1 LA DOTTRINA DEI BATTESIMI. • MOTIVAZIONI PER LA RICHIESTA DEL BATTESIMO DA ADULTO • IL BATTESIMO DI RAVVEDIMENTO. • IL BATTESIMO DI FUOCO. • IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO. • NASCITA DELLA CHIESA. • SEGNI DELLA PRESENZA DELLO SPIRITO SANTO NEL CREDENTE. • SPIEGAZIONI NON BIBLICHE SUL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO. • COME ESSER SICURI D’AVER RICEVUTO IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO, ALIAS, IL DONO DELLO SPIRITO SANTO. BILLA GIOVANNI 2 PREMESSA………………………………………………………………………………Pag. 2 1.1 Motivazioni che inducono la persona a cambiare vita religiosa………………….. ” 3 1.2 Seguire il proprio raziocinio…........................................................................... “ 3 1.3 Seguire i propri sentimenti………………………………………………………….. ” 4 1.4 Seguire le motivazioni del cuore ……………………………………………………. ” 4 1.5 Come cambiare in meglio……………………………………………………………. “ 5 1.6 IL Cristianesimo Evangelico attuale, a causa della difformità …………………... “ 6 dottrinale delle singole chiese locali, nonché delle Congregazioni, Assemblee e Missioni ecc., cammina a compartimenti stagni come le dodici tribù d’Israele del tempo passato. LA DOTTRINA DEI BATTESIMI………………………………………. “ 2) 2.1 2.2 2.3 2.4 3.1 3.2 3.3 3.4 9 LA NATURA DEI DUE BATTESIMI ESTERIORI…………………………… “ 11 Il Battesimo d’acqua o di ravvedimento……………………………………………. “ 11 Il battesimo di acqua nel nome del Signore Gesù………………………………….. “ 13 Il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo………………… “ 14 Il battesimo di fuoco…………………………………………………………………. “ 14 LA DOTTRINA DEL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO……………………… “ 16 Gli effetti del peccato………………………………………………………………… “ 19 L’effetto della croce…………………………………………………………………. “ 20 L’effetto della resurrezione…………………………………………………………. “ 21 IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO AVVENUTO A PENTECOSTE nella narrazione del libro degli Atti degli Apostoli………….” 25 Considerazioni sul battesimo di Spirito Santo……………………………………………” 35 Conclusioni………………………………………………………………………………...” Effetti prodotti dallo Spirito quando entrò, ed ora entra in contatto con l’uomo…….” Effetti prodotti dalla gloria di Dio………………………………………………………..” Argomentazioni sul battesimo di Spirito Santo attribuite alle Sacre Scritture, che non trovano riscontro in essa………………………………………………………...” La nascita della chiesa…………………………………………………………………….” Come esser sicuri d’aver ricevuto il battesimo di Spirito Santo e per esso il dono dello Spirito Santo………………………………………………………………..” Brani che ti aiutano a capire con certezza se hai lo Spirito Santo dimorante in te…..” ORA CONTROLLA SE HAI LO SPIRITO SANTO E QUINDI SE SEI STATO BATTEZZATO CON LO SPIRITO SANTO……………………………………….” 36 38 40 41 46 54 57 58 PREMESSA. Ogni scritto che l’uomo compone trasmette la maturità del pensiero raggiunta dall’autore fino a quel momento. Nel tempo, il pensiero umano, s’evolve ulteriormente in un cammino sempre più profondo per giungere, su particolari aspetti alla perfezione; e su altri, graverà ancora l’imperfezione umana. Questa, se minima, non pregiudicherà la validità dell’opera. Solamente la Bibbia, essendo stata scritta per ispirazione dello Spirito Santo, è perfetta, e non ha gradi d’evoluzione; essa è eterna. Alcuni, a loro modo di vedere, vorrebbero che fosse letta ed 3 interpretata in funzione dei tempi. Ciò vorrebbe suggerire l’assurdo, di adeguare ai tempi la Bibbia, l’eterna parola di Dio. Questo può andar bene ai non addetti ai lavori, e per i religiosi, i quali si avvicinano a Dio attraverso i riti, perché non Lo conoscono personalmente, e soprattutto, non hanno alcuna intimità con Lui. Chiedo, dunque ai lettori, venia, se alcuni pensieri non sono da loro condivisi, ma mi permetto, in forza dell’autorità della scrittura, di suggerire loro, di conformarsi a ciò che dice Filippesi 3:15, “ Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo maturi; e se in alcuna cosa voi sentite altrimenti, Iddio vi rivelerà anche quella. Soltanto, dal punto al quale siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.” Ciò premesso, suggerisco a chi si accinge a leggere questo scritto di fare un’attenta valutazione delle cose esposte basandosi sui brani scritturali citati ed anche su quelli non citati e in ogni modo collegati o paralleli, al fine di prendere ciò che si ritiene buono, e di scartare ciò che non convince. Non conviene scartare aprioristicamente quanto esposto, credendo che è errato perché quell’argomento l’abbiamo assorbito in maniera diversa. Un atteggiamento siffatto è presuntuoso, ed un figliolo di Dio non lo deve essere, ma con umiltà, leggerà, vaglierà alla luce della Sacra Scrittura, ed infine prenderà o condividerà ciò che è buono ed il resto l’accantonerà per il momento; chissà che un giorno lo Spirito non gli vorrà dare anche quell’insegnamento che un tempo aveva scartato. 1.1 Motivazioni che inducono la persona a cambiare vita religiosa. Poiché questo studio ha per tema centrale il battesimo, e questo funge da spartitraffico fra la vecchia vita condotta tra desideri ed azioni, volte ad affermare la persona umana dal punto di vista fisico, sociale ed economico, e la nuova vita che ha come unico obiettivo la santità, la comunione con Cristo e la vita nel regno dello Spirito, mi sembra giusto esaminare prima, le motivazioni che spingono una persona a fare un passo così doloroso dal punto di vista della carne e gioioso dal punto di vista spirituale, perché il nuovo stato di figlioli di Dio mette fine alla figliolanza diabolica e al destino infernale, e dà sicurezza dell’ingresso in paradiso. E’ noto che ognuno di noi Evangelici Italiani, proviene dal Cattolicesimo Romano e che il nostro passaggio all’evangelismo è avvenuto per uno o più motivi sotto elencati: 1.2 Seguire il proprio raziocinio. Questo buon motivo è scelto da una persona responsabile che non vuole affidare il proprio destino eterno ad altri, anche se sono ritenuti conoscitori delle sacre Scritture. Questa scelta comporta un’applicazione costante nella lettura e nella meditazione della Sacra Scrittura. Colui che sceglie questo cammino, è giustamente convinto, che lo Spirito Santo lo guiderà e lo illuminerà nella sua costante ricerca della verità, per avere comunione con l’Iddio vivente; ed infine, sarà attento alle occasioni che Dio gli procurerà, affinché si eserciti ad una vita pia. Riterrà a sua salute prima, e per gli altri dopo, che: la Sacra Bibbia è l’unica fonte attendibile, ampia, profonda ed esauriente della rivelazione Divina che è stata data all’uomo per acquistare la vita eterna, e che Gesù, in Spirito, è sempre accanto ad ogni persona che docilmente accetta la Sua guida. Questo percorso ha un buon grado di difficoltà a causa del lungo tempo occorrente per analizzare bene le scritture. Questo tempo può essere abbreviato facendosi aiutare da un anziano esperto ed onesto, e da una buona letteratura cristiana. Bisogna che l’aiuto sia dato senza l’interesse di farne un proprio proselito. Colui che ha questa motivazione nel cuore, desidera accrescere giornalmente il giusto rispetto religioso dovuto al vero Dio mediante la conoscenza che acquisterà con lo studio delle Sacre Scritture, per amarlo sempre di più, e dedicargli una vita di servizio, adorazione e lode. 4 L'avvicinarsi a Dio in questo modo, genera dei validi figlioli di Dio pieni di fede e di Spirito Santo, i quali saranno poco carnali e sapranno resistere agli attacchi del nemico. 1.3 Seguire i propri sentimenti. Questa seconda scelta realizza il cambio in un tempo molto breve perché il neofita si lascia influenzare da un evento paranormale, quali: esperienze entusiasmanti, miracoli, guarigioni, parlare in lingue, oppure dalla novità di un culto diverso da quello al quale ha sempre assistito. Alcuni cambiano perché convinti da un parente, oppure sotto l’impulso di un sentimento gratificante, oppure, per essere stati coinvolti in un’esperienza, più o meno forte, che ha colpito la propria psiche. Costoro cercano di stabilire un rapporto con Dio attraverso i propri sentimenti, trascurando la Bibbia che è il giusto luogo dove Lo si può trovare. Costoro, fidando nei propri sentimenti, e vivendo negligentemente di un’illogica irrazionalità, riterranno buone, e verità assolute, tutte quelle cose che il proprio discernimento accetta, non apprezzando ciò che dice l’ispirata Parola di Dio. Costoro leggono e meditano poco. Accettano passivamente come veritiere e spirituali le conclusioni di coloro che sanno influenzarli col proprio carisma, e sono costantemente alla ricerca del sovrannaturale pensando stoltamente di piacere a Dio, correndo dietro alla miracolistica. Questi neofiti si avvicinano al Signore più per visione che per fede. Più per aver visto miracoli o cose credute tali, che per aver accettato l’Evangelo del Regno. Per quelli che sono motivati da questo sentimento, quest’inizio è dannoso, e lo sarà anche per quelli che si accompagneranno a loro, perché saranno pronti a credere a qualunque spirito, anche se questo non viene da Dio. Mancando in loro la conoscenza Biblica necessaria per discernere le cose ritenute sovrannaturali, le quali possono provenire da Dio o dall’avversario o dagli uomini, abboccheranno facilmente a qualche prodigio bugiardo che proviene dal Maligno; oppure attribuiranno a Dio un evento, ritenuto sovrannaturale, e che invece è frutto di psicosi collettiva o di gruppo, che, nel migliore dei casi, può accompagnare un’onesta e santa attività di testimonianza al vero Dio. La psiche umana al giorno d’oggi è ancora poco conosciuta nella sua potenza, ma i credenti dovrebbero capire queste cose, perché nella Sua parola tutto è stato svelato. Infatti, dalla scrittura apprendiamo in Giovanni 10:34/35 che l’uomo per effetto della parola dell’Eterno: “ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” è stato creato “dio minore”, cioè, un essere creativo che per un atto di volontà espresso dalla mente e/o con la parola, può realizzare la cosa desiderata. Dio dà quest’insegnamento a Mosè quando gli dice di parlare alla roccia, perché essa ubbidendo avrebbe dato l’acqua, e lo stesso insegnamento lo dà Gesù ai Giudei nel brano di Giovanni 10:34/36 ove Egli dichiara:” Non è egli scritto nella vostra legge: Io ho detto: Voi siete dei?se chiama “dei” coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta (e la Scrittura non può essere annullata)…”. Se non si ha un minimo interesse di conoscere il vero Dio della Bibbia, l’avvicinarsi a Lui attraverso i miracoli, i sentimenti o gli stati emozionali, è molto pericoloso, perché la ricerca della vita eterna mediante la conoscenza di Dio e di Gesù attraverso la scrittura non è stimolata. La persona s’adagia sul suo battesimo iniziale ed insegue solo il miracolo. 1.4 Seguire le motivazioni del cuore. Questo è il modo per eccellenza per accostarsi a Dio. Chi fa così, legge e medita molto spesso le Sacre Scritture, se non addirittura tutti i giorni. Medita con la mente su esse sempre più profondamente, man mano che aumenta la sua conoscenza; quando possibile consulta una chiave biblica o altra letteratura Cristiana, e condivide, quando possibile, la sua meditazione ad altri fratelli o sorelle. Interiorizza nel cuore, apprezzando e riflettendo più volte su quanto ha già meditato, ed accetta la meditazione fatta, quale parola di Dio a lui rivelata. Una volta che avrà capito il perché Dio vuole che cambi, prenderà la ferma e seria decisione d’ubbidire a Lui in 5 tutto e per tutto. Subito dopo, renderà palese il cambio avvenuto nel suo interiore con il battesimo in acqua. Questo, non sarà ritenuto un traguardo d’arrivo, ma il punto di partenza del cammino alla Sua presenza (Gen.17:1). “ Se non cambiate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete affatto nel regno dei cieli.” (Matt.18:3), questo affermò con forza Gesù, e con ciò, non voleva dare un suggerimento, ma un comando. Al contempo, costoro daranno il giusto peso al paranormale, od ai carismi, che sono mezzi di richiamo o di testimonianza di Dio per gli uomini. Questi sono un’aggiunta alla Parola di Dio, che è la sostanza, il cibo quotidiano che Dio ha largito a piene mani affinché si acquisti la conoscenza, e mediante questa, la vita eterna. Nel vangelo di Giovanni al cap.17 vers. 3 il verbo conoscere della frase “che conoscano te l’unico vero Dio….” é un congiuntivo presente attivo; il verbo conoscere in tale coniugazione vuole affermare che la conoscenza che si deve avere di Dio non è statica, vale a dire, che fatta una volta, all’inizio della vita cristiana, basta per sempre. La conoscenza, quella mentale, sentimentale e pratica della relazione con Lui, deve aumentare giorno dopo giorno al fine d’avere una conoscenza sempre più profonda dell’insondabile Dio, il quale si dona giornalmente quale cibo quotidiano mediante la Sua Parola. Come il cacio sui maccheroni arricchisce la pietanza e la fa più gustosa, così il miracolo od il sovrannaturale che viene da Dio è dato in aggiunta alla Sacra Scrittura per arricchirla e renderla più viva e desiderabile, ma torno a ripetere, la sostanza della vita eterna è la Santa Scrittura, la Parola rivelata nella Bibbia, che letta per amore ed interiorizzata a livello del cuore porta di sicuro in Paradiso. Il poco amore per la Scrittura, e di conseguenza l’avere una conoscenza superficiale di essa, porta il neo credente ad essere un nuovo “ Fariseo”. Avviene che la minima conoscenza che ha della scrittura, ha cambiato solo l’esterno della “sua coppa”, mentre il suo interno, il cuore, può diventare con lo scorrere del tempo sempre più sporco di prima. In questo stato è difficile convincere il neo credente superficiale a cambiare, facendosi purificare dalla sana predicazione della parola di Dio. Egli si ritiene netto, in perfetta comunione, e gradito a Lui, mentre invece può essere rivolto alle favole e nutrirsi di fumo. Il miglior metodo per arrivare ad aver fede nel vero Dio, ed avere la sicurezza di essere nella via giusta per essere salvati è: essere spinti, come primo motivo, da un sincero e profondo desiderio interiore dell’anima di conoscere il Vero Dio per amarlo e servirlo nel giusto modo che Lui desidera; come secondo motivo aggiunto al primo, si può avere la spinta di un sentimento emotivo o di uno stato d’eccitazione mosso da un miracolo. Questo si ottiene tenendo sempre vivo quel senso di ricerca critica di Lui nei Sacri Testi, onde scartare ogni cosa che può portare, anche minimamente, fuori dell’insegnamento perfetto del Santo Maestro. 