San Paolo sigilla con il suo sangue il Vangelo di Cristo Figlie della Chiesa Bollettino della Postulazione Aprile - Giugno Sped. Abb. Post. D.L.353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n. 46) art. 1. comma 2 DCB Roma Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa - Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma 2009 2 Bollettino trimestrale della Postulazione anno XXIX n. 2 Aprile - Giugno 2009 sommario C/c postale n. 37701000 - C/c n. 39553003 Vita della Chiesa Sped. Abb. post.D.L. 353/2003 (conv.in L.27/02/2004 n.46) art.1.comma 2 DCB Roma Autoriz. del Tribunale di Roma n. 17815 del 5-10-1979 Ed. Istituto Suore Figlie della Chiesa Viale Vaticano, 62 - 00165 Roma DIR. RESPONSABILE: Maria Teresa Sotgiu REDAZIONE: ° ° ° ° ° ° Elsa De Marchi, Maria Giampiccolo In copertina: Il martirio di San Paolo, fine secolo XIII Cappella del «Sancta Sanctorum» Santuario della Scala Santa, Roma La parola del Papa L’imitazione di Cristo in S. Paolo Sacerdoti per un popolo sacerdotale Nel cammino liturgico Contemplare Gesù Dio ci aprirà la porta della Parola 3 4 6 8 9 10 Vita dell’Istituto ° ° ° ° ° ° ° ° ° Andate e predicate il Vangelo Un cammino oltre i confini Tarso: nella terra santa della Chiesa Nuovi germogli in India Terra di promesse Si consacra a Dio per sempre Intreccio armonico e sapiente Esempi di vita per il nostro tempo In breve 12 14 16 18 19 20 21 22 23 Conclusione dell’anno paolino 28 giugno 2009 Paolo di Tarso, l’Apostolo delle genti, non conobbe Gesù in vita, come i Dodici Apostoli, ma esperimentò la presenza vivificante del Cristo Risorto, che trasformò la sua vita e la fece, da persecutore, apostolo. Appassionato predicatore del Vangelo, senza risparmiarsi, suggellò col martirio la sua testimonianza. Il Signore ci aiuti a mettere in pratica l’esortazione lasciataci dall’Apostolo nelle sue Lettere: «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (1Cor 11,1). La parola del Papa San Paolo e la Chiesa La storia ci dimostra che a Gesù si giunge normalmente passando attraverso la Chiesa! In un certo senso, questo si avverò anche per Paolo, il quale incontrò la Chiesa prima di incontrare Gesù. Questo contatto, però, nel suo caso, fu controproducente, non provocò l'adesione, ma una violenta repulsione. Per Paolo, l'adesione alla Chiesa fu propiziata da un diretto intervento di Cristo, il quale, rivelandoglisi sulla via di Damasco, si immedesimò con la Chiesa e gli fece capire che perseguitare la Chiesa era perseguitare Lui, il Signore. Infatti, il Risorto disse a Paolo, il persecutore della Chiesa: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (At 9,4). Perseguitando la Chiesa, perseguitava Cristo. Paolo, allora, si convertì, nel contempo, a Cristo e alla Chiesa. Di qui si comprende perché la Chiesa sia stata poi così presente nei pensieri, nel cuore e nell'attività di Paolo. … Nelle sue Lettere Paolo ci illustra anche la sua dottrina sulla Chiesa in quanto tale. Così è ben nota la sua originale definizione della Chiesa come «corpo di Cristo», che non troviamo in altri autori cristiani del I° secolo (cfr 1 Cor 12,27; Ef 4,12; 5,30; Col 1,24). ... Paolo ci fa capire che esiste non solo un'appartenenza della Chiesa a Cristo, ma anche una certa forma di equiparazione e di immedesimazione della Chiesa con Cristo stesso. È da qui, dunque, che deriva la grandezza e la nobiltà della Chiesa, cioè di tutti noi che ne facciamo parte: dall'essere noi membra di Cristo, quasi una estensione della sua personale presenza nel mondo. E da qui segue, naturalmente, il nostro dovere di vivere realmente in conformità con Cristo. … l'esigenza dell'unità non significa sostenere che si debba uniformare o appiattire la vita ecclesiale secondo un unico modo di operare. Altrove Paolo insegna a «non spegnere lo Spirito» (1 Ts 5,19), cioè a fare generosamente spazio al dinamismo imprevedibile delle manifestazioni carismatiche dello Spirito, il quale è fonte di energia e di vitalità sempre nuova. Ma se c'è un criterio a cui Paolo tiene molto è la mutua edificazione: «Tutto si faccia per l'edificazione» (1 Cor 14,26). Tutto deve concorrere a costruire ordinatamente il tessuto ecclesiale, non solo senza ristagni, ma anche senza fughe e senza strappi. … Si capisce bene perciò quanto sia auspicabile che si realizzi ciò che Paolo stesso si augura scrivendo ai Corinzi: «Se tutti profetassero e sopraggiungesse qualche non credente o un non iniziato, verrebbe convinto del suo errore da tutti, giudicato da tutti; sarebbero manifestati i segreti del suo cuore, e così prostrandosi a terra adorerebbe Dio, proclamando che veramente Dio è fra voi» (1 Cor 14,24-25). Così dovrebbero essere i nostri incontri liturgici. Un non cristiano che entra in una nostra assemblea alla fine dovrebbe poter dire: «Veramente Dio è con voi». Preghiamo il Signore di essere così, in comunione con Cristo e in comunione tra noi. Benedetto XVI 3 Limitazione di Cristo in S. Paolo Nel suo epistolario S. Paolo dedica pagine profonde e bellissime al tema dell'Imitazione di Cristo, che trova tutto il suo graffiante profetismo nell'esempio della sua vita. Paolo non conosce ostacoli né confini all'annuncio missionario di Cristo e del Vangelo. “Il minimo tra gli Apostoli” (1 Cor 15, 9) è un'icona speculare del Maestro ed è per questo motivo che egli si offre all'imitazione dei fedeli. “Fatevi miei imitatori «come» io lo sono di Cristo” (1 Cor 11, 1). In quel «come» non è indicata solo la modalità, ma il motivo per cui Paolo chiede ai Corinzi di imitarlo, perché lui imita Cristo. In questo modo anch'essi imiteranno il Signore Gesù. Paolo non vuole plagiare i suoi discepoli e tanto meno pretende di sostituirsi a Cristo. “Fatevi miei imitatori e guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi” (Fil 3, 17). I cristiani di Filippi devono imitare Paolo nel modo in cui egli vive di Cristo e lotta per Lui: “Ciò