Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi
Settimanale d’informazione
ANNO LV- N. 18
Euro 1
DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145
Editoriale
“Q
diocesi
Il giornale
e la Bibbia
uale è il rapporto che i giornalisti hanno con la realtà?
Lo stesso che hanno le cartomanti
con la verità”: questa citazione,
proposta da mons. Gianfranco
Ravasi al convegno ecclesiale sulle
comunicazioni sociali svoltosi la
scorsa settimana a Milano, provoca
e interroga. “La realtà strettamente
parlando non esiste – ha continuato il teologo – ma è fondamentale
lo sguardo e il nostro intercettare
le domande profonde di ciascuno”. “Quando scriviamo di fatti ci
riferiamo ad azioni che non sono
neutre ma che sono il frutto di un
complesso processo che implica
emozioni, relazioni, affetti, effetti …
- ha sottolineato il filosofo Francesco Botturi nella sua conversazione
– ciò che è alla radice di tutto è
l’esperienza di relazione con l’altro
perché proprio nella interlocuzione
si realizza il significato”. Quale il
compito del giornalista che presta il
suo servizio nella Chiesa? A quale
chiamata risponde? Quali sono le
attese del suo cuore? Il desiderio di
far emergere il bello e il buono delle
nostre comunità, l’ansia di cogliere
le aspettative e le problematiche
delle persone, la preoccupazione
di realizzare un prodotto di qualità,
l’impegno a creare luoghi reali o
virtuali di crescita e di incontro, l’attenzione ai messaggi che ciascuno
può cogliere affinché non creino
danni. “Non basta la vocazione,
servono le capacità” è stata un’altra
provocazione del matematico Giandomenico Boffi che ha sollecitato
la riflessione: “è necessario stare
attenti alle manipolazioni sempre
più frequenti del linguaggio perché
lo sguardo dei media non è neutro e
dunque i commenti devono essere
il più possibile competenti”.
Delicato e potente è il mestiere del
giornalista, in qualsiasi ambiente
lavori, perchè deve sapersi servire
della pluralità degli strumenti di
comunicazione sociale, conoscere
la nuova grammatica del linguaggio,
saper leggere le azioni, intrecciare
relazioni, raccontare esperienze,
presentare le realtà penultime della
vita. Il giornalista che presta il suo
servizio nella Chiesa deve “sforzarsi di far incontrare la Parola di
Cristo che non è astratta ma esiste
nell’esperienza dell’incontro”: leggere il giornale e la Bibbia, le due
lampade indispensabili per il nostro
cammino.
Beatrice Testadiferro
parrocchia
Gianluca
Quaresima, frate
cappuccino,
ordinato sacerdote
di Marasca e Spera
10
30° pellegrinaggio a piedi jesi - loreto
La comunità del
Divino Amore
celebra il Giubileo
di don Massaccio e Ranco
Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi
domenica 18 maggio 2008
9
Torna il tradizionale pellegrinaggio a piedi
da Jesi a Loreto
con partenza dal piazzale Minonna
venerdi 13 giugno ore 20.30
Informazioni:don Bruno Gagliardini 0731-204961
Martedì 20 maggio alle ore 19 in Cattedrale celebrazione in memoria del vescovo Serfilippi
Padre Oscar “torna” in Cattedrale
In occasione del secondo anniversario del ritorno alla Casa del Padre del vescovo padre Oscar Serfilippi, il suo
corpo, in attesa della Resurrezione, viene traslato nel sepolcro dei vescovi costruito nella Cattedrale. Martedì 20
maggio alle ore 19 la comunità diocesana è invitata alla celebrazione eucaristica in memoria e suffragio presieduta del vescovo Gerardo Rocconi.
Padre Oscar ha dedicato oltre trenta anni della sua vita alla nostra Diocesi: partecipava con disponibilità ai diversi
momenti di incontro, sia civili che religiosi. Sapeva sempre trovare le parole giuste in ogni circostanza e aveva la capacità di comprendere le diverse situazioni della società contemporanea. Nel suo testamento spirituale così scriveva: “La
vita, dono del Signore per sempre, è bellissima. Ringrazio e ringrazierò sempre il Signore, lo racconterò e lo insegnerò
con una gioiosa testimonianza e con l’esortazione permanente. Saluto, benedico e ringrazio la Chiesa Jesina tutta:
quanto mi ha voluto bene e quanto le ho voluto bene!”.
Nella prima foto, padre Oscar alla celebrazione dell’Unitalsi, in piazza a Moie, nel luglio 2004 e nella seconda, di Candolfi, al
pellegrinaggio in Terra Santa con i Vescovi delle Marche nell’ottobre dello stesso anno.
Il nuovo governo ha le carte in regola per poter attuare riforme indispensabili per l’Italia
Ci attendiamo legittimazione tra maggioranza e minoranza
Q
uando i nostri lettori avranno tra le mani
questo settimanale, il governo Berlusconi avrà ricevuto piena fiducia sia dalla Camera che dal Senato e sarà nella pienezza della
legalità democratica per avviare l’attuazione
di quel programma garantito durante la campagna elettorale, confermato dal Cavaliere ai
parlamentari e, soprattutto, esigito dalla difficile situazione in cui si trova la nazione.
Personalmente non sono entusiasta che l’Ici
sulla prima casa, già tolta ai meno abbienti dal
governo Prodi, sia estesa a tutti. Certo, fa piacere, ma dobbiamo chiederci dove recuperare l’introito che lo Stato toglie ai comuni. Ben
venga la detassazione sul lavoro straordinario,
perché, almeno nelle intenzioni, dovrebbe incentivare la produzione. Ben vengano anche
i provvedimenti utili ad offrire una maggiore
sicurezza a tutti i cittadini, anche perché le
città stanno scavalcando lo Stato organizzando controlli con “ronde spontanee” che
potrebbero portare molto lontano e determinare, nel tempo, scontri da prove generali
di guerra civile. La collaborazione spontanea
dei cittadini che esigono sicurezza non può
essere mai disgiunta dalla legalità.
Bene il tentativo che la crisi dell’Alitalia sia
risolta con una cordata di casa nostra; ma
non dobbiamo strapparci i capelli se sarà
necessario ricorrere ad intese con compagnie
straniere meglio organizzate della nostra
che oggi raccoglie il frutto dei mille scioperi
e dell’incapacità gestionale dei suoi dirigenti.
E’ quello che ci meritiamo anche per colpa
di tutti i governi degli ultimi 15 anni.
Bene che Berlusconi assicuri la collaborazione con le minoranze per realizzare le riforme
istituzionali. Del resto, il recente passato insegna che, diversamente, si cade nel rischio
dei referendum che cancellano tutto il lavoro
parlamentare. Tutti siamo convinti che le regole del gioco vanno stabilite insieme, mag-
gioranza e minoranza. Si saranno veramente
convinti anche Berlusconi, Veltroni, Bossi e
Casini?
Sono da sciogliere i nodi storici della mala
vita organizzata (Mafia, ‘Ndragheta, Camorra, Sacra corona unita) e della burocrazia, che stanno letteralmente attanagliando
l’economia e la società italiana. E’ positivo
che si evidenzi una perfetta intesa tra governo e il presidente della repubblica. E fa bene
il ministro Tremonti a chiedere sacrifici alle
banche a ai petrolieri, purchè le prime non
carichino poi tutto sugli interessi attivi e
passivi e i petrolieri sulla benzina. Ci vuol
poco ….e girare la chiavetta!
In politica estera il cammino non dovrebbe
essere particolarmente difficile se il parlamento tenesse presente almeno tre principi: intesa con l’Unione Europea (è interesse
nostro più che dell’Europa), ancoraggio verso le Nazioni Unite e, per l’eterno problema
medio-orientale, difesa della esistenza dello Stato di Israele, creazione dello Stato di
Palestina e Gerusalemme sotto l’egida dell’Onu.
***
I ventun ministri ce la faranno? Ci sono anche
quattro giovani donne. Alcuni di essi offrono
fiducia per la loro esperienza e capacità. Altri
sono un punto interrogativo. Tutti legatissimi
a Berlusconi che confessa: “Se falliamo questa
volta, nessuno ci perdonerà…”
Però il primo atto in assoluto che Berlusconi
ci deve offrire è la drastica riduzione di due
tipi di immondizie: quella di Napoli e quella
dell’indennità di tutti i parlamentari e di tutti
i politici. Perché questa seconda è doppia rispetto a quella delle nazioni europee e tutt’e
due scandalizzano noi e il mondo. Attendiamo l’esempio di deputati e senatori.
Vittorio Massaccesi
[email protected]
2
Cultura e società
18 maggio 2008
Del più e del meno
La rivincita delle nonne
di Giuseppe Luconi
L’
hanno chiamata “la rivincita del- ta elettrica di una casa”.
le nonne”. O qualcosa del geneMa l’iniziativa canadese non sembra
re. La notizia, che sta facendo il giro del destinata a rimanere un fatto isolato.
mondo, mi arriva da Toronto. Non ho un In diversi Stati americani, ma anche in
filo diretto con quella città. Latore della Gran Bretagna e nel Belgio sono partinotizia è l’amico Bruno Schiavoni che, te raccolte di firme e sono stati proposti
rientrato dal Nord America, mi porta al- disegni di legge per far abrogare i divieti
cune copie del Corriere Canadese, il quo- di stendere i panni al sole. A Londra il
tidiano in lingua italiana che si stampa mercato dei fili per stendere i panni sarebappunto in Canada per i nostri conna- be in pieno boom: “Basta con le asciugazionali che vitrici elettriche –
vono in quel
dice uno slogan
grande Paese.
- Viva le vecchie
Nel numemollette”.
La
ro del 19 aprile
biancheria stescorso la nosa ad asciugare
tizia di cui sonon è più consipra: “Panni al
derata simbolo
sole, abolito il
di arretratezza:
divieto”. Si legsarebbe
anzi
ge, testualmenl´ultima moda
te: “Alla fine le
del nuovo “amnostre nonne
bientalismo”.
avevano
raMa le novigione, perché
tà non finiscostendere i panno qui. Circoni al sole – e
la voce di una
non asciugarli
rivoluzionaria
nei dryer - non solo rappresentava un ri- scoperta: il sole non solo per asciugare i
sparmio, ma era soprattutto un compor- panni, ma anche per lavarli. La scoperta
tamento. eco-sostenibile ante litteram”. arriva dall’Australia, dove un gruppo di
Nel giornale si dice che il premier del- ricercatori della Monash University dello
l’Ontario ha abolito il divieto di stendere Stato di Victoria ha appurato che “rivei panni al sole in vigore da anni. “D’ora stendo i tessuti con una sostanza speciain poi, in Ontario, - spiega il cronista - si le – il nanocristallo di diossido di titanio
tornerà a vedere i panni colorati stesi al - si innesca una reazione che in presenza
vento come ai vecchi tempi. Fino a oggi di luce solare libera radicali dell’ossigeera vietato, per motivi estetici”.
no. E sono proprio questi ad avviare il
Va precisato, a questo punto, che in lavaggio dei tessuti decomponendo il
Nord America “la totalità dei cittadi- materiale organico che forma le macni utilizza le asciugatrici elettriche, che chie”. Sparirebbero detersivi e lavatrici.
hanno il pregio della velocità ma, oltre a
Se questa scoperta dovesse avere
restringere i capi, consumano una quan- successo, con un pizzico di fantasia artità incredibile di energia: 900 KW ora rivo a prevedere che fra qualche anno ci
ogni anno, che si traducono in inqui- si laverà senza spogliarsi. Basterà spruznamento e gas che producono l’effetto zarsi addosso un po’ di quella polverina
serra. Solo in Canada costano ad ogni magica e, dopo una breve esposizione al
cittadino 90 dollari l´anno, ma soprat- sole, ci si ritroverà lavati, asciugati, stiratutto consumano più di un frigorifero e ti e profumati…completamente rimessi
rappresentano il 6 per cento della bollet- a nuovo!
Lo scarpone
L’azalea e la festa della mamma
Domenica in tantissimi
piazze
l’AIRC, Associazione
Italiana
per la Ricerca
sul Cancro, ha
venduto azalee per la festa
della mamma. Sarà che nel mio
caso non riesco a scindere tra
il parlare di mia mamma e del
cancro e viceversa, sarà che si
continua a tagliar fondi per la
ricerca, sarà che a un certo punto domenica ha iniziato a soffiare un vento gelido: insomma,
m’è salita una gran tristezza.
Perché c’è sempre un gran discorrere, ma in Italia di ricerca,
specialmente in ambito chimico-farmaceutico, se ne fa davvero poca. Pochi fondi, mal spesi,
Atenei che sospendono dottorati e contributi ai ricercatori.
Le cosiddette “fughe di cervelli”.
Non c’è da stupirsi, vista la pessima congiuntura economica in
cui ci troviamo; quello che mi
stupisce è che la gente non si
indigni. Bando all’omertà, tutti
in famiglia abbiamo chi soffre,
o ha sofferto, di quello che dalle
nostre parti i più anziani e meno
avvezzi a parole come “chemio”
e “carcinoma” chiamano semplicemente malaccio. Appositamente non ci vogliamo informare finché i nostri più cari non
ne sono colpiti, e a quel punto
si diventa enciclopedie viventi,
quando non infermieri esperti. Tutto questo è estremamente umano. Ma la prevenzione, i
controlli, il dovere di parlarne
è altrettanto umano, così come
il sostenere la ricerca, quella di
casa nostra, quella che è anche
per i nostri malati. E l’azalea e
l’AIRC il giorno della festa della
mamma ci ricordano che avere
il privilegio di tornare a casa con
una “coccia” da regalare, e avere
qualcuno a cui regalarla, non è
davvero cosa di poco conto.
Giorgia Barboni
Il Palazzo e dintorni
Don Roberto “benemerito”?
E
gr. sig. Sindaco, l’amico Remo Uncini, nell’ultimo numero di
questo nostro
settimanale,
conclude il suo
bell’articolo su
don Roberto
(chi non conosce don Roberto?) con questa
proposta: “Siamo convinti
che una Cittadinanza benemerita della
città sia una ricompensa meritata per
la tanta dedizione ai diversi ambiti della
vita civile e sociale”.
Insomma, senza tanti complimenti, Uncini chiede che l’amministrazione comunale rivolga per un attimo la sua attenzione su questo prete che da mezzo secolo sta in mezzo al popolo più genuino
e produttivo – quello del Prado - mettendo a disposizione tutti i suoi molteplici talenti. Se dò un’occhiata ai tanti
stimati cittadini che la Città ha voluto
onorare con la sua benemerenza noto
che il più delle volte si è voluto premiare
un aspetto della vita culturale o sociale
nel quale il candidato all’attenzione dell’amministrazione si è particolarmente
distinto e verso il quale ha profuso le sue
energie. Forse don Roberto fa eccezione
nel senso che, non uno, ma molteplici
sono gli aspetti nei quali ha saputo dare
il meglio di se stesso. E non è necessario soffermarsi tanto sui meriti acquisiti
come sacerdote e parroco, non perché
non ne abbia (ne ha veramente tanti),
ma perché per il consigliere comunale
non credente potrebbe costituire motivo di incertezza. Però questo consigliere
comunale come non può non prendere
in considerazione, per esempio, il don
Roberto dello sport e, attraverso lo sport,
dell’educatore di
tanti
giovani?
Certo, lo ammiro anche come
ciclista alla soglia dei suoi 85
anni, ma come
cittadino, come
non
esaltare
l’aver tanto valorizzato il pallone
ed altro in funzione educativa,
ad integrazione
di quella dei genitori? Io ero un monello quando ho
conosciuto il seminarista Roberto che
giocherellava con il pallone nel cortile
della parrocchia di S. Pietro. Il suo giocherellare di un tempo è diventato salute fisica e morale per tanti cittadini.
La città non può ignorare che don Roberto è artista in quanto compositore
di tanti brani musicali adatti ai piccoli
(la Pratolina d’oro), ai grandi (la corale
Pergolesiana nota anche ai Papi), alla
Chiesa (quanti canti liturgici ha composto? E’ possibile dimenticare l”Oratorio”
in occasione dell’inaugurazione della
porta di bronzo della cattedrale?).
Non intendo fare il panegirico ad un
prete ancora vivo. Eventualmente mi
riservo di farlo quando sarà andato in
cielo. Però prima che ci vada, sig. Sindaco, forse la Città ci guadagna se per
un istante guarda questo prete. Penso
che non ci sarà Consigliere comunale che non sappia apprezzare almeno
“l’umano” che ha operato ed opera in
don Roberto.
v.m.
Nella foto, il Santo Padre si intrattiene con mons. Roberto Vigo al termine dell’Udienza generale di mercoledì
30 aprile scorso in piazza San Pietro
a Roma.
Monsano, 17 e 18 maggio: XXXV Palio di S. Vincenzo
Festa del paese e cittadini benemeriti
Sabato e domenica a Monsano ritorna il Palio di S.
Vincenzo. La festa popolare
per eccellenza, nato da una
idea di don Savino Capogrossi, parroco benemerito
di Monsano, che da 35 anni
riunisce per due giorni tutti
i monsanesi, attorno ai giochi in piazza e ai momenti conviviali, con
la visita ufficiale delle
delegazioni dei due
Comuni gemellati, il
francese Toulaud e l’austriaco Klein Pochlarn.
Organizzato dalla Pro
Loco, il Palio viene vissuto con orgoglio da
tutti i cittadini; rappresenta un momento
unico di aggregazione
e coinvolgimento alla
vita sociale di Monsano da parte dei vecchi
e dei nuovi abitanti di
questo piccolo grande
comune della Vallesina.
Lo scopo di tale manifestazione è quello di
creare attraverso i colPagina 4
laudati giochi fuori piazza
e in piazza quel sano spirito di competizione e rivalità che avvicina la gente, la
fa incontrare e socializzare.
Tutto questo è possibile
grazie alla generosità delle
realtà produttive (commercianti, artigiani e industria-
Caro Amico ti scrivo
li), all’Amministrazione comunale e alle due parrocchie di Monsano e S. Maria,
e soprattutto all’encomiabile lavoro dei ragazzi della
Pro loco e dei cittadini che
con loro collaborano per
far migliorare e qualificare
sempre più questa festa di
tutti. Quest’anno, inoltre, ci sarà un’occasione in più che arricchirà
e renderà speciale la
XXXV edizione. Sabato
pomeriggio, alle 18,30,
è previsto un consiglio
Comunale straordinario, dove, alla presenza
del Prefetto di Ancona,
S.E. Dr. Giovanni D’Onofrio, in visita ufficiale,
verranno conferite le
cittadinanze benemerite agli ex Sindaci del
Comune, Giannino Romagnoli, Amorino Simonetti, Ermanno Giulietti e Sandro Sbarbati.
Un evento speciale, che
lega ancor più il Comune e i suoi cittadini.
3
Regione
18 maggio 2008
roma: Pio Sodalizio dei Piceni e Fondazione Federico II
Federico II rispettoso sia di islamici che di ebrei
SCUSATE IL BISTICCI O
(ghiribizzi lessicali)
Peter Pun (con la u)
www.peterpun.it
PARITA’ DI DIRITTI
TRA LUI E LEI !
Cambio di consonante
pro-emancipazione
Ci siamo stancate
di prender stangate
IMPAZZA IL TOTO-MINISTRI
Aggiunta iniziale pro esecutivo
Trovata la quadra,
si vara la squadra
Quando nacque il presente epigramma era
in f ìeri l’organigramma.
DESAPARECIDO
Scambio di vocali... scaramantico?
- Come mai Tizio non si vede più in giro?
Da almeno tre mesi è praticamente sparito
dalla circolazione...
- Non è sparito. E’ spirato. Tre mesi fa, più
o meno.
IL NAUFRAGO DISPERSO
Cambio di consonante doppia
per sopravvissuti
Fu ritrovato a bordo di una xxxxxxx.
Gli era cresciuta un’abbondante xxyyxxx
***
Soluzione del gioco precedente:
risate, risaie
LaCitazione
a cura di Riccardo Ceccarelli
Il dono della vita
La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta
che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza
dell’azione creatrice di Dio che si fida dell’uomo e
in questo modo lo chiama a costruire il futuro con
la forza della speranza.
Benedetto XVI, Discorso per il 40° dell’Humanae
vitae, 10 maggio 2008.
“I
l rispetto interetnico e interreligioso da Ruggero II a Federico
II”: è stato questo il tema trattato dal
prof. Hubert Houben lo scorso sabato 10 maggio, in una conferenza tenuta a Roma presso il Salone dei Piceni, vicino la chiesa dei marchigiani
di San Salvatore in Lauro. L’incontro
è stato promosso dal Pio Sodalizio
dei Piceni in collaborazione con la
Fondazione Federico II di Svevia di
Jesi. Dopo la breve introduzione del
dr. Paolo Spinucci, presidente del Pio
Sodalizio e del dr. Vittorio Borgiani,
presidente della Fondazione Federico II, il prof. Houben, che è ordinario di storia medievale all’università
di Lecce, ha iniziato la sua lezione.
