Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario il quaternario lombardo escursione ai bacini lacustri di Leffe e Piànico-Sèllere Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004 MSCNB CNR-IDPA Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario Escursione IL QUATERNARIO LOMBARDO ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE Milano e Bergamo, 15 – 16 giugno 2004 Libretto guida e riassunti delle presentazioni Comitato organizzatore A. Paganoni, C. Ravazzi, B. Sala, F. Confortini, M. Malzanni, E. Pellegrini, R. Pini CNR - IDPA MCSNB DISAT - UNIMIB 2 Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario IL QUATERNARIO LOMBARDO ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE Organizzata da: C.N.R. – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi”, Bergamo Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004 PRESENTAZIONE Nelle Alpi l’attività glaciale ha in parte eroso i depositi quaternari, ma nelle Prealpi sono presenti archivi naturali che documentano momenti salienti delle tappe dell’evoluzione geologica e della storia ambientale e climatica quaternaria della catena. Le Prealpi Lombarde conservano successioni lacustri, palustri, di versante, fluviali e glaciali che hanno colmato bacini di sbarramento fluviale, glaciale, di frana, confinati entro valli tributarie. Questi complessi sedimentari mantengono chiare relazioni con l’evoluzione dei segmenti principali delle valli. Le relazioni che introdurranno l’escursione presenteranno i risultati di nuovi profili sismici attraverso i bacini e i fondovalle degli assi vallivi maggiori, nonché la problematica della morfogenesi delle valli e della pianura lombarda antistante. La stratigrafia dei bacini intravallivi e i fossili in essi contenuti offrono indicazioni su vari momenti del Quaternario: iniziando dal bacino di Leffe, che documenta, con elevato grado di continuità stratigrafica, la prima metà del Pleistocene, si passa poi al bacino di Piànico-Sèllere, ove spettacolari affioramenti consentono l’esame di un intero ciclo climatico all’inizio del Pleistocene Medio, nonché di depositi glaciali e di versante del Pleistocene Medio e Superiore. Una successione di 15.500 varve e il suo contenuto pollinico descrivono con risoluzione annuale l’evoluzione ambientale e climatica di un intero interglaciale e le transizioni ad intervalli di durata millenaria con clima temperato-freddo. Questi eventi sono rilevabili nella risposta sedimentaria (successione di unità litostratigrafiche di ambiente lacustre) in condizioni di elevato grado di continuità stratigrafica. In affioramento sarà possibile esaminare un tefra incluso nelle varve e discutere dei relativi problemi geocronologici e geochimici. Particolare attenzione è stata dedicata, negli ultimi anni, allo studio paleontologico. Per Leffe è oggi disponibile un quadro aggiornato della fauna a mammiferi e della flora. La visita al Museo Civico di Scienze Naturali ‘E. Caffi’ di Bergamo consentirà di ammirare lo scheletro completo di cervo scavato nel 2001 a Piànico-Sèllere. Saranno presenti gli studiosi che si sono occupati della preparazione e dello studio paleontologico di questo eccezionale reperto e della revisione faunistica di Leffe. 1 2 Associazione Italiana per lo Studio del Quaternario IL QUATERNARIO LOMBARDO ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE Organizzata da: C.N.R. – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi”, Bergamo Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004 PROGRAMMA Martedì 15 giugno 2004 9.30 - 10.00 Reception, Università di Milano - Bicocca (presso il Dip. di Scienze delI’Ambiente e del Territorio, edificio U1, Piazza della Scienza 1) 10.30 – 13.00 Relazioni introduttive sul Quaternario lombardo ed i bacini lacustri (Chairman: Prof.ssa Maria Bianca Cita) 10.30 – 10.40 M. Cremaschi Apertura del convegno 10.40 – 10.55 G. Orombelli Gli antichi bacini lacustri e la loro rilevanza per lo studio dell’evoluzione ambientale quaternaria 10.55 – 11.10 A. Piccin Rilievo morfo-batimetrico e studio geofisico del Lago Sebino 11.10 – 11.30 D. Corbari, C. Ferliga, A. Bini Le glaciazioni nell’area sebina 11.30 – 11.45 R. De Franco Imaging sismico dei bacini quaternari orobici 11.45 – 12.00 C. Ravazzi, R. Pini Il bacino di Leffe: evoluzione geologica e storia paleoambientale 12.00 – 12.15 G. Muttoni Intensificazione dell’attività glaciale nelle Alpi durante lo Stage Isotopico Marino 22 (0,87 Ma): nuovi dati dal bacino di Leffe (Alpi Meridionali, Italia) 12.15 – 12.30 M. Breda, M. Marchetti (relazione presentata da B. Sala) Le faune a mammiferi del Pleistocene Inferiore della successione di Leffe (Prealpi Lombarde, Bergamo) 12.45 - 14.00 Pranzo a buffet (riservato ai possessori di badge) 3 14.20 - 15.30 15.30 – 16.00 Spostamento in treno a Bergamo con vista dal ponte ferroviario di Paderno d’Adda (biglietto incluso nella quota di iscrizione) Spostamento in bus a Bergamo Alta (Colle Aperto) (incluso nella quota di iscrizione) 16.00 – 18.30 Il Bacino di Piànico-Sèllere 16.15 – 16.30 S. Rossi Inquadramento della successione lacustre di PiànicoSèllere (Bergamo). Analisi pollinica e storia della vegetazione di un interglaciale complesso nel quadro delle variazioni climatiche del Pleistocene 16.30 – 16.45 S. Chiesa Un livello di tefra nella successione varvata di Piànico-Sèllere: geochimica e geocronologia 16.45 – 17.00 C. Mangili Sedimentazione al tempo della deposizione dello scheletro di Cervus elaphus acoronatus Beninde nel bacino di Piànico-Sèllere, Italia settentrionale 17.00 – 17.15 B. Sala I mammiferi e l’età del bacino di Piànico-Sèllere 17.15 – 17.30 A. Paganoni Il Museo di Scienze Naturali e il territorio: ricerche storiche e recenti nell’ambito dei giacimenti quaternari 17.30 – 18.00 F. Confortini, M. Malzanni, A. Paganoni, B. Sala Presentazione dello scheletro completo di cervo fossile proveniente dal giacimento quaternario di Piànico-Sèllere e visita al Museo ed al laboratorio di geologia 18.00 – 18.30 18.30 - 20.00 20.30 22.15 break Assemblea AIQUA presso i locali del Museo Cena libera (ristorante di Bergamo Alta) (non inclusa nella quota di iscrizione) Spostamento agli alberghi. Ritrovo alle ore 22.15 a Colle Aperto e trasporto in macchina di coloro che pernottano all’Hotel Commercio. NB: dopo quest’orario lo spostamento all’Hotel Commercio sarà possibile solo con taxi. Mercoledì 16 giugno 2004 7.30 Partenza in pullmann da Colle Aperto (ritrovo per Hotel S. Lorenzo e Agnello d’Oro in Bergamo Alta) 7.50 Partenza in pullman dalla Stazione FS di Bergamo (ritrovo per Hotel Piemontese) 8.30 Partenza dall’Hotel Commercio, Pedrengo 9.30 Inizio dell’escursione a Piànico da via San Rocco, località La Palazzina 9.30 - 12.30 Visita al bacino di Piànico – Sèllere, con particolare riguardo alla ‘Sezione Principale’. Brevi presentazioni di Mangili, Ravazzi, Rossi. 12.30 – 13.30 Spostamento al Santuario di San Patrizio 13.30 – 14.30 Pranzo al sacco che sarà fornito soltanto agli iscritti all’escursione 14.30 – 16.00 Illustrazione dell’evoluzione geologica ed ambientale del bacino di Leffe dal Santuario 16.00 Trasferimento alla Stazione FS di Bergamo 17.15 Arrivo alla Stazione FS di Bergamo e conclusione dell’escursione (primo treno utile per Milano Centrale: ore 17.44, con arrivo a Milano Centrale alle 18.40) 4 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Gli antichi bacini lacustri e la loro rilevanza per lo studio dell’evoluzione ambientale quaternaria Giuseppe Orombelli Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio, Università di Milano – Bicocca, Piazza della Scienza 1, 20126 Milano e-mail: [email protected] Tra gli archivi naturali per la storia del clima e delle condizioni ambientali nel recente passato geologico, i sedimenti lacustri e le eventuali evidenze geomorfologiche degli antichi laghi, hanno assunto grande rilevanza, soprattutto per quanto attiene alle variazioni nel tempo e nello spazio del ciclo idrologico e, conseguentemente, della distribuzione degli esseri viventi. Durante la loro esistenza, i laghi si pongono come siti preferenziali di documentazione continua in ambiente continentale, raccogliendo e preservando una grande varietà di informazioni esterne, sia remote che prossimali, ed una altrettanto grande varietà di informazioni interne al lago stesso, per altro sempre connesse alle condizione ambientali circostanti. Ove la velocità di sedimentazione è elevata e, ancor meglio, ove l’accumulo è scandito dal ritmo stagionale, i sedimenti lacustri consentono un dettaglio stratigrafico (e cronologico) ottimale, quando anche si consideri l’assenza di rimaneggiamento. Le analisi stratigrafica, sedimentologica, mineralogica, geochimica, paleobiologica, del magnetismo residuo, ed altre ancora, producono una caratterizzazione multiparametrica delle successioni lacustri di informazioni gareggiante, per ricchezza, con quella dei sedimenti oceanici o dei ghiacci polari. Tenuto anche conto delle informazioni che si ottengono dalle evidenze delle oscillazioni di livello, gli antichi bacini lacustri sono tra le migliori fonti di dati sulle variazioni idrologiche connesse ai mutamenti climatici. Le variazioni idrologiche (precipitazioni, evaporazione, stagionalità, ecc.) che hanno accompagnato i grandi cicli climatici, come pure la variabilità climatica ad elevata frequenza (dai millenni ai decenni), sono documentate e particolarmente eloquenti nelle successioni lacustri. I dati paleobiologici disegnano l’avvicendarsi delle popolazioni animali e vegetali nel lago stesso e le variazioni della vegetazione nelle aree circostanti. Nei sedimenti lacustri puo’ anche conservarsi traccia dell’attività sismica, suscettibile spesso, di datazione adeguata. Le Prealpi Lombarde sono sede di grandi laghi, originatisi, nella loro attuale esistenza, al ritiro dei ghiacciai nel Pleistocene terminale, ma i cui bacini hanno avuto una più lunga e complessa storia, connessa con l’evoluzione geologica e ambientale di questo settore alpino. Nelle Prealpi Lombarde si trovano pure antichi bacini lacustri, documentati da successioni di sedimenti, anche varvati, che hanno attirato l’attenzione dei geologi e paleontologi fin dal secolo XIX. I nomi di Leffe e di Piànico sono celebri per i ritrovamenti di faune a mammiferi, ma soprattutto per gli studi pollinici pionieristici condotti da Lona. La successione pollinica di Leffe ha mostrato la variabilità climatica policiclica che caratterizza tutto il Quaternario (per restare solo ad esso), prima che questa venisse gradualmente svelata dagli studi sulle sequenze oceaniche e loessiche, e gli studi di Lona avrebbero meritato un maggiore e più durevole riconoscimento internazionale. Gli studi recentemente ripresi sulle successioni lacustri lombarde ne rilanciano, in termini aggiornati, l’interesse stratigrafico e paleoambientale per la conoscenza del Quaternario, così come i brillanti 5 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ risultati ottenuti dagli studi sulle sequenze lacustri nell’Italia peninsulare hanno rappresentato un significativo progresso nelle conoscenze dell’evoluzione ambientale dell’area mediterranea. 