Voce vallesina della Anno 61° - N. 12 settimanale della Diocesi di Jesi www.vocedellavallesina.it Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Domenica 6 aprile 2014 Impôt reprisé Tassa riscossa Ufficio di Jesi SALVIAMO I BAMBINI ASSOCIAZIONI PAG.6 Secondo i dati Istat il 27% delle morti classificate come “accidentali”, nei bambini fino a 4 anni, avviene per soffocamento causato dall’inalazione di un “corpo estraneo” e/o cibo. In Italia muore circa un bambino a settimana per questo motivo. A questo proposito, la Croce Rossa Italiana Comitato Locale di JESI il 5 aprile dalle 10 alle 12 e dalle 16,30 alle 18,30 presso il centro commerciale “La Fornace“ di Jesi offrirà a tutta la popolazione una giornata informativa gratuita durante la quale si tratterà la prevenzione da ostruzione da corpo estraneo e le manovre salvavita pediatriche. Maria Cristina Paris lascia la presidenza dell’associazione Avulss di Jesi dopo dodici anni di servizio. Le elezioni hanno portato al rinnovo delle cariche e dei coordinatori per il triennio 2014-2016: la direzione è stata affidata a Donatella Gnemmi coadiuvata dalle due vicepresidenti Maria Cristina Paris e Orietta Moretti. Due Papi santi L’immagine scelta per la canonizzazione dei due Papi, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, li fissa entrambi con uno sguardo buono e sereno, che reggono la croce di Cristo, il famoso pastorale che fu per primo di Paolo VI. Sono ritratti insieme due Pontefici molto diversi per storia, provenienza ecclesiale, indole e carattere, che verranno fatti Santi da Papa Francesco in una giornata che si preannuncia “storica” per la Chiesa cattolica. Alla cerimonia in San Pietro domenica 27 aprile si attendono, infatti, centinaia di migliaia di persone: dall’Italia, da Bergamo in particolare, diocesi natia di Roncalli, ma poi naturalmente dalla Polonia dove Wojtyla è giustamente venerato per il suo ruolo non solo ecclesiale ma anche storico (la “caduta del muro” e l’uscita dalla dittatura comunista). Nella conferenza stampa di presentazione delle iniziative per la cerimonia, il 31 marzo il vicario del Papa per Roma, il cardinale Agostino Vallini, ha parlato di “grande attenzione e gioia in tutto il mondo” per questi due “vescovi di Roma” che diventano Santi insieme. Luigi Crimella La PrimaverAC dell’Azione Cattolica Diocesana: 10, 11 e 12 aprile nella sede di piazza della Repubblica Cittànostra. Bene comune, un sogno possibile Fin dall’antichità, le città costruite nel bacino del mediterraneo, sono state pensate come un vero e proprio ombelico: tutto girava attorno a un centro (dove solitamente c’era il tempio) e questa configurazione dava uno stile che si ripercuoteva sui negozi, sulle attività commerciali, sugli scambi, sulle relazioni. Chi viveva in una città così concepita, aveva la sensazione di non essere solo, di poter contare su quella città e soprattutto sui suoi cittadini; c’era l’idea di una “direzione comune”. Oggi non è così, per lo meno, non è sempre così. Le città moderne presentano una struttura complessa: non c’è più un centro ben identificato, ma piuttosto diverse parti, una vicina all’altra, una accostata all’altra. La città è articolata e non è necessario conoscerla tutta per viverci, basta conoscere, o forse riconoscere, quegli spazi che sono necessari alla nostra vita; c’è più l’idea di qualcosa di privato, di un luogo che non offre necessariamente legami, quanto piuttosto dotazioni, servizi (palestre, centri commerciali, strade). La città non è più sempre sentita come una realtà positiva, amica, abitabile; a volte si percepisce addirittura come nemica, come luogo che contraddice il concetto di qualità della vita e delle relazioni. La riflessione che l’Azione Cattolica diocesana, in collaborazione con la Commissione per la Pastorale sociale e del lavoro, intende proporre quest’anno, per la PrimaverAC, ruota intorno alla possibilità, che ci offre il nostro tempo, di riesaminare e rivedere concezioni e abitudini sociali, per tornare a considerare come possibile quella “direzione comune” che sempre dovrebbe muoverci, il bene di tutti e di ciascuno. A guidarci in questo percorso saranno Fabio Pizzul, giornalista e già presidente dell’Azione Cattolica della diocesi di Milano, che ci proporrà, giovedì 10 aprile alle 18.15, una riflessione dal titolo “Cittadini a tutto campo”, per aprire prospettive di partecipazione e corresponsabilità nella costruzione della città come luogo di incontro e di crescita comune; “Cultura della condivisione e rinnovamento della società” sarà invece il titolo della riflessione che il giorno successivo, venerdì 11 aprile sempre alle 18.15, verrà proposta dal prof. Roberto Mancini, ordinario di Filosofia teoretica all’Università di Macerata, che ci porterà ad approfondire le categorie di bene comune e di condivisione come elementi di rinascita per la nostra società attuale. Ai due incontri iniziali, seguirà nel pomeriggio di sabato 12 aprile alle 15.30, l’intervento del prof. Fichera, ordinario di Diritto tributario dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, che presenterà l’esperienza di educazione alla legalità e alla cittadinanza che sta realizzando, in forma laboratoriale, con i bambini delle scuole elementari e medie sul territorio nazionale. Il progetto del prof. Fichera (“Le belle tasse”) consiste nel porre i “piccoli cittadini”, attraverso giochi di ruolo, davanti al “controverso” mondo delle tasse; quello che se ne ricava è “ciò che i bambini ci possono insegnare sul bene comune”. Gli incontri della PrimaverAC sono aperti a tutta la cittadinanza e si terranno, come di consueto, nella sede diocesana dell’Azione Cattolica in piazza della Repubblica. Luca Gramaccioni L’ITALIA E L’EUROPA SI PREPARANO ALLE ELEZIONI DEL 25 MAGGIO NELL’INCERTEZZA POLITICO-SOCIALE ED ECONOMICO-FINANZIARIA L’Unione Europea e l’euro non ci ostacolano, ma ci aiutano Con la prima decade di aprile inizia, di fatto, la campagna elettorale in vista delle elezioni europee di fine maggio. È vero che ormai siamo tutti abituati a dire che ogni elezione “è determinante per la vita della nazione”, magari esagerando non poco. Ma è anche vero che la nuova assemblea che si sta profilando, per la prima volta, potrebbe avere nel suo interno un terzo abbondante di rappresentanti di varie nazioni (Francia e Italia in testa) che intende mettere in dubbio l’esistenza della stessa Unione o, almeno, seppellire l’Euro. Credo che sarà molto difficile che questo avvenga, anche per motivi tecnici, perché sono profondamente convinto che, al di là di tante difficoltà e critiche che tutti possiamo rivolgere al cammino dell’Unione, prevarrà il buon senso e l’intuizione di tanti che, nella situazione attuale, l’esistenza e il rafforzamento dell’Unione è il minimo che si possa fare perché il Vecchio Continente abbia ancora un po’ di voce in capitolo. Chi ci assicura che un’Europa divisa non avrebbe subito, con l’attuale crisi della Crimea, una nuova Sarajevo? Per questo dobbiamo ribellarci con tutte le forze contro il disfattismo e lavorare a fondo per un forte rinnovamento adeguato ai nuovi problemi sollevati dalla crisi quinquennale. È disfattismo quello francese di Marine Le Pen, è disfattismo quello del M5S e della Lega. Già le forze antieuropee della Grecia e dell’Europa centrale e del nord hanno motivi che potrebbero permettere un dialogo costruttivo. Per questo c’è ancora la speranza che l’Italia possa essere strumento di equilibrio e di recupero se riusciremo a presentarci con qualche carta in regola. E la speranza c’è. La speranza c’è perché si stanno evidenziando alcuni elementi positivi che incoraggiano la nostra ripresa. Penso alle iniziative del governo come l’alleggerimento del cuneo fiscale a favore dei lavoratori e delle imprese, alla regolamentazione dei compensi ai manager delle aziende pubbliche, una regolamentazione che, in primis, dovrebbe essere compresa e voluta dagli stessi interessati di fronte a quanto sta avvenendo nelle periferie della nostra Italia (miseria e suicidi). Eppure abbiamo ancora un Moretti, numero uno delle nostre ferrovie, che grida allo scandalo per la eventuale diminuzione del suo stipendio di 800.000 euro. Vanta l’aver portato in attivo l’azienda. È vero, ma lo ha fatto abbandonando la manutenzione e l’aggiornamento in tante linee (si veda il treno nel sud, ma anche da noi!). C’è di positivo il recupero, per quanto modesto, del prodotto interno lordo e lo spread (cioè il confronto con i titoli tedeschi) che è in buona posizione. C’è la ferma volontà del governo di portare avanti riforme di cui si parla da decenni, e delle nuove regole sul lavoro per facilitare il più possibile l’inserimento dei giovani nell’attività produttiva. E tornano in Italia i risparmi portati all’estero. E l’estero torna a investire nelle nostre imprese, con la Cina in testa. Sono tutti segnali che, per quanto modesti, messi insieme, denotano quell’attesa svolta che dovrebbe permettere la ripresa. Certo, i partiti vivono difficoltà che si riflettono sul parlamento. E questo parlamento non si sente in buona sintonia con il governo date le diverse origini. Tuttavia il buon senso o, almeno, l’interesse personale dei singoli parlamentari, dovrebbero far comprendere che l’Italia si salva solo se affrontiamo con decisione il programma governativo. Non si può pretendere che ci sia l’unanimità su tutto. Bisogna avere la duttilità di puntare al meglio o al possibile, non all’ottimo. E allora i pesi della burocrazia, del debito pubblico che ancora aumenta, della disoccupazione ancora pesantissima, delle mafie che ancora non riusciamo a debellare, potranno essere più facilmente affrontati. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 | cultura_società 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina EDITORIA E GOVERNO: TAGLI GENERALIZZATI PER TUTTI A rischio le voci della periferia Può apparire velleitario, in questi frangenti così difficili per l’intero Paese, tornare a parlare di editoria. Si fa un gran discutere di riforma elettorale e di modifiche sostanziali alla pubblica amministrazione. La gente aspira a norme semplici, facili da comprendere e da applicare. Occorre rendere lo Stato amico, in grado di creare un rapporto di fiducia con i cittadini. Per questo il presidente del Consiglio vuole partire dal lavoro e da un recupero di potere d’acquisto (80 euro al mese) per chi non supera i 25mila euro all’anno. Una boccata d’ossigeno per le famiglie che in questi ultimi periodi si sono affaticate per fare quadrare bilanci sempre più risicati. Matteo Renzi ha imposto subito un ritmo diverso al suo esecutivo. Comunicazione più snella e immediata, senza tanti giri di parole. Le visite a Treviso e a Siracusa da parte del nuovo premier hanno dimostrato come sia importante curare il territorio. O si rimette mano a un rapporto con la provincia italiana, oppure il solco tra politica e cittadini si farà ogni giorno più profondo. Ora si rischia di perdere anche chi dà voce, da oltre un secolo, a buona parte del Paese e alle sue periferie. Stiamo parlando di decine di periodici diocesani che, come questo “foglio”, raccontano ciò che di solito non viene riferito dai grandi network. I contributi pubblici all’editoria sono invisi all’opinione pubblica. Anni di proclami-contro hanno creato un clima ostile: azzerare questi sostegni all’editoria assieme al finanziamento ai partiti. Se un giornale è un’azienda, stia in piedi con le sue gambe, dicono i più. Se non ci riesce, chiuda bottega. Occorre andare oltre le frasi ad effetto. Sui tantissimi auguri_Bruna! A Bruna, che festeggia i suoi 80 anni con gioia e in salute, i più affettuosi auguri da Maria e Vittorio. FESTA DEL PAPÀ ALLA SCUOLA S. CATERINA DI CUPRAMONTANA “Gli chiedo l’acqua, per favore” blog si urla contro la casta e si accomuna tutto in una melassa indistinta. I lettori devono sapere che la realtà è un po’ più complessa. I sostegni all’editoria, nati nel 1981 e riformati nel 1990, sono presenti in Italia, come nella stragrande maggioranza degli Stati europei, per due motivi validissimi anche oggi. Prima di tutto per favorire la democrazia informativa, il pluralismo, la presenza di più voci nel campo dei media. In secondo luogo, per controbilanciare il mercato pubblicitario in massima parte drenato in Italia dalle televisioni, senza meccanismi per una sua redistribuzione. Nel 2012 sono state introdotte norme più stringenti per l’ammissione a questi contributi. È stata operata, giustamente, maggiore selezione. I periodici non profit sono stati confinati in un incomprensibile (nella sua definizione) 5 per cento dell’intero fondo. Ciò ha comportato, nei tagli generalizzati per tutti di circa un terzo, una penalizzazione maggiore per molti periodici, tra cui le 70 testate (tra le 189 totali) che aderiscono alla Fisc e percepiscono queste “briciole di contributi”, ormai ridotte a “briciole di briciole”. Stiamo parlando di 1,8 milioni di euro erogati nel dicembre scorso. In due soli anni abbiamo subito una riduzione di quasi i due terzi. Un vero salasso cui bisogna subito mettere mano (portando la percentuale del 5 al 7) per non portare verso la chiusura voci fondamentali per il pluralismo. Non c’entrano nulla i privilegi. É solo una questione di giustizia e di libertà e non costa un solo euro in più al bilancio dello Stato. Francesco Zanotti Presidente Fisc 6 aprile: il filmato di Geniale Olivieri e il commento di Luconi Domenica 6 aprile alle 17,15 nella Sala del Lampadario del Circolo Cittadino a Jesi avrà luogo una proiezione di Geniale Olivieri. Saranno presentati i documentari: “I Sindaci di Jesi nella seconda metà del XX secolo”; “Jesi, costruzioni e restauri”; “Giornata di inverno”; “Bianco paesaggio”; “In giro per Jesi alle soglie del terzo Millennio”. I filmati sono sonorizzati con il commento di Giuseppe Luconi. È una cosa abbastanza scontata, c’è bisogno di scriverci un articolo? Invece no, se a dare questa risposta è un bambino di quattro anni che con la bocca spalancata sta ad ascoltare l’omelia del parroco durante la S. Messa. I bambini della scuola dell’Infanzia S. Caterina di Cupramontana, domenica 23 marzo si sono ritrovati nella chiesa di S. Lorenzo partecipando alla celebrazione Eucaristica delle 10 per festeggiare i loro papà: e sono stati bravissimi. Non solo per la pazienza dimostrata, non solo per aver animato la liturgia con canti e preghiere preparati insieme alle insegnanti, ma perché hanno saputo cogliere il messaggio del Vangelo del giorno con quella grande semplicità ed immediatezza che li caratterizza. Come si fa a spiegare a dei bambini di 3 – 5 anni un brano di Vangelo lungo e complesso come quello di domenica scorsa? Come fanno a collegarlo alle letture se non sanno nemmeno cos’è tutta quella roba che si legge durante la Messa? Se il parroco, a cui piace recitare, si cala nei panni di quei piccoli protagonisti che stanno seduti in prima fila sull’altare zitti e buoni, diventa facile. È facile far capire loro che la disperazione del popolo ebraico che errava nel deserto senza cibo né acqua, poteva essere alleviata solo rivolgendo una preghiera a Dio. È facile far capire che la donna samaritana si rende conto di poter cambiare la propria vita solo se si rimette nelle mani del Messia. Tutto diventa possibile se chiediamo a Dio e chiediamo nel modo giusto. E i bambini questo lo capiscono in un attimo, perché per ogni esigenza che hanno, si rivolgono al babbo e alla mamma, con DOPO UN WEEK-END IN E ATTIVITÀ È IN ARRIVO AL MUSEO DIOCESANO UN NUOVO APPUNTAMENTO La Resurrezione di Cristo nell’arte Prosegue l’intensa agenda di appuntamenti del Museo diocesano. Lo scorso sabato si è concluso il ciclo di incontri dedicato allo studio della Deposizione lignea nelle Marche con l’ultima relazione del dott. Emiliani, il quale ha illustrato al pubblico i rapporti culturali che tra il XII e il XIII secolo intercorrevano tra alcune città del centro Italia, cosa che spiega l’affinità tra i Deposti di Jesi, Recanati, Tolentino e Cingoli, derivazioni del più famoso gruppo di Deposizione di Tivoli. Domenica Jesi è stata scelta come tappa della quindicesima edizione del Penisola del tesoro del Touring club, l’iniziativa che accompagna soci e simpatizzanti alla scoperta dell’Italia più nascosta e del suo patrimonio artistico, alla quale il museo ha partecipato con un’apertura straordinaria e visite guidate gratuite. Il prossimo appuntamento è fissato per questo sabato 5 aprile, ore 17,30, con l’iniziativa dal titolo “Surrexit, non est hic! La Resurrezione di Cristo nell’arte”; dall’immagine del sepolcro vuoto alla figura di Cristo che si libra nell’aria, quello di sabato sarà un affascinante viaggio alla scoperta dell’iconografia della resurrezione curato dalla dott.ssa Giulia Giulianelli, esperta d’arte e già collaboratrice del museo. L’ingresso è gratuito. Per info [email protected] o 0731.226749. insistenza estenuante, con la convinzione di ottenere, con l’impegno a fare la propria parte, ma soprattutto con la fiducia incondizionata nei loro genitori. Sono sicuri che le persone che li amano di più al mondo non li deluderanno, perché c’è sempre quella formula magica che fa compiere il prodigio: “Per favore”. E noi perché invece ci stiamo sempre a complicare la vita dicendo che le scritture sono difficili da capire e che Dio non ci ascolta? Solo perché siamo cresciuti e non sappiamo più chiedere aggiungendo quella formula magica; però ai nostri figli gliela insegniamo appena imparano a parlare. Solo perché ormai siamo grandi, pensiamo di poter far tutto da soli. E se invece mettessimo da parte l’orgoglio e ci fidassimo di Dio come fanno i bambini con noi? Non sarebbe proprio il caso di ritornare come bambini? Questi piccoletti ci hanno dato una bella lezione domenica, addolcita poi da una tenera poesia recitata per tutti i babbi presenti e dal regalino preparato per l’occasione. I papà da parte loro, hanno ricambiato partecipando con impegno al gioco preparato dalle insegnanti. E i figli tutti a tifare il loro babbo che doveva piegare quella cesta di panni meglio e prima degli altri. La festa si è conclusa con il solito ricco aperitivo preparato dai genitori e consumato in allegria perché quando la bocca si apre per mangiare, poi è naturale che si apra facilmente anche per sorridere. Grazie ancora a tutti i bambini e alle insegnanti che ci hanno regalato una festa piena di significato. Milena Marchetti regione | 3 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 scusateilbisticcio CONCERTO REALIZZATO DALLA FORM PER IL PROGETTO GIOVANI U.35. DONNE PER LA MUSICA L’incantesimo di Mozart, l’apocalisse di Chaikovskij (ghiribizzi lessicali) PeterPun (con la u) www.peterpun.it QUADRAGENARIO TEMPORE IOCIS UTAMUR PARCIUS (durante la Quaresima dedichiamoci alle attività giocose con maggior sobrietà) NON ABBIATE PAURA DELLA TENEREZZA! (Papa Francesco) “Effettivamente – osserva don Neno Strazzacappa – si nota una tendenza della devozione contemporanea a una maggior sobrietà affettiva ed espressiva rispetto al passato: del tutto legittima, si capisce. Forse un tempo si è un tantino ecceduto in senso opposto. Jesu, meine Liebe. Jesu, mein Lust (Gesù, mio amore, mia passione). Così recita l’incipit di due corali di Bach. Quando però sento qualche “conduttore di rosario” intonare: Gesù, perdona le nostre colpe, invece del tradizionale Gesù mio ecc., io noto che, sotto sotto, siamo condizionati da un’eccessiva diffidenza verso la “tenerezza”, che Papa Francesco ci raccomanda di riscoprire; tenerezza a torto bollata come intimismo individualistico-sentimentale. Eppure San Tommaso Apostolo, riconoscendo Gesù risorto, esclamò: Mio Signore e mio Dio! (Gv XX, 28). Tuttavia Gesù si guardò bene dal rimbrottarlo dicendogli: Devi dire “nostro”. Mio e nostro non si contrappongono necessariamente, non si escludono: basta intenderli bene”. QUESITO AGIOGRAFICO San Giovanni della Croce e San Paolo della Croce: questi due noti santi sono forse contemporanei? Appartengono allo stesso ordine? *** Risposta al quesito precedente: Si tratta, rispettivamente, di San Benedetto da Norcia (480 – 547) e di Sant’Ignazio di Loyola (1491 – 1556). lacitazione A cura di Riccardo Ceccarelli Il diritto di nascere sani Il supposto diritto di nascere sani o a non nascere è un’aberrazione nel fatto soprattutto che questo diritto non è rivendicato dall’interessato ma è una rivendicazione dei vivi e dei già sani che non vogliono sobbarcarsi la convivenza e la relazione con i figli che nasceranno. Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte costituzionale e presidente del Comitato nazionale di bioetica, “Avvenire-è vita”, 27 marzo 2014. lapulce Parametri Obama in visita a Roma non ha trovato di meglio per esaltare la grandezza del Colosseo che paragonarlo ad uno stadio di Baseball, sport nazionale madre in USA. Analogamente il nostro don Ezio Balestra, in visita alla Città Eterna con i suoi parrocchiani campagnoli, per far capire cosa fosse mai l’ “obelisco” di piazza san Pietro, ricorse alla celebre definizione di “ ‘n gran mallo’ senza paja “. A ognuno i suoi parametri. PS: dal dizionario del dialetto jesino di Urieli (I Volume, pag 309): el mallo’ = il grande palo verticale che sostiene il pagliaio. Delegazione ASSONAUTICA La Stagione Sinfonica riserva gradite sorprese. Così è stato il 21 marzo nel concerto ‘Chaikovskij 4’ realizzato dalla FORM per il Progetto Giovani, cioè di età inferiore a 35 anni, inteso a valorizzare e sostenere la formazione di musicisti della nuova generazione offrendo loro la possibilità di inserirsi in orchestra accanto a professionisti già in carriera. In questa occasione più di un terzo della Filarmonica Marchigiana era formato da studenti e diplomati del Conservatorio di Pesaro provenienti da diversi paesi europei e dall’Argentina. Nello schieramento sono state notate non poche donne; il che induce a pensare ad una significativa evoluzione culturale. Un tempo, nemmeno tanto lontano, avveniva di rado che una donna potesse entrare in orchestra in veste di musicista professionista. Oggi evidentemente è possibile ed è da considerare un’emancipazione sicuramente di segno positivo. Una donna anche la solista presentata nel concerto, eccezionale ugualmente per lo strumento di cui è specialista: il fagotto. Viene dalla Polonia e ha un complicatissimo nome, Katarzyna Zdybel. Ha trent’anni, ma l’aspetto di una graziosa adolescente. Capelli fulvi, rosso fiammante il vestito, rosso il legno dello strumento che suona con una leggerezza incantevole, ha presentato il ‘Concerto per fagotto e orchestra’ di C.M. von Weber. Altra rarità: è l’unico composto per questo strumento solista dall’iniziatore del romanticismo musicale tedesco, cugino della moglie di Mozart e allievo di Haydn. Weber lo scrisse nel 1911, sull’onda del successo ottenuto con i suoi tre Concerti per clarinetto. Presenta arie e cadenze di stile prettamente weberniano, derivate dal Lied tedesco, alle quali la voce me- dio-grave del fagotto, simile a quella del violoncello, conferisce grazia, dolcezza, affabilità e persino un amabile umorismo. Ha preceduto questa esecuzione l’ouverture dell’opera di Mozart più frequentemente eseguita al mondo: “Il flauto magico”, parabola e fiaba musicale densa di simbologie. Ha impegnato infine l’orchestra la più tormentata e angosciata delle opere di P.I. Chaikovskij, la ‘Sinfonia n° 4’. Il compositore ne descrisse la genesi e il significato in una lunga lettera indirizzata alla sua amica e mecenate, Nadežda von Meck. È la confessione di un dramma intimo che sfiorò la follia, di un abisso di disperazione, di una filosofia di vita improntata al più cupo pessimismo. Chajkovskij riuscirà a risollevarsi da questo stato d’animo grazie alla comprensione della sua confidente, generosa protettrice. La sinfonia resta comunque un documento di esperienza personale ed artistica di altissima drammaticità. Il pathos che l’esecuzione richiede è stata una prova del fuoco per l’orchestra diretta con energia e dinamicità dal giovane M° Jacopo Rivani. Grande successo e applausi a non finire, con la constatazione che la FORM guarda anche alle future generazioni degli appassionati cultori della grande musica. Augusta Franco Cardinali Nella foto di Donatella Siotto, Jacopo Rivani e Katarzyna Zdybel. Gli alunni del Tabor e dei Martiri della Libertà a concerto “Archi, fiati (legni, ottoni), dove sono le percussioni?” è il titolo del concerto proposto dall’Orchestra Filarmonica Marchigiana alle scuole della regione. Venerdì 28 marzo ha fatto tappa a Jesi coinvolgendo al teatro Moriconi gli alunni delle quarte e delle quinti delle scuole primarie di Jesi dell’Istituto Comprensivo Urbani diretto dalla dott. ssa Rosa Meloni. La lezione-concerto ha permesso di far vivere ai bambini un’esperienza di ascolto musicale partecipato dal vivo; in un’atmosfera di divertita partecipazione, i bambini hanno potuto interagire con la musica ad esempio schioccando le dita o battendo le mani. Molto più che semplici ascoltatori ma i bambini hanno potuto vivere la musica e, in piccolo, il far musica. La musica con bambini di questa età è un’esperienza educativa globale che attiva il corpo, la mente e le emozioni e che contribuisce alla loro formazione umana e cultura- le. Gli alunni hanno percorso un viaggio all’interno del suono e dell’orchestra per conoscere, attraverso l’ironia e il divertimento, le varie famiglie strumentali, le loro specificità tecniche e timbriche, i loro caratteri espressivi. Il tutto attraverso l’ascolto di Rossini, di Mozart, di Strauss, di Gershwin, autori di celebri brani che, come il popolare Tico-Tico e il divertente Die Wolf-Gangsters del contemporaneo Mariani, mettono in luce le particolarità di ciascuna sezione strumentale componente l’orchestra. Il percorso è stato simpaticamente guidato da un mediatore,il prof. Tiberi, che ha anche risposto alle numerose e curiose domande degli alunni, in una dimensione di costante interazione fra pubblico ed esecutori. L’entusiasmo dei bambini è stato enorme come lo è stata la richiesta di ripetere altre esperienze musicali di questo tipo. POLVERIGI: d omenica 13 aprile per tutta la giornata si svolge il canto rituale della Passione Si ripete l’antica tradizione di casa in casa Torna a Polverigi, a cura del Centro Tradizioni Popolari, con la collaborazione del Comune, de La Macina, della Pro-Loco, della Croce Gialla di Santa Maria Nuova e il patrocinio della Provincia di Ancona e della Regione Marche, la Rassegna Internazionale del canto rituale di questua della “Passione”, giunta al traguardo della quarantuntunesima edizione. Domenica 13 aprile per tutta la giornata si svolgerà a Polverigi la grande Rassegna internazionale del canto rituale Autoscuole CORINALDESI s.r.l. Point AUTOMOBIL CLUB d’ITALIA di questua de La Passione (la prima e unica nel genere nelle Marche): diffondendo, anno dopo anno, una delle nostre tradizioni più valide. Più di duecento cantori e suonatori popolari saranno a Polverigi e nei comuni vicini riproponendo il canto rituale di questua della Passione, come si faceva una volta, casa per casa come augurio di benessere e di abbondanza, in cambio di cibo, vino e offerte di denaro, destinati al pranzo che concludeva la festa. Autoscuole – Scuola Nautica – Corsi di recupero punti per patenti – Corsi di Formazione Professionale CQC – per merci pericolose A.D.R. – per Autotrasportatori – Studi di consulenza Automobilistica e nautica Jesi, Via Mura Occidentali, 31 - tel. 0731 209147 c.a. - fax. 0731 212487 - Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - fax 0731 201914 Jesi, Via Gallodoro, 65 - tel. 0731 200809 - sede Consorzio Autoscuole Corinaldesi Jesi, Via Marx, Zipa - operazioni collaudi Senigallia, via R. Sanzio, 71 - tel. 07160062 Altre sedi: Falconara M.ma (Corinaldesi - Adriatica - Falconarese) - Ostra - Marina di Montemarciano - Marzocca di Senigallia 4 | attualità 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina MATRIMONI TRA OMOSESSUALI E NON SOLO Una dittatura ormai globale Il Pil dei pensionati di Remo Uncini Ho incontrato un operaio con cui avevo lavorato per decenni, mi ha fermato e mi ha fatto questa domanda: «Sai che lo stipendio di noi pensionati pesa nei confronti della Previdenza e Assistenza più del 40%? La Sanità viene dopo con un 30% come costo, mentre i Comuni, le Regioni e le Province pesano il rimanente 30%. Allora noi prima moriamo e meno costiamo. Ci incolpano di aver rubato il futuro ai giovani». Nel suo discorso si sentiva l’angoscia per il figlio che ancora non ha trovato lavoro e mi ha provocato tristezza. «Senti - continuò - come faranno i nostri figli ad avere le stesse sicurezze che noi abbiamo conquistato e avuto con fatica? Ho costruito in sicurezza il futuro della mia famiglia. Cominciando dalla casa comprata appena avuto il posto di lavoro con un mutuo più che ventennale, pagandolo ogni mese con lo stipendio. I nostri figli come costruiscono il loro futuro con questa flessibilità del lavoro? Le banche non sono disposte a investire i loro soldi nei giovani se non hanno un lavoro stabile e li lasciano soli. Per non parlare di tutte quelle garanzie che c’erano ai nostri tempi per tutelare il lavoratore rispetto al pericolo di essere licenziato». Sconsolato continuava dicendo che è tutto cambiato. Non c’è più nessuna sicurezza. Lo Stato sta abbandonando la tutela sociale, riducendo le difese, allontanandosi dal controllo dell’economia, delegando alla finanza e alla globalizzazione, lasciando tutti nella precarietà. La sicurezza conquistata oggi non sarà quella di domani. Con la mancanza del lavoro crolla il sistema sociale. La famiglia è sempre più sola in un mondo diverso dove i vecchi devono tutelare i giovani. I tempi sono cambiati. La tecnologia ha rivoluzionato il modo di lavorare, di studiare, di ricercare, ha messo in relazione soggetti diversi e lontani tra di loro. Questo ha creato la crisi di sistema. Le società capitaliste non sono più sole a competere nel mercato. È cominciata la disputa economica su chi produce a meno costo, su chi è più veloce, su chi pesa meno sullo Stato, su chi è più capace di gestire con flessibilità assumendo quando c’è lavoro e licenziando quando non c’è più bisogno. La guerra è dei poveri non più garantiti. Poveri che cominciano a vedere il benessere, poveri a cui viene tolto, mettendoli in competizione. Quanto costa fare un frigorifero nel Bangladesh? Farlo a Fabriano conviene di più? Oppure è meglio trasferire gli impianti nel Bangladesh, risparmiando sui lavoratori? Siamo in un’epoca in cui o si riesce a condividere il benessere o la crisi porterà tutti anche quell’operaio che lavorava con me, a domandarsi per quale società ha sofferto e lottato? Guardando il figlio si interroga su cosa farà domani. Ma quale domani? 4 APRILE A PALAZZO DEI CONVEGNI Storie jesine dal Pci L’Istituto Gramsci Marche e la Fondazione 1° Maggio presentano a Jesi, al Palazzo dei Convegni, venerdì 4 aprile alle 17.30, il libro: “Noi c’eravamo. Testimonianze dall’interno del PCI della provincia di Ancona”. Il volume racconta, attraverso le testimonianze dirette, le esperienze politiche di 130 esponenti e militanti del PCI, tra i quali numerosi jesini. É quindi anche una pagina della storia della nostra città. L’attuale crisi dei partiti e il discredito della politica sollecitano come necessari ed efficaci “anticorpi” i tanti esempi di buona politica, l’impegno generoso, le passioni civili e la coerenza morale che hanno caratterizzato la politica di tante persone. Non un’operazione di nostalgia, ma una trasmissione di conoscenza, una lezione viva di storia, utile per affrontare l’oggi e il domani. Il volume è presentato da Massimo Papini, direttore dell’Istituto di Storia Marche, Vittorio Massaccesi, commentatore politico e Ugo Sposetti, senatore della Repubblica. Gli jesini la cui testimonianza compare nel volume sono: Remo Ascani, Aroldo Cascia, Gabriele Fava, Massimo Fiordelmondo, Ero Giuliodori, Leonardo Lasca, Sergio Mosconi, Guglielmo Perticaroli, Enzo Pulita, Sauro Rosini, Cesare Rossetti, Segio Ruggieri, Carlo Santoni, Sandro Sbarbati, Claudio Sassaroli, Gianni Silvestrini, Remo Uncini, Giancarlo Vecci, Rossana Vescovi. La cittadinanza è invitata. di Riccardo Ceccarelli Finalmente. La notizia ce l’hanno data con sufficiente risalto i telegiornali di oggi, 29 marzo. Finalmente in Inghilterra allo scadere della mezzanotte è entrata in vigore la legge che prevede il matrimonio tra omosessuali e subito, un minuto dopo, diverse coppie lo hanno celebrato in un tripudio di battimani e di festa. Aspettavano lo scadere della mezzanotte per la relativa cerimonia. Tutto era pronto. Con l’orologio in mano. Allertati funzionari civili, parenti, amici e televisioni: la debita scenografia, lo scambio degli anelli, il bacio rituale, applausi. Finalmente. Ora si attende che prima o poi avvenga anche da noi. Una conquista civile. Sì. Perché, come ha detto il premier David Cameron, le coppie di omosessuali conviventi, pur già godendo di tutti i diritti delle altre coppie eterosessuali sposate, ora con il matrimonio hanno aggiunto una nuova conquista, senza parvenza di alcuna discriminazione. Ce n’era proprio bisogno. Se ne sentiva la necessità. Anche la Chiesa anglicana sembra che stia adeguandosi. Non ha importanza se è innaturale, se va cioè contro la natura stessa del matrimonio che è l’unione di un uomo con una donna; no, basta volersi bene tra due uomini o tra due donne che scatta il cosiddetto diritto al matrimonio che è oggettivamente finalizzato alla prosecuzione della specie, fin “dal principio”. La diversità sessuale è la conditio sine qua non matrimonium non datur, cioè mancando questa diversità il matrimonio è inesistente. Ovviamente il pre- supposto è anche il reciproco amore. Tutte le legislazioni del mondo, come sta avvenendo in molti stati, potranno chiamare pure “matrimonio” l’unione tra due omosessuali, che come tale per natura non potrà mai esserci, se il significato del termine “matrimonio” è quello originale. Lo si potrà chiamare pure “matrimonio” forzando e contraddicendo la più chiara evidenza, ma non si esalti il tutto per “conquista di un diritto”. Non ci sono più baluardi o argini o semplicemente il buon senso. Ormai il fiume è in piena, gli argini sono scomparsi. La natura, cioè i dati oggettivi della vita e dell’esistenza delle persone non sono più riconosciuti, non sono più ritenuti invalicabili e degni di rispetto, anzi vengono concepiti come un dato “culturale”, frutto cioè di progressive conquiste fondate sulla libera decisione, da poter magari variare a seconda del proprio “sentirsi”. L’essere maschio o femmina non è più un dato biologico, no, è una opzione che va maturata; l’essere padre e madre, diventa quasi un’offesa per lasciare il posto al “genitore uno” e al “genitore due”; si rivendica il diritto alla genitorialità ad ogni costo, ad avere un figlio cioè come un oggetto dovuto; scartare bambini non sani è già legge in Belgio e in Olanda; l’eliminazione di feti “difettosi”, cioè di bambini non ancora nati ma pulsanti di vita, è legge in Danimarca; cresce la tentazione di scartare i vecchi non più produttivi e inabili; l’aborto su vasta scala è utilizzato per la selezione del nascituro; facile è avere un figlio con un utero preso in affitto, e potremo continuare. Tutto è rivendica- to come un diritto primario con l’onda delle conseguenze, anch’esse un diritto, che si riversano sulla nostra quotidianità e mettono in crisi, se riflettiamo un istante, la nostra stessa umanità. È la tendenza che potenti lobby culturali stanno imponendo ai legislatori di tutto il mondo, Onu ed Europa compresa, come fosse il nuovo approdo della civiltà. È la globalizzazione dell’egoismo diventata non solo categoria economica ma dimensione univoca dell’uomo, concepito come “congegno meccanico” in contraddizione con la ricchezza insopprimibile della sua intelligenza e del suo cuore. Un abisso, come è facile intuire, con il messaggio cristiano. E se i dati statistico-sociologici dicono di questa marea dilagante, non dobbiamo pensare di adeguare la proposta e il messaggio alla marea, accettando questa “dittatura” – perché proprio di autentica dittatura si tratta – che uccide l’uomo nella sua oggettiva naturalità, nella verità di creatura aperta al Creatore, di nostalgico dell’infinito, di ricercatore di senso. Nonostante tutti i sociologismi possibili. È, credo, importante capire questa dittatura non per arrendersi ad essa e allo “spirito” che la ispira e la sorregge, bensì per una proposta che sia pienamente rispondente a quello che l‘uomo è e alla parola di Gesù di Nazareth espressa in maniera radicale e convincente per la sua totale salvezza. E del modo come si vive e si professa questa alternativa i cristiani, come già peraltro stanno facendo, debbono dare pubblica testimonianza. Anche come minoranza. Con coraggio e senza complessi di inferiorità. Due incontri per l’Africa Il Ccm (Comitato collaborazione medica sul territorio jesino) venerdì 4 aprile alle 17,30 proporrà un incontro alla Biblioteca La Fornace di Moie su “Il Ccm e sorrisi di madri africane. Parti assistiti, bambini vaccinati, operatori sanitari formati”: introdurrà Olivio Togni, presidente dell’Unione dei comuni della Media Vallesina e terranno una relazione il medico volontario Stefano Dacquino e il referente dei volontari Silvia Pescivolo. Sabato 5 aprile alle 17,30 al Palazzo dei Convegni di Jesi l’assessore Marisa Campanelli introdurrà l’incontro su “Il Ccm per le mamme e i bambini in Etiopia” con Dacquino e Pescivolo. t e r r e l e m e n t a r i Il tempo e la ruggine di Silvano