Il professore ha incominciato con
l’affermare che quello che stava per
trattare è un tema di grande attualità.
Occorre però precisare che il concetto di tolleranza nasce in epoca moderna, con la Riforma protestante e
si sviluppa durante il periodo dell’Illuminismo. Trattando di epoca medievale è meglio parlare di tolleranza
di fatto, ossia di rispetto interetnico
ed interreligioso, inteso nel senso
che non si cercava di convertire con
la forza alla propria religione. “Un
concetto che vale sia per il mondo
cristiano che per quello islamico” ha
sottolineato Houben.
Il prof. Houben è partito poi, nella sua trattazione, dal normanno re
di Sicilia Ruggero II (1095-1154), il
quale riuscì a liberare l’isola dalla
dominazione araba. In Sicilia, però i
Normanni erano minoranza rispetto
agli islamici. La politica di Ruggero II
fu quindi improntata alla tolleranza
per convenienza politica. In effetti, la
corte palermitana era multiculturale
e ciò permise una sostanziale fusione tra le culture. Fuori da Palermo
la situazione era un po’ diversa, con
qualche episodio di intolleranza, comunque sporadico. Anche gli ebrei
godevano di grande libertà ed autonomia. Il professor Houben ha sottolineato come, in generale, la Sicilia
di Ruggero II fosse caratterizzata da
un clima di pacifica convivenza tra
ebrei, latini, greci e saraceni, ognuno
libero di professare la propria fede.
La situazione non mutò con il nipote di Ruggero II, ossia Federico II di
Svevia (1194-1250), il quale riuscì
vittorioso nella crociata che intraprese grazie alla diplomazia e al dialogo
con il sultano. Una certa storiografia, come ha fatto notare il professor
Houben, ha parlato di un Federico
II responsabile di genocidio verso la
popolazione araba. Si tratta però di
una falsità, in quanto il sovrano represse alcune rivolte islamiche in Sicilia, ma non si macchiò di crudeltà
gratuite. Federico II fece deportare
tutti gli arabi a Lucera, dove poterono essere liberi di professare la pro-
pria fede, tanto che, in seguito, combatterono per l’imperatore. La corte
federiciana, peraltro, era orientaleggiante e, per questo, Federico II si
attirò le accuse di eresia da parte del
Papa, anche se alcuni cronisti dell’epoca le smentirono. In realtà, pienamente conforme allo spirito del
tempo, come ha fatto notare Franco
Cardini, citato da Houben, Federico
II si mostrò rispettoso sia di islamici che di ebrei: era il clima del XIII
secolo. Federico II protesse gli ebrei
dalle accuse di sacrifici rituali e tutelò le varie etnie nelle Costituzioni di Melfi del 1231. In tali leggi, ad
esempio, era previsto che giudei e
saraceni avrebbero potuto appellarsi
all’imperatore contro eventuali abusi
d’ufficio, anche se poi, in pratica, in
altre norme emergeva il fatto che la
vita di un ebreo o di un musulmano
valeva meno di quella di un cristiano.
Quindi, anche con Federico II si può
parlare, nella sostanza, di rispetto,
non di tolleranza vera e propria.
In conclusione, ha rilevato il professor Houben, “la tolleranza non ha la
sua origine nel Medioevo, ma il rispetto si praticò già allora, specie in
zone multietniche, dove si prese coscienza della pluralità, accomunata,
però, dal credo in un unico Dio”. Un
esempio che anche oggi dovremmo
riprendere!
Federico Catani
Alla scoperta del folclore musicale finlandese
L’
Un elfo e il suo magico violino
ultimo dei concerti della Stagione Sinfonica
ha ospitato, il 9 maggio, un
giovane violinista finlandese, Pekka Kuusisto. Non
esclusivamente
solista:
dinamicissimo,
scattante, coinvolgente e travolgente, ha anche diretto la
Filarmonica Marchigiana
schierata, come richiedeva
il programma, in un organico composto esclusivamente di 24 archi e un clavicembalo.
Della tradizione e del folclore musicale finnici poco
è dato sapere data la relativa scarsità di esecuzioni.
Eppure oltre ad un grande
caposcuola come J. Sibelius altri autori finlandesi,
soprattutto dalla seconda
metà dell’800 in poi, hanno composto molta musica
attingendo spesso a canti
e danze popolari di antica
tradizione. Una scoperta
quindi è risultata la prima
parte del concerto, interamente dedicata a questi
compositori: a E. Rautavaara, musicista contemporaneo che, pur tenendo
conto del folklore della sua
terra, appare influenzato da
autori europei e russi come
Hindemith,
Musorgskij,
Stravinskij, Berg, Bruckner;
a J. Sibelius e ad A. Sallinen, il più giovane dei tre.
Cinque danze popolari,
esposte preliminarmente
dal violino solista ed elaborate poi in cinque movi-
menti, presenta Pelimannit
op.1 di Rautavaara. Si tratta di musica dalle spiccate
caratteristiche, dove un
vigore rude, rustico, incalzante si confonde con un
linguaggio nuovo e aspro
di dissonanze nel quale
gradualmente si identifica.
Sono quadri di vita popolare e stati d’animo diversi
ad essere descritti. Particolare atmosfera è quella del
secondo movimento, Kopsin Jonas, resa da una musica che serpeggia sinistra,
misteriosa, quasi da film
horror.
Tutt’altro clima è nella Suite per violino e archi op. 27,
una delle ultime pagine
composte da J. Sibelius,
di cristallina bellezza. Vi
aleggia una serenità che
trascende una contemplazione idilliaca ed è un’opera da considerare anche
come un testamento spi-
Santa Maria Nuova: 900
Musica Festival
Con il concerto dell’Orchestra da
Camera delle Marche si è aperto
il 10 maggio l’edizione 2008 del
900 Musica Festival. L’incontro
ed il confronto tra differenti stili musicali sono sempre stati, sin
dalla prima edizione, il marchio
di fabbrica del 900 Musica Festival. Gli altri concerti saranno
ospitati all’auditorium Divina
rituale di questo grande
musicista. Le note insistenti di una marcia funebre scomposte in un caleidoscopio di sei variazioni
e di due intermezzi, dove
sono percepibili echi mozartiani e bachiani, costituiscono il tessuto di una
singolare composizione di
A. Sallinen: “Alcuni aspetti della Marcia Funebre di
Hintrik Peltoniemi” (che fu
un leggendario violinista).
Può essere ritenuta una
guida ai più riposti e non
facilmente comprensibili
significati di una melodia
tradizionale.
Anche di questo concerto il principale leit motiv è
stata la metamorfosi della
natura nello scorrere del
tempo. Non poteva quindi
essere ignorata la più famosa delle composizioni
di A. Vivaldi, “Le quattro
stagioni” che costituisce
Pastora di Collina. Venerdì 16
maggio sarà protagonista il violino del giovane virtuoso Roberto
che insieme al chitarrista Donato D’Antonio eseguirà alcune tra
le più belle pagine di Paganini,
Bartok e Ravel.
Venerdì 23 maggio il Trio Aedon
insieme al compositore Fabrizio
Festa attraverserà i luoghi della
musica novecentesca e contemporanea intendendo la musica
un esempio straordinario
di musica descrittiva e il
vertice dell’arte del ‘Prete
Rosso’. Straordinaria è la
maestria con cui il violino
solista e gli archi riescono
a riprodurre il canto degli
uccelli, lo stormire delle
foglie, il frinire delle cicale, il vento, il temporale, la
pioggia sferzante; a descrivere anche a intense pennellate scene diverse di vita
bucolica. Hanno ispirato
l’opera quattro sonetti di
un autore sconosciuto: non
particolarmente belli, ma
straordinariamente evocativi per il compositore. Ad
un grande maestro la parola può valere anche solo
come suggerimento. Anche
Verdi ne era convinto.
Calorosissima è stata l’accoglienza, tanto, potremmo dire, da far sciogliere
i ghiacci della Finlandia.
L’elfo con il suo magico violino non si è risparmiato.
Condividendo gli applausi
con la Filarmonica Marchigiana, ha accordato tre
bis: struggenti, per congedarsi dal pubblico, ancora
una volta numerosissimo, e
per salutare come conviene con un po’ di nostalgia,
ma anche con un ‘arrivederci al prossimo anno’, la
conclusione della Stagione
Sinfonica.
Augusta Franco Cardinali
Nella foto il violinista
Pekka Kuusisto
come “arte geografica ed esplorativa”. Venerdì 30 maggio spazio al
concerto per viola e percussioni
con Maurizio Barbetti e Antonio
Caggiano con un programma che
coniuga la musica contemporanea con quella etnica attraverso i brani di grandi compositori
come Berio, Cage e Feldman che
hanno rispettivamente contaminato la nuova musica con la musica popolare.
4
Attualità
18 maggio 2008
Gli studenti rievocano i giorni tragici dell’anno più lungo
“20 giugno 1944, all’ombra di un bel fior”
Pretese
N
Q
di Riccardo Ceccarelli
on voglio esercitare il ruolo di difensore d’ufficio, nessuno me lo ha affidato, né lo desidero. Difendere la ragione e con essa l’obiettività non ha bisogno
di nomina: basta farne un po’ di esercizio senza bende agli occhi e alla corteccia cerebrale. Il nuovo governo scaturito dalle elezioni ha giurato la sera dell’8
maggio: 12 i ministri con portafoglio e
9 i dicasteri senza portafoglio, totale 21.
Ebbene lo stesso giorno, 8 maggio, prima
che il governo giurasse di fronte al Presidente della Repubblica, “l’Unità” metteva
in prima pagina questo titolo “Governo:
poche donne, troppe poltrone”. Certo
non ci si aspettava che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio
1924 applaudisse al nuovo governo, che
però non cadesse nel ridicolo questo sì,
incolpando il nuovo esecutivo di “troppe
poltrone” dimenticando che il precedente governo, quello che il giornale giustamente sosteneva e che ha sempre sostenuto, contava 26 ministri, 10 viceministri
e 66 sottosegretari per un totale di 103
membri (premier compreso). In quanto
alle donne se ora ce ne sono 4 su 21, prima ce n’erano 7 su 26 ministri. Il nuovo
esecutivo ha 58 componenti, compresi
i 37 sottosegretari che hanno giurato
la sera del 12 maggio; 60 con il premier
ed il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio: se nominassero in futuro anche 8-10 viceministri non si arriverebbe
ai103 del governo uscente ed aver anticipato di quattro giorni che le poltrone era
“troppe” significa qualcosa di irrazionale
e che il ridicolo non ha limiti. Ancora un
esempio. “Europa”, il quotidiano ex margheritino ora democratico come “l’Unità”, il 10 maggio rimproverava Gianni
Alemanno di temporeggiare: “L’uomo
forte che governa Roma per ora sa solo
rinviare”. Alemanno è stato eletto sindaco di Roma il 28 aprile, il 7 maggio sono
stati ufficializzati gli eletti al consiglio
comunale la cui prima seduta è stata
fissata per lunedì 26 maggio. Il quotidiano voleva che quanto promesso da
Alemanno in campagna elettorale fosse
già fatto e non rinviato. È razionale un
comportamento simile? Anche in questo
caso non si chiedeva l’applauso, né tanto
si pretendeva la condivisione, ma solo
un po’ di obiettività almeno sui tempi.
Non credo che le altre amministrazioni favorite dai due quotidiani abbiano
avuto in passato quella capacità e quella
prontezza di intervento che ora si chiedono, se le avessero avute ed avessero
agito subito di conseguenza forse sarebbero ancora lì a governare senza essere
state penalizzate dai cittadini. Anche
Lucia Annunziata intervistando, nella
sua “Mezz’ora con” su Rai 3 domenica
11 alle 15, Giulio Tremonti, pretendeva
che il ministro anticipasse in concreto
provvedimenti del governo a poche ore
dal giuramento e prima ancora di aver
avuto la fiducia delle Camere. Non capacitandosi ancora del giudizio elettorale si richiede che in pochissimi giorni si
faccia tutto quello su cui si è espresso il
voto della maggioranza degli italiani. Fa
specie che proprio coloro che genericamente si chiamano democratici (come
se gli altri non lo fossero) esigano subito
e tutto dai nuovi eletti, sollecitandoli ad
agire in maniera quasi dittatoriale senza
rispettare magari i tempi istituzionali.
Questo non vuol dire assolverli in anticipo e fare loro sconti. Solo essere un
po’ obiettivi. Ci sono problemi urgenti è
vero, da tempo e da troppo tempo. Ma
se erano tali, potevano risolverli prima
ove ci fossero riusciti, senza rimproverare di inerzia i nuovi inquilini del palazzo.
Se è vero che essere schierati a volte non
premia la visione completa delle cose, ci
si regoli almeno sull’obiettività e la razionalità dei tempi e dei numeri per non cadere nel ridicolo. La memoria è sempre
più corta. Si ricorda, da ambedue le parti, solo quello che fa comodo. A scapito
della verità.
uando la sera dell’8 settembre del 1943
ai microfoni dell’Eiar il maresciallo
Badoglio annunciò l’armistizio, in tutte
le città e i paesi d’Italia la gente si riversò
nelle strade e nelle piazze con esultanza,
richiamandosi, scambiandosi abbracci con
gli occhi lucidi di lacrime che erano, finalmente, di gioia. Si credette subito che
la guerra fosse finita, che sarebbe spuntata
l’alba della rinascita. La commozione e l’euforia impedirono di rendersi conto in quei
momenti di che cosa realmente significasse quella notizia. Pochi commentarono. “E
ora, che cosa avverrà con tanti nemici in
casa?”
All’indomani sarebbe stato il caos. Il disorientamento generale, la scarsità e la
frammentarietà delle notizie avrebbero
permesso solo poco a poco, a volte persino
a distanza di parecchi anni, di sapere delle deportazioni, degli eccidi compiuti per
vendetta, delle atrocità e barbarie che in
quei giorni vennero commessi.
Uno di quei terribili episodi, la fucilazione
dei Martiri di Montecappone avvenuta alle
porte di Jesi, è stata rievocata in “20 Giugno
1944, all’ombra di un bel fior”, uno spetta-
colo ideato dal Teatro Pirata e realizzato
conformemente a un progetto interclasse
dagli alunni delle scuole superiori di Jesi.
Dopo aver debuttato a dicembre al Teatro
Ferrari di S. Marcello nell’ambito della rassegna ‘Passaparola…a teatro al prezzo di una
birra’ è stato riproposto al Teatro Studio il 6
maggio, ad un anno esatto dalla scomparsa
di Maria Cervi alla quale è stato dedicato.
Lo spettacolo attinge a una fonte letteraria:
il libro di G. Luconi ‘L’anno più lungo’, dal
quale sono state tratte non solo un’ampia,
dettagliata documentazione e una cronaca
ravvicinata e precisa di quanto avvenne allora, ma anche lo stile narrativo, netto, sobrio, privo di retorica e proprio per questo
efficace e toccante. Non è stato necessario
ricorrere a grandi artifici per ricostruire
il dramma al quale, anzi, proprio la disadorna essenzialità, la semplicità, la schiettezza hanno conferito verosimiglianza e
attendibilità. Né costumi, né trucchi sono
stati necessari agli interpreti. Pochissimi gli
elementi scenici: si è ricorsi solo ad alcuni
appropriati effetti di luce e ad un gioco di
ombre cinesi per descrivere bombardamenti, torture, fucilazioni, prigionie e de-
portazioni. Dodici e ben guidati i giovani
attori, tutti da lodare per la bravura e l’impegno che hanno profuso con entusiasmo.
Per un anno, senza sottrarre tempo allo
studio, hanno effettuato ricerche di fonti
orali e scritte e seguito prove e laboratori
al di fuori dell’orario scolastico. Sono studenti dell’ITIS Marconi, del Liceo Scientifico L. Da Vinci, dell’Istituto d’Arte e dell’Istituto Agrario. Vanno ricordati almeno i
loro nomi: Sara, Diana, Eleonora, Giorgia,
Thomas, Jonela, Elisa, Roberta, Annalisa,
Filippo, Barbara, Roberta. Non meno apprezzabile è l’intendimento per il quale si è
voluto ripensare, con il sacrificio dei sette
Martiri di Montecappone –cinque jesini,
un calabrese, un siciliano - l’ultimo e più
efferato atto della seconda guerra mondiale: non per riaccendere antiche ostilità e fomentare altre vendette, ma per far intendere, soprattutto ai più giovani che non hanno vissuto quelle drammatiche esperienze,
quanto preziosa sia la pace, quanto care
siano costate libertà e democrazia e quanto
occorra sempre continuare ad operare per
meritarne la conquista.
Augusta Franco Cardinali
Centro culturale Calamandrei: lo storico Angelo D’Orsi presenta Franco Antonicelli
Mente poliedrica e intelligenza viva
I
l Centro culturale Calamandrei, sempre vivace, la settimana scorsa ci ha voluto presentare, tramite lo storico prof.
Angelo D’Orsi, dell’università
di Torino, l’originalissima figura
di Franco Antonicelli. Ma chi è
costui? Un piemontese di sangue misto che, vissuto nei primi
anni Settanta del secolo scorso
appare, anche dalla onestissima
relazione dell’oratore, un vero
dandy che vive una vita per caso
perché fa scelte per caso. Ma
perché il Calamandrei – vedi
l’inquieta intelligenza del suo
presidente Gian Franco Berti
– gli ha affibbiato il nomignolo di dandy? Perché lo ha fatto
con onestà e a ragion veduta.
Infatti lo Zanichelli definisce
dandy “chi segue, nell’abbigliamento e negli atteggiamenti, i
dettami della moda, con compiaciuta raffinatezza”. Antonicelli lo è stato, sì, nell’abbigliamento, soprattutto in qualche
particolare circostanza che lascia molto perplessi ma soprattutto nel suo comportamento
di vita. Una vita, è vero, che si
conclude negli ultimi anni con
una fervida dedizione all’ideale
comunista, ma solo perché lo
aveva “scoperto” Togliatti che lo
fa eleggere senatore e come tale,
si dedica con passione, ad una
certa politica tra il ’60 e il ’70.
Mente poliedrica e intelligenza
viva, si impone nel dopoguerra
come scrittore e, soprattutto,
giornalista della Stampa e della
Rai manifestando chiaramente
la sua formazione culturale di
stampo liberale di gobettiana
influenza. Ma, poi, l’occasione, lo fa comunista. Così come
nel lontano passato vive di
contraddittorietà che lasciano
sbalorditi. Nel febbraio del ’29
scrive una lettera personale al
ministro Ciano manifestandogli tutta la sua ammirazione
e dedizione. Pochi giorni più
tardi firma, insieme con amici, una lettera di solidarietà a
Croce perché aveva votato contro i patti lateranensi voluti da
Mussolini e da Pio XI. Un voto
chiaramente antifascista e antimussoliniano. Quale il vero
Antonicelli? O è un vero dandy
della cultura e della politica? Lo
stesso suo liberalismo manifestato con la maggior parte dei
suoi scritti, si annebbia nel momento in cui “trova” l’occasione
di militare dignitosamente in
un partito. E cambia registro.
Certo: ha patito il carcere fascista, a strappi, ma più “per caso”
che per autentica militanza alla
Gramsci, alla Pertini, alla Rosselli. Anche il confino sembra
gli sia caduto addosso per caso,
tant’è che ne approfitta per un
matrimonio da par suo, da vero
dandy
Desta comunque ammirazione
la sua poliedricità culturale se
ricordiamo che ha scritto anche
un libretto per opera lirica che
sarà musicato da Ghedini.
v.m.
