settimana per questo motivo. A questo proposito, la
Croce Rossa Italiana Comitato Locale di JESI il 5 aprile dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 18,30 presso il centro commerciale
“La Fornace“ di Jesi offrirà a tutta la popolazione una giornata informativa gratuita durante la quale si tratterà la prevenzione
da ostruzione da corpo estraneo e le manovre salvavita pediatriche.
Maria Cristina Paris lascia la presidenza dell’associazione Avulss di Jesi dopo dodici anni di servizio.
Le elezioni hanno portato al rinnovo delle cariche e
dei coordinatori per il triennio 2014-2016: la direzione è stata affidata a Donatella Gnemmi coadiuvata
dalle due vicepresidenti Maria Cristina Paris e Orietta Moretti.
Due Papi santi
L’immagine scelta per la canonizzazione dei due Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, li fissa
entrambi con uno sguardo buono
e sereno, che reggono la croce di
Cristo, il famoso pastorale che fu
per primo di Paolo VI. Sono ritratti
insieme due Pontefici molto diversi
per storia, provenienza ecclesiale,
indole e carattere, che verranno
fatti Santi da Papa Francesco in
una giornata che si preannuncia
“storica” per la Chiesa cattolica.
Alla cerimonia in San Pietro domenica 27 aprile si attendono, infatti, centinaia di migliaia di persone:
dall’Italia, da Bergamo in particolare, diocesi natia di Roncalli, ma
poi naturalmente dalla Polonia
dove Wojtyla è giustamente venerato per il suo ruolo non solo ecclesiale ma anche storico (la “caduta
del muro” e l’uscita dalla dittatura comunista). Nella conferenza
stampa di presentazione delle iniziative per la cerimonia, il 31 marzo il vicario del Papa per Roma, il
cardinale Agostino Vallini, ha parlato di “grande attenzione e gioia
in tutto il mondo” per questi due
“vescovi di Roma” che diventano
Santi insieme.
Luigi Crimella
La PrimaverAC dell’Azione Cattolica Diocesana: 10, 11 e 12 aprile nella sede di piazza della Repubblica
Cittànostra. Bene comune, un sogno possibile
Fin dall’antichità, le città costruite nel bacino del mediterraneo,
sono state pensate come un vero
e proprio ombelico: tutto girava
attorno a un centro (dove solitamente c’era il tempio) e questa
configurazione dava uno stile che
si ripercuoteva sui negozi, sulle
attività commerciali, sugli scambi, sulle relazioni. Chi viveva in
una città così concepita, aveva la
sensazione di non essere solo, di
poter contare su quella città e soprattutto sui suoi cittadini; c’era
l’idea di una “direzione comune”.
Oggi non è così, per lo meno, non è
sempre così.
Le città moderne presentano una
struttura complessa: non c’è più un
centro ben identificato, ma piuttosto diverse parti, una vicina all’altra, una accostata all’altra. La città
è articolata e non è necessario conoscerla tutta per viverci, basta conoscere, o forse riconoscere, quegli
spazi che sono necessari alla nostra
vita; c’è più l’idea di qualcosa di privato, di un luogo che non offre necessariamente legami, quanto piuttosto dotazioni, servizi (palestre,
centri commerciali, strade).
La città non è più sempre sentita
come una realtà positiva, amica,
abitabile; a volte si percepisce addirittura come nemica, come luogo
che contraddice il concetto di qualità della vita e delle relazioni.
La riflessione che l’Azione Cattolica
diocesana, in collaborazione con la
Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro, intende proporre quest’anno, per la PrimaverAC,
ruota intorno alla possibilità, che ci
offre il nostro tempo, di riesaminare e rivedere concezioni e abitudini
sociali, per tornare a considerare
come possibile quella “direzione
comune” che sempre dovrebbe
muoverci, il bene di tutti e di ciascuno.
A guidarci in questo percorso saranno Fabio Pizzul, giornalista e
già presidente dell’Azione Cattolica
della diocesi di Milano, che ci proporrà, giovedì 10 aprile alle 18.15,
una riflessione dal titolo “Cittadini
a tutto campo”, per aprire prospettive di partecipazione e corresponsabilità nella costruzione della città
come luogo di incontro e di crescita
comune; “Cultura della condivisione e rinnovamento della società”
sarà invece il titolo della riflessione
che il giorno successivo, venerdì
11 aprile sempre alle 18.15, verrà
proposta dal prof. Roberto Mancini, ordinario di Filosofia teoretica
all’Università di Macerata, che ci
porterà ad approfondire le categorie di bene comune e di condivisione come elementi di rinascita per la
nostra società attuale.
Ai due incontri iniziali, seguirà nel
pomeriggio di sabato 12 aprile alle
15.30, l’intervento del prof. Fichera, ordinario di Diritto tributario
dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che presenterà l’esperienza di educazione alla legalità
e alla cittadinanza che sta realizzando, in forma laboratoriale, con
i bambini delle scuole elementari
e medie sul territorio nazionale. Il
progetto del prof. Fichera (“Le belle
tasse”) consiste nel porre i “piccoli
cittadini”, attraverso giochi di ruolo, davanti al “controverso” mondo
delle tasse; quello che se ne ricava è
“ciò che i bambini ci possono insegnare sul bene comune”.
Gli incontri della PrimaverAC sono
aperti a tutta la cittadinanza e si
terranno, come di consueto, nella
sede diocesana dell’Azione Cattolica in piazza della Repubblica.
Luca Gramaccioni
L’ITALIA E L’EUROPA SI PREPARANO ALLE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO NELL’INCERTEZZA POLITICO-SOCIALE ED ECONOMICO-FINANZIARIA
L’Unione Europea e l’euro non ci ostacolano, ma ci aiutano
Con la prima decade di aprile inizia,
di fatto, la campagna elettorale in
vista delle elezioni europee di fine
maggio. È vero che ormai siamo tutti
abituati a dire che ogni elezione “è
determinante per la vita della nazione”, magari esagerando non poco.
Ma è anche vero che la nuova assemblea che si sta profilando, per la
prima volta, potrebbe avere nel suo
interno un terzo abbondante di rappresentanti di varie nazioni (Francia
e Italia in testa) che intende mettere in dubbio l’esistenza della stessa
Unione o, almeno, seppellire l’Euro.
Credo che sarà molto difficile che
questo avvenga, anche per motivi
tecnici, perché sono profondamente
convinto che, al di là di tante difficoltà e critiche che tutti possiamo
rivolgere al cammino dell’Unione,
prevarrà il buon senso e l’intuizione
di tanti che, nella situazione attuale,
l’esistenza e il rafforzamento dell’Unione è il minimo che si possa fare
perché il Vecchio Continente abbia
ancora un po’ di voce in capitolo.
Chi ci assicura che un’Europa divisa non avrebbe subito, con l’attuale
crisi della Crimea, una nuova Sarajevo?
Per questo dobbiamo ribellarci con
tutte le forze contro il disfattismo e
lavorare a fondo per un forte rinnovamento adeguato ai nuovi problemi sollevati dalla crisi quinquennale. È disfattismo quello francese di
Marine Le Pen, è disfattismo quello
del M5S e della Lega. Già le forze
antieuropee della Grecia e dell’Europa centrale e del nord hanno motivi che potrebbero permettere un
dialogo costruttivo. Per questo c’è
ancora la speranza che l’Italia possa
essere strumento di equilibrio e di
recupero se riusciremo a presentarci con qualche carta in regola. E la
speranza c’è.
La speranza c’è perché si stanno
evidenziando alcuni elementi positivi che incoraggiano la nostra ripresa. Penso alle iniziative del governo
come l’alleggerimento del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e delle
imprese, alla regolamentazione dei
compensi ai manager delle aziende
pubbliche, una regolamentazione
che, in primis, dovrebbe essere compresa e voluta dagli stessi interessati di fronte a quanto sta avvenendo
nelle periferie della nostra Italia
(miseria e suicidi). Eppure abbiamo
ancora un Moretti, numero uno delle
nostre ferrovie, che grida allo scandalo per la eventuale diminuzione
del suo stipendio di 800.000 euro.
Vanta l’aver portato in attivo l’azienda. È vero, ma lo ha fatto abbandonando la manutenzione e l’aggiornamento in tante linee (si veda il treno
nel sud, ma anche da noi!). C’è di
positivo il recupero, per quanto modesto, del prodotto interno lordo e lo
spread (cioè il confronto con i titoli
tedeschi) che è in buona posizione.
C’è la ferma volontà del governo di
portare avanti riforme di cui si parla
da decenni, e delle nuove regole sul
lavoro per facilitare il più possibile
l’inserimento dei giovani nell’attività produttiva. E tornano in Italia i
risparmi portati all’estero. E l’estero
torna a investire nelle nostre imprese, con la Cina in testa. Sono tutti segnali che, per quanto modesti, messi
insieme, denotano quell’attesa svolta
che dovrebbe permettere la ripresa.
Certo, i partiti vivono difficoltà che
si riflettono sul parlamento. E questo parlamento non si sente in buona
sintonia con il governo date le diverse origini. Tuttavia il buon senso
o, almeno, l’interesse personale dei
singoli parlamentari, dovrebbero
far comprendere che l’Italia si salva
solo se affrontiamo con decisione il
programma governativo. Non si può
pretendere che ci sia l’unanimità
su tutto. Bisogna avere la duttilità
di puntare al meglio o al possibile,
non all’ottimo. E allora i pesi della
burocrazia, del debito pubblico che
ancora aumenta, della disoccupazione ancora pesantissima, delle mafie
che ancora non riusciamo a debellare, potranno essere più facilmente
affrontati.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2 | cultura_società
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
EDITORIA E GOVERNO: TAGLI GENERALIZZATI PER TUTTI
A rischio le voci della periferia
Può apparire velleitario, in questi frangenti così difficili per l’intero Paese, tornare a
parlare di editoria. Si fa un gran discutere di
riforma elettorale e di modifiche sostanziali alla pubblica amministrazione. La gente
aspira a norme semplici, facili da comprendere e da applicare. Occorre rendere lo Stato amico, in grado di creare un rapporto di
fiducia con i cittadini. Per questo il presidente del Consiglio vuole partire dal lavoro
e da un recupero di potere d’acquisto (80
euro al mese) per chi non supera i 25mila
euro all’anno. Una boccata d’ossigeno per le
famiglie che in questi ultimi periodi si sono
affaticate per fare quadrare bilanci sempre
più risicati.
Matteo Renzi ha imposto subito un ritmo
diverso al suo esecutivo. Comunicazione più
snella e immediata, senza tanti giri di parole.
Le visite a Treviso e a Siracusa da parte del
nuovo premier hanno dimostrato come sia
importante curare il territorio. O si rimette
mano a un rapporto con la provincia italiana, oppure il solco tra politica e cittadini si
farà ogni giorno più profondo.
Ora si rischia di perdere anche chi dà voce,
da oltre un secolo, a buona parte del Paese
e alle sue periferie. Stiamo parlando di decine di periodici diocesani che, come questo
“foglio”, raccontano ciò che di solito non viene riferito dai grandi network. I contributi
pubblici all’editoria sono invisi all’opinione
pubblica. Anni di proclami-contro hanno
creato un clima ostile: azzerare questi sostegni all’editoria assieme al finanziamento
ai partiti. Se un giornale è un’azienda, stia in
piedi con le sue gambe, dicono i più. Se non
ci riesce, chiuda bottega.
Occorre andare oltre le frasi ad effetto. Sui
tantissimi auguri_Bruna!
A Bruna, che festeggia i suoi 80 anni con gioia
e in salute, i più affettuosi auguri da Maria e
Vittorio.
FESTA DEL PAPÀ ALLA SCUOLA S. CATERINA DI CUPRAMONTANA
“Gli chiedo l’acqua, per favore”
blog si urla contro la casta e si accomuna tutto in una melassa indistinta. I lettori devono sapere che la realtà è un po’ più
complessa. I sostegni all’editoria, nati nel
1981 e riformati nel 1990, sono presenti in
Italia, come nella stragrande maggioranza
degli Stati europei, per due motivi validissimi anche oggi. Prima di tutto per favorire
la democrazia informativa, il pluralismo, la
presenza di più voci nel campo dei media. In
secondo luogo, per controbilanciare il mercato pubblicitario in massima parte drenato
in Italia dalle televisioni, senza meccanismi
per una sua redistribuzione.
Nel 2012 sono state introdotte norme più
stringenti per l’ammissione a questi contributi. È stata operata, giustamente, maggiore
selezione. I periodici non profit sono stati
confinati in un incomprensibile (nella sua
definizione) 5 per cento dell’intero fondo.
Ciò ha comportato, nei tagli generalizzati
per tutti di circa un terzo, una penalizzazione maggiore per molti periodici, tra cui le
70 testate (tra le 189 totali) che aderiscono
alla Fisc e percepiscono queste “briciole di
contributi”, ormai ridotte a “briciole di briciole”. Stiamo parlando di 1,8 milioni di euro
erogati nel dicembre scorso. In due soli anni
abbiamo subito una riduzione di quasi i due
terzi. Un vero salasso cui bisogna subito
mettere mano (portando la percentuale del
5 al 7) per non portare verso la chiusura voci
fondamentali per il pluralismo. Non c’entrano nulla i privilegi. É solo una questione
di giustizia e di libertà e non costa un solo
euro in più al bilancio dello Stato.
Francesco Zanotti
Presidente Fisc
6 aprile: il filmato
di Geniale Olivieri
e il commento di Luconi
Domenica 6 aprile alle 17,15 nella
Sala del Lampadario del Circolo Cittadino a Jesi avrà luogo una proiezione
di Geniale Olivieri. Saranno presentati i documentari: “I Sindaci di Jesi
nella seconda metà del XX secolo”;
“Jesi, costruzioni e restauri”; “Giornata di inverno”; “Bianco paesaggio”;
“In giro per Jesi alle soglie del terzo
Millennio”. I filmati sono sonorizzati
con il commento di Giuseppe Luconi.
È una cosa abbastanza scontata, c’è bisogno di scriverci un articolo? Invece no, se a
dare questa risposta è un bambino di quattro anni che con la bocca spalancata sta ad
ascoltare l’omelia del parroco durante la S.
Messa. I bambini della scuola dell’Infanzia
S. Caterina di Cupramontana, domenica
23 marzo si sono ritrovati nella chiesa di S.
Lorenzo partecipando alla celebrazione Eucaristica delle 10 per festeggiare i loro papà:
e sono stati bravissimi. Non solo per la pazienza dimostrata, non solo per aver animato la liturgia con canti e preghiere preparati
insieme alle insegnanti, ma perché hanno
saputo cogliere il messaggio del Vangelo
del giorno con quella grande semplicità ed
immediatezza che li caratterizza. Come si
fa a spiegare a dei bambini di 3 – 5 anni un
brano di Vangelo lungo e complesso come
quello di domenica scorsa? Come fanno a
collegarlo alle letture se non sanno nemmeno cos’è tutta quella roba che si legge durante la Messa?
Se il parroco, a cui piace recitare, si cala nei
panni di quei piccoli protagonisti che stanno
seduti in prima fila sull’altare zitti e buoni, diventa facile. È facile far capire loro che la disperazione del popolo ebraico che errava nel
deserto senza cibo né acqua, poteva essere
alleviata solo rivolgendo una preghiera a Dio.
È facile far capire che la donna samaritana si
rende conto di poter cambiare la propria vita
solo se si rimette nelle mani del Messia. Tutto
diventa possibile se chiediamo a Dio e chiediamo nel modo giusto.
E i bambini questo lo capiscono in un attimo, perché per ogni esigenza che hanno,
si rivolgono al babbo e alla mamma, con
DOPO UN WEEK-END IN E ATTIVITÀ È IN ARRIVO AL MUSEO DIOCESANO UN NUOVO APPUNTAMENTO
La Resurrezione di Cristo nell’arte
Prosegue l’intensa agenda di appuntamenti del Museo diocesano. Lo
scorso sabato si è concluso il ciclo
di incontri dedicato allo studio della Deposizione lignea nelle Marche
con l’ultima relazione del dott. Emiliani, il quale ha illustrato al pubblico
i rapporti culturali che tra il XII e il
XIII secolo intercorrevano tra alcune
città del centro Italia, cosa che spiega
l’affinità tra i Deposti di Jesi, Recanati,
Tolentino e Cingoli, derivazioni del
più famoso gruppo di Deposizione
di Tivoli. Domenica Jesi è stata scelta come tappa della quindicesima
edizione del Penisola del tesoro del Touring club, l’iniziativa che accompagna soci
e simpatizzanti alla scoperta dell’Italia più
nascosta e del suo patrimonio artistico, alla
quale il museo ha partecipato con
un’apertura straordinaria e visite guidate gratuite.
Il prossimo appuntamento è fissato
per questo sabato 5 aprile, ore 17,30,
con l’iniziativa dal titolo “Surrexit,
non est hic! La Resurrezione di Cristo
nell’arte”; dall’immagine del sepolcro vuoto alla figura di Cristo che si
libra nell’aria, quello di sabato sarà
un affascinante viaggio alla scoperta dell’iconografia della resurrezione
curato dalla dott.ssa Giulia Giulianelli, esperta d’arte e già collaboratrice del museo. L’ingresso è gratuito.
Per info [email protected] o
0731.226749.
insistenza estenuante, con la convinzione
di ottenere, con l’impegno a fare la propria
parte, ma soprattutto con la fiducia incondizionata nei loro genitori. Sono sicuri
che le persone che li amano di più al mondo non li deluderanno, perché c’è sempre
quella formula magica che fa compiere il
prodigio: “Per favore”.
E noi perché invece ci stiamo sempre a
complicare la vita dicendo che le scritture sono difficili da capire e che Dio non ci
ascolta? Solo perché siamo cresciuti e non
sappiamo più chiedere aggiungendo quella formula magica; però ai nostri figli gliela insegniamo appena imparano a parlare.
Solo perché ormai siamo grandi, pensiamo
di poter far tutto da soli. E se invece mettessimo da parte l’orgoglio e ci fidassimo
di Dio come fanno i bambini con noi? Non
sarebbe proprio il caso di ritornare come
bambini?
Questi piccoletti ci hanno dato una bella lezione domenica, addolcita poi da una tenera poesia recitata per tutti i babbi presenti
e dal regalino preparato per l’occasione. I
papà da parte loro, hanno ricambiato partecipando con impegno al gioco preparato
dalle insegnanti. E i figli tutti a tifare il loro
babbo che doveva piegare quella cesta di
panni meglio e prima degli altri.
La festa si è conclusa con il solito ricco aperitivo preparato dai genitori e consumato in
allegria perché quando la bocca si apre per
mangiare, poi è naturale che si apra facilmente anche per sorridere. Grazie ancora a
tutti i bambini e alle insegnanti che ci hanno regalato una festa piena di significato.
Milena Marchetti
regione | 3
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
scusateilbisticcio
CONCERTO REALIZZATO DALLA FORM PER IL PROGETTO GIOVANI U.35. DONNE PER LA MUSICA
L’incantesimo di Mozart, l’apocalisse di Chaikovskij
(ghiribizzi lessicali)
PeterPun (con la u)
www.peterpun.it
QUADRAGENARIO TEMPORE
IOCIS UTAMUR PARCIUS
(durante la Quaresima dedichiamoci
alle attività giocose con maggior sobrietà)
NON ABBIATE PAURA DELLA TENEREZZA!
(Papa Francesco)
“Effettivamente – osserva don Neno Strazzacappa – si
nota una tendenza della devozione contemporanea a
una maggior sobrietà affettiva ed espressiva rispetto al
passato: del tutto legittima, si capisce. Forse un tempo
si è un tantino ecceduto in senso opposto.
Jesu, meine Liebe. Jesu, mein Lust (Gesù, mio amore,
mia passione). Così recita l’incipit di due corali di Bach.
Quando però sento qualche “conduttore di rosario”
intonare: Gesù, perdona le nostre colpe, invece del
tradizionale Gesù mio ecc., io noto che, sotto sotto,
siamo condizionati da un’eccessiva diffidenza verso
la “tenerezza”, che Papa Francesco ci raccomanda di
riscoprire; tenerezza a torto bollata come intimismo
individualistico-sentimentale.
Eppure San Tommaso Apostolo, riconoscendo Gesù
risorto, esclamò: Mio Signore e mio Dio! (Gv XX, 28).