1.5 Come cambiare in meglio. Dio che è onnisciente, dichiara in Geremia 17:9 “ Il cuore dell’uomo (prima della nuova nascita) è insanabilmente maligno” ed in altri passi dice, che è anche stolto ed ingannevole, e l’Onnisciente conosce ogni cosa mediante la Sua parola: “ Perché la parola di Dio è vivente ed efficace…e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore. E non v’è creatura alcuna che sia occulta davanti a Lui” (Ebrei 4:12). Chi vorrà essere vero credente, baserà la sua fede sulle Scritture, e non sulle visioni o sul sovrannaturale (2° Cor.5:7). Gesù, la “Parola di Dio”, afferma con verità: “ Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me ”(Giov.14:6). Quest’affermazione vuol significare che il credente deve percorrere, per arrivare alla casa del Padre, un cammino di conoscenza intellettuale, di pratica continua della Sua parola, e di intima comunione con Lui nella preghiera e nell’adorazione. Questa esperienza vissuta giornalmente porta ad una continua e rinnovata conoscenza del Padre e del Figlio tramite la Sua parola letta, meditata, interiorizzata ed applicata. Tale conoscenza porta di sicuro alla vita eterna nella casa del Padre (Giov.17:3). 6 La ricerca delle Sacre scritture per metterle in pratica è di primaria e vitale importanza. Avvicinarsi a Cristo attraverso il sovrannaturale senza aver poi amore per la ricerca della conoscenza scritturale di Lui è molto pericoloso, perché il “nuovo discepolo”, se non è guidato, o se sceglie di far tutto da sé, basa molto del suo credere sulla fenomenologia e poco sulla parola che riesce ad assorbire durante i culti. L’erronea conclusione che sviluppa, e nella quale ripone fede, è che laddove c’è un miracolo c’è necessariamente la presenza di Dio. Illudendosi, egli sviluppa la credenza d’essere cambiato e fatto figliolo di Dio per aver fatto il battesimo in acqua. Pensa anche d’aver ricevuto lo Spirito Santo per aver accolto, nella mente e non nell’intimo, il messaggio della salvezza, “ L’evangelo del Regno “. Per riconoscere tali persone, volendoli aiutare a salvarsi veramente, basta chiedere loro di parlare dell’Evangelo, e ci si accorgerà che non lo ricordano. Questa verifica è valida a patto che chi glielo chiede lo conosca lui! Il non ricordarsi dell’Evangelo è dovuto al fatto che non avendolo creduto col cuore, non fanno di esso la loro ragione di vita. Queste persone di fatto sono solo dei simpatizzanti di Cristo che devono ancora fare la nuova nascita. Se cambieranno il loro modo di pensare e fare, diventando dei fanciulli docili all’insegnamento del Vero Maestro, saranno attirati dal Padre che li inserirà nell’ovile di Cristo. Nello stato illusorio d’essere vero credente, la persona non s’accorge di essere cambiata in peggio, poiché non essendo stata purificata dalla Sacra Scrittura nella mente carnale e nell’intimo, ha indurito ancora di più il suo cuore, essendo entrata nel legalismo e nel fanatismo religioso. L’orgoglio è aumentato e governa la sua vita. Egli non ascolta più chi gli vuole parlare della Scrittura. La rifiuta dicendo di saperla e/o di non averne bisogno. In seguito svilupperà anche la credenza diabolica di poter raggiungere la perfezione attraverso pratiche carnali, quali “non mangiare il panettone a Natale”, “non mettere il pantalone” ecc., e questo suo modo di credere, lo proporrà con insistenza agli altri quando penserà d’evangelizzare. Ciò sarà un danno per la chiesa locale e per la testimonianza di Cristo nella città. 1.6 IL Cristianesimo Evangelico attuale, a causa della difformità dottrinale delle singole chiese locali, nonché delle Congregazioni, Assemblee e Missioni ecc., cammina a compartimenti stagni come le dodici tribù d’Israele del tempo passato. Non volendo essere giudicati presuntuosi, noi evangelici, ognuno per parte nostra, non dovremmo nutrire il pensiero d’essere gli unici depositari della sana dottrina, assumendo così un atteggiamento sufficiente a quello che gli altri ci vogliono proporre della Scrittura. Non facendo così trascureremmo di “vigilare su noi stessi”, “riguardando sempre a Lui nelle Sacre Scritture” come c’è stato raccomandato dal Santo Maestro. Se riflettessimo sulla storia della Chiesa, capiremmo che quello che è successo agli altri nel passato, può capitare a noi oggi, e trovarci senza accorgercene nell’errore. All’inizio, e per circa tre secoli, il movimento cristiano, perseguitato dai pagani e dai movimenti eretici dei falsi fratelli e apostoli, visse secondo il consiglio di Dio. In questo periodo avvenne che i “Padri della Chiesa” quali Tertulliano, Ignazio, Ireneo, Origene, Cipriano, ecc., per confutare le eresie e le false accuse mosse alle chiese dai pagani del loro tempo e difendere così l’unità della Chiesa, scrissero tanti trattati sui quali la chiesa Cattolica Romana poggiò la sua dottrina. Insieme a tante cose vere e giuste, i padri della chiesa trasmisero anche dei piccolissimi errori di filosofia umana. Ognuno di questi “Padri” aggiunse agli errori del precedente, i suoi piccoli errori, finché si giunse con Cipriano all’assurdità del primato del vescovo di Roma, e dell’altra dottrina, non meno assurda, che dichiara “Chiesa Universale” la Comunità Cristiana Apostolica Romana perché retta da un vescovo ordinato secondo la discendenza Petrina. Questi piccoli errori, sommandoli, assunsero la dimensione di un grosso bubbone malefico. Nei secoli successivi, il Cattolicesimo Romano avendo perso l’intelligenza della parola di Dio, aggiunse la dottrina della transustanziazione della specie, la venerazione delle immagini e delle reliquie che circolavano già dal 1° secolo, ed il 7 concetto di Maria Madre di Dio, ed altro, distaccandosi sempre più dalla verità e dalla protezione di Dio. Verso l’anno 1054 si giunse al Papato con la conseguente scissione della Chiesa Universale in, Chiesa Cristiana d’Oriente od Ortodossa, e Chiesa Cristiana d’Occidente o Cattolica Romana. Accadde anche, che alcune di queste dottrine furono magnificate come "dogma di fede", la più disastrosa è quella della transustanziazione dell’ostia. Questa vuole affermare che con il rito della consacrazione operato dall’uomo, un poco di farina impastata con acqua, diventa vero corpo e vero sangue di Gesù, e per tale motivo deve essere adorata. “Or mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e dandolo ai suoi discepoli disse: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”, disse Gesù nel vangelo di Matteo 26:26; ma nel vangelo di Giovanni (6:61/63), sempre a proposito del mangiare, in questo caso, la Sua carne disse ai discepoli che mormoravano sul Suo dire, che per avere vita eterna bisognava mangiare la Sua carne: “Questo vi scandalizza?......E’ lo Spirito quel che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita”. E in Esodo 20, leggiamo il secondo comandamento del decalogo scritto da Dio sulle pietre, esso dice: “non ti fare scultura alcuna né immagine alcuna… per adorarla mediante baci, preghiere, inginocchiamenti, portarle fiori o ex voto. Adorando una cosa fatta dalle mani dell’uomo (T’adoriam ostia divina, cantano), si sovverte l’Evangelo della salvezza e si disubbidisce al primo e secondo comandamento. Per tale motivo Iddio dovette abbandonare, tutti coloro che nel corso dei secoli hanno praticato un tale rito, ad avere una mente reproba, incline alle dottrine demoniache. Infatti, nel 1012, Iddio suscitò nella città di Albi in Francia, per suscitare a gelosia la chiesa Cattolica Romana e riportarla nel giusto rapporto con Lui, la prima scintilla di riforma con il movimento Cataro o degli Albigesi. Questo movimento finì in un bagno di sangue operato dal Papato. Subito dopo, la stessa sorte toccò ai Valdesi, seguaci di Pietro Valdo. Ma la volontà sovrana di Dio, nel frattempo, aveva messo da parte quella chiesa dedita alla lussuria, alla cupidigia, alla stregoneria, all’idolatria, all’omicidio singolo e di massa, perché aveva introdotto nel suo seno perniciose e false dottrine. Questa indurì il suo cuore; nonostante Egli le avesse dato tanto tempo per ravvedersi; non volle lasciare il suo peccato. Infatti, dal 400 D.C. e fino al 1550 massacrò, secondo i dati forniti da KARLEINZ DESCHNER nella sua collana “Storia Criminale del Cristianesimo” Edizioni Ariele Milano, 68 milioni di persone che non erano conformi alla sua dottrina. Massacrò anche milioni di Ebrei, e tante altre persone fece uccidere nel periodo delle 3 crociate, e tante altre ancora martirizzò e massacrò durante l’inquisizione Medievale che operò in tutto il Sacro Romano Impero con l’inquisizione Spagnola e l’inquisizione Romana; e con altre crociate la morte si spinse in Polonia e anche in Russia. Nelle Americhe appena scoperte si macchiò di genocidio degli indigeni indifesi che non volevano convertirsi. Intorno al 1500, Dio diede a tante anime nobili e pie all’interno di questa chiesa una sete di rinnovamento, e per tale motivo furono perseguitate e martirizzate. Da chiesa perseguitata diventò per amore del primato del denaro e del malcostume, chiesa persecutrice, macchina di tortura e omicidio di massa, bagnando il mondo d’allora del sangue dei martiri della fede in Gesù. Ancora oggi, nonostante chieda perdono per le colpe passate, ma non tutte, continua ad essere mediante intrighi politici ed economici ad essere macchina di morte. S’adoperò sempre, su istigazione di Satana, ad annientare la Chiesa secondo il cuore di Dio e per tale motivo si auto qualifica “chiesa Babilonica o sinagoga di satana” che è ebbra del sangue dei martiri di Gesù, come profetizzato in Apoc.17.5/18. Dio, allora, non ottenendo da essa cambiamento dall’interno, fece sorgere uomini coraggiosi pieni di zelo per Lui, quali Lutero, Calvino, Zwingli, Pietro Martire Vermigli, Gioacchino Occhino, e tanti altri. Costoro portarono avanti la riforma della Chiesa di Dio, che fu chiamata: Riforma protestante. Ancora il “Leone ruggente” attaccò i vari movimenti riformatori che si formarono dal 1500 in poi fino ai nostri giorni, fra questi anche il movimento Evangelico, introducendo in essi alcune dottrine poco ortodosse. In aggiunta, serpeggiò fra loro mediante un sentimento di orgoglio e superbia, che impedì, e continua ad impedire l’unione e la comunione 8 delle chiese, facendo, in un certo senso, fallire lo scopo della Riforma: formare una Chiesa unita per la forza morale e spirituale che deriva dalla sana dottrina. Un chiaro esempio di dottrina poco ortodossa che impedisce oggi la comunione fra le chiese, è la dottrina di una certa frangia del Pentecostalismo. Essa afferma che: chi non parla in “Lingue” non ha lo Spirito Santo. Un certo predicatore di “chiara fama”, certo Jimmy Swaggart, appartenente a questa frangia Pentecostale, si è spinto più oltre, dichiarando addirittura dal pulpito ed in videocassette distribuite in tutto il mondo, che nelle chiese nelle quali non si parla in lingue, non c’è lo