SOMMARIO 3 7 9 13 21 25 27 37 39 49 59 60 61 73 75 77 89 91 101 109 115 128 131 134 135 139 141 Mario Mario Carlo ------Mario ------Carlo ------------AA Mario ------Franca ------------Giannetto ------Roberto Gianni ------------------------------------------------- Fancello Fancello Infante ---------Fancello ---------De Pirro ------------------VV Fancello ---------Fioravanti ------------------Fieschi ---------Guerrini Milano ------------------------------------------------------------------------- Sussurro ellittico Note informative: Carlo Infante Il forum di Teatron.org – ArTechne a Genova Album fotografico: Carlo Infante Note informative: Carlo De Pirro Profilo biografico: Carlo De Pirro Trascrizione dell’intervento (a c. di M. Fancello) Sottolineature (a c. di M. Fancello) Album fotografico: Carlo De Pirro Flash: Carlo De Pirro (contributi di M. Pisati ed E. Càsoli) Note informative: Franca Fioravanti Profilo biografico: Franca Fioravanti Un altro sguardo Presentazione: Giannetto Fieschi (a c. di Tubino, Parodi, Storti, Ruinatschia) Incontro con l’Artista (a c. degli alunni di terza media, sezioni C, E, B, G). Intervista (a c. di Teresa Parodi e di Maristella Storti) Profilo biografico: Roberto Guerrini Lo stato dell’arte Sette meditazioni sul sado-masochismo politico Puntaspilli (a c. di M. Fancello) La purezza della razza (a c. di M. Fancello) Genova (a c. di M. Fancello) Vetrina (a c. di M. Fancello) Ordine e praticità (a c. di M. Fancello) Farfalle metropolitane (a c. di M. Fancello) Scheletri nell’armadio: Pippo Emmolo (a c. di M. Fancello) Indizi (a c. di M. Fancello) Cantarena Anno XII – Numero 35 Gennaio – Dicembre 2009 Aperiodico Direzione e redazione Mario Fancello Silvana Masnata Rosangela Piccardo Mirella Tornatore Realizzazione grafica Mario Canepa Mauro Grasso Rosangela Piccardo Produzione e distribuzione in proprio Per contatti e informazioni Istituto Comprensivo San Giovanni Battista Via Andrea Del Sarto, 20 16153 Genova Tel. 0106045331 Fax 0106045565 e-mail [email protected] www.direzionesangiovanni.it Posta elettronica [email protected] In copertina: Il Secolo XIX, Genova, martedì 6 ottobre 2009, p. 7. In quarta di copertina: Il tempo sospeso, Palazzo della Ragione, 2007. CARLO DE PIRRO, Stampato dalla Xerografica s.r.l. - Genova nel mese di dicembre 2009 Le fotografie raffiguranti la cronaca degli incontri alla Centurione sono di M. Fancello. 1 SUSSURRO ELLITTICO Considerando che è diritto/dovere d’ogni docente ideare percorsi didattici innovativi che – rispettosi dei parametri delle specifiche discipline – fluiscano entro l’alveo della contemporaneità, desideriamo avanzare, fra le tante individuabili, una nostra piccola proposta, il cui ipotetico itinerario potrebbe svilupparsi seguendo quattro fasi processuali: - definire i confini tra pubblico e privato nella società globale, - condurre ogni singolo allievo verso un’analisi introspettiva dell’io che gli permetta di crearsi un’immagine identitaria utilizzabile sul piano sociale, - insegnargli a presentarsi con un’impronta chiara e pulita – al momento della ricerca d’un primo impiego – nei confronti degli eventuali datori di lavoro, - avviarlo alla realizzazione – funzionale e graficamente esemplare – d’un sito web, su cui porre in rete la propria configurazione individuale, come ausilio all’ingresso nel mondo dell’occupazione. Offrire strumenti d’autoanalisi e di vita può ancora essere un compito prioritario della didattica? 3 8 9 10 11 12 Carlo Infante, in aula video, traffica con il pc. Un momento dell’incontro con gli allievi. 14 Risponde a una chiamata del cellulare. 15 Nel laboratorio d’informatica per il forum. Cinzia Di Pietro, collaboratrice di Carlo Infante, e, a destra, Rosangela Piccardo, docente di Educazione Artistica. 16 Mario Canepa, professore di Educazione Fisica, e Carlo Infante. 17 Foto ricordo: Cinzia Di Pietro e Carlo Infante. NOTE INFORMATIVE CARLO DE PIRRO Grazie al contributo di Banca Carige, giovedì 26 maggio 2005, nell’aula proiezioni della Scuola Media Statale Virginia Centurione, il compositore Carlo De Pirro ha affascinato l’uditorio attraverso una “conferenza con ascolti” intitolata Le Meraviglie del Suono – Musica, Teatro e Nuove Tecnologie. Un momento della conferenza di Carlo De Pirro mentre intrattiene gli allievi. Alle spalle un’inquadratura dell’Angelo e l’Aura. A sinistra la videocamera in azione. 21 L’evento è stato distribuito su due turni, di cui il primo (dalle 10 alle 11.15) ha avuto come spettatori la 3aB, la 2aE e gruppi di 3aA e di 2aL e il secondo (dalle 11.30 alle12.35) gli allievi di 2aA, 3aE e 3aL. Nel pomeriggio, alle 17.30, rispettando il programma prestabilito, Carlo ha tenuto una conferenza presso il Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce. Disponiamo di una registrazione in audio e di un’altra in video, limitata, quest’ultima, al primo turno. La trascrizione del colloquio non ha potuto – per ovvi motivi1 – essere sottoposta a revisione, per cui ci assumiamo la piena responsabilità di ogni eventuale (e probabile) errore e travisamento di senso. Sono visibili lo striscione pubblicitario della Carige, un gruppo di studenti e la Prof. di Lettere Maria Chiara Ubiglia. 1 Martedì 27 maggio 2008 Carlo è prematuramente mancato all’affetto dei suoi cari. 22 a margine Siamo venuti a conoscenza della ricerca di Carlo De Pirro per merito d’una trasmissione di Radio3, durante la quale il Musicista era stato intervistato su un suo interessantissimo lavoro visualmusicale. Sia il valore della ricerca, sia l’affabilità della voce e del modo d’essere di Carlo ci hanno colpito a tal punto da desiderare d’averlo come ospite alla Centurione. Per i buoni uffici del compositore Maurizio Pisati2 abbiamo poi dato corpo al progetto. Mi rimane il rammarico di non aver potuto accompagnare Carlo a Villa Croce a causa di miei imprevisti impegni lavorativi. Avevamo stabilito di trascorrere l’intervallo, compreso tra l’appuntamento mattutino e quello pomeridiano, effettuando un giro “turistico” nel centro storico di Genova. L’impegno fu, in mia vece, assolto dal professor Guido Zanoletti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti oltre che dalla professoressa Rosangela Piccardo. Carlo De Pirro alla Centurione. 2 v. Maurizio Pisati in Cantarena n° 23, pp.6-25. 23 PROFILO BIOGRAFICO CARLO DE PIRRO Carlo De Pirro ha compiuto gli studi musicali a Padova, diplomandosi in Composizione sotto la guida di Wolfango Dalla Vecchia. Ha contemporaneamente seguito corsi di perfezionamento con Franco Donatoni e Salvatore Sciarrino. Suoi lavori sono stati commissionati ed eseguiti dalla Biennale di Venezia, in Italia ed Europa. La Fenice di Venezia (in coproduzione con il Teatro Sociale di Rovigo) gli ha commissionato nel 2001 l’opera-gioco Caos dolce caos; per la Confederazione Elvetica ha realizzato una grande istallazione sonora per l’EXPO 2002 in Svizzera. Ha composto la partitura Per flauto e sette stazioni di luce per flautista-attore, eseguita per la prima volta a Rovigo nel 2003. Nell’ottobre 2003 si è avuta la prima esecuzione di un suo lavoro per violino e pianoforte alla Carnegie Hall di New York; nel 2004 i Solisti Veneti gli hanno commissionato Di luce e di vento (concerto cangiante per violino, ottavino, oboe, corno e archi); nel marzo 2005 è andata in scena al Teatro Malibran di Venezia L’Angelo e l’Aura, opera in coproduzione della Fenice di Venezia con la Facoltà di Architettura (dipartimento delle Arti e del Design) di Venezia, mentre a ottobre dello stesso anno è andato in scena (commissione Biennale Musica 2005) l’opera da camera Messaggeri e messaggini. Il suo catalogo comprende numerose composizioni da camera con l’utilizzo di strumenti tradizionali, disklavier e altri mezzi elettronici. Radio Tre Suite gli ha dedicato un programma monografico e diverse interviste; una sua intervista è stata registrata anche da Sky Classica. Ha svolto attività giornalistica, si è occupato di analisi musicale, collaborando a riviste di architettura come “Anfione e Zeto” e “O.P.”. Ha tenuto conferenze per la Biennale Musica di Venezia, per l’Accademia Sibelius a Helsinky, per l’Accademia Olimpica a Vicenza, per le Università di Milano (Politecnico), Torino, Firenze, Padova, Venezia e per numerose altre istituzioni concertistiche. Suoi lavori sull’interazione musicista-computer sono stati presentati all’Università di Genova alla Conferenza Mondiale di Computer Music del 1998. È stato presidente e giurato in concorsi internazionali di composizione. È stato docente di Armonia e Contrappunto al Conservatorio “Venezze” di Rovigo dal 1982 al 2008. 25 TRASCRIZIONE DELL’INTERVENTO C A R L O D E P I R R O Legenda - CD Carlo De Pirro - RR Ragazzi della Centurione - R Allievo non identificato (con la stessa sigla si indicano persone spesso differenti) - RP Rosangela Piccardo - MF Mario Fancello - - - CDP – […], quindi ho fatto spesso degli incontri con ragazzi della vostra età per parlare di musica e, anche se a voi l’Opera può sembrare una cosa un po’ lontana o anche il teatro magari non è un posto che frequentate, io vi invito veramente a frequentare questo antro delle meraviglie perché in un’Opera, in uno spazio teatrale, succedono delle cose molto particolari. [Proprio adesso decide d’esibirsi un ensemble d’uccellini cinguettando dai rami degli alberi del parco di Villa Rossi, attiguo alla scuola]. In questo incontro cercherò di spiegarvi un po’ cosa succede. Avete visto, qua c’è un computer, c’è un videoproiettore e cercherò anche di farvi giocare. Quindi sarete anche voi a fare della musica insieme a me. Mi sentite? C’è bisogno del microfono? MF – Io preferirei, perché c’è la registrazione. CDP – Come volete. Allora, secondo voi, quando è stata inven… – la piglio larga – quando è stata inventata la bicicletta? RR – [Brusio]. CDP – Circa…? RR – [Vengono avanzate delle risposte]. CDP – Sì, c’erano dei proto…, un’idea di bicicletta già quasi attribuibile a Leonardo, però la bicicletta vera e propria è stata inventata a metà Ottocento, diciamo. Vi sembra una cosa difficile da inventare una bicicletta? R – Nooo. 27 Carlo mostra le due pietre. - 1 CDP – Non è difficile da inventare, però – stranamente – nessuno ci aveva pensato prima. Se noi abbiamo molta più fretta dei nostri …, non solo dei nostri genitori, ma dei nostri avi è perché, probabilmente, a un certo punto il mondo ha incominciato a macinare idee, necessità di spostamenti molto più rapidamente. Allora la bicicletta è stata inventata …, piuttosto uno ha pensato: forse se mi sposto più rapidamente anche la mia idea si sposta più rapidamente. È possibile che la bicicletta sia stata abbinata a un motore, questo applicato a un treno e con questo noi possiamo dire: noi oggi siamo qua; se vogliamo, domani siamo a New York e fra due giorni siamo a Sydney. La bicicletta è una protesi, nel senso che noi da soli potremmo fare delle cose molto limitate; ma le protesi – tutte le protesi che ci circondano – ci permettono di fare delle cose molto maggiori rispetto alla nostra natura di ex animali. Il computer è una protesi, una macchina è una protesi, una penna è una protesi. La capacità d’immagazzinare tutta la nostra memoria dipende dal fatto che ci sono le penne, che ci sono le case editoriali, che ci sono quelli che registrano. Tutto quello che voi usate. Il cellulare è una protesi, se avete bisogno di chiamare vostra madre o un vostro amico utilizzate un cellulare, cosa che venti trent’anni fa non era possibile. Allora tutto questo è tecnica, però è tecnica con idea. Allora vi facevo il discorso – prima – della bicicletta perché la bicicletta, pur essendo una cosa molto semplice, non è stata inventata prima; è stata inventata quando è stata sentita la necessità di inventare la bicicletta. Allora quello che voi avete – e che ognuno di noi ha, che ha nella testa – potete considerarlo come una specie di miniera piena di terra, tanta terra da scavare; però, se voi avete costanza, fiducia e immaginate qualcosa oltre a questa terra, incominciate a trovare dei metalli, a volte dei metalli preziosi, a volte dei diamanti: possiamo immaginare che questi siano le idee. Questo per dirvi che, per fare musica, si possono usare mezzi molto diversi. Allora io non vi farò sentire tante cose della mia musica, vi farò sentire come si possono avere delle idee musicali. [Schiocco di due pietre sbattute l’una sull’altra].1 E qui, più o meno appunto, la conferenza di oggi potrebbe chiamarsi Dal sasso al computer, perché l’opera che ho scritto, che si chiama L’Angelo e Carlo si era munito di alcune pietre raccolte nel parco di Villa Rossi. 28 l’Aura, … Questa immagine che vedete è l’immagine simbolo di questa opera. [Riprende il gorgheggio degli uccellini ed accompagna passo passo le performance di Carlo]. Aveva come protagonista una bambina più o meno della vostra età (e beh, mia figlia ha nove anni) ed era una bambina maltrattata, ingiustamente, senza …, come – a volte – vi sentite anche voi, maltrattati e umiliati, e, diciamo, poi l’Angelo, alla fine di quest’opera, senza raccontarvi la storia, l’Angelo a un certo punto le insegnava una magia, e questa magia faceva uscire la bambina dal suo stato di impotenza. L’opera iniziava in questa maniera, iniziava con dei suoni di sassi. Allora io vi faccio sentire una cosa. Vi parlavo prima del discorso della protesi, allora il pianoforte è una protesi nel senso che se io ho un’idea musicale ma vivessi in mezzo alla giungla – diciamo – io il pianoforte me lo scordo di tradurla questa idea musicale. Il pianoforte è l’evoluzione di strumenti che prima erano più semplici. Per esempio, il clavicembalo (forse non lo avete mai sentito) è uno strumento più semplice del pianoforte. Prima del pianoforte c’era l’organo, adesso ci sono le tastiere elettroniche, che sono strumenti molto più sofisticati. Però sempre questi sono degli strumenti che ci permettono di esprimerci. Allora, l’opera partiva con una situazione sonora elettronica […] e con un suono di sassi. Allora tutti i musicisti – i protagonisti – (erano una ventina tra attori e musicisti) arrivavano in platea e suonavano dei sassi. “Ma vuol dire che i sassi possono far musica?”, “Si può far musica?”, “Sono tutti uguali i sassi?”. No. Allora stamani […] a prendere due sassi tozzi, e il suono di due sassi tozzi [si ode il suono prodotto dalle due pietre], uno sopra l’altro, è questo [suono di sassi]. Io passo le vacanze da molti anni a Noli; io abito in Veneto, a Padova, ma passo le vacanze in Liguria e – là – una delle idee che mi è venuta raccogliendo sassi era quella che questi sassi potessero suonare. Allora vi ricordate il suono di prima. Si può far suono anche in questa maniera [sonorità diversa dalla precedente]. Ecco, se questo noi lo pensassimo come uno strumento, questo strumento può avere una piccola cassa armonica che è il nostro cavo della mano [prosegue a far risuonare i sassi], che trasforma il suono; ma non solo: questo suono è così; se voi immaginate che il suono si muova [effettua delle variazioni sonore], voi andate al cinema e vedete il film Fantasy, vedete i corpi […]; avete mai pensato che il suono vi avvolga? Ecco questo principio possiamo farlo, possiamo farlo novelli musicisti oppure muovendo il suono. Poi vi faccio sentire un esempio un po’ più sofisticato. Allora questo è il primo esempio. Il secondo esempio è questo [suono di “martelli”]. Una volta sono andato a fare un concerto a Treviso e era anche questa un’opera teatrale e era in una chiesa e c’erano questi elementi che servono per separare gli spettatori incolonnati, allora, siccome dava un po’ fastidio, questo elemento l’abbiamo spostato dietro, casualmente sono andato a sbattere contro una colonna e il suono che è saltato fuori è questo [fa ascoltare un suono]. Sentite come vibra? [Riproduce il suono di prima]. Questo non è uno strumento musicale. Non è nato per essere uno strumento. È nato come strumento perché gli spettatori entrino ordinatamente [ripete il suono]. Ma questo è il principio della vibrazione che c’è in una campana. Quando voi sentite le campane [ripete il suono], le campane perché suonino bene [riespande la sonorità di prima] devono avere questa risonanza. Questo mi ha fatto venire l’idea che nell’opera, siccome l’opera era fatta a Venezia per La Fenice, e Venezia è una città magica per le campane, per il suono delle campane, probabilmente anche qua, se fate caso, a una certa ora, quando suonano le campane, si sentono da tutti gli orizzonti, può essere l’ora del vespro, ma a Venezia particolarmente il suono è magico perché si riflette nell’acqua e Venezia ha trecento chiese, quindi immaginate quando sono le sei di sera che suono può esserci. E noi, nell’opera, abbiamo utilizzato proprio due vere campane da chiesa, che abbiamo messo nel palcoscenico e abbiamo a un certo punto suonato. Allora l’inizio di questa idea è che c’è una certa differenza fra udire e ascoltare. Questo potrebbe essere un sinonimo per voi, udire e ascoltare potrebbe essere la stessa cosa, però udire e ascoltare è come la stessa cosa fra vedere e guardare, perché – per esempio – se noi mettessimo dieci persone di nazionalità diverse in questa stanza e dovessero dire Descrivete cosa c’è, allora una persona potrebbe 29 - dire Ci sono dei ragazzi a scuola, un’altra che si occupa di moda potrebbe dire In questa scuola va di tendenza un certo colore, un altro che è particolarmente avvezzo all’ordine dice Ah, ma le tende mi sembrano un po’ … un po’ che … Mia madre direbbe Le tende sono sporche. Ognuno può vedere delle cose differenti. E guardare e ascoltare è la stessa cosa. Cioè si può ascoltare di tutto, ascoltare e essere come attraversati da … da … dalla … Invece udire e ascoltare è diverso, perché ascoltare è un’azione attiva che voi fate. Quando io ho sentito questo suono, facendo il mestiere del compositore, se questo stesso suono spostando questo oggetto l’avesse sentito il guardiano di quella chiesa avrebbe detto Va beh, lo sposto e basta. Io invece ho alzato le antenne, ho detto Ah, però …, questo suono mi interessa e lo utilizzo nell’opera. Allora quando voi ascoltate qualcosa, in base alla vostra capacità di cultura, che è poi quella che dicevo prima, la stessa che vi farà trovare delle pietre preziose nella vostra testa, vi farà brillare una certa cosa e quindi potrete incominciare a utilizzare quell’idea per fare qualcosa. Quindi con cose del genere si potrebbe già anche a scuola, con dei sassi, con degli oggetti simili, fare musica non solo facendo musica con gli strumenti tradizionali. Allora adesso io volevo farvi vedere, passiamo alle corazzate – come si dice – cioè al computer. Adesso passa tutto attraverso il computer. Si può fare musica anche col computer. Quello che vedete è uno spartito RP – [Riprende il comportamento di alcuni allievi]. I novelli compositori, eroici volontari. - CDP – Allora il compositore normalmente …, anch’io ho sul mio pianoforte il mio foglio, un bel foglio di carta; uso la penna e quando mi vengono le idee le annoto; però per comodità poi me le sento sul computer. Cosa vuol dire? Che è una cosa che potete fare. Adesso vi faccio provare: anche a qualche volontario, a qualcuno di voi. Vuol dire che noi possiamo scrivere. Questi sono dei pentagrammi, ciascuno di questi è un pentagramma. In questa tavoletta qua si possono prendere delle note e schiacciando come se fossero lettere si mettono sul pentagramma. Per esempio se io mi seleziono qua [piccola pausa], ecco, se io metto le note in questo punto, incomincio a cliccare, ottengo le note che voglio. Poi, un’altra 30 - cosa che facciamo noi quando scriviamo musica è dire Adesso questo suono lo fa un oboe, un clarinetto, una tromba, una percussione e via dicendo, e allora in questa maniera prendo la lista degli strumenti e qua per esempio nel primo pentagramma c’è un oboe, nel secondo pentagramma ci sono delle percussioni e nel terzo pentagramma ci sono delle campane. Però – volendo – io potrei mettere qualsiasi altro strumento. Poi schiaccio il play, come un registratore, e sento una cosa del genere [fa ascoltare l’esercizio sonoro]. Questo naturalmente è in modo assolutamente casuale; poi, io se voglio invece fare la mia scala di do maggiore, aggiungiamo misura davanti, ci voglio scrivere la mia facilissima scala di do maggiore, ottengo do re mi sol la si. [Sottopone alle orecchie il risultato]. Qualcuno vuol provare a scrivere? RR – [Vociare degli allievi]. CDP – Allora, spazio. RR – [Si sentono ancora le voci dei ragazzi]. CDP – Adesso voi dovete scliccare in qualsiasi di questi pentagrammi, in qualsiasi punto sempre col sinistro e metteteci delle note. R – Okay. CDP – In questa battuta, in questa battuta, dove volete, sopra, sotto RR – [Si attenua il brusio]. CDP – Ecco vedete come la partitura si sta facendo. Puoi scrivere anche dei pentagrammi sotto, qui. RR – [Il chiacchiericcio riprende e si mescola ai commenti dei due alunni che operano al computer]. CDP – Ecco, lui, che è – mi pare – più acculturato, ha capito che la lunghezza delle note può essere differente e quindi sta prendendo delle crome, delle biscrome R – Sì, lo so, ma non volevo cambiare. CDP – Sì sì. Creazione improvvisata al computer. 