6 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Rilievo morfo-batimetrico e studio geofisico del lago Sebino Andrea Piccin1, Franco Coren2 1 Regione Lombardia, D.G. Territorio e Urbanistica, Struttura Analisi e Informazioni Territoriali; Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, Trieste e-mail: [email protected], [email protected] 2 Nell'ambito del Progetto di Cartografia Geologica (CARG) della Regione Lombardia (Fogli 99 Iseo, 78 Breno p.p. e 98 Bergamo p.p.), è stato realizzato nella primavera 2002, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale di Trieste, uno studio geofisico del lago d’Iseo (Sebino). Tale studio, finalizzato alla ricostruzione dell'assetto morfologico, strutturale e deposizionale del bacino, è stato condotto innanzitutto mediante il rilievo morfobatimetrico di dettaglio, utilizzando un ecoscandaglio a tecnologia multibeam, che ha permesso di ricostruire la batimetria dell'intero bacino lacuale con risoluzione planimetrica metrica e accuratezza verticale decimetrica. È stata effettuata anche un'analisi in ampiezza del segnale multibeam riflesso, finalizzata ad ottenere una mappa dei valori di riflettività del fondale, correlabili con le caratteristiche litologiche dello stesso. Il rilievo batimetrico è stato integrato nel 2003 da un rilievo laser scanner da elicottero (tecnologia LIDAR) per ottenere un modello digitale del terreno dell'area emersa, per una fascia di circa 500 m di ampiezza dalla linea di costa, di risoluzione analoga a quello derivato dalla batimetria. Sono stati inoltre eseguiti rilievi sismici a riflessione ad alta risoluzione, sia monocanale che multicanale, per lo studio del sottofondo. I primi, acquisiti contestualmente al rilievo batimetrico, sono stati finalizzati alla ricostruzione in dettaglio dei sedimenti nelle prime decine di metri sotto il fondale (penetrazione media circa 60 m); i secondi, acquisiti con una campagna ad hoc, sono stati finalizzati a ottenere informazioni sia stratigrafiche che strutturali sui sedimenti profondi e sul bedrock (penetrazione media 700 m). Per quanto riguarda l'assetto fisiografico del bacino Sebino, così come emerge dal dato batimetrico derivato dalle misure multibeam, sono state individuate le seguenti principali unità fisiografiche (Fig. 1): a) Delta-conoide dell'Oglio - localizzato nel settore settentrionale del lago, si protende per circa 2,5 km dentro il bacino dalla foce attuale; è caratterizzato da numerosi canali sommersi, profondi alcuni metri, che lo percorrono in senso longitudinale, da NNE verso SSW. Tale unità è caratterizzata da depositi grossolani prevalenti, ghiaioso-sabbiosi. b) Unità di raccordo delta - bacino - localizzata appena a valle dell'unità precedente, a Sud delle Punte delle Croci (Bresciane e Bergamasche). I valori di riflettività indicano depositi prevalentemente sabbiosi. c) Bacino centrale - occupa il settore centrale del bacino, tra Zu e Tavernola. È caratterizzata da un fondale sostanzialmente piatto, con battente d'acqua compreso tra i 240 e i 256 m. I valori di riflettività indicano depositi prevalentemente fangosi. d) Ruga di Monte Isola - il rilievo roccioso di Monte Isola occupa la parte centro-orientale del bacino Sebino: rispetto all'area emersa, il rilievo prosegue verso N per 1,8 km, in un promontorio sommerso separato dall'altra prosecuzione settentrionale (isolotto di Loreto) da un profondo canale che drena il plateau di Sale Marasino (e). 7 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ e) Plateau di Sale Marasino - questa unità è rappresentata da una superficie debolmente inclinata verso Sud che da Marone digrada verso Sulzano, con profondità del battente d'acqua che variano dai 75 ai 95 m. Poco a Nord di Sale Marasino è presente una marcata scarpata, alta circa 20 m, che suddivide il plateau in due settori. Il fondale in tutto il plateau è sostanzialmente piatto e caratterizzato, sulla base dei valori di riflettività, da depositi prevalentemente sabbiosolimosi. f) Bacino meridionale - questa unità occupa la parte centrale del settore meridionale del lago, orientato ENE-WSE, tra Pilzone e Clusane, ed è caratterizzata da un fondale che risale gradualmente verso E, con profondità comprese tra i 140 e i 70 m. Il suo fondale è caratterizzato, sempre in base alla riflettività, da depositi limoso-sabbiosi. g) Anfiteatro sommerso di Franciacorta - questa unità, che occupa il margine più meridionale del lago Sebino, rappresenta il settore sommerso dell'apparato glaciale di Franciacorta. Si riconoscono almeno 3 cordoni morenici, addossati l'uno all'altro e ammantati da un velo di depositi lacustri. Oltre alle unità sopradescritte, lungo le sponde del bacino Sebino sono presenti conoidi sommersi posti allo sbocco delle valli, caratterizzati generalmente da un limitato sviluppo areale e da ripide scarpate, talora sede di fenomeni di destabilizzazione (frane e colate sublacuali). Bibliografia Bini A., Cita M.B., Gaetani M. (1978) - Southern Alpine lakes - Hypothesis of an erosional origin related to the Messinian entrenchment. Marine Geology, 27: 271-288. Boni A., Cassinis G., Cerro A., Rossetti D. (1972) - Carta geologica delle Prealpi Bresciane a Sud dell'Adamello, alla scala 1:50.000. Atti dell’Istituto di Geologia dell’Università di Pavia. Corbari D., Bini A. (2001) - La cartografia dei depositi quaternari nel progetto CARG della Regione Lombardia: il caso dell'anfiteatro Sebino (Lago d'Iseo, BS). Comunicazione presentata a Geoitalia 2001, 3° Forum Italiano di Scienze della Terra, Chieti, 5-8 settembre 2001. Piccin A., Coren F. (2002) - Acquisizione e trattamento di dati morfobatimetrici ad alta risoluzione nel bacino del lago Sebino (Lombardia). Atti VI Conf. Naz. ASITA, Perugia, 5-8 novembre 2002 8 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Figura 1 - Modello di elevazione digitale del bacino Sebino, con sovraimpresse le isobate ad equidistanza 10 m e le unità fisiografiche descritte nel testo 9 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Le glaciazioni nell’area sebina Daniele Corbari1, Carla Ferliga1, Alfredo Bini2 1 Sistema Informativo Territoriale, Regione Lombardia, via Sassetti 32, 20127 Milano; 2Dipartimento di Scienze della Terra "A. Desio", Università degli Studi di Milano, via Mangiagalli 34, 20133 Milano e-mail: [email protected]; [email protected], [email protected] INTRODUZIONE Nell’ambito del Progetto CARG, volto alla realizzazione dei Fogli alla scala 1:50.000 della Nuova Carta Geologica d’Italia, è stato condotto uno studio geologico nell’area sebina mediante un rilevamento ex-novo alla scala 1:10.000, comprendendo l’anfiteatro morenico del Lago d’Iseo e porzioni di territorio ad esso adiacenti, di raccordo sia con i versanti sia con l’alta pianura. Il rilevamento è stato eseguito utilizzando le unità allostratigrafiche, definendo quindi corpi delimitati da superfici limite caratteristiche, riconoscibili e tracciabili; ogni qual volta i corpi cartografati potevano essere identificati sulla base dei loro caratteri interni sono state adottate le unità litostratigrafiche. L’ANFITEATRO SEBINO: STRUTTURA E CARATTERISTICHE DEI DEPOSITI L’anfiteatro sebino si compone di un lobo principale (Anfiteatro di Franciacorta), ampio circa 110 km2 e ben conservato, allineato secondo la direzione di flusso principale del ghiacciaio vallivo, ed un lobo minore (Anfiteatro di Sarnico - Paratico), ampio poco più di 12 km2 e fortemente eroso; quest’ultimo non costituisce che una limitata porzione di quello di Franciacorta e ne comprende solo i termini medio antichi. Nell’Anfiteatro di Franciacorta il rilevamento geologico ha consentito di riconoscere i depositi riferibili ad almeno sette differenti glaciazioni, qui elencate a partire dalla più recente: Glaciazione Cantù Glaciazione Monterotondo Glaciazione Monte Piane Glaciazione Fantecolo Glaciazione Camignone Glaciazione Paderno di Franciacorta Glaciazione Valenzano [sigla: Ca] [sigla: Rot] [sigla: Pi1] [sigla: Fa] [sigla: Cm] [sigla: Pfc] [sigla: Val] La Glaciazione Cantù corrisponde all’ultima grande espansione glaciale (L.G.M.) riconosciuta in anfiteatro; essa risulta sensibilmente più ridotta rispetto a quanto cartografato dagli autori precedenti (Boni et al., Cacciamali, Cozzaglio, Nangeroni, Sacco, Salmoiraghi, Vecchia). La Glaciazione Monterotondo corrisponde ad un Allogruppo che è stato suddiviso, in base a dati morfologici e stratigrafici, in tre unità informali (Unità di Timoline, Unità di Borgonato e Unità di Torbiato); allo stato attuale delle conoscenze non è possibile stabilire se tali unità corrispondano a pulsazioni di una stessa glaciazione o appartengano a distinti eventi glaciali. Anche la Glaciazione Valenzano corrisponde ad un Allogruppo: esso comprende depositi che rappresentano il limite massimo raggiunto dai ghiacciai in anfiteatro (M.E.G.) nel corso di uno o più eventi glaciali, anche se non è possibile dar loro un preciso ed univoco significato cronostratigrafico. 