Tuttavia Gesù si guardò bene dal rimbrottarlo dicendogli:
Devi dire “nostro”.
Mio e nostro non si contrappongono necessariamente,
non si escludono: basta intenderli bene”.
QUESITO AGIOGRAFICO
San Giovanni della Croce e San Paolo della Croce: questi
due noti santi sono forse contemporanei? Appartengono
allo stesso ordine?
***
Risposta al quesito precedente:
Si tratta, rispettivamente, di San Benedetto da Norcia
(480 – 547) e di Sant’Ignazio di Loyola (1491 – 1556).
lacitazione
A cura di Riccardo Ceccarelli
Il diritto di nascere sani
Il supposto diritto di nascere sani o a non nascere è un’aberrazione nel fatto soprattutto che questo diritto non è rivendicato dall’interessato ma è una rivendicazione dei vivi e
dei già sani che non vogliono sobbarcarsi la convivenza e la
relazione con i figli che nasceranno.
Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato nazionale di bioetica,
“Avvenire-è vita”, 27 marzo 2014.
lapulce
Parametri
Obama in visita a Roma non ha trovato di meglio per esaltare la grandezza del Colosseo che paragonarlo ad uno stadio di Baseball, sport nazionale madre in USA. Analogamente
il nostro don Ezio Balestra, in visita alla Città Eterna con i
suoi parrocchiani campagnoli, per far capire cosa fosse mai l’
“obelisco” di piazza san Pietro, ricorse alla celebre definizione di “ ‘n gran mallo’ senza paja “.
A ognuno i suoi parametri.
PS: dal dizionario del dialetto jesino di Urieli (I Volume, pag
309): el mallo’ = il grande palo verticale che sostiene il pagliaio.
Delegazione
ASSONAUTICA
La Stagione Sinfonica riserva gradite
sorprese. Così è stato il 21 marzo nel
concerto ‘Chaikovskij 4’ realizzato dalla FORM per il Progetto Giovani, cioè
di età inferiore a 35 anni, inteso a valorizzare e sostenere la formazione
di musicisti della nuova generazione
offrendo loro la possibilità di inserirsi
in orchestra accanto a professionisti
già in carriera. In questa occasione
più di un terzo della Filarmonica Marchigiana era formato da studenti e diplomati del Conservatorio di Pesaro
provenienti da diversi paesi europei
e dall’Argentina. Nello schieramento
sono state notate non poche donne; il
che induce a pensare ad una significativa evoluzione culturale. Un tempo,
nemmeno tanto lontano, avveniva di
rado che una donna potesse entrare in
orchestra in veste di musicista professionista. Oggi evidentemente è possibile ed è da considerare un’emancipazione sicuramente di segno positivo.
Una donna anche la solista presentata
nel concerto, eccezionale ugualmente
per lo strumento di cui è specialista:
il fagotto. Viene dalla Polonia e ha un
complicatissimo nome, Katarzyna
Zdybel. Ha trent’anni, ma l’aspetto di
una graziosa adolescente. Capelli fulvi, rosso fiammante il vestito, rosso il
legno dello strumento che suona con
una leggerezza incantevole, ha presentato il ‘Concerto per fagotto e orchestra’
di C.M. von Weber. Altra rarità: è l’unico composto per questo strumento
solista dall’iniziatore del romanticismo
musicale tedesco, cugino della moglie
di Mozart e allievo di Haydn. Weber lo
scrisse nel 1911, sull’onda del successo ottenuto con i suoi tre Concerti per
clarinetto. Presenta arie e cadenze di
stile prettamente weberniano, derivate
dal Lied tedesco, alle quali la voce me-
dio-grave del fagotto, simile a quella
del violoncello, conferisce grazia, dolcezza, affabilità e persino un amabile
umorismo.
Ha preceduto questa esecuzione l’ouverture dell’opera di Mozart più frequentemente eseguita al mondo: “Il
flauto magico”, parabola e fiaba musicale densa di simbologie. Ha impegnato infine l’orchestra la più tormentata e angosciata delle opere di
P.I. Chaikovskij, la ‘Sinfonia n° 4’. Il
compositore ne descrisse la genesi e
il significato in una lunga lettera indirizzata alla sua amica e mecenate,
Nadežda von Meck. È la confessione di un dramma intimo che sfiorò la
follia, di un abisso di disperazione, di
una filosofia di vita improntata al più
cupo pessimismo. Chajkovskij riuscirà a risollevarsi da questo stato d’animo grazie alla comprensione della sua
confidente, generosa protettrice. La
sinfonia resta comunque un documento di esperienza personale ed artistica
di altissima drammaticità.
Il pathos che l’esecuzione richiede è
stata una prova del fuoco per l’orchestra diretta con energia e dinamicità
dal giovane M° Jacopo Rivani. Grande
successo e applausi a non finire, con
la constatazione che la FORM guarda
anche alle future generazioni degli appassionati cultori della grande musica.
Augusta Franco Cardinali
Nella foto di Donatella Siotto, Jacopo
Rivani e Katarzyna Zdybel.
Gli alunni del Tabor e dei Martiri della Libertà a concerto
“Archi, fiati (legni, ottoni), dove sono
le percussioni?” è il titolo del concerto proposto dall’Orchestra Filarmonica
Marchigiana alle scuole della regione. Venerdì 28 marzo ha fatto tappa a
Jesi coinvolgendo al teatro Moriconi gli
alunni delle quarte e delle quinti delle scuole primarie di Jesi dell’Istituto
Comprensivo Urbani diretto dalla dott.
ssa Rosa Meloni. La lezione-concerto ha
permesso di far vivere ai bambini un’esperienza di ascolto musicale partecipato dal vivo; in un’atmosfera di divertita
partecipazione, i bambini hanno potuto interagire con la musica ad esempio
schioccando le dita o battendo le mani.
Molto più che semplici ascoltatori ma i
bambini hanno potuto vivere la musica e,
in piccolo, il far musica. La musica con
bambini di questa età è un’esperienza
educativa globale che attiva il corpo, la
mente e le emozioni e che contribuisce
alla loro formazione umana e cultura-
le. Gli alunni hanno percorso un viaggio
all’interno del suono e dell’orchestra
per conoscere, attraverso l’ironia e il
divertimento, le varie famiglie strumentali, le loro specificità tecniche e timbriche, i loro caratteri espressivi. Il tutto
attraverso l’ascolto di Rossini, di Mozart,
di Strauss, di Gershwin, autori di celebri
brani che, come il popolare Tico-Tico e
il divertente Die Wolf-Gangsters del contemporaneo Mariani, mettono in luce le
particolarità di ciascuna sezione strumentale componente l’orchestra. Il percorso è stato simpaticamente guidato
da un mediatore,il prof. Tiberi, che ha
anche risposto alle numerose e curiose
domande degli alunni, in una dimensione di costante interazione fra pubblico
ed esecutori.
L’entusiasmo dei bambini è stato enorme come lo è stata la richiesta di ripetere altre esperienze musicali di questo tipo.
POLVERIGI: d
omenica 13 aprile per tutta la giornata si svolge il canto rituale della Passione
Si ripete l’antica tradizione di casa in casa
Torna a Polverigi, a cura del Centro Tradizioni Popolari, con la collaborazione del Comune, de La Macina, della
Pro-Loco, della Croce Gialla di Santa Maria Nuova e il patrocinio della Provincia di Ancona e della Regione Marche,
la Rassegna Internazionale del canto rituale di questua della
“Passione”, giunta al traguardo della quarantuntunesima edizione. Domenica 13 aprile per tutta la giornata si svolgerà a
Polverigi la grande Rassegna internazionale del canto rituale
Autoscuole
CORINALDESI s.r.l.
Point
AUTOMOBIL
CLUB d’ITALIA
di questua de La Passione (la prima e unica nel genere nelle Marche): diffondendo, anno dopo anno, una delle nostre
tradizioni più valide. Più di duecento cantori e suonatori popolari saranno a Polverigi e nei comuni vicini riproponendo
il canto rituale di questua della Passione, come si faceva una
volta, casa per casa come augurio di benessere e di abbondanza, in cambio di cibo, vino e offerte di denaro, destinati
al pranzo che concludeva la festa.
Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi
di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per
Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica
Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi
Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia
4 | attualità
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
MATRIMONI TRA OMOSESSUALI E NON SOLO
Una dittatura ormai globale
Il Pil dei pensionati
di Remo Uncini
Ho incontrato un operaio con cui avevo lavorato per decenni, mi ha fermato e mi ha fatto questa domanda: «Sai
che lo stipendio di noi pensionati pesa nei confronti della Previdenza e Assistenza più del 40%? La Sanità viene
dopo con un 30% come costo, mentre i Comuni, le Regioni e le Province pesano il rimanente 30%. Allora noi
prima moriamo e meno costiamo. Ci incolpano di aver
rubato il futuro ai giovani». Nel suo discorso si sentiva
l’angoscia per il figlio che ancora non ha trovato lavoro
e mi ha provocato tristezza. «Senti - continuò - come
faranno i nostri figli ad avere le stesse sicurezze che noi
abbiamo conquistato e avuto con fatica? Ho costruito in
sicurezza il futuro della mia famiglia. Cominciando dalla casa comprata appena avuto il posto di lavoro con un
mutuo più che ventennale, pagandolo ogni mese con lo
stipendio. I nostri figli come costruiscono il loro futuro
con questa flessibilità del lavoro? Le banche non sono
disposte a investire i loro soldi nei giovani se non hanno un lavoro stabile e li lasciano soli. Per non parlare di
tutte quelle garanzie che c’erano ai nostri tempi per tutelare il lavoratore rispetto al pericolo di essere licenziato». Sconsolato continuava dicendo che è tutto cambiato.
Non c’è più nessuna sicurezza. Lo Stato sta abbandonando la tutela sociale, riducendo le difese, allontanandosi
dal controllo dell’economia, delegando alla finanza e alla
globalizzazione, lasciando tutti nella precarietà. La sicurezza conquistata oggi non sarà quella di domani. Con la
mancanza del lavoro crolla il sistema sociale. La famiglia
è sempre più sola in un mondo diverso dove i vecchi devono tutelare i giovani. I tempi sono cambiati. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di lavorare, di studiare, di
ricercare, ha messo in relazione soggetti diversi e lontani
tra di loro. Questo ha creato la crisi di sistema. Le società
capitaliste non sono più sole a competere nel mercato. È
cominciata la disputa economica su chi produce a meno
costo, su chi è più veloce, su chi pesa meno sullo Stato, su
chi è più capace di gestire con flessibilità assumendo quando c’è lavoro e licenziando quando non c’è più bisogno.
La guerra è dei poveri non più garantiti. Poveri che cominciano a vedere il benessere, poveri a cui viene tolto,
mettendoli in competizione. Quanto costa fare un frigorifero nel Bangladesh? Farlo a Fabriano conviene di più?
Oppure è meglio trasferire gli impianti nel Bangladesh,
risparmiando sui lavoratori? Siamo in un’epoca in cui o
si riesce a condividere il benessere o la crisi porterà tutti anche quell’operaio che lavorava con me, a domandarsi
per quale società ha sofferto e lottato? Guardando il figlio
si interroga su cosa farà domani. Ma quale domani?
4 APRILE A PALAZZO DEI CONVEGNI
Storie jesine dal Pci
L’Istituto Gramsci Marche e la Fondazione 1° Maggio presentano
a Jesi, al Palazzo dei Convegni, venerdì 4 aprile alle 17.30, il
libro: “Noi c’eravamo. Testimonianze dall’interno del PCI della provincia di Ancona”. Il volume racconta, attraverso le testimonianze dirette, le esperienze politiche di 130 esponenti e
militanti del PCI, tra i quali numerosi jesini. É quindi anche una
pagina della storia della nostra città. L’attuale crisi dei partiti e
il discredito della politica sollecitano come necessari ed efficaci
“anticorpi” i tanti esempi di buona politica, l’impegno generoso,
le passioni civili e la coerenza morale che hanno caratterizzato
la politica di tante persone. Non un’operazione di nostalgia, ma
una trasmissione di conoscenza, una lezione viva di storia, utile per affrontare l’oggi e il domani. Il volume è presentato da
Massimo Papini, direttore dell’Istituto di Storia Marche, Vittorio Massaccesi, commentatore politico e Ugo Sposetti, senatore
della Repubblica. Gli jesini la cui testimonianza compare nel volume sono: Remo Ascani, Aroldo Cascia, Gabriele Fava, Massimo
Fiordelmondo, Ero Giuliodori, Leonardo Lasca, Sergio Mosconi,
Guglielmo Perticaroli, Enzo Pulita, Sauro Rosini, Cesare Rossetti,
Segio Ruggieri, Carlo Santoni, Sandro Sbarbati, Claudio Sassaroli,
Gianni Silvestrini, Remo Uncini, Giancarlo Vecci, Rossana Vescovi. La cittadinanza è invitata.
di Riccardo Ceccarelli
Finalmente. La notizia ce l’hanno data
con sufficiente risalto i telegiornali di
oggi, 29 marzo. Finalmente in Inghilterra allo scadere della mezzanotte è
entrata in vigore la legge che prevede
il matrimonio tra omosessuali e subito, un minuto dopo, diverse coppie
lo hanno celebrato in un tripudio di
battimani e di festa. Aspettavano lo
scadere della mezzanotte per la relativa cerimonia. Tutto era pronto. Con
l’orologio in mano. Allertati funzionari
civili, parenti, amici e televisioni: la debita scenografia, lo scambio degli anelli, il bacio rituale, applausi. Finalmente.
Ora si attende che prima o poi avvenga
anche da noi. Una conquista civile. Sì.
Perché, come ha detto il premier David Cameron, le coppie di omosessuali conviventi, pur già godendo di tutti
i diritti delle altre coppie eterosessuali
sposate, ora con il matrimonio hanno
aggiunto una nuova conquista, senza
parvenza di alcuna discriminazione.
Ce n’era proprio bisogno. Se ne sentiva
la necessità. Anche la Chiesa anglicana
sembra che stia adeguandosi. Non ha
importanza se è innaturale, se va cioè
contro la natura stessa del matrimonio che è l’unione di un uomo con una
donna; no, basta volersi bene tra due
uomini o tra due donne che scatta il
cosiddetto diritto al matrimonio che è
oggettivamente finalizzato alla prosecuzione della specie, fin “dal principio”.
La diversità sessuale è la conditio sine
qua non matrimonium non datur, cioè
mancando questa diversità il matrimonio è inesistente. Ovviamente il pre-
supposto è anche il reciproco amore.
Tutte le legislazioni del mondo, come
sta avvenendo in molti stati, potranno
chiamare pure “matrimonio” l’unione
tra due omosessuali, che come tale per
natura non potrà mai esserci, se il significato del termine “matrimonio” è
quello originale. Lo si potrà chiamare
pure “matrimonio” forzando e contraddicendo la più chiara evidenza, ma
non si esalti il tutto per “conquista di
un diritto”. Non ci sono più baluardi o
argini o semplicemente il buon senso.
Ormai il fiume è in piena, gli argini
sono scomparsi. La natura, cioè i dati
oggettivi della vita e dell’esistenza delle persone non sono più riconosciuti, non sono più ritenuti invalicabili e
degni di rispetto, anzi vengono concepiti come un dato “culturale”, frutto
cioè di progressive conquiste fondate
sulla libera decisione, da poter magari
variare a seconda del proprio “sentirsi”.
L’essere maschio o femmina non è più
un dato biologico, no, è una opzione
che va maturata; l’essere padre e madre, diventa quasi un’offesa per lasciare
il posto al “genitore uno” e al “genitore
due”; si rivendica il diritto alla genitorialità ad ogni costo, ad avere un figlio
cioè come un oggetto dovuto; scartare
bambini non sani è già legge in Belgio
e in Olanda; l’eliminazione di feti “difettosi”, cioè di bambini non ancora
nati ma pulsanti di vita, è legge in Danimarca; cresce la tentazione di scartare i vecchi non più produttivi e inabili;
l’aborto su vasta scala è utilizzato per
la selezione del nascituro; facile è avere
un figlio con un utero preso in affitto, e
potremo continuare. Tutto è rivendica-
to come un diritto primario con l’onda
delle conseguenze, anch’esse un diritto,
che si riversano sulla nostra quotidianità e mettono in crisi, se riflettiamo
un istante, la nostra stessa umanità. È
la tendenza che potenti lobby culturali
stanno imponendo ai legislatori di tutto il mondo, Onu ed Europa compresa,
come fosse il nuovo approdo della civiltà. È la globalizzazione dell’egoismo
diventata non solo categoria economica ma dimensione univoca dell’uomo,
concepito come “congegno meccanico” in contraddizione con la ricchezza
insopprimibile della sua intelligenza e
del suo cuore. Un abisso, come è facile intuire, con il messaggio cristiano. E
se i dati statistico-sociologici dicono di
questa marea dilagante, non dobbiamo pensare di adeguare la proposta e
il messaggio alla marea, accettando
questa “dittatura” – perché proprio di
autentica dittatura si tratta – che uccide l’uomo nella sua oggettiva naturalità, nella verità di creatura aperta al
Creatore, di nostalgico dell’infinito, di
ricercatore di senso. Nonostante tutti i
sociologismi possibili. È, credo, importante capire questa dittatura non per
arrendersi ad essa e allo “spirito” che la
ispira e la sorregge, bensì per una proposta che sia pienamente rispondente
a quello che l‘uomo è e alla parola di
Gesù di Nazareth espressa in maniera
radicale e convincente per la sua totale salvezza. E del modo come si vive e
si professa questa alternativa i cristiani, come già peraltro stanno facendo,
debbono dare pubblica testimonianza.
Anche come minoranza. Con coraggio
e senza complessi di inferiorità.
Due incontri per l’Africa
Il Ccm (Comitato collaborazione medica sul territorio jesino) venerdì 4 aprile alle 17,30 proporrà un incontro alla Biblioteca La Fornace
di Moie su “Il Ccm e sorrisi di madri africane. Parti assistiti, bambini
vaccinati, operatori sanitari formati”: introdurrà Olivio Togni, presidente dell’Unione dei comuni della Media Vallesina e terranno una
relazione il medico volontario Stefano Dacquino e il referente dei volontari Silvia Pescivolo. Sabato 5 aprile alle 17,30 al Palazzo dei Convegni di Jesi l’assessore Marisa Campanelli introdurrà l’incontro su “Il
Ccm per le mamme e i bambini in Etiopia” con Dacquino e Pescivolo.
t e r r e l e m e n t a r i
Il tempo e la ruggine
di Silvano Sbarbati
Vittorio Massaccesi ha scritto su “Voce” di
una sua (apparente) difficoltà partecipativa rispetto alle tante proposte di eventi
che sono organizzati nel nostro territorio.
Citando esempi su esempi, ha stilato una
specie di lista da magazzino centrale, da
supermercato delle informazioni, delle
formazioni, delle indicazioni, delle educazioni, delle ricette per saperne di più
e di meglio. Concordo con lui su quella
sensazione di impotente ubriacatura che
assale il lettore di manifesti e di invitiprogrammi. Una sensazione che inebria e
lascia un po’ interdetti: proprio nel senso
di non saper dire, di rimanere stupiti di
come tante cose vengano poste e proposte alla nostra attenzione e di come
ciascuno ne venga travolto. Un “troppo”
sale alla mente, un “troppo” di cui però
non si riesce a trovare giustificate motivazioni per negarne la evidente legittimità. Per spiegarmi meglio: come si fa a
dire che una proposta vale meno dell’altra? Come si fa a sostenere la tesi secondo la quale bisogna saper scegliere se in
realtà nessuno ci ha informati e formati
su “come” scegliere dove andare e che
cosa ascoltare e come partecipare? Ecco:
forse il “troppo” diventerebbe “giusto”
se fossimo in grado di poter scegliere sulla base… sulla base di quali criteri? Chi mi
saprebbe dare consigli in merito? C’è, e
magari sappiatemi dire dove trovarlo, un
modo, un posto dove si insegna (e si impara) a capire se stessi rispetto a come
impiegare il prezioso tempo della cresci-
ta personale? Per capire se il lievito che
viene usato in tanti modi venga utilizzato
con il criterio ottimale rispetto alla farina di cui ognuno di noi dispone. Poi, cuocere il “proprio pane” diventerebbe un
momento meno problematico. Ma, nessuno mi toglie dalla mente che già di per
sé preoccuparsi di fare una buona scelta su come occuparsi delle proposte sia
forse il modo più efficace per sbagliare
meno. Oppure, fidandosi della esperienza, chiedere consiglio a chi di esperienza
ne ha già… cotta molto nel suo forno di
vita. Una maniera delicata e rispettosa di
tessere una tela tra le generazioni. Senza
rottamazioni, intendo, senza lasciare sul
terreno ferrivecchi ad arrugginire, perché
nessuno sa come utilizzarli. Sapere e rottamare… rottamare e sapere…
pastorale | 5
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
ROMA: INTERVISTA DI UN GIOVANE STUDENTE AL VATICANISTA DE “LA STAMPA” ANDREA TORNIELLI SU CHIESA E GIORNALISMO
Passa più tempo tra la gente che a fare catechesi
Andrea Tornielli, direttore del sito
di informazione religiosa “Vatican Insider” è stato definito dal
Washington Post “il vaticanista
più autorevole del mondo”. Nato a
Chioggia, in provincia di Venezia,
nel marzo del 1964, si è laureato a
Padova in Storia della lingua greca
nel 1987. Ha lavorato a 30Giorni
dal 1992 al 1996, al Giornale dal
1996 al 2011, ed è editorialista de
“La Stampa “ dal 2011.
