Dossier
Proseguono i lavori del Sinodo
Anno XXXI n° 11
15 novembre 2008
Redazione: piazza Duomo, 12 Brindisi
E-mail: [email protected]
tel. 340.2684464 | fax. 0831.524296
editoriale
La frontiera
sempre
nuova
della
carità
«Il nostro cammino di Chiesa attraverso il
Concilio Vaticano II: dal Sinodo diocesano
del 1961 al Sinodo diocesano del 2007»:
è stato il tema della lectio magistralis tenuta
presso la Basilica Cattedrale il 20 ottobre
scorso, dal prof. Antonello Micia, filosofo, il
quale ha ripercorso le tappe più significative
degli episcopati degli Arcivescovi Nicola
Margiotta, Settimio Todisco e Rocco Talucci».
€ 1,00
Spedizione in A.P. - art. 2 - c.20 - L.662/96
Alle pagine 7, 8, 9 e 10
Tempo di Avvento
Angelo Sconosciuto
«La politica è la più alta forma
di carità», diceva papa Paolo VI
e quell’insegnamento, talvolta
citato in maniera non proprio
consona, necessita ogni giorno di
essere nuovamente sperimentato, tradotto dai laici in proposte,
progetti, gesti concreti che siano
il frutto dell’attenzione all’uomo e
della lettura dei suoi reali bisogni;
la testimonianza che anche il suo
destino terreno mi sta a cuore.
È partita di slancio, nelle scorse
settimane, una nuova esperienza
biennale della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico, in piena sintonia con la sollecitudine evidenziata dal Pastore
diocesano, che si è reso interprete
dei più recenti orientamenti della
Conferenza episcopale italiana.
Si chiama, in modo significativo,
«Libertà è partecipazione» e registra una partecipazione almeno
doppia a quella immaginata da
chi ha programmato gli incontri: muove i primi passi mentre
nell’intera Provincia, nel capoluogo ed in altri centri urbani
ci si prepara al turno elettorale
amministrativo, ma – consentiteci di dirlo forte – sinceramente
gli obiettivi sono più nobili, meno
immediati.
Non che non stiano a cuore le sorti attuali, il presente delle nostre
comunità cittadine – ci mancherebbe altro! -, ma l’intenzione è
quella di formare, di sforzarsi di
dare strumenti culturali idonei
a non creare professionisti della
politica, ma persone che sviluppino le proprie sensibilità di base
e sentano di potersi spendere per
un progetto di comunità a misura d’uomo-immagine di Dio.
Ecco perchè i quattro semestri in
cui si articola questa esperienza
sono un unicum, ecco perchè l’approccio col magistero sociale va
di pari passo con le riflessioni sui
temi della politica, dell’economia
e delle nuove frontiere etiche.
L’obiettivo? Certamente, non solo
quello di vedere persone preparate che decidono un impegno
ponderato nella polis, quanto
piuttosto – mediamo le parole
del card. Angelo Scola, Patriarca
di Venezia - «il coraggio di essere
Chiesa, popolo di Dio che attraversa la storia, tutta la storia, testimoniando l’evento integrale di
Gesù Cristo che, nella forma della
comunione, ci apre alla salvezza
eterna, donandoci come caparra
il centuplo quaggiù».
© G.Morelli
Avvento, ricevere e dare senso al tempo
A
vvento è parola pregnante. Dice insieme la venuta
salvifica di Dio in mezzo agli uomini e la manifestazione definitiva di Dio-Salvatore. È attestazione di ciò
che Dio ha già compiuto per mezzo del Suo Figlio quando
questi venne “nato da donna” riempiendo di sé il tempo dell’uomo e, insieme,
annunzio dell’ultimo ritorno del Figlio
stesso di Dio per rivelare pienamente la
potenza e la gloria della Croce di Pasqua.
Avvento, dunque, è il dono di una presenza che mentre illumina l’attesa di un definitivo compimento, da senso al cammino
dell’uomo nel tempo, in questo tempo.
Da parte dei credenti, l’Avvento esige uno
sguardo rinnovato a “Colui che viene”
(Egli è il sempre-Veniente), uno sguardo fisso a Colui che si è fatto tempo per
l’uomo, perché il tempo di ogni uomo si
aprisse alla pienezza della vita che è solo
in Dio.
Ma, oltre lo sguardo rinnovato, l’Avvento,
richiede accoglienza nuova della venuta
del Signore che ha illuminato il tempo e con la carne umana
ha narrato l’amore con il quale Dio ama il mondo.
Così l’Avvento diventa contemplazione e, insieme, risveglio
dell’esercizio della vigilanza nell’obbedienza della fede.
Contemplazione della venuta di Dio in Gesù di Nazareth
(dalla sua nascita verginale alla sua morte e risurrezione),
centro del tempo e nucleo generatore della creazione nuova
(fine di tutto) che compirà, alla fine del tempo, la prima creazione (inizio del tempo).
Con la sua venuta, il Figlio di Dio ha fatto irrompere l’Amore del Padre nella storia dell’uomo, ha voluto abitare il tempo, dando al tempo il senso che merita
e aprendo il cuore umano alla verità
dell’Amore che lo precede.
Da vero figlio dell’uomo, Gesù Cristo è
così divenuto la strada e la méta di ogni
uomo assetato di verità e di vita.
L’Avvento già compiuto nel soggiorno
terreno del Figlio di Dio, nato dalla Vergine, ha garantito la salvezza del tempo dal non senso, ha rivelato la verità di
Dio e dell’uomo nell’Amore che salva e
ha inaugurato il cammino umano verso
l’incontro della pienezza della vita, oltre
il tempo.
Nell’Avvento liturgico (che coincide con
il dono dell’inizio di un nuovo Anno liturgico) noi celebriamo tutto questo, cioè
accogliamo la grazia della salvezza pasquale e, ad un tempo, siamo ridestati al desiderio dell’oltre,
per non essere schiacciati dalla routine del presente.
Ciò esige l’esercizio della vigilanza nell’obbedienza della
fede e nella fedeltà alla nostra vocazione escatologica.
L’Avvento, mentre
illumina l’attesa
di un definitivo
compimento, dà
senso al cammino
dell’uomo nel
tempo, in questo
tempo
continua a pagina 2
◆ uLTIM’ORA. rAPITE IN KENYA DUE suore missionarie
Mentre chiudiamo questo numero giunge la notizia del rapimento di due suore avvenuto
nella notte di domenica 9 novembre, ad opera di un commando armato ad Elwak, in Kenya,
al confine con la Somalia. Le due religiose, Maria Teresa Olivero e Caterina Giraudo, di 61 e
67 anni, sono state sequestrate al termine di un attacco violento con almeno 200 uomini armati, presumibilmente somali. Le due suore, entrambe originarie di Cuneo, vivono in Kenya
dal 1984 e lavorano con i bambini malnutriti e malati di epilessia.
Le religiose appartengono al Movimento contemplativo missionario Padre de Foucauld di
Cuneo.
All’interno
❑ primo piano
Primo anniversario
del nuovo Seminario
Arcivescovile
Servizi a pag.
3
❑ diocesi
Viaggio tra le
aggregazioni laicali
“fermento di
Vangelo”
Servizi alle pagg.
4-5
❑ cuLTURA
Al via la terza
edizione del corso
per tutor diocesani
Servizio a pag.
14
2
Primo Piano
15 novembre 2008
NoVEMBRE Periodo propizio per riflettere sul senso della morte e pregare per i propri cari
Liturgia e pietà popolare, il culto dei defunti
L
Foto: M. Gioia
a Commemorazione dei fedeli
defunti del due novembre e la
prassi della religiosità popolare di caratterizzare con tale culto tutto il mese sono occasione opportuna
per riflettere su come esso si inserisca
nella autentica spiritualità cristiana e
in che modo le istanze antropologiche
che esso esprime possano coniugarsi
con la dimensione teologica propria
del cristianesimo.
Il culto verso i defunti, infatti, è innanzitutto esperienza squisitamente
umana: chi è vivo si porta presso una
tomba, di parenti amici o personaggi
importanti, perché vuole testimoniare di non voler dimenticare chi ha lasciato questa vita, esprimere ancora
affetto, dichiarare di volerne imitare
l’esempio e onorarne la memoria. In
tutto questo non c’è nulla che il cristiano non possa accettare. Nondimeno, va subito detto che esso rivela
l’atteggiamento “foscoliano” dinanzi
alle tombe presso le quali si va per
rinnovare l’unione di “amorosi sensi” con il defunto, quasi fermandosi
a colloquiare con lui, nascosto dietro
la pietra tombale. Ma per questo non
c’è bisogno di alcuna fede religiosa, è
sufficiente aver amato e continuare ad
amare coloro che sono ormai defunti
da questa vita.
Culto dei defunti è anche pregare per
essi.
Tutti siamo peccatori, tutti per essere
ammessi alla visione di Dio abbiamo
bisogno della purificazione dalle conseguenze del peccato, anche dopo
la morte; tutti dobbiamo scontare le
pene del purgatorio; la preghiera dei
vivi è un contributo per accorciare
questa fase di transito verso la visione
beatifica. Anche in questo c’è senz’altro un fondamento di fede, ma non
emerge ancora in chiarezza e pienezza l’annuncio che la Chiesa intende
dare nel mistero della morte.
Questo comincia ad apparire, sia pure
in modo nebuloso, solo nella preghiera ai defunti, considerati in qualche
modo vicini a Dio e capaci di interce-
dere, anche dal purgatorio, per quanti
si affidano alle loro preghiere. Si comincia così ad ammettere, sia pure in
prospettiva devozionale, che i defunti
sono in una condizione privilegiata,
simile a quella dei santi.
La Chiesa approva il culto ai defunti perché attraverso esso proclama la
Pasqua del suo Signore (vedi: annuncio della data di Pasqua nel giorno
dell’Epifania), confessa che se Cristo
è risorto, la morte non è più l’ultima
parola sulla vita dell’uomo, che questi
è chiamato a partecipare
alla sua resurrezione, nella quale è stato immerso
nel giorno del battesimo.
Il corpo rimasto senza
soffio vitale è onorato perchè destinato a risorgere;
è incensato perché segnato dal “sigillo dello Spirito
Santo”, unto cioè del sacro crisma come l’altare e
come le mura della chiesa
nel giorno della dedicazione; è asperso con l’acqua benedetta per ricordare la figliolanza divina ricevuta dalle
acque del Battesimo; riceve l’omaggio
dei fiori perché vi si riconosce l’immagine di Dio. La preghiera pertanto diviene invocazione al Padre nel nome
del Cristo crocifisso e risorto perché
accolga nel suo amore chi ha lasciato
la vita terrena e l’evento naturale della
morte sia per lui passaggio, momento di attesa della resurrezione futura.
Per questo motivo la Chiesa chiede ai
suoi ministri chiamati presso le fami-
glie in lutto, di rianimare nei presenti
la speranza, di ravvivarne la fede nel
mistero pasquale e nella resurrezione
dei morti (vedi: introduzione al Rito
delle Esequie); per lo stesso motivo la
nostra Chiesa diocesana, in un recente documento dell’Ufficio Liturgico,
ha esortato a privilegiare come segni
da porre presso le bare, nelle cappelle
dei cimiteri e sui manifesti funebri la
croce e il crocifisso, che meglio esprimono la sua fede pasquale.
Il mese di novembre, in cui è possibile
accostarsi a queste tematiche senza il trauma e la
passione dei momenti di
lutto, è l’occasione adatta per riscoprire queste
dimensioni del culto cristiano verso i defunti e
confessare anche in esso
la fede nel Signore risorto.
Sta alle comunità cristiane, e particolarmente ai
sacri ministri parroci e cappellani dei
cimiteri, essere sensibili e attenti perché niente di quanto è squisitamente
umano vada perduto o trascurato ma,
al tempo stesso, è loro richiesto di essere generosi nell’aiutare e nell’educare a far risplendere “più apertamente l’indole pasquale della morte
cristiana”(SC, 81), specialmente nella
celebrazione delle Esequie o dell’Eucaristia per i defunti.
In tal senso accogliamo ancora quanto il Papa ha detto all’Angelus del 2
novembre scorso sulla realtà della
Novembre è
l’occasione per
riscoprire il culto
cristiano verso i
defunti
morte: «E’ molto importante che noi
cristiani viviamo il rapporto con i defunti nella verità della fede, e guardiamo alla morte e all’aldilà nella luce
della Rivelazione. (…) E’ necessario
anche oggi evangelizzare la realtà
della morte e della vita eterna, realtà
particolarmente soggette a credenze
superstiziose e a sincretismi, perché la
verità cristiana non rischi di mischiarsi con mitologie di vario genere. (…)
gli uomini e le donne di questa nostra
epoca desiderano ancora la vita eterna? (…) L’espressione “vita eterna”
vorrebbe dare un nome a questa attesa
insopprimibile: non una successione
senza fine, ma l’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il
tempo, il prima e il dopo non esistono
più. Una pienezza di vita e di gioia: è
questo che speriamo e attendiamo dal
nostro essere con Cristo. Rinnoviamo
quest’oggi la speranza della vita eterna
fondata realmente nella morte e risurrezione di Cristo. (…) La speranza cristiana non è però mai soltanto individuale, è sempre speranza per gli altri.
Le nostre esistenze sono profondamente legate le une alle altre ed il bene e il
male che ciascuno compie tocca sempre anche gli altri. Così la preghiera di
un’anima pellegrina nel mondo può
aiutare un’altra anima che si sta purificando dopo la morte. Ecco perché
oggi la Chiesa ci invita a pregare per i
nostri cari defunti e a sostare presso le
loro tombe nei cimiteri. (…)».
Ufficio Liturgico diocesano
100 anni DEL SEMINARIO REGIONALE L’11 novembre al via le celebrazioni
La gratitudine dei vescovi di Puglia
AVVENTO
RICEVERE E DARE
SENSO AL TEMPO
segue dalla prima
L
’11 novembre 1908 iniziava ufficialmente la sua
attività formativa il Pontificio Seminario Regionale Pugliese, fortemente voluto dalla sollecitudine del Sommo Pontefice S. Pio X e dalla concorde
decisione dei Vescovi della Regione. L’11 novembre
2008, a cento anni di distanza dalla sua fondazione,
apriremo solennemente le celebrazioni giubilari con
una solenne liturgia eucaristica, presieduta da Sua
Em.za il cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica (dei Seminari e degli istituti di Studi), con la partecipazione
di tutti i Vescovi pugliesi. Sarà questa una occasione
per rendere grazie a Dio per i favori che ha elargito alla
comunità del Seminario e, per suo tramite, a tutte le
Chiese di Puglia. Come Pastori, sentiamo il bisogno
di rendere partecipi di tale gioia non solo le comunità
cristiane, ma anche l’intera Regione, che, della presenza e del lavoro dei sacerdoti formati nel Regionale,
ha potuto beneficiare.
Fino al 1915, il Seminario Regionale ha avuto la sua
sede a Lecce, presso il Collegio “Argento”, sotto la direzione dei Padri Gesuiti; di qui si trasferì negli ambienti
del Seminario Vescovile di Molfetta e passò sotto la direzione del clero secolare. L’accresciuto numero degli
alunni spinse il Sommo Pontefice Pio XI a ideare la
costruzione di un nuovo edificio, finché fu individuato
un terreno alla periferia di Molfetta, dove, il 7 giugno
1925, fu posta la prima pietra. Dopo appena un anno,
il 4 novembre 1926, il Seminario ebbe la sua nuova
sede, inaugurata solennemente dal Legato Pontificio,
Card. Gaetano Bisleti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Seminari, e assunse la denominazione di
Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI”, in
segno di gratitudine nei confronti del Sommo Pontefice. Il 1˚ luglio 1968 il Pontificio Seminario Regionale
Pugliese, come gli altri seminari regionali, fu trasferito
alla giurisdizione della Conferenza Episcopale Pugliese. Il 20 giugno 2005 la Congregazione per l’Educazione Cattolica ha eretto la Facoltà Teologica Pugliese, di
cui fanno parte l’Istituto Teologico Regina Apuliae di
Molfetta, l’Istituto di Teologia Ecumenico Patristica
Greco-Bizantina San Nicola di Bari e l’Istituto Teologico Interreligioso Santa Fara di Bari.
Nel corso di questi cento anni, migliaia sono stati i giovani formati nel Seminario Regionale; più di 2.200 gli
Una veduta del Seminario Regionale di Molfetta
alunni ordinati presbiteri e, tra le fila dei docenti e degli ex alunni, sessanta sono stati consacrati vescovi e
quattro elevati alla dignità cardinalizia. Ciascuno con
il suo carisma particolare, quasi rifrangendo in tanti
raggi diversi l’unica luce, questi sacerdoti hanno custodito e accompagnato la fede delle nostre comunità
e, con l’entusiasmo del loro ministero, si sono prodigati generosamente a favore della nostra Regione. Pensiamo a quanto impegno è stato da loro profuso nelle
scuole, nell’educazione dei giovani, tra le corsie degli
ospedali, negli ambienti di lavoro, nelle carceri… per
non parlare del quotidiano lavoro da loro vissuto nelle
parrocchie, condividendo la vita della gente, accompagnandone i momenti di gioia e di fatica, seminando
nel mondo la speranza di nostro Signore Gesù Cristo.
Presbiteri totalmente immersi nel popolo, segni, pur
nella loro fragilità umana, di un Dio che si prende cura
del suo gregge!
Fra gli innumerevoli sacerdoti che hanno vissuto con
esemplarità il loro ministero, non possiamo non ricordare alcuni educatori ed ex alunni del nostro Seminario, di cui è in corso il processo di canonizzazione
e che attualmente le comunità cristiane di Puglia venerano come servi di Dio: il rettore Mons. Raffaello
Delle Nocche (1877-1960); il docente Mons. Nicola
Riezzo (1904-1998); gli ex alunni don Angelo Raffaele Dimiccoli (1887-1956), Mons. Agostino Castrillo
ofm (1904-1955), don Ambrogio Grittani (1907-1951),
don Ruggero Caputo (1907-1980), don Ugo De Blasi (1918-1982), Mons. Antonio Bello (1935-1993). La
loro opera sacerdotale si è esplicitata in diversi ambiti dell’azione pastorale: dall’assistenza degli ultimi
e dei fanciulli al silenzioso servizio di guida spirituale
e vocazionale, dalla formazione di mature coscienze
laicali all’impegno diretto per l’applicazione del Concilio Vaticano II… in questi presbiteri splende in modo
eloquente, anche per il nostro tempo, tutta la bellezza
di una vita donata a Cristo nella sua Chiesa, vita che
trova nella carità pastorale la sua ragion d’essere più
profonda.
Desideriamo con questo messaggio esprimere anche
tutta la nostra gratitudine e quella delle Chiese di Puglia a coloro che a vario titolo – rettori, padri spirituali, educatori, docenti, collaboratori e benefattori –, si
sono adoperati, in tutti questi anni, per la formazio-
ne dei seminaristi. I tanti formatori, che nel tempo si
sono avvicendati nell’opera educativa, hanno saputo
mettere, con discrezione, la loro vita a servizio dei giovani loro affidati, col solo desiderio di veder crescere e
camminare nel mondo presbiteri secondo il cuore di
Dio.
Attualmente nel nostro Seminario Regionale vivono e
si formano al ministero presbiterale 197 seminaristi;
ad essi si aggiungono altri 28 giovani che formano la
comunità propedeutica, nata nel 2002 per volontà dei
Vescovi pugliesi con l’intento di garantire un primo e
sereno discernimento di quanti intendono iniziare
il cammino formativo in Seminario. Il numero delle
vocazioni al sacerdozio in Puglia è rimasto pressoché
stabile, non risentendo mai in maniera significativa
del calo registrato in altre regioni italiane: ciò è segno
della profonda religiosità del nostro popolo. Ringraziamo il Signore per i germi di vocazione che semina nella nostra Regione e preghiamo perché le famiglie e le
comunità cristiane siano grembo fecondo in cui tanti
giovani possano incontrare il Signore che li chiama a
consacrare la propria vita a Lui nel servizio dei fratelli.
La ricorrenza centenaria sia per il Seminario Regionale un’occasione propizia per fare memoria grata
del passato, ricordando tutto il cammino che il Signore
ha fatto percorrere finora (cf Dt 8,2), perché, proteso
verso il futuro (cf Fil 3,13), sappia scorgere i segni dei
tempi nuovi e continuare a formare presbiteri fedeli a Dio e alla storia degli uomini. Per questo, mentre
invochiamo dal Padre la sua benedizione, affidiamo
tutta la comunità del Seminario Regionale alla Vergine Maria, venerata a Molfetta col titolo di Regina Apuliae. Confortati dal suo sguardo materno, incoraggiati
dalla bella testimonianza degli otto servi di Dio, nostri
intercessori in cielo, teniamo fisso lo sguardo su Gesù,
origine e compimento della nostra fede (cf Eb 12,2): dinanzi al suo cuore di Pastore deponiamo con fiducia
ogni nostro desiderio (cf Sal 38,10).
Bari, 1 Novembre 2008
Solennità di tutti i Santi
+ Francesco Cacucci
Arcivescovo di Bari-Bitonto
Presidente della CEP
Farsi attenti, più attenti cioè,
a quell’Avvento finale che la
liturgia non smette di celebrare perché riscaldi nell’attesa
il cuore dei credenti e perché questi possano ricevere
e saper dare senso al tempo
dell’esistenza terrena.
