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DOSSIER:
MANUTENZIONE OGGI:
L’ATTIVITÀ SVOLTA
E IL RILANCIO PER IL FUTURO
La normazione per i servizi turistici
Odorizzazione di gas per uso domestico
I rischi della corrente elettrica
sul corpo umano
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Poste Italiane-Spa Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n°46) art. 1 comma 1-DCB Milano
LA RIVISTA DELLA NORMAZIONE TECNICA
5
Giugno 2011
Anno LVI
AICQ e ANGQ riprendono
un cammino comune
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editoriale
AICQ and ANGQ catch again
a common way
al 18 al 20 maggio scorso si è tenuto il
Primo Congresso Nazionale sui Sistemi
di gestione, Accreditamenti, Certificazioni e
Notifiche - SiACeN, che ha visto la presenza
di oltre 1400 partecipanti ed al quale sono intervenute significative rappresentanze politiche, associazionistiche, del mondo della normazione tecnica volontaria, dell’accreditamento e della certificazione.
L’idea del Congresso è nata anche dall’esperienza fatta partecipando alla redazione del
libro bianco “Manifesto della Qualità: regole,
sicurezza, competitività” (pubblicato da Confindustria e presentato al Ministero dello Sviluppo Economico il 25 novembre 2010).
Proprio partendo da alcune delle problematiche emerse durante la sua stesura (le complicazioni incontrate nell’applicazione del
Regolamento CE 765/2008, le conseguenze
del successivo non riconoscimento di alcune
notifiche italiane, la generale difficoltà del sistema della certificazione), ANGQ e AICQ insieme hanno sentito la necessità di rinnovare le passate esperienze nella diffusione della cultura dei sistemi di gestione, per discutere le vigenti difficoltà operative e dare lo
spunto per soluzioni necessarie e condivise.
L'intento del Congresso infatti è stato quello
di riunire tutte le parti interessate in un dibattito culturale finalizzato, attraverso il dialogo
e il confronto, a promuovere un programma
congiunto che possa individuare le esigenze
delle parti stesse e identificare i possibili
obiettivi di miglioramento utili al “Sistema
Qualità Italia” e più in generale al “Sistema
Paese”, ponendo così le basi per un confronto continuo e duraturo nel tempo.
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L’evento è stato (oltre che un successo organizzativo e di contenuti, come si può leggere
negli articoli all’interno della rivista) anche
l’occasione per fare ritrovare ad AICQ e
ANGQ l’unità di intenti. In questo spirito sono
stati consegnati due premi alla carriera dedicata ai Sistemi di Gestione: a Giovanni Mattana (AICQ) da parte di ANGQ ed a Gaetano
Montebelli (ANGQ) da parte di AICQ.
Nonostante da anni i moderni sistemi di gestione - come pure le certificazioni, gli accreditamenti e le notifiche - interessino le attività di un gran numero di organizzazioni,
non esiste più un punto di incontro comune
per confrontarsi, al di fuori dei propri ruoli ufficiali, al fine di favorire soluzioni e miglioramenti.
Confrontarsi culturalmente sembra essere in
Italia sempre più difficile, e tutta la nostra vita lavorativa e sociale ne soffre le conseguenze; per questo motivo, le nostre associazioni hanno voluto cooperare al fine di rilanciare il confronto culturale nel Paese, ma
hanno anche voluto dare un significativo
esempio, di cui l’Italia della politica e del lavoro ha grande bisogno: si può essere concorrenti nel rispetto e nel confronto costruttivo con gli altri.
Certamente, quando nel 2010 il Presidente
ANGQ - partecipando alla Giunta AICQ - ha
proposto di realizzare insieme un importante
evento culturale di tre giorni, grande fu lo
stupore e al tempo stesso la voglia di riprendere un comune cammino, nonostante la
proposta presentasse non poche difficoltà in
relazione all’attuale congiuntura negativa.
Nonostante le difficoltà, siamo riusciti ad ap-
plicare il principio che “fare le cose insieme
è meglio che farle divisi”. L’auspicio è che le
due associazioni possano realizzare tante altre attività comuni, in quanto, vista la loro ridotta dimensione rispetto alla grandezza del
mercato al quale possono rivolgersi, anche
messe insieme parlare di concorrenza talvolta ci ha fatto sorridere.
L’intenzione è quella di riprendere e rinverdire la felice stagione comune (dal 1983 al
1992) nella quale abbiamo realizzato molteplici ed importanti eventi, tra i quali non può
non essere ricordata la Prima Conferenza
Italiana su “La qualità e l’evoluzione dei sistemi nazionali di certificazione nella CEE”
tenutasi a Firenze nel 1989, con sessioni tradotte in 4 lingue!
L’accordo e le future collaborazioni tra le nostre associazioni, naturalmente, non dipendono solo dalla volontà e dall’impegno dei presidenti; è per questo che vogliamo ringraziare i
rispettivi organi direttivi, le organizzazioni territoriali e le strutture operative per il supporto
che hanno dato e daranno in futuro, nonché le
altre due organizzazioni che costituiscono un
imprescindibile riferimento per chi lavora per
il “Sistema Qualità Italia” - ACCREDIA ed UNI
- con le quali abbiamo un rapporto stretto, positivo e soprattutto finalizzato all’obiettivo comune della crescita del Paese, delle imprese
e dei professionisti, nell’interesse dell’intera
società.
Gaetano Montebelli
Presidente ANGQ
Vincenzo Mazzaro
Presidente AICQ
U&C n.5 giugno 2011
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1
editoriale
AICQ e ANGQ riprendono un cammino comune
AICQ and ANGQ catch again a common way
G. Montebelli, V. Mazzaro
Direttore responsabile
Alessandro Santoro
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attualità
Notizie e avvenimenti
Comitato scientifico
News and events
Corrado Bertelli, Sergio Bracco, Giancarlo Coccia,
sommario
Giacomo Elias, Domenico Pierucci, Marco Fabio Sartori,
Piero Torretta, Ugo Tramutoli
Comitato di redazione
articoli
La normazione per i servizi turistici va in scena in
Valle Tiberina
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Silvia Berri, Federica de Stefano,
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Fabio Galbiati, Alberto Galeotto, Ruggero Lensi,
Carlo Masetti, Alberto Monteverdi, Gian Luca Salerio
Segreteria di redazione
Valentina Pompa, Sara Rossetti
Direzione e redazione
UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione
Via Sannio, 2 - 20137 Milano
tel. 02 700241 - fax 02 70024474
Editore
Mediavalue srl
Via Domenichino, 19 - 20149 Milano
tel. 02 89459725 - fax 02 89459753
[email protected] - www.mediavalue.it
Grafica e impaginazione
Mediavalue srl
Abbonamenti
[email protected]
Pubblicità
[email protected]
Stampatore
Arti Grafiche Frattini - Bernate Ticino (MI)
The standards for tourism services is staged in the Valle
Tiberina
7 Sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza,
una storia molto più ampia (II Parte)
Voice alarm system for emergency purposes, a much
larger story (Part II)
R. Epifano
10 MPEG approda a Torino
MPEG in Turin
F. Spaolonzi
12 Al Salone del Risparmio i criteri per scegliere il
pianificatore finanziario personale "a norma"
The criteria for choosing the personal financial planner
“standard compliant”
13 Odorizzazione di gas per uso domestico: il nuovo
progetto UNI
Autorizzazione del tribunale di Milano nº 3574 del 1 dicembre 1954
Il Direttore responsabile e l’Editore declinano
ogni responsabilità in merito agli articoli pubblicati,
per i quali rispondono i singoli Autori.
ISSN 0394-9605
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Ai sensi dell’art. 7 ai suddetti destinatari
è stata data facoltà di esercitare il diritto di cancellazione
o rettifica dei dati a essi riferiti.
Gas odorisation for domestic and similar uses: the new
UNI project
F. Castorina
16 Congresso SiACeN 2011, basi solide
per un futuro migliore
SiACeN Congress 2011, a solid foundation
for a better future
Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
17 Accreditamento, certificazione e notifiche:
incontro tra gli operatori
21 Qualifica e certificazione delle professioni non
regolamentate
46 I rischi della corrente elettrica sul corpo umano
The risks of electrical current on the human body
C. Timò
UNI
Ente Nazionale Italiano di Unificazione
Via Sannio, 2 - 20137 Milano
CEI
Comitato Elettrotecnico Italiano
Via Saccardo 9 - 20134 Milano
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U&C n.5 giugno 2011
pag. 52
pag. 50
50
formazione
Qualità, direttiva macchine, attrezzature a
pressione … i prossimi corsi UNI
Efficienza energetica e risparmio
Chirurgia estetica… la norma ti fa bella
Attrezzature per allenamento… in forma per l’estate!
55
recensioni
dossier
MANUTENZIONE OGGI:
L’ATTIVITÀ SVOLTA E IL
RILANCIO PER IL FUTURO
MAINTENANCE TODAY: THE
ACTIVITY AND RECOVERY FOR THE
FUTURE
A cura di Roberto Ravaglia – Funzionario
Tecnico Area Internazionale UNI
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Serie ISO 9000: il CD-Rom
Luoghi con pericolo di esplosione: tutte le norme in
due volumi
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sommario
52
vita quotidiana
56
focus norma
Le nuove norme più importanti
59
26 L’attività nazionale: generalità
B. Pignataro, R. Ravaglia
27 Istituire e sviluppare l’ingegneria
tutte le norme
di manutenzione
F. Santini
28 I Key Performance Indicators
pag. 6
strumento fondamentale per una
manutenzione eccellente
F. Santini
30 Il budget di manutenzione
C. Perletti
31 La manutenzione e l’università
italiana
S. Cavalieri, C. Molinari
34 La diagnostica degli elementi
rotanti
R. Bottio, E. Tortello
36 I patrimoni immobiliari
C. Molinari, G. Paganin, C. Talamo
37 Il mercato del facility management
e "Patrimoni PA net"
S. Curcio
39 Il settore delle pulizie e delle
pulizie manutentive
G. Gherardelli
40 I trasporti collettivi
a
G. Rovere
42 La manutenzione preventiva per la
sicurezza dei lavoratori e la
protezione dell’ambiente
F. Cangialosi
43 Formazione e sicurezza nei
Trasporti Ferroviari
pag. 13
R. Armento, B. Sasso
U&C n.5 giugno 2011
3
CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DI ELIO BIANCHI, DIRETTORE NORMAZIONE E GESTIONE
È stato pubblicato nel mese di aprile sulla
Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il Regolamento n. 305/2011 “che fissa condizioni
armonizzate per la commercializzazione dei
prodotti da costruzione e che abroga la Direttiva 89/106/CEE”.
La “storica” Direttiva sui prodotti da costruzione mirava ad eliminare gli ostacoli tecnici
agli scambi in questo delicato settore, attraverso la definizione di norme armonizzate. Un
obbiettivo importante che ha costituito uno
dei capisaldi dell’attuale sistema europeo.
Per semplificare e chiarire la normativa vigente e migliorare la trasparenza e l’efficacia dei provvedimenti in atto, si è ora giunti a
sostituire la Direttiva 89/106/CEE dopo anni
di onorato servizio. Un’esigenza di chiarezza
e razionalizzazione, dunque, che intende andare a beneficio di tutto un settore considerato strategico per l’UE: un settore che fornisce il maggior numero di posti di lavoro in
Europa e contribuisce notevolmente agli investimenti lordi che animano l’economia del
continente.
L’articolo 1 del nuovo Regolamento n. 305/2011
fissa i termini generali del provvedimento,
che consistono nel fissare le condizioni per
l'immissione o la messa a disposizione sul
mercato di prodotti da costruzione “stabilendo disposizioni armonizzate per la descrizione della prestazione di tali prodotti in relazione alle loro caratteristiche essenziali e
per l'uso della marcatura CE sui prodotti in
questione”.
Il Capo VI del Regolamento tratta le “Procedure semplificate” per quanto concerne l’uso della documentazione tecnica appropriata e le attività delle microimprese.
Tra le novità del nuovo Regolamento, l’intro-
a cura della Comunicazione UNI
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attualità
Dopo una breve e dolorosa malattia, venerdì 10 giugno ci ha lasciato l’Ing. Elio Bianchi, Direttore Normazione e Gestione UNI,
un amico prima che un collega.
In questi diciannove anni lo abbiamo stimato per la dedizione,
la perseveranza e le capacità manageriali, ma sono la spontaneità, il valore umano e l’impegno sociale che lo hanno contraddistinto e reso speciale.
Grazie Elio per tutto quanto hai fatto per l’UNI e per il mondo
della normazione!
Laureato in ingegneria aeronautica nel 1989, entra in UNI nel
1992 come segretario tecnico; nel 1995 diventa responsabile
dei Servizi di Collaborazione Aziendale e Sistemi Informativi; nel 2003 viene nominato Direttore Gestionale e nel 2010 Direttore Normazione e Gestione. 51 anni, lascia la moglie e tre figlie.
Prodotti da costruzione:
abrogata la Direttiva 89/106 con
il nuovo Regolamento n. 305
Costituita la commissione
“Attività professionali non
regolamentate”
a
È stata recentemente costituita la commissione tecnica UNI “Attività professionali non
regolamentate”, la cui presidenza è stata affidata a Giorgio Berloffa, di Assoprofessioni.
L'attività che la neo-costituita commissione
intende sviluppare segue le indicazioni fornite dalla "Direttiva per la normazione relativa
alle attività professionali non regolamentate",
approvata dalla Commissione Centrale Tecnica (CCT) nell’aprile scorso. Indicazioni che si
applicano anche a tutti gli organi tecnici UNI
esistenti qualora, negli ambiti di propria competenza, vadano a sviluppare norme sulla
qualificazione del personale.
Data l’indubbia delicatezza dell’argomento, il
campo di attività della commissione è definito con precisione: terminologia, principi, caratteristiche e requisiti relativi alla qualificazione di attività professionali e/o professioni
non regolamentate e non rientranti nelle
competenze di altre Commissioni Tecniche
ed Enti Federati; monitoraggio dell’evoluzione del mercato in materia di qualificazione
delle attività professionali sopra indicate e
in materia di armonizzazione delle iniziative
regolamentari.
Nelle sue articolazioni la commissione garantirà un adeguato bilanciamento delle rappresentanze, prevedendo la partecipazione
di soggetti del mondo delle attività profes-
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U&C n.5 giugno 2011
sionali non regolamentate, siano esse autonome o coordinate attraverso le Confederazioni nazionali delle imprese, le organizzazioni rappresentanti delle PMI e dei Sindacati dei lavoratori; di coloro che utilizzano le
prestazioni o i servizi, quali ad esempio le
organizzazioni dei Consumatori con presenza diretta o attraverso la rappresentanza designata dal CNCU (Consiglio Nazionale dei
Consumatori e Utenti), le organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro, le associazioni ambientali; e ancora, per le opportune
sinergie tra normazione volontaria e legislazione cogente, di coloro che rappresentano
gli enti regolatori e la pubblica amministrazione centrale e regionale direttamente o indirettamente coinvolta nell’attività normativa, quali le Regioni e i Ministeri con specifica competenza in materia.
Le prime attività professionali individuate nell’ambito dei lavori della commissione sono al
momento sei: chinesiologi; comunicatori professionali; figure professionali operanti nel
campo della fotografia e comunicazione visiva; naturopati; osteopati; patrocinatori stragiudiziali professionisti del risarcimento.
I primi due gruppi di lavoro in seno alla commissione si stanno già insediando e si occuperanno di due delle attività professionali
sopra citate: gli operatori nel campo della
fotografia e comunicazione visiva e i patrocinatori stragiudiziali professionisti del risarcimento.
Sostenibilità delle costruzioni:
posati i primi mattoni normativi
Il comitato tecnico europeo CEN/TC 350
“Sustainability of construction works” ha in
corso di definizione una serie di norme allo
scopo di fornire gli schemi per garantire che
tutte le dichiarazioni ambientali di prodotto
(EPD), di materiali, servizi e processi di costruzioni siano derivate, controllate e presentate in modo armonizzato. Vengono considerati gli aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile: l’ambiente, la società e gli
aspetti economici.
Allo scopo di presentare i principi generali e
i requisiti per la valutazione degli edifici in
termini di performance ambientale, sociale
ed economica, tenendo in considerazione le
caratteristiche tecniche e funzionali, lo scorso ottobre è stata pubblicata la norma UNI
EN 15643-1 “Sostenibilità delle costruzioni Valutazione della sostenibilità degli edifici Parte 1: Quadro di riferimento generale”. La
valutazione in oggetto potrà quantificare il
contributo allo sviluppo sostenibile da parte
delle opere da costruzione valutate.
Alla parte 1 sopra citata segue la recente
pubblicazione della UNI EN 15643-2 “Sostenibilità delle costruzioni - Valutazione degli
edifici - Parte 2: Quadro di riferimento per la
valutazione della prestazione ambientale”
che fornisce i principi e i requisiti specifici
per la valutazione della prestazione ambientale degli edifici tenuto conto delle caratteristiche tecniche e funzionali di un edificio. La
valutazione della prestazione ambientale è
uno degli aspetti di sostenibilità degli edifici
in conformità al quadro di riferimento della
UNI EN 15643-1. Il quadro di riferimento si
applica a tutti i tipi di edifici ed è pertinente
alla valutazione della prestazione ambientale dei nuovi edifici durante il loro intero ciclo
di vita, e degli edifici esistenti durante la loro vita utile e la dismissione.
Il pacchetto di norme sarà completato dalla
parte 3 per la valutazione della prestazione
sociale e dalla parte 4 relativa alla prestazione economica.
A livello nazionale è la commissione “Prodotti, processi e servizi per l’organismo edilizio” che segue i lavori di normazione sull’argomento.
■
a
duzione di un nuovo requisito di base delle
opere di costruzione (Allegato I), ovvero il
numero sette “uso sostenibile delle risorse
naturali”, per il quale “le opere di costruzione devono essere concepite, realizzate e de-
molite in modo che l'uso delle risorse naturali sia sostenibile” e garantisca in particolare
il riutilizzo e la riciclabilità dei materiali, la
durabilità delle opere e l’uso di materie prime
e secondarie “ecologicamente compatibili”.
Questo requisito, prima non previsto, è una
naturale conseguenza dell'evoluzione tecnologica del settore in un'ottica di sostenibilità.
L’articolo 66 tratta le disposizioni transitorie
con le quali si specifica che “i prodotti da
costruzione immessi sul mercato ai sensi
della direttiva 89/106/CEE prima del 1° luglio
2013 sono ritenuti conformi” al nuovo Regolamento. Sarà dunque da quella data che il
Regolamento n. 305/2011 sarà pienamente
operativo.
Considerata l’importanza dell’argomento e
la rilevanza dell’attuale intervento legislativo, entro il 25 aprile 2016 la Commissione
presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio una prima relazione sull'attuazione del
Regolamento.
Il documento rappresenta, dal punto di vista
legislativo, il quadro attualmente più avan-
U&C n.5 giugno 2011
a cura della Comunicazione UNI
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L’ISO, l’Organizzazione internazionale di normazione, ha recentemente pubblicato una nuova
brochure che manifesta l’interesse di far partecipare i consumatori all’elaborazione delle norme e descrive le modalità per ottenere la loro
partecipazione.
"Involving consumer. Why and how" fornisce
agli organismi nazionali di normazione e alle altre organizzazioni coinvolte nell’eleborazione di
norme, indicazioni pratiche per far partecipare i consumatori al processo normativo. La brochure
determina perché e quando coinvolgere il consumatore, il valore aggiunto rappresentato dalla loro
partecipazione ai lavori, come organizzare concretamente la loro partecipazione e cosa significa
essere un rappresentante dei consumatori.
L’opuscolo fa inoltre il punto relativamente al comitato ISO che si occupa delle politiche dei consumatori (COPOLCO), sui finanziamenti e la formazione dei rappresentanti dei consumatori, sulle risorse e sui collegamenti utili per studi ulteriori. Ventiquattro case studies illustrano come questi differenti aspetti sono stati affrontati, soprattutto in un contesto nazionale o regionale.
Ecco alcuni punti chiave:
• Le norme sono più rilevanti per il mercato se tengono conto delle preoccupazioni dei consumatori,
e se questi sono coinvolti nella loro elaborazione.
• Le preferenze dei consumatori, le questioni sociali e gli accordi commerciali sono fattori che conducono a un allargamento dei programmi di normazione e fanno della partecipazione dei consumatori un criterio essenziale.
• I consumatori possono influenzare positivamente il dialogo sulle norme.
I rappresentanti dei consumatori devono essere indipendenti da interessi commerciali e in grado di
esprimere i punti di vista del consumatore e dell’utilizzatore finale. Dovrebbero anche essere in grado di trasferire le conoscenze acquisite mediante l’esperienza normativa agli altri consumatori.
I consumatori non dispongono di risorse: hanno bisogno di risorse, finanziarie e di altro tipo, per
partecipare all’elaborazione delle norme, soprattutto a livello internazionale.
I consumatori devono essere consapevoli dell’importanza delle norme e della partecipazione alla
loro elaborazione; potrebbero trarre vantaggio dalla conoscenza delle procedure di normazione e
dalla effettiva partecipazione ai lavori.
La brochure è liberamente scaricabile dal sito UNI.
zato sui temi e sulle problematiche dell’intero settore delle costruzioni. Un settore in cui
le prescrizioni di legge e le norme tecniche
formano da tempo un insieme collaudato e
coerente. Trattandosi di un Regolamento,
esso non ha bisogno di un recepimento formale da parte degli Stati membri, ma è entrato direttamente in vigore dopo venti giorni
dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale,
avvenuta lo scorso 4 aprile.
attualità
FAR PARTECIPARE I CONSUMATORI ALL’ELABORAZIONE DELLE NORME
5
di temi concreti che l’articolazione dei vari gruppi di lavoro ha reso
più che mai evidente.
Non a caso, Micaela Manni, delegata italiana presso lo stesso comitato ISO, non ha nascosto l’importanza della scelta dei luoghi, in un
certo senso non convenzionali, fuori dai consueti tragitti turistici e
quindi in certa misura emblematici di un modo innovativo di intendere
il turismo, al centro del quale sta il concetto di sostenibilità: “tornare
a una reale percezione della tradizione italiana, della nostra particolarità che esiste in tutte le regioni e che va valorizzata e riscoperta
per migliorare la qualità del turismo e in generale della nostra vita”.
Nell’arco di una settimana si sono dunque svolte le riunioni dei vari
“working group” attraverso i quali si sviluppa l’attività dell’ISO/TC 228
e che hanno permesso di fare il punto sulle attività svolte e quelle in
via di svolgimento.
Emblematico in
questo senso il
gruppo di lavoro 1
sui servizi ricreativi
per le immersioni
(diving services),
che ha svolto in
questi anni un’attività molto intensa.
Il lavoro normativo
di riferimento è stato completato e a breve partirà la revisione delle principali norme
della serie ISO 24802 (“Recreational diving services”).
Ad oggi si calcola che circa un milione e mezzo di turisti pratichi regolarmente questa attività. Molti Paesi emergenti nel campo del turismo hanno adottato tutto il pacchetto di norme ISO sui servizi di diving, ad esempio l’Egitto. L’attività del WG 1 è quindi incessante e suscita interesse tra gli addetti ai lavori.
Il gruppo di lavoro 2 “Health tourism services”, che si occupa dei servizi offerti dai centri benessere, sta invece sviluppando un progetto di
norma relativo ai requisiti dei servizi offerti dalle spa. Esso però è al
momento sospeso perché si attende una risposta da parte del segretariato centrale dell’ISO in merito alla possibilità di inserire nella futura norma un punto relativo ai requisiti di gestione.
L’ISO/TC 228/WG 3 (“Tourist information and reception services at
Tourist Information Offices”) ha a sua volta allo studio un progetto di
norma sui requisiti dei servizi di informazione turistica e di accoglienza che ha suscitato un notevole e comprensibile interesse da parte
delle organizzazioni di servizi turistici. I lavori stanno proseguendo in
questa direzione.
Il meeting dell’ISO/TC dello scorso maggio è stata però anche l’occasione per la prima riunione dell’ultimo gruppo di lavoro costituitosi in seno al comitato: il WG 10 “Environmentally friendly accommodation establishments” (sistemazioni e alloggi ecocompatibili). La
riunione è stata dedicata alla discussione e alla definizione dello
scopo e del campo di applicazione delle future norme che verranno
elaborate.
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articoli
La normazione
per i servizi turistici
va in scena
in Valle Tiberina
al 16 al 20 maggio Viterbo e altre località della
Regione Tiberina
(Tuscania, Narni,
Orte, San Martino
al Cimino) sono state al centro di un
evento internazionale. L’occasione è
stata data dalla riunione dell’ISO/TC 228 “Tourism and related services” (Turismo e servizi correlati), il comitato tecnico che ha l’obbiettivo di sviluppare l’attività di normazione in un settore, quello dei servizi turistici, di così
grande rilevanza per molte economie, non ultima quella italiana che
non a caso in questo ambito ricopre un ruolo significativo riconosciuto a livello mondiale.
Da tempo è stata infatti acquisita l’idea che servizi turistici di qualità
passino anche attraverso l’elaborazione di adeguate norme tecniche.
L’ISO/TC 228 è stato creato in tempi relativamente recenti, ma ha già
alle spalle un’intensa attività normativa. E il fatto che il nostro Paese
sia stato chiamato ad ospitarne la riunione plenaria è un fatto di
grande rilevanza. “Questo comitato tecnico esiste da sette anni.” –
ha dichiarato infatti Ruggero Lensi, Direttore Relazioni esterne, sviluppo e innovazione di UNI – “L’Assemblea si tiene ogni anno ed è la
prima volta che si svolge in Italia: un fatto eccezionale”.
La scelta della Valle Tiberina per ospitare la riunione del comitato
tecnico ISO ha poi una valenza significativa anche sotto altri aspetti,
più prettamente nazionali.
Il protocollo d’intesa firmato nei mesi scorsi tra UNI e Consorzio Tiberina, l'Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata
del Bacino del Tevere, si è infatti incentrato sui temi della sostenibilità e della qualità dell’offerta turistica, prefigurando la creazione di un
Sistema Turistico Locale a carattere interregionale nella regione Tiberina. Ciò significa sviluppare un’offerta turistica articolata intorno
ad un elemento territoriale omogeneo e integrato (in questo caso il
corso del Tevere con il suo reticolo idrografico), facendo leva sulle
molteplici risorse di base disponibili (beni ambientali, beni culturali,
prodotti tipici ecc…).
Esperti e imprenditori del settore – 120 delegati provenienti da 40
paesi del mondo - hanno così avuto modo di apprezzare “dal vivo” un
sistema di sviluppo integrato basato su territorio, arte, prodotti tipici e
ricettività: tutti elementi.
Ed è forse proprio questo il “modello italiano” che la riunione plenaria dell’ISO/TC 228 ha dato l’opportunità di mettere in luce. Esso è radicato nella storia e nella cultura del nostro territorio e, nell’ambito
dei lavori di normazione, può confrontarsi costruttivamente con modelli differenti presenti su scala planetaria. Nonché con una varietà
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U&C n.5 giugno 2011
THE STANDARDS FOR TOURISM SERVICES IS STAGED IN THE
VALLE TIBERINA
From May 16 to 20 Viterbo and other towns in the region Tiberina were
in the center of an international event. The occasion was given by the
meeting of ISO/TC 228 "Tourism and related services" the technical
committee which has the aim to develop standardization work in the
tourist industry of great importance for many economies, such as the
italian economy which plays a significant role globally recognized.
di Roberto Epifano
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Seconda e ultima parte dell’articolo dal titolo Sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza, una storia molto più ampia pubblicato su U&C n°4 maggio 2011.
con il sistema di rivelazione incendio;
• “condizioni di allarme” che specifica le priorità da dare ai messaggi
nella gestione delle emergenze: allerta, evacuazione, emergenza.
La UNI ISO 7240-19 successivamente entra nel vivo dando ampio risalto alla documentazione da produrre quando ci si trova davanti alla progettazione di sistemi di sicurezza, in particolare:
• Piano di gestione delle emergenze, preparato in funzione della specifica struttura dell’edificio in cui si andranno ad installare i sistemi
(tra cui quello di allarme vocale), che consideri:
- la destinazione d’uso dell’edificio;
- la densità di occupazione;
- la modalità di evacuazione e il relativo tempo necessario;
- le vie di esodo;
- la disponibilità di personale che controlli l’evacuazione ordinata;
- le giuste priorità assegnate ai messaggi e alle zone da evacuare
(evacuazione in fasi);
- la natura dei messaggi (timbro della voce, lingua utilizzata, messaggi pre-registrati o dal vivo ....);
- la categoria della centrale di controllo e la posizione delle apparecchiature del sistema di allarme vocale come i microfoni d’emergenza e gli altoparlanti in modo da avere, per i primi, la massima
facilità d’accesso e di utilizzo da parte del personale e, per i secondi, la massima efficacia nella comprensione dei messaggi da parte
di chiunque;
- l’accesso della centrale di controllo e di segnalazione da parte del
personale;
• Documenti per la preparazione della progettazione che devono includere:
- le planimetrie dell’edificio;
- la relazione acustica in funzione della suddivisione in aree acusticamente distinguibili e in zone di altoparlanti d’emergenza;
- il tempo previsto di riverberazione in ogni area;
- il livello di rumore ambientale;
- l’analisi del pericolo;
- le descrizioni degli ambienti dell’edificio;
- il piano di gestione delle emergenze di cui sopra.
La norma prosegue poi con la parte più prettamente operativa nell’evoluzione del sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza che si articola sui seguenti aspetti fondamentali:
• Progettazione del sistema, in particolare relativamente a:
- la distribuzione dei segnali acustici d’allarme nelle zone tramite un
adeguato sistema di altoparlanti;
- la possibilità di dover allertare anche persone con deficit di udito e
quindi prevedere dispositivi alternativi affinchè i segnali d’allarme
possano raggiungere tutti;
- la procedura di trasmissione dei messaggi secondo una ben precisa e determinata sequenza di operazioni come per esempio:
• la disabilitazione in automatico di tutti quei suoni o messaggi
non inerenti l’emergenza;
• la gestione corretta dell’evacuazione in fasi rispettando anche le
eventuali priorità di trasmissione dei messaggi d’allarme in talune zone rispetto che in altre;
• la possibilità di trasmissione di segnalazioni d’allarme alternative nel caso che il sistema vocale di allarme sia momentaneamente fuori uso;
• la possibilità di trasmissione non solo singolarmente per aree
ma anche contemporaneamente a diverse aree;
• la tipologia dei messaggi trasmessi, la loro intelligibilità ed incisività nonché l’approvazione da parte di organi competenti;
- le caratteristiche della centrale di controllo e di segnalazione, tra
cui:
• le apparecchiature di alimentazione della centrale, il cui dimen-
articoli
Sistema di allarme
vocale per scopi
d’emergenza, una storia
molto più ampia
Orientamento in materia di conformità alle norme
europee armonizzate
a
In caso di incendio deve essere data la massima priorità ad un’evacuazione rapida ed ordinata. Per questo motivo viene conferita una
grande importanza ai requisiti normativi ai quali il sistema di allarme
utilizzato deve essere conforme. Il sistema di allarme vocale per scopi
di emergenza deve rispettare le norme pertinenti e, se costruito anche
con l’utilizzo di componenti energy-efficient, offre un’alta e completa
gamma di caratteristiche in materia di sicurezza per le persone e rispetto per l’ambiente.
Il sistema di allarme vocale per scopi di emergenza deve essere conforme alle seguenti norme europee armonizzate:
UNI EN 54-4 relativa agli alimentatori di un sistema di rivelazione incendio: è in vigore dal 2009 e include anche i sistemi di allarme vocale
per scopi di emergenza;
UNI EN 54-16 che descrive i requisiti, le procedure di test e le caratteristiche principali di un’apparecchiatura di controllo e di segnalazione
del sistema di allarme vocale connessa ad un sistema di rivelazione
incendio;
UNI EN 54-24 che descrive i requisiti di prodotto relativi ai componenti
dei sistemi di allarme vocale e nella fattispecie fa riferimento agli altoparlanti utilizzati.
Oltre a ciò oggi i progettisti possono avvalersi anche di un altro strumento: la UNI ISO 7240-19 che specifica i requisiti di progettazione, installazione, messa in servizio, manutenzione ed esercizio di un sistema
di allarme vocale per scopi d'emergenza il cui scopo è appunto, come
già ampiamente descritto, quello di trasmettere informazioni per la protezione della vita in una o più aree specificate all'interno o all'aperto durante un'emergenza. A tal proposito il sistema deve dare luogo a una
rapida e ordinata mobilitazione degli occupanti e deve includere sistemi
con altoparlanti per trasmettere annunci sonori per scopi d'emergenza.
La norma introduce i termini e le definizioni proprie del sistema di allarme vocale, tra i quali ricordiamo:
• “area acusticamente distinguibile” e “zone di altoparlanti d’emergenza” (analogia con “le zone di rivelazione incendio”);
• “persona competente” non soffermandosi solo a livello installatore,
tecnico per la messa in servizio o manutentore ma andando oltre auspicando una certa qualifica e/o esperienza anche a livello di progettista;
• “microfono d’emergenza” e “livello di rumore ambientale di riferimento” punti molto importanti per il dimensionamento dell’impianto
e quali accorgimenti adottare affinché i messaggi d’emergenza possano prevaricare l’inevitabile classico rumore di sottofondo;
• “apparecchiature di controllo e di segnalazione del sistema di allarme vocale” ossia la centrale, cuore del sistema, per la gestione dei
messaggi d’emergenza in ingresso ed in uscita e l’interfacciamento
U&C n.5 giugno 2011
7
4d
•
•
•
Funzioni opzionali
Microfono d'emergenza
Controllo microfoni del gruppo di zone con altoparlanti d'emergenza
Controllo in modalità manuale
no d’emergenza ad essa collegato;
• la classificazione delle priorità in ambito di funzionamento automatico del sistema di allarme vocale che deve prevedere come e
dove la trasmissione dei messaggi verrà distribuita secondo i seguenti livelli primari di:
• allerta (alta priorità);
• evacuazione (media priorità);
• non emergenza (bassa priorità);
in modo che i segnali e i messaggi d'allarme appropriati siano inviati
prima agli altoparlanti d'emergenza nelle zone a rischio immediato in
modo da intraprendere le opportune azioni: le altre zone possono rimanere invece interessate ancora da messaggi “non d’emergenza”, tutto
ciò al fine di promuovere un’evacuazione ordinata degli occupanti l’edificio;
- l’intelligibilità del parlato da misurare in modo opportuno secondo
metodi precisi e definiti che tengono conto di:
• assegnazione di punteggi a parole foneticamente bilanciate;
• prova di rima modificata con un gruppo di ascoltatori;
• indice di trasmissione del parlato ottenuto mediante calcoli da
misurazioni della funzione di trasferimento di modulazione;
• indice di trasmissione del parlato per comunicazioni al pubblico;
• misurazioni effettuate:
• in vari punti dell’edificio;
• ad una determinata distanza;
• con una certa distribuzione;
• tenendo conto del rumore ambientale, della durata del periodo di misurazione, dei vari orari in cui essa viene fatta;
- le zone di altoparlanti d’emergenza determinate seguendo precisi
criteri e contenenti gli elementi chiave per la trasmissione dei messaggi; gli altoparlanti devono rispondere alla norma di prodotto UNI
EN 54-24 e devono, nel sistema di allarme vocale, avere il livello di
pressione sonora adeguato a raggiungere gli occupanti dell’edificio
ed a prevaricare sul rumore di fondo;
- la possibilità di effettuare la “gestione manuale del sistema” (caratteristica appannaggio delle centrali di controllo e di segnalazione di
categoria 4) in modo che un operatore, con le opportune autorizzazioni (gestite anch’esse dalla centrale), possa effettuare sul sistema di allarme vocale, da un punto di controllo principale o da punti
posti a distanza, le operazioni minime indispensabili quali:
• inclusione/esclusione zone di altoparlanti;
• selezione, avvio e arresto di specifici messaggi preregistrati;
• trasmissione live di messaggi tramite microfono d’emergenza;
- la supervisione della linea di comunicazione tra la centrale di controllo e di segnalazione ed il campo, nella fattispecie gli altoparlanti
oltre che ovviamente le apparecchiature di alimentazione, deve
prediligere un collegamento in modo tale che qualsiasi problema di
corto circuito o di interruzione linea venga immediatamente segnalato alla centrale di controllo e di segnalazione; oltre a ciò è preferibile un tipo di connessione che non provochi, nei suddetti casi, la
compromissione del funzionamento di altre zone o di altri altoparlanti, (collegamenti di classe A);
- la documentazione che il progettista stesso è tenuto a produrre a
corredo dell’impianto:
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Allarme vocale per scopi d’emergenza
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articoli
sionamento è descritto nell’appendice
PROSPETTO 1
C;
• la fonte di alimentazione d’emergenza,
Categoria
il cui dimensionamento è descritto
2b
3c
1a
nell’appendice C, che deve assicurare:
•
•
• le prestazioni del sistema vocale di
•
allarme per almeno 30 minuti;
• non pregiudicare l’intelligibilità del
parlato;
• diminuire, al di sotto di un certo livello, il segnale acustico
d’allarme;
- nella presente norma viene anche fornita una specifica classificazione sulla base di alcune funzioni supplementari; ciò comporta la
suddivisione della centrale in 4 categorie (vedere prospetto 1) basate sulla strategia di evacuazione derivante dall’analisi del rischio
e soprattutto sul grado di controllo manuale effettuato da personale appositamente addestrato alla gestione del sistema,
- il suo posizionamento all’interno dell’edificio in considerazione di
parametri quali:
• l’accessibilità da parte del personale nei casi di utilizzo manuale
del sistema, nei casi di verifica delle segnalazioni dal campo e
del corretto funzionamento di essa;
• la protezione della centrale in modo che risultino adeguatamente protetti i suoi componenti;
• la sua ubicazione in aree prive di pericoli, prive di sorgenti di
possibili innesco di incendio e in ambienti accessibili solo da
personale addetto ai lavori;
- la valutazione del rumore ambientale che può disturbare il microfo-
8
U&C n.5 giugno 2011
articoli
nito dall’appendice E;
- prove secondo intervalli non superiori a 6/12 mesi e secondo controlli definiti con opportuna registrazione delle operazioni in un rapporto come definito dall’appendice F;
- manutenzione preventiva atta al controllo periodico delle batterie
d’emergenza della centrale di controllo e segnalazione prevedendo obbligatoriamente la loro sostituzione ogni 2 anni,
• Registri d’impianto: sono relativi all’installazione e agli interventi di
manutenzione, sono a carico dell’utente del sistema e/o della ditta
manutentrice, contengono una serie di informazioni fondamentali
per il corretto funzionamento dell’impianto nonché per la corretta
conduzione e assicurazione della piena funzionalità del sistema nel
tempo. Elementi fondamentali del registro sono:
- i dettagli delle posizioni di tutti i componenti del sistema,
- le misurazioni delle prestazioni del sistema come:
• il carico degli altoparlanti,
• le impostazioni dei componenti regolabili come l'equalizzazione,
i ritardi del segnale e il livello di uscita degli amplificatori,
• i livelli di pressione sonora di un altoparlante,
• le misurazioni dell'intelligibilità.
Lo scopo del registro è chiaramente quello di consentire un’indagine
precisa ed accurata in caso di incidente e di monitorare appieno tutte le funzionalità del sistema e di favorire la diagnosi di eventuali
problemi al sistema stesso.
Oggi in ambito Safety, inteso come sicurezza per la protezione di persone e beni, il quadro normativo è ad un ottimo livello di definizione, infatti ci si può e ci si deve avvalere di importanti e fondamentali standard per “mettere in piedi” validi ed affidabili sistemi che, opportunamente condotti, possano anche durare nel tempo, essere sempre all’avanguardia e svolgere tempestivamente la loro funzione di segnalare
potenziali pericoli per la vita umana.
Dunque un caloroso grazie alle norme:
• di prodotto della serie UNI EN 54, armonizzate secondo la Direttiva Prodotti da Costruzione (CPD);
• di sistema quali la:
• UNI 9795 per la progettazione, installazione, esercizio dei sistemi di rivelazione incendio;
• UNI 11224 per il controllo iniziale e manutenzione dei sistemi
di rivelazione incendio;
• UNI ISO 7240-19 per progettazione, installazione, messa in
servizio, manutenzione ed esercizio di sistemi di allarme vocale per scopi d'emergenza.
Gli strumenti esistono, grazie al contributo di numerose persone che si
sono dedicate attivamente alla stesura di importanti requisiti fondamentali; certo c’è ancora da fare per portare costanti e continui miglioramenti ed azioni al fine di sensibilizzare tutti sull’importanza di questi
concetti, sulla loro adozione e messa in pratica perseguendo il nobile
scopo di salvaguardia della vita umana.