Senigallia: un nuovo centro di accoglienza tra Asl 4 e Oikos
“Tu solo puoi farcela, ma non da solo”
F
inalmente è aperto a Senigallia un Centro di Ascolto dedicato alle persone che
hanno un problema di dipendenza patologica, con particolare attenzione alla dipendenza dalla cocaina. Nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento Dipendenze Patologiche della A.S.L. n. 4 e l’Associazione
Oikos – ONLUS di Jesi. È nascosto, criptato, questo luogo di accoglienza. Non vuole
fare troppo rumore ma vuole comunque
lasciare il segno e offrire un segnale di speranza. Qui è possibile chiedere informazioni, trovare un confronto aperto, solidale e non giudicante, svolgere un percorso
educativo e terapeutico per recuperare la
centralità della propria persona, travolta
dalla tossicodipendenza propria o di un
familiare. Chi vive il dramma di scoprirsi
schiavo di una droga, oppure chi scopre
All’azienda Bora
i vertici dell’industria
dell’automobile
Bora, leader nazionale nella
progettazione e realizzazione di stampi e stampaggi per
la lavorazione a freddo della
lamiera, per un giorno centro regionale per l’aggiornamento degli addetti dell’industria della meccanica
e dell’automobile. È quanto
accaduto nei giorni scorsi
quando i vertici della sezione regionale dell’Associazione Tecnica dell’Automobile
(ATA) si sono riuniti a Moie,
un proprio familiare colpito da questa di- lizzazione di sé. Il Centro di Ascolto, sipendenza, ha paura di uscire allo scoperto, tuato in Via dello Stadio n. 18 a Senigallia,
teme il giudizio, il dito puntato, il rifiuto… al momento è aperto un solo pomeriggio
Il Centro di Ascolto Kriptos è stato pen- alla settimana, ogni martedì dalle 17 alle
sato come un luogo di accoglienza infor- 18 per l’accoglienza e dalle 18 alle 19.30
male, dedicato all’ascolto delle persone e per lo svolgimento di un gruppo psicoteal sostegno di chi vive una situazione di rapeutico per soggetti già inseriti nell’atdisagio, per consentire la ripresa della cre- tività riabilitativa. Per accedere al Censcita e promuovere l’autonomia fino al be- tro di Ascolto e partecipare alle attività,
nessere. L’obiettivo centrale dell’intervento condotte da un educatore professionale
è raggiungere l’ astinenza dalle sostanze e dottore in scienze psicologiche, e da un
stupefacenti, attraverso un percorso indi- medico psichiatra, è necessario un appunvidualizzato che consenta la valutazione tamento telefonico chiamando il numero
della situazione di tossicodipendenza, la 071-65213 negli orari di apertura del Cendisintossicazione, il cambiamento delle tro, oppure il numero 0731-213125 dal lucondotte che determinano la ricaduta e lo nedì al venerdì dalle 9 alle 15. “Tu solo puoi
sviluppo di una maggiore consapevolezza farcela, ma non da solo”
delle proprie risorse personali e relazionali Dott. Lorenzo- Brocchini - Capo Area Diper costruire una possibilità nuova di rea- pendenze Patologiche Ass. Oikos
nella sede dell’azienda, per
una riunione del Consiglio
Direttivo. Questo incontro
ha rappresentato un’occasione per approfondire la
conoscenza di questa realtà produttiva, rispetto alle
aziende che operano nel
territorio della Vallesina.
Hanno partecipato le più
importanti aziende del settore automotive e meccanica
della regione, come Gruppo Loccioni, Meccanica H7,
Meccanica Generale, Faam
Group, AP Automitive, Fime
e new Holland, ed il mondo
universitario rappresentato
dall’Università Politecnica
delle Marche.
L’ATA, nata nel 1948, conta
2700 tra soci e abbonati dei
quali 2600 sono tecnici, ricercatori, docenti e studenti,
interessati al settore, e 100,
in qualità di soci collettivi,
rappresentano le più importanti industrie nazionali del
settore. L’ATA è affiliata alla
FISITA, organizzazione che
raccoglie le associazioni automobilistiche internazionali e collabora con altre analoghe associazioni europee.
Ad introdurre i lavori Elio
Bora, presidente e fondatore dell’azienda, seguito da
Franco Birelli, direttore di
Bora. Birelli ha illustrato ai
consiglieri di Ata Marche i
risultati raggiunti nel 2007,
forti di un fatturato di 25,4
mln di euro, e la previsione per il 2008, che l’azienda
conta di chiudere a 28mln di
euro, puntando anche sugli
investimenti per circa 5mln
di euro, comprensivi dell’imminente apertura della
nuova unità produttiva in
Polonia.
LA TUA VOGLIA
DI AIUTARE GLI ALTRI
NON ANDRÀ IN PENSIONE.
C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana
www.8xmille.it
FIRMA IL MODELLO CUD
PER DESTINARE L’8XMILLE
ALLA CHIESA CATTOLICA.
Anche i contribuenti che non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, possono partecipare alla
scelta dell’8xmille con il loro modello CUD. Sulla scheda allegata al CUD, firmare due volte: nella casella
“Chiesa cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Chiudere solo la scheda in una busta
bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “SCELTA PER
LA DESTINAZIONE DELL’OTTO E DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”. Consegnare
Sulla tua dichiarazione dei
alla posta. Per ulteriori informazioni telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D
IL CINQUE PER MILLE SI AFFIANCA ANCHE QUEST’ANNO ALL’8XMILLE. IL CONTRIBUENTE PUÒ FIRMARE PER L’8XMILLE E PER
IL CINQUE PER MILLE IN QUANTO UNO NON ESCLUDE L’ALTRO, ED ENTRAMBI NON COSTANO NULLA IN PIÙ AL CONTRIBUENTE.
6
Jesi
18 maggio 2008
Meic di Jesi: conferenza di Fernanda Degano, docente di filosofia (1° parte)
L’avvocato
risponde
ATTENZIONE AI PESCATORI
I “pescatori” in questione sono quelli che praticano il
“phishing” via internet, organizzando vere e proprie
truffe telematiche: la parola phishing significa infatti
“far abboccare un pesce all’esca”.
Chi naviga in internet e possiede una casella di posta
elettronica riceve sempre più spesso e-mail finte, che
sembrano provenire da banche, finanziarie, gestori
di carte di credito, compagnie telefoniche, Enel, Eni,
Ebay e via dicendo: le e-mail utilizzano una grafica
che imita quasi perfettamente quella di questi enti,
con loghi molto noti al pubblico e cercano di carpire
i dati personali del cliente per utilizzarli a fini illegali.
Una e-mail di Poste Italiane che vi dice che avete vinto un premio fedeltà, una comunicazione della vostra
banca che vi chiede di inserire i vostri dati per un
controllo, un avviso della Guardia di Finanza che vi
dice di cliccare sul link sottostante per non incorrere
in sanzioni: sono tutti esempi di phishing, false e-mail
camuffate da messaggi di enti e istituzioni seri che
rimandano a siti-truffa.
A volte, sedicenti fuoriusciti da un paese, quasi sempre africano, sostenendo di essere perseguitati politici
e di avere bisogno di appoggiare su un conto corrente
una certa somma, sempre stratosferica, chiedono di
comunicare le coordinate del conto, promettendo
percentuali pazzesche, ma estremamente allettanti.
Il truffatore sa che colui che riceve l’e-mail è cliente di
quella banca o è il titolare di quella carta di credito: i
dati che vengono comunicati finiscono poi nella banca dati di chi ha spedito la finta e-mail, che li utilizza
per scopi non certo raccomandabili.
Il fenomeno, che ha cominciato a manifestarsi nel
2003, causa più vittime di quanto si pensi: è stato
calcolato che 7 persone su 10 tra coloro che fanno
acquisti online ricevono una e-mail con tentativo di
phishing e, anche se, a ben guardare, le lettere che si
ricevono sono piuttosto sgrammaticate e contengono
errori che dovrebbero mettere in allarme, il 15% cade
nel tranello.
Il consiglio è, ovviamente, quello di non indicare i
dati personali in risposta alle e-mail non richieste e
di contattare invece direttamente la banca o l’ente per
chiedere informazioni: le richieste di cliccare su link e
inserire dati personali devono far storcere il naso e far
capire immediatamente che si è di fronte a un tentativo di frode informatica.
L’informatizzazione della gestione dei conti correnti è
comoda e consente notevoli vantaggi ma richiede una
maggiore attenzione da parte di tutti.
Ricordatevi sempre: i furbi esistono perché esistono
gli sprovveduti.
Paolo Marcozzi, avvocato
IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA
MATERIALI E ACCESSORI PER BAGNI
TERMOIDRO
di GIANFRANCO MUZI
Via Giuseppe Guerri, 17 JESI
Tel. 0731 200337 - 335.247108
Il cervello non è un computer
Su “L’umanesimo nell’età la vita interiore dell’uomo,
postmoderna”, tema di la sua umanità e la sua digrande interesse culturale, gnità: entra nella storia
si è svolto il 6 maggio, un Gesù di Nazaret. “Il Criincontro organizzato dal stianesimo - afferma la DeMeic di Jesi. Se è vero che gano – porta nella storia
“filosofia” significa “amore umana un nuovo concetto
della sapienza”, la prof. Fer- di libertà: non la libertà del
nanda Degano con la sua cittadino greco o romano
ampia relazione interdisci- ma la libertà dell’uomo in
plinare ha offerto al pub- quanto uomo, persona”.
blico di Palazzo Ripanti un
modello di ricerca, rigoro- La “spaccatura” fatale
sa e insieme appassionata, Come conoscere con la
della verità intorno all’uo- scienza? Il metodo scientimo nel corso dei secoli. fico, che ha il suo modello
Partendo dalla realtà “sbri- nella Fisica, con la sistemaciolata” dell’oggi,”senza va- zione, verifica e “quantifilori e senza finalità”, dove è cazione” dei dati, è legato
impossibile definire “l’esse- alla logica matematica la
re”, la Degano ha ripercor- quale segue una sua metoso, a grandi linee, la storia dologia specifica; di qui la
del pensiero e della prassi “spaccatura” fra scienza e
del mondo occidentale. filosofia e la sfiducia nelle
Sullo sfondo appare nitida costruzioni filosofiche: “il
l’immagine dell’uomo gre- momento fondamentale
co, cittadino “non suddito”, rivelatore” di questa diprotagonista nella vita del- varicazione è la “Critica
la comunità socio-politi- della ragion pura”, dove
ca, la polis, dove ha creato Kant dimostra che la megrandi opere di filosofia, di tafisica non è una scienza
arte, di letteratura…La de- come le altre. Mentre la
mocrazia è nata in Grecia.
scienza “procede gloriosaDa Atene a Roma: con i mente”, si assiste al crollo
suoi valori culturali e uma- della filosofia; e neppure le
ni, con le sue leggi, Roma scienze umane (psicologia,
“è arricchita da una mag- antropologia, sociologia..)
giore universalità” per la possono dare risposte alle
sua realtà politica che si grandi domande della fiestende al mondo cono- losofia: chi è l’uomo? dove
sciuto.
va? Perché ? …
Al tempo dell’imperatore La sfiducia nella filosofia
Augusto ecco un evento e nella ragione culminano
che illumina di luce nuova nello “spietato esame” che
Nietzsche fa del pensiero sa della metafisica; negli
umano (nulla di valido…il ultimi saggi Umberto Eco
vuoto…) e nella “esplosio- ribadisce i limiti della inne della irrazionalità” con terpretazione libera del
la prima guerra mondiale. linguaggio e fa notare che
Fra le due guerre nasce “Kant non è l’ornitorinco”.
l’esistenzialismo: l’uomo Nasce il sospetto che ci sia
si sente fragile e solo, “get- un fondamento, “un fondo
tato” nel tempo e nello opaco, forte con cui l’inspazio senza una ragione terpretazione del linguage condannato a essere li- gio deve fare i conti”.
bero…a scegliere senza
modelli, senza finalità… Tra scienza e filosofia: la
Ma la filosofa osserva che Neuroetica
anche la sola scelta del- Una novità arriva dall’impegno umano (come la ricerca scientifica sul
nel filosofo esistenzialista cervello umano in vista
Sartre) diventa un valore, di finalità morali: nasce
un’affermazione dell’uo- la Neuroetica, rivelatrice
mo.
di una saggezza “innata”
Nella sua indagine su av- di cui la studiosa Laura
venimenti più recenti, Boella parla nel suo liFernanda Degano vede il bro “Neuroetica. Morale
Sessantotto come “riassor- prima della morale”. Dalbito dal marxismo” e defi- l’esame dei meccanismi
nisce il pensiero e la prassi del cervello che presiedomarxista come “movi- no alle emozioni emergomento escatologico senza no “linee di condotta che
trascendenza” precisando possono definirsi morali”.
che nel “comunitarismo” Ma la sfera delle emozioni
socio - economico e poli- risulta legata al “vissuto”,
tico marxista l’individuo, alle relazioni con le persola persona umana non si ne: il cervello ha bisogno
afferma ma si dissolve…
del vissuto, non è un comQuali speranze? “Oggi puter”. Il libero arbitrio è
manca l’angoscia della ri- salvo “anche se nelle emocerca, sembra che il nien- zioni c’è già la determite di valore e di finalità ci nazione di questa innata
vada benissimo!” A con- saggezza”.
ferma c’è la dichiarazione Rimane da chiedersi: che
di uno studioso: “E’ un non sia questa una felice
non senso porsi domande riscoperta della legge nadi senso”. Tuttavia in que- turale della coscienza?!
sti anni si nota una ripreMaria Crisafulli
Centro Promozionale Famiglia - Consultorio “La Famiglia”
La relazione annuale e i progetti
I
l 29 aprile scorso si è svolta l’assemblea annuale dei soci del Centro Promozionale Famiglia – associazione di volontariato onlus- per
relazionare sull’attività del Consultorio nell’anno trascorso e per illustrare ed approvare la relazione finanziaria dello stesso periodo. Presenti
il vescovo Gerardo Rocconi e numerosi soci.
Gli operatori del Consultorio hanno svolto consulenze (individuali e
di coppia) psico-pedagogiche, sui
metodi naturali e contraccettivi, pediatriche, ginecologiche e legali per
complessivi 389 incontri con 103
utenti; hanno partecipato, come esperti, a corsi
pre-matrimoniali ed hanno
svolto incontri di educazione affettiva agli studenti
di alcune classi scolastiche.
Si è completato il secondo
anno del corso triennale
per Consulenti Familiari e
si è iniziato il terzo con 22
partecipanti.
Gli operatori hanno frequentato corsi di aggiornamento ed incontri di verifica e di supervisione dei
casi trattati in consulenza.
Sempre nell’anno 2007
l’equipe degli operatori ha
elaborato il progetto “Navigare a vista” sulle crisi
familiari, parzialmente finanziato dalla Fondazione
Cassa di Risparmio di Jesi;
tale progetto prevede l’attivazione di centri di ascolto
e consulenza e di gruppi di
aiuto per la prevenzione
del disagio che coinvolge
le famiglie nel momento
della crisi. La presentazione del progetto è avvenuta
quest’anno con il convegno
svoltosi nelle serate del 23
marzo e del 3 aprile, con le
relatrici prof.ssa Maria Rita
Parsi e dott.sse Rossella Ita-
liano e Barbara Lombardi, che hanno avuto una notevole e qualificata
partecipazione di pubblico. La relazione finanziaria, dettagliatamente
illustrata dal tesoriere ed approvata
dall’assemblea, ha evidenziato il contributo della Diocesi, determinante
per lo svolgimento delle attività del
Centro.
Gli intervenuti hanno dato atto dell’impegno profuso dagli operatori
del consultorio, sia nell’attività interna di consulenza e di organizzazione
del corso consulenti, che nello studio
e presentazione del progetto sulle
crisi familiari.
Nella foto il presidente Siro Borocci
Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 www.fazibattaglia.com
Vita ecclesiale
Parola di Dio
18 maggio 2008
18 maggio 2008 - santissima trinità
Dio, amore che ti consumi per me
a stare nella
notte. E lasciar
parlare l’espeIn quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il monrienza di altri,
do da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada
che la Bibbia
perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Fici custodisce e
glio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia
ci trasmette.
salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi
Fermiamoci su
non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome
quella di Nidell’unigenito Figlio di Dio».
codemo. Altro
Parola del Signore
che impassibile
imperatore. Dio è un
essere vivo e
appassionato. La stessa contestazione delCOMMENTO
Oggi la liturgia intende farci andare al cuo- l’Islam è rivolta alla cattiva presentazione
re del Mistero di Dio. E’ un pretesa assurda? del Dio cristiano, composta – dicono – di
Quale percorso per entrare? Sarebbe una tre dei (Gesù, Maria e il Padre). Il mistero di
inutile presunzione su ci affidassimo alla Dio va cercato “nell’infinita luce che si esprinostra intuizione e intelligenza umana. Sa- me nell’amore” (Ravasi). Il Dio dell’esperienrebbe come pretendere di contenere il mare za di Mosè ha questo volto: «Il Signore, Dio
misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricin un palmo di mano.
Ma così non è se attendiamo la luce della co di grazia e di fedeltà...». Il Dio che si coRivelazione della Storia della Salvezza. E munica ha il volto di Gesù, proprio Gesù di
non può essere neppure più una questione Nazareth. Bisogna mettersi in ricerca allora
di “dimostrazione” ragionevole. Altrettanto – come fa Nicodemo - e non cullarsi nella
ragionevole è la provocazione del male (ter- tradizione o nella paura di perdere le radici
cristiane.
remoto in Cina, tifone in Myammar).
Intanto bisogna mettersi in posa… Mosè Ecco la rivelazione che poggia sul verbo
ci chiama nel deserto. Nicodemo ci invita “dare”: «Dio ha tanto amato il mondo da
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18)
Agenda
Pastorale
del Vescovo
Venerdì 16 maggio
ore 18: CSI, Convegno presso San Nicolò
ore 21: Parrocchia Divino Amore, Centri di Ascolto
Sabato 17 maggio
ore 10.30. Convento Frati Minori di Ostra Vetere,
Celebrazione nella festa di San Pasquale
ore 17: Parrocchia Divino Amore, celebrazione
con i malati e anziani
ore 18.30: Parrocchia S. Pietro M., celebrazione di
ringraziamento per il riconoscimento delle Virtù
Eroiche di Fra Serafino da P.
ore 21: Loreto, Santuario Santa Casa, Incontro
Regionale di preghiera per le Vocazioni
Domenica 18 maggio
ore 9.30: Parr. di S. Francesco di P, S. Messa e
amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 11.30: Parrocchia S. Giovanni B, S. Messa e
amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 16.30: Parr. Divino Amore, ritiro per famiglie
Lunedì 19 maggio
ore 21: Riunione della Commissione per la
Famiglia
Martedì 20 maggio
ore 15.00-18.30: il Vescovo riceve nella cappella di
San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano
confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza
appuntamento.
ore 19. S. Messa in suffragio di P. Oscar nel 2°
anniversario dal ritorno al Padre
ore 20: Incontra con i membri della Pastorale
giovanile
ore 21.15: Incontro con la Comunità di S. Maria
Fuori Monsano
Mercoledì 21 maggio
ore 9.30: Riunione del Consiglio Diocesano per gli
affari economici
ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento
vocazionale in vista del Diaconato permanente
Giovedì 22 maggio
Mattino: ritiro dei Sacerdoti più giovani di
Ordinazione
ore 21.15: Pianello Vallesina, Incontro con le
famiglie
Venerdì 23 maggio
ore 20: Parrocchia Divino Amore, incontro con i
bambini
Sabato 24 maggio
ore 17: Cupramontana, inaugurazione mostra
Scout FSE
Domenica 25 maggio
ore 9.30: Chiaravalle, S. Messa e amministrazione
del Sacramento della Cresima
ore 11.30: Parrocchia S. M. Kolbe, S. Messa e
amministrazione del Sacramento della Cresima
ore 18.30: Solennità del Corpus Domini, S. Messa
e processione
luogo di adorazione e di ascolto
Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione
nella Chiesa dell’Adorazione per le Confessioni e il colloquio spirituale.
Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Viene di seguito
indicato il Sacerdote presente per ciascun giorno:
Lunedì 19 maggio: Don Michele Cobzaru
Martedì 20 maggio: Ore 19: S. Messa in suffragio
di P. Oscar in Duomo
Mercol. 21 maggio: Don Emilio Campodonico
(S. Messa)
Giovedì22 maggio:Don Luca Giuliani
Venerdì 23 maggio:Don Cristiano Marasca
Corpus Domini
Domenica 25
maggio, solennità del Corpo
e del Sangue
del
Signore,
alle ore 18,30
solenne
celebrazione eucaristica in Cattedrale presieduta dal Vescovo,
alle ore 19
prenderà il via
la processione
che passerà in
via Pergolesi,
corso Matteotti fino alle
Grazie; in piazza della
Repubblica messaggio
del Vescovo e Benedizione Eucaristica. Sono
di don Mariano Piccotti
[email protected]
dare il Figlio suo». E’ il darsi sulla croce; è
il darsi sulla mensa (vedi icona di Andrei
Rublev). Tutto è finalizzato alla piena libertà
dell’uomo dal male e dalla radice profonda
della sua schiavitù: il peccato.
Dio è entrato nella storia con questo cuore e
con questo volto, quello del Cristo Crocifisso e risorto.
K. Rahner, uno dei maggiori teologi del ‘900,
descrive la pre­senza segreta ma efficace della Trinità nella storia e nella vita umana con
queste parole. “La nostra esistenza è come
un rivolo che ser­peggia in un deserto fatto
di banalità, di male, di egoismi. C’è il rischio
che quella steppa riesca ad essiccarlo. Ma
dietro le dune grigie dei nostri giorni, anche
se non riusciamo a scorgerlo con gli occhi,
sentiamo l’eco di un mare immen­so. Il nostro ruscello, anche se lentamente, è destinato ad approdare nelle onde infinite di Dio.
