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Pane e olio Campo de’ fiori 2 SOMMARIO Editoriale: Le foglie morte.........................................3 L’intervista: Eleonora Giorgi......................................4-5 Curriculum vitae: Masha Sirago e Tiffany.............................6 Università. Dominio anglosassone.......8 Autoanalisi ed efficienza visiva..........11 Roma che se n’è andata: Via Margutta, strada di artisti..............12-13 Cinema News: Bastardi senza gloria...............................14 Il falco e la colomba...........................15 Suonare Suonare: Mamma, mi compri una chitarra?........16-17 Ecologia e ambiente: Le nuove centrali nucleari........................18 Come eravamo: Civita sparita..........................................19 Una “Fabrica” di ricordi: Pane e olio........................................20-21 Calendario Bellezze d’Italia................22 Ceral: Perdita della voce...................................23 Le guide di Campo de’ fiori: Civita di Bagnoregio ...............................24 La mela e il pane.................................25 100 anni sempre verdi: Pasqua Marconi......................................26 Ass. Artistica IVNA: Giovanni Travaglini.............................28-29 Il santo più amato da papa Ratzinger.............................................30 Il Fumetto: Proteggi la mia terra...............................31 La storia del cimitero di Civita Castellana ...........................................32 La rubrica dei perchè..........................33 Le storie di Max: I Balordi.................................................34 L’emigrazione civitonica in Brasile nel 1900.....................................................35 Il mondo del Jazz: Il jazz in Italia........................................36 Terremoto , ora basta costruiamo bene.....................................................37 Per ricordare l’autiere Fiorino Marinozzi........................................38-39 Il piatto della solidarietà....................40 Amatori Rugby di Civita Castellana...41 Numero Unico......................................44 L’angolo del Bon Ton: Una dolce merenda.................................45 Agenda ...........................................46-47 I nostri amici ......................................48 Nel cuore ............................................49 Messaggi....................................50-51-52 Roma com’era.....................................53 Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59 Annunci Gratuiti ............................60-61 Oroscopo..............................................62 Selezione Offerte Immobiliari.......63-64 VISITA IL NOSTRO SITO WWW.CAMPODEFIORI.BIZ CAMPAGNA PUBBLICITARIA Campo de’ fiori entra in tutte le case ed è letto oramai da tutti!!! 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Trans, escort, violenze, omicidi, bullismo, corruzione di amministratori e delle forze dell’ordine, strapotere dei giudici, liberalizzazione delle droghe, crocifisso nelle scuole… Come non possiamo non risentirci, inquietarci, soffrire, e assieme provare un inconsapevole, incomprensibile, dolorosa complicità, con i protagonisti di tanto squallore? Ci rendiamo correi con la nostra inerzia per quanto accade, ma mentre ci è chiaro, oramai, che tutto va cambiato, poco, in effetti, facciamo perché ciò accada. Tutti culliamo nell’animo l’avvento di nuovi personaggi che attuino una nuova politica, e accetteremmo, perfino, una “spallata”. La necessità di una vera libertà e di una salda democrazia, sono sacre speranze per la società, ma specialmente per l’esercito di giovani sbandati, usati! Essi devono costruire il loro futuro dove vivere nella garanzia di giustizia e di lavoro e dove sia certa la differenza tra il bene e il male, perché chi sbaglia non possa più farla franca, ma paghi! A dispetto di ciò che siamo pronti a pensare, però, i giovani sono, naturalmente, energia, risorsa infinita, la vita stessa, e, prima che accada qualcosa di irrimediabile, aiutiamoli a credere, ad avere fiducia! L’albero, che ora vediamo marcio alle radici, ha dentro linfa inesauribile e i giovani sono le gemme nuove per l’anno che verrà. A me sembra che il cambiamento, oramai improrogabile, si respiri nell’aria. 3 4 Campo de’ fiori Eleonora Giorgi Torna al Teatro Ghione con “Fiori di cactus” Incontrare Eleonora Giorgi non è cosa di tutti i giorni ed infatti, questa volta, non riusciamo ad introfularci, come nostro solito, dietro le quinte del Teatro Ghione di Roma, dove recita in questi giorni in coppia con Franco Castellano ed altri bravissimi attori, nella commedia “Fiore di Cactus” di Pierre Barillet e Jean-Pierre Grèdy. Pertanto siamo costretti a raggiungere l’attrice telefonicamente in un momento di pausa. “Con grande piacere torno a recitare con il regista Guglielmo Ferro e, dopo l’esperienza con Remo Girone, accanto a Franco Castellano. Certo non ci si poteva ridurre a copiare il film portato al successo nel 1964 da Ingrid Bergman e Walter Mattau, ma l’immediatezza del testo è viva anche dopo quasi cinquant’anni.” Eleonora debutta giovanissima nel mondo dello spettacolo: studentessa d’arte, per caso viene scelta per una pubblicità. “Si, iniziai per caso ma quel mondo mi piacque subito. Nel 1973 debuttai nel cinema con “Storia di una monaca” a cui seguirono “Appassionata”, “Cuore di cane”, “Disposta a tutto”, “Dimenticare Venezia” con cui nel 1979 vinsi il Premio Anna Magnani; così iniziai a fare anche cinema impegnato, tanto da riuscire a recitare accanto ad uno dei più grandi attori italiani, Marcello Mastroianni”. Infatti Eleonora, dopo aver interpretato nel 1979 “Inferno” di Dario Argento con Gabriele Lavia, la vediamo accanto a Mastroianni in “Oltre la porta”. Ma parliamo di questo spettacolo, quali temi tocca? “ La quotidianità di un uomo incastrato nelle sue situazioni sentimentali e la teatralità di una vita vissuta quasi per metà. Il dentista Giuliano Foch, per evitare altri guai, si inventa una moglie e tre figli. Siamo io e Franco a districarci abilmente in questo gioco a specchi. Il testo riesce ad attualizzare il tema della coppia in crisi e la nevrosità di un single”. Dopo tanto cinema la vediamo in TV nel 1982 insieme a Minà in “Bliz” e nel 1984 a “Sotto le stelle” ed in Radio a “Il Mattiniere” (1976) e “Gran Varietà” (1984-1986). In tutto questo riesce anche ad accarezzare quello che è sempre stato un suo sogno: cantare. Incide nel 1982 “Messaggio Personale”, scritta per lei da Cristiano Malgioglio. Ma non possiamo dimenticare i tantissimi film interpretati dalla nostra Eleonora: “Mani di Velluto” (1979), “Mia Moglie è una strega”, “Grand’Hotel Excelsior”, “Borotalco” (1982 – Nastro d’Argento – David di Donatello – Grolla d’Oro), “Mani di Fata” (1983), “Sapore di Mare 2” (1983 – dove incontra Massimo Ciavarro che sarà suo compagno nella vita), “Il Volpone”, “Compagni di Scuola” (1988 con Verdone) per un totale di circa trenta. Nonostante la lunga carriera, Eleonora Giorgi mantiene intatto quel sorriso che aveva a 18 anni, e che manterrà ancora a lungo. Siamo tutti con te, carissima Eleonora! Sandro Alessi Campo de’ fiori CALEIDOSCOPIO Locandine di alcuni dei film di successo di Eleonora Giorgi 5 Campo de’ fiori 6 CURRICULUM VITAE MASHA SIRAGO E TIFFANY Non capita molto spesso di rivolgere le nostre interviste a non umanoidi, ma stavolta ci ha incuriosito una cagnolina maltese che già fa parlare di sé. Si chiama Tiffany e la sua padroncina è l’attrice Masha Sirago, autrice, tra l’altro, di un delizioso libro intitolato “Vita da cani”, dove la protagonista è proprio la cagnolina, con tante foto scattate dalla Sirago. Contiene tutta l’irriverenza e la critica a frasi fatte, cliches e banalità proprie degli umani. Il primo film interpretato dall’ “attrice cane” è stato La Rivincita di Natale di Pupi Avati e sicuramente la vedremo impegnata in altre prove. Intanto Masha ha preparato una mostra “Vita da cani e argilla” sempre con Tiffany , esposizione fotografica e di sculture, presente a Roma alla Biblioteca A. Rispoli di Piazza Grazioli (Palazzo Doria Pamphili) nel mese di Novembre e visitata da numerose persone. La ricerca artistica della Sirago – che utilizza il mezzo fotografico – parte dal dato sociale ed ha come elemento cardine del suo lavoro il rapporto emozionale tra i soggetti. Il collante delle sue opere è l’amore, l’amore ancestrale tra uomo e cane che diventa per l’artista lo stimolo per arrivare ad indagarne, con poesia, ironia e fantasia, i riflessi negli stessi esseri umani. La mostra è stata dedicata ad aforismi fotografici, alla presentazione del libro “Vita da cani” e della collana “Il Collarino”, e da sculture in terracotta e gesso. L’artista asserisce: “Scripta manent, verba volant, argilla manifestat” e Tiffany è musa ispiratrice di Masha, “compagna e socia di lavoro” perché, come l’attrice ama ricordare, “lavora come un cane...” Masha Sirago, soprannominata la “Fregoli in gonnella”, è l’unica donna in Italia che presenta uno spettacolo di sua originale creazione che consiste nell’imitazione coreografica, degli atteggiamenti e del look di vari personaggi tra cui Madonna, Tina Turner, Marylin Monroe, Raffaella Carrà, Kim Basinger e tanti altri. La sua prima apparizione in tv appartiene al 1990 nella trasmissione Gran Premio di Gino Landi, passata poi per il Maurizio di Sandro Alessi Costanzo Show, La sai l’ultima e varie fiction come Una donna per amico 2(2001), Sei forte Maestro(2002), La squadra(2003), Un posto al sole (2006). Al cinema la ricordiamo con Anni 90, Diario di un vizio, La rivincita di Natale. Ma il teatro è il suo primo amore e vogliamo ricordare Non chiedermi perché sto sempre in cucina (2003, regia di Luciano Capponi), Medea (2004, regia Beppe Arena), La Masha Desnuda (2007, regia della protagonista). E poi è ricordata come “..quella che ha tirato la torta in faccia a Pippo Baudo in diretta…”: ve la ricordate ? Campo de’ fiori 8 UNIVERSITA’. DOMINIO ANGLOSASSONE E RITARDO ITALIANO Come ogni autunno, assieme alle piogge, arriva puntuale la classifica stilata dal Times sulle migliori università del mondo. Ormai giunta alla sesta edizione la classifica è di Ilaria Becchetti usata non solo da studenti e genitori per scegliere il percorso di studio migliore, ma anche dalle aziende per identificare le università dalle quali assumere neolaureati e dagli accademici per selezionare le istituzioni dove lavorare e quelle con cui formare collaborazioni. Ciò che balza immediatamente agli occhi è lo stradominio anglosassone. L’Harvard University mantiene saldamente (da ormai sei anni) il primo posto; segue l’ateneo britannico di Cambridge, mentre l’americana Yale è in terza posizione. Il quarto in classifica è un altro college londinese l’Ucl – University College London – seguito da Oxford a pari merito con l’Imperial College London. Seguono a ruota la University of Chicago e l’ateneo di Princeton, il Massachusetts Institute of Technology e il California Institute of Technology, in decima posizione. L’Australia, arriva al 17° posto con l’Australian National University, seguita dal Canada in 18ma posizione. Sono invece 39 le università europee rappresentate tra le top 100 (erano 36 nel 2008) guidate dal famoso ETH di Zurigo che ottiene la 20ma posizione. La Francia compare al 28° posto. Ed ora le note dolenti. La prima università italiana a comparire in questa classifica internazionale si trova al 174° posto. Si tratta dell’Alma Mater di Bologna, che, rispetto allo scorso anno, ha guadagnato 18 posizioni. A spingere l’ateneo verso l’alto hanno contribuito l’incremento della quota di studenti e accademici stranieri ed il miglioramento delle performance in alcune aree disciplinari (in particolare scienze naturali e scienze sociali). Per trovare un’altra università italiana bisogna scorrere la classifica fino alla posizione 205, dove troviamo la Sapienza di Roma. Questi dati così sconfortanti hanno provocato la immediata reazione del Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca: “La classifica del Times conferma clamorosamente quello che abbiamo sempre sostenuto, cioè che il sistema universitario italiano va riformato con urgenza”, ha detto il ministro Mariastella Gelmini. “Siamo agli ultimi posti nelle classifiche mondiali, per questo motivo presenteremo a novembre la riforma dell’Università, con l’obiettivo di promuovere la qualità, premiare il merito, abolire gli sprechi e le rendite di posizione. E’ risibile il tentativo di qualcuno - evidenzia - di collegare la bassa qualità dell’Università italiana alla quantità delle risorse erogate”. Il problema, come ormai hanno compreso tutti - sottolinea - non è quanto si spende (siamo in linea con la media europea) ma come vengono spese le risorse destinate all’università. Spesso per aprire sedi distaccate non necessarie e corsi di laurea inutili. Tutto questo deve finire. Mi auguro - conclude Gelmini - di non dover più vedere in futuro la prima università italiana al 174° posto”. Dalla classifica del Times emerge un altro dato interessante: cresce la presenza delle università europee e asiatiche, in particolare Giappone, Hong Kong, Corea del Sud e Malesia. Senza dimenticare Singapore, il cui ateneo si piazza al 30esimo posto. Il Giappone conta infatti L’Università italiana che occupa il posto più alto nella classifica mondiale ben 11 istituti nella top 200, tra cui due new entry: l’Università di Tsukuba e la Keio University. E tra le prime 100 posizioni, gli atenei del Sol Levante sono aumentati da quattro a sei, guidati dall’Università di Tokyo al 22° posto. Meglio dell’Italia anche la Corea , che con l’Ateneo di Seul si colloca in 47esima posizione, l’University of Adelaide dell’Australia, che si colloca all’81mo posto, la Nagoya del Giappone al 92mo e Taiwan al 95mo. A sorpassarci sono anche l’India con l’Indian Institute of Technology di Bombay, 163ma in classifica, la Russia con il Saint-Petersburg State University, 168ma, e la Spagna con l’Università di Barcellona che è 171ma in classifica. Superato lo sconforto e la delusione per lo scarso risultato italiano, ci auguriamo che questa classifica possa servire da punto di partenza per una seria riforma del nostro sistema universitario, magari gettando un occhio e prendendo spunto dal vincente sistema anglosassone e da quelli orientali, che a quest’ultimo si ispirano adottando analoghi modelli di insegnamento. ABBONATI A CAMPO DE’ FIORI Compila e spedisci il coupon che trovi a pagina 62 Campo de’ fiori 11 Autoanalisi ed efficienza visiva Continua il test per capire come va la tua vista Beh!, certo, mi dovrei controllare, ma non ho il tempo…. Nel numero precedente abbiamo descritto alcuni piccoli test per valutare, comodamente da casa, la propria acutezza visiva da lontano e da vicino e la presenza di eteroforie (strabismi latenti) importanti. Oggi descriverò due simpatici test, uno per valutare l’integrità della retina (la parte dell’occhio responsabile della percezione visiva) ed uno per la capacità di percepire i colori (discromatopsia o daltonismo). 1. Integrità della macula Se avete superato la cinquantina, siete nella zona a rischio. La vostra retina è divenuta più fragile ed esposta a patologie. Questo test (griglia di Amsler) vi aiuterà a valutarne lo stato. Utilizzate la correzione abituale da vicino. Per l’occhio destro occludete con la mano l’occhio sinistro, quindi, ponendovi dinanzi all’immagine sottostante a circa 50 cm., fissate il punto bianco situato al centro del reticolo. Avvicinatevi lentamente finché noterete la perdita della percezione della macchia rossa situata a destra; per essere certi che la distanza sia quella giusta, avvicinatevi ancora e vedrete la macchia rossa riapparire; tornando indietro, non appena disparirà, avrete la certezza che è stata raggiunta la distanza corretta. Continuando a fissare il punto centrale valutate se percepite interamente il reticolo senza alcuna interruzione o distorsione nelle linee orizzontali e verticali o se sono presenti aree non omogenee. In questo caso è possibile che ci siano problemi a livello della macula e pertanto è consigliabile al più presto un controllo per prevenire conseguenze anche gravi. Per l’occhio sinistro ripetere, al contrario, la medesima procedura seguita per quello destro. 2. Percezione dei colori La difficoltà nel percepire i colori è presente soprattutto nei maschi, ma si trasmette generalmente per via materna: se siete maschi e vostro nonno materno era daltonico avete molte probabilità di non distinguere correttamente i colori: verificatelo qui di seguito. Se nei cerchi di palline riuscite a leggere i numeri 97, 45, 16, 73, 26 e 42, la vostra capacità di percepire i colori è nella norma. Per approfondire questi test di autodiagnosi e per molto altro, visitate il nostro sito www.lisi-bartolomei-com o per i vostri dubbi, scrivete a [email protected] oppure andate di persona nei nostri centri dove troverete personale preparato per ogni vostra esigenza visiva. Ovviamente questi piccoli test non garantiscono nulla: se qualcosa non va bene, controllatevi con la massima urgenza, ma se tutto va bene ricordate che un controllo almeno annuale è indispensabile per mantenere integra ed efficiente la vostra preziosa vista. Paolo Balzamo Responsabile formazione & informazione Centri ottici Lisi & Bartolomei Campo de’ fiori 12 Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi Via Margutta, strada di artisti Il Rione Campo Marzio “Campus Martius”, è la località che nell’antica Roma era consacrata al dio Marte, una vasta zona pianeggiante posta a nord del Quirinale e del di Riccardo Consoli Campidoglio, delimitata da un’ansa del Tevere, del tutto esterna ai confini della città. Tarquinio il Superbo si appropriò di tutta quest’area destinandola alla coltivazione del grano, il particolare episodio va ricordato perchè, stando ad una leggenda, in occasione della rivolta che causò la cacciata del re, i covoni di quel grano furono gettati nel Tevere, dando così origine all’Isola Tiberina. In epoca più recente Campo Marzio era attraversato dalla processione che conduceva il neo eletto pontefice da San Pietro a San Giovanni in Laterano. Di questo Rione fa parte una piccola strada conosciuta soprattutto per la presenza di numerosi artisti, un luogo ricco di gallerie d’arte, che anticamente, ospitava botteghe artigiane e stalle, ma conosciuto anche come quartiere degli stranieri, si tratta di Via Margutta. Alcuni studiosi ritengono che il suo nome discenda dalla contrazione del termine “Marisgutia”, ossia “Goccia di Mare”, un eufemismo per gratificare un piccolo e fetido ruscello, una vera e propria fogna a cielo aperto, che scendendo dal Pincio, confluiva nel Tevere. Altri cronisti ritengono che il nome possa derivare dalla famiglia Marguti e, in effetti, dal censimento dell’anno 1526, risultava che tale Luigi Marguti, di professione barbiere, abitava in questa strada; mentre la tradizione popolare ne fa derivare il nome da Margutte il fedele scudiero In origine Via di Morgante. Margutta costituiva il retro dei palazzi di Via del Babuino, era questa una stradina dove si posteggiavano le carrozze e i carretti e dove si trovavano i magazzini e le scuderie, mentre, lungo le pendici del Pincio insistevano piccole case abitate da stallieri, muratori, marmisti e cocchieri. A Via Margutta gli operai, per espletare le loro attività, potevano utilizzare un maggior spazio rispetto a quello disponibile nei cortili gentilizi dei palazzi. Tutto ciò fino a quando un ignoto artista aprì la prima bottega in questa strada dove si realizzavano ritratti e fontane, piuttosto che fregi e ringhiere. Così, un pò per volta, una fiorente migrazione di artisti, per lo più fiamminghi, tedeschi, inglesi, ma anche italiani, fece sì che le preesistenti baracche e stalle fossero sostituite da case e giardini. Nel Seicento in Via Margutta si trovava lo studio di Orazio Gentileschi e di sua figlia Artemisia, la più straordinaria pittrice dell’epoca, mentre tra il Seicento e il Settecento, la strada era abitata da una numerosa colonia di olandesi e fiamminghi che, con la loro pittura paesaggistica, contribuirono a diffondere in tutta Europa l’ammirazione per le straordinarie bellezze romane. Più tardi persino Canova, uno dei maggiori esponenti della scultura neoclassica, scelse questa strada per uno dei suoi numerosi studi. Un giovane monsignore di origine belga, tale Saverio de Merode, che godeva delle simpatie di Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846 - 1878, avvertendo aria di cambiamento, si accaparrò i territori disposti lungo le pendici del Pincio, smantellò orti e coltivazioni varie, realizzò fogne e sistemò il piano regolatore di quello che era soltanto un vicolo. Via Margutta è certamente una strada del tutto particolare dove sembra di respirare un’aria speciale e che, dalla seconda metà del Cinquecento, comincia a mostrare il suo particolare aspetto di “Strada fuori porta”, profumata dal verde dei giardini e delle vigne, e per questo tanto amata da artisti, pittori, scultori, antiquari, anche se ai giorni nostri molti di questi studi sono divenuti abitazioni private. Un editto del 9 set- tembre 1740, affisso su un muro, così avverte: D’ORDINE DI MONS.re ILL.mo e REV. mo PRESIDENTE DELLE STRADE SI VIETA A TUTTE LE SING.le - PERSONE FARE MONDEZZARO NELLA VIA MARGUTTA - PENA DI SCUDI DIECI PER VOLTA ET ALTRE PENE CORPORALI - NERBATE CEPPI - GIRI DI ROTA O COME MASTRO DI STRADA VOLESSE ASSECONDO L’ETA’ E IL SESSO. Un chiaro messaggio con l’obiettivo di mantenere pulita la strada. Il Cinema e la Televisione non potevano di certo ignorare Via Margutta, che negli anni cinquanta, grazie al film Vacanze romane diretto da William Wyler e intepretato da Gregory Peck, affiancato da una splendida Audrey Hepburn, diventa una strada esclusiva, oltre che residenza di personaggi famosi. Quel film rese famosa in tutto il mondo la Hepburn, che prima di allora aveva interpretato ruoli secondari in alcune produzioni britanniche ed era conosciuta dal pubblico statunitense soltanto per la sua interpretazione in una commedia teatrale. Interamente girato a Roma, il film capovolge la storia di Cenerentola ottenendo un grande successo di pubblico e di critica e rendendo famoso lo “Stile” di Audrey Hepburn che, dopo poco tempo, verrà pubblicizzato e seguito da tutte le riviste di moda del mondo, anche grazie alle splendide immagini del fotografo di scena Augusto Di Giovanni. Per parte sua nel 1971, la Radio Televisione Italiana, manda in onda uno sceneggiato dal titolo: Il Segno del Comando, protagonisti Ugo Pagliai e Carla Gravina, un sceneggiato interamente girato in Via Margutta, Trinità de’ Monti e nei vicoli di Trastevere, che riesce a mettere in mostra una Roma del tutto inedita. Lancelot Edward Forster è un professore di letteratura inglese di Cambridge, impegnato nella traduzione di un diario scritto da Lord Byron nel 1817, in occasione di un suo soggiorno romano. Durante la traduzione, il professore viene invitato a recarsi a Roma da un misterioMarco so pittore, tale Tagliaferri, che lo sollecita nella ricerca di una piazza citata da Byron nel diario, che il professore ritiene essere un luogo immaginario, inventato dal poeta, ma di cui Tagliaferri dimostra l’esistenza, mediante l’esibizione di una fotografia. A Roma Forster è invitato a tenere una conferenza in occasione della Settimana Byroniana e qui