Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario
il quaternario lombardo
escursione ai bacini lacustri di Leffe e Piànico-Sèllere
Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004
MSCNB
CNR-IDPA
Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario
Escursione
IL QUATERNARIO LOMBARDO
ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E
PIÀNICO – SÈLLERE
Milano e Bergamo, 15 – 16 giugno 2004
Libretto guida e riassunti delle presentazioni
Comitato organizzatore
A. Paganoni, C. Ravazzi, B. Sala, F. Confortini, M. Malzanni, E. Pellegrini, R. Pini
CNR - IDPA
MCSNB
DISAT - UNIMIB
2
Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario
IL QUATERNARIO LOMBARDO
ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE
Organizzata da:
C.N.R. – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano
MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi”, Bergamo
Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004
PRESENTAZIONE
Nelle Alpi l’attività glaciale ha in parte eroso i depositi quaternari, ma nelle Prealpi sono presenti
archivi naturali che documentano momenti salienti delle tappe dell’evoluzione geologica e della
storia ambientale e climatica quaternaria della catena. Le Prealpi Lombarde conservano
successioni lacustri, palustri, di versante, fluviali e glaciali che hanno colmato bacini di
sbarramento fluviale, glaciale, di frana, confinati entro valli tributarie. Questi complessi sedimentari
mantengono chiare relazioni con l’evoluzione dei segmenti principali delle valli. Le relazioni che
introdurranno l’escursione presenteranno i risultati di nuovi profili sismici attraverso i bacini e i
fondovalle degli assi vallivi maggiori, nonché la problematica della morfogenesi delle valli e della
pianura lombarda antistante.
La stratigrafia dei bacini intravallivi e i fossili in essi contenuti offrono indicazioni su vari momenti
del Quaternario: iniziando dal bacino di Leffe, che documenta, con elevato grado di continuità
stratigrafica, la prima metà del Pleistocene, si passa poi al bacino di Piànico-Sèllere, ove
spettacolari affioramenti consentono l’esame di un intero ciclo climatico all’inizio del Pleistocene
Medio, nonché di depositi glaciali e di versante del Pleistocene Medio e Superiore. Una
successione di 15.500 varve e il suo contenuto pollinico descrivono con risoluzione annuale
l’evoluzione ambientale e climatica di un intero interglaciale e le transizioni ad intervalli di durata
millenaria con clima temperato-freddo. Questi eventi sono rilevabili nella risposta sedimentaria
(successione di unità litostratigrafiche di ambiente lacustre) in condizioni di elevato grado di
continuità stratigrafica. In affioramento sarà possibile esaminare un tefra incluso nelle varve e
discutere dei relativi problemi geocronologici e geochimici.
Particolare attenzione è stata dedicata, negli ultimi anni, allo studio paleontologico. Per Leffe è
oggi disponibile un quadro aggiornato della fauna a mammiferi e della flora. La visita al Museo
Civico di Scienze Naturali ‘E. Caffi’ di Bergamo consentirà di ammirare lo scheletro completo di
cervo scavato nel 2001 a Piànico-Sèllere. Saranno presenti gli studiosi che si sono occupati della
preparazione e dello studio paleontologico di questo eccezionale reperto e della revisione
faunistica di Leffe.
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Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario
IL QUATERNARIO LOMBARDO
ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE
Organizzata da:
C.N.R. – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano
MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi”, Bergamo
Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004
PROGRAMMA
Martedì 15 giugno 2004
9.30 - 10.00
Reception, Università di Milano - Bicocca (presso il Dip. di Scienze delI’Ambiente
e del Territorio, edificio U1, Piazza della Scienza 1)
10.30 – 13.00
Relazioni introduttive sul Quaternario lombardo ed i bacini lacustri
(Chairman: Prof.ssa Maria Bianca Cita)
10.30 – 10.40
M. Cremaschi
Apertura del convegno
10.40 – 10.55
G. Orombelli
Gli antichi bacini lacustri e la loro rilevanza per lo
studio dell’evoluzione ambientale quaternaria
10.55 – 11.10
A. Piccin
Rilievo morfo-batimetrico e studio geofisico del Lago
Sebino
11.10 – 11.30
D. Corbari, C. Ferliga, A.
Bini
Le glaciazioni nell’area sebina
11.30 – 11.45
R. De Franco
Imaging sismico dei bacini quaternari orobici
11.45 – 12.00
C. Ravazzi, R. Pini
Il bacino di Leffe: evoluzione geologica e storia
paleoambientale
12.00 – 12.15
G. Muttoni
Intensificazione dell’attività glaciale nelle Alpi durante
lo Stage Isotopico Marino 22 (0,87 Ma): nuovi dati dal
bacino di Leffe (Alpi Meridionali, Italia)
12.15 – 12.30
M. Breda, M. Marchetti
(relazione presentata da B.
Sala)
Le faune a mammiferi del Pleistocene Inferiore della
successione di Leffe (Prealpi Lombarde, Bergamo)
12.45 - 14.00
Pranzo a buffet (riservato ai possessori di badge)
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14.20 - 15.30
15.30 – 16.00
Spostamento in treno a Bergamo con vista dal ponte ferroviario di Paderno
d’Adda (biglietto incluso nella quota di iscrizione)
Spostamento in bus a Bergamo Alta (Colle Aperto) (incluso nella quota di
iscrizione)
16.00 – 18.30
Il Bacino di Piànico-Sèllere
16.15 – 16.30
S. Rossi
Inquadramento della successione lacustre di PiànicoSèllere (Bergamo). Analisi pollinica e storia della
vegetazione di un interglaciale complesso nel quadro
delle variazioni climatiche del Pleistocene
16.30 – 16.45
S. Chiesa
Un livello di tefra nella successione varvata di
Piànico-Sèllere: geochimica e geocronologia
16.45 – 17.00
C. Mangili
Sedimentazione al tempo della deposizione dello
scheletro di Cervus elaphus acoronatus Beninde nel
bacino di Piànico-Sèllere, Italia settentrionale
17.00 – 17.15
B. Sala
I mammiferi e l’età del bacino di Piànico-Sèllere
17.15 – 17.30
A. Paganoni
Il Museo di Scienze Naturali e il territorio: ricerche
storiche e recenti nell’ambito dei giacimenti quaternari
17.30 – 18.00
F. Confortini, M. Malzanni,
A. Paganoni, B. Sala
Presentazione dello scheletro completo di cervo
fossile proveniente dal giacimento quaternario di
Piànico-Sèllere e visita al Museo ed al laboratorio di
geologia
18.00 – 18.30
18.30 - 20.00
20.30
22.15
break
Assemblea AIQUA presso i locali del Museo
Cena libera (ristorante di Bergamo Alta) (non inclusa nella quota di iscrizione)
Spostamento agli alberghi. Ritrovo alle ore 22.15 a Colle Aperto e trasporto in
macchina di coloro che pernottano all’Hotel Commercio. NB: dopo quest’orario lo
spostamento all’Hotel Commercio sarà possibile solo con taxi.
Mercoledì 16 giugno 2004
7.30
Partenza in pullmann da Colle Aperto (ritrovo per Hotel S. Lorenzo e Agnello
d’Oro in Bergamo Alta)
7.50
Partenza in pullman dalla Stazione FS di Bergamo (ritrovo per Hotel Piemontese)
8.30
Partenza dall’Hotel Commercio, Pedrengo
9.30
Inizio dell’escursione a Piànico da via San Rocco, località La Palazzina
9.30 - 12.30
Visita al bacino di Piànico – Sèllere, con particolare riguardo alla ‘Sezione
Principale’. Brevi presentazioni di Mangili, Ravazzi, Rossi.
12.30 – 13.30 Spostamento al Santuario di San Patrizio
13.30 – 14.30 Pranzo al sacco che sarà fornito soltanto agli iscritti all’escursione
14.30 – 16.00 Illustrazione dell’evoluzione geologica ed ambientale del bacino di Leffe dal
Santuario
16.00
Trasferimento alla Stazione FS di Bergamo
17.15
Arrivo alla Stazione FS di Bergamo e conclusione dell’escursione (primo treno utile
per Milano Centrale: ore 17.44, con arrivo a Milano Centrale alle 18.40)
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Gli antichi bacini lacustri e la loro rilevanza
per lo studio dell’evoluzione ambientale quaternaria
Giuseppe Orombelli
Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio, Università di Milano – Bicocca, Piazza della
Scienza 1, 20126 Milano
e-mail: [email protected]
Tra gli archivi naturali per la storia del clima e delle condizioni ambientali nel recente passato
geologico, i sedimenti lacustri e le eventuali evidenze geomorfologiche degli antichi laghi, hanno
assunto grande rilevanza, soprattutto per quanto attiene alle variazioni nel tempo e nello spazio del
ciclo idrologico e, conseguentemente, della distribuzione degli esseri viventi.
Durante la loro esistenza, i laghi si pongono come siti preferenziali di documentazione continua in
ambiente continentale, raccogliendo e preservando una grande varietà di informazioni esterne, sia
remote che prossimali, ed una altrettanto grande varietà di informazioni interne al lago stesso, per
altro sempre connesse alle condizione ambientali circostanti. Ove la velocità di sedimentazione è
elevata e, ancor meglio, ove l’accumulo è scandito dal ritmo stagionale, i sedimenti lacustri
consentono un dettaglio stratigrafico (e cronologico) ottimale, quando anche si consideri l’assenza
di rimaneggiamento. Le analisi stratigrafica, sedimentologica, mineralogica, geochimica,
paleobiologica, del magnetismo residuo, ed altre ancora, producono una caratterizzazione
multiparametrica delle successioni lacustri di informazioni gareggiante, per ricchezza, con quella
dei sedimenti oceanici o dei ghiacci polari. Tenuto anche conto delle informazioni che si ottengono
dalle evidenze delle oscillazioni di livello, gli antichi bacini lacustri sono tra le migliori fonti di dati
sulle variazioni idrologiche connesse ai mutamenti climatici. Le variazioni idrologiche
(precipitazioni, evaporazione, stagionalità, ecc.) che hanno accompagnato i grandi cicli climatici,
come pure la variabilità climatica ad elevata frequenza (dai millenni ai decenni), sono documentate
e particolarmente eloquenti nelle successioni lacustri. I dati paleobiologici disegnano l’avvicendarsi
delle popolazioni animali e vegetali nel lago stesso e le variazioni della vegetazione nelle aree
circostanti. Nei sedimenti lacustri puo’ anche conservarsi traccia dell’attività sismica, suscettibile
spesso, di datazione adeguata.