Lei è l’unico giornalista al mondo ad aver intervistato gli ultimi
due papi: Benedetto XVI e Francesco. A quale punto del suo percorso di formazione professionale
ha deciso di diventare vaticanista?
Una piccola premessa: quella con
papa Francesco, nel dicembre 2013,
è stata una vera, lunga intervista,
durante un pranzo. Quella con il
papa emerito Benedetto XVI non
è stata una vera intervista, ma la
risposta per punti a una mia lettera che gli poneva alcuni quesiti. La
passione per il vaticanismo mi è
nata a 14 anni, quando nell’estate
del 1978 ho seguito sui giornali il
conclave che ha portato all’elezione
di Giovanni Paolo I
Lei conosceva già Jorge Mario
Bergoglio quando era arcivescovo
di Buenos Aires. Il suo modo di
rapportarsi alla gente è mutato
dopo l’elezione al Soglio di Pietro?
Io lo conoscevo, ma l’ho sempre
incontrato a Roma. Certamente,
stando anche alle testimonianze
che ho raccolto, c’è stato un cambiamento: ha un’energia nuova, è
sempre sorridente, ancora più capace di andare incontro a tutti. A
me sorprende molto vederlo in
azione durante le udienze del mercoledì: il tempo che passa tra la
gente, il tempo che dedica ai tanti
malati presenti - abbracciando ciascuno di loro - ormai è superiore al
tempo dedicato alla catechesi, cioè
al breve discorso che legge (con numerose aggiunte a braccio). Tra il
prima e il dopo, passa anche un’ora e mezza o due nel contatto con i
fedeli. Qualcuno potrebbe dire: ma
il Papa non ha nulla di meglio da
fare? A me sembra che per lui non
ci sia nulla di meglio da fare.
ritrovato il Bergoglio che conoscevo: perfettamente a suo agio anche
nel nuovo incarico («la mia nuova
diocesi», definisce il suo servizio
pontificale), e capace di fare sentire perfettamente a proprio agio
l’interlocutore. Ero piuttosto emozionato, ho portato con me due
registratori. Poi, quando abbiamo
cominciato l’intervista, tutta la tensione è svanita.
Lei segue il Vaticano da molti
anni. Qual è stato il periodo più
intenso nella recente storia della
Cosa si prova ad intervistare un Santa Sede?
Pontefice?
“Sicuramente i due conclavi, quello
Avevo avuto modo di porre delle del 2005, che ha portato all’elezione
domande a Benedetto XVI duran- di Benedetto XVI, e quello dell’ante le conferenze stampa sui voli, in no scorso, che ha portato all’eleoccasione dei viaggi internazionali. zione di Francesco. Ma con delle
Ma mai mi era capitato di fare una differenze notevoli: quello di nove
vera e propria intervista a un Papa, anni fa era stato accompagnato dale per di più a tavola, durante un la lunga malattia di papa Wojtyla
pranzo, discorrendo con calma. Il e dalla forte emozione dopo la sua
tempo è volato e devo dire di aver morte. Quello dell’anno scorso è
stato uno choc ancora maggiore:
mai in duemila anni di storia della
chiesa un papa si era dimesso per
motivi di età. La scelta coraggiosa,
inedita e umile di Benedetto XVI è
stata un avvenimento non ancora
ben «digerito» e assimilato in tutta
la sua portata e la sua novità. Ma
devo dire che anche il 2012, l’anno
di Vatileaks, è stato parecchio movimentato...
Come ha iniziato la sua carriera
giornalistica?
Come dicevo, la passione per il
vaticanismo risale al 1978. Mi
sono laureato in lettere classiche
all’università di Padova e subito
dopo, mentre aspettavo la chiamata per il servizio militare, ho
contribuito a far nascere una piccola cooperativa che faceva rassegne stampa per vari enti abbonati:
ci alzavamo alle cinque ogni giorno, e tra le otto e le nove gli abbonati ricevevano la loro copia di
rassegna stampa. Ho cominciato
a collaborare con il Gazzettino di
Padova mentre facevo il militare,
poi nel 1991 sono stato assunto al
mensile internazionale 30Giorni e
sono diventato giornalista professionista.
Quale consiglio dà ad un giovane che vuole seguire le sue orme?
Normalmente si crede che per
INTERNI DI CHIESE (9): l’autore presenta il complesso e confida nella comprensione del lettore
fare il giornalista sia necessario
scrivere bene. Questo è vero soltanto in parte. È ovvio che bisogna
saper scrivere, ma questo viene
con l’esercizio e con la gavetta nelle redazioni: si impara a scrivere...
scrivendo. Quello che serve all’inizio, invece, è la curiosità. La voglia
di cercare notizie, di non accontentarsi della prima spiegazione;
la curiosità di andare oltre, la passione per ricostruire i fatti al di là
delle versioni di comodo. Nel caso
del vaticanismo, bisogna sapere
che cos’è la Chiesa, conoscere un
po’ di teologia e soprattutto un po’
di storia. E poi credo sia indispensabile essere sempre ben coscienti
dei propri limiti e quando serve
riconoscere i propri errori.
Il Vaticano è davvero un luogo
di misteri come lo descrivono i
mass media?
No, è una realtà fatta di uomini
con i pregi e i difetti di tutte le realtà umane. C’è tanta brava gente,
c’è qualche santo, c’è qualche mascalzone. Diceva Chesterton che
tutti i grandi fatti ecclesiali sono
opera di avanguardie di santi, di
un popolo di mediocri e di una
retroguardia di delinquenti. Mi
sembra anche lo spaccato della
nostra società. Il Vaticano non è
migliore, ma nemmeno peggiore.
Marco Galeazzi
San Giuseppe: una chiesa “bella e impossibile”
4 aprile: a Serra de’
Conti il grafologo
padre Giacometti
Scommetto che quello che sto per
scrivere mi tirerà addosso i malumori di poco meno di un decimo
della intera diocesi di Jesi (cioè la
parrocchia di S. Giuseppe…). Però
confido nella comprensione dei lettori: queste noterelle non pretendono il rigore di valutazioni criticoartistiche. Sono annotazioni stese
in libertà, buttando giù qualche impressione e suggestione.
Qual è dunque l’accostamento che
mi è saltato in mente circa questa
chiesa? Eccolo: quello di una attempata zitella che, proprio a dispetto
dell’età avanzata, cerca in varie maniere di abbellirsi e di apparire giovane e moderna.
Provo a spiegarmi, partendo… dalla
sua data di nascita: il 1925. Erano
anni quelli in cui la chiesa (cattolica) nel suo complesso si attestava
sulle difensive in ogni campo. Sul
piano “politico”, basti pensare alla
non ancora risolta “questione romana”; sul piano teologico, si rifiutava l’”eresia modernista” chiudendosi nella roccaforte della pur
altissima teologia di s. Tommaso;
sul piano artistico chiusura quasi
totale ai moderni, per rifarsi al medioevo, visto come l’età aurea della
sintesi fra cristianesimo e storia.
Ne deriva quindi che la nostra “san
Giuseppe” (come tantissime altre
chiese, intendiamoci), pur con quel
suo gotico solenne, sobrio e anche
“Introduzione alla grafologia. Il
ruolo della grafologia nella comprensione della personalità”: è
il tema dell’incontro proposto
dall’Istituto di ricerche per la
religiosità popolare e il folklore
nelle Marche con il Patrocinio del
comune di Serra de’ Conti a cura
di padre Fermino Giacometti,
presidente dell’Istituto Grafologico Internazionale “Girolamo Moretti” di Urbino. L’incontro sarà
a Serra de’ Conti, nella Sala Italia, alle 21 del 4 aprile. L’Istituto Grafologico ha istituito presso
l’Università di Urbino una scuola
di grafologia, in seguito divenuta
Corso di Laurea di 1° livello, oggi
Master Universitario, nella facoltà di Scienze della Formazione.
funzionale, nasce tuttavia già “vecchia”. O meglio, se vogliamo rifarci
al paragone iniziale, somiglia alla
manzoniana Perpetua che è rimasta sola “per aver rifiutato tutti i
partiti, o piuttosto, al dire dei maligni, per non aver trovato nessuno
che la volesse”. Non è riuscita cioè
a maritarsi con la “modernità”. Solo
una trentina d’anni dopo si riscoprì che Chiesa la assume le forme
artistiche delle varie epoche, senza
canonizzarne qualcuna in particolare (art. 123 della Costituzione del
Vaticano II sulla Liturgia).
Ma tuttavia la “nostra S. Giuseppe” non si é rassegnata alla propria
estraneità al suo tempo. Ha cercato in tutti i modi di rendersi tutto
sommato “piacente”, con una serie
varia (anche se un po’ scoordinata)
ma non trascurabile di “gioielli”
Vado quasi in ordine cronologico. Sono intanto tutt’altro che da
trascurare gli affreschi di s. Rita
e s. Teresa di Gesù Bambino
(E.Cisterna, 1930): è lo stile dell’epoca, che mescola pre-raffaellismo
e simbolismo (seguendo magari il
modello dei coevi affreschi di Loreto, come nella cappella francese).
Non poteva mancare infatti un altare alla “Santa degli impossibili” e
alla “Piccola santa” di Lisieux, la
cui devozione in quegli anni era
in rapida espansione. Nell’altare di
sinistra del transetto troviamo poi
il trittico del Bergagna (1965) con
una soave “Madonna della Pace”
affiancata dai santi Francesco e
Caterina, patroni d’Italia: lo stile è
quello tipico della “Beato Angelico”
di Milano che, ispirandosi ai modelli antichi, cerca di fondere modernità e senso del sacro. Lì accanto abbiamo la “cappella del Sacro
Cuore” con una originale ceramica in trittico del Rumori. Accanto
all’ingresso due opere recenti: a sinistra una drammatica e suggestiva
crocifissione dello spagnolo Guevara, mentre a destra la “Cappella
del 900” di Collamati. E che dire
della monumentale “Sacra conversazione” (dove a dir la verità quei
santi lì non conversano proprio per
niente…) in bronzo di Trubbiani,
posta per il 75° “compleanno” della nostra chiesa? Il cui presbiterio,
dopo i precedenti tentativi, è stato
reso funzionale alla liturgia conciliare ad opera della romana Domus
Dei, nel consueto dignitoso stile (si
consenta: troppa concentrazione
di significati fra ambone, vasca battesimale e cero pasquale!). Di “arte
sacra” artigianale sono le vetrate: gli
otto oblò in alto sul presbiterio con
le opere di misericordia corporale;
nel transetto a destra nella bifora la
Sacra Famiglia al lavoro; a sinistra
l’Annunciazione; nelle cappelle vicino l’ingresso S. Settimio e i “santi
fondatori” della chiesa (don Rettaroli, Peppe Pirani, conte Balleani).
Sulla controfacciata, infine, una
grande crocifissione del pesarese
De Rosa, donazione da una delle ultime Biblia pauperum.
S. Giuseppe, dunque: una chiesa
“bella e impossibile”, ma tuttavia
viva e vivace, come il grande quartiere che l’è sorto attorno e di cui
costituisce il cuore pulsante.
[email protected]
11 aprile: il libro del
professor Vecci
Venerdì 11 aprile alle 18 presso
la sala della ex II Circoscrizione
(g.c.), piazzale San Francesco, con
il patrocinio del Comune di Jesi,
verrà presentato il volume di liriche “Il mondo addosso”, pubblicato da Giancarlo Vecci. Saranno
presenti l’autore, il prof. Vittorio
Massaccesi e la sig.ra Emanuela
Corsetti che leggerà alcune poesie dal testo. I cittadini sono invitati a partecipare.
6 | psicologia_società
AVULSS: nuovo direttivo e coordinatori
Gocce di miele
Maria Cristina Paris:12 anni di servizio fedele e appassionato come presidente dell’Avulss di Jesi! Nell’assemblea generale del 19 marzo per il rinnovo delle cariche, Maria Cristina, al termine del suo quarto andato,
si è rivolta così a tutti i volontari: «Non abbiate paura
di impegnarvi, so per esperienza che è bello e liberante mettere a disposizione quei talenti che il buon Dio
ci ha donato a piene mani: tempo, capacità, energia e
amore, quell’amore che, secondo Papa Francesco, dovrebbe essere “predominante”, in famiglia, nella Chiesa e
soprattutto nel nostro servizio di volontari». Leggendo
il “Bilancio di Missione 2013”, la presidente ha sottolineato le attività svolte nel corso dell’anno dai volontari
nei singoli settori di servizio comunicando che è stata
stipulata la convenzione con l’ASP 9 (Azienda Servizi
alla Persona) e con l’associazione Alzheimer Marche.
Inoltre l’Avulss ha partecipato ai progetti del CSV (Centro Servizi Volontariato) nelle scuole per sensibilizzare
gli studenti al volontariato e diffondere “la cultura del
dono” specialmente verso le persone in difficoltà. Evidenziata anche la collaborazione dei volontari di Jesi per
la buona riuscita del Convegno zonale di Senigallia e del
Convegno nazionale dell’Oari a Loreto, nonché l’impegno per costituire il Coordinamento delle associazioni
di volontariato della Vallesina. Ringraziando i volontari
per il servizio prestato nei vari settori, la presidente ha
concluso con una bella similitudine di Ambrogio Fogar:
“...ogni goccia del tuo tempo è una goccia di miele che
cade sulle labbra assetate di chi aspetta solo questo”.
Così ha fatto Maria Cristina Paris per tanti anni, senza
risparmiarsi, animata dalla speranza cristiana, disponibile al dialogo con tutti e sempre pronta a servire con
competenza e amore. Il lungo e caloroso applauso ha
testimoniato l’affetto e la stima di tutti i volontari. Maria Antonietta Turri, amministratore dell’Avulss, ha poi
presentato il rendiconto economico dell’anno 2013. Prima degli adempimenti elettorali, il vescovo Gerardo ha
salutato l’assemblea con le parole di Papa Francesco: “
Questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale, il messaggio
evangelico che si riassume nell’annuncio dell’amore del
Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo
ogni persona”. Ha quindi esortato i volontari a perseverare nel servizio senza perdersi d’animo perché quel che
conta è «seminare: ogni atto d’amore da qualche parte
fiorisce». Marcello Cavalieri, in qualità di rappresentante della Federazione Nazionale Avulss, congratulandosi con Maria Cristina Paris e con tutti i volontari per
l’eccellente lavoro svolto, ha presenziato all’elezione del
Direttivo e dei Coordinatori per il Triennio 2014-2016.
Sono stati eletti all’unanimità: Donatella Gnemmi (presidente), Maria Cristina Paris (vice presidente), Orietta
Moretti (vice presidente), Maurizio Strappa (responsabile culturale), Maria Neve Padalino (vice responsabile), Fiorella Luminari (segretaria), Mario Ferretti
(segretario), Maria Pia Amadio (vice segretario), Maria
Antonietta Turri (amministratore). Eletti all’unanimità
anche i coordinatori: Maria Pia Cuomo (Casa Famiglia),
Laura Nardo (Casa di riposo), Amalia Spinaci (Centro
“Divertirsi insieme”), Luigi Damiano (Domicilio), Riccardo Zuccarini (Minori), Paola Gregori (Ospedale). Alcuni volontari si sono resi disponibili per determinate
mansioni nel Direttivo ed altri come vice-coordinatori.
Un omaggio floreale a Maria Cristina e l’applauso per il
nuovo Direttivo hanno concluso la serata.
Maria Antonietta Angeloni
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
La mente e l’anima
colloqui con lo psicologo
Dov’è la mia mamma?
di Federico Cardinali
Abbiamo due amici gay, sposati all’estero
dove hanno avuto anche una bambina.
La bambina è nata da una donna che ha
ricevuto un ovulo fecondato con il seme di
uno di loro. Alla nascita è stata registrata
come loro figlia. Senza dubbio le vogliono
un mondo di bene, ma a noi, mia moglie
ed io, ogni volta che ci ritroviamo insieme
e guardiamo questa bimba di tre anni, ci
si stringe il cuore al pensiero che lei non
ha una mamma (…).
Luca e Roberta
Abbiamo parlato altre volte su questo
tema. Proviamo comunque a riprendere
qualche pensiero.
Mi dispiace doverlo dire, ma io non vorrei essere al posto di questa bambina (che
chiamerò Anna). Non ci vorrei essere
perché c’è una domanda troppo forte nel
mio cuore: perché a me non viene riconosciuto il diritto ad avere una mamma? Sì, ho due babbi che mi vogliono un
mondo di bene. Ma dov’è la mia mamma?
Dov’è quella donna che mi ha fatto crescere dentro di lei e mi ha partorito? Perché lei mi ha abbandonato? Perché io le
sono stata portata via?
C’è una risposta a queste domande? Certo, noi sappiamo che tra quella donna e
questi due uomini c’era un contratto: era
scritto che al termine della gravidanza
lei non avrebbe ‘riconosciuto’ la bambina come sua figlia e questa sarebbe stata
‘registrata’ come figlia dei suoi due babbi.
Nulla da ridire sul piano legale: le leggi di
quello Stato sono state rispettate.
Ma le leggi del cuore umano sono state rispettate? E non parlo del cuore che
studiano i cardiologi. Quello è un organo.
Preziosissimo. Ma niente più che un mu-
scolo capace di far circolare il sangue per
tutto l’organismo. Io parlo del cuore ‘luogo e fonte’ dei sentimenti. Né importa qui
disquisire se la loro sede sia il cuore o il
cervello o un qualsiasi altro organo o apparato. Qui è importante ricordare quanto questi, i sentimenti, siano determinanti per il nostro benessere e per vivere una
vita sufficientemente sana e serena.
Abbiamo messo una bambina in una condizione innaturale. E ce l’abbiamo messa
di proposito. Non è stato un incidente o
una malattia che le hanno tolto la mamma. È stata una decisione programmata
dagli adulti che hanno anteposto il proprio bisogno (quello di avere un figlio) a
quello di una bambina (quello di avere
due genitori: un babbo e una mamma) –
è chiaro che qui bambina o bambino non
fa differenza.
Qui dobbiamo fare attenzione, per non
cadere in un equivoco. Perché ci troviamo di fronte a due diritti. Che, però, non
possono essere confusi.
Da una parte c’è il diritto delle persone
gay a vedersi garantita dalla società civile (e io credo anche da quella ‘religiosa’
se questa è una dimensione importante
per loro) la scelta a vivere una relazione
di coppia, legalmente riconosciuta. Come
ogni altro essere umano. Con relativi diritti e doveri. Dall’altra c’è il diritto di un
bambino ad avere un padre e una madre.
E nel momento in cui due diritti s’incontrano (meglio, si scontrano), quello che
deve prevalere è il diritto del più debole:
in questo caso, del bambino. Perché gli
adulti possono lottare per i propri diritti.
I bambini no: non hanno la voce per farlo.
Nella situazione di Anna, poi, c’è un ulteriore aspetto da considerare. Il tempo
della gravidanza è un tempo di crescita, condiviso tra la mamma e il bambino.