10 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ I termini progressivamente più esterni ed antichi dell’anfiteatro presentano distinti caratteri geometrici, morfologici, pedologici e di alterazione; in particolare dall’interno verso l’esterno le morfologie divengono progressivamente meno nette a seguito di processi, sia erosivi che di seppellimento, riferibili ad eventi deposizionali cronologicamente successivi. La superficie limite superiore delle unità via via più esterne presenta complessità crescente (presenza di coperture colluviali e coltri eoliche multiple) e suoli con grado di evoluzione sempre più spinto. Trend analogo viene evidenziato anche dallo spettro di alterazione dei clasti; quest’ultimo parametro è stato determinato in modo sistematico nell’orizzonte a massima alterazione di depositi ad uguale litofacies. Il rilevamento ha evidenziato come nell’anfiteatro sebino prevalgano i till d’alloggiamento rispetto ai till d’ablazione; questa osservazione ha indotto a supporre che il ghiacciaio camuno, a differenza degli altri ghiacciai vallivi lombardi, fosse un ghiacciaio bianco. Da ultimo in anfiteatro è stata riconosciuta e descritta una Rogen Moraine, che costituisce forse l'unico caso per ora noto in Italia. GENESI DELL’ALTA PIANURA I torrenti proglaciali fuoriuscenti dall’anfiteatro hanno strutturato l’alta pianura ghiaiosa, che qui appare morfologicamente omogenea e priva di superfici ulteriormente sopraelevate rispetto ad essa (fatto salvo per i lembi di depositi glaciali annegati dalle alluvioni ad essi successive). Gli autori precedenti hanno lungamente discusso circa l’età di questa superficie, ritenendola comunque sempre riferibile ad un unico evento glaciale e quindi monogenica e (grossolanamente) isocrona. Recentemente tale superficie, anche nota come “Livello Fondamentale della Pianura”, è stata attribuita all’ultima avanzata glaciale (Cremaschi, 1987) e la sua pedogenesi sarebbe avvenuta durante l’Atlantico. I dati raccolti evidenziano come la genesi di questa porzione di pianura sia in realtà più complessa; in particolare emergono due situazioni. La prima è consequenziale alla riduzione dell’estensione dell’ultimo evento glaciale, cosa che trova conferma in studi recenti fatti su altri anfiteatri lombardi (Bini, 1987; Da Rold, 1990): non è geometricamente possibile che gli scaricatori fluvioglaciali dell’L.G.M. sfociassero su tale livello topografico, risultando incassati rispetto ad esso; inoltre una glaciazione così ridotta non avrebbe potuto generare un sandur di tali proporzioni. La seconda deriva direttamente da osservazioni di terreno che mostrano come tale superficie, morfologicamente omogenea, sottenda in realtà corpi di diversa natura e differente grado di alterazione, configurandosi quindi come poligenica e polifasica e certamente precedente all’L.G.M. LA VAL BORLEZZA I ghiacciai provenienti dalla Val Camonica, all'altezza di Lovere, si dividevano in tre lingue: una lungo il Lago d'Iseo, una in Val Cavallina ed una in Val Borlezza. La lingua della Val Borlezza giungeva sino a S. Lorenzo e a Songavazzo dove costruiva un anfiteatro. Poichè non è possibile, allo stato attuale degli studi, correlare le unità dell'Anfiteatro del Borlezza con le unità dell'Anfiteatro Sebino, le unità dei due anfiteatri hanno attualmente, e provvisoriamente, nomi diversi. In questo anfiteatro sono stati riconosciuti i depositi di dieci glaciazioni che sono nell'ordine a partire dalla più recente Glaciazione Cantù Glaciazione Piazza Glaciazione dei Morti del Contagio [sigla: Ca] [sigla: Za] [sigla: Mr] 11 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Glaciazione Fonteno Glaciazione Cedrini Glaciazione Bossico Glaciazione Prati di Stà Glaciazione Stalle di Onito Glaciazione Corno Ceresa Glaciazione S. Antonio [sigla: Ft] [sigla: Dr] [sigla: Bs] [sigla: Pt] [sigla: So] [sigla: Cs] [sigla: Nt] Bibliografia Bini A. (1987) – L’apparato glaciale würmiano di Como. Tesi di Dottorato di Ricerca, Dip. di Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano. Cremaschi M. (1987) – Paleosols and vetusols in the Central Po Plain (Northern Italy): a study in Quaternary geology and and soil development. Unicopli, Milano. Da Rold O. (1990) – L’apparato glaciale del lago Maggiore, settore orientale. Tesi di Dottorato di Ricerca, Dip. di Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano. 12 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Imaging sismico dei bacini quaternari orobici Roberto de Franco1*, Fabrizio Berra2, Giancarlo Biella1, Graziano Boniolo1, Grazia Caielli1, Adelmo Corsi1, Alfredo Lozej1, Antonio Morrone1, Cesare Ravazzi1, Rosaria Tondi1 1 CNR - Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Mario Bianco 9, 20131 Milano; 2Dip. di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano, Via Mangiagalli 34, 20133 Milano e-mail: [email protected] Nell'ambito di un progetto di ricerca tra Regione Lombardia (Direzione Generale Territorio e Urbanistica) e l'Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (IDPA - CNR) sono stati acquisiti nel Bacino di Clusone tre profili sismici ad alta risoluzione rispettivamente nelle località di Clusone, Rovetta e Ponte Nossa. Obiettivo primario delle indagini era di ricostruire le geometrie dei sedimenti che riempiono la depressione il cui massimo spessore è di oltre duecento metri, come documentano i sondaggi stratigrafici disponibili, e definire le loro relazioni col basamento costituito da unità carbonatiche tardo Triassiche. Per il processamento dei dati a riflessione è stato applicato un processing sismico a riflessione standard per il quale sono stati utilizzati i programmi commerciali (PROMAX e SUNT5PC). Ai dati acquisiti sono state inoltre applicate tecniche di inversione sismica a rifrazione. L'interpretazione dei profili sismici (Fig. 1) ha permesso di ricostruire sia le geometrie dei principali rifrattori dei depositi recenti che la geometria del basamento. Inoltre l'integrazione di dati geologici (sia superficiali che di pozzo) e sismici indica una complessa storia dell'andamento del drenaggio del Bacino di Clusone. Si ipotizza in tale area una deviazione del fiume Serio dal paleo-drenaggio (Fig. 2) verso la Val Borlezza all'attuale corso verso la Val Seriana. Tra i due stadi si osserva un importante stadio deposizionale documentato dalla presenza di sottili sedimenti che riempiono il Bacino di Clusone controllando il corso del Serio lungo la Val Seriana (de Franco et al., 2004). Per completare lo studio dell'area e confermare l'ipotesi sulla ricostruzione presentata, nel marzo 2004 sono state acquisite dall'IDPA - CNR altre tre linee sismiche ad alta risoluzione, rispettivamente nelle località di Gaiano, Sovere e Casnigo, delle quali vengono presentati i risultati preliminari del processing a riflessione. Bibliografia de Franco R., Berra F., Biella G., Boniolo G., Caielli G., Corsi A., Forcella F., Lazzati F., Lozej A., Morrone A., Tondi R. (2004) - The recent evolution of the intramontane Clusone basin (Southern Alps, Italy): integration of seismic and geological data. Journal of Quaternary Science, 19(4): 409421. 13 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ N S N S Fig. 1 a) – Sezione stack linea Rovetta. R1: Conglomerati della conoide di Rovetta; R2: depositi glaciali e fluvio-glaciali del complesso dell'Oglio; R3: depositi omogenei con alternanze di sabbie e ghiaie separati da sottili livelli argillosi. b) Sezione stack linea Clusone. C1: depositi glaciali che coprono il Bacino di Clusone (Complesso di Fiorine e Complesso dell'Oglio); C2: depositi alluvionali e lacustri; C3: corpo clinostratificato che potrebbe rappresentare depositi di versante, la parte centrale è stata interpretata come sedimenti fluviali. Fig. 2 - Modello digitale del terreno rappresentante la situazione attuale (a) e l''ipotetica morfologia del Bacino di Clusone nel periodo di massima erosione (b; Messiniano?). Le linee continue indicano la posizione dei profili sismici; le frecce lungo i fiumi la direzione del flusso; e i cerchi la posizione dei pozzi che raggiungono il bedrock; (considerati nella ricostruzione della superficie); le linee tratteggiate l'attuale e vecchia suddivisione dei bacini. a 14 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Il bacino di Leffe: evoluzione geologica e storia paleoambientale Cesare Ravazzi1, Roberta Pini2 1 CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (BG); CNR – IDPA c/o Dip. di Scienze Geologiche e Geotecnologie, Università di Milano – Bicocca, Piazza della Scienza 4, 20126 Milano e-mail: [email protected]; [email protected] 2 Il bacino di Leffe, posto a quote comprese tra 290 – 600 m slm in una piccola valle tributaria sinistra della Valle Seriana (prov. di Bergamo), è noto fin dal XIX secolo quando entrarono in attività le miniere di lignite che hanno restituito resti fossili di grandi vertebrati (cfr. Breda e Marchetti, questo fascicolo) e di fossili vegetali. La disponibilità della parte media della successione stratigrafica nei pozzi di miniera consentì a Lona (1950) di condurre il primo studio pollinico di tali depositi. Lona riscontrò numerose oscillazioni nella composizione delle entità forestali, che attribuì a 3 complesse fasi glaciale – interglaciale (Donau, Günz e Mindel secondo la partizione del Quaternario di Penck e Brückner, 1909). b Nel 1991 un sondaggio svolto nel settore centrale dei depositi del bacino lacustre ha messo a disposizione una carota (acronimo FM) che interessa l’intera porzione media ed inferiore della successione sedimentaria (quella superiore è in affioramento). Geologia. La successione di Leffe è stata suddivisa in diverse unità litostratigrafiche (Cremaschi & Ravazzi, 1995): La Formazione di Leffe rappresenta la porzione inferiore e media del riempimento ed è costituita alla base da depositi di fan delta (Unità Inferiore), seguiti da depositi lacustri e palustri (Unità Biogenica ed Unità Sommitale) La Formazione di Leffe è ricoperta dalle seguenti unità, tra loro unità eteropiche: depositi fluviali grossolani di pertinenza seriana (Unità di Casnigo) e depositi lacustri terrigeni (Unità delle Argille di Cà Manot) e depositi di conoide (Unità Peia/Gandino). La sommità alterata della successione è costituita da paleosuoli fersiallitici sviluppati nelle unità sopra menzionate, ricoperti a loro volta da una successione di loess e paleosuoli intercalati. Il bacino di Leffe ebbe origine a seguito dello sbarramento operato dai depositi del fiume Serio nella stretta forra che chiudeva la Val Gandino al suo sbocco sulla valle principale del fiume Serio. Il bacino fu dapprima occupato da depositi di fan delta (Unità Inferiore della Formazione di Leffe) e fu poi sede di sedimentazione lacustre e palustre (Unità Biogenica ed Unità Sommitale). Dopo il riempimento del lago di Leffe, profondi mutamenti dello scenario ambientale e climatico avvenuti nel tardo Pleistocene Inferiore (cfr. Muttoni, questo fascicolo) determinarono la formazione di un secondo bacino lacustre, rappresentata dai depositi torbiditici delle Argille di Cà Manot. Cronologia. La collocazione cronologica dell’Unità Biogenica e dell’Unità Sommitale della Formazione di Leffe si basa sui seguenti elementi di datazione e correlazione: (i) le faune a mammiferi, recentemente revisionate (Breda e Marchetti, questo fascicolo); (ii) un nuovo studio paleomagnetico (Muttoni et al., in prep.); (iii) la composizione floristica ottenuta dallo studio 15 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ palinologico di 470 campioni, nonchè di macroresti vegetali, solo in parte pubblicati (Martinetto et al., in prep.; Ravazzi e van der Burgh, 1994; Ravazzi, 1995; Ravazzi, 2003). La Formazione di Leffe occupa dunque la porzione inferiore del Pleistocene Inferiore, a partire dal reversal sommitale del subchron Olduvai (1.81 Ma), fino alla porzione terminale del Matuyama, dopo il subchron Jaramillo. Il ‘secondo banco di lignite’ e la sua fauna sono databili intorno a 1.41.5 Ma. Stratigrafia pollinica e ricostruzione ambientale. La lunga sequenza lacustre – palustre della Formazione di Leffe (circa 100 m di depositi) è stata oggetto di uno studio pollinico di dettaglio, che offre informazioni circa la storia ambientale e climatica dell’area prealpina durante il Quaternario antico. 