31 - R – Volevo tenere così. Poi si possono cambiare gli interventi? CDP – Certo. Adesso facciamo una prova. Allora vogliamo sentire il risultato? R – È un danno per l’orecchio, penso. RR – [Alcuni ridacchiano]. La composizione va delineandosi. - - CDP – Okay. Allora silenzio. [Suona la campanella]. R – Si possono cambiare gli strumenti? CDP – Molta concentrazione, perché questa è una prima esecuzione assoluta. Attenzione. Pronti. [Ascolto del minibrano sonoro]. Beh, insomma, ci aveva anche una logica. Divertente. Grazie. [Ridacchia]. RR – [Applausi prolungati accompagnati da un denso vociare]. MF – [Gli rammento a bassa voce quali sono i tempi prestabiliti per i turni]. CDP – Allora, adesso invece vi mostro, facciamo un piccolo passo indietro prima di arrivare al computer, vi mostro come facciamo; siamo in un mondo di giocattoloni noi che usiamo l’arte, ma insomma ci divertiamo – penso – a divertire anche gli altri. Questa persona che vedete sulla sinistra è uno dei più grandi architetti italiani, si chiama Tobia Scarpa e ha voluto fare insieme con me una scultura sonora. Allora cosa abbiamo fatto? Questa era partita da un’osservazione una volta, ecco, sempre per quel discorso lì, battendo contro un fusto della birra, quello che voi vedete qua; vedete? Questa qua è una bombola di gas per l’agricoltura. Allora, cosa abbiamo fatto noi? Ne abbiamo prese una e un’altra e le abbiamo fuse una sopra l’altra, poi abbiamo fatto dei buchi. Quello che vedete è un nostro amico che ci ha aiutato a far dei buchi, e adesso vediamo le fasi successive. Allora quello che vedete in mano a Tobia Scarpa è un tondino di metallo, quelli che servono per fare le costruzioni delle case. Ce l’abbiamo fusi insieme. Fra poco, ecco, vedete che c’è questo tondino fuso sul corpo della struttura. Questo è il risultato finale. Allora ci sono due bombole, una fusa sopra l’altra, si vede qua la saldatura, questi sono dei tondini forgiati, uno, due, tre, poi ce ne sono stati aggiunti degli altri e sempre per il principio di prima, anzi adesso vi faccio ascoltare. Se 32 - questo strumento viene suonato così [fa l’esempio] non suona, perché le vibrazioni non possono espandersi; quindi io ho bisogno [esemplifica] che questo suono sia libero; appena lo tocco il suono non c’è più. Quella che vedete qua sotto è una base a cinque piedi con sopra un perno, di modo che il perno sopra va a finire qua, permette che la scultura non tocchi su niente e quindi il suono possa vibrare. Sopra queste assi di tondino forgiato mia figlia batteva un battente di legno e faceva un suono di campana, un suono di campana bellissimo, che ovviamente non vi posso far sentire, perché questa è una scultura un po’ intrasportabile; vi faccio vedere la stessa appesa al soffitto; e quindi questo è un nuovo strumento rispetto agli strumenti tradizionali; ma strumento nuovo è anche il computer e allora RP – Mi scusi, questa scultura adesso dov’è? CDP – Adesso è alla Fenice. Ce l’abbiamo nel dep…, però verrà utilizzato un’altra volta per un’altra opera a ottobre. È un vero e proprio strumento. RP – Grazie. “Ho bisogno che questo suono sia libero” - - CDP – Allora qualcuno di voi ha mai sentito parlare del campionatore? Cos’è un campionatore? No? Quelli che fanno il rap non sanno cos’è il campionatore? Mai sentito no…? RR [Vocii]. CDP – Il campionatore è uno strumento che registra dei suoni e poi li può modificare. Allora a me interessava registrare dei suoni e fare una specie d’orchestra chimica. E allora si fa così. Questo banco mixer, si vanno a prendere dei file, registrati, eccolo qua, basso 1, è la voce di un basso, io la carico, poi vado a prendere dei …, si chiamano patch, cioè sono dei banchi che io ho preselezionato di effetti e lo carico anche questo, adesso vi faccio sentire la voce originale del basso [riproduce per l’ascolto], allora questo effetto qua è un effetto cosiddetto in loop, cioè si piglia …, un basso fa una cosa e la continua a rifare [mentre parla c’è la voce del basso che prosegue ininterrottamente], il computer lo continua a rifare. Fate caso a come viene trasformata adesso la voce del basso, attenzione, schiaccio la patch 1 33 [esemplifica], questa è la voce di prima, questa è esattamente la voce di prima che io ho modificato cambiando questi parametri. Vi faccio sentire un’altra possibilità, ancora più grave, è la voce di prima. Voi con un computer, con un programma facilissimo da usare, l’ho fatto io, perché io sono un ignorante informatico ma lo posso fare anch’io. Oppure potete fare questo suono qua [esemplifica]. È la voce di prima, è questa voce qua [la fa riascoltare]. Questo è niente. Proviamo a caricare un’altra voce, una voce di mezzo soprano - R – [Tossisce]. - CDP – Attenzione, questa è una voce di partenza. Questa è una voce femminile, [fa ascoltare il campione vocale], attenzione a come l’abbiamo trasformata [fa ascoltare le modifiche]. - RR – [Ridono]. - CDP – Oppure, è la stessa voce di prima [voce modificata], oppure [altra modifica]. Se io schiaccio questo tasto ritorno alla voce di prima. Questo è niente. Adesso andiamo sul pesante, perché ci sono delle voci …, c’è chi studia per fare la voce bella e c’è chi invece ha la voce sgraziata, allora un amico mi ha registrato dei lamenti, dei rantoli che sono questi [ascolto dei suoni registrati]. - R – Eeehhh - RR – [Brusio]. - CDP – Questo è un rantolo. Adesso, ragazzi, sentite come questo si trasforma. Attenzione. [Fa udire le modifiche]. - RR – [Ridono]. [Si crea del chiasso, che sovrasta la voce di Carlo]. - CDP – Ragazzi … Io parlo anche con … È sempre meglio che … Sì. Siccome è un’opzione di musica, il suono non può combattere con il vostro …, quindi se riuscite a … Tutto questo serviva perché nell’opera c’erano dei personaggi angelici e questi venivano tradotti sonoramente con il suono di […] e dei personaggi […] e questi vengono tradotti con questo suono. Il fatto successivo è quello di trasformare questi suoni in un mixer. Allora questo qua è un banco mixer. Questi sono programmi che si trovano facilmente in rete. Vuol dire che io posso caricare tutti quei singoli suoni di prima [vociare fitto di numerosi ragazzini, che proviene dall’esterno dell’aula] – eccoli qua – e metterli uno dopo l’altro per fare una composizione. Come se questa da una parte superiore possono i violini, sotto possono i violoncelli, i contrabbassi, eccetera eccetera. Invece di essere suoni di strumenti tradizionali sono suoni di questi strumenti e il risultato è questo [ascolto], questa è la somma dei suoni di prima [ascolto]. Ecco, quindi l’invito che vi faccio è quello di pensare alla musica come a qualcosa di più vasto che non solo al flauto dolce o a qualcosa di simile, o a qualcosa di molto noioso. La musica è tutto il suono che ci circonda e quindi voi potete anche imparando magari ad utilizzare il computer potete anche imparare a fare musica in maniera divertente. Ecco. Se avete qualche domanda, su tutto quello di cui abbiamo parlato, mi farebbe piacere rispondere. - RR – [Silenzio]. - CDP – È tutto chiaro? - RP – Qualche dubbio, qualcosa […]. - RR – [Silenzio]. - MF – Dico io una cosa. Potresti accennare, solo in due parole, a qualcosa sul pianoforte e sui vari strumenti […]? - CDP – Sì sì. Per esempio, ecco, nell’opera che sto scrivendo adesso, a ottobre, per la Biennale Musica utilizzeremo uno …, si chiama disklavier, in realtà è un …, qualcuno di voi, nei vecchi film western, avrà visto quei pianoforti a rulli che vanno da soli? - R – Sì. - CDP – Il pianoforte a rulli ha un rullo perforato e questo rullo perforato passando movimenta un carillon, tocca il tasto del pianoforte e lo fa suonare da solo. Il disklavier è 34 - - l’evoluzione moderna di questo strumento, cioè su una partitura elettronica come quella che avete visto prima si può scrivere della musica, ed eliminati finalmente i pianisti, che non se ne può più [ridacchia], no, scherzo, servono i pianisti, si può far suonare questo pianoforte, questa musica esattamente con il piano, il forte e le note che si vogliono. La musica elettronica è una musica appunto che si può generare elettricamente, diciamo, virgolette, e che poi va gestita in questo mixer. Se per esempio, vi faccio un esempio, questi sono tutti dei campioni, allora se seleziono tutti i campioni e li sposto più qua, più qua, faccio …, scriverò un ordine differente della composizione, cioè quello che avete ascoltato prima mescolato in una maniera diversa suona così [momento d’ascolto]. Oppure, se voglio mettere il mio rantolo all’inizio, lo piglio, lo metto qua [esemplificazione sonora]; sentite che effetto diverso? Cioè, prima si partiva solo con quell’effetto di fischio, diciamo [ascolto] e poi c’era una pausa. Se invece piglio il mio rantolo e lo metto all’inizio, il fischio si sovrappone al rantolo [fa udire l’effetto ottenuto], quindi – diciamo – è anche divertente da giocare su questo tipo d musica, e anche appunto fare queste cose non comporta conoscenze particolari. Lo stesso programma di prima appunto per leggere le note è un programma che tutto sommato costa pochissimo e che può essere così anche divertente, ecco, la cosa che vi faccio ascoltare come complemento di quel discorso di prima. Questo è quello che c’era prima come suono, adesso, invece di mettere l’oboe, cambio lo strumento, ci metto … mmmhhh, mettiamo … ancora percussioni, facciamo tutte percussioni, eccole qua, e sotto …, facciamo quassù, ecco; quindi quello che abbiamo fatto adesso viene modificato [invito all’ascolto]. Adesso proviamo ad aggiungerci anche un po’ di note un po’ più lunghe [altro momento d’ascolto], quindi ciascuna di queste note corrisponde ad uno strumento a percussione. Se invece adesso le cambiamo e facciamo tutti – non so – un trombone … un …, facciamo tanti tromboni e un corno [ascolto]. MF – Puoi far sentire qualche minuto di una tua composizione? CDP – Sììì, ma mi piaceva di più che si divertissero loro che non MF – [Rispondo]. CDP – Ah, beh. Vi potrei far sentire sempre una traccia di prima … Qua, vedete che si sta formando una partitura molto stratificata. Questa era una danza che chiudeva l’opera [ascolto]. Ecco, in questa danza qua dei personaggi malvagi diventavano meccanici e si muovevano un po’ sotto …, poi un po’ alla volta da meccanici diventavano violenti […] animaletti. Sentirete dei suoni di uccelli che un po’ alla volta diventano sempre più cattivi [sta parlando mentre la musica viene riprodotta acusticamente]. Li riconoscete i suoni di prima? Quella voce cavernosa? Tutti insieme però. È una danza un po’ bestiale insomma, un po’ dionisiaca; ma doveva essere così. Poi, alla fine di questo, arriva l’Angelo e suona questa campana da chiesa e lì cambia completamente. In questa scena per esempio tutti i protagonisti si accanivano contro la scultura, andavano a battere contro quella scultura con dei bastoni; era proprio una catarsi finale fino a che l’Angelo scopriva la campana. Sentite questo suono? Arriva il suono della campana. C’è la scena finale naturalmente. Tutta l’opera è fatta di questi suoni un po’ violenti. C’era un violino, un violoncello, altri strumenti, e si arrivava a un apice di violenza messa in scena. MF – Ti volevo chiedere una cosa. Dal mio punto di vista c’era molta molta […] del suono, per cui avevi detto tu gli uccelli […] RP – [Si è creato molto chiasso] TA CE TE ! MF – poi c’è un’intensità notevole CDP – Voi pensate questo con un’amplificazione. MF – e c’è anche qualcosa di più – a mio parere – profondo di quello […,] ecco, però, di là da quello che sono le immagini musicali e di là da quello che può essere il suono mimetico, com’è che tu traduci visione e suono insieme? Cioè hai individuato anche altre strade oltre a questa oppure questa è più […] 35 - CDP – Dipende sempre – diciamo – dal soggetto dell’opera. Per esempio in questo caso la scultura che vi rifaccio vedere [piccola pausa], questa scultura – diciamo – nella sua rozzezza, perché è uno strumento rozzo in un certo senso, non è uno strumento …, aveva quasi la funzione del monolite di 2001 Odissea nello Spazio, quindi a me serviva un oggetto che facesse da contraltare alle campane, alla bellezza anche della campana, che tra l’alto era anche della distribuzione delle campane tubolari in scena, quindi questo oggetto non poteva essere altro che questo, non bastava solo che avesse un bel suono – e lo ha un bel suono – ma doveva essere un oggetto ispido, fatto perché loro potessero sfogare gli istinti più cattivi sopra questo, e la stessa immagine dell’Angelo è in qualche maniera la sublimazione dell’idea dell’Angelo. Ecco, in quel senso lì si è ripetuta tutta la parte visiva, tra l’altro era stata anche pensata, ecco faccio un inciso per spiegare – scusate [Terminano a questo punto il nastro e la registrazione]. Il fascino della creazione giocosa al computer. 36 SOTTOLINEATURE: CARLO DE PIRRO 1. La bicicletta è stata inventata quando si è sentita la necessità di inventarla. 2. Per fare musica si possono usare mezzi molto diversi. 3. In base alla propria cultura, i fenomeni esterni possono sollecitare la mente a produrre idee stimolanti. 4. Si può fare musica a scuola anche con dei sassi o con degli oggetti simili e non solo con gli strumenti tradizionali. 5. Invito a pensare alla musica come a qualcosa di più vasto del flauto dolce. 6. La musica è tutto il suono che ci circonda. 7. Con il computer si può imparare a fare musica in maniera divertente. 8. Faccio “sentire” come si possono avere delle idee musicali. 37 Lo striscione della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, finanziatrice dell’evento. La ripresa in video effettuata da un’allieva di III A. 40 In attesa di dar avvio alla conferenza. 41 Una collega, un allievo e la preside Nadia Culotta. A destra la professoressa Marina Bondì. 42 Due istantanee della conferenza. 43 Divertimento, curiosità e impegno richiesti dalla creazione musicale. L’Angelo e l’Aura. 44 È stata chiusa la porta dell’aula per ridurre le indesiderate intrusioni sonore. 45 Carlo ed alcuni strumenti di lavoro: il computer, i sassi e i martelli. 46 Secondo turno: in mancanza di un operatore la videocamera è spenta. Ospitiamo in queste pagine i contributi di due artisti a cui abbiamo chiesto di condividere la nostra dichiarazione d’affetto nei confronti di Carlo De Pirro. […] proprio oggi, a Bologna, ho chiesto ad una Allieva di Rovigo se avesse conosciuto Carlo. Lei si è fatta seria in viso e mi ha detto "certo, non si poteva non conoscerlo". (Da una mail del compositore Maurizio Pisati) "Oltre al Compositore che ho stimato, oltre al Compositore con cui abbiamo architettato pensieri e discusso soluzioni, oltre al collega di Conservatorio invitato a esaminare con noi i nostri ragazzi, oltre a tutto questo, Carlo è stato per me un colloquio "di strada", letteralmente: le strade verso le stazioni, le attese dei treni, l'intelligenza di un aneddoto per ogni suono che il viaggio offriva, i saluti in altre stazioni. Sempre, dopo il saluto e rimasto solo in un nuovo treno, avevo la sensazione di un animo pacifico con gli altri, severo con il proprio cuore. Un uomo serio, nel senso più bello e più vicino al suono di "sereno". Poi la sua musica ha risuonato per giorni nella mia casa mentre Elena [Càsoli] la studiava e infine le ho seguite tutte e due, lei e la musica di Carlo, in Teatro, ad applaudire un amico.". Maurizio Pisati Un ricordo di Caos Dolce Caos Ho una foto appesa nel mio studio, sul palco, con la chitarra elettrica, indosso uno strano vestito a cerchi coperto di pois colorati e una parrucca tutta riccioli. Sullo sfondo rombi di colore e l’ombra di una batteria. Questo è il mio ricordo di Caos dolce Caos, l’opera di Carlo De Pirro, nella quale mi trovai felicemente coinvolta alcuni anni fa. Ricordo Carlo contento durante le giornate di prova al Teatro di Rovigo. In teatro, camminava da un lato all’altro del palcoscenico, poi ci raggiungeva nei camerini, per vedere costumi e trucco, poi tornava in sala per dare attenzione alle richieste di tecnici e musicisti. Noi intanto cercavamo di orientarci nel suo Caos Dolce Caos. Ripensando a lui in quelle ore, credo che fosse contento, che si stesse godendo la situazione, il piacere che si ricrea in teatro ad ogni produzione, di vedere nascere in scena ciò che si è progettato, di ascoltare finalmente dal vivo il risultato musicale. Ricordo che entravo in scena vestita da educanda, e passeggiando suonavo un brano di un autore dell’800 con la chitarra classica. Improvvisamente venivo sorpresa da buio, lampi, frastuono, giusto il tempo per trasformarmi velocemente dietro una quinta, indossare lo strano vestito a pois e uscire con l’elettrica per un solo heavy metal dove sfogare un’energia libera e trascinante. Ciò che mi è rimasto dai discorsi con Carlo di quei giorni, dall’esperienza di suonare la sua Musica, è un suo bisogno di uscire dalle convenzioni, di essere vigile nel pensiero, di risvegliare nel pubblico l’idea che in un Caos “organizzato” da un artista si possa star bene. E un particolare affetto per il mondo dei bambini, che in quest’opera giocavano un ruolo importante e nei quali Carlo credo vedesse un pensiero intelligente e libero di grande potenzialità. Elena Càsoli 51 Carloelettranaso 52 53 54 MINI ESTRATTI Ecco tre brevi citazioni che ci hanno particolarmente colpito durante la lettura del libro dedicato a Carlo De Pirro dalla studiosa Mariarosa Pollastri: una riguarda l’architettura e un’altra la scultura intese, entrambe, come stimoli alla creazione musicale; la terza vede i telefonini entrare a far parte della composizione artistica. […]. Le sculture sonore utilizzate da Carlo, sono totem, manufatti cha apparentemente vivono di sé, oggetti d’arte. Ebbene, per Carlo, quelle creazioni sono già oggetti sonori. Ebbe a dire che, passando davanti a sculture di Arnaldo Pomodoro, pensò che tali oggetti fossero pronti per produrre suono, che il suono fosse connaturato in esse; la loro forma, la loro natura le facevano adatte a diventare strumenti. […]. MARIAROSA POLLASTRI, Carlo De Pirro, a cura del Conservatorio Venezze di Rovigo, 2009, p. 10. 55 […]. Carlo si proponeva di “far vibrare artificialmente” il bel salone [del Palazzo della Ragione di Padova, 27 maggio 2007], da lui immediatamente inteso come “un grande ventre sonoro … senza centro. Esattamente come il tempo nella nostra mente”. Op. cit., p. 13. […]. Il pubblico era chiamato ad interagire con lo spettacolo come in Messaggeri e messaggini, dal momento che viene invitato a lasciare accesi i cellulari per interferire con la storia. […]. Op. cit., p. 15. Ringraziamo per la collaborazione la Signora Ida Fortini De Pirro e il compositore Roberto Doati. Le fotografie presenti in questo capitolo (Flash) e in quarta di copertina appartengono all’Archivio Ida Fortini De Pirro. 56 Franca Fioravanti e il jazzista Giampaolo Casati in Mutamenti nel Tempo, GAM Galleria d’Arte Moderna, Genova Nervi, 2009. Courtesy Archivio Fotografico del Teatro delle Nuvole. Foto: Alessandra Vinotto Sukkar. Franca Fioravanti in Paesaggi dell'Altrove, Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce, Genova, 2008. Courtesy Archivio Fotografico del Teatro delle Nuvole. Foto: Alessandra Vinotto Sukkar. 58 NOTE INFORMATIVE FRANCA FIORAVANTI Nell’ambito delle attività integrative, la Scuola Media Centurione ha dato avvio, durante l’anno 2004-2005, a un laboratorio teatrale, condotto dalla regista Franca Fioravanti, riguardante l’allestimento di una performance ispirata alla poesia di Massimo Sannelli la luminosità esce dal Sole.1 All’esperienza laboratoriale hanno preso parte alunni di varie classi, coordinati dai professori Maria Teresa Fiumara e Mario Fancello. Gli incontri, di due ore ciascuno, erano stati fissati, in numero di sette, al giovedì dalle 14.30 alle 16.30, nel periodo compreso fra febbraio e maggio. 1 In anni precedenti Franca aveva condotto altri laboratori, tra cui quello relativo alla messa in scena di uno de I Racconti della Kolyma (Alias Berdy) di Varlam Tichonovič Šalamov, e, nell’anno 2003-2004, quello riguardante un lavoro “a specchio” tra alcuni pensieri di Simon Weil e Il Rinoceronte di Eugène Ionesco. 59 PROFILO BIOGRAFICO: FRANCA FIORAVANTI Franca Fioravanti, ha conservato in sé la voglia e il desiderio di giocare, di fantasticare per guardare diversamente le cose del mondo attraverso il teatro. Regista, attrice, performer, pedagoga e ricercatrice teatrale, nel 1992 con Marco Romei fonda il Teatro delle Nuvole e la Scuola Laboratorio di ricerca, sperimentazione e creazione teatrale: spazi di r-esisteza poetica e di condivisione dell’esperienza artistica. Ha ideato una pratica di educazione all’espressività comunicativa teatrale. Cura progetti formativi rivolti principalmente al mondo giovanile, collaborando con Università e Istituti Scolastici. Ha curato le regie degli oltre 40 lavori originali realizzati, e il libro “Il Cielo Interiore. L’esperienza del Teatro delle Nuvole” edito da Titivillus nella collana Altre Visioni. E’ consulente editoriale per la collana teatrale della Ennepilibri diretta da Marco Romei. Per contatti: [email protected] www.teatrodellenuvole.it 60 UN ALTRO SGUARDO Mario Fancello mi aveva chiesto di condurre un seminario rivolto alla sua classe di allievi della scuola media partendo da una poesia del poeta Massimo Sannelli. Altre volte avevo collaborato con il Prof. Fancello trovandomi sempre straordinariamente bene, giacchè mi aveva sempre e solo chiesto di sperimentare in totale libertà creativa. La totale libertà creativa è uno stato mentale indispensabile perché possano emergere visioni, intuizioni, gesti che nascono dalle profondità dell’anima, e che sono necessari per qualsiasi creazione originale. Accettai quindi con molto piacere. Lessi la poesia e la trovai raccolta nella luce di un turbamento che il poeta attraverso la parola aveva trasformato in sentimento. Vera poesia e totale libertà. Vera gioia! Come avrete capito non sempre e non spesso capita che ci siano tutti gli elementi per poter lavorare creativamente. Volli incontrare Massimo Sannelli, e come avevo intuito leggendo la sua poesia, scoprii un giovane uomo sensibile, gentile e spiritoso. Chiacchierammo gradevolmente per un paio di ore e mi feci svelare "la trama" della scrittura poetica su cui avrei iniziato a lavorare dopo pochi giorni dal nostro incontro. Poi feci conoscenza con il gruppo degli allievi del Professore, i quali immaginavano di imparare a recitare la poesia. Li dissuasi. Parlai loro del Teatro delle Nuvole spiegando il mio modo di lavorare, e il valore della sperimentazione come mezzo per aprirsi a differenti soluzioni. La sperimentazione ci avrebbe fatto trovare il materiale necessario alla realizzazione della performance. Spiegai che era come partire per un viaggio che ci avrebbe portati a scoprire il nostro modo di stare insieme, che avremmo messo in gioco pensieri, emozioni e sentimenti, che avrebbero scoperto che esisteva in loro un altro sguardo. 61 Iniziai a farli lavorare su alcuni esercizi per liberare il corpo e la voce da tensioni, e anche per formare un gruppo di lavoro, attento e concentrato. Lo spazio in cui lavoravamo era però chiuso e pieno di oggetti, sentii che lì non era il luogo per trovare il materiale adatto a quella poesia, guardai fuori dalla finestra e vidi il giardino a fianco della scuola e intuii che era lì che dovevamo andare. Iniziai così a lavorare nel giardino, cercando di cogliere il senso della intuizione che mi aveva portato lì. Dovevo scoprire come quello spazio aperto potesse entrare in relazione con il gruppo e con la poesia. Lo trovai nella luce che pioveva dal sole. La luce, attraverso i rami degli alberi creava linee d’oro nell’aria, chiesi al gruppo di sfiorare con il corpo questi fili di luce. Decisi poi di appendere ai rami i fogli con la poesia, in modo che i fili si intrecciassero con i segni della scrittura. Un giorno scoprimmo con molto piacere che alcune persone che passavano per il giardino si erano fermate a guardare i fogli con stupore, poi li avevano avvicinati al viso e stavano leggendo la poesia, vedevo solo muoversi le loro labbra, ma non udivo le parole, stavano leggendo a fil di labbra. Quando si accorsero della nostra presenza prima ne furono intimiditi, avevano lo sguardo del bambino che si sente scoperto a far qualcosa che gli era stato negato, poi rincuorati dai nostri sorrisi divertiti e compiaciuti, ci chiesero di chi fosse la poesia e anche che cosa stavamo facendo. In quel momento il lavoro si era aperto ad altri sguardi, non era più un rito condiviso dal gruppo, non era più qualcosa di privato, aveva trovato la sua forma nella relazione con quei casuali passanti che fermandosi erano divenuti il nostro pubblico. L’insolito, il non convenzionale aveva acceso una vera curiosità richiamando la loro attenzione. Iniziai poi a far lavorare il gruppo sul testo. Come poteva essere letto questo testo forte nella sua pur lieve delicatezza? Sperimentammo con la voce differenti modi e forme per evocare le parole, ma trovammo essenziale sussurrarla, quasi a proteggere con il silenzio quel luogo poetico che la voce andava creando, poi nella partitura vocale aggiunsi alcuni suoni piccoli e alcuni sospiri che si intrecciavano con l’ordito delle parole. La sperimentazione aveva dato i suoi frutti, ora potevo scrivere la partitura finale che provammo e realizzammo nello spazio del giardino, tra gli alberi, il vialetto e una panchina. “Qualcuno di loro camminava sul viale, o era seduto sulla panchina, qualcuno si fermava a leggere la poesia da un foglio innervato di sottili fili di luce. Qualcuno lievemente staccava il foglio dal ramo, e qualcun altro si aggiungeva fintanto che tutti si riunivano attorno al foglio luminoso e ne sussurravano le parole.” Da buoni naviganti eravamo giunti alla conclusione del nostro viaggio, avevamo imparato a guardare il mondo con un altro sguardo, ci eravamo arresi alla luce, e la luce ci aveva guidati verso la scoperta di quello che era essenziale. Franca Fioravanti Teatro delle Nuvole 62 Riportiamo in questa pagina la poesia di Massimo Sannelli nella sua „prima‟ versione e nella riscrittura successiva. L‟interpretazione di Franca Fioravanti si riferisce – chiaramente – al testo di Antivedere (2002-2003). 12 13 la luminosità esce dal Sole. i bambini approvano l’enormità degli occhi: ne gode l’occhio ridendo. nessuna, e mai, aridità toglie alcuna zona: e una zona sola è piaciuta. la grazia cerca un luogo calmo; e questa Genova; e vero giardino. noi sogniamo i bambini, di cui l’occhio si riempie, imitando la loro vita. nella realtà che si contempla, pace, siano lontani dal male; che da prato, e ora albero, non si esca mai; che la bambina a fianco è l’innocenza, da cui non si fugge. Qui non agisce asprezza o noia, e questa velocità di dire ne è nata ora, e un sogno di vita normale: il luogo aggiunge a sé la bellezza, per non ferire. non è volontà rendere chiarezza per chiarezza, osso per osso, onore per onore: è più difesa ordinata ordinare la scrittura. il sesso arriva tardi: presto la tenerezza e il suo pregio, e il suo prezzo altissimo, ora conosciuto. i bambini approvano gli occhi enormi: ne gode l’occhio ridendo. nessuna aridità ruba nessuna zona: e una zona sola è piaciuta. la grazia cerca un luogo calmo: e questa Genova; e un vero giardino. noi sogniamo i bambini, di cui l’occhio si riempie, imitando la loro vita. L‟Aria. Poesie 1993-2006, puntoacapo Editrice, Novi Ligure, 2009, p.53. MASSIMO SANNELLI, MASSIMO SANNELLI, Antivedere (2002-2003), Quaderni di Cantarena, Genova, 2003, pp.36-37. 