Spirito Santo. Questo spirito di divisione, che ha fatto serpeggiare tale dottrina, ha contagiato parecchie chiese nel mondo ed anche in Italia. Non s’accorgono costoro, che la dottrina da loro predicata è contraria all’evangelo di Dio? Non s’accorgono, che così facendo, stanno predicando un vangelo diverso da quello che predicò Paolo? Chi si farà guidare dallo Spirito della Parola (Atti 6:10), o detto altrimenti, dalla scrittura che ha accolto nel suo cuore, difficilmente, per non dire impossibile, cadrà nella falsa dottrina, o peccherà contro di uno dei dieci comandamenti. Oggi, nel mondo Evangelico e Carismatico, si assiste ad una corsa al “Miracolo”, al “Sovrannaturale” e ad un’altra ondata d’errori dottrinali che, se spinti ancora oltre, faranno arrivare di sicuro all’eresia. Di fatto, queste estrosità dottrinali, impediscono l’avvicinamento e la comunione fra le chiese locali, nazionali ed internazionali. Con queste stranezze, stiamo facendo soffrire, ognuno per conto nostro, il Signor Gesù che tutti diciamo d’amare! L’astuto Satana propina ai Cattolici miracoli, guarigioni, apparizioni, statue che sanguinano, ecc., per far credere loro che sono nel giusto, e non s’accorgono che sono alla sua mercé. Non avendo interesse per le Sacre Scritture sono nell’ignoranza che li rende deboli. Infatti, il loro cuore è rivolto all’idolatria e all’ecumenismo babilonico come nuovo cammino religioso. Anche gli Evangelici poco interessati a vigilare sulla propria vita, perché non amano con tutto il cuore le Sacre Scritture, sono caduti nella sua trappola. La divisione è l’elemento errato più evidente. Satana propina insieme a dottrine poco ortodosse, dosi di veleno miracolistico che essi chiamano: doni carismatici o manifestazioni dello Spirito. Non avendo tali eventi paranormali basi scritturali, sono, e rimangono, scherzi di spiriti burloni, oppure, questi fenomeni possono essere causati dal desiderio del proprio animo umano, ed erroneamente attribuiti allo Spirito Santo di Dio. A tal proposito è scritto che: “ sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile anche gli eletti.” (Matt. 24:24); ed ancora: “ La venuta di quell’empio avrà luogo per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e prodigi bugiardi; e con ogni sorta d’inganno d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amor della verità (parola di Dio) per essere salvati. E perciò Iddio manda loro efficacia d’errore onde credano alla menzogna; affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma si son compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati. “ (2° Tess.2:9/12). Il libro dell’Esodo ci rammenta che anche i sacerdoti Egizi operarono alcuni prodigi fatti da Aronne col bastone di Mosè. Anche i pagani e gli Ebrei al tempo di Gesù operavano prodigi e nel libro degli Atti degli Apostoli è scritto che un certo Simone il mago operava prodigi che sbalordivano la gente. A conclusione di quanto detto sopra, è chiaro che, la verità acquisita mediante la lettura e la meditazione della Scrittura, è una barriera formidabile che si contrappone alle facili cadute prodotte dai sentimenti e/o filosofie umane e dalla miracolistica. I miracoli possono essere presi in considerazione solo quando precedono o seguono una sana esposizione dei Sacri Testi. I vescovi delle varie chiese locali, veramente fedeli in tutto, poiché si fanno guidare dallo Spirito Santo, predicano spesso di vigilare sempre su ciò, al fine di portare le anime nella strada tracciata dal Santo Maestro. 9 LA DOTTRINA DEI BATTESIMI. In apparente contrasto con Efesini 4:5, che afferma esserci un solo battesimo, la lettera agli Ebrei al cap.6 vers.2, parla della dottrina dei battesimi come di una dottrina elementare per neofiti, e d’iniziazione per i simpatizzanti. In effetti, il contrasto fra le due lettere è inesistente, perché la prima fa riferimento all’economia della salvezza personale, vista in senso globale; la seconda spiega, come quest’unico battesimo si attua nel corso della vita del credente, attraverso i diversi momenti e le svariate esperienze che lo portano a morire per gradi a se stesso ed alla sua carnalità. La prima esperienza visibile con Cristo è chiamata “Battesimo in acqua”. Questo battesimo serve per testimoniare al mondo ed alle creature celesti, che la carne è stata crocifissa per amore di Cristo; ed anche il proprio “IO”, spiritualmente, è stato seppellito con Lui per non uscire più dalla tomba. Questo battesimo, è la prima risposta al Suo amore. Con esso l’uomo prende impegno a rinunciare ad essere unico arbitro della propria vita, ed accetta la guida dello Spirito Santo o di Cristo, che è riconosciuto quale Signore e Padrone della propria vita. Ad una cotal seria e matura decisione di morire alla propria carnalità, l’uomo è accettato da Cristo, che lo sommerge (seppellisce o Battezza) nello Spirito Santo. Questi, lo circonda da tutte le parti e lo compenetra. Con la Sua potenza, lo Spirito, risorge l’uomo interno del credente dalla morte spirituale nel quale era caduto, e lo trasporta nel regno di Dio affinché viva la nuova vita da vero figliolo di Dio. L’unica azione umana che permette a Gesù di operare la salvezza dell’uomo è il Credere. “ Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.” (Mar.16:16). Chi si rifiuta di credere fino alla fine della propria vita terrena, all’Evangelo del regno, commette il più grande ed imperdonabile peccato perché oppone il “Gran rifiuto” al Figlio dell’Iddio vivente che è venuto in un corpo umano per salvarlo dalla croce eterna. Guardate che ciò non è un modo di dire, ma è un fatto reale e concreto! Per questo motivo, colui/ei che si rifiuta di credere all’Evangelo perché lo sconosce o perché lo vive negligentemente, non si appropria della Sua opera di sostituzione e redenzione. Colui/ei, che pur credendo, non si fa battezzare, pur non essendoci impedimento, non riceve la salvezza. Mentre invece, chi lo vuole fare, ma ne è impedito/a, riceve lo stesso la salvezza. Dopo il battesimo, la nuova creatura, manifesta subito, ed in modo sempre più completo, una certa docilità allo Spirito Santo che la guida mediante la parola. Questa a volte è d’esortazione, ed altre di riprensione, al fine di rimuovere dalla persona qualche aspetto carnale che ancora Gli resiste. E’ importante tenere sempre bene a mente, a meno che non si voglia correre il rischio di professare dottrine eretiche a danno della propria vita, che si diventa figlioli di Dio o nati di nuovo per aver ricevuto, quando si è creduto a Cristo col cuore, il battesimo di Spirito Santo, al fine di essere salvati, in altre parole, di ricevere da subito la vita eterna. Questa consiste, nel passaggio che Cristo, che è la nostra Pasqua (1Cor.5:7) ci porta a fare; in altre parole, Egli con la Sua opera completa della morte in croce e successiva resurrezione, mediante l’azione dello Spirito Santo di Dio, ci muta da mortali a immortali. Da figliuoli dell’uomo, quindi, mortali, ci fa diventare immortali figli di Dio, mediante il “battesimo di Spirito Santo”, e per questo battesimo ne consegue, l’immissione in noi dello Spirito Santo. Questa Sua opera produce il passaggio: dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figlioli di Dio; dalla morte spirituale alla vita spirituale; da mortali a immortali; da sottomessi alla legge a liberi per la grazia che è in Cristo Gesù. In questo nuovo stato, di liberi dalla Legge, Cristo, per la Sua grazia, e mediante l’immissione dello Spirito Santo in noi, ci ha fatti essere partecipi: del Suo corpo (Efe.3:6); della Sua resurrezione (Rom.6:5); della Sua natura divina (2Pie.1:4); delle Sue sofferenze (2Cor.1:7); dello Spirito Santo (Ebr.6:4); della Sua santità (Ebr.12:10) e per tutto ciò ci ha fatti fare parte della Chiesa Universale che è il Corpo di Cristo (2°Cor.12:13). Il battesimo in acqua testimonia l’avvenuto ravvedimento del battezzando ed il suo credere Gesù quale Messia o Cristo. Esso realizza, nella persona 10 veramente ravveduta, la purificazione dell’anima e del corpo interiore e la liberazione del suo spirito tenuto prigioniero nell’involucro, anima/corpo esterno dedito al peccato. Da quel momento in poi, solo il corpo esterno, che corrisponde al cortile esterno del tempio, può essere insozzato dal peccato. L’uomo interno, spirito, anima, corpo, invece, è abitato dallo Spirito Santo che lo elegge a Suo tempio (Matt. 12:29 e 44/45). All’uomo interno, morto a causa del peccato, il battesimo d’acqua non produce la sua resurrezione, che si realizza solamente per l’immissione dello Spirito Santo quando uno cede a Cristo la signoria della propria persona. Quando il neo credente esalterà il Signore Gesù davanti agli uomini con la bocca e col cuore, e Lo farà sedere sul trono, dove poco prima era seduto come re il proprio “Io”, riceverà da Gesù lo Spirito Santo promesso dal Padre Celeste. Un modo approssimativo per comprendere se uno ha ricevuto lo Spirito Santo, e quindi il battesimo di Spirito Santo, è quello di percepire, a livello interiore, un sentimento di magnificare il Signore con un’aperta e spontanea confessione di fede poco prima o poco dopo il battesimo in acqua. “ Ho creduto perciò ho parlato “ dice 2° Cor.4:13. Ora, poiché tutti più o meno parlano di Gesù e tutti, credenti e non credenti, bene o male, fanno testimonianza di fede, bisogna che gli anziani che vigilano sulla chiesa siano ripieni di Spirito Santo, quindi di scrittura rivelata da Dio e non imparata solo nelle scuole bibliche, onde sappiano riconoscere nel tempo il parlare che sottende l’avvenuta ricezione dello Spirito Santo. Questo parlare è caratterizzato da due modi e momenti. Il primo è Il parlare di Dio agli altri. Questo esce spontaneo dal cuore, non è artificioso e/o sofferto, rinfresca il cuore dell’ascoltatore mediante l’evangelo della grazia, è sempre condito con sale, è verità poiché non è in opposizione agli insegnamenti Biblici, tende sempre a mettere in primo piano la persona e l’opera di Gesù e mai la propria persona o la tradizione con i suoi insegnamenti legalistici, quali il mangiare, il bere, il vestire, il fumare, l’obbedienza cieca ai dieci comandamenti ecc.. In altre parole, si conforma al volere dello Spirito Santo che vuole sempre glorificare Gesù. Il secondo è Il parlare con Dio mediante la santità di vita improntata all’ubbidienza per amore; “ Siate santi perché io son Santo.” (1° Pie.1:16; Ebr.10:14; Col.3:1/17; Rom.8:13/17). Di fatto, questo parlare si mette in pratica con la preghiera e la lode in pubblico ed in privato, dentro e fuori la chiesa, nel leggere e meditare quotidianamente la sua parola e stando attenti al modo di parlare di Dio, cioè, al modo scelto da Dio per comunicare qualcosa, e questo sappiamo, lo fa mediante i sogni, le visioni, le predicazioni, le Sue opere e le occasioni che Egli crea in favore nostro, per sempre lodarlo. Solo Gesù sa con sicurezza quando una persona ha veramente creduto con tutto il proprio cuore in Lui ed al Suo Evangelo. Egli sa scrutare ogni animo, per cui, proprio nel momento in cui la persona crede, lo battezza di Spirito Santo; ciò può avvenire prima, durante o dopo il battesimo in acqua. Riflettendo su quanto detto, ognuno con buona approssimazione, valutando se stesso o gli altri può riconoscere l’avvenuto Battesimo di Spirito Santo. La chiesa, e quindi gli anziani, devono comprendere questa verità Biblica perché dopo aver battezzato in acqua una persona, che ha creduto a livello mentale o per una ragione sentimentale qualsiasi, è poi difficile farle capire che non ha ancora ricevuto lo Spirito Santo, e per tale motivo, continua a vivere alla vecchia maniera, da religioso. Chi ha creduto veramente con tutto il proprio intimo, è sicuramente nato di nuovo, e vivendo adesso nel regno dello Spirito, e per una forza interiore che non può bloccare, parla sempre del Signore e della Sua opera, nel modo come si conviene a dei figli di Dio, e con piena aderenza alle scritture. Egli è un fiume in piena che non si può arrestare, “fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno” Giov,7:38/39. A conclusione di quanto sopra detto, l’uomo interno nascosto dal corpo esterno o carne (Gen,6:3), è morto spiritualmente la prima volta a causa del peccato, è riportato a nuova vita spirituale quando è Battezzato da Gesù nello Spirito Santo. Questi è Colui che ha risorto Gesù dalla morte ed è Lui stesso che fa risorgere spiritualmente l’uomo dalla morte. Se il neo credente non è sommerso, battezzato, nello Spirito Santo non può ricevere lo Spirito Santo promesso dal Padre dentro il proprio essere. Un babà non può impregnarsi completamente di ruhm se non è 11 sommerso in esso; così non si può ricevere lo Spirito Santo, se non si è battezzati, sommersi, nello Spirito Santo. E’ il caso di ricordare che nella lingua Greca dell’era Apostolica il termine “Baptizo”, battezzare, era usato per significare: sommergere in acqua fino a scomparire, come di uno che muore annegato. Oppure, nell’atto di affondare una nave, od anche per l’atto della sepoltura. Infatti il brano di Rom.6:3/5 chiarisce molto bene questo concetto: “ O ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella Sua morte? Noi siamo dunque stati con Lui seppelliti mediante il battesimo nella Sua morte,…. Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con Lui per una morte somigliante alla Sua, lo saremo anche per una resurrezione simile alla Sua…”. La ricezione dello Spirito Santo nel proprio intimo, il neo credente l’avverte nell’animo, e susseguentemente, lo testimonia con il Battesimo in acqua. Alcune volte può avvenire il contrario, e cioè: prima si riceverà il Battesimo in acqua e poi quello di Spirito Santo. A livello spirituale, i due battesimi sono un’unica realtà che determina l’appartenenza a Cristo, unico agente del battesimo vero e proprio. La Bibbia, nel nuovo Testamento, parla di tre battesimi, due dei quali sono vissuti a livello esteriore per la mortificazione della carne, ma hanno ricadute nella sfera spirituale. Essi maturano e poi s’adempiono durante il corso della vita cristiana. Il terzo battesimo è quello di “ Spirito Santo “ e fa riferimento a quell’unica esperienza spirituale che si fa una sola volta nella vita e dura per sempre, purché non si rinunzi alla fede. Normalmente, il battesimo d’acqua è di preparazione al battesimo di Spirito Santo, anche se in alcuni casi, quali quelli di Paolo e di Cornelio, il battesimo di Spirito Santo precedette di poco quello d’acqua. Il battesimo di fuoco invece, segue sempre il battesimo di Spirito Santo, che è confermato da esso. Mentre il battesimo di Spirito Santo e d’acqua portano il credente alla morte/nuova nascita e si fanno una sola volta nella vita, il battesimo di fuoco porta alla morte il proprio “IO” che ogni tanto riprende vigore. Esso può essere fatto più volte nel corso della vita cristiana, e può anche essere di varia natura ed intensità. Queste esperienze, chiamate battesimi di fuoco, servono a far maturare i nati di nuovo ad una maggiore fede e forza spirituale, in altre parole, di crescita cristiana. Costoro maturano quindi, la loro figliolanza divina, e di gloria in gloria assomigliano sempre più agli esseri celesti, maturi e responsabili, alla statura di Cristo. E come Cristo fu reso perfetto per via di sofferenze (Ebr.2:10), così anche i suoi minimi fratelli dovranno essere resi perfetti mediante le sofferenze che accetteranno con pazienza per amore Suo. Queste esperienze di sofferenza per amore di Cristo, non causate per il cattivo comportamento proprio, sono chiamate “battesimi di fuoco”, e servono a “nettare interamente l’aia Sua”, il cuore del credente ove risiede la Sua gloria, ovvero l’uomo interno. L’uomo esterno o carne, che è l’insieme del corpo animalesco esterno, dell’anima che lo muove e coordina, e della mente che decifra e razionalizza gli stimoli interni ed esterni ed in ragione di tali parametri emette impulsi istintivi, può essere purificata dalla Parola di Dio (Ebrei 9:22). 1) LA NATURA DEI DUE BATTESIMI ESTERIORI. 2.1 Il Battesimo d’acqua o di ravvedimento. Tale battesimo, dovrebbe essere dato ad una persona che, avendo letto e meditato sulle Sacre Scritture, è convinta dallo Spirito Santo a pentirsi del proprio passato peccaminoso e sente forte la necessità di cambiare stile di vita in meglio, e promettendo a Dio ubbidienza, inizia col cambiare religione, chiedendo a Lui, quale abbracciare, poiché è detto in Atti 2:47, “E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvezza.”. Accettando questo battesimo, ella è consapevole di accettare la morte in croce di Gesù come propria. Con questo battesimo la persona esprime con piena convinzione la sua volontà a 12 chiudere con il passato e di voler fare una nuova vita guidata dallo Spirito Santo, al fine di fare un nuovo cammino che glorifica il Signore. Esprime anche la convinzione di passare dal regno delle tenebre al regno di Dio, nel quale adesso vuole essere al servizio del suo nuovo Signore (Padrone). Sa anche bene, che con questo rito egli stipula un contratto col Signore, nel quale il credente s’impegna ad affidarsi con fiducia cieca alla Sua guida, di amarlo e servirlo e rimanergli fedele come dovrebbe fare una sposa col proprio marito. Da parte Sua il Signore s’impegna ad accorrere in suo aiuto tutte le volte che sarà chiamato, ed a fargli superare tutte quelle tentazioni forti di peccato che egli non sarebbe in grado di superare con le proprie forze. Per tali motivi il Signore gli dona lo Spirito Santo, dopo aver purificata l’anima e il corpo suo col Suo sangue, e mediante il quale, il Signore da una parte ed il battezzato dall’altra, ratificano il “Nuovo Patto nel Suo sangue”. Con questo battesimo, operato esteriormente da un uomo (battezzatore), il credente è introdotto nella chiesa locale, dove troverà la cura, l’assistenza ed il cibo, nonché le opportune correzioni per la restante vita sulla terra. Mentre l’uomo battezza esteriormente, immergendo colui che ha ricevuto fede per essere salvato, nell’acqua, simbolo della parola di Dio, Gesù battezza interiormente immergendo l’uomo nello Spirito Santo, che essendo lo Spirito proveniente da Dio è Spirito di vita eterna. Egli permea il neo credente in ogni singola cellula e gli conferisce la vita eterna promessa dal Padre, per la quale è stato creato. A somiglianza di un annegato, che, non solo è inglobato dall’acqua e scompare alla vista degli uomini, l’acqua stessa gli penetra dentro, e per questo il corpo del neo battezzato è purificato in ogni parte interna ed esterna. L’acqua è simbolo della parola di Dio. Il corpo umano è paragonabile ad una coppa o un vaso (2°Cor.4:7) che contiene l’anima e lo spirito che il Signore ha donato, affinché la polvere diventi un’anima vivente. “ Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché nettate il di fuori della coppa e del piatto, mentre dentro siete pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, netta prima il di dentro della coppa e del piatto, affinché anche il di fuori diventi netto.” (Matt. 23:25/26). La simbologia del battesimo in acqua ha perciò un profondo significato spirituale. In Efesini 5:26 e Tito 3:5, Paolo parla di un lavacro di rigenerazione con acqua; quindi, la purificazione del corpo, necessaria affinché lo Spirito lo usi quale Suo tempio, è ottenuta mediante la Parola. Gesù dice in Giovanni 13:6/11 e 15:3 che i discepoli sono già mondi negli atti del corpo, cioè lavati esteriormente ed interiormente: “ voi siete già mondi a motivo della parola che avete udita da me “, ed al fin di completare l’opera, onde possiate camminare nella totale purezza, rimane solo che vi lavi i piedi (ciò che regge in piedi il corpo, che lo tiene in vita è l’anima Eccle.12:7/10) mediante il mio sangue, e sarete completamente mondi. Infatti è detto in Ebrei 9:13/23 che le cose raffiguranti le cose celesti non possono essere purificate con cose tratte dalla terra, quali il sangue di becchi o normale acqua, ma “le cose raffiguranti quelle nei cieli debbono essere purificate con mezzi più eccellenti di questi”. Quindi, l’uomo interno, corpo, anima, spirito, che è fatto ad immagine di Dio, in altre parole, che Lo rappresenta in modo degno, può essere purificato solamente col Sangue di Gesù. La legge di Dio vuole essere sempre soddisfatta. Essa è invariabile nel tempo; essa dice: “ Ma, se vi è caso di morte, metti vita per vita.” (Eso.21/23). Il peccato nella carne dell’uomo, per la legge immutabile di Dio, doveva essere messo a morte, ed esigeva la morte dell’uomo stesso, e Gesù, volendo riscattare ogni uomo dalla morte, dovette pagare vita (la Sua) per vita (di ogni uomo), secondo la legg eterna di Dio. Ecco perché il Padre celeste non ha risposto alla richiesta di Gesù uomo, quando disse: “Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta.” (Luca 22:42). Interessante notare come, nonostante tutti gli Apostoli avessero udito la Parola, solo uno di loro, Giuda Iscariota, non l’aveva fatta penetrare nel suo cuore, ed era rimasto impuro. Era avvenuto che la parola di Dio aveva toccato solamente il suo esteriore, cioè la sua mente e la carne, ma non il suo cuore. Quindi, per entrare nel “Nuovo Patto” e fare degnamente il battesimo di morte al peccato in Cristo Gesù, bisogna fare il battesimo in acqua quando si è capito con la mente e col cuore che il peccato è estremamente peccante (Rom.7:13) poiché dà la 13 morte all’anima ed al corpo interno. Solo dopo aver accettato con piena convinzione e trasporto interiore, che la parola di Cristo è vivente e capace di purificare il corpo dai peccati fatti col pensiero e col comportamento, e che il Suo sangue purifica l’anima dal peccato, e che Gesù completerà l’opera di salvezza donando la Persona dello Spirito Santo (e non la forza dello Spirito santo) su richiesta del credente. Il neofita, avendo anche presa la determinazione di mettere in pratica la parola di Dio senza fare alcuna riduzione, può essere battezzato in accordo alla parola di Dio. Con il battesimo, fatto secondo il modo stabilito da Dio, il neofita ha anche creduto che il sangue di Gesù versato sulla croce una volta e per sempre, purifica la sua coscienza dai peccati presenti, passati e futuri e dai cattivi sentimenti. Colui che si vuole battezzare deve anche sapere che tutto il creato, lui compreso, vive in Cristo e per Cristo, ed in forza di ciò quando Gesù morì sulla croce, tutti morirono con Lui (2°Cor.5:14) e furono quel giorno battezzati nella Sua morte (Rom.6:4), ma solo coloro che arrivano a maturare questa verità, e l’accettano, dichiarando ciò col battesimo in acqua, si appropriano di questo grandioso miracolo di purificazione e di liberazione e resurrezione dell’uomo interno (2°Cor.4:16; Efe.3:16; Col.2:12; 3:1). Per i motivi sopra accennati, il Battesimo in acqua ha molta importanza nell’economia della salvezza, perciò va sempre fatto nel momento in cui si acquisisce la maturità morale e spirituale per farlo. I bambini non possono avere una tale maturità, per tale motivo il battesimo non può essere loro impartito. Inoltre, 2000 anni fa, Gesù sulla croce annientò il peccato Adamitico (Ebr.9:26; 2°Cor.5:14) ed i bambini fino all’età della pubertà non hanno alcun peccato. Il battesimo è anche un atto per iniziare una nuova vita all’insegna dell’ubbidienza ai comandamenti poiché Egli dimorando per lo Spirito nel credente garantisce la pratica continua di essi (Eze.36:26; Ebr.8:10/13); in aggiunta, la grazia di Dio ha superato la legge, per la qual cosa, se anche si commette peccato, non sarà imputato. Di esso, dopo aver chiesto perdono, per un po’ di tempo, rimarrà nell’intimo il rimorso di coscienza per correzione, onde non farlo più e crescere nella santificazione. Gesù comanda il battesimo da adulti in Marco 16:16 “ Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” . “ Se non cambiate e non diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete per certo nel regno dei cieli.” (Mat. 18:3). Quindi, chi avendo del tempo e salute per farlo non lo fa, rimane ancora nella disubbidienza alla parola di Dio, e non riceve per questo, il Battesimo di Spirito Santo; perché lo Spirito è donato solo a quelli che ubbidiscono al comando del battesimo e al contempo s’impegnano ad ubbidire a tutta la parola maturata. “E noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio ha dato a coloro che gli ubbidiscono”. (Atti 5:32). Chi insegna che si può ritenere valido il battesimo fatto da piccolo, oppure che non è importante battezzarsi in acqua, è fuori dalla giusta e vera dottrina del Battesimo. Per avere un quadro completo sugli effetti, e quindi sulla necessità di fare questo battesimo in età matura, è utile meditare anche sui passi collegati: Ezechiele 36:26 ; Giov. 3:5 ; 1° Giov. 5:6/8 ; Atti 22:10 ; Ebrei 10:22. Il segno, o testimonianza di Dio al neo credente, che lo qualifica vero cristiano, e quindi d’aver ricevuto il battesimo di Spirito Santo e fatto un buon Battesimo d’acqua, è l’ubbidienza ai dieci comandamenti maggiori senza sforzo alcuno, per amore e non per costrizione, ed anche, lo zelo, la costanza a lasciare la vecchia vita passata, l’assiduità alla vita di chiesa, ed alla comunione di Cristo mediante la preghiera, la lettura e le meditazioni quotidiane (Rom.5:5; 1°Giov.5:3; 3:24; 4:13; 5:14; 1°Cor.2:9/16; Ebr.8:10/13; 10:16/18; Ger.31:31/34; Eze.36:26/27). 