L’isola indispensabile
le eccellenze in sicilia
Imprese e Persone che valorizzano
il nostro territorio
I primi 155 anni
dell’informazione
I
l Giornale di Sicilia è nato con la nuova Italia. Ha raccontato l’isola, calzando
come un guanto, la sua storia. Un lungo
viaggio nel tempo. Siamo oggi a 155 di
vita. Un traguardo importante. Una grande
tappa. Ma vogliamo che sia una tappa senza
fermata. Perché noi restiamo in viaggio. Per
dare ai lettori e agli inserzionisti un’informazione ricca, diffusa negli spazi più diversi del
territorio, popolare e moderata.
Restiamo in viaggio. Verso un futuro incerto.
Per svolgere il ruolo di sempre. Le sfide sono
continue. Sono insorte e insorgeranno, lungo
il cammino, sfide di cambiamento, richieste di
nuovi linguaggi e modi di informare. In questi
155 anni, abbiamo dovuto innovare e inventare. Modificando il formato. Introducendo
tecnologie nuove. Acquisendo saperi e mestieri
sconosciuti. Diventando oggi un polo multimediale che vanta importanti primati. Siamo
il giornale più venduto. Produciamo i notiziari
televisivi più visti. Siamo la radio più ascoltata.
Siamo il sito on line più visitato.
Restiamo in viaggio. Per soddisfare le esigenze
sempre mutevoli dei lettori e degli inserzionisti.
Muovendo in un territorio difficile con la consapevolezza di dovere denunciare vizi politici e
patologie di governo duri a morire. Ma convinti
di vivere in un mondo dove si può intraprendere e produrre. E affermarsi nei mercati del paese
e del mondo raggiungendo valori di indubbia
eccellenza.
Siamo da sempre e vogliamo continuare ad
essere l’Informazione. Racconteremo i fatti
con imparzialità ed equilibrio. Ma vogliamo
dare un contributo alla crescita di quest’isola
sollecitando modelli di crescita e sviluppo che
abbiano al centro un’impresa privata libera ed
in grado di competere. Per questo festeggiamo
il nostro anniversario con gli imprenditori
dell’isola. Con quanti hanno deciso di restare
malgrado tutto. Oppure con chi ha creduto
in questa Sicilia e poi ha cambiato idea. E
con quanti infine in questi territori vogliono
credere e sono pronti ad investire.
Una svolta ormai si impone nella nostra
economia. Noi la chiediamo da tempo. Ma
oggi la rendono urgente fatti che pesano
come macigni. Flussi crescenti di soldi pubblici hanno alimentato la nostra economia
con pessimi risultati sotto gli occhi di tutti.
Le amministrazioni pubbliche dell’isola sono
al dissesto. Il nostro Pil è ai livelli più bassi, la
disoccupazione a quelli più alti. I giovani non
credono nell’isola. Disperano oppure emigrano. Perdiamo migliaia di residenti l’anno. Il
territorio si svuota come una grande vasca in
cui viene tolto il tappo. È sempre più necessaria l’azione di imprenditori veri e seri. Nel
nostro viaggio un ruolo centrale vogliamo riservarlo a loro. Rendendo visibili esigenze e
problemi. Cosi saremo sempre, per ripetere
un nostro slogan, in edicola, in tv, in radio e
on line storia di ogni mattina. Ma non sempre la stessa storia.
Antonio Ardizzone e Giovanni Pepi
Direttore e Condirettore del Giornale di Sicilia
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3
Numero unico edito dal
Giornale di Sicilia Poligrafica S.p.A.
Via Lincoln, 21 Palermo
Tel. 091 6627111
Supplemento al numero odierno
Direttore
Antonio Ardizzone
Condirettore Responsabile
Giovanni Pepi
L’isola indispensabile
Coordinamento Editoriale
Sergio Luciano e Giovanni Pepi
Curatore
Filippo D’Arpa
Interviste realizzate da
Tancredi Bua
Antonio Di Giovanni
Monica Diliberti
Salvatore Fazio
Salvatore Ferro
Giuseppe Leone
Pier Paolo Maddalena
Salvo Ricco
Francesco Sicilia
Giovanni Villino
Con il patrocinio dell’Università degli Studi di Palermo
In collaborazione con
Fiasconaro
Principe di Corleone
Progetto grafico Edify – Cuneo
Tipografia: Officine Grafiche Soc. Coop. – Palermo
Chiuso in tipografia il 12 dicembre 2015
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le eccellenze in sicilia
Imprese e Persone che valorizzano
il nostro territorio
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Per il noi il pesce è una
risorsa da proteggere
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Il Distretto produttivo della pesca
ha fatto del mare, non solo una
opportunità commerciale ma anche
un luogo di incontro
I
Inaugurazione Blue Sea Land
l mare è un luogo di incontro privilegiato. E
grazie al mare possiamo unire Occidente e paesi africani. In questo percorso la Sicilia può e
deve avere un ruolo da protagonista. Lo afferma
Giovanni Tumbiolo, presidente del Distretto Produttivo della Pesca. Nella nostra Isola si è svolto Blue Sea
Land, l’Expo delle eccellenze agroalimentari del Mediterraneo, Africa e Medio Oriente; una manifestazione
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imponente che è stata promossa proprio dal Distretto
della Pesca. Nel corso della manifestazione si è parlato di dialogo e confronto a partire dal mare e dalle risorse
naturali. In che modo questo è possibile?
«Blue Sea Land è l’Expo dove sono stati presentati
progetti innovativi. E dove sono stati anche evidenziati
due degli strumenti necessari per lo sviluppo della Sicilia : la rete dei distretti produttivi e il modello della
Blue economy». Su cosa si basa la Blue Economy?
«Si basa sui principi di sostenibilità e responsabilità,
restauro e rigenerazione delle risorse, è uno strumento
di sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale.
Una filosofia produttiva da anni studiata ed elaborata
dal distretto Produttivo della Pesca e dall’Osservatorio.
Questo modello di sviluppo riguarda le filiere produttive, l’agroindustria, la pesca, il settore manifatturiero, il turismo, che, nonostante tutto, rappresentano
le maggiori leve su cui poggia il futuro della Sicilia ».
E la nostra Isola che ruolo può avere nel Mediterraneo, e non solo?
«La Sicilia può diventare capofila nella filosofia della
Blue economy. Ha le carte in regola per farlo. Per certi
Il Distretto Produttivo della Pesca è stato costituito nel 2006 a Mazara
del Vallo. A sottoscrivere il Patto sono stati enti pubblici, associazioni,
sindacati, università, scuole, enti di formazione, enti scientifici e di ricerca, aziende. Oggi il Distretto può contare su 134 imprese, oltre 2200
occupati, 46 enti, associazioni, università, centri di ricerca e cultura. Tra
gli obiettivi la valorizzazione delle risorse umane e della cultura della pesca, attraverso la
formazione e le
politiche sociali
del lavoro; Favorire la ricerca
precompetitiva,
l’innovazione, il
trasferimento
tecnologico e la
tutela dell’Ambiente.
Il Distretto della Pesca
all’Expo Sea Food di Bruxelles
“La filiera della pesca siciliana, dalla cantieristica al consumatore
finale. Nel piatto il pregiato gambero rosso del Canale di Sicilia”
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aspetti l’Isola è indietro rispetto ad altre aree geografiche, ma allo stesso tempo possiamo dire con certezza
di avere in Sicilia tante eccellenze a cominciare dalle
istituzioni scientifiche, laboratori, università, Cnr,
istituto zooprofilattico. Professionalità e capacità altissime».
Qual’è, quindi, il ruolo del Distretto Produttivo
della Pesca?
«Il compito del Distretto è quello di mettere in collegamento le diverse realtà. E si propone anche come
Obiettivo è lo sviluppo sostenibile.
Sono coinvolti tanti Paesi
ed eccellenze
strumento di promozione e coordinamento nonché
come rappresentante delle esigenze di un intero settore, per definire una politica strategica che permetta
di realizzare in cooperazione inter venti finalizzati a
specializzare e sostenere il settore stesso. Blue economy
vuol dire dialogo. Interno ed internazionale. E in questo senso ci sono diverse e importanti prospettive».
La più significativa al momento?
«Penso all’incontro tra finanza occidentale e finanza
legata ai paesi arabi. E su questo siamo già al lavoro».
Da quanto tempo il distretto porta avanti la sua
attività di internazionalizzazione?
“Dal 2007 ad oggi sono stati avviati con successo programmi di cooperazione scientifica e industriale con
Egitto, Tunisia, Libia, Giordania, Angola, secondo i
principi dell’Unione Europea e seguendo i dettami dei
regolamenti comunitari. L’attuazione di una fruttuosa
cooperazione transfrontaliera euro-mediterranea è da
ritenersi strategica per i notevoli vantaggi che derivano
dalla collaborazione sul fronte delle criticità riguardanti i costi energetici e la crisi finanziaria globale, che
hanno inferto un altro duro colpo alla bassa resilienza
economica dell’industria alieutica, e per le implicazioni socio-economiche che ne conseguiranno: interventi
sulla logistica, avvio di nuove imprese internazionali,
servizi finalizzati al miglioramento dell’attività di filiera, formazione professionale”.
Missione del Presidente Tumbiolo in Yemen
Visita al Distretto del Ministro della Pesca del Congo Brazzavile
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I profumi,
un’anima immateriale
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Europrofumi: “Il nostro cliente è
semplicemente chi ha deciso di
regalarsi un’emozione o un sogno e
ha la percezione che nelle nostre
profumerie può soddisfarli”
D
a quanto tempo siete sul mercato e come è
nata l’azienda?
“Europrofumi nasce dalla prestigiosa esperienza della profumeria Ferreri, un punto di riferimento sin dal 1963 nella città di Comiso dove due giovani
parrucchieri con tanta voglia di fare, Giovanni Ferreri e la
moglie Cettina Gurrieri, cominciarono ad ampliare la loro
gamma di offerte con i profumi, il make up e la cosmetica.
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Questa scelta li premiò tanto da chiudere l’attività per dedicarsi totalmente alla profumeria. Con l’aiuto prezioso dei figli
Nuccia, Giuseppe e Fabio, sempre più determinati a far crescere l’azienda migliorando le loro conoscenze e conseguendo
studi mirati, hanno dato seguito all’espansione dell’Azienda
con l’apertura anno dopo anno di profumerie sempre più innovative e prestigiose. Il cambio generazionale gestito con
grande lungimiranza da papà Giovanni e mamma Cettina,
ha portato alla creazione di un management aziendale il cui
nucleo principale è costituito dai componenti della famiglia
Ferreri, con la preziosa collaborazione dei rispettivi coniugi e
dei cugini. Europrofumi oggi conta 14 punti vendita in Sicilia
e continua a rappresentare la nuova frontiera del benessere e
della bellezza, una dimensione virtuale ed insieme un luogo fisico all’interno del quale competenza, qualità, cortesia,
professionalità e aggiornamento continuo costituiscono gli
elementi di forza per accompagnare il cliente nella scoperta
dei prodotti delle migliori marche”.
Qual è la gamma dei vostri prodotti e a quale clientela
vi rivolgete?
“Il nostro mercato di riferimento è la profumeria cosiddetta
“selettiva” anche se grazie al nostro assortimento costituito da
circa 13.000 articoli è possibile soddisfare le esigenze di tutte
le categorie di consumatori. Per la nostra azienda non esiste il
Europrofumi è
un marchio della
G.F. Retail srl con
sede a Ragusa.
Amministratore
unico Giuseppe
Ferreri, presidente Giovanni
Ferreri.
Ha iniziato la sua
attività nel 1963
e oggi nei suoi
14 punti vendita
occupa circa 80
persone.
Sito internet
www.europrofumi.it.
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cliente ideale: può essere donna o uomo, giovane o anziano.
E’ semplicemente chi ha deciso di regalarsi un’emozione o
un sogno e ha la percezione che nelle nostre profumerie può
soddisfarli”.
Che servizi offrite alla vostra clientela e quali le novità
in programma?
“La nostra è l’offerta più completa che il consumatore possa
trovare. Consapevoli di questo dedichiamo la massima at-
Oggi conta 14 punti vendita in Sicilia
e continua a rappresentare
la nuova frontiera del benessere
e della bellezza,
tenzione sul servizio al consumatore, inteso come consulenza professionale a tutto campo. Per raggiungere l’eccellenza
lavoriamo costantemente sulla formazione del personale: i
nostri beauty consultant e makeup artists sono costantemente sottoposti a corsi di aggiornamenti su prodotti, tecniche
di vendita e customer satisfation in collaborazione con i più
prestigiosi marchi dell’industria della profumeria. Questa è
la nostra forza. Non c’è crescita senza novità e sicuramente la
crescita passa attraverso l’apertura di nuovi punti vendita dove
ogni mese ci sarà sempre una novità da scoprire”.
Quali sono i maggiori problemi di un’azienda come la
vostra?
“I problemi sono quelli noti a chi fa impresa in Sicilia. Ma
partendo dalla nostra filosofia, che è di avere come punto di
riferimento le esigenze dei clienti, preferisco parlare delle opportunità. E su questo fronte tre anni fa l’azienda ha aderito al
consorzio “Le profumerie d’Italia”, scelta che le ha permesso
di superare le difficoltà di mercato grazie alle sinergie e alle
economie di scala tra i vari associati”.
Cosa pensa che debba cambiare in Sicilia per favorire lo
sviluppo delle imprese?
“Credo che il fattore di maggior criticità oggi in Sicilia sia
dato dalle risorse umane. Bisognerebbe trovare una serie di
motivazioni per consentire ai giovani costretti a conseguire i
propri studi nel resto d’Italia o all’estero, di tornare in Sicilia a
portare il loro bagaglio di conoscenze. La ricchezza che manca
oggi alla Sicilia sono i giovani cervelli che hanno voglia di fare
impresa e di essere il nuovo management in grado di sviluppare
tante belle realtà aziendali siciliane”.
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Ogni vostra emozione
è un nostro colore
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Colorificio GDM,
una storia fatta di pitture, vernici
e smalti lunga novanta anni.
Q
Famiglia Di Maria
ualità, innovazione e velocità sono i “pilastri”
della filosofia aziendale che hanno permesso
al Colorificio Giuseppe Di Maria (GDM) di
vantare oggi una storia lunga 90 anni e di essere una delle più affermate imprese produttrici di pitture,
vernici e smalti nel panorama nazionale ed europeo.
Fondata da Francesco Di Maria nel 1925 a Palermo, nella
zona industriale “ante litteram” della città in via Messina
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Impianto di produzione stucchi in pasta
Marine, l’azienda si è evoluta ed espansa nei decenni ottenendo il pieno riconoscimento del sistema qualità secondo
le armonizzazioni europee. Il marchio GDM oggi più che
mai ha assunto un ruolo protagonista nel mercato dei prodotti vernicianti e questo grazie alla guida del suo “key
man” Emilio Di Maria, Direttore Generale della Azienda.
Un’Azienda con una storia quasi centenaria che ha
saputo rinnovarsi e innovarsi. Qual è oggi la filosofia
di produzione?
“Dopo l’ampliamento, la ristrutturazione dello stabilimento e l’ammodernamento di tutti gli impianti produttivi siamo riusciti a proiettarci nel mercato nazionale, portando la
produzione da 7 a 11 milioni di chilogrammi. Le tecniche
di produzione partono dalla scrupolosa selezione delle
materie prime in ingresso sino alla loro trasformazione in
oltre 200 prodotti diversificati tra i colori e le pezzature
che sviluppano oltre 1800 referenze”.
Per un’azienda come la vostra quanto conta la politica
per l’ambiente? E come si traduce all’atto pratico?
“E’ un aspetto molto importante, che ha caratterizzato anche la struttura e la gestione della nostra azienda attraverso
l’impiego di mezzi idonei quali impianti di depurazione
acque, abbattimento polveri, distillazione e recupero totale dei solventi esausti tanto per citare qualche esempio.
Una tradizione che si rinnova generazione dopo generazione quella
della famiglia Di Maria.
Le redini dell’Azienda restano saldamente nelle mani di una delle famiglie imprenditrici di spicco di Palermo e della Sicilia.
Il Presidente attuale è il Cavaliere Giovanni Di Maria, il Direttore Generale è Emilio Di Maria.
Francesco Di Maria è il Responsabile GDO (Grande
Distribuzione
organizzata),
Melania Di Maria
è il Responsabile
Ufficio Acquisti
e Francesco Di
Maria Jr. è il
Direttore Commerciale.
Impianto di produzione idropitture
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Produrre rispettando l’ambiente, la salute e la sicurezza
dei lavoratori fa parte del quotidiano impegno. A confermare tutto ciò anche l’omologazione dei nostri prodotti
effettuata dagli enti riconosciuti dalla CEE e le attuali
normative di riferimento ISO 9000.”
Un’azienda nasce e sopravvive comunque per vendere un
prodotto…
“Nessuna grande azienda può essere o divenire tale se non assicura alla propria clientela il miglior servizio pre e post vendita.
“Le tecniche di produzione partono dalla
scrupolosa selezione delle materie prime
in ingresso sino alla loro trasformazione
in oltre 200 prodotti diversificati tra i
colori e le pezzature che sviluppano oltre
1800 referenze”
Deposito prodotti finiti
Fin dalla acquisizione degli ordini, tutti gli addetti seguono scrupolosamente l’iter che porta alla qualità totale del
servizio che non può avere nessuna disfunzione o alcuna
anomalia. I continui aggiornamenti tecnici e commerciali a cui vengono sottoposti i venditori, assicurano poi la
continua preparazione degli agenti”.
Quale il fiore all’occhiello?
“Sicuramente la fascia dei prodotti antimuffa “Bisaten”, gli unici
in Italia a rilasciare il certificato di garanzia. La linea Bisaten
sanifica efficacemente gli ambienti da muffe e umidità, fattori
che possono seriamente compromettere la salute dell’uomo”.
I social network si stanno affermando sempre più come
strumento di comunicazione. Qual è il vostro atteggiamento verso questo scenario ormai consolidato?
“Crediamo fermamente nelle potenzialità dei social network
e per questo ci siamo adeguati e immersi in questa “avventura”
creando profili ufficiali su Facebook come “DiMaria.it” e “Bisaten” il cui numero di followers cresce ogni giorno in modo
esponenziale. Stessa cosa fatta con Twitter. Abbiamo aperto
un canale Youtube i cui contenuti hanno lo scopo di mostrare
le applicazioni e le caratteristiche di selezionati prodotti. Il
bilancio, ad oggi è estremamente positivo. Le Aziende che
restano sono quelle capaci di adeguarsi al cambiamento. Il
colorificio Giuseppe Di Maria né è l’esempio”.
Stabilimento di produzione
35
La vostra sicurezza
è il nostro obiettivo
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Il Gruppo Ksm da oltre
100 anni garantisce la sicurezza
di privati, banche, istituzioni, esercizi
commerciali e siti sensibili.
Con tecnologie sempre all’avanguardia.
S
Filippo Basile e alcuni elementi del suo Staff
icurezza a 360 gradi, questo è il Gruppo Ksm. A
parlarne è Filippo Basile, amministratore delegato
del Gruppo.
Innanzitutto chiariamo cosa s’intende per sicurezza, oggi più che mai tema caldo.
«Il gruppo KSM si occupa di sicurezza a 360 gradi, in termini
di prevenzione. Ci occupiamo della sicurezza di Porti,
ferrovie, aereoporti, fino ad arrivare al piccolo nego-
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zio con avanzatissimi sistemi di sicurezza. Affianchiamo e supportiamo le forze dell’ordine. La nostra è un’attività
di prevenzione degli attacchi al patrimonio, agli interessi delle
società o dello stato (KSM è stato il primo istituto a eseguire i
controlli di sicurezza aeroportuali).
Ci siamo occupati di eseguire i controlli sui passeggeri in
transito, ai bagagli in stiva, alle merci caricate a bordo di un
aereo. Siamo naturalmente, per legge, sussidiari alla polizia di
stato, e nel caso di necessità, emergenza o allarme, abbiamo il
dovere di dare notizia alle autorità competenti. Recentemente,
il ministero dell’Interno si è interessato a creare un rapporto
di collaborazione in ambito terrorismo.
Tutte le nostre unità potrebbero integrarsi con le forze dell’ordine, per fornire notizie che creerebbero un quadro più completo del territorio e delle dinamiche.
Tutti insieme, questi piccoli input darebbero vita a uno schema importante. Un evento, un’informazione che in primo
momento può sembrare un dettaglio irrilevante, potrebbe
in realtà rivelarsi un campanello d’allarme importantissimo.
Stiamo perfezionando degli ingranaggi che esistono già. KSM
è una risorsa che vede, che sente e che è ben radicata e conosce il territorio ed è fondamentale operare ad alti livelli e
condividere le informazioni in un mondo – come quello di
oggi – dominato dalla comunicazione».
KSM è una società leader nel settore della sicurezza preventiva
da oltre 100 anni. Lo scorso anno, insieme a Sicurtransport, ha
rilevato il Gruppo Ivri, dando così vita al primo player italiano
nell’ambito della sicurezza privata, integrando le attività di vigilanza, trasporto valori e gestione degli impianti d’allarme.
In tutta Italia, oggi il Gruppo conta circa 7.200 dipendenti, 27
centrali operative, 19 caveaux e 1.300 veicoli al servizio di oltre
70.000 clienti.
Quali i principali servizi offerti dalla KSM?
«Abbiamo una diversificazione dei servizi in ogni attività.
La Vigilanza armata e non, satellitare, ispettiva, la gestione
di allarmi ed il pronto intervento, lo zonale (un uomo o una
squadra a cui è affidato il controllo di una determinata zona
della città, ndr.), Il trasporto valori, dove il gruppo ha introdotto una cassaforte intelligente di proprio brevetto, dotata di
accettatore certificato BCE che riconosce le banconote false. Il
“Per il trasporto dei soldi abbiamo
introdotto un macchinario che sporca il
denaro, che spruzza un liquido. Questo
prodotto rende inutilizzabili le Banconote”
denaro versato è assicurato e virtualmente in banca, e in caso
di furto, il macchiatore di cui è dotata rende inutilizzabili le
banconote. Il delinquente che arriva a compiere la rapina
non può poi usare il denaro sottratto».
E nel futuro del gruppo?
«L’evoluzione del Gruppo si gioca sul piano della relazione
con il cliente e dell’offerta: non solo più fornitore di servizi
di vigilanza, ma partner in materia di sicurezza, con nuove
competenze e sicurezza informatica e antiterrorismo, anche grazie al nuovo partner tecnologico, l’israeliano Lotan
Group.
La progettualità della sicurezza è uno degli obiettivi più
importanti, che si può tradurre in servizi.
Vorremmo anche offrire un sistema di localizzazione da
usare in caso di necessità, per evitare aggressioni a donne,
ma anche a ragazzi o persone più anziane».
Tutti questi servizi si inseriscono in quel progetto di sicurezza a trecentosessanta gradi di cui abbiamo parlato
all’inizio.
Va tutelata, tramite la prevenzione, non soltanto il bene –
un negozio, un’attività, una proprietà dello stato, etc... – ma
anche, anzi soprattutto, la persona.
Il gruppo KSM sta lavorando proprio per portare a termine
questo obiettivo, mettendo al centro la sicurezza dei propri
clienti, a tutto tondo”.
Presenza del Gruppo in Italia
www.ksmspa.com
www.ivri.it
Centrale operativa 24 ore su 24
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Guardia Giurata KSM in servizio di piantonamento fisso
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I Fondatori della Maico Sicilia. Spina Guido Edmondo, la moglie Pecoraro Francesca, i figli Spina Michele, Spina Rosalia, Spina Anna. Capo Area Sciortino Giuseppe
Maico: la bellezza
di sentire il mondo
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L’apparecchio “migliore” è quello più
adatto alla tua persona, quello in grado
di soddisfare la percezione dei suoni,
le esigenze estetiche, il comfort fisico,
la facilità d’utilizzo
A
nche se nessun apparecchio acustico potrà
restituire un udito normale, quelli oggi in
produzione - grazie alla tecnologia digitale - si avvicinano a questo risultato come
mai prima d’ora.
Percezione dei suoni, esigenze estetiche, comfort fisico,
facilità d’utilizzo e budget solo la strada da seguire nella
scelta dell’apparecchio più adatto a sé, come sottoli-
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neato da Maico Sicilia, struttura che ha iniziato la sua
attività nel 1965 e che oggi è distribuita capillarmente sul territorio siciliano, con filiali, negozi e centri
assistenza, dotati di attrezzature tecnologicamente
all’avanguardia.
Come capire se si ha un problema di udito?
“I sintomi possono essere diversi, dalla difficoltà nel
sentire i suoni alti, come la voce femminile o quella
dei bambini, allo sforzarsi per sentire e capire quello che viene detto; dalla difficoltà nel comprendere il
parlato che proviene da lontano a quella nel seguire i
programmi alla tv o nel sentire la voce al telefono. Un
altro sintomo è chiedere spesso alle persone di ripetere
ciò che dicono, perché hai problemi nel capirle”.
E’ un problema diffuso?
