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Capitolo 4
IL MUSEO
L’origine del termine
La parola museo ha un
origine molto antica e fu
usata forse per la prima
volta ad Alessandria d’Egitto, per indicare quella
parte del palazzo reale di
Tolomeo I (323-282 a.C.) che ospitava la celebre biblioteca, l’osservatorio astronomico, il giardino botanico e
zoologico e l’istituto anatomico. Un vero e proprio centro culturale pubblico, dove un gruppo di uomini di
scienza e di lettere viveva con il sostegno dalla comunità, dedicato alle Muse – le nove figlie di Zeus che nella mitologia classica erano le divinità protettrici delle
arti e della poesia – e denominato, appunto, Museion.
Un’origine, dunque, molto suggestiva, ma che cosa si
intende oggi con il termine museo? La sua definizione ufficiale è quella formulata dall’Icom (International
Council of Museums), l’organismo internazionale non
governativo con sede presso l’Unesco di Parigi che dal
1946 coordina i musei di tutto il mondo. Secondo
quanto espresso dall’Icom, «il museo è un’istituzione
senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo
sviluppo, aperta al pubblico, che ha come obiettivo
l’acquisizione, la conservazione, la ricerca, la comunicazione e l’esposizione per scopi di studio, di educazione e di diletto, delle testimonianze materiali dell’umanità e dell’ambiente». Una definizione che trova un
adeguato riscontro anche nella legge italiana, così come indicato anche nel Codice dei beni culturali e del
paesaggio (cfr. pp. 2-5).
Il patrimonio
culturale e ambientale
Il museo:
la definizione,
la storia, le discipline
28
È 51 Veduta della Robert and Renée Belfer Court, The
Metropolitan Museum, New York
Í 52 Soane’s Museum, la Galleria, 1808-24, Londra
Molto rigoroso dal punto di vista espositivo, l’allestimento
delle collezioni di arte antica del Metropolitan Museum di
New York, in spazi rinnovati nel 1996, riesce a creare
un’ambientazione suggestiva grazie alla disposizione delle
vetrine e all’illuminazione di una luce particolarmente bassa e
calda. Molto diverso è l’effetto ricercato da John Soane agli
inizi dell’Ottocento nella sua abitazione privata. Nell’apposita
stanza che ospita la sua raccolta di opere antiche, infatti,
appaiono evidenti l’intento di ricreare un’ambientazione di
atmosfera, attenta alle suggestioni emotive, e la logica
espositiva che tiene conto più della quantità dei pezzi esposti
che delle esigenze conservative.
Dalle collezioni antiche al museo moderno Nonostante le antiche origini del suo nome, il museo come
lo intendiamo oggi è un’istituzione relativamente recente. Per molti secoli la raccolta e la conservazione
delle opere d’arte fu affidata ai grandi collezionisti, re,
papi e colti aristocratici, che riempirono i propri palazzi con le opere dei più celebri artisti o con preziosi ritrovamenti, cercando di mantenere in tal modo elevato il proprio prestigio.
Le collezioni, che venivano visitate da un pubblico
selezionatissimo, seguivano talvolta nell’esposizione
un ordinamento rigoroso, ma spesso non rispettavano alcun criterio specifico, se non quello di raccogliere e mostrare oggetti antichi e preziosi [Ë53], o di rara curiosità. Gli ambienti destinati a ospitare questo
tipo di oggetti prendevano il nome di studioli, gabinetti, o stanze delle meraviglie.
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Á 53 Johan Zoffany,
«La tribuna degli Uffizi»,
1772-78, Royal Collection,
Castello di Windsor,
Inghilterra
Il dipinto mostra l’antico
allestimento della cosiddetta
«tribuna degli Uffizi», oggi
completamente perduta, con
la mensola che correva sulle
pareti, tutt’intorno alla
stanza, ospitando
l’esposizione di sculture,
bronzetti e vasi. Una serie di
cassetti servivano alla
conservazione di oggetti di
minori dimensioni, mentre le
pareti erano dedicate
all’esposizione dei dipinti,
con un effetto di
sovraffollamento tipico delle
collezioni più antiche.
funzioni e i servizi offerti al pubblico, che richiedono
spazi e ambienti sempre più specifici e che trasformano il museo in un vero e proprio centro di formazione culturale.
I compiti del museo: conservare, valorizzare e conoscere Guerre, furti, calamità naturali, oltre che vendite e passaggi di proprietà, hanno determinato nel
corso dei secoli una grande dispersione di beni, provocando la perdita di importanti testimonianze culturali del nostro passato e della nostra identità storica; compito primario del museo è, dunque, quello di
conservare il patrimonio storico-artistico per tramandarlo il più intatto possibile alle generazioni future.
La conservazione è una funzione complessa, che comporta non solo il trasferimento e la collocazione delle
opere in una struttura protetta ma anche la loro cura
quotidiana, attraverso una corretta scelta espositiva
che ne garantisca la comprensibilità [Ë51], il controllo
delle condizioni di luce, temperatura e umidità relativa degli ambienti, la pulizia e gli eventuali interventi di
restauro, i criteri utilizzati in caso di spostamento degli oggetti, la vigilanza e le misure preventive adottate
per la sicurezza dei beni. Talvolta bisogna occuparsi,
soprattutto se si tratta di dimore storiche, anche della
conservazione del «contenitore-museo» e non solo
degli oggetti che qui vi sono raccolti, come nel caso
della collezione di antichità che l’architetto John Soane [Ë52] aveva allestito in un ambiente appositamente progettato all’interno della sua abitazione. Pur essendo divenuta di proprietà pubblica la raccolta è stata mantenuta nella sede originaria, rispecchiando nell’esposizione l’ordine voluto dal collezionista.