che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me è quello che dovete fare” (Fil 4, 9). Imitare Cristo per l'apostolo delle Genti significa soffrire a motivo del Vangelo, accettare la condizione di “servo sofferente”. “Rimanete saldi nel Signore così come avete imparato” (Fil 4, 1). Perseverare nel cammino di fede intrapreso, disposti a pagare di persona, questa è la maturità cristiana voluta da Paolo: “Voi siete diventati imitatori nostri e del Signore avendo accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grandi tribolazioni” (1Tess1,6; cf. anche Fil 3,15-16). “Io vi ho generati in Cristo Gesù mediante il Vangelo. Vi esorto, dunque: fatevi miei imitatori” (1 Cor 4, 15-16). Con la sua predi- 4 cazione Paolo a quanti lo hanno ascoltato e accolto ha dato l'occasione di rinascere in Cristo. Lo stile con cui Paolo ha esercitato il suo ministero apostolico ci fa capire perché egli si considerava l'educatore per antonomasia delle comunità cristiane da lui fondate (cf. 1 Cor 4, 15). Ciò può sembrare esagerato, quasi temerario. I cristiani delle sue comunità potranno dire di imitare Cristo solo se si comporteranno come suoi testimoni, cioè se sapranno tradurre nelle scelte concrete di vita le esigenze della sequela del Vangelo. Antico manoscritto delle lettere paoline Vita della Chiesa Educare significa imprimere nei discepoli non uno “schema”, ma una “forma” segno di dinamismo e di vita. Infatti Dio Padre “ci ha predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio Suo, perché sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 29). In questo anno santo paolino (giugno 2008-giugno 2009) ci è stato aperto un orizzonte nuovo e straordinario sul quale siamo sollecitati a muoverci per conseguire lo stesso risultato che ha ottenuto S. Paolo “alter Christus”, per cui “Cor Pauli, cor Christi”. Farci imitatori di Paolo è il primo passo sulla via che porta alla vera e piena configurazione a Cristo Signore, per cui possiamo dire che i cristiani sono degli “altri Cristo” e che il “Cuore dei cristiani altro non è se non il cuore di Cristo.” P. Antonio Furioli m.c.c.j. Signore Gesu` Cristo, che ci hai illuminati con lesempio e la predicazione di S. Paolo, fa che il ricordo del suo zelo missionario ravvivi in noi il desiderio di seguirti sulla via della fedele e generosa imitazione tua e dellApostolo delle Genti. Fiduciosi di essere esauditi, Te lo chiediamo per la sua potente intercessione. Amen. Tarso (Turchia) Porta romana, conosciuta, con il nome “Porta di Cleopatra”, ma anche con il nome di «Porta di san Paolo», conserva ancora la solida struttura delle costruzioni romane del I° secolo. Antiochia (Turchia) Grotta di San Pietro. Situata nella periferia della città. Secondo la tradizione sarebbe il luogo dove si riunivano i primi cristiani. Qui perciò sarebbero stati Paolo, Barnaba, Luca e Pietro. Furono i crociati a identificare questo luogo e su una precedente costruzione bizantina vi edificarono una chiesa rupestre. 5 Il sinodo i quattro pilastri della Chiesa Sacerdoti per un popolo sacerdotale Nel cuore della grande preghiera eucaristica che nella messa fa memoria e rende presente l'immenso gesto di amore che Gesù ha compiuto al termine della missione che il Padre gli ha affidato («avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine») incontriamo una parola che il celebrante applica a sé, rendendosi conto della realtà che si compie nelle sue mani e mediante la sua voce: «ti rendiamo grazie per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale» (preghiera eucaristica II). Il rapporto sacerdote-Eucarestia è essenziale e inscindibile ed è nato insieme la sera della Cena del Signore quando gli apostoli, sorpresi dal trovarsi in mano il pane che Gesù ha spezzato e dato loro, che è il suo Corpo, come aveva detto nella Sinagoga di Cafarnao in un momento drammatico dopo l'esaltante moltiplicazione dei pani, raccolgono la sua consegna: “Fate questo in memoria di me”. Uno stupore e commozione che sentiamo vibrare ancora nel racconto che Paolo fa della tradizione ricevuta: “Ogni volta che mangiamo questo pane e beviamo a questo calice annunciamo la morte del Signore fino a quando egli verrà” (1 Cor 11,26). La nostra gente, familiarmente e semplicemente, vede e parla dei sacerdoti come “i preti per dire la Messa” ed è certo una visione e lettura riduttiva ma coglie il nucleo centrale del loro ministero, se consideriamo che “la liturgia ed in particolare l'Eucarestia è il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa ed è insieme la fonte da cui proviene tutta la sua virtù” (SC n. 10). Ne abbiamo avuto un alto e appassionato richiamo in questo inizio del terzo millennio con l'Enciclica di Giovanni Paolo II “Ecclesia de Eucharistia”, quasi un testamento della sua fede, della sua vita e del suo impegno apostolico, e ancora con il Congresso Eucaristico nazionale di Bari col tema “senza domenica non possiamo vivere”, dove la celebrazione eucaristica è posta al centro del giorno del Signore, il primo della settimana, per nutrire e rinnovare la vita dei credenti nell'esperienza di Cristo risorto nella comunità dei fedeli, aprendo loro la dimensione della missione: “Mi sarete testimoni”. Se l’Eucarestia è al centro della vita della Chiesa e costituisce il punto centrale del ministero sacerdotale ne deriva immediatamente e necessariamente una duplice urgenza e forte richiamo che tocca la vita spirituale del sacerdote e il suo ministero a servizio della comunità a lui affidata, onde sia famiglia di Dio autenticamente missionaria. Prendiamo in considerazione la prima di queste urgenze, cioè ricuperare la centralità dell'Eucarestia nella vita del sacerdote, il momento più significativo e più intenso della sua giornata, sorgente di una spiritualità eucaristica capace di legare insieme tutte le ore e le azioni della vita quotidiana. Ricordo l'impressione che mi ha colto nel trovare, sul bancone di sacrestia di una chiesa parrocchiale di montagna, un borgo quasi interamente spopolato, una scritta posta in bella evidenza: “Celebra questa Messa come la prima, come l'ultima, come l'unica”. Mi ha richiamato la prima Messa, il giorno dopo l'ordinazione, con l'impressione che Mosè descrive nell'avvicinarsi al roveto ardente, nel tenere in mano il corpo del Signore e sollevare il calice del sangue che redime l'umanità intera. In occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, Benedetto XVI ha proclamato uno speciale anno sacerdotale dal 19 giugno 2009 al 19 giugno del 2010, sul tema: "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote". 