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Anno XIII
Giugno 2013
Spedizione in
A.P.70% - DC /DCI
01/00 -M Bergamo
PERIODICO ECONOMICO E CULTURALE DELLE COMUNITÀ LOCALI
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in cOPErtinA: L’ArtE
In copertina:
Marco Sudati, È tempo di migrare.
Olio su tela, cm 50 x 50
Lieve come una piuma colorata che
scorre sul “suo” fiume Adda è la poetica di Marco Sudati, artista capace di
mantenere una grande freschezza
narrativa unita a un denso universo di
simboli e segni.
Nato a Pizzighettone, in provincia di Cremona, nel 1948, luogo
che lo influenzerà nei suoi racconti
pittorici, da oltre trent’anni l’artista
espone e racconta le sospese vicende dei personaggi dei suoi dipinti
che, come usciti dalle righe di una
fiaba antica, paiono capitanati da
quel Geremia che diventa alter ego
dell’artista: un…Marco Sudati mai
cresciuto, sempre in nuove situazioni, a confronto tra natura e progresso, dove un albero diventa casa
e ricordi dell'infanzia affiorano tra
voli di aquiloni.
Della stessa materia di cui son
fatti i sogni, ora sgargianti e vivaci,
ora luminosi e brillanti, i colori rendono la sua opera immediatamente
riconoscibile, esposta tra Parigi, New
York e San Francisco, presente alle
principali Expo d'arte in Italia ed in
Europa, capace di attraversare il
mondo, coinvolgendo emotivamente
lo spettatore. Nel 1997 è invitato a
esporre al Palazzo della Permanente
di Milano nella rassegna "Figurazioni
Arte oggi in Lombardia".
La tecnica utilizzata è quella della pura pittura, come pochi ancora
sanno fare, caratterizzata da piccoli
oggetti resi in un intero colore: così,
un rosso, nelle sue opere, non è semplicemente un rosso, ma è formato
da un frutto rosso, una bici rossa, una
giostra rossa, a comporre una sorta
di mosaico in cui le tessere sono gli
oggetti.
Nelle opere di Sudati il calibrato
uso dell’oro annulla la materialità e
il peso delle cose, elevando il quotidiano a un mondo parallelo che diventa arte.
Così, accade che le pagine dei
quaderni di scuola possono diventare le fronde degli alberi, improbabili signore affiorano da finestre in cima ad essi.
È proprio l'albero, simbolo della perpetua rigenerazione, del ritor-
Sudati ama ricordare la sua infanzia, trascorsa fino a 10 anni a Ferie, una
piccola frazione di Pizzighettone, dove pochi sono gli abitanti (meno di
300). È forse in quella prima felice stagione che si colloca il nucleo originario del suo mondo di fiaba e favole, che riempie la tela. In modo opposto, quasi per contrapposizione, il muro o la porta (chiusa, sia ben chiaro) vengono forse a rappresentare il mondo dʼoggi? Una realtà occlusiva?
Chiusa al soffio della comprensione e della verità? Chiusa essenzialmente al mondo della poesia?
Lʼinfanzia di Sudati è animata di aerei, palloncini, scale, pertugi, biciclette, volti stupiti. Lʼinfanzia di Sudati è una “classica” infanzia padana, giocata sugli ambiti lievi della fantasia che costruisce laddove manchino gli
oggetti. È una infanzia che ama il mistero che si arricchisce a contatto della realtà, dialoga con le cose, costruisce con loro un mondo di storie. Le
storie di Sudati sono venute arricchendosi di altri termini espressivi: sono
nate rievocazioni che ricollocano nel mondo delle sue storie anche gli elementi della cultura.
Mauro Corradini
Critico d’arte e docente di storia dell’arte
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iLmELogrAno
Periodico Economico e Culturale
delle Comunità Locali
Anno XIII - n. 30
Giugno 2013
In questo numero:
In Copertina: l'Arte
2 Nella collezione della Banca
Marco Sudati
L'Editoriale
3 Conoscere per agire
Spazio Soci
4 I 130 anni delle banche controcorrente
6 Momenti insieme
8 Soci in assemblea
no alla necessità della vita genuina,
costituita dalla semplicità del vivere e ancora l'albero della Genesi,
quello di Adamo ed Eva dove tutto,
con la fine, ha inizio, a diventare
elemento ricorrente della ricerca di
Sudati: “Noi siamo l'albero, eppure
sediamo sotto l'albero, tra le foglie
siamo l'uccello nascosto, siamo il
cantore e siamo il canto” (Conard
Aiken), unitamente all’immagine di
una nuova umanità, ancora capace
di sognare.
Nel 2003 l’artista è stato scelto
nella realizzazione pittorica di una
delle prime cinque meridiane del comune di Monclassico, a illuminare la
Val di Sole in provincia di Trento, e
l’anno successivo all'UNESCO con
sede a Parigi.
Dopo anni di pittura su tela, ora
Marco Sudati affronta una nuova
dimensione, quella scultorea; così
le sue opere diventano dapprima
oggetto - una giostra, un’auto, una
piramide - e successivamente la pittura abbraccia la tridimensionalità.
Costituito da parallelepipedi, il
nuovo piano di lavoro gli permette
di creare opere in movimento: lo
spettatore ora diventa protagonista
delle sue opere, decide di far scorrere il paesaggio, di tornarci indietro, di riguardarlo, il racconto si
anima e diviene sempre più reale, e
al contempo sospeso, magico, e
quotidiano.
DOVE C'È CULTURA C'È VITA
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Conoscere per agire
L'Argomento
14 Conoscere per agire
Il Territorio
26 Barbarica
28 Calcio, paese “in riva di fiume”
La mia Banca
36 Cooperare per competere
37 Con la BCC sui mercati esteri
Punti di vista
38 Creare innovazione
La Biblioteca
42 Tesi di laurea in Biblioteca
Dicti Studiosi
44 Album di parole
Note a margine
46 Wislawa Szymborska
Nell’era del passaggio dal “welfare tradizionale”
al “welfare partecipativo”
Viviamo in tempi di cambiamenti epocali, in tempi in cui il fenomeno predominante è l’incertezza.
Possiamo analizzare questo fenomeno secondo diverse prospettive: sociologica, psicologica, economica... Tutte queste prospettive rimandano al tempo futuro.
L’uomo crea le cosiddette “istituzioni” per fronteggiare l’imprevedibile, l’imponderabile. L’istituzionesimbolo è lo Stato, in particolare lo Stato - Nazione.
Alla fine dell’Ottocento, in Germania, questa istituzione si fa carico di molteplici incombenze. Nasce il
“welfare state” o “stato del benessere”, che accompagna e sorregge l’individuo “dalla culla alla bara”.
Nel Novecento questa istituzione viene declinata secondo modelli differenti: il modello anglosassone e
il modello scandinavo.
Questi modelli sono tutti orientati a interventi pubblici di tipo protettivo. All’inizio del XXI secolo essi
entrano in crisi sull’onda dei profondi cambiamenti che pervadono le società capitalistiche, cambiamenti
che avvengono in molteplici ambiti: economico, lavorativo, familiare, culturale, demografico.
I profondi cambiamenti testé menzionati sono affiancati dalla progressiva riduzione delle risorse statali disponibili, estrema conseguenza della cosiddetta crisi fiscale dello Stato.
Cambia il contesto e, necessariamente, deve cambiare l’istituzione. Avviene, quindi, il passaggio dal
“welfare tradizionale”, consistente, come dicevamo poc’anzi, in prestazioni di carattere protettivo, al
“welfare partecipativo”.
Quali sono gli strumenti fondamentali di questo nuovo modello? Sono strumenti di consapevolezza e di
pianificazione individuale in grado di mettere i singoli individui in condizione di partecipare attivamente
al proprio destino e di garantire sicurezza economica, presente e futura, alle proprie famiglie.
Anche la Società civile, costituita dai cosiddetti corpi intermedi, è chiamata a riempire il vuoto che si è
creato negli ultimi anni. Per Società civile intendiamo l’insieme dei soggetti che, con ruoli e compiti differenziati, possono salvaguardare la tenuta e la coesione di aggregati sociali sempre più complessi e frammentati.
Anche le banche, comprese naturalmente le Banche di Credito Cooperativo, fanno parte dell’anzidetta
Società civile. Queste imprese, infatti, presidiano ambiti fondamentali nei campi dell’educazione e della
pianificazione finanziaria, campi che comprendono le aree della protezione, dell’investimento, dell’indebitamento e della previdenza pensionistica. La presenza di vistose falle in queste aree può mettere a repentaglio gli equilibri di vasti aggregati sociali, come sta a dimostrare la crisi economico-finanziaria che,
ormai da lungo tempo, sta attanagliando anche il nostro Paese.
La tematica è complessa. La BCC si sente parte in causa se è vero, come è vero, che l’articolo 2 dello
Statuto sociale prevede, esplicitamente, che essa “ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione, l’educazione al risparmio e alla previdenza”.
La BCC cerca di conseguire questi importanti obiettivi in molteplici modi: quotidianamente, con l’attività ordinaria di consulenza e di servizio alla clientela, nei comparti della finanza e del credito; in corso
d’anno, con attività educative e formative a beneficio delle nuove generazioni. Tutto questo nel rispetto dei
principi solennemente dichiarati nella cosiddetta “Carta della Finanza Libera, Forte e Democratica”, documento approvato nel dicembre 2011, in occasione del XIV Congresso del Credito Cooperativo italiano.
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Nella collezione
della Banca
Marco Sudati
Il Presidente
BATTISTA DE PAOLI
UN PERIODICO PER INFORMARE E COMUNICARE
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1883 - 2013
I 130 ANNI DELLE BANCHE CONTROCORRENTE
Nel 2013 ricorrono i 130 anni di fondazione della prima Cassa Rurale del nostro Paese,
la “Cassa cooperativa di prestiti di Loreggia”
Centotrenta anni fa, nel 1883, nasceva
la “Cassa cooperativa di prestiti di Loreggia”, in provincia di Padova. Loreggia contava al tempo meno di tremila
abitanti, in massima parte contadini,
fittavoli o piccoli proprietari. Esistevano dei nobili proprietari terrieri, i quali possedevano la gran parte della terra
coltivabile.
La fondazione della Cassa avvenne
per merito di Leone Wollemborg, un
uomo di indubbio rilievo storico. Egli,
infatti, fece una splendida carriera politica, divenendo a 42 anni Ministro
delle Finanze; fu, inoltre, in primo piano in alcuni episodi di grande significato, come lo scandalo della Banca romana (1893), che contribuì a smascherare, il Patto Gentiloni, l’opposizione
parlamentare al Fascismo.
L’idea di Wollemborg di fondare la
prima Cassa Rurale italiana si rivelò
feconda sia perché tale Cassa si dimostrò in grado di fornire il denaro che
occorreva nelle campagne, sia nel metodo, per la consuetudine di risolvere i
problemi all’interno della propria comunità. Nessuno infatti, dall’esterno,
si era mai interessato al mondo rurale
se non per aumentarne lo sfruttamento; da ciò il contadino aveva imparato
che da solo doveva risolvere i suoi problemi, o al massimo cercare fra i suoi
compagni di sventura un qualche sostegno. Per questo la cooperazione di
credito ebbe tanta fortuna alla fine dell’Ottocento, perché in un certo senso
era l’unica via praticabile, se si voleva
rompere con l’isolamento sociale ed
economico del mondo rurale.
Secondo Wollemborg, le Casse
Rurali dovevano basarsi su pochi inderogabili principi, quali l’assenza di
capitale di fondazione, la solidarietà
personale dei soci, la circoscrizione
locale, la mutualità assoluta, l’esclusione del dividendo, la larghezza dei
poteri dell’assemblea generale e la
semplicità massima dei congegni amministrativi.
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Combattere l’usura, snidare colla più santa delle concorrenze questa nemica dei probi ma disagiati lavoratori, dove più sordida e tenace s’appiatta, ravvivare
le languenti industrie dei piccoli coltivatori, assicurar
loro il sostegno del capitale onde difettano, ecco i
nobili propositi cui la novella istituzione deve mirare.
Ma i mezzi per conseguire scopi sì degni onde li trarrà? Vorrà invocare la pubblica o privata beneficenza
e attingere dall’elemosina il getto di denaro ch’è di
mestieri al suo fine? O non dovrà ricercare la fonte
del soccorso nel grembo stesso del ceto bisognoso,
educare i lavoratori a trovare in sé l’aiuto, insegnar loro a conoscere e rendere feconde le forze ch’entro sé
medesimi accolgono?
Leone Wollenborg
“L’ordinamento delle Casse di prestiti”
Conferenza tenuta all’Associazione Agraria Friulana
24 novembre 1884
Loreggia (Padova), il paese in cui venne
fondata nel 1883 la prima Cassa Rurale
italiana.
LE STORICHE RICORRENZE DELLA NOSTRA BCC
1903 - 2013
Centodieci anni dalla fondazione della “Cassa Rurale di Prestiti di Calcio”
Il fondatore fu presidente dal 1883
al 1889 e dal 1924 al 1932, anno della
sua morte. Egli cercò di stimolare altre
iniziative per il miglioramento della
classe agricola, come il risparmio dei
bambini, da depositare alla Cassa; propose di istituire fra i soci la mutua assicurazione sul bestiame. Si preoccupò
sempre che fosse conservato l’iniziale
spirito cooperativo.
La strada aperta da Leone Wollemborg nel 1883 è stata ripercorsa molte
altre volte da migliaia di nuovi cooperatori. La cooperazione di credito ha
saputo attraversare il Novecento ed è
entrata con rinnovato vigore in una
nuova era, l’era dell’incertezza, l’era
del rischio. I paradigmi di riferimento
sono mutati. Essi sono la responsabilità individuale, la competizione, l’interdipendenza, la compressione del tempo, l’evaporazione dello spazio. L’esasperazione delle nuove tendenze genera nuovi problemi, caratterizzati da
crescenti gradi complessità. L’allentamento dei vincoli di solidarietà mette
in pericolo la coesione sociale, genera
fenomeni di tribalismo locale. L’eccessiva importanza riservata agli
aspetti materiali dell’esistenza, lo strapotere della tecnica, che da strumento
per il miglioramento delle condizioni
di vita degli uomini sta assumendo come obiettivo esclusivo il proprio autopotenziamento, innescano inquietanti
eccessi nichilistici. Una distribuzione
non equa della ricchezza prodotta
acuisce il problema delle disuguaglianze economiche all’interno delle
singole nazioni e fra individui di nazioni diverse. Prendono il sopravvento
nuove tipologie di povertà.
Di fronte alla complessità dei problemi che si stanno profilando all’orizzonte, le singole persone, la società civile, le realtà imprenditoriali devono avere la capacità e il coraggio di mettersi in
discussione, di rivedere criticamente i
propri modelli comportamentali.
Se l’analisi prospettata ha solide
fondamenta, la formula imprenditoriale che mette al primo posto la centralità della persona rispetto alla centralità del capitale diventa di eviden-
te e incontrovertibile attualità.
Coniugare l’efficienza, tratto caratteristico del momento produttivo, con
l’equità e la solidarietà, elementi rilevanti del momento distributivo; privilegiare il rapporto relazionale rispetto al
rapporto che nasce dal mero interesse
economico; dare la possibilità alle comunità locali di organizzare e di indirizzare, nel limite del possibile, le proprie risorse e il proprio divenire; rendere disponibili gli strumenti atti a interpretare i complessi cambiamenti in
corso: questi sono i contributi che le
Banche di Credito Cooperativo - “Banche controcorrente” - hanno fornito, e
sono chiamate a fornire, a beneficio
delle persone che vivono, lavorano e
studiano nelle singole realtà territoriali.
L’ideale cooperativo di Leone
Wollemborg non si è dissolto. La celebrazione dei 130 anni di fondazione
della “Cassa cooperativa di prestiti di
Loreggia” è un evento storico, un’occasione per valorizzare e promuovere
la conoscenza del multiforme mondo
della cooperazione di credito.
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L’UTOPIA PRATICABILE DI LEONE WOLLEMBORG
Cariche sociali della “Cassa Rurale di Prestiti di Calcio”.
1993 - 2013
Vent’anni dalla fusione tra la “Cassa Rurale ed Artigiana di Calcio” e la “Cassa Rurale ed Artigiana di Covo”
Banca di Credito Cooperativo di Calcio e di Covo: sede legale di Calcio e sede amministrativa di Covo.
FILO DIRETTO COL SISTEMA A RETE DEL CREDITO COOPERATIVO
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IN RICORDO DI VILMA LEONI
MOMENTI INSIEME
Nella seconda parte dell’anno, è prevista la realizzazione di tre diverse iniziative:
due di carattere culturale e una di carattere ludico
Cooperazione è anche Partecipazione
[email protected]
Visita guidata alla mostra
“Modigliani, Soutine e gli artisti
maledetti”
La collezione Netter
Milano, Palazzo Reale
Sabato 7 settembre 2013
Iscrizioni allo 0363.930110
(fino a esaurimento posti)
La visita guidata porterà i partecipanti alla scoperta della pittura di
uno degli artisti più famosi e importanti del Novecento: Amedeo Modigliani, che nel suo atelier di Mon-
Amedeo Modigliani
Fanciulla in abito giallo
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Chaïm Soutine
Donna in verde
tparnasse creò una fusione tra la
cultura del movimento dei Macchiaioli toscani e le più ardite sperimentazioni di Toulouse-Lautrec e Cézanne, dando vita a uno stile originale e raffinato.
Considerato tra i maggiori artisti del
XX secolo, presente oggi nei maggiori musei del mondo e battuto all'asta per cifre astronomiche, Modigliani condusse una vita che incarnava la leggenda dell'artista maledetto:
poverissimo, malato e dedito all'alcol e alle droghe, ebbe un'esistenza
molto travagliata fino alla tragica
morte avvenuta all'età di trentacinque anni. I compagni di bisbocce a
Montparnasse erano Soutine, Kisling e Utrillo, tutti amici pittori la
cui opera è esposta in mostra e che
Modigliani raffigura nei suoi ritratti,
insieme a Pablo Picasso, Jean Cocteau, Diego Rivera e Max Jacob.
La vitalità e la creatività che si respiravano nel quartiere parigino di
Montparnasse all'inizio del secolo
scorso non sfuggirono alla fine attenzione del collezionista Jonas Netter che, letteralmente innamorato
delle opere di Modigliani, ne acquistò un gran numero e si prodigò per
farle conoscere anche all'estero. La
mostra presenta i dipinti della collezione di Netter, senza il quale la
grandezza di Modigliani non avrebbe mai raggiunto la notorietà e offre
al pubblico la scoperta di un vero e
proprio spaccato della Parigi del
tempo con opere di Soutine, Utrillo,
Valadon e Kisling.
Ma il grande protagonista è proprio
Modigliani, coi suoi ritratti eterei
ma potenti, con la sua breve e incredibile parabola, coi suoi colori vivaci che bilanciano una vita grigia e
malinconica, tutti caratteri che hanno reso grande la sua figura di artista
fino a spingerla al mito.
La Traviata
(Opera in tre atti - Musica di
G. Verdi; libretto di F. M. Piave)
Arena di Verona - Festival del
Centenario 2013
Venerdì 19 luglio 2013
Iscrizioni allo 0363.930110
(fino a esaurimento posti)
La prima rappresentazione dell’opera di Giuseppe Verdi, avvenuta al
Teatro La Fenice di Venezia il 6
Marzo del 1853, fu innegabilmente
un insuccesso, sia per la scarsa qualità dei cantanti sia per la mala reazione del pubblico alla scabrosità
del soggetto, tratto dall'altrettanto
discusso romanzo di Alexandre Dumas figlio "La Dame aux camélias".
Ma tanto commovente è la storia che
vi si racconta e tanto eccezionalmente belle ed evocative le pagine di
musica verdiana, che ben presto
quest'opera divenne, meritatamente,
una delle più celebri del repertorio
del compositore di Busseto.
Amedeo Modigliani
Suzanne Valadon
Ritratto di Jeanne Hébuterne Tre nudi in campagna
Torneo di tennis
“BCC Calcio e Covo”
In collaborazione col Tennis Club
di Romano di Lombardia
Nel corso del prossimo mese di settembre si svolgerà la 2a edizione del
Torneo di tennis “BCC Calcio e Covo”. Alla competizione potranno partecipare esclusivamente i Soci, i
Clienti e i Dipendenti della BCC.
Le gare si svolgeranno sui campi del
Tennis Club di Romano di Lombardia.
Ai finalisti verranno assegnate pregevoli opere del pittore locale Federico Ruggeri, mentre per i semifinalisti è prevista la consegna di targhe.
A tutti i partecipanti verrà donato un
bellissimo telo - mare con logo della
Banca di Credito Cooperativo.
Amedeo Modigliani
Ritratto di Zborowski
Amedeo Modigliani
Cariatide (blu)
CONSULTA DEI SOCI, COOPERAZIONE È ANCHE PARTECIPAZIONE
Nello scorso mese di aprile ci ha lasciato prematuramente Vilma Leoni,
direttore della nostra BCC dal 1° giugno 2000 al 28 febbraio 2006
L’ultimo giorno dello scorso mese di
aprile, il nostro ex direttore Vilma Leoni ci ha prematuramente lasciato.
Entrata a far parte dell’organico
della BCC il 1° marzo 1996 quale direttore della filiale di Romano Centro,
il 1° aprile 1998 viene nominata Vicedirettore generale, per poi essere incaricata, dal 1° giugno 2000, di assumere
il ruolo di direttore generale, carica che
ricoprirà fino al 28 febbraio 2006.
Dieci anni di impegno appassionato, tenace. In questo periodo la nostra
BCC avvia la sede distaccata di Grumello del Monte (1997), la filiale di
Chiuduno (1999) e la sede distaccata di
Villongo (2003).
Vilma Leoni, dotata di capacità
professionali non comuni e di un proverbiale attaccamento al lavoro, cercò
sempre di promuovere lo sviluppo della BCC senza mai abbandonare la stella polare della “sana e prudente gestione”. Di qui il suo grande merito di aver
saputo strutturare gli assetti organizzativi aziendali prevedendo un ruolo di
primo piano per il sistema dei controlli. Al riguardo, Vilma Leoni individuò
prontamente la necessità, in un contesto di crescente concorrenza e complessità, di dotare la BCC di strumenti
di rilevazione, misurazione e controllo
finalizzati a individuare tempestivamente tutte le fonti di rischio.
In Vilma Leoni le competenze tecniche “convivevano” con una personalità di forte spessore, i cui tratti distintivi erano l’apertura al confronto dialettico, anche duro e aspro se necessario, la determinazione e la caparbietà in
fase realizzativa.
Dopo la sua uscita dalla nostra
BCC, altre due cooperative di credito
hanno avuto modo di apprezzare le indubbie qualità di Vilma Leoni: la BCC
di Bedizzole Turano e Valvestino e la
BCC Colli Morenici del Garda, con sede a Montichiari. In quest’ultima BCC
Vilma Leoni ha ricoperto, fino al momento della sua scomparsa, l’importante ruolo di vicedirettore vicario. Il
presidente della BCC del Garda, Ales-
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Appuntamenti
sandro Azzi, presidente anche della
Federazione Italiana delle BCC, non
ha mancato di tratteggiare, nel corso
della cerimonia funebre, un commovente ricordo di Vilma.