Sbarbati Vittorio Massaccesi ha scritto su “Voce” di una sua (apparente) difficoltà partecipativa rispetto alle tante proposte di eventi che sono organizzati nel nostro territorio. Citando esempi su esempi, ha stilato una specie di lista da magazzino centrale, da supermercato delle informazioni, delle formazioni, delle indicazioni, delle educazioni, delle ricette per saperne di più e di meglio. Concordo con lui su quella sensazione di impotente ubriacatura che assale il lettore di manifesti e di invitiprogrammi. Una sensazione che inebria e lascia un po’ interdetti: proprio nel senso di non saper dire, di rimanere stupiti di come tante cose vengano poste e proposte alla nostra attenzione e di come ciascuno ne venga travolto. Un “troppo” sale alla mente, un “troppo” di cui però non si riesce a trovare giustificate motivazioni per negarne la evidente legittimità. Per spiegarmi meglio: come si fa a dire che una proposta vale meno dell’altra? Come si fa a sostenere la tesi secondo la quale bisogna saper scegliere se in realtà nessuno ci ha informati e formati su “come” scegliere dove andare e che cosa ascoltare e come partecipare? Ecco: forse il “troppo” diventerebbe “giusto” se fossimo in grado di poter scegliere sulla base… sulla base di quali criteri? Chi mi saprebbe dare consigli in merito? C’è, e magari sappiatemi dire dove trovarlo, un modo, un posto dove si insegna (e si impara) a capire se stessi rispetto a come impiegare il prezioso tempo della cresci- ta personale? Per capire se il lievito che viene usato in tanti modi venga utilizzato con il criterio ottimale rispetto alla farina di cui ognuno di noi dispone. Poi, cuocere il “proprio pane” diventerebbe un momento meno problematico. Ma, nessuno mi toglie dalla mente che già di per sé preoccuparsi di fare una buona scelta su come occuparsi delle proposte sia forse il modo più efficace per sbagliare meno. Oppure, fidandosi della esperienza, chiedere consiglio a chi di esperienza ne ha già… cotta molto nel suo forno di vita. Una maniera delicata e rispettosa di tessere una tela tra le generazioni. Senza rottamazioni, intendo, senza lasciare sul terreno ferrivecchi ad arrugginire, perché nessuno sa come utilizzarli. Sapere e rottamare… rottamare e sapere… pastorale | 5 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 ROMA: INTERVISTA DI UN GIOVANE STUDENTE AL VATICANISTA DE “LA STAMPA” ANDREA TORNIELLI SU CHIESA E GIORNALISMO Passa più tempo tra la gente che a fare catechesi Andrea Tornielli, direttore del sito di informazione religiosa “Vatican Insider” è stato definito dal Washington Post “il vaticanista più autorevole del mondo”. Nato a Chioggia, in provincia di Venezia, nel marzo del 1964, si è laureato a Padova in Storia della lingua greca nel 1987. Ha lavorato a 30Giorni dal 1992 al 1996, al Giornale dal 1996 al 2011, ed è editorialista de “La Stampa “ dal 2011. Lei è l’unico giornalista al mondo ad aver intervistato gli ultimi due papi: Benedetto XVI e Francesco. A quale punto del suo percorso di formazione professionale ha deciso di diventare vaticanista? Una piccola premessa: quella con papa Francesco, nel dicembre 2013, è stata una vera, lunga intervista, durante un pranzo. Quella con il papa emerito Benedetto XVI non è stata una vera intervista, ma la risposta per punti a una mia lettera che gli poneva alcuni quesiti. La passione per il vaticanismo mi è nata a 14 anni, quando nell’estate del 1978 ho seguito sui giornali il conclave che ha portato all’elezione di Giovanni Paolo I Lei conosceva già Jorge Mario Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires. Il suo modo di rapportarsi alla gente è mutato dopo l’elezione al Soglio di Pietro? Io lo conoscevo, ma l’ho sempre incontrato a Roma. Certamente, stando anche alle testimonianze che ho raccolto, c’è stato un cambiamento: ha un’energia nuova, è sempre sorridente, ancora più capace di andare incontro a tutti. A me sorprende molto vederlo in azione durante le udienze del mercoledì: il tempo che passa tra la gente, il tempo che dedica ai tanti malati presenti - abbracciando ciascuno di loro - ormai è superiore al tempo dedicato alla catechesi, cioè al breve discorso che legge (con numerose aggiunte a braccio). Tra il prima e il dopo, passa anche un’ora e mezza o due nel contatto con i fedeli. Qualcuno potrebbe dire: ma il Papa non ha nulla di meglio da fare? A me sembra che per lui non ci sia nulla di meglio da fare. ritrovato il Bergoglio che conoscevo: perfettamente a suo agio anche nel nuovo incarico («la mia nuova diocesi», definisce il suo servizio pontificale), e capace di fare sentire perfettamente a proprio agio l’interlocutore. Ero piuttosto emozionato, ho portato con me due registratori. Poi, quando abbiamo cominciato l’intervista, tutta la tensione è svanita. Lei segue il Vaticano da molti anni. Qual è stato il periodo più intenso nella recente storia della Cosa si prova ad intervistare un Santa Sede? Pontefice? “Sicuramente i due conclavi, quello Avevo avuto modo di porre delle del 2005, che ha portato all’elezione domande a Benedetto XVI duran- di Benedetto XVI, e quello dell’ante le conferenze stampa sui voli, in no scorso, che ha portato all’eleoccasione dei viaggi internazionali. zione di Francesco. Ma con delle Ma mai mi era capitato di fare una differenze notevoli: quello di nove vera e propria intervista a un Papa, anni fa era stato accompagnato dale per di più a tavola, durante un la lunga malattia di papa Wojtyla pranzo, discorrendo con calma. Il e dalla forte emozione dopo la sua tempo è volato e devo dire di aver morte. Quello dell’anno scorso è stato uno choc ancora maggiore: mai in duemila anni di storia della chiesa un papa si era dimesso per motivi di età. La scelta coraggiosa, inedita e umile di Benedetto XVI è stata un avvenimento non ancora ben «digerito» e assimilato in tutta la sua portata e la sua novità. Ma devo dire che anche il 2012, l’anno di Vatileaks, è stato parecchio movimentato... Come ha iniziato la sua carriera giornalistica? Come dicevo, la passione per il vaticanismo risale al 1978. Mi sono laureato in lettere classiche all’università di Padova e subito dopo, mentre aspettavo la chiamata per il servizio militare, ho contribuito a far nascere una piccola cooperativa che faceva rassegne stampa per vari enti abbonati: ci alzavamo alle cinque ogni giorno, e tra le otto e le nove gli abbonati ricevevano la loro copia di rassegna stampa. Ho cominciato a collaborare con il Gazzettino di Padova mentre facevo il militare, poi nel 1991 sono stato assunto al mensile internazionale 30Giorni e sono diventato giornalista professionista. Quale consiglio dà ad un giovane che vuole seguire le sue orme? Normalmente si crede che per INTERNI DI CHIESE (9): l’autore presenta il complesso e confida nella comprensione del lettore fare il giornalista sia necessario scrivere bene. Questo è vero soltanto in parte. È ovvio che bisogna saper scrivere, ma questo viene con l’esercizio e con la gavetta nelle redazioni: si impara a scrivere... scrivendo. Quello che serve all’inizio, invece, è la curiosità. La voglia di cercare notizie, di non accontentarsi della prima spiegazione; la curiosità di andare oltre, la passione per ricostruire i fatti al di là delle versioni di comodo. Nel caso del vaticanismo, bisogna sapere che cos’è la Chiesa, conoscere un po’ di teologia e soprattutto un po’ di storia. E poi credo sia indispensabile essere sempre ben coscienti dei propri limiti e quando serve riconoscere i propri errori. Il Vaticano è davvero un luogo di misteri come lo descrivono i mass media? No, è una realtà fatta di uomini con i pregi e i difetti di tutte le realtà umane. C’è tanta brava gente, c’è qualche santo, c’è qualche mascalzone. Diceva Chesterton che tutti i grandi fatti ecclesiali sono opera di avanguardie di santi, di un popolo di mediocri e di una retroguardia di delinquenti. Mi sembra anche lo spaccato della nostra società. Il Vaticano non è migliore, ma nemmeno peggiore. Marco Galeazzi San Giuseppe: una chiesa “bella e impossibile” 4 aprile: a Serra de’ Conti il grafologo padre Giacometti Scommetto che quello che sto per scrivere mi tirerà addosso i malumori di poco meno di un decimo della intera diocesi di Jesi (cioè la parrocchia di S. Giuseppe…). Però confido nella comprensione dei lettori: queste noterelle non pretendono il rigore di valutazioni criticoartistiche. Sono annotazioni stese in libertà, buttando giù qualche impressione e suggestione. Qual è dunque l’accostamento che mi è saltato in mente circa questa chiesa? Eccolo: quello di una attempata zitella che, proprio a dispetto dell’età avanzata, cerca in varie maniere di abbellirsi e di apparire giovane e moderna. Provo a spiegarmi, partendo… dalla sua data di nascita: il 1925. Erano anni quelli in cui la chiesa (cattolica) nel suo complesso si attestava sulle difensive in ogni campo. Sul piano “politico”, basti pensare alla non ancora risolta “questione romana”; sul piano teologico, si rifiutava l’”eresia modernista” chiudendosi nella roccaforte della pur altissima teologia di s. Tommaso; sul piano artistico chiusura quasi totale ai moderni, per rifarsi al medioevo, visto come l’età aurea della sintesi fra cristianesimo e storia. Ne deriva quindi che la nostra “san Giuseppe” (come tantissime altre chiese, intendiamoci), pur con quel suo gotico solenne, sobrio e anche “Introduzione alla grafologia. Il ruolo della grafologia nella comprensione della personalità”: è il tema dell’incontro proposto dall’Istituto di ricerche per la religiosità popolare e il folklore nelle Marche con il Patrocinio del comune di Serra de’ Conti a cura di padre Fermino Giacometti, presidente dell’Istituto Grafologico Internazionale “Girolamo Moretti” di Urbino. L’incontro sarà a Serra de’ Conti, nella Sala Italia, alle 21 del 4 aprile. L’Istituto Grafologico ha istituito presso l’Università di Urbino una scuola di grafologia, in seguito divenuta Corso di Laurea di 1° livello, oggi Master Universitario, nella facoltà di Scienze della Formazione. funzionale, nasce tuttavia già “vecchia”. O meglio, se vogliamo rifarci al paragone iniziale, somiglia alla manzoniana Perpetua che è rimasta sola “per aver rifiutato tutti i partiti, o piuttosto, al dire dei maligni, per non aver trovato nessuno che la volesse”. Non è riuscita cioè a maritarsi con la “modernità”. Solo una trentina d’anni dopo si riscoprì che Chiesa la assume le forme artistiche delle varie epoche, senza canonizzarne qualcuna in particolare (art. 123 della Costituzione del Vaticano II sulla Liturgia). Ma tuttavia la “nostra S. Giuseppe” non si é rassegnata alla propria estraneità al suo tempo. Ha cercato in tutti i modi di rendersi tutto sommato “piacente”, con una serie varia (anche se un po’ scoordinata) ma non trascurabile di “gioielli” Vado quasi in ordine cronologico. Sono intanto tutt’altro che da trascurare gli affreschi di s. Rita e s. Teresa di Gesù Bambino (E.Cisterna, 1930): è lo stile dell’epoca, che mescola pre-raffaellismo e simbolismo (seguendo magari il modello dei coevi affreschi di Loreto, come nella cappella francese). Non poteva mancare infatti un altare alla “Santa degli impossibili” e alla “Piccola santa” di Lisieux, la cui devozione in quegli anni era in rapida espansione. Nell’altare di sinistra del transetto troviamo poi il trittico del Bergagna (1965) con una soave “Madonna della Pace” affiancata dai santi Francesco e Caterina, patroni d’Italia: lo stile è quello tipico della “Beato Angelico” di Milano che, ispirandosi ai modelli antichi, cerca di fondere modernità e senso del sacro. Lì accanto abbiamo la “cappella del Sacro Cuore” con una originale ceramica in trittico del Rumori. Accanto all’ingresso due opere recenti: a sinistra una drammatica e suggestiva crocifissione dello spagnolo Guevara, mentre a destra la “Cappella del 900” di Collamati. E che dire della monumentale “Sacra conversazione” (dove a dir la verità quei santi lì non conversano proprio per niente…) in bronzo di Trubbiani, posta per il 75° “compleanno” della nostra chiesa? Il cui presbiterio, dopo i precedenti tentativi, è stato reso funzionale alla liturgia conciliare ad opera della romana Domus Dei, nel consueto dignitoso stile (si consenta: troppa concentrazione di significati fra ambone, vasca battesimale e cero pasquale!). Di “arte sacra” artigianale sono le vetrate: gli otto oblò in alto sul presbiterio con le opere di misericordia corporale; nel transetto a destra nella bifora la Sacra Famiglia al lavoro; a sinistra l’Annunciazione; nelle cappelle vicino l’ingresso S. Settimio e i “santi fondatori” della chiesa (don Rettaroli, Peppe Pirani, conte Balleani). Sulla controfacciata, infine, una grande crocifissione del pesarese De Rosa, donazione da una delle ultime Biblia pauperum. S. Giuseppe, dunque: una chiesa “bella e impossibile”, ma tuttavia viva e vivace, come il grande quartiere che l’è sorto attorno e di cui costituisce il cuore pulsante. [email protected] 11 aprile: il libro del professor Vecci Venerdì 11 aprile alle 18 presso la sala della ex II Circoscrizione (g.c.), piazzale San Francesco, con il patrocinio del Comune di Jesi, verrà presentato il volume di liriche “Il mondo addosso”, pubblicato da Giancarlo Vecci. Saranno presenti l’autore, il prof. Vittorio Massaccesi e la sig.ra Emanuela Corsetti che leggerà alcune poesie dal testo. I cittadini sono invitati a partecipare. 6 | psicologia_società AVULSS: nuovo direttivo e coordinatori Gocce di miele Maria Cristina Paris:12 anni di servizio fedele e appassionato come presidente dell’Avulss di Jesi! Nell’assemblea generale del 19 marzo per il rinnovo delle cariche, Maria Cristina, al termine del suo quarto andato, si è rivolta così a tutti i volontari: «Non abbiate paura di impegnarvi, so per esperienza che è bello e liberante mettere a disposizione quei talenti che il buon Dio ci ha donato a piene mani: tempo, capacità, energia e amore, quell’amore che, secondo Papa Francesco, dovrebbe essere “predominante”, in famiglia, nella Chiesa e soprattutto nel nostro servizio di volontari». Leggendo il “Bilancio di Missione 2013”, la presidente ha sottolineato le attività svolte nel corso dell’anno dai volontari nei singoli settori di servizio comunicando che è stata stipulata la convenzione con l’ASP 9 (Azienda Servizi alla Persona) e con l’associazione Alzheimer Marche. Inoltre l’Avulss ha partecipato ai progetti del CSV (Centro Servizi Volontariato) nelle scuole per sensibilizzare gli studenti al volontariato e diffondere “la cultura del dono” specialmente verso le persone in difficoltà. Evidenziata anche la collaborazione dei volontari di Jesi per la buona riuscita del Convegno zonale di Senigallia e del Convegno nazionale dell’Oari a Loreto, nonché l’impegno per costituire il Coordinamento delle associazioni di volontariato della Vallesina. Ringraziando i volontari per il servizio prestato nei vari settori, la presidente ha concluso con una bella similitudine di Ambrogio Fogar: “...ogni goccia del tuo tempo è una goccia di miele che cade sulle labbra assetate di chi aspetta solo questo”. Così ha fatto Maria Cristina Paris per tanti anni, senza risparmiarsi, animata dalla speranza cristiana, disponibile al dialogo con tutti e sempre pronta a servire con competenza e amore. Il lungo e caloroso applauso ha testimoniato l’affetto e la stima di tutti i volontari. Maria Antonietta Turri, amministratore dell’Avulss, ha poi presentato il rendiconto economico dell’anno 2013. Prima degli adempimenti elettorali, il vescovo Gerardo ha salutato l’assemblea con le parole di Papa Francesco: “ Questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale, il messaggio evangelico che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad abbracciare in Cristo ogni persona”. Ha quindi esortato i volontari a perseverare nel servizio senza perdersi d’animo perché quel che conta è «seminare: ogni atto d’amore da qualche parte fiorisce». Marcello Cavalieri, in qualità di rappresentante della Federazione Nazionale Avulss, congratulandosi con Maria Cristina Paris e con tutti i volontari per l’eccellente lavoro svolto, ha presenziato all’elezione del Direttivo e dei Coordinatori per il Triennio 2014-2016. Sono stati eletti all’unanimità: Donatella Gnemmi (presidente), Maria Cristina Paris (vice presidente), Orietta Moretti (vice presidente), Maurizio Strappa (responsabile culturale), Maria Neve Padalino (vice responsabile), Fiorella Luminari (segretaria), Mario Ferretti (segretario), Maria Pia Amadio (vice segretario), Maria Antonietta Turri (amministratore). Eletti all’unanimità anche i coordinatori: Maria Pia Cuomo (Casa Famiglia), Laura Nardo (Casa di riposo), Amalia Spinaci (Centro “Divertirsi insieme”), Luigi Damiano (Domicilio), Riccardo Zuccarini (Minori), Paola Gregori (Ospedale). Alcuni volontari si sono resi disponibili per determinate mansioni nel Direttivo ed altri come vice-coordinatori. Un omaggio floreale a Maria Cristina e l’applauso per il nuovo Direttivo hanno concluso la serata. Maria Antonietta Angeloni 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina La mente e l’anima colloqui con lo psicologo Dov’è la mia mamma? di Federico Cardinali Abbiamo due amici gay, sposati all’estero dove hanno avuto anche una bambina. La bambina è nata da una donna che ha ricevuto un ovulo fecondato con il seme di uno di loro. Alla nascita è stata registrata come loro figlia. Senza dubbio le vogliono un mondo di bene, ma a noi, mia moglie ed io, ogni volta che ci ritroviamo insieme e guardiamo questa bimba di tre anni, ci si stringe il cuore al pensiero che lei non ha una mamma (…). Luca e Roberta Abbiamo parlato altre volte su questo tema. Proviamo comunque a riprendere qualche pensiero. Mi dispiace doverlo dire, ma io non vorrei essere al posto di questa bambina (che chiamerò Anna). Non ci vorrei essere perché c’è una domanda troppo forte nel mio cuore: perché a me non viene riconosciuto il diritto ad avere una mamma? Sì, ho due babbi che mi vogliono un mondo di bene. Ma dov’è la mia mamma? Dov’è quella donna che mi ha fatto crescere dentro di lei e mi ha partorito? Perché lei mi ha abbandonato? Perché io le sono stata portata via? C’è una risposta a queste domande? Certo, noi sappiamo che tra quella donna e questi due uomini c’era un contratto: era scritto che al termine della gravidanza lei non avrebbe ‘riconosciuto’ la bambina come sua figlia e questa sarebbe stata ‘registrata’ come figlia dei suoi due babbi. Nulla da ridire sul piano legale: le leggi di quello Stato sono state rispettate. Ma le leggi del cuore umano sono state rispettate? E non parlo del cuore che studiano i cardiologi. Quello è un organo. Preziosissimo. Ma niente più che un mu- scolo capace di far circolare il sangue per tutto l’organismo. Io parlo del cuore ‘luogo e fonte’ dei sentimenti. Né