San Paolo
sigilla
con il suo
sangue
il Vangelo
di Cristo
Figlie della Chiesa
Bollettino della Postulazione
Aprile - Giugno
Sped. Abb. Post. D.L.353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 2 DCB Roma
Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa - Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma
2009
2
Bollettino trimestrale della Postulazione
anno XXIX n. 2 Aprile - Giugno 2009
sommario
C/c postale n. 37701000 - C/c n. 39553003
Vita della Chiesa
Sped. Abb. post.D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004
n.46) art.1.comma 2 DCB Roma
Autoriz. del Tribunale di Roma n. 17815 del 5-10-1979
Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa
Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma
DIR. RESPONSABILE: Maria Teresa Sotgiu
REDAZIONE:
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Elsa De Marchi, Maria Giampiccolo
In copertina:
Il martirio di San Paolo, fine secolo XIII
Cappella del «Sancta Sanctorum»
Santuario della Scala Santa, Roma
La parola del Papa
L’imitazione di Cristo in S. Paolo
Sacerdoti per un popolo sacerdotale
Nel cammino liturgico
Contemplare Gesù
Dio ci aprirà la porta della Parola
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Vita dell’Istituto
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Andate e predicate il Vangelo
Un cammino oltre i confini
Tarso: nella terra santa della Chiesa
Nuovi germogli in India
Terra di promesse
Si consacra a Dio per sempre
Intreccio armonico e sapiente
Esempi di vita per il nostro tempo
In breve
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Conclusione dell’anno paolino 28 giugno 2009
Paolo di Tarso, l’Apostolo delle genti, non conobbe
Gesù in vita, come i Dodici Apostoli, ma esperimentò
la presenza vivificante del Cristo Risorto, che trasformò la sua vita e la fece, da persecutore, apostolo.
Appassionato predicatore del Vangelo, senza risparmiarsi, suggellò col martirio la sua testimonianza.
Il Signore ci aiuti a mettere in pratica l’esortazione
lasciataci dall’Apostolo nelle sue Lettere: «Fatevi miei
imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1).
La parola del Papa
San Paolo e la Chiesa
La storia ci dimostra che a Gesù si giunge normalmente passando attraverso la Chiesa! In un certo senso, questo si avverò
anche per Paolo, il quale incontrò la Chiesa prima di incontrare
Gesù. Questo contatto, però, nel suo caso, fu controproducente,
non provocò l'adesione, ma una violenta repulsione. Per Paolo,
l'adesione alla Chiesa fu propiziata da un diretto intervento di
Cristo, il quale, rivelandoglisi sulla via di Damasco, si immedesimò con la Chiesa e gli fece capire che perseguitare la Chiesa era
perseguitare Lui, il Signore.
Infatti, il Risorto disse a Paolo, il persecutore della Chiesa:
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Perseguitando la
Chiesa, perseguitava Cristo. Paolo, allora, si convertì, nel contempo, a Cristo e alla Chiesa. Di qui si comprende perché la Chiesa sia
stata poi così presente nei pensieri, nel cuore e nell'attività di
Paolo.
… Nelle sue Lettere Paolo ci illustra anche la sua dottrina sulla
Chiesa in quanto tale. Così è ben nota la sua originale definizione
della Chiesa come «corpo di Cristo», che non troviamo in altri autori cristiani del I° secolo (cfr 1 Cor 12,27; Ef 4,12; 5,30; Col 1,24).
... Paolo ci fa capire che esiste non solo un'appartenenza della Chiesa a Cristo, ma anche una
certa forma di equiparazione e di immedesimazione della Chiesa con Cristo stesso. È da qui, dunque, che deriva la grandezza e la nobiltà della Chiesa, cioè di tutti noi che ne facciamo parte: dall'essere noi membra di Cristo, quasi una estensione della sua personale presenza nel mondo. E da
qui segue, naturalmente, il nostro dovere di vivere realmente in conformità con Cristo.
… l'esigenza dell'unità non significa sostenere che si debba uniformare o appiattire la
vita ecclesiale secondo un unico modo di operare. Altrove Paolo insegna a «non spegnere lo
Spirito» (1 Ts 5,19), cioè a fare generosamente spazio al dinamismo imprevedibile delle
manifestazioni carismatiche dello Spirito, il quale è fonte di energia e di vitalità sempre
nuova. Ma se c'è un criterio a cui Paolo tiene molto è la mutua edificazione: «Tutto si faccia per l'edificazione» (1 Cor 14,26). Tutto deve concorrere a costruire ordinatamente il tessuto ecclesiale, non solo senza ristagni, ma anche senza fughe e senza strappi.
… Si capisce bene perciò quanto sia auspicabile che si realizzi ciò che Paolo stesso si
augura scrivendo ai Corinzi: «Se tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente
o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti; sarebbero
manifestati i segreti del suo cuore, e così prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando
che veramente Dio è fra voi» (1 Cor 14,24-25). Così dovrebbero essere i nostri incontri liturgici. Un non cristiano che entra in una nostra assemblea alla fine dovrebbe poter dire:
«Veramente Dio è con voi». Preghiamo il Signore di essere così, in comunione con Cristo e
in comunione tra noi.
Benedetto XVI
3
Limitazione di Cristo in S. Paolo
Nel suo epistolario S. Paolo dedica pagine
profonde e bellissime al tema dell'Imitazione
di Cristo, che trova tutto il suo graffiante profetismo nell'esempio della sua vita. Paolo non
conosce ostacoli né confini all'annuncio missionario di Cristo e del Vangelo. “Il minimo
tra gli Apostoli” (1 Cor 15, 9) è un'icona speculare del Maestro ed è per questo motivo
che egli si offre all'imitazione dei fedeli.
“Fatevi miei imitatori «come» io lo sono di
Cristo” (1 Cor 11, 1). In quel «come» non è
indicata solo la modalità, ma il motivo per
cui Paolo chiede ai Corinzi di imitarlo, perché lui imita Cristo.
In questo modo anch'essi imiteranno il
Signore Gesù. Paolo non vuole plagiare i suoi
discepoli e tanto meno pretende di sostituirsi
a Cristo. “Fatevi miei imitatori e guardate a
quelli che si comportano secondo l'esempio
che avete in noi” (Fil 3, 17). I cristiani di
Filippi devono imitare Paolo nel modo in cui
egli vive di Cristo e lotta per Lui: “Ciò che
avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto
in me è quello che dovete fare” (Fil 4, 9).
Imitare Cristo per l'apostolo delle Genti
significa soffrire a motivo del Vangelo, accettare la condizione di “servo sofferente”.