6 Vita della Chiesa fedeli alla consegna del Cenacolo Mi ha anche portato a constatare come quello stupore, quel senso della vicinanza di Dio e quei propositi di prima Messa “vengono poi anestetizzati - nel tempo - con la fretta, l'abitudine e la febbre delle cose” (Masseroni). Un richiamo insistente e forte a ritornare a quella esperienza incancellabile che “ci domanda di liberare il cuore dalle tante incrostazioni che il tempo deposita, avvertitamente o inavvertitamente, sulla nostra celebrazione” (id.) onde possa ricuperare tutta la sua luce e calore. Insieme mi sorprende-in questo anno paolino-trovare all'inizio delle lettere dell'Apostolo la sua incessante memoria di preghiera, notte e giorno, per le Comunità che aveva fondate, nella gratitudine a Dio per il dono loro concesso della fede e della carità, e l'intercessione costante dettata dalla sollecitudine per tutte le Chiese, il suo assillo quotidiano. Anche nelle prove e nelle tribolazioni ed incomprensioni Paolo sperimenta la consolazione di Dio, così intensa da traboccare e comunicare ai fratelli nella fede, anch'essi nella stessa fatica del vivere quotidiano. La memoria, la preghiera di intercessione e la sincera comunione con i fratelli configura anche se ad immensurabile distanza - il sacerdote che celebra a Cristo Signore “sempre vivo ad intercedere per noi” (Eb 7,25). E tutto si riannoda in quella esortazione che gli prorompe dal cuore: “e siate riconoscenti”, una parola che è il commento più vero ed insieme richiamo esigente per ogni presbitero, quando prega: “Ti rendiamo grazie, per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale”. + Diego Bona «Restiamo fedeli alla consegna del Cenacolo, al grande dono del Giovedì santo. Celebriamo sempre con fervore la Santa eucaristia. Sostiamo di frequente e prolungatamente in adorazione davanti a Cristo eucaristico. Mettiamoci in qualche modo alla scuola dell’Eucaristia. Tanti fedeli nel corso dei secoli hanno trovato in essa il conforto promesso da Gesù la sera dell’Ultima Cena, l’alimento per riprendere il cammino dopo ogni scoramento, l’energia interiore, per confermare la propria scelta di fedeltà». Giovanni Paolo II 7 Nel cammino liturgico il nutrimento per la nostra vocazione ecclesiale Nel tempo pasquale che è un unico grande memoriale del trionfo della Vita sul male e sulla morte, ci incontriamo in modo privilegiato, secondo la tradizione popolare, con Maria, la Madre della Vita. Vogliamo metterci ancora una volta alla sua scuola, per imparare ad essere pienamente Chiesa, tutti protesi a rendere visibile nel nostro mondo la presenza del Signore. La nostra amata Fondatrice, che vuole che gustiamo in pienezza il mistero della Chiesa, ci ha indicato in modo speciale nell'opuscolo “Respiriamo Maria” il percorso semplice ed efficace per maturare la nostra vita cristiana dall'interno del cuore della Madre, e ci sollecita a contemplare con Lei i misteri del Figlio che in questo tempo privilegiato la Liturgia ci presenta con grande ricchezza. Gesù che ascende al cielo ci aiuti ad elevarci con Lui, liberandoci dalla pesantezza che spesso attanaglia i nostri cuori e i nostri pensieri, nella certezza che abbiamo un posto già preparato nella casa del Padre. Lo Spirito del Signore, che nella Pentecoste viene ancora una volta effuso con abbondanza su di noi, dilati i nostri cuori all'universalità, liberandoli dalle strettezze dell'egoismo e della mediocrità, in modo che la nostra donazione a Gesù e alla Chiesa, attraverso la rinnovazione dei Voti, sia motivo di gioia e di rinnovato impegno nell'Amore. Contempliamolo, questo Amore ineffabile, nel mistero di comunione delle Tre Persone Divine che celebriamo con riconoscenza nella solennità della Santissima Trinità; per imparare relazioni belle, gratuite, piene… Di fatto, proseguendo il cammino liturgico, ci viene regalata la forza per realizzare questo progetto relazionale, che non sembra raggiungibile con le nostre forze umane; Gesù per questo si fa per noi nutrimento, abbondante e quotidiano. Nella celebrazione della solennità del Corpo e Sangue del Signore vogliamo esprimere il nostro rinnovato ringraziamento per il dono della “folgorazione” della Fondatrice, per il quale siamo nate nella Chiesa come Famiglia radunata nel nome del Signore, e vogliamo continuare a crescere nutrendoci di Lui e attingendo dal suo Cuore aperto energie nuove, per essere nella Chiesa “goccioline di sangue” portatrici di vita e di salvezza. Suor Maria Teresa Superiora Generale Felice Mina, Mosaico, su bozzetto di Antonietta Barbiero Roma - Domus Aurea Figlie della Chiesa 8 Vita della Chiesa Contemplare Gesu` con gli occhi di Maria La Gaudium et Spes ci ricorda che il mistero dell'uomo si illumina solo nel mistero del Verbo incarnato e, come dice Giovanni Paolo II, il Rosario ci aiuta ad aprirci a questa luce contemplando il cammino di Cristo, nel quale quello dell' uomo è ricapitolato. Misteri della Luce I misteri della luce sono quelli che ci riportano al ministero pubblico di Gesù, dove Egli si manifesta come il Rivelatore definitivo di Dio: Questi è il Figlio Mio, l'Amato: in Lui ho posto il mio compiacimento (Mt 3, 17). Il Figlio di Dio è il Figlio di Maria. Nell' intimità della casa di Nazareth Ella coltiva