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4 Il museo
Fu solo nella seconda metà del Settecento, con lo sviluppo della cultura illuministica, che l’arte cominciò a
essere considerata espressione e patrimonio dell’intera collettività, con una funzione di utilità pubblica legata all’educazione e al godimento dei cittadini; è proprio in quest’epoca che alcune raccolte private, già organizzate e stratificatesi nel tempo, furono donate allo Stato e destinate a una fruizione pubblica, dando
luogo alla nascita dei primi musei. Si deve al testamento di sir Hans Sloane, redatto a Londra nel 1749,
con cui egli cedeva al Parlamento inglese la sua importantissima collezione di scienze naturali e antichità, la
nascita nel 1753, del primo museo pubblico moderno,
il British Museum, collocato in un edificio acquistato
appositamente dallo Stato per consentire non solo a
curiosi e appassionati ma anche a un pubblico molto
più ampio, la visione dei pezzi esposti.
All’inizio dell’Ottocento si compì un ulteriore passaggio, con la definizione di una specifica tipologia architettonica e la costruzione di spazi appositamente progettati per ospitare esposizioni di oggetti e opere d’arte. Il primo esempio di questo tipo è la Glyptothek
(gliptoteca), progettata da Leo Von Klenze a Monaco
nel 1830 per Ludovico I di Baviera e destinata ad accogliere la raccolta di scultura antica del sovrano, a cui fece seguito nel 1834 l’Alte Pinakothek (pinacoteca di
quadri antichi), improntata a criteri museografici che
diverranno fondamentali per tutte le pinacoteche ottocentesche.
Oggi l’istituzione museale è oggetto di riflessione
continua; la sua progettazione risponde a necessità
sempre più diversificate, non solo per la varietà e la
diversità delle opere esposte [Ë54], ma anche per le
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Le discipline che studiano il museo sono essenzialmente la museografia e la museologia, entrambe
indispensabili per la gestione della struttura museale, ma caratterizzate da un diverso approccio metodologico.
La museografia, nata nel Settecento insieme ai primi
musei pubblici, si occupa principalmente della struttura architettonica, dell’organizzazione e dell’allestimento degli spazi espositivi, dell’ordinamento delle
raccolte secondo criteri funzionali. Si occupa anche
degli aspetti più tecnici relativi al museo, come ad
esempio l’illuminazione o la segnaletica di percorso.
La museologia è una scienza molto recente, nata alla
metà del Novecento come una costola della già strutturata museografia, che si occupa di studiare il museo
nelle sue funzioni essenziali: conservativa, scientifica,
didattica; si occupa quindi del museo come istituzione, definendone la natura specifica e analizzandone la
storia, la struttura interna e il funzionamento.
È 54 Veduta della Sala di Leon Levy e Shelby White, The
Metropolitan Museum, New York
La nuova sistemazione delle collezioni di arte greco-romana
del Metropolitan Museum di New York, realizzata a partire dal
1990, ha completamente rinnovato l’esposizione, dando
maggior respiro alle opere e consentendo la presentazione di
molti pezzi, prima conservati nei depositi del museo. Ad
esempio, l’area della sala Leon Levy e Shelby White, che in
precedenza ospitava gli uffici e il ristorante, evoca oggi il
peristìlio di un’antica villa romana, con eleganti pavimenti in
marmo colorato e colonne scanalate tutt’intorno alla stanza,
dominata al centro da una gigantesca statua di Ercole.
Il patrimonio
culturale e ambientale
Il museo non è, però, solo un «contenitore» per gli oggetti che vi sono conservati, ma è anche una struttura
culturale. Esso fornisce un servizio destinato alla comunità, con una funzione sociale importante, che non
consiste solo nell’esporre le raccolte, ma anche nel garantirne l’accesso e la fruibilità, al fine di favorire l’arricchimento e la crescita culturale della comunità. Si
conserva, quindi, per far conoscere, anche attraverso
lo studio e la catalogazione scientifica dei materiali
esposti, attraverso le mostre temporanee e le altre attività di divulgazione attuate dai funzionari del museo, che costituiscono un importante strumento di
informazione e di educazione del pubblico di ogni età
e provenienza. Fra i compiti del museo, vi è dunque
anche quello di individuare strategie didattiche e di
comunicazione per i suoi visitatori, favorendone il godimento estetico e la crescita culturale.
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Le discipline che studiano i musei La riflessione costante sul museo, imposta dalla necessità di far fronte
al mutare dei suoi scopi sociali e delle sue esigenze funzionali, richiede il supporto di una disciplina teorica
che possa costituire un valido punto di riferimento per
chi opera nel settore, indicando una serie di criteri
scientifici e metodologici, al fine di garantire la migliore conservazione dei beni e la loro ottimale fruibilità.
Dal punto di vista istituLa proprietà
zionale vi sono quindi
dei Musei
alcuni soggetti responsabili cui spetta l’obbligo
di provvedere alla gestione e alla conservazione dei beni del museo, di cui sono per legge
proprietari. Indistintamente dallo status del museo,
pubblico o privato, i beni in esso contenuto sono tutelati dallo Stato e quindi soggetti a determinati vincoli
stabiliti per legge.
A seconda della proprietà, i musei si possono classificare come segue:
1. Musei di proprietà pubblica I musei pubblici
possono essere di proprietà dello Stato o degli enti
territoriali locali (regioni, province e comuni). In Italia, rispetto ad altre nazioni europee o agli Stati Uniti, i musei e le collezioni sono in larga parte di questo
tipo; in base al Codice civile appartengono al demanio pubblico e sono perciò inalienabili.
I musei nazionali sono quelli di proprietà dello Stato, mentre appartengono a regioni, province, comuni
e altri enti istituzionali territoriali i musei civici, regionali, provinciali o comunali. I primi nascono,
nella maggior parte dei casi, dalle grandi raccolte principesche degli Stati preunitari e dalle opere provenienti dagli enti ecclesiastici soppressi fra Sette e Ottocento, che dopo l’Unità d’Italia sono confluiti nel
patrimonio demaniale; solitamente, invece, gli altri
musei, di ambito locale, possiedono beni che provengono per lo più dall’area geografica e dal territorio su
cui si trovano. Questi ultimi assumono grande importanza per la documentazione e la conoscenza storicoartistica di un luogo circoscritto; ciononostante non
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È 55 Veduta di una sala del Museo de Arte Abstracto Español,
Cuenca, Spagna
Ë 56 Veduta di una sala della National Gallery, Londra
vanno sottovalutati, infatti, espongono spesso opere
di altissimo livello qualitativo.