“Rimanete saldi nel Signore così come avete
imparato” (Fil 4, 1). Perseverare nel cammino di fede intrapreso, disposti a pagare di persona, questa è la maturità cristiana voluta da
Paolo: “Voi siete diventati imitatori nostri e
del Signore avendo accolto la parola con la
gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a
grandi tribolazioni” (1Tess1,6; cf. anche Fil
3,15-16).
“Io vi ho generati in Cristo Gesù mediante il Vangelo. Vi esorto, dunque: fatevi miei
imitatori” (1 Cor 4, 15-16). Con la sua predi-
4
cazione Paolo a quanti lo hanno ascoltato e
accolto ha dato l'occasione di rinascere in
Cristo. Lo stile con cui Paolo ha esercitato il
suo ministero apostolico ci fa capire perché
egli si considerava l'educatore per antonomasia delle comunità cristiane da lui fondate (cf.
1 Cor 4, 15). Ciò può sembrare esagerato,
quasi temerario. I cristiani delle sue comunità potranno dire di imitare Cristo solo se si
comporteranno come suoi testimoni, cioè se
sapranno tradurre nelle scelte concrete di vita
le esigenze della sequela del Vangelo.
Antico manoscritto delle lettere paoline
Vita della Chiesa
Educare significa imprimere nei discepoli
non uno “schema”, ma una “forma” segno di
dinamismo e di vita. Infatti Dio Padre “ci ha
predestinati ad essere conformi all'immagine
del Figlio Suo, perché sia il primogenito tra
molti fratelli” (Rm 8, 29).
In questo anno santo paolino (giugno
2008-giugno 2009) ci è stato aperto un orizzonte nuovo e straordinario sul quale siamo
sollecitati a muoverci per conseguire lo stesso risultato che ha ottenuto S. Paolo “alter
Christus”, per cui “Cor Pauli, cor Christi”.
Farci imitatori di Paolo è il primo passo sulla
via che porta alla vera e piena configurazione
a Cristo Signore, per cui possiamo dire che i
cristiani sono degli “altri Cristo” e che il
“Cuore dei cristiani altro non è se non il
cuore di Cristo.”
P. Antonio Furioli m.c.c.j.
Signore Gesu` Cristo,
che ci hai illuminati
con lesempio
e la predicazione di S. Paolo,
fa che il ricordo
del suo zelo missionario
ravvivi in noi
il desiderio di seguirti
sulla via della fedele
e generosa imitazione tua
e dellApostolo delle Genti.
Fiduciosi di essere esauditi,
Te lo chiediamo
per la sua potente
intercessione. Amen.
Tarso (Turchia)
Porta romana, conosciuta, con il nome “Porta di
Cleopatra”, ma anche con il nome di «Porta di san
Paolo», conserva ancora la solida struttura delle
costruzioni romane del I° secolo.
Antiochia (Turchia)
Grotta di San Pietro. Situata nella periferia della città.
Secondo la tradizione sarebbe il luogo dove si riunivano i primi cristiani. Qui perciò sarebbero stati Paolo,
Barnaba, Luca e Pietro. Furono i crociati a identificare questo luogo e su una precedente costruzione bizantina vi edificarono una chiesa rupestre.
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Il sinodo
i quattro pilastri della Chiesa
Sacerdoti per un popolo sacerdotale
Nel cuore della grande preghiera eucaristica che nella messa fa memoria e rende presente l'immenso gesto di amore che Gesù ha compiuto al termine della missione che il Padre gli
ha affidato («avendo amato i suoi che erano
nel mondo li amò sino alla fine») incontriamo
una parola che il celebrante applica a sé, rendendosi conto della realtà che si compie nelle
sue mani e mediante la sua voce: «ti rendiamo
grazie per averci ammessi alla tua presenza a
compiere il servizio sacerdotale» (preghiera
eucaristica II).
Il rapporto sacerdote-Eucarestia è essenziale e inscindibile ed è nato insieme la sera della
Cena del Signore quando gli apostoli, sorpresi
dal trovarsi in mano il pane che Gesù ha spezzato e dato loro, che è il suo Corpo, come aveva
detto nella Sinagoga di Cafarnao in un momento drammatico dopo l'esaltante moltiplicazione
dei pani, raccolgono la sua consegna: “Fate
questo in memoria di me”.
Uno stupore e commozione che sentiamo
vibrare ancora nel racconto che Paolo fa della
tradizione ricevuta: “Ogni volta che mangiamo questo pane e beviamo a questo calice
annunciamo la morte del Signore fino a quando egli verrà” (1 Cor 11,26).
La nostra gente, familiarmente e semplicemente, vede e parla dei sacerdoti come “i preti
per dire la Messa” ed è certo una visione e lettura riduttiva ma coglie il nucleo centrale del
loro ministero, se consideriamo che “la liturgia ed in particolare l'Eucarestia è il culmine
verso cui tende l'azione della Chiesa ed è
insieme la fonte da cui proviene tutta la sua
virtù” (SC n. 10).
Ne abbiamo avuto un alto e appassionato
richiamo in questo inizio del terzo millennio
con l'Enciclica di Giovanni Paolo II “Ecclesia
de Eucharistia”, quasi un testamento della sua
fede, della sua vita e del suo impegno apostolico, e ancora con il Congresso Eucaristico
nazionale di Bari col tema “senza domenica
non possiamo vivere”, dove la celebrazione
eucaristica è posta al centro del giorno del
Signore, il primo della settimana, per nutrire e
rinnovare la vita dei credenti nell'esperienza di
Cristo risorto nella comunità dei fedeli, aprendo loro la dimensione della missione: “Mi
sarete testimoni”.
Se l’Eucarestia è al centro della vita della
Chiesa e costituisce il punto centrale del ministero sacerdotale ne deriva immediatamente e
necessariamente una duplice urgenza e forte
richiamo che tocca la vita spirituale del sacerdote e il suo ministero a servizio della comunità a lui affidata, onde sia famiglia di Dio
autenticamente missionaria.
Prendiamo in considerazione la prima di
queste urgenze, cioè ricuperare la centralità
dell'Eucarestia nella vita del sacerdote, il
momento più significativo e più intenso della
sua giornata, sorgente di una spiritualità eucaristica capace di legare insieme tutte le ore e le
azioni della vita quotidiana.
Ricordo l'impressione che mi ha colto nel
trovare, sul bancone di sacrestia di una chiesa
parrocchiale di montagna, un borgo quasi interamente spopolato, una scritta posta in bella
evidenza: “Celebra questa Messa come la
prima, come l'ultima, come l'unica”. Mi ha
richiamato la prima Messa, il giorno dopo l'ordinazione, con l'impressione che Mosè descrive nell'avvicinarsi al roveto ardente, nel tenere in mano il corpo del Signore e sollevare il
calice del sangue che redime l'umanità intera.
In occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney,
Benedetto XVI ha proclamato uno speciale anno sacerdotale dal 19 giugno 2009 al 19 giugno del 2010, sul
tema: "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote".
6
Vita della Chiesa
fedeli alla consegna del Cenacolo
Mi ha anche portato a constatare come
quello stupore, quel senso della vicinanza di
Dio e quei propositi di prima Messa “vengono
poi anestetizzati - nel tempo - con la fretta,
l'abitudine e la febbre delle cose” (Masseroni).
Un richiamo insistente e forte a ritornare a
quella esperienza incancellabile che “ci
domanda di liberare il cuore dalle tante incrostazioni che il tempo deposita, avvertitamente
o inavvertitamente, sulla nostra celebrazione”
(id.) onde possa ricuperare tutta la sua luce e
calore.
Insieme mi sorprende-in questo anno paolino-trovare all'inizio delle lettere dell'Apostolo
la sua incessante memoria di preghiera, notte e
giorno, per le Comunità che aveva fondate,
nella gratitudine a Dio per il dono loro concesso della fede e della carità, e l'intercessione
costante dettata dalla sollecitudine per tutte le
Chiese, il suo assillo quotidiano.
Anche nelle prove e nelle tribolazioni ed
incomprensioni Paolo sperimenta la consolazione di Dio, così intensa da traboccare e
comunicare ai fratelli nella fede, anch'essi
nella stessa fatica del vivere quotidiano.
La memoria, la preghiera di intercessione e
la sincera comunione con i fratelli configura anche se ad immensurabile distanza - il sacerdote che celebra a Cristo Signore “sempre
vivo ad intercedere per noi” (Eb 7,25).
E tutto si riannoda in quella esortazione
che gli prorompe dal cuore: “e siate riconoscenti”, una parola che è il commento più vero
ed insieme richiamo esigente per ogni presbitero, quando prega: “Ti rendiamo grazie, per
averci ammessi alla tua presenza a compiere il
servizio sacerdotale”.
+ Diego Bona
«Restiamo fedeli alla consegna
del Cenacolo,
al grande dono del Giovedì santo.
Celebriamo sempre con fervore
la Santa eucaristia.
Sostiamo di frequente
e prolungatamente in adorazione
davanti a Cristo eucaristico.
Mettiamoci in qualche modo
alla scuola dell’Eucaristia.
Tanti fedeli nel corso dei secoli
hanno trovato in essa il conforto
promesso da Gesù
la sera dell’Ultima Cena,
l’alimento per riprendere il cammino
dopo ogni scoramento,
l’energia interiore,
per confermare la propria scelta
di fedeltà».
Giovanni Paolo II
7
Nel cammino liturgico
il nutrimento per la nostra vocazione ecclesiale
Nel tempo pasquale che è un unico grande memoriale del trionfo della Vita sul male e
sulla morte, ci incontriamo in modo privilegiato, secondo la tradizione popolare, con
Maria, la Madre della Vita. Vogliamo metterci ancora una volta alla sua scuola, per imparare ad essere pienamente Chiesa, tutti protesi a rendere visibile nel nostro mondo la presenza del Signore.
La nostra amata Fondatrice, che vuole che
gustiamo in pienezza il mistero della Chiesa,
ci ha indicato in modo speciale nell'opuscolo
“Respiriamo Maria” il percorso semplice ed
efficace per maturare la nostra vita cristiana
dall'interno del cuore della Madre, e ci sollecita a contemplare con Lei i misteri del Figlio
che in questo tempo privilegiato la Liturgia ci
presenta con grande ricchezza.
Gesù che ascende al cielo ci aiuti ad elevarci con Lui, liberandoci dalla pesantezza
che spesso attanaglia i nostri cuori e i nostri
pensieri, nella certezza che abbiamo un posto
già preparato nella casa del Padre.
Lo Spirito del Signore, che nella
Pentecoste viene ancora una volta effuso con
abbondanza su di noi, dilati i nostri cuori
all'universalità, liberandoli dalle strettezze
dell'egoismo e della mediocrità, in modo che
la nostra donazione a Gesù e alla Chiesa,
attraverso la rinnovazione dei Voti, sia motivo di gioia e di rinnovato impegno
nell'Amore.
Contempliamolo, questo Amore ineffabile, nel mistero di comunione delle Tre
Persone Divine che celebriamo con riconoscenza nella solennità della Santissima
Trinità; per imparare relazioni belle, gratuite,
piene… Di fatto, proseguendo il cammino
liturgico, ci viene regalata la forza per realizzare questo progetto relazionale, che non
sembra raggiungibile con le nostre forze
umane; Gesù per questo si fa per noi nutrimento, abbondante e quotidiano.
Nella celebrazione della solennità del
Corpo e Sangue del Signore vogliamo esprimere il nostro rinnovato ringraziamento per il
dono della “folgorazione” della Fondatrice,
per il quale siamo nate nella Chiesa come
Famiglia radunata nel nome del Signore, e
vogliamo continuare a crescere nutrendoci di
Lui e attingendo dal suo Cuore aperto energie
nuove, per essere nella Chiesa “goccioline di
sangue” portatrici di vita e di salvezza.
Suor Maria Teresa
Superiora Generale
Felice Mina, Mosaico,
su bozzetto
di Antonietta Barbiero
Roma - Domus Aurea
Figlie della Chiesa
8
Vita della Chiesa
Contemplare Gesu`
con gli occhi di Maria
La Gaudium et Spes ci ricorda che il mistero dell'uomo si illumina solo nel mistero del
Verbo incarnato e, come dice Giovanni Paolo
II, il Rosario ci aiuta ad aprirci a questa luce
contemplando il cammino di Cristo, nel quale
quello dell' uomo è ricapitolato.
Misteri della Luce
I misteri della luce sono quelli che ci riportano al ministero pubblico di Gesù, dove Egli
si manifesta come il Rivelatore definitivo di
Dio:
Questi è il Figlio Mio, l'Amato: in Lui ho
posto il mio compiacimento (Mt 3, 17).
Il Figlio di Dio è il Figlio di Maria. Nell' intimità della casa di Nazareth Ella coltiva con
fede eroica questo profondo mistero. La
Buona Novella ha in Lei la sua prima testimone: «Ciò che i nostri occhi hanno veduto, ciò
che le nostre mani hanno toccato, di ciò noi
rendiamo testimonianza e lo annunciamo
anche a voi!» (1 Gv 1, 1-3).