“In tutto il mondo oltre 300 milioni di persone soffrono di problemi d’udito.
L’ipoacusia è un processo naturale dell’invecchiamento: il 18% delle persone tra i 65 ed i 74 anni di età ed
il 35% di quelle oltre i 75 anni hanno perdite uditive
rilevanti. Può anche essere ereditaria.
Ma il 90% dei problemi d’udito può trarre beneficio
dall’uso degli apparecchi acustici ed il 10% può essere
trattato dal punto di vista clinico o chirurgico”.
In Sicilia la Maico, azienda leader del settore, è rappresentata da Michele, Rosalia e Anna Spina. La diffusione è capillare
in tutta la regione. Ventiquattro, in tutto, le sedi nell’Isola,
quella centrale si trova ovviamente nel capoluogo, a Palermo,
in via Emilia 65. Le altre sedi si trovano ad Agrigento, Alcamo,
Bagheria, Barcellona Pozzo di Gotto, Caltanissetta, Canicattì,
Castelvetrano, Corleone, Gela, Lercara Friddi, Marsala, Mazara Del Vallo, Messina, Misilmeri, Patti, Petralia Soprana,
Piazza Armerina, Ribera, S. Agata Militello, Sciacca, Termini
Imerese, Trapani.
Nuova tecnologia di protesi acustica Bluetooth
laboratorio tecnico Acutronic
42
C’è un apparecchio in particolare che è più adatto
a correggere il problema?
“Non esiste un apparecchio acustico “migliore” in
senso assoluto. L’apparecchio “migliore” è quello più
adatto alla tua persona, quello in grado di soddisfare la percezione dei suoni, le esigenze estetiche, il
comfort fisico, la facilità d’utilizzo e, non ultimo, il
tuo budget.
Dal 1965 è presente capillarmente sul
territorio siciliano, con filiali, negozi e
centri assistenza, dotati di attrezzature
tecnologicamente all’avanguardia
L’importante è affidarsi ad un audioprotesista preparato e competente per farsi guidare tra le tante opzioni
oggi disponibili”.
All’apparecchio ci si abitua subito?
“Appena indossato ovviamente l’udito cambia immediatamente, insieme alla capacità di capire.
All’inizio può essere necessario un po’ di tempo per
abituarsi. Poi l’uso diventerà sempre più naturale”.
La differenza fra il suono analogico e quello digitale si avverte?
“Sì. Sebbene la persona ipoacusica difficilmente possa
riuscire a sentire la differenza tramite lo stereo tra un
cd ed una audiocassetta, di certo può trarre benefici dal suono digitale elaborato tramite gli apparecchi
acustici”.
Quali sono le soluzioni per l’udito quindi?
“I modelli e le tecnologie oggi disponibili sono diversi.
Si val ricevitore nell’orecchio al retro auricolare, dalle
dimensioni ridottissime.
Ci sono poi gli apparecchi pretimpanici CIC, i più
recenti e, in assoluto, i più piccoli. Sono praticamente
invisibili. Non sono però adatti alle persone che hanno
una forte perdita uditiva o a chi ha condotti uditivi
molto stretti.
C’è poi il modello IIC invisibile nel canale, la soluzione
audiologica più nuova e discreta, e l’ITC intracanalare, posizionato nel condotto uditivo: alcune persone
lo preferiscono in quanto trovano che siano più facili
da manipolare. Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta”.
Laboratorio Maico Sicilia Centrale Dott. Spina Michele con equipe
Maico Palermo sede centrale di via Roma
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Il BOOM DI PEGASO
FENOMENO ON-LINE
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E’ l’università telematica accreditata
dallo Stato più grande d’Italia, con oltre
12 mila studenti, 9 laurea, cento corsi:
e ha trovato in Sicilia una straordinaria
base di sviluppo culturale e didattico.
U
n fenomeno europeo made in Italy, che trova
in Sicilia una delle sue espressoni più sorprendenti: è l’Università telematica Pegaso,
la più grande università on-line italiana,
riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione fin dall’aprile
del 2006, ed oggi forte di oltre 12 mila studenti, divisi in
9 corsi di laurea triennali e magistrali e circa cento corsi
post-laurea. Fondatore e “anima” imprenditoriale è Danilo
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Iervolino, napoletano, uno start-upper” di 38 anni che ha
saputo contornarsi da una squadra didattica e manageriale
di prim’ordine, a cominciare dal Rettore che è l’ex ministro
dei Trasporti, l’urbanista Alessandro Bianchi. Un imprenditore giovane, meridionale - ma cittadino del mondo –
che crede nelle potenzialità dei giovani e del Sud. E che
non a caso in Sicilia può vantare oggi un insediamento di
rara potenza culturale.
“Sì, oggi in Sicilia abbiamo undici sedi d’esami”, spiega
Calogero Di Carlo, responsabile delle sedi d’esame di
Pegaso in tutta Italia, ben 52, docente di diritto ecclesiastico, da dieci anni appassionato partner di Iervolino,
una seconda vita dopo i 35 anni trascorsi nell’Arma dei
Carabinieri: “Abbiamo sedi a Trapani, Campobello di
Mazara, Agrigento, Caltanissetta, Caltagirone, Vittoria,
Ragusa, Sicuracusa, Catania, Acireale e Messina. E abbiamo, sempre sull’isola, cento poli didattici, che chiamiamo
Ecp, E-learning Center Point, i nostri studenti vogliamo
servirli a chilometro zero, a casa loro; studiano on-line,
ma quando hanno bisogno di noi, per un consglio o per
sostenere un esame, non devono essere costretti a viaggi
lunghi e, sull’isola, spesso disagevoli”.
Le sedi di Pegaso, non sono in Sicilia, trasmettono l’immagine di un prestigio, e di un’autorevolezza, che l’Uni-
“Sono convinto che nei prossimi vent’anni le persone di maggior successo della politica e delle istituzioni proverranno dagli studi telematici”, parola di Danilo Iervolino,
fondatore e presidente di Pegaso. Che qualche mese fa ha dato alle stampe con
Mondadori un libro – che s’intitola “Now!” - che è un vero “manifesto” ideale, un appello
all’innovazione, in tutti i campi: “Inneggio ai coraggiosi: giovani o imprenditori che siano,
a quelli che vogliono rischiare. Non si può e non si deve resistere all’innovazione. Nel
lavoro e nella formazione, ad esempio, sono stati fatti pochissimi passi sulla strada
della cultura digitale. È arrivato il momento di cambiare. Adesso”.
versità si propone di trasferire nella formazione che offre:
“A Palermo la nostra sede centrale è a Palazzo Mazzarino,
in via Macheda – il cuore della cittù – cioè in uno dei
palazzi storici più belli di Palermo”, sottolinea Calogero,
“ne utilizziamo due piani, la sala affrescata intitolata ad
Angelo Iervolino, che una volta era la Sala dei debuttanti,
capace di 250 persone... E stiamo allargandoci anche al
pianterreno, per un utile front-office a livello strada. A
IERVOLINO: “BISOGNA INNOVARE. ORA!”
Trapani abbiano appena preso sede Palazzo Bulgarella,
un’altra perla architettonica, di grande pregio. Ma potrei
elencare una sede appena aperta a Viterbo, a Brescia, in
un oratorio bellissimo... Ma mi fermo qui, perché ciò che
conta è la qualità formativa della nostra offerta”.
Appunto: che si fonda sulla qualità del corpo docente:
“Qui in Sicilia”, dice ancora Calogero, “abbiamo una nostra
rete di docenti che provengono sia dalla magistratura che
dalla professione forense che da altre università. In sette
anni di attività, abbiamo costruiti ottimi rapporti di stima
con tutte le università statali. E l’ambiente culturale dell’isola ci ha accolto, al di là del tradizionalismo che avrebbe
potuto frenarci”.
La presenza di Pegaso al Sud è tutta capillare: in Calabria,
con sedi a Reggio, Lamezia, Vibo e Cosenza; Taranto e
Trani in Puglia, Sinnai (vicino Cagliari), oi abbiamo la
Puglia, con Taranto e Trani. E in Sardegna abbiamo aperto
a Ninnai (Cagliari), Ortacesus, Oristano; e poi Matera in
Basilicata, ovviamente Napoli, Salerno, Avellino, Vallo della Lucania e Caserta – all’interno della Reggia! – in Campania. E perfino a Lampedusa c’è un Ecp della Pegaso...
“Quando, a 27 anni, ho creato l’università, ho cominciato a
chiamare i docenti chiedendogli di insegnare da noi. Nessuno mi dava ascolto, ma ho tenuto duro. Dopo qualche anno
di scetticismo è arrivato il successo. E Pegaso è diventata la
corazzata che è adesso”, ha detto recentemente in un’intervista Danilo Iervolino, il fondatore di Pegaso.”Per questo dico
ai giovani di non aver paura degli fallimenti: muovetevi, il
momento giusto per fare è sempre l’oggi, è sempre adesso!”.
Danilo Iervolino
46
47
Antica Focacceria San Francesco S.p.A Fondata nel 1834
Antica Focacceria San Francesco:
è
una delle aziende storiche di Palermo che ha
fatto del cosiddetto street food il suo punto di
forza. Non solo, ma oggi il marchio è in tutta
Italia.
è l’Antica Focacceria San Francesco. A parlarne è Massimo
Toscano, chief operating officer dell’Antica Focacceria San
Francesco.
Qual è il punto di forza dell’azienda?
«Non c’è dubbio: lo street food, le ricette che hanno 180 anni, che noi replichiamo sempre nello stesso modo,
senza variazioni. Nei nostri ristoranti,
non a caso, abbiamo sempre cuochi palermitani.
È così a Palermo, a Roma e a Milano.
Facciamo così proprio per rispettare la
sicilianità e il modo di cucinare quei
piatti».
Quali sono le altre sedi dell’Antica Focacceria?
«Oltre alla sede storica di via Alessandro Paternostro, a Palermo, l’Antica Focacceria ha aperto due ristoranti a Roma
(uno al centro, uno in aeroporto, ndr.) e tre a Milano.
A Palermo c’è poi l’altra sede, arrivata da pochissimo, all’interno della libreria La Feltrinelli (in via Cavour). L’Antica
Focacceria, da giugno 2015, è infatti proprietà del gruppo
Feltrinelli. Qui proponiamo il nostro street food: a mezzogiorno arrivano i piatti della focacceria, nel pomeriggio
proponiamo i nostri dolci, mantenendo un occhio di riguardo anche verso i vegani: abbiamo
cornetti vegani, latte di soia, e così via».
Da quanti anni esiste questo marchio?
«Dal 1834. Ad oggi si parla di 181 anni,
quasi due secoli. Credo l’Antica Focacceria sia il secondo locale più storico
d’Italia, visto che dal 1834 è sempre
all’interno dello stesso luogo.
Da noi passa la storia dell’intera città di
Palermo: in focacceria si sono fermati
personaggi come Giuseppe Garibaldi, l’architetto Basile, la
famiglia Florio. Non a caso, in ogni focacceria del marchio
c’è una sala chiamata Florio, tutta rossa, che è stata creata
proprio in onore alla famiglia Florio, assidua frequentatrice
del ristorante»
“Da noi passa la storia
dell’intera città di Palermo:
in focacceria si sono fermati
personaggi come Giuseppe
Garibaldi, l’architetto Basile
o la famiglia Florio”
48
Il locale
dal 1834
Dal 1834 a oggi, l’Antica Focacceria San Francesco è una
delle anime culinarie di Palermo. In 181 anni, la focacceria
è il tempio del pane con la milza, del panino con le panelle,
delle arancine, dei cazzilli, ma anche di altri piatti tipicamente
legati alla sicilianità: pasta con le sarde, caponata, sarde a
beccafico, involtini di melanzane, cannoli e cassate. Ancora
oggi, che esporta dalla Sicilia al resto d’italia, il suo punto di
forza resta lo Street Food.
Da 181 anni è
una delle anime culinarie di Palermo.
L’Antica Focacceria sostiene anche la legalità.
«Esattamente. Spesso – soprattutto i palermitani, raramente i turisti – nelle recensioni della focacceria scrivono che
i prezzi sono un po’ più alti, che un’arancina costa 2 euro
anziché 1,50, come da altre parti in città.
Forse è vero, però quei 50 centesimi in più ci permettono
di usare materie prime di altissima qualità, materie prime
lavorate giornalmente. Il nostro cuoco prepara arancine
fresche ogni mattina. In più, la focacceria emette tutti gli
scontrini, paga tutto il personale e sostiene le realtà che
combattono la mafia. Vale la pena pagare quel poco in più
per assicurare un prodotto “sicuro” dal punto di vista della
legalità e degli ingredienti».
E il vostro menù? Ci saranno dei cambiamenti?
«Abbiamo appena cambiato il nostro menù istituzionale.
Essendo un locale istituzionale lo cambiamo più o meno
ogni anno, non certo ogni quindici giorni.
Abbiamo riscoperto ricette storiche come la zuppa dei sette
potenti (una zuppa di pesce che si cucinava a metà del ‘900,
ndr.), la caponata barocca (cui viene aggiunto il pesce spada, ndr.) e la pasta degli antichi grani siciliani, sostenendo
anche i piccoli produttori dell’isola».
49
La Concessionaria Seat di Via Aci 6 a Palermo dal 1988.
Auto System, quando
D
a quanto tempo siete sul mercato?
“Da quasi 30 anni siamo esclusivisti del marchio SEAT. La professionalità dell’azienda,
fondata nel 1988 da due amici che hanno in
comune la passione dell’auto, si rispecchia nell’operato di
ogni singolo dipendente e in pochissimi anni aprono due
sedi, una a Bagheria e un’altra a Palermo
in viale Del Fante. Il 2003 rappresenta
l’anno della grande svolta con l’inaugurazione della nuova sede di via Aci 6.
Nel 2008 si aggiunge il marchio ŠKODA
fino a completare nel 2010 l’espansione diventando concessionario ufficiale
di Volkswagen e Veicoli Commerciali
Volkswagen. In quasi trent’anni di attività l’azienda è cresciuta fino ad avere
51 dipendenti tra tecnici, venditori e
manager”.
Qual è la gamma dei vostri prodotti?
“Siamo in grado di offrire un’ampia gamma di modelli,
adatti a tutte le richieste di un pubblico vasto ed esigente.
Per coloro che guardano al risparmio ma non vogliono tra-
lasciare la qualità e la garanzia, Auto System propone la sua
gamma km0 e usato a marchio Das WeltAuto. Quest’ultimo
viene conferito solo alle vetture che superano un programma di 110 rigidi controlli. La gamma di prodotti e offerte
soddisfa tutte esigenze dei clienti.
Tra questi spicca il Service: la sua caratteristica principale
è puntare all’eccellenza e alla completa
soddisfazione del cliente attraverso un’esauriente informazione su tutte le fasi di
lavorazione e grazie anche all’utilizzo di
strumentazione all’avanguardia che garantisce massima efficienza e sicurezza.
Tutto questo è stato riconosciuto col
premio Volkswagen Award 2015”.
Può tracciare l’identikit del vostro
cliente e quali le sue esigenze?
“Il cliente di Auto System è attento, informato e sempre più esigente, arriva in concessionaria con
le idee chiare.
Ed è proprio per questo che sempre di più Auto System prova ad anticipare i tempi e avvicinarsi con le nuove tecnologie
al suo potenziale acquirente fornendo diversi servizi on line
“Il segreto del successo
dell’azienda è legato alla forza del
gruppo: professionisti preparati
in continuo aggiornamento e
altamente motivati”
50
basta il nome
La Auto System srl è
stata fondata nel 1988
ed ha sede in via Aci 6,
a Palermo.
È concessionaria esclusivista per Palermo e
provincia dei marchi
Volkswagen, SEAT,
ŠKODA e Veicoli Commerciali Volkswagen e
Das WeltAuto dedicato
alle vetture usate e ai
km Ø.
I titolari sono Fortunato Lo Cascio, Piero
e Antonio Provenzano.
Occupa 51 persone.
Sito internet:
www.autosystem.com.
Coccoliamo gli oltre 25.000 clienti
come fossero sempre i primi
tra cui una app per smartphone e tablet che consente di
effettuare la prenotazione on line di tutti i servizi presenti
nel Service.
La tipologia del cliente è cambiata così come quello del
venditore che oggi è un consulente a 360 gradi che analizza i bisogni dei clienti consigliando il prodotto più
adatto”.
Che servizi offrite alla vostra clientela e quali novità
avete in programma?
“Il segreto del successo di Auto System è legato alla forza
del gruppo: professionisti preparati in continuo aggiornamento e altamente motivati ci consentono di accompagnare il cliente dall’acquisto fino al post vendita, personalizzando i servizi come la scelta dei piani di manutenzione,
l’individuazione della formula di finanziamento più adeguata e fornendo la Perizia Assicurativa, elaborando nuove
soluzioni ai problemi della clientela.
In un momento in cui la crisi sembra non essere ancora
passata, poi, Auto System scommette sul futuro aprendo in
viale Regione Siciliana Nord Ovest una nuova sede dedicata
ai marchi Volkswagen, Veicoli commerciali Volkswagen e
Das WeltAuto con oltre 8000 metri quadrati”.
51
Direttore Generale Ines Curella e Presidente Nicolò Curella, recentemente scomparso
“Vi aiutiamo a realizzare
D
ottoressa Curella, da direttore generale della
Banca Sant’Angelo ha un osservatorio sullo
stato dell’economia siciliana. Come sta in generale l’Isola?
“Che la Sicilia attraversi anch’essa un periodo di contrazione economica a seguito della lunga crisi strutturale che ha coinvolto i
vari paesi europei è purtroppo una evidenza,
anche per noi operatori bancari. Le dimensioni medie delle imprese sono ancora troppo ridotte, e la loro apertura verso gli altri
mercati è ancora limitata. Però è anche vero
che in questi ultimi mesi del 2015 si sono
registrati alcuni iniziali segni di ripresa, in
particolare in alcuni settori specifici”.
Quali sono i settori in salute e quelli che
soffrono?
“In Sicilia il settore manifatturiero, rispetto
al resto dell’Italia e all’Europa, è di ridotte dimensioni, ed è tale
da molti anni, mentre hanno un ben diverso rilievo l’agricoltura
e i servizi. Consideriamo anche che il fenomeno cosiddetto di
de-industrializzazione sta proseguendo da anni, si pensi a Gela.
L’agricoltura, invece, costituisce un settore importantissimo per
la Sicilia. Penso che lo sforzo dei prossimi anni debba essere più
orientato alla ricerca della qualità, a privilegiare colture e prodotti agricoli di nicchia, più facilmente esportabili nei mercati
nazionali ed esteri, seguendo il solco tracciato nel campo della
viticoltura e nella produzione vitivinicola siciliane, ormai spesso
di reale eccellenza, o dei ricercatissimi pomodorini di Pachino”.
Cosa offre la Sant’Angelo a chi vuole investire?
“La Sant’Angelo ha lavorato molto in questi ultimi 2/3 anni, realizzando una serie
di progetti importanti. La banca ha aderito
alla piattaforma internazionale All Funds, la
quale ci consente di offrire ai nostri clienti
più dell’80% di tutti Fondi Comuni e Sicav
esistenti al mondo. Sant’Angelo ha investito molto nella ristrutturazione delle proprie
agenzie per la clientela, molte delle quali
sono state radicalmente rivoluzionate, dotandole di un lay-out
funzionale, spazioso in cui poter offrire ai clienti in un contesto
accogliente la consulenza finanziaria e bancaria oggi necessaria.
Di recente abbiamo rivisitato la vasta gamma di prodotti e servizi
dedicati ai nostri 7.000 soci e azionisti, realizzando inoltre una
“Ai nostri 7.000 soci e
azionisti offriamo una card
personalizzata che consente
di accedere ad un’ampia rete
di esercenti convenzionati”
52
i vostri sogni”
Ines Curella nasce ad Agrigento il 24 febbraio del 1967. Nel marzo
del 1995 si laurea in Economia e commercio alla Luiss Guido Carli.
Successivamente ha conseguito anche un master superiore in
Marketing Comunication presso l’Istituto superiore di comunicazione di Milano. Lavora per Banca popolare Sant’Angelo dal
settembre del 1999, quando il suo primo incarico fu quello di
coordinatore dell’ufficio strategico Pianificazione e marketing.
Oggi ricopre il ruolo di Direttore Generale.
La Banca Sant’Angelo offre ai clienti la
consulenza finanziaria oggi necessaria
card personalizzata che consente ai soci di accedere ad un’ampia rete di esercenti convenzionati, appartenenti a tutti i settori
merceologici, e usufruendo quindi di sconti, riduzioni, servizi
personalizzati”. Dati che fanno sperare sull’economia siciliana… “L’occupazione registra una significativa crescita negli ultimi
mesi. Questo dato va però saputo leggere, e in questo senso esso
stesso ci dice che molto di tale incremento è su base stagionale,
per cui uno sforzo congiunto tra imprese e organismi amministrativi deve puntare alla crescente stabilizzazione di questi nuovi
posti di lavoro creati in quest’ultimo periodo. Noi, nel nostro
piccolo, seguitiamo una attenta e mirata politica di incremento
occupazionale, con grande attenzione alla qualità delle risorse
che assumiamo”.
Cosa manca all’economia siciliana per decollare?
“La risposta potrebbe essere molto lunga e articolata. In estrema
sintesi, penso che molto di ciò che occorre fare per rilanciare la
Sicilia sia racchiuso in una parola sola: integrazione, laddove
per integrazione intendo soprattutto sinergia, accordo, intesa,
cooperazione. Innanzitutto integrazione tra i vari soggetti, sia
istituzionali che privati, una maggiore apertura del pubblico alle
esperienze dei privati e una partecipazione più attiva di questi
ultimi alla gestione della cosa pubblica”.
53
Staff Farmacia Bonsignore
Un rifugio sicuro per
È
un paziente sempre più consapevole quello che si
rivolge alle farmacie, ma nei punti vendita con le
caratteristiche insegne dalla croce verde, chi entra
vede sempre un rifugio sicuro. “Nonostante internet
e l’evoluzione degli ultimi anni che ha “prodotto” un paziente
sempre più evoluto, la gente continua a trovare nel farmacista
in farmacia un punto di riferimento, un
interlocutore di cui fidarsi a occhi chiusi”.
Parola di Roberto Tobia, titolare della farmacia Bonsignore di viale Regione Siciliana, a Palermo.
Dottor Tobia, come si è evoluta la farmacia negli ultimi anni?
“Evolvendosi la platea, anche la professione del farmacista è andata di pari passo per
venire incontro alle esigenze del paziente.
Oggi chi si rivolge a noi conosce sempre più
a fondo le sue problematiche di salute, le sue patologie, si aggiorna attraverso internet. Poi però trova sempre nel farmacista, una
figura di riferimento, e nella farmacia, un luogo di accoglienza
in cui riesce a estrinsecare problematiche che a volte nemmeno
il medico riesce ad ascoltare”.
Che peso ha avuto la crisi economica sulle farmacie?
“La crisi ha influito in maniera pesante, ma un duro colpo alla nostra
professione è stato inflitto soprattutto dalle cosiddette liberalizzazioni del governo Bersani e del governo Monti. L’abbassamento
verticale del prezzo dei farmaci, l’introduzione del farmaco equivalente, erroneamente denominato “generico”, hanno messo in ginocchio l’intero il sistema. Quel sistema di
farmacie indipendente che ha garantito da
sempre capillarità e servizio, rischia di collassare. Sarebbe un grossissimo errore, oltreché un
unicum in tutto il mondo, far uscire il farmaco
di fascia C dalle farmacie”.
Perché?
“Perché un tale provvedimento non andrebbe
incontro all’interesse del cittadino, come vuol
far credere la GDO. È stato, infatti, dimostrato che i provvedimenti del 2006, quando i farmaci da banco vennero portati fuori dalle farmacie, i prezzi sono
aumentati del 2,6 per cento. E non lo diciamo noi farmacisti, lo
dice l’Agenzia Italiana del Farmaco. Il farmaco è un bene sociale,
non è assimilabile alla frutta e verdura, non può essere oggetto di
concorrenza e, soprattutto, non può finire nelle mani della GDO”.
“Il cliente trova in noi una
figura di riferimento, un luogo
di accoglienza in cui riesce a
estrinsecare problemi che
a volte nemmeno il medico
riesce ad ascoltare”
54
Interno Farmacia
chi è in cerca di cure
Roberto Tobia nasce a Palermo il 16 maggio del
1963. Dopo la maturità scientifica al liceo classico Don Bosco Ranchibile, si laurea in Farmacia
all’Università degli studi di Palermo nel 1989. Coniugato, ha due figlie Claudia e Fioranna. Gestisce
la farmacia Bonsignore di viale Regione Siciliana
dal 1996. È presidente di Federfarma Palermo e vice
presidente di Federmarma Sicilia,
vice presidente
nazionale di Utifar
e rappresenta la
Federfarma nazionale al Pgeu, il
gruppo farmaceutico dell’Unione
europea. Dott. Roberto Tobia
Cosa la fa sperare per il futuro delle farmacie?