Le Prealpi Lombarde sono sede di grandi laghi, originatisi, nella loro attuale esistenza, al ritiro dei
ghiacciai nel Pleistocene terminale, ma i cui bacini hanno avuto una più lunga e complessa storia,
connessa con l’evoluzione geologica e ambientale di questo settore alpino. Nelle Prealpi
Lombarde si trovano pure antichi bacini lacustri, documentati da successioni di sedimenti, anche
varvati, che hanno attirato l’attenzione dei geologi e paleontologi fin dal secolo XIX. I nomi di Leffe
e di Piànico sono celebri per i ritrovamenti di faune a mammiferi, ma soprattutto per gli studi
pollinici pionieristici condotti da Lona. La successione pollinica di Leffe ha mostrato la variabilità
climatica policiclica che caratterizza tutto il Quaternario (per restare solo ad esso), prima che
questa venisse gradualmente svelata dagli studi sulle sequenze oceaniche e loessiche, e gli studi
di Lona avrebbero meritato un maggiore e più durevole riconoscimento internazionale. Gli studi
recentemente ripresi sulle successioni lacustri lombarde ne rilanciano, in termini aggiornati,
l’interesse stratigrafico e paleoambientale per la conoscenza del Quaternario, così come i brillanti
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risultati ottenuti dagli studi sulle sequenze lacustri nell’Italia peninsulare hanno rappresentato un
significativo progresso nelle conoscenze dell’evoluzione ambientale dell’area mediterranea.
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Rilievo morfo-batimetrico e studio geofisico del lago Sebino
Andrea Piccin1, Franco Coren2
1
Regione Lombardia, D.G. Territorio e Urbanistica, Struttura Analisi e Informazioni Territoriali;
Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Trieste
e-mail: [email protected], [email protected]
2
Nell'ambito del Progetto di Cartografia Geologica (CARG) della Regione Lombardia (Fogli 99 Iseo,
78 Breno p.p. e 98 Bergamo p.p.), è stato realizzato nella primavera 2002, in collaborazione con
l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, uno studio geofisico del
lago d’Iseo (Sebino). Tale studio, finalizzato alla ricostruzione dell'assetto morfologico, strutturale e
deposizionale del bacino, è stato condotto innanzitutto mediante il rilievo morfobatimetrico di
dettaglio, utilizzando un ecoscandaglio a tecnologia multibeam, che ha permesso di ricostruire la
batimetria dell'intero bacino lacuale con risoluzione planimetrica metrica e accuratezza verticale
decimetrica. È stata effettuata anche un'analisi in ampiezza del segnale multibeam riflesso,
finalizzata ad ottenere una mappa dei valori di riflettività del fondale, correlabili con le
caratteristiche litologiche dello stesso.
Il rilievo batimetrico è stato integrato nel 2003 da un rilievo laser scanner da elicottero (tecnologia
LIDAR) per ottenere un modello digitale del terreno dell'area emersa, per una fascia di circa 500 m
di ampiezza dalla linea di costa, di risoluzione analoga a quello derivato dalla batimetria.
Sono stati inoltre eseguiti rilievi sismici a riflessione ad alta risoluzione, sia monocanale che
multicanale, per lo studio del sottofondo. I primi, acquisiti contestualmente al rilievo batimetrico,
sono stati finalizzati alla ricostruzione in dettaglio dei sedimenti nelle prime decine di metri sotto il
fondale (penetrazione media circa 60 m); i secondi, acquisiti con una campagna ad hoc, sono stati
finalizzati a ottenere informazioni sia stratigrafiche che strutturali sui sedimenti profondi e sul
bedrock (penetrazione media 700 m).
Per quanto riguarda l'assetto fisiografico del bacino Sebino, così come emerge dal dato
batimetrico derivato dalle misure multibeam, sono state individuate le seguenti principali unità
fisiografiche (Fig. 1):
a) Delta-conoide dell'Oglio - localizzato nel settore settentrionale del lago, si protende per circa
2,5 km dentro il bacino dalla foce attuale; è caratterizzato da numerosi canali sommersi,
profondi alcuni metri, che lo percorrono in senso longitudinale, da NNE verso SSW. Tale unità
è caratterizzata da depositi grossolani prevalenti, ghiaioso-sabbiosi.
b) Unità di raccordo delta - bacino - localizzata appena a valle dell'unità precedente, a Sud delle
Punte delle Croci (Bresciane e Bergamasche). I valori di riflettività indicano depositi
prevalentemente sabbiosi.
c) Bacino centrale - occupa il settore centrale del bacino, tra Zu e Tavernola. È caratterizzata da
un fondale sostanzialmente piatto, con battente d'acqua compreso tra i 240 e i 256 m. I valori
di riflettività indicano depositi prevalentemente fangosi.
d) Ruga di Monte Isola - il rilievo roccioso di Monte Isola occupa la parte centro-orientale del
bacino Sebino: rispetto all'area emersa, il rilievo prosegue verso N per 1,8 km, in un
promontorio sommerso separato dall'altra prosecuzione settentrionale (isolotto di Loreto) da un
profondo canale che drena il plateau di Sale Marasino (e).
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e) Plateau di Sale Marasino - questa unità è rappresentata da una superficie debolmente inclinata
verso Sud che da Marone digrada verso Sulzano, con profondità del battente d'acqua che
variano dai 75 ai 95 m. Poco a Nord di Sale Marasino è presente una marcata scarpata, alta
circa 20 m, che suddivide il plateau in due settori. Il fondale in tutto il plateau è sostanzialmente
piatto e caratterizzato, sulla base dei valori di riflettività, da depositi prevalentemente sabbiosolimosi.
f) Bacino meridionale - questa unità occupa la parte centrale del settore meridionale del lago,
orientato ENE-WSE, tra Pilzone e Clusane, ed è caratterizzata da un fondale che risale
gradualmente verso E, con profondità comprese tra i 140 e i 70 m. Il suo fondale è
caratterizzato, sempre in base alla riflettività, da depositi limoso-sabbiosi.
g) Anfiteatro sommerso di Franciacorta - questa unità, che occupa il margine più meridionale del
lago Sebino, rappresenta il settore sommerso dell'apparato glaciale di Franciacorta. Si
riconoscono almeno 3 cordoni morenici, addossati l'uno all'altro e ammantati da un velo di
depositi lacustri.
Oltre alle unità sopradescritte, lungo le sponde del bacino Sebino sono presenti conoidi sommersi
posti allo sbocco delle valli, caratterizzati generalmente da un limitato sviluppo areale e da ripide
scarpate, talora sede di fenomeni di destabilizzazione (frane e colate sublacuali).
Bibliografia
Bini A., Cita M.B., Gaetani M. (1978) - Southern Alpine lakes - Hypothesis of an erosional origin
related to the Messinian entrenchment. Marine Geology, 27: 271-288.
Boni A., Cassinis G., Cerro A., Rossetti D. (1972) - Carta geologica delle Prealpi Bresciane a Sud
dell'Adamello, alla scala 1:50.000. Atti dell’Istituto di Geologia dell’Università di Pavia.
Corbari D., Bini A. (2001) - La cartografia dei depositi quaternari nel progetto CARG della Regione
Lombardia: il caso dell'anfiteatro Sebino (Lago d'Iseo, BS). Comunicazione presentata a Geoitalia
2001, 3° Forum Italiano di Scienze della Terra, Chieti, 5-8 settembre 2001.
Piccin A., Coren F. (2002) - Acquisizione e trattamento di dati morfobatimetrici ad alta risoluzione
nel bacino del lago Sebino (Lombardia). Atti VI Conf. Naz. ASITA, Perugia, 5-8 novembre 2002
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Figura 1 - Modello di elevazione digitale del bacino Sebino, con sovraimpresse le isobate ad
equidistanza 10 m e le unità fisiografiche descritte nel testo
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Le glaciazioni nell’area sebina
Daniele Corbari1, Carla Ferliga1, Alfredo Bini2
1
Sistema Informativo Territoriale, Regione Lombardia, via Sassetti 32, 20127 Milano; 2Dipartimento di
Scienze della Terra "A. Desio", Università degli Studi di Milano, via Mangiagalli 34, 20133 Milano
e-mail: [email protected]; [email protected], [email protected]
INTRODUZIONE
Nell’ambito del Progetto CARG, volto alla realizzazione dei Fogli alla scala 1:50.000 della Nuova
Carta Geologica d’Italia, è stato condotto uno studio geologico nell’area sebina mediante un
rilevamento ex-novo alla scala 1:10.000, comprendendo l’anfiteatro morenico del Lago d’Iseo e
porzioni di territorio ad esso adiacenti, di raccordo sia con i versanti sia con l’alta pianura. Il
rilevamento è stato eseguito utilizzando le unità allostratigrafiche, definendo quindi corpi delimitati da
superfici limite caratteristiche, riconoscibili e tracciabili; ogni qual volta i corpi cartografati potevano
essere identificati sulla base dei loro caratteri interni sono state adottate le unità litostratigrafiche.
L’ANFITEATRO SEBINO: STRUTTURA E CARATTERISTICHE DEI DEPOSITI
L’anfiteatro sebino si compone di un lobo principale (Anfiteatro di Franciacorta), ampio circa 110
km2 e ben conservato, allineato secondo la direzione di flusso principale del ghiacciaio vallivo, ed
un lobo minore (Anfiteatro di Sarnico - Paratico), ampio poco più di 12 km2 e fortemente eroso;
quest’ultimo non costituisce che una limitata porzione di quello di Franciacorta e ne comprende
solo i termini medio antichi.
Nell’Anfiteatro di Franciacorta il rilevamento geologico ha consentito di riconoscere i depositi
riferibili ad almeno sette differenti glaciazioni, qui elencate a partire dalla più recente:
Glaciazione Cantù
Glaciazione Monterotondo
Glaciazione Monte Piane
Glaciazione Fantecolo
Glaciazione Camignone
Glaciazione Paderno di Franciacorta
Glaciazione Valenzano
[sigla: Ca]
[sigla: Rot]
[sigla: Pi1]
[sigla: Fa]
[sigla: Cm]
[sigla: Pfc]
[sigla: Val]
La Glaciazione Cantù corrisponde all’ultima grande espansione glaciale (L.G.M.) riconosciuta in
anfiteatro; essa risulta sensibilmente più ridotta rispetto a quanto cartografato dagli autori precedenti
(Boni et al., Cacciamali, Cozzaglio, Nangeroni, Sacco, Salmoiraghi, Vecchia). La Glaciazione
Monterotondo corrisponde ad un Allogruppo che è stato suddiviso, in base a dati morfologici e
stratigrafici, in tre unità informali (Unità di Timoline, Unità di Borgonato e Unità di Torbiato); allo
stato attuale delle conoscenze non è possibile stabilire se tali unità corrispondano a pulsazioni di
una stessa glaciazione o appartengano a distinti eventi glaciali. Anche la Glaciazione Valenzano
corrisponde ad un Allogruppo: esso comprende depositi che rappresentano il limite massimo
raggiunto dai ghiacciai in anfiteatro (M.E.G.) nel corso di uno o più eventi glaciali, anche se non è
possibile dar loro un preciso ed univoco significato cronostratigrafico.
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I termini progressivamente più esterni ed antichi dell’anfiteatro presentano distinti caratteri
geometrici, morfologici, pedologici e di alterazione; in particolare dall’interno verso l’esterno le
morfologie divengono progressivamente meno nette a seguito di processi, sia erosivi che di
seppellimento, riferibili ad eventi deposizionali cronologicamente successivi. La superficie limite
superiore delle unità via via più esterne presenta complessità crescente (presenza di coperture
colluviali e coltri eoliche multiple) e suoli con grado di evoluzione sempre più spinto. Trend analogo
viene evidenziato anche dallo spettro di alterazione dei clasti; quest’ultimo parametro è stato
determinato in modo sistematico nell’orizzonte a massima alterazione di depositi ad uguale
litofacies.
