L’isola indispensabile le eccellenze in sicilia Imprese e Persone che valorizzano il nostro territorio I primi 155 anni dell’informazione I l Giornale di Sicilia è nato con la nuova Italia. Ha raccontato l’isola, calzando come un guanto, la sua storia. Un lungo viaggio nel tempo. Siamo oggi a 155 di vita. Un traguardo importante. Una grande tappa. Ma vogliamo che sia una tappa senza fermata. Perché noi restiamo in viaggio. Per dare ai lettori e agli inserzionisti un’informazione ricca, diffusa negli spazi più diversi del territorio, popolare e moderata. Restiamo in viaggio. Verso un futuro incerto. Per svolgere il ruolo di sempre. Le sfide sono continue. Sono insorte e insorgeranno, lungo il cammino, sfide di cambiamento, richieste di nuovi linguaggi e modi di informare. In questi 155 anni, abbiamo dovuto innovare e inventare. Modificando il formato. Introducendo tecnologie nuove. Acquisendo saperi e mestieri sconosciuti. Diventando oggi un polo multimediale che vanta importanti primati. Siamo il giornale più venduto. Produciamo i notiziari televisivi più visti. Siamo la radio più ascoltata. Siamo il sito on line più visitato. Restiamo in viaggio. Per soddisfare le esigenze sempre mutevoli dei lettori e degli inserzionisti. Muovendo in un territorio difficile con la consapevolezza di dovere denunciare vizi politici e patologie di governo duri a morire. Ma convinti di vivere in un mondo dove si può intraprendere e produrre. E affermarsi nei mercati del paese e del mondo raggiungendo valori di indubbia eccellenza. Siamo da sempre e vogliamo continuare ad essere l’Informazione. Racconteremo i fatti con imparzialità ed equilibrio. Ma vogliamo dare un contributo alla crescita di quest’isola sollecitando modelli di crescita e sviluppo che abbiano al centro un’impresa privata libera ed in grado di competere. Per questo festeggiamo il nostro anniversario con gli imprenditori dell’isola. Con quanti hanno deciso di restare malgrado tutto. Oppure con chi ha creduto in questa Sicilia e poi ha cambiato idea. E con quanti infine in questi territori vogliono credere e sono pronti ad investire. Una svolta ormai si impone nella nostra economia. Noi la chiediamo da tempo. Ma oggi la rendono urgente fatti che pesano come macigni. Flussi crescenti di soldi pubblici hanno alimentato la nostra economia con pessimi risultati sotto gli occhi di tutti. Le amministrazioni pubbliche dell’isola sono al dissesto. Il nostro Pil è ai livelli più bassi, la disoccupazione a quelli più alti. I giovani non credono nell’isola. Disperano oppure emigrano. Perdiamo migliaia di residenti l’anno. Il territorio si svuota come una grande vasca in cui viene tolto il tappo. È sempre più necessaria l’azione di imprenditori veri e seri. Nel nostro viaggio un ruolo centrale vogliamo riservarlo a loro. Rendendo visibili esigenze e problemi. Cosi saremo sempre, per ripetere un nostro slogan, in edicola, in tv, in radio e on line storia di ogni mattina. Ma non sempre la stessa storia. Antonio Ardizzone e Giovanni Pepi Direttore e Condirettore del Giornale di Sicilia 2 3 Numero unico edito dal Giornale di Sicilia Poligrafica S.p.A. Via Lincoln, 21 Palermo Tel. 091 6627111 Supplemento al numero odierno Direttore Antonio Ardizzone Condirettore Responsabile Giovanni Pepi L’isola indispensabile Coordinamento Editoriale Sergio Luciano e Giovanni Pepi Curatore Filippo D’Arpa Interviste realizzate da Tancredi Bua Antonio Di Giovanni Monica Diliberti Salvatore Fazio Salvatore Ferro Giuseppe Leone Pier Paolo Maddalena Salvo Ricco Francesco Sicilia Giovanni Villino Con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo In collaborazione con Fiasconaro Principe di Corleone Progetto grafico Edify – Cuneo Tipografia: Officine Grafiche Soc. Coop. – Palermo Chiuso in tipografia il 12 dicembre 2015 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 le eccellenze in sicilia Imprese e Persone che valorizzano il nostro territorio 22 23 Per il noi il pesce è una risorsa da proteggere 24 Il Distretto produttivo della pesca ha fatto del mare, non solo una opportunità commerciale ma anche un luogo di incontro I Inaugurazione Blue Sea Land l mare è un luogo di incontro privilegiato. E grazie al mare possiamo unire Occidente e paesi africani. In questo percorso la Sicilia può e deve avere un ruolo da protagonista. Lo afferma Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto Produttivo della Pesca. Nella nostra Isola si è svolto Blue Sea Land, l’Expo delle eccellenze agroalimentari del Mediterraneo, Africa e Medio Oriente; una manifestazione 25 imponente che è stata promossa proprio dal Distretto della Pesca. Nel corso della manifestazione si è parlato di dialogo e confronto a partire dal mare e dalle risorse naturali. In che modo questo è possibile? «Blue Sea Land è l’Expo dove sono stati presentati progetti innovativi. E dove sono stati anche evidenziati due degli strumenti necessari per lo sviluppo della Sicilia : la rete dei distretti produttivi e il modello della Blue economy». Su cosa si basa la Blue Economy? «Si basa sui principi di sostenibilità e responsabilità, restauro e rigenerazione delle risorse, è uno strumento di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale. Una filosofia produttiva da anni studiata ed elaborata dal distretto Produttivo della Pesca e dall’Osservatorio. Questo modello di sviluppo riguarda le filiere produttive, l’agroindustria, la pesca, il settore manifatturiero, il turismo, che, nonostante tutto, rappresentano le maggiori leve su cui poggia il futuro della Sicilia ». E la nostra Isola che ruolo può avere nel Mediterraneo, e non solo? «La Sicilia può diventare capofila nella filosofia della Blue economy. Ha le carte in regola per farlo. Per certi Il Distretto Produttivo della Pesca è stato costituito nel 2006 a Mazara del Vallo. A sottoscrivere il Patto sono stati enti pubblici, associazioni, sindacati, università, scuole, enti di formazione, enti scientifici e di ricerca, aziende. Oggi il Distretto può contare su 134 imprese, oltre 2200 occupati, 46 enti, associazioni, università, centri di ricerca e cultura. Tra gli obiettivi la valorizzazione delle risorse umane e della cultura della pesca, attraverso la formazione e le politiche sociali del lavoro; Favorire la ricerca precompetitiva, l’innovazione, il trasferimento tecnologico e la tutela dell’Ambiente. Il Distretto della Pesca all’Expo Sea Food di Bruxelles “La filiera della pesca siciliana, dalla cantieristica al consumatore finale. Nel piatto il pregiato gambero rosso del Canale di Sicilia” 26 aspetti l’Isola è indietro rispetto ad altre aree geografiche, ma allo stesso tempo possiamo dire con certezza di avere in Sicilia tante eccellenze a cominciare dalle istituzioni scientifiche, laboratori, università, Cnr, istituto zooprofilattico. Professionalità e capacità altissime». Qual’è, quindi, il ruolo del Distretto Produttivo della Pesca? «Il compito del Distretto è quello di mettere in collegamento le diverse realtà. E si propone anche come Obiettivo è lo sviluppo sostenibile. Sono coinvolti tanti Paesi ed eccellenze strumento di promozione e coordinamento nonché come rappresentante delle esigenze di un intero settore, per definire una politica strategica che permetta di realizzare in cooperazione inter venti finalizzati a specializzare e sostenere il settore stesso. Blue economy vuol dire dialogo. Interno ed internazionale. E in questo senso ci sono diverse e importanti prospettive». La più significativa al momento? «Penso all’incontro tra finanza occidentale e finanza legata ai paesi arabi. E su questo siamo già al lavoro». Da quanto tempo il distretto porta avanti la sua attività di internazionalizzazione? “Dal 2007 ad oggi sono stati avviati con successo programmi di cooperazione scientifica e industriale con Egitto, Tunisia, Libia, Giordania, Angola, secondo i principi dell’Unione Europea e seguendo i dettami dei regolamenti comunitari. L’attuazione di una fruttuosa cooperazione transfrontaliera euro-mediterranea è da ritenersi strategica per i notevoli vantaggi che derivano dalla collaborazione sul fronte delle criticità riguardanti i costi energetici e la crisi finanziaria globale, che hanno inferto un altro duro colpo alla bassa resilienza economica dell’industria alieutica, e per le implicazioni socio-economiche che ne conseguiranno: interventi sulla logistica, avvio di nuove imprese internazionali, servizi finalizzati al miglioramento dell’attività di filiera, formazione professionale”. Missione del Presidente Tumbiolo in Yemen Visita al Distretto del Ministro della Pesca del Congo Brazzavile 27 I profumi, un’anima immateriale 28 Europrofumi: “Il nostro cliente è semplicemente chi ha deciso di regalarsi un’emozione o un sogno e ha la percezione che nelle nostre profumerie può soddisfarli” D a quanto tempo siete sul mercato e come è nata l’azienda? “Europrofumi nasce dalla prestigiosa esperienza della profumeria Ferreri, un punto di riferimento sin dal 1963 nella città di Comiso dove due giovani parrucchieri con tanta voglia di fare, Giovanni Ferreri e la moglie Cettina Gurrieri, cominciarono ad ampliare la loro gamma di offerte con i profumi, il make up e la cosmetica. 29 Questa scelta li premiò tanto da chiudere l’attività per dedicarsi totalmente alla profumeria. Con l’aiuto prezioso dei figli Nuccia, Giuseppe e Fabio, sempre più determinati a far crescere l’azienda migliorando le loro conoscenze e conseguendo studi mirati, hanno dato seguito all’espansione dell’Azienda con l’apertura anno dopo anno di profumerie sempre più innovative e prestigiose. Il cambio generazionale gestito con grande lungimiranza da papà Giovanni e mamma Cettina, ha portato alla creazione di un management aziendale il cui nucleo principale è costituito dai componenti della famiglia Ferreri, con la preziosa collaborazione dei rispettivi coniugi e dei cugini. Europrofumi oggi conta 14 punti vendita in Sicilia e continua a rappresentare la nuova frontiera del benessere e della bellezza, una dimensione virtuale ed insieme un luogo fisico all’interno del quale competenza, qualità, cortesia, professionalità e aggiornamento continuo costituiscono gli elementi di forza per accompagnare il cliente nella scoperta dei prodotti delle migliori marche”. Qual è la gamma dei vostri prodotti e a quale clientela vi rivolgete? “Il nostro mercato di riferimento è la profumeria cosiddetta “selettiva” anche se grazie al nostro assortimento costituito da circa 13.000 articoli è possibile soddisfare le esigenze di tutte le categorie di consumatori. Per la nostra azienda non esiste il Europrofumi è un marchio della G.F. Retail srl con sede a Ragusa. Amministratore unico Giuseppe Ferreri, presidente Giovanni Ferreri. Ha iniziato la sua attività nel 1963 e oggi nei suoi 14 punti vendita occupa circa 80 persone. Sito internet www.europrofumi.it. 30 cliente ideale: può essere donna o uomo, giovane o anziano. E’ semplicemente chi ha deciso di regalarsi un’emozione o un sogno e ha la percezione che nelle nostre profumerie può soddisfarli”. Che servizi offrite alla vostra clientela e quali le novità in programma? “La nostra è l’offerta più completa che il consumatore possa trovare. Consapevoli di questo dedichiamo la massima at- Oggi conta 14 punti vendita in Sicilia e continua a rappresentare la nuova frontiera del benessere e della bellezza, tenzione sul servizio al consumatore, inteso come consulenza professionale a tutto campo. Per raggiungere l’eccellenza lavoriamo costantemente sulla formazione del personale: i nostri beauty consultant e makeup artists sono costantemente sottoposti a corsi di aggiornamenti su prodotti, tecniche di vendita e customer satisfation in collaborazione con i più prestigiosi marchi dell’industria della profumeria. Questa è la nostra forza. Non c’è crescita senza novità e sicuramente la crescita passa attraverso l’apertura di nuovi punti vendita dove ogni mese ci sarà sempre una novità da scoprire”. Quali sono i maggiori problemi di un’azienda come la vostra? “I problemi sono quelli noti a chi fa impresa in Sicilia. Ma partendo dalla nostra filosofia, che è di avere come punto di riferimento le esigenze dei clienti, preferisco parlare delle opportunità. E su questo fronte tre anni fa l’azienda ha aderito al consorzio “Le profumerie d’Italia”, scelta che le ha permesso di superare le difficoltà di mercato grazie alle sinergie e alle economie di scala tra i vari associati”. Cosa pensa che debba cambiare in Sicilia per favorire lo sviluppo delle imprese? “Credo che il fattore di maggior criticità oggi in Sicilia sia dato dalle risorse umane. Bisognerebbe trovare una serie di motivazioni per consentire ai giovani costretti a conseguire i propri studi nel resto d’Italia o all’estero, di tornare in Sicilia a portare il loro bagaglio di conoscenze. La ricchezza che manca oggi alla Sicilia sono i giovani cervelli che hanno voglia di fare impresa e di essere il nuovo management in grado di sviluppare tante belle realtà aziendali siciliane”. 31 Ogni vostra emozione è un nostro colore 32 Colorificio GDM, una storia fatta di pitture, vernici e smalti lunga novanta anni. Q Famiglia Di Maria ualità, innovazione e velocità sono i “pilastri” della filosofia aziendale che hanno permesso al Colorificio Giuseppe Di Maria (GDM) di vantare oggi una storia lunga 90 anni e di essere una delle più affermate imprese produttrici di pitture, vernici e smalti nel panorama nazionale ed europeo. Fondata da Francesco Di Maria nel 1925 a Palermo, nella zona industriale “ante litteram” della città in via Messina 33 Impianto di produzione stucchi in pasta Marine, l’azienda si è evoluta ed espansa nei decenni ottenendo il pieno riconoscimento del sistema qualità secondo le armonizzazioni europee. Il marchio GDM oggi più che mai ha assunto un ruolo protagonista nel mercato dei prodotti vernicianti e questo grazie alla guida del suo “key man” Emilio Di Maria, Direttore Generale della Azienda. Un’Azienda con una storia quasi centenaria che ha saputo rinnovarsi e innovarsi. Qual è oggi la filosofia di produzione? “Dopo l’ampliamento, la ristrutturazione dello stabilimento e l’ammodernamento di tutti gli impianti produttivi siamo riusciti a proiettarci nel mercato nazionale, portando la produzione da 7 a 11 milioni di chilogrammi. Le tecniche di produzione partono dalla scrupolosa selezione delle materie prime in ingresso sino alla loro trasformazione in oltre 200 prodotti diversificati tra i colori e le pezzature che sviluppano oltre 1800 referenze”. Per un’azienda come la vostra quanto conta la politica per l’ambiente? E come si traduce all’atto pratico? “E’ un aspetto molto importante, che ha caratterizzato anche la struttura e la gestione della nostra azienda attraverso l’impiego di mezzi idonei quali impianti di depurazione acque, abbattimento polveri, distillazione e recupero totale dei solventi esausti tanto per citare qualche esempio. Una tradizione che si rinnova generazione dopo generazione quella della famiglia Di Maria. Le redini dell’Azienda restano saldamente nelle mani di una delle famiglie imprenditrici di spicco di Palermo e della Sicilia. Il Presidente attuale è il Cavaliere Giovanni Di Maria, il Direttore Generale è Emilio Di Maria. Francesco Di Maria è il Responsabile GDO (Grande Distribuzione organizzata), Melania Di Maria è il Responsabile Ufficio Acquisti e Francesco Di Maria Jr. è il Direttore Commerciale. Impianto di produzione idropitture 34 Produrre rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza dei lavoratori fa parte del quotidiano impegno. A confermare tutto ciò anche l’omologazione dei nostri prodotti effettuata dagli enti riconosciuti dalla CEE e le attuali normative di riferimento ISO 9000.” Un’azienda nasce e sopravvive comunque per vendere un prodotto… “Nessuna grande azienda può essere o divenire tale se non assicura alla propria clientela il miglior servizio pre e post vendita. “Le tecniche di produzione partono dalla scrupolosa selezione delle materie prime in ingresso sino alla loro trasformazione in oltre 200 prodotti diversificati tra i colori e le pezzature che sviluppano oltre 1800 referenze” Deposito prodotti finiti Fin dalla acquisizione degli ordini, tutti gli addetti seguono scrupolosamente l’iter che porta alla qualità totale del servizio che non può avere nessuna disfunzione o alcuna anomalia. I continui aggiornamenti tecnici e commerciali a cui vengono sottoposti i venditori, assicurano poi la continua preparazione degli agenti”. Quale il fiore all’occhiello? “Sicuramente la fascia dei prodotti antimuffa “Bisaten”, gli unici in Italia a rilasciare il certificato di garanzia. La linea Bisaten sanifica efficacemente gli ambienti da muffe e umidità, fattori che possono seriamente compromettere la salute dell’uomo”. I social network si stanno affermando sempre più come strumento di comunicazione. Qual è il vostro atteggiamento verso questo scenario ormai consolidato? “Crediamo fermamente nelle potenzialità dei social network e per questo ci siamo adeguati e immersi in questa “avventura” creando profili ufficiali su Facebook come “DiMaria.it” e “Bisaten” il cui numero di followers cresce ogni giorno in modo esponenziale. Stessa cosa fatta con Twitter. Abbiamo aperto un canale Youtube i cui contenuti hanno lo scopo di mostrare le applicazioni e le caratteristiche di selezionati prodotti. Il bilancio, ad oggi è estremamente positivo. Le Aziende che restano sono quelle capaci di adeguarsi al cambiamento. Il colorificio Giuseppe Di Maria né è l’esempio”. Stabilimento di produzione 35 La vostra sicurezza è il nostro obiettivo 36 Il Gruppo Ksm da oltre 100 anni garantisce la sicurezza di privati, banche, istituzioni, esercizi commerciali e siti sensibili. Con tecnologie sempre all’avanguardia. S Filippo Basile e alcuni elementi del suo Staff icurezza a 360 gradi, questo è il Gruppo Ksm. A parlarne è Filippo Basile, amministratore delegato del Gruppo. Innanzitutto chiariamo cosa s’intende per sicurezza, oggi più che mai tema caldo. «Il gruppo KSM si occupa di sicurezza a 360 gradi, in termini di prevenzione. Ci occupiamo della sicurezza di Porti, ferrovie, aereoporti, fino ad arrivare al piccolo nego- 37 zio con avanzatissimi sistemi di sicurezza. Affianchiamo e supportiamo le forze dell’ordine. La nostra è un’attività di prevenzione degli attacchi al patrimonio, agli interessi delle società o dello stato (KSM è stato il primo istituto a eseguire i controlli di sicurezza aeroportuali). Ci siamo occupati di eseguire i controlli sui passeggeri in transito, ai bagagli in stiva, alle merci caricate a bordo di un aereo. Siamo naturalmente, per legge, sussidiari alla polizia di stato, e nel caso di necessità, emergenza o allarme, abbiamo il dovere di dare notizia alle autorità competenti. Recentemente, il ministero dell’Interno si è interessato a creare un rapporto di collaborazione in ambito terrorismo. Tutte le nostre unità potrebbero integrarsi con le forze dell’ordine, per fornire notizie che creerebbero un quadro più completo del territorio e delle dinamiche. Tutti insieme, questi piccoli input darebbero vita a uno schema importante. Un evento, un’informazione che in primo momento può sembrare un dettaglio irrilevante, potrebbe in realtà rivelarsi un campanello d’allarme importantissimo. Stiamo perfezionando degli ingranaggi che esistono già. KSM è una risorsa che vede, che sente e che è ben radicata e conosce il territorio ed è fondamentale operare ad alti livelli e condividere le informazioni in un mondo – come quello di oggi – dominato dalla comunicazione». KSM è una società leader nel settore della sicurezza preventiva da oltre 100 anni. Lo scorso anno, insieme a Sicurtransport, ha rilevato il Gruppo Ivri, dando così vita al primo player italiano nell’ambito della sicurezza privata, integrando le attività di vigilanza, trasporto valori e gestione degli impianti d’allarme. In tutta Italia, oggi il Gruppo conta circa 7.200 dipendenti, 27 centrali operative, 19 caveaux e 1.300 veicoli al servizio di oltre 70.000 clienti. Quali i principali servizi offerti dalla KSM? «Abbiamo una diversificazione dei servizi in ogni attività. La Vigilanza armata e non, satellitare, ispettiva, la gestione di allarmi ed il pronto intervento, lo zonale (un uomo o una squadra a cui è affidato il controllo di una determinata zona della città, ndr.), Il trasporto valori, dove il gruppo ha introdotto una cassaforte intelligente di proprio brevetto, dotata di accettatore certificato BCE che riconosce le banconote false. Il “Per il trasporto dei soldi abbiamo introdotto un macchinario che sporca il denaro, che spruzza un liquido. Questo prodotto rende inutilizzabili le Banconote” denaro versato è assicurato e virtualmente in banca, e in caso di furto, il macchiatore di cui è dotata rende inutilizzabili le banconote. Il delinquente che arriva a compiere la rapina non può poi usare il denaro sottratto». E nel futuro del gruppo? «L’evoluzione del Gruppo si gioca sul piano della relazione con il cliente e dell’offerta: non solo più fornitore di servizi di vigilanza, ma partner in materia di sicurezza, con nuove competenze e sicurezza informatica e antiterrorismo, anche grazie al nuovo partner tecnologico, l’israeliano Lotan Group. La progettualità della sicurezza è uno degli obiettivi più importanti, che si può tradurre in servizi. Vorremmo anche offrire un sistema di localizzazione da usare in caso di necessità, per evitare aggressioni a donne, ma anche a ragazzi o persone più anziane». Tutti questi servizi si inseriscono in quel progetto di sicurezza a trecentosessanta gradi di cui abbiamo parlato all’inizio. Va tutelata, tramite la prevenzione, non soltanto il bene – un negozio, un’attività, una proprietà dello stato, etc... – ma anche, anzi soprattutto, la persona. Il gruppo KSM sta lavorando proprio per portare a termine questo obiettivo, mettendo al centro la sicurezza dei propri clienti, a tutto tondo”. Presenza del Gruppo in Italia www.ksmspa.com www.ivri.it Centrale operativa 24 ore su 24 38 Guardia Giurata KSM in servizio di piantonamento fisso 39 I Fondatori della Maico Sicilia. Spina Guido Edmondo, la moglie Pecoraro Francesca, i figli Spina Michele, Spina Rosalia, Spina Anna. Capo Area Sciortino Giuseppe Maico: la bellezza di sentire il mondo 40 L’apparecchio “migliore” è quello più adatto alla tua persona, quello in grado di soddisfare la percezione dei suoni, le esigenze estetiche, il comfort fisico, la facilità d’utilizzo A nche se nessun apparecchio acustico potrà restituire un udito normale, quelli oggi in produzione - grazie alla tecnologia digitale - si avvicinano a questo risultato come mai prima d’ora. Percezione dei suoni, esigenze estetiche, comfort fisico, facilità d’utilizzo e budget solo la strada da seguire nella scelta dell’apparecchio più adatto a sé, come sottoli- 41 neato da Maico Sicilia, struttura che ha iniziato la sua attività nel 1965 e che oggi è distribuita capillarmente sul territorio siciliano, con filiali, negozi e centri assistenza, dotati di attrezzature tecnologicamente all’avanguardia. Come capire se si ha un problema di udito? “I sintomi possono essere diversi, dalla difficoltà nel sentire i suoni alti, come la voce femminile o quella dei bambini, allo sforzarsi per sentire e capire quello che viene detto; dalla difficoltà nel comprendere il parlato che proviene da lontano a quella nel seguire i programmi alla tv o nel sentire la voce al telefono. Un altro sintomo è chiedere spesso alle persone di ripetere ciò che dicono, perché hai problemi nel capirle”. E’ un problema diffuso? “In tutto il mondo oltre 300 milioni di persone soffrono di problemi d’udito. L’ipoacusia è un processo naturale dell’invecchiamento: il 18% delle persone tra i 65 ed i 74 anni di età ed il 35% di quelle oltre i 75 anni hanno perdite uditive rilevanti. Può anche essere ereditaria. Ma il 90% dei problemi d’udito può trarre beneficio dall’uso degli apparecchi acustici ed il 10% può essere trattato dal punto di vista clinico o chirurgico”. In Sicilia la Maico, azienda leader del settore, è rappresentata da Michele, Rosalia e Anna Spina. La diffusione è capillare in tutta la regione. Ventiquattro, in tutto, le sedi nell’Isola, quella centrale si trova ovviamente nel capoluogo, a Palermo, in via Emilia 65. Le altre sedi si trovano ad Agrigento, Alcamo, Bagheria, Barcellona Pozzo di Gotto, Caltanissetta, Canicattì, Castelvetrano, Corleone, Gela, Lercara Friddi, Marsala, Mazara Del Vallo, Messina, Misilmeri, Patti, Petralia Soprana, Piazza Armerina, Ribera, S. Agata Militello, Sciacca, Termini Imerese, Trapani. Nuova tecnologia di protesi acustica Bluetooth laboratorio tecnico Acutronic 42 C’è un apparecchio in particolare che è più adatto a correggere il problema? “Non esiste un apparecchio acustico “migliore” in senso assoluto. L’apparecchio “migliore” è quello più adatto alla tua persona, quello in grado di soddisfare la percezione dei suoni, le esigenze estetiche, il comfort fisico, la facilità d’utilizzo e, non ultimo, il tuo budget. Dal 1965 è presente capillarmente sul territorio siciliano, con filiali, negozi e centri assistenza, dotati di attrezzature tecnologicamente all’avanguardia L’importante è affidarsi ad un audioprotesista preparato e competente per farsi guidare tra le tante opzioni oggi disponibili”. All’apparecchio ci si abitua subito? “Appena indossato ovviamente l’udito cambia immediatamente, insieme alla capacità di capire. All’inizio può essere necessario un po’ di tempo per abituarsi. Poi l’uso diventerà sempre più naturale”. La differenza fra il suono analogico e quello digitale si avverte? “Sì. Sebbene la persona ipoacusica difficilmente possa riuscire a sentire la differenza tramite lo stereo tra un cd ed una audiocassetta, di certo può trarre benefici dal suono digitale elaborato tramite gli apparecchi acustici”. Quali sono le soluzioni per l’udito quindi? “I modelli e le tecnologie oggi disponibili sono diversi. Si val ricevitore nell’orecchio al retro auricolare, dalle dimensioni ridottissime. Ci sono poi gli apparecchi pretimpanici CIC, i più recenti e, in assoluto, i più piccoli. Sono praticamente invisibili. Non sono però adatti alle persone che hanno una forte perdita uditiva o a chi ha condotti uditivi molto stretti. C’è poi il modello IIC invisibile nel canale, la soluzione audiologica più nuova e discreta, e l’ITC intracanalare, posizionato nel condotto uditivo: alcune persone lo preferiscono in quanto trovano che siano più facili da manipolare. Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta”. Laboratorio Maico Sicilia Centrale Dott. Spina Michele con equipe Maico Palermo sede centrale di via Roma 43 Il BOOM DI PEGASO FENOMENO ON-LINE 44 E’ l’università telematica accreditata dallo Stato più grande d’Italia, con oltre 12 mila studenti, 9 laurea, cento corsi: e ha trovato in Sicilia una straordinaria base di sviluppo culturale e didattico. U n fenomeno europeo made in Italy, che trova in Sicilia una delle sue espressoni più sorprendenti: è l’Università telematica Pegaso, la più grande università on-line italiana, riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione fin dall’aprile del 2006, ed oggi forte di oltre 12 mila studenti, divisi in 9 corsi di laurea triennali e magistrali e circa cento corsi post-laurea. Fondatore e “anima” imprenditoriale è Danilo 45 Iervolino, napoletano, uno start-upper” di 38 anni che ha saputo contornarsi da una squadra didattica e manageriale di prim’ordine, a cominciare dal Rettore che è l’ex ministro dei Trasporti, l’urbanista Alessandro Bianchi. Un imprenditore giovane, meridionale - ma cittadino del mondo – che crede nelle potenzialità dei giovani e del Sud. E che non a caso in Sicilia può vantare oggi un insediamento di rara potenza culturale. “Sì, oggi in Sicilia abbiamo undici sedi d’esami”, spiega Calogero Di Carlo, responsabile delle sedi d’esame di Pegaso in tutta Italia, ben 52, docente di diritto ecclesiastico, da dieci anni appassionato partner di Iervolino, una seconda vita dopo i 35 anni trascorsi nell’Arma dei Carabinieri: “Abbiamo sedi a Trapani, Campobello di Mazara, Agrigento, Caltanissetta, Caltagirone, Vittoria, Ragusa, Sicuracusa, Catania, Acireale e Messina. E abbiamo, sempre sull’isola, cento poli didattici, che chiamiamo Ecp, E-learning Center Point, i nostri studenti vogliamo servirli a chilometro zero, a casa loro; studiano on-line, ma quando hanno bisogno di noi, per un consglio o per sostenere un esame, non devono essere costretti a viaggi lunghi e, sull’isola, spesso disagevoli”. Le sedi di Pegaso, non sono in Sicilia, trasmettono l’immagine di un prestigio, e di un’autorevolezza, che l’Uni- “Sono convinto che nei prossimi vent’anni le persone di maggior successo della politica e delle istituzioni proverranno dagli studi telematici”, parola di Danilo Iervolino, fondatore e presidente di Pegaso. Che qualche mese fa ha dato alle stampe con Mondadori un libro – che s’intitola “Now!” - che è un vero “manifesto” ideale, un appello all’innovazione, in tutti i campi: “Inneggio ai coraggiosi: giovani o imprenditori che siano, a quelli che vogliono rischiare. Non si può e non si deve resistere all’innovazione. Nel lavoro e nella formazione, ad esempio, sono stati fatti pochissimi passi sulla strada della cultura digitale. È arrivato il momento di cambiare. Adesso”. versità si propone di trasferire nella formazione che offre: “A Palermo la nostra sede centrale è a Palazzo Mazzarino, in via Macheda – il cuore della cittù – cioè in uno dei palazzi storici più belli di Palermo”, sottolinea Calogero, “ne utilizziamo due piani, la sala affrescata intitolata ad Angelo Iervolino, che una volta era la Sala dei debuttanti, capace di 250 persone... E stiamo allargandoci anche al pianterreno, per un utile front-office a livello strada. A IERVOLINO: “BISOGNA INNOVARE. ORA!” Trapani abbiano appena preso sede Palazzo Bulgarella, un’altra perla architettonica, di grande pregio. Ma potrei elencare una sede appena aperta a Viterbo, a Brescia, in un oratorio bellissimo... Ma mi fermo qui, perché ciò che conta è la qualità formativa della nostra offerta”. Appunto: che si fonda sulla qualità del corpo docente: “Qui in Sicilia”, dice ancora Calogero, “abbiamo una nostra rete di docenti che provengono sia dalla magistratura che dalla professione forense che da altre università. In sette anni di attività, abbiamo costruiti ottimi rapporti di stima con tutte le università statali. E l’ambiente culturale dell’isola ci ha accolto, al di là del tradizionalismo che avrebbe potuto frenarci”. La presenza di Pegaso al Sud è tutta capillare: in Calabria, con sedi a Reggio, Lamezia, Vibo e Cosenza; Taranto e Trani in Puglia, Sinnai (vicino Cagliari), oi abbiamo la Puglia, con Taranto e Trani. E in Sardegna abbiamo aperto a Ninnai (Cagliari), Ortacesus, Oristano; e poi Matera in Basilicata, ovviamente Napoli, Salerno, Avellino, Vallo della Lucania e Caserta – all’interno della Reggia! – in Campania. E perfino a Lampedusa c’è un Ecp della Pegaso... “Quando, a 27 anni, ho creato l’università, ho cominciato a chiamare i docenti chiedendogli di insegnare da noi. Nessuno mi dava ascolto, ma ho tenuto duro. Dopo qualche anno di scetticismo è arrivato il successo. E Pegaso è diventata la corazzata che è adesso”, ha detto recentemente in un’intervista Danilo Iervolino, il fondatore di Pegaso.”Per questo dico ai giovani di non aver paura degli fallimenti: muovetevi, il momento giusto per fare è sempre l’oggi, è sempre adesso!”. Danilo Iervolino 46 47 Antica Focacceria San Francesco S.p.A Fondata nel 1834 Antica Focacceria San Francesco: è una delle aziende storiche di Palermo che ha fatto del cosiddetto street food il suo punto di forza. Non solo, ma oggi il marchio è in tutta Italia. è l’Antica Focacceria San Francesco. A parlarne è Massimo Toscano, chief operating officer dell’Antica Focacceria San Francesco. Qual è il punto di forza dell’azienda? «Non c’è dubbio: lo street food, le ricette che hanno 180 anni, che noi replichiamo sempre nello stesso modo, senza variazioni. Nei nostri ristoranti, non a caso, abbiamo sempre cuochi palermitani. È così a Palermo, a Roma e a Milano. Facciamo così proprio per rispettare la sicilianità e il modo di cucinare quei piatti». Quali sono le altre sedi dell’Antica Focacceria? «Oltre alla sede storica di via Alessandro Paternostro, a Palermo, l’Antica Focacceria ha aperto due ristoranti a Roma (uno al centro, uno in aeroporto, ndr.) e tre a Milano. A Palermo c’è poi l’altra sede, arrivata da pochissimo, all’interno della libreria La Feltrinelli (in via Cavour). L’Antica Focacceria, da giugno 2015, è infatti proprietà del gruppo Feltrinelli. Qui proponiamo il nostro street food: a mezzogiorno arrivano i piatti della focacceria, nel pomeriggio proponiamo i nostri dolci, mantenendo un occhio di riguardo anche verso i vegani: abbiamo cornetti vegani, latte di soia, e così via». Da quanti anni esiste questo marchio? «Dal 1834. Ad oggi si parla di 181 anni, quasi due secoli. Credo l’Antica Focacceria sia il secondo locale più storico d’Italia, visto che dal 1834 è sempre all’interno dello stesso luogo. Da noi passa la storia dell’intera città di Palermo: in focacceria si sono fermati personaggi come Giuseppe Garibaldi, l’architetto Basile, la famiglia Florio. Non a caso, in ogni focacceria del marchio c’è una sala chiamata Florio, tutta rossa, che è stata creata proprio in onore alla famiglia Florio, assidua frequentatrice del ristorante» “Da noi passa la storia dell’intera città di Palermo: in focacceria si sono fermati personaggi come Giuseppe Garibaldi, l’architetto Basile o la famiglia Florio” 48 Il locale dal 1834 Dal 1834 a oggi, l’Antica Focacceria San Francesco è una delle anime culinarie di Palermo. In 181 anni, la focacceria è il tempio del pane con la milza, del panino con le panelle, delle arancine, dei cazzilli, ma anche di altri piatti tipicamente legati alla sicilianità: pasta con le sarde, caponata, sarde a beccafico, involtini di melanzane, cannoli e cassate. Ancora oggi, che esporta dalla Sicilia al resto d’italia, il suo punto di forza resta lo Street Food. Da 181 anni è una delle anime culinarie di Palermo. L’Antica Focacceria sostiene anche la legalità. «Esattamente. Spesso – soprattutto i palermitani, raramente i turisti – nelle recensioni della focacceria scrivono che i prezzi sono un po’ più alti, che un’arancina costa 2 euro anziché 1,50, come da altre parti in città. Forse è vero, però quei 50 centesimi in più ci permettono di usare materie prime di altissima qualità, materie prime lavorate giornalmente. Il nostro cuoco prepara arancine fresche ogni mattina. In più, la focacceria emette tutti gli scontrini, paga tutto il personale e sostiene le realtà che combattono la mafia. Vale la pena pagare quel poco in più per assicurare un prodotto “sicuro” dal punto di vista della legalità e degli ingredienti». E il vostro menù? Ci saranno dei cambiamenti? «Abbiamo appena cambiato il nostro menù istituzionale. Essendo un locale istituzionale lo cambiamo più o meno ogni anno, non certo ogni quindici giorni. Abbiamo riscoperto ricette storiche come la zuppa dei sette potenti (una zuppa di pesce che si cucinava a metà del ‘900, ndr.), la caponata barocca (cui viene aggiunto il pesce spada, ndr.) e la pasta degli antichi grani siciliani, sostenendo anche i piccoli produttori dell’isola». 49 La Concessionaria Seat di Via Aci 6 a Palermo dal 1988. Auto System, quando D a quanto tempo siete sul mercato? “Da quasi 30 anni siamo esclusivisti del marchio SEAT. La professionalità dell’azienda, fondata nel 1988 da due amici che hanno in comune la passione dell’auto, si rispecchia nell’operato di ogni singolo dipendente e in pochissimi anni aprono due sedi, una a Bagheria e un’altra a Palermo in viale Del Fante. Il 2003 rappresenta l’anno della grande svolta con l’inaugurazione della nuova sede di via Aci 6. Nel 2008 si aggiunge il marchio ŠKODA fino a completare nel 2010 l’espansione diventando concessionario ufficiale di Volkswagen e Veicoli Commerciali Volkswagen. In quasi trent’anni di attività l’azienda è cresciuta fino ad avere 51 dipendenti tra tecnici, venditori e manager”. Qual è la gamma dei vostri prodotti? “Siamo in grado di offrire un’ampia gamma di modelli, adatti a tutte le richieste di un pubblico vasto ed esigente. Per coloro che guardano al risparmio ma non vogliono tra- lasciare la qualità e la garanzia, Auto System propone la sua gamma km0 e usato a marchio Das WeltAuto. Quest’ultimo viene conferito solo alle vetture che superano un programma di 110 rigidi controlli. La gamma di prodotti e offerte soddisfa tutte esigenze dei clienti. Tra questi spicca il Service: la sua caratteristica principale è puntare all’eccellenza e alla completa soddisfazione del cliente attraverso un’esauriente informazione su tutte le fasi di lavorazione e grazie anche all’utilizzo di strumentazione all’avanguardia che garantisce massima efficienza e sicurezza. Tutto questo è stato riconosciuto col premio Volkswagen Award 2015”. Può tracciare l’identikit del vostro cliente e quali le sue esigenze? “Il cliente di Auto System è attento, informato e sempre più esigente, arriva in concessionaria con le idee chiare. Ed è proprio per questo che sempre di più Auto System prova ad anticipare i tempi e avvicinarsi con le nuove tecnologie al suo potenziale acquirente fornendo diversi servizi on line “Il segreto del successo dell’azienda è legato alla forza del gruppo: professionisti preparati in continuo aggiornamento e altamente motivati” 50 basta il nome La Auto System srl è stata fondata nel 1988 ed ha sede in via Aci 6, a Palermo. È concessionaria esclusivista per Palermo e provincia dei marchi Volkswagen, SEAT, ŠKODA e Veicoli Commerciali Volkswagen e Das WeltAuto dedicato alle vetture usate e ai km Ø. I titolari sono Fortunato Lo Cascio, Piero e Antonio Provenzano. Occupa 51 persone. Sito internet: www.autosystem.com. Coccoliamo gli oltre 25.000 clienti come fossero sempre i primi tra cui una app per smartphone e tablet che consente di effettuare la prenotazione on line di tutti i servizi presenti nel Service. La tipologia del cliente è cambiata così come quello del venditore che oggi è un consulente a 360 gradi che analizza i bisogni dei clienti consigliando il prodotto più adatto”. Che servizi offrite alla vostra clientela e quali novità avete in programma? “Il segreto del successo di Auto System è legato alla forza del gruppo: professionisti preparati in continuo aggiornamento e altamente motivati ci consentono di accompagnare il cliente dall’acquisto fino al post vendita, personalizzando i servizi come la scelta dei piani di manutenzione, l’individuazione della formula di finanziamento più adeguata e fornendo la Perizia Assicurativa, elaborando nuove soluzioni ai problemi della clientela. In un momento in cui la crisi sembra non essere ancora passata, poi, Auto System scommette sul futuro aprendo in viale Regione Siciliana Nord Ovest una nuova sede dedicata ai marchi Volkswagen, Veicoli commerciali Volkswagen e Das WeltAuto con oltre 8000 metri quadrati”. 51 Direttore Generale Ines Curella e Presidente Nicolò Curella, recentemente scomparso “Vi aiutiamo a realizzare D ottoressa Curella, da direttore generale della Banca Sant’Angelo ha un osservatorio sullo stato dell’economia siciliana. Come sta in generale l’Isola? “Che la Sicilia attraversi anch’essa un periodo di contrazione economica a seguito della lunga crisi strutturale che ha coinvolto i vari paesi europei è purtroppo una evidenza, anche per noi operatori bancari. Le dimensioni medie delle imprese sono ancora troppo ridotte, e la loro apertura verso gli altri mercati è ancora limitata. Però è anche vero che in questi ultimi mesi del 2015 si sono registrati alcuni iniziali segni di ripresa, in particolare in alcuni settori specifici”. Quali sono i settori in salute e quelli che soffrono? “In Sicilia il settore manifatturiero, rispetto al resto dell’Italia e all’Europa, è di ridotte dimensioni, ed è tale da molti anni, mentre hanno un ben diverso rilievo l’agricoltura e i servizi. Consideriamo anche che il fenomeno cosiddetto di de-industrializzazione sta proseguendo da anni, si pensi a Gela. L’agricoltura, invece, costituisce un settore importantissimo per la Sicilia. Penso che lo sforzo dei prossimi anni debba essere più orientato alla ricerca della qualità, a privilegiare colture e prodotti agricoli di nicchia, più facilmente esportabili nei mercati nazionali ed esteri, seguendo il solco tracciato nel campo della viticoltura e nella produzione vitivinicola siciliane, ormai spesso di reale eccellenza, o dei ricercatissimi pomodorini di Pachino”. Cosa offre la Sant’Angelo a chi vuole investire? “La Sant’Angelo ha lavorato molto in questi ultimi 2/3 anni, realizzando una serie di progetti importanti. La banca ha aderito alla piattaforma internazionale All Funds, la quale ci consente di offrire ai nostri clienti più dell’80% di tutti Fondi Comuni e Sicav esistenti al mondo. Sant’Angelo ha investito molto nella ristrutturazione delle proprie agenzie per la clientela, molte delle quali sono state radicalmente rivoluzionate, dotandole di un lay-out funzionale, spazioso in cui poter offrire ai clienti in un contesto accogliente la consulenza finanziaria e bancaria oggi necessaria. Di recente abbiamo rivisitato la vasta gamma di prodotti e servizi dedicati ai nostri 7.000 soci e azionisti, realizzando inoltre una “Ai nostri 7.000 soci e azionisti offriamo una card personalizzata che consente di accedere ad un’ampia rete di esercenti convenzionati” 52 i vostri sogni” Ines Curella nasce ad Agrigento il 24 febbraio del 1967. Nel marzo del 1995 si laurea in Economia e commercio alla Luiss Guido Carli. Successivamente ha conseguito anche un master superiore in Marketing Comunication presso l’Istituto superiore di comunicazione di Milano. Lavora per Banca popolare Sant’Angelo dal settembre del 1999, quando il suo primo incarico fu quello di coordinatore dell’ufficio strategico Pianificazione e marketing. Oggi ricopre il ruolo di Direttore Generale. La Banca Sant’Angelo offre ai clienti la consulenza finanziaria oggi necessaria card personalizzata che consente ai soci di accedere ad un’ampia rete di esercenti convenzionati, appartenenti a tutti i settori merceologici, e usufruendo quindi di sconti, riduzioni, servizi personalizzati”. Dati che fanno sperare sull’economia siciliana… “L’occupazione registra una significativa crescita negli ultimi mesi. Questo dato va però saputo leggere, e in questo senso esso stesso ci dice che molto di tale incremento è su base stagionale, per cui uno sforzo congiunto tra imprese e organismi amministrativi deve puntare alla crescente stabilizzazione di questi nuovi posti di lavoro creati in quest’ultimo periodo. Noi, nel nostro piccolo, seguitiamo una attenta e mirata politica di incremento occupazionale, con grande attenzione alla qualità delle risorse che assumiamo”. Cosa manca all’economia siciliana per decollare? “La risposta potrebbe essere molto lunga e articolata. In estrema sintesi, penso che molto di ciò che occorre fare per rilanciare la Sicilia sia racchiuso in una parola sola: integrazione, laddove per integrazione intendo soprattutto sinergia, accordo, intesa, cooperazione. Innanzitutto integrazione tra i vari soggetti, sia istituzionali che privati, una maggiore apertura del pubblico alle esperienze dei privati e una partecipazione più attiva di questi ultimi alla gestione della cosa pubblica”. 53 Staff Farmacia Bonsignore Un rifugio sicuro per È un paziente sempre più consapevole quello che si rivolge alle farmacie, ma nei punti vendita con le caratteristiche insegne dalla croce verde, chi entra vede sempre un rifugio sicuro. “Nonostante internet e l’evoluzione degli ultimi anni che ha “prodotto” un paziente sempre più evoluto, la gente continua a trovare nel farmacista in farmacia un punto di riferimento, un interlocutore di cui fidarsi a occhi chiusi”. Parola di Roberto Tobia, titolare della farmacia Bonsignore di viale Regione Siciliana, a Palermo. Dottor Tobia, come si è evoluta la farmacia negli ultimi anni? “Evolvendosi la platea, anche la professione del farmacista è andata di pari passo per venire incontro alle esigenze del paziente. Oggi chi si rivolge a noi conosce sempre più a fondo le sue problematiche di salute, le sue patologie, si aggiorna attraverso internet. Poi però trova sempre nel farmacista, una figura di riferimento, e nella farmacia, un luogo di accoglienza in cui riesce a estrinsecare problematiche che a volte nemmeno il medico riesce ad ascoltare”. Che peso ha avuto la crisi economica sulle farmacie? “La crisi ha influito in maniera pesante, ma un duro colpo alla nostra professione è stato inflitto soprattutto dalle cosiddette liberalizzazioni del governo Bersani e del governo Monti. L’abbassamento verticale del prezzo dei farmaci, l’introduzione del farmaco equivalente, erroneamente denominato “generico”, hanno messo in ginocchio l’intero il sistema. Quel sistema di farmacie indipendente che ha garantito da sempre capillarità e servizio, rischia di collassare. Sarebbe un grossissimo errore, oltreché un unicum in tutto il mondo, far uscire il farmaco di fascia C dalle farmacie”. Perché? “Perché un tale provvedimento non andrebbe incontro all’interesse del cittadino, come vuol far credere la GDO. È stato, infatti, dimostrato che i provvedimenti del 2006, quando i farmaci da banco vennero portati fuori dalle farmacie, i prezzi sono aumentati del 2,6 per cento. E non lo diciamo noi farmacisti, lo dice l’Agenzia Italiana del Farmaco. Il farmaco è un bene sociale, non è assimilabile alla frutta e verdura, non può essere oggetto di concorrenza e, soprattutto, non può finire nelle mani della GDO”. “Il cliente trova in noi una figura di riferimento, un luogo di accoglienza in cui riesce a estrinsecare problemi che a volte nemmeno il medico riesce ad ascoltare” 54 Interno Farmacia chi è in cerca di cure Roberto Tobia nasce a Palermo il 16 maggio del 1963. Dopo la maturità scientifica al liceo classico Don Bosco Ranchibile, si laurea in Farmacia all’Università degli studi di Palermo nel 1989. Coniugato, ha due figlie Claudia e Fioranna. Gestisce la farmacia Bonsignore di viale Regione Siciliana dal 1996. È presidente di Federfarma Palermo e vice presidente di Federmarma Sicilia, vice presidente nazionale di Utifar e rappresenta la Federfarma nazionale al Pgeu, il gruppo farmaceutico dell’Unione europea. Dott. Roberto Tobia Cosa la fa sperare per il futuro delle farmacie? “Va seguito il modello della “Pharmaceutical care” ovvero il sistema attraverso il quale il farmacista prende in carico il paziente, non solo dispensandogli il farmaco, ma seguendolo nel corso della terapia e garantendo l’aderenza alla terapia stessa. In Italia sono tantissimi i ricoveri impropri e molti sono dovuti proprio a terapie non seguite in maniera corretta. I costi di ricovero sono un enorme danno per le casse dello Stato, ma in primis il danno è a carico del paziente stesso che non si cura in modo adeguato. Questo progetto riconosce il ruolo del farmacista e dà benefici sia al governo che al cittadino”. Per finire, una domanda in generale, a prescindere dal suo settore. Cosa manca, secondo lei, alla Sicilia per decollare? “Manca la capacità della politica di valorizzare ciò che la nostra terra produce in termini di cultura, bellezze naturali, paesaggistiche ed architettoniche. Una terra come la nostra, libera dal giogo mafioso, potrebbe essere il fiore all’occhiello dell’intero continente e produrre lavoro e benessere. Bisogna uscire dall’emergenza e dall’improvvisazione. Occorre programmare un futuro sostenibile per la gente che chiede solo di lavorare e non ostacolare gli imprenditori che investono ogni giorno tempo e denaro per il rilancio, ma che spesso trovano dinnanzi a loro solo muri di gomma”. 