Appartengono a questa categoria anche i musei gestiti da istituzioni pubbliche, come ad esempio i musei universitari, che hanno solitamente un carattere
scientifico o etnoantropologico e finalità essenzialmente didattiche.
2. Musei di proprietà ecclesiastica Particolarmente
numerosi in Italia, dove il patrimonio della Chiesa è
considerevole non solo per quantità ma anche per
qualità, i musei degli enti ecclesiastici sono sorti in
un primo momento grazie al tentativo di preservare
oggetti di grande valore artistico, ma per la loro specifica funzione liturgica legati anche a un uso quotidiano, e di evitarne la dispersione, a seguito di modificate esigenze di culto o trasformazioni architettoniche degli edifici religiosi. Sono solitamente annessi a
chiese e monasteri e hanno come scopo non solo la
raccolta e la valorizzazione dei beni religiosi, ma anche la «conoscenza, valorizzazione e divulgazione
della storia della pietà ecclesiastica».
A seconda del materiale che
Tipologie museali
conservano, i musei possono essere di vari tipi. Esistono, infatti, tanti musei quante sono le discipline della
conoscenza umana: musei
antropologici, storici, dell’industria e della tecnica,
della civiltà contadina, di anatomia, di botanica, di
scienze naturali, ecc. Il Gunma Insect World [Ë57], ad
esempio è un museo interamente dedicato agli insetti; progettato dal celebre architetto Tadao Ando all’interno di un grande parco naturale a Gunma in Giappone, è costituito da una gigantesca cupola di vetro e
acciaio che richiama nella forma il muso di una mosca
e organizza al suo interno numerose funzioni: sale per
la consultazione con le scatole di insetti alle pareti, il
giardino delle farfalle e i terrari, laboratori, spazi per la
ricerca, un cinema, una biblioteca, un negozio e un ristorante.
Genericamente è possibile individuare quattro grandi categorie di musei: i musei archeologici, dedicati
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4 Il museo
3. Musei di proprietà privata I musei privati appartengono solitamente a fondazioni culturali o bancarie, a enti morali o a semplici privati. Rispetto ad altre nazioni europee o agli Stati Uniti, dove la rete del
sistema museale ha un carattere spiccatamente privatistico, in Italia questa categoria ha un peso meno
rilevante in confronto alle altre. Le motivazioni che
spingono un privato, ente o singolo che sia, ad allestire un museo sono molteplici; è facile individuare
però una leva primaria nelle ragioni di prestigio sociale che la trasformazione di una collezione artistica
privata in museo aperto al pubblico può dare, nonché
nel rendimento di tipo economico che una tale operazione può comportare. Tutti i musei privati, anche
quelli collocati nei castelli, nelle residenze o nei palazzi storici privati, devono rispondere alle condizioni di visita stabilite dall’Icom.
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È 57 Tadao Ando, Museo degli Insetti, Gunma, Giappone
È 58 Veduta dell’interno della Gipsoteca di Antonio Canova,
Possagno, Treviso
Í 59 Veduta della stanza del Boudoir, Le Musée Jacquemart-
André, Parigi
Il patrimonio
culturale e ambientale
al mondo antico; i musei a carattere scientifico, che
prendono in considerazione le scienze naturali, la demo-antropologia e la tecnica; i musei storici, il cui tema conduttore è una particolare epoca o un personaggio storico; infine i musei di arti minori e di arti applicate, che raccolgono oggetti di artigianato artistico
o di design industriale caratterizzati da una particolare ricerca estetica e formale.
Esistono, ovviamente, anche i musei storico-artistici, suddivisi in categorie cui corrisponde una denominazione specifica, che, indicativa della natura del nucleo principale della raccolta, ne individua con chiarezza la tipologia:
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• Galleria: indica generalmente una raccolta in cui
prevalgono opere di pittura e di scultura. Il termine deriva da quegli ambienti delle antiche dimore nobiliari
che, a partire dalla fine del Cinquecento, erano destinati all’esposizione studiata con moderni criteri espositivi dei ritratti e delle collezioni di famiglia. Erano solitamente concepite come lunghe sale spaziose di forma rettangolare, dove oltre ad ammirare le collezioni
artistiche di famiglia si poteva passeggiare e fare conversazione;
• Pinacoteca: è il luogo destinato a ospitare una raccolta composta esclusivamente di opere pittoriche. Il
termine deriva dal greco pinaks-akos (quadro) e tèke
(deposito);
• Quadreria: coincide generalmente con la pinacoteca, differenziandosene, tuttavia, dal punto di vista
museografico. Con questo termine si indica, infatti,
un’antica raccolta di dipinti di un collezionista privato giunta integra fino a noi, che ripropone nell’esposizione l’ordinamento e la disposizione data dal suo
proprietario originario;
• Gliptoteca: indica generalmente il luogo in cui so-
no conservate le gemme e le pietre dure lavorate e incise. Poiché in passato le gliptoteche ospitavano talvolta anche pezzi di scultura antica, il termine viene
usato anche per indicare, in modo più ampio, collezioni di opere plastiche. Il termine deriva dal greco glyptós
(inciso) e tèke (deposito);
• Gipsoteca: è il luogo che ospita opere in gesso (dal
greco gypsos, «gesso»), che consistono solitamente in
calchi tratti da marmi e sculture antiche, copie di sculture di altre epoche o matrici, sempre in gesso, utilizzate dagli artisti per realizzare una fusione in bronzo.