63 Due passanti, incuriositi, leggono la poesia di Massimo, esposta su un tronco d’albero di Villa Rossi. “Attori” e passanti sorvegliati dall’occhio vigile di Franca. 64 Un momento delle prove di messinscena del testo poetico di Massimo. La professoressa di Lettere Maria Teresa Fiumara, Franca Fioravanti e due allieve del corso. 65 Il “concerto di carta” ottenuto dal movimento dei fogli su cui è stata trascritta la poesia. Altra immagine del “concertino”. 66 La contemplazione del sole. Versi poetici sussurrati all’orecchio sotto lo sguardo sorpreso di una passante. 67 I versi della poesia, variamente recitati, amplificano il vialetto della Villa. La professoressa Maria Teresa Fiumara al momento di concludere la rappresentazione. 68 La poesia viene recitata più volte, con sonorità differenziate e in maniera corale. PRESENTAZIONE Il dipinto murale, oggetto della nostra ricerca, che si trova qui, nell’atrio della nostra scuola, eseguito dal pittore Giannetto Fieschi, è a tecnica mista, su differenti supporti. In esso coesistono elementi decorativi e scene a carattere figurativo. Poiché presenta evidenti distacchi nella parte inferiore ci siamo attivati per sollecitare un intervento di restauro e nel contempo, per fare maggiore chiarezza sul suo contenuto, sul suo autore, sul suo significato. Dopo un sopralluogo di un incaricato della Soprintendenza per i Beni Artistici (che non può intervenire visto che la data d’esecuzione è inferiore ai cinquant’anni), sentito il parere di restauratrici per un intervento conservativo (il cui preventivo ammonta a circa 10.000 euro) e il Comune di Genova (proprietario dell’opera), abbiamo pensato d’organizzare un “evento” per pubblicizzare il dipinto e cercare dei canali per finanziare l’eventuale restauro invitando direttamente l’Autore. Dopo esserci documentati sulle sue attività (artistica ed umana), lo abbiamo invitato, incontrandolo, il 22 maggio, con una rappresentanza delle terze medie di Lazzaro Gagliardo e S. Granarolo e la classe II B della primaria Mameli e ci hanno colpito la disponibilità, la spiccata personalità e la lucidità con cui ha risposto alle molte domande che gli abbiamo fatto sia sul significato specifico dell’opera, sia sulla sua vita, costellata di incontri importanti e di percorsi artistici liberi e anticonformistici. Il 25 maggio 2008 hanno fatto un sopralluogo la dott. Sandra Solimano, Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce e il dott. Gandino, responsabile dei Musei Civici del Comune di Genova, che hanno ritenuto l’opera di buona fattura e stileranno una relazione sul suo stato di conservazione, sulle possibili soluzioni di restauro e di protezione (sempre nel rispetto del parere dell’Autore) e sull’inserimento della stessa nella biografia curata da Enrico Crispolti, in cui non viene menzionata. Abbiamo elaborato questa “relazione” tematica su questo importante avvenimento e sulla figura dell’Artista che collochiamo vicino alla sua opera “Il Destino” e insieme all’intervista integrale, alla bibliografia e al video che sono inseriti anche nel sito della scuola. 73 Hanno partecipato alle ricerche, ai lavori di rielaborazione dell’opera e all’incontro con l’artista le classi terze della scuola secondaria del plesso di via Lazzaro Gagliardo e di salita Granarolo e la classe seconda B della primaria Mameli. Il Dirigente: Prof. Angelo Tubino Le insegnanti: Teresa Parodi, Maristella Storti, Cristina Ruinatschia. Si ringraziano, per la collaborazione, l’artista Mauro Ghiglione, la professoressa di Lettere Enrica Gritti, l’architetto Ibleto Fieschi e la moglie Enrica. 74 INCONTRO CON L’ARTISTA GIANNETTO FIESCHI Il giorno 22 maggio 2008 ci siamo recati alla scuola Mameli per partecipare all’incontro con Giannetto Fieschi, il pittore che ha realizzato quest’opera murale. Verso le ore 11, appena arrivato ci ha salutati amichevolmente e ha iniziato a parlarci dell’opera che si trova a scuola e subito ci hanno colpito la sua spiccata personalità, la prontezza e la lucidità con cui ha risposto alle domande che gli abbiamo posto, nonostante i suoi 87 anni. Come è evidente il dipinto raffigura un angelo, che rappresenta Dio, mentre osserva un gruppo di scolari con il grembiule nero e il colletto bianco tra i quali ne sceglierà uno per riservargli una vita più felice; a fianco dei bambini è rappresentato anche un maestro “dalla faccia di pietra”, che guarda la scena. L’ angelo rappresenta inoltre il Destino, da cui prende nome l’opera. L’Artista ci ha spiegato che con questo affresco voleva spingere i ragazzi a confrontarsi tra loro e a mettersi in competizione con il Prescelto dall’angelo. Ci ha raccontato che ha realizzato quest’opera tra il 1969 e il 1970 in seguito alla vincita di un concorso indetto dal Comune di Genova. In quegli anni infatti lo Stato aveva introdotto alcune leggi per il mantenimento degli artisti, che non avevano un guadagno fisso e per buona parte vivevano in povertà. Venivano così indetti dei concorsi al cui vincitore veniva commissionata sotto pagamento un opera da realizzare in un edificio pubblico, in questo caso una scuola. Poi abbiamo iniziato a fargli le nostre domande. Abbiamo scoperto come è nata la sua passione per l’arte; Fieschi ci ha raccontato che l’idea di fare il pittore è nata e cresciuta dentro di lui. Il padre voleva che facesse il medico-chirurgo come lui, ma al giovane artista non piaceva la tristezza degli ospedali; dentro di sé sentiva sempre più forte il bisogno di dare un contributo alla rappresentazione della realtà della sua epoca. L’Artista ci ha detto che per le sue opere prende ispirazione dalla povertà e che i suoi soggetti hanno spesso a che fare con Cristo, vogliono segnare un legame tra l’identità mortale dell’uomo e quella immortale di Dio. 75 Gli abbiamo domandato anche alcune cose riguardo al suo stile di dipingere, ad esempio come mai usa quegli strani caratteri per firmare le opere. Fieschi ci ha spiegato che i caratteri che utilizza in principio erano nati dal desiderio di nascondersi, poi ha iniziato ad utilizzarli per le iscrizioni più importanti delle sue opere; questi caratteri, che non sono né greci né arabi, vogliono evidenziare ancora di più la sua libertà ed il suo anticonformismo. Il pittore-scultore ha trascorso alcuni anni della sua vita a New York dove tuttora sono conservate alcune sue opere, tra cui 25 incisioni, esposte al museo “Metropolitan”. Mentre era in America ha realizzato la collezione “The cats are hungry” (i gatti sono affamati) che, come lui stesso ci ha spiegato, è una risposta alle incertezze del governo americano. Ogni sera, dopo aver girato la città, rappresentava su un foglio le emozioni e le sensazioni che aveva provato durante la giornata. Siccome la raccolta era antiamericana in America non venne pubblicata. Abbiamo letto anche che ha incontrato Paul Klee, così gli abbiamo chiesto se ricordava qualche cosa di quell’incontro. L’artista ci ha raccontato che l’incontro con Klee è avvenuto in Austria dove la madre lo aveva portato perché potesse respirare aria nuova in quanto non era in buona salute. Klee era in vacanza nello stesso paese dove si trovava Fieschi il quale gli viene presentato dalla madre. I due entrano subito in sintonia ed iniziano a frequentarsi. Fieschi ci ha detto che l’incontro con Klee gli ha lasciato dentro un grande rispetto nei confronti di tutte le culture. Gli abbiamo chiesto se ha conosciuto altri artisti oltre a Paul Klee e lui ci ha raccontato della sua amicizia con Renato Guttuso, che ha frequentato per molti anni e con il quale ha condiviso le proprie idee. Giannetto Fieschi oggi lavora ancora, ma ci ha spiegato che gli manca quella forza sia fisica che psicologica che aveva un tempo. Siamo stati contenti ed onorati della presenza del maestro perché lo riteniamo un esponente molto importante nel contesto artistico della nostra città, che forse non gli ha mai riconosciuto pubblicamente e integralmente il suo vero valore. Gli alunni delle classi terze medie C, E, B, G. 76 I N T E R V I S T A A GIANNETTO FIESCHI Il Preside ha accolto il pittore proprio di fronte al suo dipinto murale, al terzo piano della sede dell'Istituto Comprensivo San Francesco Da Paola, dopodiché lo ha accompagnato in uno spazio dell'ingresso appositamente allestito dagli alunni della scuola elementare. Dopo aver ascoltato una breve premessa dello stesso Fieschi, una rappresentanza degli alunni delle scuole elementari e medie ha rivolto alcune domande al Pittore, ormai ottantasettenne. Dalla registrazione della conversazione si sono ottenute queste pagine che riportano fedelmente le parole dell’Artista. “Grazie, grazie. Vi vedo con piacere e vi saluto tutti, vi ringrazio per questo magnifico momento e spero che questa istruzione che ricevete nella scuola vi serva per la vostra vita, che vi auguro sia lunga e felice. Questo mio dipinto si trova in questa scuola perché segue le vicende nazionali e la particolare condizione della politica comunale della fine degli anni '60 del Novecento. Era per l'indigenza, in realtà, degli artisti che si ritenne necessario un intervento da parte degli Enti Pubblici affinché essi sopravvivessero di fronte alla situazione economica generale di questa categoria. Così fu emanata una legge chiamata “2%” con lo scopo di supportare l'attività degli artisti e promuovere pubblicamente la loro attività. Così partecipai anch'io ad un Concorso emanato dal Comune di Genova e avendolo vinto, fui incaricato di eseguire quest'opera la quale riguarda essenzialmente il fatto che ci fosse un'illustrazione mentale della scuola e dell'importanza dell'istruzione ricevuta e utile per la propria cultura, per la propria vocazione terrena. Così decisi di occupare una parte dell'affresco (che in realtà affresco non è ma potrei dire un'esecuzione su tela poi incollata alla parete, ma non ricordo bene) con un angelo (che oggi non si vede più) che sorvolasse i ragazzi e scegliesse fra di loro il beniamino della sorte, il prediletto dal destino, quello che avrebbe avuto un futuro particolare, una particolare “missione”, l'elezione divina di fronte al destino umano, 77 quell'alunno indicato dall'angelo. Potrei dire anche un elemento di competizione che stuzzicasse fra gli alunni la volontà del destino, l'obbligo civico e il rispetto della volontà divina. Io spero che venga incaricato qualche pittore per riportare l'opera nella sua condizione originale e spero che il vostro Preside sappia rincalzare il significato dell'opera, quello che io ho appena detto”. Il Preside: “I nostri ragazzi hanno cercato di approfondire il significato dell'opera e avrebbero delle domande da porle”. Gli alunni della scuola elementare aprono le domande al pittore: 1) Perchè ha scelto di fare il pittore ? “E' un'idea che è nata dentro di me, una sensazione...che poi è maturata nel tempo”. 2) Come è nata la sua passione per la pittura ? “Per la stessa ragione. E' una sensazione non solo di quello che è la realtà, ma è anche di quello che ci glorifica come memoria della civiltà. Sono due gli elementi: uno naturale, che nasce dalla persona, il secondo è invece dovuto al circondario in cui si vive, essendo noi italiani. Viviamo in una parte del mondo in cui la cultura è vissuta in modo importante. L'Italia è un grande Paese di civiltà”. 3) A che età ha cominciato a dipingere ? “Non saprei dire....questa passione è nata dentro di me a poco a poco, poi si è sviluppata con la maturità, nel tempo ci si perfeziona, si diventa un pochino più sapienti; quindi non sarei in grado di dire l'età, con delle date. Sono cose che nascono e si sviluppano a poco a poco, come la mia conoscenza del mondo. Anche leggendo i giornali... la realtà che si sviluppava dentro di me, era come le cose del mondo. Ci si appropria della cultura e della sapienza del mondo. Non posso rispondere esattamente, tuttavia potrei dire che a partire dai dieci anni, in su, si è sviluppata ed ha preso corpo in me, più consistente, ed è durata fino ai 20 anni circa. Io studiavo all'Università, mio padre era un chirurgo e voleva che anche io facessi il suo mestiere. Ma il mestiere del medico non mi piaceva, questa passione non era in me, che invece, mi sentivo portato per altri modi di esprimermi. Così si è fatta strada a poco a poco...”. 4) Quando è stato dipinto l'affresco ? “Non lo so esattamente ... (suggeriscono anni '69 /' 70). Allora si. Ero tornato dall'America nel '61. Perchè in America ero diventato un pittore abbastanza conosciuto. Il Prof. Argan, un critico d'arte molto conosciuto che ha scritto sulla storia dell'arte contemporanea dei libri che molti di noi hanno studiato, mi aveva fatto avere questo incarico in una Università americana. Quindi negli anni appena successivi, al rientro in Italia, avevo fatto questo lavoro, che era stato studiato per risanare la proverbiale indigenza (povertà) dei pittori. Perché i pittori non hanno chi li aiuta, se non ci sono i clienti, non hanno nessuno che dà loro da mangiare”. 5) Se non avesse fatto il pittore che lavoro avrebbe scelto? “Come dicevo prima, sicuramente mio padre voleva che facessi il medico. Io veneravo questo mestiere con rispetto, perché il medico è altruista e cerca di salvare la vita e la salute dei suoi pazienti, ma la tristezza dell'ospedale io non sarei riuscito a reggerla. Certamente avevo la sensazione che quella non fosse la mia strada. Ho scelto questo lavoro che era più sensibile, più vicino a me e gradevole nella comunicazione”. 6) Come nascono le idee per i suoi quadri ? 78 “Nascono da quella che generalmente si chiama la cultura, cioè l'educazione mentale diversa da individuo a individuo. Per quanto riguarda personalmente me, dal fatto che io sia italiano e circondato da tanti artisti internazionali. Sentivo una spinta, tutto questo mi ha spinto ad essere pittore. Se lo meritasse la mia attitudine non so, ma sentivo questo impulso dentro di me che ho fatto crescere”. 7) Quali sono i soggetti che preferisce dipingere? “I soggetti sono cambiati nel corso del tempo e abbastanza presto... soprattutto io ritengo che ci sia un certo genere pittorico che io chiamerei “pauperismo”, cioè l'attenzione per i più poveri, quelli lasciati al loro triste destino, meno favoriti dal destino per conoscere le cose dello spirito e della cultura e allora questi generi (del socialismo – in senso del sociale – e del cristianesimo) sono quelli che prediligo per aiutare quelli meno dotati”. 8) Come si intitola l'opera ? “Il titolo, se ben ricordo, deve essere “Il destino”. Ciascuno di noi deve ricordarsi che è una persona nel mondo. In questo quadro c'è un Padre celeste, un angelo, un Essere superiore, che sta sorvolando un gruppo di bambini. I ragazzi sono sottomessi. L'angelo indica il prescelto dal destino, un bambino che forse diventerà qualcuno. Un predestinato, una speranza, un bel posto nel futuro. Questo è un ragazzo indicato dalla Provvidenza, oggi una persona importante, influente. Io vi auguro un po' di tutto questo: essere più importanti di tutti gli altri per la vostra soddisfazione e la vostra vita, una persona in grado di lasciare un’impronta in tutto il mondo”. 9) Perchè ha deciso di fare un affresco in questa scuola? “C'erano dei concorsi a cui i pittori concorrevano. Io, avendo partecipato al concorso e avendolo vinto, ho dipinto questa opera”. 10) Quale soggetto preferisce dipingere? “I soggetti sono quelli che hanno rapporti con la conoscenza, cioè questa benevolenza che il Padre eterno ha per l'Umanità. I miei soggetti sono tutti indirizzati a rappresentare questa unione tra volontà divina e umana”. 11) Perchè le piace dipingere? “Per me è una matrice di costruzione con lo spirito del Signore. Una certa religiosità è connaturata all'artista...è un momento di unione del mio spirito con quello del Signore”. Poi continuano le domande gli alunni della scuola media: 12) Oggi lavora ancora? “Purtroppo non tanto. Mi manca veramente l'impulso che dicevo prima, cioè quella voglia di partecipare alla vita contemporanea. Mi manca la forza che la gioventù mi dava, che adesso, la vecchiaia, mi ha tolto in parte. La mia meditazione è legata forse, più alla morte che alla vita”. 13) Abbiamo letto che lei ha avuto un incontro con Paul Klee. Cosa si ricorda? “Ero molto piccolo e mia madre, verso gli undici anni, mi ha portato in Austria. In questo posto, scelto per motivi di salute, c'era questo signore in villeggiatura e mia madre, con molta presunzione, mi ha presentato. Questo signore mi ha preso in simpatia e mi portava sempre con lui. Mi faceva delle domande a cui io rispondevo meglio che potevo. Così si appassionò a me. Mi insegnava alcuni principi di pittura. Una pittura straordinaria e stravagante. L'educazione di essere stato con un individuo così, mi ha lasciato un certo principio di rispetto verso questa cultura”. 79 14) Come mai qui a Genova non ci sono i suoi quadri e questi si trovano quasi tutti a S. Giminiano? “Questa domanda sveglia in me purtroppo qualche sentimento di opposizione verso gli organi amministrativi della città perché io sono nato in Lombardia, perché al momento della mia nascita mio padre lavorava là, ma la mia famiglia, la mia stirpe è genovese da generazioni, da mille anni circa, e io da anni sono genovese. I Genovesi, certe volte, sono provinciali e questo è un aggettivo poco gradevole, poco gratificante e molte volte succede quello che Gesù diceva “non c'è profeta in patria”, cioè se si vede un genovese che cerca di superare certi luoghi comuni, non viene accettato, perché i genovesi, molte volte sono schiavi dei luoghi comuni e questa è la ragione per la quale, essendo stato invitato dal Comune di S. Giminiano per una celebrazione che riguardava un certo anno della mia attività, i quadri sono rimasti in questo posto, come donazione e S. Giminiano mi ha fatto l'onore di collocare i miei quadri all'interno di molti Enti Pubblici. A Genova, se non c'è qualcuno che provveda, prima che io muoia, a stabilire un luogo, dove siano riuniti molti miei quadri, probabilmente questo rimarrà un fatto negativo per la città......vedremo, qualcuno provvederà per me”. 15) Dove sono esposti i suoi quadri? “Oltre a S. Giminiano, c'è un altro museo cattolico a S. Gabriele, in provincia di Teramo e una decina di opere sono raccolte in un museo di S. Remo (per me non è un museo ma un corridoio). Quindi sono conservati in tre luoghi e 4 musei perché al Museo Metropolitan di New York ci sono 25 incisioni degli anni '50/'60”. 16) La carriera di suo padre e la partecipazione alla guerra hanno influenzato le sue opere? “La carriera di mio padre e la guerra mi hanno influenzato... la guerra l'ho fatta tutta, dal 1940 al 1945, non sono stato né un eroe, né un vigliacco perché ho fatto tutto quello che mi si chiedeva durante i cinque anni di combattimento. La carriera di mio padre, invece, mi è sempre servita come imitazione della persona. Mio padre era molto positivo e rigoroso, desiderava che io fossi un ragazzo per bene . Io sono cresciuto, credo, nel rispetto delle norme e dei valori morali”. 17) La firma nelle sue opere ha un qualche significato? “Veramente era più che altro un desiderio di nascondermi in questa civiltà ed è successo che ad un tratto, specialmente nei discorsi più significativi, introducessi certi parti scritte; questi caratteri, né latini, né greci, né arabi, sono inventati e sono più o meno, caratteri gotici derivati dal medioevo”. 18) Il fascismo e la seconda guerra mondiale hanno influenzato il suo modo di dipingere ? “Il fascismo è nato che io avevo 2 anni ed è finito che ne avevo 24 , perciò sono vissuto in pieno periodo fascista e posso dire che il fascismo era un sistema civico, di ordini, che riguardava soprattutto il rispetto reciproco dei cittadini. Non ho mai potuto studiare a fondo le questioni etiche del fascismo, perché non sono un politico. Sono tutte cose che io posso rinunciare a capire anche se il fascismo è stato per me quello che la gente dice. Si poteva uscire in strada senza essere assaliti dai briganti. Al tempo del fascismo c'era una certa tranquillità civica, mentre oggi è difficile uscire”. 19) Preferisce stare da solo, con i bambini, con gli adulti? “Se mi riesce... devo dire la verità che oggi che sono vecchio, sto da solo. Meditare da solo con me stesso... di fatto rimprovero mia moglie che passa troppo tempo a guardare la televisione. Io sto da solo in camera, in una poltrona. Rifletto su quello che sono e su quello che potrei fare di meglio e che però non faccio”. 80 20) Abbiamo studiato che nel 1955 ha composto in una sequenza di dipinti una serie di collages intitolati “Cats are hungry”. Se si ricorda, ce ne può parlare? “Si tratta di un libro, che in italiano significa “I gatti hanno fame”, fatto a poco a poco durante la mia permanenza a New York, cominciato nel '53-'56, ed era la mia risposta alle incertezze della civiltà americana e del suo governo. Qui riflettevo della situazione civica, non questioni reali della vita americana, ma il rapporto tra individuo e individuo che io andavo vedendo. Io giravo per la città e la sera riempivo, con le sensazioni che avevo ricevuto girando nella metropoli, questi fogli grandi 50 per 70. A poco a poco decisi di farne una pubblicazione intera. Questa pubblicazione fu poco gradevolmente ricevuta dall'America e non ebbe mai una pubblicazione in quel Paese. Dovettero passare circa cinquanta anni, quando un signore italiano di Brescia mi fece un'offerta generosa. Io ci credevo poco. Infatti lui ha partecipato solo al 50% della spesa, mentre il restante 50% non è mai stato pagato al tipografo. Perciò non so se sarà mai pubblicata nel vero senso del termine”. 21) Come mai ha rifiutato la cittadinanza americana? “Per mancanza di simpatia verso il costume americano, perché questa idea dell'eguaglianza americana non rispondeva a una realtà propria profonda. Era di tipo scenico, ma non reale, perché le differenze tra individuo ed individuo in America sono /erano molto forti. Così, nonostante il decano all'università mi avesse offerto di moltiplicare di venti volte il mio stipendio come professore, io rifiutai e tornai a Genova nel 1961”. 22) Quali altri pittori famosi ha conosciuto nella sua vita? “Renato Guttuso fu un mio grande amico. Incontrato per motivi politici, che io rispettavo ma a cui non partecipavo. Poi non dimentico che mi chiese molte volte delle incisioni e mi volle sempre pagare. Gli sono molto grato di questo, perché capiva che io avevo molto più bisogno di soldi di lui. Difficilmente tra pittori ci sono rapporti così cordiali. Poi, morendo, lasciò alla sua città natale queste incisioni ”. Ringraziando il Maestro, il Preside ha un'ultima domanda: 23) Lei ha vissuto molto tempo, ha vissuto esperienze sia artistiche che umane straordinarie, per noi gente comune. Visto che ha accettato questo incontro con i ragazzi e i bambini della scuola, le chiedo, come vede il futuro ? “Io spero che questo mondo, fatto di cose molto più grandi di me..., spero che attraverso il contributo che l'artista può dare alla civiltà... (perché sembra strano che uno fa un quadro e un ministro ne tiene conto e questo pittore ha avuto influenza sulla mentalità del ministro per qualche oscuro motivo) il pittore può influenzare. Perciò sperando bene per il mondo, io continuerò a curare la questione artistica, nella quale mi sono assorbito per tutta la vita, spero che sarà un elemento che porterà anche a voi fortuna...”. 22 maggio 2008 81 Visione d’insieme. Altra panoramica. 82 Particolare di sinistra. Zona centrale (particolare). 83 Altra immagine della zona centrale. 84 Maestro con allievi (particolare della zona centrale). Maestro (Dettaglio). 