Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i DOSSIER: MANUTENZIONE OGGI: L’ATTIVITÀ SVOLTA E IL RILANCIO PER IL FUTURO La normazione per i servizi turistici Odorizzazione di gas per uso domestico I rischi della corrente elettrica sul corpo umano a Poste Italiane-Spa Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n°46) art. 1 comma 1-DCB Milano LA RIVISTA DELLA NORMAZIONE TECNICA 5 Giugno 2011 Anno LVI AICQ e ANGQ riprendono un cammino comune Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i editoriale AICQ and ANGQ catch again a common way al 18 al 20 maggio scorso si è tenuto il Primo Congresso Nazionale sui Sistemi di gestione, Accreditamenti, Certificazioni e Notifiche - SiACeN, che ha visto la presenza di oltre 1400 partecipanti ed al quale sono intervenute significative rappresentanze politiche, associazionistiche, del mondo della normazione tecnica volontaria, dell’accreditamento e della certificazione. L’idea del Congresso è nata anche dall’esperienza fatta partecipando alla redazione del libro bianco “Manifesto della Qualità: regole, sicurezza, competitività” (pubblicato da Confindustria e presentato al Ministero dello Sviluppo Economico il 25 novembre 2010). Proprio partendo da alcune delle problematiche emerse durante la sua stesura (le complicazioni incontrate nell’applicazione del Regolamento CE 765/2008, le conseguenze del successivo non riconoscimento di alcune notifiche italiane, la generale difficoltà del sistema della certificazione), ANGQ e AICQ insieme hanno sentito la necessità di rinnovare le passate esperienze nella diffusione della cultura dei sistemi di gestione, per discutere le vigenti difficoltà operative e dare lo spunto per soluzioni necessarie e condivise. L'intento del Congresso infatti è stato quello di riunire tutte le parti interessate in un dibattito culturale finalizzato, attraverso il dialogo e il confronto, a promuovere un programma congiunto che possa individuare le esigenze delle parti stesse e identificare i possibili obiettivi di miglioramento utili al “Sistema Qualità Italia” e più in generale al “Sistema Paese”, ponendo così le basi per un confronto continuo e duraturo nel tempo. a D L’evento è stato (oltre che un successo organizzativo e di contenuti, come si può leggere negli articoli all’interno della rivista) anche l’occasione per fare ritrovare ad AICQ e ANGQ l’unità di intenti. In questo spirito sono stati consegnati due premi alla carriera dedicata ai Sistemi di Gestione: a Giovanni Mattana (AICQ) da parte di ANGQ ed a Gaetano Montebelli (ANGQ) da parte di AICQ. Nonostante da anni i moderni sistemi di gestione - come pure le certificazioni, gli accreditamenti e le notifiche - interessino le attività di un gran numero di organizzazioni, non esiste più un punto di incontro comune per confrontarsi, al di fuori dei propri ruoli ufficiali, al fine di favorire soluzioni e miglioramenti. Confrontarsi culturalmente sembra essere in Italia sempre più difficile, e tutta la nostra vita lavorativa e sociale ne soffre le conseguenze; per questo motivo, le nostre associazioni hanno voluto cooperare al fine di rilanciare il confronto culturale nel Paese, ma hanno anche voluto dare un significativo esempio, di cui l’Italia della politica e del lavoro ha grande bisogno: si può essere concorrenti nel rispetto e nel confronto costruttivo con gli altri. Certamente, quando nel 2010 il Presidente ANGQ - partecipando alla Giunta AICQ - ha proposto di realizzare insieme un importante evento culturale di tre giorni, grande fu lo stupore e al tempo stesso la voglia di riprendere un comune cammino, nonostante la proposta presentasse non poche difficoltà in relazione all’attuale congiuntura negativa. Nonostante le difficoltà, siamo riusciti ad ap- plicare il principio che “fare le cose insieme è meglio che farle divisi”. L’auspicio è che le due associazioni possano realizzare tante altre attività comuni, in quanto, vista la loro ridotta dimensione rispetto alla grandezza del mercato al quale possono rivolgersi, anche messe insieme parlare di concorrenza talvolta ci ha fatto sorridere. L’intenzione è quella di riprendere e rinverdire la felice stagione comune (dal 1983 al 1992) nella quale abbiamo realizzato molteplici ed importanti eventi, tra i quali non può non essere ricordata la Prima Conferenza Italiana su “La qualità e l’evoluzione dei sistemi nazionali di certificazione nella CEE” tenutasi a Firenze nel 1989, con sessioni tradotte in 4 lingue! L’accordo e le future collaborazioni tra le nostre associazioni, naturalmente, non dipendono solo dalla volontà e dall’impegno dei presidenti; è per questo che vogliamo ringraziare i rispettivi organi direttivi, le organizzazioni territoriali e le strutture operative per il supporto che hanno dato e daranno in futuro, nonché le altre due organizzazioni che costituiscono un imprescindibile riferimento per chi lavora per il “Sistema Qualità Italia” - ACCREDIA ed UNI - con le quali abbiamo un rapporto stretto, positivo e soprattutto finalizzato all’obiettivo comune della crescita del Paese, delle imprese e dei professionisti, nell’interesse dell’intera società. Gaetano Montebelli Presidente ANGQ Vincenzo Mazzaro Presidente AICQ U&C n.5 giugno 2011 1 1 editoriale AICQ e ANGQ riprendono un cammino comune AICQ and ANGQ catch again a common way G. Montebelli, V. Mazzaro Direttore responsabile Alessandro Santoro 4 attualità Notizie e avvenimenti Comitato scientifico News and events Corrado Bertelli, Sergio Bracco, Giancarlo Coccia, sommario Giacomo Elias, Domenico Pierucci, Marco Fabio Sartori, Piero Torretta, Ugo Tramutoli Comitato di redazione articoli La normazione per i servizi turistici va in scena in Valle Tiberina Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Silvia Berri, Federica de Stefano, 6 Fabio Galbiati, Alberto Galeotto, Ruggero Lensi, Carlo Masetti, Alberto Monteverdi, Gian Luca Salerio Segreteria di redazione Valentina Pompa, Sara Rossetti Direzione e redazione UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione Via Sannio, 2 - 20137 Milano tel. 02 700241 - fax 02 70024474 Editore Mediavalue srl Via Domenichino, 19 - 20149 Milano tel. 02 89459725 - fax 02 89459753 [email protected] - www.mediavalue.it Grafica e impaginazione Mediavalue srl Abbonamenti [email protected] Pubblicità [email protected] Stampatore Arti Grafiche Frattini - Bernate Ticino (MI) The standards for tourism services is staged in the Valle Tiberina 7 Sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza, una storia molto più ampia (II Parte) Voice alarm system for emergency purposes, a much larger story (Part II) R. Epifano 10 MPEG approda a Torino MPEG in Turin F. Spaolonzi 12 Al Salone del Risparmio i criteri per scegliere il pianificatore finanziario personale "a norma" The criteria for choosing the personal financial planner “standard compliant” 13 Odorizzazione di gas per uso domestico: il nuovo progetto UNI Autorizzazione del tribunale di Milano nº 3574 del 1 dicembre 1954 Il Direttore responsabile e l’Editore declinano ogni responsabilità in merito agli articoli pubblicati, per i quali rispondono i singoli Autori. ISSN 0394-9605 Spedizione in A.P. 45% - Art 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Milano Prezzi di vendita per l’Italia: una copia €8,00, copia arretrata €15,50, abbonamento annuo (10 numeri) €70,00 per l’estero: una copia €14,00, abbonamento annuo €130,00 Gli abbonamenti iniziano dal primo numero raggiungibile. Il pagamento può essere effettuato tramite bonifico bancario su c/c intestato a Mediavalue srl IBAN IT33N0569634070000002372X67 L’IVA è a carico dell’editore. Tiratura del num. 5 giugno 2011: 15.000 copie. Finito di stampare nel mese di giugno 2011. Tutti i diritti di riproduzione degli articoli e/o delle foto sono riservati. a Ai sensi del D.lgs 196/2003 l’Editore garantisce la massima riservatezza nell’utilizzo della propria banca dati con finalità di invio del presente periodico e/o di comunicazioni promozionali. Ai sensi dell’art. 7 ai suddetti destinatari è stata data facoltà di esercitare il diritto di cancellazione o rettifica dei dati a essi riferiti. Gas odorisation for domestic and similar uses: the new UNI project F. Castorina 16 Congresso SiACeN 2011, basi solide per un futuro migliore SiACeN Congress 2011, a solid foundation for a better future Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ 17 Accreditamento, certificazione e notifiche: incontro tra gli operatori 21 Qualifica e certificazione delle professioni non regolamentate 46 I rischi della corrente elettrica sul corpo umano The risks of electrical current on the human body C. Timò UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione Via Sannio, 2 - 20137 Milano CEI Comitato Elettrotecnico Italiano Via Saccardo 9 - 20134 Milano 2 U&C n.5 giugno 2011 pag. 52 pag. 50 50 formazione Qualità, direttiva macchine, attrezzature a pressione … i prossimi corsi UNI Efficienza energetica e risparmio Chirurgia estetica… la norma ti fa bella Attrezzature per allenamento… in forma per l’estate! 55 recensioni dossier MANUTENZIONE OGGI: L’ATTIVITÀ SVOLTA E IL RILANCIO PER IL FUTURO MAINTENANCE TODAY: THE ACTIVITY AND RECOVERY FOR THE FUTURE A cura di Roberto Ravaglia – Funzionario Tecnico Area Internazionale UNI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Serie ISO 9000: il CD-Rom Luoghi con pericolo di esplosione: tutte le norme in due volumi 25 sommario 52 vita quotidiana 56 focus norma Le nuove norme più importanti 59 26 L’attività nazionale: generalità B. Pignataro, R. Ravaglia 27 Istituire e sviluppare l’ingegneria tutte le norme di manutenzione F. Santini 28 I Key Performance Indicators pag. 6 strumento fondamentale per una manutenzione eccellente F. Santini 30 Il budget di manutenzione C. Perletti 31 La manutenzione e l’università italiana S. Cavalieri, C. Molinari 34 La diagnostica degli elementi rotanti R. Bottio, E. Tortello 36 I patrimoni immobiliari C. Molinari, G. Paganin, C. Talamo 37 Il mercato del facility management e "Patrimoni PA net" S. Curcio 39 Il settore delle pulizie e delle pulizie manutentive G. Gherardelli 40 I trasporti collettivi a G. Rovere 42 La manutenzione preventiva per la sicurezza dei lavoratori e la protezione dell’ambiente F. Cangialosi 43 Formazione e sicurezza nei Trasporti Ferroviari pag. 13 R. Armento, B. Sasso U&C n.5 giugno 2011 3 CORDOGLIO PER LA SCOMPARSA DI ELIO BIANCHI, DIRETTORE NORMAZIONE E GESTIONE È stato pubblicato nel mese di aprile sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il Regolamento n. 305/2011 “che fissa condizioni armonizzate per la commercializzazione dei prodotti da costruzione e che abroga la Direttiva 89/106/CEE”. La “storica” Direttiva sui prodotti da costruzione mirava ad eliminare gli ostacoli tecnici agli scambi in questo delicato settore, attraverso la definizione di norme armonizzate. Un obbiettivo importante che ha costituito uno dei capisaldi dell’attuale sistema europeo. Per semplificare e chiarire la normativa vigente e migliorare la trasparenza e l’efficacia dei provvedimenti in atto, si è ora giunti a sostituire la Direttiva 89/106/CEE dopo anni di onorato servizio. Un’esigenza di chiarezza e razionalizzazione, dunque, che intende andare a beneficio di tutto un settore considerato strategico per l’UE: un settore che fornisce il maggior numero di posti di lavoro in Europa e contribuisce notevolmente agli investimenti lordi che animano l’economia del continente. L’articolo 1 del nuovo Regolamento n. 305/2011 fissa i termini generali del provvedimento, che consistono nel fissare le condizioni per l'immissione o la messa a disposizione sul mercato di prodotti da costruzione “stabilendo disposizioni armonizzate per la descrizione della prestazione di tali prodotti in relazione alle loro caratteristiche essenziali e per l'uso della marcatura CE sui prodotti in questione”. Il Capo VI del Regolamento tratta le “Procedure semplificate” per quanto concerne l’uso della documentazione tecnica appropriata e le attività delle microimprese. Tra le novità del nuovo Regolamento, l’intro- a cura della Comunicazione UNI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i attualità Dopo una breve e dolorosa malattia, venerdì 10 giugno ci ha lasciato l’Ing. Elio Bianchi, Direttore Normazione e Gestione UNI, un amico prima che un collega. In questi diciannove anni lo abbiamo stimato per la dedizione, la perseveranza e le capacità manageriali, ma sono la spontaneità, il valore umano e l’impegno sociale che lo hanno contraddistinto e reso speciale. Grazie Elio per tutto quanto hai fatto per l’UNI e per il mondo della normazione! Laureato in ingegneria aeronautica nel 1989, entra in UNI nel 1992 come segretario tecnico; nel 1995 diventa responsabile dei Servizi di Collaborazione Aziendale e Sistemi Informativi; nel 2003 viene nominato Direttore Gestionale e nel 2010 Direttore Normazione e Gestione. 51 anni, lascia la moglie e tre figlie. Prodotti da costruzione: abrogata la Direttiva 89/106 con il nuovo Regolamento n. 305 Costituita la commissione “Attività professionali non regolamentate” a È stata recentemente costituita la commissione tecnica UNI “Attività professionali non regolamentate”, la cui presidenza è stata affidata a Giorgio Berloffa, di Assoprofessioni. L'attività che la neo-costituita commissione intende sviluppare segue le indicazioni fornite dalla "Direttiva per la normazione relativa alle attività professionali non regolamentate", approvata dalla Commissione Centrale Tecnica (CCT) nell’aprile scorso. Indicazioni che si applicano anche a tutti gli organi tecnici UNI esistenti qualora, negli ambiti di propria competenza, vadano a sviluppare norme sulla qualificazione del personale. Data l’indubbia delicatezza dell’argomento, il campo di attività della commissione è definito con precisione: terminologia, principi, caratteristiche e requisiti relativi alla qualificazione di attività professionali e/o professioni non regolamentate e non rientranti nelle competenze di altre Commissioni Tecniche ed Enti Federati; monitoraggio dell’evoluzione del mercato in materia di qualificazione delle attività professionali sopra indicate e in materia di armonizzazione delle iniziative regolamentari. Nelle sue articolazioni la commissione garantirà un adeguato bilanciamento delle rappresentanze, prevedendo la partecipazione di soggetti del mondo delle attività profes- 4 U&C n.5 giugno 2011 sionali non regolamentate, siano esse autonome o coordinate attraverso le Confederazioni nazionali delle imprese, le organizzazioni rappresentanti delle PMI e dei Sindacati dei lavoratori; di coloro che utilizzano le prestazioni o i servizi, quali ad esempio le organizzazioni dei Consumatori con presenza diretta o attraverso la rappresentanza designata dal CNCU (Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti), le organizzazioni rappresentative dei datori di lavoro, le associazioni ambientali; e ancora, per le opportune sinergie tra normazione volontaria e legislazione cogente, di coloro che rappresentano gli enti regolatori e la pubblica amministrazione centrale e regionale direttamente o indirettamente coinvolta nell’attività normativa, quali le Regioni e i Ministeri con specifica competenza in materia. Le prime attività professionali individuate nell’ambito dei lavori della commissione sono al momento sei: chinesiologi; comunicatori professionali; figure professionali operanti nel campo della fotografia e comunicazione visiva; naturopati; osteopati; patrocinatori stragiudiziali professionisti del risarcimento. I primi due gruppi di lavoro in seno alla commissione si stanno già insediando e si occuperanno di due delle attività professionali sopra citate: gli operatori nel campo della fotografia e comunicazione visiva e i patrocinatori stragiudiziali professionisti del risarcimento. Sostenibilità delle costruzioni: posati i primi mattoni normativi Il comitato tecnico europeo CEN/TC 350 “Sustainability of construction works” ha in corso di definizione una serie di norme allo scopo di fornire gli schemi per garantire che tutte le dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD), di materiali, servizi e processi di costruzioni siano derivate, controllate e presentate in modo armonizzato. Vengono considerati gli aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile: l’ambiente, la società e gli aspetti economici. Allo scopo di presentare i principi generali e i requisiti per la valutazione degli edifici in termini di performance ambientale, sociale ed economica, tenendo in considerazione le caratteristiche tecniche e funzionali, lo scorso ottobre è stata pubblicata la norma UNI EN 15643-1 “Sostenibilità delle costruzioni Valutazione della sostenibilità degli edifici Parte 1: Quadro di riferimento generale”. La valutazione in oggetto potrà quantificare il contributo allo sviluppo sostenibile da parte delle opere da costruzione valutate. Alla parte 1 sopra citata segue la recente pubblicazione della UNI EN 15643-2 “Sostenibilità delle costruzioni - Valutazione degli edifici - Parte 2: Quadro di riferimento per la valutazione della prestazione ambientale” che fornisce i principi e i requisiti specifici per la valutazione della prestazione ambientale degli edifici tenuto conto delle caratteristiche tecniche e funzionali di un edificio. La valutazione della prestazione ambientale è uno degli aspetti di sostenibilità degli edifici in conformità al quadro di riferimento della UNI EN 15643-1. Il quadro di riferimento si applica a tutti i tipi di edifici ed è pertinente alla valutazione della prestazione ambientale dei nuovi edifici durante il loro intero ciclo di vita, e degli edifici esistenti durante la loro vita utile e la dismissione. Il pacchetto di norme sarà completato dalla parte 3 per la valutazione della prestazione sociale e dalla parte 4 relativa alla prestazione economica. A livello nazionale è la commissione “Prodotti, processi e servizi per l’organismo edilizio” che segue i lavori di normazione sull’argomento. ■ a duzione di un nuovo requisito di base delle opere di costruzione (Allegato I), ovvero il numero sette “uso sostenibile delle risorse naturali”, per il quale “le opere di costruzione devono essere concepite, realizzate e de- molite in modo che l'uso delle risorse naturali sia sostenibile” e garantisca in particolare il riutilizzo e la riciclabilità dei materiali, la durabilità delle opere e l’uso di materie prime e secondarie “ecologicamente compatibili”. Questo requisito, prima non previsto, è una naturale conseguenza dell'evoluzione tecnologica del settore in un'ottica di sostenibilità. L’articolo 66 tratta le disposizioni transitorie con le quali si specifica che “i prodotti da costruzione immessi sul mercato ai sensi della direttiva 89/106/CEE prima del 1° luglio 2013 sono ritenuti conformi” al nuovo Regolamento. Sarà dunque da quella data che il Regolamento n. 305/2011 sarà pienamente operativo. Considerata l’importanza dell’argomento e la rilevanza dell’attuale intervento legislativo, entro il 25 aprile 2016 la Commissione presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio una prima relazione sull'attuazione del Regolamento. Il documento rappresenta, dal punto di vista legislativo, il quadro attualmente più avan- U&C n.5 giugno 2011 a cura della Comunicazione UNI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i L’ISO, l’Organizzazione internazionale di normazione, ha recentemente pubblicato una nuova brochure che manifesta l’interesse di far partecipare i consumatori all’elaborazione delle norme e descrive le modalità per ottenere la loro partecipazione. "Involving consumer. Why and how" fornisce agli organismi nazionali di normazione e alle altre organizzazioni coinvolte nell’eleborazione di norme, indicazioni pratiche per far partecipare i consumatori al processo normativo. La brochure determina perché e quando coinvolgere il consumatore, il valore aggiunto rappresentato dalla loro partecipazione ai lavori, come organizzare concretamente la loro partecipazione e cosa significa essere un rappresentante dei consumatori. L’opuscolo fa inoltre il punto relativamente al comitato ISO che si occupa delle politiche dei consumatori (COPOLCO), sui finanziamenti e la formazione dei rappresentanti dei consumatori, sulle risorse e sui collegamenti utili per studi ulteriori. Ventiquattro case studies illustrano come questi differenti aspetti sono stati affrontati, soprattutto in un contesto nazionale o regionale. Ecco alcuni punti chiave: • Le norme sono più rilevanti per il mercato se tengono conto delle preoccupazioni dei consumatori, e se questi sono coinvolti nella loro elaborazione. • Le preferenze dei consumatori, le questioni sociali e gli accordi commerciali sono fattori che conducono a un allargamento dei programmi di normazione e fanno della partecipazione dei consumatori un criterio essenziale. • I consumatori possono influenzare positivamente il dialogo sulle norme. I rappresentanti dei consumatori devono essere indipendenti da interessi commerciali e in grado di esprimere i punti di vista del consumatore e dell’utilizzatore finale. Dovrebbero anche essere in grado di trasferire le conoscenze acquisite mediante l’esperienza normativa agli altri consumatori. I consumatori non dispongono di risorse: hanno bisogno di risorse, finanziarie e di altro tipo, per partecipare all’elaborazione delle norme, soprattutto a livello internazionale. I consumatori devono essere consapevoli dell’importanza delle norme e della partecipazione alla loro elaborazione; potrebbero trarre vantaggio dalla conoscenza delle procedure di normazione e dalla effettiva partecipazione ai lavori. La brochure è liberamente scaricabile dal sito UNI. zato sui temi e sulle problematiche dell’intero settore delle costruzioni. Un settore in cui le prescrizioni di legge e le norme tecniche formano da tempo un insieme collaudato e coerente. Trattandosi di un Regolamento, esso non ha bisogno di un recepimento formale da parte degli Stati membri, ma è entrato direttamente in vigore dopo venti giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta lo scorso 4 aprile. attualità FAR PARTECIPARE I CONSUMATORI ALL’ELABORAZIONE DELLE NORME 5 di temi concreti che l’articolazione dei vari gruppi di lavoro ha reso più che mai evidente. Non a caso, Micaela Manni, delegata italiana presso lo stesso comitato ISO, non ha nascosto l’importanza della scelta dei luoghi, in un certo senso non convenzionali, fuori dai consueti tragitti turistici e quindi in certa misura emblematici di un modo innovativo di intendere il turismo, al centro del quale sta il concetto di sostenibilità: “tornare a una reale percezione della tradizione italiana, della nostra particolarità che esiste in tutte le regioni e che va valorizzata e riscoperta per migliorare la qualità del turismo e in generale della nostra vita”. Nell’arco di una settimana si sono dunque svolte le riunioni dei vari “working group” attraverso i quali si sviluppa l’attività dell’ISO/TC 228 e che hanno permesso di fare il punto sulle attività svolte e quelle in via di svolgimento. Emblematico in questo senso il gruppo di lavoro 1 sui servizi ricreativi per le immersioni (diving services), che ha svolto in questi anni un’attività molto intensa. Il lavoro normativo di riferimento è stato completato e a breve partirà la revisione delle principali norme della serie ISO 24802 (“Recreational diving services”). Ad oggi si calcola che circa un milione e mezzo di turisti pratichi regolarmente questa attività. Molti Paesi emergenti nel campo del turismo hanno adottato tutto il pacchetto di norme ISO sui servizi di diving, ad esempio l’Egitto. L’attività del WG 1 è quindi incessante e suscita interesse tra gli addetti ai lavori. Il gruppo di lavoro 2 “Health tourism services”, che si occupa dei servizi offerti dai centri benessere, sta invece sviluppando un progetto di norma relativo ai requisiti dei servizi offerti dalle spa. Esso però è al momento sospeso perché si attende una risposta da parte del segretariato centrale dell’ISO in merito alla possibilità di inserire nella futura norma un punto relativo ai requisiti di gestione. L’ISO/TC 228/WG 3 (“Tourist information and reception services at Tourist Information Offices”) ha a sua volta allo studio un progetto di norma sui requisiti dei servizi di informazione turistica e di accoglienza che ha suscitato un notevole e comprensibile interesse da parte delle organizzazioni di servizi turistici. I lavori stanno proseguendo in questa direzione. Il meeting dell’ISO/TC dello scorso maggio è stata però anche l’occasione per la prima riunione dell’ultimo gruppo di lavoro costituitosi in seno al comitato: il WG 10 “Environmentally friendly accommodation establishments” (sistemazioni e alloggi ecocompatibili). La riunione è stata dedicata alla discussione e alla definizione dello scopo e del campo di applicazione delle future norme che verranno elaborate. Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli La normazione per i servizi turistici va in scena in Valle Tiberina al 16 al 20 maggio Viterbo e altre località della Regione Tiberina (Tuscania, Narni, Orte, San Martino al Cimino) sono state al centro di un evento internazionale. L’occasione è stata data dalla riunione dell’ISO/TC 228 “Tourism and related services” (Turismo e servizi correlati), il comitato tecnico che ha l’obbiettivo di sviluppare l’attività di normazione in un settore, quello dei servizi turistici, di così grande rilevanza per molte economie, non ultima quella italiana che non a caso in questo ambito ricopre un ruolo significativo riconosciuto a livello mondiale. Da tempo è stata infatti acquisita l’idea che servizi turistici di qualità passino anche attraverso l’elaborazione di adeguate norme tecniche. L’ISO/TC 228 è stato creato in tempi relativamente recenti, ma ha già alle spalle un’intensa attività normativa. E il fatto che il nostro Paese sia stato chiamato ad ospitarne la riunione plenaria è un fatto di grande rilevanza. “Questo comitato tecnico esiste da sette anni.” – ha dichiarato infatti Ruggero Lensi, Direttore Relazioni esterne, sviluppo e innovazione di UNI – “L’Assemblea si tiene ogni anno ed è la prima volta che si svolge in Italia: un fatto eccezionale”. La scelta della Valle Tiberina per ospitare la riunione del comitato tecnico ISO ha poi una valenza significativa anche sotto altri aspetti, più prettamente nazionali. Il protocollo d’intesa firmato nei mesi scorsi tra UNI e Consorzio Tiberina, l'Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere, si è infatti incentrato sui temi della sostenibilità e della qualità dell’offerta turistica, prefigurando la creazione di un Sistema Turistico Locale a carattere interregionale nella regione Tiberina. Ciò significa sviluppare un’offerta turistica articolata intorno ad un elemento territoriale omogeneo e integrato (in questo caso il corso del Tevere con il suo reticolo idrografico), facendo leva sulle molteplici risorse di base disponibili (beni ambientali, beni culturali, prodotti tipici ecc…). Esperti e imprenditori del settore – 120 delegati provenienti da 40 paesi del mondo - hanno così avuto modo di apprezzare “dal vivo” un sistema di sviluppo integrato basato su territorio, arte, prodotti tipici e ricettività: tutti elementi. Ed è forse proprio questo il “modello italiano” che la riunione plenaria dell’ISO/TC 228 ha dato l’opportunità di mettere in luce. Esso è radicato nella storia e nella cultura del nostro territorio e, nell’ambito dei lavori di normazione, può confrontarsi costruttivamente con modelli differenti presenti su scala planetaria. Nonché con una varietà a D 6 U&C n.5 giugno 2011 THE STANDARDS FOR TOURISM SERVICES IS STAGED IN THE VALLE TIBERINA From May 16 to 20 Viterbo and other towns in the region Tiberina were in the center of an international event. The occasion was given by the meeting of ISO/TC 228 "Tourism and related services" the technical committee which has the aim to develop standardization work in the tourist industry of great importance for many economies, such as the italian economy which plays a significant role globally recognized. di Roberto Epifano Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Seconda e ultima parte dell’articolo dal titolo Sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza, una storia molto più ampia pubblicato su U&C n°4 maggio 2011. con il sistema di rivelazione incendio; • “condizioni di allarme” che specifica le priorità da dare ai messaggi nella gestione delle emergenze: allerta, evacuazione, emergenza. La UNI ISO 7240-19 successivamente entra nel vivo dando ampio risalto alla documentazione da produrre quando ci si trova davanti alla progettazione di sistemi di sicurezza, in particolare: • Piano di gestione delle emergenze, preparato in funzione della specifica struttura dell’edificio in cui si andranno ad installare i sistemi (tra cui quello di allarme vocale), che consideri: - la destinazione d’uso dell’edificio; - la densità di occupazione; - la modalità di evacuazione e il relativo tempo necessario; - le vie di esodo; - la disponibilità di personale che controlli l’evacuazione ordinata; - le giuste priorità assegnate ai messaggi e alle zone da evacuare (evacuazione in fasi); - la natura dei messaggi (timbro della voce, lingua utilizzata, messaggi pre-registrati o dal vivo ....); - la categoria della centrale di controllo e la posizione delle apparecchiature del sistema di allarme vocale come i microfoni d’emergenza e gli altoparlanti in modo da avere, per i primi, la massima facilità d’accesso e di utilizzo da parte del personale e, per i secondi, la massima efficacia nella comprensione dei messaggi da parte di chiunque; - l’accesso della centrale di controllo e di segnalazione da parte del personale; • Documenti per la preparazione della progettazione che devono includere: - le planimetrie dell’edificio; - la relazione acustica in funzione della suddivisione in aree acusticamente distinguibili e in zone di altoparlanti d’emergenza; - il tempo previsto di riverberazione in ogni area; - il livello di rumore ambientale; - l’analisi del pericolo; - le descrizioni degli ambienti dell’edificio; - il piano di gestione delle emergenze di cui sopra. La norma prosegue poi con la parte più prettamente operativa nell’evoluzione del sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza che si articola sui seguenti aspetti fondamentali: • Progettazione del sistema, in particolare relativamente a: - la distribuzione dei segnali acustici d’allarme nelle zone tramite un adeguato sistema di altoparlanti; - la possibilità di dover allertare anche persone con deficit di udito e quindi prevedere dispositivi alternativi affinchè i segnali d’allarme possano raggiungere tutti; - la procedura di trasmissione dei messaggi secondo una ben precisa e determinata sequenza di operazioni come per esempio: • la disabilitazione in automatico di tutti quei suoni o messaggi non inerenti l’emergenza; • la gestione corretta dell’evacuazione in fasi rispettando anche le eventuali priorità di trasmissione dei messaggi d’allarme in talune zone rispetto che in altre; • la possibilità di trasmissione di segnalazioni d’allarme alternative nel caso che il sistema vocale di allarme sia momentaneamente fuori uso; • la possibilità di trasmissione non solo singolarmente per aree ma anche contemporaneamente a diverse aree; • la tipologia dei messaggi trasmessi, la loro intelligibilità ed incisività nonché l’approvazione da parte di organi competenti; - le caratteristiche della centrale di controllo e di segnalazione, tra cui: • le apparecchiature di alimentazione della centrale, il cui dimen- articoli Sistema di allarme vocale per scopi d’emergenza, una storia molto più ampia Orientamento in materia di conformità alle norme europee armonizzate a In caso di incendio deve essere data la massima priorità ad un’evacuazione rapida ed ordinata. Per questo motivo viene conferita una grande importanza ai requisiti normativi ai quali il sistema di allarme utilizzato deve essere conforme. Il sistema di allarme vocale per scopi di emergenza deve rispettare le norme pertinenti e, se costruito anche con l’utilizzo di componenti energy-efficient, offre un’alta e completa gamma di caratteristiche in materia di sicurezza per le persone e rispetto per l’ambiente. Il sistema di allarme vocale per scopi di emergenza deve essere conforme alle seguenti norme europee armonizzate: UNI EN 54-4 relativa agli alimentatori di un sistema di rivelazione incendio: è in vigore dal 2009 e include anche i sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza; UNI EN 54-16 che descrive i requisiti, le procedure di test e le caratteristiche principali di un’apparecchiatura di controllo e di segnalazione del sistema di allarme vocale connessa ad un sistema di rivelazione incendio; UNI EN 54-24 che descrive i requisiti di prodotto relativi ai componenti dei sistemi di allarme vocale e nella fattispecie fa riferimento agli altoparlanti utilizzati. Oltre a ciò oggi i progettisti possono avvalersi anche di un altro strumento: la UNI ISO 7240-19 che specifica i requisiti di progettazione, installazione, messa in servizio, manutenzione ed esercizio di un sistema di allarme vocale per scopi d'emergenza il cui scopo è appunto, come già ampiamente descritto, quello di trasmettere informazioni per la protezione della vita in una o più aree specificate all'interno o all'aperto durante un'emergenza. A tal proposito il sistema deve dare luogo a una rapida e ordinata mobilitazione degli occupanti e deve includere sistemi con altoparlanti per trasmettere annunci sonori per scopi d'emergenza. La norma introduce i termini e le definizioni proprie del sistema di allarme vocale, tra i quali ricordiamo: • “area acusticamente distinguibile” e “zone di altoparlanti d’emergenza” (analogia con “le zone di rivelazione incendio”); • “persona competente” non soffermandosi solo a livello installatore, tecnico per la messa in servizio o manutentore ma andando oltre auspicando una certa qualifica e/o esperienza anche a livello di progettista; • “microfono d’emergenza” e “livello di rumore ambientale di riferimento” punti molto importanti per il dimensionamento dell’impianto e quali accorgimenti adottare affinché i messaggi d’emergenza possano prevaricare l’inevitabile classico rumore di sottofondo; • “apparecchiature di controllo e di segnalazione del sistema di allarme vocale” ossia la centrale, cuore del sistema, per la gestione dei messaggi d’emergenza in ingresso ed in uscita e l’interfacciamento U&C n.5 giugno 2011 7 4d • • • Funzioni opzionali Microfono d'emergenza Controllo microfoni del gruppo di zone con altoparlanti d'emergenza Controllo in modalità manuale no d’emergenza ad essa collegato; • la classificazione delle priorità in ambito di funzionamento automatico del sistema di allarme vocale che deve prevedere come e dove la trasmissione dei messaggi verrà distribuita secondo i seguenti livelli primari di: • allerta (alta priorità); • evacuazione (media priorità); • non emergenza (bassa priorità); in modo che i segnali e i messaggi d'allarme appropriati siano inviati prima agli altoparlanti d'emergenza nelle zone a rischio immediato in modo da intraprendere le opportune azioni: le altre zone possono rimanere invece interessate ancora da messaggi “non d’emergenza”, tutto ciò al fine di promuovere un’evacuazione ordinata degli occupanti l’edificio; - l’intelligibilità del parlato da misurare in modo opportuno secondo metodi precisi e definiti che tengono conto di: • assegnazione di punteggi a parole foneticamente bilanciate; • prova di rima modificata con un gruppo di ascoltatori; • indice di trasmissione del parlato ottenuto mediante calcoli da misurazioni della funzione di trasferimento di modulazione; • indice di trasmissione del parlato per comunicazioni al pubblico; • misurazioni effettuate: • in vari punti dell’edificio; • ad una determinata distanza; • con una certa distribuzione; • tenendo conto del rumore ambientale, della durata del periodo di misurazione, dei vari orari in cui essa viene fatta; - le zone di altoparlanti d’emergenza determinate seguendo precisi criteri e contenenti gli elementi chiave per la trasmissione dei messaggi; gli altoparlanti devono rispondere alla norma di prodotto UNI EN 54-24 e devono, nel sistema di allarme vocale, avere il livello di pressione sonora adeguato a raggiungere gli occupanti dell’edificio ed a prevaricare sul rumore di fondo; - la possibilità di effettuare la “gestione manuale del sistema” (caratteristica appannaggio delle centrali di controllo e di segnalazione di categoria 4) in modo che un operatore, con le opportune autorizzazioni (gestite anch’esse dalla centrale), possa effettuare sul sistema di allarme vocale, da un punto di controllo principale o da punti posti a distanza, le operazioni minime indispensabili quali: • inclusione/esclusione zone di altoparlanti; • selezione, avvio e arresto di specifici messaggi preregistrati; • trasmissione live di messaggi tramite microfono d’emergenza; - la supervisione della linea di comunicazione tra la centrale di controllo e di segnalazione ed il campo, nella fattispecie gli altoparlanti oltre che ovviamente le apparecchiature di alimentazione, deve prediligere un collegamento in modo tale che qualsiasi problema di corto circuito o di interruzione linea venga immediatamente segnalato alla centrale di controllo e di segnalazione; oltre a ciò è preferibile un tipo di connessione che non provochi, nei suddetti casi, la compromissione del funzionamento di altre zone o di altri altoparlanti, (collegamenti di classe A); - la documentazione che il progettista stesso è tenuto a produrre a corredo dell’impianto: a Allarme vocale per scopi d’emergenza Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli sionamento è descritto nell’appendice PROSPETTO 1 C; • la fonte di alimentazione d’emergenza, Categoria il cui dimensionamento è descritto 2b 3c 1a nell’appendice C, che deve assicurare: • • • le prestazioni del sistema vocale di • allarme per almeno 30 minuti; • non pregiudicare l’intelligibilità del parlato; • diminuire, al di sotto di un certo livello, il segnale acustico d’allarme; - nella presente norma viene anche fornita una specifica classificazione sulla base di alcune funzioni supplementari; ciò comporta la suddivisione della centrale in 4 categorie (vedere prospetto 1) basate sulla strategia di evacuazione derivante dall’analisi del rischio e soprattutto sul grado di controllo manuale effettuato da personale appositamente addestrato alla gestione del sistema, - il suo posizionamento all’interno dell’edificio in considerazione di parametri quali: • l’accessibilità da parte del personale nei casi di utilizzo manuale del sistema, nei casi di verifica delle segnalazioni dal campo e del corretto funzionamento di essa; • la protezione della centrale in modo che risultino adeguatamente protetti i suoi componenti; • la sua ubicazione in aree prive di pericoli, prive di sorgenti di possibili innesco di incendio e in ambienti accessibili solo da personale addetto ai lavori; - la valutazione del rumore ambientale che può disturbare il microfo- 8 U&C n.5 giugno 2011 articoli nito dall’appendice E; - prove secondo intervalli non superiori a 6/12 mesi e secondo controlli definiti con opportuna registrazione delle operazioni in un rapporto come definito dall’appendice F; - manutenzione preventiva atta al controllo periodico delle batterie d’emergenza della centrale di controllo e segnalazione prevedendo obbligatoriamente la loro sostituzione ogni 2 anni, • Registri d’impianto: sono relativi all’installazione e agli interventi di manutenzione, sono a carico dell’utente del sistema e/o della ditta manutentrice, contengono una serie di informazioni fondamentali per il corretto funzionamento dell’impianto nonché per la corretta conduzione e assicurazione della piena funzionalità del sistema nel tempo. Elementi fondamentali del registro sono: - i dettagli delle posizioni di tutti i componenti del sistema, - le misurazioni delle prestazioni del sistema come: • il carico degli altoparlanti, • le impostazioni dei componenti regolabili come l'equalizzazione, i ritardi del segnale e il livello di uscita degli amplificatori, • i livelli di pressione sonora di un altoparlante, • le misurazioni dell'intelligibilità. Lo scopo del registro è chiaramente quello di consentire un’indagine precisa ed accurata in caso di incidente e di monitorare appieno tutte le funzionalità del sistema e di favorire la diagnosi di eventuali problemi al sistema stesso. Oggi in ambito Safety, inteso come sicurezza per la protezione di persone e beni, il quadro normativo è ad un ottimo livello di definizione, infatti ci si può e ci si deve avvalere di