con fede eroica questo profondo mistero. La Buona Novella ha in Lei la sua prima testimone: «Ciò che i nostri occhi hanno veduto, ciò che le nostre mani hanno toccato, di ciò noi rendiamo testimonianza e lo annunciamo anche a voi!» (1 Gv 1, 1-3). Maria, sentinella del mattino: Fate quello che Lui vi dirà! (Gv 2, 5), sulla sua bocca a Cana sta la grande ammonizione che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi (RVM 2, 21), l'instancabile e perenne annuncio di Suo Figlio! «Non hanno più vino... che ho da fare con te o Donna? Non è ancora giunta la mia ora» (Gv 2, 3-4). Maria è la Donna che schiaccerà la testa dell'antico serpente, la Donna che con la sua umiltà sconfiggerà l'orgoglio del nemico infernale, la Donna a cui Gesù affiderà l'umanità intera e che già da ora comincia ad esercitare la sua maternità universale. Ella è la Mediatrice, l'Intermediaria a cui Dio nulla può negare, capace di anticipare la sua ora, Colei che continua a riempire le nostre giare vuote con il vino nuovo della grazia; in una parola: la possibilità di Dio! «Così Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui» (Gv 2, 11). Il suo intervento a Cana fa da sfondo e cornice anche agli altri misteri nei quali non compare direttamente. Quel Regno di cui Maria si è fatta inauguratrice, sarà il fulcro della predicazione e dei miracoli di Cristo: «Convertitevi e credete al Vangelo!» (Mc 1, 15). Il silenzio della Vergine costituisce lo spazio necessario e fecondo nel quale la Parola può risuonare: «Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e l' osservano» (Lc 11, 28), «questi infatti sono per me madre e fratelli» (Lc 8, 21). Con questa parola Gesù ci addita Sua Madre come modello esemplare di fede. Infatti chi più di Lei può dirsi beata per aver creduto ed accolto la Parola, per averla custodita, meditata nel cuore, vissuta in pieno anche quando era dura da accettare e difficile da comprendere (RM 3, 20). «Il suo volto cambiò d'aspetto e le sue vesti divennero candide e sfolgoranti» (Lc 9, 29). Maria è lo specchio dove il volto trasfigurato di Cristo rifulge in modo unico, chiaro, istantaneo. Ella trasmette il raggio di Dio come l'aria, senza parlare, rendendolo accessibile al nostro occhio e permettendoci di sostenerlo senza paura. È nelle sue viscere, come ci dice la serva di Dio Maria Oliva Bonaldo, che il Pane degli Angeli diviene Pane dei Figli. (cf M.O. Bonaldo Respiriamo Maria). Questo è il mio Corpo... questo è il mio Sangue... Fate questo in memoria di Me (Lc 22, 19-20). Ed ecco, in conclusione, come la suddetta serva di Dio si rivolge a Maria per esprimere la sua intima e totale partecipazione a questo Mistero Eucaristico: «Tu eri, tu sei troppo presente nella promessa, nel dono, nella moltiplicazione dell'Eucarestia -fino ad essere tu stessa la sostanza di questo sacramento- perché ci sia bisogno di ricordarti» (M.O.Bonaldo, Respiriamo Maria, p.39). Giulia Iuso 9 Dio ci aprira` la porta della Parola... Nell'estate l934, Madre Maria Oliva Bonaldo, scrive “di getto” i 33 foglietti, volumetto prezioso, espressione viva, di “un fervore da molti anni compresso, che dava ali alla sua penna” (come ella stessa affermò in Fiore di Passione). C'è nel suo pensiero una profonda certezza dell'agire ininterrotto di Dio con la sua Parola creatrice, nel “progetto” che le aveva, in un giorno ormai lontano, consegnato. Ho trovato nel documento preparatorio al Sinodo sulla Parola, queste espressioni che mi sembrano sintetizzare quel dinamismo che ha segnato la vicenda carismatica della nostra Fondatrice, in quel suo movimento a volte vorticoso della Parola che puntualmente “dispiegava la sua efficacia” nella misura in cui Maria Oliva e molti altri con lei “rimuovevano gli ostacoli” lungo “quella via”. Espressioni che descrivono soprattutto il suo cammino di vera “credente”. Conoscendo la “Storia di un carisma”, si può vedere come la Fondatrice ha coinvolto quanti più personaggi ha potuto, presentandosi decisamente a Dio, alle autorità ecclesiastiche e perfino a quelle civili, in veste di “Cananea”. Raggiunto l'obiettivo, quando ormai aveva decifrato, nel volto di una giovane maestra: Olga della Madre di Dio, i tratti essenziali del “progetto”, scriverà: “Il Signore mi aveva evidentemente aiutata, perché nell'ansia di esprimere con le parole di Dio i desideri troppo grandi del cuore, avevo aperto più volte la Sacra Scrittura che ignoravo, e avevo subito trovato l'espressione corrispondente al mio pensiero” (Fiore di Passione, pag.12). “Saporosa contemplazione vivificata sostanzialmente dalla parola di Dio”, osserverà qualche anno più tardi, nell'introduzione ai 33 foglietti, Padre Valentino Macca, la cui vicenda si intrecciò con la sua in un momento difficile dell' Opera. 10 Sì, veramente quel “progetto” zampillato dalla Parola, non aveva mai cessato di dare prova della sua prorompente vitalità. La Fondatrice ne avvertiva, perché madre, i sobbalzi; ella ci ha assicurato che la Grazia di luce del Corpus Domini era sempre presente nella sua vita, tanto da manifestarsi ovunque, nei luoghi più diversi e impensati del vivere quoti- diano: “Il progetto si era elaborato da sé, in chiesa, per via, fra le cure della casa e gli impegni della scuola…davanti ai tabernacoli abbandonati …tra la folla immemore di Dio…» (Fiore di Passione, pag. 13). Leggendo nell'attualità e meditando i 33 foglietti, penso che ogni Figlia della Chiesa possa toccare con mano, vivendo il carisma, che Dio ha veramente “aperto la porta della parola dando alla Fondatrice e a noi di manifestare come conviene alle anime il Mistero di Cristo per trarle all'obbedienza della fede” (cfr 33 foglietti. pag 30). Vita della Chiesa per manifestare il Mistero di Cristo La manifestazione del Mistero di Cristo allora, è ciò che più avvicina la Fondatrice all'esperienza folgorante di Paolo. A noi, il particolare incarico di “manifestarlo” dando “voce” a questo