importa qui disquisire se la loro sede sia il cuore o il cervello o un qualsiasi altro organo o apparato. Qui è importante ricordare quanto questi, i sentimenti, siano determinanti per il nostro benessere e per vivere una vita sufficientemente sana e serena. Abbiamo messo una bambina in una condizione innaturale. E ce l’abbiamo messa di proposito. Non è stato un incidente o una malattia che le hanno tolto la mamma. È stata una decisione programmata dagli adulti che hanno anteposto il proprio bisogno (quello di avere un figlio) a quello di una bambina (quello di avere due genitori: un babbo e una mamma) – è chiaro che qui bambina o bambino non fa differenza. Qui dobbiamo fare attenzione, per non cadere in un equivoco. Perché ci troviamo di fronte a due diritti. Che, però, non possono essere confusi. Da una parte c’è il diritto delle persone gay a vedersi garantita dalla società civile (e io credo anche da quella ‘religiosa’ se questa è una dimensione importante per loro) la scelta a vivere una relazione di coppia, legalmente riconosciuta. Come ogni altro essere umano. Con relativi diritti e doveri. Dall’altra c’è il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre. E nel momento in cui due diritti s’incontrano (meglio, si scontrano), quello che deve prevalere è il diritto del più debole: in questo caso, del bambino. Perché gli adulti possono lottare per i propri diritti. I bambini no: non hanno la voce per farlo. Nella situazione di Anna, poi, c’è un ulteriore aspetto da considerare. Il tempo della gravidanza è un tempo di crescita, condiviso tra la mamma e il bambino. È un tempo che non si esaurisce in una relazione puramente biologica (tra due corpi: quello di un bambino e quello di una donna). È un tempo in cui si costruisce anche una relazione affettiva (tra mente-cuore di due esseri umani: una madre e un figlio). Qualunque donna che abbia partorito ce ne parlerebbe con tutta la forza e l’energia di una madre. Nella pratica dell’utero in affitto (così essa viene chiamata) noi agiamo come se la relazione affettiva non esistesse. Perché allora abbiamo ‘inventato’ questa pratica? Qui un grande e tremendo dubbio: perché stiamo rischiando di vivere, guidati dal pensiero che possiamo vendere e comprare qualunque cosa. Perfino i sentimenti e le persone. Mi dispiace dover usare parole tanto dure. Ma io credo che abbiamo bisogno di svegliarci. E di riscoprire il valore e la dignità di un essere umano. Anche del più debole: come un bambino cui chiediamo di riempire i nostri ‘vuoti’ qualunque sia il costo per lui, o come una donna che si vede ridotta a un’incubatrice, costretta a vendere la propria maternità per un pugno di soldi. Cara Anna, io lo credo che i tuoi due babbi ti vogliono “un mondo di bene”, come dicono Luca e Roberta, tuoi amici di famiglia. Tu ancora non lo sai, hai solo tre anni, ma a noi adulti capita spesso di confondere l’amore con l’egoismo. Allora oggi io ti faccio un augurio. Che tu, un giorno, sappia trovare la forza per perdonare i tuoi due babbi per non essere stati capaci di rispettare il tuo bisogno di bambina: avere un babbo e una mamma. Chi vuole scrivere allo psicologo può farlo o per e-mail ([email protected] o [email protected]) o per posta a Voce della Vallesina - colloqui con lo psicologo - P.za Federico II, 8 - 60035 JESI MOIE: c on l’Università degli Adulti la Scrittura non creativa Tutti siamo capaci di creare Madame Bovary e la sua complessità di donna in “Emma. Tradurre/tradire il femminile”. L’incontro-spettacolo è stato presentato domenica 9 marzo, ore 17, alla biblioteca La Fornace di Moie. L’iniziativa, promossa dall’Università degli Adulti della Media Vallesina, è frutto del laboratorio di Scrittura non creativa, curato da Silvano Sbarbati e liberamente ispirato al romanzo Madame Bovary di Gustave Flaubert. Protagonisti della performance: Gabriella Ballarini, Graziella Bastari, Cesare Bellini, Gianna Binci, Tiziana Canafoglia, Walter Crostelli, Ildo Mattei, Antonietta Pasquini, Paola Radicioni, Uliana Senatori e Concetta Tarantino, che hanno letto i propri testi, elaborati durante il corso, e dato voce al mondo di Emma, ai suoi sentimenti, ai suoi moti interiori. Gli attori Michele Cardinali e Patrizia Coduti hanno animato la scena come figuranti: parole, riflessioni ed emozioni proiettate con gesti e mimica dalle acque burrascose della vita di Madame Bovary dentro lo spazio della contemporaneità, quasi insinuandosi nella vita di ciascuno, oggi, nel tentativo di raggiungere quel futuro e quei sogni che non le è stato concesso di vivere. Hanno collaborato come tecnici audio Gianni Bucciarelli e Bruno Ciamberlini. «Il laboratorio ha impegnato il gruppo per quattro mesi. - ha spiegato Sbarbati al termine della performance - Tutto è stato costruito insieme: lettura, discussione, struttura drammaturgica, musiche. Il titolo del laboratorio, Scrittura non creativa, è sfida e stimolo: perché tutti siamo capaci di creare, inventare, mettere insieme talenti e limiti e costruire qualcosa di bello. È stato un lavoro profondo che ha impegnato tutta la persona nelle sue dimensioni, mettendola a confronto con gli altri.» Sandro Ballarini, vicepresidente dell’Università degli Adulti, ha espresso parole di apprezzamento per l’impegno del gruppo, per la riuscita dell’iniziativa e la buona partecipazione di pubblico. Cesare Bellini, responsabile della didattica, ha evidenziato la positività dell’esperienza, al suo secondo anno. «Il laboratorio ha indirizzato la sua attività sul filone storico alla base delle attività culturali di questo anno accademico: Tra l’Ottocento e il Novecento, soffermandosi sul romanzo di Flaubert. La figura di Emma, persa fra insoddisfazione, sogni non realizzati, illusioni e voglia di vivere, è simbolo e rappresentazione di un vecchio mondo che stenta a cambiare e introduce diverse questioni per cui le donne inizieranno a lottare appena qualche decennio dopo.» Tiziana Tobaldi vita_ecclesiale | 7 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 La chiesa locale Il diario del vescovo Gerardo Giovedì 3 aprile Ore 15: Santa Maria Nuova, incontro con i Cresimandi Ore 21: San Pietro Martire, incontro con Famiglie Venerdì 4 aprile Ore 10: San Pietro Martire, visita ai malati Ore 18: Incontro promosso dal Consultorio Ore 21: S. Maria Nuova, incontro con Genitori dei Cresimandi Sabato 5 aprile Ore 9.30: Loreto, Incontro di verifica del Convegno Reg. su Evangelizzazione Ore 15.30: Cattedrale, S. Messa per Scout: San Pietro Martire, Conferenza su “Difesa della Vita” Domenica 6 aprile Ore 10,30: San Pietro Martire, S. Messa Ore 17.30: Palazzo Merighi, Presentazione della Evangelii Gaudium Ore 21: Incontro a carattere vocazionale Lunedì 7 aprile Ore 18.30: Seminario, Incontro con Diaconi e Aspiranti ai Ministeri Ore 21: San Pietro Martire, incontro Catechisti, Animatori, Capi S. Martedì 8 aprile Ore 10-12: San Pietro Martire, Visita ai malati in casa Ore 15-19: Il vescovo riceve in Cattedrale per colloqui e Confessioni Ore 21: San Pietro Martire, incontro con giovani e giovanissimi Mercoledì 9 aprile Ore 10-12: San Pietro Martire, visita ai malati in casa Ore 18: Biblioteca Diocesana, Presentazione Libro Ore 21: San Pietro Martire, Incontro con Operatori della Liturgia Seminario, Riunione del Consiglio Pastorale Diocesano Giovedì 10 aprile Ore 9.30: Seminario, Incontro del Clero Ore 15.30: Casa di riposo, inaugurazione e benedizione locali dei Servizi Sociali Ore 16.30: San Pietro Martire, a disposizione per colloqui e Confessioni Ore 21: San Pietro Martire, Incontro con Consiglio Pastorale e affari Economici Venerdì 11 aprile Ore 10: San Pietro Martire, Visita ai malati in casa Ore 21: Da San Francesco d’As al Duomo: Peregrinatio Crucis cittadina Sabato 12 aprile Ore 10: Riunione del Consiglio Diocesano per gli affari economici Visita past. a San Pietro Martire Ore 15: Incontro con i ragazzi del catechismo delle elementari e medie Ore 16.30: Incontro con i Cresimandi Ore 17.30: Incontro con Ordine Francescano Secola re, Gruppo P. Pio ecc Ore 18.30: S. Messa e Professione nel OFS Domenica 13 aprile Ore 10: Processione delle Palme e S. Messa in Duomo Ore 18.30: San Pietro Martire, S. Messa e chiusura della Visita Pastorale Ore 21: Incontro a carattere vocazionale Voce dellaVallesina SETTIMANALE DI ISPIRAZIONE CATTOLICA DELLA DIOCESI DI JESI FONDATO NEL 1953 a cura di don Corrado Magnani [email protected] La parola della domenica Le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù:<Signore,ecco, il tuo amico è malato>.All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro. Quand’ebbe dunque sentito che era malato, si trattenne due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!»…Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Marta dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se 6 Aprile 2014 5A Domenica di Quaresima Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45) tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello resusciterà». Gli rispose Marta: «So che resusciterà nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?». Gli rispose: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo»…Gesù si commosse profondamente, si turbò e disse: «Dove l’avete posto?».Gli dissero: «Signore, vieni a vedere». Gesù scoppiò in pianto… Gesù ancora commosso, si recò al sepolcro. Disse: «Togliete la pietra». Gli rispose Marta: «Signore, già manda cattivo odore, poche è di quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. ..Gesù gridò a gran voce: «Lazzaro vieni fuori». Il morto uscì… Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»… “Se tu fossi stato qui” “SE TU FOSSI STATO QUI…”. Se tu fossi qui, Signore, qui adesso, qui subito, qui alla maniera nostra; dove scoppiano le bombe, dove donne e bambini vengono violentati, dove agonizzano gli uomini, le persone abbandonate; qui dove i marciapiedi fanno da letto ai poveri; dove sperimentiamo l’inganno e la viltà; dove non sappiamo volerci bene; qui dove ci perdiamo, ci ammaliamo, muoriamo. Se tu fossi qui… Forse crediamo davvero che la sua presenza e il suo intervento potrebbero per miracolo risolvere ogni problema, risanare e ricomporre, aggiustare i corpi, placare i dubbi dell’anima. E invochiamo questo intervento che dovrebbe, secondo i nostri calcoli, fermare il corso delle sventure e dei nostri drammi. Preghiamo, aumentiamo la dose delle preghiere, gli facciamo sapere: «Signore, ecco, il tuo amico è malato». E non ci facciamo capaci del suo attendere; ci scandalizza questo suo “trattenersi” altrove: Questo aspettare è incomprensibile, questo non arrivare mai. Noi, intanto, soffriamo: Noi qui, e Lui chissà dove. E invece Lui è sempre “qui”. È il Dio con noi per sempre. E il suo inspiegabile ritardo sul nostro orologio rivela un accorrere essenziale e un arrivare puntuale e vero dentro il nostro dolore: non deve venire perché non ha mai smesso di essere presente, non ha mai cessato di amarci. Tutto il nostro male, la nostra pena, il nostro patire a volte assurdo e insensato, l’inevitabile traguardo della morte sono sempre attraversati dalla compassione di Dio. E diventano, forse, un’occasione perché si manifesti la verità di noi stessi e di Lui. La nostra malattia “non è per la morte”. Non nasciamo per morire. La vita ci è stata donata perché non abbia più fine. E non avrà fine, nonostante la morte, se si lascerà stringere forte da quell’altra Vita che vince il dolore e la morte. «CHI CREDE IN ME, ANCHE SE MUORE, VIVRÁ». La ragione umana è incapace di accettare ciò che la supera. La pretesa arrogante - in realtà desolata- di una evidenza scientifica “da prova del nove” ci ferma spesso sulla soglia della fede. Fare il passo avanti ci sembra difficile, anche se decisivo. «CREDI TU QUESTO?». A questa domanda ci sono tante contro-domande, obiezioni, e indefinite resistenze. «SIGNORE, GIÁ MANDA CATTIVO ODORE, PERCHÉ È DI QUATTRO GIORNI». Siamo nella morte, nel lutto, e Lui è lontano. Almeno a noi ci sembra lontano tanto. «SE CREDI, VEDRAI LA GLORIA DI DIO». Ma “qui” cosa vuol dire credere? Credere vuol dire scoprire con gioia che Dio “è condannato ad amare l’uomo in eterno” (P. Turoldo); credere è riconoscere con stupore di guadagnare, nella fede, non una soluzione ad effetto,quasi magica del nostro problema, ma un Compagno di vita; credere è accettare l’esigenza d’amore di Dio dentro la nostra vita: questa è la vera fede che vede oltre l’apparente abbandono e sa ascoltare il misterioso silenzio di Dio di fronte al nostro dolore. Questa fede sa con certezza che un Dio capace di commuoversi di fronte alla tomba di un amico, ama così perdutamente l’uomo da non lasciarlo morire e non accetterà mai che sia trattato come un “vuoto a perdere”. notizie_brevi In preparazione al 26 aprile al Santuario delle Grazie La comunità dei padri carmelitani di Jesi propone una serata dedicata ai giovani. La sera del 26 aprile alle 21, vigilia della festa della Madonna delle Grazie, i giovani sono invitati a rendere omaggio alla Vergine Maria esibendosi in canti e musiche, recitando poesie o presentando foto e lavori artistici. I lavori musicali andranno presentati alla Scuola Pergolesi mentre le poesie, i racconti ed altri elaborati dovranno essere recapitati al Santuario entro il 13 aprile. Regolamento nel sito www.santuariojesi.it 6 aprile: “Caccia di Primavera del Distretto di Ancona” Come ogni anno tutti i Lupetti dei Gruppi Scouts d’Europa della provincia di Ancona si danno appuntamento per vivere insieme una intensa giornata di “caccia”. Quest’anno si Direttore responsabile Beatrice Testadiferro Comitato editoriale: Vittorio Massaccesi, Giuseppe Quagliani, Antonio Lombardi Responsabile amministrativo Antonio Quaranta Proprietà: Diocesi di Jesi Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 Composizione grafica Giampiero Barchiesi Stampa Rotopress International s.r.l, Loreto Spedizione in abbonamento postale Associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) svolgerà domenica 6 aprile a Senigallia e sono attesi circa 150 tra Lupetti e Capi. È un evento che porterà i bambini accompagnati dai genitori e dai loro capi Vecchi Lupi ad uscire dalle proprie “tane” cittadine per impegnarsi nella scoperta di San Francesco. Una ricerca sempre entusiasmante caratterizzata da momenti di gioco e da un forte sentimento di amicizia verso i fratelli Lupetti della altre città oltre all’affetto per il Santo, patrono anche dei Lupetti. (s.c) 12 aprile: raccolta della Caritas Sabato12 aprile si svolgerà nelle parrocchie della diocesi la tradizionale raccolta degli indumenti usati a favore della Caritas diocesana. I sacchi chiusi e con indumenti in buono stato e puliti possono essere portati nelle parrocchie che poi nella mattinata di sabato saranno consegnati al centro di smistamento predisposto dalla Caritas. Questo numero è stato chiuso in redazione martedì 1 aprile alle 17 e stampato alle 18 dell’1 aprile. Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali e per conformarsi ad obblighi di legge. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Tel. 0731.208145, Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Codice fiscale 00285690426 Questo giornale è stampato su carta riciclata. ABBONAMENTO ANNUO 35 EURO DI AMICIZIA 40 EURO SOSTENITORE 50 EURO 8 | in_ricordo 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina Ringraziamento Ricordo 26-3-1928 29-3-2014 Quinto Carbini Ho avuto l’onore e il privilegio di incontrare e di conoscere Quinto nella sua quotidianità. La sua sensibilità, la sua nobiltà d’animo e il suo grande amore per la famiglia, il lavoro, il prossimo che si esprimeva in tante delicatezze e soprattutto nel saluto pronto e rispettoso verso tutti. Attraverso i numerosi e coinvolgenti racconti delle vicende della sua vita, ho intuito la sofferenza provata per l’improvvisa scomparsa a distanza ravvicinata dei componenti della sua famiglia d’origine e poi della sua adorata moglie. Fin quando ha potuto si recava ogni mattina al cimitero per pregare e in casa, accanto alla foto bene in vista della cara Adriana, in ogni occasione importante non mancava mai un fiore fresco: così esprimeva anche visivamente per tutti noi il suo amore per l’amata sposa che sentiva sempre vicina. La sua vita semplice e silenziosa, confermata dalla serenità del suo passaggio alla Casa del Padre nel giorno prima della festa del suo 86° compleanno, ci possa essere sempre di esempio e di conforto. Giulia Prasciolu Ti portiamo sempre nei nostri cuori. Ti vogliamo tanto bene. Monica, Giulia, Edmondo, Florin, Daniela e Mauro La Santa Messa del settimo giorno sarà celebrata nella chiesa Santa Maria di Moie sabato 5 aprile alle 18,30. notizie_brevi 13 aprile: concerto corale a Cupramontana la Corale Santa Cecilia di Fabriano, domenica 13 aprile (Domenica delle Palme) con inizio alle 17,50 eseguirà un concerto con brani tratti dal repertorio musicale della Passione (Brani di Bach, Palestrina, Listz, Pergolesi e tanti altri grandissimi compositori di tutti i tempi), nella chiesa di San Lorenzo di Cupramontana. I brani musicali sono intervallati dalla lettura di brevi testi composti dallo scrittore fabrianese don Tonino Lasconi. 5 aprile: Difendiamo la Vita! Il Centro di Aiuto alla Vita, in collaborazione con il mensile di bioetica Notizie ProVita (www.notizieprovita.it) dedica un pomeriggio al tema della vita, rivolto a tutti, specialmente ai giovani. Sabato 5 aprile alle 16 presso la parrocchia San Pietro Martire la prof.ssa Francesca Romana Poleggi (direttore editoriale di Notizie ProVita) affronterà il tema della meraviglia e della difesa della vita. Nella conferenza saranno illustrate le tappe dal concepimento alla nascita. 