85 LA SCRITTA SUL DIPINTO Nella parte mediana, a testimonianza del pensiero del pittore, è riportata questa scritta che gli alunni di seconda, della scuola primaria, hanno ricopiato. Alcune parole del dipinto non sono leggibili e ciò ha reso difficile il processo di trascrizione. DURANTE I SECOLI E IN TUTTE LE CIVILTÀ L’ARTE ESIBISCE RAPPRESENTAZIONI DIVERSE DELLA REALTÀ A SECONDA DELLE DIVERSE CONCEZIONI DEL MONDO. ALLORA SI INDUCE CHE LA REALTÀ NON È UNA E DEFINITA. ANZI È CHIARO CHE LA REALTÀ È PER TUTTI CONTINUAMENTE SOGGETTA A MUTAZIONI FONDAMENTALI E CHE CIÒ AVVIENE PERCHÉ LA MENTE CONDIZIONA E FOGGIA LA REALTÀ PRIVA DI FISIONOMIA. AD OGNI EPOCA CORRISPONDE UN TIPO DI RAPPRESENTAZIONE DELLA REALTÀ. LE OPERE SIGNIFICATIVE SONO ORGANIZZATE IN MODO LOGICO DIPENDENTE DA NORME CULTURALI CHE SI IMPONGONO ALL’ESECUZIONE ARTISTICA. TALE ESECU – ZIONE CHE OBBEDISCE A DEI PRINCIPI E DÀ LORO FORMA DI IMMAGINE HA NOME STILE. UNA ANALOGIA FONDAMENTALE SOTTENDE TUTTE LE OPERE DI UN’ EPOCA E L’ORIGINALITÀ INDIVIDUALE STESSA VI SI ATTAGLIA, IN QUANTO LO STILE RITRAE FEDELMENTE IL PROPRIO MOMENTO STORICO. MA SE LO STILE, RELATORE DELL’ORDINE IDEOLOGICO, DELL’ESTENSIONE MORALE E DEL COMPORTAMENTO CIVILE PROPRI A UN DETERMINATO MOMENTO STORICO, È STRUMENTO DI CULTURA, E MEZZO DI CONOSCENZA, CHE NELLA SUA PLURALITÀ CONFERISCE ALLA REALTÀ UN CARATTERE DI VOLTA IN VOLTA VARIATO E TRANSITORIO, OPINABILE, RELATIVO AL TEMPO E AL LUOGO: IN OGNI AVVICENDARSI DI STILI TUTTAVIA IL VALORE DI TALE CARATTERE È ASSOLUTO; E QUESTA SEMBREREBBE UNA CONTRAD – DIZIONE, SE NON FOSSE LA PERFEZIONE, CHE È DELLO STILE, A RENDERE CIASCUNA DELLE RAPPRESENTAZIONI COERENTE, INCONTROVERTIBILE, NECESSARIA, UNIVERSALE. LA CONTRADDIZIONE APPARENTE SI RISOLVE IN QUANTO, SE L’ARTE RENDE ASSOLUTO IL RELATIVO, SE OGNI SUA VERSIONE DELLA REALTÀ FA UNIVERSALE QUELLA RAPPRESENTAZIONE, ANCHE LE IMMAGINI DIVERSISSIME TRA LORO DELLE VARIE RAPPRESENTAZIONI SI UNIFICANO IN RAGIONE DELLA LORO RISPETTIVA ASSOLUTEZZA STILISTICA. E SIGNIFICA CHE LO STILE, CIOÈ L’OPINIONE, LA FORMA E LA FINZIONE, CHE [SO]STITUISCE L’INCONOSCIBILE VERITÀ1. FIESCHI 1973 1 La frase, così com’è da noi trascritta, zoppica; ma il cattivo stato di conservazione del dipinto non può autorizzarci ad avanzare ipotesi integrative. 86 PROFILO BIOGRAFICO DI ROBERTO G U E R R I N I Roberto Guerrini è nato nel 1964 a Genova, dove vive e lavora. Si è formato artisticamente e professionalmente nella città natale. Dopo il conseguimento della maturità artistica, ha completato il ciclo di studi all’Accademia Ligustica di Belle Arti. È pittore, grafico, scrittore, promotore culturale e, dal 1989, docente di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale Klee-Barabino. Ha partecipato a esposizioni collettive e personali ed alcune sue opere fanno parte di collezioni private nazionali. Nel 2001 ha pubblicato per la casa editrice Erga “Mostri (5x5=27)”, una raccolta di aforismi illustrati. Sempre nel 2001, con il supporto tecnico del grafico di redazione Maurizio Fracassi, ha autoprodotto “Lettere a Francuzzo di Petolongo”, una raccolta epistolare a sfondo coprologico. Nel 2004 ha pubblicato “Bestiario 2000”, catalogo di una mostra virtuale di opere pittoriche inserite nella galleria on line di Fonopoli. Nel 2007 ha pubblicato con la rivista Icaro, magazine culturale di Fonopoli distribuito da Feltrinelli, la raccolta di immagini e scritti su C.D. rom “Taccuino (disappunti per riflettere)”. Dal 2005 al 2008 scrive per i magazine culturali di Fonopoli “Icaro” e “Infonopoli” pubblicando svariati articoli come critico ed opinionista. Dall’anno 2000 è ideatore, curatore e promotore di iniziative culturali e di sostegno tra cui la fondazione dell’Organizzazione per gli Studenti Artisti (O.S.A.), nata per l’orientamento dei giovani studenti nel campo dell’arte e per la promozione del loro operato; l’ideazione e la cura del ciclo di incontri con artisti ed autori, nell’ambito della Culture Factory della Fondazione Eni Enrico Mattei e, in collaborazione con la Galleria d’Arte Immaginecolore, del “Premio Artistico Internazionale Villa Serra di Immaginecolore”; l’ideazione e l’organizzazione della “Biennale Artistica della Solidarietà” per la raccolta di fondi per la ricerca in campo medico ed assistenziale a favore dell’Istituto onlus D. Chiossone e l’Associazione onlus Italiana per la Lotta al Neuroblastoma. INFO: [email protected] 89 “LO STATO DELL’ARTE” Dal convegno “Lo stato dell’arte” (incontri e dibattiti sull’istruzione artistica) tenuto presso il Liceo Artistico Statale Klee-Barabino a Genova il 19 dicembre 2008. Intervento del Prof. Roberto Guerrini, insegnante di discipline pittoriche. Premessa. Il presente scritto non costituisce il corpus completo ed organico dell’argomento trattato. Rappresenta un insieme di appunti che sono stati ampliati nel corso dell’ intervento. …Sono contento di poter prendere parte a questo convegno, peraltro un po’ tardivo nonostante i miei personali auspici e le richieste fatte (io avevo chiesto, senza successo, un convegno per discutere sulla formazione artistica già nel 1998 e successivamente nel settembre del 2007, ma come spesso succede in Italia, si interviene sempre a posteriori e di solito quando è troppo tardi). Sta di fatto che, vuoi per l’atavica pigrizia psicofisica che sembra caratterizzare questa (chiamiamola) categoria di lavoratori (gli insegnanti), vuoi per qualche timore reverenziale nei confronti delle dirigenze, Genova ha certamente perduta l’opportunità di farsi tempestivamente la giusta portavoce di problemi che certamente riguarderanno la scuola in generale e la formazione artistica in particolare. Non che mi importi del primato genovese circa l’indizione di un tale 91 convegno; ciò che più è importante è che si corre il rischio di essere fuori tempo massimo per sperare di poter controvertire in modo sensato ed efficace le disposizioni governative, ancorché fatte scivolare di un anno rispetto ai tempi previsti dai decreti attuativi. Comunque, l’imponente e non trascurabile movimento di discussione e di riflessione che si è sviluppato intorno all’argomento “scuola” e, soprattutto, sulla formazione artistica, ufficiosamente pare abbia indotto l’attuale Ministro della P.I. ad apportare modifiche a quanto già previsto (monte ore da 30 a 34, forse…). Per l’illuminata avanguardia di coloro che hanno provato ad adoperarsi per provare a controvertire le cose, resta quindi la consolazione che non è stato un lavoro sprecato e, se non sarà immediata l’efficacia della riflessione, potrebbe esserlo per il futuro, quando qualcuno inizierà a rivolgerci un po’ di attenzione, oppure attiverà per conto proprio una riflessione più attenta, seria e responsabile su di un argomento così delicato. Una riflessione ben avviata e soprattutto nel settore formazione artistica, potrebbe infatti e in tempi migliori, dischiudere degli scenari inediti di ascolto per chi la scuola la fa e la conosce… Inoltre, la formazione artistica così concepita e prospettata per il futuro prossimo ha, e non solo secondo me, due uniche strade da poter percorrere: o cambia rotta e rivede le disposizioni anche nel senso che vedremo in seguito, o diventerà un ciclo di formazione talmente insensato e privo di qualsiasi appeal da implodere ed autodistruggersi nel giro di pochi anni. Confidando comunque nella natura transeunte, caduca e transitoria di ogni fenomeno, mi auguro che possa passare presto anche questo terribile stato delle cose e di poter tornare a ragionare sensatamente sul futuro della scuola e della formazione. Da colloqui intercorsi con colleghi ho evinto un certo grado di preoccupazione circa il “taglio” o la “piega “ che poteva prendere un simile convegno: ci si preoccupa poiché una simile cosa potrebbe trasformarsi in una propaganda “anti Gelmini” o “anti governo”, o forse per paura di contraddire l’attuale “conducente”, o chissà per quale altro aspetto… NESSUNO DUBITA DEL FATTO CHE IL LICEO ARTISTICO, COSI’ COME E’ ATTUALMENTE, SIA NECESSARIAMENTE SUSCETTIBILE DI QUALCHE MODIFICA, MA LA PROPOSTA GOVERNATIVA E’ IRRICEVIBILE! Inoltre, perché mai si dovrebbe rinunciare alla portata politica ed educativa di un confronto? Non è forse la scuola che ha il compito di formare i cittadini e non i soldatini del futuro? Non è forse la scuola quel luogo perennemente sospeso tra ciò che è normato e ciò che è invece normabile? Infine, se le cose saranno come preannunciate, il problema non sarà solo politico, ma anche strettamente sindacale poiché, da calcoli fatti in modo attendibile e preciso, vi sarà una fortissima contrazione di cattedre di discipline pittoriche su scala nazionale. Si veda la presente tabella che non abbisogna di alcuna didascalia o commento. 92 Liceo Artistico tradiz. di I sezione 1° anno 2° anno 3° anno 4° anno Totale monte ore per 33 settimane per ogni anno di corso ORE SETTIMANALI ornato disegnato 10 6 8 8 1.056 figura disegnata 10 6 8 8 1.056 totale ore caratterizzanti 20 12 16 16 2.112 Liceo Artistico tradiz. di II sezione 1° anno 2° anno 3° anno 4° anno Totale monte ore per 33 settimane per ogni anno di corso ORE SETTIMANALI ornato disegnato 10 6 4 4 792 figura disegnata 10 6 4 4 792 totale ore caratterizzanti 20 12 8 8 1.584 Liceo Artistico Corso sperimentale (Progetto Leonardo) 1° 2° 3° 4° 5° anno anno anno anno anno Totale monte ore per 33 settimane per ogni anno di corso ORE SETTIMANALI discipline pittoriche 7 7 4 4 6 924 educazione visiva - - 2 2 - 132 totale ore caratterizzanti 7 7 6 6 6 1.056 NuovoLiceo Artistico “riformato” indirizzo arti figurative ORE SETTIMANALI discipline pittoriche e grafiche laboratorio della figurazione totale ore caratterizzanti 1° 2° 3° 4° 5° anno anno anno anno anno Totale monte ore per 33 settimane per ogni anno di corso 2/3 2/3 4 4 5 561/63 - - 3 3 3 297 2/3 2/3 7 7 8 858/60 93 Ad esempio, qui da noi andranno perse almeno 10 cattedre di discipline pittoriche su 36 totali dell’intero organico di fatto e, tra l’organico di fatto e quello di diritto, la differenza è di sole 5 cattedre! E le altre? Già, perché il cinico calcolo fatto sulla pelle dei precari, per il liceo artistico non funziona! Qualcosa deve essere sfuggito al legislatore poiché, non potendo per ora licenziare il personale in ruolo in esubero, l’amministrazione terrà dei lavoratori formati in un certo modo, probabilmente a far nulla o dovrà trovare il modo di riconvertirli spendendo ulteriore denaro pubblico. Come giustificare uno spreco di opportunità e di denaro così? Situazione socio-economica attuale e strategie. E’ sotto gli occhi di tutti che un modello “ipercapitalistico” da “catena di sant’Antonio” si sta tragicamente concludendo: questo non sancisce certamente la fine del sistema capitalista, anzi! Mai come ora si può vedere la vera e sfrontata faccia parassitaria del sistema che succhia denaro pubblico per continuare a produrre effetti privati. E si ricorre addirittura a forme più o meno velate di terrorismo mediatico adducendo, ad esempio, il fatto che se non si aiutano le banche e le imprese in difficoltà, queste trascinerebbero con sé, praticamente tutto il sistema creditizio. La diagnosi è che se l’Italia e l’occidente tutto vuole tentare di uscire dalla crisi e rimettersi in corsa deve necessariamente tornare ad investire in termini di diritti e di produzione d’avanguardia e di qualità ad altissimo valore aggiunto. Sono le uniche chanses proponibili nel senso di un positivo sviluppo e per l’uscita dalla crisi. Non ci possiamo assolutamente permettere di competere con le nuove economie, è impossibile: basta pensare al costo del lavoro da noi e in un qualunque paese ad economia emergente (o già definitivamente emersa) come ad esempio la Cina. Credo che non vi sia molto altro da aggiungere a riguardo. Pertanto, rilanciare, ad esempio, la qualità depositata, il made in Italy, può rappresentare una vera opportunità per un paese “manifatturiero” come il nostro e che inoltre, fuori da ogni retorica, detiene il patrimonio artistico e culturale mondialmente più importante. Perché quindi rinunciare ad una tra le formazioni più specificatamente adatte alla nostra dimensione senza, invece, provare a rilanciarla? Personalmente non sono qui per offendere, diffidare oppure difendere alcunché: mi preme esclusivamente impostare le cose partendo da dati inconfutabilmente oggettivi. Non mi pare che citare dati e fonti costituisca reato, oltraggio o mancanza di stile e di rispetto nei confronti dei diretti superiori. Se però questi dati si commentano da sé, non è colpa di chi li cita … Inoltre mi pare ipocrita, oltre che difficile, tentare di scucire da un ambito necessariamente politico l’argomento in oggetto. Tutt’al più si dovrà dimostrare di non essere prevenuti o, peggio, faziosi e “partiticamente” determinati, ma come si fa a essere non-politici? È da auspicare invece un serio e deciso ritorno alla politica perché dopo anni di riflusso e disimpegno inaccettabili, si corre il serio rischio di cadere nell’identitario come unica opportunità organizzativa e sociale o come risposta all’incalzante omologazione. Pertanto riabilitiamo senza timori il ruolo “alto” della politica a partire proprio dalla scuola, impariamo a farla e ad insegnarla. Prendere parte, partecipare al grande gioco della relazione umana non si esaurisce esclusivamente nella cultura che, fuori da ipocrisie e da assurde referenzialità autocentriche, è in sé limitata (per quanto elevata essa sia) e saturabile per condizione e statuto. Il luogo della relazione, della partecipazione, del confronto, dell’apprendimento, della progettualità e della volontà di espressione non può essere altro che un luogo politico. Una scuola ope legis è impensabile; la scuola, come prima dicevo, è per definizione terreno d’avanguardia necessariamente sospesa tra il normato, il normante e il normabile. 94 Un convegno è sempre un momento politico, di confronto, strategico per la collettività. L’alternativa è di trasformarlo in un evento spettacolare, un po’ come succede, nessuno si offenda, al Festival della Scienza, dove una volta all’anno scendono a Genova o altrove i deus ex machina del sapere e impartiscono a pagamento distillati di scienza alle attonite ed affascinate platee, magari approfittando per promuovere qualche libro o spettacolo. Ma vi immaginate se la scuola funzionasse così? No, la scuola è un luogo ancora troppo serio ed utile per essere trasformato in un mercatino o una fiera della vanità. E’ un po’ come se ci dovessimo scaldare con i fuochi d’artificio, che senso avrebbe? A scuola non si fanno spettacolini untuosi ed infiorati per vecchiette imbellettate della “società bene”. Ormai ovunque è un delirio, persino all’ospedale rischi di trovare George Clooney anziché un dottore che ti visiti ... Il mondo si va trasformando così … . La scuola è forse l’ultimo baluardo di resistenza alla totale degradazione sociale, all’idiozia imperante. Infine, che timori si possono avere nei confronti di una categoria di pavidi e proni servitori dello Stato come sono e sono quasi sempre stati gli insegnanti, soprattutto quelli della scuola secondaria, passata da una dimensione totalmente esecutiva e burocratica ad una falsamente autonoma? Intanto una “riforma Gelmini” che riguardi la scuola secondaria superiore non esiste. Il riferimento normativo è semmai da ricercarsi nella trascorsa “riforma Moratti”. Si tratta quindi semplicemente degli effetti dei previsti decreti attuativi di prossima e, ahinoi sicura, deliberazione. Tecnicamente non si tratta quindi di riforma e neppure lo è in senso letterale per le modalità con cui si è proceduto alla sua riedizione, attuandola senza confrontarsi con nessuna controparte che, anche se debole, c’era. Una riforma (e il riformismo, visto che se ne parla tanto …) ha il compito di far volgere le cose verso un ordine nuovo e migliore ed ha come strategia necessaria quella di essere lenta, graduale e condivisa, altrimenti è massimalismo rivoluzionario. Va detto infatti che l’osteggiata riforma morattiana non fu mai applicata durante la durata del governo che la concepì e la promulgò e che, durante il breve periodo fioroniano dell’ultimo governo Prodi, fu solo congelata e mai abrogata (chissà perché, in questi casi i ministri di “sinistra” sono sempre molto timidi e delicati nel fare le cose …). Ed oggi ce la ritroviamo così come era, con l’aggravante di alcuni “arricchimenti” (ovviamente in senso peggiorativo) avvenuti in corso d’opere da parte dalla Presidente della VII Commissione del Senato (Commissione cultura, scienza e istruzione) e dell’attuale Ministro della Pubblica Istruzione. I previsti e tuttora presenti cambiamenti hanno una connotazione tale da spiegarsi unicamente con un’unica logica: quella del taglio. Taglio neppure troppo mirato o intelligente ed inflitto, soprattutto, ad un settore dell’istruzione che non possiede alcuna possibilità di difesa o replica e che da sempre non è mai stato probabilmente compreso fino in fondo. Taglio di ore specifiche e quindi di contenuti che condurranno la scuola artistica ad una sbiadita ombra di sé stessa senza più alcuna possibilità formativa. Un po’ di storia sulle origini della concezione della formazione artistica moderna . Il ruolo maggiormente organico ed unitario della risistemazione e definizione del ruolo dell’arte (e quindi della sua educazione) spetta ad Hegel. Tra le pieghe del suo sistema dialettico l’arte, distinta come tesi, insieme alla religione (antitesi) e alla filosofia (sintesi) costituiscono le supreme attività dello spirito e che riflettono ciò che il filosofo tedesco chiamò l’assoluto. L’annuncio della “morte dell’arte” fu per Hegel solamente la denuncia della rottura, da parte del Romanticismo, del delicato equilibrio raggiunto dall’arte classica (dall’arte greca al Rinascimento maturo) tra il contenuto spirituale e la forma sensibile, a favore della conquista storica di contenuti che superano 95 l’espressività della materia. Da qui l’essenza anticipata di parte della modernità nell’arte, del suo carattere avanguardistico e dell’irriducibile inadeguatezza a rappresentare in modo univoco la profonda spiritualità moderna. Giovanni Gentile, che volle con decisione l’arte ed il suo insegnamento nei circuiti della formazione scolastica a partire dal 1923, non si discosta sul piano teorico dalla posizione hegeliana e tiene in grande considerazione l’educazione attraverso l’arte, pur preferendo un fondamento retoricoumanistico-letterario per la formazione dei quadri dirigenziali della società fascista. Così si inizia implicitamente a parlare di didattica dell’arte, individuando però solo in parte gli elementi, a mio modo di pensare, fondamentali per questo specifico settore formativo. Approccio “tecnico- educativo- epistemologico”. Qualche dato significativo su cui riflettere: l’arte crea mondo (conoscenza, formazione, energia)? Intanto sbaragliamo il campo dalla falsa credenza che l’arte possa coincidere con la mimesis, l’imitazione delle cose della natura. Anche in arte esiste ad esempio il concetto di negazione, cosa che non sussiste fuori dal linguaggio, appunto in “natura”. Inoltre è profondamente errato credere che una traduzione di tipo “mimetico” (inteso in senso etimologico) della realtà sia e coincida con un fatto fisiologico, macchinale, passivo e banale. La percezione non è una sorta di “purovisibilità”, ma il risultante di una relazione; è la building, la costruzione di un complicato percorso in cui, accanto ad un aspetto semiotico è necessario anche quello semantico, altrimenti saremmo ciechi! Per vedere, organizzare una visione, non basta l’occhio! Quindi, anche se l’immagine nasce ed è pensata come intuizione della forma e il suo linguaggio consiste nell’espressione, le cose non esistono in sé, fuori da una misura, dalla percezione, appunto. (Esiste la luna se non la guardo?...) E’ importante allora iniziare a porre la doppia possibilità di visibile/leggibile nella relazione visuale con il fenomenico, implicando necessariamente l’indispensabile rapporto tra semiologia e linguistica. Il senso di un’immagine, di una forma, si costruisce perciò nel linguaggio, cioè il senso di un linguaggio non verbale, potrà essere dato dopo la sua traduzione in un sistema linguistico. Il resto costituisce emozione o sensazione. L’opera d’arte è dunque uno spazio (pur multimediale) significante solo se preso in esame da un discorso analitico. Soltanto il nostro linguaggio verbale può dominare con coerenza una rappresentazione. L’opera è colta pienamente solo come sistema sostituto: dal testo-codice si deve approdare alla lessia. Solamente così i segni di un contesto qualsiasi divengono da attanti ad attori, acquisiscono così senso e comunicabilità unitaria, possibile grammatica. Il fatto che noi umani siamo, strutturalisticamente parlando, vedenti (così come siamo parlanti o anche sessuali e politici) per natura, non significa che siamo dispensati dall’imparare. La percezione si costruisce! Questo rappresenta un dato intuito da tempo immemore e ormai assodato. Dall’arte all’antropologia, dalla linguistica alla fisica, dall’etnologia alla filosofia, si evince senza dubbi quanto affermato. Per cui, in qualsiasi sistema scolastico ed educativo, prima di imparare a occuparsi di immagini occorre imparare a vedere. Dalla lallazione alla parola passa molta differenza, così come dalla pur meravigliosa dimensione del disegno infantile ad un prodotto sensatamente “artistico”, cioè di codificata, deliberata e verificabile capacità. Persino il mitico stigma artistico coincidente con l’idea di un “rapporto particolare dell’artista con la materia”, qualora distante dai codici di significazione, è, per quello che riguarda la formazione, da escludere risolutamente. 