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Intervista a
Eleonora
Giorgi
Il Falco e la
colomba.
Dietro le
quinte
100 anni
sempre
verdi.
Pasqua
Marconi
Una
“Fabrica” di
ricordi.
Pane e olio
Campo de’ fiori
2
SOMMARIO
Editoriale:
Le foglie morte.........................................3
L’intervista:
Eleonora Giorgi......................................4-5
Curriculum vitae:
Masha Sirago e Tiffany.............................6
Università. Dominio anglosassone.......8
Autoanalisi ed efficienza visiva..........11
Roma che se n’è andata:
Via Margutta, strada di artisti..............12-13
Cinema News:
Bastardi senza gloria...............................14
Il falco e la colomba...........................15
Suonare Suonare:
Mamma, mi compri una chitarra?........16-17
Ecologia e ambiente:
Le nuove centrali nucleari........................18
Come eravamo:
Civita sparita..........................................19
Una “Fabrica” di ricordi:
Pane e olio........................................20-21
Calendario Bellezze d’Italia................22
Ceral:
Perdita della voce...................................23
Le guide di Campo de’ fiori:
Civita di Bagnoregio ...............................24
La mela e il pane.................................25
100 anni sempre verdi:
Pasqua Marconi......................................26
Ass. Artistica IVNA:
Giovanni Travaglini.............................28-29
Il santo più amato da papa
Ratzinger.............................................30
Il Fumetto:
Proteggi la mia terra...............................31
La storia del cimitero di Civita
Castellana ...........................................32
La rubrica dei perchè..........................33
Le storie di Max:
I Balordi.................................................34
L’emigrazione civitonica in Brasile nel
1900.....................................................35
Il mondo del Jazz:
Il jazz in Italia........................................36
Terremoto , ora basta costruiamo
bene.....................................................37
Per ricordare l’autiere Fiorino
Marinozzi........................................38-39
Il piatto della solidarietà....................40
Amatori Rugby di Civita Castellana...41
Numero Unico......................................44
L’angolo del Bon Ton:
Una dolce merenda.................................45
Agenda ...........................................46-47
I nostri amici ......................................48
Nel cuore ............................................49
Messaggi....................................50-51-52
Roma com’era.....................................53
Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59
Annunci Gratuiti ............................60-61
Oroscopo..............................................62
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pubblicità per la rivista devono essere in possesso di un regolare permesso
e valido documento di riconoscimento.
Campo de’ fiori
Le foglie morte
E’
di Sandro Anselmi
sera, sto percorrendo un lungo viale alberato ed i fari
della macchina illuminano nugoli di foglie gialle che
cadono nel vento, girando in mulinello.
Mentre sogno con la musica della radio che accarezza
i miei pensieri, essa viene interrotta dal notiziario che
riporta puntualmente i fatti di cronaca; finisce l’incanto!
Trans, escort, violenze, omicidi, bullismo, corruzione
di amministratori e delle forze dell’ordine, strapotere
dei giudici, liberalizzazione delle droghe, crocifisso
nelle scuole…
Come non possiamo non risentirci, inquietarci, soffrire, e assieme
provare un inconsapevole, incomprensibile, dolorosa complicità,
con i protagonisti di tanto squallore?
Ci rendiamo correi con la nostra inerzia per quanto accade, ma
mentre ci è chiaro, oramai, che tutto va cambiato, poco, in effetti,
facciamo perché ciò accada. Tutti culliamo nell’animo l’avvento di
nuovi personaggi che attuino una nuova politica, e accetteremmo,
perfino, una “spallata”.
La necessità di una vera libertà e di una salda democrazia, sono
sacre speranze per la società, ma specialmente per l’esercito di
giovani sbandati, usati! Essi devono costruire il loro futuro dove
vivere nella garanzia di giustizia e di lavoro e dove sia certa la differenza tra il bene e il male, perché chi sbaglia non possa più farla
franca, ma paghi!
A dispetto di ciò che siamo pronti a pensare, però, i giovani sono,
naturalmente, energia, risorsa infinita, la vita stessa, e, prima che
accada qualcosa di irrimediabile, aiutiamoli a credere, ad avere
fiducia!
L’albero, che ora vediamo marcio alle radici, ha dentro linfa inesauribile e i giovani sono le gemme nuove per l’anno che verrà.
A me sembra che il cambiamento, oramai improrogabile, si respiri nell’aria.
3
4
Campo de’ fiori
Eleonora
Giorgi
Torna al Teatro Ghione
con “Fiori di cactus”
Incontrare Eleonora Giorgi non è cosa di
tutti i giorni ed infatti, questa volta, non
riusciamo ad introfularci, come nostro solito, dietro le quinte del Teatro Ghione di
Roma, dove recita in questi giorni in coppia con Franco Castellano ed altri bravissimi attori, nella commedia “Fiore di
Cactus” di Pierre Barillet e Jean-Pierre
Grèdy. Pertanto siamo costretti a raggiungere l’attrice telefonicamente in un
momento di pausa. “Con grande piacere
torno a recitare con il regista Guglielmo
Ferro e, dopo l’esperienza con
Remo Girone, accanto a Franco
Castellano. Certo non ci si poteva
ridurre a copiare il film portato al
successo nel 1964 da Ingrid
Bergman e Walter Mattau, ma
l’immediatezza del testo è viva anche
dopo quasi cinquant’anni.”
Eleonora debutta giovanissima nel
mondo dello spettacolo: studentessa
d’arte, per caso viene scelta per una
pubblicità. “Si, iniziai per caso ma quel
mondo mi piacque subito. Nel 1973
debuttai nel cinema con “Storia di una
monaca”
a
cui
seguirono
“Appassionata”, “Cuore di cane”,
“Disposta a tutto”, “Dimenticare
Venezia” con cui nel 1979 vinsi il Premio
Anna Magnani; così iniziai a fare anche
cinema impegnato, tanto da riuscire a
recitare accanto ad uno dei più grandi
attori italiani, Marcello Mastroianni”.
Infatti Eleonora,
dopo aver interpretato nel 1979
“Inferno”
di
Dario
Argento
con
Gabriele
Lavia, la vediamo
accanto
a
Mastroianni
in
“Oltre la porta”.
Ma parliamo di
questo spettacolo, quali temi tocca? “ La quotidianità di un uomo incastrato nelle sue situazioni sentimentali e la teatralità di una vita
vissuta quasi per metà. Il dentista Giuliano
Foch, per evitare altri guai, si inventa una
moglie e tre figli. Siamo io e Franco a
districarci abilmente in questo gioco a
specchi. Il testo riesce ad attualizzare il
tema della coppia in crisi e la nevrosità di
un single”. Dopo tanto cinema la vediamo
in TV nel 1982 insieme a
Minà in “Bliz” e nel 1984 a “Sotto le
stelle” ed in Radio a “Il Mattiniere”
(1976) e “Gran Varietà” (1984-1986).
In tutto questo riesce anche ad accarezzare quello che è sempre stato un suo
sogno: cantare. Incide nel 1982
“Messaggio Personale”, scritta per lei
da Cristiano Malgioglio.
Ma non possiamo dimenticare i tantissimi
film interpretati dalla nostra Eleonora:
“Mani di Velluto” (1979), “Mia Moglie è
una strega”, “Grand’Hotel Excelsior”,
“Borotalco” (1982 – Nastro d’Argento –
David di Donatello – Grolla d’Oro), “Mani
di Fata” (1983), “Sapore di Mare 2”
(1983 – dove incontra Massimo Ciavarro
che sarà suo compagno nella vita), “Il
Volpone”, “Compagni di Scuola” (1988
con Verdone) per un totale di circa trenta.
Nonostante la lunga carriera, Eleonora
Giorgi mantiene intatto quel sorriso che
aveva a 18 anni, e che manterrà ancora a
lungo.
Siamo tutti con te, carissima Eleonora!
Sandro Alessi
Campo de’ fiori
CALEIDOSCOPIO
Locandine
di alcuni
dei film di
successo
di
Eleonora
Giorgi
5
Campo de’ fiori
6
CURRICULUM VITAE
MASHA SIRAGO E TIFFANY
Non capita molto spesso di rivolgere le
nostre interviste a non umanoidi, ma stavolta ci ha incuriosito una cagnolina maltese che già fa parlare di sé. Si chiama
Tiffany e la sua padroncina è l’attrice
Masha Sirago, autrice, tra l’altro, di un
delizioso libro intitolato “Vita da cani”,
dove la protagonista è proprio la cagnolina,
con tante foto scattate dalla Sirago.
Contiene tutta l’irriverenza e la critica a
frasi fatte, cliches e banalità proprie degli
umani. Il primo film interpretato dall’ “attrice cane” è stato La Rivincita di Natale di
Pupi Avati e sicuramente la vedremo impegnata in altre prove. Intanto Masha ha preparato una mostra “Vita da cani e argilla” sempre con Tiffany , esposizione fotografica e di sculture, presente a Roma alla
Biblioteca A. Rispoli di Piazza Grazioli
(Palazzo Doria Pamphili) nel mese di
Novembre e visitata da numerose persone.
La ricerca artistica
della Sirago – che
utilizza il mezzo
fotografico – parte
dal dato sociale ed
ha come elemento
cardine del suo lavoro il rapporto emozionale tra i soggetti.
Il collante delle sue
opere è l’amore, l’amore ancestrale tra
uomo e cane che
diventa per l’artista
lo stimolo per arrivare ad indagarne, con
poesia, ironia e fantasia, i riflessi negli
stessi esseri umani.
La mostra è stata
dedicata ad aforismi fotografici, alla presentazione del libro “Vita da cani” e della
collana “Il Collarino”, e da sculture in terracotta e gesso. L’artista asserisce: “Scripta
manent, verba volant, argilla manifestat” e
Tiffany è musa ispiratrice di Masha, “compagna e socia di lavoro” perché, come l’attrice ama ricordare, “lavora come un
cane...” Masha Sirago, soprannominata la
“Fregoli in gonnella”, è l’unica donna in
Italia che presenta uno spettacolo di sua
originale creazione che consiste nell’imitazione coreografica, degli atteggiamenti e
del look di vari personaggi tra cui Madonna,
Tina Turner, Marylin Monroe, Raffaella
Carrà, Kim Basinger e tanti altri. La sua
prima apparizione in tv appartiene al 1990
nella trasmissione Gran Premio di Gino
Landi, passata poi per il Maurizio
di Sandro Alessi
Costanzo Show, La sai l’ultima e varie
fiction come Una donna per
amico 2(2001), Sei forte
Maestro(2002),
La squadra(2003), Un posto al sole
(2006). Al cinema la ricordiamo
con Anni 90, Diario di un
vizio, La rivincita di Natale.
Ma il teatro è il suo primo amore
e vogliamo ricordare Non chiedermi perché sto sempre in
cucina (2003, regia di Luciano
Capponi), Medea (2004, regia
Beppe Arena), La Masha
Desnuda (2007, regia della protagonista). E poi è ricordata
come “..quella che ha tirato la
torta in faccia a Pippo Baudo in
diretta…”: ve la ricordate ?
Campo de’ fiori
8
UNIVERSITA’. DOMINIO ANGLOSASSONE
E RITARDO ITALIANO
Come ogni autunno,
assieme alle piogge,
arriva puntuale la classifica stilata dal Times
sulle migliori università
del mondo.
Ormai giunta alla sesta
edizione la classifica è
di Ilaria Becchetti usata non solo da studenti e genitori per
scegliere il percorso di studio migliore, ma
anche dalle aziende per identificare le università dalle quali assumere neolaureati e
dagli accademici per selezionare le istituzioni dove lavorare e quelle con cui formare collaborazioni. Ciò che balza immediatamente agli occhi è lo stradominio anglosassone. L’Harvard University mantiene
saldamente (da ormai sei anni) il primo
posto; segue l’ateneo britannico di
Cambridge, mentre l’americana Yale è in
terza posizione. Il quarto in classifica è un
altro college londinese l’Ucl – University
College London – seguito da Oxford a pari
merito con l’Imperial College London.
Seguono a ruota la University of Chicago e
l’ateneo di Princeton, il Massachusetts
Institute of Technology e il California
Institute of Technology, in decima posizione. L’Australia, arriva al 17° posto con
l’Australian National University, seguita dal
Canada in 18ma posizione. Sono invece 39
le università europee rappresentate tra le
top 100 (erano 36 nel 2008) guidate dal
famoso ETH di Zurigo che ottiene la 20ma
posizione. La Francia compare al 28°
posto. Ed ora le note dolenti. La prima
università italiana a comparire in
questa classifica internazionale si
trova al 174° posto. Si tratta
dell’Alma Mater di Bologna, che,
rispetto allo scorso anno, ha guadagnato
18 posizioni. A spingere l’ateneo verso l’alto hanno contribuito l’incremento della
quota di studenti e accademici stranieri ed
il miglioramento delle performance in alcune aree disciplinari (in particolare scienze
naturali e scienze sociali).
Per trovare un’altra università italiana
bisogna scorrere la classifica fino alla posizione 205, dove troviamo la Sapienza di
Roma. Questi dati così sconfortanti hanno
provocato la immediata reazione del
Ministro dell’Istruzione, Università e
Ricerca: “La classifica del Times conferma
clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con
urgenza”, ha detto il ministro Mariastella
Gelmini. “Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali, per questo motivo presenteremo a novembre la riforma
dell’Università, con l’obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire
gli sprechi e le rendite di posizione. E’ risibile il tentativo di qualcuno - evidenzia - di
collegare la bassa qualità dell’Università
italiana alla quantità delle risorse erogate”.
Il problema, come ormai hanno compreso
tutti - sottolinea - non è quanto si spende
(siamo in linea con la media europea) ma
come vengono spese le risorse destinate
all’università. Spesso per aprire sedi
distaccate non necessarie e corsi di laurea
inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro
- conclude Gelmini - di non dover più
vedere in futuro la prima università italiana al 174° posto”.
Dalla classifica del Times emerge un altro
dato interessante: cresce la presenza
delle università europee e asiatiche,
in particolare Giappone, Hong Kong, Corea
del Sud e Malesia. Senza dimenticare
Singapore, il cui ateneo si piazza al
30esimo posto. Il Giappone conta infatti
L’Università italiana che occupa il posto più
alto nella classifica mondiale
ben 11 istituti nella top 200, tra cui due
new entry: l’Università di Tsukuba e la Keio
University.
E tra le prime 100 posizioni, gli atenei del
Sol Levante sono aumentati da quattro a
sei, guidati dall’Università di Tokyo al 22°
posto. Meglio dell’Italia anche la
Corea , che con l’Ateneo di Seul si colloca
in 47esima posizione, l’University of
Adelaide dell’Australia, che si colloca
all’81mo posto, la Nagoya del Giappone al
92mo e Taiwan al 95mo. A sorpassarci
sono anche l’India con l’Indian Institute of
Technology di Bombay, 163ma in classifica, la Russia con il Saint-Petersburg State
University, 168ma, e la Spagna con
l’Università di Barcellona che è 171ma in
classifica. Superato lo sconforto e la delusione per lo scarso risultato italiano, ci
auguriamo che questa classifica possa servire da punto di partenza per una seria
riforma del nostro sistema universitario,
magari gettando un occhio e prendendo
spunto dal vincente sistema anglosassone
e da quelli orientali, che a quest’ultimo si
ispirano adottando analoghi modelli di
insegnamento.
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Campo de’ fiori
11
Autoanalisi ed efficienza visiva
Continua il test per capire come va la tua vista
Beh!, certo, mi dovrei controllare, ma non ho il tempo….
Nel numero precedente abbiamo descritto alcuni piccoli test per valutare, comodamente da casa, la propria acutezza visiva da lontano
e da vicino e la presenza di eteroforie (strabismi latenti) importanti. Oggi descriverò due simpatici test, uno per valutare l’integrità della
retina (la parte dell’occhio responsabile della percezione visiva) ed uno per la capacità di percepire i colori (discromatopsia o daltonismo).
1. Integrità della macula
Se avete superato la cinquantina, siete nella zona a rischio. La vostra retina è divenuta più fragile ed esposta a patologie. Questo test
(griglia di Amsler) vi aiuterà a valutarne lo stato. Utilizzate la correzione abituale da vicino. Per l’occhio destro occludete con la mano
l’occhio sinistro, quindi, ponendovi dinanzi all’immagine sottostante a
circa 50 cm., fissate il punto bianco situato al centro del reticolo.
Avvicinatevi lentamente finché noterete la perdita della percezione
della macchia rossa situata a destra; per essere certi che la distanza
sia quella giusta, avvicinatevi ancora e vedrete la macchia rossa riapparire; tornando indietro, non appena disparirà, avrete la certezza
che è stata raggiunta la distanza corretta. Continuando a fissare il
punto centrale valutate se percepite interamente il reticolo senza
alcuna interruzione o distorsione nelle linee orizzontali e verticali o se
sono presenti aree non omogenee. In questo caso è possibile che ci
siano problemi a livello della macula e pertanto è consigliabile al più
presto un controllo per prevenire conseguenze anche gravi.
Per l’occhio sinistro ripetere, al contrario, la medesima procedura
seguita per quello destro.
2. Percezione dei colori
La difficoltà nel percepire i colori è presente soprattutto nei
maschi, ma si trasmette generalmente per via materna: se siete
maschi e vostro nonno materno era daltonico avete molte probabilità di non distinguere correttamente i colori: verificatelo qui
di seguito.
Se nei cerchi di palline riuscite a leggere i numeri 97, 45, 16, 73,
26 e 42, la vostra capacità di percepire i colori è nella norma.
Per approfondire questi test di autodiagnosi e per molto altro,
visitate il nostro sito www.lisi-bartolomei-com o per i vostri
dubbi, scrivete a [email protected] oppure andate
di persona nei nostri centri dove troverete personale preparato
per ogni vostra esigenza visiva.
Ovviamente questi piccoli test non garantiscono nulla: se qualcosa non va bene, controllatevi con la massima urgenza, ma se
tutto va bene ricordate che un controllo almeno annuale è indispensabile per mantenere integra ed efficiente la vostra preziosa vista.
Paolo Balzamo Responsabile formazione & informazione Centri ottici Lisi & Bartolomei
Campo de’ fiori
12
Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi
Via Margutta, strada di artisti
Il Rione Campo
Marzio “Campus
Martius”, è la località che nell’antica
Roma era consacrata al dio Marte,
una vasta zona
pianeggiante posta
a
nord
del
Quirinale e del
di Riccardo Consoli
Campidoglio, delimitata da un’ansa del Tevere, del tutto
esterna ai confini della città. Tarquinio il
Superbo si appropriò di tutta quest’area
destinandola alla coltivazione del grano, il
particolare episodio va ricordato perchè,
stando ad una leggenda, in occasione
della rivolta che causò la cacciata del re, i
covoni di quel grano furono gettati nel
Tevere, dando così origine all’Isola
Tiberina. In epoca più recente Campo
Marzio era attraversato dalla processione
che conduceva il neo eletto pontefice da
San Pietro a San Giovanni in Laterano.
Di questo Rione fa parte una piccola strada conosciuta soprattutto per la presenza
di numerosi artisti, un luogo ricco di gallerie d’arte, che anticamente, ospitava botteghe artigiane e stalle, ma conosciuto
anche come quartiere degli stranieri, si
tratta di Via Margutta. Alcuni studiosi
ritengono che il suo nome discenda dalla
contrazione del termine “Marisgutia”, ossia
“Goccia di Mare”, un eufemismo per gratificare un piccolo e fetido ruscello, una vera
e propria fogna a cielo aperto, che scendendo dal Pincio, confluiva nel Tevere.
Altri cronisti ritengono che il nome possa
derivare dalla famiglia Marguti e, in
effetti, dal censimento dell’anno
1526, risultava che tale Luigi
Marguti, di professione barbiere,
abitava in questa strada; mentre la
tradizione popolare ne fa derivare il
nome da Margutte il fedele scudiero
In origine Via
di Morgante.
Margutta costituiva il retro dei
palazzi di Via del Babuino, era
questa una stradina dove si posteggiavano le carrozze e i carretti e
dove si trovavano i magazzini e le
scuderie, mentre, lungo le pendici
del Pincio insistevano piccole case
abitate da stallieri, muratori, marmisti e cocchieri. A Via Margutta gli operai,
per espletare le loro attività, potevano utilizzare un maggior spazio rispetto a quello
disponibile nei cortili gentilizi dei palazzi.
Tutto ciò fino a quando un ignoto artista
aprì la prima bottega in questa strada
dove si realizzavano ritratti e fontane, piuttosto che fregi e ringhiere. Così, un pò per
volta, una fiorente migrazione di artisti,
per lo più fiamminghi, tedeschi, inglesi,
ma anche italiani, fece sì che le preesistenti baracche e stalle fossero sostituite
da case e giardini. Nel Seicento in Via
Margutta si trovava lo studio di Orazio
Gentileschi e di sua figlia Artemisia, la più
straordinaria pittrice dell’epoca, mentre tra
il Seicento e il Settecento, la strada era
abitata da una numerosa colonia di olandesi e fiamminghi che, con la loro pittura
paesaggistica, contribuirono a diffondere
in tutta Europa l’ammirazione per le
straordinarie bellezze romane. Più tardi
persino Canova, uno dei maggiori esponenti della scultura neoclassica, scelse
questa strada per uno dei suoi numerosi
studi. Un giovane monsignore di origine
belga, tale Saverio de Merode, che godeva
delle simpatie di Pio IX, Giovanni Maria
Mastai Ferretti, 1846 - 1878, avvertendo
aria di cambiamento, si accaparrò i territori disposti lungo le pendici del Pincio,
smantellò orti e coltivazioni varie, realizzò
fogne e sistemò il piano regolatore di quello che era soltanto un vicolo. Via Margutta
è certamente una strada del tutto particolare dove sembra di respirare un’aria speciale e che, dalla seconda metà del
Cinquecento, comincia a mostrare il suo
particolare aspetto di “Strada fuori porta”,
profumata dal verde dei giardini e delle
vigne, e per questo tanto amata da artisti,
pittori, scultori, antiquari, anche se ai giorni nostri molti di questi studi sono divenuti abitazioni private. Un editto del 9 set-
tembre 1740, affisso su un muro, così
avverte: D’ORDINE DI MONS.re ILL.mo e
REV. mo PRESIDENTE DELLE STRADE SI VIETA A TUTTE LE SING.le - PERSONE
FARE MONDEZZARO NELLA VIA MARGUTTA - PENA DI SCUDI DIECI PER VOLTA ET
ALTRE PENE CORPORALI - NERBATE CEPPI - GIRI DI ROTA O COME MASTRO
DI STRADA VOLESSE ASSECONDO L’ETA’
E IL SESSO. Un chiaro messaggio con l’obiettivo di mantenere pulita la strada. Il
Cinema e la Televisione non potevano di
certo ignorare Via Margutta, che negli anni
cinquanta, grazie al film Vacanze romane
diretto da William Wyler e intepretato da
Gregory Peck, affiancato da una splendida
Audrey Hepburn, diventa una strada esclusiva, oltre che residenza di personaggi
famosi. Quel film rese famosa in tutto il
mondo la Hepburn, che prima di allora
aveva interpretato ruoli secondari in alcune produzioni britanniche ed era conosciuta dal pubblico statunitense soltanto per la
sua interpretazione in una commedia teatrale. Interamente girato a Roma, il film
capovolge la storia di Cenerentola ottenendo un grande successo di pubblico e di
critica e rendendo famoso lo “Stile” di
Audrey Hepburn che, dopo poco tempo,
verrà pubblicizzato e seguito da tutte le
riviste di moda del mondo, anche grazie
alle splendide immagini del fotografo di
scena Augusto Di Giovanni. Per parte sua
nel 1971, la Radio Televisione Italiana,
manda in onda uno sceneggiato dal titolo:
Il Segno del Comando, protagonisti Ugo
Pagliai e Carla Gravina, un sceneggiato
interamente girato in Via Margutta, Trinità
de’ Monti e nei vicoli di Trastevere, che
riesce a mettere in mostra una Roma del
tutto inedita. Lancelot Edward Forster è un
professore di letteratura inglese di
Cambridge, impegnato nella traduzione di
un diario scritto da Lord Byron nel 1817, in
occasione di un suo soggiorno
romano. Durante la traduzione,
il professore viene invitato a
recarsi a Roma da un misterioMarco
so
pittore,
tale
Tagliaferri, che lo sollecita nella
ricerca di una piazza citata da
Byron nel diario, che il professore ritiene essere un luogo
immaginario, inventato dal
poeta, ma di cui Tagliaferri
dimostra l’esistenza, mediante
l’esibizione di una fotografia. A
Roma Forster è invitato a tenere una conferenza in occasione
della Settimana Byroniana e
qui trova ad attenderlo una bella ragazza
di nome Lucia, la modella del Tagliaferri,
la quale lo informa che quella stessa sera,
in una locanda di Trastevere, lo farà incontrare con il pittore. Prima di recarsi nel
luogo fissato per la conferenza, Forster
Campo de’ fiori
tenta di contattare telefonicamente lo
stesso Tagliaferri, ma riceve una notizia
del tutto inaspettata, il pittore è morto.