UN INTERVENTO DI VILMA LEONI SUL TEMA DEL VALORE DELLA COESIONE
DEL CREDITO COOPERATIVO ITALIANO
Si legge in un documento di Federcasse in vista del Convegno di Parma 2005 che “l’autonomia della BCC non è un punto
che può essere messo in discussione”. Forzando un po’ il concetto è come affermare tout court che l’autonomia è un valore assoluto. (...)
A parer mio l’autonomia la si può connotare come un valore solo quando risponde a logiche che favoriscono il pieno e positivo dispiegarsi della missione aziendale che nel nostro caso coincidono con “il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche delle comunità locali”. Quindi l’autonomia diventa valore nel momento in cui, contemperando preservazione e stabilità, favorisce e interpreta correttamente la missione dell’istituzione. (...)
A quale autonomia intendiamo ispirarci? A quella che oggi consente a ogni banca di fare tutto e il contrario di tutto, che legittima qualsiasi scelta, anche quelle più dissennate o azzardate, forti del fatto che a farne le spese sono sempre i borsellini delle banche e non i nostri portafogli personali? A quella che se ne infischia di inviti e richiami alla sana e prudente gestione che i vari livelli federali esprimono? A quella che, in barba alle più elementari regole di coesione, permette di continuare a tenere il piede in due, tre o quattro scarpe, opzionando a piacere cosa prendere e cosa no dal Gruppo bancario Iccrea? Questa autonomia non può certo essere definita un valore, ma piuttosto un disvalore, perché asseconda logiche diverse da quelle sane, perché interpreta e soddisfa logiche individualistiche in smacco ai valori dell’appartenenza a un gruppo, indifferente al danno che arreca alla Cassa accanto e a tutti gli altri, perché è al servizio delle ambizioni personali o personalistiche, più che del sano perseguimento della missione aziendale.
Troppo spesso l’uso dell’autonomia, in assenza di efficaci contrappesi di censura, si trasforma in abuso, riversando risultati
disastrosamente pesanti sulle comunità e su tutto il Credito Cooperativo.
Estratto di un contributo di Vilma Leoni pubblicato, col titolo “Autonomia compatibile”, nel numero agosto-settembre 2005 della rivista “Credito
Cooperativo”.
BCC IN PRIMO PIANO
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SOCI IN ASSEMBLEA
Il Bilancio relativo all’esercizio 2012 e tutti gli altri punti dell’Ordine del Giorno
della seduta assembleare sono stati approvati a larghissima maggioranza
La seduta assembleare 2013 si è svolta, come già in altre occasioni, nelle
strutture del complesso “Laghetto
Hobbit” di Fontanella al Piano. Presenti 259 soci, di cui 240 in proprio e
19 per delega.
L’Ordine del Giorno della seduta
prevedeva i seguenti punti:
1) Bilancio e nota integrativa al 31 dicembre 2012, udite le relazioni degli Amministratori e dei Sindaci
sull’andamento della gestione e sulla situazione dell’impresa. Deliberazioni inerenti e conseguenti;
2) Politiche di remunerazione dei consiglieri di amministrazione, dei dipendenti e dei collaboratori: informative all’assemblea;
3) Determinazione dell’ammontare massimo delle posizioni di rischio per soci e clienti e per esponenti aziendali,
ai sensi dell’articolo 30 dello Statuto
sociale.
Bilancio e nota integrativa al 31 dicembre 2012, udite le relazioni degli
Amministratori e dei Sindaci sull’andamento della gestione e sulla situazione dell’impresa. Deliberazioni
inerenti e conseguenti
Il Presidente della BCC, Battista De
Paoli, ha dato lettura della sezione introduttiva della Relazione del Consi-
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glio di amministrazione che di seguito
viene riportata integralmente:
“Signori Soci, il 2012 ha coinciso
con l’ultimo anno coperto dal Piano
Strategico riguardante il triennio appena trascorso, periodo nel corso del
quale l’Italia non è riuscita a lasciarsi alle spalle gli effetti della cri-
si finanziaria, iniziata nell’ormai
lontano 2008, e delle due pesanti recessioni che l’hanno accompagnata.
La nuova contrazione delle attività
economiche, iniziata a metà del
2011, ha di fatto annullato il parziale recupero registrato dopo il 2009.
Dall’avvio della crisi, il PIL è sceso
di 7 punti percentuali, il numero di
occupati di 600mila unità.
Le evidenti fragilità del “sistema
Italia” costituiscono una pesante zavorra che allontana pericolosamente
le prospettive di una ripresa solida e
duratura. Miglioramento della competitività, profondo rinnovamento dell’industria e dei servizi privati, maggiori e migliori investimenti produttivi
e innovazioni tecnologiche, contesto
con regole più semplici e certe, servizi
pubblici più efficienti: questi sono gli
ambiti in cui il Paese dovrebbe intervenire per dare una svolta a un processo involutivo che affonda le proprie
radici in tempi ormai lontani. Peraltro,
criticità delle banche risultano limitate.
All’orizzonte, inoltre, si sta profilando
anche un altro fenomeno di grande portata: la sostanziale maturità dell’industria
bancaria tradizionale. I settori maturi sono caratterizzati da tratti distintivi ben noti, quali: la bassa crescita della domanda,
l’elevata competitività, la forte concorrenza sul prezzo, la clonazione e la crescente standardizzazione dei principali
prodotti.
In tale difficile contesto, l’industria
bancaria italiana sta cercando di attivare
le seguenti “leve strategiche”:
• la leva “efficienza tecnico-operativa”:
ricerca di economie di scala e di scopo;
accesso agli input a basso costo; contenimento dei costi generali di funzionamento;
• la leva “efficienza allocativa”: contenimento dei rischi di credito;
• la leva “posizionamento competitivo”:
utilizzo intenso della tecnologia per meglio focalizzare le combinazioni prodot-
to/cliente/canale, selezionando quelli
più “attraenti”;
• la leva “diversificazione”: arricchimento della gamma prodotti per proteggersi
dalla concorrenza di prezzo su quelli di
base;
• la leva “innovazione”: di prodotto, di
processo e strategia arrivando al limite anche a ridefinire i mercati
(nuove combinazioni prodotto / cliente/canale).
Pertanto, nell’attuale contesto il vero
vantaggio competitivo diventa la capacità
di affrontare in modo continuativo il cambiamento. La capacità di reinventarsi diventa il fondamentale fattore critico di
successo.
In estrema sintesi, il sistema bancario
italiano si trova a fronteggiare un contesto
dominato da due fenomeni di rilevante
portata: uno a livello macroeconomico
(recessione), l’altro a livello microeconomico (maturità del settore).
Il discorso vale, ovviamente, anche
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Fontanella al Piano, 18 maggio 2013
crisi. La pesante contrazione del livello
dell’attività economica si è trasmessa alla qualità degli impieghi erogati dalle
banche; il peggioramento del merito di
credito sovrano ha ridimensionato le fonti di provvista e incrementato il costo della raccolta. I fenomeni testé rammentati peggioramento della qualità del credito,
rarefazione e rincaro delle risorse fiduciarie - hanno condizionato in maniera
significativa l’offerta di credito, soprattutto da parte dei grandi istituti bancari.
Anche a causa di fattori direttamente correlati alla domanda di credito, nei primi
mesi del 2013 ha trovato ancora conferma la riduzione delle consistenze delle
facilitazioni creditizie riguardanti le imprese e le famiglie.
I provvidenziali interventi posti in essere dall’Eurosistema tra il 2011 e il 2012
hanno evitato il tracollo, impedendo che
la crisi di liquidità si trasformasse in una
più rilevante contrazione del credito, contrazione che avrebbe potuto avere impatti
devastanti sull’intera economia reale.
Negli ultimi mesi, l’attenzione è stata concentrata sulla qualità del credito,
in considerazione del progressivo innalzamento dell’incidenza dei crediti deteriorati sull’ammontare complessivo del
credito erogato. Tali dinamiche si sono
riflesse pesantemente sui conti economici bancari: nel triennio 2009 - 2011
svalutazioni e perdite hanno assorbito
una quota sempre più significativa del
reddito operativo. Il miglioramento delle dinamiche patrimoniali e reddituali
del sistema bancario italiano è legato a
doppio filo alle prospettive di ripresa
congiunturale: senza ripresa, le prospettive di superamento delle attuali
i fenomeni sommariamente richiamati
stanno acuendo in modo particolarmente drammatico anche i problemi
della precarietà e della disoccupazione giovanile. In Italia, le prospettive di
reddito delle nuove generazioni sono
più che mai incerte. È palese l’enorme
spreco di risorse preziose, spreco che,
in definitiva, mette a repentaglio non
solo il futuro dei giovani ma quello
dell’intero Paese.
Il sistema bancario italiano all’inizio della crisi si trovava in condizioni sostanzialmente solide. Questa situazione
ha consentito al sistema di resistere ai
molteplici shock reali e finanziari che si
sono susseguiti nel corso del tempo. A
ciò ha contribuito anche un assetto di vigilanza molto prudente, che ha permesso di evitare gli impatti destabilizzanti
che hanno colpito i sistemi bancari di altri Paesi europei.
Tuttavia, alla lunga, anche le banche italiane non hanno potuto sottrarsi
alle conseguenze indirette delle ripetute
L’ASSEMBLEA DEI SOCI, MOMENTO FONDAMENTALE DEL CONTROLLO DEMOCRATICO DELLA GESTIONE
9
10
dale, è il fenomeno che più ha influito
sulla capacità reddituale della Banca,
capacità che, tuttavia, non risulta del
tutto intaccata, se è vero, come è vero,
che il risultato della gestione caratteristica ha mostrato nel corso del tempo un apprezzabile grado di tenuta.
La sfida della redditività è, quindi, la
sfida cruciale che la Banca e l’intero sistema bancario italiano sono chiamati
ad affrontare. La sfida è cruciale perché
essa si basa sul presupposto che capacità di reddito (e di autofinanziamento) è
capacità di credito. Per la Banca, in particolare, la capacità di credito deve essere intesa nella seguente duplice accezione: capacità di attrarre risorse dai Soci
e dalla clientela (Capitale sociale e Raccolta); capacità di concedere credito
(Impieghi). La citata capacità di reddito
è indispensabile anche per poter concretizzare i principi riguardanti i seguenti
profili mutualistici: Mutualità interna
(benefici a vantaggio dei Soci), Mutualità esterna (benefici a vantaggio delle
Comunità locali), Mutualità intercooperativa (benefici a vantaggio del Movimento cooperativo) e Mutualità intergenerazionale (benefici a vantaggio delle
generazioni future).
Tre sono le leve che possono essere
utilizzate per cercare di vincere la sfida
della redditività: la leva della crescita
dei ricavi, la leva della diminuzione dei
costi e la leva del contenimento dei rischi. Manovrare queste leve, nell’attuale
contesto in continuo, frenetico mutamento, è un lavoro non facile. Alcune di
esse sono rigide, altre parzialmente
bloccate, altre ancora con margini di
manovra veramente esigui.
Il discorso ha, ovviamente, una evidente rilevanza strategica.
In precedenza sono stati posti in risalto alcuni orientamenti di fondo che
stanno caratterizzando le strategie dell’industria bancaria italiana sui fronti
dell’efficienza tecnico-operativa, dell’efficienza allocativa, del posizionamento
competitivo, della diversificazione e dell’innovazione.
È di tutta evidenza che anche il Credito Cooperativo italiano deve preoccuparsi di perseguire un efficace presidio
di tutti i fronti poc’anzi citati. In quali
modi? Secondo quali modelli organizzativi? Al riguardo, entra prepotentemente
in campo il tema della ricerca delle dimensioni ottimali. Tema scottante, che
può essere analizzato secondo diverse
prospettive, prospettive che, tuttavia,
possono essere sintetizzate prendendo in
considerazione i seguenti corni del “dilemma dimensionale” delle BCC: qual è
la dimensione minima efficiente? qual è
la dimensione massima coerente? È un
vero e proprio “dilemma”, anche perché
nell’attuale situazione congiunturale è
stato messo clamorosamente in discussione l’assunto che la grande dimensione sia un sicuro baluardo in grado di
contrastare gli effetti dirompenti della
crisi economico-finanziaria. In diversi
casi, infatti, la grande dimensione ha
concorso ad amplificare enormemente
gli anzidetti effetti.
Tuttavia, il tema non può essere sottovalutato. È forse il caso di passare da
posizioni attendiste ad atteggiamenti
maggiormente proattivi, anche per andare alla ricerca di nuove soluzioni organizzative, di nuovi assetti societari, di
nuovi modelli di business e distributivi.
Il discorso non vale solamente per
le singole BCC, ma vale anche per tutte le componenti del Sistema, a qualsiasi livello.
Il cammino del necessario cambiamento è già stato avviato. In tutti gli attori è ormai radicata la convinzione che
esso dovrà essere fatto a passo svelto,
anche perché il percorso da compiere
per uscire della crisi si prospetta ancora
lungo. E, in ogni caso, è ormai sicuro
che alla fine di questo percorso tutti i
viandanti - famiglie, imprese, banche troveranno un mondo completamente diverso rispetto a quello in cui erano abituati a vivere”.
Al termine della lettura della sezione
introduttiva della Relazione, il Presidente ha provveduto all’illustrazione dell’operatività della Banca nel corso del
2012, sottoponendo all’esame della
compagine sociale l’evoluzione dei seguenti profili gestionali:
• profilo dell’attività d’intermediazione;
• profilo della rischiosità del credito;
• profilo reddituale;
• profilo della patrimomializzazione;
• profilo della produttività;
• profilo della gestione mutualistica.
Le principali risultanze riferite ai
predetti profili gestionali sono sintetizzate nel riquadro “Bilancio esercizio 2012:
dati economico - finanziari e indicatori
dell’operatività aziendale” (v. box a lato).
In particolare, l’illustrazione del profilo reddituale ha messo in luce che la BCC
ha conseguito, nel corso dell’esercizio
2012, un utile netto pari a 1.219mila euro.
Il relativo progetto di riparto presentato ai
Soci prevedeva le seguenti destinazioni:
• alle riserve indivisibili:
1.019mila euro;
• ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione:
37mila euro;
• ai soci a titolo di dividendo:
113mila euro;
• al fondo beneficenza e mutualità:
50mila euro.
Dopo la presentazione del progetto di
riparto dell’utile netto d’esercizio, il Presidente ha dato lettura della seguente parte
conclusiva della Relazione del Consiglio
di amministrazione:
“Signori Soci, il 16 luglio 1903 venne fondata la “Cassa Rurale di Prestiti
di Calcio”. Il piccolissimo istituto di
credito rappresentò il mezzo più efficace per combattere un nemico duro a morire, la miseria.
Sono trascorsi centodieci anni da
quella storica data, dal giorno in cui
uno sparuto gruppo di persone di buona volontà ebbe l’ardire di tentare un
“esperimento” inusitato. La Cassa
Rurale, la “Banchina”, come venne
“battezzata” più tardi dalla popolazione di Calcio, fu dunque figlia della
necessità. La fedeltà ai precetti della
religione cattolica fu il vero cemento
di quel sodalizio. Dalla solidarietà
cristiana alla solidarietà cooperativa,
rappresentata dalla responsabilità solidale e illimitata dei Soci,
il passo fu breve.
La Cassa Rurale di Calcio ha
BILANCIO ESERCIZIO 2012
Dati economico - finanziari
Indicatori dell'operatività aziendale
AGGREGATI
2012
2011
VARIAZIONI
%
Profilo della gestione mutualistica
Attività di rischio verso soci o a ponderazione zero (a)
Attività di rischio complessive (b)
Indice di mutualità (a x 100 / b)
Ristorno ai soci
562.178
925.401
60,7%
0
528.897
874.700
60,5%
0
6,3
5,8
740.717
204.909
945.626
634.777
1.580.403
85,7%
717.557
208.140
925.697
627.503
1.553.200
87,4%
3,2
-1,6
2,2
1,2
1,8
43.579
39.675
9,8
11.104
25.868
6.607
6,9%
9.235
29.080
1.360
6,3%
20,2
-11,0
385,8
18.540
5.531
24.071
-6.146
-15.888
-818
1.219
17.795
4.945
22.740
-4.441
-15.574
-1.299
1.426
4,2
11,8
5,9
38,4
2,0
-37,0
-14,5
107.146
628.820
17,0%
101.090
618.032
16,4%
6,0
1,7
-
Profilo dell'attività di intermediazione
Raccolta diretta (a)
Raccolta indiretta (b)
Raccolta complessiva (c = a+b)
Impieghi (d)
Fondi intermediati (c + d)
Impieghi / Raccolta diretta
Profilo della rischiosità del credito
Impieghi deteriorati
di cui:
Sofferenze
Incagli
Altri impieghi deteriorati
Impieghi deteriorati / Impieghi
Profilo reddituale
Margine di interesse (a)
Altri ricavi netti (b)
Margine di intermediazione (c = a+b)
Rettifiche / riprese di valore per deterioramento crediti (d)
Costi operativi (e)
Altre componenti reddituali (f)
Utile d'esercizio (c+d+e+f)
O OC
per le Banche di Credito Cooperativo.
Infatti, il nuovo contesto impone anche
alle BCC la ricerca di nuove strategie
fortemente proattive volte ad accrescere
le fonti di reddito, contenere i costi, migliorare gli assetti organizzativi, ridurre
l’impatto dei rischi e favorire un miglior
utilizzo del capitale.
Tali considerazioni si attagliano, naturalmente, anche alla nostra BCC. Un
breve excursus riferito all’andamento
gestionale degli ultimi anni consente di
inquadrare in una prospettiva più ampia
alcuni temi fondamentali.
Il punto di partenza può essere fissato nell’analisi dell’evoluzione della redditività aziendale. A questo riguardo, è
possibile affermare che l’aspetto caratterizzante della gestione aziendale nel
triennio 2010-2012 deve essere individuato nella limitata capacità di reddito
della Banca, fenomeno che, come già
precedentemente evidenziato, è comune
all’intero sistema bancario italiano.
I flussi reddituali complessivi della
Banca sono risultati, nel periodo in
esame, pari a 3,1 mln di euro, così ripartiti: 0,5 mln di euro nel 2010, 1,4
mln di euro nel 2011, 1,2 mln di euro
nel 2012. Tale andamento è da ricondurre, fondamentalmente, alla forte incidenza sul risultato della gestione caratteristica (margine d’intermediazione
al netto dei costi operativi) del risultato
netto negativo relativo alla valutazione
del credito erogato: 81,6 per cento nel
2010, 62,0 per cento nel 2011 e 75,1
per cento nel 2012.
La dinamica del profilo della rischiosità del credito erogato, coi relativi impatti sul conto economico azien-
Profilo della patrimonializzazione
Patrimonio di vigilanza (a)
Attività di rischio ponderate (b)
Coefficiente di vigilanza (a x 100 / b)
Importi in migliaia di euro
attraversato il Novecento, un secolo caratterizzato da numerosissimi eventi e fenomeni di eccezionale rilevanza: due
guerre mondiali, svariate scoperte scientifiche, diverse conquiste sociali ecc.
La lungimiranza delle persone che la
guidarono in tempi di cambiamenti epocali ha permesso alla Cassa Rurale di cogliere e interpretare tempestivamente le
nuove istanze e le nuove necessità imposte
dall’evoluzione del contesto ambientale e
competitivo. La concentrazione aziendale con la consorella di Covo, avvenuta
ormai vent’anni fa, nel 1993, ha rappresentato il frutto di questa chiara visione.
Sono stati vent’anni di buona banca, di
buona cooperativa, di buona rete. Buona
banca intesa come costante perseguimento dell’obiettivo della sana e prudente gestione aziendale. Buona cooperativa
intesa come concreta realizzazione dei
principi della “mutualità orientata al
singolo socio” e della “mutualità orientata alla comunità”. Buona rete intesa
come condivisione, coerente e integrale,
degli indirizzi strategici del Sistema a Rete del Credito Cooperativo.
Oggi la nuova Banca, che dal 1994
ha assunto la denominazione di “Banca di Credito Cooperativo di Calcio e
di Covo”, opera, con ben 19 sportelli,
in un territorio che si estende dalla
Bassa Pianura Bergamasca / Bresciana alla Val Calepio / Basso Sebino e alla città di Bergamo e comuni limitrofi.
L’ASSEMBLEA DEI SOCI, MOMENTO FONDAMENTALE DEL CONTROLLO DEMOCRATICO DELLA GESTIONE
11
dei sistemi di controllo.
Con l’esplosione, nel 2007/ 2008,
della crisi finanziaria internazionale il
contesto ambientale e competitivo ha
subito una drastica mutazione. La pianificazione strategica della Banca ha
cercato di recepire ed elaborare gli
stimoli provenienti da un ambiente
sempre più incerto e complesso, come
dimostra l’evoluzione dei seguenti
obiettivi strategici:
• Sviluppo dimensionale (Piano Strategico 2007-2009);
• Solvibilità e Sviluppo (Piano Strategico 2010 -2012).
Coerentemente con le riflessioni e le
analisi sommariamente esplicitate nella
parte introduttiva della presente Relazione, al Piano Strategico del triennio
2013-2015 è stato assegnato un obietti-
vo dal titolo “La sfida della redditività”.
Tale obiettivo richiama contenuti di natura aziendalistica, contabile. Ma non
bisogna mai dimenticare che lo sviluppo
dei valori fondanti della mutualità e della solidarietà poggia, necessariamente,
sui pilastri della capacità di reddito
aziendale. Senza reddito, niente sviluppo, niente mutualità e solidarietà.
È giunto ora il momento dei ringra-
ASSEMBLEA 2013
Premiazione Soci con 35 anni d'appartenenza alla compagine sociale
Giacomo Brevi - Calcio.
Antonio Brugali - Calcio.
Soci premiati non presenti
Bergamaschi Celestino
Bergamaschi Giovanni
Corali Teresio
Facchi Alessandro
Fumagalli Olga
Martinelli Elio
Martinelli Silvano
Calcio
Calcio
Calcio
Calcio
Calcio
Pumenengo
Covo
‘‘
Andrea Spolti - Covo.
Il Credito Cooperativo ispira la propria attività all’attenzione e
alla promozione della persona. Il Credito Cooperativo è un sistema di banche costituite da persone che lavorano per le persone. Il
Credito Cooperativo investe sul capitale umano - costituito dai soci, dai clienti e dai collaboratori - per valorizzarlo stabilmente.
CARTA DEI VALORI DEL CREDITO COOPERATIVO
Art. 1 - Primato e centralità della persona
‘‘
Silvana Bellometti - Calcio.
ziamenti. Innanzitutto, è doveroso ringraziare il Vertice direttivo della Banca
ed estendere i ringraziamenti anche a
tutti i Collaboratori e al Collegio sindacale. Sul fronte esterno, i riconoscimenti
vanno alla Banca d’Italia, ai vertici istituzionali - nazionali e regionali - del Sistema a Rete del Credito Cooperativo e
alle diverse Società-prodotto che garantiscono alla Banca la disponibilità di
un’ampia e diversificata gamma di prodotti e servizi.
In conclusione, tutti - Soci, Amministratori, Dipendenti - sono chiamati,
da un lato, ad attualizzare i principi
che mossero, centodieci anni fa, i fondatori della “Cassa Rurale di Prestiti
di Calcio”, principi che, oggi, sono
scolpiti nell’articolo 2 dello Statuto
sociale; dall’altro, a valorizzare la
lungimirante intuizione che, vent’anni
fa, portò a dare vita, con l’unione di
due solide realtà aziendali, a un nuovo
istituto che, nel corso del tempo, ha
saputo ritagliarsi un ruolo di indubbio
rilievo all’interno del mondo della
cooperazione di credito lombarda”.