Maria, sentinella del mattino: Fate quello
che Lui vi dirà! (Gv 2, 5), sulla sua bocca a
Cana sta la grande ammonizione che Ella
rivolge alla Chiesa di tutti i tempi (RVM 2,
21), l'instancabile e perenne annuncio di Suo
Figlio! «Non hanno più vino... che ho da fare
con te o Donna? Non è ancora giunta la mia
ora» (Gv 2, 3-4). Maria è la Donna che schiaccerà la testa dell'antico serpente, la Donna che
con la sua umiltà sconfiggerà l'orgoglio del
nemico infernale, la Donna a cui Gesù affiderà l'umanità intera e che già da ora comincia ad
esercitare la sua maternità universale. Ella è la
Mediatrice, l'Intermediaria a cui Dio nulla può
negare, capace di anticipare la sua ora, Colei
che continua a riempire le nostre giare vuote
con il vino nuovo della grazia; in una parola: la
possibilità di Dio! «Così Gesù manifestò la sua
gloria e i suoi discepoli credettero in Lui» (Gv
2, 11). Il suo intervento a Cana fa da sfondo e
cornice anche agli altri misteri nei quali non
compare direttamente.
Quel Regno di cui Maria si è fatta inauguratrice, sarà il fulcro della predicazione e dei
miracoli di Cristo: «Convertitevi e credete al
Vangelo!» (Mc 1, 15). Il silenzio della Vergine
costituisce lo spazio necessario e fecondo nel
quale la Parola può risuonare: «Beati coloro
che ascoltano la parola di Dio e l' osservano»
(Lc 11, 28), «questi infatti sono per me madre
e fratelli» (Lc 8, 21). Con questa parola Gesù
ci addita Sua Madre come modello esemplare
di fede. Infatti chi più di Lei può dirsi beata per
aver creduto ed accolto la Parola, per averla
custodita, meditata nel cuore, vissuta in pieno
anche quando era dura da accettare e difficile
da comprendere (RM 3, 20).
«Il suo volto cambiò d'aspetto e le sue vesti
divennero candide e sfolgoranti» (Lc 9, 29).
Maria è lo specchio dove il volto trasfigurato di Cristo rifulge in modo unico, chiaro,
istantaneo. Ella trasmette il raggio di Dio
come l'aria, senza parlare, rendendolo accessibile al nostro occhio e permettendoci di sostenerlo senza paura. È nelle sue viscere, come ci
dice la serva di Dio Maria Oliva Bonaldo, che
il Pane degli Angeli diviene Pane dei Figli. (cf
M.O. Bonaldo Respiriamo Maria).
Questo è il mio Corpo... questo è il mio
Sangue... Fate questo in memoria di Me (Lc
22, 19-20). Ed ecco, in conclusione, come la
suddetta serva di Dio si rivolge a Maria per
esprimere la sua intima e totale partecipazione
a questo Mistero Eucaristico: «Tu eri, tu sei
troppo presente nella promessa, nel dono, nella
moltiplicazione dell'Eucarestia -fino ad essere
tu stessa la sostanza di questo sacramento- perché ci sia bisogno di ricordarti»
(M.O.Bonaldo, Respiriamo Maria, p.39).
Giulia Iuso
9
Dio ci aprira` la porta della Parola...
Nell'estate l934, Madre Maria Oliva
Bonaldo, scrive “di getto” i 33 foglietti, volumetto prezioso, espressione viva, di “un fervore da molti anni compresso, che dava ali
alla sua penna” (come ella stessa affermò in
Fiore di Passione). C'è nel suo pensiero una
profonda certezza dell'agire ininterrotto di
Dio con la sua Parola creatrice, nel “progetto” che le aveva, in un giorno ormai lontano,
consegnato. Ho trovato nel documento preparatorio al Sinodo sulla Parola, queste espressioni che mi sembrano sintetizzare quel dinamismo che ha segnato la vicenda carismatica
della nostra Fondatrice, in quel suo movimento a volte vorticoso della Parola che puntualmente “dispiegava la sua efficacia” nella
misura in cui Maria Oliva e molti altri con lei
“rimuovevano gli ostacoli” lungo “quella
via”. Espressioni che descrivono soprattutto
il suo cammino di vera “credente”.
Conoscendo la “Storia di un carisma”, si
può vedere come la Fondatrice ha coinvolto
quanti più personaggi ha potuto, presentandosi decisamente a Dio, alle autorità ecclesiastiche e perfino a quelle civili, in veste di
“Cananea”. Raggiunto l'obiettivo, quando
ormai aveva decifrato, nel volto di una giovane maestra: Olga della Madre di Dio, i tratti
essenziali del “progetto”, scriverà: “Il
Signore mi aveva evidentemente aiutata, perché nell'ansia di esprimere con le parole di
Dio i desideri troppo grandi del cuore, avevo
aperto più volte la Sacra Scrittura che ignoravo, e avevo subito trovato l'espressione corrispondente al mio pensiero” (Fiore di
Passione, pag.12). “Saporosa contemplazione
vivificata sostanzialmente dalla parola di
Dio”, osserverà qualche anno più tardi, nell'introduzione ai 33 foglietti, Padre Valentino
Macca, la cui vicenda si intrecciò con la sua
in un momento difficile dell' Opera.
10
Sì, veramente quel “progetto” zampillato
dalla Parola, non aveva mai cessato di dare
prova della sua prorompente vitalità. La
Fondatrice ne avvertiva, perché madre, i sobbalzi; ella ci ha assicurato che la Grazia di luce
del Corpus Domini era sempre presente nella
sua vita, tanto da manifestarsi ovunque, nei
luoghi più diversi e impensati del vivere quoti-
diano: “Il progetto si era elaborato da sé, in
chiesa, per via, fra le cure della casa e gli impegni della scuola…davanti ai tabernacoli abbandonati …tra la folla immemore di Dio…»
(Fiore di Passione, pag. 13). Leggendo nell'attualità e meditando i 33 foglietti, penso che
ogni Figlia della Chiesa possa toccare con
mano, vivendo il carisma, che Dio ha veramente “aperto la porta della parola dando
alla Fondatrice e a noi di manifestare come
conviene alle anime il Mistero di Cristo per
trarle all'obbedienza della fede” (cfr 33
foglietti. pag 30).
Vita della Chiesa
per manifestare il Mistero di Cristo
La manifestazione del Mistero di Cristo
allora, è ciò che più avvicina la Fondatrice
all'esperienza folgorante di Paolo. A noi, il
particolare incarico di “manifestarlo” dando
“voce” a questo annuncio che la Parola fa di
se stessa: “Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada...” (Is
43,19).