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Allarme vocale per scopi d’emergenza
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• certificazioni di conformità per tutti i componenti del sistema di
allarme vocale;
• planimetrie dell’edificio aggiornate comprendenti tutti i componenti del sistema di allarme vocale, la loro ubicazione nonché i
passaggi cavi e i punti di terminazione;
• il piano di gestione delle emergenze comprendente i tipi di emergenze considerate, i piani di evacuazione, le responsabilità del
personale addetto;
• ogni possibile manuale necessario al funzionamento e alla gestione del sistema di allarme vocale ed alle apparecchiature ad
esso correlate;
• i requisiti e le modalità di manutenzione
• qualsiasi documento ritenuto utile alla corretta conduzione dell’impianto;
• una dichiarazione che i componenti utilizzati nel sistema di allarme vocale siano giudicati compatibili con la centrale di controllo
e di segnalazione;
- altri aspetti erroneamente ritenuti meno importanti devono anche
essere considerati in fase di progettazione quali:
• il cablaggio, intendendo la separazione tra cavi del sistema di allarme vocale da altri circuiti di alimentazione ed illuminazione;
• la protezione del cablaggio che deve assicurare la resistenza al
fuoco per almeno 30 min, essere di classe superiore ed avere
una protezione meccanica in base al loro percorso;
• le giunzioni e terminazioni, le prime ovviamente realizzate in idonee scatole chiuse ed etichettate e le seconde effettuate con
morsetti fissi e della stessa categoria del cavo;
• Installazione, da effettuarsi da parte di ditta installatrice con personale in possesso di qualifiche e/o esperienza nello specifico campo
che deve seguire il progetto esecutivo approvato tenendo conto di:
- altri lavori in corso nell’edificio;
- risorse disponibili all’installatore;
- disponibilità delle apparecchiature del sistema di allarme vocale;
- interfacciamento diretto con il progettista allorquando siano necessarie modifiche al progetto.
È responsabilità dell’installatore la conformità dell'installazione alla documentazione del progetto che può essere valutata e certificata al termine dell'installazione;
• Messa in servizio, da effettuarsi da parte di idoneo personale con
esperienza/qualifiche adatte ad operare su sistemi di una certa natura in modo da poter seguire procedimenti e piani specifici secondo i
dati forniti dal costruttore delle apparecchiature per il sistema vocale
di allarme o in assenza di ciò secondo un piano descritto in un’apposita appendice della UNI ISO 7240-19 (appendice D);
la conformità dell'installazione alla documentazione del progetto può
essere certificata anche al termine della messa in servizio attestando
così il corretto funzionamento del sistema di allarme vocale in conformità agli obiettivi della progettazione;
• Esercizio del sistema di allarme vocale, secondo cui personale adeguatamente addestrato e aggiornato può accedere:
- al sistema,
- alle sue funzioni,
- alle sue istruzioni di funzionamento,
- al piano di emergenza,
- alla gestione di prove di evacuazione,
- alle sue eventuali modifiche;
• Manutenzione, che deve essere gestita da personale idoneo con
esperienza/qualifiche adatte ad effettuare ispezioni di routine, prove,
manutenzione preventiva secondo un programma ben preciso che
prevede:
- ispezioni secondo intervalli non superiori a 6 mesi e secondo controlli definiti con opportuna registrazione in un rapporto come defi-
Roberto Epifano
Membro del GL UNI Sistemi automatici di rivelazione incendi
Siemens
VOICE ALARM SYSTEM FOR EMERGENCY PURPOSES, A MUCH
LARGER STORY
In this second part of the article about Voice alarm system we talk
about the content of UNI ISO 7240-19 and the system components in
compliance with the harmonized European standards. More details in
the text.
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MPEG approda
a Torino
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articoli
di Fabrizio Spaolonzi
zione considerati “finali”, ma anche numerosi altri argomenti ancora
in corso di sviluppo, di interesse generale, ma sui quali indubbiamente
l’attenzione e la partecipazione sono molto attive perché si sa, l’innovazione non è attualità, è già oltre.
Gli spunti principali in questo senso verteranno su diverse materie,
tra le quali un nuovo sistema di codifica video con ulteriori capacità
di compressione rispetto allo standard AVC a cui è stato dato il codice MPEG-M ed il nome High Efficiency Video Coding (HEVC). Per discutere poi le centinaia di documenti tecnici che saranno presentati il
sottogruppo JCT comincerà a tenere riunioni a partire dalla giornata
di giovedì 14.
Infine sarà annunciato anche un nuovo
standard per la televisione 3D che permetterà all’utente di “scegliere il punto di
visualizzazione” della scena trasmessa e molti
altri ancora che saranno proposti.
A garanzia di un’ottima riuscita dell’evento le riunioni si terranno nella struttura del Politecnico di Torino,
l’idoneo complesso per un pubblico tecnologicamente all’avanguardia
come quello di MPEG.
Le aule saranno a disposizione per l’intera settimana, rese maggiormente operative da un sistema wireless appositamente potenziato in
vista della sensazionale affluenza prevista; vi saranno poi ampi spazi
adibiti all’accoglienza, all’assistenza, ad esposizioni e a numerosi coffee breaks.
Saranno più di 500 i partecipanti attesi, per un totale complessivo di
più di 20 paesi rappresentati, su cui troneggiano, come di consueto, le
presenze asiatiche e statunitensi.
UNINFO, che ospita l’evento, in qualità anche di parte del Comitato Organizzativo e, soprattutto, come ente di normazione nel settore dell’ICT, auspica una forte presenza italiana, una rappresentanza ampia
del nostro paese che possa istituire una solida base per la leadership
del futuro.
È fondamentale che le nostre imprese siano aggiornate e che acquisiscano competenze e capacità che solo ad eventi come questi è possibile ottenere; lo sviluppo delle tecnologie è il motore che alimenta la
normazione tecnica, l’unico mezzo poi in grado di tutelare queste innovazioni.
Ma ovviamente un caloroso benvenuto è rivolto dall’intera organizzazione a tutti coloro che condividono l’interesse per l’universo MPEG e
seguono la crescita delle soluzioni in tale ambito.
Il Comitato Organizzativo è composto da Massimo Actis Dato di UNINFO, Giovanni Cordara (Telecom Italia), Alberto Morello (RAI), Gian Antonio Pancot (SISVEL) e Pietro Bonelli (Responsabile delle attività di
comunicazione, coordinamento e segretariato); a supporto poi della
gestione organizzativa vi è un sontuoso Comitato d’Onore, formato da
diverse personalità quali Franco Bernabé (Presidente Telecom Italia),
Umberto De Julio (Presidente Italtel), Roberto Dini (Fondatore di Sisvel), Paolo Garimberti, (Presidente RAI), Francesco Profumo (Rettore
del Politecnico di Torino) e Aldo Romano
(CEO di STMicroelectronics).
La segreteria del meeting è stata data in carico ad Axea, per assicurare uno svolgimento
dell’evento di alto profilo ed un perfetto coordinamento; nel corso dell’intera settimana,
inoltre, è prevista un’energica presenza di
SISVEL, TELECOM e RAI, in qualità di promotori, attori e sostenitori dell’attività MPEG.
La copertura dell'evento da parte dei media
sarà assicurata dalla RAI ed anche dall'emittente locale 4Rete che riprenderà in 3D alcuni dei momenti chiave degli eventi usando la
razie ad UNINFO sarà la regia atmosfera di Torino ad
ospitare dal 18 al 22 Luglio la 97a riunione
ISO/IEC JTC 1/SC 29/WG 11 “Coding of
Moving Pictures and Audio”, la prima
in Italia dopo una lunga attesa di dieci
anni.
Il meeting, che si svolge con cadenza trimestrale, costituisce un’occasione unica per mettere in contatto il mondo
dell’innovazione nella Regione Piemonte con quello globale, dando
così all’evento un respiro internazionale capace di riunire l’eccellenza
della ricerca e della tecnologia di questo settore.
In questo anno importante per la città e per l’Italia intera è proprio sul
suolo della prima capitale che si terrà questo pregevole evento, al
quale si sono anche annessi il 6th meeting del Joint Collaborative
Team on Video Coding (JCT-VC), gruppo congiunto tra ISO/IEC JTC
1/SC 29/WG 11 ed il Coding Experts Group (VCEG) di ITU-T.
La 97a riunione ISO/IEC JTC 1/SC 29/WG 11 sarà gestita e coordinata
dal Moving Picture Experts Group (MPEG), un gruppo di lavoro dell’ISO/IEC fondato nel 1988 con il mandato, garantito da UNINFO, di produrre standard internazionali nell’area dei media digitali.
MPEG condurrà i lavori dalla plenaria del lunedì a quella del venerdì
sotto la sicura guida del suo fondatore, l’Ing. Leonardo Chiariglione.
Il meeting ha come obiettivo l’approvazione in via definitiva di alcuni
standard, ed in particolare: DASH (Dynamic Adaptive Streaming over
HTTP) che unifica vari protocolli proprietari attualmente usati per fare
streaming di video su internet; MPEG-M che offre la possibilità di aggregare servizi per digital media (attività parte del progetto “Service à
la Carte” finanziato dalla Regione Piemonte che riguarda questo standard); Unified Speech and Audio Coding che integra in un solo algoritmo la capacità di codificare sia voce sia musica, ed infine Contract
Expression Language che permette di esprimere relazioni contrattuali
nel campo dei media digitali con un linguaggio comprensibile da una
macchina e Advanced User Interface che permette di realizzare interfacce per accedere a servizi di media digitali con nuove funzionalità.
La riunione non tratterà, però, solamente gli obiettivi di standardizza-
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U&C n.5 giugno 2011
tecnologia del Tile Format, sistema per la televisione 3D che è retro
compatibile con le trasmissioni in 2D; tali contenuti in 3D saranno peraltro visibili su appositi schermi installati nelle location ove avranno
luogo gli eventi.
In medias res, mercoledì 20 Luglio, si terrà il piacevole social event, un
momento di condivisione che coinvolge numerosi partecipanti, sempre
lieti di poter godere di una gradevole serata.
L’evento si aprirà con la visita al Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia”, uno tra i più importanti musei d’Europa, gentilmente offerta dall’organizzazione.
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MPEG approda a Torino
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A seguire poi, come gustoso corollario, sarà
servita una cena tipica in cui si potrà apprezzare la cucina piemontese, irrigata dall’eccellente vino di queste terre.
Alla serata parteciperanno, oltre che agli
iscritti, anche il Comitato d’Onore e diversi
rappresentanti di rilievo degli Enti Istituzionali
Locali.
Ulteriore valore aggiunto deriva poi dall’intenso e variegato programma di escursioni
proposte dall’organizzazione. I partecipanti
hanno a disposizione una vasta gamma di
esperienze e visite tra le quali scegliere, ed
ogni giornata ne propone una diversa; da
martedì 19 Luglio a sabato 23 Luglio si ha infatti l’opportunità di prendere parte al “Torino
orientation tour”, una passeggiata nella storia della città dal passato al futuro, e alla visita al “Museo del Cinema”, un allestimento di
pregio all’interno del simbolo stesso del capoluogo piemontese, la Mole Antonelliana. Il
programma suggerisce poi la suggestiva visita presso la Reggia di Venaria Reale, una costruzione del 1675 immensamente rivalutata
negli ultimi anni e divenuta grazie al moderno
restauro uno dei gioielli dell’architettura sabauda; sempre in ambito di strutture regie
sarà possibile recarsi presso il Palazzo Reale
di Torino e Palazzo Madama che, situate in
Piazza Castello, costituiscono il cuore della città e sono l’espressione
di una duratura tradizione ed una lunga ed affascinante storia. Infine i
partecipanti potranno aderire al “tour delle Langhe”, un meraviglioso
percorso tra vigneti e colline che ha come meta centrale la visita alla
città di Alba.
Saranno sicuramente nove giorni intensi e di grande lavoro, avvalorati
dal dibattito, dal confronto e dall’ apprendimento, ed è proprio grazie
ed aventi come questo che si ampliano le conoscenze di settore, si
condividono esperienze e si creano stretti rapporti interpersonali, validi strumenti per costruire alleanze per il futuro e collaborazioni internazionali.
UNINFO, con il sostegno di Regione Piemonte, Provincia, Città di Torino e Camera di Commercio, è lieto di poter ospitare un evento di tale
portata; sarà indubbiamente un meeting d’eccellenza in una città
d’eccellenza.
Fabrizio Spaolonzi
UNINFO
L’iscrizione all’evento è aperta sul sito www.mpeg97.org
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MPEG IN TURIN
UNINFO welcomes you to the 97th MPEG meeting, the 44th VCEG
meeting and the 6th JCT-VC meeting in Torino, Italy.
This is an important event because it will draw attendance from
leading MPEG professionals from all over the world.
Attendees representing more than 20 countries will discuss the broad
range of MPEG technologies. The focus will be on new digital media
standards to strengthen our global partnerships and information
exchange in the realm of MPEG systems.
More details in this article.
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finalmente colmato una lacuna sulla definizione, sulla descrizione
dei comportamenti etici, sulle competenze e l’esperienza professionale del pianificatore finanziario. Attraverso la UNI TR 11403, tracciamo le linee guida per consentire la comunicazione ai clienti e ai
risparmiatori, sugli indici di qualità nei servizi offerti dai pianificatori.
Con questo rapporto tecnico, infatti, è possibile orientarsi su come
realizzare brochure, opuscoli e qualsiasi strumento divulgativo che
debba indirizzarsi al consumatore. Altri Paesi si sono già ben organizzati per permettere ai consumatori di accedere a queste informazioni, e ai principi fissati dalla UNI ISO 22222. In molti casi queste
note sono redatte dalle autorità di vigilanza. È necessario anche in
Italia attivare strategie di comunicazione simili”.
“Come Adiconsum – spiega Picciolini – siamo da anni attenti alla
tutela dei consumatori in piena autonomia dalle imprese, dai partiti, dal governo e dal sindacato. Il nostro compito è garantire la
qualità e la correttezza nei confronti del cliente. Purtroppo la formazione che viene fatta dalle aziende non può che essere indirizzata verso gli interessi della stessa. La nostra formazione è invece
super partes, per riuscire a fare ciò ci vogliono degli elementi specifici. È importante ascoltare le due campane: consumatore e
azienda. Serve un individuo che verifichi la correttezza nel rapporto. Nel breve periodo ci auguriamo che diventi una prassi comune
ma prima o poi speriamo diventi un obbligo. In questo modo non
saranno i soli clienti ad essere tutelati ma anche le imprese ne
trarranno benefici”.
Picciolini ha inoltre posto l’accento sull’importanza che il pianificatore debba seguire tutte le fasi di vita del cliente e della sua famiglia,
offrendogli in ogni momento le soluzioni più appropriate e coerenti e
seguendolo, non solo per quanto attiene il risparmio, ma anche nelle
fasi dell’indebitamento che sono quelle che rendono il consumatore
particolarmente vulnerabile.
Secondo Maurizio Bufi “la norma rappresenta il percorso consensuale nel quale si incontrano la domanda e l’offerta, in un rapporto
di reciproca fiducia. Si tratta di educare da un lato gli operatori (i
pianificatori) che devono seguire il cliente in tutto il suo ciclo di vita
e dall’altro i clienti stessi che devono essere maggiormente consapevoli dei propri bisogni e delle proprie esigenze”. “La norma - ha
concluso Bufi - è lo strumento per il corretto sviluppo del mercato finanziario nazionale nell’interesse di tutte le parti coinvolte”.
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articoli
Al Salone del Risparmio
i criteri per scegliere il
pianificatore finanziario
personale "a norma"
l Salone del Risparmio rappresenta la migliore occasione per fare
un bilancio sul lungo lavoro che ha portato alla nascita e al perfezionamento della UNI ISO 22222, la norma tecnica sui requisiti "di
qualità" per i pianificatori finanziari ed economico-patrimoniali personali, nata per rispondere alle esigenze di chiarezza e trasparenza del
settore. Proprio in questo contesto si è svolto lo scorso 8 aprile il seminario UNI "Il cliente come sceglierà il pianificatore finanziario personale? A norma!" nel corso del quale è stato presentato il documento UNI TR 11403 sulla scelta del pianificatore finanziario personale da
parte del cliente.
All’incontro hanno partecipato Ruggero Lensi, Direttore Relazioni
esterne, Sviluppo e Innovazione UNI, Sergio Sorgi, Vicepresidente
Progetica, Fabio Picciolini, Segretario Nazionale Adiconsum e Maurizio Bufi, Vicepresidente ANASF.
In apertura dei lavori Lensi ha illustrato l’attività normativa condotta
in questo settore. Alla UNI ISO 22222 hanno fatto seguito la UNI TS
11348, una guida all'applicazione dei principi internazionali di qualità
alla realtà italiana, adattati al contesto culturale e di mercato nazionale e alle normative vigenti. Sono state successivamente pubblicate
anche la UNI 11402 sui requisiti del servizio di educazione finanziaria
del cittadino e, proprio di recente, il rapporto UNI TR 11403 sulla scelta del pianificatore personale da parte del cliente.
“Il pacchetto di norme consente - ha dichiarato Lensi - di dare risposte pratiche a chi cerca un professionista specializzato in grado di
offrire la migliore consulenza per gestire il risparmio e i fabbisogni finanziari di lungo periodo. Definire chi sia il pianificatore e cosa faccia, in che modo individuarlo, poter valutare la sua competenza e come ottenere queste informazioni, è proprio obiettivo del gruppo di lavoro che ha dato vita a queste norme”.
“Nel secolo dell’insicurezza sociale – spiega Sorgi – il rapporto tra il
consumatore ed il pianificatore è cruciale per il benessere dei cittadini e delle famiglie. Questo è un tema di un’importanza enorme, non
parliamo di finanza ma di welfare. Grazie alla UNI ISO 22222 abbiamo
a
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AT THE “SALONE DEL RISPARMIO” THE CRITERIA FOR CHOOSING
THE PERSONAL FINANCIAL PLANNING "TO STANDARD"
Salone del Risparmio represents the possibility to take stock of the long
work that led to the creation and improvement of ISO 22222 that was
created to respond to the demands of clarity and transparency of financial
sector assets. More details in this article.
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di Francesco Castorina
perché possa esserne rilevata la presenza prima che si creino condizioni di pericolo, devono essere odorizzati, a cura delle imprese od
aziende produttrici o distributrici, con sostanze idonee aggiunte in
quantitativi adeguati in modo che sia possibile avvertire la presenza
di gas in quantità pericolosa per esplosività e tossicità.”
Il successivo articolo 3 recita: “I materiali, gli apparecchi, le installazioni e gli impianti alimentati con gas combustibile per uso domestico
e l'odorizzazione del gas, di cui ai precedenti articoli, realizzati secondo le norme specifiche per la sicurezza pubblicate dall'Ente Nazionale di Unificazione (UNI) in tabelle con la denominazione UNICIG, si considerano effettuati secondo le regole della buona tecnica
per la sicurezza. Le predette norme sono approvate con decreto del
Ministro per l'industria, il commercio e l'artigianato.”
La regolazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) , già
da tempo definisce l’odorizzazione come una delle misure fondamentali sotto l’aspetto della qualità e della sicurezza individuale e collettiva. La deliberazione ARG/gas 120/08 “Testo Unico della regolazione
della qualità e delle tariffe dei servizi di distribuzione e misura del gas
per il periodo di regolazione 2009-2012 (TUDG): approvazione della
Parte I "Regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e di misura del gas per il periodo di regolazione 2009-2012 (RQDG)”, vigente
per il terzo periodo di regolazione, che segue in ordine cronologico le
deliberazioni 236/00 e 168/04, di pari argomento e relative al primo e
secondo periodo di regolazione, conferma la linea dell’Autorità, addirittura rafforzandola contestualmente.
È anche sufficientemente noto che i controlli che l’AEEG svolge sui
distributori (rif. Deliberazione 31 agosto 2010 - VIS 91/10 “Controlli
tecnici della qualità del gas per il periodo 1 ottobre 2010 – 30 settembre 2011”), con l’ausilio della Guardia di Finanza e di personale tecnico della Azienda speciale Stazione Sperimentale dei combustibili,trovino riscontro anche nella misura della corretta odorizzazione del gas
Nel “sistema incentivante i recuperi di sicurezza”, che è il sistema di
incentivi e penalità derivanti dall’applicazione della disciplina relativa
ai recuperi di sicurezza del servizio di distribuzione di gas, previsto
dalla deliberazione ARG/gas 120/08 al punto 32.20 dell’allegato del Testo Unico, si legge:
L’impresa distributrice, in caso di odorizzazione del gas distribuito
articoli
Odorizzazione di gas
per uso domestico: il
nuovo progetto UNI
sottoposto ad inchiesta pubblica nazionale UNI il progetto di revisione della norma tecnica UNI 7133 che nell’attuale versione (edizione 2006) è titolata “Odorizzazione di gas per uso domestico ed usi
similari - Procedure, caratteristiche e prove”1.
L’edizione vigente, è corredata da un’Errata Corrige, emessa il 26-072007 e relativa ai punti 3.2.1, 3.2.4, e 4.3.1 della norma.
In funzione della sicurezza individuale e collettiva, nell’utilizzazione
dei gas combustibili la UNI 7133 è una delle norme fondamentali, per
questo la nuova edizione è particolarmente attesa.
In questo articolo oltre a evidenziare i principali dispositivi legislativi
e regolamentari in cui la norma trova attuazione, saranno forniti alcuni elementi informativi relativi alla prossima edizione della stessa.
Naturalmente l’articolo non ha alcuna ambizione di esaustività e altrimenti non potrebbe essere, parlando di una norma particolarmente
complessa ed accennando ad una nuova edizione, per la quale la
procedura di validazione è in itinere.
È
Le evidenze legislative e regolamentari
a
L’articolo 2 della legge 1083/71 “Norme per la sicurezza dell'impiego
del gas combustibile”, ancora oggi legge fondamentale per l’utilizzo
dei gas, prevede che: “I gas combustibili ad uso domestico ed uso similare, distribuiti mediante condotte o liquefatti e compressi in bombole, che non abbiano di per sé odore caratteristico e sufficiente
U&C n.5 giugno 2011
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di revisione della UNI 7133 perché non era infatti disponibile un riferimento procedurale per le analisi degli odorizzanti nel gas di petrolio
liquefatto (GPL), laddove invece esistono norme specifiche applicabili
al gas naturale.
Gli esperti del CIG hanno contribuito all’elaborazione del metodo e alle successive valutazioni analitiche per stabilirne le prestazioni. In
una futura successiva revisione, sulla base delle evidenze sperimentali raccolte, potranno essere aumentati l’intervallo di concentrazioni
e il numero di componenti per il quale il metodo è applicabile.
Il documento che riprende i contenuti del metodo UNICHIM N. 2397,
dà l’esatta misura della flessibilità e dello spirito di collaborazione tra
Enti Federati all’UNI, ove insorgano problematiche di carattere trasversale, che possono essere risolte mettendo a frutto ed in comune
le rispettive competenze e conoscenze.
Proseguendo in questa iniziale presentazione di quella che sarà la
nuova edizione della norma UNI 7133, bisogna soffermarsi su quella
che sarà una delle novità più importanti; la suddivisione in quattro
parti della stessa per macro argomenti, che segue una felice intuizione, già ottenuta con la quarta edizione della norma UNI 7129 “Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione”; sicuramente una delle norme fondamentali nel panorama impiantistico nazionale.
La suddivisone su accennata offre qualche grado di libertà in più nel
caso di revisione del documento normativo, consentendo di concentrarsi sulla parte ove sono emerse le necessità specifiche.
Ciò si traduce in tempi di revisione più veloci e di riflesso in una disponibilità dello stato dell’arte il più possibilmente al passo con i tempi.
La futura UNI 7133 si comporrà quindi delle seguenti quattro parti2:
1. UNI 7133-1 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 1: Termini e definizioni”;
2. UNI 7133-2 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 2: I Requisiti, controllo e gestione”;
3. UNI 7133-3 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 3: Procedure per la definizione delle caratteristiche olfattive
di fluidi odorosi”;
4. UNI 7133-4 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 4: Definizione dei requisiti degli odorizzanti”.
Diamo di seguito il dettaglio dello scopo e campo di applicazione delle quattro parti del futuro compendio normativo:
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non conforme alla normativa vigente in materia accertata da un controllo della qualità del gas effettuato dall’Autorità nell’anno di riferimento sull’impianto di distribuzione j appartenente all’ambito provinciale di impresa k, qualora abbia diritto per tale ambito ad incentivi
per recuperi di sicurezza calcolati ai sensi dei commi 32.4 e 32.14,
perde per l’anno di riferimento t il diritto a riscuotere tali incentivi per
l’ambito provinciale di impresa k a cui appartiene l’impianto di distribuzione j.
Come il lettore avrà avuto modo di notare da quanto sinora riportato,
all’esatta misura del grado di odorizzazione del gas combustibile viene prestata parecchia attenzione sotto gli aspetti legislativi e regolamentari e diviene pertanto indubbio che la norma tecnica UNI 7133 è
il riferimento principale su cui tali aspetti si basano.
L’inchiesta pubblica della nuova UNI 7133
Odorizzazione di gas per uso domestico
La vigente edizione della UNI 7133 come prima anticipato, risale al
2006. Ogni cinque anni, per gli enti normatori c’è l’obbligo di valutare
se le norme vigenti sono ancora rappresentative dello stato dell’arte
e se così non fosse di revisionarle.
Per la UNI 7133 la decisione di procedere ad una revisione organica
generale, è stata assunta a prescindere da tale obbligo. Elementi legati
ad aspetti tecnici e tecnologici, alla differenziazione delle fonti d’importazione, ecc hanno fatto propendere il CIG in tal senso già alla fine del
2007. La revisione della UNI 7133 ha richiesto quindi diversi anni di lavoro e l’effettuazione di una serie di prove sperimentali; il progetto di
norma è ora pronto per essere sottoposto all’inchiesta pubblica UNI,
per l’acquisizione di commenti dagli operatori interessati.
È importante notare che in parallelo al progetto di revisione della UNI
7133, verrà sottoposto all’inchiesta il progetto UNI -TR E0910O970
“Determinazione della concentrazione di terbutilmercaptano nel gas
di petrolio liquefatto (GPL) in fase gassosa mediante gascromatografia”, di competenza UNICHIM, ente normatore come il CIG federato
all’UNI.
La stesura di tale metodo si è resa necessaria, nell’ambito dei lavori
UNI 7133-1 “Odorizzazione di gas per uso
domestico e similare - Parte 1: Termini e
definizioni”
Scopo
La norma fornisce le definizioni dei principali termini utilizzati nell’ambito dell’odorizzazione di gas combustibili per usi domestici o similari.
Campo di applicazione
Tali definizioni si applicano alle parti 2, 3 e 4 della norma UNI 7133.
a
UNI 7133-2 “Odorizzazione di gas per uso
domestico e similare - Parte 2: I Requisiti,
controllo e gestione”
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U&C n.5 giugno 2011
Scopo
La norma:
• definisce i criteri di base per l’odorizzazione dei gas combustibili;
• stabilisce le modalità per determinare le concentrazioni di odorizzante che, presenti nel gas combustibile, garantiscono il conferimento al gas stesso di una sufficiente intensità di odore. Per gli
odorizzanti già impiegati alla data di emissione della presente norma tali concentrazioni vengono definite e riportate3;
• definisce i sistemi di controllo delle intensità di odore e del grado
di odorizzazione dei gas combustibili.
UNI 7133-4 “Odorizzazione di gas per uso
domestico e similare - Parte 4: Definizione dei
requisiti degli odorizzanti”
Campo di applicazione
La norma si applica:
• agli odorizzanti liquidi che rispondono alla classificazione e ai requisiti riportati nella norma UNI EN 13734 “Gas naturale - Composti
di zolfo organico utilizzati come odorizzanti - Requisiti e metodi di
prova”; nel caso di odorizzazione senza zolfo bisogna fare riferimento all’appendice G;
• a tutti i gas combustibili per uso domestico ed usi similari distribuiti
sia a mezzo tubazioni, sia allo stato liquido in bombole o serbatoi
fissi per utenza domestica, limitatamente alle tipologie di gas definite nella UNI EN nel caso del gas naturale, ai gas definiti nella legislazione vigente “Regola tecnica sulle caratteristiche chimico-fisiche e sulla presenza di altri componenti nel gas combustibile da
convogliare”.
UNI 7133-3 “Odorizzazione di gas per uso
domestico e similare - Parte 3: Procedure per la
definizione delle caratteristiche olfattive di fluidi
odorosi”
a
Scopo
La presente norma stabilisce le modalità per determinare le caratteristiche olfattive di fluidi odorosi (rinoanalisi) mediante prove di labora-
Odorizzazione di gas per uso domestico
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Scopo
La norma:
• fissa le caratteristiche olfattive degli odorizzanti, in riferimento ai
metodi di prova descritti nella parte 3 della presente norma;
• stabilisce ulteriori requisiti di compatibilità con i materiali utilizzati
nelle reti di distribuzione per l’impiego di odorizzanti, ad integrazione di quelli contenuti nella UNI EN ISO 13734 “Composti di zolfo organico utilizzati come odorizzanti – Requisiti e metodi di prova”.
Campo di applicazione
• La norma si applica agli odorizzanti liquidi per i gas distribuiti per uso
domestico, sia a mezzo tubazioni, sia allo stato liquido in bombole o
serbatoi fissi, odorizzanti che rispondono alla classificazione e ai requisiti riportati nella norma UNI EN ISO 13734 “Composti di zolfo organico utilizzati come odorizzanti – Requisiti e metodi di prova”.
Nella revisione della norma, sono stati aggiornati molti punti, anche
per tenere conto delle esperienze applicative e di nuovi aspetti tecnologici, ma si è andati anche nei dettagli tecnici più rilevanti e a puro titolo di esempio, per dare riscontro di questo basta riferirsi solamente alle caratteristiche dei gas naturali di più comune importazione, oltre a quello nazionale, di cui sono state determinate le curve di
intensità di odore.
Oggi nella parte 2 del progetto di norma (prospetto E.1) sono riportate
le curve d’intensità di odore dei seguenti gas naturali:
Gn nazionale (Ravenna)
Gn russo
Gnl algerino
Gn nord europa
Gn algerino
Gn libico
Allo stato attuale delle cose non è possibile entrare ancor di più in dettagli specifici, perciò rimandiamo i lettori alla consultazione degli specifici progetti di norma, che saranno posti a breve in consultazione pubblica sul sito UNI, ricordando che i progetti posti in inchiesta non sono
documenti definitivi, infatti, generalmente essi subiscono forti modifiche
in virtù dei commenti che vengono proposti dalle parti interessate.
È quindi un gravissimo errore utilizzare a fini applicativi un progetto di
norma sottoposto all’inchiesta pubblica per commenti.
È solo la norma, quando pubblicata ufficialmente da UNI a definire lo
stato dell’arte in forma giuridicamente valida e riconosciuta.
articoli
torio o in campo.
Campo di applicazione
I metodi descritti nella presente norma si applicano a tutti i fluidi odorosi che possono essere valutati da un punto di vista olfattivo, nei limiti consentiti dalla salvaguardia della sicurezza del personale addetto all’analisi sensoriale. In particolare, nel campo dell’industria del
gas combustibile, si fa riferimento alle sostanze odorizzanti utilizzate
per aumentare l’odorosità dei gas e ai gas combustibili stessi.
Francesco Castorina
Segretario Generale CIG
Note
1
2
3
Titoli e riferimenti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica
Italiana, nell’ambito del recepimento in legge 1083/71
I titoli sono da considerarsi provvisori.
Per i gas sufficientemente odorosi non è necessaria l’addizione di
odorizzanti; tuttavia l’eventuale aggiunta degli odorizzanti nelle
quantità previste dalla presente norma non determina fenomeni di
sovraodorizzazione.
GAS ODORISATION FOR DOMESTIC AND SIMILAR USES: THE
NEW UNI PROJECT
Procedures, characteristics and tests are dealt with in this new project
that is at the moment in revision. More technical details in this text.
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del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
I PATROCINI RICEVUTI DA ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI DI
RILIEVO NAZIONALE
Ministero dello Sviluppo Economico
Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit del Ministero dell’Ambiente
ACCREDIA – Ente Italiano di Accreditamento
CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche
Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici
ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo
economico sostenibile
GSE – Gestore servizi energetici
ICE – Istituto per il Commercio Estero
CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano
UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione
AIOICI - Associazione Italiana Organismi Indipendenti Certificazione e
Ispezione
ALPI - Associazione Laboratori di Prova e Organismi di Certificazione
Indipendenti
CISQ - Certificazione Italiana dei Sistemi Qualità Aziendali
UNOA – Unione Nazionale Organismi Accreditati
CEPAS – Certificazione delle Professionalità e della Formazione;
AICQ SICEV – Sistema di Certificazione e Valutazione
ANPO-ASCOTI-FILAS MEDICI - Associazione sindacale
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articoli
Congresso SiACeN
2011, basi solide
per un futuro migliore
numeri parlano da soli e decretano, senza ombra di dubbio, il successo del 1° Congresso SiACeN tenuto a Roma nei giorni 18; 19 e 20 Maggio 2011.
La partecipazione ha assicurato una copertura ad ampio spettro degli
aspetti al momento più significativi nell'ambito della gestione della qualità e della certificazione della conformità. Tra i segnali più confortanti, e
che dimostrano come la qualità stia sempre più evolvendo da complesso di strumenti per pochi addetti a patrimonio culturale comune, abbiamo notato con particolare soddisfazione l'estendersi, con successo,
dell'applicazione di questa disciplina a settori come la scuola, l'università, la sanità e le diverse pratiche manageriali in senso lato. Sempre a
proposito di questi segnali, non ci è sfuggita la presenza di relatori e
partecipanti di tutte le età: dai senior che hanno portato il frutto della loro lunga esperienza, agli junior che si sono distinti per il loro entusiasmo
e per l'originalità degli interventi e dei contribuiti presentati. Nessuno
spazio rimane quindi a chi vorrebbe definire le discipline qualitative e le
risorse “accreditamento-certificazione-notifica” come materia riciclata
a beneficio di reduci dal sogno nucleare degli anni '80 e da una grande
industria abbondantemente in crisi.
Fatta questa premessa, e debitamente festeggiato il successo, viene il
momento di soffermarsi su cosa costruire e come costruire su tanto solide fondamenta.
Libero mercato, libera circolazione delle risorse materiali, immateriali ed
umane, sicurezza e competitività, ambiente, efficacia ed efficienza sono
parole che si sono sentite ripetutamente. Possiamo quindi dire che si sa
cosa c'è da fare e, in molti casi, le norme sono già lì a guidarci su come
ciò che è da fare va fatto.
A questo punto però, non possiamo fare a meno di notare come, a
fronte di tanta conoscenza che cresce in termini di contenuti e di diffusione, a fronte di strumenti che si perfezionano continuamente, la
qualità della vita sia generalmente in calo. Il tenore di vita di gran parte delle famiglie è sceso e continua a scendere, le speranze, non diciamo di ottenere il pieno successo, ma almeno di allontanare lo spettro della disoccupazione e della sottoccupazione per i giovani, soprattutto in presenza di elevati livelli di istruzione, sono generalmente basse. Di come stiano ricerca ed innovazione si è parlato abbastanza,
quindi non stiamo a ripetere cose, purtroppo, ben note. Anche la libertà del cittadino, per non parlare dei suoi spazi di legittima assertività,
sembra stia passando di moda, soffocati come siamo da una comunicazione, spesso ambigua e dissimulatrice, che prepara un terreno favorevole alla passiva accettazione di ciò che, solo non troppi anni fa,
sarebbe stato energicamente rifiutato.
Se ne accenniamo qui è forse perché sospettiamo che ci sia una qualche “colpa” della qualità? No; è l'esatto contrario: dove la risorsa “qualità” non è sufficiente o, peggio, dove e quando la risorsa “qualità” è
usata o citata in maniera mistificatoria, c'è lo scadimento dei sistemi,
compresi, a pieno titolo, quelli a più grande impatto sul vivere civile.
Riportiamo ora, tra i tanti possibili, un esempio di insufficiente, secondo
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noi, ricorso al pensiero sistemico-qualitativo: la sicurezza stradale. Citiamo questo esempio perché il contenimento del rischio su strada fu
tra i temi affrontati da ANGQ in occasione del proprio Convegno Nazionale annuale già nell'ormai lontano 2005.
Nell'ambito “sicurezza stradale” continuiamo a notare un progressivo
inseverimento del sistema sanzionatorio e non notiamo un altrettanto
deciso ricorso ai sistemi a sicurezza attiva, tendenti alla sicurezza intrinseca. La loro fattibilità tecnica è ormai fuori di dubbio. La spinta culturale che delegittimi quella che può sembrare una vera e propria “industria delle contravvenzioni” e sostenga il progresso tecnologico però
manca, anche da parte degli “addetti ai lavori” (non è punendo dopo
che l'evento indesiderato ha avuto luogo che si fa sicurezza, ma è interrompendo a priori la catena degli eventi che porta alla tragedia finale
che si salvano le vite umane).
Oltre alle prioritarie considerazioni di ordine etico, si possono fare almeno due considerazioni di ordine economico: 1) la produzione su larga
scala di apparecchiature per la sicurezza attiva comporterebbe opportunità di lavoro e creazione di ricchezza; 2) se costi di più fare sicurezza
o subire incidenti lo sintetizziamo con una frase ben diffusa in ambiente
aeronautico: “if you think that safety is expensive, try an accident”.
Per un uso esteso, efficace e non mistificatorio della disciplina “qualità”, ANGQ e AICQ si sono impegnate fin dalle loro origini. Il Congresso
SiACeN viene proprio a fornire certezze in un momento in cui più evidente è il fabbisogno di qualità per determinate aree e più chiaro emerge il bisogno di ripresa e sviluppo di questa risorsa per quei settori che
maggiormente ne necessitano.
A proposito del vasto campo di applicazione della qualità, non dovremmo dimenticare che W. Edwards Deming, al titolo del suo ben noto libro
“The New Economics”, aggiunse, come sottotitolo: “for industry, government, education”. Ecco dunque per noi l'indicazione di tutto un ampio spazio ed un'esortazione a farvi giungere il nostro apporto.
Un'ultima riflessione sul prodotto delle nostre attività, ampiamente illustrato nel Congresso: anche normazione, accreditamenti, certificazioni
e notifiche dovranno essere sempre “sostenibili” e non “pesare troppo”: il “lean thinking” è una risorsa per tutti.
Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
opo molti anni ANGQ ed AICQ, associazioni che promuovono la
formazione dei professionisti e dei quadri aziendali impegnati nei
sistemi di gestione aziendale, sono tornate a collaborare per un’iniziativa che può ritenersi unica per l’aggregazione di tutti gli organismi
istituzionali coinvolti e per l’articolazione dei temi trattati. Per la prima volta infatti è stato possibile abbinare nella stessa occasione l’illustrazione delle politiche e dei punti di vista degli operatori istituzionali con l’aggiornamento professionale sulla materia; inoltre il Congresso ha ospitato le sessioni di aggiornamento riservate agli ispettori di ACCREDIA ed agli Auditor CEPAS ed AICQ SICEV.
I risultati, in numeri, scaturiti dall’impegno di oltre un anno di lavoro
da parte degli organizzatori e grazie anche al contributo delle numerose organizzazioni che sono intervenute all’evento sono: più di
160.000 contatti; più di 1.400 partecipanti; più di 160 interventi dei relatori; più di 100 organizzazioni coinvolte; più di 80 ore di riunione in aula e dibattito; 21 sessioni tra plenarie e convegni, dove sono state
trattate numerosissime tematiche e altrettanti sono stati gli spunti di
riflessione.
La Plenaria di apertura del Congresso (“Accreditamenti volontari, regolamentati-cogenti e le relative Notifiche dopo l'entrata in vigore del
Regolamento Europeo 765/2008”) ha affrontato il tema del nuovo sistema di accreditamento e certificazione dopo l’entrata in vigore del
Regolamento europeo 765/2008, il quale, seppur emesso in ottica di
semplificazione del sistema di certificazioni, sta creando in Italia ulteriori incertezze con particolare riferimento al mantenimento delle notifiche e dei relativi marchi CE.
L’intento della Plenaria è stato quello di fare chiarezza sulle politiche
e sulle procedure definite riguardo l’accreditamento degli organismi
notificati nei vari settori: si è ritenuto possibile arrivare a questo risultato solo mostrando nel Congresso SIACEN i risultati ottenuti dal dialogo continuo e proficuo tra ACCREDIA e i ministeri competenti. Sul
tavolo della Plenaria sono state poste le soluzioni definite e le prospettive delineate sul sistema di certificazioni italiano, fornendo a tutti gli intervenuti risposte chiare riguardo sia lo stato attuale dei riconoscimenti europei sia problematiche specifiche relative a singoli
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del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
soggetti operanti sul mercato.