470 campioni di sedimento sono stati analizzati, 175 taxa sono stati identificati. Lo stato di conservazione dei palinomorfi è buono lungo tutta la sequenza studiata. Il diagramma pollinico mostra una ripetizione ciclica di caratteristiche fasi forestali. La sequenza delle fasi vegetazionali all’interno di un ciclo è descritta da Ravazzi e Rossignol Strick (1995). Sono stati ora riconosciuti 14 cicli vegetazionali, che permettono di descrivere la storia del popolamento vegetale e le complesse vicende climatiche (Pini, 2001; Pini e Ravazzi, in prep.). La prima parte di ciascun ciclo è caratterizzata dalla presenza di densi boschi di latifoglie decidue (Quercus, Tilia, Ulmus, Corylus, Carpinus, Acer, ecc.) tipici di clima temperato caldo secco, seguita dallo sviluppo di boschi di Juglandaceae (Carya, Pterocarya, Juglans), tipici di clima temperato caldo umido. Durante fasi climatiche temperato fresche, i versanti erano ricoperti da foreste di conifere (Pinus, Picea, Abies, Cedrus). La fine di ogni ciclo è caratterizzata da brevi fasi di apertura della vegetazione, con riduzione della copertura arborea e sviluppo di comunità erbacee - arbustive (Artemisia, Chenopodiaceae, Helianthemum, Hippophae, Ephedraceae) tipiche di clima continentale piuttosto freddo e arido. Stime sulla velocità di sedimentazione nelle diverse litofacies (Ravazzi e Moscariello, 1998) fanno ritenere che la durata di ciascun ciclo sia compresa tra 30 – 50 ka. Tale periodicità sembra suggerire che i cicli vegetazionali/climatici di Leffe siano legati a variazioni cicliche dell’obliquità. Evidenze paleobotaniche e sedimentarie della rivoluzione medio-pleistocenica. Nel diagramma pollinico relativo alla Formazione di Leffe non sono registrate fasi di totale assenza di vegetazione arborea. Si può quindi affermare che durante la parte inferiore e media del Pleistocene Inferiore il versante meridionale delle Alpi è rimasto in condizioni di sostanziale copertura forestale e biostasia fino ad una quota corrispondente ai monti che circondano il bacino di Leffe (oggi 1500-1630 m s.l.m., all’inizio del Quaternario forse meno). Condizioni di assenza di vegetazione forestale e demolizione di massa dei versanti si riscontrano per la prima volta con la sedimentazione dell’Unità delle Argille di Ca’ Manot. Durante questa fase anche l’aggradazione del fiume Serio aumenta bruscamente, a testimonianza delle mutate condizioni ambientali nella parte superiore del bacino del Serio. L’età stimata di questo evento e i caratteri paleoambientali sono riferibili alle prime fasi di avanzata glaciale maggiore, che si manifestarono a partire dal tardo Pleistocene Inferiore (Muttoni et al., 2003). 16 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Bibliografia Cremaschi M., Ravazzi C. (1995) - Nuovi dati stratigrafici e geocronologici sul Bacino di Leffe (Prealpi Lombarde - Bergamo). Il Quaternario, 8(1): 167-182. Lona F. (1950) – Contributi alla storia della vegetazione e del clima nella Val Padana. Analisi pollinica del giacimento villafranchiano di Leffe (Bergamo). Atti Società Italiana di Scienze Naturali, 89: 123-178. Muttoni G., Carcano C., Garzanti E., Ghielmi M., Piccin A., Pini R., Rogledi S., Sciunnach D. (2003) – Onset of major Pleistocene glaciations in the Alps. Geology, 31(11): 989-992. Penck A., Brückner E. (1909) – Die Alpen im Eiszeitalter. Dritter Band. Die Eiszeiten in den Sudalpen und im Bereich der Ostabdachung der Alpen. Leipzig. 839-842. Pini R. (2001) – Assegno di collaborazione ad attività di ricerca, CNR – IDPA. Ravazzi C. (1993) – Variazioni ambientali e climatiche al margine meridionale delle Alpi nel Pleistocene Inferiore. Stratigrafia ed analisi pollinica della serie di Leffe. Tesi di Dottorato, Dip. di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano. Ravazzi C. (1994) - Polline di Aesculus aff. hippocastanum L. nel Bacino di Leffe (Pleistocene Inferiore). Posizione sistematica e significato paleoecologico. Giornale Botanico Italiano, 128(3/4): 751-770. Ravazzi C., van der Burgh J. (1994) - Coniferous woods in the Early Pleistocene brown coals of the Leffe Basin (Lombardy, Italy). Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia, 100(4): 597-620. Ravazzi C. (1995) - Paleobotany of the biogenic unit of the Leffe Formation (Early Pleistocene, NItaly): brief report on the status of the art. Il Quaternario, 8(2): 435-442. Ravazzi C., Rossignol Strick M. (1995) - Vegetation change in a climatic cycle of Early Pleistocene age in the Leffe basin (Northern Italy). Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology, 117: 105-122. Ravazzi C., Moscariello A. (1998) – Sedimentation, palaeoenvironmental evolution and time duration of earliest Pleistocene climatic cycles in the 24–56 m FM-core interval (Leffe basin, Northern Italy). In (Th. Van Kolfschoten and P. Gibbard, eds.): Proceedings of the INQUA-SEQS Symposium ‘The dawn of the Quaternary’. Mededelingen Nederlands Instituut vor Toegepaste Geowetenschappen, 60: 467-190. Ravazzi C. (a cura di, 2003) - Gli antichi bacini lacustri e i fossili di Leffe, Ranica e Piànico-Sèllere. Quaderni di Geodinamica Alpina e Quaternaria, numero speciale. C.N.R. – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Milano. 176 pp. 17 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Sezione geologica orientata da Ovest a Est attraverso il bacino di Leffe, che mostra anche la posizione di alcuni pozzi di miniera e del sondaggio Fornace Martinelli 1991 (Ravazzi, 1993). 18 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Intensification of glacial activity in the Alps at Marine Isotope Stage 22 (0.87 Ma): data from the Leffe Basin (Southern Alps, Italy) Giovanni Muttoni Dip. di Scienze della Terra, Università degli Studi di Milano, Via Mangiagalli 34, 20133 Milano e-mail: [email protected] We performed analyses of lithostratigraphy, sandstone petrography, paleomagnetism, and pollen biostratigraphy on a Plio-Pleistocene core drilled in 1991 at Leffe in the Southern Alps. According to these data and data from the literature, the Leffe lake, represented by the uppermost Lower, Biogenic, and Upper Units of the Leffe Formation, formed sometime around 1.85 Ma - in the latest Pliocene - and lasted up to ~0.87 Ma. At this time, climate varied cyclically from warm-temperate to cooler - but never glacial - conditions. In what is nowadays the Po River plain, low-energy meandering fluvial systems were fed by the Central Alps and flowed axially west-east toward the northern Adriatic collector basin. At 0.87 Ma, Northern Hemisphere climate became more arid and colder. Sea-level dropped to an unprecedented -120 m during MIS 22 lowstand. Aridity determined the replacement of closed forests by steppic vegetation, as observed at Pianengo (Muttoni et al., 2003). Devegetation and eustatic lowstand enhanced erosion on the steep slopes of the Southalpine belt. Eustatic lowstand and erosion triggered the rapid progradation of Southalpine alluval fans (e.g., Gandino Formation, Peia-Gandino Unit), high-energy braided river systems (e.g., Gandino Formation, Casnigo Unit), and lower-energy braided river systems (e.g., sediments at and above the R surface at Pianengo) from the Southalpine margin in the north toward the Po basin in the south. These Southalpine high-energy fluvial systems shifted southward and replaced the lower-energy meandering fluvial systems sourced in the Central Alps (Muttoni et al., 2003). In the northern Adriatic, starvation ended with the introduction of massive amounts of Southalpine sediments that caused, on the long term, the beginning of construction of the Po River delta and the emergence of Venice in the Holocene (Kent et al., 2002). Immediately after this reorganization of vegetational, fluvial, and Alpine drainage patterns, the first consistent loess deposit of periglacial origin formed as observed at the top of the Leffe sequence. At this time, the Alpine ice cap reached its first maximum southward penetration with glacier fronts located at only 10 km from the Leffe Basin (Ravazzi, 1993). We conclude that the first most prominent cooling event and glacio-eustatic lowstand of the Pleistocene - MIS 22 - is responsible for a profound alteration in the mechanisms governing erosion, transport, and deposition of sediments across the Po Plain from the Alpine margin to the Adriatic Sea. MIS 22 represents the first major pulsation of a climatic deterioration process that had commenced long before and that caused the Alpine icecap to invade for the first time the foothills of the Southern Alps. Bibliografia Kent D.V., Rio D., Massari F., Kukla G., Lanci L. (2002) - Emergence of Venice during the Pleistocene. Quaternary Science Reviews, 21: 1719-1727. 19 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Muttoni G., Carcano C., Garzanti E., Ghielmi M., Piccin A., Pini R., Rogledi S., Sciunnach D. (2003) – Onset of major Pleistocene glaciations in the Alps. Geology, 31(11): 989-992. Ravazzi C. (1993) – Variazioni ambientali e climatiche al margine meridionale delle Alpi nel Pleistocene Inferiore: stratigrafia e analisi pollinica della serie di Leffe. Tesi di Dottorato di Ricerca, Dip. di Scienze della Terra, Univ. degli Studi di Milano. 