L’Avvento, pertanto, è la chiamata di Dio, il suo inarrestabile venire incontro all’uomo
perché la vita dell’uomo (il suo
tempo) sia bella, buona e felice, come quella di Gesù Cristo,
e perché, ancora, il desiderio
infinito di vita che ha in se,
conosca la via e l’approdo.
All’Avvento già compiuto e
all’Avvento che attendiamo,
mentre – nell’oggi della liturgia - celebriamo il Dioche-viene, siamo chiamati a
rispondere con l’adesione
alla Speranza, con il risveglio
alla gioia, con la leggerezza
e la sobrietà della vigilanza.
Siamo chiamati all’attenzione e all’ascolto della Parola
(unica vera arma contro ogni
idolatria sempre insorgente).
All’esercizio quotidiano del
desiderio dell’incontro con
Colui che ha riempito di Dio
il tempo e ha recato all’uomo
il segreto dell’umanizzazione
del tempo e la verità della
sua méta finale: l’Amore con
il quale Dio ci ama e nel quale siamo chiamati ad amare e
fare comunione per disporci
all’Eterna Carità.
L’Avvento liturgico ci fa riscoprire il filo rosso che attraversa e rinnova la storia: la
venuta di Dio, il Dio che viene-visita-salva l’uomo.
La Parola dell’Avvento ci rimette in sesto per ricevere e
dare senso al tempo.
Attendendo l’oltre.
don Antonio Valentino
3
Primo Piano
15 novembre 2008
primo anniversario Occasione per riflettere sul suo ruolo nella Chiesa e nel territorio
Il Seminario diocesano e le attuali sfide educative
I
l 18 novembre ricorre il 1°
anniversario dell’inaugurazione del nuovo Seminario
che la Provvidenza ha donato
alla nostra diocesi, nella città di
Brindisi.
Il ricordo và, con una certa
commozione, a quella giornata impreziosita dalla figura affabile e maestosa del Cardinal
Tarcisio Bertone, la cui parola
incoraggiante e il cui sorriso
radioso infondevano fiducia e
conferivano a quel momento,
non solo il sigillo degno di un
evento storico, ma anche la calorosa benedizione su una festa
di famiglia.
Quel sorriso e quella benedizione sono stati preludio del
sorriso e della benedizione del
Santo Padre Benedetto XVI, a
cui il Seminario è stato intitolato in quell’altro giorno memorabile, il 15 giugno scorso,
quando, accolto da una fiumana di fedeli egli, il successore di
Pietro passò, vide il Seminario,
ne ammirò la collocazione nel
cuore della città, lo benedisse.
Il
Seminario
è divenuto in
questi mesi una
casa accogliente, voluta e realizzata non solo
per l’accompagnamento dei
ragazzi e dei
giovani che si
stanno
confrontando con
il “sogno” della
vocazione sacerdotale, ma
anche per essere punto di
riferimento e
di raccordo per
la pastorale vocazionale, tenendo desta l’attenzione e la sensibilità verso i
cammini di risposta alla chiamata di Dio, all’interno delle
nostre comunità.
Anche dalla sua posizione topografica si evince come il nostro Seminario si voglia porre
in “dialogo” con le parrocchie,
con le scuole, con il territorio.
In linea con una collaudata
tradizione storica della nostra
diocesi, il Seminario vuole continuare ad essere un luogo di
preghiera e di formazione, ma
anche di incontro e di scambio
culturale, per sollecitare momenti di riflessione e di approfondimento intorno a quell’arte
così delicata e preziosa che è
l’educazione.
Per questo motivo, ad un anno
dall’inaugurazione del Seminario, il 17 e il 18 novembre
prossimi, oltre alla celebrazione eucaristica di ringraziamento che dà voce alla gratitudine
del cuore e della fede per i tanti
doni che Dio opera nella nostra
vita, si vuole offrire un’occasione di confronto su quelle che
sono le attuali sfide educative
in rapporto al Seminario e alla
sua proposta
formativa.
In quella circostanza, cui
sono particolarmente invitati coloro che
ricoprono incarichi educativi
in parrocchia,
nella
scuola
o nelle varie
associazioni, dopo uno
sguardo storico
sul “Seminario all’interno del nostro
territorio” da
parte del prof.
Giacomo Carito e dopo una
riflessione su
“Adolescenti e progetto di vita”
tenuta dal dott. Luigi Russo,
psicologo-psicoterapeuta, sarà
presentato il progetto formati-
Il Seminario
è divenuto in
questi mesi una
casa accogliente.
Punto di
riferimento e
di raccordo per
la pastorale
vocazionale delle
nostre comunità
Il card. Tarcisio Bertone inaugura il nuovo Seminario © E. Neve
vo del Seminario, dal titolo: “Se
vuoi…vieni e seguimi!”, ispirato
agli ultimi “Orientamenti e norme per i Seminari” della CEI.
Si spera così di poterci arricchire e incoraggiare a vicenda
nell’impegno della formazione e dell’accompagnamento
dei ragazzi e degli adolescenti,
puntando innanzitutto sulla
passione e sulla fiducia che occorrono per affrontare serenamente tale missione.
Oggi da più parti, soprattutto in
ambito educativo, si sente l’esigenza di progettare, più che di
fare.
La frenesia vorticosa degli impegni che puntualmente riempiono le nostre giornate
tradisce sempre più un vuoto
a livello di obiettivi e di mete,
facendo rifugiare la persona
in quella facile e quanto mai
illusoria consolazione del “vi-
vere alla giornata”, del “cogliere l’attimo”, che spinge a voler
“sfruttare” sempre più il tempo,
invece di viverlo come dono,
all’insegna della gratuità e della condivisione.
Forse è per questo motivo che
in tanti oggi si chiedono come
sia possibile nell’attuale contesto culturale, nell’era degli impegni a breve termine e del relativismo imperante, proporre
un cammino di progettualità a
ragazzi e adolescenti che della
mentalità del “mordi e fuggi”
sembrerebbero i rappresentanti più autorevoli e significativi.
Ma credere nei giovani e prendersi cura dei loro processi di
crescita, non significa proprio
scommettere sulla capacità che
hanno di sorprendere e di stupire con le loro risorse e la loro
creatività?
Se poi ci si sofferma per un
attimo a contemplare il mistero grande della vocazione
che viene da Dio come un Suo
puro dono, espressione del Suo
amore libero e misericordioso,
come fare a non puntare il tutto
per tutto, scommettendo sulla
Sua fedeltà, più che sulle umane possibilità?
Il cristiano non è per una visione puramente “orizzontale”
della vita, dove tutto è pianificato e calcolato, ma si apre
all’imprevedibilità che viene da
Dio e cerca di cogliere, a tutte
le età e in tutte la stagioni della propria esistenza, i segni del
Suo passaggio e della Sua chiamata.
La responsabilità che abbiamo, sacerdoti e laici, di essere
educatori nella fede delle nuove generazioni, ci impone una
seria verifica sulla qualità del
nostro impegno quotidiano
convegno o.v.e. Annuale momento di riflessione dell’Opera Vocazioni Ecclesiastiche
O
tutto ciò che tanti, delegate e
iscritti, hanno con costanza
portato avanti. Ha invitato a
proseguire fondando ogni attività sulla santità personale,
promuovendo tutte le vocazioni
soprattutto quelle sacerdotali, e
sostenendo con amore il Seminario.
La Presidente diocesana, infine,
facendo riferimento allo Statuto, ha ricordato nella sua relazione che l’impegno dell’O.V.E.
scaturisce dalla scelta che Dio
fa di noi nel Battesimo: è Lui
che nel Battesimo non solo ci
chiama, ci libera dal peccato, ci
rende figli di Dio, fratelli coeredi con Cristo e membra attive
della Chiesa, ma con l’unzione
dello Spirito Santo ci rende partecipi del sacerdozio di Cristo e
della sua triplice missione sacerdotale, profetica e regale, da
cui nasce ogni missione e quindi il nostro impegno nell’O.V.E.
L’Opera Vocazioni Ecclesiastiche, consapevole che il sacerdozio ministeriale e quello comune battesimale
sono in rapporto molto stretto, perché
uno è ordinato all’altro, fa propria la sollecitudine di Gesù: “Pregate il Padrone
delle messe perché mandi operai alla
sua messe” e si fa carico della necessità
della Chiesa di sante vocazioni sacerdotali. Prende poi in esame due tra le finalità indicate nello Statuto per comprendere come ciascuno di noi deve essere
animatore vocazionale all’interno della
parrocchia.
Tali finalità sono: promuovere le vocazioni al Ministero Ordinato, mediante
don Alessandro Luperto
L’invito:
«Vieni a
pregare con noi»
“Non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi”
gni anno l’O.V.E apre le sue
attività con un convegno che
costituisce un momento di riflessione sulle finalità dell’Opera stessa
e sugli obiettivi da perseguire durante
l’anno.
Il 25 ottobre scorso le delegate e numerose iscritte si sono ritrovate in Seminario per questo incontro e hanno accolto la Lectio del Padre Arcivescovo che
ha approfondito il tema del convegno:
“Non voi avete scelto me, ma Io ho scelto
voi” .
La scelta di Cristo, ha detto l’Arcivescovo esaminando la frase nel contesto del
brano di Giovanni 15, 12-17, è un invito
a comprendere che ci ama fino a dare la
vita per noi e ad accogliere il successivo invito a rimanere nel suo amore. Un
amore che arriva a considerare i discepoli come suoi amici e diventa il “suo”
comandamento nuovo per loro. Egli è
l’amore: chi accetta l’amore accetta Lui
stesso e cerca di imitarlo. Nell’amore c’è
un’uguaglianza, si annullano le distanze; i desideri dell’amico diventano comando: “Amatevi l’un l’altro”.
La nostra risposta d’amore può essere
stabile solo perché Lui la sostiene e il
“rimanere in Lui” è la nostra gioia, di
adesso, ma anche nella gloria. La scelta d’amore di Dio, la nostra obbedienza
ad amarci come Lui vuole, permette di
“portare frutti” che rimangono.
L’Opera Vocazioni Ecclesiastiche è invitata da queste parole a rimanere
nell’amore del Signore per portare sempre maggiori frutti.
E’ seguito il discorso del Rettore del Seminario con un resoconto dell’impegno
dell’associazione nello scorso anno e
con un ringraziamento al Signore per
nell’accompagnare i ragazzi e
i giovani che ci sono affidati e
nell’aiutarli non tanto a capire
cosa devono fare, ma chi sono
chiamati ad essere, in ascolto umile e docile alla Parola
di Dio. Forse saranno proprio
quei piccoli, ma preziosi segni
di speranza, che con l’aiuto del
Signore sapremo riconoscere e
alimentare nel cuore dei nostri
ragazzi, l’inizio di quelle grandi trasformazioni di cui a volte
sentiamo un bisogno insopprimibile.
Il nostro Seminario, con la benedizione di Dio e con l’aiuto
di tutti, possa continuare ad accettare e a vivere gioiosamente
tali “sfide”.
Carissimo amico/a,
se senti l’esigenza di conoscere meglio Gesù ed imparare a stare con Lui e con te
stesso nel silenzio della preghiera ti invitiamo una volta
al mese nella nostra chiesa
alle ore 20 per un momento
semplice e fraterno di Adorazione Eucaristica.
Sui passi dei discepoli di Emmaus cercheremo di gustare
la bellezza della presenza di
Dio e di riscoprirci, quindi,
veri fratelli tra di noi.
I sacerdoti e i seminaristi
Date e temi degli incontri:
6 NOVEMBRE “Erano in cammino verso Emmaus”
I giovani seminaristi con i loro educatori
l’azione di animazione e di orientamento; collaborare nella pastorale
vocazionale, a livello diocesano e parrocchiale, con il Centro Diocesano Vocazioni.
Dopo essersi soffermata sugli aspetti formativi per viverne innanzitutto la
spiritualità, ha indicato come obiettivo
dell’anno quello di essere animatore
vocazionale nella propria comunità accogliendo ma anche ricercando alcune
proposte concrete di animazione e di
promozione vocazionale.
La fantasia dell’amore deve suggerire
iniziative pastorali rivolte alla comuni-
4 DICEMBRE “Che cosa sono
questi discorsi?”
tà parrocchiale affinché non venga mai
meno la cura della dimensione vocazionale e sia costantemente viva la coscienza e la responsabilità di tutta la comunità cristiana per tutte le vocazioni,
in particolare quelle sacerdotali.
Per un’aderente all’O,V.E. contribuire a
vivacizzare una comunità parrocchiale
è trasformare il proprio impegno in un’
occasione di carità, a beneficio della
Chiesa.
15 GENNAIO “Affermano che
egli è vivo”
Nicolina Melcore
21 MAGGIO “Fecero ritorno a
Gerusalemme”
5 FEBBRAIO “Gesù spiegò ciò
che si riferiva a lui”
5 MARZO “Resta con noi perché si fa sera!”
2 APRILE “Si aprirono gli occhi e lo riconobbero”
4
Viaggio tra le Aggregazioni
associazione “san leucio”
L
’associazionismo, come espressione di
attività di solidarietà e pluralismo, è una
forma di aggregazione universalmente e legalmente riconosciuta (Legge 383/2000).
Non avendo scopo di lucro ed agendo nel
pieno rispetto degli associati, le associazioni
hanno finalità civili, culturali, di ricerca etica
e spirituale.
In quest’ottica, l’Associazione Musicale-Culturale “San Leucio” si propone, anche attraverso il Coro Polifonico Arcivescovile “San
Leucio”, di promuovere, sostenere e favorire
il processo di formazione umana, cristiana,
culturale e musicale degli associati.
Il suo fine principale è di: organizzare le celebrazioni solenni presiedute da S.E. l’Arcivescovo, le manifestazioni di carattere sacroliturgico con orchestra e di collaborare, in
modo autonomo ed indipendente, con organismi nazionali e/o regionali.
L’organigramma interno, che le conferisce stabilità e continuità, si compone del Presidente,
del Direttore del Coro, dell’Assistente religioso, tutti nominati dall’Arcivescovo, e di un
Consiglio Direttivo, democraticamente eletto
dall’assemblea dei soci.
Il Coro “San Leucio”, massima espressione
dell’associazione, è da molti anni protagonista di importanti momenti liturgico-musicali
della vita della città, e di eventi indimenticabili, il più recente dei quali è avvenuto in occasione della visita di S.S. Benedetto XVI il 15
giugno scorso.
I coristi, con la loro partecipazione attiva e
responsabile, si ispirano a valori umani di
“probità, spirito di giustizia, senso civico, sincerità, cortesia e fortezza d’animo” (Apostolicum actuositatem,4).
Il loro impegno è costantemente a servizio
degli altri; tutte le capacità e le competenze
sono sempre nell’ottica della crescita comune,
nello stile della fraternità, nella disponibilità
e sollecitudine ai rapporti interpersonali.
Nello spirito di aggregazione che li ha sempre contraddistinti, i Coristi del “San Leucio”
si basano su principi di cortesia e cordialità,
nel reciproco rispetto; anche gli scambi di
opinione sono vissuti e superati in funzione
del dibattito civile e della tollerante comprensione, che sono le linee guida dei loro
comportamenti anche al di fuori dell’ambito
associativo.
Anna Rita di Sansebastiano
il logo del triennio
L
a missione della Chiesa nasce dal mandato
del Risorto ad “andare in tutto il mondo”
a predicare il Vangelo (cfr. Mt 28, 16-20). Nel
logo l’immagine del Risorto sovrasta tutto il
resto, e le sue braccia aperte sono non solo
il segno della salvezza (croce e resurrezione),
ma simboleggiano anche il mandato missionario.
Dal lato destro del Risorto parte una fiamma
che simboleggia lo Spirito Santo, primo dono
di Cristo Risorto e colui che anima e spinge la
Chiesa nella sua missione.
La fiamma dello Spirito disegna il Vangelo, il
centro dell’annuncio missionario; la missione
parte da una profonda conoscenza della Parola di Dio, e lo Spirito opera continuamente
nella vita della Chiesa affinché ciascuno possa comprendere il senso delle scritture.
L’Eucarestia – che prende forma dal Cristo e
dalla fiamma dello Spirito – è il fondamento
della missione e rappresenta la presenza viva
del Risorto nella Chiesa, che accompagna i
cristiani nell’annuncio (“Ecco io sono con voi
fino alla fine del mondo” Mt 28, 20).
Le persone comprendono adulti, giovani, ragazzi, gruppi e singoli; è il segno che tutti siamo chiamati ad essere testimoni della resurrezione di Cristo. Esse si aprono alla missione
grazie all’azione dello Spirito che ci accompagna e ci guida nelle nostre scelte, e permette
di camminare avendo come fondamento la
Parola.
Le loro figure si proiettano sulle pagine delle
Scritture dando l’idea che con i gesti e le azioni, anche oggi è possibile scrivere il Vangelo.
Le ombre, dello stesso colore della fiamma,
rappresentano l’azione dello Spirito che ci
spinge alla missione.
Cecilia Farina
15 novembre 2008
uciim Cura la formazione spirituale ed umana dei soci
Al servizio della scuola
L’
UCIIM (Unione Cattolica
Italiana Insegnanti Medi) è
un’associazione professionale cattolica fondata nel 1944 da
Gesualdo Nosengo, docente di religione e successivamente professore
universitario.
Essa riunisce docenti, dirigenti ed
ispettori scolastici, educatori e formatori della scuola statale e non
statale, della formazione professionale e dell’educazione permanente.
Ha per fini di promuovere ed attuare la formazione spirituale, morale
e professionale dei soci, organizzare iniziative educative che abbiano come obiettivo la realizzazione
di principi e metodi conformi al
pensiero ed alla morale cristiana;
promuove progetti di formazione
ed aggiornamento professionale e
culturale del personale scolastico
e la partecipazione dei soci alla vita
sindacale secondo i principi sociale
cristiani.
L’associazione è del tutto apartitica, aderisce alla Consulta della
pastorale scolastica della CEI ed al
CNAL (Consulta Nazionale della
Aggregazioni laicali) e giuridicamente si pone come ente non commerciale senza fini di lucro. Esplica
la sua opera a favore del personale
scolastico attraverso iniziative religiose commisurate alle specifiche
esigenze della categoria, l’organizzazione di cicli di conferenze e di
lezioni su argomenti culturali, legislativi, didattici nonché iniziative
volte all’educazione permanente ed
alla formazione degli adulti.
Manifestazione degli studenti © E.Vita
Anima convegni e cura pubblicazioni su materie di interesse professionale, avanza proposte alle
competenti autorità scolastiche su
questioni di carattere formativo,
educativo e scolastico, si occupa di
portare avanti ricerche didattiche,
psico-pedagogiche e legislative e di
formare i soci all’attività sindacale.
Ai soci è dato in omaggio l’abbonamento alla rivista nazionale di
categoria “La scuola e l’uomo”, voce
dell’Unione fin dalla sua fondazione nel 1944. L’associazione organizza, altresì, momenti di spiritualità
in occasione degli appuntamenti
forti dell’anno, come il S.Natale e
la Pasqua, attraverso riflessioni comunitarie sulla parola di Dio (An-
tico e Nuovo Testamento); studia e
diffonde i documenti del Magistero
che possono avere attinenza con il
compito educativo. Dal punto di
vista strutturale, l’Unione ha una
configurazione provinciale e non
diocesana ed è articolata, ai vari
livelli, con un Consiglio sezionale,
provinciale, regionale, nazionale, a
capo di ciascuno dei quali vi è un
presidente, eletto dall’organo di riferimento.
In conclusione, l’UCIIM è un’aggregazione laicale di categoria che si
propone di diffondere il messaggio
cristiano ed i valori della cultura
cattolica, attraverso la testimonianza di una vita professionale
moralmente orientata nell’ambito
Associazione Italiana Maestri Cattolici
L’
AIMC (Associazione Italiana
Maestri Cattolici), secondo il
dettato dell’art.1 del suo Statuto
“è una libera e democratica associazione professionale che si costituisce tra
insegnanti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici della scuola, statale e non
statale, dell’infanzia e del primo ciclo,
in servizio, aspiranti all’insegnamento
e a riposo che intendono operare in solidarietà nella scuola e nella società secondo i principi del Vangelo”.
E’ sorta nel 1945 per opera di un gruppo
di educatori guidati da Carlo Carretto e
Maria Badaloni. E’ presente, attraverso
le sezioni, che rappresentano le cellule
vitali dell’organismo associativo, in tutte le realtà territoriali.
L’Associazione, tramite l’impegno responsabile, costante e generoso dei
suoi soci, intende contribuire alla costruzione di una scuola dinamica ed
attiva, partecipe del processo globale
di cambiamento, connotata sia dall’inserimento pieno nella società , di cui è
insieme parte integrante e istituzione
specifica, sia da adeguatezza di strutture e regole, condizione per la piena e
creativa espressione dei singoli e per la
qualità dei processi e degli esiti.
L’AIMC come soggetto elaboratore di
saperi professionali non può e non vuole identificarsi in un’agenzia di servizi,
ma intende fare del servizio alla persona la finalità principe del progettare la
propria presenza nell’ambiente in cui è
inserita e nella società italiana.
Promuovere la persona è, per l’Associazione favorire tutti e ciascuno nella costruzione di quei saperi che sono condizione basilare per vivere in pienezza
e responsabilità la propria originalità,
libertà, cittadinanza.
Volontariato, spendimento di sé, gratuità, competenza, alternatività, dialogo,
fiducia, impegno personale e comunitario sono, per i soci AIMC, i valori di riferimento da testimoniare nella scuola
e nella società.