trova ad attenderlo una bella ragazza di nome Lucia, la modella del Tagliaferri, la quale lo informa che quella stessa sera, in una locanda di Trastevere, lo farà incontrare con il pittore. Prima di recarsi nel luogo fissato per la conferenza, Forster Campo de’ fiori tenta di contattare telefonicamente lo stesso Tagliaferri, ma riceve una notizia del tutto inaspettata, il pittore è morto. Poco più tardi, nella sua automobile, il professore trova il medaglione che qualche ora prima indossava la modella Lucia, quindi si precipita presso lo studio di Tagliaferri, dove però l’attende una rivelazione ancora più sconvolgente, il pittore romano è si morto, ma ben cento anni prima. Egli apprende questa notizia da un anziano colonnello in pensione, ultimo discendente della famiglia Tagliaferri, che abita a Via Margutta, proprio a fianco di quello che era stato lo studio del pittore. Il colonnello parla a Forster del suo antenato morto in giovane età in circostanze misteriose, Lucia, la sua bella modella e amante, sconvolta dalla prematura scomparsa dell’uomo, si uccise il giorno dopo, e, si racconta, che il suo fantasma si aggira ancora per le stanze dello studio abbandonato di Via Margutta; Forster, peraltro, è certo di aver incontrato Lucia, che non era un fantasma, ma una ragazza in carne ed ossa. Il professore torna in albergo, dopo aver seguito il consiglio del colonnello di visitare il Caffè Greco, dove, nello storico locale, lo attende una nuova altrettanto sconcertante scoperta, l’autoritratto del pittore Tagliaferri che gli somiglia in maniera incredibile. Poco più tardi Lancelot Edward Forster riceve una telefonata che lo invita a recarsi presso il cimi- tero degli inglesi, all’ombra della Piramide Cestia. Qui un’apparizione misteriosa lo conduce verso la tomba del pittore Marco Tagliaferri nato il 28 marzo 1835, ossia lo stesso giorno in cui è nato Forster, ma di un secolo prima. E’ questo uno sceneggiato che si sente nella pelle. Il tema trattato è infatti inusuale: si parla di occultismo, di esoterismo, perfino di reincarnazione e l’alone di magia e mistero creato è tale da suggestionare gli spettatori, anche perché, alla fine del racconto, Forster, alla “Taverna dell’Angelo” in Trastevere, trova Lucia, che gli confida che egli è sopravvissuto soltanto perché Il Segno del Comando è già in suo possesso. Questo è infatti il medaglione trovato sul sedile della sua macchina. Il racconto si chiude lasciando nello spettatore il magico dubbio su Lucia: la ragazza è un essere vivente o un fantasma? Arricchito da un motivo conduttore dal titolo: Cento campane, un brano musicale destinato ad un grande successo, Il Segno del Comando è un’opera che ha saputo esaltare appieno il fascino di Via Margutta, una breve e stretta strada rimasta inalterata malgrado il trascorrere del tempo, con i suoi cortili, i suoi balconi, il suo verde ed i suoi caratteristici angoli, che contribuiscono a darle uno sapore speciale, quello di una Roma d’altri tempi. In questa strada c’è la caratteristica Fontana degli Artisti, una originale fontanina a base triangolare, realizzata nel 1927, inserita in un arco marmoreo su paramento murario, costituita da un insieme allegorico di cavalletti, tavolozze, maschere, pennelli e compassi da scultore; i due mascheroni centrali, uno triste e l’altro allegro, stanno lì a ricordare l’eterno e alterno stato d’animo degli artisti. Via Margutta è stata ricordata anche da Luca Barbarossa che a questa stradina ha dedicato la poesia che qui ripropongo: Sta cadendo la notte sopra i tetti di Roma, / tra un gatto che ride e un altro che sogna di fare l’amore, / sta cadendo la notte senza fare rumore. 13 Sta passando una stella sui cortili di Roma / e un telefono squilla, nessuno risponde a una radio che parla, / è vicina la notte, sembra di accarezzarla. Amore vedessi com’è bello il cielo a Via Margutta questa sera, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo / dei bombardamenti, dei pittori, dei giovani poeti e dei loro amori / consumati di nascosto in un caffè. Amore vedessi com’è bello il cielo a Via Margutta insieme a te, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo / che ci ha visto soffrire, che ci ha visto partire, che ci ha visto … Scende piano la notte sui ricordi di Roma, / c’è una donna che parte e un uomo che corre, forse vuole fermarla, / si suicida la notte, non so come salvarla. Amore vedessi com’è bello il cielo a Via Margutta questa sera, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo / dell’oscuramento e dei timori, dei giovani semiti e dei loro amori / consumati di nascosto in un caffè. Amore sapessi com’era il cielo a Roma qualche tempo fa, / a guardarlo adesso non sembra vero che sia lo stesso cielo la stessa città, / che ci guarda partire e volerci bene, / che ci guarda lontani e di nuovo insieme, / prigionieri di questo cielo, di questa città, / che ci ha visto soffrire, che ci ha visto partire, che ci ha visto … Si suicida la notte non so come salvarla. “Cento Pittori a Via Margutta” è uno degli appuntamenti pittorici più famosi di Roma, la rassegna è un interessante appuntamento per appassionati d’arte che rende la caratteristica strada una galleria d’arte all’aperto. L‘ingresso gratuito è aperto a tutti, é questa infatti una “Mostra di strada” e in questa occasione Via Margutta si trasforma in un’immensa galleria d’arte a cielo aperto e i suoi vicoli fanno da cornice alle numerose opere: dipinti a olio, disegni, sculture e acquerelli, realizzati da artisti provenienti da ogni parte del mondo. 14 Campo de’ fiori BASTARDI SENZA GLORIA Inglourious Basterds, Usa- Germania, 2009. Genere: azione; regia: Quentin Tarantino; sceneggiatura: Quentin Tarantino; interpreti: Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender, di Christoph Waltz, Maria Cristina Diane Kruger, Daniel Caponi Brühl, Til Schweiger, Mélanie Laurent, B. J. Novak, Samm Levine, Cloris Leachman, Mike Myers, Julie Dreyfus, Paul Rust, Rod Taylor, Maggie Cheung, Christian Berkel, Léa Seydoux, Jacky Ido, August Diehl, Richard Sammel; fotografia: Robert Richardson; montaggio: Sally Menke; scenografia: David Wasco, Sandy Reynolds-Wasco; costumi: Anna B. Sheppard; distribuzione: Universal Pictures; durata: 160 minuti . In Bastardi senza gloria, Quentin Tarantino riporta fatti di cronaca del nostro passato, declinando l’oggettività degli eventi a possibili alternative. Senza addentrarci troppo sulla legittimità del suo operato, possiamo rassicurare che lo sberleffo del regista riguardo a immaginari episodi della seconda guerra mondiale assurge alla stregua di una mera aneddotica da fumetto: insomma, una profanazione sguaiata molto simile all’atto di assegnare un paio di baffetti alla Gioconda. L’ultima fatica tarantiniana si può definire come un saggio postmoderno per una storia diversa, dove lo spettatore accede a una dimensione simulacrale, uno spazio di legittima fantasia in grado di dare luogo a un corto circuito destabilizzante in cui la realtà non può non soccombere. Per questo il conflitto termina nel 1944, anziché nel 1945 e, addirittura, dobbiamo renderne merito a Brad Pitt! C’era una volta nella Francia del 1941 il nazista colonnello Landa (Christoph Waltz), alias “il cacciatore di ebrei”, (un epiteto conquistato sul campo per “meriti trascorsi”) che stermina una famiglia di contadini ebrei, risparmiando la vita alla giovane Shosanna Dreyfus (Mélanie Laurent). Ritorno al futuro tre anni più tardi: ritroviamo la stessa Shosanna sotto mentite spoglie, proprietaria di un piccolo cinematografo nella Parigi occupata dai Tedeschi. Infatuatosi di lei, il valoroso eroe Bridget von Hammersmark (Daniel Brühl) suggerisce al ministro per la propaganda del III Reich Joseph Goebbels di scegliere il suo esercizio per la prémiere del film propagandistico L’orgoglio della nazione, una pellicola di cui è protagonista oltre a esserne il diretto ispiratore. Tutto questo pur di far capitolare la donna tra le sue braccia da cecchino. Inaspettatamente, il capo del dicastero per il proselitismo ariano accetta. La fanciulla potrà così mettere in atto il suo desiderio di vendetta, che si traduce in prassi nel momento esatto in cui decide di usare come arma per il suo regolamento di conti la scintilla - simbolica e al contempo reale - che scaturisce dal nitrato d’argento. Lo stesso leitmotiv del castigo e punizione ai danni dei fanatici nazionalsocialisti viene ripreso nella storia parallela dominata dalla figura dei “bastardi”, una schiera di arditi composta da ebrei americani e da ex ufficiali tedeschi che, dovendo scegliere se rinnegare la propria patria e la vanagloria di servire un falso ideale, hanno optato per il percorso più difficile. Nell’ipotetico pronipote di Toro Seduto, lo spocchioso tenente Aldo Raine (Brad Pitt), i guerrieri riconoscono il loro duce e a lui debbono cento scalpi tedeschi… a testa. Aiutati da una diva teutonica doppiogiochista (Diane Kruger) e da un critico cinematografico (Michael Fassbender) al servizio di Sua Maestà, i Bastardi daranno luogo alla cosiddetta “Operazione Kino”, ovvero far saltare in aria la sala cinematografica di Shosanna, facendo fare a Hitler, Goebbels, Goering e a tutto il terzo Reich al completo la fine del topo. Il piano della giovane ebrea recherà ostacolo al proposito dei sanguinari guerriglieri? La missione dei Bastardi andrà in porto? Stermineranno i nazisti senza pietà? Non riducetevi semplicemente a immaginare queste possibilità, prendete posto davanti al grande schermo bianco e saprete come andrà a finire. Un’idea di cosa voglia significare essere un cinefilo ce la fornisce lo stesso Tarantino, un autore che per la sua ultima pellicola ha ripreso, storpiandolo, il titolo internazionale del film Quel maledetto treno blindato (1978) del nostro Enzo G. Castellari. La professione di Shosanna va direttamente posta in relazione con quella di Tarantino: entrambi alternano pulsioni di amore venerante e furia profanatrice nei confronti della settima arte. Sebbene l’anarchico cineasta definisca il suo lungometraggio un “bunch of guys on a mission-movie” a imitazione di un cult come Quella sporca dozzina, i critici hanno etichettato Bastardi senza gloria un «jewish revenge-movie», ossia un film in cui gli ebrei infliggono una lancinante punizione ai propri avversari. Del resto, particolarmente illuminante appare l’asserzione del regista Eli Roth, che ha accettato di calzare i panni del sergente statunitense Donowitz per far piacere a Tarantino, amico di vecchia data e compagno di scorribande cinematografiche («Io sono ebreo e da bambino sognavo di far fuori tutti insieme quelli là, lo chiamavo “la mia fantasia kosher”»). Una curiosità: il “film nel film” dal titolo L’orgoglio della nazione è stato diretto proprio da lui. La leggenda vuole che la gestazione di Inglourious Basterds, interessante come il film finito, si sia protratta per ben una decina di anni, un considerevole lasso di tempo che l’autore ha trascorso chino sulla sua macchina da scrivere, a mettere nero su bianco la sceneggiatura finale, battendo i tasti con un solo dito senza avere idea di come andasse a finire. A quanto pare, la tenace lotta tra parole e immagini ha dato i suoi frutti, permettendo al film di superare i 114 milioni di dollari negli Stati Uniti, solo dopo sei settimane di programmazione. Da poco la pellicola è uscito anche nel circuito nazionale, naturalmente nella versione doppiata a cura della pur brava Fiamma Izzo. Eppure scegliere se andare a vedere le gesta dei Bastardi in lingua originale con i sottotitoli o nell’improbabile adattamento a uso e consumo del pubblico italiano non è una preferenza per i soli estimatori del cinema, un’arte nuova di zecca e tutta tecnologica, giacché i dialoghi del film sono un coacervo di idiomi tedeschi, inglesi, francesi e, perfino, italiani del tutto annientati nella versione doppiata. Peccato, perché tutto ciò aveva un ruolo importante e un significato etnico nel caratterizzare le diverse caratterizzazioni vocali dei personaggi. Per quanto riguarda gli attori, è praticamente impossibile affermare chi fra gli interpreti del ricco cast colpisca l’attenzione dello spettatore più degli altri. In un ipotetico palio, però, il primo premio sarebbe vinto di sicuro da Christoph Waltz, attore austriaco in sostanza semisconiusto da noi, che riesce, grazie a un gioco di sfumature, nell’ingrato compito di rendere simpatico un colonnello delle S.S. Campo de’ fiori 15 Ecco alcune foto di scena della fiction più amata di Canale Cinque Il Falco e la Colomba Tra le comparse anche Michele Moscioni di Civita Castellana Sopra: Fabrizio e Michele Moscioni in una scena del film insieme agli attori Anna Safroncik ed Enrico Lo Verso. A lato: Michele Moscioni e l’attrice Anna Safroncik Molte scene della fiction da poco andata in onda in prima serata su Canale Cinque, Il Falco e la Colomba, sono state girate in Provincia di Viterbo, tra il piccolo borgo di Montecalvello e il Palazzo Farnese di Caprarola. Attori giovani e brillanti, come Giulio Berruti, Cosima Coppola, Anna Safronick e più maturi e di grande esperienza, come Adriano Pappalardo, Fabio Testi, Franco Oppini, sono stati magistralmente diretti dal regista Giorgio Serafini. La fiction in sei puntate ha registrato buoni ascolti, tanto da conservare fino alla fine il suo posto nei palinsesti delle reti mediaset. La storia, ambientata tra il Quattrocento e il Cinquecento, ha come filo conduttore l’amore apparentemente impossibile di due giovani, appartenenti a classi sociali completamente diverse e tutte le vicende, gli ostacoli e gli intrighi che devono superare per coronare il loro sogno d’amore. Ottimo il montaggio, azzeccate le scenografie ed i costumi, buone anche le musiche. Tra le tante comparse che hanno popolato le scene, una famiglia di attori per caso: la famiglia civitonica dei Moscioni. Fabrizio, Severina e Michele sono stati vestiti con gli abiti dell’epoca e perfettamente truccati per interpretare la gente del volgo, i popolani che vivono per le strade e nelle locande. A Michele, in particolar modo, che non è nuovo alle telecamere, essendo già stato protagonista del cortometraggio La banconota, per la regia del fratello Roberto e che ha partecipato a diverse manifestazioni cinematografiche, sono stati regalati dal regista importanti primi piani, che lo hanno fatto veramente felice. Michele ha, inoltre, già recitato, ballato e cantato in numerosi spettacoli teatrali della capitale e continua a fare provini per aggiudicarsi parti nei film. Dietro le quinte anche l’altro componente della famiglia, Roberto, che lavora nel cinema ormai da diverso tempo, quale apprezzato fonico, ed ha preso parte alla lavorazione di molti film sia per il grande che per il piccolo schermo. Ha lavorato a lungo nella seguitissima fiction Rai, Incantesimo, che proprio Un momento quest’anno ha dovuto chiudelle riprese dere i battenti, ed è ora sul set di un nuovo film per il cinema, che ha per protagonista Russel Craw. Ci auguriamo di poterli vedere lavorare ancora insieme in tanti altri importanti film! Da sx: Severina, Fabrizio e Michele Moscioni, in attesa del ciak per le riprese di una scena Da sx: Fabrizio e Michele con i costumi di scena Campo de’ fiori 16 Mamma mi compri una chitarra ? (parte 8) Reverie Dove VADO ? <El malpela mara ondo Subite flagras Tintilsone La lumo de l’animo libera Amare gustanta kiel mar’ > (da Danco de l’maroReverie ) Traduzione in esperanto: < Da una scura onda del di Carlo Cattani mare improvvisamente sfavilla con suon di campanellini la luce dell’anima libera che sa d’amaro come il mare > (da Danza del mare-Reverie ) <La musica è immaginazione, emozione, sogno … ……… > e,dunque, Reverie sia ! Dallo scorso numero , ospitiamo nel nostro “Campo” Valerio Vado , trentasettenne , polistrumentista -compositore , “inventore” ed “alchimista” dell’ensemble musicale Lombardo , Reverie . Con lui abbiamo ripercorso alcuni dei momenti salienti della sua formazione musicale ma anche iniziato a conoscere la sua “creatura” , curata con intensa passione fin dal lontano 1996 :Reverie ! Alcuni demos nel corso di oltre 10 anni di attività , un cd pubblicato nel 2008 e un prossimo ancora in fase di lavorazione ……musica lontana anni luce dai gusti “fast food” che caratterizzano la nostra gioventù ma vicina a chi vuol “vibrare” senza facili emozioni ……nel corso delle prossime righe ne sapremo ancora di più …..il plaid è di nuovo steso sul “Campo” per il nostro Valerio ! Carlo: E ,dunque, Valerio, sveliamo le coordinate dello stile di Reverie Valerio: dopo varie elucubrazioni, sono giunto alla conclusione che lo stile di Reverie possa essere sinteticamente definito come “folk progressivo” …... ciò perchè mi piace far confluire elementi di musica antica con richiami alla musicalità tipica di certo folk europeo ed orientale ……anche le musica etnica contaminata da sonorità ambient/elettroniche trova un porto nella musica di Reverie …. cerco…cerchiamo …. comunque di creare melodie che risultino interessanti anche dopo vari ascolti. ……uso al minimo elementi rock e jazz perché entrambi mi sembrano due “linguaggi” quasi imposti e comunque talmente standardizzati che sono fattibili da chiunque in qualunque parte del mondo, mentre a me fa piacere che chi ascolti Reverie capisca , tramite la musica , da dove veniamo ……il rock ormai lo vedo come una musica prevalentemente “esteriore”, utile per sfogare rabbia ed energie, ma che oltre all’impatto iniziale non ha molto “substrato”; il jazz utilizza un lessico - come dire? - “da universitari”, chiuso nel suo autocompiacimento. Quello che io vorrei ottenere , invece , è musica che chiunque possa capire , pur senza usare casse in 4/4 o ricorrere a testi “dammi tre parole” …… cuore/sole/amore …….e che riveli nuove sfaccettature ascolto dopo ascolto…una musica suonata con il “piglio” - questo sì - del rock ! In questo senso, musicisti “classici” come Cecilia Bartoli ,cantante , e Il Giardino Armonico ,un’orchestra, si sono rivelati “illuminanti” per il mio modo di proporre musica “acustica”, in quanto eseguono musica antica con una verve come se fosse “moderna” …… tutt’altro che “ingessata” , insomma. Carlo: cosa alimenta la tua ispirazione ? Valerio: prevalentemente la musica antica ,la barocca…..troppi gli autori per citarli tutti ma anche Monteverdi , Rossini e la musica orientale . Tra i contemporanei , Mike Oldfield, Genesis, Matia Bazar …..non gli ultimi !!!..... Jean-Michel Jarre, Jethro Tull, King Crimson, Led Zeppelin, Deep Purple, Rainbow, Alice, Battiato, Yes, Van Der Graaf Generator, De Andrè e molti altri, anche biecamente pop e metal…. ma non direi che al momento, la loro musica mi influenza direttamente.Gli aspetti extramusicali sono rappresentati ,in ordine sparso, dal Friuli ,di cui è originaria la mia famiglia e che io sento come “luogo dell’anima”, da tutti i posti che ho visitato o che vorrei visitare,dalla letteratura e in questo ambito da Shakespeare, Euripide, Pasolini, Baudelaire, il Cantico dei Cantici, dall’arte pittorica , Caravaggio, Leonardo, Tiepolo per fare qualche nome dei preferiti e, naturalmente, la vasta gamma di sentimenti per Mariangela, mia compagna di vita nonché realizzatrice dell’aspetto “visivo” di Reverie , le copertine dei cd, le foto, la cura del sito web e tanti altri aspetti . Carlo: sul fronte delle parole….. Valerio: premesso che amo l’eufonia dell’italiano, non mi piace utilizzare testi lunghi o parlare di temi apertamente sociali….. ritengo che si sfoci nel cantautorale, vale a dire canzoni con testi “a fiumana” in cui la parte vocale diventa un parlato spesso monocorde. Per quanto mi riguarda, il fatto di cantare testi “di protesta” è sostanzialmente superfluo: la musica bella è già rivoluzionaria in sé stessa! Mi spiego meglio: i testi per così dire “impegnati” vorrebbero far capire che la gente, la società, il mondo, così come sono non vanno bene e che le ingiustizie andrebbero cancellate. Ma alla musica “vera” questo non serve: quando ad esempio ascolto Bach o Mozart ,indipendentemente dalla presenza di un testo , mi si apre veramente una finestra su un mondo ideale e migliore che qui non ha riscontro; ascoltando le arie d’opera di Vivaldi o di Rossini mi chiedo: c’è gente che riesce ad arrivare a tanto e ad esprimere così tanto sentimento? Perché accontentarsi dello squallore intorno a noi, quando la vita potrebbe essere veramente migliore, solo volendolo? Anche se prediligo l’italiano per i miei testi, ho fatto delle eccezioni per alcuni sonetti di Shakespeare , per alcune canzoni antiche in inglese che ho musicato e che tradotte nella nostra lingua non avrebbero assolutamente reso e, per ragioni affettive, per il friulano : per ora mi sono limitato a musicare una poesia di Pasolini . Attualmente, la mia attenzione è rivolta all’esperanto …….ho già realizzato e pubblicato dei brani ,come ,ad esempio,le due composizioni presenti sul cd “Shakespeare,la donna,il sogno” e sto lavorando ad un progetto discografico più ampio con testi in esperanto. ….questa lingua , contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è una lingua decisamente eufonica! Carlo: Ho capito bene :un nuovo disco dei Reverie ….in esperanto ? Valerio: Si è così ! Si intitolerà “Revado“, che in esperanto significa proprio “Reverie” ! Carlo:non ti fermare,dimmi di più ! Valerio: Beh, l’idea di realizzare un cd in esperanto è in “gestazione” da più di un anno ….. tramite Andrea Fontana , l’esperantista che ci supporta nella scrittura dei testi , abbiamo contattato la Vinilkosmo, un’etichetta di Tolone, unica label discografica specializzata esperantista , che ascoltando i due pezzi esperanti sul cd “Shakespeare,la donna,il sogno “ si è entusiasmata ,proponendosi di produrci un intero cd ! In realtà, la nostra intenzione era quella di proporre uno dei due pezzi in qualche loro compilation esperanta ma da parte loro han sostenuto che il nostro è un genere a parte, che abbisogna di un cd intero per essere apprezzato…..benissimo !..... ma , la loro proposta di contratto non era equilibrata dal nostro punto di vista , per cui abbiamo deciso di mantenere il profilo dell’autoproduzione ma di distribuire il cd anche tramite la Vinilkosmo per una maggiore visibilità sul mercato esperantista . Inoltre, per il prossimo cd potremo disporre anche di una casa editrice : un conoscente di Fanny Fortunati (nda: la “front girl” dei Reverie ,cantante e musicista ) che cura musica latino-americana ma che si è “dal profondo” rotto di salsa,merengue et similia ,si vuole “redimere” iniziando ad inserire tra le sue edizioni delle proposte più particolari tipo la nostra . Comunque, il cd conterrà 8 pezzi , di cui due nuove versioni di “Kiam alvenos la Fino” e “Plurestantaj memoroj” già presenti su “Shakespeare,la donna,il sogno “ . Il cd sarà più vario musicalmente di “Shakespeare…” : solo un pezzo suonerà rinascimentale , gli altri varieranno dal pezzone mediorientaleggiante al quasi-ambient….insomma , speriamo di cambiare le carte in tavola ancora una volta ... pur mantenendo la nostra identità-Reverie Carlo: ma la vostra musica “girerà’ ” anche su un altro cd ? Valerio: Le cosa stanno così : un’etichetta Americana , la Quickstar , ci ha contattato offrendoci un posto in una loro compilation di prossima pubblicazione …il tutto è avvenuto tramite myspace …..la Quickstar realizza , prevalentemente, compilation di vari generi, dal metal al folk al rap ecc. e “scandagliando“ su myspace in cerca di gruppi sono incappati nella pagina di Reverie …..ci hanno fatto sapere di esser rimasti colpiti dal brano “Principe di un attimo“ e hanno chiesto se eravamo disponibili a fargliela pubblicare. Considerato che sarebbe un’ottima occasione di allargare la nostra “fetta” di ascoltatori, specie negli USA, abbiamo accettato. Tuttavia , abbiamo fatto loro presente che la versione del pezzo ascoltata su myspace risaliva al 2002 e che ora suoniamo quel brano con un arrangiamento “attualizzato” alla nostra formazione più recente … hanno atteso una nuova versione, registrata in poche ore, nei ritagli di tempo tra le sessions del nuovo cd in esperanto …. è piaciuta …..il master e stato inviato e ,dita incrociate, attendiamo “di sentirci” nella compilation per quest’autunno ! Carlo:vorrei tornare a “pizzicarti” su argomenti più personali come ad esempio la scrittura musicale … Valerio: mi piace scrivere pezzi miei , forse più del suonarli e sicuramente più del suonare pezzi altrui ….. solo quando sono davanti a una tastiera o imbraccio la chitarra Campo de’ fiori e la carta da musica è lì ad attendere , mi sento davvero libero ! Il fatto di scrivere musica suscita tuttavia sentimenti contrastanti : quando riesco a dare subito forma compiuta ad un’idea sono l’uomo più felice del mondo ma quando non riesco a concludere un passaggio, beh ,allora vengo invaso dal nervosismo e dall’abbattimento . Comunque ciò non toglie nulla al fatto che quando in testa nasce un’idea , magari nei posti più impensati, mi senta inebriato dalle sue possibilità quasi infinite di sviluppo... come dire... si costruisce un puzzle e i tasselli te li fabbrichi da solo! E quando realizzi che il pezzo è finito…… che ti dici <Ok, non serve aggiungerci più niente> , credo che sia come vedere un figlio appena nato: vuoi mettere l’orgoglio di dire <l‘ho fatto io> ? Un volta che ho scritto le parti vocali e la partitura di ogni strumento, arriva finalmente il momento di distribuirle agli altri “Reveries” e spiegare il significato della composizione , per farli entrare nella giusta “atmosfera”. E qui viene il bello ….. perché suonandolo ne vengono fuori aspetti inediti, a cui io stesso non avevo pensato,sia dal punto di vista esecutivo che del “significato” ! Per fortuna, quasi tutti i membri di Reverie sono poli-strumentisti e musicisti propositivi ,che , cioè , non si limitano a eseguire le note scritte ma si impegnano per interpretarle e variarle se necessario, perché, tutto sommato, anche loro ci tengono a quello che suonano, a differenza di semplici “session-men”. Per cui, da questo punto di vista, posso dire di essere contento ,anche umanamente, delle persone che hanno scelto di suonare la mia musica seppur con poco o nullo ritorno economico ! Carlo: alcuni incontri preziosi per la tua “formazione” ? Valerio: A parte il sopra citato maestro di chitarra Carlo Marossi , potrei menzionare Pino Martini ,bassista degli storici Stormy Six e mio ex-professore alle superiori, che , oltre ad avermi edotto sulla musica “alternativa” degli anni ‘70, mi ha regalato un suo pedale “octaver” vintage che conservo gelosamente e che utilizzo tuttora con i Reverie; Gigi Folino , produttore e bassista, ex-membro del Gruppo Italiano... sì, quelli di “Tropicana” , da cui ho appreso molte nozioni di arrangiamento;Cecilia Bartoli, cantante lirica ….de Roma!..... che ho avuto il piacere di conoscere a Milano, ascoltando la quale ho capito che musica antica e classica si possono riproporre con un piglio attuale;e poi , Simone Stucchi, grande tecnico del suono ed effettivo sesto membro dei The Watch , dal quale ho imparato le tecniche di registrazione su hard-disk …..e, naturalmente, gli ottimi musicisti che suonano con me in Reverie: la cantante, attrice e percussionista Fanny Fortunati e gli strumentisti Fulvia Borini, Alberto Sozzi e Daniele Defranchis. Sono orgoglioso di suonare con loro ! I loro suggerimenti e la loro fantasia sono elementi preziosissimi per la buona riuscita dei nostri brani ! Anche i vari violoncellisti che si sono succeduti hanno dato il loro apporto; in particolare Laura Balbinot che hai visto a Roma nel concerto alla “Casa dei teatri “ di Villa Pamphili : una musicista versatile e preparatissima. Carlo:Una domanda che pongo spesso da queste pagine :come ci si prepara per un concerto? Valerio: Sia con Reverie che con altri progetti con cui collaboro, mi organizzo dapprima strutturando una scaletta che presenti una sequenza di brani variegata e interessante, che tenga desta l’attenzione del pubblico. Poi passiamo a suonare i brani su cui abbiamo più dubbi di esecuzione, cercando di chiarire a noi stessi “l’intenzione” da dare loro: è un po’ dura convincere chi ascolta se prima non siamo convinti noi, giusto? Ai brani che già vengono bene e non suscitano particolari perplessità dedichiamo meno tempo. Infine, suo- niamo i brani come se fossimo effettivamente in concerto, in modo da capire se e come accorciare le pause tra un pezzo e l’altro oppure se cambiare l’ordine dei brani. Carlo:dedichiamo queste ultime righe parlando degli strumenti che impieghi nella tua attività . Valerio:Per quanto riguarda le chitarre: della mia prima chitarrina classica ,che col senno di poi non era così male, non ricordo neanche la marca... Dopo averla torturata in vari modi, con accordature casuali e applicazioni di pick-up, la diedi ad un amico... poi passai ad una chitarra elettrica Cort bianca modello Charvel e ad una Washburn acustica “jumbo” dal suono imponente ma con un manico piuttosto duro . Venduta la Cort, acquistai un’ elettrica Aria Proseries II Wildcat color avorio, che tengo tuttora come chitarra di emergenza. Amando il timbro di chitarristi come Santana, Fripp e Steve Hackett, nel 1993, messi da parte i primi due stipendi , comprai una Gibson Les Paul Custom nera, che è tuttora la mia chitarra elettrica “ufficiale”. Per me, il timbro della Les Paul, caldo e pastoso, rimane a tutt’oggi inimitabile !Nel 1994 comprai di seconda mano una Takamine classica preamplificata con un bel suono rotondo e naturale, che è la chitarra che in questo periodo suono più frequentemente. Per quanto riguarda le acustiche, ho posseduto una Applause,sottomarca Ovation, di terza mano(!) , preamplificata , che però era scomoda …aveva il fondo bombato in carbonio, per cui scivolava facilmente ed aveva un timbro troppo “ferroso”. Quindi l’ho cambiata con una Olympia, sempre preamplificata, marca coreana ma di ottima fattura, con un timbro pulito e cristallino che a me piace molto. Come effettistica, ho avuto due amplificatori Fender , un 15 watt ed un M80, ed alcuni pedalini Boss che ho rivenduto nel corso degli anni. Infatti, dal 1995 abbino alla Gibson esclusivamente un multieffetti Boss SE70, davvero molto versatile, nonché il pedalino Octaver di cui sopra, abbinato però alla chitarra acustica. Non uso più amplificatori, in quanto snaturano i suoni del multieffetti , che entra diretto nel mixer. Suono poi un mandolino scozzese Tanglewood, a cui sono molto affezionato anche se ha un manico non comodissimo, e un ‘ud egiziano Gawharet El Fan. Come tastiere, ho una Yamaha W7 con ottimi suoni di pianoforte e una Roland SR5 con suoni più moderni. Ho anche un expander Gem S2R con campionamenti di tastiere analogiche tipo moog, ARP, mellotron, ecc, che però uso raramente in quanto scomodo da “pilotare” in concerto. Come avrai notato, non ho liutai di fiducia, se non per lavoretti di manutenzione o riparazione: credo che gli strumenti “standard” - opportunamente provati prima di acquistarli, soddisfino appieno le mie esigenze ! Carlo:a questo punto della intervista ,chiedo sempre dei consigli a beneficio di chi inizia a destreggiarsi con lo studio di uno strumento :tu cosa puoi suggerire? Valerio:Beh, a prescindere dallo strumento di interesse, suggerirei comunque di affidarsi ad un buon insegnante: si risparmia veramente tanto tempo in termini di fatica ed energia! Ad esempio: avere qualcuno più esperto che ti corregge la postura delle mani sullo strumento nonché la posizione della schiena, evita affaticamento e l’insorgenza di fastidiose tendiniti.Imparare a leggere la musica , la teoria ,sebbene possa dapprima sembrare “palloso”, poi in realtà è utilissimo: leggendo una sequenza di accordi di una canzone mai vista prima capisci subito quale scala suonarci sopra, se ti viene in mente un pezzo lo puoi scrivere in modo da non rischiare di dimenticarlo, ecc. Per quanto mi riguarda, scrivere tutta la musica che 17 creo è ormai fondamentale: quando propongo un nuovo brano, fornisco agli altri musicisti il loro spartito e questi sono subito in grado non dico di suonare perfettamente il brano ma, quantomeno , di capirne la struttura e cosa succede nelle varie sezioni. Per quanto riguarda gli studenti: è fondamentale capire il genere che si vuole suonare: se vuoi fare blues e vai da un maestro di chitarra classica, magari ti demotivi e appendi lo strumento al chiodo. Per quanto mi riguarda, è stato molto utile studiare chitarra sia moderna che classica: la cosa mi dà spunti, idee che trasferisco da uno strumento all’altro. Per quanto riguarda gli insegnanti: devono essere in primo luogo capaci di motivare lo studente! Anche rispondere alle sue curiosità senza farlo passare per “pivellino” o per uno stupido, può aiutare ad aumentare la sua autostima. Per quanto concerne i metodi: mah, diffiderei solo di quelli tipo “Impara da solo in 24 ore” ! Di tutti quelli che hanno provato ad usarli, nessuno ha concluso qualcosa! Poi, altre due cosa fondamentali:1) crearsi uno stile “personale”: sicuramente è utile studiare e capire cosa fanno i propri “idoli”, ma imitandoli e basta si rischia di rifare peggio le stesse cose.2) ascoltare qualsiasi genere musicale e cosa fanno tutti gli strumenti: si prendono spunti a non finire! Suggerisco in particolare la musica barocca, sonate da camera e arie d’opera in particolare, dove dominano il gusto melodico e l’attenzione per le dinamiche. Carlo :dimmi della tua “prima volta” in una sala di incisione… Valerio: Per quanto riguarda esperienze di registrazione in genere, dapprima ho fatto pratica con un gruppo punk/psychedelic/metal , con un registratore a bobina a due piste (!) originale dagli anni ‘70!!! - prestatoci dallo zio di un amico. Dato che la bobina dopo 5 o 6 volte che si registra nello stesso punto si usura, era necessario impararsi bene il pezzo, in modo da suonarlo il meglio possibile, senza rifarlo troppe volte! Poi, dal 2 piste a bobina, con i Lethe ,gruppo prog-rock di cui ero chitarrista e seconda voce, passai al 4 piste su cassetta e con quello registrammo “Nymphae“,primo e finora unico album dei Lethe. La mia prima volta in una VERA sala di incisione risale al 1993: registrammo le seconde voci di “Nymphae“ su computer e quella fu la scoperta della registrazione digitale: non c’era più il problema dell’usura del nastro: un pezzo si poteva rifare all’infinito, incollando i vari segmenti riusciti meglio... che liberazione! Tuttavia, l’unico problema di usura riguardò... le mie corde vocali: fai e rifai, cantando non impostato, alla fine delle registrazioni rimasi quasi senza voce! Carlo :siamo in chiusura : un evento memorabile della tua “storia artistica” e un sogno nel cassetto ? Valerio:Eh eh eh, che domandona! Diciamo che, belli e brutti, di eventi memorabili ce ne sono stati tanti: finora quelli che mi hanno dato più soddisfazione sono stati: la partecipazione al Premio Friul 2007 presso il Teatro Palamostre di Udine , ottima acustica, ottima organizzazione, teatro pieno e pubblico entusiasta e il concerto alla Casa dei Teatri di Villa Pamphili a cui anche tu hai assistito : cornice meravigliosa, organizzatori gentilissimi, pubblico scarso... ma partecipe!. Tra i sogni nel cassetto….sono tanti pure loro!....ti direi: 1) farci ascoltare da quanta più gente possibile, suonando in posti belli sia acusticamente che scenograficamente; 2) portare in scena lo spettacolo “Shakespeare, la donna, il sogno”; 3) portare in scena un altro spettacolo a cui stiamo lavorando da tempo, del quale non dico altro per scaramanzia ! www.myspace.com/ reverieweb ; su facebook: digita “reverie ensemble“; www.reverieweb.com . Campo de’ fiori 18 Ecologia e Ambiente Le nuove centrali nucleari di terza generazione Sono contrario al ritorno del nucleare in Italia, per ovvi motivi che intendo elencare. Per prima cosa non capisco come si possa riproporre il nucleare, quando in Italia si è già fatto in passato di Giovanni un referendum popoFrancola lare su questo tema, “sarebbe più democratico farne un altro”. Poi quello che non mi è chiaro affatto, è che qualora si trovassero i siti idonei per costruire le centrali, i “benefici” non cadrebbero a cascata sui cittadini, come ci vogliono far credere a tutti i costi, bensì ai soliti pochi attori che ruotano intorno a queste energie. Ma l’aspetto più interessante è nelle risposte che si hanno alla domanda: “che ne pensate del ritorno al nucleare in Italia?” Il 51% è favorevole. Ma sesi chiede: “siete favorevoli alla realizzazione di una centrale nucleare nella vostra provincia o regione?” Il risultato è l’opposto. C’è dell’ipocrisia o altro ancora? Credo che ci sia dell’altro. Non dimentichiamo che l’Italia deve ancora smaltire ben 55 mila m3 di scorie radioattive, prodotti dall’attività del primo nucleare, che attualmente si trovano sul territorio nazionale. Quindi con questi numeri non credo che sia facile individuare dei siti idonei per la costruzione di questi impianti e soprattutto avere il consenso dalla popolazione. Si pensa di dare a chi ospiterà le centrali un beneficio in termini economici, ma chi si prenderà la responsabilità che tutto vada a compimento nel migliore dei modi? Sono centrali di terza generazione non c’è dubbio, ma i rischi, non sono legati soltanto al funzionamento della centrale. Ci sono fattori esterni o naturali che si possono innescare in qualsiasi momento, quindi ingestibili o ancor peggio incontrollabili, DA LUIGI: SAPONI ALLA SPINA CONCENTRATI! 1 Lt equivale a 3 Lt di sapone normale! come ad esempio: sismi, atti terroristici, o, peggio ancora, centrali nucleari che per i loro lunghi tempi di realizzazione rischiano di diventare obsolete prima ancora della loro inaugurazione. Di certo è che nel 2010 si dovranno individuare le regioni italiane favorevoli ad ospitare questi impianti, per poi procedere alla messa in opera della prima pietra, si fa per dire, perchè in questi impianti tutto c’è tranne che pietre. Mentre nel mondo si investe molto sull’energie rinnovabili, trovando mix di energie che possano dare sia sviluppo che opportunità, in termini occupazionali, come al solito in l’Italia si pensa al passato, sperando di recuperare tutto quel tempo perso in inutili parole. Campo de’ fiori 19 Come eravamo Fin che la memoria mi aiuta, noncurante delle critiche di chi vuole cancellare il passato, e dimentica che un uomo, un popolo, che vive senza ricordi, o meglio, che li vuole seppellire quasi vergodi Alessandro Soli gnandosene, non ha futuro. Fin che ce la farò, sarò con questa rubrica, fedele testimone e onesto tesoriere di emozioni uniche e irripetibili. Quando, purtroppo ormai raramente, cammino per la “mia Civita”, stento a riconoscere il paese che mi ha dato i natali, il paese di cui senti la mancanza quando sei lontano, quel paese che, malgrado tutto, riesce ancora ad andare avanti. E’ una ammucchiata di ricordi e sensazioni, che prendono spunto dall’itinerario della mia camminata, che si sovrappongono, ma non si ostacolano fra loro. Piazza Duomo, il cancello del Vescovado: sento ancora il rumore delle pallonate che si stampano sulle ante dei portoni in legno, porte naturali di quel campo dal fondo acciottolato, reo di dolorose sbucciature, che ci procuravamo ad ogni caduta. Piazza S. Gregorio, Piazza S. Clemente, Piazza di Massa: teatri di giochi infantili quali “la campana”, disegnata sul selciato con un pezzo di gesso, frammento di stampa ceramica. Il tintinnio delle monete, che rimbalzano sulle basi marmoree dei vecchi palazzi, quando giocavamo a “battimuro”. Il cantilenante elenco dei numeri: uno, due, tre, che scandiva il tempo per nasconderci il più possibile, nel classico gioco del “nascondino”. Mi metto la mano in tasca e… ma dove sono finite le multicolori palline di vetro, che appesantivano oltre l’orlo i miei pantaloncini corti? Muovo ancora la mano, quasi per incanto, le sento sbattere fra loro, e riprovo la gioia e la certezza di aver vinto a “ quadrato e a triangolo”. Le urla di guerra della “Banda delle Colonnette”, quando armati di fionda e arco, fronteggiavamo quelli dei “Capannoni”, sul “Ponte a sei archi della ferrovia Roma-Nord”. Poi, ritornando verso casa, oltre il Ponte “CIVITA SPARITA” Clementino, alzo gli occhi e… dov’è la Le fiere tradizionali, porchetta, vino, caval“torretta della Ceramica Sbordoni”? li, mucche e maiali coi loro “profumati” Dimenticavo che è stata sacrificata in escrementi, lupini, cainelle, bruscolini, nome dell’edilizia. Per fortuna c’è ancora, noccioline, insomma di tutto di più. Certo sempre lì, in via della Repubblica, la “fonil rimpianto, almeno per quelli della mia tanella”, ultimo simbolo tangibile di quella generazione c’è, ma quanto detto sopra, infanzia “Catamellese”, che erogava acqua sono sicuro ha contribuito in modo detera tutto il quartiere e placava “arsure” prominante a rendere un futuro migliore a chi vocate da interminabili scorribande. Poi, è……venuto dopo Civita Sparita. salendo per Via Mazzini, le ciminiere della fabbrica per antonomasia “La Ceramica Marcantoni”: esse sono rimaste a perenne ricordo di quella industria che ha fatto conoscere Civita Castellana nel mondo. Quante volte siamo discesi con le nostre “carrettelle”, ribaltandoci quando cedeva o si sfilava dal mozzo il cuscinetto a sfera che fungeva da ruota. E’ in questa zona dove ho trascorso gran parte della mia infanzia, che i rumori, le voci, e i ricordi riprendono forma e rivivono. Civita Castellana - la Torretta della Ceramica Sbordoni prima della demolizione 20 Campo de’ fiori Una “Fabrica” di ricordi Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma Pane e olio L’albero dell’ulivo è uno dei più vecchi e più belli del mondo. La sua classicità insuperata è avvicinata soltanto da quella dei cipressi (altro albero sacro e mitologico, basti ricordare di Filomone e Bauci, due Sandro Anselmi sposi che vennero trasformati, alla loro morte, in due cipressi vicini perché potessero continuare a vivere insieme nei secoli). Lo troviamo già raffigurato sui vasi greci e su quelli etruschi, anche in scene dove si vedono figure intente all’abbacchiatura delle olive. E’ con l’olio di oliva che si cospargono gli atleti greci di Olimpia. Una palma di ulivo si fa benedire in chiesa il giorno della Domenica delle Palme, quale simbolo di pace. Un ramoscello di ulivo è ciò che riporta la colomba a Noè come simbolo di vita, dopo placate le piogge torrenziali del Diluvio Universale. Con il legno di ulivo sono state realizzate le più belle statue lignee (anche quella del nostra San Matteo). In Toscana, grande terra di cultura e tradizioni, s’incontrano sovente lunghe file di ulivi secolari, intercalate da cipressi, che disegnano i viali dei più bei monumenti e delle più belle ville. Nel Salento, nelle Puglie, la loro ombra fa da riparo ai greggi che meriano. I tronchi nodosi, mai uguali, portano i segni del tempo e delle mani dell’uomo. Quasi tutti gli ulivi del paese erano di proprietà del Conte Cencelli, a cominciare dal limite esterno del giardino (anch’esso ricco di cipressi secolari), per arrivare fino all’arco di piazza. Il conte aveva, perciò, tanto olio da poterlo donare alla chiesa per l’accensione dei lumi votivi che illuminavano tutti gli altari. Le famiglie contadine, invece, nella loro più profonda povertà, conservavano quel poco olio che producevano per accendere i lumi di casa e delle tombe dei proprio cari, mentre per cucinare usavano esclusivamente il lardo di maiale. Solo più tardi potè essere apprezzata dai bambini la più semplice e genuina merenda con il pane ed olio. Più tardi a Fabrica vennero piantati altri uliveti ed anche mio padre fece scassare dalle macchine “favole” (trattrici Fowler), un terreno a Cencianello, e ne mise a dimora oltre cento. Mi ricordo che una volta, ancora bambino, avevo provocato la sua disperazione, quando per giocare mi ero attaccato ad un ramo e l’avevo rotto! Gli ulivi vennero decimati dalla neve e dal gelo dell’inverno del ’56. Alcuni contadini, addirittura, andavano di notte nei campi ad accendere fuochi vicino alle piante perché non gelassero! Quanto freddo per raccogliere quei frutti! Tutti vestiti di stracci, goffi e intirizziti. Quanto calore la sera accanto al fuoco, mentre si cuocevano nella padella le olive migliori della giornata, condite con qualche pomodoro “spiccato dai mazzi” ed un pizzico di finocchio essiccato. Oggi ci sono gli attrezzi ed i teloni traforati, ieri c’erano i sacchi di iuta aperti e le vecchie scale, con i pioli che si sfilavano, Campo de’ fiori mulini erano trascinate dai somari. I punti di resa di quegli anni arrivavano perfino ad un 23 per cento, e siccome non mancava in quei locali un grande focolare sempre acceso, l’olio appena macina- Un vecchio mentre libera i “fiescoli” dalla sansa. fermati con il fil di ferro, e le ardite arrampicate sui rami, che costavano spesso rovinose cadute. Anche i mulini, a memoria dei nostri vecchi, nacquero con quello del Conte in Via San Giorgio. Seguì, poi, quello di “Sor Tomasso” sotto il “Palazzotto”. Altri due erano a “For de Porta” (Piazzale Garibaldi), uno, sotto l’abitazione di Nello Bedini, e l’altro all’inizio di Via di Portavecchia. Un altro ancora era sotto il “Palazzo di Smaniella” (Pascucci). Le macine di questi 21 to veniva testato su una fragrante fetta di bruschetta, arricchita abbondantemente di aglio. Più recentemente si sono insediati i fratelli Salvi in Via della Stazione della Roma Nord, prima, e in Via dei Pozzi oggi; ed i Fratelli Mazzasette in Via Vignanello, con i loro mulini supertecnologici. Fabrica di Roma, anni’70. Da sx: Cristiano e Paolo Carosi e Rosa Anselmi intenti nella raccolta delle olive. Campo de’ fiori 22 Promuove il bello italiano: splendide ragazze per meravigliosi panorami della penisola Calendario Bellezze d’Italia Per Stella Paolini, Miss Bellezza d’Italia Lazio, è stata scelta Tarquinia Sabato 7 Novembre 2009 alle 19,30 presso l’Uliveto Principessa (Park Hotel e SPA) a Cittanova in provincia di Reggio Calabria, si è svolto il Gran Gala Première per la presentazione nazionale del Calendario 2010 del concorso “Bellezze d’Italia” in cui il Made in Italy è rappresentato da Alviero Martini, Angelico, Chiara Boni, Gattinoni, Miss Bikini, Regina Schrecker, Renato Balestra, Tilù. Il calendario Bellezze d’Italia ha l’obiettivo di promuovere il “bello” di matrice italiana mettendo in mostra luoghi incantevoli, suggestivi ed insoliti della nostra penisola; esaltando la storia, l’arte, la cultura del “bel paese” e coniugando le nuove collezioni delle grandi firme della moda alle dodici modelle protagoniste, scelte con dei casting effettuati dalle agenzie di moda in tutte le regioni. Il calendario, prodotto dall’Associazione Nazionale Bellezze d’Italia presieduta da Francesco Grasso, confezionato da professionisti di altissimo livello, sta diventando un “caveau” scelto dai più rilevanti produttori, operatori e