È un tempo che non si esaurisce in una
relazione puramente biologica (tra due
corpi: quello di un bambino e quello di
una donna). È un tempo in cui si costruisce anche una relazione affettiva (tra
mente-cuore di due esseri umani: una
madre e un figlio). Qualunque donna
che abbia partorito ce ne parlerebbe con
tutta la forza e l’energia di una madre.
Nella pratica dell’utero in affitto (così
essa viene chiamata) noi agiamo come
se la relazione affettiva non esistesse.
Perché allora abbiamo ‘inventato’ questa
pratica? Qui un grande e tremendo dubbio: perché stiamo rischiando di vivere,
guidati dal pensiero che possiamo vendere e comprare qualunque cosa. Perfino
i sentimenti e le persone.
Mi dispiace dover usare parole tanto
dure. Ma io credo che abbiamo bisogno
di svegliarci. E di riscoprire il valore e la
dignità di un essere umano. Anche del
più debole: come un bambino cui chiediamo di riempire i nostri ‘vuoti’ qualunque sia il costo per lui, o come una
donna che si vede ridotta a un’incubatrice, costretta a vendere la propria maternità per un pugno di soldi.
Cara Anna, io lo credo che i tuoi due
babbi ti vogliono “un mondo di bene”,
come dicono Luca e Roberta, tuoi amici di famiglia. Tu ancora non lo sai, hai
solo tre anni, ma a noi adulti capita
spesso di confondere l’amore con l’egoismo. Allora oggi io ti faccio un augurio. Che tu, un giorno, sappia trovare
la forza per perdonare i tuoi due babbi
per non essere stati capaci di rispettare
il tuo bisogno di bambina: avere un babbo e una mamma.
Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected])
o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI
MOIE: c on l’Università degli Adulti la Scrittura non creativa
Tutti siamo capaci di creare
Madame Bovary e la sua complessità
di donna in “Emma. Tradurre/tradire il
femminile”. L’incontro-spettacolo è stato presentato domenica 9 marzo, ore
17, alla biblioteca La Fornace di Moie.
L’iniziativa, promossa dall’Università degli Adulti della Media Vallesina, è frutto
del laboratorio di Scrittura non creativa,
curato da Silvano Sbarbati e liberamente ispirato al romanzo Madame Bovary
di Gustave Flaubert. Protagonisti della
performance: Gabriella Ballarini, Graziella Bastari, Cesare Bellini, Gianna
Binci, Tiziana Canafoglia, Walter Crostelli, Ildo Mattei, Antonietta Pasquini, Paola Radicioni, Uliana Senatori e
Concetta Tarantino, che hanno letto i
propri testi, elaborati durante il corso,
e dato voce al mondo di Emma, ai suoi
sentimenti, ai suoi moti interiori. Gli attori Michele Cardinali e Patrizia Coduti
hanno animato la scena come figuranti:
parole, riflessioni ed emozioni proiettate con gesti e mimica dalle acque burrascose della vita di Madame Bovary
dentro lo spazio della contemporaneità,
quasi insinuandosi nella vita di ciascuno,
oggi, nel tentativo di raggiungere quel
futuro e quei sogni che non le è stato
concesso di vivere. Hanno collaborato
come tecnici audio Gianni Bucciarelli
e Bruno Ciamberlini. «Il laboratorio ha
impegnato il gruppo per quattro mesi.
- ha spiegato Sbarbati al termine della
performance - Tutto è stato costruito
insieme: lettura, discussione, struttura
drammaturgica, musiche. Il titolo del laboratorio, Scrittura non creativa, è sfida
e stimolo: perché tutti siamo capaci di
creare, inventare, mettere insieme talenti e limiti e costruire qualcosa di bello. È
stato un lavoro profondo che ha impegnato tutta la persona nelle sue dimensioni, mettendola a confronto con gli
altri.» Sandro Ballarini, vicepresidente
dell’Università degli Adulti, ha espresso
parole di apprezzamento per l’impegno
del gruppo, per la riuscita dell’iniziativa e
la buona partecipazione di pubblico. Cesare Bellini, responsabile della didattica,
ha evidenziato la positività dell’esperienza, al suo secondo anno. «Il laboratorio
ha indirizzato la sua attività sul filone
storico alla base delle attività culturali di
questo anno accademico: Tra l’Ottocento
e il Novecento, soffermandosi sul romanzo di Flaubert. La figura di Emma, persa
fra insoddisfazione, sogni non realizzati,
illusioni e voglia di vivere, è simbolo e
rappresentazione di un vecchio mondo
che stenta a cambiare e introduce diverse
questioni per cui le donne inizieranno a
lottare appena qualche decennio dopo.»
Tiziana Tobaldi
vita_ecclesiale | 7
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
La chiesa locale
Il diario
del vescovo
Gerardo
Giovedì 3 aprile
Ore 15: Santa Maria Nuova, incontro con i Cresimandi
Ore 21: San Pietro Martire, incontro con Famiglie
Venerdì 4 aprile
Ore 10: San Pietro Martire, visita ai malati
Ore 18: Incontro promosso dal Consultorio
Ore 21: S. Maria Nuova, incontro con Genitori dei Cresimandi
Sabato 5 aprile
Ore 9.30: Loreto, Incontro di verifica del Convegno
Reg. su Evangelizzazione
Ore 15.30: Cattedrale, S. Messa per Scout:
San Pietro Martire, Conferenza su “Difesa della
Vita”
Domenica 6 aprile
Ore 10,30: San Pietro Martire, S. Messa
Ore 17.30: Palazzo Merighi, Presentazione della Evangelii Gaudium
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Lunedì 7 aprile
Ore 18.30: Seminario, Incontro con Diaconi e Aspiranti
ai Ministeri
Ore 21: San Pietro Martire, incontro Catechisti, Animatori, Capi S.
Martedì 8 aprile
Ore 10-12: San Pietro Martire, Visita ai malati in casa
Ore 15-19: Il vescovo riceve in Cattedrale per colloqui
e Confessioni
Ore 21: San Pietro Martire, incontro con giovani e giovanissimi
Mercoledì 9 aprile
Ore 10-12: San Pietro Martire, visita ai malati in casa
Ore 18: Biblioteca Diocesana, Presentazione Libro
Ore 21: San Pietro Martire, Incontro con Operatori della Liturgia
Seminario, Riunione del Consiglio Pastorale Diocesano
Giovedì 10 aprile
Ore 9.30: Seminario, Incontro del Clero
Ore 15.30: Casa di riposo, inaugurazione e benedizione
locali dei Servizi Sociali
Ore 16.30: San Pietro Martire, a disposizione per colloqui e Confessioni
Ore 21: San Pietro Martire, Incontro con Consiglio Pastorale e affari Economici
Venerdì 11 aprile
Ore 10: San Pietro Martire, Visita ai malati in casa
Ore 21: Da San Francesco d’As al Duomo: Peregrinatio
Crucis cittadina
Sabato 12 aprile
Ore 10: Riunione del Consiglio Diocesano per gli affari
economici
Visita past. a San Pietro Martire
Ore 15: Incontro con i ragazzi del catechismo delle elementari e medie
Ore 16.30: Incontro con i Cresimandi
Ore 17.30: Incontro con Ordine Francescano Secola
re, Gruppo P. Pio ecc
Ore 18.30: S. Messa e Professione nel OFS
Domenica 13 aprile
Ore 10: Processione delle Palme e S. Messa in Duomo
Ore 18.30: San Pietro Martire, S. Messa e chiusura della Visita Pastorale
Ore 21: Incontro a carattere vocazionale
Voce
dellaVallesina
SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE
CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI
FONDATO NEL 1953
a cura di
don Corrado Magnani
[email protected]
La parola della domenica
Le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a
Gesù:<Signore,ecco, il tuo amico è malato>.All’udire questo, Gesù disse: «Questa
malattia non è per la morte, ma per la
gloria di Dio, perché per essa il Figlio di
Dio venga glorificato». Gesù voleva molto
bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.
Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo
dove si trovava. Poi disse ai discepoli:
«Andiamo di nuovo in Giudea!»…Venne
dunque Gesù e trovò Lazzaro che era
già da quattro giorni nel sepolcro. Marta
dunque, come seppe che veniva Gesù, gli
andò incontro; Maria invece stava seduta
in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se
6 Aprile 2014
5A Domenica
di Quaresima
Dal Vangelo secondo
Giovanni (11,1-45)
tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma ora so che qualunque cosa
chiederai a Dio, egli te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello resusciterà».
Gli rispose Marta: «So che resusciterà
nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io
sono la resurrezione e la vita; chi crede
in me, anche se muore, vivrà; chiunque
vive e crede in me, non morrà in eterno.
Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio
di Dio che deve venire nel mondo»…Gesù
si commosse profondamente, si turbò e
disse: «Dove l’avete posto?».Gli dissero:
«Signore, vieni a vedere». Gesù scoppiò in
pianto… Gesù ancora commosso, si recò
al sepolcro. Disse: «Togliete la pietra».
Gli rispose Marta: «Signore, già manda
cattivo odore, poche è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che,
se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. ..Gesù gridò a gran
voce: «Lazzaro vieni fuori». Il morto uscì…
Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo
andare»…
“Se tu fossi stato qui”
“SE TU FOSSI STATO QUI…”. Se tu fossi qui, Signore, qui adesso, qui subito,
qui alla maniera nostra; dove scoppiano
le bombe, dove donne e bambini vengono violentati, dove agonizzano gli uomini, le persone abbandonate; qui dove
i marciapiedi fanno da letto ai poveri;
dove sperimentiamo l’inganno e la viltà; dove non sappiamo volerci bene; qui
dove ci perdiamo, ci ammaliamo, muoriamo. Se tu fossi qui…
Forse crediamo davvero che la sua presenza e il suo intervento potrebbero per
miracolo risolvere ogni problema, risanare e ricomporre, aggiustare i corpi,
placare i dubbi dell’anima.
E invochiamo questo intervento che dovrebbe, secondo i nostri calcoli, fermare
il corso delle sventure e dei nostri drammi. Preghiamo, aumentiamo la dose
delle preghiere, gli facciamo sapere: «Signore, ecco, il tuo amico è malato».
E non ci facciamo capaci del suo attendere; ci scandalizza questo suo “trattenersi” altrove: Questo aspettare è incomprensibile, questo non arrivare mai.
Noi, intanto, soffriamo: Noi qui, e Lui
chissà dove.
E invece Lui è sempre “qui”. È il Dio con
noi per sempre. E il suo inspiegabile
ritardo sul nostro orologio rivela un
accorrere essenziale e un arrivare puntuale e vero dentro il nostro dolore: non
deve venire perché non ha mai smesso
di essere presente, non ha mai cessato
di amarci.
Tutto il nostro male, la nostra pena, il
nostro patire a volte assurdo e insensato,
l’inevitabile traguardo della morte sono
sempre attraversati dalla compassione
di Dio. E diventano, forse, un’occasione
perché si manifesti la verità di noi stessi
e di Lui. La nostra malattia “non è per
la morte”. Non nasciamo per morire. La
vita ci è stata donata perché non abbia
più fine.
E non avrà fine, nonostante la morte, se
si lascerà stringere forte da quell’altra
Vita che vince il dolore e la morte. «CHI
CREDE IN ME, ANCHE SE MUORE,
VIVRÁ».
La ragione umana è incapace di accettare ciò che la supera. La pretesa
arrogante - in realtà desolata- di una
evidenza scientifica “da prova del nove”
ci ferma spesso sulla soglia della fede.
Fare il passo avanti ci sembra difficile,
anche se decisivo. «CREDI TU QUESTO?». A questa domanda ci sono tante
contro-domande, obiezioni, e indefinite resistenze. «SIGNORE, GIÁ MANDA CATTIVO ODORE, PERCHÉ È
DI QUATTRO GIORNI». Siamo nella
morte, nel lutto, e Lui è lontano.
Almeno a noi ci sembra lontano tanto.
«SE CREDI, VEDRAI LA GLORIA DI
DIO». Ma “qui” cosa vuol dire credere?
Credere vuol dire scoprire con gioia
che Dio “è condannato ad amare l’uomo in eterno” (P. Turoldo); credere è
riconoscere con stupore di guadagnare, nella fede, non una soluzione ad
effetto,quasi magica del nostro problema, ma un Compagno di vita; credere
è accettare l’esigenza d’amore di Dio
dentro la nostra vita: questa è la vera
fede che vede oltre l’apparente abbandono e sa ascoltare il misterioso silenzio di Dio di fronte al nostro dolore.
Questa fede sa con certezza che un Dio
capace di commuoversi di fronte alla
tomba di un amico, ama così perdutamente l’uomo da non lasciarlo morire
e non accetterà mai che sia trattato
come un “vuoto a perdere”.
notizie_brevi
In preparazione al 26 aprile al Santuario
delle Grazie
La comunità dei padri carmelitani di Jesi propone una
serata dedicata ai giovani. La sera del 26 aprile alle 21,
vigilia della festa della Madonna delle Grazie, i giovani sono
invitati a rendere omaggio alla Vergine Maria esibendosi
in canti e musiche, recitando poesie o presentando foto
e lavori artistici. I lavori musicali andranno presentati
alla Scuola Pergolesi mentre le poesie, i racconti ed altri
elaborati dovranno essere recapitati al Santuario entro il 13
aprile. Regolamento nel sito www.santuariojesi.it
6 aprile: “Caccia di Primavera del
Distretto di Ancona”
Come ogni anno tutti i Lupetti dei Gruppi Scouts d’Europa
della provincia di Ancona si danno appuntamento per vivere
insieme una intensa giornata di “caccia”. Quest’anno si
Direttore responsabile
Beatrice Testadiferro
Comitato editoriale:
Vittorio Massaccesi, Giuseppe
Quagliani, Antonio Lombardi
Responsabile amministrativo
Antonio Quaranta
Proprietà: Diocesi di Jesi
Registrazione Tribunale di Ancona
n. 143 del 10.1.1953
Composizione grafica
Giampiero Barchiesi
Stampa
Rotopress International s.r.l, Loreto
Spedizione in abbonamento postale
Associato alla FISC
(Federazione Italiana Settimanali
Cattolici)
svolgerà domenica 6 aprile a Senigallia e sono attesi circa
150 tra Lupetti e Capi. È un evento che porterà i bambini
accompagnati dai genitori e dai loro capi Vecchi Lupi
ad uscire dalle proprie “tane” cittadine per impegnarsi
nella scoperta di San Francesco. Una ricerca sempre
entusiasmante caratterizzata da momenti di gioco e da un
forte sentimento di amicizia verso i fratelli Lupetti della
altre città oltre all’affetto per il Santo, patrono anche dei
Lupetti. (s.c)
12 aprile: raccolta della Caritas
Sabato12 aprile si svolgerà nelle parrocchie della diocesi la
tradizionale raccolta degli indumenti usati a favore della
Caritas diocesana. I sacchi chiusi e con indumenti in buono
stato e puliti possono essere portati nelle parrocchie che
poi nella mattinata di sabato saranno consegnati al centro
di smistamento predisposto dalla Caritas.
Questo numero è stato chiuso in
redazione martedì 1 aprile alle 17
e stampato alle 18 dell’1 aprile.
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs
196/2003 (Codice privacy) si comunica
che i dati dei destinatari del giornale
sono contenuti in un archivio
informatico idoneo a garantire la
sicurezza e la riservatezza. Saranno
utilizzati, salvo divieto espresso
per iscritto dagli interessati, oltre
che per il rispetto al rapporto di
abbonamento, anche per proprie
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SOSTENITORE 50 EURO
8 | in_ricordo
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
Ringraziamento
Ricordo
26-3-1928
29-3-2014
Quinto Carbini
Ho avuto l’onore e il privilegio di
incontrare e di conoscere Quinto
nella sua quotidianità. La sua sensibilità, la sua nobiltà d’animo e il
suo grande amore per la famiglia, il
lavoro, il prossimo che si esprimeva
in tante delicatezze e soprattutto
nel saluto pronto e rispettoso verso
tutti. Attraverso i numerosi e coinvolgenti racconti delle vicende della sua vita, ho intuito la sofferenza
provata per l’improvvisa scomparsa
a distanza ravvicinata dei componenti della sua famiglia d’origine e poi
della sua adorata moglie. Fin quando ha potuto si recava ogni mattina
al cimitero per pregare e in casa,
accanto alla foto bene in vista della
cara Adriana, in ogni occasione importante non mancava mai un fiore
fresco: così esprimeva anche visivamente per tutti noi il suo amore per
l’amata sposa che sentiva sempre
vicina. La sua vita semplice e silenziosa, confermata dalla serenità del
suo passaggio alla Casa del Padre nel
giorno prima della festa del suo 86°
compleanno, ci possa essere sempre
di esempio e di conforto.
Giulia Prasciolu
Ti portiamo sempre nei nostri cuori.
Ti vogliamo tanto bene.
Monica, Giulia, Edmondo,
Florin, Daniela e Mauro
La Santa Messa del settimo giorno
sarà celebrata nella chiesa Santa Maria di Moie sabato 5 aprile alle 18,30.
notizie_brevi
13 aprile: concerto corale a Cupramontana
la Corale Santa Cecilia di Fabriano, domenica 13 aprile (Domenica delle Palme)
con inizio alle 17,50 eseguirà un concerto con brani tratti dal repertorio musicale della Passione (Brani di Bach, Palestrina, Listz, Pergolesi e tanti altri
grandissimi compositori di tutti i tempi), nella chiesa di San Lorenzo di Cupramontana. I brani musicali sono intervallati dalla lettura di brevi testi composti
dallo scrittore fabrianese don Tonino Lasconi.
5 aprile: Difendiamo la Vita!
Il Centro di Aiuto alla Vita, in collaborazione con il mensile di bioetica Notizie
ProVita (www.notizieprovita.it) dedica un pomeriggio al tema della vita, rivolto a tutti, specialmente ai giovani. Sabato 5 aprile alle 16 presso la parrocchia
San Pietro Martire la prof.ssa Francesca Romana Poleggi (direttore editoriale
di Notizie ProVita) affronterà il tema della meraviglia e della difesa della vita.
Nella conferenza saranno illustrate le tappe dal concepimento alla nascita.
4° anniversario
2010
Le famiglie Anna Maria, Lorenza e
Bruno Luconi commosse, ringraziano
sentitamente le autorità civili e religiose e tutti coloro che hanno dimostrato affetto e partecipazione al
loro dolore nell’ultimo saluto al caro
ed amato Giuseppe. Un ringraziamento particolare va ai collaboratori
di Voce della Vallesina per le loro testimonianze.
notizie_brevi
Progetto per i giovani
La Fondazione Spontini mette
a disposizione degli studenti
dell’Istituto di Scuola Superiore
G. Galilei di Jesi due borse
lavoro di 300€/ 400€ circa.
Gli studenti, dell’indirizzo
Economico sociale, dovranno
svolgere per tre settimane del
periodo estivo fra giugno e
luglio, un servizio di assistenza
agli anziani (animazione, attività
ludiche-ricreative, escursioni
all’aria aperta). In caso di più
di due richieste, si procederà
alla selezione secondo criteri
basati sulla media dei voti del
primo quadrimestre, del voto di
condotta e di quello in scienze
umane.
Parrocchia San Massimiliano Kolbe
Jesi (salone parrocchiale)
Liberi di credere
Oggi i cristiani continuano ad essere perseguitati in almeno 65 paesi
MARTEDI’ 8 APRILE 2014 ore 21,15
Interverranno
Giampiero Giacomel Coordinatore di Fundraising CSW (Londra)
Luis Fernando Marcelino, Presidente
Iscra Bini
16 aprile
2014
Introduce e guida l’ascolto
il maestro Luca Delpriori
2013
4 aprile
2014
Stefano Contadini
Cesarina Romagnoli
I ricordi e gli affetti non hanno età.
Sono eterni.
Caro Stefano, sono passati quattro
anni da quando ci hai lasciati ma ci
sembra ancora di sentire la tua voce
ed ascoltare i tuoi sorrisi. Che gli
angeli del Paradiso ti continuino ad
amare come continuiamo a fare noi.
Con affetto, i tuoi genitori
Silvano e Lidia
In sua memoria sarà celebrata una
Santa Messa sabato 12 aprile alle 18
nella chiesa parrocchiale di San Benedetto a Pianello Vallesina.