importanti e fondamentali standard per “mettere in piedi” validi ed affidabili sistemi che, opportunamente condotti, possano anche durare nel tempo, essere sempre all’avanguardia e svolgere tempestivamente la loro funzione di segnalare potenziali pericoli per la vita umana. Dunque un caloroso grazie alle norme: • di prodotto della serie UNI EN 54, armonizzate secondo la Direttiva Prodotti da Costruzione (CPD); • di sistema quali la: • UNI 9795 per la progettazione, installazione, esercizio dei sistemi di rivelazione incendio; • UNI 11224 per il controllo iniziale e manutenzione dei sistemi di rivelazione incendio; • UNI ISO 7240-19 per progettazione, installazione, messa in servizio, manutenzione ed esercizio di sistemi di allarme vocale per scopi d'emergenza. Gli strumenti esistono, grazie al contributo di numerose persone che si sono dedicate attivamente alla stesura di importanti requisiti fondamentali; certo c’è ancora da fare per portare costanti e continui miglioramenti ed azioni al fine di sensibilizzare tutti sull’importanza di questi concetti, sulla loro adozione e messa in pratica perseguendo il nobile scopo di salvaguardia della vita umana. a Allarme vocale per scopi d’emergenza Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i • certificazioni di conformità per tutti i componenti del sistema di allarme vocale; • planimetrie dell’edificio aggiornate comprendenti tutti i componenti del sistema di allarme vocale, la loro ubicazione nonché i passaggi cavi e i punti di terminazione; • il piano di gestione delle emergenze comprendente i tipi di emergenze considerate, i piani di evacuazione, le responsabilità del personale addetto; • ogni possibile manuale necessario al funzionamento e alla gestione del sistema di allarme vocale ed alle apparecchiature ad esso correlate; • i requisiti e le modalità di manutenzione • qualsiasi documento ritenuto utile alla corretta conduzione dell’impianto; • una dichiarazione che i componenti utilizzati nel sistema di allarme vocale siano giudicati compatibili con la centrale di controllo e di segnalazione; - altri aspetti erroneamente ritenuti meno importanti devono anche essere considerati in fase di progettazione quali: • il cablaggio, intendendo la separazione tra cavi del sistema di allarme vocale da altri circuiti di alimentazione ed illuminazione; • la protezione del cablaggio che deve assicurare la resistenza al fuoco per almeno 30 min, essere di classe superiore ed avere una protezione meccanica in base al loro percorso; • le giunzioni e terminazioni, le prime ovviamente realizzate in idonee scatole chiuse ed etichettate e le seconde effettuate con morsetti fissi e della stessa categoria del cavo; • Installazione, da effettuarsi da parte di ditta installatrice con personale in possesso di qualifiche e/o esperienza nello specifico campo che deve seguire il progetto esecutivo approvato tenendo conto di: - altri lavori in corso nell’edificio; - risorse disponibili all’installatore; - disponibilità delle apparecchiature del sistema di allarme vocale; - interfacciamento diretto con il progettista allorquando siano necessarie modifiche al progetto. È responsabilità dell’installatore la conformità dell'installazione alla documentazione del progetto che può essere valutata e certificata al termine dell'installazione; • Messa in servizio, da effettuarsi da parte di idoneo personale con esperienza/qualifiche adatte ad operare su sistemi di una certa natura in modo da poter seguire procedimenti e piani specifici secondo i dati forniti dal costruttore delle apparecchiature per il sistema vocale di allarme o in assenza di ciò secondo un piano descritto in un’apposita appendice della UNI ISO 7240-19 (appendice D); la conformità dell'installazione alla documentazione del progetto può essere certificata anche al termine della messa in servizio attestando così il corretto funzionamento del sistema di allarme vocale in conformità agli obiettivi della progettazione; • Esercizio del sistema di allarme vocale, secondo cui personale adeguatamente addestrato e aggiornato può accedere: - al sistema, - alle sue funzioni, - alle sue istruzioni di funzionamento, - al piano di emergenza, - alla gestione di prove di evacuazione, - alle sue eventuali modifiche; • Manutenzione, che deve essere gestita da personale idoneo con esperienza/qualifiche adatte ad effettuare ispezioni di routine, prove, manutenzione preventiva secondo un programma ben preciso che prevede: - ispezioni secondo intervalli non superiori a 6 mesi e secondo controlli definiti con opportuna registrazione in un rapporto come defi- Roberto Epifano Membro del GL UNI Sistemi automatici di rivelazione incendi Siemens VOICE ALARM SYSTEM FOR EMERGENCY PURPOSES, A MUCH LARGER STORY In this second part of the article about Voice alarm system we talk about the content of UNI ISO 7240-19 and the system components in compliance with the harmonized European standards. More details in the text. U&C n.5 giugno 2011 9 MPEG approda a Torino Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli di Fabrizio Spaolonzi zione considerati “finali”, ma anche numerosi altri argomenti ancora in corso di sviluppo, di interesse generale, ma sui quali indubbiamente l’attenzione e la partecipazione sono molto attive perché si sa, l’innovazione non è attualità, è già oltre. Gli spunti principali in questo senso verteranno su diverse materie, tra le quali un nuovo sistema di codifica video con ulteriori capacità di compressione rispetto allo standard AVC a cui è stato dato il codice MPEG-M ed il nome High Efficiency Video Coding (HEVC). Per discutere poi le centinaia di documenti tecnici che saranno presentati il sottogruppo JCT comincerà a tenere riunioni a partire dalla giornata di giovedì 14. Infine sarà annunciato anche un nuovo standard per la televisione 3D che permetterà all’utente di “scegliere il punto di visualizzazione” della scena trasmessa e molti altri ancora che saranno proposti. A garanzia di un’ottima riuscita dell’evento le riunioni si terranno nella struttura del Politecnico di Torino, l’idoneo complesso per un pubblico tecnologicamente all’avanguardia come quello di MPEG. Le aule saranno a disposizione per l’intera settimana, rese maggiormente operative da un sistema wireless appositamente potenziato in vista della sensazionale affluenza prevista; vi saranno poi ampi spazi adibiti all’accoglienza, all’assistenza, ad esposizioni e a numerosi coffee breaks. Saranno più di 500 i partecipanti attesi, per un totale complessivo di più di 20 paesi rappresentati, su cui troneggiano, come di consueto, le presenze asiatiche e statunitensi. UNINFO, che ospita l’evento, in qualità anche di parte del Comitato Organizzativo e, soprattutto, come ente di normazione nel settore dell’ICT, auspica una forte presenza italiana, una rappresentanza ampia del nostro paese che possa istituire una solida base per la leadership del futuro. È fondamentale che le nostre imprese siano aggiornate e che acquisiscano competenze e capacità che solo ad eventi come questi è possibile ottenere; lo sviluppo delle tecnologie è il motore che alimenta la normazione tecnica, l’unico mezzo poi in grado di tutelare queste innovazioni. Ma ovviamente un caloroso benvenuto è rivolto dall’intera organizzazione a tutti coloro che condividono l’interesse per l’universo MPEG e seguono la crescita delle soluzioni in tale ambito. Il Comitato Organizzativo è composto da Massimo Actis Dato di UNINFO, Giovanni Cordara (Telecom Italia), Alberto Morello (RAI), Gian Antonio Pancot (SISVEL) e Pietro Bonelli (Responsabile delle attività di comunicazione, coordinamento e segretariato); a supporto poi della gestione organizzativa vi è un sontuoso Comitato d’Onore, formato da diverse personalità quali Franco Bernabé (Presidente Telecom Italia), Umberto De Julio (Presidente Italtel), Roberto Dini (Fondatore di Sisvel), Paolo Garimberti, (Presidente RAI), Francesco Profumo (Rettore del Politecnico di Torino) e Aldo Romano (CEO di STMicroelectronics). La segreteria del meeting è stata data in carico ad Axea, per assicurare uno svolgimento dell’evento di alto profilo ed un perfetto coordinamento; nel corso dell’intera settimana, inoltre, è prevista un’energica presenza di SISVEL, TELECOM e RAI, in qualità di promotori, attori e sostenitori dell’attività MPEG. La copertura dell'evento da parte dei media sarà assicurata dalla RAI ed anche dall'emittente locale 4Rete che riprenderà in 3D alcuni dei momenti chiave degli eventi usando la razie ad UNINFO sarà la regia atmosfera di Torino ad ospitare dal 18 al 22 Luglio la 97a riunione ISO/IEC JTC 1/SC 29/WG 11 “Coding of Moving Pictures and Audio”, la prima in Italia dopo una lunga attesa di dieci anni. Il meeting, che si svolge con cadenza trimestrale, costituisce un’occasione unica per mettere in contatto il mondo dell’innovazione nella Regione Piemonte con quello globale, dando così all’evento un respiro internazionale capace di riunire l’eccellenza della ricerca e della tecnologia di questo settore. In questo anno importante per la città e per l’Italia intera è proprio sul suolo della prima capitale che si terrà questo pregevole evento, al quale si sono anche annessi il 6th meeting del Joint Collaborative Team on Video Coding (JCT-VC), gruppo congiunto tra ISO/IEC JTC 1/SC 29/WG 11 ed il Coding Experts Group (VCEG) di ITU-T. La 97a riunione ISO/IEC JTC 1/SC 29/WG 11 sarà gestita e coordinata dal Moving Picture Experts Group (MPEG), un gruppo di lavoro dell’ISO/IEC fondato nel 1988 con il mandato, garantito da UNINFO, di produrre standard internazionali nell’area dei media digitali. MPEG condurrà i lavori dalla plenaria del lunedì a quella del venerdì sotto la sicura guida del suo fondatore, l’Ing. Leonardo Chiariglione. Il meeting ha come obiettivo l’approvazione in via definitiva di alcuni standard, ed in particolare: DASH (Dynamic Adaptive Streaming over HTTP) che unifica vari protocolli proprietari attualmente usati per fare streaming di video su internet; MPEG-M che offre la possibilità di aggregare servizi per digital media (attività parte del progetto “Service à la Carte” finanziato dalla Regione Piemonte che riguarda questo standard); Unified Speech and Audio Coding che integra in un solo algoritmo la capacità di codificare sia voce sia musica, ed infine Contract Expression Language che permette di esprimere relazioni contrattuali nel campo dei media digitali con un linguaggio comprensibile da una macchina e Advanced User Interface che permette di realizzare interfacce per accedere a servizi di media digitali con nuove funzionalità. La riunione non tratterà, però, solamente gli obiettivi di standardizza- a G 10 U&C n.5 giugno 2011 tecnologia del Tile Format, sistema per la televisione 3D che è retro compatibile con le trasmissioni in 2D; tali contenuti in 3D saranno peraltro visibili su appositi schermi installati nelle location ove avranno luogo gli eventi. In medias res, mercoledì 20 Luglio, si terrà il piacevole social event, un momento di condivisione che coinvolge numerosi partecipanti, sempre lieti di poter godere di una gradevole serata. L’evento si aprirà con la visita al Museo dell’Automobile “Carlo Biscaretti di Ruffia”, uno tra i più importanti musei d’Europa, gentilmente offerta dall’organizzazione. articoli MPEG approda a Torino Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i A seguire poi, come gustoso corollario, sarà servita una cena tipica in cui si potrà apprezzare la cucina piemontese, irrigata dall’eccellente vino di queste terre. Alla serata parteciperanno, oltre che agli iscritti, anche il Comitato d’Onore e diversi rappresentanti di rilievo degli Enti Istituzionali Locali. Ulteriore valore aggiunto deriva poi dall’intenso e variegato programma di escursioni proposte dall’organizzazione. I partecipanti hanno a disposizione una vasta gamma di esperienze e visite tra le quali scegliere, ed ogni giornata ne propone una diversa; da martedì 19 Luglio a sabato 23 Luglio si ha infatti l’opportunità di prendere parte al “Torino orientation tour”, una passeggiata nella storia della città dal passato al futuro, e alla visita al “Museo del Cinema”, un allestimento di pregio all’interno del simbolo stesso del capoluogo piemontese, la Mole Antonelliana. Il programma suggerisce poi la suggestiva visita presso la Reggia di Venaria Reale, una costruzione del 1675 immensamente rivalutata negli ultimi anni e divenuta grazie al moderno restauro uno dei gioielli dell’architettura sabauda; sempre in ambito di strutture regie sarà possibile recarsi presso il Palazzo Reale di Torino e Palazzo Madama che, situate in Piazza Castello, costituiscono il cuore della città e sono l’espressione di una duratura tradizione ed una lunga ed affascinante storia. Infine i partecipanti potranno aderire al “tour delle Langhe”, un meraviglioso percorso tra vigneti e colline che ha come meta centrale la visita alla città di Alba. Saranno sicuramente nove giorni intensi e di grande lavoro, avvalorati dal dibattito, dal confronto e dall’ apprendimento, ed è proprio grazie ed aventi come questo che si ampliano le conoscenze di settore, si condividono esperienze e si creano stretti rapporti interpersonali, validi strumenti per costruire alleanze per il futuro e collaborazioni internazionali. UNINFO, con il sostegno di Regione Piemonte, Provincia, Città di Torino e Camera di Commercio, è lieto di poter ospitare un evento di tale portata; sarà indubbiamente un meeting d’eccellenza in una città d’eccellenza. Fabrizio Spaolonzi UNINFO L’iscrizione all’evento è aperta sul sito www.mpeg97.org a MPEG IN TURIN UNINFO welcomes you to the 97th MPEG meeting, the 44th VCEG meeting and the 6th JCT-VC meeting in Torino, Italy. This is an important event because it will draw attendance from leading MPEG professionals from all over the world. Attendees representing more than 20 countries will discuss the broad range of MPEG technologies. The focus will be on new digital media standards to strengthen our global partnerships and information exchange in the realm of MPEG systems. More details in this article. U&C n.5 giugno 2011 11 finalmente colmato una lacuna sulla definizione, sulla descrizione dei comportamenti etici, sulle competenze e l’esperienza professionale del pianificatore finanziario. Attraverso la UNI TR 11403, tracciamo le linee guida per consentire la comunicazione ai clienti e ai risparmiatori, sugli indici di qualità nei servizi offerti dai pianificatori. Con questo rapporto tecnico, infatti, è possibile orientarsi su come realizzare brochure, opuscoli e qualsiasi strumento divulgativo che debba indirizzarsi al consumatore. Altri Paesi si sono già ben organizzati per permettere ai consumatori di accedere a queste informazioni, e ai principi fissati dalla UNI ISO 22222. In molti casi queste note sono redatte dalle autorità di vigilanza. È necessario anche in Italia attivare strategie di comunicazione simili”. “Come Adiconsum – spiega Picciolini – siamo da anni attenti alla tutela dei consumatori in piena autonomia dalle imprese, dai partiti, dal governo e dal sindacato. Il nostro compito è garantire la qualità e la correttezza nei confronti del cliente. Purtroppo la formazione che viene fatta dalle aziende non può che essere indirizzata verso gli interessi della stessa. La nostra formazione è invece super partes, per riuscire a fare ciò ci vogliono degli elementi specifici. È importante ascoltare le due campane: consumatore e azienda. Serve un individuo che verifichi la correttezza nel rapporto. Nel breve periodo ci auguriamo che diventi una prassi comune ma prima o poi speriamo diventi un obbligo. In questo modo non saranno i soli clienti ad essere tutelati ma anche le imprese ne trarranno benefici”. Picciolini ha inoltre posto l’accento sull’importanza che il pianificatore debba seguire tutte le fasi di vita del cliente e della sua famiglia, offrendogli in ogni momento le soluzioni più appropriate e coerenti e seguendolo, non solo per quanto attiene il risparmio, ma anche nelle fasi dell’indebitamento che sono quelle che rendono il consumatore particolarmente vulnerabile. Secondo Maurizio Bufi “la norma rappresenta il percorso consensuale nel quale si incontrano la domanda e l’offerta, in un rapporto di reciproca fiducia. Si tratta di educare da un lato gli operatori (i pianificatori) che devono seguire il cliente in tutto il suo ciclo di vita e dall’altro i clienti stessi che devono essere maggiormente consapevoli dei propri bisogni e delle proprie esigenze”. “La norma - ha concluso Bufi - è lo strumento per il corretto sviluppo del mercato finanziario nazionale nell’interesse di tutte le parti coinvolte”. Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli Al Salone del Risparmio i criteri per scegliere il pianificatore finanziario personale "a norma" l Salone del Risparmio rappresenta la migliore occasione per fare un bilancio sul lungo lavoro che ha portato alla nascita e al perfezionamento della UNI ISO 22222, la norma tecnica sui requisiti "di qualità" per i pianificatori finanziari ed economico-patrimoniali personali, nata per rispondere alle esigenze di chiarezza e trasparenza del settore. Proprio in questo contesto si è svolto lo scorso 8 aprile il seminario UNI "Il cliente come sceglierà il pianificatore finanziario personale? A norma!" nel corso del quale è stato presentato il documento UNI TR 11403 sulla scelta del pianificatore finanziario personale da parte del cliente. All’incontro hanno partecipato Ruggero Lensi, Direttore Relazioni esterne, Sviluppo e Innovazione UNI, Sergio Sorgi, Vicepresidente Progetica, Fabio Picciolini, Segretario Nazionale Adiconsum e Maurizio Bufi, Vicepresidente ANASF. In apertura dei lavori Lensi ha illustrato l’attività normativa condotta in questo settore. Alla UNI ISO 22222 hanno fatto seguito la UNI TS 11348, una guida all'applicazione dei principi internazionali di qualità alla realtà italiana, adattati al contesto culturale e di mercato nazionale e alle normative vigenti. Sono state successivamente pubblicate anche la UNI 11402 sui requisiti del servizio di educazione finanziaria del cittadino e, proprio di recente, il rapporto UNI TR 11403 sulla scelta del pianificatore personale da parte del cliente. “Il pacchetto di norme consente - ha dichiarato Lensi - di dare risposte pratiche a chi cerca un professionista specializzato in grado di offrire la migliore consulenza per gestire il risparmio e i fabbisogni finanziari di lungo periodo. Definire chi sia il pianificatore e cosa faccia, in che modo individuarlo, poter valutare la sua competenza e come ottenere queste informazioni, è proprio obiettivo del gruppo di lavoro che ha dato vita a queste norme”. “Nel secolo dell’insicurezza sociale – spiega Sorgi – il rapporto tra il consumatore ed il pianificatore è cruciale per il benessere dei cittadini e delle famiglie. Questo è un tema di un’importanza enorme, non parliamo di finanza ma di welfare. Grazie alla UNI ISO 22222 abbiamo a I AT THE “SALONE DEL RISPARMIO” THE CRITERIA FOR CHOOSING THE PERSONAL FINANCIAL PLANNING "TO STANDARD" Salone del Risparmio represents the possibility to take stock of the long work that led to the creation and improvement of ISO 22222 that was created to respond to the demands of clarity and transparency of financial sector assets. More details in this article. 12 U&C n.5 giugno 2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i di Francesco Castorina perché possa esserne rilevata la presenza prima che si creino condizioni di pericolo, devono essere odorizzati, a cura delle imprese od aziende produttrici o distributrici, con sostanze idonee aggiunte in quantitativi adeguati in modo che sia possibile avvertire la presenza di gas in quantità pericolosa per esplosività e tossicità.” Il successivo articolo 3 recita: “I materiali, gli apparecchi, le installazioni e gli impianti alimentati con gas combustibile per uso domestico e l'odorizzazione del gas, di cui ai precedenti articoli, realizzati secondo le norme specifiche per la sicurezza pubblicate dall'Ente Nazionale di Unificazione (UNI) in tabelle con la denominazione UNICIG, si considerano effettuati secondo le regole della buona tecnica per la sicurezza. Le predette norme sono approvate con decreto del Ministro per l'industria, il commercio e l'artigianato.” La regolazione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (AEEG) , già da tempo definisce l’odorizzazione come una delle misure fondamentali sotto l’aspetto della qualità e della sicurezza individuale e collettiva. La deliberazione ARG/gas 120/08 “Testo Unico della regolazione della qualità e delle tariffe dei servizi di distribuzione e misura del gas per il periodo di regolazione 2009-2012 (TUDG): approvazione della Parte I "Regolazione della qualità dei servizi di distribuzione e di misura del gas per il periodo di regolazione 2009-2012 (RQDG)”, vigente per il terzo periodo di regolazione, che segue in ordine cronologico le deliberazioni 236/00 e 168/04, di pari argomento e relative al primo e secondo periodo di regolazione, conferma la linea dell’Autorità, addirittura rafforzandola contestualmente. È anche sufficientemente noto che i controlli che l’AEEG svolge sui distributori (rif. Deliberazione 31 agosto 2010 - VIS 91/10 “Controlli tecnici della qualità del gas per il periodo 1 ottobre 2010 – 30 settembre 2011”), con l’ausilio della Guardia di Finanza e di personale tecnico della Azienda speciale Stazione Sperimentale dei combustibili,trovino riscontro anche nella misura della corretta odorizzazione del gas Nel “sistema incentivante i recuperi di sicurezza”, che è il sistema di incentivi e penalità derivanti dall’applicazione della disciplina relativa ai recuperi di sicurezza del servizio di distribuzione di gas, previsto dalla deliberazione ARG/gas 120/08 al punto 32.20 dell’allegato del Testo Unico, si legge: L’impresa distributrice, in caso di odorizzazione del gas distribuito articoli Odorizzazione di gas per uso domestico: il nuovo progetto UNI sottoposto ad inchiesta pubblica nazionale UNI il progetto di revisione della norma tecnica UNI 7133 che nell’attuale versione (edizione 2006) è titolata “Odorizzazione di gas per uso domestico ed usi similari - Procedure, caratteristiche e prove”1. L’edizione vigente, è corredata da un’Errata Corrige, emessa il 26-072007 e relativa ai punti 3.2.1, 3.2.4, e 4.3.1 della norma. In funzione della sicurezza individuale e collettiva, nell’utilizzazione dei gas combustibili la UNI 7133 è una delle norme fondamentali, per questo la nuova edizione è particolarmente attesa. In questo articolo oltre a evidenziare i principali dispositivi legislativi e regolamentari in cui la norma trova attuazione, saranno forniti alcuni elementi informativi relativi alla prossima edizione della stessa. Naturalmente l’articolo non ha alcuna ambizione di esaustività e altrimenti non potrebbe essere, parlando di una norma particolarmente complessa ed accennando ad una nuova edizione, per la quale la procedura di validazione è in itinere. È Le evidenze legislative e regolamentari a L’articolo 2 della legge 1083/71 “Norme per la sicurezza dell'impiego del gas combustibile”, ancora oggi legge fondamentale per l’utilizzo dei gas, prevede che: “I gas combustibili ad uso domestico ed uso similare, distribuiti mediante condotte o liquefatti e compressi in bombole, che non abbiano di per sé odore caratteristico e sufficiente U&C n.5 giugno 2011 13 di revisione della UNI 7133 perché non era infatti disponibile un riferimento procedurale per le analisi degli odorizzanti nel gas di petrolio liquefatto (GPL), laddove invece esistono norme specifiche applicabili al gas naturale. Gli esperti del CIG hanno contribuito all’elaborazione del metodo e alle successive valutazioni analitiche per stabilirne le prestazioni. In una futura successiva revisione, sulla base delle evidenze sperimentali raccolte, potranno essere aumentati l’intervallo di concentrazioni e il numero di componenti per il quale il metodo è applicabile. Il documento che riprende i contenuti del metodo UNICHIM N. 2397, dà l’esatta misura della flessibilità e dello spirito di collaborazione tra Enti Federati all’UNI, ove insorgano problematiche di carattere trasversale, che possono essere risolte mettendo a frutto ed in comune le rispettive competenze e conoscenze. Proseguendo in questa iniziale presentazione di quella che sarà la nuova edizione della norma UNI 7133, bisogna soffermarsi su quella che sarà una delle novità più importanti; la suddivisione in quattro parti della stessa per macro argomenti, che segue una felice intuizione, già ottenuta con la quarta edizione della norma UNI 7129 “Impianti a gas per uso domestico e similare alimentati da rete di distribuzione”; sicuramente una delle norme fondamentali nel panorama impiantistico nazionale. La suddivisone su accennata offre qualche grado di libertà in più nel caso di revisione del documento normativo, consentendo di concentrarsi sulla parte ove sono emerse le necessità specifiche. Ciò si traduce in tempi di revisione più veloci e di riflesso in una disponibilità dello stato dell’arte il più possibilmente al passo con i tempi. La futura UNI 7133 si comporrà quindi delle seguenti quattro parti2: 1. UNI 7133-1 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 1: Termini e definizioni”; 2. UNI 7133-2 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 2: I Requisiti, controllo e gestione”; 3. UNI 7133-3 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 3: Procedure per la definizione delle caratteristiche olfattive di fluidi odorosi”; 4. UNI 7133-4 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare Parte 4: Definizione dei requisiti degli odorizzanti”. Diamo di seguito il dettaglio dello scopo e campo di applicazione delle quattro parti del futuro compendio normativo: Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli non conforme alla normativa vigente in materia accertata da un controllo della qualità del gas effettuato dall’Autorità nell’anno di riferimento sull’impianto di distribuzione j appartenente all’ambito provinciale di impresa k, qualora abbia diritto per tale ambito ad incentivi per recuperi di sicurezza calcolati ai sensi dei commi 32.4 e 32.14, perde per l’anno di riferimento t il diritto a riscuotere tali incentivi per l’ambito provinciale di impresa k a cui appartiene l’impianto di distribuzione j. Come il lettore avrà avuto modo di notare da quanto sinora riportato, all’esatta misura del grado di odorizzazione del gas combustibile viene prestata parecchia attenzione sotto gli aspetti legislativi e regolamentari e diviene pertanto indubbio che la norma tecnica UNI 7133 è il riferimento principale su cui tali aspetti si basano. L’inchiesta pubblica della nuova UNI 7133 Odorizzazione di gas per uso domestico La vigente edizione della UNI 7133 come prima anticipato, risale al 2006. Ogni cinque anni, per gli enti normatori c’è l’obbligo di valutare se le norme vigenti sono ancora rappresentative dello stato dell’arte e se così non fosse di revisionarle. Per la UNI 7133 la decisione di procedere ad una revisione organica generale, è stata assunta a prescindere da tale obbligo. Elementi legati ad aspetti tecnici e tecnologici, alla differenziazione delle fonti d’importazione, ecc hanno fatto propendere il CIG in tal senso già alla fine del 2007. La revisione della UNI 7133 ha richiesto quindi diversi anni di lavoro e l’effettuazione di una serie di prove sperimentali; il progetto di norma è ora pronto per essere sottoposto all’inchiesta pubblica UNI, per l’acquisizione di commenti dagli operatori interessati. È importante notare che in parallelo al progetto di revisione della UNI 7133, verrà sottoposto all’inchiesta il progetto UNI -TR E0910O970 “Determinazione della concentrazione di terbutilmercaptano nel gas di petrolio liquefatto (GPL) in fase gassosa mediante gascromatografia”, di competenza UNICHIM, ente normatore come il CIG federato all’UNI. La stesura di tale metodo si è resa necessaria, nell’ambito dei lavori UNI 7133-1 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare - Parte 1: Termini e definizioni” Scopo La norma fornisce le definizioni dei principali termini utilizzati nell’ambito dell’odorizzazione di gas combustibili per usi domestici o similari. Campo di applicazione Tali definizioni si applicano alle parti 2, 3 e 4 della norma UNI 7133. a UNI 7133-2 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare - Parte 2: I Requisiti, controllo e gestione” 14 U&C n.5 giugno 2011 Scopo La norma: • definisce i criteri di base per l’odorizzazione dei gas combustibili; • stabilisce le modalità per determinare le concentrazioni di odorizzante che, presenti nel gas combustibile, garantiscono il conferimento al gas stesso di una sufficiente intensità di odore. Per gli odorizzanti già impiegati alla data di emissione della presente norma tali concentrazioni vengono definite e riportate3; • definisce i sistemi di controllo delle intensità di odore e del grado di odorizzazione dei gas combustibili. UNI 7133-4 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare - Parte 4: Definizione dei requisiti degli odorizzanti” Campo di applicazione La norma si applica: • agli odorizzanti liquidi che rispondono alla classificazione e ai requisiti riportati nella norma UNI EN 13734 “Gas naturale - Composti di zolfo organico utilizzati come odorizzanti - Requisiti e metodi di prova”; nel caso di odorizzazione senza zolfo bisogna fare riferimento all’appendice G; • a tutti i gas combustibili per uso domestico ed usi similari distribuiti sia a mezzo tubazioni, sia allo stato liquido in bombole o serbatoi fissi per utenza domestica, limitatamente alle tipologie di gas definite nella UNI EN nel caso del gas naturale, ai gas definiti nella legislazione vigente “Regola tecnica sulle caratteristiche chimico-fisiche e sulla presenza di altri componenti nel gas combustibile da convogliare”. UNI 7133-3 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare - Parte 3: Procedure per la definizione delle caratteristiche olfattive di fluidi odorosi” a Scopo La presente norma stabilisce le modalità per determinare le caratteristiche olfattive di fluidi odorosi (rinoanalisi) mediante prove di labora- Odorizzazione di gas per uso domestico Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Scopo La norma: • fissa le caratteristiche olfattive degli odorizzanti, in riferimento ai metodi di prova descritti nella parte 3 della presente norma; • stabilisce ulteriori requisiti di compatibilità con i materiali utilizzati nelle reti di distribuzione per l’impiego di odorizzanti, ad integrazione di quelli contenuti nella UNI EN ISO 13734 “Composti di zolfo organico utilizzati come odorizzanti – Requisiti e metodi di prova”. Campo di applicazione • La norma si applica agli odorizzanti liquidi per i gas distribuiti per uso domestico, sia a mezzo tubazioni, sia allo stato liquido in bombole o serbatoi fissi, odorizzanti che rispondono alla classificazione e ai requisiti riportati nella norma UNI EN ISO 13734 “Composti di zolfo organico utilizzati come odorizzanti – Requisiti e metodi di prova”. Nella revisione della norma, sono stati aggiornati molti punti, anche per tenere conto delle esperienze applicative e di nuovi aspetti tecnologici, ma si è andati anche nei dettagli tecnici più rilevanti e a puro titolo di esempio, per dare riscontro di questo basta riferirsi solamente alle caratteristiche dei gas naturali di più comune importazione, oltre a quello nazionale, di cui sono state determinate le curve di intensità di odore. Oggi nella parte 2 del progetto di norma (prospetto E.1) sono riportate le curve d’intensità di odore dei seguenti gas naturali: Gn nazionale (Ravenna) Gn russo Gnl algerino Gn nord europa Gn algerino Gn libico Allo stato attuale delle cose non è possibile entrare ancor di più in dettagli specifici, perciò rimandiamo i lettori alla consultazione degli specifici progetti di norma, che saranno posti a breve in consultazione pubblica sul sito UNI, ricordando che i progetti posti in inchiesta non sono documenti definitivi, infatti, generalmente essi subiscono forti modifiche in virtù dei commenti che vengono proposti dalle parti interessate. È quindi un gravissimo errore utilizzare a fini applicativi un progetto di norma sottoposto all’inchiesta pubblica per commenti. È solo la norma, quando pubblicata ufficialmente da UNI a definire lo stato dell’arte in forma giuridicamente valida e riconosciuta. articoli torio o in campo. Campo di applicazione I metodi descritti nella presente norma si applicano a tutti i fluidi odorosi che possono essere valutati da un punto di vista olfattivo, nei limiti consentiti dalla salvaguardia della sicurezza del personale addetto all’analisi sensoriale. In particolare, nel campo dell’industria del gas combustibile, si fa riferimento alle sostanze odorizzanti utilizzate per aumentare l’odorosità dei gas e ai gas combustibili stessi. Francesco Castorina Segretario Generale CIG Note 1 2 3 Titoli e riferimenti pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, nell’ambito del recepimento in legge 1083/71 I titoli sono da considerarsi provvisori. Per i gas sufficientemente odorosi non è necessaria l’addizione di odorizzanti; tuttavia l’eventuale aggiunta degli odorizzanti nelle quantità previste dalla presente norma non determina fenomeni di sovraodorizzazione. GAS ODORISATION FOR DOMESTIC AND SIMILAR USES: THE NEW UNI PROJECT Procedures, characteristics and tests are dealt with in this new project that is at the moment in revision. More technical details in this text. U&C n.5 giugno 2011 15 del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ I PATROCINI RICEVUTI DA ISTITUZIONI E ORGANIZZAZIONI DI RILIEVO NAZIONALE Ministero dello Sviluppo Economico Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit del Ministero dell’Ambiente ACCREDIA – Ente Italiano di Accreditamento CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ENEA – Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile GSE – Gestore servizi energetici ICE – Istituto per il Commercio Estero CEI – Comitato Elettrotecnico Italiano UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione AIOICI - Associazione Italiana Organismi Indipendenti Certificazione e Ispezione ALPI - Associazione Laboratori di Prova e Organismi di Certificazione Indipendenti CISQ - Certificazione Italiana dei Sistemi Qualità Aziendali UNOA – Unione Nazionale Organismi Accreditati CEPAS – Certificazione delle Professionalità e della Formazione; AICQ SICEV – Sistema di Certificazione e Valutazione ANPO-ASCOTI-FILAS MEDICI - Associazione sindacale Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli Congresso SiACeN 2011, basi solide per un futuro migliore numeri parlano da soli e decretano, senza ombra di dubbio, il successo del 1° Congresso SiACeN tenuto a Roma nei giorni 18; 19 e 20 Maggio 2011. La partecipazione ha assicurato una copertura ad ampio spettro degli aspetti al momento più significativi nell'ambito della gestione della qualità e della certificazione della conformità. Tra i segnali più confortanti, e che dimostrano come la qualità stia sempre più evolvendo da complesso di strumenti per pochi addetti a patrimonio culturale comune, abbiamo notato con particolare soddisfazione l'estendersi, con successo, dell'applicazione di questa disciplina a settori come la scuola, l'università, la sanità e le diverse pratiche manageriali in senso lato. Sempre a proposito di questi segnali, non ci è sfuggita la presenza di relatori e partecipanti di tutte le età: dai senior che hanno portato il frutto della loro lunga esperienza, agli junior che si sono distinti per il loro entusiasmo e per l'originalità degli interventi e dei contribuiti presentati. Nessuno spazio rimane quindi a chi vorrebbe definire le discipline qualitative e le risorse “accreditamento-certificazione-notifica” come materia riciclata a beneficio di reduci dal sogno nucleare degli anni '80 e da una grande industria abbondantemente in crisi. Fatta questa premessa, e debitamente festeggiato il successo, viene il momento di soffermarsi su cosa costruire e come costruire su tanto solide fondamenta. Libero mercato, libera circolazione delle risorse materiali, immateriali ed umane, sicurezza e competitività, ambiente, efficacia ed efficienza sono parole che si sono sentite ripetutamente. Possiamo quindi dire che si sa cosa c'è da fare e, in molti casi, le norme sono già lì a guidarci su come ciò che è da fare va fatto. A questo punto però, non possiamo fare a meno di notare come, a fronte di tanta conoscenza che cresce in termini di contenuti e di diffusione, a fronte di strumenti che si perfezionano continuamente, la qualità della vita sia generalmente in calo. Il tenore di vita di gran parte delle famiglie è sceso e continua a scendere, le speranze, non diciamo di ottenere il pieno successo, ma almeno di allontanare lo spettro della disoccupazione e della sottoccupazione per i giovani, soprattutto in presenza di elevati livelli di istruzione, sono generalmente basse. Di come stiano ricerca ed innovazione si è parlato abbastanza, quindi non stiamo a ripetere cose, purtroppo, ben note. Anche la libertà del cittadino, per non parlare dei suoi spazi di legittima assertività, sembra stia passando di moda, soffocati come siamo da una comunicazione, spesso ambigua e dissimulatrice, che prepara un terreno favorevole alla passiva accettazione di ciò che, solo non troppi anni fa, sarebbe stato energicamente rifiutato. Se ne accenniamo qui è forse perché sospettiamo che ci sia una qualche “colpa” della qualità? No; è l'esatto contrario: dove la risorsa “qualità” non è sufficiente o, peggio, dove e quando la risorsa “qualità” è usata o citata in maniera mistificatoria, c'è lo scadimento dei sistemi, compresi, a pieno titolo, quelli a più grande impatto sul vivere civile. Riportiamo ora, tra i tanti possibili, un esempio di insufficiente, secondo a I 16 U&C n.5 giugno 2011 noi, ricorso al pensiero sistemico-qualitativo: la sicurezza stradale. Citiamo questo esempio perché il contenimento del rischio su strada fu tra i temi affrontati da ANGQ in occasione del proprio Convegno Nazionale annuale già nell'ormai lontano 2005. Nell'ambito “sicurezza stradale” continuiamo a notare un progressivo inseverimento del sistema sanzionatorio e non notiamo un altrettanto deciso ricorso ai sistemi a sicurezza attiva, tendenti alla sicurezza intrinseca. La loro fattibilità tecnica è ormai fuori di dubbio. La spinta culturale che delegittimi quella che può sembrare una vera e propria “industria delle contravvenzioni” e sostenga il progresso tecnologico però manca, anche da parte degli “addetti ai lavori” (non è punendo dopo che l'evento indesiderato ha avuto luogo che si fa sicurezza, ma è interrompendo a priori la catena degli eventi che porta alla tragedia finale che si salvano le vite umane). Oltre alle prioritarie considerazioni di ordine etico, si possono fare almeno due considerazioni di ordine economico: 1) la produzione su larga scala di apparecchiature per la sicurezza attiva comporterebbe opportunità di lavoro e creazione di ricchezza; 2) se costi di più fare sicurezza o subire incidenti lo sintetizziamo con una frase ben diffusa in ambiente aeronautico: “if you think that safety is expensive, try an accident”. Per un uso esteso, efficace e non mistificatorio della disciplina “qualità”, ANGQ e AICQ si sono impegnate fin dalle loro origini. Il Congresso SiACeN viene proprio a fornire certezze in un momento in cui più evidente è il fabbisogno di qualità per determinate aree e più chiaro emerge il bisogno di ripresa e sviluppo di questa risorsa per quei settori che maggiormente ne necessitano. A proposito del vasto campo di applicazione della qualità, non dovremmo dimenticare che W. Edwards Deming, al titolo del suo ben noto libro “The New Economics”, aggiunse, come sottotitolo: “for industry, government, education”. Ecco dunque per noi l'indicazione di tutto un ampio spazio ed un'esortazione a farvi giungere il nostro apporto. Un'ultima riflessione sul prodotto delle nostre attività, ampiamente illustrato nel Congresso: anche normazione, accreditamenti, certificazioni e notifiche dovranno essere sempre “sostenibili” e non “pesare troppo”: il “lean thinking” è una risorsa per tutti. Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ opo molti anni ANGQ ed AICQ, associazioni che promuovono la formazione dei professionisti e dei quadri aziendali impegnati nei sistemi di gestione aziendale, sono tornate a collaborare per un’iniziativa che può ritenersi unica per l’aggregazione di tutti gli organismi istituzionali coinvolti e per l’articolazione dei temi trattati. Per la prima volta infatti è stato possibile abbinare nella stessa occasione l’illustrazione delle politiche e dei punti di vista degli operatori istituzionali con l’aggiornamento professionale sulla materia; inoltre il Congresso ha ospitato le sessioni di aggiornamento riservate agli ispettori di ACCREDIA ed agli Auditor CEPAS ed AICQ SICEV. I risultati, in numeri, scaturiti dall’impegno di oltre un anno di lavoro da parte degli organizzatori e grazie anche al contributo delle numerose organizzazioni che sono intervenute all’evento sono: più di 160.000 contatti; più di 1.400 partecipanti; più di 160 interventi dei relatori; più di 100 organizzazioni coinvolte; più di 80 ore di riunione in aula e dibattito; 21 sessioni tra plenarie e convegni, dove sono state trattate numerosissime tematiche e altrettanti sono stati gli spunti di riflessione. La Plenaria di apertura del Congresso (“Accreditamenti volontari, regolamentati-cogenti e le relative Notifiche dopo l'entrata in vigore del Regolamento Europeo 765/2008”) ha affrontato il tema del nuovo sistema di accreditamento e certificazione dopo l’entrata in vigore del Regolamento europeo 765/2008, il quale, seppur emesso in ottica di semplificazione del sistema di certificazioni, sta creando in Italia ulteriori incertezze con particolare riferimento al mantenimento delle notifiche e dei relativi marchi CE. L’intento della Plenaria è stato quello di fare chiarezza sulle politiche e sulle procedure definite riguardo l’accreditamento degli organismi notificati nei vari settori: si è ritenuto possibile arrivare a questo risultato solo mostrando nel Congresso SIACEN i risultati ottenuti dal dialogo continuo e proficuo tra ACCREDIA e i ministeri competenti. Sul tavolo della Plenaria sono state poste le soluzioni definite e le prospettive delineate sul sistema di certificazioni italiano, fornendo a tutti gli intervenuti risposte chiare riguardo sia lo stato attuale dei riconoscimenti europei sia problematiche specifiche relative a singoli a D Congresso SiACeN 2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ soggetti operanti sul mercato. Dopo l’apertura del Congresso da parte dei due Presidenti di ANGQ e AICQ, Gaetano Montebelli e Vincenzo Mazzaro, ha preso la parola il Direttore Generale di ACCREDIA, Filippo Trifiletti, moderatore della sessione, il quale ha focalizzato il proprio intervento su due elementi: le certificazioni in termini generali ed il futuro dell’accreditamento. Per quanto riguarda le certificazioni, ACCREDIA ha ribadito il proprio impegno a rafforzare la propria attività di indirizzo e controllo, soprattutto ora che le certificazioni di sistema stanno diventando “un tassello del disegno di semplificazione amministrativa”, in modo da incrementare la credibilità delle certificazioni (non sempre ritenuta adeguata all’importanza che esse rivestono sul mercato). Trifiletti ha affermato che le certificazioni “non sono più quelle di ieri e non sono ancora quelle di domani”, ma certamente assumono un più rilevante valore e richiedono un maggiore grado di responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti. Per quanto riguarda il futuro dell’accreditamento, è stata evidenziata l’emergenza che si sta affrontando riguardo il rinnovo delle autorizzazioni per gli organismi notificati per le varie direttive del nuovo approccio, in quanto la Commissione Europea ha deciso di non validare più, e quindi di non inserirle nel database “NANDO - New Approach Notified and Designated Organisations”, le notifiche provenienti dagli Stati membri dell’UE che non abbiano a corredo un certificato di accreditamento rilasciato dall’ente unico oppure l’evidenza dell’applicazione di una procedura così detta “aggravata” che consiste nel dimostrare di avere effettuato un audit simile a quello che avrebbe effettuato l’ente unico di accreditamento, quindi in conformità alle norme della serie EN ISO/IEC 17000 applicabili. Trifiletti ha sottolineato che ad oggi non tutti i Ministeri hanno deciso di affidare ad ACCREDIA la responsabilità dell’accreditamento di detti Organismi, non per incapacità di ACCREDIA, ma per la volontà di continuare a sfruttare competenze e risorse già presenti all’interno delle proprie strutture. Attualmente ACCREDIA si appresta ad eseguire accreditamenti per alcune direttive europee (giocattoli, macchine, compatibilità elettromagnetica, PED, ATEX, DPI, ascensori, spettro radioelettrico), per le quali ha sottoscritto o sta sottoscrivendo accordi con il Ministero per lo Sviluppo Economico , il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. ACCREDIA infine ha chiuso il proprio intervento assumendo i seguenti quattro impegni: • serietà delle verifiche, impegnandosi a garantire le certificazioni, con particolare riferimento a quelle cogenti ed inerenti aspetti della sicurezza; • equità di comportamenti, facendo in modo che, soprattutto ove ci sia una forte presenza pubblica, ci siano comportamenti omogenei e imparziali da parte degli auditor e di ACCREDIA stessa; • stretto accordo con i Ministeri, per fare in modo che l’attività di ACCREDIA sia sincronizzata anche con quella dei Ministeri che articoli Accreditamento, certificazione e notifiche: incontro tra gli operatori U&C n.5 giugno 2011 17 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli a Congresso SiACeN 2011 hanno mantenuto presso di loro l’accreditamento degli organismi notificati; • tariffe “avvedute”; cioè limitate, imparziali e tendenti al ribasso. A seguire l’apertura di ACCREDIA; si è voluto richiamare i contenuti del Regolamento 765/2008 e disegnare con precisione e chiarezza il quadro attuale degli accordi tra ACCREDIA e Ministeri e delle conseguenti Notifiche riconosciute a livello europeo. In rappresentanza del Ministero dello Sviluppo Economico è intervenuta Antonella D’Alessandro, Dirigente Responsabile dell’Ufficio Certificazioni e Sistema di Accreditamento, delegata da Giuseppe Tripoli, Capo Dipartimento per le imprese e l'internazionalizzazione, la quale ha brevemente riassunto il percorso non semplice che ha portato alla nascita di ACCREDIA. Nel momento in cui il Regolamento Europeo 765 ha stabilito che, qualora lo Stato membro non intenda avvalersi di accreditamenti attraverso le strutture pubbliche, ma di utilizzare un ente terzo, avrebbe dovuto individuare un unico ente di accreditamento, è diventato di primaria importanza e strategico stabilire quali attività sarebbero dovute rimanere in sede ai Ministeri e quali essere delegate ad ACCREDIA. D’Alessandro ha quindi ribadito, togliendo ogni dubbio al riguardo, che l’art. 24 del Regolamento 765, quando utilizza i termini “gli organismi nazionali di accreditamento”, utilizza il plurale in quanto si riferisce all’insieme dei singoli enti unici di ogni stato membro dell’Unione Europea. Relativamente al riconoscimento degli Organismi di Certificazione in ambito cogente e regolamentato, al fine di superare la cautela di alcuni Ministeri nell’affidare ad ACCREDIA gli accreditamenti, cautela dovuta alla natura privata della stessa, la soluzione messa a punto prevede che ACCREDIA effettui l’attività di verifica tecnica delle competenze (accreditamento) mentre i Ministeri continuino a mantenere un potere autorizzatorio: i certificati di accreditamento, emessi da ACCREDIA, sono un presupposto per l’autorizzazione, comunque concessa da ogni Ministero competente. Il potere autorizzatorio dei Ministeri comprende, ovviamente, la gestione di eventuali sospensioni e revoche, anche a seguito dei corrispondenti provvedimenti presi da ACCREDIA riguardo l’accreditamento. Tale soluzione permetterà nei prossimi mesi di “regolarizzare” progressivamente la posizione degli Organismi notificati, i quali, in caso di ottenimento dell’accreditamento, potranno continuare ad essere riconosciuti in ambito europeo. Per quanto concerne gli organismi che erano stati cancellati dal database NANDO, l’Italia è riuscita ad ottenere lo sblocco del sistema in oggetto fino al 31 dicembre 2011; dopo tale data si applicherà in pieno quanto sopra esposto, pertanto non potranno essere rilasciate nuove notifiche al di fuori del sistema di accreditamento. Riguardo sempre il tema della credibilità del sistema italiano delle certificazioni, D’Alessandro ha affermato che l’Italia è sotto osservazione da parte della Commissione Europea per l’elevato numero di or- 18 U&C n.5 giugno 2011 ganismi notificati e per la non sempre adeguata credibilità degli stessi. Ha inoltre espresso l’auspicio che le associazioni di categoria collaborino maggiormente con i Ministeri, per segnalare agli stessi e ad ACCREDIA tutte le anomalie del mercato riscontrate. Una questione ancora in sospeso, è la definizione delle tariffe di accreditamento, in particolare per quelle notifiche fino ad oggi rilasciate a titolo gratuito: il Ministero ha evidenziato le difficoltà nello stabilire tale tariffario, in quanto deve essere adeguato al servizio offerto e contemporaneamente garantire la credibilità del sistema. Nel successivo intervento, il Direttore Generale del CEI, Roberto Bacci, ha ricordato che alla base di tutti i processi di accreditamento e certificazione c’è il complesso delle norme tecniche volontarie. Il Comitato Elettrotecnico Italiano (primo organismo di normazione italiano, in quanto nato nel 1909) emette norme nei settori elettrotecnico, elettronico e delle telecomunicazioni; l’utilizzo di dette norme e la dimostrazione di conformità alle stesse, secondo la legge 1 marzo 1968 n° 186 , “da presunzione di conformità alla regola dell’arte”. La normativa, continua Bacci, “punta alla economicità delle soluzioni, si occupa dell’impatto ambientale e consente la condivisione delle conoscenze”. L’applicazione del Regolamento europeo 765 è stata per l’Italia una grande opportunità per migliorare l’intero sistema di accreditamento/certificazione/autorizzazioni/notifiche “il cui fine ultimo è quello di far diventare il nostro Paese competitivo”. Infatti, nella realtà delle imprese italiane, costituita essenzialmente da piccole imprese, si può avere competitività solo attraverso la possibilità di far valere il valore aggiunto dei nostri prodotti, che significa qualità, sicurezza, libero mercato, non potendo essere competitivi su beni di largo consumo di basso valore aggiunto. Tutto ciò è realizzabile se esistono regole internazionali sulla garanzia della qualità dei prodotti e dei processi, all’interno di un quadro normativo il più possibile semplificato e scevro da sovrapposizioni e ridondanze. Secondo il CEI, il sistema degli accreditamenti/certificazioni/autorizzazioni/notifiche deve essere coeso, integrato, efficiente ed efficace, nonché completato in tempi brevi per dare a tutti i Paesi le stesse opportunità. Altro tema importante, secondo Bacci, è quello dell’innovazione: al riguardo, evidenzia che gli italiani hanno grande capacità di innovazione, ma spesso “questa è ostacolata da una serie di procedure molto complesse che ci rendono la vita difficile”. Un sistema di accreditamento evoluto ed efficace, allora, può permetterci di superare anche questo ostacolo al successo delle nostre imprese e dei nostri prodotti. Successivamente, sempre nel settore della normazione, ha preso la parola Alessandro Santoro, Direttore Generale dell’UNI e Presidente del Comitato di Accreditamento di ACCREDIA. Santoro ha aperto il suo intervento evidenziando quanto sia stato opportuno festeggiare i articoli Premio Carriera per la qualità. Da sinistra: Giovanni Mattana e Gaetano Montebelli Congresso SiACeN 2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i 150 anni dell’unità d’Italia anche con questo Congresso “di portata nazionale ed anche storico” perché nuovamente organizzato insieme dalle due principali associazioni del settore. L’intervento è poi proseguito ripercorrendo brevemente la storia dell’Ente di normazione, al fine di illustrare attraverso essa l’evoluzione e l’importanza delle norme. L’UNI, essendo più “giovane” del CEI, ha festeggiato quest’anno i suoi 90 anni di attività con un incontro in cui si è parlato del futuro della normazione. Le norme UNI sono nate come strumento per garantire, soprattutto alla grande impresa, l’intercambiabilità dei componenti e successivamente sono state estese a tutte le tematiche ed i settori fino ad arrivare alle ultime (di cui si parla nella seconda sessione Plenaria del SiACeN) sulle professioni non regolamentate, su cui UNI ha costituito e recentemente insediato un’apposita Commissione. Oggi le norme devono essere al servizio della società, ma perché ciò possa avvenire occorre che esse siano il risultato condiviso di un lavoro al quale contribuiscono tutte le parti interessate; UNI, a tal fine, ha attivato alcune modifiche organizzative e procedurali, tra le quali si evidenzia l’“inchiesta pubblica preliminare” (oltre a quella finale, da sempre eseguita), la gestione tramite sito web delle inchieste pubbliche (per favorirne sia la partecipazione, sia l’informazione), il “voto ponderato” per bilanciare i pareri in funzione delle categorie di competenza interessate. UNI e CEI stanno contribuendo anche al miglioramento dell’organizzazione internazionale del sistema degli enti di normazione (già CEN e CENELEC hanno unificato le strutture e introdotto i “pareri inter pares”); Santoro ha segnalato che a livello europeo la nuova parola chiave è “accesso alla normazione”, nella cui ottica UNI (il cui ultimo aumento dei prezzi delle norme risale a 21 anni fa, mentre il costo medio delle norme italiane è decisamente inferiore a quello di Paesi europei) ha realizzato raccolte di norme per temi specifici maggiormente richiesti (orientativamente costituite da 20-25 norme) in modo da abbattere ulteriormente il costo delle norme (il costo medio è 3-4 euro a norma) e sta organizzando la “consultazione on line” delle stesse. Tornando ai temi generali, Santoro ha evidenziato che l’UNI guarda al coordinamento delle strategie di intervento sul mercato, ed in tale ottica è stato costituito il Comitato Sicurezza, che fa riferimento alla Giunta Esecutiva UNI, presieduto da Marco Fabio Sartori, Presidente INAIL e Vice Presidente UNI, in modo da realizzare il massimo delle sinergie tra i due Enti. Il rapporto tra la normazione, la legislazione e il sistema pubblico è una delle principali linee strategiche che tutti gli enti di normazione europei ed internazionali hanno al primo punto del proprio programma, per avere “regole che funzionino e diano giusto incentivo alle attività economiche” come prevede il “Rapporto Monti”. Di estremo interesse anche l’intervento del Presidente ALPI (Associazione Laboratori di Prova e Organismi di Certificazione Indipendenti, che accoglie al suo interno organismi di certificazione che detengono circa il 50% delle notifiche), Lorenzo Thione, che ha svolto il a ruolo di collegamento con l’Unione Europea per lo sblocco della cancellazione dei nominativi degli OdC notificati italiani nel database “NANDO” (l’importanza di tale ruolo è stata riconosciuta dal Ministero dello Sviluppo Economico). Tra le problematiche generali esposte da Thione si evidenzia che “ occorre rafforzare il rigore e l’efficacia del processo di accreditamento, al fine di migliorarne la credibilità ed evitare che lo stesso si riduca a mero adempimento burocratico con limitato valore aggiunto, con costi che alla fine si ripercuotono sugli utilizzatori finali dei servizi di valutazione della conformità accreditati, vale a dire sul sistema delle imprese e sulla collettività in genere”. Il miglioramento della credibilità si ottiene migliorando la competenza degli ispettori dell’Ente di accreditamento, rafforzando la sorveglianza sull’operato dei soggetti accreditati, rafforzando i meccanismi sanzionatori, uniformando e, per quanto possibile, unificando i processi di valutazione condotti dai due dipartimenti operanti l’accreditamento dei laboratori (prova e taratura). Secondo Thione è essenziale che le Associazioni degli Organismi di Certificazione si aggreghino nel quadro di una visione strategica comune, tramite opportune forme di coordinamento, superando, nei tempi e modi opportuni, l’attuale frammentazione delle rappresentanze che è fonte di grave debolezza; tale aggregazione riveste particolare importanza nel settore della certificazione cogente. In tal senso, ALPI ha avviato contatti con altre Associazioni di Organismi operanti nel settore cogente allo scopo di promuovere la creazione di opportune forme di coordinamento tra le diverse Associazioni che possano, altresì, costituire un momento, più o meno formalizzato, di incontro, oltre che tra le Associazioni stesse, anche tra dette Associazioni e le Pubbliche Amministrazioni ed altri stakeholders. Tale momento di coordinamento e di incontro assumerà la veste di “Forum Nazionale degli Organismi Notificati e Abilitati” (ove con il termine “Notificati” si intendono gli organismi autorizzati a svolgere attività di U&C n.5 giugno 2011 19 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli a Congresso SiACeN 2011 valutazione della conformità ai sensi della legislazione Europea e, con il termine “Abilitati”, quelli autorizzati ad operare ai sensi della legislazione nazionale). La costituzione del Forum potrebbe altresì rappresentare un primo passo verso forme più strette e strutturate di aggregazione tra le rappresentanze degli organismi in questione, nella prospettiva di dar vita ad un unico grande soggetto nazionale rappresentativo dell’insostituibile categoria dei “certificatori” della conformità ai requisiti di legge (incaricati di pubblico servizio) che sia veramente terzo rispetto alle categorie dei produttori e degli utilizzatori e che sia, altresì, dotato della massa critica necessaria per interloquire efficacemente con tutte le parti interessate. Fabio Roversi, Presidente CISQ (Certificazione Italiana dei Sistemi Qualità Aziendali), intervenuto anche a nome del Presidente AIOICI (Associazione Italiana Organismi Indipendenti di Certificazione e ispezione) Giovanni Olivieri, impossibilitato a presenziare, ha presentato la struttura e le finalità della Federazione CISQ e della rete internazionale IQ-Net finalizzata a garantire l’omogeneità degli interventi di certificazione. Passando al Regolamento europeo 765/2008, Roversi ha evidenziato come esso risponda in senso positivo ad alcuni problemi ma, a suo parere, presenta anche alcune criticità. Secondo Roversi, “il così detto nuovo approccio, che aveva come obiettivo quello di favorire e garantire la libera circolazione dei prodotti nell’unione europea attraverso il rafforzamento dell’uso delle norme tecniche internazionali e della vigilanza sul mercato interno dell’UE, non ha raggiunto completamente il suo obiettivo”. Occorre quindi revisionare le regole del nuovo approccio per eliminare i problemi che sono emersi in fase applicativa in questi anni, quali le differenze tra i diversi stati membri nell’utilizzo della marcature CE, nei criteri per la valutazione e notifica degli Organismi di valutazione della conformità, nell’approccio di attuazione della sorveglianza sul mercato. In risposta alle problematiche sopra esposte, un aspetto positivo è che il Regolamento 765 si applica a 360° a tutte le attività, sia nel campo cogente, sia in quello volontario, mentre un punto critico, quello più delicato, è quello che fa riferimento all’Art. 4 Capo 2, che citando “ciascun Stato membro designa un unico organismo nazionale di accreditamento”, demanda i problemi ai singoli Stati membri, piuttosto che identificare una “soluzione europea”. Tale soluzione, secondo Roversi, desta perplessità sull’effettiva omogeneità di comportamento degli organismi unici di accreditamento dei diversi Stati membri. Altro punto critico evidenziato da Roversi è il principio secondo il quale gli organismi di accreditamento non devono essere in concorrenza: ciò secondo Roversi, contraddice il principio di libera concorrenza permeante tutte le attività del mercato europeo: “una sana concorrenza fa bene alla qualità del servizio offerto”. 20 U&C n.5 giugno 2011 È, invece positivo, ha evidenziato, l’Art. 14 che impone la “valutazione inter pares da parte di EA perché speriamo che in Europa tutti gli organismi di Certificazione possano essere messi sullo stesso piano”. Sotto quest’ultimo profilo il Presidente UNOA (l’Unione Nazionale degli Organismi Accreditati), Bianca Cori ha evidenziato che l’obiettivo principale di UNOA è quello di accogliere le esigenze che provengono dal mercato della certificazione e dagli operatori del settore e di discuterle nelle sedi più opportune affinché possano essere affrontate con successo. Ha evidenziato i seguenti problemi: la necessità di omogeneità delle interpretazione dei requisiti, di affidabilità del processo di valutazione e di moralità con la quale lo stesso viene condotto. A tal fine UNOA promuove sistematicamente iniziative rivolte a migliorare le valutazioni e l’interpretazione dei requisiti. UNOA sta rendendo operativi nuovi progetti quali un database sull’interpretazione dei requisiti normativi ed un accordo tra UNOA ed i suoi soci per tutelare le organizzazioni accreditate. Il Congresso SiACeN, secondo UNOA, suggerisce di utilizzare il sistema degli accreditamenti/certificazioni per il rilancio dell’economia, con particolare riferimento alle piccole imprese; Cori ha illustrato iniziative per dare supporto alle PMI al fine di fare loro ottenere certificazioni “non solo della qualità, ma di qualità”, affinché siano in grado di superare i reali problemi, sia di tipo organizzativo, sia di tipo finanziario, che incontrano nell’applicazione delle norme ai fini della certificazione. Nel corso dell’acceso dibattito, che è seguito agli interventi, ACCREDIA ha accolto l’invito di molti operatori ad effettuare una sorveglianza più stretta sulle iscrizioni agli elenchi regionali da parte dei laboratori di prova in attesa di accreditamento. Molti operatori in alcune regioni, quali la Campania, sfruttano l’iscrizione per esercitare le proprie attività a condizioni non propriamente conformi a quanto richiesto da ACCREDIA, favorendo condizioni di concorrenza sleale tramite l’abbattimento dei prezzi a tutto danno della qualità. Sfruttano la temporaneità di esercizio offerta dall’iscrizione agli elenchi ed adottano il turn over delle proprie aziende che consente il mantenimento permanente di laboratori provvisori. Il Ministero dello Sviluppo Economico ed ACCREDIA hanno risposto a quesiti provenienti dalla platea, anche in relazione a situazioni ed aspetti specifici dei singoli organismi di certificazione notificati presenti: questo momento è stato la rappresentazione dello spirito più vero del SIACEN, il confronto tra le parti interessate, lo sviluppo di strategie e politiche, ma anche la risposta, precisa ed immediata, al grande bisogno di chiarezza proveniente dal mercato. Sono stati infine evidenziati i rischi derivanti dalla scadenza delle notifiche entro Dicembre 2011 per i comparti relativi alle direttive macchine, costruzioni e dei dispositivi di protezione individuali. Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ a anni si dibatte su Qualificazione e Certificazione delle figure professionali non regolamentate e, forse, si sta intravedendo una soluzione definitiva che non può non tenere conto di quanto già fatto da diverse organizzazioni e delle indicazioni emergenti dal mondo della certificazione in ambito di mutuo riconoscimento europeo e mondiale (IPC). La Plenaria SiACeN ha offerto ai congressisti un panorama su un tema di grande interesse ed attualità: l’introduzione di un sistema duale sull’organizzazione delle libere professioni. Alle iscrizioni agli Ordini professionali a seguito di abilitazioni, un nuovo disegno di legge abbina la certificazione riconosciuta dalle Associazioni di categoria autorizzate ad attestare il possesso ed il mantenimento delle competenze tramite esami di verifica periodica ai quali possono sottoporsi tutte le categorie di professionisti erogatori di servizi sinora non regolamentate. Come sottolineato anche dai parlamentari intervenuti, la legge garantirà il riconoscimento delle professioni e la possibilità per quest’ultime di applicare condizioni di concorrenza sui mercati europei. Il Presidente ANGQ, Gaetano Montebelli ha sollecitato la discussione su due punti importanti: la differenza tra Qualificazione e Certificazione delle Professioni non Regolamentate e le metodiche per assicurare l’indipendenza di dette figure professionali senza che ciò significhi riduzione dell’esperienza lavorativa, principale strumento di acquisizione e mantenimento nel tempo della competenza. La plenaria è stata brillantemente moderata da Ruggero Lensi (UNI), il quale nell’eseguire il ruolo di raccordo e coordinamento dei vari interventi, ha fornito una serie di riflessioni e di informazioni rilevanti. Lensi ha sottolineato che il Regolamento n. 765 all’art. 12 dichiara che la valutazione di conformità è estesa non solo ai prodotti e sistemi, ma anche alle persone. Da parte loro, gli enti di normazione possono contribuire a definire regole e requisiti condivisi: in questa direzione si muove la “CEN GUIDE 14”, nata a seguito di una proposta italiana, la quale definisce le regole per la predisposizione delle norme sulle professioni. La Plenaria è continuata con la relazione di Luigi Perissich (Confindustria SIT) che ha evidenziato come il Congresso SiACeN abbia ripreso molte delle importanti tematiche trattate dal Libro Bianco 2010 di Confindustria su “Le Prove, i Controlli, le Valutazioni e le Certificazioni per i prodotti, i servizi, le aziende ed i professionisti”, predisposto a cura del Comitato d’Area PCVC di Confindustria SIT (con il contributo di diverse associazioni tra le quali anche ANGQ). Il 10 marzo Confindustria SIT ha avuto un’audizione in sede di comitato ristretto presso la X Commissione permanente Attività Produttive, Commercio e Turismo sul tema della regolamentazione delle figure in oggetto, nel corso della quale ha presentato un documento che metteva in evidenza che “nel mondo dei servizi innovativi e tecnologici la forza lavorativa è in gran parte fatta da persone che spesso sono professionisti, per i quali la mancata riforma delle figure professionali costituisce un limite alla competitività”. a D Da sinistra: Vincenzo Marrazzo e Gaetano Montebelli Congresso SiACeN 2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i del Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ articoli Qualifica e certificazione delle professioni non regolamentate Occorre dare al mercato strumenti che permettano di capire quali sono le reali competenze dei professionisti che offrono i loro servizi, questo perché per Confindustria SIT il tema della soddisfazione del cliente rimane un tema centrale. “Per creare nuovi mercati aperti ed accessibili a tutti, - sottolinea Perissich - la strategia di Lisbona ha avviato un percorso di qualificazione delle professioni attraverso modelli di sviluppo e applicazione di norme volontarie; tale modello è stato recepito dall’UNI che sta operando per definire un modello nuovo di riconoscimento della qualità dei professionisti basato sulla conformità a norme UNI”. Secondo Confindustria SIT, tale modello di riconoscimento della competenza deve comunque garantire il rispetto dei seguenti principi: libertà di associazione, riconoscimento delle professioni e utilizzo delle norme tecniche per il riconoscimento dei profili professionali che vanno recepiti negli statuti delle singole associazioni. Confindustria SIT ha, invece, espresso parere contrario alla creazione di un registro pubblico delle associazioni, in quanto visto più come un’istanza corporativa che un’esigenza di mercato. Confindustria SIT ha proposto due livelli di verifica della competenza: un primo livello, che rappresenta un “attestato di competenza” rilasciato dalle Associazioni ai propri iscritti (con valore di valutazione soggettiva) ed un secondo livello che è, invece, la “certificazione di terza parte indipendente” rilasciata da organismi di certificazione accreditati da ACCREDIA (con valore di verifica oggettiva). I registri di professionisti certificati potrebbero essere tenuti dalle Camere di Commercio e da Unioncamere. Sono successivamente intervenuti gli Onorevoli Ignazio Abrignani e Laura Froner, componenti della X Commissione della Camera dei Deputati, che hanno relazionato sulla proposta di Legge sulle figure professionali in oggetto. L’On. Abrignani ha esordito sottolineando il principio che non occorre un controllo pubblico diretto e che il nuovo disegno di legge favorisce l’equilibrio tra indipendenza dell’impresa e salvaguardia dell’utilizzatore. C’è indubbiamente bisogno di regole perché il mercato ha anticipato le legislazioni. I principi su cui potrà poggiare la nuova regolamentazione possono essere così sintetizzati: • libero esercizio delle professioni basato su presupposti di autonomia e possesso di professionalità; • ruolo centrale delle Associazioni nel sistema legislativo tramite spontanea adesione; • esercizio di una funzione di vigilanza da parte del Ministero dello Sviluppo Economico; • rilascio di attestati sulle competenze. Le Associazioni professionali hanno il compito di valorizzare le competenze, diffondere il rispetto delle regole deontologiche e vigilare U&C n.5 giugno 2011 21 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli a Congresso SiACeN 2011 sul comportamento degli associati. La proposta di legge ha due punti qualificanti, rispettivamente inerenti al rilascio delle “certificazioni” ed al rilascio dell’”attestato di competenza” relativo al possesso dei requisiti professionali degli associati. Un punto ancora da chiarire è il ruolo di ACCREDIA e la possibilità di istituire un registro pubblico delle professioni. L’On. Froner dopo avere confermato che si spera di arrivare in tempi brevi all’approvazione della legge, ha evidenziato che occorre però ottenere un testo “il meno vincolante possibile” evitando “passi falsi”; risultano ancora aperti anche alcuni aspetti terminologici, ad esempio la distinzione tra certificazione ed autocertificazione. Ha quindi confermato l’impegno delle Commissioni parlamentari a concludere i lavori prima dell’estate e, possibilmente, a licenziare una proposta bipartisan, tenuto conto dell’urgenza. All’iniziativa legislativa dovranno accompagnarsi forme di regolamentazione secondaria e norme contrattuali sulla certificazione delle professioni. Il 30 maggio si aprirà un tavolo di consultazione presso il Ministero dello Sviluppo Economico e prossimamente dovrebbe avviare i lavori una commissione UNI per le norme sulle professioni. L’On. Froner, inoltre, mette in evidenza le notevoli problematiche connesse alla formazione dei professionisti, tematica centrale nel contesto della proposta di legge, per la quale oggi molte competenze sono attribuite alle Regioni, rendendo più difficile un approccio omogeneo al tema. È importante favorire un’uniformità di requisiti delle professioni anche a livello europeo; al riguardo l’On. Froner segnala che quest’anno dovrebbe essere pubblicato il Libro Verde dell’UE sulle professioni. Gianni Cavinato (CNCU – Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti), in rappresentanza delle istanze dei consumatori, cita le linee guida dell’UNI in materia di professioni non regolamentate, a cui CNCU ha partecipato, ed i gruppi di lavoro per le singole tipologie di professionalità ai quali CNCU parteciperà con rappresentanti competenti. Cavinato ha poi sintetizzato le aspettative dei consumatori: avere a disposizione un sistema che garantisca nel tempo la competenza dei professionisti e la trasparenza dei requisiti richiesti, senza che sia lasciata al consumatore l’incombenza di verificare il rispetto dei requisiti stessi. CNCU auspica la garanzia di una “competenza definita e documentata” in un mercato libero, un processo di verifica iniziale e continua nel tempo della competenza e rilascio delle “attestazioni” da parte di organismi competenti a loro volta. 22 U&C n.5 giugno 2011 Filippo Trifiletti (ACCREDIA) ha inteso contribuire al tema illustrando in modo circostanziato la differenza tra la certificazione del personale rilasciata sotto il sistema di Accreditamento ed i riconoscimenti connessi all’iscrizione ad Ordini o in Registri. Il Direttore di ACCREDIA ha identificato differenze sostanziali che spingono a riporre maggior fiducia nella certificazione sotto accreditamento. In primo luogo, quest’ultima verifica, oltre che il possesso dei requisiti di competenza stabiliti per il rilascio della certificazione, che la competenza sia mantenuta nel tempo mediante continue attività di formazione/aggiornamento e, soprattutto, il continuo esercizio dell’attività professionale. Un secondo aspetto determinante è che, essendo inserita nel sistema di accreditamento, la certificazione del personale rientra in un sistema di mutui controlli e, quindi, mutuo riconoscimento internazionale che garantisce la competenza e l’imparzialità degli organismi che effettuano il controllo e rilasciano le certificazioni. Trifiletti, infine, ha evidenziato che in Europa e nel mondo la certificazione delle figure professionali ha un valore notevole, tanto che è uno degli schemi su cui valgono i così detti “accordi internazionali di mutuo riconoscimento”. Tommaso Campanile (CNA) ha riconosciuto la necessità dell’iniziativa legislativa in oggetto ed ha evidenziato la rilevanza della formazione e del corretto aggiornamento professionale. A tal proposito, CNA mette in guardia sulla diversità delle politiche e delle procedure regionali relative agli accreditamenti delle agenzie formative: tale situazione introduce una problematica di omogeneità dei comportamenti e indica, quale soluzione più idonea, l’affidamento del compito della formazione ai fini della qualificazione/certificazione delle professioni alle Associazioni di Categoria. Giorgio Berloffa (Assoprofessioni) ha ribadito l’opportunità di “regolamentazione nella libertà del mercato” e ha informato che Assoprofessioni e COLAP hanno portato alla X Commissione della Camera dei Deputati un testo che prevede, accanto alle certificazioni di parte terza indipendente dalle professioni, la possibilità che gli attestati di competenza possano essere rilasciati anche dalle Associazioni, una volta riconosciute. Secondo Assoprofessioni, occorre garantire la “qualità” delle professioni e che questa qualità si basi sulla normazione tecnica volontaria, in quanto, vista la rapidità con cui nascono sempre nuove professioni, è impensabile gestire la materia con leggi cogenti specifiche; al riguardo, Berloffa cita la nuova Commissione UNI sulle professioni e il nuovo Tavolo presso il Ministero dello Sviluppo Economico per riconoscere le nuove professioni e la relativa previdenza. Giuseppe Lupoi (COLAP – Coordinamento delle Libere Associazioni articoli Congresso SiACeN 2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i a Professionali), dopo avere ricordato le passate battaglie per avere una norma che identifichi le Associazioni professionali (battaglie che hanno portato nel 2006 all’approvazione della legge che ha istituito il “sistema duale” appartenenza ad Ordini/appartenenza ad Associazioni), afferma che la linea COLAP è stare sul libero mercato senza sorveglianza pubblica, ma accettando che le Associazioni introducano verifiche periodiche anche previste per legge. Secondo COLAP, solo l’insieme degli esperti di una professione può rilasciare attestati di competenza in quella disciplina: questo non esclude che esista “un secondo livello” costituito dalla certificazione delle professioni. Giancarlo Colferai (IPC – International Personnel Certification) ha messo in evidenza come all’estero la certificazione delle professioni sia maggiormente riconosciuta e richiesta rispetto al mercato italiano. L’IPC sta ottenendo il riconoscimento di IAF – International Accreditation Forum dell’estensione del mutuo riconoscimento anche per le certificazioni del personale; questo comporterà che le certificazioni accreditate nell’ambito del mutuo riconoscimento europeo (quindi, oggi già riconosciute in tutta Europa), avranno un riconoscimento mondiale. Giovanni Mattana (AICQ-SICEV) ha esposto il timore che tutta questa attenzione al problema formale del riconoscimento abbia in questi anni finito con il mettere troppo in ombra la realtà, cioè quello che bisogna fare dentro le organizzazioni, e si stia creando una discrasia tra forma e sostanza che è il vero problema europeo e italiano verso le professioni. Per questo Mattana ha messo a fuoco tre aspetti principali delle professioni non regolamentate: cosa stiamo facendo nei riguardi dell’impostazione europea dell’EQF; cosa stiamo facendo in termini di valutazione della conformità; cosa stiamo facendo in realtà per dare definizione, trasparenza e verifica del problema delle competenze. Tuttavia non si può negare che, sia all’interno che all’esterno del nostro Paese, si registrano difficoltà a trovare soluzioni soddisfacenti, omogenee e condivise (nonostante il fondamentale obiettivo del mutuo riconoscimento e della libera circolazione delle professioni). Da queste problematiche nasce l’iniziativa “EQF – Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente”. Vista la difficoltà a trovare una soluzione armonizzata, sono state avviate azioni specifiche, tra le quali Mattana evidenzia la Direttiva per il primo riconoscimento delle qualifiche professionali recepita in Italia con il Decreto 206/2007. Per quanto concerne la valutazione della conformità, Mattana evidenzia che ci sono situazioni in cui è necessaria la parte terza e situazioni in cui è fondamentale la competenza, ma poi se andiamo a vedere la sostanza scopriamo che l’essenziale è garantire la trasparenza in tutte le fasi del processo di valutazione della conformità e l’equivalenza di qualunque sia la soluzione considerata. A gennaio la Commissione ha avviato una consultazione pubblica sulla citata direttiva (i cui risultati è previsto siano pubblicati il prossimo autunno) per una revisione che verrà proposta nel 2012. Quanto ci stiamo preparando a questi appuntamenti? La credibilità dei riconoscimenti e la reputazione delle associazioni è legata a come esse sapranno essere credibili nel gestire la dinamica dell’aggiornamento delle competenze e dei requisiti delle competenze. Molto c’è ancora da fare per raggiungere tali obiettivi e si auspicano al riguardo le più ampie collaborazioni. Rosa Anna Favorito (CEPAS) si è soffermata su quale è stata l’esigenza che ha portato alla costituzione di CEPAS nel 1994: “garantire un mercato libero e aperto, senza condizionamenti o monopoli di qualsiasi natura”. Oggi in risposta proprio a questa esigenza della libera circolazione nel mercato di persone, di prodotti e di servizi, Favorito ha ricordato l’esistenza della norma internazionale UNI CEI EN ISO/IEC 17024 (che sostituisce la norma europea UNI CEI EN 45013) la quale chiarisce a livello mondiale come deve operare un organismo di certificazione delle persone. Inoltre, la Favorito ha illustrato la partecipazione di CEPAS a progetti europei ed internazionali, i quali rappresentano (oltre a un’occasione di condivisione dello stato dell’arte tra le diverse realtà nazionali) anche un ottimo strumento di comunicazione utile a fare si che il fine ultimo della certificazione del personale, rappresentato dall’offrire le giuste garanzie, venga correttamente recepito dalla collettività. La diffusione della conoscenza da parte della collettività dei concetti esposti oggi è utile in quanto il mercato, che è poi il fruitore di questi servizi , non sempre è in grado di percepire il vero valore e le garanzie fornite dalla certificazione. Comitato di redazione congiunto ANGQ e AICQ CONGRESS SIACEN 2011, A SOLID FOUNDATION FOR A BETTER FUTURE For an extensive and effective use of the quality, and ANGQ AICQ have undertaken since their origins. The SiACeN Congress provides certainty in a time when there is a clear need for quality and a clear need of recovery and development of this resource to those areas that most need. Let’s see more details in this article. U&C n.5 giugno 2011 23 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Manutenzione 90 anni di UNI: oggi: l’attività svolta eil ilfuturo rilancio della per normazione il futuro Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier A cura di Roberto Alberto Monteverdi Ravaglia – Funzionario – Responsabile Tecnico AreaArea Comunicazione Internazionale UNIUNI a La manutenzione è argomento trasversale, che incrocia varie aree e discipline. Non è possibile scorporarla da tutto il resto, pena la perdita della sua reale essenza. Deve essere un centro di profitto e non di costo. Evitare investimenti in manutenzione spesso non è un risparmio, bensì un aggravio di spese, conseguenti alla mancata gestione di guasti, avarie e