Etta di Totero
Unione Giuristi Cattolici Italiani
L’
Unione Giuristi Cattolici Italiani (U.G.C.I.) ha sede centrale in
Roma e sedi periferiche (Unioni
Locali) in diverse città capoluoghi di provincia.
L’ambito territoriale di ogni
Unione Locale coincide
con quello che delimita la
competenza per territorio
del Tribunale che ha sede
nella città in cui l’Unione
Locale opera.
L’U.G.C.I. persegue le seguenti finalità: promuovere
una adeguata preparazione
spirituale e culturale dei
giuristi; curare gli interessi
di ordine sociale connessi con la dignità delle professioni giuridiche; prestare
assistenza giuridica ai non abbienti;
attuare i principi dell’etica cristiana
nell’attività legislativa, giudiziaria, amministrativa, oltrechè nella vita pubblica e professionale.
L’Unione brindisina dei Giuristi Cattolici Italiani fu costituita il 10 novembre
1979. Da allora, la sua attività si è artico-
lata in: incontri di studio (due al mese)
su problemi di interesse giuridico; momenti di spiritualità all’inizio di ogni
incontro (guidati dall’Assistente Ecclesiastico Mons.
Angelo Catarozzolo); convegni cittadini annuali su
temi di attualità socio-giuridica (negli ultimi anni
essi hanno riguardato: “la
parità scolastica nel sistema costituzionale”, “i
problemi della giustizia
in Italia”, “il diritto, strumento di pace”, “la tutela
dell’ambiente e lo sviluppo
economico nel rispetto dei
principi etici e della normativa vigente”, “vecchie e nuove povertà nell’epoca
della globalizzazione”; “i cattolici e la
testimonianza politica”; “la famiglia, la
vita e l’educazione, valori non negoziabili”); giornate di spiritualità nei tempi
liturgici forti di ogni anno; consulenza
giuridica gratuita ai non abbienti.
Lorenzo Maggi
L’UCIIM
esplica la sua
opera a favore
del personale
scolastico
del mondo della scuola, oggi, purtroppo, sempre più secolarizzato
e privo di forti punti di riferimento
valoriali.
Salvatore Amorella
Convegni di cultura
Maria Cristina di Savoia
L
’Associazione “Convegni
di Cultura Maria Cristina
di Savoia” è esclusivamente
femminile, ha 70 anni e fa
capo alla Conferenza Episcopale Italiana. E’ presente in
Italia con 90 gruppi e 5000
associate di tutte le regioni,
opera per la formazione culturale e religiosa della donna, trovando nella Venerabile Maria Cristina di Savoia il
suo legame ideale.
Figlia di Vittorio Emanuele I, sposa di Ferdinando di
Borbone e regina di Napoli,
Maria Cristina morì nel 1836
a soli 24 anni, lasciando nel
capoluogo partenopeo un
vivo ricordo come sposa e
madre. Donna di fede rigorosa difese i diritti dei più
poveri, salvando perfino dal
patibolo non pochi condannati. Le sue virtù sono state
riconosciute dalla Chiesa nel
1937. Ora è in esame il miracolo per la sua beatificazione.
L’ispirarsi alla giovane regina costituisce anche l’attualità dei convegni, protesi
soprattutto a difendere e
proporre i valori della famiglia nella società. I convegni
di cultura, che hanno quali
principali scopi tanto la formazione cristiana, religiosa, culturale e sociale delle
donne aderenti quanto la
testimonianza cristiana e la
presenza attiva nella vita sociale, oltre a riunirsi annualmente a Roma in Congresso
Nazionale, promuovono un
premio letterario biennale
dedicato a Maria Cristina e
testimoniano la loro opera
attraverso la pubblicazione
della rivista bimestrale “Rassegna” .
Ogni Convegno, per l’approfondimento del tema religioso, è guidato da un Assistente Spirituale, designato
dal Vescovo. Il Convegno di
Brindisi è affidato a Mons.
Ercole Lavilla.
Presidente Dr.ssa Elide Criscuolo Carrino. Vice Presidenti: Prof.ssa Cosima Guadalupi e Prof.ssa Carmen
Liuzzi Mitrano. L’organizzazione periferica del Premio
Letterario e affidato ad una
giuria di base presieduta
dalla Prof.ssa Tina Monaco
Giacobini.
Il tema religioso di questo
anno sociale è “Cristo e la
Chiesa: lo riconobbero allo
spezzare il pane”.
Quattro parole accompagnano la vita delle “Cristine”: vocazione, amicizia, servizio,
testimonianza.
Elide Criscuolo Carrino
5
Viaggio tra le Aggregazioni
15 novembre 2008
crim Tra gli scopi quello di portare nel web la realtà viva e reale del Signore Gesù
Cuore Immacolato, presenza cristiana nella rete
T
ante volte avete letto, dalle colonne di Fermento, di NetCrIM e dei
suoi raduni, delle tante iniziative
che propone nel web e non solo; ma dietro
la realtà virtuale ce ne è una reale ed è la
l’associazione “CrIM”.
Per noi è stato importante e significativo
che l’associazione si costituisse ufficialmente il giorno prima della partenza per
il convegno diocesano svoltosi a San Giovanni Rotondo lo scorso anno, convegno
che in un certo senso apriva il triennio dedicato alle associazioni laicali e che diventava così il nostro primo appuntamento
associativo. L’associazione CrIM – abbreviazione che ricordiamo significare Cuore
Immacolato di Maria - nonostante svolga
la maggior parte del suo impegno nel web
si sente fortemente radicata nella vita diocesana e ad essa offre il suo impegno di
evangelizzazione e di studio dell’ambito
massmediale.
“Lo scopo per cui l’Associazione si costitu-
I
sana. Gli incontri avvengono
con scadenza mensile; vedono il
primato della Parola di Dio e del
Magistero (quest’anno l’enciclica
Spe salvi di Benedetto XVI) che
dall’Assistente vengono offerti
e attualizzati; proseguono con
l’intervento del Presidente che
illustra l’argomento in questione,
approfondito successivamente
dai soci di volta in volta incaricati; seguono la discussione e la
conclusione. Integrato a livello diocesano ne
“Le Associazioni di categoria fermento del
Vangelo”, quest’anno il motivo conduttore del
cammino della Sezione sarà: “Amare la Verità
per vivere nella verità dell’Amore”, che svilupperà gli argomenti affrontati nell’ultimo Congresso nazionale di Ascoli Piceno, dal tema:
”Fede, ragione e scienza – un’alleanza per la
medicina”. Ci si avvarrà, inoltre, di suggerimenti bibliografici e filmografici per l’approfondimento dei contenuti. Con tale cammino
formativo spirituale, culturale e professionale si intende vivere l’AMCI come casa-scuola
dove la sofferenza e il dolore che si curano
permettono a medici e ammalati di cercare e
incontrare Gesù, il Medico che guarisce e salva l’intera umanità.
Il Consiglio Direttivo, rinnovato nel giugno
scorso, è composto da: Donno Arcangela
(Presidente), Intiglietta Maria Rosa (Segretaria), Finizzi Vincenzo, Natoli Caterina e Trinchera Antonio.
Arcangela Donno
nocui diventano condizionatori del nostro
agire.
Troppo spesso la realtà di internet viene
demonizzata ed associata solo all’uso criminale che se ne può fare (truffe on line,
pedopornografia etc), il nostro impegno
è anche quello di far capire a chi non è
avvezzo ad usare questo strumento, che
le sue potenzialità anche al servizio del
Vangelo e della Chiesa sono infinite e che
anzi devono essere sfruttate per raggiungere e parlare all’uomo di oggi. Internet,
e i media in genere, sono anche veicolo di
relazioni: questo sarà il tema al centro del
Messaggio del Papa per GMCS “Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una
cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”
e sarà anche quello che scandirà per noi
questo nuovo anno associativo.
Iolanda Milone
Associazione
“Medicina e Persona”
Associazione Medici Cattolici Italiani
l cammino dell’AMCI diocesana trova sostegno nel
convincimento che “un medico, oltre la competenza tecnica, deve curare la competenza
umana”, la quale richiede l’esercizio di “un’intelligenza cognitiva, di carattere scientifico… e
insieme di un’intelligenza contemplativa, capace di accedere
al valore trascendente della vita
(Orizzonte Medico)”. Accompagnati dall’Assistente, don Giuseppe Dello
Tore, si è impegnati soprattutto nella “formazione permanente dei medici in ambito spirituale, etico e morale in particolare su temi
scientifici e professionali” (Statuto).
Si coltivano la centralità della persona e della sua dignità e i rapporti interpersonali con
cordialità, solidarietà e dialogo rispettoso
secondo lo stile della parresia: “dire la verità
della vita nella sua interezza”. Anche grazie a
questa scelta si sta sviluppando nel tempo un
senso di appartenenza e di corresponsabilità
sì che le iniziative ordinarie e straordinarie
siano sempre più il frutto di un’azione collegiale arricchita dall’originalità di ciascuno
sia nell’ambito della stessa Associazione che
nell’auspicata e legittima partecipazione alla
Pastorale diocesana della Salute e alla Consulta diocesana per il laicato. La formazione
ha sempre previsto al suo interno come momento integrante la missione, nelle modalità
a mano a mano maturate secondo la pastorale unitaria e integrata della Chiesa dioce-
isce è l’evangelizzazione, attraverso i mezzi
di comunicazione, attraverso la testimonianza di ciascuno e di tutti gli associati
della fede vissuta nel generoso dono di sé,
la disposizione all’accoglienza, al perdono
e alla riconciliazione.[…] L’Associazione
per il raggiungimento dei suoi fini intende
promuovere varie attività, in particolare: di
promozione della fede cattolica, di animazione e formazione socio-culturale, editoriali.” (art. 2 dello Statuto)
Lo scopo che ci prefiggiamo di raggiungere, cioè, è quello di portare nel web la realtà viva e reale di Gesù Cristo, della bellezza
dell’incontro che abbiamo sperimento con
lui e tra di noi, e del mandato che ha affidato a ciascuno “Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo ad ogni creatura”
(Mc 16,15). Ma non solo: l’intento è anche
quello di formare i “naviganti”, e noi per
primi, ad un uso consapevole e responsabile dei mezzi di comunicazione che sempre più, nei nostri tempi, da strumenti in-
L’
associazione “Medicina e Persona” nasce
nel mese di Febbraio 1999 come libera Associazione fra Operatori Sanitari.
Essa intende svolgere un ruolo costruttivo rispetto alla realtà del lavoro e vuole essere uno
strumento per la valorizzazione delle intuizioni, delle intelligenze e delle capacità umane e
professionali esistenti. Dell’associazione fanno
parte medici, infermieri, amministratori, studenti di medicina, a testimonianza che la coscienza dello scopo che il nostro lavoro ha, è
più forte della difesa corporativa d’interessi di
categoria. La professione sanitaria è la risposta personale, libera e responsabile al bisogno
delle persona malata, ed in quanto tale, dipendente dalla qualificazione, dalla dedizione e
dall’impegno di chi la esercita. La condivisione
di questa passione per il lavoro ha fatto crescere e approfondire un’amicizia operosa, che ha
generato anche momenti di vacanza, cioè di un
tempo liberamente dedicato alla convivenza fra
uomini e professionisti, che stanno diventando
appuntamenti sistematici ed irrinunciabili.
L’Associazione inoltre segue il problema della formazione professionale, sia nel tempo
della formazione primaria all’università, che
nell’educazione successiva, dando spazio al
problema della specializzazione e della pianificazione.
L’Associazione promuove periodicamente mostre culturali che hanno lo scopo di proporre
spunti di riflessione sui temi più scottanti in
ambito sanitario. I temi scelti nascono dalla
attenta osservazione della realtà lavorativa e
dalle problematiche che ne nascono; il caratte-
re itinerante delle mostre è divenuto occasione
per stimolare dibattiti tra operatori all’interno
della realtà di lavoro in molte città italiane.
L’Associazione inoltre organizza il Congresso
Nazionale ogni due anni e numerosi incontri
pubblici dove incontra autori di romanzi, saggi
divulgativi o test a contenuto strettamente professionale. Il filo conduttore di questi scritti è la
possibilità di documentare gli esiti di una umanità seriamente impegnata nel confronto con il
problema della malattia, indipendentemente
dall’esserne spettatore, o direttamente implicato, nel curarla o nell’affrontarla. La scienza
come forma della risposta operosa che l’uomo
sa offrire al bisogno di salute incontrato, che in
lui è sempre un bisogno più radicale, un bisogno di salvezza.
Grazia Filannino
UCITecnici, tra progettazione e formazione
L’
Unione Cattolica Italiana Tecnici è nata
nell’immediato dopoguerra per rispondere ad un bisogno sentito di dare validità piena alla “Tecnica” nel mondo industrializzato del nostro tempo, collocandola all’interno
di una visione “antropologica” cristianamente
ispirata, che rispetta l’uomo come “fine” e non
lo degrada a “mezzo”.
L’UCITecnici ha avuto riconoscimento dall’Autorità Ecclesiastica nel 1951 e perciò fa parte della
Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali
(CNAL).
Sul piano locale l’UCITecnici è organizzato in
Sezioni nelle città capoluogo di provincia e nelle
altre città.
La sezione di Brindisi è nata nel 2000; una prima proposta dell’UCITecnici per la città di Brin-
disi è stata quella di progettare e proporre uno
spazio pedonale, una “piazza” davanti ad ogni
chiesa, in special modo nel centro storico. Tale
“piazza pedonale” è proposta sia per valorizzare
ulteriormente l’edificio sacro, che per dare alla
comunità insediata l’occasione di incontrarsi e
di stare insieme, riscoprendo e riproponendo il
ruolo storico delle antiche piazze medioevali.
Successivamente, nel 2004, la sezione di Brindisi
ha partecipato al Concorso Nazionale di Idee “I
Sagrati d’Italia”, facendo risultare la provincia di
Brindisi al primo posto con il maggior numero
di progetti presenti. Uno dei progetti (il sagrato
della chiesa dell’Ave Maris Stella al rione Casale)
è risultato vincitore a livello nazionale.
Attualmente la sezione brindisina del UCITecnici sta lavorando alla preparazione del corso
di Alta Formazione (120 ore) “La chiesa parrocchiale nella città moderna” insieme all’Istituto Superiore di Scienze Religiose, all’Ordine
degli Architetti, all’Ordine degli Ingegneri ed al
Politecnico di Bari. Inoltre a partire dalle provocazioni che il Papa Benedetto XVI ha lanciato
alla città di Brindisi nella sua visita pastorale del
giugno 2008, l’UCITecnici incontrerà a breve sia
gli iscritti all’Ordine degli Architetti che gli iscritti all’Ordine degli Ingegneri per discutere insieme sul tema: “Una nuova rinascenza urbana per
Brindisi a partire da Benedetto XVI”.
Donato Caiulo
Al via la II Edizione del concorso di idee “Lavoro e Pastorale” del MLAC
I
l Movimento Lavoratori di Azione Cattolica,
in collaborazione con il Progetto Policoro, ha
indetto, per il secondo anno, il concorso di idee
“Lavoro e pastorale”.
Dopo il successo della prima edizione, alla quale hanno partecipato ben 15 progetti, dei quali
è stato premiato “Io ci sarò”, presentato dalle
diocesi di Oria e Brindisi-Ostuni, una bellissima
iniziativa di evangelizzazione rivolta ai giovani
della formazione professionale, il Mlac si ripropone di sostenere le capacità progettuali neces-
sarie ad attuare attività socio – educative efficaci, promuovendo la realizzazione di progetti
ispirati ai principi della Dottrina Sociale della
Chiesa, finalizzati alla costruzione di relazioni
tra le persone e gli attori sociali del territorio.
Possono partecipare al concorso giovani e adulti di Azione Cattolica, gruppi del Movimento Lavoratori e Animatori di Comunità del Progetto
Policoro, elaborando un progetto in uno dei
seguenti ambiti di intervento: animazione etica
del proprio territorio, politiche attive del lavo-
ro e percorsi di inclusione sociale, da inviare al
Mlac entro il 15 dicembre 2008.
Ai progetti selezionati verrà assegnato un contributo massimo di € 3.000.
La premiazione avverrà nella “Giornata della
Progettazione Sociale”, che si terrà a Roma, il 24
-25 gennaio 2009.
Per ulteriori informazioni, è possibile scrivere
all’indirizzo [email protected]
Dossier
Il nostro cammino di Chiesa
attraverso il Concilio Vaticano II
Lectio magistralis del prof. Antonello Micia
Antonello Micia tiene la lectio magistralis © G.Morelli - C.Farina
Premessa
R
appresenta per me un grande onore
essere stato designato da S.E. -a cui rivolgo il ringraziamento - a tenere la lectio
magistralis nel Sinodo che la nostra Arcidiocesi
sta celebrando nel corso del 2008-2009.
Ripercorrere lo sviluppo storico della nostra
Chiesa locale in questo ultimo mezzo secolo
non può essere solo un fatto cronologico, ma
va considerato all’interno della storia della
salvezza.
Per il cristiano la storia non è semplice fluire del
tempo e, pertanto, la storia in quanto cronos
non può essere disgiunta dalla storia in quanto
cairòs.
L’arco di tempo preso in considerazione – dal
Sinodo del 1961 al Sinodo del 2007- ha come
punto centrale, come spartiacque il Concilio
Vaticano II.
Chiesa pre-conciliare e Chiesa conciliare non
vanno considerate in termini di opposizione,
ma costituiscono due aspetti dell’unica storia
della salvezza, che porta l’uomo nei diversi momenti storici a riscoprire in modo nuovo l’identico manifestarsi dell’amore salvifico di Dio.
La mia analisi riguarderà l’ultimo mezzo secolo
della storia della nostra Chiesa locale, anche se
sarebbe stato interessante ripercorrere l’episcopato di mons. Tommaso Valeri (1910-1942)
o quello di mons. Francesco de Filippis
(1942-1953).
Mi riferirò, pertanto, a mons. Nicola Margiotta
(1953-1975) perché quest’ultimo è il vescovo
del Concilio, non fosse altro per la sua diretta
partecipazione; mi soffermerò poi sull’episcopato di mons. Settimio Todisco (1975-2000), che
ha di fatto traghettato la Chiesa locale verso le
rive del Concilio; infine tratteggerò l’episcopato
di mons. Rocco Talucci, le cui reti sono ancora
gettate nel mare della storia.
Tenendo conto di quanto precedentemente
premesso e che, cioè, la storia di questa Chiesa
è parte della più universale storia della salvezza,
mi rifarò direttamente al magistero di questi
tre vescovi, facendo riferimento alle Costituzioni sinodali per mons. Margiotta; al magistero
episcopale di mons. Todisco attraverso le presentazione di alcuni nuclei pastorali; alle linee
pastorali di mons. Talucci che scandiscono un
più generale programma pastorale decennale.
Lo sviluppo del magistero della Chiesa locale
verrà rapportato ai documenti conciliari e a
quelli del magistero dei papi e dei vescovi.
MONS. NICOLA MARGIOTTA
e il SINODO DIOCESANO DEL 1961
A
conclusione del Sinodo indetto da
Mons. Margiotta nel 1961, furono
pubblicate in latino le Costituzioni
sinodali. Comunque, per dare la possibilità a
tutti di leggerle, tenendo conto che si rivolgevano anche ai fedeli, fu pubblicata un Sintesi in
italiano.
Si dividevano in tre sessioni, divise al loro interno in parti, titoli e capo.
La prima sessione conteneva:
- Norme Generali
- Delle Persone, ovvero della disciplina del
Clero e dei laici.
La seconda sessione si divideva in:
- parte prima riguardante “Dei Sacramenti e
dei Sacramentali”;
- parte seconda avente per titolo “Magistero
della Chiesa e della Fede Cattolica”;
- parte terza riguardava “Del Culto Divino”.
Infine la terza sessione riguardava “Dei beni
Ecclesiastici”.
Terminavano con la Conclusione.
L’analisi di alcuni punti di tali Costituzioni sinodali ci permette di comprendere l’ecclesiologia
che ne era alla base, vale a dire quell’idea di
Chiesa definita preconciliare.
Farò riferimento alle sezioni riguardanti le
persone, i sacramenti, il culto e il magistero,
tralasciando la sessione riguardante i beni
ecclesiastici.
Le Costituzioni Sinodali: I sessione
Nella prima sessione, nella parte riguardante
“Delle Persone, ovvero della disciplina del
Clero e dei laici”, riferendosi al clero, si invitavano i sacerdoti ad una:
Vita di pietà, Vita di studio, Onestà di vita, caratterizzata da un comportamento esteriore che
doveva essere di ammaestramento per i fedeli.
Si esortavano i sacerdoti:
all’amore e alla venerazione verso il Romano
Pontefice, i cui documenti dovevano essere studiati appena promulgati e la cui immagine regnante doveva occupare un posto d’onore; alla
riverenza e obbedienza verso l’Arcivescovo.
Il 9 novembre, festa di S. Teodoro, per la diocesi
di Brindisi e il 26 agosto, festa di S. Oronzo, per
la diocesi di Ostuni, era previsto il rituale atto di
obbedienza.
Riguardo ai doveri parrocchiali, si ricordava ai
parroci di praticare:
La carità verso i poveri, i quali costituiscono
“l’eredità tutta privilegiata della Chiesa”.
L’assistenza agli infermi.
La cura dei fanciulli, per scorgere “qualche
seme di vocazione”.
La residenza in parrocchia avrebbe favorito
l’attività pastorale, in quanto il parroco avrebbe avuto la possibilità di meglio conoscere “le
proprie pecorelle”.