Il rilevamento ha evidenziato come nell’anfiteatro sebino prevalgano i till d’alloggiamento rispetto ai
till d’ablazione; questa osservazione ha indotto a supporre che il ghiacciaio camuno, a differenza
degli altri ghiacciai vallivi lombardi, fosse un ghiacciaio bianco. Da ultimo in anfiteatro è stata
riconosciuta e descritta una Rogen Moraine, che costituisce forse l'unico caso per ora noto in Italia.
GENESI DELL’ALTA PIANURA
I torrenti proglaciali fuoriuscenti dall’anfiteatro hanno strutturato l’alta pianura ghiaiosa, che qui
appare morfologicamente omogenea e priva di superfici ulteriormente sopraelevate rispetto ad
essa (fatto salvo per i lembi di depositi glaciali annegati dalle alluvioni ad essi successive). Gli
autori precedenti hanno lungamente discusso circa l’età di questa superficie, ritenendola comunque
sempre riferibile ad un unico evento glaciale e quindi monogenica e (grossolanamente) isocrona.
Recentemente tale superficie, anche nota come “Livello Fondamentale della Pianura”, è stata
attribuita all’ultima avanzata glaciale (Cremaschi, 1987) e la sua pedogenesi sarebbe avvenuta
durante l’Atlantico. I dati raccolti evidenziano come la genesi di questa porzione di pianura sia in
realtà più complessa; in particolare emergono due situazioni. La prima è consequenziale alla
riduzione dell’estensione dell’ultimo evento glaciale, cosa che trova conferma in studi recenti fatti su
altri anfiteatri lombardi (Bini, 1987; Da Rold, 1990): non è geometricamente possibile che gli
scaricatori fluvioglaciali dell’L.G.M. sfociassero su tale livello topografico, risultando incassati rispetto
ad esso; inoltre una glaciazione così ridotta non avrebbe potuto generare un sandur di tali
proporzioni. La seconda deriva direttamente da osservazioni di terreno che mostrano come tale
superficie, morfologicamente omogenea, sottenda in realtà corpi di diversa natura e differente grado
di alterazione, configurandosi quindi come poligenica e polifasica e certamente precedente all’L.G.M.
LA VAL BORLEZZA
I ghiacciai provenienti dalla Val Camonica, all'altezza di Lovere, si dividevano in tre lingue: una
lungo il Lago d'Iseo, una in Val Cavallina ed una in Val Borlezza. La lingua della Val Borlezza
giungeva sino a S. Lorenzo e a Songavazzo dove costruiva un anfiteatro. Poichè non è possibile,
allo stato attuale degli studi, correlare le unità dell'Anfiteatro del Borlezza con le unità
dell'Anfiteatro Sebino, le unità dei due anfiteatri hanno attualmente, e provvisoriamente, nomi
diversi.
In questo anfiteatro sono stati riconosciuti i depositi di dieci glaciazioni che sono nell'ordine a
partire dalla più recente
Glaciazione Cantù
Glaciazione Piazza
Glaciazione dei Morti del Contagio
[sigla: Ca]
[sigla: Za]
[sigla: Mr]
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MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Glaciazione Fonteno
Glaciazione Cedrini
Glaciazione Bossico
Glaciazione Prati di Stà
Glaciazione Stalle di Onito
Glaciazione Corno Ceresa
Glaciazione S. Antonio
[sigla: Ft]
[sigla: Dr]
[sigla: Bs]
[sigla: Pt]
[sigla: So]
[sigla: Cs]
[sigla: Nt]
Bibliografia
Bini A. (1987) – L’apparato glaciale würmiano di Como. Tesi di Dottorato di Ricerca, Dip. di
Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano.
Cremaschi M. (1987) – Paleosols and vetusols in the Central Po Plain (Northern Italy): a study in
Quaternary geology and and soil development. Unicopli, Milano.
Da Rold O. (1990) – L’apparato glaciale del lago Maggiore, settore orientale. Tesi di Dottorato di
Ricerca, Dip. di Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano.
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Imaging sismico dei bacini quaternari orobici
Roberto de Franco1*, Fabrizio Berra2, Giancarlo Biella1, Graziano Boniolo1, Grazia Caielli1,
Adelmo Corsi1, Alfredo Lozej1, Antonio Morrone1, Cesare Ravazzi1, Rosaria Tondi1
1
CNR - Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Mario Bianco 9, 20131 Milano; 2Dip. di
Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano, Via Mangiagalli 34, 20133 Milano
e-mail: [email protected]
Nell'ambito di un progetto di ricerca tra Regione Lombardia (Direzione Generale Territorio e
Urbanistica) e l'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (IDPA - CNR) sono stati acquisiti
nel Bacino di Clusone tre profili sismici ad alta risoluzione rispettivamente nelle località di Clusone,
Rovetta e Ponte Nossa.
Obiettivo primario delle indagini era di ricostruire le geometrie dei sedimenti che riempiono la
depressione il cui massimo spessore è di oltre duecento metri, come documentano i sondaggi
stratigrafici disponibili, e definire le loro relazioni col basamento costituito da unità carbonatiche
tardo Triassiche.
Per il processamento dei dati a riflessione è stato applicato un processing sismico a riflessione
standard per il quale sono stati utilizzati i programmi commerciali (PROMAX e SUNT5PC). Ai dati
acquisiti sono state inoltre applicate tecniche di inversione sismica a rifrazione.
L'interpretazione dei profili sismici (Fig. 1) ha permesso di ricostruire sia le geometrie dei principali
rifrattori dei depositi recenti che la geometria del basamento. Inoltre l'integrazione di dati geologici
(sia superficiali che di pozzo) e sismici indica una complessa storia dell'andamento del drenaggio
del Bacino di Clusone. Si ipotizza in tale area una deviazione del fiume Serio dal paleo-drenaggio
(Fig. 2) verso la Val Borlezza all'attuale corso verso la Val Seriana. Tra i due stadi si osserva un
importante stadio deposizionale documentato dalla presenza di sottili sedimenti che riempiono il
Bacino di Clusone controllando il corso del Serio lungo la Val Seriana (de Franco et al., 2004).
Per completare lo studio dell'area e confermare l'ipotesi sulla ricostruzione presentata, nel marzo
2004 sono state acquisite dall'IDPA - CNR altre tre linee sismiche ad alta risoluzione,
rispettivamente nelle località di Gaiano, Sovere e Casnigo, delle quali vengono presentati i risultati
preliminari del processing a riflessione.
Bibliografia
de Franco R., Berra F., Biella G., Boniolo G., Caielli G., Corsi A., Forcella F., Lazzati F., Lozej A.,
Morrone A., Tondi R. (2004) - The recent evolution of the intramontane Clusone basin (Southern
Alps, Italy): integration of seismic and geological data. Journal of Quaternary Science, 19(4): 409421.
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MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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N
S
N
S
Fig. 1 a) – Sezione stack linea Rovetta. R1: Conglomerati della conoide di Rovetta; R2: depositi
glaciali e fluvio-glaciali del complesso dell'Oglio; R3: depositi omogenei con alternanze di sabbie e
ghiaie separati da sottili livelli argillosi. b) Sezione stack linea Clusone. C1: depositi glaciali che
coprono il Bacino di Clusone (Complesso di Fiorine e Complesso dell'Oglio); C2: depositi
alluvionali e lacustri; C3: corpo clinostratificato che potrebbe rappresentare depositi di versante, la
parte centrale è stata interpretata come sedimenti fluviali.
Fig. 2 - Modello digitale del terreno
rappresentante la situazione attuale (a) e
l''ipotetica morfologia del Bacino di Clusone
nel periodo di massima erosione (b;
Messiniano?). Le linee continue indicano la
posizione dei profili sismici; le frecce lungo i
fiumi la direzione del flusso; e i cerchi la
posizione dei pozzi che raggiungono il
bedrock; (considerati nella ricostruzione della
superficie); le linee tratteggiate l'attuale e
vecchia suddivisione dei bacini.
a
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MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Il bacino di Leffe: evoluzione geologica e storia paleoambientale
Cesare Ravazzi1, Roberta Pini2
1
CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (BG);
CNR – IDPA c/o Dip. di Scienze Geologiche e Geotecnologie, Università di Milano – Bicocca,
Piazza della Scienza 4, 20126 Milano
e-mail: [email protected]; [email protected]
2
Il bacino di Leffe, posto a quote comprese tra 290 – 600 m slm in una piccola valle tributaria
sinistra della Valle Seriana (prov. di Bergamo), è noto fin dal XIX secolo quando entrarono in
attività le miniere di lignite che hanno restituito resti fossili di grandi vertebrati (cfr. Breda e
Marchetti, questo fascicolo) e di fossili vegetali. La disponibilità della parte media della
successione stratigrafica nei pozzi di miniera consentì a Lona (1950) di condurre il primo studio
pollinico di tali depositi. Lona riscontrò numerose oscillazioni nella composizione delle entità
forestali, che attribuì a 3 complesse fasi glaciale – interglaciale (Donau, Günz e Mindel secondo la
partizione del Quaternario di Penck e Brückner, 1909).
b
Nel 1991 un sondaggio svolto nel settore centrale dei depositi del bacino lacustre ha messo a
disposizione una carota (acronimo FM) che interessa l’intera porzione media ed inferiore della
successione sedimentaria (quella superiore è in affioramento).
Geologia. La successione di Leffe è stata suddivisa in diverse unità litostratigrafiche (Cremaschi &
Ravazzi, 1995):
La Formazione di Leffe rappresenta la porzione inferiore e media del riempimento ed è costituita
alla base da depositi di fan delta (Unità Inferiore), seguiti da depositi lacustri e palustri (Unità
Biogenica ed Unità Sommitale)
La Formazione di Leffe è ricoperta dalle seguenti unità, tra loro unità eteropiche: depositi fluviali
grossolani di pertinenza seriana (Unità di Casnigo) e depositi lacustri terrigeni (Unità delle Argille di
Cà Manot) e depositi di conoide (Unità Peia/Gandino). La sommità alterata della successione è
costituita da paleosuoli fersiallitici sviluppati nelle unità sopra menzionate, ricoperti a loro volta da
una successione di loess e paleosuoli intercalati.
Il bacino di Leffe ebbe origine a seguito dello sbarramento operato dai depositi del fiume Serio
nella stretta forra che chiudeva la Val Gandino al suo sbocco sulla valle principale del fiume Serio.
Il bacino fu dapprima occupato da depositi di fan delta (Unità Inferiore della Formazione di Leffe) e
fu poi sede di sedimentazione lacustre e palustre (Unità Biogenica ed Unità Sommitale). Dopo il
riempimento del lago di Leffe, profondi mutamenti dello scenario ambientale e climatico avvenuti
nel tardo Pleistocene Inferiore (cfr. Muttoni, questo fascicolo) determinarono la formazione di un
secondo bacino lacustre, rappresentata dai depositi torbiditici delle Argille di Cà Manot.