malfunzionamenti che causano o prolungano l’indisponibilità dei beni di riferimento. Nel 1989 veniva costituita in UNI una commissione sulla Manutenzione, parallelamente alla costituzione del CNIM (il Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione), su espressa richiesta dell’allora Ministero dell’Industria, Commercio e Artigianato. L’ispirazione derivava dal positivo quadro francese, dove già da quattro anni presso l’AFNOR (l’ente normatore francese) erano attive una commissione tecnica normativa e un comitato di sviluppo della cultura manutentiva nazionale, soprattutto presso le piccole imprese. L’UNI si cimentava così in un campo ancora inesplorato alla fine degli anni ‘80: dimostrare che le norme non solo servono a riassumere uno stato dell’arte conosciuto e consolidato, ma anche a favorire l’innovazione, prendendo a riferimento le esperienze disponibili, non necessariamente estese ma significative, arricchite dal supporto professionale dei migliori esperti della materia. L’Italia raggiungeva presto la Francia quanto a disponibilità di norme e documenti nazionali e l’esperienza acquisita consentiva di assu- mere nel 2002 anche il coordinamento dei lavori normativi europei, dove nel 1993 era nato un Comitato Tecnico, il CEN TC 319, con segreteria tedesca. Negli anni ‘90 questo comitato europeo faticava a trovare un consenso attorno a ciò che avrebbe dovuto pubblicare. Nel contempo, il mercato italiano utilizzava già le prime norme nazionali e l’UNI preparava gli altri documenti che sarebbero serviti come base per lo sviluppo dei lavori CEN. La qualità delle norme era garantita dalla presenza ai lavori delle principali organizzazioni italiane, del CNIM, divenuto fin dalla sua costituzione un punto di riferimento fondamentale, nonché dei più competenti professionisti della manutenzione provenienti dall’AIMAN (l’Associazione Italiana di Manutenzione). I settori più attivi erano quelli del petrolchimico, dei trasporti, dei patrimoni immobiliari e della produzione industriale in genere. Questi settori trascinavano mercato e istituzioni a comprendere quanto la manutenzione riguardasse ogni bene e rivelasse tante opportunità di crescita. La pubblicazione di questo dossier dimostra quanta strada sia stata fatta dall’ingresso in UNI della manutenzione. Gli argomenti affrontati e i contributi dei relatori sono stati tali che non è stato possibile includerli tutti nello spazio offerto da U&C. Nelle prossime pagine vengono affrontate molte tematiche che seguono un percorso logico. Il percorso parte dall’evoluzione storica che ha portato all’inquadramento attuale dell’attività normativa, non solo in Italia. Prosegue con un’approfondimento sull’ingegneria di manutenzione e sui criteri per misurare il risultato, tramite opportuni indicatori (i cosiddetti KPI), con una riflessione sul budget di manutenzione e sull’offerta formativa a livello scolastico, in particolare nelle università. Vengono poi affrontati temi più specifici, quali la diagnostica degli elementi rotanti, i patrimoni immobiliari, il facility management (termine intraducibile in italiano), l’importanza delle pulizie al servizio della manutenzione, e infine alcuni aspetti che riguardano la sicurezza e i trasporti. È già un impegno UNI quello di inserire nei prossimi numeri della rivista alcuni pregevoli articoli che è stato possibile inserire in questo dossier per vari motivi: o perché meritano una dignità separata, in quanto molto approfonditi, o perché toccano argomenti in piena evoluzione, che è necessario dibattere più a fondo in riunione prima che possano essere presentati al pubblico in una forma sufficientemente consolidata. È già possibile anticipare che questi articoli riguarderanno la situazione della manutenzione oltre confine, in Svizzera e nel Canton Ticino; esperienze nel settore petrolchimico, settore che è stato fondamentale per l’intera attività della commissione UNI e che ha fornito parecchie risorse ai lavori UNI; il facility management urbano, argomento chiave che può diventare strategico in vista dell’Expo di Milano del 2015. U&C n.5 giugno 2011 25 MANUTENZIONE E LA SUA EVOLUZIONE Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier L’evoluzione della manutenzione verso la pianificazione e l’ingegnerizzazione è un processo che ha preso le mosse molti anni fa e che solo in tempi molto più recenti ha avuto una strutturazione e una significativa diffusione. Il concetto di prevenzione centrata sulla diagnostica è al centro di questo processo ma, determinante, è la diffusione di sistemi informativi che mettono a disposizione dei tecnici e manager gli elementi per un approccio quantitativo alla manutenzione. Oggi la manutenzione in quanto base concettuale dello sviluppo sostenibile va assumendo anche un significato ed una rilevanza culturale. Nel 1989, è nata la Commissione UNI “Manutenzione”. Fin da allora e fino a pochi mesi orsono ho avuto la fortuna di farne parte. La sua attività è sempre stata efficace e fertile di idee e proposizioni, recuperando esperienze del mondo industriale e del “costruito” e stimolando lo sviluppo culturale della manutenzione in Italia secondo quelle linee che ho indicato. Anche a livello europeo la presenza della Commissione “Manutenzione” è stata importante per il contributo di idee e per lo sforzo gestionale. Tutto ciò è stato possibile per l’opera di alcune persone di “buona volontà” dell’Associazione Italiana di Manutenzione nata giusto trent’anni prima della Commissione, nel 1959 e per l’opera del personale tecnico dell’UNI che ha seguito la Commissione fin dalla sua nascita ed è con queste forze che l’attività della Commissione UNI “Manutenzione” potrà essere, anche per il futuro, un riferimento determinante per la manutenzione italiana ed europea. Luciano Furlanetto Presidente onorario AIMAN – Ex Presidente della Commissione UNI Manutenzione zioni per portare all’interno della Commissione UNI un testo sufficientemente condiviso entro fine anno. SC 4 Manutenzione nel settore dei trasporti collettivi Al momento la sottocommissione si sta concedendo un periodo di relativo riposo, dopo aver pubblicato una serie di norme importanti, in particolare sugli indicatori di prestazione. Prossimo compito sarà il loro aggiornamento, anche sulla base dell’evoluzione dei lavori europei i quali, pur non specifici per i trasporti, hanno parzialmente mutato i termini di riferimento generali ai quali occorre collegarsi. Il CEN/TC 319 Maintenance Nato nel 1993 con segreteria tedesca, ma con appoggio italiano e francese, ha raccolto le esperienze delle maggiori organizzazioni europee. L’Italia, grazie al CNIM, ha ereditato nel 2002 dalla Germania la presidenza e la segreteria. Ha potuto così impostare i lavori successivi sulla base della propria considerevole esperienza. Proprio in quel periodo l’UNI registrava gli aggiornamenti delle proprie norme di prima generazione, che venivano riviste con un’ottica più “europea”. Oggi la maggior parte delle norme pubblicate a cura del TC 319 hanno tratto una fortissima ispirazione dalle norme UNI. Ne sono un esempio il TS 15331, specifica tecnica che proprio in questo periodo viene riproposta come norma EN, documento che riprende pressoché integralmente la UNI 10604 sulla manutenzione per i patrimoni immobiliari, e la EN 15341, fortemente ispirata dalla precedente norma italiana UNI 10388 sugli indicatori (ora ritirata e sostituita appunto dalla norma europea). Anche la terminologia EN 13306, recentemente aggiornata, ha tenuto in considerazione quanto l’Italia aveva già applicato nella UNI 10147, nel rispetto comune del vocabolario elettrotecnico internazionale, primo riferimento storico terminologico sulla manutenzione. Un cenno a parte merita la EN 13269 sulla contrattualistica. La norma, molto apprezzata in altri paesi, in Italia si confronta con varie norme UNI più approfondite, pur compatibili con la generica norma europea. La norma europea resta comunque un buon riferimento per la stesura dei contratti, al punto che il suo contenuto è stato ripreso dalla guida IEC 60300-3-16 che riguarda i servizi di supporto di manutenzione nell’ambito della fidatezza (“dependability”). Le altre norme del CEN/TC 319, e presumibilmente i lavori che saranno impostati da qui in poi, sono meno dipendenti dall’esperienza UNI, anche se continueranno a beneficiare della professionalità dei nostri esperti. L’attività normativa italiana e internazionale a La commissione UNI Manutenzione La Commissione Manutenzione è stata costituita nel 1989 con obiettivi ben precisi: • preparare norme generali sull’argomento; • costituire organismi specifici settoriali, dove mancanti; • collaborare con organismi esistenti, per garantire la coerenza dell’intero parco normativo UNI sulla manutenzione. Alla commissione fanno capo direttamente due gruppi di lavoro: • GL 1 “Facility Management”, che segue essenzialmente l’attività europea su questo tema; • GL 2 “Diagnostica su elementi rotanti” (misto con la commissione UNI “Acustica e Vibrazioni”), dedito principalmente all’adozione di norme ISO. Operano inoltre tre sottocommissioni strutturate che si occupano di continuare lo sviluppo normativo nazionale, di curare la posizione italiana in ambito europeo e di tenere sotto controllo i lavori di altri comitati nazionali e internazionali che svolgono attività confinanti con la manutenzione. Le tre sottocommissioni sono: SC 1 Processi: deriva dalla fusione delle precedenti sottocommissioni: 1 “Principi generali e terminologia” e 2 “Contrattualistica di manutenzione”. La SC 1, pur essendo un contenitore importante, oggi raramente trova la necessità di riunirsi, in quanto si occupa prevalente- 26 U&C n.5 giugno 2011 mente di attività sviluppate direttamente nell’ambito dei suoi tre gruppi di lavoro attivi: • GL 14 “Integrazione tra la progettazione e la manutenzione;” i lavori sono ancora in corso ma in una fase abbastanza avanzata; • GL 15 ”Qualifica del personale di manutenzione”: un progetto di norma ha superato l’inchiesta pubblica e dovrebbe essere pubblicato in questo periodo. Compito di questa norma sarà anche quello di costituire il necessario supporto italiano all’attività europea che sta ripartendo quest’anno, dopo la pubblicazione di un rapporto tecnico CEN, che fotografa fondamentalmente la situazione dell’EFNMS, la federazione europea degli esperti di manutenzione; • GL 16 ”Audit di manutenzione”, che ha da poco terminato l’attività con la pubblicazione della norma UNI 11414:2011 Manutenzione – Linee guida per la qualificazione del sistema di manutenzione. SC 3 Manutenzione dei patrimoni immobiliari (mista con la Commissione UNI “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio) Oltre a seguire l’attività dell’omonimo gruppo di lavoro del CEN/TC 319, il WG 7, ha due gruppi di lavoro attivi: • GL 10 “Servizi di pulizia di patrimoni immobiliari orientati alla manutenzione”; • GL 11 “Servizi integrati di gestione e manutenzione dei patrimoni urbani”. Entrambi i gruppi hanno svolto molta attività di ricerca prenormativa negli ultimi anni e stanno ora proseguendo le proprie valuta- CEN/TC 319 Maintenance Istituire e sviluppare l’ingegneria di manutenzione Oggi alla manutenzione non si chiede solo di conservare lo stato fisico degli impianti e di migliorare il rapporto disponibilità operativa/costo di manutenzione, ma soprattutto di mettere in atto tutte le metodologie per prevenire gli infortuni all’uomo, all’ambiente e allungare la vita dei beni fisici. Per vincere la sfida della ipercompetitività non è più sufficiente riparare e prevenire i guasti alle macchine, oltre alle tecniche organizzative, quali la programmazione dei lavori e la manutenzione produttiva è indispensabile adottare con determinazione nuove e più complete metodologie e tecniche, quelle dell’ingegneria di manutenzione. a Lo sforzo, indubbiamente maggiore, di dover operare in un contesto europeo, porterà sicuramente benefici con l’applicazione unica in vari paesi degli stessi principi. I comitati normativi internazionali di interesse Proprio per la sua natura trasversale, è necessario che anche dal punto di vista normativo la manutenzione tenga sempre presente gli altri argomenti con i quali si deve interfacciare. La commissione UNI è sempre stata pronta a dare il proprio supporto agli organi tecnici di settori nei quali la stessa manutenzione non era ancora stata adeguatamente approfondita. A livello di comitato CEN/TC 319 invece, sono state formalizzate delle “liaison”, cioè dei collegamenti con altre strutture normative CEN, ISO e IEC che prevedono un aperto dialogo e il pieno travaso di informazioni. IEC/TC 56 Fidatezza Il primo riferimento storico è con il CEN/TC 56 “Dependability” (fidatezza). È lì che è nata, di fatto, la terminologia di manutenzione ed è lì che la manutenzione trova applicazione per garantire l’appropriato funzionamento dei beni ai quali si riferisce. Tra i vari documenti significativi, pubblicati a cura del TC 56, sono in particolare da ricordare: • IEC 60050-191: il capitolo del vocabolario elettrotecnico internazionale dedicato alla terminologia sulla fidatezza e la qualità del servizio. È un riferimento ormai molto datato, adottato parallelamente nel 1990 in UNI come norma UNI 9910 e in CEI come norma 56-50. Da tempo in revisione, è comunque un sempre valido strumento terminologico; • IEC 60300 Gestione della fidatezza: in tre parti, la terza delle quali costituisce una Barbara Pignataro Segretaria della Commissione UNI Manutenzione Roberto Ravaglia Segretario del CEN/TC 319 Maintenance Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Nel CEN/TC 319 sono in elaborazione o in progetto: - la trasformazione del CEN/TS 15331 sui patrimoni immobiliari in norma europea definitiva (nel WG 7); - la preparazione di una specifica tecnica sulla gestione della manutenzione (nel WG 8); - la riapertura del gruppo (WG 9) sulla qualifica del personale di manutenzione per pubblicare una norma sulla base delle informazioni contenute nel rapporto tecnico CEN/TR 15628; - la valutazione di una norma che riguardi la manutenzione nell’ambito del “physical asset management” guida applicativa, a sua volta ramificata e scomposta per argomenti, come la raccolta dei dati, il costo sul ciclo di vita, la manutenzione, la logistica di supporto, ecc.; • IEC 60706 Manutenibilità delle attrezzature, anch’essa divisa in più parti, per trattare vari aspetti della manutenibilità. CEN/TC 348 Facility Management Altro comitato di interesse è il CEN/TC 348, nato in Europa dopo il TC 319 sulla manutenzione. In Italia l’argomento è trattato da un gruppo di lavoro della commissione “Manutenzione”, mentre a livello CEN è costante il dialogo tra il TC 319 con segreteria italiana e il TC 348 con segreteria olandese. Questo comitato ha previsto di pubblicare un’unica norma in varie parti, che porta il numero EN 15221. Due parti, sulla terminologia e sugli accordi tra i contraenti, sono già pubblicate, altre quattro sono vicine alla pubblicazione e riguardano qualità, tassonomia, sviluppo dei processi e misurazione degli spazi. Una settima parte riguarda il “benchmark” ed è in fase avanzata di studio. ISO/TC 251 Asset management Recente è la costituzione di questo TC ISO. Il TC 319 ha aperto alla fine del 2010 un gruppo di lavoro, il WG 10, gestito dalla Finlandia, per cercare di sviluppare al proprio interno ciò che è “physical asset management”, che può essere tradotto come la gestione dei beni fisici. La partecipazione parallela degli stessi esperti che operano nel TC 251 ISO nel WG 10 CEN è una buona garanzia che non ci saranno sovrapposizioni o duplicazioni tra le attività dei due organi tecnici. ISO/TC 59/SC 14 Building and civil engineering works - Design life Per il gruppo di lavoro CEN sui patrimoni immobiliari, il CEN/TC 319/WG 7, il dialogo principale è con questo sottocomitato ISO, che si occupa del ciclo di vita degli immobili. Anche qui, senza duplicare o sovrapporre argomenti, il collegamento è d’obbligo per garantire l’armonia dei risultati. È stato valutato se adottare come norme EN alcuni lavori fatti da questo organo tecnico. Per non obbligare tutti gli Enti Normatori Nazionali membri del CEN all’adozione, si è preferito evitare questa soluzione. In ogni caso le varie parti disponibili della ISO 15686, che tratta di vari aspetti della pianificazione del ciclo di vita, sono un riferimento importante anche per l’attività europea. dossier LAVORI EUROPEI IN CORSO Istituire l'ingegneria di manutenzione A tal fine non è sufficiente affidarsi all'iniziativa e all'esperienza del responsabili della manutenzione, è necessario istituire in modo permanente nella struttura organizzativa, la posizione “Ingegneria di manutenzione” sviluppandone i contenuti e personalizzandoli secondo la tipologia dei processi utilizzati e dell'impiantistica installata. Le aree che l'ingegneria di manutenzione deve coprire sono numerose e complesse (vedere figura “Principali contenuti tecnico-organizzativi dell’ingegneria di manutenzione), e comprendono: • La diagnostica e l'analisi dei guasti Attività fondamentali per risalire dagli effetti alle cause, per misurare le caratteristiche e le prestazioni significative delle unità in modo da metterne sotto controllo lo stato fisico ed identificare le vie per migliorarne l’affidabilità. • L’analisi RAMS Ovvero,la misura della Reliability (affidabilità), Avaiability (disponibilità), Maintenability (manutentibilità) e Safety (sicurezza), che consentono di valutare i requisiti richiesti, il grado di rischio e il livello di servizio conseguito nel tempo, sia intrinseco che operativo. • Le specifiche di manutenzione Documenti tecnici che riportano in dettaglio tutte le caratteristiche e le modalità degli interventi da eseguire, incluso le procedure di sicurezza, i tempi di lavoro, i ricambi e quant’altro sia necessario per migliorare la produttività e consolidare l’esperienza manutentiva, anche come prezioso feed-back da fornire alle progettazioni successive. • La manutenzione preventiva Questa attività che si effettua prima del guasto, avendo il fine di prevenire le avarie è fondamentale e costituisce la parte più professionale della manutenzione; si articola in: • predittiva, che misura lo stato dei compoU&C n.5 giugno 2011 27 INGEGNERIA DI MANUTENZIONE DIAGNOSI E ANALISI GUASTI TPM NORMATIVE E CERTIFICAZIONI RAMS MANUTENZIONE MIGLIORATIVA METODI DI INTERVENTO SPECIFICHE DI MANUTENZIONE GESTIONE VITA ASSETS PROGRAMMAZIONE CONTROLLO KPI MANUTENZIONE PREVENTIVA INFORMATION COMMUNICATION TECHNOLOGY ALIENAZIONE a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier nenti e ne predice l’evoluzione; • su condizione quando gli interventi si effettuano sulla base di condizioni note e vicine alla soglia di guasto; • predeterminata quando gli interventi si effettuano a frequenze prestabilite, comunque decise. • La Total Productive Maintenance (TPM) L’arricchimento dei compiti affidati agli operatori dell’esercizio, in una prospettiva di crescita professionale e di conseguente riprogettazione delle mansioni, offre l’opportunità di includere anche attività manutentive di primo e secondo livello. Queste attività, vanno quindi progettate ed organizzate dall’ingegneria di manutenzione, perché vengano eseguite con perizia in tempo reale per essere più efficaci ed efficienti anche nell’ottica della prevenzione. • La manutenzione migliorativa Studia, sviluppa ed implementa migliorie alle unità tese a migliorare le caratteristiche RAMS, in virtù dell’esperienza di campo della creatività dei manutentori e delle varie discipline innovative dell‘ingegneria. • La gestione del ciclo di vita La previsione delle attività manutentive e dei relativi costi per tutto la vita delle unità, suddividendole in cicli di revisione al fine di pianificare e ottimizzare il costo in relazione alla vita residua e alle modalità di esercizio richieste. • L’information communication technology I software di nuova generazione non sono solo strumento informativo di base da utilizzare per le attività di gestione, ma sono strumenti di coordinamento e comunicazione senza limiti di tempo e spazio, che risultano supporto organizzativo e dotazione fondamentale per la comunicazione di sicurezza e tecnica, per chi effettua interventi in vaste aree e territori decentrati. • le normative e certificazioni Rappresentano le linee guida da seguire, sia come regole tecniche sia come raccomandazioni di excellent management per costruire, consolidare e sviluppare una cultura manutentiva adeguata. • I metodi di intervento Gli interventi più significativi per importanza e difficoltà devono essere coperti dalle best practices, che indicano come intervenire per effettuare il lavoro in sicurezza, seguendo la prassi operativa che via si è andata consolidando come la migliore, per ottenere, ogni volta che si interviene, efficacia, qualità efficienza e riproducibilità. Consentono di standardizzare gli interventi e sono la base per la formazione dei nuovi operatori. • La programmazione ed il controllo dei risultati Questa attività deve avvalersi delle tecniche di 28 U&C n.5 giugno 2011 Principali contenuti tecnico-organizzativi dell’ingegneria di manutenzione Project management e degli indicatori rilevanti di prestazione (KPI = Key Performance Indicators), economici, organizzativi e tecnici, descritti nella UNI EN 15341:2007, personalizzandoli se necessario. • L’alienazione dei beni Le operazioni molto delicate di messa in sicurezza permanente e quindi di smontaggio delle macchine ed impianti, nonché le successive operazioni di distruzione e/o di eventuale ricondizionamento e riutilizzo. Lavorare nel tempo breve e nel tempo medio La principale difficoltà da superare operando nella manutenzione è quella di riuscire a coniugare gli obiettivi di breve periodo, con quelli di medio periodo. Quando non si riesce a coniugare efficacemente i programmi a breve con i piani a medio termine, spesso dipende dal fatto che i “fondamentali” della manutenzione vengono subiti anziché dominati. Per conciliare questa dicotomia non sono sufficienti flessibilità e disponibilità operativa, è necessario adottare con una visione chiara e progressiva, proprio l'ingegneria di manutenzione. L’Aiman, che da 52 anni costituisce il “crogiuolo culturale della manutenzione” prendendo spunto una ventina di anni fa dall’associazione francese (Afim) ha sviluppato e consolidato questa disciplina. L’ingegneria della manutenzione oggi, studia ed opera per rendere più proficuo nel tempo il rapporto livello di servizio/costo di manutenzione in tutte le fasi di vita di ogni bene fisico, dalla ideazione alla progettazione, dalla costruzione all’installazione, all’esercizio, al mantenimento sino alla sua alienazione. L'ingegneria di manutenzione è insomma lo strumento professionale che più aiuta a ottenere, con il miglioramento continuo, passo dopo passo, traguardi sempre più importanti in termini di sicurezza e competitività. Franco Santini Presidente AIMAN, EFNMS e CEN/TC 319 Maintenance I Key Performance Indicators strumento fondamentale per una manutenzione eccellente Da sempre ogni organizzazione, dalla più semplice alla più complessa, ha bisogno di un sistema di misura delle proprie prestazioni per gestire al meglio la sua evoluzione. Già nel 1485 Leonardo da Vinci affermava “Scienza non avvi che non possa prodursi in numero” e dopo di lui, ogni uomo di scienza, ha sempre dovuto risolvere il non facile problema della misura delle prestazioni delle sue innovazioni. Il Management da oltre un secolo si attiene ai criteri di F. Taylor, padre dell’organizzazione scientifica del lavoro, che nei suoi “Principles of Scientific Management” (1905), evidenziava che “si migliora solo ciò che si misura”. Negli ultimi anni il management è sempre più attento alla funzione manutenzione e al suo processo, perché è una proficua generatrice di benefici e di innovazioni sia in termini di Green Values, sia in termini di contributi addizionali alla competitività. Secondo la definizione della ISO 9000:2000, un processo è un insieme di attività correlate che interagiscono e trasformano elementi in entrata in elementi in uscita. Le attività rappresen- Famiglie di indicatori Tre livelli Economici E1, E2, E3, E4, E5, ..... E24 Tecnici T1, T2, T3, T4, T5, ..... T21 Organizzativi O1, O2, O3, O4, O5, ..... O26 Matrice del “Maintenance Key Performance Indicators” CEN/TC 319 EN 15341 PERFORMANCE EFFICACIA TOP MEDIUM SUPERVISORI TECNICI DURABILITÀ ECONOMICI Nº 24 INDICATORI Nº 71 Nº 26 ORGANIZZATIVI TECNICI Nº 21 Maintenance Key Performance Indicators e benchmarking tano l’insieme di azioni condotte per trasformare gli ingressi (input) in uscite (output). L’approccio per processi applicato alla manutenzione è quindi un metodo di razionalizzazione che consente di pensare in termini di risorse, vincoli e risultati in grado di soddisfare le esigenze degli utenti/clienti. La manutenzione viene considerata come il risultato di un insieme di attività gestionali, tecniche ed organizzative, per riparare i guasti di un’unità e per metterla comunque nelle condizioni di funzionare correttamente il più a lungo possibile rispettando i “requisiti richiesti”. I K.P.I. della Manutenzione a La strategia manutentiva per ottenere le migliori prestazioni dei beni fisici si sviluppa attraverso tre vie: • Il rimpiazzo dei componenti in avaria, ripristinando le condizioni di esercizio, attività chiamata manutenzione correttiva, poiché elimina il difetto ovvero il guasto in essere riportando la situazione dell’unità in condizioni standard normali. • Il contrasto dell’usura, ovvero ogni forma di manutenzione preventiva capace di evitare l’evento guasto e/o anomalia, sot- toponendo il bene ad azioni opportunamente anticipate. • La manutenzione migliorativa di parti e/o componenti del bene attraverso l’utilizzo di nuovi materiali più affidabili e opportune modifiche che favoriscano la disponibilità. Per ottenere il migliore mix di queste azioni il Management studia in continuo nuove metodologie ed innovazioni, per conseguire gli obiettivi di efficacia ed efficienza, ovvero: • “doing the right things” (eseguire le attività giuste); • “doing the things right” (eseguire bene le attività); Una manutenzione eccellente si ottiene perseguendo tre finalità fondamentali: • ridurre i rischi di incidenti alle persone, all’ambiente e ai beni fisici; • migliorare il rapporto disponibilità operativa/costo di manutenzione; • allungare la vita dei beni fisici. Per misurare lo stato in essere e stabilire nuovi obbiettivi sono quindi necessari degli indici definiti gli “indicatori di prestazione”. A tal fine il CEN comitato tecnico 319 “Maintenance” ha creato nel 2003 un gruppo di lavoro che, lavorando con esperti di tutta Eu- U&C n.5 giugno 2011 Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i EFFICIENZA ropa, ha provveduto a formalizzare la norma europea EN 15341 denominata “Maintenance Key Performance Indicators”, approvata nel marzo 2007, che ha conseguentemente soppresso la UNI 10388, emessa nel 1994 e aggiornata nel 2003. I KPI sono suddivisi in tre famiglie di indicatori, economici, tecnici, organizzativi, opportunamente selezionati che coprono tutti i principali aspetti manutentivi e sono applicabili ad ogni bene fisico. Gli indicatori sono strumenti utilizzabili per misurare in modo omogeneo le performance manutentive a vari livelli: stabilimento, area, impianto, macchina, unità, ecc). Ogni indicatore, al fine di poter essere utilizzato in modo rappresentativo e significativo, è stato formulato in modo tale che sia: • semplice e sintetico; • definito in modo chiaro e univoco; • correlato a due o più fattori; • misurabile nella sua evoluzione. I risultati numerici che ne derivano possono essere usati per effettuare confronti economici, tecnici ed organizzativi, in altre parole per: • misurare; • confrontare; • verificare; • diagnosticare; • evidenziare aree di forza e debolezza; • definire obiettivi, strategie e piani; • controllare la realizzazione e l’evoluzione di un piano; • costruire un sistema di valutazione per motivare e riconoscere le professionalità acquisite. L’architettura dei KPI della EN 15341:2007, riportata nella figura 1 “Matrice del Maintenance Key Performance Indicators” indica: • i fattori influenzanti esterni, che non dipendono dal Management dell’azienda; • i fattori influenzanti interni, che dipendono dal Management dell’azienda e dalla manutenzione; • la denominazione dei 71 indicatori, economici, tecnici, organizzativi, strutturati su più livelli E1 – E24 ; T1 – T21 ; O1 – O26. È necessario, per rendere omogenea e significativa ogni valutazione, tener conto dei fattori influenzanti attraverso opportuni coefficienti di equivalenza da costruire caso per caso. Partendo dalla mappatura di un processo, i KPI consentono di effettuare in modo sistematico un confronto sia interno alla propria azienda (noi stessi come eravamo, come siamo e come vogliamo diventare) sia all’esterno con i competitori (come sono i migliori rispetto a noi), denominato Benchmarking che agevola l’identificazione delle vie al miglioramento e al cambiamento. dossier Fattori influenzanti Esterni Interni Leggi Norme Mercato Utilizzo Impianti Settori Merceologici Cultura Aziendale Costo del Lavoro Severità dei processi Criticità Unità Località Geografica Dimensione Impianti Età Impianto Cultura Nazionale Mix di Prodotti 29 Rilevando l’ammontare del divario misurato, è possibile, per i vari settori merceologici (farmaceutica, chimica, alimentare, petrolifera, trasporti, sistemi di servizio, infrastrutture, ecc.) costruire proficui e avanzati sistemi di Performances Appraisal, di Balanced Score Cards e di gestione (cockpit). (figura “Maintenance Key Performance Indicators e benchmarking”) L’aggettivo proattivo largamente usato negli USA e dagli inglesi è stato scelto per il suo significato etimologico: dal greco pro, andare oltre, e dal latino ago, spingere in avanti; in abbinamento alla manutenzione significa che il management e i responsabili devono utilizzare ogni risorsa disponibile per conseguire frontiere più avanzate, capaci di costruire un modello sempre più di eccellenza: World Class Maintenance. Abbinare ai fattori drivers della manutenzione i corrispondenti valori dei KPI, consente di disporre di un decalogo operativo per implementare con efficacia strategie di manutenzione proattiva. In sintesi il decalogo della manutenzione proattiva significa: 1. creare network informativi, manageriali gestionali e tecnologici (information communication technology); 2. valutare le situazioni critiche e i relativi rischi (risk assesment); 3. conoscere requisiti manutentivi, caratteristiche e modalità degli interventi (maintenance specification); 4. prevedere la vita residua dei componenti e unità, monitorandone l’evoluzione (predittiva); 5. gestire con sufficiente anticipo le azioni di contrasto (preventive e su condizione); 6. reingegnerizzare i processi manutentivi, la manutenzione, inserendoli nell’asset management (lean maintenace); 7. sviluppare la professionalità con metodi multitasks - multiskills (European TPM); 8. sviluppare nuovi metodi e tecniche di intervento (best practices & maintenability); 9. utilizzare forme più avanzate e complete di terziarizzazione (global service); 10. allungare la vita delle unità, gestendo al meglio le fasi della vita residua dei beni fisici (extension life). La disciplina per realizzare tutto ciò è l’ingegneria di manutenzione che ha sviluppato da tempo, tecniche di prevenzione, gestione, controllo e miglioramento continuo, capaci di ottimizzare la disponibilità operativa, i costi di manutenzione e allungare sensibilmente la vita delle unità. La norma EN 15341 del marzo 2007 offre a tutto il Management di manutenzione un set Nelle aziende produttrici di beni e servizi, alle quali si è fatto riferimento per la stesura della norma, il meccanismo di costruzione del budget è simile alle precedenti (seppure più complesso). Esso prende origine dalla presentazione delle previsioni di spesa fatte da ogni centro di produzione (come anche ausiliario o generale) che le esprime in base delle indicazioni fatte dai vertici aziendali (target produttivi, prospettive di vendita, strategie di sviluppo ecc.) e, come ultima fase, il responsabile di ogni centro configura il suo assetto produttivo sul quale elabora e presenta le sue previsioni di spesa che è comprensiva, al suo interno, del costo della manutenzione. In tutti questi casi l’insieme delle previsioni esprime il budget aziendale ed il risultato è generalmente un importo omnicomprensivo di spese dirette e indirette e per quanto attiene la manutenzione solo nell’ultimo caso troviamo esposto il suo valore o la sua incidenza nei riguardi della spesa di produzione. Esiste un terzo raggruppamento di aziende, proiettate a sistemi gestionali avanzati, nelle quali anche la manutenzione ne viene coinvolta. In queste aziende i costi di manutenzione non sono più totali o omnicomprensivi ma dettagliati per reparto (operativo, ausiliario e generale) sulla base del volume di attività svolta da ciascun reparto con un dettaglio sempre più spinto sino alla previsione del costo di ogni singolo lavoro operato dalle varie specialità (meccanica, elettrica, strumentale, ecc.) e mestiere. In tali contesti prevale la buona regola che ogni lavoro è soggetto ad una progettazione con il significato di apportare, globalmente, un guadagno sia in efficacia che in efficienza, oltreché in sicurezza. In queste aziende i comportamenti sono procedurizzati e consequenziale è il ricorso a attuali sistemi di supporto/gestione. In queste aziende la manutenzione aziendale è considerata un’entità di servizio autonoma con piena responsabilità gestionale alla stregua di un’impresa esterna; ed è a queste aziende che il gruppo di lavoro estensore ha fatto riferimento per tutto quello che concerne il budget della manutenzione, trasferendolo poi nella norma budget - UNI 10992. I contenuti della norma UNI 10992 sulla manutenzione Nella prima parte della norma, quella riservata alla terminologia, troviamo ampliati significativamente i termini normalmente presenti nella terminologia manutentiva con un’ordinata elencazione di alcuni termini propri dell'argomento “budget” come budget settoriale e comitato budget. Ogni termine si accompagna a una definizione del contenuto, in molti casi volutamente ampliata, che aiuta chi è poco in confidenza con a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier Manutenzione proattiva di KPI, che ha già consentito di effettuare, per la prima volta in Europa, un confronto sulle performance di manutenzione e di avviare quindi progetti di ricerca su nuovi modelli di eccellenza. In particolare l’EFNMS (European Federation National Maintenance Society) ha costituito un Benchmarking Committee che ha già tenuto seminari ed incontri di illustrazione e aggiornamento della EN 15341 nelle maggior parte dei paesi europei. Nel 2009 è partito un confronto tra gli esperti della EFNMS e quelli della SMRP, l’associazione di manutenzione più importante degli Usa che, dopo averla adottata come riferimento, hanno editato insieme alla EFNMS una pubblicazione dal titolo “Global Maintenance and Reliability Indicators” che è giunta alla terza edizione. Gli esperti internazionali del CEN/TC 319/WG 6, nel 2012, essendo trascorsi 5 anni, provvederanno a riesaminare la EN 15341 e se necessario ad aggiornarla, per renderla sempre più in linea con le esigenze del management. 