Dopo i sacerdoti, le Costituzioni venivano a trattare delle famiglie religiose, “che costituiscono
l’altra ala dell’esercito di Cristo” e che possono
prestare la loro opera là dove non poteva giungere la voce e la mano del parroco.
In particolare, rivolgendosi alle suore, definite “angeli benefici” che stendono le ali della
preghiera e della carità, le esortava a conservare
le proprie case “come celesti aiuole profumate di
ogni virtù” e pertanto a coltivare la riservatezza
e a cooperare con i parroci nell’insegnamento
catechistico e nella direzione delle associazioni
femminili.
Seguendo una classificazione tipica del preconcilio, le Costituzioni, dopo aver trattato dei sacerdoti e dei religiosi, passavano ai laici, ai quali
veniva dedicato il Titolo VII “Della disciplina e
dell’apostolato dei laici”.
Il Capo I di tale Titolo esordiva con la trattazione
dei “Principali difetti da correggere”.
Di quali difetti si trattava?
“Ai laici che, privi di aiuti spirituali derivanti
dalla vita associativa, sono esposti al fango e
alla polvere, che rendono così pericolose le vie
del mondo, abbiamo ricordato l’orrore di certe
pratiche superstiziose non interamente sradicate
dalle nostre popolazioni, abbiamo ricordato la
viltà della bestemmia, di certi anonimi ingiuriosi
e calunniosi, che rubano quanto abbiamo di più
caro, la pace dell’anima.
Alle madri raccomandiamo con accorata insistenza la massima vigilanza sui facili amori delle
loro figliole, perché si metta fine a quelle fughe
che profanando il primo germe della vita, privano le nuove famiglie delle celesti benedizioni”.
I Parroci, pertanto, erano invitati ad eliminare
“la piaga vergognosa dei matrimoni post-fugam”
e di predicare la necessità della penitenza e
della mortificazione “contro le altre turpitudini
che, disseccando le sorgenti della vita, rendono le
famiglie sterili e infeconde, contro l’immodestia
del vestire, contro la profanazione del giorno del
Signore”.
Riguardo alle Associazioni religiose, le quali
“contribuiscono non poco a conservare florida
la vita cristiana”, si raccomandava che i parroci curassero l’erezione in tutte le parrocchie
delle Congreghe della Dottrina Cristiana, del
SS.mo Sacramento, l’Opera dell’Apostolato della
Preghiera, delle Congregazioni Mariane, delle
Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli, delle Dame
di Carità; in particolare si raccomandava la propaganda missionaria, incoraggiando l’Unione
Missionaria del Clero, l’Opera della Propagazione della fede fra gli adulti e l’Opera della Santa
Infanzia tra i bambini.
Riguardo alle Confraternite, si esprimeva la
seguente considerazione: “Ben triste spettacolo
danno oggi le Confraternite le quali, dimentichi dei fini religiosi per i quali furono istituite,
sembrano tramutarsi in conventicoli di uomini
noncuranti di qualunque pratica religiosa”.
Da qui l’obbligo di partecipare ogni anno in
tempo di Quaresima agli Esercizi spirituali ed
inoltre nelle processioni generali e di coadiuvare i parroci nell’esercizio del pubblico culto.
Un’attenzione particolare veniva rivolta
all’Azione Cattolica, considerata “la forma
moderna e più efficiente e ufficiale della cooperazione del laicato all’apostolato gerarchico della
Chiesa”.
A tal proposito si raccomandava: “i fedeli che
militano nell’Azione Cattolica devono essere di
esempio agli altri per la integrità dei costumi, per
la fermezza delle loro convinzioni religiose, per la
continua alla pagina seguente
Dossier
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15 novembre 2008
15 novembre 2008
Dossier
9
Il nostro cammino di Chiesa attraverso il Concilio Vaticano II
segue da pagina 7
partecipazione al culto, per la diligenza nei doveri del proprio stato, per il coraggio nella difesa
aperta, spinta fino all’eroismo della fede cattolica. Pertanto non si consegni la tessera se non a
chi mostri di volersi seriamente impegnare”.
Nelle parrocchie non doveva, quindi, mancare
l’Azione Cattolica nei suoi quattro rami principali: Unione Uomini, Unione Donne, GIAC,
GFAC.
Facendo riferimento alla Mater et Magistra di
Giovanni XXIII che in quegli anni incominciava
ad inaugurare una nuova stagione dei rapporti
tra Chiesa e mondo, costituendo il presupposto
della Gaudium et Spes, si raccomandava l’Azione Sociale dei laici, che “consiste nel promuovere il benessere materiale in armonia alle superiori esigenze dello spirito, secondo l’insegnamento
e le direttive della Chiesa, la quale affida ‘ai suoi
figli laici’ l’impegno di ‘portare un accento nuovo
e cristiano nella civiltà moderna’”.
Questo spirito di rinnovamento favorì in quegli
anni lo sviluppo delle associazioni laicali di categoria, quali le ACLI, la Comunità dei Braccianti, i Coltivatori Diretti e le associazioni professionali, quali l’UCIIM, l’AIMC e altre.
Compito del sacerdote nell’abito delle attività
sociali era quello di curare la formazione morale
e religiosa, diffondendo i principi della giustizia
sociale e della carità cristiana ed educando ad
una fedeltà incondizionata alla gerarchia della
Chiesa.
Le Costituzioni Sinodali: II sessione
DOCUMENTI
Passando alla seconda sessione, la prima parte
riguardava “Dei Sacramenti e dei Sacramentali”.
La sezione si apriva con parole dure nei confronti di un certo decadimento nei costumi
–preludio del ’68- e che interessava soprattutto
le donne.
Da qui la sollecitazione ai sacerdoti, di ricordare
alle donne che, “recandosi alla Casa del Signore
per pregare, esse devono essere modestamente
vestite: il capo coperto e i vestiti accollati, non
trasparenti, lunghi oltre il ginocchio, con la
maniche almeno fino al
gomito. Le donne che dimostrassero di non curare
tali ammonizioni e fossero
occasione di scandalo,
siano allontanate dal
Tempio, e molto meno si
permetta loro di accostarsi
all’altare”.
Trattando poi dei sacramenti in generale, esortava i sacerdoti ad istruire i
fedeli “circa l’istituzione,
la natura, gli effetti dei
Sacramenti, le interne
disposizioni, per riceverli
validamente e con frutto, e
il significato dei riti”.
Riguardo ai singoli sacramenti, denunciava il fatto
che spesso si trasformassero in semplici occasioni
di festa, senza capire il
vero significato religioso.
“Ritardare il Battesimo
perché la madre possa
partecipare al ricevimento, anticipare la Cresima
senza necessaria preparazione soltanto per avere
un determinato padrino,
fare la prima Comunione
tra la festa di tante persone, di cui nessuna forse
ha partecipato al Sacramento, è il vero modo di
svuotare, come si suol dire, questi Sacramenti
cambiandoli in riti familiari”.
Ci soffermiamo ora su quella parte delle Costituzioni relativa a “Magistero della Chiesa e
della Fede Cattolica”.
Ci troviamo negli anni ’60 e già si colgono le trasformazioni di una società che non è più quella
dell’immediato dopoguerra.
La diffusione di ideologie laiciste e di un certo
materialismo, derivante da un diffuso benessere
che negli anni del cosiddetto “boom economico” interessava anche i ceti popolari, potevano
trovare facile diffusione in coloro che non avevano una salda formazione religiosa.
I sacerdoti erano, pertanto, sollecitati a curare la
formazione religiosa non solo dei fanciulli, ma
anche degli adulti, istituendo in ogni parrocchia
la “Congregazione della Dottrina Cristiana”.
Oltre che catechisti, i sacerdoti dovevano pure
essere dei predicatori: “predicate, predicate di
più, predicate breve, predicate bene”. Da qui la
sollecitazione ad attingere nella meditazione e
nello studio della Sacra Scrittura, dei Santi Padri
e della Liturgia la linfa vitale della predicazione.
Collegato al tema della formazione dei laici
era quello della buona stampa e della scuola
cattolica.
Riguardo alla stampa, i sacerdoti dovevano
istruire e ammonire i fedeli circa l’edizione e la
proibizione dei libri, dei giornali, condannati
dalla Chiesa.
All’impegno a favorire la diffusione della buona
stampa, si accompagnava l’invito rivolto ai
parroci di “combattere la diffusione della stampa
cattiva, ammonendo tipografi e librai, perchè
non si rendano complici dell’altrui nequizia,
stampando e vendendo libri, opuscoli e giornali
contrari alla religione cattolica e perniciosi per il
buon costume”.
Riprendendo un tema ancora oggi di grande
attualità, si esortavano i sacerdoti a “sensibilizzare i fedeli circa il problema della libertà della
Scuola”, affermando per la scuola non statale, e
per la scuola cattolica in particolare, minacciata
per la sua efficienza, il diritto di vivere.
cali, a forma di spirale ha riproposto nel tempo
non tanto cose nuove da fare, ma una maturazione educativa a un livello sempre superiore
intorno ad alcuni capisaldi: Eucaristia-Comunione-Missione.
Realizzare il Concilio voleva dire puntare sui
Mons. Settimio Todisco e il
processi educativi per formare una mentalità
progetto pastorale “Per una
in grado di cogliere le novità non come fatto
comunità ecclesiale adulta
esteriore, ma quale maturazione pastorale in
nella fede”
vista di una fede adulta, capace di coniugare
evangelizzazione e promozione umana, evangelizzazione e comunione, evangelizzazione e
l magistero e l’azione pastorale di mons. Todisco si collocano nell’alveo del Concilio che testimonianza della carità.
Sono queste le tre direttrici lungo le quali si è
egli, con gradualità ma nello stesso tempo
mossa nel corso degli anni ’70 – ’80 e ’90 la Chiecon decisione, ha incarnato nella Chiesa locale.
Si richiedeva di operare un salto mentale, cultu- sa italiana e nelle quali si è innervata la pastorale e, in qualche modo, spirituale, per maturare rale della Chiesa locale con le annuali linee di
lavoro che hanno tradotto tali orientamenti nel
una ecclesiologia più aperta al mondo, un conconcreto vissuto pastorale e territoriale.
cetto di rivelazione più sensibile alla dimensione storica, una liturgia più comunitaria e aperta Ciò ha comportato
L’acquisizione di una ecclesiologia più aperta e
alla missionarietà.
più sensibile alla dimensione storica;
Non era facile accettare una Chiesa che passava
la comprensione di una presenza della Chiesa
dalla condanna al dialogo, dall’isolamento
nel mondo non in termini di condanna o di
alla presenza, dalla difesa della cristianità alla
isolamento, ma di presenza e di dialogo;
edificazione di comunità forti della grazia e in
una Chiesa che ha nella Eucaristia il proprio
dialogo con le varie culture.
Quali i criteri interpretativi per cogliere la globa- fondamento e nella missionarietà il proprio
dinamismo;
lità del progetto pastorale di mons. Todisco?
Credo che la chiave di lettura vada ricercata nel- una Chiesa, inoltre, che ha il difficile compito di
rendere operative categorie come ministerialila tensione per la maturazione di una Chiesa
tà, comunione e partecipazione, riconoscendo
conciliare, nello spirito della Lumen gentium e
il ruolo proprio e insostituibile dei laici;
della Gaudium et Spes.
una Chiesa, ancora, in grado di intraprendere in
Il Concilio, inteso non come semplice cambiaautonomia itinerari per un nuovo che si apriva
mento nel modo di fare ma nel modo di essere
di continuo e che comunque andava coniugato
Chiesa, costituisce il riferimento ermeneutico
della sua attività pastorale, la quale, coniugando con la tradizione e la cultura della propria gente,
all’interno di un tessuto socio-religioso sempre
insieme magistero papale, orientamenti della
più segnato dal diffuso processo di secolarizzaConferenza Episcopale Pugliese ed esigenze lozione.
In tale contesto e nello spirito del Concilio,
che con la Gaudium
et Spes (1965) aveva
tracciato le linee
programmatiche
della presenza della
Chiesa nel mondo
contemporaneo, la
Chiesa era chiamata ad annunciare
e a testimoniare il
mistero pasquale, che
è mistero di salvezza
e di speranza, a porsi
a servizio dell’uomo:
è questo il senso della
nuova evangelizzazione, nuova non per
il contenuto, ma per
le modalità di incarnazione dentro la
storia e tra la gente.
Antonello Micia e Mons. Rocco Talucci © G.Morelli - C.Farina
La pastorale della
I
I sinodali riuniti nella Basilica Cattedrale per la lectio magistralis di Antonello Micia © G.Morelli - C.Farina
Chiesa locale, durante l’episcopato di mons.
Todisco, si è perciò sviluppata secondo alcune
direttrici ben definite:
- l’esigenza di un cambio di mentalità, che avesse le radici nella comunione;
- il privilegiare sempre la dimensione comunitaria, partecipativa e operativa della Chiesa;
- l’azione pastorale considerata nella prospettiva
della fede e dell’annuncio del Vangelo, evitando
contaminazioni sociologiche e politiche, pur
servendo la società e il territorio;
- il dare spazio ai laici, in particolare nei ministeri espressamente voluti dalla Chiesa e nelle
varie forme associative;
- il favorire l’azione promozionale per le vocazioni sacerdotali e di speciale consacrazione, in
prospettiva missionaria;
- il conferire organicità alle norme e alle indicazioni che regolano la vita della comunità;
- il dare rilievo agli organi collegiali di partecipazione, rinnovando le strutture amministrative
e pastorali per renderle più evangeliche e più
rispondenti all’oggi.
Le annuali Linee di lavoro hanno poi consentito di conferire organicità e sistematicità
all’azione pastorale di comunità e gruppi, in
sintonia con il cammino della Chiesa italiana ed
universale, prestando attenzione alla storia, al
territorio e ai problemi della gente, con chiaro
spirito ecclesiale.
L’insistenza sulla pastorale organica non si
giustifica in termini di funzionalità, ma ecclesiologico-teologici, in quanto essa si traduce in
azioni ecclesiali che richiedono la collaborazione personale e comunitaria.
In particolare mons. Todisco ha insistito sulla
corresponsabilità e sulla partecipazione dei
laici in una Chiesa che, nello spirito del Concilio, voleva configurarsi sempre più come ministeriale e comunionale. Non si tratta di un’opera
di supplenza per colmare un vuoto di presenza
da parte del clero, ma di riscoprire l’identità più
vera del laico cristiano, che, in virtù del Battesimo, partecipa della missione della Chiesa, non
come semplice esecutore di comandi, ma in
forma ministeriale.
Il protagonismo dei laici, su cui mons. Todisco ha tanto insistito, costituiva in quegli anni
il nuovo volto di Chiesa, come indicato dal
Concilio, superando il rischio ricorrente di una
“clericalizzazione” dei cristiani laici e di una
“laicizzazione” dei cristiani preti.
Che la partecipazione dei laici nello spirito della
comunione ecclesiale, dell’autonomia-maturità
personale fosse per mons. Todisco una componente essenziale della sua visione ecclesiologica, lo testimonia il fatto che egli, in alcuni ambiti
di servizio prettamente laicali, come ad esempio
quello della cultura e delle comunicazioni
sociali (vedi Fermento), la Scuola di Formazione
all’Impegno Sociale e Politico, la Caritas e l’Istituto di Scienze Religiose, abbia affidato la diretta
responsabilità a dei laici.
Punto nodale del magistero di mons. Todisco è
stato il Progetto pastorale degli anni ‘80 Per una
comunità ecclesiale adulta nella fede, che costituisce il punto di confluenza della precedente
azione pastorale e nello stesso tempo apre nuove prospettive nell’ottica, propria della Chiesa
italiana di quegli anni, impegnata a promuovere
cristiani adulti e maturi in comunità cristiane
adulte e mature nella fede.
“Il Progetto –affermava mons. Todisco- è, per
noi, l’altra faccia del Vaticano II nella stessa univoca realtà: è lo sforzo di farlo nostro, il Vaticano
II, di incarnarlo cioè nella matrice cristiana della
gente, recuperando anche gli autentici valori
della religiosità antica, e di ricavare da esso le
luci e i criteri per interpretare la nuova storia,
quella cioè che ci vede nell’oggi responsabili
protagonisti”.
Il Progetto per gli anni ‘80, caratterizzato da due
note di fondo, la missionarietà e la ministerialità, negli anni ‘90 ha trovato ulteriore approfondimento nel cammino triennale Educare
alla fede adulta nella comunità di Chiesa,
dove è stata rimarcata la valenza educativa della
pastorale, sottolineando l’importanza della
formazione in vista di una partecipazione sempre più responsabile nella vita di Chiesa e nella
società, per essere testimoni di Cristo Dentro la
storia e tra la gente, come indicato nel percorso
triennale di preparazione al Giubileo del 2000.
La maturità di fede, che costituisce una delle
direttrici lungo le quale si è mossa la comunità
diocesana nel corso degli anni ’80, trova il proprio fondamento nell’Eucaristia.
L’insistenza sulla centralità dell’Eucaristia nella vita del cristiano costituisce un altro aspetto
portante del magistero di mons. Todisco.
Il fine della maturità cristiana è il conseguimento della santità, intesa non come fuga dal mondo, ma come partecipazione alla vita trinitaria
e rivelazione dell’amore di Dio attraverso l’agire
quotidiano.
L’inserimento dell’uomo nel circuito di vita
e di grazia della Trinità fonda la comunione
ecclesiale, che si storicizza e si rende visibile in
concreti e tangibili rapporti di socialità, di amicizia e in strutture di partecipazione.
La comunione trova autentico sviluppo nella
partecipazione attiva alla vita della comunità
ecclesiale, secondo il ministero proprio: sacerdoti e laici insieme sono impegnati corresponsabilmente e la loro opera si integra nell’azione
pastorale, realizzando l’acquisizione conciliare
della Chiesa come popolo di Dio.
Partecipazione non equivale al rispetto esteriore
delle regole di una democrazia formale, ma è
attuazione della comunione ecclesiale.
Mons. Todisco negli anni ha caratterizzato
la pastorale della Chiesa locale secondo la
direttrice della missionarietà (1982-83: Per una
pastorale di missione; 1985-86: In missione nella
nostra Chiesa particolare per il mondo; 1987-88:
La parrocchia missionaria; 1992-93: Per una
pastorale dinamicamente missionaria), la quale
si basa sul presupposto teologico-pastorale
secondo cui non ci può essere Chiesa senza
impegno missionario, né può esistere vero
impegno missionario che non tenda a dar vita e
a far crescere comunità cristiane; in una parola
una missionarietà che fa tutt’uno con la carità,
anzi costituisce l’oltre della carità.
Senza addentrarci ulteriormente nel discorso,
non si può non citare la cooperazione missionaria promossa tra la nostra diocesi e quella di
Marsabit in Kenya, concretizzatasi con l’invio di
sacerdoti “fidei donum”.
La parrocchia di Laisamis è stato il segno concreto della pastorale missionaria della nostra
Chiesa locale, oltre a costituire una sfida per un
salto di qualità nell’impegno missionario, sempre meno fatto di deleghe o di semplici offerte
in denaro, ma quale stile permanente di vita
cristiana, secondo quanto indicato nell’enciclica
di Giovanni Paolo II Redemptoris missio (1990).
La missionarietà rimanda a quella che è la
funzione specifica della Chiesa: l’annuncio della
Parola di Dio, vale a dire l’evangelizzazione.
Nel suo magistero mons. Todisco, in sintonia
con il Concilio, sulla scia dell’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi di Paolo VI e con il
cammino pastorale della CEI degli anni ’70 su
Evangelizzazione e Sacramenti, ha evidenziato
il carattere salvifico-esistenziale della evangelizzazione per una trasformazione dell’uomo e
dell’ambiente, incidendo sulla mentalità e sul
comportamento, una evangelizzazione non
riconducibile alla “conoscenza” di un messaggio
o finalizzata solo alla sacramentalizzazione.
In occasione del Giubileo del 2000 sono state
promosse in diversi paesi della diocesi le missioni popolari, di cui le stesse comunità si sono
fatte attive protagoniste, favorendo il passaggio dalle missioni al popolo ad un popolo in
missione, quale segno di una nuova maturità di
fede e nella prospettiva della formazione delle
Comunità Ecclesiali di Base.
L’evangelizzazione, in quanto annuncio, richiama l’importanza delle comunicazioni sociali,
un settore verso cui mons. Todisco ha mostrato
un particolare interesse. Basta citare l’istituzione dell’Agenzia di orientamenti pastorali
“Fermento”, da lui voluta fin dai primi anni del
suo magistero a Brindisi, per creare un collegamento nella vita di Chiesa e per comunicare con
l’esterno.
All’interno del discorso ministeriale rientra
anche la ministerialità coniugale.
La famiglia rappresenta uno dei nodi più significativi dell’intero impianto pastorale di mons.
Todisco, a partire dalle prime linee di lavoro
del 1975 fino ad arrivare alle soglie del terzo
millennio, specie con il documento La famiglia
cristiana comunità credente ed evangelizzante nella Chiesa e nella società, che costituisce
certamente la sintesi più organica del suo magistero in materia.
Per mons. Todisco la famiglia deve caratterizzarsi come soggetto, oggetto e luogo di evangelizzazione per la crescita spirituale e civile di tutti i
suoi membri e dell’intera società.
Momento di verifica globale dell’azione pastorale diocesana e nello stesso tempo di rilancio
nella prospettiva del nuovo millennio è stata
la visita pastorale vicariale nel 1987, la visita
pastorale parrocchiale dal 1989 al 1994 e il
successivo ritorno nel 1998-99.