96 Inoltre, nel caso del mondo delle immagini e della forma, il momento teorico ha bisogno di una “doppia traduzione” per esistere e darsi in senso comunicativo. Deve passare cioè da un sistema semiotico ad un sistema semantico. Abbisogna quindi di essere tradotto in linguaggio verbale per essere detto e comunicato. In assenza di “didascalia” ogni prodotto è opaco o invisibile. E’ quindi particolarmente oneroso in termini di tempo, ed è complesso pianificare e far perseguire una formazione di tipo “artistico”. Evitando di soffermarci sul termine “arte” che è estremamente ambiguo e complesso di per sé, la decifrazione degli argomenti, della finalità e delle modalità formative, appaiono certamente problematiche, ma non impossibili….Occorre avere voglia di capire, volerci credere ed infine, occorre solo molto, ma molto tempo a disposizione! Ad esempio io impiego molti mesi, e con 10 ore alla settimana, semplicemente per far comprendere ed organizzare visivamente la prospettiva che il loro occhio “vede”, ma che il cervello non percepisce, non sa riorganizzare in senso comunicativo. Altra grande difficoltà sta nel far distinguere su base empirica la differenza tra concetto e percetto, cosa e immagine, realtà ed apparenza. Quando arrivano i nuovi iscritti al primo anno del nostro liceo, essi non sono neppure in possesso di una semantica comune adatta ad impostare la comunicazione specifica, mentre sono già universalmente attrezzati per la lingua italiana, per i processi di memorizzazione, per la matematica, ecc. Purtroppo noi insegnanti di materie artistiche dobbiamo addirittura decostruire le pregresse sussunzioni anoetiche, per sperare di impostare sensatamente i programmi previsti. Le loro pregresse competenze si fondano sulla struttura autoespressiva del disegno infantile, meraviglioso, ma distante dal poter rappresentare un appiglio cognitivo su cui impostare la formazione. Occorre infatti un doppio codice per approcciare in modo corretto ad un fenomeno, apparentemente banale, come un percetto. Già, perché come dicevo, un percetto privo di concetto è di per sé cieco. Quanta ignoranza sull’arte e sulla sua pedagogia! Sfortunatamente la stragrande maggioranza delle persone (anche insegnanti) crede che la creatività sia una sorta di laissez-faire. La tendenza comune, e non solo dell’uomo della strada, ritiene che la creatività consista “nel far fare un po’ quello che si vuole o che viene meglio”. Certamente non è così, anzi! La gestione ed il potenziamento di questa fondamentale possibilità dell’intelligenza umana (se così non fosse saremmo ancora tutti a manipolare pietre e rametti nelle grotte o sugli alberi, oppure a contemplare la luna …) è direttamente connessa ed implicita alle nostre materie che sono appunto legate ad un tipo di pensiero divergente e produttivo, opposto al pensiero convergente che è quantificativo e computativo. Un pensiero che, implicitamente, pone sempre un ventaglio di soluzioni a qualsiasi problema posto (con una battuta: 2x2 può anche fare 4, ma non succede quasi mai …). L’immaginazione richiesta per far ciò, sta alla base della creatività, che altro non è che un rimbalzo sempre inedito di dati. Ma per far sì che questi rimbalzi, non solo avvengano, ma siano anche sempre diversi, occorre costruire una molteplicità di dati da mettere in gioco. Formare significa dunque creare delle strutture permanenti ed elastiche che permettano di accogliere e pianificare dati (attraverso le molteplici possibilità di studio) in modo dinamico (quindi creativo, critico, problematico e non assertivo). Insegnare discipline artistiche, formare in questo ambito della conoscenza dello scibile umano presuppone, inoltre, far prendere coscienza del fatto che l’arte è qualcosa di perennemente sospeso tra linguaggio ed espressione (con buona pace delle schiere di sostenitori a favore dell’una o dell’altra posizione, in questo caso uniti alla cospicua rappresentanza di coloro che sono capaci di concepire insieme due posizioni che per molti versi 97 sono antitetiche o addirittura ossimoriche). Vale la pena di ricordare che la presunta irriducibilità dell’arte a linguaggio, è un prodotto, una deliberazione logocentrica, un concetto maturato nel contesto di un’interpretazione linguistica dell’opera d’arte, una deduzione necessariamente “verbalizzata”. C’è un problema di verità dell’arte, ma anche di significato. L’immagine si dà si per denotazione, ma senza la connotazione (la cultura) l’immagine non sarebbe percepibile che in termini emozionali e non potrebbe essere portatrice di significato. Nella percezione “artistica”, denotazione e connotazione non possono essere scisse. L’approccio e la lettura sono quindi proponibili e fruibili in termini di significato ed emozione (il che complica le cose), ma per parlare in termini formativi, è bene che l’ambito della sfera emotiva sia sacrificato a favore dell’altra voce: il significato. Pensare quindi che la scuola e la formazione artistica gestisca il campo delle emozioni o si proponga di farlo è assurdo e insensato. Infine, le discipline artistiche, a differenza di molte altre, assolutamente prive di scepsi (almeno relativamente ai propri valori formativi), si sono decisamente radicate nella modernità auto attrezzandosi per fare fronte a questo nuovo ruolo culturale e formativo. Con la fine dei metasistemi (culturali e politici), non sono più contemplabili e proponibili modalità d’approccio di tipo univoco alla realtà delle cose. Dio è morto anche in questo senso, ma ciò non esclude la possibilità di nuove sinergie tra “pensieri deboli”, cosa, che in buona sostanza, già rappresenta parte delle strategie fondamentali dell’arte moderna. Quale formazione quindi? Per non proporre ulteriori lungaggini specificative, riporto la sintesi di un mio documento che è diventato la premessa condivisa per quello che riguarda il P.O.F. relativamente alle discipline pittoriche dei corsi tradizionali del nostro istituto. “…E’ mia ferma convinzione ritenere che il valore formativo fondamentale non solo delle discipline pittoriche in particolare, ma di tutta la formazione artistica in generale, coincida con l’acquisizione della capacità di organizzare la visione (saper vedere) e, conseguentemente, padroneggiare la capacità di visualizzazione di contenuti, siano essi derivati da un rapporto diretto con il dato sensibile (capacità di analisi e di mimesi), sia come concepito finale di un percorso d’astrazione immaginativa e “creativamente” elaborativa (capacità progettuale). Pertanto, nell’ambito peculiare dell’istruzione artistica, la teoria e la pratica del disegno nelle sue molteplici possibilità, appaiono come l’irrinunciabile condizione per un approccio razionale al mondo dell’immagine tout court, e, più in generale, rientrano a pieno titolo nell’attuale universo comunicativo in cui le immagini hanno acquisito una centralità ineludibile.1 Inoltre, insieme ad una puntuale educazione all’immagine, sarebbe auspicabile poter avviare una riflessione critica in termini di significato e di senso dei contenuti affrontati. Così, accanto agli aspetti legati alla conoscenza e alla fruizione di dati culturalmente consolidati, si potrà apportare anche un valore aggiunto, inteso come elemento significativo di creatività produttiva e, perché no, di autorealizzazione espressiva …” Si è dunque individuato nel disegno un mezzo unitario per visualizzare l’osservazione fenomenologica di percetti o di contenuti immaginifici del repertorio mnemonico e come medium per progettare in senso creativo, naturalmente con tutte le declinazioni del caso. 1 La nostra non è solo una civiltà videocentrica (apprendiamo l’85% di ciò che sappiamo dalla vista), ma è oggi addirittura “imagocentrica”, che tende cioè a fondarsi sulla superficie, sull’apparenza, sull’immagine delle cose: da homo sapiens sapiens ci si sta “evolvendo” in una nuova specie: l’ homo videns … ) 98 A questo punto, nonostante l’argomento meriterebbe mesi di dibattiti e, perché no, accanite discussioni, mi limito a concludere augurandomi che il Ministero della Pubblica Istruzione non intenda distruggere definitivamente la formazione artistica applicando i contenuti della riforma che sta per entrare in vigore (ancorché slittata di un anno) e che sia ancora contemplabile l’opportunità di fermarci a discutere e rivedere una formazione artistica che mantenga ancora senso ed opportunità reali. In questo caso lo sforzo di chi si è impegnato in convegni e discussioni, potrà costituire l’incipit per una nuova proposta e attuativa. Roberto Guerrini 99 SETTE MEDITAZIONI SUL SADO-MASOCHISMO POLITICO (THE LIVING THEATRE) 101 Nell‟estate del 2005 presi nuovamente contatto con il Living Theatre. Fu nell‟ovadese, zona in cui il Piemonte sfuma nella Liguria e ne è separato dagli Appennini. In un piccolo paese, Rocchetta Ligure, alcuni esponenti della più antica comunità teatrale occidentale vissero per cinque anni, ospiti della Provincia di Alessandria. Nella zona aveva sperimentato, negli anni settanta, un nuovo stile di vita una comunità hippie italiana. Molto prima, durante la guerra, sempre in quei luoghi, avevano combattuto i partigiani guidati dal famoso comandante Carlo e s‟era pure consumato l‟eccidio della Benedicta. Ora, in questi nostri giorni, a Campo Carlo sperimenta libertà e amore un‟Associazione di Arti e Mestieri Resistenti nei territori rurali. Durante i cinque anni vissuti a Rocchetta il Living, utilizzando fatti e memorie dei nativi, ha creato uno spettacolo dal titolo „Resistenza‟, restituendo in forma drammatica agli abitanti la memoria del loro passato. Gigi Roccati, regista cinematografico, mi invitò in quei luoghi. Il filo che pareva interrotto si riannodò ed un vento di libertà ed utopia soffiò nuovamente su quei posti. Gigi tradusse quegli avvenimenti in un film che ha come titolo „Living Utopia‟. Trascorsero i mesi. Molti giovani hanno visto il film. Molte domande sono state poste al sottoscritto che, in quanto sessantottenne, ha facoltà di ricordare e narrare. A Torino si sta concretizzando un‟iniziativa: organizzare nella Valle di Susa, a rischio per un folle progetto di insano orgoglio umano che va sotto il nome di TAV (Treno Alta Velocità), un pow-wow, un raduno-incontro delle varie tribù in nome della pace e dell‟amore per dare testimonianza che i lontani messaggi sono giunti e sono stati raccolti. 102 Oggi come ieri il potere decide ed opera in nome nostro, anche contro la volontà delle persone e delle comunità. I „capelloni‟ nostrani si dissociarono allora e tentarono vie alternative. Il Living Theatre visse e vive un‟analoga esperienza. Nuovi giovani si raggruppano e chiedono, chiedono di sapere, prima che lo sconforto copra tutto come una nebbia mortifera. Ripropongo, allora, le riflessioni che hanno dato vita allo spettacolo di cui al titolo. Sette meditazioni sul sado-masochismo politico “Esiste una povertà del corpo e una povertà della mente, e anche se le stelle, ogni volta che le guardiamo potessero versarci nettare in bocca e l’erba diventare pane, l’umanità sarebbe ugualmente triste. Viviamo in un sistema che produce dolore, riversandolo fuori dalle fabbriche, le acque del dolore, oceano, tempesta, dove noi affoghiamo, morti, troppo presto. Il teatro è come una barca, e soltanto grande così, ma la rivolta è il rovesciamento del sistema, la rivoluzione è il capovolgersi della marea” Ouro Preto, Brasile, 6 maggio 1971 Julian Beck – La vita del teatro Centro Living Europa (direttrice artistica Judith Malina) ORSA (Direttore Edoardo Fadini) presentano Sette meditazioni sul sado-maoschismo politico Creazione collettiva del Living Theatre (1972) Diretto da Gary Brackett Sette meditazioni sul sado-masochismo politico La meditazione è formale. Siamo tutti schiavi e tutti padroni. Nessuno di noi è libero. Uno Una meditazione sul dominio e la sottomissione con un testo sulla repressione sessuale. L‟amore è stato corrotto in una continua reificazione del rapporto padrone-schiavo. Noi meditiamo sulla domanda: Che cosa ha corrotto l’amore? Che ci conduce alla seconda meditazione. Due Una meditazione sull‟autoritarismo con un testo sul governo come riflesso del rapporto padrone-schiavo La gente viene schiavizzata. Meditiamo sull‟origine della repressione. Che ci conduce a Tre Una meditazione sulla proprietà con un testo sul possesso come omicidio. 103 Come schiavi degli schiavi noi ci trasciniamo a vicenda con le catene del possesso. Meditiamo su come risolvere le contraddizioni tra la proprietà ed i rapporti umani. Che ci conduce a Quattro Una meditazione sul denaro con un testo sul falso sistema di scambio che schiavizza l‟umanità. Il denaro deforma la gente in una trance delirante costringendola a scambiare le ore della loro vita per il denaro. Meditiamo sul potere disumanizzante del denaro. Che ci conduce a Cinque Una meditazione sulla violenza con un testo sulla repressione poliziesca. La scena di tortura rappresenta un evento quotidiano nelle prigioni mondiali. Ma la meditazione sui vertici di crudeltà a cui siamo arrivati conduce a Sei Una meditazione sulla morte con un testo sul capitalismo e la cultura della morte. La danza della morte è lo spasimo finale della cultura della morte. Meditiamo su come siamo schiavi della cultura della morte: Ma sta per finire… Cosa che ci conduce a Sette Una meditazione sul cambiamento rivoluzionario con un testo sulla relazione tra liberazione ed anarchia. La gente non muore. Rompe fuori dalle vecchie strutture per creare nuove forme di organizzazione sociale. Allora parleremo finalmente assieme di come cambiare il mondo, di come cominciare…. Note di regia Anarchismo e teatro d’azione Molto è cambiato dal 1973 (politicamente, economicamente, culturalmente) quando il Living ha presentato per la prima volta Sette meditazioni sul sadomasochismo politico, creato collettivamente appena dopo due mesi di detenzione nel carcere brasiliano (sotto l‟accusa di sovversione). Lo spettacolo, costituito da sette scene oppure meditazioni, fa parte del ciclo di spettacoli L’eredità di Caino che esplora i nostri legami (complicità) col sistema che produce violenza. Sette meditazioni è un viaggio di esplorazione individuale dove esaminiamo questi legami con un sistema politico la cui natura essenziale è la dominazione: le nostre abitudinarie e morbose attrazioni per il denaro, la proprietà e gli oggetti: la nostra dipendenza ed acquiescenza verso il supremo potere dello stato: della violenza, della guerra e della competizione che pervade la vita sociale e in cui la morte permea la vita: dal tavolo di cucina alla camera da letto dove l‟amore è un gioco di potere, possesso e controllo. Infine e soprattutto il desiderio di un cambiamento rivoluzionario che possa rovesciare queste forme sadomasochiste in ogni sfera, quotidiana e politica. Lo spettacolo riflette anche sulla vita quotidiana della prigione brasiliana nel 1973 e il suo uso della tortura, come è stato testimoniato dagli attori della compagnia. In questo senso poco è cambiato, perché in Brasile “l‟uso sistematico della tortura e del maltrattamento continua nelle caserme, nelle prigioni e nelle carceri minorili” (Amnesty International) e non solo in Brasile ma in 60 altri paesi del mondo, non soltanto in Iraq e a Guantanamo… Ma quello che è veramente cambiato è l‟esplosione dei nuovi media elettronici: l‟interconnessione di telefono, televisione, computer e arti multimediali. Questi “media diventano una religione secolare sostituendo essenzialmente la storia condivisa, la cultura nazionale, la vera religione, le famiglie e gli amici, diventando la forza predominante che crea le visioni mentali della realtà. Questi nuovi media sono un 104 ambiente verbale ed emotivo (qualcosa che mira ai sentimenti ed alle paure invece che al pensiero astratto e alla logica)…controllati da coloro che mirano al profitto….”(Il futuro del capitalismo, Lester C. Thurow). Allora, siamo più o meno liberi? Di sicuro meno persone stanno andando a teatro e la maggior parte stanno a casa con il loro computer e TV oppure escono per guardare passivamente i film al cinema. In opposizione a questi media elettronici il Living ha sempre proposto, e continua a proporre, un teatro di azione, di pensiero critico, di partecipazione. Forse più sottile di altri spettacoli del Living, Sette meditazioni propone il teatro di trance, di rito, di mente e di corpo, che ti sfida come spettatore-partecipante emozionalmente e intellettualmente. Noi ci congratuliamo per il vostro passo verso la liberazione: siete venuti a questa assemblea di teatro d‟azione. Adesso guardate, sentite, criticate partecipate – osservate che state vedendo, sentendo, criticando, partecipando. Lasciamo a voi scoprire come questo vi porterà verso l‟anarchismo e la liberazione. The Living Theatre Gary Brackett www.livingtheatre.org [email protected] ORSA Organizzazione per la Ricerca in Scienze e Arti [email protected] via Botero 15 - Torino “ La piuma bianca col sangue a martingala “ agli amici del Living Theatre tutti conoscono la piuma del colombo sparato nell’aria mentre portava messaggi non suoi di qualcuno non lui: da qualcuno sparato. tutti conoscono la piuma bianca col sangue a martingala che univa il mare al cielo in un urlo silenzioso in una lacrima di sole quando le cicale d’un Omero cieco d’un Socrate violato dal veleno suonavano a martello le loro lugubri campane: per uno scheletrino piumato quasi scherzo di nuvola o passaggio da un tempo possibile ancora a un tempo definito dalla morte. furia avvitata 105 soffione di vento colorato silenzio inutile e potente questa la piuma bianca col sangue a martingala. tutti conoscono tutti l’hanno vista la piuma in una giornata di cielo sereno unire Mediterraneo e Kaos. piuma-uomo incalzante con altri che spingono alla verticale al destino di luce abbruciante negli occhi la piuma che portava messaggi tutti l’abbiamo vista nella nostra vita tutti l’abbiamo sognata questa piuma-spada col sangue a martingala. ed il colombo innocente come la vita proletario prestabilito nella sua orbita d’obbedienza spalancato all’azzurro dell’utopìa carne lui carne impastata di baci di pomodori sanguigni di trasparenti vene svenate la cui sola proprietà legittima è il palpito e la certezza di morire. ED IL COLOMBO INNOCENTE COME LA VITA TUTTI NOI LO CONOSCEMMO NOSTRO FRATELLO-COMPAGNO NOSTRO PALPITO-TAMBURO NOSTRA RIVOLUZIONE PERMANENTE CHE NOI SPEDIMMO PER ARIA CHE NOI FACEMMO CARNE PER ARIA CHE NOI SIAMO CARNE ED ARIA. TUTTO QUESTO CHI DI NOI PROLETARI DALLE CIGLIE MEDITERRANEE DALLE MANI DIPINTE PER PAESAGGI D’AMORE CHI DI NOI PUÒ DIRE CHE NON LO RIGUARDA CHE LUI NON È CHE È UN FANTASMA IN GIRO PER L’EUROPA CHE È UN SOGNO D’UN PICARO STANCO UNO SBUFFO DI FUMO DA QUALCHE FORNO CREMATORIO quando si leva e tramonta nel Mediterraneo la stella-cuore che lava di luce le necropoli. e se la piuma bianca col sangue a martingala toccherà la corda più segreta delle nostre genti antiche 106 allora si leverà un sorriso guerrigliero un guerrigliero sorridente col mandolino a mitraglia che siglerà nel cielo il segno d’un’aureola glorificando il martire. l’aureola del mandolino a mitraglia scriverà sulla verticale dei popoli latino-mediterranei SANTO COLOMBO COL SANGUE A MARTINGALA e sarà festa per tutti noi. Gianni Milano 1970 “Dichiarazione” Avendo avuto da se stessi il diritto di essere uomini, Essi furono Uomini Avendo fatto violenza alla Terra e strappati i suoi occhi, Essi furono dalla terra annichiliti Avendo rifiutato l‟alleanza tra gli Uomini, Essi ebbero denti ed unghie per dilaniare Avendo dimenticato il Sole e costruite lampade per il Vitello d‟oro, Essi da Moloch furono fusi in soldi Avendo creato ad immagine e somiglianza dell‟Incubo il Potere di dominare i fratelli, Essi furono dal Potere dominati Avendo creato catene per sbarrare il libero flusso della Gioia, Essi furono dalle catene trascinati alla Noia, all‟Omicidio e al Grigio Avendo dimenticato le foglie e le erbe e le infinite creature che le popolano, Essi si condannarono a vivere nelle case di mattoni e di vetro Avendo assassinato nella sua indifesa terra la Libertà, Essi furono gonfiati dalla Paranoia Avendo scelto di vivere all‟ombra dei grattacieli e degli uffici e delle caserme e delle scuole, Essi furono costretti a costruire ospedali manicomi prigioni 107 Avendo dimenticato il fluire delle praterie e della Vita e della Morte, Essi divennero mummie di topi intrappolati nelle città Avendo deciso che il Fratello è oggetto, Essi dagli oggetti furono invasi ed iniziò l‟era delle pattumiere Avendo deciso che l‟Amore è peccato Essi ebbero orgasmi acidi e multe e carcere per offese al pudore Avendo deciso che i piedi servono solo a schiacciare acceleratori e freni, Essi dalle nuove pulci meccaniche furono dissanguati Avendo visto Noia, Omicidio e Grigio nella loro Vita, Essi decisero di costruire l‟Atomica per una Morte Cosmica più veloce Avendo fabbricato Decaloghi e Leggi e Guardiani, Essi divennero Spie di se stessi Avendo deciso che erano castrati, Essi si costruirono recinti con filo spinato, volts e cemento Avendo deciso che la Pace chiedeva Umanità, Essi dimenticando l‟Umanità crearono la Proprietà mettendo brache a quadri al pianeta Avendo deciso che l‟Asettico è ideale, Essi dichiararono che il Bianco è il termine di paragone ed al Bianco eressero forni crematori quali templi di adorazione Avendo fatto tutto questo, Essi attesero l‟Apocalisse ma risvegliandosi in un mattino solare i Figli della Terra dissero: AVENDO AVUTO DA SE STESSI IL DIRITTO AD ESSERE UOMINI, ESSI FURONO UOMINI. Gianni Milano 1967 (distribuita davanti al Teatro Alfieri in Torino nel 1968 in occasione della messa in scena di Paradise Now del Living Theatre) Gianni Milano 108 PUNTASPILLI 1. Il consiglio riportato qui sotto, che ad alcuni potrà apparire banale, è – al contrario – nuovo ed interessante perché nato dall’esperienza di una madre giunta al limite della sfiducia. Una professione di fede che non va rivolta solo ai docenti”professionisti” ma anche e soprattutto a coloro che hanno eletto l’apprendimento (proprio ed altrui) a cardine dell’esistenza. [...]. Nulla di ciò che si semina sembra vada mai perduto, solo che germoglia quando e come gli pare, nei tempi e nei luoghi a volte più impensabili. Ma germoglia sempre. Natalia Rosignoli Lettere a Oggi. «Educate, educate, qualcosa resterà», in Oggi, Milano, 14 gennaio 2009, n° 3, p. 9. 2. Botta e risposta. Il mestiere di genitori. / Benvenuti nel club. Caro Direttore, la mia situazione familiare è un piccolo spaccato della società italiana: genitori con due figli adolescenti. Sulla nostra tavola non è mai mancato un piatto di verdura: i miei figli non ne mangiano, neppure dopo tre giorni di digiuno. Divoriamo decine di libri ogni anno, loro non leggono neppure il manuale d’istruzioni del cellulare. Siamo stati sempre attenti al linguaggio, loro utilizzano il turpiloquio come intercalare. Guardiamo la Tv con moderazione, loro ne sono stregati. Siamo entrambi laureati, abbiamo cercato di avvicinarli alla cultura: loro sono entrambi poco propensi allo studio e a ogni attività che richieda un minimo impegno mentale. 109 Insomma, la mia esperienza smentisce tutti gli illustri psicologi, da cui ho sempre sentito sostenere che l’esempio è un fondamentale principio educativo ... Matilde Gilberti, Gorizia Benvenuta nel club dei genitori amareggiati! Conta milioni di soci, tra cui chi scrive. Lei questo lo sa benissimo, ma non si rassegna al fatto che la maggioranza dei teenagers corrispondano esattamente al suo vivido racconto. Mi creda: non sono necessariamente il disastro che lei paventa. Gli psicologi non sbagliano dicendo che l’esempio è il più formidabile strumento educativo. Solo dimenticano di aggiungere che non sempre, anzi quasi mai, il suo effetto è immediato. Bisogna avere fiducia nei figli, anche contro l’evidenza dei fatti, munirsi di pazienza e intanto amarli per ciò che sono – zucconi, indolenti, disordinati e videodipendenti – senza divenire arrendevoli. È l’amore la condizione necessaria affinché il seme dell’esempio, meglio prima che poi, produca i suoi frutti. ANDREA MONTI, 3. Il mestiere di genitori / Benvenuti nel club, in Oggi, Milano, 4 marzo 2009, n° 10, p. 9. [...]. Molti “autoctoni” temono non solo che gli immigrati musulmani non condividano gli stessi valori dei cittadini europei come libertà di espressione, pluralismo, uguaglianza tra i sessi, autonomia dell’arte, ma anche che, in nome della religione e con l’uso della forza, intimidiscano coloro che vorrebbero vivere in conformità a questi valori. [...]. GIULIANA MANGANELLI, Legàmi e conflitti, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 30 marzo 2009, p. 9. 4. [...]. La disperazione della mamma di Diego «Diego era sensibile e timido (...): quando mi ha detto che c’erano dei problemi di accettazione da parte dei suoi compagni di scuola ha aggiunto: “Sono convinto che se parliamo, studiamo insieme, questa cosa la superiamo”. Poi subentravano i dubbi e mi chiedeva: “Ma è giusto fare così? Ben presto al liceo l’hanno chiamato “secchione” e l’insegnante mi diceva: “Questo è lo scotto che paga il primo della classe”. (...) Alle elezioni del rappresentante di classe aveva parlato più di un’ora, cercò di spiegare che il clima, in aula, poteva cambiare con l’aiuto di tutti. Non l’hanno votato (...), credo l’abbia colpito soprattutto l’indifferenza che lo circondava, anzi, qualcuno ha scritto frasi pesanti contro di lui. Tornato da scuola abbiamo parlato tantissimo, gli dissi: “Adesso prendo e vado a scuola, le cose stanno proprio degenerando”. E lui: “No, mamma, non t’arrabbiare”. La stessa sera l’ho chiamato per cenare. L’ho trovato in giardino, impiccato al suo albero preferito. I suoi compagni di scuola non sono venuti nemmeno ai funerali. Ancora oggi non sono riuscita a parlare con loro, sapere che cosa è veramente successo in quella scuola dove negli ultimi anni ci sono stati altri tre suicidi. È una scuola molto piccola, dove ci si conosce tutti, come è possibile che in una scuola così quattro ragazzi decidano di suicidarsi? Ma, soprattutto, come è possibile che nessuno si ponga questa domanda? Diego veniva definito il fiore all’occhiello dell’Istituto: i fiori si coltivano, invece lui è stato calpestato, non una ma tante volte. Diego non aveva ancora 15 anni». GIOVANNI MINOLI, Vivere a scuola come in trincea, in Gente, Milano, 14 aprile 2009, n.° 15, pp. 38-42. 110 5. Senza Enrico Mattei, l’Italia non farebbe parte dei Paesi più industrializzati. Allora perché i giovani non sanno chi sia? In attesa che i programmi scolastici si adeguino, ci pensa “mamma “Rai” che il 3 e 4 maggio manda in onda un nuovo film in due puntate: Enrico Mattei, l’uomo che guardava il futuro. […]. SARA RECORDATI, Mattei, un eroe italiano, in Gente, Milano, 5 maggio 2009, n.° 18, p. 109. 