Forse già sapevi prima di noi le novità che sono arrivate quest’anno!
Tommaso, guardando il cielo, pensa
al modo più semplice per raggiungere la tua stella: con l’aereo o l’astronave? Giorgia invece, alzando gli
occhi al cielo, ti tira un bacino.
Il ricordo dei tuoi sorrisi, delle parole, dei silenzi e delle tue azioni sono
come pietre ben scalfite dentro di
noi.
La santa Messa in tua memoria
sarà celebrata presso la chiesa
parrocchiale di San Giuseppe di
Jesi domenica 6 aprile alle 11,15.
Con affetto
La tua famiglia
Anniversario
2010
2 aprile
2014
Anniversario
2013
12 aprile
2014
Don Sandrino Paoloni
Per grazia di Dio passò facendo del
bene.
Nel quarto anniversario della tua
perdita ci conforta il tuo ricordo di
sacerdote, dalla fede profonda bontà
infinita, per noi familiari un esempio
da seguire, sempre presente ogni
giorno.
Ora vivi nella Casa del Padre e godi
della luce di Dio. Siamo certi che
continui a seguire ed aiutare tutti
noi e quanti ti hanno conosciuto e
hanno avuto il conforto della tua benedizione.
Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata domenica 6 aprile alle 18,30
nella chiesa Santa Maria di Moie.
Parrocchia
San Massimiliano Kolbe, Jesi
lunedì 14 aprile 18,30 - 20
salone parrocchiale
1° anniversario
Voce della Vallesina
Per i ricordi
delle persone care
0731.208145
Silvana Salustri Rossetti
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà in mezzo a loro; essi
saranno suo popolo ed egli sarà il
Dio con loro.
E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte né lutto né
lamento né affanno, perché le cose
di prima sono passate” (Apocalisse
21,3-4)
Cara Silvana,
nel mese di aprile di un anno fa hai
lasciato questa “valle di lacrime” e
sei entrata nella Patria celeste dove,
accolta e purificata dall’amore misericordioso del Padre, vivrai per sempre nella gioia.
Dino, Roberto e Sergio insieme a tutti i parenti e agli amici più cari, desiderano pregare per te ed esprimerti
il loro affetto partecipando alla Santa Messa che sarà celebrata venerdì
11 aprile, alle 19, nella chiesa di
San Francesco d’Assisi.
Arrivederci, Silvana!
La tua amica Maria
vallesina | 9
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
12 E 13 APRILE: a Castelplanio il “Piangito” per la Settimana Santa
JESI: al Parco del Ventaglio la domenica delle Palme
Da quando sono parroco a Castelplanio mi sono focalizzato sul
cuore del mistero cristiano : la
Pasqua celebrata nel triduo sacro.
Mi sono trovato una processione
suggestiva del “Cristo morto” e
un’assenza quasi totale alla Veglia Pasquale. “In ogni golgota c’è
il Tabor” mi sono ripetuto. Nella
processione del Venerdì santo
a Castelplanio c’è il Cireneo nascosto che porta la croce (oggi
tutti chiamati a fare il cireneo), ci
sono le tre Marie, ci sono le statue del Cristo deposto e della Madonna con il cuore trafitto. Mi
ricordavo che venivano portati anche i simboli
della Passione (ci sono anche al Museo diocesano) e ho rimesso in piedi anche questi. Ma a
Castelplanio c’era e c’è anche un canto inedito,
unico, composto da un prete all’inizio del secolo
scorso (Mons. Novelli?). Dodici strofe ripetute
per piangere e invitare a commuoversi e convertirsi: il “Piangito”.
Insieme con i cantori, con la banda e gli altri della parrocchia abbiamo voluto dare forza a questa
“manifestazione”, aggiungendo almeno altre due
espressioni: le fiaccole accese (all’inizio chiedevamo anche lo spegnimento totale delle luci del
paese) e i commenti di sei stazione con l’attualizzazione. Qui iniziava a entrare il senso della “risurrezione”; la luce accesa e i volti sfigurati degli
uomini e delle donne di questo tempo. “Cristo
nostro contemporaneo” è l’espressione di un filosofo ed è stato anche il tema di un convegno
La Rappresentazione della Passione di
Gesù giunge quest’anno alla sua ottava edizione e a buon ragione la si può
definire come uno dei maggiori appuntamenti della città ma anche
del territorio della Vallesina e
non certo come pura manifestazione ma bensì e soprattutto per il messaggio che vuole
dare, un messaggio intimo e
profondo.
Seguire il Vangelo, non può
considerarsi solo una sequenza di scenografie, di figuranti
che si muovono o musiche
diffuse dagli altoparlanti. Anche la narrazione non è solo
il racconto della storia o una
semplice lettura dei brani del
vangelo, ma il tutto vuole essere un forte messaggio spirituale per ognuno dei presenti,
un messaggio non estemporaneo ma personalizzato in
quanto assimilato da ognuno
nel proprio intimo. Una lettura spirituale della rappresentazione che viene evidenziata anche
dal Vescovo don Gerardo Rocconi che
in un passo dell’augurio pasquale riportato sull’opuscolo dice: “Ed è proprio con
questo spirito, quello di arrivare al cuore
di una persona, che ancora una volta viene riproposta la Sacra Rappresentazio-
Una tradizione rinnovata e suggestiva Rappresentazione della Passione
del Comitato culturale della CEI. Quest’anno abbiamo pensato di dare voce al “pianto delle madri”; uno della parrocchia ha elaborato i sei testi.
Tutti ripercorriamo il nostro paese meditando,
sollecitando l’emozione e “piangendo” e aprendoci alla conversione. “Sono stato io l’ingrato”
ripetiamo da anni. Non è uno slogan. È la verità.
Inoltre quest’anno abbiamo voluto raccogliere questa esperienza in un DVD contenente un
filmato e i 5 canti della tradizione. Lo presentiamo sabato 12 aprile alle 18 al museo diocesano
e domenica 13 alle 18 al teatro di Castelplanio.
Ci aiuteranno a comprendere il valore di questa
tradizione il dott. Riccardo Ceccarelli, storico e
sr Anna Maria Vissani, teologa della spiritualità.
Il Papa nella Evangelii Gaudium afferma che ci
sono delle consuetudini o tradizioni religiose
che vanno riviste proprio con la chiave della gioia dell’evangelizzazione e della misericordia (40
ss.). L’invito è per tutti.
dmp
ne della Passione del Signore. Una sacra
rappresentazione! Non uno spettacolo,
ma una lettura attenta, quasi pregata, accompagnata da scene del vangelo secon-
do Matteo.”
La Rappresentazione si svolgerà la sera
della Domenica delle Palme 13 aprile alle
21 al Parco del Ventaglio di Jesi ulteriori
notizie sono disponibili sul sito “passionedigesujesi.jimdo.com”
Mario Bocchini
10 | in_diocesi
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
LA EX PRESIDENTE DELL’AZIONE CATTOLICA MARCUCCINI RICORDA IL TRIENNIO APPENA CONCLUSO
Perché il cammino è sempre insieme
A conclusione di un percorso è
sempre bello fermarsi a ripensare
al cammino fatto. Il triennio appena concluso come Presidente diocesano di Azione Cattolica è stato
senz’altro un tempo molto intenso,
carico di iniziative culturali, formative, ricreative. Che cosa porto
con me di questo tempo? Senz’altro il lavoro, come servizio all’Associazione e alla vita della nostra
diocesi, ma il frutto più bello, ciò
che mi ha trasformata e arricchita
sono quei legami buoni che sono
nati (o che si sono rinforzati) nel
progettare e pensare e sognare
insieme alle persone che ho incontrato e che sono state per me
preziosi compagni di viaggio. Innanzitutto, tutti coloro che hanno
fatto parte della Presidenza e del
Consiglio diocesano, ma anche
tutti gli educatori e tutte le persone che in questo tempo si sono
avvicinate e hanno partecipato
alle varie iniziative proposte, indipendentemente dall’appartenenza
all’associazione. Ci siamo trovati in tanti a riflettere e pregare e
far festa, in un clima di amicizia
e nel desiderio di essere insieme.
In questo senso, anche la collabo-
razione con persone di altre associazioni, movimenti e gruppi presenti in diocesi è stato un allargare
orizzonti e vivere l’appartenenza
comune alla chiesa, prima delle
differenza del percorso di ciascuno. Infine, ma non ultimi, importantissimi per me e per l’Associazione sono stati il sostegno e la
presenza del nostro Vescovo, che
costantemente abbiamo sentito
vicino con forza e affetto. Quindi
il dono più bello di questo tempo
sono i volti delle persone, gli incontri, il cui bene mi ha mostrato
il volto bello di Dio che è relazione, che ci ama e ci è vicino anche
attraverso gli altri. A tutti il mio
grazie.
E se penso a questo tempo come
cammino, so bene che il cammino
è senza fine. La bellezza di essere
Chiesa e Associazione sta nel fatto
che, aldilà di ruoli o incarichi che
si possono assumere in determinati periodi, il servizio può cambiare forma, ma mai finire. Siamo
costantemente chiamati a chiederci quale sia il modo migliore per
servire. Allora la fine dell’incarico
è solo domanda che interpella la
vita e l’impegno. A Luca Gramaccioni, nuovo Presidente diocesano, al Consiglio da poco eletto, al
gruppo della Presidenza che si è
appena formato vanno non solo i
miei auguri sinceri di buon lavoro,
ma la certezza della mia disponibilità, del mio sostegno e della mia
collaborazione perché sempre il
cammino è insieme.
Lunedì 3 marzo il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica ha nominato i membri della presidenza. Per il
settore Adulti sono stati scelti Lucia
Curzi (parrocchia San Francesco di
Paola) e Marina Girini (San Giuseppe);
per il settore Giovani, Massimo Massaccesi (San Giuseppe) e Diego Savelli (San Giovanni Battista); per l’Acr,
Marta Gabrielloni (San Francesco di
Paola) e Giacomo Gresti (San Marcello). Oltre ai vice presidenti di settore
è stato assegnato il ruolo di segretario diocesano a Lara Fabbretti (Santa
Maria di Moje), quello di economo a
Lucia Anderlucci (San Giuseppe) e
quello di Responsabile Associativo a
Lorenzo Maria Pellegrini (San Giuseppe). A tutti loro un grande in bocca al
lupo per il loro servizio da parte della redazione di Voce della Vallesina.
stesso dott. D’Ambrosio in merito
all’ultima sentenza della Cassazione)?
C’è l’interpretazione fissista della
legge naturale. Una diversa lettura
del dato immutabile, permetterebbe infatti di sperare e operare in
ideali di giustizia non già dati per
sempre. Stesso dicasi per la speranza educativa verso le nuove generazioni o nel caso di riforme sociali improcrastinabili come quelle
del sistema carcerario.
Siamo in cammino. D’Ambrosio
ci invita a una speranza che rende
saldi e non delude (Rm 5, 2.5), che
lascia intravedere un certo tracciato, una filigrana di Dio nella storia.
Per far questo occorre la mitezza
coniugata ad una ragione ampliata.
D’Ambrosio vuole tenere unite entrambi, sia sul piano del recupero
etico, sia su quello propriamente
dell’impegno cristiano.
Alessandra Marcuccini
MEIC: RELAZIONE DI VITO D’AMBROSIO, GIUDICE, POLITICO E UOMO DI FEDE
Giudizio e misericordia. Un invito alla speranza
Una lectio magistralis, quella del
dott. D’ambrosio, il 20 marzo scorso a Jesi. Una lezione alta, tesa a
declinare la speranza cristiana
presa nella contingenza del giudicare e della misericordia. Una
lezione alta per la sua esperienza
di magistrato - membro del Consiglio superiore della Magistratura
e dal 1990 sostituto procuratore
generale presso la Corte di Cassazione-, di politico -Presidente della
Regione Marche (1995-2005)-, di
credente la cui fedeltà al Vangelo si coniuga con i dilemmi della
modernità. La tesi di fondo è la
seguente: non possiamo non giudicare, non possiamo non essere
misericordiosi. Giudizio e misericordia però non provengono da
pianeti diversi. In altre parole, il
giudizio perché sia autentico “deve
passare anche dal cuore, cioè farsi
carico di allargare lo sguardo”. Se li
separiamo, il giudizio può diventare “astratto e congelato”, così come
la pietà diventa emotiva, ossia in-
capace di valutare se il nostro essere misericordiosi sia di effettivo ed
efficace aiuto.
Giudizio e misericordia dunque
vanno tenuti insieme. Il modello è la misericordia di Dio, il suo
amore dentro il nostro vissuto di
pulsioni e repulsioni. Sul piano
umano, il giudizio è preparatorio,
apre la strada alla misericordia,
discerne, evita che quest’ultima
si fermi al soccorso materiale. La
tradizione non a caso parla anche
di una misericordia spirituale. Ciò
conferma che il giudizio e la misericordia stanno insieme e insieme
sgorgano da un cuore nuovo, da
un’umanità nuova all’insegna delle
Beatitudini. Tuttavia, solo la pulsione di Dio in noi ci rende capaci
di cogliere nella vera misericordia
un arricchimento reciproco; solo
essa permette di superare la finzione, farsa, il gioco della vita reale,
verso la misericordia rivolta proprio a chi non ti ama. Solo l’amore verso i propri nemici restituisce
dignità all’esame di coscienza della
nostra misericordia ragionata nel
discernimento.
Questi accenni bastano da soli per
ripercussioni di vasto respiro. L’uomo biblico è l’uomo giusto in cui
misericordia e giudizio si fondono
- come il padre di Tobia. Il Dio biblico è misericordioso (“condanna
ma poi ha compassione/ fa scendere nel regno dei morti, ma poi fa
anche risalire dalla tomba” Tb 13,2).
La Chiesa però si fonda sulla misericordia? Gli stessi dogmi producono misericordia? Come intendere
quel “Non giudicate e non sarete
giudicati” (Luca 6,37) oppure “Chi
sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo? (Gc 4,12).
Ci sarebbe poi il tema della verità. Come giudico/ come rifletto
se dall’empirico non vado verso la
verità? Se tutto è vero o falso indifferentemente, perché mi ostino
a voler giudicare i mandanti della
strage di Brescia – come ben sa lo
Gabriele Bevilacqua
Il 14 aprile alle 18 il Meic propone
un incontro di spiritualità in preparazione alla Santa Pasqua con il vescovo mons. Gerardo Rocconi presso la Parrocchia S. Giovanni Battista
a Jesi.
SERRA DE’ CONTI: verso le elezioni europee all’incontro del Cif
Crisi e lavoro, quale futuro?
Confermato il successo di pubblico per le iniziative del Centro Italiano Femminile (CIF) di Serra de’
Conti, promosse in occasione della
Giornata Internazionale della Donna. Gli eventi, patrocinati dal Comune, hanno preso avvio sabato 8
marzo in Sala Italia con la proiezione del Film di Tate Taylor The Help
(2011), narrazione di una commossa
vicenda sulla condizione delle donne nere d’America durante gli anni
del razzismo. Domenica 9 marzo è
stata invece dedicata al congresso Rigenerare la vita, coltivare la
speranza, aperto come di consueto da uno spazio musicale, curato
quest’anno dal coretto “Francesco
Tomassini”, sotto la direzione di
Damiano Montanari. A seguire, per
tradizione ormai consolidata, la lettura di una poesia “maschile”, of-
ferta per questa edizione dal poeta
locale Lamberto Barani. Relatrice
del congresso la giornalista Beatrice
Testadiferro, direttrice di Voce della
Vallesina, affiancata dall’europeista
Maria Antonia Lucarelli, amica di
lunga data della locale associazione
organizzatrice. Il pomeriggio di studio ha preso avvio dagli interrogativi
di alcune ragazze adolescenti. Come
si fa a sperare in un momento storico avaro di prospettive di lavoro
e ancora troppo pieno di vessazioni
nei confronti delle donne? Domande
di senso alle quali la competente ricostruzione di Beatrice Testadiferro
ha fornito una risposta da esperta
di comunicazione. Offrendo una vasta panoramica di articoli apparsi
su diversi quotidiani, la relatrice ha
commentato i fatti, ponendo l’accento, tra l’altro, sulla forza risolu-
11 aprile: peregrinatio crucis
tiva delle relazioni sane e serene e
sul controllo da esercitare nei confronti della parola, a volte tagliente
e distruttiva invece che generatrice
di rapporto. Tema sfiorato anche
dagli interventi di Maria Antonia Lucarelli, secondo cui l’analfabetismo
diffuso afferente alla sfera emotiva
è da annoverarsi tra le cause delle
violenze. In chiusura i saluti del sindaco, il quale ha ricordato lo sforzo
profuso dall’amministrazione nel favorire la speranza in tempi di crisi.
La serata si è conclusa con l’aperitivo in rosa e la visita gratuita al museo delle arti monastiche.
Giornate, queste, che presentano
una forte componente pratica, situata al di là di teorie e discorsi sui
massimi sistemi. In fondo parlare di
speranza e già coltivare speranza.
Massimo Bevilacqua
Decisa nel Consiglio Pastorale diocesano, la Peregrinatio Crucis è un’esperienza vissuta anche lo scorso anno. Ha lo scopo di radunare la diocesi
con il suo vescovo per un percorso penitenziale, tipico della Quaresima.
Quest’anno si realizza la sera del venerdì 11 aprile dalle 21, partendo
dalla chiesa di San Francesco d’Assisi. A questo santo il Crocifisso ha chiesto “Va e ripara la mia casa”. Il rinnovamento della Chiesa è lo scopo
della missione di Papa Francesco. La sua esortazione “Evangelii Gaudium”
è una revisione generale. Dal n. 76 in poi c’è una forte revisione degli
atteggiamenti degli operatori pastorali. Porteremo con noi fino alla Cattedrale una grande Croce di san Damiano e pregheremo invocando misericordia. Concluderemo con un impegno a portare la nostra pietra viva
per la costruzione della Comunità. Questa attenzione alle relazioni nella
comunità è stato lo scopo della nostra assemblea di ottobre. Qui trova un
momento penitenziale molto forte. Tutti sono invitati.
19 aprile: ritiro per Pasqua
Il Centro di Spiritualità “Sul Monte” di Castelplanio propone il ritiro per
Pasqua in parole e musica.
Sabato santo 19 aprile dalle 9 alle 12 presso il Centro, dopo la preghiera
di inizio e un tempo di ascolto della Parola guidato da sr Anna Maria Vissani, il maestro Luca Delpriori presenterà la proposta musicale che fa da
“contemplazione”, lo Stabat Mater di Pergolesi.
teatro | 11
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
TANTI GIOVANI AL TEATRO PERGOLESI PER LO SPETTACOLO DEL CALAMANDREI “LA PAGA DEL SABATO”
Il romanzo di Fenoglio a settanta anni dalla Resistenza
Lo scorso venerdì 28 marzo alle
21,15 ha debuttato con un grande successo al teatro G. B. Pergolesi di Jesi “La paga del sabato”
di Beppe Fenoglio. Lo spettacolo, supportato dal Centro Studi
“Piero Calamandrei” in collaborazione con Diramare Teatro, è un
adattamento del primo romanzo
di Fenoglio (scritto nel 1949–50
ma pubblicato postumo nel 1969)
e non a caso capita nel 70° anniversario della Resistenza. Angelo
d’Orsi, professore di Storia del
pensiero politico alla Facoltà di
Scienze Politiche dell’Università
di Torino, ha presentato la serata e ricordato l’importanza dello
scrittore partigiano, evidenziando
il suo modo di raccontare la Resistenza, in chiave realistica attraverso una letteratura tragica ma
piena di umanità, senza lasciare
spazio a retorica e propaganda
politica. Uno stile di scrittura che
non evita nemmeno la descrizione di particolari di forte violenza tra i partigiani stessi e che per
questo più esprime i versi della
celebre poesia di Calvino Oltre il
ponte – “Non è detto che fossimo
santi/ l’eroismo non è sovrumano/
corri, abbassati, dai corri avanti!/
ogni passo che fai non è vano.”