annuncio che la Parola fa di se stessa: “Ecco, faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada...” (Is 43,19). Per lanciare questo grido di speranza “ ci è stata data la grazia dell'apostolato per ottenere l'obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome…” (Rom 1,5). Conoscenza del Mistero che “le Figlie della Chiesa chiederanno con gli inenarrabili gemiti dello Spirito Santo che grida in noi: Abbà, Padre” (cf 33 Foglietti pag. 2). E noi godiamo di questa “conoscenza del Mistero” che in questa splendida ed allo stesso tempo sofferta stagione della Chiesa ci raggiunge come “un fiume in piena”. Tesoro da condividere, con la semplicità del pane quotidiano che Dio Padre ci dona ogni giorno, anche quando, perché sazi di cose inutili, ci dimentichiamo di chiederglielo. La Sacra Scrittura riportata dal Messale quotidiano, lascia sempre nello spirito la sazieta`: e` preghiera pubblica ed e` preghiera personale; nutre tutto il Corpo Mistico e nutre la cellula; da` il senso della Famiglia e il senso della personalita`; lanima prega con tutti e prega tutta sola col suo Dio. Lo Spirito che penetra tutte le cose avverte perfino la sua voce. Io non trovo nulla di piu` bello, di piu` penetrante, di piu` saporito. e` un sapore reale! Maria Oliva Bonaldo Anna Bergamo 11 Vita dell’Istituto Andate e predicate il Vangelo Bolivia, cuore dell’America, che accoglie da quasi 50 anni le Figlie della Chiesa, quest’anno, è stata visitata dalla nostra Madre Maria Teresa con la sua Consigliera generale, suor Cecilia, dal 5 febbraio al 18 marzo. Bolivia è un Paese di comunità giovani, dove c’è tanta speranza e vita. Le Sorelle, quasi tutte boliviane, lavorano nella pastorale parrocchiale e sociale, nella catechesi, mettendo sempre al primo posto la loro presenza di adoratrici, come voleva la Madre Fondatrice: “contemplative e, perché tali, apostole”. Le visitatrici hanno iniziato la loro missione con un compito delicato e sofferto; la comunità di TOLATA, Madre de nuestro pueblo, non potrà continuare la sua presenza, perciò era necessario predisporre il parroco e le Sorelle a questa potatura. Subito dopo c’è stato l’incontro delle Superiore delle 6 comunità a COCHABAMBA. Si tratta di preziosi tempi formativi, perché il fervore e lo slancio apostolico delle Sorelle devono essere sostenuti dal servizio della Superiora. Quindi l’incontro fraterno con le Sorelle della comunità Maria Maestra di vita spirituale a SACABA, in cui si dedicano alla crescita della vita spirituale dei gruppi nella casa di Esercizi, ambiente che eleva anima e corpo, attraverso la preghiera e la contemplazione. Curano ancha la confezione di paramenti liturgici. 12 Vita dell’Istituto dalla Bolivia Dopo alcuni giorni le due visitatrici partono per LA PAZ, Regina Apostolorum, accolte dalle giovani Sorelle con festa e canti, come pure con segni caratteristici locali. Qui la Comunità cura specialmente la mensa dei poveri, servendo in essi Gesù stesso, come il Signore ci esorta nel suo Vangelo. Inoltre c’è l’ambulatorio e altre opere di carattere sociale e assistenziale, e una biblioteca aperta agli studenti della zona. Vivono in un barrio popolare, e sono attente alle necessità della gente. La Madre posa volentieri con le 3 juniores davanti la nostra cappella che fa da succursale della parrocchia. Dai 4 mila metri di altezza in cui si trova La Paz, scendono al Tropico boliviano, con la sua vitalità e costumi indigeni. Qui tutto il paese di HUACARAJE va loro incontro nel campo dove atterra il piccolo aereo. Le due Sorelle della comunità Regina Angelorum accolgono con gioia la Madre e la sua Consigliera. 13 Rubrica Vita dell’Istituto un cammino oltre i confini Da lì, dopo una breve visita al vescovo nella piccola città di Trinidad, suor Maria Teresa e suor Cecilia raggiungono il paesino di LA ASUNTA; anche questo in una zona tropicale e verdeggiante, in cui le 3 Sorelle di Regina Asunta, oltre che sostare in adorazione quotidiana nella chiesa parrocchiale destinata ad essere santuario eucaristico del Vicariato Apostolico, insegnano nella scuola, accolgono i bambini, si dedicano alla catechesi. Finalmente arrivano a SANTA CRUZ, dove le accolgono, oltre le 3 Sorelle della comunità Nuestra Senora de Nazareth, le 5 pre-postulanti, speranze per il futuro della missione. La loro presenza è soprattutto di animazione all’Adorazione quotidiana in Cattedrale e di catechesi in una zona periferica della città; confezionano paramenti liturgici. Lasciano il Tropico e raggiungono la casa centrale sede della Delegazione, nella valle di COCHABAMBA, in cui risiede la comunità Madre de los pobres, composta di 3 Sorelle. Questa casa accoglie le Sorelle per incontri, Esercizi spirituali, e avvenimenti importanti della nostra Famiglia. È affidata alla comunità la mensa dei bambini poveri. 14 Vita dell’Istituto dalla Bolivia Ora la Bolivia guarda al futuro con speranza e ottimismo per le 5 NOVIZIE che sono appena partite per il noviziato Latino Americano in Colombia, dove si prepareranno a essere Figlie della Chiesa, disposte a diffondere il Regno di Dio e l’amore alla Chiesa con generosità e fervore. e per le giovani JUNIORES che stanno continuando la loro formazione nelle diverse comunità boliviane, e una anche in Italia. La Madre e suor Cecilia lasciano questa terra benedetta affidandola al Signore, e alla Vergine di Copacabana, patrona della Nazione, che accompagneranno certamente la nuova Delegata, suor Nieves e le sue consigliere suor Irene e suor Ninky, nella guida delle comunità. Sono realtà preziose in Bolivia anche le FRATERNITÀ dei Figli della Chiesa, che vivono il nostro carisma nella laicità come luce e sale nella quotidianità della loro vita. Santa Cruz Cochabamba La Paz 15 prima Professione Rubrica Vita dell’Istituto Tarso: nella terra santa della Chiesa "Se in Palestina siamo stati concepiti come cristiani, è in Turchia che siamo nati come