I lavori assembleari sono poi proseguiti con la lettura della Relazione
del Collegio sindacale da parte del
dott. Pio Schivardi, presidente dell’or-
gano di controllo della BCC.
Al termine della lettura delle Relazioni, il Presidente ha aperto il dibattito.
Ha preso la parola il signor Giuseppe Mazzoldi, il quale ha rivolto al
Presidente alcuni quesiti riguardanti,
da un lato, la politica del credito adottata dalla BCC nell’attuale difficile
contesto economico-finanziario, con
riferimento ad alcune specifiche posizioni; dall’altro, le remunerazioni del
Presidente e degli Amministratori.
Nella replica, il Presidente ha fornito
riscontro alla richiesta di chiarimenti del
signor Mazzoldi.
In mancanza di ulteriori interventi,
l’Assemblea è stata invitata a votare in
merito al Bilancio e al Progetto di riparto dell’utile d’esercizio. Sia il Bilancio che il Progetto di riparto sono
risultati approvati a larghissima maggioranza (2 voti contrari).
Politiche di remunerazione dei consiglieri di amministrazione, dei dipendenti e dei collaboratori: informative
all’assemblea
Il Presidente ha provveduto a fornire all’Assemblea dei soci le informative previste dalla normativa di Vigilanza sull’attuazione delle politiche deliberate nel
corso delle precedenti assemblee, cosiddetta informativa ex post, nonché l’informativa concernente gli esiti delle verifiche effettuate dalla revisione interna.
Determinazione dell’ammontare massimo delle posizioni di rischio per soci
e clienti e per esponenti aziendali, ai
sensi dell’articolo 30 dello Statuto.
L’articolo 30 dello Statuto sociale demanda all’Assemblea ordinaria la determinazione dell’ammontare massimo
delle posizioni di rischio, così come
definite dalla disciplina prudenziale in
materia di concentrazione dei rischi,
che possono essere assunte nei confronti dei soci e clienti e degli esponenti aziendali ancorché non soci.
Il Presidente ha illustrato dettagliatamente le proposte formulate in merito
dal Consiglio di amministrazione.
Prima della votazione ha chiesto la
parola il signor Giuseppe Mazzoldi con
l’obiettivo di conoscere l’ammontare del
credito erogato agli esponenti aziendali.
In merito, il Direttore generale ha fornito l’informazione richiesta.
Le proposte formulate dal Consiglio
sono state approvate dall’Assemblea dei
soci a larghissima maggioranza (2 voti
contrari).
O OC
La BCC, dopo la fusione del 1993,
ha quindi percorso un lungo, ininterrotto sentiero di sviluppo, che l’ha
portata a posizionarsi nella fascia dimensionale medio - alta dell’insieme
delle BCC lombarde.
La progressiva crescita dimensionale è stata accompagnata dal costante adeguamento degli assetti organizzativi, dei processi operativi,
ASSEMBLEA 2013
Consegna premi al merito scolastico
Luigi Vezzoli - Covo.
Concorso riservato ai figli dei soci della Banca
Studenti
Asperti Marco
Asperti Paola
Procopio Erika
Scaburri Luca
Verzeri Stefano
Paloschi Dario
Trapattoni Sara
Testa Gabriele
Pizzetti Fabio
Maffi Greta
12
Residenza
Romano di Lombardia
Romano di Lombardia
Chiari
Cividate al Piano
Presezzo
Calcio
Covo
Covo
Covo
Romano di Lombardia
Scuola
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Liceo Linguistico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri Statale “Luigi Einaudi” - Chiari
Liceo Scientifico Statale “Galileo Galilei” - Caravaggio
Liceo Scientifico “Maironi da Ponte” - Presezzo
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
Liceo Scientifico Istituto Superiore Statale “Don Lorenzo Milani” - Romano di Lombardia
L’ASSEMBLEA DEI SOCI, MOMENTO FONDAMENTALE DEL CONTROLLO DEMOCRATICO DELLA GESTIONE
Media
9,75
9,69
9,54
9,45
9,18
9,15
9,07
9,07
9,07
9,07
13
‘‘,,
CONOSCERE PER AGIRE
Educazione finanziaria: dalla teoria alla pratica
1. Cos’è l’educazione
finanziaria
L’Organizzazione per la Cooperazione
e lo Sviluppo Economico (OCSE) dà
una definizione composita dell’educazione finanziaria. L’OCSE è un organismo sovranazionale che riunisce i governi di 30 Paesi (tra cui l’Italia) impegnati per la democrazia e l’economia di
mercato in tutto il mondo, al fine di
confrontare le loro esperienze di politica, cercare risposte ai problemi comuni, individuare le buone prassi e coordinare le politiche nazionali e internazionali in merito allo sviluppo di una
crescita economica sostenibile, innalzare gli standard di vita e mantenere la
stabilità finanziaria.
L’OCSE si occupa autorevolmente
anche di educazione finanziaria dei cittadini in quanto descrive, analizza e valuta l’efficacia dei programmi per migliorare la loro cultura finanziaria. E, a
questo proposito, fornisce la seguente
definizione dell’educazione finanziaria: “L’educazione finanziaria è il processo attraverso il quale i consumatori
/ investitori finanziari migliorano la
propria comprensione di prodotti e nozioni finanziarie e, attraverso l’infor-
Lezione di risparmio in aula: i soldi non piovono dal cielo (classe 5 a della Scuola Primaria Paritaria Parificata “S. B. Capitanio” di Calcio).
dell’educazione
3. Presupposto
finanziaria: la conoscenza del
ciclo di vita delle persone
Viaggio alla scoperta del mondo dell’economia: dal baratto allo scambio monetario (classe 5 a della Scuola
Primaria di Pumenengo).
mazione, l’istruzione e la consulenza
oggettiva, sviluppano le capacità e la
fiducia necessarie per diventare maggiormente consapevoli dei rischi e delle opportunità finanziarie, per effettuare scelte informate, comprendere a chi
chiedere consulenza e mettere in atto
altre azioni efficaci per migliorare il
loro benessere finanziario”.
2. Benefici dell’educazione
finanziaria: per i bambini,
i giovani, gli adulti e
la società nel suo complesso
Impariamo a risparmiare coi salvadanai della BCC! (classe 5 a sez. B della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo”
di Calcio).
14
I potenziali fruitori dell’educazione finanziaria sono molteplici.
L’educazione finanziaria può aiutare i bambini a capire il valore del
denaro e insegnare loro il valore della programmazione e del risparmio.
Può far acquisire ai giovani e agli
studenti abilità importanti per vivere
in modo indipendente. L’educazione
finanziaria può aiutare gli adulti a
pianificare eventi importanti, quali
acquistare una casa o mettere al mondo figli, può indurre i cittadini a met-
tere da parte fondi per affrontare situazioni impreviste, a investire in
modo assennato e a risparmiare in vista della pensione. Una conoscenza
delle tematiche finanziarie consente
alle persone di scegliere meglio i servizi adeguati alle loro necessità. Allo
stesso tempo esse saranno meno propense ad acquistare prodotti dei quali non hanno bisogno o di cui non capiscono il funzionamento o, ancora,
ad assumere rischi che potrebbero
determinare difficoltà finanziarie.
L’educazione finanziaria può
contribuire alla stabilità economica
di una società, aiutando i consumatori a scegliere prodotti e servizi adeguati, con conseguente riduzione dei
tassi di insolvenza, per esempio nel
caso di prestiti e mutui, e risparmi e
investimenti maggiormente diversificati e quindi più sicuri. In questo modo si possono prevenire, o almeno attenuare, situazioni quali la crisi dei
mutui subprime che ha colpito gli
Stati Uniti nel 2007 e che ha avuto
ampie ripercussioni sui mercati finanziari globali
L’educazione finanziaria è orientata alla
vita delle persone e non solamente agli
strumenti che soddisfano nel tempo le
esigenze di protezione, investimento e
previdenza. Per questo motivo, si fa
spesso riferimento al concetto di ciclo
di vita o corso della vita, indicando in
tale modo la necessità di un approccio
complessivo e integrato alle diverse fasi
dell’esistenza, ciascuna delle quali ha
problemi, bisogni e desideri tipici.
È pertanto necessario riconoscere le
fasi della vita, coglierne i cambiamenti,
evidenziare le cosiddette fasi di transizione, ossia i mutamenti che connotano
il fluire del tempo. Poiché è il tempo il
grande regolatore della vita.
Essere consapevoli del concetto di
“tempo” è dunque una sorta di prerequisito per chiunque voglia occuparsi di
educazione finanziaria. Il tempo è infatti alla base di tanti comportamenti soggettivi delle persone, ma anche di molte
teorie e modelli economici.
L’educazione finanziaria e le teorie
economiche cercano di porre l’attenzione sugli eventi di vita che segnano le
tappe dell’esistenza, che determinano
punti di svolta e pongono sfide agli in-
Allo sportello della sede di Calcio della BCC (classe 5 a sez. A della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo”).
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
dividui. Troppo spesso infatti gli individui sono concentrati sul presente e sul
fluire degli eventi: affrontare gli eventi
solo quando si verificano non è, almeno
da un punto di vista economico, un’operazione efficiente, né per l’individuo, né
per la collettività.
Intuitivamente, ognuno di noi è in
grado di definire gli eventi che possono
contraddistinguere, da un punto di vista
economico, il corso della vita di un individuo e della sua famiglia: la ricerca
del primo lavoro (e le successive promozioni o licenziamenti), il matrimonio, l’acquisto della prima casa, la nascita dei figli (e la loro scolarizzazione),
gli imprevisti (furti, incendi, lutti ecc.),
il pensionamento.
Pianificare per tempo gli eventi di
vita non è tuttavia cosa semplice: gli
esseri umani infatti, per loro natura,
tendono a concentrarsi sul “tempo zero”, sul presente, avendo difficoltà a
proiettarsi in un tempo futuro dai lineamenti incerti.
Una pietra miliare per il pensiero
economico del XX secolo fu costituita
dalla cosiddetta “teoria del ciclo vitale”
di Franco Modigliani, premio Nobel nel
1985. In un articolo del 1954 Modigliani, insieme a Richard Brumberg, propose un modello basato sull’idea che le
persone hanno una forte preferenza per
la stabilità del flusso di consumo nel
tempo: ad esempio, i consumatori ri-
O
1. Cos’è l’educazione finanziaria
2. Benefici dell’educazione
finanziaria: per i bambini, i
giovani, gli adulti e la società
nel suo complesso
3. Presupposto dell’educazione
finanziaria: la conoscenza del
ciclo di vita delle persone
4. Dall’educazione alla
pianificazione finanziaria
5. L’impegno del Credito
Cooperativo nel campo dell’educazione finanziaria
6. L’educazione finanziaria nella
BCC: dalla teoria alla pratica
15
alla
4. Dall’educazione
pianificazione finanziaria
Uno degli obiettivi dell’educazione finanziaria è supportare gli individui e le
famiglie nel gestire gli eventi di vita da
un punto di vista economico, massimizzando la stabilità dei consumi: il termine che meglio si adatta a questa attività
è “pianificare”. La pianificazione porta
in sé i concetti di “anticipare e programmare”: spesso infatti, se al verificarsi di un evento si giunge impreparati, può essere troppo tardi per porvi rimedio. In altri casi, invece, il verificarsi
di un evento è semplice motivo di un
aggiornamento delle proprie strategie,
attraverso attività di monitoraggio.
Per poter affrontare in maniera organica il ciclo di vita, è bene distinguere tra eventi da considerare (e dai quali
proteggersi anticipatamente) e obiettivi
di vita, scelte di consumo rimandate nel
tempo e che pertanto richiedono comportamenti di risparmio finalizzati.
Innanzitutto, è bene prendere in
considerazione alcuni eventi possibili
16
EDUCAZIONE FINANZIARIA
Presupposto
Conoscenza del ciclo di vita delle persone
Attività fondamentale
Pianificazione
Viaggio alla scoperta della BCC: nella sala riunioni del Consiglio di amministrazione (classe 5 a sez. B della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo” di Calcio).
Aree attività
di pianificazione
Protezione
Investimento
dai quali è bene proteggersi, inserendo
nella pianificazione la valutazione
dell’eventualità di:
• decesso proprio o del coniuge-convivente;
• separazione / divorzio;
• infortunio o malattia e relative spese
mediche;
• licenziamento;
• pensionamento;
• responsabilità patrimoniali verso terzi;
• peggioramento dello stato finanziario
di ordine lavorativo, reddituale o patrimoniale;
• mancanza di autosufficienza dovuta
alla senescenza.
La vita di una persona non è tuttavia
costellata solo da imprevisti o situazioni da fronteggiare. La maggior parte
delle cose che succedono è legata alla
capacità di trasformare i desideri presenti in obiettivi futuri.
Gli obiettivi di vita sono diversi e
differenti in quanto riflettono sia la situazione oggettiva di partenza che quella soggettiva, la componente progettua-
Indebitamento
le e quella componente umana volta all’evoluzione che intende trasformare i
desideri presenti in accadimenti futuri.
Quella che segue è una prima lista
di temi che possono costituire obiettivi
di vita di una persona o di una famiglia
Previdenza
pensionistica
nel corso del tempo:
• costituire una scorta monetaria per pagamenti e un fondo di emergenza per
imprevisti di piccola entità;
• costituire un fondo per imprevisti di
entità rilevante;
• formazione scolastica e culturale
propria;
• inizio dell’attività lavorativa;
• acquisto di auto e beni durevoli;
• costituzione del nucleo familiare;
• acquisto della prima casa;
• rimborso dei debiti in essere;
• ampliamento dell’unità familiare;
• formazione dei figli;
• incremento della qualità della vita e del
tempo libero;
• acquisto di oggetti di valore;
• acquisto di una seconda casa;
• sostegno economico ai figli (nuovo nucleo e inizio attività lavorativa);
• sostegno degli anziani e dei familiari a
carico;
• anticipo del pensionamento;
• mantenimento dello standard di vita
durante il pensionamento;
• accumulo e incremento della ricchezza
per migliorare la stabilità finanziaria;
• lasciti e donazioni patrimoniali.
Le aree della pianificazione finanziaria sono quattro: la protezione, l’investimento, l’indebitamento e la previdenza
pensionistica.
del Credito
5. L’impegno
Cooperativo nel campo
dell’educazione finanziaria
Come va il mondo: il crollo del risparmio delle famiglie, dura conseguenza dei profondi mutamenti del contesto macroeconomico.
Il Credito Cooperativo italiano riconosce un ruolo fondamentale al tema dell’educazione finanziaria. Tale afferma-
zione poggia su basi solide: l’articolo 2
dello Statuto - tipo delle BCC (“Principi
ispiratori”) e il principio n. 3 della Carta della Finanza Libera, Forte e Democratica (“Finanza educante”), documento approvato nel corso del XIV Congresso del Credito Cooperativo italiano
(Roma, 10 dicembre 2011).
Con particolare riferimento al dettato
statutario, è opportuno richiamare il seguente passaggio del citato articolo: “La
Società (…) promuove l’educazione al
risparmio e alla previdenza (...)”.
Il principio n. 3 della Carta della Finanza del Credito Cooperativo, invece,
afferma quanto segue: “Finanza educante: lavoriamo per una finanza che
renda capaci di gestire il denaro con discernimento e consapevolezza, nelle diverse fasi della vita. Che accompagni
con giusti consigli i processi di risparmio, indebitamento, investimento, spesa, protezione dai rischi, previdenza.
Che educhi a guadagnare e a gestire il
denaro nel rispetto della legalità e del
bene comune”.
O
sparmiano parte del reddito per far
fronte a esigenze di consumo al termine dell’attività lavorativa, durante il
pensionamento.
Questa idea, oggi generalmente accettata, ma innovativa all’epoca, è alla
base della teoria del ciclo di vita: si risparmia da “giovani”, quando si dispone di un reddito, per poter spendere e
finanziare le spese anche da “longevi”,
quando quel reddito mancherà; è il ciclo di vita del risparmio, positivo durante la fase lavorativa, negativo durante il pensionamento.
Mantenere il più costante e stabile
possibile il proprio livello di consumi,
a fronte del fluire del tempo e dei singoli eventi che possono accadere nel
corso della vita, è dunque una delle
sfide che i risparmiatori devono affrontare.
Questo, a maggior ragione, essendo profondamente cambiato l’arco
della vita e mutata la cronologia degli
eventi dai tempi dell’ipotesi di Modigliani a oggi.
A puro titolo di esempio, negli anni Cinquanta in Italia si cominciava a
lavorare entro i 25 anni, il lavoro era
prevalentemente dipendente e salariato, si andava in pensione dopo i 65 anni (dato che era molto diffuso il costume di chiederne il differimento) e si
passava in pensione più o meno un decennio.
Oggi, il mondo è completamente
cambiato per quanto riguarda sia il
momento dell’entrata che il momento
dell’uscita dal mondo del lavoro.
Banche di Credito Cooperativo
ed
Educazione Finanziaria
Riferimenti valoriali
Statuto - tipo
Articolo 2
“Principi ispiratori ”
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
Carta della Finanza
libera, forte e democratica
Principio n. 3
“Finanza educante ”
17
finanziaria nel6. L’educazione
la BCC: dalla teoria alla
pratica
Nell’Editoriale del Presidente si afferma che “la BCC cerca di conseguire
questi importanti obiettivi (dell’educa-
zione finanziaria) in molteplici modi:
quotidianamente, con l’attività ordinaria di consulenza e di servizio alla
clientela, nei comparti della finanza e
del credito; in corso d’anno, con attività educative e formative a beneficio
delle nuove generazioni”.
Scuole
Studenti coinvolti
Scuola secondaria di 1° grado
“G.B. Rubini” di Romano di Lombardia
(aprile 2013)
151
Nella presente sezione s’intende focalizzare l’attenzione sul secondo
aspetto, quello riguardante in particolare le “attività educative e formative a
beneficio delle nuove generazioni”.
Sino a pochi mesi fa, le predette attività si erano concentrate esclusivamente
sulla scuola secondaria di primo grado.
Negli ultimi tempi, invece, esse sono
state estese anche alla scuola primaria e
alla scuola secondaria di secondo grado.
Il seguente prospetto riepilogativo
dà conto dell’insieme delle iniziative
ultimamente poste in essere dalla BCC:
Iniziative
Finalità
Progetto “La Banca sui banchi”
Promuovere la conoscenza del mondo
dell’economia e della finanza
IL MESSAGGIO EDUCATIVO TRASMESSO AI BAMBINI
DELLE SCUOLE PRIMARIE IN OCCASIONE DEGLI INTERVENTI
IN AULA DELLA BCC
I SOLDI NON PIOVONO DAL CIELO!
Per guadagnare dei soldi bisogna lavorare e per vivere serenamente bisogna essere capaci di gestire attentamente i soldi e conservarli per il futuro. Per questo è necessario fare delle scelte. Queste scelte riguardano i nostri consumi e le nostre decisioni. Prima di comprare una cosa dobbiamo pensarci bene perché probabilmente dovremo
rinunciare a comprarne un’altra. Dobbiamo inoltre riflettere attentamente sui nostri comportamenti e condurre uno
stile di vita che ci consenta di risparmiare. Risparmiare vuol dire essere capaci di pensare al futuro.
Far conoscere da vicino l’operatività bancaria
(visite guidate delle sedi e degli sportelli della BCC)
Educare alla cooperazione,
alla responsabilità e alla solidarietà
Orientare al mondo del lavoro
Scuola primaria paritaria parificata
“S. B. Capitanio” di Calcio
(aprile - maggio 2013)
113
Istituto comprensivo di Calcio:
Scuola primaria “Luigi Cattaneo” di Calcio,
Scuola primaria “Sandro Pertini” di Cividate al Piano,
Scuola primaria di Pumenengo,
Scuola primaria di Torre Pallavicina
(maggio 2013)
336
Istituto comprensivo “G.B. Rubini” di Romano di L.:
Scuola primaria “Edmondo De Amicis”
(febbraio - marzo 2013)
39
Fondazione ENAIP di Romano di Lombardia
Corso tecnico - commerciale delle vendite
(febbraio 2013)
11
Come aprire un punto vendita
Conoscere le attività e i servizi della BCC
Istituto di Formazione Professionale CFP Zanardelli
di Chiari
(febbraio 2013)
45
Start up d’impresa
Microcredito
Conoscere le attività e i servizi della BCC
Fiaba illustrata “La sfida dei cincilli”
Educare all’uso consapevole del denaro
Conoscere in forma elementare la moneta,
la natura e le funzioni di una BCC (*)
Visite guidate delle sedi e degli sportelli della BCC (*)
EDUCARE AL FUTURO, UNA SCELTA NECESSARIA
Alcune interessanti riflessioni del prof. Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta dell’adolescenza
( )
* Classe 5a della Scuola Primaria Paritaria Parificata “S. B. Capitanio” di Calcio; classi 4a e 5a della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo” di Calcio; classe 5a della Scuola Primaria di Pumenengo.
L’attuale gravissima crisi deve essere presentata dalla scuola ai propri studenti anche come occasione di cambiamento e di realizzazione individuale e collettiva.
I docenti devono riuscire a garantire ai giovani che affollano le aule che non è possibile rubare loro il futuro, che
le grandi crisi sociali comportano sofferenza e confusione ma sono anche il segno della necessità assoluta di un
radicale cambiamento. Tocca loro attuarlo, individuando le linee essenziali del nuovo modello di sviluppo di cui diventare protagonisti. Pertanto occorre studiare ciò che sta succedendo e le sue intrinseche contraddizioni utilizzando gli strumenti di tutte le discipline distraendole dalla loro devozione al passato.
Sarebbe grave che la scuola tacesse e non dimostrasse interesse attivo per ciò che sta succedendo ai propri studenti. Non può lasciarli alle prese con le nere profezie di chi annuncia che lo sforzo di studiare è inutile poiché non
c’è più lavoro, denaro, pensioni, sicurezza sociale. Per i giovani non credere che esista un tempo in cui si realizzerà il progetto e la vocazione personale è fonte di intenso dolore: chi annuncia loro che il futuro è morto compie
un’azione antieducativa gravissima. Chi, avendo la possibilità e il compito di aiutare i giovani a costruire futuro e
a riorganizzare la speranza che esista il tempo della realizzazione, omette di farlo, rischia di essere complice di
chi mortifica il valore primario della giovinezza, la crescita e lo sviluppo del sé. Nel corso di questa crisi la scuola
darebbe un contributo inestimabile se riuscisse - oltre che a insegnare agli studenti il passato - ad aiutarli anche a
studiare il futuro per esserne i protagonisti e non le vittime innocenti e inconsapevoli.
O
Allievi della classe 5 a della Scuola Primaria Paritaria Parificata “S. B. Capitanio” di Calcio.
Lezione sull’uso consapevole del denaro; foto all’interno del caveau della sede legale di Calcio (classe 4 a sez. B della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo” di Calcio).
Alla lavagna, individuazione delle principali operazioni della BCC: depositi e prestiti. A destra, operazione di deposito allo sportello della “BCC classe 5 a” della Scuola Primaria di Pumenengo.