Il regista e interprete protagonista
Alessandro Varracciu ha voluto
raccontare la storia di Ettore, un
ex partigiano che dopo gli orrori
della guerra stenta ad adattarsi a
una vita ‘normale’, distinguendola in due percorsi (gli stessi atti
dedicati il primo al lavoro e il
secondo all’amore) e ispirandosi
direttamente alla struttura del romanzo originale, in particolare al
Romanzo del reduce e al Romanzo di Vanda. La paga del sabato
come romanzo esprime tensione,
violenza fisica e verbale, un mix di
caratteristiche difficili da rappresentare in teatro. Tuttavia lo spettacolo, accolto con grande entusiasmo dall’ospite d’onore Marisa
Fenoglio, sorella dello scrittore, e
anche da molti giovani presenti
nel pubblico, non perde di forza,
incisività, significato e bellezza.
È stata senz’altro geniale l’idea di offrire in omaggio
ad ogni spettatore il libro: La paga del sabato, dico,
di Beppe Fenoglio. Non solo: la solerzia di Gianfranco
(Berti, il deus ex machina di tutto) ha voluto che me
lo abbiano messo nelle mani quando ho acquistato il
biglietto: una quindicina di giorni prima dello spettacolo, cioè. Confesso che se non me lo avessero regalato,
probabilmente non l’avrei mai letto e sarebbe stato un
peccato. A lettura terminata, contento di quella storia minima, ma scritta così bene che offre tanti begli
spunti e sensazioni, facevo osservare a me stesso che
non ero tra i primi della lista a dirne bene; anzi, sono
uno degli ultimi. “Anche questa volta Gianfranco ha
avuto naso ed ha fatto centro.” Mi dicevo.
Sì: il racconto è veramente bello. Roba da leggerlo
e da rileggerlo (cosa che ho fatto!) con la matita in
mano. Fenoglio non mi è più un illustre sconosciuto.
“Grazie Gianfranco!”
Poi venerdì 28 entro in teatro al limite della puntualità: il Pergolesi è pieno. “Gianfranco: la tua proverbiale
tenacia ti ha premiato!” Noto che i palchetti sono pieni
di gente giovane; di alunni accompagnati dalle professoresse: “Giusto: – dico tra me e me – hanno fatto leggere
anche a loro il libro e vi avranno preso spunto per parlare
della resistenza e non solo. Mi par di vedere in loro l’impazienza di vederne la riduzione teatrale.” Come ce l’ho
anche io, del resto. Poi si alza ‘l tendó’, si apre il sipario
e si comincia. Ci risentiamo al termine.
All’uscita e prima di ritornare a Cupra, vado all’Hemingway, in Piazza delle Monnighette a farmi offrire un
vino buono da Davide, il singolare e geniale gestore. Incontro alcune ragazze di mia conoscenza che avevo già
viste e salutate in teatro. “…Con la scuola?” Annuiscono.
“Vi è piaciuto?” Una smorfia appena accennata. Domando
loro il motivo, ma non lo sanno; o mi pare che abbiano
qualche altra cosa di più importante a cui badare e di
cui parlare... Adesso per loro Fenoglio è capitolo chiuso:
vogliono divertirsi.
Io, invece, mentre guadagno la collina ho continuato a
pensarci. Le parole usate dagli attori sono quelle che
ha scritto l’autore e lì per lì mi hanno lasciato… così;
ma che importa? Gli attori sono stati bravi: padroni del
loro corpo e dello spazio teatrale; padroni della voce e
delle inflessioni; una bella mimica; una coordinazione
degna di professionisti (sono professionisti? So poco di
loro). Bravi gli Onafifetti; anche se non sempre necessari al contesto. Belle le soluzioni sceniche; anche se
non tutte: quella dell’incontro con Zecù, l’ebreo, per
esempio, non è del tutto felice; ma è cosa minima…
Tutto bello, ma dentro di me c’era una insoddisfazione
che non sapevo né localizzare, né individuare da dove
arrivasse. Poi l’ho focalizzata; poi ho capito. Un racconto
come quello di Fenoglio non è fatto per essere portato
in scena. Ecco il perché. Semplice! Come si fa a portare
sulle tavole d’un palco, la rabbia di quell’uomo, di Ettore, che ha perso l’esistenza nel momento preciso della
fine della guerra e della resistenza? È lui stesso a dire,
senza mezze parole o giri di frase, che lì ha finito di vivere.
Impossibile trasmettere quella inspiegabile rabbia che
ha dentro e che lo porta a distruggere tutto quello che
ha attorno, affari, vita familiare (non è stato reso bene,
nell’azione teatrale, il rapporto con sua madre! Ci voleva forse un’attrice più anziana?), l’affetto, l’amore, i
rapporti di lavoro…
Impossibile tradurre tutto questo con la voce… con i gesti. Impossibile.
C’è solo da leggerlo, quel racconto di Fenoglio, io penso, e se uno vuole assaporarlo ancor di più, rileggerlo…
riprenderlo e rileggerlo ancora… Da leggerlo e fermarcisi sopra tutto il tempo che uno vuole; con calma, con
i tempi dettati da chi legge, non da altri. Non dettati
dal teatro. Dal teatro no; il teatro ha le sue regole ed è
evento, è storia, è azione; il teatro prevede un incalzare
di cose e ritmi particolari…
Mi sa che Fenoglio è un autore da leggere. Solo da leggere. Trasportalo in teatro è operazione troppo rischiosa. A
me mi pare!!
Don Maurizio Fileni
Silvia Cetoretta
Dal dovere di Memoria alla Memoria chiave del futuro
La scelta del Centro Studi Calamandrei, nel
70° della Resistenza, è andata stavolta ad
un’opera certamente difficile da rappresentare non tanto per la complessità della trama
quanto per la particolarità del ruolo dei personaggi, per la tensione e la pesantezza dei
loro rapporti interpersonali, per la crudezza
del loro contesto di vita ritratti senza retorica
e con estrema veridicità dal linguaggio fotografico dell’autore. “La paga del sabato sera”
di Beppe Fenoglio - messa in scena al Teatro
Pergolesi da Alessandro Varrucciu con la partecipazione di Francesca Uguzzoni, Silvia Uguzzoni, dello stesso Varrucciu e degli Onafifetti chiude il sipario sulla morte di Ettore, giovane
partigiano, reduce e innamorato.I giorni che si
erano susseguiti al suo ritorno alla vita civile
erano stati dominati da una solitudine struggente, oscura; si erano consumati sul palcoscenico di una quotidianità scarna, lenta, per
certi versi cruda e senza veli, per altri pudica
e carica di idealità, di tensioni e di slanci.
Una solitudine che abbandona definitivamente
Ettore solo quando – dopo essere diventato un
gangster - nel suo cuore nasce finalmente il
sole di una nuova coscienza. Una illuminazione fulminea, subito stroncata da una banale
fatalità, dal movente di quel destino imprevedibile che grava sulle spalle di ogni uomo. Al
capolinea della sua morte convergono due dimensioni importanti della sua giovane e breve
vita, quella lavorativa e quella amorosa, vissute entrambe con ambivalenza, in un continuo
palleggiamento tra accettazione e ribellione.
Ettore riconosce e accetta l’amore per i suoi
genitori, per la sua donna, per i più deboli,
ma al contempo mostra insofferenza verso
ciò che per amore deve accettare, si ribella ai
dettami che la nuova società gli impone, rifiuta i confini di una realtà diversa da quella che
nella sua mente si andava formando mentre
guidava i suoi uomini nella Resistenza.
Il giovane svicola, si industria, riammettendo
ancora una volta nella sua vita quelle stesse
modalità illecite che, solo nel bisogno estremo di difesa della libertà di tutti e soprattutto dei più deboli, avevano trovato consenso e
giustificazione.
Ma l’amore e il germogliare di una nuova vita
sono più forti… Vincono e ricompongono il
magma delle sue emozioni in una nuova consapevolezza, in una nuova speranza. Mettono
pace nella sua coscienza, lo riappacificano col
mondo fino a portarlo ad immaginare e a ridisegnare il suo futuro e quello della sua nuova famiglia… Fino a quell’istante…fino a quel
momento in cui, finalmente libero, Ettore è
chiamato nuovamente ad un percorso diverso,
cioè a concludere il suo ruolo sulla terra…
L’essenzialità delle scene, la fedeltà ai dialoghi e alle immagini suscitate dallo stile
realista e immediato dell’opera, l’atmosfera evocativa dei canti e delle animazioni interpretate con misurata passionalità dagli
Onafifetti, hanno restituito al pubblico integralmente, sul piano rappresentativo ed
emozionale, l’essenza intera e profonda del
racconto. E, soprattutto, hanno appassionato
i tanti giovani presenti, ai quali in precedenza
era stato distribuito a scuola il volumetto di
Fenoglio.
È proprio il positivo accoglimento dello
spettacolo nel pensiero emotivo dei giovani
che assegna a questo tipo di manifestazioni un
fine prezioso, un significato che va ben oltre la
rituale commemorazione.
In effetti, si fa sempre più strada, attualmente, l’esigenza di liberare l’attitudine a ricordare dal campo rigidamente circoscritto al
“dovere di Memoria” per iscriverla in quello
più ampio, coinvolgente e irrinunciabile del
“ruolo della Memoria” quale unica chiave
possibile per una lettura profonda e corretta
dei processi che avvengono sul territorio, in
funzione di una nuova e più umana organizzazione ambientale e sociale.
Testo e foto di Paola Cocola
Clic. Luce. Buio. Luce. Buio. Premo nuovamente. Luce. Buio. Un pensiero guizzante mi ferma. Osservo paralizzata l’interruttore, poi la mano e quell’indice, già
chiaramente accusatorio, sfacciatamente
colpevole. Non saprei definire le emozioni
che mi attraversano. Io, quella mano. Io,
quell’indice. Ho deciso tra buio e luce. Li
vedo. Chiaramente prepotenti. Indici di
leggerezza. Indici di indifferenza. Indici di
incoscienza. Premono il funesto interruttore, con la stessa freddezza di un serial killer
che preme un grilletto. Hanno il mondo in mano, in pugno.
Lo possono accartocciare, calpestare. Rifletto, ancora più
attonita, i nervi contratti. Possono decidere. Decidere.
Tra luce e buio. Tra guerra e pace. Tra vita e morte. Possono decidere, sentenziano guerra, buio, morte. Con un altro guizzo imbarazzato rivogliono la pace, la luce, la vita.
Pensano basti sfiorare quel dannato interruttore. Non lo
hanno messo in conto. O meglio, non li scalfisce neppure
il pensiero che per molti, troppi, la luce non tornerà più.
(Francesca De Donatis)
Come si fa a non riflettere sull’inutile ferocia della
guerra. Come è possibile, per chi l’ha subita, perdere
quell’incertezza, quell’esitazione nell’incontrare gli occhi di altre persone. Come si può pensare di rinunciare
ai frutti meravigliosi di una umana solidarietà. Cose così
profonde e gravi, voli così alti ti fanno sentire improvvisamente vuoto perché ti bruciano dentro tutte le emozioni. Sono cose che non passano mai, ti rimangono addosso, ti tormentano giorno e notte e ti segnano l’anima.
(Walter Caforio)
12 | arte_spettacolo
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
UN RITRATTO DEL COMPOSITORE LIVORNESE NELL’AFFETTUOSO RICORDO DI SUA FIGLIA EMY. UN ANNIVERSARIO DIMENTICATO
Mio padre, Pietro Mascagni
Le celebrazioni verdiane e wagneriane del 2013 hanno fatto passare
sotto silenzio un’altra significativa
ricorrenza: il 150° anniversario
della nascita di Pietro Mascagni.
Si dirà: ‘Non è stato possibile occuparsene perché c’era troppo da
organizzare per gli altri due grandi musicisti’. Non è del tutto vero.
‘Mascagni è stato per decenni
snobbato’, osserva Mario Veneziani sulle pagine del periodico ‘Città nuova’. E poiché le ingiustizie,
quali che siano, non ci piacciono
affatto, sembra opportuno mettere in chiaro e giustificare questa
opinione.
Pietro Mascagni è conosciuto quasi esclusivamente per aver trasposto in melodramma una delle più
folgoranti novelle di Verga, ‘Cavalleria rusticana’. L’opera riscosse nel maggio del 1870, al Teatro
Costanzi di Roma, un successo
immediato, assoluto, incontestabile. Nasceva con ‘Cavallerie rusticana’ il Verismo musicale. Altri
compositori avrebbero seguito le
orme di Mascagni, che nemmeno si rese conto di essere stato il
capostipite di un genere nuovo.
Troppo riduttivo è però attribuire
all’operista livornese solo questo
merito. Mascagni compose anche
altri quindici melodrammi - tanti
non ne scrisse nessun altro appartenente allo stesso indirizzo musicale – che percorrono per soggetto
e stile sentieri diversi del verismo
propriamente inteso, ma ad esso
comunque afferenti. Solo alcuni
titoli. Trattò l’idillio ne ‘L’amico
Fritz’; il romanticismo in ‘Guglielmo Ratcliff ’ (su testo di Heine);
l’esotismo in ‘Iris’; il decadentismo
in ‘Isabeau’ e ‘Parisina’ (su testo
di D’Annunzio); la grande storia
ne ‘Il piccolo Marat’ e in ‘Nerone’;
la commedia giocosa ne ‘Le maschere’. Nemmeno si ricorda di
Mascagni quanto egli si prodigò
per far conoscere la musica di altri
compositori anche contemporanei. Diresse per la prima volta in
Italia ‘La Patetica’ di Chaikovskij,
svolse una breve, ma intensa attività di direttore artistico al Teatro
Costanzi, compose persino colonne sonore per film. Le sue opere
furono tenute a battesimo dai più
grandi cantanti del tempo, quali
Enrico Caruso, Lina Cavalieri, Pia
Bellincioni, Roberto Stagno. Eppure tutto questo sembra dimenticato. Nemmeno esiste più a Livorno
la casa in cui egli nacque. Quando
morì nel 1945 a Roma, solo, in un
albergo, quasi nessuno se ne accorse. Ai funerali non partecipò
nessun rappresentante del Governo.
C’è da chiedersi il perché di un
simile deplorevole silenzio. Perché Mascagni aderì al fascismo?
lo stesso fecero Giordano, Cilea,
Perosi, Di Giacomo, Pirandello e
chissà quanti altri intellettuali del
tempo. Del resto è sempre avvenuto che gli artisti, i musicisti in
particolare, abbiano cercato alti
protettori. Così fecero, a titolo d’esempio, Mozart, Haydn, Beetho-
ven, Haendel ed anche il nostro
Spontini. Nessuno se ne scandalizzò allora né se ne scandalizza
oggi perché senza l’appoggio dei
potenti non avrebbero potuto far
conoscere la loro arte. Sui loro
comportamenti non hanno pesato
pregiudizi, fondamentalismi, fanatismi ideologici. Similmente non
dovrebbero pesare su quello di
un compositore che pure ha dato
grande onore e prestigio all’Italia.
Le valigie di Pietro Mascagni
Mentre ci si augura che il mondo
musicale incominci finalmente
ad interessarsi di più e meglio di
Pietro Mascagni, si può provare a tracciare del compositore un
ritratto ‘verista’, divertente e inedito, recuperato da alcune pagine del diario di sua figlia Emy. Lo
ritroviamo sulle pagine di una di
quelle belle antologie ad uso scolastico che hanno formato intelligenza e sensibilità di molti alunni
della passata generazione, ma che
oggi purtroppo non si stampano
più. Con stile rapido e vivace Emy
Mascagni descrive suo padre impegnato negli affannosi preparativi
di partenza per uno dei numerosi
viaggi che compiva quasi sempre
con la sua famiglia. Era una mobilitazione generale, racconta. Fino
all’ultimo momento Pietro Mascagni aveva centomila cose da fare,
centomila problemi da risolvere,
centomila cose da cercare e da
portare con sé. Cose di poco conto,
ma che lui riteneva assolutamente
MAIOLATI SPONTINI:concerto per i bambini dell’Uganda
indispensabili. Quasi un amuleto
era un lapis sottile con una righina rossa: il più bel lapis del mondo; proprio quello gli occorreva e
nessun altro. Poi i sigari: non bastavano quelli che aveva addosso:
ne cercava altri, ma una volta trovati li lasciava fuori dalle valigie
decine di volte aperte, controllate,
rovistate, riassettate e pazientemente richiuse dalla mamma. La
corrispondenza era stata messa
nella valigetta a mano?! Per carità:
al babbo venivano ‘i capelli celesti’!
Non nella valigetta a mano doveva
stare, ma nella cartella da avvocato. C’era poi da sistemare con cura
meticolosa tutte le cose da mettere nelle tasche del suo completo:
carte da gioco per fare interminabili solitari durante il viaggio,
agenda, taccuino, stilografica e
matita, stecchini di osso, due orologi, una gran quantità di chiavi,
il borsellino con le medagliette
di S. Antonio e della Madonna di
Montenero, il rosario, quattro o
cinque bocchini, almeno tre pipe
e fazzoletti in quantità. L’operazione richiedeva tempo mentre
Mascagni assillava i familiari continuando a ripetere che tanto non
si sarebbe fatto in tempo a prendere il treno. Poi, quando finalmente si rendeva conto che tutto
era a posto, si trasformava. Ma
come: bisognava partire subito, ad
ogni costo o sarebbe stata una rovina. Perché aspettare? Perché gli
altri non erano pronti? Lo erano,
invece, da più di un’ora: ma non si
doveva dire, per carità. Dopo tante peripezie, una volta raggiunta
la stazione Mascagni prendeva a
raccontare fino all’ultimo momento barzellette e storielle agli amici
che lo avevano accompagnato. Poi,
al fischio del treno, saliva con giovanile prontezza sul vagone e salutava con un allegro ‘Arrivederci!’. Si
congedava così anche se si trovava
in California e avesse dovuto tornarci il giorno dopo.
Piace davvero questo simpatico ritratto di Mascagni tracciato
dalla mano affettuosa di sua figlia.
Emy adorava suo padre nonostante i suoi umani difetti, le sue contraddizioni, le sue piccole manie,
la sua impazienza, la sua confusionaria mancanza di senso pratico.
Avviene così, quando si ama veramente.
Augusta Franco Cardinali
CUPRAMONTANA:Presentato il IV numero di Quaderni Storici Esini
Proseguono i lavori per la scuola
Segmenti di storia e ricerca di radici
Si è svolto sabato 22 marzo presso la
Chiesa S. Stefano di Maiolati Spontini
un concerto di beneficenza il cui ricava-
Una rivista per il territorio della Vallesina. Per promuoverne l’immagine storica e tradizionale, per farne conoscere
gli aspetti poco noti sia del passato che
del presente, per valorizzarne le radici
identitarie specifiche. È stata così presentata, sabato15 marzo nella sala consiliare del comune, l’iniziativa editoriale della pubblicazione annuale Quaderni Storici
Esini che da quattro anni con un volume di oltre
300 pagine raccoglie studi e ricerche sulla Vallesina
e le zone immediatamente limitrofe. Dopo le parole introduttive del sindaco Luigi Cerioni, ha parlato
Riccardo Ceccarelli, direttore della rivista, sottolineando come l’idea della pubblicazione sia nata
presso la biblioteca di Cupramontana, maturata e
realizzata nel 2010. La collaborazione di studiosi
e ricercatori di storia della Vallesina e non solo, si
concretizza nel volume con la partecipazione finanziaria della Fondazione Carifac e dei Comuni
della zona e ha come referente l’Università degli
Adulti della Media Vallesina con sede a Moie. Ovviamente sono stati presentati i contributi che hanno
interessato Cupramontana. Dagli atti del convegno
sull’invasione dei Francesi del 1798, ai manoscritti
di interesse archeologico di Francesco Menicucci,
alla riscoperta di Domenico Benigni i cui versi furono messi in musica dai più importanti compositori
del barocco romano. L’attenzione è stata rivolta
soprattutto ai contenuti del IV numero di Quaderni Storici Esini edito lo scorso anno. Lo studio dettagliato, ad esempio, sui medici che operarono a
Massaccio/Cupramontana dalla seconda metà del
Quattrocento fino agli anni successivi all’Unità d’I-
to sarà totalmente devoluto al progetto
“Aiutiamo la scuola di Kisenyi” in Uganda. Questo progetto nato dalla volontà del signor Borgo Eugenio residente
a Palmanova di Udine, ciononostante
le innumerevoli risorse economiche
già destinate per la costruzione di una
scuola e quant’altro necessario, affinché
la stessa sia degna di tale nome, per il
completamento mancano ancora diverse cose tra cui i banchi per i bambini. L’evento nasce dalla sensibilità della
Signora Anna Maria Froglia che, da un
recente viaggio in Uganda e Ruanda, ha
toccato con mano questa cruda realtà. Il
passa parola affinché si faccia qualche
cosa di concreto è raccolta e condivisa dal soprano Norma Raccichini che
a sua volta coinvolge la organista Fabiola Frontalini. Entrambe, di comune
accordo, concordano affinché l’evento si
faccia nella parrocchia
di Santo Stefano a Maiolati Spontini che dispone di un organo di
straordinaria bellezza
e funzionalità, il “Callido” del 1788 (op. 250)
restaurato nel 2002
dalla ditta Ghilardi, per
l’occasione affidato alla
elevata professionalità
e bravura dell’organista
Fabiola Frontalini coadiuvata dal soprano Norma Raccichini
dotata di qualità vocali eccelse, insieme,
hanno magistralmente eseguito brani di
Mozart, Bellini, Handel… Ciononostante la concomitanza con altri eventi nella
stessa serata è da ritenere soddisfacente il raggiungimento dell’obbiettivo. Un
grazie a tutti coloro che gratuitamente
hanno collaborato e sostenuto questa
iniziativa e un grazie particolare va a don
Marco Cecconi della Parrocchia di Santo
Stefano per l’ospitalità dell’evento e a tutti
i suoi parrocchiani che hanno contribuito con la loro generosità. I bambini della
scuola di KISENYI che un giorno si siederanno su quei banchi anticipatamente
vi regalano il loro sorriso.
s.g.
talia ha evidenziato l’attenzione che la pubblica
autorità ha sempre avuto per l’assistenza sanitaria
della popolazione, le figure di alcuni medici veri
luminari della scienza medica con carriera anche
universitaria e come la condotta di Massaccio fosse
ambita e ricercata. Il centenario di un medaglione
e lapide dedicati a Giuseppe Mazzini nel 1913, ha
dato spunto ad Ettore Passalalpi Ferrari, discendente dell’autore della lapide e del medaglione
in bronzo, di ripercorrerne le vicende, così come
Nadia Amendola, studiosa di Pomigliano d’Arco, residente a Roma, ha tracciato le carriere musicali
di alcuni cantori della cappella musicale dell’Ospedale di S. Spirito in Saxia nella Roma del Seicento.