2.2 Il battesimo di acqua nel nome del Signore Gesù. Il battesimo in acqua, nel o sul “nome di Gesù”, è la consegna del battezzato a Cristo per la remissione dei peccati. Ciò è evidente da Atti 22:16 ove è detto: Ed ora che indugi?Levati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando il Suo Nome. Nel libro degli Atti, che è un resoconto dettagliato dei primi momenti della Chiesa nascente, nel rito del battesimo, si usava perlopiù la formula, “nel Nome del Signore Gesù”, e subito dopo si 14 proseguiva con l’imposizione delle mani invocando la discesa dello Spirito Santo (Att. 8:16; 19:5; 9:12/18). Per il battesimo dell’apostolo Paolo, raccontato in Atti 9:12/18 e 22:16 la prassi è stata invertita, forse perché Anania ubbidì in primis al comando del Signore. Imponendogli le mani gli trasmise la volontà del Signore di guarirlo e riempirlo di Spirito Santo, e dopo, lo battezzò, ritengo, nel “Nome del Signore Gesù”. Questa convinzione la traggo dal brani di 1Co.5:4, ove Paolo dichiara l’inserimento di tutti i credenti “Nel nome del Signore Gesù”. Infatti, dice: essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio (ove? nel nome del Signore Gesù), (io) con l'autorità del Signore nostro Gesù,ho deciso…. La stessa allocuzione la troviamo in 1Co.6:11 ove è detto: E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio, e in Col.3:17 , Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù (ritenendovi sempre inseriti nel nome del Signore Gresù) ringraziando Dio Padre per mezzo di lui. Di tutto ciò troviamo il compendio in Romani 6:3/11 e 1° Cor.6:17…noi siamo membra del Corpo di Cristo! Tutta la ricchezza dell’opera salvifica di Cristo è contenuta nel Suo Nome, e questa è presente nella Chiesa. Ognuno ne diventa partecipe nel battesimo, venendo inserito nella morte e resurrezione di Lui. Chi è pienamente convinto d’aver creduto, si battezza, e chi pur avendo ascoltato l’evangelo della salvezza e del regno, non si battezza, manifesta di non aver ancora creduto pienamente. 2.3 Il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Gesù comandò agli Apostoli e a tutti gli altri dopo di loro, di battezzare coloro che avrebbero creduto all’evangelo del Regno, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Matt, 28:19). E’ più giusto battezzare con questa formula, oppure con quella nel “nome del Signore Gesù”, frequentemente usata nei primi tempi dalla chiesa? Io credo che non c’è differenza, poiché nel “nome” (osserva che è singolare e non nei nomi) significa che i tre hanno un solo nome: Jahvè: Oppure, poiché Jahvè non si pronunziava, il nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo era: Adonai, cioè Signore! Perciò nel nome del Signore Gesù significa: nel nome del Signore Jahvè (Padre, Figlio, Spirito Santo) che opera la salvezza, ovvero nel nome di Adonai (Jahvè) che salva! Jahvè per massimo rispetto non si può pronunziare, ma pronunziare Gesù si può. Chi ritiene che c’è differenza e insiste che si deve battezzare solamente nel nome di Gesù, non conosce bene il nome del Signore Dio e induce a una reprensibile dottrina! 2.4 Il battesimo di fuoco. Mentre il battesimo d’acqua dovrebbe essere fatto quando, pentendosi della vita passata (ravvedimento indotto da Dio Atti 5:31; 11:18; 26:20; Matt.9:13; Luc.24:47; Rom.2:4; 2°Cor.7:10; 2°pie.3:9), si entra nella maturità decisionale di fare un passo concreto, accogliendo il Signore nella propria persona, per cambiare stile di vita, camminando unito a Lui, ed il battesimo di Spirito Santo può essere dato da Gesù nello stesso momento del battesimo d’acqua, o prima o dopo questo, il battesimo di fuoco è sempre dato da Gesù nel corso della vita del credente: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Matteo 3:11). Questo battesimo consiste nell’insieme delle prove cui il discepolo di Cristo è sottoposto nel corso del cammino con Lui. Esse sono quelle esperienze spiacevoli e a volte dolorose che hanno come scopo l’umiliazione della carne al fine di elevare lo spirito. Sono anche, un mezzo che il Signore usa per disciplinare, correggere o rinforzare la fede ed il carattere del figlio di cui il Padre Celeste si compiace (Ebr.12:4/14). Queste esperienze sono quelle in cui il credente è chiamato a mettere in pratica soprattutto i comandamenti minori. Questi tendono infatti a modellare il carattere del credente onde muoia sempre più al suo “Io”, e sviluppi dentro e fuori di sé il 15 Cristo, cioè che si faccia rivestire di Cristo, o per dirlo in modo ancora diverso che si faccia santificare, onde possa insieme con Paolo dire: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me!” Per dare un’idea in che cosa possono consistere queste esperienze dolorose che si configurano nel battesimo di fuoco, possiamo affermare che un’ingiustizia subita senza colpa e senza una propria reazione per amore di Cristo, dà purezza e sapore di vera cristianità, così come il fuoco affina l’oro, ed il sale dà sapore al cibo. Essere sottoposti ad una malattia più o meno grave e viverla nella fede e nella serenità è un odore soave di testimonianza Cristiana, e così via. A proposito di Battesimo di fuoco in Marco 9:43/51 è detto: “ E se la tua mano ti fa intoppare, mozzala; è meglio per te entrare monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti fa intoppare, mozzalo; meglio è per te entrar zoppo nella vita, che aver due piedi ed esser gettato nella geenna. E se l’occhio tuo ti fa intoppare, cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser gettato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne. Poiché ognuno sarà salato con fuoco. Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore? Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri. “ Ed ancora in Marco 10:38: “ Potete voi bere il calice ch’io bevo, o esser battezzati del battesimo del quale io son battezzato? Essi gli dissero: si lo possiamo. E Gesù disse loro: voi certo berrete il calice che io bevo e sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato….” Ed ancora in Luca 12:49/50: “ Io son venuto a gettare un fuoco sulla terra; e che mi resta a desiderare, se già è acceso? Ma v’è un battesimo del quale ho da esser battezzato; e come son angustiato finché non sia compiuto! “ Salmo 66:10/12 : “ Poiché tu ci hai provati, o Dio, ci hai passati al crogiolo come l’argento. Ci hai fatto entrar nella rete, hai posto un grave peso sulle nostre reni. Hai fatto cavalcar degli uomini sul nostro capo; siamo entrati nel fuoco e nell’acqua, ma tu ci traesti fuori in luogo di refrigerio.” Is.1:25 “ E ti rimetterò la mano addosso, ti purgherò delle tue scorie come colla potassa, e toglierò da te ogni particella di piombo.” Come dice dunque Gesù, ognuno sarà battezzato più volte durante l’arco della vita cristiana con battesimi di fuoco, che non sono altro che persecuzioni, offese, violenze, maldicenze, delazioni ecc.; e tutto ciò non è altro che la croce che il discepolo deve portare per amore di Cristo e del prossimo: Se hanno fatto questo a me tanto più lo faranno a voi; il discepolo non è da più del suo Maestro! Se uno non prende la sua croce e mi segue non può essere mio discepolo. Dio comanda: “Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Questa perfezione dunque, si raggiunge accettando e superando con fede le prove che via via portano sofferenza, “ Infatti, per condurre molti figlioli alla gloria, ben s’addiceva a Colui per cagione del quale sono tutte le cose e per mezzo del quale sono tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza”. (Ebr.2:10). Chi non accetterà il Battesimo di fuoco o lo allontanerà per svogliatezza, rimarrà indisciplinato e quindi carnale, essendo che non vive giorno dopo giorno la santificazione che Cristo gli ha donata al momento della salvezza (Ebr.10:14), e che è confermata dal Battesimo di Spirito Santo. Però come dice 1° Cor. 3:14/15 : “ Se l’opera che uno ha edificata sul fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco “. Paolo in questo suo pensiero non vuole esporre una nuova dottrina, quella del “Purgatorio“ come insistono i Cattolici Romani, ma vuole significare che la persona non perderà l’entrata nel regno di Dio per aver vissuto la sua santificazione con scarso interesse, ma vedrà con sua grande vergogna e rimpianto (ecco il fuoco) che nel giorno della manifestazione gloriosa di Gesù e dei figlioli di Dio, egli non sarà fra quelli che scendono dal cielo con Gesù, perché col suo comportamento ha deciso la sua retrocessione dal posto di membro del corpo di Cristo, com’era stato eletto fin dalla fondazione del mondo, a membro del popolo di Dio, per fare parte non della Chiesa, della Santa Gerusalemme, ma delle Nazioni. Il segno evidente che caratterizza uno che è continuamente battezzato con il fuoco, è quel cambiamento caratteriale che manifesta sempre più i frutti dello Spirito elencati in Galati 5:22. 16 Per tale motivo egli riesce ad osservare tutti od in parte i minimi comandamenti, e si preoccupa d’insegnarli agli altri (Matt.5:19). Il battesimo di fuoco è dato a tutti i mortali che devono, mediante esperienze quotidiane, santificarsi per ottenere il premio di vedere Dio faccia a faccia. Le esperienze del battesimo di fuoco le ebbero gli Israeliti nel deserto dopo essere stati battezzati nel Mar Rosso, e li ebbe Gesù nel deserto dopo essere stato battezzato nel Giordano. Gesù superò brillantemente la prova di fede in Dio e nella Sua parola nelle prove di fuoco nel deserto. Non così gli Ebrei. Essi non avendo superato le prove di fede in Dio, che era visibile mediante Teofanie, e nella Sua parola che udivano, Iddio non si compiacque di loro e morirono nel deserto, tranne due persone: Giosuè e Caleb. Così anche i credenti in Gesù saranno battezzati nel fuoco delle prove di fede in Dio e nella Sua parola durante la loro vita nel “deserto” di questo mondo. Essi, come gli Ebrei, saranno protetti e rinfrescati di giorno (nel tempo della loro testimonianza) dalla presenza della “nuvola” di Dio in loro e sopra di loro, e riscaldati di notte (nel tempo della incomprensione e del rifiuto della loro persona) dalla presenza della “colonna di fuoco” di Dio che li consola, li illumina e dà loro nuove forze per affrontare un nuovo giorno. Le prove del fuoco o di battesimo di fuoco consistono, come per gli Ebrei nel deserto e per Gesù, in tre esperienze di tentazioni della carne: 1) Desiderare d’avere le cose che ora ci mancano e/o che prima avevamo, o le cose di prima necessità che al momento non abbiamo; tale atteggiamento con insistenza lamentato è tentare Dio. 2) Agire sconsideratamente in modo da mettere in pericolo la nostra vita, oppure, aver paura quando qualcuno ci minaccia e decidiamo di chiedere aiuto ad una persona influente per non avere danno e non chiedere il favore di Dio che vede e provvede alla nostra vita e alla nostra salute. Questo atteggiamento da figlioli di Dio è tentarlo. 3) Bramare le ricchezze del mondo è un modo di adorare il diavolo. Gesù nel deserto non desiderò cibo. Il Suo cibo era di fare la volontà di Dio, desiderando come Suo cibo la parola di Dio. Non tentò Dio cercando di verificare la benevolenza del Padre mettendo a rischio la Sua vita. Non bramò le ricchezze del mondo adorandole e per tutta risposta al diavolo che gliele offriva, le rifiutò. 