18
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
19
PICCOLI KEYNES CRESCONO. ECONOMIA A MISURA DI BAMBINO
LA BCC E L’EDUCAZIONE FINANZIARIA
Dagli USA alla Spagna proliferano i corsi di economia per bambini. Perché i futuri cittadini siano consapevoli
Alcune testimonianze (1)
Federico Rampini - “la Repubblica” dell’8 aprile 2013
Dalla Scuola Secondaria di 1° grado “G. B. Rubini” di Romano di Lombardia
VIAGGIO NEL MONDO DELLA BANCA
2a
Operazione di deposito allo sportello della “BCC classe 4 a sez. A” della Scuola Primaria “L.Cattaneo” di Calcio.
Alfabetizzazione economica di massa. È l’avvertimento lanciato dal banchiere centrale più potente del mondo, Ben Bernanke. Insegnare l’abc dell’economia fin dai banchi di scuola: un’idea che si sta già facendo strada.
“Ogni cittadino deve avere una conoscenza di base: economia e finanza”. In una conferenza alla University of Dayton,
il presidente della Federal Reserve ha spiegato che questa è una delle lezioni da trarre dopo la grande crisi scoppiata
nel 2008. Insegnare l’abc dell’economia fin dai banchi di scuola potrebbe essere un antidoto contro l’imprudenza dei risparmiatori e i raggiri della mala finanza. Di più: se la scuola aiutasse a decifrare gli arcani dell’economia, formerebbe
degli elettori più maturi, meno manipolabili. “Queste conoscenze - ha detto Bernanke - non solo aiutano la gente a costruirsi una vita migliore, ma agguerriscono i cittadini di fronte a unʼeconomia globale e a un sistema finanziario sempre
più complessi”. Bernanke ha usato uno slogan: “alfabetizzazione economica di massa”, che può apparire rivoluzionario.
In realtà è un’idea che si sta già facendo strada in diversi Paesi del mondo. Insegnare l’economia ai bambini. (...)
In America è attiva già da 15 anni una fondazione, BizWorld, che promuove l’insegnamento dell’economia fin dalla più
tenera infanzia: addirittura cominciando dalla scuola elementare. BizWorld finanzia l’addestramento degli insegnanti, per
aiutarli a tenere corsi molto semplici - il modulo iniziale è di sole dieci ore - che rendano l’economia una scienza allegra
e una scienza amica per i bambini.
Oltre alle iniziative di Ong non-profit come quella di BizWorld, c’è ormai un movimento per “portare l’economia verso i
bambini” che coinvolge governi e istituzioni internazionali. L’OCSE, organismo dei Paesi industrializzati con sede a Parigi, ha un programma di “alfabetizzazione finanziaria”. La sua direttrice, Flore - Anne Messy, parla di una “tendenza mondiale” ed elenca Stati Uniti, Gran Bretagna, Olanda, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Brasile, tra i Paesi che hanno
inserito economia e finanza nei programmi della loro scuola dell’obbligo.
Una forte motivazione per insegnare economia dall’infanzia, guarda al futuro: in una economia della “scarsità” saremo
chiamati a fare scelte delicate, sulla destinazione dei nostri risparmi verso fondi pensione, polizze vita, assicurazioni sanitarie. Sia che il welfare state venga dimagrito, sia che gli si affianchino forme complementari di previdenza e assistenza, dovremo saperne di più.
Dopo tutte queste attività, parte il nostro viaggio nella visita della
banca...
Per primo, il signore ci ha portato nella stanza dove risiede il presidente e dove prende tutte le sue decisioni.
Poi ci ha portato nella sala d’ingresso dove risiedono gli sportellisti e
un impiegato ci ha spiegato il suo lavoro mostrandoci delle banconote e degli apparecchi tecnologici utilizzati per riconoscere l’autenticità dei soldi.
Subito dopo ci hanno guidati nel caveau dove vengongo custodite
le cassette di sicurezza, dentro le quali vi sono oggetti di valore di cui
solo il proprietario, con il permesso, può prendere.
Infine, dopo essere ritornati nella sala della biblioteca, abbiamo salutato e ringraziato cordialmente tutti gli impiegati che ci hanno mostrato il loro lavoro.
Grazie a questa esperienza istruttiva abbiamo imparato come funziona il mondo della banca e soprattutto della BCC”.
O
Allo sportello della filiale di Pumenengo della BCC (classe 5 a della Scuola Primaria di Pumenengo).
“Cari lettori, è la A che vi parla per raccontarvi della nostra uscita in banca. Oggi 10 Aprile 2013 abbiamo visitato la BCC di Covo, o meglio la Banca di Credito Cooperativo di Calcio e Covo.
Alle ore 8.30 siamo saliti sul pullman e siamo partiti per questa nuova esperienza. Arrivati sul posto, siamo entrati nella BCC dalla
sua entrata posteriore. Appena entrati, lì, in piedi, c’era un signore che ci ha accolto con molta gentilezza e ci ha fatto accomodare in una grande sala. Sulle sedie c’erano degli zainetti con all’interno dei fascicoli, un blocco, una
penna e una calcolatrice
tecnologica che si apre da sola.
Per capire come è strutturata la banca, il signore ci ha spiegato il tutto facendoci fare degli
schemi su dei cartelloni. Gli schemi consistevano nel rapportare il mondo della banca (molto complesso) al
mondo della scuola.
Abbiamo fatto uno schema a forma di piramide, nel quale abbiamo elencato, in ordine
di importanza, i
membri che compongono il mondo della scuola.
Finiti gli schemi abbiamo creato la nostra banca dandole il nominativo di:
BANCA DELLA 2 a A. Poi ci ha proposto di eleggere tra la classe:
- CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (13 amministratori )
- DIREZIONE GENERALE
- UFFICI SEDE CENTRALE
- SPORTELLI.
Dopo aver eletto tutti questi membri della nostra banca,il signore ci ha spiegato l’organizzazione dell’amministrazione bancaria. Abbiamo scoperto che
in questa amministrazione sono molto importanti le entrate e le uscite
dei soldi.
Allievo della classe 5 adella Scuola Primaria di
Pumenengo: impariamo a risparmiare col salvadanaio della BCC!
Allievi della classe 5 a sez. A della Scuola Primaria “Luigi Cattaneo” di Calcio in visita presso la sede legale di Calcio della BCC; allievi della classe 4a sez. A della Scuola Primaria “Edmondo De Amicis” di Romano di
Lombardia in visita presso la filiale di Romano Centro.
20
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
21
LA BCC E L’EDUCAZIONE FINANZIARIA
LA BCC E L’EDUCAZIONE FINANZIARIA
Alcune testimonianze (2)
Alcune testimonianze (3)
Dalla Scuola Primaria Paritaria Parificata “S. B. Capitanio” di Calcio
Dalla Scuola Primaria “Luigi Cattaneo” dell’Istituto Comprensivo di Calcio
PROGETTO “EDUCARE AI VALORI”
VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEL DENARO E DELLA BANCA
“La moneta e gli altri strumenti di pagamento”
(Classe 5a)
Maestra Patrizia Gallo (Classe 5a sez. B)
Allievi della classe 5 a della Scuola Primaria Paritaria Parificata “S. B. Capitanio” di Calcio in visita presso la sede legale di Calcio della BCC.
22
Ritengo che l’esperienza con la presentazione della fiaba “La sfida dei cincilli” e con l’esperto della BCC che è venuto a spiegare agli alunni il funzionamento della banca e l’uso del denaro sia stata un’esperienza importante sia a livello educativo che didattico.
I bambini avevano sempre visto la banca come la “Casa dei soldi” e che
bastasse andarci per prendere il denaro necessario alle loro esigenze,
mentre trasformandosi in cassieri, in clienti e in soci della banca, nelle varie simulazioni hanno capito con esempi e spiegazioni semplici e chiare
una cosa così importante come il denaro e il suo valore reale.
“Poesie” sul tema del denaro
Allievi della classe 5 a sez. B
Il denaro
risparmiato
prima o poi va
usato.
Ma fai attenzione
alle spese
per tirare a fine
mese.
I miei genitori
mi hanno insegnato
che il denaro
va risparmiato
perché un giorno
non molto lontano
sicuramente
ci darà una mano.
TEMA “COME CONCEPISCI, ALLA TUA ETÀ, IL VALORE DEL DENARO”
Allieva Halime Murati (Classe 5a sez. A)
Il denaro ha un ruolo importante nella vita.
Anche se sono ancora una ragazzina di 11 anni riesco a percepire il valore del denaro. I miei genitori mi hanno insegnato
come risparmiare. Da piccola con mio fratello aiutavamo mia mamma ad apparecchiare e sparecchiare la tavola, e come
mancia ci dava 50 cent.; per me era una bella soddisfazione, sapendo che li ho meritati; e con orgoglio li mettevo nel mio
salvadanaio; poi naturalmente crescendo la mancia è diventata più grande, infatti adesso guadagno 2 euro per ogni libro
che leggo, però prima devo spiegare a mia mamma quello che ho letto. Finora ho guadagnato 30 euro e li sto tendendo da
parte per utilizzarli poi, con i miei cugini, durante le vacanze estive per magari mangiare un ghiacciolo tutti insieme.
Ora che sono più grande riesco a gestirmi.
Poi ci sono anche molte persone povere che non riescono a procurarsi neanche una briciola di pane, io quando li vedo sto
male, perché mi dispiace. E vorrei che qualcuno del governo decidesse con nuove leggi di aiutare le persone che hanno
più bisogno, in modo che non ci sia tanta differenza tra ricchi e poveri, ma che tutti possano avere il necessario per vivere
bene. Spero che passi questo periodo di crisi e non si sentano alla televisione tanti episodi brutti legati ai soldi e che la
gente possa comprare le cose che servono senza aver paura di non riuscire a farcela a fine mese. Per questo auguro un
futuro migliore perché i soldi non sono tutto nella vita ma sono importanti per vivere meglio.
O
Riteniamo importante e necessario, soprattutto in questo momento così delicato per la nostra economia, che i bambini di classe quinta abbiano la possibilità di familiarizzare con le basi dell’economia stessa, perché possano essere in grado, una volta cresciuti, di gestire con accortezza i propri risparmi.
Le finalità del Progetto, nella parte che riguarda la Classe V, sono le seguenti:
• offrire ai bambini occasioni di apprendimento di concetti, metodi e linguaggi specifici;
• insegnare ad agire in modo autonomo e responsabile finanziariamente, inserendosi in modo consapevole nella vita sociale per far valere i propri diritti e bisogni, riconoscendo anche quelli degli altri;
• consentire l’acquisizione delle competenze necessarie per selezionare le numerose e talvolta contraddittorie informazioni disponibili, fornendo gli strumenti per interpretare criticamente l’informazione ricevuta nei diversi ambiti e attraverso diversi strumenti comunicativi, valutandone l’attendibilità e
l’utilità;
• sviluppare sensibilità che sostengano una informata capacità di decidere e agire nel concreto e pianificare la loro vita futura.
Gli obiettivi del Progetto sono i seguenti:
• familiarizzare coi differenti strumenti di pagamento (moneta, assegno, carta di pagamento);
• iniziare a comprendere quali sono le ragioni alla base delle scelte di spesa o di risparmio individuali
in situazioni pratiche e di diretta esperienza;
• comprendere la rilevanza e le conseguenze derivanti dalle scelte fatte sul proprio futuro e gli impatti
sulla collettività.
L’approccio ai vari contenuti è di tipo laboratoriale e coinvolge diverse discipline. L’apprendimento è
basato sull’esperienza e sulla risoluzione dei problemi:
• l’uomo si accorge di avere dei bisogni;
• questi bisogni lo conducono a un’attività lavorativa per soddisfarli;
• gli strumenti monetari e creditizi diventano una risorsa e una caratteristica fondamentale nei sistemi economici moderni.
Ecco nel dettaglio il percorso disegnato:
• viene chiesto ai bambini di rispondere a un questionario predisposto dall’insegnante, per verificare le loro precomprensioni sull’argomento;
• si analizza la “Parabola dei Talenti”, attraverso la visione di un filmato, per cominciare a introdurre il concetto di “far fruttare”;
• viene letta e analizzata insieme la fiaba illustrata “La sfida dei cincilli”, sfruttando le attività di analisi e comprensione del testo predisposte nel libretto;
• viene chiarito il concetto di moneta e delle sue funzioni (mezzo di pagamento, misura il valore delle cose, riserva di valore/risparmio);
• viene ricostruita la storia della moneta dalle origini della moneta stessa alla nascita della banconota;
• la nostra moneta: l’Euro (monete e banconote e caratteristiche di sicurezza);
• gli strumenti di pagamento diversi dal contante: il conto corrente (l’estratto conto), l’assegno bancario (come si compila), le carte di pagamento (come funzionano);
• come si può risparmiare? Provare a programmare le proprie spese e i propri risparmi, attuando dei “versamenti” e registrando in una tabella predisposta i propri “ movimenti finanziari”.
Nel percorso formativo è previsto almeno un incontro con un rappresentante del personale bancario della BCC di Calcio e di Covo, e la visita alla banca stessa.
L’approccio a questi contenuti è inoltre facilitato dall’esperienza di un gioco on line, da proporre anche durante la festa della scuola, nel quale i bambini possono vivere una divertente esperienza “da grandi”: devono lavorare per guadagnare, spendere per le loro necessità e per il divertimento, pagare le tasse e, se lo desiderano, donare in beneficenza una parte dei loro risparmi. Obiettivo finale: la chiusura in attivo o almeno in pareggio del proprio budget personale.
L’allieva Halime Murati in due momenti diversi: alla lavagna, in aula (momento della teoria); alla cassa della sede legale di Calcio della BCC (momento della pratica).
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
23
LA BCC E L’EDUCAZIONE FINANZIARIA
Alcune testimonianze (4)
Alcune testimonianze (5)
Dalla Scuola Primaria “Edmondo De Amicis” di Romano di Lombardia
Incontro con gli studenti dell’Istituto di formazione professionale CFP Zanardelli di Chiari
INIZIATIVA FORMATIVA “LA SFIDA DEI CINCILLI”
START UP D’IMPRESA E MICROCREDITO
(V. Melograno n. 29, pagg. 24 e 25)
Massimo Grotta (Area Mercato BCC)
Scheda di valutazione della Maestra Luisa Pusterla (Classe 4 a sezione A)
Come sono state la partecipazione e l’attenzione degli alunni durante la lettura della storia?
Attenzione e partecipazione degli alunni molto buona.
La storia è piaciuta?
Gli alunni hanno ritenuto la storia interessante e fantasiosa.
La storia è stata efficace nella trasmissione del messaggio educativo?
Sì, in quanto i bambini hanno colto il significato della storia che ha favorito momenti di discussione in classe e in famiglia
e ha indotto il cambiamento di alcuni comportamenti abituali.
Eventuali osservazioni proposte, suggerimenti…
Grazie.
Scheda di valutazione della bambina Marianna Tognoli (Classe 4 a sezione A)
Ti è piaciuta la storia?
Sì, perché è allo stesso tempo istruttiva e divertente.
Quale personaggio ti è piaciuto di più?
Il mio personaggio preferito è Codalunga perché è stato sciocco ma molto divertente e alla fine ci ha rimesso la coda.
È giusto che abbia vinto Nocciolina?
Per me è giusto che abbia vinto Nocciolina perché non è stata egoista come Saetta e ha aiutato un amico in difficoltà.
Hai un consiglio da dare ai personaggi?
Di usare consapevolmente i propri soldi e non spenderli per cose inutili.
Qual è il tuo parere in merito allʼiniziativa che ti è stata proposta?
Per me quest’iniziativa è stata molto istruttiva e mi è stata molto utile a comprendere il valore del denaro. Secondo me può
essere utile ai bambini per capire come utilizzare i propri averi e per sapere come riuscire a usarli in modo adeguato.
Nel mese di febbraio il circolo Acli di Chiari, con il patrocinio della Città di Chiari, ha organizzato un incontro dal titolo “San Giovanni Battista Piamarta: una vita dedicata alla formazione dei giovani”.
Nella prima parte dell'incontro, rivolto agli studenti
dell’Istituto di formazione professionale CFP Zanardelli di Chiari, Padre Francesco Ferrari ha illustrato i
grandi meriti del sacerdote bresciano che, in un momento di grandi difficoltà economiche e sociali della
Brescia di fine Ottocento, ha dedicato la propria vita
ai ragazzi, rimasti soli, di famiglie disagiate, cambiando il loro futuro grazie alla formazione al lavoro.
In un primo tempo inizia con la Tipografia Queriniana, poi prosegue con laboratori di falegnameria, sartoria, panifici e calzolai. Tanti i giovani salvati dalla strada “per diventare bravi artigiani, buoni cristiani, ottimi cittadini”.
L’incontro è proseguito con l’illustrazione delle opportunità che il mondo bancario, in particolare il movimento del Credito Cooperativo, può offrire a un giovane che desidera avviare una nuova impresa, facendo ricorso al microcredito.
Quest’ultimo è nato storicamente come strumento di sviluppo economico per permettere l’accesso ai servizi finanziari ai soggetti “vulnerabili” dal punto di vista sociale ed economico, generalmente esclusi dal settore finanziario normale.
Negli ultimi anni, però, il microcredito si è diffuso anche nelle economie avanzate, per agevolare le piccole imprese e gli artigiani che non riescono ad accedere ai canali tradizionali del credito.
A cosa ci riferiamo, oggi, quando parliamo di microcredito? A un piccolo prestito, senza dubbio: si tratta di importi, per definizione della UE inferiori ai 25.000 euro, che hanno come scopo il sostegno allo studio o l’avvio di attività produttive e commerciali e la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro.
Ma soprattutto si parla di fiducia, perché il più delle volte i numeri disponibili e le limitate dimensioni dell'impresa, talvolta
addirittura in fase di start up, rendono difficile, se non impossibile, attribuire una corretta valutazione del merito creditizio.
Particolarmente importante, in tema di microcredito, l’impegno delle Banche di Credito Cooperativo, con numerosi progetti e
la stipula di convenzioni con Enti e Associazioni locali o nazionali.
Incontro con gli studenti della Fondazione ENAIP di Romano di Lombardia
Corso tecnico - commerciale delle vendite
BUONA IMPRESA! COME AVVIARE UN NUOVO PUNTO VENDITA
O
LA BCC E L’EDUCAZIONE FINANZIARIA
Luca Dolci (Area Mercato BCC)
Alcuni disegni degli allievi della classe 4 a sez. A della Scuola Primaria “Edmondo De Amicis” di Romano di Lombardia.
24
Lo scorso 5 febbraio la BCC ha accolto come suoi
graditissimi ospiti presso la sala multimediale di Romano Centro gli studenti del 4° anno dell’ENAIP di
Romano di Lombardia.
Il corso di studi che i giovani si accingono a terminare è finalizzato alla formazione di operatori ai servizi di vendita dove si approfondiscono tematiche
quali la preparazione e l’organizzazione di un punto
vendita, la gestione di merci e di prodotti, il compimento di tutti gli elementi di ordine amministrativo e
si affinano, al contempo, le tecniche di assistenza e
di consulenza alla clientela.
La preparazione acquisita si inquadra nell’area commerciale e di vendita di aziende di ogni dimensione
(dalla grande distribuzione al piccolo negozio) e in
ogni settore merceologico (dai negozi di abbigliamento a quelli di vendita di prodotti tecnologici e informatici ecc.).
L’incontro ha avuto come leitmotiv la simulazione dell’apertura di un nuovo negozio di prodotti biologici passando dall’analisi
del contesto ambientale (indicatori socioeconomici) alla creazione di un progetto imprenditoriale (business plan), applicando il
modello delle forze competitive (competitori potenziali, competitori indiretti, concorrenti diretti, fornitori e clienti) mantenendo
sempre saldo il focus sulla centralità della soddisfazione del cliente finale.
Durante il confronto sono stati posti in evidenza i principali strumenti tecnici e finanziari necessari alla realizzazione del progetto coerentemente coi valori del Credito Cooperativo e, in conclusione, sono state presentate alcune iniziative concrete
proposte dalla BCC a favore dei giovani imprenditori contraddistinte dalla filiera affiancamento - credito - garanzie (progetto
“Buona Impresa!”).
La partecipazione degli studenti è stata piacevolmente vivace e intelligente con interventi pertinenti e costruttivi.
EDUCAZIONE FINANZIARIA: DALLA TEORIA ALLA PRATICA
25
‘‘,,
Romano di Lombardia, settembre 2013
BARBARICA
La fatica
Ci stiam dentro affogati sino al collo, radicati nello scorrere delle ore. Schiavi per 100 lire, un quintale di meliga ed
una brenta di vino. Ci hanno fatto servitori ancor prima di
diventarlo. Neppure ci han spiegato che si valeva solo pochi marenghi ed era meglio stare male oggi che domani.
Han contrattato il mio valore: per un sacco di patate e una
camicia. Costretti a crepar sulle langhe solo perché ci siamo nati? Mario Bernasca, un mago con le carte, mio coscritto, aggiustato servitore da suo padre all’età di undici
anni, lo racconta sempre. Quando ha tirato su la testa a lamentarsi, il vecchio - da assaggiare bagnato dentro l’olio
per capir tanto è buono - gli ha sputato in faccia dritto dritto che non gli faceva più pena di un passerrotto d’inverno.
Così anche a Tobia, il mio padrone, non posso chiedere
l’aumento. Ce n’è tanti a prendere il mio posto a faticare,
basta gli lasci libero quel paglione.
La Sala Multimediale della filiale di Romano Centro ospiterà,
nel prossimo mese di settembre, una mostra del pittore e scultore bergamasco Sergio Battarola
Coi suoi disegni, Sergio Battarola,
artista “testoriano” per eccellenza, ci
racconterà in questa mostra, dal titolo “BARBARICA”, come Beppe Fenoglio ne “LA MALORA”, non solo
che “... pioveva su tutte le Langhe,
lassù a San Benedetto mio padre si
pigliava la sua prima acqua sotterra”, ma parla di noi, delle nostre barbarie quotidiane.
Di quei “buchi neri”, che benessere e
progresso non sono riusciti a colmare, di quel viaggio di suoni pesanti e
sordi chiamato paura.
Riflessione di piena attualità in
una società liquida e impotente, terreno fertile di nuovi turbamenti.
Paziente e tenace, con sguardo di
basse palpebre, l’autore procede con
l’uso del suo segno forte e aspro in
uno studio estetico - narrativo capace
di superare i limiti del regionalismo.
La famiglia Braida, le Langhe e gli
eventi che ruotano intorno al racconto
a rappresentare l’intera storia umana,
non solo il microcosmo piemontese.
Una sorta di “realismo critico” il
suo, a uso di una realtà fragile e
complessa, con un continuo rimando
tra luoghi e mondi interiori, in complice duetto con lo stravolgimento
linguistico di Fenoglio. Stravolto
egli pure, ma di una fedeltà assoluta
al lessico dell’autore; fedele solo alla realtà come fonte di unica, vera
ispirazione.
“La malora”, quindi, non come
palcoscenico di un teatrino dei vinti,
ma luogo di pulsioni di un vigore eccezionale. In un crescendo drammatico che prima si accende nel paesaggio, protagonista di vite agre, affogate nell’humus dell’inconsapevolezza
e poi racconta di soprusi e ingiustizie
mai sradicate.
Appese là, al filo di storie di fronti piatte, trecce, baffi, baffoni, bottoni, collarini da prete, cinture.