Poco più tardi, nella sua automobile, il professore trova il medaglione che qualche
ora prima indossava la modella Lucia,
quindi si precipita presso lo studio di
Tagliaferri, dove però l’attende una rivelazione ancora più sconvolgente, il pittore
romano è si morto, ma ben cento anni
prima. Egli apprende questa notizia da un
anziano colonnello in pensione, ultimo
discendente della famiglia Tagliaferri, che
abita a Via Margutta, proprio a fianco di
quello che era stato lo studio del pittore. Il
colonnello parla a Forster del suo antenato morto in giovane età in circostanze
misteriose, Lucia, la sua bella modella e
amante, sconvolta dalla prematura scomparsa dell’uomo, si uccise il giorno dopo,
e, si racconta, che il suo fantasma si aggira ancora per le stanze dello studio abbandonato di Via Margutta; Forster, peraltro,
è certo di aver incontrato Lucia, che non
era un fantasma, ma una ragazza in carne
ed ossa. Il professore torna in albergo,
dopo aver seguito il consiglio del colonnello di visitare il Caffè Greco, dove, nello
storico locale, lo attende una nuova altrettanto sconcertante scoperta, l’autoritratto
del pittore Tagliaferri che gli somiglia in
maniera incredibile. Poco più tardi
Lancelot Edward Forster riceve una telefonata che lo invita a recarsi presso il cimi-
tero degli inglesi, all’ombra della Piramide
Cestia. Qui un’apparizione misteriosa lo
conduce verso la tomba del pittore Marco
Tagliaferri nato il 28 marzo 1835, ossia lo
stesso giorno in cui è nato Forster, ma di
un secolo prima. E’ questo uno sceneggiato che si sente nella pelle. Il tema trattato
è infatti inusuale: si parla di occultismo, di
esoterismo, perfino di reincarnazione e l’alone di magia e mistero creato è tale da
suggestionare gli spettatori, anche perché,
alla fine del racconto, Forster, alla
“Taverna dell’Angelo” in Trastevere, trova
Lucia, che gli confida che egli è sopravvissuto soltanto perché Il Segno del
Comando è già in suo possesso. Questo è
infatti il medaglione trovato sul sedile della
sua macchina. Il racconto si chiude
lasciando nello spettatore il magico dubbio
su Lucia: la ragazza è un essere vivente o
un fantasma? Arricchito da un motivo conduttore dal titolo: Cento campane, un
brano musicale destinato ad un grande
successo, Il Segno del Comando è un’opera che ha saputo esaltare appieno il fascino di Via Margutta, una breve e stretta
strada rimasta inalterata malgrado il trascorrere del tempo, con i suoi cortili, i suoi
balconi, il suo verde ed i suoi caratteristici
angoli, che contribuiscono a darle uno
sapore speciale, quello di una Roma d’altri
tempi. In questa strada c’è la caratteristica Fontana degli Artisti, una originale fontanina a base triangolare, realizzata nel
1927, inserita in un arco marmoreo su
paramento murario, costituita da un insieme allegorico di cavalletti, tavolozze,
maschere, pennelli e compassi da scultore; i due mascheroni centrali, uno triste e
l’altro allegro, stanno lì a ricordare l’eterno
e alterno stato d’animo degli artisti. Via
Margutta è stata ricordata anche da Luca
Barbarossa che a questa stradina ha dedicato la poesia che qui ripropongo:
Sta cadendo la notte sopra i tetti di Roma,
/ tra un gatto che ride e un altro che
sogna di fare l’amore, / sta cadendo la
notte senza fare rumore.
13
Sta passando una stella sui cortili di Roma
/ e un telefono squilla, nessuno risponde a
una radio che parla, / è vicina la notte,
sembra
di
accarezzarla.
Amore vedessi com’è bello il cielo a Via
Margutta questa sera, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo
/ dei bombardamenti, dei pittori, dei giovani poeti e dei loro amori / consumati di
nascosto in un caffè.
Amore vedessi com’è bello il cielo a Via
Margutta insieme a te, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo
/ che ci ha visto soffrire, che ci ha visto
partire,
che
ci
ha
visto
…
Scende piano la notte sui ricordi di Roma,
/ c’è una donna che parte e un uomo che
corre, forse vuole fermarla, / si suicida la
notte, non so come salvarla.
Amore vedessi com’è bello il cielo a Via
Margutta questa sera, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo
/ dell’oscuramento e dei timori, dei giovani semiti e dei loro amori / consumati di
nascosto
in
un
caffè.
Amore sapessi com’era il cielo a Roma
qualche tempo fa, / a guardarlo adesso
non sembra vero che sia lo stesso cielo la
stessa città, / che ci guarda partire e volerci bene, / che ci guarda lontani e di nuovo
insieme, / prigionieri di questo cielo, di
questa città, / che ci ha visto soffrire, che
ci ha visto partire, che ci ha visto …
Si suicida la notte non so come salvarla.
“Cento Pittori a Via Margutta” è uno degli
appuntamenti pittorici più famosi di Roma,
la rassegna è un interessante appuntamento per appassionati d’arte che rende la
caratteristica strada una galleria d’arte
all’aperto. L‘ingresso gratuito è aperto a
tutti, é questa infatti una “Mostra di strada” e in questa occasione Via Margutta si
trasforma in un’immensa galleria d’arte a
cielo aperto e i suoi vicoli fanno da cornice alle numerose opere: dipinti a olio,
disegni, sculture e acquerelli, realizzati da
artisti provenienti da ogni parte del
mondo.
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Campo de’ fiori
BASTARDI SENZA GLORIA
Inglourious
Basterds,
Usa- Germania, 2009.
Genere: azione; regia:
Quentin
Tarantino;
sceneggiatura: Quentin
Tarantino; interpreti:
Brad Pitt, Eli Roth,
Michael Fassbender,
di
Christoph
Waltz,
Maria Cristina
Diane Kruger, Daniel
Caponi
Brühl, Til Schweiger,
Mélanie Laurent, B. J.
Novak,
Samm
Levine,
Cloris
Leachman, Mike Myers, Julie Dreyfus,
Paul Rust, Rod Taylor, Maggie Cheung,
Christian Berkel, Léa Seydoux, Jacky
Ido, August Diehl, Richard Sammel;
fotografia: Robert Richardson; montaggio: Sally Menke; scenografia: David
Wasco, Sandy Reynolds-Wasco; costumi: Anna B. Sheppard; distribuzione:
Universal Pictures; durata: 160 minuti .
In Bastardi senza gloria, Quentin
Tarantino riporta fatti di cronaca del
nostro passato, declinando l’oggettività
degli eventi a possibili alternative. Senza
addentrarci troppo sulla legittimità del suo
operato, possiamo rassicurare che lo sberleffo del regista riguardo a immaginari episodi della seconda guerra mondiale assurge
alla stregua di una mera aneddotica da
fumetto: insomma, una profanazione
sguaiata molto simile all’atto di assegnare
un paio di baffetti alla Gioconda. L’ultima
fatica tarantiniana si può definire come un
saggio postmoderno per una storia diversa,
dove lo spettatore accede a una dimensione
simulacrale, uno spazio di legittima fantasia
in grado di dare luogo a un corto circuito
destabilizzante in cui la realtà non può non
soccombere. Per questo il conflitto termina
nel 1944, anziché nel 1945 e, addirittura,
dobbiamo renderne merito a Brad Pitt!
C’era una volta nella Francia del 1941 il
nazista colonnello Landa (Christoph
Waltz), alias “il cacciatore di ebrei”, (un
epiteto conquistato sul campo per “meriti
trascorsi”) che stermina una famiglia di contadini ebrei, risparmiando la vita alla giovane Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent).
Ritorno al futuro tre anni più tardi: ritroviamo la stessa Shosanna sotto mentite spoglie, proprietaria di un piccolo cinematografo nella Parigi occupata dai Tedeschi.
Infatuatosi di lei, il valoroso eroe Bridget
von Hammersmark (Daniel Brühl) suggerisce al ministro per la propaganda del III
Reich Joseph Goebbels di scegliere il suo
esercizio per la prémiere del film propagandistico L’orgoglio della nazione, una pellicola di cui è protagonista oltre a esserne il
diretto ispiratore. Tutto questo pur di far
capitolare la donna tra le sue braccia da
cecchino. Inaspettatamente, il capo del
dicastero per il proselitismo ariano accetta.
La fanciulla potrà così mettere in atto il suo
desiderio di vendetta, che si traduce in
prassi nel momento esatto in cui decide di
usare come arma per il suo regolamento di
conti la scintilla - simbolica e al contempo
reale - che scaturisce dal nitrato d’argento.
Lo stesso leitmotiv del castigo e punizione
ai danni dei fanatici nazionalsocialisti viene
ripreso nella storia parallela dominata dalla
figura dei “bastardi”, una schiera di arditi
composta da ebrei americani e da ex ufficiali tedeschi che, dovendo scegliere se rinnegare la propria patria e la vanagloria di
servire un falso ideale, hanno optato per il
percorso più difficile. Nell’ipotetico pronipote di Toro Seduto, lo spocchioso tenente
Aldo Raine (Brad Pitt), i guerrieri riconoscono il loro duce e a lui debbono cento
scalpi tedeschi… a testa. Aiutati da una
diva teutonica doppiogiochista (Diane
Kruger) e da un critico cinematografico
(Michael Fassbender) al servizio di Sua
Maestà, i Bastardi daranno luogo alla cosiddetta “Operazione Kino”, ovvero far saltare
in aria la sala cinematografica di Shosanna,
facendo fare a Hitler, Goebbels, Goering e a
tutto il terzo Reich al completo la fine del
topo. Il piano della giovane ebrea recherà
ostacolo al proposito dei sanguinari guerriglieri? La missione dei Bastardi andrà in
porto? Stermineranno i nazisti senza pietà?
Non riducetevi semplicemente a immaginare queste possibilità, prendete posto davanti al grande schermo bianco e saprete come
andrà a finire. Un’idea di cosa voglia significare essere un cinefilo ce la fornisce lo stesso Tarantino, un autore che per la sua ultima pellicola ha ripreso, storpiandolo, il titolo internazionale del film Quel maledetto
treno blindato (1978) del nostro Enzo G.
Castellari. La professione di Shosanna va
direttamente posta in relazione con quella di
Tarantino: entrambi alternano pulsioni di
amore venerante e furia profanatrice nei
confronti della settima arte. Sebbene l’anarchico cineasta definisca il suo lungometraggio un “bunch of guys on a mission-movie”
a imitazione di un cult come Quella sporca
dozzina, i critici hanno etichettato Bastardi
senza gloria un «jewish revenge-movie»,
ossia un film in cui gli ebrei infliggono una
lancinante punizione ai propri avversari. Del
resto, particolarmente illuminante appare
l’asserzione del regista Eli Roth, che ha
accettato di calzare i panni del sergente statunitense Donowitz per far piacere a
Tarantino, amico di vecchia data e compagno di scorribande cinematografiche («Io
sono ebreo e da bambino sognavo di far
fuori tutti insieme quelli là, lo chiamavo “la
mia fantasia kosher”»). Una curiosità: il
“film nel film” dal titolo L’orgoglio della
nazione è stato diretto proprio da lui. La leggenda vuole che la gestazione di
Inglourious Basterds, interessante come il
film finito, si sia protratta per ben una decina di anni, un considerevole lasso di tempo
che l’autore ha trascorso chino sulla sua
macchina da scrivere, a mettere nero su
bianco la sceneggiatura finale, battendo i
tasti con un solo dito senza avere idea di
come andasse a finire. A quanto pare, la
tenace lotta tra parole e immagini ha dato i
suoi frutti, permettendo al film di superare i
114 milioni di dollari negli Stati Uniti, solo
dopo sei settimane di programmazione. Da
poco la pellicola è uscito anche nel circuito
nazionale, naturalmente nella versione doppiata a cura della pur brava Fiamma Izzo.
Eppure scegliere se andare a vedere le
gesta dei Bastardi in lingua originale con i
sottotitoli o nell’improbabile adattamento a
uso e consumo del pubblico italiano non è
una preferenza per i soli estimatori del cinema, un’arte nuova di zecca e tutta tecnologica, giacché i dialoghi del film sono un
coacervo di idiomi tedeschi, inglesi, francesi
e, perfino, italiani del tutto annientati nella
versione doppiata. Peccato, perché tutto ciò
aveva un ruolo importante e un significato
etnico nel caratterizzare le diverse caratterizzazioni vocali dei personaggi. Per quanto
riguarda gli attori, è praticamente impossibile affermare chi fra gli interpreti del ricco
cast colpisca l’attenzione dello spettatore
più degli altri. In un ipotetico palio, però, il
primo premio sarebbe vinto di sicuro da
Christoph Waltz, attore austriaco in
sostanza semisconiusto da noi, che riesce,
grazie a un gioco di sfumature, nell’ingrato
compito di rendere simpatico un colonnello
delle S.S.
Campo de’ fiori
15
Ecco alcune foto di scena della fiction più amata di Canale Cinque
Il Falco e la Colomba
Tra le comparse anche Michele Moscioni di Civita Castellana
Sopra: Fabrizio e Michele
Moscioni in una scena del film
insieme agli attori Anna Safroncik
ed Enrico Lo Verso.
A lato: Michele Moscioni e
l’attrice Anna Safroncik
Molte scene della fiction da
poco andata in onda in
prima serata su Canale
Cinque, Il Falco e la
Colomba, sono state girate in
Provincia di Viterbo, tra il piccolo
borgo di Montecalvello e il Palazzo Farnese
di Caprarola. Attori giovani e brillanti,
come Giulio Berruti, Cosima Coppola,
Anna Safronick e più maturi e di grande
esperienza, come Adriano Pappalardo,
Fabio Testi, Franco Oppini, sono stati
magistralmente diretti dal regista Giorgio
Serafini. La fiction in sei puntate ha registrato buoni ascolti, tanto da conservare
fino alla fine il suo posto nei palinsesti
delle reti mediaset. La storia, ambientata
tra il Quattrocento e il Cinquecento, ha
come filo conduttore l’amore apparentemente impossibile di due giovani, appartenenti a classi sociali completamente diverse e tutte le vicende, gli ostacoli e gli intrighi che devono superare per coronare il
loro sogno d’amore. Ottimo il montaggio,
azzeccate le scenografie ed i costumi,
buone anche le musiche.
Tra le tante comparse che
hanno popolato le scene,
una famiglia di attori per
caso: la famiglia civitonica
dei Moscioni. Fabrizio,
Severina e Michele sono
stati vestiti con gli abiti
dell’epoca e perfettamente truccati per interpretare la gente del volgo, i
popolani che vivono per le
strade e nelle locande. A
Michele, in particolar
modo, che non è
nuovo alle telecamere, essendo
già stato protagonista
del cortometraggio
La banconota, per
la regia del
fratello
Roberto
e
che ha partecipato a diverse
manifestazioni cinematografiche, sono stati regalati dal regista importanti primi piani, che lo hanno
fatto veramente felice. Michele ha, inoltre,
già recitato, ballato e cantato in numerosi
spettacoli teatrali della capitale e continua
a fare provini per aggiudicarsi parti nei
film.
Dietro le quinte anche l’altro componente della famiglia, Roberto, che lavora nel cinema ormai da diverso tempo,
quale apprezzato fonico, ed ha preso
parte alla lavorazione di molti film sia
per il grande che per il piccolo schermo.
Ha lavorato a lungo nella
seguitissima fiction Rai,
Incantesimo, che proprio
Un momento
quest’anno ha dovuto chiudelle riprese
dere i battenti, ed è ora sul
set di un nuovo film per il
cinema, che ha per protagonista Russel
Craw.
Ci auguriamo di poterli vedere lavorare
ancora insieme in tanti altri importanti
film!
Da sx: Severina, Fabrizio e Michele Moscioni,
in attesa del ciak per le riprese di una scena
Da sx: Fabrizio e Michele
con i costumi di scena
Campo de’ fiori
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Mamma mi compri una chitarra ? (parte 8)
Reverie Dove VADO ?
<El malpela mara ondo
Subite flagras
Tintilsone
La lumo de l’animo libera
Amare gustanta kiel mar’ >
(da Danco de l’maroReverie )
Traduzione in esperanto:
< Da una scura onda del
di Carlo Cattani
mare
improvvisamente sfavilla
con suon di campanellini
la luce dell’anima libera
che sa d’amaro come il mare >
(da Danza del mare-Reverie )
<La musica è immaginazione, emozione,
sogno … ……… > e,dunque, Reverie sia !
Dallo scorso numero , ospitiamo nel nostro
“Campo” Valerio Vado , trentasettenne , polistrumentista -compositore , “inventore” ed
“alchimista”
dell’ensemble musicale
Lombardo , Reverie . Con lui abbiamo ripercorso alcuni dei momenti salienti della sua formazione musicale ma anche iniziato a conoscere la sua “creatura” , curata con intensa passione fin dal lontano 1996 :Reverie !
Alcuni demos nel corso di oltre 10 anni di attività , un cd pubblicato nel 2008 e un prossimo ancora in fase di lavorazione ……musica
lontana anni luce dai gusti “fast food” che
caratterizzano la nostra gioventù ma vicina a
chi vuol “vibrare” senza facili emozioni ……nel
corso delle prossime righe ne sapremo ancora di più …..il plaid è di nuovo steso sul
“Campo” per il nostro Valerio ! Carlo: E ,dunque, Valerio, sveliamo le coordinate dello stile
di Reverie Valerio: dopo varie elucubrazioni,
sono giunto alla conclusione che lo stile di
Reverie possa essere sinteticamente definito
come “folk progressivo” …... ciò perchè mi
piace far confluire elementi di musica antica
con richiami alla musicalità tipica di certo folk
europeo ed orientale ……anche le musica etnica contaminata da sonorità ambient/elettroniche trova un porto nella musica di Reverie ….
cerco…cerchiamo ….
comunque di creare
melodie che risultino interessanti anche dopo
vari ascolti. ……uso al minimo elementi rock e
jazz perché entrambi mi sembrano due “linguaggi” quasi imposti e comunque talmente
standardizzati che sono fattibili da chiunque in
qualunque parte del mondo, mentre a me fa
piacere che chi ascolti Reverie capisca , tramite la musica , da dove veniamo ……il rock ormai
lo vedo come una musica prevalentemente
“esteriore”, utile per sfogare rabbia ed energie,
ma che oltre all’impatto iniziale non ha molto
“substrato”; il jazz utilizza un lessico - come
dire? - “da universitari”, chiuso nel suo autocompiacimento. Quello che io vorrei ottenere ,
invece , è musica che chiunque possa capire ,
pur senza usare casse in 4/4 o ricorrere a testi
“dammi tre parole” …… cuore/sole/amore
…….e che riveli nuove sfaccettature ascolto
dopo ascolto…una musica suonata con il
“piglio” - questo sì - del rock ! In questo senso,
musicisti “classici” come Cecilia Bartoli ,cantante , e Il Giardino Armonico ,un’orchestra, si
sono rivelati “illuminanti” per il mio modo di
proporre musica “acustica”, in quanto eseguono musica antica con una verve come se fosse
“moderna” …… tutt’altro che “ingessata” ,
insomma. Carlo: cosa alimenta la tua ispirazione ? Valerio: prevalentemente la musica antica ,la barocca…..troppi gli autori per citarli tutti
ma anche Monteverdi , Rossini e la musica
orientale . Tra i contemporanei , Mike Oldfield,
Genesis, Matia Bazar …..non gli ultimi !!!.....
Jean-Michel Jarre, Jethro Tull, King Crimson,
Led Zeppelin, Deep Purple, Rainbow, Alice,
Battiato, Yes, Van Der Graaf Generator, De
Andrè e molti altri, anche biecamente pop e
metal…. ma non direi che al momento, la loro
musica mi influenza direttamente.Gli aspetti
extramusicali sono rappresentati ,in ordine
sparso, dal Friuli ,di cui è originaria la mia
famiglia e che io sento come “luogo dell’anima”,
da tutti i posti che ho visitato o che vorrei visitare,dalla letteratura e in questo ambito da
Shakespeare, Euripide, Pasolini, Baudelaire, il
Cantico dei Cantici, dall’arte pittorica ,
Caravaggio, Leonardo, Tiepolo per fare qualche
nome dei preferiti e, naturalmente, la vasta
gamma di sentimenti per Mariangela, mia compagna di vita nonché realizzatrice dell’aspetto
“visivo” di Reverie , le copertine dei cd, le foto,
la cura del sito web e tanti altri aspetti . Carlo:
sul fronte delle parole….. Valerio: premesso
che amo l’eufonia dell’italiano, non mi piace
utilizzare testi lunghi o parlare di temi apertamente sociali….. ritengo che si sfoci nel cantautorale, vale a dire canzoni con testi “a fiumana”
in cui la parte vocale diventa un parlato spesso
monocorde. Per quanto mi riguarda, il fatto di
cantare testi “di protesta” è sostanzialmente
superfluo: la musica bella è già rivoluzionaria in
sé stessa! Mi spiego meglio: i testi per così dire
“impegnati” vorrebbero far capire che la gente,
la società, il mondo, così come sono non vanno
bene e che le ingiustizie andrebbero cancellate.
Ma alla musica “vera” questo non serve: quando ad esempio ascolto Bach o Mozart ,indipendentemente dalla presenza di un testo , mi si
apre veramente una finestra su un mondo ideale e migliore che qui non ha riscontro; ascoltando le arie d’opera di Vivaldi o di Rossini mi
chiedo: c’è gente che riesce ad arrivare a tanto
e ad esprimere così tanto sentimento? Perché
accontentarsi dello squallore intorno a noi,
quando la vita potrebbe essere veramente
migliore, solo volendolo? Anche se prediligo l’italiano per i miei testi, ho fatto delle eccezioni
per alcuni sonetti di Shakespeare , per alcune
canzoni antiche in inglese che ho musicato e
che tradotte nella nostra lingua non avrebbero
assolutamente reso e, per ragioni affettive, per
il friulano : per ora mi sono limitato a musicare una poesia di Pasolini . Attualmente, la mia
attenzione è rivolta all’esperanto …….ho già
realizzato e pubblicato dei brani ,come ,ad
esempio,le due composizioni presenti sul cd
“Shakespeare,la donna,il sogno” e sto
lavorando ad un progetto discografico più
ampio con testi in esperanto. ….questa lingua
, contrariamente a quanto potrebbe sembrare,
è una lingua decisamente eufonica! Carlo: Ho
capito bene :un nuovo disco dei Reverie ….in
esperanto ? Valerio: Si è così ! Si intitolerà
“Revado“, che in esperanto significa proprio
“Reverie” ! Carlo:non ti fermare,dimmi di più !
Valerio: Beh, l’idea di realizzare un cd in esperanto è in “gestazione” da più di un anno …..
tramite Andrea Fontana , l’esperantista che ci
supporta nella scrittura dei testi , abbiamo contattato la Vinilkosmo, un’etichetta di Tolone,
unica label discografica specializzata esperantista , che ascoltando i due pezzi esperanti sul
cd “Shakespeare,la donna,il sogno “ si è
entusiasmata ,proponendosi di produrci un
intero cd ! In realtà, la nostra intenzione era
quella di proporre uno dei due pezzi in qualche
loro compilation esperanta ma da parte loro
han sostenuto che il nostro è un genere a
parte, che abbisogna di un cd intero per essere
apprezzato…..benissimo !..... ma , la loro proposta di contratto non era equilibrata dal nostro
punto di vista , per cui abbiamo deciso di mantenere il profilo dell’autoproduzione ma di
distribuire il cd anche tramite la Vinilkosmo
per una maggiore visibilità sul mercato esperantista . Inoltre, per il prossimo cd potremo
disporre anche di una casa editrice : un conoscente di Fanny Fortunati (nda: la “front girl”
dei Reverie ,cantante e musicista ) che cura
musica latino-americana ma che si è “dal profondo” rotto di salsa,merengue et similia ,si
vuole “redimere” iniziando ad inserire tra le sue
edizioni delle proposte più particolari tipo la
nostra . Comunque, il cd conterrà 8 pezzi , di
cui due nuove versioni di “Kiam alvenos la Fino”
e “Plurestantaj memoroj” già presenti su
“Shakespeare,la donna,il sogno “ . Il cd
sarà
più
vario
musicalmente
di
“Shakespeare…” : solo un pezzo suonerà
rinascimentale , gli altri varieranno dal pezzone
mediorientaleggiante al quasi-ambient….insomma , speriamo di cambiare le carte in tavola
ancora una volta ... pur mantenendo la nostra
identità-Reverie Carlo: ma la vostra musica
“girerà’ ” anche su un altro cd ? Valerio: Le
cosa stanno così : un’etichetta Americana , la
Quickstar , ci ha contattato offrendoci un posto
in una loro compilation di prossima pubblicazione …il tutto è avvenuto tramite myspace …..la
Quickstar realizza , prevalentemente, compilation di vari generi, dal metal al folk al rap ecc.
e “scandagliando“ su myspace in cerca di
gruppi sono incappati nella pagina di Reverie
…..ci hanno fatto sapere di esser rimasti colpiti dal brano “Principe di un attimo“ e hanno
chiesto se eravamo disponibili a fargliela pubblicare. Considerato che sarebbe un’ottima
occasione di allargare la nostra “fetta” di ascoltatori, specie negli USA, abbiamo accettato.