Cronologia. La collocazione cronologica dell’Unità Biogenica e dell’Unità Sommitale della
Formazione di Leffe si basa sui seguenti elementi di datazione e correlazione: (i) le faune a
mammiferi, recentemente revisionate (Breda e Marchetti, questo fascicolo); (ii) un nuovo studio
paleomagnetico (Muttoni et al., in prep.); (iii) la composizione floristica ottenuta dallo studio
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palinologico di 470 campioni, nonchè di macroresti vegetali, solo in parte pubblicati (Martinetto et
al., in prep.; Ravazzi e van der Burgh, 1994; Ravazzi, 1995; Ravazzi, 2003).
La Formazione di Leffe occupa dunque la porzione inferiore del Pleistocene Inferiore, a partire dal
reversal sommitale del subchron Olduvai (1.81 Ma), fino alla porzione terminale del Matuyama,
dopo il subchron Jaramillo. Il ‘secondo banco di lignite’ e la sua fauna sono databili intorno a 1.41.5 Ma.
Stratigrafia pollinica e ricostruzione ambientale. La lunga sequenza lacustre – palustre della
Formazione di Leffe (circa 100 m di depositi) è stata oggetto di uno studio pollinico di dettaglio, che
offre informazioni circa la storia ambientale e climatica dell’area prealpina durante il Quaternario
antico. 470 campioni di sedimento sono stati analizzati, 175 taxa sono stati identificati. Lo stato di
conservazione dei palinomorfi è buono lungo tutta la sequenza studiata.
Il diagramma pollinico mostra una ripetizione ciclica di caratteristiche fasi forestali. La sequenza
delle fasi vegetazionali all’interno di un ciclo è descritta da Ravazzi e Rossignol Strick (1995). Sono
stati ora riconosciuti 14 cicli vegetazionali, che permettono di descrivere la storia del popolamento
vegetale e le complesse vicende climatiche (Pini, 2001; Pini e Ravazzi, in prep.). La prima parte di
ciascun ciclo è caratterizzata dalla presenza di densi boschi di latifoglie decidue (Quercus, Tilia,
Ulmus, Corylus, Carpinus, Acer, ecc.) tipici di clima temperato caldo secco, seguita dallo sviluppo
di boschi di Juglandaceae (Carya, Pterocarya, Juglans), tipici di clima temperato caldo umido.
Durante fasi climatiche temperato fresche, i versanti erano ricoperti da foreste di conifere (Pinus,
Picea, Abies, Cedrus). La fine di ogni ciclo è caratterizzata da brevi fasi di apertura della
vegetazione, con riduzione della copertura arborea e sviluppo di comunità erbacee - arbustive
(Artemisia, Chenopodiaceae, Helianthemum, Hippophae, Ephedraceae) tipiche di clima
continentale piuttosto freddo e arido.
Stime sulla velocità di sedimentazione nelle diverse litofacies (Ravazzi e Moscariello, 1998) fanno
ritenere che la durata di ciascun ciclo sia compresa tra 30 – 50 ka. Tale periodicità sembra
suggerire che i cicli vegetazionali/climatici di Leffe siano legati a variazioni cicliche dell’obliquità.
Evidenze paleobotaniche e sedimentarie della rivoluzione medio-pleistocenica. Nel
diagramma pollinico relativo alla Formazione di Leffe non sono registrate fasi di totale assenza di
vegetazione arborea. Si può quindi affermare che durante la parte inferiore e media del
Pleistocene Inferiore il versante meridionale delle Alpi è rimasto in condizioni di sostanziale
copertura forestale e biostasia fino ad una quota corrispondente ai monti che circondano il bacino
di Leffe (oggi 1500-1630 m s.l.m., all’inizio del Quaternario forse meno).
Condizioni di assenza di vegetazione forestale e demolizione di massa dei versanti si riscontrano
per la prima volta con la sedimentazione dell’Unità delle Argille di Ca’ Manot. Durante questa fase
anche l’aggradazione del fiume Serio aumenta bruscamente, a testimonianza delle mutate
condizioni ambientali nella parte superiore del bacino del Serio. L’età stimata di questo evento e i
caratteri paleoambientali sono riferibili alle prime fasi di avanzata glaciale maggiore, che si
manifestarono a partire dal tardo Pleistocene Inferiore (Muttoni et al., 2003).
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Bibliografia
Cremaschi M., Ravazzi C. (1995) - Nuovi dati stratigrafici e geocronologici sul Bacino di Leffe
(Prealpi Lombarde - Bergamo). Il Quaternario, 8(1): 167-182.
Lona F. (1950) – Contributi alla storia della vegetazione e del clima nella Val Padana. Analisi
pollinica del giacimento villafranchiano di Leffe (Bergamo). Atti Società Italiana di Scienze Naturali,
89: 123-178.
Muttoni G., Carcano C., Garzanti E., Ghielmi M., Piccin A., Pini R., Rogledi S., Sciunnach D.
(2003) – Onset of major Pleistocene glaciations in the Alps. Geology, 31(11): 989-992.
Penck A., Brückner E. (1909) – Die Alpen im Eiszeitalter. Dritter Band. Die Eiszeiten in den
Sudalpen und im Bereich der Ostabdachung der Alpen. Leipzig. 839-842.
Pini R. (2001) – Assegno di collaborazione ad attività di ricerca, CNR – IDPA.
Ravazzi C. (1993) – Variazioni ambientali e climatiche al margine meridionale delle Alpi nel
Pleistocene Inferiore. Stratigrafia ed analisi pollinica della serie di Leffe. Tesi di Dottorato, Dip. di
Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano.
Ravazzi C. (1994) - Polline di Aesculus aff. hippocastanum L. nel Bacino di Leffe (Pleistocene
Inferiore). Posizione sistematica e significato paleoecologico. Giornale Botanico Italiano, 128(3/4):
751-770.
Ravazzi C., van der Burgh J. (1994) - Coniferous woods in the Early Pleistocene brown coals of
the Leffe Basin (Lombardy, Italy). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 100(4): 597-620.
Ravazzi C. (1995) - Paleobotany of the biogenic unit of the Leffe Formation (Early Pleistocene, NItaly): brief report on the status of the art. Il Quaternario, 8(2): 435-442.
Ravazzi C., Rossignol Strick M. (1995) - Vegetation change in a climatic cycle of Early Pleistocene
age in the Leffe basin (Northern Italy). Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 117:
105-122.
Ravazzi C., Moscariello A. (1998) – Sedimentation, palaeoenvironmental evolution and time
duration of earliest Pleistocene climatic cycles in the 24–56 m FM-core interval (Leffe basin,
Northern Italy). In (Th. Van Kolfschoten and P. Gibbard, eds.): Proceedings of the INQUA-SEQS
Symposium ‘The dawn of the Quaternary’. Mededelingen Nederlands Instituut vor Toegepaste
Geowetenschappen, 60: 467-190.
Ravazzi C. (a cura di, 2003) - Gli antichi bacini lacustri e i fossili di Leffe, Ranica e Piànico-Sèllere.
Quaderni di Geodinamica Alpina e Quaternaria, numero speciale. C.N.R. – Istituto per la Dinamica
dei Processi Ambientali, Milano. 176 pp.
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Sezione geologica orientata da Ovest a Est attraverso il bacino di Leffe, che mostra anche la
posizione di alcuni pozzi di miniera e del sondaggio Fornace Martinelli 1991 (Ravazzi, 1993).
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Intensification of glacial activity in the Alps at Marine Isotope Stage 22
(0.87 Ma): data from the Leffe Basin (Southern Alps, Italy)
Giovanni Muttoni
Dip. di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano, Via Mangiagalli 34, 20133 Milano
e-mail: [email protected]
We performed analyses of lithostratigraphy, sandstone petrography, paleomagnetism, and pollen
biostratigraphy on a Plio-Pleistocene core drilled in 1991 at Leffe in the Southern Alps. According
to these data and data from the literature, the Leffe lake, represented by the uppermost Lower,
Biogenic, and Upper Units of the Leffe Formation, formed sometime around 1.85 Ma - in the latest
Pliocene - and lasted up to ~0.87 Ma. At this time, climate varied cyclically from warm-temperate to
cooler - but never glacial - conditions. In what is nowadays the Po River plain, low-energy
meandering fluvial systems were fed by the Central Alps and flowed axially west-east toward the
northern Adriatic collector basin. At 0.87 Ma, Northern Hemisphere climate became more arid and
colder. Sea-level dropped to an unprecedented -120 m during MIS 22 lowstand. Aridity determined
the replacement of closed forests by steppic vegetation, as observed at Pianengo (Muttoni et al.,
2003). Devegetation and eustatic lowstand enhanced erosion on the steep slopes of the
Southalpine belt. Eustatic lowstand and erosion triggered the rapid progradation of Southalpine
alluval fans (e.g., Gandino Formation, Peia-Gandino Unit), high-energy braided river systems (e.g.,
Gandino Formation, Casnigo Unit), and lower-energy braided river systems (e.g., sediments at and
above the R surface at Pianengo) from the Southalpine margin in the north toward the Po basin in
the south. These Southalpine high-energy fluvial systems shifted southward and replaced the
lower-energy meandering fluvial systems sourced in the Central Alps (Muttoni et al., 2003). In the
northern Adriatic, starvation ended with the introduction of massive amounts of Southalpine
sediments that caused, on the long term, the beginning of construction of the Po River delta and
the emergence of Venice in the Holocene (Kent et al., 2002). Immediately after this reorganization
of vegetational, fluvial, and Alpine drainage patterns, the first consistent loess deposit of periglacial
origin formed as observed at the top of the Leffe sequence. At this time, the Alpine ice cap reached
its first maximum southward penetration with glacier fronts located at only 10 km from the Leffe
Basin (Ravazzi, 1993). We conclude that the first most prominent cooling event and glacio-eustatic
lowstand of the Pleistocene - MIS 22 - is responsible for a profound alteration in the mechanisms
governing erosion, transport, and deposition of sediments across the Po Plain from the Alpine
margin to the Adriatic Sea. MIS 22 represents the first major pulsation of a climatic deterioration
process that had commenced long before and that caused the Alpine icecap to invade for the first
time the foothills of the Southern Alps.
Bibliografia
Kent D.V., Rio D., Massari F., Kukla G., Lanci L. (2002) - Emergence of Venice during the
Pleistocene. Quaternary Science Reviews, 21: 1719-1727.
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Muttoni G., Carcano C., Garzanti E., Ghielmi M., Piccin A., Pini R., Rogledi S., Sciunnach D.
(2003) – Onset of major Pleistocene glaciations in the Alps. Geology, 31(11): 989-992.
Ravazzi C. (1993) – Variazioni ambientali e climatiche al margine meridionale delle Alpi nel
Pleistocene Inferiore: stratigrafia e analisi pollinica della serie di Leffe. Tesi di Dottorato di Ricerca,
Dip. di Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano.