Chiesa" sono le parole toccanti dell'omelia di un Vescovo in pellegrinaggio a Tarso con la sua Diocesi in occasione dell'Anno Paolino. E le Figlie della Chiesa di Mater Gentium si sono sentite lette e interpretate nella missione che l'Istituto ha affidato loro da 15 anni, in piena sintonia con il nostro Carisma: conoscere, amare, testimoniare la Chiesa; farla conoscere e farla amare, pregare, lavorare e soffrire per essa come Gesù, che amò la Chiesa e per essa sacrificò se stesso. Sì, far conoscere e far amare la terra santa della Chiesa, i luoghi in cui Paolo e gli altri annunciatori del Vangelo hanno seminato la fede nel Signore Gesù, Crocifisso e Risorto per noi, Signore di tutte le genti. Antiochia, Tarso, Listra, Derbe, Iconio, Smirne, Tessalonica, Filippi e tante altre sono le città percorse dalla Parola nella sua corsa verso 16 l'Europa. Oggi, sono città esclusivamente di cultura e fede islamica, dove i cristiani sono meno di una minoranza, dove ancora si continua a seminare speranza e fiducia. Biancagnese Trabaldo, Maria Di Meglio e Maria Ballo sono tre Figlie della Chiesa, uniche cristiane che vivono e operano a Tarso; accolgono con cuore di sorelle e madri i pellegrini in visita alla Chiesa di San Paolo trasformata ora in Museo, provenienti da tutto il mondo: Corea, Giappone, Stati Uniti, Argentina, Europa. Con essi le Sorelle condividono la celebrazione dell'Eucaristia, la fraternità e un piccolo momento di ristoro in un salone adiacente al Museo; a loro offrono la semplice ma efficace testimonianza della sfida che le afferra con gioia da 15 anni: essere una piccola presenza cristiana in questa terra, irradiare con la preghiera dall'unico Tabernacolo presente a Tarso l'annuncio della salvezza, il Nome santo di Gesù che non possono pronunciare esplicitamente al di fuori del silenzio orante della loro preghiera. La loro casa è inserita in un quartiere musulmano e i rapporti con il vicinato sono improntati a grande rispetto e affabilità; ma per la condivisione della fede devono recarsi in Parrocchia a Mersin (30 Km circa) dove possono unirsi alla piccola comunità cristiana che vive e opera lì e di cui sono educatrici attente e sollecite insieme ai Frati Cappuccini, fedeli custodi di questa Chiesa. Vita dell’Istituto dalla Turchia denti siamo debitori nella gratitudine; sono le pietre vive che raccontano ogni giorno a chi è disposto ad ascoltare la splendida storia di una Parola che non può essere incatenata, nemmeno oggi. Grazia De Palma La chiesa di San Paolo, trasformata in Museo Dal 10 al 18 maggio scorso, Sr. Maria Teresa Sotgiu, nostra Superiora Generale, accompagnata da Sr. Grazia, sua Consigliera, ha visitato la comunità di Tarso e ha condiviso con le Sorelle i ritmi dell'accoglienza, le gioie e le fatiche della loro missione. Le ha incoraggiate a perseverare nel Signore, richiamando l'icona mariana suggeritaci dalla Fondatrice di affidarci a Maria e respirare in lei Gesù, come i bambini non ancora nati, che non si vedono all'esterno ma la cui vita è tutta palpitante nel grembo della loro madre. La non visibilità dell'annuncio che le Sorelle quotidianamente soffrono non impedisce loro di essere fecondo lievito nascosto nella massa, 'seme' che caduto in terra macera al buio e nella solitudine per portare frutto nella spiga a tempo opportuno. Questa è la certa speranza che abita i cuori delle Figlie della Chiesa, che muove in avanti i passi del Vicariato Apostolico di Anatolia, sotto la guida paterna e sollecita di Mons. Luigi Padovese, ofm, e di cui Tarso fa parte. Il pozzo di San Paolo e le rovine di quella che si crede sia la sua casa natale sono la testimonianza silenziosa e solida che ha attraversato la storia fino ai nostri giorni e di cui tutti noi cre- Al “pozzo di San Paolo”. L’incontro con il Vicario Apostolico S.E. Mons. Luigi Padovese 17 per tutte le opportunità, gli studi e la guida spirituale che ho ricevuto Rubrica Vita dell’Istituto Professione Perpetua Nuovi germogli in India Il 23 maggio 2009 a Arunodaya alla presenza dell’Arcivescovo di Bangalore, S. E. Mons. Bernard Moras, hanno fatto la Professione Perpetua Chittuparambil Shali e Gonsalvez Sosamma. Sono grata a Dio per la vocazione di Figlia della Chiesa Sono Chittuparambil Shali della Presentazione di Maria, vengo da Makkodu, villaggio dello Stato del Karnataka, dove vivono le persone emigrate del Kerala. Sono unica figlia dei miei genitori. Ho perso mio padre nell'infanzia. Sono cresciuta con mia madre e il suo amore generoso anche nel sacrificio ha influito sulla scelta della mia vocazione. Dalla mia infanzia ho avuto il desiderio di diventare religiosa e questo sogno mi ha dato stimolo a coltivare in me i valori cristiani. Sono entrata tra le Figlie della Chiesa nell'anno 1996; nel 2000 ho fatto la mia Prima Professione e finalmente oggi posso dire di aver raggiunto in pieno il mio sogno. Sono grata a Dio per la mia vocazione di Figlia della Chiesa, sono grata a molte mani, conosciute e sconosciute, che hanno sostenuto la mia vita, a suor Maria Teresa, ai miei genitori, agli insegnanti e amici, a tutte le Sorelle che mi hanno accompagnato all'altare per dire il mio Sì totale a Lui! Sono pronta a servizio della Chiesa e dei fratelli. Sono Gonsalvez Sosamma di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, vengo da Pulluvila, in Kerala, e sono la quinta di otto figli. Dio ha piantato nel mio cuore il seme della vocazione religiosa attraverso una delle mie cugine, quando andavo a scuola. Poi, finiti gli studi, dopo un tempo di ricerca, a 22 anni, si è fatta in me chiarezza sul dove seguire il Signore e sono entrata tra le Figlie della Chiesa. All'inizio della mia formazione sono stata attratta soprattutto dalla profonda vita di preghiera e dell'adorazione eucaristica, illuminata anche dallo stile di vita e di apostolato delle sorelle. Durante il mio juniorato, la mia vocazione si è fortificata, nel seguire totalmente Cristo, a servizio della Chiesa e dei fratelli. Oggi il mio cuore è pieno di gioia e di gratitudine al Signore per tutto quello che Egli ha fatto nella mia vita. Ringrazio la nostra Madre Generale Sr. Maria Teresa e il suo Consiglio per avermi accolto in questa famiglia religiosa, esprimo loro la mia gratitudine per tutte le opportunità, gli studi e la guida spirituale che ho ricevuto, e il mio Grazie a tutte le Figlie della Chiesa! 