Poste Italiane spa - Spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, DCB - Jesi Settimanale d’informazione ANNO LV- N. 18 Euro 1 DIREZIONE E REDAZIONE: JESI - PIAZZA FEDERICO II, 8 - TEL. E FAX. 0731.208145 Editoriale “Q diocesi Il giornale e la Bibbia uale è il rapporto che i giornalisti hanno con la realtà? Lo stesso che hanno le cartomanti con la verità”: questa citazione, proposta da mons. Gianfranco Ravasi al convegno ecclesiale sulle comunicazioni sociali svoltosi la scorsa settimana a Milano, provoca e interroga. “La realtà strettamente parlando non esiste – ha continuato il teologo – ma è fondamentale lo sguardo e il nostro intercettare le domande profonde di ciascuno”. “Quando scriviamo di fatti ci riferiamo ad azioni che non sono neutre ma che sono il frutto di un complesso processo che implica emozioni, relazioni, affetti, effetti … - ha sottolineato il filosofo Francesco Botturi nella sua conversazione – ciò che è alla radice di tutto è l’esperienza di relazione con l’altro perché proprio nella interlocuzione si realizza il significato”. Quale il compito del giornalista che presta il suo servizio nella Chiesa? A quale chiamata risponde? Quali sono le attese del suo cuore? Il desiderio di far emergere il bello e il buono delle nostre comunità, l’ansia di cogliere le aspettative e le problematiche delle persone, la preoccupazione di realizzare un prodotto di qualità, l’impegno a creare luoghi reali o virtuali di crescita e di incontro, l’attenzione ai messaggi che ciascuno può cogliere affinché non creino danni. “Non basta la vocazione, servono le capacità” è stata un’altra provocazione del matematico Giandomenico Boffi che ha sollecitato la riflessione: “è necessario stare attenti alle manipolazioni sempre più frequenti del linguaggio perché lo sguardo dei media non è neutro e dunque i commenti devono essere il più possibile competenti”. Delicato e potente è il mestiere del giornalista, in qualsiasi ambiente lavori, perchè deve sapersi servire della pluralità degli strumenti di comunicazione sociale, conoscere la nuova grammatica del linguaggio, saper leggere le azioni, intrecciare relazioni, raccontare esperienze, presentare le realtà penultime della vita. Il giornalista che presta il suo servizio nella Chiesa deve “sforzarsi di far incontrare la Parola di Cristo che non è astratta ma esiste nell’esperienza dell’incontro”: leggere il giornale e la Bibbia, le due lampade indispensabili per il nostro cammino. Beatrice Testadiferro parrocchia Gianluca Quaresima, frate cappuccino, ordinato sacerdote di Marasca e Spera 10 30° pellegrinaggio a piedi jesi - loreto La comunità del Divino Amore celebra il Giubileo di don Massaccio e Ranco Impôt repriséTassa riscossa Ufficio di Jesi domenica 18 maggio 2008 9 Torna il tradizionale pellegrinaggio a piedi da Jesi a Loreto con partenza dal piazzale Minonna venerdi 13 giugno ore 20.30 Informazioni:don Bruno Gagliardini 0731-204961 Martedì 20 maggio alle ore 19 in Cattedrale celebrazione in memoria del vescovo Serfilippi Padre Oscar “torna” in Cattedrale In occasione del secondo anniversario del ritorno alla Casa del Padre del vescovo padre Oscar Serfilippi, il suo corpo, in attesa della Resurrezione, viene traslato nel sepolcro dei vescovi costruito nella Cattedrale. Martedì 20 maggio alle ore 19 la comunità diocesana è invitata alla celebrazione eucaristica in memoria e suffragio presieduta del vescovo Gerardo Rocconi. Padre Oscar ha dedicato oltre trenta anni della sua vita alla nostra Diocesi: partecipava con disponibilità ai diversi momenti di incontro, sia civili che religiosi. Sapeva sempre trovare le parole giuste in ogni circostanza e aveva la capacità di comprendere le diverse situazioni della società contemporanea. Nel suo testamento spirituale così scriveva: “La vita, dono del Signore per sempre, è bellissima. Ringrazio e ringrazierò sempre il Signore, lo racconterò e lo insegnerò con una gioiosa testimonianza e con l’esortazione permanente. Saluto, benedico e ringrazio la Chiesa Jesina tutta: quanto mi ha voluto bene e quanto le ho voluto bene!”. Nella prima foto, padre Oscar alla celebrazione dell’Unitalsi, in piazza a Moie, nel luglio 2004 e nella seconda, di Candolfi, al pellegrinaggio in Terra Santa con i Vescovi delle Marche nell’ottobre dello stesso anno. Il nuovo governo ha le carte in regola per poter attuare riforme indispensabili per l’Italia Ci attendiamo legittimazione tra maggioranza e minoranza Q uando i nostri lettori avranno tra le mani questo settimanale, il governo Berlusconi avrà ricevuto piena fiducia sia dalla Camera che dal Senato e sarà nella pienezza della legalità democratica per avviare l’attuazione di quel programma garantito durante la campagna elettorale, confermato dal Cavaliere ai parlamentari e, soprattutto, esigito dalla difficile situazione in cui si trova la nazione. Personalmente non sono entusiasta che l’Ici sulla prima casa, già tolta ai meno abbienti dal governo Prodi, sia estesa a tutti. Certo, fa piacere, ma dobbiamo chiederci dove recuperare l’introito che lo Stato toglie ai comuni. Ben venga la detassazione sul lavoro straordinario, perché, almeno nelle intenzioni, dovrebbe incentivare la produzione. Ben vengano anche i provvedimenti utili ad offrire una maggiore sicurezza a tutti i cittadini, anche perché le città stanno scavalcando lo Stato organizzando controlli con “ronde spontanee” che potrebbero portare molto lontano e determinare, nel tempo, scontri da prove generali di guerra civile. La collaborazione spontanea dei cittadini che esigono sicurezza non può essere mai disgiunta dalla legalità. Bene il tentativo che la crisi dell’Alitalia sia risolta con una cordata di casa nostra; ma non dobbiamo strapparci i capelli se sarà necessario ricorrere ad intese con compagnie straniere meglio organizzate della nostra che oggi raccoglie il frutto dei mille scioperi e dell’incapacità gestionale dei suoi dirigenti. E’ quello che ci meritiamo anche per colpa di tutti i governi degli ultimi 15 anni. Bene che Berlusconi assicuri la collaborazione con le minoranze per realizzare le riforme istituzionali. Del resto, il recente passato insegna che, diversamente, si cade nel rischio dei referendum che cancellano tutto il lavoro parlamentare. Tutti siamo convinti che le regole del gioco vanno stabilite insieme, mag- gioranza e minoranza. Si saranno veramente convinti anche Berlusconi, Veltroni, Bossi e Casini? Sono da sciogliere i nodi storici della mala vita organizzata (Mafia, ‘Ndragheta, Camorra, Sacra corona unita) e della burocrazia, che stanno letteralmente attanagliando l’economia e la società italiana. E’ positivo che si evidenzi una perfetta intesa tra governo e il presidente della repubblica. E fa bene il ministro Tremonti a chiedere sacrifici alle banche a ai petrolieri, purchè le prime non carichino poi tutto sugli interessi attivi e passivi e i petrolieri sulla benzina. Ci vuol poco ….e girare la chiavetta! In politica estera il cammino non dovrebbe essere particolarmente difficile se il parlamento tenesse presente almeno tre principi: intesa con l’Unione Europea (è interesse nostro più che dell’Europa), ancoraggio verso le Nazioni Unite e, per l’eterno problema medio-orientale, difesa della esistenza dello Stato di Israele, creazione dello Stato di Palestina e Gerusalemme sotto l’egida dell’Onu. *** I ventun ministri ce la faranno? Ci sono anche quattro giovani donne. Alcuni di essi offrono fiducia per la loro esperienza e capacità. Altri sono un punto interrogativo. Tutti legatissimi a Berlusconi che confessa: “Se falliamo questa volta, nessuno ci perdonerà…” Però il primo atto in assoluto che Berlusconi ci deve offrire è la drastica riduzione di due tipi di immondizie: quella di Napoli e quella dell’indennità di tutti i parlamentari e di tutti i politici. Perché questa seconda è doppia rispetto a quella delle nazioni europee e tutt’e due scandalizzano noi e il mondo. Attendiamo l’esempio di deputati e senatori. Vittorio Massaccesi [email protected] 2 Cultura e società 18 maggio 2008 Del più e del meno La rivincita delle nonne di Giuseppe Luconi L’ hanno chiamata “la rivincita del- ta elettrica di una casa”. le nonne”. O qualcosa del geneMa l’iniziativa canadese non sembra re. La notizia, che sta facendo il giro del destinata a rimanere un fatto isolato. mondo, mi arriva da Toronto. Non ho un In diversi Stati americani, ma anche in filo diretto con quella città. Latore della Gran Bretagna e nel Belgio sono partinotizia è l’amico Bruno Schiavoni che, te raccolte di firme e sono stati proposti rientrato dal Nord America, mi porta al- disegni di legge per far abrogare i divieti cune copie del Corriere Canadese, il quo- di stendere i panni al sole. A Londra il tidiano in lingua italiana che si stampa mercato dei fili per stendere i panni sarebappunto in Canada per i nostri conna- be in pieno boom: “Basta con le asciugazionali che vitrici elettriche – vono in quel dice uno slogan grande Paese. - Viva le vecchie Nel numemollette”. La ro del 19 aprile biancheria stescorso la nosa ad asciugare tizia di cui sonon è più consipra: “Panni al derata simbolo sole, abolito il di arretratezza: divieto”. Si legsarebbe anzi ge, testualmenl´ultima moda te: “Alla fine le del nuovo “amnostre nonne bientalismo”. avevano raMa le novigione, perché tà non finiscostendere i panno qui. Circoni al sole – e la voce di una non asciugarli rivoluzionaria nei dryer - non solo rappresentava un ri- scoperta: il sole non solo per asciugare i sparmio, ma era soprattutto un compor- panni, ma anche per lavarli. La scoperta tamento. eco-sostenibile ante litteram”. arriva dall’Australia, dove un gruppo di Nel giornale si dice che il premier del- ricercatori della Monash University dello l’Ontario ha abolito il divieto di stendere Stato di Victoria ha appurato che “rivei panni al sole in vigore da anni. “D’ora stendo i tessuti con una sostanza speciain poi, in Ontario, - spiega il cronista - si le – il nanocristallo di diossido di titanio tornerà a vedere i panni colorati stesi al - si innesca una reazione che in presenza vento come ai vecchi tempi. Fino a oggi di luce solare libera radicali dell’ossigeera vietato, per motivi estetici”. no. E sono proprio questi ad avviare il Va precisato, a questo punto, che in lavaggio dei tessuti decomponendo il Nord America “la totalità dei cittadi- materiale organico che forma le macni utilizza le asciugatrici elettriche, che chie”. Sparirebbero detersivi e lavatrici. hanno il pregio della velocità ma, oltre a Se questa scoperta dovesse avere restringere i capi, consumano una quan- successo, con un pizzico di fantasia artità incredibile di energia: 900 KW ora rivo a prevedere che fra qualche anno ci ogni anno, che si traducono in inqui- si laverà senza spogliarsi. Basterà spruznamento e gas che producono l’effetto zarsi addosso un po’ di quella polverina serra. Solo in Canada costano ad ogni magica e, dopo una breve esposizione al cittadino 90 dollari l´anno, ma soprat- sole, ci si ritroverà lavati, asciugati, stiratutto consumano più di un frigorifero e ti e profumati…completamente rimessi rappresentano il 6 per cento della bollet- a nuovo! Lo scarpone L’azalea e la festa della mamma Domenica in tantissimi piazze l’AIRC, Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, ha venduto azalee per la festa della mamma. Sarà che nel mio caso non riesco a scindere tra il parlare di mia mamma e del cancro e viceversa, sarà che si continua a tagliar fondi per la ricerca, sarà che a un certo punto domenica ha iniziato a soffiare un vento gelido: insomma, m’è salita una gran tristezza. Perché c’è sempre un gran discorrere, ma in Italia di ricerca, specialmente in ambito chimico-farmaceutico, se ne fa davvero poca. Pochi fondi, mal spesi, Atenei che sospendono dottorati e contributi ai ricercatori. Le cosiddette “fughe di cervelli”. Non c’è da stupirsi, vista la pessima congiuntura economica in cui ci troviamo; quello che mi stupisce è che la gente non si indigni. Bando all’omertà, tutti in famiglia abbiamo chi soffre, o ha sofferto, di quello che dalle nostre parti i più anziani e meno avvezzi a parole come “chemio” e “carcinoma” chiamano semplicemente malaccio. Appositamente non ci vogliamo informare finché i nostri più cari non ne sono colpiti, e a quel punto si diventa enciclopedie viventi, quando non infermieri esperti. Tutto questo è estremamente umano. Ma la prevenzione, i controlli, il dovere di parlarne è altrettanto umano, così come il sostenere la ricerca, quella di casa nostra, quella che è anche per i nostri malati. E l’azalea e l’AIRC il giorno della festa della mamma ci ricordano che avere il privilegio di tornare a casa con una “coccia” da regalare, e avere qualcuno a cui regalarla, non è davvero cosa di poco conto. Giorgia Barboni Il Palazzo e dintorni Don Roberto “benemerito”? E gr. sig. Sindaco, l’amico Remo Uncini, nell’ultimo numero di questo nostro settimanale, conclude il suo bell’articolo su don Roberto (chi non conosce don Roberto?) con questa proposta: “Siamo convinti che una Cittadinanza benemerita della città sia una ricompensa meritata per la tanta dedizione ai diversi ambiti della vita civile e sociale”. Insomma, senza tanti complimenti, Uncini chiede che l’amministrazione comunale rivolga per un attimo la sua attenzione su questo prete che da mezzo secolo sta in mezzo al popolo più genuino e produttivo – quello del Prado - mettendo a disposizione tutti i suoi molteplici talenti. Se dò un’occhiata ai tanti stimati cittadini che la Città ha voluto onorare con la sua benemerenza noto che il più delle volte si è voluto premiare un aspetto della vita culturale o sociale nel quale il candidato all’attenzione dell’amministrazione si è particolarmente distinto e verso il quale ha profuso le sue energie. Forse don Roberto fa eccezione nel senso che, non uno, ma molteplici sono gli aspetti nei quali ha saputo dare il meglio di se stesso. E non è necessario soffermarsi tanto sui meriti acquisiti come sacerdote e parroco, non perché non ne abbia (ne ha veramente tanti), ma perché per il consigliere comunale non credente potrebbe costituire motivo di incertezza. Però questo consigliere comunale come non può non prendere in considerazione, per esempio, il don Roberto dello sport e, attraverso lo sport, dell’educatore di tanti giovani? Certo, lo ammiro anche come ciclista alla soglia dei suoi 85 anni, ma come cittadino, come non esaltare l’aver tanto valorizzato il pallone ed altro in funzione educativa, ad integrazione di quella dei genitori? Io ero un monello quando ho conosciuto il seminarista Roberto che giocherellava con il pallone nel cortile della parrocchia di S. Pietro. Il suo giocherellare di un tempo è diventato salute fisica e morale per tanti cittadini. La città non può ignorare che don Roberto è artista in quanto compositore di tanti brani musicali adatti ai piccoli (la Pratolina d’oro), ai grandi (la corale Pergolesiana nota anche ai Papi), alla Chiesa (quanti canti liturgici ha composto? E’ possibile dimenticare l”Oratorio” in occasione dell’inaugurazione della porta di bronzo della cattedrale?). Non intendo fare il panegirico ad un prete ancora vivo. Eventualmente mi riservo di farlo quando sarà andato in cielo. Però prima che ci vada, sig. Sindaco, forse la Città ci guadagna se per un istante guarda questo prete. Penso che non ci sarà Consigliere comunale che non sappia apprezzare almeno “l’umano” che ha operato ed opera in don Roberto. v.m. Nella foto, il Santo Padre si intrattiene con mons. Roberto Vigo al termine dell’Udienza generale di mercoledì 30 aprile scorso in piazza San Pietro a Roma. Monsano, 17 e 18 maggio: XXXV Palio di S. Vincenzo Festa del paese e cittadini benemeriti Sabato e domenica a Monsano ritorna il Palio di S. Vincenzo. La festa popolare per eccellenza, nato da una idea di don Savino Capogrossi, parroco benemerito di Monsano, che da 35 anni riunisce per due giorni tutti i monsanesi, attorno ai giochi in piazza e ai momenti conviviali, con la visita ufficiale delle delegazioni dei due Comuni gemellati, il francese Toulaud e l’austriaco Klein Pochlarn. Organizzato dalla Pro Loco, il Palio viene vissuto con orgoglio da tutti i cittadini; rappresenta un momento unico di aggregazione e coinvolgimento alla vita sociale di Monsano da parte dei vecchi e dei nuovi abitanti di questo piccolo grande comune della Vallesina. Lo scopo di tale manifestazione è quello di creare attraverso i colPagina 4 laudati giochi fuori piazza e in piazza quel sano spirito di competizione e rivalità che avvicina la gente, la fa incontrare e socializzare. Tutto questo è possibile grazie alla generosità delle realtà produttive (commercianti, artigiani e industria- Caro Amico ti scrivo li), all’Amministrazione comunale e alle due parrocchie di Monsano e S. Maria, e soprattutto all’encomiabile lavoro dei ragazzi della Pro loco e dei cittadini che con loro collaborano per far migliorare e qualificare sempre più questa festa di tutti. Quest’anno, inoltre, ci sarà un’occasione in più che arricchirà e renderà speciale la XXXV edizione. Sabato pomeriggio, alle 18,30, è previsto un consiglio Comunale straordinario, dove, alla presenza del Prefetto di Ancona, S.E. Dr. Giovanni D’Onofrio, in visita ufficiale, verranno conferite le cittadinanze benemerite agli ex Sindaci del Comune, Giannino Romagnoli, Amorino Simonetti, Ermanno Giulietti e Sandro Sbarbati. Un evento speciale, che lega ancor più il Comune e i suoi cittadini. 