Uno dei più celebri esempi di questo particolare museo è costituito dalla Gipsoteca di Antonio Canova a
Possagno [Ë58], sua città natale, dove dopo la sua
morte furono riuniti i bozzetti e i lavori in gesso che si
trovavano nello studio romano dell’artista, che costituiscono un importante documento del processo
creativo e dell’operato dell’artista. Il museo è concepito come una grande aula absidata in forma di tempio,
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È 61 Il teatro delle Marionette, Sezione dell’Arte del Mondo
Popolare, Musei Civici Polironiani, San Benedetto Po, Mantova
in cui le opere sono disposte secondo un ordinamento di tipo estetico e non cronologico;
• Accademia: indica generalmente un luogo destinato in origine a ospitare un’istituzione di tipo didattico
per l’insegnamento delle arti, successivamente trasformata in museo;
• Antiquarium: consiste in una piccola raccolta di
opere a carattere antiquariale, formata da epìgrafi, cippi e altri frammenti di epoca greco-romana. Solitamente è annesso a un complesso di scavi archeologici,
a un palazzo privato o a un museo le cui raccolte non
abbiano un carattere esclusivamente archeologico;
• Gabinetto: ospita solitamente raccolte di opere specialistiche, come, per esempio, le monete antiche (gabinetto numismatico), le stampe e i disegni (gabinetto di grafica), gemme e pietre preziose (gabinetto di glìttica). Il termine deriva dal francese cabinet che
significa camera intima e appartata. Per questioni conservative, queste raccolte non sono sempre esposte al
pubblico, anche se i gabinetti fanno spesso parte della struttura di musei di maggiori dimensioni;
• Musei etnografici: sono quelli legati alla diverse
espressioni della cultura materiale di un territorio o di
una specifica attività di produzione economica come
ad esempio l’agricoltura o l’industria, ma anche di
aspetti e tradizioni connesse con il folklore e la vita
quotidiana. Gli oggetti esposti non hanno di solito un
valore dichiaratamente artistico, ma documentano l’evolversi di una particolare tradizione culturale e produttiva, illustrandone la storia. Costituisce un esempio
di questa tipologia di oggetti il teatro delle Marionette
[Ë61] conservato nella sezione dell’Arte del Mondo
Popolare dei Musei Civici di San Benedetto Po (Mantova), che costituisce un’interessante testimonianza
del teatro di figura in Italia. I musei etnografici sono tal-
volta legati a un prodotto o a un oggetto specifico come ad esempio il museo del vino, del formaggio, del
merletto, dei giocattoli, della scarpa ma anche a beni
immateriali come musiche e feste tradizionali;
• Palazzo-museo: indica generalmente la raccolta artistica contenuta all’interno di un palazzo storico, dove ha avuto origine come collezione privata della famiglia che dell’edificio fu la proprietaria. Costituiscono un esempio di questa tipologia i palazzi reali o le
dimore di grandi famiglie patrizie che ospitavano in
passato gallerie, oggi destinate alla fruizione pubblica. Un caso piuttosto curioso di palazzo-museo è
quello rappresentato dal Museo Jacquemart-André a
Parigi [Ë59]; in origine (nel 1875) un hotel, fu poi trasformato in museo pubblico nel 1913, rispettando la
disposizione degli arredi originari arricchiti da una
preziosa collezione d’arte voluta dai proprietari, che
decorava anche gli appartamenti privati, come quello
della signora Jacquemart (nella foto);
• Casa-museo: indica quel luogo che raccoglie opere, testimonianze e documenti relativi a un ambiente
culturale o è stata l’abitazione di un determinato personaggio storico, magari un artista, illustrandone la
vita e l’operato come è avvenuto per l’abitazione di
Salvador Dalí a Portliggat [Ë60], dove l’ambientazione delle stanze, mantenendosi fedele all’ispirazione
surrealista dell’artista, risulta ricca di sorprese e contrasti decorativi, che evocano suggestioni simboliche,
come quelle suggerite dagli oggetti conservati nello
studio dell’artista che richiamano alla memoria il laboratorio di un alchimista moderno;
• Museo-atelier: si tratta solitamente dell’atelier o
dello studio di un artista, trasformato in un piccolo
museo monografico. In Italia sono piuttosto rari, mentre numerosi sono gli esempi di questa tipologia in
Francia.
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4 Il museo
È 60 Lo studio-atelier di Salvador Dalí, nella sua Casa-museo,
Portliggat, Spagna
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È 62 Veduta di una sale del Museo de Arte Abstracto Español,
Cuenca, Spagna
Ë 63 Il Musée d’Orsay, 1983-86, Parigi
L’architettura del museo
tra riutilizzo e nuove costruzioni Ogni museo
ha bisogno di una sede
adeguata ai materiali che
vuole esporre, che si tratti di un edificio o della sistemazione di un sito all’aperto, come nel caso di parchi o aree archeologiche. Lasciando per ora a parte
questi particolari «musei all’aperto», di cui si parlerà
più specificatamente nelle sezioni seguenti, concentriamoci, invece, sull’edificio museale, architettonicamente definito. Si possono innanzitutto individuare
due tipi di strutture principali, che pongono diversi ordini di problemi: i musei che hanno come sede palazzi e dimore storiche, recuperate e riadattate a una nuova funzionalità e gli edifici di nuova costruzione, appositamente progettati per ospitare le collezioni.
Nel primo caso il museografo si troverà innanzitutto
ad affrontare un problema di compatibilità estetica e
funzionale tra contenuto e contenitore, reso più facile qualora tra i due esista già un rapporto storicizzato nel tempo; è il caso di molte raccolte private che
sono state successivamente aperte al pubblico insieme al palazzo che le ospitava, come è avvenuto ad
esempio alla Galleria degli Uffizi di Firenze, dove si
trovano le collezioni della famiglia Medici.
Diverso è, invece, il caso del riutilizzo di una struttura architettonica destinata in passato ad altri usi, che
viene trasformata, talvolta con notevoli complessità
tecniche, in modo da creare un contesto adeguato all’esposizione delle opere. Un esempio molto suggestivo è rappresentato dal Museo di Arte Astratta Spagnola di Cuenca [Ë62], aperto al pubblico nel 1966.