6. In occasione del convegno “La cultura al tempo della crisi”, che si è tenuto a Genova venerdì 15 maggio 2009, è stato intervistato, da Giuliana Manganelli, Donald Sassoon, professore di storia europea comparata al Queen Mary College della London University. Dell’articolo riportiamo solo l’ultima frase. «[...]. Inoltre nelle scuole i governi potrebbero incentivare lo studio della musica, dell’arte, del cinema. Non si potrebbe insegnare come si fa un film? Oggi non costa poi molto con il digitale e si darebbe lavoro a tanti giovani registi e autori disoccupati». GIULIANA MANGANELLI, Sassoon La cultura che produce, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 12 maggio 2009, p. 16. 7. [...]. Una delle verità diventate certezza e che mi fa da motore 24 ore al giorno, si racchiude in poche parole: “Gli irrecuperabili non esistono!”. Anch’io sono stato considerato irrecuperabile dal preside della terza media nell’anno 1945. Per smentire questo preside, anziché nascondermi dietro l’etichetta che ancor oggi mi scotta, ho fatto il possibile per smentirla. Certe affermazioni facili da pronunciare esigono tempi interminabili per essere cancellate. Ho completato i miei studi pedagogici e pastorali negli anni ’60 a Roma in una delle borgate più difficili: Primavalle. Lì ho capito che la vera università si fa sulla strada e non sui banchi delle facoltà anche più blasonate. [...]. Da Erika a Vallanzasca, perché ho scelto gli “irrecuperabili”, in Gente, Milano, 19 maggio 2009, n.° 20, p. 22. ANTONIO MAZZI, 8. […]. Da oltre vent’anni il maestro Ughi non perde occasione per denunciare l’indifferenza italiana ai valori della cultura e l’assenza di una vera educazione musicale, oltre a bacchettare il degrado dei media. A fine 2008 ha fatto scalpore la sua durissima presa di posizione nei confronti di Giovanni Allevi e del suo arruffato concerto natalizio in Senato: <<Inutile rinfocolare polemiche. È pur vero che quell’occasione ben fotografa la situazione nostrana. Se invece di trattare la musica con il rispetto e la considerazione che merita un Paese colto, in Senato propongono una cosa simile, pensando che sia la cosa giusta, io mi ribello e con me tutti i musicisti seri. I politici hanno inoltre la responsabilità di aver spesso piazzato, a capo dei teatri, persone che nulla sanno di musica, con conseguenze rovinose. A causa di spese sconsiderate, oggi non ci sono più denari. Ci vorrebbe una riforma, che metta finalmente le persone giuste al posto giusto>>. 111 GIORGIO DE MARTINO, Ughi: <<In Italia la musica non ottiene rispetto>>, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 29 giugno 2009, p. 10. 9. Lo ha detto Gianluigi Gabetti, consigliere di casa Agnelli: […]. Il nostro Sergio Marchionne ha sempre sostenuto che per crescere bisogna dimenticare il vecchio e inventare il nuovo. Mi sembra che i fatti gli stiano dando ragione. FRANCESCO FERRARI, <<Vincerà il merito>>, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 18 giugno 2009, p. 15. 10. Titolo di un articolo giornalistico: Le statistiche. Ancora troppi morti / L’unico vero rimedio è educare i guidatori In Il Secolo XIX, Genova, lunedì 13 luglio 2009, p.6. 11. Denis Vlasenko, ventottenne direttore d’orchestra, nato e cresciuto a Mosca, a un certo punto dell’intervista dichiara: […] «certo, se devo trovare un difetto nelle vostre orchestre, direi che manca la disciplina. È sempre molto difficile ottenere il silenzio. […]». […]. GIORGIO DE MARTINO, Denis Vlasenko: «Io, stregato da Genova», in Il Secolo XIX, Genova, sabato 18 luglio 2009, p.43. 12. CITTÀ DEL VATICANO. Il quotidiano della Santa Sede stronca, in un articolo firmato da Marcello Filotei, il pianista Giovanni Allevi, definendolo «la rappresentazione oleografica del compositore». La confusione? Tutta colpa di un sistema scolastico «che spesso non fornisce gli strumenti per distinguere Arisa da Billie Holiday, figuriamoci Puccini da Allevi». L’Osservatore Romano stronca Giovanni Allevi, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 30 luglio 2009, p.17. 13. Relativamente allo spettacolo La Menzogna, ispirato alla tragedia avvenuta alla ThyssenKrupp di Torino, Pippo Delbono annota: […]. In Italia alcuni spettatori hanno reagito con fastidio alla corsa festosa di un ragazzino down completamente nudo sulla scena. Che cosa c’entra, si sono chiesti, con le morti sul lavoro? <<La menzogna non segue un filo narrativo preciso […]. Già il fatto di rilevare che soltanto da noi questo aspetto dello spettacolo sia sembrato più disturbante della tragedia, dovrebbe farci riflettere. Mi ha anche stupito che molti abbiano scambiato all’interno del testo le parole di un sacerdote, Alex Zanotelli, con un proclama politico rivoluzionario>>. […]. Più oltre, parlando di teatro e cinema, dice: 112 <<Mi piacciono entrambi,[…]. Sono linguaggi differenti, esperienze differenti, ma la necessità è la stessa, trovare un percorso di lucidità, uscire da un’arte di intrattenimento … per carità io sono comico e sono buddista, non posso essere triste, ma c’è un tipo di intrattenimento, nell’arte, nella cultura, che mi annoia molto. Per me fare dell’arte è andare contro le regole, le convenzioni, tutto ciò che il sistema ti impone di essere>>. Anche se, non manca di osservare Delbono, <<viviamo in un momento in cui molte volte il mondo dell’arte è più borghese del mondo del commercio>>. […]. SILVANA ZANOVELLO, Italia malata, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 4 agosto 2009, p. 16. 14. ROMA. «Ho deciso di fare il cineasta a nove anni» dice il regista cileno Miguel Littìn, classe 1942, «quando ho visto per la prima volta “Roma città aperta”». TIZIANA LEONE, Miguel Littìn: «Devo tutto a Rossellini», in Il Secolo XIX, Genova, sabato 17 ottobre 2009, p. 20. 15. Da un articolo giornalistico dedicato a Kerry, figlia di Robert Kennedy: […]. E ha deciso di puntare sull’educazione, sui ragazzi, sulle scuole: «Sono convinta che i diritti umani si possono insegnare, che l’educazione è fondamentale. Ci occupiamo dei diritti delle donne, degli immigrati, dei bambini costretti a lavorare e di quelli che lavorano senza garanzie, delle violenze che in molti paesi subisce chi non è d’accordo. E mettiamo in evidenza il coraggio. Il coraggio di chi in condizioni difficili trova la voce per affermare i propri diritti. E puntiamo a far capire come ciascuno sia importante, come una singola voce faccia la differenza». […]. BIA SARASINI, «La mia fede? I diritti umani», in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 19 ottobre 2009, p. 9. 16. Terry Gilliam, regista del film “Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo”, intervistato al Festival di Roma, dichiara: […]. «Sono stufo di andare a vedere film con le stesse facce e le stesse situazioni, non trovo più la magia che vedevo da bambino. Il cinema, la musica, l’arte dovrebbero essere come lo specchio di Parnassus, dovrebbero farci entrare in un altro mondo, ben più reale di quello che ci vogliono far credere i media». La lotta di Parnassus per vincere l’appiattimento fantastico è la lotta di quelli che Dylan chiamava “protettori della mente”: «Sì, gli artisti, che cercano di incoraggiare gli altri ad aprire gli occhi». […]. MARICLA TAGLIAFERRI, L’ultimo Ledger, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 19 ottobre 2009, p. 10. 17. Ecco un’osservazione dell’urbanista inglese Charles Landry (CL), intervistato da Laura Guglielmi (LG): LG – Il paesaggio italiano ha subito notevoli aggressioni di cemento ed è mancata la pianificazione territoriale. Quale è il suo giudizio? CL – <<La prima impressione è che in Italia non ci sia nessuna strategia e nessun controllo. E che ci sia una forte corruzione: lo si legge nel paesaggio. Attraversando le città italiane si 113 percepisce l’attenzione per gli spazi pubblici solo nei centri storici, ma non nelle zone costruite di recente, dove sembra non esserci nessuna comprensione da parte di chi le ha progettate, di cosa sia ciò che rende bella una città. Sono state dimenticate le lezioni del passato, in Italia non si riesce neanche più a costruire una strada ben fatta. LAURA GUGLIELMI, Città future / Attenzione al mattone, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 23 ottobre 2009, p. 18. 18. […]. Già nel 1937 don Gnocchi sosteneva idee che ancor oggi dovrebbero far riflettere. <<Non esiste il tipo umano universale>>, scriveva nel suo libro Educazione del cuore, <<ma ogni individuo è un caso a sé stante, con fenomeni propri, con sviluppi e complicanze assolutamente originali>>. E aggiungeva: <<La natura non si ripete mai. Quindi ricette pedagogiche a uso universale e medicine per tutti i mali non ve ne sono…>>. […]. VINCENZO SANSONETTI, Don Gnocchi, in Oggi, Milano, 28 ottobre 2009, n.°44, pp.74-79. 19. […] le famiglie benestanti cominciano a mandare i figli nelle scuole straniere. Attenzione. Non solo alle Università o ai Master, fenomeno diffuso. E neppure solo al penultimo anno del liceo, quasi un rito di passaggio. Già alla fine della scuola media (inferiore). Magari è un fenomeno di nicchia o pioneristico, ma è un gran messaggio. […]. GIORGIO BERTONE, Nel piano del governo c’è un’Università virtuale, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 28 ottobre 2009, p. 19. 20. Andrea Bacchetti: […]. «Ormai si acquistano sempre meno dischi e detta legge la macchina da guerra del marketing. La cui forza può inventare e imporre interpreti anche mediocri» spiega Bacchetti: «alla fine è il denaro che costruisce le star… Io preferisco continuare a far musica». GIORGIO DE MARTINO, Il pianoforte di Bacchetti fa volare la musica romantica, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 2 novembre 2009, p. 15. 21. Krzysztof Zanussi: […]. ‹‹[…]. Per fortuna le parole dei politici passano velocemente, durano un anno, un mese, poche ore. Quelle dei leader spirituali, invece, rimangono››. […]. MARICLA TAGLIAFERRI, No alla dittatura delle minoranze, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 20 novembre 2009, p. 17. 114 LA PUREZZA DELLA RAZZA 1. [...]. [...]. In nome del decoro cittadino, sull’onda di una politica che, a destra come a sinistra, autorizza l’esclusione dei disadattati e dei diversi, le città italiane si stanno chiudendo alla carità e soprattutto al buon senso. Gli esempi? Agghiaccianti più dell’inverno: stazioni sbarrate ai vagabondi, portici «ripuliti» dalla forza pubblica e persino – è accaduto a Mestre – diffide per mancanza di «autorizzazione» ai volontari che recano bevande calde! [...]. ANDREA MONTI, L’inverno degli Invisibili, in Oggi, Milano, 21 gennaio 2009, n° 4, p. 9. 2. LUCCA. Vietato aprire ristoranti etnici a Lucca. Il nuovo regolamento comunale per bar locali e ristoranti prevede che, nel centro storico del capoluogo toscano «al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile a etnie diverse». La norma vale anche in caso di subentro. Tra le prime vittime i venditori di kebab, ma, di fatto, la regola si può applicare anche ad altre cucine, come quella messicana, indiana o francese. [...]. Lucca, vietato mangiare etnico / al bando i ristoranti stranieri, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 27 gennaio 2009, p.3. 3. Da tempo era in lite con i vicini senegalesi perché non li voleva vedere nel giardino della villetta accanto alla sua, dove vivevano. Ma ieri mattina, dopo rapporti fatti di continue liti, un ispettore di polizia ha preso un fucile a pompa che aveva in casa e ha sparato contro un senegalese, da 20 anni in Italia con permesso e lavoro, uccidendolo. [...]. 115 NANDO MORI, Poliziotto uccide a fucilate il vicino di casa senegalese, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 1 febbraio 2009, p.7. PONTEDERA (PISA). «Extracomunitari di merda», «Morite tutti», «Islam boia», «Romania brucia». Sono queste le scritte a caratteri cubitali apparse nella mattinata di ieri sui muri di un sottopasso da poco inaugurato a Pontedera (Pisa) a breve distanza dallo stabilimento della Piaggio. [...]. Scritte offensive contro islam e romeni, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 2 febbraio 2009, p.2. 4. ROMA. Lo hanno trovato i carabinieri, alle quattro di domenica notte, avvertiti da una telefonata anonima, con i vestiti ancora in fiamme, che si dimenava a terra cercando di spegnere le fiamme che gli avevano già devastato il 40% del corpo, quasi senza voce dal dolore. Si è accasciato tra le braccia degli agenti. [...]. È in condizioni gravi, ma non corre pericolo di vita. Si chiama Singh L., ha 35 anni, è un cittadino indiano che quattro mesi [fa] aveva perduto il lavoro di muratore e aveva dovuto lasciare l’abitazione dove viveva, e, da allora dorme sulle panchine della stazione di Nettuno, proprio davanti al primo dei tre binari. Era là, l’altra notte, quando un branco di ragazzi, l’ha aggredito a calci e pugni, l’ha tramortito con una bottigliata alla testa (i cocci sono ancora lì, in terra, davanti alla panchina); l’ha cosparso di benzina; gli ha imbrattato la faccia con una vernice grigia e gli ha spruzzato il collo con una bomboletta spray, e infine ha appiccato il fuoco. Poi il branco è fuggito, lasciando l’uomo a contorcersi tra le fiamme. [...]. ANGELO BOCCONETTI, Raid razzista, indiano bruciato, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 2 febbraio 2009, p.2. 5. Relativamente al disegno di legge che prevede il “non divieto” di denunciare i clandestini da parte dei medici, un medico scrive al Decimonono una lettera, dalla quale estraiamo questo giudizio: [...]. Questo è uno Stato-Ponzio Pilato che dà in mano ai singoli la possibilità di sfogare il razzismo, e ne rinnega la responsabilità. Dott. Gianluca Reali e-mail Ditelo al direttore / Medici e immigrati / 1 Vergogna non denuncerò, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 7 febbraio 2009, p.20. 6. ROMA. Per via della pelle un po’ scura lo hanno scambiato per un immigrato nordafricano, uno di quelli scappati nelle scorse settimane dal centro di prima accoglienza dell’isola e ancora ricercati dalle forze dell’ordine. Un poliziotto lo ha raggiunto, l’altra sera, in una strada male illuminata di Lampedusa e all’improvviso gli ha sferrato una manganellata alla schiena, accorgendosi solo a fatto compiuto che l’uomo non era un clandestino, ma un italiano 30enne dell’isola. L’uomo è stato subito ricoverato al Poliambulatorio del posto, dove i medici hanno refertato serie lussazioni alla schiena, e ieri mattina è partito in aereo alla volta di Palermo per ulteriori accertamenti. La vicenda è stata denunciata dal sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis che si è detto «scandalizzato e preoccupato» perché «la serenità sul territorio non viene garantita con correttezza: siamo scuri perché siciliani e non vorremmo tutti un giorno trovarci con delle manganellate sulla schiena. [...]».«Si sta creando 116 uno Stato di polizia, [...]». «[...] Sembra che stiamo tornando agli anni in cui c’era il coprifuoco». Siciliano preso a manganellate perché sembrava un immigrato, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 15 febbraio 2009, p.8. 7. ROMA. Quattro cittadini romeni sono stati feriti, due in modo più serio, ieri sera a Roma all’interno di un locale dove alcuni giovani a volto coperto sono entrati armati di mazze di legno. [...]. Assalto razzista / Quattro romeni all’ospedale, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 16 febbraio 2009, p.3. 8. A proposito del film “Verso l’Eden” di Constantin Costa-Gravas, l’attore Riccardo Scamarcio racconta: [...]. «Quando ho letto sul copione la scena in cui nel villaggio si scatena la caccia all’uomo e ci sono persone che accendono torce e vanno in giro a cercare questi cattivi migranti tra me ho pensato che mancavano solo le pettorine perché fosse una ronda vera. Allora ho parlato col regista Constantin Costa-Gravas facendogli notare che mi sembrava un contesto poco realistico. Lui, convinto, mi rispose che non lo era. Io mantenevo le mie perplessità. Poi i giornali italiani hanno iniziato a parlare di ronde e ho dovuto riconoscere che, purtroppo, era stato buon profeta. Mi vergogno che nel mio paese stia succedendo questo: secondo me è un segno di grande inciviltà». [...]. FABRIZIO BASSO, Scamarcio contro le ronde: «Sono incivili, mi vergogno», in Il Secolo XIX, Genova, martedì 3 marzo 2009, p. 6. 9. RAZZISMO / NAPOLI, PRESO A CINGHIATE PERCHÉ «NEGRO» NAPOLI. Preso a cinghiate in faccia mentre andava a prendersi una birra con un amico. Motivo: era un «negro di merda». Si è conclusa così la serata di Marco Beyenne, italiano di origine etipoe, 22 anni, aggredito da una coppia di giovani nel centro storico di Napoli. Tutto è successo nella notte tra giovedì e venerdì a pochi passi da piazza del Gesù, un punto di ritrovo amato dagli universitari fuori sede che alloggiano nelle stradine a ridosso dell’ateneo campano. Beyenne, studente al terzo anno di Scienze politiche presso l’Orientale di Napoli, è riuscito a scappare agli aggressori rifugiandosi n una rosticceria. [...]. Il papà di Beyenne,Yakob, insegna all’università Orientale: è venuto in Italia negli anni Sessanta. Marco è un attivista di Legambiente, e lavora presso il sito archeologico di Paestum. Al ragazzo è arrivata la solidarietà delle istituzioni napoletane, e ieri sera in Piazza del Gesù il movimento studentesco dell’Onda ha organizzato una manifestazione contro «il razzismo e l’aggressione squadrista subita da Beyenne, in vista di una manifestazione nei quartieri del centro storico della città e contro la logica della ronda e la propaganda avvelenata e securitaria». Napoli, preso a cinghiate perché «negro», in Il Secolo XIX, Genova, domenica 8 marzo 2009, p. 6. 117 10. ROMA. L’Italia discrimina i lavoratori immigrati, soprattutto i rom, con forme di intolleranza, razzismo e xenofobia «evidenti e in continuo aumento». L’accusa arriva dal Comitato di esperti dell’Ilo – l’agenzia per il lavoro dell’Onu – che nel suo ultimo rapporto sull’applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni internazionali, punta il dito anche verso i «leader politici» italiani rei di usare una «retorica aggressiva e discriminatoria nell’associare i rom alla criminalità, creando così un sentimento di ostilità e antagonismo nell’opinione pubblica». Il rapporto – che paragona l’Italia a Paesi africani come Camerun e Burkina Faso – chiede a Roma «risposte» entro il 2009, sollecitando misure ed interventi «per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status». Ma l’analisi del Comitato sulla situazione italiana dei «lavoratori immigrati», soprattutto – oltre ai rom – quelli provenienti da Africa, Asia ed Europa dell’Est, va oltre. E evidenzia come il clima di intolleranza esistente in Italia abbia un impatto anche sugli standard minimi di protezione «dei diritti umani e del lavoro» nonché sui livelli di vita e le condizioni lavorative, ponendosi in contrasto con la convenzione 143, sulla «promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti», ratificata dall’Italia nel 1981. [...]. R.I., Onu: Italia razzista. Frattini: «Accuse indegne», in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 20 marzo 2009, p. 3. 11. Picchiano e insultano ragazzo bengalese ROMA. Aggredito, rapinato e insultato con epiteti razzisti mentre rientrava a casa. La vittima dell’episodio di intolleranza è un cittadino del Bangladesh, Abul Kashem, 23 anni. I suoi aggressori, un gruppo di cinque ragazzi. «Erano tutti bianchi e parlavano bene l’italiano» ha raccontato il ragazzo agli inquirenti che hanno avviato le indagini. L’episodio è accaduto la sera di sabato scorso, verso le 22, in via di Tor Pignattara. Ma solo ieri Abul ha trovato il coraggio di raccontarlo pubblicamente: «Non ho il permesso di soggiorno e non ho potuto fare la denuncia – ha spiegato – ne ho parlato con i miei connazionali e ho deciso di farmi avanti. Non è la prima volta che succedono episodi del genere in questa zona e abbiamo paura». Il ragazzo ha riportato ferite alla testa e al volto provocate da una bottiglia di birra. RAZZISMO / Picchiano e insultano ragazzo bengalese, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 1 aprile 2009, p. 7. 12. A FOGGIA, BUS SPECIALI SOLO PER IMMIGRATI L’azienda di trasporti urbani che serve la frazione di Borgo Mezzanome, nei pressi di Manfredonia (Foggia), ha deciso che gli immigrati del centro di accoglienza non viaggeranno sugli stessi autobus e non attenderanno i mezzi alle stesse fermate dei residenti. A Foggia, bus speciali solo per immigrati, in Gente, Milano, 14 aprile 2009, n° 15, p. 21. 13. Senegalese aggredito a Roma / perderà la vista da un occhio ROMA. Un senegalese di 30 anni è stato aggredito l’altra notte, a Tor Bella Monaca, alla periferia di Roma, da un ragazzo che prima l’ha preso in giro, spalleggiato da alcuni amici, per la vecchia macchina che utilizzava, poi gli ha spaccato una bottiglia in testa, e l’ha ingiuriato con insulti razziali. Il senegalese, operato d’urgenza, ha perso la vista a un occhio. [...]. 118 Senegalese aggredito a Roma / perderà la vista da un occhio, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 15 aprile 2009, p. 9. 14. Somala presa a bastonate alla fermata dell’autobus TORINO. Una donna italiana di 39 anni, nata a Mogadiscio (Somalia), è stata colpita con alcune bastonate da un anziano, dalla apparente età di una settantina d’anni, che l’ha poi anche insultata. È accaduto ieri a Torino, in piazza Carducci, mentre la vittima aspettava l’autobus. «Negra di m..., torna al tuo Paese», le ha urlato l’uomo prima di scappare. [...]. Somala presa a bastonate alla fermata dell’autobus, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 16 aprile 2009, p. 6. 15. L’Ue accusa: nordafricani e rom in Italia si sentono discriminati BRUXELLES. Il razzismo, un fenomeno in crescita, colpisce in Europa soprattutto i rom e in Italia i nord-africani, la comunità che si sente trattata peggio rispetto a tutte le altre che vivono nei 27 paesi: l’allarme discriminazione parte dall’Agenzia Ue per i diritti fondamentali (Fra) che ha reso noti i risultati della prima indagine da lei realizzata su questa problematica. Il sondaggio non ha solo analizzato i dati sugli abusi e le violenze contro le minoranze, dove i rom sono in testa a tutti i risultati. La ricerca ha registrato anche la percezione delle diverse comunità sul Paese che li ospita. E tra le comunità prese in esame, quella che si sente peggio, perché ritiene di vivere in un Paese fortemente razzista, è la minoranza dei nord africani che vive in Italia (il 94% si sente vittima di razzismo), seguita dai rom di Ungheria (90%) e dai nord africani di Francia (88%). I nord africani italiani sono inoltre il gruppo europeo che si sente maggiormente minacciato dalla polizia, convinto che ci si accanisca su di loro per colpa dei pregiudizi. Anche per romeni e albanesi la vita in Italia non è facile: il 77% dei primi e il 76% dei secondi ritengono di essere discriminati per le loro origini. Nella”top ten” delle comunità Ue più a disagio ci sono quindi ben tre minoranze che vivono in Italia. Il sondaggio, condotto su un campione complessivo di 23.500 immigrati o appartenenti a minoranze, in Italia ha preso in esame quelli che vivono a Roma, Milano e Bari. L’indagine ha lo scopo, spiegano gli autori, di portare alla luce dei dati che a livello nazionale vengono raramente raccolti. Come nel caso dell’Italia, che ha messo a disposizione delle ricerche europee dati «incompleti e limitati e dietro esplicita richiesta», secondo il rapporto 2008 della Fra sul razzismo. Per il nostro Paese infatti, suggerisce l’Agenzia, i dati bisogna cercarli nei giornali o nelle statistiche delle Ong. L’Ue accusa: nordafricani e rom in Italia si sentono discriminati, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 23 aprile 2009, p. 6. 16. Fuoco alla casa dei nordafricani ALBENGA (SAVONA). Tentato omicidio e incendio doloso, con l’aggravante dell’odio razziale. Sono le pesantissime accuse che la procura di Savona contesta a quattro ragazzi italiani, tra i 15 e i 20 anni, che l’altra notte hanno incendiato l’alloggio occupato da tre marocchini per vendicare una rissa avvenuta un paio d’ore prima e nella quale erano rimasti coinvolti alcuni loro amici. Si è trattato di una spedizione punitiva in piena regola dalle 119 conseguenze drammatiche. Un cittadino nordafricano, Abdelaziz Zahiri, 30 anni, è ricoverato in coma al San Martino di Genova per avvelenamento da monossido di carbonio. La prognosi è riservata. […]. GIOVANNI CIOLINA, Fuoco alla casa dei nordafricani, in Il Secolo XIX, Genova, lunedì 27 aprile 2009, p. 7. 