“Va seguito il modello della “Pharmaceutical care” ovvero il sistema attraverso il quale il farmacista prende in carico il paziente,
non solo dispensandogli il farmaco, ma seguendolo nel corso della
terapia e garantendo l’aderenza alla terapia stessa. In Italia sono
tantissimi i ricoveri impropri e molti sono dovuti proprio a terapie non seguite in maniera corretta. I costi di ricovero sono un
enorme danno per le casse dello Stato, ma in primis il danno è
a carico del paziente stesso che non si cura in modo adeguato.
Questo progetto riconosce il ruolo del farmacista e dà benefici
sia al governo che al cittadino”.
Per finire, una domanda in generale, a prescindere dal suo
settore. Cosa manca, secondo lei, alla Sicilia per decollare?
“Manca la capacità della politica di valorizzare ciò che la nostra
terra produce in termini di cultura, bellezze naturali, paesaggistiche ed architettoniche. Una terra come la nostra, libera dal giogo
mafioso, potrebbe essere il fiore all’occhiello dell’intero continente e produrre lavoro e benessere. Bisogna uscire dall’emergenza e
dall’improvvisazione. Occorre programmare un futuro sostenibile
per la gente che chiede solo di lavorare e non ostacolare gli imprenditori che investono ogni giorno tempo e denaro per il rilancio, ma che spesso trovano dinnanzi a loro solo muri di gomma”. 55
Area Retail del BT Customer Innovation Show Case di Milano
BT, IN SICILIA SCELTE DI
I
nvestire in un call-center situato nel cuore di Palermo,
con 262 dipendenti, che il precedente proprietario,
una multinazionale americana, aveva avviato a chiusura…non è stata una scelta banale, ma BT Italia, la realtà
italiana del colosso britannico British Telecom, l’ha fatta con
grande convinzione: “Noi ci crediamo!”, ha spiegato Gianluca Cimini, amministratore delegato di
BT Italia, in una recente intervista. Una
mossa strategica, l’ha definita.
Perché il gruppo, presente in Italia da 20
anni e radicato anche al Sud, punta fortemente sul rapporto di servizio e assistenza ai clienti, che sono tutti aziende e istituzioni di primo livello. Quindi ritiene
essenziale gestire in proprio tutto quanto
attiene al rapporto col cliente, valorizzando il legame col territorio. Quindi,
una scelta d’investimento, non ovvia: il principale call center
di BT in Europa è a Budapest, ma BT Italia ha invece scelto Palermo per una maggior vicinanza anche culturale alle
imprese italiane. Costruendo sul call center del capoluogo
siciliano un piano industriale serio, che ci si augura potrà
fare della struttura un centro d’eccellenza a livello di gruppo.
C’è stata e ci sarà formazione professionale di alto livello, ci
sono nuove commesse in arrivo; il dialogo con gli enti locali
è buono. L’acquisizione è stata del resto molto apprezzata e
le istituzioni si sono strette attorno all’azienda. Anche perché l’impegno qualitativo è stato anche confermato dal fatto
che gli addetti sono tutti assunti a tempo
indeterminato e non sono giovanissimi,
vista l’età media di 40 anni.
Superata la fase di rodaggio, e fatti gli
aggiustamenti organizzativi del caso, l’obiettivo è quello di essere in grado di erogare nuovi e più qualificati servizi, magari anche a supporto di clienti non solo
italiani: per esempio attività di supporto
telefonico al recupero crediti e al delivery. Tutto dipenderà dalle performance
che nel frattempo il centro registrerà, ma la scommessa di
BT è che la consapevolezza del personale e del sindacato sia
sempre più elevata.
Peraltro, è la linea della responsabilità che BT Italia, all’interno del suo gruppo, sta dimostrando. Non a caso, tra i clienti
Una mossa strategica,
fortemente voluta
dall’amministratore delegato
Gianluca Cimini,
per sviluppare una strategia
di eccellenza
56
BT Tower a Londra
QUALITà
BT Italia è un operatore di tlc dedicato unicamente alle aziende e alla
pubblica amministrazione che opera
nel nostro Paese dal 1995, con un
team di oltre 1.300 specialisti nel
settore dell’Information & Communication Technology.
BT Italia (nella foto l’a.d. Gianluca
Cimini) dispone di una rete propria
in fibra ottica di oltre 14.000 chilometri su tutto il territorio nazionale,
connesso alla rete globale IP di BT
presente in oltre 170 paesi, distinta
da elevati livelli di sicurezza, flessibilità, e affidabilità. BT si avvale di 55
data center in tutto il mondo, centri
sia di competenza sia di “prossimità” ai clienti. In Italia ha con 5 data
center di cui uno Tier IV, cioè con
il massimo standard di sicurezza.
Gianluca Cimini AD BTItalia
BT Italia, controllata dal colosso
britannico, ha investito su un call center
nel cuore di Palermo
principali l’azienda annovera alcune importanti enti ed istituzioni del mondo della Pubblica amministrazione, di cui
è da sempre importante fornitore. Ha lavorato e lavora per
il Sistema sanitario nazionale, per alcuni grandi enti locali
come Milano o Parma, per vari ministeri: “Ci ripromettiamo sempre però di fornire prodotti ancora più innovativi
di quelli precedenti, perché è sull’innovazione che si creano
relazioni forti e durevoli con la clientela”, ribadisce Cimini. Sotto la cui guida, BT Italia sta prendendosi importanti
soddisfazioni, come ad esempio sul fronte della Ricerca &
Sviluppo un bando vinto nel programma europeo Horizon
2020; o il successo nella gara per la partnership tecnologica
con la Treccani, icona della cultura italiana. E poi innovando
senza sosta in servizi e soluzioni per il business: nel settore
retail, con un progetto – “PopUp Shop as a service” - che
digitalizza tutta la gestione dei temporary store e dei corner
nei centri commerciali. Un modo nuovo di fare business per
un’azienda che solo vent’anni fa non era presente in Italia, ma
che oggi è la più importante realtà BT al di fuori del Regno
Unito, e si può permettere anche il lusso – e dimostrare
che lusso non è – di assumere 262 giovani siciliani in un
call center a Palermo.
57
La famiglia Colantoni durante l’inaugurazione del nuovo supermercato Colleverde
Nei nostri scaffali tutti
L
eadrship nel commercio all’ingrosso da un lato, la ricerca continua di prodotti ricercati e tipici, dall’altro,
che ampliando l’assortimento del punto vendita, in
affiancamento ai tradizionali prodotti di largo consumo, rendono unica l’offerta anche al dettaglio. Ma, soprattutto,
la “faccia”, da mettere sempre, preferibilmente umile e vicina,
davanti al cliente. Quella del commerciante vero. È ampio l’argine, alla piena della
grande distribuzione alimentare, sulle realtà
commerciali locali. Il Gruppo Colantoni,
che accomuna luoghi solo apparentemente
diversi come il Cash&Carry di via Salvatore
Puglisi e il Supermercato Colle Verde di via
San Lorenzo, ha origine in Piazza Scaffa,
all’interno di un piccolo negozio che smercia prima legumi, poi farine e sesamo all’ingrosso. Alessio Mistretta, attuale Direttore
Vendite, è uno dei rappresentanti della quinta generazione di
una storia iniziata il secolo scorso con Antonino Colantoni,
commerciante d’intuito, che esordì come grossista di legumi,
sacchi di farina e sesamo. Poi fu la volta del figlio Virgilio e del
nipote Antonino, artefice del definitivo decollo del Gruppo.
Scomparso un anno fa, Antonino ha lavorato ogni giorno, con
passione e dedizione, sempre presente a dirigere il Cash&Carry
prima e il Supermercato poi. Una volta – testimonianza diretta
del cronista – si sentì una giovane cliente chiamarlo “il signor
gentilezza”. Era davvero fatto così, il signor Antonino, un imprenditore competente e un antico gentiluomo.
Alessio, come fare stare al passo l’antica
cultura della vendita all’ingrosso con le
sfide della qualità e la preponderanza
dei grandi operatori dell’alimentare?
“La merce cambia, pur senza abbandonare
le cose grazie alle quali siamo cresciuti nei
decenni, la mentalità no. Tutto nasce dal
mio avo Antonino nella ‘sua’ Piazza Scaffa,
nel cuore della Palermo del popolo. Dalla
trentina di dettaglianti ai quali forniva farine e sesamo, si passò al primo magazzino in
via Trentacoste, con una piccola rivendita al piano terreno. Alle
farine e ai semi si aggiunse il pomodoro in scatola, il latte, l’acqua
minerale. Il rumore di quelle pedane, in famiglia lo sentiamo
ancora, a partire da mia mamma Angela, che è la primogenita,
a mio zio Vincenzo, che assieme a lei ereditò anni dopo la dire-
“Noi ci mettiamo la faccia.
Sempre, umile e vicina,
davanti al cliente.
Quella del
commerciante vero”
58
Punto vendita storico di via Puglisi
i sapori del mondo
è una “saga” ultracentenaria,
la storia imprenditoriale dei
Colantoni. Il capostipite Antonino, da semplice impiegato in
un mulino, avviò con successo
un’impresa di compravendita di
legumi. Ma fu suo figlio Virgilio
a imprimere la svolta, lanciando
l’importazione e distribuzione
del sesamo. A Palermo Virgilio,
sposato con Arcangela, aveva
quattro figli. Antonino, l’unico
maschio, diede impulso ad un’ulteriore sviluppo, oggi gestito da
figli e nipoti. Punte di diamante
dell’attività, il Cash&Carry di via
Salvatore Puglisi, angolo via Autonomia Siciliana, a Palermo, e
il supermercato Colle Verde nel
quartiere San Lorenzo.
A destra Antonino Colantoni
zione del Cash&Carry, quando mio nonno dovette occuparsi
dell’apertura e della conduzione del Supermercato Colle Verde
coadiuvato da mia Zia Marina, a mio zio Virgilio, figura strategica di coordinamento tra i punti vendita e Direttore Acquisti.
Una storia che soffre i colpi della crisi?
“L’importante è mantenere il timone dritto, senza perdere i valori che ci hanno permesso di crescere. Innanzitutto, l’umiltà e
il rispetto, quello vero, per i clienti e i fornitori, con preferenza
per quelli locali. Negli ultimi due anni il nostro supermercato
ha registrato un incremento nel volume d’affari del 20% circa. Il
Gruppo Colantoni oggi ha tre aziende: la Colantoni Antonino
Spa che vende all’ingrosso col marchio Cash&Carry Colantoni,
la Colle Verde spa che opera nella grande distribuzione con il
Supermercato omonimo, più una terza struttura per la distribuzione e la logistica”.
Dal punto di vista merceologico, quali sono i punti distintivi rispetto al canonico grande magazzino?
“Ripeto: cambiare senza dimenticare. Cioè arricchirsi culturalmente sul cibo senza che l’eccellenza divenga un privilegio per
pochi. Esempi? Un assortimento tradizionale completo accanto ad una linea di gastronomia regionale che riscuote grande
consenso, ai sapori della cucina etnica mondiale, al biologico”.
59
Carmelo e Mauro Crimi con una loro creazione
L’eleganza è questione
I
l buon gusto e la qualità “english” sposano la tradizione
sartoriale siciliana ed è subito successo. Un successo che
dura nel tempo arrivando fino al Giappone. E’ la storia
della Sartoria Crimi di Palermo, sul mercato da 45 anni,
oggi gestita da Mauro.
Com’è nata la vostra sartoria?
“Fondatore è stato mio padre Carmelo nel
1970, al ritorno da una intensa esperienza
milanese. In realtà aveva iniziato l’apprendistato da bambino a Tortorici, dove era
nato: qui, nel tempo libero dalla scuola,
aveva frequentato le botteghe artigiane di
sartoria maschile. A 12 anni si trasferì con
la famiglia a Palermo lavorando nelle migliori botteghe cittadine. A 19 anni andò
a Milano dove venne assunto in una delle
più prestigiose sartorie dell’epoca. Poi la
decisione di tornare a Palermo per aprire una bottega di alta
sartoria proponendo uno stile tutto suo”.
Quali i canoni di questo nuovo stile e come venne accolto
a Palermo?
“Mio padre partì dall’esperienza della sartoria classica siciliana,
si formò alla scuola milanese di respiro internazionale ma al
suo ritorno a Palermo “riscoprì” la tradizione dell’alta sartoria
maschile di fine ‘800 che a sua volta era stata influenzata dalla
tradizione inglese portata nell’Isola da imprenditori come i
Whitaker. Gli abiti ebbero subito un enorme successo e mio
padre fu definito “il più inglese dei sarti italiani”. Tra i clienti
più assidui la nostra bottega annoverava
politici e industriali ma soprattutto artisti:
Guttuso, Fiume, Migneco, Meschis solo
per fare qualche nome. Lui ha sempre avuto
una predilezione per il mondo dell’arte e
della cultura e la sartoria era diventata una
sorta di atelier dove non si veniva solo per
provare l’abito. Nel 1977 un suo nuovo
successo aumentò la visibilità della sartoria
a livello internazionale: la vittoria al concorso nazionale indetto dall’Accademia dei
Sartori. L’ultima soddisfazione è di pochi giorni fa: la nostra
azienda è stata inserita nel volume sulle “100 eccellenze italiane”
presentato lo scorso 3 dicembre a Roma”.
Cos’è cambiato in questi anni?
“La sartoria ha sempre mantenuto dimensioni artigianali,
Tra i nostri clienti politici e
industriali ma soprattutto
artisti: Guttuso, Fiume,
Migneco, Meschis
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Primo premio al Concorso Nazionale “Amilcare Minnucci” dell’Accademia Nazionale dei Sartori di Roma (1977)
di classe
La Sartoria Crimi,
ditta artigiana individuale di Mauro Crimi, ha sede
a Palermo, in via
Benedetto Civiletti
11. E’ stata fondata
dal padre, Carmelo
Crimi, nel 1969 ed è
specializzata nella
sartoria maschile,
anche se per le
donne produce una
particolare linea di
capispalla. Attualmente occupa 7
persone.
Il sito internet è
www.sartoriacrimi.com.
Il maestro Carmelo Crimi
con Moira Orfei
L’ultima soddisfazione è di pochi giorni fa:
la nostra azienda è stata inserita nel
volume sulle “100 eccellenze italiane”.
con una grande attenzione alla qualità. Semmai è cambiata
la clientela. Oggi ci sono categorie che possono spendere
ma preferiscono esibire un marchio fatto in serie anziché
farsi realizzare un abito su misura. Il nostro è un cliente
raffinato, non necessariamente ricco, che fa molta attenzione alla qualità dei tessuti, alla lavorazione e ai dettagli,
che sa attendere e col quale si stabilisce un rapporto di
fiducia. Pensi che ritiriamo i tessuti anche dall’Inghilterra
e impieghiamo fino a 48 ore di lavorazione per realizzare
un solo abito”.
La vostra attenzione per la qualità è alla base del successo
anche all’estero?
“Gli stranieri oggi rappresentano circa il 40 per cento della
nostra clientela e vengono dal nord Europa, Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone. La maggior parte di loro si trattiene
in città o in Sicilia per il tempo necessario alla realizzazione
dell’abito. Da qui l’idea di promuovere presso questi clienti il
nostro territorio: nei prossimi giorni lanceremo una campagna
sui social network attraverso l’hashtag #turismosartoriale. Il
nostro obiettivo è attrarre turismo di qualità che possa apprezzare le bellezze della città promuovendo al tempo stesso
il buon gusto e l’eleganza”.
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Il titolare, Giuseppe Sciortino, e il suo Brand.
C’è un cono per ogni
L
a tradizione, il gusto siciliano ed un sogno:
quello di esportarli in Italia. è l’obiettivo
della g iovane azienda palermitana Don
Gelato.
L’idea è venuta tre anni fa a Giuseppe Sciortino.
Sciortino, lo slogan di Don Gelato è: “Gusto siciliano nel mondo”. Quale messaggio volete veicolare?
“Lo slogan vuole veicolare la nostra
missione.
Da siciliano voglio esportare tutto
quello che di buono abbiamo e storicamente il gelato è nato in Sicilia
dall’idea di un palermitano.
Il progetto è a media-lunga scadenza, perché, prima di esportarlo vogliamo radicarci a Palermo.
E adesso aspettiamo che nasca il terzo punto vendita
in piazza Niscemi”.
Puntate tutto sulla tradizione del gelato artigianale. Quali sono i gusti tipici di Don Gelato?
“Molti gusti derivano da prodotti siciliani.
C’è ad esempio il gusto “Minnulata”: viene dall’arabo
mandorlata ed è fatto col torrone di Santa Rosalia,
quello che si vede nelle bancarelle durante il Festino.
Noi produciamo sia il torrone, sia il gelato, è uno
dei più rappresentativi. Poi c’è lo “Scaccio”, realizzato con la frutta secca a guscio come noci mandorle e
pistacchio.
E poi c’è il g usto “Fuiuta” che mi
piace definire come un atto d’amore speziato.
L’amore sta nella vaniglia variegata
all’amarena e a questa si aggiunge
il tocco speziato della cannella. Si
tratta di gusti che non si trovano da
nessuna altra parte”.
Oltre al gelato, puntate molto sulla degustazione all’interno dei vostri punti vendita?
“Esportare la tradizione siciliana non sta solo nel gusto, ma anche nella cultura.
Noi siciliani per tradizione siamo accoglienti e i nostri punti vendita hanno uno specifico ambiente che
“Molti gusti derivano da prodotti
siciliani. C’è ad esempio il gusto
“Minnulata”: viene dall’arabo
mandorlata ed è fatto col
torrone di Santa Rosalia”
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Esterno del locale nella “storica” via Maqueda
vostro gusto
La tradizione e il gusto siciliani e un sogno: quello di esportarli in
Italia e un giorno magari anche all’estero. Ecco l’obiettivo della
giovane azienda palermitana Don Gelato, nata nel 2015, e che
realizza uno dei prodotti tipici della tradizione siciliana. Già due
punti vendita a Palermo in via Terrasanta e in via Maqueda e un
altro che sorgerà in piazza Niscemi. In meno di un anno la formula
sta già funzionando. L’idea è venuta tre anni fa
a Giuseppe Sciortino,
agente di commercio
nel settore della Ferramenta professionale. Ha
frequentato la scuola di
business a Milano, studiando da imprenditore
e si è buttato in questa
avventura perché il gelato è da sempre la sua
passione.
Una golosità “della casa”.
Don Gelato è nato in Sicilia
dall’idea di un palermitano.
richiama un po’ la casa della nonna, che cerca di dare
calore proprio come quando si ricevono ospiti a casa.
Ma cerca di essere anche moderno e internazionale: ci
si può sedere, conversare e c’è la possibilità di accedere
gratuitamente alla connessione wi-fi”.
Sul vostro sito ci sono anche consigli su come realizzare un franchising. Come mai questa scelta?
“Per trasferire la sicilianità all’estero dobbiamo anche
trasferire il nostro “know-how”.
Abbiamo aperto questo blog per dare suggerimenti
su come aprire una gelateria o caffetteria e, perché
no, se c’è la possibilità anche sotto il nostro marchio.
L’obiettivo adesso è quello di espandersi e superare i
confini siciliani.
Da gennaio 2016 comincerà la vendita del franchising
fuori dalla Sicilia. Abbiamo in previsione l’apertura
di due punti vendita a Roma e Milano, due grandi
città dove avere la possibilità di assaporare i g usti
siciliani.
Abbiamo avuto anche approcci con siciliani che lavorano a Parigi e in Germania. Ma prima di pensare
all’estero, dobbiamo fare le cose per bene in Italia”.
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4 generazioni per una azienda centenaria 1916 - 2016 Da 100 anni il sapore
U
na caponata perfetta da quasi un secolo,
usando una particolare varietà di melanzane, capperi eoliani, olive Nocellara del Belice. Senza mai stravolgere la ricetta originale
e scegliendo il periodo migliore per la produzione e la
conservazione. Ecco come nasce il successo del prodotto
di punta della ditta Fratelli Contorno,
circa 12mila metri quadrati di stabilimento nella vecchia zona industriale di
Palermo, leader incontrastata in Sicilia
delle conserve, guidata da Agostino e
Maurizio Contorno.
Dottor Contorno, l’azienda nasce
nel lontano 1916. Qual è il segreto
di questa longevità?
“Era destino, forse già lo portiamo nel
nome. Iniziò tutto con mio nonno Antonino, che fu corazziere di Vittorio Emanuele III. Dopo
aver finito il servizio di leva, acquistò un’impresa che, dal
1905, produceva citrato di calcio, usato come disinfettante, soprattutto in guerra, e poi estratto di pomodoro.
Nel 1922 nacque la caponatina e da lì non ci siamo più
fermati. Quattro generazioni di persone hanno lavorato
qui, questa è storia. La passione per questo mestiere l’abbiamo nel Dna, una passione che parte da mio nonno, poi
passa a mio padre e così via. E’ una passione che non ci fa
guardare mai l’orologio, molte volte diventa una missione sociale ed economica. Da noi ci sono generazioni di
lavoratori che vivono qui nel quartiere,
tra Brancaccio e Settecannoli, ed è una
cosa molto bella”.
Quali sono i prodotti di punta?
“I nostri cardini sono certamente la caponatina di melanzane e il condimento
con finocchietto e sarde. Per la caponata manteniamo la ricetta di cento anni
fa. Era un piatto povero, il companatico
degli indigenti, si faceva con ciò che restava in casa. E oggi siamo gli unici ad
averla portata in tutto il mondo”.
A questo proposito, dove esportate di più?
“I prodotti più classici vanno soprattutto negli Stati Uniti,
ma anche Francia, Belgio, Germania, Olanda, Giappone,
Australia, Nuova Zelanda. Esportiamo da 60 anni: se con-
“I nostri prodotti vanno
soprattutto negli Stati Uniti,
ma anche Francia, Belgio,
Germania, Olanda, Giappone,
Australia, Nuova Zelanda”
64
della Sicilia
Maurizio Contorno è nato a Palermo il 2 gennaio del 1960, è
sposato e ha una figlia. Il suo titolo di studio è il diploma di
scuola media superiore in Chimica e tecnologie alimentari. Ha
anche ricevuto una laurea honoris causa in Business Administration, rilasciata dalla The Constantinium University, Rhode
Island State, negli Stati Uniti. E’ procuratore legale e responsabile commerciale Italia
della Fratelli Contorno
Srl. Inoltre, è il titolare
dell’azienda agricola
“Contorno Maurizio”
che si occupa della coltivazione e trasformazione di olive da mensa
e della produzione di
olio di oliva Cultivar
Nocellara del Belice a
Castelvetrano, in provincia di Trapani.
Salsa di pomodorino e
Caponata di melanzane “Era un piatto povero, si faceva
con ciò che restava in casa. “
tinua così ci sarà un motivo. Nel sud-est asiatico mandiamo
dei sughi pronti che per noi sarebbero immangiabili: sono
pieni di aglio. Ma a loro piacciono e noi li accontentiamo”.
In Sicilia ci sono diverse aziende longeve come la vostra, eppure l’economia non decolla. Cosa manca?
“Abbiamo un patrimonio gastronomico immenso, è tutto
buono. Dovremmo imparare a lavorare insieme, se esistessero dei consorzi del settore agroalimentare sarebbe tutto
molto più semplice. Si abbatterebbero i costi e i vantaggi
sarebbero innumerevoli. Non concepisco che non si riesca
a portare avanti questo progetto, gli spazi ci sarebbero. Ad
esempio, nel nostro campo siamo rimasti soli. Intorno al
1950, c’erano circa 25-30 aziende come la nostra tra Palermo e provincia. Esiste qualche piccola realtà che fa prodotti di nicchia anche molto costosi, ma non è così che si
fa economia. Così non si accetta la globalizzazione: tutti
i segmenti dell’agroalimentare andrebbero messi insieme.
Vanno scosse le coscienze della gente e bisogna lavorare sulla
cultura. Il mio vuole essere un messaggio di coraggio per
gli imprenditori e uno per i politici che devono essere meno
ciechi. Noi siciliani abbiamo un sacco di potenzialità, ma
non vengono sfruttate come si deve”.
65
Famiglia Fiasconaro (da sinistra Martino, Nicola, Don Mario e Fausto Fiasconaro)
Perché il panettone è...
“
Il panettone merita rispetto, non c’è casa più povera di
quella dove a Natale non ci sia un panettone da condividere”. C’è tutto l’amore e la passione di un artigiano
delle eccellenze del gusto in questa frase pronunciata da
Nicola Fiasconaro. Un siciliano che con la sua azienda di Castelbuono, sui monti delle Madonie, ha saputo rendere simbolo
dell’Isola un prodotto di tradizione milanese. “Nonostante tutte le contraddizioni di
questa terra, la crescente richiesta dei nostri
prodotti è il chiaro segno che quando noi
siciliani vogliamo sappiamo essere più bravi
degli altri”, dice Fiasconaro, che con i fratelli Fausto e Martino ha saputo creare un
impero a livello internazionale in 15 anni
(ma lui il panettone artigianale ha iniziato a
farlo 30 anni fa quando tutti lo prendevano
per “pazzo”).
Come è andata la produzione in questo 2015?
“Uno “tsunami” meraviglioso, preoccupante, una cosa mai vista.