Le Conclusioni unitarie della Visita, con l’analisi
socio-religiosa e pastorale, hanno offerto motivo
di riflessione per le comunità ecclesiali e civili,
come nel caso di Brindisi, dove si è registrato a
suo tempo un vivace dibattito cittadino.
L’attenzione al territorio e al servizio alla
gente è stata un’altra direttrice del magistero di
mons. Todisco, sviluppatasi in modo particolare
nel corso degli anni ’90, sulla scia del progetto
pastorale della CEI su Evangelizzazione e testimonianza della carità e che ha trovato ulteriore
approfondimento nel triennio di preparazione
al Giubileo, all’insegna del progetto pastorale
diocesano Dentro la storia e tra la gente: mi
sarete testimoni.
L’annuncio del Vangelo della carità, in riferimento a concrete situazioni ed emergenze
sociali, ha costituito negli anni ’90 il naturale
coronamento della comunione ministeriale e
dell’evangelizzazione missionaria su cui la Chiesa diocesana si era impegnata nei precedenti
decenni.
La Chiesa, in linea con il Concilio, ha il compito
di promuovere e di fermentare dall’interno le diverse sfere in cui si esplica l’esistenza dell’uomo,
da quella educativa a quella sociale, da quella
economica a quella politica, facendo proprie le
istanze degli ultimi, dei poveri, dei soggetti più
deboli.
Un altro ambito particolarmente significativo
dell’azione pastorale di mons. Todisco è stato
quello relativo alla partecipazione al sociale e
al politico.
Il suo magistero, riguardo all’azione politica, pur
sviluppandosi in un lasso di tempo prolungato,
caratterizzato dall’alternarsi sul piano sociale
di diverse stagioni, si articola intorno ad alcune
costanti, che trovano la propria sintesi nel
documento pastorale del 1980 Fede cristiana e
azione politica:
- la partecipazione al sociale e al politico è un
diritto-dovere dei cristiani;
- la politica è atto di carità in vista del bene
comune, a partire dagli ultimi;
- la piena autonomia della realtà temporale
nella quale i laici sono chiamati a dare testimonianza a nome proprio;
- la comunità cristiana deve preoccuparsi di sostenere con la preghiera e la formazione quanti
si impegnano in politica ed essere coscienza critica nei casi in cui il particolarismo e la faziosità
prevalgono sugli interessi generali.
Per rispondere a questa esigenza formativa
e culturale e per concretizzare quanto affermato dalla CEI nel documento del 1989 su La
formazione all’impegno sociale e politico, mons.
Todisco ha istituito in diocesi la Scuola di
formazione all’impegno sociale e politico, la
quale, lungi dal formare dei “professionisti della
politica” o dal colmare un vuoto lasciato da altre
istituzioni, si è proposta di rispondere ad una
sfida di fondo: il rinnovamento della politica
passa attraverso la cultura, la quale deve dare le
motivazioni e le competenze all’agire per il bene
comune.
Il richiamo alla cultura come formazione di
mentalità cristianamente ispirate è condizione
per la maturazione di cristiani adulti nella fede,
in grado di elaborare, come veniva indicato nel
Convegno Ecclesiale di Palermo su Il vangelo della carità per una nuova società italiana
(1995), un progetto pastorale con valenza
culturale, per inaugurare una nuova stagione
di crescita umana e civile, nella consapevolezza
che “uomini culturalmente e teologicamente
qualificati, spiritualmente ricchi, bene orientati
nella comunità ecclesiale e interiormente liberi
sono i cristiani adulti nella fede e capaci dei
compiti che i tempi nuovi richiedono”.
Lungo questi sentieri mons. Todisco ha condotto la Chiesa locale, corde et fide, dalle sponde del
Concilio a quelle del terzo millennio.
L’evento giubilare, nel triennio di preparazione
sulla scia del documento di Giovanni Paolo
II Tertio millennio adveniente, ha costituito
la sintesi del vivere cristiano personale ed
ecclesiale all’insegna della Trinità, con la triade
fede-speranza-carità e con la trilogia Battesimo,
Cresima Penitenza-Eucaristia, quale radicamento del messaggio cristiano dentro la storia e
tra la gente.
Il Giubileo, pertanto, è stato vissuto come
momento di rinnovamento della vita cristiana,
itinerario di conversione e con tali prospettive
la nostra Chiesa locale si è affacciata all’alba del
terzo millennio, consegnandosi, nello spirito
della continuità apostolica, al nuovo Pastore
mons. Rocco Talucci.
Mons. Rocco Talucci e
il programma pastorale
“Nuova evangelizzazione e
missionarietà nella Chiesa”
Dentro la città tra la gente. Chiesa
viva in cammino: segno di speranza
I
l Magistero episcopale di mons. Talucci si
pone nel segno della comunione ecclesiale
con il suo predecessore, condividendo lo
stesso ministero episcopale.
Tuttavia tempi diversi e sensibilità diverse
portano ad esprimere in maniera originale e
personale il proprio ministero.
Presentando alla comunità diocesana le prime
linee di lavoro, quelle del 2000-2001, Dentro
la città tra la gente. Chiesa viva in cammino:
segno di speranza, mons. Talucci sottolineava
che la comunione personale che lo legava al suo
predecessore lo portava a vivere “una esperienza fondata sulla carità, vissuta nel rispetto e
autonomia, attenzione e riservatezza, diversità e
fraternità”.
La continuità pastorale riguardava soprattutto
il “programma pastorale che spinge i cristiani
ad essere e a scoprirsi ‘dentro la città tra la gente’
come anima, lievito, come stimolo nella gioia
del Giubileo per restituire alla città il diritto di
essere casa degli uomini e laboratorio di civiltà, e
alla gente il diritto di pensare alto per un futuro
degno dell’uomo e dell’essere persona secondo il
progetto di Dio” (p. 3).
Tale continuità è evidente nel percorso in preparazione al Giubileo curato da mons. Todisco e
nello sviluppo delle iniziative giubilari realizzate
da mons. Talucci, il quale è subentrato nel pieno
della celebrazione dell’anno giubilare, per cui
ha valorizzato le indicazioni del suo predecessore, in modo che tale anno lasciasse “una scia
sacra e luminosa anche nella storia laica della
nostra città” (p. 4).
“Dentro la storia tra la gente” aveva caratterizzato la preparazione al Giubileo del 2000 con
mons. Todisco; “Dentro la città tra la gente” è
il primo documento pastorale di mons. Talucci
all’inizio del nuovo Millennio e del suo ministero episcopale nell’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni.
Il primo invito rivolto da mons. Talucci ai fedeli
è stato proprio quello di essere testimoni nel
proprio tempo e nella propria città, testimoni di
carità, ma soprattutto testimoni di speranza, per
costruire “una città terrena a misura d’uomo,
così come Dio ha fatto noi a Sua immagine” (p.
4). Nelle stesse linee pastorali egli chiariva il
modo in cui presentarsi, dentro la città tra la
gente, vale a dire come “Chiesa viva in cammino: segno di speranza”. La speranza costituisce
sicuramente una delle principali categorie
ermeneutiche della pastorale di mons. Talucci.
Summa teologico-pastorale di tale virtù è la sua
pubblicazione dal titolo La speranza che è in
noi (2004). La speranza “virtù del futuro” ha illuminato il progetto pastorale diocesano di questo
primo decennio di inizio millennio, sostenendo
il cammino dell’uomo e predisponendo il fedele
ad essere contento di vivere e a farsi segno
di speranza per gli altri. Sempre nelle prime
Linee di lavoro del 2000-2001, partendo dalle
conclusioni del celebrato Convegno diocesano,
delineava quello che sarebbe stato anche negli
anni successivi “il cammino programmatico”,
sviluppato lungo alcuni “sentieri” e più precisamente lungo il sentiero della pastorale: organica; scolastica; vocazionale: missionaria; del
laicato maturo; giovanile; sociale; sanitaria; vita
consacrata; familiare; comunicazioni; turismo,
sport e tempo libero. Nello stesso tempo indicava il metodo per percorrere tali sentieri: “questi
sentieri pastorali, che sono diocesani e parrocchiali sono accompagnati da due coordinate da
seguire: lo sguardo verso l’alto e lo sguardo in
avanti, cioè verso Dio e verso l’uomo, rispettando
un equilibrio e una fedeltà per essere cristiani del
tempo e dell’eternità” (p. 27).
Il programma decennale “Nuova
evangelizzazione e missionarietà della
Chiesa proposta di speranza”
I
l tema dell’anno 2000-2001 Dentro la città
tra la gente. Chiesa viva in cammino:
segno di speranza, nella sua ampiezza e
organicità, ha costituito il presupposto del progetto pastorale sviluppato nel primo decennio
del nuovo millennio, avente per tema Nuova
evangelizzazione e missionarietà della Chiesa
proposta di speranza. Mons. Talucci ha scandito lo sviluppo di tale organico progetto pastorale
in tre trienni.
Il primo triennio, dedicato alle persone, si è
articolato nel modo di seguito indicato:
2001-2002: I laici cattolici missionari nel
sociale
2002-2003: La famiglia cristiana luogo di educazione alla fede e di accoglienza alla vita
2003-2004: I giovani cattolici apostoli di speranza tra i loro coetanei.
Il secondo triennio è stato dedicato alla comunità e si è sviluppato nel seguente modo:
2004-2005: La parrocchia nata per la proclamazione del Vangelo della salvezza
2005-2006: La comunicazione sociale e la sua
forza educativa
- 2006-2007: Le vocazioni per la spiritualità e
per l’apostolato
Il terzo triennio, quello che stiamo vivendo,
è dedicato alle associazioni e si articola nel
seguente modo:
- 2007-2008: Le aggregazioni ecclesiali aperte
alla missione
2008-2009: Le associazioni di categorie fermento di Vangelo
- 2009-2010: Il volontariato (poveri, malati,
carcerati, disagi giovanili …) per una civiltà
dell’amore.
Come si può vedere, si tratta di un progetto
pastorale articolato ma nello stesso tempo organico che prosegue a tappe, scandito nel tempo
e ordinato a progressione, all’insegna della misisonarietà, avendo come coordinate la lettera
“Novo Millennio Ineunte” di Giovanni Paolo II e
il documento della CEI “Comunicare il Vangelo
in un mondo che cambia”.
È la missionarietà la categoria pastorale che fa
da sfondo e da collante all’intero decennio, con
l’intento di far diventare la missionarietà parte
integrante dell’identità cristiana, la quale chiede
continua alla pagina seguente
Dossier
10
segue da pagina 9
alle persone (primo triennio) e alle comunità
(secondo triennio) di coltivare l’ansia della missione e la santità di vita (terzo triennio).
Senza avere la presunzione di poter delineare
in pochi minuti un così composito impianto pastorale, mi imiterò ad evidenziare alcuni snodi
significativi.
I triennio dedicato alle persone
I
tre soggetti che vengono messi in evidenza
nel primo triennio, quello incentrato sulle
persone, sono rispettivamente i laici cattolici, la famiglia cristiana e i giovani cattolici.
I laici cattolici sono chiamati a considerarsi
missionari nel sociale (2001-2002); le famiglie, e
in particolare i genitori, sono sollecitati ad educare alla fede e alla vita (2002-2003); i giovani
a farsi apostoli di speranza tra i loro coetanei
(2003-2004).
Le Linee pastorali del 2001-2002, riguardanti
I laici cattolici missionari nel sociale, sono
d’intonazione fortemente conciliare nella
direzione tracciata dalla Costituzione conciliare Lumen Gentium, che considera il “mondo”
come il “luogo” in cui i laici cristiani devono
testimoniare la speranza che li anima, proponendosi come missionari nei vari ambiti della
realtà temporale: “Il cristiano –afferma mons.
Talucci- o è missionario o cristiano non è” (p. 8).
Il laico cristiano è, quindi, chiamato con gioia a
vivere la propria missionarietà nel mondo: “voi
siete nel mondo –dice ancora mons. Talucciguardatelo, scopritene le esigenze, non criticatelo,
chiedetevi in che modo venire incontro al mondo,
cosa potete offrire di bello, di buono e di giusto
a chi incontrate. Nessuno sarà a caso davanti a
voi. Ogni persona che incontrerete è una parte di
mondo a cui annunciare il Vangelo. Accorgetevi
degli altri e che gli altri si accorgano di voi” (p.
8). Missionarietà, speranza, mondo: ecco delineato un intreccio che dà senso all’essere “laici
cattolici testimoni nel sociale” e missionari nella
gioia, cioè “persone contente di vivere, di credere,
di sperare, di amare per aiutare gli altri a vivere,
a credere, a sperare e amare, nella luce di un servizio che salva da paure e apre alla gioia” (p. 21).
Riprendendo un tema caro al Concilio, in particolare il Decreto sull’Apostolato dei laici Apostolicam actuositatem, mons. Talucci precisa che
“la missionarietà dei laici non è una concessione
dei Sacerdoti, non è una semplice collaborazione
motivata dalla carenza numerica del Clero… E’
un diritto-dovere che nasce dal Sacramento del
Battesimo” (pp. 13-14). In concreto, quali sono
gli ambiti in cui si deve esplicare la missionarietà dei laici? Il laico cristiano è chiamato ad essere missionario nella Chiesa, nella città, tra la
gente. Missionari nella Chiesa. “In molti di voi –
afferma mons. Talucci- prevale più la tradizione
cristiana, che rimane sempre una bella eredità
da custodire, piuttosto che la conoscenza della
Parola da interiorizzare e fare propria” (p.23).
Allora essere missionari nella Chiesa vuol dire
interiorizzare il messaggio cristiano attraverso
appositi e specifici itinerari di formazione, fare
sintesi tra liturgia e vita, vivere la testimonianza
comunitaria della fede, essere presenti attivamente negli organismi di partecipare, sostenere
le missioni e imitare i missionari nel dono.
Missionari nella società civile
Molto più vasto, in quanto specifico, è l’orizzonte della missionarietà dei laici nella società
civile. Quali gli ambiti?
La famiglia, la quale nella società secolarizzata
“è fragile di fronte alle sfide, è sola nel vivere i
suoi drammi e le sue problematiche” (p.27).
La scuola, “luogo di ogni apprendimento, palestra dei valori essenziali e necessari per lo sviluppo integrale della persona” (p. 29), che richiede,
pertanto, una maggiore coerenza e testimonianza dei docenti cristiani e degli studenti e una
maggiore presenza dei genitori.
Il mondo del lavoro, finalizzato non solo al guadagno ma al rispetto e ai bisogni delle persone,
delle famiglie e del bene comune.
La vita socio-economico-politica, dove “la
missione dei cristiani è fondamentale perché
finalizzata alla giustizia e alla solidarietà” (p.
33). I documenti conciliari e la dottrina sociale
della Chiesa possono aiutare i laici a coniugare
l’essere credenti e l’essere cittadini, in modo da
restituire alla politica il primato sull’economia
per governare il processo di globalizzazione,
con particolare attenzione agli ultimi.
In tal senso mons. Talucci auspicava la riproposizione della Scuola diocesana di formazione
permanente all’impegno socio-politico al fine
di suscitare e sostenere le vocazioni laiche al
servizio al territorio (cfr. p. 35) e incoraggiava
scelte economiche alternative come il “commercio equo e solidale”, la “banca etica” e l’”economia di comunione” (cfr. p. 36). Il mondo della
cultura, dove elemento forte di missionarietà “è
l’affermazione della propria identità cristiana,
che in se stessa è difesa e promozione coraggiosa
della verità e del bene” (p. 39). Pertanto, l’incoraggiamento a sostenere e promuovere tutte le
istituzioni e le iniziative a carattere culturale
che si sviluppano in diocesi, affinché il progetto
pastorale cristianamente ispirato, come aveva
auspicato il Convegno di Palermo, diventi di
tutti e non di pochi addetti ai lavori.
Approfondendo il discorso relativo alle persone,
nell’anno pastorale 2002-2003 l’attenzione si
è concentrata su “La famiglia cristiana luogo
di educazione alla fede e di accoglienza della
vita”. È questo un ambito con cui la comunità
diocesana, come riconosce lo stesso mons.
Talucci (cfr. p. 5), si era già in passato misurata,
ma che viene ad assumere un carattere nuovo
in quanto più che in passato sono pressanti le
minacce che ne minano il suo fondamento, la
sua identità, “trasformandola da realtà naturale
aperta a tutti i tempi in realtà contingente, alla
mercé dei vari pensieri deboli” (p. 5). Da qui la
necessità di affermare che la famiglia cristiana
è luogo di educazione alla fede e di accoglienza della vita.
Il primo triennio dedicato alle persone si è
concluso nell’anno pastorale 2003-2004 con
l’attenzione rivolta ai giovani. Dopo aver
stimolato i singoli cristiani ad essere missionari e successivamente sollecitato le famiglie
ad essere soggetti educativi alla fede e ai valori,
l’attenzione si concentra sui giovani. Anche
in questo caso sono state proposte delle linee
pastorali dal titolo I giovani cattolici apostoli di
speranza tra i loro coetanei e, come è avvenuto negli anni precedenti, la tematica è stata
approfondita in un apposito Convegno. Perché
questa attenzione specifica verso i giovani? Tale
attenzione parte dal presupposto che la nuova
evangelizzazione, con cui la Chiesa italiana in
questi anni si sta confrontando, “esige la presenza di soggetti nuovi che vedono nel Vangelo una
luce che dà speranza al cammino degli uomini”
(p. 3). Tra questi nuovi soggetti vanno inseriti
“i giovani, visti come soggetti capaci di Vangelo,
protagonisti di missionarietà, artefici di cose
belle, portatori di speranza” (p. 3). I giovani possono chiamarsi apostoli e quindi essere a pieno
titolo dei missionari, “missionari sentinelle di
speranza”, in quanto vivono “in prima persona
la propria fede nella scuola, nel lavoro, nella
strada, nella politica con una gioia tale da saperla comunicare ai propri amici” (p. 29).
II triennio dedicato alle comunità
I
l secondo triennio del programma pastorale
che introduce nel primo decennio del nuovo
millennio è stato dedicato alle comunità
e la prima comunità ad essere presa in considerazione, in sintonia con le scelte della CEI, è
stata proprio la parrocchia. Le linee pastorali
del 2004-2005 hanno riguardato infatti La
parrocchia nata per la proclamazione del
Vangelo della salvezza. La parrocchia, unione
di persone, è la sintesi della comunione e della
missione; è il luogo storico dove il Signore, vivente nell’Eucaristia, può incontrare le persone
e le famiglie. Si avverte, però, secondo mons.
Talucci, l’esigenza di una svolta, di una “conversione missionaria della pastorale”, il superamento di una parrocchia “stazione di servizi”, relativi
a determinati adempimenti pastorali.
La parrocchia è chiamata a rapportarsi in modo
nuovo con il territorio, attraverso una pastorale integrata per offrire un migliore servizio
di evangelizzazione e di carità, avendo come
punto di riferimento la Diocesi e la persona del
Vescovo (cfr. pp. 15-17). La proposta pastorale
forte fatta da mons. Talucci in questi anni è
stata proprio quella di orientare le parrocchie
ad una configurazione missionaria, attraverso
una pastorale integrata che “vede le parrocchie
in missione e la conversione pastorale in una
pluralità di carismi nell’unità missionaria”, per
la proclamazione del Vangelo della salvezza
e che tenga conto della presenza crescente di
immigrati, della mobilità della popolazione e
dei cambiamenti di cultura (cfr. p. 19).
Nel secondo anno del secondo triennio il soggetto fondamentale resta ancora la parrocchia,
la quale riflette sulla dimensione educativa della
sua azione per meglio comunicare il Vangelo,
che continua ad essere la buona notizia anche
per gli uomini del nostro tempo. Nell’anno
pastorale 2005-2006 l’attenzione viene perciò
rivolta alla comunicazione della fede, con le
linee pastorali dal titolo La comunicazione e la
sua forza educativa. La comunicazione della
Chiesa non è semplice informazione, ma l’annuncio del messaggio divino, un messaggio di
speranza, un messaggio di salvezza, che cambia
la vita personale. Tale annuncio si avvale delle
moderne tecnologie, il cui potere comunicativo
richiede una riflessione affinché siano strumenti che, usati dagli uomini e destinati ad altri
uomini, facciano passare la bella notizia che
eleva l’umanità (cfr. pp. 8-9). La comunicazione
del Vangelo esige anche una riflessione sulle
persone a cui annunciare il messaggio, senza
necessariamente seguire la linea anagrafica,
anche perché, in un mondo secolarizzato come
il nostro, la nuova evangelizzazione richiede
una nuova passione missionaria sia nei cuori sia nelle modalità di comunicazione del
Vangelo. Mons. Talucci, considerata l’urgenza
della comunicazione, ha proposto la nascita di
una nuova figura d operatore pastorale, quella
dell’Animatore della comunicazione e della
cultura, anche perché la comunicazione esige
la credibilità delle persone.
La sua proposta pastorale diventa addirittura
più ampia auspicando la nascita di una vera e
propria scuola sui mezzi di comunicazione per i
catechisti per aprirsi ad una cultura audiovisiva
(cfr. pp. 12-13).
Nel terzo anno la Parrocchia che annuncia la
Parola è la parrocchia che chiama alla santità,
che è la vocazione universale. Essere chiamati
alla santità di vita e al servizio missionario è il
destino dell’uomo, dell’uomo cristiano. Questo
ideale di vita si matura con l’esperienza di una
comunità parrocchiale. Ancora una volta la
parrocchia continua ad essere al centro della
riflessione che nell’anno pastorale 2006-2007
ha riguardato in particolare Le vocazioni per la
spiritualità e l’apostolato. La vocazione è dono
e responsabilità e nasce dalla iniziativa di Dio.