17. Ritirata la norma sui presidi delatori ROMA. Dietrofront: la scuole italiane continueranno ad assicurare l’istruzione a tutti i bambini senza distinzione di razza o di documenti. La maggioranza di centrodestra, dopo la dura lettera del presidente della Camera Gianfranco Fini, ha cancellato dal decreto sicurezza la norma che imponeva il permesso di soggiorno per l’iscrizione a scuola, e di conseguenza obbligava i presidi a trasformarsi in spie e denunciare gli irregolari. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha definito «fondati» i rilievi di Fini secondo il quale la norma era discriminatoria e incostituzionale. ANGELO BOCCONETTI, Ritirata la norma sui presidi delatori, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 6 maggio 2009, p. 1. 18. ROMA. Con un blitz veramente inedito (e imprevisto), tre motovedette italiane, due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza, hanno abbordato nelle acque della zona Sar (Search and Rescue) del Canale di Sicilia, a sud di Lampedusa, di competenza maltese, tre carrette del mare, cariche di 227 migranti, e le hanno costrette a far rotta verso il porto libico di Tripoli. [...]. RENZO PARODI, Maroni ricaccia i migranti in Libia, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 8 maggio 2009, p. 4. [...]. «Il rimpatrio forzato è un atto illegale fuori da ogni legislazione italiana ed internazionale», ha commentato Loris De Filippi, direttore delle operazioni di Msf Italia. «Nel maggio 2005 la Corte europea dei diritti dell’Uomo ha condannato le procedure del rimpatrio forzato disposto dal governo italiano perché lesive del diritto d’asilo». Amnesty e Msf: «Atto illegale», in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 8 maggio 2009, p. 4. 19. La proposta La lega: «Se sei milanese posti riservati sul metrò» Segue poi l’articolo di cui riportiamo solo il titolo. BRUNO LUGARO, La lega: «Se sei milanese posti riservati sul metrò», in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 8 maggio 2009, p. 5. Paolo Strescino 120 20. «Mi ritiro, ho la colpa di essere musulmano» IMPERIA. Ha prevalso l’ultimatum della Lega Nord, che aveva minacciato di far saltare l’alleanza con il Pdl a sostegno del candidato-sindaco Paolo Strescino. Ieri mattina Gabriele Jibril Piccardo, lo studente universitario imperiese di religione musulmana figlio di Roberto Hamza Piccardo – ex portavoce dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia – ha annunciato il ritiro della sua candidatura nella lista civica “Imperia va avanti” voluta proprio da Strescino, all’interno della coalizione di centrodestra. Una presenza che aveva fatto infuriare i leghisti. [...]. C.D., «Mi ritiro, ho la colpa di essere musulmano», in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 8 maggio 2009, p. 5. 21. «SPORCO MAROCCHINO» GENOVA. «Mi ha preso a pugni e cinghiate, mi ha gridato che dovevo tornare nel mio paese. È la quinta volta che succede da quando, undici anni fa, sono arrivato in Italia. Eppure continuo a pensare che se voglio essere rispettato, sono io il primo a dover rispettare l’identità di chi vive nel paese che mi ospita». Hosam [sic] El Din Ahmedabou El Khir […], professore di matematica, nato ad Alessandria d’Egitto 38 anni fa, è in Italia da 11: lavora nel mercato di Corso Sardegna e impartisce lezioni di arabo a connazionali e italiani. […]. «[…]. Erano da poco passate le nove di sera quando sono uscito dalla pizzeria e sono andato a fare due passi. All’altezza di piazza Savio stavo per attraversare la strada quando, dalla rampa dell’autostrada, è arrivata un’auto». Hossam [sic] si ferma: «Ero già sceso dal marciapiede ma sono rimasto immobile. Eppure il passeggero, un uomo giovane, ha iniziato a insultarmi e bestemmiare, dicendo che non si cammina in strada. Così gli ho chiesto il perché di quella reazione». La macchina si ferma e il ragazzo scende: «È venuto verso di me, con fare arrogante- dice ancora il professore – Mi ha urlato “marocchino di merda, torna al tuo paese”. Aveva l’alito che puzzava di birra. Non ho avuto neppure il tempo di rispondere che mi tirato due pugni». Due cazzotti sulla fronte e dietro a una tempia: «Ho provato a tirargliene uno anch’io, per bloccarlo, ma non l’ho preso e lui mi ha buttato a terra con un calcio. Mi tirava pugni in testa. Poi si è tolto la cintura e mi ha colpito con la fibbia». Sul braccio e sulla schiena, Hossam porta i segni. […]. […]: «Nel 2003 è stata una delle persone con cui lavoravo al mercato di corso Sardegna a picchiarmi. All’epoca mi chiamavano “talebano”, era ancora fresco il dolore per l’undici settembre. Quel tizio aveva preso una stecca di legno e me l’aveva data sulla schiena. Aveva già chiamato alcuni amici che erano arrivati agitando un bancale intero ma io avevo attirato l’attenzione dei vigili. Quello che è accaduto martedì sera mi è già successo altre volte. In questura mi conoscono, i segni delle botte del 2003 li avevo mostrati all’ex questore Fiorolli». Ora l’obiettivo di Hossam è uno: «Mi sono sposato l’anno scorso e il 23 dicembre è nata la mia bimba – conclude – Ho iniziato la trafila per il ricongiungimento ma è lunghissima. Eppure io sono in grado di mantenerle, non voglio pesare sullo Stato. Mi chiedo solo perché quelli che non rispettano le leggi, spesso, riescono ad avere attorno i loro cari molto più velocemente. Ma non m’importa. In tutti questi anni ho osservato le leggi italiane e amato i cittadini che mi hanno accolto e ospitato. E non rischierò certo adesso di mandare tutto a rotoli, i miei valori e la mia vita, per un’aggressione così. Se un egiziano spaccia, è giusto che venga cacciato. Ma se è onesto, perché odiarlo? […]». MARCO FAGANDINI, «Sporco marocchino» e lo prende a cinghiate in mezzo alla strada, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 4 giugno 2009, p. 23. 121 22. Bergamo, immigrato ferito da anziano sul bus Una lite tra passeggeri di un bus si è conclusa a Bergamo con il ferimento di un giovane marocchino, che cercava di riportare la calma. A colpire l’uomo all’addome, un 71enne italiano, poi denunciato. Il magrebino invece sarà espulso: ra senza permesso di soggiorno. Bergamo, immigrato ferito da anziano sul bus, in City, Milano, mercoledì 17 giugno 2009, p. 6. 23. Congolese aggredito e insultato a Roma ROMA. Gli hanno urlato «sporco negro», «dovete tornare a casa vostra», poi l’hanno colpito con bottiglie di vetro ferendolo al sopracciglio sinistro. Solo le sirene delle volanti della polizia, chiamata da alcuni testimoni, hanno messo fine all’aggressione da parte di tre uomini, tra i 30 e i 50 anni, e permesso all’uomo di origine congolese di mettersi in salvo trovando riparo all’interno dell’androne di un palazzo. L’aggressione è avvenuta il 2 luglio, ma resa nota solo ieri, nel quartiere di Monteverde, a Roma, partita da abitanti di uno dei palazzi che dà sulla via, iniziata con il lancio di bottiglie dalle finestre e proseguita con un inseguimento da parte di tre uomini che sono riusciti a raggiungerlo e colpirlo al volto ferendolo poco sopra l’occhio sinistro. Al pronto soccorso gli hanno diagnosticato anche un trauma cranico. Non solo: lo hanno anche derubato dei soldi che aveva in tasca e del passaporto. Il cittadino congolese – sposatosi in Italia, padre di una bambina – spiega di amare l’Italia, dove vive dal 2004, dopo la fuga dal suo Paese d’origine. I responsabili dell’aggressione sono svaniti nel nulla. Congolese aggredito e insultato a Roma, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 5 luglio 2009, p. 8. 24. Tratta dalla rubrica del Decimonono “Ditelo al Direttore”, ecco una lettera molto indicativa di un certo modo di pensare. Non riportiamo la meritevole risposta di Lanfranco Vaccari, direttore del giornale. C’è poco da scandalizzarsi in merito alle affermazioni di Bernie Ecclestone su Adolf Hitler rilasciate al “Times” di Londra. Hitler ha fatto molto per la Germania e molte delle cose che hanno permesso a questa nazione di diventare una potenza mondiale sono state proprio realizzate sotto la sua guida. Le autobahn sono solo una delle tante opere. Prima di iniziare a lanciare immotivate accuse di apologia del nazionalsocialismo, sarebbe il caso di considerare che egli prese in mano una nazione in ginocchio nella quale tutto era allo sfascio, condannata a pagare danni di guerra spropositati, un debito imposto dal trattato di Versailles impossibile da onorare, la cui entità ricorda molto il debito pubblico italiano, inestinguibile per definizione. In meno di un decennio da quando salì al potere riuscì a rimettere in piedi tutto quanto trasformando un rudere in una potenza in grado di far paura a tutte le altre nazioni vincitrici della prima guerra mondiale. Trovatemi qualcuno che sia in grado di fare lo stesso ai giorni nostri e ne riparleremo. I politici italiani promettono di rimettere in piedi tutto quanto ad ogni tornata elettorale ma tutto quanto sprofonda sempre più giù, inesorabilmente. Friedrich Zutaten Düsseldorf Ecclestone e Hitler / non ci sono opere che giustifichino i regimi autoritari, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 7 luglio 2009, p. 16. 122 25. GENOVA, RISCHIA DI ANNEGARE / NESSUNO L’AIUTA […]. Mercoledì pomeriggio un minorenne di origine marocchina, ubriaco, ha rischiato di annegare nell’indifferenza generale. «Non potevo crederci: la spiaggia era piena e tutti facevano finta di niente – racconta Paola – Mi sono buttata io, una donna di 49 anni cardiopatica. Se fosse stato un italiano sarebbe stato tutto diverso. Questa storia ha un solo nome: razzismo». «Erano visibilmente ubriachi – continua Lanfranco – ma non davano fastidio a nessuno. E non è comunque un buon motivo per fare morire una persona». Verso le 16.30 il più giovane si butta, ma per via del mare grosso e dell’alto tasso alcolico, sbatte la testa su uno scoglio e inizia a perdere sangue e rimane in balia della corrente. «Ho sentito anche qualcuno che diceva: “Speriamo che affoghi”». Paola sfoga tutta la sua rabbia uscita dall’acqua: «Siete un branco di razzisti», urla ai bagnanti. Sul posto sono poi arrivati la Croce verde e i carabinieri che hanno portato via i due ragazzi. Il più giovane, scampato il pericolo, potrebbe ora vedersi contestare il reato di clandestinità. MARCO GRASSO, Marocchino rischia di annegare / Nessuno interviene, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 14 agosto 2009, p. 4, (pp.1, 24). 26. CONCEDE LO SPAZIO PER LA PREGHIERA: MINACCIATO DAI VICINI SANTA MARGHERITA. Il direttore del Tennis sporting club di Santa Margherita Ligure, Francesco Mazza, ha denunciato ai carabinieri di aver subìto minacce e un’aggressione verbale per aver offerto a un gruppo di fedeli musulmani uno spazio dove pregare. È questo l’epilogo del caso registrato a Chiavari, dove il Comune ha negato ad alcuni giovani islamici uno spazio pubblico per riunirsi durante il Ramadan, il mese sacro del digiuno obbligatorio. Mazza, dopo aver appreso del divieto imposto dalla pubblica amministrazione, s’era detto disponibile a consentire l’accesso ai musulmani a un campo da tennis. «Penso che il diritto alla preghiera debba essere garantito a tutti, senza distinzione di razza né di religione – ha detto ieri prima di recarsi in caserma per formalizzare la denuncia –. Il mondo è questo e dobbiamo trovare il modo per convivere in pace. Invece, a seguito della mia iniziativa ho ricevuto minacce e intimidazioni telefoniche. Questo è razzismo». I fatti sono avvenuti tra domenica e ieri. Prima Mazza ha ricevuto alcune chiamate intimidatorie, quindi, ieri mattina due persone si sono presentate negli uffici del Tennis sporting club e hanno intimato al direttore di ritirare l’offerta ai fedeli musulmani, per evitare gravi ritorsioni. «[…]. Sono schifato da questo atteggiamento. Questo è razzismo. Da calabrese trapiantato al Nord lo so bene, so riconoscere l’intolleranza». […]. SIMONE TRAVERSO, Concede lo spazio per la preghiera: minacciato dai vicini, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 25 agosto 2009, p. 3. 27. IL PARROCO È NERO, NIENTE CHIAVI DELLA CHIESA Doveva dire messa, ma il sagrestano si è dato malato e ha rifiutato di consegnare la chiave della chiesa al nuovo parroco di colore. Solo grazie all’intervento di una pia donna, che ha tirato fuori la copia della chiave, alla fine la funzione religiosa si è potuta tenere. Un’accoglienza così non se l’aspettava don Teofilo Netupete, prete congolese , nominato parroco di San Terenzo Monti, frazione di 156 anime del Comune di Fivizzano, dove negli 123 anni ’90 era stato sindaco Sandro Bondi, attuale ministro dei Beni Culturali, nota soprattutto per la strage nazi-fascista dell’agosto del ’44 che costò la vita a 167 persone. […]. PATRIZIA BERTOZZI, Il parroco è nero, niente chiavi della chiesa, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 2 settembre 2009, pp. 1,6. 28. […]. Ben Gargi [di origine tunisina] è condannato il 16 luglio dalla Corte di Appello di Pavia per violenza sessuale nei confronti della sua ex convivente. In quel momento si trova già in carcere e sta scontando una condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio. Inizia lo stesso giorno uno sciopero della fame e della sete il 16 luglio che nessuno ferma. Gargi viene ricoverato per gravi motivi di salute il 31 agosto e poi di nuovo il 2 settembre. Infine muore due giorni fa. Questa la cronaca dei fatti che pone due questioni generali. La prima: in Italia si parla da alcuni giorni di libertà di stampa a rischio. Allora proviamo a chiederci com’è che di questa storia veniamo a conoscenza solo a conclusione? Perché nessuno ne ha mai parlato? È fuori luogo chiederlo? Ha chiesto Ben Gargi di non parlare della sua protesta? Non pare. E dunque perché nella enorme quantità di non notizie che circolano questa non è riuscita ad approdare sulle pagine dei giornali? Perché un atto che dura da circa 50 giorni, che ha al centro il rischio della vita di un individuo che mette in conto di morire, non entra tra le cose da raccontare? Che cosa c’è di irrilevante o di superfluo, comunque di non interessante, in questa storia? Seconda questione. A lungo si è discusso e ci si è lacerati sul diritto di fine vita. È nota la questione che ha trovato la sua vicenda esemplare nella lunga storia di Piegiorgio Welbi, accompagnata e seguita da una discussione sollevata in pubblico attorno al diritto o meno di decidere della propria vita. Una discussione che sul piano della legislazione non è ancora chiusa. E tuttavia, è singolare che intorno a una questione che ha lacerato il Paese e diviso le coscienze, oggi improvvisamente nessuno trovi da dire alcunché. […]. […] in Italia è obbligo far vivere qualcuno, anche contro la sua volontà. Altri invece, i cui requisiti evidentemente non rientrano tra quelli richiesti, possono tranquillamente scomparire facendo in modo così di togliere il disturbo. DAVID BIDUSSA, Il diritto di morire garantito dall’indifferenza, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 10 settembre 2009, p. 19. 29. Ronde nere a Roma / Alemanno: fuorilegge ROMA. Hanno fatto la loro prima uscita pubblica romana a Piazza della Repubblica e da qui hanno inscenato una mini-parata fino a via Nazionale. Sono i volontari della Guardia Nazionale che, ieri pomeriggio, in attesa di organizzare “ronde notturne nelle periferie”, hanno fatto una prima azione dimostrativa nella Capitale. Iniziativa subito condannata dal sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha chiesto «ufficialmente al prefetto e al questore di intervenire per evitare che la nostra città venga segnata dalla vergognosa pagliacciata delle ronde nere». Divisa color ocra, tricolore e aquila appuntata sul petto, sei volontari delle cosiddette “ronde nere” hanno percorso le vie centrali di Roma in schiera e con il braccio destro alzato in segno del saluto dal legionario. Debutto breve e «folkloristico». Ad accoglierli reazioni di incredulità, sdegno e risa da parte dei passanti e un’azione dimostrativa «carnevalesca» (con lancio di coriandoli e stelle filanti), da parte di un consigliere provinciale della Sinistra, Gianluca Peciola. Alla guida dei militanti, il presidente 124 del partito nazionalista Gaetano Saya, rinviato a giudizio nel 2004 per propaganda di idee fondate sull’odio razziale e nel 2005 ai domiciliari per aver creato all’interno del dipartimento studi strategici antiterrorismo una sorta di polizia parallela. Ronde nera a Roma / Alemanno: fuorilegge, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 19 settembre 2009, p. 6. 30. Immigrato investito con l’auto e poi ucciso a bastonate TREVISO. Tutto è accaduto nella tarda serata di ieri. Un giovane immigrato (la nazionalità è ancora incerta) è stato travolto da un’auto e poi ucciso a colpi di bastone in mezzo alla strada. L’agghiacciante episodio è avvenuto di fronte allo stadio di rugby di Treviso. Alcuni cittadini, richiamati dalle urla della vittima, hanno visto in diretta un uomo travolgere appunto l’immigrato, dopodiché, sceso dall’auto, ha cominciato poi a picchiarlo selvaggiamente con un bastone fino ad ucciderlo, senza che nessuno intervenisse. Questo, appunto, secondo la prima ricostruzione delle forze dell’ordine. Sul posto dell’omicidio sono intervenute le Volanti e la Squadra Mobile della Questura di Treviso che stanno svolgendo le indagini. Non è chiaro se si tratti di un omicidio a sfondo razziale o di un regolamento di conti, ma l’episodio ha destato molto clamore a Treviso. Solo nelle prossime ore si saprà qualcosa di più chiaro sull’episodio. Episodio di razzismo, intanto, sempre ieri, a Roma. «Zitta sporca negra, vattene». E poi uno schiaffo. Così una ragazzina romana di 14 anni ha replicato al civile invito di una donna nigeriana, 40 anni, di spegnere la sigaretta visto che stavano su un mezzo pubblico dove è vietato fumare. Tutto sotto gli occhi della figlia della donna che stava andando a scuola. E proprio a scuola erano dirette ieri mattina poco dopo le sette anche la quattordicenne e una sua amica ucraina di 15 anni. Teatro dell’ultimo episodio razzista la periferia romana di Tor Bella Monaca, non nuova a episodi di intolleranza. Un episodio ancora più inquietante perché vede come protagonista una ragazzina che rimarrà impunita perché la donna che ha offeso ha deciso di non denunciarla. Treviso. Immigrato investito con l’auto e poi ucciso a bastonate, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 29 settembre 2009, p. 6. 31. Non la pensa come loro, picchiato da due quindicenni neonazisti BOLZANO. Succede a Naturno, un paesino turistico di 5 mila abitanti nel Meranese: due quindicenni, simpatizzanti neonazisti, sono accusati di avere picchiato a sangue un coetaneo, reo di non pensarla come loro. Il ragazzo ha avuto il setto nasale spezzato ed ha dovuto ricorrere alle cure dei sanitari dopo il pestaggio. Si tratta dell’ultimo episodio in ordine di tempo, dopo una serie di allarmi lanciati da più parti su rigurgiti estremisti nella zona, con giovani dai 16 ai 22 anni che avrebbero organizzato una cellula della Gioventù Hitleriana sul modello tedesco, peraltro già dichiarato fuori legge in Germania. Per diffondere il loro credo i ragazzi avrebbero utilizzato il social network di Netlog. […]. Non la pensa come loro, picchiato da due quindicenni neonazisti, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 10 ottobre 2009, p. 6. 125 32. Merano, Sgominata cellula di neonazisti MERANO. Un ragazzo di 19 anni arrestato, altri sedici denunciati: è questo il bilancio di Macchia Nera, un’operazione volta a reprimere il fenomeno dei naziskin nella zona del Meranese. Giovani – molti minorenni, 26 anni il più anziano – con il vizietto di inneggiare al Fuhrer, questa volta utilizzando mezzi modernissimi, con scambio di materiale apologetico su Netlog. Gli skinhead sono accusati anche di una serie di pestaggi ai danni di loro coetanei, stranieri o “diversi” perché di sinistra. Ora dovranno rispondere davanti al magistrato della violazione della Legge Mancino contro l’odio razziale, ma anche di lesioni e di percosse. Merano, sgominata cellula di neonazisti, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 12 novembre 2009, p. 6. 33. FIRENZE, MINORENNE SI IMPICCA IN CARCERE FIRENZE. Si è ucciso alla vigilia del suo diciottesimo compleanno, schiacciato da una detenzione che non sopportava più. Un ragazzo marocchino ieri si è impiccato nel carcere minorile Meucci di Firenze, legandosi un lenzuolo intorno al collo. Era stato arrestato pochi giorni fa a Lucca per tentato furto e il processo era stato fissato per il 23 novembre. «Aveva bisogno di assistenza, non di carcere» denuncia il garante dei diritti dei detenuti Franco Corleone, che lancia l’allarme sui suicidi. Firenze, minorenne si impicca in carcere, in Il Secolo XIX, Genova, mercoledì 18 novembre 2009, p. 7. 34. La crociata anti-zingari che divide la rossa Spezia Quasi quattromila, su Facebook, a invocare ‹‹basta zingari alla Spezia››. Verso quota duemila, sempre su Facebook, per intimare la chiusura del gruppo di discussione xenofobo. Con gli anti-nomadi che ottengono dalla questura il permesso di inscenare una manifestazione pubblica venerdì prossimo, davanti al palazzo del municipio, e il consiglio comunale che vota un ordine del giorno per chiedere al prefetto di oscurare il forum e di vietare il sit-in. Il sindaco, Massimo Federici, pd: ‹‹Questa non è libertà di espressione, questo è odio razziale››. E in effetti più d’uno si lascia andare a riflessioni indegne, straparlando di deportazioni e pulizie etniche. Ma non è questo il punto. Perché lo scontro sulla legittimità degli zingari a vivere alla Spezia si fonda su un equivoco: sono stati semplici balordi romeni, e non zingari rom, a provocare la messa in discussione della stessa ragion d’essere della prima e più multirazziale città d’Italia, nata attorno all’arsenale militare voluto da Cavour nell’anno dell’unità, il 1861. […]. LA SPEZIA. PAOLO CRECCHI, La crociata anti-zingari che divide la rossa Spezia, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 27 novembre 2009, pp. 1;7. 35. Balotelli, i cori arrivano in Parlamento ROMA. Dalla curva di Bordeaux al Parlamento e alla procura. Gli insulti razzisti all’attaccante di colore dell’Inter, Mario Balotelli, a cui mercoledì sera gli ultras juventini hanno riservato cori come “Se saltelli, muore Balotelli” e “Non esistono negri italiani”, 126 hanno fatto rumore in tutta Europa. Tanto da rimbalzare nell’aula di Montecitorio, alla Camera, provocando interventi a catena, interrogazioni parlamentari e persino proposte di legge. […]. […]. Già nell’aprile scorso gli ultras della Juventus si erano scagliati contro Balotelli con cori razzisti, che costarono al club una partita da disputare a porte chiuse. […]. […][Giancarlo Abete, presidente della Figc] rivela ‹‹La procura federale sta svolgendo approfondimenti su Bologna-Inter››. Un’altra gara in cui sarebbero volati insulti contro Balotelli. […]. […]. LUCA DE CAROLIS, Balotelli, i cori arrivano in Parlamento, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 27 novembre 2009, p. 7. 36. Proposta choc della Lega: ‹‹Meno cassa integrazione agli stranieri›› ROMA. Un tetto alla cassa integrazione per gli extracomunitari che lavorano in Italia. È la proposta choc della Lega, prevista in un emendamento alla Finanziaria presentato ieri alla Camera a firma del deputato del Carroccio e capogruppo in commissione Finanze Maurizio Fugatti. Che spiega: ‹‹In tempi di crisi bisogna privilegiare gli italiani››. Quindi per ‹‹i residenti non cittadini italiani né comunitari la durata della cig non può essere per il 2010 superiore a 6 mesi››. […]. Proposta choc della Lega: ‹‹Meno cassa integrazione agli stranieri››, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 28 novembre 2009, p. 5. 