Abbiamo una crescita del 20%, dal 2 agosto sono chiuso in conclave a lavorare. Siamo attivi 24 ore al giorno, abbiamo dovuto
prendere 15 operai in più (sono 115 in tutto, ndr) e riusciamo
a sfornare 9 mila panettoni al giorno. Senza contare l’impegno
dell’indotto, che impegna altri dieci stabilimenti”.
Cosa la preoccupa?
“A me piace fare le cose per bene, passato il Natale dovremo
rivedere un po’ di cose, anche a livello di marketing perché tutto,
anche se la produzione dovesse raddoppiare, deve funzionare a
dovere”.
La Fiasconaro esporta in tutto il mondo. Dove si registra l’incremento di
richieste?
“Un po’ ovunque, Asia, Australia, Nordamerica, Medio Oriente, Africa. Entro la
fine dell’anno inizieremo la produzione di
colombe per l’estero. E’ una corsa continua”.
Non la inorgoglisce tutto ciò?
“Sì, ma ciò che mi realizza maggiormente è
vedere studenti venire qui a Castelbuono a
fare la tesi di laurea sui miei panettoni. E’ quello che mi fa dire
‘Nicola, ce l’hai fatta!’”.
Il suo panettone è apprezzato anche da star internazionali
che le fanno una grande pubblicità…
“Sì di recente ne abbiamo donato uno alla popstar Madonna, per
“Il nostro segno di
riconoscimento
è la lievitazione naturale, un
lentissimo processo
di fermentazione che dura
ben 36 ore”
66
siciliano
Era l’anno 1953 quando Mario Fiasconaro, papà
di Fausto, Martino e Nicola Fiasconaro inizia la
propria avventura di gelatiere e pasticciere. Oggi
i tre fratelli sono a capo dell’azienda che porta
il loro nome: Fausto è responsabile showroom,
Martino è a capo dell’amministrazione, Nicola è
pluripremiato primo pasticcere.
Fiasconaro è
un’azienda moderna e in continua espansione. Il
“Bar Fiasconaro”,
in pieno centro a
Castelbuono, dove
è possibile assaggiare e acquistare
la produzione, è
definita la “Mecca”
Da Padre in Figlio
dei golosi.
Mario Fiasconaro e Nicola Fiasconaro
Fiasconaro oggi è una azienda dolciaria che
si è affermata in tutto il mondo.
Tra i suoi estimatori anche la pop-star Madonna
il suo concerto a Torino. Per lei abbiamo realizzato un panettone-scultura che raffigura un palcoscenico sul cui sfondo spicca la
serigrafia in zucchero che la ritrae in un momento del suo show”.
Ma viene scelto anche per nobili cause.
“Sì, abbiamo partecipato alla campagna d Amnesty per la difesa
dei diritti. Anche questo è motivo di orgoglio”.
Ma qual è il segreto dei vostri panettoni e colombe?
“Segno di riconoscimento inconfondibile è la lievitazione naturale, un lentissimo processo di fermentazione che dura ben 36
ore. E’ un procedimento che, da sempre, si rinnova mantenendosi uguale a se stesso e con lo stesso ritmo, e che, per verificarsi,
esige abilità, attenzione e, soprattutto, il non impiego di additivi
chimici e di conservanti, pur garantendo al prodotto una “vita”
sorprendentemente lunga. La pasta lievitata mediante questo
processo assolutamente naturale offre caratteristiche qualitative,
a livello di leggerezza e fragranza, uniche e non eguagliabili”.
Produzione artigianale è sinonimo di produzione ridotta
e non su larga scala come la vostra. Come siete riusciti a
coniugare le due cose?
“Non abbiamo mai modificato il processo produttivo, non c’è
un panettone uguale all’altro, sono imperfetti ed è ciò che vogliamo”.
67
Showroom
Il nostro marchio è
N
o, non c’è alcun errore: le z di Fortezzza sono
proprio tre. E da ben 35 anni. Da quando cioè
Giuseppe Paterna iniziò la produzione di porte
blindate ed inventava il riuscito marchio “Fortezzza. La sicurezza con tre zeta”.
Oggi, al timone della ditta, leader a Palermo, ma conosciuta a livello regionale, c’è un altro Giuseppe Paterna, nipote del fondatore,
che gestisce lo show room nella zona di
via Notarbartolo.
Di cosa è sinonimo Fortezzza?
“L’attività principale è stata, per molti
anni, la produzione di porte blindate e
sistemi di sicurezza passiva con la realizzazione di numerosissimi interventi
su immobili di proprietà privata ma, soprattutto, di pubbliche amministrazioni,
anche di altissimo livello istituzionale.
Fortezzza, con la società 3Z Serramenti, oggi commercializza
soprattutto infissi per esterni e porte d’interni, collaborando
con alcune delle aziende produttrici leader in Italia. Le porte
e sistemi blindati restano sempre il marchio d’impresa”.
Chi sono i vostri clienti?
“Ci rivolgiamo quasi esclusivamente ai privati e a poche imprese selezionate nel tempo. Molti clienti ristrutturano casa e
siamo coscienti che, spesse volte, per loro questa è un’esperienza nuova e quasi ‘traumatica’ per le non rare incomprensioni
con l’impresa edile sui vari lavori. Per questo diamo al cliente
consulenza completa, sin da subito in cantiere per aiutare l’impresa. Collaboriamo
fattivamente con architetti, ingegneri e
geometri mettendo a loro disposizione
tutte le novità tecniche e soluzioni per il
loro lavoro. Per questo non manchiamo
mai a manifestazioni e fiere del settore ed
ai vari corsi di aggiornamento promossi
dai fornitori”.
Che valore hanno gli infissi?
“Oggi il cliente è cosciente che la scelta
delle porte e degli infissi esterni è fondamentale per l’arredo
della casa e della sua valorizzazione d’immagine. Quindi è
compito nostro guidarlo nella scelta sia degli abbinamenti
estetici, ma soprattutto delle variabili tecniche e tecnologiche
su prestazioni e soluzioni.
“Siamo stati tra i primi in
Sicilia a credere negli infissi
in pvc che, fino a pochi anni
fa, scontavano pregiudizi
infondati”
68
Showroom
sinonimo di sicurezza
Paterna Giuseppe, 32 anni, stacanovista da 14
sempre pronto a dispensare consigli! Si ritiene,
certamente, fortunato per aver trovato un’azienda dalle solide tradizioni già imbandita e
stuzzicante, ma allo stesso tempo si etichetta
un “diversamente figlio di papà”.
“ La possibilità più importante che ho avuto nella
mia vita lavorativa, dice G.P., è stata quella di
crescere e fare esperienza dagli errori, all’inizio
tanti adesso molti di meno ( il suo sguardo sorride ), che le responsabilità affidatemi mi hanno
portato inevitabilmente a commettere. Ereditare
un’azienda, subentrare ad’altra persona, gestire
qualcosa che fino ad all’ora e per 25 anni ha
funzionato bene non è semplice. Ho deciso di
affrontare le continue sfide che il mercato ci
pone in prima persona innanzitutto con il mio
lavoro. Non mi sono mai immaginato seduto dietro ad una scrivani ma sempre in movimento tra
show-room, officine e cantieri”
Giuseppe Paterna
Il nostro cliente è seguito nella scelta da personale che ha una
competenza estetica, tecnica e progettuale molto alta”.
Cosa c’è di nuovo, rispetto al passato? Dopo 35 anni sul
campo, su cosa punta Fortezzza?
“Fortezzza è stata tra i primi in Sicilia a credere negli infissi
in pvc che, fino a pochi anni fa, scontavano grossi ritardi nelle vendite rispetto al nord e pregiudizi infondati. La ricerca
di collaborazioni con le aziende leader ed una campagna di
marketing corretta hanno portato ad una presa di coscienza
da parte dei clienti della grande importanza dell’infisso in pvc.
E ciò per il miglioramento della vivibilità interna delle case,
senza tralasciare il valore aggiunto della detraibilità del 65 %
sull’Irpef ”. Un aspetto importante, considerato il periodo... “In
riferimento all’attuale crisi economica, certamente molto vi è
ancora da fare, ma non possiamo però attendere passivamente
che le cose cambino da sole. Il nostro motto è quindi lavorare
duro perché - questa è una certezza - la crisi passerà”.
é così ottimista anche per la situazione economica siciliana?
“Sì se ci sarà la consapevolezza dei siciliani di vivere in un
posto fantastico e, conseguentemente, comportarsi per valorizzare ciò e non mortificarlo”.
69
Franco Virga e Stefania Milano - Gagini Restaurant, Buatta Cucina Popolana Palermo Bocum
Bere o mangiare è
G
agini, Buatta e Bocum: tre modi di intendere
la tavola, il bere parlando e ascoltando buona
musica.
A parlare sono i due amministratori del ristorante, Stefania Milano e Franco Virga.
Stefania, che differenza c’è tra il Gagini, il Buatta e Bocum?
«Il Gagini propone una cucina di eccellenza grazie ad una squadra di 6 persone,
tutte giovani, capitanate dallo chef Gioacchino Gaglio.
Il tutto è accompagnato dai vini delle
cantine siciliane. Al Buatta ci orientiamo
invece più verso la cucina popolana.
È un locale, tra l’altro, che si sviluppa
all’interno di un posto storico, l’ex valigeria Quattrocchi, i cui arredi sono stati
restaurati.
Qui, sotto la direzione di Fabio Cardilio (prima stella Michelin della Sicilia, nel 1996, ndr.), si fa una cucina più tipica:
la vera pasta con le sarde, a esempio. Il Bocum invece è un
cocktail bar, in cui la musica gioca un ruolo centrale.
Abbiamo una selezione di cantine con un’attenzione particolare ai vini naturali, siciliani, tedeschi o francesi.
La selezione è a cura del sommelier Vincenzo Minieri. La
domenica, una volta a settimana, portiamo la musica jazz nel
locale, con l’esibizione di alcuni gruppi (prevalentemente duo,
ndr.). Anche al Bocum è centrale la cucina: il nostro cuoco è
il giapponese Kazuki Obinata.
I piatti sono da cocktail bar, ma ricercati.
Ad esempio, Obinata propone il pesce
crudo, tagliato da lui in un certo modo,
o un verticale di pesce cotto e crudo che
esalta la freschezza e le peculiarità di quattro tipi di pesce diverso».
Franco, tornando al Gagini, cos’è il
«tavolo social»?
«È un vero e proprio tavolo, lungo circa
5 metri e 30. Lì ci si siede accanto a persone che non si conoscono, e in certe serate sono nate delle
bellissime amicizie.
La cosa veramente unica è vedere uniti al tavolo social turisti
da ogni parte del mondo. Capita di vedere seduti, con un
nostro piatto di fronte, tedeschi, americani e giapponesi.
Gagini, Buatta e Bocum, tre
locali a dimensione di “parola”,
perchè stare a tavola o bere
qualcosa significa davvero
stare in compagnia ascoltando
anche buona musica
70
questione di stile
Il Gagini Social Restaurant, ristorante «social» in cui per
socializzazione s’intende il parlare reale attorno a un
tavolo, pulsa nel cuore di Palermo, a metà strada tra il
mercato storico della Vucciria e il porticciolo della Cala,
in via dei Cassari, tra i piatti della cucina tradizionale
siciliana e le variazioni degli chef. Il progetto è stato
portato avanti da Stefania Milano e Franco Virga, coppia
nella vita e nel lavoro, che al fianco di questo ristorante
per «cucina raffinata» ha trovato posto la cucina della
tradizione con il Buatta e per le atmosfere rilassanti il
Bocum Mixology.
In Europa è una prassi diffusa, che noi abbiamo portato avanti
sino a farla diventare un must del locale. Social è anche l’approccio del nostro staff, guidato dalla giovanissima maitre
Michela Vitale.
L’idea è diventata centrale anche al Bocum e al Buatta. Al Gagini, il tavolo social può ospitare fino a 16 persone, al Buatta
12, al Bocum 10».
Da quanto tempo avete cominciato con questa attività?
«Il Gagini, che prende il nome dallo scultore Antonio Gagini,
era il suo laboratorio. Lui abitava al piano di sopra, in quello
di sotto conservava invece le opere, che poi venivano smistate
in tutta la Sicilia. Le mura risalgono addirittura al sedicesimo
secolo, mentre come nome il ristorante esiste da una dozzina
d’anni. Io e Stefania lo abbiamo aperto a novembre del 2011,
invece, esattamente l’11 novembre 2011, 11/11/11, una data
particolare».
Stefania, e se dovessimo trovare un punto di forza?
«L’immedesimarsi nella richiesta del cliente. Io e Franco,
quando andiamo a mangiare fuori, ci chiediamo sempre: cosa
ci manca, nell’accoglienza o nella presentazione del cibo? La
risposta che ci diamo cerchiamo poi di realizzarla all’interno
dei nostri locali»
71
Il fascino irresistibile
Q
ualcuno che da grande voleva fare... cravatte, e ci
è riuscito, esiste. E ora le fa in Sicilia. Creando
un pezzo di brughiera sartoriale da Inghilterra
dei gentleman. O da Italia dello stile.
A dimostrare, nel laboratorio ritagliato a pochi passi da Alcamo, che “in Sicilia c’è spazio, eccome, per l’artigianato della
moda”. Di nicchia quanto si vuole, ma per
tutti i palati. In portafoglio, centinaia di
clienti in tutto il mondo. Cravatte, nella
fucina dell’azienda Graffeo, ma non solo:
anche foulard, papillon, ascot, pochette,
gilet.
Un’avventura marchiata made in Italy su
seta e lana pregiate, quella iniziata da Giuseppe Graffeo 23 anni fa, a stretta gestione
familiare, che oggi ha messo la bandiera,
oltre che nell’Isola, anche in tutto il Sud
Italia, Calabria e Puglia in testa, con un export in costante
ascesa. A illustrare questa singolare “enclave” della moda sartoriale maschile che ha sede sulla strada statale 113, all’altezza
del chilometro 326,100, è proprio il fondatore dell’azienda,
Giuseppe Graffeo.
Agroalimentare, vino, turismo: questo è la Sicilia che produce,
nell’immaginario dei più. Salvo scoprire che ci si può confrontare seriamente sui mercati anche producendo cravatte...
“Non ho difficoltà a confessare che questo accessorio mi ha
sempre affascinato, fin da bambino.
La decisione di mettere lì tutte le mie energie imprenditoriali, l’ho presa a dieci anni. Ce l’ho fatta parecchi anni dopo, nel 1992. Dalle
cravatte agli altri accessori della stessa
‘famiglia’, poi, il passo è breve. Quindi, ecco le collezioni di ascot, papillon,
gilet, eccetera. E le diverse lavorazioni,
in seta o lana, anche a seconda delle
stagioni. Ma tutto su uno stesso... filo,
tessuto rigorosamente a mano e di regole produttive che per noi non sono
negoziabili”.
Quali?
“Non mi nascondo: i nostri sono prodotti particolari, integralmente lavorati a mano su tessuti pregiati selezionatissimi. Rifiniti a un punto al quale la lavorazione industriale, per quanto
qualificata, non sarà mai in grado di arrivare. Ai classici capi a
Centinaia di clienti in
tutto il mondo, questo è
oggi l’azienda di Giuseppe
Graffeo. E l’export cresce.
72
della cravatta
Graffeo Cravatte nasce nel
1992, impiantando il poprio
laboratorio-stabilimento
sulla strada statale 113,
km 326,100, ad Alcamo, in
provincia di Trapani. Oltre
alle cravatte, produce in
pezzi unici e rigorosamente a mano, papillon, ascot,
gilet, plastron e foulard. La
produzione riguarda anche
accessori su misura disegnati e realizzati per matrimoni e altre cerimonie. Gli
uffici sono aperti dal lunedì
al venerdì dalle 8,30 alle
17 e rispondono al numero
di telefono 0924501002 e
all’indirizzo e-mail info@
graffeocravatte.it
Giuseppe Graffeo
Foulard, papillon, ascot,
pochette e gilet: ogni
creazione è artigianale.
nodo in seta, affianchiamo i patchwork, la lana. Tutto, però,
nel segno del classico. La cravatta, e i suoi derivati, è cosa seria”.
Si immagina la Vostra società strutturata con nugoli
di designer. Ma alla fine l’Italia era ed è il Paese dello
stile nell’abbigliamento. Come gareggiare sui mercati
senza farsi male?
“Invece no. Noi guardiamo alla sostanza. Io sono affiancato
quotidianamente da mia madre e mia sorella, più sette dipendenti impegnati nelle diverse fasi della lavorazione. E in Italia,
anche se le aziende di qualità sono molte e capaci, chi lavora,
appunto, con qualità, può guadagnare rispetto e fiducia in
questo settore. Noi agiamo in una nicchia, concentrarsi sulla
cura di un unico o pochi prodotti è la ricetta che salva l’artigianato sartoriale. Lo stile paga, più siamo e migliori sono le
risposte dell’export per tutti”.
Senza andare a spulciare i rendiconti, ci dice i risultati?
Quanto ha influito la crisi?
“L’export, in effetti, soffre poco o nulla, a maggior ragione
in settori produttivi come il nostro, legati al lusso, per quanto parliamo di prodotti accessibili praticamente a chiunque.
Pensi solo che negli ultimi quattro anni il nostro volume
d’affari è cresciuto più che nei quindici anni precedenti...”.
73
Giuseppe, Michele, Maria Teresa e Federico Giglio
La moda del mondo
C
ome abbiamo sempre fatto, continuiamo a girare tutte
le sedi della moda del mondo per portare a Palermo le
migliori novità. Noi arriviamo molto prima degli altri.
E non è vero quindi come dicono tanti che a Palermo
le belle novità arrivano dopo”. Lo spiega Giuseppe Giglio, uno dei
titolari del gruppo Giglio. Come ha avuto origine Giglio?
“La nostra azienda nasce intorno al 1950. Con
il mio bisnonno e mio nonno che vendevano
merceria e tessuti in una piccola bottega. Successivamente negli Anni Sessanta con la Dolce Vita e il boom industriale dell’Italia, piano
piano, la bottega si trasformò in un negozietto
che proponeva prodotti alternativi. Infatti, in
quegli anni a Palermo c’erano grandi aziende
nel settore abbigliamento. Mio papà racconta
sempre che ha dovuto fare di necessità virtù,
perchè in qualunque azienda andava a Palermo, questa già lavorava
con nomi importanti. Allora si inventò i primi viaggi a Londra e
Parigi dove cercava di scoprire stilisti emergenti. Mio papà aveva
una bottega che era tra la facoltà di Architettura e quella di Giurisprudenza, in via del Ponticello, una traversa di via Maqueda. Una
posizione che si dimostrò strategica. Iniziò a presentare nelle vetrine
la prima minigonna di Mary Quant, i primi vestiti di Cacharel o di
Kenzo, primi stilisti emergenti degli Anni Sessanta e fu un grande
successo. Ci siamo spostati dai canoni dell’eleganza tradizionale
del salotto palermitano che era via Ruggero Settimo. Poi nacquero
altre intuizioni felici”. Quali?
“Ci siamo trasferiti in piazza Croci dove adesso abbiamo i nostri punti vendita. Ma allora, nel
1969, in quella zona non c’era niente. Era una
campagna. La scommessa fu che il baricentro
delle città si sarebbe spostato sempre più verso
via Libertà. Fu un’intuizione felice. Poi negli
anni Ottanta iniziammo a cavalcare l’onda di
altri grandi stilisti: arrivarono Versace, Armani,
Ferrè e i creatori francesi. Noi ci siamo trovati avvantaggiati perchè eravamo quelli che per primi
avevano creduto a questo filone della moda mentre gli altri si focalizzavano sull’abbigliamento classico. Negli anni Novanta una nuova svolta”.
In che senso?
“Si iniziò a parlare di internet ma nessuno ancora sapeva cosa fosse. Già
noi iniziammo ad investire sulle nuova tecnologie: ero appena uscito da
“Il commercio elettronico è
in crescita. Il nostro sito è in
cinque lingue e garantiamo
assistenza 24 ore su 24.
E’ questa la nuova frontiera
dell’azienda”
74
a casa vostra
Giglio è un marchio di garanzia nel settore dell’abbigliamento. Un’azienda con oltre 60 anni di storia alle spalle e da sempre pronta
a portare in Sicilia in anteprima le migliori griffe del settore dopo
averle scoperte in giro per il mondo.
Nata negli Anni Cinquanta da una piccola boutique nel centro storico
di Palermo si è trasformata nel tempo in un gruppo solido e prestigioso che è anche votato al futuro con uno speciale team di esperti
dedicati al commercio elettronico. Per dare al cliente
le migliori novità
dell’abbigliamento
corsi di studi e master alla Bocconi, sognavo brillante e fantasioso nuove
avventure. Così mi innamorai del web che nessuno conosceva e nel 1996
registrai il dominio giglio.com con cui iniziammo timidamente a fare
vendite su internet quando, ripeto, nessuno sapeva cosa fosse. Quella fu
l’ulteriore intuizione che ci accompagnerà fino ad oggi. Il commercio
elettronico è in grande crescita e ci apriamo a tutto il mondo. Il nostro
sito è in cinque lingue e garantiamo assistenza 24 ore su 24. E’ questa la
nuova frontiera dell’azienda”. Quali sono i vostri punti di forza?
“La nostra famiglia. Una famiglia in cui lavoriamo tutti. Forse proprio la
grande capacità di confrontarci ogni giorno, anche con opinioni naturalmente differenti e a volte magari con toni rigidi, ma questo confronto
quotidiano ci ha portati a fare scelte corrette sempre con grande stima
e rispetto di ogni idea e proposta. E le scelte risultano così ponderate,
ragionate e vagliate con attenzione. Il tempo ci ha dato ragione. Il cliente
dei nostri negozi ha imparato a conoscerci e apprezzare la nostra serietà.
Da 50 anni siamo qui. E conosce i prodotti che vendiamo con grande
attenzione e dopo una selezione accurata”. E il futuro?
“Per noi il futuro è già presente. Abbiamo un grande staff di esperti dedicati all’e-commerce. Continuiamo ad investire sulle nuove tecnologie e
siamo sempre più tempestivi verso le grandi novità mondiali del settore”.
75
Vincenzo Novari
Così 3 Italia punta
P
untare sul Sud: non è un modo di dire, non
lo è mai stato, per 3 Italia, l’azienda di telecomunicazioni mobili italiana controllata da
quindici anni dal colosso di Hong Kong CK
Hutchison e guidata, fin da allora, dall’amministratore
delegato Vincenzo Novari. Puntare sul Sud e sulla Sicilia, in particolare. Dove tuttora 3 Italia possiede un call-center cruciale per
la propria organizzazione, gestito con
personale proprio, 300 persone, circa
l’11% dell’intero organico diretto del
gruppo nel nostro Paese, per due terzi donne, con un’anzianità media in
azienda di dieci anni.
Con le sue sedi a Palermo e a Catania e
con una fitta rete di dealer su tutta l’isola, 3 Italia ha puntato forte anche in
termini di investimenti fissi sull’isola, arrivando a coprirne
con il proprio segnale quasi il 97% della popolazione, per
oltre l’93% del territorio, di cui il 63% con la tecnologia
di ultimissima generazione, il cosiddetto Lte, che dà al
collegamento internet mobile prestazioni confrontabili
a quelle della banda ultralarga. Un’ ”isola indispensabile”,
dunque, la Sicilia, nelle strategie del colosso italo-cinese.
Una sfida, per un’azienda che del resto all’insegna della
sfida è nata: fondata come “Andala” nel 1999 concorre
l’anno dopo all’asta del governo e vince, per un prezzo di
ben 3,25 miliardi di euro, una delle 5 licenze Umts. Ai soci
fondatori, subentra il forte gruppo di
Hong Kong Hutchison Whampoa (l’attuale CK Hutchison) – individuato da
Novari, allora direttore generale di 3
– che finanziano la crescita e nel 2003
lanciano, finalmente, i servizi raggiungendo in pochi mesi 330 mila clienti.
Punti di forza, la qualità del servizio e
il concetto del “value for money”, cioè il
massimo dell’efficienza qualitativa nel
minimo possibile del costo.
Alla fine del 2004 – con 2,8 milioni di clienti – 3 Italia lancia una delle sue numerose innovazioni assolute
per il mercato, cioè la prima Tv mobile Umts, in pratica
l’internet video mobile, oggi divenuto un “must” nell’uso quotidiano degli smartphone da parte di milioni di
3 Italia, l’operatore
telefonico controllato
dal colosso cinese CK
Hutchison, ha sempre
scommesso sulla Sicilia
76
sul Sud
Padre genovese, madre napoletana, Vincenzo Novari, amministratore delegato di 3, ha “scoperto” i cinesi di CK Hutchison
nel 2000 e li ha convinti a investire nel neonato gruppo italiano.
L’arrivo del socio di Hong Kong ha reso possibile il sogno di
3, quello di un internet mobile accessibile a tutti ed efficiente,
sempre molto innovativo, che si è fatto spazio in un mercato
già pervaso dalla presenza di tre fortissimi operatori dominanti. Innovazione, dunque, e simpatia, con un pubblico di età
inferiore alla media e gusti culturali “affluenti”. E dalla Sicilia
un call-center impiega quasi 300 dipendenti per fornire servizi
di qualità ai clienti.