Dopo l’apertura del Congresso da parte dei due Presidenti di ANGQ e
AICQ, Gaetano Montebelli e Vincenzo Mazzaro, ha preso la parola il
Direttore Generale di ACCREDIA, Filippo Trifiletti, moderatore della
sessione, il quale ha focalizzato il proprio intervento su due elementi:
le certificazioni in termini generali ed il futuro dell’accreditamento.
Per quanto riguarda le certificazioni, ACCREDIA ha ribadito il proprio
impegno a rafforzare la propria attività di indirizzo e controllo, soprattutto ora che le certificazioni di sistema stanno diventando “un tassello del disegno di semplificazione amministrativa”, in modo da incrementare la credibilità delle certificazioni (non sempre ritenuta adeguata all’importanza che esse rivestono sul mercato). Trifiletti ha affermato che le certificazioni “non sono più quelle di ieri e non sono
ancora quelle di domani”, ma certamente assumono un più rilevante
valore e richiedono un maggiore grado di responsabilità da parte di
tutti gli attori coinvolti.
Per quanto riguarda il futuro dell’accreditamento, è stata evidenziata
l’emergenza che si sta affrontando riguardo il rinnovo delle autorizzazioni per gli organismi notificati per le varie direttive del nuovo approccio, in quanto la Commissione Europea ha deciso di non validare
più, e quindi di non inserirle nel database “NANDO - New Approach
Notified and Designated Organisations”, le notifiche provenienti dagli
Stati membri dell’UE che non abbiano a corredo un certificato di accreditamento rilasciato dall’ente unico oppure l’evidenza dell’applicazione di una procedura così detta “aggravata” che consiste nel dimostrare di avere effettuato un audit simile a quello che avrebbe effettuato l’ente unico di accreditamento, quindi in conformità alle norme
della serie EN ISO/IEC 17000 applicabili.
Trifiletti ha sottolineato che ad oggi non tutti i Ministeri hanno deciso
di affidare ad ACCREDIA la responsabilità dell’accreditamento di detti
Organismi, non per incapacità di ACCREDIA, ma per la volontà di continuare a sfruttare competenze e risorse già presenti all’interno delle
proprie strutture. Attualmente ACCREDIA si appresta ad eseguire accreditamenti per alcune direttive europee (giocattoli, macchine, compatibilità elettromagnetica, PED, ATEX, DPI, ascensori, spettro radioelettrico), per le quali ha sottoscritto o sta sottoscrivendo accordi con il
Ministero per lo Sviluppo Economico , il Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
e del Mare.
ACCREDIA infine ha chiuso il proprio intervento assumendo i seguenti
quattro impegni:
• serietà delle verifiche, impegnandosi a garantire le certificazioni,
con particolare riferimento a quelle cogenti ed inerenti aspetti della
sicurezza;
• equità di comportamenti, facendo in modo che, soprattutto ove ci
sia una forte presenza pubblica, ci siano comportamenti omogenei
e imparziali da parte degli auditor e di ACCREDIA stessa;
• stretto accordo con i Ministeri, per fare in modo che l’attività di
ACCREDIA sia sincronizzata anche con quella dei Ministeri che
articoli
Accreditamento,
certificazione
e notifiche: incontro
tra gli operatori
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articoli
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Congresso SiACeN 2011
hanno mantenuto presso di loro l’accreditamento degli organismi
notificati;
• tariffe “avvedute”; cioè limitate, imparziali e tendenti al ribasso.
A seguire l’apertura di ACCREDIA; si è voluto richiamare i contenuti
del Regolamento 765/2008 e disegnare con precisione e chiarezza il
quadro attuale degli accordi tra ACCREDIA e Ministeri e delle conseguenti Notifiche riconosciute a livello europeo. In rappresentanza del
Ministero dello Sviluppo Economico è intervenuta Antonella D’Alessandro, Dirigente Responsabile dell’Ufficio Certificazioni e Sistema di
Accreditamento, delegata da Giuseppe Tripoli, Capo Dipartimento per
le imprese e l'internazionalizzazione, la quale ha brevemente riassunto il percorso non semplice che ha portato alla nascita di ACCREDIA.
Nel momento in cui il Regolamento Europeo 765 ha stabilito che, qualora lo Stato membro non intenda avvalersi di accreditamenti attraverso le strutture pubbliche, ma di utilizzare un ente terzo, avrebbe
dovuto individuare un unico ente di accreditamento, è diventato di
primaria importanza e strategico stabilire quali attività sarebbero dovute rimanere in sede ai Ministeri e quali essere delegate ad ACCREDIA. D’Alessandro ha quindi ribadito, togliendo ogni dubbio al riguardo, che l’art. 24 del Regolamento 765, quando utilizza i termini “gli organismi nazionali di accreditamento”, utilizza il plurale in quanto si riferisce all’insieme dei singoli enti unici di ogni stato membro dell’Unione Europea.
Relativamente al riconoscimento degli Organismi di Certificazione in
ambito cogente e regolamentato, al fine di superare la cautela di alcuni Ministeri nell’affidare ad ACCREDIA gli accreditamenti, cautela
dovuta alla natura privata della stessa, la soluzione messa a punto
prevede che ACCREDIA effettui l’attività di verifica tecnica delle
competenze (accreditamento) mentre i Ministeri continuino a mantenere un potere autorizzatorio: i certificati di accreditamento, emessi
da ACCREDIA, sono un presupposto per l’autorizzazione, comunque
concessa da ogni Ministero competente. Il potere autorizzatorio dei
Ministeri comprende, ovviamente, la gestione di eventuali sospensioni e revoche, anche a seguito dei corrispondenti provvedimenti
presi da ACCREDIA riguardo l’accreditamento. Tale soluzione permetterà nei prossimi mesi di “regolarizzare” progressivamente la posizione degli Organismi notificati, i quali, in caso di ottenimento dell’accreditamento, potranno continuare ad essere riconosciuti in ambito europeo.
Per quanto concerne gli organismi che erano stati cancellati dal database NANDO, l’Italia è riuscita ad ottenere lo sblocco del sistema
in oggetto fino al 31 dicembre 2011; dopo tale data si applicherà in
pieno quanto sopra esposto, pertanto non potranno essere rilasciate
nuove notifiche al di fuori del sistema di accreditamento.
Riguardo sempre il tema della credibilità del sistema italiano delle
certificazioni, D’Alessandro ha affermato che l’Italia è sotto osservazione da parte della Commissione Europea per l’elevato numero di or-
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ganismi notificati e per la non sempre adeguata credibilità degli stessi. Ha inoltre espresso l’auspicio che le associazioni di categoria collaborino maggiormente con i Ministeri, per segnalare agli stessi e ad
ACCREDIA tutte le anomalie del mercato riscontrate. Una questione
ancora in sospeso, è la definizione delle tariffe di accreditamento, in
particolare per quelle notifiche fino ad oggi rilasciate a titolo gratuito:
il Ministero ha evidenziato le difficoltà nello stabilire tale tariffario, in
quanto deve essere adeguato al servizio offerto e contemporaneamente garantire la credibilità del sistema.
Nel successivo intervento, il Direttore Generale del CEI, Roberto Bacci, ha ricordato che alla base di tutti i processi di accreditamento e
certificazione c’è il complesso delle norme tecniche volontarie. Il Comitato Elettrotecnico Italiano (primo organismo di normazione italiano, in quanto nato nel 1909) emette norme nei settori elettrotecnico,
elettronico e delle telecomunicazioni; l’utilizzo di dette norme e la dimostrazione di conformità alle stesse, secondo la legge 1 marzo 1968
n° 186 , “da presunzione di conformità alla regola dell’arte”. La normativa, continua Bacci, “punta alla economicità delle soluzioni, si occupa dell’impatto ambientale e consente la condivisione delle conoscenze”.
L’applicazione del Regolamento europeo 765 è stata per l’Italia una
grande opportunità per migliorare l’intero sistema di accreditamento/certificazione/autorizzazioni/notifiche “il cui fine ultimo è quello di
far diventare il nostro Paese competitivo”. Infatti, nella realtà delle
imprese italiane, costituita essenzialmente da piccole imprese, si può
avere competitività solo attraverso la possibilità di far valere il valore
aggiunto dei nostri prodotti, che significa qualità, sicurezza, libero
mercato, non potendo essere competitivi su beni di largo consumo di
basso valore aggiunto. Tutto ciò è realizzabile se esistono regole internazionali sulla garanzia della qualità dei prodotti e dei processi,
all’interno di un quadro normativo il più possibile semplificato e scevro da sovrapposizioni e ridondanze.
Secondo il CEI, il sistema degli accreditamenti/certificazioni/autorizzazioni/notifiche deve essere coeso, integrato, efficiente ed efficace,
nonché completato in tempi brevi per dare a tutti i Paesi le stesse opportunità.
Altro tema importante, secondo Bacci, è quello dell’innovazione: al
riguardo, evidenzia che gli italiani hanno grande capacità di innovazione, ma spesso “questa è ostacolata da una serie di procedure
molto complesse che ci rendono la vita difficile”. Un sistema di accreditamento evoluto ed efficace, allora, può permetterci di superare anche questo ostacolo al successo delle nostre imprese e dei nostri prodotti.
Successivamente, sempre nel settore della normazione, ha preso la
parola Alessandro Santoro, Direttore Generale dell’UNI e Presidente
del Comitato di Accreditamento di ACCREDIA. Santoro ha aperto il
suo intervento evidenziando quanto sia stato opportuno festeggiare i
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Premio Carriera per la qualità. Da sinistra: Giovanni Mattana e Gaetano
Montebelli
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150 anni dell’unità d’Italia anche con questo Congresso “di portata
nazionale ed anche storico” perché nuovamente organizzato insieme
dalle due principali associazioni del settore.
L’intervento è poi proseguito ripercorrendo brevemente la storia
dell’Ente di normazione, al fine di illustrare attraverso essa l’evoluzione e l’importanza delle norme. L’UNI, essendo più “giovane” del CEI,
ha festeggiato quest’anno i suoi 90 anni di attività con un incontro in
cui si è parlato del futuro della normazione. Le norme UNI sono nate
come strumento per garantire, soprattutto alla grande impresa, l’intercambiabilità dei componenti e successivamente sono state estese
a tutte le tematiche ed i settori fino ad arrivare alle ultime (di cui si
parla nella seconda sessione Plenaria del SiACeN) sulle professioni
non regolamentate, su cui UNI ha costituito e recentemente insediato
un’apposita Commissione.
Oggi le norme devono essere al servizio della società, ma perché ciò
possa avvenire occorre che esse siano il risultato condiviso di un lavoro al quale contribuiscono tutte le parti interessate; UNI, a tal fine,
ha attivato alcune modifiche organizzative e procedurali, tra le quali
si evidenzia l’“inchiesta pubblica preliminare” (oltre a quella finale,
da sempre eseguita), la gestione tramite sito web delle inchieste pubbliche (per favorirne sia la partecipazione, sia l’informazione), il “voto
ponderato” per bilanciare i pareri in funzione delle categorie di competenza interessate.
UNI e CEI stanno contribuendo anche al miglioramento dell’organizzazione internazionale del sistema degli enti di normazione (già CEN e
CENELEC hanno unificato le strutture e introdotto i “pareri inter pares”); Santoro ha segnalato che a livello europeo la nuova parola
chiave è “accesso alla normazione”, nella cui ottica UNI (il cui ultimo
aumento dei prezzi delle norme risale a 21 anni fa, mentre il costo
medio delle norme italiane è decisamente inferiore a quello di Paesi
europei) ha realizzato raccolte di norme per temi specifici maggiormente richiesti (orientativamente costituite da 20-25 norme) in modo
da abbattere ulteriormente il costo delle norme (il costo medio è 3-4
euro a norma) e sta organizzando la “consultazione on line” delle
stesse.
Tornando ai temi generali, Santoro ha evidenziato che l’UNI guarda al
coordinamento delle strategie di intervento sul mercato, ed in tale ottica è stato costituito il Comitato Sicurezza, che fa riferimento alla
Giunta Esecutiva UNI, presieduto da Marco Fabio Sartori, Presidente
INAIL e Vice Presidente UNI, in modo da realizzare il massimo delle
sinergie tra i due Enti.
Il rapporto tra la normazione, la legislazione e il sistema pubblico è
una delle principali linee strategiche che tutti gli enti di normazione
europei ed internazionali hanno al primo punto del proprio programma, per avere “regole che funzionino e diano giusto incentivo alle attività economiche” come prevede il “Rapporto Monti”.
Di estremo interesse anche l’intervento del Presidente ALPI (Associazione Laboratori di Prova e Organismi di Certificazione Indipendenti, che accoglie al suo interno organismi di certificazione che detengono circa il 50% delle notifiche), Lorenzo Thione, che ha svolto il
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ruolo di collegamento con l’Unione Europea per lo sblocco della cancellazione dei nominativi degli OdC notificati italiani nel database
“NANDO” (l’importanza di tale ruolo è stata riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico).
Tra le problematiche generali esposte da Thione si evidenzia che “
occorre rafforzare il rigore e l’efficacia del processo di accreditamento, al fine di migliorarne la credibilità ed evitare che lo stesso si
riduca a mero adempimento burocratico con limitato valore aggiunto,
con costi che alla fine si ripercuotono sugli utilizzatori finali dei servizi
di valutazione della conformità accreditati, vale a dire sul sistema
delle imprese e sulla collettività in genere”.
Il miglioramento della credibilità si ottiene migliorando la competenza
degli ispettori dell’Ente di accreditamento, rafforzando la sorveglianza sull’operato dei soggetti accreditati, rafforzando i meccanismi
sanzionatori, uniformando e, per quanto possibile, unificando i processi di valutazione condotti dai due dipartimenti operanti l’accreditamento dei laboratori (prova e taratura).
Secondo Thione è essenziale che le Associazioni degli Organismi di
Certificazione si aggreghino nel quadro di una visione strategica comune, tramite opportune forme di coordinamento, superando, nei
tempi e modi opportuni, l’attuale frammentazione delle rappresentanze che è fonte di grave debolezza; tale aggregazione riveste particolare importanza nel settore della certificazione cogente.
In tal senso, ALPI ha avviato contatti con altre Associazioni di Organismi operanti nel settore cogente allo scopo di promuovere la creazione di opportune forme di coordinamento tra le diverse Associazioni
che possano, altresì, costituire un momento, più o meno formalizzato,
di incontro, oltre che tra le Associazioni stesse, anche tra dette Associazioni e le Pubbliche Amministrazioni ed altri stakeholders. Tale momento di coordinamento e di incontro assumerà la veste di “Forum
Nazionale degli Organismi Notificati e Abilitati” (ove con il termine
“Notificati” si intendono gli organismi autorizzati a svolgere attività di
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valutazione della conformità ai sensi della legislazione Europea e,
con il termine “Abilitati”, quelli autorizzati ad operare ai sensi della
legislazione nazionale).
La costituzione del Forum potrebbe altresì rappresentare un primo
passo verso forme più strette e strutturate di aggregazione tra le
rappresentanze degli organismi in questione, nella prospettiva di dar
vita ad un unico grande soggetto nazionale rappresentativo dell’insostituibile categoria dei “certificatori” della conformità ai requisiti
di legge (incaricati di pubblico servizio) che sia veramente terzo rispetto alle categorie dei produttori e degli utilizzatori e che sia, altresì, dotato della massa critica necessaria per interloquire efficacemente con tutte le parti interessate.
Fabio Roversi, Presidente CISQ (Certificazione Italiana dei Sistemi
Qualità Aziendali), intervenuto anche a nome del Presidente AIOICI
(Associazione Italiana Organismi Indipendenti di Certificazione e
ispezione) Giovanni Olivieri, impossibilitato a presenziare, ha presentato la struttura e le finalità della Federazione CISQ e della rete internazionale IQ-Net finalizzata a garantire l’omogeneità degli interventi
di certificazione.
Passando al Regolamento europeo 765/2008, Roversi ha evidenziato
come esso risponda in senso positivo ad alcuni problemi ma, a suo
parere, presenta anche alcune criticità. Secondo Roversi, “il così
detto nuovo approccio, che aveva come obiettivo quello di favorire e
garantire la libera circolazione dei prodotti nell’unione europea attraverso il rafforzamento dell’uso delle norme tecniche internazionali
e della vigilanza sul mercato interno dell’UE, non ha raggiunto completamente il suo obiettivo”.
Occorre quindi revisionare le regole del nuovo approccio per eliminare i problemi che sono emersi in fase applicativa in questi anni,
quali le differenze tra i diversi stati membri nell’utilizzo della marcature CE, nei criteri per la valutazione e notifica degli Organismi di valutazione della conformità, nell’approccio di attuazione della sorveglianza sul mercato.
In risposta alle problematiche sopra esposte, un aspetto positivo è
che il Regolamento 765 si applica a 360° a tutte le attività, sia nel
campo cogente, sia in quello volontario, mentre un punto critico,
quello più delicato, è quello che fa riferimento all’Art. 4 Capo 2, che
citando “ciascun Stato membro designa un unico organismo nazionale di accreditamento”, demanda i problemi ai singoli Stati membri,
piuttosto che identificare una “soluzione europea”.
Tale soluzione, secondo Roversi, desta perplessità sull’effettiva omogeneità di comportamento degli organismi unici di accreditamento
dei diversi Stati membri.
Altro punto critico evidenziato da Roversi è il principio secondo il
quale gli organismi di accreditamento non devono essere in concorrenza: ciò secondo Roversi, contraddice il principio di libera concorrenza permeante tutte le attività del mercato europeo: “una sana
concorrenza fa bene alla qualità del servizio offerto”.
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È, invece positivo, ha evidenziato, l’Art. 14 che impone la “valutazione inter pares da parte di EA perché speriamo che in Europa tutti gli organismi di Certificazione possano essere messi sullo stesso
piano”.
Sotto quest’ultimo profilo il Presidente UNOA (l’Unione Nazionale degli Organismi Accreditati), Bianca Cori ha evidenziato che l’obiettivo
principale di UNOA è quello di accogliere le esigenze che provengono dal mercato della certificazione e dagli operatori del settore e di
discuterle nelle sedi più opportune affinché possano essere affrontate con successo. Ha evidenziato i seguenti problemi: la necessità
di omogeneità delle interpretazione dei requisiti, di affidabilità del
processo di valutazione e di moralità con la quale lo stesso viene
condotto. A tal fine UNOA promuove sistematicamente iniziative rivolte a migliorare le valutazioni e l’interpretazione dei requisiti.
UNOA sta rendendo operativi nuovi progetti quali un database sull’interpretazione dei requisiti normativi ed un accordo tra UNOA ed i
suoi soci per tutelare le organizzazioni accreditate.
Il Congresso SiACeN, secondo UNOA, suggerisce di utilizzare il sistema degli accreditamenti/certificazioni per il rilancio dell’economia, con particolare riferimento alle piccole imprese; Cori ha illustrato iniziative per dare supporto alle PMI al fine di fare loro ottenere
certificazioni “non solo della qualità, ma di qualità”, affinché siano in
grado di superare i reali problemi, sia di tipo organizzativo, sia di tipo
finanziario, che incontrano nell’applicazione delle norme ai fini della
certificazione.
Nel corso dell’acceso dibattito, che è seguito agli interventi, ACCREDIA ha accolto l’invito di molti operatori ad effettuare una sorveglianza più stretta sulle iscrizioni agli elenchi regionali da parte dei
laboratori di prova in attesa di accreditamento. Molti operatori in alcune regioni, quali la Campania, sfruttano l’iscrizione per esercitare
le proprie attività a condizioni non propriamente conformi a quanto
richiesto da ACCREDIA, favorendo condizioni di concorrenza sleale
tramite l’abbattimento dei prezzi a tutto danno della qualità. Sfruttano la temporaneità di esercizio offerta dall’iscrizione agli elenchi ed
adottano il turn over delle proprie aziende che consente il mantenimento permanente di laboratori provvisori.
Il Ministero dello Sviluppo Economico ed ACCREDIA hanno risposto
a quesiti provenienti dalla platea, anche in relazione a situazioni ed
aspetti specifici dei singoli organismi di certificazione notificati presenti: questo momento è stato la rappresentazione dello spirito più
vero del SIACEN, il confronto tra le parti interessate, lo sviluppo di
strategie e politiche, ma anche la risposta, precisa ed immediata, al
grande bisogno di chiarezza proveniente dal mercato.
Sono stati infine evidenziati i rischi derivanti dalla scadenza delle notifiche entro Dicembre 2011 per i comparti relativi alle direttive macchine, costruzioni e dei dispositivi di protezione individuali.
Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
a anni si dibatte su Qualificazione e Certificazione delle figure
professionali non regolamentate e, forse, si sta intravedendo
una soluzione definitiva che non può non tenere conto di quanto già
fatto da diverse organizzazioni e delle indicazioni emergenti dal
mondo della certificazione in ambito di mutuo riconoscimento europeo e mondiale (IPC). La Plenaria SiACeN ha offerto ai congressisti
un panorama su un tema di grande interesse ed attualità: l’introduzione di un sistema duale sull’organizzazione delle libere professioni. Alle iscrizioni agli Ordini professionali a seguito di abilitazioni, un
nuovo disegno di legge abbina la certificazione riconosciuta dalle
Associazioni di categoria autorizzate ad attestare il possesso ed il
mantenimento delle competenze tramite esami di verifica periodica
ai quali possono sottoporsi tutte le categorie di professionisti erogatori di servizi sinora non regolamentate.
Come sottolineato anche dai parlamentari intervenuti, la legge garantirà il riconoscimento delle professioni e la possibilità per quest’ultime di applicare condizioni di concorrenza sui mercati europei.
Il Presidente ANGQ, Gaetano Montebelli ha sollecitato la discussione su due punti importanti: la differenza tra Qualificazione e Certificazione delle Professioni non Regolamentate e le metodiche per assicurare l’indipendenza di dette figure professionali senza che ciò
significhi riduzione dell’esperienza lavorativa, principale strumento
di acquisizione e mantenimento nel tempo della competenza.
La plenaria è stata brillantemente moderata da Ruggero Lensi (UNI),
il quale nell’eseguire il ruolo di raccordo e coordinamento dei vari
interventi, ha fornito una serie di riflessioni e di informazioni rilevanti. Lensi ha sottolineato che il Regolamento n. 765 all’art. 12 dichiara
che la valutazione di conformità è estesa non solo ai prodotti e sistemi, ma anche alle persone. Da parte loro, gli enti di normazione
possono contribuire a definire regole e requisiti condivisi: in questa
direzione si muove la “CEN GUIDE 14”, nata a seguito di una proposta italiana, la quale definisce le regole per la predisposizione delle
norme sulle professioni.
La Plenaria è continuata con la relazione di Luigi Perissich (Confindustria SIT) che ha evidenziato come il Congresso SiACeN abbia ripreso molte delle importanti tematiche trattate dal Libro Bianco
2010 di Confindustria su “Le Prove, i Controlli, le Valutazioni e le Certificazioni per i prodotti, i servizi, le aziende ed i professionisti”, predisposto a cura del Comitato d’Area PCVC di Confindustria SIT (con
il contributo di diverse associazioni tra le quali anche ANGQ).
Il 10 marzo Confindustria SIT ha avuto un’audizione in sede di comitato ristretto presso la X Commissione permanente Attività Produttive, Commercio e Turismo sul tema della regolamentazione delle figure in oggetto, nel corso della quale ha presentato un documento
che metteva in evidenza che “nel mondo dei servizi innovativi e tecnologici la forza lavorativa è in gran parte fatta da persone che
spesso sono professionisti, per i quali la mancata riforma delle figure professionali costituisce un limite alla competitività”.
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Da sinistra: Vincenzo Marrazzo e Gaetano Montebelli
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del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
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Qualifica
e certificazione
delle professioni
non regolamentate
Occorre dare al mercato strumenti che permettano di capire quali sono le reali competenze dei professionisti che offrono i loro servizi,
questo perché per Confindustria SIT il tema della soddisfazione del
cliente rimane un tema centrale. “Per creare nuovi mercati aperti ed
accessibili a tutti, - sottolinea Perissich - la strategia di Lisbona ha
avviato un percorso di qualificazione delle professioni attraverso modelli di sviluppo e applicazione di norme volontarie; tale modello è
stato recepito dall’UNI che sta operando per definire un modello nuovo di riconoscimento della qualità dei professionisti basato sulla conformità a norme UNI”.
Secondo Confindustria SIT, tale modello di riconoscimento della
competenza deve comunque garantire il rispetto dei seguenti principi: libertà di associazione, riconoscimento delle professioni e utilizzo delle norme tecniche per il riconoscimento dei profili professionali che vanno recepiti negli statuti delle singole associazioni.
Confindustria SIT ha, invece, espresso parere contrario alla creazione di un registro pubblico delle associazioni, in quanto visto più
come un’istanza corporativa che un’esigenza di mercato.
Confindustria SIT ha proposto due livelli di verifica della competenza: un primo livello, che rappresenta un “attestato di competenza”
rilasciato dalle Associazioni ai propri iscritti (con valore di valutazione soggettiva) ed un secondo livello che è, invece, la “certificazione di terza parte indipendente” rilasciata da organismi di certificazione accreditati da ACCREDIA (con valore di verifica oggettiva).
I registri di professionisti certificati potrebbero essere tenuti dalle
Camere di Commercio e da Unioncamere.
Sono successivamente intervenuti gli Onorevoli Ignazio Abrignani e
Laura Froner, componenti della X Commissione della Camera dei
Deputati, che hanno relazionato sulla proposta di Legge sulle figure
professionali in oggetto.
L’On. Abrignani ha esordito sottolineando il principio che non occorre un controllo pubblico diretto e che il nuovo disegno di legge favorisce l’equilibrio tra indipendenza dell’impresa e salvaguardia dell’utilizzatore. C’è indubbiamente bisogno di regole perché il mercato
ha anticipato le legislazioni. I principi su cui potrà poggiare la nuova
regolamentazione possono essere così sintetizzati:
• libero esercizio delle professioni basato su presupposti di autonomia e possesso di professionalità;
• ruolo centrale delle Associazioni nel sistema legislativo tramite
spontanea adesione;
• esercizio di una funzione di vigilanza da parte del Ministero dello
Sviluppo Economico;
• rilascio di attestati sulle competenze.
Le Associazioni professionali hanno il compito di valorizzare le competenze, diffondere il rispetto delle regole deontologiche e vigilare
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sul comportamento degli associati.
La proposta di legge ha due punti qualificanti, rispettivamente inerenti al rilascio delle “certificazioni” ed al rilascio dell’”attestato di
competenza” relativo al possesso dei requisiti professionali degli
associati.
Un punto ancora da chiarire è il ruolo di ACCREDIA e la possibilità
di istituire un registro pubblico delle professioni.
L’On. Froner dopo avere confermato che si spera di arrivare in tempi
brevi all’approvazione della legge, ha evidenziato che occorre però
ottenere un testo “il meno vincolante possibile” evitando “passi falsi”; risultano ancora aperti anche alcuni aspetti terminologici, ad
esempio la distinzione tra certificazione ed autocertificazione. Ha
quindi confermato l’impegno delle Commissioni parlamentari a concludere i lavori prima dell’estate e, possibilmente, a licenziare una
proposta bipartisan, tenuto conto dell’urgenza. All’iniziativa legislativa dovranno accompagnarsi forme di regolamentazione secondaria e norme contrattuali sulla certificazione delle professioni. Il 30
maggio si aprirà un tavolo di consultazione presso il Ministero dello
Sviluppo Economico e prossimamente dovrebbe avviare i lavori una
commissione UNI per le norme sulle professioni.
L’On. Froner, inoltre, mette in evidenza le notevoli problematiche
connesse alla formazione dei professionisti, tematica centrale nel
contesto della proposta di legge, per la quale oggi molte competenze sono attribuite alle Regioni, rendendo più difficile un approccio
omogeneo al tema.
È importante favorire un’uniformità di requisiti delle professioni anche a livello europeo; al riguardo l’On. Froner segnala che quest’anno
dovrebbe essere pubblicato il Libro Verde dell’UE sulle professioni.
Gianni Cavinato (CNCU – Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti), in rappresentanza delle istanze dei consumatori, cita le
linee guida dell’UNI in materia di professioni non regolamentate, a
cui CNCU ha partecipato, ed i gruppi di lavoro per le singole tipologie di professionalità ai quali CNCU parteciperà con rappresentanti
competenti.
Cavinato ha poi sintetizzato le aspettative dei consumatori: avere a
disposizione un sistema che garantisca nel tempo la competenza
dei professionisti e la trasparenza dei requisiti richiesti, senza che
sia lasciata al consumatore l’incombenza di verificare il rispetto dei
requisiti stessi.
CNCU auspica la garanzia di una “competenza definita e documentata” in un mercato libero, un processo di verifica iniziale e continua nel tempo della competenza e rilascio delle “attestazioni” da
parte di organismi competenti a loro volta.
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Filippo Trifiletti (ACCREDIA) ha inteso contribuire al tema illustrando
in modo circostanziato la differenza tra la certificazione del personale rilasciata sotto il sistema di Accreditamento ed i riconoscimenti
connessi all’iscrizione ad Ordini o in Registri. Il Direttore di ACCREDIA
ha identificato differenze sostanziali che spingono a riporre maggior
fiducia nella certificazione sotto accreditamento. In primo luogo, quest’ultima verifica, oltre che il possesso dei requisiti di competenza
stabiliti per il rilascio della certificazione, che la competenza sia mantenuta nel tempo mediante continue attività di formazione/aggiornamento e, soprattutto, il continuo esercizio dell’attività professionale.
Un secondo aspetto determinante è che, essendo inserita nel sistema di accreditamento, la certificazione del personale rientra in un sistema di mutui controlli e, quindi, mutuo riconoscimento internazionale che garantisce la competenza e l’imparzialità degli organismi che
effettuano il controllo e rilasciano le certificazioni.
Trifiletti, infine, ha evidenziato che in Europa e nel mondo la certificazione delle figure professionali ha un valore notevole, tanto che è
uno degli schemi su cui valgono i così detti “accordi internazionali
di mutuo riconoscimento”.
Tommaso Campanile (CNA) ha riconosciuto la necessità dell’iniziativa legislativa in oggetto ed ha evidenziato la rilevanza della formazione e del corretto aggiornamento professionale. A tal proposito,
CNA mette in guardia sulla diversità delle politiche e delle procedure regionali relative agli accreditamenti delle agenzie formative: tale
situazione introduce una problematica di omogeneità dei comportamenti e indica, quale soluzione più idonea, l’affidamento del compito della formazione ai fini della qualificazione/certificazione delle
professioni alle Associazioni di Categoria.
Giorgio Berloffa (Assoprofessioni) ha ribadito l’opportunità di “regolamentazione nella libertà del mercato” e ha informato che Assoprofessioni e COLAP hanno portato alla X Commissione della Camera dei Deputati un testo che prevede, accanto alle certificazioni di
parte terza indipendente dalle professioni, la possibilità che gli attestati di competenza possano essere rilasciati anche dalle Associazioni, una volta riconosciute.
Secondo Assoprofessioni, occorre garantire la “qualità” delle professioni e che questa qualità si basi sulla normazione tecnica volontaria, in quanto, vista la rapidità con cui nascono sempre nuove professioni, è impensabile gestire la materia con leggi cogenti specifiche; al riguardo, Berloffa cita la nuova Commissione UNI sulle professioni e il nuovo Tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico per riconoscere le nuove professioni e la relativa previdenza.
Giuseppe Lupoi (COLAP – Coordinamento delle Libere Associazioni
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Professionali), dopo avere ricordato le passate battaglie per avere
una norma che identifichi le Associazioni professionali (battaglie che
hanno portato nel 2006 all’approvazione della legge che ha istituito il
“sistema duale” appartenenza ad Ordini/appartenenza ad Associazioni), afferma che la linea COLAP è stare sul libero mercato senza
sorveglianza pubblica, ma accettando che le Associazioni introducano verifiche periodiche anche previste per legge. Secondo COLAP,
solo l’insieme degli esperti di una professione può rilasciare attestati
di competenza in quella disciplina: questo non esclude che esista
“un secondo livello” costituito dalla certificazione delle professioni.
Giancarlo Colferai (IPC – International Personnel Certification) ha
messo in evidenza come all’estero la certificazione delle professioni
sia maggiormente riconosciuta e richiesta rispetto al mercato italiano. L’IPC sta ottenendo il riconoscimento di IAF – International Accreditation Forum dell’estensione del mutuo riconoscimento anche
per le certificazioni del personale; questo comporterà che le certificazioni accreditate nell’ambito del mutuo riconoscimento europeo
(quindi, oggi già riconosciute in tutta Europa), avranno un riconoscimento mondiale.
Giovanni Mattana (AICQ-SICEV) ha esposto il timore che tutta questa attenzione al problema formale del riconoscimento abbia in questi anni finito con il mettere troppo in ombra la realtà, cioè quello
che bisogna fare dentro le organizzazioni, e si stia creando una discrasia tra forma e sostanza che è il vero problema europeo e italiano verso le professioni. Per questo Mattana ha messo a fuoco tre
aspetti principali delle professioni non regolamentate: cosa stiamo
facendo nei riguardi dell’impostazione europea dell’EQF; cosa stiamo facendo in termini di valutazione della conformità; cosa stiamo
facendo in realtà per dare definizione, trasparenza e verifica del
problema delle competenze.
Tuttavia non si può negare che, sia all’interno che all’esterno del
nostro Paese, si registrano difficoltà a trovare soluzioni soddisfacenti, omogenee e condivise (nonostante il fondamentale obiettivo
del mutuo riconoscimento e della libera circolazione delle professioni). Da queste problematiche nasce l’iniziativa “EQF – Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente”.
Vista la difficoltà a trovare una soluzione armonizzata, sono state
avviate azioni specifiche, tra le quali Mattana evidenzia la Direttiva
per il primo riconoscimento delle qualifiche professionali recepita in
Italia con il Decreto 206/2007.
Per quanto concerne la valutazione della conformità, Mattana evidenzia che ci sono situazioni in cui è necessaria la parte terza e situazioni
in cui è fondamentale la competenza, ma poi se andiamo a vedere la
sostanza scopriamo che l’essenziale è garantire la trasparenza in tutte
le fasi del processo di valutazione della conformità e l’equivalenza di
qualunque sia la soluzione considerata. A gennaio la Commissione ha
avviato una consultazione pubblica sulla citata direttiva (i cui risultati è
previsto siano pubblicati il prossimo autunno) per una revisione che
verrà proposta nel 2012. Quanto ci stiamo preparando a questi appuntamenti? La credibilità dei riconoscimenti e la reputazione delle associazioni è legata a come esse sapranno essere credibili nel gestire la
dinamica dell’aggiornamento delle competenze e dei requisiti delle
competenze. Molto c’è ancora da fare per raggiungere tali obiettivi e si
auspicano al riguardo le più ampie collaborazioni.
Rosa Anna Favorito (CEPAS) si è soffermata su quale è stata l’esigenza che ha portato alla costituzione di CEPAS nel 1994: “garantire
un mercato libero e aperto, senza condizionamenti o monopoli di
qualsiasi natura”. Oggi in risposta proprio a questa esigenza della libera circolazione nel mercato di persone, di prodotti e di servizi, Favorito ha ricordato l’esistenza della norma internazionale UNI CEI EN
ISO/IEC 17024 (che sostituisce la norma europea UNI CEI EN 45013)
la quale chiarisce a livello mondiale come deve operare un organismo di certificazione delle persone. Inoltre, la Favorito ha illustrato la
partecipazione di CEPAS a progetti europei ed internazionali, i quali
rappresentano (oltre a un’occasione di condivisione dello stato
dell’arte tra le diverse realtà nazionali) anche un ottimo strumento di
comunicazione utile a fare si che il fine ultimo della certificazione del
personale, rappresentato dall’offrire le giuste garanzie, venga correttamente recepito dalla collettività. La diffusione della conoscenza
da parte della collettività dei concetti esposti oggi è utile in quanto il
mercato, che è poi il fruitore di questi servizi , non sempre è in grado
di percepire il vero valore e le garanzie fornite dalla certificazione.
Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ
CONGRESS SIACEN 2011, A SOLID FOUNDATION FOR A BETTER
FUTURE
For an extensive and effective use of the quality, and ANGQ AICQ have
undertaken since their origins. The SiACeN Congress provides certainty
in a time when there is a clear need for quality and a clear need of
recovery and development of this resource to those areas that most
need.
Let’s see more details in this article.
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Manutenzione
90 anni di UNI: oggi: l’attività svolta
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dossier
A cura di Roberto
Alberto Monteverdi
Ravaglia – Funzionario
– Responsabile
Tecnico
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Comunicazione
Internazionale
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La manutenzione è argomento trasversale,
che incrocia varie aree e discipline. Non è
possibile scorporarla da tutto il resto, pena la
perdita della sua reale essenza. Deve essere
un centro di profitto e non di costo. Evitare investimenti in manutenzione spesso non è un
risparmio, bensì un aggravio di spese, conseguenti alla mancata gestione di guasti, avarie
e malfunzionamenti che causano o prolungano l’indisponibilità dei beni di riferimento.
Nel 1989 veniva costituita in UNI una commissione sulla Manutenzione, parallelamente
alla costituzione del CNIM (il Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione), su
espressa richiesta dell’allora Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato.
L’ispirazione derivava dal positivo quadro
francese, dove già da quattro anni presso
l’AFNOR (l’ente normatore francese) erano
attive una commissione tecnica normativa e
un comitato di sviluppo della cultura manutentiva nazionale, soprattutto presso le piccole imprese.
L’UNI si cimentava così in un campo ancora
inesplorato alla fine degli anni ‘80: dimostrare
che le norme non solo servono a riassumere
uno stato dell’arte conosciuto e consolidato,
ma anche a favorire l’innovazione, prendendo a riferimento le esperienze disponibili, non
necessariamente estese ma significative, arricchite dal supporto professionale dei migliori esperti della materia.
L’Italia raggiungeva presto la Francia quanto
a disponibilità di norme e documenti nazionali e l’esperienza acquisita consentiva di assu-
mere nel 2002 anche il coordinamento dei lavori normativi europei, dove nel 1993 era nato
un Comitato Tecnico, il CEN TC 319, con segreteria tedesca.
Negli anni ‘90 questo comitato europeo faticava a trovare un consenso attorno a ciò
che avrebbe dovuto pubblicare. Nel contempo, il mercato italiano utilizzava già le prime
norme nazionali e l’UNI preparava gli altri documenti che sarebbero serviti come base
per lo sviluppo dei lavori CEN.
La qualità delle norme era garantita dalla
presenza ai lavori delle principali organizzazioni italiane, del CNIM, divenuto fin dalla
sua costituzione un punto di riferimento fondamentale, nonché dei più competenti professionisti della manutenzione provenienti
dall’AIMAN (l’Associazione Italiana di Manutenzione).
I settori più attivi erano quelli del petrolchimico, dei trasporti, dei patrimoni immobiliari e
della produzione industriale in genere. Questi
settori trascinavano mercato e istituzioni a
comprendere quanto la manutenzione riguardasse ogni bene e rivelasse tante opportunità di crescita.
La pubblicazione di questo dossier dimostra
quanta strada sia stata fatta dall’ingresso in
UNI della manutenzione. Gli argomenti affrontati e i contributi dei relatori sono stati tali che non è stato possibile includerli tutti nello spazio offerto da U&C.
Nelle prossime pagine vengono affrontate
molte tematiche che seguono un percorso logico. Il percorso parte dall’evoluzione storica
che ha portato all’inquadramento attuale
dell’attività normativa, non solo in Italia. Prosegue con un’approfondimento sull’ingegneria di manutenzione e sui criteri per misurare
il risultato, tramite opportuni indicatori (i cosiddetti KPI), con una riflessione sul budget di
manutenzione e sull’offerta formativa a livello
scolastico, in particolare nelle università.
Vengono poi affrontati temi più specifici, quali la diagnostica degli elementi rotanti, i patrimoni immobiliari, il facility management (termine intraducibile in italiano), l’importanza
delle pulizie al servizio della manutenzione, e
infine alcuni aspetti che riguardano la sicurezza e i trasporti.
È già un impegno UNI quello di inserire nei
prossimi numeri della rivista alcuni pregevoli
articoli che è stato possibile inserire in questo dossier per vari motivi: o perché meritano
una dignità separata, in quanto molto approfonditi, o perché toccano argomenti in piena
evoluzione, che è necessario dibattere più a
fondo in riunione prima che possano essere
presentati al pubblico in una forma sufficientemente consolidata.