3 Regione 18 maggio 2008 roma: Pio Sodalizio dei Piceni e Fondazione Federico II Federico II rispettoso sia di islamici che di ebrei SCUSATE IL BISTICCI O (ghiribizzi lessicali) Peter Pun (con la u) www.peterpun.it PARITA’ DI DIRITTI TRA LUI E LEI ! Cambio di consonante pro-emancipazione Ci siamo stancate di prender stangate IMPAZZA IL TOTO-MINISTRI Aggiunta iniziale pro esecutivo Trovata la quadra, si vara la squadra Quando nacque il presente epigramma era in f ìeri l’organigramma. DESAPARECIDO Scambio di vocali... scaramantico? - Come mai Tizio non si vede più in giro? Da almeno tre mesi è praticamente sparito dalla circolazione... - Non è sparito. E’ spirato. Tre mesi fa, più o meno. IL NAUFRAGO DISPERSO Cambio di consonante doppia per sopravvissuti Fu ritrovato a bordo di una xxxxxxx. Gli era cresciuta un’abbondante xxyyxxx *** Soluzione del gioco precedente: risate, risaie LaCitazione a cura di Riccardo Ceccarelli Il dono della vita La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell’azione creatrice di Dio che si fida dell’uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza. Benedetto XVI, Discorso per il 40° dell’Humanae vitae, 10 maggio 2008. “I l rispetto interetnico e interreligioso da Ruggero II a Federico II”: è stato questo il tema trattato dal prof. Hubert Houben lo scorso sabato 10 maggio, in una conferenza tenuta a Roma presso il Salone dei Piceni, vicino la chiesa dei marchigiani di San Salvatore in Lauro. L’incontro è stato promosso dal Pio Sodalizio dei Piceni in collaborazione con la Fondazione Federico II di Svevia di Jesi. Dopo la breve introduzione del dr. Paolo Spinucci, presidente del Pio Sodalizio e del dr. Vittorio Borgiani, presidente della Fondazione Federico II, il prof. Houben, che è ordinario di storia medievale all’università di Lecce, ha iniziato la sua lezione. Il professore ha incominciato con l’affermare che quello che stava per trattare è un tema di grande attualità. Occorre però precisare che il concetto di tolleranza nasce in epoca moderna, con la Riforma protestante e si sviluppa durante il periodo dell’Illuminismo. Trattando di epoca medievale è meglio parlare di tolleranza di fatto, ossia di rispetto interetnico ed interreligioso, inteso nel senso che non si cercava di convertire con la forza alla propria religione. “Un concetto che vale sia per il mondo cristiano che per quello islamico” ha sottolineato Houben. Il prof. Houben è partito poi, nella sua trattazione, dal normanno re di Sicilia Ruggero II (1095-1154), il quale riuscì a liberare l’isola dalla dominazione araba. In Sicilia, però i Normanni erano minoranza rispetto agli islamici. La politica di Ruggero II fu quindi improntata alla tolleranza per convenienza politica. In effetti, la corte palermitana era multiculturale e ciò permise una sostanziale fusione tra le culture. Fuori da Palermo la situazione era un po’ diversa, con qualche episodio di intolleranza, comunque sporadico. Anche gli ebrei godevano di grande libertà ed autonomia. Il professor Houben ha sottolineato come, in generale, la Sicilia di Ruggero II fosse caratterizzata da un clima di pacifica convivenza tra ebrei, latini, greci e saraceni, ognuno libero di professare la propria fede. La situazione non mutò con il nipote di Ruggero II, ossia Federico II di Svevia (1194-1250), il quale riuscì vittorioso nella crociata che intraprese grazie alla diplomazia e al dialogo con il sultano. Una certa storiografia, come ha fatto notare il professor Houben, ha parlato di un Federico II responsabile di genocidio verso la popolazione araba. Si tratta però di una falsità, in quanto il sovrano represse alcune rivolte islamiche in Sicilia, ma non si macchiò di crudeltà gratuite. Federico II fece deportare tutti gli arabi a Lucera, dove poterono essere liberi di professare la pro- pria fede, tanto che, in seguito, combatterono per l’imperatore. La corte federiciana, peraltro, era orientaleggiante e, per questo, Federico II si attirò le accuse di eresia da parte del Papa, anche se alcuni cronisti dell’epoca le smentirono. In realtà, pienamente conforme allo spirito del tempo, come ha fatto notare Franco Cardini, citato da Houben, Federico II si mostrò rispettoso sia di islamici che di ebrei: era il clima del XIII secolo. Federico II protesse gli ebrei dalle accuse di sacrifici rituali e tutelò le varie etnie nelle Costituzioni di Melfi del 1231. In tali leggi, ad esempio, era previsto che giudei e saraceni avrebbero potuto appellarsi all’imperatore contro eventuali abusi d’ufficio, anche se poi, in pratica, in altre norme emergeva il fatto che la vita di un ebreo o di un musulmano valeva meno di quella di un cristiano. Quindi, anche con Federico II si può parlare, nella sostanza, di rispetto, non di tolleranza vera e propria. In conclusione, ha rilevato il professor Houben, “la tolleranza non ha la sua origine nel Medioevo, ma il rispetto si praticò già allora, specie in zone multietniche, dove si prese coscienza della pluralità, accomunata, però, dal credo in un unico Dio”. Un esempio che anche oggi dovremmo riprendere! Federico Catani Alla scoperta del folclore musicale finlandese L’ Un elfo e il suo magico violino ultimo dei concerti della Stagione Sinfonica ha ospitato, il 9 maggio, un giovane violinista finlandese, Pekka Kuusisto. Non esclusivamente solista: dinamicissimo, scattante, coinvolgente e travolgente, ha anche diretto la Filarmonica Marchigiana schierata, come richiedeva il programma, in un organico composto esclusivamente di 24 archi e un clavicembalo. Della tradizione e del folclore musicale finnici poco è dato sapere data la relativa scarsità di esecuzioni. Eppure oltre ad un grande caposcuola come J. Sibelius altri autori finlandesi, soprattutto dalla seconda metà dell’800 in poi, hanno composto molta musica attingendo spesso a canti e danze popolari di antica tradizione. Una scoperta quindi è risultata la prima parte del concerto, interamente dedicata a questi compositori: a E. Rautavaara, musicista contemporaneo che, pur tenendo conto del folklore della sua terra, appare influenzato da autori europei e russi come Hindemith, Musorgskij, Stravinskij, Berg, Bruckner; a J. Sibelius e ad A. Sallinen, il più giovane dei tre. Cinque danze popolari, esposte preliminarmente dal violino solista ed elaborate poi in cinque movi- menti, presenta Pelimannit op.1 di Rautavaara. Si tratta di musica dalle spiccate caratteristiche, dove un vigore rude, rustico, incalzante si confonde con un linguaggio nuovo e aspro di dissonanze nel quale gradualmente si identifica. Sono quadri di vita popolare e stati d’animo diversi ad essere descritti. Particolare atmosfera è quella del secondo movimento, Kopsin Jonas, resa da una musica che serpeggia sinistra, misteriosa, quasi da film horror. Tutt’altro clima è nella Suite per violino e archi op. 27, una delle ultime pagine composte da J. Sibelius, di cristallina bellezza. Vi aleggia una serenità che trascende una contemplazione idilliaca ed è un’opera da considerare anche come un testamento spi- Santa Maria Nuova: 900 Musica Festival Con il concerto dell’Orchestra da Camera delle Marche si è aperto il 10 maggio l’edizione 2008 del 900 Musica Festival. L’incontro ed il confronto tra differenti stili musicali sono sempre stati, sin dalla prima edizione, il marchio di fabbrica del 900 Musica Festival. Gli altri concerti saranno ospitati all’auditorium Divina rituale di questo grande musicista. Le note insistenti di una marcia funebre scomposte in un caleidoscopio di sei variazioni e di due intermezzi, dove sono percepibili echi mozartiani e bachiani, costituiscono il tessuto di una singolare composizione di A. Sallinen: “Alcuni aspetti della Marcia Funebre di Hintrik Peltoniemi” (che fu un leggendario violinista). Può essere ritenuta una guida ai più riposti e non facilmente comprensibili significati di una melodia tradizionale. Anche di questo concerto il principale leit motiv è stata la metamorfosi della natura nello scorrere del tempo. Non poteva quindi essere ignorata la più famosa delle composizioni di A. Vivaldi, “Le quattro stagioni” che costituisce Pastora di Collina. Venerdì 16 maggio sarà protagonista il violino del giovane virtuoso Roberto che insieme al chitarrista Donato D’Antonio eseguirà alcune tra le più belle pagine di Paganini, Bartok e Ravel. Venerdì 23 maggio il Trio Aedon insieme al compositore Fabrizio Festa attraverserà i luoghi della musica novecentesca e contemporanea intendendo la musica un esempio straordinario di musica descrittiva e il vertice dell’arte del ‘Prete Rosso’. Straordinaria è la maestria con cui il violino solista e gli archi riescono a riprodurre il canto degli uccelli, lo stormire delle foglie, il frinire delle cicale, il vento, il temporale, la pioggia sferzante; a descrivere anche a intense pennellate scene diverse di vita bucolica. Hanno ispirato l’opera quattro sonetti di un autore sconosciuto: non particolarmente belli, ma straordinariamente evocativi per il compositore. Ad un grande maestro la parola può valere anche solo come suggerimento. Anche Verdi ne era convinto. Calorosissima è stata l’accoglienza, tanto, potremmo dire, da far sciogliere i ghiacci della Finlandia. L’elfo con il suo magico violino non si è risparmiato. Condividendo gli applausi con la Filarmonica Marchigiana, ha accordato tre bis: struggenti, per congedarsi dal pubblico, ancora una volta numerosissimo, e per salutare come conviene con un po’ di nostalgia, ma anche con un ‘arrivederci al prossimo anno’, la conclusione della Stagione Sinfonica. Augusta Franco Cardinali Nella foto il violinista Pekka Kuusisto come “arte geografica ed esplorativa”. Venerdì 30 maggio spazio al concerto per viola e percussioni con Maurizio Barbetti e Antonio Caggiano con un programma che coniuga la musica contemporanea con quella etnica attraverso i brani di grandi compositori come Berio, Cage e Feldman che hanno rispettivamente contaminato la nuova musica con la musica popolare. 4 Attualità 18 maggio 2008 Gli studenti rievocano i giorni tragici dell’anno più lungo “20 giugno 1944, all’ombra di un bel fior” Pretese N Q di Riccardo Ceccarelli on voglio esercitare il ruolo di difensore d’ufficio, nessuno me lo ha affidato, né lo desidero. Difendere la ragione e con essa l’obiettività non ha bisogno di nomina: basta farne un po’ di esercizio senza bende agli occhi e alla corteccia cerebrale. Il nuovo governo scaturito dalle elezioni ha giurato la sera dell’8 maggio: 12 i ministri con portafoglio e 9 i dicasteri senza portafoglio, totale 21. Ebbene lo stesso giorno, 8 maggio, prima che il governo giurasse di fronte al Presidente della Repubblica, “l’Unità” metteva in prima pagina questo titolo “Governo: poche donne, troppe poltrone”. Certo non ci si aspettava che il quotidiano fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio 1924 applaudisse al nuovo governo, che però non cadesse nel ridicolo questo sì, incolpando il nuovo esecutivo di “troppe poltrone” dimenticando che il precedente governo, quello che il giornale giustamente sosteneva e che ha sempre sostenuto, contava 26 ministri, 10 viceministri e 66 sottosegretari per un totale di 103 membri (premier compreso). In quanto alle donne se ora ce ne sono 4 su 21, prima ce n’erano 7 su 26 ministri. Il nuovo esecutivo ha 58 componenti, compresi i 37 sottosegretari che hanno giurato la sera del 12 maggio; 60 con il premier ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: se nominassero in futuro anche 8-10 viceministri non si arriverebbe ai103 del governo uscente ed aver anticipato di quattro giorni che le poltrone era “troppe” significa qualcosa di irrazionale e che il ridicolo non ha limiti. Ancora un esempio. “Europa”, il quotidiano ex margheritino ora democratico come “l’Unità”, il 10 maggio rimproverava Gianni Alemanno di temporeggiare: “L’uomo forte che governa Roma per ora sa solo rinviare”. Alemanno è stato eletto sindaco di Roma il 28 aprile, il 7 maggio sono stati ufficializzati gli eletti al consiglio comunale la cui prima seduta è stata fissata per lunedì 26 maggio. Il quotidiano voleva che quanto promesso da Alemanno in campagna elettorale fosse già fatto e non rinviato. È razionale un comportamento simile? Anche in questo caso non si chiedeva l’applauso, né tanto si pretendeva la condivisione, ma solo un po’ di obiettività almeno sui tempi. Non credo che le altre amministrazioni favorite dai due quotidiani abbiano avuto in passato quella capacità e quella prontezza di intervento che ora si chiedono, se le avessero avute ed avessero agito subito di conseguenza forse sarebbero ancora lì a governare senza essere state penalizzate dai cittadini. Anche Lucia Annunziata intervistando, nella sua “Mezz’ora con” su Rai 3 domenica 11 alle 15, Giulio Tremonti, pretendeva che il ministro anticipasse in concreto provvedimenti del governo a poche ore dal giuramento e prima ancora di aver avuto la fiducia delle Camere. Non capacitandosi ancora del giudizio elettorale si richiede che in pochissimi giorni si faccia tutto quello su cui si è espresso il voto della maggioranza degli italiani. Fa specie che proprio coloro che genericamente si chiamano democratici (come se gli altri non lo fossero) esigano subito e tutto dai nuovi eletti, sollecitandoli ad agire in maniera quasi dittatoriale senza rispettare magari i tempi istituzionali. Questo non vuol dire assolverli in anticipo e fare loro sconti. Solo essere un po’ obiettivi. Ci sono problemi urgenti è vero, da tempo e da troppo tempo. Ma se erano tali, potevano risolverli prima ove ci fossero riusciti, senza rimproverare di inerzia i nuovi inquilini del palazzo. Se è vero che essere schierati a volte non premia la visione completa delle cose, ci si regoli almeno sull’obiettività e la razionalità dei tempi e dei numeri per non cadere nel ridicolo. La memoria è sempre più corta. Si ricorda, da ambedue le parti, solo quello che fa comodo. A scapito della verità. uando la sera dell’8 settembre del 1943 ai microfoni dell’Eiar il maresciallo Badoglio annunciò l’armistizio, in tutte le città e i paesi d’Italia la gente si riversò nelle strade e nelle piazze con esultanza, richiamandosi, scambiandosi abbracci con gli occhi lucidi di lacrime che erano, finalmente, di gioia. Si credette subito che la guerra fosse finita, che sarebbe spuntata l’alba della rinascita. La commozione e l’euforia impedirono di rendersi conto in quei momenti di che cosa realmente significasse quella notizia. Pochi commentarono. “E ora, che cosa avverrà con tanti nemici in casa?” All’indomani sarebbe stato il caos. Il disorientamento generale, la scarsità e la frammentarietà delle notizie avrebbero permesso solo poco a poco, a volte persino a distanza di parecchi anni, di sapere delle deportazioni, degli eccidi compiuti per vendetta, delle atrocità e barbarie che in quei giorni vennero commessi. Uno di quei terribili episodi, la fucilazione dei Martiri di Montecappone avvenuta alle porte di Jesi, è stata rievocata in “20 Giugno 1944, all’ombra di un bel fior”, uno spetta- colo ideato dal Teatro Pirata e realizzato conformemente a un progetto interclasse dagli alunni delle scuole superiori di Jesi. Dopo aver debuttato a dicembre al Teatro Ferrari di S. Marcello nell’ambito della rassegna ‘Passaparola…a teatro al prezzo di una birra’ è stato riproposto al Teatro Studio il 6 maggio, ad un anno esatto dalla scomparsa di Maria Cervi alla quale è stato dedicato. Lo spettacolo attinge a una fonte letteraria: il libro di G. Luconi ‘L’anno più lungo’, dal quale sono state tratte non solo un’ampia, dettagliata documentazione e una cronaca ravvicinata e precisa di quanto avvenne allora, ma anche lo stile narrativo, netto, sobrio, privo di retorica e proprio per questo efficace e toccante. Non è stato necessario ricorrere a grandi artifici per ricostruire il dramma al quale, anzi, proprio la disadorna essenzialità, la semplicità, la schiettezza hanno conferito verosimiglianza e attendibilità. Né costumi, né trucchi sono stati necessari agli interpreti. Pochissimi gli elementi scenici: si è ricorsi solo ad alcuni appropriati effetti di luce e ad un gioco di ombre cinesi per descrivere bombardamenti, torture, fucilazioni, prigionie e de- portazioni. Dodici e ben guidati i giovani attori, tutti da lodare per la bravura e l’impegno che hanno profuso con entusiasmo. Per un anno, senza sottrarre tempo allo studio, hanno effettuato ricerche di fonti orali e scritte e seguito prove e laboratori al di fuori dell’orario scolastico. Sono studenti dell’ITIS Marconi, del Liceo Scientifico L. Da Vinci, dell’Istituto d’Arte e dell’Istituto Agrario. Vanno ricordati almeno i loro nomi: Sara, Diana, Eleonora, Giorgia, Thomas, Jonela, Elisa, Roberta, Annalisa, Filippo, Barbara, Roberta. Non meno apprezzabile è l’intendimento per il quale si è voluto ripensare, con il sacrificio dei sette Martiri di Montecappone –cinque jesini, un calabrese, un siciliano - l’ultimo e più efferato atto della seconda guerra mondiale: non per riaccendere antiche ostilità e fomentare altre vendette, ma per far intendere, soprattutto ai più giovani che non hanno vissuto quelle drammatiche esperienze, quanto preziosa sia la pace, quanto care siano costate libertà e democrazia e quanto occorra sempre continuare ad operare per meritarne la conquista. Augusta Franco Cardinali Centro culturale Calamandrei: lo storico Angelo D’Orsi presenta Franco Antonicelli Mente poliedrica e intelligenza viva I l Centro culturale Calamandrei, sempre vivace, la settimana scorsa ci ha voluto presentare, tramite lo storico prof. Angelo D’Orsi, dell’università di Torino, l’originalissima figura di Franco Antonicelli. Ma chi è costui? Un piemontese di sangue misto che, vissuto nei primi anni Settanta del secolo scorso appare, anche dalla onestissima relazione dell’oratore, un vero dandy che vive una vita per caso perché fa scelte per caso. Ma perché il Calamandrei – vedi l’inquieta intelligenza del suo presidente Gian Franco Berti – gli ha affibbiato il nomignolo di dandy? Perché lo ha fatto con onestà e a ragion veduta. Infatti lo Zanichelli definisce dandy “chi segue, nell’abbigliamento e negli atteggiamenti, i dettami della moda, con compiaciuta raffinatezza”. Antonicelli lo è stato, sì, nell’abbigliamento, soprattutto in qualche particolare circostanza che lascia molto perplessi ma soprattutto nel suo comportamento di vita. Una vita, è vero, che si conclude negli ultimi anni con una fervida dedizione all’ideale comunista, ma solo perché lo aveva “scoperto” Togliatti che lo fa eleggere senatore e come tale, si dedica con passione, ad una certa politica tra il ’60 e il ’70. Mente poliedrica e intelligenza viva, si impone nel dopoguerra come scrittore e, soprattutto, giornalista della Stampa e della Rai manifestando chiaramente la sua formazione culturale di stampo liberale di gobettiana influenza. Ma, poi, l’occasione, lo fa comunista. Così come nel lontano passato vive di contraddittorietà che lasciano sbalorditi. Nel febbraio del ’29 scrive una lettera personale al ministro Ciano manifestandogli tutta la sua ammirazione e dedizione. Pochi giorni più tardi firma, insieme con amici, una lettera di solidarietà a Croce perché aveva votato contro i patti lateranensi voluti da Mussolini e da Pio XI. Un voto chiaramente antifascista e antimussoliniano. Quale il vero Antonicelli? O è un vero dandy della cultura e della politica? Lo stesso suo liberalismo manifestato con la maggior parte dei suoi scritti, si annebbia nel momento in cui “trova” l’occasione di militare dignitosamente in un partito. E cambia registro. Certo: ha patito il carcere fascista, a strappi, ma più “per caso” che per autentica militanza alla Gramsci, alla Pertini, alla Rosselli. Anche il confino sembra gli sia caduto addosso per caso, tant’è che ne approfitta per un matrimonio da par suo, da vero dandy Desta comunque ammirazione la sua poliedricità culturale se ricordiamo che ha scritto anche un libretto per opera lirica che sarà musicato da Ghedini. v.m. Senigallia: un nuovo centro di accoglienza tra Asl 4 e Oikos “Tu solo puoi farcela, ma non da solo” F inalmente è aperto a Senigallia un Centro di Ascolto dedicato alle persone che hanno un problema di dipendenza patologica, con particolare attenzione alla dipendenza dalla cocaina. Nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento Dipendenze Patologiche della A.S.L. n. 4 e l’Associazione Oikos – ONLUS di Jesi. È nascosto, criptato, questo luogo di accoglienza. Non vuole fare troppo rumore ma vuole comunque lasciare il segno e offrire un segnale di speranza. Qui è possibile chiedere informazioni, trovare un confronto aperto, solidale e non giudicante, svolgere un percorso educativo e terapeutico per recuperare la centralità della propria persona, travolta dalla tossicodipendenza propria o di un familiare. Chi vive il dramma di scoprirsi schiavo di una droga, oppure chi scopre All’azienda Bora i vertici dell’industria dell’automobile Bora, leader