professionisti italiani per i propri partner, diventando così un oggetto “cult”, particolarmente ambito dai collezionisti. Il Gran Gala Premiere si aprirà con il Talk show dal titolo “Essere Belli Conviene?” cui interverranno le dodici modelle, gli stilisti, l’attore Giorgio Pasotti, la scrittrice Hélène Blignaut, il creativo e fashion designer Elio Fiorucci, le stiliste Chiara Boni e Tiziana Sabbatucci per TILU’, il direttore di Extra Alessandro Rostagno e Micaela Foti da Ti Lascio una Canzone su Raiuno. Condurrà Nino Graziano Luca, direttore artistico del progetto BELLEZZE D’ITALIA. Il Talk Show -corredato da fantastici dipinti e sculture di Botticelli, Michelangelo, Tiziano, Antonio Canova; foto di Gianni Berengo Gardin; filmati sul Balletto e l’Opera- culminerà nella presentazione del Calendario 2010 di “Bellezze d’Italia” realizzato dal fotografo Max Botticelli. In una delle dodici fotografie è ritratta Stella Paolini, Miss Bellezze d’Italia Lazio, con sullo sfondo uno dei più suggestivi angoli della città di Tarquinia. Campo de’ fiori 23 STUDIO DI CONSULENZA Neuropsichiatrica, Psicologica, Logopedica, Psicopedagogica Via T. Tasso 6/A - Civita Castellana (VT) Tel. 0761.517522 Cell. 335.6984281-284 www.centroceral.com [email protected] PERDITA DELLA VOCE PER PARALISI CORDALE DA ESITI CHIRURGICI E AFONIA PSICOGENA Può capitare, a causa dell’intubazione delle vie aeree in interventi chirurgici di vario tipo oppure dopo l’asportazione di noduli o polipi da tiroide e laringe, che il paziente si risvegli afono (privo di voce) per la paralisi, più o meno temporanea, di una o di entrambe le corde vocali, provocata dalla lesione accidentale del nervo ricorrente, che irrora le corde stesse. Le implicazioni psicologiche di una situazione di questo tipo sono notevoli, a causa delle inaspettate conseguenze dell’intervento su quello che è il principale strumento comunicativo di cui l’uomo è in possesso. Le probabilità che questo accada non sono molto alte, ma è importante sapere che una tempestiva ed adeguata terapia foniatrica è in grado di ripristinare, in tempi variabili ma generalmente non troppo lunghi, le perdute capacità vocali del paziente. Con una frequenza bi/trisettimanale si potrà attuare un programma terapeutico personalizzato. Una buona voce poggia su una buona respirazione, generalmente male impostata in gran parte della popolazione, e questo è il primo passo del nostro intervento. Seguono esercizi tensori e adduttori delle corde vocali, mirati a ripristinare la motilità cordale e a colmare il deficit a livello glottico, responsabile dell’afonia, accompagnati da un massaggio manuale che eserciterà una spinta sulla corda verso la rima di congiunzione con l’altra. Laddove la corda lesa non recuperasse la sua motilità, si opererà affinché la corda sana possa compensare, riducendo il deficit adduttorio e potenziando la propria capacità fonante. È fondamentale la collaborazione del paziente anche a casa, dove potrà ripetere gli esercizi svolti in seduta. Avere fiducia nel trattamento e mantenere un atteggiamento positivo favorirà il recupero funzionale della voce nei tempi previsti. Altro caso è l’afonia psicogena, ossia una perdita totale della voce dovuta a fattori di origine esclusivamente psicologica ma che, apparentemente, si presenta come una grave disfonia. Diffusa soprattutto nelle donne, viene “smascherata” con un semplice “trucchetto” diagnostico, qualora siano state escluse patologie o disfunzioni a carico dell’apparato fonatorio: se la paziente riesce a tossire in modo sonoro, mentre il medico la infastidisce trattenendole la lingua fuori dalla bocca, questo è il segnale che nulla di organico impedisce una corretta fonazione, bensì gravi problematiche emotive. Con un adeguato supporto psicologico ed una appropriata terapia foniatrica, questo “blocco” si risolve spesso in tempi brevi con un recupero totale, ma è proprio il caso di dire che il sintomo ci parla di qualcosa di profondo, che va risolto per evitare recidive. Entrambe le situazioni descritte rientrano in ambito foniatrico, ma con grosse componenti psicologiche. L’intervento più efficace sarà, pertanto, una buona presa in carico globale della persona, con un approccio fortemente empatico ed una stretta collaborazione con tutti i membri della famiglia. La risoluzione, rapida e definitiva, di questo tipo di disturbi consente un recupero di fiducia ed autostima nei soggetti interessati, tale da permettere loro l’immediato ripristino delle relazioni familiari e sociali e la ripresa di tutte le attività, lavorative e non, svolte in precedenza, senza lasciare segni particolari di quell’“isolamento”, conseguente al disturbo, dovuto alla impossibilità di “farsi sentire” dagli altri. a cura della Dott.ssa Elisabetta Imbrò Logopedista Campo de’ fiori 24 regio egno B i d a t Civi Le guide di Campo de’ fiori ...continua dal numero 63 ITINERARIO TURISTICO Civita di Bagnoregio è collegata al resto del mondo da un unico e stretto ponte di 300 metri. Dopo averlo di Ermelinda percorso, ammirando Benedetti il paesaggio sottostante, quasi con la sensazione di essere sospesi per aria, si torna sulla terra ferma dell’alta cima isolata e il primo importante monumento che si incontra è la Porta S. Maria, sormontata da una coppia di leoni che artigliano due teste umane, simbolo dei tiranni sconfitti dai bagnoresi, come già sopraccitato. Oltrepassatala, si entra nel vivo del borgo e si giunge subito nella piazza principale, dove si può ammirare la romanica Chiesa di S. Donato rimaneggiata nel XVI secolo, nella quale sono conservati uno stupendo Crocefisso ligneo quattrocentesco, della scuola di Donatello, e un affresco della scuola del Perugino. I palazzi rinascimentali dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni si impongono nelle viuzze con le tipiche case basse con balconcini e scalette esterne dette “profferli”, tipiche dell’architettura viterbese del medioevo. Essendo piccolissimo, il borgo si gira in poco tempo, ma la cosa bella invece sta proprio nel gustare a pieno e con tranquillità l’atmosfera di un mondo antico, nel quale è facile immaginare come la vita era, e ammirare il panorama circostante di un paesaggio completamente incontaminato perchè impervio, silenzioso e incantato. FESTE E TRADIZIONI Nonostante il borgo sia ormai quasi disabitato, almeno quotidianamente, coloro che sono legati ad esso, nonostante si siano stabiliti nei paesi limitrofi che offrono più comodità e opportunità, mantengono vive le tradizioni e organizzano manifestazioni per tenere in vita e far conoscere Civita. Civit’arte è una rassegna di teatro, danza e musica di rilevanza nazionale, che si svolge durante il mese di Agosto. La Tonna ha luogo due volte all’anno, la prima domenica di giugno e la seconda domenica di settembre, sulla piazza principale di Civita. E’ una corsa di somari con fantino, che si svolge nel pomeriggio, dopo una breve processione all’ interno del borgo di Civita. E’ una autentica festa popolare per i Civitonici, che la seguono con convinzione e Un vicolo passione. Nel paganesimo l’asino era considerato un animale intelligente e soltanto nell’era recente è diventato il simbolo di ignoranza e testardaggine, ma durante la tonna riguaVi invitiamo ad indovinare il personaggio misterioso riprodotto nella foto accanto. I primi 3 che lo identificheranno e ne daranno comunicazione in redazione, riceveranno un simpatico omaggio offerto dalla Gioielleria Ponte Vecchio. Chiesa di San Donato dagna la sua statura da protagonista. Festa della castagna si svolge da metà ottobre e vengono offerte fumanti caldarroste ai turisti. Nel recente passato la castagna era parte integrante delle risorse economiche di Civita. Presepe vivente è una delle manifestazioni più suggestive di Civita, che si svolge nel periodo natalizio fino alla Befana. Oltre 50 figuranti in costume dell’epoca rappresentano la natività di Gesù Cristo. La manifestazione inizia alle ore 17,00 e termina alle ore 19,00 dei giorni 26 dicembre, 1 e 6 gennaio. SAPORI TIPICI Ottima, perché assolutamente artigianale, la lavorazione della carne suina, anche nei prodotti offerti al pubblico dalle macellerie, che sono anche norcinerie (prosciutto, salsicce, capocolli e lombetti, pancetta arrotolata con spezie e aromi, porchetta). Il piatto tipico del borgo sono le fettuccine, rigorosamente fatte con il sugo di interiora di pollo. www.campodefiori.biz www.campodefiori.biz Campo de’ fiori 25 La mela e il pane Quando i lettori apriranno il libro della Genesi, vi troveranno scritte, fra le altre, le seguenti parole: “allora il Signore Dio modellò l’uomo con la polvere del terreno e soffiò nelle sue narici un del Prof. alito di vita; così Massimo Marsicola l’uomo divenne un essere vivente”. Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l’uomo che aveva modellato. Il Signore Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d’alberi, attraenti per la vista e buoni da mangiare, e l’albero della vita nella parte più interna del giardino, insieme all’albero della conoscenza del bene e del male”. Sento il bisogno di spiegare ciò che, al di là delle figure, appare plausibile ad una lettura logica e rigorosa del brano sopra riportato. Punto primo: l’uomo è modellato dalla polvere; per questo il suo significato originario è “il fatto di terra”. Modellato dalla polvere secondo una forma che è la medesima immagine con Dio. Ma prima dell’uomo c’è la polvere, il suolo. Il suolo da cui è tratto, senza il quale non poteva esser tratto, modellato e fatto vivere. Dalla terra esce il modello; ma dallo spirito riceve la vita (alito di Dio). La creazione della Terra è preludio alla creazione dell’uomo. Plasmata la terra secondo il modello che Dio ha voluto dare all’uomo, alita in lui. E per questo alito, “il fatto di terra”, diventa un essere vivente. Ora, in lui è presente la terra (il corpo) e il cielo (l’alito di vita). Punto secondo: dopo aver creato l’uomo a sua immagine, Dio piantò, ad oriente, un giardino. In Eden lo piantò, e vi collocò l’uomo. Ciò potrebbe far pensare che l’uomo è stato creato ad occidente, e ciò contraddirebbe l’idea che l’occidente è la terra dell’occaso, terra del tramonto. Sarebbe invece la terra della nascita dell’uomo, del fatto di terra. Il fatto di terra, non è stato lasciato laddove è stato plasmato, ma è stato spostato a oriente dove per lui è stato piantato un bel giardino. Ciò è segno del fatto che l’oriente va incontro all’occidente e che dove si incontrano formano quell’intero che sa di essere terra e cielo. Se tale giardino è delimitato dai quattro fiumi, corrisponde ad un’area che va dall’Africa orientale, passa per l’Arabia Saudita e giunge alla regione che comprende l’Iraq e l’Iran. A occidente si trova il monte di Dio, il Sinai. Il luogo dove Dio si è rivelato agli uomini. Il luogo probabilmente dove Dio ha plasmato il primo uomo, giacchè Dio non è senza l’uomo e l’uomo non è senza Dio. Qui è l’antico suolo di Israele, rimasto senza nome finchè il popolo da cui prende il nome non decise di tornare. L’uomo, il fatto di terra, è stato plasmato da Dio e messo nel suo giardino affinchè lo lavorasse e lo custodisse. Dio dà all’uomo questo compito: di lavorare e custodire il giardino nel quale è stato posto. Punto terzo: nel giardino di Eden, dove cresceva ogni sorta di pianta, Dio vi pose due alberi specifici che chiamò rispettivamente “l’albero della vita” e “l’albero della conoscenza del bene e del male”. Molte cose abbiamo appreso circa l’albero della conoscenza del bene e del male, mentre pochissime o nessuna, sull’albero della vita. Nel racconto, l’albero della vita viene citato per primo, quasi a dire che laddove c’è la vita ci si deve aspettare sia il bene che il male. Ma anche che solo il Vivente, Colui che dà la vita conosce sia il bene che il male. E il Vivente è presidio accanto a chi viene insidiato. L’uno e l’altro – si legge – vengono posti nella parte più interna del giardino. Ciò comporta che per individuarli occorre fare una ricerca, un cammino verso l’interno. Ma poiché l’albero della conoscenza del bene e del male è posto nelle immediate vicinanze di Adamo e di Eva, questa ricerca avviene già coi loro primi passi, e questo giardino, da luogo fisico della Terra, diviene luogo metafisico: è l’anima che Dio ha posto nell’uomo nell’atto di crearlo. Suo compito è quello di lavorarla e di custodirla allo stesso modo di come farebbe un giardiniere con il suo giardino. Le erbe infestanti sono le passioni che si scatenano incontrollate e che generano il peccato. L’albero della vita è Cristo stesso, Colui per mezzo del quale ogni cosa è stata fatta e salvata. Chi lo accoglie in sé, ben anche morto per il peccato, accetta di tornare ogni volta in vita. Si può concludere che il fatto di terra è chiamato dal cielo a diventare cielo, vincendo ciò che il peso della terra gli impone in termini, di passioni e di peccato. Il lavoro che deve compiere per ottenere questo risultato è quello di custodire e di curare la propria anima, il proprio giardino. Campo de’ fiori 266 100 9.8.1927. Pasquetta all’età di 18 anni. Avvolta in un grande scialle di lana che la copre dal primo freddo autunnale, piccola, ma con un grande sorriso, mi viene timidamente incontro appena entro in casa sua. I capelli candidi, le rughe che segnano il viso delicato e la camminata lenta, lasciano trasparire i suoi lunghi 100 anni, che non si direbbero, però, sentendola parlare con grande serenità e lucidità. I ricordi di tanti anni passati, come accade spesso alle persone anziane, sono molto più vivi nella mente, di quanto non lo siano quelli più recenti. Ed inizia così a raccontarmi la sua vita. Pasqua nasce il 7 aprile 1909 a Corchiano da Augusto Marconi e Giuditta Lilli, ed è la seconda di due figlie femmine. Sua sorella maggiore si chiama Teresa, ma tutti in paese la chiamano Annunziata, mentre lei deve il suo nome al fatto di essere nata il giorno di Pasqua, nome che è stato trasformato, da subito, nel diminutivo Pasquetta e che a lei non è mai particolarmente piaciuto. Abitava in Piazza Garibaldi, meglio conosciuta come “Piazza Padella”, per la sua singolare forma. Frequenta le scuole elementari sotto la guida della maestra Baldoni e del periodo della sua fanciullezza, ricorda bene quando da casa sua andava a prendere l’acqua fino a Piazza IV Novembre, dove era la fontana ed anche il lavatoio, e quando andava a cuocere il pane, impastato da sua madre, al forno di Lucia, che era proprio vicino casa sua. Durante le processioni delle feste religiose, inoltre, veniva vestita da “angioletto”, come si usava all’epoca, e tutti le facevano i complimenti per quanto fosse carina. Ha vissuto due guerre sulla sua pelle e della prima, scoppiata quando era ancora molto piccola, ricorda che i giovani chiamati alle armi, prima di partire, facevano un giro per il paese per salutare tutti e cantavano così: anni sempre verdi... Pasqua Marconi “E non ti lascio sola ma ti lascio un figlio costringendoli a vivere per diverso tempo ancora, sarà quel che ti consola, figlio del come sfollati. Tornano a Roma, dove, tuttaprimo amor!”. Legato a questo evento che via, non hanno più nulla e capiscono che sconvolse il mondo intero, ricorda un altro l’unico posto dove poter andare è triste aneddoto: due giovani, finalmente di Corchiano, questo piccolo paese, che, forritorno dal fronte, sulla strada di casa si tunatamente, ha vissuto la guerra in modo imbattono in un palo della luce caduto a marginale, e nel quale vivono ancora i geniterra a seguito di un forte temporale e, neltori di lei. “Abbiamo respirato quando siamo l’oltrepassarlo, uno dei due, urtandolo, arrivati qui”, dice Pasquetta. Ma appena si rimane folgorato. Proprio durante il periodo ristabilisce la normalità, Giovanni decide di della sua infanzia, il padre, come molti altri, riportare la sua famiglia a Roma, dove non decide di partire per l’America in cerca di aveva mai smesso di lavorare perchè la fortuna, ma non riesce a stare per molto BREDA, durante la guerra, era stata tratempo lontano dalla sua famiglia e, ben sformata in fabbrica d’armi. Là Carlo termipresto, ritorna a Corchiano. All’età di undici na gli studi e Pasquetta mette a frutto il anni viene mandata a Roma, presso una zia mestiere che aveva imparato da ragazza, che non ha figli, e lì inizia a seguire corsi di iniziando a fare piccoli lavori di sartoria a taglio e cucito, che le saranno molto utili in domicilio, per aiutare la famiglia ad andare futuro. Di tanto in tanto torna al suo paese avanti. A Roma rimangono fino a che d’origine, dalla sua famiglia, e quando Giovanni non va in pensione. Da quel torna per ricevere la sua Prima Comunione, momento in poi si ritirano definitivamente a porta con sé “il vestitino delle sette domeCorchiano, tutti tranne Carlo che lì si è fatto niche”, che le era stato regalato da sua zia. la sua vita. Pasquetta è rimasta vedova Ma a Roma, oltre che ad imparare il mestieormai qualche anno fa, ma c’è sua figlia a re e a tener compagnia alla zia, conosce l’atenerle compagnia. E’ stata molto legata a more. Si innamora di un giovane che abita suo marito e, certamente, anche le condiproprio accanto a loro, Giovanni zioni di salute di Lidia hanno, ahimè, conEvangelista, con il quale stringe amicizia tribuito a rafforzare il loro rapporto. grazie ad una sua cugina. Pasquetta e Pasquetta ricorda con grande piacere le Giovanni si sposano e continuano a vivere lunghe passeggiate che facevano tutti nella capitale, dove Giovanni lavora come insieme a Villa Borghese e al Giardino meccanico presso la BREDA. Nasce il loro Zoologico. “Mio marito mi diceva di vestire primo figlio, Carlo, e tutto sembra andare bene i bambini per andare a passeggio. bene, fino a quando, purtroppo, non arriva Non usciva mai senza portare anche noi!”, la seconda grande guerra a stravolgere la mi dice. E’ ancora in grado di badare a se vita di tutti. Appena scoppia il conflitto la stessa ed a sua figlia, con la quale esce famiglia Evangelista abbandona la città, invasa dai tedeschi e sempre più esposta ai bombardamenti, per trasferirsi in un luogo apparentemente più sicuro. A Pontecorvo, in provincia di Frosinone, vivono, infatti, i genitori di Giovanni. Ma Cassino, che è vicinissimo, è una roccaforte dei tedeschi, tanto che la loro casa viene utilizzata come centrale elettrica. Pasquetta, proprio in questo periodo, porta avanti la sua seconda La famiglia riunita in occasione del 94esimo compleanno di gravidanza, e quello per lei Pasquetta. In piedi da sx: Maurizio, Carlo e la moglie e Stefano. non è affatto un luogo tranSeduti da sx: Emanuela, Pasquetta e Lidia. quillo. Lidia, infatti, la secondogenita, subisce tutte le paure e le ancora sottobraccio per le vie del paese. tensioni che provengono dal drammatico E’ un vanto per tutti i suoi nipoti, vista la mondo esterno e, quando nasce, le viene sua tempra, la lucidità e la dolcezza che la diagnostica una sofferenza prenatale, che caratterizzano. Nonostante le sofferenze, segnerà, purtroppo, tutta la sua vita. La ama sempre e di più la vita! guerra giunge finalmente al termine. Gli E’ la nonnina tenera ed amabile che ognuAlleati hanno sconfitto i tedeschi, che, no di noi vorrebbe avere! prima di lasciare Cassino, però, fanno salErmelinda Benedetti tare in aria la casa di Pasquetta e Giovanni, Campo de’ fiori 28 Associazione Artistica Ivna Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte GALLERIA DI LUCE DAL PASSATO AL PRESENTE, SUSSURRI DI VITA E DI MORTE, STRUGGENTI SENTIMENTI NEGLI SCENARI ARTISTICI DI GIOVANNI TRAVAGLINI Autodidatta, ispirato al passato, di stile soggettivo, prevalentemente metafisico riconducente a De Chirico con studio particolareggiato dei toni cromatici, ricchezza a cura della di tecnica e passione Prof.ssa struggente. Opere spesMaria Cristina so rifacenti anche a un Bigarelli genere di pittura rinascimentale, non palesemente novecentesca diversa dalla metafisica il cui pennello va oltre “la concreta apparenza fisica, al di là dell’esperienza dei sentimenti”. Numerosi sono i riferimenti ed i periodi storici riprodotti. C’è un filo rosso la cui origine rinascimentale passa per il Settecento fino al Surrealismo e anche ad un certo Iperrealismo Americano. La sua interiore fonte ispiratrice lo incoraggia a scegliere uno stile scevro dal comune. In Travaglini è presente un’impronta spirituale alla ricerca del “non esplicito”. La dimensione del tempo e dello spazio ricorre in quasi tutti i quadri similmente all’opposizione morte-vita. Un tentativo di amalgamare la divisione spazio-tempo dando allo spettatore e a se stesso l’intuizione di qualcos’altro… Giovanni Travaglini parte da un realismo che viene frantumato, perché riferentesi a un tempo del passato che incontra il presente: da questo confronto, scaturisce il tentativo di annullare lo spazio. In alcuni quadri ci sono riferimenti più precisi al passaggio del tempo e alla caducità. In Vel Saties appare l’interno di una stanza buia che si affaccia su una portafinestra che, a sua volta, dà su un terrazzo prospiciente sul mare, con vista estiva. In essa, insieme all’arredo da inizi Novecento, ci sono alcuni elementi che ricordano vite trascorse a partire da un quadro a giorno che riproduce un poster turistico con immagini riprese dai dipinti del ciclo della tomba François di Vulci. Vel Saties era un Comandante etrusco che in questo dipinto è insieme al figlio di dieci anni che gioca con la rondine. Un’immagine di un momento lontano colto in una giornata di forte presenza solare, un padre e un figlio che giocano. All’esterno si intravede un balcone con un bambino nel momento presente che gioca con la paletta e il secchiello e, accanto, non nettamente, si intuisce la presenza di un uomo, che probabilmente è il padre. Quindi un momento presente del rapporto padre figlio, che rispecchia questa immagine in ombra del quadro di Vel Sateis di 2500 anni fa. Un Ritorno, una Vita, un Riverbero di vite dal passato al presente. Che cos’ è il Passato?... Che cos’ è il Presente? Che cos’ è la Vita? Travaglini avvia un gioco di rimandi tra passato e presente, tra vita e morte, avvolto nel tempo che inesorabilmente scorre portando a compimento i nostri destini. In altre opere i riferimenti peculiari appaiono più velati, anche se perfino nella serie delle tombe etrusche c’è questa impronta: passato, presente identificati in un’opposizione di luce e ombra, di morte e vita. Dinamica temporale, assoggettamento spaziale! La tomba della Caccia e Pesca guida l’occhio dall’interno gettandosi su una piana di stampo metafisico in cui è presente la cen- Grande protagonista della creazione pittorica di Travaglini è il silenzio nel quale l’artista sperimenta, ben meditando la tempificazione dell’opera, nella quale, può apparire anche un paesaggio totalmente fittizio, mentalmente pianificato, come nella Dolce Vita. Delineati anche elementi architettonici tipici della quinta teatrale, con un muro divisorio che divide lo spazio scenico in “foreground”, primo piano e “background”, sfondo. Il muro, parzialmente diroccato, una sola sezione in piedi, ha una bacheca sulla quale sono attaccati dei manifesti pubblicitari degli anni ’60… un po’ stracciati. La foggia alla Mimmo Rotella, riproduce scannerizzazioni di trale di Montalto: anche qui il contrasto è sempre tra presente e passato. Il riferimento è sempre a una vita e a un tempo che scorrono inesorabilmente. In tutti i dipinti in cui appare l’uomo, esso viene