Avvinghiate dalla fatica del domani incerto. Teste schiacciate da zoccoli
di toro riccio, ringhio di cani alla catena, visi di caproni, pecore, miraggi di
Presentazione dell’Autore
Sergio Battarola è nato nel 1955 a Bariano
(Bergamo) dove vive e lavora. Diplomatosi
all’Accademia di Brera, si è rivelato all’attenzione del pubblico e della critica nel 1989,
con una mostra di 33 disegni presentati da
Giovanni Testori alla Compagnia del Disegno di Milano. Da allora ha tenuto mostre
personali in diverse città italiane. Nel 1998
ha dipinto il grande fondale de “Il trionfo
della morte” in occasione dello spettacolo
teatrale “I rifiuti, la città e la morte” di R.W
Fassbinder per la regia di Elio De Capitani e
Ferdinando Bruni al Teatro dell’Elfo di Milano. Sta preparando per il Museo Bernareggi
di Bergamo una grande mostra che avrà luogo a fine anno dal titolo “Genealogie”.
aringhe che non sfamano. Addii e separazioni, terre, bestiame e sudore.
Morte di cavalli, cani feroci come
lupi, processioni, rosari e, infine, il
cimitero, ultimo atto della commedia: apertura del romanzo per Beppe
Fenoglio, chiusura del percorso di
Battarola.
Langhe
Terra arretrata e povera che figlia sfruttati e sfruttatori, miseri nei loro campi. Bestiali le loro stanchezze bavose di lavoro, le loro reliquie - tutte - che non preservano dall’odio.
Un odio che cresce e passa subito all’opera negli artigli di
nebbia sulle colline, cieli di terre non grasse e nere. Case
arrese alle pendici come fossero in bilico, terre che una
malaugurata mattina possono sparire all’improvviso, mangiate da una frana. Moscato in osteria, quattro salti tra uomini e il cielo lì, capace di raffreddarti al solo vederlo. Fedeli però alla nostalgia di questo grumo infame, rivoltato
dalle zappe dei padri, che, al fine ci fa tornare, senza pensare al dolore e alla fatica. Liberi dai padroni, un giorno anche se costretti a vendere la riva da legna. Che poi, per
scaldarsi, la si va a rubare.
O
“BARBARICA”
Disegni di Sergio Battarola
Testi di Nicoletta Prandi
Nel mezzo, i ritmi del mondo
contadino, ciclici e ripetitivi, scanditi
da fatica e fede, perché, come dice il
protagonista Agostino “la vita ti dà
addosso con dei castighi...”.
NICOLETTA PRANDI
Curatrice della mostra
PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA
LA MALORA
Disegni e sculture di Sergio Battarola - Da un’idea e a cura di Nicoletta Prandi
La mostra “BARBARICA” è una riflessione sul libro “La malora” di Beppe Fenoglio in occasione di due anniversari
importanti: il 90° della nascita dello scrittore nel 2012 e il 50° della morte che ricorre quest’anno.
Con 33 disegni e diverse sculture Sergio Battarola ci racconta la famiglia Braida, le Langhe e gli eventi che ruotano
intorno al racconto fenogliano, a rappresentare l’umanità intera, non unicamente il microcosmo piemontese, grazie a
quel “realismo critico” capace di evidenziare non solo l’identità regionale ma la realtà contadina in generale.
Patrocinata dal Centro di Studi Fenoglio di Alba, l’esposizione ha avuto un ottimo successo nelle prestigiose sedi in
cui è già stata programmata sino a ora: Bergamo (ex chiesa della Maddalena), Verona (Fondazione Toniolo), Bobbio
(Museo Etnografico), Torino (Palazzo Pallavicino Mossi, sede della Banca Regionale Europea), Brescia (Associazione
Artisti Bresciani). Prossimamente sarà a Milano (Teatro Elfo Puccini) e Alba (sede da destinarsi).
L’esposizione è un dialogare continuo tra la tensione delle opere di Battarola e quella della lingua di Fenoglio. Entrambi tesi a una vivida rappresentazione di quanto può essere aspro l’uomo con l’uomo.
Per quanto riguarda lo scrittore si tratta - secondo alcuni critici - del miglior tributo novecentesco all’impasto di lingua e dialetto, fuori da ogni forma descrittiva regionalistica, ma capace di dar corpo e voce all’identità rurale, proprio grazie alla sua“barbaricità”.
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‘‘
Info Mostra:
La mostra, realizzata dall’Associazione FOCOPI di Bergamo, si terrà dal 21 settembre nella Sala Multimediale della
filiale di Romano Centro. Ingresso libero.
Il catalogo della mostra contiene alcuni testi di Nicoletta Prandi e il racconto inedito “Beppe della Langa” dello scrittore francese Jean Louis Jacquier-Roux.
... a me basterà il mio nome, le
due date che sole contano e la qualifica
di scrittore e partigiano. Mi pare d’aver
fatto meglio questo che quello.
Beppe Fenoglio (Alba, 1922 - Torino, 1963)
Di estrazione modesta, egli giunge a frequentare il liceo classico, dove incontra due persone importanti per la propria formazione: il professore di filosofia, Pietro Chiodi, e quello d’italiano, Leonardo Cocito. Iscrittosi alla facoltà di lettere, all’Università di Torino, deve interrompere gli studi perchè chiamato alle armi. Durante la seconda guerra mondiale
partecipa alla Resistenza. Dopo la Liberazione ritorna nella sua città natale per restarvi sino alla prematura scomparsa. Fenoglio si dedica alla narrativa subito dopo la fine delle
ostilità, ma gli inizi non sono facili. Soltanto nel 1952, per merito di Vittorini, riesce a pubblicare la raccolta di racconti “I ventitré giorni della città di Alba”; poi, nel 1954, esce il romanzo breve “La malora”, da alcuni considerato il suo capolavoro. Nel 1959, licenzia il romanzo “Primavera di bellezza”; appaiono, invece, postumi, “Un giorno di fuoco” e “Una
questione privata” (1963), “Il partigiano Johnny” (1968), “La paga del sabato” (1969) e nel
1995 gli “Appunti Partigiani 1944-45”. Lontano dai moduli letterari neorealistici, Fenoglio
ha saputo narrare la Resistenza con un tono innovativo, non moralistico o serioso, da
qualcuno definito “picaresco” perché intriso di gusto dell’avventura. Lo stile, frutto della
mescolanza di differenti registri linguistici, è inconfondibile pure nella produzione cosiddetta “langarola”, in cui la rappresentazione di quell’universo è dura, diretta, capace di
esprimere la necessaria misura di violenza. Difficilmente incasellabile, l’opera di Fenoglio
resta tuttavia tra le più vitali e originali espressioni del nostro ‘900 letterario.
OBIETTIVO DEL CREDITO COOPERATIVO È CREARE VALORE ECONO MICO, SOCIALE E CULTURALE A BENEFICIO DELLE COMUNITÀ LOCALI
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Posizione geografica
Viaggio alla scoperta del nostro territorio
CALCIO, PAESE "IN RIVA DI FIUME"
Calcio è posto immediatamente sulla strada Postale da Brescia a Milano, distante dalla prima venti miglia, e trentasei
dalla seconda. A mezzogiorno ha Cremona, che resta a ventisette miglia di lontananza, Crema a quattordici, Lodi a venticinque, sulla stessa direzione, ed a tramontana Bergamo a diciotto miglia, raggiungendosi le strade postali delle dette
città mediante le rispettive strade della comune bene adattate.
Gio. Maironi da Ponte
“Dizionario odeporico o sia storico - politico - naturale della provincia bergamasca”, Volume I, Bergamo, 1819
1. Il territorio e l’abitato:
caratteristiche fisiche e
fasi di sviluppo
2. Cenni storici
3. Gli anni recenti
4. Le testimonianze storiche:
il castello Silvestri e il palazzo
Oldofredi
5. I luoghi dell’anima: la pieve
di san Vittore, l’oratorio
dei SS. Fermo e Rustico
e la chiesa arcipretale di
san Vittore
6. Il fiume Oglio a Calcio:
dal “porto” al ponte
7. Calcio, Paese Dipinto:
i “Muri d’Autore”
1. Il territorio e l’abitato:
caratteristiche fisiche e fasi
di sviluppo
L’ambito territoriale del paese di Calcio, dal punto di vista fisico, è pianeggiante, e si situa in quella zona di
pianura, nella parte orientale della
provincia di Bergamo, che afferisce
all’Oglio: pianura in riva di fiume. Al
fiume il territorio morfologicamente
discende; il paese di Calcio, nel suo
assetto antico, sorge sul terrazzo del
fiume, come tutti gli altri paesi disposti a rosario e a coppie affrontate sulle due sponde. Al fiume arriva la strada; oltre il fiume la strada continua,
grazie al passaggio prima col porto e
poi, dal 1777, col ponte. Ma il rapporto col fiume si intensifica attraverso i canali per come essi si correlano
al territorio, per come si intrecciano
all’abitato, per come generano direzioni, raccordi.
Di Calcio si conoscono i caratteri e
2.
Veduta aerea del paese di Calcio.
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O
Un centro ricco di storia in posizione di contatto tra Bergamo e Cremona, tra Brescia e Milano
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Giovanni Repossi, Milano, Bergamo, Brescia, 1986, 3 mosaici realizzati su muro, 1,70 x1,70 m cadauno.
2. Cenni storici
Volume "Calcio e la Signoria della Calciana" dei professori Riccardo Caproni e Roberto Pagani. Ampi stralci di
tale pubblicazione sono stati riprodotti nel presente articolo con l'obiettivo di fornire una sintetica illustrazione
della storia del paese di Calcio.
le fasi di sviluppo dell’abitato: della
sua parte centrale antica, ben individuabile, più vicina al fiume, a forma
pressoché circolare, con le nodalità
della vecchia chiesa di san Vittore e
del Castello; della parte, oltre il fascio
di rogge, costituita da una duplice
schiera rettilinea di case allineate lungo la via e con la gigantesca mole della nuova parrocchiale, mole che domina la struttura urbanistica attuale e costituisce un elemento fondamentale
del profilo dell’insediamento ortogonale di Villa.
Le origini del paese sono molto antiche:
possono essere fatte risalire al I secolo
a. C., epoca in cui si verificò la colonizzazione Romana. Tale ipotesi è suffragata da numerosi ritrovamenti avvenuti
sul territorio comunale, tra i quali spicca un mosaico di straordinaria fattura
che, ritenuto il miglior esempio di arte
romana di tutta la provincia bergamasca, è oggi custodito nel Museo Archeologico di Bergamo.
Dopo il termine della dominazione
romana, sul territorio si verificò l'arrivo
dei Longobardi prima, e dei Franchi
poi. Furono questi ultimi a creare i presupposti per la formazione del Sacro
Romano Impero, i cui reggenti governarono le sorti del paese per tutta l'epoca
medievale.
Ed è a questo periodo che risalgono
i primi documenti scritti che attestano
l'esistenza del borgo: nel 1035 infatti si
cita in loco Calzo, per indicare alcuni
possedimenti del Vescovo di Cremona,
al quale era stato donato in feudo il borgo dall’imperatore, unitamente alle zone circostanti.
Il vescovo di Cremona donò tutti i
suoi possedimenti lungo l’Oglio (Calcio, Pumenengo e Fiorano, attuale Torre
Pallavicina) al monastero cremonese di
San Lorenzo.
Successivi cambi portarono il borgo a gravitare nel distretto di Soncino
(nel 1311), per poi ritornare nell'area
cremonese qualche decennio più tardi.
I monaci di San Lorenzo nel 1364 cedettero in permuta al milanese Cabriolo Aliprandi queste loro terre che risultavano allora quasi del tutto spopolate a causa delle precedenti guerre ci-
vili tra Guelfi e Ghibellini.
Due anni dopo l’Aliprandi le rivendette a Regina della Scala, moglie del
Duca di Milano Bernabò Visconti, che nel tentativo di ripopolare i possedimenti della moglie - dotò la Calciana di ampie autonomie e l’esenzione perpetua da
ogni tassa dovuta al governo ducale.
Regina della Scala cercò di migliorare le condizioni economiche del suo
feudo, disboscando, bonificando palu-
di e scavando un canale derivato dall’Oglio per irrigare le sue campagne (si
tratta della Roggia Donna); restaurò i
castelli di Calcio e Pumenengo e cercò
di richiamare contadini dalle zone vicine. Purtroppo i suoi tentativi non ottennero i risultati sperati tanto che nel
1380 fu costretta a rivendere le sue
proprietà, con annessi privilegi ed
esenzioni, a varie famiglie lombarde. Il
territorio di Calcio fu acquistato dai
CALCIO
Alla ricerca dell’origine e del significato di un nome
un po’ particolare
L’origine e il significato del nome “Calcio” sono piuttosto incerti. La diffusione del toponimo, pur con diverse varianti, su tutto il territorio nazionale indurrebbe a ritenerlo di origine latina. Troviamo infatti i nomi Calcinate in provincia di Bergamo e di Varese, Calcinato e Calcinatello in provincia di Brescia, Calco nel Comasco, Calcinaro presso Verona; Calci, Calcinaio e Calcione in Toscana; Calcinello nel Pesarese e Calcino nel Materano.
Gli studiosi di toponomastica hanno avanzato due ipotesi sul significato del
nome: deriverebbe dal termine latino “calx” (calce), forse per indicarne il luogo di produzione; oppure avrebbe origine da un altro termine latino “calceus” (scarpa). In questo caso indicherebbe la posizione del paese sul bordo, o “scarpa”, del terrazzo fluviale sulla riva destra dell’Oglio. Non è neanche da escludere che il toponimo possa derivare dal nome dell’antico colono romano, Calcius.
Nella zona circostante sono molti i centri abitati che devono il proprio nome
e la propria origine ai romani: Covo (da “cavus”, fosso), Fontanella (dalla presenza di numerosi fontanili), Palosco (da “palus”, palude), Antegnate (dalla
“Gens Antinia”, prima proprietaria di quel territorio), Cividate (da “Civitas”),
Floriano (antico nome di Torre Pallavicina), Urago e Rudiano traggono origine dal nome del primo colono proprietario del fondo (Florus, Aurius, Rutilius).
Il nome del paese compare per la prima volta in un documento dell’anno
1035: “... in loco Calzo”. Allo stesso modo è scritto in tutti i documenti successivi dal XII al XIV secolo. Dal secolo XV s’incomincia a trovare anche la
variante moderna “Calcio”, che soppianta definitivamente quella antica solamente a partire dai primi anni dell’Ottocento.
Nel dialetto locale però il nome del paese suona ancor oggi “Càls”, una pronuncia certamente più vicina al nome primitivo “Calzo” e, soprattutto, al termine latino “calx”.
TESTIMONIANZE STORICHE, LUOGHI DELL'ANIMA, CORSI D'ACQUA E PATRIMONIO ARTISTICO
29
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Giovanni Repossi, con la collaborazione di Ivan Corradi e Marco Facchetti, "Regina della Scala Signora di Calcio", tempera su muro trattato, 4,00x3,00 m.
fratelli Secco di Caravaggio.
Fu con questi ultimi che il paese
visse un periodo di rinascita, dopo un
lungo periodo di abbandono e di povertà che aveva reso il territorio una
zona deserta e per nulla sicura. La famiglia, tra le più in vista della Lombardia del tempo, garantì ai propri
sudditi i privilegi e le esenzioni concessi anni prima da Bernabò, cosicchè il borgo potè rinascere economicamente, assumendo ben presto un
ruolo di rilievo tra i paesi del circondario. A Calcio, infatti, risiedeva il
governo del feudo, a capo del quale si
alternavano i vari signori (condòmini)
della Calciana: i Secco, i Barbò e i
Pallavicini. Sempre a Calcio veniva
amministrata la giustizia fino alla pena di morte, che si eseguiva nella
piazza di fronte al castello.
Posto in una zona di confine tra la
Repubblica di Venezia ed il Ducato di
Milano, era da considerarsi una vera e
propria zona franca, chiamata Calciana, senza tasse da versare e con una
propria amministrazione. E come in
tutte le zone di confine, notevole era il
contrabbando praticato nonostante le
rigide leggi che lo vietavano, pena dure sanzioni, anche se per gli abitanti
stessi questa era una delle principali
fonti di sostentamento.
30
1980 e il 1989 nella campagna cremonese e nella Calciana il fenomeno fu
analogo, vennero distrutti il 25 per
cento delle zone di bosco, il 40 per
cento dei cespuglieti, il 17 per cento
dei filari e il 30 per cento delle siepi,
cioè di quei filari di alberi più radi e
spesso di antica origine.
L’attualità di Calcio vede un certo
sviluppo edilizio, un forte flusso migratorio dai Paesi extra-comunitari.
È arrivato ora il tempo delle grandi
infrastrutture viarie (autostrada Brebemi). E il futuro appare denso di incognite, per le conseguenze negative del
forte impatto ambientale, e fors’anche
di opportunità (sviluppo attività economiche).
testimonianze storiche:
4. Leil castello
Silvestri e il palazzo Oldofredi
Castello Silvestri - L’edificio sorge
sulle rovine di una villa romana del II
secolo d.C. Verso l’anno 1000 iniziò
la costruzione dell’edificio fortificato
che nel 1035 apparteneva ai Vescovi
Conti di Cremona. L’aspetto attuale
del castello è il risultato di successivi
ampliamenti e modifiche subiti nel
corso dei secoli.
È comunque ancora rintracciabile
La totale esenzione dalle tasse durò fino alla metà del XVIII secolo,
mentre pochi decenni più tardi si verificò il passaggio alla Repubblica Cisalpina. La nuova dominazione revocò
tutti i privilegi riservati al paese, che
fu annesso al dipartimento facente capo a Bergamo, e unito amministrativamente ai vicini comuni di Pumenengo
e Torre Pallavicina.
Il successivo arrivo degli austriaci, che instaurarono il Regno Lombardo-Veneto, non ripristinò le vecchie
agevolazioni ma garantì un nuovo
sviluppo che portò nuovamente il
paese di Calcio a occupare un ruolo
predominante in ambito economico
nella pianura bergamasca.
la planimetria medievale con i resti delle torri angolari e con la torre passante
sopra l’ingresso. Furono i Secco, in particolare, ad apportare le modifiche più
significative, soprattutto nel corso dei
secoli XVI e XVII quando l’edificio fu
praticamente trasformato in una lussuosa residenza di campagna con giardino
all’italiana e con affreschi che ornano
varie sale e le facciate prospettanti sul
cortile. Soppresso il feudo coi suoi privilegi a opera di Napoleone nel 1796, i
Secco preferirono abitare in città.
Nel 1862 gli ultimi eredi dei feudatari lo vendettero all’industriale bergamasco Giacomo Silvestri, che vi apportò le ultime pesanti modifiche, che
hanno quasi del tutto cancellato le
tracce delle antiche fortificazioni. Durante i lavori di ristrutturazione fu scoperto lo splendido mosaico sotto la
torre di Sud-ovest.
La costruzione presenta un duplice
aspetto: la parte verso ovest, nella quale
si apre la porta di ingresso, ricorda l’austerità della costruzione fortificata; ad
est invece le trasformazioni attuate nel
Sei-Settecento suggeriscono l’idea, anche per i giardini pensili e le serre, di
una signorile residenza di campagna. I
prospetti sul cortile interno hanno alte
finestre contornate da affreschi policromi. Il Castello è circondato da un parco
con numerose essenze d’alto fusto.
Palazzo Oldofredi - In una relazione
del Municipio della seconda metà dell’Ottocento si afferma che a Calcio è
presente “la grandiosa e bella villeggiatura dei Conti Tadini Oldofredi”.
Gli Oldofredi furono una nobile famiglia italiana, imparentata con Pandolfo
III Malatesta, originaria di Manerbio.
Nel XIII secolo acquisì forza e fortuna
nella zona della Franciacorta e del lago
d’Iseo, dove possedeva anche un castello a Peschiera Maraglio sull’isola
di Montisola, e da dove le derivò il titolo di da Ysé o Isei. Furono ghibellini
e filomilanesi, avversi a Venezia. Durante il Risorgimento un loro discendente, Ercole Oldofredi Tadini (Brescia, 6 settembre 1810 - Calcio, 24 settembre 1877), partecipò alle vicende
del processo di unificazione dell’Italia,
prima nel Regno Lombardo -Veneto e
poi in quelli di Sardegna e d’Italia. Fu
segretario e collaboratore di Cavour,
partecipò al Congresso di Parigi del
1856 dopo la guerra di Crimea e, dopo
la seconda guerra di indipendenza
(1859), negoziò con Napoleone III la
cessione di Nizza e della Savoia alla
Francia.
Nel palazzo Oldofredi di Calcio,
struttura circondata da un fossato con
relativo ponte levatoio, si trova una lapide commemorativa del soggiorno di
Napoleone III del seguente tenore:
“Napoleone III Duce supremo dello
esercito franco sardo che solo fra i reggitori di Francia scendeva nei campi
lombardi a salvezza non a servitude
d’Italia in questa villa nei giorni XVI e
XVII giugno MDCCCLIX disegnava la
sanguinosa pugna e la vittoria di Solferino. Ricordo posto allo esule di Chislehurst dal Conte Ercole Oldofredi Tadini senatore del Regno”.
5. I luoghi dell’anima:
la pieve di san Vittore,
l’oratorio dei SS. Fermo e
Rustico e la chiesa
arcipretale di san Vittore
Pieve di san Vittore - È probabile che la
pieve (da “plebs”, popolo) di Calcio sia
da annoverare tra quelle di fondazione
più antica. Lo confermerebbe la sua intitolazione a san Vittore che è tipica delle più antiche pievi ambrosiane.
Purtroppo i primi secoli di vita della
pieve di san Vittore sono avvolti nel più
fitto mistero. Il primo documento scritto
che la riguarda, seppure indirettamente,
risale all’anno 998: è un atto di permuta
redatto in Cortenova tra il Vescovo di
Bergamo e Marino da Covo. Una delle
terre permutate presso il Covello, denominata Mosa, confinava a mattina con
proprietà di san Vittore. Si trattava quasi
sicuramente di terreni della pieve di Calcio, dal momento che non si conoscono,
nella zona, altre chiese importanti sotto
questo titolo. Un altro accenno a proprietà della pieve di Calcio è contenuto
in una pergamena dell’archivio capitolare di Bergamo del XII secolo (cap. 3763)
relativa a Fontanella: “... in Castanete…
a sera plebs de Calse...”.
O
l’avvio dello spopolamento del territorio agricolo con l’emigrazione verso i
centri industriali. Scriveva L’Eco di
Bergamo nel 1956: “L’economia di
Calcio non è neppure su un piano discreto, per quanto il paese si possa
considerare un centro agricolo e di
produzione industriale”. Comincia in
quegli anni la crisi del modello agricolo, la crisi delle cascine che nel giro
di una decina d’anni si svuoteranno
completamente. E infatti nel 1961 gli
abitanti del paese erano scesi a 4.061
e dieci anni dopo ulteriore discesa a
3.906 residenti. E qui si arresta
l’emorragia. Nel 1971, infatti, la popolazione era risalita a 4.518 anime e
nel 1997 a 4.755. Oggi Calcio conta
poco più di 5.000 abitanti.
Agli inizi degli anni Ottanta la crisi economica derivata dalla crisi agricola era superata, gli occupati della
campagna erano passati in gran parte
all’artigianato e alla piccola industria.
Salgono per esempio gli addetti al settore edilizio: se all’inizio degli anni
Settanta, nella zona della Calciana,
avevamo settanta muratori, al principio dei Novanta eravamo a ottocento!
Un’economia, una prosperità nuove. La campagna resiste, ma arretra.