Cristo stesso ci estrae dalle secche, ci aiuta
ad uscire dal deserto del peccato e ci fa discendere nel grande mare della pace e della
luce di Dio”.
Offro, come preghiera, una poesia nata in
una moschea, a Gerusalemme. Anche quando noi cristiani abbiamo trovato Dio in Cristo, per grazia, non siamo esonerati a cercare ancora il volto di Dio dentro la nostra
storia.
CHIESA dell’ADORAZIONE
7
Le moschee
Solo tu,
il libro e lo spazio.
Filtra la luce
in mille diversi arabeschi.
Nessun volto,
nessuna figura,
non una cosa che
alluda al mistero.
Neppure l’ombra
a incorniciare il sole.
Dio è grande …..
Dio è grande per tutti!
Vorrei solo silenzio,
un lungo silenzio
per cogliere l’anima
anche dei luoghi non miei.
E cercare,
ancora cercare
cercare ancora il volto...
il volto di Dio.
28° pellegrinaggio a piedi, 18 maggio ore 6
Cupramontana
Madonna della Grotta
Domenica 18 maggio
alle ore 6, all’incrocio di
via San Bartolomeo, a
Cupramontana, prende
il via il 28 pellegrinaggio
a piedi per raggiungere
il piccolo santuario della
Madonna della Grotta,
nel comune di Fabriano,
frazione di Precicchie.
A chi salirà a piedi sarà
dato in dono un ricordo
della partecipazione. La
prima sosta è prevista
a Sant’Urbano alle
ore 8, poi a Domo di
Serra San Quirico;
alle ore 10,30 arrivo al
Castello di Precicchie
dove si svolgerà la
celebrazione comunitaria
della penitenza e alle
ore 11 la Santa Messa
nel Santuario della
Madonna della Grotta. Il
pellegrinaggio di circa
16 chilometri, proposto
dalla zona pastorale
di Cupramontana, si
concluderà con il pranzo
al sacco sui prati di Poggio
San Romualdo.
OGGI SPOSI
17 maggio: Pietro Schiodà e Manuela Marcelloni in
Cattedrale – Massimo Garini e Giada Corinaldesi a S.
Francesco d’Assisi – Gianluca Garbuglia e Roberta Amico
a S. Francesco d’Assisi - Marco Piccioni e Marta Grassi a
Montecarotto. 18 maggio: Francesco Biagioli
e Luana Ciuffolini a Pianello Vallesina
La Caritas per il Myamar
invitati tutti i cristiani,
in particolare i bambini
della Prima Comunione,
accompagnati dai genitori.
Settimanale di ispirazione cattolica
fondato nel 1953
La Caritas Diocesana Jesina invita a sostenere la popolazione del Myamar, in Asia, travolta dal ciclone Nargis. La
raccolta speciale è domenica 18 maggio. Le offerte vanno
consegnate alla Caritas in via San Giuseppe o con versamento sul conto corrente postale 13005608.
Caritas Italiana e la rete Caritas confermano la loro disponibilità a sostenere interventi di ricostruzione per la
ripresa delle attività nel Myamar, in particolare nelle diocesi di Yangon e Pathein.
Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An
Telefono 0731.208145
Fax 0731.208145
[email protected]
www.vocedellavallesina.it
c/c postale 13334602
Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143
del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì •
Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici)
Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale, forniti all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento o diversamente acquisiti sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza.
Tali dati saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per
proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge.
8
Vita Ecclesiale
18 maggio 2008
In ricordo
Ricordo
U
n film su Padre Pio si concludeva con il santo frate su
una carrozzella di fronte ad una vetrata, era in meditazione e così si rivolgeva al Signore: “Eccomi sono pronto
quando Tu vuoi”. Consapevole dell’approssimarsi della fine,
di aver vissuto nella sua vita un “Mistero” fino alla fine, con
segni nel corpo, con prove e con incubi, si abbandona alla
volontà del Signore. Il suo corpo martoriato non gli impedì
di vivere una vita da “santo”, di uno che fece la volontà del
Signore che manifestare segni tangibili del “Mistero” dandosi agli altri non come “reliquia”, ma come un uomo che
con la sofferenza delle stimmate ha vissuto una vita, ha realizzato opere come quelle dell’ospedale per lasciare agli altri
non solo il “Mistero” che aveva vissuto, ma anche la misericordia con cui l’ha voluto vivere. Oggi, dopo anni dalla sua
morte, si è deciso di riesumarlo per mostrare il suo corpo
ai fedeli. Non so quanto lui avesse acconsentito a tale scelta! Era consapevole che la Parola di Dio disapprova il culto
delle reliquie e ogni forma di idolatria. Gesù non incoraggiò
mai l’idolatria, specie nei confronti degli uomini. Quando
una donna gli si avvicinò dicendogli: “Beato il ventre che
ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte”, egli rispose: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola di Dio e la
mettono in pratica” (Luca 11,27-28). E disse ancora: “Adora
il Signore Dio e a Lui solo rendi culto” (Matteo 4,10). Non
per nulla Gesù disse che occorre adorare Dio “in Spirito e
Verità” (Giovanni 4,24). Infine anche Paolo invita i cristiani
a camminare “per fede e non per visione” (2 Corinzi 5,7). Il
culto delle reliquie è molto diffuso forse perchè c’è la necessità di materializzare la propria fede. Riferirsi a loro è voler vedere una trasposizione celeste, accorciare la distanza
tra lo Spirito e il Corpo, rendere ora con presenze tangibili,
una presenza che legittima la propria fede e anche la necessità che il santo eserciti come mediazione tra “noi e Dio”.
Nel Nuovo Testamento, soprattutto in Paolo e nel libro
delll’Apocalisse, il santo era “il credente, il salvato”. In epoca
patristica, diventa santo il martire, colui che, a imitazione
di Cristo e a edificazione della Chiesa, rinuncia a tutto, spogliandosi anche della vita. Nel linguaggio odierno si corre il
pericolo che ricopra un ruolo non più di mediazione ma a
volte sostitutivo. Padre Pio ci ha dimostrato che l’esperienza
della vita è l’esperienza dentro al “Mistero”. Noi possiamo
trasmettere l’esperienza della vita, non della morte, possiamo pensare alla morte di altri, non possiamo trasmettere
la nostra in quanto viviamo. Al celebrare un corpo si vuole
dare un potere taumaturgico che non ha, mentre è il vissuto di Padre Pio che pone degli interrogativi, stimola nella
fede perché in lui il ”Mistero” si è concretizzato, con segni
di dolore e di fede. Quella bara, in cui la morte si è manifestata per quella che è, forse, per la mia fede, doveva restare
chiusa, perché non avevo nessuna necessità di contemplare
la morte, ma un grande bisogno di contemplare la Vita che
ha sconfitto la morte.
Remo Uncini
Malati di niente in mostra
Arte in mostra contro il
pregiudizio, l’emarginazione, lo stigma sociale. Arte
‘contro’ ma anche arte che
cura, comunica emozioni,
mette in relazione persone
dai diversi (e spesso dolorosi) cammini. E’ la mostra
URLO, fino al 17 maggio in
esposizione alla Salara di
Palazzo della Signoria a Jesi,
nell’ambito di MALATI DI
NIENTE 2008, rassegna
promossa da Comune di
Jesi, Regione Marche, Provincia di Ancona, Ambito
Territoriale IX, Comunità
Alloggio “Soteria”, Dipartimento Salute Mentale Asur
zona territoriale 5, Rete del
Sollievo di Jesi, in collaborazione con la Cooperativa
sociale COOSS Marche,
Associazione Culturale
“Asiamente”, Centro Sociale
TNT, Teatro Pirata, Comune di Maiolati Spontini,
Associazione dei Familiari
Atena.
In mostra saranno le opere e gli elaborati prodotti
dal laboratorio espressivo tenutosi da novembre
a maggio con gli Studenti
dell’Istituto d’Arte di Jesi
“E. Mannucci” e con l’Atelier del Centro Sollievo, un
luogo di aggregazione che
da alcuni anni opera nella
Palazzina Politi di Jesi consentendo a chi lo frequenta
di poter imparare le tecniche di pittura grazie alla
collaborazione di noti artisti del territorio.
Con URLO, la rassegna
MALATI DI NIENTE
2008 si avvia verso gli ultimi appuntamenti. I prossimi eventi saranno giovedì
15 maggio dalle ore 15,30
alle 19,30 al Palazzo della
Signoria di Jesi con il convegno sul tema “Benessere”,
cui parteciperanno Massimo Mari, direttore del
DSM ASUR ZT5, ed Enzo
Spaltro, professore di psicologia del lavoro.
Domenica 18 maggio presso l’Ssr Asiamente di Via
Contuzzi a Jesi si terrà la
festa di chiusura aperta
a tutto il quartiere, con
spettacoli teatrali, concerti,
atelier creativi e allegria a
volontà.
MALATI DI NIENTE tornerà a parlare il prossimo
ottobre con un convegno a
Jesi (Palazzo della Signoria)
sul tema delle “Contaminazioni” cui parteciperà il
prof. Umberto Curi, Preside della Facoltà di Filosofia
di Padova.
Ad un anno dalla sua scomparsa, i familiari e gli amici
ricordano con affetto Arnoldo
Mannarini di Ostra deceduto
a 84 anni. Arnoldo è stato dirigente degli Uffici del Lavoro, collocatore comunale. Si è
dedicato al servizio degli altri
compiendo il suo dovere con
onestà, serietà e correttezza
verso le istituzioni.
Ha svolto il suo servizio in politica nel partito della Democrazia Cristiana, è stato presidente delle Acli e dirigente
dell’Azione Cattolica di Ostra.
Il suo ricordo è ancora vivo in
chi lo ha conosciuto e l’esempio della sua vita è di stimolo
all’impegno verso la famiglia e
le associazioni.
l’asterisco
Padre Pio: il corpo del santo riesumato…
Francesco Mingo
Noi corriamo sulla strada che è
lui e corriamo alla meta che è lui
e in lui troviamo il nostro riposo...
Egli venne a noi, quale medico
agli ammalati, quale via aperta
a noi pellegrini (sant’Agostino)
*
+ 17 aprile 2008,
36 anni
Il cuore puro
Batte la mezzanotte
l’orologio dell’antica
scuola, guardinga la
signora in nero s’aggira tra le vie vuote e
silenziose; bussa alla
porta ed entra. Eccomi, bel giovane, mi hai
chiamato e sono venuta a prenderti. Con me,
fidati, tutte le tue ansie
spariranno e niente e
di Giacomo Galeazzi
Wojtyla e il suo successore
Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger:
caratteri diversi, ma la stessa determinazione a seguire radicalmente
Cristo e servire il prossimo. Costi
quel che costi. «Negli incontri del
pre-conclave dei cardinali, l’arcivescovo Wojtyla aveva preso diverse
volte la parola», rivela Benedetto
XVI, tornando con il pensiero a quei
«momenti importanti», durante i
quali «ho avuto anche la possibilità di sentire la statura del pensatore». Un’intesa sbocciata da «poche,
semplici parole», ma divenuta la
linfa vitale della Chiesa universale per quasi tre decenni. «Subito
dopo la sua elezione, il Papa mi ha
chiamato diverse volte a Roma per
colloqui e alla fine mi ha nominato
prefetto della Congregazione per la
dottrina della fede», sintetizza Joseph Ratzinger. Una nomina-chiave
del terzo pontificato più lungo della
storia (dopo quelli di San Pietro e
Pio IX, beatificato proprio da Karol Wojtyla durante il Giubileo del
2000) accettata da Joseph Ratzinger
con qualche titubanza: «Il Santo
Padre, che era molto paterno con
me mi ha dato tempo di riflettere,
egli stesso voleva riflettere. E alla
fine mi ha convinto, perché questa
era la volontà di Dio». Per capire
quanto saldo fosse il loro sodalizio
e, conseguentemente, quanto na-
nessuno ti ferirà.
Vattene via, signora, ho ancora tanti
affetti grandi a me
vicini, tante aspettative e tanta voglia di
amare.
Vieni, bel giovane, lasciati andare, non
avere paura, io sola
saprò darti la pace
che cerchi invano.
E’ un attimo, l’onda
nera strappa la vita al
giovane corpo. Solo
rimane il cuore puro
con i suoi desideri
insoddisfatti e il suo
amore non donato.
E tu, Madre pietosa,
allarga le braccia e
accogli sotto il tuo
manto il cuore puro
affinché si irradi
della luce di Dio misericordioso l’anima
sua.
Silvana
Rosetti Salustri
turale il passaggio di testimone tra
due colonne del cattolicesimo del
XX secolo è illuminante il racconto forte degli ultimi due incontri: al
Policlinico «Gemelli», il 6 febbraio
2005; e il giorno prima della morte di Giovanni Paolo II, nella sua
stanza. «Nel primo incontro il Papa
soffriva visibilmente, ma era pienamente lucido e molto presente - rievoca commosso Joseph Ratzinger
-.Io era andato semplicemente per
un incontro di lavoro, perché avevo
bisogno di alcune sue decisioni. Il
Santo Padre, benchè soffrendo, seguiva con grande attenzione quanto
dicevo. Mi comunicò in poche parole le sue decisioni, mi diede la sua
benedizione, mi salutò in tedesco,
accordandomi tutta la sua fiducia e
la sua amicizia». L’ultimissima volta
che Karol Wojtyla e il suo successore si sono visti ha invece il sapore
struggente di un’investitura spirituale: «E’ stato il giorno prima della
morte: era ovviamente più sofferente, visibilmente, circondato da
medici ed amici. Era ancora molto
lucido, mi ha dato la sua benedizione. Non poteva più parlare molto. Per me questa sua pazienza nel
soffrire è stato un grande insegnamento, soprattutto riuscire a vedere e a sentire come fosse nella mani
di Dio e come si abbandonasse alla
volontà di Dio: nonostante i dolori
visibili, era sereno, perché era nelle
mani dell’Amore Divino».
Giacomo Galeazzi
Anniversario
Gianluca Rumori
2006 23 maggio 2008
Primavera
Cammino sul prato
scrutando i fiori,
li colgo pensando a te.
Evoco il tempo andato
tutto ciò è accaduto
nel tempo…
perché ci sia una
ragione
delle mie lacrime.
Per un amore grande
grande più
dell’immenso,
uniti dentro un battito;
quel battito d’amore
fatto anche di dolore
che inesorabilmente
ha infranto il mio
cuore.
Mi distoglie
dal mesto pensiero
la dolce melodia
d’un usignolo,
mi invitano
a sedere sul prato
le piccole margherite
aperte al sole.
mentre la brezza
mi porta
un delicato
profumo di viole.
Con gli occhi
sospesi nel vuoto
guardo le rondini
incrociarsi in volo,
vorrei tanto
essere in loro
felice di vivere
in uno spazio
senza mete….
D’un tratto
il silenzio mi copre
tutto intorno
ed io mi sento avvolta
dalle tue mani.
Guardo il tuo volto
e in quell’istante
tu mi sorridi gioioso,
mi si riempie il cuore
di paradiso.
La tua mamma
Tuo fratello Luigi ti
ricorda con amore.
Una Santa Messa sarà
celebrata il 23 maggio alle ore 19 nella
chiesa di S. Francesco
d’Assisi
IL REFRATTARIO
INSORGENZE:
LE RESISTENZE DIMENTICATE
Un’altra pagina di storia che in genere
i libri di testo tacciono o affrontano in
maniera alquanto superficiale. Stiamo
parlando delle insorgenze, cioè di quei
moti di rivolta popolare che, durante
gli anni della dominazione napoleonica, si svilupparono lungo tutta la penisola italiana, dalle Alpi agli Appennini, fino al Mezzogiorno. Mentre a
scuola si continua ad insegnare che il
cosiddetto triennio giacobino in Italia
(1796-1799) e la successiva dominazione napoleonica sono stati momenti
di progresso e sviluppo non accettati
dalla popolazione perché ignorante, la
realtà è un po’ diversa e più complessa.
Quasi ovunque, l’elemento che scatenò
la reazione degli italiani fu religioso,
basti pensare ai nomi dei vari movimenti e delle varie realtà anti-francesi: i “Viva Maria”, le “Pasque veronesi”, i “Sanfedisti”. Durante l’invasione
napoleonica in tutta la penisola, ma
soprattutto qui da noi, nelle Marche,
ad Ancona e ad Ostra, al santuario
della Madonna della Rosa, si verificarono casi di Madonne piangenti o
che muovevano gli occhi, quasi a voler esprimere la “risposta del Cielo” a
Bonaparte: fenomeni, questi, di cui ha
parlato anche uno storico laico come
Renzo De Felice.
L’Italia profonda e vera di allora assisté sgomenta alle profanazioni dei
giacobini e dei soldati d’oltralpe e
non accettò un regime che limitava le
proprietà ecclesiastiche (con le conseguenti ripercussioni sulle tradizionali
forme di assistenza), scristianizzava la
società, imponeva la leva obbligatoria,
aumentava il carico fiscale,e riduceva le autonomie locali. I francesi non
soltanto soppressero gli ordini religiosi e demolirono chiese e monasteri,
ma imposero pure, brutalmente, una
radicale rifondazione della società, di-
sprezzando la tradizione, cui il popolo
era attaccatissimo. Per questi motivi,
nonostante le violente repressioni, le
repubbliche giacobine alla fine crollarono, perché non seppero coinvolgere
la popolazione, come notò il grande
intellettuale Vincenzo Cuoco.
Dopo tutto, la resistenza contro i
francesi rivoluzionari in difesa della
tradizione religiosa fu un fenomeno
comune a tutte le nazioni cattoliche,
come nel caso dei “comuneros” spagnoli. Quanto alle insorgenze italiane, è giusto affermare che si trattò
di resistenze contro un certo tipo di
modernità, un estremo sussulto di
vitalità della cristianità ed anche una
manifestazione profonda dell’identità
italiana, un’identità che, ancor oggi, è
profondamente radicata nel cattolicesimo, checché ne dicano certi “intellettuali” che pontificano dagli squallidi pulpiti dei mass-media!
Federico Catani
18 maggio 2008
Grazie al Signore!
* L’anima nostra magnifica
il Signore
perché, con Te, o Madonna del
Divino Amore,
si è chinato sulle nostre famiglie.
Il Signore, anche oggi, ci passa
accanto,
ci tiene per mano, ridesta in noi
la Speranza,
ci rafforza nella Comunione.
Le celebrazioni giubilari
hanno “ravvivato” la fedeltà a
Cristo Risorto,
che i nostri Padri ci hanno
testimoniato e trasmesso.
* Grandi cose ha fatto, nella
nostra comunità,
lo Spirito del Cristo Risorto,
mentre Tu, o Maria, Donna
Accogliente, visitavi le nostre
famiglie.
Ha aperto le case e il cuore di
tanti di noi
al saluto reciproco, alla cordiale
accoglienza, alla preghiera.
Ha rovesciato l’abitudine ad una
preghiera individuale,
per una più familiare,
comunitaria e mondiale.
Ha suscitato lo spirito di
collaborazione.
Ha fatto incontrare famiglie che
non si parlavano.
Ha guidato i cuori induriti al
perdono reciproco.
Ha abbattuto i muri dell’orgoglio
e dell’arroganza.
Ha smascherato la miseria dei
nostri peccati,
la stupidità dell’odio, del litigio e
del perbenismo.
Ha fermato le parole
bestemmiatrici e irriverenti.
* Grandi cose ha fatto, nella
nostra comunità,
lo Spirito del Cristo Risorto,
mentre Tu, o Maria, Madonna
degli Sposi, visitavi le nostre
famiglie.
Ci ha fatto credere che è
possibile, anche oggi,
e proprio nella nostra Comunità,
compiere gesti nuovi.
Ci ha resi capaci di aprirci allo
Spirito,
che continua a compiere
meraviglie.
Ha rovesciato la nostra
mentalità pagana,
che crede solo ai frutti
straordinari,
e ci ha fatto apprezzare e gustare
frutti semplici e quotidiani.
*Con Maria, Donna orante,
ti lodiamo e ti ringraziamo, o
Signore
per la Parola, la Preghiera e la
Carità
che lo Spirito ha fecondato,
generato e ringiovanito
nella nostra Comunità.
*Con Maria, ti lodiamo e ti
ringraziamo, o Signore
per le meraviglie che il Tuo
Amore,
semina a piene mani,
per il dono dello Spirito Santo,
che sempre guida e sostiene il
nostro cammino.
Don Mario Massaccio
La “Visita di Maria”
alle nostre famiglie
e il “dono” del Giubileo ci
hanno fatto risorgere.