Il sogno di 3, efficienza accessibile
clienti. E porta gli italiani nel nuovo mondo del mobile
Internet grazie alla prima formula “all-inclusive” del mercato. Nel 2007, con 8,1 milioni di clienti a fine anno, 3
Italia e Skype lanciano 3 Skypephone (il primo cellulare
Voip per il mass-market) e l’emittente televisiva di casa,
La3 (emittente tv oggiin onda sul canale 163 di SKY,
su Internet all’url www.la3tv.it, su smartphone e tablet),
inaugura i suoi nuovi studi. Tra il 2007 e il 2009, 3 Italia
lancia il primo pacchetto di servizi Internet per cellulari
3G. Nel 2011 introduce una gamma di prodotti Wi-Fi di
nuova generazione assieme a offerte competitive per tablet
e smartphone, rendendo il mobile Internet accessibile al
mercato di massa. Dal 2011 in poi, avvia un forte piano di
potenziamento della propria rete, a fine 2012 lancia i servizi 4G-LTE e a inizio 2015 avvia i servizi LTE-Advanced.
A tutt’oggi, “3” ha investito circa 15 miliardi di euro in
innovazione, contribuendo allo sviluppo del Paese e alla
riduzione del digital divide, con una rete Internet veloce
accessibile al 97% della popolazione. Oggi, l’azienda offre
Internet veloce e TV in mobilità a più di 10 milioni di
clienti, grazie al lavoro di oltre 2.700 dipendenti diretti
(quasi 10000 calcolando l’indotto).
77
Ruben e Cristian Infantino al centro il papà Salvatore
Originalità e classe: l’abito
U
Cosa avete fatto per i Carabinieri?
no stile “british” all’insegna della misura e della
discrezione: sobrio, discreto, rigoroso, natural“Siamo stati gli ideatori, realizzatori e fornitori delle primismente classico e – se si vuole – con un tocco di
sime divise da donna. Abbiamo vestito anche le prime attrici
originalità. è quello proposto da Infantino abiti
della fiction “Carabinieri”, come Manuela Arcuri e Alessia Marsu misura di Misilmeri, un’azienda storica del panorama sarcuzzi. E siamo stati anche gli ideatori della divisa premaman. Il
toriale siciliano, fondata intorno alla metà degli anni Sessanta
tutto commissionato dal Comando Generale di Roma”.
da Salvatore Infantino, che dall’1 gennaio
Quindi è stato un passaggio fondamenscorso ha dato in mano ai figli Ruben e
“Abbiamo vestito anche le prime tale per la vostra crescita?
Cristian le redini dell’impresa. “Ma lui è
“Sicuramente, come detto ci ha permesso
attrici della fiction Carabinieri, di ampliare i nostri orizzonti e di aprire
sempre al nostro fianco, pronto a darci
quel supporto importante e necessario”,
nella nuova e più comoda sede, quella atcome Manuela Arcuri
assicurano i due fratelli Infantino. Nata
tuale nella zona industriale di Misilmeri.
e Alessia Marcuzzi.
come una tradizionale sartoria siciliana di
Qui ci è stato possibile allargare ulteriorpaese, l’azienda nei primi anni Settanta
mente la nostra produzione cercando di
E
siamo
stati
anche
gli
ideatori
diventa un vero e proprio pantalonificio:
combinare l’innovazione con la tradiziocon una trentina di operai impegnati, si
ne, la tecnologia con l’artigianalità. Nel
della divisa premaman”
confezionano pantaloni in serie, che venDuemila abbiamo quindi abbandonato
gono distribuiti anche fuori dalla Sicilia. Ai primi del Novanla strada dell’appalto pubblico per concentrarci su quello
ta, invece, si torna all’abito su misura. “E sono anni importanti
che siamo adesso”.
– raccontano Cristian e Ruben – perché si apre l’esperienza
Come è nata in voi figli la passione per la sartoria?
con l’Arma dei carabinieri. Una parentesi decisiva perché ci
“Papà ci ha sempre coinvolto nel lavoro. Anche da piccoli
ha permesso di crescere e di aprire l’attuale sede”.
cercavamo di coniugare durante le vacanze estive l’appren-
78
è questione di stile
Sono due giovani a guidare con entusiasmo e competenza la Infantino abiti su misura. Si tratta dei due “eredi”
Ruben e Cristian Infantino. Il primo ha 34 anni e si divide
fra l’azienda di famiglia e gli studi di Economia Aziendale.
Cristian invece ha 31 anni ed è laureato in comunicazione
internazionale. Due corsi di studi con uno scopo ben preciso: acquisire anche a livello accademico quelle conoscenze
che permetteranno a breve il grande salto nei mercati
internazionali. L’azienda misilmerese è già stata in Canada
per avviare i primi contatti oltre oceano.
Infantino abiti
su misura di Misilmeri,
dimento del lavoro con lo svago. Stare lì a guardare come si
riusciva a trasformare un rotolo di stoffa in un abito, che non
è solo qualcosa con cui coprirsi ma qualcosa con cui vestirsi,
era molto affascinante”.
Cosa vi ha permesso di emergere sulla concorrenza?
“Sei anni fa l’invasione della merce estera ci ha messo con le
spalle al muro. Facevamo un prodotto italiano medio con prezzi
abbordabili e per emergere abbiamo puntato sulla qualità della
manifattura e dei tessuti.
Trattiamo solo il meglio, il top dei tessuti, e stiamo attenti a
ogni fase della creazione dell’abito, fin da quando incontriamo
il cliente per la prima volta e insieme a lui cerchiamo di arrivare
al suo abito dei desideri”.
Quale la vostra forza?
“Siamo giovani e sappiamo guardare a quello che la moda
propone o impone. Il tutto mantenendo sempre il criterio
dell’artigianalità. Stiamo comunque notando un ritorno sempre più importante alla sartoria da parte del cliente”.
Quanta parte ha l’innovazione?
“E’ una parte importante che permette di accelerare il lavoro
in alcune fasi. Ma i passaggi più importanti vengono fatti rigorosamente a mano. E il cliente esigente se ne accorge subito”.
79
da sinistra a destra Michelangelo Sansone, Davide Merlino, Giuseppe Sansone
Escargot ? No lumaca
U
na semplice idea sfruttando una delle tradizioni
della cucina siciliana: la lumaca. Nasce così l’avventura di tre imprenditori. A parlare dell’azienda
è Davide Merlino, uno dei suoi fondatori.
Parliamo della nascita de La Lumaca Madonita.
«Le prime idee le abbiamo avute nel 2006, quando il mio socio
Michelangelo Sansone pensò all’elicicoltura,
l’allevamento di lumache, come alternativa
all’agricoltura. Abbiamo cominciato a conoscere il metodo tradizionale, che non ci
ispirava molta fiducia. Alcuni passaggi non
sono ottimali. Allora abbiamo fatto un confronto tra il metodo italiano e quello usato
nel resto del mondo, in Spagna, Francia e
Grecia, e abbiamo preso spunto dai tratti
che ritenevamo più interessanti. Abbiamo
creato il nostro metodo di allevamento. Il
primo anno è stato un disastro, abbiamo sbagliato tutto. Il secondo
anno abbiamo perfezionato un po’ le cose, nel 2009 siamo arrivati
al metodo madonita, aprendo finalmente l’attività».
In cosa consiste questo metodo?
«È un mix dell’elicicoltura all’italiana, quella spagnola, francese
e greca. Fuori dall’Italia ci sono allevamenti intensivi, le lumache
vengono allevate dentro strutture chiuse come gabbie, cibandosi di mangime. Il vecchio sistema italiano, al contrario, prevede
l’allevamento di lumache in campagna, all’aperto, usando esclusivamente ortaggi. Entrambi i metodi presentano dei problemi:
il primo, essendo intensivo, crea un prodotto con minore qualità.
Il metodo italiano, facendo mangiare all’animale soltanto ortaggi, impiega tre anni per
far arrivare la lumaca alle dimensioni con cui
viene messa in commercio. E in questi tre
anni, l’animale ha un elevato tasso di mortalità, perché stando in campagna può essere
vittima di attacchi dei predatori. Il metodo
de La Lumaca Madonita è un mix: alleviamo
a campo aperto, nel terreno, facendo mangiare all’animale un 70/80% di ortaggi che
vengono integrati con un 20/30% di mangime. In questo modo, il nostro prodotto è pronto in 8 mesi, mantenendo la qualità che ha una lumaca cresciuta in campagna».
E in Italia siete gli unici ad usare questo metodo.
«Sì, siamo i creatori del metodo madonita. Da 4-5 anni, tra
l’altro, la nostra azienda si occupa anche della consulenza per i
“Siamo gli unici produttori
di caviale. Ma c’è anche la
linea cosmetica a base di
bava che è molto efficace
nella lotta all’acne”
80
delle Madonie
La Lumaca Madonita nasce
nel 2009 dall’idea di Davide Merlino, Michelangelo
e Giuseppe Sansone, che
volevano approfondire la
conoscenza dell’elicicoltura – l’allevamento di lumache – come alternativa
all’agricoltura. Nel 2006, i
tre fondatori hanno cercato di capire come il resto
del mondo allevasse le
lumache, e hanno fatto un
viaggio in Francia, Spagna
e Grecia. Mettendo a confronto tre metodi differenti,
hanno brevettato il metodo
madonita, adesso uno dei
più apprezzati e innovativi
in tutta Italia.
Davide Merlino
In poco tempo è
diventata leader
del settore
nuovi allevamenti. La nostra sede commerciale (l’azienda nasce
a Campofelice di Roccella, in via Cesare Civello, 66/A, ndr.) si
è allargata, diventando un po’ un centro di smistamento anche
per altri allevatori, che vengono dalla Sicilia, ma anche dall’Albania, o dalla Serbia. Produciamo 120 tonnellate di prodotto
annualmente, 20 nei nostri allevamenti, 100 dal resto del mondo. Acquistiamo dagli altri allevatori e poi rivendiamo, anche
all’estero. In poco tempo, siamo diventati leader del settore. La
maggior parte delle altre aziende collabora con noi, o usa dei
metodi più vecchi».
I riconoscimenti non saranno tardati ad arrivare...
«No. Oltre a essere stati pubblicizzati nella quarta edizione di
Masterchef Italia, nel 2013 abbiamo vinto il premio Ideando
della Coldiretti, a Roma. Abbiamo anche creato prodotti alternativi: in Italia siamo gli unici produttori di caviale di lumaca,
che venne appunto presentato a Masterchef. Nel mondo, in totale, è prodotto in altri 4 paesi (Francia, Cile, Polonia e Spagna,
ndr.). E poi c’è tutta una linea cosmetica a base di bava di lumaca,
che è molto efficace nella lotta all’acne. La bava di lumaca è un
antibatterico naturale, che l’animale usa per proteggersi. Il suo
effetto cicatrizzante è ottimo per combattere le macchie della
pelle o le rughe».
81
Giacomo Ventimiglia
La cassatella sbarca
U
n’azienda storica nelle mani di un ragazzo coraggioso. Questo il destino de Le Capannelle,
bar, pizzeria, gelateria, pasticceria di Castellammare del Golfo, nato 35 anni per volontà
della famiglia Ferrantelli, proprietaria dell’immobile dove
sorge la struttura.
Nel tempo le vicende del bar sono state
molte, anche rocambolesche: diversi cambi di gestione, qualche problema e infine
l’amministrazione giudiziaria.
Fino all’arrivo di Giacomo Ventimiglia,
classe 1982, che prende in mano le redini
del bar con una buona dose di tenacia e
tante idee in testa.
Una scelta mica facile...
“Nel 2013, mi sono impegnato a tenere
il bar aperto per altri due anni e mezzo,
continuando il lavoro iniziato tanti anni fa dai miei predecessori e senza far perdere il posto ai dipendenti che già
c’erano.
C’è stato anche un grande impegno da parte dell’amministrazione giudiziaria che mi ha supportato. Questa azienda
merita nuova luce, un nuovo percorso. Nel 2000 questo
posto era il punto di riferimento dei giovani di Castellammare, era il ritrovo di tanti ragazzi.
Poi le cose sono cambiate, hanno aperto nuovi locali. Insomma, tutto è cambiato, come avviene in qualunque posto”.
Lei è palermitano. Pensa di mantenere questo locale
anche in futuro?
“Se mi daranno la possibilità di farlo, più
avanti vorrei ristrutturarlo e cambiare un
po’ di cose, facendo innovazione.
Altrimenti non c’è concorrenza”.
Come è stato accolto da Castellammare del Golfo?
“All’inizio qualcuno pensava che in sei
mesi avrei chiuso battenti. Ma non parlo
certamente della gente comune.
Sono tutti molti cordiali, ci hanno allargato le braccia. In inverno i nostri clienti sono per lo
più proprio i castellammaresi, ci consentono loro di andare
avanti.
Mentre d’estate ci sono molti turisti o gente che viene apposta da Palermo”.
“Abbiamo creato molte
varianti: pistacchio, frutti
di bosco, setteveli, mele e
amaretti che è deliziosa.
L’ultima novità è quella al
carbone vegetale”
82
anche a Palermo
Giacomo Ventimiglia nasce a Palermo nel 1982.
Sin
dalla tenera età di 10 anni inizia a frequentare i
laboratori di pasticceria, dove nel corso dei suoi
anni matura professionalità e tecnica artistica
grazie anche alla collaborazione con maestri
pasticceri quali Pietro Pupillo, Giovanni Pace e
Salvatore Cappello, che lo seguono nella maturazione del suo percorso.
La sua tenacia e la sua
umiltà gli consentono di specializzarsi non solo
nel campo della pasticceria, ma anche nella gelateria, nel trattamento di lievitati e sopratutto
nella pasticceria mignon Salata.
Il simbolo della cittadina ormai è la cassatella...
“Sì, ovviamente le facciamo, ci sono palermitani che si mettono in macchina di proposito per venire a Castellammare
a prenderle.
C’è da dire però che i nostri servizi e i nostri prodotti sono
molti. Facciamo molte pizze da asporto, organizziamo aperitivi, nel fine settimana facciamo karaoke, quindi ci sono
molte famiglie che vengono a passare la serata da noi, mangiando e cantando. La cassatella ormai è tipica del posto e
a marzo di quest’anno abbiamo aperto un punto vendita a
Palermo specializzato in questi dolci.
Ma non è stata una scelta casuale: abbiamo fatto una ricerca di mercato e scoperto che è un prodotto che piace
molto. Abbiamo quindi deciso di darle una vetrina tutta
sua. Abbiamo creato molte varianti: pistacchio, frutti di
bosco, setteveli, mele e amaretti che è deliziosa. L’ultima
novità in ordine di tempo è quella al carbone vegetale. A
Castellammare però quella alla ricotta regna sovrana”.
Qual è il suo punto di forza?
“L’artigianalità. Ci puntiamo moltissimo, ad esempio coi
gelati bilanciati, i cornetti, adesso faremo i panettoni. Tutto
fatto da noi”.
83
Dacci le chiavi e noi
A
rredare la casa, “vestire” lo spazio esterno: questo
è anche Longho Design. A parlarne è l’architetto
e proprietario Michele Longo.
Quando si parla di Longo, si parla di un pezzo
di storia.
«Un pezzo di storia che adesso riparte proprio da uno spazio
storico. Palazzo Pintacuda (via Libertà,
42, ndr.), la sede di Longho Design, nel
primo dopoguerra fu sede della facoltà di
architettura. Oggi abbiamo deciso di adibire questi locali a punto di partenza per
Longho Design, recuperando fedelmente la loro versione originale e ospitando
all’interno delle nostre mura marchi nazionali e internazionali come B&B, Molteni, Vitra, Driade, Knoll, Dada, Mooi,
Minotti, pezzi di storia proiettati comunque verso il futuro. Esattamente come la nuova azienda. Mi
sono sempre occupato dell’arredamento, sono sempre stato
nel settore del mobile, ma adesso ho realizzato un’integrazione tra passato e presente. In questa struttura storica, saranno
venduti prodotti di alto design».
Sempre nel settore dell’arredamento?
«Non soltanto: mi occupo anche dei complementi d’arredo, dell’arredo per esterni (grazie ai giardini coperti interni,
ndr.) e addirittura del pre-arredamento. A questo progetto si
affianca un’azienda (la palermitana Innova, ndr.) che completa
l’offerta offrendo materiali per rivestimento, carte da parati,
arredo bagno, tessuti. Tutto per dare al
cliente le chiavi in mano per la propria
casa, in un’unica soluzione».
È un settore in evoluzione costante.
«Sì, ma Longo ha i suoi punti di forza.
Senza dubbio, la clientela trova da noi l’esperienza di chi è da oltre trent’anni in questo settore, ma anche la volontà di essere
sempre attuali e disponibili al mercato, con
un occhio attento alle nuove tendenze, partecipando a fiere nazionali e internazionali,
mixando il gusto tra moda e tutto ciò che di bello può esserci
sul mercato. Soddisfare i nostri clienti è l’unico elemento che
può dare un futuro più sicuro nel settore commerciale. Longho Design – con il sostegno dei miei figli Orazio, ingegnere,
e Donata, arredatrice – creerà un punto d’incontro all’interno
Design & Concept Store
mostra proprio la marcia in
più che vogliamo dare alla
nuova azienda.
Non solo arredamento,
ma anche cultura
84
arrediamo la tua casa
Longho Design Concept
Store (in via Libertà, 42)
nasce da una scelta chiara e netta fatta dall’architetto Michele Longo,
nel settore dell’arredamento da più di 30 anni.
Nel 2014, Longo ha deciso
di realizzare un polo del
design per la casa nel
cuore del centro storico
di Palermo, in via Libertà,
nei locali di quella che fu
la sede della facoltà di
Architettura, il palazzo
Pintacuda. L’idea iniziale
dell’azienda nacque dal
commendatore Erasmo
Longo, oltre 50 anni fa.
L’architetto Michele Longo
con i figli Donata ed Orazio
della struttura, con eventi culturali e promozioni (tre eventi
sono già inseriti in calendario tra la primavera e l’autunno del
2016, ndr.). La voglia di denominarlo Design & Concept Store
mostra proprio la marcia in più che vogliamo dare alla nuova
azienda. Non solo arredamento, ma anche cultura».
Perché ripartire da qui?
«C’ho messo un anno, un anno di lavoro. La struttura era
chiusa da oltre dieci anni. Ho voluto percorrere una strada
più complessa, cercando un luogo che avesse una forte identità, in cui poter contenere il meglio del design nazionale e
internazionale. Oggi sono soddisfatto della mia scelta, perché
oltre a trovarmi in una struttura eccezionale, sono al centro
dello shopping palermitano. Palazzo Pintacuda è una scatola
importante che ospita contenuti freschi e innovativi».
Avete inaugurato il nuovo negozio?
«Sì, il 10 dicembre. La città adesso potrà godere del palazzo al
massimo della bellezza. Il fascino di un posto come questo è che
permette di trasferire alle nuove generazioni quello che è il nostro
passato. In questo edificio, a prescindere da Longho Design, si possono apprezzare soffitti, stucchi e pavimenti decorati che oggi non
sarebbe più possibile realizzare. Abbiamo ripreso una struttura inutilizzata, lasciando però tutto com’era stato concepito in origine».
85
Vito Gambino, Amministratore e Socio della LT Trasporti
Traslochi e trasporti,
D
alla siringa a una risonanza magnetica, da una semplice stampante a un intero bancomat. In un’epoca in cui
tutto viaggia veloce e in tutto il mondo, un’azienda
palermitana è riuscita a farsi spazio fra tanti colossi e a
diventare oggi un punto di riferimento per chi ha necessità di trasferire
la propria merce. E’ la Levantino Trasporti Srl, azienda specializzata nei
trasferimenti. “L’alta professionalità e serietà ha
consentito nel corso degli anni una crescita continua della qualità del servizio offerto e quindi
una notevole crescita all’interno di un mercato
sempre più difficile e sempre più esigente”, assicura Vito Gambino, Amministratore e socio
della Levantino Trasporti.
Qual è la gamma dei servizi offerti?
“Innanzitutto traslochi industriali di grandi impianti come risonanze magnetiche, acceleratori,
Tac, magneti, bancomat con introduzione e posizionamento. Siamo specializzati anche nel trasporto di apparecchiature informatiche con istallazione in loco. Abbiamo poi sviluppato anche
un servizio specifico per il trasloco di interi uffici ed attività produttive.
In modo tempestivo, sicuro, ordinato, pratico. Infatti, spesso quando
ci si trasferisce si ha paura di dover rifare tutto daccapo una volta a
destinazione… Le attrezzature che utilizziamo, tra le quali l’importantissimo Lt-Box, ci consentono di trasferire documenti e beni in modo
protetto, facile e veloce, garantendo velocità e massima protezione a ciò
che movimentiamo. Con questo sistema tutto è facilmente identificato
e rintracciabile”.
Un trasporto può essere prezioso in quanto delicato. Quali le strategie e le precauzioni che si devono prendere
in questi casi?
“Espanderci nel mercato ha voluto anche dire
specializzarsi e formarsi. Lo abbiamo fatto anche
nel campo della movimentazione di apparecchiature ad alto valore tecnologico, soprattutto
nel settore ospedaliero e non solo. L’attività di
trasporto Hi-tech prevede dal semplice ritiro di
tali apparecchi presso i magazzini dei clienti o
dai nostri magazzini (nel caso in cui si tratta di
merce gestita dalla nostra logistica) alla consegna
al destinatario, con disimballo, posizionamento e altre attività accessorie
che possono essere richieste come la rimozione delle apparecchiature
obsolete con smaltimento ai sensi di legge ove richiesto, posizionamento con eventuale montaggio o assistenza al montaggio ed installazione.
Usiamo specifiche attrezzature meccanizzate e robotizzate”.
“Ci siamo specializzati
nella movimentazione
di apparecchiature ad
alto valore tecnologico,
soprattutto nel settore
ospedaliero e non solo”
86
La sede centrale della LT Trasporti
insomma Levantino
La Levantino Trasporti Srl è un’azienda specializzata nei trasporti hi-tech, logistica merce, realizzazione “grandi impianti”
e servizi di vario genere nell’ambito dell’automazione. Opera
su 4 sedi principali, distribuite in 4 punti strategici per garantire l’ottimo livello di azienda leader nel suo settore a livello
nazionale. La sede principale è a Palermo, in viale Regione
Siciliana 5161. L’altra sede per il Sud Italia è a Catanzaro, mentre quella per il Nord e a Pioltello, in provincia di Milano. Altra
sede operativa a Sestu, in provincia di Cagliari, mentre la sede
legale è a Milano.
Gli uffici
Quindi vi occupate anche di logistica?
“Certo, proponiamo un servizio dedicato alla logistica integrata di apparecchiature e materiale tecnologico e/o medicale. Anche in questo
caso ci avvaliamo di moderne e pratiche tecnologie. Inoltre, per essere
sempre più vicini alle esigenze del mercato che evolve verso internet e
gli acquisti online, siamo specializzati nella consegna delle tecnologie
che la gente acquista via internet, con istallazione del nuovo e ritiro con
smaltimento del vecchio elettrodomestico. Un’attività in crescita che ci
pone al momento leader nel sud Italia per questo servizio speciale. Infine
un ulteriore servizio è il nolo di bilici completi per la grande distribuzione
organizzata in Sicilia. Un’azienda che evolve come la tecnologia e che
rimane a passo con i tempi ed i cambiamenti, avendo fatto del cambiamento e del miglioramento, la motivazione principale per struttura e
risorse umane che ci consente di rimanere leader e di non soffrire di crisi”.
Quanto è stato importante, per superare i momenti difficili, il
fattore umano?
“Direi fondamentale. La nostra realtà è fatta di gente che ama ciò che fa
e che ritiene di essere al servizio di un business ma anche di un risultato,
non solo economico ma anche di progettualità di vita, Ci poniamo
l’obiettivo di assicurare ai nostri dipendenti, se vorranno, un posto di
lavoro ai propri figli: come già di fatto accade avendo assunto figli di
nostri collaboratori”.
87
Manfredi Barbera con Calice
Barbera, dal 1894
P
remiati Oleifici Barbera: un nome, una garanzia di olio
di qualità. A parlare dell’azienda, la più antica del settore in Italia (nata nel 1894 come Premiati Oleifici Siciliani), è l’Amministratore unico, Manfredi Barbera.
Qual’è, dopo tutti questi anni, il vostro punto di forza?
«Andiamo fieri dell’essere riusciti a coniugare l’aspetto molto
artigianale del prodotto con una fortissima propensione per l’alta tecnologia.
Come dico sempre, abbiamo il cuore degli artigiani e la mente degli industriali,
peculiarità che è difficilmente riscontrabile nel mercato. O si ha a che fare con
piccole aziende che raggiungono un’alta
qualità ma non riescono a competere con
le imprese più grosse, o si ha a che fare
con multinazionali che operano su grandissima scala, producendo però un olio di
minore qualità. Abbiamo poi un fortissimo retaggio storico.