Tuttavia , abbiamo fatto loro presente che la
versione del pezzo ascoltata su myspace risaliva al 2002 e che ora suoniamo quel brano con
un arrangiamento “attualizzato” alla nostra formazione più recente … hanno atteso una
nuova versione, registrata in poche ore, nei
ritagli di tempo tra le sessions del nuovo cd in
esperanto …. è piaciuta …..il master e stato
inviato e ,dita incrociate, attendiamo “di sentirci” nella compilation per quest’autunno !
Carlo:vorrei tornare a “pizzicarti” su argomenti più personali come ad esempio la scrittura
musicale … Valerio: mi piace scrivere pezzi
miei , forse più del suonarli e sicuramente più
del suonare pezzi altrui ….. solo quando sono
davanti a una tastiera o imbraccio la chitarra
Campo de’ fiori
e la carta da musica è lì ad attendere , mi sento
davvero libero ! Il fatto di scrivere musica
suscita tuttavia sentimenti contrastanti : quando riesco a dare subito forma compiuta ad un’idea sono l’uomo più felice del mondo ma quando non riesco a concludere un passaggio, beh
,allora vengo invaso dal nervosismo e dall’abbattimento . Comunque ciò non toglie nulla al
fatto che quando in testa nasce un’idea , magari nei posti più impensati, mi senta inebriato
dalle sue possibilità quasi infinite di sviluppo...
come dire... si costruisce un puzzle e i tasselli
te li fabbrichi da solo! E quando realizzi che il
pezzo è finito…… che ti dici <Ok, non serve
aggiungerci più niente> , credo che sia come
vedere un figlio appena nato: vuoi mettere l’orgoglio di dire <l‘ho fatto io> ? Un volta che ho
scritto le parti vocali e la partitura di ogni strumento, arriva finalmente il momento di distribuirle agli altri “Reveries” e spiegare il significato della composizione , per farli entrare nella
giusta “atmosfera”. E qui viene il bello ….. perché suonandolo ne vengono fuori aspetti inediti, a cui io stesso non avevo pensato,sia dal
punto di vista esecutivo che del “significato” !
Per fortuna, quasi tutti i membri di Reverie sono
poli-strumentisti e musicisti propositivi ,che ,
cioè , non si limitano a eseguire le note scritte
ma si impegnano per interpretarle e variarle se
necessario, perché, tutto sommato, anche loro
ci tengono a quello che suonano, a differenza di
semplici “session-men”. Per cui, da questo
punto di vista, posso dire di essere contento
,anche umanamente, delle persone che hanno
scelto di suonare la mia musica seppur con
poco o nullo ritorno economico ! Carlo: alcuni
incontri preziosi per la tua “formazione” ?
Valerio: A parte il sopra citato maestro di chitarra Carlo Marossi , potrei menzionare Pino
Martini ,bassista degli storici Stormy Six e mio
ex-professore alle superiori, che , oltre ad avermi edotto sulla musica “alternativa” degli anni
‘70, mi ha regalato un suo pedale “octaver” vintage che conservo gelosamente e che utilizzo
tuttora con i Reverie; Gigi Folino , produttore e
bassista, ex-membro del Gruppo Italiano... sì,
quelli di “Tropicana” , da cui ho appreso molte
nozioni di arrangiamento;Cecilia Bartoli, cantante lirica ….de Roma!..... che ho avuto il piacere di conoscere a Milano, ascoltando la quale
ho capito che musica antica e classica si possono riproporre con un piglio attuale;e poi ,
Simone Stucchi, grande tecnico del suono ed
effettivo sesto membro dei The Watch , dal
quale ho imparato le tecniche di registrazione
su hard-disk …..e, naturalmente, gli ottimi
musicisti che suonano con me in Reverie: la
cantante, attrice e percussionista Fanny
Fortunati e gli strumentisti Fulvia Borini, Alberto
Sozzi e Daniele Defranchis. Sono orgoglioso di
suonare con loro ! I loro suggerimenti e la loro
fantasia sono elementi preziosissimi per la
buona riuscita dei nostri brani ! Anche i vari violoncellisti che si sono succeduti hanno dato il
loro apporto; in particolare Laura Balbinot che
hai visto a Roma nel concerto alla “Casa dei
teatri “ di Villa Pamphili : una musicista versatile e preparatissima. Carlo:Una domanda che
pongo spesso da queste pagine :come ci si prepara per un concerto? Valerio: Sia con Reverie
che con altri progetti con cui collaboro, mi organizzo dapprima strutturando una scaletta che
presenti una sequenza di brani variegata e interessante, che tenga desta l’attenzione del pubblico. Poi passiamo a suonare i brani su cui
abbiamo più dubbi di esecuzione, cercando di
chiarire a noi stessi “l’intenzione” da dare loro:
è un po’ dura convincere chi ascolta se prima
non siamo convinti noi, giusto? Ai brani che già
vengono bene e non suscitano particolari perplessità dedichiamo meno tempo. Infine, suo-
niamo i brani come se fossimo effettivamente in
concerto, in modo da capire se e come accorciare le pause tra un pezzo e l’altro oppure se
cambiare l’ordine dei brani. Carlo:dedichiamo
queste ultime righe parlando degli strumenti
che impieghi nella tua attività . Valerio:Per
quanto riguarda le chitarre: della mia prima chitarrina classica ,che col senno di poi non era
così male, non ricordo neanche la marca...
Dopo averla torturata in vari modi, con accordature casuali e applicazioni di pick-up, la diedi
ad un amico... poi passai ad una chitarra elettrica Cort bianca modello Charvel e ad una
Washburn acustica “jumbo” dal suono imponente ma con un manico piuttosto duro .
Venduta la Cort, acquistai un’ elettrica Aria
Proseries II Wildcat color avorio, che tengo tuttora come chitarra di emergenza. Amando il
timbro di chitarristi come Santana, Fripp e
Steve Hackett, nel 1993, messi da parte i primi
due stipendi , comprai una Gibson Les Paul
Custom nera, che è tuttora la mia chitarra elettrica “ufficiale”. Per me, il timbro della Les Paul,
caldo e pastoso, rimane a tutt’oggi inimitabile
!Nel 1994 comprai di seconda mano una
Takamine classica preamplificata con un bel
suono rotondo e naturale, che è la chitarra che
in questo periodo suono più frequentemente.
Per quanto riguarda le acustiche, ho posseduto
una Applause,sottomarca Ovation, di terza
mano(!) , preamplificata , che però era scomoda …aveva il fondo bombato in carbonio, per
cui scivolava facilmente ed aveva un timbro
troppo “ferroso”. Quindi l’ho cambiata con una
Olympia, sempre preamplificata, marca coreana ma di ottima fattura, con un timbro pulito e
cristallino che a me piace molto. Come effettistica, ho avuto due amplificatori Fender , un 15
watt ed un M80, ed alcuni pedalini Boss che ho
rivenduto nel corso degli anni. Infatti, dal 1995
abbino alla Gibson esclusivamente un multieffetti Boss SE70, davvero molto versatile, nonché il pedalino Octaver di cui sopra, abbinato
però alla chitarra acustica. Non uso più amplificatori, in quanto snaturano i suoni del multieffetti , che entra diretto nel mixer. Suono poi un
mandolino scozzese Tanglewood, a cui sono
molto affezionato anche se ha un manico non
comodissimo, e un ‘ud egiziano Gawharet El
Fan. Come tastiere, ho una Yamaha W7 con
ottimi suoni di pianoforte e una Roland SR5 con
suoni più moderni. Ho anche un expander Gem
S2R con campionamenti di tastiere analogiche
tipo moog, ARP, mellotron, ecc, che però uso
raramente in quanto scomodo da “pilotare” in
concerto. Come avrai notato, non ho liutai di
fiducia, se non per lavoretti di manutenzione o
riparazione: credo che gli strumenti “standard”
- opportunamente provati prima di acquistarli,
soddisfino appieno le mie esigenze ! Carlo:a
questo punto della intervista ,chiedo sempre
dei consigli a beneficio di chi inizia a destreggiarsi con lo studio di uno strumento :tu cosa
puoi suggerire?
Valerio:Beh, a prescindere dallo strumento di
interesse, suggerirei comunque di affidarsi ad
un buon insegnante: si risparmia veramente
tanto tempo in termini di fatica ed energia! Ad
esempio: avere qualcuno più esperto che ti corregge la postura delle mani sullo strumento
nonché la posizione della schiena, evita affaticamento e l’insorgenza di fastidiose
tendiniti.Imparare a leggere la musica , la teoria ,sebbene possa dapprima sembrare “palloso”, poi in realtà è utilissimo: leggendo una
sequenza di accordi di una canzone mai vista
prima capisci subito quale scala suonarci sopra,
se ti viene in mente un pezzo lo puoi scrivere in
modo da non rischiare di dimenticarlo, ecc. Per
quanto mi riguarda, scrivere tutta la musica che
17
creo è ormai fondamentale: quando propongo
un nuovo brano, fornisco agli altri musicisti il
loro spartito e questi sono subito in grado non
dico di suonare perfettamente il brano ma,
quantomeno , di capirne la struttura e cosa succede nelle varie sezioni. Per quanto riguarda gli
studenti: è fondamentale capire il genere che si
vuole suonare: se vuoi fare blues e vai da un
maestro di chitarra classica, magari ti demotivi
e appendi lo strumento al chiodo. Per quanto
mi riguarda, è stato molto utile studiare chitarra sia moderna che classica: la cosa mi dà
spunti, idee che trasferisco da uno strumento
all’altro. Per quanto riguarda gli insegnanti:
devono essere in primo luogo capaci di motivare lo studente! Anche rispondere alle sue curiosità senza farlo passare per “pivellino” o per
uno stupido, può aiutare ad aumentare la sua
autostima. Per quanto concerne i metodi: mah,
diffiderei solo di quelli tipo “Impara da solo in
24 ore” ! Di tutti quelli che hanno provato ad
usarli, nessuno ha concluso qualcosa! Poi, altre
due cosa fondamentali:1) crearsi uno stile “personale”: sicuramente è utile studiare e capire
cosa fanno i propri “idoli”, ma imitandoli e basta
si rischia di rifare peggio le stesse cose.2)
ascoltare qualsiasi genere musicale e cosa
fanno tutti gli strumenti: si prendono spunti a
non finire! Suggerisco in particolare la musica
barocca, sonate da camera e arie d’opera in
particolare, dove dominano il gusto melodico e
l’attenzione per le dinamiche. Carlo :dimmi
della tua “prima volta” in una sala di incisione…
Valerio: Per quanto riguarda esperienze di
registrazione in genere, dapprima ho fatto pratica con un gruppo punk/psychedelic/metal ,
con un registratore a bobina a due piste (!) originale dagli anni ‘70!!! - prestatoci dallo zio
di un amico. Dato che la bobina dopo 5 o 6
volte che si registra nello stesso punto si usura,
era necessario impararsi bene il pezzo, in modo
da suonarlo il meglio possibile, senza rifarlo
troppe volte! Poi, dal 2 piste a bobina, con i
Lethe ,gruppo prog-rock di cui ero chitarrista e
seconda voce, passai al 4 piste su cassetta e
con quello registrammo “Nymphae“,primo e
finora unico album dei Lethe. La mia prima
volta in una VERA sala di incisione risale al
1993: registrammo le seconde voci di
“Nymphae“ su computer e quella fu la scoperta
della registrazione digitale: non c’era più il problema dell’usura del nastro: un pezzo si poteva
rifare all’infinito, incollando i vari segmenti
riusciti meglio... che liberazione! Tuttavia, l’unico problema di usura riguardò... le mie corde
vocali: fai e rifai, cantando non impostato, alla
fine delle registrazioni rimasi quasi senza voce!
Carlo :siamo in chiusura : un evento memorabile della tua “storia artistica” e un sogno nel
cassetto ? Valerio:Eh eh eh, che domandona!
Diciamo che, belli e brutti, di eventi memorabili ce ne sono stati tanti: finora quelli che mi
hanno dato più soddisfazione sono stati: la partecipazione al Premio Friul 2007 presso il Teatro
Palamostre di Udine , ottima acustica, ottima
organizzazione, teatro pieno e pubblico entusiasta e il concerto alla Casa dei Teatri di Villa
Pamphili a cui anche tu hai assistito : cornice
meravigliosa, organizzatori gentilissimi, pubblico scarso... ma partecipe!. Tra i sogni nel cassetto….sono tanti pure loro!....ti direi: 1) farci
ascoltare da quanta più gente possibile, suonando in posti belli sia acusticamente che scenograficamente; 2) portare in scena lo spettacolo “Shakespeare, la donna, il sogno”; 3) portare in scena un altro spettacolo a cui stiamo
lavorando da tempo, del quale non dico altro
per scaramanzia ! www.myspace.com/
reverieweb ; su facebook: digita “reverie
ensemble“; www.reverieweb.com .
Campo de’ fiori
18
Ecologia e Ambiente
Le nuove centrali nucleari di terza generazione
Sono contrario al
ritorno del nucleare
in Italia, per ovvi
motivi che intendo
elencare. Per prima
cosa non capisco
come si possa riproporre il nucleare,
quando in Italia si è
già
fatto in passato
di Giovanni
un referendum popoFrancola
lare su questo tema,
“sarebbe più democratico farne un altro”.
Poi quello che non mi è chiaro affatto, è
che qualora si trovassero i siti idonei per
costruire le centrali, i “benefici” non
cadrebbero a cascata sui cittadini, come ci
vogliono far credere a tutti i costi, bensì ai
soliti pochi attori che ruotano intorno a
queste energie.
Ma l’aspetto più interessante è nelle risposte che si hanno alla domanda: “che ne
pensate del ritorno al nucleare in Italia?”
Il 51% è favorevole.
Ma sesi chiede: “siete favorevoli alla realizzazione di una centrale nucleare nella
vostra provincia o regione?” Il risultato è
l’opposto.
C’è dell’ipocrisia o altro ancora?
Credo che ci sia dell’altro. Non dimentichiamo che l’Italia
deve ancora smaltire ben 55 mila m3
di scorie radioattive,
prodotti dall’attività
del primo nucleare,
che attualmente si
trovano sul territorio
nazionale.
Quindi con questi
numeri non credo
che sia facile individuare dei siti idonei
per la costruzione di
questi impianti e
soprattutto avere il consenso dalla popolazione. Si pensa di dare a chi ospiterà le
centrali un beneficio in termini economici,
ma chi si prenderà la responsabilità che
tutto vada a compimento nel migliore dei
modi?
Sono centrali di terza generazione non c’è
dubbio, ma i rischi, non sono legati soltanto al funzionamento della centrale. Ci sono
fattori esterni o naturali che si possono
innescare in qualsiasi momento, quindi
ingestibili o ancor peggio incontrollabili,
DA LUIGI:
SAPONI ALLA SPINA CONCENTRATI!
1 Lt equivale a 3 Lt di sapone normale!
come ad esempio: sismi, atti terroristici, o,
peggio ancora, centrali nucleari che per i
loro lunghi tempi di realizzazione rischiano
di diventare obsolete prima ancora della
loro inaugurazione.
Di certo è che nel 2010 si dovranno individuare le regioni italiane favorevoli ad
ospitare questi impianti, per poi procedere
alla messa in opera della prima pietra, si fa
per dire, perchè in questi impianti tutto c’è
tranne che pietre.
Mentre nel mondo si investe molto sull’energie rinnovabili, trovando mix di energie
che possano dare sia sviluppo che opportunità, in termini occupazionali, come al
solito in l’Italia si pensa al passato, sperando di recuperare tutto quel tempo
perso in inutili parole.
Campo de’ fiori
19
Come eravamo
Fin che la memoria mi
aiuta, noncurante delle
critiche di chi vuole
cancellare il passato, e
dimentica
che
un
uomo, un popolo, che
vive senza ricordi, o
meglio, che li vuole
seppellire quasi vergodi Alessandro Soli
gnandosene, non ha
futuro. Fin che ce la
farò, sarò con questa rubrica, fedele testimone e onesto tesoriere di emozioni uniche e irripetibili.
Quando, purtroppo ormai raramente, cammino per la “mia Civita”, stento a riconoscere il paese che mi ha dato i natali, il
paese di cui senti la mancanza quando sei
lontano, quel paese che, malgrado tutto,
riesce ancora ad andare avanti. E’ una
ammucchiata di ricordi e sensazioni, che
prendono spunto dall’itinerario della mia
camminata, che si sovrappongono, ma
non si ostacolano fra loro.
Piazza Duomo, il cancello del
Vescovado: sento ancora il rumore delle
pallonate che si stampano sulle ante dei
portoni in legno, porte naturali di quel
campo dal fondo acciottolato, reo di dolorose sbucciature, che ci procuravamo ad
ogni caduta. Piazza S. Gregorio, Piazza
S. Clemente, Piazza di Massa: teatri di
giochi infantili quali “la campana”, disegnata sul selciato con un pezzo di gesso,
frammento di stampa ceramica. Il tintinnio
delle monete, che rimbalzano sulle basi
marmoree dei vecchi palazzi, quando giocavamo a “battimuro”. Il cantilenante elenco dei numeri: uno, due, tre, che scandiva
il tempo per nasconderci il più possibile,
nel classico gioco del “nascondino”.
Mi metto la mano in tasca e… ma dove
sono finite le multicolori palline di vetro,
che appesantivano oltre l’orlo i miei pantaloncini corti? Muovo ancora la mano, quasi
per incanto, le sento sbattere fra loro, e
riprovo la gioia e la certezza di aver vinto
a “ quadrato e a triangolo”. Le urla di guerra della “Banda delle Colonnette”, quando
armati di fionda e arco, fronteggiavamo
quelli dei “Capannoni”, sul “Ponte a sei
archi della ferrovia Roma-Nord”. Poi, ritornando verso casa, oltre il Ponte
“CIVITA SPARITA”
Clementino, alzo gli occhi e… dov’è la
Le fiere tradizionali, porchetta, vino, caval“torretta della Ceramica Sbordoni”?
li, mucche e maiali coi loro “profumati”
Dimenticavo che è stata sacrificata in
escrementi, lupini, cainelle, bruscolini,
nome dell’edilizia. Per fortuna c’è ancora,
noccioline, insomma di tutto di più. Certo
sempre lì, in via della Repubblica, la “fonil rimpianto, almeno per quelli della mia
tanella”, ultimo simbolo tangibile di quella
generazione c’è, ma quanto detto sopra,
infanzia “Catamellese”, che erogava acqua
sono sicuro ha contribuito in modo detera tutto il quartiere e placava “arsure” prominante a rendere un futuro migliore a chi
vocate da interminabili scorribande. Poi,
è……venuto dopo Civita Sparita.
salendo per Via
Mazzini, le ciminiere della fabbrica per antonomasia “La Ceramica
Marcantoni”:
esse sono rimaste
a perenne ricordo
di quella industria
che ha fatto conoscere
Civita
Castellana
nel
mondo.
Quante
volte siamo discesi
con le nostre “carrettelle”, ribaltandoci quando cedeva o si sfilava dal
mozzo il cuscinetto
a sfera che fungeva da ruota. E’ in
questa zona dove
ho trascorso gran
parte della mia
infanzia, che i
rumori, le voci, e i
ricordi riprendono
forma e rivivono. Civita Castellana - la Torretta della Ceramica Sbordoni prima della demolizione
20
Campo de’ fiori
Una “Fabrica” di ricordi
Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma
Pane e olio
L’albero dell’ulivo è uno
dei più vecchi e più belli
del mondo. La sua classicità insuperata è avvicinata soltanto da quella dei cipressi (altro
albero sacro e mitologico, basti ricordare
di
Filomone
e Bauci, due
Sandro Anselmi
sposi che vennero trasformati,
alla
loro
morte, in due cipressi vicini perché potessero continuare a vivere insieme nei secoli).
Lo troviamo già raffigurato sui vasi greci e
su quelli etruschi, anche in scene dove si
vedono figure intente all’abbacchiatura
delle olive. E’ con l’olio di oliva che si
cospargono gli atleti greci di Olimpia. Una
palma di ulivo si fa benedire in chiesa il
giorno della Domenica delle Palme, quale
simbolo di pace. Un ramoscello di ulivo è
ciò che riporta la colomba a Noè come
simbolo di vita, dopo placate le piogge torrenziali del Diluvio Universale. Con il legno
di ulivo sono state realizzate le più belle
statue lignee (anche quella del nostra San
Matteo).
In Toscana, grande terra di cultura e tradizioni, s’incontrano sovente lunghe file di
ulivi secolari, intercalate da cipressi, che
disegnano i viali dei più bei monumenti e
delle più belle ville. Nel Salento, nelle
Puglie, la loro ombra fa da riparo ai greggi che meriano. I tronchi nodosi, mai
uguali, portano i segni del tempo e delle
mani dell’uomo.
Quasi tutti gli ulivi del paese erano di proprietà del Conte Cencelli, a cominciare dal
limite esterno del giardino (anch’esso ricco
di cipressi secolari), per arrivare fino all’arco di piazza. Il conte aveva, perciò, tanto
olio da poterlo donare alla chiesa per l’accensione dei lumi votivi che illuminavano
tutti gli altari. Le famiglie contadine, invece, nella loro più profonda povertà, conservavano quel poco olio che producevano
per accendere i lumi di casa e delle tombe
dei proprio cari, mentre per cucinare usavano esclusivamente il lardo di maiale.
Solo più tardi potè essere apprezzata dai
bambini la più semplice e genuina merenda con il pane ed olio.
Più tardi a Fabrica vennero piantati altri
uliveti ed anche mio padre fece scassare
dalle macchine “favole” (trattrici Fowler),
un terreno a Cencianello, e ne mise a
dimora oltre cento. Mi ricordo che una
volta, ancora bambino, avevo provocato la
sua disperazione, quando per giocare mi
ero attaccato ad un ramo e l’avevo rotto!
Gli ulivi vennero decimati dalla neve e dal
gelo dell’inverno del ’56. Alcuni contadini,
addirittura, andavano di notte nei campi
ad accendere fuochi vicino alle piante perché non gelassero!
Quanto freddo per raccogliere quei frutti!
Tutti vestiti di stracci, goffi e intirizziti.
Quanto calore la sera accanto al fuoco,
mentre si cuocevano nella padella le olive
migliori della giornata, condite con qualche pomodoro “spiccato dai mazzi” ed un
pizzico di finocchio essiccato.
Oggi ci sono gli attrezzi ed i teloni traforati, ieri c’erano i sacchi di iuta aperti e le
vecchie scale, con i pioli che si sfilavano,
Campo de’ fiori
mulini
erano
trascinate dai
somari. I punti
di resa di quegli
anni arrivavano
perfino ad un
23 per cento, e
siccome
non
mancava in quei
locali un grande
focolare sempre
acceso,
l’olio
appena macina-
Un vecchio mentre libera i “fiescoli” dalla sansa.
fermati con il fil di ferro, e le ardite arrampicate sui rami, che costavano spesso rovinose cadute.
Anche i mulini, a memoria dei nostri vecchi, nacquero con quello del Conte in Via
San Giorgio. Seguì, poi, quello di “Sor
Tomasso” sotto il “Palazzotto”. Altri due
erano a “For de Porta” (Piazzale Garibaldi),
uno, sotto l’abitazione di Nello Bedini, e
l’altro all’inizio di Via di Portavecchia. Un
altro ancora era sotto il “Palazzo di
Smaniella” (Pascucci). Le macine di questi
21
to veniva testato su una fragrante fetta di
bruschetta, arricchita abbondantemente di
aglio.