9
Parrocchia Madonna del Divino Amore: i primi cinquanta anni della comunità di via Roma
Le celebrazioni giubilari e il sostegno della Madre
L
a parrocchia Madonna del Divino Amore nel suo 50° anno dalla nascita celebra il
suo primo anno giubilare. Cammino iniziato il
1° ottobre 2007, arricchito con il dono dell’Indulgenza Plenaria concessa dal Papa Benedetto
XVI, si concretizzerà con la Visita di Maria alle
famiglie, la Missione parrocchiale e le feste giubilari, che culmineranno con la celebrazione
del 1° giugno 2008. La via privilegiata per fare
esperienza di comunione è senz’altro la Parrocchia: comunità che rende visibile la missione
della Chiesa sul territorio.
Una nuova parrocchia è un dono per la comunità; per gli abitanti di via Roma è stato un
motivo di grande esultanza. La soddisfazione
scaturiva sia per il riconoscimento della storia
e della cultura di un quartiere importante per
la città, sia perché il Vescovo mons. Pardini ha
inteso affidarla ad una Protettrice che era ed è
nel cuore di tutti gli Jesini.
La devozione alla Madonna sotto vari titoli trova una sua logica nei bisogni avvertiti dalla gente: molte sono le comunità parrocchiali dedicate alla Madre di Gesù; con aggettivi e sostantivi
solitamente si sottolinea i molti aspetti della
pietà popolare. Per il quartiere di via Roma si è
ricorsi ad uno dei temi più profondi della spiritualità mariana: “Madonna del Divino Amore”.
Consapevoli dell’imperscrutabilità di simili decisioni un tentativo di comprensione è possibile almeno analizzando le vicende che hanno
portato alla nascita della Parrocchia.
Le origini della Parrocchia
In origine il territorio dell’antico borgo Roma
apparteneva a S. Francesco di Paola, antica comunità parrocchiale nata intorno alla Chiesa e
all’annesso convento del XVII sec. posti poco
fuori le mura e vicino all’Arco Clementino.
Già prima dell’ultima guerra mondiale la popolazione del quartiere era però molto aumentata
anche a seguito degli insediamenti industriali
che man mano andavano sorgendo: complice il
canale Pallavicino e i collegamenti viari, questi
luoghi hanno sempre avuto una spiccata vocazione per gli insediamenti produttivi. La cartiera, prima fabbrica jesina in senso moderno,
sorse nel 1800 proprio lungo la Via Clementina,
oggi Via Roma.
L’assetto urbanistico del quartiere, in evoluzione fin dall’inizio del 1900, subisce una vera
e propria rivoluzione negli anni 50 e 60: molte
botteghe artigiane chiudono, alcune trasformandosi in industrie de-localizzano in altre
aree. Antichi opifici vengono trasformati in
abitazioni civili; sorgono nuovi palazzi e la popolazione cresce. Gli abitanti incominciano a
sviluppare una nuova coscienza comunitaria e
subentra l’esigenza di poter avere una Parrocchia autonoma.
L’opera delle Suore
Questi processi di aggregazione sono stati favoriti anche dalle suore Calasanziane, presenti in
via Roma già dal 18 ottobre 1940, 18 anni prima della nascita della parrocchia per prendersi
cura delle famiglie bisognose di aiuto nell’educazione dei figli. Già nel 1913, la Beata Celestina Donati, fondatrice delle “Sorelle povere di
San Giuseppe Calasanzio”, era venuta a Jesi per
fondarvi la prima comunità calasanziane.
Il mese mariano alla filanda
La partecipazione alle funzioni religiose presso
la Chiesa Madre, di conseguenza, erano diventate sempre più difficoltose sia per la sua lontananza sia per le dimensioni ormai troppo scarse per ospitare tutti. Pertanto molte funzioni e
anche una messa domenicale erano celebrate
presso la chiesa di Santa Caterina alle Valche,
tempio antico ed originale del XVI sec con
pianta a croce greca ma di modeste dimensioni.
Verso la fine degli anni quaranta del secolo
scorso, il parroco don Gino Paletti decise di celebrare il mese mariano nei locali della vecchia
filanda di Via Roma già allora parzialmente recuperata per insediamenti civili. Al piano superiore, dove ancora non erano stati eseguiti lavori per ricavarne appartamenti, esisteva un gran
salone capace di ospitare molte persone. Per
l’occasione, si allestiva un piccolo altare sopra
il quale era posta un’immagine della Madonna
con il Bambino Gesù, dipinto nel 1796 dal fanese Giuseppe Ceccarini. Questo quadro, conosciuto da tutti come “Madonnina degli Sposi”,
secondo una lunga tradizione della Parrocchia
di S. Francesco di Paola era esposto in occasione dei matrimoni e i novelli sposi ricevevano in
dono una sua riproduzione stampata.
La partecipazione dei fedeli a queste serate mariane era molto intensa sia per numero dei partecipanti sia per dedizione. Il mese di maggio
in via Roma fu ripetuto per molti anni almeno
fino all’istituzione della nuova Parrocchia e non
poteva essere celebrato in un luogo più significativo della vecchia filanda. Per molte mamme
questi ambienti ricordavano ancora atmosfere
afose e cariche di vapore maleodorante, le mani
scottate tenute a bagno per molte ore alla ricerca del filo di seta nei bozzoli. Le donne alla filanda e la fabbrica con i suoi turni avevano trasformato la vita della famiglia artigiana; ormai i
ritmi del lavoro industriale dividono famiglia e
lavoro, casa e laboratorio.
Maria, sostegno alla famiglia
Il travaglio di un’epoca che cambia per essere
sopportato ha bisogno di punti di riferimento
fermi e valori solidi: la Madonnina degli Sposi
per gli abitanti di via Roma non è una delle tante immagini di Maria o il ricordo di una bella
cerimonia nel giorno del loro matrimonio ma
è il segno di una fedeltà alla famiglia che deve
essere coniugata con i tempi nuovi.
Il bel volto dipinto dal Ceccarini, con un Gesù
Bambino un po’ cresciuto che mostra la Croce
appoggiata sulla mano della Madre, non poteva
essere icona più bella della Maternità premurosa e sofferente di tante mamme lavoratrici. Gli
sposi sono bellezza e sofferenza insieme, ma
tutto ciò trova senso nell’Amore il quale ha bisogno di essere alimentato dalla Fonte che lo ha
originato. La Madonna e la sua Maternità rappresentano l’espressione diretta e immediata
dell’Amore Divino.
Maria, aiuto all’uomo di oggi
Oggi, nel ripensare ad un cammino già lungo
50 anni, gli abitanti dell’antico Borgo Roma fanno un po’ fatica a ritrovare quell’identità forte
che li hanno resi protagonisti importanti per la
vita cittadina e per la comunità della Vallesina.
Ma la peculiarità di una comunità è strettamente correlata alla fedeltà nei valori. Quale occasione migliore quindi, se non questa del Giubileo della Parrocchia, per ritrovare l’armonia e la
determinazione necessaria per vincere le sfide
dell’attuale mondo globalizzato.
L’Icona della Madonna del Divino Amore che
ha guidato e sostenuto i nostri padri nella difficile opera di ricostruzione post bellica continuerà a sostenerci nelle sfide dei nostri tempi.
Elio Ranco
o slogan che In ricordo del Giubileo, un libro e incontri nelle case Madonna si rivolge alle faMadre Teresa di
miglie esortandole a preCalcutta era solita ripetere ai tanti ha inteso celebrare il giubileo della celebrazione eucaristica gare e a fare penitenza. Occorre
sposi che incontrava era “La fa- della Parrocchia, proponendo un domenicale. Il cammino giubi- pregare bene e far pregare anche
miglia che prega unita resta unita”. cammino per riscoprire in Gesù lare, iniziato il 1° ottobre 2007 i bambini perché la preghiera
Una frase semplice per esprimere e nella sua Pasqua la realizza- ha vissuto un momento di for- dell’innocenza, richiesta dalun concetto profondo: sono note zione del progetto di salvezza di te coinvolgimento il 6 gennaio la Madonna, riscatterà i poveri
le difficoltà nel dialogo tra coniu- Dio.
con la celebrazione presieduta peccatori.
gi per i differenti modi di vivere i La prima preoccupazione pa- dal Vescovo che ha donato alla Per questo don Mario, insieme
rapporti con la vita trascendentale storale è che ciascun battezzato comunità la Benedizione Papa- al diacono Leonardo Bartoluce con il Signore. Per una pienezza possa purificarsi e rinnovarsi le. Il cammino è ripreso con la ci, ha profuso molte energie per
di vita, la coppia deve cercare di per mezzo di una Grazia specia- consapevolezza che la “Parroc- mettere a disposizione dei suoi
armonizzare il modo di pensare le offerta da Cristo; per questo chia tenda nella città” intende parrocchiani un sussidio bello,
e vivere Dio. È necessaria una
su intercessione del vesco- portare a tutti la gioia di “Maria con molte immagini care agli
spiritualità familiare ma
vo Rocconi il pontefice che incontra la cugina Elisabet- abitanti di Via Roma e a tutti gli
ciò implica una vita di
Benedetto XVI ha ta”. Questa icona ispira quanti, jesini.
preghiera.
concesso
l’Indul- numerosi, stanno partecipando Questo bel libro vuole esseIl parroco don Magenza Plenaria alla agli incontri di preghiera presso re una proposta articolata per
rio Massaccio ritiecomunità per le le famiglie che ospitano l’imma- trovare per ogni momento la
ne che la serenità
Celebrazioni Giu- gine della Madonna.
preghiera giusta da recitare in
dei suoi parrocbilari.
La visita di Maria alle famiglie è famiglia. Rappresenta anche un
chiani sia legata
È l’incontro con tempo propizio per la preghiera documento prezioso da conalla condizione di
il Signore Risor- comunitaria intorno ai focolari servare in ricordo della visita di
vita spirituale delle
to che rigenera la domestici; riscoprire questo for- Maria. Pensato, pregato e scritto
famiglie. Per questo,
vita nella speranza! midabile mezzo per comunicare per la celebrazione comunitaria,
insieme ai suoi colPer questo l’obietti- con Dio, per aprire a Lui il cuore può essere usato anche a livello
laboratori e con il convo primario di questo e riempirlo della sua bontà.
individuale.
tributo di molte famiglie,
periodo è la riscoperta In molte delle sue apparizioni la
Elio Ranco
L
La Missione Parrocchiale: Maria visita le nostre famiglie
In occasione del 50° della nascita della Parrocchia, il mistero del
Cammino di Maria continua fra le
vie e le case della Comunità. Dal 13
aprile l’Immagine della Madonna
ha iniziato la “visita a domicilio”
nelle famiglie. L’annuncio del pellegrinaggio di Maria, avvenuto il 1
ottobre 2007 è stato ribadito domenica 6 aprile quando la liturgia
proponeva il vangelo dei discepoli
di Emmaus.
Spesso nelle nostre comunità il
passo dei cammini di fede è stanco,
lento con la tentazione sempre in
agguato di dire, con un tono ras-
segnato “Speravamo...” . Come se
la buona notizia di Gesù Risorto
avesse perso il suo vigore, la sua
freschezza per diventare una notizia più storica che attuale.
Ma in questo tempo pasquale, Maria “risorta”, così si potrebbe tradurre l’alzatasi in piedi di Luca, si
mette al fianco di ogni parrocchiano, per ricordare che la nostra vita
è un pellegrinaggio, un camminare
non uno stare in casa con le pantofole, seduti comodi su una poltrona.
In questo anno giubilare è stata
posta in evidenza l’immagine della
tenda che richiama alla mente ancora una volta l’idea del cammino.
Subito dopo aver pronunciato il suo
“Si”, “il Verbo si fece carne e pose la
sua tenda in mezzo a noi”, Maria,
tenda dello Spirito, si mette in cammino per andare dalla cugina per
aiutarla, ma anche per proclamare
la misericordia di Dio, quell’amore
che non dimentica mai gli uomini.
Il giubileo della parrocchia, grazie
al dono dell’indulgenza concesso
dal papa Benedetto XVI, è un’occasione per accogliere l’amore di Dio
attraverso la celebrazione dei sacramenti. E’ l’occasione per ascoltare e
pregare la Parola perché si incarni
nella vita di tutti i giorni e ci doni
il coraggio di uscire in fretta dalle
nostre case e dalle nostre paure, per
correre come le donne, il mattino
di Pasqua, a portare la bella notizia
di Gesù Risorto.
E’ una grande méta che è fatta di
piccoli passi tra i quali i più semplici saranno quelli di partecipare
alle diverse iniziative proposte ed
in particolare alla missione dal 25
maggio al 1° giugno.
Suor Annalisa Bini
Direttrice della Missione
Parrocchiale
10
In diocesi
18 maggio 2008
Fra Andrea Spera e fra Gianluca Quaresima, giovani frati cappuccini, ordinati sacerdoti dal vescovo Gerardo (1)
Testimoni di Verità e Misericordia
Una Pentecoste da ricordare
Un’ordinazione presbiterale, due battesimi
di adulti, il conferimento del sacramento della confermazione: così si è rinnovata
l’azione della pentecoste a Jesi nella giornata di sabato 10 maggio scorso. Davvero
nelle preghiere, nei testi, nelle letture, ma
soprattutto nei volti di chi è stato testimone
di questo agire dello Spirito che si è manifestato consacrando, ungendo, e inviando, si
poteva quasi intravedere lo stesso miracolo
cui ha assistito la Chiesa nel cinquantesimo
giorno dopo la risurrezione. E’ il pomeriggio di sabato, nel piazzale della Chiesa Cri-
sto Redentore di Moie, fremono gli ultimi
preparativi, alle 17 inizia la celebrazione
nella quale il Vescovo Gerardo consacrerà
presbitero un giovane di quella parrocchia,
Gianluca Quaresima, che ha già consacrato la sua vita nella professione dei consigli
evangelici nell’ordine dei frati minori cappuccini, per essere testimone, con la sua
scelta, della novità di vita della risurrezione.
Inizia la celebrazione e gli occhi di tutti,
compresi quelli del vescovo sono catturati
si dall’ordinando, ma soprattutto dal posto
occupato da don Gianni Giuliani, alla sua
prima uscita pubblica dopo una malattia
che lo ha si duramente provato, ma
dalla quale, con tenacia, sta finalmente uscendo. Sguardi pieni di ammirazione e gratitudine per la presenza di
colui che per primo, come verrà di
seguito ricordato, ha aiutato questo
giovane che ora diventa presbitero a
muovere i primi passi nella fede e a
scoprire il grande dono della vocazione. Una testimonianza semplice
e dimessa dell’amore del pastore per
il suo gregge che tocca persino il Vescovo, la cui voce, rotta dall’affiorare
delle lacrime, tradisce visibilmente la sua gioia e la sua commozione
per tutta la parte iniziale della messa, quasi fino all’inizio dell’omelia.
Su Gianluca vengono imposte le
mani, viene pronunciata la preghiera
consacratoria, viene unto del crisma
e rivestito degli abiti liturgici: nuove mani pronte a spezzare quel pane
che costruisce la chiesa, e a rimettere i peccati nella riconciliazione
Al termine della celebrazione Fra
Gianluca prende la parola per i consueti ringraziamenti, ma soprattutto,
per testimoniare la propria gioia di
essere stato scelto dal Signore per seguirlo nella famiglia francescana dei
Cappuccini, e nel ministero del presbiterato, e ricorda, ai propri genitori,
e con loro a tutti noi, che ciascuno di
noi ha una sua vocazione, anche se
inizialmente difficile da riconoscere o
da accettare, specie quando è diversa
dalle nostre aspettative o dai nostri
programmi, e testimonia, a loro e a
tutti noi, che un figlio, anche se unico, che sceglie di seguire il Signore su
percorsi che non si erano previsti, non
è perso, non è sprecato, ma è un dono
di grazia che ci permette di incontrare il Signore e magari di riscoprire la
fede.
Don Cristiano Marasca
Quest’anno la nostra Diocesi di Jesi ha
avuto la gioia di veder diventare sacerdoti due giovani frati cappuccini, che
per ben dieci anni hanno condiviso
tutte le tappe del cammino formativo: fra Andrea Spera di Pianello Vallesina è
stato ordinato il 19 aprile, a Civitanova Marche Alta, da mons. Gerardo Rocconi e il 20
aprile ha presieduto la prima Messa nella
Chiesa parrocchiale San Benedetto Abate di
Pianello Vallesina. Fra Andrea, dallo scorso
settembre, si trova nel Convento dei Cappuccini di Civitanova Alta, che, dal 1997, è
Centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale
dei Cappuccini marchigiani, insieme ad altri
cinque frati, insieme ai quali è impegnato in
questo servizio.
Fra Gianluca Quaresima è stato ordinato da
Mons. Rocconi, il 10 maggio, nella sua parrocchia di origine, a Moie, nella chiesa di
Cristo Redentore, e il giorno seguente ha celebrato la prima Messa, insieme a familiari,
amici, parenti e ad altri frati. Fra Gianluca,
CUPRAMONTANA: RIAPERTURA DELL’ABBAZIA DEL BEATO ANGELO
Lungo corteo per il Santo
T
radizione e devozione hanno
fatto sì che alla riapertura,
dopo i lavori di restauro
per il terremoto del 1997,
dell’Abbazia del Beato Angelo,
a poco più di un chilometro dal
centro cittadino, affluisse una
marea di gente. Complice anche
la splendida giornata estiva. Il
corteo che accompagnava il
ritorno a casa della salma del
Beato Angelo, che durante il
periodo di chiusura dell’abbazia
era stata custodita nella chiesa
di San Lorenzo, è partito proprio
dalla chiesa di San Lorenzo ed ha
fatto tappa, dopo quasi un’ora di
cammino all’Abbazia. Tra canti
e preghiere tanti bambini, gli
scout ed i genitori. Sì, una vera
festa della famiglia. Capita rare
volte di vedere dei genitori che
trovino del tempo, di sabato,
per trascorrere una giornata
all’aria aperta con i propri
figli. Forse un piccolo miracolo
compiuto dal Santo Angelo,
così venerato a Cupramontana.
Oltre le centinaia di persone
che formavano il corteo, tante
altre erano già all’Abbazia ad
attenderlo. Dopo la benedizione
dell’urna si è proceduto con la
celebrazione della Santa Messa e
la festa, nello spiazzo antistante,
dei bambini e degli scout. Il
comitato della Contrada Badia
Colli, che da anni soprintende
all’Abbazia, da giorni stava
disponendo questa festa, con la
preparazione di panini, pizza e
un piccolo stand per mangiare
in compagnia, ma mai, sono
state le parole di uno del comitato:
“ci saremmo aspettati tanta gente
ed una così forte partecipazione”.
Lo stesso stupore lo abbiamo
letto negli occhi della nuova
custode, Gloria, che insieme a suo
marito sono andati a sostituire
i due vecchi custodi. Forse fino
a quel momento non aveva ben
compreso l’importanza che questo
luogo ha per tutta la cittadinanza.
Da sempre i cuprensi qui si
sono sposati, hanno festeggiato
compleanni e cene associative,
gli scout ed altri gruppi religiosi
vi hanno fatto i loro campeggi,
i bambini del catechismo la
chiusura dell’anno, i ragazzini
della cresima il ritiro. Insomma
uno spazio multifunzionale che
torna al suo splendore ed al suo
utilizzo, per la gioia di tutta la
popolazione, come testimoniato
dall’alto numero degli intervenuti.
Cristiana Simoncini
Foto di Vincenzo Mollaretti
dopo aver concluso l’iter degli studi teologici, è stato inviato nel convento di Fano, dove
i Cappuccini custodiscono la Basilica di San
Paterniano, santo patrono della città.
Due giovani, che donano la loro vita a Cristo
e alla Chiesa per l’esercizio del sacro ministero, sono motivo di speranza per noi tutti, un piccolo grande segno della grandezza
delle opere che Dio compie nel e per il suo
popolo. L’augurio da rivolgere ad entrambi è
che possano essere autentici testimoni della
Verità e della Misericordia.
fra Andrea Spera
Nella prima foto, fra Andrea impone le
mani su fra Gianluca prima dell’ordinazione; nella seconda don Gianni Giuliani
impone le mani sul capo di fra Gianluca.
Santa Ildegarda di Bingen
Il suo sentire innato del sacro,
l’abbracciò sin da piccola, codificando via via tutto quello che appartiene all’uomo in
generale, e poi a se stessa; al
piano divino in cui Dio l’aveva
collocata. Traendola a se, lei fu
mistero grande per tutti, dalla
famiglia alla comunità religiosa che in seguito la scelse con
fiducia. Fu luce splendente in
terra, che lei stessa doveva scoprire senza vederne fino in fondo l’origine, ma solo i contorni
che le si rivelavano nelle visioni,
come il percorso da seguire in
un susseguirsi di immagini da
contemplare. L’abbraccio divino
la fece scivolare fuori dai passaggi della sua età, esigendo da
lei un forte e completo senso di
maternità già nei confronti di
sua madre.