Pertanto, la parrocchia è chiamata innanzitutto
a presentare la vita come vocazione, come dono
di Dio, come progetto di Dio da realizzare, come
chiamata a vivere secondo Dio, in una parola è
chiamata alla santità. Così intesa, la vocazione
viene a riguardare ogni uomo, qualunque sia
il suo stato. Il tema della vocazione diventa,
pertanto, occasione per riscoprire la chiamata
alla vita matrimoniale, alla vita consacrata e
missionaria, alla vita sacerdotale, forse la più
minacciata dalla corrente secolarizzazione,
ostile alla Chiesa e alla trascendenza. L’esortazione di mons. Talucci è “che cada il muro del
silenzio sul tema delle vocazioni” e che nasca
invece una “cultura vocazionale” in modo che
“ognuno comprenda, i giovani in particolare, che
la vita è sempre una risposta ad una vocazione,
e che per tutti c’è una chiamata e un progetto
di santità” (cfr. p. 38). È sicuramente questo il
motivo per cui mons. Talucci ha profuso tanto
impegno ed energie perché nel cuore della città
nascesse il nuovo Seminario dedicato al Papa
Benedetto XVI, quale segno tangibile per tutta
la comunità dell’importanza delle vocazioni,
le quali nascono nella Chiesa e per la Chiesa.
Dopo aver conosciuto come missionari, nel primo triennio, i singoli cristiani, testimoni nella
società, sollecitando i giovani a divenire apostoli
dei coetanei e le famiglie a scoprirsi soggetti di
educazione alla fede, nel secondo triennio è
stato rivisitato il protagonismo missionario delle
comunità parrocchiali perché, da spazio dove
incontrare Dio, diventino punto di partenza,
con l’uso dei mezzi di comunicazione e con la
valorizzazione di tutte le vocazioni che il Signore ispira, per aprirsi al territorio, alla storia, alla
cultura, per dare speranza agli uomini di tutti i
tempi e di tutti i luoghi.
La Visita pastorale parrocchiale
I
l cammino missionario della nostra Chiesa
locale ha trovato una prima verifica nella
visita pastorale che si è sviluppata nel corso
del 2006-2007 alle singole parrocchie.
Giunta a cinque anni dall’inizio del ministero
di mons. Talucci nella Chiesa che è in BrindisiOstuni, inserita nel centro dello sviluppo del
progetto decennale Nuova evangelizzazione e
missionarietà nella Chiesa, la visita pastorale,
come si afferma nel decreto di indizione, non
ha rappresentato “solo un fatto burocratico o un
momento celebrativo”, ma “un avvenimento di
grazia, che riflette in qualche modo l’immagine
di quella singolarissima e del tutto meravigliosa
visita, per mezzo della quale il Pastore Supremo,
il Vescovo delle nostre anime, Gesù Cristo ha visitato e redento il suo popolo”. Pertanto la Santa
visita è stata occasione mediante cui il Pastore
della diocesi annuncia il Vangelo e conferma i
fratelli nella fede, “paternamente si incontra con
i figli per illuminarli e incoraggiarli; apostolicamente promuove l’unità e la comunione in Cristo
e nella Chiesa, per dare slancio all’impegno missionario; pastoralmente, a immagine dell’Uomo
nuovo, ridisegna un nuovo volto di comunità in
un mondo che cambia”.
I
III triennio: dedicato alle associazioni
l terzo triennio del programma pastorale
decennale –quello che stiamo vivendo- ha
ripreso il tema della missionarietà, che è
alla base dell’intero progetto pastorale, prestando particolare attenzione alle associazioni.
Nel passato anno pastorale 2007-2008 l’attenzione è stata posta a Le aggregazioni ecclesiali
aperte alla missione. Le aggregazioni ecclesiali chiamano in causa i laici, i quali “da soli
o raccolti nelle Aggregazioni, nelle comunità
parrocchiali, negli organismi di partecipazione
o nelle famiglie, sono, nelle realtà temporali, nei
luoghi dove vivono, nelle vicende che li coinvolgono, portatori di speranza, missionari del
Vangelo, testimoni dell’oltre, puntando in alto
oltre ciò che passa, oltre ciò che umilia, oltre ogni
solitudine, verso la realizzazione dell’uomo che è
la vita eterna e la felicità con Dio” (p. 5). Ancora
una volta ritorna un tema proprio del Concilio,
quello relativo alla identità e al protagonismo
dei laici, intrecciato con il percorso della nuova
evangelizzazione e quindi della missionarietà,
per essere, secondo un tema caro a mons. Talucci, testimoni di speranza. Rifacendoci, infatti,
all’Apostolicam Actuositatem, si può affermare
15 novembre 2008
che se la Chiesa conciliare ritiene importante
ogni forma di apostolato individuale, è pur vero
che presenta come più opportuno, necessario
ed efficace quello associato, perché meglio
esplicita l’unità della Chiesa pur nella diversità
di carismi e ministeri.
La scelta pastorale della missionarietà in
riferimento alle aggregazioni ecclesiali diventa
richiamo alla santità.
“Ogni aggregazione ponga al primo posto la
vocazione alla santità, nei suoi membri, per
esprimere la santità della Chiesa ” (p. 12).
Chiamati alla Santità
S
u questo tema mons. Talucci è ritornato
anche in occasione della messa crismale
del corrente anno con la Lettera pastorale
a vent’anni di episcopato dal tema Chiamati
alla Santità. “Vivere una vita santa è la nostra
vocazione fondamentale” (p. 8) e la missione di
Vescovo è quella di condurre verso la santità.
Santità intesa come “la risposta d’amore all’Autore della vita, e questo è il bene più grande che
ogni vivente possa conseguire” (p. 9). “La santità
dà senso pieno alla vita di ogni uomo –dice ancora mons. Talucci- per noi cristiani è l’ideale cui
aspirare dal momento che abbiamo conosciuto
Gesù Cristo e lo abbiamo scelto come modello:
nei nostri progetti, nelle parole con cui comunichiamo, nelle opere che realizziamo” (p. 14).
La Visita ad limina
S
ignificativa e ulteriore occasione di
verifica pastorale è stata, nel marzo del
2007, la Visita ad limina, la cui relazione
costituisce momento di riflessione del cammino
percorso dalla nostra Chiesa locale e nello stesso tempo indica prospettive per il futuro.
È interessante riportare ciò che lo stesso mons.
Talucci ha riferito: “La comunione e la missionarietà unite alla spiritualità sono i punti base per
ogni iniziativa pastorale… L’attenzione alla città
e al suo territorio camminano con l’attenzione
alla Chiesa che è anima del mondo. Una storia
tormentata della città di Brindisi, con riflessi
sul territorio, esigeva ed esige una significativa presenza della Chiesa. Questa attenzione è
diventata una costante trasmessa e meditata in
ogni parrocchia.
Il Sinodo Diocesano
I
l Sinodo Diocesano che stiamo celebrando
costituisce il punto culminante del percorso
pastorale della Chiesa diocesana in questo
primo decennio del nuovo millennio. L’attuale
Sinodo, dopo quello del 1961, è il primo celebrato nella nuova configurazione denominata Diocesi di Brindisi-Ostuni e anche il primo dopo il
Concilio Vaticano II. Ha per tema “Il Sinodo:
in Cristo per un cammino di comunione e di
missione”; trova la sua icona biblica di riferimento nella “lavanda dei piedi” e il suo motto
nella parola di Gesù “come ho fatto io…” (Gv
13,15); la chiave di lettura è la Parrocchia, soggetto centrale della riflessione. “Il Sinodo vuole
essere una forte esperienza di Chiesa –dice mons.
Talucci- vissuta spiritualmente da tutti i fedeli
con la preghiera e la riflessione e pastoralmente
dai delegati delle comunità, dalle Aggregazioni
e dagli Organismi diocesani, con la ricerca, con
l’ascolto e con le deliberazioni sinodali” (Decreto
di indizione del Sinodo diocesano).
La Visita pastorale del Santo Padre
L
a Visita pastorale del Santo Padre nel
giugno scorso, nel pieno dello svolgimento del Sinodo diocesano, è stata per noi
benedizione, conferma, forza evangelica e ha
rappresentato il suggello del cammino che la
nostra Chiesa locale sta percorrendo in questi
anni sotto la guida del proprio pastore mons.
Rocco Talucci. Nell’omelia della Celebrazione
eucaristica del 15 giugno, il Santo Padre ha,
infatti, affermato: “Nella luce di questa provvidenziale Parola di Dio, ho la gioia quest’oggi di
confermare il cammino della vostra Chiesa. E’
un cammino di santità e di missione, sul quale il
vostro Arcivescovo vi ha invitato a riflettere nella
sua recente Lettera pastorale; è un cammino che
egli ha ampiamente verificato nel corso della
visita pastorale e che ora intende promuovere
mediante il Sinodo diocesano”. E ancora: “Sul
binomio ‘santità-missione’ - la santità è sempre
forza che trasforma gli altri - la vostra Comunità
ecclesiale, cari fratelli e sorelle, si sta misurando
in questo momento, impegnata com’è nel Sinodo
diocesano”. Il Sinodo costituisce, pertanto, un
momento forte di riflessione di una Chiesa
che, lungo i sentieri della missionarietà, vuole
annunciare all’uomo di oggi, spesso sperduto
e disorientato, che l’unica certezza, l’unica
risposta alle tante inquietudini è quel Gesù di
Nazareth che indica la via della gioia, la via delle
beatitudini, una via ardua, ma sicura, una via
che rinnova l’uomo e lo apre alla speranza, alla
santità.
E noi vogliamo continuare a percorrere tale via.
11
Vita Diocesana
15 novembre 2008
Calendario diocesano Novembre - Dicembre 2008
giovani Incontro di preghiera con i fratelli della comunità di Taizè
22 Novembre 2008
Auditorium ISSR
Scuola diocesana all’impegno
sociale e politico
Alla sorgente della riconciliazione
22 Novembre 2008
Brindisi, Basilica Cattedrale
Cresime in Vicaria
23 Novembre 2008
Cristo Re
Giornata di sensibilizzazione
per il sostentamento clero
23 Novembre 2008
Giornata diocesana del quotidiano “Avvenire”
23 Novembre 2008
Formazione educatori Pastorale Giovanile
26 Novembre 2008
Brindisi, Seminario
Formazione ministri istituiti
26 e 27 Novembre 2008
I Sessione sinodale Pastorale
Organica
30 Novembre 2008
I Domenica di Avvento.
I incontro di formazione per
Operatori di Pastorale familiare
2 Dicembre 2008
Incontro segreteria Consulta
Laicato
6 Dicembre 2008
Auditorium ISSR
Scuola diocesana all’impegno
sociale e politico
7 Dicembre 2008
II Domenica di Avvento.
Gruppo “Emmaus”
8 Dicembre 2008
Immacolata Concezione
9 Dicembre 2008
I Sessione sinodale Pastorale
Organica
10 Dicembre 2008
Brindisi, Seminario
Formazione ministri istituiti
10 Dicembre 2008
Mesagne, Salento
Consigli Pastorali Vicariali
11 Dicembre 2008
I Sessione sinodale Pastorale
Organica
12 Dicembre 2008
Ritiro diocesano clero
14 Dicembre 2008
III Domenica di Avvento
Pastorale familiare: ritiro
spirituale a Oria
15 Dicembre 2008
Giunta Caritas diocesana
17 Dicembre 2008
Brindisi, Seminario
Formazione ministri istituiti
19 Dicembre 2008
Brindisi, Seminario
Formazione preti giovani
19 Dicembre 2008
Incontro Consulta del Laicato
I
I giovani in preghiera con i fratelli di Taizè intorno alla croce © T. Mangiacasale
l 23 ottobre scorso, nella Cattedrale di Brindisi, i giovani della diocesi hanno accolto due fratelli della comunità di Taizè, nel
modo e nello stile propri di questa comunità:
una preghiera semplice e meditativa, dove canti
e silenzio si alternano per dare modo all’anima
di riposarsi in Dio. «Perché durante il silenzio di
chi medita, l’anima si riposa in Dio», ha spiegato
fr. John in un italiano corretto ma il cui accento
tradiva le sue origini anglosassoni.
La comunità di Taize, è una piccola comunità
ecumenica posta su una collina della Borgogna,
in Francia, dove frati di diverse nazionalità vivono gli insegnamenti di Cristo in uno spirito di
condivisione e preghiera. Un’oasi di spiritualità
dove la centralità di Gesù è faro per cristiani cattolici, protestanti e ortodossi. Qui la giornata è
scandita dai rintocchi delle campane della Iglesia, dove per tre momenti della giornata i frati e
i giovani, ospiti della comunità, lasciano le loro
occupazioni e le loro preoccupazioni per riconciliarsi a Dio nella preghiera comune.
La semplicità di questa comunità, la bellezza
della preghiera e la spontaneità con cui si vive è
attrattiva per giovani da ogni parte del mondo.
Ogni settimana a Taizè arrivano giovani - fino a
5000 in alcune settimane - di diverse nazionalità, giovani in ricerca, che si interrogano e che,
nella preghiera e nel confronto con gli altri, tro-
vano risposte.
Giovanni Paolo II parlava di Taizè come di una
sorgente dove chi arriva trova ristoro, si disseta
nella fede e arricchito nello spirito fa ritorno nella propria realtà.
“Pellegrinaggio di Fiducia sulla Terra”: Con queste tre parole fr. Alejandro - di origini argentine
- ha sintetizzato quanto si vive a Taizè e durante gli incontri internazionali (ogni anno viene
organizzato un incontro in una città europea
dove decine di migliaia di giovani, accolti nelle
famiglie e nelle parrocchie della città si ritrovano per vivere una tappa di questo pellegrinaggio
- il prossimo si terrà a fine anno a Bruxelles). Fr.
Alejandro ha sottolineato che siamo tutti pellegrini su questa terra e nell’incontro con il fratello, nello scambio reciproco, nel dono della fiducia al prossimo ci riconciliamo a Dio. Allo stesso
modo, quasi fosse un cerchio che si chiude e si
rigenera in continuo, è abbandonandoci a Dio
che attingiamo la gioia, la speranza, la forza per
riconciliarci gli uni con gli altri. Un abbandono
a Dio che durante l’incontro è stato vissuto dai
duecento giovani presenti in Cattedrale, con il
gesto dell’adorazione della Croce. Ciascuno ha
affidato le proprie speranze, i propri progetti, le
proprie ansie e i propri problemi appoggiando
la fronte, o le mani, sul legno della croce della
giornata delle gioventù posta, per l’occasione, in
orizzontale al centro della navata.
La lettera 2008 a Cochabamba afferma infatti
che “Se comprendiamo ciò che Dio realizza per
noi, le nostre relazioni vicendevoli ne saranno
trasformate. Saremo capaci allora di una comunione autentica con gli altri, di uno scambio di
vita fatto del donare e del ricevere.”
E nello scambio e nella condivisione si è concluso anche l’incontro: dopo la preghiera infatti ci
si è riuniti attorno ad un tavolo imbandito con
dolci e bevande che ciascuno aveva contribuito
ad arricchire.
I frati, grati dell’accoglienza ricevuta, hanno salutato i giovani invitandoli a ricambiare la visita.
E’ bello pensare che questa esperienza abbia
gettato un seme nella nostra diocesi, chissà che
non germogli, anche nel nostro quotidiano, la
voglia di vivere il pellegrinaggio di fiducia sulla
Terra!
La lettera a Cochabamba dice ancora che “La
riconciliazione può trasformare profondamente
le nostre società. Lo spirito di Cristo risorto rinnova la faccia della terra. Lasciamoci trasportare
in avanti da questa dinamica della resurrezione!
Non scoraggiamoci di fronte alla complessità dei
problemi. Non dimentichiamo che possiamo cominciare con poco”.
Leonardo Brunetti
scuola diocesana Ha preso il via il 25 ottobre un percorso biennale di formazione
Impegno sociale e politico, urgenza per ogni credente
È
partita la scuola diocesana di
formazione all’impegno sociale
e politico: una tempestiva e concreta risposta della nostra diocesi alle
parole del Papa pronunciate a Cagliari
il 7 settembre scorso riguardo l’esigenza di “una nuova generazione di politici
cattolici dotati di rigore e competenza”.
Esigenza sottolineata, oltretutto, in parecchi interventi della Settimana Sociale di Pisa Pistoia dell’ottobre 2007 alla
luce della quale nasce e matura il progetto della nostra scuola di formazione.
Confortati dall’assenso del nostro Vescovo, ci siamo impegnati, come consulta diocesana di pastorale sociale, ad
offrire a tutte le persone di buona volontà un percorso di formazione finalizzato alla educazione ad un impegno
attivo nel mondo sociale e politico.
Tale impegno era venuto via via scemando in concomitanza del terremoto
che aveva sconvolto la politica italiana
durante gli anni 80 e 90 impoverendo
le amministrazioni locali e nazionali
dell’esperienza e della preparazione di
molti cattolici che avevano dirottato il
loro impegno in altri settori.
25 ottobre 2008 ore 17 presso l’aula magna dell’Istituto Superiore di scienze
religiose, alla presenza dell’Arcivescovo, del Vicario Episcopale e degli iscritti – presenti in numero assai maggiore
rispetto alle previsioni, è stato presentato da don Cosimo Posi (delegato) e dal
dott. Gianpaolo Zeni (direttore) il progetto della scuola di formazione: “Libertà e Partecipazione”.
Una serie di incontri suddivisi in quattro ambiti su due anni che ci aiuteranno
a riflettere e a confrontarci su: dottrina
sociale della chiesa, comunità politica; teorie economiche; nuove frontiere
della conoscenza credente.
Gli incontri saranno tenuti da relatori
che offriranno non lezioni scolastiche,
ma un itinerario formativo per ogni
singolo partecipante. Al fine non di
creare professionisti della politica, ma
laici – responsabili e consapevoli – liberi di partecipare con spirito di servizio
al raggiungimento del bene comune
sull’esempio dei grandi maestri di vita
prima che di politica, quali De Gasperi
e La Pira.
La scuola avrà raggiunto il suo scopo
solo se ogni partecipante sarà in grado
di discernere ciò che è di Dio da ciò che
è di Cesare e di dare ad ognuno il giusto.
Unico rammarico è l’assenza, tra gli
iscritti, di amministratori, i quali potrebbero arricchire i contenuti degli
incontri con le proprie esperienze e
contemporaneamente maturare una
più consapevole capacità di applicare i
principi della dottrina sociale alle scelte
che l’amministrazione della res pubblica pone loro quotidianamente.
Rassicurati dal buon inizio del corso,
dal numero degli iscritti e dalla qualità
degli interventi proposti durante la presentazione della scuola, ci apprestiamo
a vivere i successivi incontri consapevoli della responsabilità che ci è stata
affidata.
A tal riguardo ricordiamo che per ogni
informazione in merito si può consultare il sito web della diocesi www.diocesibrindisiostuni.it attraverso il quale
è anche possibile fare l’iscrizione alla
Scuola di formazioni all’impegno sociale e politico.
Vito Musa
La cerimonia di apertura della Scuola © V. Musa
Pubblicazione quindicinale
Reg. Tribunale Brindisi n. 259 del 6/6/1978
Direzione: Piazza Duomo 12 - Brindisi
Tel. 340/2684464 - FAX 0831/524296
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Stampa:
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Questo periodico
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Hanno collaborato a questo numero:
Danilo Di Leo, Cecilia Farina,
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Pasqua Flore
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Licchello, Mario Gioia, Tommaso
Mangiacasale, Elio Vita
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12
Vita di Chiesa
15 novembre 2008
ANNIVERSARIO Celebrati in un convegno a Roma i 20 anni del sostegno alla Chiesa
Sovvenire, occasione di comunione,
di partecipazione e di libertà
S
e non conosciamo la materia cosa
mai potremo dire, quali motivazioni potremo mai comunicare?
Ebbene, «i valori del Sovvenire pervadono così fortemente “firme ed offerte”
e mediano con tanta coerenza il rinnovamento ecclesiale intrapreso con e
dopo il Concilio Vaticano II, da trasmettere motivazioni e ragioni forti già a chi
le studia per presentarle e proporle».
Conoscere meglio ciò per cui lavoriamo
è il modo più semplice ed efficace di
fare con convinzione e generosità quello che siamo chiamati a fare.
Si è aperto così il XIII convegno nazionale degli incaricati diocesani per il
Sostegno economico della Chiesa Cattolica tenutosi a Roma nei giorni 20-23
ottobre scorsi.
Sovvenire, dunque, celebra i suoi 20
anni: vent’anni di otto per mille e offerte per il clero
Vent’anni di spot televisivi e articoli di
giornale. Vent’anni in ogni angolo d’Italia per spiegare e rispiegare, per mettere
a punto un esame delle situazioni locali, identificando meglio i punti di forza
e quelli di debolezza, a meglio gestire e
redistribuire le proprie energie, vincere
i timori e far scoprire la grande occasione di comunione, di partecipazione, di
libertà.
Vent’anni e tre generazioni di incaricati
diocesani. Io appartengo alla prima generazione, quella che ebbe l’onore, non
solo l’onere, di cominciare da zero, di
costruire una storia dal niente, a volte
circondati da una sfiducia, a volte, purtroppo, da scetticismo scoraggiante.
È noto, la storia cominciò con quella
firma. La Santa Sede e la Repubblica
Italiana, tenuto conto del processo di
trasformazione politica e sociale verifi-
catasi negli ultimi decenni, e degli sviluppi
promossi nella Chiesa
cattolica dal Concilio
Vaticano II, il 18 febbraio 1984 formavano
l’accordo di revisione
del Concordato.