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Le faune a Mammiferi del Pleistocene Inferiore della successione di Leffe
(Prealpi Lombarde, Bergamo)
Marzia Breda1,2, Marco Marchetti1
1
Dipartimento delle Risorse Naturali e Culturali, Università di Ferrara, Corso Porta Mare 2, 44100
Ferrara; 2Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica, Università di Padova, Via Giotto 1,
35100 Padova
e-mail: [email protected], [email protected]
La miniera di lignite di Leffe (Bergamo) è ben nota per i numerosi fossili rinvenuti già a partire da
metà ‘800. La più ricca collezione, custodita nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano, fu
parzialmente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Museo andò in fiamme sotto
i bombardamenti degli Alleati nel 1943. Dopo la guerra nuovi fossili vennero collezionati ma
l’attività estrattiva e con essa la raccolta di materiale paleontologico si interruppe definitivamente
alla fine degli anni ’50. La presente revisione rivela che la maggior parte del materiale attualmente
custodito nel Museo di Milano proviene dagli scavi condotti dopo la seconda guerra mondiale,
comprendente gli scheletri parziali di Mammuthus meridionalis e Stephanorhinus etruscus descritti
da Vialli (1956) ma anche nuovi resti inediti che rappresentano specie che fino ad ora non erano
mai state segnalate a Leffe. Dopo il lavoro di Vialli, infatti, la fauna di Leffe era stata trattata solo a
livello bibliografico e non si sapeva cosa si fosse effettivamente salvato dalle fiamme del Museo di
Milano, ed anche la ricca collezione del Museo Civico “E. Caffi” di Bergamo non era più stata
revisionata dopo il lavoro di Stehlin (1930).
Vialli (1956) fu il primo autore che registrò i livelli di provenienza dei resti. La numerazione che egli
diede ai vari livelli è quella che si ritrova anche sui cartellini e nei cataloghi del Museo di Milano,
per il materiale raccolto dopo la guerra. Talvolta, però, i reperti sono privi di indicazioni
stratigrafiche e gli unici dati a disposizione sono il nome della ditta che aveva compiuto gli scavi o
del direttore che aveva donato i pezzi al museo. Si è quindi tentato di ricostruire in quali livelli
avevano estratto le varie ditte per ipotizzare una collocazione stratigrafica dei reperti. Un altro
contributo è stato portato dall’analisi pollinica di sedimento che aderiva alle ossa: il confronto di
questi spettri pollinici con il diagramma pollinico di Leffe, condotto dalla dr.ssa Pini, ha dato
preziose informazioni aggiuntive sui livelli di provenienza dei resti.
Dall’insieme di queste analisi risulta che i reperti raccolti nella seconda metà dell’Ottocento
provengono tutti dal secondo banco di lignite (banco principale), l’unico in cui all’epoca venivano
condotti gli scavi, prima in galleria e poi a cielo aperto. I reperti raccolti dopo la guerra provengono
principalmente dall’Unità Biogenica della Formazione di Leffe (dal banco principale e da altri livelli)
ma alcuni anche dalla soprastante Unità Sommitale.
Le sorprese maggiori sono venute dal materiale inedito, e talvolta non catalogato, raccolto negli
anni ’50 e custodito nei magazzini del Museo di Milano. Insieme all’elefante, al rinoceronte descritti
da Vialli (1956) e ad alcuni resti di ruminanti non identificabili, sono venute alla luce le seguenti
specie precedentemente non segnalate a Leffe:
- vari frammenti postcraniali di Hippopotamus cf. antiquus (livello sconosciuto)
- un frontale di Cervalces cf. carnutorum (Unità Biogenica, primo banco di lignite)
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- un dente di un Machairodontino indeterminabile, probabilmente Homotherium sp. vel
Megantereon cf. cultridens (Unità Biogenica, terza fase lacustre)
Un’altra sorpresa è un frontale con base di palco di Megaloceros verticornis, conservato nel Museo
di Bergamo e raccolto negli anni ’40 nel terrazzo di Casnigo dalle argille rossastre soprastanti il
primo banco di lignite, correlabili all’Unità Sommitale.
La fauna del secondo banco di lignite comprende i già identificati Pseudodama e Leptobos.
Sebbene la maggior parte dei resti di questi taxa sono stati distrutti nell’incendio del Museo di
Milano, alcuni reperti conservati nel Museo di Bergamo, rispettivamente un cranio parziale ed
alcuni denti sciolti, hanno consentito di correggere le precedenti determinazioni specifiche (lo
Pseudodama, precedentemente ritenuto P. nestii è ora attribuibile alla specie P. eurygonos e il
Leptobos, precedentemente ritenuto L. etruscus è ora attribuibile alla specie L. vallisarni). I resti di
Castor fiber e di Mimomys savini (segnalato come Mimomys sp. da Stehlin, 1930) non esistono
più, ma la loro identificazione è stata possibile grazie alle descrizioni, ai disegni ed alle misure di
Cornalia (1858-71) e di Stehlin (1930).
A causa della mancanza di resti di palchi e di una sovrapposizione nei ranges dimensionali, la
maggior parte dei resti di grandi cervidi dal secondo banco di lignite non può essere identificata
neppure a livello generico, ad eccezione di un metacarpo di Eucladoceros sp. (gr. E.
ctenoides/dicranios) e di un metatarso di Megaloceros obscurus. Quest’ultimo reperto, descritto e
raffigurato da Stehlin (1930) come Cervus sp. ed ora perduto, costituisce la più antica
segnalazione del genere Megaloceros in Italia.
La presenza di Eucladoceros, Megaloceros e, possibilmente, delle due sottospecie di mammut,
Mammuthus meridionalis meridionalis e M. meridionalis vestinus nel secondo banco di lignite
dell’Unità Biogenica suggerisce che questa si estenda dall’UF Tasso all’UF Farneta. Si precisa che
il secondo banco di lignite rappresenta un intervallo di 80-100 mila anni in cui è quindi plausibile
un’evoluzione delle faune con il passaggio da M. meridionalis meridionalis a M. meridionalis
vestinus e con la sostituzione di Eucladoceros da parte di Megaloceros obscurus.
La fauna dei livelli superiori dell’Unità Biogenica (Macairodontino indet., Stephanorhinus ex gr.
etruscus, Pseudodama eurygonos e Cervalces cf. carnutorum) non fornisce precise informazioni
biocronologiche, ma la sua posizione (sopra a quella del secondo banco di lignite) suggerisce
l’attribuzione alle UF Farneta e/o Pirro.
La fauna dell’Unità Sommitale, per la presenza di un M. meridionalis evoluto e di Megaloceros
verticornis è attribuibile all’UF Colle Curti. Potrebbe venire dall’Unità Sommitale anche
l’ippopotamo, per il quale non sono disponibili dati stratigrafici di nessun tipo. Hippopotamus
antiquus è infatti generalmente segnalato a partire dall’UF Tasso, ma recentemente una sua
comparsa così antica è messa in discussione essendo segnalato in contesto stratigrafico solo a
partire dall’UF Colle Curti (Mazza, com. pers.).
Nelle collezioni del Museo di Milano sono stati trovati resti di altri mammiferi che appartengono ad
una fauna più recente, precedentemente non registrata a Leffe. Tutti questi reperti hanno superfici
biancastre e un sedimento argilloso rosso che aderisce alle loro superfici, ad indicare che
provengono dai paleosuoli rossi soprastanti la Formazione di Leffe. Si tratta di:
- un P4 sinistro di Stephanorhinus cf. hemitoechus
- un M3 destro di Equus sp.
- un palato con entrambi gli M2 di Palaeoloxodon antiquus, già identificato da Ferretti (com. pers.)
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Bibliografia
Cornalia E. (1858 - 1871) - Mammifères fossiles de Lombardie. Bernardoni, 95 pp. Milano.
Stehlin H. (1930) - Die Säugetierfauna von Leffe (Prov. Bergamo). Eclogae Geologicae Helveticae,
23(2): 648-681.
Vialli V. (1956) - Sul rinoceronte e l'elefante dei livelli superiori della serie lacustre di Leffe
(Bergamo). Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali, 12(1): 1-67.
Mammuthus meridionalis vestinus, esemplare D di Vialli (1956) proveniente dall’Unità Sommitale
della Formazione di Leffe. Si tratta della mano destra montata ed esposta nella vetrina 14 nel
Museo Civico di Storia Naturale di Milano (foto di Vialli, 1956, tav. IV).
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Inquadramento della successione lacustre di Piànico-Sèllere (Bergamo): analisi
pollinica e storia della vegetazione di un interglaciale complesso nel quadro
delle variazioni climatiche del Pleistocene
Sabina Rossi
Dip. di Scienze Chimiche e Ambientali, Università degli Studi dell’Insubria, Via Lucini 3, 22100
Como; IMEP (CNRS 6116), Faculté des Sciences, St. Jérôme, Marseille (F)
e-mail: [email protected]
Il Bacino di Piànico-Sèllere (Prealpi Calcaree Lombarde, Lombardia) rappresenta un archivio
ambientale continentale di grande interesse, in quanto documenta un intero interglaciale del
Quaternario precedente l'Olocene con risoluzione annuale. Il sito è noto dalla metà del 19° secolo
soprattutto per la ricchezza di resti fossili animali e vegetali trovati all’interno di sedimenti deposti
sul fondo di un paleolago ora estinto. La successione lacustre era considerata “il miglior esempio
dell'interglaciale Riss-Würm a Sud delle Alpi” (Lona & Venzo, 1957). Questa interpretazione era
legata al classico concetto di glaciazione alpina quadripartita.
Dal 1998 il nostro gruppo di ricerca internazionale (Piànico-Sèllere Working Group) sta effettuando
studi multidisciplinari. In particolare, uno studio palinologico analitico non era mai stato effettuato in
precedenza. I dati recentemente ottenuti dal nostro gruppo di lavoro hanno portato ad una
revisione della storia geologica del bacino, alla definizione di 7 unità climatostratigrafiche (Fig. 1)
ed alla reinterpretazione cronostratigrafica della successione sedimentaria (Rossi, 2003).
I depositi lacustri, definiti “Formazione di Piànico” (Moscariello et al., 2000) comprendono 4 unità
sedimentarie la cui successione rispecchia la transizione da condizioni limniche tipiche di ambiente
pro/periglaciale a quelle di ambiente temperato, seguita da un’ulteriore transizione verso condizioni
limniche instabili. Di estrema importanza è l’unità BVC, formata da 9,6 m di depositi annualmente
laminati (varve endogeniche carbonatiche: Brauer, 1999). L’unità BVC contiene un livello tefra che,
datato col metodo del K/Ar, ha fornito un’età di 779 ± 13 mila anni BP (Pinti et al., 2001).
L’analisi pollinica di 20 m della successione lacustre (Rossi, 2003) ha permesso di tracciare la
storia della vegetazione regionale con un dettaglio significativo (Fig. 1). Nella parte inferiore della
sequenza la vegetazione era dominata da densi boschi a latifoglie mesofile e termofile alle quote
inferiori (in modo particolare i querceti misti e i carpineti) e da boschi di abete bianco a quote più
elevate; le percentuali elevate di Buxus indicano l’esistenza di estese formazioni a bosso. In base
alle caratteristiche biostratigrafiche e litostratigrafiche, questa fase è stata interpretata come un
periodo interglaciale (interglaciale Piànico-Sèllere), della durata di 15.700 ± 650 anni (anni-varve).