nazionale nella progettazione e realizzazione di stampi e stampaggi per la lavorazione a freddo della lamiera, per un giorno centro regionale per l’aggiornamento degli addetti dell’industria della meccanica e dell’automobile. È quanto accaduto nei giorni scorsi quando i vertici della sezione regionale dell’Associazione Tecnica dell’Automobile (ATA) si sono riuniti a Moie, un proprio familiare colpito da questa di- lizzazione di sé. Il Centro di Ascolto, sipendenza, ha paura di uscire allo scoperto, tuato in Via dello Stadio n. 18 a Senigallia, teme il giudizio, il dito puntato, il rifiuto… al momento è aperto un solo pomeriggio Il Centro di Ascolto Kriptos è stato pen- alla settimana, ogni martedì dalle 17 alle sato come un luogo di accoglienza infor- 18 per l’accoglienza e dalle 18 alle 19.30 male, dedicato all’ascolto delle persone e per lo svolgimento di un gruppo psicoteal sostegno di chi vive una situazione di rapeutico per soggetti già inseriti nell’atdisagio, per consentire la ripresa della cre- tività riabilitativa. Per accedere al Censcita e promuovere l’autonomia fino al be- tro di Ascolto e partecipare alle attività, nessere. L’obiettivo centrale dell’intervento condotte da un educatore professionale è raggiungere l’ astinenza dalle sostanze e dottore in scienze psicologiche, e da un stupefacenti, attraverso un percorso indi- medico psichiatra, è necessario un appunvidualizzato che consenta la valutazione tamento telefonico chiamando il numero della situazione di tossicodipendenza, la 071-65213 negli orari di apertura del Cendisintossicazione, il cambiamento delle tro, oppure il numero 0731-213125 dal lucondotte che determinano la ricaduta e lo nedì al venerdì dalle 9 alle 15. “Tu solo puoi sviluppo di una maggiore consapevolezza farcela, ma non da solo” delle proprie risorse personali e relazionali Dott. Lorenzo- Brocchini - Capo Area Diper costruire una possibilità nuova di rea- pendenze Patologiche Ass. Oikos nella sede dell’azienda, per una riunione del Consiglio Direttivo. Questo incontro ha rappresentato un’occasione per approfondire la conoscenza di questa realtà produttiva, rispetto alle aziende che operano nel territorio della Vallesina. Hanno partecipato le più importanti aziende del settore automotive e meccanica della regione, come Gruppo Loccioni, Meccanica H7, Meccanica Generale, Faam Group, AP Automitive, Fime e new Holland, ed il mondo universitario rappresentato dall’Università Politecnica delle Marche. L’ATA, nata nel 1948, conta 2700 tra soci e abbonati dei quali 2600 sono tecnici, ricercatori, docenti e studenti, interessati al settore, e 100, in qualità di soci collettivi, rappresentano le più importanti industrie nazionali del settore. L’ATA è affiliata alla FISITA, organizzazione che raccoglie le associazioni automobilistiche internazionali e collabora con altre analoghe associazioni europee. Ad introdurre i lavori Elio Bora, presidente e fondatore dell’azienda, seguito da Franco Birelli, direttore di Bora. Birelli ha illustrato ai consiglieri di Ata Marche i risultati raggiunti nel 2007, forti di un fatturato di 25,4 mln di euro, e la previsione per il 2008, che l’azienda conta di chiudere a 28mln di euro, puntando anche sugli investimenti per circa 5mln di euro, comprensivi dell’imminente apertura della nuova unità produttiva in Polonia. LA TUA VOGLIA DI AIUTARE GLI ALTRI NON ANDRÀ IN PENSIONE. C.E.I. Conferenza Episcopale Italiana www.8xmille.it FIRMA IL MODELLO CUD PER DESTINARE L’8XMILLE ALLA CHIESA CATTOLICA. Anche i contribuenti che non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, possono partecipare alla scelta dell’8xmille con il loro modello CUD. Sulla scheda allegata al CUD, firmare due volte: nella casella “Chiesa cattolica” e, sotto, nello spazio “Firma”. Chiudere solo la scheda in una busta bianca indicando sopra cognome, nome e codice fiscale e la dicitura “SCELTA PER LA DESTINAZIONE DELL’OTTO E DEL CINQUE PER MILLE DELL’IRPEF”. Consegnare Sulla tua dichiarazione dei alla posta. Per ulteriori informazioni telefonare al Numero Verde 800.348.348. r e d d i t i o s u l m o d e l l o C U D IL CINQUE PER MILLE SI AFFIANCA ANCHE QUEST’ANNO ALL’8XMILLE. IL CONTRIBUENTE PUÒ FIRMARE PER L’8XMILLE E PER IL CINQUE PER MILLE IN QUANTO UNO NON ESCLUDE L’ALTRO, ED ENTRAMBI NON COSTANO NULLA IN PIÙ AL CONTRIBUENTE. 6 Jesi 18 maggio 2008 Meic di Jesi: conferenza di Fernanda Degano, docente di filosofia (1° parte) L’avvocato risponde ATTENZIONE AI PESCATORI I “pescatori” in questione sono quelli che praticano il “phishing” via internet, organizzando vere e proprie truffe telematiche: la parola phishing significa infatti “far abboccare un pesce all’esca”. Chi naviga in internet e possiede una casella di posta elettronica riceve sempre più spesso e-mail finte, che sembrano provenire da banche, finanziarie, gestori di carte di credito, compagnie telefoniche, Enel, Eni, Ebay e via dicendo: le e-mail utilizzano una grafica che imita quasi perfettamente quella di questi enti, con loghi molto noti al pubblico e cercano di carpire i dati personali del cliente per utilizzarli a fini illegali. Una e-mail di Poste Italiane che vi dice che avete vinto un premio fedeltà, una comunicazione della vostra banca che vi chiede di inserire i vostri dati per un controllo, un avviso della Guardia di Finanza che vi dice di cliccare sul link sottostante per non incorrere in sanzioni: sono tutti esempi di phishing, false e-mail camuffate da messaggi di enti e istituzioni seri che rimandano a siti-truffa. A volte, sedicenti fuoriusciti da un paese, quasi sempre africano, sostenendo di essere perseguitati politici e di avere bisogno di appoggiare su un conto corrente una certa somma, sempre stratosferica, chiedono di comunicare le coordinate del conto, promettendo percentuali pazzesche, ma estremamente allettanti. Il truffatore sa che colui che riceve l’e-mail è cliente di quella banca o è il titolare di quella carta di credito: i dati che vengono comunicati finiscono poi nella banca dati di chi ha spedito la finta e-mail, che li utilizza per scopi non certo raccomandabili. Il fenomeno, che ha cominciato a manifestarsi nel 2003, causa più vittime di quanto si pensi: è stato calcolato che 7 persone su 10 tra coloro che fanno acquisti online ricevono una e-mail con tentativo di phishing e, anche se, a ben guardare, le lettere che si ricevono sono piuttosto sgrammaticate e contengono errori che dovrebbero mettere in allarme, il 15% cade nel tranello. Il consiglio è, ovviamente, quello di non indicare i dati personali in risposta alle e-mail non richieste e di contattare invece direttamente la banca o l’ente per chiedere informazioni: le richieste di cliccare su link e inserire dati personali devono far storcere il naso e far capire immediatamente che si è di fronte a un tentativo di frode informatica. L’informatizzazione della gestione dei conti correnti è comoda e consente notevoli vantaggi ma richiede una maggiore attenzione da parte di tutti. Ricordatevi sempre: i furbi esistono perché esistono gli sprovveduti. Paolo Marcozzi, avvocato IMPIANTI IDRAULICI ASSISTENZA TECNICA MATERIALI E ACCESSORI PER BAGNI TERMOIDRO di GIANFRANCO MUZI Via Giuseppe Guerri, 17 JESI Tel. 0731 200337 - 335.247108 Il cervello non è un computer Su “L’umanesimo nell’età la vita interiore dell’uomo, postmoderna”, tema di la sua umanità e la sua digrande interesse culturale, gnità: entra nella storia si è svolto il 6 maggio, un Gesù di Nazaret. “Il Criincontro organizzato dal stianesimo - afferma la DeMeic di Jesi. Se è vero che gano – porta nella storia “filosofia” significa “amore umana un nuovo concetto della sapienza”, la prof. Fer- di libertà: non la libertà del nanda Degano con la sua cittadino greco o romano ampia relazione interdisci- ma la libertà dell’uomo in plinare ha offerto al pub- quanto uomo, persona”. blico di Palazzo Ripanti un modello di ricerca, rigoro- La “spaccatura” fatale sa e insieme appassionata, Come conoscere con la della verità intorno all’uo- scienza? Il metodo scientimo nel corso dei secoli. fico, che ha il suo modello Partendo dalla realtà “sbri- nella Fisica, con la sistemaciolata” dell’oggi,”senza va- zione, verifica e “quantifilori e senza finalità”, dove è cazione” dei dati, è legato impossibile definire “l’esse- alla logica matematica la re”, la Degano ha ripercor- quale segue una sua metoso, a grandi linee, la storia dologia specifica; di qui la del pensiero e della prassi “spaccatura” fra scienza e del mondo occidentale. filosofia e la sfiducia nelle Sullo sfondo appare nitida costruzioni filosofiche: “il l’immagine dell’uomo gre- momento fondamentale co, cittadino “non suddito”, rivelatore” di questa diprotagonista nella vita del- varicazione è la “Critica la comunità socio-politi- della ragion pura”, dove ca, la polis, dove ha creato Kant dimostra che la megrandi opere di filosofia, di tafisica non è una scienza arte, di letteratura…La de- come le altre. Mentre la mocrazia è nata in Grecia. scienza “procede gloriosaDa Atene a Roma: con i mente”, si assiste al crollo suoi valori culturali e uma- della filosofia; e neppure le ni, con le sue leggi, Roma scienze umane (psicologia, “è arricchita da una mag- antropologia, sociologia..) giore universalità” per la possono dare risposte alle sua realtà politica che si grandi domande della fiestende al mondo cono- losofia: chi è l’uomo? dove sciuto. va? Perché ? … Al tempo dell’imperatore La sfiducia nella filosofia Augusto ecco un evento e nella ragione culminano che illumina di luce nuova nello “spietato esame” che Nietzsche fa del pensiero sa della metafisica; negli umano (nulla di valido…il ultimi saggi Umberto Eco vuoto…) e nella “esplosio- ribadisce i limiti della inne della irrazionalità” con terpretazione libera del la prima guerra mondiale. linguaggio e fa notare che Fra le due guerre nasce “Kant non è l’ornitorinco”. l’esistenzialismo: l’uomo Nasce il sospetto che ci sia si sente fragile e solo, “get- un fondamento, “un fondo tato” nel tempo e nello opaco, forte con cui l’inspazio senza una ragione terpretazione del linguage condannato a essere li- gio deve fare i conti”. bero…a scegliere senza modelli, senza finalità… Tra scienza e filosofia: la Ma la filosofa osserva che Neuroetica anche la sola scelta del- Una novità arriva dall’impegno umano (come la ricerca scientifica sul nel filosofo esistenzialista cervello umano in vista Sartre) diventa un valore, di finalità morali: nasce un’affermazione dell’uo- la Neuroetica, rivelatrice mo. di una saggezza “innata” Nella sua indagine su av- di cui la studiosa Laura venimenti più recenti, Boella parla nel suo liFernanda Degano vede il bro “Neuroetica. Morale Sessantotto come “riassor- prima della morale”. Dalbito dal marxismo” e defi- l’esame dei meccanismi nisce il pensiero e la prassi del cervello che presiedomarxista come “movi- no alle emozioni emergomento escatologico senza no “linee di condotta che trascendenza” precisando possono definirsi morali”. che nel “comunitarismo” Ma la sfera delle emozioni socio - economico e poli- risulta legata al “vissuto”, tico marxista l’individuo, alle relazioni con le persola persona umana non si ne: il cervello ha bisogno afferma ma si dissolve… del vissuto, non è un comQuali speranze? “Oggi puter”. Il libero arbitrio è manca l’angoscia della ri- salvo “anche se nelle emocerca, sembra che il nien- zioni c’è già la determite di valore e di finalità ci nazione di questa innata vada benissimo!” A con- saggezza”. ferma c’è la dichiarazione Rimane da chiedersi: che di uno studioso: “E’ un non sia questa una felice non senso porsi domande riscoperta della legge nadi senso”. Tuttavia in que- turale della coscienza?! sti anni si nota una ripreMaria Crisafulli Centro Promozionale Famiglia - Consultorio “La Famiglia” La relazione annuale e i progetti I l 29 aprile scorso si è svolta l’assemblea annuale dei soci del Centro Promozionale Famiglia – associazione di volontariato onlus- per relazionare sull’attività del Consultorio nell’anno trascorso e per illustrare ed approvare la relazione finanziaria dello stesso periodo. Presenti il vescovo Gerardo Rocconi e numerosi soci. Gli operatori del Consultorio hanno svolto consulenze (individuali e di coppia) psico-pedagogiche, sui metodi naturali e contraccettivi, pediatriche, ginecologiche e legali per complessivi 389 incontri con 103 utenti; hanno partecipato, come esperti, a corsi pre-matrimoniali ed hanno svolto incontri di educazione affettiva agli studenti di alcune classi scolastiche. Si è completato il secondo anno del corso triennale per Consulenti Familiari e si è iniziato il terzo con 22 partecipanti. Gli operatori hanno frequentato corsi di aggiornamento ed incontri di verifica e di supervisione dei casi trattati in consulenza. Sempre nell’anno 2007 l’equipe degli operatori ha elaborato il progetto “Navigare a vista” sulle crisi familiari, parzialmente finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi; tale progetto prevede l’attivazione di centri di ascolto e consulenza e di gruppi di aiuto per la prevenzione del disagio che coinvolge le famiglie nel momento della crisi. La presentazione del progetto è avvenuta quest’anno con il convegno svoltosi nelle serate del 23 marzo e del 3 aprile, con le relatrici prof.ssa Maria Rita Parsi e dott.sse Rossella Ita- liano e Barbara Lombardi, che hanno avuto una notevole e qualificata partecipazione di pubblico. La relazione finanziaria, dettagliatamente illustrata dal tesoriere ed approvata dall’assemblea, ha evidenziato il contributo della Diocesi, determinante per lo svolgimento delle attività del Centro. Gli intervenuti hanno dato atto dell’impegno profuso dagli operatori del consultorio, sia nell’attività interna di consulenza e di organizzazione del corso consulenti, che nello studio e presentazione del progetto sulle crisi familiari. Nella foto il presidente Siro Borocci Castelplanio - 60032 (An) - Via Roma, 117 Tel. 0731.813444 r.a. - Fax 814149 www.fazibattaglia.com Vita ecclesiale Parola di Dio 18 maggio 2008 18 maggio 2008 - santissima trinità Dio, amore che ti consumi per me a stare nella notte. E lasciar parlare l’espeIn quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il monrienza di altri, do da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada che la Bibbia perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Fici custodisce e glio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia ci trasmette. salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi Fermiamoci su non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome quella di Nidell’unigenito Figlio di Dio». codemo. Altro Parola del Signore che impassibile imperatore. Dio è un essere vivo e appassionato. La stessa contestazione delCOMMENTO Oggi la liturgia intende farci andare al cuo- l’Islam è rivolta alla cattiva presentazione re del Mistero di Dio. E’ un pretesa assurda? del Dio cristiano, composta – dicono – di Quale percorso per entrare? Sarebbe una tre dei (Gesù, Maria e il Padre). Il mistero di inutile presunzione su ci affidassimo alla Dio va cercato “nell’infinita luce che si esprinostra intuizione e intelligenza umana. Sa- me nell’amore” (Ravasi). Il Dio dell’esperienrebbe come pretendere di contenere il mare za di Mosè ha questo volto: «Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricin un palmo di mano. Ma così non è se attendiamo la luce della co di grazia e di fedeltà...». Il Dio che si coRivelazione della Storia della Salvezza. E munica ha il volto di Gesù, proprio Gesù di non può essere neppure più una questione Nazareth. Bisogna mettersi in ricerca allora di “dimostrazione” ragionevole. Altrettanto – come fa Nicodemo - e non cullarsi nella ragionevole è la provocazione del male (ter- tradizione o nella paura di perdere le radici cristiane. remoto in Cina, tifone in Myammar). Intanto bisogna mettersi in posa… Mosè Ecco la rivelazione che poggia sul verbo ci chiama nel deserto. Nicodemo ci invita “dare”: «Dio ha tanto amato il mondo da Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 3,16-18) Agenda Pastorale del Vescovo Venerdì 16 maggio ore 18: CSI, Convegno presso San Nicolò ore 21: Parrocchia Divino Amore, Centri di Ascolto Sabato 17 maggio ore 10.30. Convento Frati Minori di Ostra Vetere, Celebrazione nella festa di San Pasquale ore 17: Parrocchia Divino Amore, celebrazione con i malati e anziani ore 18.30: Parrocchia S. Pietro M., celebrazione di ringraziamento per il riconoscimento delle Virtù Eroiche di Fra Serafino da P. ore 21: Loreto, Santuario Santa Casa, Incontro Regionale di preghiera per le Vocazioni Domenica 18 maggio ore 9.30: Parr. di S. Francesco di P, S. Messa e amministrazione del Sacramento della Cresima ore 11.30: Parrocchia S. Giovanni B, S. Messa e amministrazione del Sacramento della Cresima ore 16.30: Parr. Divino Amore, ritiro per famiglie Lunedì 19 maggio ore 21: Riunione della Commissione per la Famiglia Martedì 20 maggio ore 15.00-18.30: il Vescovo riceve nella cappella di San Floriano, in Duomo, coloro che desiderano confessarsi o avere un colloquio spirituale. Senza appuntamento. ore 19. S. Messa in suffragio di P. Oscar nel 2° anniversario dal ritorno al Padre ore 20: Incontra con i membri della Pastorale giovanile ore 21.15: Incontro con la Comunità di S. Maria Fuori Monsano Mercoledì 21 maggio ore 9.30: Riunione del Consiglio Diocesano per gli affari economici ore 21: Incontro con il Gruppo di discernimento vocazionale in vista del Diaconato permanente Giovedì 22 maggio Mattino: ritiro dei Sacerdoti più giovani di Ordinazione ore 21.15: Pianello Vallesina, Incontro con le famiglie Venerdì 23 maggio ore 20: Parrocchia Divino Amore, incontro con i bambini Sabato 24 maggio ore 17: Cupramontana, inaugurazione mostra Scout FSE Domenica 25 maggio ore 9.30: Chiaravalle, S. Messa e amministrazione del Sacramento della Cresima ore 11.30: Parrocchia S. M. Kolbe, S. Messa e amministrazione del Sacramento della Cresima ore 18.30: Solennità del Corpus Domini, S. Messa e processione luogo di adorazione e di ascolto Dal lunedì al venerdì (eccetto i giorni festivi infrasettimanali), dalle ore 16 alle 19,30 un Sacerdote è a disposizione nella Chiesa dell’Adorazione per le Confessioni e il colloquio spirituale. Questo servizio, offerto a tutti, vuol essere in modo particolare una opportunità data ai giovani. Viene di seguito indicato il Sacerdote presente per ciascun giorno: Lunedì 19 maggio: Don Michele Cobzaru Martedì 20 maggio: Ore 19: S. Messa in suffragio di P. Oscar in Duomo Mercol. 