4° anniversario 2010 Le famiglie Anna Maria, Lorenza e Bruno Luconi commosse, ringraziano sentitamente le autorità civili e religiose e tutti coloro che hanno dimostrato affetto e partecipazione al loro dolore nell’ultimo saluto al caro ed amato Giuseppe. Un ringraziamento particolare va ai collaboratori di Voce della Vallesina per le loro testimonianze. notizie_brevi Progetto per i giovani La Fondazione Spontini mette a disposizione degli studenti dell’Istituto di Scuola Superiore G. Galilei di Jesi due borse lavoro di 300€/ 400€ circa. Gli studenti, dell’indirizzo Economico sociale, dovranno svolgere per tre settimane del periodo estivo fra giugno e luglio, un servizio di assistenza agli anziani (animazione, attività ludiche-ricreative, escursioni all’aria aperta). In caso di più di due richieste, si procederà alla selezione secondo criteri basati sulla media dei voti del primo quadrimestre, del voto di condotta e di quello in scienze umane. Parrocchia San Massimiliano Kolbe Jesi (salone parrocchiale) Liberi di credere Oggi i cristiani continuano ad essere perseguitati in almeno 65 paesi MARTEDI’ 8 APRILE 2014 ore 21,15 Interverranno Giampiero Giacomel Coordinatore di Fundraising CSW (Londra) Luis Fernando Marcelino, Presidente Iscra Bini 16 aprile 2014 Introduce e guida l’ascolto il maestro Luca Delpriori 2013 4 aprile 2014 Stefano Contadini Cesarina Romagnoli I ricordi e gli affetti non hanno età. Sono eterni. Caro Stefano, sono passati quattro anni da quando ci hai lasciati ma ci sembra ancora di sentire la tua voce ed ascoltare i tuoi sorrisi. Che gli angeli del Paradiso ti continuino ad amare come continuiamo a fare noi. Con affetto, i tuoi genitori Silvano e Lidia In sua memoria sarà celebrata una Santa Messa sabato 12 aprile alle 18 nella chiesa parrocchiale di San Benedetto a Pianello Vallesina. Forse già sapevi prima di noi le novità che sono arrivate quest’anno! Tommaso, guardando il cielo, pensa al modo più semplice per raggiungere la tua stella: con l’aereo o l’astronave? Giorgia invece, alzando gli occhi al cielo, ti tira un bacino. Il ricordo dei tuoi sorrisi, delle parole, dei silenzi e delle tue azioni sono come pietre ben scalfite dentro di noi. La santa Messa in tua memoria sarà celebrata presso la chiesa parrocchiale di San Giuseppe di Jesi domenica 6 aprile alle 11,15. Con affetto La tua famiglia Anniversario 2010 2 aprile 2014 Anniversario 2013 12 aprile 2014 Don Sandrino Paoloni Per grazia di Dio passò facendo del bene. Nel quarto anniversario della tua perdita ci conforta il tuo ricordo di sacerdote, dalla fede profonda bontà infinita, per noi familiari un esempio da seguire, sempre presente ogni giorno. Ora vivi nella Casa del Padre e godi della luce di Dio. Siamo certi che continui a seguire ed aiutare tutti noi e quanti ti hanno conosciuto e hanno avuto il conforto della tua benedizione. Una Santa Messa di suffragio sarà celebrata domenica 6 aprile alle 18,30 nella chiesa Santa Maria di Moie. Parrocchia San Massimiliano Kolbe, Jesi lunedì 14 aprile 18,30 - 20 salone parrocchiale 1° anniversario Voce della Vallesina Per i ricordi delle persone care 0731.208145 Silvana Salustri Rossetti “Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli dimorerà in mezzo a loro; essi saranno suo popolo ed egli sarà il Dio con loro. E tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Apocalisse 21,3-4) Cara Silvana, nel mese di aprile di un anno fa hai lasciato questa “valle di lacrime” e sei entrata nella Patria celeste dove, accolta e purificata dall’amore misericordioso del Padre, vivrai per sempre nella gioia. Dino, Roberto e Sergio insieme a tutti i parenti e agli amici più cari, desiderano pregare per te ed esprimerti il loro affetto partecipando alla Santa Messa che sarà celebrata venerdì 11 aprile, alle 19, nella chiesa di San Francesco d’Assisi. Arrivederci, Silvana! La tua amica Maria vallesina | 9 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 12 E 13 APRILE: a Castelplanio il “Piangito” per la Settimana Santa JESI: al Parco del Ventaglio la domenica delle Palme Da quando sono parroco a Castelplanio mi sono focalizzato sul cuore del mistero cristiano : la Pasqua celebrata nel triduo sacro. Mi sono trovato una processione suggestiva del “Cristo morto” e un’assenza quasi totale alla Veglia Pasquale. “In ogni golgota c’è il Tabor” mi sono ripetuto. Nella processione del Venerdì santo a Castelplanio c’è il Cireneo nascosto che porta la croce (oggi tutti chiamati a fare il cireneo), ci sono le tre Marie, ci sono le statue del Cristo deposto e della Madonna con il cuore trafitto. Mi ricordavo che venivano portati anche i simboli della Passione (ci sono anche al Museo diocesano) e ho rimesso in piedi anche questi. Ma a Castelplanio c’era e c’è anche un canto inedito, unico, composto da un prete all’inizio del secolo scorso (Mons. Novelli?). Dodici strofe ripetute per piangere e invitare a commuoversi e convertirsi: il “Piangito”. Insieme con i cantori, con la banda e gli altri della parrocchia abbiamo voluto dare forza a questa “manifestazione”, aggiungendo almeno altre due espressioni: le fiaccole accese (all’inizio chiedevamo anche lo spegnimento totale delle luci del paese) e i commenti di sei stazione con l’attualizzazione. Qui iniziava a entrare il senso della “risurrezione”; la luce accesa e i volti sfigurati degli uomini e delle donne di questo tempo. “Cristo nostro contemporaneo” è l’espressione di un filosofo ed è stato anche il tema di un convegno La Rappresentazione della Passione di Gesù giunge quest’anno alla sua ottava edizione e a buon ragione la si può definire come uno dei maggiori appuntamenti della città ma anche del territorio della Vallesina e non certo come pura manifestazione ma bensì e soprattutto per il messaggio che vuole dare, un messaggio intimo e profondo. Seguire il Vangelo, non può considerarsi solo una sequenza di scenografie, di figuranti che si muovono o musiche diffuse dagli altoparlanti. Anche la narrazione non è solo il racconto della storia o una semplice lettura dei brani del vangelo, ma il tutto vuole essere un forte messaggio spirituale per ognuno dei presenti, un messaggio non estemporaneo ma personalizzato in quanto assimilato da ognuno nel proprio intimo. Una lettura spirituale della rappresentazione che viene evidenziata anche dal Vescovo don Gerardo Rocconi che in un passo dell’augurio pasquale riportato sull’opuscolo dice: “Ed è proprio con questo spirito, quello di arrivare al cuore di una persona, che ancora una volta viene riproposta la Sacra Rappresentazio- Una tradizione rinnovata e suggestiva Rappresentazione della Passione del Comitato culturale della CEI. Quest’anno abbiamo pensato di dare voce al “pianto delle madri”; uno della parrocchia ha elaborato i sei testi. Tutti ripercorriamo il nostro paese meditando, sollecitando l’emozione e “piangendo” e aprendoci alla conversione. “Sono stato io l’ingrato” ripetiamo da anni. Non è uno slogan. È la verità. Inoltre quest’anno abbiamo voluto raccogliere questa esperienza in un DVD contenente un filmato e i 5 canti della tradizione. Lo presentiamo sabato 12 aprile alle 18 al museo diocesano e domenica 13 alle 18 al teatro di Castelplanio. Ci aiuteranno a comprendere il valore di questa tradizione il dott. Riccardo Ceccarelli, storico e sr Anna Maria Vissani, teologa della spiritualità. Il Papa nella Evangelii Gaudium afferma che ci sono delle consuetudini o tradizioni religiose che vanno riviste proprio con la chiave della gioia dell’evangelizzazione e della misericordia (40 ss.). L’invito è per tutti. dmp ne della Passione del Signore. Una sacra rappresentazione! Non uno spettacolo, ma una lettura attenta, quasi pregata, accompagnata da scene del vangelo secon- do Matteo.” La Rappresentazione si svolgerà la sera della Domenica delle Palme 13 aprile alle 21 al Parco del Ventaglio di Jesi ulteriori notizie sono disponibili sul sito “passionedigesujesi.jimdo.com” Mario Bocchini 10 | in_diocesi 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina LA EX PRESIDENTE DELL’AZIONE CATTOLICA MARCUCCINI RICORDA IL TRIENNIO APPENA CONCLUSO Perché il cammino è sempre insieme A conclusione di un percorso è sempre bello fermarsi a ripensare al cammino fatto. Il triennio appena concluso come Presidente diocesano di Azione Cattolica è stato senz’altro un tempo molto intenso, carico di iniziative culturali, formative, ricreative. Che cosa porto con me di questo tempo? Senz’altro il lavoro, come servizio all’Associazione e alla vita della nostra diocesi, ma il frutto più bello, ciò che mi ha trasformata e arricchita sono quei legami buoni che sono nati (o che si sono rinforzati) nel progettare e pensare e sognare insieme alle persone che ho incontrato e che sono state per me preziosi compagni di viaggio. Innanzitutto, tutti coloro che hanno fatto parte della Presidenza e del Consiglio diocesano, ma anche tutti gli educatori e tutte le persone che in questo tempo si sono avvicinate e hanno partecipato alle varie iniziative proposte, indipendentemente dall’appartenenza all’associazione. Ci siamo trovati in tanti a riflettere e pregare e far festa, in un clima di amicizia e nel desiderio di essere insieme. In questo senso, anche la collabo- razione con persone di altre associazioni, movimenti e gruppi presenti in diocesi è stato un allargare orizzonti e vivere l’appartenenza comune alla chiesa, prima delle differenza del percorso di ciascuno. Infine, ma non ultimi, importantissimi per me e per l’Associazione sono stati il sostegno e la presenza del nostro Vescovo, che costantemente abbiamo sentito vicino con forza e affetto. Quindi il dono più bello di questo tempo sono i volti delle persone, gli incontri, il cui bene mi ha mostrato il volto bello di Dio che è relazione, che ci ama e ci è vicino anche attraverso gli altri. A tutti il mio grazie. E se penso a questo tempo come cammino, so bene che il cammino è senza fine. La bellezza di essere Chiesa e Associazione sta nel fatto che, aldilà di ruoli o incarichi che si possono assumere in determinati periodi, il servizio può cambiare forma, ma mai finire. Siamo costantemente chiamati a chiederci quale sia il modo migliore per servire. Allora la fine dell’incarico è solo domanda che interpella la vita e l’impegno. A Luca Gramaccioni, nuovo Presidente diocesano, al Consiglio da poco eletto, al gruppo della Presidenza che si è appena formato vanno non solo i miei auguri sinceri di buon lavoro, ma la certezza della mia disponibilità, del mio sostegno e della mia collaborazione perché sempre il cammino è insieme. Lunedì 3 marzo il Consiglio Diocesano di Azione Cattolica ha nominato i membri della presidenza. Per il settore Adulti sono stati scelti Lucia Curzi (parrocchia San Francesco di Paola) e Marina Girini (San Giuseppe); per il settore Giovani, Massimo Massaccesi (San Giuseppe) e Diego Savelli (San Giovanni Battista); per l’Acr, Marta Gabrielloni (San Francesco di Paola) e Giacomo Gresti (San Marcello). Oltre ai vice presidenti di settore è stato assegnato il ruolo di segretario diocesano a Lara Fabbretti (Santa Maria di Moje), quello di economo a Lucia Anderlucci (San Giuseppe) e quello di Responsabile Associativo a Lorenzo Maria Pellegrini (San Giuseppe). A tutti loro un grande in bocca al lupo per il loro servizio da parte della redazione di Voce della Vallesina. stesso dott. D’Ambrosio in merito all’ultima sentenza della Cassazione)? C’è l’interpretazione fissista della legge naturale. Una diversa lettura del dato immutabile, permetterebbe infatti di sperare e operare in ideali di giustizia non già dati per sempre. Stesso dicasi per la speranza educativa verso le nuove generazioni o nel caso di riforme sociali improcrastinabili come quelle del sistema carcerario. Siamo in cammino. D’Ambrosio ci invita a una speranza che rende saldi e non delude (Rm 5, 2.5), che lascia intravedere un certo tracciato, una filigrana di Dio nella storia. Per far questo occorre la mitezza coniugata ad una ragione ampliata. D’Ambrosio vuole tenere unite entrambi, sia sul piano del recupero etico, sia su quello propriamente dell’impegno cristiano. Alessandra Marcuccini MEIC: RELAZIONE DI VITO D’AMBROSIO, GIUDICE, POLITICO E UOMO DI FEDE Giudizio e misericordia. Un invito alla speranza Una lectio magistralis, quella del dott. D’ambrosio, il 20 marzo scorso a Jesi. Una lezione alta, tesa a declinare la speranza cristiana presa nella contingenza del giudicare e della misericordia. Una lezione alta per la sua esperienza di magistrato - membro del Consiglio superiore della Magistratura e dal 1990 sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione-, di politico -Presidente della Regione Marche (1995-2005)-, di credente la cui fedeltà al Vangelo si coniuga con i dilemmi della modernità. La tesi di fondo è la seguente: non possiamo non giudicare, non possiamo non essere misericordiosi. Giudizio e misericordia però non provengono da pianeti diversi. In altre parole, il giudizio perché sia autentico “deve passare anche dal cuore, cioè farsi carico di allargare lo sguardo”. Se li separiamo, il giudizio può diventare “astratto e congelato”, così come la pietà diventa emotiva, ossia in- capace di valutare se il nostro essere misericordiosi sia di effettivo ed efficace aiuto. Giudizio e misericordia dunque vanno tenuti insieme. Il modello è la misericordia di Dio, il suo amore dentro il nostro vissuto di pulsioni e repulsioni. Sul piano umano, il giudizio è preparatorio, apre la strada alla misericordia, discerne, evita che quest’ultima si fermi al soccorso materiale. La tradizione non a caso parla anche di una misericordia spirituale. Ciò conferma che il giudizio e la misericordia stanno insieme e insieme sgorgano da un cuore nuovo, da un’umanità nuova all’insegna delle Beatitudini. Tuttavia, solo la pulsione di Dio in noi ci rende capaci di cogliere nella vera misericordia un arricchimento reciproco; solo essa permette di superare la finzione, farsa, il gioco della vita reale, verso la misericordia rivolta proprio a chi non ti ama. Solo l’amore verso i propri nemici restituisce dignità all’esame di coscienza della nostra misericordia ragionata nel discernimento. Questi accenni bastano da soli per ripercussioni di vasto respiro. L’uomo biblico è l’uomo giusto in cui misericordia e giudizio si fondono - come il padre di Tobia. Il Dio biblico è misericordioso (“condanna ma poi ha compassione/ fa scendere nel regno dei morti, ma poi fa anche risalire dalla tomba” Tb 13,2). La Chiesa però si fonda sulla misericordia? Gli stessi dogmi producono misericordia? Come intendere quel “Non giudicate e non sarete giudicati” (Luca 6,37) oppure “Chi sei tu che ti fai giudice del tuo prossimo? (Gc 4,12). Ci sarebbe poi il tema della verità. Come giudico/ come rifletto se dall’empirico non vado verso la verità? Se tutto è vero o falso indifferentemente, perché mi ostino a voler giudicare i mandanti della strage di Brescia – come ben sa lo Gabriele Bevilacqua Il 14 aprile alle 18 il Meic propone un incontro di spiritualità in preparazione alla Santa Pasqua con il vescovo mons. Gerardo Rocconi presso la Parrocchia S. Giovanni Battista a Jesi. SERRA DE’ CONTI: verso le elezioni europee all’incontro del Cif Crisi e lavoro, quale futuro? Confermato il successo di pubblico per le iniziative del Centro Italiano Femminile (CIF) di Serra de’ Conti, promosse in occasione della Giornata Internazionale della Donna. Gli eventi, patrocinati dal Comune, hanno preso avvio sabato 8 marzo in Sala Italia con la proiezione del Film di Tate Taylor The Help (2011), narrazione di una commossa vicenda sulla condizione delle donne nere d’America durante gli anni del razzismo. Domenica 9 marzo è stata invece dedicata al congresso Rigenerare la vita, coltivare la speranza, aperto come di consueto da uno spazio musicale, curato quest’anno dal coretto “Francesco Tomassini”, sotto la direzione di Damiano Montanari. A seguire, per tradizione ormai consolidata, la lettura di una poesia “maschile”, of- ferta per questa edizione dal poeta locale Lamberto Barani. Relatrice del congresso la giornalista Beatrice Testadiferro, direttrice di Voce della Vallesina, affiancata dall’europeista Maria Antonia Lucarelli, amica di lunga data della locale associazione organizzatrice. Il pomeriggio di studio ha preso avvio dagli interrogativi di alcune ragazze adolescenti. Come si fa a sperare in un momento storico avaro di prospettive di lavoro e ancora troppo pieno di vessazioni nei confronti delle donne? Domande di senso alle quali la competente ricostruzione di Beatrice Testadiferro ha fornito una risposta da esperta di comunicazione. Offrendo una vasta panoramica di articoli apparsi su diversi quotidiani, la relatrice ha commentato i fatti, ponendo l’accento, tra l’altro, sulla forza risolu- 11 aprile: peregrinatio crucis tiva delle relazioni sane e serene e sul controllo da esercitare nei confronti della parola, a volte tagliente e distruttiva invece che generatrice di rapporto. Tema sfiorato anche dagli interventi di Maria Antonia Lucarelli, secondo cui l’analfabetismo diffuso afferente alla sfera emotiva è da annoverarsi tra le cause delle violenze. In chiusura i saluti del sindaco, il quale ha ricordato lo sforzo profuso dall’amministrazione nel favorire la speranza in tempi di crisi. La serata si è conclusa con l’aperitivo in rosa e la visita gratuita al museo delle arti monastiche. Giornate, queste, che presentano una forte componente pratica, situata al di là di teorie e discorsi sui massimi sistemi. In fondo parlare di speranza e già coltivare speranza. Massimo Bevilacqua Decisa nel Consiglio Pastorale diocesano, la Peregrinatio Crucis è un’esperienza vissuta anche lo scorso anno. Ha lo scopo di radunare la diocesi con il suo vescovo per un percorso penitenziale, tipico della Quaresima. Quest’anno si realizza la sera del venerdì 11 aprile dalle 21, partendo dalla chiesa di San Francesco d’Assisi. A questo santo il Crocifisso ha chiesto “Va e ripara la mia casa”. Il rinnovamento della Chiesa è lo scopo della missione di Papa Francesco. La sua esortazione “Evangelii Gaudium” è una revisione generale. Dal n. 76 in poi c’è una forte revisione degli atteggiamenti degli operatori pastorali. Porteremo con noi fino alla Cattedrale una grande Croce di san Damiano e pregheremo invocando misericordia. Concluderemo con un impegno a portare la nostra pietra viva per la costruzione della Comunità. Questa attenzione alle relazioni nella comunità è stato lo scopo della nostra assemblea di ottobre. Qui trova un momento penitenziale molto forte. Tutti sono invitati. 19 aprile: ritiro per Pasqua Il Centro di Spiritualità “Sul Monte” di Castelplanio propone il ritiro per Pasqua in parole e musica. Sabato santo 19 aprile dalle 9 alle 12 presso il Centro, dopo la preghiera di inizio e un tempo di ascolto della Parola guidato da sr Anna Maria Vissani, il maestro Luca Delpriori presenterà la proposta musicale che fa da “contemplazione”, lo Stabat Mater di Pergolesi. teatro | 11 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 TANTI GIOVANI AL TEATRO PERGOLESI PER LO SPETTACOLO DEL CALAMANDREI “LA PAGA DEL SABATO” Il romanzo di Fenoglio a settanta anni dalla Resistenza Lo scorso venerdì 28 marzo alle 21,15 ha debuttato con un grande successo al teatro G. B. Pergolesi di Jesi “La paga del sabato” di Beppe Fenoglio. Lo spettacolo, supportato dal Centro Studi “Piero Calamandrei” in collaborazione con Diramare Teatro, è un adattamento del primo romanzo di Fenoglio (scritto nel 1949–50 ma pubblicato postumo nel 1969) e non a caso capita nel 70° anniversario della Resistenza. Angelo d’Orsi, professore di Storia del pensiero politico alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino, ha presentato la serata e ricordato l’importanza dello scrittore partigiano, evidenziando il suo modo di raccontare la Resistenza, in chiave realistica attraverso una letteratura tragica ma piena di umanità, senza lasciare spazio a retorica e propaganda politica. Uno stile di scrittura che non evita nemmeno la descrizione di particolari di forte violenza tra i partigiani stessi e che per questo più esprime i versi della celebre poesia di Calvino Oltre il ponte – “Non è detto che fossimo santi/ l’eroismo non è sovrumano/ corri, abbassati, dai corri avanti!