Più recentemente si sono insediati i fratelli Salvi in Via della Stazione della Roma
Nord, prima, e in Via dei Pozzi oggi; ed i
Fratelli Mazzasette in Via Vignanello, con i
loro mulini supertecnologici.
Fabrica di Roma, anni’70.
Da sx: Cristiano e Paolo Carosi e Rosa
Anselmi intenti nella raccolta delle olive.
Campo de’ fiori
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Promuove il bello italiano: splendide ragazze per meravigliosi panorami della penisola
Calendario Bellezze d’Italia
Per Stella Paolini, Miss Bellezza d’Italia Lazio, è stata scelta Tarquinia
Sabato 7 Novembre 2009 alle 19,30 presso l’Uliveto Principessa (Park Hotel e SPA)
a Cittanova in provincia di Reggio Calabria,
si è svolto il Gran Gala Première per la
presentazione nazionale del Calendario
2010 del concorso “Bellezze d’Italia” in cui
il Made in Italy è rappresentato da Alviero
Martini, Angelico, Chiara Boni, Gattinoni,
Miss Bikini, Regina Schrecker, Renato
Balestra, Tilù.
Il calendario Bellezze d’Italia ha l’obiettivo
di promuovere il “bello” di matrice italiana
mettendo in mostra luoghi incantevoli,
suggestivi ed insoliti della nostra penisola;
esaltando la storia, l’arte, la cultura del
“bel paese” e coniugando le nuove collezioni delle grandi firme della moda alle
dodici modelle protagoniste, scelte con dei
casting effettuati dalle agenzie di moda in
tutte le regioni.
Il calendario, prodotto dall’Associazione
Nazionale Bellezze d’Italia presieduta da
Francesco Grasso, confezionato da professionisti di altissimo livello, sta diventando
un “caveau” scelto dai più rilevanti produttori, operatori e professionisti italiani per i
propri partner, diventando così un oggetto
“cult”, particolarmente ambito dai collezionisti.
Il Gran Gala Premiere si aprirà con il Talk
show dal titolo “Essere Belli Conviene?” cui
interverranno le dodici modelle, gli stilisti,
l’attore Giorgio Pasotti, la scrittrice Hélène
Blignaut, il creativo e fashion designer Elio
Fiorucci, le stiliste Chiara Boni e Tiziana
Sabbatucci per TILU’, il direttore di Extra
Alessandro Rostagno e Micaela Foti da Ti
Lascio una Canzone su Raiuno. Condurrà
Nino Graziano Luca, direttore artistico del
progetto BELLEZZE D’ITALIA.
Il Talk Show -corredato da fantastici dipinti e sculture di Botticelli, Michelangelo,
Tiziano, Antonio Canova; foto di Gianni
Berengo Gardin; filmati sul Balletto e
l’Opera- culminerà nella presentazione del
Calendario 2010 di “Bellezze d’Italia” realizzato dal fotografo Max Botticelli.
In una delle dodici fotografie è ritratta Stella Paolini, Miss Bellezze
d’Italia Lazio, con sullo sfondo uno
dei più suggestivi angoli della città di
Tarquinia.
Campo de’ fiori
23
STUDIO DI CONSULENZA
Neuropsichiatrica, Psicologica, Logopedica,
Psicopedagogica
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PERDITA DELLA VOCE PER PARALISI CORDALE
DA ESITI CHIRURGICI E AFONIA PSICOGENA
Può capitare, a causa dell’intubazione
delle vie aeree in interventi chirurgici di
vario tipo oppure dopo l’asportazione di
noduli o polipi da tiroide e laringe, che il
paziente si risvegli afono (privo di voce)
per la paralisi, più o meno temporanea, di
una o di entrambe le corde vocali, provocata dalla lesione accidentale del nervo
ricorrente, che irrora le corde stesse. Le
implicazioni psicologiche di una situazione
di questo tipo sono notevoli, a causa delle
inaspettate conseguenze dell’intervento su
quello che è il principale strumento comunicativo di cui l’uomo è in possesso. Le
probabilità che questo accada non sono
molto alte, ma è importante sapere che
una tempestiva ed adeguata terapia foniatrica è in grado di ripristinare, in tempi
variabili ma generalmente non troppo lunghi, le perdute capacità vocali del paziente. Con una frequenza bi/trisettimanale si
potrà attuare un programma terapeutico
personalizzato. Una buona voce poggia su
una buona respirazione, generalmente
male impostata in gran parte della popolazione, e questo è il primo passo del nostro
intervento. Seguono esercizi tensori e
adduttori delle corde vocali, mirati a ripristinare la motilità cordale e a colmare il
deficit a livello glottico, responsabile dell’afonia, accompagnati da un massaggio
manuale che eserciterà una spinta sulla
corda verso la rima di congiunzione con
l’altra. Laddove la corda lesa non recuperasse la sua motilità, si opererà affinché la
corda sana possa compensare, riducendo
il deficit adduttorio e potenziando la propria capacità fonante. È fondamentale la
collaborazione del paziente anche a casa,
dove potrà ripetere gli esercizi svolti in
seduta.
Avere fiducia nel trattamento e mantenere
un atteggiamento positivo favorirà il recupero funzionale della voce nei tempi previsti. Altro caso è l’afonia psicogena, ossia
una perdita totale della voce dovuta a fattori di origine esclusivamente psicologica
ma che, apparentemente, si presenta
come una grave disfonia. Diffusa soprattutto nelle donne, viene “smascherata”
con un semplice “trucchetto” diagnostico,
qualora siano state escluse patologie o
disfunzioni a carico dell’apparato fonatorio: se la paziente riesce a tossire in modo
sonoro, mentre il medico la infastidisce
trattenendole la lingua fuori dalla bocca,
questo è il segnale che nulla di organico
impedisce una corretta fonazione, bensì
gravi problematiche emotive.
Con un adeguato supporto psicologico ed
una appropriata terapia foniatrica, questo
“blocco” si risolve spesso in tempi brevi
con un recupero totale, ma è proprio il
caso di dire che il sintomo ci parla di qualcosa di profondo, che va risolto per evitare recidive. Entrambe le situazioni descritte rientrano in ambito foniatrico, ma con
grosse
componenti
psicologiche.
L’intervento più efficace sarà, pertanto,
una buona presa in carico globale della
persona, con un approccio fortemente
empatico ed una stretta collaborazione con
tutti i membri della famiglia. La risoluzione,
rapida e definitiva, di questo tipo di disturbi consente un recupero di fiducia ed autostima nei soggetti interessati, tale da permettere loro l’immediato ripristino delle
relazioni familiari e sociali e la ripresa di
tutte le attività, lavorative e non, svolte in
precedenza, senza lasciare segni particolari di quell’“isolamento”, conseguente al
disturbo, dovuto alla impossibilità di “farsi
sentire” dagli altri.
a cura della Dott.ssa Elisabetta Imbrò
Logopedista
Campo de’ fiori
24
regio
egno
B
i
d
a
t
Civi
Le guide di Campo de’ fiori
...continua dal numero
63
ITINERARIO TURISTICO
Civita di Bagnoregio è
collegata al resto del
mondo da un unico e
stretto ponte di 300
metri. Dopo averlo
di Ermelinda
percorso, ammirando
Benedetti
il paesaggio sottostante, quasi con la sensazione di essere
sospesi per aria, si torna sulla terra ferma
dell’alta cima isolata e il primo importante
monumento che si incontra è la Porta S.
Maria, sormontata da una coppia di leoni
che artigliano due teste umane, simbolo
dei tiranni sconfitti dai bagnoresi, come
già sopraccitato. Oltrepassatala, si entra
nel vivo del borgo e si giunge subito nella
piazza principale, dove si può ammirare la
romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo, nella quale sono conservati uno stupendo Crocefisso ligneo quattrocentesco, della scuola di Donatello, e
un affresco della scuola del Perugino.
I palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei
Bocca e degli Alemanni si impongono
nelle viuzze con le tipiche case basse con
balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del
medioevo.
Essendo piccolissimo, il borgo si gira in
poco tempo, ma la cosa bella invece sta
proprio nel gustare a pieno e con tranquillità l’atmosfera di un mondo antico, nel
quale è facile immaginare come la vita era,
e ammirare il panorama circostante di un
paesaggio completamente incontaminato
perchè impervio, silenzioso e incantato.
FESTE E TRADIZIONI
Nonostante il borgo sia ormai quasi disabitato, almeno quotidianamente, coloro che
sono legati ad esso, nonostante si siano
stabiliti nei paesi limitrofi che offrono più
comodità e opportunità, mantengono vive
le tradizioni e organizzano manifestazioni
per tenere in vita e far conoscere Civita.
Civit’arte è una rassegna di teatro,
danza e musica di rilevanza nazionale, che
si svolge durante il mese di Agosto.
La Tonna ha luogo due volte all’anno, la
prima domenica di giugno e la seconda
domenica di settembre, sulla piazza principale di Civita. E’ una
corsa di somari con
fantino, che si
svolge
nel
pomeriggio,
dopo
una
breve processione
all’ interno
del borgo di
Civita.
E’
una autentica festa
popolare
per
i
Civitonici,
che
la
seguono con
convinzione e
Un vicolo
passione. Nel
paganesimo l’asino era considerato un animale intelligente e soltanto nell’era recente
è diventato il simbolo di ignoranza e
testardaggine, ma durante la tonna riguaVi invitiamo ad indovinare il personaggio
misterioso riprodotto
nella foto accanto. I
primi 3 che lo identificheranno e ne
daranno comunicazione in redazione,
riceveranno un
simpatico omaggio
offerto dalla
Gioielleria Ponte
Vecchio.
Chiesa di San Donato
dagna la sua statura da protagonista.
Festa della castagna si svolge da metà ottobre e vengono
offerte fumanti caldarroste ai
turisti. Nel recente passato la
castagna era parte integrante
delle risorse economiche di
Civita.
Presepe vivente è una delle
manifestazioni più suggestive di
Civita, che si svolge nel periodo
natalizio fino alla Befana. Oltre 50
figuranti in costume dell’epoca rappresentano la natività di Gesù Cristo. La
manifestazione inizia alle ore 17,00 e termina alle ore 19,00 dei giorni 26 dicembre,
1 e 6 gennaio.
SAPORI TIPICI
Ottima, perché assolutamente artigianale,
la lavorazione della carne suina, anche nei
prodotti offerti al pubblico dalle macellerie,
che sono anche norcinerie (prosciutto, salsicce, capocolli e lombetti, pancetta arrotolata con spezie e aromi, porchetta).
Il piatto tipico del borgo sono le fettuccine,
rigorosamente fatte con il sugo di interiora
di pollo.
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Campo de’ fiori
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La mela e il pane
Quando i lettori
apriranno il libro
della Genesi, vi
troveranno scritte,
fra le altre, le
seguenti parole:
“allora il Signore
Dio modellò l’uomo con la polvere
del terreno e soffiò
nelle sue narici un
del Prof.
alito di vita; così
Massimo Marsicola
l’uomo divenne un
essere vivente”.
Poi il Signore Dio piantò un giardino in
Eden, ad oriente, e vi collocò l’uomo che
aveva modellato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d’alberi,
attraenti per la vista e buoni da mangiare,
e l’albero della vita nella parte più interna
del giardino, insieme all’albero della conoscenza del bene e del male”.
Sento il bisogno di spiegare ciò che, al di
là delle figure, appare plausibile ad una
lettura logica e rigorosa del brano sopra
riportato.
Punto primo: l’uomo è modellato dalla polvere; per questo il suo significato originario è “il fatto di terra”. Modellato dalla polvere secondo una forma che è la medesima immagine con Dio. Ma prima dell’uomo
c’è la polvere, il suolo. Il suolo da cui è
tratto, senza il quale non poteva esser
tratto, modellato e fatto vivere. Dalla terra
esce il modello; ma dallo spirito riceve la
vita (alito di Dio). La creazione della Terra
è preludio alla creazione dell’uomo.
Plasmata la terra secondo il modello che
Dio ha voluto dare all’uomo, alita in lui.
E per questo alito, “il fatto di terra”, diventa un essere vivente. Ora, in lui è presente la terra (il corpo) e il cielo (l’alito di
vita).
Punto secondo: dopo aver creato l’uomo a
sua immagine, Dio piantò, ad oriente, un
giardino.
In Eden lo piantò, e vi collocò l’uomo. Ciò
potrebbe far pensare che l’uomo è stato
creato ad occidente, e ciò contraddirebbe
l’idea che l’occidente è la terra dell’occaso,
terra del tramonto. Sarebbe invece la terra
della nascita dell’uomo, del fatto di terra.
Il fatto di terra, non è stato lasciato laddove è stato plasmato, ma è stato spostato a
oriente dove per lui è stato piantato un bel
giardino. Ciò è segno del fatto che l’oriente va incontro all’occidente e che dove si
incontrano formano quell’intero che sa di
essere terra e cielo. Se tale giardino è delimitato dai quattro fiumi, corrisponde ad
un’area che va dall’Africa orientale, passa
per l’Arabia Saudita e giunge alla regione
che comprende l’Iraq e l’Iran.
A occidente si trova il monte di Dio, il
Sinai. Il luogo dove Dio si è rivelato agli
uomini. Il luogo probabilmente dove Dio
ha plasmato il primo uomo, giacchè Dio
non è senza l’uomo e l’uomo non è senza
Dio. Qui è l’antico suolo di Israele, rimasto
senza nome finchè il popolo da cui prende
il nome non decise di tornare.
L’uomo, il fatto di terra, è stato plasmato
da Dio e messo nel suo giardino affinchè lo
lavorasse e lo custodisse.
Dio dà all’uomo questo compito: di lavorare e custodire il giardino nel quale è stato
posto.
Punto terzo: nel giardino di Eden, dove
cresceva ogni sorta di pianta, Dio vi pose
due alberi specifici che chiamò rispettivamente “l’albero della vita” e
“l’albero della conoscenza del
bene e del male”. Molte cose
abbiamo appreso circa l’albero della conoscenza del
bene e del male, mentre
pochissime o nessuna,
sull’albero della vita.
Nel racconto, l’albero
della vita viene citato
per primo, quasi a dire
che laddove c’è la vita ci
si deve aspettare sia il
bene che il male. Ma
anche che solo il Vivente,
Colui che dà la vita conosce sia il bene che il male.
E il Vivente è presidio accanto a chi viene insidiato. L’uno e
l’altro – si legge – vengono posti
nella parte più interna del giardino. Ciò comporta che per individuarli
occorre fare una ricerca, un cammino
verso l’interno. Ma poiché l’albero della
conoscenza del bene e del male è posto
nelle immediate vicinanze di Adamo e di
Eva, questa ricerca avviene già coi loro
primi passi, e questo giardino, da luogo
fisico della Terra, diviene luogo metafisico:
è l’anima che Dio ha posto nell’uomo nell’atto di crearlo. Suo compito è quello di
lavorarla e di custodirla allo stesso modo
di come farebbe un giardiniere con il suo
giardino.
Le erbe infestanti sono le passioni che si
scatenano incontrollate e che generano il
peccato.
L’albero della vita è Cristo stesso, Colui per
mezzo del quale ogni cosa è stata fatta e
salvata. Chi lo accoglie in sé, ben anche
morto per il peccato, accetta di tornare
ogni volta in vita.
Si può concludere che il fatto di terra è
chiamato dal cielo a diventare cielo, vincendo ciò che il peso della terra gli impone in termini, di passioni e di peccato.
Il lavoro che deve compiere per ottenere
questo risultato è quello di custodire e di
curare la propria anima, il proprio giardino.
Campo de’ fiori
266
100
9.8.1927. Pasquetta all’età di 18 anni.
Avvolta in un grande scialle di lana che la
copre dal primo freddo autunnale, piccola,
ma con un grande sorriso, mi viene timidamente incontro appena entro in casa sua. I
capelli candidi, le rughe che segnano il viso
delicato e la camminata lenta, lasciano trasparire i suoi lunghi 100 anni, che non si
direbbero, però, sentendola parlare con
grande serenità e lucidità. I ricordi di tanti
anni passati, come accade spesso alle persone anziane, sono molto più vivi nella
mente, di quanto non lo siano quelli più
recenti. Ed inizia così a raccontarmi la sua
vita. Pasqua nasce il 7 aprile 1909 a
Corchiano da Augusto Marconi e Giuditta
Lilli, ed è la seconda di due figlie femmine.
Sua sorella maggiore si chiama Teresa, ma
tutti in paese la chiamano Annunziata,
mentre lei deve il suo nome al fatto di essere nata il giorno di Pasqua, nome che è
stato trasformato, da subito, nel diminutivo
Pasquetta e che a lei non è mai particolarmente piaciuto. Abitava in Piazza Garibaldi,
meglio conosciuta come “Piazza Padella”,
per la sua singolare forma. Frequenta le
scuole elementari sotto la guida della maestra Baldoni e del periodo della sua fanciullezza, ricorda bene quando da casa sua
andava a prendere l’acqua fino a Piazza IV
Novembre, dove era la fontana ed anche il
lavatoio, e quando andava a cuocere il
pane, impastato da sua madre, al forno di
Lucia, che era proprio vicino casa sua.
Durante le processioni delle feste religiose,
inoltre, veniva vestita da “angioletto”, come
si usava all’epoca, e tutti le facevano i complimenti per quanto fosse carina. Ha vissuto due guerre sulla sua pelle e della prima,
scoppiata quando era ancora molto piccola,
ricorda che i giovani chiamati alle armi,
prima di partire, facevano un giro per il
paese per salutare tutti e cantavano così:
anni sempre verdi...
Pasqua Marconi
“E non ti lascio sola ma ti lascio un figlio
costringendoli a vivere per diverso tempo
ancora, sarà quel che ti consola, figlio del
come sfollati. Tornano a Roma, dove, tuttaprimo amor!”. Legato a questo evento che
via, non hanno più nulla e capiscono che
sconvolse il mondo intero, ricorda un altro
l’unico posto dove poter andare è
triste aneddoto: due giovani, finalmente di
Corchiano, questo piccolo paese, che, forritorno dal fronte, sulla strada di casa si
tunatamente, ha vissuto la guerra in modo
imbattono in un palo della luce caduto a
marginale, e nel quale vivono ancora i geniterra a seguito di un forte temporale e, neltori di lei. “Abbiamo respirato quando siamo
l’oltrepassarlo, uno dei due, urtandolo,
arrivati qui”, dice Pasquetta. Ma appena si
rimane folgorato. Proprio durante il periodo
ristabilisce la normalità, Giovanni decide di
della sua infanzia, il padre, come molti altri,
riportare la sua famiglia a Roma, dove non
decide di partire per l’America in cerca di
aveva mai smesso di lavorare perchè la
fortuna, ma non riesce a stare per molto
BREDA, durante la guerra, era stata tratempo lontano dalla sua famiglia e, ben
sformata in fabbrica d’armi. Là Carlo termipresto, ritorna a Corchiano. All’età di undici
na gli studi e Pasquetta mette a frutto il
anni viene mandata a Roma, presso una zia
mestiere che aveva imparato da ragazza,
che non ha figli, e lì inizia a seguire corsi di
iniziando a fare piccoli lavori di sartoria a
taglio e cucito, che le saranno molto utili in
domicilio, per aiutare la famiglia ad andare
futuro. Di tanto in tanto torna al suo paese
avanti. A Roma rimangono fino a che
d’origine, dalla sua famiglia, e quando
Giovanni non va in pensione. Da quel
torna per ricevere la sua Prima Comunione,
momento in poi si ritirano definitivamente a
porta con sé “il vestitino delle sette domeCorchiano, tutti tranne Carlo che lì si è fatto
niche”, che le era stato regalato da sua zia.
la sua vita. Pasquetta è rimasta vedova
Ma a Roma, oltre che ad imparare il mestieormai qualche anno fa, ma c’è sua figlia a
re e a tener compagnia alla zia, conosce l’atenerle compagnia. E’ stata molto legata a
more. Si innamora di un giovane che abita
suo marito e, certamente, anche le condiproprio accanto a loro, Giovanni
zioni di salute di Lidia hanno, ahimè, conEvangelista, con il quale stringe amicizia
tribuito a rafforzare il loro rapporto.
grazie ad una sua cugina. Pasquetta e
Pasquetta ricorda con grande piacere le
Giovanni si sposano e continuano a vivere
lunghe passeggiate che facevano tutti
nella capitale, dove Giovanni lavora come
insieme a Villa Borghese e al Giardino
meccanico presso la BREDA. Nasce il loro
Zoologico. “Mio marito mi diceva di vestire
primo figlio, Carlo, e tutto sembra andare
bene i bambini per andare a passeggio.
bene, fino a quando, purtroppo, non arriva
Non usciva mai senza portare anche noi!”,
la seconda grande guerra a stravolgere la
mi dice. E’ ancora in grado di badare a se
vita di tutti. Appena scoppia il conflitto la
stessa ed a sua figlia, con la quale esce
famiglia Evangelista abbandona la città, invasa dai
tedeschi e sempre più esposta ai bombardamenti, per
trasferirsi in un luogo apparentemente più sicuro. A
Pontecorvo, in provincia di
Frosinone, vivono, infatti, i
genitori di Giovanni. Ma
Cassino, che è vicinissimo,
è una roccaforte dei tedeschi, tanto che la loro casa
viene utilizzata come centrale elettrica. Pasquetta,
proprio in questo periodo,
porta avanti la sua seconda
La famiglia riunita in occasione del 94esimo compleanno di
gravidanza, e quello per lei Pasquetta. In piedi da sx: Maurizio, Carlo e la moglie e Stefano.
non è affatto un luogo tranSeduti da sx: Emanuela, Pasquetta e Lidia.
quillo. Lidia, infatti, la
secondogenita, subisce tutte le paure e le
ancora sottobraccio per le vie del paese.
tensioni che provengono dal drammatico
E’ un vanto per tutti i suoi nipoti, vista la
mondo esterno e, quando nasce, le viene
sua tempra, la lucidità e la dolcezza che la
diagnostica una sofferenza prenatale, che
caratterizzano. Nonostante le sofferenze,
segnerà, purtroppo, tutta la sua vita. La
ama sempre e di più la vita!
guerra giunge finalmente al termine. Gli
E’ la nonnina tenera ed amabile che ognuAlleati hanno sconfitto i tedeschi, che,
no di noi vorrebbe avere!
prima di lasciare Cassino, però, fanno salErmelinda Benedetti
tare in aria la casa di Pasquetta e Giovanni,
Campo de’ fiori
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Associazione Artistica Ivna
Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte
GALLERIA DI LUCE DAL PASSATO AL PRESENTE, SUSSURRI DI VITA E DI MORTE,
STRUGGENTI SENTIMENTI NEGLI SCENARI ARTISTICI DI GIOVANNI TRAVAGLINI
Autodidatta, ispirato al
passato, di stile soggettivo, prevalentemente
metafisico riconducente
a De Chirico con studio
particolareggiato
dei
toni cromatici, ricchezza
a cura della
di tecnica e passione
Prof.ssa
struggente. Opere spesMaria Cristina
so rifacenti anche a un
Bigarelli
genere di pittura rinascimentale, non palesemente novecentesca
diversa dalla metafisica il cui pennello va
oltre “la concreta apparenza fisica, al di là
dell’esperienza dei sentimenti”.
Numerosi sono i riferimenti ed i periodi
storici riprodotti. C’è un filo rosso la cui origine rinascimentale passa per il Settecento
fino al Surrealismo e anche ad un certo
Iperrealismo Americano. La sua interiore
fonte ispiratrice lo incoraggia a scegliere
uno stile scevro dal comune. In Travaglini
è presente un’impronta spirituale alla
ricerca del “non esplicito”. La dimensione
del tempo e dello spazio ricorre in quasi
tutti i quadri similmente all’opposizione
morte-vita. Un tentativo di amalgamare la
divisione spazio-tempo dando allo spettatore e a se stesso l’intuizione di qualcos’altro… Giovanni Travaglini parte da un realismo che viene frantumato, perché riferentesi a un tempo del passato che incontra il presente: da questo confronto, scaturisce il tentativo di annullare lo spazio.
In alcuni quadri ci sono riferimenti più precisi al passaggio del tempo e alla caducità.