Basta un’occhiata a un dato storico,
non troppo distante: negli anni fra il
Nel “Registro della Mensa Vescovile”, datato 1395 e conservato nell’Archivio diocesano di Cremona, sono
elencate tutte le pievi cremonesi con le
relative parrocchie. Sappiamo così che
la pieve di Calcio a quella data estendeva la sua giurisdizione sulle chiese di
3. Gli anni recenti
Nel 2004, Calcio ha sfondato per la
prima volta nella sua storia il tetto dei
5mila abitanti. Calcio è un paese che
ha visto crescere in maniera progressiva la sua popolazione. Nel 1861 il
paese costituiva già un grosso borgo
agricolo di 2.935 abitanti che cinquant’anni dopo erano saliti a 3.869.
Una crisi demografica il paese l’ha
vissuta dopo il 1951 quando gli abitanti erano 4.343. Crisi demografica
parallela alla crisi della campagna, al-
Mosaico romano rinvenuto nel 1872 sotto il castello Silvestri di Calcio (per gentile concessione del Civico
Museo Archeologico di Bergamo).
Cortile interno del castello Silvestri di Calcio.
TESTIMONIANZE STORICHE, LUOGHI DELL'ANIMA, CORSI D'ACQUA E PATRIMONIO ARTISTICO
31
murario esterno denuncia i vari interventi di ristrutturazione subiti nel corso dei secoli. L’interno è a unica navata coperta con volta a botte; nelle
pareti laterali si aprono quattro cappelle per lato. La chiesa conserva
pressoché intatti i bellissimi altari laterali e alcune opere d’arte. Nel presbiterio è collocato l’altare maggiore
di marmo del 1799.
Oratorio dei SS. Fermo e Rustico - È il
più importante e antico degli oratori
minori ed è quello che ha subito meno
mutamenti e manomissioni nel corso
degli ultimi secoli. Il suo aspetto attuale, infatti, corrisponde quasi in ogni
particolare alle descrizioni contenute
nelle visite pastorali del XVI e XVII
secolo. Il culto dei due martiri era molto diffuso in questa fascia di pianura
attraversata dalle antiche strade che
univano Milano al Veneto.
Nel XVIII secolo si celebrava in san
Fermo una messa quotidiana e il giorno
della festa dei Santi (9 agosto) vi confluiva gran moltitudine di devoti anche
dai paesi vicini. Dopo la messa venivano benedetti gli animali che i contadini
conducevano davanti alla chiesa.
L’immagine della Madonna e dei
due Santi che fa da pala all’unico altare era oggetto di un culto particolare
tanto che le pareti della chiesa erano
ornate di numerosi ex voto. Le cospicue elemosine offerte dai fedeli nel
L'antica pieve di San Vittore con l'oratorio della Beata Vergine del Carmine.
giorno di san Fermo diedero origine al
“Monte di pietà” che proprio in san
Fermo ebbe poi la sua sede.
La chiesa era custodita da un eremita nominato dalla famiglia Secco,
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Trento Longaretti, La processione per il santo Patrono, 2000, mosaico realizzato in collaborazione con la ditta Toneguzzo di Monza,
2,40x3,00 m, piazza san Vittore - Facciata del Palazzo Comunale.
32
che abitava in due stanze annesse alla
sagrestia. Pare che in epoca tardo medievale il terreno intorno all’oratorio
fosse già adibito a cimitero, forse per i
morti delle varie epidemie di peste.
Verso il 1780 il governo austriaco
impose di spostare i cimiteri fuori dell’abitato. La popolazione di Calcio decise allora di utilizzare a tale scopo il
terreno a monte di san Fermo, che nel
1789 fu recintato e benedetto dall’arciprete Pietro Buzzi. San Fermo diventò
così la chiesa cimiteriale di Calcio,
luogo ancor oggi di grande devozione
popolare. L’interno custodisce diverse
opere d’arte.
Chiesa arcipretale di san Vittore - Nel
1749, i condomini della Calciana proposero il completo rifacimento del presbiterio, della sagrestia e dell’altar
maggiore dell’antica pieve di san Vittore a patto però che si ponesse il loro
stemma in varie parti visibili della
chiesa, che venisse loro concesso di
erigere un nuovo sepolcro di famiglia
nel pavimento della navata e che si costruisse una “camera” attigua alla sagrestia da cui poter assistere alla messa
attraverso un’apertura sul presbiterio.
Il costo elevato del nuovo progetto
fece balenare l’idea all’arciprete del
tempo e ai condomini di erigere una
nuova grande chiesa che fosse in grado di soddisfare le esigenze di una
popolazione notevolmente aumentata
di numero e di un paese che si andava sempre più espandendo verso
ovest, lontano dalla vecchia pieve.
Il conte Marco Secco d’Aragona mise a
disposizione il terreno necessario in località Brama, a metà strada tra l’antico
nucleo medioevale della “Piazza” e
quello più recente della “Villa”. La terra veniva concessa a titolo di “livello
perpetuo” al popolo di Calcio in cambio
di un canone annuo di un paio di capponi e di una messa perpetua di suffragio
dopo la morte del donatore.
Il Vescovo di Cremona concedeva l’indulgenza episcopale agli operai che
avessero prestato gratuitamente la loro
opera nei giorni festivi e dava all’arciprete la facoltà di fare una questua straordinaria per raccogliere i fondi necessari all’impresa. Nel 1762 si diede finalmente inizio ai lavori.
Poco si sa di quanto accadde nei primi
dieci anni dei lavori: i documenti d’archivio sono piuttosto scarsi. Ci fanno
comunque conoscere che, con l’arciprete Buzzi, furono eretti i muri perimetrali del tempio per circa due terzi della loro altezza e che fu completata la casa arcipretale.
Poi ebbero inizio le difficoltà e anche i
lavori per il nuovo tempio conobbero
continue interruzioni che durarono, a
volte, anche alcuni decenni. A ogni ripresa dei lavori il progetto originario subiva modifiche e rifacimenti da parte dei
nuovi architetti incaricati della fabbrica.
Tra gli architetti che collaborarono al
progetto e alla fabbrica della nuova
chiesa si ricordano in particolare Giuseppe Foscani, Giacomo Bianconi e
Carlo Maciachini, autore della cupola.
Così anche la costruzione del nuovo
tempio ebbe una storia tormentatissima,
che si concluse solamente nella parte finale del XIX secolo. Il 29 ottobre 1880,
infatti, il vescovo di Cremona Geremia
Bonomelli consacrava la nuova chiesa
confermandole il medesimo titolo di san
Vittore dell’antica pieve. Alla cerimonia
erano presenti anche l’arcivescovo di
Milano L. Nazzari e il vescovo di Crema
P. Sabbia. D. Muoni, nel suo opuscolo
“Cenni storici sopra Calcio ed Antignate” (1875), così descrive il grandioso
tempio appena aperto al culto: “Al fine
di porgere un’idea della grandiosità dell’opera, basti l’accennare come, internamente, raggiunga la totale lunghezza
di metri 69 dalla soglia della parte maggiore al fondo dell’abside principale, e
la massima larghezza di metri 33 da
un’estremità all’altra dei due bracci laterali. Al di fuori la totale lunghezza del
tempio è di metri 76 con una facciata
larga metri 36 e alta 33 fino al vertice
del timpano. Ove poi vogliasi in quest’ultima misura comprendere la cupola,
contasi metri 60 dalla base ai piedi della croce, ed altri 4 metri se si aggiunge
O
Pumenengo, Fiorano, Antegnate, Covo, Covello, Barbata, Fontanella, Marzuole, Zermegnate (Cascina San Germignano), Gallignano, Isengo e San
Michele del Borghetto (le attuali cascine S. Michele ad Ovest di Soncino).
Contrariamente a quanto hanno scritto
gli storici soncinesi, non fu, quindi, la
pieve di Calcio a essere stata smembrata da quella di Soncino, ma avvenne probabilmente il contrario. Il distacco di Soncino dalla pieve di Calcio
avvenne probabilmente nel XIII o XIV
secolo, quando quel borgo era diventato economicamente e demograficamente importante quasi quanto una
città. Infatti, stando al citato Registro
della Mensa, nel 1395 la pieve di Soncino comprendeva esclusivamente le
chiese del centro abitato e dei due borghi fuori le mura.
Sono quasi inesistenti documenti
anteriori al XVI secolo che parlino degli arcipreti e del clero della pieve di
Calcio. Le prime descrizioni della vecchia pieve sono contenute nelle visite
pastorali del XVI secolo. A quell’epoca l’edificio si presentava nella tipica
struttura delle chiese gotico-lombarde,
frutto probabilmente di un rifacimento
dei secoli XIV-XV della primitiva costruzione romanica.
L’edificio sacro si presenta oggi in
forme tardo rinascimentali con facciata barocca in laterizi. Il parametro
La chiesa arcipretale san Vittore vista da ovest (Antegnate).
anche questa. La chiesa principale di
Calcio supera dunque nelle sue dimensioni il vicino, rinomatissimo santuario
di Caravaggio, la cattedrale di Brescia,
le chiese di san Fedele, di san Vittore e
tutte le altre maggiori di Milano, salvo il
Duomo. Composta di una sola nave a
croce latina, in stile classico palladiano,
dotata di forti nervature e di archi ben
impostati, novera, oltre numerose lesene
12 robuste colonne, di cui 8 a sostegno
della cupola, 4 a quelle del presbiterio,
ed offre nel suo assieme una sorprendente magnificenza e solidità. La cupola
poi slanciasi dal centro della croce negli
aerei spazi audace, svelta, graziosa, e
ricorda in più piccole proporzioni quella di san Pietro a Roma. Fu per intero
ricoperta con ardesie o lavagne di Savoia, tagliate a squame di bellissimo
aspetto, le quali hanno il vantaggio di
resistere alle intemperie ed anche alla
gragnuola più fitta. Peccato che tale edificio, degno delle più grandi città, sorga
in un Comune forese, la cui popolazione
non arriverà probabilmente mai ad occuparne più di un terzo!”.
La facciata, più volte modificata nel
corso dei lavori di costruzione del tempio, è ornata di statue del Belcaro (XIX
secolo). Nel grandioso interno, decorato tra la fine dell’800 e i primi decenni
del ‘900, sono conservate alcune importanti opere del XVII e XVIII secolo
provenienti dalla vecchia pieve e da altri oratori.
6. Il fiume Oglio a Calcio:
dal “porto” al ponte
L’Oglio ha sempre segnato il confine tra
i territori di Bergamo e di Brescia fin dall’epoca romana. La città di Brescia però,
per antichi privilegi concessi da vari imperatori, vantò sempre i propri diritti su
entrambe le sponde del fiume. Tali privilegi garantivano ai soli bresciani il diritto
di costruire porti e ponti, di navigare e di
estrarre acqua a scopo irriguo.
L’importanza di simili concessioni
causò lunghi contrasti tra Brescia, Bergamo e Cremona. Forse è proprio a causa del continuo stato di tensione tra Brescia e Cremona e tra gli stati confinanti,
Ducato di Milano e Repubblica di Venezia, se le comunicazioni tra le opposte
sponde del fiume rimasero sempre limitate a pochi ponti e a qualche guado.
Praticamente, fino alle soglie del XIX
secolo, sul tratto di fiume tra Sarnico e
Pumenengo esistevano soltanto tre ponti, quanti se ne contavano forse già in
epoca romana: il ponte di Calepio, il
ponte di Palazzolo (che sostituì nel medioevo, quello romano del Cividino) e il
ponte di Pontoglio, che rimase di legno
fino al 1622.
Quasi tutti i centri abitati situati sulle opposte rive del fiume erano collegati tra loro da guadi provvisti di un barcone o zatterone, comunemente denominati “porti”. La Calciana era collegata al territorio bresciano solamente at-
TESTIMONIANZE STORICHE, LUOGHI DELL'ANIMA, CORSI D'ACQUA E PATRIMONIO ARTISTICO
33
LE ACQUE
Ciò che rende appariscente, ed arioso Calcio, sono li due canali denominati l’Antegnata ed il Naviglio Cremonese,
che lo intersecano quasi alla metà della sua lunghezza, e sui quali esistono due bei ponti a rettifilo del piano della
contrada stessa. Questi due canali derivano dal fiume Ollio ad un miglio di distanza, e servono, il primo all’irrigazione del confinante territorio d’Antegnate, ed il secondo diffonde le sue copiose acque in gran parte della provincia Cremonese. (…)
In Calcio evvi un altro dugale chiamato la seriola Donna, cavato pur esso dall’Ollio sino ai tempi della regina della
Scala; e questa seriola serve ad irrigare principalmente le campagne più elevate del circondario.
Scene di Calcio - Allievi della Accademia di Belle Arti di
Vienna Dipartimento di Architettura
Gio. Maironi da Ponte
“Dizionario odeporico o sia storico - politico - naturale della provincia bergamasca”, Volume I, Bergamo, 1819
Allegoria del lavoro - Floriano Bodini
Nel prato - Allievi dell’Università dell’Inghilterra Centrale
Dipartimento di Belle Arti di Birmingham
Il Territorio di Calcio - Giovanni Repossi
Il carro agricolo della festa - Piero Leddi
L’arrivo del primo treno - Calisto Gritti
Primo giorno di scuola - Maria Jannelli
Il passaggio a Calcio delle truppe di Napoleone III - 1859
Mario Cornali
La costruzione del ponte - Carlo Pescatori
Dalla Roggia Donna fertilità ai campi - Umberto Faini
La lavandaia - Allievi Scuola Serale di Calcio (Ermanno
Togni, Sandra Aglioni, Raffaella Baiocchi, Ivan Corbelli,
Umberto Corbelli) coordinati dall’artista Amedeo Togni
I gelsi e i frutti della terra - Amedeo Togni
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Calisto Gritti, L'arrivo del primo treno, 1999,
tempera su muro trattato, 3,00x2,50 m.
Il pastore Gigin Pomadona, ultimo pastore di Calcio
Giovanni Sara
La chiusa - Rinaldo Turati (col contributo di Alberto Goglio)
Scene di Calcio - Allievi dell’Accademia di Belle Arti di
Barcellona (coordinati dal professor Andrea Contino)
Segnali stradali: Milano, Bergamo, Brescia
Giovanni Repossi
Scena agreste - Giansisto Gasparini
I gelsi lungo la roggia - Allievi della Laba (Libera Accademia di Belle Arti) di Brescia
La Filanda - Giacomo Marra
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Umberto Faini, Dalla Roggia Donna fertilità ai campi, 1999, acrilico e mosaico su muro, 4,00x 5,00 m.
Interno di casa - Franco Migliaccio
La processione per il santo Patrono - Trento Longaretti
Le autorità venete e austriache fecero eseguire perizie e chiesero informazioni ai responsabili militari della zona
sull’eventuale pericolo che il ponte potesse rappresentare in caso di conflitto
e, più semplicemente, per il passaggio
di disertori e contrabbandieri. Gli inter-
pellati diedero risposte rassicuranti; soprattutto le autorità militari affermarono che il ponte non avrebbe facilitato il
contrabbando né la fuga di disertori in
quanto più facilmente controllabile dei
“porti” e degli innumerevoli punti in cui
il fiume era guadabile anche a piedi e
lontano da occhi indiscreti.
Finalmente nel 1777 si diede inizio
ai lavori. Il ponte, di quattro campate,
misurava 68.60 braccia milanesi ed era
munito di sbarre alle due estremità e di
un “rastello” al suo centro. Il pagamento del pedaggio fu applicato fino
all’abolizione dei privilegi feudali da
parte di Napoleone (1797).
7. Calcio, Paese Dipinto:
i “Muri d’Autore”
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Carlo Pescatori, La costruzione del ponte, 1999, tempera su muro
preparato, 3,00 x 3,70 m.
34
I "MURI D'AUTORE" DI CALCIO
O
traverso tre porti: il porto di Mezzo, il
porto di Calcio, che si trovava sul luogo dell’attuale ponte stradale, e il porto di Pumenengo-Rudiano.
Le interminabili guerre succedutesi nel corso dei secoli XV-XVI e XVIII
sconsigliarono, per ragioni strategiche,
la costruzione di ponti in muratura lungo questo tratto di fiume che segnava il
confine tra gli stati veneto e milanese.
Dopo l’ultimo grande conflitto per
la successione al trono di Spagna
(1700-1724) che portò gli eserciti avversari a scontrarsi più volte proprio
sulle rive dell’Oglio, seguì un lungo
periodo relativamente tranquillo. Col
trattato di Vaprio (1754) il Ducato di
Milano passò sotto il dominio austriaco e la strada postale passante per Calcio diventò la principale arteria di collegamento tra Milano e Vienna.
Il traffico diventò sempre più intenso e a malapena il traghettatore riusciva
a far fronte alle richieste dei convogli e
dei passeggeri che si addensavano su
entrambe le sponde. Fu deciso perciò di
sistemare il fondo del fiume in modo tale che, nei periodi di magra, cavalli e
carrozze potessero passare a guado senza bisogno di utilizzare la zattera.
Accadeva però frequentemente che
carrozze e cavalieri lanciati al galoppo
varcassero il fiume senza fermarsi a pagare il pedaggio, approfittando anche
del fatto che, per l’incessante traffico, le
sbarre rimanevano quasi sempre alzate.
Sarebbe stato molto più facile controllare il traffico sopra un ponte munito di
sbarre e cancello, piuttosto che sorvegliare i vari “porti” e le interminabili
operazioni di traghettamento. Tra il
1773 e il 1777 le comunità di Calcio e di
Urago, coi rispettivi feudatari, inoltrarono ai competenti governi varie richieste
per la costruzione di un ponte in muratura sul luogo del “porto di Calcio”.
In Italia esistono oltre duecento “Paesi
Dipinti”. A mano. Piccoli borghi, sparsi in tutte le regioni, dove le facciate
delle case non sono semplici muri, ma
affreschi. Pittori e scultori hanno trasformato, soprattutto negli ultimi trent’anni, questi luoghi in musei a cielo
aperto. Di solito, i “Paesi Dipinti” rac-
contano la propria storia e le proprie
tradizioni o ricordano un grande personaggio che ha vissuto quei luoghi. La
maggior parte di queste località è riunita nell’Associazione Italiana Paesi
Dipinti, nata a Varese diversi anni fa,
che si propone di mantenerle in collegamento e farle conoscere.
L’elenco dei Paesi Dipinti italiani è
davvero lungo. Esso comprende, ormai da diverso tempo, anche il paese
di Calcio. Tutto è partito dall’iniziativa
artistica “Narrano i Muri” promossa
alcuni anni fa dall’Amministrazione
comunale con lo scopo di rappresentare gli avvenimenti salienti della storia
millenaria di Calcio. Gli artisti che nel
tempo hanno partecipato all’iniziativa
culturale hanno saputo coniugare, con
appassionata maestria, l’aspetto artistico - estetico con quello storico.
In fin dei conti, “un muro è spesso
solo un confine: dipinto diviene un
muro d’autore e racconta una storia”.
I “Muri d’Autore che abbelliscono
il paese di Calcio”, incluse anche le
Vetrate del Palazzo Comunale, sono
ben 38 (v. box).
La raccolta del grano - Allievi dell’Accademia di Belle Arti di Sassari (coordinati dal professor Renato Galbusera)
Lampade a petrolio nel Rivellino Superiore - Pietro Ricci
Mappale - Giorgio Pasolini
Allegoria della Resistenza - Luigi Dragoni
Paso doble - Alberto Cropelli
Il tappeto volante (è la festa) - Allievi Accademia di Brera (coordinati dal professor Bruno Gandola)
Il fiume Oglio a Calcio - Angelo Boni
Il mondo degli dei e della natura - Sergio Battarola
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Candido Baggi, Il mulino sulla roggia, 2000,
acrilico su muro, 4,50x3,00 m.
L’amministrazione della giustizia: un caso di condanna
Italo Ghilardi
Il traghetto sull’Oglio (prima del ponte)
Franco Bassignani
Il mulino sulla roggia - Candido Baggi
Il ponte Gobbo - Ferdinando Capisani
Regina della Scala Signora di Calcio - Giovanni Repossi
La libertà e la storia - Renato Galbusera
L’albero della vita - Beppe Corna
Naviglio e palazzo vecchio - Mario Lazzarini
Le vetrate del Palazzo Municipale
Bozzetto di Enrico Della Torre,
realizzazione a cura del maestro Bortolo Reduzzi
Calcio, Paese Dipinto - Muro d'Autore: Allievi della Laba (Libera Accademia di Belle
Arti), I gelsi lungo la roggia, 2002, tempera su muro trattato, 4,50x3,00 m.
TESTIMONIANZE STORICHE, LUOGHI DELL'ANIMA, CORSI D'ACQUA E PATRIMONIO ARTISTICO
35
‘‘,,
COOPERARE PER COMPETERE
I molteplici benefici della circolazione delle idee e delle prassi operative
all’interno del Sistema a Rete del Credito Cooperativo
portunamente analizzate al fine di
esprimere un giudizio di adeguatezza
e, nel caso siano presenti eventuali
punti di debolezza, di indicare le più
idonee azioni di mitigazione dei rischi
che si intendono intraprendere per migliorare la posizione della Banca.
Questo è il quinto anno che, in
qualità di referente, svolgo questa attività all’interno della Banca.
In questo lasso temporale mi sono
reso conto che la complessità di un
processo strategicamente rilevante come questo può essere affrontata serenamente anche attraverso il confronto
professionale e continuativo coi referenti degli Organismi associativi del
movimento delle BCC e coi molti
Colleghi di altre banche che, nello
stesso ruolo, portano le medesime
esperienze condividendo le migliori
prassi e spesso anche le “piccole ansie” inevitabilmente connesse con un
lavoro molto impegnativo.
Questo sentire comune da parte di
un piccolo esercito di referenti che si
occupano della materia è stato lo
spunto per dare vita a una rete di relazioni, in alcuni casi anche di amicizia,
che ruotano intorno a una gratuita
condivisione di esperienze che accresce complessivamente il valore di
questa attività e le professionalità di
ciascuno.
Interventi del dott. Daniele Frosio della BCC: testimonianza sull’implementazione del processo di controllo del
rischio di liquidità (qui sopra); lezione / testimonianza sulla gestione integrata dei rischi (in alto).
36
Quest’anno, in particolare, la produzione del documento per la nostra
Banca è stata scandita dalla partecipazione a seminari e corsi di formazione
ove abbiamo avuto l’opportunità di
portare, in modo entusiastico, una testimonianza delle modalità seguite
dalla Banca nell’approcciare la gestione, il controllo e la mitigazione rispetto a due rischi di rilevanza strategica nel business bancario: il rischio
di liquidità e il rischio di credito.
Il mio intervento in qualità di relatore mi rende orgoglioso di rappresentare un lavoro che è il frutto dell’attenzione che gli Organi di governo
della BCC dedicano, con impegno, alla consapevole assunzione di rischio
con l’obiettivo di perseguire una sana
e prudente gestione.
Gli eventi ai quali ho avuto l’opportunità di rappresentare l’operato
della BCC sono stati i seguenti:
a) Milano, Federazione Lombarda
delle BCC, 27 marzo 2013: Testimonianza sull’implementazione
del processo di controllo del rischio di liquidità;
b) Milano, Università Cattolica del
Sacro Cuore, 5 aprile 2013: Master
in Banca Mutualità e Sviluppo - lezione / testimonianza sulla gestione
integrata dei rischi nella realtà della BCC di Calcio e di Covo;
BCC IN PRIMO PIANO
Alla ricerca di nuovi mercati grazie alla collaborazione con la società Promos di Milano
c) Milano, Associazione Bancaria Italiana, 23 aprile 2013: Corso di formazione “Audit sui processi di monitoraggio dei crediti problematici”
- lezione / testimonianza sulla valutazione delle politiche di gestione
del rischio di credito e di accantonamento e sul requisito patrimoniale a fronte di rischio di credito.