21 maggio: Don Emilio Campodonico (S. Messa) Giovedì22 maggio:Don Luca Giuliani Venerdì 23 maggio:Don Cristiano Marasca Corpus Domini Domenica 25 maggio, solennità del Corpo e del Sangue del Signore, alle ore 18,30 solenne celebrazione eucaristica in Cattedrale presieduta dal Vescovo, alle ore 19 prenderà il via la processione che passerà in via Pergolesi, corso Matteotti fino alle Grazie; in piazza della Repubblica messaggio del Vescovo e Benedizione Eucaristica. Sono di don Mariano Piccotti [email protected] dare il Figlio suo». E’ il darsi sulla croce; è il darsi sulla mensa (vedi icona di Andrei Rublev). Tutto è finalizzato alla piena libertà dell’uomo dal male e dalla radice profonda della sua schiavitù: il peccato. Dio è entrato nella storia con questo cuore e con questo volto, quello del Cristo Crocifisso e risorto. K. Rahner, uno dei maggiori teologi del ‘900, descrive la presenza segreta ma efficace della Trinità nella storia e nella vita umana con queste parole. “La nostra esistenza è come un rivolo che serpeggia in un deserto fatto di banalità, di male, di egoismi. C’è il rischio che quella steppa riesca ad essiccarlo. Ma dietro le dune grigie dei nostri giorni, anche se non riusciamo a scorgerlo con gli occhi, sentiamo l’eco di un mare immenso. Il nostro ruscello, anche se lentamente, è destinato ad approdare nelle onde infinite di Dio. Cristo stesso ci estrae dalle secche, ci aiuta ad uscire dal deserto del peccato e ci fa discendere nel grande mare della pace e della luce di Dio”. Offro, come preghiera, una poesia nata in una moschea, a Gerusalemme. Anche quando noi cristiani abbiamo trovato Dio in Cristo, per grazia, non siamo esonerati a cercare ancora il volto di Dio dentro la nostra storia. CHIESA dell’ADORAZIONE 7 Le moschee Solo tu, il libro e lo spazio. Filtra la luce in mille diversi arabeschi. Nessun volto, nessuna figura, non una cosa che alluda al mistero. Neppure l’ombra a incorniciare il sole. Dio è grande ….. Dio è grande per tutti! Vorrei solo silenzio, un lungo silenzio per cogliere l’anima anche dei luoghi non miei. E cercare, ancora cercare cercare ancora il volto... il volto di Dio. 28° pellegrinaggio a piedi, 18 maggio ore 6 Cupramontana Madonna della Grotta Domenica 18 maggio alle ore 6, all’incrocio di via San Bartolomeo, a Cupramontana, prende il via il 28 pellegrinaggio a piedi per raggiungere il piccolo santuario della Madonna della Grotta, nel comune di Fabriano, frazione di Precicchie. A chi salirà a piedi sarà dato in dono un ricordo della partecipazione. La prima sosta è prevista a Sant’Urbano alle ore 8, poi a Domo di Serra San Quirico; alle ore 10,30 arrivo al Castello di Precicchie dove si svolgerà la celebrazione comunitaria della penitenza e alle ore 11 la Santa Messa nel Santuario della Madonna della Grotta. Il pellegrinaggio di circa 16 chilometri, proposto dalla zona pastorale di Cupramontana, si concluderà con il pranzo al sacco sui prati di Poggio San Romualdo. OGGI SPOSI 17 maggio: Pietro Schiodà e Manuela Marcelloni in Cattedrale – Massimo Garini e Giada Corinaldesi a S. Francesco d’Assisi – Gianluca Garbuglia e Roberta Amico a S. Francesco d’Assisi - Marco Piccioni e Marta Grassi a Montecarotto. 18 maggio: Francesco Biagioli e Luana Ciuffolini a Pianello Vallesina La Caritas per il Myamar invitati tutti i cristiani, in particolare i bambini della Prima Comunione, accompagnati dai genitori. Settimanale di ispirazione cattolica fondato nel 1953 La Caritas Diocesana Jesina invita a sostenere la popolazione del Myamar, in Asia, travolta dal ciclone Nargis. La raccolta speciale è domenica 18 maggio. Le offerte vanno consegnate alla Caritas in via San Giuseppe o con versamento sul conto corrente postale 13005608. Caritas Italiana e la rete Caritas confermano la loro disponibilità a sostenere interventi di ricostruzione per la ripresa delle attività nel Myamar, in particolare nelle diocesi di Yangon e Pathein. Piazza Federico II, 8 - 60035 Jesi An Telefono 0731.208145 Fax 0731.208145 [email protected] www.vocedellavallesina.it c/c postale 13334602 Direttore responsabile Beatrice Testadiferro • Proprietà Diocesi di Jesi • Registrazione Tribunale di Ancona n. 143 del 10.1.1953 • Stampa Galeati Industrie Grafiche, Imola www.galeati.it • Spedizione in abbonamento postale • Abbonamento annuo 35 euro - di amicizia 50 euro - sostenitore 100 euro • Tutti i diritti riservati • Esce ogni mercoledì • Associato alla Fisc (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) Ai sensi dell’articolo 13 del D. Lgs 196/2003 (Codice privacy) si comunica che i dati dei destinatari del giornale, forniti all’atto della sottoscrizione dell’abbonamento o diversamente acquisiti sono contenuti in un archivio informatico idoneo a garantire la sicurezza e la riservatezza. Tali dati saranno utilizzati, salvo divieto espresso per iscritto dagli interessati, oltre che per il rispetto al rapporto di abbonamento, anche per proprie attività istituzionali nonchè per conformarsi ad obblighi di legge. 8 Vita Ecclesiale 18 maggio 2008 In ricordo Ricordo U n film su Padre Pio si concludeva con il santo frate su una carrozzella di fronte ad una vetrata, era in meditazione e così si rivolgeva al Signore: “Eccomi sono pronto quando Tu vuoi”. Consapevole dell’approssimarsi della fine, di aver vissuto nella sua vita un “Mistero” fino alla fine, con segni nel corpo, con prove e con incubi, si abbandona alla volontà del Signore. Il suo corpo martoriato non gli impedì di vivere una vita da “santo”, di uno che fece la volontà del Signore che manifestare segni tangibili del “Mistero” dandosi agli altri non come “reliquia”, ma come un uomo che con la sofferenza delle stimmate ha vissuto una vita, ha realizzato opere come quelle dell’ospedale per lasciare agli altri non solo il “Mistero” che aveva vissuto, ma anche la misericordia con cui l’ha voluto vivere. Oggi, dopo anni dalla sua morte, si è deciso di riesumarlo per mostrare il suo corpo ai fedeli. Non so quanto lui avesse acconsentito a tale scelta! Era consapevole che la Parola di Dio disapprova il culto delle reliquie e ogni forma di idolatria. Gesù non incoraggiò mai l’idolatria, specie nei confronti degli uomini. Quando una donna gli si avvicinò dicendogli: “Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte”, egli rispose: “Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica” (Luca 11,27-28). E disse ancora: “Adora il Signore Dio e a Lui solo rendi culto” (Matteo 4,10). Non per nulla Gesù disse che occorre adorare Dio “in Spirito e Verità” (Giovanni 4,24). Infine anche Paolo invita i cristiani a camminare “per fede e non per visione” (2 Corinzi 5,7). Il culto delle reliquie è molto diffuso forse perchè c’è la necessità di materializzare la propria fede. Riferirsi a loro è voler vedere una trasposizione celeste, accorciare la distanza tra lo Spirito e il Corpo, rendere ora con presenze tangibili, una presenza che legittima la propria fede e anche la necessità che il santo eserciti come mediazione tra “noi e Dio”. Nel Nuovo Testamento, soprattutto in Paolo e nel libro delll’Apocalisse, il santo era “il credente, il salvato”. In epoca patristica, diventa santo il martire, colui che, a imitazione di Cristo e a edificazione della Chiesa, rinuncia a tutto, spogliandosi anche della vita. Nel linguaggio odierno si corre il pericolo che ricopra un ruolo non più di mediazione ma a volte sostitutivo. Padre Pio ci ha dimostrato che l’esperienza della vita è l’esperienza dentro al “Mistero”. Noi possiamo trasmettere l’esperienza della vita, non della morte, possiamo pensare alla morte di altri, non possiamo trasmettere la nostra in quanto viviamo. Al celebrare un corpo si vuole dare un potere taumaturgico che non ha, mentre è il vissuto di Padre Pio che pone degli interrogativi, stimola nella fede perché in lui il ”Mistero” si è concretizzato, con segni di dolore e di fede. Quella bara, in cui la morte si è manifestata per quella che è, forse, per la mia fede, doveva restare chiusa, perché non avevo nessuna necessità di contemplare la morte, ma un grande bisogno di contemplare la Vita che ha sconfitto la morte. Remo Uncini Malati di niente in mostra Arte in mostra contro il pregiudizio, l’emarginazione, lo stigma sociale. Arte ‘contro’ ma anche arte che cura, comunica emozioni, mette in relazione persone dai diversi (e spesso dolorosi) cammini. E’ la mostra URLO, fino al 17 maggio in esposizione alla Salara di Palazzo della Signoria a Jesi, nell’ambito di MALATI DI NIENTE 2008, rassegna promossa da Comune di Jesi, Regione Marche, Provincia di Ancona, Ambito Territoriale IX, Comunità Alloggio “Soteria”, Dipartimento Salute Mentale Asur zona territoriale 5, Rete del Sollievo di Jesi, in collaborazione con la Cooperativa sociale COOSS Marche, Associazione Culturale “Asiamente”, Centro Sociale TNT, Teatro Pirata, Comune di Maiolati Spontini, Associazione dei Familiari Atena. In mostra saranno le opere e gli elaborati prodotti dal laboratorio espressivo tenutosi da novembre a maggio con gli Studenti dell’Istituto d’Arte di Jesi “E. Mannucci” e con l’Atelier del Centro Sollievo, un luogo di aggregazione che da alcuni anni opera nella Palazzina Politi di Jesi consentendo a chi lo frequenta di poter imparare le tecniche di pittura grazie alla collaborazione di noti artisti del territorio. Con URLO, la rassegna MALATI DI NIENTE 2008 si avvia verso gli ultimi appuntamenti. I prossimi eventi saranno giovedì 15 maggio dalle ore 15,30 alle 19,30 al Palazzo della Signoria di Jesi con il convegno sul tema “Benessere”, cui parteciperanno Massimo Mari, direttore del DSM ASUR ZT5, ed Enzo Spaltro, professore di psicologia del lavoro. Domenica 18 maggio presso l’Ssr Asiamente di Via Contuzzi a Jesi si terrà la festa di chiusura aperta a tutto il quartiere, con spettacoli teatrali, concerti, atelier creativi e allegria a volontà. MALATI DI NIENTE tornerà a parlare il prossimo ottobre con un convegno a Jesi (Palazzo della Signoria) sul tema delle “Contaminazioni” cui parteciperà il prof. Umberto Curi, Preside della Facoltà di Filosofia di Padova. Ad un anno dalla sua scomparsa, i familiari e gli amici ricordano con affetto Arnoldo Mannarini di Ostra deceduto a 84 anni. Arnoldo è stato dirigente degli Uffici del Lavoro, collocatore comunale. Si è dedicato al servizio degli altri compiendo il suo dovere con onestà, serietà e correttezza verso le istituzioni. Ha svolto il suo servizio in politica nel partito della Democrazia Cristiana, è stato presidente delle Acli e dirigente dell’Azione Cattolica di Ostra. Il suo ricordo è ancora vivo in chi lo ha conosciuto e l’esempio della sua vita è di stimolo all’impegno verso la famiglia e le associazioni. l’asterisco Padre Pio: il corpo del santo riesumato… Francesco Mingo Noi corriamo sulla strada che è lui e corriamo alla meta che è lui e in lui troviamo il nostro riposo... Egli venne a noi, quale medico agli ammalati, quale via aperta a noi pellegrini (sant’Agostino) * + 17 aprile 2008, 36 anni Il cuore puro Batte la mezzanotte l’orologio dell’antica scuola, guardinga la signora in nero s’aggira tra le vie vuote e silenziose; bussa alla porta ed entra. Eccomi, bel giovane, mi hai chiamato e sono venuta a prenderti. Con me, fidati, tutte le tue ansie spariranno e niente e di Giacomo Galeazzi Wojtyla e il suo successore Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger: caratteri diversi, ma la stessa determinazione a seguire radicalmente Cristo e servire il prossimo. Costi quel che costi. «Negli incontri del pre-conclave dei cardinali, l’arcivescovo Wojtyla aveva preso diverse volte la parola», rivela Benedetto XVI, tornando con il pensiero a quei «momenti importanti», durante i quali «ho avuto anche la possibilità di sentire la statura del pensatore». Un’intesa sbocciata da «poche, semplici parole», ma divenuta la linfa vitale della Chiesa universale per quasi tre decenni. «Subito dopo la sua elezione, il Papa mi ha chiamato diverse volte a Roma per colloqui e alla fine mi ha nominato prefetto della Congregazione per la dottrina della fede», sintetizza Joseph Ratzinger. Una nomina-chiave del terzo pontificato più lungo della storia (dopo quelli di San Pietro e Pio IX, beatificato proprio da Karol Wojtyla durante il Giubileo del 2000) accettata da Joseph Ratzinger con qualche titubanza: «Il Santo Padre, che era molto paterno con me mi ha dato tempo di riflettere, egli stesso voleva riflettere. E alla fine mi ha convinto, perché questa era la volontà di Dio». Per capire quanto saldo fosse il loro sodalizio e, conseguentemente, quanto na- nessuno ti ferirà. Vattene via, signora, ho ancora tanti affetti grandi a me vicini, tante aspettative e tanta voglia di amare. Vieni, bel giovane, lasciati andare, non avere paura, io sola saprò darti la pace che cerchi invano. E’ un attimo, l’onda nera strappa la vita al giovane corpo. Solo rimane il cuore puro con i suoi desideri insoddisfatti e il suo amore non donato. E tu, Madre pietosa, allarga le braccia e accogli sotto il tuo manto il cuore puro affinché si irradi della luce di Dio misericordioso l’anima sua. Silvana Rosetti Salustri turale il passaggio di testimone tra due colonne del cattolicesimo del XX secolo è illuminante il racconto forte degli ultimi due incontri: al Policlinico «Gemelli», il 6 febbraio 2005; e il giorno prima della morte di Giovanni Paolo II, nella sua stanza. «Nel primo incontro il Papa soffriva visibilmente, ma era pienamente lucido e molto presente - rievoca commosso Joseph Ratzinger -.Io era andato semplicemente per un incontro di lavoro, perché avevo bisogno di alcune sue decisioni. Il Santo Padre, benchè soffrendo, seguiva con grande attenzione quanto dicevo. Mi comunicò in poche parole le sue decisioni, mi diede la sua benedizione, mi salutò in tedesco, accordandomi tutta la sua fiducia e la sua amicizia». L’ultimissima volta che Karol Wojtyla e il suo successore si sono visti ha invece il sapore struggente di un’investitura spirituale: «E’ stato il giorno prima della morte: era ovviamente più sofferente, visibilmente, circondato da medici ed amici. Era ancora molto lucido, mi ha dato la sua benedizione. Non poteva più parlare molto. Per me questa sua pazienza nel soffrire è stato un grande insegnamento, soprattutto riuscire a vedere e a sentire come fosse nella mani di Dio e come si abbandonasse alla volontà di Dio: nonostante i dolori visibili, era sereno, perché era nelle mani dell’Amore Divino». Giacomo Galeazzi Anniversario Gianluca Rumori 2006 23 maggio 2008 Primavera Cammino sul prato scrutando i fiori, li colgo pensando a te. Evoco il tempo andato tutto ciò è accaduto nel tempo… perché ci sia una ragione delle mie lacrime. Per un amore grande grande più dell’immenso, uniti dentro un battito; quel battito d’amore fatto anche di dolore che inesorabilmente ha infranto il mio cuore. Mi distoglie dal mesto pensiero la dolce melodia d’un usignolo, mi invitano a sedere sul prato le piccole margherite aperte al sole. mentre la brezza mi porta un delicato profumo di viole. Con gli occhi sospesi nel vuoto guardo le rondini incrociarsi in volo, vorrei tanto essere in loro felice di vivere in uno spazio senza mete…. D’un tratto il silenzio mi copre tutto intorno ed io mi sento avvolta dalle tue mani. Guardo il tuo volto e in quell’istante tu mi sorridi gioioso, mi si riempie il cuore di paradiso. La tua mamma Tuo fratello Luigi ti ricorda con amore. Una Santa Messa sarà celebrata il 23 maggio alle ore 19 nella chiesa di S. Francesco d’Assisi IL REFRATTARIO INSORGENZE: LE RESISTENZE DIMENTICATE Un’altra pagina di storia che in genere i libri di testo tacciono o affrontano in maniera alquanto superficiale. Stiamo parlando delle insorgenze, cioè di quei moti di rivolta popolare che, durante gli anni della dominazione napoleonica, si svilupparono lungo tutta la penisola italiana, dalle Alpi agli Appennini, fino al Mezzogiorno. Mentre a scuola si continua ad insegnare che il cosiddetto triennio giacobino in Italia (1796-1799) e la successiva dominazione napoleonica sono stati momenti di progresso e sviluppo non accettati dalla popolazione perché ignorante, la realtà è un po’ diversa e più complessa. Quasi ovunque, l’elemento che scatenò la reazione degli italiani fu religioso, basti pensare ai nomi dei vari movimenti e delle varie realtà anti-francesi: i “Viva Maria”, le “Pasque veronesi”, i “Sanfedisti”. Durante l’invasione napoleonica in tutta la penisola, ma soprattutto qui da noi, nelle Marche, ad Ancona e ad Ostra, al santuario della Madonna della Rosa, si verificarono casi di Madonne piangenti o che muovevano gli occhi, quasi a voler esprimere la “risposta del Cielo” a Bonaparte: fenomeni, questi, di cui ha parlato anche uno storico laico come Renzo De Felice. L’Italia profonda e vera di allora assisté sgomenta alle profanazioni dei giacobini e dei soldati d’oltralpe e non accettò un regime che limitava le proprietà ecclesiastiche (con le conseguenti ripercussioni sulle tradizionali forme di assistenza), scristianizzava la società, imponeva la leva obbligatoria, aumentava il carico fiscale,e riduceva le autonomie locali. I francesi non soltanto soppressero gli ordini religiosi e demolirono chiese e monasteri, ma imposero pure, brutalmente, una radicale rifondazione della società, di- sprezzando la tradizione, cui il popolo era attaccatissimo. Per questi motivi, nonostante le violente repressioni, le repubbliche giacobine alla fine crollarono, perché non seppero coinvolgere la popolazione, come notò il grande intellettuale Vincenzo Cuoco. Dopo tutto, la resistenza contro i francesi rivoluzionari in difesa della tradizione religiosa fu un fenomeno comune a tutte le nazioni cattoliche, come nel caso dei “comuneros” spagnoli. Quanto alle insorgenze italiane, è giusto affermare che si trattò di resistenze contro un certo tipo di modernità, un estremo sussulto di vitalità della cristianità ed anche una manifestazione profonda dell’identità italiana, un’identità che, ancor oggi, è profondamente radicata nel cattolicesimo, checché ne dicano certi “intellettuali” che pontificano dagli squallidi pulpiti dei mass-media! Federico Catani 18 maggio 2008 Grazie al Signore! * L’anima nostra magnifica il Signore perché, con Te, o Madonna del Divino Amore, si è chinato sulle nostre famiglie. Il Signore, anche oggi, ci passa accanto, ci tiene per mano, ridesta in noi la Speranza, ci rafforza nella Comunione. Le celebrazioni giubilari hanno “ravvivato” la fedeltà a Cristo Risorto, che i nostri Padri ci hanno testimoniato e trasmesso. * Grandi cose ha fatto, nella nostra comunità, lo Spirito del Cristo Risorto, mentre Tu, o Maria, Donna Accogliente, visitavi le nostre famiglie. Ha aperto le case e il cuore di tanti di noi al saluto reciproco, alla cordiale accoglienza, alla preghiera. Ha rovesciato l’abitudine ad una preghiera individuale, per una più familiare, comunitaria e mondiale. Ha suscitato lo spirito di collaborazione. Ha fatto incontrare famiglie che non si parlavano. Ha guidato i cuori induriti al perdono reciproco. Ha abbattuto i muri dell’orgoglio e dell’arroganza. Ha smascherato la miseria dei nostri peccati, la stupidità dell’odio, del litigio e del perbenismo. Ha fermato le parole bestemmiatrici e irriverenti. * Grandi cose ha fatto, nella nostra comunità, lo Spirito del Cristo Risorto, mentre Tu, o Maria, Madonna degli Sposi, visitavi le nostre famiglie. Ci ha fatto credere che è possibile, anche oggi, e proprio nella nostra Comunità, compiere gesti nuovi. Ci ha resi capaci di aprirci allo Spirito, che continua a compiere meraviglie. Ha rovesciato la nostra mentalità pagana, che crede solo ai frutti straordinari, e ci ha fatto apprezzare e gustare frutti semplici e quotidiani. *Con Maria, Donna orante, ti lodiamo e ti ringraziamo, o Signore per la Parola, la Preghiera e la Carità che lo Spirito ha fecondato, generato e ringiovanito nella nostra Comunità. *Con Maria, ti lodiamo e ti ringraziamo, o Signore per le meraviglie che il Tuo Amore, semina a piene mani, per il dono dello Spirito Santo, che sempre guida e sostiene il nostro cammino. Don Mario Massaccio La “Visita di Maria” alle nostre famiglie e il “dono” del Giubileo ci hanno fatto risorgere. 