All’interno di alcune abitazioni di origine medioevale, le Case Colgadas, situate nella parte alta della città
e opportunamente restaurate, trova sede una collezione di circa centodieci opere tra pittura e scultura di
Il patrimonio
culturale e ambientale
Lo spazio
del museo
34
artisti astratti spagnoli, in un moderno allestimento
dove l’essenzialità dei volumi dell’arte contemporanea si sposa perfettamente con il candore delle pareti e le grandi travi in legno del soffitto antico, con un
puntuale accento sulle reciproche differenze.
Talvolta si tratta invece di recuperare architetture o
aree industriali dismesse, cadute in disuso con l’evolversi dei tempi. È il caso del Musée d’Orsay [Ë63] di
Parigi realizzato tra il 1983 e il 1986 dagli architetti
Gae Aulenti e Italo Rota all’interno di una stazione
ferroviaria, la Gare d’Orsay, costruita all’inizio del
Novecento sulla riva sinistra della Senna e chiusa intorno al 1940. La struttura in acciaio, vetro e ghisa, restaurata ad hoc e lasciata volutamente a vista dai progettisti, ospita oggi una ricchissima collezione di pittura, scultura, progetti di architettura e arti applicate,
in una suggestiva continuità tra le opere esposte e
l’architettura della stazione ferroviaria. Il vecchio edificio, inizialmente destinato al decadimento, ha conquistato in questo modo una nuova centralità urbanistica in qualità di polo culturale.
Molti tra i più celebri architetti del Novecento si sono
confrontati con il tema della progettazione museale,
sperimentando soluzioni davvero straordinarie e innovative nel tentativo di fondere la funzione espositiva con quella didattico-culturale, cercando di dare
sempre maggior evidenza, anche attraverso l’architettura e l’allestimento degli spazi, alla valenza pubblica e
sociale del museo, che diviene talvolta oggetto d’arte
esso stesso, qualificando l’ambiente circostante in modo fortemente simbolico. Esemplare in tal senso è l’edificio progettato da Tadao Ando a Neuss-Holzheim,
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È 64 Tadao Ando, Padiglione della Langen Foundation, 2004,
Neuss-Holzheim, Germania
È 65 Massimiliano Fuksas, Museo dei Graffiti, 1988-1993,
in Germania [Ë64], per ospitare la collezione di arte
giapponese di Marianne e Viktor Langen, inaugurato
nel 2004. Concepito inizialmente come una scultura
destinata a un altro luogo, il museo è costituito da un
parallelepipedo in cemento bianco racchiuso all’interno di uno scrigno in vetro e acciaio che si riflette nell’acqua dello stagno artificiale che bagna uno dei lati
dell’edificio, per il resto circondato da prati verdi e alberi di ciliegio. Una scatola perfetta dai volumi essenziali e rigorosi che si impone sul paesaggio circostante
come un oggetto assoluto, senza condizionarlo, ma in
armonica continuità.
Molto diversa è invece la soluzione adottata da Massimiliano Fuksas per il Museo dei Graffiti di Niaux in
Francia [Ë65], progettato tra il 1988 e il 1993 per valorizzare i graffiti preistorici conservati nelle grotte vicino Foix, sui Pirenei orientali, in un luogo di eccezionale bellezza panoramica. Fuksas ha trasformato il museo in un grande animale preistorico in legno, che
sembra uscire dalle grotte, accogliendo i visitatori e invitandoli al suo interno con due grandi ali che poggiano su sottili strutture metalliche, protese sulla vallata
sottostante. La struttura è perfettamente adeguata alla sua funzione, quella di ospitare il pubblico in attesa
di entrare nelle grotte, dove per ragioni conservative
l’accesso è consentito solo a piccoli gruppi, ma assume a tutti gli effetti il valore di un’opera d’arte, ponendosi nel paesaggio come una grande scultura zoomòrfa che sembra voler affermare la propria appartenenza all’ambiente naturale e al territorio circostante.
materiali da esporre e la definizione dei criteri in base ai quali viene organizzata l’esposizione, la quale
deve dare visibilità alle proprie raccolte e valorizzarne la specificità, rispettandone al contempo le esigenze conservative. Non esiste un criterio assoluto:
l’ordinamento delle opere può essere, infatti, di tipo
cronologico, per tipologie o classi di materiali, per
ambiti storico-culturali, per provenienza geografica,
può illustrare una personalità artistica o storica illustre o riflettere il gusto e le scelte di un particolare collezionista. Ogni soluzione è accettabile purché segua
criteri scientificamente corretti, in grado di orientare
con chiarezza il visitatore durante il suo percorso.
L’allestimento riguarda, invece, la presentazione
delle opere, che deve valorizzare gli oggetti esposti,
favorirne la comprensibilità e assicurarne la conservazione, e deve rendere più piacevole e accogliente la
visita al museo, anche tramite opportuni supporti visivi, come una corretta segnaletica, didascalie e pannelli esplicativi. Anche l’allestimento può determinare una grande varietà di soluzioni, a seconda dei materiali da esporre e del contenitore che li ospita; diversi sono infatti i problemi che il museografo deve
affrontare se si tratta di allestire un museo in una dimora storica, dove è necessario attuare un compromesso tra struttura originaria e le esigenze del presente, per accogliere il pubblico con sicurezza e comodità o se, invece, spazi e ambienti sono concepiti
ex novo appositamente per contenere delle opere
d’arte. In passato era molto diffusa la tendenza ad
ambientare le opere con allestimenti «di atmosfera»
che evocassero la provenienza e l’origine storica del
pezzo esposto, una tendenza oggi quasi completamente superata a favore di soluzioni architettoniche
e arredi meno invasivi, che non disturbino il visitatore, concentrando tutta l’attenzione sui valori espressivi dei materiali. La tecnologia moderna offre, ovviamente, un supporto fondamentale al museo, non solo per quello che riguarda l’aspetto conservativo, ma
anche quello della comunicazione.
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4 Il museo
L’esposizione e i suoi spazi Se il contenitore è importante per qualificare il ruolo del museo e stabilire
un primo rapporto con il pubblico, spetta all’esposizione il compito di esplicare pienamente quella funzione di conoscenza e informazione del pubblico,
sancita anche nella definizione dell’Icom, che si realizza attraverso due distinti piani operativi: l’ordinamento delle opere e il loro allestimento.