In Vel Saties appare l’interno di una stanza buia che si affaccia su una portafinestra
che, a sua volta, dà su un terrazzo prospiciente sul mare, con vista estiva. In essa,
insieme all’arredo da inizi Novecento, ci
sono alcuni elementi che ricordano vite
trascorse a partire da un quadro a giorno
che riproduce un poster turistico con
immagini riprese dai dipinti del ciclo della
tomba François di Vulci. Vel Saties era un
Comandante etrusco che in questo dipinto
è insieme al figlio di dieci anni che gioca
con la rondine. Un’immagine di un
momento lontano colto in una giornata di
forte presenza solare, un padre e un figlio
che giocano. All’esterno si intravede un
balcone con un bambino nel momento
presente che gioca con la paletta e il secchiello e, accanto, non nettamente, si
intuisce la presenza di un uomo, che probabilmente è il padre. Quindi un momento
presente del rapporto padre figlio, che
rispecchia questa immagine in ombra del
quadro di Vel Sateis di 2500 anni fa. Un
Ritorno, una Vita, un Riverbero di vite dal
passato al presente. Che cos’ è il
Passato?... Che cos’ è il Presente? Che cos’
è la Vita? Travaglini avvia un gioco di
rimandi tra passato e presente, tra vita e
morte, avvolto nel tempo che inesorabilmente scorre portando a compimento i
nostri destini. In altre opere i riferimenti
peculiari appaiono più velati, anche se perfino nella serie delle tombe etrusche c’è
questa impronta: passato, presente identificati in un’opposizione di luce e ombra, di
morte e vita. Dinamica temporale, assoggettamento spaziale!
La tomba della Caccia e Pesca guida l’occhio dall’interno gettandosi su una piana di
stampo metafisico in cui è presente la cen-
Grande protagonista della creazione pittorica di Travaglini è il silenzio nel quale l’artista sperimenta, ben meditando la tempificazione dell’opera, nella quale, può apparire anche un paesaggio totalmente fittizio, mentalmente pianificato, come nella
Dolce Vita. Delineati anche elementi architettonici tipici della quinta teatrale, con un
muro divisorio che divide lo spazio scenico
in “foreground”, primo piano e “background”, sfondo. Il muro, parzialmente
diroccato, una sola sezione in piedi, ha
una bacheca sulla quale sono attaccati dei
manifesti pubblicitari degli anni ’60… un
po’ stracciati. La foggia alla Mimmo
Rotella, riproduce scannerizzazioni di
trale di Montalto: anche qui il contrasto è
sempre tra presente e passato. Il riferimento è sempre a una vita e a un tempo
che scorrono inesorabilmente. In tutti i
dipinti in cui appare l’uomo, esso viene
ritratto,volutamente, in paesaggi giganteschi. Ecco allora che la figura umana,
quando c’è, risulta quasi una fugace apparizione soltanto intuita. In Cassandra, quadro nel quale è in primo piano il vaso etrusco che sta per essere ricomposto, l’archeologa-restauratrice non c’è, non si
vede: la sua presenza la si può captare per
un mozzicone di sigaretta e per un fermacapelli. Anche in Ulisse la presenza umana
è appena accennata. La successione del
quadro nel quadro introduce l’etrusco, l’elemento ornamentale di una nave con evidente cenno al mito dell’Odissea, alle figure di Ulisse e sullo sfondo, nel vetro, si
riflette una vela fendente le acque marine,
curiosamente alle spalle dell’osservatore.
Manifesti pubblicitari stampati al computer
e successivamente rincollati sulla tela. La
dimensione del tempo risiede nella fontana a sinistra, simbolo di vita.
I manifesti pubblicitari e alcuni oggetti
stanno ad indicare lo scorrere del tempo di
una certa stagione della vita. Nell’altra
parte del quadro, il muro crolla, i reperti
archeologici sono lì e poi un Nulla su cui si
affaccia in prospettiva un Sole che può
essere sia il Crepuscolo che l’Alba a parlarci ancora di quell’incontro formale del
Passato con il Presente, del Vecchio e del
Nuovo che si fondono e trovano unità nei
sentimenti e nei significati universali che
essi interpretano. Un’immagine gucciniana
del Vecchio e il Bambino…”per mano insieme vanno incontro alla sera” in un tentativo di recuperare con la capacità di un cantastorie ciò che è andato, percorrendo l’esile filo della continuità delle sensazioni
belle, appassionate e tormentate. La tec-
Campo de’ fiori
nica varia dallo spatolato su tavola, sempre all’interno di un lavoro realizzato con
olio o oli alchidici rigorosamente a pennello, all’ olio su tela.
La scelta cromatica è anch’essa profondamente pensata: poco è lasciato al caso, e
poche scene sono istintive, così che all’interno di un contesto ogni particolare risulta sempre molto studiato; partendo sempre dal disegno, la scelta dei colori è equilibratamente coordinata con un certo tipo
di paesaggio, a una certa ora e con una
certa impressione che deve trasmettere.
Così i colori sono quelli e non altri!
L’effetto di luce risulta fondamentale sia
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nei quadri a pieno sole sia in quelli costruiti al momento del crepuscolo; ecco perché
è riprodotto un certo tipo di luce che
necessariamente dà al quadro quasi una
tonalità monocromatica. In tutti i dipinti è
ricorrente un messaggio: il tentativo di
suscitare l’emozione, il sentimento che
coglie Travaglini di fronte a un tramonto, a
un paesaggio a lui noto, familiare, evocante impressioni vive e vibranti del territorio
tuscio-maremmano. Le immagini scenografiche di Giovanni sono rilanci dell’infanzia, bagliori dei primi anni della sua esistenza, il ritornare indietro nel tempo, a
ritroso fino all’origine…è il “sentire” la Luce
da cui si proviene. La sua Arte è un pretesto per trasmettere la sensazione di un
qualcosa che sta oltre, per cui vi è sempre
all’orizzonte una linea marcata verso la
quale si focalizza lo sguardo, segno di divisione tra piano, terra e cielo, sempre lontano, quasi a incoraggiare a oltrepassare
mentalmente e spiritualmente quella linea,
che rappresenta il filo conduttore dal passato al presente, anche se questa volta la
posta in gioco è più alta, perché esso
potrebbe guidarci verso la Verità Infinita,
Misteriosa, dalla quale l’Uomo e la sua Arte
non possono prescindere!
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Chi è San Bonaventura da Bagnoregio
IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER
Parigi e la sua Università nel 1236 (II° parte)
Sotto il regno di Carlo
Magno vennero in
Francia due monaci
scozzesi, i quali andavano per le città gridando che vendevano scienza a chi
volesse comprarne.
L’Imperatore, a cui
giunse la voce, fattili
di Secondiano Zeroli chiamare, domandò
loro se fosse vero
che avessero scienza da vendere, ed essi
risposero che ne avevano per dono e grazia di Dio. “Richiesti dal sovrano per quale
mercede volessero insegnarla, replicarono
i monaci, bastar loro ricovero e nutrimento sufficiente al corpo con un luogo adatto
per predicare la sapienza, purchè venissero loro condotti fanciulli ingegnosi per
riceverla. L’Imperatore, amico delle scienze, dispose per il vitto e per l’alloggio nel
proprio palazzo e li tenne presso di sé finchè non si dovette muovere in guerra.
Ordinò allora ad uno di essi, che aveva
nome Alcuino, di seguirlo per scrivere le
sue gesta e all’altro, chiamato Clemente,
di rimanere a Parigi, onde rimanesse sempre vivo il culto per le scienze. Questa fu
l’origine prima di quella che fu poi la chiara e famosa Università di Parigi”.
Gli stabilimenti scolastici di Carlo Magno
non sarebbero però sopravvissuti se la
Chiesa non se ne fosse fatta custode in
quei secoli di ferro, come di tutta la cultura che essa guidò attraverso le guerre barbariche, quale un sacro Palladio, nel porto
della civiltà dalla stessa cultura prodotta.
Dapprincipio la parola Universitas, significando nella sua etimologia, una categoria
di persone o cose, volle soltanto rappresentare l’accolta dei dottori delle scuole
parigine, e a questo senso nei primi atti e
mandamenti emanati da quelle scuole. Ivi
la formula: “noverit Universitas vestra”,
era impiegata in tutti i protocolli e figurava
in capo a tutti i diplomi. Prendendo in
seguito un senso più lato, il vocabolo
Universitas indicò la totalità degli studenti
e degli insegnanti; quindi significò la istituzione universitaria da loro composta e,
finalmente, i vasti edifici e la stessa contrada della città di Parigi sulla riva sinistra
della Senna, destinati alle scuole. Gli annali dell’Università risalgono ai corsi pubblici
ivi tenuti da Pietro Abelardo, succeduto
nella cattedra ai dotti maestri Guglielmo di
Champeaux e Anselmo di Laon.
La scuola dipendeva dalla Chiesa oltrechè
moralmente anche materialmente e le
lezioni avevano luogo nel chiostro dell’antichissima cattedrale di Notre-Dame.
Intorno al 1160 la Università di Parigi era
salita talmente in considerazione che il re
d’Inghilterra Enrico II, voleva scegliere per
arbitri d’una questione sorta tra lui e l’arcivescovo di Canterbury, gli studenti delle
varie nazioni dimoranti a Parigi. Un diploma del re di Francia Filippo Augusto (lo
stesso che edificò i maestosi palazzi del
Louvre e che ampliò la chiesa di Notredame), stabilisce i privilegi dell’Università,
le sue immunità e i suoi membri, fissando
le franchige di fronte alla giustizia laica e
regale.
Nel 1260 il corpo universitario sarà regolarmente costituito e funzionante in tutti i
suoi ordini.
Gli studenti erano dapprima divisi in gruppi (le nazioni), secondo la analogia di lingua e di indole. Vi erano le nazioni di
Francia, d’Inghilterra , di Normandia, di
Piccardia. La nazione di Francia si componeva di cinque tribù, che comprendevano
tutta la parte meridionale d’Europa,
così lo studente italiano o spagnolo, doveva iscriversi a una delle
tribù della nazione francese. Più
tardi si stabilì una classificazione
diversa e nacquero le facoltà. La
più importante fu quella “Es Arts”,
delle arti, che abbracciava lo studio
della grammatica, dell’Umanità e
della Filosofia. Considerate sotto un
altro aspetto, le arti liberali comprendevano
il
Trivium
(Grammatica, Retorica, Dialettica)
e il Quatrivium (Aritmetica,
Geometria, Musica, Astronomia).
Ponendo mente all’importanza
della Chiesa nel Medioevo, non ci
sarà da meravigliarsi se constateremo che l’insegnamento religioso
era unico oggetto di un’altra facoltà, cioè di quella di Teologia.
Quando nacquero gli ordini monastici di S. Domenico e di S.
Francesco, gli antichi maestri di
Teologia fecero una levata di scudi
per escludere dalle cattedre i membri di
questi Ordini, ma papi e re furono praticamente sempre a favore di questi ultimi,
che così poterono ricoprire due cattedre
all’interno della facoltà.
Ma torniamo al funzionamento generale
dell’Universitas. Ogni nazione aveva un
procuratore e ognio facoltà un decano. La
facoltà delle Arti aveva quattro decani e si
era attribuita il diritto di nominare il
Rettore Magnifico, che doveva essere scelto tra propri docenti. Sebbene in principio
non rimane in carica che sei settimane,
pure grandi prerogative erano annesse alla
dignità del Rettore ed egli esercitava giurisdizione sovrana su tutte le scuole e i territori di esse. Era chiamato a partecipare ai
consigli regali e marciava nelle sfilate al
fianco
dell’arcivescovo
di
Parigi.
L’assunzione della carica di Rettore e la
sua deposizione, erano effettuate in
pompa solenne, con grande sfarzo di
vestiti e con cori e musici di prestigio.
Soltanto il procuratore fiscale, che veniva
in dignità subito dopo di lui, poteva in
alcuni casi controbilanciare la preponderanza, perchè gli altri avevano ben poco
potere. V’era comunque il tesoriere che
teneva la gestione dei proventi e redditi,
costituiti dalla tasse scolastiche, da moltissimi legati, dal prodotto dei terreni universitari chiamati: “le prez aux clercs”, nonché
dalle “messaggeries”, ossia invii di oggetti
e lettere agli studenti, nelle quali è d’uopo
riconoscere le origini delle nostre poste. Lo
scriba aveva la cura dei registri insieme ai
cancellieri, e, ultimi nella gerarchia, i bidelli o apparitori, dediti a servirsi di vigilanza
e alla pulizia dei locali a loro affidati. Due
soli gradi dividevano l’organismo universa-
tario prima del XIII secolo: da una parte
gli studenti, dall’altra i maestri. Le distinzioni di bachelier, lincenciè e docteur, vennero più tardi. Comunque qualsiasi persona che si riteneva sufficientemente abile,
coraggiosa e preparata ad affrontare il
pubblico, poteva aprire una scuola e il suo
merito era determinato da quello che oggi
si direbbe il successo. L’aggregazione di
tutte le scuole tra le ufficiali e le (chiamiamole così) semi-ufficiali, formò il
“Quartiere Latino”, accresciuto sempre da
nuovi collegi e da nuove sale d’insegnamento. Dante ha reso noto col nome di
“Vico degli Strami”, quella di S. Giuliano
nella via de’ Foraggi, dove gli scolari sedevano su giacigli di paglia sparsi sul pavimento e il magister su una scranna collocata sopra un gradino.
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
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“Il Fumetto”
LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA
PROTEGGI LA MIA TERRA di Saki Hiwatari
edito da Panini Comics – 32 volumi, conclusa
Affascinante e intrigante. Un amore talmente
forte da perdurare oltre
la morte. Un desiderio
di vendetta, altrettanto
forte, da non estinguersi con la fine della vita
che contribuirà a rendere la storia molto più
di
Daniele Vessella appassionante, ponendo il lettore dinnanzi a
un bivio: disapprovare o giustificare?
Questi sono gli ingredienti che l’autrice
impasta per creare questa eccellente storia.
La Hiwatari ci insegna che vivere il presente guardando il futuro è la cosa più
ragionevole, ma per sette ragazzi, legati
sia nel modo di agire che in quello d’essere da un doloroso e drammatico passato,
non sarà così semplice. Sette ragazzi si
reincarnano, influenzando azioni e pensieri di quelli del presente.
Azione e scene d’amore si mescolano con
sublime efficacia, dando vita a una magica
alchimia.
Un applauso anche alla caratterizzazione
dei personaggi: Saki Hiwatari analizza la
loro psicologia in maniera maniacale, mettendo in scena attori non cartacei… ma
vere e proprie persone con cui il lettore si
può identificare alla perfezione.
Questo crea un legame tra fumetto e lettore che non si spezzerà mai.
Intorno ai protagonisti ruotano un gruppo
di personaggi secondari, ma non sono
mere comparse, hanno la loro importanza
per le relazioni che hanno coi personaggi
principali.
La storia, seppur complessa, scioglie tutti i
nodi che si sono attorcigliati durante l’arco
narrativo.
Si tratta di una storia dai temi fantastici, se
non addirittura fantascientifici… una storia
che punta molto sull’intreccio degli eventi,
per poi scioglierli lentamente facendo luce
sui punti oscuri.
Già dal primo numero vediamo gli elementi che andranno a caratterizzare l’intera
opera: frammenti di sogni… frammenti
apparentemente senza senso, ma che col
proseguire della storia troveranno la loro
precisa locazione e andranno ad incastrarsi all’interno della trama, per creare quel
fantastico mosaico che rappresenta la condizione dei protagonisti.
I sette ragazzi hanno in comune le vite
precedenti di sette scienziati che abitano
sulla Luna e hanno il compito di vegliare
sulla Terra.
La trama si districa attraverso questi due
binari che sembrano destinati a influenzarsi a vicenda: da una parte le vicende dei
ragazzi terrestri, dall’altra la vita degli
scienziati della Luna.
Il disegno, all’inizio acerbo, quasi infantile,
subisce numero dopo numero un’evoluzione, diventando elegante e raffinato arricchendosi di particolari, in un crescendo di
emozioni.
Insomma, “Proteggi la mia terra” non è un
fumetto che va letto alla leggera, ci vuole
attenzione per poter uscire dal labirinto
creato dalla Hiwatari, ma non spaventatevi: l’autrice vi darà tutte le indicazioni,
basta non perderle di vista.
Un manga che consiglio a tutti, appassionati e non.
Un manga che ha insito in sé degli insegnamenti profondi, basta saperli cogliere.
Lascio l’indirizzo del mio blog:
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Campo de’ fiori
32
LA STORIA DEL CIMITERO
DI CIVITA CASTELLANA
di Enea Cisbani
... continua dal numero 63
Ritorniamo alla data fondamentale del 10
Settembre 1882, il giorno in cui in Roma
viene sottoscritto l’atto di cessione da
parte del Ministero delle Finanze al
Comune di Civita Castellana del “……..
Complesso Conventuale di San Lorenzo
Levita e Martire”. L’atto, stipulato da alti
Funzionari statali con le Autorità
Civitoniche del tempo, si compone, essenzialmente, di due parti, tra loro interagenti e definibili: una parte generale relativa
alla descrizione tecnica del bene e della
sua consistenza, l’altra prettamente di tipo
legislativo, comprendente alcuni succinti
articoli di Legge che si rende necessario
conoscere nella loro intrinseca originalità,
a testimonianza ulteriore dell’importanza
storica e culturale del bene concesso dall’allora nascente Stato Italiano alla
Comunità di Civita Castellana.
Il primo articolo delle “condizioni speciali”, chiarisce che il bene in questione in
perpetuo è inalienabile, invendibile e, pertanto, non può essere ceduto dal Comune
a terzi, siano essi soggetti singoli che
società. Il secondo articolo, obbliga
l’Amministrazione Comunale a tenere
aperta al pubblico Culto Religioso la
Chiesa, di provvedere alla sua manutenzione ordinaria e straordinaria, senza
alcun onere per l’Amministrazione centrale
dello Stato.
Il terzo articolo, determina la diretta collaborazione tra Comune e Capitolo
Rilievo del Convento di inizi ‘900
Vescovile per la funzione dei “..Legati
Pii..”, che dovessero attuarsi e determinarsi nella Chiesa, una questione questa da
risolversi, come precisa l’atto, tra Comune
e Capitolo, senz alcun intervento dello
Stato. Il quarto articolo, precisa che
“…..qualora per circostanze impreviste il
Governo si trovasse nel bisogno di servirsi
della Chiesa ripetuta, il Comune si obbliga
di restituirla nel modo con cui si troverà
senza aver diritto a compensi, e nello stesso tempo dovrà restituire tutti i mobili,
dipinti ed arredi sacri ceduti, tenuto conto
dell’ordinario e del deperimento.”
La documentazione esistente ci informa,
inoltre, della fitta corrispondenza tra
Ministero delle Finanze e Comune: un
controllo rigido e scrupoloso, indirizzato
alla tutela innanzitutto del bene e dei suoi
tesori, ma anche al rispetto dei patti stipulati. È interessante, citare, a questo
proposito una singolare controversia dell’epoca. Il 28 Luglio 1884, il Comune
consegna alle Autorità Religiose del
tempo la Chiesa con annessa Sacrestia, il
Coro e tutti gli arredi sacri, mantenendo
la proprietà del bene, l’onere della sua
manutenzione e l’ex Convento che verrà
adibito a “Lazzaretto”. La Chiesa era aperta il giovedì e la domenica, per la celebrazione dei funerali, e in occasione del
Settimo Centenario della morte di San
Francesco, fu sede di importanti manifestazioni religiose e celebrative con un
notevole “….concorso di popolo”. I carteggi archiviali riportano, inoltre, che
verso la fine dell’’800, una parte del
complesso venne affittata ad una fabbrica di ceramiche di “…cessi inodori..”,
tanto che il Ministero intervenne prontamente chiedendo l’immediata restituzione del bene. La questione venne risolta
positivamente e tutto ritornò sotto il controllo della pubblica amministrazione.
Venne redatto, infine, un puntuale e
scientifico inventario dei beni, comprendente in particolar modo l’elencazione di
tutti di dipinti esistenti.
Il 7 Aprile 1937, importanti Funzionari
dell’Amministrazione centrale, compiono
un sopralluogo nel Cimitero e nel complesso religioso di San Lorenzo, al fine di
accertarne lo stato di conservazione nonché la dotazione di beni artistici.
La relazione riporta “…lo stato di completo abbandono, la volta a botte della navata centrale fessurata con lo stillicidio dell’acqua sugli arredi, gli altari tutti scoperti, le finestre rotte e senza vetri,…..la
scomparsa di alcuni dipinti tra cui il
Transito di San Giuseppe e la Pala
d’Altare di San Lorenzo, del tutto mancante…..”.
Il convento, riporta la relazione, “risulta
abitato da modeste famiglie e gli ex
magazzini ridotti a deposito di ceramiche………:”.
Notevole lo stupore delle Autorità preposte, tanto da sollevare immediate ed energiche proteste verso il Comune e al rispetto degli obblighi assunti nell’atto stipulato
nel 1882. Un funzionario della commissione, chiede addirittura la restituzione
Progetto di ristrutturazione del 1950
immediata del compendio e il risarcimento
dei danni materiali contratti dallo Stato.
Notevole fu la preoccupazione delle autorità di allora, anche se poi non si arrivò a
nessuna sanzione grazie alla mediazione e
agli auspici di illustri personaggi.
Il 10 Giugno 1940, il complesso di San
Lorenzo viene risucchiato nel vortice della
Guerra imminente, anche se i controlli
rimangono sempre costanti e precisi nel
corso del periodo bellico.
Subito dopo la Guerra, nell’alternarsi di
proposte e progetti di restauro, San
Lorenzo continua seppur faticosamente a
vivere, ma ai fini della nostra trattazione si
rende necessario conoscere lo stato di
consistenza del monumento e del cimitero
agli inizi del 1970 e la diretta relazione
con la data del 6 Aprile 1862, due date
storiche tra loro lontane, ma fondamentali
per conoscere i nuovi e ulteriori sviluppi………………….
continua sul prossimo numero ...
Campo de’ fiori
La rubrica
33
dei perchè?
Perché la bandiera di Città del Vaticano ha le chiavi
e i colori giallo e bianco?
La bandiera di Città del Vaticano è una delle poche bandiere che ha forma
quadrata ed è composta da due rettangoli verticali i cui colori sono il giallo, a
sinistra, ed il bianco, a destra, perché riprendono i colori delle chiavi di San
Pietro (oro ed argento). Al centro del rettangolo destro, quello di colore bianco, trova posto lo stemma pontificio raffigurante le chiavi di San Pietro incrociate e sormontate dalla tiara papale e dalla stola papale.
Modi di dire
Perché si dice “andare a gonfie vele”?
Quando in italiano si dice che si va a gonfie vele si vuole indicare che le cose vanno
per il verso giusto, che si procede spediti sulla giusta strada.
Chiaramente questo modo di dire si rifà alle antiche navi a vela e alle condizioni propizie dettate dal vento che, soffiando nelle vele, permetteva la buona navigazione.
Filastrocca fabrichese
Io so’ er Papa Cardinale
posso fa’ quello che me pare
a chi ride e chi favelle
‘na tirata de’ recchiarelle!
Detti fabrichesi
Commanna e fa’ da te
sarai servito come un re
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Campo de’ fiori
34
orie
t
s
e
L
Max
di
I Balordi
Il gruppo milanese che per primo interpretò “Non è Francesca”
I
mitici
anni
Sessanta pullulano
di giovani cantati,
molti dei quali decidono di tentare il
successo insieme,
formando
gruppi
emergenti,
che
di Sandro Anselmi
hanno più o meno
fama a livello nazionale o solo locale, molti dei quali sono
destinati, purtroppo, ad avere vita breve.
Nella Milano di quell’epoca si distinguono I
Balordi, un gruppo che propone un beat
quasi surreale, decisamente demenziale,
dal look particolarmente variopinto e quasi
hippy. Quattro giovani: i fratelli Gianni
e Andrea Muratori, rispettivamente
alla chitarra e al basso, Bruno
Pellegrini, altra chitarra e Beppe
Panzironi, batterista. Il gruppo esordisce con il brano Vengono a portarci
via ah! Aah!, fuori dagli schemi beat,
versione italiana di They’re comin’to
take me away, lanciato da Jerry
Samuels, conosciuto col nome d’arte
di Napoleon XIV, figlio della prima
ondata psichedelica inglese. Tale
brano arriva sul mercato nell’autunno
del ’66, sbalordendo, grazie a questa
interpretazione de I Balordi, gli amanti del beat, anche se le vendite rimangono limitate. Sulla scia di questo primo
successo, incidono un secondo 45 giri
Domani devo fare una cosa, che segue la
linea della protesta. Anche in questo caso
sono poche le vendite, ma, in compenso,
vengono scelti come supporter per la tour-
nee dei più famosi Animals. L’anno successivo, in conformità con il proprio spirito
demenziale, partecipano al Festival della
canzone napoletana, in coppia
con Nino Taranto, presentando
il brano ‘O matusa e vincono,
ma di nuovo registrando poche
vendite. Arriva però quella che
avrebbe potuto essere loro
grande opportunità: incidere il
brano Non è Francesca, di
Mogol-Battisti, i quali avevano
già portato al successo altri
gruppi come i Dik Dik, i Ribelli
e l’Equipe 84, grazie ad altri
loro brani. Questa canzone,
Durium per passare con la Carosello, che
fa incidere loro il solo disco Diamoci la
mano, che determina però lo scioglimento
eseguita in un
b e a t
tradizionale,
b e n
diverso da quello degli esordi, e diventato
poi famosissimo, non funziona con loro,
forse anche a causa della scarsa promozione che la loro casa discografica, la
Durium, ne fa. E dopo questa ennesima
delusione, I Balordi abbandonano la
definitivo del gruppo. Dopo questi diversi
tentativi, il gruppo capisce di non aver
avuto la capacità e la fortuna di essere
amato ed apprezzato dal grande pubblico.