20 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Le faune a Mammiferi del Pleistocene Inferiore della successione di Leffe (Prealpi Lombarde, Bergamo) Marzia Breda1,2, Marco Marchetti1 1 Dipartimento delle Risorse Naturali e Culturali, Università di Ferrara, Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara; 2Dipartimento di Geologia, Paleontologia e Geofisica, Università di Padova, Via Giotto 1, 35100 Padova e-mail: [email protected], [email protected] La miniera di lignite di Leffe (Bergamo) è ben nota per i numerosi fossili rinvenuti già a partire da metà ‘800. La più ricca collezione, custodita nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano, fu parzialmente distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il Museo andò in fiamme sotto i bombardamenti degli Alleati nel 1943. Dopo la guerra nuovi fossili vennero collezionati ma l’attività estrattiva e con essa la raccolta di materiale paleontologico si interruppe definitivamente alla fine degli anni ’50. La presente revisione rivela che la maggior parte del materiale attualmente custodito nel Museo di Milano proviene dagli scavi condotti dopo la seconda guerra mondiale, comprendente gli scheletri parziali di Mammuthus meridionalis e Stephanorhinus etruscus descritti da Vialli (1956) ma anche nuovi resti inediti che rappresentano specie che fino ad ora non erano mai state segnalate a Leffe. Dopo il lavoro di Vialli, infatti, la fauna di Leffe era stata trattata solo a livello bibliografico e non si sapeva cosa si fosse effettivamente salvato dalle fiamme del Museo di Milano, ed anche la ricca collezione del Museo Civico “E. Caffi” di Bergamo non era più stata revisionata dopo il lavoro di Stehlin (1930). Vialli (1956) fu il primo autore che registrò i livelli di provenienza dei resti. La numerazione che egli diede ai vari livelli è quella che si ritrova anche sui cartellini e nei cataloghi del Museo di Milano, per il materiale raccolto dopo la guerra. Talvolta, però, i reperti sono privi di indicazioni stratigrafiche e gli unici dati a disposizione sono il nome della ditta che aveva compiuto gli scavi o del direttore che aveva donato i pezzi al museo. Si è quindi tentato di ricostruire in quali livelli avevano estratto le varie ditte per ipotizzare una collocazione stratigrafica dei reperti. Un altro contributo è stato portato dall’analisi pollinica di sedimento che aderiva alle ossa: il confronto di questi spettri pollinici con il diagramma pollinico di Leffe, condotto dalla dr.ssa Pini, ha dato preziose informazioni aggiuntive sui livelli di provenienza dei resti. Dall’insieme di queste analisi risulta che i reperti raccolti nella seconda metà dell’Ottocento provengono tutti dal secondo banco di lignite (banco principale), l’unico in cui all’epoca venivano condotti gli scavi, prima in galleria e poi a cielo aperto. I reperti raccolti dopo la guerra provengono principalmente dall’Unità Biogenica della Formazione di Leffe (dal banco principale e da altri livelli) ma alcuni anche dalla soprastante Unità Sommitale. Le sorprese maggiori sono venute dal materiale inedito, e talvolta non catalogato, raccolto negli anni ’50 e custodito nei magazzini del Museo di Milano. Insieme all’elefante, al rinoceronte descritti da Vialli (1956) e ad alcuni resti di ruminanti non identificabili, sono venute alla luce le seguenti specie precedentemente non segnalate a Leffe: - vari frammenti postcraniali di Hippopotamus cf. antiquus (livello sconosciuto) - un frontale di Cervalces cf. carnutorum (Unità Biogenica, primo banco di lignite) 21 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ - un dente di un Machairodontino indeterminabile, probabilmente Homotherium sp. vel Megantereon cf. cultridens (Unità Biogenica, terza fase lacustre) Un’altra sorpresa è un frontale con base di palco di Megaloceros verticornis, conservato nel Museo di Bergamo e raccolto negli anni ’40 nel terrazzo di Casnigo dalle argille rossastre soprastanti il primo banco di lignite, correlabili all’Unità Sommitale. La fauna del secondo banco di lignite comprende i già identificati Pseudodama e Leptobos. Sebbene la maggior parte dei resti di questi taxa sono stati distrutti nell’incendio del Museo di Milano, alcuni reperti conservati nel Museo di Bergamo, rispettivamente un cranio parziale ed alcuni denti sciolti, hanno consentito di correggere le precedenti determinazioni specifiche (lo Pseudodama, precedentemente ritenuto P. nestii è ora attribuibile alla specie P. eurygonos e il Leptobos, precedentemente ritenuto L. etruscus è ora attribuibile alla specie L. vallisarni). I resti di Castor fiber e di Mimomys savini (segnalato come Mimomys sp. da Stehlin, 1930) non esistono più, ma la loro identificazione è stata possibile grazie alle descrizioni, ai disegni ed alle misure di Cornalia (1858-71) e di Stehlin (1930). A causa della mancanza di resti di palchi e di una sovrapposizione nei ranges dimensionali, la maggior parte dei resti di grandi cervidi dal secondo banco di lignite non può essere identificata neppure a livello generico, ad eccezione di un metacarpo di Eucladoceros sp. (gr. E. ctenoides/dicranios) e di un metatarso di Megaloceros obscurus. Quest’ultimo reperto, descritto e raffigurato da Stehlin (1930) come Cervus sp. ed ora perduto, costituisce la più antica segnalazione del genere Megaloceros in Italia. La presenza di Eucladoceros, Megaloceros e, possibilmente, delle due sottospecie di mammut, Mammuthus meridionalis meridionalis e M. meridionalis vestinus nel secondo banco di lignite dell’Unità Biogenica suggerisce che questa si estenda dall’UF Tasso all’UF Farneta. Si precisa che il secondo banco di lignite rappresenta un intervallo di 80-100 mila anni in cui è quindi plausibile un’evoluzione delle faune con il passaggio da M. meridionalis meridionalis a M. meridionalis vestinus e con la sostituzione di Eucladoceros da parte di Megaloceros obscurus. La fauna dei livelli superiori dell’Unità Biogenica (Macairodontino indet., Stephanorhinus ex gr. etruscus, Pseudodama eurygonos e Cervalces cf. carnutorum) non fornisce precise informazioni biocronologiche, ma la sua posizione (sopra a quella del secondo banco di lignite) suggerisce l’attribuzione alle UF Farneta e/o Pirro. La fauna dell’Unità Sommitale, per la presenza di un M. meridionalis evoluto e di Megaloceros verticornis è attribuibile all’UF Colle Curti. Potrebbe venire dall’Unità Sommitale anche l’ippopotamo, per il quale non sono disponibili dati stratigrafici di nessun tipo. Hippopotamus antiquus è infatti generalmente segnalato a partire dall’UF Tasso, ma recentemente una sua comparsa così antica è messa in discussione essendo segnalato in contesto stratigrafico solo a partire dall’UF Colle Curti (Mazza, com. pers.). Nelle collezioni del Museo di Milano sono stati trovati resti di altri mammiferi che appartengono ad una fauna più recente, precedentemente non registrata a Leffe. Tutti questi reperti hanno superfici biancastre e un sedimento argilloso rosso che aderisce alle loro superfici, ad indicare che provengono dai paleosuoli rossi soprastanti la Formazione di Leffe. Si tratta di: - un P4 sinistro di Stephanorhinus cf. hemitoechus - un M3 destro di Equus sp. - un palato con entrambi gli M2 di Palaeoloxodon antiquus, già identificato da Ferretti (com. pers.) 22 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Bibliografia Cornalia E. (1858 - 1871) - Mammifères fossiles de Lombardie. Bernardoni, 95 pp. Milano. Stehlin H. (1930) - Die Säugetierfauna von Leffe (Prov. Bergamo). Eclogae Geologicae Helveticae, 23(2): 648-681. Vialli V. (1956) - Sul rinoceronte e l'elefante dei livelli superiori della serie lacustre di Leffe (Bergamo). Memorie della Società Italiana di Scienze Naturali, 12(1): 1-67. Mammuthus meridionalis vestinus, esemplare D di Vialli (1956) proveniente dall’Unità Sommitale della Formazione di Leffe. Si tratta della mano destra montata ed esposta nella vetrina 14 nel Museo Civico di Storia Naturale di Milano (foto di Vialli, 1956, tav. IV). 23 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Inquadramento della successione lacustre di Piànico-Sèllere (Bergamo): analisi pollinica e storia della vegetazione di un interglaciale complesso nel quadro delle variazioni climatiche del Pleistocene Sabina Rossi Dip. di Scienze Chimiche e Ambientali, Università degli Studi dell’Insubria, Via Lucini 3, 22100 Como; IMEP (CNRS 6116), Faculté des Sciences, St. Jérôme, Marseille (F) e-mail: [email protected] Il Bacino di Piànico-Sèllere (Prealpi Calcaree Lombarde, Lombardia) rappresenta un archivio ambientale continentale di grande interesse, in quanto documenta un intero interglaciale del Quaternario precedente l'Olocene con risoluzione annuale. Il sito è noto dalla metà del 19° secolo soprattutto per la ricchezza di resti fossili animali e vegetali trovati all’interno di sedimenti deposti sul fondo di un paleolago ora estinto. La successione lacustre era considerata “il miglior esempio dell'interglaciale Riss-Würm a Sud delle Alpi” (Lona & Venzo, 1957). Questa interpretazione era legata al classico concetto di glaciazione alpina quadripartita. Dal 1998 il nostro gruppo di ricerca internazionale (Piànico-Sèllere Working Group) sta effettuando studi multidisciplinari. In particolare, uno studio palinologico analitico non era mai stato effettuato in precedenza. I dati recentemente ottenuti dal nostro gruppo di lavoro hanno portato ad una revisione della storia geologica del bacino, alla definizione di 7 unità climatostratigrafiche (Fig. 1) ed alla reinterpretazione cronostratigrafica della successione sedimentaria (Rossi, 2003). I depositi lacustri, definiti “Formazione di Piànico” (Moscariello et al., 2000) comprendono 4 unità sedimentarie la cui successione rispecchia la transizione da condizioni limniche tipiche di ambiente pro/periglaciale a quelle di ambiente temperato, seguita da un’ulteriore transizione verso condizioni limniche instabili. Di estrema importanza è l’unità BVC, formata da 9,6 m di depositi annualmente laminati (varve endogeniche carbonatiche: Brauer, 1999). L’unità BVC contiene un livello tefra che, datato col metodo del K/Ar, ha fornito un’età di 779 ± 13 mila anni BP (Pinti et al., 2001). L’analisi pollinica di 20 m della successione lacustre (Rossi, 2003) ha permesso di tracciare la storia della vegetazione regionale con un dettaglio significativo (Fig. 1). Nella parte inferiore della sequenza la vegetazione era dominata da densi boschi a latifoglie mesofile e termofile alle quote inferiori (in modo particolare i querceti misti e i carpineti) e da boschi di abete bianco a quote più elevate; le percentuali elevate di Buxus indicano l’esistenza di estese formazioni a bosso. In base alle caratteristiche biostratigrafiche e litostratigrafiche, questa fase è stata interpretata come un periodo interglaciale (interglaciale Piànico-Sèllere), della durata di 15.700 ± 650 anni (anni-varve). Le condizioni interglaciali sono interrotte da un breve intervallo (evento di Lovere) in cui si ha la quasi totale riduzione dei boschi temperati, la discesa verso il fondovalle delle conifere e lo sviluppo di comunità erbacee steppiche. L’interglaciale è seguito da un’alternanza di fasi a conifere/praterie steppiche e fasi dominate da foreste di latifoglie (fasi interpretate rispettivamente come stadiali e interstadiali) (Fig. 1). Il conteggio delle varve ha permesso di calcolare la durata delle diverse biozone e indica che le transizioni tra tipologie vegetali opposte avvengono in 200300 anni. L’interglaciale rappresentato dalla sequenza varvata è stato correlato con lo stage isotopico marino MIS 19 e con il complesso Cromeriano della stratigrafia continentale. I nostri dati rappresentano un 24 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ importante contributo alla conoscenza di uno degli interglaciali di questo periodo geologico e indicano la possibilità di individuare fluttuazioni climatiche minori. Bibliografia Brauer A. (1999) - Rapid environmental fluctuations and their relation to climate variability – an investigation of varved lake sediment records. Unpublished habilitation thesis. University of Potsdam, Institute of Geosciences. 