L’ordinamento riguarda innanzitutto la scelta dei
Niaux, Francia
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Il patrimonio
culturale e ambientale
Á 66 Veduta di una
delle sale del Mak
(Museo di arte
applicata e
contemporanea),
Vienna
36
Un esperimento particolarmente originale in tal senso è quello condotto dal Museo di Arti applicate di
Vienna, che ha affidato l’allestimento del museo ad alcuni artisti contemporanei i quali hanno elaborato diverse soluzioni, giocando con il colore, con il tipo di
supporti, con installazioni elettroniche e luminose, offrendo una prospettiva di visione del tutto nuova agli
oggetti, ordinati secondo un percorso cronologico. In
una delle sale dedicate al periodo Jugendstil, ad esempio, l’artista Barbara Bloom ha deciso di proiettare sulle pareti le immagini delle celebri sedie in legno incurvato di Michael Thonet [Ë66], presentando al visitatore un’ampia panoramica della produzione in serie
della ditta senza tuttavia mostrare materialmente alcuna sedia. L’allestimento ottiene tuttavia un triplice
risultato: mostrare la sobria raffinatezza e l’alta qualità
del design progettuale delle seggiole Thonet, richiamare l’idea della produzione in serie e le strategie di
vendita della ditta che pubblicizzava i propri prodotti
attraverso cataloghi a stampa. Il tutto con un risultato
davvero molto suggestivo.
Nonostante la varietà di soluzioni possibili, esistono,
tuttavia, alcuni princìpi generali cui il museografo dovrebbe sempre attenersi per realizzare un corretto allestimento espositivo. In primo luogo si deve compiere una selezione sui materiali da esporre per evitare un
sovraffollamento eccessivo delle sale, che comprometterebbe la visione stessa delle singole opere. Se
l’accostamento di diversi oggetti, legati tra loro da un
tema comune, attira maggiormente l’attenzione del
visitatore, l’isolamento di un singolo pezzo, opportunamente collocato, acquista un significato simbolico
particolarmente rilevante, aumentandone l’interesse.
Gli spazi interni devono avere una struttura semplice
e razionale, con elementi mobili e supporti adattabili
a diverse necessità espositive, che diano il giusto risal-
to ai pezzi. Anche le vetrine per l’esposizione degli oggetti devono rispondere ai medesimi criteri.
La scelta cromatica si rivela assolutamente fondamentale per la comunicazione col pubblico: prevale
oggi la tendenza all’utilizzo di un colore molto chiaro
sulle pareti, in modo da esaltare i volumi dell’edificio
e i valori cromatici delle opere esposte, giocando talvolta con il contrasto del pavimento in legno o in pietra di tonalità più scura. Alcuni musei hanno però abbandonato il valore neutro del muro bianco in favore
di colorazioni più decise o di tappezzerie che presentano maggiore affinità cromatica con i pezzi esposti. È
il caso, per esempio, del Teatre-Museu Dalí, a Figueres
[Ë67], che Salvador Dalí ha realizzato nel 1974 recuperando l’antico teatro municipale della sua città d’origine e trasformandolo in un oggetto surrealista assoluto: qui nonostante l’allestimento rigoroso ed essenziale, con i dipinti ben distanziati tra loro e appesi
alle pareti tramite sottili fili metallici, il colore delle pareti (rosso per la stanza fotografata), accompagnato da
un’opportuna illuminazione, è funzionale a evocare
nel visitatore sensazioni intense e contraddittorie.
L’allestimento di un museo deve sempre confrontarsi
con il problema dell’illuminazione, sia delle stanze
in generale che del singolo oggetto, e del rapporto tra
luce naturale e luce artificiale, in larga parte dettate
anche da esigenze di conservazione, soprattutto per
quei materiali che, come i disegni e le stampe, hanno
un supporto particolarmente sensibile alla luce. La
tendenza generalmente diffusa nei musei moderni è
quella di creare un’ambientazione con luce naturale
diffusa e zenitale, attraverso lucernari sul soffitto opportunamente schermati, in modo da evitare riflessi
troppo diretti che possano danneggiare l’opera o interferire con la sua corretta leggibilità. La luce, soprattutto quella artificiale, se sapientemente utilizzata,
può essere però un utile strumento di comunicazione
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visiva per dare più evidenza all’esposizione, qualificandone alcuni elementi specifici.
Un altro aspetto fondamentale nell’allestimento del
museo è quello che riguarda la protezione e la salvaguardia dei beni, non solo da eventuali danni materiali, ma anche da furti e asportazioni; è pertanto importante che l’architetto preveda un impianto d’allarme
in grado di tutelare adeguatamente le opere senza interferire con la normale fruizione del visitatore.
Oltre alle sale espositive, la progettazione di un museo
deve prevedere anche un’area di vendita del merchandising (termine inglese che indica gli oggetti di design
ispirati alle opere del museo), un guardaroba custodito, servizi igienici in quantità e numero adeguato alla
grandezza del museo, e aree di sosta per rendere più
comoda e gradevole la visita, non solo all’interno dell’esposizione ma anche nei locali annessi.
L’organizzazione del museo deve inoltre comprendere una serie di spazi di servizio a uso del personale
interno, uffici amministrativi per la gestione, laboratori, depositi per le opere temporaneamente non
esposte, magazzini, locali per l’impiantistica, e quanto altro possa essere necessario per il corretto funzionamento di un organismo così complesso.
(Catalogna), Spagna
Museo Omero di Ancona, con un percorso di visita
specificatamente dedicato a persone con disabilità visive. Molti altri sono i musei che includono nei loro
servizi la possibilità di percorsi olfattivi, di strumenti
per la lettura in braille, di guide foniche o modelli tridimensionali per l’esplorazione tattile. Frequenti sono inoltre anche i casi di collaborazioni con ospedali e
centri di salute mentale, o ancora con carceri e istituti
giudiziari, con progetti specifici in cui l’arte svolge una
funzione terapica e il museo funge da luogo per la
reintegrazione sociale.