È già possibile anticipare che questi articoli
riguarderanno la situazione della manutenzione oltre confine, in Svizzera e nel Canton
Ticino; esperienze nel settore petrolchimico,
settore che è stato fondamentale per l’intera
attività della commissione UNI e che ha fornito parecchie risorse ai lavori UNI; il facility
management urbano, argomento chiave che
può diventare strategico in vista dell’Expo di
Milano del 2015.
U&C n.5 giugno 2011
25
MANUTENZIONE E LA SUA EVOLUZIONE
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dossier
L’evoluzione della manutenzione verso la pianificazione e l’ingegnerizzazione è un processo
che ha preso le mosse molti anni fa e che solo in tempi molto più recenti ha avuto una strutturazione e una significativa diffusione.
Il concetto di prevenzione centrata sulla diagnostica è al centro di questo processo ma, determinante, è la diffusione di sistemi informativi che mettono a disposizione dei tecnici e manager gli elementi per un approccio quantitativo alla manutenzione.
Oggi la manutenzione in quanto base concettuale dello sviluppo sostenibile va assumendo anche un significato ed una rilevanza culturale.
Nel 1989, è nata la Commissione UNI “Manutenzione”. Fin da allora e fino a pochi mesi orsono
ho avuto la fortuna di farne parte. La sua attività è sempre stata efficace e fertile di idee e proposizioni, recuperando esperienze del mondo industriale e del “costruito” e stimolando lo sviluppo culturale della manutenzione in Italia secondo quelle linee che ho indicato.
Anche a livello europeo la presenza della Commissione “Manutenzione” è stata importante
per il contributo di idee e per lo sforzo gestionale.
Tutto ciò è stato possibile per l’opera di alcune persone di “buona volontà” dell’Associazione
Italiana di Manutenzione nata giusto trent’anni prima della Commissione, nel 1959 e per l’opera del personale tecnico dell’UNI che ha seguito la Commissione fin dalla sua nascita ed è con
queste forze che l’attività della Commissione UNI “Manutenzione” potrà essere, anche per il
futuro, un riferimento determinante per la manutenzione italiana ed europea.
Luciano Furlanetto
Presidente onorario AIMAN – Ex Presidente della Commissione UNI Manutenzione
zioni per portare all’interno della Commissione UNI un testo sufficientemente condiviso entro fine anno.
SC 4 Manutenzione nel settore dei trasporti
collettivi
Al momento la sottocommissione si sta concedendo un periodo di relativo riposo, dopo
aver pubblicato una serie di norme importanti, in particolare sugli indicatori di prestazione. Prossimo compito sarà il loro aggiornamento, anche sulla base dell’evoluzione
dei lavori europei i quali, pur non specifici
per i trasporti, hanno parzialmente mutato i
termini di riferimento generali ai quali occorre collegarsi.
Il CEN/TC 319 Maintenance
Nato nel 1993 con segreteria tedesca, ma
con appoggio italiano e francese, ha raccolto le esperienze delle maggiori organizzazioni europee. L’Italia, grazie al CNIM, ha ereditato nel 2002 dalla Germania la presidenza e
la segreteria. Ha potuto così impostare i lavori successivi sulla base della propria considerevole esperienza. Proprio in quel periodo l’UNI registrava gli aggiornamenti delle
proprie norme di prima generazione, che venivano riviste con un’ottica più “europea”.
Oggi la maggior parte delle norme pubblicate a cura del TC 319 hanno tratto una fortissima ispirazione dalle norme UNI. Ne sono
un esempio il TS 15331, specifica tecnica
che proprio in questo periodo viene riproposta come norma EN, documento che riprende pressoché integralmente la UNI 10604
sulla manutenzione per i patrimoni immobiliari, e la EN 15341, fortemente ispirata dalla
precedente norma italiana UNI 10388 sugli
indicatori (ora ritirata e sostituita appunto
dalla norma europea).
Anche la terminologia EN 13306, recentemente aggiornata, ha tenuto in considerazione quanto l’Italia aveva già applicato nella UNI 10147, nel rispetto comune del vocabolario elettrotecnico internazionale, primo
riferimento storico terminologico sulla manutenzione.
Un cenno a parte merita la EN 13269 sulla
contrattualistica. La norma, molto apprezzata in altri paesi, in Italia si confronta con varie norme UNI più approfondite, pur compatibili con la generica norma europea. La norma europea resta comunque un buon riferimento per la stesura dei contratti, al punto
che il suo contenuto è stato ripreso dalla
guida IEC 60300-3-16 che riguarda i servizi di
supporto di manutenzione nell’ambito della
fidatezza (“dependability”).
Le altre norme del CEN/TC 319, e presumibilmente i lavori che saranno impostati da qui
in poi, sono meno dipendenti dall’esperienza
UNI, anche se continueranno a beneficiare
della professionalità dei nostri esperti.
L’attività normativa italiana
e internazionale
a
La commissione
UNI Manutenzione
La Commissione Manutenzione è stata costituita nel 1989 con obiettivi ben precisi:
• preparare norme generali sull’argomento;
• costituire organismi specifici settoriali,
dove mancanti;
• collaborare con organismi esistenti, per
garantire la coerenza dell’intero parco
normativo UNI sulla manutenzione.
Alla commissione fanno capo direttamente
due gruppi di lavoro:
• GL 1 “Facility Management”, che segue
essenzialmente l’attività europea su questo tema;
• GL 2 “Diagnostica su elementi rotanti”
(misto con la commissione UNI “Acustica
e Vibrazioni”), dedito principalmente all’adozione di norme ISO.
Operano inoltre tre sottocommissioni strutturate che si occupano di continuare lo sviluppo normativo nazionale, di curare la posizione italiana in ambito europeo e di tenere
sotto controllo i lavori di altri comitati nazionali e internazionali che svolgono attività
confinanti con la manutenzione.
Le tre sottocommissioni sono:
SC 1 Processi:
deriva dalla fusione delle precedenti sottocommissioni: 1 “Principi generali e terminologia” e 2 “Contrattualistica di manutenzione”. La SC 1, pur essendo un contenitore importante, oggi raramente trova la necessità
di riunirsi, in quanto si occupa prevalente-
26
U&C n.5 giugno 2011
mente di attività sviluppate direttamente nell’ambito dei suoi tre gruppi di lavoro attivi:
• GL 14 “Integrazione tra la progettazione e
la manutenzione;” i lavori sono ancora in
corso ma in una fase abbastanza avanzata;
• GL 15 ”Qualifica del personale di manutenzione”: un progetto di norma ha superato l’inchiesta pubblica e dovrebbe essere pubblicato in questo periodo. Compito
di questa norma sarà anche quello di costituire il necessario supporto italiano
all’attività europea che sta ripartendo
quest’anno, dopo la pubblicazione di un
rapporto tecnico CEN, che fotografa fondamentalmente la situazione dell’EFNMS,
la federazione europea degli esperti di
manutenzione;
• GL 16 ”Audit di manutenzione”, che ha da
poco terminato l’attività con la pubblicazione della norma UNI 11414:2011 Manutenzione – Linee guida per la qualificazione del sistema di manutenzione.
SC 3 Manutenzione dei patrimoni immobiliari (mista con la Commissione UNI “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio)
Oltre a seguire l’attività dell’omonimo gruppo di lavoro del CEN/TC 319, il WG 7, ha due
gruppi di lavoro attivi:
• GL 10 “Servizi di pulizia di patrimoni immobiliari orientati alla manutenzione”;
• GL 11 “Servizi integrati di gestione e manutenzione dei patrimoni urbani”.
Entrambi i gruppi hanno svolto molta attività
di ricerca prenormativa negli ultimi anni e
stanno ora proseguendo le proprie valuta-
CEN/TC 319 Maintenance
Istituire e sviluppare
l’ingegneria di manutenzione
Oggi alla manutenzione non si chiede solo di
conservare lo stato fisico degli impianti e di
migliorare il rapporto disponibilità operativa/costo di manutenzione, ma soprattutto di
mettere in atto tutte le metodologie per prevenire gli infortuni all’uomo, all’ambiente e allungare la vita dei beni fisici.
Per vincere la sfida della ipercompetitività non
è più sufficiente riparare e prevenire i guasti
alle macchine, oltre alle tecniche organizzative, quali la programmazione dei lavori e la manutenzione produttiva è indispensabile adottare con determinazione nuove e più complete
metodologie e tecniche, quelle dell’ingegneria
di manutenzione.
a
Lo sforzo, indubbiamente maggiore, di dover
operare in un contesto europeo, porterà sicuramente benefici con l’applicazione unica
in vari paesi degli stessi principi.
I comitati normativi internazionali di interesse
Proprio per la sua natura trasversale, è necessario che anche dal punto di vista normativo la
manutenzione tenga sempre presente gli altri
argomenti con i quali si deve interfacciare.
La commissione UNI è sempre stata pronta a
dare il proprio supporto agli organi tecnici di
settori nei quali la stessa manutenzione non
era ancora stata adeguatamente approfondita. A livello di comitato CEN/TC 319 invece,
sono state formalizzate delle “liaison”, cioè
dei collegamenti con altre strutture normative CEN, ISO e IEC che prevedono un aperto
dialogo e il pieno travaso di informazioni.
IEC/TC 56 Fidatezza
Il primo riferimento storico è con il CEN/TC
56 “Dependability” (fidatezza). È lì che è nata, di fatto, la terminologia di manutenzione
ed è lì che la manutenzione trova applicazione per garantire l’appropriato funzionamento
dei beni ai quali si riferisce.
Tra i vari documenti significativi, pubblicati a
cura del TC 56, sono in particolare da ricordare:
• IEC 60050-191: il capitolo del vocabolario
elettrotecnico internazionale dedicato alla
terminologia sulla fidatezza e la qualità del
servizio. È un riferimento ormai molto datato, adottato parallelamente nel 1990 in UNI
come norma UNI 9910 e in CEI come norma 56-50. Da tempo in revisione, è comunque un sempre valido strumento terminologico;
• IEC 60300 Gestione della fidatezza: in tre
parti, la terza delle quali costituisce una
Barbara Pignataro
Segretaria della Commissione UNI Manutenzione
Roberto Ravaglia
Segretario del CEN/TC 319 Maintenance
Manutenzione: attività e rilancio
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Nel CEN/TC 319 sono in elaborazione o in
progetto:
- la trasformazione del CEN/TS 15331 sui
patrimoni immobiliari in norma europea
definitiva (nel WG 7);
- la preparazione di una specifica tecnica
sulla gestione della manutenzione (nel
WG 8);
- la riapertura del gruppo (WG 9) sulla
qualifica del personale di manutenzione
per pubblicare una norma sulla base delle informazioni contenute nel rapporto
tecnico CEN/TR 15628;
- la valutazione di una norma che riguardi
la manutenzione nell’ambito del “physical asset management”
guida applicativa, a sua volta ramificata e
scomposta per argomenti, come la raccolta dei dati, il costo sul ciclo di vita, la manutenzione, la logistica di supporto, ecc.;
• IEC 60706 Manutenibilità delle attrezzature, anch’essa divisa in più parti, per trattare vari aspetti della manutenibilità.
CEN/TC 348
Facility Management
Altro comitato di interesse è il CEN/TC 348,
nato in Europa dopo il TC 319 sulla manutenzione. In Italia l’argomento è trattato da un
gruppo di lavoro della commissione “Manutenzione”, mentre a livello CEN è costante il
dialogo tra il TC 319 con segreteria italiana e
il TC 348 con segreteria olandese.
Questo comitato ha previsto di pubblicare
un’unica norma in varie parti, che porta il numero EN 15221. Due parti, sulla terminologia e
sugli accordi tra i contraenti, sono già pubblicate, altre quattro sono vicine alla pubblicazione e riguardano qualità, tassonomia, sviluppo dei processi e misurazione degli spazi.
Una settima parte riguarda il “benchmark” ed
è in fase avanzata di studio.
ISO/TC 251 Asset management
Recente è la costituzione di questo TC ISO. Il
TC 319 ha aperto alla fine del 2010 un gruppo
di lavoro, il WG 10, gestito dalla Finlandia,
per cercare di sviluppare al proprio interno
ciò che è “physical asset management”, che
può essere tradotto come la gestione dei beni fisici. La partecipazione parallela degli
stessi esperti che operano nel TC 251 ISO nel
WG 10 CEN è una buona garanzia che non ci
saranno sovrapposizioni o duplicazioni tra le
attività dei due organi tecnici.
ISO/TC 59/SC 14 Building
and civil engineering
works - Design life
Per il gruppo di lavoro CEN sui patrimoni immobiliari, il CEN/TC 319/WG 7, il dialogo principale è con questo sottocomitato ISO, che si
occupa del ciclo di vita degli immobili. Anche
qui, senza duplicare o sovrapporre argomenti, il collegamento è d’obbligo per garantire
l’armonia dei risultati.
È stato valutato se adottare come norme EN
alcuni lavori fatti da questo organo tecnico.
Per non obbligare tutti gli Enti Normatori Nazionali membri del CEN all’adozione, si è preferito evitare questa soluzione. In ogni caso
le varie parti disponibili della ISO 15686, che
tratta di vari aspetti della pianificazione del
ciclo di vita, sono un riferimento importante
anche per l’attività europea.
dossier
LAVORI EUROPEI IN CORSO
Istituire l'ingegneria
di manutenzione
A tal fine non è sufficiente affidarsi all'iniziativa e all'esperienza del responsabili della manutenzione, è necessario istituire in modo permanente nella struttura organizzativa, la posizione “Ingegneria di manutenzione” sviluppandone i contenuti e personalizzandoli secondo la tipologia dei processi utilizzati e dell'impiantistica installata.
Le aree che l'ingegneria di manutenzione deve
coprire sono numerose e complesse (vedere
figura “Principali contenuti tecnico-organizzativi dell’ingegneria di manutenzione), e comprendono:
• La diagnostica e l'analisi dei guasti
Attività fondamentali per risalire dagli effetti
alle cause, per misurare le caratteristiche e le
prestazioni significative delle unità in modo da
metterne sotto controllo lo stato fisico ed identificare le vie per migliorarne l’affidabilità.
• L’analisi RAMS
Ovvero,la misura della Reliability (affidabilità),
Avaiability (disponibilità), Maintenability (manutentibilità) e Safety (sicurezza), che consentono di valutare i requisiti richiesti, il grado di
rischio e il livello di servizio conseguito nel
tempo, sia intrinseco che operativo.
• Le specifiche di manutenzione
Documenti tecnici che riportano in dettaglio
tutte le caratteristiche e le modalità degli interventi da eseguire, incluso le procedure di
sicurezza, i tempi di lavoro, i ricambi e quant’altro sia necessario per migliorare la produttività e consolidare l’esperienza manutentiva,
anche come prezioso feed-back da fornire alle
progettazioni successive.
• La manutenzione preventiva
Questa attività che si effettua prima del guasto, avendo il fine di prevenire le avarie è fondamentale e costituisce la parte più professionale della manutenzione; si articola in:
• predittiva, che misura lo stato dei compoU&C n.5 giugno 2011
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INGEGNERIA
DI MANUTENZIONE
DIAGNOSI
E ANALISI GUASTI
TPM
NORMATIVE E
CERTIFICAZIONI
RAMS
MANUTENZIONE
MIGLIORATIVA
METODI DI
INTERVENTO
SPECIFICHE DI
MANUTENZIONE
GESTIONE
VITA ASSETS
PROGRAMMAZIONE
CONTROLLO KPI
MANUTENZIONE
PREVENTIVA
INFORMATION
COMMUNICATION
TECHNOLOGY
ALIENAZIONE
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dossier
nenti e ne predice l’evoluzione;
• su condizione quando gli interventi si effettuano sulla base di condizioni note e
vicine alla soglia di guasto;
• predeterminata quando gli interventi si
effettuano a frequenze prestabilite, comunque decise.
• La Total Productive Maintenance (TPM)
L’arricchimento dei compiti affidati agli operatori dell’esercizio, in una prospettiva di crescita professionale e di conseguente riprogettazione delle mansioni, offre l’opportunità di includere anche attività manutentive di primo e
secondo livello.
Queste attività, vanno quindi progettate ed organizzate dall’ingegneria di manutenzione,
perché vengano eseguite con perizia in tempo
reale per essere più efficaci ed efficienti anche nell’ottica della prevenzione.
• La manutenzione migliorativa
Studia, sviluppa ed implementa migliorie alle
unità tese a migliorare le caratteristiche
RAMS, in virtù dell’esperienza di campo della
creatività dei manutentori e delle varie discipline innovative dell‘ingegneria.
• La gestione del ciclo di vita
La previsione delle attività manutentive e dei
relativi costi per tutto la vita delle unità, suddividendole in cicli di revisione al fine di pianificare e ottimizzare il costo in relazione alla
vita residua e alle modalità di esercizio richieste.
• L’information communication technology
I software di nuova generazione non sono solo
strumento informativo di base da utilizzare per
le attività di gestione, ma sono strumenti di coordinamento e comunicazione senza limiti di
tempo e spazio, che risultano supporto organizzativo e dotazione fondamentale per la comunicazione di sicurezza e tecnica, per chi effettua interventi in vaste aree e territori decentrati.
• le normative e certificazioni
Rappresentano le linee guida da seguire, sia
come regole tecniche sia come raccomandazioni di excellent management per costruire,
consolidare e sviluppare una cultura manutentiva adeguata.
• I metodi di intervento
Gli interventi più significativi per importanza
e difficoltà devono essere coperti dalle best
practices, che indicano come intervenire per
effettuare il lavoro in sicurezza, seguendo la
prassi operativa che via si è andata consolidando come la migliore, per ottenere, ogni
volta che si interviene, efficacia, qualità efficienza e riproducibilità. Consentono di standardizzare gli interventi e sono la base per la
formazione dei nuovi operatori.
• La programmazione ed il controllo dei risultati
Questa attività deve avvalersi delle tecniche di
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U&C n.5 giugno 2011
Principali contenuti tecnico-organizzativi dell’ingegneria di manutenzione
Project management e degli indicatori rilevanti
di prestazione (KPI = Key Performance Indicators), economici, organizzativi e tecnici, descritti nella UNI EN 15341:2007, personalizzandoli se necessario.
• L’alienazione dei beni
Le operazioni molto delicate di messa in sicurezza permanente e quindi di smontaggio delle
macchine ed impianti, nonché le successive
operazioni di distruzione e/o di eventuale ricondizionamento e riutilizzo.
Lavorare nel tempo breve
e nel tempo medio
La principale difficoltà da superare operando
nella manutenzione è quella di riuscire a coniugare gli obiettivi di breve periodo, con quelli
di medio periodo. Quando non si riesce a coniugare efficacemente i programmi a breve
con i piani a medio termine, spesso dipende
dal fatto che i “fondamentali” della manutenzione vengono subiti anziché dominati.
Per conciliare questa dicotomia non sono sufficienti flessibilità e disponibilità operativa, è
necessario adottare con una visione chiara e
progressiva, proprio l'ingegneria di manutenzione.
L’Aiman, che da 52 anni costituisce il “crogiuolo culturale della manutenzione” prendendo
spunto una ventina di anni fa dall’associazione
francese (Afim) ha sviluppato e consolidato
questa disciplina.
L’ingegneria della manutenzione oggi, studia
ed opera per rendere più proficuo nel tempo il
rapporto livello di servizio/costo di manutenzione in tutte le fasi di vita di ogni bene fisico,
dalla ideazione alla progettazione, dalla costruzione all’installazione, all’esercizio, al mantenimento sino alla sua alienazione.
L'ingegneria di manutenzione è insomma lo
strumento professionale che più aiuta a ottenere, con il miglioramento continuo, passo dopo passo, traguardi sempre più importanti in
termini di sicurezza e competitività.
Franco Santini
Presidente AIMAN, EFNMS e
CEN/TC 319 Maintenance
I Key Performance Indicators
strumento fondamentale
per una manutenzione
eccellente
Da sempre ogni organizzazione, dalla più
semplice alla più complessa, ha bisogno di
un sistema di misura delle proprie prestazioni per gestire al meglio la sua evoluzione.
Già nel 1485 Leonardo da Vinci affermava
“Scienza non avvi che non possa prodursi in
numero” e dopo di lui, ogni uomo di scienza,
ha sempre dovuto risolvere il non facile problema della misura delle prestazioni delle
sue innovazioni.
Il Management da oltre un secolo si attiene
ai criteri di F. Taylor, padre dell’organizzazione scientifica del lavoro, che nei suoi “Principles of Scientific Management” (1905), evidenziava che “si migliora solo ciò che si misura”. Negli ultimi anni il management è
sempre più attento alla funzione manutenzione e al suo processo, perché è una proficua
generatrice di benefici e di innovazioni sia in
termini di Green Values, sia in termini di contributi addizionali alla competitività.
Secondo la definizione della ISO 9000:2000, un
processo è un insieme di attività correlate che
interagiscono e trasformano elementi in entrata in elementi in uscita. Le attività rappresen-
Famiglie
di indicatori
Tre livelli
Economici
E1, E2, E3, E4, E5, ..... E24
Tecnici
T1, T2, T3, T4, T5, ..... T21
Organizzativi
O1, O2, O3, O4, O5, ..... O26
Matrice del “Maintenance Key Performance Indicators”
CEN/TC 319
EN 15341
PERFORMANCE
EFFICACIA
TOP
MEDIUM
SUPERVISORI
TECNICI
DURABILITÀ
ECONOMICI
Nº 24
INDICATORI
Nº 71
Nº 26 ORGANIZZATIVI
TECNICI Nº 21
Maintenance Key Performance Indicators e benchmarking
tano l’insieme di azioni condotte per trasformare gli ingressi (input) in uscite (output).
L’approccio per processi applicato alla manutenzione è quindi un metodo di razionalizzazione che consente di pensare in termini
di risorse, vincoli e risultati in grado di soddisfare le esigenze degli utenti/clienti.
La manutenzione viene considerata come il
risultato di un insieme di attività gestionali,
tecniche ed organizzative, per riparare i
guasti di un’unità e per metterla comunque
nelle condizioni di funzionare correttamente
il più a lungo possibile rispettando i “requisiti richiesti”.
I K.P.I. della Manutenzione
a
La strategia manutentiva per ottenere le migliori prestazioni dei beni fisici si sviluppa
attraverso tre vie:
• Il rimpiazzo dei componenti in avaria, ripristinando le condizioni di esercizio, attività chiamata manutenzione correttiva,
poiché elimina il difetto ovvero il guasto in
essere riportando la situazione dell’unità
in condizioni standard normali.
• Il contrasto dell’usura, ovvero ogni forma
di manutenzione preventiva capace di
evitare l’evento guasto e/o anomalia, sot-
toponendo il bene ad azioni opportunamente anticipate.
• La manutenzione migliorativa di parti e/o
componenti del bene attraverso l’utilizzo
di nuovi materiali più affidabili e opportune modifiche che favoriscano la disponibilità.
Per ottenere il migliore mix di queste azioni il
Management studia in continuo nuove metodologie ed innovazioni, per conseguire gli
obiettivi di efficacia ed efficienza, ovvero:
• “doing the right things” (eseguire le attività giuste);
• “doing the things right” (eseguire bene le
attività);
Una manutenzione eccellente si ottiene perseguendo tre finalità fondamentali:
• ridurre i rischi di incidenti alle persone, all’ambiente e ai beni fisici;
• migliorare il rapporto disponibilità operativa/costo di manutenzione;
• allungare la vita dei beni fisici.
Per misurare lo stato in essere e stabilire
nuovi obbiettivi sono quindi necessari degli
indici definiti gli “indicatori di prestazione”.
A tal fine il CEN comitato tecnico 319 “Maintenance” ha creato nel 2003 un gruppo di lavoro che, lavorando con esperti di tutta Eu-
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Manutenzione: attività e rilancio
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EFFICIENZA
ropa, ha provveduto a formalizzare la norma
europea EN 15341 denominata “Maintenance Key Performance Indicators”, approvata
nel marzo 2007, che ha conseguentemente
soppresso la UNI 10388, emessa nel 1994 e
aggiornata nel 2003.
I KPI sono suddivisi in tre famiglie di indicatori, economici, tecnici, organizzativi, opportunamente selezionati che coprono tutti i
principali aspetti manutentivi e sono applicabili ad ogni bene fisico.
Gli indicatori sono strumenti utilizzabili per
misurare in modo omogeneo le performance
manutentive a vari livelli: stabilimento, area,
impianto, macchina, unità, ecc).
Ogni indicatore, al fine di poter essere utilizzato in modo rappresentativo e significativo,
è stato formulato in modo tale che sia:
• semplice e sintetico;
• definito in modo chiaro e univoco;
• correlato a due o più fattori;
• misurabile nella sua evoluzione.
I risultati numerici che ne derivano possono
essere usati per effettuare confronti economici, tecnici ed organizzativi, in altre parole
per:
• misurare;
• confrontare;
• verificare;
• diagnosticare;
• evidenziare aree di forza e debolezza;
• definire obiettivi, strategie e piani;
• controllare la realizzazione e l’evoluzione
di un piano;
• costruire un sistema di valutazione per
motivare e riconoscere le professionalità
acquisite.
L’architettura dei KPI della EN 15341:2007, riportata nella figura 1 “Matrice del Maintenance Key Performance Indicators” indica:
• i fattori influenzanti esterni, che non dipendono dal Management dell’azienda;
• i fattori influenzanti interni, che dipendono
dal Management dell’azienda e dalla manutenzione;
• la denominazione dei 71 indicatori, economici, tecnici, organizzativi, strutturati su
più livelli E1 – E24 ; T1 – T21 ; O1 – O26.
È necessario, per rendere omogenea e significativa ogni valutazione, tener conto dei
fattori influenzanti attraverso opportuni coefficienti di equivalenza da costruire caso
per caso.
Partendo dalla mappatura di un processo, i
KPI consentono di effettuare in modo sistematico un confronto sia interno alla propria
azienda (noi stessi come eravamo, come
siamo e come vogliamo diventare) sia all’esterno con i competitori (come sono i migliori rispetto a noi), denominato Benchmarking
che agevola l’identificazione delle vie al miglioramento e al cambiamento.
dossier
Fattori influenzanti
Esterni
Interni
Leggi Norme
Mercato Utilizzo Impianti
Settori Merceologici Cultura Aziendale
Costo del Lavoro
Severità dei processi
Criticità Unità
Località Geografica
Dimensione Impianti
Età Impianto
Cultura Nazionale
Mix di Prodotti
29
Rilevando l’ammontare del divario misurato,
è possibile, per i vari settori merceologici
(farmaceutica, chimica, alimentare, petrolifera, trasporti, sistemi di servizio, infrastrutture, ecc.) costruire proficui e avanzati sistemi di Performances Appraisal, di Balanced Score Cards e di gestione (cockpit). (figura “Maintenance Key Performance Indicators e benchmarking”)
L’aggettivo proattivo largamente usato negli
USA e dagli inglesi è stato scelto per il suo
significato etimologico: dal greco pro, andare oltre, e dal latino ago, spingere in avanti;
in abbinamento alla manutenzione significa
che il management e i responsabili devono
utilizzare ogni risorsa disponibile per conseguire frontiere più avanzate, capaci di costruire un modello sempre più di eccellenza:
World Class Maintenance.
Abbinare ai fattori drivers della manutenzione i corrispondenti valori dei KPI, consente
di disporre di un decalogo operativo per implementare con efficacia strategie di manutenzione proattiva.
In sintesi il decalogo della manutenzione
proattiva significa:
1. creare network informativi, manageriali
gestionali e tecnologici (information
communication technology);
2. valutare le situazioni critiche e i relativi
rischi (risk assesment);
3. conoscere requisiti manutentivi, caratteristiche e modalità degli interventi (maintenance specification);
4. prevedere la vita residua dei componenti
e unità, monitorandone l’evoluzione (predittiva);
5. gestire con sufficiente anticipo le azioni
di contrasto (preventive e su condizione);
6. reingegnerizzare i processi manutentivi,
la manutenzione, inserendoli nell’asset
management (lean maintenace);
7. sviluppare la professionalità con metodi
multitasks - multiskills (European TPM);
8. sviluppare nuovi metodi e tecniche di intervento (best practices & maintenability);
9. utilizzare forme più avanzate e complete
di terziarizzazione (global service);
10. allungare la vita delle unità, gestendo al
meglio le fasi della vita residua dei beni
fisici (extension life).
La disciplina per realizzare tutto ciò è l’ingegneria di manutenzione che ha sviluppato
da tempo, tecniche di prevenzione, gestione, controllo e miglioramento continuo, capaci di ottimizzare la disponibilità operativa,
i costi di manutenzione e allungare sensibilmente la vita delle unità.
La norma EN 15341 del marzo 2007 offre a
tutto il Management di manutenzione un set
Nelle aziende produttrici di beni e servizi, alle
quali si è fatto riferimento per la stesura della
norma, il meccanismo di costruzione del budget è simile alle precedenti (seppure più
complesso). Esso prende origine dalla presentazione delle previsioni di spesa fatte da
ogni centro di produzione (come anche ausiliario o generale) che le esprime in base delle
indicazioni fatte dai vertici aziendali (target
produttivi, prospettive di vendita, strategie di
sviluppo ecc.) e, come ultima fase, il responsabile di ogni centro configura il suo assetto
produttivo sul quale elabora e presenta le
sue previsioni di spesa che è comprensiva, al
suo interno, del costo della manutenzione.
In tutti questi casi l’insieme delle previsioni
esprime il budget aziendale ed il risultato è
generalmente un importo omnicomprensivo
di spese dirette e indirette e per quanto attiene la manutenzione solo nell’ultimo caso
troviamo esposto il suo valore o la sua incidenza nei riguardi della spesa di produzione.
Esiste un terzo raggruppamento di aziende,
proiettate a sistemi gestionali avanzati, nelle
quali anche la manutenzione ne viene coinvolta. In queste aziende i costi di manutenzione non sono più totali o omnicomprensivi
ma dettagliati per reparto (operativo, ausiliario e generale) sulla base del volume di attività svolta da ciascun reparto con un dettaglio sempre più spinto sino alla previsione
del costo di ogni singolo lavoro operato dalle varie specialità (meccanica, elettrica,
strumentale, ecc.) e mestiere. In tali contesti
prevale la buona regola che ogni lavoro è
soggetto ad una progettazione con il significato di apportare, globalmente, un guadagno sia in efficacia che in efficienza, oltreché in sicurezza. In queste aziende i comportamenti sono procedurizzati e consequenziale è il ricorso a attuali sistemi di supporto/gestione.
In queste aziende la manutenzione aziendale è considerata un’entità di servizio autonoma con piena responsabilità gestionale alla
stregua di un’impresa esterna; ed è a queste
aziende che il gruppo di lavoro estensore ha
fatto riferimento per tutto quello che concerne il budget della manutenzione, trasferendolo poi nella norma budget - UNI 10992.
I contenuti della norma UNI 10992
sulla manutenzione
Nella prima parte della norma, quella riservata alla terminologia, troviamo ampliati significativamente i termini normalmente presenti nella terminologia manutentiva con
un’ordinata elencazione di alcuni termini
propri dell'argomento “budget” come budget settoriale e comitato budget. Ogni termine si accompagna a una definizione del
contenuto, in molti casi volutamente ampliata, che aiuta chi è poco in confidenza con
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Manutenzione proattiva
di KPI, che ha già consentito di effettuare,
per la prima volta in Europa, un confronto
sulle performance di manutenzione e di avviare quindi progetti di ricerca su nuovi modelli di eccellenza.
In particolare l’EFNMS (European Federation National Maintenance Society) ha costituito un Benchmarking Committee che ha
già tenuto seminari ed incontri di illustrazione e aggiornamento della EN 15341 nelle
maggior parte dei paesi europei.
Nel 2009 è partito un confronto tra gli esperti
della EFNMS e quelli della SMRP, l’associazione di manutenzione più importante degli
Usa che, dopo averla adottata come riferimento, hanno editato insieme alla EFNMS
una pubblicazione dal titolo “Global Maintenance and Reliability Indicators” che è giunta alla terza edizione.
Gli esperti internazionali del CEN/TC 319/WG
6, nel 2012, essendo trascorsi 5 anni, provvederanno a riesaminare la EN 15341 e se
necessario ad aggiornarla, per renderla
sempre più in linea con le esigenze del management.
30
U&C n.5 giugno 2011
Franco Santini
Presidente AIMAN, EFNMS e CEN/TC 319
Maintenance
Il budget di manutenzione
Il budget aziendale
Per l’elaborazione del proprio budget, in generale, tutte le aziende sfruttano il principio
della programmazione e, nell’ambito della
propria organizzazione aziendale, i dirigenti
scelgono gli obiettivi e definiscono quali
mezzi usare per raggiungerli.
I programmi da loro elaborati, pur nella diversità dei modi di attuazione, risultano
sempre espressi in termini quantitativi ed i
dati vengono ordinati in modo sistematico
sotto forma di documento scritto.
Questo processo, che prende il nome di
“Budgeting”, è formulato dalla generalità
delle aziende in termini monetari, esposto
cioè in costi.
In quelle medio piccole, questo costo viene
elementarmente ricavato dalle spese statisticamente sostenute nei passati esercizi per
provvedere le risorse (uomini, mezzi e materiali) necessarie ad eseguire sia la produzione
sia la manutenzione degli assetti produttivi.
Lo stesso procedimento viene adottato anche nelle aziende medio grandi o di maggior
rilevo dove, nel panorama prevalentemente
“contabile” si è in presenza, diversamente
dalle prime, di metodologie più avanzate e
partecipate (intervento di controller, analisti
di varia conoscenza, ecc.).
LAVORI NAZIONALI IN CORSO (NEL PRIMO SEMESTRE 2011)
dell'ora asservita e quali sono i costi aggiuntivi, ricariche, addebitabili alla manutenzione.
Il "bilancio della manutenzione" completa il
quadro dei costi con la descrizione dei destinatari finali delle spese sostenute dalla manutenzione.
Corollario all'argomento costi e spese è la
validazione del budget con le fasi di assunzione del budget dei volumi da parte di ogni
area di responsabilità e delle varie approvazioni sia nei riguardi dei volumi sia dei contenuti tecnici ed economici da parte di vari livelli di competenza e responsabilità.
Altro argomento riportato nella norma riguarda la consuntivazione degli interventi con riferimento ai contenuti di dettaglio da inserire
nei report per ogni lavoro fatto.
Criteri di approvazione del Budget, consuntivazione, gestione e controllo degli interventi
completano la trattazione e il contenuto della
norma UNI sul budget di manutenzione.
In conclusione la norma UNI 10992 sul budget riflette una cultura molto evoluta sulla
gestione ed il controllo tecnico ed economico della manutenzione; la stessa trae ispirazione da modelli organizzativi presenti in alcune grandi e medie aziende. In essa sono
riportate tutte le indicazioni organizzative necessarie ad elaborare, approvare e a tenere
sotto controllo il budget di manutenzione.
Particolare cura è stata posta nella definizione dei termini e del loro contenuto per operare una raccolta dati proiettata alla formulazione e impiego di indici tra loro omogenei,
alla loro analisi ed al benchmarking.
Il nutrito corredo di informazioni contenute
nella stessa rende il prodotto immediatamente fruibile sia come linea guida in generale
per aziende anche diverse da quelle produttrici di beni e servizi e, opportunamente trasposta, anche per le aziende minori.
Rimane nell’auspicio degli estensori della
norma che la conoscenza in essa diffusa
porti ad incrementare la cultura generale dei
singoli manutentori.
La manutenzione e l’università
italiana
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Sono in preparazione:
a) tre norme generali:
- integrazione tra la progettazione e la manutenzione (presso la SC 1 GL 14),
- qualifica del personale di manutenzione (presso la SC 1 GL 15),
- qualifica del sistema di manutenzione (presso la SC 1 GL 16);
b) due norme nel settore dei patrimoni immobiliari:
- servizi di pulizia di patrimoni immobiliari orientati alla manutenzione (nella SC 3 GL 10),
- servizi integrati di gestione e manutenzione dei patrimoni urbani (nella SC 3 GL 11);
c) l’aggiornamento delle norme attuali nel settore dei trasporti (SC 4).
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Claudio Perletti
Relatore della UNI 10992
Consulente aziendale
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termini amministrativi e contabili, alla loro
corretta comprensione.
La norma si prefigge lo scopo di dare gli indirizzi per la previsione tecnica ed economica delle attività di manutenzione e/o delle
attività che sono di competenza del servizio
di manutenzione e di fornire la guida necessaria per l’elaborazione, l’approvazione, la
gestione ed il controllo del budget ricordando che il budget ed i consuntivi sono gli strumenti con i quali la direzione controlla l'intero fenomeno manutentivo. Ne indica gli
obiettivi ed elenca gli strumenti e le attività
necessarie al loro raggiungimento.
Di conseguenza, viene descritto un modello
di struttura organizzativa finalizzata all’elaborazione del budget e riportate le modalità
della sua gestione. Nel suo contesto vengono definiti compiti e ruoli in termini di persone/funzioni responsabili della sua attuazione
e spiegato il significato delle strategie di
produzione (piani di produzione e piani di
sviluppo aziendale), delle politiche di conduzione e delle politiche di manutenzione.
Nel seguito sono esposti gli elementi primari
per una corretta definizione dei fabbisogni
della manutenzione per trasformare poi i
fabbisogni espressi dagli utenti in termini di
ore e costi dando loro una struttura organizzativa tale da poter organicamente individuare le attività classificandole ulteriormente per tipologia di intervento.
Si prosegue con l'elaborazione del singolo
budget di area manutentiva e si conclude
con la suddivisione dei volumi di manodopera per specialità e mestiere, alla loro distribuzione tra aziendali e terzi, la valutazione
della quantità di materiali necessari e la predisposizione dei mezzi.
Il passo successivo riguarda la valorizzazione della spesa necessaria per l'acquisizione
delle risorse (uomini mezzi e materiali) che
costituiscono, per la manutenzione, le “spese per origine”.
Per la costruzione del “costo standard” del
personale aziendale di manutenzione, è definito chi considerare “diretto” e chi “indiretto”.
Una tabella riporta un esempio di come si
perviene, per il personale aziendale, alla definizione preventiva delle ore teoriche, lavorabili e distribuibili; nella stessa si trovano
definite, per il personale di terzi, le prestazioni “correnti” e quelle "specializzate". Sono anche riportate considerazioni a riguardo
del costo dei materiali e dei costi interni e
prezzi esterni dei mezzi. Un grafico riassume
la composizione del costo orario medio sia
della manodopera aziendale sia di quella di
terzi con la descrizione in dettaglio di cosa
si intende per costi esterni o facilities e costi
interni o utilities; cosa comprende il costo
Il rapporto tra manutenzione e formazione
universitaria ha registrato in Italia un diverso
andamento nei settori più vicini all’industria1
rispetto a quelli legati all’architettura e al
mondo delle costruzioni più in generale. Da
decenni consolidato in numerosi corsi di laurea nell’area dell’ingegneria quel rapporto ha
cominciato a trovare qualche riscontro nella
formazione universitaria per il mondo delle
costruzioni solo da pochi anni.
La formazione universitaria nella manutenzione degli impianti industriali
Il tema della manutenzione degli impianti industriali vanta certamente una presenza storica all’interno dei corsi di ingegneria. La sua
caratteristica interdisciplinarietà ne ha però
condizionato il tipo di presenza, provocando,
in generale, una frammentazione dei suoi
contenuti fra aree disciplinari differenti. Infatti si trovano argomenti di manutenzione in
corsi dell’area delle costruzioni meccaniche,
laddove si voglia legare l’analisi progettuale
al comportamento affidabilistico del prodotto, in corsi dell’area della meccanica applicata, laddove l’analisi delle vibrazioni o in
generale l’analisi dinamica venga vista come
un elemento fondamentale della gestione
manutentiva della macchina o sistema, in
corsi dell’area della strumentazione elettronica, laddove venga visto questo particolare
aspetto come centrale di una politica manutentiva su condizione, in corsi dell’area chimica, laddove l’interesse sia in particolare rivolto ai problemi di manutenzione e sicurezza di questi impianti, infine in corsi dell’area
impianti e produzione, laddove si voglia invece vedere la manutenzione dal punto di vista
della sua gestione ed erogazione come servizio a vantaggio di produzione, qualità e sicurezza.
In definitiva, la presenza di tanti aspetti diversi, anche specialistici, nella manutenzione ha fatto sì che nelle università si siano
sviluppati in corsi diverse “parti del tema
della manutenzione”, come conseguenza
dell’appartenenza del corso ad un’area disciU&C n.5 giugno 2011
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plinare particolare (ingegneria meccanica,
chimica, elettronica, gestionale...) che ha
giustificato lo sviluppo di quel particolare
aspetto tematico [1].
Oggi, alcuni fattori di discontinuità rispetto
al passato fanno fortunatamente pensare alla possibilità di una rivalutazione e riscoperta, su nuove basi, della manutenzione con
l’assegnazione dell’importanza che merita
nella società e (naturalmente) nei corsi di
studi che hanno il compito di formare gli
operatori del futuro.