196 pp. Lona F., Venzo S. (1957) - La station interglaciaire de Pianico-Sellere. Sédiments lacustres à microvarves avec phyllites et pollens, de Pianico en province de Bergamo. In: AA.VV. Guide de la 11ème Excursion Phytogéographique Internationale. Alpes Orientales. Istituto Botanico, Firenze, 39-46. Moscariello A., Ravazzi C., Brauer A., Mangili C., Chiesa S., Rossi S., De Beaulieu J.L., Reille M. (2000) - A long lacustrine record from the Piànico-Sèllere Basin (Middle-Late Pleistocene, Northern Italy). Quaternary International, 73/74: 47-68. Pinti D.L., Quidelleur X., Chiesa S., Ravazzi C., Gillot P.Y. (2001) - K-Ar dating of an early Middle Pleistocene age distal tephra in the interglacial varved succession of Pianico (Southern Alps, Italy). Earth and Planetary Science Letters, 188: 1-7. Rossi S. (2003) - Analisi pollinica della sequenza lacustre pleistocenica di Piànico-Sèllere (Italia). Italian-French unpublished PhD thesis. Univ. degli Studi di Milano, 293 pp. 25 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Fig. 1 – Diagramma pollinico percentuale della successione di Piànico-Sèllere (curve selezionate). Sono inoltre riportati la colonnina stratigrafica, le unità climatostratigrafiche e la cronologia delle varve 26 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Un livello di tefra nella successione varvata di Piànico-Sèllere: geochimica e geocronologia Sergio Chiesa CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (BG); e-mail: [email protected] L’esame delle migliaia di livelletti del Banco Varvato Carbonatico della Formazione di Piànico, eseguito da Achim Brauer del GeoForschungsZentrum di Postdam, ha consentito di individuare uno straterello di circa 7 mm di spessore composto da microscopiche particelle di vetro soffiato (85% circa), da plagioclasi, quarzo e biotite. Un tipico tefra distale con caratteristiche di un ‘vitriccrystal’ pyroclastic fall deposit. L’eccezionalità della scoperta sta nel fatto che in genere questi depositi non si conservano a lungo in ambienti continentali perché le piogge e il vento rimuovono rapidamente i minuscoli granuli mischiandoli a quelli del terreno. I processi chimici che agiscono nel suolo inoltre alterano e trasformano il vetro e alcuni dei minerali, non permettendo confronti attendibili con altri depositi analoghi. Il particolare ambiente del lago di Piànico ha permesso una conservazione perfetta di queste fragilissime particelle. Fig. 1 - Localizzazione geografica dei distretti vulcanici italiani e di alcuni europei e stratigrafia della successione lacustre varvata di Piànico, con posizione del tefra (da Pinti et al., 2003) Gli studi per la caratterizzazione granulometrica, mineralogica, geochimica e geocronologica sono stati eseguiti presso il Laboratoire de Géochronologie Multitechniques, Université de Paris SUD, (Orsay Cedex, Francia) dai colleghi Daniele L. Pinti, Xavier Quidelleur, Pierre Lahitte, Cyril Aznar e Pierre-Yves Gillot. L’analisi granulometrica mostra che i granuli hanno dimensioni mai superiori a 0,100 mm ed una buona parte sono decisamente più minuti di 0,020 – 0,004 mm: ne risulta un ‘moderately sorted’ tephra nell’accezione di Heiken e Wohletz (1985). Pur non sapendo ancora da 27 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ quale vulcano proviene, le caratteristiche granulometriche e soprattutto morfologiche dei granuli del livelletto vulcanico indicano che a produrlo fu una eruzione esplosiva subaerea di tipo pliniano o ultrapliniano in grado di sollevare a più di 30 - 40 km di altezza elevate quantità di frammenti. I venti sempre presenti a queste quote ne hanno assicurato il trasporto a grandi distanze. Sono noti depositi analoghi, per tipo di formazione, in genere individuati in perforazioni in ambiente marino Fig. 2 – caratteri granulometrici del tefra di Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003) Sample Whole rock ICPMS a Whole rock ICPMS a Glass ICPMS a Glass corrected ICP-MS a Sample SiO2 64.26 68.35 65.27 69.05 SiO2 TiO2 0.39 0.41 0.30 0.32 TiO2 0.30 (0.07) 0.32 0.04 (0.01) 0.04 0.05 (0.02) 0.05 5.48 (0.13) 6.17 Al2O3 15.50 16.49 15.47 16.37 Al2O3 14.94 (0.23) 15.79 19.35 (0.10) 19.64 23.56 (0.48) 23.76 12.81 (0.71) 14.42 Fe2O3 2.39 2.54 1.94 2.05 FeO 1.65 (0.18) 1.75 0.24 (0.06) 0.24 0.35 (0.07) 0.35 13.66 (0.37) 15.38 MnO 0.09 0.10 0.09 0.10 MnO 0.13 (0.09) 0.14 0.03 (0.02) 0.03 0.04 (0.03) 0.04 0.35 (0.06) 0.39 MgO 0.35 0.37 0.21 0.22 MgO 0.20 (0.03) 0.21 0.01 (0.00) 0.01 0.02 (0.01) 0.02 13.60 (0.73) 15.30 CaO 1.68 1.79 1.13 1.20 CaO 0.89 (0.06) 0.94 0.61 (0.05) 0.62 4.81 (0.56) 4.85 0.18 (0.21) 0.20 Na2O 3.73 3.97 4.37 4.62 Na2O 4.73 (0.15) 5.00 4.93 (0.10) 5.00 8.13 (0.14) 8.20 0.58 (0.15) 0.65 K2O 5.50 5.85 5.75 6.08 K2O 5.76 (0.14) 6.09 9.35 (0.20) 9.49 1.59 (0.27) 1.60 7.45 (1.60) 8.38 - P2O5 - - - 0.02 (0.01) 0.02 0.04 (0.02) 0.04 0.05 (0.03) 0.05 100.00 Total 94.62 100.00 98.54 100.00 99.18 100.00 88.84 Cr2O3 0.13 0.14 < d.l. LOI e 5.84 5.26 - Total 99.86 100.00 99.79 Glass EM ± [64] 66.03 (0.44) Fig. 3 – immagine SEM delle pomici (da Pinti et al., 2003) c b,d Glass corrected EM b,d Feldspar EM b,d ± [17] 69.78 63.96 (0.58) c Feldspar corrected EM b,d Plagioclase EM b,d ± [27] 64.91 60.59 (0.81) c Plagioclase corrected EM b,d Mica EM c ± [16] Mica corrected EM b,d 61.09 34.70 (1.17) 39.06 b,d 100.00 a The analyses were carried out at the SARM-CRPG (CNRS, Nancy). Glass sample analyses have been done on the 40-80 mm fraction. The samples were fused with LiBO 2, dissolved with HNO3, analysed by ICP-MS and calibrated with international geostandards. Uncertainties for each element can be found at http://www.crpg.cnrs-nancy.fr/SARM/index.html . b Analyses performed at 'Centre d'analyses CAMPARIS', Université Pierre et Marie Curie, Paris, France with a CAMEBAX electron microprobe. Glass sample analyses were performed on 125-160 mm single grains mounted on epoxy. The analyses on the phenocrystic phases were performed on a whole-rock polished thin section. The electron microprobe accelerating voltage was set at 15 kV, takeoff angle 40° and integrated time of analysis of 5 s for each element. c Numbers in square brackets represent the no. of analyses. The numbers in parentheses are the standard deviation for n analyses. d Electron microprobe results are average values of n analyses. See Appendixes 1 and 2 for the complete list of analyses. e LOI, lost on ignition. Tab. 1 – Analisi chimiche del tefra di Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003) 28 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Element b Whole rock p.p.m. Glass p.p.m. Element Whole rock p.p.m. Glass p.p.m. As 16.8 16.3 Nd 45.8 42.0 Ba 350 294 Pb 23.0 23.8 Be 9.1 9.1 Pr 14.4 13.7 284 Bi 0.52 0.43 Rb 256 Cd < d.l. 0.35 Sb 0.75 0.67 Ce 149 145 Sm 7.31 6.63 Co 1.56 0.98 Sn 4.75 4.49 Cs 13.4 13.4 Sr 193 165 Dy 4.88 4.87 Ta 10.2 10.7 Er 2.85 2.74 Tb 0.834 0.732 Eu 1.28 1.27 Th 47.5 47.2 Ga 23.3 24.1 Tm 0.472 0.459 Gd 5.28 4.39 U 14.0 14.0 14.6 Ge 1.76 1.83 V 19.9 Hf 11.3 10.4 W 7.78 7.14 Ho 0.984 0.937 Y 29.6 28.0 La 86.1 83.7 Yb 3.29 3.25 Lu 0.515 0.524 Zn 65.8 65.3 Zr 427 407 Mo 14.6 12.2 Nb 118 121 a Analyses performed at the SARM-CRPG (CNRS, Nancy). The samples were fused with LiBO 2, dissolved with HNO3, analysed by ICP-MS and calibrated with international geostandards. Uncertainties for each element can be found at: http://www.crpg.cnrs-nancy.fr/SARM/index.html b Cr, Cu and Ni concentrations lower than the detection limit. Tab 2 – analisi degli elementi in traccia e delle terre rare (ICP-MS) dal campione di roccia totale e dalla frazione 40-80 µm del tefra di Piànico-Sèllere (da Pinti et al., 2003) Si sono prese in considerazione le caratteristiche mineralogiche e chimiche per stabilire da quale area vulcanica può essersi formato il deposito di Piànico. Uno dei metodi utilizzati nello studio delle ceneri vulcaniche è proprio la caratterizzazione chimica e mineralogica del deposito ma bisogna tener conto che in genere in prossimità del vulcano i piroclasti non hanno subito la forte selezione dovuta al lungo trasporto aereo (cfr. Tab. 1 e 2). Dai campioni raccolti sono state separate alcune frazioni mineralogicamente differenti e, con queste, sono state effettuate delle determinazioni geocronologiche (età) Potassio / Argon. La datazione indica in 780 mila anni or sono il momento dell’eruzione (Pinti et al., 2001). Tab. 3 – risultati delle datazioni K/Ar eseguite sul tefra di PiànicoSèllere (da Pinti et al., 2001) 29 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Le caratteristiche geochimiche del tefra di Piànico sono uniche rispetto ai tefra distali studiati in Italia e indicano una sorgente legata a un vulcanismo intraplacca. Fig. 4 - Diagramma Na2O + K2O vs. K2ONa2O per il tefra di Piànico e confronto con altre province vulcaniche italiane Plio-Quaternarie peralcaline, alcaline e subalcaline, con rioliti alcaline oligoceniche dei Colli Euganei e rocce del Massiccio Centrale (da Pinti et al., 2003) Bibliografia Heiken G., Wohletz K. (1985) - Volcanic Ash. Los Alamos Series in Basic and Applied Sciences. University of California Press, Berkeley. Pinti D., Quidelleur X., Chiesa S., Ravazzi C., Gillot P.Y. (2001) – K-Ar dating of an early Middle Pleistocene distal tephra in the interglacial varved succession of Piànico-Sèllere (Southern Alps, Italy). Earth and Planetary Science Letters, 188: 1-7. Pinti D., Quidelleur X., Lahitte P., Aznar C., Chiesa S., Gillot P.Y. (2003) – The Piànico tephra: an early Middle Pleistocene record of intraplate volcanism in the Mediterranean. Terra Nova, 15(3): 176-186. 