Si tratta, tuttavia, di un settore molto complesso della
progettazione museale, ancora in via di sviluppo, che
necessita di ampie risorse finanziarie e richiede l’ausilio di personale specializzato in grado di mettere in
campo opportune strategie di mediazione culturale.
I musei virtuali L’utilizzo della rete internet ha
aperto nuove possibilità alla conoscenza e alla fruizione delle opere d’arte, offrendo a chiunque l’opportunità di visitare i più famosi musei del mondo
senza muoversi dalla propria casa. Molti importanti
musei hanno ormai messo on line sul loro sito ufficiale il database delle proprie collezioni, con la riproduzione e le schede conoscitive delle singole opere, realizzando talvolta delle vere e proprie visite virtuali
che consentono di percorrere le sale del museo come
se ci trovassimo sul posto, offrendoci una panoramica a 360° delle stanze con ricostruzioni in 3D. Va ricordato però che la visita virtuale non può in alcun
modo sostituire le sensazioni e le emozioni che solo
il contatto diretto con l’opera d’arte può suscitare.
I siti on line dei musei hanno anche una grande utilità pratica, offrono infatti informazioni logistiche su
indirizzi, orari di visita, prezzo del biglietto di ingresso, eventuali mostre temporanee o altre iniziative.
Consultati preventivamente possono risultare fondamentali per programmare una visita soddisfacente al
museo.
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4 Il museo
Nuove questioni: i visitatori diversamente abili Se
uno degli scopi fondamentali dell’allestimento museale è quello di favorire una partecipazione più attiva e consapevole del visitatore, che si sente talvolta
inadeguato all’incontro con l’arte, la questione diventa ancora più importante e urgente se ci troviamo
di fronte un pubblico svantaggiato dal punto di vista
fisico, psichico o sociale.
Molti sforzi sono stati compiuti in questi anni da tutti
i musei europei per rimuovere quelle barriere, non solo architettoniche, che ostacolano la fruizione di un
patrimonio culturale comune da parte di categorie
speciali di pubblico, in modo da consentire a tutti, senza alcuna distinzione di età, razza, livello di istruzione,
condizioni fisiche o psichiche, la possibilità di accedere liberamente alla vita culturale della comunità, attraverso l’incontro con l’opera d’arte e il museo.
Ciò comporta, ovviamente, la definizione di nuovi
criteri di visita e la ricerca di nuovi metodi operativi,
con un approccio differenziato in modo da individuare di volta in volta gli strumenti più adeguati a pubblici non attrezzati a priori per una visita al museo
concepita in modo tradizionale. Da un lato è necessario integrare i diversi modelli di comunicazione: la
descrizione orale, le strategie di lettura tattile, l’esplorazione sensoriale, il linguaggio dei gesti; dall’altro
bisogna eliminare le barriere architettoniche e mantenere un costante dialogo con le strutture sanitarie.
Numerose sono le iniziative destinate a persone con
disagi sensoriali. In Italia gli esperimenti condotti in
tal senso hanno condotto, ad esempio, alla creazione
di due musei tattili, il Museo Anteros di Bologna e il
È 67 Veduta di una delle sale del Teatre-Museu Dalí, Figueres
37
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vistidavicino
Il museo come servizio
a
È 68 Veduta dell’ingresso del portico nord, British Museum,
Londra
Il patrimonio
culturale e ambientale
Educare al bello
Se in un passato non troppo recente la
funzione del museo era principalmente quella di raccogliere e conservare e la sua frequentazione era prerogativa di
un pubblico ristretto, oggi la politica di gestione dei musei
tende invece a coinvolgere un pubblico sempre più ampio
e diversificato adempiendo a una fondamentale funzione
educativa. Attraverso l’offerta di nuovi servizi e opportunità
educative, gli enti museali ricercano una partecipazione
sempre più attiva e consapevole del pubblico, in un costante rapporto di interazione tra istituzione culturale e società.
38
L’accoglienza e l’assistenza al pubblico
L’accoglienza
comprende molti aspetti, tra cui, innanzitutto, gli orari e i
giorni di apertura al pubblico, che devono essere prestabiliti e indicati chiaramente all’ingresso del museo, nel luogo
fisico dove il visitatore viene effettivamente accolto [Ë68];
luogo dove devono essere esposte in evidenza le indicazioni dei diversi servizi offerti e che può servire anche per un
momento di sosta prima e dopo la visita.
Nell’area d’ingresso si trova anche la biglietteria, che deve
essere ben segnalata e riportare con chiarezza le varie possibilità di bigliettazione a cui il pubblico ha diritto, comprese le eventuali riduzioni e gratuità. Il biglietto di ingresso
[Ë69] reca di solito stampato il logo del museo e/o un’immagine particolarmente rappresentativa delle collezioni,
accompagnata talvolta dai giorni e dagli orari di apertura al
pubblico. In molti grandi musei è possibile acquistare il biglietto tramite il servizio di prenotazione e biglietteria telematica on line.
La zona di accoglienza ospita di solito alcuni servizi fondamentali per garantire condizioni di visita ottimali: il guardaroba per il deposito di borse, cappotti e ombrelli; il punto
informazioni per la distribuzione di materiali utili alla visita, come piante del museo, depliant illustrativi e schede
sulle collezioni; il banco per il noleggio di guide o audioguide.
I supporti e gli strumenti per la visita al museo Molti sono i servizi offerti al visitatore per accompagnarlo più age-
b
È Ï 69a-b Biglietto di ingresso del KunstHaus di Vienna
Anche il biglietto d’ingresso al museo può avere un suo
intrinseco valore. Nel caso della KunstHaus di Vienna, il
biglietto rappresenta un mezzo per esprimere la principale
caratteristica di questo museo: una casa che ospita opere
dell’artista-architetto Hundertwasser e altre esposizioni
temporanee, un luogo lontano dai cliché tradizionali del
museo, il cui scopo non è solo quello di esporre, ma anche di
creare un’atmosfera che sia da stimolo creativo per il
pubblico.
volmente nella visita e per fornirgli un adeguato supporto
alla comprensione e al godimento delle opere esposte. Fra
i diversi strumenti possibili si possono segnalare innanzitutto mappe e piantine dell’edificio, che consentono di conoscere la dislocazione delle opere nelle sale espositive. Ci
sono poi opuscoli e sistemi di riproduzione audio che illustrano il carattere della raccolta e le sue opere più significative, individuando eventuali percorsi o itinerari specifici.