ritratto,volutamente, in paesaggi giganteschi. Ecco allora che la figura umana, quando c’è, risulta quasi una fugace apparizione soltanto intuita. In Cassandra, quadro nel quale è in primo piano il vaso etrusco che sta per essere ricomposto, l’archeologa-restauratrice non c’è, non si vede: la sua presenza la si può captare per un mozzicone di sigaretta e per un fermacapelli. Anche in Ulisse la presenza umana è appena accennata. La successione del quadro nel quadro introduce l’etrusco, l’elemento ornamentale di una nave con evidente cenno al mito dell’Odissea, alle figure di Ulisse e sullo sfondo, nel vetro, si riflette una vela fendente le acque marine, curiosamente alle spalle dell’osservatore. Manifesti pubblicitari stampati al computer e successivamente rincollati sulla tela. La dimensione del tempo risiede nella fontana a sinistra, simbolo di vita. I manifesti pubblicitari e alcuni oggetti stanno ad indicare lo scorrere del tempo di una certa stagione della vita. Nell’altra parte del quadro, il muro crolla, i reperti archeologici sono lì e poi un Nulla su cui si affaccia in prospettiva un Sole che può essere sia il Crepuscolo che l’Alba a parlarci ancora di quell’incontro formale del Passato con il Presente, del Vecchio e del Nuovo che si fondono e trovano unità nei sentimenti e nei significati universali che essi interpretano. Un’immagine gucciniana del Vecchio e il Bambino…”per mano insieme vanno incontro alla sera” in un tentativo di recuperare con la capacità di un cantastorie ciò che è andato, percorrendo l’esile filo della continuità delle sensazioni belle, appassionate e tormentate. La tec- Campo de’ fiori nica varia dallo spatolato su tavola, sempre all’interno di un lavoro realizzato con olio o oli alchidici rigorosamente a pennello, all’ olio su tela. La scelta cromatica è anch’essa profondamente pensata: poco è lasciato al caso, e poche scene sono istintive, così che all’interno di un contesto ogni particolare risulta sempre molto studiato; partendo sempre dal disegno, la scelta dei colori è equilibratamente coordinata con un certo tipo di paesaggio, a una certa ora e con una certa impressione che deve trasmettere. Così i colori sono quelli e non altri! L’effetto di luce risulta fondamentale sia 29 nei quadri a pieno sole sia in quelli costruiti al momento del crepuscolo; ecco perché è riprodotto un certo tipo di luce che necessariamente dà al quadro quasi una tonalità monocromatica. In tutti i dipinti è ricorrente un messaggio: il tentativo di suscitare l’emozione, il sentimento che coglie Travaglini di fronte a un tramonto, a un paesaggio a lui noto, familiare, evocante impressioni vive e vibranti del territorio tuscio-maremmano. Le immagini scenografiche di Giovanni sono rilanci dell’infanzia, bagliori dei primi anni della sua esistenza, il ritornare indietro nel tempo, a ritroso fino all’origine…è il “sentire” la Luce da cui si proviene. La sua Arte è un pretesto per trasmettere la sensazione di un qualcosa che sta oltre, per cui vi è sempre all’orizzonte una linea marcata verso la quale si focalizza lo sguardo, segno di divisione tra piano, terra e cielo, sempre lontano, quasi a incoraggiare a oltrepassare mentalmente e spiritualmente quella linea, che rappresenta il filo conduttore dal passato al presente, anche se questa volta la posta in gioco è più alta, perché esso potrebbe guidarci verso la Verità Infinita, Misteriosa, dalla quale l’Uomo e la sua Arte non possono prescindere! Anselmi Promozione Immobiliare Groupama Assicurazioni Campo de’ fiori ora anche a Nepi (Vt) in Via Termo Larte n.18 Tel. 338.8063093 Campo de’ fiori 30 Chi è San Bonaventura da Bagnoregio IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER Parigi e la sua Università nel 1236 (II° parte) Sotto il regno di Carlo Magno vennero in Francia due monaci scozzesi, i quali andavano per le città gridando che vendevano scienza a chi volesse comprarne. L’Imperatore, a cui giunse la voce, fattili di Secondiano Zeroli chiamare, domandò loro se fosse vero che avessero scienza da vendere, ed essi risposero che ne avevano per dono e grazia di Dio. “Richiesti dal sovrano per quale mercede volessero insegnarla, replicarono i monaci, bastar loro ricovero e nutrimento sufficiente al corpo con un luogo adatto per predicare la sapienza, purchè venissero loro condotti fanciulli ingegnosi per riceverla. L’Imperatore, amico delle scienze, dispose per il vitto e per l’alloggio nel proprio palazzo e li tenne presso di sé finchè non si dovette muovere in guerra. Ordinò allora ad uno di essi, che aveva nome Alcuino, di seguirlo per scrivere le sue gesta e all’altro, chiamato Clemente, di rimanere a Parigi, onde rimanesse sempre vivo il culto per le scienze. Questa fu l’origine prima di quella che fu poi la chiara e famosa Università di Parigi”. Gli stabilimenti scolastici di Carlo Magno non sarebbero però sopravvissuti se la Chiesa non se ne fosse fatta custode in quei secoli di ferro, come di tutta la cultura che essa guidò attraverso le guerre barbariche, quale un sacro Palladio, nel porto della civiltà dalla stessa cultura prodotta. Dapprincipio la parola Universitas, significando nella sua etimologia, una categoria di persone o cose, volle soltanto rappresentare l’accolta dei dottori delle scuole parigine, e a questo senso nei primi atti e mandamenti emanati da quelle scuole. Ivi la formula: “noverit Universitas vestra”, era impiegata in tutti i protocolli e figurava in capo a tutti i diplomi. Prendendo in seguito un senso più lato, il vocabolo Universitas indicò la totalità degli studenti e degli insegnanti; quindi significò la istituzione universitaria da loro composta e, finalmente, i vasti edifici e la stessa contrada della città di Parigi sulla riva sinistra della Senna, destinati alle scuole. Gli annali dell’Università risalgono ai corsi pubblici ivi tenuti da Pietro Abelardo, succeduto nella cattedra ai dotti maestri Guglielmo di Champeaux e Anselmo di Laon. La scuola dipendeva dalla Chiesa oltrechè moralmente anche materialmente e le lezioni avevano luogo nel chiostro dell’antichissima cattedrale di Notre-Dame. Intorno al 1160 la Università di Parigi era salita talmente in considerazione che il re d’Inghilterra Enrico II, voleva scegliere per arbitri d’una questione sorta tra lui e l’arcivescovo di Canterbury, gli studenti delle varie nazioni dimoranti a Parigi. Un diploma del re di Francia Filippo Augusto (lo stesso che edificò i maestosi palazzi del Louvre e che ampliò la chiesa di Notredame), stabilisce i privilegi dell’Università, le sue immunità e i suoi membri, fissando le franchige di fronte alla giustizia laica e regale. Nel 1260 il corpo universitario sarà regolarmente costituito e funzionante in tutti i suoi ordini. Gli studenti erano dapprima divisi in gruppi (le nazioni), secondo la analogia di lingua e di indole. Vi erano le nazioni di Francia, d’Inghilterra , di Normandia, di Piccardia. La nazione di Francia si componeva di cinque tribù, che comprendevano tutta la parte meridionale d’Europa, così lo studente italiano o spagnolo, doveva iscriversi a una delle tribù della nazione francese. Più tardi si stabilì una classificazione diversa e nacquero le facoltà. La più importante fu quella “Es Arts”, delle arti, che abbracciava lo studio della grammatica, dell’Umanità e della Filosofia. Considerate sotto un altro aspetto, le arti liberali comprendevano il Trivium (Grammatica, Retorica, Dialettica) e il Quatrivium (Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia). Ponendo mente all’importanza della Chiesa nel Medioevo, non ci sarà da meravigliarsi se constateremo che l’insegnamento religioso era unico oggetto di un’altra facoltà, cioè di quella di Teologia. Quando nacquero gli ordini monastici di S. Domenico e di S. Francesco, gli antichi maestri di Teologia fecero una levata di scudi per escludere dalle cattedre i membri di questi Ordini, ma papi e re furono praticamente sempre a favore di questi ultimi, che così poterono ricoprire due cattedre all’interno della facoltà. Ma torniamo al funzionamento generale dell’Universitas. Ogni nazione aveva un procuratore e ognio facoltà un decano. La facoltà delle Arti aveva quattro decani e si era attribuita il diritto di nominare il Rettore Magnifico, che doveva essere scelto tra propri docenti. Sebbene in principio non rimane in carica che sei settimane, pure grandi prerogative erano annesse alla dignità del Rettore ed egli esercitava giurisdizione sovrana su tutte le scuole e i territori di esse. Era chiamato a partecipare ai consigli regali e marciava nelle sfilate al fianco dell’arcivescovo di Parigi. L’assunzione della carica di Rettore e la sua deposizione, erano effettuate in pompa solenne, con grande sfarzo di vestiti e con cori e musici di prestigio. Soltanto il procuratore fiscale, che veniva in dignità subito dopo di lui, poteva in alcuni casi controbilanciare la preponderanza, perchè gli altri avevano ben poco potere. V’era comunque il tesoriere che teneva la gestione dei proventi e redditi, costituiti dalla tasse scolastiche, da moltissimi legati, dal prodotto dei terreni universitari chiamati: “le prez aux clercs”, nonché dalle “messaggeries”, ossia invii di oggetti e lettere agli studenti, nelle quali è d’uopo riconoscere le origini delle nostre poste. Lo scriba aveva la cura dei registri insieme ai cancellieri, e, ultimi nella gerarchia, i bidelli o apparitori, dediti a servirsi di vigilanza e alla pulizia dei locali a loro affidati. Due soli gradi dividevano l’organismo universa- tario prima del XIII secolo: da una parte gli studenti, dall’altra i maestri. Le distinzioni di bachelier, lincenciè e docteur, vennero più tardi. Comunque qualsiasi persona che si riteneva sufficientemente abile, coraggiosa e preparata ad affrontare il pubblico, poteva aprire una scuola e il suo merito era determinato da quello che oggi si direbbe il successo. L’aggregazione di tutte le scuole tra le ufficiali e le (chiamiamole così) semi-ufficiali, formò il “Quartiere Latino”, accresciuto sempre da nuovi collegi e da nuove sale d’insegnamento. Dante ha reso noto col nome di “Vico degli Strami”, quella di S. Giuliano nella via de’ Foraggi, dove gli scolari sedevano su giacigli di paglia sparsi sul pavimento e il magister su una scranna collocata sopra un gradino. continua sul prossimo numero... Campo de’ fiori 31 “Il Fumetto” LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA PROTEGGI LA MIA TERRA di Saki Hiwatari edito da Panini Comics – 32 volumi, conclusa Affascinante e intrigante. Un amore talmente forte da perdurare oltre la morte. Un desiderio di vendetta, altrettanto forte, da non estinguersi con la fine della vita che contribuirà a rendere la storia molto più di Daniele Vessella appassionante, ponendo il lettore dinnanzi a un bivio: disapprovare o giustificare? Questi sono gli ingredienti che l’autrice impasta per creare questa eccellente storia. La Hiwatari ci insegna che vivere il presente guardando il futuro è la cosa più ragionevole, ma per sette ragazzi, legati sia nel modo di agire che in quello d’essere da un doloroso e drammatico passato, non sarà così semplice. Sette ragazzi si reincarnano, influenzando azioni e pensieri di quelli del presente. Azione e scene d’amore si mescolano con sublime efficacia, dando vita a una magica alchimia. Un applauso anche alla caratterizzazione dei personaggi: Saki Hiwatari analizza la loro psicologia in maniera maniacale, mettendo in scena attori non cartacei… ma vere e proprie persone con cui il lettore si può identificare alla perfezione. Questo crea un legame tra fumetto e lettore che non si spezzerà mai. Intorno ai protagonisti ruotano un gruppo di personaggi secondari, ma non sono mere comparse, hanno la loro importanza per le relazioni che hanno coi personaggi principali. La storia, seppur complessa, scioglie tutti i nodi che si sono attorcigliati durante l’arco narrativo. Si tratta di una storia dai temi fantastici, se non addirittura fantascientifici… una storia che punta molto sull’intreccio degli eventi, per poi scioglierli lentamente facendo luce sui punti oscuri. Già dal primo numero vediamo gli elementi che andranno a caratterizzare l’intera opera: frammenti di sogni… frammenti apparentemente senza senso, ma che col proseguire della storia troveranno la loro precisa locazione e andranno ad incastrarsi all’interno della trama, per creare quel fantastico mosaico che rappresenta la condizione dei protagonisti. I sette ragazzi hanno in comune le vite precedenti di sette scienziati che abitano sulla Luna e hanno il compito di vegliare sulla Terra. La trama si districa attraverso questi due binari che sembrano destinati a influenzarsi a vicenda: da una parte le vicende dei ragazzi terrestri, dall’altra la vita degli scienziati della Luna. Il disegno, all’inizio acerbo, quasi infantile, subisce numero dopo numero un’evoluzione, diventando elegante e raffinato arricchendosi di particolari, in un crescendo di emozioni. Insomma, “Proteggi la mia terra” non è un fumetto che va letto alla leggera, ci vuole attenzione per poter uscire dal labirinto creato dalla Hiwatari, ma non spaventatevi: l’autrice vi darà tutte le indicazioni, basta non perderle di vista. Un manga che consiglio a tutti, appassionati e non. Un manga che ha insito in sé degli insegnamenti profondi, basta saperli cogliere. Lascio l’indirizzo del mio blog: http://danielevessella.blogspot.com/ Campo de’ fiori 32 LA STORIA DEL CIMITERO DI CIVITA CASTELLANA di Enea Cisbani ... continua dal numero 63 Ritorniamo alla data fondamentale del 10 Settembre 1882, il giorno in cui in Roma viene sottoscritto l’atto di cessione da parte del Ministero delle Finanze al Comune di Civita Castellana del “…….. Complesso Conventuale di San Lorenzo Levita e Martire”. L’atto, stipulato da alti Funzionari statali con le Autorità Civitoniche del tempo, si compone, essenzialmente, di due parti, tra loro interagenti e definibili: una parte generale relativa alla descrizione tecnica del bene e della sua consistenza, l’altra prettamente di tipo legislativo, comprendente alcuni succinti articoli di Legge che si rende necessario conoscere nella loro intrinseca originalità, a testimonianza ulteriore dell’importanza storica e culturale del bene concesso dall’allora nascente Stato Italiano alla Comunità di Civita Castellana. Il primo articolo delle “condizioni speciali”, chiarisce che il bene in questione in perpetuo è inalienabile, invendibile e, pertanto, non può essere ceduto dal Comune a terzi, siano essi soggetti singoli che società. Il secondo articolo, obbliga l’Amministrazione Comunale a tenere aperta al pubblico Culto Religioso la Chiesa, di provvedere alla sua manutenzione ordinaria e straordinaria, senza alcun onere per l’Amministrazione centrale dello Stato. Il terzo articolo, determina la diretta collaborazione tra Comune e Capitolo Rilievo del Convento di inizi ‘900 Vescovile per la funzione dei “..Legati Pii..”, che dovessero attuarsi e determinarsi nella Chiesa, una questione questa da risolversi, come precisa l’atto, tra Comune e Capitolo, senz alcun intervento dello Stato. Il quarto articolo, precisa che “…..qualora per circostanze impreviste il Governo si trovasse nel bisogno di servirsi della Chiesa ripetuta, il Comune si obbliga di restituirla nel modo con cui si troverà senza aver diritto a compensi, e nello stesso tempo dovrà restituire tutti i mobili, dipinti ed arredi sacri ceduti, tenuto conto dell’ordinario e del deperimento.” La documentazione esistente ci informa, inoltre, della fitta corrispondenza tra Ministero delle Finanze e Comune: un controllo rigido e scrupoloso, indirizzato alla tutela innanzitutto del bene e dei suoi tesori, ma anche al rispetto dei patti stipulati. È interessante, citare, a questo proposito una singolare controversia dell’epoca. Il 28 Luglio 1884, il Comune consegna alle Autorità Religiose del tempo la Chiesa con annessa Sacrestia, il Coro e tutti gli arredi sacri, mantenendo la proprietà del bene, l’onere della sua manutenzione e l’ex Convento che verrà adibito a “Lazzaretto”. La Chiesa era aperta il giovedì e la domenica, per la celebrazione dei funerali, e in occasione del Settimo Centenario della morte di San Francesco, fu sede di importanti manifestazioni religiose e celebrative con un notevole “….concorso di popolo”. I carteggi archiviali riportano, inoltre, che verso la fine dell’’800, una parte del complesso venne affittata ad una fabbrica di ceramiche di “…cessi inodori..”, tanto che il Ministero intervenne prontamente chiedendo l’immediata restituzione del bene. La questione venne risolta positivamente e tutto ritornò sotto il controllo della pubblica amministrazione. Venne redatto, infine, un puntuale e scientifico inventario dei beni, comprendente in particolar modo l’elencazione di tutti di dipinti esistenti. Il 7 Aprile 1937, importanti Funzionari dell’Amministrazione centrale, compiono un sopralluogo nel Cimitero e nel complesso religioso di San Lorenzo, al fine di accertarne lo stato di conservazione nonché la dotazione di beni artistici. La relazione riporta “…lo stato di completo abbandono, la volta a botte della navata centrale fessurata con lo stillicidio dell’acqua sugli arredi, gli altari tutti scoperti, le finestre rotte e senza vetri,…..la scomparsa di alcuni dipinti tra cui il Transito di San Giuseppe e la Pala d’Altare di San Lorenzo, del tutto mancante…..”. Il convento, riporta la relazione, “risulta abitato da modeste famiglie e gli ex magazzini ridotti a deposito di ceramiche………:”. Notevole lo stupore delle Autorità preposte, tanto da sollevare immediate ed energiche proteste verso il Comune e al rispetto degli obblighi assunti nell’atto stipulato nel 1882. Un funzionario della commissione, chiede addirittura la restituzione Progetto di ristrutturazione del 1950 immediata del compendio e il risarcimento dei danni materiali contratti dallo Stato. Notevole fu la preoccupazione delle autorità di allora, anche se poi non si arrivò a nessuna sanzione grazie alla mediazione e agli auspici di illustri personaggi. Il 10 Giugno 1940, il complesso di San Lorenzo viene risucchiato nel vortice della Guerra imminente, anche se i controlli rimangono sempre costanti e precisi nel corso del periodo bellico. Subito dopo la Guerra, nell’alternarsi di proposte e progetti di restauro, San Lorenzo continua seppur faticosamente a vivere, ma ai fini della nostra trattazione si rende necessario conoscere lo stato di consistenza del monumento e del cimitero agli inizi del 1970 e la diretta relazione con la data del 6 Aprile 1862, due date storiche tra loro lontane, ma fondamentali per conoscere i nuovi e ulteriori sviluppi…………………. continua sul prossimo numero ... Campo de’ fiori La rubrica 33 dei perchè? Perché la bandiera di Città del Vaticano ha le chiavi e i colori giallo e bianco? La bandiera di Città del Vaticano è una delle poche bandiere che ha forma quadrata ed è composta da due rettangoli verticali i cui colori sono il giallo, a sinistra, ed il bianco, a destra, perché riprendono i colori delle chiavi di San Pietro (oro ed argento). Al centro del rettangolo destro, quello di colore bianco, trova posto lo stemma pontificio raffigurante le chiavi di San Pietro incrociate e sormontate dalla tiara papale e dalla stola papale. Modi di dire Perché si dice “andare a gonfie vele”? Quando in italiano si dice che si va a gonfie vele si vuole indicare che le cose vanno per il verso giusto, che si procede spediti sulla giusta strada. Chiaramente questo modo di dire si rifà alle antiche navi a vela e alle condizioni propizie dettate dal vento che, soffiando nelle vele, permetteva la buona navigazione. Filastrocca fabrichese Io so’ er Papa Cardinale posso fa’ quello che me pare a chi ride e chi favelle ‘na tirata de’ recchiarelle! Detti fabrichesi Commanna e fa’ da te sarai servito come un re Più smucini e più puzze Carta parla villan dorme WWW.CAMPODEFIORI.BIZ [email protected] Campo de’ fiori è la migliore vetrina pubblicitaria! Campo de’ fiori è la rivista più letta ed amata! Campo de’ fiori 34 orie t s e L Max di I Balordi Il gruppo milanese che per primo interpretò “Non è Francesca” I mitici anni Sessanta pullulano di giovani cantati, molti dei quali decidono di tentare il successo insieme, formando gruppi emergenti, che di Sandro Anselmi hanno più o meno fama a livello nazionale o solo locale, molti dei quali sono destinati, purtroppo, ad avere vita breve. Nella Milano di quell’epoca si distinguono I Balordi, un gruppo che propone un beat quasi surreale, decisamente demenziale, dal look particolarmente variopinto e quasi hippy. Quattro giovani: i fratelli Gianni e Andrea Muratori, rispettivamente alla chitarra e al basso, Bruno Pellegrini, altra chitarra e Beppe Panzironi, batterista. Il gruppo esordisce con il brano Vengono a portarci via ah! Aah!, fuori dagli schemi beat, versione italiana di They’re comin’to take me away, lanciato da Jerry Samuels, conosciuto col nome d’arte di Napoleon XIV, figlio della prima ondata psichedelica inglese. Tale brano arriva sul mercato nell’autunno del ’66, sbalordendo, grazie a questa interpretazione de I Balordi, gli amanti del beat, anche se le vendite rimangono limitate. Sulla scia di questo primo successo, incidono un secondo 45 giri Domani devo fare una cosa, che segue la linea della protesta. Anche in questo caso sono poche le vendite, ma, in compenso, vengono scelti come supporter per la tour- nee dei più famosi Animals. L’anno successivo, in conformità con il proprio spirito demenziale, partecipano al Festival della canzone napoletana, in coppia con Nino Taranto, presentando il brano ‘O matusa e vincono, ma di nuovo registrando poche vendite. Arriva però quella che avrebbe potuto essere loro grande opportunità: incidere il brano Non è Francesca, di Mogol-Battisti, i quali avevano già portato al successo altri gruppi come i Dik Dik, i Ribelli e l’Equipe 84, grazie ad altri loro brani. Questa canzone, Durium per passare con la Carosello, che fa incidere loro il solo disco Diamoci la mano, che determina però lo scioglimento eseguita in un b e a t tradizionale, b e n diverso da quello degli esordi, e diventato poi famosissimo, non funziona con loro, forse anche a causa della scarsa promozione che la loro casa discografica, la Durium, ne fa. E dopo questa ennesima delusione, I Balordi abbandonano la definitivo del gruppo. Dopo questi diversi tentativi, il gruppo capisce di non aver avuto la capacità e la fortuna di essere amato ed apprezzato dal grande pubblico. Oggi I Balordi sono principalmente ricordati per essere stati i primi interpreti di un brano portato al successo, poi, da uno dei suoi autori, Battisti, che la ripropose con una versione in cui si dava maggior risalto alla parte cantata piuttosto che all’arrangiamento, e che è ritenuta una dei classici del nostro miglior pop. Campo de’ fiori L’emigrazione civitonica in Brasile nel 1900 “HOSPEDARIA de imigrantes” ovvero la porta del Brasile continua dal numero 63 Il 20 dicembre 1901 si imbarcarono dal porto di Napoli sulla nave Sempione diretti in Brasile, Mossi Pietro di 30 anni, la moglie Giovannetti Maddalena di di anni 27, il figlio Francesca Pelinga Antonio di 5 anni, la figlia Maria di 8 anni, insieme a Ceccani Giovanni, la moglie Giovannetti Anna e la loro figlioletta Antonia di appena dieci giorni, Pistola Giacomo di 27 anni, la moglie Renzi Domenica di anni 26 e la loro figlia Teresa, con loro partirono anche