9 Parrocchia Madonna del Divino Amore: i primi cinquanta anni della comunità di via Roma Le celebrazioni giubilari e il sostegno della Madre L a parrocchia Madonna del Divino Amore nel suo 50° anno dalla nascita celebra il suo primo anno giubilare. Cammino iniziato il 1° ottobre 2007, arricchito con il dono dell’Indulgenza Plenaria concessa dal Papa Benedetto XVI, si concretizzerà con la Visita di Maria alle famiglie, la Missione parrocchiale e le feste giubilari, che culmineranno con la celebrazione del 1° giugno 2008. La via privilegiata per fare esperienza di comunione è senz’altro la Parrocchia: comunità che rende visibile la missione della Chiesa sul territorio. Una nuova parrocchia è un dono per la comunità; per gli abitanti di via Roma è stato un motivo di grande esultanza. La soddisfazione scaturiva sia per il riconoscimento della storia e della cultura di un quartiere importante per la città, sia perché il Vescovo mons. Pardini ha inteso affidarla ad una Protettrice che era ed è nel cuore di tutti gli Jesini. La devozione alla Madonna sotto vari titoli trova una sua logica nei bisogni avvertiti dalla gente: molte sono le comunità parrocchiali dedicate alla Madre di Gesù; con aggettivi e sostantivi solitamente si sottolinea i molti aspetti della pietà popolare. Per il quartiere di via Roma si è ricorsi ad uno dei temi più profondi della spiritualità mariana: “Madonna del Divino Amore”. Consapevoli dell’imperscrutabilità di simili decisioni un tentativo di comprensione è possibile almeno analizzando le vicende che hanno portato alla nascita della Parrocchia. Le origini della Parrocchia In origine il territorio dell’antico borgo Roma apparteneva a S. Francesco di Paola, antica comunità parrocchiale nata intorno alla Chiesa e all’annesso convento del XVII sec. posti poco fuori le mura e vicino all’Arco Clementino. Già prima dell’ultima guerra mondiale la popolazione del quartiere era però molto aumentata anche a seguito degli insediamenti industriali che man mano andavano sorgendo: complice il canale Pallavicino e i collegamenti viari, questi luoghi hanno sempre avuto una spiccata vocazione per gli insediamenti produttivi. La cartiera, prima fabbrica jesina in senso moderno, sorse nel 1800 proprio lungo la Via Clementina, oggi Via Roma. L’assetto urbanistico del quartiere, in evoluzione fin dall’inizio del 1900, subisce una vera e propria rivoluzione negli anni 50 e 60: molte botteghe artigiane chiudono, alcune trasformandosi in industrie de-localizzano in altre aree. Antichi opifici vengono trasformati in abitazioni civili; sorgono nuovi palazzi e la popolazione cresce. Gli abitanti incominciano a sviluppare una nuova coscienza comunitaria e subentra l’esigenza di poter avere una Parrocchia autonoma. L’opera delle Suore Questi processi di aggregazione sono stati favoriti anche dalle suore Calasanziane, presenti in via Roma già dal 18 ottobre 1940, 18 anni prima della nascita della parrocchia per prendersi cura delle famiglie bisognose di aiuto nell’educazione dei figli. Già nel 1913, la Beata Celestina Donati, fondatrice delle “Sorelle povere di San Giuseppe Calasanzio”, era venuta a Jesi per fondarvi la prima comunità calasanziane. Il mese mariano alla filanda La partecipazione alle funzioni religiose presso la Chiesa Madre, di conseguenza, erano diventate sempre più difficoltose sia per la sua lontananza sia per le dimensioni ormai troppo scarse per ospitare tutti. Pertanto molte funzioni e anche una messa domenicale erano celebrate presso la chiesa di Santa Caterina alle Valche, tempio antico ed originale del XVI sec con pianta a croce greca ma di modeste dimensioni. Verso la fine degli anni quaranta del secolo scorso, il parroco don Gino Paletti decise di celebrare il mese mariano nei locali della vecchia filanda di Via Roma già allora parzialmente recuperata per insediamenti civili. Al piano superiore, dove ancora non erano stati eseguiti lavori per ricavarne appartamenti, esisteva un gran salone capace di ospitare molte persone. Per l’occasione, si allestiva un piccolo altare sopra il quale era posta un’immagine della Madonna con il Bambino Gesù, dipinto nel 1796 dal fanese Giuseppe Ceccarini. Questo quadro, conosciuto da tutti come “Madonnina degli Sposi”, secondo una lunga tradizione della Parrocchia di S. Francesco di Paola era esposto in occasione dei matrimoni e i novelli sposi ricevevano in dono una sua riproduzione stampata. La partecipazione dei fedeli a queste serate mariane era molto intensa sia per numero dei partecipanti sia per dedizione. Il mese di maggio in via Roma fu ripetuto per molti anni almeno fino all’istituzione della nuova Parrocchia e non poteva essere celebrato in un luogo più significativo della vecchia filanda. Per molte mamme questi ambienti ricordavano ancora atmosfere afose e cariche di vapore maleodorante, le mani scottate tenute a bagno per molte ore alla ricerca del filo di seta nei bozzoli. Le donne alla filanda e la fabbrica con i suoi turni avevano trasformato la vita della famiglia artigiana; ormai i ritmi del lavoro industriale dividono famiglia e lavoro, casa e laboratorio. Maria, sostegno alla famiglia Il travaglio di un’epoca che cambia per essere sopportato ha bisogno di punti di riferimento fermi e valori solidi: la Madonnina degli Sposi per gli abitanti di via Roma non è una delle tante immagini di Maria o il ricordo di una bella cerimonia nel giorno del loro matrimonio ma è il segno di una fedeltà alla famiglia che deve essere coniugata con i tempi nuovi. Il bel volto dipinto dal Ceccarini, con un Gesù Bambino un po’ cresciuto che mostra la Croce appoggiata sulla mano della Madre, non poteva essere icona più bella della Maternità premurosa e sofferente di tante mamme lavoratrici. Gli sposi sono bellezza e sofferenza insieme, ma tutto ciò trova senso nell’Amore il quale ha bisogno di essere alimentato dalla Fonte che lo ha originato. La Madonna e la sua Maternità rappresentano l’espressione diretta e immediata dell’Amore Divino. Maria, aiuto all’uomo di oggi Oggi, nel ripensare ad un cammino già lungo 50 anni, gli abitanti dell’antico Borgo Roma fanno un po’ fatica a ritrovare quell’identità forte che li hanno resi protagonisti importanti per la vita cittadina e per la comunità della Vallesina. Ma la peculiarità di una comunità è strettamente correlata alla fedeltà nei valori. Quale occasione migliore quindi, se non questa del Giubileo della Parrocchia, per ritrovare l’armonia e la determinazione necessaria per vincere le sfide dell’attuale mondo globalizzato. L’Icona della Madonna del Divino Amore che ha guidato e sostenuto i nostri padri nella difficile opera di ricostruzione post bellica continuerà a sostenerci nelle sfide dei nostri tempi. Elio Ranco o slogan che In ricordo del Giubileo, un libro e incontri nelle case Madonna si rivolge alle faMadre Teresa di miglie esortandole a preCalcutta era solita ripetere ai tanti ha inteso celebrare il giubileo della celebrazione eucaristica gare e a fare penitenza. Occorre sposi che incontrava era “La fa- della Parrocchia, proponendo un domenicale. Il cammino giubi- pregare bene e far pregare anche miglia che prega unita resta unita”. cammino per riscoprire in Gesù lare, iniziato il 1° ottobre 2007 i bambini perché la preghiera Una frase semplice per esprimere e nella sua Pasqua la realizza- ha vissuto un momento di for- dell’innocenza, richiesta dalun concetto profondo: sono note zione del progetto di salvezza di te coinvolgimento il 6 gennaio la Madonna, riscatterà i poveri le difficoltà nel dialogo tra coniu- Dio. con la celebrazione presieduta peccatori. gi per i differenti modi di vivere i La prima preoccupazione pa- dal Vescovo che ha donato alla Per questo don Mario, insieme rapporti con la vita trascendentale storale è che ciascun battezzato comunità la Benedizione Papa- al diacono Leonardo Bartoluce con il Signore. Per una pienezza possa purificarsi e rinnovarsi le. Il cammino è ripreso con la ci, ha profuso molte energie per di vita, la coppia deve cercare di per mezzo di una Grazia specia- consapevolezza che la “Parroc- mettere a disposizione dei suoi armonizzare il modo di pensare le offerta da Cristo; per questo chia tenda nella città” intende parrocchiani un sussidio bello, e vivere Dio. È necessaria una su intercessione del vesco- portare a tutti la gioia di “Maria con molte immagini care agli spiritualità familiare ma vo Rocconi il pontefice che incontra la cugina Elisabet- abitanti di Via Roma e a tutti gli ciò implica una vita di Benedetto XVI ha ta”. Questa icona ispira quanti, jesini. preghiera. concesso l’Indul- numerosi, stanno partecipando Questo bel libro vuole esseIl parroco don Magenza Plenaria alla agli incontri di preghiera presso re una proposta articolata per rio Massaccio ritiecomunità per le le famiglie che ospitano l’imma- trovare per ogni momento la ne che la serenità Celebrazioni Giu- gine della Madonna. preghiera giusta da recitare in dei suoi parrocbilari. La visita di Maria alle famiglie è famiglia. Rappresenta anche un chiani sia legata È l’incontro con tempo propizio per la preghiera documento prezioso da conalla condizione di il Signore Risor- comunitaria intorno ai focolari servare in ricordo della visita di vita spirituale delle to che rigenera la domestici; riscoprire questo for- Maria. Pensato, pregato e scritto famiglie. Per questo, vita nella speranza! midabile mezzo per comunicare per la celebrazione comunitaria, insieme ai suoi colPer questo l’obietti- con Dio, per aprire a Lui il cuore può essere usato anche a livello laboratori e con il convo primario di questo e riempirlo della sua bontà. individuale. tributo di molte famiglie, periodo è la riscoperta In molte delle sue apparizioni la Elio Ranco L La Missione Parrocchiale: Maria visita le nostre famiglie In occasione del 50° della nascita della Parrocchia, il mistero del Cammino di Maria continua fra le vie e le case della Comunità. Dal 13 aprile l’Immagine della Madonna ha iniziato la “visita a domicilio” nelle famiglie. L’annuncio del pellegrinaggio di Maria, avvenuto il 1 ottobre 2007 è stato ribadito domenica 6 aprile quando la liturgia proponeva il vangelo dei discepoli di Emmaus. Spesso nelle nostre comunità il passo dei cammini di fede è stanco, lento con la tentazione sempre in agguato di dire, con un tono ras- segnato “Speravamo...” . Come se la buona notizia di Gesù Risorto avesse perso il suo vigore, la sua freschezza per diventare una notizia più storica che attuale. Ma in questo tempo pasquale, Maria “risorta”, così si potrebbe tradurre l’alzatasi in piedi di Luca, si mette al fianco di ogni parrocchiano, per ricordare che la nostra vita è un pellegrinaggio, un camminare non uno stare in casa con le pantofole, seduti comodi su una poltrona. In questo anno giubilare è stata posta in evidenza l’immagine della tenda che richiama alla mente ancora una volta l’idea del cammino. Subito dopo aver pronunciato il suo “Si”, “il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi”, Maria, tenda dello Spirito, si mette in cammino per andare dalla cugina per aiutarla, ma anche per proclamare la misericordia di Dio, quell’amore che non dimentica mai gli uomini. Il giubileo della parrocchia, grazie al dono dell’indulgenza concesso dal papa Benedetto XVI, è un’occasione per accogliere l’amore di Dio attraverso la celebrazione dei sacramenti. E’ l’occasione per ascoltare e pregare la Parola perché si incarni nella vita di tutti i giorni e ci doni il coraggio di uscire in fretta dalle nostre case e dalle nostre paure, per correre come le donne, il mattino di Pasqua, a portare la bella notizia di Gesù Risorto. E’ una grande méta che è fatta di piccoli passi tra i quali i più semplici saranno quelli di partecipare alle diverse iniziative proposte ed in particolare alla missione dal 25 maggio al 1° giugno. Suor Annalisa Bini Direttrice della Missione Parrocchiale 10 In diocesi 18 maggio 2008 Fra Andrea Spera e fra Gianluca Quaresima, giovani frati cappuccini, ordinati sacerdoti dal vescovo Gerardo (1) Testimoni di Verità e Misericordia Una Pentecoste da ricordare Un’ordinazione presbiterale, due battesimi di adulti, il conferimento del sacramento della confermazione: così si è rinnovata l’azione della pentecoste a Jesi nella giornata di sabato 10 maggio scorso. Davvero nelle preghiere, nei testi, nelle letture, ma soprattutto nei volti di chi è stato testimone di questo agire dello Spirito che si è manifestato consacrando, ungendo, e inviando, si poteva quasi intravedere lo stesso miracolo cui ha assistito la Chiesa nel cinquantesimo giorno dopo la risurrezione. E’ il pomeriggio di sabato, nel piazzale della Chiesa Cri- sto Redentore di Moie, fremono gli ultimi preparativi, alle 17 inizia la celebrazione nella quale il Vescovo Gerardo consacrerà presbitero un giovane di quella parrocchia, Gianluca Quaresima, che ha già consacrato la sua vita nella professione dei consigli evangelici nell’ordine dei frati minori cappuccini, per essere testimone, con la sua scelta, della novità di vita della risurrezione. Inizia la celebrazione e gli occhi di tutti, compresi quelli del vescovo sono catturati si dall’ordinando, ma soprattutto dal posto occupato da don Gianni Giuliani, alla sua prima uscita pubblica dopo una malattia che lo ha si duramente provato, ma dalla quale, con tenacia, sta finalmente uscendo. Sguardi pieni di ammirazione e gratitudine per la presenza di colui che per primo, come verrà di seguito ricordato, ha aiutato questo giovane che ora diventa presbitero a muovere i primi passi nella fede e a scoprire il grande dono della vocazione. Una testimonianza semplice e dimessa dell’amore del pastore per il suo gregge che tocca persino il Vescovo, la cui voce, rotta dall’affiorare delle lacrime, tradisce visibilmente la sua gioia e la sua commozione per tutta la parte iniziale della messa, quasi fino all’inizio dell’omelia. Su Gianluca vengono imposte le mani, viene pronunciata la preghiera consacratoria, viene unto del crisma e rivestito degli abiti liturgici: nuove mani pronte a spezzare quel pane che costruisce la chiesa, e a rimettere i peccati nella riconciliazione Al termine della celebrazione Fra Gianluca prende la parola per i consueti ringraziamenti, ma soprattutto, per testimoniare la propria gioia di essere stato scelto dal Signore per seguirlo nella famiglia francescana dei Cappuccini, e nel ministero del presbiterato, e ricorda, ai propri genitori, e con loro a tutti noi, che ciascuno di noi ha una sua vocazione, anche se inizialmente difficile da riconoscere o da accettare, specie quando è diversa dalle nostre aspettative o dai nostri programmi, e testimonia, a loro e a tutti noi, che un figlio, anche se unico, che sceglie di seguire il Signore su percorsi che non si erano previsti, non è perso, non è sprecato, ma è un dono di grazia che ci permette di incontrare il Signore e magari di riscoprire la fede. Don Cristiano Marasca Quest’anno la nostra Diocesi di Jesi ha avuto la gioia di veder diventare sacerdoti due giovani frati cappuccini, che per ben dieci anni hanno condiviso tutte le tappe del cammino formativo: fra Andrea Spera di Pianello Vallesina è stato ordinato il 19 aprile, a Civitanova Marche Alta, da mons. Gerardo Rocconi e il 20 aprile ha presieduto la prima Messa nella Chiesa parrocchiale San Benedetto Abate di Pianello Vallesina. Fra Andrea, dallo scorso settembre, si trova nel Convento dei Cappuccini di Civitanova Alta, che, dal 1997, è Centro di Pastorale Giovanile e Vocazionale dei Cappuccini marchigiani, insieme ad altri cinque frati, insieme ai quali è impegnato in questo servizio. Fra Gianluca Quaresima è stato ordinato da Mons. Rocconi, il 10 maggio, nella sua parrocchia di origine, a Moie, nella chiesa di Cristo Redentore, e il giorno seguente ha celebrato la prima Messa, insieme a familiari, amici, parenti e ad altri frati. Fra Gianluca, CUPRAMONTANA: RIAPERTURA DELL’ABBAZIA DEL BEATO ANGELO Lungo corteo per il Santo T radizione e devozione hanno fatto sì che alla riapertura, dopo i lavori di restauro per il terremoto del 1997, dell’Abbazia del Beato Angelo, a poco più di un chilometro dal centro cittadino, affluisse una marea di gente. Complice anche la splendida giornata estiva. Il corteo che accompagnava il ritorno a casa della salma del Beato Angelo, che durante il periodo di chiusura dell’abbazia era stata custodita nella chiesa di San Lorenzo, è partito proprio dalla chiesa di San Lorenzo ed ha fatto tappa, dopo quasi un’ora di cammino all’Abbazia. Tra canti e preghiere tanti bambini, gli scout ed i genitori. Sì, una vera festa della famiglia. Capita rare volte di vedere dei genitori che trovino del tempo, di sabato, per trascorrere una giornata all’aria aperta con i propri figli. Forse un piccolo miracolo compiuto dal Santo Angelo, così venerato a Cupramontana. Oltre le centinaia di persone che formavano il corteo, tante altre erano già all’Abbazia ad attenderlo. Dopo la benedizione dell’urna si è proceduto con la celebrazione della Santa Messa e la festa, nello spiazzo antistante, dei bambini e degli scout. Il comitato della Contrada Badia Colli, che da anni soprintende all’Abbazia, da giorni stava disponendo questa festa, con la preparazione di panini, pizza e un piccolo stand per mangiare in compagnia, ma mai, sono state le parole di uno del comitato: “ci saremmo aspettati tanta gente ed una così forte partecipazione”. Lo stesso stupore lo abbiamo letto negli occhi della nuova custode, Gloria, che insieme a suo marito sono andati a sostituire i due vecchi custodi. Forse fino a quel momento non aveva ben compreso l’importanza che questo luogo ha per tutta la cittadinanza. Da sempre i cuprensi qui si sono sposati, hanno festeggiato compleanni e cene associative, gli scout ed altri gruppi religiosi vi hanno fatto i loro campeggi, i bambini del catechismo la chiusura dell’anno, i ragazzini della cresima il ritiro. Insomma uno spazio multifunzionale che torna al suo splendore ed al suo utilizzo, per la gioia di tutta la popolazione, come testimoniato dall’alto numero degli intervenuti. Cristiana Simoncini Foto di Vincenzo Mollaretti dopo aver concluso l’iter degli studi teologici, è stato inviato nel convento di Fano, dove i Cappuccini custodiscono la Basilica di San Paterniano, santo patrono della città. Due giovani, che donano la loro vita a Cristo e alla Chiesa per l’esercizio del sacro ministero, sono motivo di speranza per noi tutti, un piccolo grande segno della grandezza delle opere che Dio compie nel e per il suo popolo. L’augurio da rivolgere ad entrambi è che possano essere autentici testimoni della Verità e della Misericordia. fra Andrea Spera Nella prima foto, fra Andrea impone le mani su fra Gianluca prima dell’ordinazione; nella seconda don Gianni Giuliani impone le mani sul capo di fra Gianluca. Santa Ildegarda di Bingen Il suo sentire innato del sacro, l’abbracciò sin da piccola, codificando via via tutto quello che appartiene