Le condizioni interglaciali sono interrotte da un breve intervallo (evento di Lovere) in cui si ha la
quasi totale riduzione dei boschi temperati, la discesa verso il fondovalle delle conifere e lo
sviluppo di comunità erbacee steppiche. L’interglaciale è seguito da un’alternanza di fasi a
conifere/praterie steppiche e fasi dominate da foreste di latifoglie (fasi interpretate rispettivamente
come stadiali e interstadiali) (Fig. 1). Il conteggio delle varve ha permesso di calcolare la durata
delle diverse biozone e indica che le transizioni tra tipologie vegetali opposte avvengono in 200300 anni.
L’interglaciale rappresentato dalla sequenza varvata è stato correlato con lo stage isotopico marino
MIS 19 e con il complesso Cromeriano della stratigrafia continentale. I nostri dati rappresentano un
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importante contributo alla conoscenza di uno degli interglaciali di questo periodo geologico e
indicano la possibilità di individuare fluttuazioni climatiche minori.
Bibliografia
Brauer A. (1999) - Rapid environmental fluctuations and their relation to climate variability – an
investigation of varved lake sediment records. Unpublished habilitation thesis. University of
Potsdam, Institute of Geosciences. 196 pp.
Lona F., Venzo S. (1957) - La station interglaciaire de Pianico-Sellere. Sédiments lacustres à
microvarves avec phyllites et pollens, de Pianico en province de Bergamo. In: AA.VV. Guide de la
11ème Excursion Phytogéographique Internationale. Alpes Orientales. Istituto Botanico, Firenze,
39-46.
Moscariello A., Ravazzi C., Brauer A., Mangili C., Chiesa S., Rossi S., De Beaulieu J.L., Reille M.
(2000) - A long lacustrine record from the Piànico-Sèllere Basin (Middle-Late Pleistocene, Northern
Italy). Quaternary International, 73/74: 47-68.
Pinti D.L., Quidelleur X., Chiesa S., Ravazzi C., Gillot P.Y. (2001) - K-Ar dating of an early Middle
Pleistocene age distal tephra in the interglacial varved succession of Pianico (Southern Alps, Italy).
Earth and Planetary Science Letters, 188: 1-7.
Rossi S. (2003) - Analisi pollinica della sequenza lacustre pleistocenica di Piànico-Sèllere (Italia).
Italian-French unpublished PhD thesis. Univ. degli Studi di Milano, 293 pp.
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Fig. 1 – Diagramma pollinico percentuale della successione di Piànico-Sèllere (curve selezionate).
Sono inoltre riportati la colonnina stratigrafica, le unità climatostratigrafiche e la cronologia delle
varve
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Un livello di tefra nella successione varvata di Piànico-Sèllere:
geochimica e geocronologia
Sergio Chiesa
CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (BG);
e-mail: [email protected]
L’esame delle migliaia di livelletti del Banco Varvato Carbonatico della Formazione di Piànico,
eseguito da Achim Brauer del GeoForschungsZentrum di Postdam, ha consentito di individuare
uno straterello di circa 7 mm di spessore composto da microscopiche particelle di vetro soffiato
(85% circa), da plagioclasi, quarzo e biotite. Un tipico tefra distale con caratteristiche di un ‘vitriccrystal’ pyroclastic fall deposit. L’eccezionalità della scoperta sta nel fatto che in genere questi
depositi non si conservano a lungo in ambienti continentali perché le piogge e il vento rimuovono
rapidamente i minuscoli granuli mischiandoli a quelli del terreno. I processi chimici che agiscono
nel suolo inoltre alterano e trasformano il vetro e alcuni dei minerali, non permettendo confronti
attendibili con altri depositi analoghi. Il particolare ambiente del lago di Piànico ha permesso una
conservazione perfetta di queste fragilissime particelle.
Fig. 1 - Localizzazione geografica dei distretti
vulcanici italiani e di alcuni europei e
stratigrafia della successione lacustre
varvata di Piànico, con posizione del tefra
(da Pinti et al., 2003)
Gli studi per la caratterizzazione granulometrica, mineralogica, geochimica e geocronologica sono
stati eseguiti presso il Laboratoire de Géochronologie Multitechniques, Université de Paris SUD,
(Orsay Cedex, Francia) dai colleghi Daniele L. Pinti, Xavier Quidelleur, Pierre Lahitte, Cyril Aznar e
Pierre-Yves Gillot. L’analisi granulometrica mostra che i granuli hanno dimensioni mai superiori a
0,100 mm ed una buona parte sono decisamente più minuti di 0,020 – 0,004 mm: ne risulta un
‘moderately sorted’ tephra nell’accezione di Heiken e Wohletz (1985). Pur non sapendo ancora da
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quale vulcano proviene, le caratteristiche granulometriche e soprattutto morfologiche dei granuli
del livelletto vulcanico indicano che a produrlo fu una eruzione esplosiva subaerea di tipo pliniano
o ultrapliniano in grado di sollevare a più di 30 - 40 km di altezza elevate quantità di frammenti. I
venti sempre presenti a queste quote ne hanno assicurato il trasporto a grandi distanze. Sono noti
depositi analoghi, per tipo di formazione, in genere individuati in perforazioni in ambiente marino
Fig. 2 – caratteri granulometrici del tefra di
Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003)
Sample
Whole
rock
ICPMS a
Whole
rock
ICPMS a
Glass
ICPMS a
Glass
corrected
ICP-MS a
Sample
SiO2
64.26
68.35
65.27
69.05
SiO2
TiO2
0.39
0.41
0.30
0.32
TiO2
0.30
(0.07)
0.32
0.04
(0.01)
0.04
0.05
(0.02)
0.05
5.48
(0.13)
6.17
Al2O3
15.50
16.49
15.47
16.37
Al2O3
14.94
(0.23)
15.79
19.35
(0.10)
19.64
23.56
(0.48)
23.76
12.81
(0.71)
14.42
Fe2O3
2.39
2.54
1.94
2.05
FeO
1.65
(0.18)
1.75
0.24
(0.06)
0.24
0.35
(0.07)
0.35
13.66
(0.37)
15.38
MnO
0.09
0.10
0.09
0.10
MnO
0.13
(0.09)
0.14
0.03
(0.02)
0.03
0.04
(0.03)
0.04
0.35
(0.06)
0.39
MgO
0.35
0.37
0.21
0.22
MgO
0.20
(0.03)
0.21
0.01
(0.00)
0.01
0.02
(0.01)
0.02
13.60
(0.73)
15.30
CaO
1.68
1.79
1.13
1.20
CaO
0.89
(0.06)
0.94
0.61
(0.05)
0.62
4.81
(0.56)
4.85
0.18
(0.21)
0.20
Na2O
3.73
3.97
4.37
4.62
Na2O
4.73
(0.15)
5.00
4.93
(0.10)
5.00
8.13
(0.14)
8.20
0.58
(0.15)
0.65
K2O
5.50
5.85
5.75
6.08
K2O
5.76
(0.14)
6.09
9.35
(0.20)
9.49
1.59
(0.27)
1.60
7.45
(1.60)
8.38
-
P2O5
-
-
-
0.02
(0.01)
0.02
0.04
(0.02)
0.04
0.05
(0.03)
0.05
100.00
Total
94.62
100.00
98.54
100.00
99.18
100.00
88.84
Cr2O3
0.13
0.14
< d.l.
LOI e
5.84
5.26
-
Total
99.86
100.00
99.79
Glass
EM
± [64]
66.03
(0.44)
Fig. 3 – immagine SEM delle pomici (da
Pinti et al., 2003)
c
b,d
Glass
corrected
EM b,d
Feldspar
EM b,d
± [17]
69.78
63.96
(0.58)
c
Feldspar
corrected
EM b,d
Plagioclase
EM b,d
± [27]
64.91
60.59
(0.81)
c
Plagioclase
corrected
EM b,d
Mica
EM
c
± [16]
Mica
corrected
EM b,d
61.09
34.70
(1.17)
39.06
b,d
100.00
a
The analyses were carried out at the SARM-CRPG (CNRS, Nancy). Glass sample analyses have been done on the 40-80 mm fraction. The samples were fused with LiBO 2, dissolved with
HNO3, analysed by ICP-MS and calibrated with international geostandards. Uncertainties for each element can be found at http://www.crpg.cnrs-nancy.fr/SARM/index.html .
b
Analyses performed at 'Centre d'analyses CAMPARIS', Université Pierre et Marie Curie, Paris, France with a CAMEBAX electron microprobe. Glass sample analyses were performed on
125-160 mm single grains mounted on epoxy. The analyses on the phenocrystic phases were performed on a whole-rock polished thin section. The electron microprobe accelerating voltage
was set at 15 kV, takeoff angle 40° and integrated time of analysis of 5 s for each element.
c
Numbers in square brackets represent the no. of analyses. The numbers in parentheses are the standard deviation for n analyses.
d
Electron microprobe results are average values of n analyses. See Appendixes 1 and 2 for the complete list of analyses.
e
LOI, lost on ignition.
Tab. 1 – Analisi chimiche del tefra di Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003)
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______________________________________________________________________________________
Element b
Whole rock p.p.m.
Glass p.p.m.
Element
Whole rock p.p.m.
Glass p.p.m.
As
16.8
16.3
Nd
45.8
42.0
Ba
350
294
Pb
23.0
23.8
Be
9.1
9.1
Pr
14.4
13.7
284
Bi
0.52
0.43
Rb
256
Cd
< d.l.
0.35
Sb
0.75
0.67
Ce
149
145
Sm
7.31
6.63
Co
1.56
0.98
Sn
4.75
4.49
Cs
13.4
13.4
Sr
193
165
Dy
4.88
4.87
Ta
10.2
10.7
Er
2.85
2.74
Tb
0.834
0.732
Eu
1.28
1.27
Th
47.5
47.2
Ga
23.3
24.1
Tm
0.472
0.459
Gd
5.28
4.39
U
14.0
14.0
14.6
Ge
1.76
1.83
V
19.9
Hf
11.3
10.4
W
7.78
7.14
Ho
0.984
0.937
Y
29.6
28.0
La
86.1
83.7
Yb
3.29
3.25
Lu
0.515
0.524
Zn
65.8
65.3
Zr
427
407
Mo
14.6
12.2
Nb
118
121
a
Analyses performed at the SARM-CRPG (CNRS, Nancy). The samples were fused with LiBO 2, dissolved with HNO3, analysed by ICP-MS and calibrated with international
geostandards. Uncertainties for each element can be found at: http://www.crpg.cnrs-nancy.fr/SARM/index.html
b
Cr, Cu and Ni concentrations lower than the detection limit.
Tab 2 – analisi degli elementi in traccia e delle terre rare (ICP-MS) dal campione di roccia totale e
dalla frazione 40-80 µm del tefra di Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003)
Si sono prese in considerazione le caratteristiche mineralogiche e chimiche per stabilire da quale
area vulcanica può essersi formato il deposito di Piànico. Uno dei metodi utilizzati nello studio delle
ceneri vulcaniche è proprio la caratterizzazione chimica e mineralogica del deposito ma bisogna
tener conto che in genere in prossimità del vulcano i piroclasti non hanno subito la forte selezione
dovuta al lungo trasporto aereo (cfr. Tab. 1 e 2). Dai campioni raccolti sono state separate alcune
frazioni mineralogicamente differenti e, con queste, sono state effettuate delle determinazioni
geocronologiche (età) Potassio / Argon. La datazione indica in 780 mila anni or sono il momento
dell’eruzione (Pinti et al., 2001).