/ ogni passo che fai non è vano.” Il regista e interprete protagonista Alessandro Varracciu ha voluto raccontare la storia di Ettore, un ex partigiano che dopo gli orrori della guerra stenta ad adattarsi a una vita ‘normale’, distinguendola in due percorsi (gli stessi atti dedicati il primo al lavoro e il secondo all’amore) e ispirandosi direttamente alla struttura del romanzo originale, in particolare al Romanzo del reduce e al Romanzo di Vanda. La paga del sabato come romanzo esprime tensione, violenza fisica e verbale, un mix di caratteristiche difficili da rappresentare in teatro. Tuttavia lo spettacolo, accolto con grande entusiasmo dall’ospite d’onore Marisa Fenoglio, sorella dello scrittore, e anche da molti giovani presenti nel pubblico, non perde di forza, incisività, significato e bellezza. È stata senz’altro geniale l’idea di offrire in omaggio ad ogni spettatore il libro: La paga del sabato, dico, di Beppe Fenoglio. Non solo: la solerzia di Gianfranco (Berti, il deus ex machina di tutto) ha voluto che me lo abbiano messo nelle mani quando ho acquistato il biglietto: una quindicina di giorni prima dello spettacolo, cioè. Confesso che se non me lo avessero regalato, probabilmente non l’avrei mai letto e sarebbe stato un peccato. A lettura terminata, contento di quella storia minima, ma scritta così bene che offre tanti begli spunti e sensazioni, facevo osservare a me stesso che non ero tra i primi della lista a dirne bene; anzi, sono uno degli ultimi. “Anche questa volta Gianfranco ha avuto naso ed ha fatto centro.” Mi dicevo. Sì: il racconto è veramente bello. Roba da leggerlo e da rileggerlo (cosa che ho fatto!) con la matita in mano. Fenoglio non mi è più un illustre sconosciuto. “Grazie Gianfranco!” Poi venerdì 28 entro in teatro al limite della puntualità: il Pergolesi è pieno. “Gianfranco: la tua proverbiale tenacia ti ha premiato!” Noto che i palchetti sono pieni di gente giovane; di alunni accompagnati dalle professoresse: “Giusto: – dico tra me e me – hanno fatto leggere anche a loro il libro e vi avranno preso spunto per parlare della resistenza e non solo. Mi par di vedere in loro l’impazienza di vederne la riduzione teatrale.” Come ce l’ho anche io, del resto. Poi si alza ‘l tendó’, si apre il sipario e si comincia. Ci risentiamo al termine. All’uscita e prima di ritornare a Cupra, vado all’Hemingway, in Piazza delle Monnighette a farmi offrire un vino buono da Davide, il singolare e geniale gestore. Incontro alcune ragazze di mia conoscenza che avevo già viste e salutate in teatro. “…Con la scuola?” Annuiscono. “Vi è piaciuto?” Una smorfia appena accennata. Domando loro il motivo, ma non lo sanno; o mi pare che abbiano qualche altra cosa di più importante a cui badare e di cui parlare... Adesso per loro Fenoglio è capitolo chiuso: vogliono divertirsi. Io, invece, mentre guadagno la collina ho continuato a pensarci. Le parole usate dagli attori sono quelle che ha scritto l’autore e lì per lì mi hanno lasciato… così; ma che importa? Gli attori sono stati bravi: padroni del loro corpo e dello spazio teatrale; padroni della voce e delle inflessioni; una bella mimica; una coordinazione degna di professionisti (sono professionisti? So poco di loro). Bravi gli Onafifetti; anche se non sempre necessari al contesto. Belle le soluzioni sceniche; anche se non tutte: quella dell’incontro con Zecù, l’ebreo, per esempio, non è del tutto felice; ma è cosa minima… Tutto bello, ma dentro di me c’era una insoddisfazione che non sapevo né localizzare, né individuare da dove arrivasse. Poi l’ho focalizzata; poi ho capito. Un racconto come quello di Fenoglio non è fatto per essere portato in scena. Ecco il perché. Semplice! Come si fa a portare sulle tavole d’un palco, la rabbia di quell’uomo, di Ettore, che ha perso l’esistenza nel momento preciso della fine della guerra e della resistenza? È lui stesso a dire, senza mezze parole o giri di frase, che lì ha finito di vivere. Impossibile trasmettere quella inspiegabile rabbia che ha dentro e che lo porta a distruggere tutto quello che ha attorno, affari, vita familiare (non è stato reso bene, nell’azione teatrale, il rapporto con sua madre! Ci voleva forse un’attrice più anziana?), l’affetto, l’amore, i rapporti di lavoro… Impossibile tradurre tutto questo con la voce… con i gesti. Impossibile. C’è solo da leggerlo, quel racconto di Fenoglio, io penso, e se uno vuole assaporarlo ancor di più, rileggerlo… riprenderlo e rileggerlo ancora… Da leggerlo e fermarcisi sopra tutto il tempo che uno vuole; con calma, con i tempi dettati da chi legge, non da altri. Non dettati dal teatro. Dal teatro no; il teatro ha le sue regole ed è evento, è storia, è azione; il teatro prevede un incalzare di cose e ritmi particolari… Mi sa che Fenoglio è un autore da leggere. Solo da leggere. Trasportalo in teatro è operazione troppo rischiosa. A me mi pare!! Don Maurizio Fileni Silvia Cetoretta Dal dovere di Memoria alla Memoria chiave del futuro La scelta del Centro Studi Calamandrei, nel 70° della Resistenza, è andata stavolta ad un’opera certamente difficile da rappresentare non tanto per la complessità della trama quanto per la particolarità del ruolo dei personaggi, per la tensione e la pesantezza dei loro rapporti interpersonali, per la crudezza del loro contesto di vita ritratti senza retorica e con estrema veridicità dal linguaggio fotografico dell’autore. “La paga del sabato sera” di Beppe Fenoglio - messa in scena al Teatro Pergolesi da Alessandro Varrucciu con la partecipazione di Francesca Uguzzoni, Silvia Uguzzoni, dello stesso Varrucciu e degli Onafifetti chiude il sipario sulla morte di Ettore, giovane partigiano, reduce e innamorato.I giorni che si erano susseguiti al suo ritorno alla vita civile erano stati dominati da una solitudine struggente, oscura; si erano consumati sul palcoscenico di una quotidianità scarna, lenta, per certi versi cruda e senza veli, per altri pudica e carica di idealità, di tensioni e di slanci. Una solitudine che abbandona definitivamente Ettore solo quando – dopo essere diventato un gangster - nel suo cuore nasce finalmente il sole di una nuova coscienza. Una illuminazione fulminea, subito stroncata da una banale fatalità, dal movente di quel destino imprevedibile che grava sulle spalle di ogni uomo. Al capolinea della sua morte convergono due dimensioni importanti della sua giovane e breve vita, quella lavorativa e quella amorosa, vissute entrambe con ambivalenza, in un continuo palleggiamento tra accettazione e ribellione. Ettore riconosce e accetta l’amore per i suoi genitori, per la sua donna, per i più deboli, ma al contempo mostra insofferenza verso ciò che per amore deve accettare, si ribella ai dettami che la nuova società gli impone, rifiuta i confini di una realtà diversa da quella che nella sua mente si andava formando mentre guidava i suoi uomini nella Resistenza. Il giovane svicola, si industria, riammettendo ancora una volta nella sua vita quelle stesse modalità illecite che, solo nel bisogno estremo di difesa della libertà di tutti e soprattutto dei più deboli, avevano trovato consenso e giustificazione. Ma l’amore e il germogliare di una nuova vita sono più forti… Vincono e ricompongono il magma delle sue emozioni in una nuova consapevolezza, in una nuova speranza. Mettono pace nella sua coscienza, lo riappacificano col mondo fino a portarlo ad immaginare e a ridisegnare il suo futuro e quello della sua nuova famiglia… Fino a quell’istante…fino a quel momento in cui, finalmente libero, Ettore è chiamato nuovamente ad un percorso diverso, cioè a concludere il suo ruolo sulla terra… L’essenzialità delle scene, la fedeltà ai dialoghi e alle immagini suscitate dallo stile realista e immediato dell’opera, l’atmosfera evocativa dei canti e delle animazioni interpretate con misurata passionalità dagli Onafifetti, hanno restituito al pubblico integralmente, sul piano rappresentativo ed emozionale, l’essenza intera e profonda del racconto. E, soprattutto, hanno appassionato i tanti giovani presenti, ai quali in precedenza era stato distribuito a scuola il volumetto di Fenoglio. È proprio il positivo accoglimento dello spettacolo nel pensiero emotivo dei giovani che assegna a questo tipo di manifestazioni un fine prezioso, un significato che va ben oltre la rituale commemorazione. In effetti, si fa sempre più strada, attualmente, l’esigenza di liberare l’attitudine a ricordare dal campo rigidamente circoscritto al “dovere di Memoria” per iscriverla in quello più ampio, coinvolgente e irrinunciabile del “ruolo della Memoria” quale unica chiave possibile per una lettura profonda e corretta dei processi che avvengono sul territorio, in funzione di una nuova e più umana organizzazione ambientale e sociale. Testo e foto di Paola Cocola Clic. Luce. Buio. Luce. Buio. Premo nuovamente. Luce. Buio. Un pensiero guizzante mi ferma. Osservo paralizzata l’interruttore, poi la mano e quell’indice, già chiaramente accusatorio, sfacciatamente colpevole. Non saprei definire le emozioni che mi attraversano. Io, quella mano. Io, quell’indice. Ho deciso tra buio e luce. Li vedo. Chiaramente prepotenti. Indici di leggerezza. Indici di indifferenza. Indici di incoscienza. Premono il funesto interruttore, con la stessa freddezza di un serial killer che preme un grilletto. Hanno il mondo in mano, in pugno. Lo possono accartocciare, calpestare. Rifletto, ancora più attonita, i nervi contratti. Possono decidere. Decidere. Tra luce e buio. Tra guerra e pace. Tra vita e morte. Possono decidere, sentenziano guerra, buio, morte. Con un altro guizzo imbarazzato rivogliono la pace, la luce, la vita. Pensano basti sfiorare quel dannato interruttore. Non lo hanno messo in conto. O meglio, non li scalfisce neppure il pensiero che per molti, troppi, la luce non tornerà più. (Francesca De Donatis) Come si fa a non riflettere sull’inutile ferocia della guerra. Come è possibile, per chi l’ha subita, perdere quell’incertezza, quell’esitazione nell’incontrare gli occhi di altre persone. Come si può pensare di rinunciare ai frutti meravigliosi di una umana solidarietà. Cose così profonde e gravi, voli così alti ti fanno sentire improvvisamente vuoto perché ti bruciano dentro tutte le emozioni. Sono cose che non passano mai, ti rimangono addosso, ti tormentano giorno e notte e ti segnano l’anima. (Walter Caforio) 12 | arte_spettacolo 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina UN RITRATTO DEL COMPOSITORE LIVORNESE NELL’AFFETTUOSO RICORDO DI SUA FIGLIA EMY. UN ANNIVERSARIO DIMENTICATO Mio padre, Pietro Mascagni Le celebrazioni verdiane e wagneriane del 2013 hanno fatto passare sotto silenzio un’altra significativa ricorrenza: il 150° anniversario della nascita di Pietro Mascagni. Si dirà: ‘Non è stato possibile occuparsene perché c’era troppo da organizzare per gli altri due grandi musicisti’. Non è del tutto vero. ‘Mascagni è stato per decenni snobbato’, osserva Mario Veneziani sulle pagine del periodico ‘Città nuova’. E poiché le ingiustizie, quali che siano, non ci piacciono affatto, sembra opportuno mettere in chiaro e giustificare questa opinione. Pietro Mascagni è conosciuto quasi esclusivamente per aver trasposto in melodramma una delle più folgoranti novelle di Verga, ‘Cavalleria rusticana’. L’opera riscosse nel maggio del 1870, al Teatro Costanzi di Roma, un successo immediato, assoluto, incontestabile. Nasceva con ‘Cavallerie rusticana’ il Verismo musicale. Altri compositori avrebbero seguito le orme di Mascagni, che nemmeno si rese conto di essere stato il capostipite di un genere nuovo. Troppo riduttivo è però attribuire all’operista livornese solo questo merito. Mascagni compose anche altri quindici melodrammi - tanti non ne scrisse nessun altro appartenente allo stesso indirizzo musicale – che percorrono per soggetto e stile sentieri diversi del verismo propriamente inteso, ma ad esso comunque afferenti. Solo alcuni titoli. Trattò l’idillio ne ‘L’amico Fritz’; il romanticismo in ‘Guglielmo Ratcliff ’ (su testo di Heine); l’esotismo in ‘Iris’; il decadentismo in ‘Isabeau’ e ‘Parisina’ (su testo di D’Annunzio); la grande storia ne ‘Il piccolo Marat’ e in ‘Nerone’; la commedia giocosa ne ‘Le maschere’. Nemmeno si ricorda di Mascagni quanto egli si prodigò per far conoscere la musica di altri compositori anche contemporanei. Diresse per la prima volta in Italia ‘La Patetica’ di Chaikovskij, svolse una breve, ma intensa attività di direttore artistico al Teatro Costanzi, compose persino colonne sonore per film. Le sue opere furono tenute a battesimo dai più grandi cantanti del tempo, quali Enrico Caruso, Lina Cavalieri, Pia Bellincioni, Roberto Stagno. Eppure tutto questo sembra dimenticato. Nemmeno esiste più a Livorno la casa in cui egli nacque. Quando morì nel 1945 a Roma, solo, in un albergo, quasi nessuno se ne accorse. Ai funerali non partecipò nessun rappresentante del Governo. C’è da chiedersi il perché di un simile deplorevole silenzio. Perché Mascagni aderì al fascismo? lo stesso fecero Giordano, Cilea, Perosi, Di Giacomo, Pirandello e chissà quanti altri intellettuali del tempo. Del resto è sempre avvenuto che gli artisti, i musicisti in particolare, abbiano cercato alti protettori. Così fecero, a titolo d’esempio, Mozart, Haydn, Beetho- ven, Haendel ed anche il nostro Spontini. Nessuno se ne scandalizzò allora né se ne scandalizza oggi perché senza l’appoggio dei potenti non avrebbero potuto far conoscere la loro arte. Sui loro comportamenti non hanno pesato pregiudizi, fondamentalismi, fanatismi ideologici. Similmente non dovrebbero pesare su quello di un compositore che pure ha dato grande onore e prestigio all’Italia. Le valigie di Pietro Mascagni Mentre ci si augura che il mondo musicale incominci finalmente ad interessarsi di più e meglio di Pietro Mascagni, si può provare a tracciare del compositore un ritratto ‘verista’, divertente e inedito, recuperato da alcune pagine del diario di sua figlia Emy. Lo ritroviamo sulle pagine di una di quelle belle antologie ad uso scolastico che hanno formato intelligenza e sensibilità di molti alunni della passata generazione, ma che oggi purtroppo non si stampano più. Con stile rapido e vivace Emy Mascagni descrive suo padre impegnato negli affannosi preparativi di partenza per uno dei numerosi viaggi che compiva quasi sempre con la sua famiglia. Era una mobilitazione generale, racconta. Fino all’ultimo momento Pietro Mascagni aveva centomila cose da fare, centomila problemi da risolvere, centomila cose da cercare e da portare con sé. Cose di poco conto, ma che lui riteneva assolutamente MAIOLATI SPONTINI:concerto per i bambini dell’Uganda indispensabili. Quasi un amuleto era un lapis sottile con una righina rossa: il più bel lapis del mondo; proprio quello gli occorreva e nessun altro. Poi i sigari: non bastavano quelli che aveva addosso: ne cercava altri, ma una volta trovati li lasciava fuori dalle valigie decine di volte aperte, controllate, rovistate, riassettate e pazientemente richiuse dalla mamma. La corrispondenza era stata messa nella valigetta a mano?! Per carità: al babbo venivano ‘i capelli celesti’! Non nella valigetta a mano doveva stare, ma nella cartella da avvocato. C’era poi da sistemare con cura meticolosa tutte le cose da mettere nelle tasche del suo completo: carte da gioco per fare interminabili solitari durante il viaggio, agenda, taccuino, stilografica e matita, stecchini di osso, due orologi, una gran quantità di chiavi, il borsellino con le medagliette di S. Antonio e della Madonna di Montenero, il rosario, quattro o cinque bocchini, almeno tre pipe e fazzoletti in quantità. L’operazione richiedeva tempo mentre Mascagni assillava i familiari continuando a ripetere che tanto non si sarebbe fatto in tempo a prendere il treno. Poi, quando finalmente si rendeva conto che tutto era a posto, si trasformava. Ma come: bisognava partire subito, ad ogni costo o sarebbe stata una rovina. Perché aspettare? Perché gli altri non erano pronti? Lo erano, invece, da più di un’ora: ma non si doveva dire, per carità. Dopo tante peripezie, una volta raggiunta la stazione Mascagni prendeva a raccontare fino all’ultimo momento barzellette e storielle agli amici che lo avevano accompagnato. Poi, al fischio del treno, saliva con giovanile prontezza sul vagone e salutava con un allegro ‘Arrivederci!’