55 Area Retail del BT Customer Innovation Show Case di Milano BT, IN SICILIA SCELTE DI I nvestire in un call-center situato nel cuore di Palermo, con 262 dipendenti, che il precedente proprietario, una multinazionale americana, aveva avviato a chiusura…non è stata una scelta banale, ma BT Italia, la realtà italiana del colosso britannico British Telecom, l’ha fatta con grande convinzione: “Noi ci crediamo!”, ha spiegato Gianluca Cimini, amministratore delegato di BT Italia, in una recente intervista. Una mossa strategica, l’ha definita. Perché il gruppo, presente in Italia da 20 anni e radicato anche al Sud, punta fortemente sul rapporto di servizio e assistenza ai clienti, che sono tutti aziende e istituzioni di primo livello. Quindi ritiene essenziale gestire in proprio tutto quanto attiene al rapporto col cliente, valorizzando il legame col territorio. Quindi, una scelta d’investimento, non ovvia: il principale call center di BT in Europa è a Budapest, ma BT Italia ha invece scelto Palermo per una maggior vicinanza anche culturale alle imprese italiane. Costruendo sul call center del capoluogo siciliano un piano industriale serio, che ci si augura potrà fare della struttura un centro d’eccellenza a livello di gruppo. C’è stata e ci sarà formazione professionale di alto livello, ci sono nuove commesse in arrivo; il dialogo con gli enti locali è buono. L’acquisizione è stata del resto molto apprezzata e le istituzioni si sono strette attorno all’azienda. Anche perché l’impegno qualitativo è stato anche confermato dal fatto che gli addetti sono tutti assunti a tempo indeterminato e non sono giovanissimi, vista l’età media di 40 anni. Superata la fase di rodaggio, e fatti gli aggiustamenti organizzativi del caso, l’obiettivo è quello di essere in grado di erogare nuovi e più qualificati servizi, magari anche a supporto di clienti non solo italiani: per esempio attività di supporto telefonico al recupero crediti e al delivery. Tutto dipenderà dalle performance che nel frattempo il centro registrerà, ma la scommessa di BT è che la consapevolezza del personale e del sindacato sia sempre più elevata. Peraltro, è la linea della responsabilità che BT Italia, all’interno del suo gruppo, sta dimostrando. Non a caso, tra i clienti Una mossa strategica, fortemente voluta dall’amministratore delegato Gianluca Cimini, per sviluppare una strategia di eccellenza 56 BT Tower a Londra QUALITà BT Italia è un operatore di tlc dedicato unicamente alle aziende e alla pubblica amministrazione che opera nel nostro Paese dal 1995, con un team di oltre 1.300 specialisti nel settore dell’Information & Communication Technology. BT Italia (nella foto l’a.d. Gianluca Cimini) dispone di una rete propria in fibra ottica di oltre 14.000 chilometri su tutto il territorio nazionale, connesso alla rete globale IP di BT presente in oltre 170 paesi, distinta da elevati livelli di sicurezza, flessibilità, e affidabilità. BT si avvale di 55 data center in tutto il mondo, centri sia di competenza sia di “prossimità” ai clienti. In Italia ha con 5 data center di cui uno Tier IV, cioè con il massimo standard di sicurezza. Gianluca Cimini AD BTItalia BT Italia, controllata dal colosso britannico, ha investito su un call center nel cuore di Palermo principali l’azienda annovera alcune importanti enti ed istituzioni del mondo della Pubblica amministrazione, di cui è da sempre importante fornitore. Ha lavorato e lavora per il Sistema sanitario nazionale, per alcuni grandi enti locali come Milano o Parma, per vari ministeri: “Ci ripromettiamo sempre però di fornire prodotti ancora più innovativi di quelli precedenti, perché è sull’innovazione che si creano relazioni forti e durevoli con la clientela”, ribadisce Cimini. Sotto la cui guida, BT Italia sta prendendosi importanti soddisfazioni, come ad esempio sul fronte della Ricerca & Sviluppo un bando vinto nel programma europeo Horizon 2020; o il successo nella gara per la partnership tecnologica con la Treccani, icona della cultura italiana. E poi innovando senza sosta in servizi e soluzioni per il business: nel settore retail, con un progetto – “PopUp Shop as a service” - che digitalizza tutta la gestione dei temporary store e dei corner nei centri commerciali. Un modo nuovo di fare business per un’azienda che solo vent’anni fa non era presente in Italia, ma che oggi è la più importante realtà BT al di fuori del Regno Unito, e si può permettere anche il lusso – e dimostrare che lusso non è – di assumere 262 giovani siciliani in un call center a Palermo. 57 La famiglia Colantoni durante l’inaugurazione del nuovo supermercato Colleverde Nei nostri scaffali tutti L eadrship nel commercio all’ingrosso da un lato, la ricerca continua di prodotti ricercati e tipici, dall’altro, che ampliando l’assortimento del punto vendita, in affiancamento ai tradizionali prodotti di largo consumo, rendono unica l’offerta anche al dettaglio. Ma, soprattutto, la “faccia”, da mettere sempre, preferibilmente umile e vicina, davanti al cliente. Quella del commerciante vero. È ampio l’argine, alla piena della grande distribuzione alimentare, sulle realtà commerciali locali. Il Gruppo Colantoni, che accomuna luoghi solo apparentemente diversi come il Cash&Carry di via Salvatore Puglisi e il Supermercato Colle Verde di via San Lorenzo, ha origine in Piazza Scaffa, all’interno di un piccolo negozio che smercia prima legumi, poi farine e sesamo all’ingrosso. Alessio Mistretta, attuale Direttore Vendite, è uno dei rappresentanti della quinta generazione di una storia iniziata il secolo scorso con Antonino Colantoni, commerciante d’intuito, che esordì come grossista di legumi, sacchi di farina e sesamo. Poi fu la volta del figlio Virgilio e del nipote Antonino, artefice del definitivo decollo del Gruppo. Scomparso un anno fa, Antonino ha lavorato ogni giorno, con passione e dedizione, sempre presente a dirigere il Cash&Carry prima e il Supermercato poi. Una volta – testimonianza diretta del cronista – si sentì una giovane cliente chiamarlo “il signor gentilezza”. Era davvero fatto così, il signor Antonino, un imprenditore competente e un antico gentiluomo. Alessio, come fare stare al passo l’antica cultura della vendita all’ingrosso con le sfide della qualità e la preponderanza dei grandi operatori dell’alimentare? “La merce cambia, pur senza abbandonare le cose grazie alle quali siamo cresciuti nei decenni, la mentalità no. Tutto nasce dal mio avo Antonino nella ‘sua’ Piazza Scaffa, nel cuore della Palermo del popolo. Dalla trentina di dettaglianti ai quali forniva farine e sesamo, si passò al primo magazzino in via Trentacoste, con una piccola rivendita al piano terreno. Alle farine e ai semi si aggiunse il pomodoro in scatola, il latte, l’acqua minerale. Il rumore di quelle pedane, in famiglia lo sentiamo ancora, a partire da mia mamma Angela, che è la primogenita, a mio zio Vincenzo, che assieme a lei ereditò anni dopo la dire- “Noi ci mettiamo la faccia. Sempre, umile e vicina, davanti al cliente. Quella del commerciante vero” 58 Punto vendita storico di via Puglisi i sapori del mondo è una “saga” ultracentenaria, la storia imprenditoriale dei Colantoni. Il capostipite Antonino, da semplice impiegato in un mulino, avviò con successo un’impresa di compravendita di legumi. Ma fu suo figlio Virgilio a imprimere la svolta, lanciando l’importazione e distribuzione del sesamo. A Palermo Virgilio, sposato con Arcangela, aveva quattro figli. Antonino, l’unico maschio, diede impulso ad un’ulteriore sviluppo, oggi gestito da figli e nipoti. Punte di diamante dell’attività, il Cash&Carry di via Salvatore Puglisi, angolo via Autonomia Siciliana, a Palermo, e il supermercato Colle Verde nel quartiere San Lorenzo. A destra Antonino Colantoni zione del Cash&Carry, quando mio nonno dovette occuparsi dell’apertura e della conduzione del Supermercato Colle Verde coadiuvato da mia Zia Marina, a mio zio Virgilio, figura strategica di coordinamento tra i punti vendita e Direttore Acquisti. Una storia che soffre i colpi della crisi? “L’importante è mantenere il timone dritto, senza perdere i valori che ci hanno permesso di crescere. Innanzitutto, l’umiltà e il rispetto, quello vero, per i clienti e i fornitori, con preferenza per quelli locali. Negli ultimi due anni il nostro supermercato ha registrato un incremento nel volume d’affari del 20% circa. Il Gruppo Colantoni oggi ha tre aziende: la Colantoni Antonino Spa che vende all’ingrosso col marchio Cash&Carry Colantoni, la Colle Verde spa che opera nella grande distribuzione con il Supermercato omonimo, più una terza struttura per la distribuzione e la logistica”. Dal punto di vista merceologico, quali sono i punti distintivi rispetto al canonico grande magazzino? “Ripeto: cambiare senza dimenticare. Cioè arricchirsi culturalmente sul cibo senza che l’eccellenza divenga un privilegio per pochi. Esempi? Un assortimento tradizionale completo accanto ad una linea di gastronomia regionale che riscuote grande consenso, ai sapori della cucina etnica mondiale, al biologico”. 59 Carmelo e Mauro Crimi con una loro creazione L’eleganza è questione I l buon gusto e la qualità “english” sposano la tradizione sartoriale siciliana ed è subito successo. Un successo che dura nel tempo arrivando fino al Giappone. E’ la storia della Sartoria Crimi di Palermo, sul mercato da 45 anni, oggi gestita da Mauro. Com’è nata la vostra sartoria? “Fondatore è stato mio padre Carmelo nel 1970, al ritorno da una intensa esperienza milanese. In realtà aveva iniziato l’apprendistato da bambino a Tortorici, dove era nato: qui, nel tempo libero dalla scuola, aveva frequentato le botteghe artigiane di sartoria maschile. A 12 anni si trasferì con la famiglia a Palermo lavorando nelle migliori botteghe cittadine. A 19 anni andò a Milano dove venne assunto in una delle più prestigiose sartorie dell’epoca. Poi la decisione di tornare a Palermo per aprire una bottega di alta sartoria proponendo uno stile tutto suo”. Quali i canoni di questo nuovo stile e come venne accolto a Palermo? “Mio padre partì dall’esperienza della sartoria classica siciliana, si formò alla scuola milanese di respiro internazionale ma al suo ritorno a Palermo “riscoprì” la tradizione dell’alta sartoria maschile di fine ‘800 che a sua volta era stata influenzata dalla tradizione inglese portata nell’Isola da imprenditori come i Whitaker. Gli abiti ebbero subito un enorme successo e mio padre fu definito “il più inglese dei sarti italiani”. Tra i clienti più assidui la nostra bottega annoverava politici e industriali ma soprattutto artisti: Guttuso, Fiume, Migneco, Meschis solo per fare qualche nome. Lui ha sempre avuto una predilezione per il mondo dell’arte e della cultura e la sartoria era diventata una sorta di atelier dove non si veniva solo per provare l’abito. Nel 1977 un suo nuovo successo aumentò la visibilità della sartoria a livello internazionale: la vittoria al concorso nazionale indetto dall’Accademia dei Sartori. L’ultima soddisfazione è di pochi giorni fa: la nostra azienda è stata inserita nel volume sulle “100 eccellenze italiane” presentato lo scorso 3 dicembre a Roma”. Cos’è cambiato in questi anni? “La sartoria ha sempre mantenuto dimensioni artigianali, Tra i nostri clienti politici e industriali ma soprattutto artisti: Guttuso, Fiume, Migneco, Meschis 60 Primo premio al Concorso Nazionale “Amilcare Minnucci” dell’Accademia Nazionale dei Sartori di Roma (1977) di classe La Sartoria Crimi, ditta artigiana individuale di Mauro Crimi, ha sede a Palermo, in via Benedetto Civiletti 11. E’ stata fondata dal padre, Carmelo Crimi, nel 1969 ed è specializzata nella sartoria maschile, anche se per le donne produce una particolare linea di capispalla. Attualmente occupa 7 persone. Il sito internet è www.sartoriacrimi.com. Il maestro Carmelo Crimi con Moira Orfei L’ultima soddisfazione è di pochi giorni fa: la nostra azienda è stata inserita nel volume sulle “100 eccellenze italiane”. con una grande attenzione alla qualità. Semmai è cambiata la clientela. Oggi ci sono categorie che possono spendere ma preferiscono esibire un marchio fatto in serie anziché farsi realizzare un abito su misura. Il nostro è un cliente raffinato, non necessariamente ricco, che fa molta attenzione alla qualità dei tessuti, alla lavorazione e ai dettagli, che sa attendere e col quale si stabilisce un rapporto di fiducia. Pensi che ritiriamo i tessuti anche dall’Inghilterra e impieghiamo fino a 48 ore di lavorazione per realizzare un solo abito”. La vostra attenzione per la qualità è alla base del successo anche all’estero? “Gli stranieri oggi rappresentano circa il 40 per cento della nostra clientela e vengono dal nord Europa, Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone. La maggior parte di loro si trattiene in città o in Sicilia per il tempo necessario alla realizzazione dell’abito. Da qui l’idea di promuovere presso questi clienti il nostro territorio: nei prossimi giorni lanceremo una campagna sui social network attraverso l’hashtag #turismosartoriale. Il nostro obiettivo è attrarre turismo di qualità che possa apprezzare le bellezze della città promuovendo al tempo stesso il buon gusto e l’eleganza”. 61 Il titolare, Giuseppe Sciortino, e il suo Brand. C’è un cono per ogni L a tradizione, il gusto siciliano ed un sogno: quello di esportarli in Italia. è l’obiettivo della g iovane azienda palermitana Don Gelato. L’idea è venuta tre anni fa a Giuseppe Sciortino. Sciortino, lo slogan di Don Gelato è: “Gusto siciliano nel mondo”. Quale messaggio volete veicolare? “Lo slogan vuole veicolare la nostra missione. Da siciliano voglio esportare tutto quello che di buono abbiamo e storicamente il gelato è nato in Sicilia dall’idea di un palermitano. Il progetto è a media-lunga scadenza, perché, prima di esportarlo vogliamo radicarci a Palermo. E adesso aspettiamo che nasca il terzo punto vendita in piazza Niscemi”. Puntate tutto sulla tradizione del gelato artigianale. Quali sono i gusti tipici di Don Gelato? “Molti gusti derivano da prodotti siciliani. C’è ad esempio il gusto “Minnulata”: viene dall’arabo mandorlata ed è fatto col torrone di Santa Rosalia, quello che si vede nelle bancarelle durante il Festino. Noi produciamo sia il torrone, sia il gelato, è uno dei più rappresentativi. Poi c’è lo “Scaccio”, realizzato con la frutta secca a guscio come noci mandorle e pistacchio. E poi c’è il g usto “Fuiuta” che mi piace definire come un atto d’amore speziato. L’amore sta nella vaniglia variegata all’amarena e a questa si aggiunge il tocco speziato della cannella. Si tratta di gusti che non si trovano da nessuna altra parte”. Oltre al gelato, puntate molto sulla degustazione all’interno dei vostri punti vendita? “Esportare la tradizione siciliana non sta solo nel gusto, ma anche nella cultura. Noi siciliani per tradizione siamo accoglienti e i nostri punti vendita hanno uno specifico ambiente che “Molti gusti derivano da prodotti siciliani. C’è ad esempio il gusto “Minnulata”: viene dall’arabo mandorlata ed è fatto col torrone di Santa Rosalia” 62 Esterno del locale nella “storica” via Maqueda vostro gusto La tradizione e il gusto siciliani e un sogno: quello di esportarli in Italia e un giorno magari anche all’estero. Ecco l’obiettivo della giovane azienda palermitana Don Gelato, nata nel 2015, e che realizza uno dei prodotti tipici della tradizione siciliana. Già due punti vendita a Palermo in via Terrasanta e in via Maqueda e un altro che sorgerà in piazza Niscemi. In meno di un anno la formula sta già funzionando. L’idea è venuta tre anni fa a Giuseppe Sciortino, agente di commercio nel settore della Ferramenta professionale. Ha frequentato la scuola di business a Milano, studiando da imprenditore e si è buttato in questa avventura perché il gelato è da sempre la sua passione. Una golosità “della casa”. Don Gelato è nato in Sicilia dall’idea di un palermitano. richiama un po’ la casa della nonna, che cerca di dare calore proprio come quando si ricevono ospiti a casa. Ma cerca di essere anche moderno e internazionale: ci si può sedere, conversare e c’è la possibilità di accedere gratuitamente alla connessione wi-fi”. Sul vostro sito ci sono anche consigli su come realizzare un franchising. Come mai questa scelta? “Per trasferire la sicilianità all’estero dobbiamo anche trasferire il nostro “know-how”. Abbiamo aperto questo blog per dare suggerimenti su come aprire una gelateria o caffetteria e, perché no, se c’è la possibilità anche sotto il nostro marchio. L’obiettivo adesso è quello di espandersi e superare i confini siciliani. Da gennaio 2016 comincerà la vendita del franchising fuori dalla Sicilia. Abbiamo in previsione l’apertura di due punti vendita a Roma e Milano, due grandi città dove avere la possibilità di assaporare i g usti siciliani. Abbiamo avuto anche approcci con siciliani che lavorano a Parigi e in Germania. Ma prima di pensare all’estero, dobbiamo fare le cose per bene in Italia”. 63 4 generazioni per una azienda centenaria 1916 - 2016 Da 100 anni il sapore U na caponata perfetta da quasi un secolo, usando una particolare varietà di melanzane, capperi eoliani, olive Nocellara del Belice. Senza mai stravolgere la ricetta originale e scegliendo il periodo migliore per la produzione e la conservazione. Ecco come nasce il successo del prodotto di punta della ditta Fratelli Contorno, circa 12mila metri quadrati di stabilimento nella vecchia zona industriale di Palermo, leader incontrastata in Sicilia delle conserve, guidata da Agostino e Maurizio Contorno. Dottor Contorno, l’azienda nasce nel lontano 1916. Qual è il segreto di questa longevità? “Era destino, forse già lo portiamo nel nome. Iniziò tutto con mio nonno Antonino, che fu corazziere di Vittorio Emanuele III. Dopo aver finito il servizio di leva, acquistò un’impresa che, dal 1905, produceva citrato di calcio, usato come disinfettante, soprattutto in guerra, e poi estratto di pomodoro. Nel 1922 nacque la caponatina e da lì non ci siamo più fermati. Quattro generazioni di persone hanno lavorato qui, questa è storia. La passione per questo mestiere l’abbiamo nel Dna, una passione che parte da mio nonno, poi passa a mio padre e così via. E’ una passione che non ci fa guardare mai l’orologio, molte volte diventa una missione sociale ed economica. Da noi ci sono generazioni di lavoratori che vivono qui nel quartiere, tra Brancaccio e Settecannoli, ed è una cosa molto bella”. Quali sono i prodotti di punta? “I nostri cardini sono certamente la caponatina di melanzane e il condimento con finocchietto e sarde. Per la caponata manteniamo la ricetta di cento anni fa. Era un piatto povero, il companatico degli indigenti, si faceva con ciò che restava in casa. E oggi siamo gli unici ad averla portata in tutto il mondo”. A questo proposito, dove esportate di più? “I prodotti più classici vanno soprattutto negli Stati Uniti, ma anche Francia, Belgio, Germania, Olanda, Giappone, Australia, Nuova Zelanda. Esportiamo da 60 anni: se con- “I nostri prodotti vanno soprattutto negli Stati Uniti, ma anche Francia, Belgio, Germania, Olanda, Giappone, Australia, Nuova Zelanda” 64 della Sicilia Maurizio Contorno è nato a Palermo il 2 gennaio del 1960, è sposato e ha una figlia. Il suo titolo di studio è il diploma di scuola media superiore in Chimica e tecnologie alimentari. Ha anche ricevuto una laurea honoris causa in Business Administration, rilasciata dalla The Constantinium University, Rhode Island State, negli Stati Uniti. E’ procuratore legale e responsabile commerciale Italia della Fratelli Contorno Srl. Inoltre, è il titolare dell’azienda agricola “Contorno Maurizio” che si occupa della coltivazione e trasformazione di olive da mensa e della produzione di olio di oliva Cultivar Nocellara del Belice a Castelvetrano, in provincia di Trapani. Salsa di pomodorino e Caponata di melanzane “Era un piatto povero, si faceva con ciò che restava in casa. “ tinua così ci sarà un motivo. Nel sud-est asiatico mandiamo dei sughi pronti che per noi sarebbero immangiabili: sono pieni di aglio. Ma a loro piacciono e noi li accontentiamo”. In Sicilia ci sono diverse aziende longeve come la vostra, eppure l’economia non decolla. Cosa manca? “Abbiamo un patrimonio gastronomico immenso, è tutto buono. Dovremmo imparare a lavorare insieme, se esistessero dei consorzi del settore agroalimentare sarebbe tutto molto più semplice. Si abbatterebbero i costi e i vantaggi sarebbero innumerevoli. Non concepisco che non si riesca a portare avanti questo progetto, gli spazi ci sarebbero. Ad esempio, nel nostro campo siamo rimasti soli. Intorno al 1950, c’erano circa 25-30 aziende come la nostra tra Palermo e provincia. Esiste qualche piccola realtà che fa prodotti di nicchia anche molto costosi, ma non è così che si fa economia. Così non si accetta la globalizzazione: tutti i segmenti dell’agroalimentare andrebbero messi insieme. Vanno scosse le coscienze della gente e bisogna lavorare sulla cultura. Il mio vuole essere un messaggio di coraggio per gli imprenditori e uno per i politici che devono essere meno ciechi. Noi siciliani abbiamo un sacco di potenzialità, ma non vengono sfruttate come si deve”. 