Tab. 3 – risultati
delle
datazioni
K/Ar eseguite sul
tefra di PiànicoSèllere (da Pinti et
al., 2001)
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Le caratteristiche geochimiche del tefra di Piànico sono uniche rispetto ai tefra distali studiati in
Italia e indicano una sorgente legata a un vulcanismo intraplacca.
Fig. 4 - Diagramma Na2O + K2O vs. K2ONa2O
per il tefra di Piànico e confronto con altre
province vulcaniche italiane Plio-Quaternarie
peralcaline, alcaline e subalcaline, con rioliti
alcaline oligoceniche dei Colli Euganei e rocce
del Massiccio Centrale (da Pinti et al., 2003)
Bibliografia
Heiken G., Wohletz K. (1985) - Volcanic Ash. Los Alamos Series in Basic and Applied Sciences.
University of California Press, Berkeley.
Pinti D., Quidelleur X., Chiesa S., Ravazzi C., Gillot P.Y. (2001) – K-Ar dating of an early Middle
Pleistocene distal tephra in the interglacial varved succession of Piànico-Sèllere (Southern Alps,
Italy). Earth and Planetary Science Letters, 188: 1-7.
Pinti D., Quidelleur X., Lahitte P., Aznar C., Chiesa S., Gillot P.Y. (2003) – The Piànico tephra: an
early Middle Pleistocene record of intraplate volcanism in the Mediterranean. Terra Nova, 15(3):
176-186.
30
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MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Sedimentation during the time interval when a specimen of Cervus elaphus
acoronatus Beninde was deposited in the Piànico-Sèllere basin, Northern Italy
Clara Mangili1,2, Achim Brauer1, Andreas Fuhrmann3, Rudolph Naumann4
1
GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 3.3 - Klimadynamik und Sedimente, Telegrafenberg,
D-14473 Potsdam (D); 2Museo Civico di Scienze Naturali ‘Enrico Caffi’, Piazza Cittadella 10,
24129 Bergamo; 3GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 4.3, Telegrafenberg, D-14473
Potsdam (D); 4GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 4.2 - Anorganische und IsotopenGeochemie, Telegrafenberg, D-14473 Potsdam (D)
e-mail: [email protected]
The fossil remains of a specimen of Cervus elaphus acoronatus Beninde (Breda, Marchetti, Sala,
2003) were recovered within the upper part of the Piànico Formation (as defined in Moscariello et
al., 2000) in a stratigraphical interval constituted mostly by endogenic calcite, indicating mild
climatic conditions during the precipitation of calcite.
Thin section observations enabled to collect some detailed information on the sediments of the
time when the deer fell into the lake. In this interval few varves were formed and their thickness
allows an estimation of the maximum time interval represented by the calcite sedimentation.
Our analyses focussed on two dark layers found below the skeleton of the deer: (i) a thin, laterally
continuous black layer mainly constituted by plant debris and laying 1.7 cm below the bones of the
deer and, (ii) a thicker black layer found only in the nearness of the skeleton, that seems to be
preserved within the deer skeleton and that is composed mainly of terrestrial vegetal debris and,
subordinately, by algal remains. The first layer is interpreted as the result of wash-in of plant debris
and settled ca. 50 years before the deer has died.
In conclusion, sediments do not show any catastrophic environmental event during the time of the
death of the deer.
Bibliografia
Breda M., Marchetti M., Sala B. (2003) – I mammiferi fossili. In (Ravazzi C., a cura di): Gli antichi
bacini lacustri e i fossili di Leffe, Ranica e Pianico-Sèllere (Prealpi Lombarde). C.N.R. - Quaderni di
Geodinamica Alpina e Quaternaria – Quaderni della Comunità Montana Valle Seriana, n. 2.
Bergamo.
Moscariello A., Ravazzi C., Brauer A., Mangili C., Chiesa S., Rossi S., de Beaulieu J.-L., Reille M.
(2000) - A long lacustrine record from the Piànico-Sèllere Basin (Middle-Late Pleistocene, Northern
Italy). Quaternary International, 73/74: 47-68
31
AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE
MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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I mammiferi e l’età del Bacino di Piànico-Sèllere
Benedetto Sala
Dipartimento delle Risorse Naturali e Culturali, Università di Ferrara, Corso Porta Mare 2, 44100
Ferrara
e-mail: [email protected]
Nel 1881 Varisco, sulle note illustrative della Carta Geologica della Provincia di Bergamo, segnalò
che nel bacino di Piànico erano stati trovati “... gli avanzi di un Rhinoceros leptorhinus, che dal
proprietario sig. Picozzi passarono al Museo di Milano”. Diede inoltre notizia che successivamente
erano stati reperiti resti di Cervus elaphus, consegnati al Museo di Bergamo.
Pochi anni più tardi Sordelli (1896) citò nuovamente questi fossili, specificando che il Forsyth-Major
aveva esaminato il rinoceronte, attribuendolo a Rhinoceros merckii. Del cervo riferì che era andato
distrutto quasi tutto tranne pochi denti e qualche frammento di palco.
Nello stesso anno Baltzer (1896) pubblicò un articolo sull’Interglaciale di Piànico-Sèllere in cui
segnalava il ritrovamento di uno scheletro di roditore, descritto da Studer, attribuito con dubbi a
Myoxus nitedula e conservato a Berna.
Molti anni dopo vennero trovati altri due scheletri di roditore e uno incompleto di uccello, illustrati
da Pegurri (1983), ora consegnati al Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.
Recentemente sono venuti alla luce i resti di un cervide e di un bovide: il cervide è stato scavato
con grande cura dal Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo (Confortini et al., 2003), e si
presenta con lo scheletro completo, mentre il bovide è stato recuperato solo in parte.
I fossili estratti nell’800, conservati nei due musei citati, sono ora oggetto di revisione e sono in
studio i reperti di più recente acquisizione.
I resti dentari di rinoceronte sono dallo scrivente attribuiti a Stephanorhinus hundsheimensis. Dei
denti e dei frammenti di palco, ritrovati nel Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo, è
confermata l’attribuzione al genere Cervus.
Molto più importante si è rivelato il recente recupero dello scheletro completo di Cervide che ha
permesso l’attribuzione specifica, o sottospecifica, dell’animale. Si tratta di Cervus acoronatus (=
Cervus elaphus acoronatus). Questo è il primo scheletro completo di un maschio adulto trovato in
Italia e la sua ottima conservazione ne fa un ritrovamento eccezionale. Durante il lavoro di scavo di
questo scheletro è stata raccolta anche una mandibola di un roditore arvicolide, attribuita a
Microtus arvalinus (= Microtus aff. arvalis).
Il grande Bovide, di cui sono stati recuperati i resti del bacino e degli arti posteriori, sembra
appartenere a Bos primigenius.
Infine i due scheletri di roditori, illustrati da Pegurri, sono attribuibili a topi campagnoli del
sottogenere Apodemus (Sylvaemus).
Le determinazioni eseguite durante questa prima revisione permettono di affermare che si tratta di
una fauna post villafranchiana ma piuttosto antica. Cervus acoronatus, Stephanorhinus
hundsheimensis e Microtus arvalinus sono infatti specie diffuse tra la fine del Pleistocene inferiore
e la prima parte del Pleistocene medio. Bos primigenius compare all’inizio del Pleistocene medio e
si estingue nell’Olocene mentre Apodemus (Sylvaemus) ha una distribuzione temporale piuttosto
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ampia per cui non è indicativo cronologicamente. La fauna quindi attribuisce il bacino di Piànico
alla prima parte del Pleistocene medio.
Resta ancora da rivedere lo scheletro di roditore, attribuito da Studer (1896) a Myoxus nitedula,
che dovrebbe trovarsi al Museo di Berna, ma difficilmente questo fossile potrà influire sulla
datazione del bacino di Piànico-Sèllere.
Bibliografia
Confortini F., Malzanni M., Mangili C., Paganoni A. (2003) – Ritrovamento di un cervide nei
sedimenti del Bacino pleistocenico di Piànico-Sèllere (Italia settentrionale). Rivista del Museo
Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” Bergamo, 21 (2001): 87-94.
Pegurri M. (1983) - La geologia della Valle Borlezza e il bacino pleistocenico di Pianico-Sovere. In:
Del Bello S. & Duina Bruno F. (a cura di) “Sovere. Studi, Documenti e Memorie”. Ed. Cesare
Ferrari, Clusone: 310-323.
Sordelli F. (1896) – Studi sulla vegetazione di Lombardia durante i tempi geologici. Pianico. Flora
Fossilis Insubrica: 201-205.
Studer Th. (1896) – Myoxus nitedula Pall. (dryas SCHREB:)? aus dem Interglacial von Sellere. In:
Baltzer A. (a cura di) “Beiträge zur Kenntniss der interglacialen Ablagerungen“. Neuen Jahrbuch
für Mineralogie, Geologie und Palaeontologie 1896, Bd. 1: 183-186, Stuttgart.
Varisco A. (1881) – Note illustrative della Carta Geologica della Provincia di Bergamo. Epoca
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MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Il Museo di Scienze Naturali e il territorio: ricerche storiche
e recenti nell’ambito dei giacimenti quaternari
Anna Paganoni
Museo Civico di Scienze Naturali ‘Enrico Caffi’, Piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo
e-mail: [email protected]
Il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo dalla sua costituzione è impegnato nella raccolta di
reperti ed informazioni (piani di scavo, archivi fotografici, carte topografiche, rilievi e relazioni)
riguardanti i giacimenti paleontologici, le successioni stratigrafiche e le grotte del territorio
provinciale.
Il museo è promotore di gruppi di ricerca, campagne di scavo e sondaggi che hanno portato ad
arricchire le informazioni in alcuni giacimenti quaternari.
Zandobbio (Grotta delle Ossa), Leffe-Gandino-Casnigo, Oltre il Colle (Büs di Trì Fradei), Petosino,
Ranica e Sovere sono alcuni tra i giacimenti più recentemente indagati.
La scoperta nel corso dello scavo d’emergenza dell’esemplare di Cervus elaphus acoronatus,
Beninde ed il suo recupero rappresentano un momento significativo di ricerca ma anche di
relazione con il territorio. Il cervo è divenuto infatti protagonista di iniziative espositive, didattiche e
divulgative in attesa di una definitiva collocazione nelle sale del museo.
Bibliografia
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Uno dei blocchi contenenti i resti del cervo fossile di Sovere dopo la preparazione
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Detrital-layer deposition at the end of the interglacial varved lacustrine
sequence of Piànico-Sèllere (Middle Pleistocene, Northern Italy)
Clara Mangili1, Achim Brauer1, Andrea Moscariello2
1
GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 3.3 Klimadynamik und Sedimente, Telegrafenberg, D14473 Potsdam (D); 2Department of Geography, Godwin Institute of Quaternary Research,
University of Cambridge, Downing Place, Cambridge CB2 3EN (UK)
e-mail: [email protected]
The Piànico-Sèllere stratigraphical succession represents a sedimentary assemblage which
formed in a closed lake basin during the Middle Pleistocene. The sediment deposition includes
both the transition from glacial to interglacial conditions and vice versa. The interglacial deposits
are represented by a sequence of ca. 15,500 ± 620 well preserved calcite varves. Since varve
micro-facies is dominated by precipitation of endogenic calcite that forms up to 98% of light
(summer) layers, micro-stratigraphical thin section analyses allow the identification of allochtonous
detritus (detrital layers) at a seasonal to annual base.