• Il primo fattore è costituito dall’importanza
dell’aspetto gestionale nella nuova manutenzione che, unito alla sua già naturale
trasversalità, è in grado di conferirle un
carattere unificante;
• il secondo fattore è costituito dallo sviluppo dei contenuti e concetti che vanno sotto il nome di ingegneria di manutenzione, i
quali, all’interno della visione gestionale
della manutenzione, costituiscono il presidio e l’intelligenza di tutta la tematica manutentiva;
• l’ultimo e assai rilevante fattore, che valorizza i due precedenti, è la nascita, grazie
allo sviluppo delle tecnologie ICT di nuove
forme tecniche e organizzative della manutenzione (tele-manutenzione, e-maintenance) che sono anche in grado di far sviluppare nuovi business manutentivi improntati al service;
Nel panorama italiano esistono al momento
due distinte tipologie di proposte formative:
• a livello di pre-inserimento nel mondo del
lavoro, vengono erogati degli insegnamenti all’interno dei corsi di laurea triennale e magistrale, principalmente nell’area dell’ingegneria industriale; le tematiche trattate vertono principalmente sulla
sicurezza degli impianti industriali, l’analisi affidabilistica degli impianti, i metodi di
diagnostica e la gestione degli impianti industriali. Considerando l’offerta formativa
attuale è da evidenziare in particolare il
corso di gestione della manutenzione attivato all’interno dei percorsi di laurea magistrale in ingegneria meccanica e gestionale del Politecnico di Milano;
• a livello di formazione continua, sono disponibili moduli formativi o corsi offerti in
modalità part-time aventi come principali
destinatari tecnici operanti in aree manutentive aziendali – in primis ingegneri
meccanici ed elettrici - che desiderano
potenziare le proprie competenze gestionali in specifiche aree, quali ad esempio
la gestione dei materiali tecnici, il project
management, la conduzione di analisi
FMECA.
Se si considera il ventaglio completo di saperi si comprende come la creazione di un
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U&C n.5 giugno 2011
profilo manageriale nell’area della manutenzione richieda, per l’ampiezza delle discipline coinvolte e per la profondità delle conoscenze richieste per ciascuna disciplina, un
percorso formativo molto articolato che sia
al tempo stesso integrato con un esperienza
pluriennale sul campo.
In particolare, nell’ambito del progetto europeo EUROMAINT è stato proposto un European Master of Science in Maintenance
Management che, in accordo al Patto di Lisbona e al Bologna Agreement sulla armonizzazione dei percorsi formativi universitari
europei, prevede 60 crediti formativi, equivalenti a 1.680 ore di studio. La visione di lungo
periodo è di avere un unico percorso formativo condiviso che possa trovare compatibilità e applicazione nei diversi sistemi universitari nazionali al fine di contribuire al libero
movimento di maintenance manager, formatori e ricercatori sulla base di un sistema paritario di competenze, attitudini e conoscenze a livello europeo [2].
In ambito nazionale, le esperienze del Master Universitario Executive in Gestione della Manutenzione Industriale (MEGMI), erogato congiuntamente dal MIP-Politecnico di
Milano e dall’Università degli Studi di Bergamo, e del Master Universitario in Affidabilità, Manutenzione e Sicurezza, erogato dal
Politecnico di Torino, possono essere considerate un primo passo verso la possibilità di
creare un percorso formativo condiviso e riconosciuto anche da altre Università europee mediante l’attribuzione di un titolo avente validità in più Paesi.
Oltre a questi percorsi formativi non va sottaciuto il ruolo che le stesse aziende industriali, in partnership con gli enti di formazione universitari, possono avere nel potenziare le competenze tecnico-manageriali del
proprio personale di manutenzione. Ciò può
avvenire sia attraverso lezioni frontali sia,
soprattutto per organizzazioni industriali
multi-stabilimento operanti in più Paesi, attraverso modalità e-learning. Un sistema di
riferimento delle competenze rappresenta
sicuramente uno strumento utile e rilevante
per chi, come il responsabile del personale
o lo stesso responsabile di manutenzione,
debba individuare i gap formativi specifici
del proprio personale tecnico di manutenzione. In tal modo è possibile profilare meglio il percorso formativo di ciascun addetto
in relazione, da un lato, alle sue esperienze
professionali e alla formazione ricevuta in
passato, e dall’altro, ai target professionali
che l’azienda intende attribuirgli.
La formazione universitaria nella manutenzione dei patrimoni immobiliari
A partire dalla seconda metà degli anni ’90,
sulla spinta di una domanda più attenta alla
qualità degli spazi e dell’ambiente, alla programmazione nel tempo degli investimenti e
al contenimento dei costi di gestione2, il sistema universitario ha iniziato a manifestare
Riferimenti Bibliografici
[1]. Garetti M., Il ruolo dell’Università nella formazio-
ne in Manutenzione, XXI Congresso Naz. AIMAN,
Settembre 2004, Milano
[2]. EUROMAINT (2008) A Guide to Maintenance Management – EFNMS, ISBN 9789081346610.
S. Curcio, a cura di, Lessico del Facility Management,
Il Sole 24 Ore, Milano, 2003.
C. Molinari, Procedimenti e metodi della manutenzione edilizia, Vol. I, “La manutenzione come requisito di
progetto”, Esselibri Simone, Napoli, 2002.
C. Talamo, a cura di, Procedimenti e metodi della manutenzione edilizia - Vol. II, “Il piano di manutenzione”
Esselibri Simone, Napoli, 2010.
Note
1. Per settori più vicini all’industria dove la funzione
manutentiva si è da tempo consolidata sia sul piano
teorico che operativo si intendono in particolare
professionali i cui profili sono definibili a
partire da una serie di contributi: gli ambiti
culturali di matrice industriale e manageriale, la realtà del mercato e del quadro normativo-procedurale, le strumentazioni di gestione e controllo, i modelli organizzativi e
operativi deducibili dai casi reali.
La complessità e la valenza strategica di questo quadro di fattori innovativi fa intuire la necessità di integrare in modo interdisciplinare,
per una efficace gestione del costruito, conoscenze, modelli e strumenti provenienti da
una pluralità di ambiti disciplinari, chiamati a
confrontarsi e adattare i loro contenuti rispetto alla specificità di alcuni temi applicativi e alle nuove competenze richieste.
Il risultato è il corso di Laurea Magistrale in
Gestione del Costruito.
Di durata biennale, come tutti i corsi di Laurea Magistrale, si rivolge a una domanda
potenziale costituita da società immobiliari;
banche, fondazioni bancarie, assicurazioni
e, in generale, imprese caratterizzate da patrimoni immobiliari rilevanti e complessi; società ed enti di gestione di patrimoni immobiliari pubblici e privati di diversa destinazione funzionale (residenziale, manifatturiero,
terziario, ecc.); società specializzate nei servizi legati alla gestione del costruito e di
supporto all'operatività dell'edificio (facility
management); società finanziarie, banche
d'investimento, società specializzate nella
consulenza sul project financing; gestori di
fondi immobiliari; società di consulenza immobiliare; società di ingegneria e studi professionali; società di consulenza per la direzione aziendale.
Questa articolata domanda può essere ricondotta in estrema sintesi a due profili di
competenze, gravitanti rispettivamente nell'area della gestione economico-finanziaria
(asset e property management), e della gestione tecnico-operativa dei servizi di supporto alle attività svolte nell'ambiente costruito (facility management).
Il corso, pur scontando il suo carattere di
sperimentalità e il fatto di rivolgersi a una
domanda quantitativamente contenuta, ha
registrato un trend crescente di gradimento
assestandosi al 2010 su circa 50 immatricolazioni annue che hanno trovato un interessante e costante riscontro in termini di occupazione post-laurea.
Tuttavia il limite più rilevante di questa come
di analoghe recenti iniziative è insito, paradossalmente, proprio nella loro finalità: quella
di produrre figure specializzate nella gestione/manutenzione di patrimoni immobiliari.
Resta infatti ancora assolutamente scoperta
la formazione universitaria di progettisti attenti alla gestione del ciclo di vita di ciò che
stanno progettando. Vale a dire in grado di
nica e dell’elettronica e, più recentemente, della comunicazione.
2. Il ‘motore’ principale è stato ed è in realtà quello
economico. Un livello elevato di funzionamento del
“contenitore” spaziale in cui si svolge una determi-
nata attività – misurabile in termini di prestazioni
tecniche e ambientali – garantirebbe infatti una
maggiore redditività dello spazio, da valutare in rela-
zione all’investimento effettuato. Tuttavia l’efficienza
funzionale non si traduce solo in maggiore redditivi-
tà ma anche e soprattutto in un più elevato livello di
qualità dei servizi erogati e di comfort ambientale
percepito all’interno dello spazio interessato dallo
svolgimento dell’attività.
3. Per esempio il Politecnico di Milano, l’Università di
Firenze, l’Università di Bari.
4. Come stima il CRESME (CRESME, Il mercato delle
costruzioni. Lo scenario di medio periodo 2004-2008,
CRESME, Roma, 2004) e come conferma l’ANCE
(ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, anni vari) negli anni più recenti la ma-
nutenzione ordinaria e straordinaria ha assorbito da
sola più del 60 per cento degli investimenti globali
settoriali (circa 94 miliardi di euro annui sui 157,3 mi-
liardi complessivi del 2008), consolidando un trend
avviato fin dai primi anni '90 e rappresentando di fat-
to l'unico comparto in costante crescita nel mondo
delle costruzioni nell'ultimo decennio.
5. Tra questi ultimi si possono citare il “Master in Real
Estate” promosso da MIP (Politecnico di Milano) e
SDA (Università Bocconi di Milano); il Master di 1°
livello in "Gestione integrata dei patrimoni immobi-
liari. Asset, Property & Facility Management", pro-
mosso dall'Università di Roma La Sapienza/Facoltà
di Architettura Valle Giulia e da Terotec; il Master di
1° livello in "Manutenzione e Gestione dei patrimoni
immobiliari", promosso dal Politecnico di Bari.
6. Si tratta di un poco frequente caso di corso di Lau-
a
rea Magistrale organizzato e gestito con contributi
trasversali da tre Facoltà del Politecnico di Milano:
la Facoltà di Architettura e Società, La Facoltà di Ingegneria Edile Architettura e la Facoltà di Ingegneria dei Sistemi. Al corso di LM possono accedere
laureati in Scienze dell'architettura, Architettura
ambientale, Ingegneria edile, Edilizia, Architettura e
produzione edilizia, Ingegneria Gestionale. Ma anche laureati triennali provenienti da analoghi percorsi formativi attivati in altri Atenei, nazionali e non.
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quelli dei trasporti, della meccanica, dell’elettrotec-
sione “Manutenzione” di una sottocommissione destinata ad affrontare i temi della
manutenzione dei patrimoni immobiliari, avviava nel 1995 un rapporto organico con alcune Università3 finalizzato allo studio per la
produzione di un nuovo quadro normativo e
di linee guida sull’argomento.
Il rinnovato interesse del management per
gli investimenti immobiliari che negli stessi
anni cominciava a manifestarsi, in particolare per quelli rivolti all’edilizia esistente4, ha
indotto una prima risposta diretta da parte di
alcune Facoltà o Dipartimenti universitari attraverso l’istituzione di Corsi di aggiornamento e, successivamente, di Master e Master universitari5.
Ma la risposta più significativa da parte
dell’università si registra dopo il 2005 con
l’avvio di corsi di Laurea Specialistica/Magistrale orientati alla creazione di nuove figure
e competenze tecniche e professionali
espressamente dedicate al "management"
dei servizi di manutenzione immobiliare (dal
Facility al Maintenance Management).
Poche, per la verità, sono a tutt’oggi le esperienze consolidate di questa natura rivolte,
in ogni caso, a un numero contenuto di studenti.
Oltre al corso Corso di Laurea Specialistica
in "Manutenzione e Gestione Edilizia e Urbana" promosso dall'Università Federico II di
Napoli, ha assunto una particolare rilevanza
il corso di Laurea Magistrale in “Gestione
del Costruito” attivato nel 2005 dal Politecnico di Milano.
A quest’ultima iniziativa fanno riferimento le
sintetiche osservazioni che seguono.
Il Corso di Laurea Magistrale in “Gestione
del Costruito”
All’idea di “gestione del costruito” corrisponde quell’insieme di attività volte a garantire il mantenimento e l’adeguamento nel
tempo delle prestazioni di un immobile; volte, contemporaneamente, a massimizzarne
la redditività e/o il valore di mercato.
Il corso, gestito congiuntamente da tre Facoltà del Politecnico6, affronta il tema della
gestione dei patrimoni immobiliari superando le tradizionali logiche di conduzione tecnica degli edifici e indirizzando i suoi contenuti verso forme evolute di gestione. Dove
valutazioni tecniche, organizzative ed economiche pilotano decisioni strategiche di intervento e di investimento; e dove si vanno
affermando logiche industriali di controllo
della qualità e di efficienza/efficacia dei processi. Questa mutazione di scenario comporta il trasferimento di culture e di logiche
organizzative di matrice industriale, la creazione di nuove opportunità di mercato, la ridefinizione dei tradizionali apparati procedurali e strumentali e l’esigenza di nuove figure
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una maggiore attenzione alla manutenzione
degli edifici e, più in generale, dell’ambiente
costruito.
Questo versante della manutenzione trovava
con l’Università una prima forma di intermediazione nell’impegno dell’UNI che, attraverso la costituzione nell’ambito della commis-
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prevedere il comportamento nel tempo dei
manufatti progettati e costruiti.
È infatti da ricollegare a un vuoto culturale
in materia di gestione immobiliare il difficile
rapporto che dovrebbe instaurarsi, ma che
nei fatti non si instaura proprio, tra i diversi
soggetti che operano nelle diverse fasi del
ciclo edilizio o, se si preferisce, del processo che porta dall’ideazione alla gestione fino
alla dismissione dei sistemi edilizi attraverso
trasformazioni sia endogene che esogene
che ne caratterizzano l’intero ciclo di vita.
Per rimediare a questo “vuoto” si renderebbe necessaria un’integrazione consistente
negli obiettivi della formazione universitaria
di un progettista con la categoria delle variabili legate all’uso e alla gestione del prodotto progettato.
Siamo ancora lontani dall’intravedere una risposta attendibile a questa necessità.
Sergio Cavalieri
Membro della Commissione Manutenzione
e del GL 15 SC 1 Qualifica del personale di
manutenzione
Università di Bergamo
Claudio Molinari
Presidente SC 3 Manutenzione
dei Patrimoni Immobiliari
Politecnico di Milano
Dipartimento Best
La diagnostica degli elementi
rotanti
a
Il gruppo congiunto “Diagnostica su elementi rotanti” è nato nell’ambito delle commissioni tecniche “Manutenzione” e “Vibrazioni” nel 2004.
Questo gruppo misto, da allora, opera nell’ambito della commissione “Manutenzione”,
con segreteria nella commissione
“Vibrazioni” (oggi sottocommissione della
commissione “Acustica e vibrazioni”).
Scopo del gruppo misto, oltre a quello di interfacciare i lavori della sottocommissione
ISO/TC 108/SC 5 “Condition monitoring and
diagnostics of machines” era quello di elaborare norme di carattere generale sulla diagnostica di elementi rotanti mediante misura
delle vibrazioni.
La sua prima attività è stata quella di adottare
alcune parti delle norme ISO 10816 “Mechanical vibration – Evaluation of machine vibration by measurements on non-rotating
parts, e relativa alla misura di vibrazioni rilevate su parti rotanti, e della ISO 7919 “ Measurement and evaluation of mechanical vibration and shock as applied to machines,
vehicles and structures”, relativa alla misura
di vibrazioni rilevate su parti non rotanti.
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Per gentile concessione di Ansaldo Energia
Foto di rotore di un turboalternatore disposto in “galleria” per le attività di bilanciamento e prova di
sovra velocità. La gabbia in rame, di tipo modulare, è raffreddata con acqua demineralizzata e consente di effettuare prove “a caldo” ovvero eccitato con una corrente prossima a quella di targa.
In “galleria” vengono anche eseguite tutte le prove elettriche previste per il rotore.
Tali norme sono state scritte per fornire:
• linee guida per accordi tra costruttore e
cliente nelle prove di accettazione del macchinario;
• dei criteri per la valutazione delle vibrazioni
di macchine in esercizio.
Coerentemente con il loro indirizzo, le due
norme in questione trascurano l’aspetto diagnostico, di particolare interesse invece ai fini
manutentivi.
Ai lavori hanno partecipato costruttori di macchinario, fornitori di sistemi di misura e/o sensori speciali, esperti di problemi di manutenzione ed esperti appartenenti al mondo accademico.
Generalità
Come noto, la diagnostica è parte integrante
della manutenzione e alla base della diagno-
stica, come elemento fondamentale, c’è il
monitoraggio delle vibrazioni, come valore
assoluto o come variazioni (trend) rispetto a
dei valori iniziali, considerate le “impronte
digitali” (finger-prints). Da segnalare che, a
volte, monitoraggio e la diagnostica vengono
confusi tra loro. Il monitoraggio, spesso arricchito del termine “evoluto”, rappresenta
la “lettura”, più o meno complessa, di parametri significativi del funzionamento/comportamento di un qualsiasi componente o di un
impianto. La diagnostica è invece il processo
che, a fronte di una anomalia, porta a fornire
una diagnosi attraverso l’analisi e la correlazione di dati raccolti (“root-analysis”). Semplificando si può dunque dire che il “monitoraggio” è un insieme di strumenti hardware
e software (ad esempio i vari “pacchetti”),
propedeutici alla diagnostica.
cumenti sono per lo più utilizzati da specialisti,
che non trovano certamente un ostacolo nella
lingua, e che alcuni termini ormai entrati nel
gergo comune dei tecnici una volta tradotti,
anche con complesse circonlocuzioni, finiscono per “lasciare sul campo”alcuni concetti.
Operata questa scelta si è proceduto, dunque, a recepire alcune norme ISO, consapevoli che molte di esse già venivano richiamate
dai documenti contrattuali in caso di interlocutori internazionali.
UNI ISO 10817-1 “I sistemi di misura delle vibrazioni degli alberi rotanti – Parte 1: Rilevamento relativo ed assoluto delle vibrazioni radiali”
UNI ISO 11342 “Vibrazioni meccaniche - Metodi e criteri per il bilanciamento meccanico
dei rotori flessibili”
UNI ISO 13374-1 “Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine – Elaborazione
dei dati, loro trasmissione e presentazione –
Parte 1: Linee guida generali”
UNI ISO 13374-2 “Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine – Elaborazione
dei dati, loro trasmissione e presentazione –
Parte 2: Elaborazione dati”
UNI ISO 13379 “Monitoraggio e diagnostica
dello stato delle macchine – Linee guida generali sulle tecniche d’interpretazione dei dati
e per la diagnosi”
UNI ISO 13380 “Monitoraggio e diagnostica
delle macchine – Linee guida generali sull’uso dei parametri prestazionali”
UNI ISO 13381-1 “Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine - Prognostica –
Parte 1: Linee guida generali”
UNI ISO 18434-1 “Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine – Termografia –
Parte 1: Procedure generali”
UNI ISO 19499 “ Vibrazioni meccaniche – Bilanciamento – Guida all’uso e applicazione
delle norme sul bilanciamento”
UNI ISO 22096 “Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine – Emissioni acustiche”
UNI ISO 29821-1 ”Monitoraggio dello stato e
diagnostica delle macchine - Ultrasuoni - Parte 1: Linee guida generali”
I programmi futuri prevedono il recepimento
di altre norme relative alle tecniche di monitoraggio/controllo e l’eventuale aggiornamento
di quelle aggiornate da ISO, in considerazione
del fatto che molte tecniche sono in continua
evoluzione.
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varia o del cattivo funzionamento.
Ci sono casi però, come per esempio per le
automobili da quando l’elettronica a bordo ha
avuto il sopravvento, in cui la diagnostica è
eseguita interfacciando l’oggetto alla base
delle indagini con un simulatore.
Il monitoraggio dello stato di un oggetto e la
diagnostica del guasto e/o del cattivo funzionamento dello stesso sono alla base della
manutenzione. L’approccio alla manutenzione
ha avuto negli anni una evoluzione notevole.
Escludendo i casi di intervento per guasto la
manutenzione era, una volta, prevalentemente preventiva, ovvero, effettuata ad intervalli
di tempo predefiniti. L’impiego di monitoraggio
in linea ha portato ad attuare una manutenzione di tipo CBM (“Condition Based Maintenance”), ovvero legata al monitoraggio dello
stato del componente. Nel caso di impianti
complessi, ad esempio un impianto per la produzione dell’energia elettrica a ciclo combinato, questo tipo di approccio porta ad assoggettare la manutenzione del generatore elettrico ai tempi di manutenzione della turbina a
gas. La “fermata” costituisce, infatti, una perdita economica significativa, per la mancata
produzione di energia.
Un passo ulteriore nell’approccio diagnostico/manutentivo è stato compiuto con la prognostica che è il processo in base al quale, a
seguito del monitoraggio dello stato di un
componente, con una serie di interventi mirati
è possibile allungarne la vita di un tempo predeterminato.
L’intervento manutentivo, poi, può essere
semplicemente la sostituzione di un pezzo tal
quale o la sostituzione di un componente in
una versione più moderna, tale da aumentarne le prestazioni.
È questo il caso di un impianto per la generazione dell’energia dove molto spesso l’intervento service proposto permette di ottenere
rendimenti più elevati o ad impatto ambientale ridotto.
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Le norme di riferimento
Da quando il gruppo misto “Diagnostica su
elementi rotanti” è stato formato, grazie al lavoro del gruppo, sono state recepite da UNI
alcune altre norme ISO relative all’argomento
in oggetto, oltre a quelle già citate nell’introduzione.
Un problema, su cui si è discusso preliminarmente, è stato quello di vedere se procedere
alla traduzione almeno di alcune parti delle
norme stesse, con l’obiettivo di allargare il numero delle persone potenzialmente in grado
di leggere questi documenti.
La scelta è caduta infine sull’adozione di documenti in lingua inglese con una breve introduzione/sintesi in italiano. La principale ragione di questa scelta sta nel fatto che questi do-
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Tutti questi aspetti sono trattati da specifiche
norme ISO. Il monitoraggio così inteso e l’esecuzione di controlli off-line sia di tipo non distruttivo (NDT) sia distruttivi costituiscono la
base del processo interpretativo chiamato
diagnostica.
A fronte di un guasto o di un funzionamento
che si discosti per le performance da quanto
previsto a progetto, l’attività diagnostica permette di individuare le cause dell’anomalia.
Il processo diagnostico era una volta esclusivo appannaggio degli esperti e non prevedeva nessun tipo di automatismo se non l’uso di
opportuni “alberi delle scelte”. Successivamente si è passati a cercare di “cristallizzare”
il know-how degli esperti predisponendo dei
modelli diagnostici e costruendo dei data base dinamici aggiornati in tempo reale, in grado di archiviare in modo intelligente i dati storici di un componente o di un impianto nonché i dati relativi a “oggetti” della stessa famiglia (“fleet”).
Il passaggio dal processo “semi-artigianale”
a quello più automatizzato è dovuto, da una
parte, alla scarsità degli “esperti” in proporzione al numero degli “oggetti” da esaminare
e dall’altra alla grande massa di dati oggi disponibili e alla possibilità di elaborarli in tempi
estremamente ridotti, grazie alla potenza
enormemente aumentata dei calcolatori (acquisizione ed elaborazione).
Il problema del numero dei dati va, comunque, anche oggi non trascurato perché la
possibilità praticamente illimitata di acquisire
dati può anche diventare un handicap. I dati
da acquisire devono essere solo quelli necessari alla gestione di un componente o di un
impianto e quelli propedeutici alla diagnostica
di un guasto o di un malfunzionamento.
Non è corretto, infatti, acquisire dati tanto per
acquisirli perché dai troppi dati si può rimanere “schiacciati”.
Era questo l’approccio dettato dall’euforia alla
quale si erano abbandonati molti tecnici negli
anni ’90 nella foga di acquisire un numero di
dati sempre maggiore.
Ancora oggi, comunque, l’intervento dell’esperto non è del tutto annullato poiché l’intervento umano ha ancora un ruolo nell’interpretazione degli eventi e tutto il know-how del
tecnico della manutenzione non è ancora stato tradotto in relazioni matematiche (il cui insieme costituisce il o i modelli matematici).
Un esempio tipico di questa affermazione è
costituita dall’ispezione visiva che condotta
direttamente o tramite fibre ottiche presuppone comunque l’intervento di un esperto.
Sembra peraltro strano che questo tipo di
esame sia ancor oggi così importante, ma è
un fatto certo che, in molti casi, l’ispezione visiva permetta di capire o aiuti a comprendere
lo stato di un componente e le ragioni dell’a-
Roberto Bottio
Segretario del GL 2 Diagnostica degli elementi rotanti, misto tra le commissioni Manutenzione e Acustica e vibrazioni
Enzo Tortello
Coordinatore del GL 2 Diagnostica degli elementi rotanti
U&C n.5 giugno 2011
35
Norma
I patrimoni immobiliari
Norme di approfondimento
La normativa volontaria ha dato un incentivo
molto importante al consolidamento e alla
diffusione della cultura manutentiva in ambito edilizio, rispondendo in modo molto immediato e dinamico alle esigenze di un settore
in costante crescita.
In sede UNI, per quanto riguarda l’ambito
della manutenzione edilizia, un importante
atto è stato - su sollecitazione del CNIM (Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione) - l’istituzione della sottocommissione
UNI SC 3 (sottocommissione 3) “Manutenzione dei patrimoni immobiliari” attivata nel
febbraio 1995 all’interno della Commissione
Manutenzione. Questa Commissione, operante dal 1989 in campo, in origine, solo industriale, vede accanto alla SC 3, la presenza di altre due, antecedenti, sottocommissioni: la sottocommissione UNI SC 1 “Principi generali e terminologia” e la sottocommissione UNI SC 2 “Contrattualistica”.
La SC 31 ha rappresentato un luogo di produzione normativa connotato da alcuni obiettivi fondamentali, ossia:
• aprire un terreno di dialogo e confronto tra
settori industriali ed edilizi per il tramite
della cultura normativa, alla ricerca di sinergie e di ambiti di interesse e di mercato
intersettoriali;
• facilitare il processo di trasferimento dal
settore industriale a quello edilizio di criteri e procedure necessari per operare nell’ambito della gestione degli edifici secondo logiche di qualità e di organizzazione
del servizio, pur nel rispetto delle specificità di settore e di mercato;
• riconoscere all’ambito edilizio la valenza di
settore industriale in grado di esprimere
operatori dai comportamenti improntati alla efficacia e alla efficienza.
All’interno di questo contesto, il sistema di
norme UNI prodotte nell’ambito della manutenzione edilizia (vedi tabella 1) persegue
l’obiettivo di fornire agli operatori del settore
un quadro di riferimento per guidare i comportamenti, per regolare le relazioni e per
agevolare il processo di innovazione organizzativa in atto nell’ambito dei servizi di manutenzione dei patrimoni immobiliari.
Questo è un obiettivo fondamentale per ambiti, come quelli della manutenzione programmata e dei servizi di gestione, non ancora giunti ad una piena maturazione dei
quadri teorici di riferimento e al completo
consolidamento delle prassi; per questi con-
Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi
di manutenzione di immobili.
UNI 10831-1:1999 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti
dichiarati eseguibili ed eseguiti - Struttura, contenuti e livelli della
documentazione
UNI 10831-2:2001 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti
dichiarati eseguibili ed eseguiti - Articolazione dei contenuti della
documentazione tecnica e unificazione dei tipi di elaborato
UNI 10874:2000
Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Criteri di stesura dei manuali d'uso e di manutenzione.
UNI 10951:2001
Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni
immobiliari - Linee guida
UNI 11136: 2004 Global service per la manutenzione dei patrimoni immobiliari. Lineeguida
UNI 11257: 2007 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Criteri per la stesura del
piano e del programma di manutenzione
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dossier
Il contributo della normativa
volontaria al consolidamento
e alla diffusione
della cultura manutentiva:
il quadro nazionale
UNI 10604:1997
36
U&C n.5 giugno 2011
Tabella 1 - La produzione normativa UNI in materia di patrimoni immobiliari
testi quindi la normativa UNI rappresenta un
fondamentale contributo per la messa a sistema, per la sintesi e per l’unificazione di
almeno tre ordini di questioni:
• la terminologia. La grande attenzione, che
in genere le norme UNI dedicano al chiarimento terminologico, testimonia l’importanza di costituire quadri di concetti condivisi, capaci di uniformare i linguaggi
(aspetto importantissimo per esempio in
fase contrattuale) di operatori spesso diversi per ambiti di competenza e per matrice culturale2 di provenienza;
• le procedure. La chiara definizione dei processi e delle attività necessarie al loro sviluppo è un tipico contributo della normativa UNI, teso a uniformare e rendere sinergici i comportamenti attraverso la definizione di azioni, di ruoli e di modalità di interazione;
• le strumentazioni. La definizione dei supporti allo sviluppo dei processi, in termini
di finalità, di requisiti e di ambiti di applicazione, rappresenta un importante contributo per consolidare comportamenti comuni
e per facilitare le interazioni tra operatori
diversi; allo stesso tempo fornisce indicazioni e descrizioni che possono essere assunte nell’elaborazione dei documenti
contrattuali.
La logica di produzione delle norme, nell’ambito della manutenzione edilizia, si è articolata finora su due livelli, tra loro coordinati
(vedi tabella 1):
• la realizzazione di una norma-quadro. A
questo livello è riconducibile la norma UNI
10604: 1997, che stabilisce alcuni importanti
criteri e che individua alcuni temi centrali e
le relazioni che li legano. Questa norma, attraverso le tante tematiche che introduce,
apre la strada a norme successive e coordinate, finalizzate all’approfondimento;
• un sistema di norme di approfondimento
che, a partire dai temi individuati e nel rispetto dei criteri generali dettati dalla UNI
10604, fornisce indicazioni riguardanti procedure, strumenti e comportamenti. L’obiettivo è quello di orientare l’impostazione
e la gestione di servizi di manutenzione degli immobili.
Il quadro internazionale
Dal 2002 alcuni membri della sottocommissione 3 operano attivamente nell’ambito dei
lavori di normazione internazionale del CEN
– all’interno del comitato tecnico TC 319
“maintenance” – portando il contributo e le
istanze di un settore, quella della manutenzione edilizia, caratterizzato da alcune peculiarità rispetto alla disciplina della manutenzione. All’interno del TC 319 si è attivato uno
specifico gruppo di lavoro (il Working Group
7 “maintenance of buildings”) che si è posto
l’obiettivo di individuare la possibilità e l’opportunità di predisporre documenti normativi
che inquadrassero il tema della manutenzione in edilizia, portando a livello europeo lo
spirito di confronto e di trasferimento tecnologico con altri settori produttivi che ha caratterizzato le attività della sottocommissione 3 all’interno della Commissione Manutenzione dell’UNI.
Rispetto a questo obiettivo, il modo di operare adottato ha puntato innanzitutto alla definizione di una norma quadro sul tema della
manutenzione edilizia analogamente al metodo di lavoro adottato dalla sottocommissione 3 dell’UNI – e cioè quello di partire da
una norma di inquadramento generale della
tematica sulla quale innestare poi norme
Il mercato del facility
management
e “patrimoni PA net ”
Il contesto dei patrimoni
pubblici e del mercato dei
servizi di Facility Management
In un contesto nazionale così fortemente caratterizzato e condizionato da una sempre
più drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione degli enti pubblici, appare
non più derogabile l'esigenza di riprogettare
la "governance" dei patrimoni immobiliari,
urbani e territoriali di proprietà pubblica o di
interesse pubblico, considerando questi beni non più come "voci di bilancio" il più delle
volte passive ma come vere e proprie "risorse economiche attive".
"Risorse", queste, tanto consistenti quanto
ancora non adeguatamente conosciute che
gli enti pubblici devono essere in grado di
mantenere, gestire e valorizzare con criteri
manageriali e secondo principi di programmazione, trasparenza, efficienza ed economicità, al fine di conseguire risultati di natura sia economica (come strumento interno
di produzione finanziaria autonoma) che sociale (come principale strumento di attuazione delle finalità istituzionali).
Un approccio innovativo di tipo “economicopatrimoniale”, che tuttavia appare fortemente incompatibile con le tradizionali e radicate logiche di tipo "amministrativo-burocratico" con cui gli enti pubblici hanno di norma
finora "trattato" i propri patrimoni immobiliari, urbani e territoriali e che postula da parte
di questi ultimi l'avvio di un processo di graduale ma sostanziale ridefinizione del proprio ruolo, dei propri compiti e delle proprie
competenze settoriali.
A cominciare da una mirata e "consapevole"
azione di governo dei diffusi processi di
esternalizzazione che ormai caratterizzano
anche l'ambito della gestione e della valorizzazione dei patrimoni immobiliari, urbani e
territoriali e che rimandano direttamente ad
un nuovo mercato in imponente crescita nel
nostro paese: quello dei servizi integrati di
Facility Management.
Un mercato con il quale necessariamente gli
enti pubblici devono confrontarsi ed interagire in un'ottica di partnership pubblico-privato, anche delegando a qualificati soggetti
privati le funzioni di gestione prettamente
"operativa" dei propri beni immobiliari, urbani e territoriali, ma mantenendo, anzi, potenziando responsabilmente quelle funzioni
strategiche di indirizzo, programmazione e
controllo dei processi che oggi più che mai
devono essere considerate del tutto "inesternalizzabili" e rispetto alle quali gli stessi
enti pubblici devono acquisire al più presto
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stinazione d’uso nel corso della vita utile;
• del fatto che la manutenzione in edilizia è
strutturata, in termini di ruoli e responsabilità, su numerosi soggetti (proprietà, amministratori, gestori, utenti, …);
• della vita di servizio utile particolarmente
lunga che può arrivare tranquillamente ad
alcuni decenni.
Dalla pubblicazione del primo documento
sopra citato i lavori del CEN/TC/319/WG7 si
sono ulteriormente sviluppati secondo tre
direttrici:
• il consolidamento del lavoro sviluppato
nella prima fase di operatività: nello specifico si è attivato un complesso lavoro di riesame e revisione della CEN/TS 15331 per
sottoporla ad approvazione come norma
EN. Tale processo ha previsto una inchiesta nei confronti di tutti i membri del CEN
che hanno sottoposto una lunga serie di
commenti al documento originale che è
stato quindi revisionato per tenere conto
delle osservazioni dei singoli Paesi e sottoposto a inchiesta pubblica per votarne poi
il passaggio allo stato di norma europea a
tutti gli effetti;
• l’individuazione di nuove aree di interesse
per lo sviluppo di ulteriori documenti normativi: diversi argomenti sono stati individuati come potenzialmente interessanti
per il settore della manutenzione edilizia a
livello europeo; tra i diversi soggetti si richiama quello della valutazione tecnica
dell’edificio BCA “building condition assessment” per il corretto progetto della
manutenzione (il primo dei temi individuati
dalla TS 15331 e cioè la disponibilità di informazioni, definiti nella norma “Basic data and requirements”, per il progetto della
manutenzione );
• la strutturazione di relazioni con altri comitati tecnici o gruppi di lavoro a livello europeo (ad esempio il CEN/TC 350 “sustainability of construction works”) e a livello internazionale (ad esempio il sottocomitato
tecnico ISO/TC 59/SC 14 “Design life”) per
inquadrare il ruolo trasversale della disciplina della manutenzione rispetto a tematiche particolari come la sostenibilità o il life
cycle management.
Note
1.
Sulle attività della sottocommissione UNI SC 3
“Manutenzione dei patrimoni immobiliari” si veda-
no i numerosi scritti del suo presidente, prof. Clau-
dio Molinari, tra cui: Molinari C., il nuovo quadro di
riferimento tecnico-normativo per la manutenzione, in: S. Curcio, a cura di, Manutenzione dei patri-
moni immobiliari, Maggioli, Rimini, 1999; Molinari
C., “Le attività della Sottocommissione Manutenzione di patrimoni immobiliari della Commissione
Manutenzione”, in Unificazione&Certificazione,
n.1, gen. 2000; Molinari C., “Norma UNI 10685 e
manutenzione di patrimoni immobiliari: un difficile
trasferimento” in Unificazione&Certificazione,
n.10, nov./dic. 2000; Molinari C., Saggio
introduttivo, in Talamo C., Il sistema informativo im-
a
mobiliare, Esselibri, Napoli, 2003, pp.XXI-IL.
2.
Si pensi, nel caso delle attività di manutenzione
programma inserite all’interno di servizi integrati
di gestione, all’interazione di una cultura manutentiva di origine industriale operante secondo le logiche dell’ingegneria della manutenzione, di una
cultura manageriale orientata all’ottimizzazione
dei processi e dei servizi e della cultura tecnica
legata alla manutenzione sviluppata in ambito edilizio.
Claudio Molinari
Presidente SC 3 Manutenzione dei Patrimoni Immobiliari
Politecnico di Milano - Dipartimento Best
Giancarlo Paganin
Coordinatore CEN TC 319 WG 7
Politecnico di Milano - Dipartimento Best
Cinzia Talamo
Coordinatrice GL 11 SC 3 Manutenzione dei
patrimoni immobiliari
Politecnico di Milano - Dipartimento Best
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che trattano tematiche specifiche e più operative – che ha portato alla pubblicazione,
come primo prodotto della sottocommissione, della norma UNI 10604:1997 “Manutenzione”. Criteri di progettazione, gestione e
controllo dei servizi di manutenzione di immobili”.
Il TC/319/WG7 ha quindi attivato i propri lavori e ha sottoposto all’approvazione di un
primo documento, sotto forma di “technical
specification”, che permettesse di delineare
un quadro generale degli aspetti più significativi nella gestione dei processi di manutenzione edilizia; il risultato di questo lavoro
è stato pubblicato nel 2005 con il titolo
CEN/TS 15331:2005 “Criteria for design, management and control of maintenance services for buildings”.
Nella premessa al documento si sono individuate alcune specificità che possono caratterizzare la manutenzione in edilizia rispetto
a quella attuata in altri comparti produttivi;
tali specificità – pur nella consapevolezza
che i principi generali della manutenzione
sono sostanzialmente indipendenti dal campo di applicazione – hanno quindi evidenziato l’opportunità di sviluppare un documento
specifico per il settore edilizio che tenesse
conto:
• della necessità di preservare nel tempo,
anche attraverso le attività di manutenzione, il valore del bene edilizio;
• della possibilità che l’edificio sia soggetto a
modifiche anche sostanziali nella sua de-
37
esperienza, competenza e know how ("timone al pubblico - remi al privato").
In questo contesto, reso ancor più complesso e problematico dalla crisi economica nazionale ed internazionale, il Laboratorio Patrimoni PA net nasce nel 2010 dall'alleanza
tra Forum PA e Terotec1 con la duplice finalità di promuovere sul campo:
• la diffusione di una cultura e prassi manageriale del programmare e governare
"consapevolmente" ed "eticamente" i processi di esternalizzazione dei servizi rivolti
ai patrimoni immobiliari, urbani e territoriali pubblici nell'ottica di una "partnership"
tra enti pubblici (amministrazioni pubbliche
centrali e locali ed enti di interesse pubblico) ed operatori privati (imprese di servizi
integrati di Property, Facility & Energy Management, di Global Service, di costruzioni, di finanza e gestione immobiliare, ecc.);
• la rappresentazione e la condivisione di
istanze e problematiche irrisolte del mercato dei servizi settoriali nell'ottica di un
superamento della “forbice” di approcci,
comportamenti, interessi, rapporti tra operatori pubblici e operatori privati e di un
corretto sviluppo dello stesso mercato "in
qualità" e secondo "regole condivise".
Rispetto a queste finalità, il Laboratorio Patrimoni PA net intende/ha inteso svolgere un
duplice ruolo:
• di "motore di saperi", in grado di attivare
processi e strumenti innovativi di acquisizione, distribuzione e condivisione di un
corredo comune di conoscenze specialistiche per la diffusione e il radicamento di
una nuova cultura e prassi del management dei servizi per i patrimoni, così come
di una "competitive intelligence" da parte
delle committenze pubbliche e delle imprese private;
• di "catalizzatore della partnership pubblico-privato", in grado di attivare, indirizzare
e presidiare tavoli permanenti di confronto
e interfacciamento tra committenze pubbliche e imprese (a livello di singoli soggetti e di associazioni di rappresentanza)
per favorire la discussione e la risoluzione
dei nodi e dei problemi aperti del mercato,
così come la condivisione di "best practice", linee guida, standard e modelli di riferimento.