Per lanciare questo grido di speranza “ ci
è stata data la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le
genti, a gloria del suo nome…” (Rom 1,5).
Conoscenza del Mistero che “le Figlie della
Chiesa chiederanno con gli inenarrabili gemiti dello Spirito Santo che grida in noi: Abbà,
Padre” (cf 33 Foglietti pag. 2).
E noi godiamo di questa “conoscenza del
Mistero” che in questa splendida ed allo stesso tempo sofferta stagione della Chiesa ci
raggiunge come “un fiume in piena”. Tesoro
da condividere, con la semplicità del pane
quotidiano che Dio Padre ci dona ogni giorno, anche quando, perché sazi di cose inutili,
ci dimentichiamo di chiederglielo.
La Sacra Scrittura
riportata dal Messale
quotidiano,
lascia sempre nello spirito
la sazieta`:
e` preghiera pubblica
ed e` preghiera personale;
nutre tutto il Corpo Mistico
e nutre la cellula;
da` il senso della Famiglia
e il senso della personalita`;
lanima prega con tutti
e prega tutta sola
col suo Dio.
Lo Spirito
che penetra tutte le cose
avverte perfino la sua voce.
Io non trovo nulla
di piu` bello,
di piu` penetrante,
di piu` saporito.
e` un sapore reale!
Maria Oliva Bonaldo
Anna Bergamo
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Vita dell’Istituto
Andate e predicate il Vangelo
Bolivia, cuore dell’America, che accoglie da quasi 50 anni le Figlie della Chiesa, quest’anno, è stata visitata dalla nostra Madre Maria Teresa con la sua Consigliera generale,
suor Cecilia, dal 5 febbraio al 18 marzo. Bolivia è un Paese di comunità giovani, dove c’è
tanta speranza e vita.
Le Sorelle, quasi tutte boliviane, lavorano nella pastorale parrocchiale e sociale, nella
catechesi, mettendo sempre al primo posto la loro presenza di adoratrici, come voleva la
Madre Fondatrice: “contemplative e, perché tali, apostole”.
Le visitatrici hanno iniziato la loro missione con
un compito delicato e sofferto; la comunità di
TOLATA, Madre de nuestro pueblo, non potrà
continuare la sua presenza, perciò era necessario
predisporre il parroco e le Sorelle a questa potatura.
Subito dopo c’è stato l’incontro delle Superiore
delle 6 comunità a COCHABAMBA. Si tratta di
preziosi tempi formativi, perché il fervore e lo
slancio apostolico delle Sorelle devono essere
sostenuti dal servizio della Superiora.
Quindi l’incontro fraterno con le Sorelle della
comunità Maria Maestra di vita spirituale a
SACABA, in cui si dedicano alla crescita della
vita spirituale dei gruppi nella casa di Esercizi,
ambiente che eleva anima e corpo, attraverso la
preghiera e la contemplazione. Curano ancha la
confezione di paramenti liturgici.
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Vita dell’Istituto
dalla Bolivia
Dopo alcuni giorni le due visitatrici partono per
LA PAZ, Regina Apostolorum, accolte dalle giovani Sorelle con festa e canti, come pure con
segni caratteristici locali.
Qui la Comunità cura specialmente la mensa dei
poveri, servendo in essi Gesù stesso, come il
Signore ci esorta nel suo Vangelo. Inoltre c’è
l’ambulatorio e altre opere di carattere sociale e
assistenziale, e una biblioteca aperta agli studenti della zona.
Vivono in un barrio popolare, e sono attente alle
necessità della gente.
La Madre posa volentieri con le 3 juniores
davanti la nostra cappella che fa da succursale
della parrocchia.
Dai 4 mila metri di altezza in cui si trova La Paz, scendono al Tropico boliviano, con la
sua vitalità e costumi indigeni. Qui tutto il paese di HUACARAJE va loro incontro nel
campo dove atterra il piccolo aereo. Le due Sorelle della comunità Regina Angelorum
accolgono con gioia la Madre e la sua Consigliera.
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Rubrica
Vita dell’Istituto
un cammino oltre i confini
Da lì, dopo una breve visita al vescovo nella piccola città di Trinidad, suor Maria Teresa e
suor Cecilia raggiungono il paesino di LA ASUNTA; anche questo in una zona tropicale
e verdeggiante, in cui le 3 Sorelle di Regina Asunta, oltre che sostare in adorazione quotidiana nella chiesa parrocchiale destinata ad essere santuario eucaristico del Vicariato
Apostolico, insegnano nella scuola, accolgono i bambini, si dedicano alla catechesi.
Finalmente arrivano a SANTA CRUZ, dove le accolgono, oltre le 3 Sorelle della comunità Nuestra Senora de Nazareth, le 5 pre-postulanti, speranze per il futuro della missione. La loro presenza è soprattutto di animazione all’Adorazione quotidiana in Cattedrale
e di catechesi in una zona periferica della città; confezionano paramenti liturgici.
Lasciano il Tropico e raggiungono la casa centrale
sede della Delegazione, nella valle di COCHABAMBA, in cui risiede la comunità Madre de los pobres,
composta di 3 Sorelle. Questa casa accoglie le Sorelle
per incontri, Esercizi spirituali, e avvenimenti importanti della nostra Famiglia.
È affidata alla comunità la mensa dei bambini poveri.
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Vita dell’Istituto
dalla Bolivia
Ora la Bolivia guarda al futuro con speranza e ottimismo per le 5 NOVIZIE che sono appena partite per il noviziato Latino Americano in Colombia,
dove si prepareranno a essere Figlie della Chiesa,
disposte a diffondere il Regno di Dio e l’amore alla
Chiesa con generosità e fervore.
e per le giovani JUNIORES che stanno continuando la loro formazione nelle diverse comunità boliviane, e una anche in Italia.
La Madre e suor Cecilia lasciano questa terra
benedetta affidandola al Signore, e alla Vergine di
Copacabana, patrona della Nazione, che accompagneranno certamente la nuova Delegata, suor
Nieves e le sue consigliere suor Irene e suor
Ninky, nella guida delle comunità.
Sono realtà preziose in Bolivia anche le FRATERNITÀ dei Figli della Chiesa, che
vivono il nostro carisma nella laicità come luce e sale nella quotidianità della loro vita.