. Si congedava così anche se si trovava in California e avesse dovuto tornarci il giorno dopo. Piace davvero questo simpatico ritratto di Mascagni tracciato dalla mano affettuosa di sua figlia. Emy adorava suo padre nonostante i suoi umani difetti, le sue contraddizioni, le sue piccole manie, la sua impazienza, la sua confusionaria mancanza di senso pratico. Avviene così, quando si ama veramente. Augusta Franco Cardinali CUPRAMONTANA:Presentato il IV numero di Quaderni Storici Esini Proseguono i lavori per la scuola Segmenti di storia e ricerca di radici Si è svolto sabato 22 marzo presso la Chiesa S. Stefano di Maiolati Spontini un concerto di beneficenza il cui ricava- Una rivista per il territorio della Vallesina. Per promuoverne l’immagine storica e tradizionale, per farne conoscere gli aspetti poco noti sia del passato che del presente, per valorizzarne le radici identitarie specifiche. È stata così presentata, sabato15 marzo nella sala consiliare del comune, l’iniziativa editoriale della pubblicazione annuale Quaderni Storici Esini che da quattro anni con un volume di oltre 300 pagine raccoglie studi e ricerche sulla Vallesina e le zone immediatamente limitrofe. Dopo le parole introduttive del sindaco Luigi Cerioni, ha parlato Riccardo Ceccarelli, direttore della rivista, sottolineando come l’idea della pubblicazione sia nata presso la biblioteca di Cupramontana, maturata e realizzata nel 2010. La collaborazione di studiosi e ricercatori di storia della Vallesina e non solo, si concretizza nel volume con la partecipazione finanziaria della Fondazione Carifac e dei Comuni della zona e ha come referente l’Università degli Adulti della Media Vallesina con sede a Moie. Ovviamente sono stati presentati i contributi che hanno interessato Cupramontana. Dagli atti del convegno sull’invasione dei Francesi del 1798, ai manoscritti di interesse archeologico di Francesco Menicucci, alla riscoperta di Domenico Benigni i cui versi furono messi in musica dai più importanti compositori del barocco romano. L’attenzione è stata rivolta soprattutto ai contenuti del IV numero di Quaderni Storici Esini edito lo scorso anno. Lo studio dettagliato, ad esempio, sui medici che operarono a Massaccio/Cupramontana dalla seconda metà del Quattrocento fino agli anni successivi all’Unità d’I- to sarà totalmente devoluto al progetto “Aiutiamo la scuola di Kisenyi” in Uganda. Questo progetto nato dalla volontà del signor Borgo Eugenio residente a Palmanova di Udine, ciononostante le innumerevoli risorse economiche già destinate per la costruzione di una scuola e quant’altro necessario, affinché la stessa sia degna di tale nome, per il completamento mancano ancora diverse cose tra cui i banchi per i bambini. L’evento nasce dalla sensibilità della Signora Anna Maria Froglia che, da un recente viaggio in Uganda e Ruanda, ha toccato con mano questa cruda realtà. Il passa parola affinché si faccia qualche cosa di concreto è raccolta e condivisa dal soprano Norma Raccichini che a sua volta coinvolge la organista Fabiola Frontalini. Entrambe, di comune accordo, concordano affinché l’evento si faccia nella parrocchia di Santo Stefano a Maiolati Spontini che dispone di un organo di straordinaria bellezza e funzionalità, il “Callido” del 1788 (op. 250) restaurato nel 2002 dalla ditta Ghilardi, per l’occasione affidato alla elevata professionalità e bravura dell’organista Fabiola Frontalini coadiuvata dal soprano Norma Raccichini dotata di qualità vocali eccelse, insieme, hanno magistralmente eseguito brani di Mozart, Bellini, Handel… Ciononostante la concomitanza con altri eventi nella stessa serata è da ritenere soddisfacente il raggiungimento dell’obbiettivo. Un grazie a tutti coloro che gratuitamente hanno collaborato e sostenuto questa iniziativa e un grazie particolare va a don Marco Cecconi della Parrocchia di Santo Stefano per l’ospitalità dell’evento e a tutti i suoi parrocchiani che hanno contribuito con la loro generosità. I bambini della scuola di KISENYI che un giorno si siederanno su quei banchi anticipatamente vi regalano il loro sorriso. s.g. talia ha evidenziato l’attenzione che la pubblica autorità ha sempre avuto per l’assistenza sanitaria della popolazione, le figure di alcuni medici veri luminari della scienza medica con carriera anche universitaria e come la condotta di Massaccio fosse ambita e ricercata. Il centenario di un medaglione e lapide dedicati a Giuseppe Mazzini nel 1913, ha dato spunto ad Ettore Passalalpi Ferrari, discendente dell’autore della lapide e del medaglione in bronzo, di ripercorrerne le vicende, così come Nadia Amendola, studiosa di Pomigliano d’Arco, residente a Roma, ha tracciato le carriere musicali di alcuni cantori della cappella musicale dell’Ospedale di S. Spirito in Saxia nella Roma del Seicento. Segmenti di storia cuprense che la pubblicazione ha riportato alla luce insieme ad altri aspetti storici di Maiolati, Jesi, Poggio S. Marcello, Santa Maria Nuova… Una rivista con tante tessere per ricomporre il mosaico storico della nostra valle e insieme uno strumento per indagare le nostre radici e tradizioni. Con le stesse finalità sono quasi ultimati gli studi e le ricerche che formeranno il nuovo volume, il quinto, di Quaderni Storici Esini, la cui uscita è prevista per la seconda metà del mese di maggio. r. c. Foto Pietro Cerioni vallesina | 13 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 IN DUEMILA SEICENTO ALLA “CAMINADA” NUMERO 35 A passeggio per la campagna in allegria Un fiume colorato di giovani, adulti, appassionati podisti e genitori con passeggino e animali al guinzaglio al seguito si è snodato domenica 23 marzo lungo la campagna del quartiere San Giuseppe, per l’edizione partecipavano spingendo i passeggini con i loro bambini». A dare il via alla manifestazione questa volta c’erano il giocatore dell’Aurora Basket, Mason Rocca e il vescovo di Jesi, don Gerardo Roc- numero 35 della tradizionale “Caminada de’ San Giuseppe”, la manifestazione sportiva non competitiva organizzata dall’U.s. Spes Jesi. Quella del 2014 passerà alla storia come un’edizione record per via dei ben duemila seicento iscritti, che hanno sfidato anche la mattinata non proprio primaverile, pur di essere presenti. «Ogni anno ci rivolgiamo a San Giuseppe perché ci assista con il tempo – ha spiegato Laura Meloni, moglie di Paolo Pirani che della Caminada fu ideatore nel 1980 – Lui ci da sempre una mano. Anche quest’anno è stato così. Ricordo che alla prima edizione presero parte in trecento e fu già una grande soddisfazione. Oggi la Caminada continua a dare spazio ai bambini e agli adulti. Questa è l’immagine che più piaceva a Paolo: mamme e papà che coni, impegnato in queste settimane 3° Luca D’Andrea. Donne 12 km: 1° proprio nella visita pastorale nella Debora Bertini; 2° Maria Grazia Balparrocchia San Giuseppe. Presenti trieri; 3° Barbara Giuliani. Uomini sul palco delle autorità anche l’asses- Over 50 12 Km: 1° Fabrizio Merli; sore allo sport Ugo Coltorti e Bruno 2° Giuliano Mengarelli; 3° MicheDottori dell’Avis di Jesi, da sempre le Glissi. Uomini 6 km: 1° Michele partner dell’iniziativa, a cui negli ul- Schiavoni; 2° Christian Branchesi; timi anni si è aggiunto anche l’Oikos. 3° Alessandro Mosca. Donne 6 km: Tre i percorsi che hanno coperto la 1° Ilaria Piccini; 2° Martina Zitti; 3° campagna del quartiere: da tre, da Pamela Mariani. Ragazzi under 12 6 sei e da dodici chilometri. Dietro il km: 1° Matteo Stronati; 2° Vincenzo successo della “Caminada” c’è l’im- Maiolo; 3° Lorenzo Gastreghini. pegno dei volontari della U.s. Spes, Ragazze under 12 6 km: 1° Arianna che con il loro lavoro mantengono Paone; 2° Elisa Bartolucci; 3° Sara vivo il ricordo di Paolo Pirani, che Bartolucci. Gruppi: 1° Scuola Media viene ricordato sempre con un mi- “Leopardi”; 2° Gruppo Agesci Jesi 4; nuto di silenzio prima del via. Le 3° Famiglie scuola elementare “Fenovità dell’edizione numero 35 sono derico Conti”. Scolaresche: 1° Quarstati due: la partecipazione di una ta elementare “Mestica”; 2° Istituto dozzina di podisti del gruppo “Le- “Galilei”. protto” di Livorno e la consegna del Giuseppe Papadia premio speciale assegnato dagli orFoto Binci ganizzatori a Giuliani Barchiesi per la sua assidua partecipazione. Questi i vincitori delle varie categorie. Uomini 12 chilometri: 1° Luca Boccoli; 2° Cristiano Recanatesi; PRIMO CONVEGNO SULLE PARITARIE Scuole, è l’ora della legge Sabato 29 marzo in Ancona i vescovi delle Marche hanno organizzato il primo convegno per mettere al centro le scuole paritarie di ispirazione cristiana nelle Marche. A 14 anni dall’approvazione della legge 62 detta della Parità scolastica, le scuole paritarie che fanno sacrifici sempre più grandi per restare popolari, sopravvivono grazie alla volontà di chi le sceglie, di chi le gestisce e di chi ci lavora. Il vescovo di Ancona Mons. Menichelli ha parlato di scuola come luogo sacro da amare, dove le diversità si possono confrontare e rispettare con la mediazione esperta di chi si dona all’insegnamento e all’educazione. Tutto questo è possibile visto l’interesse e la passione dimostrata dalla platea che ha affollato l’aula magna dell’università ma servono anche accordi istituzionali e fondi a disposizione. A livello sociale è servizio pubblico voluto e istituito dalle comunità cristiane o dai comuni per rispondere alle necessità del territorio. A livello economico è risparmio enorme per lo Stato, purtroppo a carico delle famiglie che pagano le rette e contemporaneamente contribuiscono alle casse dello Stato; a volte sostenute a fatica dai comuni più avveduti e da tante iniziative che la comunità educante delle scuole stesse si attrezza ad organizzare. A livello culturale è ambiente educativo che si pone in continuità con le famiglie che hanno potuto liberamente scegliere la scuola più vicina al loro stile o desiderio educativo, morale e valoriale di riferimento; luogo di accoglienza e accompagnamento di tante situazioni familiari dense di fatiche e fragilità. E il Governatore Spacca, presente alla manifestazione, ha detto che “La scuola deve recuperare centralità”, proponendo un protocollo di intesa con la Conferenza episcopale marchigiana sul tema dell’istruzione. Soddisfatto si è detto il vescovo di Pesaro Mons. Coccia, organizzatore del convegno, affermando che un sostegno da parte della Regione è ormai necessario e indifferibile perché non vada perduto un così prezioso patrimonio di pluralismo scolastico e di libertà educativa, apprezzato e richiesto dalle famiglie. Soddisfatte soprattutto le 123 scuole paritarie di ispirazione cristiana delle Marche presenti al Convegno, rappresentate dalla Fism per le scuole dell’Infanzia e dalla Fidae per le scuole primarie e secondarie con i loro 7496 alunni e 745 insegnanti. Auspicando di trovare la strada giusta per passare dalle parole ai fatti. Gesualdo Purziani www.citroen.it CITROËN C3 PICASSO BENZINA, GPL, DIESEL ALLO STESSO PREZZO. A NOVEMBRE PUOI SCEGLIERE A 12.990 EURO: Citroën C3 Picasso 1.4 VTi 95 Seduction BENZINA Citroën C3 Picasso 1.4 VTi 95 GPL Airdream Seduction Citroën C3 Picasso 1.6 HDi 90 FAP Seduction DIESEL TI ASPETTIAMO XXXXXXXXXXXXXXXX. 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Offerta valida fino al 30/11/2013. Le foto sono inserite a titolo informativo. [email protected] 1 31/10/13 16.38 14 | attualità JESI 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina REGIONE, DALLA COMMISSIONE AMBIENTE IL PALAZZO E DINTORNI L’appello di due amici: casa Pergolesi “L’aver mandato in malora e poi abbandonata quella casa natale di Pergolesi è una sconfitta palese ed una tara ereditaria che ci portiamo addosso noi jesini, da cento anni, e tale me la sento”. Lo scriveva nel 2005 su “Jesi e la sua Valle” (numero 2) il mio carissimo amico Giorgio Bezzeccheri, sampietrino puro sangue, poi trasferitosi a Milano per lavoro, (deceduto qualche anno fa), dopo aver scoperto “quella lapide enfatica, alta sull’edificio (della piazzetta Angelo Ghislieri)… che grida al turista svagato che nell’area adiacente c’era qualcosa di grande valore che la gente di Jesi non ha saputo conservare per sé, né per i posteri, addossandone poi la colpa al tempo….Vale la pena di tenerla ancora lì”? E propone, ad imitazione di quel che s’è fatto in adiacenza al duomo di Milano, “di rendere evidente sul selciato della piazzetta, con pietra di diverso colore, il perimetro e le fondazioni sottostanti della casa di Pergolesi, e darne una spiegazione chiara ed accessibile con una lapide di dimensioni ridotte”. Questo suo desiderio e questa sua concreta proposta le ha riscoperte, dopo quasi dieci anni, un altro sampietrino e amico mio, trasferitosi a Roma per lavo- ro. È Giuseppe Valeri che rilancia l’iniziativa inoltrando copia della lettera di Bezzeccheri al Sindaco, nella sua qualità di presidente della Fondazione PergolesiSpontini, e a tutti i componenti della medesima. Scrive Valeri: “Vi saremmo molto riconoscenti se, prima o poi, le soluzioni suggerite dal nostro amico scomparso, trovassero pratica attuazione”. Valeri manda il tutto anche a me perché ne faccia notizia attraverso questa rubrichetta. E per me pubblicizzare una proposta così interessante di due cari amici non solo è un piacere, ma è un dovere perché condivido pienamente il progetto. Si badi bene che quanto suggerisce Bezzeccheri comporterebbe una spesa modesta e, insieme, darebbe l’onore alla Fondazione di salvaguardare, in modo originale e concreto, la memoria storica legata alla vita del nostro grande musicista. Il tutto magari con la collaborazione finanziaria di qualche altro ente e di qualche cittadino imitatore di Mecenate e di Della Valle (io metto a disposizione i soliti mille euro già garantiti per altra iniziativa ormai rinnegata dall’amministrazione comunale) v.m. JESI: FACE’ARTS 2014 NELLA CHIESA DI SAN NICCOLO’ Arte contemporanea in mostra L’arte contemporanea apprezzata e sostenuta dal Comune di Jesi, l’Ordine dei Giornalisti delle Marche, Fidapa, Lions e Rotary. Dal 29 marzo al 12 aprile la chiesa di San Niccolò (tutti i giorni 10-12; 16,30-20,30) ospita la quarta edizione dell’Evento internazionale di Arte Contemporanea “Face’Arts” organizzato dalla Ms Eventi di Mary Sperty. Ottanta le opere esposte di ben trenta artisti completamente diversi tra loro, tra i migliori rappresentanti del linguaggio contemporaneo, provenienti da Italia, Svizzera e Austria. Il professor Nuccio Mula, docente universitario di Teoria della Comunicazione e Fenomenologia dell’Arte nonché socio dell’associazione internazionale Critici d’Arte, ha selezionato le opere suddividendole nelle differenti sezioni di pittura, fotografia e scultura. Questa mostra collettiva è itinerante, infatti la tappa di Jesi segue quelle di Bari, Pesaro e Lecce. L’inaugurazione è stata sabato 29 marzo con un vernissage dove autorità, organizzatori, partner e artisti hanno dato il benvenuto con degustazioni offerte dall’Azienda Vitivinicola Socci, Pasticceria Bardi e Sogni di Zucchero. Domenica 30 è stato presentato il libro “In sostanza l’amore” di Rossella Maggio con la successiva performance pittorica di Mary Sperti arricchita dalle movenze dei ballerini Riccardo Moro e Barbara Felici. «Col patrocinio concesso a questo evento il Comune intende sottolineare quanto sia alta l’attenzione verso l’arte contemporanea - dice il vicesindaco e assessore alla Cultura Luca Butini - inoltre stiamo lavorando per mettere a disposizione degli spazi espositivi in cui giovani artisti possano crescere e mostrarsi al grande pubblico. Un evento, Face’Arts che apre la strada al futuro». La mostra fa da cornice anche per la performance pittorica di Mauro Malafronte sabato 5 aprile alle 19 e per la presentazione dei libri “Emozioni Incustodite” della poetessa Ivana Orlando e “Vegliando oltre il cancello” del giornalista di cronaca nera Giampaolo Balsamo. Ognuno presenterà il libro dell’altro! Agnese Testadiferro Progetti per i corsi d’acqua Via libera a maggioranza il 5 marzo, da parte della quarta Commissione Ambiente, presieduta da Enzo Giancarli (unico contrario il consigliere di Sel, Massimo Binci), all’atto amministrativo che rende pienamente operativa la legge regionale n.31 in materia di gestione dei corsi d’acqua. Il provvedimento è stato concertato con le Province. Attraverso l’atto che contiene le “Linee guida per l’elaborazione dei progetti generali di gestione (PGG) dei corsi d’acqua” si specificano le competenze e le modalità di elaborazione dei progetti e di azione sui corsi d’acqua in territorio marchigiano. I progetti sono predisposti e approvati dalle Province previa acquisizione del parere vincolante della Regione Marche e verifica di assoggettabilità a VAS (Valutazione ambientale strategica). Tale verifica è di competenza della stessa Provincia. Nei casi in cui i PGG interessino il territorio di più Province, essi sono elaborati, valutati e approvati d’intesa tra le Province interessate. Tramite il procedimento di VAS verrà anche stabilito se gli eventuali interventi sui corsi d’acqua debbano essere sottoposti a VIA (Valutazione impatto ambientale) dove l’autorità competente è la Regione. Qualora i progetti di manutenzione idraulica abbiano un dettaglio complessivo e definitivo sono sottoposti direttamente a VIA, senza la previa verifica di assoggettabilità a VAS. I singoli progetti attuativi dei PGG sono predisposti dagli Enti competenti per il tratto interessato che ne attestano la conformità rispetto allo stesso progetto generale. Infine, sempre ai fini della salvaguardia e conformità ambientale, qualora i PGG non siano assoggettabili a VIA, rimane ferma la necessità di acquisire l’autorizzazione paesaggistica. Per l’approvazione dei primi PGG è fissato un termine di 24 mesi decorrenti dall’entrata in vigore delle linee guida in questione. SALUTE: CONTROLLARSI SPESSO IL DIABETE IN FARMACIA Prevenzione e monitoraggio È partita la convenzione per misurarsi il diabete in farmacia al prezzo di 1 euro, 0.85 per gli associati Atdm. Questo il risultato della campagna “Conosciamo il diabete in farmacia”: in tre giorni sono stati eseguiti 2.596 esami glicemici che, rispetto ad una popolazione della provincia pari a circa 480.000 abitanti, rappresentano una percentuale dello 0,55% della popolazione. L’incidenza degli utenti già diabetici è stata del 9,5% dato che dimostra come oltre il 90% dei test effettuati ha raggiunto lo scopo di fare screening sulla popolazione. Tale sperimentazione ha portato alla convenzione tra Federfarma provinciale di Ancona e ATDM, federazione che riunisce tutte le associazioni dedite alla tutela del paziente diabetico: a tutti i pazienti diabetici (con codice di esenzione 013) è garantita, nelle farmacie aderenti, la misurazione della glicemia al prezzo massimo di 1,00€. Quest’iniziativa va a offrire, in maniera particolare a quei soggetti che non hanno diritto alle strisce reattive da parte del Servizio Sanitario Regionale, una garanzia di monitoraggio della terapia a un prezzo molto contenuto. Per chi poi è socio ATDM il costo scende a 0.85 cent. Il responsabile della Convenzione sul territorio di Ancona, Walter Vignaroli (ATD Fabriano), si è detto molto soddisfatto sia dell’iniziativa che viene incontro alla gente e sensibilizza il paziente a rischio, sia della risposta dei colleghi farmacisti. Sul sito trovalafarmacia.it, portale delle farmacie della provincia di Ancona, è possibile trovare l’elenco delle farmacie aderenti alla convenzione ATDM, farmacie che saranno riconoscibili da un apposito logo affisso sulla porta d’ingresso. In Vallesina aderiscono: Farmacia degli Angeli di Angeli di Rosora, Gianfranceschi di Castelplanio; Belardinelli di Cupramontana; Federici di Cupramontana; a Jesi le farmacie Barba, Grammercato, Moretti e Coppi; a Maiolati Spontini le farmacie Angelico e Lucarelli. AL CINEMA NUOVO ARISTON DI MOIE PARTE “MOIESSAI” Rassegna di Cinema d’Autore” Giovedì prossimo 3 aprile, alle 21,30, prenderà il via, presso il Cinema Nuovo Ariston di Moie, la Rassegna di Cinema d’Autore intitolata “MoiEssai”. Nel primo dei tre incontri, verrà proiettato il film “Supercondriaco – Ridere fa bene alla salute”, brillante commedia francese del regista Dany Boon (autore di “Giù al Nord”), incentrata sulle ossessioni ipocondriache di un giovane fotografo che lavora per un dizionario medico. Nella seconda serata, giovedì 10 aprile alle 21,30, verrà proiettato “The special need”, insolito road movie del regista e sceneggiatore Carlo Zoratti, che nel suo film- documentario, premiato in numerosi Festival Cinematografici, esplora con allegria e leggerezza il tema sesso-amore- disabilità. Nell’ultimo incontro, mercoledì 16 aprile alle 21,30, verrà proposto “Storia di una ladra di libri”, dall’omonimo romanzo di M. Zusak, film poetico e delicato che racconta la storia di Liesel, coraggiosa bambina tedesca che sottrae libri dai roghi nazisti per leggerli in compagnia di Max, suo piccolo amico ebreo costretto