37. >> LA DENUNCIA / INSULTI A STRANIERI / L’ACCUSA È RAZZISMO I carabinieri di Sori hanno denunciato un genovese di 31 anni che nei giorni scorsi aveva aggredito e insultato due ecuadoriani di 32 e 20 anni. Dovrà rispondere dei reati di percosse, minacce e ingiurie aggravate da razzismo e xenofobia. L’episodio è accaduto martedì scorso sulle banchine della stazione di Sori, ma la notizia è trapelata solo ieri, quando i militari, dopo una serie di indagini, hanno rintracciato il trentunenne. L’uomo – secondo quanto ricostruito dai carabinieri – ha iniziato a litigare con i due immigrati senza alcun motivo, insultandoli e aggredendoli fisicamente. Poi, quando le vittime hanno chiamato il 112, è fuggito. Insulti a stranieri / L’accusa è razzismo, in Il Secolo XIX, Genova, martedì 1 dicembre 2009, p. 25. 127 GENOVA 1. A proposito di una retrospettiva su Alberto Burri, allestita alla Triennale di Milano, l’estensore dell’articolo giornalistico così conclude il suo pezzo: [...]. Con qualche rammarico nell’incontrare le poderose e armoniche sculture da lui esposte agli inizi degli anni Ottanta a Venezia: gli avrebbe fatto piacere collocarne una alla Fiera del Mare di Genova, ma non se ne fece nulla. Anche per tale motivo la mostra [...] è un incontro di stupefazioni e di rimpianti. Succede sempre così a guardare con gli occhi consapevoli di oggi le vacue incomprensioni di ieri. LUCIANO CAPRILE, Burri alla Triennale, un percorso fra meraviglie e rimpianti, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 7 febbraio 2009, p.17. 2. [...]. Lunedì 2 marzo a Palazzo Ducale alle ore 17 verrà presentato il libro che contiene articoli e riflessioni di don Balletto, [...]. Dopo la sua morte [di don Balletto] [...] si è formata un’associazione [...] che ha preso in cura il destino della sua biblioteca, ricchissima di libri, [...]. Il Comune di Genova non è riuscito a trovare uno spazio adeguato per la grande biblioteca, lo ha trovato in un palazzo del centro storico, palazzo Oddo, il comune di Albenga dove don Balletto ha vissuto per molti anni e dove manteneva forti legami di amicizia e di cultura. [...]. D.B., A Palazzo Ducale libro e articoli / musica alla GOG, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 26 febbraio 2009, p.30. 3. Una “tour factory” che, dietro al faccione sorridente del logo in stile Barnum, nasconde una realtà dinamica e coraggiosa, nuova di zecca. Un bell’esempio di imprenditoria giovanile 129 che nasce a Genova e guarda all’Europa, sfruttando la Rete, da Myspace ai forum che scovano i voli low cost più competitivi. È Big Ramona, network rivolto alla musica indipendente, [...]. Un progetto firmato da Paolo Risso e Frank Lonetti, [...]. A parlare è Paolo Risso, trent’anni [...]. «Sarebbe stato più facile far nascere Big Ramona a Milano, ma abbiamo voluto mettere radici nella mia città: penso che Genova abbia geneticamente un approccio europeo alla cultura. Siamo appena nati, ma il nostro desiderio è quello di rilanciare la musica live, anche sotto la Lanterna, perché al di là del circuito gestito dall’Arci, che funziona bene, c’è poco altro». [...]. GIORGIO DE MARTINO, Big Ramona, debutto a Villa Croce, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 22 marzo 2009, p. 27. 4. A proposito del progetto, elaborato dall’architetto Mario Botta e rifiutato dai cittadini del quartiere, il sindaco Marta Vincenzi così commenta «Forse il progetto migliore era quello bocciato. La città deve uscire dal concetto di casa alla genovese, deve aprirsi alle innovazioni e a opere contemporanee, perché non possiamo presentarci come città moderna ed europea con proposte dell’Ottocento». 1 GIULIANO GNECCO, Tursi dà il via libera al nuovo progetto di Boccadasse, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 23 luglio 2009, p. 22. 5. Relativamente alla programmazione della stagione lirico-sinfonica al Carlo Felice, l’estensore dell’articolo, Edwin Rosasco, così puntualizza: […] a questa città e al suo pubblico manca tuttora non solo la frequentazione con il contemporaneo, ma anche la consuetudine con un normale repertorio novecentesco, indispensabile perché la musica cosiddetta classica non assuma rovinose connotazioni museali. […] W. EDWIN ROSASCO, Carlo Felice:rinnovare per non morire, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 25 luglio 2009, p. 19. 6. Attorno alla controversia sulla dotazione libraria dell’Istituto Maragliano, che vedrebbe i propri volumi finire tra i rifiuti della nettezza urbana o, nel migliore dei casi, prendere la via di Bologna, la studiosa Francesca Pizzimenti commenta: […] «È semplicemente vergognoso che una città colta e storicamente rilevante come Genova si lasci letteralmente depredare dei propri gioielli per l’incuria e il disinteresse di chi di dovere». […]. ANNALISA RIMASSA, I libri abbandonati e la chiave persa, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 31 ottobre 2009, p. 41. 1 Il progetto bocciato è dell’architetto Mario Botta. Quello approvato dell’architetto Giuseppe Galasso. 130 VETRINA 1. A Marassi i detenuti fanno i turni. [...]. «Se in una cella di 12 metri quadrati convivono sette persone e ci devono stare anche i letti a castello – racconta un operatore – è inevitabile: i detenuti non possono stare in piedi tutti assieme, persino per fare due passi e sgranchirsi le gambe fanno i turni. E, quando uno si muove, gli altri devono stare seduti o sdraiati al loro posto». [...]. BRUNO VIANI, In cella non c’è posto: si sta in piedi solo a turno, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 7 marzo 2009, p. 1. 2. [...]. Soprattutto la sua [di Ferlinghetti] poesia deve farsi leggere, contro la poesia accademica che in America come in Italia è sostenuta artificiosamente da critici ed editori. [...]. MASSIMO BACIGALUPO, Svegliati America!, in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 20 marzo 2009, p. 17. 3. Il compito dell’artista? Non mostrare la strada, ma dare inquietudine, costringere le persone a entrare in crisi. Bisogna riuscire a mandare a letto la gente scontenta, per far sì che non dorma bene la notte. [...]. GIULIANA MANGANELLI, Una vita da paura, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 4 aprile 2009, p. 19. 4. Due giovani critiche d’arte, Julia Kläring (austriaca) e Pieternel Vermoortel (belga), esprimono così il loro giudizio sullo stato dell’arte contemporanea in Italia: 131 [...]. «In Italia abbiamo trovato una situazione policentrica, con molte interessanti realtà anche fuori dalle grandi città e artisti ben collegati alla scena internazionale», spiega Julia Kläring. «Ci è sembrato molto carente invece l’intervento pubblico» aggiunge Pieternel Vermoortel «nei nostri Paesi un giovane, curatore o artista, che abbia un progetto trova degli interlocutori istituzionali a cui rivolgersi. In Italia no, tutto viene lasciato al privato». GIULIANO GALLETTA, Giovani curatori stranieri alla scoperta della nuova arte italiana, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 7 maggio 2009, p. 17. 5. Riferendosi all’Italia: […]. Non è mai stata affrontata, da noi, la questione della “chiusura dei conti” con il passato, quello del fascismo come quello più recente della “prima repubblica”. Abbiamo oscillato tra il dichiararli chiusi, quei conti, senza averli mai davvero fatti, e il continuare a farli, senza mai chiuderli davvero. […]. MICHELE MARCHESIELLO, Le parole del tempo / Vedi alla voce libertà, in Il Secolo XIX, Genova, sabato 16 maggio 2009, p. 17. 6. Trascriviamo una delle didascalie presenti nella sezione fotografica “L’Europa verticale” della mostra “Oltre il muro”, Genova, Palazzo Ducale, 28 maggio – 30 agosto 2009. Il nostro lusso è la mancanza di fretta Abbiamo manciate grappoli interi mazzi di tempo 7. Ecco un giudizio apparso sulla Süddeutsche Zeitung e riportato dal Decimonono: […] tra la popolazione si fa strada <<il desiderio dell’uomo o della donna forte, la nostalgia per un eroe che con un colpo di spada taglia il nodo gordiano. La democrazia non consiste nel taglio di nodi, ma in un faticoso districamento>>. CLAUDIO GUIDI, La democrazia è impazzita / Una vignetta la salverà, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 28 giugno 2009, pp. 1,5. 8. Avviso comparso più volte ai piedi di alcuni articoli del Decimonono: >> AI LETTORI ••• SE FOSSE già stato approvato in via definitiva dal Parlamento il cosiddetto “disegno di legge Alfano” su intercettazioni e giustizia, che introduce forti restrizioni nel campo dell’informazione 132 giudiziaria, non sarebbe stato possibile pubblicare questi articoli. In Il Secolo XIX, Genova,, venerdì 19 giugno 2009, p. 3. 9. Mercoledì 8 luglio 2009, a Fahrenheit, trasmissione di Radio3, in occasione dell’infelice “performance” del leghista Matteo Salvini, si è discusso del tema degli “stranieri” (italiani del Sud, emarginati, immigrati, “clandestini”, eccetera). Verso le 17.20, Giovanni Floris fa queste considerazioni, che riportiamo qui, a senso, sperando di non aver troppo forzato il suo pensiero: Il Parlamento è attualmente quel che è perché rispecchia la maggioranza del Paese. Non potremo avere rappresentanti migliori fino a quando non avremo cittadini migliori. Per raggiungere l’obiettivo occorre puntare sulla scuola, la quale dovrebbe perseguire prioritariamente (al di sopra dell’acquisizione dei canonici contenuti) la pratica che I PROBLEMI VANNO RISOLTI. 10. […], come usava dire Albert Einstein, una possibile definizione di follia è continuare a fare le stesse cose aspettandosi risultati diversi, […]. CARLO STAGNARO, La patologia politica dell’autoreferenzialità, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 30 luglio 2009, p. 19. 11. Dal Rapporto della Società Geografica Italiana, redatto nel 2009, si evince, tra le altre cose, quanto segue: […]. In Italia prosegue inarrestabile l’avanzata del cemento senza che nessuno sia in grado di controllarla. Ogni anno nel nostro Paese le superfici agricole si riducono di 190 chilometri quadrati e le zone rurali che non vengono invase dal dilagare delle aree urbane restano abbandonate al degrado. […]. GIULIANO GALLETTA, «La sfida del paesaggio si gioca nell’entroterra», in Il Secolo XIX, Genova, venerdì 31 luglio 2009, p. 9. 12. Brandelli di un articolo del Decimonono che riferisce di un’intervista di Lorenzo Jovanotti (per il magazine GQ) a Lapo Elkann . Le parole da noi riportate sono di Lapo: […]. « […]. Oggi sono crollate tante sicurezze del passato e c’è apertura verso nuove idee e bisogna dargli fiducia, cosa che in Italia non si riesce a fare, a differenza di qui in America». […].«In Italia abbiamo un grande problema, la disonestà. I bambini crescono pensando che fregare gli altri sia il modo per avanzare, che il merito non conti nulla e i potenti non fanno niente per cambiare questo stato di cose». […].«In Italia – dice – nei luoghi di potere ci sono i soliti di sempre, quelli che non lasciano venire fuori le cose positive perché hanno paura di perdere la loro capacità di controllo […]». […]. 133 La conversione di Lapo: «L’ebraismo mi ha salvato», in Il Secolo XIX, Genova, martedì 25 agosto 2009, p. 8. GIL.F., 13. Antonio Iavarone, ricercatore italiano emigrato negli Stati Uniti: NEW YORK. «“Fuga dei cervelli? Il problema della ricerca scientifica non è quello degli scienziati italiani che emigrano all’estero. È quello, molto più serio e fondamentale, che l’Italia non possiede un sistema-ricerca capace di attrarre i migliori ricercatori del mondo: non solo italiani ma anche stranieri. Perché nella scienza non ci sono confini e il luogo di nascita è senza importanza. Sono le scoperte che contano». […]. Professor Iavarone, prima di trasferirsi negli Stati Uniti non ha mai pensato di condurre la stessa ricerca in Italia? «Certamente, e infatti le prime ricerche le ho condotte all’università dove avevo preso la laurea e la specializzazione. Diciamo, senza riaprire vecchie polemiche, che ho avuto delle difficoltà dovute alla maniera diversa, tutta italiana e completamente fuori da tutte le logiche e fuori dal tempo, in cui viene concepito da noi il lavoro del ricercatore». Faccia qualche esempio. «Anzitutto c’è la difficoltà di trovare un posto, che comunque anche quando c’è è precario per anni «e malamente pagato. Ma il problema vero non è lo stipendio. È il sistema, che una volta entrati nel tunnel del posto fisso, a vita, anche perché mancano le alternative, incoraggia il ristagno e paralizza le idee. Idee che, in ogni caso, è difficilissimo realizzare perché o mancano i mezzi o magari il capo non è d’accordo. Inoltre, anzi questo è il difetto maggiore, il sistema italiano è troppo chiuso, non attrae certamente, visto il modo in cui si lavora, i migliori scienziati». […]. RENZO CIANFANELLI, La ricerca in crisi / «Italia fuori gioco», in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 1 ottobre 2009, p. 19. ORDINE & PRATICITÀ [...]. Una linea troppo blanda, quella chimica, secondo il ministro leghista Roberto Calderoli che, pochi giorni fa, parlando della piaga delle violenze sulle donne e sui bambini ha avvertito: «La castrazione chimica in certi casi potrebbe non bastare, per cui bisognerebbe pensare alla castrazione chirurgica. Di fronte a certi casi non riesco a pensare alla riabilitazione». MASSIMILIANO LENZI, La Lega festeggia la donna con le firme per la castrazione chimica, in Il Secolo XIX, Genova, domenica 8 marzo 2009, p. 6. 134 FARFALLE METROPOLITANE 1. Giovedì 8 gennaio 2009. Genova, ore 7.40, linea 47: da Largo Merlo a Via Dante. Autobus sovraffollatissimo. Dialogo fra due donne, una giovane e una assai più matura, ma non ancora anziana. - Donna giovane: Ma come spingevano. Dove volevano andare? Non si rendevano conto che non c’era posto? Donna più matura: Certa gente! Bisognerebbe proprio eliminarli! 2. Mercoledì 4 marzo 2009. Genova, ore 16.20, Piazza Sturla. Lungo l’attraversamento pedonale, regolato dal semaforo, un giovane, poco men che ventenne e assai indaffarato, attraversa di corsa la piazza impiegando una manciatina di secondi; mentre i piedi, in agili scatti, sfiorano l’asfalto, la mano sinistra saluta ripetutamente un conoscente inscatolato in un’automobile in movimento, e la mano destra impedisce ai blue-jeans, a vita ultrabassa, d’abbandonare, in un momento poco opportuno, la sede corporea. 3. Mercoledì 18 marzo 2009. Un signore di mezz’età, varcando – in uscita – la soglia di un palazzo di via Prè dice a se stesso e ad alta voce: Mussolini ci vorrebbe! Magari venisse! 4. Venerdì 27 marzo 2009. Corso Podestà, 2. Genova. Scienze della Formazione. Aula video. 135 Ah ... FINALMENTE SPENTA! 5. Genova, 6 luglio 2009,Via XXV Aprile, ore 15.05. Due donne, la più giovane dice all’altra: […] una città morta. Genova è un paese, non è una città. 6. Canneto il Lungo. Direzione: dal fronte mare a Piazza De Ferrari, parete destra situata sotto l’archivolto, tra Vico Sauli e Vico Secondo Sauli. Frase esistente da vario tempo e da me trascritta il 20 luglio 2009. il desiderio è sovversione 7. Lunedì 10 agosto 2009, Via di Prè, ore 17.30, alcune persone di pelle nera dialogano fra di loro. Una di queste dice in un italiano dalla pronuncia un po’ stentata: […] Un uomo senza parola non è un uomo. […] 8. Lunedì 31 agosto 2009. Ennesima giornata di calura. Capolinea dell’autobus 47 in Largo Merlo. Ore 14.39. Il giovane autista del mezzo pubblico, a differenza di tanti suoi colleghi, invece di scendere dalla vettura per sgranchirsi le gambe e “rinfrescarsi” il corpo e la 136 gola, rimane – in atmosfera assorta – al suo posto di guida; con la mano sinistra sorregge il libro che sta leggendo (in edizione economica priva d’ogni seduttività commerciale) e che ha adagiato, come su un leggio, alla parte superiore del volante. 9. La Settimana Enigmistica, Milano, 10 ottobre 2009, n.° 4046, p.13. – Sono soddisfatto del seguito di cui godo in questo consiglio! 10. Genova, sabato 31 ottobre 2009, ore 13, autobus della linea 18, direzione centro città. Nei pressi della Stazione Marittima è ormeggiata la nave MSC Splendida. Una delle due donne sedute dinanzi a me dice all’altra: Guarda quante cabine! È un alveare. […]. Mi sentirei imprigionata. […]. 11. Mercoledì 4 novembre 2009. Genova. Via Chiabrera. Parte di parete compresa fra il 22 e il 24 rosso: chi sceglie la finzionione lo fa perché manca di coraggio ! 137 SCHELETRI NELL’ARMADIO P I P P O E M M O L O Con questo esame di Stato non se ne può più. Mi trovo lì in un‟oscura sede d‟esame di un paese dell‟hinterland milanese dal 18 giugno e la preoccupazione di tutti – presidente, commissari esterni e interni, segreteria – è sulla procedura, sul protocollo, i timbri; ad un certo punto – magari complice il caldo – ti dici: “Ma per chi sono qui? Per i ragazzi? Ma dove ma quando?”. Gli esami di Stato sono uno dei rimasugli di una concezione statalista della scuola che oggi per chi lo vive dall‟interno ha davvero contorni kafkiani. Non vengano a menarcela con i ricorsi qui e là, le garanzie formali, bla bla ... Insieme alle prove che valgono per tutto il territorio nazionale e alla valutazione con gli stessi meccanismi dal Falzarego alle Madonìe, le procedure gesuitiche da curia romana del „500 insite nell‟esame sono il cavallo di Troia di un esame che si è dimenticato dello studente. Vivendolo giorno per giorno è evidente: non è un esame pensato per lo studente, per valorizzarne l‟umanità e la capacità ma per omologarlo ad un modello precostituito. Si vuole uno studente che sa di tutto senza riflettere su nulla, uno che sa senza conoscere, senza vibrare di passione per la realtà. Per riuscire a rompere queste catene ci vogliono insegnanti che decidano di mettere da parte il rito. Sì, questo è un esame per deprimere l‟umano di noi insegnanti prima, dei ragazzi poi. Io ho oltre 25 anni di onorata carriera ... sic; per il prossimo anno credo che dovrò pensare anch‟io a qualche malattia cronica da contrarre per ingrossare l‟esercito dei commissari esterni improvvisamente caduti ammalati. PIPPO EMMOLO e-mail Ditelo a Maggiani. Lettere al Secolo XIX. Pippo Emmolo, Gli esami di Stato si sono dimenticati gli studenti, in Il Secolo XIX, Genova, giovedì 26 giugno 2008, p.20. 139 I N D I Z I pittura e scultura a Genova dal dopoguerra ad oggi Aggiorniamo l’elenco di opere (dipinti, sculture, ecc.) presenti, dal secondo dopoguerra ad oggi, nello spazio urbano di Genova. 141 Nome autori, titolo dell’opera, ubicazione Nr scheda fotografica KOSTAS GEORGAKIS, piazza Matteotti 0 ACCADEMIA LIGUSTICA DI BELLE ARTI, Largo Pertini, 4 BANCA CARIGE, collezione d’arte contemporanea, Via Cassa di Risparmio, 15 BANCA D’ITALIA, Via Dante, 3, (Reggiani F., Il varo, 1982, bronzo – fusione a cera persa; Sirotti Raimondo, vari dipinti astratti esposti al piano ammezzato) BANCA NAZIONALE DEL LAVORO, Largo Eros Lanfranco, 2 (2 mosaici: Rambaldi E., Colombo con caravella, Raccolta olive, Vasaio, Natura Morta; Maestro d’Ascia, Collocamento Marinaio; Brancaccio G., Porto di Genova, Lanterna, Pescatori con barche).1 BARBIERI VIALE MICHELANGELO, Parco di Villa Croce BIFOLI ELSA(?), formelle 50 1 2 3 4 del battistero della chiesa di Cristo Re e statuetta del Battista, via Magellano 0 . BOSCO ALDO, Via San Leonardo, 18 BRANCACCIO G., Porto di Genova, Lanterna, Pescatori con barche, Banca Nazionale del Lavoro, Largo Eros Lanfranco, 2 BUKER ANDRÉ, Parco di Villa Croce 2 CARLO FELICE, Teatro d’Opera, Largo Pertini 3 CAVALLINI, La nave umana ..., 1992, via Antonio Cecchi 4 CAVALLO ELENA Parco di Villa Gruber Cimitero di Staglieno CONTEMORRA LILIANA, Parco di Villa Croce COSTANTINO (Padre) RUGGERO, Vetrate della chiesa Sacra Famiglia e San Giorgio, 1977, Via dell’Insurrezione 23- 25 aprile 1945 5 DEGLI ABBATI GIGI, Il mare nella storia, ’99-2000, Porto Antico FIESCHI GIANNETTO, Santa Caterina che riceve la pace dalla Trinità, Santa Maria di Castello, Via Santa Maria di Castello FIESCHI GIANNETTO, s.t., 197(?), Istituto Comprensivo San Francesco da Paola, via Bologna, 86.6 FONDAZIONE KATINCA PRINI, Salita Dinegro GALLERIA D’ARTE MODERNA, Villa Serra, Via Capolungo, 3 GAULAM VAL, Mahatma Gandhi, 22 giugno 2006, Porto Antico LICEO SCIENTIFICO CASSINI, Via Galata, 34 LICEO SCIENTIFICO FERMI, Via Ulanowski, 56 LUZZATI LELE, Via San Vincenzo LUZZATI LELE, Vetrate della sinagoga, Via Giovanni Bertora, 5 LUZZATI LELE, Scenografia scultorea, Porto Antico LUZZATI LELE, “Sovrapporta” del negozio Lisifiori, 1962 (?), Galleria Mazzini, 49 r, KAPOOR ANISH, (proprietà privata), Via XXV aprile, 12 MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA, Villa Croce, Via J. Ruffini, 3 MUSEO LUZZATI LELE, Porta Siberia NANI CLAUDIO, Vetrate della chiesa di Cristo Re, Via Magellano NEBIOLO MARIO, Interventi pittorici sul muraglione di Via Dino Col Palazzo d’abitazione, Via Peschiera, 19, (rilievi) 1 Cartone Brancaccio. Mosaico. Salviati. Fotografie tratte da The Carlo Felice Opera House, Genova, Sagep, 1994. La presenza di questo monumento c’è stata segnalata da Mauro Ghiglione. 4 Courtesy Ellequadro. 5 ESEGUITO DA MATTIA VIGO E FIGLI MOSAICISTI IN GENOVA 6 La presenza di questo dipinto c’è stata segnalata daTeresa Parodi. 2 3 142 60 5 6 7 8 9 39 10 51 11 12 49 13 14 15 34 63 16 17 18 52 19 20 21 59 41 33 PHASE II, 1996, Sottopasso di via Cadorna PIANO RENZO, Bigo, Porto Antico PIANO RENZO, Sfera bioclimatica, Porto Antico PIANO RENZO, modulo architettonico, Piazza Corvetto (attualmente rimosso) 7 PICASSO ALESSANDRO, L’albero della vita, 2000, Porto Antico PIOMBINO UMBERTO, San Tommaso d’Aquino, Santa Maria di Castello POMODORO ARNALDO, Incontro fra industria e ricerca, 1992, Istituto per le POMODORO GIÒ, Sole – agli italiani nel mondo, ’89 – 2001, Stazione Marittima, Ponte QUARANTA ANTONIO, Sculture all’Expo – Porto Antico 22 23 42 24 25 26 27 biotecnologie – I.S.T., Largo R. Benzi 28 dei Mille 8 Colombo con caravella, Raccolta olive, Vasaio, Natura Morta; Maestro d’Ascia, Collocamento Marinaio, Banca Nazionale del Lavoro, Largo Eros Lanfranco, 2 REGGIANI F., Il leudo, via Carducci (proprietà Banco Di San Giorgio) REGGIANI F., Il varo, * 1982, bronzo – fusione a cera persa, Banca d’Italia, Via Dante, 3 REPETTO FRANCO, Monumento a Guido Rossa, Largo XII Ottobre ROSSETTI RICCARDO & STEFANO, Graffito situato all’ingresso della stazione metropolitana di Principe, 1996 9 ROSSI MARCO, Fabrizio De André, 2001, Piazza del Campo, bassorilievo in ardesia SERMENGHI SAURA, Fontana di Via San Sebastiano SIROTTI RAIMONDO, Sant’Anna e San Gioacchino, SS. Annunziata del Vastato, Piazza della Nunziata, 4 SIROTTI RAIMONDO * , vari dipinti astratti esposti al piano ammezzato della Banca d’Italia 10 SOMAINI, Mosaici pavimentazione Galleria Mazzini, 2001 SUSUMU SHINGU, Sculture eoliche al Porto Antico, 1992 TAMPIERI, Bassorilievi marmorei, Via di Sottoripa, 1A TERRONE PIERO, Rapallo, 1976 (?), Accademia Ligustica di Belle Arti Bassorilievo, Via XII Ottobre (porticato del civico 12, presso il 186 r) Installazione della Biennale di Venezia – Porto Antico Monumento ai caduti della Resistenza, viale Brigata Bisagno Resti di piccola fontana, Via XII Ottobre Scultura in Via Renata Bianchi, Campi, Cornigliano Scultura situata in piazzale Marassi, antistante lo Stadio di Calcio Luigi Ferraris Dipinto sul fronte della palazzina di Via Siena, 10 Monumento ai caduti del lavoro, Via Diaz Nostra Signora della Neve, Via Bolzaneto Via Corsica, 9 38 RAMBALDI E., 29 2 36 45 53 40 30 31 32 46 50 47 37 35 48 43 44 54 55 56 57 PRIMA SCULTURA AD ENERGIA SOLARE FOTOVOLTAICA DEDICATA ALL’UNIONE EUROPEA LA “GRANDI NAVI VELOCI” E ALDO GRIMALDI DONANO QUESTA OPERA DI GIÒ POMODORO A GENOVA LA “SUPERBA” ED AL SUO PORTO LUGLIO 2001 Le fotografie 31 e (31) sono tratte dall’opuscolo “Genoa - A Port on a Human Scale, a cura dell’Autorità portuale di Genova e della Stazioni Marittime s.p.a. 9 Realizzato a cura della Fondazione Fabrizio De André 10 MOSAICI DONATI DA CAMERA DI COMMERCIO FONDAZIONE CARIGE E CON IL CONTRIBUTO DI TRAMETAL 7 8 143 Bassorilievo in ceramica situato presso le scale mobili di Piazza Piccapietra, 83 Decorazioni della chiesa dell’Ospedale di Villa Scassi Statua di Padre Pio, posta dinanzi alla chiesa dell’ Ospedale di Villa Scassi POMODORO ARNALDO, Incontro fra industria e ricerca, 1992, Istituto per le biotecnologie – I.S.T., Largo R. Benzi 144 58 61 62