65 Famiglia Fiasconaro (da sinistra Martino, Nicola, Don Mario e Fausto Fiasconaro) Perché il panettone è... “ Il panettone merita rispetto, non c’è casa più povera di quella dove a Natale non ci sia un panettone da condividere”. C’è tutto l’amore e la passione di un artigiano delle eccellenze del gusto in questa frase pronunciata da Nicola Fiasconaro. Un siciliano che con la sua azienda di Castelbuono, sui monti delle Madonie, ha saputo rendere simbolo dell’Isola un prodotto di tradizione milanese. “Nonostante tutte le contraddizioni di questa terra, la crescente richiesta dei nostri prodotti è il chiaro segno che quando noi siciliani vogliamo sappiamo essere più bravi degli altri”, dice Fiasconaro, che con i fratelli Fausto e Martino ha saputo creare un impero a livello internazionale in 15 anni (ma lui il panettone artigianale ha iniziato a farlo 30 anni fa quando tutti lo prendevano per “pazzo”). Come è andata la produzione in questo 2015? “Uno “tsunami” meraviglioso, preoccupante, una cosa mai vista. Abbiamo una crescita del 20%, dal 2 agosto sono chiuso in conclave a lavorare. Siamo attivi 24 ore al giorno, abbiamo dovuto prendere 15 operai in più (sono 115 in tutto, ndr) e riusciamo a sfornare 9 mila panettoni al giorno. Senza contare l’impegno dell’indotto, che impegna altri dieci stabilimenti”. Cosa la preoccupa? “A me piace fare le cose per bene, passato il Natale dovremo rivedere un po’ di cose, anche a livello di marketing perché tutto, anche se la produzione dovesse raddoppiare, deve funzionare a dovere”. La Fiasconaro esporta in tutto il mondo. Dove si registra l’incremento di richieste? “Un po’ ovunque, Asia, Australia, Nordamerica, Medio Oriente, Africa. Entro la fine dell’anno inizieremo la produzione di colombe per l’estero. E’ una corsa continua”. Non la inorgoglisce tutto ciò? “Sì, ma ciò che mi realizza maggiormente è vedere studenti venire qui a Castelbuono a fare la tesi di laurea sui miei panettoni. E’ quello che mi fa dire ‘Nicola, ce l’hai fatta!’”. Il suo panettone è apprezzato anche da star internazionali che le fanno una grande pubblicità… “Sì di recente ne abbiamo donato uno alla popstar Madonna, per “Il nostro segno di riconoscimento è la lievitazione naturale, un lentissimo processo di fermentazione che dura ben 36 ore” 66 siciliano Era l’anno 1953 quando Mario Fiasconaro, papà di Fausto, Martino e Nicola Fiasconaro inizia la propria avventura di gelatiere e pasticciere. Oggi i tre fratelli sono a capo dell’azienda che porta il loro nome: Fausto è responsabile showroom, Martino è a capo dell’amministrazione, Nicola è pluripremiato primo pasticcere. Fiasconaro è un’azienda moderna e in continua espansione. Il “Bar Fiasconaro”, in pieno centro a Castelbuono, dove è possibile assaggiare e acquistare la produzione, è definita la “Mecca” Da Padre in Figlio dei golosi. Mario Fiasconaro e Nicola Fiasconaro Fiasconaro oggi è una azienda dolciaria che si è affermata in tutto il mondo. Tra i suoi estimatori anche la pop-star Madonna il suo concerto a Torino. Per lei abbiamo realizzato un panettone-scultura che raffigura un palcoscenico sul cui sfondo spicca la serigrafia in zucchero che la ritrae in un momento del suo show”. Ma viene scelto anche per nobili cause. “Sì, abbiamo partecipato alla campagna d Amnesty per la difesa dei diritti. Anche questo è motivo di orgoglio”. Ma qual è il segreto dei vostri panettoni e colombe? “Segno di riconoscimento inconfondibile è la lievitazione naturale, un lentissimo processo di fermentazione che dura ben 36 ore. E’ un procedimento che, da sempre, si rinnova mantenendosi uguale a se stesso e con lo stesso ritmo, e che, per verificarsi, esige abilità, attenzione e, soprattutto, il non impiego di additivi chimici e di conservanti, pur garantendo al prodotto una “vita” sorprendentemente lunga. La pasta lievitata mediante questo processo assolutamente naturale offre caratteristiche qualitative, a livello di leggerezza e fragranza, uniche e non eguagliabili”. Produzione artigianale è sinonimo di produzione ridotta e non su larga scala come la vostra. Come siete riusciti a coniugare le due cose? “Non abbiamo mai modificato il processo produttivo, non c’è un panettone uguale all’altro, sono imperfetti ed è ciò che vogliamo”. 67 Showroom Il nostro marchio è N o, non c’è alcun errore: le z di Fortezzza sono proprio tre. E da ben 35 anni. Da quando cioè Giuseppe Paterna iniziò la produzione di porte blindate ed inventava il riuscito marchio “Fortezzza. La sicurezza con tre zeta”. Oggi, al timone della ditta, leader a Palermo, ma conosciuta a livello regionale, c’è un altro Giuseppe Paterna, nipote del fondatore, che gestisce lo show room nella zona di via Notarbartolo. Di cosa è sinonimo Fortezzza? “L’attività principale è stata, per molti anni, la produzione di porte blindate e sistemi di sicurezza passiva con la realizzazione di numerosissimi interventi su immobili di proprietà privata ma, soprattutto, di pubbliche amministrazioni, anche di altissimo livello istituzionale. Fortezzza, con la società 3Z Serramenti, oggi commercializza soprattutto infissi per esterni e porte d’interni, collaborando con alcune delle aziende produttrici leader in Italia. Le porte e sistemi blindati restano sempre il marchio d’impresa”. Chi sono i vostri clienti? “Ci rivolgiamo quasi esclusivamente ai privati e a poche imprese selezionate nel tempo. Molti clienti ristrutturano casa e siamo coscienti che, spesse volte, per loro questa è un’esperienza nuova e quasi ‘traumatica’ per le non rare incomprensioni con l’impresa edile sui vari lavori. Per questo diamo al cliente consulenza completa, sin da subito in cantiere per aiutare l’impresa. Collaboriamo fattivamente con architetti, ingegneri e geometri mettendo a loro disposizione tutte le novità tecniche e soluzioni per il loro lavoro. Per questo non manchiamo mai a manifestazioni e fiere del settore ed ai vari corsi di aggiornamento promossi dai fornitori”. Che valore hanno gli infissi? “Oggi il cliente è cosciente che la scelta delle porte e degli infissi esterni è fondamentale per l’arredo della casa e della sua valorizzazione d’immagine. Quindi è compito nostro guidarlo nella scelta sia degli abbinamenti estetici, ma soprattutto delle variabili tecniche e tecnologiche su prestazioni e soluzioni. “Siamo stati tra i primi in Sicilia a credere negli infissi in pvc che, fino a pochi anni fa, scontavano pregiudizi infondati” 68 Showroom sinonimo di sicurezza Paterna Giuseppe, 32 anni, stacanovista da 14 sempre pronto a dispensare consigli! Si ritiene, certamente, fortunato per aver trovato un’azienda dalle solide tradizioni già imbandita e stuzzicante, ma allo stesso tempo si etichetta un “diversamente figlio di papà”. “ La possibilità più importante che ho avuto nella mia vita lavorativa, dice G.P., è stata quella di crescere e fare esperienza dagli errori, all’inizio tanti adesso molti di meno ( il suo sguardo sorride ), che le responsabilità affidatemi mi hanno portato inevitabilmente a commettere. Ereditare un’azienda, subentrare ad’altra persona, gestire qualcosa che fino ad all’ora e per 25 anni ha funzionato bene non è semplice. Ho deciso di affrontare le continue sfide che il mercato ci pone in prima persona innanzitutto con il mio lavoro. Non mi sono mai immaginato seduto dietro ad una scrivani ma sempre in movimento tra show-room, officine e cantieri” Giuseppe Paterna Il nostro cliente è seguito nella scelta da personale che ha una competenza estetica, tecnica e progettuale molto alta”. Cosa c’è di nuovo, rispetto al passato? Dopo 35 anni sul campo, su cosa punta Fortezzza? “Fortezzza è stata tra i primi in Sicilia a credere negli infissi in pvc che, fino a pochi anni fa, scontavano grossi ritardi nelle vendite rispetto al nord e pregiudizi infondati. La ricerca di collaborazioni con le aziende leader ed una campagna di marketing corretta hanno portato ad una presa di coscienza da parte dei clienti della grande importanza dell’infisso in pvc. E ciò per il miglioramento della vivibilità interna delle case, senza tralasciare il valore aggiunto della detraibilità del 65 % sull’Irpef ”. Un aspetto importante, considerato il periodo... “In riferimento all’attuale crisi economica, certamente molto vi è ancora da fare, ma non possiamo però attendere passivamente che le cose cambino da sole. Il nostro motto è quindi lavorare duro perché - questa è una certezza - la crisi passerà”. é così ottimista anche per la situazione economica siciliana? “Sì se ci sarà la consapevolezza dei siciliani di vivere in un posto fantastico e, conseguentemente, comportarsi per valorizzare ciò e non mortificarlo”. 69 Franco Virga e Stefania Milano - Gagini Restaurant, Buatta Cucina Popolana Palermo Bocum Bere o mangiare è G agini, Buatta e Bocum: tre modi di intendere la tavola, il bere parlando e ascoltando buona musica. A parlare sono i due amministratori del ristorante, Stefania Milano e Franco Virga. Stefania, che differenza c’è tra il Gagini, il Buatta e Bocum? «Il Gagini propone una cucina di eccellenza grazie ad una squadra di 6 persone, tutte giovani, capitanate dallo chef Gioacchino Gaglio. Il tutto è accompagnato dai vini delle cantine siciliane. Al Buatta ci orientiamo invece più verso la cucina popolana. È un locale, tra l’altro, che si sviluppa all’interno di un posto storico, l’ex valigeria Quattrocchi, i cui arredi sono stati restaurati. Qui, sotto la direzione di Fabio Cardilio (prima stella Michelin della Sicilia, nel 1996, ndr.), si fa una cucina più tipica: la vera pasta con le sarde, a esempio. Il Bocum invece è un cocktail bar, in cui la musica gioca un ruolo centrale. Abbiamo una selezione di cantine con un’attenzione particolare ai vini naturali, siciliani, tedeschi o francesi. La selezione è a cura del sommelier Vincenzo Minieri. La domenica, una volta a settimana, portiamo la musica jazz nel locale, con l’esibizione di alcuni gruppi (prevalentemente duo, ndr.). Anche al Bocum è centrale la cucina: il nostro cuoco è il giapponese Kazuki Obinata. I piatti sono da cocktail bar, ma ricercati. Ad esempio, Obinata propone il pesce crudo, tagliato da lui in un certo modo, o un verticale di pesce cotto e crudo che esalta la freschezza e le peculiarità di quattro tipi di pesce diverso». Franco, tornando al Gagini, cos’è il «tavolo social»? «È un vero e proprio tavolo, lungo circa 5 metri e 30. Lì ci si siede accanto a persone che non si conoscono, e in certe serate sono nate delle bellissime amicizie. La cosa veramente unica è vedere uniti al tavolo social turisti da ogni parte del mondo. Capita di vedere seduti, con un nostro piatto di fronte, tedeschi, americani e giapponesi. Gagini, Buatta e Bocum, tre locali a dimensione di “parola”, perchè stare a tavola o bere qualcosa significa davvero stare in compagnia ascoltando anche buona musica 70 questione di stile Il Gagini Social Restaurant, ristorante «social» in cui per socializzazione s’intende il parlare reale attorno a un tavolo, pulsa nel cuore di Palermo, a metà strada tra il mercato storico della Vucciria e il porticciolo della Cala, in via dei Cassari, tra i piatti della cucina tradizionale siciliana e le variazioni degli chef. Il progetto è stato portato avanti da Stefania Milano e Franco Virga, coppia nella vita e nel lavoro, che al fianco di questo ristorante per «cucina raffinata» ha trovato posto la cucina della tradizione con il Buatta e per le atmosfere rilassanti il Bocum Mixology. In Europa è una prassi diffusa, che noi abbiamo portato avanti sino a farla diventare un must del locale. Social è anche l’approccio del nostro staff, guidato dalla giovanissima maitre Michela Vitale. L’idea è diventata centrale anche al Bocum e al Buatta. Al Gagini, il tavolo social può ospitare fino a 16 persone, al Buatta 12, al Bocum 10». Da quanto tempo avete cominciato con questa attività? «Il Gagini, che prende il nome dallo scultore Antonio Gagini, era il suo laboratorio. Lui abitava al piano di sopra, in quello di sotto conservava invece le opere, che poi venivano smistate in tutta la Sicilia. Le mura risalgono addirittura al sedicesimo secolo, mentre come nome il ristorante esiste da una dozzina d’anni. Io e Stefania lo abbiamo aperto a novembre del 2011, invece, esattamente l’11 novembre 2011, 11/11/11, una data particolare». Stefania, e se dovessimo trovare un punto di forza? «L’immedesimarsi nella richiesta del cliente. Io e Franco, quando andiamo a mangiare fuori, ci chiediamo sempre: cosa ci manca, nell’accoglienza o nella presentazione del cibo? La risposta che ci diamo cerchiamo poi di realizzarla all’interno dei nostri locali» 71 Il fascino irresistibile Q ualcuno che da grande voleva fare... cravatte, e ci è riuscito, esiste. E ora le fa in Sicilia. Creando un pezzo di brughiera sartoriale da Inghilterra dei gentleman. O da Italia dello stile. A dimostrare, nel laboratorio ritagliato a pochi passi da Alcamo, che “in Sicilia c’è spazio, eccome, per l’artigianato della moda”. Di nicchia quanto si vuole, ma per tutti i palati. In portafoglio, centinaia di clienti in tutto il mondo. Cravatte, nella fucina dell’azienda Graffeo, ma non solo: anche foulard, papillon, ascot, pochette, gilet. Un’avventura marchiata made in Italy su seta e lana pregiate, quella iniziata da Giuseppe Graffeo 23 anni fa, a stretta gestione familiare, che oggi ha messo la bandiera, oltre che nell’Isola, anche in tutto il Sud Italia, Calabria e Puglia in testa, con un export in costante ascesa. A illustrare questa singolare “enclave” della moda sartoriale maschile che ha sede sulla strada statale 113, all’altezza del chilometro 326,100, è proprio il fondatore dell’azienda, Giuseppe Graffeo. Agroalimentare, vino, turismo: questo è la Sicilia che produce, nell’immaginario dei più. Salvo scoprire che ci si può confrontare seriamente sui mercati anche producendo cravatte... “Non ho difficoltà a confessare che questo accessorio mi ha sempre affascinato, fin da bambino. La decisione di mettere lì tutte le mie energie imprenditoriali, l’ho presa a dieci anni. Ce l’ho fatta parecchi anni dopo, nel 1992. Dalle cravatte agli altri accessori della stessa ‘famiglia’, poi, il passo è breve. Quindi, ecco le collezioni di ascot, papillon, gilet, eccetera. E le diverse lavorazioni, in seta o lana, anche a seconda delle stagioni. Ma tutto su uno stesso... filo, tessuto rigorosamente a mano e di regole produttive che per noi non sono negoziabili”. Quali? “Non mi nascondo: i nostri sono prodotti particolari, integralmente lavorati a mano su tessuti pregiati selezionatissimi. Rifiniti a un punto al quale la lavorazione industriale, per quanto qualificata, non sarà mai in grado di arrivare. Ai classici capi a Centinaia di clienti in tutto il mondo, questo è oggi l’azienda di Giuseppe Graffeo. E l’export cresce. 72 della cravatta Graffeo Cravatte nasce nel 1992, impiantando il poprio laboratorio-stabilimento sulla strada statale 113, km 326,100, ad Alcamo, in provincia di Trapani. Oltre alle cravatte, produce in pezzi unici e rigorosamente a mano, papillon, ascot, gilet, plastron e foulard. La produzione riguarda anche accessori su misura disegnati e realizzati per matrimoni e altre cerimonie. Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 17 e rispondono al numero di telefono 0924501002 e all’indirizzo e-mail info@ graffeocravatte.it Giuseppe Graffeo Foulard, papillon, ascot, pochette e gilet: ogni creazione è artigianale. nodo in seta, affianchiamo i patchwork, la lana. Tutto, però, nel segno del classico. La cravatta, e i suoi derivati, è cosa seria”. Si immagina la Vostra società strutturata con nugoli di designer. Ma alla fine l’Italia era ed è il Paese dello stile nell’abbigliamento. Come gareggiare sui mercati senza farsi male? “Invece no. Noi guardiamo alla sostanza. Io sono affiancato quotidianamente da mia madre e mia sorella, più sette dipendenti impegnati nelle diverse fasi della lavorazione. E in Italia, anche se le aziende di qualità sono molte e capaci, chi lavora, appunto, con qualità, può guadagnare rispetto e fiducia in questo settore. Noi agiamo in una nicchia, concentrarsi sulla cura di un unico o pochi prodotti è la ricetta che salva l’artigianato sartoriale. Lo stile paga, più siamo e migliori sono le risposte dell’export per tutti”. Senza andare a spulciare i rendiconti, ci dice i risultati? Quanto ha influito la crisi? “L’export, in effetti, soffre poco o nulla, a maggior ragione in settori produttivi come il nostro, legati al lusso, per quanto parliamo di prodotti accessibili praticamente a chiunque. Pensi solo che negli ultimi quattro anni il nostro volume d’affari è cresciuto più che nei quindici anni precedenti...”. 73 Giuseppe, Michele, Maria Teresa e Federico Giglio La moda del mondo C ome abbiamo sempre fatto, continuiamo a girare tutte le sedi della moda del mondo per portare a Palermo le migliori novità. Noi arriviamo molto prima degli altri. E non è vero quindi come dicono tanti che a Palermo le belle novità arrivano dopo”. Lo spiega Giuseppe Giglio, uno dei titolari del gruppo Giglio. Come ha avuto origine Giglio? “La nostra azienda nasce intorno al 1950. Con il mio bisnonno e mio nonno che vendevano merceria e tessuti in una piccola bottega. Successivamente negli Anni Sessanta con la Dolce Vita e il boom industriale dell’Italia, piano piano, la bottega si trasformò in un negozietto che proponeva prodotti alternativi. Infatti, in quegli anni a Palermo c’erano grandi aziende nel settore abbigliamento. Mio papà racconta sempre che ha dovuto fare di necessità virtù, perchè in qualunque azienda andava a Palermo, questa già lavorava con nomi importanti. Allora si inventò i primi viaggi a Londra e Parigi dove cercava di scoprire stilisti emergenti. Mio papà aveva una bottega che era tra la facoltà di Architettura e quella di Giurisprudenza, in via del Ponticello, una traversa di via Maqueda. Una posizione che si dimostrò strategica. Iniziò a presentare nelle vetrine la prima minigonna di Mary Quant, i primi vestiti di Cacharel o di Kenzo, primi stilisti emergenti degli Anni Sessanta e fu un grande successo. Ci siamo spostati dai canoni dell’eleganza tradizionale del salotto palermitano che era via Ruggero Settimo. Poi nacquero altre intuizioni felici”. Quali? “Ci siamo trasferiti in piazza Croci dove adesso abbiamo i nostri punti vendita. Ma allora, nel 1969, in quella zona non c’era niente. Era una campagna. La scommessa fu che il baricentro delle città si sarebbe spostato sempre più verso via Libertà. Fu un’intuizione felice. Poi negli anni Ottanta iniziammo a cavalcare l’onda di altri grandi stilisti: arrivarono Versace, Armani, Ferrè e i creatori francesi. Noi ci siamo trovati avvantaggiati perchè eravamo quelli che per primi avevano creduto a questo filone della moda mentre gli altri si focalizzavano sull’abbigliamento classico. Negli anni Novanta una nuova svolta”. In che senso? “Si iniziò a parlare di internet ma nessuno ancora sapeva cosa fosse. Già noi iniziammo ad investire sulle nuova tecnologie: ero appena uscito da “Il commercio elettronico è in crescita. Il nostro sito è in cinque lingue e garantiamo assistenza 24 ore su 24. E’ questa la nuova frontiera dell’azienda” 74 a casa vostra Giglio è un marchio di garanzia nel settore dell’abbigliamento. Un’azienda con oltre 60 anni di storia alle spalle e da sempre pronta a portare in Sicilia in anteprima le migliori griffe del settore dopo averle scoperte in giro per il mondo. Nata negli Anni Cinquanta da una piccola boutique nel centro storico di Palermo si è trasformata nel tempo in un gruppo solido e prestigioso che è anche votato al futuro con uno speciale team di esperti dedicati al commercio elettronico. Per dare al cliente le migliori novità dell’abbigliamento corsi di studi e master alla Bocconi, sognavo brillante e fantasioso nuove avventure. Così mi innamorai del web che nessuno conosceva e nel 1996 registrai il dominio giglio.com con cui iniziammo timidamente a fare vendite su internet quando, ripeto, nessuno sapeva cosa fosse. Quella fu l’ulteriore intuizione che ci accompagnerà fino ad oggi. Il commercio elettronico è in grande crescita e ci apriamo a tutto il mondo. Il nostro sito è in cinque lingue e garantiamo assistenza 24 ore su 24. E’ questa la nuova frontiera dell’azienda”. Quali sono i vostri punti di forza? “La nostra famiglia. Una famiglia in cui lavoriamo tutti. Forse proprio la grande capacità di confrontarci ogni giorno, anche con opinioni naturalmente differenti e a volte magari con toni rigidi, ma questo confronto quotidiano ci ha portati a fare scelte corrette sempre con grande stima e rispetto di ogni idea e proposta. E le scelte risultano così ponderate, ragionate e vagliate con attenzione. Il tempo ci ha dato ragione. Il cliente dei nostri negozi ha imparato a conoscerci e apprezzare la nostra serietà. Da 50 anni siamo qui. E conosce i prodotti che vendiamo con grande attenzione e dopo una selezione accurata”. E il futuro? “Per noi il futuro è già presente. Abbiamo un grande staff di esperti dedicati all’e-commerce. Continuiamo ad investire sulle nuove tecnologie e siamo sempre più tempestivi verso le grandi novità mondiali del settore”. 75 Vincenzo Novari Così 3 Italia punta P untare sul Sud: non è un modo di dire, non lo è mai stato, per 3 Italia, l’azienda di telecomunicazioni mobili italiana controllata da quindici anni dal colosso di Hong Kong CK Hutchison e guidata, fin da allora, dall’amministratore delegato Vincenzo Novari. Puntare sul Sud e sulla Sicilia, in particolare. Dove tuttora 3 Italia possiede un call-center cruciale per la propria organizzazione, gestito con personale proprio, 300 persone, circa l’11% dell’intero organico diretto del gruppo nel nostro Paese, per due terzi donne, con un’anzianità media in azienda di dieci anni. Con le sue sedi a Palermo e a Catania e con una fitta rete di dealer su tutta l’isola, 3 Italia ha puntato forte anche in termini di investimenti fissi sull’isola, arrivando a coprirne con il proprio segnale quasi il 97% della popolazione, per oltre l’93% del territorio, di cui il 63% con la tecnologia di ultimissima generazione, il cosiddetto Lte, che dà al collegamento internet mobile prestazioni confrontabili a quelle della banda ultralarga. Un’ ”isola indispensabile”, dunque, la Sicilia, nelle strategie del colosso italo-cinese. Una sfida, per un’azienda che del resto all’insegna della sfida è nata: fondata come “Andala” nel 1999 concorre l’anno dopo all’asta del governo e vince, per un prezzo di ben 3,25 miliardi di euro, una delle 5 licenze Umts. Ai soci fondatori, subentra il forte gruppo di Hong Kong Hutchison Whampoa (l’attuale CK Hutchison) – individuato da Novari, allora direttore generale di 3 – che finanziano la crescita e nel 2003 lanciano, finalmente, i servizi raggiungendo in pochi mesi 330 mila clienti. Punti di forza, la qualità del servizio e il concetto del “value for money”, cioè il massimo dell’efficienza qualitativa nel minimo possibile del costo. Alla fine del 2004 – con 2,8 milioni di clienti – 3 Italia lancia una delle sue numerose innovazioni assolute per il mercato, cioè la prima Tv mobile Umts, in pratica l’internet video mobile, oggi divenuto un “must” nell’uso quotidiano degli smartphone da parte di milioni di 3 Italia, l’operatore telefonico controllato dal colosso cinese CK Hutchison, ha sempre scommesso sulla Sicilia 76 sul Sud Padre genovese, madre napoletana, Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3, ha “scoperto” i cinesi di CK Hutchison nel 2000 e li ha convinti a investire nel neonato gruppo italiano. L’arrivo del socio di Hong Kong ha reso possibile il sogno di 3, quello di un internet mobile accessibile a tutti ed efficiente, sempre molto innovativo, che si è fatto spazio in un mercato già pervaso dalla presenza di tre fortissimi operatori dominanti. Innovazione, dunque, e simpatia, con un pubblico di età inferiore alla media e gusti culturali “affluenti”. E dalla Sicilia un call-center impiega quasi 300 dipendenti per fornire servizi di qualità ai clienti. Il sogno di 3, efficienza accessibile clienti. E porta gli italiani nel nuovo mondo del mobile Internet grazie alla prima formula “all-inclusive” del mercato. Nel 2007, con 8,1 milioni di clienti a fine anno, 3 Italia e Skype lanciano 3 Skypephone (il primo cellulare Voip per il mass-market) e l’emittente televisiva di casa, La3 (emittente tv oggiin onda sul canale 163 di SKY, su Internet all’url www.la3tv.it, su smartphone e tablet), inaugura i suoi nuovi studi. Tra il 2007 e il 2009, 3 Italia lancia il primo pacchetto di servizi Internet per cellulari 3G. Nel 2011 introduce una gamma di prodotti Wi-Fi di nuova generazione assieme a offerte competitive per tablet e smartphone, rendendo il mobile Internet accessibile al mercato di massa. Dal 2011 in poi, avvia un forte piano di potenziamento della propria rete, a fine 2012 lancia i servizi 4G-LTE e a inizio 2015 avvia i servizi LTE-Advanced. A tutt’oggi, “3” ha investito circa 15 miliardi di euro in innovazione, contribuendo allo sviluppo del Paese e alla riduzione del digital divide, con una rete Internet veloce accessibile al 97% della popolazione. Oggi, l’azienda offre Internet veloce e TV in mobilità a più di 10 milioni di clienti, grazie al lavoro di oltre 2.700 dipendenti diretti (quasi 10000 calcolando l’indotto). 