All’interno delle sale ogni singola opera deve essere accompagnata da brevi didascalie recanti le informazioni
strettamente necessarie, tra cui il nome e le date di nascita
e morte dell’autore, il titolo, la data di produzione, la tecnica utilizzata e le misure dell’opera. Particolarmente utili risultano inoltre i pannelli esplicativi posti all’ingresso delle
diverse sale, che introducono alla visione delle opere lì conservate e forniscono alcune indicazioni per la comprensione del percorso espositivo.
Grande diffusione hanno avuto di recente anche gli strumenti informatici multimediali, che consentono al visitatore di acquisire informazioni più dettagliate, grazie a una
contestualizzazione più puntale delle opere esposte. Di solito questo tipo di apparecchiature è posto all’ingresso del
museo o di una singola stanza. Un altro apparato didattico
fornito dal museo per guidare meglio il pubblico e stimolarlo nella comprensione delle opere è costituito dai totem,
colonne dotate di schermi interattivi che forniscono informazioni sui vari pezzi esposti.
Un caso a parte è costituito dai cataloghi, volumi a stampa
in cui sono riprodotte le opere di tutta la collezione del mu-
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vistidavicino
È 70 Sala di lettura della Biblioteca,
Mak (Museo di arti applicate), Vienna
È 71 Veduta del Mak Design Shop, Mak
(Museo di arti applicate), Vienna
educative particolarmente importanti perché rivolte al pubblico di età scolare. Rilevante in questo caso è l’utilizzo di
metodologie e di linguaggi adeguati al pubblico più giovane, che stimolino curiosità e interesse, sensibilizzando le
nuove generazioni alle questioni della tutela e della conservazione del patrimonio culturale. L’attività didattica, organizzata con esplicito riferimento ai curricula scolastici, comprende laboratori di animazione culturale e di sperimentazione sui materiali, svolgimento di percorsi tematici e cronologici condotti da operatori esperti con il coinvolgimento
diretto dei ragazzi e la predisposizione di materiali e supporti specifici. A supporto di un ulteriore lavoro da svolgere in classe con l’aiuto dell’insegnante, vengono solitamente forniti anche strumenti per la verifica dei risultati didattici raggiunti e la rielaborazione delle esperienze fatte al museo.
I servizi aggiuntivi
Per facilitare la visita e rendere le
ore passate all’interno della propria struttura più piacevoli,
nonché per contribuire a un migliore «uso» della struttura,
il museo deve offrire al pubblico una serie di altri servizi accessori, detti, appunto servizi aggiuntivi. Questi vanno dalla ristorazione alla vendita delle pubblicazioni e del merchandising, dalla concessione di spazi per iniziative esterne alla riproduzione a pagamento di opere della collezione
per scopi editoriali e no. Tra gli spazi del museo il visitatore
deve quindi poter trovare luoghi destinati alla sosta e al relax, bar, ristoranti e caffetterie [Ë72], di cui usufruire sia durante la visita sia in altri momenti. Non deve poi mancare il
cosiddetto book-shop [Ë71], dove poter acquistare guide e
cataloghi del museo o pubblicazioni di carattere più generale legate alla storia dell’arte e alle collezioni esposte, nonché cartoline, poster, cd-rom, materiale vario di cancelleria
e una vasta gamma di gadgets ispirati all’immagine coordinata e alla linea grafica del museo.
Oltre che un’occasione utile e piacevole per il pubblico, i
servizi aggiuntivi possono costituire anche un’importante
fonte di reddito per il sostentamento del museo.
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Il museo come servizio
seo, o solo di una sua parte, accompagnate da una scheda
scientifica compilata solitamente dai funzionari storici dell’arte dell’istituzione. Questo strumento, che non viene fornito gratuitamente dal museo, può costituire un momento
di approfondimento successivo o precedente alla visita.
Tutto il sistema informativo-didattico risponde a una politica unitaria: alla grafica e a un’immagine coordinata è demandata l’efficacia del messaggio che connota l’intero progetto museale.
I servizi culturali ed educativi I servizi educativi integrano la funzione propriamente espositiva del museo con una
offerta di attività culturali destinate a specifiche tipologie di
pubblico (ad esempio i bambini) o organizzate attorno a
speciali temi o eventi. L’offerta variegata mira a stabilire un
dialogo più diretto con la società civile e a trasformare il museo in un vero e proprio centro polifunzionale, di incontro e
di arricchimento culturale personale.
Tra le molte iniziative organizzate periodicamente dai musei e rivolte al pubblico di tutte le età vi sono cicli di conferenze, visite guidate a tema, incontri di approfondimento e
laboratori, concerti e attività teatrali; iniziative che necessitano di spazi appositi all’interno della struttura museale:
sale per conferenze, auditorium, biblioteche specialistiche
[Ë70], videoteche e mediateche per la conservazione e la
proiezione di audiovisivi.
Strettamente connesse con l’attività educativa del museo
sono le esposizioni temporanee che i maggiori musei propongono periodicamente quale utile strumento per l’approfondimento e la valorizzazione di determinate scuole
pittoriche o personalità artistiche le cui opere sono conservate nelle proprie collezioni, avvalendosi anche di prestiti
da altri musei. Le mostre costituiscono un’occasione particolarmente intensa di incontro con il pubblico, che negli ultimi anni, grazie anche agli investimenti nel settore pubblicitario, ha riscosso grande successo, richiamando un numero sempre crescente di visitatori.
La sezione didattica propriamente detta svolge attività
È 72 Bar-caffetteria, Tate Gallery of
Modern Art, Londra
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Il museo - sito di diego gulizia