all’uomo in generale, e poi a se stessa; al piano divino in cui Dio l’aveva collocata. Traendola a se, lei fu mistero grande per tutti, dalla famiglia alla comunità religiosa che in seguito la scelse con fiducia. Fu luce splendente in terra, che lei stessa doveva scoprire senza vederne fino in fondo l’origine, ma solo i contorni che le si rivelavano nelle visioni, come il percorso da seguire in un susseguirsi di immagini da contemplare. L’abbraccio divino la fece scivolare fuori dai passaggi della sua età, esigendo da lei un forte e completo senso di maternità già nei confronti di sua madre. Camminava lieta nel suo essere quasi fuori dal mondo, consapevolmente dolorante per la nostalgia della patria celeste e insieme per tutto ciò che a lei di umano veniva precluso: tutto con una tale esigenza da parte di Dio, come se l’avesse posta su di un patibolo. Non poteva sbagliare. Audace e innamorata del suo sentire, espletò la sua maternità in un ambito circoscritto al di fuori del normale, accogliendo nel tempo forme sempre diverse di impegno: alternava la propria silenziosa creatività e ricerca a spazi nei quali le venivano affidate giovani anime da formare, in una cornice d’arte affinata dal senso contemplativo che lei metteva in ogni cosa. Si innamorava delle persone, osservandole nei fini dettagli, e ricreatrice come era, ne riusciva a centrare gli aspetti migliori da mettere in luce o conservare. Personaggi femminili e maschili la affascinarono suggerendole idee nuove o aiutandola a centrare momenti giusti per la sua crescita spirituale. O la spinsero a cominciare, tardi, a scrivere, facendo attenzione a non inorgoglirsi troppo del suo mistero. I grandi amici le arrivarono tardi: gli spazi di profondo isolamento li aveva immersi negli anni, producendo forma e materiale che poi dovette annunciare incamminandosi nelle varie città arditamente a cavallo. Suo grande amico fu Federico Barbarossa; si metteva in contatto con lui in rapporto epistolare suggerendo raccomandazioni di carattere politico-spirituale, spesso non accettate, ma ascoltate, oppure lui gli si affidava per i consigli pratici sulla salute. Il Divino la spingeva a far circolare tutto del suo mondo, anche nei dettagli. Presso il monastero di Rupertsberg, diventato presto famoso, circolavano persone ed attività: Ildegarda, impavida, fece del terreno attorno al convento una fonte di sostentamento anche per i contadini ed artigiani, che ebbero non solo di cui mangiare, ma con il lavoro, motivo per rinascere ed avere dignità. Fu capace di offrire fiducia, novità efficacemente indiscutibili, ma ciò fu più semplice sulla carta che a voce. Gli allarmismi clericali si fecero sentire, indagando costantemente. Specie durante i viaggi d’apostolato, poteva essere convocata in alcune circostanze, ma la sua influenza forte, sbarrava qualsiasi opposizione. Ebbe, come mistica, un merito salvifico per le anime, sia nel loro trapasso, sia come guaritrice. Le sue mani imponevano salute e vita ad anime innocenti e non, sempre in lieto ascolto di chi le si affidava. La luce, di questo fu rivestito il suo viaggio terrestre, di tale splendore che il non essere stata dichiarata ancora Santa, rappresenta quella porta aperta che lei voleva essere. (2°, continua) Elisabetta Rocchetti Vallesina 18 maggio 2008 11 Jesi - A colloquio con Roberto Sarzani, istruttore e docente dell’Autoscuola Corinaldesi sui problemi della guida Conoscenza, responsabilità e fair play per migliorare la circolazione stradale R oberto Sarzani, trentacinque anni di operatività nell’azienda Corinaldesi. Istruttore e docente, si occupa in particolare del settore collaudi, revisioni e trasformazioni dei veicoli industriali. Lo abbiamo incontrato per un’interessante chiacchierata sulla situazione della circolazione stradale oggi spesso attraversata da eventi luttuosi e da comportamenti scorretti. *** Autoscuola Corinaldesi: ci risulta sia la più vecchia di Jesi… Siamo operanti dal 1950: ha iniziato il comm. Adriano Corinaldesi, acquisendola da un altro titolare che cedeva la sua attività in quel periodo. Abbiamo superato mezzo secolo di attività e in quest’arco di tempo l’azienda è cresciuta non solo come autoscuola ma anche come studio di consulenza automobilistica per quello che riguarda le pratiche auto. Negli ultimi decenni il nostro lavoro si è specializzato soprattutto nelle problematiche e operazioni relative a tutto ciò che ruota attorno al mondo dell’autotrasporto, sia di persone - per le autolinee - che di merci. In particolare, curiamo sia i corsi di formazione per conseguire le patenti superiori, sia corsi più specifici per ottenere patentini professionali relativi a particolari tipologie di trasporto: sostanze pericolose, animali vivi, veicoli eccezionali, accesso all’autotrasporto conto terzi, CQC, ecc… Avete altre sedi mi pare… A Jesi, l’autoscuola ha due sedi: in via Mura Occidentali e in via Gallodoro. Abbiamo altre autoscuole nella provincia, in vari Comuni. Complessivamente le autoscuole Corinaldesi, comprese quelle di Jesi, sono otto. L’autoscuola ha veicoli per ogni tipologia di guida? Sì, in numero adeguato per ogni sede. Solo a Jesi però abbiamo accentrato- sia per motivi logistici che direzionali- i veicoli pesanti utilizzati per conseguire le patenti superiori: autocarri, autobus, autotreni oltre ad una vettura multiadattata per disabili, peraltro l’unica del genere nella provincia di Ancona… Vedo numerosi autisti stranieri alla guida di veicoli pesanti. Come siete riusciti a superare le difficoltà linguistiche durante i corsi? Il problema è stato ed è abbastanza rilevante, anche a seconda del Paese di provenienza. Abbiamo, ad esempio, un buon numero di ragazzi cinesi che vengono da noi per prendere la patente B che sono completamente digiuni di tutto in merito alla guida, a differenza dei nostri diciottenni che con l’amico o il genitore hanno comunque visto, rubato un po’ con gli occhi, forse anche provato…A ciò si aggiunge la difficoltà della lingua. Per questo, abbiamo un insegnante che segue specificamente la preparazione degli allievi stranieri. Oltre alla conoscenza del francese e dell’inglese, riesce ad individuare alcuni ideogrammi cinesi da poter comparare con le corrispondenti frasi in italiano, e quindi è in grado di aiutare, anche con l’ausilio di appositi programmi audiovisivi, i ragazzi che non conoscono l’italiano. Per le patenti superiori, invece, ottenute dagli stranieri, diciamo che spesso la capacità di guida non è al meglio. Sanno guidare, ma a modo loro; e si trovano in difficoltà soprattutto nell’applicare il nostro Codice della Strada. Il lavoro più difficoltoso è riuscire a far loro rispettare le nostre norme. Gli incidenti stradali sono sempre più frequenti e mortali, soprattutto con vittime molto giovani. Cos’è che oggi non funziona secondo lei nella circolazione automobilistica? Per quello che riguarda la preparazione che i ragazzi ricevono dall’autoscuola, posso assicurare che è sufficiente e adeguata; d’altra parte, se non fossero padroni in qualche modo della guida, non sarebbero in grado di superare gli esami. Anzi, possiamo dire che la preparazione negli anni è migliorata per renderla adatta al traffico di oggi che è molto diverso da quello dei decenni scorsi. Guidare oggi significa avere una rapidità di reazione a tutto quello che ci succede attorno. Spesso ci troviamo coinvolti, per infrazioni commesse da altri o per la densità del traffico, in situazioni che mettono in difficoltà anche i più esperti. I ragazzi di oggi vengono preparati anche a questo: sanno circolare su strada con un livello di preparazione e di sicurezza buono. Notiamo che oggi non manca l’educazione stradale intesa solo come conoscenza delle regole della circolazione quanto la costanza nell’applicazione delle regole stesse e l’educazione intesa come rispetto degli altri e delle norme comuni, come senso civico, come consapevolezza dell’appartenenza ad una comunità; questo va al di là della preparazione pura e semplice alla guida. In questi anni vediamo che viene a mancare proprio l’educazione delle persone nel loro comportamento abituale. Quindi bisogna sensibilizzare molto i giovani su questo… Penso che ciò debba partire soprattutto dalle famiglie, e poi anche dalle scuole nei vari livelli. Occorre formare i futuri cittadini al rispetto, ai doveri forse prima ancora dei diritti. I nostri ragazzi, per quanto concerne l’educazione stradale, conoscono le norme perché frequentano le nostre Autoscuole. Sanno che con l’alcool e con gli stupefacenti non si deve scherzare; che il livello alcolimetrico consentito è dello 0,5. Sono informati dei pericoli a cui vanno incontro se adottano comportamenti sbagliati. Le iniziative che realizziamo ogni anno in questa direzione sono numerose. Abbiamo svolto corsi di educazione stradale anche per coloro che si affacciano alla circolazione stradale per la prima volta, quindi dodicenni o tredicenni. È dei mesi scorsi una campagna di sicurezza stradale che, su incarico del Ministero dei Trasporti, abbiamo condotto nelle scuole medie inferiori e superiori della nostra zona, finalizzata a far conoscere, oltre alle norme stradali, anche le conseguenze derivanti sulla strada dall’abuso di alcool, dall’uso di stupefacenti. Conseguenze che provocano gli incidenti di cui le cronache sono piene, oltre naturalmente a pesanti sanzioni pecuniarie. Come si arriva allo 0,5? Diciamo che un semplice aperitivo alcolico, assunto a stomaco vuoto, ci avvicina pericolosamente al valore massimo consentito. In ogni caso, ciò provoca già dei problemi perché, anche se nei limiti della norma, altera comunque la percezione della velocità, della distanza, dell’ostacolo, rallenta i riflessi. A ciò bisogna aggiungere il fatto che i ragazzi, pur avendo un’adeguata preparazione stradale, non rapportano la propria velocità all’esperienza personale in via di maturazione ma non ancora consolidata. Spesso salgono in macchina - magari in auto anche potenti in quattro o cinque amici e provano a lanciarla a velocità eccessive; poi non hanno la necessaria esperienza e capacità di controllo e accade quello che accade. Secondo lei i controlli sulle strade sono sufficienti? I controlli sono molto scarsi anche se le normative ci sono. Si pensi alla decurtazione dei punti che ha sortito i suoi effetti solo finché è stata sostenuta da controlli capillari e costanti. Manca un adeguato controllo su strada da parte degli organi di Polizia, anche solo per una semplice verifica documentale. Sapere di poter imbattersi in una pattuglia, per chi è abituato a rispettare poco le regole o è maleducato, risulta essere un buon deterrente. Le strisce pedonali: raramente un’automobilista si ferma per far passare il pedone, che a volte attende parecchio, anche sotto la pioggia...ancora peggio per chi attende fuori dalle strisce pedonali… Il pedone ha diritto di precedenza sui veicoli in circolazione. Esso deve attraversare sulle strisce pedonali; l’obbligo di tutti i conducenti è quello di rallentare opportunamente in prossimità di un passaggio pedonale e di attraversarlo solo se si è sicuri che non ci sia nessuno in procinto di impegnarlo. Naturalmente il pedone spesso attraversa anche fuori dalle strisce. In tal caso, pur dovendo concedergli la precedenza, la situazione di pericolo è molto alta quindi è assolutamente da evitare. Importante è anche che il pedone impegni le strisce o l’attraversamento della strada non come se stesse passeggiando, in chiacchiere con l’amico, o peggio, a parlare al telefono, in modo distratto. Al pari del conducente di un’auto che, in un incrocio - dopo aver dato le opportune precedenze, deve sgomberare rapidamente perché si tratta di un’area più congestionata e che quindi va liberata prima possibile - così il pedone, con lo stesso criterio e rispetto per gli altri, dovrebbe sbrigarsi: non deve correre, ma deve attraversare sollecitamente. Incredibili conteggi di sincronismi e modi fantasiosi di percorrere una rotatoria; il più delle volte si finisce col tagliarsi la strada a vicenda: ma come deve essere realmente affrontata una rotatoria? C’è da dire che, nel giro di pochi anni, ci siamo trovati con una marea di rotatorie in giro per tutte le città. La rotatoria, sotto il profilo della circolazione stradale, aiuta molto, in due direzioni: nello snellimento della circolazione e come elemento di controllo della velocità perché costringe comunque ad un rallentamento dell’ andatura. Nell’ambito di un’area di circolazione rotatoria, la precedenza va ai veicoli che la stanno percorrendo, ossia che già si trovano all’interno di essa. C’è una difficoltà spiccata nelle rotatorie dei centri urbani perché sono piccole e situate in incroci con strade piuttosto strette, per cui non si configura una vera e propria area di circolazione rotatoria e si finisce per tagliarsi la strada a vicenda. Inoltre, secondo il Codice della Strada, l’indicatore di direzione si deve mettere a destra quando si esce dalla rotatoria e si imbocca una delle strade che defluiscono. E’ però opportuno attivare l’indicatore di direzione a sinistra tutte le volte che si effettua una svolta all’interno dell’area rotatoria. Sosta forzata per chi va piano ai semafori intelligenti: si accende l’arancione perché chi ti precede e ti sorpassa, va di molto oltre i cinquanta; però lui passa, e tu che vieni dietro invece ti fermi… I semafori intelligenti aiutano a limitare in qualche modo la velocità in determinati tratti di strada. Il fatto che lei denuncia fa parte purtroppo di quei comportamenti scorretti e maleducati di cui parlavamo prima. E avallati forse dall’assenza dell’atto finale perché non sempre segue lo scatto fotografico…È vero, non sempre funzionano. Parte del denaro raccolto dalle multe scattate ai semafori intelligenti dovrebbe essere reinvestito per migliorare la circolazione e per l’attivazione di progetti: le risulta che sia così? Così dovrebbe essere. Si tratta di finalizzare alcuni interventi di “repressione” lungo la strada a dei progetti di miglioramento delle infrastrutture, delle strade stesse nella segnaletica, nell’asfaltatura e altro, per migliorare la circolazione di tutti. Ci sono progetti a livelli locali, regionali e nazionali. Nei momenti di alta congestione in alcune strade, non guasterebbe un tocco di fair play… Rientra complessivamente nel rispetto e nell’educazione nel senso più generale. È la stessa cosa del cedere il nostro posto, in una fila in banca, alla persona anziana ad esempio. È un atteggiamento che deve formarsi nel cittadino fin dai suoi primi anni di vita, fin da quando il bambino comincia con la prima biciclettina. Gli anziani: fino a che età riescono oggi a conservare la patente B? Non c’è un limite di età: finché le condizioni fisiche e soprattutto psichiche sono sufficienti, possono mantenere la patente di guida di categoria B. Noi abbiamo novantenni che guidano. I Suv: croce o delizia soprattutto nelle zone più difficili? Di per sè, i SUV non sono più pericolosi o inquinanti nel traffico urbano rispetto agli altri veicoli; spesso è l’uso troppo spavaldo che se ne fa a provocare fastidio e pericolo per la circolazione. E’ comunque ovvio che in città sia meglio adoperare vetture di piccole dimensioni per una serie di chiari motivi; ancora meglio sarebbe usare i mezzi pubblici o magari andare un po’ di più a piedi. Quanto e cosa può fare un’autoscuola oggi per migliorare questa situazione? L’autoscuola è una realtà molto complessa nella quale non si viene solo per conseguire le patenti ma anche per aggiornarsi sulla circolazione stradale in rapporto anche ai mutamenti in atto. Nel ’92 è cambiato il codice della strada per cui chi ha preso la patente prima si è trovato davanti a nuovi segnali o a segnali che hanno modificato o ampliato il loro significato. Per questo ogni tanto realizziamo un opuscolo che costituisce un piccolo aggiornamento in merito. Le modalità con cui vengono effettuati gli esami sono da modificare in qualche modo? Per le patenti B, gli esami di teoria oggi si avviano ad essere telematici - lo sono già presso le Motorizzazioni - e le autoscuole si stanno adeguando. Anche i programmi si sono rinnovati in direzione della sicurezza stradale, rispetto degli altri, inquinamento, utilizzo economico del veicolo. Risulta ancora scarso l’esame di guida perché in venticinque minuti, spesi nel traffico della città, si può fare molto poco. Fotoservizio Paola Cocola Nella prima foto, Sarzani 12 Il Personaggio Gianluca Dottori È nato a Roma nel 1971. A 14 anni si è trasferito nella Vallesina, a Moie, insieme alla sua famiglia. A caratterizzare le sue giornate e le sue scelte di vita, due grandi passioni: quella per il calcio e quella per il mondo dei giovani. Gianluca Dottori ha iniziato la sua carriera di sportivo nella Capitale, e a Jesi è entrato tra gli allievi della Jesina calcio all’età di 15 anni; qualche capatina in prima squadra quando giocava in C2 – “erano bei tempi quelli”, ricorda - e ora il ritorno nell’interregionale. Da calciatore ad allenatore. Sei anni nella società Aesina, oggi nella Maceratese: allenatore della Juniores nazionale e, in prima squadra, allenatore in seconda. Sul rapporto con i ragazzi, Gianluca Dottori è chiarissimo: “Cerco di farli stare con i piedi per terra. Molti di loro vedono nel calcio il lavoro del futuro, ma secondo alcune statistiche solo uno su 10 mila entra nei campionati nazionali. Giocando a calcio, si devono prima di tutto divertire”. Vicepresidente dell’Aiac, associazione italiana allenatori, è spesso a Coverciano. La sua giornata tipo? Educatore professionale nella Coos Marche, fino alle 12 segue a scuola un ragazzo con problemi di autismo. Poi lavora in un centro diurno, e alle 14.30 corre a Macerata per gli allenamenti. Il sabato e la domenica, sul campo da calcio per le partite. Impegnatissimo insomma, e paga lo scotto – ammette – per qualche lamentela della fidanzata. Già educatore in parrocchia, circa la sua professione Dottori sottolinea: “Non considero un lavoro aiutare persone con handicap fisici, caratteriali o psichici, ma un privilegio”. Sogni nel cassetto? “Continuare a stare con questi ragazzi, e nel calcio poter allenare giovani che hanno voglia di imparare”. Sei in odor di matrimonio? “Non c’è una data certa – sorride – ma ci stiamo pensando”. Lucia Romiti Maiolati: compleanno centenario A Jesi 18 maggio 2008 Auguri, Alma lla Casa di Riposo Gaspare Spontini di Maiolati il 7 maggio ha tagliato il traguardo di 100 anni la signora Alma Agostinelli vedova Ciampichetti. La signora è nata a Monteroberto 100 anni fa, poi è vissuta a Roma per circa 70 anni e dallo scorso mese di agosto si trova alla Casa di Riposo di Maiolati. Dopo una piccola festicciola il giorno 7 di maggio con i più stretti familiari, la festa vera e propria si è svolta sabato scorso alla presenza del sindaco Giancarlo Carbini, che ha consegnato una targa ricordo, del Consiglio di Amministrazione della Casa di Riposo che con l’occasione ha inaugurato il terrazzo panoramico sopra l’edificio da cui si scopre la Vallesina. Era presente anche il parroco Don Marco Cecconi che ha benedetto la signroa e tutti i parenti e amici intervenuti per festeggiare l’eccezionale evento. Jesi: la mostra