77 Ruben e Cristian Infantino al centro il papà Salvatore Originalità e classe: l’abito U Cosa avete fatto per i Carabinieri? no stile “british” all’insegna della misura e della discrezione: sobrio, discreto, rigoroso, natural“Siamo stati gli ideatori, realizzatori e fornitori delle primismente classico e – se si vuole – con un tocco di sime divise da donna. Abbiamo vestito anche le prime attrici originalità. è quello proposto da Infantino abiti della fiction “Carabinieri”, come Manuela Arcuri e Alessia Marsu misura di Misilmeri, un’azienda storica del panorama sarcuzzi. E siamo stati anche gli ideatori della divisa premaman. Il toriale siciliano, fondata intorno alla metà degli anni Sessanta tutto commissionato dal Comando Generale di Roma”. da Salvatore Infantino, che dall’1 gennaio Quindi è stato un passaggio fondamenscorso ha dato in mano ai figli Ruben e “Abbiamo vestito anche le prime tale per la vostra crescita? Cristian le redini dell’impresa. “Ma lui è “Sicuramente, come detto ci ha permesso attrici della fiction Carabinieri, di ampliare i nostri orizzonti e di aprire sempre al nostro fianco, pronto a darci quel supporto importante e necessario”, nella nuova e più comoda sede, quella atcome Manuela Arcuri assicurano i due fratelli Infantino. Nata tuale nella zona industriale di Misilmeri. e Alessia Marcuzzi. come una tradizionale sartoria siciliana di Qui ci è stato possibile allargare ulteriorpaese, l’azienda nei primi anni Settanta mente la nostra produzione cercando di E siamo stati anche gli ideatori diventa un vero e proprio pantalonificio: combinare l’innovazione con la tradiziocon una trentina di operai impegnati, si ne, la tecnologia con l’artigianalità. Nel della divisa premaman” confezionano pantaloni in serie, che venDuemila abbiamo quindi abbandonato gono distribuiti anche fuori dalla Sicilia. Ai primi del Novanla strada dell’appalto pubblico per concentrarci su quello ta, invece, si torna all’abito su misura. “E sono anni importanti che siamo adesso”. – raccontano Cristian e Ruben – perché si apre l’esperienza Come è nata in voi figli la passione per la sartoria? con l’Arma dei carabinieri. Una parentesi decisiva perché ci “Papà ci ha sempre coinvolto nel lavoro. Anche da piccoli ha permesso di crescere e di aprire l’attuale sede”. cercavamo di coniugare durante le vacanze estive l’appren- 78 è questione di stile Sono due giovani a guidare con entusiasmo e competenza la Infantino abiti su misura. Si tratta dei due “eredi” Ruben e Cristian Infantino. Il primo ha 34 anni e si divide fra l’azienda di famiglia e gli studi di Economia Aziendale. Cristian invece ha 31 anni ed è laureato in comunicazione internazionale. Due corsi di studi con uno scopo ben preciso: acquisire anche a livello accademico quelle conoscenze che permetteranno a breve il grande salto nei mercati internazionali. L’azienda misilmerese è già stata in Canada per avviare i primi contatti oltre oceano. Infantino abiti su misura di Misilmeri, dimento del lavoro con lo svago. Stare lì a guardare come si riusciva a trasformare un rotolo di stoffa in un abito, che non è solo qualcosa con cui coprirsi ma qualcosa con cui vestirsi, era molto affascinante”. Cosa vi ha permesso di emergere sulla concorrenza? “Sei anni fa l’invasione della merce estera ci ha messo con le spalle al muro. Facevamo un prodotto italiano medio con prezzi abbordabili e per emergere abbiamo puntato sulla qualità della manifattura e dei tessuti. Trattiamo solo il meglio, il top dei tessuti, e stiamo attenti a ogni fase della creazione dell’abito, fin da quando incontriamo il cliente per la prima volta e insieme a lui cerchiamo di arrivare al suo abito dei desideri”. Quale la vostra forza? “Siamo giovani e sappiamo guardare a quello che la moda propone o impone. Il tutto mantenendo sempre il criterio dell’artigianalità. Stiamo comunque notando un ritorno sempre più importante alla sartoria da parte del cliente”. Quanta parte ha l’innovazione? “E’ una parte importante che permette di accelerare il lavoro in alcune fasi. Ma i passaggi più importanti vengono fatti rigorosamente a mano. E il cliente esigente se ne accorge subito”. 79 da sinistra a destra Michelangelo Sansone, Davide Merlino, Giuseppe Sansone Escargot ? No lumaca U na semplice idea sfruttando una delle tradizioni della cucina siciliana: la lumaca. Nasce così l’avventura di tre imprenditori. A parlare dell’azienda è Davide Merlino, uno dei suoi fondatori. Parliamo della nascita de La Lumaca Madonita. «Le prime idee le abbiamo avute nel 2006, quando il mio socio Michelangelo Sansone pensò all’elicicoltura, l’allevamento di lumache, come alternativa all’agricoltura. Abbiamo cominciato a conoscere il metodo tradizionale, che non ci ispirava molta fiducia. Alcuni passaggi non sono ottimali. Allora abbiamo fatto un confronto tra il metodo italiano e quello usato nel resto del mondo, in Spagna, Francia e Grecia, e abbiamo preso spunto dai tratti che ritenevamo più interessanti. Abbiamo creato il nostro metodo di allevamento. Il primo anno è stato un disastro, abbiamo sbagliato tutto. Il secondo anno abbiamo perfezionato un po’ le cose, nel 2009 siamo arrivati al metodo madonita, aprendo finalmente l’attività». In cosa consiste questo metodo? «È un mix dell’elicicoltura all’italiana, quella spagnola, francese e greca. Fuori dall’Italia ci sono allevamenti intensivi, le lumache vengono allevate dentro strutture chiuse come gabbie, cibandosi di mangime. Il vecchio sistema italiano, al contrario, prevede l’allevamento di lumache in campagna, all’aperto, usando esclusivamente ortaggi. Entrambi i metodi presentano dei problemi: il primo, essendo intensivo, crea un prodotto con minore qualità. Il metodo italiano, facendo mangiare all’animale soltanto ortaggi, impiega tre anni per far arrivare la lumaca alle dimensioni con cui viene messa in commercio. E in questi tre anni, l’animale ha un elevato tasso di mortalità, perché stando in campagna può essere vittima di attacchi dei predatori. Il metodo de La Lumaca Madonita è un mix: alleviamo a campo aperto, nel terreno, facendo mangiare all’animale un 70/80% di ortaggi che vengono integrati con un 20/30% di mangime. In questo modo, il nostro prodotto è pronto in 8 mesi, mantenendo la qualità che ha una lumaca cresciuta in campagna». E in Italia siete gli unici ad usare questo metodo. «Sì, siamo i creatori del metodo madonita. Da 4-5 anni, tra l’altro, la nostra azienda si occupa anche della consulenza per i “Siamo gli unici produttori di caviale. Ma c’è anche la linea cosmetica a base di bava che è molto efficace nella lotta all’acne” 80 delle Madonie La Lumaca Madonita nasce nel 2009 dall’idea di Davide Merlino, Michelangelo e Giuseppe Sansone, che volevano approfondire la conoscenza dell’elicicoltura – l’allevamento di lumache – come alternativa all’agricoltura. Nel 2006, i tre fondatori hanno cercato di capire come il resto del mondo allevasse le lumache, e hanno fatto un viaggio in Francia, Spagna e Grecia. Mettendo a confronto tre metodi differenti, hanno brevettato il metodo madonita, adesso uno dei più apprezzati e innovativi in tutta Italia. Davide Merlino In poco tempo è diventata leader del settore nuovi allevamenti. La nostra sede commerciale (l’azienda nasce a Campofelice di Roccella, in via Cesare Civello, 66/A, ndr.) si è allargata, diventando un po’ un centro di smistamento anche per altri allevatori, che vengono dalla Sicilia, ma anche dall’Albania, o dalla Serbia. Produciamo 120 tonnellate di prodotto annualmente, 20 nei nostri allevamenti, 100 dal resto del mondo. Acquistiamo dagli altri allevatori e poi rivendiamo, anche all’estero. In poco tempo, siamo diventati leader del settore. La maggior parte delle altre aziende collabora con noi, o usa dei metodi più vecchi». I riconoscimenti non saranno tardati ad arrivare... «No. Oltre a essere stati pubblicizzati nella quarta edizione di Masterchef Italia, nel 2013 abbiamo vinto il premio Ideando della Coldiretti, a Roma. Abbiamo anche creato prodotti alternativi: in Italia siamo gli unici produttori di caviale di lumaca, che venne appunto presentato a Masterchef. Nel mondo, in totale, è prodotto in altri 4 paesi (Francia, Cile, Polonia e Spagna, ndr.). E poi c’è tutta una linea cosmetica a base di bava di lumaca, che è molto efficace nella lotta all’acne. La bava di lumaca è un antibatterico naturale, che l’animale usa per proteggersi. Il suo effetto cicatrizzante è ottimo per combattere le macchie della pelle o le rughe». 81 Giacomo Ventimiglia La cassatella sbarca U n’azienda storica nelle mani di un ragazzo coraggioso. Questo il destino de Le Capannelle, bar, pizzeria, gelateria, pasticceria di Castellammare del Golfo, nato 35 anni per volontà della famiglia Ferrantelli, proprietaria dell’immobile dove sorge la struttura. Nel tempo le vicende del bar sono state molte, anche rocambolesche: diversi cambi di gestione, qualche problema e infine l’amministrazione giudiziaria. Fino all’arrivo di Giacomo Ventimiglia, classe 1982, che prende in mano le redini del bar con una buona dose di tenacia e tante idee in testa. Una scelta mica facile... “Nel 2013, mi sono impegnato a tenere il bar aperto per altri due anni e mezzo, continuando il lavoro iniziato tanti anni fa dai miei predecessori e senza far perdere il posto ai dipendenti che già c’erano. C’è stato anche un grande impegno da parte dell’amministrazione giudiziaria che mi ha supportato. Questa azienda merita nuova luce, un nuovo percorso. Nel 2000 questo posto era il punto di riferimento dei giovani di Castellammare, era il ritrovo di tanti ragazzi. Poi le cose sono cambiate, hanno aperto nuovi locali. Insomma, tutto è cambiato, come avviene in qualunque posto”. Lei è palermitano. Pensa di mantenere questo locale anche in futuro? “Se mi daranno la possibilità di farlo, più avanti vorrei ristrutturarlo e cambiare un po’ di cose, facendo innovazione. Altrimenti non c’è concorrenza”. Come è stato accolto da Castellammare del Golfo? “All’inizio qualcuno pensava che in sei mesi avrei chiuso battenti. Ma non parlo certamente della gente comune. Sono tutti molti cordiali, ci hanno allargato le braccia. In inverno i nostri clienti sono per lo più proprio i castellammaresi, ci consentono loro di andare avanti. Mentre d’estate ci sono molti turisti o gente che viene apposta da Palermo”. “Abbiamo creato molte varianti: pistacchio, frutti di bosco, setteveli, mele e amaretti che è deliziosa. L’ultima novità è quella al carbone vegetale” 82 anche a Palermo Giacomo Ventimiglia nasce a Palermo nel 1982. Sin dalla tenera età di 10 anni inizia a frequentare i laboratori di pasticceria, dove nel corso dei suoi anni matura professionalità e tecnica artistica grazie anche alla collaborazione con maestri pasticceri quali Pietro Pupillo, Giovanni Pace e Salvatore Cappello, che lo seguono nella maturazione del suo percorso. La sua tenacia e la sua umiltà gli consentono di specializzarsi non solo nel campo della pasticceria, ma anche nella gelateria, nel trattamento di lievitati e sopratutto nella pasticceria mignon Salata. Il simbolo della cittadina ormai è la cassatella... “Sì, ovviamente le facciamo, ci sono palermitani che si mettono in macchina di proposito per venire a Castellammare a prenderle. C’è da dire però che i nostri servizi e i nostri prodotti sono molti. Facciamo molte pizze da asporto, organizziamo aperitivi, nel fine settimana facciamo karaoke, quindi ci sono molte famiglie che vengono a passare la serata da noi, mangiando e cantando. La cassatella ormai è tipica del posto e a marzo di quest’anno abbiamo aperto un punto vendita a Palermo specializzato in questi dolci. Ma non è stata una scelta casuale: abbiamo fatto una ricerca di mercato e scoperto che è un prodotto che piace molto. Abbiamo quindi deciso di darle una vetrina tutta sua. Abbiamo creato molte varianti: pistacchio, frutti di bosco, setteveli, mele e amaretti che è deliziosa. L’ultima novità in ordine di tempo è quella al carbone vegetale. A Castellammare però quella alla ricotta regna sovrana”. Qual è il suo punto di forza? “L’artigianalità. Ci puntiamo moltissimo, ad esempio coi gelati bilanciati, i cornetti, adesso faremo i panettoni. Tutto fatto da noi”. 83 Dacci le chiavi e noi A rredare la casa, “vestire” lo spazio esterno: questo è anche Longho Design. A parlarne è l’architetto e proprietario Michele Longo. Quando si parla di Longo, si parla di un pezzo di storia. «Un pezzo di storia che adesso riparte proprio da uno spazio storico. Palazzo Pintacuda (via Libertà, 42, ndr.), la sede di Longho Design, nel primo dopoguerra fu sede della facoltà di architettura. Oggi abbiamo deciso di adibire questi locali a punto di partenza per Longho Design, recuperando fedelmente la loro versione originale e ospitando all’interno delle nostre mura marchi nazionali e internazionali come B&B, Molteni, Vitra, Driade, Knoll, Dada, Mooi, Minotti, pezzi di storia proiettati comunque verso il futuro. Esattamente come la nuova azienda. Mi sono sempre occupato dell’arredamento, sono sempre stato nel settore del mobile, ma adesso ho realizzato un’integrazione tra passato e presente. In questa struttura storica, saranno venduti prodotti di alto design». Sempre nel settore dell’arredamento? «Non soltanto: mi occupo anche dei complementi d’arredo, dell’arredo per esterni (grazie ai giardini coperti interni, ndr.) e addirittura del pre-arredamento. A questo progetto si affianca un’azienda (la palermitana Innova, ndr.) che completa l’offerta offrendo materiali per rivestimento, carte da parati, arredo bagno, tessuti. Tutto per dare al cliente le chiavi in mano per la propria casa, in un’unica soluzione». È un settore in evoluzione costante. «Sì, ma Longo ha i suoi punti di forza. Senza dubbio, la clientela trova da noi l’esperienza di chi è da oltre trent’anni in questo settore, ma anche la volontà di essere sempre attuali e disponibili al mercato, con un occhio attento alle nuove tendenze, partecipando a fiere nazionali e internazionali, mixando il gusto tra moda e tutto ciò che di bello può esserci sul mercato. Soddisfare i nostri clienti è l’unico elemento che può dare un futuro più sicuro nel settore commerciale. Longho Design – con il sostegno dei miei figli Orazio, ingegnere, e Donata, arredatrice – creerà un punto d’incontro all’interno Design & Concept Store mostra proprio la marcia in più che vogliamo dare alla nuova azienda. Non solo arredamento, ma anche cultura 84 arrediamo la tua casa Longho Design Concept Store (in via Libertà, 42) nasce da una scelta chiara e netta fatta dall’architetto Michele Longo, nel settore dell’arredamento da più di 30 anni. Nel 2014, Longo ha deciso di realizzare un polo del design per la casa nel cuore del centro storico di Palermo, in via Libertà, nei locali di quella che fu la sede della facoltà di Architettura, il palazzo Pintacuda. L’idea iniziale dell’azienda nacque dal commendatore Erasmo Longo, oltre 50 anni fa. L’architetto Michele Longo con i figli Donata ed Orazio della struttura, con eventi culturali e promozioni (tre eventi sono già inseriti in calendario tra la primavera e l’autunno del 2016, ndr.). La voglia di denominarlo Design & Concept Store mostra proprio la marcia in più che vogliamo dare alla nuova azienda. Non solo arredamento, ma anche cultura». Perché ripartire da qui? «C’ho messo un anno, un anno di lavoro. La struttura era chiusa da oltre dieci anni. Ho voluto percorrere una strada più complessa, cercando un luogo che avesse una forte identità, in cui poter contenere il meglio del design nazionale e internazionale. Oggi sono soddisfatto della mia scelta, perché oltre a trovarmi in una struttura eccezionale, sono al centro dello shopping palermitano. Palazzo Pintacuda è una scatola importante che ospita contenuti freschi e innovativi». Avete inaugurato il nuovo negozio? «Sì, il 10 dicembre. La città adesso potrà godere del palazzo al massimo della bellezza. Il fascino di un posto come questo è che permette di trasferire alle nuove generazioni quello che è il nostro passato. In questo edificio, a prescindere da Longho Design, si possono apprezzare soffitti, stucchi e pavimenti decorati che oggi non sarebbe più possibile realizzare. Abbiamo ripreso una struttura inutilizzata, lasciando però tutto com’era stato concepito in origine». 85 Vito Gambino, Amministratore e Socio della LT Trasporti Traslochi e trasporti, D alla siringa a una risonanza magnetica, da una semplice stampante a un intero bancomat. In un’epoca in cui tutto viaggia veloce e in tutto il mondo, un’azienda palermitana è riuscita a farsi spazio fra tanti colossi e a diventare oggi un punto di riferimento per chi ha necessità di trasferire la propria merce. E’ la Levantino Trasporti Srl, azienda specializzata nei trasferimenti. “L’alta professionalità e serietà ha consentito nel corso degli anni una crescita continua della qualità del servizio offerto e quindi una notevole crescita all’interno di un mercato sempre più difficile e sempre più esigente”, assicura Vito Gambino, Amministratore e socio della Levantino Trasporti. Qual è la gamma dei servizi offerti? “Innanzitutto traslochi industriali di grandi impianti come risonanze magnetiche, acceleratori, Tac, magneti, bancomat con introduzione e posizionamento. Siamo specializzati anche nel trasporto di apparecchiature informatiche con istallazione in loco. Abbiamo poi sviluppato anche un servizio specifico per il trasloco di interi uffici ed attività produttive. In modo tempestivo, sicuro, ordinato, pratico. Infatti, spesso quando ci si trasferisce si ha paura di dover rifare tutto daccapo una volta a destinazione… Le attrezzature che utilizziamo, tra le quali l’importantissimo Lt-Box, ci consentono di trasferire documenti e beni in modo protetto, facile e veloce, garantendo velocità e massima protezione a ciò che movimentiamo. Con questo sistema tutto è facilmente identificato e rintracciabile”. Un trasporto può essere prezioso in quanto delicato. Quali le strategie e le precauzioni che si devono prendere in questi casi? “Espanderci nel mercato ha voluto anche dire specializzarsi e formarsi. Lo abbiamo fatto anche nel campo della movimentazione di apparecchiature ad alto valore tecnologico, soprattutto nel settore ospedaliero e non solo. L’attività di trasporto Hi-tech prevede dal semplice ritiro di tali apparecchi presso i magazzini dei clienti o dai nostri magazzini (nel caso in cui si tratta di merce gestita dalla nostra logistica) alla consegna al destinatario, con disimballo, posizionamento e altre attività accessorie che possono essere richieste come la rimozione delle apparecchiature obsolete con smaltimento ai sensi di legge ove richiesto, posizionamento con eventuale montaggio o assistenza al montaggio ed installazione. Usiamo specifiche attrezzature meccanizzate e robotizzate”. “Ci siamo specializzati nella movimentazione di apparecchiature ad alto valore tecnologico, soprattutto nel settore ospedaliero e non solo” 86 La sede centrale della LT Trasporti insomma Levantino La Levantino Trasporti Srl è un’azienda specializzata nei trasporti hi-tech, logistica merce, realizzazione “grandi impianti” e servizi di vario genere nell’ambito dell’automazione. Opera su 4 sedi principali, distribuite in 4 punti strategici per garantire l’ottimo livello di azienda leader nel suo settore a livello nazionale. La sede principale è a Palermo, in viale Regione Siciliana 5161. L’altra sede per il Sud Italia è a Catanzaro, mentre quella per il Nord e a Pioltello, in provincia di Milano. Altra sede operativa a Sestu, in provincia di Cagliari, mentre la sede legale è a Milano. Gli uffici Quindi vi occupate anche di logistica? “Certo, proponiamo un servizio dedicato alla logistica integrata di apparecchiature e materiale tecnologico e/o medicale. Anche in questo caso ci avvaliamo di moderne e pratiche tecnologie. Inoltre, per essere sempre più vicini alle esigenze del mercato che evolve verso internet e gli acquisti online, siamo specializzati nella consegna delle tecnologie che la gente acquista via internet, con istallazione del nuovo e ritiro con smaltimento del vecchio elettrodomestico. Un’attività in crescita che ci pone al momento leader nel sud Italia per questo servizio speciale. Infine un ulteriore servizio è il nolo di bilici completi per la grande distribuzione organizzata in Sicilia. Un’azienda che evolve come la tecnologia e che rimane a passo con i tempi ed i cambiamenti, avendo fatto del cambiamento e del miglioramento, la motivazione principale per struttura e risorse umane che ci consente di rimanere leader e di non soffrire di crisi”. Quanto è stato importante, per superare i momenti difficili, il fattore umano? “Direi fondamentale. La nostra realtà è fatta di gente che ama ciò che fa e che ritiene di essere al servizio di un business ma anche di un risultato, non solo economico ma anche di progettualità di vita, Ci poniamo l’obiettivo di assicurare ai nostri dipendenti, se vorranno, un posto di lavoro ai propri figli: come già di fatto accade avendo assunto figli di nostri collaboratori”. 