Camminava lieta nel suo essere
quasi fuori dal mondo, consapevolmente dolorante per la
nostalgia della patria celeste e
insieme per tutto ciò che a lei
di umano veniva precluso: tutto
con una tale esigenza da parte
di Dio, come se l’avesse posta su
di un patibolo. Non poteva sbagliare.
Audace e innamorata del suo
sentire, espletò la sua maternità in un ambito circoscritto al di
fuori del normale, accogliendo
nel tempo forme sempre diverse di impegno: alternava la
propria silenziosa creatività e
ricerca a spazi nei quali le venivano affidate giovani anime da
formare, in una cornice d’arte
affinata dal senso contemplativo che lei metteva in ogni cosa.
Si innamorava delle persone,
osservandole nei fini dettagli, e
ricreatrice come era, ne riusciva a centrare gli aspetti migliori
da mettere in luce o conservare.
Personaggi femminili e maschili
la affascinarono suggerendole
idee nuove o aiutandola a centrare momenti giusti per la sua
crescita spirituale. O la spinsero
a cominciare, tardi, a scrivere,
facendo attenzione a non inorgoglirsi troppo del suo mistero. I
grandi amici le arrivarono tardi:
gli spazi di profondo isolamento
li aveva immersi negli anni, producendo forma e materiale che
poi dovette annunciare incamminandosi nelle varie città arditamente a cavallo. Suo grande
amico fu Federico Barbarossa;
si metteva in contatto con lui in
rapporto epistolare suggerendo
raccomandazioni di carattere
politico-spirituale, spesso non
accettate, ma ascoltate, oppure
lui gli si affidava per i consigli
pratici sulla salute. Il Divino la
spingeva a far circolare tutto del
suo mondo, anche nei dettagli.
Presso il monastero di Rupertsberg, diventato presto famoso,
circolavano persone ed attività:
Ildegarda, impavida, fece del
terreno attorno al convento una
fonte di sostentamento anche
per i contadini ed artigiani, che
ebbero non solo di cui mangiare, ma con il lavoro, motivo per
rinascere ed avere dignità. Fu
capace di offrire fiducia, novità
efficacemente indiscutibili, ma
ciò fu più semplice sulla carta
che a voce. Gli allarmismi clericali si fecero sentire, indagando
costantemente. Specie durante i viaggi d’apostolato, poteva
essere convocata in alcune circostanze, ma la sua influenza
forte, sbarrava qualsiasi opposizione.
Ebbe, come mistica, un merito
salvifico per le anime, sia nel
loro trapasso, sia come guaritrice. Le sue mani imponevano
salute e vita ad anime innocenti
e non, sempre in lieto ascolto
di chi le si affidava. La luce, di
questo fu rivestito il suo viaggio
terrestre, di tale splendore che il
non essere stata dichiarata ancora Santa, rappresenta quella
porta aperta che lei voleva essere. (2°, continua)
Elisabetta Rocchetti
Vallesina
18 maggio 2008
11
Jesi - A colloquio con Roberto Sarzani, istruttore e docente dell’Autoscuola Corinaldesi sui problemi della guida
Conoscenza, responsabilità e fair play
per migliorare la circolazione stradale
R
oberto Sarzani, trentacinque anni di
operatività nell’azienda Corinaldesi. Istruttore e docente, si occupa in particolare del settore collaudi, revisioni e
trasformazioni dei veicoli industriali. Lo
abbiamo incontrato per un’interessante
chiacchierata sulla situazione della circolazione stradale oggi spesso attraversata
da eventi luttuosi e da comportamenti
scorretti.
***
Autoscuola Corinaldesi: ci risulta sia la
più vecchia di Jesi…
Siamo operanti dal 1950: ha iniziato il
comm. Adriano Corinaldesi, acquisendola da un altro titolare che cedeva la sua
attività in quel periodo. Abbiamo superato mezzo secolo di attività e in quest’arco
di tempo l’azienda è cresciuta non solo
come autoscuola ma anche come studio
di consulenza automobilistica per quello
che riguarda le pratiche auto. Negli ultimi
decenni il nostro lavoro si è specializzato
soprattutto nelle problematiche e operazioni relative a tutto ciò che ruota attorno
al mondo dell’autotrasporto, sia di persone - per le autolinee - che di merci. In
particolare, curiamo sia i corsi di formazione per conseguire le patenti superiori,
sia corsi più specifici per ottenere patentini professionali relativi a particolari tipologie di trasporto: sostanze pericolose,
animali vivi, veicoli eccezionali, accesso
all’autotrasporto conto terzi, CQC, ecc…
Avete altre sedi mi pare…
A Jesi, l’autoscuola ha due sedi: in via
Mura Occidentali e in via Gallodoro. Abbiamo altre autoscuole nella provincia, in
vari Comuni. Complessivamente le autoscuole Corinaldesi, comprese quelle di
Jesi, sono otto.
L’autoscuola ha veicoli per ogni tipologia
di guida?
Sì, in numero adeguato per ogni sede.
Solo a Jesi però abbiamo accentrato- sia
per motivi logistici che direzionali- i veicoli pesanti utilizzati per conseguire le
patenti superiori: autocarri, autobus, autotreni oltre ad una vettura multiadattata per disabili, peraltro l’unica del genere
nella provincia di Ancona…
Vedo numerosi autisti stranieri alla guida di veicoli pesanti. Come siete riusciti a
superare le difficoltà linguistiche durante
i corsi?
Il problema è stato ed è abbastanza rilevante, anche a seconda del Paese di provenienza. Abbiamo, ad esempio, un buon
numero di ragazzi cinesi che vengono da
noi per prendere la patente B che sono
completamente digiuni di tutto in merito
alla guida, a differenza dei nostri diciottenni che con l’amico o il genitore hanno
comunque visto, rubato un po’ con gli occhi, forse anche provato…A ciò si aggiunge la difficoltà della lingua. Per questo,
abbiamo un insegnante che segue specificamente la preparazione degli allievi stranieri. Oltre alla conoscenza del francese e
dell’inglese, riesce ad individuare alcuni
ideogrammi cinesi da poter comparare
con le corrispondenti frasi in italiano, e
quindi è in grado di aiutare, anche con
l’ausilio di appositi programmi audiovisivi, i ragazzi che non conoscono l’italiano.
Per le patenti superiori, invece, ottenute dagli stranieri, diciamo che spesso la
capacità di guida non è al meglio. Sanno
guidare, ma a modo loro; e si trovano in
difficoltà soprattutto nell’applicare il nostro Codice della Strada. Il lavoro più difficoltoso è riuscire a far loro rispettare le
nostre norme.
Gli incidenti stradali sono sempre più frequenti e mortali, soprattutto con vittime
molto giovani. Cos’è che oggi non funziona secondo lei nella circolazione automobilistica?
Per quello che riguarda la preparazione che i ragazzi ricevono dall’autoscuola,
posso assicurare che è sufficiente e adeguata; d’altra parte, se non fossero padroni in qualche modo della guida, non
sarebbero in grado di superare gli esami.
Anzi, possiamo dire che la preparazione
negli anni è migliorata per renderla adatta al traffico di oggi che è molto diverso
da quello dei decenni scorsi. Guidare oggi
significa avere una rapidità di reazione a
tutto quello che ci succede attorno. Spesso ci troviamo coinvolti, per infrazioni
commesse da altri o per la densità del
traffico, in situazioni che mettono in difficoltà anche i più esperti. I ragazzi di oggi
vengono preparati anche a questo: sanno
circolare su strada con un livello di preparazione e di sicurezza buono. Notiamo
che oggi non manca l’educazione stradale
intesa solo come conoscenza delle regole
della circolazione quanto la costanza nell’applicazione delle regole stesse e l’educazione intesa come rispetto degli altri e
delle norme comuni, come senso civico,
come consapevolezza dell’appartenenza
ad una comunità; questo va al di là della
preparazione pura e semplice alla guida.
In questi anni vediamo che viene a mancare proprio l’educazione delle persone
nel loro comportamento abituale.
Quindi bisogna sensibilizzare molto i giovani su questo…
Penso che ciò debba partire soprattutto
dalle famiglie, e poi anche dalle scuole
nei vari livelli. Occorre formare i futuri
cittadini al rispetto, ai doveri forse prima ancora dei diritti. I nostri ragazzi, per
quanto concerne l’educazione stradale,
conoscono le norme perché frequentano le nostre Autoscuole. Sanno che con
l’alcool e con gli stupefacenti non si deve
scherzare; che il livello alcolimetrico consentito è dello 0,5. Sono informati dei pericoli a cui vanno incontro se adottano
comportamenti sbagliati. Le iniziative che
realizziamo ogni anno in questa direzione
sono numerose. Abbiamo svolto corsi di
educazione stradale anche per coloro che
si affacciano alla circolazione stradale per
la prima volta, quindi dodicenni o tredicenni. È dei mesi scorsi una campagna
di sicurezza stradale che, su incarico del
Ministero dei Trasporti, abbiamo condotto nelle scuole medie inferiori e superiori
della nostra zona, finalizzata a far conoscere, oltre alle norme stradali, anche le
conseguenze derivanti sulla strada dall’abuso di alcool, dall’uso di stupefacenti.
Conseguenze che provocano gli incidenti
di cui le cronache sono piene, oltre naturalmente a pesanti sanzioni pecuniarie.
Come si arriva allo 0,5?
Diciamo che un semplice aperitivo alcolico, assunto a stomaco vuoto, ci avvicina
pericolosamente al valore massimo consentito. In ogni caso, ciò provoca già dei
problemi perché, anche se nei limiti della norma, altera comunque la percezione
della velocità, della distanza, dell’ostacolo, rallenta i riflessi. A ciò bisogna aggiungere il fatto che i ragazzi, pur avendo
un’adeguata preparazione stradale, non
rapportano la propria velocità all’esperienza personale in via di maturazione ma
non ancora consolidata. Spesso salgono in
macchina - magari in auto anche potenti in quattro o cinque amici e provano a lanciarla a velocità eccessive; poi non hanno
la necessaria esperienza e capacità di controllo e accade quello che accade.
Secondo lei i controlli sulle strade sono
sufficienti?
I controlli sono molto scarsi anche se le
normative ci sono. Si pensi alla decurtazione dei punti che ha sortito i suoi effetti
solo finché è stata sostenuta da controlli
capillari e costanti. Manca un adeguato
controllo su strada da parte degli organi
di Polizia, anche solo per una semplice
verifica documentale. Sapere di poter imbattersi in una pattuglia, per chi è abituato a rispettare poco le regole o è maleducato, risulta essere un buon deterrente.
Le strisce pedonali: raramente un’automobilista si ferma per far passare il pedone, che a volte attende parecchio, anche
sotto la pioggia...ancora peggio per chi
attende fuori dalle strisce pedonali…
Il pedone ha diritto di precedenza sui veicoli in circolazione. Esso deve attraversare sulle
strisce pedonali; l’obbligo di
tutti i conducenti è quello di
rallentare opportunamente in
prossimità di un passaggio pedonale e di attraversarlo solo se
si è sicuri che non ci sia nessuno in procinto di impegnarlo.
Naturalmente il pedone spesso attraversa anche fuori dalle
strisce. In tal caso, pur dovendo concedergli la precedenza,
la situazione di pericolo è molto alta quindi è assolutamente
da evitare. Importante è anche
che il pedone impegni le strisce o l’attraversamento della
strada non come se stesse passeggiando, in chiacchiere con
l’amico, o peggio, a parlare al
telefono, in modo distratto. Al
pari del conducente di un’auto
che, in un incrocio - dopo aver
dato le opportune precedenze,
deve sgomberare rapidamente
perché si tratta di un’area più
congestionata e che quindi va
liberata prima possibile - così il
pedone, con lo stesso criterio e
rispetto per gli altri, dovrebbe
sbrigarsi: non deve correre, ma deve attraversare sollecitamente.
Incredibili conteggi di sincronismi e modi
fantasiosi di percorrere una rotatoria;
il più delle volte si finisce col tagliarsi la
strada a vicenda: ma come deve essere
realmente affrontata una rotatoria?
C’è da dire che, nel giro di pochi anni, ci
siamo trovati con una marea di rotatorie in giro per tutte le città. La rotatoria,
sotto il profilo della circolazione stradale,
aiuta molto, in due direzioni: nello snellimento della circolazione e come elemento di controllo della velocità perché costringe comunque ad un rallentamento
dell’ andatura. Nell’ambito di un’area di
circolazione rotatoria, la precedenza va
ai veicoli che la stanno percorrendo, ossia che già si trovano all’interno di essa.
C’è una difficoltà spiccata nelle rotatorie
dei centri urbani perché sono piccole
e situate in incroci con strade piuttosto strette, per cui non si configura una
vera e propria area di circolazione rotatoria e si finisce per tagliarsi la strada a
vicenda. Inoltre, secondo il Codice della
Strada, l’indicatore di direzione si deve
mettere a destra quando si esce dalla rotatoria e si imbocca una delle strade che
defluiscono. E’ però opportuno attivare
l’indicatore di direzione a sinistra tutte le
volte che si effettua una svolta all’interno
dell’area rotatoria.
Sosta forzata per chi va piano ai semafori intelligenti: si accende l’arancione
perché chi ti precede e ti sorpassa, va di
molto oltre i cinquanta; però lui passa, e
tu che vieni dietro invece ti fermi…
I semafori intelligenti aiutano a limitare
in qualche modo la velocità in determinati tratti di strada. Il fatto che lei denuncia fa parte purtroppo di quei comportamenti scorretti e maleducati di cui
parlavamo prima. E avallati forse dall’assenza dell’atto finale perché non sempre
segue lo scatto fotografico…È vero, non
sempre funzionano.
Parte del denaro raccolto dalle multe
scattate ai semafori intelligenti dovrebbe essere reinvestito per migliorare la
circolazione e per l’attivazione di progetti: le risulta che sia così?
Così dovrebbe essere. Si tratta di finalizzare alcuni interventi di “repressione”
lungo la strada a dei progetti di miglioramento delle infrastrutture, delle strade
stesse nella segnaletica, nell’asfaltatura
e altro, per migliorare la circolazione di
tutti. Ci sono progetti a livelli locali, regionali e nazionali.
Nei momenti di alta congestione in alcune
strade, non guasterebbe un tocco di fair
play…
Rientra complessivamente nel rispetto e
nell’educazione nel senso più generale. È
la stessa cosa del cedere il nostro posto, in
una fila in banca, alla persona anziana ad
esempio. È un atteggiamento che deve formarsi nel cittadino fin dai suoi primi anni
di vita, fin da quando il bambino comincia
con la prima biciclettina.
Gli anziani: fino a che età riescono oggi a
conservare la patente B?
Non c’è un limite di età: finché le condizioni fisiche e soprattutto psichiche sono
sufficienti, possono mantenere la patente
di guida di categoria B. Noi abbiamo novantenni che guidano.
I Suv: croce o delizia soprattutto nelle zone
più difficili?
Di per sè, i SUV non sono più pericolosi o
inquinanti nel traffico urbano rispetto agli
altri veicoli; spesso è l’uso troppo spavaldo
che se ne fa a provocare fastidio e pericolo per la circolazione. E’ comunque ovvio
che in città sia meglio adoperare vetture di
piccole dimensioni per una serie di chiari motivi; ancora meglio sarebbe usare i
mezzi pubblici o magari andare un po’ di
più a piedi.
Quanto e cosa può fare un’autoscuola oggi
per migliorare questa situazione?
L’autoscuola è una realtà molto complessa
nella quale non si viene solo per conseguire le patenti ma anche per aggiornarsi sulla
circolazione stradale in rapporto anche ai
mutamenti in atto. Nel ’92 è cambiato il
codice della strada per cui chi ha preso la
patente prima si è trovato davanti a nuovi
segnali o a segnali che hanno modificato o
ampliato il loro significato. Per questo ogni
tanto realizziamo un opuscolo che costituisce un piccolo aggiornamento in merito.
Le modalità con cui vengono effettuati
gli esami sono da modificare in qualche
modo?
Per le patenti B, gli esami di teoria oggi si
avviano ad essere telematici - lo sono già
presso le Motorizzazioni - e le autoscuole
si stanno adeguando. Anche i programmi
si sono rinnovati in direzione della sicurezza stradale, rispetto degli altri, inquinamento, utilizzo economico del veicolo. Risulta ancora scarso l’esame di guida perché
in venticinque minuti, spesi nel traffico
della città, si può fare molto poco.
Fotoservizio Paola Cocola
Nella prima foto, Sarzani
12
Il Personaggio
Gianluca Dottori
È nato a Roma nel 1971. A 14 anni
si è trasferito nella Vallesina, a Moie, insieme alla
sua famiglia. A caratterizzare le sue giornate e le
sue scelte di vita, due grandi passioni: quella per il
calcio e quella per il mondo dei giovani. Gianluca
Dottori ha iniziato la sua carriera di sportivo nella Capitale, e a Jesi è entrato
tra gli allievi della Jesina calcio all’età di 15 anni; qualche
capatina in prima squadra
quando giocava in C2 – “erano bei tempi quelli”, ricorda
- e ora il ritorno nell’interregionale. Da calciatore ad
allenatore. Sei anni nella società Aesina, oggi nella Maceratese:
allenatore della Juniores nazionale e, in prima squadra,
allenatore in seconda. Sul rapporto con i ragazzi, Gianluca Dottori è chiarissimo: “Cerco di farli
stare con i piedi per terra. Molti di loro vedono
nel calcio il lavoro del futuro, ma secondo alcune
statistiche solo uno su 10 mila entra nei campionati nazionali. Giocando a calcio, si devono prima
di tutto divertire”. Vicepresidente dell’Aiac, associazione italiana allenatori, è spesso a Coverciano. La sua giornata tipo? Educatore professionale
nella Coos Marche, fino alle 12 segue a scuola un
ragazzo con problemi di autismo. Poi lavora in un
centro diurno, e alle 14.30 corre a Macerata per gli
allenamenti. Il sabato e la domenica, sul campo da
calcio per le partite. Impegnatissimo insomma, e
paga lo scotto – ammette – per qualche lamentela
della fidanzata. Già educatore in parrocchia, circa
la sua professione Dottori sottolinea: “Non considero un lavoro aiutare persone con handicap fisici,
caratteriali o psichici, ma un privilegio”. Sogni nel
cassetto? “Continuare a stare con questi ragazzi, e
nel calcio poter allenare giovani che hanno voglia
di imparare”. Sei in odor di matrimonio? “Non c’è
una data certa – sorride – ma ci stiamo pensando”.
Lucia Romiti
Maiolati: compleanno centenario
A
Jesi
18 maggio 2008
Auguri, Alma
lla Casa di Riposo Gaspare Spontini di Maiolati il 7
maggio ha tagliato il traguardo di 100 anni la signora Alma
Agostinelli vedova Ciampichetti. La signora è nata a Monteroberto 100 anni fa, poi è vissuta a Roma per circa 70 anni
e dallo scorso mese di agosto
si trova alla Casa di Riposo di
Maiolati.
Dopo una piccola festicciola
il giorno 7 di maggio con i più
stretti familiari, la festa vera e
propria si è svolta sabato scorso
alla
presenza
del sindaco Giancarlo Carbini, che
ha consegnato una
targa
ricordo, del
Consiglio
di Amministrazione della
Casa di Riposo che con l’occasione ha inaugurato il terrazzo
panoramico sopra l’edificio da
cui si scopre la Vallesina. Era
presente anche il parroco Don
Marco Cecconi che ha benedetto la signroa e tutti i parenti e
amici intervenuti per festeggiare l’eccezionale evento.
Jesi: la mostra del Liceo Classico al Museo Diocesano “Sulle tracce della croce”
Segno di unità per tutto il genere umano
E’
stata inaugurata sabato 3 maggio, al Museo
Diocesano di Jesi, la mostra Sulle tracce della croce, risultato di un progetto
del Liceo Classico Vittorio
Emanuele II di Jesi in collaborazione con il Museo
Diocesano. E’ intervenuto
all’inaugurazione Salvatore
Frigerio, monaco camaldolese. Attraverso questo
lavoro- ha spiegato la vice
preside Maura Brambillala scuola si pone come centro di promozione culturale
per la città e per il territorio.