3.1 LA DOTTRINA DEL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO. Parlare della dottrina del battesimo di Spirito Santo è oggi un compito assai spinoso; poiché da qualche tempo circolano in certe chiese, diverse e a volte, strane dottrine, sviluppate da teologi o da pastori che, in funzione delle loro esperienze e delle loro nozioni Bibliche, hanno teorizzato e dogmatizzato ciascuno una propria dottrina, scartando a priori la dottrina degli altri. Quest’atteggiamento aprioristico nei confronti delle dottrine altrui ha creato barriere, che in certi casi sono diventate insormontabili e precludono qualsiasi contatto fra fratelli. Non è una novità la ghettizzazione d’alcuni amorevoli figlioli di Dio, ritenuti da coloro che pensano d’essere “i potenti testimoni di Cristo”, Cristiani carnali o di serie B, perché non parlano in lingue come loro. Grazie a Dio non tutti quelli che hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo con il segno evidente, o dono, delle lingue, vivono di megalomania cristiana. Costoro accolgono i fratelli d’altra dottrina come loro pari, mentre gli altri, e fra questi ci sono pastori, anziani e dottori di comunità, che non vogliono avere rapporti con quelli che non parlano in lingue, perché non li ritengono fratelli al pari di loro. La Bibbia dà un insegnamento molto eloquente sul caso di Diotrefe nella terza lettera di Giovanni. Tutti noi cristiani non dovremmo dimenticare che, pur essendo figlioli di Dio per aver ricevuto lo Spirito Santo, siamo ancora nella carne, siamo esseri umani fallibili, ed in tale stato non abbiamo tutta la conoscenza di Dio, perciò, se non siamo 17 aperti a ragionare con gli altri fratelli della parola di Dio su un determinato argomento, viviamo presuntuosamente, e potremmo cadere nell’orgoglio che è il laccio del diavolo, col quale accalappiò Adamo ed Eva. Sul pianeta Terra, solo un uomo vive nell’arroganza di ritenersi infallibile in materia di dottrina, ma noi che siamo stati tratti fuori dal suo potere, non dovremmo emularlo. Così, è meglio vivere giornalmente con la conoscenza che abbiamo ricevuto, ma, al contempo, non dovremmo trascurare d’accoglier, con apertura mentale, le dottrine che altri fratelli propongono, almeno per esaminarle. Il credente che vive giornalmente nella fede in Gesù, è da Questi rassicurato che, non sarà la meditazione su una falsa, o poco Biblica dottrina, a strapparlo dalle Sue mani. Il Signore conosce i Suoi; quindi, senza paura e senza preconcetti ascoltiamo le dottrine che ci vengono proposte, per poi sottoporle al vaglio delle Sacre Scritture, chiedendo per questo l’aiuto dello Spirito Santo. Egli ci ha assicurato che ci guiderà in tutta la verità, perciò analizziamo ogni cosa che ci viene proposta e prendiamo ciò che lo Spirito ci suggerisce per il nostro bene. Facendo come i Farisei, che ritennero il loro vino vecchio migliore di quello degli altri, perdiamo l’occasione d’accogliere una dottrina dello Spirito che può rinnovare la nostra espressione di vita cristiana. Se non c’è movimento dello Spirito dentro e fuori di noi, rischiamo di diventare come delle giare piene d’olio rancido, perché fermo da lungo tempo, che è meglio buttarlo via perché non è più buono a nulla. Lo Spirito è anche la Parola, “ le mie parole sono spirito e vita” dichiara Gesù. La conoscenza e di conseguenza la fede devono aumentare, altrimenti ci si fossilizza. Vogliamo dunque ascoltare lo Spirito che ci parla nelle scritture che ci accingiamo ad esaminare, per cogliere un nuovo ammaestramento di verità, affinché la nostra visuale spirituale si ampli, ed il nostro orizzonte si allunghi di più. Abbiamo ogni giorno bisogno di vedere più lontano nel regno di Dio per aumentare la nostra gioia nel Signore, ed acquisire anche maggiori ricchezze spirituali. Se qualcosa non è chiara oggi, aspettando con pazienza, potrà esserla domani. Se nel tempo lo Spirito ci guiderà a rinnovare in meglio o scartare una certa dottrina, dovremmo essere disposti ad accettare il Suo consiglio, altrimenti il nostro cammino spirituale potrà essere impedito, se non addirittura, fermato. Prima di passare alla disamina dei testi, ed esporre la mia dottrina sul battesimo di Spirito Santo, voglio esprimere con franchezza il pensiero che ho del Pentecostalismo in generale come movimento voluto da Dio, e come nel passare degli anni s’è sviluppato nel mondo. Faccio questo per fugare eventuali ombre, sospetti e ripulse inutili, se non addirittura dannose per i rapporti fra figlioli di Dio. Io non nego il battesimo di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue per quelli che le parlano, anzi io lo affermo, come affermo la validità e la veridicità del risveglio pentecostale di Azusa street che si protrae fino ad oggi. Sono alcuni Pentecostali che negano il battesimo di Spirito Santo a quelli che lo hanno ricevuto con un evidente segno differente dal loro, perché inconsapevolmente vogliono che il Corpo di Cristo sia tutto lingua e bocca, e non sanno apprezzare la varietà e l’utilità delle altre membra dello stesso Corpo. Questo atteggiamento aprioristico dei pentecostali, si pone come una barriera alzata fra figli dello stesso Dio. I fratelli d’altra dottrina avvertono una serpeggiante divisione generata dalla dottrina pentecostale, e sentendosi discriminati, provano in loro ripulsa verso i propri fratelli. Io ritengo che, aggiustando la dottrina del battesimo di Spirito Santo in un modo più strettamente legato al pensiero dei primi Apostoli, il rapporto di fratellanza fiorirà, e porterà frutti meravigliosi. Io so riconoscere l’opera compiuta in tutto il mondo da milioni di pentecostali dal cuore sincero. So apprezzare la genuinità, il calore, l’impegno e la consacrazione che hanno i veri pentecostali; poiché Dio vuole essere adorato con il sentimento che i pentecostali genuini nutrono per Lui. Dio non ci adotta come figli per la profonda conoscenza della dottrina che noi abbiamo, ma per il profondo amore e trasporto che nutriamo per la Sua Persona e per i fratelli. Se la dottrina pentecostale non è perfettamente in linea con l’insegnamento Biblico, questo non toglie loro alcun merito nell’aver portato la Chiesa ad un più alto livello spirituale e numerico. Il risveglio pentecostale ha il merito d’aver trainato il carro della Chiesa e risvegliato le coscienze dei 18 credenti. Infatti, Dio l’approva con sempre maggiori benedizioni; ma questo non significa che anche nella dottrina i pentecostali abbiano il primato, o che tutti quelli che parlano in lingue sono dei credenti; come anche non lo sono alcuni delle altre chiese. Qualcuno nel passato tracciò la fisionomia di un perfetto credente: egli dovrebbe avere il cuore di un Pentecostale, i piedi di un Testimone di Geova, la conoscenza di un Biblico. Ma per quanto concerne molti pentecostali di mia conoscenza e non, che s’atteggiano a sapientoni nella conoscenza della parola di Dio, essi sono una macchia nel cielo splendente del pentecostalismo; ma è pur vero, che non possono offuscare la gloria di questo movimento. Gesù in Apocalisse rivela una verità poco conosciuta da moltissimi pastori e credenti, essa si ricava dalle lettere alle sette chiese. In queste lettere, se osserviamo attentamente, Gesù dichiara pregi e difetti delle chiese che si sono manifestate nel corso dei secoli, che sono anche figure di chiese o singoli credenti del tempo d’oggi. Ad una sola chiesa Egli non rivolge il pressante invito a ravvedersi, anzi, le riconosce il merito d’aver amato la parola di Dio, per essere stata costante in essa. Questa chiesa è quella di Filadelfia. Di lei Gesù afferma d’aver poca forza nel tempo della sua manifestazione terrena, ma le promette che la costituirà, colonna portante del Suo tempio celeste per la ragione che la Potenza della divina Parola è in essa. Su sette chiese una sola è lodata per la conoscenza della parola, ciò rivela che le altre chiese, riguardo ad essa, sono carenti. Non che la sconoscono del tutto, ma che nella loro dottrina ci sono delle lacune o distorsioni. Le altre hanno altri pregi che la chiesa di Filadelfia non ha. Coscienti delle carenze e dei pregi che abbiamo, lasciamo e riconosciamo, quindi, ad ogni chiesa il merito, se così si può dire, che le appartiene. Solo così potremo accoglierci, amarci e stimarci. Solo in questo modo la testimonianza sarà congrua al mandato ricevuto: la testimonianza dell’amore in noi, come ricevuto dal comandamento, “ Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.” Questo può esser realizzato nelle chiese locali della stessa città, e oggi, con i veloci mezzi di trasporto, e nell’era della globalizzazione, può essere ancor più vero, se questo amore è dimostrato fra chiesa e chiesa senza alcun impedimento dottrinale e di spazio. Prima di passare all’esposizione della dottrina del battesimo di Spirito Santo, per dar modo di capire le conclusioni cui sono arrivato, credo sia necessario richiamare brevemente alla mente del lettore i passaggi del piano di Dio per la salvezza dell’uomo. Il disegno del piano Divino per costruire il Suo Tempio, che è il Corpo di Cristo, inizia col tracciare le dottrine basilari che devono sostenere l’intero edificio; e la dottrina della salvezza dell’uomo è quella fondamentale. Può sembrare superfluo, e per alcuni, argomento superato da tempo, il riparlare della salvezza; ma data l’importanza capitale che essa occupa nel piano Divino, è giusto rinfrescarci la memoria su tutti i passaggi senza trascurare l’elemento culmine della salvezza stessa: l’immissione dello Spirito Santo nel credente, secondo la promessa del Padre, perché lo Spirito è vita, vita eterna, “ chi ha il Figliolo ha la vita eterna dimorante in sé” (1°Gio.5:12 e 3:15); “ il Signore è lo Spirito” (2°Cor.3:17); lo Spirito Santo e lo Spirito di Cristo sono la stessa persona (Rom.8:6 e 10; Giob.33:4; 1°Cor.15:45; Gio.5:21). La salvezza che porta alla vita eterna, la quale ci qualifica “figlioli di Dio”, è voluta da Lui, ed è stata operata dal Suo Figliolo Gesù Cristo. L’uomo non deve operare nulla, la deve accettare così com’è stata donata da Dio. Prendere o lasciare poiché di meglio non c’è. Essa è la Sua grazia, è un dono. La salvezza è unica, e tutti la ricevono allo stesso modo. Tale unicità si ricava da questi messaggi: “ Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.” (Marco 16:16). “ Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i vostri figlioli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.” (Atti 2:38/39). “ V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad un'unica speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo 19 battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è sopra tutti, fra tutti ed in tutti. Ma a ciascun di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo. Egli è per questo che è detto: Salito in alto, Egli ha condotto in cattività un gran numero di prigionieri ed ha fatto dei doni agli uomini.” (Efesini 4:4/8). “ Ognuno abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha assegnato a ciascuno. Poiché, siccome in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno il medesimo ufficio, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede…” (Rom. 12:3/6). Nei passi sopraccitati notiamo, che tutti gli uomini sono chiamati alla stessa salvezza che si riceve per l’unica fede nell’unico Signore, il quale ha portato un unico Evangelo o buona notizia. Tutti gli uomini che sentono la chiamata alla salvezza, e vogliono essere salvati, devono, per loro libera adesione, ravvedersi e credere che, oltre alla morte in croce sofferta da Gesù, non c’è proprio alcun altro mezzo che possa fare l’espiazione del proprio peccato, e per essa, essere resi degni di ricevere lo Spirito Santo promesso dentro la propria persona. L’immissione dello Spirito è l’atto finale della salvezza. Questi suggella il nato di nuovo a nuovo figliolo di Dio. Il ravvedimento, elemento iniziale del processo di salvezza, è concesso da Dio alla persona che lo cerca con tutto il suo cuore, mediante l’apertura della sua mente per comprendere le scritture. L’economia della salvezza, quindi, si compone di due effetti interconnessi, 1) l’effetto della croce (morte di Cristo) e 2) l’effetto della risurrezione (Sua ascensione al cielo). 3.2) Gli effetti del peccato. Prima di passare alla disamina degli effetti della croce e della resurrezione è meglio che chiarisca subito che cosa è “il peccato” e cosa sono i peccati. Ragionando seguendo i concetti grammaticali della lingua, non tenendo conto dell’insegnamento Biblico in materia, si conclude che il peccato è il singolare dei peccati, un generico peccato, uno fra i tanti. La Bibbia invece insegna che c’è una differenza sostanziale fra “il peccato” ed “i peccati”. Innanzitutto i peccati derivano, sono i frutti, dell’unico peccato fatto in origine che portò Adamo e tutti i suoi discendenti alla morte, cioè alla separazione da Dio. Questo peccato è la madre di tutti i peccati perché li genera. Esso consiste nella scelta d’avere fede solo in se stesso, ponendosi “come un alter Dio”, infatti, solo Dio ha fede in se stesso. Può essere anche una “non fede” in Dio, cioè, vivere come se Questi non esistesse, o non avesse mai comunicato agli umani la legge, che è un orientamento della Sua volontà. Essa alla fin fine dice: Sappi avere un rapporto amorevole con i tuoi simili, perché sono i tuoi fratelli, e speciale per Me che sono il Padre di tutti voi. All’interno di questa volontà, ogni essere umano, di qualsiasi razza e nazione, deve trovare un modo amorevole di coesistere con rispetto di sé e degli altri. Questa amorevole coesistenza certamente non può scaturire dall’appartenenza ad una qualsiasi religione, ma da un cambiamento di vita, chiesto ed ottenuto da Dio (Giov.1:13). Qualsiasi persona che esce dal grembo della propria madre è terreno, carnale, e non può piacere a Dio perché per sua natura non può mettere in pratica la Sua volontà. Infatti, il caro Padre nostro, mediante la conoscenza dell’opera di Gesù invita tutte le persone viventi e adulte, a fare una ulteriore nascita, stavolta da Lui. Questa seconda nascita è come una nuova creazione, infatti, per questa nuova nascita non bisogna uscire da un grembo