Queste alcune delle iniziative in cui il Laboratorio Patrimoni PA net intende/ha già inteso coinvolgere attivamente gli enti pubblici,
le imprese e le rispettive associazioni di rappresentanza:
• tavoli di lavoro concretamente orientati al
Gli "Stati generali del mercato"
e i "Tavoli CommittenzeImprese"
Nell'aprile 2010, presso l'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici a Roma, ha avuto
luogo l'evento di presentazione del progetto
Patrimoni PA net che ha visto la partecipazione degli alti dirigenti di oltre 50 soggetti
protagonisti del mercato: associazioni delle
PA, PA centrali e locali, associazioni di imprese, imprese, centri di studi e formazione.
Nel corso di questi primi "stati generali" del
mercato i partecipanti hanno espresso un
convinto interesse e un significativo apprezzamento per l'iniziativa ed hanno altresì evidenziato i principali nodi problematici che
caratterizzano e condizionano il mercato dei
servizi per i patrimoni pubblici.
Da questo evento è scaturito un documento
di "problem setting" che delinea il quadro
problematico che è stato posto come scenario generale di riferimento per il lavoro di
Patrimoni PA net.
Dal quadro problematico delineato nel documento di "problem setting" sono emerse tre
aree strategiche di focalizzazione dell'interesse degli operatori, attorno a cui si addensano le criticità e i nodi del mercato dei servizi per i patrimoni pubblici:
• le "regole";
• la "qualificazione";
• le "strumentazioni".
Rispetto a queste tre aree prioritarie di interesse per gli operatori, Patrimoni PA net ha
individuato nei tavoli di lavoro orientati al
"problem solving" lo strumento più idoneo
per contribuire congiuntamente - Committenze & Imprese - all'analisi delle problematicità e all'elaborazione di proposte e soluzioni concrete e condivise per affrontare/attenuare/superare tali criticità.
In questa direzione Patrimoni PA net ha inteso costituire ed attivare a partire dal novembre 2010 tre specifici "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese":
1. Tavolo "REGOLAMENTAZIONE per il governo del mercato dei servizi"
2. Tavolo "QUALIFICAZIONE per lo sviluppo
del mercato dei servizi"
3. Tavolo "STRUMENTAZIONI per il management del mercato dei servizi".
Le tematiche caratterizzanti ciascuno dei tre
tavoli sono state sviluppate da appositi
"gruppi di lavoro" costituiti da qualificati rappresentanti del mondo delle PA, delle imprese e dell'università, guidati da una direzione
tecnico-scientifica e da apposite strutture di
coordinamento facenti capo - oltre a Terotec e a Forum PA - a tre soggetti-chiave del
mercato:
• l'AVCP Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici;
• l'ITACA Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti - Associazione Federale delle Regioni e delle Province Autonome;
• il TAIIS Tavolo Interassociativo delle Imprese dei Servizi.
Da novembre 2010 ad aprile 2011 e attraverso un'intensa attività articolata in sessioni
ristrette di lavoro, workshop tematici plenari
e think tank di approfondimento, le strutture
di coordinamento dei tavoli - avvalendosi del
supporto di un'apposita piattaforma on line
di discussione e condivisione dei materiali
(www.patrimonipanet.it) - hanno animato i
lavori, indirizzato i contenuti del dibattito e
curato la redazione degli output parziali via
via prodotti.
Gli output finali dei tre Tavoli - opportunamente raccolti e sistematizzati - sono confluiti nel “Libro Verde Patrimoni PA net” che
è stato presentato in anteprima al “5° Forum
Nazionale sui Patrimoni Pubblici”, nell'ambito di Forum PA 2011 (Roma, maggio 2011).
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dossier
Il Laboratorio Patrimoni PA net:
una risposta-proposta innovativa
di Forum PA & Terotec
"problem solving";
• workshop di formazione/informazione "utile" e immediatamente spendibile;
• occasioni di comunicazione, incontro e
confronto "fuori dagli schemi";
• eventi e "premi" per conoscere e valorizzare le "best practice" settoriali;
• ricerche e studi mirati sull'innovazione e
sulla partnership per il mercato dei servizi.
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U&C n.5 giugno 2011
Il "Libro Verde Patrimoni PA
net": finalità e contenuti di uno
strumento per le PA e le imprese
Il "Libro Verde Patrimoni PA net" è strutturato in tre volumi:
1. le analisi;
2. gli indirizzi e le proposte;
Note
1.
TEROTEC (www.terotec.it), associazione fondata nel
2002, è il "laboratorio tecnologico-scientifico" di rife-
rimento nazionale per la promozione, lo sviluppo e la
diffusione della cultura e dell'innovazione nel mer-
cato dei servizi integrati di gestione e valorizzazione
per i patrimoni immobiliari e urbani. Le attività istitu-
zionali di TEROTEC hanno come destinatari tutti i
soggetti pubblici e privati che operano e/o hanno interesse in questo nuovo importante mercato.
1.
FORUM PA (www.forumpa.it) è una società che promuove l’incontro e il confronto tra Pubbliche Amministrazioni, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione attraverso la creazione e l’animazione
di community e l’organizzazione di eventi, tavoli di
lavoro e giornate di formazione. Nell’ambito delle
sue molteplici attività FORUM PA organizza anche la
Mostra Convegno che si tiene ogni anno alla Fiera
di Roma: nel maggio 2011 si è svolta la XXII edizione.
dossier
In quanto tale rappresenta per Patrimoni PA
net un significativo risultato già conseguito
dopo il primo semestre di lavoro e, al tempo
stesso, una fondamentale piattaforma condivisa di propulsione per l'ulteriore sviluppo
dell'attività dei "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese".
Silvano Curcio
Coordinatore GL 1 Facility Management della Commissione Manutenzionne
Coordinatore GL 11 SC 3 Manutenzione dei
Patrimoni immobiliari
Presidente TEROTEC
Il settore delle pulizie
e delle pulizie manutentive
I lavori del gruppo 10
nell’ambito dalla SC 3
Manutenzione dei patrimoni
immobiliari
Nel complesso, il settore delle pulizie esprime un fatturato attorno ai 7 mila milioni di
euro, di cui circa un 30% di “pulizie manutentive” intendendosi per tali gli interventi
manutentivi di pulizia sugli impianti in ambienti industriali e gli interventi sul costruito
con un contenuto manutentivo (per esempio
trattamento pavimenti, gestione del verde,
ecc.) e non solo igienico/sanitario; un ulteriore 7/8% di tale fatturato complessivo è imputabile a attività più propriamente manutentive, riconducibili alla cosiddetta “piccola
manutenzione” per lo più su impianti, idraulici, elettrici ecc.
Il comparto, in Italia come in buona parte dei
Paesi europei, si è evoluto dalle pulizie verso il “Multiservizi”, inserendo nel proprio
core business nuove attività, tra cui molte a
contenuto manutentivo. La “svolta”, richiesta dal mercato e cioè dalla domanda, ha
avuto un suo momento centrale nel rinnovo
del CCNL avvenuto il 25 maggio 2001, nel
quale è stato ridisegnato il campo di applicazione e, conseguentemente, l’impianto
contrattuale relativo alla classificazione del
personale, anche con riferimento a personale operante in servizi propriamente manutentivi, oltre ad altri servizi integrati a contenuto manutentivo.
Le attività di pulizia manutentiva sono inserite, per lo più, nell’ambito di contratti di servizio dai contenuti più ampi, per il 60% circa
stipulati con committenza pubblica.
Peraltro il mercato privato è quello dove sono maggiormente richiesti gli interventi di
pulizia manutentiva sugli impianti e le “piccole manutenzioni” sopra indicate, in una logica di servizi integrati/global service.
Lo sviluppo del settore delle pulizie/multiservizi ha posto quindi l’esigenza di procedere
alla definizione di un adeguato quadro di riferimento a livello di normazione tecnica,
con l’obiettivo di promuovere la qualità e la
conoscenza delle metodologie di intervento,
con particolare riguardo ai profili manutentivi, nell’interesse della committenza pubblica
e privata e del sistema delle imprese di servizio e fornitrici di prodotti, macchinari e attrezzature.
In questo contesto si colloca il lavoro, avviato
prima in via “ufficiosa” e poi in via formale,
presso la SC 3 “Manutenzione dei patrimoni
immobiliari”, sottocommissione mista tra le
Commissioni UNI “Manutenzione” e “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio”
per l’elaborazione di una linea guida UNI su
“I servizi di pulizia di patrimoni immobiliari
orientati alla manutenzione”, volta a definire
principalmente la terminologia di riferimento
e la classificazione delle diverse attività.
Si è pertanto avviato lo studio e la redazione
di una normativa quadro di riferimento, lavorando sulle definizioni necessarie, sulla terminologia e sulla classificazione dei sistemi
operativi di intervento per diverse tipologie
di ambiente, nell’obiettivo di fornire strumenti e criteri di valutazione tecnica, organizzativa ed economica di un servizio di pulizia manutentiva.
Il gruppo di lavoro è sostenuto principalmente da FISE ANIP, in rappresentanza delle
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3. allegati.
I volumi 1 e 2 sono a loro volta strutturati in
tre sezioni principali di trattazione tematica
relazionate agli argomenti oggetto dell'attività dei "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese":
• sezione "REGOLAMENTAZIONE per il governo del mercato dei servizi;
• sezione "QUALIFICAZIONE per lo sviluppo
del mercato dei servizi";
• sezione "STRUMENTAZIONI per il management del mercato dei servizi".
Tra le proposte del Libro Verde si segnalano
in particolare:
• la "mappa" delle criticità del sistema normativo vigente per gli appalti pubblici di
servizi;
• le indicazioni di natura raccomandativa e/o
legislativa per la corretta applicazione del
criterio dell'offerta economicamente più
vantaggiosa nelle gare di appalti di servizi;
• i parametri di riferimento per l'adozione
degli "indici reputazionali" per la qualificazione delle imprese di servizi;
• le linee guida tecnico-processuali per gli
operatori del mercato dei servizi di "Facility
Management Urbano".
Il "Libro Verde Patrimoni PA net" (consultabile e scaricabile on line attraverso il sito
www.patrimonipanet.it) è posto all'attenzione degli operatori pubblici e privati del mercato come importante strumento tecnico-divulgativo finalizzato a:
• mettere a fattor comune e a disposizione
delle PA e delle imprese operanti nel mercato il corredo condiviso di analisi e di
proposte scaturite dal lavoro dei Tavoli;
• diffondere tale corredo analitico e propositivo presso le stesse PA ed imprese per
contribuire a migliorarne/razionalizzarne/innovarne i processi e le prassi gestionali adottati sul campo;
• favorire la presentazione/segnalazione in
particolare degli stessi contenuti propositivi ai soggetti pubblici istituzionalmente
preposti a promuoverne/consentirne un
possibile recepimento a livello legislativo e
normativo nazionale e comunitario.
39
STRUTTURA DEL COMITATO TECNICO CEN TC 319 - COMITATO TECNICO CON SEGRETERIA E PRESIDENZA ITALIANA
Argomento
Coordinamento
Classificazione (non più attivo)
Documentazione
Contrattualistica
Terminologia
Qualità (non più attivo)
Indicatori (KPI)
Patrimoni immobiliari
Gestione
Italia
Spagna
Francia
Francia
Danimarca
Italia
Italia
Svezia
Segreteria
Spagna/Italia
Francia
Francia
Italia
Italia
Svezia
Situazione:
lavori svolti o in corso
Lavori conclusi senza pubblicazione di documenti
Pubblicata la EN 13460
Pubblicata la EN 13269
EN 13306 in revisione
Lavori conclusi senza pubblicazione di documenti
Pubblicata la EN 15341
CEN TS 15331 in revisione e in fase di trasformazione in EN
In preparazione una specifica tecnica sulla gestione
della manutenzione, da proporre in sede internazionale
a complemento delle norme sulla fidatezza
(Dependability), per quanto riguarda la manutenzione
Pubblicato il rapporto tecnico CEN TR 15628. Richiesta
di riaprire i lavori per la pubblicazione di una norma europea
Lavori iniziati da poco. Registrato a livello CEN
un progetto di studio preliminare
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dossier
Gruppo di lavoro
(working group)
WG1
WG2
WG3
WG4
WG5
WG6
WG7
WG8
WG9
Qualifica del personale
Svizzera
Svizzera
WG10
Manutenzione nell’ambito
del “Physical asset management”
Finlandia
Finlandia
imprese di servizio, da AFED/Afidamp, in
rappresentanza dei fornitori/produttori, oltre
che da rappresentanti della committenza.
Giuseppe Gherardelli
Coordinatore del GL10 SC3 Manutenzione
FISE
I trasporti collettivi
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La Commissione Manutenzione ha riconosciuto nei trasporti collettivi un settore caratterizzato da una sua peculiare specificità
e dove l’attività di manutenzione ha un ruolo
decisivo per assicurare regolarità, efficienza
ed efficacia del servizio reso al pubblico che
rappresenta il prodotto finale di tale attività.
La specificità dei trasporti collettivi risiede
nella estrema varietà di ambito territoriale,
condizioni al contorno, tipologia dei mezzi
ed impianti utilizzati, organizzazione a supporto della produzione. Spesso è difficile dare una classificazione dei servizi prodotti,
quelle in uso derivando da consuetudini storiche. Le definizioni (tuttora in uso) sono del
tipo: servizi urbani, suburbani, interurbani, di
linea, ereditate dal regime delle concessioni, ma che non trovano corrispondenza nella
realtà come si è evoluta nel nostro paese.
Ad esempio per i servizi urbani ci si dovrebbe riferire a collegamenti effettuati nell’ambito dei confini amministrativi di una città. Il
termine suburbani dovrebbe applicarsi a
quelli che collegano la città con località all’esterno dei confini amministrativi adiacenti
alla città stessa. Ma lo sviluppo degli insediamenti e le conseguenti esigenze di mobilità delle persone hanno fatto giustizia di
questa distinzione più formale che funzionale.
40
U&C n.5 giugno 2011
Altra caratteristica del servizio di trasporto
collettivo è il fatto di essere prodotto da un
insieme di aziende diverse tra loro: si passa
dalle grandi aziende municipalizzate (o ex
municipalizzate secondo le recenti trasformazioni della struttura societaria) che gestiscono più modi e tecnologie di veicoli ed impianti a piccole compagnie locali che gestiscono reti automobilistiche. A tale diversità
di dimensioni ed organizzazione corrisponde
una pari differenza relativa alla capacità
della struttura tecnica di affrontare problematiche di programmazione e controllo anche per l’attività manutentiva.
Infine, dopo decenni di regime monopolistico, il settore, sia pure lentamente e con una
serie di riserve, si è aperto alla competizione
di mercato. Il passaggio di concessioni, l’affidamento dei mezzi a gestori diversi rispetto
a quelli storici con contratti temporanei, pone una serie di problematiche del tutto nuove, in particolare la conservazione degli asset (veicoli e impianti) tra il momento dell’affidamento e la riconsegna al termine del
contratto.
Tanto la situazione in essere, quanto l’attuale evoluzione si stava e si sta verificando in
assenza di norme tecniche di riferimento, in
particolare per quanto concerne le attività di
manutenzione. Si avvertiva la necessità di
mettere a disposizione, qualunque fosse la
dimensione o l’ambito territoriale di competenza, un insieme di riferimenti certi e certificabili utilizzabili dalle aziende, sia per esigenze interne di programmazione e controllo, sia per confronto (benchmarking) tra
aziende diverse. Riconosciuta tale esigenza,
la Commissione Manutenzione, ha istituito
una apposita sottocommissione 4 (SC 4)
conferendole la missione di elaborare norme specifiche per il settore Trasporti Collet-
tivi. Tale decisione fu sostenuta anche dalla
coscienza che, sebbene la manutenzione
rappresenti dal 25 al 35% del budget, nella
cultura di molte aziende esso tende ad essere posto in secondo piano o, peggio, ad essere trattato come un mero costo, possibilmente da abbattere e non di un’attività essenziale per la corretta conservazione degli
asset, senza contare la sua rilevanza ai fini
del servizio reso all’utente finale.
La sottocommissione 4 opera sin dalla fine
degli anni ‘90. Vi partecipano rappresentanti
di aziende di trasporto pubblico di varia dimensione (in generale grandi o medie) ed
esperti. La sua attività ha portato all’elaborazione di cinque norme, classificabili in tre
filoni.
Il primo, a carattere generale, ha inteso trasferire al settore ed alla sua specificità i
concetti base di norme già elaborate dalla
Commissione Manutenzione. Rientrano in
questo filone la norma UNI 11082 pubblicata
nel 2003 “Terminologia specifica per il settore trasporti collettivi” e la norma UNI 11134
pubblicata nel 2005 “Indici di manutenzione
per il trasporto collettivo”. La UNI 11082 riprende termini e definizioni della UNI EN
13306 (Manutenzione – Terminologia), ne riporta quelli la cui definizione è applicabile
senza modifiche, altri invece da aggiungere
in quanto ritenuti necessari in relazione alla
specificità del settore, oppure inserire note
a precisazione del loro contenuto, sempre
con riferimento ai trasporti collettivi.
L’altra norma – UNI 11134 - che si inserisce
nel medesimo filone generale - ha inteso applicare al settore trasporti collettivi i concetti
e le definizioni della norma capostipite UNI
10388. La UNI 11134 ha validità generale essendo, in principio, applicabile a qualunque
sistema di trasporto collettivo. Con la sua
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emanazione si è inteso conseguire l’obiettivo
di mettere a disposizione di tutti gli operatori
del settore un “lessico” comune, definendo
gli indici utilizzabili, come calcolarli, chiarire
quale fenomeno essi rappresentano, ovvero
quale sintomo tendenziale se ne possa ricavare. L’esposizione degli indici e delle corrispondenti modalità di calcolo poteva anche
essere uno stimolo per gli operatori a razionalizzare ed ampliare la propria cultura della
manutenzione ai fini del miglior governo dei
processi che vi intervengono. La sua utilità è
sottolineata dalla possibilità di disporre di un
panel di controllo del settore manutenzione,
di disporre di dati affidabili per definire un
budget o per definire una programmazione a
medio – lungo termine, poter effettuare un
benchmarking con realtà similari, sostenere
procedure di due diligence.
Un secondo filone affronta in modo più specifico il medesimo tema degli indici di manutenzione. Una – la UNI 11069 pubblicata nel
2003 – definisce gli indici di manutenzione
applicabili a rotabili su gomma impiegati per
servizi a fermate frequenti, definizione che
tende a superare la storica distinzione tra
servizi urbani, suburbani o interurbani. La
seconda – UNI 11178 pubblicata nel 2006 –
ha come titolo “Guida per l’applicazione della UNI 10388 al settore infrastrutture per trasporti su ferro”.
Per la UNI 11069, affrontare il tema ha richiesto la definizione di una serie di parametri ed indicatori che consentissero di
equalizzare situazioni eterogenee relativamente alle caratteristiche dell’esercizio e
dei rotabili utilizzati per quanto concerne dimensione, tipo di trazione (motorizzazioni
endotermiche o elettriche), allestimento. Nel
caso della UNI 11178 si è invece dovuto tenere conto della varietà di enti che compon-
gono le infrastrutture di un sistema ferroviario che vanno dalle opere civili, binari, impianti di trazione e impianti per la regolazione e controllo del movimento dei convogli.
Il terzo filone si discosta dal tema indici per
affrontare un’esigenza palesatasi in anni recenti: la valorizzazione dei rotabili. L’esigenza deriva dal fatto che, anche in applicazione delle direttive comunitarie europee, il
Trasporto Pubblico Locale (TPL) recede da
condizioni monopolistiche nella gestione del
servizio. L’apertura del mercato e l’assegnazione delle concessioni implicano il subentro di altre imprese concorrenti, quindi la necessità di valutare il parco veicoli del cedente, sia per la valorizzazione dei trasferimenti al nuovo gestore, sia per la determinazione delle sue prestazioni in fase di gestione del contratto. La definizione di norme che
possano costituire un linea guida per la valorizzazione dei rotabili (la parte essenziale
degli asset oggetto di un trasferimento di
gestione) deriva dalla mancanza di un mercato dal quale osservare un numero di
transazioni sufficientemente esteso, dal
quale si possano trarre indicazioni affidabili
del valore. Se il mercato è frammentario nel
caso degli autobus, si può dire inesistente
nel caso dei filobus e dei veicoli su rotaia.
La sottocommissione ha affrontato questo
tema definendo la norma UNI 11282 pubblicata nel 2008 ed applicabile ai veicoli su
gomma (autobus e filobus). La norma consente di stimare l’andamento del valore del
veicolo (o di classi omogenee di veicoli per
modello e costruttore all’interno della flotta)
in funzione della vita tecnica assegnata, dello stress cui è sottoposto in esercizio e dello
stato di conservazione. Il criterio di stima
adottato ha dunque un’evidente correlazione con la manutenzione e costituisce anche
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un utile strumento per determinare lo stato
di obsolescenza dei veicoli, nonché come
strumento di controllo delle prestazioni del
gestore. Mira pertanto ad una valutazione
dinamica dello stato di conservazione del
veicolo e capacità di sostenere la missione
che gli viene affidata, più che a sostituirsi al
mercato per la determinazione di un corrispettivo economico in caso di vendita.
Con una medesima impostazione, la sottocommissione 4 ha iniziato l’elaborazione di
una norma applicabile ai veicoli ferroviari. Al
momento ne ha elaborato una prima bozza.
In questo caso si dovrà affrontare la difficoltà costituita dalle particolari caratteristiche
di questa classe di veicoli. Si tratta infatti di
oggetti generalmente costruiti on demand.
Infatti, ogni azienda tende ad emanare proprie specifiche, derivandone modelli esclusivi, difficilmente replicabili per altre commesse. Una seconda caratteristica peculiare è il lungo ciclo di vita, raramente inferiore
a 30 anni, nel cui arco si applicano interventi
di revisione che rinnovano il veicolo. In questo modo l’obsolescenza funzionale prevale
sull’obsolescenza tecnica vera e propria.
Entrambe spiegano la non rintracciabilità di
un mercato al quale riferirsi per definire un
“prezzo” dei veicoli quindi un riferimento
certificabile per calcolarne il valore.
Tutte le norme pubblicate hanno come riferimento base la norma UNI 10388 quanto a
definizione generale degli indici di manutenzione, norma sostituita dalla UNI EN 15341. È
pertanto in corso l’aggiornamento delle norme pubblicate per renderle coerenti con la
nuova norma. L’aggiornamento è anche occasione per una “manutenzione” delle norme stesse, per migliorarne definizioni ed
estenderne l’applicabilità.
Mentre è in corso tale aggiornamento, l’evoluzione del settore trasporti collettivi pone
all’attenzione nuovi temi. L’apertura al mercato che sta alla base dell’elaborazione delle due norme sulla valorizzazione dei veicoli,
si manifesta anche con affidamenti del servizio di manutenzione, vuoi per scorporo
(spin – off) delle unità operative a costituire
entità autonome, ovvero per affidamento a
terzi, qui compresa l’eventualità di contratti
di nolo o di leasing operativo. I temi, fondamentalmente sono due: l’impostazione di un
contratto di service e l’attività di auditing
della manutenzione, entrambe possibile oggetto di norme dedicate e che tengano conto delle specificità del settore.
Un contratto di service di manutenzione per
veicoli dovrebbe rispondere ad una serie di
regole a partire dalla tipologia del contratto:
se si tratti di semplice outsourcing di alcune
attività (ad esempio riparazione o revisione
di determinati complessivi), full service (as-
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sunzione di tutte le attività di manutenzione)
o global service, quest’ultimo da intendersi
come tutte le operazioni finalizzate a mettere a disposizione il veicolo pronto per l’immissione in servizio. Il passo successivo sta
nella definizione delle “regole” che devono
disciplinare il rapporto tra l’assuntore del
servizio di manutenzione ed il committente,
necessità non derogabile dove il committente mantenga la proprietà della flotta. Dette
regole dovrebbero articolarsi in una parte
generale a contenuto prevalentemente amministrativo ed una parte più specificatamente tecnica come piani di manutenzione,
requisiti prestazionali e vincoli nell’utilizzo
dei materiali. Ad una serie di allegati dovrebbe essere demandato il compito di descrivere l’oggetto del contratto, in particolare i veicoli ed il loro stato al momento del
trasferimento. In questo senso una norma
sui contratti di service di manutenzione dovrebbe assumere la UNI 11282 (valorizzazione di una flotta di rotabili su gomma) e quella in preparazione sui veicoli ferroviari come
parte essenziale del rapporto assuntore –
committente.
Corollario essenziale per la gestione di un
contratto di service, ma anche per monitorare l’efficacia dei processi di manutenzione in
una azienda integrata, è l’attività di audit, sia
come definizione delle regole che ne regolano i processi e le risultanze, sia come definizione dei requisiti professionali e modalità di
formazione degli operatori (auditors) che ne
sono incaricati. Anche questo è un tema oggetto di una possibile estensione delle norme dedicate al settore trasporti collettivi
sempre tenendo conto della sua specificità.
Con questi ulteriori sviluppi si intende mettere a disposizione degli operatori un corpo di
norme che, oltre a definire linee guida per
governare i processi relativi alla manutenzione o elaborare parametri direttamente correlati con la stessa (come la valorizzazione dei
rotabili), intendono promuovere una “cultura” della manutenzione che non sempre è
patrimonio degli addetti al settore, come la
definizione di una politica della manutenzione, la misurazione dei livelli di efficienza ed
efficacia, la certificazione di tutto quanto
connesso con tale attività. Ne hanno coscienza soprattutto coloro che si sono trovati
nella necessità di implementare sistemi informativi a supporto della manutenzione per
scoprire lacune anche vistose nella documentazione di supporto, parte residente in
carte non sistematicamente organizzate e
conservate, parte ancora residente nella sola memoria storica dei suoi operatori.
Giovanni Rovere
Presidente SC 4 Manutenzione
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U&C n.5 giugno 2011
Rotore di turbina a vapore durante il piazzamento in “cella” per le attività di bilanciamento a velocità intermedie e la prova finale di sovra velocità. Per motivi di potenza impegnata ed integrità delle
pale, nella cella è praticato il vuoto. Per gentile concessione di Ansaldo Energia
La manutenzione preventiva
per la sicurezza dei lavoratori
e la protezione dell’ambiente
La manutenzione di un bene impegna i manutentori e i vertici aziendali nella definizione
delle strategie e delle politiche da adottare.
Particolare attenzione va posta se l’item è un
bene critico, un’entità critica, che la norma
UNI 10366:2007 definisce “Bene che per vincoli tecnici, economici o legislativi (sicurezza,
salvaguardia della salute e dell’ambiente, produzione, qualità, ecc.) richiede piani di manutenzione, cure e interventi adeguati”.
È necessario quindi definire per un bene
(componente, macchina, apparecchiatura,
impianto, immobile, infrastruttura, ecc.) il piano di manutenzione che sia coerente con la
tipicità del bene e con i piani di gestione
aziendale.
L’attività di manutenzione richiede un progetto, a breve e a medio termine, che tenga conto della legislazione vigente, con particolare
riguardo alla salvaguardia della sicurezza e
della salute dei lavoratori e alla protezione
dell’ambiente.
Gli amministratori sono inoltre tenuti a garantire il valore dei beni loro affidati e che “gli
stessi siano mantenuti o riportati in uno stato
in cui possano eseguire la funzione richiesta”.
(da definizione di Manutenzione CEN/UNI)
Un notevole aiuto per la definizione del progetto di manutenzione è dato dalle norme UNI
sulla manutenzione.
Notiamo, come riportato nel D. Lgs. 81/2008 e
successive modificazioni, che le norme tecniche o specifiche tecniche, di cui le norme
UNI fanno parte, sono quelle approvate e
pubblicate da un’organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normazione, la cui osservanza non è obbligatoria.
Pur non essendo obbligatorie, le norme UNI
sulla manutenzione sono un bagaglio di conoscenze e di esperienze, unico nel genere, che
a ragione integrano il D. Lgs 81, sopra citato.
A nostro parere dette norme possono essere
sostituite da norme di pari valore di altri paesi
o da progetti specifici e con adeguato supporto scientifico. Diversamente si rischia di gestire la manutenzione di un bene in maniera inadeguata alla sua missione. Può derivarne una
disponibilità incerta e fonte di rischi per la sicurezza dei lavoratori e per l’ambiente.
La norma che aiuta a fare un buon progetto di
manutenzione è la predetta norma UNI
10366:2007. È uno strumento di facile consultazione che può dare al responsabile di manutenzione e al responsabile del bene le indicazioni e gli strumenti utili alla definizione delle strategie e del progetto. Particolare attenzione occorre porre per la definizione dei beni
critici.
Gli elementi discriminanti in questa fase di selezione, in ordine di priorità, sono:
• la sicurezza delle persone in caso di guasto;
• gli effetti sull'ambiente in caso di guasto;
• le disposizioni legislative in materia di controlli periodici e di collaudi;
• la disponibilità richiesta al bene dai piani di
produzione;
• l’esistenza di beni di riserva (ridondanza);
• la possibilità di alternative al flusso produttivo (flessibilità della struttura, impiantistica);
• l’effetto sulla qualità del prodotto;
• l’effetto sul maggiore danneggiamento e/o
Attraverso l’indispensabile analisi dei processi implementati dall’Organizzazione manutentiva è possibile definire uno standard di
prestazioni attese dal personale tecnico coinvolto, al fine di ottimizzare le attività di processo manutentivo in termini di efficienza, di
efficacia, quindi di soddisfazione del cliente,
interno e/o esterno, e di redditività.
È possibile mettere in relazione le prestazioni
attese dal personale con le competenze di
cui deve disporre.
Un’organizzazione manutentiva non può pertanto prescindere dal dotarsi di una struttura
formativa con il compito di gestire il knowhow necessario al business e mantenerne la
disponibilità sempre allineata alle esigenze
competitive.
• miglioramento dei servizi e maggiore soddisfazione dei clienti,
• minore necessità di indagini e di successivi
interventi di adeguamento.
In particolare, le attività manutentive che per
loro natura espongono il personale di manutenzione ad ampi rischi per la salute e la sicurezza, richiedono una formazione puntuale e
continua che permetta di prevenire il rischio
alla fonte cioè attraverso un comportamento
consapevole dello stesso manutentore.
Questa esigenza è interpretata efficacemente
dalla recente normativa relativa alla sicurezza
sul lavoro, D. Lgs. 81/2008 e succ. mod., la
quale oltre ad obbligare il datore di lavoro ad
adeguare gli ambienti di lavoro ai fini della sicurezza, impone un’istruzione puntuale del
personale, fissando delle sanzioni amministrative e/o penali in caso di inadempimento.
Il presupposto infatti è che l’agire sulle infrastrutture, sui processi e sulle condizioni
di lavoro del personale di manutenzione, al
fine della prevenzione del rischio, permette
di migliorare sicuramente le condizioni di sicurezza degli operatori, ma la sicurezza intrinseca dei processi manutentivi è legata
direttamente anche all’adeguatezza delle
competenze tecnico-operative dei manutentori, le quali devono essere acquisite da essi
in maniera strutturata ed adeguata al contesto in cui operano, attraverso una formazione specifica.
dossier
Formazione e sicurezza
nei trasporti ferroviari
a
Francesco Cangialosi
Presidente Commissione Manutenzione
Formazione e sicurezza
I cambiamenti legati ai mutamenti normativi e
legislativi relativi alla sicurezza dei mezzi, delle infrastrutture, degli operatori, dei passeggeri e delle merci hanno prodotto esigenze
formative ed organizzative che impattano sulle diverse categorie di operatori connessi al
mondo dei trasporti.
La sicurezza dei trasporti dipende dal livello
di affidabilità tecnologica dei mezzi e delle infrastrutture, dai processi di gestione operativa e dalla gestione della sicurezza e salute
dei lavoratori.
La gestione dei rischi per i lavoratori nei trasporti stradali, ferroviari, aerei e per vie navigabili deve tener conto delle varie tipologie di
lavori, di rischi esistenti e della combinazione
specifica dei rischi stessi: rischi ergonomici,
fonti di stress legate all'organizzazione del lavoro, rumori, sostanze pericolose, vibrazioni,
orari di lavoro inconsueti, lontananza da casa
e da una sede fissa di lavoro, inadeguatezza
delle strutture, complessità della situazione
di lavoro, fattori che costituiscono un'ardua
sfida in termini di controllo e di prevenzione
dei rischi.
Le misure di gestione dei rischi possono tuttavia essere efficaci se tengono conto del
modo in cui le aziende funzionano nella realtà, delle caratteristiche dei lavoratori, del modo in cui svolgono la loro attività e se questi
sono attivamente coinvolti nei processi.
Sono molti i vantaggi che derivano da una responsabile gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni delle imprese, come per esempio:
• riduzione del numero di giorni lavorativi persi a causa di infortuni,
• riduzioni dei danni a veicoli, apparecchiature, viaggiatori e/o merci,
• personale più motivato,
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indisponibilità del bene.
Un progetto di manutenzione ben fatto può
determinare dei costi che possono mettere in
crisi gli amministratori. Esige, innanzitutto,
una struttura d’ingegneria di manutenzione e
gli strumenti informatici per la gestione di tutte le informazioni necessarie.
Gli amministratori di un’azienda, infatti, sono
spesso costretti ad approvare un budget di
manutenzione particolarmente contenuto,
che li porta a preferire, in particolare per gli
item non soggetti a ispezioni per legge, politiche di manutenzione a guasto, che nell’immediato possono fare risparmiare, ma che, a
breve termine, possono dare luogo ad eventi
tragici e a notevoli danni economici, in luogo
di politiche di manutenzione preventiva, nelle
sue varie accezioni.
Gli incidenti, che preferiamo non elencare,
dovuti a manutenzione non adeguata, ne sono
una tragica testimonianza. Ricordiamo tuttavia che una commissione ispettiva governativa responsabile dell’estensione dell’utilizzo
della centrale di Fukushima, ha scritto nel suo
rapporto che “i responsabili di manutenzione
sono inadeguati (al compito) e la qualità delle
ispezioni è carente”.
La manutenzione di ogni bene deve quindi tener conto delle caratteristiche, dell’utilizzo e
del rischio relativo.
I mezzi di trasporto, ad esempio, richiedono
dei piani di manutenzione che garantiscano la
sicurezza delle persone trasportate e di quanti possano interferire nel loro percorso, comprese le abitazioni e i luoghi pubblici. La revisione biennale delle automobili è una forma di
manutenzione preventiva obbligatoria, perché
impone ispezioni e controlli sui loro organi di
segnalazione, di sicurezza e di protezione
dell’ambiente.
Le leggi e normative cogenti quali:
• Direttiva 2006/42/CE (macchine) - D. Lgs 27
gennaio 2010, n° 17;
• Direttiva 82/501/CEE (Seveso 1) - Direttiva
96/82/CE ("Seveso 2") - DPR 175/88;
• DM n. 37 del 22 gennaio 2008 del Ministero
dello Sviluppo Economico che riordina le
disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici.
Questo DM sostituisce la legge 46/90;
• Direttiva 97/23/CE del Parlamento Europeo e
del Consiglio - del 29 maggio 1997 in materia
di attrezzature a pressione - D. Lgs. 93/2000.
richiedono ispezioni, controlli ed interventi di
manutenzione preventiva necessari per assicurare che i beni regolati da queste normative siano in grado di funzionare nel rispetto
della sicurezza dei lavoratori e della protezione dell’ambiente.
La gestione delle competenze
Riguardo ai rischi relativi alla sicurezza dei
trasporti e non considerando il livello di affidabilità tecnologica dei mezzi, delle infrastrutture e della qualità dei processi operativi, si può sostenere che essi sono direttamente legati anche alla qualità dell’operato
dei manutentori e che la qualità degli interventi manutentivi è direttamente legata al livello di competenza del personale. È necessario evitare quindi che personale con competenze non certificate effettui la manutenzione su elementi, sia delle infrastrutture sia
dei mezzi di trasporto, che se mal gestiti possono compromettere il funzionamento degli
stessi e anche la sicurezza del personale
viaggiante, dei passeggeri e delle merci.
A tal fine sarebbe auspicabile che gli enti o le
aziende che operano nella manutenzione dei
trasporti, si dotassero di un modello di gestione delle competenze del proprio personale
che porti a processarne lo sviluppo attraverso
percorsi formativi che conducano ad una certificazione riconosciuta da organismi a carattere nazionale i quali, monitorando i cambiamenti legati alle innovazioni tecnologiche, organizzative, di mercato e i mutamenti normativi, indicano i gap formativi che impattano
sull’adeguatezza delle professionalità, forniU&C n.5 giugno 2011
43
scono le linee guida per le attività formative
da realizzare e vigilano infine sull’efficacia e
la serietà dei percorsi formativi attivati.
Il settore, attraverso l’opera dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza Ferroviaria (ANSF) è
l’unico nel mondo del trasporto che sta cominciando a darsi delle regole certe per la
formazione sull’esecuzione delle attività che
riguardano la sicurezza e tra queste delle attività manutentive.
Le attività di sicurezza sono:
• formazione dei treni;
• accompagnamento dei treni;
• verifica del materiale rotabile;
• gestione della circolazione;
• manutenzione dei rotabili;
• manutenzione dell’infrastruttura.
Tra i documenti principali (alcuni già emessi
formalmente con decreto, altri in fase di discussione e validazione) si ricordano:
• decreto ANSF 14/2009
Concerne le norme per il riconoscimento degli istruttori e degli esaminatori del personale
che svolge attività di sicurezza, in particolare
la manutenzione dei rotabili e la manutenzione delle infrastrutture. Il decreto afferma che
la formazione in aula, la formazione pratica e
la successiva verifica o esame delle competenze devono essere svolte da istruttori ed
esaminatori riconosciuti da ANSF, in possesso quindi di requisiti precisi e cogenti, accertati da apposita valutazione.
• linee guida per il riconoscimento dei Centri
di formazione
Il documento descrive in modo dettagliato ed
esaustivo le procedure, i requisiti necessari
ed i documenti da produrre per ottenere il riconoscimento di un centro di formazione che
eroga servizi di formazione rivolti al personale
che svolge attività di sicurezza nel settore del
trasporto ferroviario e quindi specificatamente anche attività manutentive.
È la prima volta che in maniera esplicita si riconosce che la formazione del settore può
essere svolta non solo dalle imprese ferroviarie, dal gestore della infrastruttura e dai Costruttori, ma anche da enti professionali specifici.
Ai centri di formazione è riconosciuta la possibilità di erogare formazione sia di base che
specifica, con l’ausilio di istruttori come definito nel decreto 14/2009 e sulla base di programmi benestariati da ANSF.
• Schema di decreto riguardante le “norme
per il rilascio di abilitazioni al personale
che svolge attività di sicurezza”
Il decreto in fase di emissione definisce i requisiti professionali (competenze), le modalità
per la qualificazione (accertamento delle
a
Manutenzione: attività e rilancio
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dossier
Cosa succede nel settore
ferroviario
44
U&C n.5 giugno 2011
Altra immagine di rotore di turbina a gas durante il piazzamento in “cella” per le attività di bilanciamento a velocità intermedie e la prova finale di sovra velocità. Per motivi di potenza impegnata ed
integrità delle pale, nella cella è praticato il vuoto. Per gentile concessione di Ansaldo Energia.
competenze) e le modalità per il rilascio ed il
mantenimento delle competenze stesse e delle successive abilitazioni.
La normativa in preparazione prevede:
a) la definizione dei requisiti dei candidati;
b) gli obblighi della struttura che eroga la formazione;
c) la definizione dei requisiti dei programmi di
formazione (che devono prevedere moduli
teorici e moduli pratici);
d) la verifica tramite esame di apposita commissione dell’acquisizione dei requisiti
professionali previsti (qualificazione del
personale).
Si sono quindi individuati per il settore ferroviario i seguenti passaggi principali:
a) formazione da parte di struttura riconosciuta;
b) qualificazione da parte di apposita commissione riconosciuta;
c) abilitazione del datore di lavoro.
Non verrà richiesta la certificazione di ente
terzo delle competenze, se non per quanto riguarda le certificazioni già esistenti, saldatura
e prove non distruttive. Questo ulteriore passaggio è per ora considerato non indispensabile anche se raccomandato. In alcuni Paesi
europei inizia a diventare prassi comune la richiesta della certificazione da parte dei gestori della manutenzione.
Nelle more della preparazione del decreto alcune imprese ferroviarie hanno predisposto
una normativa transitoria che prevede, da
parte di chi eroga il servizio di manutenzione,
almeno la certificazione di ente terzo del Sistema di Gestione delle Competenze (SGC),
cioè del sistema di cui si devono dotare i fornitori di manutenzione per dimostrare che il
personale impiegato nell’attività manutentiva
ha i requisiti (competenze) necessari e cioè
che il sistema assicuri:
• l’acquisizione delle competenze necessarie
per l’esecuzione delle attività previste;
• la verifica del possesso delle competenze;
• l’aggiornamento delle competenze.