18 Vita dell’Istituto terra di promesse Professione temporanea Provengo da Kollegal in Karnataka e ho 22 anni. Sono la seconda di 3 figli. Da piccola avevo sempre il desiderio di farmi religiosa. Negli ultimi anni dello studio questo desiderio è diventato più forte. Ho conosciuto prima le suore di Madre Teresa di Calcutta e sono rimasta colpita dal loro generoso e amoroso servizio ai piccoli e ai grandi, emarginati e abbandonati. Volevo seguire la stessa strada. Proprio allora, il mio padre spirituale mi ha fatto conoscere l'Istituto delle Suore Figlie della Chiesa a Mandya, con una forte vita di preghiera e servizio ai poveri e bisognosi. Durante il tempo di esperienza sono rimasta colpita dal loro stile di vita semplice e dallo spirito di famiglia, il loro modo di far conoscere Cristo e la sua Chiesa. Proseguendo la mia formazione è diventata sempre più chiara la mia strada con la luce che emana dalla Stella. Accostandomi all'altare per emettere i primi voti sento risuonare forte nel mio cuore le parole di Gesù: “Nessuno può andare dal Padre se non attraverso di me.” Sì, desidero seguire Lui solo, perché è Lui, la Via, la Verità e la Vita. Grazie alla Famiglia delle Figlie della Chiesa che mi accoglie, grazie a ciascuna che ha contribuito e contribuisce alla mia formazione. Nirmala Mary di Gesù Crocifisso Ho 22 anni, sono nata a Gudlore in Karnataka. Ho completato la scuola di base restando nel collegio delle suore carmelitane dove ho condiviso la vita insieme ad altre ragazze cristiane e non-cristiane. Come ragazza cristiana mi hanno spesso affidato il compito di animare la preghiera e così ho sperimentato non solo la vicinanza del Signore ma ho aiutato anche altre a scoprire il suo amore. Lì è nata la mia vocazione di appartenere a Gesù e farlo conoscere ad altre persone. Al termine della scuola ho condiviso il mio desiderio con un mio zio, sacerdote della diocesi di Mysore. È stato lui a condurmi alla Famiglia religiosa delle Figlie della Chiesa. Dopo un periodo di esperienza nella comunità di Mandya dove ho visto il generoso servizio che le Figlie della Chiesa svolgevano in mezzo ai poveri e ai piccoli, ho scelto di entrare da loro e ho iniziato la mia formazione. Durante questi anni di cammino è cresciuto in me il desiderio di essere tutta del Signore, di partecipare alla missione della nostra Madre Chiesa e comunicare ai fratelli la ricchezza del suo mistero. Il mio cuore è pieno di gioia e gratitudine mentre mi preparo a pronunciare i primi voti e diventare parte di questa Famiglia delle Figlie della Chiesa. Mi affido alla preghiera e sostegno di ciascuna. Jayanthi Mary di Gesù Crocifisso 19 Rubrica Vita dell’Istituto Si consacra a Dio per sempre In Italia Pontedera PI il 20 giugno 2009, nella celebrazione eucaristica Chiara fa la Professione Perpetua presieduta da S.E. Mons. Vasco Bertelli, Vescovo emerito di Volterra. «So a Chi ho dato la mia fiducia» ( 2 Tm 1,12) Figliole mie, il vero ossigeno di cui oggi ha soprattutto bisogno la Chiesa, e` la nostra gioia di esserle figlie e di dimostrarlo a viso aperto, chiaro, luminoso, splenateldente, in modo che i fra li, vedendoci, dicano: Dio esiste, ed e` Amore! M. Maria Oliva 20 So in chi ho posto la mia fiducia perché non è mai stata delusa. Attraverso la consacrazione al Signore in questa Famiglia religiosa, voglio dire il mio sì, il mio Amen a Colui che non mi ha mai abbandonata. Nel percorso esistenziale che ho fatto fino ad oggi le esperienze gioiose e quelle sofferte, gli eventi previsti e imprevisti, le persone che ho incontrato e amato… in tutto e tutti ho scoperto il Volto di Dio che forma e trasforma. L'Amore è Lui e questo Amore è “forte come la morte” (Ct 8,6), fedele, libero, creativo. Lo leggo nella mia storia lunga e complessa ma guidata da questa presenza viva, discreta e salda, che non costringe ma avvince. Questo Amore è il sigillo indelebile di Dio che si rivela nella morte in croce del Signore Gesù e nella gioia della sua Resurrezione. Desidero dire grazie alla vita che la mia famiglia naturale mi ha donato, grazie alla Chiesa che mediante il Battesimo mi ha rigenerata a vita nuova in Cristo Gesù e grazie alla mia Famiglia religiosa che mi accoglie donandomi la gioia di appartenere più strettamente a Cristo, grazie al quale, come dice Paolo: “tutto reputo una perdita di fronte alla sublimità della sua conoscenza” (Fil 3, 8). So Chi è Colui nel quale ho posto la mia fiducia, non grazie ai libri o per sentito dire, ma perché ho sperimentato nella mia carne la sua tenerezza e misericordia. Oggi con Maria, Vergine Immacolata vi annuncio una grande gioia, Cristo è vivo, è risorto dai morti come aveva promesso e auguro a ciascuno l'esperienza unica e singolare di incontrarlo ! Cioli Chiara di S. Giovanni della Croce Vita dell’Istituto Intreccio armonico e sapiente Lassociazione Figli della Chiesa ha realizzato il convegno annuale dal 29 aprile al 3 maggio 2009 a Domus Aurea Roma Si è concluso il 3 maggio l'incontro internazionale dei Figli della Chiesa a Roma, sul tema: Credo la Risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà, incontro sempre atteso e partecipato. È stata un'occasione ricca e privilegiata di formazione permanente; i rappresentanti delle varie fraternità hanno continuato l'approfondimento del Credo che stanno portando avanti da tre anni. Come approccio al nostro carisma è stata presentata la figura di suor Olga, Figlia della Chiesa; mentre le sorelle di “Ecclesia Mater“, che vivono la consacrazione all'interno dell'Associazione, hanno presentato il loro cammino particolare. Si sono aperti gli orizzonti anche sulle realtà delle Fraternità di Bolivia attraverso la loro rappresentante, la sig.ra Estela Zeballos. Benediciamo il Signore per il clima fraterno che si è goduto e per l'impegno di questi nostri fratelli e sorelle laici che sono preziosi collaboratori e desiderano crescere con noi nel conoscere, amare e servire la Chiesa Madre. Il Convegno si è concluso con un pellegrinaggio significativo, preparato la sera prima da suor Maria Giampiccolo e suor Bertilla, iniziato con la Celebrazione Eucaristica nella Casa generalizia ove riposano le spoglie della Fondatrice Madre Maria Oliva, seguito dalla visita ai Musei Vaticani, e continuando poi fino alla Basilica di San Paolo, per commemorare l’anno paolino e godere dell’Indulgenza plenaria concessa dal nostro Santo Padre. 21 Rubrica Vita dell’Istituto Esempi di vita per il nostro tempo Don Sandro Vigani, Direttore dell'Ufficio Pastorale per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Venezia e Arciprete di Trivignano (VE), ha presieduto a Mestre la solenne celebrazione del 66° anniversario di morte di suor Olga. La parrocchia di Trivignano, nel circondario di Mestre, ha un particolare legame con le Serve di Dio Suor Olga, Suor Maddalena Volpato e Madre Maria Oliva Bonaldo, la Fondatrice, perché tutte e tre vissero per alcuni periodi in quella comunità durante i difficili anni della guerra. “Il fatto che queste tre Sorelle siano avviate al riconoscimento delle virtù eroiche - ha osservato don Sandro ci interpella: che cosa può dire il loro passaggio pur breve tra noi? Suor Olga in particolare che cosa ci ha lasciato?” Apparentemente non grandi opere con grandi numeri come altri Beati hanno lasciato. Di lei rimangono piccole lettere che dicono di cose semplici e quotidiane, ma rivelatrici di atteggiamenti spirituali importanti. Primo, la letizia. Ossia la contentezza che nasce dalle cose semplici. Suor Olga appare contenta di fronte a una vita faticosa e complessa, perché vive di preghiera, di amicizia profonda con il Signore. Secondo, l'obbedienza alla vita, ossia alle relazioni comunitarie, obbedienza alla comunità cristiana, alla parrocchia, alla comunità religiosa, alla Superiora: tante obbedienze vissute come obbedienza alla vita. Dio ti parla nella vita e tu, obbedendo, impari a fare la sua volontà concretamente, quotidianamente. Spirito di sacrificio, il terzo atteggiamento. Nella vita di Suor Olga tutto era offerta, dono, atto di amore fino all'offerta dei terribili giorni dell'ultima malattia. Per questi atteggiamenti la vita di Suor Olga è una vita molto moderna, per il nostro tempo, tanto complicato, complesso, privo di riferimenti forti. Suor Olga ci provoca a vivere fino in fondo l'esperienza quotidiana, a obbedire alla vita fino in fondo. È questa la modernità della sua vita nel nostro mondo pieno di chiasso. Pina Audasso Consorelle, familiari, amici e devoti di suor Maddalena Volpato di S. Teresa di G.B. si sono ritrovati numerosi a San Alberto di Zero Branco nella solennità dell’ascensione 2009, ricorrendo il 66° anniversario della sua nascita al Cielo. La ripresa della Causa di Beatificazione della Serva di Dio prosegue alacramente con l’ascolto dei testimoni da parte dei due Tribunali, diocesano principale di Venezia e Rogatoriale in Diocesi di Porto-Santa Rufina, Roma, mentre giungono alla Postulazione segnalazioni di grazie e favori ottenuti per intercessione di Maddalena. Le Figlie della Chiesa si uniscono di cuore alle suppliche di tutti i devoti. 22 Vita dell’Istituto Notizie in breve 25 Marzo: Concerto del Coro della Diocesi di Roma presso la casa Generalizia delle Figlie della Chiesa Noi Figlie della Chiesa viviamo il 25 marzo, festa dellAnnunciazione, in un clima di semplicita`, onorando la Vergine e celebrando insieme la Liturgia, unite attorno alla Madre Generale con profondo desiderio di crescere sempre piu` nella comunione fraterna e nel dono del carisma datoci dalla Madre Fondatrice. A conclusione della festa il Coro della Diocesi di Roma diretto da Mons. Marco Frisina, ha eseguito per noi un concerto di bellissimi canti mariani. La nostra Sorella Luigia Simeoni della Madonna dei 7 Dolori nata a Treviso il 21 giugno 1920, ha raggiunto la casa del Padre il 20 maggio 2009 Nata a Treviso, “culla” della nostra Famiglia, è entrata come ventottesima tra le Figlie della Chiesa nel 1942, mentre la Congregazione affrontava i gravi disagi causati dalla guerra. Fin da piccola, rimasta orfana di madre, per poter vivere divenne operaia, sempre solerte e allegra. Di lei ricordiamo soprattutto il grande amore a Gesù Eucaristia e la devozione tenera verso la Vergine Addolorata. Era una Sorella semplice, un volto aperto, ricca di pace, che irradiava intorno a sé con il sorriso, la finezza nel tratto, l’attenzione alle persone. Sempre disponibile per le necessità dell’Istituto, dopo aver trascorso una decina di anni nella comunità di Roma Mater unitatis, appassionandosi nel Centro di Cultura mariana per diffondere l’amore alla Madonna, visse l’ultimo periodo della sua lunga vita in casa di riposo, prima a Levico (TN) e poi a Castelnovo (VI), assistita con amore dalla Comunità. 23 Chi mi separera` dallamore di Cristo ? Forse la tribolazione, langoscia, la persecuzione, la fame, la nudita`, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose noi siamo piu` che vincitori per virtu` di colui che ci ha amati: Io infatti sono persuaso che ne´ morte ne´ vita, ne´ angeli ne´ principati, ne´ prresente ne´ avvenire, ne´ potenze, ne´ altezza, ne´ profondita`, ne´ alcunaltra creatura potra` mai separarrci dallamore di Dio, in Cristo Gesu`, nostro Signore. Rm. 8,35-39 Clicca e naviga in www.figliedellachiesa.org se vuoi scrivici: [email protected] Tipolitografia River Press Group - Roma