materno ma dal costato di Gesù. La prima nascita è terrena, la seconda nascita è spirituale, è da Dio. Lui è Spirito ed i Suoi figli per vivere accanto a Lui devono mutare da terreni a celesti, da carnali a spirituali. Questo miracolo lo opera solo Dio mediante l’opera della Croce del Suo Figliolo. Adamo pensò che con quell’artificio suggerito da satana sarebbe diventato, con le proprie forze, spirituale come Dio ed in questo nuovo stato avrebbe rivendicato la sua autonomia da Dio perchè diventato Dio pure lui, padrone della propria vita e del proprio destino. Mancò dunque di fede e si ribellò a Lui. Questo “peccato”, chiamato anche “peccato 20 originale”, ha inquinato le generazioni passate; e nonostante oggi questo peccato è stato annullato da Cristo sulla croce, ancora continua ad avere i suoi effetti malefici su parecchia gente. Ma tutti devono sapere che questo peccato non viene più imputato agli uomini che credono nell’opera salvifica di Gesù ed esercitano fede in Lui, come dichiara Romani cap.5:1/2 e 8:1/4, mentre i genuini “nati da Dio”, questo peccato non lo possono fare se rimangono sempre vigili nella parola che è stata piantata in loro e per questo rimangono dimoranti in Cristo (1°Giov.3:9). Il “peccato per eccellenza”, come detto sopra, è anche la non-fede che Caino ed i suoi emuli del male in genere, commettono, perché, pur potendo dominare il male si abbandonano in esso per vari motivi, anche per negligenza. Nel Vecchio Testamento quando il popolo d’Israele non osserva la Legge è come se rifiutasse il patto con Dio, è come se dicesse, non Ti credo non ho fede in te quando mi dici che se osserverò la Tua parola Tu sarai il mio benefattore! Dio rimprovera attraverso Geremia il Suo popolo dicendo: il mio popolo ha fatto questi due peccati, che poi sono uno solo: ha abbandonato me sorgente di acqua viva e si è scavato delle cisterne screpolate che non possono contenere l’acqua (Ger.2:13)! Più eloquente è ciò che dice Dio a Shallum figliolo di Giosia attraverso il profeta Geremia “Regni tu forse perché hai la passione del cedro?Tuo padre non mangiava egli e non beveva? Ma faceva ciò ch'è retto e giusto, e tutto gli andava bene. Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e tutto gli andava bene. Questo non è egli conoscermi? Dice l’Eterno. Ma tu non hai occhi né cuire che per la tua cupidigia, per spargere il sangue innocente, e per fare oppressione e violenza (Ger.22:15/17). Avere fede in Dio è ricevere con cuore attento la Sua parola, esaminarla e credere in essa, e se si crede veramente la si applica, diversamente non si crede alla parola di Dio e di conseguenza non si ha fede in Lui. Ciò però è garanzia che nella vita non ci andrà tutto bene. 3.3) L’effetto della croce. Chiunque crede nell’incarnazione del Dio vivente, che i cieli dei cieli non possono contenere e che l’universo intero sta nella Sua mano, nella persona di Gesù, e crede anche che la Sua morte sostitutiva ed espiatrice dei peccati ha valore per ogni essere umano, e a maggior ragione per se stesso, si appropria degli effetti della croce, che sono: la liberazione dello spirito, la purificazione dell’anima e del corpo interno dal peccato che Lui ha portato con sé nella tomba, per fare dell’uomo interno il Tempio Suo Santo. Si aggiungono a questi benefici, la purificazione del corpo esterno dalle carnalità, la giustificazione dei peccati passati e futuri, la guarigione delle malattie fisiche, spirituali e morali, la perfezione per la santificazione dell’uomo interiore (Ebr. 10:14), la pace dell’anima derivata dalla consapevolezza che Dio Padre gradisce ed è ben disposto verso chiunque accetta il sacrificio sostitutivo del Suo Figliolo, poiché costoro hanno aderito al nuovo patto nel sangue di Gesù. Il completamento della salvezza si ottiene quando si crede, senza la ben che minima ombra di dubbio, che Gesù è risorto dalla morte per non morire più; che è asceso al cielo per completare il piano divino della salvezza, mandando lo Spirito Santo promesso a tutti quelli che credono nel Suo nome mediante le scritture e secondo le scritture, nel quale nome è l’essenza della Sua opera, cioè, “Dio che opera la salvezza”. La sicurezza assoluta della salvezza appartiene all’oggi, al momento dell’aver creduto, oltre ogni ragione col cuore, con l’intimo e non solo con la mente. Il salvato, proprio perché è convinto nel cuore che è salvato dall’inferno all’atto del battesimo, testimonia a tutte le persone presenti, con una bella confessione di fede, l’avvenuta salvezza operata da Cristo (Rom.10:8/13). Il volere del Padre, come detto prima, è il voler salvare dalle fiamme dell’inferno tutti gli uomini, poiché tutti hanno peccato, o poco o molto che sia, e per questo motivo si sono privati della gloria di Dio che Egli aveva dato ad ogni essere umano nell’atto creativo (Rom.3:23 e 5:12). 21 3.4) L’effetto della resurrezione. Credere alla resurrezione del Cristo di Dio, venuto nel mondo mediante l’incarnazione in un corpo umano per compiere la volontà del Padre, produce i seguenti benefici effetti: la resurrezione dell’uomo interiore, quello creato da Dio a Sua immagine e somiglianza. Questo miracolo è operato dallo Spirito Santo, che entrato nel corpo del credente, lo risorge dalla morte. Fare attenzione che questa resurrezione citata in Rom.6:4/5; Col.2:12/13; 3:1; Efe.2:1 e 5, non è la resurrezione dei/dai morti. Quest’ultima, è l’atto finale conclusivo del piano di Dio per la salvezza dell’umanità, essa riguarda tutti nello stesso momento per essere adottati (Rom.8:23); mentre la prima è l’esperienza di una singola persona, fatta nel suo momento particolare, per fare parte del corpo di Gesù attraverso la morte e resurrezione al momento del battesimo. Quando colui che crede si battezza, entra in lui la persona dello Spirito Santo, lo Spirito è vita, per cui la vita eterna fa parte dell’uomo come in Dio. Da questo momento in poi, l’uomo che ha fatto l’esperienza della nuova nascita in Cristo è dichiarato “figlio di Dio” a tutti gli effetti legali ed è una nuova creatura (Giov.1:13). Quello che adesso affermo è d’importanza capitale e prego il lettore di stare bene attento. “Quello che è avvenuto al neo credente si è potuto realizzare perché, egli decidendo di farsi battezzare con piena consapevolezza, è entrato a fare parte della vita, come in Eden. La porta dell’ovile, che prima per lui era chiusa, è stata riaperta, gli angeli hanno liberato per lui l’accesso, egli è entrato ed ha mangiato dell’albero della vita che è in mezzo al giardino, ha mangiato Cristo pane di vita e da adesso in lui dimora la vita eterna che è lo Spirito. Ha mangiato e continuerà a mangiare la carne di Gesù, cioè, la Sua parola”, ciò facendo la vita eterna resterà in lui sempre più sicura. Chi crede nella Sua morte sostitutiva, muore egli stesso poiché, mediante il battesimo in acqua, partecipa alla Sua morte. Per lo stesso motivo, chi crede nella Sua resurrezione per non morire mai più, partecipa alla Sua resurrezione per non morire più, a meno che non rinunzi alla fede in Cristo, cioè alla Sua Persona. Essendo ciò pazzia per la mia mente, non ne parlerò. Come i due sono uniti nella morte, così rimarranno uniti nella resurrezione. I due sono diventati una stessa cosa, si sono uniti in un prematrimonio, e come marito e moglie diventano una stessa carne, così i due diventano uno stesso Spirito (Rom.6:5 e 1°Cor.6:16), e l’unione di tutti i nati di nuovo del mondo sono la Sposa ed il corpo di Cristo (Gio.17:21). Paolo, riflettendo sugli effetti dell’opera di Cristo, esclama: “questo mistero è grande riguardo a Cristo ed alla Chiesa” (Efe.5:32). L’effetto della resurrezione opera altre cose: Il credente, già da adesso vive realmente nel regno di Dio ed è libero d’accedere direttamente al trono dell’Altissimo senza bisogno d’alcun mediatore umano o che fu umano, se non Cristo. E’ innestato nella vera Vite, ed essendo unito a Cristo, dimora nella casa di Dio come figliolo ed allo stesso tempo come moglie dell’Agnello. Questo nuovo ed assoluto rapporto d’amore col Padre, induce Questi ad essere munifico verso il suo nuovo ritrovato figliolo. Le sue richieste vengono sicuramente tutte ascoltate, e se sono buone, saranno tutte esaudite. Come un padre protegge i suoi figli, così Dio protegge i Suoi nuovi figli; Egli maledice chi li maledice e benedice quelli che li benedicono. Iddio, per fare del neocredente un Suo figliolo, prima lo purifica, poi lo risorge per la potenza del Suo Spirito. Per realizzare questo, lo fa sommergere da Gesù nel Suo Spirito, cioè lo fa battezzare nello Spirito Santo. Questi, entrando in ogni cellula del corpo interno umano, lo fa partecipe della natura Divina, gli infonde la vita eterna, e per tali motivi il credente è divenuto un figliolo di Dio. Voglio servirmi di un paragone: il credente che ha scelto di essere salvato è come una spugna nelle mani di Cristo, questi per donargli lo Spirito Santo, e per mezzo di Lui, la vita eterna promessa dal Padre, prima stringe nella Sua mano la spugna (figura dell’opera di convinzione di peccato = contrizione), la immerge nello Spirito Santo (figura del battesimo di Spirito Santo), poi riapre la mano per liberare la spugna che si riempie d’acqua, e torna a galla (figura della ricezione del dono dello Spirito Santo e della resurrezione), per vivere la nuova vita. 22 Completata così la salvezza, il credente, è entrato in una nuova vita, che ora è eterna e non morirà più (Giov. 11:26). Il nato di nuovo vive già alla presenza del Dio vivente, che da adesso è a tutti i titoli suo Padre, perché l’ha generato a nuova vita (Gm.1:18). Egli è stato elevato al rango o gloria, di figliolo di Dio, godendo di tutti i privilegi del nuovo stato, ed essendo figliolo, e non servo come gli angeli, dimora nella casa del Padre. Nel momento della salvezza, avvenuta per l’opera di Cristo e l’immissione dello Spirito Santo nell’intimo di colui/ei che crede, ogni neocredente riceve un dono che è dato per servire tutti i componenti la Chiesa e per richiamare quelli di fuori. Questo dono o manifestazione dell’avvenuta immersione nello Spirito Santo, in pratica dell’avvenuto battesimo di Spirito Santo, è dato a tutti. Non bisogna forzare il testo di Atti 2:4 “E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi”, isolandolo dal contesto precedente di Atti 1:5 e 8; e da quello seguente di Atti 2:14/19 e 2:38/47 perché così facendo, l’uomo ricaverà una dottrina errata, perché riduttiva e perniciosa per la vita di relazione spirituale nella chiesa. La dottrina del battesimo di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue vincola lo Spirito Santo a dare, un unico segno e dono: il parlare in lingue. Se questa è verità Biblica, allora nella Chiesa ci dovrebbe essere un’unica manifestazione dell’avvenuta ricezione dello Spirito Santo tramite il battesimo di Spirito Santo. Ma nel vangelo di Marco 16:17/18 è detto chiaramente che i segni che contraddistingueranno coloro che avranno creduto, e quindi ricevuto lo Spirito Santo per il battesimo di Spirito Santo sono: “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demoni; parleranno in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero, non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl'infermi ed essi guariranno”. Il testo di 1°Cor.12: 7/11dice anche: Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utile comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d'operar miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'uno e medesimo Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole. Efesini 4:7/8 mette in evidenza l’unità dell’opera di Cristo per tutti coloro che credendo nella grazia di Dio sono aggiunti al Suo regno e quale segno evidente della grazia ricevuta al momento dell’ingresso nel regno, Dio mette al dito del figlio prodigo l’anello dell’autorità delegata di Dio: un dono! Per questo Paolo può dire in 1°Cor 12:13/15 “Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito. E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non sarebbe del corpo”. Paolo mette in risalto in Romani 12:4/9 l’unica diversità dei credenti. Essa è in relazione alla proporzione della fede, “Poiché, siccome in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno un medesimo ufficio, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro. E siccome abbiamo dei doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se d'insegnamento, all'insegnare; se di esortazione, all'esortare; chi dà, dia con semplicità; chi presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere pietose, le faccia con allegrezza. L'amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male, e attenetevi fermamente al bene. In tutto