Oggi I Balordi sono principalmente ricordati per essere stati i primi interpreti di un
brano portato al successo, poi, da uno dei
suoi autori, Battisti, che la ripropose con
una versione in cui si dava maggior risalto
alla parte cantata piuttosto che all’arrangiamento, e che è ritenuta una dei classici
del nostro miglior pop.
Campo de’ fiori
L’emigrazione civitonica in Brasile nel 1900
“HOSPEDARIA de imigrantes” ovvero la porta del Brasile
continua dal numero 63
Il 20 dicembre 1901 si
imbarcarono dal porto
di Napoli sulla nave
Sempione diretti in
Brasile, Mossi Pietro di
30 anni, la moglie
Giovannetti Maddalena
di
di anni 27, il figlio
Francesca Pelinga
Antonio di 5 anni, la
figlia Maria di 8 anni, insieme a Ceccani
Giovanni, la moglie Giovannetti Anna e la
loro figlioletta Antonia di appena dieci
giorni, Pistola Giacomo di 27 anni, la
moglie Renzi Domenica di anni 26 e la
loro figlia Teresa, con loro partirono anche
altre famiglie dei paesi vicini: Lucidi,
Petroni. Durante la difficile traversata piccola Antonia morì e fu sepolta in mare, il
viaggio durò ventidue giorni in quanto le
navi passavano per Madeira, Canarie con
soste a Dakar, Isole di Capo Verde, Rio de
Janerio, dove alcuni emigrati sbarcavano,
altri nel porto di Santos come i nostri concittadini dove giunsero l’undici gennaio
1902. Una volta arrivati un agente
dell’’Immigração ed un agente della compagnia di navigazione fecero l’appello sul
ponte della nave e consegnarono loro il
biglietto del treno che li avrebbe portati a
San Paolo, furono assistiti dal Patronato
degli emigranti che era sussidiato dal
Commissariato dell’emigrazione italiana,
ed aveva lo scopo di ricevere ed istradare
gli emigranti allo sbarco, vigilando che
nessuno commettesse abusi a loro danno,
né col cambio delle monete, né col trasporto del bagaglio. Alla fine fu consegnato loro un pezzo di pane per il viaggio.
Appena i vagoni del treno furono pieni
d’immigrati vennero chiusi a chiave, salirono la montagna con la”maria fumaça”
un’arrancante trenino a vapore della” Sao
Paulo, Raylway”, che superato il dislivello
della Serra do Mar, si dirigeva verso l’entroterra del caffè Paulista e dopo Jundiaf
si dipartiva in vari rami che penetravano
nelle vallate dove vi erano le piantagioni.
Nella capitale i binari delimitavano la proprietà del visconte di Parnaiba, continuavano poi sino alla stazione della Luz in
prossimità del quartiere del Bon Retiro,
dove si trovavano i piu antichi ricoveri per
gli stranieri e scendevano direttamente
nella piazzola attistante dell’Hospedaria de
imigrantes de Sao Paulo. Le Hosperaias
erano alberghi ricovero ed erano situati in
diverse località del Brasile, le principali
erano Ilha das Flores di Rio de Janeiro e
l’Hospedaria de Imigrantes do Brás di San
Paolo, quest’ultima era stata progettata
per ospitare circa 3000 emigranti ma arrivò anche ad ospitarne circa 8000, compo-
sta da ampi dormitori, vi venivano serviti
tre pasti al giorno, c’era l’ospedale o infermeria,la farmacia e un medico.
L’Hospedaria dello stato di san Paolo era
stata costruita fra il 1886/87 nel quartiere di Brás e fu inaugurata nel 1888, ed è
rimasta attiva sino al 1978, con i fondi
raccolti grazie a una legge del 1884, che
aveva deliberato
una tassa che i
proprietari dovevano pagare per
ogni schiavo che
era impiegato nel
lavoro dei campi.
In sostanza il
denaro
pagato
per ogni schiavo
rese possibile la
costruzione della
struttura adibita
all’accoglienza di
coloro
che
li
avrebbero sostituiti. L’Hospedaria funzionava quindi non solo come centro di smistamento ma come un mercato della forza
lavoro, in cui i fazendeiros potevano andare a scegliere il lavoratore che preferivano
contrattandolo direttamente,riproducendo
qualcosa di terribilmente simile ai mercati
in cui abitualmente fino a poco tempo
prima, andavano a comprare gli schiavi,
modificando soltanto l’approccio e le
modalità di reclutamento della mano d’opera. L’’Hospedaria assomigliava più ad
una prigione dalla quale si poteva scappare solo firmando un contratto di lavoro per
una fazenda. Nel 1906, anche in seguito a
lamentele e rimostranze delle rappresentanze diplomatiche dei paesi di provenienza degli immigrati e a provvedimenti tendenti a proibire l’emigrazione venne fatta
una prima ristrutturazione che, fra l’altro,
finalmente dotò l’Hospedaria di un dormitorio con brande di tela, evitando che gli
immigranti fossero costretti a dormire per
terra. Ogni immigrante al suo arrivo portava con sè il passaporto e la lista di bordo
della nave che lo aveva portato, doveva
presentarsi all’appello e qualora non avesse risposto perdeva il diritto di usufruire
dei sussidi assicurati dal governo della provincia, in particolare del trasporto gratuito
in ferrovia all’interno dello stato di San
Paolo sino alla fazienda, come era stato
stabilito da un contratto nel 1888 fra la
società promotrice di Immigrazione e la
Sao Paulo Railway Company. Un funzionario registrava i nomi degli immigrati che
arrivavano insieme allo stato civile, ai
parenti o accompagnatori, la nazionalità,
la professione, la provenienza, il nome
della nave, la data dell’arrivo e la destinazione. Nel 1886 i fazendeiros paolisti, quali
35
i Martinho Prado,Nicolau de Souza
Queiroros Rafael Paes de Barros si unirono
nella
Sociedade
Promotora
de
Imigração,(Società
promotrice
di
Immigrazione) per riuscire meglio a stimolare e affiancare il lavoro di attrazione
degli immigranti,il governo si assumeva il
costo del viaggio degli immigrati e la
Sociedade Promotora svolgeva il lavoro di
propaganda, direttamente nei paesi di
provenienza inviando suoi rappresentati a
distribuire manifesti, opuscoli, libri e fotografie che informavano delle sovvenzioni
governative e presentavano il Brasile come
terra dalle mille opportunità, se non addirittura il vero paradiso terrestre. Fu proprio
la Sociedade ad insistere sul reclutamento
di famiglie braccianti italiane, favorendo
soprattutto gli agricoltori e le famiglie
numerose. Agência Oficial de Trabalho e
Colonização (l’agenzia ufficiale di colonizzazione e di lavoro) faceva parte del
Hospedaria do Imigrante ed era responsabile per l’invio delle famiglie alle campagne. Gli emigranti civitonici appena arrivati furono fatti entrare dentro uno stanzone che serviva da mensa e dove vi erano
tavoli senza panche, furono chiamati i
capifamiglia ai quali furono consegnate le
stuoie per dormire sul pavimento in uno
stanzone in cui vi erano circa 600 immigrati, le latrine erano poche e insufficienti
per tante persone, nel cortile c’era un solo
rubinetto e vasca in modo da poter bere e
lavarsi. Fu dato loro un pasto a base di
pane, riso, patate e verdure. Furono spiegate loro le regole dell’ ostello, stampato
in sei lingue e pubblicato presso la sede
dello stabilimento. La mattina dopo furono
portati nell’ufficio della vaccinazione e ricevettero una carta “Ranch” che dava loro il
diritto di soggiornare per sei giorni presso
l’ostello. Dopo avrebbero conferito con i
sensali dei fazendeiros per il lavoro, dopodichè sarebbero partiti per le destinazioni.
Il menu dell’Hospedaria era: colazione alle
7 con caffè e pane,pranzo alle 11, cena
alle 4, alle 7 di nuovo caffè e pane, latte
per i bambini deboli sotto i tre anni e pane
e salame per il viaggio verso la fazienda di
destinazione. L’Hospedaria dal 1983 è
diventata un museo dove sono conservati
tutti i documenti di coloro che entrarono in
Brasile sperando in una vita migliore.
continua sul prossimo numero...
di Riccardo Consoli
Una storia travagliata e pressoché
sconosciuta quella del Jazz in Italia
dove, il mondo della musica era dominato dalla c.d. canzone all’italiana che
veniva utilizzata anche da quelle
orchestre che si esibivano nei dancing.
Per la verità, taluni arrangiamenti orchestrali disponevano di chiare connotazioni
Jazzistiche frutto di partiture provenienti
dagli Stati Uniti per il tramite di talune
orchestre ingaggiate per animare le traversate sui transatlantici; in qualche occasione le soste di questi nei porti statunitensi si prolungavano per parecchio tempo
dando ai nostri musicisti la possibilità di
frequentare i Night Club dove era possibile fare amicizia con Jazzmen locali. Ma
prima di procedere oltre è opportuno ricordare come in Italia, nei confronti della
musica Jazz si fosse verificato un notevole
ostracismo, prima da parte del regime
fascista che, come noto, aveva imposto l’italianizzazione anche dei nomi stranieri
costringendo i musicisti a modificare i titoli dei brani, al punto che il celeberrimo In
the Mood diveniva “con stile (!!!)” e, senza
rendersi conto dell’aspetto ridicolo e senza
alcun pudore, On the Sunny Side of the
Street diveniva “dal lato aprico della strada (!!!)” proprio così.
Da non credere, ma assolutamente vero!
Con l’avvento della democrazia le cose non
cambiarono di molto con la sola differenza
che ora si poteva ascoltare questa musica
senza remore e si poteva assistere alla
proiezione di films nei quali il Jazz era presente in maniera massiccia. Negli anni dell’immediato dopo guerra, l’Organo Ufficiale
dell’Azione Cattolica pubblicò un lungo
articolo nel quale si affermava, tra l’altro,
che: “ … dal punto di vista Cristiano il giudizio sulla musica Jazz può e deve essere
severo in quanto è da considerare musica
di orientamento materialistico, nonché
trionfo della sessualità … ”, vuoi mettere,
per esempio, la
cultura cristiana e
gli insegnamenti
contenuti nel brano
“Pippo non lo sa”
interpretato
da
Silvana Fioresi e
dal Trio Lescano e,
naturalmente, in
molti altri simili
motivi nostrani?
Non era da meno il
diffusissimo settimanale del Pci Vie Nuove che, in
un articolo dal titolo musica Jazz
affermava: “ … il
Jazz non si apre
verso un avvenire
qualsiasi, non ha nulla di progressivo, al
contrario, si direbbe che con il suo culto
della deformazione - con ogni probabilità il
disattento autore dell’articolo voleva riferirsi all’improvvisazione – e con il suo compiaciuto richiamo agli aspetti più primitivi
della musica, compie un’operazione precisamente opposta, ossia un invito a tornare all’età della pietra … ”,
questo il pensiero della Chiesa Cattolica e
dei nipotini di Stalin relativamente al Jazz.
Correva il mese di dicembre dell’anno
1949.
Il termine Revival - Rinascita, faceva riferimento a quel movimento nato negli Stati
Uniti a far data dalla metà degli anni quaranta con il quale erano stati riportati alla
ribalta leggendari personaggi di New
Orleans, mentre alcuni gruppi di giovani
musicisti proponevano il più moderno
Dixieland ed è un fatto storico che l’esempio americano fu seguito in tutto il mondo.
L’australiano Grame Bell, l’inglese
Humphrey Lyttleton, il francese Claude
Luter, gli olandesi della Dutch Swing
College Band ne furono i pionieri, musicisti
Vittorio Mussolini,
cultore del jazz
che con il loro Jazz giocoso e accattivante
ottennero clamorosi successi, viceversa in
Italia soltanto a partire dagli anni
Sessanta, in misura assai limitata, si potè
disporre dei primi contributi pubblici, per
lo più da parte di Enti locali, a sostegno
delle manifestazioni Jazzistiche che,
comunque, dalle nostre parti costituivano
ancora un fatto marginale.
Ciò malgrado nelle edicole compariva la
rivista mensile “Musica & Jazz” creata da
Giancarlo
Testoni
autore
della
Introduzione alla vera musica Jazz che era
già stata pubblicata nel 1938 grazie all’intervento di Vittorio Mussolini figlio del dittatore che, da vero appassionato, avrebbe
poi trasmesso il suo amore per questa
musica al più giovane fratello Romano.
Più avanti fecero la loro comparsa i primi
studiosi come Arrigo Polillo, Giuseppe
Barazzetta e Roberto Leydi coautori della
Enciclopedia del Jazz opera che costituisce
il nostro vanto in quanto prima opera al
mondo per la sua mole e i suoi contenuti.
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Campo de’ fiori
37
TERREMOTO, ORA BASTA! COSTRUIAMO BENE!
Prima di costruire bene, facciamo chiarezza in termini tecnici,
non solo per gli addetti ai lavori.
Il 1° Luglio 2009, a
seguito
dell’ennesimo
terremoto
(Abruzzo,
Aprile 2009) sono entrate
in vigore definitivamente,
dopo un periodo di convivenza con altre normative, dopo tanti ripensadi Francesco Peri menti e dopo tante “tiratine
d’orecchie”
ai
Architetto
Ministeri Italiani da parte
dell’Unione Europea, le nuove norme tecniche per le costruzioni, alias DM 14 gennaio
2008, che costituisce ora l’unica
normativa
di
riferimento
per
la
progettazione, insieme con le istruzioni
applicative emanate con la Circolare
Ministeriale n. 617 del 2 Febbraio 2009.
Tutti i decreti, le ordinanze, le metodologie
precedenti vanno, anzi devono essere sapute
dai progettisti, ma non applicate. Le nuove
NTC definiscono i principi per il progetto,
l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni,
nei riguardi delle prestazioni loro richieste in
termini di requisiti essenziali di resistenza
meccanica e stabilità, anche in caso di
incendio, e di durabilità. Forniscono
quindi i criteri generali di sicurezza,
precisano le azioni che devono essere
utilizzate nel progetto e definiscono le
caratteristiche dei materiali e dei
prodotti. Per
quanto
riguarda
la
progettazione antisismica, rappresentano una reale novità rispetto alla
normativa preesistente e soprattutto un
ulteriore passo avanti verso un sostanziale
allineamento alle normative europee
costituite dagli Eurocodici. La zonizzazione sismica riguarda tutto il
territorio nazionale, seppur con diversi
gradi di pericolosita’. Non esistono piu’
zone sismiche e zone non sismiche, ogni
comune italiano è classificato “sismicamente”
come 1-2-3-4 (tante sono la macrozone in
cui e’ stata divisa l’Italia, 1 significa alta
sismicità 4 bassa sismicità, 2 e 3 medio-alta
e medio-bassa: tutta la fascia appenninica
centro-meridionale ricade in zona 1, la
Sardegna, gran parte del Piemonte e della
Lombardia e molte fasce costiere in zona 4.
Per la provincia di Viterbo ad esempio
Tarquinia e Montalto hanno 4, Civita
Castellana e limitrofi 3, Roma 3, la vicina
provincia di Rieti 2, ma anche 1, l’Aquila e
Messina 1. In particolare, l’Istituto Nazionale
di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha
discretizzato il territorio italiano tramite una
maglia di ben 10751 punti distanti pochissimi
km tra loro, proprio per dare una maggior
definizione sismica, con parametri molto
specifici. In altre parole : il sito del centro
storico di Civita Castellana e il sito del centro
storico del limitrofo comune di Corchiano,
sebbene appartenenti alla stessa zona
sismica e distanti tra loro non più di 9 km,
adesso, in termini di progettazione e poi di
esecuzione non sono la stessa cosa. Altra
importantissima novità: il metodo di
progettazione. Una “rivoluzione copernicana”: con il DM 2008, e’ concessa la
progettazione , il collaudo e la verifica degli
casa con struttura portante in c.a. “stracariedifici esistenti, salvo qualche accezione,
cata” di ferro, una casa di media fattezza con
solo con un approccio di calcolo comune che
tanti pilastri e di grosse dimensioni, una casa
si basa sull’identificazione di una serie di
sorretta anche da un’infinità di pali di fondacondizioni delle strutture – gli stati limite
zione ma che dista pochi metri dal letto di un
– e su valutazioni probabilistiche sia
fiume, faccio fatica a definirla “antisismidelle resistenze strutturali che delle azioni
ca”. Vale dire: il troppo stroppia! Al di là
previste (peso proprio, carichi accidentali,
delle importanti novità in materia di sicurezza
sisma, urti, azione del vento,ecc.) durante la
sismica, un’altra rilevantissima precisazione
vita nominale di un’opera. Tale approccio
da fare è quella relativa alle responsabilità
fino a Giugno scorso era facoltativo e
dei vari attori del processo costruttivo:
alternativo ad un altro metodo (tensioni
dal Progettista, cui spetta il ruolo di definire
ammissibili) più semplice, con più
già nel progetto la vita nominale della
tradizione, ma obsoleto. Ciò sta mettendo a
struttura (e quindi stabilire la durabilità
dura prova progettisti, committenti,
dell’opera), al Direttore dei Lavori, al
costruttori, amministrazioni o enti che
Collaudatore che diventa finalmente
debbono rilasciare permessi a costruire. E’
collaudatore “in corso d’opera” e non più
scontato dire che i progettisti per risparmiare
ultimo anello della catena quando ormai la
tempo ed energie mentali sceglievano
struttura, nel bene o nel male, è compiuta.
sempre la strada
Le maggiori responsabilità del
più semplice, tanto
Progettista discendono poi anche
la normativa lo
dalla impostazione di fondo delle
permetteva!? La
nuove norme che non sono più
parcella
era
prescrittive (devi usare quei tipo di
comunque
la
cemento e non altro!), ma si
stessa!? Secondo
spingono decisamente sul versante
la mia personale
prestazionale con ciò stesso
esperienza,
imponendo
ai
professionisti
vedendo
come
maggiore
precisione
nella
privati cittadini,che
descrizione delle specifiche di
magari
hanno
esecuzione. In altri termini ,
urgente bisogno
egregio progettista, egregio direttore
“di farsi casa”,
dei lavori, puoi inserire una staffa in
Zone sismiche del territorio
r i m a n g o n o
un pilastro in c.a. ogni 20, 30, 40, cm
italialo (fonte INGV)
f a c i l m e n t e
, ma verifica quanto questo puo’
imbrigliati
in
resistere senza gravvi danni a varie
lungaggini burocratiche, ritengo di poter
azioni statiche e dinamiche! Non ti affidare
affermare che sia i liberi professionisti, sia gli
solo alla tua esperienza! Assicurami con il
impiegati degli uffici tecnici si devono
calcolo che quel pilastro rimane su, per tutti
aggiornare o comunque avvalersi di
quegli anni previsti, a meno- ovvio- di eventi
supervisori esperti, architetti, ingegneri edili,
eccezionali come uragani o cataclismi,
geologi specializzati. Per vita nominale, mi
altrimenti… ne paghi le conseguenze penali!
soffermo su questo concetto, si intende il
E tu egregio dipendente del genio civile
periodo convenzionale durante il quale
prima di dare un nulla osta su un progetto,
un’opera deve poter essere utilizzata
verifica a dovere tutti gli elaborati di progetto
per lo scopo per la quale è stata
e verifica le indagini geologiche debitamente
progettata e realizzata essendo
firmate da un geologo abilitato! In Abruzzo,
soggetta solo a ordinaria manua crolli avvenuti, torno di nuovo li’, in zona 1,
tenzione: un ospedale, una caserma, un
pilastri di recente fattezza non avevano
ponte, o un edificio di pubblica utilità, deve
nemmeno una staffa per tutta la loro
restare in piedi e bene, sicuramente di più di
lunghezza, ma solo ferri longitudinali mal
un piccolo magazzino per il deposito di
disposti e non ancorati! Questa normativacomuni attrezzi di lavoro! Le NTC 2008 fissae questo è quello che molti progettisti ed
no, infatti, tre tipologie di opere : opere
amministratori di mentalità “un po’quadrata”,
provvisorie (un palco per manifestazioni
non riescono o non vogliono capire- non e’
estive, un pergolato), opere ordinarie (civirigida
e
restrittiva,
non
è
li abitazioni), grandi opere/opere di
deterministica, anzi è più duttile delle
importanza strategica (ospedali, ponti,
precedenti, basta leggerla, capirla,
dighe), che devono resistere ad azioni statiinterpretarla nel giusto verso. Per i più
che e dinamiche rispettivamente per almeno
esperti: se prima esisteva per il calcolo
10, 50, 100 anni. Una banale casa ben prostrutturale, l’analisi statica lineare, adesso il
gettata e ben eseguita secondo le nuove
DM 2008 ti mette a disposizione 4 metodi:
regole, a prescindere se sia stata concepita
l’analisi statica lineare, l’analisi statica non
in cemento armato, acciaio, legno o muratulineare, l’analisi dinamica lineare e l’analisi
ra, che non abbisogna di lavori di manutendinamica non lineare per giungere allo stesso
zione straordinaria, tipo rifacimento di solai,
risultato. Con un buon software ed una
sottofondazioni, sostituzione di impianti, ma
buona testa, infine, non è poi cosi difficile.
solo di tinteggiature, sostituzione di infissi o
Altre importanti regole del ben costruire
rifacimento di intonaco, nell’arco di 50 anni
verranno affrontate di seguito.
posso definirla “casa antisismica”. Una
Campo de’ fiori
38
Per ricordare l’autiere Fiorino Marinozzi
... uno dei seicentomila ...
…continua dal n. 62
Prima di iniziare la
terza parte, sulle
vicende belliche di
mio zio, voglio ricordare come era la
situazione generale
agli inizi del settemdi Arnaldo Ricci
[email protected] bre 1943.
L’Italia era entrata in
guerra fin dal giugno 1940 a fianco dei
tedeschi e di altre meno importanti nazioni come la Bulgaria.
Il Giappone si schierò con la Germania e
l’Italia ed entrò in guerra il 7 dicembre
1941, costringendo ad entrare nelle azioni
belliche anche gli Stati Uniti; fino ad allora, si combatteva in soli due continenti:
Europa ed Africa; i mari coinvolti erano
l’Atlantico ed il Mediterraneo; dopo l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor, in data
sopra citata, essa si espanse anche in Asia
ed in tutto l’Oceano Pacifico. La guerra
diventò veramente mondiale!
La storia che abbiamo tutti studiato ha
semplificato notevolmente gli avvenimenti
della seconda guerra mondiale, contrapponendo semplicemente gli italo- tedeschi
ed i giapponesi agli anglo-americani.
La realtà è stata però di gran lunga più
complessa!
Nel settembre 1943 si trovavano di fronte
due schieramenti: la Germania, l’Italia, la
Bulgaria, la Romania ed il Giappone, contrapposti agli anglo-americani e russi.
Se si studia a fondo la realtà del periodo,
ci si accorge che con l’identificazione “i
tedeschi” non si intendono solo gli abitanti della Germania, ma anche quelli
dell’Austria, la Bulgaria, la Francia di
Petain, la Finlandia e tutti i governi collaborazionisti allora della Germania.
Praticamente gran parte dell’Europa di
allora, volontariamente o forzatamente
alleata di Hitler, era schierata contro i cosi
detti anglo- americani- russi
In realtà l’appellativo semplificato di
anglo-americani-russi comprendeva una
moltitudine di popoli che erano praticamente le Nazioni Unite di allora.
Gli italo-tedeschi-giapponesi avevano
mosso guerra a tutto il resto del mondo!