30 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Sedimentation during the time interval when a specimen of Cervus elaphus acoronatus Beninde was deposited in the Piànico-Sèllere basin, Northern Italy Clara Mangili1,2, Achim Brauer1, Andreas Fuhrmann3, Rudolph Naumann4 1 GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 3.3 - Klimadynamik und Sedimente, Telegrafenberg, D-14473 Potsdam (D); 2Museo Civico di Scienze Naturali ‘Enrico Caffi’, Piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo; 3GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 4.3, Telegrafenberg, D-14473 Potsdam (D); 4GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 4.2 - Anorganische und IsotopenGeochemie, Telegrafenberg, D-14473 Potsdam (D) e-mail: [email protected] The fossil remains of a specimen of Cervus elaphus acoronatus Beninde (Breda, Marchetti, Sala, 2003) were recovered within the upper part of the Piànico Formation (as defined in Moscariello et al., 2000) in a stratigraphical interval constituted mostly by endogenic calcite, indicating mild climatic conditions during the precipitation of calcite. Thin section observations enabled to collect some detailed information on the sediments of the time when the deer fell into the lake. In this interval few varves were formed and their thickness allows an estimation of the maximum time interval represented by the calcite sedimentation. Our analyses focussed on two dark layers found below the skeleton of the deer: (i) a thin, laterally continuous black layer mainly constituted by plant debris and laying 1.7 cm below the bones of the deer and, (ii) a thicker black layer found only in the nearness of the skeleton, that seems to be preserved within the deer skeleton and that is composed mainly of terrestrial vegetal debris and, subordinately, by algal remains. The first layer is interpreted as the result of wash-in of plant debris and settled ca. 50 years before the deer has died. In conclusion, sediments do not show any catastrophic environmental event during the time of the death of the deer. Bibliografia Breda M., Marchetti M., Sala B. (2003) – I mammiferi fossili. In (Ravazzi C., a cura di): Gli antichi bacini lacustri e i fossili di Leffe, Ranica e Pianico-Sèllere (Prealpi Lombarde). C.N.R. - Quaderni di Geodinamica Alpina e Quaternaria – Quaderni della Comunità Montana Valle Seriana, n. 2. Bergamo. Moscariello A., Ravazzi C., Brauer A., Mangili C., Chiesa S., Rossi S., de Beaulieu J.-L., Reille M. (2000) - A long lacustrine record from the Piànico-Sèllere Basin (Middle-Late Pleistocene, Northern Italy). Quaternary International, 73/74: 47-68 31 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ I mammiferi e l’età del Bacino di Piànico-Sèllere Benedetto Sala Dipartimento delle Risorse Naturali e Culturali, Università di Ferrara, Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara e-mail: [email protected] Nel 1881 Varisco, sulle note illustrative della Carta Geologica della Provincia di Bergamo, segnalò che nel bacino di Piànico erano stati trovati “... gli avanzi di un Rhinoceros leptorhinus, che dal proprietario sig. Picozzi passarono al Museo di Milano”. Diede inoltre notizia che successivamente erano stati reperiti resti di Cervus elaphus, consegnati al Museo di Bergamo. Pochi anni più tardi Sordelli (1896) citò nuovamente questi fossili, specificando che il Forsyth-Major aveva esaminato il rinoceronte, attribuendolo a Rhinoceros merckii. Del cervo riferì che era andato distrutto quasi tutto tranne pochi denti e qualche frammento di palco. Nello stesso anno Baltzer (1896) pubblicò un articolo sull’Interglaciale di Piànico-Sèllere in cui segnalava il ritrovamento di uno scheletro di roditore, descritto da Studer, attribuito con dubbi a Myoxus nitedula e conservato a Berna. Molti anni dopo vennero trovati altri due scheletri di roditore e uno incompleto di uccello, illustrati da Pegurri (1983), ora consegnati al Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo. Recentemente sono venuti alla luce i resti di un cervide e di un bovide: il cervide è stato scavato con grande cura dal Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo (Confortini et al., 2003), e si presenta con lo scheletro completo, mentre il bovide è stato recuperato solo in parte. I fossili estratti nell’800, conservati nei due musei citati, sono ora oggetto di revisione e sono in studio i reperti di più recente acquisizione. I resti dentari di rinoceronte sono dallo scrivente attribuiti a Stephanorhinus hundsheimensis. Dei denti e dei frammenti di palco, ritrovati nel Museo Civico di Storia Naturale di Bergamo, è confermata l’attribuzione al genere Cervus. Molto più importante si è rivelato il recente recupero dello scheletro completo di Cervide che ha permesso l’attribuzione specifica, o sottospecifica, dell’animale. Si tratta di Cervus acoronatus (= Cervus elaphus acoronatus). Questo è il primo scheletro completo di un maschio adulto trovato in Italia e la sua ottima conservazione ne fa un ritrovamento eccezionale. Durante il lavoro di scavo di questo scheletro è stata raccolta anche una mandibola di un roditore arvicolide, attribuita a Microtus arvalinus (= Microtus aff. arvalis). Il grande Bovide, di cui sono stati recuperati i resti del bacino e degli arti posteriori, sembra appartenere a Bos primigenius. Infine i due scheletri di roditori, illustrati da Pegurri, sono attribuibili a topi campagnoli del sottogenere Apodemus (Sylvaemus). Le determinazioni eseguite durante questa prima revisione permettono di affermare che si tratta di una fauna post villafranchiana ma piuttosto antica. Cervus acoronatus, Stephanorhinus hundsheimensis e Microtus arvalinus sono infatti specie diffuse tra la fine del Pleistocene inferiore e la prima parte del Pleistocene medio. Bos primigenius compare all’inizio del Pleistocene medio e si estingue nell’Olocene mentre Apodemus (Sylvaemus) ha una distribuzione temporale piuttosto 32 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ ampia per cui non è indicativo cronologicamente. La fauna quindi attribuisce il bacino di Piànico alla prima parte del Pleistocene medio. Resta ancora da rivedere lo scheletro di roditore, attribuito da Studer (1896) a Myoxus nitedula, che dovrebbe trovarsi al Museo di Berna, ma difficilmente questo fossile potrà influire sulla datazione del bacino di Piànico-Sèllere. Bibliografia Confortini F., Malzanni M., Mangili C., Paganoni A. (2003) – Ritrovamento di un cervide nei sedimenti del Bacino pleistocenico di Piànico-Sèllere (Italia settentrionale). Rivista del Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” Bergamo, 21 (2001): 87-94. Pegurri M. (1983) - La geologia della Valle Borlezza e il bacino pleistocenico di Pianico-Sovere. In: Del Bello S. & Duina Bruno F. (a cura di) “Sovere. Studi, Documenti e Memorie”. Ed. Cesare Ferrari, Clusone: 310-323. Sordelli F. (1896) – Studi sulla vegetazione di Lombardia durante i tempi geologici. Pianico. Flora Fossilis Insubrica: 201-205. Studer Th. (1896) – Myoxus nitedula Pall. (dryas SCHREB:)? aus dem Interglacial von Sellere. In: Baltzer A. (a cura di) “Beiträge zur Kenntniss der interglacialen Ablagerungen“. Neuen Jahrbuch für Mineralogie, Geologie und Palaeontologie 1896, Bd. 1: 183-186, Stuttgart. Varisco A. (1881) – Note illustrative della Carta Geologica della Provincia di Bergamo. Epoca Neozoica. Tipo-Lit. Gaffuri e Gatti, Bergamo: 13-41. 33 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Il Museo di Scienze Naturali e il territorio: ricerche storiche e recenti nell’ambito dei giacimenti quaternari Anna Paganoni Museo Civico di Scienze Naturali ‘Enrico Caffi’, Piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo e-mail: [email protected] Il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo dalla sua costituzione è impegnato nella raccolta di reperti ed informazioni (piani di scavo, archivi fotografici, carte topografiche, rilievi e relazioni) riguardanti i giacimenti paleontologici, le successioni stratigrafiche e le grotte del territorio provinciale. Il museo è promotore di gruppi di ricerca, campagne di scavo e sondaggi che hanno portato ad arricchire le informazioni in alcuni giacimenti quaternari. Zandobbio (Grotta delle Ossa), Leffe-Gandino-Casnigo, Oltre il Colle (Büs di Trì Fradei), Petosino, Ranica e Sovere sono alcuni tra i giacimenti più recentemente indagati. La scoperta nel corso dello scavo d’emergenza dell’esemplare di Cervus elaphus acoronatus, Beninde ed il suo recupero rappresentano un momento significativo di ricerca ma anche di relazione con il territorio. Il cervo è divenuto infatti protagonista di iniziative espositive, didattiche e divulgative in attesa di una definitiva collocazione nelle sale del museo. Bibliografia Confortini F., Malzanni M., Mangili C., Paganoni A. (2003) - Ritrovamento di un Cervidae nei sedimenti del Bacino Pleistocenico di Piànico-Sèllere (Italia Settentrionale). Rivista del Museo Civico di Scienze Naturali "E. Caffi" Bergamo, 21 del 2001: 87-94. 34 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Uno dei blocchi contenenti i resti del cervo fossile di Sovere dopo la preparazione 35 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Detrital-layer deposition at the end of the interglacial varved lacustrine sequence of Piànico-Sèllere (Middle Pleistocene, Northern Italy) Clara Mangili1, Achim Brauer1, Andrea Moscariello2 1 GeoForschungsZentrum Potsdam, Sektion 3.3 Klimadynamik und Sedimente, Telegrafenberg, D14473 Potsdam (D); 2Department of Geography, Godwin Institute of Quaternary Research, University of Cambridge, Downing Place, Cambridge CB2 3EN (UK) e-mail: [email protected] The Piànico-Sèllere stratigraphical succession represents a sedimentary assemblage which formed in a closed lake basin during the Middle Pleistocene. The sediment deposition includes both the transition from glacial to interglacial conditions and vice versa. The interglacial deposits are represented by a sequence of ca. 15,500 ± 620 well preserved calcite varves. Since varve micro-facies is dominated by precipitation of endogenic calcite that forms up to 98% of light (summer) layers, micro-stratigraphical thin section analyses allow the identification of allochtonous detritus (detrital layers) at a seasonal to annual base. This high-resolution study focuses on the last ca. 900 years of the interglacial period including counting and thickness measurements of each varve and identification of different detrital layer facies types. The results demonstrate a significant increase in frequency and in the thickness of detrital layers in the last 460 years of the interglacial period. The top of the studied interval is marked by a change of depositional environment, from predominantly pelagic varve formation to a clastic-detrital sedimentation regime. 