Conclusione
Siamo quindi di fronte ad una strada in parte
già tracciata che dovrebbe portare il settore
ad un deciso salto di qualità.
La formazione in generale e per le attività di
sicurezza in particolare (attività che comunque per la parte manutentiva riguardano almeno l’80% del rotabile) si pone come punto
fondamentale per l’evoluzione del manutentore e del sistema manutentivo.
Diventa pertanto indispensabile poter reperire le risorse necessarie per la formazione,
dando concreta attuazione all’impostazione
dell’attività manutentiva come rapporto tra un
cliente (l’esercizio) e un fornitore di servizi di
manutenzione.
Questo obiettivo, se implica per un verso che
il cliente deve vedere la manutenzione (l’organizzazione manutentiva) come un effettivo fornitore di servizi, impone d’altro canto che il
manutentore si deve comportare come un
“imprenditore” cioè come un soggetto attivo
del rapporto e non più passivo come è stato
fino ad ora.
Rocco Armento
Studio Armento
Bruno Sasso
Membro della commissione Manutenzione e
della SC 4 Manutenzione AIMAN, ALISER
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I rischi della corrente
elettrica sul corpo
umano
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articoli
di Cristina Timò
ca un ruolo importante, a tensione più alte (come a 230 V) con la perforazione della pelle, l’impedenza totale Zt praticamente coincide con
quella interna Zi.
Nella tabella di Fig. 1, tratta dalla norma CEI 64, fasc. 4985R “Effetti della corrente attraverso il corpo umano”, è riportato l’andamento della Zt
al variare della tensione di contatto per fasce di popolazione, considerando il percorso di corrente mano-mano o mano piede ed in condizione di pelle asciutta.
Ciò premesso quando il corpo o parte di esso viene attraversato da
una corrente elettrica “estranea”, si creano degli effetti che a seconda
dell’intensità, della durata e della zona interessata possono essere pericolosi per la stessa vita.
L’elettrofisiologia, che studia tali effetti, ne individua alcuni tra i più rischiosi:
• tetanizzazione, che consiste nella contrazione dei muscoli, cosa che
porta alla difficoltà di staccarsi dalla parte in tensione a cui si è venuti in contatto;
• ustione nella zona del corpo venuta a contatto con la corrente elettrica e causata dal suo passaggio;
• arresto respiratorio dovuto dalla paralisi dalla parte del sistema nervoso che controlla l’attività respiratoria;
• fibrillazione ventricolare che consiste nell’alterazione della contrazione dei muscoli cardiaci.
L’effetto della “fibrillazione ventricolare” è sicuramente tra i più pericolosi visto che viene compromessa la funzione fondamentale del cuore,
quella di “pompare” il sangue nel circuito arterioso. Una caratteristica
che lo rende particolarmente pericoloso, è che la fibrillazione può essere irreversibile, cioè anche se il passaggio di corrente elettrica viene
a cessare, il cuore continua a comportarsi in maniera del tutto anomala, il conseguente mancato afflusso di sangue, se prolungato, porta alla
sofferenza e al danneggiamento dei centri nervosi celebrali, il rischio
di morte può essere elevato.
In presenza di tale evento il pronto uso di un apposito apparato chiamato “defibrillatore”, di regola in dotazione ai servizi di soccorso (118),
è in grado di riportare il cuore a lavorare con il suo ritmo corretto; in
mancanza di un defibrillatore, il massaggio cardiaco eseguito da persona esperta può risolvere la situazione.
Come già accennato, in caso di folgorazione gli effetti che si possono
originare dipendono non solo dalla corrente che attraversa il corpo
quindi, secondo la legge di Ohm, dal valore della tensione cui si viene
in contatto (nelle prese installate nelle nostre abitazioni è di 230 Volt alternati), e dal valore di Zt, ma anche dal percorso che si instaura nel
corpo, cioè tra la zona di contatto ed il punto del corpo in cui la corrente si scarica a terra; la figura 2 ne illustra tre esempi.
In effetti i possibili percorsi sono una dozzina, la figura 3 (Norma CEI 64
già citata) li indica riportando per ognuno di essi l’impedenza come
percentuale di quella relativa al percorso mano-mano. I valori tra parentesi indicano sempre il valore dell’impedenza riferendosi però ai
percorsi tra le due mani e la specifica parte del corpo.
Ad ogni percorso è attribuito un “fattore” che ne fornisce il livello di
pericolosità, ovviamente i percorsi che interessano la regione cardiaca sono quelli a più alto rischio, nella tabella di figura 4 sono riportati i
valori del fattore di percorso in relazione ai punti di ingresso e uscita
della corrente.
Il diagramma di figura 5, tratto ancora dalla norma CEI 64, mostra per il
percorso “mano-mano” il livello di pericolo in funzione della corrente
che attraversa il corpo e la durata del fenomeno.
Nel diagramma sono evidenziate quattro zone in funzione sia del valore
della corrente sia del tempo durante il quale la stessa attraversa il corpo; per ognuna di queste si presentano fenomeni fisiologici diversi:
Zona 1: nessun effetto;
Zona 2: normalmente non si presentano fenomeni di rischio;
a parecchi decenni l’attività normativa tecnica e quella legislativa sono impegnate nel definire regole e prescrizioni per la sicurezza sia delle apparecchiature, che degli impianti elettrici; negli anni ciò ha portato ad una maggiore consapevolezza tra la popolazione
delle possibili conseguenze derivanti dalla così detta “scossa elettrica”, anche se pochi, anche tra gli operatori del settore, sono a conoscenza dei complessi meccanismi che intervengono in presenza di
folgorazione e che, nei casi estremi, possono condurre alla morte
del soggetto coinvolto.
Che il funzionamento del nostro corpo sia legato a fenomeni elettrici
era conosciuto già dalla metà del 1700: lo testimoniano gli esperimenti
con le rane di Galvani. Le cellule che costituiscono il nostro organismo
sono di fatto dei minuscoli generatori di elettricità, ciascuno con un potenziale di 70 mV; in aggiunta il nostro sistema nervoso è assimilabile
ad una fitta rete di conduttori che trasmettono gli impulsi elettrici indispensabili al funzionamento dei vari organi.
I fenomeni fisiologici, che si generano al momento del ”contatto” con un
corpo conduttore in tensione, dipendono in larga misura dall’intensità e
dalla durata della corrente: a tale riguardo va considerato che il corpo
umano non può essere considerato una semplice resistenza, ma piuttosto una impedenza per la presenza di elementi di natura capacitiva.
In particolare l’impedenza totale del corpo Zt può essere considerata
come la somma di due impedenze, quella della pelle Zp, il cui valore è
variabile dipendendo da diversi fattori quali: la tensione di contatto, la
superficie del contatto, la pressione esercitata, la frequenza, la durata
della corrente, il grado di umidità e la temperatura della pelle stessa;
quella interna del corpo Zi che è di natura eminentemente resistiva e
che dipende soprattutto dal percorso della corrente.
Zt = Zp + Zi
Mentre per valori di tensione bassi (<50 V) l’impedenza della pelle gio-
D
Tensione di contatto
Volt
a
25
50
75
100
125
220
700
1.000
valore asintotico
Valori dell’impedenza Zt in Ω
Che non sono superati dal
5%
50%
della popolazione
1.750
3.250
1.450
2.625
1.250
2.200
1.200
1.875
1.125
1.625
1.000
1.350
750
1.100
700
1.050
650
750
95%
6.100
4.375
3.500
3.200
2.875
2.125
1.550
1.500
850
Figura 1: Andamento della Zt al variare della tensione di contatto
46
U&C n.5 giugno 2011
possibile la fibrillazione ventricolare.
Sono queste le ragioni che portarono alla fine dell’800 negli Stati Uniti
alla grossa disputa tra due giganti dell’elettrotecnica: Thomas Edison e
Nikolas Tesla. Il primo, che aveva costruito a New York una centrale
elettrica in continua sosteneva, non senza ragioni, la maggiore sicurezza di quest’ultima; il secondo con l’appoggio di George Westinghouse,
la maggiore flessibilità e quindi la maggiore economicità di quella alternata, soprattutto per il trasporto della corrente su lunghi percorsi (possibilità di elevare la tensione con i trasformatori e ridurre così, a parità
di potenza trasferita, la corrente causa principale delle perdite).
Queste dispute, molto accese, anche per i forti interessi economici che
sottintendevano, ci mostrano comunque che il problema della sicurezza elettrica, anche ai primordi dell’elettrotecnologia, non erano sottovalutati. A tale riguardo, come nota storica si riporta un passo tratto dal
“Trattato elementare di Elettricità e Magnetismo” del prof. R. Finzi edito
a Milano nel 1892. Il passo che fa riferimento a sperimentazioni su animali recita: “L’effetto delle correnti variabili varia con la legge di variazione; assumiamo come forma più regolare e comparabile, le correnti
alternate sinusoidali; l’effetto trofico e immediato è un aumento degli
scambi respiratori che può giungere al 25 per 100 anche prima che
sorgano contrazioni muscolari; con l’aumentare dell’intensità della
corrente, si hanno contrazioni muscolari, e questo tetano elettrico produce la morte apparente dell’animale per cessazione della respirazione”.
A quell’epoca esisteva l’erronea convinzione che le correnti continue
invece non fossero particolarmente dannose, tanto che lo stesso Finzi
ci dice che “l’effetto delle correnti continue è solo l’elettrolisi interstiziale dei tessuti, con trasporto degli ioni e forse con aumento delle secrezioni cellulari. La morte non può essere prodotta da correnti costanti che se queste sono eccezionalmente intense, si da produrre una
distruzione elettrolitica o una coagulazione termica delle fibre”.
La disputa di fatto si concluse nel giro di pochi anni, come sappiamo,
con la vittoria della corrente alternata: già nel 1893, in occasione della
fiera mondiale di Chicago, l’illuminazione fu infatti realizzata in corrente
alternata ed affidata alla Westinghouse.
A conclusione degli effetti della corrente elettrica, diamo un accenno a
quelli dovuti a correnti aventi frequenza superiore a 100Hz, anche se
qui le applicazioni risultano alquanto limitate, e quindi i dati sperimentali sono scarsi: un esempio è l’alimentazione all’interno degli aerei
realizzata a 400 Hz.
Come il lettore avrà già intuito, il rischio aumenta con l’aumentare della
frequenza: fra l’altro con l’aumentare della frequenza l’impedenza della
pelle diventa trascurabile, peggiorando la situazione. Le norme definiscono un “Fattore di frequenza” Ff, quale rapporto tra la corrente di soglia (considerando gli effetti fisiologici alla frequenza f) e la corrente di
soglia a 50/60 Hz. Il diagramma di figura 7 ne mostra l’andamento fino a
1000 Hz. Tutte queste ricerche, condotte con molta accuratezza a livello mondiale dalla IEC (International Electrotechnical Commission), con
la partecipazione dei vari Comitati nazionali, tra cui per l’Italia il CEI,
a
PERCORSO DELLA CORRENTE
Fattore di percorso
Mano Sx – piede Sx, piede Dx o piedi
1,0
Due mani - piedi
1,0
Mano Sx – mano Dx
0,4
Mano Dx – piede Sx, piede Dx o piedi
0,8
Schiena – mano Dx
0,3
Schiena – mano Sx
0,7
Torace – mano Dx
1,3
Torace mano Sx
1,5
Glutei – mano Sx, mano Dx o entrambe le mani
0,7
Figura 4 - Valori del fattore di percorso
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I rischi della corrente sul corpo
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Zona 3: contrazioni
muscolari, possibili
difficoltà respiratorie, gli eventuali fenomeni che interessano il cuore sono
reversibili;
Zona 4: fenomeni di
fibrillazione cardiaca con arresto del
cuore, possibili
ustioni.
A risultati diversi
portano gli studi e le
statistiche relativi
agli infortuni causati
dalla corrente continua: qui i rischi sono sensibilmente
minori non tanto
perché le applicazioni in corrente
continua sono di
gran lunga inferiori,
ma soprattutto in
Figura 3: Valori dell’impedenza
quanto la soglia di
fibrillazione risulta più alta ed è più facile il rilascio delle parti cui si viene in contatto.
La norma definisce un fattore K di “equivalenza tra corrente continua e
corrente alternata”, fissato un valore di corrente in alternata che procura fibrillazione, K indica quale corrente in continua produce lo stesso
effetto. Tale fattore è stato fissato in 3,75, cioè è necessaria una corrente continua di circa quattro volte superiore a quella alternata per
portare a fibrillazione il cuore.
In pratica fino a 300 mA si generano fenomeni di tipo reversibile (sen-
articoli
Figura 2: Percorsi della corrente nel corpo umano
sazioni di calore,
ustioni, vertigini aritmie cardiache, perdita di conoscenza).
In figura 6 è riportato il digramma corrente continua/durata del passaggio,
equivalente a quello
gia descritto per
l’alternata; la Zona 4
si riferisce ancora
all’area per cui è
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articoli
I rischi della corrente sul corpo
Figura 5: Pericolosità del percorso “mano-mano”
non sono fini a se stessi, ma essenziali per definire i requisiti di protezione delle persone, adulti e bambini, e sono utili in particolare per fissare le regole di progettazione degli apparati, come gli “Interruttori differenziali” chiamati ad interrompere l’alimentazione degli impianti elettrici nel caso in cui si verifichi l’eventualità che una persona entri in
contatto con una parte in tensione.
L’interruttore differenziale interrompe infatti la corrente in modo automatico quando viene rilevata una corrente verso terra superiore ad un
dato valore di taratura: tale corrente indicata con Idn viene chiamata
“corrente differenziale nominale di intervento”.
Sul mercato si possono trovare interruttori differenziali con diversi valori di Idn: 10 mA – 30 mA – 100 mA – 300 mA – 500 mA, a seconda se
sono ad alta sensibilità e destinati ad applicazioni in ambito civile oppure industriale. La corrente si genera quando una persona entra accidentalmente in contatto con una parte in tensione, per esempio a causa di una deficienza dell’isolamento elettrico di un elettrodomestico.
La norma CEI 64-8/4 riguardante gli “Impianti utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua - Parte 4: Prescrizioni di sicurezza”, all’articolo 412.5.1
“Protezione addizionale mediante interruttori differenziali”, recita: “l’uso di interruttori differenziali con corrente differenziale di intervento
non superiore a 30 mA, pur permettendo di eliminare gran parte dei rischi dovuti ai contatti diretti, non è riconosciuto quale misura di protezione completa contro questi contatti, anche perché non permette di
evitare gli infortuni, d’altronde molto rari, provocati dal contatto simultaneo con due parti attive del circuito protetto che si trovino a potenziali differenti”.
Pur con la cautela contenuta nella CEI 64/8, l’interruttore differenziale
viene considerato dal Decreto 37/2008 (sostituivo della Legge 46/90),
che regolamenta la sicurezza degli impianti, un mezzo idoneo ai fini
Figura 6: Diagramma corrente continua / durata del passaggio
della sicurezza, per quanto concerne gli immobili ad uso abitativo realizzati prima del marzo 1990, come mezzo essenziale per rispondere ai
requisiti di sicurezza richiesti dal decreto stesso. Infatti, al comma 3
dell’articolo 6, riguardante la “Realizzazione ed installazione degli impianti”, stabilisce che gli stessi siano conformi quando “dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente
differenziale nominale non superiore a 30 mA”.
Gli interruttori differenziali sono regolamentate da alcune norme specifiche, tra cui la CEI EN 61008-1. Qui vengono fissati i valori massimi dei
tempi di intervento: 0,3 sec. - 0,15 sec. - 0,04 sec. rispettivamente per
valori di Idn pari a 1Idn - 2 Idn - 5 Idn; come si può controllare andando
nel diagramma di figura 7 per tali valori si rimane sempre al di fuori della zona ad alto rischio. Negli interruttori differenziali viene altresì fissato un valore di corrente differenziale di “non intervento”, pari alla metà
di quella di intervento, lo scopo è quello di evitare che possa essere
tolta alimentazione in modo intempestivo a causa di basse correnti di
dispersione.
Da ricordare che la presenza su tale dispositivi di un pulsante di prova
atto a provarne la funzionalità nel tempo (tasto “T”), viene raccomandato di azionarlo almeno un paio di volte l’anno, tale operazione ovviamente interrompe l’erogazione di energia elettrica, pertanto sarà necessario successivamente ripristinarla agendo sull’apposita levetta.
In considerazione del ruolo rilevante che svolgono per la sicurezza degli impianti elettrici, la quasi totalità degli interruttori differenziali presenti sul mercato sono certificati sulla base delle norme specifiche
emesse dal CEI con prove dettagliate e severe; tali prove sono condotte da Organismi terzi: in Italia lMQ rilascia l’omonimo marchio a garanzia che le apparecchiature sono conformi alle norme e quindi “realizzate a regola d’arte”.
a
Cristina Timò
Direttore tecnico CEI
THE RISKS OF ELECTROCUTION ON THE HUMAN BODY
The standardization bodies have always focused their activities on
defining standards in which the safety aspects play the principal role: in
particular, electrical devices, equipment and systems must be safe for all
its users, especially those that are not specifically informed. The
knowledge of the risks of electrocution and of its mechanisms is
fundamental as a starting point for all electrical safety considerations.
Figura 7: Andamento del fattore di frequenza
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gati alla scelta, all’installazione ed al mantenimento di un moderno sistema di controllo automatico delle emissioni gassose. Il corso sarà quindi un valido supporto per coloro che installano, gestiscono e controllano sistemi di
monitoraggio delle emissioni gassose come
laboratori di analisi, gestori di impianti termici
industriali.
Il corso "Come soddisfare i requisiti della
nuova direttiva macchine 2006/42/CE” si propone invece di fornire una conoscenza di base sui requisiti della nuova Direttiva macchine 2006/42/CE, una delle disposizioni legislative che maggiormente ha contribuito ad incrementare la sicurezza dei lavoratori, fornendo prescrizioni per la progettazione e costruzione di macchine in grado di minimizzare
i rischi derivanti dal loro utilizzo. Durante la
giornata saranno anche analizzati gli adempimenti da essa richiesti e le responsabilità dei
vari soggetti coinvolti (progettisti, fabbricanti,
venditori, utilizzatori). Infatti la conoscenza
dei requisiti della nuova direttiva è un fattore
essenziale per la progettazione e realizzazione di macchine conformi alle disposizioni comunitarie e per assicurarne la libera circolazione delle stesse nel territorio dell'Unione
Europea.
Nell’ambito della sicurezza troviamo anche la
giornata dedicata "Centrali termiche di potenza > 35 kw: manutenzione e compilazione
dell'allegato F" nel corso della quale vengono
illustrate non solo le norme tecniche ma anche le leggi e le delibere che regolano i collaudi, la manutenzione e le verifiche delle
centrali termiche a gas. Sono anche esaminate le problematiche tecnico operative legate
allo svolgimento dell’attività di manutenzione
negli impianti termici e gli obblighi relativi al
miglioramento della sicurezza.
Sempre attuale, anche se sono ormai passati
diversi anni dal recepimento della Direttiva
97/23/CE in materia di attrezzature in pressione è il “corso base” sulla Direttiva PED che
permette una formazione completa a coloro
che devono affrontare le problematiche relative all’applicazione di tale Direttiva, che impone la marcatura CE ad una vasta gamma di
a cura delle aree Formazione UNI e CEI
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rubriche
Formazione
Qualità, direttiva macchine,
attrezzature a pressione … i
prossimi corsi UNI
a
Con la pubblicazione della nuova edizione
della UNI EN ISO 9001 continua la fase di evoluzione dei sistemi di gestione per la qualità.
Tale edizione, sebbene non introduca nuovi
requisiti, né modifichi quelli già esistenti, risulta migliorata in quanto chiarisce il significato
di alcuni sistemi di gestione per la qualità di
problematica applicazione favorendo, allo
stesso tempo, un’attuazione più moderna. Tra
i chiarimenti introdotti si evidenziano, ad
esempio, quelli relativi al mercato nel quale
opera l’organizzazione ed ai rischi ad esso associati, all’applicazione del termine “prodotto”, ai processi affidati all’esterno, alla gestione delle risorse umane, alle attività successive alla consegna, al corretto inquadramento
delle attività di verifica, di riesame e di validazione della progettazione, ai processi speciali,
alla determinazione delle apparecchiature di
monitoraggio e misurazione che devono essere tenute sotto controllo, alle modalità di monitoraggio della soddisfazione del cliente. La
nuova norma, quindi, fornisce l’occasione per
rivedere criticamente l’interpretazione applicativa dei requisiti della UNI EN ISO 9001 e
per valutare le eventuali modifiche da introdurre nei sistemi di gestione per la qualità
delle organizzazioni. Il corso “I sistemi di gestione per la qualità secondo la UNI EN ISO
9001:2008”, rivolto a dirigenti, responsabili
qualità, addetti alla gestione dei sistemi qualità nei vari settori merceologici e a tutti coloro
che intendono migliorare la propria professionalità, mette in evidenza gli elementi di “modernità” della nuova edizione della UNI EN
ISO 9001 e, attraverso l’analisi dei requisiti
delle prescrizioni, offre spunti di miglioramen-
50
U&C n.5 giugno 2011
to per il sistema di gestione per la qualità.
Il controllo delle emissioni gassose riveste un
importanza fondamentale nella vita degli impianti termici industriali in quanto un’eventuale difformità alle prescrizioni può comportare
ripercussioni molto decise. Punto di partenza
fondamentale per capire la nuova e complessa struttura normativa relativa al monitoraggio delle emissioni gassose è sicuramente la
norma UNI EN 14181:2005, che specifica le
procedure per stabilire i livelli di assicurazione della qualità (QAL) per i sistemi di misurazione automatici (AMS) installati su impianti
industriali atti alla determinazione della composizione e degli altri parametri degli effluenti
gassosi. Questa norma è propedeutica alla
comprensione delle altre numerose norme del
settore e offre le chiavi di lettura necessarie
per adempiere alle richieste delle Direttive
europee. Il corso che viene proposto dal Centro Formazione UNI “Emissioni da sorgente
fissa: assicurazione della qualità dei sistemi
di misurazione automatici” si pone quindi l’obiettivo di illustrare la norma UNI EN
14181:2005 nella sua complessa articolazione
e le sue ripercussioni sugli aspetti pratici leCORSI DI FORMAZIONE UNI LUGLIO 2011
Sistemi di Gestione per la Qualità secondo la UNI EN ISO 9001
Emissioni da Sorgente Fissa: Assicurazione della Qualità dei Sistemi di
Misurazione Automatici secondo la norma UNI EN 14181:2005
Responsabilità sociale UNI ISO 26000 - Corso base
Come soddisfare i requisiti della Direttiva macchine 2006/42/CE
Centrali Termiche di Potenza 35Kw: manutenzione e compilazione
dell’allegato F
Applicazione della direttiva PED in materia di attrezzature a pressione Corso base
Roma 4-5 luglio
Milano 5 luglio
Roma 7 luglio
Milano 11 luglio
Milano 7 luglio
Milano 8 luglio
Milano 12 luglio
Data
08-09/09/2011
Città
Milano - CEI
12-14/09/2011
13/09/2011
13-15/09/2011
Milano - CEI
Milano - CEI
Roma - Ambra Palace
Hotel
Udine - Centro Convegni
Palazzo delle Professioni
Milano - CEI
60335
0-15
Descrizione
Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in
AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza
Progettazione degli impianti elettrici a bassa tensione
La verifica degli impianti di messa a terra alimentati con tensioni fino a 1000V
Progettazione esecutiva dell'equipaggiamento elettrico delle macchine: normativa ed esempi
pratici
Apparecchi elettromedicali: prescrizioni generali per la sicurezza fondamentale e le prestazioni
essenziali NORMA CEI 62-5 - 3A ED
Lavori in prossimità di impianti elettrici e Lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in
AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza
Impianti fotovoltaici collegati alle reti elettriche in BT e MT: progettazione e realizzazione
Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in
AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza
Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare - Norma CEI EN 60335-1
Manutenzione di cabine elettriche MT/BT del cliente finale
60950
Sicurezza delle apparecchiature per la tecnologia dell’informazione – Norma CEI EN 60950-1
23/09/2011
11-27
CAVI BT
Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in 26-27/09/2011
AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza
27/09/2011
Scelta e dimensionamento delle condutture in cavo BT
QuadriBT
I quadri elettrici di bassa tensione
EMC
La Direttiva EMC 2004/108/CE: dichiarazione di conformità e criteri di progettazione e di verifica 28-29/09/2011
per apparati, sistemi e impianti
28-30/09/2011
Connessione di Utenti attivi e passivi alle reti MT ed AT delle imprese distributrici di energia
Corso
11-27
PROIMP
0-14
44-5
62-5 Mod. A
11-27
15-16/09/2011
19-22/09/2011
20-21/09/2011
Milano - CEI
Roma - Ambra Palace
Hotel
Milano - CEI
Roma - Ambra Palace
Hotel
Lancenigo di Villorba (TV)
- Treviso Tecnologia
Milano - CEI
0-16
prodotti. Il corso “PED - Applicazione della
direttiva PED 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione - Corso base si propone di
affrontare gli aspetti più critici delle Direttive
“Nuovo Approccio e Approccio Globale quali,
ad esempio le responsabilità delle parti coinvolte (costruttore, fornitori di materiali, organismo notificato, organismi di controllo) e presenta supporti a disposizione (norme tecniche
di riferimento, interpretazioni della Commissione Europea, Guida Blu).
Per ulteriori informazioni relativamente ai
corsi organizzati del Centro Formazione UNI
si consiglia di consultare il sito:
http://www.uni.com/
Efficienza
e risparmio energetico
a
L’efficienza ed il risparmio energetico sono temi prioritari che la società moderna non può
eludere.
A livello mondiale i fattori che condizionano il
settore energetico sono vari, l’aumento della
popolazione, il miglioramento degli standard
di vita con un conseguente aumento della domanda energetica e le emissioni di CO2.
Ciascun Paese, partendo da queste considerazioni di carattere generale, ha l’importante
missione di sviluppare una cultura orientata
sull’efficienza e sul risparmio. Questa consa-
22-23/09/2011
22/09/2011
27-28/09/2011
pevolezza implica la formazione di tecnici e
progettisti che, sensibili a queste tematiche,
organizzino il proprio lavoro ed operino per la
propria crescita professionale verso questa
nuova fonte di business.
In quest’ottica CEI propone un corso di formazione sul risparmio e l’efficienza energetica.
Il corso, che si basa sulla guida CEI 205-18,
relativa all’impiego dei sistemi di automazione
negli edifici finalizzato al risparmio energetico, si pone l’obiettivo di sviluppare le tematiche relative al settore.
All’inizio vengono illustrate le leggi e le norme
di riferimento, successivamente i docenti mostrano ai discenti la classificazione delle funzioni di automazione degli impianti tecnici degli edifici e la specifica dei requisiti minimi, al
fine di identificarne le prestazioni connesse al
risparmio energetico e alla riduzione delle
emissioni in conformità alla Direttiva Europea
EPBD 2002/91/EC .
a cura delle aree Formazione UNI e CEI
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14/09/2011
rubriche
CORSI CEI SETTEMBRE 2011
Lancenigo di Villorba (TV)
- Treviso Tecnologia
Torino - Hotel Genova
Best Western
Vicenza - Risorse in Crescita SCARL
Milano - CEI
A conclusione, verranno mostrati due esempi
applicativi, uno in un edificio ad uso residenziale e un secondo nel terziario.
I destinatari sono i costruttori degli apparecchi, i progettisti, gli installatori, gli enti pubblici
o gli ispettori preposti alla diagnosi energetica dei sistemi di automazione degli impianti.
I relatori sono esperti del settore, abilitati dal
CEI e riconosciuti idonei alla docenza per il
corso in oggetto.
Ad ogni partecipante verrà consegnata, come
dotazione personale, la dispensa con i contributi dei relatori e una copia della Guida CEI
205-18.
La prima edizione del corso è prevista il giorno 5 ottobre 2011 a Milano, presso la sede CEI
di via Saccardo 9.
Per visionare il calendario completo di tutti i
corsi CEI e avere ulteriori informazioni è possibile consultare il sito CEI (www.ceiweb.it)
alla voce “CEI Formazione”.
■
U&C n.5 giugno 2011
51
rubriche
Vita quotidiana
Al di là delle diverse correnti di pensiero e
della valutazione più o meno positiva che si
può dare a questo fenomeno, è ormai un dato
di fatto che il numero degli interventi di chirurgia estetica, in particolare negli ultimi anni, è
cresciuto in modo esponenziale. La voglia di
apparire giovani il più a lungo possibile interessa sempre più persone che si affidano al
bisturi per migliorare la propria immagine e la
propria percezione di sé.
Nonostante questo trend in forte crescita,
molti Stati membri non hanno ancora messo
in atto leggi adeguate o norme per garantire
che questi servizi chirurgici vengano forniti in
un ambiente sicuro e i consumatori non sono
sempre pienamente consapevoli dei rischi associati a questo tipo di interventi.
Conseguentemente si avverte una crescente
esigenza di migliorare questi servizi per poter
offrire maggiori garanzie ai pazienti che si
sottopongono a tali interventi. Per questo in
ambito CEN, circa un anno fa, è stato costituito il Project Committee CEN/TC 403 “Aesthetic surgery services” per lo studio di norme
europee dedicate a questo delicato settore.
In questo momento il nuovo organo tecnico
sta lavorando per definire un progetto di norma che prende in considerazione i requisiti
degli ambienti nei quali si pratica la chirurgia
estetica, quindi ambulatori e sale operatorie
ad eccezione degli ambienti gestiti dal Servizio Sanitario Nazionale.
Particolare attenzione viene posta all’individuazione degli aspetti etici, che devono rientrare nell’ambito della norma e che riguardano essenzialmente le modalità con le quali
questi interventi vengono proposti presso il
pubblico tenendo presente che si tratta di una
sfera molto delicata che attiene la salute delle
persone.
L’impatto della futura norma sul mercato potrà
essere estremamente significativo. In questo
specifico settore, infatti, le norme europee
possono fornire un reale valore aggiunto in
quanto possono aiutare i consumatori ad effettuare scelte più consapevoli creando un
quadro di regole comuni per tutti fornitori di
servizi chirurgici estetici, andando ad integra-
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a cura della Comunicazione UNI
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Chirurgia estetica….
la norma ti fa bella
La norma, che specifica i requisiti di sicurezza
e i metodi di prova per simulatori di corsa (meglio conosciuti come tappeti da corsa o tapis
roulant), è a complemento dei requisiti generali
di sicurezza riportati nella UNI EN 957-1, con la
quale deve essere letta congiuntamente.
La UNI EN 957-6, che sostituisce la vecchia
edizione del 2003, è applicabile alle attrezzature di allenamento trascinate da un motore o
manuali, che si compongono di una superficie
d’esercizio sulla quale è possibile camminare
o correre. Nella norma vengono trattati aspetti quali gli elementi di trasmissione e le parti
rotabili, le caratteristiche dell’arresto di sicurezza, la stabilità, la resistenza, i corrimano, la
superficie calpestabile, l’accelerazione, la sicurezza elettrica, ecc..
I metodi di prova riguardano tutti gli elementi
che compongono l’attrezzatura di allenamento: la trasmissione e le parti rotanti, il controllo
della temperatura, l’arresto di sicurezza e gli
attuatori, la stabilità, l’accelerazione, il dispositivo per la rilevazione del battito cardiaco,
l’accuratezza dei dati (tempo/velocità/distanza) e molti altri.
La norma UNI EN 957 “Attrezzatura fissa di allenamento” è composta dalle seguenti parti:
• Parte 1: Requisiti generali di sicurezza e
metodi di prova;
• Parte 2: Attrezzatura di allenamento alla resistenza, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova;
• Parte 4: Panche di allenamento alla resistenza, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova;
• Parte 5: Biciclette fisse per l'esercizio e attrezzature di allenamento per la parte superiore del corpo, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova;
• Parte 7: Vogatori, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova;
• Parte 8: Stepper, scalatori e simulatori di
scalata - Requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova;
• Parte 9: Attrezzi ellittici d'allenamento, requisiti addizionali specifici di sicurezza e
metodi di prova;
• Parte 10: Biciclette per l'esercizio con una
ruota fissa o senza ruota libera, requisiti
addizionali specifici di sicurezza e metodi di
prova.
■
52
U&C n.5 giugno 2011
re la legislazione esistente o colmando gli
eventuali “vuoti legislativi” per i quali non esistono leggi o norme.
Queste norme potranno inoltre contribuire
all’applicazione della Comunicazione della
Commissione europea COM (2008) 836 sulla
sicurezza dei pazienti.
L’attività normativa europea è seguita a livello
nazionale dalla Commissione Tecnologie Biomediche e Diagnostiche dell’UNI.
Attrezzature per allenamento…
in forma per l’estate!
La nuova edizione della UNI EN 957-6 “Attrezzatura fissa di allenamento - Parte 6: Simulatori di corsa, requisiti addizionali specifici di
sicurezza e metodi di prova”, elaborata dal
comitato europeo CEN/TC 136 “Sports, playground and other recreational facilities and
equipment”, è stata recentemente recepita a
livello nazionale dalla commissione “Impianti
ed attrezzi sportivi e ricreativi” dell’UNI.
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Serie ISO 9000:
il CD-Rom
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Tutte le norme della serie ISO 9000 sui sistemi di gestione per la qualità e della serie
ISO 10000 sulle tecniche di supporto alla
gestione per la qualità? Sono disponibili,
raccolte in un unico CD-Rom aggiornato al
31 marzo 2011.
Il prodotto elettronico, edito dall’UNI, appartiene alla collana “Gestione d’impresa” (Serie “Qualità”) e si impone come uno strumento di aggiornamento e di consultazione
particolarmente studiato per le aziende che
intendono applicare la norma ISO 9001 ed
eventualmente certificarsi, per i consulenti
che supportano tali aziende in questo percorso, per gli organismi di certificazione,
per i professionisti della qualità che necessitano di specifici strumenti normativi e informativi al fine di svolgere al meglio la propria attività.
Il CD-Rom contiene le norme relative alla
definizione dei principi, dei modelli e delle linee guida per un sistema di gestione per la
qualità, nonché varie linee guida per l'applicazione della gestione per la qualità a processi definiti e per la corretta applicazione
di singoli requisiti del sistema. Di particolare
Luoghi con pericolo
di esplosione:
tutte le norme in due volumi
Il CEI ha pubblicato l’edizione aggiornata
della raccolta in due volumi: “Norme CEI per
luoghi con pericolo di esplosione”.
La raccolta, si compone di 2 volumi:
• Norme CEI per luoghi con pericolo di
esplosione - Vol. I: classificazione
Classificazione dei luoghi pericolosi per la
presenza di gas, vapori e nebbie infiammabili o polveri combustibili
• Norme CEI per luoghi con pericolo di
esplosione - Vol. II: impianti
Impianti elettrici nei luoghi pericolosi per
la presenza di gas, vapori e nebbie in-
a cura della Comunicazione UNI e CEI
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interesse sono le norme contenenti le linee
guida settoriali per l'applicazione della norma UNI EN ISO 9001 in campi specifici.
Tra le novità dell’edizione 2011 si segnala la
nuova UNI/TR 11217:2010 (“Sistemi di gestione per la qualità - Linee guida per l'applicazione della UNI EN ISO 9001:2008 nelle amministrazioni locali”): si tratta di un rapporto
tecnico che corrisponde al documento ISO
noto come "IWA 4" (International Workshop
Agreement 4), elaborato specificatamente
per offrire alle amministrazioni locali un approccio coerente alla gestione per la qualità. Esso infatti "traduce" il linguaggio tecnico
della UNI EN ISO 9001 in linguaggio più divulgativo, utile per coloro che a vario titolo
operano nelle amministrazioni locali.
Un'altra novità riguarda la recente UNI
ISO/TS 10004, pubblicata nel febbraio di
quest’anno, che ha per oggetto il monitoraggio e la misurazione della soddisfazione del
cliente. Questa specifica tecnica, disponibile in lingua italiana, fornisce una guida nella
definizione e nella attuazione pratica di tali
processi di monitoraggio e misurazione. Si
tratta di un documento normativo applicabile da parte di qualsiasi tipo di organizzazione
indipendentemente dalle sue dimensioni e
dal prodotto o servizio fornito.
L’edizione 2011 del CD-Rom contiene complessivamente 48 norme, di cui 9 in lingua inglese.
rubriche
Recensioni
fiammabili o polveri combustibili.
Il primo volume (Classificazione) raccoglie le
Norme CEI EN e le Guide CEI riguardanti la
classificazione dei luoghi dove si possono
formare atmosfere esplosive ed è integrato
da testi di leggi, decreti nazionali e Direttive
Comunitarie.
Nel dettaglio, il volume contiene i testi integrali dei seguenti documenti: norma CEI EN
60079-10-1:2010, guida CEI 31-35:2007 + variante 1:2009, guida CEI 31-35/A:2007 + variante 1:2010, norma CEI EN 60079-10-2:2010,
guida CEI 31-56:2007.
Allegato al volume, in omaggio, il CD-ROM
DustEx (Versione 1.0) - Elenco e caratteristiche chimico-fisiche delle polveri combustibili che contiene i dati di oltre 4.000 polveri
combustibili.
Il secondo volume (Impianti) raccoglie le
norme CEI EN riguardanti l'esecuzione degli
impianti elettrici e la loro relativa verifica installati nei luoghi dove si possono formare
atmosfere esplosive, integrato da testi di
leggi, decreti nazionali e Direttive Comunitarie.
In particolare, il volume contiene i testi integrali e aggiornati delle seguenti norme: CEI
EN 60079-14:2010, CEI EN 60079-17:2008, CEI
EN 61241-14:2006.
I volumi sono acquistabili, presso tutti i punti
vendita CEI e on line su CEI WebStore, separatamente (vol. I € 210/€ 168 per i Soci –
vol. II € 155/€ 124 per i Soci), oppure assieme al prezzo di copertina di € 310 (€ 248
per i Soci).
Per informazioni: [email protected]
■
U&C n.5 giugno 2011
55
FOCUSnorma
rubriche
In questo numero di U&C presentiamo
come principali novità dell’attività normativa le installazioni fisse antincendio, le piattaforme di lavoro mobili ele-
UNI CEN/TS 14816
Installazioni fisse antincendio - Sistemi spray ad acqua
- Progettazione, installazione e manutenzione
Giugno 2011 (versione italiana)
Commissione “Protezione attiva contro gli incendi”
UNI
La specifica tecnica definisce i requisiti e fornisce le
raccomandazioni sulla progettazione, installazione e
manutenzione dei sistemi fissi a diluvio ad acqua destinati all'installazione all'interno od all'esterno di edifici
civili e industriali. I requisiti e le raccomandazioni della
specifica tecnica sono anche applicabili a estensioni,
riparazioni o altre modifiche apportate a un impianto
esistente.
La norma è principalmente rivolta ai progettisti, ma anche alle imprese di costruzione, di installazione, di manutenzione e alle PA.
La norma fornisce un ulteriore strumento a disposizione degli operatori della sicurezza antincendio nell’ambito della scelta del sistema di estinzione incendi più
adeguato
UNI 10779, UNI 11292, UNI EN 12845, Serie UNI EN
12259
DM 37/08
■
NORMA
UNI EN 998 (serie)
Specifiche per malte per opere murarie
Giugno 2011
Commissione “Cemento, malte, calcestruzzi e cemento
armato” UNI
La serie si applica a malte per intonaci interni ed esterni a base di leganti inorganici prodotte in fabbrica per
l'utilizzo in pareti, soffitti, colonne e partizioni. Contiene
definizioni e requisiti prestazionali finali. Non si applica
alle malte aventi come legante principale il solfato di
calcio.
La serie è principalmente rivolta ai produttori, ma anche a progettisti e a imprese di costruzione.
Le serie fornisce anche i criteri per la marcatura CE
delle malte per opere murarie ai sensi della direttiva
89/106 sui prodotti da costruzione, in regime volontario
(cioè in coesistenza con i vigenti regolamenti nazionali)
dal 01/06/2011.
UNI EN 1015 (serie) sui metodi di prova
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NORMA
vabili, le specifiche per malte per opere
murarie e i sistemi di conversione fotovoltaica dell’energia solare.
a cura delle Aree Tecniche UNI e CEI
TITOLO
PUBBLICAZIONE
OT COMPETENTE
SOMMARIO
A CHI SI RIVOLGE
IL VALORE
AGGIUNTO
ALTRE NORME
CORRELATE
IL QUADRO
LEGISLATIVO
NORMA
TITOLO
PUBBLICAZIONE
OT COMPETENTE
SOMMARIO
a
A CHI SI RIVOLGE
UNI ISO 18893
Piattaforme di lavoro mobili elevabili - Principi di sicurezza, ispezione, manutenzione e funzionamento
09/06/2011
Apparecchi di sollevamento e relativi accessori
La norma si applica a tutte le piattaforme di lavoro
mobili elevabili volte a movimentare persone, attrezzi
e materiali e costituite almeno da una piattaforma di
lavoro con comandi, una struttura estensibile e un
telaio.