87 Manfredi Barbera con Calice Barbera, dal 1894 P remiati Oleifici Barbera: un nome, una garanzia di olio di qualità. A parlare dell’azienda, la più antica del settore in Italia (nata nel 1894 come Premiati Oleifici Siciliani), è l’Amministratore unico, Manfredi Barbera. Qual’è, dopo tutti questi anni, il vostro punto di forza? «Andiamo fieri dell’essere riusciti a coniugare l’aspetto molto artigianale del prodotto con una fortissima propensione per l’alta tecnologia. Come dico sempre, abbiamo il cuore degli artigiani e la mente degli industriali, peculiarità che è difficilmente riscontrabile nel mercato. O si ha a che fare con piccole aziende che raggiungono un’alta qualità ma non riescono a competere con le imprese più grosse, o si ha a che fare con multinazionali che operano su grandissima scala, producendo però un olio di minore qualità. Abbiamo poi un fortissimo retaggio storico. Oggi siamo l’ultimo dei marchi storici dell’olio d’oliva italiano, se intendiamo con marchi storici le aziende nate nel 1800, che sono ancora in mano alle famiglie fondatrici. L’altra caratteristica di cui ci vantiamo è l’organizzazione produttiva: alle nostre spalle c’è questo grande consorzio, creato circa 15 anni fa, e al suo interno abbiamo circa 10.000 piccoli produttori e 50 frantoi associati in tutta la Sicilia». Quando parliamo di altissima tecnologia, cosa intendiamo? «Prendiamo il nostro stabilimento di Custonaci, che è uno stabilimento high tech. Per fare un esempio, tutti i frantoi del mondo hanno un unico frangitore. A Custonaci abbiamo quattro diversi tipi di frangitore, che ci consentono di ottenere dallo stesso tipo di oliva quattro tipi di olio differente, a seconda della tecnologia che viene utilizzata. Questo non soltanto ci ha consentito di vincere premi internazionali (medaglia d’oro per il Lorenzo N° 5 allo Specialty Food Competition 2014 di New York, il Sofi Awards 2014, primo premio al Lorenzo N° 3 al BioFach Oliven Oil Competition di Norimberga, ndr.), ma anche di svolgere un’ottima attività di ricerca, in supporto anche ad altri frantoi». Cosa c’è nel futuro dell’azienda? «Punteremo moltissimo su questo frantoio sperimentale di Custonaci. Stiamo collaborando anche con l’università di “Alle nostre spalle c’è questo grande consorzio con circa 10.000 piccoli produttori e 50 frantoi associati in tutta la Sicilia” 88 Lorenzo 1-3-5 olio di qualità Premiati Oleifici Barbera è una delle aziende olearie più evolute del panorama mondiale, con una sede storica a Palermo, in via Emerico Amari, e uno stabilimento produttivo a Custonaci, che si è aggiunto dodici anni fa, nel 2003. Per assicurare un olio di alta qualità, gli stabilimenti e la produzione sono poi garantiti dai più importanti sistemi di certificazione internazionale. Palermo, puntando a prodotti innovativi, perché vorremmo rivoluzionare il concetto stesso di extravergine d’oliva. Riteniamo che la Sicilia possa diventare leader mondiale nel campo di prodotti come l’olio extravergine di oliva d’alta qualità». Ma in fondo, leader mondiali un po’ non lo siamo? «In questo caso ci vengono incontro i numeri: questa azienda fattura 20 milioni di euro all’anno. Produciamo qualità mantenendo grandi numeri. E il 65% di questi 20 milioni proviene dai mercati esteri: da tutto il Nord America (Stati Uniti e Canada, ndr.), Brasile, Messico, Europa, Egitto, Turchia, Emirati Arabi, Qatar, Russia, Repubbliche Baltiche, Cina, Giappone, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud. I nostri prodotti si trovano sia nella grande distribuzione sia nei negozi gourmet sia nei ristoranti». Tutto questo grazie a una «marcia in più». «Una marcia in più che sono tre. Tre valori: quello storico, il valore del riuscire a coniugare l’alta tecnologia con l’artigianalità, e il valore della filiera corta. Piuttosto che confrontarci con chi fa sempre le stesse cose – un prodotto di qualità ma chiuso a una nicchia – o con il mercato di massa – che fa leva su un prezzo che si abbassa di 2 o 3 centesimi – , noi mettiamo sul mercato l’unicità di questa azienda. Siamo riusciti a mettere produttori, frantoiani e confezionatori sul mercato con una filiera cortissima». 89 Noi sappiamo che pesci C oalma significa lavorazione del tonno e del pesce. Una tradizione che si rinnova all’insegna della qualità. Dottor Vitale, la Coalma ha vissuto e sta continuando a vivere un momento di profonda ristrutturazione. Da cosa siete partiti? “Si tratta di un’azienda storica nel mercato dell’ittico che è stata rifondata nel suo insieme a partire dai cicli produttivi fino alle lavo razioni. L’azienda è cambiata principalmente nel management e abbiamo puntato a farla diventare una società 2.0. Però, tengo a sottolineare quanto per me e per la Coalma sia importante l’apporto dei componenti della famiglia Macaluso. Grazie a Claudia Pellitteri, Vincenzo Bonura e le loro famiglie non viene perso il fattore della tradizione. Siamo riusciti a mantenere parte del personale e abbiamo delocalizzato, perché la maggior parte del pesce viene pescato fuori dal Mediterraneo in Atlantico e in Pacifico. Per questa ragione abbiamo anche aperto uno stabilimento Coalma in Portogallo”. Come mai questa scelta di investire con una fabbrica anche all’estero? “Perché puntiamo sulla qualità del prodotto. Non vogliamo che il pescato venga surgelato, trasportato e poi lavorato a Palermo. Vog liamo che il prodotto pesca to venga lavorato direttamente sul posto prima di arrivare a Palermo ed è proprio questo aspetto che ci permette uno stabilimento in Portogallo”. Mentre a Palermo si lavora il pesce del Mediterraneo. “Proprio così, nello storico stabilimento di Sant’Erasmo lavoriamo le specialità ittiche del nostro mare: tonno rosso, spada, alici e sgombro che sono quei tipi di pesci che troviamo nel Mediterraneo”. “Non vogliamo che il pescato venga surgelato, trasportato e poi lavorato a Palermo. Per questa ragione abbiamo anche aperto uno stabilimento in Portogallo”. 90 prendere Un’azienda storica nel mercato ittico di Palermo che si rinnova. La Coalma negli ultimi anni sta vivendo un importante periodo di ristrutturazione a livello manageriale. Un processo, però, che non ha mai perso di vista il valore della tradizione familiare che ancora oggi resta il tratto distintivo che produce tonno, ma non solo. L’azienda si è rifondata con l’entrata di un nuovo socio, Salvo Vitale, che viene da una lunga esperienza nel mondo della distribuzione nei supermercati in Sicilia. Insieme a lui restano i membri della famiglia Macaluso, Claudia Pellitteri e Vincenzo Bonura, impegnati in prima linea nella rinascita della società che oggi si chiama Macaluso Spa. Un nome scelto non a caso, ma che vuole sottolineare in maniera decisa il valore della tradizione. Nello storico stabilimento di Sant’Erasmo la Coalma lavora le specialità ittiche del nostro mare: tonno rosso, spada, alici e sgombro che sono quei tipi di pesci che troviamo nel Mediterraneo Ci sono diversi tipi di tonno. Come li avete suddivisi? “Abbiamo creato diverse linee per essere riconoscibili e ben posizionati nella distribuzione. C’è il “Due pavoni”, linea storica del tonno di qualità, il “Coalma autentico” che rappresenta la storia della lavorazione in acqua e sale con i vecchi metodi. E poi c’è la linea “Sant’Erasmo”, un omaggio a dove è nata la ditta in cui c’è tutto il pescato del Mediterraneo. Queste sono le peculiarità della Coalma che ci differenziano dalla concorrenza”. Non solo tonno, però. Quali sono gli altri prodotti di punta della Coalma? “Noi lavoriamo filetti di acciughe con la collaborazione di un’azienda di Aspra. E poi un altro nostro punto di forza sono le alici”. Quali sono i progetti del futuro? “In questo momento siamo concentrati sullo stabilimento di Palermo. Entro un biennio sarà del tutto ristrutturato e ci sarà un museo del tonno con tutti i macchinari storici. In quello nuovo, invece, ci saranno solo tecnologie avanzate”. 91 Amministratore Unico geom. Guido Messina Lavoro in sicurezza: L avoro e sicurezza, vivere civile (scuole e ospedali in testa) e prevenzione dei rischi, fino al complesso mondo delle misure antincendio, della formazione e delle certificazioni di qualità aziendale: un investimento fondamentale e preteso da norme analitiche e inflessibili. Un impegno che è di importanza capitale, “quanto purtroppo - complice la crisi, i ritardi nei pagamenti delle pubbliche amministrazioni - esposto spesso al rischio depotenziamento”. Però continua a crederci, nell’universo prevenzione nel quale è impegnato dall’inizio degli anni Duemila, Guido Messina, responsabile unico della MGMD srl di Palermo. Voce titolata a parlare degli scricchiolii di un sistema che registra le sofferenze soprattutto delle piccole realtà di consulenza: La MGMD Srl annovera tra i propri clienti: Comuni, Provincie, Palazzo di Giustizia, Case circondariali, Aeronautica Militare 37 ° Trapani - Pantelleria, Città Metropolitana, Policlinico Paolo Giaccone, Asp Palermo, Asp Trapani, Istituti scolastici e professionali, l’ EBRTS - Ente Bilaterale Regionale Turismo Siciliano e tutte le strutture associate. La sicurezza, sul lavoro e non solo, ai tempi della crisi. Si rischia un pericoloso abbassamento della guardia? “La legge parla chiaro, è articolata e impone, tanto alle aziende quanto alle pubbliche amministrazioni, obblighi precisi. In Sicilia, per la penuria di grandi aziende private, proprio il pubblico riveste un ruolo decisivo. E i continui e spesso estemporanei tagli di spesa si riverberano ovviamente anche sugli aspetti legati alla sicurezza. Va ancora peggio nel settore privato, normale che un’impresa in difficoltà risparmi dove può se il rischio è quello di sparire dal mercato. Noi andiamo avanti grazie alla diversificazione delle attività, riuscendo a compensare le voci di entrata e di perdita, nei limiti del possibile”. Ci spieghi meglio. “Investire su tutti, dico tutti, gli aspetti legati alla sicurezza, è stato impegnativo. Ma ci permette di restare in salute. Ci occupiamo di sicurezza sui posti di lavoro e antincendio, non a 360 ma a... 400 gradi. “Che la sicurezza sia un investimento produttivo, noi crediamo di averlo capito. Dovrebbe essere un’idea condivisa” 92 arch. Rosalia Di Vittorio, sig.ra Patrizia Costanzo, d.ssa Maria Francesca Prestianni, sig. Vincenzo Mazzola il nostro mestiere La Mgmd Srl dal 2000 si occupa di sicurezza sul lavoro ampliando negli anni le attività ad essa connesse. Oggi è un punto di riferimento nel settore con le seguenti divisioni: Antincendio, Formazione, Sicurezza sul lavoro, Consulenza e Progettazione, Impianti tecnologici, Forniture. Guido Messina è l’amministratore unico, Maria Francesca Prestianni responsabile formazione, Dario Messina responsabile divisione antincendio e sicurezza sul lavoro, Rosalia Di Vittorio responsabile impianti e progettazione, Melania Messina di consulenza e forniture, Giuseppe D’Accardi amministrazione. Ha sede in via Libertà 171 a Palermo. Tel. 091349929; fax 0916265934. Sul web: [email protected], www.mgmd.it, www.formazioneeprotezione.it, www.elearningitalia.it Rag. Giuseppe D’accardi, Sig Ivan Pitarresi Dalla formazione degli addetti alla sicurezza alle pratiche di prevenzione degli incendi (installazione e collaudo, forniture, manutenzione, riparazioni), fino alla certificazione e al rilascio di attestati, con corsi in sede e due piattaforme on line, redazione di documenti di valutazione dei rischi (DVR) ed assunzione dell’ incarico di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione”. Un altro aspetto critico, per un settore legato molto alle pubbliche amministrazioni, sono i ritardi nei pagamenti... “Il problema è sotto gli occhi di tutti. Se vinci una gara e non hai più il pozzo di San Patrizio in termini di liquidità in attesa di pagamenti che nella migliore delle ipotesi arrivano in 8-12 mesi, devi andare in banca, con tutte le conseguenze nefaste del caso. Ma mi concentro su un altro aspetto, poco valutato: spesso si è costretti a rinunziare ad appalti già vinti per le basi d’asta che non coprono neppure i costi. Recentemente è stata pubblicata una gara per la manutenzione dei presidi antincendio di cui, il solo costo delle forniture, senza considerare gli interventi, è maggiore della base di gara”. 93 Angelo Morettino, Fondatore di Caffe’ Morettino Il coraggio di fare il A ntichi primati, italiani e anche di Palermo, da difendere con ecosostenibilità totale, scelte “bio” capaci di esaltare gusto e qualità, e design ergonomici ultramoderni quanto semplici nella loro integrale riciclabilità. Un po’ “nomen omen”, un nome che parla già di caffè. è la quarta generazione all’opera nello storico stabilimento di San Lorenzo Colli, quella dei Morettino. A parlare delle nuove sfide di un prodotto, il caffè appunto, “troppo spesso e colpevolmente trattato con sufficienza nel nostro Paese, particolosamente convinto del proprio intoccabile primato”, è Andrea Morettino, trentaduenne export manager dell’azienda palermitana. Ce lo dicono le inchieste giornalistiche e il nostro palato. Non è tutto oro, anzi “vero” caffè, quello che luccica in tazzina. Che fare? “Scelte coraggiose, le uniche in grado di salvare i valori della tradizione e il loro corollario: la lentezza, dalla scelta dei chicchi crudi e tostati, alla produzione, fino al consumo. Primo: standard assoluti di qualità in termini di selezione e stagionatura. Cioè, i caffè più pregiati al mondo. Poi, la lavorazione artigianale lenta. Ancora, l’ecosostenobilità ‘matura’ della stagionatura. A questo scopo, e fra i primi in Italia a impiantare la macchina adatta, noi abbiamo adottato il sistema ad aria calda pulita. Sostenibili fino alla fine: anche dopo la tostatura usiamo il sistema di raffreddamento ad aria pulita”. Sembra di sentir parlare un enologo... “Le due cose, le due eccellenze, hanno infiniti punti di contatto. Mio nonno Angelo non si stancava di ripetere che ‘occorre il giusto tempo... Continuiamo a pensarlo, restando un punto di riferimento in Sicilia e coltivando una graduale e costante strategia di internazionalizzazione. Non è facile, bisogna confrontarsi sui mercati con umiltà, poiché i gusti cambiano radicalmente da popolo a popolo. Azzeccare la miscela e dare il vero piacere del caffè è un impegno che non ammette superficialità, se non si vogliono subire dure lezioni, anche con il passaporto italiano in tasca. Mio nonno Angelo non si stancava di ripetere che occorre il giusto tempo... Continuiamo a pensarlo” 94 la tostatura artigianale lenta ad aria calda pulita caffè giusto Il “viaggio” imprenditoriale di Caffè Morettino inizia nell’immediato dopoguerra. È il 1950, quando nella sua bottega di spezie coloniali di Palermo, Angelo Morettino inizia a coltivare la passione per il caffè, scegliendo di firmare le miscele che cura. La produzione su vasta scala si assesta negli anni ‘70 e nel decennio successivo entrano nella gestione i tre figli Arturo, Alberto ed Alessandro nei tre settori strategici del marketing, della produzione e dell’amministrazione. Oggi l’azienda dà lavoro a oltre settanta persone. Morettino Coffee Experience Standard assoluti di qualità in termini di selezione e stagionatura: questo è Morettino. Il caffè ha un enorme valore simbolico ovunque, seppure declinato in diversi modi, e noi dobbiamo ricordare che ai siciliani in particolare, gli arabi hanno svelato la ‘bevanda segreta’. Invenzione mistica, l’infuso di caffè, non per nulla chiamata ‘vino di Maometto’”. Spesso le scelte dei bar vanno però in controtendenza. La crisi morde e si sceglie il risparmio... “Che sia una strategia che non paga nel medio e lungo termine, lo stanno comprendendo anche i dettaglianti. Stanno tornando in molti, alla certezza dell’assistenza, della formazione, delle miscele e delle macchine di qualità. Abbiamo istituito la ‘School of Coffee’, centro di formazione permanente per addetti ai lavori e semplici cultori. Nello stabilimento di San Lorenzo c’è l’unico museo storico siciliano, con oltre cento pezzi. A Expo 2015 abbiamo lanciato con successo la miscela ‘bio’ Espresso Mediterraneo Organic. Così come è pronta la nuova cialda quadrata con involucro in carta ‘Espresso al quadrato’ già candidata al ‘Compasso d’oro’, prestigioso premio di design, con l’addio alle capsule. Prima volta per un’azienda siciliana e prima volta per un caffè. Basta plastica, di eterno c’è solo il caffè”. 95 Antonio e Giosuè Gatto Suv o familiare, da noi N uova Sicilauto è, dal 1990, sinonimo di passione per le macchine. Auto per tutti, dall’inossidabile Panda alla sofisticata Giulietta, dalla modaiola 500 e 500X, alla sportivissima Jeep. “Inizia tutto a Carini – racconta Ivan Bellanca, responsabile marketing di Nuova Sicilauto - quando Francesco Gatto, papà di Antonio e Giosuè, gli attuali titolari, apre la concessionaria a Carini ed a Palermo”. Col tempo si consolida la presenza a Palermo, col punto vendita di Viale Lazio che oggi fornisce anche l’assistenza post-vendita e da poco meno di un’anno, con l’impianto del Baglio Villa, nell’area del Centro Commerciale Forum. Ma non possiamo giurare che sia finita qui. Dottor Bellanca, qual è lo stato di salute del mondo delle auto? “A livello mondiale, a causa della recessione, ha subito un forte shock nel 2008, in Sicilia nel 2010. Il settore è stato molto colpito. In quel periodo Fiat ha tagliato alcune concessionarie: nell’Isola erano 24 fino al 2010, adesso sono 6 o 7. La scelta – in parte non voluta – è stata fatta per razionalizzare la rete”. Cosa fa in quella circostanza difficile l’azienda per cui lavora? “Resiste e inverte la tendenza. Apre altre sedi e vende altri marchi: Lancia nel 2012, Alfa Romeo nel 2013, Jeep nel 2014. E’ stato un crescendo. Ora a Palermo ci siamo solo noi e Motor Village e questo ci dà molta visibilità, anche lontano da Palermo”. Quali le strategie attuali? “Il gruppo ha scelto delle campagne piuttosto aggressive. La nuova tendenza è la comunicazione multicanale, un punto su cui stiamo forzando molto. Il tempo della pubblicità di massa è finito, deve essere più mirata. Cerchiamo i clienti direttamente e diamo importanza alla loro gestione anche dopo l’acquisto, ad esempio con l’estensione dei pacchetti di garanzia, spesso in promozione, perché crediamo nella fidelizzazione del cliente”. Cosa si vende di più? “Il cavallo di battaglia è sempre la Panda, vero e proprio must di Fiat. Anche la Jeep va bene. Il modello Renegade ha un grandissimo successo, soprattutto nel sesso femminile: il 40 per cento “Ciò che si nota è un vero e proprio gusto per l’acquisto, cosa che fino a 2-3 anni fa non c’era” 96 l’auto è quella giusta Ivan Bellanca, 44 anni, nato e cresciuto a Palermo (padre siciliano e madre francese) fino ai primi anni di studi in Architettura, terminati a Milano e con una borsa di studio al Centro Stile Fiat a Torino. E’ proprio in Fiat che inizia nel 2000 una carriera che dall’esperienza tecnica transiterà man mano nell’ambito commerciale, fino alla direzione marketing mercato Italia nel 2006/07. Presa la decisione di coniugare al meglio lavoro e famiglia, Ivan torna da Torino in qualità di Area Manager Fiat e con un master in Management, che lo portano alla fine nel 2013 ad accettare la sfida di entrare in Nuova Sicilauto, dove si occupa di marketing, CRM e formazione in una delle realtà imprenditoriali siciliane più vivaci ed attive sul mercato. E’ sposato da 13 anni ed ha due figli, è appassionato di bici, di lunghi viaggi e di fotografia e pur avendo stabilito da tempo la sua residenza a Cefalù, si sente da sempre un po’ cosmopolita. L’assistenza meccanica dei clienti è costituito da donne. Riscontri positivi anche per la famiglia 500,grazie all’ultima arrivata 500X: adatte alle mamme portano i figli ovunque, così come al professionista. E poi la Lancia Y, amata molto dalle donne perché unisce una certa cura estetica nei dettagli, tipica delle berline più prestigiose”. Tutti si lamentano ancora della crisi. Chi acquista macchine? “Dal dopoguerra in poi l’auto ha sempre rappresentato uno status. Durante il periodo della motorizzazione di massa, l’auto diventava un modo per distinguersi. Ora invece c’è un mercato di sostituzione. Ciò che si nota è un vero e proprio gusto per l’acquisto, cosa che fino a 2-3 anni fa non c’era”. Cosa manca alla nostra terra per spiccare il volo verso uno sviluppo che sia veramente tale? “Se un punto molto debole vogliamo trovarlo, direi la formazione manageriale e imprenditoriale. Spesso le aziende siciliane lavorano ‘oggi per oggi’, senza prospettive a lungo termine. Qualche tempo fa mi hanno fatto notare che in Sicilia non si usa il futuro come tempo verbale. Ecco cosa siamo noi. Siamo ospitali, ma non sappiamo creare sinergie, relazioni. Le aziende dovrebbero consorziarsi, invece ognuno lavora per sé. Non c’è proprio l’attitudine a lavorare insieme e non è una cosa positiva”. 97 Il gruppo di lavoro Se hai una idea noi te N el tempo l’azienda ha subito alcune trasformazioni importanti a livello proprietario e manageriale, pur non cambiando mai la sua fisionomia e soprattutto non perdendo mai la passione per questo lavoro”. Così Cris Pezzino, Amministratore delegato di Officine Grafiche, parla della grande tipografia diventata un punto di riferimento nel panorama grafico regionale della stampa piana. Come nasce Officine Grafiche? “Una buona parte della storia di questa azienda si lega a quella della tipografia della mia famiglia che nasce nel secondo decennio del 1900 e che prosegue la sua attività, tra una guerra e l’altra, attraverso la conduzione di mio bisnonno, di mio nonno e di mio padre dal quale ho imparato il mestiere e con il quale continuo a collaborare ancora oggi. Poi nel 1997 ci fu una prima svolta”. Quale? “L’azienda della famiglia Pezzino si è fusa con quella della famiglia Cosentino anch’essa azienda storica, dando vita alla nascita di una Spa che si è sviluppata con ritmi significativi sino a raggiungere negli anni 2004-2008 una posizione di leadership assoluta punto di riferimento nel panorama grafico regionale della stampa piana dando occupazione a più di 60 addetti. Nel 2012 parte una nuova realtà: una cooperativa di lavoratori, formata da un buon numero di collaboratori che già ricoprivano i ruoli operativi più significativi, sposando una nuova filosofia imprenditoriale più adatta alla realtà di un mercato sempre più povero di marginalità”. Di cosa vi occupate? Quali sono le caratteristiche principali? “La nostra è una tipografia a ciclo completo che vede integrati verticalmente i processi di produzione, dalla prestampa alla legatoria. Le fasi di lavorazione vengono gestite tutte all’interno garantendo così un controllo costante della qualità”. Quale è il vostro mercato? “Il nostro mercato, prevalentemente regionale, abbraccia principalmente i prodotti editoriali e commerciali. Stampiamo e rileghiamo giornali e riviste, libri e opuscoli, manifesti, depliant e anche astucci e scatole attraverso 15 gruppi stampa “Le fasi di lavorazione vengono gestite tutte all’interno garantendo così un controllo costante della qualità” 98 Uscita fogli macchina da stampa le stampiamo Officine Grafiche è una tipografia ha raggiunto negli anni una posizione di leadership come punto di riferimento nel panorama grafico regionale della stampa piana dando occupazione a più di 60 addetti. Una buona parte della storia di questa azienda si lega a quella della tipografia della famiglia Pezzino che nasce nel secondo decennio del 1900. Oggi stampa e rilega giornali e riviste, libri e opuscoli, manifesti, depliant e anche astucci e scatole. particolare antica macchina tipografica “Le Officine Grafiche sono una tipografia a ciclo completo. “ variamente frazionati nei formati dal 35x50 al 100x140. Anche alcune lavorazioni di nobilitazione vengono effettuata in casa e mi riferisco alla plastifica, alla verniciatura uv, alla stampa a hotfoil e alla fustellatura e piega incolla”. Come è organizzata Officine Grafiche? “L’organico è composto da 30 persone di cui 5 dipendenti e 25 soci lavoratori che hanno creduto nella possibilità di portare avanti l’attività anche in un momento di crisi particolarmente forte e che hanno costituito un gruppo di lavoro affiatato e disponibile”. Perchè secondo lei, i clienti vi scelgono? “Per lo standard qualitativo che riusciamo a garantire e per il rispetto degli impegni di consegna che assumiamo. Di recente, per diversificare la produzione e intercettare un mercato in espansione come quello del packaging, abbiamo pianificato un investimento che potenzi la capacità produttiva nel reparto di fustellatura, accoppiatura e piega/incolla”. Come vi proiettate verso il futuro? “Nello stesso tempo il nostro mercato tradizionale di riferimento, cioè quello dell’editoria e della pubblicità, dovrebbe invertire il trend ribassista registrato negli ultimi 6 anni per proiettarci con ottimismo verso il futuro”. 