Vent’anni fa i Vescovi
pubblicavano il documento “Sovvenire”
alle necessità della
Chiesa”. Sembrava un
testo destinato solo
ad accompagnare il
passaggio dal vecchio
al nuovo sistema di
sostegno economico
delle nostre comunità
ecclesiali. E invece, a
distanza di due decenni, quel documento sta
mostrando una vitalità, come rilevano i vescovi italiani stessi
nella lettera commemorativa.
«Dopo vent’anni – scrivono i vescovi - ci
sentiamo anzitutto in dovere di ringraziare gli italiani che hanno dato fiducia
alla Chiesa cattolica, sia firmando a suo
favore al momento della dichiarazione
dei redditi e contribuendo così all’assegnazione dell’otto per mille del gettito complessivo dell’Irpef, sia facendo
offerte deducibili per il sostentamento
del clero. Sono credenti, praticanti e
non praticanti, accomunati dalla stima
nei confronti della Chiesa e del mondo
in cui essa utilizza per il bene di tutti le
risorse di cui dispone».
La lettera ha avuto grande risonanza nel
convegno. Il pomeriggio del 22 ottobre
Mons. Antonio Pitta e Mons. Mario Vitali hanno dato vita alla presentazione
Il cuore grande
di chi sostiene
i sacerdoti
T
del loro libro “La gioia del dare”, rileggendo in chiave di responsabilità diocesana, le molte sorprese offerte a chi
voglia addentrarsi senza preclusioni in
un argomento che ha profondamente
segnato la vita della Chiesa in Italia.
I due teologi hanno voluto indagare in
due saggi distinti, ma tra loro intimamente collegati, il rapporto esistente tra
il sostegno economico alla Chiesa e la
spiritualità diocesana. Pitta ha lavorato
soprattutto sull’esempio della Chiesa
delle origini prendendo come paradigma l’azione apostolica di San Paolo. Vitali invece ha riletto il documento “Sovvenire” cercando di rintracciare in esso
le linee di quella spiritualità diocesana,
fondata sull’idea conciliare di Chiesacomunione, che tanto sta a cuore al servizio CEI.
È il grande momento del Sovvenire.
Sovvenire: il dono e l’impegno della comunione; la chiamata alla corresponsabilità; Il senso della partecipazione; la
meta dell’uguaglianza; l’obiettivo della
trasparenza.
Il Sovvenire non tocca soltanto l’aspetto
accessorio della vita della comunità ecclesiale, ma si pone al centro delle sue
scelte. Educare al Sovvenire è una via
assai concreta per accrescere il senso di
appartenenza ecclesiale, la partecipazione e la corresponsabilità.
Nella nostra diocesi anche il Sinodo
partecipa alle ricadute e ha rilevanza
pubblica. Chi le fa proprie contribuisce
a rendere migliore il tessuto sociale.
Bartolomeo Parisi
Dal Sinodo sulla Parola di Dio, la prima volta di un rabbino
U
no dei principali temi che è andato emergendo
nelle discussioni del sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio (5-26 ottobre 2008: La Parola di Dio nella
vita e nella missione della Chiesa) e che merita di essere
ricordato, è quello legato al dialogo tra ebrei e cristiani.
Se già nel 2001 la Pontificia Commissione Biblica si
era pronunciata ribadendo la legittimità della lettura ebraica delle Sacre Scritture, durante le sessioni
dell’assise sinodale è rimbalzata la verità di una simile
possibilità: non come concessione da parte cristiana
ma come accoglienza di un’istanza ermeneutica della fede del popolo che è il primo destinatario della
rivelazione del Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di
Giacobbe (Es 3,15). Il documento consegnato ai sinodali − l’Instrumentum laboris per questa XII assemblea
generale ordinaria dei vescovi − su questo tema così
si esprime: «numerosi passaggi dell’Antico Testamento
custodiscono una forza spirituale, sapienziale e culturale unica, permettono una ricca catechesi sulle realtà
umane manifestano le tappe del cammino di fede di
un popolo» (§ 18). Immediatamente prima, tuttavia, si
richiama la necessità di chiarire il carattere figurato e
la differente mentalità scientifica e storica delle Scritture veterotestamentarie, le quali costituiscono una
tappa nello sviluppo della fede e nella comprensione
di Dio. L’Instrumentm laboris rimane, volutamente o
meno, ambivalente: l’Antico è solo preparatorio oppure ha una suo valore intrinseco?
La concreta discussione dei sinodali ha sciolto ogni
riserva. Valorizzare il Primo Testamento non significa
impoverire o svalutare l’originalità del Nuovo Testamento, almeno per due fondamentali ragioni. La prima è di ordine teologico: il Dio che gradualmente si è
porre il Dio giudice dei testi veterotestamentari, al Dio misericordioso di quelli neotestamentari fu, senza indugi, bloccato dai Padri
della Chiesa. Una sapienza ed una prudenza
che hanno tanto da insegnare anche oggi
contro ogni marcionismo più o meno dichiarato! La presenza al Sinodo del rabbino capo
di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, vuole esprimere, in fondo, proprio la convinzione che il cristianesimo sarebbe snaturalizzato se si decurtasse il legame vitale con la radice ebraica.
La valorizzazione della propria appartenenza
non nasconde, tuttavia, le problematiche legate alla sua piena espressione. Si badi bene
che questa parentela resta valida anche in
presenza di un suo misconoscimento o ridiIl Rabbino Shear Yashyv Cohen interviene al Sinodo dei Vescovi mensionamento da parte ebraica: il dato teoantropologico della storia della salvezza non
fatto conoscere nelle pagine dell’Antico è lo stesso Dio
è legato all’assenso o al diniego degli uomini.
che nella pienezza dei tempi si è fatto vedere in Gesù Le premesse pastorali e non meramente informative
di Nazaret. Ci pare, talvolta, reale la tentazione di del sinodo, fanno ben sperare in una reale e fattiva
una lettura confessionale della Bibbia che non lascia composizione delle questioni aperte, nella certezza
spazio alle concrete manifestazioni della religiosità − che − qualunque sia la soluzione finale − essa non
per quanto culturalmente segnate − in nome di una può consistere nella riduzione dell’Antico a semplice
teologia (o sedicente tale!) preconfezionata, la quale premessa del Nuovo, né nella sbrigativa esclusione
spazza via tutto ciò che mal si accorda con quanto già del Nuovo da parte dell’Antico: non c’è frutto senza
stabilito. La seconda motivazione è di natura antropo- radice e una radice senza frutto è un albero secco.
logica: gli uomini e le donne dell’Antico Testamento
don Sebastiano Pinto
esprimono la propria fede in atteggiamenti che sono
significativi anche per l’uomo di oggi, in quanto legati (dall’editoriale di Parola e Storia, n. 2/2008)
all’essere umano e, perciò, degne di rispetto e accoglienza. Non capiremmo il Nuovo Testamento senza
l’Antico: il tentativo di Marcione (II secolo d.C.) di op-
Nuovo documento vaticano su psicologia e formazione dei presbiteri
“I
l ministero sacerdotale, inteso
e vissuto come conformazione
a Cristo Sposo, Buon Pastore,
richiede doti nonché virtù morali e teologali, sostenute da equilibrio umano
e psichico, particolarmente affettivo,
così da permettere al soggetto di essere adeguatamente predisposto ad una
donazione di sé veramente libera nella
relazione con i fedeli in una vita celibataria”: il brano è tratto dal capitolo
introduttivo del documento “Orientamenti per l’utilizzo delle competenze
psicologiche nell’ammissione e nella
formazione dei candidati al sacerdozio”, redatto dalla Congregazione per
l’Educazione Cattolica. Nel presentare
il documento, il Prefetto della Congre-
gazione, card. Zenon Grocholewski, ha
affermato che «coloro che oggi chiedono di entrare in Seminario riflettono, in
modo più o meno accentuato, il disagio
di un’emergente mentalità caratterizzata da consumismo, da instabilità nelle
relazioni familiari e sociali, da relativismo morale, da visioni errate della
sessualità, da precarietà delle scelte, da
una sistematica opera di negazione dei
valori».
«Le conseguenze generiche di questa
mentalità – ha proseguito il card. Grocholewski - e di alcune particolari esperienze vissute prima di entrare in Seminario, colpiscono la personalità dei
candidati, in modo particolare la loro
maturità affettiva»
occa a noi. Innanzitutto a
noi. Tocca a noi fedeli laici sostenere economicamente
i nostri pastori, cominciando
dalla comunità nella quale
facciamo esperienza concreta
di Chiesa, partecipando ogni
domenica all’eucaristia. Per
arrivare a tutte le comunità,
grandi e piccole, vicine e lontane, ricche e povere. Tutte
comunque “nostre”. Questo ci
ricorda la Giornata nazionale di sensibilizzazione del 23
novembre. E questo ci ricorda – tra tante altre cose – la
Lettera dei vescovi Sostenere
la Chiesa per servire tutti,
dello scorso 6 ottobre. È stata
scritta per ricordare i vent’anni del documento Sovvenire
alle necessità della Chiesa e
rilanciarne i valori, ecclesiali e civili, sui quali si fonda
il nuovo sistema di sostegno
economico. Dopo secoli si ritorna alle origini affermando:
innanzitutto tocca ai fedeli
sostenere i propri pastori. Lo
Stato li può agevolare, ma
non sostituirsi a loro. Tocca a
noi. Ad esempio con le offerte
per il clero. Per tutto il clero:
i preti che fanno servizio pastorale in Italia, ma tutti, anche se provenienti da un Paese straniero. E i nostri preti
fidei donum, che per alcuni
anni si mettono al servizio di
comunità di Paesi lontani, in
missione.
Le offerte, bisogna ammetterlo, tendiamo a metterle in
secondo piano. Sbagliando.
Eppure, dici “sostegno economico alla Chiesa” e pensi subito all’otto per mille. Soltanto all’otto per mille. In realtà
le forme introdotte dall’Accordo di revisione del Concordato del 1984 sono due.
Ci sono anche le offerte deducibili per il clero. L’otto per
mille è sicuramente più noto.
Ma è anche più “facile”: non
costa nulla alle nostre tasche.
Invece l’offerta comporta un
sacrificio, piccolo o grande.
Soprattutto è il segno tangibile di un più profondo senso
di appartenenza ecclesiale.
Di una fede matura. L’offerta è infatti per tutto, assolutamente tutto il clero. Per
il nostro parroco, che a fine
mese riceve un’integrazione
dall’Istituto centrale per il
clero, senza mai un ritardo o
un disguido; per tutti i preti
italiani “in cura d’anime”, che
si trovino alle prese con una
grande parrocchia metropolitana o con cinque o sei minuscole parrocchie sull’Appennino più remoto, su un’isola, in
una periferia degradata.
Chi fa un’offerta dimostra di
avere un cuore tanto grande
da riuscire a pensare a tutti.
L’offerta per il clero, tutto il
clero, in un certo senso misura il “tasso di appartenenza ecclesiale”, la nostra reale
generosità, il nostro vero altruismo.
Umberto Folena
13
Attualità
15 novembre 2008
tragedia dell’elicottero DELL’AERONAUTICA Il ricordo di un loro amico e collega
Cavalieri del cielo, angeli del S.A.R.
Nella foto 7 degli 8 uomini del SAR morti nell’incidente © G. Esposito
LE SFIDE E L’IMPEGNO
DI BARACK OBAMA
S
P
iazzale linea voli del 15° Stormo 84° Centro CSAR di Brindisi, ore
7.30 del 22 ottobre: saluto con un
“ciao Peppe, sempre di fretta eeh, - sì
avevamo dimenticato un passaporto” e
lo vedo correre verso l’elicottero HH3F
n. 10 che, con il rotore in moto, era
pronto a partire verso Rimini da dove
avrebbe proseguito, insieme ad un altro
uguale velivolo dell’83° Centro CSAR,
la navigazione aerea fino a Florannes
(Belgio) sede in cui si sarebbe svolta
una esercitazione internazionale. Ecco i
nostri ragazzi! Sempre con l’entusiasmo
alle stelle, andavano in Belgio per specializzarsi maggiormente in quello che
distingue la loro “eroica” attività: il Soc-
corso Aereo dell’aeronautica militare.
Per l’occasione un super equipaggio: 3
piloti, 2 operatori di bordo, 3 aerosoccorritori. Ragazzi pronti a confrontarsi
in un contesto multinazionale. Pronti,
perché carichi di tanta professionalità
ed esperienza acquisita tra terremoti,
alluvioni, eruzioni, ricerche e salvataggi
in mare e montagna, trasporti per imminente pericolo di vita e trasporto organi da trapiantare.
Così come in trasporti di carattere religioso: delegazione papale, effigi della
Madonna di Fatima, Luordes, Pompei,
reliquie di Santa Margherita, spoglie
di San Giuseppe etc.. Questo è il ruolo
complementare al principale di ricer-
ca e soccorso ad equipaggi di velivoli
incidentati. Oggi, a distanza di dieci
giorni da quelle fatali 16.30 del 23 ottobre, il pensiero continua a raggiungere
l’anonima località francese in cui sono
sfumate le vite dei miei, nostri, otto ragazzi.
Michele, Carmine e Peppe pochi giorni
prima avevano partecipato ad una missione per salvare una neonata che viveva in un’incubatrice; con Marco poco
tempo prima, avevo partecipato ad una
missione addestrativa SAR su un lago in
Basilicata; con Teo si era sviluppata una
missione congiunta con il W.F.P. delle
Nazioni Unite; con Giovanni un paio di
voli insieme ad una troupe di giornalisti;
Massimiliano istruttore all’esercitazione
di sopravvivenza in mare tenuta questa
estate a Punta Penna Grossa (BR).
Questi, solo alcuni dei tantissimi impegni che vedono quotidianamente
coinvolti gli uomini del Soccorso Aereo
di Brindisi. Quarantamila ore di volo
dedicate al territorio sono la testimonianza di questa grande realtà che ci
appartiene. E, proprio per questo, siamo fieri che i nostri ragazzi, con bagagli personali anche di migliaia di ore di
volo, siano custodi di un grande ideale:
la salvaguardia della vita umana.
Giorgio Esposito
magdi cristiano allam a brindisi Nel suo ultimo libro il racconto e le emozioni
“Grazie Gesù”. Testimonianza di una conversione
«V
erità e libertà sono due
facce della stessa medaglia, linee che dovrebbero
essere portanti nel percorso interiore
di ciascun cristiano, come lo sono state
nella mia, perché è la verità che ci rende liberi, è la libertà che ci rende veramente noi stessi». Questo è stato uno
dei punti cardini affrontato da Magdi
Cristiano Allam, durante la conferenza
culturale svoltasi il 15 ottobre nel salone
della Provincia di Brindisi, per la presentazione del suo ultimo libro “Grazie
Gesù”.
Nato nel 1952 a Il Cairo, in Egitto, da
famiglia musulmana praticante, ha
sempre frequentato scuole italiane
cattoliche approfondendo la realtà del
cristianesimo per ben 14 anni. Laureatosi in sociologia all’Università La Sapienza di Roma, vive in Italia ormai da
36 anni occupandosi di tematiche legate al vicino Oriente e ai rapporti con
l’Occidente. Dopo aver collaborato con
“Il Manifesto” e “La Repubblica”, oggi è
vice-direttore del Corriere della Sera.
Giornalista di fama internazionale,
Magdi Allam è uno dei partecipanti più
in vista al dibattito italiano sul rapporto tra Occidente e mondo arabo, argomento al quale ha dedicato diversi libri
e del quale discute spesso come inviato
ai principali talk-show, assumendo posizioni molto vicine a quelle dei critici
più severi del mondo islamico. Nonostante la famiglia desse un immagine di
un Islam positivo, come ha raccontato
nel corso dell’incontro, sin da piccolo
è stato alla ricerca di dove risiedesse la
verità, in quale delle due religioni, e per
giungere alla verità capì che occorreva
essere spiriti liberi.
Affascinato dal Vangelo, “un testo bellissimo”, dalla figura di Gesù, e ascoltando S. Agostino, Magdi Allam ha compreso la presenza di autentici testimoni di
fede cristiana che ricorda nel suo libro
rievocando le loro azioni, condividendo esperienze di vita che,come afferma
Mons. Talucci: «Noi cristiani siamo
quelli della conversione quotidiana.
La conversione è un camminare
verso la verità»
Magdi Cristiano Allam alla presentazione del suo libro a Brindisi © M. Gioia
«mi hanno portato a percepire in loro,
persone che hanno dedicato la loro vita
per affermare la fede in Gesù gratuitamente, comprendendo grazie a loro,
che Cristo è in mezzo a noi e consentendomi di radicare una spiritualità che
ha fatto maturare in me una concezione
etica della vita».
Un grande testimone di fede, il più importante, senza tuttavia togliere merito
agli altri, è stato per lui Benedetto XVI,
che oggi sostiene pubblicamente in
modo forte. Racconta infatti che «indubbiamente l’incontro più straordinario e significativo nella decisione di convertirmi è stato quello con il Papa, che
ho ammirato e difeso da musulmano
per la sua maestria nel porre il legame
indissolubile tra fede e ragione come
fondamento dell’autentica religione e
della civiltà umana, e a cui aderisco pienamente da cristiano per ispirarmi di
nuova luce nel compimento della missione che Dio mi ha riservato».
Il 22 marzo scorso durante la Veglia Pa-
squale ha ricevuto il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia proprio dal Santo Padre abbandonando l’Islam del quale ha
detto: «al di là della contingenza che registra il sopravvento del fenomeno degli
estremisti e del terrorismo islamico a
livello mondiale, la radice del male è insita in un Islam che è fisiologicamente
violento e storicamente conflittuale».
Per diversi anni, da musulmano moderato qual’era, ha sempre cercato di far
sì che ci fosse un Islam moderato, ma
andando a fondo nella dottrina teologica si è successivamente arreso di fronte
all’evidenza, e cioè che, in realtà, in alcuni versetti del Corano si parla di odio
e di violenza nei confronti dei non musulmani. Come lui stesso ha affermato,
«ho imparato dalla mia esperienza che
si può essere comunque musulmani
moderati ma non esiste un Islam moderato, tuttavia, anche se le religioni
sono diverse, le persone possono, però,
essere accumunate dal rispetto e dai
valori, la convivenza è possibile a pat-
to che siano affermati e difesi la civiltà,
la fede e i valori in cui crediamo tutti».
L’incontro con quei testimoni e il dono
della fede, che ha realizzato dentro di
sé ed è motivo per lui di grande gioia,
hanno riproposto in Magdi un Gesù vivente, e a questo proposito confrontando entrambe le religioni sostiene che
«mentre il cristianesimo è il Dio che si
incarna nell’uomo, l’Islam è il Dio che
si incarna nella carta perché il Corano è
tutt’uno con Dio».
«Vedo in Magdi Cristiano – ha detto
il nostro Arcivescovo intervenendo al
dibattito - l’uomo libero, un uomo alla
ricerca», un uomo a cui è grato perché
conclude il suo libro scrivendo che non
ha concluso la sua conversione ma è
ancora in cammino verso la libertà e la
vita. L’Arcivescovo ha affermato infatti
che «la conversione non è solo il passaggio da una realtà ad un’altra, perché
noi siamo cristiani della conversione
quotidiana e la conversione è un camminare verso la verità, e se Magdi Allam
da musulmano è diventato cristiano, allora noi siamo invitati a diventare sempre più cristiani». Esprimendo la stima
verso tutti i profeti, Padre Arcivescovo
ha quindi concluso che «Gesù non è un
profeta, ma il Figlio di Dio che vuole la
salvezza dell’uomo, la sua conversione,
non la sua condanna».
Pur ribadendo che la libertà religiosa
è libertà assoluta e che oggi i cristiani
più che mai stanno pagando il prezzo
più alto, dall’India al Sudan, vivendo un
cristianesimo clandestino, Magdi Cristiano Allam ha voluto, infine, rivolgere
a tutti il suo messaggio di speranza, la
possibilità cioè di abbattere un giorno le
barriere ideologiche e poter vivere nella
piena libertà, nel rispetto e nell’amore
reciproco, come Gesù ha insegnato a
tutti, “ama il tuo prossimo come te stesso”, perchè se non ci si ama, non si può
amare gli altri.
Daniela Negro
ia pure annunciata dai
sondaggi la squillante
affermazione che proietta
Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti è un
evento non solo per gli USA,
per l’intera comunità internazionale.
Per il colore della pelle, per
la sua storia, per la sua età, il
quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti afferma qualcosa di nuovo, quel
cambiamento che è stato al
centro della sua campagna
elettorale, quell’empatia con
un elettorato bisognoso di
punti di riferimento e, nello
stesso tempo, di prospettiva,
di slancio, che i morsi della
crisi hanno posto in primo
piano
Il discorso di Obama, infatti,
affonda le sue radici nella
tradizione americana, ma ne
afferma, nello stesso tempo,
la proiezione in avanti che
le cose oggi richiedono. Individuare le forme, i modi, i
programmi del cambiamento e del rinnovamento, ma
soprattutto dei nuovi investimenti che questa storia
accelerata del ventunesimo
secolo reclama, sarà l’opera
delle prossime settimane,
fino al solenne insediamento. La crisi finanziaria e,
poi, economica che si aggira
per l’Occidente e che di fatto interessa tutta l’economia
globalizzata è certamente il
primo e fondamentale dossier.