Daniele Frosio
Responsabile BCC Attività Risk Control
CARTA DELLA COESIONE
DEL CREDITO COOPERATIVO
Principio di solidarietà
La solidarietà all’interno delle
BCC - CR e fra le BCC - CR è un
principio irrinunciabile del Movimento. Contribuire a creare le
condizioni migliori per la nascita,
l’operatività e lo sviluppo durevole delle BCC - CR rappresenta
un valore prioritario e costituisce
interesse primario di ciascuna
BCC - CR e dell’intero “sistema”
del quale essa fa parte.
La solidarietà si esprime anche
attraverso la condivisione di
principi e idee, l’elaborazione e
la partecipazione a progetti e
iniziative comuni, l’aiuto vicendevole nei casi di necessità.
Nel corso del primo trimestre 2013, in
seguito a un accordo tra la Federazione
Lombarda delle Banche di Credito
Cooperativo e Promos, la nostra BCC
ha instaurato una proficua collaborazione con quest’ultima.
Promos è un’azienda speciale della
Camera di Commercio di Milano, non
profit, finalizzata allo sviluppo delle attività internazionali; la sua mission è di
promuovere nel mondo il sistema imprenditoriale lombardo e le sue aree di
eccellenza.
Promos opera attraverso consolidate alleanze con le principali istituzioni,
associazioni, agenzie di governo internazionale, oltre che con un efficiente
network di uffici e desk localizzati nei
mercati esteri prioritari per la crescita
delle PMI regionali. In particolare è
presente con 11 uffici propri negli Stati Uniti a Chicago, in Messico a Città
del Messico, in Brasile a San Paolo, in
Turchia a Istanbul, in Marocco a Casablanca, in Russia a Mosca, negli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dabi, nel Qatar, in India a Mumbai, in Giappone a
Tokyo e in Cina a Shanghai; relativamente al nostro territorio è presente in
Lombardia con sedi a Milano, Bergamo, Monza e Cantù.
Questa collaborazione è da considerarsi un’importante opportunità sia
per le aziende che operano già nel settore estero e che intendono incrementarne la propria presenza, sia per quelle
PMI che desiderano affacciarsi per la
prima volta sui mercati internazionali.
A questo proposito Promos costituisce un ottimo viatico per raggiungere questo scopo: non si limita, infatti, a
effettuare ricerche globali allo scopo di
produrre solamente una serie di nominativi da fornire al cliente, il quale, a
sua volta, deve poi impegnarsi in ulteriori analisi e cernite, ma effettua un
approfondimento delle necessità dell’impresa, ricerca e seleziona operatori
locali commerciali o industriali, come
distributori, importatori, agenti, grandi
clienti finali, partnership, sulla base
delle esigenze dell’impresa.
A questo proposito individua le più
importanti fiere internazionali all’estero e organizza la partecipazione delle
imprese. Lo stesso per missioni economiche oltre confine, delle quali gestisce anche tutti gli aspetti logistici e organizzativi legati agli eventi.
Promos, infine, è in grado di fornire:
• un supporto legale;
• un’assistenza tecnica commerciale
(per esempio: apertura di società all’estero, contrattualistica internazionale, joint venture, registrazione di
marchi e brevetti, certificazioni);
• ricerche di immobili;
• ricerche di personale;
• presenza di un interprete
che parli la
specifica lingua locale;
• business incubator (attivazione di un
punto operativo all’estero e assistenza globale alle aziende all'inizio della
loro attività).
Per quanto concerne in particolare
l’attività della nostra BCC evidenziamo che dai primi appuntamenti abbiamo ottenuto dalle nostre aziende riscontri positivi per concretezza e professionalità da parte dei referenti di
Promos: gli incontri sono stati una
dozzina e tra questi cinque imprese,
dopo aver ottenuto e valutato le prime
indagini di mercato, hanno optato per
proseguire nell’iter operativo al fine
di concretizzare le potenzialità commerciali.
Giorgio Barbieri
Area Mercato - Ufficio Estero
[email protected]
‘‘
‘‘
Anche quest’anno, come avviene da
cinque anni a questa parte, i mesi primaverili sono dedicati, in prevalenza,
alla produzione del Rendiconto annuale all’Organo di Vigilanza in materia di autovalutazione dell’adeguatezza patrimoniale e organizzativa rispetto ai rischi assunti dalla Banca
nello svolgimento della propria attività d’impresa.
È un momento importante in
quanto costituisce la sintesi di un processo strategico che gli Organi di governo della Banca svolgono senza soluzione di continuità, traducendone le
risultanze in modo pervasivo a tutti i
livelli, per determinare indirizzi e stimolare comportamenti corretti nell’operatività quotidiana.
Il processo, chiamato ICAAP (Internal Capital Adequacy Assessment
Process), è stato introdotto dalle Disposizioni di vigilanza prudenziale
che hanno dato applicazione a quanto definito in seno al Comitato di Basilea fin dal 2004. La Banca, come
previsto dalla normativa, lo ha avviato nel 2008.
Esso si caratterizza per un certo livello di complessità dipendente dalle
difficoltà che, naturalmente, si incontrano nell’integrazione di numerose
informazioni riguardanti l’azienda.
Informazioni che devono essere op-
‘‘,,
CON LA BCC SUI MERCATI ESTERI
L’impegno del Credito Cooperativo si concentra, in particolare, nel soddisfare i
bisogni finanziari dei soci e dei clienti, ricercando il miglioramento continuo della qualità e della convenienza dei prodotti e dei servizi offerti.
Dalla Carta dei Valori del Credito Cooperativo
PRODOTTI & SERVIZI DELLA BCC
37
‘‘,,
CREARE INNOVAZIONE
In primo piano tre interessanti riflessioni sulla natura e sul ruolo delle cosiddette startup
1. Impresa o startup?
Matteo Servidati
2. Eppur (qualcosa) si muove.
Le misure a favore delle
startup innovative contenute
nel Decreto Sviluppo 2.0
Matteo Morici
3. Incubatori: moda
od opportunità?
Giorgio Soffiato
GLI AUTORI
Matteo Servidati
Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Brescia, Master di Publitalia80 in Marketing e
Comunicazione, MBA presso l’ESADE Business School di Barcellona,
lavora in ambito internazionale nel
settore dell’elettronica di consumo e
telecomunicazioni.
Matteo Morici
30 anni, laureato presso l’Università
Bocconi di Milano e MBA presso
l’ESADE Business School di Barcellona, è associato nell’ufficio italiano
di una primaria società di consulenza strategica globale.
Giorgio Soffiato
(tw.@giorgiosoff) è fondatore di
Marketing Arena Consulting e Training Manager presso Digital Accademia (H-Farm).
38
1. Impresa o startup?
Matteo Servidati
Che l’Italia sia
storicamente esterofila è un dato di
fatto: i marchi che
preferiamo, la musica che ascoltiamo, i film che
guardiamo e perfino in alcuni casi i
cibi che mangiamo sono di origine straniera. Attribuiamo infatti spontaneamente al prodotto non italiano connotazioni di qualità e attualità spesso senza
basarci su alcuna ragione razionale.
Pensiamo all’esempio dei cibi. Soprattutto ai giovani piace di tanto in tanto togliersi lo sfizio di gustarsi del junk food
in compagnia di amici. Non fosse altro
che letteralmente junk food si traduce
con cibo spazzatura. Questo chiaramente non significa che tutto ciò che venga
da oltre confine sia da buttare. Significa
solo che spesso la qualità si trova molto
più vicino di quanto pensiamo. E noi
stessi non la vediamo, laddove invece
gli stranieri stessi ce la riconoscono.
Così come noi italiani siamo esterofili nei nostri consumi, lo siamo anche nel nostro vocabolario (soprattutto
in materia economica). Secondo il Codice Civile, si definisce impresa un’attività economica professionalmente organizzata avente come fine la produzione o lo scambio di beni o servizi. La
vita di un’impresa, come quella di
qualsiasi essere vivente, si divide in fasi: nascita e crescita, espansione, maturità, declino e morte. Quando l’impresa
si trova nella fase iniziale della sua vita, essa prende il nome di startup (dal
verbo to start, iniziare).
Come verrà poi illustrato da Matteo
Morici, l’impresa in fase di startup ha
alcune caratteristiche peculiari:
• è tendenzialmente sottodimensionata;
• necessita di capitale di rischio;
• investe molto in innovazione.
Lascio al collega elaborare quali
siano gli ostacoli e quali le opportunità
per una startup nel nostro Paese. Il
punto dove io mi voglio soffermare è
un punto a cui abbiamo già accennato
in un precedente numero de Il Melograno: l’Italia deve fare l’Italia, e così
le sue imprese. Dove la nostra economia può e deve giocare la sua partita è
nei campi dove il terreno competitivo è
a nostro vantaggio, cioè quei campi dove il made in Italy fa la differenza, sia
per percepito che per competenze.
Che ruolo giocano le startup in
questo? È molto semplice: un ruolo di
assorbimento della forza lavoro inoccupata da un lato, un ruolo driver per la
ripresa economica dall’altro. Vediamo
di spiegare questo secondo punto con
un esempio semplice ma calzante: volendo ritornare ad abitare in una vecchia casa, in disuso da anni e quindi
con tutti i problemi del caso, si hanno
due alternative: ristrutturare o ricostruire. Si ristruttura finché la scelta ha economicamente senso rispetto alla ricostruzione. Si ricostruisce quando non
c’è più nulla da fare o il costo della ristrutturazione è troppo alto rispetto al
risultato. Aziendalmente accade la
stessa cosa. È inevitabile: un numero
anche rilevante di imprese che sono
state più o meno fiorenti in passato
chiuderà durante questa crisi (che, non
dimentichiamolo, è un fenomeno ciclico e che, in quanto tale, è destinato a
essere superato). La chiave di volta è la
capacità di queste stesse imprese, nelle
persone dei loro stakeholder (ancora
inglese, significa le persone in essa
coinvolte, quali la proprietà, i lavoratori, i finanziatori, i clienti e i fornitori),
di reinventarsi utilizzando le proprie
competenze in un mercato dove si possa vendere al meglio le proprie caratteristiche distintive.
Quando invece parlo di assorbimento della forza lavoro inoccupata,
parto dal presupposto che il lavoro sicuro non c’è più e che, in molti settori, il lavoro non c’è più tout court. Tenendo ben presente che il tessuto produttivo del nostro sistema Paese si basa sulla piccola e media impresa, e
che è bene e prevedibile che anche essa si rinnovi, il ruolo della startup sarà prevedibilmente chiave nella rinascita economica verso cui rimbalzerà
l’Italia nel medio periodo. Chiaramente, sarà chiave il ruolo delle startup innovative. Per intenderci: aprire
un bar non rientra in questa cerchia.
Chiaramente, anche l’apertura di un
bar può essere un grande successo. Ma
statisticamente il numero di esercizi
commerciali che come questo non hanno nessuna barriera all’ingresso e che
vengono aperti e chiusi nell’arco di pochi mesi è enorme. Questo avvalora la
tesi che la startup tecnologica (in senso lato) possa portare delle soddisfazioni molto più ampie all’economia
nazionale e a chi vi investe.
In ogni caso, teniamo sempre ben
presente un insegnamento che ci arriva
dagli Stati Uniti, che in questo caso sono ottimi maestri: il fallimento non è
un’onta ma un bagaglio fondamentale di
esperienza. Risiede in qualche angolo
remoto del nostro sentire comune che
chi fallisce in una attività vada ostracizzato (francamente giustificato a mio avviso quando il fallimento è dettato da atti pirateschi). Non solo in Italia le grandi aziende non guardano molto con favore all’assorbimento di startup in crescita, quando invece la vendita dell’attività a un’azienda più grande e strutturata fa parte degli scenari di evoluzione di
una startup. Ma anche il nostro diritto
fallimentare continua a punire oltremisura l’imprenditore, senza considerare il
fallimento come un momento naturale
della vita dell’azienda e senza accurati
distinguo legati al merito economico.
In realtà, il fallimento è sempre da
tenere in conto tra i vari scenari di evoluzione di una startup. Ogni attività
economica, infatti, non è altro che una
bilancia di rischi e ritorni potenziali.
Sicuramente, l’esperienza accumulata
durante una startup, anche se non di
successo, non solo allunga una storia
personale e professionale, ma soprattutto permette la creazione di un bagaglio che faciliterà il successo al secondo, terzo o quarto tentativo.
(qualcosa) si muove.
2. Eppur
Le misure a favore delle
startup innovative contenute
nel Decreto Sviluppo 2.0
Matteo Morici
Secondo l’ultimo rapporto della World
Bank sulla facilità di
fare business nei differenti Paesi, si denota un preoccupante 84° posto dell’Italia nell’indicatore
sulla facilità di av-
viare una nuova impresa, in peggioramento di 8 posizioni rispetto al dato del
2012. Un dato numerico che, seppur suscettibile di dispute metodologiche, indica un quadro strutturalmente negativo
per gli aspiranti startupper, stretti tra una
burocrazia asfissiante,un accesso al credito problematico e la mancanza di strumenti di supporto e facilitazione dell’attività imprenditoriale.
Tuttavia, qualche segnale positivo è
stato lanciato nel 2012, con l’approvazione, nel Decreto Crescita 2.0, di una
serie di misure volte ad agevolare la nascita e la crescita di startup innovative,
concetto inserito per la prima volta nell’ordinamento italiano. Tali misure riguardano principalmente sgravi fiscali e
semplificazioni burocratiche lungo tutte
le fasi del tipico ciclo di vita di una startup, dalla nascita alla fase di sviluppo, fino alla sua eventuale chiusura.
Tra le principali innovazioni del Decreto, si introducono ampi margini per
l’utilizzo di contratti di lavoro flessibili
e per la definizione dell’assetto societario della startup, semplificando gli
adempimenti contabili e di bilancio. Interessante a mio avviso è l’introduzione
di forme di remunerazione con capitale
OBIETTIVO DEL CREDITO COOPERATIVO È CREARE VALORE ECONO MICO, SOCIALE E CULTURALE A BENEFICIO DELLE COMUNITÀ LOCALI
39
di rischio sia del lavoro (come le stock
option), sia delle forniture di beni e
servizi (come il work to equity). Tali
misure possono stimolare forme avanzate e flessibili di condivisione del rischio di impresa tra diversi stakeholder, facilitando così il processo di nascita e crescita di imprese innovative,
intrinsecamente rischiose.
Il Decreto introduce e disciplina
nell’ordinamento italiano il ruolo degli
incubatori, entità che ricoprono un
ruolo fondamentale per supportare le
startup innovative, fornendo loro competenze e contatti altrimenti difficilmente raggiungibili. Riguardo il tema
degli incentivi fiscali, spicca la deducibilità degli investimenti in startup in-
novative da parte di persone fisiche e
giuridiche. Tali misure hanno chiaramente l’obiettivo di allargare e facilitare la partecipazione al processo di
creazione di startup innovative, nello
specifico cercando di attrarre sia professionalità gestionali/manageriali, anche per brevi periodi, sia investitori anche di piccolo taglio. Su questo tema,
si segnala finalmente l’introduzione in
Italia del concetto di crowdfounding,
ovvero della possibilità di rivolgersi
alla rete per presentare la propria idea
e richiedere finanziamenti a una moltitudine di investitori interessati che
possono sottoscrivere piccole quote.
Questo strumento, da noi ancora agli
albori, ha già registrato risultati signi-
ficativi negli Stati Uniti con il progetto
www.kickstarter.com, che in soli 4 anni di vita ha visto circa 41mila progetti finanziati e circa 500 milioni di dollari raccolti attraverso piccole sottoscrizioni di una moltitudine di investitori non professionali.
Fregiarsi del titolo di “startup innovativa” e poter accedere a tali agevolazioni non è difficile. Ecco chi lo
può fare:
• tutte le piccole imprese, costituite negli ultimi 48 mesi e operanti in Italia;
• i cui prodotti/servizi abbiano carattere
innovativo;
• che non abbiano ancora distribuito
utili.
Da notare che in tale definizione
rientrano sia le startup nella loro fase di
avvio sia imprese in fase di forte espansione (la tipica seconda fase del tradizionale ciclo di vita). Per accedere alle
agevolazioni, serve il possesso di almeno uno tra questi tre requisiti:
• elevata incidenza sui costi delle spese
in Ricerca e Sviluppo (almeno 20%);
• quota parte di forza lavoro con alta
formazione di ricerca (almeno 1/3);
• possesso di almeno un titolo di “privatistica industriale” (es. invenzioni).
L’obiettivo è individuare con precisione le startup con forte potenziale di
crescita, e i parametri individuati sembrano andare potenzialmente nella giusta direzione.
Naturalmente il percorso è ancora
lungo e tortuoso. In primis, dal lato
normativo manca ancora l’approvazione di diversi decreti attuativi necessari
a rendere operative tali misure. In secundis, sotto un aspetto socioeconomico, l’Italia mostra una certa debolezza
nel lancio di iniziative innovative. Per
fare un esempio, delle circa 50mila
nuove aziende censite da Unioncamere tra luglio e agosto 2012, un numero
trascurabile riguarda settori innovativi.
Tra le cause ipotizzabili, in aggiunta a
uno scenario sicuramente non favorevole nei confronti di iniziative ad alto
rischio, si segnala una certa tendenza
dell’investitore italiano nel prediligere
il profitto di breve periodo in luogo
dell’investimento in un prodotto o servizio innovativo, in grado di generare
cambiamenti anche rilevanti nei bisogni degli utenti e nei mercati di riferimento (fino a crearne di nuovi) a fronte però di profitti nel lungo periodo.
Pur considerate le agevolazioni discusse, la pressione fiscale, l’abnorme
carico di adempimenti burocratici e
l’alto costo del lavoro continuano a rimanere punti di debolezza rilevanti in
un confronto tra nazioni. La priorità
dell’impresa deve essere la sostenibilità
dell’attività e la creazione di valore per
i propri stakeholder di riferimento, non
la gestione dei corollari.
Per via di tutti gli aspetti citati so-
pra, il settore del venture capital (capitale d’investimento che va a finanziare
le imprese in fase di avvio, quindi ad alto rischio) è fortemente sottodimensionato nel nostro Paese e questo non solo
è una cartina di tornasole per valutare la
qualità dello scenario per questo tipo di
impresa, ma ne è anche un limite in
quanto sarebbe un’importante fonte di
finanziamento che in altri mercati è invece disponibile.
In conclusione, la strada da percorrere è ancora lunga per fare dell’Italia un
luogo favorevole alla creazione di “innovazioni dal basso”. Pur plaudendo alle
iniziative descritte, che sicuramente rappresentano un buon primo passo, è opportuno che si continui a mantenere alta
l’attenzione anche politica nei confronti
di un settore, quello delle startup innovative, che può rappresentare un volano assai rilevante di crescita per il nostro Paese, a patto di voler creare le necessarie
condizioni.
3. Incubatori: moda od
opportunità?
Giorgio Soffiato
Nascono come funghi, sono chiacchierati e osannati, amati e odiati, guardati a volte con sospetto, altre con
l’ammirazione che
si accorda ai luoghi
che emanano speranza. In Italia gli incubatori ci sono e i
progetti di startup (su Indigeni Digitali
è reperibile un elenco completo
http://startup.indigenidigitali.com/elenco) spesso si appoggiano a questi facili-
tatori. Tra i più famosi citiamo H-Farm,
uno dei primi acceleratori d’impresa a
emergere nel panorama italiano, dedito
principalmente alla crescita delle realtà
digitali. Ma non mancano anche incubatori più orientati alla tecnologia e alla ricerca in altri settori, come il padovano
M31. Quando rivolgersi a un incubatore
e come essere ammessi ai programmi di
finanziamento (seed)? Sicuramente la
valutazione avviene su parametri di business che vanno al di là di una buona
idea. In particolare, è presentandosi con
un team affiatato, un prodotto robusto e
in un mercato chiaro e futuribile che gli
startupper possono trovare soddisfazio-
ne alle proprie richieste di finanziamento. Quello degli incubatori è un ecosistema ancora oggi in divenire (con realtà più piccole come i business angel che
non forniscono supporto di struttura ma
solo finanziario, e come altri spazi pubblici o privati, i veri e propri incubatori,
che invece favoriscono anche l’insediamento), il faro che però deve guidare
queste realtà risiede nello sviluppo di
valore per i giovani e nel supporto al
compimento dei loro progetti, all’interno di un percorso che deve comunque
risultare sostenibile per tutti gli attori in
gioco in quello che è, alla fine dei conti, il business di fare business.
L’IMPRENDITORIALITÀ INNOVATIVA,
FENOMENO FONDAMENTALE DELLO SVILUPPO ECONOMICO
Joseph Alois Schumpeter
Teoria dello sviluppo economico, 1934
Le innovazioni nel sistema economico non avvengono di regola in maniera tale che prima
sorgono spontaneamente nei consumatori nuovi bisogni e poi, sotto la loro pressione, l’apparato produttivo riceve un nuovo orientamento. Noi non neghiamo il verificarsi di questo
nesso. Però è il produttore che di regola inizia il cambiamento economico e i consumatori,
se necessario, sono da lui educati; essi sono, come pure erano, considerati come persone
che vogliono cose nuove, o cose che differiscono per qualche aspetto o per l’altro da quelle che sono abituate a usare. Pertanto, mentre è ammissibile e anche necessario considerare i bisogni dei consumatori come una forza autonoma e addirittura fondamentale nella
teoria del flusso circolare, noi dobbiamo invece assumere una differente attitudine appena
ci rivolgiamo ad analizzare il “cambiamento”. (...)
Il concetto di nuove combinazioni di fattori produttivi comprende i cinque casi seguenti:
• produzione di un nuovo bene;
• introduzione di un nuovo metodo di produzione;
• apertura di un nuovo mercato;
• conquista di una nuove fonte di approvvigionamento di materie prime e di semilavorati;
• attuazione di una riorganizzazione di una qualsiasi industria.
40
Joseph Alois Schumpeter (1883 -1950),
economista austriaco, tra i maggiori del
XX secolo. Fu il teorico della cosiddetta
“distruzione creatrice”, principale fonte
dello sviluppo dell’economia capitalistica.
Schumpeter nelle sue opere sottolineò ripetutamente l’importanza decisiva dell’innovazione rispetto alla mera invenzione.
OBIETTIVO DEL CREDITO COOPERATIVO È CREARE VALORE ECONO MICO, SOCIALE E CULTURALE A BENEFICIO DELLE COMUNITÀ LOCALI
41
‘‘,,
TESI DI LAUREA IN BIBLIOTECA
La Biblioteca aziendale ha recentemente acquisito altri due lavori
di particolare interesse riguardanti temi di carattere aziendalistico e di carattere storico
Lo scopo mutualistico nelle Banche
di Credito Cooperativo: profili
giuridici e peculiarità normative
Autore: Fulvio Zanchetti
(Socio BCC - Membro della Consulta
dei Soci)
Relatore: Prof.ssa Alessandra Veronelli
Università degli Studi di Brescia
Facoltà di Giurisprudenza
Anno Accademico 2011/2012
Il pregevole lavoro di Fulvio Zanchetti
- Socio della BCC e membro della
Consulta dei Soci - si apre ponendo in
primo piano i seguenti quesiti riferiti
alla realtà, attuale e prospettica, delle
Banche di Credito Cooperativo:
• È ancora possibile parlare oggi di
cooperazione di credito?