99 La Famiglia Corleone E dove non è vino I l buon vino si fa nei vigneti prima ancora che nelle botti. Parola di Vincenzo Pollara, Amministratore dell’azienda vitivinicola “Principe di Corleone” di Monreale. La storia della vostra azienda affonda le radici nel XIX secolo “Giuseppe Pollara, mio nonno, fondò l’azienda nel 1892 ma allora la produzione veniva interamente venduta sfusa come vino da taglio nel nord Italia e in Francia. La prima svolta la diede mio padre, Leoluca, che avviò una decisa razionalizzazione dell’impianto dei vigneti. Ma la vera “sterzata” all’azienda è arrivata nel 1980, con me e mia sorella Lea, che abbiamo deciso di realizzare lo stabilimento per la vinificazione e l’imbottigliamento. Da allora, però, non abbiamo mai smesso di ammodernare gli impianti”. Su quali prodotti puntate? “La nostra strategia è stata sempre improntata alla diversificazione del prodotto, per andare incontro alle esigenze e al gusto di fasce di mercato quanto più ampie possibile, ma sempre con la massima attenzione alla qualità. In questo senso offriamo 10 linee con oltre 40 etichette. Si va dalla “Fidelio”, più commerciale, con due vini bianchi e un rosso, alla “Giovani”, con un bianco, un rosso e un rosso novello, creata appositamente per incontrare il gusto dei nuovi consumatori, per passare ai “Classici”, alla “Selezione di famiglia”, alla linea “Nkantu”, i movitigni, gli spumanti e i vini da dessert”. Per quanto riguarda i mercati quali sono i vostri sbocchi? “Il 70 per cento della nostra produzione viene venduto in Italia: la metà resta in Sicilia, il resto a macchia di leopardo va in tutto la penisola, sopratutto nei grandi capoluoghi. All’estero siamo presenti ormai da molti anni nel nord Europa e negli Stati Uniti. Quest’anno c’è una novità: abbiamo avviato la collaborazione con un importatore giapponese, che lavora per la grande distribuzione organizzata, interessato ai monovitigni autoctoni come Nero d’Avola e Nerello mascalese, e a gennaio dovremmo definire le prime spedizioni”. Come riuscite a garantire la qualità con una tale gamma di prodotti? “Principe di Corleone significa oggi oltre 40 etichette che incontrano il gusto di tutti i consumatori” 100 non è amore L’azienda vitivinicola Principe di Corleone-Pollara di Vincenzo Pollara & C. sas ha sede a Monreale, in contrada Malvello. E’ stata fondata nel 1892 da Giuseppe Pollara e oggi conta su 100 ettari di vigneti, con uno stabilimento enologico che quest’anno ha prodotto 750 mila litri di vino. Nell’azienda lavorano 15 persone. Sito internet www.principedicorleone.it. PrincRosso “Il nostro obiettivo finale resta la qualità ma la nostra idea di fondo è che ci si debba adeguare ai gusti dei consumatori. Siamo fortemente convinti che la qualità del vino nasca nel vigneto prima ancora che nelle botti e, per questo motivo, prestiamo molta attenzione alle tecniche di coltivazione e irrigazione. Il principio applicato ai nostri vigneti è quello dell’agricoltura sostenibile con l’uso prioritario di tecniche organiche che garantisce ottima salute alle viti. I grappoli vengono raccolti a mano dopo aver raggiunto la maturazione ideale. Le varietà vengono vendemmiate separatamente e solo dopo una fermentazione ottimale si procede alla loro unione per ottenere vini dal gusto fine, elegante e dalla spiccata personalità”. Nella tenuta c’è anche un’azienda agrituristica. “L’agriturismo “Casa mia” viene utilizzato anche come base per tour enogastronomici perché riteniamo che la promozione dei nostri vini non possa prescindere dalla promozione del territorio. La nostra azienda ha deciso in tal senso di puntare anche sull’enoturismo attraverso contatti con tour operator stranieri (americani, svizzeri, australiani, inglesi) che organizzano pacchetti dedicati ai “wine lovers”. 101 Piero Bruno Fermiamo l’attimo “ Diversificare l’offerta e trovare mercati anche al di fuori dalla Sicilia”. È la ricetta per non soccombere alla crisi dettata da Piero Bruno, titolare di PromoItalia srl, società specializzata nel settore della video produzione e nella post produzione video e audio. PromoItalia opera dagli anni Novanta e si rivolge a clienti nazionali e internazionali: enti pubblici, associazioni, aziende private e pubbliche. Bruno, come sta la televisione in Italia? “Male. È completamente stritolata da internet. E per accorgersene basta guardare una fascia pubblicitaria di oggi e metterla a confronto con una di dieci anni fa. Si noterà che adesso almeno il 60% degli inserzionisti sono siti internet”. è una strategia per trascinare sul web gli ultimi fedeli al telecomando? “Sì, anche perché su internet la pubblicità costa molto meno, ma prima o poi le televisioni dovranno reagire”. Cosa si può fare per rilanciare il piccolo schermo? “I palinsesti parlano chiaro, le tv pur di campare in qualche modo, si sono nettamente ridimensionate, forse anche troppo. Sono tanti i canali che offrono soltanto televendite e film in bianco e nero. Se non si investe in nuove produzioni, difficilmente la gente tornerà a guardare la televisione. Tra l’altro ci sono esempi positivi, di canali che hanno investito in produzioni di un certo livello, riuscendo a conseguire ottimi risultati”. Quanto è complicato operare in Sicilia per una realtà come la sua? “È davvero un compito arduo. Prendiamo a esempio il calcio in tv. Puoi lavorare solo col Palermo o col Trapani e non hai molti più sbocchi. Ma non è solo questo, i clienti che si riescono a reperire al Nord per qualità e forza offrono maggiori garanzie. A determinare l’80% del nostro fatturato sono aziende che operano da Roma in su”. PromoItalia addirittura ha anche travalicato i confini nazionali… “Sì, perché come dicevo la tv italiana offre molto meno rispetto al passato. Ed è per questo che stiamo lavorando molto per le tv maltesi e rumene. Sono due Paesi molto diversi, innanzitutto per dimensioni e numero di abitanti. Procacciamo clienti italiani che vogliono investire Non solo Italia, da Malta alla Romania ma anche Tunisia, l’azienda è riuscita a conquistarsi fette di mercato 102 di ogni emozione Piero Bruno nasce a Palermo il 7 marzo 1969. Consegue il diploma di perito industriale all’istituto tecnico industriale Alessandro Volta di Palermo. Sin da giovanissimo ha lavorato per tv locali siciliane come agente pubblicitario, poi nel 1989, a 20 anni, ha creato insieme a un altro socio la Studio Italia Advertising, prima della nascita nel 1992 di PromoItalia srl, la sua attuale società. È coniugato e ha due figli. all’estero. Malta per esempio, interessa sia agli enti locali interessati a promuovere il cibo siciliano, si alle aziende private che intenzionate a esportare il loro prodotto. Ma lavoriamo anche con grandi nomi nazionali che hanno intravisto sbocchi al di fuori dell’Italia. Abbiamo anche lavorato alla produzione e alla realizzazione di eventi in Tunisia, prima che si verificassero gli attentati terroristici”. Lei ha parlato di “diversificazione”. È per questo che avete anche aperto all’e-commerce? “Sì. Ma adesso vogliamo tornare a dieci anni fa, puntando alla pubblicità istituzionale che offre più certezze. L’e-commerce ha un limite: la possibilità di cercare nello stesso momento su internet un prodotto simile, ma con qualità inferiore, offerto a prezzo minore”. Qual è invece il limite della Sicilia? “Manca la coesione fra i siciliani, manca l’idea di bene comune. Se io vado a Bolzano e rovino una panchina, dopo due minuti avrò 40 persone attorno che mi staranno redarguendo per quello che ho fatto, in Sicilia ci gireremmo dall’altra parte. È un peccato, la Sicilia potrebbe fare davvero grandissime cose, ma ha gravi difetti anche a livello politico, ci sarebbe bisogno di una sterzata”. 103 Comm. Giovanni Randazzo e Salvo Randazzo Ogni vostro pacco “ L’azienda negli anni non ha trascurato la propria modernizzazione, rappresentando la più grande multinazionale nel settore della logistica l’americana “UPS” di cui ha fatto propria la cultura, modellando il concetto dell’offerta di un sistema vincente”. Così parla di Ups Randazzo il general manager Salvo Randazzo. Ci può presentare l’azienda? “È doveroso iniziare dicendo che l’azienda nasce nel 1996 grazie alla grande passione di un uomo, il Commendatore Giovanni Randazzo, che sin da giovane ha sempre creduto in se stesso ed a quanto lui credeva – a ragion veduta – ovvero: che il suo futuro sarebbe stato quello di oggi. Infatti come spesso avviene nel Meridione chiama la sua azienda con il proprio cognome, un impegno che mette in gioco se stesso. Tutto inizia con le spedizioni via aerea, a quel tempo una sfida davvero ambiziosa che, grazie anche alla collaborazione dell’allora staff Alitalia, inizia a valutare di scaricare la zavorra (necessaria per il bilanciamento aereo) e a caricare merce destinata presso gli aeroporti nazionali. Racconta sempre le sue prime spedizioni consolidate e la soddisfazione avuta per avere raggiunto i 45 chili, peso che gli consentì di acquisire una tariffa più vantaggiosa dalla compagnia di bandiera e di registrare migliori introiti. Da li l’azienda decide di applicare la propria esperienza e capacità anche sulle spedizioni internazionali, avvenimento che coincide con la necessità di un nobil uomo - che amiamo tanto ricordare - il Signor Macaluso, il quale affida alla Randazzo Srl tonnellate di tonno pescato nel nostro mare, destinato via aerea all’importantissimo mercato del Giappone. Quegli anni di intenso lavoro garantirono una repentina crescita consentendo la creazione e la nascita - con risorse proprie - del magazzino che oggi in Carini, offre lavoro e opportunità destinando al territorio siciliano, e non solo, una aggiornata gamma di servizi e certificazioni: IATA, AEO, ENAC, eccetera. L’azienda negli anni non ha trascurato la propria modernizzazione, rappresentando la più grande multinazionale nel settore della logistica l’americana “UPS” di cui ha fatto propria la cultura, modellando il concetto dell’offerta di un sistema vincente”. “Siamo sempre alla ricerca di innovazione. Abbiamo ancora molto da dare a questa Isola, che ci fregiamo di rappresentare” 104 A destra Salvo Randazzo e il ns standard di driver e brown car è nelle mani sicure Randazzo srl si occupa dell’offerta sul territorio siciliano dei servizi Ups: il cliente può contare su un unico interlocutore per la propria movimentazione delle merci, dal piccolo pacco espresso oppure standard, al container marittimo, alle operazioni doganali che grazie alla copertura globale garantisce una assistenza porta a porta. L’azienda nasce nel 1996 grazie alla grande passione di un uomo, il commendatore Giovanni Randazzo. Quali sono le vostre caratteristiche principali? “La nostra azienda si occupa dell’offerta sul territorio siciliano dei servizi UPS, il cliente infatti oggi può contare su un unico interlocutore per la propria movimentazione delle merci, dal piccolo pacco espresso oppure standard, al container marittimo, alle operazioni doganali che grazie alla copertura globale possiamo assistere door to door”. Quali sono i punti di forza? “Uno dei punti di forza è sicuramente tutto il nostro staff che motivato garantisce una costante assistenza alle molteplici tematiche di esportazione e importazione, il senso di appartenenza all’azienda e la dedizione alla nostra mission. Tutto questo secondo me rende leader la nostra società. Oltre alla capillare presenza che quotidianamente tocca i circa 260 paesi della Sicilia occidentale tramite la nostra flotta brown”. Quali sono i buoni motivi perchè, secondo lei, i clienti vi scelgono? La nostra proposta di servizi non si ferma alla contrattualistica. Nel nostro settore il post vendita è l’elemento cardine del rapporto commerciale. La nostra rete vendita infatti è costantemente a disposizione per erogare assistenza e aggiornamenti”. 105 Jolanda Riolo Diamo un’auto a ogni N ata nel 1948 come un’officina, adesso è uno dei punti di riferimento a Palermo come concessionaria d’auto. Stiamo parlando dell’azienda Riolo, storica famiglia impegnata da sempre in questo settore. Una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione, senza mai perdere i valori su cui si è basata. Primo tra tutti la soddisfazione del cliente e la cura del rapporto con chi compra un’auto. A far nascere tutto è stato Nicolò Riolo e adesso la colonna dell’azienda è la figlia Jolanda. Dottoressa, Riolo rappresenta una storia che continua da oltre sessant’anni. Cosa rappresenta per lei questa azienda? “Per me l’azienda resta sempre mio padre, è lui che ha fondato la ditta e i suoi valori e io ho seguito le sue orme. Riolo è fondata principalmente sulla soddisfazione del cliente e il nostro personale sa che questo deve essere il primo obiettivo da seguire e da conquistare. In un mercato difficile come quello palermitano in cui non c’è spazio per marchi di un certo spessore, bisogna puntare tutto sulla qualità, non deludere il cliente ed essere sempre corretti. Se ti comporti bene, i risultati arrivano perché poi il cliente soddisfatto è quello che può portare anche amici e parenti. E quando succede, vuol dire che si è lavorato bene”. Il vostro lavoro non si conclude solo con la vendita dell’auto. “Abbiamo officine nelle quali lavorano molti operai, perché noi puntiamo molto sul post vendita. Succede, quindi, che molti clienti spesso restano con un’auto dello stesso marchio, perché trovano un’ottima assistenza. Inoltre, abbiamo aperto un nuovo centro usato in via Ugo La Malfa. Di questi centri usato Audi ce ne sono in tutto 40 in Italia e questo vuol dire che Audi si fida del nostro lavoro”. Nella storia di Riolo ci sono stati tanti marchi fino ad arrivare ad Audi che è ormai consolidato da anni. “Il cammino da un marchio all’altro è dovuto alla nostra evoluzione che va a cercare i clienti che amano la macchina, che vedono nell’auto qualcosa in cui trovare qualità e ricercatezza. Abbiamo scelto Audi anche per avere l’esclusiva in città e lavorare in esclusiva significa poter investire tutto in aziende e “Abbiamo officine nelle quali lavorano molti operai, perché noi puntiamo molto sul post vendita” 106 Audi Zentrum Palermo vostro desiderio Nei primi anni ‘90, conclusi gli studi in economia aziendale presso l’Università commerciale Bocconi di Milano, Jolanda affiancava il padre in tutte le attività aziendali, seguendolo in ogni circostanza lavorativa, come accadeva già da diversi anni anche in occasione di incontri e business meeting con le case mandanti del mondo Fiat. Così facendo Jolanda acquisiva inconsapevolmente una imprescindibile esperienza umana e professionale direttamente sul campo, che presto si rivelerà preziosa per la sopravvivenza stessa dell’azienda. Riolo Autostore Centro Usato macchinari di ultima generazione per avere clienti che restano da noi anche dopo aver comprato. Quello che ci premia ogni giorno è la risposta del cliente”. Cosa rappresenta oggi l’Audi Zentrum di viale Regione Siciliana? “L’Audi Zentrum è un format voluto dalla Germania e ci siamo adeguati alla richiesta della casa madre. È un ottimo format per presentare le nostre macchine e per noi rappresenta l’eccellenza, lo definisco anche come l’università del nostro personale, il punto di arrivo”. Il mercato dell’auto sembra in ripresa, avete tratto benefici anche voi? “Le vendite sono sempre positive tranne un periodo di crisi tra il 2011 e 2012. Ora si è tornati a un equilibrio e la contrazione si è fermata, ci siamo riorganizzati con numeri diversi. Adesso ci sentiamo più forti e abbiamo fatto ordine nelle nostre aziende. La crisi ci ha reso più forti”. Non solo Audi, però. Il vostro lavoro si basa anche su altri marchi in città. “Certo, perché lavoriamo anche con Opel e Toyota. In questo momento stiamo ricevendo ottime risposte dalla nuova gamma dei veicoli commerciali Opel”. 107 Il Dream Team Moscarello. Seduti da sinistra: Sergio, Marcello e Alessandro. In piedi: Danilo e Fabio Profumi e sapori: D a Palermo al Qatar, passando dalla city di Londra, per esportare l’arte culinaria siciliana. E’ l’exploit della famiglia Moscarello, padre e cinque figli, che dal 1974 gestisce il ristorante “Lo Strascino”, raccontata da Giuseppe. Come nasce l’avventura de “Lo strascino”? “Venivo da anni di esperienza in alcuni locali storici della città dove avevano lavorato in sala, anche se la cucina è stata sempre la mia vera passione. Nel 1974 ho aperto il ristorante, con 200 coperti, nella stessa sede dove si trova oggi con un altro socio poi venuto a mancare. Il mio sogno era quello di realizzare un locale specializzato nella cucina tradizionale siciliana utilizzando solo ingredienti genuini. Una scelta che si è rivelata vincente decretando un immediato successo, tanto che solo tre anni dopo abbiamo ampliato con una nuova sala nel seminterrato da 250 coperti. Nel 1980 abbiamo aperto un sala trattenimenti da 500 posti: anche questa ebbe un gran successo ma nel 1995 abbiamo deciso di chiuderla pre- venendo la crisi legata al fatto che era iniziata la tendenza a fare i ricevimenti in altre location come ville e palazzi nobiliari. Negli anni, poi, si sono affiancati i miei cinque figli, tutti con solida esperienza di cucina: Fabio, Marcello, Danilo, Alessandro e Sergio. Insieme abbiamo formato una “squadra” affiatata la cui sinergia è stato il vero motore della nostra attività”. Come spiega il successo, che dura da oltre 40 anni, del suo locale? “Fin dall’inizio abbiamo puntato sulla cucina siciliana, nel pieno rispetto della tradizione, e sulla qualità delle materie prime, che vogliamo valorizzare con le nostre ricette. Il gambero, per esempio, arriva ogni giorno da Mazara, il pesce da Trapani e Marsala, l’olio d’oliva da Castelvetrano, i formaggi da Piana degli Albanesi. Il carretto sul quale esponiamo gli antipasti, lo “strascino” che da il nome al ristorante e che ne è diventato l’emblema, è un tripudio di pietanze tradizionali preparati con prodotti di stagione. Il nostro locale ha anticipato tendenze che solo negli ultimi anni sono state accettate Uno “scorcio” della ricca offerta giornaliera di antipasti. Una caratteristica del ristorante. la Sicilia in tavola Lo Strascino srl, di cui è amministratore Fabio Moscarello, è la società che gestisce l’omonimo ristorante con sede dal 1974 a Palermo, in viale Regione Siciliana 2282, con 450 coperti su una superfice di 900 metri quadrati e 20 dipendenti. Sito internet: www.lostrascino.com. “Lo Strascino valorizza le ricette tradizionali utilizzando prodotti a chilometro zero: una scelta vincente portata avanti da una intera famiglia” 108 Il Fondatore, Giuseppe Moscarello da un vasto pubblico, come quella di chiedere prodotti “a chilometro zero”. A questo aggiungiamo l’esposizione di centinaia tra quadri, pupi, mobili, ceramiche e carretti, che fanno dello Strascino un vero e proprio museo delle tradizioni siciliane”. Ma la vostra attività va ben oltre i confini della Sicilia? “La nostra avventura all’estero comincia nel 1997 quando apriamo un ristorante di cucina siciliana a Beckenham, vicino Londra, che riscuote subito un enorme successo. Ma nel 2002 decidiamo di dare una svolta spostandoci in uno dei quartieri più prestigiosi della città, Knightsbridge, dove apriamo il “Gran Caffè Londra”, un bistrot europeo con cucina internazionale. Il locale diventa punto di riferimento per manager, imprenditori, uomini d’affari e sceicchi arabi, vista anche la vicinanza con i grandi magazzini Harrod’s. Da questi incontri e dall’interesse mostrato dagli arabi nasce l’idea di proporre un franchising. Così, alla fine del 2012, apriamo un “Gran Caffè” a Doha, capitale del Qatar, all’interno di uno dei più prestigiosi centri commerciali, mandando una squadra di chef italiani che ha istruito il personale locale. Il successo è stato tale che gli arabi hanno manifestato la volontà di aprirne altri”. 109 Camillo, Roberta e Alessandro Salem La salute è una tradizione L Come vi siete adeguati alle nuove richieste del mercato? a farmacia è costretta a “cambiare pelle” offrendo “Nel corso di questi anni, cambiando pesantemente il conprodotti e servizi innovativi ma resta immutato il testo in cui si opera, si è reso necessario coniugare sempre di rapporto di fiducia con il cliente-paziente, lo stesso più la quantità dei servizi di qualità offerti con un’oculata che si aveva oltre un secolo fa. Ne è sicura Roberta gestione dei costi, mantenendo al centro l’esigenza dell’utenSalem, titolare dell’omonima impresa. te, individuandone i bisogni, offrendo contemporaneamente Da quanto tempo siete sul mercato e come è nata la farprodotti tradizionali e naturali, aprendo macia? ai trattamenti professionali, ospitando “La farmacia si trova nel centro storico “La farmacia fu fondata nel 1899 medici specializzati in diverse discipline della città. Fondata nel 1899 da Giusep(analisi del sangue, elettrocardiogramma, pina Salem, prima donna nella storia a da Giuseppina Salem, la prima consulenze dietologiche, doppler venosi, varcare nel 1890 la soglia della facoltà di Chimica e farmacia di Palermo. Nel 1957 donna nella storia a varcare nel tricologia, consulenze estetiche) senza mai perdere l’origine della professione, l’attività viene ceduta al nipote Camillo 1890 la soglia della facoltà di ovvero le preparazioni galeniche”. Salem che rimarrà titolare fino al 2002, Questo ha cambiato la qualità del serquando diventa una snc con titolari i figli Chimica e farmacia di Palermo” vizio e il rapporto con l’utenza? Alessandro e Roberta. Nel 2004 la farma“La nostra farmacia non ha mai cambiato cia viene premiata con la Targa d’oro per il rapporto con il cliente e meno che mai la qualità dei serviaver superato i cento anni di attività dalla Camera di commerzi. Ricordo ancora le parole di mio padre quando, con mio cio. Nel 2006 è stata totalmente ristrutturata recuperando gli fratello, appena laureati, iniziammo a lavorare in farmacia: arredi di fine ‘800 e gli archi settecenteschi su via Judica. Nel “Quando un cliente ha bisogno di te non guardare mai le stelle 2013 resto l’unica titolare a causa della prematura e tragica che ha collezionato sulla sua divisa, sia esso un generale o un scomparsa di mio fratello Alessandro”. 