del Liceo Classico al Museo Diocesano “Sulle tracce della croce” Segno di unità per tutto il genere umano E’ stata inaugurata sabato 3 maggio, al Museo Diocesano di Jesi, la mostra Sulle tracce della croce, risultato di un progetto del Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Jesi in collaborazione con il Museo Diocesano. E’ intervenuto all’inaugurazione Salvatore Frigerio, monaco camaldolese. Attraverso questo lavoro- ha spiegato la vice preside Maura Brambillala scuola si pone come centro di promozione culturale per la città e per il territorio. Il taglio dato alla ricerca è promuovere i saperi di confine: indagare per leggere e interpretare la complessità della nostra realtà, mantenendo uno sguardo limpido, attento, rivolto alla conoscenza in ogni spazio della vita, dentro e oltre i saperi scolastici. Il vescovo Gerardo Rocconi, nel suo saluto, ha richiamato al senso di speranza e di bellezza che la Croce evoca, al suo legame profondo con essa, simbolo del suo episcopato, lasciandone intuire il significato di via e di riferimento. I quattro temi di fondo della ricerca sono stati presentati dagli studenti Laura D’Ascanio, Carlotta Papa, Nicolò Arena, Lucrezia Giancarli: il simbolismo della croce per l’Homo religiosus, la croce nel cristianesimo, dalla triscele alla croce capitata, antiquae cruces e arte contemporanea. Hanno partecipato al progetto le classi 1A, 2A,1B,1C,2C,1D,4F coordinate dagli insegnan- ti Attilio Coltorti, Maria Rosa Ferretti, Alessandra Marcuccini, Vera Valletta, Lucia Tannini. La direttrice del Museo Diocesano Antonella Perlini ha guidato l’inaugurazione della mostra in cui sono esposti i lavori di ricerca del Liceo Classico e le opere di diciannove artisti; resterà aperta fino al 24 maggio prossimo. La croce, simbolo antichissimo L’indagine mette in luce la ricchezza dei significati della Croce, presente in epoche e contesti sociali diversi, assumendo peraltro significati analoghi; immagine antichissima le cui tracce conducono dall’antico Egitto, in cui simboleggiava la vita, all’India ove la swastika è fin dall’antichità un segno sacro inciso sulle porte dei templi e sui muri delle case. Anche nella tradizione buddista vi è la croce uncinata, usata come elemento decorativo. E le antiche civiltà del Perù hanno lasciato tracce della croce nei culti solari Jesi: il circolo Contardo Ferrini alla città romana I selciati di Sentinum Nella foto la signora Alma seduta; da sinistra i quattro nipoti Pietro, Gisella, Velia e Marisa Agostinelli e Meri Mancinelli Nel ciclo delle iniziative turistiche programmate con lo slogan “Alla scoperta delle nostre Marche”, i soci del Circolo Ferrini di Jesi hanno visitato la Rocca di Ajello, il museo malacologico di Grottammare, il museo di Cupramarittima, la città romana di Suasa nei pressi di Castelleone e l’eremo di Fonte Avellana. Il primo maggio si sono recati a vedere gli scavi della città romana Sentinum nei pressi di Sassoferrato. E’ stato bello camminare su un vero selciato romano sul quale più di duemila anni fa correvano i carri dei commercianti e le bighe dei soldati romani e ammirare le rovine delle terme di quella città che risale al secondo secolo dopo Cristo Il folto gruppo dei gitanti (nella foto) che ha seguito le interessanti illustrazioni della esperta guida, auspica che le ricerche iniziate con passione ma ora sospese, possano essere portate a termine per contribuire a mettere in luce la civiltà della gente che in quei tempi abitava le nostre terre. Primo Luigi Bini con le rappresentazioni dell’uomo di luce: una figura umana con le braccia aperte sormontata dal sole che espande i suoi raggi. Nelle culture americane precolombiane esisteva ed era venerato il simbolo della croce. Si scopre così che quest’antichissimo simbolo apparteneva a molte tradizioni e veniva proiettato sia sulla collettività, come emblema morale, teologico, filosofico, metafisico, sia sul singolo individuo, come fonte di salvezza. La Croce dunque è un simbolo primordiale che ha attinenza con altri simboli fondamentali: il centro, il cerchio, il quadrato, e con quattro elementi essenziali: l’albero, segno della verticalità e della comunicazione dei tre livelli: il cielo, la terra, la profondità, il numero quattro-totalità di spazio e tempo-, la navigazione e la tessitura, le attività più antiche dell’homo faber. Salvatore Frigerio: la croce, segno di accoglienza Nel ripercorrere le tracce della croce, con le immagini che la evocano per allegoria, con i diversi significati che hanno caratterizzato la sua presenza nelle diverse culture e nelle variegate esperienze religiose dei popoli, Salvatore Frigerio si è soffermato sul riconoscimento del valore universale della croce nel gesto dell’accoglienza. L’uomo che prega è simbolo della croce che ha le braccia aperte sul mondo. Nel corso dei secoli, e nell’era cristiana, la raffigurazione della croce ha richiamato l’attenzione al cosmo, al sole, alla nuova vita, al supplizio di Gesù e alla consegna del suo Spirito: un corpo umano con le braccia aperte. La rilettura dell’avventura di Cristo pone al centro del cristianesimo una fede esistenziale. Perciò identificare il crocifisso quale valore culturale, servirsene per definire una cultura specifica significa che inevitabilmente esso diventa merce di scambio. Dio non fa distinzione di persona, perciò la croce non può essere considerata segno discriminante di una specifica cultura. La croce è segno di unità di tutto il genere umano. Parole che entrano nella nostra storia, nei giorni che viviamo, e offrono preziosi spunti di riflessione e di approfondimenti. Tiziana Tobaldi Nella foto da sinistra la vice preside del Liceo Classico Maura Brambilla, Salvatore Frigerio, il Vescovo Gerardo Rocconi Università degli adulti della Media Vallesina Un anno di incontri, di esperienze nuove e stimolanti, un anno di conoscenze apprese e scambiate si chiude per l’Università degli adulti della Media Vallesina. L’organismo, voluto dall’Unione dei comuni, festeggerà sabato 17 maggio la chiusura dell’anno accademico presso la biblioteca “La Fornace” di Moie. Alle ore 17 il saluto del presidente dell’Unione Tiziano Consoli e la relazione del presidente Cesare Bellini. Alle ore 18,15 la presentazione del libro “La terra e il fuoco. Fornaci in Vallesina” di Riccardo Ceccarelli, pubblicato dal comune di Maiolati. La manifestazione, presentata da Elena Cervigni, avrà anche un momento musicale, con l’esibizione della Guitar Orchestra. Cultura Il volto livido dell’invidia: Ripanti “Rumpitur invidia” e Fiasconi “Ne invideatis” L Un “viaggio” da Lodi a Jesi odi (pensate, una frazione si chiama San Floriano) stanno facendo un Festival molto curioso: Festival dei sette peccati capitali, appuntamento 2008 dedicato all’invidia, a cura del Comune. Non saprei il perché di questo tema festivalizzato con incontri, mostre, film, spettacoli e laboratori. Andiamo a dandeggio: la città di Lodi vuol darsi il buon compleanno per il suo 850 anniversario della fondazione; qualcuno vorrebbe mai vedere di malocchio quelle feste di luglio e di agosto? Feste pacificamente titolate: Città gioiosa (teatro, danza, giochi di luce ed acqua, megaspettacolo in piazza per raccontare ottocento anni di vita attraverso i suoi personaggi ed i suoi miti); la Notte Bianca del Palio (sfilata di barche allegoriche e fuochi d’artificio sull’Adda, spettacoli, mostre, concerti); Buon Compleanno Lodi, due giorni di festa per celebrare l’anniversario della fondazione con la inaugurazione della nuova illuminazione artistica, Casadei – danze, maxi tombola. Lodi è grande quanto Jesi, è città fluviale; Lodi fu libero comune e – per un colpo d’invidia? – fu distrutta dai milanesi nel 1110 e poi nel 1155, interamente vittima della ambizione guelfomilanese? Tra il 1158 e 1161 venne ricostruita qualche chilometro più oltre in miglior posizione difensiva. Bene: Milano stava col Vescovo? I profughi lodigiani da chi avranno trovato decisivo aiuto? Sull’altra sponda ecco il salvatore, naturalmente filoimperiale; anzi, è proprio l’imperatore, è Federico Barbarossa. Anche dalle nostre parti la presenza del barbarubeo Federico I è famoso per assedi, devastazioni, distruzioni ma anche ricostruzioni di città. A voler proporre un festival parafluviale d’Esino sulle figure del nostro secolo svevostaufen-federiciano troveremmo materiale a iosa, per festeggiare non solo a “sagre di salsicce” eventi storici volenterosamente evitati dalla storiografia locale. Nominata Lodi, il rapporto con Jesi è presto stabilito, per il tramite del conte condottiero Francesco Sforza (lasciò la signoria di Jesi incassando 35mila ducati nel 1447 e andò ad attingere il titolo di Duca a Milano). La pace di Lodi, 1450-54, porrà fine alla guerra di successione per il ducato già in mano a Francesco Sforza: e col trattato sarà sancita oltre la successione dello Sforza, la restituzione di varie città a Venezia, la ridefinizione di confini tra Milano e Venezia sulla linea del fiume Adda. Ebbene, da quelle parti, festivaleggiano anche la figura di Francesco Sforza e la sua candida Bianca Maria Visconti, serenissima consorte, già reggente in Jesi dalla residenza di Palazzo di Roccabella. Che facciamo, li vogliamo invidiare, gettare malo-occhio o non invece imitarne lo spirito di cultura e folclore col programmare iniziative di grande respiro territoriale e parafluviale; dico con spirito maturo, aperto, sguardo in avanti, occhi di felicità, gioiosamente unendo e riunificando con il progettare insieme. Rumpitur invidia, ne invideatis: nobiltà, aristocrazia cittadina, Ripanti e Fiasconi comites. Ma che cosa è invidia? La definizione ben plausibile la dice aspra gelosia della felicità altrui; gelosità, come sentimento di rivalità che non sa costruire. Ripanti della nobiltà rurale inurbata può suscitare invidia per i beni cospicui, il titolo nobiliare, la posizione sociale di ceto decurionale o per le due case in piazza Alta di San Floriano e in piazza Bassa? Oppure è l’emblema dell’aquila a volo spiegato sullo stemma gentilizio che può suscitare invidia? Un’aquila anelante alle sublimità dei cieli, fisso l’occhio al sole, raggiante, ecco l’altro emblema araldico dello stemma Ripanti, con tanto di motto: Altius tendam - andrò sempre più in alto, tenderei alle massime altezze; un casato che dichiara così di volersi assimilare al sole splendente, all’aquila in volo, con tanto di motto superbo, non è che qualcuno lo vorrà additare, come già fu – il diavolo – voglioso di figurarsi i nobili Ripanti alla pari di Dio? Diavolo, è risaputo, calunniatore che “getta di traverso, divide” che è, secondo l’etimo greco, diavolo invidioso all’origine di ogni male, secondo la tradizione cristiana medievale. Di Anselmo d’Aosta è or ora uscito “La caduta del diavolo” (editore Bompiani, latino a fronte). Il diavolo, come essenza del male, per Agostino è un “nulla”; diavolo come privazione di qualcosa che dovrebbe esserci, aristotelicamente. Insomma, diabolus contra angelus bonus nel bene perseverante. Siamo alle radici dell’idea di bene e di male – oggi si direbbe di questo nostro violento e illuminato mondo occidentale. Rumpitur invidia. Sì, crepi l’invidia, stia lontana da qui; non vogliate, passando, sogguardare con occhio bieco questa paterna domus de Ripantibus, casato solare che viene dal castello delle Ripe (oggi Santa Maria Nuova) con inurbamento di massima dignità. Casato nobile, altius tendam, programma superbo che poteva indurre qualche moto di rivalità, di invidia? Difficile motivare, rispondere, entrare nello spirito umanistico arguto e colto dell’epoca. Ma ecco raccomandarsi, nel retro dell’isolato, sul fianco di Palazzo Fiasconi, Lupetto (o Loretto?) Fiasconi: io risiedo in Palazzo di città, io ho in godimento “queste quattro stanze a sole, che mi giunge da tre finestre decorosamente incorniciate di pietra epigrafata. Lasciatemi esprimere il mio sentimento di nobiluccio, in confronto con il nobilone Ripanti. Non abbiate voi a invidiare anche me, non invidiate la mia “fortuna”, passando qui sotto ne invideatis, non guardatemi con occhio-malo, cioè non associate il mio motto al rumpitur invidia che leggete sotto l’arco Santoni”. Mario Livieri Nella prima foto l’epigrafe sul portale rinascimentale di Palazzo Ripanti, via Santoni; nella seconda fianco di Palazzo Fiasconi di vicolo Ripanti, epigrafi di Lupetto Fiasconi sopra le finestre. 13 18 maggio 2008 La Notte dei Musei L’Assessorato al Turismo di Jesi, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura, attraverso la Pinacoteca Civica e lo Studio per le Arti della Stampa, insieme alla Diocesi e all’Enoteca Regionale di Jesi - ASSIVIP, aderiscono all’iniziativa europea “La Notte dei Musei”. Il tema a Jesi è il Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui quest’anno si celebrano i quarant’anni del conferimento della D.O.C. “Racconti di Verdicchio” sarà il titolo della serata, prevista per sabato 17 maggio a partire dalle ore 21 fino alle ore 1 quando i tre musei e l’Enoteca apriranno gratuitamente le porte ai visitatori con visite guidate attorno al tema del Verdicchio e del vino Le visite si svolgeranno alla Pinacoteca Civica dove, con il titolo “Vedute di campo”, sarà allestita un’esposizione di mappe e cabrei (antichi registri catastali) del sec. XVIII e del sec. XIX. Presso il Museo Diocesano si potrà ammirare una ricca collezione di calici che vanno dal sec. XVI al sec. XX, esemplificazione del tema “Vino per l’altare”, racconto di un nettare, dal consumo quotidiano a simbolo della fede cristiana. Allo Studio per le Arti della Stampa a Palazzo Pianetti Vecchio sarà illustrata, con il titolo “Cultura dei campi”, una collezione di libri e documenti dal sec. XVIII al sec. XIX. Nella foto Vincenzoni, un momento della conferenza stampa, lunedì scorso, per presentare La notte dei Musei: da sinistra gli assessori Conti e Olivi, la direttrice Mozzoni e Giancarlo Rossi di Assivip 14 18 maggio 2008 Pagina Aperta Gruppo Solidarietà AGENDA Il santo del giorno Giovedì 15 maggio santi Vittore e Corona, venerdì 16 san Pellegrino, sabato 17 san Pasquale Baylon, domenica 18 san Giovanni I, lunedì 19 san Celestino V, martedì 20 san Bernardino da Siena, mercoledì 21 san Vittorio martire, giovedì 22 santa Rita da Cascia, venerdì 23 san Desiderio, sabato 24 san Benedetto, domenica 25 san Gregorio VII. Farmacie Farmacie di turno a Jesi (dalle 19,30 e notte) Giovedì 15 Grazie, venerdì Comunale 1, sabato 17 Cerni, domenica 18 Comunale 2, lunedì 19 Grammercato, martedì 20 Coppi, mercoledì 21 Moretti, giovedì 22 Barba, venerdì 23 Martini, sabato 24 Calcatelli, domenica 25 Grazie. Farmacie di turno in Vallesina Giovedì 15 maggio Castelbellino (Falaschi), venerdì 16 Pianello Vallesina (Regno), sabato 17 Montecarotto (Tentelli), domenica 18 Moie (Angelico), lunedì 19 Castelplanio (Gianfranceschi), martedì 20 Moie (Lucarelli), mercoledì 21 Angeli (Possenti), giovedì 22 Poggio san Marcello (Moriconi), venerdì 23 Castelbellino (Falaschi), sabato 24 Pianello (Regno), domenica 25 Montecarotto (Tentelli). NotizieBrevi Rifiuti: partenza in salita Si sta assistendo al posizionamento dei cassonetti di varie dimensioni per la raccolta differenziata avviata da poco a Jesi. Ora una doverosa precisazione si impone, visto che chi è preposto all’igiene pubblica sembra non se ne sia accorto. I contenitori, a differenza dei vecchi, sono sprovvisti di pedaliera per il sollevamento del coperchio. Per questo chiediamo: chi protegge la superficie cutanea delle mani dall’azione patogena, ogni qualvolta ci si accinge a scoperchiare l’involucro? Il servizio comunale addetto all’igiene non lo ha considerato minimamente, ed è grave. L’azienda sanitaria cosa ne pensa? a. a. Educare alla diversità “L a cura della vita nel- di esserci: presenti e sila disabilità e nella lenziosi. malattia cronica” è l’ul- Per ricevere il volume: tima pubblicazione del Gruppo Solidarietà, Via gruppo di Solidarietà. S. Fornace 23, 60030 La “relazione di aiuto”, Moie di Maiolati (AN). la “relazione che cura”, Tel. e fax 0731.703327, la “relazione tra curante e-mail: grusol@grusol. e curato” è il cuore della it. Per ordinare direttapubblicazione. Là dove il mente il volume (costo 11 curato può essere ricon- euro) versamento su ccp dotto al malato o al disa- n. 10878601 intestato a: bile e dove il curante può Gruppo Solidarietà, Via essere il medico, l’ope- Calcinaro 15, 60031 Caratore sanitario, l’educa- stelplanio. tore, il volontario, l’amico, il parente. Relazioni Incontro con Claudio che rimandano ad una Imprudente asimmetria, ad una im- Il gruppo Solidariepossibile parità. L’invito tà, sabato 17 maggio è quello di vedere oltre alle ore 15, nella sala la malattia, la limitatez- del Cis, in via Fornaza, la disabilità, la pato- ce, a Moie di Maiolati logia, per arrivare alla Spontini, incontro con persona - alla donna e Claudio Imprudente. l’uomo con un nome ed “Bisogna ribaltare l’imun cognome - con i suoi magine della disabilibisogni, i suoi desideri, tà, che è solitamente le sue necessità. Vedere un’immagine sbagliaoltre, questa è la richie- ta, negativa… Educare sta, l’invito. Un invito ai alla nuova cultura della curanti perché in quel diversità significa valovedere oltre c’è anche rizzare l’immagine che un vedere dentro di sé, abbiamo dei “diversabivolgersi verso i propri li” rendendoli soggetti sentimenti ed emozioni. attivi di cultura e non C’è una relazione che più solamente soggetti cura e che guarisce an- passivi…”. Parleremo di che quando, paradossal- come costruire un conmente, davanti a noi c’è testo di fiducia, il signiuna persona inguaribile. ficato dell’autonomia, Quando l’altro cessa di quali strumenti per creessere una malattia, una scere. Claudio Imprupatologia, una insuffi- dente ama definirsi non cienza. Ricompare, allo- “disabile” ma “diversabira, l’umano. Un umano le”. Presidente del Cenche ci mette davanti alle tro Documentazione nostre difficoltà e paure Handicap di Bologna. - che possono assume- Ideatore del “Progetto re la maschera del di- Calamaio” che propone stacco, fino, a volte, alla percorsi formativi sulla supponenza - che ci fa diversità e sulla nuova sperimentare più spesso cultura dell’handicap al l’impotenza. A volte ci mondo della scuola e viene richiesto soltanto del lavoro. Castelbellino: convegno su Garibaldi Castelbellino sabato 17 maggio, alle ore 16.30, all’interno del Teatro Comunale “B.Gigli”, un convegno su Garibaldi. Un convegno importantissimo perché cade nell’anniversario dei 160 anni dalla Prima guerra d’Indipendenza. Tra i relatori la prof.ssa Annita Garibaldi Jallet, il prof. Gilberto Piccinini e il prof. Marco Severini. A conclusione del convegno, al Museo civico “Villa Coppetti”, verrà inaugurata la mostra “I mille volti di Garibaldi”, curata da Jan Marten Ivo Klaver, Stefano Orazi e Gilberto Piccinini. Presenzierà il gruppo storico dell’Accademia di Oplologia e militaria di Ancona. La mostra resterà aperta tutti i giorni dal 17 al 25 maggio dalle 17.30 alle 19.30. A questo evento saranno anche presenti il dott. Giovanni Caruso, presidente della Sez. “Garibalda Canzio”, il dott. Demetrio Papadopoulos, sindaco di Castelbellino e il dott. Alessandro Vitelli Casella, ex Prefetto di Ancona. c.s. Dal 