Oggi siamo l’ultimo dei marchi storici dell’olio d’oliva italiano, se intendiamo con marchi storici le aziende nate nel 1800,
che sono ancora in mano alle famiglie fondatrici. L’altra caratteristica di cui ci vantiamo è l’organizzazione produttiva: alle
nostre spalle c’è questo grande consorzio, creato circa 15 anni
fa, e al suo interno abbiamo circa 10.000 piccoli produttori e
50 frantoi associati in tutta la Sicilia».
Quando parliamo di altissima tecnologia, cosa intendiamo?
«Prendiamo il nostro stabilimento di Custonaci, che è uno
stabilimento high tech. Per fare un esempio, tutti i frantoi
del mondo hanno un unico frangitore. A
Custonaci abbiamo quattro diversi tipi di
frangitore, che ci consentono di ottenere
dallo stesso tipo di oliva quattro tipi di olio
differente, a seconda della tecnologia che
viene utilizzata. Questo non soltanto ci ha
consentito di vincere premi internazionali
(medaglia d’oro per il Lorenzo N° 5 allo
Specialty Food Competition 2014 di New
York, il Sofi Awards 2014, primo premio al
Lorenzo N° 3 al BioFach Oliven Oil Competition di Norimberga, ndr.), ma anche di svolgere un’ottima
attività di ricerca, in supporto anche ad altri frantoi».
Cosa c’è nel futuro dell’azienda?
«Punteremo moltissimo su questo frantoio sperimentale di
Custonaci. Stiamo collaborando anche con l’università di
“Alle nostre spalle c’è
questo grande consorzio
con circa 10.000 piccoli
produttori e 50 frantoi
associati in tutta la Sicilia”
88
Lorenzo 1-3-5
olio di qualità
Premiati Oleifici Barbera è una delle aziende olearie più evolute del panorama mondiale, con una
sede storica a Palermo, in via Emerico Amari, e
uno stabilimento produttivo a Custonaci, che si
è aggiunto dodici anni fa, nel 2003. Per assicurare un olio di alta qualità, gli stabilimenti e la
produzione sono poi garantiti dai più importanti
sistemi di certificazione internazionale.
Palermo, puntando a prodotti innovativi, perché vorremmo
rivoluzionare il concetto stesso di extravergine d’oliva. Riteniamo che la Sicilia possa diventare leader mondiale nel campo
di prodotti come l’olio extravergine di oliva d’alta qualità».
Ma in fondo, leader mondiali un po’ non lo siamo?
«In questo caso ci vengono incontro i numeri: questa azienda fattura 20 milioni di euro all’anno. Produciamo qualità mantenendo
grandi numeri. E il 65% di questi 20 milioni proviene dai mercati esteri: da tutto il Nord America (Stati Uniti e Canada, ndr.),
Brasile, Messico, Europa, Egitto, Turchia, Emirati Arabi, Qatar,
Russia, Repubbliche Baltiche, Cina, Giappone, Hong Kong, Taiwan e Corea del Sud. I nostri prodotti si trovano sia nella grande
distribuzione sia nei negozi gourmet sia nei ristoranti».
Tutto questo grazie a una «marcia in più».
«Una marcia in più che sono tre. Tre valori: quello storico, il
valore del riuscire a coniugare l’alta tecnologia con l’artigianalità,
e il valore della filiera corta. Piuttosto che confrontarci con chi
fa sempre le stesse cose – un prodotto di qualità ma chiuso a una
nicchia – o con il mercato di massa – che fa leva su un prezzo che
si abbassa di 2 o 3 centesimi – , noi mettiamo sul mercato l’unicità
di questa azienda. Siamo riusciti a mettere produttori, frantoiani
e confezionatori sul mercato con una filiera cortissima».
89
Noi sappiamo che pesci
C
oalma significa lavorazione del tonno e
del pesce. Una tradizione che si rinnova
all’insegna della qualità.
Dottor Vitale, la Coalma ha vissuto e
sta continuando a vivere un momento di profonda
ristrutturazione.
Da cosa siete partiti?
“Si tratta di un’azienda storica nel
mercato dell’ittico che è stata rifondata nel suo insieme a partire
dai cicli produttivi fino alle lavo razioni.
L’azienda è cambiata principalmente
nel management e abbiamo puntato a
farla diventare una società 2.0.
Però, tengo a sottolineare quanto per
me e per la Coalma sia importante
l’apporto dei componenti della famiglia Macaluso.
Grazie a Claudia Pellitteri, Vincenzo Bonura e le loro
famiglie non viene perso il fattore della tradizione. Siamo riusciti a mantenere parte del personale e abbiamo
delocalizzato, perché la maggior parte del pesce viene
pescato fuori dal Mediterraneo in Atlantico e in Pacifico.
Per questa ragione abbiamo anche aperto uno stabilimento Coalma in Portogallo”.
Come mai questa scelta di investire con una fabbrica anche all’estero?
“Perché puntiamo sulla qualità del
prodotto. Non vogliamo che il pescato venga surgelato, trasportato e
poi lavorato a Palermo.
Vog liamo che il prodotto pesca to venga lavorato direttamente sul
posto prima di arrivare a Palermo
ed è proprio questo aspetto che ci
permette uno stabilimento in Portogallo”.
Mentre a Palermo si lavora il pesce
del Mediterraneo.
“Proprio così, nello storico stabilimento di Sant’Erasmo
lavoriamo le specialità ittiche del nostro mare: tonno
rosso, spada, alici e sgombro che sono quei tipi di pesci
che troviamo nel Mediterraneo”.
“Non vogliamo che il
pescato venga surgelato,
trasportato e poi lavorato a
Palermo. Per questa ragione
abbiamo anche aperto uno
stabilimento in Portogallo”.
90
prendere
Un’azienda storica nel mercato ittico di Palermo che si rinnova. La
Coalma negli ultimi anni sta vivendo un importante periodo di ristrutturazione a livello manageriale. Un processo, però, che non ha mai
perso di vista il valore della tradizione familiare che ancora oggi resta il
tratto distintivo che produce tonno, ma non solo. L’azienda si è rifondata
con l’entrata di un nuovo socio, Salvo Vitale, che viene da una lunga
esperienza nel mondo della distribuzione nei supermercati in Sicilia.
Insieme a lui restano i membri della famiglia Macaluso, Claudia Pellitteri
e Vincenzo Bonura, impegnati in prima linea nella rinascita della società
che oggi si chiama Macaluso Spa. Un nome scelto non a caso, ma che
vuole sottolineare in maniera decisa il valore della tradizione.
Nello storico stabilimento di Sant’Erasmo la
Coalma lavora le specialità ittiche del nostro mare:
tonno rosso, spada, alici e sgombro che sono quei
tipi di pesci che troviamo nel Mediterraneo
Ci sono diversi tipi di tonno. Come li avete suddivisi?
“Abbiamo creato diverse linee per essere riconoscibili e
ben posizionati nella distribuzione. C’è il “Due pavoni”,
linea storica del tonno di qualità, il “Coalma autentico”
che rappresenta la storia della lavorazione in acqua e
sale con i vecchi metodi.
E poi c’è la linea “Sant’Erasmo”, un omaggio a dove è
nata la ditta in cui c’è tutto il pescato del Mediterraneo.
Queste sono le peculiarità della Coalma che ci differenziano dalla concorrenza”.
Non solo tonno, però. Quali sono gli altri prodotti
di punta della Coalma?
“Noi lavoriamo filetti di acciughe con la collaborazione
di un’azienda di Aspra.
E poi un altro nostro punto di forza sono le alici”.
Quali sono i progetti del futuro?
“In questo momento siamo concentrati sullo stabilimento di Palermo.
Entro un biennio sarà del tutto ristrutturato e ci sarà
un museo del tonno con tutti i macchinari storici.
In quello nuovo, invece, ci saranno solo tecnologie
avanzate”.
91
Amministratore Unico geom. Guido Messina
Lavoro in sicurezza:
L
avoro e sicurezza, vivere civile (scuole e ospedali
in testa) e prevenzione dei rischi, fino al complesso mondo delle misure antincendio, della formazione e delle certificazioni di qualità aziendale:
un investimento fondamentale e preteso da norme analitiche e inflessibili. Un impegno che è di importanza capitale,
“quanto purtroppo - complice la crisi, i
ritardi nei pagamenti delle pubbliche
amministrazioni - esposto spesso al rischio depotenziamento”. Però continua
a crederci, nell’universo prevenzione nel
quale è impegnato dall’inizio degli anni
Duemila, Guido Messina, responsabile
unico della MGMD srl di Palermo. Voce
titolata a parlare degli scricchiolii di un
sistema che registra le sofferenze soprattutto delle piccole realtà di consulenza:
La MGMD Srl annovera tra i propri clienti: Comuni, Provincie, Palazzo di Giustizia, Case circondariali, Aeronautica
Militare 37 ° Trapani - Pantelleria, Città Metropolitana,
Policlinico Paolo Giaccone, Asp Palermo, Asp Trapani, Istituti scolastici e professionali, l’ EBRTS - Ente Bilaterale
Regionale Turismo Siciliano e tutte le strutture associate.
La sicurezza, sul lavoro e non solo, ai tempi della crisi.
Si rischia un pericoloso abbassamento della guardia?
“La legge parla chiaro, è articolata e impone, tanto alle aziende quanto alle pubbliche amministrazioni, obblighi precisi.
In Sicilia, per la penuria di grandi aziende private, proprio
il pubblico riveste un ruolo decisivo. E i
continui e spesso estemporanei tagli di
spesa si riverberano ovviamente anche sugli aspetti legati alla sicurezza. Va ancora
peggio nel settore privato, normale che
un’impresa in difficoltà risparmi dove può
se il rischio è quello di sparire dal mercato.
Noi andiamo avanti grazie alla diversificazione delle attività, riuscendo a compensare le voci di entrata e di perdita, nei limiti
del possibile”.
Ci spieghi meglio.
“Investire su tutti, dico tutti, gli aspetti legati alla sicurezza,
è stato impegnativo. Ma ci permette di restare in salute. Ci
occupiamo di sicurezza sui posti di lavoro e antincendio, non
a 360 ma a... 400 gradi.
“Che la sicurezza sia un
investimento produttivo,
noi crediamo di averlo
capito. Dovrebbe essere
un’idea condivisa”
92
arch. Rosalia Di Vittorio, sig.ra Patrizia Costanzo, d.ssa Maria Francesca Prestianni, sig. Vincenzo Mazzola
il nostro mestiere
La Mgmd Srl dal 2000 si occupa di sicurezza sul lavoro ampliando negli anni le attività ad essa connesse. Oggi è un punto di riferimento nel
settore con le seguenti divisioni: Antincendio, Formazione, Sicurezza
sul lavoro, Consulenza e Progettazione, Impianti tecnologici, Forniture. Guido Messina è l’amministratore unico, Maria Francesca Prestianni responsabile formazione, Dario Messina responsabile divisione
antincendio e sicurezza sul lavoro, Rosalia Di Vittorio responsabile
impianti e progettazione, Melania Messina di consulenza e forniture,
Giuseppe D’Accardi amministrazione. Ha sede in via Libertà 171 a
Palermo. Tel. 091349929; fax 0916265934. Sul web: [email protected],
www.mgmd.it, www.formazioneeprotezione.it, www.elearningitalia.it
Rag. Giuseppe D’accardi, Sig Ivan Pitarresi
Dalla formazione degli addetti alla sicurezza alle pratiche di
prevenzione degli incendi (installazione e collaudo, forniture,
manutenzione, riparazioni), fino alla certificazione e al rilascio di attestati, con corsi in sede e due piattaforme on line,
redazione di documenti di valutazione dei rischi (DVR) ed
assunzione dell’ incarico di Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione”.
Un altro aspetto critico, per un settore legato molto
alle pubbliche amministrazioni, sono i ritardi nei pagamenti...
“Il problema è sotto gli occhi di tutti. Se vinci una gara e
non hai più il pozzo di San Patrizio in termini di liquidità in
attesa di pagamenti che nella migliore delle ipotesi arrivano
in 8-12 mesi, devi andare in banca, con tutte le conseguenze
nefaste del caso.
Ma mi concentro su un altro aspetto, poco valutato: spesso
si è costretti a rinunziare ad appalti già vinti per le basi d’asta
che non coprono neppure i costi.
Recentemente è stata pubblicata una gara per la manutenzione dei presidi antincendio di cui, il solo costo delle
forniture, senza considerare gli interventi, è maggiore della
base di gara”.
93
Angelo Morettino, Fondatore di Caffe’ Morettino
Il coraggio di fare il
A
ntichi primati, italiani e anche di Palermo, da
difendere con ecosostenibilità totale, scelte “bio”
capaci di esaltare gusto e qualità, e design ergonomici ultramoderni quanto semplici nella loro
integrale riciclabilità. Un po’ “nomen omen”, un nome che
parla già di caffè.
è la quarta generazione all’opera nello
storico stabilimento di San Lorenzo Colli, quella dei Morettino. A parlare delle
nuove sfide di un prodotto, il caffè appunto, “troppo spesso e colpevolmente
trattato con sufficienza nel nostro Paese,
particolosamente convinto del proprio intoccabile primato”, è Andrea Morettino,
trentaduenne export manager dell’azienda palermitana.
Ce lo dicono le inchieste giornalistiche
e il nostro palato. Non è tutto oro, anzi “vero” caffè, quello
che luccica in tazzina. Che fare?
“Scelte coraggiose, le uniche in grado di salvare i valori della
tradizione e il loro corollario: la lentezza, dalla scelta dei chicchi crudi e tostati, alla produzione, fino al consumo. Primo:
standard assoluti di qualità in termini di selezione e stagionatura. Cioè, i caffè più pregiati al mondo. Poi, la lavorazione
artigianale lenta.
Ancora, l’ecosostenobilità ‘matura’ della stagionatura. A
questo scopo, e fra i primi in Italia a impiantare la macchina
adatta, noi abbiamo adottato il sistema ad aria calda pulita.
Sostenibili fino alla fine: anche dopo la
tostatura usiamo il sistema di raffreddamento ad aria pulita”.
Sembra di sentir parlare un enologo...
“Le due cose, le due eccellenze, hanno infiniti punti di contatto. Mio nonno Angelo
non si stancava di ripetere che ‘occorre il
giusto tempo... Continuiamo a pensarlo,
restando un punto di riferimento in Sicilia
e coltivando una graduale e costante strategia di internazionalizzazione.
Non è facile, bisogna confrontarsi sui mercati con umiltà,
poiché i gusti cambiano radicalmente da popolo a popolo.
Azzeccare la miscela e dare il vero piacere del caffè è un impegno che non ammette superficialità, se non si vogliono subire
dure lezioni, anche con il passaporto italiano in tasca.
Mio nonno Angelo non si
stancava di ripetere che
occorre il giusto tempo...
Continuiamo a pensarlo”
94
la tostatura artigianale lenta ad aria calda pulita
caffè giusto
Il “viaggio” imprenditoriale di Caffè Morettino inizia nell’immediato dopoguerra. È il 1950, quando
nella sua bottega di spezie coloniali di Palermo,
Angelo Morettino inizia a coltivare la passione per
il caffè, scegliendo di firmare le miscele che cura.
La produzione su vasta scala si assesta negli anni
‘70 e nel decennio
successivo entrano nella gestione i
tre figli Arturo, Alberto ed Alessandro nei tre settori
strategici del marketing, della produzione e dell’amministrazione. Oggi
l’azienda dà lavoro
a oltre settanta
persone.
Morettino Coffee Experience
Standard assoluti di qualità
in termini di selezione e
stagionatura: questo è Morettino.
Il caffè ha un enorme valore simbolico ovunque, seppure declinato in diversi modi, e noi dobbiamo ricordare che ai siciliani in particolare, gli arabi hanno svelato la ‘bevanda segreta’.
Invenzione mistica, l’infuso di caffè, non per nulla chiamata
‘vino di Maometto’”.
Spesso le scelte dei bar vanno però in controtendenza. La
crisi morde e si sceglie il risparmio...
“Che sia una strategia che non paga nel medio e lungo termine,
lo stanno comprendendo anche i dettaglianti. Stanno tornando in molti, alla certezza dell’assistenza, della formazione,
delle miscele e delle macchine di qualità.
Abbiamo istituito la ‘School of Coffee’, centro di formazione
permanente per addetti ai lavori e semplici cultori. Nello stabilimento di San Lorenzo c’è l’unico museo storico siciliano,
con oltre cento pezzi.
A Expo 2015 abbiamo lanciato con successo la miscela ‘bio’
Espresso Mediterraneo Organic. Così come è pronta la nuova
cialda quadrata con involucro in carta ‘Espresso al quadrato’ già candidata al ‘Compasso d’oro’, prestigioso premio di
design, con l’addio alle capsule. Prima volta per un’azienda
siciliana e prima volta per un caffè. Basta plastica, di eterno
c’è solo il caffè”.
95
Antonio e Giosuè Gatto
Suv o familiare, da noi
N
uova Sicilauto è, dal 1990, sinonimo di passione
per le macchine. Auto per tutti, dall’inossidabile
Panda alla sofisticata Giulietta, dalla modaiola
500 e 500X, alla sportivissima Jeep. “Inizia tutto
a Carini – racconta Ivan Bellanca, responsabile marketing di
Nuova Sicilauto - quando Francesco Gatto, papà di Antonio e
Giosuè, gli attuali titolari, apre la concessionaria a Carini ed a Palermo”. Col tempo si
consolida la presenza a Palermo, col punto
vendita di Viale Lazio che oggi fornisce
anche l’assistenza post-vendita e da poco
meno di un’anno, con l’impianto del Baglio
Villa, nell’area del Centro Commerciale
Forum. Ma non possiamo giurare che sia
finita qui.
Dottor Bellanca, qual è lo stato di salute del mondo delle auto?
“A livello mondiale, a causa della recessione, ha subito un forte
shock nel 2008, in Sicilia nel 2010. Il settore è stato molto
colpito. In quel periodo Fiat ha tagliato alcune concessionarie:
nell’Isola erano 24 fino al 2010, adesso sono 6 o 7. La scelta
– in parte non voluta – è stata fatta per razionalizzare la rete”.
Cosa fa in quella circostanza difficile l’azienda per cui
lavora?
“Resiste e inverte la tendenza. Apre altre sedi e vende altri marchi: Lancia nel 2012, Alfa Romeo nel 2013, Jeep nel 2014. E’
stato un crescendo. Ora a Palermo ci siamo solo noi e Motor Village e questo ci dà molta visibilità, anche lontano da Palermo”.
Quali le strategie attuali?
“Il gruppo ha scelto delle campagne piuttosto aggressive. La nuova tendenza è la
comunicazione multicanale, un punto su
cui stiamo forzando molto. Il tempo della
pubblicità di massa è finito, deve essere
più mirata. Cerchiamo i clienti direttamente e diamo importanza alla loro gestione anche dopo l’acquisto, ad esempio
con l’estensione dei pacchetti di garanzia,
spesso in promozione, perché crediamo
nella fidelizzazione del cliente”.
Cosa si vende di più?
“Il cavallo di battaglia è sempre la Panda, vero e proprio must di
Fiat. Anche la Jeep va bene. Il modello Renegade ha un grandissimo successo, soprattutto nel sesso femminile: il 40 per cento
“Ciò che si nota è un vero e
proprio gusto per l’acquisto,
cosa che fino a 2-3 anni fa
non c’era”
96
l’auto è quella giusta
Ivan Bellanca, 44 anni, nato e cresciuto a Palermo (padre siciliano e madre francese)
fino ai primi anni di studi in Architettura, terminati a Milano e con una borsa di studio
al Centro Stile Fiat a Torino. E’ proprio in Fiat che inizia nel 2000 una carriera che
dall’esperienza tecnica transiterà man mano nell’ambito commerciale, fino alla
direzione marketing mercato Italia nel 2006/07. Presa la decisione di coniugare al
meglio lavoro e famiglia, Ivan torna da Torino in qualità di Area Manager Fiat e con
un master in Management, che lo portano alla fine nel 2013 ad accettare la sfida di
entrare in Nuova Sicilauto, dove si occupa di marketing, CRM e formazione in una
delle realtà imprenditoriali siciliane più vivaci ed attive sul mercato. E’ sposato da 13
anni ed ha due figli, è appassionato di bici, di lunghi viaggi e di fotografia e pur avendo
stabilito da tempo la sua residenza a Cefalù, si sente da sempre un po’ cosmopolita.
L’assistenza meccanica
dei clienti è costituito da donne. Riscontri positivi anche per la
famiglia 500,grazie all’ultima arrivata 500X: adatte alle mamme portano i figli ovunque, così come al professionista. E poi
la Lancia Y, amata molto dalle donne perché unisce una certa
cura estetica nei dettagli, tipica delle berline più prestigiose”.
Tutti si lamentano ancora della crisi. Chi acquista
macchine?
“Dal dopoguerra in poi l’auto ha sempre rappresentato uno
status. Durante il periodo della motorizzazione di massa,
l’auto diventava un modo per distinguersi. Ora invece c’è un
mercato di sostituzione. Ciò che si nota è un vero e proprio
gusto per l’acquisto, cosa che fino a 2-3 anni fa non c’era”.
Cosa manca alla nostra terra per spiccare il volo verso
uno sviluppo che sia veramente tale?
“Se un punto molto debole vogliamo trovarlo, direi la formazione manageriale e imprenditoriale. Spesso le aziende siciliane lavorano ‘oggi per oggi’, senza prospettive a lungo termine.
Qualche tempo fa mi hanno fatto notare che in Sicilia non si
usa il futuro come tempo verbale. Ecco cosa siamo noi. Siamo
ospitali, ma non sappiamo creare sinergie, relazioni. Le aziende
dovrebbero consorziarsi, invece ognuno lavora per sé. Non c’è
proprio l’attitudine a lavorare insieme e non è una cosa positiva”.
97
Il gruppo di lavoro
Se hai una idea noi te
N
el tempo l’azienda ha subito alcune trasformazioni importanti a livello proprietario e manageriale, pur non cambiando mai la sua fisionomia
e soprattutto non perdendo mai la passione per
questo lavoro”. Così Cris Pezzino, Amministratore delegato
di Officine Grafiche, parla della grande tipografia diventata un
punto di riferimento nel panorama grafico
regionale della stampa piana.
Come nasce Officine Grafiche?
“Una buona parte della storia di questa
azienda si lega a quella della tipografia
della mia famiglia che nasce nel secondo
decennio del 1900 e che prosegue la sua
attività, tra una guerra e l’altra, attraverso
la conduzione di mio bisnonno, di mio
nonno e di mio padre dal quale ho imparato il mestiere e con il quale continuo a
collaborare ancora oggi. Poi nel 1997 ci fu una prima svolta”.
Quale?
“L’azienda della famiglia Pezzino si è fusa con quella della
famiglia Cosentino anch’essa azienda storica, dando vita alla
nascita di una Spa che si è sviluppata con ritmi significativi
sino a raggiungere negli anni 2004-2008 una posizione di
leadership assoluta punto di riferimento nel panorama grafico
regionale della stampa piana dando occupazione a più di 60
addetti. Nel 2012 parte una nuova realtà: una cooperativa di
lavoratori, formata da un buon numero di collaboratori che
già ricoprivano i ruoli operativi più significativi, sposando una
nuova filosofia imprenditoriale più adatta
alla realtà di un mercato sempre più povero di marginalità”.
Di cosa vi occupate? Quali sono le caratteristiche principali?
“La nostra è una tipografia a ciclo completo che vede integrati verticalmente i
processi di produzione, dalla prestampa
alla legatoria. Le fasi di lavorazione vengono gestite tutte all’interno garantendo
così un controllo costante della qualità”.
Quale è il vostro mercato?
“Il nostro mercato, prevalentemente regionale, abbraccia
principalmente i prodotti editoriali e commerciali. Stampiamo e rileghiamo giornali e riviste, libri e opuscoli, manifesti,
depliant e anche astucci e scatole attraverso 15 gruppi stampa
“Le fasi di lavorazione
vengono gestite tutte
all’interno garantendo
così un controllo costante
della qualità”
98
Uscita fogli macchina da stampa
le stampiamo
Officine Grafiche è una tipografia ha raggiunto negli anni una posizione di leadership
come punto di riferimento nel panorama
grafico regionale della stampa piana dando
occupazione a più di 60 addetti. Una buona
parte della storia di questa azienda si lega
a quella della
tipografia della famiglia Pezzino che nasce
nel secondo decennio del 1900.
Oggi stampa e
rilega giornali
e riviste, libri e
opuscoli, manifesti, depliant e
anche astucci e
scatole.
particolare antica macchina tipografica
“Le Officine Grafiche sono una
tipografia a ciclo completo. “
variamente frazionati nei formati dal 35x50 al 100x140. Anche alcune lavorazioni di nobilitazione vengono effettuata
in casa e mi riferisco alla plastifica, alla verniciatura uv, alla
stampa a hotfoil e alla fustellatura e piega incolla”.
Come è organizzata Officine Grafiche?