altre famiglie dei paesi vicini: Lucidi, Petroni. Durante la difficile traversata piccola Antonia morì e fu sepolta in mare, il viaggio durò ventidue giorni in quanto le navi passavano per Madeira, Canarie con soste a Dakar, Isole di Capo Verde, Rio de Janerio, dove alcuni emigrati sbarcavano, altri nel porto di Santos come i nostri concittadini dove giunsero l’undici gennaio 1902. Una volta arrivati un agente dell’’Immigração ed un agente della compagnia di navigazione fecero l’appello sul ponte della nave e consegnarono loro il biglietto del treno che li avrebbe portati a San Paolo, furono assistiti dal Patronato degli emigranti che era sussidiato dal Commissariato dell’emigrazione italiana, ed aveva lo scopo di ricevere ed istradare gli emigranti allo sbarco, vigilando che nessuno commettesse abusi a loro danno, né col cambio delle monete, né col trasporto del bagaglio. Alla fine fu consegnato loro un pezzo di pane per il viaggio. Appena i vagoni del treno furono pieni d’immigrati vennero chiusi a chiave, salirono la montagna con la”maria fumaça” un’arrancante trenino a vapore della” Sao Paulo, Raylway”, che superato il dislivello della Serra do Mar, si dirigeva verso l’entroterra del caffè Paulista e dopo Jundiaf si dipartiva in vari rami che penetravano nelle vallate dove vi erano le piantagioni. Nella capitale i binari delimitavano la proprietà del visconte di Parnaiba, continuavano poi sino alla stazione della Luz in prossimità del quartiere del Bon Retiro, dove si trovavano i piu antichi ricoveri per gli stranieri e scendevano direttamente nella piazzola attistante dell’Hospedaria de imigrantes de Sao Paulo. Le Hosperaias erano alberghi ricovero ed erano situati in diverse località del Brasile, le principali erano Ilha das Flores di Rio de Janeiro e l’Hospedaria de Imigrantes do Brás di San Paolo, quest’ultima era stata progettata per ospitare circa 3000 emigranti ma arrivò anche ad ospitarne circa 8000, compo- sta da ampi dormitori, vi venivano serviti tre pasti al giorno, c’era l’ospedale o infermeria,la farmacia e un medico. L’Hospedaria dello stato di san Paolo era stata costruita fra il 1886/87 nel quartiere di Brás e fu inaugurata nel 1888, ed è rimasta attiva sino al 1978, con i fondi raccolti grazie a una legge del 1884, che aveva deliberato una tassa che i proprietari dovevano pagare per ogni schiavo che era impiegato nel lavoro dei campi. In sostanza il denaro pagato per ogni schiavo rese possibile la costruzione della struttura adibita all’accoglienza di coloro che li avrebbero sostituiti. L’Hospedaria funzionava quindi non solo come centro di smistamento ma come un mercato della forza lavoro, in cui i fazendeiros potevano andare a scegliere il lavoratore che preferivano contrattandolo direttamente,riproducendo qualcosa di terribilmente simile ai mercati in cui abitualmente fino a poco tempo prima, andavano a comprare gli schiavi, modificando soltanto l’approccio e le modalità di reclutamento della mano d’opera. L’’Hospedaria assomigliava più ad una prigione dalla quale si poteva scappare solo firmando un contratto di lavoro per una fazenda. Nel 1906, anche in seguito a lamentele e rimostranze delle rappresentanze diplomatiche dei paesi di provenienza degli immigrati e a provvedimenti tendenti a proibire l’emigrazione venne fatta una prima ristrutturazione che, fra l’altro, finalmente dotò l’Hospedaria di un dormitorio con brande di tela, evitando che gli immigranti fossero costretti a dormire per terra. Ogni immigrante al suo arrivo portava con sè il passaporto e la lista di bordo della nave che lo aveva portato, doveva presentarsi all’appello e qualora non avesse risposto perdeva il diritto di usufruire dei sussidi assicurati dal governo della provincia, in particolare del trasporto gratuito in ferrovia all’interno dello stato di San Paolo sino alla fazienda, come era stato stabilito da un contratto nel 1888 fra la società promotrice di Immigrazione e la Sao Paulo Railway Company. Un funzionario registrava i nomi degli immigrati che arrivavano insieme allo stato civile, ai parenti o accompagnatori, la nazionalità, la professione, la provenienza, il nome della nave, la data dell’arrivo e la destinazione. Nel 1886 i fazendeiros paolisti, quali 35 i Martinho Prado,Nicolau de Souza Queiroros Rafael Paes de Barros si unirono nella Sociedade Promotora de Imigração,(Società promotrice di Immigrazione) per riuscire meglio a stimolare e affiancare il lavoro di attrazione degli immigranti,il governo si assumeva il costo del viaggio degli immigrati e la Sociedade Promotora svolgeva il lavoro di propaganda, direttamente nei paesi di provenienza inviando suoi rappresentati a distribuire manifesti, opuscoli, libri e fotografie che informavano delle sovvenzioni governative e presentavano il Brasile come terra dalle mille opportunità, se non addirittura il vero paradiso terrestre. Fu proprio la Sociedade ad insistere sul reclutamento di famiglie braccianti italiane, favorendo soprattutto gli agricoltori e le famiglie numerose. Agência Oficial de Trabalho e Colonização (l’agenzia ufficiale di colonizzazione e di lavoro) faceva parte del Hospedaria do Imigrante ed era responsabile per l’invio delle famiglie alle campagne. Gli emigranti civitonici appena arrivati furono fatti entrare dentro uno stanzone che serviva da mensa e dove vi erano tavoli senza panche, furono chiamati i capifamiglia ai quali furono consegnate le stuoie per dormire sul pavimento in uno stanzone in cui vi erano circa 600 immigrati, le latrine erano poche e insufficienti per tante persone, nel cortile c’era un solo rubinetto e vasca in modo da poter bere e lavarsi. Fu dato loro un pasto a base di pane, riso, patate e verdure. Furono spiegate loro le regole dell’ ostello, stampato in sei lingue e pubblicato presso la sede dello stabilimento. La mattina dopo furono portati nell’ufficio della vaccinazione e ricevettero una carta “Ranch” che dava loro il diritto di soggiornare per sei giorni presso l’ostello. Dopo avrebbero conferito con i sensali dei fazendeiros per il lavoro, dopodichè sarebbero partiti per le destinazioni. Il menu dell’Hospedaria era: colazione alle 7 con caffè e pane,pranzo alle 11, cena alle 4, alle 7 di nuovo caffè e pane, latte per i bambini deboli sotto i tre anni e pane e salame per il viaggio verso la fazienda di destinazione. L’Hospedaria dal 1983 è diventata un museo dove sono conservati tutti i documenti di coloro che entrarono in Brasile sperando in una vita migliore. continua sul prossimo numero... di Riccardo Consoli Una storia travagliata e pressoché sconosciuta quella del Jazz in Italia dove, il mondo della musica era dominato dalla c.d. canzone all’italiana che veniva utilizzata anche da quelle orchestre che si esibivano nei dancing. Per la verità, taluni arrangiamenti orchestrali disponevano di chiare connotazioni Jazzistiche frutto di partiture provenienti dagli Stati Uniti per il tramite di talune orchestre ingaggiate per animare le traversate sui transatlantici; in qualche occasione le soste di questi nei porti statunitensi si prolungavano per parecchio tempo dando ai nostri musicisti la possibilità di frequentare i Night Club dove era possibile fare amicizia con Jazzmen locali. Ma prima di procedere oltre è opportuno ricordare come in Italia, nei confronti della musica Jazz si fosse verificato un notevole ostracismo, prima da parte del regime fascista che, come noto, aveva imposto l’italianizzazione anche dei nomi stranieri costringendo i musicisti a modificare i titoli dei brani, al punto che il celeberrimo In the Mood diveniva “con stile (!!!)” e, senza rendersi conto dell’aspetto ridicolo e senza alcun pudore, On the Sunny Side of the Street diveniva “dal lato aprico della strada (!!!)” proprio così. Da non credere, ma assolutamente vero! Con l’avvento della democrazia le cose non cambiarono di molto con la sola differenza che ora si poteva ascoltare questa musica senza remore e si poteva assistere alla proiezione di films nei quali il Jazz era presente in maniera massiccia. Negli anni dell’immediato dopo guerra, l’Organo Ufficiale dell’Azione Cattolica pubblicò un lungo articolo nel quale si affermava, tra l’altro, che: “ … dal punto di vista Cristiano il giudizio sulla musica Jazz può e deve essere severo in quanto è da considerare musica di orientamento materialistico, nonché trionfo della sessualità … ”, vuoi mettere, per esempio, la cultura cristiana e gli insegnamenti contenuti nel brano “Pippo non lo sa” interpretato da Silvana Fioresi e dal Trio Lescano e, naturalmente, in molti altri simili motivi nostrani? Non era da meno il diffusissimo settimanale del Pci Vie Nuove che, in un articolo dal titolo musica Jazz affermava: “ … il Jazz non si apre verso un avvenire qualsiasi, non ha nulla di progressivo, al contrario, si direbbe che con il suo culto della deformazione - con ogni probabilità il disattento autore dell’articolo voleva riferirsi all’improvvisazione – e con il suo compiaciuto richiamo agli aspetti più primitivi della musica, compie un’operazione precisamente opposta, ossia un invito a tornare all’età della pietra … ”, questo il pensiero della Chiesa Cattolica e dei nipotini di Stalin relativamente al Jazz. Correva il mese di dicembre dell’anno 1949. Il termine Revival - Rinascita, faceva riferimento a quel movimento nato negli Stati Uniti a far data dalla metà degli anni quaranta con il quale erano stati riportati alla ribalta leggendari personaggi di New Orleans, mentre alcuni gruppi di giovani musicisti proponevano il più moderno Dixieland ed è un fatto storico che l’esempio americano fu seguito in tutto il mondo. L’australiano Grame Bell, l’inglese Humphrey Lyttleton, il francese Claude Luter, gli olandesi della Dutch Swing College Band ne furono i pionieri, musicisti Vittorio Mussolini, cultore del jazz che con il loro Jazz giocoso e accattivante ottennero clamorosi successi, viceversa in Italia soltanto a partire dagli anni Sessanta, in misura assai limitata, si potè disporre dei primi contributi pubblici, per lo più da parte di Enti locali, a sostegno delle manifestazioni Jazzistiche che, comunque, dalle nostre parti costituivano ancora un fatto marginale. Ciò malgrado nelle edicole compariva la rivista mensile “Musica & Jazz” creata da Giancarlo Testoni autore della Introduzione alla vera musica Jazz che era già stata pubblicata nel 1938 grazie all’intervento di Vittorio Mussolini figlio del dittatore che, da vero appassionato, avrebbe poi trasmesso il suo amore per questa musica al più giovane fratello Romano. Più avanti fecero la loro comparsa i primi studiosi come Arrigo Polillo, Giuseppe Barazzetta e Roberto Leydi coautori della Enciclopedia del Jazz opera che costituisce il nostro vanto in quanto prima opera al mondo per la sua mole e i suoi contenuti. Per questa pubblicità 0761.513117 o [email protected] Protegge i tuoi valori Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25 01033 Civita Castellana (VT) Tel.0761.599444 Fax 0761.599369 [email protected] Campo de’ fiori 37 TERREMOTO, ORA BASTA! COSTRUIAMO BENE! Prima di costruire bene, facciamo chiarezza in termini tecnici, non solo per gli addetti ai lavori. Il 1° Luglio 2009, a seguito dell’ennesimo terremoto (Abruzzo, Aprile 2009) sono entrate in vigore definitivamente, dopo un periodo di convivenza con altre normative, dopo tanti ripensadi Francesco Peri menti e dopo tante “tiratine d’orecchie” ai Architetto Ministeri Italiani da parte dell’Unione Europea, le nuove norme tecniche per le costruzioni, alias DM 14 gennaio 2008, che costituisce ora l’unica normativa di riferimento per la progettazione, insieme con le istruzioni applicative emanate con la Circolare Ministeriale n. 617 del 2 Febbraio 2009. Tutti i decreti, le ordinanze, le metodologie precedenti vanno, anzi devono essere sapute dai progettisti, ma non applicate. Le nuove NTC definiscono i principi per il progetto, l’esecuzione e il collaudo delle costruzioni, nei riguardi delle prestazioni loro richieste in termini di requisiti essenziali di resistenza meccanica e stabilità, anche in caso di incendio, e di durabilità. Forniscono quindi i criteri generali di sicurezza, precisano le azioni che devono essere utilizzate nel progetto e definiscono le caratteristiche dei materiali e dei prodotti. Per quanto riguarda la progettazione antisismica, rappresentano una reale novità rispetto alla normativa preesistente e soprattutto un ulteriore passo avanti verso un sostanziale allineamento alle normative europee costituite dagli Eurocodici. La zonizzazione sismica riguarda tutto il territorio nazionale, seppur con diversi gradi di pericolosita’. Non esistono piu’ zone sismiche e zone non sismiche, ogni comune italiano è classificato “sismicamente” come 1-2-3-4 (tante sono la macrozone in cui e’ stata divisa l’Italia, 1 significa alta sismicità 4 bassa sismicità, 2 e 3 medio-alta e medio-bassa: tutta la fascia appenninica centro-meridionale ricade in zona 1, la Sardegna, gran parte del Piemonte e della Lombardia e molte fasce costiere in zona 4. Per la provincia di Viterbo ad esempio Tarquinia e Montalto hanno 4, Civita Castellana e limitrofi 3, Roma 3, la vicina provincia di Rieti 2, ma anche 1, l’Aquila e Messina 1. In particolare, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha discretizzato il territorio italiano tramite una maglia di ben 10751 punti distanti pochissimi km tra loro, proprio per dare una maggior definizione sismica, con parametri molto specifici. In altre parole : il sito del centro storico di Civita Castellana e il sito del centro storico del limitrofo comune di Corchiano, sebbene appartenenti alla stessa zona sismica e distanti tra loro non più di 9 km, adesso, in termini di progettazione e poi di esecuzione non sono la stessa cosa. Altra importantissima novità: il metodo di progettazione. Una “rivoluzione copernicana”: con il DM 2008, e’ concessa la progettazione , il collaudo e la verifica degli casa con struttura portante in c.a. “stracariedifici esistenti, salvo qualche accezione, cata” di ferro, una casa di media fattezza con solo con un approccio di calcolo comune che tanti pilastri e di grosse dimensioni, una casa si basa sull’identificazione di una serie di sorretta anche da un’infinità di pali di fondacondizioni delle strutture – gli stati limite zione ma che dista pochi metri dal letto di un – e su valutazioni probabilistiche sia fiume, faccio fatica a definirla “antisismidelle resistenze strutturali che delle azioni ca”. Vale dire: il troppo stroppia! Al di là previste (peso proprio, carichi accidentali, delle importanti novità in materia di sicurezza sisma, urti, azione del vento,ecc.) durante la sismica, un’altra rilevantissima precisazione vita nominale di un’opera. Tale approccio da fare è quella relativa alle responsabilità fino a Giugno scorso era facoltativo e dei vari attori del processo costruttivo: alternativo ad un altro metodo (tensioni dal Progettista, cui spetta il ruolo di definire ammissibili) più semplice, con più già nel progetto la vita nominale della tradizione, ma obsoleto. Ciò sta mettendo a struttura (e quindi stabilire la durabilità dura prova progettisti, committenti, dell’opera), al Direttore dei Lavori, al costruttori, amministrazioni o enti che Collaudatore che diventa finalmente debbono rilasciare permessi a costruire. E’ collaudatore “in corso d’opera” e non più scontato dire che i progettisti per risparmiare ultimo anello della catena quando ormai la tempo ed energie mentali sceglievano struttura, nel bene o nel male, è compiuta. sempre la strada Le maggiori responsabilità del più semplice, tanto Progettista discendono poi anche la normativa lo dalla impostazione di fondo delle permetteva!? La nuove norme che non sono più parcella era prescrittive (devi usare quei tipo di comunque la cemento e non altro!), ma si stessa!? Secondo spingono decisamente sul versante la mia personale prestazionale con ciò stesso esperienza, imponendo ai professionisti vedendo come maggiore precisione nella privati cittadini,che descrizione delle specifiche di magari hanno esecuzione. In altri termini , urgente bisogno egregio progettista, egregio direttore “di farsi casa”, dei lavori, puoi inserire una staffa in Zone sismiche del territorio r i m a n g o n o un pilastro in c.a. ogni 20, 30, 40, cm italialo (fonte INGV) f a c i l m e n t e , ma verifica quanto questo puo’ imbrigliati in resistere senza gravvi danni a varie lungaggini burocratiche, ritengo di poter azioni statiche e dinamiche! Non ti affidare affermare che sia i liberi professionisti, sia gli solo alla tua esperienza! Assicurami con il impiegati degli uffici tecnici si devono calcolo che quel pilastro rimane su, per tutti aggiornare o comunque avvalersi di quegli anni previsti, a meno- ovvio- di eventi supervisori esperti, architetti, ingegneri edili, eccezionali come uragani o cataclismi, geologi specializzati. Per vita nominale, mi altrimenti… ne paghi le conseguenze penali! soffermo su questo concetto, si intende il E tu egregio dipendente del genio civile periodo convenzionale durante il quale prima di dare un nulla osta su un progetto, un’opera deve poter essere utilizzata verifica a dovere tutti gli elaborati di progetto per lo scopo per la quale è stata e verifica le indagini geologiche debitamente progettata e realizzata essendo firmate da un geologo abilitato! In Abruzzo, soggetta solo a ordinaria manua crolli avvenuti, torno di nuovo li’, in zona 1, tenzione: un ospedale, una caserma, un pilastri di recente fattezza non avevano ponte, o un edificio di pubblica utilità, deve nemmeno una staffa per tutta la loro restare in piedi e bene, sicuramente di più di lunghezza, ma solo ferri longitudinali mal un piccolo magazzino per il deposito di disposti e non ancorati! Questa normativacomuni attrezzi di lavoro! Le NTC 2008 fissae questo è quello che molti progettisti ed no, infatti, tre tipologie di opere : opere amministratori di mentalità “un po’quadrata”, provvisorie (un palco per manifestazioni non riescono o non vogliono capire- non e’ estive, un pergolato), opere ordinarie (civirigida e restrittiva, non è li abitazioni), grandi opere/opere di deterministica, anzi è più duttile delle importanza strategica (ospedali, ponti, precedenti, basta leggerla, capirla, dighe), che devono resistere ad azioni statiinterpretarla nel giusto verso. Per i più che e dinamiche rispettivamente per almeno esperti: se prima esisteva per il calcolo 10, 50, 100 anni. Una banale casa ben prostrutturale, l’analisi statica lineare, adesso il gettata e ben eseguita secondo le nuove DM 2008 ti mette a disposizione 4 metodi: regole, a prescindere se sia stata concepita l’analisi statica lineare, l’analisi statica non in cemento armato, acciaio, legno o muratulineare, l’analisi dinamica lineare e l’analisi ra, che non abbisogna di lavori di manutendinamica non lineare per giungere allo stesso zione straordinaria, tipo rifacimento di solai, risultato. Con un buon software ed una sottofondazioni, sostituzione di impianti, ma buona testa, infine, non è poi cosi difficile. solo di tinteggiature, sostituzione di infissi o Altre importanti regole del ben costruire rifacimento di intonaco, nell’arco di 50 anni verranno affrontate di seguito. posso definirla “casa antisismica”. Una Campo de’ fiori 38 Per ricordare l’autiere Fiorino Marinozzi ... uno dei seicentomila ... …continua dal n. 62 Prima di iniziare la terza parte, sulle vicende belliche di mio zio, voglio ricordare come era la situazione generale agli inizi del settemdi Arnaldo Ricci [email protected] bre 1943. L’Italia era entrata in guerra fin dal giugno 1940 a fianco dei tedeschi e di altre meno importanti nazioni come la Bulgaria. Il Giappone si schierò con la Germania e l’Italia ed entrò in guerra il 7 dicembre 1941, costringendo ad entrare nelle azioni belliche anche gli Stati Uniti; fino ad allora, si combatteva in soli due continenti: Europa ed Africa; i mari coinvolti erano l’Atlantico ed il Mediterraneo; dopo l’attacco dei giapponesi a Pearl Harbor, in data sopra citata, essa si espanse anche in Asia ed in tutto l’Oceano Pacifico. La guerra diventò veramente mondiale! La storia che abbiamo tutti studiato ha semplificato notevolmente gli avvenimenti della seconda guerra mondiale, contrapponendo semplicemente gli italo- tedeschi ed i giapponesi agli anglo-americani. La realtà è stata però di gran lunga più complessa! Nel settembre 1943 si trovavano di fronte due schieramenti: la Germania, l’Italia, la Bulgaria, la Romania ed il Giappone, contrapposti agli anglo-americani e russi. Se si studia a fondo la realtà del periodo, ci si accorge che con l’identificazione “i tedeschi” non si intendono solo gli abitanti della Germania, ma anche quelli dell’Austria, la Bulgaria, la Francia di Petain, la Finlandia e tutti i governi collaborazionisti allora della Germania. Praticamente gran parte dell’Europa di allora, volontariamente o forzatamente alleata di Hitler, era schierata contro i cosi detti anglo- americani- russi In realtà l’appellativo semplificato di anglo-americani-russi comprendeva una moltitudine di popoli che erano praticamente le Nazioni Unite di allora. Gli italo-tedeschi-giapponesi avevano mosso guerra a tutto il resto del mondo! Per capire meglio, faccio un esempio di storia locale: si deve sapere che le truppe alleate liberanti Civita Castellana, erano costituite da soldati sudafricani dell’armata britannica, della quale facevano parte militari provenienti da tutto l’impero inglese, trasformatosi poi successivamente in Commonwealth Britannico. Giusto per fare un esempio: l’India fornì da sola cinquecentomila uomini che, se fosse stato necessario, potevano essere aumentati fino ad arrivare ad alcuni milioni! Inoltre vi erano, sempre nell’armata britannica, ne cito solo alcuni: neozelandesi, australiani, canadesi, pachistani, iracheni, etc..etc…. E’ da ricordare anche che l’URSS, da sola, mise in campo una notevole quantità di uomini; pari alla metà di tutti quelli forniti dalle nazioni unite. Infatti l’Urss subì le maggiori perdite di tutti i belligeranti della seconda guerra mondiale; circa 30 milioni di morti fra militari e civili. Ho voluto ricordare queste notizie, per dar modo di capire meglio gli avvenimenti che coinvolsero le nostre forze armate in quel fatidico 8 settembre 1943! Ritorno adesso alle vicende di mio zio. Centro di Atene 08 settembre 1943 ore 20.30: zi Fiorino si trova alla guida del suo camion; sta effettuando un viaggio di trasporto derrate alimentari, verso una dislocazione di bersaglieri; ha iniziato i viaggi, alla guida del mezzo, fin dalle sei del mattino, facendo la spola tra il porto e varie basi militari italiane, rifornite da una nave proveniente da Bari. Egli aveva già notato fin dal primo mattino un insolito movimento di soldati tedeschi che lo aveva messo in allarme; le voci che circolavano erano le più strane; il suo lavoro lo teneva impegnato tutta la giornata e non aveva tempo da dedicare a ciò che si diceva! Il viaggio che stava effettuando doveva essere l’ultimo della giornata, dopodiché sarebbe tornato verso la sua caserma per posteggiare il suo Lancia 3RO. Lui raccontava : “ ero a circa trecento metri dalla caserma dei bersaglieri situata proprio al centro di Atene e procedevo abbastanza veloce. Stavo girando a destra in un incrocio e vidi dallo specchietto una moto tedesca a tre posti ( side car ) che mi sorpassava a grande velocità; il soldato che