La legislazione vigente richiede al datore di lavoro di
formare i lavoratori addetti all’utilizzo di attrezzature
che necessitano conoscenze particolari in relazione ai
loro rischi specifici.
La norma intende contribuire a prevenire lesioni personali, danni a proprietà e incidenti causati da non appropriati azionamenti.
Norme sulla formazione degli operatori delle gru, tipo
UNI ISO 18878:2011, e quelle sul manuale di guida, tipo
UNI ISO 9928-2:2011
D.Lgs. 81/2008 “Attuazione dell'articolo 1 della legge 308-, n°123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro”
■
IL VALORE
AGGIUNTO
ALTRE NORME
CORRELATE
IL QUADRO
LEGISLATIVO
56
U&C n.5 giugno 2011
TITOLO
PUBBLICAZIONE
OT COMPETENTE
SOMMARIO
A CHI SI RIVOLGE
IL VALORE
AGGIUNTO
ALTRE NORME
CORRELATE
IL QUADRO
LEGISLATIVO
NORMA
TITOLO
PUBBLICAZIONE
OT COMPETENTE
SOMMARIO
A CHI SI RIVOLGE
IL VALORE
AGGIUNTO
ALTRE NORME
Dpr 246/93, DM 14/01/2008 “Norme Tecniche per le Costruzioni”
■
CEI CLC/TS 61836 (CEI 82-39)
Sistemi di conversione fotovoltaica dell’energia solare
– Terminologia, definizioni e simboli
01/05/2011
CT 82 - Sistemi di conversione fotovoltaica dell'energia
solare
La suddetta specifica tecnica contiene termini, definizioni e simboli letterali utilizzati nelle norme nazionali ed internazionali riferite al settore fotovoltaico.
Queste sono state armonizzate con la serie IEC 60050
(vocabolario elettrotecnico internazionale) e altri documenti IEC.
È in corso di completamento la traduzione del testo in
italiano.
Progettisti, installatori, costruttori
Completa il quadro normativo per il settore del fotovoltaico
Guida CEI 82-25
CORRELATE
IL QUADRO
LEGISLATIVO
DM 37/08, Decreto 5 maggio 2011, D.Lgs. 3 marzo 2011,
n.28
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NORME
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CEI, UNI
calizzata
La presente sezione è fo
sulla pubblicazione
delle norme UNI e CEI.
e ISO e IEC
Relativamente alle norm
k che rimandano
segnaliamo i seguenti lin
ioni:
alle più recenti pubblicaz
norme ISO:
www.iso.org/iso/search.htm
norme IEC:
http://webstore.iec.ch
a
TUTTENORME
le
GIUGNO
2011
NORME CEI
DATA
TITOLO
LINGUA DI
PREZZO DI
PUBBLICAZIONE LISTINO (€)
ORGANO TECNICO: CT 2 - MACCHINE ROTANTI
CEI CLC/TS 60034-31
2011-05
Macchine elettriche rotanti - Parte 31: Selezione di motori
EN/IT
133,00
CEI 2-44
energeticamente efficienti
comprese le applicazioni a velocità
variabile - Guida all'impiego. 48 pagine Fasc. 11292 E
ORGANO TECNICO: CT 3/16 - STRUTTURE DELLE INFORMAZIONI, DOCUMENTAZIONI, SEGNI GRAFICI, E CONTRASSEGNI E ALTRE IDENTIFICAZIONI
CEI EN 61360-1
2011-05
Tipi normalizzati di elementi di dati con schema di
EN/IT
180,00
CEI 3-40
classificazione per componenti elettrici
Parte 1: Definizioni - Principi e metodi. 92 pagine Fasc. 11281 E
ORGANO TECNICO: CT 8/28 - ASPETTI DI SISTEMA PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA
CEI EN 50160
2011-05
Caratteristiche della tensione fornita dalle reti pubbliche di
EI
55,00
CEI 8-9
distribuzione dell’energia elettrica.
74 pagine Fasc. 11266
ORGANO TECNICO: CT 13 - APPARECCHI PER LA MISURA DELL'ENERGIA ELETTRICA E PER IL CONTROLLO DEL CARICO
CEI EN 62058-11
2011-05
Apparati per la misura dell'energia elettrica (c.a.) - Collaudo di EI
169,00
CEI 13-57
accettazione - Parte 11: Metodi generali di collaudo di
accettazione. 176 pagine Fasc. 11265
ORGANO TECNICO: CT 48 - COMPONENTI ELETTROMECCANICI PER APPARECCHIATURE ELETTRONICHE
CEI EN 60297-3-106
2011-05
Strutture meccaniche per equipaggiamenti elettronici EN
45,00
CEI 48-189
Dimensioni delle strutture meccaniche della serie 482,6 mm
(19 pollici) - Parte 3-106: Dimensioni di adattamento per
sottotelai e chassis applicabili in armadi o telai metrici
conformi alla IEC 60917-2-1.
22 pagine Fasc. 11279 E
CEI EN 60512-7-1
2011-05
Connettori per apparecchiature elettroniche - Prove e misure
EN
22,00
CEI 48-190
Parte 7-1: Prove di impatto (connettori mobili) - Prova 7a:
Caduta libera (ripetuta). 14 pagine Fasc. 11280 E
ORGANO TECNICO: CT 55 - CONDUTTORI PER AVVOLGIMENTI
CEI EN 60317-17
2011-05
Specifiche per tipi particolari di fili per avvolgimento - Parte 17: EN
29,00
Fili di sezione rettangolare in rame smaltato con acetale di
polivinile, classe 105. 16 pagine Fasc. 11282 E
CEI EN 60317-57
2011-05
Specifiche per tipi particolari di fili per avvolgimento - Parte 57: EI
32,00
CEI 55-2/57
Fili di sezione circolare in rame smaltato con poliammide-imide,
classe 220. 22 pagine Fasc. 11276
ORGANO TECNICO: CT 56 - FIDATEZZA
CEI EN 61907
2011-05
Ingegneria di fidatezza per le reti di comunicazione. 68 pagine
EN
135,00
CEI 56-62
Fasc. 11284 E
ORGANO TECNICO: CT 57 - SCAMBIO INFORMATIVO ASSOCIATO ALLA GESTIONE DEI SISTEMI ELETTRICI DI POTENZA
CEI UNI EN 13757-2
2011-05
Sistemi di comunicazione per contatori e di lettura a distanza
EN
51,50
CEI 57-80
dei contatori - Parte 2: Livello fisico e dei collegamenti.
32 pagine Fasc. 11306 E
CEI UNI EN 13757-3
2011-05
Sistemi di comunicazione per contatori e di lettura a distanza
EN
66,00
CEI 57-81
dei contatori - Parte 3: Livello dell'applicazione dedicata.
58 pagine Fasc. 11307 E
ORGANO TECNICO: CT 59/61 - APPARECCHI UTILIZZATORI ELETTRICI PER USO DOMESTICO E SIMILARE (CT 59/61 + EX SC 59/61A)
CEI EN 60335-2-2
2011-05
Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI
97,00
CEI 61-164
Parte 2: Norme particolari per aspirapolvere ed apparecchi
per pulizia ad aspirazione d'acqua.
56 pagine Fasc. 11269
CEI EN 60335-2-13
2011-05
Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI
50,00
CEI 61-243
Parte 2: Norme particolari per padelle per friggere, friggitrici e
apparecchi similari. 30 pagine Fasc. 11270
CEI EN 60335-2-102/A1
2011-05
Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI
18,00
CEI 61-248;V1
Parte 2: Norme particolari per apparecchi aventi bruciatori
a gas, gasolio e combustibile solido provvisti di connessioni
elettriche. 18 pagine (Variante) Fasc. 11271
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tutte le norme
NUMERO
I Soci CEI hanno diritto ad uno sconto sul prezzo di listino dei prodotti e servizi CEI
Legenda: EN = inglese - IT = italiano - EI = inglese e italiano - EN/IT = recepita in inglese, sarà tradotta in italiano
60 U&C n.5 giugno 2011
DATA
CEI EN 60704-2-2
CEI 107-57
2011-05
TITOLO
EN
38,00
EN
38,00
EN
70,00
EN
51,00
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Apparecchi elettrici per uso domestico e similare - Codice di
prova per la determinazione del rumore acustico aereo
emesso - Parte 2: Norme particolari per apparecchi di
riscaldamento a ventilazione. 18 pagine Fasc. 11296 E
CEI EN 61029-2-1
2011-05
Sicurezza degli utensili elettrici a motore trasportabili CEI 107-110
Parte 2: Norme particolari per seghe circolari da banco.
56 pagine Fasc. 11299 E
CEI EN 60745-2-1
2011-05
Sicurezza degli utensili elettrici a motore portatili - Parte 2:
CEI 107-118
Prescrizioni particolari per trapani e trapani a percussione.
28 pagine Fasc. 11297 E
CEI EN 60745-2-2
2011-05
Sicurezza degli utensili elettrici a motore portatili - Parte 2:
CEI 107-119
Prescrizioni particolari per avvitatrici e avvitatrici a impulso. 24
pagine Fasc. 11298 E
ORGANO TECNICO: CT 62 - APPARECCHIATURE ELETTRICHE PER USO MEDICO
CEI EN 60601-2-20
2011-05
Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Norme particolari
CEI 62-41
relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni
essenziali di incubatrici da trasporto.
50 pagine Fasc. 11294 E
CEI EN 60601-2-21
2011-05
Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Prescrizioni particolari
CEI 62-60
relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni
essenziali di riscaldatori radianti per neonati. 80 pagine
Fasc. 11268
CEI EN 60601-1-6
2011-05
Apparecchi elettromedicali - Parte 1: Prescrizioni generali
CEI 62-138
relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni
essenziali - Norma collaterale: Usabilità. 32 pagine
Fasc. 11293 E
CEI EN 80601-2-59
2011-05
Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Norme particolari per la
CEI 62-227
sicurezza fondamentale e le prestazioni essenziali di termografi
di screening per la verifica della temperatura febbrile umana.
44 pagine Fasc. 11295 E
ORGANO TECNICO: CT 65 - MISURA, CONTROLLO E AUTOMAZIONE NEI PROCESSI INDUSTRIALI
CEI EN 62439-2
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad
CEI 65-222
alta disponibilità - Parte 2: Protocollo con ridondanza sul
mezzo (MRP). 80 pagine Fasc. 11286 E
CEI EN 62439-3
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad
CEI 65-223
alta disponibilità - Parte 3: Protocollo con ridondanza parallela
(PRP) e anelli ad alta disponibilità senza interruzioni (HSR).
66 pagine Fasc. 11287 E
CEI EN 62439-4
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad
CEI 65-224
alta disponibilità - Parte 4: Protocollo con ridondanza su reti
incrociate (CRP). 48 pagine Fasc. 11288 E
CEI EN 62439-5
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad
CEI 65-225
alta disponibilità - Parte 5: Protocollo con ridondanza sui
ripetitori (BRP). 48 pagine Fasc. 11289 E
CEI EN 62439-6
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione
CEI 65-226
ad alta disponibilità - Parte 6: Protocollo con ridondanza
distribuita (DRP). 72 pagine Fasc. 11290 E
CEI EN 62439-1
2011-05
Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad
CEI 65-221
alta disponibilità - Parte 1: Concetti generali e metodi di
calcolo (incluso RSTP). 60 pagine Fasc. 11285 E
ORGANO TECNICO: CT 72 - DISPOSITIVI DI CONTROLLO AUTOMATICO PER USO DOMESTICO E SIMILARE
CEI EN 60730-2-15
2011-05
Dispositivi elettrici automatici di comando per uso domestico
CEI 72-4
e similare - Parte 2: Prescrizioni particolari per i dispositivi
elettrici automatici di comando rivelatori del flusso di aria,
del flusso di acqua e del livello di acqua.
60 pagine Fasc. 11272
CEI EN 60730-2-9
2011-05
Dispositivi elettrici automatici di comando per uso domestico
CEI 72-6
e similare - Parte 2: Norme particolari per dispositivi di
comando termosensibili. 72 pagine Fasc. 11300 E
LINGUA DI
PREZZO DI
PUBBLICAZIONE LISTINO (€)
tutte le norme
NUMERO
EN/IT
133,00
EI
119,00
EN
86,00
EN/IT
108,00
EN
154,00
EN
138,00
EN
118,00
EN
118,00
EN
154,00
EN
138,00
EI
97,00
EN/IT
173,00
U&C n.5 giugno 2011 61
DATA
TITOLO
LINGUA DI
PUBBLICAZIONE
PREZZO DI
LISTINO (€)
ORGANO TECNICO: CT 79 - SISTEMI DI RILEVAMENTO E SEGNALAZIONE PER INCENDIO, INTRUSIONE, FURTO, SABOTAGGIO E AGGRESSIONE
CEI EN 50131-1/IS2
2011-05
Sistemi di allarme - Sistemi di allarme intrusione e rapina
EI
65,00
CEI 79-15;V2
Parte 1: Prescrizioni di sistema. 44 pagine (Variante) Fasc. 11261
CEI EN 50131-5-3/IS1
2011-05
Sistemi di allarme - Sistemi di allarme intrusione - Parte 5-3:
EI
0,00
CEI 79-50;V2
Requisiti per il collegamento di apparecchiature che
utilizzano tecnologia in radio frequenza. 8 pagine (Variante)
Fasc. 11262
ORGANO TECNICO: CT 82 - SISTEMI DI CONVERSIONE FOTOVOLTAICA DELL'ENERGIA SOLARE
CEI CLC/TS 61836
2011-05
Sistemi di conversione fotovoltaica dell'energia solare EN/IT
180,00
CEI 82-39
Terminologia, definizioni e simboli. 84 pagine Fasc. 11283 E
ORGANO TECNICO: CT 89 - PROVE RELATIVE AI RISCHI DI INCENDIO
CEI EN 60695-7-1
2011-05
Prove relative ai rischi di incendio - Parte 7-1: Tossicità degli
EN/IT
86,00
CEI 89-8
effluenti del fuoco - Guida generale. 32 pagine Fasc. 11305 E
ORGANO TECNICO: CT 94/95 - RELÈ
CEI EN 60255-22-3
2011-05
Relè di misura e dispositivi di protezione - Parte 22-3: Prove
EI
42,00
CEI 95-11
di disturbo elettrico
- Immunità ai campi elettromagnetici
irradiati. 28 pagine (Seconda edizione) Fasc. 11264
CEI EN 60255-11
2011-05
Relè di misura e dispositivi di protezione - Parte 11: Buchi di
EI
37,00
CEI 95-22
tensione, brevi interruzioni, variazioni di tensione e
ondulazione residua sulla porta di alimentazione ausiliaria.
26 pagine Fasc. 11263
ORGANO TECNICO: CT 100 - SISTEMI E APPARECCHIATURE AUDIO, VIDEO E MULTIMEDIALI
CEI EN 60268-5/A1
2011-05
Apparecchiature per sistemi elettroacustici - Parte 5:
EN
13,00
CEI 100-103;V1
Altoparlanti. 10 pagine (Variante) Fasc. 11277 E
CEI EN 61834-4
2011-05
Registrazione - Sistema di registrazione digitale su
EI
179,00
CEI 100-164
videocassetta a scansione elicoidale e nastro magnetico da
6,35 mm per uso non professionale (sistemi 525-60, 625-50,
1125-60 e 1250-50) - Parte 4: Tabelle intestazioni dei pacchetti
e loro contenuti. 220 pagine Fasc. 11278 E
ORGANO TECNICO: CT 101 - ELETTROSTATICA
CEI EN 61340-5-3
2011-05
Elettrostatica - Parte 5-3: Protezione dei dispositivi elettronici
EN
58,00
CEI 101-13
dai fenomeni elettrostatici - Classificazione delle proprietà e
dei requisiti per gli imballi dei dispositivi sensibili alle scariche
elettrostatiche. 26 pagine Fasc. 11301 E
ORGANO TECNICO: CT 106 - ESPOSIZIONE UMANA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
CEI EN 50364
2011-05
Limitazione dell'esposizione umana ai campi elettromagnetici
EN
16,00
CEI 106-2
prodotti da dispositivi operanti nella gamma di frequenza
0 Hz - 300 GHz, utilizzati nei sistemi elettronici antitaccheggio
(EAS), nei sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID)
e in applicazioni similari. 12 pagine Fasc. 11291 E
ORGANO TECNICO: CT 108 - SICUREZZA DELLE APPARECCHIATURE ELETTRONICHE PER TECNOLOGIA AUDIO/VIDEO, DELL'INFORMAZIONE E
DELLE TELECOMUNICAZIONI
CEI EN 60065/A2
2011-05
Apparecchi audio, video ed apparecchi elettronici similari
EI
50,00
CEI 92-1;V3
- Requisiti di sicurezza. 46 pagine (Variante) Fasc. 11267
ORGANO TECNICO: CT 216 - RIVELATORI DI GAS
CEI EN 50291-1
2011-05
Apparecchi elettrici per la rivelazione di monossido di
EI
73,00
CEI 216-6
carbonio in ambienti domestici - Parte 1: Metodi di prova e
prescrizioni di prestazione. 48 pagine Fasc. 11273
CEI EN 50291-2
2011-05
Apparecchi elettrici per la rivelazione di monossido di
EI
55,00
CEI 216-14
carbonio in ambienti domestici - Parte 2: Apparecchiature
elettriche per impiego continuo in installazioni fisse in camper
e ambienti similari, incluse imbarcazioni da diporto - Metodi di
prova addizionali e requisiti di prestazione.
34 pagine Fasc. 11274
ORGANO TECNICO: CT 306 - INTERCONNESSIONE DI APPARECCHIATURE DI TELECOMUNICAZIONE
CEI EN 50346/A1/A2
2011-05
Tecnologia dell'informazione - Installazione del cablaggio
EI
127,00
CEI 306-7;V1
- Prove del cablaggio installato. 70 pagine (Variante)
Fasc. 11275
a
Ve
us rs
o ion
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cl e
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o
n
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oc
i
tutte le norme
NUMERO
62 U&C n.5 giugno 2011
DATA
TITOLO
LINGUA DI
PUBBLICAZIONE
ORGANO TECNICO: CT 309 - COMPONENTISTICA ELETTRONICA
CEI CLC/TR 50454
2011-05
Guida per l'applicazione dei condensatori elettrolitici in
EN
CEI 40-71
alluminio. 26 pagine Fasc. 11302 E
CEI EN 61191-6
2011-05
Assiemi di schede stampate - Parte 6: Criteri di valutazione dei EN
CEI 309-25
vuoti nei giunti di saldatura di BGA e LGA. 46 pagine
Fasc. 11303 E
CEI EN 62417
2011-05
Dispositivi a semiconduttori - Prove con ioni mobili per i
EN
CEI 309-26
transistori ad effetto di campo meltallo- ossido semiconduttore
(MOSFETs). 14 pagine Fasc. 11304 E
PREZZO DI
LISTINO (€)
39,00
106,00
26,00
Ve
us rs
o ion
es e
cl e
us le
iv ttro
o
n
de ic
iS a
oc
i
tutte le norme
NUMERO
NORME UNI
NUMERO
DATA
ORGANO TECNICO: CTI
UNI EN 15357:2011
26-05-2011
I soci effettivi hanno diritto allo sconto del 50% sul prezzo di listino.
Norme pubblicate dal 21 maggio al 6 giugno 2011
TITOLO
a
Combustibili solidi secondari - Terminologia, definizioni
e descrizioni
UNI EN 15358:2011
26-05-2011 Combustibili solidi secondari - Sistemi di gestione per la
qualità - Requisiti particolari per la loro applicazione alla
produzione di combustibili solidi secondari
UNI EN 15414-3:2011
26-05-2011 Combustibili solidi secondari - Determinazione del contenuto
di umidità mediante metodo di essiccazione in stufa - Parte 3:
Umidità del campione per l’analisi generale
ORGANO TECNICO: CTI;VENTILATORI INDUSTRIALI
UNI EN ISO 13349:2011
26-05-2011 Ventilatori - Vocabolario e definizioni delle categorie
ORGANO TECNICO: CUOIO, PELLI E PELLETTERIA
UNI 11416:2011
26-05-2011 Cuoio - Linee guida per i requisiti di servizio applicabile alle
lavorazioni conto terzi nel settore conciario
UNI EN ISO 17234-2:2011
26-05-2011 Cuoio - Prove chimiche per la determinazione di particolari
coloranti azoici nei cuoi tinti - Parte 2: Determinazione di
4-amminoazobenzene
ORGANO TECNICO: GOMMA
UNI 4911:2011
26-05-2011 Elastomeri - Metodo di prova su elastomeri vulcanizzati
- Determinazione dei componenti saponificabili con idrato di
potassio in soluzione etanolica
UNI 7277:2011
26-05-2011 Elastomeri - Metodo di prova su elastomeri crudi e
vulcanizzati - Determinazione colorimetrica del cobalto
UNI 7694:2011
26-05-2011 Elastomeri - Metodi di prova su elastomeri crudi e vulcanizzati
- Determinazione dell’azoto nelle mescolanze contenenti
copolimeri dell’acrilonitrile
UNI 7720:2011
26-05-2011 Elastomeri - Materie prime ed ingredienti - Zolfo per
mescolanze di controllo - Requisiti e prove
UNI 7877:2011
26-05-2011 Elastomeri - Prove su elastomeri vulcanizzati - Identificazione
di elastomeri a basso grado di insaturazione in mescolanze a
base di elastomeri insaturi
ORGANO TECNICO: IMBALLAGGI
UNI CEN/TS 15945:2011
26-05-2011 Imballaggi - Facilità di apertura - Criteri e metodi di prova per
valutare l’imballaggio per consumatori
ORGANO TECNICO: IMPIANTI DI ASCENSORI, MONTACARICHI, SCA
UNI EN 81-43:2009
24-05-2011 Regole di sicurezza per la costruzione e l’installazione degli
ascensori - Ascensori speciali per il trasporto di persone
e cose - Parte 43: Ascensori per gru
ORGANO TECNICO: LEGNO
UNI 4390:2011
26-05-2011 Nomenclatura dell’albero e delle sue parti - Caratteristiche
macroscopiche del legno e principali elementi
costitutivi del legno
LINGUA DI
PUBBLICAZIONE
PREZZO DI
LISTINO (€)
EN
41,50
EN
57,00
EN
27,00
EN
60,00
IT
32,00
EN
41,50
IT
17,50
IT
27,00
IT
27,00
IT
32,00
IT
27,00
EN
36,00
EI
80,50
IT
32,00
U&C n.5 giugno 2011 63
DATA
TITOLO
UNI 6467:2011
26-05-2011 Pannelli di legno compensato e paniforti - Termini e definizioni
UNI 6480:2011
26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di trazione
UNI 6482:2011
26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di impatto
UNI 6483:2011
26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di piegamento
ORGANO TECNICO: METALLI NON FERROSI
UNI 10368:2011
26-05-2011 Leghe stagno-piombo per saldature dolci e rivestimenti
- Tipi e prescrizioni
UNI 4515:2011
26-05-2011 Metalli bianchi antifrizione a base stagno, in pani e in lingotti
- Qualità, prescrizioni e prove
ORGANO TECNICO: MOBILI
UNI EN 527-1:2011
26-05-2011 Mobili per ufficio - Tavoli da lavoro e scrivanie
- Parte 1: Dimensioni
ORGANO TECNICO: PROTEZIONE DEI MATERIALI METALLICI CONTRO LA CORROSIONE
UNI EN ISO 28721-1:2011
26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti
industriali - Parte 1: Requisiti di qualità relativi agli
apparecchi, ai loro componenti e agli accessori
UNI EN ISO 28721-2:2011
26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti
industriali - Parte 2: Descrizione e specifiche relative
alla resistenza chimica e allo sbalzo termico
UNI EN ISO 28721-3:2011
26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti
industriali - Parte 3: Resistenza allo sbalzo termico
UNI EN ISO 4534:2011
24-05-2011 Smalti porcellanati - Determinazione della fluidità
- Prova di fusibilità
ORGANO TECNICO: RECIPIENTI PER IL TRASPORTO DI GAS COMPRESSI
UNI EN ISO 11114-3:2011
26-05-2011 Bombole per gas - Compatibilità dei materiali della bombola
e della valvola con i gas contenuti - Parte 3: Prova di
accensione spontanea dei materiali non metallici in
atmosfera di ossigeno
UNI EN ISO 13341:2010
24-05-2011 Bombole per gas - Montaggio delle valvole sulle
bombole per gas
ORGANO TECNICO: UNICHIM
UNI EN 13614:2011
26-05-2011 Bitume e leganti bituminosi - Determinazione dell’adesività
di emulsioni bituminose mediante la prova di immersione
in acqua
UNI EN 16024:2011
26-05-2011 Concimi - Determinazione di 1H-1,2,4- triazolo nell’urea e nei
concimi contenenti urea - Determinazione mediante
cromatografia liquida ad alta risoluzione (HPLC)
UNI EN ISO 28439:2011
26-05-2011 Atmosfere nell’ambiente di lavoro - Caratterizzazione degli
aerosol/ nanoaerosol ultrafini - Determinazione della
distribuzione dimensionale e della concentrazione numerica
usando sistemi di analisi della mobilità differenziale elettrica
ORGANO TECNICO: UNICHIM; CUNA
UNI EN 15376:2011
24-05-2011 Combustibili per autotrazione - Etanolo come componente
di miscelazione della benzina - Requisiti e metodi di prova
ORGANO TECNICO: UNINFO
UNI CEN ISO/TS 13143-1:2011 26-05-2011 Riscossione elettronica dei pagamenti - Valutazione degli
apparati di bordo e di terra per la conformità alla ISO/TS
12813 - Parte 1: Struttura della suite di prova e scopo
della prova
ORGANO TECNICO: UNIPLAST
UNI 10667-17:2011
26-05-2011 Materie plastiche prime-secondarie - Miscele di materie
plastiche eterogenee a base di poliolefine provenienti da
residui industriali e/o da materiali da post-consumo
destinate a processi di riduzione in altoforno - Parte 17:
Requisiti e metodi di prova
ORGANO TECNICO: UNSIDER
UNI CEN ISO/TS 24817:2011
26-05-2011 Industrie del petrolio, della petrolchimica e del gas naturale
- Riparazioni di tubazioni per mezzo di materiale composito
- Qualifica e progettazione, installazione, collaudo e ispezione
LINGUA DI
PUBBLICAZIONE
PREZZO DI
LISTINO (€)
IT
IT
IT
IT
36,00
27,00
27,00
27,00
IT
22,50
IT
32,00
EN
46,50
Ve
us rs
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es e
cl e
us le
iv ttro
o
n
de ic
iS a
oc
i
tutte le norme
NUMERO
46,50
EN
17,50
EN
27,00
EI
27,00
EN
27,00
EI
32,00
EN
22,50
EN
27,00
EN
36,00
EI
32,00
EN
73,50
IT
36,00
EN
73,50
a
EN
64 U&C n.5 giugno 2011
TITOLO
UNI CEN ISO/TS 29001:2011
26-05-2011
UNI EN 488:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-10:2011
26-05-2011
Industrie del petrolio, della petrolchimica e del gas naturale
- Sistemi di gestione per la qualità specifici del settore
- Requisiti per le organizzazioni
fornitrici di prodotti e servizi
Tubazioni per teleriscaldamento - Sistemi bloccati di
tubazioni preisolate per reti di acqua calda interrate
direttamente - Assemblaggio
di valvole per tubi di servizio
di acciaio con isolamento termico di poliuretano e tubo di
protezione esterna di polietilene
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 10: Controllo
automatizzato mediante ultrasuoni sull’intera superficie
di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad
arco sommerso), per la rilevazione di imperfezioni
longitudinali e/o trasversali
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 11:
Controllo automatizzato mediante ultrasuoni del cordone di
saldatura di tubi di acciaio saldati,
per la rilevazione delle
imperfezioni longitudinali e/o trasversali
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 12: Controllo
automatizzato mediante ultrasuoni dell’intera superficie di
tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad
arco sommerso) per la misurazione dello spessore
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 1: Controllo
elettromagnetico automatizzato di tubi di acciaio, senza
saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso), per la
verifica della tenuta idraulica
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 2: Controllo
automatizzato di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati
(eccetto quelli ad arco sommerso), per la rilevazione di
imperfezioni con correnti indotte
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 3: Controllo
automatizzato mediante flusso disperso sull’intera superficie
di tubi di acciaio ferromagnetico, senza saldatura e saldati
(eccetto quelli ad arco sommerso), per la rilevazione di
imperfezioni longitudinali e/o trasversali
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 4: Controllo
di tubi di acciaio, saldati e senza saldatura, per la rilevazione
di imperfezioni superficiali con liquidi penetranti
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 5: Controllo
con particelle magnetiche di tubi di acciaio ferromagnetico,
saldati e senza saldatura, per la rilevazione di imperfezioni
superficiali
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 6: Controllo
radiografico di tubi di acciaio saldati per la rilevazione di
imperfezioni nel cordone di saldatura
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 7: Controllo
radiografico digitale di tubi di acciaio saldati per la
rilevazione di imperfezioni nel cordone di saldatura
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 8: Controllo
automatizzato mediante
ultrasuoni di tubi di acciaio, saldati
e senza saldatura, per la rilevazione di imperfezioni laminari
Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 9: Controllo
automatizzato mediante
ultrasuoni per la rilevazione di
imperfezioni laminari sui nastri/lamiere utilizzati per la
fabbricazione di tubi di acciaio saldati
LINGUA DI
PUBBLICAZIONE
PREZZO DI
LISTINO (€)
EN
54,50
EN
51,50
EN
32,00
tutte le norme
DATA
Ve
us rs
o ion
es e
cl e
us le
iv ttro
o
n
de ic
iS a
oc
i
NUMERO
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-12:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-1:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-2:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-3:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-4:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-5:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-6:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-7:2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
26-05-2011
a
UNI EN ISO 10893-11:2011
UNI EN ISO 10893-9:2011
26-05-2011
EN
27,00
EN
22,50
EN
36,00
EN
32,00
EN
27,00
EN
27,00
EN
27,00
EN
36,00
EN
41,50
EN
32,00
EN
27,00
U&C n.5 giugno 2011 65
NORME RITIRATE CON SOSTITUZIONE
Dal 21 maggio al 6 giugno 2011
IN DATA SOSTITUITA DA
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
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26-05-2011
26-05-2011
UNI 10368:2011
UNI 4390:2011
UNI 4515:2011
UNI 4911:2011
UNI 6467:2011
UNI 6480:2011
UNI 6482:2011
UNI 6483:2011
UNI 7277:2011
UNI 7694:2011
UNI 7720:2011
UNI 7877:2011
UNI EN 15414-3:2011
UNI EN 15357:2011
UNI EN 15358:2011
UNI EN 15414-3:2011
UNI EN ISO 10893-6:2011
UNI EN ISO 10893-6:2011
UNI EN ISO 10893-4:2011
UNI EN ISO 10893-4:2011
UNI EN ISO 10893-5:2011
UNI EN ISO 10893-5:2011
UNI EN ISO 10893-12:2011
UNI EN ISO 10893-12:2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
UNI EN ISO 10893-9:2011
UNI EN ISO 10893-9:2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
NORMA RITIRATA
UNI EN 10246-17:2002
UNI EN 10246-18:2002
UNI EN 10246-18:2002
UNI EN 10246-1:1998
UNI EN 10246-2:2002
UNI EN 10246-2:2002
UNI EN 10246-3:2001
UNI EN 10246-4:2001
UNI EN 10246-5:2001
UNI EN 10246-6:2001
UNI EN 10246-7:2006
UNI EN 10246-7:2006
UNI EN 10246-8:2001
UNI EN 10246-9:2002
UNI EN 10246-9:2002
UNI EN 13614:2005
UNI EN 15159-1:2006
UNI EN 15159-2:2006
UNI EN 15159-3:2006
UNI EN 488:2003
UNI EN 527-1:2000
UNI EN ISO 11114-3:1999
UNI EN ISO 13349:2009
UNI ISO 9304:1990
UNI ISO 9305:1990
UNI ISO 9402:1990
UNI ISO 9598:1990
UNI ISO 9764:1990
UNI ISO/TS 29001:2008
IN DATA SOSTITUITA DA
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
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26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
26-05-2011
UNI EN ISO 10893-8:2011
UNI EN ISO 10893-5:2011
UNI EN ISO 10893-5:2011
UNI EN ISO 10893-1:2011
UNI EN ISO 10893-1:2011
UNI EN ISO 10893-1:2011
UNI EN ISO 10893-2:2011
UNI EN ISO 10893-3:2011
UNI EN ISO 10893-3:2011
UNI EN ISO 10893-10:2011
UNI EN ISO 10893-10:2011
UNI EN ISO 10893-10:2011
UNI EN ISO 10893-11:2011
UNI EN ISO 10893-11:2011
UNI EN ISO 10893-11:2011
UNI EN 13614:2011
UNI EN ISO 28721-1:2011
UNI EN ISO 28721-2:2011
UNI EN ISO 28721-3:2011
UNI EN 488:2011
UNI EN 527-1:2011
UNI EN ISO 11114-3:2011
UNI EN ISO 13349:2011
UNI EN ISO 10893-2:2011
UNI EN ISO 10893-10:2011
UNI EN ISO 10893-3:2011
UNI EN ISO 10893-3:2011
UNI EN ISO 10893-11:2011
UNI CEN ISO/TS 29001:2011
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tutte le norme
NORMA RITIRATA
UNI 10368:1994
UNI 4390:1959 + FA 154:1985
UNI 4515:1987
UNI 4911:1962
UNI 6467:1969 + A58:1974
UNI 6480:1969
UNI 6482:1969
UNI 6483:1969
UNI 7277:1974
UNI 7694:1977
UNI 7720:1978
UNI 7877:1978
UNI 9903-7:1992
UNI CEN/TS 15357:2006
UNI CEN/TS 15358:2006
UNI CEN/TS 15414-3:2007
UNI EN 10246-10:2002
UNI EN 10246-10:2002
UNI EN 10246-11:2002
UNI EN 10246-11:2002
UNI EN 10246-12:2002
UNI EN 10246-12:2002
UNI EN 10246-13:2002
UNI EN 10246-13:2002
UNI EN 10246-14:2001
UNI EN 10246-15:2002
UNI EN 10246-15:2002
UNI EN 10246-16:2002
UNI EN 10246-16:2002
UNI EN 10246-17:2002
NORME RITIRATE SENZA SOSTITUZIONE
Dal 21 maggio al 6 giugno 2011
NORMA RITIRATA
IN DATA
UNI EN 13919:2004
26-05-2011
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Decolla UNIstore:
non restate a terra!
www.uni.com
66 U&C n.5 giugno 2011
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La sicurezza stradale
parte dalle officine
di riparazione
Pubbliredazionale
Migliorare i metodi gestionali nelle officine di riparazione, rispettando la legalità, per favorire l’aumento della sicurezza
sulle nostre strade.
Se l’impianto è realizzato a regola d’arte, l'attuazione di un sistema di gestione certificato
e l'uso di apparecchiature di misura, conformi
ai requisiti, garantiscono l'accuratezza dei
dati misurati dal tachigrafo, gli stessi utilizzati
poi come strumento investigativo per la prevenzione e l'analisi degli incidenti stradali.
Nerton Srl, società di consulenza presente
su tutto il territorio nazionale e specializzata
nel settore officine e concessionarie di veicoli industriali, e MTA Srl, laboratorio di taratura accreditato, forniscono ai Centri Tecnici il supporto tecnico-gestionale volto ad
assicurare il soddisfacimento dei requisiti
cogenti e ISO9001.
Nerton ha infatti messo a punto, e mantiene
costantemente aggiornato, un sistema di gestione certificato. MTA fornisce i servizi di taratura delle apparecchiature di misura utilizzate nei Centri Tecnici, effettuando alcune attività in presenza di Ispettori Metrici della Camera di Commercio. Nerton può assistere i
Centri Tecnici nella preparazione della "Richiesta autorizzazione per primo montaggio,
attivazione ed intervento tecnico" e nella preparazione della “Domanda di Rinnovo dell’autorizzazione” così che gli addetti al tachigrafo
possano lavorare nel rispetto delle normative
vigenti e dei requisiti cogenti.
Per contribuire alla sicurezza stradale è importante che i Centri Tecnici si affidino a specialisti di settore che, grazie ad attività di consulenza e aggiornamento, garantiscono al
cliente il soddisfacimento dei requisiti. Nerton
si occupa dunque di:
• Identificazione e classificazione dei processi aziendali,
• Analisi dei requisiti e applicazione delle normative ISO 9001,
• Definizione delle politiche e degli obiettivi di
miglioramento,
• Implementazione del Sistema Qualità,
• Assistenza durante la visita di Certificazione,
• Assistenza dopo l'ottenimento della certificazione e sviluppo di piani di miglioramento.
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a cura di Mediavalue
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Recentemente, grazie ad alcuni controlli
(operazione “Ghost Writers” della Polstrada
di Vicenza del 24 Maggio 2011) sono venuti alla luce, sul territorio italiano, alcuni fatti che
dimostrano che, nonostante esistano normative (europee e nazionali) che regolano l’attività
del trasporto su strada, non si può evitare che
tecnici malintenzionati operino manipolazioni
degli impianti per consentire agli autisti di guidare più a lungo di quanto concesso dalla
legge. I fatti in questione sono stati rilevati
grazie alle indagini compiute dalla Polizia
Stradale di Vicenza che hanno rilevato il diffuso e dilagante fenomeno dell'installazione di
illecite modifiche su apparati cronotachigrafi
con gravi riflessi negativi sulle esigenze di tutela dei conducenti professionali e di sicurezza della circolazione stradale.
Il fine giustifica i mezzi?
Rispettare le normative vigenti è fondamentale e consente, non solamente di non incorrere
in infrazioni o addirittura, in alcuni casi, in processi penali ma soprattutto di migliorare l’effettiva sicurezza delle nostre strade. È una
questione anche morale: la sicurezza è di tutti
e vale la pena difenderla da chi decide che il
profitto (dato da attività illegali legate ai trasporti) sia più importante delle nostre vite.
Il fine inteso come guadagno, in termini di denaro e tempo per la compagnia di trasporto
ed ottenuto da operazioni che infrangono la
legge non giustifica però che l’integrità delle
persone venga messa a repentaglio.
Secondo gli studi condotti da ERSO (European Commitee Road Safety) vi sono vari
fattori che contribuiscono ad aumentare gli
incidenti stradali e sicuramente la stanchezza del conducente costituisce un fattore importante nel 20% circa dei casi che coinvolgono mezzi pesanti.
L’aumento del rischio di incidente è infatti proporzionale alla fatica. La stanchezza porta ad
un deterioramento in parte inconscio delle
prestazioni del guidatore con sintomi quali:
rallentamento dei tempi di reazione, diminuzione delle capacità di direzionare correttamente
il veicolo, diminuzione della capacità di mantenere una corretta distanza dal veicolo che
precede, aumento della tendenza a distrarsi
dalle attività di guida. È soprattutto problematico che la diminuzione delle prestazioni in oggetto può solo in piccola parte essere ridotta
da alcune strategie di compensazione messe
in atto dal guidatore. Conseguenza ancora più
negativa è l’ulteriore rischio di sovracompensazioni (ovvero reazioni esagerate rispetto alla
situazione che si vuole correggere) che si
sommano tra loro e quindi amplificano gli effetti dannosi di una manovra scorretta.
Il problema è di vasta portata, considerando
che, solo in Italia, c'è un movimento su strada
di circa 220 GTon-km di merci (secondo volume in Europa dopo la Germania con 330 GTonkm) con un parco circolante di mezzi pesanti
stimato in circa 790.000 veicoli (circa 6 veicoli
per ogni km di strada).
La misura e la registrazione dei dati critici per
la sicurezza stradale (tempi, distanze, velocità) avvengono tramite il tachigrafo digitale,
montato per legge su tutti i veicoli per trasporto merci e passeggeri con portata superiore a
3.5 ton. Una volta installato sul veicolo, il tachigrafo deve poi essere sottoposto a periodiche verifiche tecniche presso officine autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico
(Centri Tecnici), che devono essere in possesso di un sistema di gestione certificato secondo norma ISO 9001.
Fig.1 Diagramma ERSO – Fattori di rischio per la sicurezza stradale
68
U&C n.5 giugno 2011
NERTON SRL
Via dei Mestieri, 8 - 20863 Concorezzo MB
T: 039 604 98 53 - F: 039 620 37 97
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