30 U&C n.5 giugno 2011 Franco Santini Presidente AIMAN, EFNMS e CEN/TC 319 Maintenance Il budget di manutenzione Il budget aziendale Per l’elaborazione del proprio budget, in generale, tutte le aziende sfruttano il principio della programmazione e, nell’ambito della propria organizzazione aziendale, i dirigenti scelgono gli obiettivi e definiscono quali mezzi usare per raggiungerli. I programmi da loro elaborati, pur nella diversità dei modi di attuazione, risultano sempre espressi in termini quantitativi ed i dati vengono ordinati in modo sistematico sotto forma di documento scritto. Questo processo, che prende il nome di “Budgeting”, è formulato dalla generalità delle aziende in termini monetari, esposto cioè in costi. In quelle medio piccole, questo costo viene elementarmente ricavato dalle spese statisticamente sostenute nei passati esercizi per provvedere le risorse (uomini, mezzi e materiali) necessarie ad eseguire sia la produzione sia la manutenzione degli assetti produttivi. Lo stesso procedimento viene adottato anche nelle aziende medio grandi o di maggior rilevo dove, nel panorama prevalentemente “contabile” si è in presenza, diversamente dalle prime, di metodologie più avanzate e partecipate (intervento di controller, analisti di varia conoscenza, ecc.). LAVORI NAZIONALI IN CORSO (NEL PRIMO SEMESTRE 2011) dell'ora asservita e quali sono i costi aggiuntivi, ricariche, addebitabili alla manutenzione. Il "bilancio della manutenzione" completa il quadro dei costi con la descrizione dei destinatari finali delle spese sostenute dalla manutenzione. Corollario all'argomento costi e spese è la validazione del budget con le fasi di assunzione del budget dei volumi da parte di ogni area di responsabilità e delle varie approvazioni sia nei riguardi dei volumi sia dei contenuti tecnici ed economici da parte di vari livelli di competenza e responsabilità. Altro argomento riportato nella norma riguarda la consuntivazione degli interventi con riferimento ai contenuti di dettaglio da inserire nei report per ogni lavoro fatto. Criteri di approvazione del Budget, consuntivazione, gestione e controllo degli interventi completano la trattazione e il contenuto della norma UNI sul budget di manutenzione. In conclusione la norma UNI 10992 sul budget riflette una cultura molto evoluta sulla gestione ed il controllo tecnico ed economico della manutenzione; la stessa trae ispirazione da modelli organizzativi presenti in alcune grandi e medie aziende. In essa sono riportate tutte le indicazioni organizzative necessarie ad elaborare, approvare e a tenere sotto controllo il budget di manutenzione. Particolare cura è stata posta nella definizione dei termini e del loro contenuto per operare una raccolta dati proiettata alla formulazione e impiego di indici tra loro omogenei, alla loro analisi ed al benchmarking. Il nutrito corredo di informazioni contenute nella stessa rende il prodotto immediatamente fruibile sia come linea guida in generale per aziende anche diverse da quelle produttrici di beni e servizi e, opportunamente trasposta, anche per le aziende minori. Rimane nell’auspicio degli estensori della norma che la conoscenza in essa diffusa porti ad incrementare la cultura generale dei singoli manutentori. La manutenzione e l’università italiana dossier Sono in preparazione: a) tre norme generali: - integrazione tra la progettazione e la manutenzione (presso la SC 1 GL 14), - qualifica del personale di manutenzione (presso la SC 1 GL 15), - qualifica del sistema di manutenzione (presso la SC 1 GL 16); b) due norme nel settore dei patrimoni immobiliari: - servizi di pulizia di patrimoni immobiliari orientati alla manutenzione (nella SC 3 GL 10), - servizi integrati di gestione e manutenzione dei patrimoni urbani (nella SC 3 GL 11); c) l’aggiornamento delle norme attuali nel settore dei trasporti (SC 4). a Claudio Perletti Relatore della UNI 10992 Consulente aziendale Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i termini amministrativi e contabili, alla loro corretta comprensione. La norma si prefigge lo scopo di dare gli indirizzi per la previsione tecnica ed economica delle attività di manutenzione e/o delle attività che sono di competenza del servizio di manutenzione e di fornire la guida necessaria per l’elaborazione, l’approvazione, la gestione ed il controllo del budget ricordando che il budget ed i consuntivi sono gli strumenti con i quali la direzione controlla l'intero fenomeno manutentivo. Ne indica gli obiettivi ed elenca gli strumenti e le attività necessarie al loro raggiungimento. Di conseguenza, viene descritto un modello di struttura organizzativa finalizzata all’elaborazione del budget e riportate le modalità della sua gestione. Nel suo contesto vengono definiti compiti e ruoli in termini di persone/funzioni responsabili della sua attuazione e spiegato il significato delle strategie di produzione (piani di produzione e piani di sviluppo aziendale), delle politiche di conduzione e delle politiche di manutenzione. Nel seguito sono esposti gli elementi primari per una corretta definizione dei fabbisogni della manutenzione per trasformare poi i fabbisogni espressi dagli utenti in termini di ore e costi dando loro una struttura organizzativa tale da poter organicamente individuare le attività classificandole ulteriormente per tipologia di intervento. Si prosegue con l'elaborazione del singolo budget di area manutentiva e si conclude con la suddivisione dei volumi di manodopera per specialità e mestiere, alla loro distribuzione tra aziendali e terzi, la valutazione della quantità di materiali necessari e la predisposizione dei mezzi. Il passo successivo riguarda la valorizzazione della spesa necessaria per l'acquisizione delle risorse (uomini mezzi e materiali) che costituiscono, per la manutenzione, le “spese per origine”. Per la costruzione del “costo standard” del personale aziendale di manutenzione, è definito chi considerare “diretto” e chi “indiretto”. Una tabella riporta un esempio di come si perviene, per il personale aziendale, alla definizione preventiva delle ore teoriche, lavorabili e distribuibili; nella stessa si trovano definite, per il personale di terzi, le prestazioni “correnti” e quelle "specializzate". Sono anche riportate considerazioni a riguardo del costo dei materiali e dei costi interni e prezzi esterni dei mezzi. Un grafico riassume la composizione del costo orario medio sia della manodopera aziendale sia di quella di terzi con la descrizione in dettaglio di cosa si intende per costi esterni o facilities e costi interni o utilities; cosa comprende il costo Il rapporto tra manutenzione e formazione universitaria ha registrato in Italia un diverso andamento nei settori più vicini all’industria1 rispetto a quelli legati all’architettura e al mondo delle costruzioni più in generale. Da decenni consolidato in numerosi corsi di laurea nell’area dell’ingegneria quel rapporto ha cominciato a trovare qualche riscontro nella formazione universitaria per il mondo delle costruzioni solo da pochi anni. La formazione universitaria nella manutenzione degli impianti industriali Il tema della manutenzione degli impianti industriali vanta certamente una presenza storica all’interno dei corsi di ingegneria. La sua caratteristica interdisciplinarietà ne ha però condizionato il tipo di presenza, provocando, in generale, una frammentazione dei suoi contenuti fra aree disciplinari differenti. Infatti si trovano argomenti di manutenzione in corsi dell’area delle costruzioni meccaniche, laddove si voglia legare l’analisi progettuale al comportamento affidabilistico del prodotto, in corsi dell’area della meccanica applicata, laddove l’analisi delle vibrazioni o in generale l’analisi dinamica venga vista come un elemento fondamentale della gestione manutentiva della macchina o sistema, in corsi dell’area della strumentazione elettronica, laddove venga visto questo particolare aspetto come centrale di una politica manutentiva su condizione, in corsi dell’area chimica, laddove l’interesse sia in particolare rivolto ai problemi di manutenzione e sicurezza di questi impianti, infine in corsi dell’area impianti e produzione, laddove si voglia invece vedere la manutenzione dal punto di vista della sua gestione ed erogazione come servizio a vantaggio di produzione, qualità e sicurezza. In definitiva, la presenza di tanti aspetti diversi, anche specialistici, nella manutenzione ha fatto sì che nelle università si siano sviluppati in corsi diverse “parti del tema della manutenzione”, come conseguenza dell’appartenenza del corso ad un’area disciU&C n.5 giugno 2011 31 a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier plinare particolare (ingegneria meccanica, chimica, elettronica, gestionale...) che ha giustificato lo sviluppo di quel particolare aspetto tematico [1]. Oggi, alcuni fattori di discontinuità rispetto al passato fanno fortunatamente pensare alla possibilità di una rivalutazione e riscoperta, su nuove basi, della manutenzione con l’assegnazione dell’importanza che merita nella società e (naturalmente) nei corsi di studi che hanno il compito di formare gli operatori del futuro. • Il primo fattore è costituito dall’importanza dell’aspetto gestionale nella nuova manutenzione che, unito alla sua già naturale trasversalità, è in grado di conferirle un carattere unificante; • il secondo fattore è costituito dallo sviluppo dei contenuti e concetti che vanno sotto il nome di ingegneria di manutenzione, i quali, all’interno della visione gestionale della manutenzione, costituiscono il presidio e l’intelligenza di tutta la tematica manutentiva; • l’ultimo e assai rilevante fattore, che valorizza i due precedenti, è la nascita, grazie allo sviluppo delle tecnologie ICT di nuove forme tecniche e organizzative della manutenzione (tele-manutenzione, e-maintenance) che sono anche in grado di far sviluppare nuovi business manutentivi improntati al service; Nel panorama italiano esistono al momento due distinte tipologie di proposte formative: • a livello di pre-inserimento nel mondo del lavoro, vengono erogati degli insegnamenti all’interno dei corsi di laurea triennale e magistrale, principalmente nell’area dell’ingegneria industriale; le tematiche trattate vertono principalmente sulla sicurezza degli impianti industriali, l’analisi affidabilistica degli impianti, i metodi di diagnostica e la gestione degli impianti industriali. Considerando l’offerta formativa attuale è da evidenziare in particolare il corso di gestione della manutenzione attivato all’interno dei percorsi di laurea magistrale in ingegneria meccanica e gestionale del Politecnico di Milano; • a livello di formazione continua, sono disponibili moduli formativi o corsi offerti in modalità part-time aventi come principali destinatari tecnici operanti in aree manutentive aziendali – in primis ingegneri meccanici ed elettrici - che desiderano potenziare le proprie competenze gestionali in specifiche aree, quali ad esempio la gestione dei materiali tecnici, il project management, la conduzione di analisi FMECA. Se si considera il ventaglio completo di saperi si comprende come la creazione di un 32 U&C n.5 giugno 2011 profilo manageriale nell’area della manutenzione richieda, per l’ampiezza delle discipline coinvolte e per la profondità delle conoscenze richieste per ciascuna disciplina, un percorso formativo molto articolato che sia al tempo stesso integrato con un esperienza pluriennale sul campo. In particolare, nell’ambito del progetto europeo EUROMAINT è stato proposto un European Master of Science in Maintenance Management che, in accordo al Patto di Lisbona e al Bologna Agreement sulla armonizzazione dei percorsi formativi universitari europei, prevede 60 crediti formativi, equivalenti a 1.680 ore di studio. La visione di lungo periodo è di avere un unico percorso formativo condiviso che possa trovare compatibilità e applicazione nei diversi sistemi universitari nazionali al fine di contribuire al libero movimento di maintenance manager, formatori e ricercatori sulla base di un sistema paritario di competenze, attitudini e conoscenze a livello europeo [2]. In ambito nazionale, le esperienze del Master Universitario Executive in Gestione della Manutenzione Industriale (MEGMI), erogato congiuntamente dal MIP-Politecnico di Milano e dall’Università degli Studi di Bergamo, e del Master Universitario in Affidabilità, Manutenzione e Sicurezza, erogato dal Politecnico di Torino, possono essere considerate un primo passo verso la possibilità di creare un percorso formativo condiviso e riconosciuto anche da altre Università europee mediante l’attribuzione di un titolo avente validità in più Paesi. Oltre a questi percorsi formativi non va sottaciuto il ruolo che le stesse aziende industriali, in partnership con gli enti di formazione universitari, possono avere nel potenziare le competenze tecnico-manageriali del proprio personale di manutenzione. Ciò può avvenire sia attraverso lezioni frontali sia, soprattutto per organizzazioni industriali multi-stabilimento operanti in più Paesi, attraverso modalità e-learning. Un sistema di riferimento delle competenze rappresenta sicuramente uno strumento utile e rilevante per chi, come il responsabile del personale o lo stesso responsabile di manutenzione, debba individuare i gap formativi specifici del proprio personale tecnico di manutenzione. In tal modo è possibile profilare meglio il percorso formativo di ciascun addetto in relazione, da un lato, alle sue esperienze professionali e alla formazione ricevuta in passato, e dall’altro, ai target professionali che l’azienda intende attribuirgli. La formazione universitaria nella manutenzione dei patrimoni immobiliari A partire dalla seconda metà degli anni ’90, sulla spinta di una domanda più attenta alla qualità degli spazi e dell’ambiente, alla programmazione nel tempo degli investimenti e al contenimento dei costi di gestione2, il sistema universitario ha iniziato a manifestare Riferimenti Bibliografici [1]. Garetti M., Il ruolo dell’Università nella formazio- ne in Manutenzione, XXI Congresso Naz. AIMAN, Settembre 2004, Milano [2]. EUROMAINT (2008) A Guide to Maintenance Management – EFNMS, ISBN 9789081346610. S. Curcio, a cura di, Lessico del Facility Management, Il Sole 24 Ore, Milano, 2003. C. Molinari, Procedimenti e metodi della manutenzione edilizia, Vol. I, “La manutenzione come requisito di progetto”, Esselibri Simone, Napoli, 2002. C. Talamo, a cura di, Procedimenti e metodi della manutenzione edilizia - Vol. II, “Il piano di manutenzione” Esselibri Simone, Napoli, 2010. Note 1. Per settori più vicini all’industria dove la funzione manutentiva si è da tempo consolidata sia sul piano teorico che operativo si intendono in particolare professionali i cui profili sono definibili a partire da una serie di contributi: gli ambiti culturali di matrice industriale e manageriale, la realtà del mercato e del quadro normativo-procedurale, le strumentazioni di gestione e controllo, i modelli organizzativi e operativi deducibili dai casi reali. La complessità e la valenza strategica di questo quadro di fattori innovativi fa intuire la necessità di integrare in modo interdisciplinare, per una efficace gestione del costruito, conoscenze, modelli e strumenti provenienti da una pluralità di ambiti disciplinari, chiamati a confrontarsi e adattare i loro contenuti rispetto alla specificità di alcuni temi applicativi e alle nuove competenze richieste. Il risultato è il corso di Laurea Magistrale in Gestione del Costruito. Di durata biennale, come tutti i corsi di Laurea Magistrale, si rivolge a una domanda potenziale costituita da società immobiliari; banche, fondazioni bancarie, assicurazioni e, in generale, imprese caratterizzate da patrimoni immobiliari rilevanti e complessi; società ed enti di gestione di patrimoni immobiliari pubblici e privati di diversa destinazione funzionale (residenziale, manifatturiero, terziario, ecc.); società specializzate nei servizi legati alla gestione del costruito e di supporto all'operatività dell'edificio (facility management); società finanziarie, banche d'investimento, società specializzate nella consulenza sul project financing; gestori di fondi immobiliari; società di consulenza immobiliare; società di ingegneria e studi professionali; società di consulenza per la direzione aziendale. Questa articolata domanda può essere ricondotta in estrema sintesi a due profili di competenze, gravitanti rispettivamente nell'area della gestione economico-finanziaria (asset e property management), e della gestione tecnico-operativa dei servizi di supporto alle attività svolte nell'ambiente costruito (facility management). Il corso, pur scontando il suo carattere di sperimentalità e il fatto di rivolgersi a una domanda quantitativamente contenuta, ha registrato un trend crescente di gradimento assestandosi al 2010 su circa 50 immatricolazioni annue che hanno trovato un interessante e costante riscontro in termini di occupazione post-laurea. Tuttavia il limite più rilevante di questa come di analoghe recenti iniziative è insito, paradossalmente, proprio nella loro finalità: quella di produrre figure specializzate nella gestione/manutenzione di patrimoni immobiliari. Resta infatti ancora assolutamente scoperta la formazione universitaria di progettisti attenti alla gestione del ciclo di vita di ciò che stanno progettando. Vale a dire in grado di nica e dell’elettronica e, più recentemente, della comunicazione. 2. Il ‘motore’ principale è stato ed è in realtà quello economico. Un livello elevato di funzionamento del “contenitore” spaziale in cui si svolge una determi- nata attività – misurabile in termini di prestazioni tecniche e ambientali – garantirebbe infatti una maggiore redditività dello spazio, da valutare in rela- zione all’investimento effettuato. Tuttavia l’efficienza funzionale non si traduce solo in maggiore redditivi- tà ma anche e soprattutto in un più elevato livello di qualità dei servizi erogati e di comfort ambientale percepito all’interno dello spazio interessato dallo svolgimento dell’attività. 3. Per esempio il Politecnico di Milano, l’Università di Firenze, l’Università di Bari. 4. Come stima il CRESME (CRESME, Il mercato delle costruzioni. Lo scenario di medio periodo 2004-2008, CRESME, Roma, 2004) e come conferma l’ANCE (ANCE, Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni, anni vari) negli anni più recenti la ma- nutenzione ordinaria e straordinaria ha assorbito da sola più del 60 per cento degli investimenti globali settoriali (circa 94 miliardi di euro annui sui 157,3 mi- liardi complessivi del 2008), consolidando un trend avviato fin dai primi anni '90 e rappresentando di fat- to l'unico comparto in costante crescita nel mondo delle costruzioni nell'ultimo decennio. 5. Tra questi ultimi si possono citare il “Master in Real Estate” promosso da MIP (Politecnico di Milano) e SDA (Università Bocconi di Milano); il Master di 1° livello in "Gestione integrata dei patrimoni immobi- liari. Asset, Property & Facility Management", pro- mosso dall'Università di Roma La Sapienza/Facoltà di Architettura Valle Giulia e da Terotec; il Master di 1° livello in "Manutenzione e Gestione dei patrimoni immobiliari", promosso dal Politecnico di Bari. 6. Si tratta di un poco frequente caso di corso di Lau- a rea Magistrale organizzato e gestito con contributi trasversali da tre Facoltà del Politecnico di Milano: la Facoltà di Architettura e Società, La Facoltà di Ingegneria Edile Architettura e la Facoltà di Ingegneria dei Sistemi. Al corso di LM possono accedere laureati in Scienze dell'architettura, Architettura ambientale, Ingegneria edile, Edilizia, Architettura e produzione edilizia, Ingegneria Gestionale. Ma anche laureati triennali provenienti da analoghi percorsi formativi attivati in altri Atenei, nazionali e non. U&C n.5 giugno 2011 Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i quelli dei trasporti, della meccanica, dell’elettrotec- sione “Manutenzione” di una sottocommissione destinata ad affrontare i temi della manutenzione dei patrimoni immobiliari, avviava nel 1995 un rapporto organico con alcune Università3 finalizzato allo studio per la produzione di un nuovo quadro normativo e di linee guida sull’argomento. Il rinnovato interesse del management per gli investimenti immobiliari che negli stessi anni cominciava a manifestarsi, in particolare per quelli rivolti all’edilizia esistente4, ha indotto una prima risposta diretta da parte di alcune Facoltà o Dipartimenti universitari attraverso l’istituzione di Corsi di aggiornamento e, successivamente, di Master e Master universitari5. Ma la risposta più significativa da parte dell’università si registra dopo il 2005 con l’avvio di corsi di Laurea Specialistica/Magistrale orientati alla creazione di nuove figure e competenze tecniche e professionali espressamente dedicate al "management" dei servizi di manutenzione immobiliare (dal Facility al Maintenance Management). Poche, per la verità, sono a tutt’oggi le esperienze consolidate di questa natura rivolte, in ogni caso, a un numero contenuto di studenti. Oltre al corso Corso di Laurea Specialistica in "Manutenzione e Gestione Edilizia e Urbana" promosso dall'Università Federico II di Napoli, ha assunto una particolare rilevanza il corso di Laurea Magistrale in “Gestione del Costruito” attivato nel 2005 dal Politecnico di Milano. A quest’ultima iniziativa fanno riferimento le sintetiche osservazioni che seguono. Il Corso di Laurea Magistrale in “Gestione del Costruito” All’idea di “gestione del costruito” corrisponde quell’insieme di attività volte a garantire il mantenimento e l’adeguamento nel tempo delle prestazioni di un immobile; volte, contemporaneamente, a massimizzarne la redditività e/o il valore di mercato. Il corso, gestito congiuntamente da tre Facoltà del Politecnico6, affronta il tema della gestione dei patrimoni immobiliari superando le tradizionali logiche di conduzione tecnica degli edifici e indirizzando i suoi contenuti verso forme evolute di gestione. Dove valutazioni tecniche, organizzative ed economiche pilotano decisioni strategiche di intervento e di investimento; e dove si vanno affermando logiche industriali di controllo della qualità e di efficienza/efficacia dei processi. Questa mutazione di scenario comporta il trasferimento di culture e di logiche organizzative di matrice industriale, la creazione di nuove opportunità di mercato, la ridefinizione dei tradizionali apparati procedurali e strumentali e l’esigenza di nuove figure dossier una maggiore attenzione alla manutenzione degli edifici e, più in generale, dell’ambiente costruito. Questo versante della manutenzione trovava con l’Università una prima forma di intermediazione nell’impegno dell’UNI che, attraverso la costituzione nell’ambito della commis- 33 Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier prevedere il comportamento nel tempo dei manufatti progettati e costruiti. È infatti da ricollegare a un vuoto culturale in materia di gestione immobiliare il difficile rapporto che dovrebbe instaurarsi, ma che nei fatti non si instaura proprio, tra i diversi soggetti che operano nelle diverse fasi del ciclo edilizio o, se si preferisce, del processo che porta dall’ideazione alla gestione fino alla dismissione dei sistemi edilizi attraverso trasformazioni sia endogene che esogene che ne caratterizzano l’intero ciclo di vita. Per rimediare a questo “vuoto” si renderebbe necessaria un’integrazione consistente negli obiettivi della formazione universitaria di un progettista con la categoria delle variabili legate all’uso e alla gestione del prodotto progettato. Siamo ancora lontani dall’intravedere una risposta attendibile a questa necessità. Sergio Cavalieri Membro della Commissione Manutenzione e del GL 15 SC 1 Qualifica del personale di manutenzione Università di Bergamo Claudio Molinari Presidente SC 3 Manutenzione dei Patrimoni Immobiliari Politecnico di Milano Dipartimento Best La diagnostica degli elementi rotanti a Il gruppo congiunto “Diagnostica su elementi rotanti” è nato nell’ambito delle commissioni tecniche “Manutenzione” e “Vibrazioni” nel 2004. Questo gruppo misto, da allora, opera nell’ambito della commissione “Manutenzione”, con segreteria nella commissione “Vibrazioni” (oggi sottocommissione della commissione “Acustica e vibrazioni”). Scopo del gruppo misto, oltre a quello di interfacciare i lavori della sottocommissione ISO/TC 108/SC 5 “Condition monitoring and diagnostics of machines” era quello di elaborare norme di carattere generale sulla diagnostica di elementi rotanti mediante misura delle vibrazioni. La sua prima attività è stata quella di adottare alcune parti delle norme ISO 10816 “Mechanical vibration – Evaluation of machine vibration by measurements on non-rotating parts, e relativa alla misura di vibrazioni rilevate su parti rotanti, e della ISO 7919 “ Measurement and evaluation of mechanical vibration and shock as applied to machines, vehicles and structures”, relativa alla misura di vibrazioni rilevate su parti non rotanti. 34 U&C n.5 giugno 2011 Per gentile concessione di Ansaldo Energia Foto di rotore di un turboalternatore disposto in “galleria” per le attività di bilanciamento e prova di sovra velocità. La gabbia in rame, di tipo modulare, è raffreddata con acqua demineralizzata e consente di effettuare prove “a caldo” ovvero eccitato con una corrente prossima a quella di targa. In “galleria” vengono anche eseguite tutte le prove elettriche previste per il rotore. Tali norme sono state scritte per fornire: • linee guida per accordi tra costruttore e cliente nelle prove di accettazione del macchinario; • dei criteri per la valutazione delle vibrazioni di macchine in esercizio. Coerentemente con il loro indirizzo, le due norme in questione trascurano l’aspetto diagnostico, di particolare interesse invece ai fini manutentivi. Ai lavori hanno partecipato costruttori di macchinario, fornitori di sistemi di misura e/o sensori speciali, esperti di problemi di manutenzione ed esperti appartenenti al mondo accademico. Generalità Come noto, la diagnostica è parte integrante della manutenzione e alla base della diagno- stica, come elemento fondamentale, c’è il monitoraggio delle vibrazioni, come valore assoluto o come variazioni (trend) rispetto a dei valori iniziali, considerate le “impronte digitali” (finger-prints). Da segnalare che, a volte, monitoraggio e la diagnostica vengono confusi tra loro. Il monitoraggio, spesso arricchito del termine “evoluto”, rappresenta la “lettura”, più o meno complessa, di parametri significativi del funzionamento/comportamento di un qualsiasi componente o di un impianto. La diagnostica è invece il processo che, a fronte di una anomalia, porta a fornire una diagnosi attraverso l’analisi e la correlazione di dati raccolti (“root-analysis”). Semplificando si può dunque dire che il “monitoraggio” è un insieme di strumenti hardware e software (ad esempio i vari “pacchetti”), propedeutici alla diagnostica. cumenti sono per lo più utilizzati da specialisti, che non trovano certamente un ostacolo nella lingua, e che alcuni termini ormai entrati nel gergo comune dei tecnici una volta tradotti, anche con complesse circonlocuzioni, finiscono per “lasciare sul campo”alcuni concetti. Operata questa scelta si è proceduto, dunque, a recepire alcune norme ISO, consapevoli che molte di esse già venivano richiamate dai documenti contrattuali in caso di interlocutori internazionali. UNI ISO 10817-1 “I sistemi di misura delle vibrazioni degli alberi rotanti – Parte 1: Rilevamento relativo ed assoluto delle vibrazioni radiali” UNI ISO 11342 “Vibrazioni meccaniche - Metodi e criteri per il bilanciamento meccanico dei rotori flessibili” UNI ISO 13374-1 “Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine – Elaborazione dei dati, loro trasmissione e presentazione – Parte 1: Linee guida generali” UNI ISO 13374-2 “Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine – Elaborazione dei dati, loro trasmissione e presentazione – Parte 2: Elaborazione dati” UNI ISO 13379 “Monitoraggio e diagnostica dello stato delle macchine – Linee guida generali sulle tecniche d’interpretazione dei dati e per la diagnosi” UNI ISO 13380 “Monitoraggio e diagnostica delle macchine – Linee guida generali sull’uso dei parametri prestazionali” UNI ISO 13381-1 “Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine - Prognostica – Parte 1: Linee guida generali” UNI ISO 18434-1 “Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine – Termografia – Parte 1: Procedure generali” UNI ISO 19499 “ Vibrazioni meccaniche – Bilanciamento – Guida all’uso e applicazione delle norme sul bilanciamento” UNI ISO 22096 “Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine – Emissioni acustiche” UNI ISO 29821-1 ”Monitoraggio dello stato e diagnostica delle macchine - Ultrasuoni - Parte 1: Linee guida generali” I programmi futuri prevedono il recepimento di altre norme relative alle tecniche di monitoraggio/controllo e l’eventuale aggiornamento di quelle aggiornate da ISO, in considerazione del fatto che molte tecniche sono in continua evoluzione. dossier varia o del cattivo funzionamento. Ci sono casi però, come per esempio per le automobili da quando l’elettronica a bordo ha avuto il sopravvento, in cui la diagnostica è eseguita interfacciando l’oggetto alla base delle indagini con un simulatore. Il monitoraggio dello stato di un oggetto e la diagnostica del guasto e/o del cattivo funzionamento dello stesso sono alla base della manutenzione. L’approccio alla manutenzione ha avuto negli anni una evoluzione notevole. Escludendo i casi di intervento per guasto la manutenzione era, una volta, prevalentemente preventiva, ovvero, effettuata ad intervalli di tempo predefiniti. L’impiego di monitoraggio in linea ha portato ad attuare una manutenzione di tipo CBM (“Condition Based Maintenance”), ovvero legata al monitoraggio dello stato del componente. Nel caso di impianti complessi, ad esempio un impianto per la produzione dell’energia elettrica a ciclo combinato, questo tipo di approccio porta ad assoggettare la manutenzione del generatore elettrico ai tempi di manutenzione della turbina a gas. La “fermata” costituisce, infatti, una perdita economica significativa, per la mancata produzione di energia. Un passo ulteriore nell’approccio diagnostico/manutentivo è stato compiuto con la prognostica che è il processo in base al quale, a seguito del monitoraggio dello stato di un componente, con una serie di interventi mirati è possibile allungarne la vita di un tempo predeterminato. L’intervento manutentivo, poi, può essere semplicemente la sostituzione di un pezzo tal quale o la sostituzione di un componente in una versione più moderna, tale da aumentarne le prestazioni. È questo il caso di un impianto per la generazione dell’energia dove molto spesso l’intervento service proposto permette di ottenere rendimenti più elevati o ad impatto ambientale ridotto. a Le norme di riferimento Da quando il gruppo misto “Diagnostica su elementi rotanti” è stato formato, grazie al lavoro del gruppo, sono state recepite da UNI alcune altre norme ISO relative all’argomento in oggetto, oltre a quelle già citate nell’introduzione. Un problema, su cui si è discusso preliminarmente, è stato quello di vedere se procedere alla traduzione almeno di alcune parti delle norme stesse, con l’obiettivo di allargare il numero delle persone potenzialmente in grado di leggere questi documenti. La scelta è caduta infine sull’adozione di documenti in lingua inglese con una breve introduzione/sintesi in italiano. La principale ragione di questa scelta sta nel fatto che questi do- Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Tutti questi aspetti sono trattati da specifiche norme ISO. Il monitoraggio così inteso e l’esecuzione di controlli off-line sia di tipo non distruttivo (NDT) sia distruttivi costituiscono la base del processo interpretativo chiamato diagnostica. A fronte di un guasto o di un funzionamento che si discosti per le performance da quanto previsto a progetto, l’attività diagnostica permette di individuare le cause dell’anomalia. Il processo diagnostico era una volta esclusivo appannaggio degli esperti e non prevedeva nessun tipo di automatismo se non l’uso di opportuni “alberi delle scelte”. Successivamente si è passati a cercare di “cristallizzare” il know-how degli esperti predisponendo dei modelli diagnostici e costruendo dei data base dinamici aggiornati in tempo reale, in grado di archiviare in modo intelligente i dati storici di un componente o di un impianto nonché i dati relativi a “oggetti” della stessa famiglia (“fleet”). Il passaggio dal processo “semi-artigianale” a quello più automatizzato è dovuto, da una parte, alla scarsità degli “esperti” in proporzione al numero degli “oggetti” da esaminare e dall’altra alla grande massa di dati oggi disponibili e alla possibilità di elaborarli in tempi estremamente ridotti, grazie alla potenza enormemente aumentata dei calcolatori (acquisizione ed elaborazione). Il problema del numero dei dati va, comunque, anche oggi non trascurato perché la possibilità praticamente illimitata di acquisire dati può anche diventare un handicap. I dati da acquisire devono essere solo quelli necessari alla gestione di un componente o di un impianto e quelli propedeutici alla diagnostica di un guasto o di un malfunzionamento. Non è corretto, infatti, acquisire dati tanto per acquisirli perché dai troppi dati si può rimanere “schiacciati”. Era questo l’approccio dettato dall’euforia alla quale si erano abbandonati molti tecnici negli anni ’90 nella foga di acquisire un numero di dati sempre maggiore. Ancora oggi, comunque, l’intervento dell’esperto non è del tutto annullato poiché l’intervento umano ha ancora un ruolo nell’interpretazione degli eventi e tutto il know-how del tecnico della manutenzione non è ancora stato tradotto in relazioni matematiche (il cui insieme costituisce il o i modelli matematici). Un esempio tipico di questa affermazione è costituita dall’ispezione visiva che condotta direttamente o tramite fibre ottiche presuppone comunque l’intervento di un esperto. Sembra peraltro strano che questo tipo di esame sia ancor oggi così importante, ma è un fatto certo che, in molti casi, l’ispezione visiva permetta di capire o aiuti a comprendere lo stato di un componente e le ragioni dell’a- Roberto Bottio Segretario del GL 2 Diagnostica degli elementi rotanti, misto tra le commissioni Manutenzione e Acustica e vibrazioni Enzo Tortello Coordinatore del GL 2 Diagnostica degli elementi rotanti U&C n.5 giugno 2011 35 Norma I patrimoni immobiliari Norme di approfondimento La normativa volontaria ha dato un incentivo molto importante al consolidamento e alla diffusione della cultura manutentiva in ambito edilizio, rispondendo in modo molto immediato e dinamico alle esigenze di un settore in costante crescita. In sede UNI, per quanto riguarda l’ambito della manutenzione edilizia, un importante atto è stato - su sollecitazione del CNIM (Comitato Nazionale Italiano per la Manutenzione) - l’istituzione della sottocommissione UNI SC 3 (sottocommissione 3) “Manutenzione dei patrimoni immobiliari” attivata nel febbraio 1995 all’interno della Commissione Manutenzione. Questa Commissione, operante dal 1989 in campo, in origine, solo industriale, vede accanto alla SC 3, la presenza di altre due, antecedenti, sottocommissioni: la sottocommissione UNI SC 1 “Principi generali e terminologia” e la sottocommissione UNI SC 2 “Contrattualistica”. La SC 31 ha rappresentato un luogo di produzione normativa connotato da alcuni obiettivi fondamentali, ossia: • aprire un terreno di dialogo e confronto tra settori industriali ed edilizi per il tramite della cultura normativa, alla ricerca di sinergie e di ambiti di interesse e di mercato intersettoriali; • facilitare il processo di trasferimento dal settore industriale a quello edilizio di criteri e procedure necessari per operare nell’ambito della gestione degli edifici secondo logiche di qualità e di organizzazione del servizio, pur nel rispetto delle specificità di settore e di mercato; • riconoscere all’ambito edilizio la valenza di settore industriale in grado di esprimere operatori dai comportamenti improntati alla efficacia e alla efficienza. All’interno di questo contesto, il sistema di norme UNI prodotte nell’ambito della manutenzione edilizia (vedi tabella 1) persegue l’obiettivo di fornire agli operatori del settore un quadro di riferimento per guidare i comportamenti, per regolare le relazioni e per agevolare il processo di innovazione organizzativa in atto nell’ambito dei servizi di manutenzione dei patrimoni immobiliari. Questo è un obiettivo fondamentale per ambiti, come quelli della manutenzione programmata e dei servizi di gestione, non ancora giunti ad una piena maturazione dei quadri teorici di riferimento e al completo consolidamento delle prassi; per questi con- Manutenzione. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili. UNI 10831-1:1999 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti dichiarati eseguibili ed eseguiti - Struttura, contenuti e livelli della documentazione UNI 10831-2:2001 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Documentazione ed informazioni di base per il servizio di manutenzione da produrre per i progetti dichiarati eseguibili ed eseguiti - Articolazione dei contenuti della documentazione tecnica e unificazione dei tipi di elaborato UNI 10874:2000 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Criteri di stesura dei manuali d'uso e di manutenzione. UNI 10951:2001 Sistemi informativi per la gestione della manutenzione dei patrimoni immobiliari - Linee guida UNI 11136: 2004 Global service per la manutenzione dei patrimoni immobiliari. Lineeguida UNI 11257: 2007 Manutenzione dei patrimoni immobiliari - Criteri per la stesura del piano e del programma di manutenzione a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier Il contributo della normativa volontaria al consolidamento e alla diffusione della cultura manutentiva: il quadro nazionale UNI 10604:1997 36 U&C n.5 giugno 2011 Tabella 1 - La produzione normativa UNI in materia di patrimoni immobiliari testi quindi la normativa UNI rappresenta un fondamentale contributo per la messa a sistema, per la sintesi e per l’unificazione di almeno tre ordini di questioni: • la terminologia. La grande attenzione, che in genere le norme UNI dedicano al chiarimento terminologico, testimonia l’importanza di costituire quadri di concetti condivisi, capaci di uniformare i linguaggi (aspetto importantissimo per esempio in fase contrattuale) di operatori spesso diversi per ambiti di competenza e per matrice culturale2 di provenienza; • le procedure. La chiara definizione dei processi e delle attività necessarie al loro sviluppo è un tipico contributo della normativa UNI, teso a uniformare e rendere sinergici i comportamenti attraverso la definizione di azioni, di ruoli e di modalità di interazione; • le strumentazioni. La definizione dei supporti allo sviluppo dei processi, in termini di finalità, di requisiti e di ambiti di applicazione, rappresenta un importante contributo per consolidare comportamenti comuni e per facilitare le interazioni tra operatori diversi; allo stesso tempo fornisce indicazioni e descrizioni che possono essere assunte nell’elaborazione dei documenti contrattuali. La logica di produzione delle norme, nell’ambito della manutenzione edilizia, si è articolata finora su due livelli, tra loro coordinati (vedi tabella 1): • la realizzazione di una norma-quadro. A questo livello è riconducibile la norma UNI 10604: 1997, che stabilisce alcuni importanti criteri e che individua alcuni temi centrali e le relazioni che li legano. Questa norma, attraverso le tante tematiche che introduce, apre la strada a norme successive e coordinate, finalizzate all’approfondimento; • un sistema di norme di approfondimento che, a partire dai temi individuati e nel rispetto dei criteri generali dettati dalla UNI 10604, fornisce indicazioni riguardanti procedure, strumenti e comportamenti. L’obiettivo è quello di orientare l’impostazione e la gestione di servizi di manutenzione degli immobili. Il quadro internazionale Dal 2002 alcuni membri della sottocommissione 3 operano attivamente nell’ambito dei lavori di normazione internazionale del CEN – all’interno del comitato tecnico TC 319 “maintenance” – portando il contributo e le istanze di un settore, quella della manutenzione edilizia, caratterizzato da alcune peculiarità rispetto alla disciplina della manutenzione. All’interno del TC 319 si è attivato uno specifico gruppo di lavoro (il Working Group 7 “maintenance of buildings”) che si è posto l’obiettivo di individuare la possibilità e l’opportunità di predisporre documenti normativi che inquadrassero il tema della manutenzione in edilizia, portando a livello europeo lo spirito di confronto e di trasferimento tecnologico con altri settori produttivi che ha caratterizzato le attività della sottocommissione 3 all’interno della Commissione Manutenzione dell’UNI. Rispetto a questo obiettivo, il modo di operare adottato ha puntato innanzitutto alla definizione di una norma quadro sul tema della manutenzione edilizia analogamente al metodo di lavoro adottato dalla sottocommissione 3 dell’UNI – e cioè quello di partire da una norma di inquadramento generale della tematica sulla quale innestare poi norme Il mercato del facility management e “patrimoni PA net ” Il contesto dei patrimoni pubblici e del mercato dei servizi di Facility Management In un contesto nazionale così fortemente caratterizzato e condizionato da una sempre più drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione degli enti pubblici, appare non più derogabile l'esigenza di riprogettare la "governance" dei patrimoni immobiliari, urbani e territoriali di proprietà pubblica o di interesse pubblico, considerando questi beni non più come "voci di bilancio" il più delle volte passive ma come vere e proprie "risorse economiche attive". "Risorse", queste, tanto consistenti quanto ancora non adeguatamente conosciute che gli enti pubblici devono essere in grado di mantenere, gestire e valorizzare con criteri manageriali e secondo principi di programmazione, trasparenza, efficienza ed economicità, al fine di conseguire risultati di natura sia economica (come strumento interno di produzione finanziaria autonoma) che sociale (come principale strumento di attuazione delle finalità istituzionali). Un approccio innovativo di tipo “economicopatrimoniale”, che tuttavia appare fortemente incompatibile con le tradizionali e radicate logiche di tipo "amministrativo-burocratico" con cui gli enti pubblici hanno di norma finora "trattato" i propri patrimoni immobiliari, urbani e territoriali e che postula da parte di questi ultimi l'avvio di un processo di graduale ma sostanziale ridefinizione del proprio ruolo, dei propri compiti e delle proprie competenze settoriali. A cominciare da una mirata e "consapevole" azione di governo dei diffusi processi di esternalizzazione che ormai caratterizzano anche l'ambito della gestione e della valorizzazione dei patrimoni immobiliari, urbani e territoriali e che rimandano direttamente ad un nuovo mercato in imponente crescita nel nostro paese: quello dei servizi integrati di Facility Management. Un mercato con il quale necessariamente gli enti pubblici devono confrontarsi ed interagire in un'ottica di partnership pubblico-privato, anche delegando a qualificati soggetti privati le funzioni di gestione prettamente "operativa" dei propri beni immobiliari, urbani e territoriali, ma mantenendo, anzi, potenziando responsabilmente quelle funzioni strategiche di indirizzo, programmazione e controllo dei processi che oggi più che mai devono essere considerate del tutto "inesternalizzabili" e rispetto alle quali gli stessi enti pubblici devono acquisire al più presto dossier stinazione d’uso nel corso della vita utile; • del fatto che la manutenzione in edilizia è strutturata, in termini di ruoli e responsabilità, su numerosi soggetti (proprietà, amministratori, gestori, utenti, …); • della vita di servizio utile particolarmente lunga che può arrivare tranquillamente ad alcuni decenni. Dalla pubblicazione del primo documento sopra citato i lavori del CEN/TC/319/WG7 si sono ulteriormente sviluppati secondo tre direttrici: • il consolidamento del lavoro sviluppato nella prima fase di operatività: nello specifico si è attivato un complesso lavoro di riesame e revisione della CEN/TS 15331 per sottoporla ad approvazione come norma EN. Tale processo ha previsto una inchiesta nei confronti di tutti i membri del CEN che hanno sottoposto una lunga serie di commenti al documento originale che è stato quindi revisionato per tenere conto delle osservazioni dei singoli Paesi e sottoposto a inchiesta pubblica per votarne poi il passaggio allo stato di norma europea a tutti gli effetti; • l’individuazione di nuove aree di interesse per lo sviluppo di ulteriori documenti normativi: diversi argomenti sono stati individuati come potenzialmente interessanti per il settore della manutenzione edilizia a livello europeo; tra i diversi soggetti si richiama quello della valutazione tecnica dell’edificio BCA “building condition assessment” per il corretto progetto della manutenzione (il primo dei temi individuati dalla TS 15331 e cioè la disponibilità di informazioni, definiti nella norma “Basic data and requirements”, per il progetto della manutenzione ); • la strutturazione di relazioni con altri comitati tecnici o gruppi di lavoro a livello europeo (ad esempio il CEN/TC 350 “sustainability of construction works”) e a livello internazionale (ad esempio il sottocomitato tecnico ISO/TC 59/SC 14 “Design life”) per inquadrare il ruolo trasversale della disciplina della manutenzione rispetto a tematiche particolari come la sostenibilità o il life cycle management. Note 1. Sulle attività della sottocommissione UNI SC 3 “Manutenzione dei patrimoni immobiliari” si veda- no i numerosi