• Ci sono ancora istituti bancari che, in
una fase storica e culturale caratterizzata da uno spiccato individualismo, da un insaziabile consumismo,
dalla spasmodica ricerca di lucro,
cercano di “navigare controcorrente”, di porre il socio al centro della
loro attività, di limitare il proprio
scopo lucrativo sacrificandolo sull’altare della mutualità, di educare i
soci e le comunità di riferimento alla cooperazione e alla partecipazione attiva alla vita sociale?
• Quali sono i baluardi normativi po-
42
sti dal legislatore a salvaguardia
della loro peculiare funzione, quali
le radici storico - giuridiche di questo fenomeno unico nel suo genere,
quali i peculiari strumenti legali finalizzati a proteggere le banche di
credito cooperativo da un pericoloso annacquamento e dall’omologazione con altre tipologie di istituti
di credito?
L’opera in esame cerca di fornire
qualche fondata risposta ai predetti interrogativi. L’ampio e scrupoloso lavoro di approfondimento posto in essere
dal Socio Zanchetti si sviluppa in sei
densi capitoli.
Il primo capitolo è dedicato interamente alla definizione dei concetti di
mutualità e di cooperazione, alla nascita del fenomeno cooperativo nel più
ampio significato del termine, al suo
felice radicamento nel settore del credito, al suo ruolo e alla sua diffusione
che, partendo dalla Germania, ha coinvolto l’intera Europa e, oggi, tutto il
mondo.
Il secondo capitolo si occupa di definire il quadro di riferimento delle
fonti normative del credito cooperativo, permettendo al lettore di cogliere
appieno la pluralità e la complessità
della disciplina applicabile nel nostro
ordinamento alle Banche di Credito
Cooperativo.
Il terzo capitolo individua invece i
principi cardine della cooperazione di
credito messa in atto dalle BCC, le disposizioni di legge che ne riconoscono e ne tutelano lo scopo mutualistico, le peculiarità del regime normativo che trovano la loro giustificazione
esistenziale nella mutualità, nella democraticità, nella territorialità e negli
altri intangibili principi del credito
cooperativo.
Oggetto del quarto capitolo, corollario normativo della forma giuridica
descritta nel terzo capitolo, è il sistema
dei controlli sulle Banche di Credito
Cooperativo, con particolare attenzio-
ne a quelle forme di vigilanza finalizzate a verificare l’osservanza e il rispetto dei principi mutualistici alla base del credito cooperativo.
Alla luce della non sempre facile
conciliazione della forma di governo
democratica propria delle cooperative
con un sistema rapido, efficiente ed efficace di governance, della funzione
sociale della cooperazione di credito e
con riferimento al perseguimento degli
scopi di promozione, diffusione e controllo sulla cooperazione sanciti dall’art. 45 della Costituzione, il quinto
capitolo si ripromette di individuare le
principali disposizioni di favor poste
dal legislatore quale incentivo della
formula cooperativa nell’esercizio dell’attività di credito, e al contempo i limiti posti a questa attività in quanto
giustificati dalle sue particolari strutture e funzioni.
Infine, il sesto e ultimo capitolo
analizza le forme di sinergia create nel
tempo dal credito cooperativo, le possibili ulteriori evoluzioni di queste integrazioni, soprattutto mediante il cd.
“gruppo cooperativo paritetico bancario” e l’obbligo, posto a carico di tutti
gli esponenti del settore cooperativo,
di contribuire all’autofinanziamento e
alla crescita della cooperazione in Italia mediante le contribuzioni ai fondi
mutualistici per la promozione e lo
sviluppo della cooperazione.
Una efficace e, al tempo stesso,
autorevole risposta ai quesiti che
hanno guidato le ricerche e gli approfondimenti poc’anzi rammentati, può
essere individuata anche in questo
esplicito riconoscimento che l’ex governatore della Banca d’Italia, Mario
Draghi, fece nel corso dell’assemblea
annuale dell’Associazione Bancaria
Italiana del 9 luglio 2008: “Nel sistema creditizio italiano resta significativo il peso delle banche locali costituite in forma cooperativa. Negli ultimi anni, una rete costituita da oltre
400 Banche di Credito Cooperativo
indipendenti ha ampliato gli spazi
operativi nel mercato del credito, soprattutto nei confronti delle imprese,
facendo leva su una capillare presenza dei proprio sportelli e su un modello di intermediazione creditizia
incentrato sulla continuità delle relazioni di clientela”.
Cassio Emina: uno storico razionalista nella Roma arcaica? Commento
ad alcuni frammenti sulle istituzioni
civili e sul culto religioso
Autrice: Silvia Stucchi (Socia BCC Componente della Consulta dei Soci)
Relatrice: Prof.ssa Francesca Rohr
Università Ca’ Foscari - Venezia
Laurea in Scienze dell’Antichità - Curriculum storico antico
Anno Accademico 2012 /2013
La dissertazione della dott.ssa Stucchi
ha come oggetto il commento ad alcuni frammenti dello storico latino Cassio Emina. Autore semisconosciuto ai
più, di cui ci restano poco più che una
quarantina di frammenti, egli fu contemporaneo di Catone il Censore, la
cui fama l’ha oscurato; tuttavia, da
quanto emerge dall’analisi dei pochi
frustuli superstiti di un’opera certamente assai ampia, Emina è stato una
personalità se non eminente, certo emblematica della letteratura e della storiografia di età arcaica, e l’attenta lettura di quel poco che resta della sua
opera ci aiuta a riflettere sull’immagine che a lungo è circolata della Roma
delle origini, della Roma regale, oltre
che sulla permanenza di tali idee e
chiavi di lettura nell’immaginario collettivo.
Nello specifico, il lavoro della
dott.ssa Stucchi prende in esame frammenti attinenti a quattro grandi aree tematiche: le remote origini del culto religioso; l’archeologia eneadica e i primordi della città; le istituzioni civili e
religiose; l’immagine della regalità, in
particolare quando essa venga connessa
con le istituzioni religiose: ognuna di
queste quattro aree tematiche viene sviscerata con un’attenzione particolare
agli interessi antiquari e grammaticali,
che dimostrano una spiccata propensione razionalistica. Se, dunque, cercassimo di sistematizzare alcune conclusio-
ni in ordine al razionalismo antico, si
potrebbe notare che in Cassio Emina il
razionalismo prende le forme dell’eziologia, dell’etimologia e dell’eponimia.
L’annalistica medio-repubblicana, quella
sviluppatasi, cioè, a partire dalla prima
metà del II sec. a.C., in concomitanza
con le Origines di Catone, è, infatti, affascinata dall’eziologia, e, più nel dettaglio, dall’eziologia riferita all’età regia.
Gli annalisti, in particolare, fanno
uso dell’eziologia a piene mani; e la
menzione o l’excursus di carattere eziologico permettono entrambi di soddisfare la curiosità del Romano, che si interroga sull’origine delle istituzioni, di certi riti, o di alcuni toponimi.
Il meccanismo che sembra essere
stato alla base di questo procedimento
è il seguente: l’autore si domanda:
“Qual è l’origine di...?”. La risposta
può essere sia un individuo, sia un avvenimento; nel caso della toponimia,
si tratta solitamente di un uomo, un
personaggio da cui la città o il luogo
prende il suo nome. Un’altra costante
è che questi legami di tipo eziologico,
elementari se si vuole quando si tratta
di spiegazioni toponimiche, o più
complessi nel caso della motivazione
soggiacente ai riti religiosi, hanno per
lo più un punto di partenza evidente,
rappresentato da una realtà non rara e
peregrina, quanto piuttosto comune e
ben conosciuta da tutti. Eziologia, etimologia ed eponimia presenterebbero,
quindi, un triplice carattere e una triplice funzione: per prima cosa, vi è la
funzione esplicativa, ad esempio, in
merito alle istituzioni del calendario;
accanto a una spiegazione se vogliamo, a volte, popolare, possono, inoltre, sussistere spiegazioni più erudite.
Accanto alla funzione esplicativa
ve ne è, però, una seconda, che potremmo definire di valorizzazione: in
altre parole, una costante nella forma
mentis eziologica è quella di conferire
a un luogo, un monumento o un’istituzione un prestigio dovuto alla sua vetustà, pur sempre nel quadro della storia di Roma, delle sue origini, o, comunque, di avvenimenti connessi con
l’origine dell’Urbe, nella convinzione
che più le origini di una realtà sono remote, tanto più essa è degna di rispetto e venerazione.
Ma il lavoro indaga anche un ulteriore aspetto, che dà la misura della differenza del razionalismo antico da quello moderno: il gusto per l’eziologia, infatti, non è sempre conforme alla verità,
o meglio, alla nostra nozione di “vero
storico”. Pur nel quadro di un impianto
di pensiero prettamente razionalista, caratterizzato da un gusto per la ricerca
degli aitia che potremmo definire forse
“illuminista” - e che in realtà è schiettamente callimacheo-alessandrino - Emina può, e nemmeno vorrebbe, ambire
allo status di storico dallo scrupolo
“scientifico”, e questo ci dà la misura
della fondamentale differenza fra il modo in cui noi guardiamo e interpretiamo
il mondo e il modo in cui lo faceva l’uomo latino arcaico.
Del resto, parlare di razionalismo,
che si rivela attraverso l’eziologia,
l’eponimia, l’etimologia, non deve
trarre in inganno: il razionalismo antico non condivide, ovviamente, il paradigma scientifico moderno e contemporaneo, pur palesando il proposito di
usare la ragione per gettare luce sul
mondo che ci circonda e sulla storia
delle istituzioni civili e religiose. In
generale, l’eziologia di Cassio Emina
è un mezzo per la ricostruzione organica di un passato che si riverbera nel
presente di cui l’autore e i suoi contemporanei sono partecipi. E anche
per quanto concerne l’evemerismo di
Emina, esso riflette una disposizione
d’animo e una forma mentis che doveva essere diffusa, o, quantomeno, non
ignota all’élite sociale e intellettuale
romana, grazie alla circolazione della
Storia sacra di Evemero di Messene o
grazie all’opera erudita di Ennio. Molti dovevano quindi condividere, almeno privatamente, questa concezione
essenzialmente razionalista della teologia. Allo stesso modo, nell’alveo di
tale concezione, è dato comune, non
particolarmente approfondito, il concetto che le divinità altro non fossero
se non uomini meritevoli, o eroi, divinizzati dal ricordo reverente delle generazioni vissute dopo di loro. In generale, poi l’eziologia si accompagna,
per rendere la realtà storico-istituzionale di cui ci si occupa, a un sistematico invecchiamento dei dati disponibili.
Eziologia, etimologia, eponimia,
evemerismo, quindi, sono solo tante
facce del razionalismo antico; in particolare, l’eziologia è viva e presente anche nell’ideazione e composizione delle
Origines catoniane.
Per quanto, invece, riguarda la credibilità e la veridicità delle spiegazioni
di Emina, potremmo chiederci, in ultima analisi, se esse non dobbiamo considerarle, il più delle volte, come pure affabulazioni.
Ma, in realtà, il razionalismo eminiano, declinandosi nelle molteplici forme illustrate, è uno degli strumenti atti a
definire una tradizione profondamente
romana, tesa alla desacralizzazione e
umanizzazione, per avvicinare il più
possibile fatti, dati e racconti ai contemporanei: che è poi il senso ultimo dello
studio della Storia.
OBIETTIVO DEL CREDITO COOPERATIVO È CREARE VALORE ECONO MICO, SOCIALE E CULTURALE A BENEFICIO DELLE COMUNITÀ LOCALI
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ALBUM DI PAROLE
Alla ricerca delle origini delle parole
Johannes Vermeer, La padrona e la serva, 1666 1667 circa, New York, The Frick Collection.
UMILTÀ, UMILE
La parola di cui ci accingiamo a trattare oggi ha un sapore antico, tanto da
sembrare desueta, quasi fuori moda:
umiltà. Chi pratica l’umiltà, di questi
tempi? Chi mai si presenta, oggi, co-
me “umile”? Eppure, l’etimologia di
questa parola ci ammonisce a non dimenticare la ricchissima storia che
tanti vocaboli, apparentemente banali
e frusti, racchiudono, e questa deve
per noi anche essere un’esortazione a
Johannes Vermeer (1632 -1675), La lattaia, 1657-1658 circa, Amsterdam, Rijksmuseum.
44
non perdere la consapevolezza dei tesori che la nostra lingua, ormai sempre più a rischio di impoverimento,
racchiude.
Umiltà, in latino, suona humilitas: bella parola che le paraetimologie metto-
no in relazione con humus, “terra”.
Cioè, chi coltiva l’umiltà, chi è humilis, non smania per innalzarsi sopra chi
lo circonda; piuttosto, come dicono A.
Ernout e A. Meillet nel Dictionnaire
étimologique de la langue latine. Histoire des mots, éd. Klincksieck, Paris
1994, umile, humilis, è colui “qui reste
à terre, qui ne s’élève pas de terre”, colui, diremmo oggi, che “vola basso”.
Da qui al senso morale e figurato, che
viene per traslato, il passo è breve; perché, è bene saperlo, quella latina è una
lingua strutturalmente povera di lessico, la cui base lessicale proviene dal
sostrato giuridico-sacrale e, soprattutto, dal lessico agricolo, continuamente
risemantizzato e il cui spettro semantico, per ogni parola, si allarga progressivamente, proprio come i cerchi che si
allargano nell’acqua quando si tira un
sasso. Questa povertà costituzionale
della lingua latina è, per l’appunto,
quella che fece lamentare al poeta Lucrezio, che esponeva in versi la dottrina di Epicuro (I sec. a. C.), la patrii
sermonis egestas, la “povertà della lingua dei padri”; è la stessa povertà lessicale che mise a dura prova la capacità di Cicerone di divulgare in latino i
contenuti della filosofia greca; ed è la
stessa, feroce, asciuttezza, che rende il
latino così difficile da tradurre, perché
denso, ricco, di una densità e ricchezza cui oggi siamo disabituati. Ma su
questo ci soffermeremo un’altra volta.
Tornando a humus e “umiltà”, è interessante notare come, delle due radici
indoeuropee per indicare “terra”, che
comparivano anche in greco, il latino
non abbia conservato quella che corrisponde in greco a éra e che in tedesco
dà l’esito Erde, mentre in inglese
Earth. L’altra radice, produttiva del
greco chthòn (da cui l’aggettivo “ctonio”), chamaì (locativo, per indicare lo
stato in luogo “a terra”), ha come corrispondente in latino, appunto, il termine humus, che, però, fin dai tempi
più remoti, tende, in italo-celtico, a es-
sere rimpiazzato dal gruppo di terra; e
in quanto indicante la terra, elemento
produttivo per eccellenza, humus, malgrado il tema in -o, ha mantenuto il genere femminile.
Con humus, inoltre, sarebbe connesso il
termine homo, hominis, “essere umano”, maschio o femmina (mentre vir indica l’uomo in quanto combattente,
condottiero, eroe). La suggestione con
il racconto biblico secondo il quale Dio
plasma l’uomo dalla terra e dal fango
(ma qualcosa di molto simile si trova
anche nel dialogo platonico Protagora)
è qui irresistibile, e, come si può capire,
veicola riflessioni e suggestioni morali
sulla nostra costituzionale fragilità e finitezza di uomini. Infatti, homo, se usato in determinati contesti, può rimarcare fortemente la fragilità della vita ed è
appena meno espressivo dell’homuncio
“omiciattolo”, fatto pronunciare da Petronio Arbitro, nel Satyricon (60-65 d.
C. circa) al pacchiano arricchito Trimalcione al capitolo 34 dell’opera, al
momento di un brindisi. Ma anche Agostino, nelle Confessioni (IX, 3), parlando della morte dell’amico Nebridio, afferma: Et nunc ille vivit in sinu Abraham. Quidquid illud est, quod illo significatur sinu, ibi Nebridius meus vivit, dulcis amicus meus, tuus autem, domine adoptivus ex liberto filius: ibi vivit. Nam quis alius tali animae locus?
Ibi vivit, unde me multa interrogat homuncionem inexpertum. Iam non ponit
aurem ad os meum, sed spiritale os ad
fontem tuum et bibit, quantum potest,
sapientiam pro aviditate sua sine fine
felix (Trad. “E ora egli vive nel seno di
Abramo. Qualsiasi cosa si voglia intendere con l’espressione “nel seno di
Abramo”, è là che il mio caro Nebridio
vive, il mio dolce amico, e, ora, o mio
Dio, tuo figlio adottivo da liberto che
era: è là che vive. Infatti, quale altro
luogo ci potrebbe mai essere per una tale anima? È là che egli vive, da dove pone molte domande a me, omicciolo inesperto. Ormai non accosta più l’orec-
Johannes Vermeer (1632 -1675), La merlettaia, 1669 -1670 circa, Parigi, Musée du Louvre.
chio alla mia bocca, ma accosta la sua
bocca spirituale alla tua fonte immortale, e beve, per quanto egli può, la sapienza, secondo la sua sete, lui, senza
fine beato”). È notevole che l’inadeguatezza di Agostino - un uomo coltissimo, anche prima della conversione, il
cui livello di istruzione era paragonabile a quello di un odierno insegnante universitario - davanti alle domande di Nebridio venga espressa utilizzando il diminutivo-affettivo homuncio. Homuncio - homullus ricorre invece in Lucrezio, Petronio e, appunto, Agostino, e in
contesti in cui si vuole ricordare la costituzionale finitezza e fragilità umana,
o in ambiti consolatori, anche paradossalmente. La forma homuncio, “omi-
La lattaia di Vermeer
Una piccola tela, un grande capolavoro
All'interno di un ambiente disadorno, una donna accanto a una finestra versa del latte in una scodella con fare concentrato e lento. Da quella stessa finestra un fascio
di luce illumina la semplice stanza, dove nient'altro accade. Si tratta di un sublime
ritratto di una giovane donna qualunque, una delle opere più apprezzate di Vermeer. Quando gli occhi si posano su questa piccola tela, una forte emozione colpisce
il fruitore. Si cominciano a scorgere i dettagli poveri e, allo stesso tempo, preziosi di
questo fotogramma della realtà, sempre magnificamente rappresentata dal pittore
olandese. “La lattaia” è un dipinto del 1657-1658 circa, non è molto grande, misura
appena 45,5x41 cm, ma, come accade per molti altri piccoli grandi capolavori, questa tela emana una potente forza espressiva.
In questo, come in altri dipinti di Vermeer, la realtà ci viene restituita nella sua integrità, ma al tempo stesso ci appare come sottratta al flusso del tempo, decantata,
fissata in una dimensione contemplativa.
ciattolo, omino da nulla”, è attestata anche con una sfumatura di disprezzo: per
esempio, questo termine è usato per denotare debolezza in Seneca nelle Lettere a Lucilio (116, 7) (Contra Stoicos)
nos homunciones sumus “contro gli
Stoici noi siamo degli ometti da poco”.
Una sfumatura di compatimento colorirà il termine quando sarà usato da autori cristiani, come accadrà in Lattanzio
(Institutiones I, 16, 8, o in II, 4, 1 usato
in opposizione alla maestà e grandezza
divina). Siamo partiti da una parola apparentemente desueta, ne abbiamo ripercorso la storia e i significati, e siamo
ritornati al concetto di partenza: l’umiltà deve essere la dote basilare dell’uomo, perché rimanda alla sua origine, al
suo dover stare radicato alle sue origini,
a quella terra da cui viene e da cui non
deve dimenticare di provenire. E quello
che in inglese si definirebbe un richiamo all’understatement, bel termine, ma
inguaribilmente astratto, in latino, forse
la lingua più concreta e asciutta del
mondo, si esprime con un sostantivo e
un aggettivo che rimandano a quanto di
più concreto, familiare e basilare esista,
alla terra: ci riporta cioè alla nostra essenza ultima, più vera e più umile, anzi,
più umile, perché più vera.
Silvia Stucchi (socia BCC)
Docente di Lingua latina
presso l’Università Cattolica del Sacro
Cuore di Milano
DEL CREDITO
OBIETTIVO
COOPERATIVO
DEL CREDITO COOPERATIVO È CREARE VALORE ECONO MICO, SOCIALE E CULTURALE A BENEFICIO DELLE COMUNITÀ LOCALI
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Pensieri diVersi
Wislawa Szymborska
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cOmPETEnzA TErriTOriALE
Le tre parole più strane
Quando pronuncio la parola Silenzio,
lo distruggo.
Quando pronuncio la parola Niente,
creo qualche cosa che non entra in alcun nulla.
Possibilità
Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non mi promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori a fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari, perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccare ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco prendere in considerazione perfino
la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.
La poetessa e filologa polacca Wislawa
Szymborska, nata
nel 1923 a Kornik,
vicino a Poznan, iniziò a pubblicare le
sue poesie nel 1945
su un quotidiano. Si
impone allʼattenzione del suo paese a
partire dal 1956 con
raccolte come “Richiamo allo Yeti”, “Sale” e “Gran divertimento”, nelle quali il quotidiano viene raccontato attraverso profonde riflessioni morali e poetiche.
La sua fortuna allʼestero ha inizio con le prime pubblicazioni del 1960 in Germania, Inghilterra, Russia, Svezia, traduzioni che si sarebbero poi intensificate dopo
lʼassegnazione del Nobel per la letteratura, avvenuta
nel 1996. Negli Stati Uniti i suoi “Collected poems” hanno avuto grande successo.
Autrice di numerose raccolte poetiche - tra le più recenti
“Dwukropek” (Due punti, uscita in Polonia nel 2005) nei suoi versi Szymborska pone la vita spirituale davanti a tutte le cose. Nelle sue liriche, spesso brevi come aforismi, dà voce con profonda lucidità e ironia a
problemi morali della nostra epoca partendo da avvenimenti semplici, dagli accadimenti e dalle osservazioni
del quotidiano. Nella sua opera lʼuomo appare in una
condizione di estraneità e contrapposizione al mondo
della natura. Il traduttore italiano Pietro Marchesani, curatore di alcune sue raccolte, ha spiegato che lʼ”incanto” è il vero segreto della poetessa. “Per me - ha detto
la Szymborska - la poesia nasce dal silenzio”.
Tra le sue opere, anche le traduzioni in polacco di numerosi poeti francesi e saggi di critica letteraria.
Wislawa Szymborska è morta nel 2012, a 88 anni, dopo una lunga malattia, nella sua casa di Cracovia.
iLmELogrAno
Periodico Economico e Culturale
delle Comunità Locali
Sorisole
Anno XIII - n. 30
Giugno 2013
Registrazione al Tribunale di Bergamo
n. 12 del 12 Febbraio 2000
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Daniele Frosio - Patrizia Gallo
Massimo Grotta - Matteo Morici
Halime Murati - Nicoletta Prandi
Matteo Servidati - Giorgio Soffiato
Silvia Stucchi
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano, e ci sono, solo la terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Credaro
Chiuduno
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Fotografie
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Sarnico
Villongo
Orio
al Serio
Treviolo
Direttore responsabile
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Torture
Finché quella donna del Rijksmuseum
nel silenzio dipinto e in raccoglimento
giorno dopo giorno versa
il latte dalla brocca nella scodella,
il Mondo non merita
la fine del mondo.
Torre
Boldone
Valbrembo
Stezzano
Grafica e impaginazione
Daniela Corna - Studio Zonca
Vermeer
Ponteranica
Paladina
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Quando pronuncio la parola Futuro,
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