Segmenti di storia cuprense che la pubblicazione
ha riportato alla luce insieme ad altri aspetti storici di Maiolati, Jesi, Poggio S. Marcello, Santa Maria
Nuova… Una rivista con tante tessere per ricomporre il mosaico storico della nostra valle e insieme
uno strumento per indagare le nostre radici e tradizioni. Con le stesse finalità sono quasi ultimati gli
studi e le ricerche che formeranno il nuovo volume,
il quinto, di Quaderni Storici Esini, la cui uscita è
prevista per la seconda metà del mese di maggio.
r. c.
Foto Pietro Cerioni
vallesina | 13
Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
IN DUEMILA SEICENTO ALLA “CAMINADA” NUMERO 35
A passeggio per la campagna in allegria
Un fiume colorato di giovani, adulti,
appassionati podisti e genitori con
passeggino e animali al guinzaglio
al seguito si è snodato domenica 23
marzo lungo la campagna del quartiere San Giuseppe, per l’edizione
partecipavano spingendo i passeggini con i loro bambini».
A dare il via alla manifestazione
questa volta c’erano il giocatore
dell’Aurora Basket, Mason Rocca e
il vescovo di Jesi, don Gerardo Roc-
numero 35 della tradizionale “Caminada de’ San Giuseppe”, la manifestazione sportiva non competitiva
organizzata dall’U.s. Spes Jesi. Quella del 2014 passerà alla storia come
un’edizione record per via dei ben
duemila seicento iscritti, che hanno
sfidato anche la mattinata non proprio primaverile, pur di essere presenti. «Ogni anno ci rivolgiamo a
San Giuseppe perché ci assista con
il tempo – ha spiegato Laura Meloni, moglie di Paolo Pirani che della
Caminada fu ideatore nel 1980 –
Lui ci da sempre una mano. Anche
quest’anno è stato così. Ricordo che
alla prima edizione presero parte in
trecento e fu già una grande soddisfazione. Oggi la Caminada continua a dare spazio ai bambini e agli
adulti. Questa è l’immagine che più
piaceva a Paolo: mamme e papà che
coni, impegnato in queste settimane 3° Luca D’Andrea. Donne 12 km: 1°
proprio nella visita pastorale nella Debora Bertini; 2° Maria Grazia Balparrocchia San Giuseppe. Presenti trieri; 3° Barbara Giuliani. Uomini
sul palco delle autorità anche l’asses- Over 50 12 Km: 1° Fabrizio Merli;
sore allo sport Ugo Coltorti e Bruno 2° Giuliano Mengarelli; 3° MicheDottori dell’Avis di Jesi, da sempre le Glissi. Uomini 6 km: 1° Michele
partner dell’iniziativa, a cui negli ul- Schiavoni; 2° Christian Branchesi;
timi anni si è aggiunto anche l’Oikos. 3° Alessandro Mosca. Donne 6 km:
Tre i percorsi che hanno coperto la 1° Ilaria Piccini; 2° Martina Zitti; 3°
campagna del quartiere: da tre, da Pamela Mariani. Ragazzi under 12 6
sei e da dodici chilometri. Dietro il km: 1° Matteo Stronati; 2° Vincenzo
successo della “Caminada” c’è l’im- Maiolo; 3° Lorenzo Gastreghini.
pegno dei volontari della U.s. Spes, Ragazze under 12 6 km: 1° Arianna
che con il loro lavoro mantengono Paone; 2° Elisa Bartolucci; 3° Sara
vivo il ricordo di Paolo Pirani, che Bartolucci. Gruppi: 1° Scuola Media
viene ricordato sempre con un mi- “Leopardi”; 2° Gruppo Agesci Jesi 4;
nuto di silenzio prima del via. Le 3° Famiglie scuola elementare “Fenovità dell’edizione numero 35 sono derico Conti”. Scolaresche: 1° Quarstati due: la partecipazione di una ta elementare “Mestica”; 2° Istituto
dozzina di podisti del gruppo “Le- “Galilei”.
protto” di Livorno e la consegna del
Giuseppe Papadia
premio speciale assegnato dagli orFoto Binci
ganizzatori a Giuliani Barchiesi per
la sua assidua partecipazione.
Questi i vincitori delle varie categorie. Uomini 12 chilometri: 1° Luca
Boccoli; 2° Cristiano Recanatesi;
PRIMO CONVEGNO SULLE PARITARIE
Scuole, è l’ora della legge
Sabato 29 marzo in Ancona i vescovi delle Marche hanno organizzato il primo convegno per mettere al centro le scuole paritarie di ispirazione cristiana nelle Marche. A 14 anni
dall’approvazione della legge 62 detta della Parità scolastica,
le scuole paritarie che fanno sacrifici sempre più grandi per
restare popolari, sopravvivono grazie alla volontà di chi le
sceglie, di chi le gestisce e di chi ci lavora. Il vescovo di Ancona Mons. Menichelli ha parlato di scuola come luogo sacro
da amare, dove le diversità si possono confrontare e rispettare con la mediazione esperta di chi si dona all’insegnamento
e all’educazione. Tutto questo è possibile visto l’interesse e la
passione dimostrata dalla platea che ha affollato l’aula magna
dell’università ma servono anche accordi istituzionali e fondi
a disposizione.
A livello sociale è servizio pubblico voluto e istituito dalle comunità cristiane o dai comuni per rispondere alle necessità
del territorio. A livello economico è risparmio enorme per lo
Stato, purtroppo a carico delle famiglie che pagano le rette e
contemporaneamente contribuiscono alle casse dello Stato; a
volte sostenute a fatica dai comuni più avveduti e da tante iniziative che la comunità educante delle scuole stesse si attrezza
ad organizzare. A livello culturale è ambiente educativo che
si pone in continuità con le famiglie che hanno potuto liberamente scegliere la scuola più vicina al loro stile o desiderio
educativo, morale e valoriale di riferimento; luogo di accoglienza e accompagnamento di tante situazioni familiari dense di fatiche e fragilità. E il Governatore Spacca, presente alla
manifestazione, ha detto che “La scuola deve recuperare centralità”, proponendo un protocollo di intesa con la Conferenza
episcopale marchigiana sul tema dell’istruzione. Soddisfatto
si è detto il vescovo di Pesaro Mons. Coccia, organizzatore del
convegno, affermando che un sostegno da parte della Regione
è ormai necessario e indifferibile perché non vada perduto un
così prezioso patrimonio di pluralismo scolastico e di libertà
educativa, apprezzato e richiesto dalle famiglie. Soddisfatte
soprattutto le 123 scuole paritarie di ispirazione cristiana delle Marche presenti al Convegno, rappresentate dalla Fism per
le scuole dell’Infanzia e dalla Fidae per le scuole primarie e
secondarie con i loro 7496 alunni e 745 insegnanti. Auspicando di trovare la strada giusta per passare dalle parole ai fatti.
Gesualdo Purziani
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31/10/13 16.38
14 | attualità
JESI
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
REGIONE, DALLA COMMISSIONE AMBIENTE
IL PALAZZO E DINTORNI
L’appello di due amici: casa Pergolesi
“L’aver mandato in malora e poi abbandonata quella casa natale di Pergolesi è
una sconfitta palese ed una tara ereditaria che ci portiamo addosso noi jesini, da
cento anni, e tale me la sento”.
Lo scriveva nel 2005 su “Jesi e la sua Valle”
(numero 2) il mio carissimo amico Giorgio Bezzeccheri, sampietrino puro sangue, poi trasferitosi a Milano per lavoro,
(deceduto qualche anno fa), dopo aver
scoperto “quella lapide enfatica, alta sull’edificio (della piazzetta Angelo Ghislieri)…
che grida al turista svagato che nell’area
adiacente c’era qualcosa di grande valore
che la gente di Jesi non ha saputo conservare per sé, né per i posteri, addossandone poi la colpa al tempo….Vale la pena di
tenerla ancora lì”? E propone, ad imitazione di quel che s’è fatto in adiacenza al
duomo di Milano, “di rendere evidente sul
selciato della piazzetta, con pietra di diverso colore, il perimetro e le fondazioni
sottostanti della casa di Pergolesi, e darne
una spiegazione chiara ed accessibile con
una lapide di dimensioni ridotte”.
Questo suo desiderio e questa sua concreta proposta le ha riscoperte, dopo
quasi dieci anni, un altro sampietrino e
amico mio, trasferitosi a Roma per lavo-
ro. È Giuseppe Valeri che rilancia l’iniziativa inoltrando copia della lettera di
Bezzeccheri al Sindaco, nella sua qualità
di presidente della Fondazione PergolesiSpontini, e a tutti i componenti della medesima. Scrive Valeri: “Vi saremmo molto
riconoscenti se, prima o poi, le soluzioni
suggerite dal nostro amico scomparso,
trovassero pratica attuazione”.
Valeri manda il tutto anche a me perché
ne faccia notizia attraverso questa rubrichetta. E per me pubblicizzare una proposta così interessante di due cari amici
non solo è un piacere, ma è un dovere
perché condivido pienamente il progetto.
Si badi bene che quanto suggerisce Bezzeccheri comporterebbe una spesa modesta e, insieme, darebbe l’onore alla
Fondazione di salvaguardare, in modo
originale e concreto, la memoria storica
legata alla vita del nostro grande musicista. Il tutto magari con la collaborazione
finanziaria di qualche altro ente e di qualche cittadino imitatore di Mecenate e di
Della Valle (io metto a disposizione i soliti mille euro già garantiti per altra iniziativa ormai rinnegata dall’amministrazione comunale)
v.m.
JESI: FACE’ARTS 2014 NELLA CHIESA DI SAN NICCOLO’
Arte contemporanea in mostra
L’arte contemporanea apprezzata e sostenuta dal Comune di Jesi, l’Ordine dei Giornalisti delle Marche, Fidapa, Lions e Rotary. Dal
29 marzo al 12 aprile la chiesa di San Niccolò (tutti i giorni 10-12; 16,30-20,30) ospita la
quarta edizione dell’Evento internazionale
di Arte Contemporanea “Face’Arts” organizzato dalla Ms Eventi di Mary Sperty.
Ottanta le opere esposte di ben trenta artisti
completamente diversi tra loro, tra i migliori rappresentanti del linguaggio contemporaneo, provenienti da Italia, Svizzera e
Austria. Il professor Nuccio Mula, docente
universitario di Teoria della Comunicazione e Fenomenologia dell’Arte nonché socio dell’associazione internazionale Critici
d’Arte, ha selezionato le opere suddividendole nelle differenti sezioni di pittura, fotografia e scultura. Questa mostra collettiva è
itinerante, infatti la tappa di Jesi
segue quelle di Bari, Pesaro e Lecce. L’inaugurazione è stata sabato
29 marzo con un vernissage dove
autorità, organizzatori, partner e
artisti hanno dato il benvenuto
con degustazioni offerte dall’Azienda Vitivinicola Socci, Pasticceria Bardi e Sogni di Zucchero.
Domenica 30 è stato presentato
il libro “In sostanza l’amore” di
Rossella Maggio con la successiva performance pittorica di Mary
Sperti arricchita dalle movenze dei ballerini
Riccardo Moro e Barbara Felici.
«Col patrocinio concesso a questo evento
il Comune intende sottolineare quanto sia
alta l’attenzione verso l’arte contemporanea
- dice il vicesindaco e assessore alla Cultura
Luca Butini - inoltre stiamo lavorando per
mettere a disposizione degli spazi espositivi
in cui giovani artisti possano crescere e mostrarsi al grande pubblico. Un evento, Face’Arts che apre la strada al futuro». La mostra fa da cornice anche per la performance
pittorica di Mauro Malafronte sabato 5
aprile alle 19 e per la presentazione dei libri
“Emozioni Incustodite” della poetessa Ivana
Orlando e “Vegliando oltre il cancello” del
giornalista di cronaca nera Giampaolo Balsamo. Ognuno presenterà il libro dell’altro!
Agnese Testadiferro
Progetti per i corsi d’acqua
Via libera a maggioranza il 5 marzo, da parte della quarta Commissione Ambiente,
presieduta da Enzo Giancarli (unico contrario il consigliere di Sel, Massimo Binci), all’atto amministrativo che rende pienamente operativa la legge regionale n.31
in materia di gestione dei corsi d’acqua. Il
provvedimento è stato concertato con le
Province. Attraverso l’atto che contiene
le “Linee guida per l’elaborazione dei progetti generali di gestione (PGG) dei corsi
d’acqua” si specificano le competenze e le
modalità di elaborazione dei progetti e di
azione sui corsi d’acqua in territorio marchigiano. I progetti sono predisposti e approvati dalle Province previa acquisizione
del parere vincolante della Regione Marche
e verifica di assoggettabilità a VAS (Valutazione ambientale strategica). Tale verifica è
di competenza della stessa Provincia. Nei
casi in cui i PGG interessino il territorio di
più Province, essi sono elaborati, valutati e
approvati d’intesa tra le Province interessate. Tramite il procedimento di VAS verrà
anche stabilito se gli eventuali interventi
sui corsi d’acqua debbano essere sottoposti a VIA (Valutazione impatto ambientale) dove l’autorità competente è la Regione.
Qualora i progetti di manutenzione idraulica abbiano un dettaglio complessivo e definitivo sono sottoposti direttamente a VIA,
senza la previa verifica di assoggettabilità
a VAS. I singoli progetti attuativi dei PGG
sono predisposti dagli Enti competenti per
il tratto interessato che ne attestano la conformità rispetto allo stesso progetto generale. Infine, sempre ai fini della salvaguardia e conformità ambientale, qualora i PGG
non siano assoggettabili a VIA, rimane ferma la necessità di acquisire l’autorizzazione
paesaggistica. Per l’approvazione dei primi
PGG è fissato un termine di 24 mesi decorrenti dall’entrata in vigore delle linee guida
in questione.
SALUTE: CONTROLLARSI SPESSO IL DIABETE IN FARMACIA
Prevenzione e monitoraggio
È partita la convenzione per misurarsi il diabete in farmacia al prezzo di 1 euro, 0.85 per
gli associati Atdm. Questo il risultato della
campagna “Conosciamo il diabete in farmacia”: in tre giorni sono stati eseguiti 2.596
esami glicemici che, rispetto ad una popolazione della provincia pari a circa 480.000
abitanti, rappresentano una percentuale dello 0,55% della popolazione. L’incidenza degli
utenti già diabetici è stata del 9,5% dato che
dimostra come oltre il 90% dei test effettuati
ha raggiunto lo scopo di fare screening sulla
popolazione.
Tale sperimentazione ha portato alla convenzione tra Federfarma provinciale di Ancona e ATDM, federazione che riunisce
tutte le associazioni dedite alla tutela del
paziente diabetico: a tutti i pazienti diabetici (con codice di esenzione 013) è garantita,
nelle farmacie aderenti, la misurazione della
glicemia al prezzo massimo di 1,00€.
Quest’iniziativa va a offrire, in maniera particolare a quei soggetti che non hanno diritto alle strisce reattive da parte del Servizio
Sanitario Regionale, una garanzia di monitoraggio della terapia a un prezzo molto contenuto. Per chi poi è socio ATDM il costo
scende a 0.85 cent.
Il responsabile della Convenzione sul territorio di Ancona, Walter Vignaroli (ATD
Fabriano), si è detto molto soddisfatto sia
dell’iniziativa che viene incontro alla gente
e sensibilizza il paziente a rischio, sia della
risposta dei colleghi farmacisti.
Sul sito trovalafarmacia.it, portale delle farmacie della provincia di Ancona, è possibile
trovare l’elenco delle farmacie aderenti alla
convenzione ATDM, farmacie che saranno
riconoscibili da un apposito logo affisso sulla
porta d’ingresso.
In Vallesina aderiscono:
Farmacia degli Angeli di Angeli di Rosora, Gianfranceschi di Castelplanio; Belardinelli di Cupramontana; Federici di Cupramontana; a Jesi
le farmacie Barba, Grammercato, Moretti e
Coppi; a Maiolati Spontini le farmacie Angelico
e Lucarelli.
AL CINEMA NUOVO ARISTON DI MOIE PARTE “MOIESSAI”
Rassegna di Cinema d’Autore”
Giovedì prossimo 3 aprile, alle 21,30, prenderà il via, presso il Cinema Nuovo Ariston di
Moie, la Rassegna di Cinema d’Autore intitolata “MoiEssai”. Nel primo dei tre incontri,
verrà proiettato il film “Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute”, brillante commedia francese del regista Dany Boon (autore
di “Giù al Nord”), incentrata sulle ossessioni ipocondriache di un giovane fotografo
che lavora per un dizionario medico. Nella
seconda serata, giovedì 10 aprile alle 21,30,
verrà proiettato “The special need”, insolito
road movie del regista e sceneggiatore Carlo Zoratti, che nel suo film- documentario,
premiato in numerosi Festival Cinematografici, esplora con allegria e leggerezza il tema
sesso-amore- disabilità. Nell’ultimo incontro,
mercoledì 16 aprile alle 21,30, verrà proposto “Storia di una ladra di libri”, dall’omonimo romanzo di M. Zusak, film poetico
e delicato che racconta la storia di Liesel,
coraggiosa bambina tedesca che sottrae libri
dai roghi nazisti per leggerli in compagnia di
Max, suo piccolo amico ebreo costretto alla
clandestinità. Nelle tre serate il costo del
biglietto d’ingresso sarà di 5 euro.