scritti del suo presidente, prof. Clau- dio Molinari, tra cui: Molinari C., il nuovo quadro di riferimento tecnico-normativo per la manutenzione, in: S. Curcio, a cura di, Manutenzione dei patri- moni immobiliari, Maggioli, Rimini, 1999; Molinari C., “Le attività della Sottocommissione Manutenzione di patrimoni immobiliari della Commissione Manutenzione”, in Unificazione&Certificazione, n.1, gen. 2000; Molinari C., “Norma UNI 10685 e manutenzione di patrimoni immobiliari: un difficile trasferimento” in Unificazione&Certificazione, n.10, nov./dic. 2000; Molinari C., Saggio introduttivo, in Talamo C., Il sistema informativo im- a mobiliare, Esselibri, Napoli, 2003, pp.XXI-IL. 2. Si pensi, nel caso delle attività di manutenzione programma inserite all’interno di servizi integrati di gestione, all’interazione di una cultura manutentiva di origine industriale operante secondo le logiche dell’ingegneria della manutenzione, di una cultura manageriale orientata all’ottimizzazione dei processi e dei servizi e della cultura tecnica legata alla manutenzione sviluppata in ambito edilizio. Claudio Molinari Presidente SC 3 Manutenzione dei Patrimoni Immobiliari Politecnico di Milano - Dipartimento Best Giancarlo Paganin Coordinatore CEN TC 319 WG 7 Politecnico di Milano - Dipartimento Best Cinzia Talamo Coordinatrice GL 11 SC 3 Manutenzione dei patrimoni immobiliari Politecnico di Milano - Dipartimento Best U&C n.5 giugno 2011 Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i che trattano tematiche specifiche e più operative – che ha portato alla pubblicazione, come primo prodotto della sottocommissione, della norma UNI 10604:1997 “Manutenzione”. Criteri di progettazione, gestione e controllo dei servizi di manutenzione di immobili”. Il TC/319/WG7 ha quindi attivato i propri lavori e ha sottoposto all’approvazione di un primo documento, sotto forma di “technical specification”, che permettesse di delineare un quadro generale degli aspetti più significativi nella gestione dei processi di manutenzione edilizia; il risultato di questo lavoro è stato pubblicato nel 2005 con il titolo CEN/TS 15331:2005 “Criteria for design, management and control of maintenance services for buildings”. Nella premessa al documento si sono individuate alcune specificità che possono caratterizzare la manutenzione in edilizia rispetto a quella attuata in altri comparti produttivi; tali specificità – pur nella consapevolezza che i principi generali della manutenzione sono sostanzialmente indipendenti dal campo di applicazione – hanno quindi evidenziato l’opportunità di sviluppare un documento specifico per il settore edilizio che tenesse conto: • della necessità di preservare nel tempo, anche attraverso le attività di manutenzione, il valore del bene edilizio; • della possibilità che l’edificio sia soggetto a modifiche anche sostanziali nella sua de- 37 esperienza, competenza e know how ("timone al pubblico - remi al privato"). In questo contesto, reso ancor più complesso e problematico dalla crisi economica nazionale ed internazionale, il Laboratorio Patrimoni PA net nasce nel 2010 dall'alleanza tra Forum PA e Terotec1 con la duplice finalità di promuovere sul campo: • la diffusione di una cultura e prassi manageriale del programmare e governare "consapevolmente" ed "eticamente" i processi di esternalizzazione dei servizi rivolti ai patrimoni immobiliari, urbani e territoriali pubblici nell'ottica di una "partnership" tra enti pubblici (amministrazioni pubbliche centrali e locali ed enti di interesse pubblico) ed operatori privati (imprese di servizi integrati di Property, Facility & Energy Management, di Global Service, di costruzioni, di finanza e gestione immobiliare, ecc.); • la rappresentazione e la condivisione di istanze e problematiche irrisolte del mercato dei servizi settoriali nell'ottica di un superamento della “forbice” di approcci, comportamenti, interessi, rapporti tra operatori pubblici e operatori privati e di un corretto sviluppo dello stesso mercato "in qualità" e secondo "regole condivise". Rispetto a queste finalità, il Laboratorio Patrimoni PA net intende/ha inteso svolgere un duplice ruolo: • di "motore di saperi", in grado di attivare processi e strumenti innovativi di acquisizione, distribuzione e condivisione di un corredo comune di conoscenze specialistiche per la diffusione e il radicamento di una nuova cultura e prassi del management dei servizi per i patrimoni, così come di una "competitive intelligence" da parte delle committenze pubbliche e delle imprese private; • di "catalizzatore della partnership pubblico-privato", in grado di attivare, indirizzare e presidiare tavoli permanenti di confronto e interfacciamento tra committenze pubbliche e imprese (a livello di singoli soggetti e di associazioni di rappresentanza) per favorire la discussione e la risoluzione dei nodi e dei problemi aperti del mercato, così come la condivisione di "best practice", linee guida, standard e modelli di riferimento. Queste alcune delle iniziative in cui il Laboratorio Patrimoni PA net intende/ha già inteso coinvolgere attivamente gli enti pubblici, le imprese e le rispettive associazioni di rappresentanza: • tavoli di lavoro concretamente orientati al Gli "Stati generali del mercato" e i "Tavoli CommittenzeImprese" Nell'aprile 2010, presso l'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici a Roma, ha avuto luogo l'evento di presentazione del progetto Patrimoni PA net che ha visto la partecipazione degli alti dirigenti di oltre 50 soggetti protagonisti del mercato: associazioni delle PA, PA centrali e locali, associazioni di imprese, imprese, centri di studi e formazione. Nel corso di questi primi "stati generali" del mercato i partecipanti hanno espresso un convinto interesse e un significativo apprezzamento per l'iniziativa ed hanno altresì evidenziato i principali nodi problematici che caratterizzano e condizionano il mercato dei servizi per i patrimoni pubblici. Da questo evento è scaturito un documento di "problem setting" che delinea il quadro problematico che è stato posto come scenario generale di riferimento per il lavoro di Patrimoni PA net. Dal quadro problematico delineato nel documento di "problem setting" sono emerse tre aree strategiche di focalizzazione dell'interesse degli operatori, attorno a cui si addensano le criticità e i nodi del mercato dei servizi per i patrimoni pubblici: • le "regole"; • la "qualificazione"; • le "strumentazioni". Rispetto a queste tre aree prioritarie di interesse per gli operatori, Patrimoni PA net ha individuato nei tavoli di lavoro orientati al "problem solving" lo strumento più idoneo per contribuire congiuntamente - Committenze & Imprese - all'analisi delle problematicità e all'elaborazione di proposte e soluzioni concrete e condivise per affrontare/attenuare/superare tali criticità. In questa direzione Patrimoni PA net ha inteso costituire ed attivare a partire dal novembre 2010 tre specifici "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese": 1. Tavolo "REGOLAMENTAZIONE per il governo del mercato dei servizi" 2. Tavolo "QUALIFICAZIONE per lo sviluppo del mercato dei servizi" 3. Tavolo "STRUMENTAZIONI per il management del mercato dei servizi". Le tematiche caratterizzanti ciascuno dei tre tavoli sono state sviluppate da appositi "gruppi di lavoro" costituiti da qualificati rappresentanti del mondo delle PA, delle imprese e dell'università, guidati da una direzione tecnico-scientifica e da apposite strutture di coordinamento facenti capo - oltre a Terotec e a Forum PA - a tre soggetti-chiave del mercato: • l'AVCP Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici; • l'ITACA Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti - Associazione Federale delle Regioni e delle Province Autonome; • il TAIIS Tavolo Interassociativo delle Imprese dei Servizi. Da novembre 2010 ad aprile 2011 e attraverso un'intensa attività articolata in sessioni ristrette di lavoro, workshop tematici plenari e think tank di approfondimento, le strutture di coordinamento dei tavoli - avvalendosi del supporto di un'apposita piattaforma on line di discussione e condivisione dei materiali (www.patrimonipanet.it) - hanno animato i lavori, indirizzato i contenuti del dibattito e curato la redazione degli output parziali via via prodotti. Gli output finali dei tre Tavoli - opportunamente raccolti e sistematizzati - sono confluiti nel “Libro Verde Patrimoni PA net” che è stato presentato in anteprima al “5° Forum Nazionale sui Patrimoni Pubblici”, nell'ambito di Forum PA 2011 (Roma, maggio 2011). a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier Il Laboratorio Patrimoni PA net: una risposta-proposta innovativa di Forum PA & Terotec "problem solving"; • workshop di formazione/informazione "utile" e immediatamente spendibile; • occasioni di comunicazione, incontro e confronto "fuori dagli schemi"; • eventi e "premi" per conoscere e valorizzare le "best practice" settoriali; • ricerche e studi mirati sull'innovazione e sulla partnership per il mercato dei servizi. 38 U&C n.5 giugno 2011 Il "Libro Verde Patrimoni PA net": finalità e contenuti di uno strumento per le PA e le imprese Il "Libro Verde Patrimoni PA net" è strutturato in tre volumi: 1. le analisi; 2. gli indirizzi e le proposte; Note 1. TEROTEC (www.terotec.it), associazione fondata nel 2002, è il "laboratorio tecnologico-scientifico" di rife- rimento nazionale per la promozione, lo sviluppo e la diffusione della cultura e dell'innovazione nel mer- cato dei servizi integrati di gestione e valorizzazione per i patrimoni immobiliari e urbani. Le attività istitu- zionali di TEROTEC hanno come destinatari tutti i soggetti pubblici e privati che operano e/o hanno interesse in questo nuovo importante mercato. 1. FORUM PA (www.forumpa.it) è una società che promuove l’incontro e il confronto tra Pubbliche Amministrazioni, imprese e cittadini sui temi chiave dell’innovazione attraverso la creazione e l’animazione di community e l’organizzazione di eventi, tavoli di lavoro e giornate di formazione. Nell’ambito delle sue molteplici attività FORUM PA organizza anche la Mostra Convegno che si tiene ogni anno alla Fiera di Roma: nel maggio 2011 si è svolta la XXII edizione. dossier In quanto tale rappresenta per Patrimoni PA net un significativo risultato già conseguito dopo il primo semestre di lavoro e, al tempo stesso, una fondamentale piattaforma condivisa di propulsione per l'ulteriore sviluppo dell'attività dei "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese". Silvano Curcio Coordinatore GL 1 Facility Management della Commissione Manutenzionne Coordinatore GL 11 SC 3 Manutenzione dei Patrimoni immobiliari Presidente TEROTEC Il settore delle pulizie e delle pulizie manutentive I lavori del gruppo 10 nell’ambito dalla SC 3 Manutenzione dei patrimoni immobiliari Nel complesso, il settore delle pulizie esprime un fatturato attorno ai 7 mila milioni di euro, di cui circa un 30% di “pulizie manutentive” intendendosi per tali gli interventi manutentivi di pulizia sugli impianti in ambienti industriali e gli interventi sul costruito con un contenuto manutentivo (per esempio trattamento pavimenti, gestione del verde, ecc.) e non solo igienico/sanitario; un ulteriore 7/8% di tale fatturato complessivo è imputabile a attività più propriamente manutentive, riconducibili alla cosiddetta “piccola manutenzione” per lo più su impianti, idraulici, elettrici ecc. Il comparto, in Italia come in buona parte dei Paesi europei, si è evoluto dalle pulizie verso il “Multiservizi”, inserendo nel proprio core business nuove attività, tra cui molte a contenuto manutentivo. La “svolta”, richiesta dal mercato e cioè dalla domanda, ha avuto un suo momento centrale nel rinnovo del CCNL avvenuto il 25 maggio 2001, nel quale è stato ridisegnato il campo di applicazione e, conseguentemente, l’impianto contrattuale relativo alla classificazione del personale, anche con riferimento a personale operante in servizi propriamente manutentivi, oltre ad altri servizi integrati a contenuto manutentivo. Le attività di pulizia manutentiva sono inserite, per lo più, nell’ambito di contratti di servizio dai contenuti più ampi, per il 60% circa stipulati con committenza pubblica. Peraltro il mercato privato è quello dove sono maggiormente richiesti gli interventi di pulizia manutentiva sugli impianti e le “piccole manutenzioni” sopra indicate, in una logica di servizi integrati/global service. Lo sviluppo del settore delle pulizie/multiservizi ha posto quindi l’esigenza di procedere alla definizione di un adeguato quadro di riferimento a livello di normazione tecnica, con l’obiettivo di promuovere la qualità e la conoscenza delle metodologie di intervento, con particolare riguardo ai profili manutentivi, nell’interesse della committenza pubblica e privata e del sistema delle imprese di servizio e fornitrici di prodotti, macchinari e attrezzature. In questo contesto si colloca il lavoro, avviato prima in via “ufficiosa” e poi in via formale, presso la SC 3 “Manutenzione dei patrimoni immobiliari”, sottocommissione mista tra le Commissioni UNI “Manutenzione” e “Prodotti, processi e sistemi per l’organismo edilizio” per l’elaborazione di una linea guida UNI su “I servizi di pulizia di patrimoni immobiliari orientati alla manutenzione”, volta a definire principalmente la terminologia di riferimento e la classificazione delle diverse attività. Si è pertanto avviato lo studio e la redazione di una normativa quadro di riferimento, lavorando sulle definizioni necessarie, sulla terminologia e sulla classificazione dei sistemi operativi di intervento per diverse tipologie di ambiente, nell’obiettivo di fornire strumenti e criteri di valutazione tecnica, organizzativa ed economica di un servizio di pulizia manutentiva. Il gruppo di lavoro è sostenuto principalmente da FISE ANIP, in rappresentanza delle U&C n.5 giugno 2011 Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i a 3. allegati. I volumi 1 e 2 sono a loro volta strutturati in tre sezioni principali di trattazione tematica relazionate agli argomenti oggetto dell'attività dei "Tavoli di lavoro Committenze-Imprese": • sezione "REGOLAMENTAZIONE per il governo del mercato dei servizi; • sezione "QUALIFICAZIONE per lo sviluppo del mercato dei servizi"; • sezione "STRUMENTAZIONI per il management del mercato dei servizi". Tra le proposte del Libro Verde si segnalano in particolare: • la "mappa" delle criticità del sistema normativo vigente per gli appalti pubblici di servizi; • le indicazioni di natura raccomandativa e/o legislativa per la corretta applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa nelle gare di appalti di servizi; • i parametri di riferimento per l'adozione degli "indici reputazionali" per la qualificazione delle imprese di servizi; • le linee guida tecnico-processuali per gli operatori del mercato dei servizi di "Facility Management Urbano". Il "Libro Verde Patrimoni PA net" (consultabile e scaricabile on line attraverso il sito www.patrimonipanet.it) è posto all'attenzione degli operatori pubblici e privati del mercato come importante strumento tecnico-divulgativo finalizzato a: • mettere a fattor comune e a disposizione delle PA e delle imprese operanti nel mercato il corredo condiviso di analisi e di proposte scaturite dal lavoro dei Tavoli; • diffondere tale corredo analitico e propositivo presso le stesse PA ed imprese per contribuire a migliorarne/razionalizzarne/innovarne i processi e le prassi gestionali adottati sul campo; • favorire la presentazione/segnalazione in particolare degli stessi contenuti propositivi ai soggetti pubblici istituzionalmente preposti a promuoverne/consentirne un possibile recepimento a livello legislativo e normativo nazionale e comunitario. 39 STRUTTURA DEL COMITATO TECNICO CEN TC 319 - COMITATO TECNICO CON SEGRETERIA E PRESIDENZA ITALIANA Argomento Coordinamento Classificazione (non più attivo) Documentazione Contrattualistica Terminologia Qualità (non più attivo) Indicatori (KPI) Patrimoni immobiliari Gestione Italia Spagna Francia Francia Danimarca Italia Italia Svezia Segreteria Spagna/Italia Francia Francia Italia Italia Svezia Situazione: lavori svolti o in corso Lavori conclusi senza pubblicazione di documenti Pubblicata la EN 13460 Pubblicata la EN 13269 EN 13306 in revisione Lavori conclusi senza pubblicazione di documenti Pubblicata la EN 15341 CEN TS 15331 in revisione e in fase di trasformazione in EN In preparazione una specifica tecnica sulla gestione della manutenzione, da proporre in sede internazionale a complemento delle norme sulla fidatezza (Dependability), per quanto riguarda la manutenzione Pubblicato il rapporto tecnico CEN TR 15628. Richiesta di riaprire i lavori per la pubblicazione di una norma europea Lavori iniziati da poco. Registrato a livello CEN un progetto di studio preliminare Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier Gruppo di lavoro (working group) WG1 WG2 WG3 WG4 WG5 WG6 WG7 WG8 WG9 Qualifica del personale Svizzera Svizzera WG10 Manutenzione nell’ambito del “Physical asset management” Finlandia Finlandia imprese di servizio, da AFED/Afidamp, in rappresentanza dei fornitori/produttori, oltre che da rappresentanti della committenza. Giuseppe Gherardelli Coordinatore del GL10 SC3 Manutenzione FISE I trasporti collettivi a La Commissione Manutenzione ha riconosciuto nei trasporti collettivi un settore caratterizzato da una sua peculiare specificità e dove l’attività di manutenzione ha un ruolo decisivo per assicurare regolarità, efficienza ed efficacia del servizio reso al pubblico che rappresenta il prodotto finale di tale attività. La specificità dei trasporti collettivi risiede nella estrema varietà di ambito territoriale, condizioni al contorno, tipologia dei mezzi ed impianti utilizzati, organizzazione a supporto della produzione. Spesso è difficile dare una classificazione dei servizi prodotti, quelle in uso derivando da consuetudini storiche. Le definizioni (tuttora in uso) sono del tipo: servizi urbani, suburbani, interurbani, di linea, ereditate dal regime delle concessioni, ma che non trovano corrispondenza nella realtà come si è evoluta nel nostro paese. Ad esempio per i servizi urbani ci si dovrebbe riferire a collegamenti effettuati nell’ambito dei confini amministrativi di una città. Il termine suburbani dovrebbe applicarsi a quelli che collegano la città con località all’esterno dei confini amministrativi adiacenti alla città stessa. Ma lo sviluppo degli insediamenti e le conseguenti esigenze di mobilità delle persone hanno fatto giustizia di questa distinzione più formale che funzionale. 40 U&C n.5 giugno 2011 Altra caratteristica del servizio di trasporto collettivo è il fatto di essere prodotto da un insieme di aziende diverse tra loro: si passa dalle grandi aziende municipalizzate (o ex municipalizzate secondo le recenti trasformazioni della struttura societaria) che gestiscono più modi e tecnologie di veicoli ed impianti a piccole compagnie locali che gestiscono reti automobilistiche. A tale diversità di dimensioni ed organizzazione corrisponde una pari differenza relativa alla capacità della struttura tecnica di affrontare problematiche di programmazione e controllo anche per l’attività manutentiva. Infine, dopo decenni di regime monopolistico, il settore, sia pure lentamente e con una serie di riserve, si è aperto alla competizione di mercato. Il passaggio di concessioni, l’affidamento dei mezzi a gestori diversi rispetto a quelli storici con contratti temporanei, pone una serie di problematiche del tutto nuove, in particolare la conservazione degli asset (veicoli e impianti) tra il momento dell’affidamento e la riconsegna al termine del contratto. Tanto la situazione in essere, quanto l’attuale evoluzione si stava e si sta verificando in assenza di norme tecniche di riferimento, in particolare per quanto concerne le attività di manutenzione. Si avvertiva la necessità di mettere a disposizione, qualunque fosse la dimensione o l’ambito territoriale di competenza, un insieme di riferimenti certi e certificabili utilizzabili dalle aziende, sia per esigenze interne di programmazione e controllo, sia per confronto (benchmarking) tra aziende diverse. Riconosciuta tale esigenza, la Commissione Manutenzione, ha istituito una apposita sottocommissione 4 (SC 4) conferendole la missione di elaborare norme specifiche per il settore Trasporti Collet- tivi. Tale decisione fu sostenuta anche dalla coscienza che, sebbene la manutenzione rappresenti dal 25 al 35% del budget, nella cultura di molte aziende esso tende ad essere posto in secondo piano o, peggio, ad essere trattato come un mero costo, possibilmente da abbattere e non di un’attività essenziale per la corretta conservazione degli asset, senza contare la sua rilevanza ai fini del servizio reso all’utente finale. La sottocommissione 4 opera sin dalla fine degli anni ‘90. Vi partecipano rappresentanti di aziende di trasporto pubblico di varia dimensione (in generale grandi o medie) ed esperti. La sua attività ha portato all’elaborazione di cinque norme, classificabili in tre filoni. Il primo, a carattere generale, ha inteso trasferire al settore ed alla sua specificità i concetti base di norme già elaborate dalla Commissione Manutenzione. Rientrano in questo filone la norma UNI 11082 pubblicata nel 2003 “Terminologia specifica per il settore trasporti collettivi” e la norma UNI 11134 pubblicata nel 2005 “Indici di manutenzione per il trasporto collettivo”. La UNI 11082 riprende termini e definizioni della UNI EN 13306 (Manutenzione – Terminologia), ne riporta quelli la cui definizione è applicabile senza modifiche, altri invece da aggiungere in quanto ritenuti necessari in relazione alla specificità del settore, oppure inserire note a precisazione del loro contenuto, sempre con riferimento ai trasporti collettivi. L’altra norma – UNI 11134 - che si inserisce nel medesimo filone generale - ha inteso applicare al settore trasporti collettivi i concetti e le definizioni della norma capostipite UNI 10388. La UNI 11134 ha validità generale essendo, in principio, applicabile a qualunque sistema di trasporto collettivo. Con la sua a emanazione si è inteso conseguire l’obiettivo di mettere a disposizione di tutti gli operatori del settore un “lessico” comune, definendo gli indici utilizzabili, come calcolarli, chiarire quale fenomeno essi rappresentano, ovvero quale sintomo tendenziale se ne possa ricavare. L’esposizione degli indici e delle corrispondenti modalità di calcolo poteva anche essere uno stimolo per gli operatori a razionalizzare ed ampliare la propria cultura della manutenzione ai fini del miglior governo dei processi che vi intervengono. La sua utilità è sottolineata dalla possibilità di disporre di un panel di controllo del settore manutenzione, di disporre di dati affidabili per definire un budget o per definire una programmazione a medio – lungo termine, poter effettuare un benchmarking con realtà similari, sostenere procedure di due diligence. Un secondo filone affronta in modo più specifico il medesimo tema degli indici di manutenzione. Una – la UNI 11069 pubblicata nel 2003 – definisce gli indici di manutenzione applicabili a rotabili su gomma impiegati per servizi a fermate frequenti, definizione che tende a superare la storica distinzione tra servizi urbani, suburbani o interurbani. La seconda – UNI 11178 pubblicata nel 2006 – ha come titolo “Guida per l’applicazione della UNI 10388 al settore infrastrutture per trasporti su ferro”. Per la UNI 11069, affrontare il tema ha richiesto la definizione di una serie di parametri ed indicatori che consentissero di equalizzare situazioni eterogenee relativamente alle caratteristiche dell’esercizio e dei rotabili utilizzati per quanto concerne dimensione, tipo di trazione (motorizzazioni endotermiche o elettriche), allestimento. Nel caso della UNI 11178 si è invece dovuto tenere conto della varietà di enti che compon- gono le infrastrutture di un sistema ferroviario che vanno dalle opere civili, binari, impianti di trazione e impianti per la regolazione e controllo del movimento dei convogli. Il terzo filone si discosta dal tema indici per affrontare un’esigenza palesatasi in anni recenti: la valorizzazione dei rotabili. L’esigenza deriva dal fatto che, anche in applicazione delle direttive comunitarie europee, il Trasporto Pubblico Locale (TPL) recede da condizioni monopolistiche nella gestione del servizio. L’apertura del mercato e l’assegnazione delle concessioni implicano il subentro di altre imprese concorrenti, quindi la necessità di valutare il parco veicoli del cedente, sia per la valorizzazione dei trasferimenti al nuovo gestore, sia per la determinazione delle sue prestazioni in fase di gestione del contratto. La definizione di norme che possano costituire un linea guida per la valorizzazione dei rotabili (la parte essenziale degli asset oggetto di un trasferimento di gestione) deriva dalla mancanza di un mercato dal quale osservare un numero di transazioni sufficientemente esteso, dal quale si possano trarre indicazioni affidabili del valore. Se il mercato è frammentario nel caso degli autobus, si può dire inesistente nel caso dei filobus e dei veicoli su rotaia. La sottocommissione ha affrontato questo tema definendo la norma UNI 11282 pubblicata nel 2008 ed applicabile ai veicoli su gomma (autobus e filobus). La norma consente di stimare l’andamento del valore del veicolo (o di classi omogenee di veicoli per modello e costruttore all’interno della flotta) in funzione della vita tecnica assegnata, dello stress cui è sottoposto in esercizio e dello stato di conservazione. Il criterio di stima adottato ha dunque un’evidente correlazione con la manutenzione e costituisce anche U&C n.5 giugno 2011 dossier Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i un utile strumento per determinare lo stato di obsolescenza dei veicoli, nonché come strumento di controllo delle prestazioni del gestore. Mira pertanto ad una valutazione dinamica dello stato di conservazione del veicolo e capacità di sostenere la missione che gli viene affidata, più che a sostituirsi al mercato per la determinazione di un corrispettivo economico in caso di vendita. Con una medesima impostazione, la sottocommissione 4 ha iniziato l’elaborazione di una norma applicabile ai veicoli ferroviari. Al momento ne ha elaborato una prima bozza. In questo caso si dovrà affrontare la difficoltà costituita dalle particolari caratteristiche di questa classe di veicoli. Si tratta infatti di oggetti generalmente costruiti on demand. Infatti, ogni azienda tende ad emanare proprie specifiche, derivandone modelli esclusivi, difficilmente replicabili per altre commesse. Una seconda caratteristica peculiare è il lungo ciclo di vita, raramente inferiore a 30 anni, nel cui arco si applicano interventi di revisione che rinnovano il veicolo. In questo modo l’obsolescenza funzionale prevale sull’obsolescenza tecnica vera e propria. Entrambe spiegano la non rintracciabilità di un mercato al quale riferirsi per definire un “prezzo” dei veicoli quindi un riferimento certificabile per calcolarne il valore. Tutte le norme pubblicate hanno come riferimento base la norma UNI 10388 quanto a definizione generale degli indici di manutenzione, norma sostituita dalla UNI EN 15341. È pertanto in corso l’aggiornamento delle norme pubblicate per renderle coerenti con la nuova norma. L’aggiornamento è anche occasione per una “manutenzione” delle norme stesse, per migliorarne definizioni ed estenderne l’applicabilità. Mentre è in corso tale aggiornamento, l’evoluzione del settore trasporti collettivi pone all’attenzione nuovi temi. L’apertura al mercato che sta alla base dell’elaborazione delle due norme sulla valorizzazione dei veicoli, si manifesta anche con affidamenti del servizio di manutenzione, vuoi per scorporo (spin – off) delle unità operative a costituire entità autonome, ovvero per affidamento a terzi, qui compresa l’eventualità di contratti di nolo o di leasing operativo. I temi, fondamentalmente sono due: l’impostazione di un contratto di service e l’attività di auditing della manutenzione, entrambe possibile oggetto di norme dedicate e che tengano conto delle specificità del settore. Un contratto di service di manutenzione per veicoli dovrebbe rispondere ad una serie di regole a partire dalla tipologia del contratto: se si tratti di semplice outsourcing di alcune attività (ad esempio riparazione o revisione di determinati complessivi), full service (as- 41 a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier sunzione di tutte le attività di manutenzione) o global service, quest’ultimo da intendersi come tutte le operazioni finalizzate a mettere a disposizione il veicolo pronto per l’immissione in servizio. Il passo successivo sta nella definizione delle “regole” che devono disciplinare il rapporto tra l’assuntore del servizio di manutenzione ed il committente, necessità non derogabile dove il committente mantenga la proprietà della flotta. Dette regole dovrebbero articolarsi in una parte generale a contenuto prevalentemente amministrativo ed una parte più specificatamente tecnica come piani di manutenzione, requisiti prestazionali e vincoli nell’utilizzo dei materiali. Ad una serie di allegati dovrebbe essere demandato il compito di descrivere l’oggetto del contratto, in particolare i veicoli ed il loro stato al momento del trasferimento. In questo senso una norma sui contratti di service di manutenzione dovrebbe assumere la UNI 11282 (valorizzazione di una flotta di rotabili su gomma) e quella in preparazione sui veicoli ferroviari come parte essenziale del rapporto assuntore – committente. Corollario essenziale per la gestione di un contratto di service, ma anche per monitorare l’efficacia dei processi di manutenzione in una azienda integrata, è l’attività di audit, sia come definizione delle regole che ne regolano i processi e le risultanze, sia come definizione dei requisiti professionali e modalità di formazione degli operatori (auditors) che ne sono incaricati. Anche questo è un tema oggetto di una possibile estensione delle norme dedicate al settore trasporti collettivi sempre tenendo conto della sua specificità. Con questi ulteriori sviluppi si intende mettere a disposizione degli operatori un corpo di norme che, oltre a definire linee guida per governare i processi relativi alla manutenzione o elaborare parametri direttamente correlati con la stessa (come la valorizzazione dei rotabili), intendono promuovere una “cultura” della manutenzione che non sempre è patrimonio degli addetti al settore, come la definizione di una politica della manutenzione, la misurazione dei livelli di efficienza ed efficacia, la certificazione di tutto quanto connesso con tale attività. Ne hanno coscienza soprattutto coloro che si sono trovati nella necessità di implementare sistemi informativi a supporto della manutenzione per scoprire lacune anche vistose nella documentazione di supporto, parte residente in carte non sistematicamente organizzate e conservate, parte ancora residente nella sola memoria storica dei suoi operatori. Giovanni Rovere Presidente SC 4 Manutenzione 42 U&C n.5 giugno 2011 Rotore di turbina a vapore durante il piazzamento in “cella” per le attività di bilanciamento a velocità intermedie e la prova finale di sovra velocità. Per motivi di potenza impegnata ed integrità delle pale, nella cella è praticato il vuoto. Per gentile concessione di Ansaldo Energia La manutenzione preventiva per la sicurezza dei lavoratori e la protezione dell’ambiente La manutenzione di un bene impegna i manutentori e i vertici aziendali nella definizione delle strategie e delle politiche da adottare. Particolare attenzione va posta se l’item è un bene critico, un’entità critica, che la norma UNI 10366:2007 definisce “Bene che per vincoli tecnici, economici o legislativi (sicurezza, salvaguardia della salute e dell’ambiente, produzione, qualità, ecc.) richiede piani di manutenzione, cure e interventi adeguati”. È necessario quindi definire per un bene (componente, macchina, apparecchiatura, impianto, immobile, infrastruttura, ecc.) il piano di manutenzione che sia coerente con la tipicità del bene e con i piani di gestione aziendale. L’attività di manutenzione richiede un progetto, a breve e a medio termine, che tenga conto della legislazione vigente, con particolare riguardo alla salvaguardia della sicurezza e della salute dei lavoratori e alla protezione dell’ambiente. Gli amministratori sono inoltre tenuti a garantire il valore dei beni loro affidati e che “gli stessi siano mantenuti o riportati in uno stato in cui possano eseguire la funzione richiesta”. (da definizione di Manutenzione CEN/UNI) Un notevole aiuto per la definizione del progetto di manutenzione è dato dalle norme UNI sulla manutenzione. Notiamo, come riportato nel D. Lgs. 81/2008 e successive modificazioni, che le norme tecniche o specifiche tecniche, di cui le norme UNI fanno parte, sono quelle approvate e pubblicate da un’organizzazione internazionale, da un organismo europeo o da un organismo nazionale di normazione, la cui osservanza non è obbligatoria. Pur non essendo obbligatorie, le norme UNI sulla manutenzione sono un bagaglio di conoscenze e di esperienze, unico nel genere, che a ragione integrano il D. Lgs 81, sopra citato. A nostro parere dette norme possono essere sostituite da norme di pari valore di altri paesi o da progetti specifici e con adeguato supporto scientifico. Diversamente si rischia di gestire la manutenzione di un bene in maniera inadeguata alla sua missione. Può derivarne una disponibilità incerta e fonte di rischi per la sicurezza dei lavoratori e per l’ambiente. La norma che aiuta a fare un buon progetto di manutenzione è la predetta norma UNI 10366:2007. È uno strumento di facile consultazione che può dare al responsabile di manutenzione e al responsabile del bene le indicazioni e gli strumenti utili alla definizione delle strategie e del progetto. Particolare attenzione occorre porre per la definizione dei beni critici. Gli elementi discriminanti in questa fase di selezione, in ordine di priorità, sono: • la sicurezza delle persone in caso di guasto; • gli effetti sull'ambiente in caso di guasto; • le disposizioni legislative in materia di controlli periodici e di collaudi; • la disponibilità richiesta al bene dai piani di produzione; • l’esistenza di beni di riserva (ridondanza); • la possibilità di alternative al flusso produttivo (flessibilità della struttura, impiantistica); • l’effetto sulla qualità del prodotto; • l’effetto sul maggiore danneggiamento e/o Attraverso l’indispensabile analisi dei processi implementati dall’Organizzazione manutentiva è possibile definire uno standard di prestazioni attese dal personale tecnico coinvolto, al fine di ottimizzare le attività di processo manutentivo in termini di efficienza, di efficacia, quindi di soddisfazione del cliente, interno e/o esterno, e di redditività. È possibile mettere in relazione le prestazioni attese dal personale con le competenze di cui deve disporre. Un’organizzazione manutentiva non può pertanto prescindere dal dotarsi di una struttura formativa con il compito di gestire il knowhow necessario al business e mantenerne la disponibilità sempre allineata alle esigenze competitive. • miglioramento dei servizi e maggiore soddisfazione dei clienti, • minore necessità di indagini e di successivi interventi di adeguamento. In particolare, le attività manutentive che per loro natura espongono il personale di manutenzione ad ampi rischi per la salute e la sicurezza, richiedono una formazione puntuale e continua che permetta di prevenire il rischio alla fonte cioè attraverso un comportamento consapevole dello stesso manutentore. Questa esigenza è interpretata efficacemente dalla recente normativa relativa alla sicurezza sul lavoro, D. Lgs. 81/2008 e succ. mod., la quale oltre ad obbligare il datore di lavoro ad adeguare gli ambienti di lavoro ai fini della sicurezza, impone un’istruzione puntuale del personale, fissando delle sanzioni amministrative e/o penali in caso di inadempimento. Il presupposto infatti è che l’agire sulle infrastrutture, sui processi e sulle condizioni di lavoro del personale di manutenzione, al fine della prevenzione del rischio, permette di migliorare sicuramente le condizioni di sicurezza degli operatori, ma la sicurezza intrinseca dei processi manutentivi è legata direttamente anche all’adeguatezza delle competenze tecnico-operative dei manutentori, le quali devono essere acquisite da essi in maniera strutturata ed adeguata al contesto in cui operano, attraverso una formazione specifica. dossier Formazione e sicurezza nei trasporti ferroviari a Francesco Cangialosi Presidente Commissione Manutenzione Formazione e sicurezza I cambiamenti legati ai mutamenti normativi e legislativi relativi alla sicurezza dei mezzi, delle infrastrutture, degli operatori, dei passeggeri e delle merci hanno prodotto esigenze formative ed organizzative che impattano sulle diverse categorie di operatori connessi al mondo dei trasporti. La sicurezza dei trasporti dipende dal livello di affidabilità tecnologica dei mezzi e delle infrastrutture, dai processi di gestione operativa e dalla gestione della sicurezza e salute dei lavoratori. La gestione dei rischi per i lavoratori nei trasporti stradali, ferroviari, aerei e per vie navigabili deve tener conto delle varie tipologie di lavori, di rischi esistenti e della combinazione specifica dei rischi stessi: rischi ergonomici, fonti di stress legate all'organizzazione del lavoro, rumori, sostanze pericolose, vibrazioni, orari di lavoro inconsueti, lontananza da casa e da una sede fissa di lavoro, inadeguatezza delle strutture, complessità della situazione di lavoro, fattori che costituiscono un'ardua sfida in termini di controllo e di prevenzione dei rischi. Le misure di gestione dei rischi possono tuttavia essere efficaci se tengono conto del modo in cui le aziende funzionano nella realtà, delle caratteristiche dei lavoratori, del modo in cui svolgono la loro attività e se questi sono attivamente coinvolti nei processi. Sono molti i vantaggi che derivano da una responsabile gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro, indipendentemente dalle dimensioni delle imprese, come per esempio: • riduzione del numero di giorni lavorativi persi a causa di infortuni, • riduzioni dei danni a veicoli, apparecchiature, viaggiatori e/o merci, • personale più motivato, Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i indisponibilità del bene. Un progetto di manutenzione ben fatto può determinare dei costi che possono mettere in crisi gli amministratori. Esige, innanzitutto, una struttura d’ingegneria di manutenzione e gli strumenti informatici per la gestione di tutte le informazioni necessarie. Gli amministratori di un’azienda, infatti, sono spesso costretti ad approvare un budget di manutenzione particolarmente contenuto, che li porta a preferire, in particolare per gli item non soggetti a ispezioni per legge, politiche di manutenzione a guasto, che nell’immediato possono fare risparmiare, ma che, a breve termine, possono dare luogo ad eventi tragici e a notevoli danni economici, in luogo di politiche di manutenzione preventiva, nelle sue varie accezioni. Gli incidenti, che preferiamo non elencare, dovuti a manutenzione non adeguata, ne sono una tragica testimonianza. Ricordiamo tuttavia che una commissione ispettiva governativa responsabile dell’estensione dell’utilizzo della centrale di Fukushima, ha scritto nel suo rapporto che “i responsabili di manutenzione sono inadeguati (al compito) e la qualità delle ispezioni è carente”. La manutenzione di ogni bene deve quindi tener conto delle caratteristiche, dell’utilizzo e del rischio relativo. I mezzi di trasporto, ad esempio, richiedono dei piani di manutenzione che garantiscano la sicurezza delle persone trasportate e di quanti possano interferire nel loro percorso, comprese le abitazioni e i luoghi pubblici. La revisione biennale delle automobili è una forma di manutenzione preventiva obbligatoria, perché impone ispezioni e controlli sui loro organi di segnalazione, di sicurezza e di protezione dell’ambiente. Le leggi e normative cogenti quali: • Direttiva 2006/42/CE (macchine) - D. Lgs 27 gennaio 2010, n° 17; • Direttiva 82/501/CEE (Seveso 1) - Direttiva 96/82/CE ("Seveso 2") - DPR 175/88; • DM n. 37 del 22 gennaio 2008 del Ministero dello Sviluppo Economico che riordina le disposizioni in materia di attività di installazione degli impianti all’interno degli edifici. Questo DM sostituisce la legge 46/90; • Direttiva 97/23/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio - del 29 maggio 1997 in materia di attrezzature a