Il mondo globalizzato ha
bisogno di un riferimento
ma ha bisogno anche di un
tessuto di relazioni: ecco il
secondo dossier planetario
per il presidente americano,
la “governance mondiale”,
le questioni della pace e della sicurezza.
Il terzo grande dossier planetario è quella “questione
antropologica”, che oggi
si pone in termini nuovi e
stringenti. Le grandi scelte
bioetiche sulle tecnologie
applicate alla vita, la tutela
e la promozione della vita
e della famiglia fondata sul
matrimonio di un uomo e di
una donna, rappresentano
punti fermi fondamentali
per misurarsi positivamente
con il futuro, da cui non si
può deflettere.
14
Cultura
15 novembre 2008
corso per operatori culturali ecclesiastici Aperte le iscrizioni per la terza edizione
Conoscere, conservare, valorizzare
le recensioni
ha un futuro
il volontariato?
È
U
Nella foto: tutor diocesano mentre accoglie due turisti in visita ad una Chiesa
na fruizione sostenibile: l’abbiamo voluto inserire nel nostro
bando come se fosse un sottotitolo ma rappresenta, in verità,
il presupposto e l’obiettivo ultimo di un corso, quello in Storia
e Gestione dei Beni Culturali
Ecclesiastici, giunto quest’anno alla sua terza edizione.
Al centro del percorso formativo c’è una storia fatta di uomini
e di fede. Proprio le molteplici
espressioni di fede diventano
risorsa d’inestimabile valore,
materia privilegiata per nuove figure professionali pensate
sull’onda di un turismo religioso sempre più in voga negli
ultimi anni, ma ancora tutte da
formare.
Gli Operatori Culturali Ecclesiastici ne sono solo un esempio. Negli ultimi tre anni, i corsi
istituiti dall’Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni hanno permesso
a tanti giovani non solo di diventare Tutor Diocesani ma di
nutrire la propria passione per
la cultura e i beni culturali, gestendo i flussi turistici all’interno dei luoghi di questa storia.
L’entusiasmo di quanti, finora,
hanno camminato con noi in
questi percorsi formativi e la
dedizione con cui molti hanno
partecipato alle ultime edizioni
di “Chiese Aperte”, sottolineano il fatto che possediamo,
nella nostra terra, enormi potenzialità. Questi giovani ci dimostrano ogni giorno che c’è
ancora la voglia di continuare
o addirittura di ricominciare,
che esiste ancora un senso di
appartenenza ad una storia comune. Dobbiamo solo costruirci quegli strumenti capaci di
mettere in atto ciò che oggi è,
ancora, solo in potenza.
L’attività formativa che l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici
dell’Arcidiocesi in collaborazione con il Progetto Policoro
e l’Associazione “Annibale De
Leo” porta avanti, è il punto di
raccordo di tutte queste diverse
ma notevoli sensibilità e sottolinea il fatto che per conservare
e valorizzare occorre soprattutto conoscere.
Il corso in Storia e Gestione dei
Beni Culturali Ecclesiastici, il
cui bando si può scaricare dal
sito www.diocesibrindisiostuni.it, e rappresenta, dato il successo delle precedenti edizioni,
ancora una volta, il tentativo
da parte di chi, da sempre, ha
uno sguardo attento alla contemporaneità e alle sue insolubili contraddizioni, di offrire
un’importante opportunità di
crescita sì culturale ma anche e
soprattutto umana.
Pasqua Flore
l’anniversario 50 anni fa veniva eletto Papa
Giovanni XXIII un dono
per tutta la Chiesa
I
l 28 ottobre di cinquant’anni addietro veniva
eletto pontefice il patriarca di Venezia, card.
Angelo Giuseppe Roncalli, che diventava
papa con il nome di Giovanni
XXIII. Un papato di transizione, si disse subito guardando
all’età del pontefice. E quelle
parole furono smentite dai
fatti. «I primi atti del nuovo
pontificato segnarono la riaffermazione del ruolo pastorale del papa vescovo di Roma,
da tempo caduto in disuso,
fra l’altro con l’indizione di
un sinodo diocesano, e la
restituzione alle istituzioni
eclesiastiche delle loro autonome prerogative, con il completamento del Sacro collegio
cardinalizio e la nomina di un
segretario di Stato nella persona del card. Tardini; segnarono uno sforzo di maggior
distacco dell’azione pontificia dalle questioni
politiche, specie da quelle italiane. Mostrarono
un nuovo modello papale, ispirato dal rispetto
nei riguardi di tutti, alieno da condanne, attento a sottolineare piuttosto i motivi che uniscono
che quelli che dividono gli uomini, orientato a
lasciar fare piuttosto a Dio, che agli uomini e alla
stessa Chiesa», è stato il sintetico giudizio della
storiografia laica. «La grazia di Dio andava preparando una stagione impegnativa e promettente per la Chiesa e per la società, e trovò nella
docilità allo Spirito Santo, che distinse l’intera
vita di Giovanni XXIII, il terreno buono per far
germogliare la concordia, la speranza, l’unità e
la pace, a bene dell’intera umanità», ha invece
sottolineato Benedetto XVI, ricordando, giorni
addietro, quella data particolare ed evidenziando come «nelle forti contrapposizioni del suo
tempo, il Papa fu uomo e pastore di pace, che
seppe aprire in Oriente e in Occidente inaspettati orizzonti di fraternità tra i cristiani e di dialogo
con tutti».
Ma non poteva, il Santo Padre, non ricordare che «un
dono veramente speciale, offerto alla Chiesa con Giovanni XXIII, fu il Concilio Ecumenico Vaticano II, da lui deciso,
preparato e iniziato. Siamo
tutti impegnati ad accogliere
in modo adeguato quel dono
– ha aggiunto -, continuando
a meditarne gli insegnamenti
e a tradurne nella vita le indicazioni operative». E se dal
Concilio, dunque, dobbiamo
trarre tutti i frutti che sta producendo, non si può dimenticare che il «papa buono» è
stato anche quello delle encicliche «Mater et magistra» e
della «Pacem in terris»; è stato colui chi ha ribadito l’importanza della famiglia, quale «soggetto
centrale della vita ecclesiale, grembo di educazione alla fede e cellula insostituibile della vita
sociale», al pari della parrocchia «organismo
tanto importante nella vita ecclesiale. Con molta fiducia Papa Roncalli – ha ribadito Benedetto
XVI - affidava alla parrocchia, famiglia di famiglie, il compito di alimentare tra i fedeli i sentimenti di comunione e di fraternità». E dunque,
ben comprendendo che nessun pontificato è
destinato a non lasciare segni profondi di grazia,
viene da chiedersi non cosa la Chiesa ed i cattolici sarebbero stati senza papa Roncalli, ma quali
frutti ancora nascosti possiamo trarre dai suoi
insegnamenti.
Angelo Sconosciuto
un
libro
nato
dall’esperienza, prezioso ed essenziale,
nelle sue 144 pagine, quello
che mons. Giovanni Nervo
- 90 anni ben spesi tra impegno nella sua diocesi di
Padova, 30 anni presidente
della Fondazione «E. Zancan» e responsabile della
Caritas Italiana dall’inizio
(1971) al 1986 - offre al vasto
pubblico che si pone interrogativi sull’essenza del volontariato.
«Ha un futuro il volontariato?» (Edizione Dehoniane,
Bologna, pp. 144, 12 euro)
risulta un utile vademecum
per capire una realtà complessa, che nella sua evoluzione rischia di perdere
di vista natura, ed essenza,
quindi, del proprio esistere.
Ecco perchè mons. Nervo, tra i tanti interrogativi,
nell’ordito del suo discorso
parte da quello fondamentale: «Essere volontario,
perché?»,
Non disegna parole decise,
l’autore, sui temi del contenuto del volontariato al
cambiamento della società o sul ruolo politico dello
stesso, considerandone con
chiarezza forza e limiti.
Andando sui versanti di
stretta attualità, poi, ecco
che mons. Giovanni Nervo
riflette sui centri di servizio
del volontariato e si chiede
se non sia davvero opportuno che il settore abbia funzione di advocacy.
Per proseguire tale discorso,
tuttavia, è utile operare una
scelta delle priorità per garantire i diritti e chiedersi –
come fa l’autore del volume
- «con chi collaborare per la
tutela dei diritti dei soggetti
deboli».
Su tutto, in ogni caso, va
considerato «lo specifico
cristiano nel volontariato»,
che consente di operare più
seriamente la «verifica delle motivazioni», proprio di
fronte alle «antiche e nuove
sfide per il volontariato»,
che costituiscono l’ultimo
capitolo dell’opera, quasi il
viatico per chiudere il libro
ed impegnarsi nuovamente.
Emerge chiaramente da
queste pagine come l’identità specifica del volontariato sia la gratuità.
«L’evoluzione del volontariato verso la cooperazione
sociale, l’impresa sociale,
l’economia sociale, ha certamente aspetti positivi,
avendo creato decine di
posti di lavoro e dato vita
a una fitta rete di servizi
sociali – si osserva -. Tutto
questo mondo, che oggi si
preferisce chiamare “terzo
settore”, corre però il rischio
di perdere per strada i valori
di solidarietà e condivisione
con cui era partito.
La sfida che si presenta ora
al volontariato – si conclude
- è quindi quella di aiutare
il non profit a conservare
l’anima di servizio, scelta
degli ultimi, giustizia sociale da cui è nato».
(a. scon.)
nuove sfide della
dottrina sociale
M
entre i media si
rivelano particolarmente sensibili al discorso dell’impegno
sociale dei cattolici, ne colgono le sfumature in maniera polemica, riferiscono di
possibili, ed attesi, interventi del magistero su questo
versante, ecco che le pagine
di Giorgio Campanini giungono opportunamente a
confermare che «la Dottrina
sociale della Chiesa non ha
esaurito la propria funzione storica, ma è al contrario chiamata ad affrontare
i nuovi scenari del XXI secolo». «La Dottrina sociale
della Chiesa: le acquisizioni
e le nuove sfide» (Edizioni
Dehoniane, Bologna, pp.
128, 10 euro) è libro scritto
con il solito stile accattivante ed estremamente chiaro,
che accomuna queste pagine ad altre precedentemente pubblicate. Considerato
fra i più qualificati studiosi
del pensiero politico cattolico dell’Ottocento e del
Novecento e grosso esperto
delle tematiche etiche e del
rapporto fra pensiero cristiano e modernità, Campanini prende le mosse
dall’analisi del magistero
sociale della Chiesa nella realtà contemporanea,
quindi si interroga sull’origine e sullo sviluppo di tale
magistero, ponendo mente
alla «dottrina sociale ed ai
movimenti storici», percorrendo i versanti del rapporto tra «dottrina sociale e
modelli di società», «dottrina sociale e pensiero politico cattolico», e «dottrina sociale e teorie economiche»,
riflettendo in particolare
su «il problema del capitalismo». L’ultimo capitolo è
poi quello che dischiude a
nuovi orizzonti. Campanini
lo significativamente intitolato: «Nuove frontiere della
Dottrina sociale» e li riflette
su «Unità di fede, mediazioni antropologiche, opzioni
politiche», proprio guardando al ruolo della Dottrina
sociale della Chiesa ed una
possibile agenda di temi
da approfondire. «L’intento dell’autore è soprattutto
quello di porre in evidenza
alcune essenziali questioni
di metodo, legate al contesto storico della formazione graduale, nel tempo, del
corpus del magistero sociale della Chiesa e, soprattutto, al rapporto fra Dottrina
sociale e scienze umane,
rapporto che rischia di essere lasciato in ombra da un
approccio eccessivamente
auto-referenziale», diceva
una nota di presentazione
a queste pagine. A volume
concluso, si può rispondere
che l’intento dell’autore è
stato pienamente colto.
(a. scon.)
breve storia della
riforma protestante
L
’avvio delle celebrazioni centenarie della
nascita di Giovanni
Calvino, il recentissimo sinodo dei vescovi, in Vaticano, su «La Parola di Dio nella vita e nella missione della
Chiesa» rendono di estrema
attualità, questa «Breve storia della Riforma protestante» (Editrice Queriniana,
Brescia 2007, pp. 176, 15,50
euro), di Rolf Decot, nella
traduzione italiana di Carlo
Danna. «Punto di partenza
è la riforma di Martin Lutero, che ci costringerà a tener
conto in maniera particolare
anche di aspetti teologici»,
avverte l’autore, il quale su-
bito evidenzia la necessità di
«distinguere tra l’istanza teologica di Martin Lutero, le
sue implicazioni politiche,
sociali e pubbliche e l’affermazione pratica della Riforma». Con capitoli brevi
l’autore inizia un percorso
che parte dall’evoluzione
teologica di Lutero, descrive
gli scritti del 1520 (la teologia di Lutero) e quindi descrive l’introduzione della
Riforma per poi notare «una
molteplicità di Riformatori»,
da Carlostadio a Muntzer,
dagli anabattisti agli spiritualisti, da Zwigli a Calvino
per poi dedicare chiarissime pagine all’«affermazione politica della Riforma».
L’analisi della diffusione del
luteranesimo e la pace religiosa di Augusta sono poi
due tappe del discorso che
così si apre all’ultimo importante capitolo dedicato
alla riforma della Chiesa
cattolica che, evidentemente, non può essere circoscritto al Concilio di Trento,
avendo l’autore colto opportunamente gli elementi
di una «Riforma interna alla
chiesa prima di Trento» (pp.
129-137). «Nel XVI secolo la
cristianità d’Occidente si divide – osservò anni addietro
Paul Christophe -. All’Europa mediterranea, latina e
romana, si contrappone ormai l’Europa protestante del
Nord-Ovest e del Nord. Ma
anche questa Riforma si è
frantumata in tre grandi correnti: luteranesimo, calvinismo e anglicanesimo». Le
parole conclusive di Decot
sono invece: «In un mondo che va così cambiando,
anche alle chiese cristiane
si offre la possibilità di unificare le loro peculiarità, le
loro accentuazioni teologiche e le loro esperienze storiche senza rinunciare alla
propria identità». Ma queste
analisi, pur aprendo nuove
piste da battere, non riguardano un testo di storia
(a. scon.)
15
Sport
15 novembre 2008
Memorial
“F. Morleo”
S
L’Arcivescovo alla cerimonia del CONI “Stelle al merito sportivo - medaglie al valore atletico” © D. Tasco
sport e agonismo Il Centro Sportivo educa i suoi campioni alla libertà
La sana competizione insegnata ai giovani
I
L’agenda del Centro
l nostro obiettivo non è creare campioni.
Si faccia avanti chi non ha
mai sentito pronunciare una
frase del genere da educatori e dirigenti CSI. Il principio
è sicuramente condivisibile e
quanto mai giusto: parte da un
progetto che mira a coinvolgere
i giovani, anche i meno dotati
sportivamente, in una realtà di
divertimento, di cooperazione,
e crescita comune, spesso al di
fuori dei meccanismi sempre
più esigenti e dei ritmi serrati
dell’attività professionistica.
Ferme restando le buone intenzioni, le errate interpretazioni di queste ultime ci hanno
spesso portato, soprattutto nel
meridione, a pensare al CSI
come attività sportiva di “serie
B”, leggendo la frase iniziale
come una sorta di giustificazione alla mancanza di elementi e
strutture di un certo livello.
Uno sguardo più attento alla
realtà giovanile dovrebbe invece convincerci del contrario:
sebbene non si debba riempire
i ragazzi di pressioni, di smania
di vincere e di esagerate ambizioni, ciò che più paga a livello educativo e forma persone
I
complete e migliori è la professionalità. Vedersi inseriti in un
«Sebbene
non si debba
riempire i
ragazzi di
pressioni e
di smania
di vincere,
ciò che più
paga a livello
educativo
e forma le
persone è la
professionalità»
ambiente competente, qualificato fidabile, rende i ragazzi
che si approcciano allo sport
motivati a dare il meglio di sè,
ad apprendere le regole di un
gruppo, ad incanalare in un
gesto tecnico svolto per bene la
propria aggressività.
Indossare le stesse divise, rispettare gli stessi orari, accettare gli stessi rimproveri e
consigli per quanto sembrino a
primo impatto aspetti secondari rispetto al puro divertimento,
sono esattamente ciò che fa
di tanti individui separati, un
gruppo unito e riveste ogni vittoria e sconfitta di un significato nuovo.
Gli educatori, allenatori e dirigenti, devono rendere le palestre in cui spendono tanta
parte del loro tempo, delle vere
e proprie fabbriche di libertà,
oltre che di spensieratezza e
divertimento.
Devono dotare i ragazzi di
quelle basi tecniche e psicologiche che li portano ad essere
pienamente capaci di scegliere, al momento opportuno, se
puntare a diventare dei campioni oppure no.
Sportivo provinciale
Il 29 novembre a Mesagne si svolgerà un torneo di Tennis Tavolo
CSI aperto a tutti.
Si ricevono inoltre le iscrizioni per
Campionati provinciali CSI di:
Calcio a 5 Allievi, Juniores e Open;
Pallavolo allieve, allievi e open
misto.
Chi è interessato può contattare la
segreteria del Comitato al numero
0831/774891, oppure all’indirizzo
di posta email: [email protected]
Marcella Diviggiano
i è concluso mercoledì 29
ottobre il primo memorial dedicato a “Francesco
Morleo”. Era il 22 settembre
quando 12 squadre hanno
dato vita al torneo di calcio
a 5, organizzato dal circolo
sportivo culturale “Virtus
Mater Domini”, in collaborazione con il comitato provinciale del C.S.I.. Trentasette
incontri per decretare nella
finale la vincitrice tra Bar
Solaris e Pignataro team,
dove quest’ultima ha avuto
la meglio con il risultato finale di 8 reti a 3.
Ad assistere alla finale
c’erano i genitori e parenti
di Francesco, il presidente
del C.S.I., Francesco Maizza insieme al responsabile
dell’attività sportiva provinciale Maurizio Asparra, oltre
che agli organizzatori, ma
soprattutto c’era un nutrito
gruppo di giovani, ragazzi e
ragazze, che hanno costantemente seguito le diverse
fasi del torneo, garantendo
sempre una bella cornice
di pubblico, soprattutto nel
giorno dell’inaugurazione e
della finale.
Oltre ad esser state premiate le prime due squadre
classificate, sono stati anche assegnati tre premi individuali: Capocannoniere:
Vinci Simone (Bar Solaris);
Miglior portiere: Dellomonaco Stefano (Virtus Mater
Domini); Miglior giocatore:
Vinci Simone (Bar Solaris).
La direzione delle gare è stata garantita e gestita dagli
arbitri del C.S.I. provinciale,
al quale va il nostro personale ringraziamento, per la
collaborazione e la regolarità degli incontri.
Cosimo Destino
“Diamogli credito”. La Banca di Credito Cooperativo di Leverano a favore dei giovani
l Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività Sportive
(POGAS), il Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella
Pubblica Amministrazione e il Ministro dell’Università e della Ricerca (MIUR), in collaborazione con l’Associazione Bancaria
Italiana (ABI) e la Federazione Nazionale delle BCC, hanno deciso di lavorare insieme per sostenere i processi di crescita delle
giovani generazioni e hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa
tra loro. Il Protocollo d’intesa permette agli studenti impegnati
nella formazione universitaria e post-universitaria un agevole
accesso al credito, con l’unica garanzia della propria determinazione e dei requisiti di merito, per sostenere autonomamente le
spese connesse alla propria formazione.
L’obiettivo è quello di mettere in condizione i giovani di investire responsabilmente sul proprio futuro e avere un più libero
accesso al sapere e alla formazione. I beneficiari delle iniziative
oggetto della convenzione sono gli studenti universitari e post-
universitari di qualunque nazionalità, purché residenti in Italia,
con età compresa tra i 18 e i 35 anni, che corrispondano a determinati requisiti di merito. In pratica, si tratta di uno strumento
studiato per chi ha talento, ma limitate possibilità economiche.
La linea di credito può essere richiesta per pagare tasse e contributi universitari, partecipare a un programma comunitario
Erasmus, iscriversi a un master post-universitario, acquistare
un computer portatile con connessione wi-fi, pagare le spese
connesse alla locazione per i fuori sede (deposito cauzionale e/o
spese d’intermediazione immobiliare). Altri requisiti essenziali
sono la residenza nel territorio di competenza (Leverano, Veglie,
Porto Cesareo, Nardò, Copertino e Salice Salentino), e superare
una certa soglia di merito. Trattasi di mutuo chirografario di durata massima 36 mesi, con rate mensili o unica soluzione al tasso
fisso: IRS di periodo + 0,80.
Per il pagamento della contribuzione annuale a corsi universi-
tari e di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM)
l’ammontare massimo del finanziamento è di € 2.000,00; per il
pagamento delle spese da sostenere per la partecipazione a programma Erasmus, € 1.500,00 per le borse di studio Erasmus con
permanenza all’estero pari a 3 mesi;€ 3.000,00 per quelle pari a 6
mesi e € 6.000,00 per quelle pari a 12 mesi. Per la partecipazione
a corsi post-laurea, post-diploma accademico e master l’ammontare massimo del finanziamento per ciascun beneficiario
è pari a € 6.000,00. Infine, per l’acquisto di personal computer
portatile dotati di connettività wi-fi il massimo finanziamento è
pari a € 1.000,00 e deposito cauzionale per la locazione immobiliare e delle eventuali spese per l’intermediazione immobiliare
€ 3.000,00.I finanziamenti di cui sopra, sono cumulabili per
ciascun avente diritto sino ad un massimo di € 6.000,00.
Sandrino Ratta
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Numero_11 novembre 2008 - Arcidiocesi di Brindisi