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Voce della Vallesina | 6 aprile 2014
BASKET LEGA GOLD - G
oldwire ceduto ad Avellivo in serie A
LO SBERLEFFO CHIUDE CON IL RICORDO DI LONGHI E LUCONI
Fileni Bpa a Imola per chiudere i conti
Vita familiare di trent’anni fa
Un canestro incredibile di Marco Santiangeli
spinge la Fileni Bpa sempre più verso la salvezza. Domenica scorsa è stata la tripla a fil
di sirena del ragazzo di Matelica a decidere
la sfida casalinga con il tenace Veroli, piegato
70 a 69 al termine di una gara assai equilibrata. «Santiangeli (nella foto
di Candolfi) questa mattina
sembrava che nemmeno dovesse giocare per un problema alla schiena – aveva rivelato a fine partita il tecnico
jesino, Piero Coen – Non è
stata una bella gara dal punto di vista tecnico. In campo
c’è stato molto agonismo ed
abbiamo giocato con grande cuore, producendo una
grande sforzo nonostante
l’emergenza per gli infortuni di Santiangeli e
Migliori». Pochi giorni prima della gara con
Veroli la Fileni aveva annunciato la cessione a
titolo definitivo di Leemire Goldwire ad Avellino, club che milita in serie A. «La scelta che
abbiamo dovuto prendere è stata difficilissima e sofferta – aveva spiegato l’amministra-
Sabato 30 marzo al teatro
Pergolesi di Jesi, con la rappresentazione Tutto pe’ i
guadrì della compagnia de
“El Passì”, si è conclusa l’undicesima rassegna di teatro
amatoriale in vernacolo jesino “Lo Sberleffo”, patrocinata
dalla Fondazione Pergolesi
Spontini, in collaborazione
con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi. L’edizione 2014 della rassegna
è stata dedicata ad uno dei
capostipiti del dialetto nostrano, Lello Longhi (Aurelio all’anagrafe), del quale ricorre
quest’anno il trentacinquesimo anniversario
della scomparsa (26/3/1979); per l’occasione
il busto marmoreo del poeta torna nel foyer del teatro. Lello sicuramente è stato uno
dei maggiori poeti dialettali jesini: usava un
linguaggio schietto che andava diritto all’animo delle persone, sempre attento a sottolineare i valori della famiglia, dell’amicizia e
del sociale. Lello non si considerava un poeta vero e proprio, per lui scrivere sonetti e
poesie era un divertimento, un hobby che si
affiancava alla professione di orologiaio che
svolgeva in via Pergolesi o per molti “giù pe’
l’orefici”. «Vede – mi aveva detto un giorno
in un’intervista – mi si deve considerare un
poeta così come viene considerato pescatore quel dilettante che, per passare qualche ora lasciatagli libera dal normale lavoro, va a trascorrerla sulle rive di un fiume
con esca e lenza. Se riesce a prendere qualche bella trota, tanto meglio. Diversamente,
anche se porta a casa soltanto un paio di
piccoli e spinosi barbi, è soddisfatto lo stesso perché il tempo, impiegato più o meno
bene, lo ha dedicato al suo hobby». L’intervista era stata raccolta da Giuseppe Luconi,
altro grande jesino, scomparso lo scorso
15 marzo, giornalista e storico della nostra
città. Con i suoi scritti ha raccontato Jesi
soprattutto agli jesini, lasciando in tutti noi
un ricordo indelebile. La compagnia teatrale “El Passì” prima di alzare il sipario ha voluto ricordare sia Luconi che Lello Longhi
del quale è stata letto un sonetto intitolato
“la cascada” con la voce di un altro jesino
doc: Nino Zannoni, che ha calcato il palcoscenico dopo quindici anni, da quando
aveva smesso di recitare. E manco a dirlo
anche lui in dialetto!
La commedia brillante – Tutto pe’ i guadrì – si svolge in due atti: come ormai da
tradizione “El Passì” racconta uno spaccato
di vita quotidiana; questa volta ci riporta
indietro di quasi un trentennio, con riferimenti a fatti realmente accaduti nel 1986,
dai mondiali di calcio alla scoperta del metanolo nel vino. Una commedia recitata in
un dialetto molto più vicino a quello parlato nei nostri giorni che nei tempi passati,
anche se non mancano espressioni tipiche
di quegli anni: un monito a non dimenticare. Una sequenza di battute brillanti e
scherzose hanno saputo strappare molti
applausi a scena aperta, ma doverosi com-
tore unico Altero Lardinelli – La squadra può
raggiungere la salvezza, perché nei due mesi
di assenza del giocatore aveva trovato una
buona chimica».
La classifica dopo il dodicesimo turno di
ritorno: Trento, Capo D’Orlando 38; Biella 36; Verona, Torino 34;
Barcellona 32; Veroli, Ferentino, Brescia 28; Trapani
26; Casale Monferrato, Napoli 24; Fileni Bpa Jesi 22;
Trieste 20; Forlì 16; Imola
2 punti. Oggi, domenica 6
aprile, gli arancio-blu vanno a far visita al fanalino
di coda Imola (ore 18), già
retrocesso e capace di raccogliere una sola vittoria
in stagione. Sulla panchina
siede il tecnico Vecchi, subentrato al grande Enzo Esposito, tornato a giocare a 44
anni per contribuire alla salvezza. Punti di
forza sono lo statunitense Niles e l’ex Capo
D’Orlando Poletti. All’andata finì 95 a 65
per gli jesini.
Giuseppe Papadia
CALCIO SERIE D: dopo il ko interno con Macerata
Jesina nella tana dell’Isernia
Il derby con la Maceratese resta indigesto
alla Jesina, a secco con i “cugini” da ben
quattro partite. Anche la sfida di domenica scorsa al “Carotti” ha rispettato la
tradizione negativa: vittoria per 1 a 0
degli ospiti grazie al gran goal in rovesciata di Santoni in apertura di ripresa. La Jesina ha però, fallito il rigore del
possibile pari con Berardi. Assai amareggiato mister Bacci: «Sul goal subito
avremmo potuto fare meglio – aveva
detto a fine partita – ma è stato l’uni-
co episodio, su cui siamo stati puniti».
In classifica la Jesina resta a 39 punti e
scivola al decimo posto; la zona play-out
torna a far paura: è lì sotto ad appena tre
punti. In vetta invece, prosegue la cavalcata solitaria dell’Anconitana.
Oggi, domenica 6 aprile, i leoncelli vanno
a far visita all’Isernia (ore 15), penultimo
e impegnato nella lotta per evitare la retrocessione diretta. I molisani, che all’andata persero 2 a 0, nell’ultimo turno hanno colto un buon pareggio a Pesaro.
Vice
TEATRO CABARET DI JESI: in prima assoluta”Parola di Adamo, parola di Eva”
Uno spettacolo all’interno della coppia
Venerdì 4 aprile si chiude la STAGIONE
DI TEATRO COMICO DI JESI, allestita
nell’elegante Sala del Lampadario del Circolo Cittadino, già definita dal suo affezionato
pubblico come “Salone di Margherita delle Marche”. Lo spettacolo di chiusura del
Cartellone è una novità assoluta, una commedia proposta in prima assoluta: “Parola
di Adamo, parola di Eva”, scritta e diretta
da Gianni Gualdoni. Liberamente ispirato al
piccolo capolavoro di Mark Twain “Il diario
di Adamo ed Eva” (1883), lo spettacolo è un
inno alla diversità dei sessi e alla meraviglia
del loro incontrarsi, scontrarsi e trovarsi,
che riscrive con scanzonata libertà il primo
capitolo della storia biblica e la trasforma in
un esercizio di humor esilarante. Nessuno
sfondo religioso, semmai un sorta di scherzosa ricerca sul campo di tipo antropologi-
co, i cui risultati sono divertimento e sonore
risate, nella presa di coscienza che la lotta
tra i sessi è antica quanto l’umanità: e che,
più che di lotta, si deve parlare di incontro,
o scoperta dell’altro. Tra potente grottesco
e sottile umorismo, lo spettacolo getta uno
sguardo profondo ai caratteri distintivi dentro la coppia, per poter apprezzare meglio le
qualità dell’altra metà: un “lui” rozzo e asociale ma in fondo amabile, una “lei” di apparente invadenza che invece è curiosità innata, come la scintilla di un’intelligenza acuta
che la porta a ragionare con il “noi”.
Un testo brillante, di grande comicità con
venature sentimentali, in cui le incomprensioni tra due modi di essere trovano una
complementarietà emotiva.
Ingresso con buffet, € 20; senza buffet, € 15.
Info: 0731-082289
plimenti devono essere fatti alla compagnia
per la scenografia, certamente più complessa delle scorse recite. Sempre molto attenta ai particolari, nel primo atto rappresentava due ambientazioni distinte tra loro:
la casa e l’osteria che nei concitati minuti
dell’intervallo doveva dar posto ad un altro
ambiente, la camera e che di fatto rappresenta di per sé un cambio scena. Un lavoro
non da poco per i nostri dilettanti, che in
questo campo si sono fatti onore. Complimenti anche all’autore, quel certo Oriano
Barchiesi, jesino purosangue, “è nado e vissudo pe’ parecchi anni giù pe’ costa lombarda” e da diversi anni si sollazza a scrivere in dialetto e in lingua dopo aver fatto
parte attiva nei primi anni di formazione
della compagnia “El Passì”.
Mario Bocchini
Foto Franco Grilli
Mercoledì 2 aprile alle 21, al Cinema Teatro Astra di Castelfidardo, la compagnia
El Passì rappresenta Tutto pe’ i guadrì,
nell’ambito della rassegna di teatro dialettale e amatoriale Madre Lengua, organizzata dalla compagnia “I Gira…Soli” in
collaborazione con l’assessorato alla cultura e l’associazione turistica Pro Loco.
Info, prevendite e prenotazioni: Pro Loco
tel 0717822987) Piazza della RepubblicaCastelfidardo.
La cascada
Compare mia che straccio de cascada!
Que t’averia da dì com’avrò fatto,
me so troado in mezzo de la strada
colco, straolto come ‘n cacchio matto.
Sta pora gamba mia tutta slogada,
me pizziga, ma come me ce gratto
sci sopra me cià fatto la gessada?
Ma que te pulcia, sgranfia pare ‘n gatto.
Mî moje, sta ppettegola, borbotta,
me ce pìa in giro, me ce dà da dì,
segondo lia sci ciò ‘na gamba rotta
n’è stada ‘na disgrazia, è stado del vì.
Casca ‘n signore?...
- Vah, avrà sbigiado. –
Sci capida a ‘n puretto… - S’è mbriagado.
Lello Longhi
16 | attualità
6 aprile 2014 | Voce della Vallesina
CRONACA: DUE GIOVANI JESINI IN COMA ETILICO
I giovani ci chiedono la vicinanza
«A tredici e sedici anni in coma etilico per un
gioco su Facebook e una serata in disco» è la
notizia riportata dal quotidiano “Il Resto del
Carlino” lunedì 30 marzo. È una drammatica realtà che coinvolge anche i giovani di Jesi.
Una studentessa jesina è stata ricoverata in
come etilico all’ospedale di Jesi nella notte tra
sabato e domenica. Alcuni giorni fa un tredicenne jesino, arrivato al pronto soccorso di
Jesi in coma etilico che sarebbe caduto vittima di «Nek nomination» il ‘folle’ gioco «alcolico digital» su Facebook.
Riportiamo un commento del vescovo Gerardo e un servizio de “Il redattore sociale”.
La preghiera del Vescovo
Saputa la notizia dei due ragazzi in coma
etilico, il mio pensiero è andato subito ai genitori. Vivono o hanno vissuto momenti di
grande apprensione: voglio esprimere loro
la mia vicinanza e, perché no, voglio dire
che da credente ho affidato i due ragazzi al
Signore. Sempre, nei miei incontri con i genitori dei ragazzi che si preparano alla Cresima (e li incontro praticamente tutti) dico
che a Jesi un numero altissimo di giovanissimi (70-80%) “tocca” sostanze proibite. Lo
dico non per fare terrorismo, ma per invitare a tenere aperti gli occhi e per prevenire
situazioni spiacevoli. È triste che di queste
cose ci si ricorda solo quando capita l’incidente. Quanto accade, cosa che va ben oltre l’episodio dei due ragazzi, interpella noi
adulti, interpella la Chiesa, interpella tutti
gli educatori. Alcuni mesi fa un gruppo di
giovani, legati alla pastorale giovanile diocesana e la comunità internazione “Nuovi
Orizzonti” hanno promosso una missione.
Sono andati anche in luoghi frequentati
nella notte dai giovani e dai ragazzi. Hanno incontrato storie difficili, di sofferenza,
a volte di disperazione. E hanno visto tanti
comportamenti trasgressivi. Nessuno ha ricette, ma è ora di rendersi conto di quanto accade ed è ora che noi adulti entriamo
in una sana inquietudine: non si può continuare a non vedere. E, come sempre, la
prima cosa importante è imparare a stare
vicini ai nostri ragazzi, ad amarli, aiutarli a
capire che la gioia non sta in un momento
piacevole che, però, ti distrugge. Ma da soli
non ce la si fa. Ci vuole un’alleanza: alleanza
fra famiglie, alleanza fra scuola, parrocchia,
educatori, associazioni.
La canzone dei giovani
Chi contrasta il vizio giovanile del neknominate, ossia dell’ubriacarsi da soli e poi
“postarsi” sul web per mostrare ai coetanei
la propria bravata e spingerli, sfidandoli, a
fare lo stesso? Gli esperti dell’età adolescenziale, le associazioni specializzate contro
l’abuso di alcolici e le “prediche” dei familiari sembrano non bastare. A Trento, contro l’alcolismo e il neknominate, stanno
scendendo in campo gli stessi giovani,
in collaborazione con il Servizio alcologia
provinciale: usano il web e tanta creatività
per lanciare messaggi contrari a un fenomeno spesso superficialmente liquidato
dai media come “una moda”. E lo fanno in
musica, parlando il dialetto delle loro
parti. Nei loro testi, ben ritmati, risuonano
parole come “sgnappa” (grappa), accanto a
vere e proprie odi all’acqua limpida e rinfrescante, bevuta in compagnia e nei rifugi
d’alta quota. Fino ad oggi, il ritornello più
conosciuto è quello del videoclip Me fago
de Acqua2O (vale a dire: “Mi faccio di acqua…” - Gardumi feat Mario Cagol), dove
“credi a me, l’eroe che sta ben è senza dubbio l’Astemio Lupin…”. Messaggio chiaro,
proprio come l’acqua.
Da “Il redattore sociale”
GLI STUDENTI JESINI CON LO IOM, POVIA, DI FRANCISCA
Il mio ragazzo era ubriaco...
Elisa di Francisca e Povia tra gli ospiti
dell’assemblea di istituto che lo Iom di Jesi
e Vallesina ha organizzato per gli studenti
delle classi III, IV, V degli istituti superiori
di Jesi mercoledì 12 febbraio. Prima tappa
del progetto “Lo Iom e i giovani” incentrata su stili di vita, alcol, droghe e guida responsabile. In novecento erano presenti al
palazzetto dello sport ad ascoltare attenti.
Povia ha portato la sua esperienza diretta
di quando il suo migliore amico venti anni
fa ha perso la vita per un incidente in cui
era coinvolto anche lui. “Quello è stato per
me un sabato che non dimenticherò mai, e
sull’onda di quelle emozioni di dolore ho
scritto la canzone dal titolo “maledetto sabato”. Lui era più di un fratello, ci vedevamo
ogni giorno, facevamo tutto insieme. Da
quella sera, che l’ho visto morire avanti gli
occhi tra le lamiere dell’auto, la mia vita è
cambiata. A volte posso sembrare provocante con le parole, ma voglio trasmettere a
voi ragazzi che la vita è una e bisogna essere
consapevoli che i nostri comportamenti per
sembrare più grandi possono farci male.”
Povia, tra una canzone e l’altra, ha reso tutti
BIBLIOTECA EFFEMME23 LA FORNACE: MOIE E ROSORA
partecipi delle sue esperienze di vita di cui
ha tratto sempre insegnamento: “sono stato
due anni in comunità ma dalla droga sono
uscito grazie alla consapevolezza più che
alla determinazione”. Elena, una giovane
studente presente all’assemblea, ha portato anche lei la testimonianza di una serata
che le ha cambiato la vita “non ho più l’uso
delle gambe perché una sera il mio ragazzo
era ubriaco. Voglio far capire che mettersi
alla guida è una cosa seria:
anche guidare arrabbiati o
nervosi può essere distruttivo”.Domande di curiosità
rivolte anche al comandante della Polizia Stradale di
Jesi Stefano Ortolani e al
responsabile del Servizio
Territoriale di Dipendenze
Patologiche dell’Asur Z.T. 2
Rossella Italiano che ha illustrato gli effetti dell’uso di
droghe e alcool alla guida.
Elisa di Francisca, che ha
portato il suo saluto in qualità di campionessa sportiva
e testimonial dello Iom a ogni occasione
riesce, grazie ai suoi traguardi sportivi, a
far capire che uno stile di vita corretto da
grandi soddisfazioni. Dello Iom Jesi e Vallesina Onlus erano presenti una emozionata
presidente, Anna Trane Quaglieri, la coordinatrice del progetto “Lo Iom e i giovani”
Maria Luisa Quaglieri, la psicologa e psicoterapeuta nonché consigliere dell’associazione Lucilla Garofoli, l’oncologo che ha
contribuito nel 1996 alla nascita dello Iom
in Vallesina, Giorgio Rossi. L’incontro è stato realizzato anche grazie al patrocinio del
Comune di Jesi di cui era presente l’assessore allo sport Ugo Coltorti.
Agnese Testadiferro
MUSICISTI JESINI IN TRASFERTA
Letture, tra strategie consigli ed emozioni
In Svizzera e Germania
Leggere, educare ed educarsi alla lettura “Tu, Siria” (ed. Comunication Project) (Associazione Italiana Biblioteche. Seè il messaggio che la Biblioteca eFFeM- di Asmae Dachan e Yara al Zaitr con zione Marche). Dalle 18 alla Biblioteca
Me23 La Fornace di Moie fa veicolare moderatore Lucio Tribellini, a seguire eFFeMMe23 La Fornace di Moie l’incon una serie di iniziative che coinvolgo- degustazione offerta dal comune. In contro libero “La scuola delle storie. Noi
no in maniera continuativa tutte le fasce ogni incontro verranno proiettate im- siamo quello che leggiamo” offre strated’età. Sabato e domenica prosegue nella magini tratte dai libri presentati.
gie e consigli sulla lettura per far nascere
nostra zona il cartellone di “Scrittori di Dato che prendersi cura dei lettori è una una bella passione. La giornata è a cura
Marca: incontri con gli autori delle case missione, lunedì pomeriggio, 7 aprile, del docente Eros Miari, responsabile del
editrici marchigiane”. “Visitare, conosce- dalle 14,30 alle 17,30 presso la Scuola programma Bambini e ragazzi del Sare, vivere Jesi e la Vallesina” (ed. Stampa- Primaria M.L.King di Moie si tiene il lone Internazionale del Libro di Torino
nova) è il libro di Francesco Formiconi e corso di aggiornamento sulle esigenze di e fondatore della rivista e sito internet
Emanuele Ramini che vieni presentato lettori adolescenti e pre-adolescenti ri- “Fuorilegge” che ha ricevuto un premio
nella Sala Consiliare di Cupramontana volto a docenti, bibliotecari ed educatori dal Centro per il Libro e la Lettura del
sabato 5 aprile ore 17 con il moderatore dal titolo “L’educazione dei lettori tra li- Ministero per i Beni Culturali come miRiccardo Rossi, a seguire degustazioni bri, strategie e emozioni”. Sarà rilasciato glior progetto di promozione della lettudi Verdicchi locali. Domenica 6 aprile un attestato di frequenza in quanto il ra per ragazzi e adolescenti.
ore 17,30 a Palazzo Luminari di Rosora corso ha ottenuto il patrocinio dell’AIB
Agnese Testadiferro
Il gruppo jesino Lights Out (Rage Against The Machine Tribute) sbarca per la seconda volta all’estero,
con un tour di tre giorni in Svizzera in Germania. La
prima tappa sarà alla RockArena di Schaffhausen
(Svizzera) il 3 aprile, la seconda tappa allo Pfeffermintz di Warburg (Germania) il 4 aprile e la terza
e ultima tappa presso il Kuppelhalle di Tharandt
(Germania) il 5 aprile. In questi concerti saranno affiancati a un gruppo spalla locale che aprirà il concerto. Parlando con i componenti della band sembra che
questo mini-tour non sia destinato a concludersi qui,
ci sono già in ballo progetti. Il gruppo, proveniente dal
circuito dell’Associazione VALVOLARE di Jesi, nel
suo curriculum ha già un concerto all’estero presso il
Ryan’s Bar di Londra. I Lights Out sono composti da
Dubbini Luca, Fabrizi Giulio, Sassaroli Diego e Manoni Alessandro.
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