Santa Cruz
Cochabamba
La Paz
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prima Professione
Rubrica
Vita dell’Istituto
Tarso: nella terra santa della Chiesa
"Se in Palestina siamo stati concepiti come
cristiani, è in Turchia che siamo nati come
Chiesa" sono le parole toccanti dell'omelia di un
Vescovo in pellegrinaggio a Tarso con la sua
Diocesi in occasione dell'Anno Paolino. E le
Figlie della Chiesa di Mater Gentium si sono
sentite lette e interpretate nella missione che
l'Istituto ha affidato loro da 15 anni, in piena
sintonia con il nostro Carisma: conoscere,
amare, testimoniare la Chiesa; farla conoscere e
farla amare, pregare, lavorare e soffrire per essa
come Gesù, che amò la Chiesa e per essa sacrificò se stesso. Sì, far conoscere e far amare la
terra santa della Chiesa, i luoghi in cui Paolo e
gli altri annunciatori del Vangelo hanno seminato la fede nel Signore Gesù, Crocifisso e Risorto
per noi, Signore di tutte le genti. Antiochia,
Tarso, Listra, Derbe, Iconio, Smirne,
Tessalonica, Filippi e tante altre sono le città
percorse dalla Parola nella sua corsa verso
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l'Europa. Oggi, sono città esclusivamente di
cultura e fede islamica, dove i cristiani sono
meno di una minoranza, dove ancora si continua a seminare speranza e fiducia. Biancagnese
Trabaldo, Maria Di Meglio e Maria Ballo sono
tre Figlie della Chiesa, uniche cristiane che
vivono e operano a Tarso; accolgono con cuore
di sorelle e madri i pellegrini in visita alla
Chiesa di San Paolo trasformata ora in Museo,
provenienti da tutto il mondo: Corea, Giappone,
Stati Uniti, Argentina, Europa.
Con essi le Sorelle condividono la celebrazione dell'Eucaristia, la fraternità e un piccolo
momento di ristoro in un salone adiacente al
Museo; a loro offrono la semplice ma efficace
testimonianza della sfida che le afferra con
gioia da 15 anni: essere una piccola presenza
cristiana in questa terra, irradiare con la preghiera dall'unico Tabernacolo presente a Tarso
l'annuncio della salvezza, il Nome santo di
Gesù che non possono pronunciare esplicitamente al di fuori del silenzio orante della loro
preghiera.
La loro casa è inserita in un quartiere
musulmano e i rapporti con il vicinato sono
improntati a grande rispetto e affabilità; ma per
la condivisione della fede devono recarsi in
Parrocchia a Mersin (30 Km circa) dove possono unirsi alla piccola comunità cristiana che
vive e opera lì e di cui sono educatrici attente
e sollecite insieme ai Frati Cappuccini, fedeli
custodi di questa Chiesa.
Vita dell’Istituto
dalla Turchia
denti siamo debitori nella gratitudine; sono le
pietre vive che raccontano ogni giorno a chi è
disposto ad ascoltare la splendida storia di una
Parola che non può essere incatenata, nemmeno oggi.
Grazia De Palma
La chiesa di San Paolo, trasformata in Museo
Dal 10 al 18 maggio scorso, Sr. Maria
Teresa Sotgiu, nostra Superiora Generale,
accompagnata da Sr. Grazia, sua Consigliera,
ha visitato la comunità di Tarso e ha condiviso
con le Sorelle i ritmi dell'accoglienza, le gioie
e le fatiche della loro missione. Le ha incoraggiate a perseverare nel Signore, richiamando
l'icona mariana suggeritaci dalla Fondatrice di
affidarci a Maria e respirare in lei Gesù, come
i bambini non ancora nati, che non si vedono
all'esterno ma la cui vita è tutta palpitante nel
grembo della loro madre. La non visibilità dell'annuncio che le Sorelle quotidianamente soffrono non impedisce loro di essere fecondo lievito nascosto nella massa, 'seme' che caduto in
terra macera al buio e nella solitudine per portare frutto nella spiga a tempo opportuno.
Questa è la certa speranza che abita i cuori
delle Figlie della Chiesa, che muove in avanti
i passi del Vicariato Apostolico di Anatolia,
sotto la guida paterna e sollecita di Mons.
Luigi Padovese, ofm, e di cui Tarso fa parte. Il
pozzo di San Paolo e le rovine di quella che si
crede sia la sua casa natale sono la testimonianza silenziosa e solida che ha attraversato la
storia fino ai nostri giorni e di cui tutti noi cre-
Al “pozzo di San Paolo”.
L’incontro con il Vicario Apostolico S.E. Mons.
Luigi Padovese
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per tutte le opportunità, gli studi e la guida spirituale che ho ricevuto
Rubrica
Vita dell’Istituto
Professione Perpetua
Nuovi germogli in India
Il 23 maggio 2009 a Arunodaya alla presenza
dell’Arcivescovo di Bangalore, S. E. Mons. Bernard
Moras, hanno fatto la Professione Perpetua Chittuparambil
Shali e Gonsalvez Sosamma.
Sono grata a Dio per la vocazione di Figlia della Chiesa
Sono Chittuparambil Shali della Presentazione di Maria,
vengo da Makkodu, villaggio dello Stato del Karnataka, dove
vivono le persone emigrate del Kerala. Sono unica figlia dei
miei genitori. Ho perso mio padre nell'infanzia. Sono cresciuta con mia madre e il suo amore generoso anche nel sacrificio
ha influito sulla scelta della mia vocazione.
Dalla mia infanzia ho avuto il desiderio di diventare religiosa
e questo sogno mi ha dato stimolo a coltivare in me i valori
cristiani. Sono entrata tra le Figlie della Chiesa nell'anno
1996; nel 2000 ho fatto la mia Prima Professione e finalmente oggi posso dire di aver raggiunto in pieno il mio sogno.
Sono grata a Dio per la mia vocazione di Figlia della Chiesa, sono grata a molte mani, conosciute
e sconosciute, che hanno sostenuto la mia vita, a suor Maria Teresa, ai miei genitori, agli insegnanti e amici, a tutte le Sorelle che mi hanno accompagnato all'altare per dire il mio Sì totale a Lui!
Sono pronta a servizio della Chiesa e dei fratelli.
Sono Gonsalvez Sosamma di Nostra Signora del Perpetuo
Soccorso, vengo da Pulluvila, in Kerala, e sono la quinta di
otto figli. Dio ha piantato nel mio cuore il seme della vocazione religiosa attraverso una delle mie cugine, quando andavo a scuola. Poi, finiti gli studi, dopo un tempo di ricerca, a
22 anni, si è fatta in me chiarezza sul dove seguire il Signore
e sono entrata tra le Figlie della Chiesa.
All'inizio della mia formazione sono stata attratta soprattutto
dalla profonda vita di preghiera e dell'adorazione eucaristica,
illuminata anche dallo stile di vita e di apostolato delle sorelle. Durante il mio juniorato, la mia vocazione si è fortificata,
nel seguire totalmente Cristo, a servizio della Chiesa e dei
fratelli.