pressione - D. Lgs. 93/2000. richiedono ispezioni, controlli ed interventi di manutenzione preventiva necessari per assicurare che i beni regolati da queste normative siano in grado di funzionare nel rispetto della sicurezza dei lavoratori e della protezione dell’ambiente. La gestione delle competenze Riguardo ai rischi relativi alla sicurezza dei trasporti e non considerando il livello di affidabilità tecnologica dei mezzi, delle infrastrutture e della qualità dei processi operativi, si può sostenere che essi sono direttamente legati anche alla qualità dell’operato dei manutentori e che la qualità degli interventi manutentivi è direttamente legata al livello di competenza del personale. È necessario evitare quindi che personale con competenze non certificate effettui la manutenzione su elementi, sia delle infrastrutture sia dei mezzi di trasporto, che se mal gestiti possono compromettere il funzionamento degli stessi e anche la sicurezza del personale viaggiante, dei passeggeri e delle merci. A tal fine sarebbe auspicabile che gli enti o le aziende che operano nella manutenzione dei trasporti, si dotassero di un modello di gestione delle competenze del proprio personale che porti a processarne lo sviluppo attraverso percorsi formativi che conducano ad una certificazione riconosciuta da organismi a carattere nazionale i quali, monitorando i cambiamenti legati alle innovazioni tecnologiche, organizzative, di mercato e i mutamenti normativi, indicano i gap formativi che impattano sull’adeguatezza delle professionalità, forniU&C n.5 giugno 2011 43 scono le linee guida per le attività formative da realizzare e vigilano infine sull’efficacia e la serietà dei percorsi formativi attivati. Il settore, attraverso l’opera dell’Agenzia Nazionale della Sicurezza Ferroviaria (ANSF) è l’unico nel mondo del trasporto che sta cominciando a darsi delle regole certe per la formazione sull’esecuzione delle attività che riguardano la sicurezza e tra queste delle attività manutentive. Le attività di sicurezza sono: • formazione dei treni; • accompagnamento dei treni; • verifica del materiale rotabile; • gestione della circolazione; • manutenzione dei rotabili; • manutenzione dell’infrastruttura. Tra i documenti principali (alcuni già emessi formalmente con decreto, altri in fase di discussione e validazione) si ricordano: • decreto ANSF 14/2009 Concerne le norme per il riconoscimento degli istruttori e degli esaminatori del personale che svolge attività di sicurezza, in particolare la manutenzione dei rotabili e la manutenzione delle infrastrutture. Il decreto afferma che la formazione in aula, la formazione pratica e la successiva verifica o esame delle competenze devono essere svolte da istruttori ed esaminatori riconosciuti da ANSF, in possesso quindi di requisiti precisi e cogenti, accertati da apposita valutazione. • linee guida per il riconoscimento dei Centri di formazione Il documento descrive in modo dettagliato ed esaustivo le procedure, i requisiti necessari ed i documenti da produrre per ottenere il riconoscimento di un centro di formazione che eroga servizi di formazione rivolti al personale che svolge attività di sicurezza nel settore del trasporto ferroviario e quindi specificatamente anche attività manutentive. È la prima volta che in maniera esplicita si riconosce che la formazione del settore può essere svolta non solo dalle imprese ferroviarie, dal gestore della infrastruttura e dai Costruttori, ma anche da enti professionali specifici. Ai centri di formazione è riconosciuta la possibilità di erogare formazione sia di base che specifica, con l’ausilio di istruttori come definito nel decreto 14/2009 e sulla base di programmi benestariati da ANSF. • Schema di decreto riguardante le “norme per il rilascio di abilitazioni al personale che svolge attività di sicurezza” Il decreto in fase di emissione definisce i requisiti professionali (competenze), le modalità per la qualificazione (accertamento delle a Manutenzione: attività e rilancio Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i dossier Cosa succede nel settore ferroviario 44 U&C n.5 giugno 2011 Altra immagine di rotore di turbina a gas durante il piazzamento in “cella” per le attività di bilanciamento a velocità intermedie e la prova finale di sovra velocità. Per motivi di potenza impegnata ed integrità delle pale, nella cella è praticato il vuoto. Per gentile concessione di Ansaldo Energia. competenze) e le modalità per il rilascio ed il mantenimento delle competenze stesse e delle successive abilitazioni. La normativa in preparazione prevede: a) la definizione dei requisiti dei candidati; b) gli obblighi della struttura che eroga la formazione; c) la definizione dei requisiti dei programmi di formazione (che devono prevedere moduli teorici e moduli pratici); d) la verifica tramite esame di apposita commissione dell’acquisizione dei requisiti professionali previsti (qualificazione del personale). Si sono quindi individuati per il settore ferroviario i seguenti passaggi principali: a) formazione da parte di struttura riconosciuta; b) qualificazione da parte di apposita commissione riconosciuta; c) abilitazione del datore di lavoro. Non verrà richiesta la certificazione di ente terzo delle competenze, se non per quanto riguarda le certificazioni già esistenti, saldatura e prove non distruttive. Questo ulteriore passaggio è per ora considerato non indispensabile anche se raccomandato. In alcuni Paesi europei inizia a diventare prassi comune la richiesta della certificazione da parte dei gestori della manutenzione. Nelle more della preparazione del decreto alcune imprese ferroviarie hanno predisposto una normativa transitoria che prevede, da parte di chi eroga il servizio di manutenzione, almeno la certificazione di ente terzo del Sistema di Gestione delle Competenze (SGC), cioè del sistema di cui si devono dotare i fornitori di manutenzione per dimostrare che il personale impiegato nell’attività manutentiva ha i requisiti (competenze) necessari e cioè che il sistema assicuri: • l’acquisizione delle competenze necessarie per l’esecuzione delle attività previste; • la verifica del possesso delle competenze; • l’aggiornamento delle competenze. Conclusione Siamo quindi di fronte ad una strada in parte già tracciata che dovrebbe portare il settore ad un deciso salto di qualità. La formazione in generale e per le attività di sicurezza in particolare (attività che comunque per la parte manutentiva riguardano almeno l’80% del rotabile) si pone come punto fondamentale per l’evoluzione del manutentore e del sistema manutentivo. Diventa pertanto indispensabile poter reperire le risorse necessarie per la formazione, dando concreta attuazione all’impostazione dell’attività manutentiva come rapporto tra un cliente (l’esercizio) e un fornitore di servizi di manutenzione. Questo obiettivo, se implica per un verso che il cliente deve vedere la manutenzione (l’organizzazione manutentiva) come un effettivo fornitore di servizi, impone d’altro canto che il manutentore si deve comportare come un “imprenditore” cioè come un soggetto attivo del rapporto e non più passivo come è stato fino ad ora. Rocco Armento Studio Armento Bruno Sasso Membro della commissione Manutenzione e della SC 4 Manutenzione AIMAN, ALISER a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i I rischi della corrente elettrica sul corpo umano Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli di Cristina Timò ca un ruolo importante, a tensione più alte (come a 230 V) con la perforazione della pelle, l’impedenza totale Zt praticamente coincide con quella interna Zi. Nella tabella di Fig. 1, tratta dalla norma CEI 64, fasc. 4985R “Effetti della corrente attraverso il corpo umano”, è riportato l’andamento della Zt al variare della tensione di contatto per fasce di popolazione, considerando il percorso di corrente mano-mano o mano piede ed in condizione di pelle asciutta. Ciò premesso quando il corpo o parte di esso viene attraversato da una corrente elettrica “estranea”, si creano degli effetti che a seconda dell’intensità, della durata e della zona interessata possono essere pericolosi per la stessa vita. L’elettrofisiologia, che studia tali effetti, ne individua alcuni tra i più rischiosi: • tetanizzazione, che consiste nella contrazione dei muscoli, cosa che porta alla difficoltà di staccarsi dalla parte in tensione a cui si è venuti in contatto; • ustione nella zona del corpo venuta a contatto con la corrente elettrica e causata dal suo passaggio; • arresto respiratorio dovuto dalla paralisi dalla parte del sistema nervoso che controlla l’attività respiratoria; • fibrillazione ventricolare che consiste nell’alterazione della contrazione dei muscoli cardiaci. L’effetto della “fibrillazione ventricolare” è sicuramente tra i più pericolosi visto che viene compromessa la funzione fondamentale del cuore, quella di “pompare” il sangue nel circuito arterioso. Una caratteristica che lo rende particolarmente pericoloso, è che la fibrillazione può essere irreversibile, cioè anche se il passaggio di corrente elettrica viene a cessare, il cuore continua a comportarsi in maniera del tutto anomala, il conseguente mancato afflusso di sangue, se prolungato, porta alla sofferenza e al danneggiamento dei centri nervosi celebrali, il rischio di morte può essere elevato. In presenza di tale evento il pronto uso di un apposito apparato chiamato “defibrillatore”, di regola in dotazione ai servizi di soccorso (118), è in grado di riportare il cuore a lavorare con il suo ritmo corretto; in mancanza di un defibrillatore, il massaggio cardiaco eseguito da persona esperta può risolvere la situazione. Come già accennato, in caso di folgorazione gli effetti che si possono originare dipendono non solo dalla corrente che attraversa il corpo quindi, secondo la legge di Ohm, dal valore della tensione cui si viene in contatto (nelle prese installate nelle nostre abitazioni è di 230 Volt alternati), e dal valore di Zt, ma anche dal percorso che si instaura nel corpo, cioè tra la zona di contatto ed il punto del corpo in cui la corrente si scarica a terra; la figura 2 ne illustra tre esempi. In effetti i possibili percorsi sono una dozzina, la figura 3 (Norma CEI 64 già citata) li indica riportando per ognuno di essi l’impedenza come percentuale di quella relativa al percorso mano-mano. I valori tra parentesi indicano sempre il valore dell’impedenza riferendosi però ai percorsi tra le due mani e la specifica parte del corpo. Ad ogni percorso è attribuito un “fattore” che ne fornisce il livello di pericolosità, ovviamente i percorsi che interessano la regione cardiaca sono quelli a più alto rischio, nella tabella di figura 4 sono riportati i valori del fattore di percorso in relazione ai punti di ingresso e uscita della corrente. Il diagramma di figura 5, tratto ancora dalla norma CEI 64, mostra per il percorso “mano-mano” il livello di pericolo in funzione della corrente che attraversa il corpo e la durata del fenomeno. Nel diagramma sono evidenziate quattro zone in funzione sia del valore della corrente sia del tempo durante il quale la stessa attraversa il corpo; per ognuna di queste si presentano fenomeni fisiologici diversi: Zona 1: nessun effetto; Zona 2: normalmente non si presentano fenomeni di rischio; a parecchi decenni l’attività normativa tecnica e quella legislativa sono impegnate nel definire regole e prescrizioni per la sicurezza sia delle apparecchiature, che degli impianti elettrici; negli anni ciò ha portato ad una maggiore consapevolezza tra la popolazione delle possibili conseguenze derivanti dalla così detta “scossa elettrica”, anche se pochi, anche tra gli operatori del settore, sono a conoscenza dei complessi meccanismi che intervengono in presenza di folgorazione e che, nei casi estremi, possono condurre alla morte del soggetto coinvolto. Che il funzionamento del nostro corpo sia legato a fenomeni elettrici era conosciuto già dalla metà del 1700: lo testimoniano gli esperimenti con le rane di Galvani. Le cellule che costituiscono il nostro organismo sono di fatto dei minuscoli generatori di elettricità, ciascuno con un potenziale di 70 mV; in aggiunta il nostro sistema nervoso è assimilabile ad una fitta rete di conduttori che trasmettono gli impulsi elettrici indispensabili al funzionamento dei vari organi. I fenomeni fisiologici, che si generano al momento del ”contatto” con un corpo conduttore in tensione, dipendono in larga misura dall’intensità e dalla durata della corrente: a tale riguardo va considerato che il corpo umano non può essere considerato una semplice resistenza, ma piuttosto una impedenza per la presenza di elementi di natura capacitiva. In particolare l’impedenza totale del corpo Zt può essere considerata come la somma di due impedenze, quella della pelle Zp, il cui valore è variabile dipendendo da diversi fattori quali: la tensione di contatto, la superficie del contatto, la pressione esercitata, la frequenza, la durata della corrente, il grado di umidità e la temperatura della pelle stessa; quella interna del corpo Zi che è di natura eminentemente resistiva e che dipende soprattutto dal percorso della corrente. Zt = Zp + Zi Mentre per valori di tensione bassi (<50 V) l’impedenza della pelle gio- D Tensione di contatto Volt a 25 50 75 100 125 220 700 1.000 valore asintotico Valori dell’impedenza Zt in Ω Che non sono superati dal 5% 50% della popolazione 1.750 3.250 1.450 2.625 1.250 2.200 1.200 1.875 1.125 1.625 1.000 1.350 750 1.100 700 1.050 650 750 95% 6.100 4.375 3.500 3.200 2.875 2.125 1.550 1.500 850 Figura 1: Andamento della Zt al variare della tensione di contatto 46 U&C n.5 giugno 2011 possibile la fibrillazione ventricolare. Sono queste le ragioni che portarono alla fine dell’800 negli Stati Uniti alla grossa disputa tra due giganti dell’elettrotecnica: Thomas Edison e Nikolas Tesla. Il primo, che aveva costruito a New York una centrale elettrica in continua sosteneva, non senza ragioni, la maggiore sicurezza di quest’ultima; il secondo con l’appoggio di George Westinghouse, la maggiore flessibilità e quindi la maggiore economicità di quella alternata, soprattutto per il trasporto della corrente su lunghi percorsi (possibilità di elevare la tensione con i trasformatori e ridurre così, a parità di potenza trasferita, la corrente causa principale delle perdite). Queste dispute, molto accese, anche per i forti interessi economici che sottintendevano, ci mostrano comunque che il problema della sicurezza elettrica, anche ai primordi dell’elettrotecnologia, non erano sottovalutati. A tale riguardo, come nota storica si riporta un passo tratto dal “Trattato elementare di Elettricità e Magnetismo” del prof. R. Finzi edito a Milano nel 1892. Il passo che fa riferimento a sperimentazioni su animali recita: “L’effetto delle correnti variabili varia con la legge di variazione; assumiamo come forma più regolare e comparabile, le correnti alternate sinusoidali; l’effetto trofico e immediato è un aumento degli scambi respiratori che può giungere al 25 per 100 anche prima che sorgano contrazioni muscolari; con l’aumentare dell’intensità della corrente, si hanno contrazioni muscolari, e questo tetano elettrico produce la morte apparente dell’animale per cessazione della respirazione”. A quell’epoca esisteva l’erronea convinzione che le correnti continue invece non fossero particolarmente dannose, tanto che lo stesso Finzi ci dice che “l’effetto delle correnti continue è solo l’elettrolisi interstiziale dei tessuti, con trasporto degli ioni e forse con aumento delle secrezioni cellulari. La morte non può essere prodotta da correnti costanti che se queste sono eccezionalmente intense, si da produrre una distruzione elettrolitica o una coagulazione termica delle fibre”. La disputa di fatto si concluse nel giro di pochi anni, come sappiamo, con la vittoria della corrente alternata: già nel 1893, in occasione della fiera mondiale di Chicago, l’illuminazione fu infatti realizzata in corrente alternata ed affidata alla Westinghouse. A conclusione degli effetti della corrente elettrica, diamo un accenno a quelli dovuti a correnti aventi frequenza superiore a 100Hz, anche se qui le applicazioni risultano alquanto limitate, e quindi i dati sperimentali sono scarsi: un esempio è l’alimentazione all’interno degli aerei realizzata a 400 Hz. Come il lettore avrà già intuito, il rischio aumenta con l’aumentare della frequenza: fra l’altro con l’aumentare della frequenza l’impedenza della pelle diventa trascurabile, peggiorando la situazione. Le norme definiscono un “Fattore di frequenza” Ff, quale rapporto tra la corrente di soglia (considerando gli effetti fisiologici alla frequenza f) e la corrente di soglia a 50/60 Hz. Il diagramma di figura 7 ne mostra l’andamento fino a 1000 Hz. Tutte queste ricerche, condotte con molta accuratezza a livello mondiale dalla IEC (International Electrotechnical Commission), con la partecipazione dei vari Comitati nazionali, tra cui per l’Italia il CEI, a PERCORSO DELLA CORRENTE Fattore di percorso Mano Sx – piede Sx, piede Dx o piedi 1,0 Due mani - piedi 1,0 Mano Sx – mano Dx 0,4 Mano Dx – piede Sx, piede Dx o piedi 0,8 Schiena – mano Dx 0,3 Schiena – mano Sx 0,7 Torace – mano Dx 1,3 Torace mano Sx 1,5 Glutei – mano Sx, mano Dx o entrambe le mani 0,7 Figura 4 - Valori del fattore di percorso U&C n.5 giugno 2011 I rischi della corrente sul corpo Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Zona 3: contrazioni muscolari, possibili difficoltà respiratorie, gli eventuali fenomeni che interessano il cuore sono reversibili; Zona 4: fenomeni di fibrillazione cardiaca con arresto del cuore, possibili ustioni. A risultati diversi portano gli studi e le statistiche relativi agli infortuni causati dalla corrente continua: qui i rischi sono sensibilmente minori non tanto perché le applicazioni in corrente continua sono di gran lunga inferiori, ma soprattutto in Figura 3: Valori dell’impedenza quanto la soglia di fibrillazione risulta più alta ed è più facile il rilascio delle parti cui si viene in contatto. La norma definisce un fattore K di “equivalenza tra corrente continua e corrente alternata”, fissato un valore di corrente in alternata che procura fibrillazione, K indica quale corrente in continua produce lo stesso effetto. Tale fattore è stato fissato in 3,75, cioè è necessaria una corrente continua di circa quattro volte superiore a quella alternata per portare a fibrillazione il cuore. In pratica fino a 300 mA si generano fenomeni di tipo reversibile (sen- articoli Figura 2: Percorsi della corrente nel corpo umano sazioni di calore, ustioni, vertigini aritmie cardiache, perdita di conoscenza). In figura 6 è riportato il digramma corrente continua/durata del passaggio, equivalente a quello gia descritto per l’alternata; la Zona 4 si riferisce ancora all’area per cui è 47 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i articoli I rischi della corrente sul corpo Figura 5: Pericolosità del percorso “mano-mano” non sono fini a se stessi, ma essenziali per definire i requisiti di protezione delle persone, adulti e bambini, e sono utili in particolare per fissare le regole di progettazione degli apparati, come gli “Interruttori differenziali” chiamati ad interrompere l’alimentazione degli impianti elettrici nel caso in cui si verifichi l’eventualità che una persona entri in contatto con una parte in tensione. L’interruttore differenziale interrompe infatti la corrente in modo automatico quando viene rilevata una corrente verso terra superiore ad un dato valore di taratura: tale corrente indicata con Idn viene chiamata “corrente differenziale nominale di intervento”. Sul mercato si possono trovare interruttori differenziali con diversi valori di Idn: 10 mA – 30 mA – 100 mA – 300 mA – 500 mA, a seconda se sono ad alta sensibilità e destinati ad applicazioni in ambito civile oppure industriale. La corrente si genera quando una persona entra accidentalmente in contatto con una parte in tensione, per esempio a causa di una deficienza dell’isolamento elettrico di un elettrodomestico. La norma CEI 64-8/4 riguardante gli “Impianti utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua - Parte 4: Prescrizioni di sicurezza”, all’articolo 412.5.1 “Protezione addizionale mediante interruttori differenziali”, recita: “l’uso di interruttori differenziali con corrente differenziale di intervento non superiore a 30 mA, pur permettendo di eliminare gran parte dei rischi dovuti ai contatti diretti, non è riconosciuto quale misura di protezione completa contro questi contatti, anche perché non permette di evitare gli infortuni, d’altronde molto rari, provocati dal contatto simultaneo con due parti attive del circuito protetto che si trovino a potenziali differenti”. Pur con la cautela contenuta nella CEI 64/8, l’interruttore differenziale viene considerato dal Decreto 37/2008 (sostituivo della Legge 46/90), che regolamenta la sicurezza degli impianti, un mezzo idoneo ai fini Figura 6: Diagramma corrente continua / durata del passaggio della sicurezza, per quanto concerne gli immobili ad uso abitativo realizzati prima del marzo 1990, come mezzo essenziale per rispondere ai requisiti di sicurezza richiesti dal decreto stesso. Infatti, al comma 3 dell’articolo 6, riguardante la “Realizzazione ed installazione degli impianti”, stabilisce che gli stessi siano conformi quando “dotati di sezionamento e protezione contro le sovracorrenti posti all’origine dell’impianto, di protezione contro i contatti diretti, di protezione contro i contatti indiretti o protezione con interruttore differenziale avente corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA”. Gli interruttori differenziali sono regolamentate da alcune norme specifiche, tra cui la CEI EN 61008-1. Qui vengono fissati i valori massimi dei tempi di intervento: 0,3 sec. - 0,15 sec. - 0,04 sec. rispettivamente per valori di Idn pari a 1Idn - 2 Idn - 5 Idn; come si può controllare andando nel diagramma di figura 7 per tali valori si rimane sempre al di fuori della zona ad alto rischio. Negli interruttori differenziali viene altresì fissato un valore di corrente differenziale di “non intervento”, pari alla metà di quella di intervento, lo scopo è quello di evitare che possa essere tolta alimentazione in modo intempestivo a causa di basse correnti di dispersione. Da ricordare che la presenza su tale dispositivi di un pulsante di prova atto a provarne la funzionalità nel tempo (tasto “T”), viene raccomandato di azionarlo almeno un paio di volte l’anno, tale operazione ovviamente interrompe l’erogazione di energia elettrica, pertanto sarà necessario successivamente ripristinarla agendo sull’apposita levetta. In considerazione del ruolo rilevante che svolgono per la sicurezza degli impianti elettrici, la quasi totalità degli interruttori differenziali presenti sul mercato sono certificati sulla base delle norme specifiche emesse dal CEI con prove dettagliate e severe; tali prove sono condotte da Organismi terzi: in Italia lMQ rilascia l’omonimo marchio a garanzia che le apparecchiature sono conformi alle norme e quindi “realizzate a regola d’arte”. a Cristina Timò Direttore tecnico CEI THE RISKS OF ELECTROCUTION ON THE HUMAN BODY The standardization bodies have always focused their activities on defining standards in which the safety aspects play the principal role: in particular, electrical devices, equipment and systems must be safe for all its users, especially those that are not specifically informed. The knowledge of the risks of electrocution and of its mechanisms is fundamental as a starting point for all electrical safety considerations. Figura 7: Andamento del fattore di frequenza 48 U&C n.5 giugno 2011 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i gati alla scelta, all’installazione ed al mantenimento di un moderno sistema di controllo automatico delle emissioni gassose. Il corso sarà quindi un valido supporto per coloro che installano, gestiscono e controllano sistemi di monitoraggio delle emissioni gassose come laboratori di analisi, gestori di impianti termici industriali. Il corso "Come soddisfare i requisiti della nuova direttiva macchine 2006/42/CE” si propone invece di fornire una conoscenza di base sui requisiti della nuova Direttiva macchine 2006/42/CE, una delle disposizioni legislative che maggiormente ha contribuito ad incrementare la sicurezza dei lavoratori, fornendo prescrizioni per la progettazione e costruzione di macchine in grado di minimizzare i rischi derivanti dal loro utilizzo. Durante la giornata saranno anche analizzati gli adempimenti da essa richiesti e le responsabilità dei vari soggetti coinvolti (progettisti, fabbricanti, venditori, utilizzatori). Infatti la conoscenza dei requisiti della nuova direttiva è un fattore essenziale per la progettazione e realizzazione di macchine conformi alle disposizioni comunitarie e per assicurarne la libera circolazione delle stesse nel territorio dell'Unione Europea. Nell’ambito della sicurezza troviamo anche la giornata dedicata "Centrali termiche di potenza > 35 kw: manutenzione e compilazione dell'allegato F" nel corso della quale vengono illustrate non solo le norme tecniche ma anche le leggi e le delibere che regolano i collaudi, la manutenzione e le verifiche delle centrali termiche a gas. Sono anche esaminate le problematiche tecnico operative legate allo svolgimento dell’attività di manutenzione negli impianti termici e gli obblighi relativi al miglioramento della sicurezza. Sempre attuale, anche se sono ormai passati diversi anni dal recepimento della Direttiva 97/23/CE in materia di attrezzature in pressione è il “corso base” sulla Direttiva PED che permette una formazione completa a coloro che devono affrontare le problematiche relative all’applicazione di tale Direttiva, che impone la marcatura CE ad una vasta gamma di a cura delle aree Formazione UNI e CEI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i rubriche Formazione Qualità, direttiva macchine, attrezzature a pressione … i prossimi corsi UNI a Con la pubblicazione della nuova edizione della UNI EN ISO 9001 continua la fase di evoluzione dei sistemi di gestione per la qualità. Tale edizione, sebbene non introduca nuovi requisiti, né modifichi quelli già esistenti, risulta migliorata in quanto chiarisce il significato di alcuni sistemi di gestione per la qualità di problematica applicazione favorendo, allo stesso tempo, un’attuazione più moderna. Tra i chiarimenti introdotti si evidenziano, ad esempio, quelli relativi al mercato nel quale opera l’organizzazione ed ai rischi ad esso associati, all’applicazione del termine “prodotto”, ai processi affidati all’esterno, alla gestione delle risorse umane, alle attività successive alla consegna, al corretto inquadramento delle attività di verifica, di riesame e di validazione della progettazione, ai processi speciali, alla determinazione delle apparecchiature di monitoraggio e misurazione che devono essere tenute sotto controllo, alle modalità di monitoraggio della soddisfazione del cliente. La nuova norma, quindi, fornisce l’occasione per rivedere criticamente l’interpretazione applicativa dei requisiti della UNI EN ISO 9001 e per valutare le eventuali modifiche da introdurre nei sistemi di gestione per la qualità delle organizzazioni. Il corso “I sistemi di gestione per la qualità secondo la UNI EN ISO 9001:2008”, rivolto a dirigenti, responsabili qualità, addetti alla gestione dei sistemi qualità nei vari settori merceologici e a tutti coloro che intendono migliorare la propria professionalità, mette in evidenza gli elementi di “modernità” della nuova edizione della UNI EN ISO 9001 e, attraverso l’analisi dei requisiti delle prescrizioni, offre spunti di miglioramen- 50 U&C n.5 giugno 2011 to per il sistema di gestione per la qualità. Il controllo delle emissioni gassose riveste un importanza fondamentale nella vita degli impianti termici industriali in quanto un’eventuale difformità alle prescrizioni può comportare ripercussioni molto decise. Punto di partenza fondamentale per capire la nuova e complessa struttura normativa relativa al monitoraggio delle emissioni gassose è sicuramente la norma UNI EN 14181:2005, che specifica le procedure per stabilire i livelli di assicurazione della qualità (QAL) per i sistemi di misurazione automatici (AMS) installati su impianti industriali atti alla determinazione della composizione e degli altri parametri degli effluenti gassosi. Questa norma è propedeutica alla comprensione delle altre numerose norme del settore e offre le chiavi di lettura necessarie per adempiere alle richieste delle Direttive europee. Il corso che viene proposto dal Centro Formazione UNI “Emissioni da sorgente fissa: assicurazione della qualità dei sistemi di misurazione automatici” si pone quindi l’obiettivo di illustrare la norma UNI EN 14181:2005 nella sua complessa articolazione e le sue ripercussioni sugli aspetti pratici leCORSI DI FORMAZIONE UNI LUGLIO 2011 Sistemi di Gestione per la Qualità secondo la UNI EN ISO 9001 Emissioni da Sorgente Fissa: Assicurazione della Qualità dei Sistemi di Misurazione Automatici secondo la norma UNI EN 14181:2005 Responsabilità sociale UNI ISO 26000 - Corso base Come soddisfare i requisiti della Direttiva macchine 2006/42/CE Centrali Termiche di Potenza 35Kw: manutenzione e compilazione dell’allegato F Applicazione della direttiva PED in materia di attrezzature a pressione Corso base Roma 4-5 luglio Milano 5 luglio Roma 7 luglio Milano 11 luglio Milano 7 luglio Milano 8 luglio Milano 12 luglio Data 08-09/09/2011 Città Milano - CEI 12-14/09/2011 13/09/2011 13-15/09/2011 Milano - CEI Milano - CEI Roma - Ambra Palace Hotel Udine - Centro Convegni Palazzo delle Professioni Milano - CEI 60335 0-15 Descrizione Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza Progettazione degli impianti elettrici a bassa tensione La verifica degli impianti di messa a terra alimentati con tensioni fino a 1000V Progettazione esecutiva dell'equipaggiamento elettrico delle macchine: normativa ed esempi pratici Apparecchi elettromedicali: prescrizioni generali per la sicurezza fondamentale e le prestazioni essenziali NORMA CEI 62-5 - 3A ED Lavori in prossimità di impianti elettrici e Lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza Impianti fotovoltaici collegati alle reti elettriche in BT e MT: progettazione e realizzazione Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare - Norma CEI EN 60335-1 Manutenzione di cabine elettriche MT/BT del cliente finale 60950 Sicurezza delle apparecchiature per la tecnologia dell’informazione – Norma CEI EN 60950-1 23/09/2011 11-27 CAVI BT Lavori in prossimità di impianti elettrici e lavori elettrici sotto tensione in BT e fuori tensione in 26-27/09/2011 AT e BT in conformità al Testo Unico sulla Sicurezza 27/09/2011 Scelta e dimensionamento delle condutture in cavo BT QuadriBT I quadri elettrici di bassa tensione EMC La Direttiva EMC 2004/108/CE: dichiarazione di conformità e criteri di progettazione e di verifica 28-29/09/2011 per apparati, sistemi e impianti 28-30/09/2011 Connessione di Utenti attivi e passivi alle reti MT ed AT delle imprese distributrici di energia Corso 11-27 PROIMP 0-14 44-5 62-5 Mod. A 11-27 15-16/09/2011 19-22/09/2011 20-21/09/2011 Milano - CEI Roma - Ambra Palace Hotel Milano - CEI Roma - Ambra Palace Hotel Lancenigo di Villorba (TV) - Treviso Tecnologia Milano - CEI 0-16 prodotti. Il corso “PED - Applicazione della direttiva PED 97/23/CE in materia di attrezzature a pressione - Corso base si propone di affrontare gli aspetti più critici delle Direttive “Nuovo Approccio e Approccio Globale quali, ad esempio le responsabilità delle parti coinvolte (costruttore, fornitori di materiali, organismo notificato, organismi di controllo) e presenta supporti a disposizione (norme tecniche di riferimento, interpretazioni della Commissione Europea, Guida Blu). Per ulteriori informazioni relativamente ai corsi organizzati del Centro Formazione UNI si consiglia di consultare il sito: http://www.uni.com/ Efficienza e risparmio energetico a L’efficienza ed il risparmio energetico sono temi prioritari che la società moderna non può eludere. A livello mondiale i fattori che condizionano il settore energetico sono vari, l’aumento della popolazione, il miglioramento degli standard di vita con un conseguente aumento della domanda energetica e le emissioni di CO2. Ciascun Paese, partendo da queste considerazioni di carattere generale, ha l’importante missione di sviluppare una cultura orientata sull’efficienza e sul risparmio. Questa consa- 22-23/09/2011 22/09/2011 27-28/09/2011 pevolezza implica la formazione di tecnici e progettisti che, sensibili a queste tematiche, organizzino il proprio lavoro ed operino per la propria crescita professionale verso questa nuova fonte di business. In quest’ottica CEI propone un corso di formazione sul risparmio e l’efficienza energetica. Il corso, che si basa sulla guida CEI 205-18, relativa all’impiego dei sistemi di automazione negli edifici finalizzato al risparmio energetico, si pone l’obiettivo di sviluppare le tematiche relative al settore. All’inizio vengono illustrate le leggi e le norme di riferimento, successivamente i docenti mostrano ai discenti la classificazione delle funzioni di automazione degli impianti tecnici degli edifici e la specifica dei requisiti minimi, al fine di identificarne le prestazioni connesse al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni in conformità alla Direttiva Europea EPBD 2002/91/EC . a cura delle aree Formazione UNI e CEI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i 82-25 11-27 14/09/2011 rubriche CORSI CEI SETTEMBRE 2011 Lancenigo di Villorba (TV) - Treviso Tecnologia Torino - Hotel Genova Best Western Vicenza - Risorse in Crescita SCARL Milano - CEI A conclusione, verranno mostrati due esempi applicativi, uno in un edificio ad uso residenziale e un secondo nel terziario. I destinatari sono i costruttori degli apparecchi, i progettisti, gli installatori, gli enti pubblici o gli ispettori preposti alla diagnosi energetica dei sistemi di automazione degli impianti. I relatori sono esperti del settore, abilitati dal CEI e riconosciuti idonei alla docenza per il corso in oggetto. Ad ogni partecipante verrà consegnata, come dotazione personale, la dispensa con i contributi dei relatori e una copia della Guida CEI 205-18. La prima edizione del corso è prevista il giorno 5 ottobre 2011 a Milano, presso la sede CEI di via Saccardo 9. Per visionare il calendario completo di tutti i corsi CEI e avere ulteriori informazioni è possibile consultare il sito CEI (www.ceiweb.it) alla voce “CEI Formazione”. ■ U&C n.5 giugno 2011 51 rubriche Vita quotidiana Al di là delle diverse correnti di pensiero e della valutazione più o meno positiva che si può dare a questo fenomeno, è ormai un dato di fatto che il numero degli interventi di chirurgia estetica, in particolare negli ultimi anni, è cresciuto in modo esponenziale. La voglia di apparire giovani il più a lungo possibile interessa sempre più persone che si affidano al bisturi per migliorare la propria immagine e la propria percezione di sé. Nonostante questo trend in forte crescita, molti Stati membri non hanno ancora messo in atto leggi adeguate o norme per garantire che questi servizi chirurgici vengano forniti in un ambiente sicuro e i consumatori non sono sempre pienamente consapevoli dei rischi associati a questo tipo di interventi. Conseguentemente si avverte una crescente esigenza di migliorare questi servizi per poter offrire maggiori garanzie ai pazienti che si sottopongono a tali interventi. Per questo in ambito CEN, circa un anno fa, è stato costituito il Project Committee CEN/TC 403 “Aesthetic surgery services” per lo studio di norme europee dedicate a questo delicato settore. In questo momento il nuovo organo tecnico sta lavorando per definire un progetto di norma che prende in considerazione i requisiti degli ambienti nei quali si pratica la chirurgia estetica, quindi ambulatori e sale operatorie ad eccezione degli ambienti gestiti dal Servizio Sanitario Nazionale. Particolare attenzione viene posta all’individuazione degli aspetti etici, che devono rientrare nell’ambito della norma e che riguardano essenzialmente le modalità con le quali questi interventi vengono proposti presso il pubblico tenendo presente che si tratta di una sfera molto delicata che attiene la salute delle persone. L’impatto della futura norma sul mercato potrà essere estremamente significativo. In questo specifico settore, infatti, le norme europee possono fornire un reale valore aggiunto in quanto possono aiutare i consumatori ad effettuare scelte più consapevoli creando un quadro di regole comuni per tutti fornitori di servizi chirurgici estetici, andando ad integra- a a cura della Comunicazione UNI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Chirurgia estetica…. la norma ti fa bella La norma, che specifica i requisiti di sicurezza e i metodi di prova per simulatori di corsa (meglio conosciuti come tappeti da corsa o tapis roulant), è a complemento dei requisiti generali di sicurezza riportati nella UNI EN 957-1, con la quale deve essere letta congiuntamente. La UNI EN 957-6, che sostituisce la vecchia edizione del 2003, è applicabile alle attrezzature di allenamento trascinate da un motore o manuali, che si compongono di una superficie d’esercizio sulla quale è possibile camminare o correre. Nella norma vengono trattati aspetti quali gli elementi di trasmissione e le parti rotabili, le caratteristiche dell’arresto di sicurezza, la stabilità, la resistenza, i corrimano, la superficie calpestabile, l’accelerazione, la sicurezza elettrica, ecc.. I metodi di prova riguardano tutti gli elementi che compongono l’attrezzatura di allenamento: la trasmissione e le parti rotanti, il controllo della temperatura, l’arresto di sicurezza e gli attuatori, la stabilità, l’accelerazione, il dispositivo per la rilevazione del battito cardiaco, l’accuratezza dei dati (tempo/velocità/distanza) e molti altri. La norma UNI EN 957 “Attrezzatura fissa di allenamento” è composta dalle seguenti parti: • Parte 1: Requisiti generali di sicurezza e metodi di prova; • Parte 2: Attrezzatura di allenamento alla resistenza, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 4: Panche di allenamento alla resistenza, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 5: Biciclette fisse per l'esercizio e attrezzature di allenamento per la parte superiore del corpo, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 7: Vogatori, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 8: Stepper, scalatori e simulatori di scalata - Requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 9: Attrezzi ellittici d'allenamento, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova; • Parte 10: Biciclette per l'esercizio con una ruota fissa o senza ruota libera, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova. ■ 52 U&C n.5 giugno 2011 re la legislazione esistente o colmando gli eventuali “vuoti legislativi” per i quali non esistono leggi o norme. Queste norme potranno inoltre contribuire all’applicazione della Comunicazione della Commissione europea COM (2008) 836 sulla sicurezza dei pazienti. L’attività normativa europea è seguita a livello nazionale dalla Commissione Tecnologie Biomediche e Diagnostiche dell’UNI. Attrezzature per allenamento… in forma per l’estate! La nuova edizione della UNI EN 957-6 “Attrezzatura fissa di allenamento - Parte 6: Simulatori di corsa, requisiti addizionali specifici di sicurezza e metodi di prova”, elaborata dal comitato europeo CEN/TC 136 “Sports, playground and other recreational facilities and equipment”, è stata recentemente recepita a livello nazionale dalla commissione “Impianti ed attrezzi sportivi e ricreativi” dell’UNI. a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Serie ISO 9000: il CD-Rom a Tutte le norme della serie ISO 9000 sui sistemi di gestione per la qualità e della serie ISO 10000 sulle tecniche di supporto alla gestione per la qualità? Sono disponibili, raccolte in un unico CD-Rom aggiornato al 31 marzo 2011. Il prodotto elettronico, edito dall’UNI, appartiene alla collana “Gestione d’impresa” (Serie “Qualità”) e si impone come uno strumento di aggiornamento e di consultazione particolarmente studiato per le aziende che intendono applicare la norma ISO 9001 ed eventualmente certificarsi, per i consulenti che supportano tali aziende in questo percorso, per gli organismi di certificazione, per i professionisti della qualità che necessitano di specifici strumenti normativi e informativi al fine di svolgere al meglio la propria attività. Il CD-Rom contiene le norme relative alla definizione dei principi, dei modelli e delle