Il taglio dato alla ricerca è
promuovere i saperi di confine: indagare per leggere e
interpretare la complessità
della nostra realtà, mantenendo uno sguardo limpido, attento, rivolto alla
conoscenza in ogni spazio
della vita, dentro e oltre i
saperi scolastici. Il vescovo Gerardo Rocconi, nel
suo saluto, ha richiamato
al senso di speranza e di
bellezza che la Croce evoca, al suo legame profondo
con essa, simbolo del suo
episcopato, lasciandone
intuire il significato di via
e di riferimento. I quattro
temi di fondo della ricerca
sono stati presentati dagli
studenti Laura D’Ascanio,
Carlotta Papa, Nicolò Arena, Lucrezia Giancarli: il
simbolismo della croce per
l’Homo religiosus, la croce nel cristianesimo, dalla
triscele alla croce capitata,
antiquae cruces e arte contemporanea. Hanno partecipato al progetto le classi
1A,
2A,1B,1C,2C,1D,4F
coordinate dagli insegnan-
ti Attilio Coltorti, Maria
Rosa Ferretti, Alessandra
Marcuccini, Vera Valletta,
Lucia Tannini. La direttrice del Museo Diocesano
Antonella Perlini ha guidato l’inaugurazione della
mostra in cui sono esposti
i lavori di ricerca del Liceo Classico e le opere di
diciannove artisti; resterà
aperta fino al 24 maggio
prossimo.
La croce, simbolo antichissimo
L’indagine mette in luce
la ricchezza dei significati della Croce, presente in
epoche e contesti sociali
diversi, assumendo peraltro significati analoghi; immagine antichissima le cui
tracce conducono dall’antico Egitto, in cui simboleggiava la vita, all’India ove
la swastika è fin dall’antichità un segno sacro inciso sulle porte dei templi e
sui muri delle case. Anche
nella tradizione buddista
vi è la croce uncinata, usata come elemento decorativo. E le antiche civiltà del
Perù hanno lasciato tracce
della croce nei culti solari
Jesi: il circolo Contardo Ferrini alla città romana
I selciati di Sentinum
Nella foto la signora Alma
seduta; da sinistra i quattro
nipoti Pietro, Gisella, Velia
e Marisa Agostinelli e Meri
Mancinelli
Nel ciclo delle iniziative
turistiche
programmate
con lo slogan “Alla scoperta delle nostre Marche”, i
soci del Circolo Ferrini di
Jesi hanno visitato la Rocca
di Ajello, il museo malacologico di Grottammare, il
museo di Cupramarittima,
la città romana di Suasa
nei pressi di Castelleone e
l’eremo di Fonte Avellana. Il
primo maggio si sono recati
a vedere gli scavi della città
romana Sentinum nei pressi di Sassoferrato. E’ stato
bello camminare su un vero
selciato romano sul quale
più di duemila anni fa correvano i carri dei commercianti e le bighe dei soldati
romani e ammirare le rovine delle terme di quella città
che risale al secondo secolo
dopo Cristo
Il folto gruppo dei gitanti
(nella foto) che ha seguito
le interessanti illustrazioni
della esperta guida,
auspica che le ricerche iniziate con passione ma ora
sospese, possano essere
portate a termine per contribuire a mettere in luce
la civiltà della gente che in
quei tempi abitava le
nostre terre.
Primo Luigi Bini
con le rappresentazioni
dell’uomo di luce: una figura umana con le braccia
aperte sormontata dal sole
che espande i suoi raggi.
Nelle culture americane
precolombiane
esisteva
ed era venerato il simbolo
della croce. Si scopre così
che
quest’antichissimo
simbolo apparteneva a
molte tradizioni e veniva
proiettato sia sulla collettività, come emblema morale, teologico, filosofico,
metafisico, sia sul singolo
individuo, come fonte di
salvezza. La Croce dunque
è un simbolo primordiale
che ha attinenza con altri
simboli fondamentali: il
centro, il cerchio, il quadrato, e con quattro elementi essenziali: l’albero,
segno della verticalità e
della comunicazione dei
tre livelli: il cielo, la terra,
la profondità, il numero
quattro-totalità di spazio e
tempo-, la navigazione e la
tessitura, le attività più antiche dell’homo faber.
Salvatore Frigerio: la croce,
segno di accoglienza
Nel ripercorrere le tracce
della croce, con le immagini che la evocano per allegoria, con i diversi significati che hanno caratterizzato la sua presenza nelle
diverse culture e nelle
variegate esperienze religiose dei popoli, Salvatore
Frigerio si è soffermato sul
riconoscimento del valore universale della croce
nel gesto dell’accoglienza.
L’uomo che prega è simbolo
della croce che ha le braccia
aperte sul mondo. Nel corso
dei secoli, e nell’era cristiana,
la raffigurazione della croce
ha richiamato l’attenzione
al cosmo, al sole, alla nuova
vita, al supplizio di Gesù e
alla consegna del suo Spirito: un corpo umano con le
braccia aperte. La rilettura
dell’avventura di Cristo pone
al centro del cristianesimo
una fede esistenziale. Perciò
identificare il crocifisso quale
valore culturale, servirsene
per definire una cultura specifica significa che inevitabilmente esso diventa merce di
scambio. Dio non fa distinzione di persona, perciò la
croce non può essere considerata segno discriminante
di una specifica cultura. La
croce è segno di unità di tutto il genere umano.
Parole che entrano nella
nostra storia, nei giorni
che viviamo, e offrono preziosi spunti di riflessione e
di approfondimenti.
Tiziana Tobaldi
Nella foto da sinistra la
vice preside del Liceo
Classico Maura Brambilla, Salvatore Frigerio, il
Vescovo Gerardo Rocconi
Università degli adulti della Media Vallesina
Un anno di incontri, di esperienze nuove e stimolanti, un anno
di conoscenze apprese e scambiate si chiude per l’Università
degli adulti della Media Vallesina. L’organismo, voluto
dall’Unione dei comuni, festeggerà sabato 17 maggio la chiusura
dell’anno accademico presso la biblioteca “La Fornace” di Moie.
Alle ore 17 il saluto del presidente dell’Unione Tiziano Consoli
e la relazione del presidente Cesare Bellini. Alle ore 18,15 la
presentazione del libro “La terra e il fuoco. Fornaci in Vallesina”
di Riccardo Ceccarelli, pubblicato dal comune di Maiolati. La
manifestazione, presentata da Elena Cervigni, avrà anche un
momento musicale, con l’esibizione della Guitar Orchestra.
Cultura
Il volto livido dell’invidia: Ripanti “Rumpitur invidia” e Fiasconi “Ne invideatis”
L
Un “viaggio” da Lodi a Jesi
odi (pensate, una frazione si chiama San
Floriano) stanno facendo un Festival
molto curioso: Festival dei sette peccati capitali, appuntamento 2008 dedicato all’invidia,
a cura del Comune. Non saprei il perché di
questo tema festivalizzato con incontri, mostre, film, spettacoli e laboratori. Andiamo a
dandeggio: la città di Lodi vuol darsi il buon
compleanno per il suo 850 anniversario della
fondazione; qualcuno vorrebbe mai vedere di
malocchio quelle feste di luglio e di agosto?
Feste pacificamente titolate: Città gioiosa
(teatro, danza, giochi di luce ed acqua, megaspettacolo in piazza per raccontare ottocento anni di vita attraverso i suoi personaggi ed
i suoi miti); la Notte Bianca del Palio (sfilata
di barche allegoriche e fuochi d’artificio sull’Adda, spettacoli, mostre, concerti); Buon
Compleanno Lodi, due giorni di festa per celebrare l’anniversario della fondazione con la
inaugurazione della nuova illuminazione artistica, Casadei – danze, maxi tombola.
Lodi è grande quanto Jesi, è città fluviale;
Lodi fu libero comune e – per un colpo d’invidia? – fu distrutta dai milanesi nel 1110 e
poi nel 1155, interamente vittima della ambizione guelfomilanese? Tra il 1158 e 1161
venne ricostruita qualche chilometro più oltre in miglior posizione difensiva. Bene: Milano stava col Vescovo? I profughi lodigiani
da chi avranno trovato decisivo aiuto? Sull’altra sponda ecco il salvatore, naturalmente filoimperiale; anzi, è proprio l’imperatore,
è Federico Barbarossa. Anche dalle nostre
parti la presenza del barbarubeo Federico I è
famoso per assedi, devastazioni, distruzioni
ma anche ricostruzioni di città.
A voler proporre un festival parafluviale
d’Esino sulle figure del nostro secolo svevostaufen-federiciano troveremmo materiale a
iosa, per festeggiare non solo a “sagre di salsicce” eventi storici volenterosamente evitati
dalla storiografia locale. Nominata
Lodi, il rapporto con Jesi è presto
stabilito, per il tramite del conte
condottiero Francesco Sforza (lasciò la signoria di Jesi incassando
35mila ducati nel 1447 e andò ad
attingere il titolo di Duca a Milano). La pace di Lodi, 1450-54, porrà fine alla guerra di successione
per il ducato già in mano a Francesco Sforza: e col trattato sarà
sancita oltre la successione dello
Sforza, la restituzione di varie città a Venezia, la ridefinizione di
confini tra Milano e Venezia sulla
linea del fiume Adda. Ebbene, da
quelle parti, festivaleggiano anche
la figura di Francesco Sforza e la sua candida
Bianca Maria Visconti, serenissima consorte,
già reggente in Jesi dalla residenza di Palazzo di Roccabella. Che facciamo, li vogliamo
invidiare, gettare malo-occhio o non invece
imitarne lo spirito di cultura e folclore col
programmare iniziative di grande respiro
territoriale e parafluviale; dico con spirito
maturo, aperto, sguardo in avanti, occhi di
felicità, gioiosamente unendo e riunificando
con il progettare insieme.
Rumpitur invidia, ne invideatis: nobiltà, aristocrazia cittadina, Ripanti e Fiasconi comites. Ma che cosa è invidia? La definizione
ben plausibile la dice aspra gelosia della felicità altrui; gelosità, come sentimento di rivalità che non sa costruire. Ripanti della nobiltà rurale inurbata può suscitare invidia per i
beni cospicui, il titolo nobiliare, la posizione
sociale di ceto decurionale o per le due case
in piazza Alta di San Floriano e in piazza
Bassa? Oppure è l’emblema dell’aquila a volo
spiegato sullo stemma gentilizio che può suscitare invidia? Un’aquila anelante alle sublimità dei cieli, fisso l’occhio al sole, raggiante,
ecco l’altro emblema araldico
dello stemma Ripanti, con tanto
di motto: Altius tendam - andrò
sempre più in alto, tenderei alle
massime altezze; un casato che
dichiara così di volersi assimilare al sole splendente, all’aquila in
volo, con tanto di motto superbo, non è che qualcuno lo vorrà
additare, come già fu – il diavolo – voglioso di figurarsi i nobili
Ripanti alla pari di Dio? Diavolo, è risaputo, calunniatore che
“getta di traverso, divide” che è,
secondo l’etimo greco, diavolo
invidioso all’origine di ogni male,
secondo la tradizione cristiana
medievale. Di Anselmo d’Aosta è or ora uscito “La caduta del diavolo” (editore Bompiani, latino a fronte). Il diavolo, come essenza
del male, per Agostino è un “nulla”; diavolo
come privazione di qualcosa che dovrebbe
esserci, aristotelicamente. Insomma, diabolus contra angelus bonus nel bene perseverante. Siamo alle radici dell’idea di bene e di
male – oggi si direbbe di questo nostro violento e illuminato mondo occidentale.
Rumpitur invidia. Sì, crepi l’invidia, stia lontana da qui; non vogliate, passando, sogguardare con occhio bieco questa paterna domus
de Ripantibus, casato solare che viene dal
castello delle Ripe (oggi Santa Maria Nuova)
con inurbamento di massima dignità. Casato
nobile, altius tendam, programma superbo
che poteva indurre qualche moto di rivalità,
di invidia? Difficile motivare, rispondere, entrare nello spirito umanistico arguto e colto
dell’epoca.
Ma ecco raccomandarsi, nel retro dell’isolato, sul fianco di Palazzo Fiasconi, Lupetto
(o Loretto?) Fiasconi: io risiedo in Palazzo
di città, io ho in godimento “queste quattro
stanze a sole, che mi giunge da tre finestre
decorosamente incorniciate di pietra epigrafata. Lasciatemi esprimere il mio sentimento
di nobiluccio, in confronto con il nobilone
Ripanti. Non abbiate voi a invidiare anche
me, non invidiate la mia “fortuna”, passando
qui sotto ne invideatis, non guardatemi con
occhio-malo, cioè non associate il mio motto al rumpitur invidia che leggete sotto l’arco
Santoni”.
Mario Livieri
Nella prima foto l’epigrafe sul portale
rinascimentale di Palazzo Ripanti, via
Santoni; nella seconda fianco di Palazzo
Fiasconi di vicolo Ripanti, epigrafi di
Lupetto Fiasconi sopra le finestre.
13
18 maggio 2008
La Notte dei Musei
L’Assessorato al Turismo di Jesi,
in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, attraverso
la Pinacoteca Civica e lo Studio
per le Arti della Stampa, insieme alla Diocesi e all’Enoteca
Regionale di Jesi - ASSIVIP, aderiscono all’iniziativa europea
“La Notte dei Musei”. Il tema a
Jesi è il Verdicchio dei Castelli
di Jesi, di cui quest’anno si celebrano i quarant’anni del conferimento della D.O.C.
“Racconti di Verdicchio” sarà il
titolo della serata, prevista per
sabato 17 maggio a partire dalle ore 21 fino alle ore 1 quando
i tre musei e l’Enoteca apriranno gratuitamente le porte
ai visitatori con visite guidate
attorno al tema del Verdicchio
e del vino Le visite si svolgeranno alla Pinacoteca Civica dove,
con il titolo “Vedute di campo”,
sarà allestita un’esposizione di
mappe e cabrei (antichi registri
catastali) del sec. XVIII e del sec.
XIX. Presso il Museo Diocesano
si potrà ammirare una ricca
collezione di calici che vanno
dal sec. XVI al sec. XX, esemplificazione del tema “Vino per
l’altare”, racconto di un nettare,
dal consumo quotidiano a simbolo della fede cristiana. Allo
Studio per le Arti della Stampa
a Palazzo Pianetti Vecchio sarà
illustrata, con il titolo “Cultura
dei campi”, una collezione di
libri e documenti dal sec. XVIII
al sec. XIX.
Nella foto Vincenzoni, un momento della conferenza stampa, lunedì scorso, per presentare La notte dei Musei: da
sinistra gli assessori Conti e
Olivi, la direttrice Mozzoni e
Giancarlo Rossi di Assivip
14
18 maggio 2008
Pagina Aperta
Gruppo Solidarietà
AGENDA
Il santo del giorno
Giovedì 15 maggio santi Vittore e Corona, venerdì
16 san Pellegrino, sabato 17 san Pasquale Baylon,
domenica 18 san Giovanni I, lunedì 19 san Celestino V, martedì 20 san Bernardino da Siena, mercoledì 21 san Vittorio martire, giovedì 22 santa
Rita da Cascia, venerdì 23 san Desiderio, sabato
24 san Benedetto, domenica 25 san Gregorio VII.
Farmacie
Farmacie di turno a Jesi (dalle 19,30 e notte)
Giovedì 15 Grazie, venerdì Comunale 1, sabato 17
Cerni, domenica 18 Comunale 2, lunedì 19 Grammercato, martedì 20 Coppi, mercoledì 21 Moretti,
giovedì 22 Barba, venerdì 23 Martini, sabato 24
Calcatelli, domenica 25 Grazie.
Farmacie di turno in Vallesina
Giovedì 15 maggio Castelbellino (Falaschi), venerdì 16 Pianello Vallesina (Regno), sabato 17 Montecarotto (Tentelli), domenica 18 Moie (Angelico),
lunedì 19 Castelplanio (Gianfranceschi), martedì
20 Moie (Lucarelli), mercoledì 21 Angeli (Possenti), giovedì 22 Poggio san Marcello (Moriconi), venerdì 23 Castelbellino (Falaschi), sabato 24 Pianello (Regno), domenica 25 Montecarotto (Tentelli).
NotizieBrevi
Rifiuti: partenza in salita
Si sta assistendo al posizionamento dei cassonetti
di varie dimensioni per la raccolta differenziata
avviata da poco a Jesi. Ora una doverosa precisazione si impone, visto che chi è preposto all’igiene
pubblica sembra non se ne sia accorto. I contenitori, a differenza dei vecchi, sono sprovvisti di
pedaliera per il sollevamento del coperchio. Per
questo chiediamo: chi protegge la superficie cutanea delle mani dall’azione patogena, ogni qualvolta
ci si accinge a scoperchiare l’involucro? Il servizio
comunale addetto all’igiene non lo ha considerato
minimamente, ed è grave. L’azienda sanitaria cosa
ne pensa?
a. a.
Educare alla diversità
“L
a cura della vita nel- di esserci: presenti e sila disabilità e nella lenziosi.
malattia cronica” è l’ul- Per ricevere il volume:
tima pubblicazione del Gruppo Solidarietà, Via
gruppo di Solidarietà. S. Fornace 23, 60030
La “relazione di aiuto”, Moie di Maiolati (AN).
la “relazione che cura”, Tel. e fax 0731.703327,
la “relazione tra curante e-mail:
grusol@grusol.
e curato” è il cuore della it. Per ordinare direttapubblicazione. Là dove il mente il volume (costo 11
curato può essere ricon- euro) versamento su ccp
dotto al malato o al disa- n. 10878601 intestato a:
bile e dove il curante può Gruppo Solidarietà, Via
essere il medico, l’ope- Calcinaro 15, 60031 Caratore sanitario, l’educa- stelplanio.
tore, il volontario, l’amico, il parente. Relazioni Incontro con Claudio
che rimandano ad una Imprudente
asimmetria, ad una im- Il gruppo Solidariepossibile parità. L’invito tà, sabato 17 maggio
è quello di vedere oltre alle ore 15, nella sala
la malattia, la limitatez- del Cis, in via Fornaza, la disabilità, la pato- ce, a Moie di Maiolati
logia, per arrivare alla Spontini, incontro con
persona - alla donna e Claudio
Imprudente.
l’uomo con un nome ed “Bisogna ribaltare l’imun cognome - con i suoi magine della disabilibisogni, i suoi desideri, tà, che è solitamente
le sue necessità. Vedere un’immagine
sbagliaoltre, questa è la richie- ta, negativa… Educare
sta, l’invito. Un invito ai alla nuova cultura della
curanti perché in quel diversità significa valovedere oltre c’è anche rizzare l’immagine che
un vedere dentro di sé, abbiamo dei “diversabivolgersi verso i propri li” rendendoli soggetti
sentimenti ed emozioni. attivi di cultura e non
C’è una relazione che più solamente soggetti
cura e che guarisce an- passivi…”. Parleremo di
che quando, paradossal- come costruire un conmente, davanti a noi c’è testo di fiducia, il signiuna persona inguaribile. ficato dell’autonomia,
Quando l’altro cessa di quali strumenti per creessere una malattia, una scere. Claudio Imprupatologia, una insuffi- dente ama definirsi non
cienza. Ricompare, allo- “disabile” ma “diversabira, l’umano. Un umano le”. Presidente del Cenche ci mette davanti alle tro
Documentazione
nostre difficoltà e paure Handicap di Bologna.
- che possono assume- Ideatore del “Progetto
re la maschera del di- Calamaio” che propone
stacco, fino, a volte, alla percorsi formativi sulla
supponenza - che ci fa diversità e sulla nuova
sperimentare più spesso cultura dell’handicap al
l’impotenza. A volte ci mondo della scuola e
viene richiesto soltanto del lavoro.
Castelbellino: convegno su Garibaldi
Castelbellino sabato 17 maggio, alle ore 16.30, all’interno del Teatro Comunale “B.Gigli”, un convegno su Garibaldi. Un convegno importantissimo
perché cade nell’anniversario dei 160 anni dalla Prima guerra d’Indipendenza. Tra i relatori la prof.ssa
Annita Garibaldi Jallet, il prof. Gilberto Piccinini e
il prof. Marco Severini. A conclusione del convegno, al Museo civico “Villa Coppetti”, verrà inaugurata la mostra “I mille volti di Garibaldi”, curata
da Jan Marten Ivo Klaver, Stefano Orazi e Gilberto
Piccinini. Presenzierà il gruppo storico dell’Accademia di Oplologia e militaria di Ancona. La mostra
resterà aperta tutti i giorni dal 17 al 25 maggio dalle 17.30 alle 19.30. A questo evento saranno anche
presenti il dott. Giovanni Caruso, presidente della
Sez. “Garibalda Canzio”, il dott. Demetrio Papadopoulos, sindaco di Castelbellino e il dott. Alessandro Vitelli Casella, ex Prefetto di Ancona.
c.s.
Dal 17 al 25 maggio: la settimana dei parchi
Il Parco Gola della Rossa e di Frassassi che ha festeggiato, lo scorso anno, il decimo compleanno
con un cartellone ricco di eventi ed appuntamenti,
quest’anno propone, nel mese di maggio, una settimana dedicata alla conoscenza di una realtà così
importante. Si inizierà sabato 17 maggio a Fabriano,
all’interno dell’Oratorio della Carità, alle ore 10
con il Premio di architettura “Laboratorio del Paesaggio”. Martedì 20 maggio sarà la volta di Arcevia,
dove alle ore 16, nella sala consiliare, si terrà un
convegno sul turismo montano dal titolo: “Quale
turismo: il prodotto delle aree interne”.