Oggi il mio cuore è pieno di gioia e di gratitudine al Signore
per tutto quello che Egli ha fatto nella mia vita. Ringrazio la
nostra Madre Generale Sr. Maria Teresa e il suo Consiglio per
avermi accolto in questa famiglia religiosa, esprimo loro la
mia gratitudine per tutte le opportunità, gli studi e la guida
spirituale che ho ricevuto, e il mio Grazie a tutte le Figlie
della Chiesa!
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Vita dell’Istituto
terra di promesse
Professione temporanea
Provengo da Kollegal in Karnataka e ho 22 anni. Sono la
seconda di 3 figli. Da piccola avevo sempre il desiderio di farmi
religiosa. Negli ultimi anni dello studio questo desiderio è
diventato più forte.
Ho conosciuto prima le suore di Madre Teresa di Calcutta e
sono rimasta colpita dal loro generoso e amoroso servizio ai piccoli e ai grandi, emarginati e abbandonati. Volevo seguire la
stessa strada. Proprio allora, il mio padre spirituale mi ha fatto
conoscere l'Istituto delle Suore Figlie della Chiesa a Mandya,
con una forte vita di preghiera e servizio ai poveri e bisognosi.
Durante il tempo di esperienza sono rimasta colpita dal loro
stile di vita semplice e dallo spirito di famiglia, il loro modo di
far conoscere Cristo e la sua Chiesa. Proseguendo la mia formazione è diventata sempre più chiara la mia strada con la luce che
emana dalla Stella.
Accostandomi all'altare per emettere i primi voti sento risuonare forte nel mio cuore le parole di Gesù: “Nessuno può andare dal Padre se non attraverso di me.” Sì, desidero seguire Lui
solo, perché è Lui, la Via, la Verità e la Vita. Grazie alla Famiglia delle Figlie della Chiesa che
mi accoglie, grazie a ciascuna che ha contribuito e contribuisce alla mia formazione.
Nirmala Mary di Gesù Crocifisso
Ho 22 anni, sono nata a Gudlore in Karnataka. Ho completato la scuola di base restando nel
collegio delle suore carmelitane dove ho condiviso la vita insieme ad altre ragazze cristiane e
non-cristiane. Come ragazza cristiana mi hanno spesso affidato il compito di animare la preghiera e così ho sperimentato non solo la vicinanza del Signore ma ho aiutato anche altre a scoprire
il suo amore.
Lì è nata la mia vocazione di appartenere a Gesù e farlo
conoscere ad altre persone. Al termine della scuola ho condiviso il mio desiderio con un mio zio, sacerdote della diocesi di
Mysore. È stato lui a condurmi alla Famiglia religiosa delle
Figlie della Chiesa. Dopo un periodo di esperienza nella comunità di Mandya dove ho visto il generoso servizio che le Figlie
della Chiesa svolgevano in mezzo ai poveri e ai piccoli, ho scelto di entrare da loro e ho iniziato la mia formazione. Durante
questi anni di cammino è cresciuto in me il desiderio di essere
tutta del Signore, di partecipare alla missione della nostra
Madre Chiesa e comunicare ai fratelli la ricchezza del suo
mistero. Il mio cuore è pieno di gioia e gratitudine mentre mi
preparo a pronunciare i primi voti e diventare parte di questa
Famiglia delle Figlie della Chiesa. Mi affido alla preghiera e
sostegno di ciascuna.
Jayanthi Mary di Gesù Crocifisso
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Rubrica
Vita dell’Istituto
Si consacra a Dio per sempre
In Italia
Pontedera PI il 20 giugno 2009, nella
celebrazione eucaristica Chiara fa la
Professione Perpetua presieduta da S.E.
Mons. Vasco Bertelli, Vescovo emerito di
Volterra.
«So a Chi ho dato la mia fiducia» ( 2 Tm 1,12)
Figliole mie, il vero ossigeno di cui oggi ha soprattutto bisogno la Chiesa, e` la
nostra gioia di esserle figlie
e di dimostrarlo a viso aperto, chiaro, luminoso, splenateldente, in modo che i fra
li, vedendoci, dicano: Dio
esiste, ed e` Amore!
M. Maria Oliva
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So in chi ho posto la mia fiducia perché non è
mai stata delusa. Attraverso la consacrazione al
Signore in questa Famiglia religiosa, voglio dire il
mio sì, il mio Amen a Colui che non mi ha mai
abbandonata.
Nel percorso esistenziale che ho fatto fino ad
oggi le esperienze gioiose e quelle sofferte, gli eventi previsti e imprevisti, le persone che ho incontrato
e amato… in tutto e tutti ho scoperto il Volto di Dio
che forma e trasforma.
L'Amore è Lui e questo Amore è “forte come la
morte” (Ct 8,6), fedele, libero, creativo. Lo leggo
nella mia storia lunga e complessa ma guidata da
questa presenza viva, discreta e salda, che non
costringe ma avvince. Questo Amore è il sigillo indelebile di Dio che si rivela nella morte in croce del
Signore Gesù e nella gioia della sua Resurrezione.
Desidero dire grazie alla vita che la mia famiglia
naturale mi ha donato, grazie alla Chiesa che mediante il Battesimo mi ha rigenerata a vita nuova in Cristo
Gesù e grazie alla mia Famiglia religiosa che mi
accoglie donandomi la gioia di appartenere più strettamente a Cristo, grazie al quale, come dice Paolo:
“tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità
della sua conoscenza” (Fil 3, 8). So Chi è Colui nel
quale ho posto la mia fiducia, non grazie ai libri o per
sentito dire, ma perché ho sperimentato nella mia
carne la sua tenerezza e misericordia.
Oggi con Maria, Vergine Immacolata vi annuncio
una grande gioia, Cristo è vivo, è risorto dai morti
come aveva promesso e auguro a ciascuno l'esperienza unica e singolare di incontrarlo !
Cioli Chiara di S. Giovanni della Croce
Vita dell’Istituto
Intreccio armonico e sapiente
Lassociazione
Figli della Chiesa
ha realizzato
il convegno
annuale
dal 29 aprile
al 3 maggio 2009
a Domus Aurea
Roma
Si è concluso il 3 maggio l'incontro internazionale dei Figli della
Chiesa a Roma, sul tema: Credo la Risurrezione dei morti e la vita
del mondo che verrà, incontro sempre atteso e partecipato.
È stata un'occasione ricca e privilegiata di formazione permanente; i rappresentanti delle varie fraternità hanno continuato l'approfondimento del Credo che stanno portando avanti da tre anni.