“L’organico è composto da 30 persone di cui 5 dipendenti e 25
soci lavoratori che hanno creduto nella possibilità di portare
avanti l’attività anche in un momento di crisi particolarmente
forte e che hanno costituito un gruppo di lavoro affiatato e
disponibile”. Perchè secondo lei, i clienti vi scelgono?
“Per lo standard qualitativo che riusciamo a garantire e per il
rispetto degli impegni di consegna che assumiamo. Di recente,
per diversificare la produzione e intercettare un mercato in
espansione come quello del packaging, abbiamo pianificato un
investimento che potenzi la capacità produttiva nel reparto
di fustellatura, accoppiatura e piega/incolla”.
Come vi proiettate verso il futuro?
“Nello stesso tempo il nostro mercato tradizionale di riferimento, cioè quello dell’editoria e della pubblicità, dovrebbe invertire il trend ribassista registrato negli ultimi 6 anni
per proiettarci con ottimismo verso il futuro”.
99
La Famiglia Corleone
E dove non è vino
I
l buon vino si fa nei vigneti prima ancora che nelle botti.
Parola di Vincenzo Pollara, Amministratore dell’azienda vitivinicola “Principe di Corleone” di Monreale.
La storia della vostra azienda affonda le radici nel
XIX secolo “Giuseppe Pollara, mio nonno, fondò l’azienda nel 1892 ma allora la produzione veniva interamente
venduta sfusa come vino da taglio nel
nord Italia e in Francia. La prima svolta
la diede mio padre, Leoluca, che avviò
una decisa razionalizzazione dell’impianto dei vigneti. Ma la vera “sterzata”
all’azienda è arrivata nel 1980, con me e
mia sorella Lea, che abbiamo deciso di
realizzare lo stabilimento per la vinificazione e l’imbottigliamento. Da allora,
però, non abbiamo mai smesso di ammodernare gli impianti”.
Su quali prodotti puntate?
“La nostra strategia è stata sempre improntata alla diversificazione del prodotto, per andare incontro alle esigenze e al gusto
di fasce di mercato quanto più ampie possibile, ma sempre con
la massima attenzione alla qualità. In questo senso offriamo
10 linee con oltre 40 etichette. Si va dalla “Fidelio”, più commerciale, con due vini bianchi e un rosso, alla “Giovani”, con
un bianco, un rosso e un rosso novello, creata appositamente
per incontrare il gusto dei nuovi consumatori, per passare ai
“Classici”, alla “Selezione di famiglia”, alla linea “Nkantu”, i
movitigni, gli spumanti e i vini da dessert”.
Per quanto riguarda i mercati quali
sono i vostri sbocchi?
“Il 70 per cento della nostra produzione
viene venduto in Italia: la metà resta in
Sicilia, il resto a macchia di leopardo va
in tutto la penisola, sopratutto nei grandi
capoluoghi. All’estero siamo presenti ormai da molti anni nel nord Europa e negli
Stati Uniti. Quest’anno c’è una novità:
abbiamo avviato la collaborazione con un
importatore giapponese, che lavora per la
grande distribuzione organizzata, interessato ai monovitigni
autoctoni come Nero d’Avola e Nerello mascalese, e a gennaio
dovremmo definire le prime spedizioni”.
Come riuscite a garantire la qualità con una tale gamma
di prodotti?
“Principe di Corleone
significa oggi oltre 40
etichette che incontrano
il gusto di tutti
i consumatori”
100
non è amore
L’azienda vitivinicola Principe di
Corleone-Pollara
di Vincenzo Pollara
& C. sas ha sede a
Monreale, in contrada Malvello. E’
stata fondata nel
1892 da Giuseppe
Pollara e oggi conta
su 100 ettari di vigneti, con uno stabilimento enologico
che quest’anno ha
prodotto 750 mila
litri di vino. Nell’azienda lavorano 15
persone.
Sito internet
www.principedicorleone.it.
PrincRosso
“Il nostro obiettivo finale resta la qualità ma la nostra idea
di fondo è che ci si debba adeguare ai gusti dei consumatori.
Siamo fortemente convinti che la qualità del vino nasca nel
vigneto prima ancora che nelle botti e, per questo motivo,
prestiamo molta attenzione alle tecniche di coltivazione e
irrigazione. Il principio applicato ai nostri vigneti è quello
dell’agricoltura sostenibile con l’uso prioritario di tecniche
organiche che garantisce ottima salute alle viti. I grappoli
vengono raccolti a mano dopo aver raggiunto la maturazione ideale. Le varietà vengono vendemmiate separatamente
e solo dopo una fermentazione ottimale si procede alla loro
unione per ottenere vini dal gusto fine, elegante e dalla
spiccata personalità”.
Nella tenuta c’è anche un’azienda agrituristica.
“L’agriturismo “Casa mia” viene utilizzato anche come
base per tour enogastronomici perché riteniamo che la
promozione dei nostri vini non possa prescindere dalla
promozione del territorio. La nostra azienda ha deciso
in tal senso di puntare anche sull’enoturismo attraverso
contatti con tour operator stranieri (americani, svizzeri,
australiani, inglesi) che organizzano pacchetti dedicati ai
“wine lovers”.
101
Piero Bruno
Fermiamo l’attimo
“
Diversificare l’offerta e trovare mercati anche al di fuori
dalla Sicilia”. È la ricetta per non soccombere alla crisi
dettata da Piero Bruno, titolare di PromoItalia srl, società specializzata nel settore della video produzione e
nella post produzione video e audio. PromoItalia opera dagli
anni Novanta e si rivolge a clienti nazionali e internazionali:
enti pubblici, associazioni, aziende private
e pubbliche.
Bruno, come sta la televisione in Italia?
“Male. È completamente stritolata da internet. E per accorgersene basta guardare
una fascia pubblicitaria di oggi e metterla
a confronto con una di dieci anni fa. Si
noterà che adesso almeno il 60% degli
inserzionisti sono siti internet”.
è una strategia per trascinare sul web
gli ultimi fedeli al telecomando?
“Sì, anche perché su internet la pubblicità costa molto meno,
ma prima o poi le televisioni dovranno reagire”.
Cosa si può fare per rilanciare il piccolo schermo?
“I palinsesti parlano chiaro, le tv pur di campare in qualche
modo, si sono nettamente ridimensionate, forse anche troppo.
Sono tanti i canali che offrono soltanto televendite e film in
bianco e nero. Se non si investe in nuove produzioni, difficilmente la gente tornerà a guardare la televisione. Tra l’altro ci
sono esempi positivi, di canali che hanno investito in produzioni di un certo livello, riuscendo a conseguire ottimi risultati”.
Quanto è complicato operare in Sicilia per una realtà
come la sua?
“È davvero un compito arduo. Prendiamo a esempio il calcio in tv. Puoi lavorare solo col Palermo o col Trapani e non
hai molti più sbocchi. Ma non è solo
questo, i clienti che si riescono a reperire al Nord per qualità e forza offrono
maggiori garanzie. A determinare l’80%
del nostro fatturato sono aziende che
operano da Roma in su”.
PromoItalia
addirittura ha anche travalicato i confini nazionali…
“Sì, perché come dicevo la tv italiana offre
molto meno rispetto al passato. Ed è per questo che stiamo
lavorando molto per le tv maltesi e rumene. Sono due Paesi
molto diversi, innanzitutto per dimensioni e numero di
abitanti. Procacciamo clienti italiani che vogliono investire
Non solo Italia, da Malta
alla Romania ma anche
Tunisia, l’azienda è riuscita
a conquistarsi fette
di mercato
102
di ogni emozione
Piero Bruno nasce a Palermo il 7 marzo 1969. Consegue il
diploma di perito industriale all’istituto tecnico industriale
Alessandro Volta di Palermo. Sin da giovanissimo ha lavorato per tv locali siciliane come agente pubblicitario,
poi nel 1989, a 20 anni, ha creato insieme a un altro socio
la Studio Italia Advertising, prima della nascita nel 1992
di PromoItalia srl, la sua attuale società. È coniugato e
ha due figli.
all’estero. Malta per esempio, interessa sia agli enti locali
interessati a promuovere il cibo siciliano, si alle aziende
private che intenzionate a esportare il loro prodotto. Ma
lavoriamo anche con grandi nomi nazionali che hanno
intravisto sbocchi al di fuori dell’Italia. Abbiamo anche
lavorato alla produzione e alla realizzazione di eventi in
Tunisia, prima che si verificassero gli attentati terroristici”.
Lei ha parlato di “diversificazione”. È per questo che
avete anche aperto all’e-commerce?
“Sì. Ma adesso vogliamo tornare a dieci anni fa, puntando alla
pubblicità istituzionale che offre più certezze. L’e-commerce
ha un limite: la possibilità di cercare nello stesso momento su
internet un prodotto simile, ma con qualità inferiore, offerto
a prezzo minore”.
Qual è invece il limite della Sicilia?
“Manca la coesione fra i siciliani, manca l’idea di bene comune. Se io vado a Bolzano e rovino una panchina, dopo due
minuti avrò 40 persone attorno che mi staranno redarguendo
per quello che ho fatto, in Sicilia ci gireremmo dall’altra parte.
È un peccato, la Sicilia potrebbe fare davvero grandissime cose,
ma ha gravi difetti anche a livello politico, ci sarebbe bisogno
di una sterzata”. 103
Comm. Giovanni Randazzo e Salvo Randazzo
Ogni vostro pacco
“
L’azienda negli anni non ha trascurato la propria modernizzazione, rappresentando la più grande multinazionale nel settore della logistica l’americana “UPS” di
cui ha fatto propria la cultura, modellando il concetto
dell’offerta di un sistema vincente”. Così parla di Ups Randazzo il general manager Salvo Randazzo.
Ci può presentare l’azienda?
“È doveroso iniziare dicendo che l’azienda
nasce nel 1996 grazie alla grande passione
di un uomo, il Commendatore Giovanni
Randazzo, che sin da giovane ha sempre
creduto in se stesso ed a quanto lui credeva – a ragion veduta – ovvero: che il suo
futuro sarebbe stato quello di oggi. Infatti
come spesso avviene nel Meridione chiama la sua azienda con il proprio cognome,
un impegno che mette in gioco se stesso.
Tutto inizia con le spedizioni via aerea, a quel tempo una sfida davvero ambiziosa che, grazie anche alla collaborazione
dell’allora staff Alitalia, inizia a valutare di scaricare la zavorra
(necessaria per il bilanciamento aereo) e a caricare merce destinata presso gli aeroporti nazionali. Racconta sempre le sue
prime spedizioni consolidate e la soddisfazione avuta per avere
raggiunto i 45 chili, peso che gli consentì di acquisire una tariffa più vantaggiosa dalla compagnia di bandiera e di registrare
migliori introiti. Da li l’azienda decide di applicare la propria
esperienza e capacità anche sulle spedizioni internazionali,
avvenimento che coincide con la necessità di un nobil uomo
- che amiamo tanto ricordare - il Signor
Macaluso, il quale affida alla Randazzo
Srl tonnellate di tonno pescato nel nostro
mare, destinato via aerea all’importantissimo mercato del Giappone. Quegli anni di
intenso lavoro garantirono una repentina
crescita consentendo la creazione e la nascita - con risorse proprie - del magazzino
che oggi in Carini, offre lavoro e opportunità destinando al territorio siciliano, e
non solo, una aggiornata gamma di servizi
e certificazioni: IATA, AEO, ENAC, eccetera. L’azienda negli
anni non ha trascurato la propria modernizzazione, rappresentando la più grande multinazionale nel settore della logistica
l’americana “UPS” di cui ha fatto propria la cultura, modellando il concetto dell’offerta di un sistema vincente”.
“Siamo sempre alla
ricerca di innovazione.
Abbiamo ancora molto da
dare a questa Isola, che ci
fregiamo di rappresentare”
104
A destra Salvo Randazzo e il ns standard di driver e brown car
è nelle mani sicure
Randazzo srl si occupa dell’offerta sul territorio
siciliano dei servizi Ups: il cliente può contare su
un unico interlocutore per la propria movimentazione delle merci, dal piccolo pacco espresso oppure
standard, al container marittimo, alle operazioni
doganali che grazie alla copertura globale garantisce una assistenza porta a porta. L’azienda nasce
nel 1996 grazie alla grande passione di un uomo, il
commendatore Giovanni Randazzo. Quali sono le vostre caratteristiche principali?
“La nostra azienda si occupa dell’offerta sul territorio siciliano
dei servizi UPS, il cliente infatti oggi può contare su un unico
interlocutore per la propria movimentazione delle merci, dal
piccolo pacco espresso oppure standard, al container marittimo, alle operazioni doganali che grazie alla copertura globale
possiamo assistere door to door”.
Quali sono i punti di forza?
“Uno dei punti di forza è sicuramente tutto il nostro staff
che motivato garantisce una costante assistenza alle molteplici tematiche di esportazione e importazione, il senso di
appartenenza all’azienda e la dedizione alla nostra mission.
Tutto questo secondo me rende leader la nostra società.
Oltre alla capillare presenza che quotidianamente tocca i
circa 260 paesi della Sicilia occidentale tramite la nostra
flotta brown”.
Quali sono i buoni motivi perchè, secondo lei, i clienti
vi scelgono?
La nostra proposta di servizi non si ferma alla contrattualistica.
Nel nostro settore il post vendita è l’elemento cardine del rapporto commerciale. La nostra rete vendita infatti è costantemente a
disposizione per erogare assistenza e aggiornamenti”.
105
Jolanda Riolo
Diamo un’auto a ogni
N
ata nel 1948 come un’officina, adesso è uno dei
punti di riferimento a Palermo come concessionaria d’auto. Stiamo parlando dell’azienda
Riolo, storica famiglia impegnata da sempre in
questo settore. Una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione, senza mai perdere i valori su cui si
è basata. Primo tra tutti la soddisfazione del cliente e la cura del rapporto con
chi compra un’auto. A far nascere tutto
è stato Nicolò Riolo e adesso la colonna
dell’azienda è la figlia Jolanda.
Dottoressa, Riolo rappresenta una storia
che continua da oltre sessant’anni. Cosa
rappresenta per lei questa azienda?
“Per me l’azienda resta sempre mio padre,
è lui che ha fondato la ditta e i suoi valori e
io ho seguito le sue orme. Riolo è fondata
principalmente sulla soddisfazione del cliente e il nostro personale sa che questo deve essere il primo obiettivo da seguire e da
conquistare. In un mercato difficile come quello palermitano
in cui non c’è spazio per marchi di un certo spessore, bisogna
puntare tutto sulla qualità, non deludere il cliente ed essere
sempre corretti. Se ti comporti bene, i risultati arrivano perché
poi il cliente soddisfatto è quello che può portare anche amici
e parenti. E quando succede, vuol dire che si è lavorato bene”.
Il vostro lavoro non si conclude solo con la vendita
dell’auto.
“Abbiamo officine nelle quali lavorano molti operai, perché noi
puntiamo molto sul post vendita. Succede,
quindi, che molti clienti spesso restano con
un’auto dello stesso marchio, perché trovano un’ottima assistenza. Inoltre, abbiamo
aperto un nuovo centro usato in via Ugo
La Malfa. Di questi centri usato Audi ce ne
sono in tutto 40 in Italia e questo vuol dire
che Audi si fida del nostro lavoro”.
Nella storia di Riolo ci sono stati tanti
marchi fino ad arrivare ad Audi che è
ormai consolidato da anni.
“Il cammino da un marchio all’altro è dovuto alla nostra evoluzione che va a cercare i clienti che amano la macchina, che
vedono nell’auto qualcosa in cui trovare qualità e ricercatezza.
Abbiamo scelto Audi anche per avere l’esclusiva in città e lavorare in esclusiva significa poter investire tutto in aziende e
“Abbiamo officine nelle
quali lavorano molti operai,
perché noi puntiamo molto
sul post vendita”
106
Audi Zentrum Palermo
vostro desiderio
Nei primi anni ‘90, conclusi gli studi in economia
aziendale presso l’Università commerciale Bocconi di Milano, Jolanda affiancava il padre in tutte le
attività aziendali, seguendolo in ogni circostanza lavorativa, come accadeva già da diversi anni anche in
occasione di incontri e business meeting con le case
mandanti del mondo
Fiat. Così facendo
Jolanda acquisiva
inconsapevolmente
una imprescindibile esperienza umana e professionale
direttamente sul
campo, che presto
si rivelerà preziosa
per la sopravvivenza stessa dell’azienda.
Riolo Autostore Centro Usato
macchinari di ultima generazione per avere clienti che restano
da noi anche dopo aver comprato. Quello che ci premia ogni
giorno è la risposta del cliente”.
Cosa rappresenta oggi l’Audi Zentrum di viale Regione
Siciliana?
“L’Audi Zentrum è un format voluto dalla Germania e ci
siamo adeguati alla richiesta della casa madre. È un ottimo
format per presentare le nostre macchine e per noi rappresenta
l’eccellenza, lo definisco anche come l’università del nostro
personale, il punto di arrivo”.
Il mercato dell’auto sembra in ripresa, avete tratto benefici anche voi?
“Le vendite sono sempre positive tranne un periodo di crisi tra
il 2011 e 2012. Ora si è tornati a un equilibrio e la contrazione
si è fermata, ci siamo riorganizzati con numeri diversi. Adesso ci sentiamo più forti e abbiamo fatto ordine nelle nostre
aziende. La crisi ci ha reso più forti”.
Non solo Audi, però. Il vostro lavoro si basa anche su altri
marchi in città.
“Certo, perché lavoriamo anche con Opel e Toyota. In questo
momento stiamo ricevendo ottime risposte dalla nuova gamma dei veicoli commerciali Opel”.
107
Il Dream Team Moscarello. Seduti da sinistra: Sergio, Marcello e Alessandro. In piedi: Danilo e Fabio
Profumi e sapori:
D
a Palermo al Qatar, passando dalla city di
Londra, per esportare l’arte culinaria siciliana. E’ l’exploit della famiglia Moscarello,
padre e cinque figli, che dal 1974 gestisce il
ristorante “Lo Strascino”, raccontata da Giuseppe.
Come nasce l’avventura de “Lo strascino”?
“Venivo da anni di esperienza in alcuni
locali storici della città dove avevano lavorato in sala, anche se la cucina è stata
sempre la mia vera passione. Nel 1974
ho aperto il ristorante, con 200 coperti,
nella stessa sede dove si trova oggi con
un altro socio poi venuto a mancare. Il
mio sogno era quello di realizzare un
locale specializzato nella cucina tradizionale siciliana utilizzando solo ingredienti genuini. Una scelta che si è rivelata vincente decretando un immediato successo, tanto che
solo tre anni dopo abbiamo ampliato con una nuova sala
nel seminterrato da 250 coperti. Nel 1980 abbiamo aperto
un sala trattenimenti da 500 posti: anche questa ebbe un
gran successo ma nel 1995 abbiamo deciso di chiuderla pre-
venendo la crisi legata al fatto che era iniziata la tendenza
a fare i ricevimenti in altre location come ville e palazzi
nobiliari. Negli anni, poi, si sono affiancati i miei cinque
figli, tutti con solida esperienza di cucina: Fabio, Marcello,
Danilo, Alessandro e Sergio. Insieme abbiamo formato una
“squadra” affiatata la cui sinergia è stato il vero motore della
nostra attività”.
Come spiega il successo, che dura da
oltre 40 anni, del suo locale?
“Fin dall’inizio abbiamo puntato sulla
cucina siciliana, nel pieno rispetto della
tradizione, e sulla qualità delle materie
prime, che vogliamo valorizzare con le
nostre ricette. Il gambero, per esempio,
arriva ogni giorno da Mazara, il pesce
da Trapani e Marsala, l’olio d’oliva da
Castelvetrano, i formaggi da Piana degli
Albanesi. Il carretto sul quale esponiamo gli antipasti, lo
“strascino” che da il nome al ristorante e che ne è diventato
l’emblema, è un tripudio di pietanze tradizionali preparati con prodotti di stagione. Il nostro locale ha anticipato
tendenze che solo negli ultimi anni sono state accettate
Uno “scorcio” della ricca offerta giornaliera di antipasti. Una caratteristica del ristorante.
la Sicilia in tavola
Lo Strascino srl, di cui è amministratore Fabio
Moscarello, è la società che gestisce l’omonimo
ristorante con sede dal 1974 a Palermo, in viale
Regione Siciliana 2282, con 450 coperti su una
superfice di 900 metri quadrati e 20 dipendenti.
Sito internet: www.lostrascino.com.
“Lo Strascino valorizza le
ricette tradizionali utilizzando
prodotti a chilometro zero:
una scelta vincente portata
avanti da una intera famiglia”
108
Il Fondatore, Giuseppe Moscarello
da un vasto pubblico, come quella di chiedere prodotti
“a chilometro zero”. A questo aggiungiamo l’esposizione
di centinaia tra quadri, pupi, mobili, ceramiche e carretti,
che fanno dello Strascino un vero e proprio museo delle
tradizioni siciliane”.
Ma la vostra attività va ben oltre i confini della Sicilia?
“La nostra avventura all’estero comincia nel 1997 quando
apriamo un ristorante di cucina siciliana a Beckenham, vicino Londra, che riscuote subito un enorme successo. Ma
nel 2002 decidiamo di dare una svolta spostandoci in uno
dei quartieri più prestigiosi della città, Knightsbridge, dove
apriamo il “Gran Caffè Londra”, un bistrot europeo con
cucina internazionale. Il locale diventa punto di riferimento
per manager, imprenditori, uomini d’affari e sceicchi arabi,
vista anche la vicinanza con i grandi magazzini Harrod’s.
Da questi incontri e dall’interesse mostrato dagli arabi nasce l’idea di proporre un franchising. Così, alla fine del
2012, apriamo un “Gran Caffè” a Doha, capitale del Qatar,
all’interno di uno dei più prestigiosi centri commerciali,
mandando una squadra di chef italiani che ha istruito il
personale locale. Il successo è stato tale che gli arabi hanno
manifestato la volontà di aprirne altri”.
109
Camillo, Roberta e Alessandro Salem
La salute è una tradizione
L
Come vi siete adeguati alle nuove richieste del mercato?
a farmacia è costretta a “cambiare pelle” offrendo
“Nel corso di questi anni, cambiando pesantemente il conprodotti e servizi innovativi ma resta immutato il
testo in cui si opera, si è reso necessario coniugare sempre di
rapporto di fiducia con il cliente-paziente, lo stesso
più la quantità dei servizi di qualità offerti con un’oculata
che si aveva oltre un secolo fa. Ne è sicura Roberta
gestione dei costi, mantenendo al centro l’esigenza dell’utenSalem, titolare dell’omonima impresa.
te, individuandone i bisogni, offrendo contemporaneamente
Da quanto tempo siete sul mercato e come è nata la farprodotti tradizionali e naturali, aprendo
macia?
ai trattamenti professionali, ospitando
“La farmacia si trova nel centro storico
“La
farmacia
fu
fondata
nel
1899
medici specializzati in diverse discipline
della città. Fondata nel 1899 da Giusep(analisi del sangue, elettrocardiogramma,
pina Salem, prima donna nella storia a
da
Giuseppina
Salem,
la
prima
consulenze dietologiche, doppler venosi,
varcare nel 1890 la soglia della facoltà di
Chimica e farmacia di Palermo. Nel 1957
donna nella storia a varcare nel tricologia, consulenze estetiche) senza
mai perdere l’origine della professione,
l’attività viene ceduta al nipote Camillo
1890 la soglia della facoltà di
ovvero le preparazioni galeniche”.
Salem che rimarrà titolare fino al 2002,
Questo ha cambiato la qualità del serquando diventa una snc con titolari i figli
Chimica
e
farmacia
di
Palermo”
vizio e il rapporto con l’utenza?
Alessandro e Roberta. Nel 2004 la farma“La nostra farmacia non ha mai cambiato
cia viene premiata con la Targa d’oro per
il rapporto con il cliente e meno che mai la qualità dei serviaver superato i cento anni di attività dalla Camera di commerzi. Ricordo ancora le parole di mio padre quando, con mio
cio. Nel 2006 è stata totalmente ristrutturata recuperando gli
fratello, appena laureati, iniziammo a lavorare in farmacia:
arredi di fine ‘800 e gli archi settecenteschi su via Judica. Nel
“Quando un cliente ha bisogno di te non guardare mai le stelle
2013 resto l’unica titolare a causa della prematura e tragica
che ha collezionato sulla sua divisa, sia esso un generale o un
scomparsa di mio fratello Alessandro”.
110
Esterno della farmacia piazza beati paoli 6
di famiglia
La farmacia Salem fu fondata nel 1899 da Giuseppina
Salem con sede sempre in via piazza Beati Paoli 6, a
Palermo. Nel 1957 passa al nipote Camillo Salem. Dal
2002 è una snc con titolari i pronipoti Alessandro e
Roberta Salem. Nel 2004 è stata premiata dalla Camera
di commercio con la Targa d’Oro per aver superato i
cento anni di attività. Dal 2013 è una ditta individiale di
cui è titolare Roberta Salem.
Sito internet: www.farmaciasalem.it.