linee guida per un sistema di gestione per la qualità, nonché varie linee guida per l'applicazione della gestione per la qualità a processi definiti e per la corretta applicazione di singoli requisiti del sistema. Di particolare Luoghi con pericolo di esplosione: tutte le norme in due volumi Il CEI ha pubblicato l’edizione aggiornata della raccolta in due volumi: “Norme CEI per luoghi con pericolo di esplosione”. La raccolta, si compone di 2 volumi: • Norme CEI per luoghi con pericolo di esplosione - Vol. I: classificazione Classificazione dei luoghi pericolosi per la presenza di gas, vapori e nebbie infiammabili o polveri combustibili • Norme CEI per luoghi con pericolo di esplosione - Vol. II: impianti Impianti elettrici nei luoghi pericolosi per la presenza di gas, vapori e nebbie in- a cura della Comunicazione UNI e CEI Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i interesse sono le norme contenenti le linee guida settoriali per l'applicazione della norma UNI EN ISO 9001 in campi specifici. Tra le novità dell’edizione 2011 si segnala la nuova UNI/TR 11217:2010 (“Sistemi di gestione per la qualità - Linee guida per l'applicazione della UNI EN ISO 9001:2008 nelle amministrazioni locali”): si tratta di un rapporto tecnico che corrisponde al documento ISO noto come "IWA 4" (International Workshop Agreement 4), elaborato specificatamente per offrire alle amministrazioni locali un approccio coerente alla gestione per la qualità. Esso infatti "traduce" il linguaggio tecnico della UNI EN ISO 9001 in linguaggio più divulgativo, utile per coloro che a vario titolo operano nelle amministrazioni locali. Un'altra novità riguarda la recente UNI ISO/TS 10004, pubblicata nel febbraio di quest’anno, che ha per oggetto il monitoraggio e la misurazione della soddisfazione del cliente. Questa specifica tecnica, disponibile in lingua italiana, fornisce una guida nella definizione e nella attuazione pratica di tali processi di monitoraggio e misurazione. Si tratta di un documento normativo applicabile da parte di qualsiasi tipo di organizzazione indipendentemente dalle sue dimensioni e dal prodotto o servizio fornito. L’edizione 2011 del CD-Rom contiene complessivamente 48 norme, di cui 9 in lingua inglese. rubriche Recensioni fiammabili o polveri combustibili. Il primo volume (Classificazione) raccoglie le Norme CEI EN e le Guide CEI riguardanti la classificazione dei luoghi dove si possono formare atmosfere esplosive ed è integrato da testi di leggi, decreti nazionali e Direttive Comunitarie. Nel dettaglio, il volume contiene i testi integrali dei seguenti documenti: norma CEI EN 60079-10-1:2010, guida CEI 31-35:2007 + variante 1:2009, guida CEI 31-35/A:2007 + variante 1:2010, norma CEI EN 60079-10-2:2010, guida CEI 31-56:2007. Allegato al volume, in omaggio, il CD-ROM DustEx (Versione 1.0) - Elenco e caratteristiche chimico-fisiche delle polveri combustibili che contiene i dati di oltre 4.000 polveri combustibili. Il secondo volume (Impianti) raccoglie le norme CEI EN riguardanti l'esecuzione degli impianti elettrici e la loro relativa verifica installati nei luoghi dove si possono formare atmosfere esplosive, integrato da testi di leggi, decreti nazionali e Direttive Comunitarie. In particolare, il volume contiene i testi integrali e aggiornati delle seguenti norme: CEI EN 60079-14:2010, CEI EN 60079-17:2008, CEI EN 61241-14:2006. I volumi sono acquistabili, presso tutti i punti vendita CEI e on line su CEI WebStore, separatamente (vol. I € 210/€ 168 per i Soci – vol. II € 155/€ 124 per i Soci), oppure assieme al prezzo di copertina di € 310 (€ 248 per i Soci). Per informazioni: [email protected] ■ U&C n.5 giugno 2011 55 FOCUSnorma rubriche In questo numero di U&C presentiamo come principali novità dell’attività normativa le installazioni fisse antincendio, le piattaforme di lavoro mobili ele- UNI CEN/TS 14816 Installazioni fisse antincendio - Sistemi spray ad acqua - Progettazione, installazione e manutenzione Giugno 2011 (versione italiana) Commissione “Protezione attiva contro gli incendi” UNI La specifica tecnica definisce i requisiti e fornisce le raccomandazioni sulla progettazione, installazione e manutenzione dei sistemi fissi a diluvio ad acqua destinati all'installazione all'interno od all'esterno di edifici civili e industriali. I requisiti e le raccomandazioni della specifica tecnica sono anche applicabili a estensioni, riparazioni o altre modifiche apportate a un impianto esistente. La norma è principalmente rivolta ai progettisti, ma anche alle imprese di costruzione, di installazione, di manutenzione e alle PA. La norma fornisce un ulteriore strumento a disposizione degli operatori della sicurezza antincendio nell’ambito della scelta del sistema di estinzione incendi più adeguato UNI 10779, UNI 11292, UNI EN 12845, Serie UNI EN 12259 DM 37/08 ■ NORMA UNI EN 998 (serie) Specifiche per malte per opere murarie Giugno 2011 Commissione “Cemento, malte, calcestruzzi e cemento armato” UNI La serie si applica a malte per intonaci interni ed esterni a base di leganti inorganici prodotte in fabbrica per l'utilizzo in pareti, soffitti, colonne e partizioni. Contiene definizioni e requisiti prestazionali finali. Non si applica alle malte aventi come legante principale il solfato di calcio. La serie è principalmente rivolta ai produttori, ma anche a progettisti e a imprese di costruzione. Le serie fornisce anche i criteri per la marcatura CE delle malte per opere murarie ai sensi della direttiva 89/106 sui prodotti da costruzione, in regime volontario (cioè in coesistenza con i vigenti regolamenti nazionali) dal 01/06/2011. UNI EN 1015 (serie) sui metodi di prova Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i NORMA vabili, le specifiche per malte per opere murarie e i sistemi di conversione fotovoltaica dell’energia solare. a cura delle Aree Tecniche UNI e CEI TITOLO PUBBLICAZIONE OT COMPETENTE SOMMARIO A CHI SI RIVOLGE IL VALORE AGGIUNTO ALTRE NORME CORRELATE IL QUADRO LEGISLATIVO NORMA TITOLO PUBBLICAZIONE OT COMPETENTE SOMMARIO a A CHI SI RIVOLGE UNI ISO 18893 Piattaforme di lavoro mobili elevabili - Principi di sicurezza, ispezione, manutenzione e funzionamento 09/06/2011 Apparecchi di sollevamento e relativi accessori La norma si applica a tutte le piattaforme di lavoro mobili elevabili volte a movimentare persone, attrezzi e materiali e costituite almeno da una piattaforma di lavoro con comandi, una struttura estensibile e un telaio. La legislazione vigente richiede al datore di lavoro di formare i lavoratori addetti all’utilizzo di attrezzature che necessitano conoscenze particolari in relazione ai loro rischi specifici. La norma intende contribuire a prevenire lesioni personali, danni a proprietà e incidenti causati da non appropriati azionamenti. Norme sulla formazione degli operatori delle gru, tipo UNI ISO 18878:2011, e quelle sul manuale di guida, tipo UNI ISO 9928-2:2011 D.Lgs. 81/2008 “Attuazione dell'articolo 1 della legge 308-, n°123, in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” ■ IL VALORE AGGIUNTO ALTRE NORME CORRELATE IL QUADRO LEGISLATIVO 56 U&C n.5 giugno 2011 TITOLO PUBBLICAZIONE OT COMPETENTE SOMMARIO A CHI SI RIVOLGE IL VALORE AGGIUNTO ALTRE NORME CORRELATE IL QUADRO LEGISLATIVO NORMA TITOLO PUBBLICAZIONE OT COMPETENTE SOMMARIO A CHI SI RIVOLGE IL VALORE AGGIUNTO ALTRE NORME Dpr 246/93, DM 14/01/2008 “Norme Tecniche per le Costruzioni” ■ CEI CLC/TS 61836 (CEI 82-39) Sistemi di conversione fotovoltaica dell’energia solare – Terminologia, definizioni e simboli 01/05/2011 CT 82 - Sistemi di conversione fotovoltaica dell'energia solare La suddetta specifica tecnica contiene termini, definizioni e simboli letterali utilizzati nelle norme nazionali ed internazionali riferite al settore fotovoltaico. Queste sono state armonizzate con la serie IEC 60050 (vocabolario elettrotecnico internazionale) e altri documenti IEC. È in corso di completamento la traduzione del testo in italiano. Progettisti, installatori, costruttori Completa il quadro normativo per il settore del fotovoltaico Guida CEI 82-25 CORRELATE IL QUADRO LEGISLATIVO DM 37/08, Decreto 5 maggio 2011, D.Lgs. 3 marzo 2011, n.28 ■ a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i NORME Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i CEI, UNI calizzata La presente sezione è fo sulla pubblicazione delle norme UNI e CEI. e ISO e IEC Relativamente alle norm k che rimandano segnaliamo i seguenti lin ioni: alle più recenti pubblicaz norme ISO: www.iso.org/iso/search.htm norme IEC: http://webstore.iec.ch a TUTTENORME le GIUGNO 2011 NORME CEI DATA TITOLO LINGUA DI PREZZO DI PUBBLICAZIONE LISTINO (€) ORGANO TECNICO: CT 2 - MACCHINE ROTANTI CEI CLC/TS 60034-31 2011-05 Macchine elettriche rotanti - Parte 31: Selezione di motori EN/IT 133,00 CEI 2-44 energeticamente efficienti comprese le applicazioni a velocità variabile - Guida all'impiego. 48 pagine Fasc. 11292 E ORGANO TECNICO: CT 3/16 - STRUTTURE DELLE INFORMAZIONI, DOCUMENTAZIONI, SEGNI GRAFICI, E CONTRASSEGNI E ALTRE IDENTIFICAZIONI CEI EN 61360-1 2011-05 Tipi normalizzati di elementi di dati con schema di EN/IT 180,00 CEI 3-40 classificazione per componenti elettrici Parte 1: Definizioni - Principi e metodi. 92 pagine Fasc. 11281 E ORGANO TECNICO: CT 8/28 - ASPETTI DI SISTEMA PER LA FORNITURA DI ENERGIA ELETTRICA CEI EN 50160 2011-05 Caratteristiche della tensione fornita dalle reti pubbliche di EI 55,00 CEI 8-9 distribuzione dell’energia elettrica. 74 pagine Fasc. 11266 ORGANO TECNICO: CT 13 - APPARECCHI PER LA MISURA DELL'ENERGIA ELETTRICA E PER IL CONTROLLO DEL CARICO CEI EN 62058-11 2011-05 Apparati per la misura dell'energia elettrica (c.a.) - Collaudo di EI 169,00 CEI 13-57 accettazione - Parte 11: Metodi generali di collaudo di accettazione. 176 pagine Fasc. 11265 ORGANO TECNICO: CT 48 - COMPONENTI ELETTROMECCANICI PER APPARECCHIATURE ELETTRONICHE CEI EN 60297-3-106 2011-05 Strutture meccaniche per equipaggiamenti elettronici EN 45,00 CEI 48-189 Dimensioni delle strutture meccaniche della serie 482,6 mm (19 pollici) - Parte 3-106: Dimensioni di adattamento per sottotelai e chassis applicabili in armadi o telai metrici conformi alla IEC 60917-2-1. 22 pagine Fasc. 11279 E CEI EN 60512-7-1 2011-05 Connettori per apparecchiature elettroniche - Prove e misure EN 22,00 CEI 48-190 Parte 7-1: Prove di impatto (connettori mobili) - Prova 7a: Caduta libera (ripetuta). 14 pagine Fasc. 11280 E ORGANO TECNICO: CT 55 - CONDUTTORI PER AVVOLGIMENTI CEI EN 60317-17 2011-05 Specifiche per tipi particolari di fili per avvolgimento - Parte 17: EN 29,00 Fili di sezione rettangolare in rame smaltato con acetale di polivinile, classe 105. 16 pagine Fasc. 11282 E CEI EN 60317-57 2011-05 Specifiche per tipi particolari di fili per avvolgimento - Parte 57: EI 32,00 CEI 55-2/57 Fili di sezione circolare in rame smaltato con poliammide-imide, classe 220. 22 pagine Fasc. 11276 ORGANO TECNICO: CT 56 - FIDATEZZA CEI EN 61907 2011-05 Ingegneria di fidatezza per le reti di comunicazione. 68 pagine EN 135,00 CEI 56-62 Fasc. 11284 E ORGANO TECNICO: CT 57 - SCAMBIO INFORMATIVO ASSOCIATO ALLA GESTIONE DEI SISTEMI ELETTRICI DI POTENZA CEI UNI EN 13757-2 2011-05 Sistemi di comunicazione per contatori e di lettura a distanza EN 51,50 CEI 57-80 dei contatori - Parte 2: Livello fisico e dei collegamenti. 32 pagine Fasc. 11306 E CEI UNI EN 13757-3 2011-05 Sistemi di comunicazione per contatori e di lettura a distanza EN 66,00 CEI 57-81 dei contatori - Parte 3: Livello dell'applicazione dedicata. 58 pagine Fasc. 11307 E ORGANO TECNICO: CT 59/61 - APPARECCHI UTILIZZATORI ELETTRICI PER USO DOMESTICO E SIMILARE (CT 59/61 + EX SC 59/61A) CEI EN 60335-2-2 2011-05 Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI 97,00 CEI 61-164 Parte 2: Norme particolari per aspirapolvere ed apparecchi per pulizia ad aspirazione d'acqua. 56 pagine Fasc. 11269 CEI EN 60335-2-13 2011-05 Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI 50,00 CEI 61-243 Parte 2: Norme particolari per padelle per friggere, friggitrici e apparecchi similari. 30 pagine Fasc. 11270 CEI EN 60335-2-102/A1 2011-05 Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare EI 18,00 CEI 61-248;V1 Parte 2: Norme particolari per apparecchi aventi bruciatori a gas, gasolio e combustibile solido provvisti di connessioni elettriche. 18 pagine (Variante) Fasc. 11271 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i tutte le norme NUMERO I Soci CEI hanno diritto ad uno sconto sul prezzo di listino dei prodotti e servizi CEI Legenda: EN = inglese - IT = italiano - EI = inglese e italiano - EN/IT = recepita in inglese, sarà tradotta in italiano 60 U&C n.5 giugno 2011 DATA CEI EN 60704-2-2 CEI 107-57 2011-05 TITOLO EN 38,00 EN 38,00 EN 70,00 EN 51,00 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Apparecchi elettrici per uso domestico e similare - Codice di prova per la determinazione del rumore acustico aereo emesso - Parte 2: Norme particolari per apparecchi di riscaldamento a ventilazione. 18 pagine Fasc. 11296 E CEI EN 61029-2-1 2011-05 Sicurezza degli utensili elettrici a motore trasportabili CEI 107-110 Parte 2: Norme particolari per seghe circolari da banco. 56 pagine Fasc. 11299 E CEI EN 60745-2-1 2011-05 Sicurezza degli utensili elettrici a motore portatili - Parte 2: CEI 107-118 Prescrizioni particolari per trapani e trapani a percussione. 28 pagine Fasc. 11297 E CEI EN 60745-2-2 2011-05 Sicurezza degli utensili elettrici a motore portatili - Parte 2: CEI 107-119 Prescrizioni particolari per avvitatrici e avvitatrici a impulso. 24 pagine Fasc. 11298 E ORGANO TECNICO: CT 62 - APPARECCHIATURE ELETTRICHE PER USO MEDICO CEI EN 60601-2-20 2011-05 Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Norme particolari CEI 62-41 relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni essenziali di incubatrici da trasporto. 50 pagine Fasc. 11294 E CEI EN 60601-2-21 2011-05 Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Prescrizioni particolari CEI 62-60 relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni essenziali di riscaldatori radianti per neonati. 80 pagine Fasc. 11268 CEI EN 60601-1-6 2011-05 Apparecchi elettromedicali - Parte 1: Prescrizioni generali CEI 62-138 relative alla sicurezza fondamentale e alle prestazioni essenziali - Norma collaterale: Usabilità. 32 pagine Fasc. 11293 E CEI EN 80601-2-59 2011-05 Apparecchi elettromedicali - Parte 2: Norme particolari per la CEI 62-227 sicurezza fondamentale e le prestazioni essenziali di termografi di screening per la verifica della temperatura febbrile umana. 44 pagine Fasc. 11295 E ORGANO TECNICO: CT 65 - MISURA, CONTROLLO E AUTOMAZIONE NEI PROCESSI INDUSTRIALI CEI EN 62439-2 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad CEI 65-222 alta disponibilità - Parte 2: Protocollo con ridondanza sul mezzo (MRP). 80 pagine Fasc. 11286 E CEI EN 62439-3 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad CEI 65-223 alta disponibilità - Parte 3: Protocollo con ridondanza parallela (PRP) e anelli ad alta disponibilità senza interruzioni (HSR). 66 pagine Fasc. 11287 E CEI EN 62439-4 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad CEI 65-224 alta disponibilità - Parte 4: Protocollo con ridondanza su reti incrociate (CRP). 48 pagine Fasc. 11288 E CEI EN 62439-5 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad CEI 65-225 alta disponibilità - Parte 5: Protocollo con ridondanza sui ripetitori (BRP). 48 pagine Fasc. 11289 E CEI EN 62439-6 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione CEI 65-226 ad alta disponibilità - Parte 6: Protocollo con ridondanza distribuita (DRP). 72 pagine Fasc. 11290 E CEI EN 62439-1 2011-05 Reti di comunicazione industriale: reti per l'automazione ad CEI 65-221 alta disponibilità - Parte 1: Concetti generali e metodi di calcolo (incluso RSTP). 60 pagine Fasc. 11285 E ORGANO TECNICO: CT 72 - DISPOSITIVI DI CONTROLLO AUTOMATICO PER USO DOMESTICO E SIMILARE CEI EN 60730-2-15 2011-05 Dispositivi elettrici automatici di comando per uso domestico CEI 72-4 e similare - Parte 2: Prescrizioni particolari per i dispositivi elettrici automatici di comando rivelatori del flusso di aria, del flusso di acqua e del livello di acqua. 60 pagine Fasc. 11272 CEI EN 60730-2-9 2011-05 Dispositivi elettrici automatici di comando per uso domestico CEI 72-6 e similare - Parte 2: Norme particolari per dispositivi di comando termosensibili. 72 pagine Fasc. 11300 E LINGUA DI PREZZO DI PUBBLICAZIONE LISTINO (€) tutte le norme NUMERO EN/IT 133,00 EI 119,00 EN 86,00 EN/IT 108,00 EN 154,00 EN 138,00 EN 118,00 EN 118,00 EN 154,00 EN 138,00 EI 97,00 EN/IT 173,00 U&C n.5 giugno 2011 61 DATA TITOLO LINGUA DI PUBBLICAZIONE PREZZO DI LISTINO (€) ORGANO TECNICO: CT 79 - SISTEMI DI RILEVAMENTO E SEGNALAZIONE PER INCENDIO, INTRUSIONE, FURTO, SABOTAGGIO E AGGRESSIONE CEI EN 50131-1/IS2 2011-05 Sistemi di allarme - Sistemi di allarme intrusione e rapina EI 65,00 CEI 79-15;V2 Parte 1: Prescrizioni di sistema. 44 pagine (Variante) Fasc. 11261 CEI EN 50131-5-3/IS1 2011-05 Sistemi di allarme - Sistemi di allarme intrusione - Parte 5-3: EI 0,00 CEI 79-50;V2 Requisiti per il collegamento di apparecchiature che utilizzano tecnologia in radio frequenza. 8 pagine (Variante) Fasc. 11262 ORGANO TECNICO: CT 82 - SISTEMI DI CONVERSIONE FOTOVOLTAICA DELL'ENERGIA SOLARE CEI CLC/TS 61836 2011-05 Sistemi di conversione fotovoltaica dell'energia solare EN/IT 180,00 CEI 82-39 Terminologia, definizioni e simboli. 84 pagine Fasc. 11283 E ORGANO TECNICO: CT 89 - PROVE RELATIVE AI RISCHI DI INCENDIO CEI EN 60695-7-1 2011-05 Prove relative ai rischi di incendio - Parte 7-1: Tossicità degli EN/IT 86,00 CEI 89-8 effluenti del fuoco - Guida generale. 32 pagine Fasc. 11305 E ORGANO TECNICO: CT 94/95 - RELÈ CEI EN 60255-22-3 2011-05 Relè di misura e dispositivi di protezione - Parte 22-3: Prove EI 42,00 CEI 95-11 di disturbo elettrico - Immunità ai campi elettromagnetici irradiati. 28 pagine (Seconda edizione) Fasc. 11264 CEI EN 60255-11 2011-05 Relè di misura e dispositivi di protezione - Parte 11: Buchi di EI 37,00 CEI 95-22 tensione, brevi interruzioni, variazioni di tensione e ondulazione residua sulla porta di alimentazione ausiliaria. 26 pagine Fasc. 11263 ORGANO TECNICO: CT 100 - SISTEMI E APPARECCHIATURE AUDIO, VIDEO E MULTIMEDIALI CEI EN 60268-5/A1 2011-05 Apparecchiature per sistemi elettroacustici - Parte 5: EN 13,00 CEI 100-103;V1 Altoparlanti. 10 pagine (Variante) Fasc. 11277 E CEI EN 61834-4 2011-05 Registrazione - Sistema di registrazione digitale su EI 179,00 CEI 100-164 videocassetta a scansione elicoidale e nastro magnetico da 6,35 mm per uso non professionale (sistemi 525-60, 625-50, 1125-60 e 1250-50) - Parte 4: Tabelle intestazioni dei pacchetti e loro contenuti. 220 pagine Fasc. 11278 E ORGANO TECNICO: CT 101 - ELETTROSTATICA CEI EN 61340-5-3 2011-05 Elettrostatica - Parte 5-3: Protezione dei dispositivi elettronici EN 58,00 CEI 101-13 dai fenomeni elettrostatici - Classificazione delle proprietà e dei requisiti per gli imballi dei dispositivi sensibili alle scariche elettrostatiche. 26 pagine Fasc. 11301 E ORGANO TECNICO: CT 106 - ESPOSIZIONE UMANA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI CEI EN 50364 2011-05 Limitazione dell'esposizione umana ai campi elettromagnetici EN 16,00 CEI 106-2 prodotti da dispositivi operanti nella gamma di frequenza 0 Hz - 300 GHz, utilizzati nei sistemi elettronici antitaccheggio (EAS), nei sistemi di identificazione a radio frequenza (RFID) e in applicazioni similari. 12 pagine Fasc. 11291 E ORGANO TECNICO: CT 108 - SICUREZZA DELLE APPARECCHIATURE ELETTRONICHE PER TECNOLOGIA AUDIO/VIDEO, DELL'INFORMAZIONE E DELLE TELECOMUNICAZIONI CEI EN 60065/A2 2011-05 Apparecchi audio, video ed apparecchi elettronici similari EI 50,00 CEI 92-1;V3 - Requisiti di sicurezza. 46 pagine (Variante) Fasc. 11267 ORGANO TECNICO: CT 216 - RIVELATORI DI GAS CEI EN 50291-1 2011-05 Apparecchi elettrici per la rivelazione di monossido di EI 73,00 CEI 216-6 carbonio in ambienti domestici - Parte 1: Metodi di prova e prescrizioni di prestazione. 48 pagine Fasc. 11273 CEI EN 50291-2 2011-05 Apparecchi elettrici per la rivelazione di monossido di EI 55,00 CEI 216-14 carbonio in ambienti domestici - Parte 2: Apparecchiature elettriche per impiego continuo in installazioni fisse in camper e ambienti similari, incluse imbarcazioni da diporto - Metodi di prova addizionali e requisiti di prestazione. 34 pagine Fasc. 11274 ORGANO TECNICO: CT 306 - INTERCONNESSIONE DI APPARECCHIATURE DI TELECOMUNICAZIONE CEI EN 50346/A1/A2 2011-05 Tecnologia dell'informazione - Installazione del cablaggio EI 127,00 CEI 306-7;V1 - Prove del cablaggio installato. 70 pagine (Variante) Fasc. 11275 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i tutte le norme NUMERO 62 U&C n.5 giugno 2011 DATA TITOLO LINGUA DI PUBBLICAZIONE ORGANO TECNICO: CT 309 - COMPONENTISTICA ELETTRONICA CEI CLC/TR 50454 2011-05 Guida per l'applicazione dei condensatori elettrolitici in EN CEI 40-71 alluminio. 26 pagine Fasc. 11302 E CEI EN 61191-6 2011-05 Assiemi di schede stampate - Parte 6: Criteri di valutazione dei EN CEI 309-25 vuoti nei giunti di saldatura di BGA e LGA. 46 pagine Fasc. 11303 E CEI EN 62417 2011-05 Dispositivi a semiconduttori - Prove con ioni mobili per i EN CEI 309-26 transistori ad effetto di campo meltallo- ossido semiconduttore (MOSFETs). 14 pagine Fasc. 11304 E PREZZO DI LISTINO (€) 39,00 106,00 26,00 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i tutte le norme NUMERO NORME UNI NUMERO DATA ORGANO TECNICO: CTI UNI EN 15357:2011 26-05-2011 I soci effettivi hanno diritto allo sconto del 50% sul prezzo di listino. Norme pubblicate dal 21 maggio al 6 giugno 2011 TITOLO a Combustibili solidi secondari - Terminologia, definizioni e descrizioni UNI EN 15358:2011 26-05-2011 Combustibili solidi secondari - Sistemi di gestione per la qualità - Requisiti particolari per la loro applicazione alla produzione di combustibili solidi secondari UNI EN 15414-3:2011 26-05-2011 Combustibili solidi secondari - Determinazione del contenuto di umidità mediante metodo di essiccazione in stufa - Parte 3: Umidità del campione per l’analisi generale ORGANO TECNICO: CTI;VENTILATORI INDUSTRIALI UNI EN ISO 13349:2011 26-05-2011 Ventilatori - Vocabolario e definizioni delle categorie ORGANO TECNICO: CUOIO, PELLI E PELLETTERIA UNI 11416:2011 26-05-2011 Cuoio - Linee guida per i requisiti di servizio applicabile alle lavorazioni conto terzi nel settore conciario UNI EN ISO 17234-2:2011 26-05-2011 Cuoio - Prove chimiche per la determinazione di particolari coloranti azoici nei cuoi tinti - Parte 2: Determinazione di 4-amminoazobenzene ORGANO TECNICO: GOMMA UNI 4911:2011 26-05-2011 Elastomeri - Metodo di prova su elastomeri vulcanizzati - Determinazione dei componenti saponificabili con idrato di potassio in soluzione etanolica UNI 7277:2011 26-05-2011 Elastomeri - Metodo di prova su elastomeri crudi e vulcanizzati - Determinazione colorimetrica del cobalto UNI 7694:2011 26-05-2011 Elastomeri - Metodi di prova su elastomeri crudi e vulcanizzati - Determinazione dell’azoto nelle mescolanze contenenti copolimeri dell’acrilonitrile UNI 7720:2011 26-05-2011 Elastomeri - Materie prime ed ingredienti - Zolfo per mescolanze di controllo - Requisiti e prove UNI 7877:2011 26-05-2011 Elastomeri - Prove su elastomeri vulcanizzati - Identificazione di elastomeri a basso grado di insaturazione in mescolanze a base di elastomeri insaturi ORGANO TECNICO: IMBALLAGGI UNI CEN/TS 15945:2011 26-05-2011 Imballaggi - Facilità di apertura - Criteri e metodi di prova per valutare l’imballaggio per consumatori ORGANO TECNICO: IMPIANTI DI ASCENSORI, MONTACARICHI, SCA UNI EN 81-43:2009 24-05-2011 Regole di sicurezza per la costruzione e l’installazione degli ascensori - Ascensori speciali per il trasporto di persone e cose - Parte 43: Ascensori per gru ORGANO TECNICO: LEGNO UNI 4390:2011 26-05-2011 Nomenclatura dell’albero e delle sue parti - Caratteristiche macroscopiche del legno e principali elementi costitutivi del legno LINGUA DI PUBBLICAZIONE PREZZO DI LISTINO (€) EN 41,50 EN 57,00 EN 27,00 EN 60,00 IT 32,00 EN 41,50 IT 17,50 IT 27,00 IT 27,00 IT 32,00 IT 27,00 EN 36,00 EI 80,50 IT 32,00 U&C n.5 giugno 2011 63 DATA TITOLO UNI 6467:2011 26-05-2011 Pannelli di legno compensato e paniforti - Termini e definizioni UNI 6480:2011 26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di trazione UNI 6482:2011 26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di impatto UNI 6483:2011 26-05-2011 Pannelli di legno compensato - Prova di piegamento ORGANO TECNICO: METALLI NON FERROSI UNI 10368:2011 26-05-2011 Leghe stagno-piombo per saldature dolci e rivestimenti - Tipi e prescrizioni UNI 4515:2011 26-05-2011 Metalli bianchi antifrizione a base stagno, in pani e in lingotti - Qualità, prescrizioni e prove ORGANO TECNICO: MOBILI UNI EN 527-1:2011 26-05-2011 Mobili per ufficio - Tavoli da lavoro e scrivanie - Parte 1: Dimensioni ORGANO TECNICO: PROTEZIONE DEI MATERIALI METALLICI CONTRO LA CORROSIONE UNI EN ISO 28721-1:2011 26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti industriali - Parte 1: Requisiti di qualità relativi agli apparecchi, ai loro componenti e agli accessori UNI EN ISO 28721-2:2011 26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti industriali - Parte 2: Descrizione e specifiche relative alla resistenza chimica e allo sbalzo termico UNI EN ISO 28721-3:2011 26-05-2011 Smalti porcellanati - Apparecchi smaltati per impianti industriali - Parte 3: Resistenza allo sbalzo termico UNI EN ISO 4534:2011 24-05-2011 Smalti porcellanati - Determinazione della fluidità - Prova di fusibilità ORGANO TECNICO: RECIPIENTI PER IL TRASPORTO DI GAS COMPRESSI UNI EN ISO 11114-3:2011 26-05-2011 Bombole per gas - Compatibilità dei materiali della bombola e della valvola con i gas contenuti - Parte 3: Prova di accensione spontanea dei materiali non metallici in atmosfera di ossigeno UNI EN ISO 13341:2010 24-05-2011 Bombole per gas - Montaggio delle valvole sulle bombole per gas ORGANO TECNICO: UNICHIM UNI EN 13614:2011 26-05-2011 Bitume e leganti bituminosi - Determinazione dell’adesività di emulsioni bituminose mediante la prova di immersione in acqua UNI EN 16024:2011 26-05-2011 Concimi - Determinazione di 1H-1,2,4- triazolo nell’urea e nei concimi contenenti urea - Determinazione mediante cromatografia liquida ad alta risoluzione (HPLC) UNI EN ISO 28439:2011 26-05-2011 Atmosfere nell’ambiente di lavoro - Caratterizzazione degli aerosol/ nanoaerosol ultrafini - Determinazione della distribuzione dimensionale e della concentrazione numerica usando sistemi di analisi della mobilità differenziale elettrica ORGANO TECNICO: UNICHIM; CUNA UNI EN 15376:2011 24-05-2011 Combustibili per autotrazione - Etanolo come componente di miscelazione della benzina - Requisiti e metodi di prova ORGANO TECNICO: UNINFO UNI CEN ISO/TS 13143-1:2011 26-05-2011 Riscossione elettronica dei pagamenti - Valutazione degli apparati di bordo e di terra per la conformità alla ISO/TS 12813 - Parte 1: Struttura della suite di prova e scopo della prova ORGANO TECNICO: UNIPLAST UNI 10667-17:2011 26-05-2011 Materie plastiche prime-secondarie - Miscele di materie plastiche eterogenee a base di poliolefine provenienti da residui industriali e/o da materiali da post-consumo destinate a processi di riduzione in altoforno - Parte 17: Requisiti e metodi di prova ORGANO TECNICO: UNSIDER UNI CEN ISO/TS 24817:2011 26-05-2011 Industrie del petrolio, della petrolchimica e del gas naturale - Riparazioni di tubazioni per mezzo di materiale composito - Qualifica e progettazione, installazione, collaudo e ispezione LINGUA DI PUBBLICAZIONE PREZZO DI LISTINO (€) IT IT IT IT 36,00 27,00 27,00 27,00 IT 22,50 IT 32,00 EN 46,50 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i tutte le norme NUMERO 46,50 EN 17,50 EN 27,00 EI 27,00 EN 27,00 EI 32,00 EN 22,50 EN 27,00 EN 36,00 EI 32,00 EN 73,50 IT 36,00 EN 73,50 a EN 64 U&C n.5 giugno 2011 TITOLO UNI CEN ISO/TS 29001:2011 26-05-2011 UNI EN 488:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-10:2011 26-05-2011 Industrie del petrolio, della petrolchimica e del gas naturale - Sistemi di gestione per la qualità specifici del settore - Requisiti per le organizzazioni fornitrici di prodotti e servizi Tubazioni per teleriscaldamento - Sistemi bloccati di tubazioni preisolate per reti di acqua calda interrate direttamente - Assemblaggio di valvole per tubi di servizio di acciaio con isolamento termico di poliuretano e tubo di protezione esterna di polietilene Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 10: Controllo automatizzato mediante ultrasuoni sull’intera superficie di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso), per la rilevazione di imperfezioni longitudinali e/o trasversali Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 11: Controllo automatizzato mediante ultrasuoni del cordone di saldatura di tubi di acciaio saldati, per la rilevazione delle imperfezioni longitudinali e/o trasversali Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 12: Controllo automatizzato mediante ultrasuoni dell’intera superficie di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso) per la misurazione dello spessore Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 1: Controllo elettromagnetico automatizzato di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso), per la verifica della tenuta idraulica Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 2: Controllo automatizzato di tubi di acciaio, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso), per la rilevazione di imperfezioni con correnti indotte Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 3: Controllo automatizzato mediante flusso disperso sull’intera superficie di tubi di acciaio ferromagnetico, senza saldatura e saldati (eccetto quelli ad arco sommerso), per la rilevazione di imperfezioni longitudinali e/o trasversali Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 4: Controllo di tubi di acciaio, saldati e senza saldatura, per la rilevazione di imperfezioni superficiali con liquidi penetranti Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 5: Controllo con particelle magnetiche di tubi di acciaio ferromagnetico, saldati e senza saldatura, per la rilevazione di imperfezioni superficiali Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 6: Controllo radiografico di tubi di acciaio saldati per la rilevazione di imperfezioni nel cordone di saldatura Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 7: Controllo radiografico digitale di tubi di acciaio saldati per la rilevazione di imperfezioni nel cordone di saldatura Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 8: Controllo automatizzato mediante ultrasuoni di tubi di acciaio, saldati e senza saldatura, per la rilevazione di imperfezioni laminari Controlli non distruttivi dei tubi di acciaio - Parte 9: Controllo automatizzato mediante ultrasuoni per la rilevazione di imperfezioni laminari sui nastri/lamiere utilizzati per la fabbricazione di tubi di acciaio saldati LINGUA DI PUBBLICAZIONE PREZZO DI LISTINO (€) EN 54,50 EN 51,50 EN 32,00 tutte le norme DATA Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i NUMERO 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-12:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-1:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-2:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-3:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-4:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-5:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-6:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-7:2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 26-05-2011 a UNI EN ISO 10893-11:2011 UNI EN ISO 10893-9:2011 26-05-2011 EN 27,00 EN 22,50 EN 36,00 EN 32,00 EN 27,00 EN 27,00 EN 27,00 EN 36,00 EN 41,50 EN 32,00 EN 27,00 U&C n.5 giugno 2011 65 NORME RITIRATE CON SOSTITUZIONE Dal 21 maggio al 6 giugno 2011 IN DATA SOSTITUITA DA 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 UNI 10368:2011 UNI 4390:2011 UNI 4515:2011 UNI 4911:2011 UNI 6467:2011 UNI 6480:2011 UNI 6482:2011 UNI 6483:2011 UNI 7277:2011 UNI 7694:2011 UNI 7720:2011 UNI 7877:2011 UNI EN 15414-3:2011 UNI EN 15357:2011 UNI EN 15358:2011 UNI EN 15414-3:2011 UNI EN ISO 10893-6:2011 UNI EN ISO 10893-6:2011 UNI EN ISO 10893-4:2011 UNI EN ISO 10893-4:2011 UNI EN ISO 10893-5:2011 UNI EN ISO 10893-5:2011 UNI EN ISO 10893-12:2011 UNI EN ISO 10893-12:2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 UNI EN ISO 10893-9:2011 UNI EN ISO 10893-9:2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 NORMA RITIRATA UNI EN 10246-17:2002 UNI EN 10246-18:2002 UNI EN 10246-18:2002 UNI EN 10246-1:1998 UNI EN 10246-2:2002 UNI EN 10246-2:2002 UNI EN 10246-3:2001 UNI EN 10246-4:2001 UNI EN 10246-5:2001 UNI EN 10246-6:2001 UNI EN 10246-7:2006 UNI EN 10246-7:2006 UNI EN 10246-8:2001 UNI EN 10246-9:2002 UNI EN 10246-9:2002 UNI EN 13614:2005 UNI EN 15159-1:2006 UNI EN 15159-2:2006 UNI EN 15159-3:2006 UNI EN 488:2003 UNI EN 527-1:2000 UNI EN ISO 11114-3:1999 UNI EN ISO 13349:2009 UNI ISO 9304:1990 UNI ISO 9305:1990 UNI ISO 9402:1990 UNI ISO 9598:1990 UNI ISO 9764:1990 UNI ISO/TS 29001:2008 IN DATA SOSTITUITA DA 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 26-05-2011 UNI EN ISO 10893-8:2011 UNI EN ISO 10893-5:2011 UNI EN ISO 10893-5:2011 UNI EN ISO 10893-1:2011 UNI EN ISO 10893-1:2011 UNI EN ISO 10893-1:2011 UNI EN ISO 10893-2:2011 UNI EN ISO 10893-3:2011 UNI EN ISO 10893-3:2011 UNI EN ISO 10893-10:2011 UNI EN ISO 10893-10:2011 UNI EN ISO 10893-10:2011 UNI EN ISO 10893-11:2011 UNI EN ISO 10893-11:2011 UNI EN ISO 10893-11:2011 UNI EN 13614:2011 UNI EN ISO 28721-1:2011 UNI EN ISO 28721-2:2011 UNI EN ISO 28721-3:2011 UNI EN 488:2011 UNI EN 527-1:2011 UNI EN ISO 11114-3:2011 UNI EN ISO 13349:2011 UNI EN ISO 10893-2:2011 UNI EN ISO 10893-10:2011 UNI EN ISO 10893-3:2011 UNI EN ISO 10893-3:2011 UNI EN ISO 10893-11:2011 UNI CEN ISO/TS 29001:2011 Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i tutte le norme NORMA RITIRATA UNI 10368:1994 UNI 4390:1959 + FA 154:1985 UNI 4515:1987 UNI 4911:1962 UNI 6467:1969 + A58:1974 UNI 6480:1969 UNI 6482:1969 UNI 6483:1969 UNI 7277:1974 UNI 7694:1977 UNI 7720:1978 UNI 7877:1978 UNI 9903-7:1992 UNI CEN/TS 15357:2006 UNI CEN/TS 15358:2006 UNI CEN/TS 15414-3:2007 UNI EN 10246-10:2002 UNI EN 10246-10:2002 UNI EN 10246-11:2002 UNI EN 10246-11:2002 UNI EN 10246-12:2002 UNI EN 10246-12:2002 UNI EN 10246-13:2002 UNI EN 10246-13:2002 UNI EN 10246-14:2001 UNI EN 10246-15:2002 UNI EN 10246-15:2002 UNI EN 10246-16:2002 UNI EN 10246-16:2002 UNI EN 10246-17:2002 NORME RITIRATE SENZA SOSTITUZIONE Dal 21 maggio al 6 giugno 2011 NORMA RITIRATA IN DATA UNI EN 13919:2004 26-05-2011 a Decolla UNIstore: non restate a terra! www.uni.com 66 U&C n.5 giugno 2011 a Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i La sicurezza stradale parte dalle officine di riparazione Pubbliredazionale Migliorare i metodi gestionali nelle officine di riparazione, rispettando la legalità, per favorire l’aumento della sicurezza sulle nostre strade. Se l’impianto è realizzato a regola d’arte, l'attuazione di un sistema di gestione certificato e l'uso di apparecchiature di misura, conformi ai requisiti, garantiscono l'accuratezza dei dati misurati dal tachigrafo, gli stessi utilizzati poi come strumento investigativo per la prevenzione e l'analisi degli incidenti stradali. Nerton Srl, società di consulenza presente su tutto il territorio nazionale e specializzata nel settore officine e concessionarie di veicoli industriali, e MTA Srl, laboratorio di taratura accreditato, forniscono ai Centri Tecnici il supporto tecnico-gestionale volto ad assicurare il soddisfacimento dei requisiti cogenti e ISO9001. Nerton ha infatti messo a punto, e mantiene costantemente aggiornato, un sistema di gestione certificato. MTA fornisce i servizi di taratura delle apparecchiature di misura utilizzate nei Centri Tecnici, effettuando alcune attività in presenza di Ispettori Metrici della Camera di Commercio. Nerton può assistere i Centri Tecnici nella preparazione della "Richiesta autorizzazione per primo montaggio, attivazione ed intervento tecnico" e nella preparazione della “Domanda di Rinnovo dell’autorizzazione” così che gli addetti al tachigrafo possano lavorare nel rispetto delle normative vigenti e dei requisiti cogenti. Per contribuire alla sicurezza stradale è importante che i Centri Tecnici si affidino a specialisti di settore che, grazie ad attività di consulenza e aggiornamento, garantiscono al cliente il soddisfacimento dei requisiti. Nerton si occupa dunque di: • Identificazione e classificazione dei processi aziendali, • Analisi dei requisiti e applicazione delle normative ISO 9001, • Definizione delle politiche e degli obiettivi di miglioramento, • Implementazione del Sistema Qualità, • Assistenza durante la visita di Certificazione, • Assistenza dopo l'ottenimento della certificazione e sviluppo di piani di miglioramento. a a cura di Mediavalue Ve us rs o ion es e cl e us le iv ttro o n de ic iS a oc i Recentemente, grazie ad alcuni controlli (operazione “Ghost Writers” della Polstrada di Vicenza del 24 Maggio 2011) sono venuti alla luce, sul territorio italiano, alcuni fatti che dimostrano che, nonostante esistano normative (europee e nazionali) che regolano l’attività del trasporto su strada, non si può evitare che tecnici malintenzionati operino manipolazioni degli impianti per consentire agli autisti di guidare più a lungo di quanto concesso dalla legge. I fatti in questione sono stati rilevati grazie alle indagini compiute dalla Polizia Stradale di Vicenza che hanno rilevato il diffuso e dilagante fenomeno dell'installazione di illecite modifiche su apparati cronotachigrafi con gravi riflessi negativi sulle esigenze di tutela dei conducenti professionali e di sicurezza della circolazione stradale. Il fine giustifica i mezzi? Rispettare le normative vigenti è fondamentale e consente, non solamente di non incorrere in infrazioni o addirittura, in alcuni casi, in processi penali ma soprattutto di migliorare l’effettiva sicurezza delle nostre strade. È una questione anche morale: la sicurezza è di tutti e vale la pena difenderla da chi decide che il profitto (dato da attività illegali legate ai trasporti) sia più importante delle nostre vite. Il fine inteso come guadagno, in termini di denaro e tempo per la compagnia di trasporto ed ottenuto da operazioni che infrangono la legge non giustifica però che l’integrità delle persone venga messa a repentaglio. Secondo gli studi condotti da ERSO (European Commitee Road Safety) vi sono vari fattori che contribuiscono ad aumentare gli incidenti stradali e sicuramente la stanchezza del conducente costituisce un fattore importante nel 20% circa dei casi che coinvolgono mezzi pesanti. L’aumento del rischio di incidente è infatti proporzionale alla fatica. La stanchezza porta ad un deterioramento in parte inconscio delle prestazioni del guidatore con sintomi quali: rallentamento dei tempi di reazione, diminuzione delle capacità di direzionare correttamente il veicolo, diminuzione della capacità di mantenere una corretta distanza dal veicolo che precede, aumento della tendenza a distrarsi dalle attività di guida. È soprattutto problematico che la diminuzione delle prestazioni in oggetto può solo in piccola parte essere ridotta da alcune strategie di compensazione messe in atto dal guidatore. Conseguenza ancora più negativa è l’ulteriore rischio di sovracompensazioni (ovvero reazioni esagerate rispetto alla situazione che si vuole correggere) che si sommano tra loro e quindi amplificano gli effetti dannosi di una manovra scorretta. Il problema è di vasta portata, considerando che, solo in Italia, c'è un movimento su strada di circa 220 GTon-km di merci (secondo volume in Europa dopo la Germania con 330 GTonkm) con un parco circolante di mezzi pesanti stimato in circa 790.000 veicoli (circa 6 veicoli per ogni km di strada). La misura e la registrazione dei dati critici per la sicurezza stradale (tempi, distanze, velocità) avvengono tramite il tachigrafo digitale, montato per legge su tutti i veicoli per trasporto merci e passeggeri con portata superiore a 3.5 ton. Una volta installato sul veicolo, il tachigrafo deve poi essere sottoposto a periodiche verifiche tecniche presso officine autorizzate dal Ministero dello Sviluppo Economico (Centri Tecnici), che devono essere in possesso di un sistema di gestione certificato secondo norma ISO 9001. Fig.1 Diagramma ERSO – Fattori di rischio per la sicurezza stradale 68 U&C n.5 giugno 2011 NERTON SRL Via dei Mestieri, 8 - 20863 Concorezzo MB T: 039 604 98 53 - F: 039 620 37 97 [email protected] - www.nerton.it