Come approccio al nostro carisma è stata presentata la figura di
suor Olga, Figlia della Chiesa; mentre le sorelle di “Ecclesia Mater“,
che vivono la consacrazione all'interno dell'Associazione, hanno presentato il loro cammino particolare. Si sono aperti gli orizzonti anche
sulle realtà delle Fraternità di Bolivia attraverso la loro rappresentante,
la sig.ra Estela Zeballos.
Benediciamo il Signore per il clima fraterno che si è goduto e per
l'impegno di questi nostri fratelli e sorelle laici che sono preziosi collaboratori e desiderano crescere con noi nel conoscere, amare e servire la Chiesa Madre. Il Convegno si è concluso con un pellegrinaggio
significativo, preparato la sera prima da suor Maria Giampiccolo e suor
Bertilla, iniziato con la Celebrazione Eucaristica nella Casa generalizia ove riposano le spoglie della Fondatrice Madre Maria Oliva, seguito dalla visita ai Musei Vaticani, e continuando poi fino alla Basilica
di San Paolo, per commemorare l’anno paolino e godere
dell’Indulgenza plenaria concessa dal nostro Santo Padre.
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Rubrica
Vita dell’Istituto
Esempi di vita per il nostro tempo
Don Sandro Vigani, Direttore dell'Ufficio Pastorale per le
Comunicazioni Sociali della Diocesi di Venezia e Arciprete di
Trivignano (VE), ha presieduto a Mestre la solenne celebrazione del 66° anniversario di morte di suor Olga. La parrocchia di
Trivignano, nel circondario di Mestre, ha un particolare legame
con le Serve di Dio Suor Olga, Suor Maddalena Volpato e
Madre Maria Oliva Bonaldo, la Fondatrice, perché tutte e tre
vissero per alcuni periodi in quella comunità durante i difficili
anni della guerra. “Il fatto che queste tre Sorelle siano avviate al
riconoscimento delle virtù eroiche - ha osservato don Sandro ci interpella: che cosa può dire il loro passaggio pur breve tra
noi? Suor Olga in particolare che cosa ci ha lasciato?”
Apparentemente non grandi opere con grandi numeri come altri
Beati hanno lasciato. Di lei rimangono piccole lettere che dicono di cose semplici e quotidiane, ma rivelatrici di atteggiamenti spirituali importanti.
Primo, la letizia. Ossia la contentezza che nasce dalle cose semplici. Suor Olga appare contenta
di fronte a una vita faticosa e complessa, perché vive di preghiera, di amicizia profonda con il
Signore. Secondo, l'obbedienza alla vita, ossia alle relazioni comunitarie, obbedienza alla comunità cristiana, alla parrocchia, alla comunità religiosa, alla Superiora: tante obbedienze vissute
come obbedienza alla vita. Dio ti parla nella vita e tu, obbedendo, impari a fare la sua volontà
concretamente, quotidianamente.
Spirito di sacrificio, il terzo atteggiamento. Nella vita di Suor Olga tutto era offerta, dono, atto di
amore fino all'offerta dei terribili giorni dell'ultima malattia.
Per questi atteggiamenti la vita di Suor Olga è una vita molto moderna, per il nostro tempo, tanto
complicato, complesso, privo di riferimenti forti. Suor Olga ci provoca a vivere fino in fondo
l'esperienza quotidiana, a obbedire alla vita fino in fondo. È questa la modernità della sua vita nel
nostro mondo pieno di chiasso.
Pina Audasso
Consorelle, familiari, amici e devoti di suor Maddalena Volpato
di S. Teresa di G.B. si sono ritrovati numerosi a San Alberto di
Zero Branco nella solennità dell’ascensione 2009, ricorrendo il
66° anniversario della sua nascita al Cielo.
La ripresa della Causa di Beatificazione della Serva di Dio prosegue alacramente con l’ascolto dei testimoni da parte dei due
Tribunali, diocesano principale di Venezia e Rogatoriale in
Diocesi di Porto-Santa Rufina, Roma, mentre giungono alla
Postulazione segnalazioni di grazie e favori ottenuti per intercessione di Maddalena.
Le Figlie della Chiesa si uniscono di cuore alle suppliche di tutti
i devoti.
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Vita dell’Istituto
Notizie in breve
25 Marzo: Concerto del Coro della Diocesi di Roma
presso la casa Generalizia delle Figlie della Chiesa
Noi Figlie della Chiesa viviamo il 25 marzo,
festa dellAnnunciazione, in un clima di
semplicita`, onorando la Vergine e celebrando insieme la Liturgia, unite attorno
alla Madre Generale con profondo desiderio di crescere sempre piu` nella comunione
fraterna e nel dono del carisma datoci dalla
Madre Fondatrice.
A conclusione della festa il Coro della
Diocesi di Roma diretto da Mons. Marco
Frisina, ha eseguito per noi un concerto di
bellissimi canti mariani.
La nostra Sorella Luigia Simeoni della Madonna dei 7 Dolori
nata a Treviso il 21 giugno 1920,
ha raggiunto la casa del Padre il 20 maggio 2009
Nata a Treviso, “culla” della nostra Famiglia, è entrata come ventottesima tra le Figlie della Chiesa nel
1942, mentre la Congregazione affrontava i gravi
disagi causati dalla guerra. Fin da piccola, rimasta
orfana di madre, per poter vivere divenne operaia,
sempre solerte e allegra.
Di lei ricordiamo soprattutto il grande amore a Gesù
Eucaristia e la devozione tenera verso la Vergine
Addolorata. Era una Sorella semplice, un volto aperto, ricca di pace, che irradiava intorno a sé con il sorriso, la finezza nel tratto, l’attenzione alle persone.
Sempre disponibile per le necessità dell’Istituto,
dopo aver trascorso una decina di anni nella comunità di Roma Mater unitatis, appassionandosi nel
Centro di Cultura mariana per diffondere l’amore alla
Madonna, visse l’ultimo periodo della sua lunga vita
in casa di riposo, prima a Levico (TN) e poi a
Castelnovo (VI), assistita con amore dalla Comunità.
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Chi mi separera` dallamore di Cristo ?
Forse la tribolazione,
langoscia, la persecuzione,
la fame, la nudita`, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi
siamo piu` che vincitori
per virtu` di colui che ci ha amati:
Io infatti sono persuaso che
ne´ morte ne´ vita,
ne´ angeli ne´ principati,
ne´ prresente ne´ avvenire,
ne´ potenze, ne´ altezza, ne´ profondita`,
ne´ alcunaltra creatura
potra` mai separarrci dallamore di Dio,
in Cristo Gesu`, nostro Signore.
Rm. 8,35-39
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