Per capire meglio, faccio un esempio di
storia locale: si deve sapere che le truppe
alleate liberanti Civita Castellana, erano
costituite da soldati sudafricani dell’armata britannica, della quale facevano parte
militari provenienti da tutto l’impero inglese, trasformatosi poi successivamente in
Commonwealth Britannico.
Giusto per fare un esempio: l’India fornì da
sola cinquecentomila uomini che, se fosse
stato necessario,
potevano essere
aumentati fino ad arrivare ad alcuni milioni!
Inoltre vi erano, sempre nell’armata britannica, ne cito solo alcuni: neozelandesi,
australiani, canadesi, pachistani, iracheni,
etc..etc….
E’ da ricordare anche che l’URSS, da sola,
mise in campo una notevole quantità di
uomini; pari alla metà di tutti quelli forniti
dalle nazioni unite. Infatti l’Urss subì le
maggiori perdite di tutti i belligeranti della
seconda guerra mondiale; circa 30 milioni
di morti fra militari e civili.
Ho voluto ricordare queste notizie, per dar
modo di capire meglio gli avvenimenti che
coinvolsero le nostre forze armate in quel
fatidico 8 settembre 1943!
Ritorno adesso alle vicende di mio zio.
Centro di Atene 08 settembre 1943
ore 20.30: zi Fiorino si trova alla guida
del suo camion; sta effettuando un viaggio di trasporto derrate alimentari, verso
una dislocazione di bersaglieri; ha iniziato
i viaggi, alla guida del mezzo, fin dalle sei
del mattino, facendo la spola tra il porto e
varie basi militari italiane, rifornite da una
nave proveniente da Bari.
Egli aveva già notato fin dal primo mattino
un insolito movimento di soldati tedeschi
che lo aveva messo in allarme; le voci che
circolavano erano le più strane; il suo lavoro lo teneva impegnato tutta la giornata e
non aveva tempo da dedicare a ciò che si
diceva!
Il viaggio che stava effettuando doveva
essere l’ultimo della giornata, dopodiché
sarebbe tornato verso la sua caserma per
posteggiare il suo Lancia 3RO.
Lui raccontava : “ ero a circa trecento
metri dalla caserma dei bersaglieri situata
proprio al centro di Atene e procedevo
abbastanza veloce.
Stavo girando a destra in un incrocio e vidi
dallo specchietto una moto tedesca a tre
posti ( side car ) che mi sorpassava a
grande velocità; il soldato che era seduto
accanto alla moto mi fece un cenno con il
mitra puntato contro di me. Capii immediatamente che mi dovevo fermare…….e
così feci….lasciando come sempre il motore avviato!
Appena sceso mi portarono, sempre con il
mitra spianato, in una piazzetta adiacente
dove una cinquantina di nostri soldati
erano in piedi con l’espressione di chi non
capisce cosa gli sta succedendo.
Dopo circa dieci minuti arrivarono due
autocarri tedeschi che ci portarono in un
campo dove erano ammassati circa cinquemila soldati italiani di tutte le armi…..”
Il mio Lancia 3RO rimase al centro di
Atene, con il motore avviato e carico di
patate destinate ai bersaglieri……..non
seppi mai più che fine fece il mio camion
carico di patate!”
La situazione delle nostre forze armate,
alla data dell’8 settembre 1943, era la
seguente: avevano in attivo circa due
milioni di uomini, compresi i reparti della
milizia che non facevano parte dell’esercito; il tasso di analfabetismo fra la truppa,
era di circa il 35% al quale si aggiungeva
un altro 20 % di semialfabetismo (semianalfabeti erano considerati quelli che sapevano leggere ma non scrivere o quelli che
non capivano le frasi che leggevano); in
tutti i fogli matricolari dei nostri militari,
quando non si era analfabeti, era scritto in
alto a sinistra: “ sa leggere e scrivere”; zi
Fiorino che aveva la licenza di 5° elementare, passava tutte le serate scrivendo lettere per i soldati analfabeti delle vari armi;
ovviamente, fra gli autieri non vi potevano
essere analfabeti! per avere un termine di
paragone, fra le truppe tedesche, della
Germania propriamente detta o quelle
inglesi della Gran Bretagna sempre propriamente detta, la piaga dell’analfabetismo era già sconosciuta! ebbene, nella
realtà sopra citata, circa un milione e trecentomila, di questi nostri soldati, erano
dislocati fuori dai confini nazionali; settecentomila solo nei Balcani, in Albania ed in
Grecia, il resto in Francia, Corsica, Russia,
Africa settentrionale; quelli dislocati in
Africa orientale erano già da tempo prigionieri degli inglesi.
Nella situazione sopra descritta, l’8 settembre 1943, fu diramata la notizia, alle
nostre truppe, che l’Italia non combatteva
più a fianco dei tedeschi ma, la guerra
sarebbe proseguita regolarmente contro
chiunque! Gli ufficiali furono lasciati senza
ordini e nessuno sapeva più come comportarsi; in poche ore si verificò una situazione di caos totale. Pensate, se gli ufficiali di qualsiasi grado, non sapevano più
come comportarsi, figuriamoci gli sfortunati soldati della truppa! Il risultato, fu il
disfacimento totale dell’organizzazione
militare delle nostre forze armate.
In termine di poche ore, i tedeschi disarmarono e fecero prigionieri tutti i nostri
militari all’estero. Chi, nelle varie circostanze, si trovò in una situazione di porre
resistenza, fu massacrato dalla potente
reazione tedesca ( vedi l’episodio di
Cefalonia). Diceva mio zio “ la maggior
Campo de’ fiori
Fiorino Marinozzi (secondo da sx) al porto di Atene, in attesa del turno del suo autocarro,
durante le operazioni di sbarco da una nave proveniente da Bari.
parte di noi non ebbe nemmeno il tempo
di capire cosa stesse succedendo….la
situazione precipitò in poche ore “
Settecento mila uomini vennero catturati
solo nei Balcani; il giorno dopo la cattura,
immediatamente la propaganda nazista,
tentò di convincere questa grande massa
di uomini di continuare a combattere al
loro fianco. Quelli che facevano parte della
milizia accettarono ovviamente quasi tutti.
Il 95% di quelli che facevano parte delle
normali forze armate, non accettarono!
Diceva zi Fiorino “ circa seicentomila di noi
non accettarono di continuare a combattere a fianco dei tedeschi….consapevoli che
l’alternativa era la deportazione in
Germania……e così fu.”
Su questi argomenti, le cifre precise non si
39
conoscono, a causa del così
detto sbandamento che provocò, anche la distruzione e la perdita dei documenti correlati;
d’altronde i tedeschi non avevano nessun interesse a conservare la documentazione!
Già il 10 settembre 1943, da
tutti i Balcani, partivano i primi
treni merci, pieni dei nostri seicentomila sodati e diretti sia in
Germania che in Polonia ed alcuni casi anche in Cecoslovacchia.
Per questi poveri militari, iniziarono sofferenze veramente
grandi. I bisogni corporali si
potevano soddisfare solo quando i treni si fermavano in aperta
campagna. “ …..si fermavano ad
intervalli irregolari….senza nessuna logica……potevano passare
anche 6 ore senza sosta….oppure si rimaneva fermi per delle
ore, per dare la precedenza ai
treni delle truppe tedesche,
senza che ci aprissero le porte! “
La storia ufficiale è stata nebulosa su questi episodi, ma da una
ricostruzione recente con l’aiuto di reduci,
si è stimato che oltre 5000 nostri militari
perirono durante il trasporto che li deportava verso la Germania.
…continua sul prossimo numero
Forse non sapevate che le librerie in Italia sono ormai soltanto 1700 e rischiano l’estinzione. Un quarto dei volumi è venduto in
posti anomali: 70 mila in supermarket, autogrill e centri commerciali.
Mentre non si arresta la marcia alle grandi catene in 10 anni hanno quadruplicato i punti vendita. In contrapposizione a tutto questo, il trend delle vendite annuali dei libri in Italia è quasi costantemente in calo.
Partendo da un 44,2 nel 2002 si sale a 62,1 nel 2003, al 75,5 nel 2004 e all’80 nel 2005 e veramente si comincia a credere che i
tempi bui della lettura in Italia sarebbero stati sconfitti; invece ricomincia a scendere la china e nel 2006 siamo al 60 e nel 2007 al
45,5. In tutto questo sicuramente ha avuto il suo peso la crisi economica degli ultimi anni che ha sempre più corroso gli stipendi
degli italiani, facendogli mettere da parte tutti i beni voluttuari.
La cultura però è un bene primario per l’umanità, e quando ad essa si danno pochi fondi e poca importanza, si cominciaa respirare un aria priva di ossigeno, malsana, stantia!
In questi anni io, piccolissimo libraio di un paese piccolo, ho provato in tutti i modi a continuare a vivere e
nei miei scaffali non sono mai mancati i libri; questi grandi amici che a volte incutono un pò di soggezione,
ma vi posso garantire che è una sensazione che si ha solo all’inizio poi tutto si illumina e si colora con sfumature diverse, che ti fanno entrare a pieno titolo in un mondo speciale. La mia libreria è piena di libri per
voi, e se non riuscite a trovare ciò che cercate lo potrete ordinare e lo avrete in poco tempo.
Questo mese vi consiglio di leggere “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini, che ha vinto anche il premio bancarella. E’ un bellissimo romanzo, sulle difficoltà del vivere moderno, sul desiderio di maternità e su
una guerra consumata a pochi passi da noi, che cambia profondamente la vita di chi è coinvolto. Buona lettura.
40
Campo de’ fiori
Il piatto della solidarietà
L’Associazione no profit raccoglie fondi per progetti di solidarietà
“Il piatto della solidarietà” è
vorrei non si spegnessero i
una associazione senza
riflettori puntati su quella
scopo di lucro, costituta il 12
gente, soprattutto ora che si
agosto scorso e nata da un’iavvicina il freddo crudo deldea del sig. Ireo Giovagnoli,
l’inverno, che ho ben conofondatore dell’associazione
sciuto. I fondi raccolti tramimedesima. Essa è apartitica
te i piatti della solidarietà
e si prefigge di creare
saranno impiegati per la
oggetti, in particolare
ricostruzione di un centro di
piatti
da
collezione,
aggregazione per la vita
destinati alla raccolta di
sociale, della frazione aquifondi da impiegare in
lana di Tempèra.”
Perché la scelta è ricaduopere umanitarie e di
solidarietà.
Il fondatore dell’Associaione ta proprio sul piatto?
“Il piatto è sicuramente uno
Abbiamo invitato il sig.
Ireo Giovagnoli
degli oggetti più apprezzati
Giovagnoli presso la nostra
anche dai collezionisti.
redazione per saperne qualcosa di più e
Esso è, oltretutto, una specifica della
far conoscere l’iniziativa a tutti.
Come è nata l’idea di fondare questa
nostra zona e, considerate le potenzialità
associazione?
del nostro distretto, ho deciso di portare
“E’ nata nel 2001. In realtà pensavo di
avanti questo progetto.”
proporre i miei piatti da collezione ad assoQuali sono i progetti per il futuro?
“Intendiamo portare l’associazione a livelciazioni umanitarie nazionali già esistenti.
lo nazionale, raggiungendo tutti i comuni
Questa idea non è andata a buon fine, ma
d’Italia, e selezionare nuovi artisti, tramite
io ho voluto insistere ed è così che, queconcorsi appositamente banditi, che, con
st’anno, spinto anche dal tragico evento
le loro opere originali, decorino nuovi piatdel terremoto d’Abruzzo, con l’aiuto di
ti tutti da collezionare!
quanti hanno creduto in questo progetto,
Per questo primo piatto è stata realizzata
ho fondato una associazione interamente
un’opera che riprende un esclusivo motivo
dedicata alla raccolta di fondi tramite piatdel noto pittore del ‘900, Klimt. Vedremo
ti da collezione.
chi sarà il prossimo artista.”
Alla città de L’Aquila, poi, mi sento particoL’associazione “Il piatto della solidarietà”,
larmente legato, avendo trascorso due
che ha ottenuto il patrocinio dalla
inverni di naja (1957 -1958), proprio là, e
Provincia di Viterbo, è stata ampiamente
appoggiata dai servizi sociali dei comuni
della Tuscia, che hanno aderito di buon
grado alla lodevole iniziativa, facendosi
promotori essi stessi.
Il fondatore vorrebbe coinvolgere in particolar modo i giovani per sensibilizzarli a
realizzare qualcosa di utile per chi è meno
fortunato, e avvicinarli ai problemi del
mondo.
“Ognuno dei nostri piatti è un segno di
solidarietà e testimonia il contributo ad un
progetto umanitario. Collezionarli significa
creare una personale galleria di azioni
sociali da trasmettere.
Damose da fa’, come disse, in un improbabile dialetto romanesco, Papa Wojtyla.”
Conclude Ireo Giovagnoli, che ci ringrazia
per l’ospitalità offertagli sulle pagine della
nostra rivista ed invita tutti i lettori di
buona volontà a collaborare, contattando il
numero di tel. e fax 0761.517788 o scrivendo a il piattodellasolidarietà@yahoo.it.
Ulteriori notizie su http://il piattodellasolidarietà.blogspot.com
Campo de’ fiori
41
Amatori Rugby di Civita Castellana
Lottano per volare dalla serie C 1 alla serie B
Il rugby è uno sport non troppo diffuso in
Italia, rispetto, ad esempio, al calcio, che è
il gioco sicuramente più conosciuto ed
amato, almeno tra gli uomini. Ma non per
questo il rugby non ha i suoi appassionati.
Proprio a Civita Castellana c’è una delle
migliori squadre della zona, la Amatori
Rugby di Civita Castellana, fondata nel
1972, che milita attualmente in serie C1 e
che ha già preparato numerosi ragazzi,
reclutati da società di grande livello. Luca
Costanzelli, ad esempio, ha giocato con la
Primavera della Nazionale; Paolo Stinchelli
si trova, ora, con la prima squadra de
L’Aquila; Alberto Bonifazi e Federico
Mariottini sono entrambi nella giovanile del
Parma; Valentino Cerri gioca con la prima
squadra del Brescia e Matteo Massini è
stato appena acquistato dalla squadra
Nazionale delle Fiamme Oro. Ettore
Brunelli, Davide Cavalieri, Luca Costanzelli,
Riccardo Finesi, Matteo Massaini e
Francesco Pichilli, invece, la scorsa stagione hanno giocato in serie B con il Cus
Roma Rugby categoria Under 19, ma, quest’anno, sono a casa, nella loro squadra
d’origine, alla quale sono molto attaccati e
che sperano di portare in alto, come dice
uno di loro, Davide Cavalieri: “Anche se
con il Cus Roma ci trovavamo in una posizione migliore, con la Amatori siamo a
casa nostra, giochiamo con uno spirito
diverso e tutti i nostri amici, parenti ed
ammiratori possono seguirci da vicino ed
incitarci!”. La squadra è composta da ventidue elementi: Alessandro Barchiesi
(mischia – terza linea), Dario Battistoni
(mischia – pilone), Ettore Brunelli (secondo centro), Pietro Busetta (pilone),
Tommaso Carletti (primo centro), Davide
Cavalieri (mediano di mischia), Yuri
Cavalieri
(seconda
linea),
Alessio
Chiacchiarini (seconda linea), Fabio
Colonnelli (ala), Luca Costanzelli (pilone),
Lorenzo De Santis (ala), Francesco Dimitri
(estremo), Riccardo Finesi (ala), Fabrizio
Maria Flori (primo centro), Federico Flori
(ala), Nicu Silviu Lupu (mediano di apertura), il capitano Osvaldo Mariucci (pilone),
Matteo Massaini (pilone), Simone Mei
(pilone), Filippo Nevi (seconda linea),
Amedeo Paggi (pilone), Francesco Pichilli
(primo centro), Matteo Profili (ala o centro), Leonardo Ricci (mediano di apertura), Stefano Rossi (ala), Federico Sansone
(pilone),
Roberto Sansonetti (ala),
Maurizio Santucci (terza linea), Luca
Scaglione (ala o estremo), Francesco
Soldateschi (terza linea), Massimo Vitali
(tallonatore). La squadra si allena tre volte
la settimana, seguita dagli allenatori:
Marco Amicucci, Luca Fantera e Ruggero
Grassotti, assistiti da Romano Cavalieri,
Giuseppe Profili, Roberto Rossi, Sergio
Rughi e Riccardo Orizio. Una volta a settimana, inoltre, i giocatori si allenano in
palestra, con il preparatore atletico Pier
Luca Silas Labini di Roma. Il presidente
della società civitonica è, invece, Giuseppe
Rossetti.
Domenica 11 Ottobre è iniziato il campionato della stagione 2009 - 2010 e, nonostante la prima sconfitta a casa con il
Torvajanica, per 12 a 3, i ragazzi della
Amatori Rugby di Civita Castellana puntano a raggiungere la vetta della serie C, per
approdare in serie B il prossimo anno. Già
alla seconda giornata, infatti, si sono fatti
o n o r e
vincendo
fuori casa
c o n
l’Oriolo
Romano
Rugby, per 25 a 13, grazie a Davide
Cavalieri, Alessio Chiacchiarini, Francesco
Soldateschi ed Ettore Brunelli, che hanno
fatto meta, ed a Nicu Silviu Lupu, il trasformatore. Ancora una vittoria durante la
terza giornata di campionato: contro il
Civitavecchia, hanno vinto a casa per 19 a
3, con le due mete di Ettore Brunelli, trasformate da Nicu Silviu Lupo. La squadra
ha anche già vinto due partite amichevoli,
l’una con il Terni Rugby, per 53 a 10 e l’altra con le riserve del Cus Roma, per 12 a
5. “Siamo tutti appassionati di rugby, ma
c’è chi lo fa per hobby e chi perchè spera
di diventare un vero professionista. Io mi
sto impegnando molto per riuscirci e
intanto, oltre a giocare, alleno le nuove
piccole leve, che si stanno avvicinando a
questo sport”, conclude il giovane Davide
Cavalieri, che si è fatto portavoce della
squadra civitonica. I prossimi incontri
saranno con gli All Reds Rugby Roma
(8.11.2009), con il Rugby Sacrofano
(22.11.2009) e con i Red e Blu Roma
Rugby (29.11.2009), tutti fuori casa; con il
Rugby Fiumicino (6.12.2009) e l’Ariccia
Rugby (20.12.2009) a casa, presso il
Campo Sportivo Angeletti di Civita
Castellana, alle ore 15.00.
Forza ragazzi continuate a fare tante mete
per raggiungere la vostra meta!
Ermelinda Benedetti
In piedi da sx: Matteo Massaini, Simone Mei, Luca Costanzelli, Maurizio Santucci, Francesco Soldatelli, Osvaldo Mariucci, Alessio Chiacchiarini,
Dario Battistoni, Massimo Vitali, Ruggero Grassotti, Marco Amicucci. In basso da sx: Fabrizio Maria Florani, Matteo Profili, Davide Cavalieri,
Francesco Pichilli, Ettore Brunelli, Riccardo Finesi, Stefano Rossi, Francesco Dimitri, Federico Flori, Yuri Cavalieri.
42
Campo de’ fiori
Notevole successo di pubblico e di critica a Roma per la mostra collettiva internazionale “Ars creandi”, inaugurata il 2 luglio e conclusa il 26, alla quale ha partecipato anche l’artista Pietro Sarandrea. L’artista ha presentato due opere di
medio formato tecnica mista e olio su tela, che fanno parte dell’ultima produzione. Pietro Sarandrea nasce a Roma nel 1954 e inizia la sua attività professionale nel 1978. Ha vinto premi internazionali (5° classificato alla IV Biennale
“Oderisi da Gubbio” Roma, etc.). Ha trascorso vari periodi fuori dall’Italia facendo esperienza in Inghilterra, in America, in Svizzera ed in Germania. Partecipa
dal 1991 a mostre collettive (Roma, Siracusa, Bologna) e dal 1984 è presente
con personali, in gallerie, centri culturali e sale comunali. Negli ultimi anni viene
battuto in case d’aste importanti, come: Finarte (Roma), Babuino (Roma),
Antonina (Roma), Rubinacci (Genova). Attualmente vive e lavora a Capranica
(Viterbo).
[email protected]
Il 9, 10, 11 dicembre, presso la Casa d’Aste Antonina, in Via Montepertica, 27, Roma, le
opere di Pietro Sarandrea saranno in esposizione. Mentre nei giorni 12 e 13, nello stessa
Casa d’Aste, verranno battute all’asta. Per ulteriori informazioni: 335.6162835
Natale 2009
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COMUNICATO STAMPA
L’ associazione “Una mano al tuo ospedale” si vede costretta a segnalare un altro grave episodio di disinteresse da parte della Direzione Generale della ASL nei confronti del nostro ospedale.
Il primario del reparto di Chirurgia, dott.Gino Pasquini, stimato e apprezzato dai cittadini per la
sua professionalità e per l’ ottimo lavoro svolto in questi anni presso l’ Andosilla, ai quali si associa anche la nostra associazione, e il primario del reparto di Medicina, dott.Vincenzo Bocchinfuso, dal 30 settembre il primo e dal 31
ottobre il secondo, sono stati collocati in quiescenza.
Non ci risulta che a tutt’oggi sia stata programmata la loro sostituzione, ne tntomeno è stato pubblicato alcun avviso di concorso
per ricoprire tali incarichi rimasti vacanti.
Sinceramente facciamo fatica a capire come una azienda possa trovarsi scoperta in questa situazione.
Tutti sappiamo che il pensionamento di un dipendente lo si conosce con largo anticipo.
In questa situazione non possiamo che esprimere un giudizio negativo sull’ operato dei dirigenti ASL, a meno che non si tratti di un
progetto premeditato nei confronti del nostro ospedale , il quale probabilmente non rientra nelle loro attenzioni.
Una qualsiasi altra azienda, anche meno importante di quella che riguarda la sanità pubblica, non commetterebbe mai una insolvenza come questa: quando esce un dirigente di reparto, un altro è subito pronto a prendere il suo posto.
A noi sembra che, anche se sono cambiati i musicanti, la musica è sempre la stessa.
Quindi è ora di dire basta, perchè i cittadini pretendono più rispetto, ma soprattutto pretendono un ospedale che funzioni e che soddisfi a pieno le loro esigenze.
La nostra Associazione, anche a nome dei cittadini, chiede che vengano nominati con urgenza i responsabili dei suddetti reparti e che
sopratutto siano scelti in base alla loro esperienza, alle proprie capacità e senza favoritismi politici e clientelari, in modo da poter
sostituire degnamente i predecessori.
Peraltro siamo ancora in attesa di avere un incontro con il neo Direttore Generale della Asl di Viterbo, dott. Adolfo Pipino, al quale è
stato chiesto subito dopo la sua nomina a commissario per trattare sulle numerose problematiche dell’ Andosilla, senza avere alcuna riposta.
Evidentemente il dott. Pipino non si è reso ancora conto di quello che ha fatto la nostra Associazione, grazie al contributo di imprse, cittadini, enti ed istituzioni, nei confronti dell’ Andosilla e quello che potrebbe ancora fare se trovsse una maggiore collaborazione da parte dei dirigenti della Asl.
Comunque restiamo sempre attenti sull’ andamento dell’ Andosilla rendendoci partecipi delle esigenze e delle aspettative dei cittadini dai quali siamo sostenuti e che ci sentiamo onorati di rappresentare.
Campo de’ fiori
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Pallavolo, sport per pochi!
In alto da sx: Luigi Soli, Augusto Lanzi, Giuseppe Pasquetti, Roberto Severini, Italo Soli, Anselmo Rodella, Luigi Lemme,
Enzo Cirioni, Vicario Federici, Amerigo Vidualdi, Guido Peri.
In basso da sx: Mario Crestoni, Spartaco Gioacchini, Norino Mugnaini, Enzo Lemme, Tommaso Cavalieri, Orlando D’Antoni,
Angelo Del Priore. Foto del sig. FRanco Soli.
Giocare a pallavolo in Italia negli anni ’30 era qualcosa fuori dal comune. Sport giovane e sconosciuto, praticato da pochissimi appassionati, che cercavano di dare una alternativa al più popolare gioco del calcio. Bastava uno spazio limitato, una rete tra due squadre ed
un pallone leggero, e “su a non far cadere la palla”. Questa foto storica ci mostra appunto la squadra di pallavolo della Ceramica
Marcantoni di Civita Castellana, azienda leader a quei tempi, nella produzione industriale settore sanitari e stoviglieria. Figura di spicco
è Italo Soli direttore del consiglio di amministrazione. Si deve sicuramente a lui, già socio fondatore della S.S. Lazio a Roma, se questo sport, agli albori, raggiungerà in Italia un’inaspettata popolarità. La Ceramica Marcantoni aveva intuito già da allora, l’importanza
nel dare alle sue maestranze un momento ricreativo, idea questa che verrà adottata poi, nel dopoguerra, dai più importanti gruppi industriali italiani, a cominciare dalla Fiat. Insomma: “piatti e cessi sì, ma anche scarpette da ginnastica e … pallavolo!”