alla clandestinità. Nelle tre serate il costo del biglietto d’ingresso sarà di 5 euro. sport_tempo libero | 15 Voce della Vallesina | 6 aprile 2014 BASKET LEGA GOLD - G oldwire ceduto ad Avellivo in serie A LO SBERLEFFO CHIUDE CON IL RICORDO DI LONGHI E LUCONI Fileni Bpa a Imola per chiudere i conti Vita familiare di trent’anni fa Un canestro incredibile di Marco Santiangeli spinge la Fileni Bpa sempre più verso la salvezza. Domenica scorsa è stata la tripla a fil di sirena del ragazzo di Matelica a decidere la sfida casalinga con il tenace Veroli, piegato 70 a 69 al termine di una gara assai equilibrata. «Santiangeli (nella foto di Candolfi) questa mattina sembrava che nemmeno dovesse giocare per un problema alla schiena – aveva rivelato a fine partita il tecnico jesino, Piero Coen – Non è stata una bella gara dal punto di vista tecnico. In campo c’è stato molto agonismo ed abbiamo giocato con grande cuore, producendo una grande sforzo nonostante l’emergenza per gli infortuni di Santiangeli e Migliori». Pochi giorni prima della gara con Veroli la Fileni aveva annunciato la cessione a titolo definitivo di Leemire Goldwire ad Avellino, club che milita in serie A. «La scelta che abbiamo dovuto prendere è stata difficilissima e sofferta – aveva spiegato l’amministra- Sabato 30 marzo al teatro Pergolesi di Jesi, con la rappresentazione Tutto pe’ i guadrì della compagnia de “El Passì”, si è conclusa l’undicesima rassegna di teatro amatoriale in vernacolo jesino “Lo Sberleffo”, patrocinata dalla Fondazione Pergolesi Spontini, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Jesi. L’edizione 2014 della rassegna è stata dedicata ad uno dei capostipiti del dialetto nostrano, Lello Longhi (Aurelio all’anagrafe), del quale ricorre quest’anno il trentacinquesimo anniversario della scomparsa (26/3/1979); per l’occasione il busto marmoreo del poeta torna nel foyer del teatro. Lello sicuramente è stato uno dei maggiori poeti dialettali jesini: usava un linguaggio schietto che andava diritto all’animo delle persone, sempre attento a sottolineare i valori della famiglia, dell’amicizia e del sociale. Lello non si considerava un poeta vero e proprio, per lui scrivere sonetti e poesie era un divertimento, un hobby che si affiancava alla professione di orologiaio che svolgeva in via Pergolesi o per molti “giù pe’ l’orefici”. «Vede – mi aveva detto un giorno in un’intervista – mi si deve considerare un poeta così come viene considerato pescatore quel dilettante che, per passare qualche ora lasciatagli libera dal normale lavoro, va a trascorrerla sulle rive di un fiume con esca e lenza. Se riesce a prendere qualche bella trota, tanto meglio. Diversamente, anche se porta a casa soltanto un paio di piccoli e spinosi barbi, è soddisfatto lo stesso perché il tempo, impiegato più o meno bene, lo ha dedicato al suo hobby». L’intervista era stata raccolta da Giuseppe Luconi, altro grande jesino, scomparso lo scorso 15 marzo, giornalista e storico della nostra città. Con i suoi scritti ha raccontato Jesi soprattutto agli jesini, lasciando in tutti noi un ricordo indelebile. La compagnia teatrale “El Passì” prima di alzare il sipario ha voluto ricordare sia Luconi che Lello Longhi del quale è stata letto un sonetto intitolato “la cascada” con la voce di un altro jesino doc: Nino Zannoni, che ha calcato il palcoscenico dopo quindici anni, da quando aveva smesso di recitare. E manco a dirlo anche lui in dialetto! La commedia brillante – Tutto pe’ i guadrì – si svolge in due atti: come ormai da tradizione “El Passì” racconta uno spaccato di vita quotidiana; questa volta ci riporta indietro di quasi un trentennio, con riferimenti a fatti realmente accaduti nel 1986, dai mondiali di calcio alla scoperta del metanolo nel vino. Una commedia recitata in un dialetto molto più vicino a quello parlato nei nostri giorni che nei tempi passati, anche se non mancano espressioni tipiche di quegli anni: un monito a non dimenticare. Una sequenza di battute brillanti e scherzose hanno saputo strappare molti applausi a scena aperta, ma doverosi com- tore unico Altero Lardinelli – La squadra può raggiungere la salvezza, perché nei due mesi di assenza del giocatore aveva trovato una buona chimica». La classifica dopo il dodicesimo turno di ritorno: Trento, Capo D’Orlando 38; Biella 36; Verona, Torino 34; Barcellona 32; Veroli, Ferentino, Brescia 28; Trapani 26; Casale Monferrato, Napoli 24; Fileni Bpa Jesi 22; Trieste 20; Forlì 16; Imola 2 punti. Oggi, domenica 6 aprile, gli arancio-blu vanno a far visita al fanalino di coda Imola (ore 18), già retrocesso e capace di raccogliere una sola vittoria in stagione. Sulla panchina siede il tecnico Vecchi, subentrato al grande Enzo Esposito, tornato a giocare a 44 anni per contribuire alla salvezza. Punti di forza sono lo statunitense Niles e l’ex Capo D’Orlando Poletti. All’andata finì 95 a 65 per gli jesini. Giuseppe Papadia CALCIO SERIE D: dopo il ko interno con Macerata Jesina nella tana dell’Isernia Il derby con la Maceratese resta indigesto alla Jesina, a secco con i “cugini” da ben quattro partite. Anche la sfida di domenica scorsa al “Carotti” ha rispettato la tradizione negativa: vittoria per 1 a 0 degli ospiti grazie al gran goal in rovesciata di Santoni in apertura di ripresa. La Jesina ha però, fallito il rigore del possibile pari con Berardi. Assai amareggiato mister Bacci: «Sul goal subito avremmo potuto fare meglio – aveva detto a fine partita – ma è stato l’uni- co episodio, su cui siamo stati puniti». In classifica la Jesina resta a 39 punti e scivola al decimo posto; la zona play-out torna a far paura: è lì sotto ad appena tre punti. In vetta invece, prosegue la cavalcata solitaria dell’Anconitana. Oggi, domenica 6 aprile, i leoncelli vanno a far visita all’Isernia (ore 15), penultimo e impegnato nella lotta per evitare la retrocessione diretta. I molisani, che all’andata persero 2 a 0, nell’ultimo turno hanno colto un buon pareggio a Pesaro. Vice TEATRO CABARET DI JESI: in prima assoluta”Parola di Adamo, parola di Eva” Uno spettacolo all’interno della coppia Venerdì 4 aprile si chiude la STAGIONE DI TEATRO COMICO DI JESI, allestita nell’elegante Sala del Lampadario del Circolo Cittadino, già definita dal suo affezionato pubblico come “Salone di Margherita delle Marche”. Lo spettacolo di chiusura del Cartellone è una novità assoluta, una commedia proposta in prima assoluta: “Parola di Adamo, parola di Eva”, scritta e diretta da Gianni Gualdoni. Liberamente ispirato al piccolo capolavoro di Mark Twain “Il diario di Adamo ed Eva” (1883), lo spettacolo è un inno alla diversità dei sessi e alla meraviglia del loro incontrarsi, scontrarsi e trovarsi, che riscrive con scanzonata libertà il primo capitolo della storia biblica e la trasforma in un esercizio di humor esilarante. Nessuno sfondo religioso, semmai un sorta di scherzosa ricerca sul campo di tipo antropologi- co, i cui risultati sono divertimento e sonore risate, nella presa di coscienza che la lotta tra i sessi è antica quanto l’umanità: e che, più che di lotta, si deve parlare di incontro, o scoperta dell’altro. Tra potente grottesco e sottile umorismo, lo spettacolo getta uno sguardo profondo ai caratteri distintivi dentro la coppia, per poter apprezzare meglio le qualità dell’altra metà: un “lui” rozzo e asociale ma in fondo amabile, una “lei” di apparente invadenza che invece è curiosità innata, come la scintilla di un’intelligenza acuta che la porta a ragionare con il “noi”. Un testo brillante, di grande comicità con venature sentimentali, in cui le incomprensioni tra due modi di essere trovano una complementarietà emotiva. Ingresso con buffet, € 20; senza buffet, € 15. Info: 0731-082289 plimenti devono essere fatti alla compagnia per la scenografia, certamente più complessa delle scorse recite. Sempre molto attenta ai particolari, nel primo atto rappresentava due ambientazioni distinte tra loro: la casa e l’osteria che nei concitati minuti dell’intervallo doveva dar posto ad un altro ambiente, la camera e che di fatto rappresenta di per sé un cambio scena. Un lavoro non da poco per i nostri dilettanti, che in questo campo si sono fatti onore. Complimenti anche all’autore, quel certo Oriano Barchiesi, jesino purosangue, “è nado e vissudo pe’ parecchi anni giù pe’ costa lombarda” e da diversi anni si sollazza a scrivere in dialetto e in lingua dopo aver fatto parte attiva nei primi anni di formazione della compagnia “El Passì”. Mario Bocchini Foto Franco Grilli Mercoledì 2 aprile alle 21, al Cinema Teatro Astra di Castelfidardo, la compagnia El Passì rappresenta Tutto pe’ i guadrì, nell’ambito della rassegna di teatro dialettale e amatoriale Madre Lengua, organizzata dalla compagnia “I Gira…Soli” in collaborazione con l’assessorato alla cultura e l’associazione turistica Pro Loco. Info, prevendite e prenotazioni: Pro Loco tel 0717822987) Piazza della RepubblicaCastelfidardo. La cascada Compare mia che straccio de cascada! Que t’averia da dì com’avrò fatto, me so troado in mezzo de la strada colco, straolto come ‘n cacchio matto. Sta pora gamba mia tutta slogada, me pizziga, ma come me ce gratto sci sopra me cià fatto la gessada? Ma que te pulcia, sgranfia pare ‘n gatto. Mî moje, sta ppettegola, borbotta, me ce pìa in giro, me ce dà da dì, segondo lia sci ciò ‘na gamba rotta n’è stada ‘na disgrazia, è stado del vì. Casca ‘n signore?... - Vah, avrà sbigiado. – Sci capida a ‘n puretto… - S’è mbriagado. Lello Longhi 16 | attualità 6 aprile 2014 | Voce della Vallesina CRONACA: DUE GIOVANI JESINI IN COMA ETILICO I giovani ci chiedono la vicinanza «A tredici e sedici anni in coma etilico per un gioco su Facebook e una serata in disco» è la notizia riportata dal quotidiano “Il Resto del Carlino” lunedì 30 marzo. È una drammatica realtà che coinvolge anche i giovani di Jesi. Una studentessa jesina è stata ricoverata in come etilico all’ospedale di Jesi nella notte tra sabato e domenica. Alcuni giorni fa un tredicenne jesino, arrivato al pronto soccorso di Jesi in coma etilico che sarebbe caduto vittima di «Nek nomination» il ‘folle’ gioco «alcolico digital» su Facebook. Riportiamo un commento del vescovo Gerardo e un servizio de “Il redattore sociale”. La preghiera del Vescovo Saputa la notizia dei due ragazzi in coma etilico, il mio pensiero è andato subito ai genitori. Vivono o hanno vissuto momenti di grande apprensione: voglio esprimere loro la mia vicinanza e, perché no, voglio dire che da credente ho affidato i due ragazzi al Signore. Sempre, nei miei incontri con i genitori dei ragazzi che si preparano alla Cresima (e li incontro praticamente tutti) dico che a Jesi un numero altissimo di giovanissimi (70-80%) “tocca” sostanze proibite. Lo dico non per fare terrorismo, ma per invitare a tenere aperti gli occhi e per prevenire situazioni spiacevoli. È triste che di queste cose ci si ricorda solo quando capita l’incidente. Quanto accade, cosa che va ben oltre l’episodio dei due ragazzi, interpella noi adulti, interpella la Chiesa, interpella tutti gli educatori. Alcuni mesi fa un gruppo di giovani, legati alla pastorale giovanile diocesana e la comunità internazione “Nuovi Orizzonti” hanno promosso una missione. Sono andati anche in luoghi frequentati nella notte dai giovani e dai ragazzi. Hanno incontrato storie difficili, di sofferenza, a volte di disperazione. E hanno visto tanti comportamenti trasgressivi. Nessuno ha ricette, ma è ora di rendersi conto di quanto accade ed è ora che noi adulti entriamo in una sana inquietudine: non si può continuare a non vedere. E, come sempre, la prima cosa importante è imparare a stare vicini ai nostri ragazzi, ad amarli, aiutarli a capire che la gioia non sta in un momento piacevole che, però, ti distrugge. Ma da soli non ce la si fa. Ci vuole un’alleanza: alleanza fra famiglie, alleanza fra scuola, parrocchia, educatori, associazioni. La canzone dei giovani Chi contrasta il vizio giovanile del neknominate, ossia dell’ubriacarsi da soli e poi “postarsi” sul web per mostrare ai coetanei la propria bravata e spingerli, sfidandoli, a fare lo stesso? Gli esperti dell’età adolescenziale, le associazioni specializzate contro l’abuso di alcolici e le “prediche” dei familiari sembrano non bastare. A Trento, contro l’alcolismo e il neknominate, stanno scendendo in campo gli stessi giovani, in collaborazione con il Servizio alcologia provinciale: usano il web e tanta creatività per lanciare messaggi contrari a un fenomeno spesso superficialmente liquidato dai media come “una moda”. E lo fanno in musica, parlando il dialetto delle loro parti. Nei loro testi, ben ritmati, risuonano parole come “sgnappa” (grappa), accanto a vere e proprie odi all’acqua limpida e rinfrescante, bevuta in compagnia e nei rifugi d’alta quota. Fino ad oggi, il ritornello più conosciuto è quello del videoclip Me fago de Acqua2O (vale a dire: “Mi faccio di acqua…” - Gardumi feat Mario Cagol), dove “credi a me, l’eroe che sta ben è senza dubbio l’Astemio Lupin…”. Messaggio chiaro, proprio come l’acqua. Da “Il redattore sociale” GLI STUDENTI JESINI CON LO IOM, POVIA, DI FRANCISCA Il mio ragazzo era ubriaco... Elisa di Francisca e Povia tra gli ospiti dell’assemblea di istituto che lo Iom di Jesi e Vallesina ha organizzato per gli studenti delle classi III, IV, V degli istituti superiori di Jesi mercoledì 12 febbraio. Prima tappa del progetto “Lo Iom e i giovani” incentrata su stili di vita, alcol, droghe e guida responsabile. In novecento erano presenti al palazzetto dello sport ad ascoltare attenti. Povia ha portato la sua esperienza diretta di quando il suo migliore amico venti anni fa ha perso la vita per un incidente in cui era coinvolto anche lui. “Quello è stato per me un sabato che non dimenticherò mai, e sull’onda di quelle emozioni di dolore ho scritto la canzone dal titolo “maledetto sabato”. Lui era più di un fratello, ci vedevamo ogni giorno, facevamo tutto insieme. Da quella sera, che l’ho visto morire avanti gli occhi tra le lamiere dell’auto, la mia vita è cambiata. A volte posso sembrare provocante con le parole, ma voglio trasmettere a voi ragazzi che la vita è una e bisogna essere consapevoli che i nostri comportamenti per sembrare più grandi possono farci male.” Povia, tra una canzone e l’altra, ha reso tutti BIBLIOTECA EFFEMME23 LA FORNACE: MOIE E ROSORA partecipi delle sue esperienze di vita di cui ha tratto sempre insegnamento: “sono stato due anni in comunità ma dalla droga sono uscito grazie alla consapevolezza più che alla determinazione”. Elena, una giovane studente presente all’assemblea, ha portato anche lei la testimonianza di una serata che le ha cambiato la vita “non ho più l’uso delle gambe perché una sera il mio ragazzo era ubriaco. Voglio far capire che mettersi alla guida è una cosa seria: anche guidare arrabbiati o nervosi può essere distruttivo”.Domande di curiosità rivolte anche al comandante della Polizia Stradale di Jesi Stefano Ortolani e al responsabile del Servizio Territoriale di Dipendenze Patologiche dell’Asur Z.T. 2 Rossella Italiano che ha illustrato gli effetti dell’uso di droghe e alcool alla guida. Elisa di Francisca, che ha portato il suo saluto in qualità di campionessa sportiva e testimonial dello Iom a ogni occasione riesce, grazie ai suoi traguardi sportivi, a far capire che uno stile di vita corretto da grandi soddisfazioni. Dello Iom Jesi e Vallesina Onlus erano presenti una emozionata presidente, Anna Trane Quaglieri, la coordinatrice del progetto “Lo Iom e i giovani” Maria Luisa Quaglieri, la psicologa e psicoterapeuta nonché consigliere dell’associazione Lucilla Garofoli, l’oncologo che ha contribuito nel 1996 alla nascita dello Iom in Vallesina, Giorgio Rossi. L’incontro è stato realizzato anche grazie al patrocinio del Comune di Jesi di cui era presente l’assessore allo sport Ugo Coltorti. Agnese Testadiferro MUSICISTI JESINI IN TRASFERTA Letture, tra strategie consigli ed emozioni In Svizzera e Germania Leggere, educare ed educarsi alla lettura “Tu, Siria” (ed. Comunication Project) (Associazione Italiana Biblioteche. Seè il messaggio che la Biblioteca eFFeM- di Asmae Dachan e Yara al Zaitr con zione Marche). Dalle 18 alla Biblioteca Me23 La Fornace di Moie fa veicolare moderatore Lucio Tribellini, a seguire eFFeMMe23 La Fornace di Moie l’incon una serie di iniziative che coinvolgo- degustazione offerta dal comune. In contro libero “La scuola delle storie. Noi no in maniera continuativa tutte le fasce ogni incontro verranno proiettate im- siamo quello che leggiamo” offre strated’età. Sabato e domenica prosegue nella magini tratte dai libri presentati. gie e consigli sulla lettura per far nascere nostra zona il cartellone di “Scrittori di Dato che prendersi cura dei lettori è una una bella passione. La giornata è a cura Marca: incontri con gli autori delle case missione, lunedì pomeriggio, 7 aprile, del docente Eros Miari, responsabile del editrici marchigiane”. “Visitare, conosce- dalle 14,30 alle 17,30 presso la Scuola programma Bambini e ragazzi del Sare, vivere Jesi e la Vallesina” (ed. Stampa- Primaria M.L.King di Moie si tiene il lone Internazionale del Libro di Torino nova) è il libro di Francesco Formiconi e corso di aggiornamento sulle esigenze di e fondatore della rivista e sito internet Emanuele Ramini che vieni presentato lettori adolescenti e pre-adolescenti ri- “Fuorilegge” che ha ricevuto un premio nella Sala Consiliare di Cupramontana volto a docenti, bibliotecari ed educatori dal Centro per il Libro e la Lettura del sabato 5 aprile ore 17 con il moderatore dal titolo “L’educazione dei lettori tra li- Ministero per i Beni Culturali come miRiccardo Rossi, a seguire degustazioni bri, strategie e emozioni”. Sarà rilasciato glior progetto di promozione della lettudi Verdicchi locali. Domenica 6 aprile un attestato di frequenza in quanto il ra per ragazzi e adolescenti. ore 17,30 a Palazzo Luminari di Rosora corso ha ottenuto il patrocinio dell’AIB Agnese Testadiferro Il gruppo jesino Lights Out (Rage Against The Machine Tribute) sbarca per la seconda volta all’estero, con un tour di tre giorni in Svizzera in Germania. La prima tappa sarà alla RockArena di Schaffhausen (Svizzera) il 3 aprile, la seconda tappa allo Pfeffermintz di Warburg (Germania) il 4 aprile e la terza e ultima tappa presso il Kuppelhalle di Tharandt (Germania) il 5 aprile. In questi concerti saranno affiancati a un gruppo spalla locale che aprirà il concerto. Parlando con i componenti della band sembra che questo mini-tour non sia destinato a concludersi qui, ci sono già in ballo progetti. Il gruppo, proveniente dal circuito dell’Associazione VALVOLARE di Jesi, nel suo curriculum ha già un concerto all’estero presso il Ryan’s Bar di Londra. I Lights Out sono composti da Dubbini Luca, Fabrizi Giulio, Sassaroli Diego e Manoni Alessandro.