Fregio riportante le iniziali
di giuseppina salem e
del simbolo dei farmacisti
su mobile originale d’epoca
“Mio padre diceva non importa se il
cliente è un mendicante o un re.
Per noi è Sua maestà l’ammalato”
soldato semplice, un mendicante o un re. Ricorda sempre che
hai di fronte Sua maestà l’ammalato””.
Quali i problemi di un’azienda come la vostra?
“Purtroppo tanti: dal ridottissimo margine di guadagno sul farmaco, che non permette di soddisfare con scontistiche adeguate
le richieste dei clienti, al divario sempre maggiore tra pagamento
dei fornitori e incasso del credito da parte dell’azienda del servizio sanitario, dalla conseguente ridotta capacità di investimento
nello sviluppo alle difficoltà logistiche di una farmacia ubicata
nel centro storico. Sopra ed intorno a questi fattori una crisi che
sta attanagliando ogni ceto indebolendo pericolosamente quello più basso e numeroso che oggi non sempre è in condizione
di acquistare i prodotti primari per la salvaguardia della salute”.
Cosa pensa che debba cambiare in Sicilia per favorire lo
sviluppo delle imprese?
“Occorrerebbe un progetto di supporto alle piccole aziende
artigiane e commerciali per permettere loro di restare in attività trasmettendo alle nuove generazioni questo immenso
patrimonio che inesorabilmente morirebbe insieme a loro,
schiacciate in una competizione sproporzionata dai colossi
della grande distribuzione. Non ci potrà essere sviluppo senza
mantenimento del contatto umano tra operatore e utente”.
111
Famiglia Salerno
Sappiamo come conservare
I
l metallo per conservare gli alimenti. Barattoli, lattine,
contenitori per tenere al sicuro il cibo e fornire la massima garanzia igienico sanitaria.
Ne sa qualcosa l’impresa palermitana Salerno srl, nata
nei primi del ‘900, che vanta il primato di essere stata la prima
impresa, in Italia, ad utilizzare il sistema di saldatura elettrica
longitudinale dei lembi del corpo scatola per contenitori destinati alle conserve
alimentari.
Azienda giunta alla quarta generazione,
dagli anni 40 ha iniziato a produrre contenitori in metallo per la conservazione
degli alimenti e per l’industria chimica
in generale.
Oggi, a guidare l’impresa è Antonino Salerno, nipote del fondatore, che ha adeguato la produzione alle più sofisticate
tecnologie, un modo che ha permesso all’azienda di espandersi soprattutto nel mercato estero, con fatturati che hanno
toccato anche i 17 milioni di euro.
Quanto ha inciso la crisi economica degli ultimi anni
sulla vostra produzione?
“Il passaggio è stato doloroso per tutti - dice Antonino Salerno - soprattutto per le imprese siciliane del settore agro/
alimentare che sono state costrette a chiudere, cioè non dei
nostri mercati di riferimento.
Ciò ci ha portato a compiere una profonda riorganizzazione
aziendale e a guardare con più attenzione, attraverso maggiori
investimenti, al mercato estero, con particolare attenzione ai paesi del bacino del
Mediterraneo.
Il progetto di espansione prevede infatti
il consolidamento in tutto il continente
africano ed in medio oriente, con l’acquisizione di quote di mercato sempre più
significative; ma siamo molto presenti nel
Nord Italia, fino in Croazia”.
Quali sono gli elementi che ritenete fondamentali per la vostra produzione?
“La tecnologia e la logistica. Per essere competitivi all’estero bisogna esserlo prima in casa propria. E’ per questo
motivo che abbiamo scelto di investire sull’adeguamento
tecnologico delle linee produttive, per restare al passo
con i tempi.
Il progetto di espansione
prevede il consolidamento
in tutto il continente
africano ed in Medio oriente
112
il cibo
Salerno srl, nata nei primi del ‘900, è stata la prima impresa
in Italia ad utilizzare un sistema speciale di saldatura per
contenitori destinati alle conserve alimentari
L’impresa Salerno nasce ai primi del novecento (1903) con
uno stabilimento di litografia su banda stagnata. A partire
dagli anni 40 il Cav. Antonino Salerno, ed i suoi quattro figli
avviano la produzione di contenitori in metallo per conserve alimentari. Oggi, la società è una delle aziende leader
nel settore. Nonostante le dimensioni raggiunte, l’impresa
mantiene una solida tradizione familiare; i Salerno, infatti,
sono gli unici azionisti; la quarta generazione ricopre oggi
le più rilevanti cariche manageriali.
Siamo un’azienda di nicchia, l’unica in Sicilia con questa tipo
di produzione industriale. Poi c’è la logistica, il trasporto, voci
che incidono molto sui costi aziendali.
Per noi, il porto è l’infrastruttura più importante, perché,
più del trasporto su gomma, le vie del mare ci permettono
di smistare i nostri prodotti in tutto il mondo e in maniera
veloce”.
E in Sicilia, cosa sta accadendo?
“Il grosso della produzione agro/alimentare è concentrata
sulla Campania, penso ai produttori di pomodoro destinato
a conserve. In Sicilia la crisi ha decimato le grandi aziende di
questo settore, quelle in grado di immettere sul mercato grosse
quantità di prodotto”.
Da cosa è dipeso?
“Certamente dalla crisi economica, ma anche da una inadeguata politica agricola regionale, così come dalle quote
imposte dalla Comunità europea. Bisognerebbe rivedere
tutto, perché il mercato ha subito una profonda trasformazione. Anche nel settore ittico c’è lo stesso problema. Con
l’avanzare della tecnologia, la quota imposta sulla pesca del
tonno, un prodotto che in molti ci invidiano, si esaurisce in
poche settimane”.
113
La sede Sicily by Car a Villagrazia di Carini
L’auto a noleggio ora
U
na Fiat 1.300 color amaranto usata ha dato il
via a un impero che oggi conta un parco auto
medio di 15 mila autovetture. “Ma il picco
massimo, durante il periodo estivo, va oltre
le 18 mila”, tiene a sottolineare con orgoglio l’imprenditore
palermitano Tommaso Dragotto. Il 12 ottobre 1963, con la
fondazione della Sicily by Car S.p.A., ha
inizio la lunghissima avventura che porterà Dragotto a diventare il “golden man”
dell’autonoleggio. “Quella vecchia Fiat è
ancora esposta qui nella nostra sede di Villagrazia di Carini: mia moglie è riuscita a
scovarla e a rimetterla a nuovo, facendomi
un regalo meraviglioso”.
Come è riuscito a creare una delle
aziende più importanti del mercato
attuale?
“Il mio motto è stato da sempre “chi non sogna non ha un futuro” e io ho sempre sognato di mettere su una grande compagnia
di autonoleggio. Ho lasciato la carriera di ufficiale di marina
mercantile per inseguire questo sogno che è diventato realtà.
Dopo quella Fiat ho avuto 4, poi 8, 18 vetture e così via...”
Quali le difficoltà e cosa ci è voluto per superarle?
“Le difficoltà, che siano di ordine organizzativo o finanziario,
in un’azienda ci sono sempre. Ricordo ancora quando abbiamo
creato l’agenzia di Catania, era un banchetto di un metro per
40 centimetri... Poi difficoltà maggiori le ho incontrate quando
ho oltrepassato lo Stretto, abbiamo aperto prima a Roma, nei
pressi del Sistina, poi a Milano. Non è stato
facile, venivo dall’esperienza siciliana e ci è
voluto un po’ di rodaggio per entrare nei
meccanismi di queste grandi città, ma tutto
è stato superato in breve”.
Ha lottato e lotta contro colossi internazionali del settore, come riuscire a sopravvivere in questo momento di crisi?
“La concorrenza c’è ma siamo ancora la
prima compagnia di autonoleggio in Italia. Con i colossi lottiamo e vinciamo.
Sostengo sempre che l’intelligenza non ha confini ed è importante, per il successo di un’azienda, l’apporto che possono dare i dipendenti. Se il personale è affezionato, così come
succede alla Sicily by car, allora si può puntare in alto. Grazie
ai miei dipendenti so di poter contrastare qualsiasi colosso,
“L’affitto mensile. E’ come
pagare la rata mensile di
un’auto senza però avere
oneri di assicurazione, bollo,
etc. E si è liberi di cambiarla
quando si vuole”.
114
Un’auto della flotta Sicily by Car
è più libera
Tommaso Dragotto nasce il 18
gennaio 1938 a Palermo, città
che non ha mai abbandonato.
La sua personalità esuberante, la sua caparbietà e la sua
tenacia si manifestano già fin
dall’adolescenza quando si
distingue nell’attività sportiva
come pallanuotista (ma anche
lancio del disco e del peso). Ha
conseguito il diploma di Capitano di Lungo Corso macchinista, intraprende la carriera
di ufficiale nella Marina Mercantile. Ma nella mente e nel
cuore di Dragotto è sempre
stata presente la volontà di
avviare un’attività di noleggio
auto che fosse tra le più importanti. Obiettivo centrato.
Tommaso Dragotto, Presidente e
fondatore di Sicily by Car
“Sicily by car oggi è la prima compagnia
di autonoleggio in Italia. Dragotto:
“Con i colossi lottiamo e vinciamo”.
con la passione che mettono nel lavoro la mia compagnia ha
una marcia in più”.
Lei si è impegnato anche politicamente, il suo percorso di vita
è contrassegnato da un alto senso civico. E’ mai stato tentato
di mollare tutto e andare via dalla Sicilia o dall’Italia?
”Qualche volta ci ho pensato ma ha prevalso l’amore per la
mia terra e poi non si può pensare di lasciare 80 persone a casa
dicendo loro ”basta sono stufo me ne vado”. E’ una questione
morale. La politica deve però capire che deve muoversi, fare
veramente qualcosa per questa terra”.
I bilanci della sua azienda sono sempre in verde?
“Grazie al nostro impegno siamo sempre in crescita. Dal 2012 al
2013 c’è stato un incredibile +40%. Poi abbiamo camminato sul +
10-15%. Il 2015 lo chiuderemo con un +6-%, è meno di quello che
ci aspettavamo ma va bene così, l’importante è crescere sempre”.
Si va verso un uso ridotto di auto, va di moda l’acquisto con la formula “liberi di restituirla”... lei si è inventato qualcosa di meglio...
“Sì l’affitto mensile. E’ come pagare la rata mensile di un’auto
senza però avere oneri di assicurazione, bollo, etc. E si è liberi di
cambiarla quando si vuole. Un’iniziativa che ha avuto un buon
successo, in due mesi abbiamo già impegnato in questo versante
un migliaio di vetture”.
115
Montaggio tralicci monostelo
TERNA, C’E’ UN PONTE
T
erna in Sicilia significa un piano di investimenti per lo sviluppo e il potenziamento della rete
elettrica in alta tensione nell’isola del valore
di oltre 1 miliardo di euro.
L’azienda partecipata dal gruppo Cdp, guidata da Matteo
Del Fante, gestisce in Sicilia circa 5mila km di linee elettriche e 43 stazioni, e grazie al lavoro di
200 addetti, ha programmato una serie
di interventi di sviluppo infrastrutturale lungo le principali direttrici energetiche in tutta l’isola, con l’obiettivo di
risolvere le criticità attuali del sistema
elettrico isolano e aumentare in modo
significativo la qualità del servizio di
trasmissione, sia in termini di qualità
che di continuità delle forniture di elettricità alle imprese e ai cittadini.
Gli interventi programmati riguardano prevalentemente
i nuovi elettrodotti per l’integrazione delle fonti rinnovabili nella rete elettrica. Tra le opere di maggior rilievo,
fondamentale nell’ambito del Piano di Sviluppo della rete
elettrica nella Regione, rientra l’elettrodotto “Sorgente-
Rizziconi”, di completamento, che collega la Sicilia con
la Calabria. Servirà a mettere in sicurezza l’isola e quindi
evitare blackout ma anche a ridurre il differenziale di prezzo dell’energia nell’Isola rispetto al resto d’Italia. Inoltre,
grazie al pieno utilizzo delle fonti rinnovabili, la “Sorgente-Rizziconi” consentirà un risparmio complessivo per
imprese e famiglie pari a circa 600 milioni di euro l’anno. Nella realizzazione di tale infrastruttura, il cui progetto
autorizzato dal Ministero dello Sviluppo Economico è il frutto di oltre 100
incontri tra Terna e le istituzioni locali,
sono coinvolte circa 150 imprese, di cui
alcune locali, con un impegno medio di
circa 90 persone.
Dal punto di vista ambientale questa
nuova infrastruttura consentirà di demolire oltre 170 km di vecchie linee elettriche, di liberare
dal vincolo di servitù dell’elettrodotto 264 ettari di territorio (pari ad oltre 350 campi da calcio), di evitare emissioni
di CO2 in atmosfera per 670 mila tonnellate annue, di
recuperare 2.500 tonnellate di materiale tra acciaio, allu-
In crescita sicurezza
e qualità. Tra le opere
principali: i collegamenti
Sorgente-Rizziconi,
Paternò-Pantano-Priolo,
Chiaramonte Gulfi-Ciminna
116
Posa cavo sottomarino
DI WATT
I velivoli di Terna (nella
foto, l’a.d. Matteo Del
Fante) monitorizzano le
reti elettriche al ritmo di
120 chilometri al giorno,
grazie a uno strumento
girostabilizzato detto
Gimbal, posizionato sotto la carlinga, che racchiude una fotocamera,
una video camera HD e
una camera a infrarossi
controllabili dall’interno.
Dentro la cabina, sono
posizionati tre monitor
che consentono la visualizzazione in tempo reale
dei dati provenienti dalla
strumentazione esterna.
Matteo Del Fante
L’azienda punta sulla Sicilia e investe 1 miliardo
per lo sviluppo sostenibile della rete elettrica
minio, vetro e calcestruzzo e di risparmiare 10mila metri
quadri di territorio (pari all’area di 40 campi da tennis)
grazie all’impiego degli innovativi tralicci “monostelo”, che
hanno un ingombro al suolo inferiore di 15 volte quello
dei tralicci tradizionali.
Rientrano tra gli interventi programmati da Terna anche
gli elettrodotti “Paternò-Pantano-Priolo” e “ChiaramontiGulfi-Ciminna”, entrambi in fase di autorizzazione.
Un altro contributo importante per incrementare la sicurezza della rete elettrica siciliana sarà quello fornito dall’elettrodotto “Chiaramonte Gulfi-Ciminna” progettato per
migliorare la qualità e la continuità della fornitura elettrica
nelle province di Caltanissetta, Enna e Agrigento.
Oltre allo sviluppo e all’ammodernamento della rete elettrica, Terna svolge un’importante attività di manutenzione, controllo e monitoraggio delle infrastrutture esistenti:
un impegno che si è concretizzato, solo nel 2015, con un
investimento economico complessivo pari a 6,5 milioni
di euro.
Proprio nelle scorse settimane Terna ha completato le
ispezioni aeree su circa 2.200 km di linee elettriche, con
l’utilizzo di una flotta di tre elicotteri.
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Santo Salamone
Noi ti facciamo vedere
P
rogressive, polarizzate, bifocali, a contatto. Il mondo
delle lenti da vista e da sole è variegato e multisfaccettato e chiunque può trovare ciò che fa al caso
suo. Lo sa bene Santo Salamone, patron dell’Srl che
porta il suo nome, leader incontrastata nella distribuzione di
lenti agli ottici di tutta la Sicilia.
Dottor Salamone, come ha cominciato?
“Sono entrato in questo mondo quando
avevo 13 anni. I primi sette, dal 1964 al
‘71, come dipendente e ho fatto di tutto
nel settore dell’oftalmologia: fattorino,
magazziniere, poi al centro servizi per il
montaggio delle lenti, una cosa che mi entusiasmava molto. Sono diventato responsabile del laboratorio della ditta Galileo
e, dopo il servizio militare, titolare. Dal
1972 in poi, insieme a mia moglie, rappresentavo in Sicilia questa azienda, acquistata poi da Essilor, la
più grande multinazionale oftalmica. Oggi rappresento tutto
il gruppo Essilor nell’Isola. Sono titolare da 43 anni, con un
carico di lavoro pesantissimo. Da dieci anni i miei figli collaborano con me, due in negozi esterni, due nella gestione
aziendale, e ho 19 dipendenti”.
Com’è cambiato negli anni il settore delle lenti?
“Oggi si usano tecnologie molto avanzate. E’ incredibile quello che è successo: tutto fermo per due decenni e poi il boom.
Trent’anni fa lottavo per convincere gli ottici a far usare l’antiriflesso e oggi ne esistono molti tipi. Fino a vent’anni fa, si
usava solo il vetro, soppiantato dai materiali infrangibili. Lo spessore delle lenti si
è ridotto e ci sono trattamenti multistrato
innovativi. Tutto rende la vista migliore e
ogni 15 giorni c’è un prodotto nuovo. Essilor è l’azienda che più investe in ricerca.
Mi spiace solo che sia francese”.
Perché?
“In Italia di ricerca se ne fa pochissima,
gli investimenti sono scarsi, i cervelli se ne
vanno. E poi c’è una burocrazia terribile
che fa perdere un sacco di tempo. Siamo in Europa, ma abbiamo il peggio dell’Europa. Eppure siamo molto preparati”.
E in questa situazione come vede la Sicilia?
“Dovremmo smetterla di dire che siamo una regione a statuto
speciale perché non serve a niente. Dovremmo essere autonomi
“Tutto rende la vista
migliore e ogni 15 giorni
c’è un prodotto nuovo”
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Il laboratorio
tutto chiaro
Santo Salamone nasce a Palermo nel 1951. Si inserisce nel settore oftalmico dal 1964, facendo la
gavetta come dipendente. Nel 1972 diventa titolare,
e insieme alla moglie Ina Lo Iacono, rappresenta
inizialmente solo l’azienda Galileo. Negli ultimi 25
anni, per una serie di cambiamenti nel settore,
rappresenta, insieme ai figli, il
gruppo Essilor con
i marchi EssilorGalileo-Optilens.
Il Centro Servizi
Salamone opera
da leader in tutta la Sicilia con
continui riconoscimenti da parte
delle aziende che
è orgogliosa di
rappresentare.
Tecnologia avanzata per
qualsiasi tipo di occhiali o lenti.
in tutto, anche per dare posti di lavoro. Invece abbiamo strade
che non funzionano, per andare a Catania minimo sono tre ore,
c’è la ferrovia a un binario dei tempi di Garibaldi. Tutto questo
ci costa il doppio come trasporti e produzione e ci penalizza.
Abbiamo tutto, petrolio, cervelli, ambizione, tutti veniamo dalla gavetta. Però ci sono troppi impedimenti. Se avessi vent’anni
andrei all’estero. Per dimostrare qualcosa di buono dobbiamo
fare il doppio, in termini di fatica e risorse investite”.
Cosa c’è nel futuro dell’oftalmologia?
“Grandi cambiamenti. Sempre più le piccole aziende saranno
assorbite dai grandi colossi perché non hanno né tecnologie
né risorse. E’ quello che, da una decina d’anni, accade in tutti
i settori”.
C’è qualche aspetto su cui puntate di più?
“C’è un grande battage sull’importanza di avere un paio di
occhiali di riserva. In Italia, si cambiano gli occhiali in media
ogni 4 anni, in Europa ogni 2. Nei budget di spesa della gente gli occhiali non sono una priorità. Magari fanno 6 ore di
coda per un cellulare nuovo, ma di occhiali non se ne parla.
Eppure bisognerebbe averne un paio di scorta. Certo, la crisi
non aiuta e ci ha colpiti, ma gli ottici dovrebbero cercare di
andare incontro ai clienti”. (*MOD*)
119
Da novanta anni un
I
nnovare miscelando sapienza artigianale e tecnologie all’avanguardia ma sempre garantendo un’alta
qualità del prodotto. E’ la ricetta del caffè targato
Marsala, sul mercato da 86 anni, come la illustra
Vito Michele Zichittella, vice presidente e direttore marketing della società.
La vostra azienda ha una storia di
quasi 90 anni
“Era il 1929 quando mio nonno Vito
Zichittella aprì una piccola torrefazione
a Marsala riscuotendo un tale successo
che presto si affermò oltre i confini della
provincia. In città si diceva che avesse una
ricetta segreta per rendere le sue miscele
così aromatiche e cremose. Diventata società per azioni nel 1971, l’azienda ha poi
ampliato l’area distributiva per arrivare a
una dimensione prima nazionale e quindi internazionale. Nel
1976 venne realizzato l’attuale stabilimento di produzione,
dotato di impianti all’avanguardia che vengono aggiornati costantemente. Gli ultimi investimenti sono stati fatti quest’anno e oggi tutti gli impianti sono integrati e computerizzati”.
Qual è il segreto della vostra azienda?
“Innovare continuamente combinando sapienza artigianale e tecnologie all’avanguardia, sensibilità per l’ambiente e
dinamismo manageriale. Un aspetto fondamentale è anche
l’attenzione per la qualità delle materie prime. Importiamo
il caffè direttamente dai paesi produttori non prima, però,
di testare sul posto i campioni per verificare che la qualità delle singole partite
risponda pienamente ai nostri standard.
L’intero ciclo produttivo, dallo stoccaggio
al confezionamento è gestito da software
evoluti, ma sempre sotto la supervisione
dei nostri esperti”.
Quali metodi di lavorazione seguite?
“La tostatura e la miscelazione sono due
fasi alle quali dedichiamo la massima
cura poiché determinano la “personalità” del caffè in tazzina. La tostatura avviene secondo una
metodologia particolarmente efficace e genuina: correnti
di aria calda fino a 400 gradi centigradi tengono i grani in
sospensione e assicurano la cottura omogenea dei chicchi,
evitando così le bruciature tipiche dei sistemi a fiamma di-
”Il successo dell’export
in tutto il mondo ci ha
consentito negli ultimi anni
di crescere nonostante la
crisi in Italia”
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caffè come si deve
La Zicaffè spa ha
sede a Marsala,
in contrada San
Silvestro 139/A.
L’azienda è stata
fondata nel 1929
da Vito Zichittella
come torrefazione. Presidente è
Vito Enzo Zichittella, vice presidente Vito Michele
Zichittella. Oggi ha
uno stabilimento di
7.500 metri quadrati su un’area
di 50.000 con 30
dipendenti.
Sito internet
www.zicaffe.it.
retta. Periodicamente eseguiamo test di degustazione con
panel di assaggiatori professionisti, sia interni che esterni.
Inoltre vantiamo la collaborazione col dipartimento di
Scienze dell’alimentazione dell’Università di Messina nei
cui laboratori vengono eseguite dettagliate analisi chimiche
per garantire che la qualità del prodotto si mantenga costante
nel tempo”
Qual è la vostra produzione e quali i mercati di riferimento?
“Nei nostri stabilimento vengono lavorate ogni anno 1,2 milioni di chili di caffè. Operiamo su tre linee: quella destinata alla clientela professionale (alberghi, ristoranti e bar); la
grande distribuzione di qualità; il vending (cialde e capsule).
Immettiamo sul mercato, fra le tre linee, 23 prodotti diversi
che vengono venduti per il 30-35 per cento all’estero. Siamo
presenti da oltre 30 in quasi tutti i Paesi europei, a eccezione
di Spagna e Portogallo dove stiamo tentando di entrare, ma
anche in Marocco, Egitto, Sud Africa, Oman, Emirati Arabi,
Myanmar, Indonesia, Singapore, Filippine, Corea del Sud,
Giappone. E proprio il successo dell’export ci ha consentito
negli ultimi anni di crescere nonostante il calo delle vendite
sul mercato locale, legato alla crisi”.
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Sommario 122
pag. 3 Editoriale
pag. 76 H3g
pag. 5 L’isola indispensabile
pag. 78Infantino
pag. 25 Le eccellenze in sicilia
pag. 80 La Lumaca Madonita
pag. 24 Cosvap Distretto Produttivo Della Pesca
pag. 82 Le Cassatelle
pag. 28Europrofumi
pag. 84 Longho Design
pag. 32 Giuseppe Di Maria
pag. 86 Lt Trasporti
pag. 36Ksm
pag. 88 Manfredi Barbera
pag. 40Maico
pag. 90 Macaluso Coalma
pag. 44 Universita’ Pegaso
pag. 92Mgmd
pag. 48 Antica Focacceria San Francesco
pag. 94Morettino
pag. 50Autosystem
pag. 96 Nuova Sicilauto
pag. 52 Banca Sant’angelo
pag. 98 Officine Grafiche
pag. 54 Farmacia Bonsignore
pag. 100 Principe Di Corleone
pag. 56 British Telecom
pag. 102Promoitalia
pag. 58Colantoni
pag.104 Randazzo
pag. 60 Crimi Sartoria
pag. 106Riolo
pag. 62 Don Gelato
pag. 108 Ristorante Lo Strascino
pag. 64 F.lli Contorno
pag. 110 Farmacia Salem
pag. 66Fiasconaro
pag. 112 Salerno Packaging
pag. 68Fortezzza
pag. 114 Sicily By Car
pag. 70Gagini
pag. 116Terna
pag. 72 Graffeo Cravatte
pag. 118 Visual Ottica
pag. 74Giglio
pag. 120 Zì Caffé
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