36 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Stralcio dalla Carta Tecnica Regionale (un quadrato = 1 km) relativa alla Bassa Valle Borlezza, con il Lago d'Iseo all'estremo destro. Nel settore occidentale il torrente Borlezza (linea nera marcata) forma meandri incastrati nella forra incisa in gran parte nei depositi della Formazione di Pianico. E' indicata la "Sezione Principale", che sarà visitata durante l'escursione. 37 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Schema dei rapporti stratigrafici tra le unità quaternarie del bacino di Piànico-Sèllere. La sezione (non in scala) è orientata Nord-Sud e attraversa perpendicolarmente la forra del Borlezza. La successione di depositi lacustri più antica (Formazione di Piànico) è intagliata e ricoperta da depositi glaciali, a loro volta ricoperti da un’altra successione lacustre, incastrata all’interno della Formazione di Piànico. La storia più recente è articolata in una serie di unità fluviali poste a diversa altezza rispetto al fondovalle attuale. 38 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ La parte intermedia della Formazione di Piànico, ricca di fossili, corrisponde al Banco Varvato Carbonatico e alla parte inferiore del Membro di La Palazzina. Lo studio e la correlazione di diverse sezioni affioranti lungo il fondovalle del Borlezza ha consentito di ricostruire il profilo composito qui presentato, che è alla base della ricostruzione paleoambientale. Per correlare le diverse sezioni sono stati usati alcuni livelli guida, indicati con t e numerati dal basso verso l’alto. E’ indicata la posizione del livello di ceneri vulcaniche (tefra, sigla: t21d) e dello scheletro di cervo attualmente in studio presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo (disegno di S. Rossi). 39 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ La successione centro-bacinale del bacino di Leffe. A destra: la colonnina del sondaggio Fornace Martinelli 1991 (FM) che ha recuperato l’intera Formazione di Leffe fino al substrato. A sinistra: la porzione studiata in affioramento con l’unità di Peia/Gandino (riempimento definitivo del lago di Leffe) e l’Unità delle Argille di Cà Manot (seconda fase lacustre). La numerazione dei tre banchi di ‘lignite’ (brown coal) è conforme all’uso minerario del XIX e XX secolo. 40 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ I bacini lacustri di Leffe e Piànico – Sèllere Bibliografia (aggiornamento giugno 2004) Bacino di Leffe Airaghi C. (1914) - L'elefante del bacino di Leffe in Val Seriana (Elephas meridionalis Nesti). Atti Soc. It. Sc. Nat., 53: 165-181. Ambrosetti P., Cicala Fulgosi F., de Giuli C., Vialli V. (1980) - Mammiferi del Pleistocene inferiore. - In: I vertebrati fossili italiani - Catalogo della Mostra, Verona, 1980: 217-226. Balsamo Crivelli G. (1840) - Nota sul rinoceronte fossile esistente nell'I.R. Gabinetto de' minerali e fossili nel locale di S. 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Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Chiesa Sergio CNR – IDPA Via Pasubio 3/5, 24055 Dalmine (BG) [email protected] Dr. Arpenti Enrico Lab. di Palinologia e Paleoecologia, CNR - IDPA DISAT, Univ. di Milano-Bicocca Piazza della Scienza 1, 20126 Milano [email protected] Prof. Ciaranfi Neri Dip. di Geologia e Geofisica, Univ. di Bari Campus Universitario, Via Orabona 4, 70126 Bari [email protected] Prof. Cita Maria Bianca Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano Via Mangiagalli 34, 20133 Milano [email protected] Prof. Bartolini Carlo Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Firenze Via G. La Pira 4, 50121 Firenze [email protected] Prof. Coltorti Mauro Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Siena Via Laterina 8, 53100 Siena [email protected] Prof. Bini Alfredo Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano Via Mangiagalli 34, 20133 Milano [email protected] Dr. Confortini Federico Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Prof. Bosi Carlo CNR - IRTR c/o Area di Ricerca di Roma Tor Vergata Via Fosso del Cavaliere 100, 00133 Roma [email protected] Dr. Corbari Daniele D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia Via Sassetti 32/2, 20124 Milano [email protected] Prof. Carobene Luigi DIPTERIS, Univ. di Genova Corso Europa 26, 16132 Genova [email protected] Dr. Cremonini Stefano Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Bologna Via Zamboni 67, 40126 Bologna [email protected] 46 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Dr. Cucato Maurizio Via Gambarare 25, 35020 Tribano (PD) [email protected] Dr. Gandossi Monica Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Deaddis Massimiliano Lab. di Palinologia e Paleoecologia DISAT, Univ. di Milano-Bicocca Piazza della Scienza 1, 20126 Milano [email protected] Dr. Gianotti Franco Via Cavalieri di Vittorio Veneto 2, 11020 Nus (AO) [email protected] Dr. Girotti Odoardo Dip. di Scienze della Terra, Univ. 'La Sapienza' P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma [email protected] Dr. de Franco Roberto CNR – IDPA Via Mario Bianco 9, 20131 Milano [email protected] Dr. Lamberti Andrea Via Paccini 31, fraz. Bastia, 17030 Albenga (SV) [email protected] Dr. Donegana Marta Lab. di Palinologia e Paleoecologia, CNR - IDPA DISAT, Univ. di Milano-Bicocca Piazza della Scienza 1, 20126 Milano [email protected] Sig.ra Leidi Barbara Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Esu Daniela Dip. di Scienze della Terra, Univ. 'La Sapienza' P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma [email protected] Sig. Malzanni Matteo Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo Dr. Fadda Caterina Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Mangili Clara GeoForschungsZentrum Potsdam, Section 3.3 Telegrafenberg, C 109, 14473 Potsdam (D) [email protected] Dr. Ferliga Carla D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia Via Sassetti 32/2, 20124 Milano [email protected] Sig.ra Marchesi Daniela Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Ferretti Marco Dip. di Sc. della Terra e Museo di Storia Naturale Sez. di Geologia e Paleontologia, Univ. Di Firenze Via G. La Pira 4, 50121 Firenze [email protected] Dr. Masoli Ilaria Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Dr. Forno Gabriella Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Torino Via Valperga Caluso 35, Torino [email protected] Dr. Mazza Michela Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] 47 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ Dr. Monegato Giovanni Dip. Georisorse e Territorio, Univ. di Udine Via Cotonificio 114, 33100 Udine [email protected] Dr. Ravazzi Cesare CNR – IDPA Via Pasubio 3/5, 24055 Dalmine (BG) [email protected] Dr. Muttoni Giovanni Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Milano Via Mangiagalli 34, 20133 Milano [email protected] Dr. Rebecchi Angelmario Viale Dante Alighieri 45, 29100 Piacenza [email protected] Dr. Rossi Sabina Dip. di Scienze CC.FF.MM., Univ. dell'Insubria Via Lucini 3, 22100 Como [email protected] Prof. Orombelli Giuseppe DISAT, Univ. di Milano-Bicocca Piazza della Scienza 1, 20126 Milano [email protected] Dr. Paganoni Anna Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Prof. Sala Benedetto Dip. delle Risorse Naturali e Culturali Univ. di Ferrara Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara [email protected] Sig.ra Pasquini Elena Museo Civico di Scienze Naturali 'E. Caffi' Piazza Cittadella 10, 20126 Bergamo [email protected] Prof. Tellini Claudio Dip. di Scienze della Terra, Univ. di Parma Parco Area delle Scienze 157A, 43100 Parma [email protected] Dr. Peresani Marco Dip. delle Risorse Naturali e Culturali Univ. di Ferrara Corso Porta Mare 2, 44100 Ferrara [email protected] Dr. Tito Giuseppe Dip. di Sc. della Terra e Museo di Storia Naturale Sez. di Geologia e Paleontologia, Univ. di Firenze Via G. La Pira 4, 50121 Firenze [email protected] Dr. Pezzoli Enrico Via Chiesa 6 Bedulita (Bg) [email protected] Prof. Sauro Ugo Dip. di Geografia, Univ. di Padova Via del Santo 2, 35123 Padova [email protected] Dr. Piccin Andrea D. G. Territorio e Urbanistica, Regione Lombardia Via Sassetti 32/2, 20124 Milano [email protected] Dr. Pini Roberta CNR - IDPA c/o Dip. di Scienze Geologiche e Geotecnologie, Univ. di Milano – Bicocca Piazza della Scienza 4, 20126 Milano [email protected] 48 AIQUA - IL QUATERNARIO LOMBARDO: ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO – SÈLLERE MILANO E BERGAMO, 15 – 16 GIUGNO 2004 ______________________________________________________________________________________ IL QUATERNARIO LOMBARDO ESCURSIONE AI BACINI LACUSTRI DI LEFFE E PIÀNICO - SÈLLERE Milano e Bergamo, 15 e 16 giugno 2004 Organizzazione: CNR – Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali, Sezione di Milano Unità di Dalmine - Via Pasubio 3/5, 24044 Dalmine (Bg) Tel. 035 6224263, Fax 035 6224260 [email protected] MCSNB - Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi” Piazza Cittadella 10, 24129 Bergamo Tel. 035 286020, Fax 035 233154 [email protected] Enti ospitanti: Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio Università di Milano - Bicocca, Piazza della Scienza 1, 20126 Milano www.disat.unimib.it Comune di Bergamo Piazza Matteotti 3, 20121 Bergamo, Tel 035 399111 www.comune.bergamo.it Organizzatori dell’escursione: Cesare Ravazzi, Anna Paganoni, Benedetto Sala Federico Confortini, Matteo Malzanni Preparazione del fascicolo dei riassunti: Roberta Pini, Amelia Aceti, Marta Donegana Assistenza al convegno: Caterina Fadda, Monica Gandossi, Barbara Leidi, Michela Mazza Grafica: Daniela Marchesi, Elena Pasquini Segreteria organizzativa: Roberta Pini, Annalisa Aiello, Ernestina Pellegrini, Cesare Ravazzi Collaborazione: APT – Azienda Promozione Turistica del Bergamasco Viale Vittorio Emanuele 20 24121 Bergamo www.apt.bergamo.it 49