This high-resolution study focuses on the last ca. 900 years of the interglacial period including
counting and thickness measurements of each varve and identification of different detrital layer
facies types. The results demonstrate a significant increase in frequency and in the thickness of
detrital layers in the last 460 years of the interglacial period.
The top of the studied interval is marked by a change of depositional environment, from
predominantly pelagic varve formation to a clastic-detrital sedimentation regime.
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Stralcio dalla Carta Tecnica Regionale (un quadrato = 1 km) relativa alla Bassa Valle Borlezza,
con il Lago d'Iseo all'estremo destro. Nel settore occidentale il torrente Borlezza (linea nera
marcata) forma meandri incastrati nella forra incisa in gran parte nei depositi della Formazione di
Pianico. E' indicata la "Sezione Principale", che sarà visitata durante l'escursione.
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Schema dei rapporti stratigrafici tra le unità quaternarie del bacino di Piànico-Sèllere. La sezione
(non in scala) è orientata Nord-Sud e attraversa perpendicolarmente la forra del Borlezza. La
successione di depositi lacustri più antica (Formazione di Piànico) è intagliata e ricoperta da
depositi glaciali, a loro volta ricoperti da un’altra successione lacustre, incastrata all’interno della
Formazione di Piànico. La storia più recente è articolata in una serie di unità fluviali poste a diversa
altezza rispetto al fondovalle attuale.
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La parte intermedia della Formazione di Piànico, ricca di fossili, corrisponde al Banco Varvato
Carbonatico e alla parte inferiore del Membro di La Palazzina. Lo studio e la correlazione di
diverse sezioni affioranti lungo il fondovalle del Borlezza ha consentito di ricostruire il profilo
composito qui presentato, che è alla base della ricostruzione paleoambientale. Per correlare le
diverse sezioni sono stati usati alcuni livelli guida, indicati con t e numerati dal basso verso l’alto.
E’ indicata la posizione del livello di ceneri vulcaniche (tefra, sigla: t21d) e dello scheletro di cervo
attualmente in studio presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo (disegno di S. Rossi).
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La successione centro-bacinale del bacino di Leffe. A destra: la colonnina del sondaggio Fornace
Martinelli 1991 (FM) che ha recuperato l’intera Formazione di Leffe fino al substrato. A sinistra: la
porzione studiata in affioramento con l’unità di Peia/Gandino (riempimento definitivo del lago di
Leffe) e l’Unità delle Argille di Cà Manot (seconda fase lacustre). La numerazione dei tre banchi di
‘lignite’ (brown coal) è conforme all’uso minerario del XIX e XX secolo.
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I bacini lacustri di Leffe e Piànico – Sèllere
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Sordelli F. (1896) - Flora Fossilis Insubrica. Studi sulla vegetazione di Lombardia durante i tempi geologici.
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Trombara C. (1952) – Primi saggi per uno studio pollinologico del deposito lacustre di Pianico (Val
Cavallina). Nota preliminare. Ateneo Parmense, 23(3-4): 1-4.
Venzo S. (1955) – Le attuali conoscenze sul Pleistocene lombardo con particolare riguardo al Bergamasco.
Atti Società Italiana di Scienze Naturali, 94: 155-200.
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AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE
MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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IL QUATERNARIO LOMBARDO:
ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE
ELENCO PARTECIPANTI
Dr. Abbazzi Laura
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Firenze
Via G. La Pira 4, 50121 Firenze
[email protected]
Dr. Carrara Claudio
c/o CNR - IGAG - Sez. Tor Vergata, Roma
Via Fosso del Cavaliere 100, 00133 Roma
[email protected]
Dr. Aceti Amelia
DISAT, Univ. di Milano-Bicocca
Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
[email protected]
Prof. Carraro Francesco
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Torino
Via Valperga Caluso 35, Torino
[email protected]
Dr. Aiello Annalisa
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Chiesa Sergio
CNR – IDPA
Via Pasubio 3/5, 24055 Dalmine (BG)
[email protected]
Dr. Arpenti Enrico
Lab. di Palinologia e Paleoecologia, CNR - IDPA
DISAT, Univ. di Milano-Bicocca
Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
[email protected]
Prof. Ciaranfi Neri
Dip. di Geologia e Geofisica, Univ. di Bari
Campus Universitario, Via Orabona 4, 70126 Bari
[email protected]
Prof. Cita Maria Bianca
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano
Via Mangiagalli 34, 20133 Milano
[email protected]
Prof. Bartolini Carlo
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Firenze
Via G. La Pira 4, 50121 Firenze
[email protected]
Prof. Coltorti Mauro
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Siena
Via Laterina 8, 53100 Siena
[email protected]
Prof. Bini Alfredo
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano
Via Mangiagalli 34, 20133 Milano
[email protected]
Dr. Confortini Federico
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Prof. Bosi Carlo
CNR - IRTR c/o Area di Ricerca di Roma
Tor Vergata
Via Fosso del Cavaliere 100, 00133 Roma
[email protected]
Dr. Corbari Daniele
D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia
Via Sassetti 32/2, 20124 Milano
[email protected]
Prof. Carobene Luigi
DIPTERIS, Univ. di Genova
Corso Europa 26, 16132 Genova
[email protected]
Dr. Cremonini Stefano
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Bologna
Via Zamboni 67, 40126 Bologna
[email protected]
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AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE
MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Dr. Cucato Maurizio
Via Gambarare 25, 35020 Tribano (PD)
[email protected]
Dr. Gandossi Monica
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Deaddis Massimiliano
Lab. di Palinologia e Paleoecologia
DISAT, Univ. di Milano-Bicocca
Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
[email protected]
Dr. Gianotti Franco
Via Cavalieri di Vittorio Veneto 2, 11020 Nus (AO)
[email protected]
Dr. Girotti Odoardo
Dip. di Scienze della Terra, Univ. 'La Sapienza'
P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma
[email protected]
Dr. de Franco Roberto
CNR – IDPA
Via Mario Bianco 9, 20131 Milano
[email protected]
Dr. Lamberti Andrea
Via Paccini 31, fraz. Bastia, 17030 Albenga (SV)
[email protected]
Dr. Donegana Marta
Lab. di Palinologia e Paleoecologia, CNR - IDPA
DISAT, Univ. di Milano-Bicocca
Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
[email protected]
Sig.ra Leidi Barbara
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Esu Daniela
Dip. di Scienze della Terra, Univ. 'La Sapienza'
P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma
[email protected]
Sig. Malzanni Matteo
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
Dr. Fadda Caterina
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Mangili Clara
GeoForschungsZentrum Potsdam, Section 3.3
Telegrafenberg, C 109, 14473 Potsdam (D)
[email protected]
Dr. Ferliga Carla
D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia
Via Sassetti 32/2, 20124 Milano
[email protected]
Sig.ra Marchesi Daniela
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Ferretti Marco
Dip. di Sc. della Terra e Museo di Storia Naturale
Sez. di Geologia e Paleontologia, Univ. Di Firenze
Via G. La Pira 4, 50121 Firenze
[email protected]
Dr. Masoli Ilaria
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Dr. Forno Gabriella
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Torino
Via Valperga Caluso 35, Torino
[email protected]
Dr. Mazza Michela
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
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AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE
MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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Dr. Monegato Giovanni
Dip. Georisorse e Territorio, Univ. di Udine
Via Cotonificio 114, 33100 Udine
[email protected]
Dr. Ravazzi Cesare
CNR – IDPA
Via Pasubio 3/5, 24055 Dalmine (BG)
[email protected]
Dr. Muttoni Giovanni
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano
Via Mangiagalli 34, 20133 Milano
[email protected]
Dr. Rebecchi Angelmario
Viale Dante Alighieri 45, 29100 Piacenza
[email protected]
Dr. Rossi Sabina
Dip. di Scienze CC.FF.MM., Univ. dell'Insubria
Via Lucini 3, 22100 Como
[email protected]
Prof. Orombelli Giuseppe
DISAT, Univ. di Milano-Bicocca
Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
[email protected]
Dr. Paganoni Anna
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Prof. Sala Benedetto
Dip. delle Risorse Naturali e Culturali
Univ. di Ferrara
Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara
[email protected]
Sig.ra Pasquini Elena
Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi'
Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo
[email protected]
Prof. Tellini Claudio
Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Parma
Parco Area delle Scienze 157A, 43100 Parma
[email protected]
Dr. Peresani Marco
Dip. delle Risorse Naturali e Culturali
Univ. di Ferrara
Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara
[email protected]
Dr. Tito Giuseppe
Dip. di Sc. della Terra e Museo di Storia Naturale
Sez. di Geologia e Paleontologia, Univ. di Firenze
Via G. La Pira 4, 50121 Firenze
[email protected]
Dr. Pezzoli Enrico
Via Chiesa 6
Bedulita (Bg)
[email protected]
Prof. Sauro Ugo
Dip. di Geografia, Univ. di Padova
Via del Santo 2, 35123 Padova
[email protected]
Dr. Piccin Andrea
D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia
Via Sassetti 32/2, 20124 Milano
[email protected]
Dr. Pini Roberta
CNR - IDPA c/o Dip. di Scienze Geologiche e
Geotecnologie, Univ. di Milano – Bicocca
Piazza della Scienza 4, 20126 Milano
[email protected]
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AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE
MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004
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IL QUATERNARIO LOMBARDO
ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE
Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004
Organizzazione:
CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano
Unità di Dalmine - Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (Bg)
Tel. 035 6224263, Fax 035 6224260
[email protected]
MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi”
Piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo
Tel. 035 286020, Fax 035 233154
[email protected]
Enti ospitanti:
Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio
Università di Milano - Bicocca, Piazza della Scienza 1, 20126 Milano
www.disat.unimib.it
Comune di Bergamo
Piazza Matteotti 3, 20121 Bergamo, Tel 035 399111
www.comune.bergamo.it
Organizzatori dell’escursione:
Cesare Ravazzi, Anna Paganoni, Benedetto Sala
Federico Confortini, Matteo Malzanni
Preparazione del fascicolo dei riassunti: Roberta Pini, Amelia Aceti, Marta Donegana
Assistenza al convegno:
Caterina Fadda, Monica Gandossi, Barbara Leidi,
Michela Mazza
Grafica:
Daniela Marchesi, Elena Pasquini
Segreteria organizzativa:
Roberta Pini, Annalisa Aiello, Ernestina Pellegrini,
Cesare Ravazzi
Collaborazione:
APT – Azienda Promozione Turistica del Bergamasco
Viale Vittorio Emanuele 20
24121 Bergamo
www.apt.bergamo.it
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il quaternario lombardo