110 Esterno della farmacia piazza beati paoli 6 di famiglia La farmacia Salem fu fondata nel 1899 da Giuseppina Salem con sede sempre in via piazza Beati Paoli 6, a Palermo. Nel 1957 passa al nipote Camillo Salem. Dal 2002 è una snc con titolari i pronipoti Alessandro e Roberta Salem. Nel 2004 è stata premiata dalla Camera di commercio con la Targa d’Oro per aver superato i cento anni di attività. Dal 2013 è una ditta individiale di cui è titolare Roberta Salem. Sito internet: www.farmaciasalem.it. Fregio riportante le iniziali di giuseppina salem e del simbolo dei farmacisti su mobile originale d’epoca “Mio padre diceva non importa se il cliente è un mendicante o un re. Per noi è Sua maestà l’ammalato” soldato semplice, un mendicante o un re. Ricorda sempre che hai di fronte Sua maestà l’ammalato””. Quali i problemi di un’azienda come la vostra? “Purtroppo tanti: dal ridottissimo margine di guadagno sul farmaco, che non permette di soddisfare con scontistiche adeguate le richieste dei clienti, al divario sempre maggiore tra pagamento dei fornitori e incasso del credito da parte dell’azienda del servizio sanitario, dalla conseguente ridotta capacità di investimento nello sviluppo alle difficoltà logistiche di una farmacia ubicata nel centro storico. Sopra ed intorno a questi fattori una crisi che sta attanagliando ogni ceto indebolendo pericolosamente quello più basso e numeroso che oggi non sempre è in condizione di acquistare i prodotti primari per la salvaguardia della salute”. Cosa pensa che debba cambiare in Sicilia per favorire lo sviluppo delle imprese? “Occorrerebbe un progetto di supporto alle piccole aziende artigiane e commerciali per permettere loro di restare in attività trasmettendo alle nuove generazioni questo immenso patrimonio che inesorabilmente morirebbe insieme a loro, schiacciate in una competizione sproporzionata dai colossi della grande distribuzione. Non ci potrà essere sviluppo senza mantenimento del contatto umano tra operatore e utente”. 111 Famiglia Salerno Sappiamo come conservare I l metallo per conservare gli alimenti. Barattoli, lattine, contenitori per tenere al sicuro il cibo e fornire la massima garanzia igienico sanitaria. Ne sa qualcosa l’impresa palermitana Salerno srl, nata nei primi del ‘900, che vanta il primato di essere stata la prima impresa, in Italia, ad utilizzare il sistema di saldatura elettrica longitudinale dei lembi del corpo scatola per contenitori destinati alle conserve alimentari. Azienda giunta alla quarta generazione, dagli anni 40 ha iniziato a produrre contenitori in metallo per la conservazione degli alimenti e per l’industria chimica in generale. Oggi, a guidare l’impresa è Antonino Salerno, nipote del fondatore, che ha adeguato la produzione alle più sofisticate tecnologie, un modo che ha permesso all’azienda di espandersi soprattutto nel mercato estero, con fatturati che hanno toccato anche i 17 milioni di euro. Quanto ha inciso la crisi economica degli ultimi anni sulla vostra produzione? “Il passaggio è stato doloroso per tutti - dice Antonino Salerno - soprattutto per le imprese siciliane del settore agro/ alimentare che sono state costrette a chiudere, cioè non dei nostri mercati di riferimento. Ciò ci ha portato a compiere una profonda riorganizzazione aziendale e a guardare con più attenzione, attraverso maggiori investimenti, al mercato estero, con particolare attenzione ai paesi del bacino del Mediterraneo. Il progetto di espansione prevede infatti il consolidamento in tutto il continente africano ed in medio oriente, con l’acquisizione di quote di mercato sempre più significative; ma siamo molto presenti nel Nord Italia, fino in Croazia”. Quali sono gli elementi che ritenete fondamentali per la vostra produzione? “La tecnologia e la logistica. Per essere competitivi all’estero bisogna esserlo prima in casa propria. E’ per questo motivo che abbiamo scelto di investire sull’adeguamento tecnologico delle linee produttive, per restare al passo con i tempi. Il progetto di espansione prevede il consolidamento in tutto il continente africano ed in Medio oriente 112 il cibo Salerno srl, nata nei primi del ‘900, è stata la prima impresa in Italia ad utilizzare un sistema speciale di saldatura per contenitori destinati alle conserve alimentari L’impresa Salerno nasce ai primi del novecento (1903) con uno stabilimento di litografia su banda stagnata. A partire dagli anni 40 il Cav. Antonino Salerno, ed i suoi quattro figli avviano la produzione di contenitori in metallo per conserve alimentari. Oggi, la società è una delle aziende leader nel settore. Nonostante le dimensioni raggiunte, l’impresa mantiene una solida tradizione familiare; i Salerno, infatti, sono gli unici azionisti; la quarta generazione ricopre oggi le più rilevanti cariche manageriali. Siamo un’azienda di nicchia, l’unica in Sicilia con questa tipo di produzione industriale. Poi c’è la logistica, il trasporto, voci che incidono molto sui costi aziendali. Per noi, il porto è l’infrastruttura più importante, perché, più del trasporto su gomma, le vie del mare ci permettono di smistare i nostri prodotti in tutto il mondo e in maniera veloce”. E in Sicilia, cosa sta accadendo? “Il grosso della produzione agro/alimentare è concentrata sulla Campania, penso ai produttori di pomodoro destinato a conserve. In Sicilia la crisi ha decimato le grandi aziende di questo settore, quelle in grado di immettere sul mercato grosse quantità di prodotto”. Da cosa è dipeso? “Certamente dalla crisi economica, ma anche da una inadeguata politica agricola regionale, così come dalle quote imposte dalla Comunità europea. Bisognerebbe rivedere tutto, perché il mercato ha subito una profonda trasformazione. Anche nel settore ittico c’è lo stesso problema. Con l’avanzare della tecnologia, la quota imposta sulla pesca del tonno, un prodotto che in molti ci invidiano, si esaurisce in poche settimane”. 113 La sede Sicily by Car a Villagrazia di Carini L’auto a noleggio ora U na Fiat 1.300 color amaranto usata ha dato il via a un impero che oggi conta un parco auto medio di 15 mila autovetture. “Ma il picco massimo, durante il periodo estivo, va oltre le 18 mila”, tiene a sottolineare con orgoglio l’imprenditore palermitano Tommaso Dragotto. Il 12 ottobre 1963, con la fondazione della Sicily by Car S.p.A., ha inizio la lunghissima avventura che porterà Dragotto a diventare il “golden man” dell’autonoleggio. “Quella vecchia Fiat è ancora esposta qui nella nostra sede di Villagrazia di Carini: mia moglie è riuscita a scovarla e a rimetterla a nuovo, facendomi un regalo meraviglioso”. Come è riuscito a creare una delle aziende più importanti del mercato attuale? “Il mio motto è stato da sempre “chi non sogna non ha un futuro” e io ho sempre sognato di mettere su una grande compagnia di autonoleggio. Ho lasciato la carriera di ufficiale di marina mercantile per inseguire questo sogno che è diventato realtà. Dopo quella Fiat ho avuto 4, poi 8, 18 vetture e così via...” Quali le difficoltà e cosa ci è voluto per superarle? “Le difficoltà, che siano di ordine organizzativo o finanziario, in un’azienda ci sono sempre. Ricordo ancora quando abbiamo creato l’agenzia di Catania, era un banchetto di un metro per 40 centimetri... Poi difficoltà maggiori le ho incontrate quando ho oltrepassato lo Stretto, abbiamo aperto prima a Roma, nei pressi del Sistina, poi a Milano. Non è stato facile, venivo dall’esperienza siciliana e ci è voluto un po’ di rodaggio per entrare nei meccanismi di queste grandi città, ma tutto è stato superato in breve”. Ha lottato e lotta contro colossi internazionali del settore, come riuscire a sopravvivere in questo momento di crisi? “La concorrenza c’è ma siamo ancora la prima compagnia di autonoleggio in Italia. Con i colossi lottiamo e vinciamo. Sostengo sempre che l’intelligenza non ha confini ed è importante, per il successo di un’azienda, l’apporto che possono dare i dipendenti. Se il personale è affezionato, così come succede alla Sicily by car, allora si può puntare in alto. Grazie ai miei dipendenti so di poter contrastare qualsiasi colosso, “L’affitto mensile. E’ come pagare la rata mensile di un’auto senza però avere oneri di assicurazione, bollo, etc. E si è liberi di cambiarla quando si vuole”. 114 Un’auto della flotta Sicily by Car è più libera Tommaso Dragotto nasce il 18 gennaio 1938 a Palermo, città che non ha mai abbandonato. La sua personalità esuberante, la sua caparbietà e la sua tenacia si manifestano già fin dall’adolescenza quando si distingue nell’attività sportiva come pallanuotista (ma anche lancio del disco e del peso). Ha conseguito il diploma di Capitano di Lungo Corso macchinista, intraprende la carriera di ufficiale nella Marina Mercantile. Ma nella mente e nel cuore di Dragotto è sempre stata presente la volontà di avviare un’attività di noleggio auto che fosse tra le più importanti. Obiettivo centrato. Tommaso Dragotto, Presidente e fondatore di Sicily by Car “Sicily by car oggi è la prima compagnia di autonoleggio in Italia. Dragotto: “Con i colossi lottiamo e vinciamo”. con la passione che mettono nel lavoro la mia compagnia ha una marcia in più”. Lei si è impegnato anche politicamente, il suo percorso di vita è contrassegnato da un alto senso civico. E’ mai stato tentato di mollare tutto e andare via dalla Sicilia o dall’Italia? ”Qualche volta ci ho pensato ma ha prevalso l’amore per la mia terra e poi non si può pensare di lasciare 80 persone a casa dicendo loro ”basta sono stufo me ne vado”. E’ una questione morale. La politica deve però capire che deve muoversi, fare veramente qualcosa per questa terra”. I bilanci della sua azienda sono sempre in verde? “Grazie al nostro impegno siamo sempre in crescita. Dal 2012 al 2013 c’è stato un incredibile +40%. Poi abbiamo camminato sul + 10-15%. Il 2015 lo chiuderemo con un +6-%, è meno di quello che ci aspettavamo ma va bene così, l’importante è crescere sempre”. Si va verso un uso ridotto di auto, va di moda l’acquisto con la formula “liberi di restituirla”... lei si è inventato qualcosa di meglio... “Sì l’affitto mensile. E’ come pagare la rata mensile di un’auto senza però avere oneri di assicurazione, bollo, etc. E si è liberi di cambiarla quando si vuole. Un’iniziativa che ha avuto un buon successo, in due mesi abbiamo già impegnato in questo versante un migliaio di vetture”. 115 Montaggio tralicci monostelo TERNA, C’E’ UN PONTE T erna in Sicilia significa un piano di investimenti per lo sviluppo e il potenziamento della rete elettrica in alta tensione nell’isola del valore di oltre 1 miliardo di euro. L’azienda partecipata dal gruppo Cdp, guidata da Matteo Del Fante, gestisce in Sicilia circa 5mila km di linee elettriche e 43 stazioni, e grazie al lavoro di 200 addetti, ha programmato una serie di interventi di sviluppo infrastrutturale lungo le principali direttrici energetiche in tutta l’isola, con l’obiettivo di risolvere le criticità attuali del sistema elettrico isolano e aumentare in modo significativo la qualità del servizio di trasmissione, sia in termini di qualità che di continuità delle forniture di elettricità alle imprese e ai cittadini. Gli interventi programmati riguardano prevalentemente i nuovi elettrodotti per l’integrazione delle fonti rinnovabili nella rete elettrica. Tra le opere di maggior rilievo, fondamentale nell’ambito del Piano di Sviluppo della rete elettrica nella Regione, rientra l’elettrodotto “Sorgente- Rizziconi”, di completamento, che collega la Sicilia con la Calabria. Servirà a mettere in sicurezza l’isola e quindi evitare blackout ma anche a ridurre il differenziale di prezzo dell’energia nell’Isola rispetto al resto d’Italia. Inoltre, grazie al pieno utilizzo delle fonti rinnovabili, la “Sorgente-Rizziconi” consentirà un risparmio complessivo per imprese e famiglie pari a circa 600 milioni di euro l’anno. Nella realizzazione di tale infrastruttura, il cui progetto autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico è il frutto di oltre 100 incontri tra Terna e le istituzioni locali, sono coinvolte circa 150 imprese, di cui alcune locali, con un impegno medio di circa 90 persone. Dal punto di vista ambientale questa nuova infrastruttura consentirà di demolire oltre 170 km di vecchie linee elettriche, di liberare dal vincolo di servitù dell’elettrodotto 264 ettari di territorio (pari ad oltre 350 campi da calcio), di evitare emissioni di CO2 in atmosfera per 670 mila tonnellate annue, di recuperare 2.500 tonnellate di materiale tra acciaio, allu- In crescita sicurezza e qualità. Tra le opere principali: i collegamenti Sorgente-Rizziconi, Paternò-Pantano-Priolo, Chiaramonte Gulfi-Ciminna 116 Posa cavo sottomarino DI WATT I velivoli di Terna (nella foto, l’a.d. Matteo Del Fante) monitorizzano le reti elettriche al ritmo di 120 chilometri al giorno, grazie a uno strumento girostabilizzato detto Gimbal, posizionato sotto la carlinga, che racchiude una fotocamera, una video camera HD e una camera a infrarossi controllabili dall’interno. Dentro la cabina, sono posizionati tre monitor che consentono la visualizzazione in tempo reale dei dati provenienti dalla strumentazione esterna. Matteo Del Fante L’azienda punta sulla Sicilia e investe 1 miliardo per lo sviluppo sostenibile della rete elettrica minio, vetro e calcestruzzo e di risparmiare 10mila metri quadri di territorio (pari all’area di 40 campi da tennis) grazie all’impiego degli innovativi tralicci “monostelo”, che hanno un ingombro al suolo inferiore di 15 volte quello dei tralicci tradizionali. Rientrano tra gli interventi programmati da Terna anche gli elettrodotti “Paternò-Pantano-Priolo” e “ChiaramontiGulfi-Ciminna”, entrambi in fase di autorizzazione. Un altro contributo importante per incrementare la sicurezza della rete elettrica siciliana sarà quello fornito dall’elettrodotto “Chiaramonte Gulfi-Ciminna” progettato per migliorare la qualità e la continuità della fornitura elettrica nelle province di Caltanissetta, Enna e Agrigento. Oltre allo sviluppo e all’ammodernamento della rete elettrica, Terna svolge un’importante attività di manutenzione, controllo e monitoraggio delle infrastrutture esistenti: un impegno che si è concretizzato, solo nel 2015, con un investimento economico complessivo pari a 6,5 milioni di euro. Proprio nelle scorse settimane Terna ha completato le ispezioni aeree su circa 2.200 km di linee elettriche, con l’utilizzo di una flotta di tre elicotteri. 117 Santo Salamone Noi ti facciamo vedere P rogressive, polarizzate, bifocali, a contatto. Il mondo delle lenti da vista e da sole è variegato e multisfaccettato e chiunque può trovare ciò che fa al caso suo. Lo sa bene Santo Salamone, patron dell’Srl che porta il suo nome, leader incontrastata nella distribuzione di lenti agli ottici di tutta la Sicilia. Dottor Salamone, come ha cominciato? “Sono entrato in questo mondo quando avevo 13 anni. I primi sette, dal 1964 al ‘71, come dipendente e ho fatto di tutto nel settore dell’oftalmologia: fattorino, magazziniere, poi al centro servizi per il montaggio delle lenti, una cosa che mi entusiasmava molto. Sono diventato responsabile del laboratorio della ditta Galileo e, dopo il servizio militare, titolare. Dal 1972 in poi, insieme a mia moglie, rappresentavo in Sicilia questa azienda, acquistata poi da Essilor, la più grande multinazionale oftalmica. Oggi rappresento tutto il gruppo Essilor nell’Isola. Sono titolare da 43 anni, con un carico di lavoro pesantissimo. Da dieci anni i miei figli collaborano con me, due in negozi esterni, due nella gestione aziendale, e ho 19 dipendenti”. Com’è cambiato negli anni il settore delle lenti? “Oggi si usano tecnologie molto avanzate. E’ incredibile quello che è successo: tutto fermo per due decenni e poi il boom. Trent’anni fa lottavo per convincere gli ottici a far usare l’antiriflesso e oggi ne esistono molti tipi. Fino a vent’anni fa, si usava solo il vetro, soppiantato dai materiali infrangibili. Lo spessore delle lenti si è ridotto e ci sono trattamenti multistrato innovativi. Tutto rende la vista migliore e ogni 15 giorni c’è un prodotto nuovo. Essilor è l’azienda che più investe in ricerca. Mi spiace solo che sia francese”. Perché? “In Italia di ricerca se ne fa pochissima, gli investimenti sono scarsi, i cervelli se ne vanno. E poi c’è una burocrazia terribile che fa perdere un sacco di tempo. Siamo in Europa, ma abbiamo il peggio dell’Europa. Eppure siamo molto preparati”. E in questa situazione come vede la Sicilia? “Dovremmo smetterla di dire che siamo una regione a statuto speciale perché non serve a niente. Dovremmo essere autonomi “Tutto rende la vista migliore e ogni 15 giorni c’è un prodotto nuovo” 118 Il laboratorio tutto chiaro Santo Salamone nasce a Palermo nel 1951. Si inserisce nel settore oftalmico dal 1964, facendo la gavetta come dipendente. Nel 1972 diventa titolare, e insieme alla moglie Ina Lo Iacono, rappresenta inizialmente solo l’azienda Galileo. Negli ultimi 25 anni, per una serie di cambiamenti nel settore, rappresenta, insieme ai figli, il gruppo Essilor con i marchi EssilorGalileo-Optilens. Il Centro Servizi Salamone opera da leader in tutta la Sicilia con continui riconoscimenti da parte delle aziende che è orgogliosa di rappresentare. Tecnologia avanzata per qualsiasi tipo di occhiali o lenti. in tutto, anche per dare posti di lavoro. Invece abbiamo strade che non funzionano, per andare a Catania minimo sono tre ore, c’è la ferrovia a un binario dei tempi di Garibaldi. Tutto questo ci costa il doppio come trasporti e produzione e ci penalizza. Abbiamo tutto, petrolio, cervelli, ambizione, tutti veniamo dalla gavetta. Però ci sono troppi impedimenti. Se avessi vent’anni andrei all’estero. Per dimostrare qualcosa di buono dobbiamo fare il doppio, in termini di fatica e risorse investite”. Cosa c’è nel futuro dell’oftalmologia? “Grandi cambiamenti. Sempre più le piccole aziende saranno assorbite dai grandi colossi perché non hanno né tecnologie né risorse. E’ quello che, da una decina d’anni, accade in tutti i settori”. C’è qualche aspetto su cui puntate di più? “C’è un grande battage sull’importanza di avere un paio di occhiali di riserva. In Italia, si cambiano gli occhiali in media ogni 4 anni, in Europa ogni 2. Nei budget di spesa della gente gli occhiali non sono una priorità. Magari fanno 6 ore di coda per un cellulare nuovo, ma di occhiali non se ne parla. Eppure bisognerebbe averne un paio di scorta. Certo, la crisi non aiuta e ci ha colpiti, ma gli ottici dovrebbero cercare di andare incontro ai clienti”. (*MOD*) 119 Da novanta anni un I nnovare miscelando sapienza artigianale e tecnologie all’avanguardia ma sempre garantendo un’alta qualità del prodotto. E’ la ricetta del caffè targato Marsala, sul mercato da 86 anni, come la illustra Vito Michele Zichittella, vice presidente e direttore marketing della società. La vostra azienda ha una storia di quasi 90 anni “Era il 1929 quando mio nonno Vito Zichittella aprì una piccola torrefazione a Marsala riscuotendo un tale successo che presto si affermò oltre i confini della provincia. In città si diceva che avesse una ricetta segreta per rendere le sue miscele così aromatiche e cremose. Diventata società per azioni nel 1971, l’azienda ha poi ampliato l’area distributiva per arrivare a una dimensione prima nazionale e quindi internazionale. Nel 1976 venne realizzato l’attuale stabilimento di produzione, dotato di impianti all’avanguardia che vengono aggiornati costantemente. Gli ultimi investimenti sono stati fatti quest’anno e oggi tutti gli impianti sono integrati e computerizzati”. Qual è il segreto della vostra azienda? “Innovare continuamente combinando sapienza artigianale e tecnologie all’avanguardia, sensibilità per l’ambiente e dinamismo manageriale. Un aspetto fondamentale è anche l’attenzione per la qualità delle materie prime. Importiamo il caffè direttamente dai paesi produttori non prima, però, di testare sul posto i campioni per verificare che la qualità delle singole partite risponda pienamente ai nostri standard. L’intero ciclo produttivo, dallo stoccaggio al confezionamento è gestito da software evoluti, ma sempre sotto la supervisione dei nostri esperti”. Quali metodi di lavorazione seguite? “La tostatura e la miscelazione sono due fasi alle quali dedichiamo la massima cura poiché determinano la “personalità” del caffè in tazzina. La tostatura avviene secondo una metodologia particolarmente efficace e genuina: correnti di aria calda fino a 400 gradi centigradi tengono i grani in sospensione e assicurano la cottura omogenea dei chicchi, evitando così le bruciature tipiche dei sistemi a fiamma di- ”Il successo dell’export in tutto il mondo ci ha consentito negli ultimi anni di crescere nonostante la crisi in Italia” 120 caffè come si deve La Zicaffè spa ha sede a Marsala, in contrada San Silvestro 139/A. L’azienda è stata fondata nel 1929 da Vito Zichittella come torrefazione. Presidente è Vito Enzo Zichittella, vice presidente Vito Michele Zichittella. Oggi ha uno stabilimento di 7.500 metri quadrati su un’area di 50.000 con 30 dipendenti. Sito internet www.zicaffe.it. retta. Periodicamente eseguiamo test di degustazione con panel di assaggiatori professionisti, sia interni che esterni. Inoltre vantiamo la collaborazione col dipartimento di Scienze dell’alimentazione dell’Università di Messina nei cui laboratori vengono eseguite dettagliate analisi chimiche per garantire che la qualità del prodotto si mantenga costante nel tempo” Qual è la vostra produzione e quali i mercati di riferimento? “Nei nostri stabilimento vengono lavorate ogni anno 1,2 milioni di chili di caffè. Operiamo su tre linee: quella destinata alla clientela professionale (alberghi, ristoranti e bar); la grande distribuzione di qualità; il vending (cialde e capsule). Immettiamo sul mercato, fra le tre linee, 23 prodotti diversi che vengono venduti per il 30-35 per cento all’estero. Siamo presenti da oltre 30 in quasi tutti i Paesi europei, a eccezione di Spagna e Portogallo dove stiamo tentando di entrare, ma anche in Marocco, Egitto, Sud Africa, Oman, Emirati Arabi, Myanmar, Indonesia, Singapore, Filippine, Corea del Sud, Giappone. E proprio il successo dell’export ci ha consentito negli ultimi anni di crescere nonostante il calo delle vendite sul mercato locale, legato alla crisi”. 121 Sommario 122 pag. 3 Editoriale pag. 76 H3g pag. 5 L’isola indispensabile pag. 78Infantino pag. 25 Le eccellenze in sicilia pag. 80 La Lumaca Madonita pag. 24 Cosvap Distretto Produttivo Della Pesca pag. 82 Le Cassatelle pag. 28Europrofumi pag. 84 Longho Design pag. 32 Giuseppe Di Maria pag. 86 Lt Trasporti pag. 36Ksm pag. 88 Manfredi Barbera pag. 40Maico pag. 90 Macaluso Coalma pag. 44 Universita’ Pegaso pag. 92Mgmd pag. 48 Antica Focacceria San Francesco pag. 94Morettino pag. 50Autosystem pag. 96 Nuova Sicilauto pag. 52 Banca Sant’angelo pag. 98 Officine Grafiche pag. 54 Farmacia Bonsignore pag. 100 Principe Di Corleone pag. 56 British Telecom pag. 102Promoitalia pag. 58Colantoni pag.104 Randazzo pag. 60 Crimi Sartoria pag. 106Riolo pag. 62 Don Gelato pag. 108 Ristorante Lo Strascino pag. 64 F.lli Contorno pag. 110 Farmacia Salem pag. 66Fiasconaro pag. 112 Salerno Packaging pag. 68Fortezzza pag. 114 Sicily By Car pag. 70Gagini pag. 116Terna pag. 72 Graffeo Cravatte pag. 118 Visual Ottica pag. 74Giglio pag. 120 Zì Caffé 123 124 125 126 127