17 al 25 maggio: la settimana dei parchi Il Parco Gola della Rossa e di Frassassi che ha festeggiato, lo scorso anno, il decimo compleanno con un cartellone ricco di eventi ed appuntamenti, quest’anno propone, nel mese di maggio, una settimana dedicata alla conoscenza di una realtà così importante. Si inizierà sabato 17 maggio a Fabriano, all’interno dell’Oratorio della Carità, alle ore 10 con il Premio di architettura “Laboratorio del Paesaggio”. Martedì 20 maggio sarà la volta di Arcevia, dove alle ore 16, nella sala consiliare, si terrà un convegno sul turismo montano dal titolo: “Quale turismo: il prodotto delle aree interne”. Acli San Giuseppe: individuo e famiglia “Individuo, famiglia, società e relazioni” è il titolo del ciclo di seminari gratuiti che saranno svolti dalle psicologhe dello Studio Associato di Psicologia e Mediazione Familiare “Episteme”, presso i locali del Circolo Acli San Giuseppe di Jesi. Il. Gli ultimi due incontri si svolgeranno lunedì 19 maggio alle ore 21 a cura della psicologa Elena Ausili e lunedì 26 maggio alle ore 21 a cura della psicologa Beatrice Clementi. Novità alla Libera Università per Adulti di Jesi Storia e prospettive S ta per concludersi alla anni all’insegnamento in Libera Università per questa Università, non che Adulti di Jesi l’anno acca- a personalità distintesi per demico in corso, ventesimo mecenatismo o particolari dalla sua fondazione. In capacità manageriali, l’incontemporanea sono pre- vito ad associarsi tra i “beviste due importanti ini- nemeriti”. E’ sembrato che ziative. Una, di rilievo, è la così ampliando il ventaglio celebrazione del suo ven- elettorale ne verrebbe fatennale cui, oltre al tradi- vorito un più ampio e dezionale e particolare atteso mocratico rinnovamento. consuntivo del presidente Oltretutto questa iniziativa Antonio Ramini, sarà dato vorrebbe rappresentare di ulteriore lustro da una pro- per sè una valida sponsogrammata prolusione che rizzazione per l’immagine in tema svolgerà il prof. della Luaj e per la sua ulEnrico Ciuffolotti, anch’egli teriore promozione cultu“allievo” assiduo alla Luaj rale, quale Università che già preside e docente illu- già accoglie e vede presenti stre al Liceo Classico di Jesi. non solamente i numerosi Altra novità è quella intra- adulti di ogni età, ma anche presa dal Consiglio Diret- - specie per i diversificati ed tivo in carica che, nell’im- ormai numerosi corsi di minenza del suo fine man- lingue e di laboratori - eledato triennale, ha inteso menti più giovani. Va sotfavorirne un futuro rinno- tolineato che alla cerimovamento escogitando una- nia celebrativa menzionata, nimemente una iniziativa che si svolgerà il 29 maggio, singolare. Per favorire una è invitata a partecipare anlarga partecipazione eletto- che la cittadinanza e che ad rale - poiché lo statuto del- ogni partecipante sarà data la Luaj prevede che elettori una copia del volume consiano i “soci benemeriti” tenente scritti di docenti e oltre ai “soci fondatori” ed soci della Luaj con la storia ai tre rappresentanti selet- dell’ultimo decennio deltivamente scelti tra nume- l’Università, edito con il rosi “soci ordinari”- il con- sostegno della Fondazione siglio uscente ha deliberato della Cassa di Risparmio di di estendersi a numerosi Jesi. docenti succedutisi negli Alvaro Carotti Latte Fresco Alta Qualità 15 Non solo sport CENTRO SPORTIVO ITALIANO CON IL CSI, POTEVAMO GIOCARE TUTTI R ipercorrendo il tempo all’indietro mi scorrono le immagini di quando eravamo ragazzi e mi viene da pensare che forse il tanto decantato surriscaldamento del nostro pianeta è tutta un’invenzione dei mass media. Calzoni corti, una maglia di lana di pecora non cardata che anche dopo molti lavaggi non smetteva di provocare un leggero prurito, con le scarpe fatte a mano, con sulle suole una doppia fila di bollette metalliche, a testa larga, che terminavano sulla punta e sul tacco con dei ferretti semicircolari; questo era l’abbigliamento che indossavamo quando ci ritrovavamo, incuranti delle condizioni atmosferiche, davanti alla chiesa nuova in un campo della parrocchia rimasto incolto a causa di alcune buche, macabro ricordo di un errato bombardamento destinato alla vicina fabbrica di munizioni, ma caduta su ignare famiglie che stavano lavorando nei campi. Il parroco, don Pietro, aveva cercato di livellare il terreno scaricandovi il materiale di risulta derivato dalla costruzione della nuova chiesa rendendolo di fatto inutilizzabile per qualsiasi tipo di coltivazione con grande disappunto di “Marchesini”, marito della perpetua, che vedeva ridotta la superficie che aveva in uso per la coltivazione del grano. Il campo non aveva nessuna recinzione e pertanto era inevitabile che il pallone finisse qualche volta sull’appezzamento coltivato dove era sempre in agguato lui, piccolo di statura e con il viso sempre scuro, che cercava di tenerci lontani dal grano minacciandoci di tagliare il pallone con una piccola falce che teneva appesa alla cintola cimentandosi con noi in scatti repentini per recuperarlo.. Il suo fare burbero si scontrava con la sua bontà d’animo, volutamente faceva in modo che fossimo sempre noi i primi a raccoglierlo anche quando era molto più vicino a lui, simulando di inciampare o di cadere urlandoci dietro tutto il suo disappunto. Molto spesso si presentava con un cappello pieno di ciliegie e mentre ce le offriva si raccomandava di non andare a raccoglierle da soli perché danneggiavamo oltre alla pianta anche le culture sottostanti. Prima dell’inizio della partita vi era anche allora il rito del controllo delle scarpe, mentre oggi controllano la regolarità dei tacchetti, allora controllavamo che le scarpe non avessero nessuna “bolletta” con la punta fuoriuscita dalla suola. Tutto questo per evitare la foratura del pallone che molto spesso rimaneva incollato alla scarpa afflosciandosi nel mezzo della partita. La tutela delle nostre gambe negli scontri diretti, derivanti da una primitiva tecnica dove vigeva la regola “o stinco o pallone”, passava in secondo piano in quan- do avevamo assorbito i rimbrotti dei nostri genitori che quando ritornavamo a casa con le ginocchia sbucciate ci dicevano” per fortuna non avete strappato i panni , la carne ricresce invece quelli bisogna ricomprarli.” Si era a metà degli anni cinquanta e quello era l’unico punto dove ci potevamo ritrovare per giocare liberamente. Si incominciò a disputare qualche partita con i ragazzi delle parrocchie limitrofe poi don Pietro, assistente spirituale dell’Azione Cattolica, ci disse che esisteva un’organizzazione sportiva che operava parallelamente alle strutture ecclesiastiche e che sarebbe stato opportuno iscriverci per poter partecipare ai tornei che organizzava. L’impegno economico per l’iscrizione era pressoché nullo, unico vero problema era il reperire undici completi da calcio. La Provvidenza si manifestò nella persona di don Andrea, il nuovo parroco di una parrocchia vicina che aveva prestato servizio per alcuni anni a Roma presso la POA (Pontificia Opera assistenza), che ci fece arrivare dalla capitale alcuni completi (maglie gialle e pantaloni azzurri). Le divise erano taglie uniche e mentre per le maglie si suppliva infilandole nei pantaloni ed arrotolando le maniche, per i pantaloni era più difficile ed ai più piccoli scendevano sotto il ginocchio trasformandosi in quelli che poi in tempi moderni si chiameranno “bermuda.” Il primo incontro del campionato terminò prima di iniziare, quando le due squadre scesero in campo si ritrovarono vestite uguali e non essendoci disponibili maglie di colori diversi la partita venne rinviata. All’inconveniente si supplì con l’obbligo per la squadra di casa di indossare una maglia bianca facilmente reperibile perché era un capo di abbigliamento obbligatorio durante l’ora di educazione fisica per gli studenti delle scuole medie. La certezza di poter giocare tutti si materializzava con la sostituzione dei giocatori durante la partita, chi usciva si toglieva la maglia per farla indossare a chi entrava, un passaggio di testimone fraterno senza astio o rancore un gesto che rafforzava quel clima festoso e faceva passare in secondo piano il risultato della partita che molto spesso terminava con risultati a doppie cifre. Spirito di appartenenza, militanza sotto gli stessi colori, orgoglio di essere squadra, ma soprattutto la gioia di poter giocare a prescindere dalla bravura e dalla prestanza fisica, erano i valori che ci accumunavano. Questo è stato il mio primo incontro con il Centro Sportivo Italiano avvenuto a Spoleto mia città natale. (1- continua) Proietti Mosca Alberto (presidente della consulta dello sport di Jesi) Calcio Eccellenza, PLAYOFF e playout CALCIO Eccellenza Mille e quattrocento spettatori al Comunale di Jesi! Roba di altri tempi, evviva. Tutti a godersi l’incontro di ritorno tra leoncelli a Fossombrone, dopo la vittoria corsara (0-1) in casa forsempronese. Ed hanno goduto per un 20 spietato, che manda i nostri alla finale contro il Cingoli, che ha superato l’Osimana con un gol al primo minuto e tanta sofferenza per novanta minuti. Il Fossombrone è venuto per vincere, vendicandosi, ma i nostri, dopo qualche incertezza iniziale, si sono ben compattati, sotto la illuminata guida di Figueroa, arrivando alla fine del primo tempo senza sussulti. Al ritorno in campo, invece, il sussulto arriva dopo appena tre minuti: Borrelli serve egregiamente un assist a Lanciotti, che fa pallonetto e segna l’1-0 nostrano. Anche senza Crispino, acciaccato e quindi a riposo, i nostri mostrano una superiorità che non demorde. Il pubblico si entusiasma e sospinge coralmente la Jesina. E qualche minuto dopo un’ora di gioco, eccoti Borrelli che segna il 2-0 con una delle sue rasoiate feline e la Jesina arriva alla disfida con la Cingolana. Vir Playoff e playout Non è finita la stagione ancora per diverse squadre di Promozione, Prima e Seconda categoria. I vari turni sono in piena attività anche per alcune squadre che interessano i tifosi jesini e vallesini. Prossimamente relazioneremo anche sugli altri fronti. Passaggi in avanti e, purtroppo, retrocessioni. 18 maggio 2008 BASKET Gara uno e due in trasferta La Fileni Bpa, in semifinale c’è Reggio Emilia P er il secondo anno consecutivo, la Fileni Bpa è approdata alle semifinali dei play-off promozione. Gli arancio-blu hanno eliminato in tre partite il favorito Sassari, che aveva chiuso la stagione regolare il terzo posto. In semifinale gli jesini affronteranno Reggio Emilia. Martedì 6, i leoncelli avevano bissato il successo in terra sarda, spuntandola per 89 a 84. Venerdì 9 al PalaTriccoli, la Fileni aveva chiuso la serie vincendo 89-76, grazie al solito Maggioli (nella foto di Candolfi). “Sono orgoglioso di questi ragazzi – aveva detto coach Capobianco – Un gruppo eccezionale sia dal punto umano sia professionale. Contro una grande squadra come Sassari abbiamo giocato una serie incredibile”. Oggi, domenica 18 maggio, inizia la semifinale con Reggio Emilia, che giocherà in casa gara uno e due. Ci si trasferirà a Jesi venerdì 23. In panchina hanno un coach esperto come Marcelletti. I punti di forza sono il centro austriaco Ortner ed i due americani Young e Marigney. Nei confronti diretti il fattore campo l’ha fatta da padrone: la Fileni si è imposta al PalaTriccoli 85-77, i reggiani hanno risposto vincendo al PalaBigi 76-58. Giuseppe Papadia I play-off promozione Le semifinali: Caserta (2°) – Soresina (5°); Reggio Emilia (4°) – Fileni Bpa Jesi (8°). Le date: domenica 18 maggio (gara 1), martedì 20 (gara 2), venerdì 23 (gara 3), domenica 25 (eventuale gara 4), mercoledì 28 (eventuale gara 5). VOLLEY La Pieralisi “Togut” invitata alla Girl League Prime novità per la Monte Schiavo I n casa Monte Schiavo Banca Marche si lavora alacremente per allestire la squadra del prossimo anno, che dovrà riscattare il deludente 2008. Della nuova rosa non faranno parte sicuramente il tecnico Abbondanza, licenziato in diretta tv dal team manager Weersing e la centrale brasiliana Caroline (nella foto di Ballarini), tornata in patria per giocare nel Rexona, uno dei più importanti club carioca. Per la giocatrice verde-oro si è così, conclusa dopo appena un anno assai travagliato, l’esperienza italiana. La Monte Schiavo del futuro ripartirà da Heather la panchina, resta il pole position, il serbo ex Santeramo, Dragan Nesic, mentre in regia dovrebbe accomodarsi Maja Ognjenovic, ventiquattrenne nazionale serba di 184 cm, che nell’ultima stagione ha giocato nel club rumeno del Metal Galati. Fresca del titolo regionale conquistato a Polverigi, l’under 18 della Pieralisi “Togut” prenderà parte dal Bown e Simona Rinieri, le 30 maggio al 1° giugno a migliori prilline di questa Torino, alla quinta edizione stagione. Insieme con loro, della Girl League, la rassedovrebbero restare anche gna organizzata dalla Lega Chiara Negrini e Raffaella Femminile riservata alle Calloni, quest’ultima però, migliori formazioni under è corteggiata da Busto Ar- 18 dei club di serie A. sizio, sua città natale. Per Gip Nuoto: campionati mondiali master in Australia Luconi e Taddei: positiva trasferta M olto positiva la trasferta mondiale di Michele Luconi e Michele Taddei, i due nuotatori jesini che hanno rappresentato il nuoto locale ai campionati mondiali master di nuoto disputatisi a Perth in Australia. L’acuto per entrambi è arrivato nell’ultima giornata di gara nella quale Luconi, 31enne di Belvedere, nei 100 dorso ha ottenuto un 7’ posto straordinario, 1’ degli italiani. Luconi ha ottenuto anche il 9’ posto (2’ tra gli italiani) nei 200 dorso, migliorando l’11’ posto dei mondiali 2006, mentre all’esordio nei 200 misti ha portato a casa un discreto 14’ posto (2’ degli italiani). Michele Taddei nei 200 rana si è piazzato 15’ esimo, risultato di assoluto rilievo considerando il livello degli avver- sari. “E’ stata una gran bella avventura – hanno detto i due atleti jesini – ed archiviamo questa partecipazione con un bilancio migliore anche dell’edizione californiana del 2006 e che dimostra come, sotto la guida di coach Andrea Pirani, ci siamo preparati alla perfezione per questo appuntamento davvero importante.” Ai due jesini che hanno voluto ringraziare lo sponsor Tecnoplast per il materiale da gara fornito, sempre sotto le insegne della squadra Rari Nantes Marche si è aggiunta la pescarese Marzena Kulis che ha fatto incetta di medaglie passando dai 5 argenti del 2006 ai 4 ori (50, 100 e 200 rana e 400 misti) ed 1 argento nei 200 misti di questa edizione australiana. Nella foto i due atleti Festival Cameristico della Val d’Esino Prende il via il 15 maggio alle ore 21 presso il Teatro Studio Valeria Moriconi, con il concerto di Giacinta Nicotra, soprano e Meri Piersanti, pianoforte, la VI edizione del Festival Cameristico della Val d’Esino “Sulle Ali della Musica” dedicato a Felice Catalano, uno dei più attivi promotori di progetti di educazione musicale nel territorio e nelle scuole. Il Festival si articolerà attraverso sei comuni della Vallesina. Le altre date al Moriconi sono: giovedì 22 maggio con il duo di chitarre Paolo De Stefano, Luigi De Leo, e giovedì 29 maggio con il duo pianistico Meri Piersanti, Paolo Gigli. A Poggio S. Marcello, presso il Palazzo Comunale, sabato 17 maggio andrà in scena il Quartetto Italiano di Flauti. Nella foto di Anna Vincenzoni, la presentazione del Festival della musica cameristica: da sinistra Mauro Rocchegiani, Massimo Agostinelli, Valentina Conti, Paolo Gigli, Francesco Tiberi 16 Jesi e Vallesina 18 maggio 2008 Palio di San Floriano: giornate di rievocazioni, folklore, incontri e festa Le immagini raccontano l’evento Si è da poco concluso il Palio di San Floriano, che si è svolto per le vie della città nel primo fine settimana di maggio. Le prime notizie del Palio di San Floriano risalgono al sec. XIII e si susseguono fino al 1808; l’edizione moderna ha preso il via nel 1996 con la riproposizione di gare e cortei storici e con la partecipazione dei sindaci con i gonfaloni dei ventuno comuni della Vallesina. In tutte le vie del centro storico si propongono manifestazioni musicali, animazioni teatrali, degustazioni di vino e specialità gastronomiche. Un momento particolare della rievocazione è la partecipazione di tutti i figuranti e degli amministratori pubblici alla celebrazione in cattedrale presieduta del Vescovo. Proponiamo alcune immagini di Anna Vincenzoni della giornata di sabato 3 maggio e scatti fotografici di Mario Bocchini per le vie della città. I premiati del concorso di pittura dedicato al Duomo Giu-pe’ Sant’Anna Jesi: 38 anni portati bene L’Associazione Culturale “Giu-pe’ Sant’Anna di Jesi ha proposto, domenica 4 maggio, anche quest’anno, all’interno delle manifestazioni del Palio di San Floriano, il suo 38° concorso Jesi intitolato: “Jesi, de te me piace... il Duomo e... dintorni (in occasione dei suoi 800 anni). Tale concorso di pittura estemporanea ha vista la partecipazione di oltre 100 “ragazzi” dai 6 anni in su. Dalle ore 9 hanno ritirato il foglio su cui esprimersi e si sono sparpagliati tutti nelle varie vie di Jesi e particolarmente intorno al Duomo per rappresentare qualche angolo caratteristico. Si ringraziano tutti coloro che hanno partecipato, la giuria composta dal dott. Franco Cecchini, dal prof. Luciano Collamati, dalle proff. Amelia Accorroni e Rita Mattoli, i vari sponsor che hanno contribuito. L’appuntamento è alla prossima edizione con l’augurio di una partecipazione sempre più numerosa per valorizzare le qualità artistiche di tanti altri. il Comitato “Giù pe’ Sant’Anna” I vincitori Categoria 1a - 2a 3a elementare: (in ordi- ne dal primo al quinto classificato, tutti di Jesi) Anna Avraam, Isabella Carella, Francesco Pierpaoli, Sofia Mangiaterra, Agnese Fortunati. Categoria 4a - 5a elementare: (in ordine dal primo al terzo classificato, tutti di Jesi): Elisa Lorenzetti, Edoardo Giorgini, Federico Togni. Categoria: 1a, 2a 3a media: (in ordine dal primo a quarto classificato, tutti di Jesi): Angela Stefanini, Caterina Pieralisi, Elisa Cesaroni, Deborah Pierangeli. Categoria scuole superiori: primo classificato Gabriele Zannotti di Pianello Vallesina. Categoria amatori: (in ordine dal primo al terzo classificato, tutti di Jesi): Andrea Marconi, Leonardo Mancinelli, Pamela Ambrosi. A Fiorenza Micheli di Jesi il primo premio speciale e a Cristina Cardinali di Jesi il secondo premio speciale. Il grazie dell’assessore L’edizione 2008 del Palio di San Floriano va in archivio con un bilancio positivo. Per questo desidero esprimere un sincero ringraziamento all’Associazione che ha organizzato l’evento e a quanti, a vario titolo, hanno dato il loro contributo affinché tutto riuscisse al meglio. Ho la speranza che da quest’anno si sia dato il via ad un nuovo legame tra Associazione e Amministrazione comunale che ritengo importante per- ché al volontariato espresso in maniera così entusiasta da tante persone è giusto che il Comune si unisca per fare la propria parte. Ringrazio tutti i Sindaci e gli amministratori che hanno partecipato all’evento: ritrovarsi insieme, fuori da occasioni istituzionali, per dialogare e confrontarsi credo sia un’ottima opportunità per rinsaldare rapporti umani importanti. Daniele Olivi Assessore al Turismo