Acli San Giuseppe: individuo e famiglia
“Individuo, famiglia, società e relazioni” è il titolo
del ciclo di seminari gratuiti che saranno svolti dalle psicologhe dello Studio Associato di Psicologia
e Mediazione Familiare “Episteme”, presso i locali
del Circolo Acli San Giuseppe di Jesi. Il. Gli ultimi
due incontri si svolgeranno lunedì 19 maggio alle
ore 21 a cura della psicologa Elena Ausili e lunedì
26 maggio alle ore 21 a cura della psicologa
Beatrice Clementi.
Novità alla Libera Università per Adulti di Jesi
Storia e prospettive
S
ta per concludersi alla anni all’insegnamento in
Libera Università per questa Università, non che
Adulti di Jesi l’anno acca- a personalità distintesi per
demico in corso, ventesimo mecenatismo o particolari
dalla sua fondazione. In capacità manageriali, l’incontemporanea sono pre- vito ad associarsi tra i “beviste due importanti ini- nemeriti”. E’ sembrato che
ziative. Una, di rilievo, è la così ampliando il ventaglio
celebrazione del suo ven- elettorale ne verrebbe fatennale cui, oltre al tradi- vorito un più ampio e dezionale e particolare atteso mocratico rinnovamento.
consuntivo del presidente Oltretutto questa iniziativa
Antonio Ramini, sarà dato vorrebbe rappresentare di
ulteriore lustro da una pro- per sè una valida sponsogrammata prolusione che rizzazione per l’immagine
in tema svolgerà il prof. della Luaj e per la sua ulEnrico Ciuffolotti, anch’egli teriore promozione cultu“allievo” assiduo alla Luaj rale, quale Università che
già preside e docente illu- già accoglie e vede presenti
stre al Liceo Classico di Jesi. non solamente i numerosi
Altra novità è quella intra- adulti di ogni età, ma anche
presa dal Consiglio Diret- - specie per i diversificati ed
tivo in carica che, nell’im- ormai numerosi corsi di
minenza del suo fine man- lingue e di laboratori - eledato triennale, ha inteso menti più giovani. Va sotfavorirne un futuro rinno- tolineato che alla cerimovamento escogitando una- nia celebrativa menzionata,
nimemente una iniziativa che si svolgerà il 29 maggio,
singolare. Per favorire una è invitata a partecipare anlarga partecipazione eletto- che la cittadinanza e che ad
rale - poiché lo statuto del- ogni partecipante sarà data
la Luaj prevede che elettori una copia del volume consiano i “soci benemeriti” tenente scritti di docenti e
oltre ai “soci fondatori” ed soci della Luaj con la storia
ai tre rappresentanti selet- dell’ultimo decennio deltivamente scelti tra nume- l’Università, edito con il
rosi “soci ordinari”- il con- sostegno della Fondazione
siglio uscente ha deliberato della Cassa di Risparmio di
di estendersi a numerosi Jesi.
docenti succedutisi negli
Alvaro Carotti
Latte Fresco
Alta Qualità
15
Non solo sport
CENTRO SPORTIVO ITALIANO
CON IL CSI, POTEVAMO GIOCARE TUTTI
R
ipercorrendo il tempo all’indietro
mi scorrono le immagini di quando eravamo ragazzi e mi viene da
pensare che forse il tanto decantato
surriscaldamento del nostro pianeta
è tutta un’invenzione dei mass media.
Calzoni corti, una maglia di lana di
pecora non cardata che anche dopo
molti lavaggi non smetteva di provocare un leggero prurito, con le scarpe
fatte a mano, con sulle suole una doppia fila di bollette metalliche, a testa
larga, che terminavano sulla punta e
sul tacco con dei ferretti semicircolari; questo era l’abbigliamento che
indossavamo quando ci ritrovavamo,
incuranti delle condizioni atmosferiche, davanti alla chiesa nuova in un
campo della parrocchia rimasto incolto a causa di alcune buche, macabro
ricordo di un errato bombardamento
destinato alla vicina fabbrica di munizioni, ma caduta su ignare famiglie
che stavano lavorando nei campi. Il
parroco, don Pietro, aveva cercato
di livellare il terreno scaricandovi il
materiale di risulta derivato dalla costruzione della nuova chiesa rendendolo di fatto inutilizzabile per qualsiasi tipo di coltivazione con grande
disappunto di “Marchesini”, marito
della perpetua, che vedeva ridotta
la superficie che aveva in uso per la
coltivazione del grano. Il campo non
aveva nessuna recinzione e pertanto
era inevitabile che il pallone finisse
qualche volta sull’appezzamento coltivato dove era sempre in agguato lui,
piccolo di statura e con il viso sempre
scuro, che cercava di tenerci lontani
dal grano minacciandoci di tagliare il
pallone con una piccola falce che teneva appesa alla cintola cimentandosi
con noi in scatti repentini per recuperarlo.. Il suo fare burbero si scontrava con la sua bontà d’animo, volutamente faceva in modo che fossimo
sempre noi i primi a raccoglierlo anche quando era molto più vicino a lui,
simulando di inciampare o di cadere
urlandoci dietro tutto il suo disappunto. Molto spesso si presentava con
un cappello pieno di ciliegie e mentre
ce le offriva si raccomandava di non
andare a raccoglierle da soli perché
danneggiavamo oltre alla pianta anche le culture sottostanti. Prima dell’inizio della partita vi era anche allora
il rito del controllo delle scarpe, mentre oggi controllano la regolarità dei
tacchetti, allora controllavamo che le
scarpe non avessero nessuna “bolletta” con la punta fuoriuscita dalla suola. Tutto questo per evitare la foratura
del pallone che molto spesso rimaneva incollato alla scarpa afflosciandosi
nel mezzo della partita. La tutela delle
nostre gambe negli scontri diretti, derivanti da una primitiva tecnica dove
vigeva la regola “o stinco o pallone”,
passava in secondo piano in quan-
do avevamo assorbito i rimbrotti dei
nostri genitori che quando ritornavamo a casa con le ginocchia sbucciate
ci dicevano” per fortuna non avete
strappato i panni , la carne ricresce invece quelli bisogna ricomprarli.” Si era
a metà degli anni cinquanta e quello
era l’unico punto dove ci potevamo
ritrovare per giocare liberamente. Si
incominciò a disputare qualche partita con i ragazzi delle parrocchie limitrofe poi don Pietro, assistente spirituale dell’Azione Cattolica, ci disse
che esisteva un’organizzazione sportiva che operava parallelamente alle
strutture ecclesiastiche e che sarebbe
stato opportuno iscriverci per poter
partecipare ai tornei che organizzava.
L’impegno economico per l’iscrizione
era pressoché nullo, unico vero problema era il reperire undici completi
da calcio. La Provvidenza si manifestò
nella persona di don Andrea, il nuovo parroco di una parrocchia vicina
che aveva prestato servizio per alcuni
anni a Roma presso la POA (Pontificia Opera assistenza), che ci fece arrivare dalla capitale alcuni completi
(maglie gialle e pantaloni azzurri). Le
divise erano taglie uniche e mentre
per le maglie si suppliva infilandole
nei pantaloni ed arrotolando le maniche, per i pantaloni era più difficile
ed ai più piccoli scendevano sotto il
ginocchio trasformandosi in quelli
che poi in tempi moderni si chiameranno “bermuda.” Il primo incontro
del campionato terminò prima di iniziare, quando le due squadre scesero
in campo si ritrovarono vestite uguali
e non essendoci disponibili maglie di
colori diversi la partita venne rinviata.
All’inconveniente si supplì con l’obbligo per la squadra di casa di indossare
una maglia bianca facilmente reperibile perché era un capo di abbigliamento obbligatorio durante l’ora di
educazione fisica per gli studenti delle scuole medie. La certezza di poter
giocare tutti si materializzava con la
sostituzione dei giocatori durante la
partita, chi usciva si toglieva la maglia
per farla indossare a chi entrava, un
passaggio di testimone fraterno senza
astio o rancore un gesto che rafforzava quel clima festoso e faceva passare in secondo piano il risultato della
partita che molto spesso terminava
con risultati a doppie cifre. Spirito di
appartenenza, militanza sotto gli stessi colori, orgoglio di essere squadra,
ma soprattutto la gioia di poter giocare a prescindere dalla bravura e dalla
prestanza fisica, erano i valori che ci
accumunavano. Questo è stato il mio
primo incontro con il Centro Sportivo
Italiano avvenuto a Spoleto mia città
natale. (1- continua)
Proietti Mosca Alberto
(presidente della consulta
dello sport di Jesi)
Calcio Eccellenza, PLAYOFF e playout
CALCIO
Eccellenza
Mille e quattrocento spettatori
al Comunale di Jesi! Roba di altri tempi, evviva. Tutti a godersi
l’incontro di ritorno tra leoncelli
a Fossombrone, dopo la vittoria
corsara (0-1) in casa forsempronese. Ed hanno goduto per un 20 spietato, che manda i nostri alla
finale contro il Cingoli, che ha
superato l’Osimana con un gol al
primo minuto e tanta sofferenza
per novanta minuti.
Il Fossombrone è venuto per vincere, vendicandosi, ma i nostri,
dopo qualche incertezza iniziale,
si sono ben compattati, sotto la
illuminata guida di Figueroa, arrivando alla fine del primo tempo
senza sussulti.
Al ritorno in campo, invece, il
sussulto arriva dopo appena tre
minuti: Borrelli serve egregiamente un assist a Lanciotti, che fa
pallonetto e segna l’1-0 nostrano.
Anche senza Crispino, acciaccato
e quindi a riposo, i nostri mostrano una superiorità che non demorde. Il pubblico si entusiasma
e sospinge coralmente la Jesina.
E qualche minuto dopo un’ora di
gioco, eccoti Borrelli che segna il
2-0 con una delle sue rasoiate feline e la Jesina arriva alla disfida
con la Cingolana.
Vir
Playoff e playout
Non è finita la stagione ancora
per diverse squadre di Promozione, Prima e Seconda categoria.
I vari turni sono in piena attività
anche per alcune squadre che interessano i tifosi jesini e vallesini.
Prossimamente relazioneremo
anche sugli altri fronti. Passaggi
in avanti e, purtroppo, retrocessioni.
18 maggio 2008
BASKET Gara uno e due in trasferta
La Fileni Bpa, in semifinale c’è Reggio Emilia
P
er il secondo anno
consecutivo, la Fileni Bpa è approdata alle
semifinali dei play-off
promozione. Gli arancio-blu hanno eliminato
in tre partite il favorito
Sassari, che aveva chiuso la stagione regolare
il terzo posto. In semifinale gli jesini affronteranno Reggio Emilia.
Martedì 6, i leoncelli avevano bissato il
successo in terra sarda, spuntandola per
89 a 84. Venerdì 9 al PalaTriccoli, la Fileni
aveva chiuso la serie vincendo 89-76, grazie al solito Maggioli (nella foto di Candolfi). “Sono orgoglioso di questi ragazzi –
aveva detto coach Capobianco – Un gruppo eccezionale sia dal punto umano sia
professionale. Contro una grande squadra
come Sassari abbiamo giocato una serie
incredibile”. Oggi, domenica 18 maggio,
inizia la semifinale con
Reggio Emilia, che giocherà in casa gara uno
e due. Ci si trasferirà a
Jesi venerdì 23. In panchina hanno un coach
esperto come Marcelletti. I punti di forza
sono il centro austriaco
Ortner ed i due americani Young e Marigney.
Nei confronti diretti il fattore campo l’ha
fatta da padrone: la Fileni si è imposta al
PalaTriccoli 85-77, i reggiani hanno risposto vincendo al PalaBigi 76-58.
Giuseppe Papadia
I play-off promozione
Le semifinali: Caserta (2°) – Soresina (5°);
Reggio Emilia (4°) – Fileni Bpa Jesi (8°).
Le date: domenica 18 maggio (gara 1),
martedì 20 (gara 2), venerdì 23 (gara 3),
domenica 25 (eventuale gara 4), mercoledì 28 (eventuale gara 5).
VOLLEY La Pieralisi “Togut” invitata alla Girl League
Prime novità per la Monte Schiavo
I
n casa Monte Schiavo
Banca Marche si lavora
alacremente per allestire la
squadra del prossimo anno,
che dovrà riscattare il deludente 2008. Della nuova
rosa non faranno parte sicuramente il tecnico Abbondanza, licenziato in
diretta tv dal team manager Weersing e la centrale
brasiliana Caroline (nella
foto di Ballarini), tornata
in patria per giocare nel
Rexona, uno dei più importanti club carioca. Per
la giocatrice verde-oro si è
così, conclusa dopo appena un anno assai travagliato, l’esperienza italiana.
La Monte Schiavo del futuro ripartirà da Heather
la panchina, resta il pole
position, il serbo ex Santeramo, Dragan Nesic, mentre in regia dovrebbe accomodarsi Maja Ognjenovic,
ventiquattrenne nazionale
serba di 184 cm, che nell’ultima stagione ha giocato nel club rumeno del
Metal Galati.
Fresca del titolo regionale conquistato a Polverigi,
l’under 18 della Pieralisi
“Togut” prenderà parte dal
Bown e Simona Rinieri, le 30 maggio al 1° giugno a
migliori prilline di questa Torino, alla quinta edizione
stagione. Insieme con loro, della Girl League, la rassedovrebbero restare anche gna organizzata dalla Lega
Chiara Negrini e Raffaella Femminile riservata alle
Calloni, quest’ultima però, migliori formazioni under
è corteggiata da Busto Ar- 18 dei club di serie A.
sizio, sua città natale. Per
Gip
Nuoto: campionati mondiali master in Australia
Luconi e Taddei: positiva trasferta
M
olto positiva
la
trasferta
mondiale di Michele Luconi e Michele Taddei, i due
nuotatori jesini che
hanno rappresentato il nuoto locale ai campionati
mondiali master di
nuoto disputatisi
a Perth in Australia. L’acuto per entrambi è arrivato
nell’ultima giornata di gara nella quale
Luconi, 31enne di Belvedere, nei 100 dorso ha ottenuto un 7’ posto straordinario,
1’ degli italiani. Luconi ha ottenuto anche
il 9’ posto (2’ tra gli italiani) nei 200 dorso,
migliorando l’11’ posto dei mondiali 2006,
mentre all’esordio nei 200 misti ha portato a casa un discreto 14’ posto (2’ degli
italiani). Michele Taddei nei 200 rana si è
piazzato 15’ esimo, risultato di assoluto
rilievo considerando il livello degli avver-
sari. “E’ stata una gran
bella avventura – hanno detto i due atleti
jesini – ed archiviamo
questa partecipazione
con un bilancio migliore anche dell’edizione californiana del
2006 e che dimostra
come, sotto la guida di
coach Andrea Pirani,
ci siamo preparati alla
perfezione per questo
appuntamento davvero importante.” Ai due jesini che hanno
voluto ringraziare lo sponsor Tecnoplast
per il materiale da gara fornito, sempre
sotto le insegne della squadra Rari Nantes
Marche si è aggiunta la pescarese Marzena Kulis che ha fatto incetta di medaglie passando dai 5 argenti del 2006 ai 4
ori (50, 100 e 200 rana e 400 misti) ed 1
argento nei 200 misti di questa edizione
australiana.
Nella foto i due atleti
Festival Cameristico
della Val d’Esino
Prende il via il 15 maggio alle ore 21 presso il Teatro Studio Valeria Moriconi, con
il concerto di Giacinta Nicotra, soprano e
Meri Piersanti, pianoforte, la VI edizione
del Festival Cameristico della Val d’Esino
“Sulle Ali della Musica” dedicato a Felice Catalano, uno dei più attivi promotori di progetti di educazione musicale nel territorio
e nelle scuole. Il Festival si articolerà attraverso sei comuni della Vallesina. Le altre
date al Moriconi sono: giovedì 22 maggio
con il duo di chitarre Paolo De Stefano,
Luigi De Leo, e giovedì 29 maggio con il
duo pianistico Meri Piersanti, Paolo Gigli.
A Poggio S. Marcello, presso il Palazzo Comunale, sabato 17 maggio andrà in scena il
Quartetto Italiano di Flauti.
Nella foto di Anna Vincenzoni, la presentazione del Festival della musica cameristica: da sinistra Mauro Rocchegiani, Massimo Agostinelli, Valentina Conti, Paolo
Gigli, Francesco Tiberi
16
Jesi e Vallesina
18 maggio 2008
Palio di San Floriano: giornate di rievocazioni, folklore, incontri e festa
Le immagini raccontano l’evento
Si è da poco concluso il Palio di
San Floriano, che si è svolto per
le vie della città nel primo fine
settimana di maggio. Le prime
notizie del Palio di San Floriano
risalgono al sec. XIII e si susseguono fino al 1808; l’edizione
moderna ha preso il via nel 1996
con la riproposizione di gare e
cortei storici e con la partecipazione dei sindaci con i gonfaloni
dei ventuno comuni della Vallesina. In tutte le vie del centro storico si propongono manifestazioni musicali, animazioni teatrali,
degustazioni di vino e specialità
gastronomiche. Un momento
particolare della rievocazione
è la partecipazione di tutti i
figuranti e degli amministratori
pubblici alla celebrazione in cattedrale presieduta del Vescovo.
Proponiamo alcune immagini di
Anna Vincenzoni della giornata
di sabato 3 maggio e scatti fotografici di Mario Bocchini
per le vie della città.
I premiati del concorso di pittura dedicato al Duomo
Giu-pe’ Sant’Anna Jesi: 38 anni portati bene
L’Associazione Culturale “Giu-pe’ Sant’Anna di Jesi ha proposto, domenica 4
maggio, anche quest’anno, all’interno delle manifestazioni del Palio di San Floriano, il suo 38° concorso Jesi intitolato: “Jesi,
de te me piace... il Duomo e... dintorni (in
occasione dei suoi 800 anni).
Tale concorso di pittura estemporanea ha
vista la partecipazione di oltre 100 “ragazzi” dai 6 anni in su. Dalle ore 9 hanno ritirato il foglio su cui esprimersi e si sono
sparpagliati tutti nelle varie vie di Jesi e
particolarmente intorno al Duomo per
rappresentare qualche angolo caratteristico.
Si ringraziano tutti coloro che hanno
partecipato, la giuria composta dal dott.
Franco Cecchini, dal prof. Luciano Collamati, dalle proff. Amelia Accorroni e Rita
Mattoli, i vari sponsor che hanno contribuito. L’appuntamento è alla prossima
edizione con l’augurio di una partecipazione sempre più numerosa per valorizzare le qualità artistiche di tanti altri.
il Comitato “Giù pe’ Sant’Anna”
I vincitori
Categoria 1a - 2a 3a elementare: (in ordi-
ne dal primo al quinto classificato, tutti di
Jesi) Anna Avraam, Isabella Carella, Francesco Pierpaoli, Sofia Mangiaterra, Agnese Fortunati.
Categoria 4a - 5a elementare: (in ordine dal primo al terzo classificato, tutti di
Jesi): Elisa Lorenzetti, Edoardo Giorgini,
Federico Togni.
Categoria: 1a, 2a 3a media: (in ordine dal
primo a quarto classificato, tutti di Jesi):
Angela Stefanini, Caterina Pieralisi, Elisa
Cesaroni, Deborah Pierangeli.
Categoria scuole superiori: primo classificato Gabriele Zannotti di Pianello Vallesina.
Categoria amatori: (in ordine dal primo
al terzo classificato, tutti di Jesi): Andrea
Marconi, Leonardo Mancinelli, Pamela
Ambrosi.
A Fiorenza Micheli di Jesi il primo premio
speciale e a Cristina Cardinali di Jesi il secondo premio speciale.
Il grazie dell’assessore
L’edizione 2008 del Palio di San Floriano va in archivio con un bilancio positivo. Per questo desidero esprimere
un sincero ringraziamento all’Associazione che ha organizzato l’evento e a
quanti, a vario titolo, hanno dato il loro
contributo affinché tutto riuscisse al
meglio. Ho la speranza che da quest’anno si sia dato il via ad un nuovo legame
tra Associazione e Amministrazione
comunale che ritengo importante per-
ché al volontariato espresso in maniera
così entusiasta da tante persone è giusto che il Comune si unisca per fare la
propria parte. Ringrazio tutti i Sindaci
e gli amministratori che hanno partecipato all’evento: ritrovarsi insieme, fuori
da occasioni istituzionali, per dialogare
e confrontarsi credo sia un’ottima opportunità per rinsaldare rapporti umani importanti.
Daniele Olivi
Assessore al Turismo
Scarica

Scarica l`intero giornale in formato