era seduto accanto alla moto mi fece un cenno con il mitra puntato contro di me. Capii immediatamente che mi dovevo fermare…….e così feci….lasciando come sempre il motore avviato! Appena sceso mi portarono, sempre con il mitra spianato, in una piazzetta adiacente dove una cinquantina di nostri soldati erano in piedi con l’espressione di chi non capisce cosa gli sta succedendo. Dopo circa dieci minuti arrivarono due autocarri tedeschi che ci portarono in un campo dove erano ammassati circa cinquemila soldati italiani di tutte le armi…..” Il mio Lancia 3RO rimase al centro di Atene, con il motore avviato e carico di patate destinate ai bersaglieri……..non seppi mai più che fine fece il mio camion carico di patate!” La situazione delle nostre forze armate, alla data dell’8 settembre 1943, era la seguente: avevano in attivo circa due milioni di uomini, compresi i reparti della milizia che non facevano parte dell’esercito; il tasso di analfabetismo fra la truppa, era di circa il 35% al quale si aggiungeva un altro 20 % di semialfabetismo (semianalfabeti erano considerati quelli che sapevano leggere ma non scrivere o quelli che non capivano le frasi che leggevano); in tutti i fogli matricolari dei nostri militari, quando non si era analfabeti, era scritto in alto a sinistra: “ sa leggere e scrivere”; zi Fiorino che aveva la licenza di 5° elementare, passava tutte le serate scrivendo lettere per i soldati analfabeti delle vari armi; ovviamente, fra gli autieri non vi potevano essere analfabeti! per avere un termine di paragone, fra le truppe tedesche, della Germania propriamente detta o quelle inglesi della Gran Bretagna sempre propriamente detta, la piaga dell’analfabetismo era già sconosciuta! ebbene, nella realtà sopra citata, circa un milione e trecentomila, di questi nostri soldati, erano dislocati fuori dai confini nazionali; settecentomila solo nei Balcani, in Albania ed in Grecia, il resto in Francia, Corsica, Russia, Africa settentrionale; quelli dislocati in Africa orientale erano già da tempo prigionieri degli inglesi. Nella situazione sopra descritta, l’8 settembre 1943, fu diramata la notizia, alle nostre truppe, che l’Italia non combatteva più a fianco dei tedeschi ma, la guerra sarebbe proseguita regolarmente contro chiunque! Gli ufficiali furono lasciati senza ordini e nessuno sapeva più come comportarsi; in poche ore si verificò una situazione di caos totale. Pensate, se gli ufficiali di qualsiasi grado, non sapevano più come comportarsi, figuriamoci gli sfortunati soldati della truppa! Il risultato, fu il disfacimento totale dell’organizzazione militare delle nostre forze armate. In termine di poche ore, i tedeschi disarmarono e fecero prigionieri tutti i nostri militari all’estero. Chi, nelle varie circostanze, si trovò in una situazione di porre resistenza, fu massacrato dalla potente reazione tedesca ( vedi l’episodio di Cefalonia). Diceva mio zio “ la maggior Campo de’ fiori Fiorino Marinozzi (secondo da sx) al porto di Atene, in attesa del turno del suo autocarro, durante le operazioni di sbarco da una nave proveniente da Bari. parte di noi non ebbe nemmeno il tempo di capire cosa stesse succedendo….la situazione precipitò in poche ore “ Settecento mila uomini vennero catturati solo nei Balcani; il giorno dopo la cattura, immediatamente la propaganda nazista, tentò di convincere questa grande massa di uomini di continuare a combattere al loro fianco. Quelli che facevano parte della milizia accettarono ovviamente quasi tutti. Il 95% di quelli che facevano parte delle normali forze armate, non accettarono! Diceva zi Fiorino “ circa seicentomila di noi non accettarono di continuare a combattere a fianco dei tedeschi….consapevoli che l’alternativa era la deportazione in Germania……e così fu.” Su questi argomenti, le cifre precise non si 39 conoscono, a causa del così detto sbandamento che provocò, anche la distruzione e la perdita dei documenti correlati; d’altronde i tedeschi non avevano nessun interesse a conservare la documentazione! Già il 10 settembre 1943, da tutti i Balcani, partivano i primi treni merci, pieni dei nostri seicentomila sodati e diretti sia in Germania che in Polonia ed alcuni casi anche in Cecoslovacchia. Per questi poveri militari, iniziarono sofferenze veramente grandi. I bisogni corporali si potevano soddisfare solo quando i treni si fermavano in aperta campagna. “ …..si fermavano ad intervalli irregolari….senza nessuna logica……potevano passare anche 6 ore senza sosta….oppure si rimaneva fermi per delle ore, per dare la precedenza ai treni delle truppe tedesche, senza che ci aprissero le porte! “ La storia ufficiale è stata nebulosa su questi episodi, ma da una ricostruzione recente con l’aiuto di reduci, si è stimato che oltre 5000 nostri militari perirono durante il trasporto che li deportava verso la Germania. …continua sul prossimo numero Forse non sapevate che le librerie in Italia sono ormai soltanto 1700 e rischiano l’estinzione. Un quarto dei volumi è venduto in posti anomali: 70 mila in supermarket, autogrill e centri commerciali. Mentre non si arresta la marcia alle grandi catene in 10 anni hanno quadruplicato i punti vendita. In contrapposizione a tutto questo, il trend delle vendite annuali dei libri in Italia è quasi costantemente in calo. Partendo da un 44,2 nel 2002 si sale a 62,1 nel 2003, al 75,5 nel 2004 e all’80 nel 2005 e veramente si comincia a credere che i tempi bui della lettura in Italia sarebbero stati sconfitti; invece ricomincia a scendere la china e nel 2006 siamo al 60 e nel 2007 al 45,5. In tutto questo sicuramente ha avuto il suo peso la crisi economica degli ultimi anni che ha sempre più corroso gli stipendi degli italiani, facendogli mettere da parte tutti i beni voluttuari. La cultura però è un bene primario per l’umanità, e quando ad essa si danno pochi fondi e poca importanza, si cominciaa respirare un aria priva di ossigeno, malsana, stantia! In questi anni io, piccolissimo libraio di un paese piccolo, ho provato in tutti i modi a continuare a vivere e nei miei scaffali non sono mai mancati i libri; questi grandi amici che a volte incutono un pò di soggezione, ma vi posso garantire che è una sensazione che si ha solo all’inizio poi tutto si illumina e si colora con sfumature diverse, che ti fanno entrare a pieno titolo in un mondo speciale. La mia libreria è piena di libri per voi, e se non riuscite a trovare ciò che cercate lo potrete ordinare e lo avrete in poco tempo. Questo mese vi consiglio di leggere “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini, che ha vinto anche il premio bancarella. E’ un bellissimo romanzo, sulle difficoltà del vivere moderno, sul desiderio di maternità e su una guerra consumata a pochi passi da noi, che cambia profondamente la vita di chi è coinvolto. Buona lettura. 40 Campo de’ fiori Il piatto della solidarietà L’Associazione no profit raccoglie fondi per progetti di solidarietà “Il piatto della solidarietà” è vorrei non si spegnessero i una associazione senza riflettori puntati su quella scopo di lucro, costituta il 12 gente, soprattutto ora che si agosto scorso e nata da un’iavvicina il freddo crudo deldea del sig. Ireo Giovagnoli, l’inverno, che ho ben conofondatore dell’associazione sciuto. I fondi raccolti tramimedesima. Essa è apartitica te i piatti della solidarietà e si prefigge di creare saranno impiegati per la oggetti, in particolare ricostruzione di un centro di piatti da collezione, aggregazione per la vita destinati alla raccolta di sociale, della frazione aquifondi da impiegare in lana di Tempèra.” Perché la scelta è ricaduopere umanitarie e di solidarietà. Il fondatore dell’Associaione ta proprio sul piatto? “Il piatto è sicuramente uno Abbiamo invitato il sig. Ireo Giovagnoli degli oggetti più apprezzati Giovagnoli presso la nostra anche dai collezionisti. redazione per saperne qualcosa di più e Esso è, oltretutto, una specifica della far conoscere l’iniziativa a tutti. Come è nata l’idea di fondare questa nostra zona e, considerate le potenzialità associazione? del nostro distretto, ho deciso di portare “E’ nata nel 2001. In realtà pensavo di avanti questo progetto.” proporre i miei piatti da collezione ad assoQuali sono i progetti per il futuro? “Intendiamo portare l’associazione a livelciazioni umanitarie nazionali già esistenti. lo nazionale, raggiungendo tutti i comuni Questa idea non è andata a buon fine, ma d’Italia, e selezionare nuovi artisti, tramite io ho voluto insistere ed è così che, queconcorsi appositamente banditi, che, con st’anno, spinto anche dal tragico evento le loro opere originali, decorino nuovi piatdel terremoto d’Abruzzo, con l’aiuto di ti tutti da collezionare! quanti hanno creduto in questo progetto, Per questo primo piatto è stata realizzata ho fondato una associazione interamente un’opera che riprende un esclusivo motivo dedicata alla raccolta di fondi tramite piatdel noto pittore del ‘900, Klimt. Vedremo ti da collezione. chi sarà il prossimo artista.” Alla città de L’Aquila, poi, mi sento particoL’associazione “Il piatto della solidarietà”, larmente legato, avendo trascorso due che ha ottenuto il patrocinio dalla inverni di naja (1957 -1958), proprio là, e Provincia di Viterbo, è stata ampiamente appoggiata dai servizi sociali dei comuni della Tuscia, che hanno aderito di buon grado alla lodevole iniziativa, facendosi promotori essi stessi. Il fondatore vorrebbe coinvolgere in particolar modo i giovani per sensibilizzarli a realizzare qualcosa di utile per chi è meno fortunato, e avvicinarli ai problemi del mondo. “Ognuno dei nostri piatti è un segno di solidarietà e testimonia il contributo ad un progetto umanitario. Collezionarli significa creare una personale galleria di azioni sociali da trasmettere. Damose da fa’, come disse, in un improbabile dialetto romanesco, Papa Wojtyla.” Conclude Ireo Giovagnoli, che ci ringrazia per l’ospitalità offertagli sulle pagine della nostra rivista ed invita tutti i lettori di buona volontà a collaborare, contattando il numero di tel. e fax 0761.517788 o scrivendo a il piattodellasolidarietà@yahoo.it. Ulteriori notizie su http://il piattodellasolidarietà.blogspot.com Campo de’ fiori 41 Amatori Rugby di Civita Castellana Lottano per volare dalla serie C 1 alla serie B Il rugby è uno sport non troppo diffuso in Italia, rispetto, ad esempio, al calcio, che è il gioco sicuramente più conosciuto ed amato, almeno tra gli uomini. Ma non per questo il rugby non ha i suoi appassionati. Proprio a Civita Castellana c’è una delle migliori squadre della zona, la Amatori Rugby di Civita Castellana, fondata nel 1972, che milita attualmente in serie C1 e che ha già preparato numerosi ragazzi, reclutati da società di grande livello. Luca Costanzelli, ad esempio, ha giocato con la Primavera della Nazionale; Paolo Stinchelli si trova, ora, con la prima squadra de L’Aquila; Alberto Bonifazi e Federico Mariottini sono entrambi nella giovanile del Parma; Valentino Cerri gioca con la prima squadra del Brescia e Matteo Massini è stato appena acquistato dalla squadra Nazionale delle Fiamme Oro. Ettore Brunelli, Davide Cavalieri, Luca Costanzelli, Riccardo Finesi, Matteo Massaini e Francesco Pichilli, invece, la scorsa stagione hanno giocato in serie B con il Cus Roma Rugby categoria Under 19, ma, quest’anno, sono a casa, nella loro squadra d’origine, alla quale sono molto attaccati e che sperano di portare in alto, come dice uno di loro, Davide Cavalieri: “Anche se con il Cus Roma ci trovavamo in una posizione migliore, con la Amatori siamo a casa nostra, giochiamo con uno spirito diverso e tutti i nostri amici, parenti ed ammiratori possono seguirci da vicino ed incitarci!”. La squadra è composta da ventidue elementi: Alessandro Barchiesi (mischia – terza linea), Dario Battistoni (mischia – pilone), Ettore Brunelli (secondo centro), Pietro Busetta (pilone), Tommaso Carletti (primo centro), Davide Cavalieri (mediano di mischia), Yuri Cavalieri (seconda linea), Alessio Chiacchiarini (seconda linea), Fabio Colonnelli (ala), Luca Costanzelli (pilone), Lorenzo De Santis (ala), Francesco Dimitri (estremo), Riccardo Finesi (ala), Fabrizio Maria Flori (primo centro), Federico Flori (ala), Nicu Silviu Lupu (mediano di apertura), il capitano Osvaldo Mariucci (pilone), Matteo Massaini (pilone), Simone Mei (pilone), Filippo Nevi (seconda linea), Amedeo Paggi (pilone), Francesco Pichilli (primo centro), Matteo Profili (ala o centro), Leonardo Ricci (mediano di apertura), Stefano Rossi (ala), Federico Sansone (pilone), Roberto Sansonetti (ala), Maurizio Santucci (terza linea), Luca Scaglione (ala o estremo), Francesco Soldateschi (terza linea), Massimo Vitali (tallonatore). La squadra si allena tre volte la settimana, seguita dagli allenatori: Marco Amicucci, Luca Fantera e Ruggero Grassotti, assistiti da Romano Cavalieri, Giuseppe Profili, Roberto Rossi, Sergio Rughi e Riccardo Orizio. Una volta a settimana, inoltre, i giocatori si allenano in palestra, con il preparatore atletico Pier Luca Silas Labini di Roma. Il presidente della società civitonica è, invece, Giuseppe Rossetti. Domenica 11 Ottobre è iniziato il campionato della stagione 2009 - 2010 e, nonostante la prima sconfitta a casa con il Torvajanica, per 12 a 3, i ragazzi della Amatori Rugby di Civita Castellana puntano a raggiungere la vetta della serie C, per approdare in serie B il prossimo anno. Già alla seconda giornata, infatti, si sono fatti o n o r e vincendo fuori casa c o n l’Oriolo Romano Rugby, per 25 a 13, grazie a Davide Cavalieri, Alessio Chiacchiarini, Francesco Soldateschi ed Ettore Brunelli, che hanno fatto meta, ed a Nicu Silviu Lupu, il trasformatore. Ancora una vittoria durante la terza giornata di campionato: contro il Civitavecchia, hanno vinto a casa per 19 a 3, con le due mete di Ettore Brunelli, trasformate da Nicu Silviu Lupo. La squadra ha anche già vinto due partite amichevoli, l’una con il Terni Rugby, per 53 a 10 e l’altra con le riserve del Cus Roma, per 12 a 5. “Siamo tutti appassionati di rugby, ma c’è chi lo fa per hobby e chi perchè spera di diventare un vero professionista. Io mi sto impegnando molto per riuscirci e intanto, oltre a giocare, alleno le nuove piccole leve, che si stanno avvicinando a questo sport”, conclude il giovane Davide Cavalieri, che si è fatto portavoce della squadra civitonica. I prossimi incontri saranno con gli All Reds Rugby Roma (8.11.2009), con il Rugby Sacrofano (22.11.2009) e con i Red e Blu Roma Rugby (29.11.2009), tutti fuori casa; con il Rugby Fiumicino (6.12.2009) e l’Ariccia Rugby (20.12.2009) a casa, presso il Campo Sportivo Angeletti di Civita Castellana, alle ore 15.00. Forza ragazzi continuate a fare tante mete per raggiungere la vostra meta! Ermelinda Benedetti In piedi da sx: Matteo Massaini, Simone Mei, Luca Costanzelli, Maurizio Santucci, Francesco Soldatelli, Osvaldo Mariucci, Alessio Chiacchiarini, Dario Battistoni, Massimo Vitali, Ruggero Grassotti, Marco Amicucci. In basso da sx: Fabrizio Maria Florani, Matteo Profili, Davide Cavalieri, Francesco Pichilli, Ettore Brunelli, Riccardo Finesi, Stefano Rossi, Francesco Dimitri, Federico Flori, Yuri Cavalieri. 42 Campo de’ fiori Notevole successo di pubblico e di critica a Roma per la mostra collettiva internazionale “Ars creandi”, inaugurata il 2 luglio e conclusa il 26, alla quale ha partecipato anche l’artista Pietro Sarandrea. L’artista ha presentato due opere di medio formato tecnica mista e olio su tela, che fanno parte dell’ultima produzione. Pietro Sarandrea nasce a Roma nel 1954 e inizia la sua attività professionale nel 1978. Ha vinto premi internazionali (5° classificato alla IV Biennale “Oderisi da Gubbio” Roma, etc.). Ha trascorso vari periodi fuori dall’Italia facendo esperienza in Inghilterra, in America, in Svizzera ed in Germania. Partecipa dal 1991 a mostre collettive (Roma, Siracusa, Bologna) e dal 1984 è presente con personali, in gallerie, centri culturali e sale comunali. Negli ultimi anni viene battuto in case d’aste importanti, come: Finarte (Roma), Babuino (Roma), Antonina (Roma), Rubinacci (Genova). Attualmente vive e lavora a Capranica (Viterbo). [email protected] Il 9, 10, 11 dicembre, presso la Casa d’Aste Antonina, in Via Montepertica, 27, Roma, le opere di Pietro Sarandrea saranno in esposizione. Mentre nei giorni 12 e 13, nello stessa Casa d’Aste, verranno battute all’asta. Per ulteriori informazioni: 335.6162835 Natale 2009 Per inviare i tuoi auguri speciali usa le pagine di Campo de’ fiori, la tua rivista!!! Saranno sicuramente più sentiti e graditi... E se vuoi fare un dono particolare, regala un abbonamento a Campo de’ fiori COMUNICATO STAMPA L’ associazione “Una mano al tuo ospedale” si vede costretta a segnalare un altro grave episodio di disinteresse da parte della Direzione Generale della ASL nei confronti del nostro ospedale. Il primario del reparto di Chirurgia, dott.Gino Pasquini, stimato e apprezzato dai cittadini per la sua professionalità e per l’ ottimo lavoro svolto in questi anni presso l’ Andosilla, ai quali si associa anche la nostra associazione, e il primario del reparto di Medicina, dott.Vincenzo Bocchinfuso, dal 30 settembre il primo e dal 31 ottobre il secondo, sono stati collocati in quiescenza. Non ci risulta che a tutt’oggi sia stata programmata la loro sostituzione, ne tntomeno è stato pubblicato alcun avviso di concorso per ricoprire tali incarichi rimasti vacanti. Sinceramente facciamo fatica a capire come una azienda possa trovarsi scoperta in questa situazione. Tutti sappiamo che il pensionamento di un dipendente lo si conosce con largo anticipo. In questa situazione non possiamo che esprimere un giudizio negativo sull’ operato dei dirigenti ASL, a meno che non si tratti di un progetto premeditato nei confronti del nostro ospedale , il quale probabilmente non rientra nelle loro attenzioni. Una qualsiasi altra azienda, anche meno importante di quella che riguarda la sanità pubblica, non commetterebbe mai una insolvenza come questa: quando esce un dirigente di reparto, un altro è subito pronto a prendere il suo posto. A noi sembra che, anche se sono cambiati i musicanti, la musica è sempre la stessa. Quindi è ora di dire basta, perchè i cittadini pretendono più rispetto, ma soprattutto pretendono un ospedale che funzioni e che soddisfi a pieno le loro esigenze. La nostra Associazione, anche a nome dei cittadini, chiede che vengano nominati con urgenza i responsabili dei suddetti reparti e che sopratutto siano scelti in base alla loro esperienza, alle proprie capacità e senza favoritismi politici e clientelari, in modo da poter sostituire degnamente i predecessori. Peraltro siamo ancora in attesa di avere un incontro con il neo Direttore Generale della Asl di Viterbo, dott. Adolfo Pipino, al quale è stato chiesto subito dopo la sua nomina a commissario per trattare sulle numerose problematiche dell’ Andosilla, senza avere alcuna riposta. Evidentemente il dott. Pipino non si è reso ancora conto di quello che ha fatto la nostra Associazione, grazie al contributo di imprse, cittadini, enti ed istituzioni, nei confronti dell’ Andosilla e quello che potrebbe ancora fare se trovsse una maggiore collaborazione da parte dei dirigenti della Asl. Comunque restiamo sempre attenti sull’ andamento dell’ Andosilla rendendoci partecipi delle esigenze e delle aspettative dei cittadini dai quali siamo sostenuti e che ci sentiamo onorati di rappresentare. Campo de’ fiori 43 Pallavolo, sport per pochi! In alto da sx: Luigi Soli, Augusto Lanzi, Giuseppe Pasquetti, Roberto Severini, Italo Soli, Anselmo Rodella, Luigi Lemme, Enzo Cirioni, Vicario Federici, Amerigo Vidualdi, Guido Peri. In basso da sx: Mario Crestoni, Spartaco Gioacchini, Norino Mugnaini, Enzo Lemme, Tommaso Cavalieri, Orlando D’Antoni, Angelo Del Priore. Foto del sig. FRanco Soli. Giocare a pallavolo in Italia negli anni ’30 era qualcosa fuori dal comune. Sport giovane e sconosciuto, praticato da pochissimi appassionati, che cercavano di dare una alternativa al più popolare gioco del calcio. Bastava uno spazio limitato, una rete tra due squadre ed un pallone leggero, e “su a non far cadere la palla”. Questa foto storica ci mostra appunto la squadra di pallavolo della Ceramica Marcantoni di Civita Castellana, azienda leader a quei tempi, nella produzione industriale settore sanitari e stoviglieria. Figura di spicco è Italo Soli direttore del consiglio di amministrazione. Si deve sicuramente a lui, già socio fondatore della S.S. Lazio a Roma, se questo sport, agli albori, raggiungerà in Italia un’inaspettata popolarità. La Ceramica Marcantoni aveva intuito già da allora, l’importanza nel dare alle sue maestranze un momento ricreativo, idea questa che verrà adottata poi, nel dopoguerra, dai più importanti gruppi industriali italiani, a cominciare dalla Fiat. Insomma: “piatti e cessi sì, ma anche scarpette da ginnastica e … pallavolo!” Alessandro Soli 44 Campo de’ fiori Anno 1954 Campo de’ fiori 45 L’angolo del Bon Ton Una dolce merenda! I colori e i profumi “tipicamente caldi” in questi giorni ci hanno ormai annunciato l’arrivo dell’autunno e del primo freddo pungente. I giochi dei pomeriggi estivi hanno lasciato il posto ai di Letizia Chilelli compiti e allo studio e sempre più spesso, nelle ore pomeridiane appunto, ci si ritrova tra amici e compagni di scuola a dover preparare interrogazioni tra appunti e libri. L’accogliente tepore della casa, il camino acceso e perché no, una bella tazza di cioccolata fumante è proprio quello che ci vuole per una dolce merenda che tira su il morale e rende tutto più piacevole!!! Ma come si prepara una buona tazza di cioccolata? Prima di tutto, credo sia il caso di dire due parole sul cacao che venne portato in Europa da Hernando Cortes recatosi in Messico (qui veniva già consumato ai tempi dei Maya e degli Aztechi), era l’inizio del XVI secolo, in poco tempo si diffuse in tutta Europa!Qui, infatti, aveva avuto modo di assaggiare una bevanda al cacao, restandone rapito, tornato in Spagna aveva portato con sè questa materia prima e gli utensili per poterla poi preparare. Ecco ora la ricetta per 6 persone 100 gr. di cacao in polvere; 150 gr. di zucchero; 0,500 l. di latte; 0,500 l. di acqua; Fecola di patate un cucchiaino (facoltativa) E’ preferibile sciogliere il cacao in latte e acqua freddi.Mettete in una casseruola i 100 grammi di cacao in polvere, aggiungete 150 grammi di zucchero e sciogliete il tutto con il mezzo litro di latte e di acqua. Mettete la casseruola sul fuoco e mescolate con un cucchiaio di legno, portate il tutto ad ebollizione e lasciate bollire per 10 minuti circa, fino a che il liquido non si sarà addensato. Per un cioccolato più denso, aggiungete un cucchiaino di fecola di patate. Serviremo la nostra cioccolata calda direttamente in tazza, sul vassoio di portata disporremo anche lo zucchero preferibilmente in bustine (in commercio se ne trovano aromatizzate alla cannella, alla sambuca, alla nocciola..) e una piccola lattiera contenente latte tiepido per chi vorrà aggiungerne alla propria tazza rendendo il suo cioccolato un po’ più “al latte”. Accompagneremo la nostra cioccolata con della piccola pasticceria che serviremo su piccoli vassoi dai quali ci si potrà servire direttamente, senza l’ausilio delle posate. Disporremo i biscotti su vassoietti da portata, pasticcini e cioccolatini verranno adagiati, per non sporcarsi le dita, in pirottini di carta. Prima di concludere credo sia una cosa gradita regalarvi una breve storia della pic- cola pasticceria. Lo sapevate che dobbiamo la nascita di queste piccole “gioie del palato” ai monaci e alle monache? Nel Primo Medioevo infatti, nei conventi venivano preparati piccoli “capolavori” con creme, marmellate, miele, vino e frutta secca che venivano venduti ai pellegrini di passaggio. La pasticceria secca come amaretti, biscottini, ciambelline… ha invece una storia molto più popolare: veniva infatti realizzata tra le mura domestiche con ingredienti come zucchero, uova, farina, burro.. alla portata di tutti e questa varietà di prodotti, porterà poi ogni regione ad avere i propri prodotti, i propri biscotti tradizionali. Attraverso queste mie righe, auguro a tutti dei sereni pomeriggi di studio e dei grandissimi in bocca al lupo a tutti quei ragazzi che stanno affrontando questo ennesimo nuovo anno scolastico, in particolare, però, dedico questo articolo al mio Tesoro, mia sorella Agnese che con il suo bellissimo sorriso e la sua tenera dolcezza mi ha suggerito questo mio nuovo lavoro. (Bibliografia: Per la storia della Piccola Pasticceria: “Enciclopedia della Cucina Italiana” La Biblioteca di Repubblica; Per la ricetta: “Il Talismano della Felicità” Ada Boni). 