Alessandro Soli
44
Campo de’ fiori
Anno 1954
Campo de’ fiori
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L’angolo del Bon Ton
Una dolce merenda!
I colori e i profumi
“tipicamente caldi” in
questi giorni ci hanno
ormai annunciato l’arrivo dell’autunno e del
primo freddo pungente. I giochi dei pomeriggi estivi hanno
lasciato il posto ai
di Letizia Chilelli
compiti e allo studio e
sempre più spesso, nelle ore pomeridiane
appunto, ci si ritrova tra amici e compagni
di scuola a dover preparare interrogazioni
tra appunti e libri. L’accogliente tepore
della casa, il camino acceso e perché no,
una bella tazza di cioccolata fumante è
proprio quello che ci vuole per una dolce
merenda che tira su il morale e rende tutto
più piacevole!!! Ma come si prepara una
buona tazza di cioccolata? Prima di tutto,
credo sia il caso di dire due parole sul
cacao che venne portato in Europa da
Hernando Cortes recatosi in Messico (qui
veniva già consumato ai tempi dei Maya e
degli Aztechi), era l’inizio del XVI secolo, in
poco tempo si diffuse in tutta Europa!Qui,
infatti, aveva avuto modo di assaggiare
una bevanda al cacao, restandone rapito,
tornato in Spagna aveva portato con sè
questa materia prima e gli utensili per
poterla poi preparare.
Ecco ora la ricetta per 6 persone
100 gr. di cacao in polvere;
150 gr. di zucchero;
0,500 l. di latte;
0,500 l. di acqua;
Fecola di patate un cucchiaino (facoltativa)
E’ preferibile sciogliere il cacao in latte e
acqua freddi.Mettete in una casseruola i
100 grammi di cacao in polvere, aggiungete 150 grammi di zucchero e sciogliete il
tutto con il mezzo litro di latte e di acqua.
Mettete la casseruola sul fuoco e mescolate con un cucchiaio di legno, portate il
tutto ad ebollizione e lasciate bollire per 10
minuti circa, fino a che il liquido non si
sarà addensato. Per un cioccolato più
denso, aggiungete un cucchiaino di fecola
di patate. Serviremo la nostra cioccolata
calda direttamente in tazza, sul vassoio di
portata disporremo
anche lo zucchero
preferibilmente
in
bustine (in commercio
se ne trovano aromatizzate alla cannella,
alla sambuca, alla
nocciola..) e una piccola lattiera contenente latte tiepido per
chi vorrà aggiungerne
alla propria tazza rendendo il suo cioccolato un po’ più “al latte”.
Accompagneremo la
nostra cioccolata con
della piccola pasticceria che serviremo su
piccoli vassoi dai quali
ci si potrà servire
direttamente, senza
l’ausilio delle posate. Disporremo i biscotti
su vassoietti da portata, pasticcini e cioccolatini verranno adagiati, per non sporcarsi le dita, in pirottini di carta.
Prima di concludere credo sia una cosa
gradita regalarvi una breve storia della pic-
cola pasticceria. Lo sapevate che dobbiamo la nascita di queste piccole “gioie del
palato” ai monaci e alle monache?
Nel Primo Medioevo infatti, nei conventi
venivano preparati piccoli “capolavori” con
creme, marmellate, miele, vino e frutta
secca che venivano venduti ai pellegrini di
passaggio. La pasticceria secca come
amaretti, biscottini, ciambelline… ha invece una storia molto più popolare: veniva
infatti realizzata tra le mura domestiche
con ingredienti come zucchero, uova, farina, burro.. alla portata
di tutti e questa varietà
di prodotti, porterà poi
ogni regione ad avere i
propri prodotti, i propri
biscotti
tradizionali.
Attraverso queste mie
righe, auguro a tutti dei
sereni pomeriggi di studio e dei grandissimi in
bocca al lupo a tutti
quei ragazzi che stanno
affrontando
questo
ennesimo nuovo anno
scolastico, in particolare, però, dedico questo
articolo al mio Tesoro,
mia sorella Agnese che
con il suo bellissimo
sorriso e la sua tenera
dolcezza mi ha suggerito questo mio nuovo lavoro.
(Bibliografia: Per la storia della Piccola
Pasticceria: “Enciclopedia della Cucina
Italiana” La Biblioteca di Repubblica; Per la
ricetta: “Il Talismano della Felicità” Ada
Boni).
46
Campo de’ fiori
AGENDA
Tutti gli appuntamenti più importanti
"IL TEOREMA DELL'ARTE"
Campo de’ fiori
è il numero 1!
Qui puoi trovare tutto ciò che di buono vorresti sapere
Il libro, edito da MONDADORI, sarà presentato sabato 28
novembre 2009, alle ore 21, nella sala del consiglio comunale
di Tarquinia (VT). Il libro è scritto dall’artista tarquiniese
Massimo Stefani, con la collaborazione dello scultore Carlo
Balljana, il pittore Stefano Solimani e il giornalista Silvano
Olmi.Contiene i pensieri di importanti personaggi del mondo
della cultura, della scienza e dell’arte italiana. La prefazione è
del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, mentre l’introduzione è
curata da Paolo Levi. Altri contributi sono dello scienziato professor Antonino Zichichi, del Vescovo di Tarquinia Monsignor
Carlo Chenis, del presentatore televisivo e critico d’arte Andrea
Dipré.
“Guardo con stupore e ammirazione -scrive Vittorio Sgarbi nella
prefazione- al coraggio, anche se fosse dettato da una sana
incoscienza, con cui alcuni artisti di diversa provenienza, anche
geografica, hanno proposto nell’etrusca Tarquinia un nuovo
movimento, l’Arcaismo”. INFO: 349.8361981, 349.8361984.
Campo de’ fiori
AGENDA
47
Tutti gli appuntamenti più importanti
Corchiano - 6 Dicembre
Festa del Centro commerciale
naturale “Il vallo”
In occasione dell’apertura delle Feste
Natalizie Corchianesi,
luminarie per tutto il
paese ed accensione
dell’albero di Natale in
Piazza del Bersagliere.
Le vie del centro
saranno animate da
giocolieri festanti ed artisti di strada.
Gonfiabili e tante iniziative divertenti,
inoltre, saranno organizzate dai
commercianti del louogo,
per i più piccoli.
Partirà anche l’iniziativa
“Porta la Sporta”,
inerente alla raccolta differenziata, ormai
attiva da tempo. Verrà consegnato alle
famiglie un nuovo kit, accompagnato da
una sporta in tela, riutilizzabile per la
spesa, evitando così le buste di plastica!
Tanto divertimento da non perdere!
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Campo de’ fiori
48
Ha 4 mesi, taglia
piccola maschio, si
chiama
PICCOLO,
è esuberante come
tutti i cuccioli...
Non vi
annoierete...
Ovviamente cerca
casa... Angela
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La natura umana è di una cattiveria e di una
insensibilità senza precedenti. Perchè i loro
padroni si sono separati, 2 meravigliosi cani
Akita Inu di 11 e 10 anni, maschio e femmina cresciuti insieme, sono stati messi in
adozione (Sic!) perchè nessuno dei 2 padroni ne vuole sapere. Ma come si fa????
L’appello è per gli amanti della razza e per
chi ha certamente un cuore. Sono 2 bestie
docili che separati morirebbero. Se avete un
bel giardino pensate a salvare due vite
“senzienti” che soffrono e gioiscono come
noi ma che non possono parlare... Entro il
31 ottobre dobbiamo trovar loro una sistemazione perchè l’ultimo dei loro
padroni...trasloca in un appartamento!!!!!
ROBERTO 3336562941
Sono cinque piccoli adorabili
gattini e cercano casa!!!
Tel. 339.8210509
DOLCE,
la mascotte di Civita Castellana
è stata accalappiata!
Ringraziamo chi ha permesso e voluto un atto tanto
crudele quanto violento.
Un accalappiamento segna il cane per tutta la vita e
se poi finisce i suoi giorni in canile non capirà mai che
cosa sia successo....
Dolce, di nome è di fatto, è stata definita dopo l’accalappiamento “ cane morsicatore” quando effettivamente NON HA MORSO. Ha solo forse graffiato,
rompendo tirando via la manica di una maglietta.
Dolce è un cane “viziato” dai cittadini che la conoscono e che la amano, credendo di farle del bene. Le danno tramezzini, gelati, cornetti,
patatine, porchetta e quant’altro....i giorni di mercato poi.... Dolce non è solo il cane
del centro Commerciale Rio o meglio “ della COOP” ma è il cane di TUTTA Civita
Castellana: è il cane dei giardinetti, dei forni ( che la rimpinzano di biscotti!) dei bar
e delle pizzerie davanti ai quali si ferma quasi implorante come se non mangiasse mai!
E non rifiuta nulla: ah...la gola! DOLCE non morde, tira per la giacca o la maglietta
chi ha, in quel momento, in mano, un cibo che le piace, dopo esser stata viziata in
questi mesi da chi glielo ha sempre dato. Ma che ne sa Dolce? Dolce è un cane libero accudito protetto dall’Associazione Animalista Garibaldi Onlus di Vetralla con un
distaccamento a Civita Castellana dove operano volontarie straordinarie che monitorano il cane 24 ore su 24. E’ stata sterilizzata, operata 2 volte per forasacchi, a spese
dell’Associazione e grazie alle collette organizzate al Centro Commerciale, curata e
controllata ogni giorno da Eleonora che la fa mangiare quotidianamente.
La maggior parte dei cittadini di Civita ama Dolce e si preoccupa di non vederla in
questi giorni. Abbiamo ricevuto più telefonate che per una petizione. Persone che
poco tempo fa hanno dato la loro firma con tanto di numero di documento ufficiale
per fare diventare Dolce “Cane di Quartiere”. Sembrava fatta, ma è bastato che Dolce
“ spaventasse” una persona che ha paura dei cani per bloccare ogni procedura. La
mascotte di Civita è un CANE LIBERO e non accetterebbe mai di essere “reclusa”
anche nel più bel giardino del mondo. La migliore adozione è tutta la città. Lei trotterella per le vie di Civita meglio di uno di noi, attenta a quando attraversa la strada.
Troveremo un comportamentista per insegnare a Dolce a non accettare tutto quello
che le fa gola ma la persona che l’ha denunciata deve farsi aiutare a superare le sue
fobie per i cani: dovremmo forse cacciare tutti i pipistrelli, tutti i ragni, tutti i serpenti del mondo perchè siamo paranoici???? Non credo. Dolce dovrà trascorrere 10 giorni dal giorno dell’accalappiamento (14 ottobre) in Canile proprio perchè definita “ cane
morsicatore”. Ma state pur certi che la faremo uscire per farla diventare “cane collettivo” sotto la responsabilità della nostra Associazione, visto che le Autorità hanno
difficoltà ad accettare questa figura che reputano nuova e considerati anche i tempi
lunghissimi della burocrazia. Tutti i volontari rivolgono una PREGHIERA a coloro che
in buona fede davano leccornie alla nostra amica, e questo per il suo bene e per
rispetto nei riguardi di chi, adottandola, si farà carico della responsabilità civile e
penale del comportamento dell’essere libero, facciamo in modo che nessuno disturbi
Dolce quando dorme, che non si cerchi di accarezzarla “per forza” ( è un cane di taglia
grossa che quando gioca “gioca pesante”) insomma evitiamo che chi già una volta ha
voluto farle del male lo faccia ancora tornando a raccontare sporche bugie sul suo
comportamento aggressivo e pericoloso. Se le vogliamo veramente bene, aiutiamola
ad essere accettata da tutti. Perdonaci Dolce se devono passare questi maledetti 10
giorni rubati alla tua libertà, perdona chi non ti ama perchè non conosce l’amore e la pietà per tutti
gli esseri del Creato, perdona
anche in anticipo chi riderà di
te e di noi leggendo queste
righe ai quali noi risponderemo e
sii fiduciosa e felice, noi veglieremo su di te. Ti vogliamo bene
Dolce!
Per info: Rita 3391123663
Non
abbandoniamoli!
Adottiamoli!!!
Campo de’ fiori
49
Nel cuore
Alla persona più splendida e speciale che abbia mai
conosciuto …
Solo tu mi hai dato la voglia di vivere!!
Il tuo sorriso, il tuo calore mi hanno accompagnato nella
mia vita riscaldandomi come raggi di sole nelle giornate
buie e fredde …
Caro zio Enzo mi manchi tanto!!
In queste poche righe voglio ricordare a tutti quanto sei
stato speciale e unico.
Ti voglio bene
Gloria
A tre anni dalla scomparsa la redazione ricorda
Mauro
l’amico indimenticabile, fratello del nostro direttore.
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Piazza della
Liberazione, 2
Civita Castellana
La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri
Tantissimi auguri di
buon compleanno a
ELISA CAPOBIANCHI che il 1
Novembre compie
27 anni !!! … Da
mamma, papà,
Giorgio e Marta !!!
Ciao mi avete riconosciuta? Sono Melissa
Parca insieme a papà
Luca e zia, faccio l’auguri ai bisnonni Emilio
ed Irene per il suo 50°
anniversario di matrimonio.
A Emanuele
17 Dicembre
Tantissimi auguri
a Johnny, la “leggenda della
Cimina”, che si è
laureato in
Economia da
mamma, papà e
Mary.
Per il tuo 18° compleanno ho deciso
di farti una
sorpresa,
tanti auguri “Zio
Puzzone”, ti amo
tantissimo Daniela.
Auguriamo un felice compleanno a Fabrizio
che il 13.10.09 compie 30 anni! Baci da
tutta la famiglia.
(nella foto è il 3° in basso a sinistra).
Tanti auguri al nostro
Giulio che il 5 Novembre
compie 2 anni, da mamma
e papà.
Tanti auguri a
Alessandro Pulcinelli
Tanti auguri a
che compie 5 anni il
Cristian Mechelli che
4 Novembre da
compie 3 anni il 10
mamma Manuela,
Novembre, auguri da
papà Angelo e la
mamma Giusy e papà
sorellina Giulia.
Diego.
Un saluto dai Fiordi e da Costa
Luminosa, da Federico Rosella a
tutti gli amici e parenti.
Arrivederci a presto.
Un augurio unico
e speciale
va alla
nostra
piccola
“peste”
che il 29
Ottobre
festeggerà il suo 2° compleanno!!! Tanti
auguri Melissa … da mamma
Tiziana, papà Luca, dalla cuginetta
Giada, dai nonni, gli zii e tutti i
parenti!!!.... che la tua vita sia
piena di felicità….
Eccomi qua, da oggi ci sono
anch’io! Mi chiamo Ginevra
Marziali, i miei genitori
sono Barbara e Massimo.
Sono nata a Viterbo il 17
Ottobre, alle ore 20.00.
Sono alta 50 cm, peso 3,66
kg, occhi scuri, capelli neri.
Segni particolari:
Bellissima! Sono nata per la
gioia delle zie Sara e
Serena, delle bisnonne Vera e
Margherita e dei nonni Franco,
Maria e Romualda, ma soprattutto per nonno Piero.
Tanti auguri di
buon compleanno a
Roberto Giove di
Fabrica di Roma
dai suoi amici
Pamela e Fabrizio
e dal piccolo Yuri.
Gli anni passano
ma tu ....desisti!!!!!
Tanti auguri a Maria
Pece che
l’8
Novembre
compie 90
anni.
Con amore Natalia e Nika.
Tanti auguri a Cristian
che l’8 Novembre compie
8 anni, auguri da mamma
Patrizia, papà Mauro,
da Vanessa e Simone,
dai nonni e tutti i parenti.
Oggi è un giorno speciale... hai
raggiunto un traguardo impor- Tanti auguri di buon compleanno a Silvio
tante e i tuoi sacrifici sono
Garofani che compie i suoi 80 anni il 25
stati ripagati!!! Ti auguriamo
ottobre, dalla moglie Teresa, la figlia
che sia l’inizio di una vita fatta
Delia, il genero Enzo, i nipoti Marco,
di successi!!!! Congratulazioni
Silvia, Marco e Federica e tutta la
dottoressa!!! I tuoi amici
famiglia.
Tanti auguri a
GISBERTO e
ANNINA per i loro
60 anni di
Matrimonio dai figli,
nipoti, nuore, e tutti
i parenti.
Auguri a Sabrina e
Gabriele che si sono
uniti in matrimonio
il 31 Ottobre, da
Cristina, Massimo,
Loredana, Marco,
Tiziano, le mamme e
il papà.
Tanti auguri a
Monsignor
Domenico
Anselmi che ha
compiuto 90
anni il 21
Ottobre e ai
Scerdoti don
Claudio Monarca
e Padre
Tarquinio
Battisti che
hanno compiuto gli anni nello stesso mese.
Auguri da tutta la comunità parrocchiale di
Corchiano
Tanti Auguri a
Francesca per il
Suo Secondo
Compleanno dalle Tanti auguri di buon comsorelline Rebecca, pleanno a Ivo Pacelli che
compie gli anni il 14
Rachele e da
Novembre, con tanto
Mamma e Papà.
affetto dalla famiglia
Craciun.
Tantissimi auguri
di buon
compleanno a
Lionoz che
compie 23 anni
il 21 Novembre,
con tanto amore
dalla mamma
Marcia e il fratello Ovidio.
Tanti auguri a Luigina
Sansonetti che il 12
Dicembre compie gli
anni, da Roberto, Ina,
le figlie, i nipoti e pronipoti.
Tantissimi auguri ai Sessantenni di Civita Castellana
Campo de’ fiori
53
Roma com’era
Roma - 1959.
Il tradizionale mercato
di Porta Portese,
famoso per l’enorme
varietà di merci e
per i prezzi
ultrapopolari.
Richiamava (e richiama
ancora) una gran folla
di
acquirenti e
semplici curiosi.
Bisognava, però, darsi
proprio un bel da fare
per cercare un paio di
scarpe uguali!
Roma- Cinecittà.
Marzo1957.
Una splendida
Sofia Loren con
John Wayne,
durante una pausa
delle riprese del
film
“La leggenda di
Timbuctù”.
54
Campo de’ fiori
Album d
Campo de’ fiori
Civita Castellana - anni 30. Dirigenti ed operai della Ceramica Sbordoni, davanti allo stabilimento. Foto della Sig.ra Vanna Cirioni
Campo de’ fiori
Civita Castellana - 1966. In piedi da sx: Sergio Alessandrini e Antonio Menichelli. In basso da sx: Mario Bruziches e Giancarlo Munzi.
Campo de’ fiori
55
dei ricordi
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Civita Castellana - 1958/59. Operaie della Ceramica Castellania. Foto
della Sig.ra Margherita Stentella
Civita Castellana - 1935. Famiglia Munzi.
Foto del Sig. Fabrizio Munzi.
Campo de’ fiori
Civita Castellana - 1957. In piedi 3° da sx: Silvano Pellegrini, Marco Marchetti.
In basso da sx: Alberto Sacchi, …, Giovanni Mindel, Lucio Capricci.
Campo de’ fiori
56
Album de
Campo de’ fiori
Corchiano
In basso da sx:
Anna Maria Crescenzi, Anna
Maria Sberna, Mara
Ciocchetti, Andreina Carosi,
Lucia ....
Fila centrale da sx:
Federico Zucchella,
Maddalena Battisti, Teresa
Ricci, Anna Forti, Mirella
Bacchiocchi, Ida Ridolfi,
Anna Maria Troncarelli,
Prof.ssa di ginnastica, Anna
Arringoli, Annunziata
Bernabei, Gabriella Telli,
Nilde Piccioni, davanti
Loredana Barzellotti.
Bidello Filippo Bernabei.
Fila dietro da sx:
Enzo Troncarelli, Anna
Maria Mechelli, Paola
Menicacci, Daniela Meconi,
Vittoria Mecarelli, Brunella
De Angelis, dietro Federico
Benedetti.
Campo de’ fiori
Corchiano -Piazza IV novembre, anni '50. Secondo da sx Cesare Profili, Mario Campana, Porfirio Alvi
Campo de’ fiori
57
ei ricordi
Campo de’ fiori
Carbognano - Classe I Elementare 1912
Campo de’ fiori
Ronciglione - Inizi secolo scorso. Piazza Vittorio Emanuele, detta “della nave”
Campo de’ fiori
58
Album d
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - 1946. Feste patronali di San Matteo. Famiglia Tabacchini
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - 1935. Da sx Francesco Alessi, Tommaso e Loreta Pieri, Maria Alessi.
Campo de’ fiori
59
dei ricordi
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - Località “Pratacciò” - anni ‘40. Matrimonio di Francesca Anselmi, accaompagnata dal padre Silvestro.
Campo de’ fiori
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - anni ‘50. In alto da sx: Ciro Marinelli, Alba
Massimiliani. In basso da sx, i figli: Marinella, Roberto e Carmelita.
Roma - 24.02.1963. Alberto Proietti e Linda Romanelli in viaggio
di nozze
60
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Campo de’ fiori
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Campo de’ fiori
62
Oroscopo di Novembre
ARIETE
Questo periodo
è generoso di energie…
accumulale, approfittane,
usale, ti aiuteranno a fare
chiarezza dentro ed intorno
a te. Sii obbiettivo e cerca di
capire e risanare i rapporti con gli altri.
TORO Periodo insidioso, in
cui è facile smarrirsi, prendendo fischi per fiaschi. Fai
fatica a tenere i piedi ben
piantati a terra, i voli di fantasia sono molto pericolosi… Tuttavia si
intravede un barlume di miglioramento.
GEMELLI Incominci a sentirti più a tuo agio, più libero e autodeterminante. Stai
riavendoti dopo lo sballottamento… Più vai avanti più ti
senti carico e ti proietti nel
futuro che vuoi costruire.
CANCRO E’ il momento di
cambiare, di trasformare la
tua vita, di emendare tutte
le cose guaste. Progetta,
datti da fare, realizza la tua
vita futura. E’ il momento di revisionare
anche te stesso.
LEONE Attento al tuo rapporto di coppia… Non
sopravvalutarti com’è tua
abitudine. Usa tutta la saggezza possibile prima di fare
le tue scelte. Frena oltremodo la tua gelosia
e stai molto attento al tuo portafoglio.
VERGINE Gli insegnamenti
che la vita ti ha dato devono
averti reso più saggio e
adesso che ti senti più libero e più a tuo agio, devi solo
tenerne conto. Hai sicuramente voglia di rinnovare la tua vita, di ritrovare le vecchie amicizie e di proseguire spedito per la tua strada.
BILANCIA Un bicchiere
non è soltanto mezzo pieno
o mezzo vuoto, la saggezza
insegna che è “riempito a
metà”, quindi tu hai la possibilità di riempire l’altra metà.
Sii più determinato, più costante, mettici l’energia di cui disponi.
SCORPIONE Dovrai fare
appello a tutto il tuo autocontrollo ed alle tue capacità, fino a fine anno…
L’amore sarà il diavolo tentatore, accendendo in te
sospetti e gelosie. Non farti
stravolgere, è fuoco di paglia, tutto si scioglie come neve al sole.
SAGGITTARIO Sei carico
di energia e di sprint, procedi come un locomotore. Nel
lavoro gli ostacoli stanno
alla larga da te. In amore,
di Gaetano Grasso
invece, non va male, ma è un po’ colpa
tua…. Tuttavia con la carica che hai puoi
superare anche questo.
CAPRICORNO Devi dare
fondo a tutte le tue potenzialità per spianarti la strada. In amore diventi sempre
più attraente, ma sta’ attento ai passi falsi. Molti si avvicineranno a te, per cui la scelta, quella giusta, sarà più difficile. Per i rapporti già esistenti occorre dare una sferzata, di passione, di gioia, di vita.
ACQUARIO Occhio a rapporti interpersonali, c’è il
rischio, per il tuo carattere,
di crearti nuove inimicizie,
ma anche di ferire involontariamente il partner… Ciò
che è in bilico nei rapporti sociali e societari,
non sempre sarà un male.
PESCI Opi, la dea dell’abbondanza, ti ha preso di
mira, bevi fino all’ultima
goccia il nettare che ti
offre… nuove possibilità
lavorative, nuovi amori, nuove amicizie,
nuove possibilità di vita… Sii saggio e non
sprecare nulla.
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