46 Campo de’ fiori AGENDA Tutti gli appuntamenti più importanti "IL TEOREMA DELL'ARTE" Campo de’ fiori è il numero 1! Qui puoi trovare tutto ciò che di buono vorresti sapere Il libro, edito da MONDADORI, sarà presentato sabato 28 novembre 2009, alle ore 21, nella sala del consiglio comunale di Tarquinia (VT). Il libro è scritto dall’artista tarquiniese Massimo Stefani, con la collaborazione dello scultore Carlo Balljana, il pittore Stefano Solimani e il giornalista Silvano Olmi.Contiene i pensieri di importanti personaggi del mondo della cultura, della scienza e dell’arte italiana. La prefazione è del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi, mentre l’introduzione è curata da Paolo Levi. Altri contributi sono dello scienziato professor Antonino Zichichi, del Vescovo di Tarquinia Monsignor Carlo Chenis, del presentatore televisivo e critico d’arte Andrea Dipré. “Guardo con stupore e ammirazione -scrive Vittorio Sgarbi nella prefazione- al coraggio, anche se fosse dettato da una sana incoscienza, con cui alcuni artisti di diversa provenienza, anche geografica, hanno proposto nell’etrusca Tarquinia un nuovo movimento, l’Arcaismo”. INFO: 349.8361981, 349.8361984. Campo de’ fiori AGENDA 47 Tutti gli appuntamenti più importanti Corchiano - 6 Dicembre Festa del Centro commerciale naturale “Il vallo” In occasione dell’apertura delle Feste Natalizie Corchianesi, luminarie per tutto il paese ed accensione dell’albero di Natale in Piazza del Bersagliere. Le vie del centro saranno animate da giocolieri festanti ed artisti di strada. Gonfiabili e tante iniziative divertenti, inoltre, saranno organizzate dai commercianti del louogo, per i più piccoli. Partirà anche l’iniziativa “Porta la Sporta”, inerente alla raccolta differenziata, ormai attiva da tempo. Verrà consegnato alle famiglie un nuovo kit, accompagnato da una sporta in tela, riutilizzabile per la spesa, evitando così le buste di plastica! Tanto divertimento da non perdere! www.campodefiori.biz! Visita il nostro sito Campo de’ fiori 48 Ha 4 mesi, taglia piccola maschio, si chiama PICCOLO, è esuberante come tutti i cuccioli... Non vi annoierete... Ovviamente cerca casa... Angela 3389383581 La natura umana è di una cattiveria e di una insensibilità senza precedenti. Perchè i loro padroni si sono separati, 2 meravigliosi cani Akita Inu di 11 e 10 anni, maschio e femmina cresciuti insieme, sono stati messi in adozione (Sic!) perchè nessuno dei 2 padroni ne vuole sapere. Ma come si fa???? L’appello è per gli amanti della razza e per chi ha certamente un cuore. Sono 2 bestie docili che separati morirebbero. Se avete un bel giardino pensate a salvare due vite “senzienti” che soffrono e gioiscono come noi ma che non possono parlare... Entro il 31 ottobre dobbiamo trovar loro una sistemazione perchè l’ultimo dei loro padroni...trasloca in un appartamento!!!!! ROBERTO 3336562941 Sono cinque piccoli adorabili gattini e cercano casa!!! Tel. 339.8210509 DOLCE, la mascotte di Civita Castellana è stata accalappiata! Ringraziamo chi ha permesso e voluto un atto tanto crudele quanto violento. Un accalappiamento segna il cane per tutta la vita e se poi finisce i suoi giorni in canile non capirà mai che cosa sia successo.... Dolce, di nome è di fatto, è stata definita dopo l’accalappiamento “ cane morsicatore” quando effettivamente NON HA MORSO. Ha solo forse graffiato, rompendo tirando via la manica di una maglietta. Dolce è un cane “viziato” dai cittadini che la conoscono e che la amano, credendo di farle del bene. Le danno tramezzini, gelati, cornetti, patatine, porchetta e quant’altro....i giorni di mercato poi.... Dolce non è solo il cane del centro Commerciale Rio o meglio “ della COOP” ma è il cane di TUTTA Civita Castellana: è il cane dei giardinetti, dei forni ( che la rimpinzano di biscotti!) dei bar e delle pizzerie davanti ai quali si ferma quasi implorante come se non mangiasse mai! E non rifiuta nulla: ah...la gola! DOLCE non morde, tira per la giacca o la maglietta chi ha, in quel momento, in mano, un cibo che le piace, dopo esser stata viziata in questi mesi da chi glielo ha sempre dato. Ma che ne sa Dolce? Dolce è un cane libero accudito protetto dall’Associazione Animalista Garibaldi Onlus di Vetralla con un distaccamento a Civita Castellana dove operano volontarie straordinarie che monitorano il cane 24 ore su 24. E’ stata sterilizzata, operata 2 volte per forasacchi, a spese dell’Associazione e grazie alle collette organizzate al Centro Commerciale, curata e controllata ogni giorno da Eleonora che la fa mangiare quotidianamente. La maggior parte dei cittadini di Civita ama Dolce e si preoccupa di non vederla in questi giorni. Abbiamo ricevuto più telefonate che per una petizione. Persone che poco tempo fa hanno dato la loro firma con tanto di numero di documento ufficiale per fare diventare Dolce “Cane di Quartiere”. Sembrava fatta, ma è bastato che Dolce “ spaventasse” una persona che ha paura dei cani per bloccare ogni procedura. La mascotte di Civita è un CANE LIBERO e non accetterebbe mai di essere “reclusa” anche nel più bel giardino del mondo. La migliore adozione è tutta la città. Lei trotterella per le vie di Civita meglio di uno di noi, attenta a quando attraversa la strada. Troveremo un comportamentista per insegnare a Dolce a non accettare tutto quello che le fa gola ma la persona che l’ha denunciata deve farsi aiutare a superare le sue fobie per i cani: dovremmo forse cacciare tutti i pipistrelli, tutti i ragni, tutti i serpenti del mondo perchè siamo paranoici???? Non credo. Dolce dovrà trascorrere 10 giorni dal giorno dell’accalappiamento (14 ottobre) in Canile proprio perchè definita “ cane morsicatore”. Ma state pur certi che la faremo uscire per farla diventare “cane collettivo” sotto la responsabilità della nostra Associazione, visto che le Autorità hanno difficoltà ad accettare questa figura che reputano nuova e considerati anche i tempi lunghissimi della burocrazia. Tutti i volontari rivolgono una PREGHIERA a coloro che in buona fede davano leccornie alla nostra amica, e questo per il suo bene e per rispetto nei riguardi di chi, adottandola, si farà carico della responsabilità civile e penale del comportamento dell’essere libero, facciamo in modo che nessuno disturbi Dolce quando dorme, che non si cerchi di accarezzarla “per forza” ( è un cane di taglia grossa che quando gioca “gioca pesante”) insomma evitiamo che chi già una volta ha voluto farle del male lo faccia ancora tornando a raccontare sporche bugie sul suo comportamento aggressivo e pericoloso. Se le vogliamo veramente bene, aiutiamola ad essere accettata da tutti. Perdonaci Dolce se devono passare questi maledetti 10 giorni rubati alla tua libertà, perdona chi non ti ama perchè non conosce l’amore e la pietà per tutti gli esseri del Creato, perdona anche in anticipo chi riderà di te e di noi leggendo queste righe ai quali noi risponderemo e sii fiduciosa e felice, noi veglieremo su di te. Ti vogliamo bene Dolce! Per info: Rita 3391123663 Non abbandoniamoli! Adottiamoli!!! Campo de’ fiori 49 Nel cuore Alla persona più splendida e speciale che abbia mai conosciuto … Solo tu mi hai dato la voglia di vivere!! Il tuo sorriso, il tuo calore mi hanno accompagnato nella mia vita riscaldandomi come raggi di sole nelle giornate buie e fredde … Caro zio Enzo mi manchi tanto!! In queste poche righe voglio ricordare a tutti quanto sei stato speciale e unico. Ti voglio bene Gloria A tre anni dalla scomparsa la redazione ricorda Mauro l’amico indimenticabile, fratello del nostro direttore. Per la tua pubblicità su Campo de’ fiori 0761.513117 o [email protected] Campo de’ fiori è la migliore vetrina pubblicitaria Campo de’ fiori è la rivista più letta ed amata! Corri in redazione a richiedere i numeri mancanti alla tua collezione di Campo de’ fiori! Piazza della Liberazione, 2 Civita Castellana La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri Tantissimi auguri di buon compleanno a ELISA CAPOBIANCHI che il 1 Novembre compie 27 anni !!! … Da mamma, papà, Giorgio e Marta !!! Ciao mi avete riconosciuta? Sono Melissa Parca insieme a papà Luca e zia, faccio l’auguri ai bisnonni Emilio ed Irene per il suo 50° anniversario di matrimonio. A Emanuele 17 Dicembre Tantissimi auguri a Johnny, la “leggenda della Cimina”, che si è laureato in Economia da mamma, papà e Mary. Per il tuo 18° compleanno ho deciso di farti una sorpresa, tanti auguri “Zio Puzzone”, ti amo tantissimo Daniela. Auguriamo un felice compleanno a Fabrizio che il 13.10.09 compie 30 anni! Baci da tutta la famiglia. (nella foto è il 3° in basso a sinistra). Tanti auguri al nostro Giulio che il 5 Novembre compie 2 anni, da mamma e papà. Tanti auguri a Alessandro Pulcinelli Tanti auguri a che compie 5 anni il Cristian Mechelli che 4 Novembre da compie 3 anni il 10 mamma Manuela, Novembre, auguri da papà Angelo e la mamma Giusy e papà sorellina Giulia. Diego. Un saluto dai Fiordi e da Costa Luminosa, da Federico Rosella a tutti gli amici e parenti. Arrivederci a presto. Un augurio unico e speciale va alla nostra piccola “peste” che il 29 Ottobre festeggerà il suo 2° compleanno!!! Tanti auguri Melissa … da mamma Tiziana, papà Luca, dalla cuginetta Giada, dai nonni, gli zii e tutti i parenti!!!.... che la tua vita sia piena di felicità…. Eccomi qua, da oggi ci sono anch’io! Mi chiamo Ginevra Marziali, i miei genitori sono Barbara e Massimo. Sono nata a Viterbo il 17 Ottobre, alle ore 20.00. Sono alta 50 cm, peso 3,66 kg, occhi scuri, capelli neri. Segni particolari: Bellissima! Sono nata per la gioia delle zie Sara e Serena, delle bisnonne Vera e Margherita e dei nonni Franco, Maria e Romualda, ma soprattutto per nonno Piero. Tanti auguri di buon compleanno a Roberto Giove di Fabrica di Roma dai suoi amici Pamela e Fabrizio e dal piccolo Yuri. Gli anni passano ma tu ....desisti!!!!! Tanti auguri a Maria Pece che l’8 Novembre compie 90 anni. Con amore Natalia e Nika. Tanti auguri a Cristian che l’8 Novembre compie 8 anni, auguri da mamma Patrizia, papà Mauro, da Vanessa e Simone, dai nonni e tutti i parenti. Oggi è un giorno speciale... hai raggiunto un traguardo impor- Tanti auguri di buon compleanno a Silvio tante e i tuoi sacrifici sono Garofani che compie i suoi 80 anni il 25 stati ripagati!!! Ti auguriamo ottobre, dalla moglie Teresa, la figlia che sia l’inizio di una vita fatta Delia, il genero Enzo, i nipoti Marco, di successi!!!! Congratulazioni Silvia, Marco e Federica e tutta la dottoressa!!! I tuoi amici famiglia. Tanti auguri a GISBERTO e ANNINA per i loro 60 anni di Matrimonio dai figli, nipoti, nuore, e tutti i parenti. Auguri a Sabrina e Gabriele che si sono uniti in matrimonio il 31 Ottobre, da Cristina, Massimo, Loredana, Marco, Tiziano, le mamme e il papà. Tanti auguri a Monsignor Domenico Anselmi che ha compiuto 90 anni il 21 Ottobre e ai Scerdoti don Claudio Monarca e Padre Tarquinio Battisti che hanno compiuto gli anni nello stesso mese. Auguri da tutta la comunità parrocchiale di Corchiano Tanti Auguri a Francesca per il Suo Secondo Compleanno dalle Tanti auguri di buon comsorelline Rebecca, pleanno a Ivo Pacelli che compie gli anni il 14 Rachele e da Novembre, con tanto Mamma e Papà. affetto dalla famiglia Craciun. Tantissimi auguri di buon compleanno a Lionoz che compie 23 anni il 21 Novembre, con tanto amore dalla mamma Marcia e il fratello Ovidio. Tanti auguri a Luigina Sansonetti che il 12 Dicembre compie gli anni, da Roberto, Ina, le figlie, i nipoti e pronipoti. Tantissimi auguri ai Sessantenni di Civita Castellana Campo de’ fiori 53 Roma com’era Roma - 1959. Il tradizionale mercato di Porta Portese, famoso per l’enorme varietà di merci e per i prezzi ultrapopolari. Richiamava (e richiama ancora) una gran folla di acquirenti e semplici curiosi. Bisognava, però, darsi proprio un bel da fare per cercare un paio di scarpe uguali! Roma- Cinecittà. Marzo1957. Una splendida Sofia Loren con John Wayne, durante una pausa delle riprese del film “La leggenda di Timbuctù”. 54 Campo de’ fiori Album d Campo de’ fiori Civita Castellana - anni 30. Dirigenti ed operai della Ceramica Sbordoni, davanti allo stabilimento. Foto della Sig.ra Vanna Cirioni Campo de’ fiori Civita Castellana - 1966. In piedi da sx: Sergio Alessandrini e Antonio Menichelli. In basso da sx: Mario Bruziches e Giancarlo Munzi. Campo de’ fiori 55 dei ricordi Campo de’ fiori Campo de’ fiori Civita Castellana - 1958/59. Operaie della Ceramica Castellania. Foto della Sig.ra Margherita Stentella Civita Castellana - 1935. Famiglia Munzi. Foto del Sig. Fabrizio Munzi. Campo de’ fiori Civita Castellana - 1957. In piedi 3° da sx: Silvano Pellegrini, Marco Marchetti. In basso da sx: Alberto Sacchi, …, Giovanni Mindel, Lucio Capricci. Campo de’ fiori 56 Album de Campo de’ fiori Corchiano In basso da sx: Anna Maria Crescenzi, Anna Maria Sberna, Mara Ciocchetti, Andreina Carosi, Lucia .... Fila centrale da sx: Federico Zucchella, Maddalena Battisti, Teresa Ricci, Anna Forti, Mirella Bacchiocchi, Ida Ridolfi, Anna Maria Troncarelli, Prof.ssa di ginnastica, Anna Arringoli, Annunziata Bernabei, Gabriella Telli, Nilde Piccioni, davanti Loredana Barzellotti. Bidello Filippo Bernabei. Fila dietro da sx: Enzo Troncarelli, Anna Maria Mechelli, Paola Menicacci, Daniela Meconi, Vittoria Mecarelli, Brunella De Angelis, dietro Federico Benedetti. Campo de’ fiori Corchiano -Piazza IV novembre, anni '50. Secondo da sx Cesare Profili, Mario Campana, Porfirio Alvi Campo de’ fiori 57 ei ricordi Campo de’ fiori Carbognano - Classe I Elementare 1912 Campo de’ fiori Ronciglione - Inizi secolo scorso. Piazza Vittorio Emanuele, detta “della nave” Campo de’ fiori 58 Album d Campo de’ fiori Fabrica di Roma - 1946. Feste patronali di San Matteo. Famiglia Tabacchini Campo de’ fiori Fabrica di Roma - 1935. Da sx Francesco Alessi, Tommaso e Loreta Pieri, Maria Alessi. Campo de’ fiori 59 dei ricordi Campo de’ fiori Fabrica di Roma - Località “Pratacciò” - anni ‘40. Matrimonio di Francesca Anselmi, accaompagnata dal padre Silvestro. Campo de’ fiori Campo de’ fiori Fabrica di Roma - anni ‘50. In alto da sx: Ciro Marinelli, Alba Massimiliani. In basso da sx, i figli: Marinella, Roberto e Carmelita. Roma - 24.02.1963. Alberto Proietti e Linda Romanelli in viaggio di nozze 60 LAVORO CERCO Campo de’ fiori Annunci -BADANTE cerca lavoro Civita Castellana o zone limitrofe. Larga disponibilità di orario. 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Fax 0761.513117 Cedola da ritagliare e spedire L’annuncio sarà ripetuto per 3 uscite, salvo diversa decisione della redazione Compilate qui il vs annuncio gratuito e speditelo in busta chiusa a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione n. 2 - 01033 Civita Castellana (VT) oppure mandate un Fax al n. 0761.513117 o una e-mail a [email protected] (scrivere in stampatello e senza abbreviazioni) .................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. ............................................................................................................................................................................................................................. Gli annunci gratuiti sono esclusivamente riservati a privati. Campo de’ fiori non è responsabile per la qualitià e la veridicità delle inserzioni. A garanzia dei lettori, Campo de’ fiori si riserva il diritto di NON PUBBLICARE annunci non conformi al presente regolamento o che, a suo insindacabile giudizio, risultino non chiari o che possono prestarsi ad interpretazioni equivoche. Gli inserzionisti prendono atto che, a richiesta dell’Autorità Giudiziaria, Campo de’ fiori fornirà tutte le notizie riportate con la presente cedola. Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “tutela dei dati personali”. COMMITTENTE: NOME................................................COGNOME..............................................Via............................................................... Città......................................................Tel...................................Firma................................................................ Campo de’ fiori 62 Oroscopo di Novembre ARIETE Questo periodo è generoso di energie… accumulale, approfittane, usale, ti aiuteranno a fare chiarezza dentro ed intorno a te. Sii obbiettivo e cerca di capire e risanare i rapporti con gli altri. TORO Periodo insidioso, in cui è facile smarrirsi, prendendo fischi per fiaschi. Fai fatica a tenere i piedi ben piantati a terra, i voli di fantasia sono molto pericolosi… Tuttavia si intravede un barlume di miglioramento. GEMELLI Incominci a sentirti più a tuo agio, più libero e autodeterminante. Stai riavendoti dopo lo sballottamento… Più vai avanti più ti senti carico e ti proietti nel futuro che vuoi costruire. CANCRO E’ il momento di cambiare, di trasformare la tua vita, di emendare tutte le cose guaste. Progetta, datti da fare, realizza la tua vita futura. E’ il momento di revisionare anche te stesso. LEONE Attento al tuo rapporto di coppia… Non sopravvalutarti com’è tua abitudine. Usa tutta la saggezza possibile prima di fare le tue scelte. Frena oltremodo la tua gelosia e stai molto attento al tuo portafoglio. VERGINE Gli insegnamenti che la vita ti ha dato devono averti reso più saggio e adesso che ti senti più libero e più a tuo agio, devi solo tenerne conto. Hai sicuramente voglia di rinnovare la tua vita, di ritrovare le vecchie amicizie e di proseguire spedito per la tua strada. BILANCIA Un bicchiere non è soltanto mezzo pieno o mezzo vuoto, la saggezza insegna che è “riempito a metà”, quindi tu hai la possibilità di riempire l’altra metà. Sii più determinato, più costante, mettici l’energia di cui disponi. SCORPIONE Dovrai fare appello a tutto il tuo autocontrollo ed alle tue capacità, fino a fine anno… L’amore sarà il diavolo tentatore, accendendo in te sospetti e gelosie. Non farti stravolgere, è fuoco di paglia, tutto si scioglie come neve al sole. SAGGITTARIO Sei carico di energia e di sprint, procedi come un locomotore. Nel lavoro gli ostacoli stanno alla larga da te. In amore, di Gaetano Grasso invece, non va male, ma è un po’ colpa tua…. Tuttavia con la carica che hai puoi superare anche questo. CAPRICORNO Devi dare fondo a tutte le tue potenzialità per spianarti la strada. In amore diventi sempre più attraente, ma sta’ attento ai passi falsi. Molti si avvicineranno a te, per cui la scelta, quella giusta, sarà più difficile. Per i rapporti già esistenti occorre dare una sferzata, di passione, di gioia, di vita. ACQUARIO Occhio a rapporti interpersonali, c’è il rischio, per il tuo carattere, di crearti nuove inimicizie, ma anche di ferire involontariamente il partner… Ciò che è in bilico nei rapporti sociali e societari, non sempre sarà un male. PESCI Opi, la dea dell’abbondanza, ti ha preso di mira, bevi fino all’ultima goccia il nettare che ti offre… nuove possibilità lavorative, nuovi amori, nuove amicizie, nuove possibilità di vita… Sii saggio e non sprecare nulla. SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTO CARTOLINA DI ABBONAMENTO ANNUALE SI desidero abbonarmi a : Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 I miei dati Nome___ ____ __________________________________ Cognome________________________________________________ data di nascita_______________ __________Città________________________________________________________Prov._______ Via_______________________________________________________________Telefono____________________________________ Desidero regalare l’abbonamento a: Campo de’ fiori (12 numeri) a € 25,00 Il regalo è per: Nome_______________________________Cognome_________________________________________________________________ data di nascita___________________________Città______________________________________________________Prov.________ Via_________________________________________________________________Telefono__________________________________ effettuerò il pagamento con c/c postale n. 42315580 intestato alla Associazione Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana Data______________Firma__________________________________ Autorizzo il trattamento dei miei dati personali secondo quanto disposto dalla legge n. 675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT) Data______________Firma__________________________________ Per abbonarti puoi spedire questa cartolina a Campo de’ fiori - P.za della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117 Campo de’ fiori 63 Sandro Anselmi P.zza della Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT) Tel./Fax 0761.51.31.17 e-mail : [email protected] Stime Immobili e Preventivi Mutui Gratuiti Mutui per abitare VENDO Faleri, appartamento p. terra di mq 130 intonacato, portico di 100 mq, giardino 380 mq, terrazzo 400 mq. Fabrica di Roma Località Parco Falisco ultimo lotto edificabile di ca. 1000 mq. Ottimo investimento Centro Commerciale Falerii Novi Negozio di 50 mq completo di arredamento per attività di profumeria. Ottimo investimento. Faleri Novi. Bbifamiliare 240 mq su 3 livelli. PT: portico, salone, cucina, bagno. P1: 4 camere, bagno. 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Mazzini 140 del 2/6/89 Presidente Fondatore: Sandro Anselmi Direttore Editoriale: Sandro Anselmi Direttore Responsabile: Stefano De Santis Consulente Editoriale: Enrico De Santis Segreteria di Redazione Coord Impaginazione e Grafica: Cristina Evangelisti Sonia Bonamin Ermelinda Benedetti Abbonamenti Rimborso spese spedizione Italia: 12 numeri € 25,00 Estero: 12 numeri € 60,00 Per il pagamento effettuare i versamenti sul c/c postale n. 42315580 intestato all’Associazione Accademia Internazionale D’Italia. L’abbonamento andrà in corso dal primo numero raggiungibile e può avere inizio in qualsiasi momento dell’anno ed avrà, comunque, validità per 12 numeri. Stampa: Garanzia di riservatezza per gli abbonati La realizzazione di questo giornale e la stesura degli articoli sono liberi e gratuiti ed impegnano esclusivamente chi li firma. Testi, foto, lettere e disegni, anche se non pubblicati, non saranno restituiti se non dopo preventiva ed esplicita richiesta da parte di chi li fornisce. 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