l’Antico testamento la manifestazione dello Spirito Santo nei profeti era dimostrata dai segni della profezia e dalle opere carismatiche. Le opere carismatiche confermavano la parola profetica pronunciata. Questa verità è vera ed attuale nel Nuovo Testamento, “Come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza? La quale, dopo essere stata prima annunziata dal Signore, ci è stata confermata da quelli che l'aveano udita, mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla 23 loro, con de' segni e de' prodigi, con opere potenti svariate, e con doni dello Spirito Santo distribuiti secondo la sua volontà.” (Ebr.2:3/4). I Pentecostali insistono sulla bontà della loro dottrina appoggiandosi al fatto che nel giorno di Pentecoste a Gerusalemme, successivamente in Samaria, dopo nella casa di Cornelio e ai 12 di Efeso il battesimo di Spirito Santo è stato sempre dato alla stessa maniera: parlando in lingue. Nella dottrina della salvezza però bisogna essere obiettivi, altrimenti facciamo dire alla Bibbia ciò che noi vogliamo che essa dica secondo i nostri pensieri distorti. In prima analisi notiamo che il fatto chiaro e inoppugnabile è che in tutti questi casi coloro che ricevevano il dono dello Spirito Santo testimoniavano di Gesù, cioè delle grandi meraviglie di Dio operate attraverso il Suo figliolo, in altre parole: Profetizzavano. Che il profetizzare avvenisse in altre lingue, o che il glorificare Dio si facesse in altre lingue era secondario al profetare, al testimoniare la salvezza in Gesù. I Pentecostali non possono affermare che quello che avviene fra di loro è lo stesso fenomeno che avvenne a Pentecoste e dopo, perché allora le lingue straniere parlate dai 120, ed altri, erano lingue conosciute agli ascoltatori; ma questo oggi è raro, se non addirittura inesistente. Aggiungiamo anche la considerazione, che quel parlare in lingue, considerato quale battesimo di Spirito Santo dai Pentecostali, continua anche dopo la prima volta, perciò possiamo dire che, in linea con quanto asserito da 1°Cor.12:7/11, è stato manifestato un dono dello Spirito, nella stessa maniera che si verifica il profetare, il cacciare i demoni, il dono di guarigione, e tutte queste manifestazioni che dichiarano la presenza dello Spirito, ricevuto anche Lui in dono dal Signore, alla resurrezione e poco prima di entrare nel Suo ovile. Lo Spirito Santo e tutti i carismi sono doni e segni della grazia ricevuta. 1°Cor.12:11 Paolo dichiara che lo Spirito Santo è libero di distribuire i Suoi doni come Egli vuole e ad ognuno (credente) è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune, Oppure dobbiamo dare credito ai Pentecostali che asseriscono che solo quelli che parlano in lingue hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, e per questo lo Spirito Santo? No! Perché se fosse vero quanto asserito da Pentecostali, Paolo è in errore quando afferma che il Corpo di Cristo non è tutto occhio, o tutto bocca ecc. Aggiungiamo anche, che Gesù in Atti 1:5 e 8 non pose l’enfasi sul parlare in lingue, bensì, sulla potenza della testimonianza che riusciva a convincere di peccato di giustizia e di giudizio (l’opera dello Spirito, Giov.16:8). Questo era a detta di Gesù l’effetto o segno del battesimo di Spirito Santo di Att.1:5. Infine, dopo i primi vagiti, meglio d’un Padre terreno, Egli inizia ad aiutare, mediante il Suo Spirito, la crescita o santificazione del nuovo figlio fino alla maturità spirituale completa, per assomigliare a Gesù. Concludendo: Tutti devono ravvedersi, tutti riceveranno il perdono dei peccati, tutti avranno come frutto del loro credere, la resurrezione. Tutti senza distinzione di sorta riceveranno in dono, l’unico e intero Spirito Santo, che Gesù e gli Apostoli Pietro e Paolo dichiarano che si riceve al momento del “battesimo di Spirito Santo”, e poiché Dio non fa particolarità, tutti i credenti veri sono battezzati di questo unico battesimo. Tutti dunque sono figlioli di Dio a pari titolo e pari privilegi. In prima analisi, le cose che differenziano i credenti davanti a Dio al momento della ricezione della grazia sono: la misura o proporzione della stessa fede, e la diversità del dono ricevuto. In seconda analisi, altra differenza che caratterizza i credenti è quella davanti alla chiesa, che consiste unicamente nella funzione espletata d’ognuno. Ma tutti, all’inizio del cammino cristiano, hanno ricevuto in dono la stessa fede, e tutti, al momento della conversione, hanno ricevuto un dono, che si rende più o meno palese, secondo la misura della propria fede, e tutti hanno ricevuto il contatto totale o immersione totale o battesimo dello Spirito Santo per ricevere lo stesso Spirito Santo per così diventare figli di Dio, coeredi di Cristo, Corpo Suo e Sua Sposa. Solo durante il cammino, secondo l’impegno individuale profuso, e il ruolo voluto da Dio per ognuno, si noteranno delle differenze fra credente e credente, fra figlio di Dio e figlio di Dio in ordine al grado di spiritualità manifestata e dal ruolo voluto da Dio nella chiesa. Infine, Iddio può, per Sua libera scelta, individuare e ungere delle persone per dei ruoli speciali o ministeri, per edificare 24 parte della Chiesa Universale. Costoro, per poter svolgere il loro grande compito, riceveranno la pienezza dello Spirito Santo che sarà manifestata dalla forte presenza di almeno due doni dello Spirito, di cui uno è il profetare. In seguito anche gli altri doni dello Spirito si potranno manifestare. Io credo che fra i doni che manifestano il sovrannaturale il maggiore di tutti è: la profezia in lingue e l’opera massima dello Spirto nel credente è: l’umiltà unita alla carità, in altre parole, la misericordia. “Or andate e imparate che cosa significa: "Io voglio misericordia e non sacrificio” (Mat.9:13; 12:7; Osea 6:6). Questa è la massima virtù teologale che è resa manifesta mediante l’osservanza dei minimi comandamenti; essa è segno di santificazione. Io credo che non tutti i credenti che osservano i massimi comandamenti, i quali testimoniano loro di essere graditi a Dio, verso la fine della loro vita terrena si sono santificati come dovuto, perché non tutti consentono di cuore ad essere derubati o di compiacere gli altri nei loro buoni bisogni, o di avere stima delle cose altrui più delle proprie ecc.; per cui Dio stesso, alla fine della loro vita terrena, li santificherà completamente. Ultime osservazioni: a) Tutti i doni appartengono alla sfera del soprannaturale e manifestano l’opera dello Spirito Santo nel credente. Questi non sono solamente quelli citati da Marco, ma anche quelli citati in Romani, in Corinzi, nei vangeli ecc.. Anche il semplice cambiamento di pensiero e/o di vita appartiene al sovrannaturale, poiché Gesù disse: “ Senza di me (in voi) non potete fare nulla.” L’uomo non può cambiare il suo cuore, ciò gli è donato da Dio, e questo miracolo è operato dallo Spirito Santo. (Geremia 17:9) b) L’unico battesimo che garantisce la salvezza non è quello che si fa nella comune acqua; ma è quello di Spirito Santo che si riceve da Gesù, perché è questo che introduce il credente nel Suo Corpo, e lo fa dimorare in Lui. Gesù è lo Spirito (2°Cor. 3:17) e la Parola (Gio.1:1). “ Se uno non è nato da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.” (Gio. 3:5). Sapendo che l’acqua è il simbolo della Parola di Dio, possiamo adesso concludere così: Bisogna farsi battezzare dall’uomo in acqua, e da Gesù nello Spirito Santo per nascere di nuovo a nuova vita, che è eterna (Gio. 3:3). Bisogna nascere da Dio (Gio. 1:13), bisogna nascere da Gesù, Dio manifestato in carne (Gio. 1:1 e 14). Questi, salito in alto, ha mandato ad effetto la promessa del Padre, battezzando nello Spirito Santo ogni persona, che nel suo tempo, diventa credente per la fede in Gesù (Atti 1:4/5), allo scopo di dare loro lo Spirito Santo promesso, e così, far dei credenti le pecore eterne del Suo ovile (Efe. 4:8 e Gio. 10:16), membra del Suo Corpo (1 Cor. 12:27), la Chiesa, che è il Tempio dell’Iddio vivente (2 Cor. 6:16). Quest’opera di salvezza è suggellata dal battesimo di Spirito Santo, o come dicono Pietro e Paolo: dal dono dello Spirito Santo (in Lui avendo creduto avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena redenzione di quelli che Dio s’è acquistati. Efe. 1:13/14). Dio testimonia al credente ed al mondo, d’aver largito mediante Suo Figlio, questo battesimo mediante un segno sovrannaturale, che è avvertibile attraverso il dono (uno fra i tanti) largito da Cristo (Efe. 4:7/8 e Marco 16:17). Questa è l’opera completa di Cristo, ed ognuno che crede in essa è fatto partecipe di questa completezza (Efe. 1:23). Il testo di partenza più usato per la dottrina del battesimo di Spirito Santo è Atti 2:1/47; ma per ricavare una dottrina più completa, più bella e più edificante di quella fino ad oggi professata dalle chiese, questo testo va esaminato assieme ad altri testi, quali: 1 Corinzi 1:18; 4:18/21; 12:7; 12:12/13; tutto il capitolo 14; Romani 5:5; 6:3/5; 8:14/17; 8:32; Atti 4:31; 5:32; 8:4/17; tutto il capitolo 9; 10:44/48; 11:15/18; 11:19/26; 13:48; 16:14/15; 16:28/34; 17:11/12; 18:8; 19:1/7; 19:17/20; 26:15/18. L’insieme di questi testi portano armonia e piena luce sul molto discusso battesimo di Spirito Santo. Come si osserverà più avanti, io non cerco di sostenere che nella 25 dottrina pentecostale non c’è fondamento, bensì che essa è riduttiva, ed alcune spiegazioni fornite nel tempo per tappare i buchi che essa porta con sé, sono puramente gratuite ed alcune temerarie. Già il suo cronista, Frank Bartleman, uno dei tre iniziatori del movimento pentecostale, dopo il periodo d’oro dell’esperienza singola e collettiva primiera, si dichiarava perplesso circa il pentecostalismo professato da tanti pastori che avevano imbrigliato l’originario movimento libero dello Spirito in schemi umani. Costoro tendevano a sopravvalutare l’uomo e la miracolistica, anziché professare nelle loro assemblee la centralità dello Spirito Santo e di Cristo, e lasciare la libera manifestazione dello Spirito nella chiesa coi Suoi svariati doni. Questo, penso, avviene anche oggi. Ciò può essere letto nel libro: “ Azusa street “, edito da Publielim. La Bibbia è una lettera del Padre a noi tutti figli lontani, in essa ci è data di apprendere tutta la saggezza del nostro Padre Celeste per essere salvati e per poter condurre una vita santa e benedetta sulla terra. In essa ogni frase scritta porta il pensiero di Dio; essa non è staccata dalle frasi precedenti o seguenti, perciò il Suo pensiero scritto in un testo, non può essere interpretato staccandolo dal suo contesto, senza correre il rischio di formulare un pretesto. Ora fratelli, per essere pienamente obiettivi, usiamo anche noi tale principio e ne usciremo veramente edificati. IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO AVVENUTO A PENTECOSTE nella narrazione del libro degli Atti degli Apostoli I contesti precedenti. Atti 1:4/5 e 8 Nei versetti 4 e 5 di atti capitolo 1, Gesù annunzia ai discepoli che in breve riceveranno il battesimo di Spirito Santo, che afferma, essere, l’adempimento della promessa del Padre. Questo, come aggiunge Pietro in Atti 2:39, non sarà solo per loro, ma per quanti il Signor Iddio ne chiamerà. L’altro contesto precedente è il versetto 8 ove Gesù preannunzia loro che riceveranno una potenza straordinaria quando lo Spirito Santo scenderà su loro e si sentiranno spinti a testimoniare di Lui e delle meraviglie che Dio ha fatte tramite la Sua persona. In questi due contesti di Atti 1, Gesù preannunzia due esperienze strettamente collegate fra esse che i discepoli avrebbero fatto di lì a poco e nello stesso momento. La prima esperienza citata in Atti1:4/5, concerne il “battesimo con lo Spirito Santo”, che Gesù afferma essere “l’adempimento della promessa del Padre”. Ma la promessa di Dio fatta tramite il profeta Gioele 2:28, Ezechiele 36:27, l’evangelista Luca 24:49a, l’apostolo Pietro in Atti 2:38, e l’apostolo Paolo in Atti 19:2 parla di dono e ricezione dello Spirito Santo, e non di battesimo di Spirito Santo come afferma Gesù in Atti1:4. Gesù ha sbagliato? No, Gesù non ha sbagliato; infatti, l’apostolo Pietro in Atti 10:45 parla di dono dello Spirito Santo e parlando dello stesso evento in Atti 11:16/17 dichiara che: Dio dona lo Spirito Santo tramite il battesimo dello Spirito Santo! Nelle due citazioni di Atti 1:5 e Luca 24:49a, l’evangelista Luca riporta ciò che Gesù preannunziò circa la prima esperienza con un “ma voi”, e precisamente disse: “ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni” (Atti 1:5), e, “Ed ecco, io mando “su voi” quello che il Padre mio ha promesso , (lo Spirito Santo, Luca 24:49a). Egli non aggiunse che sarebbero stati battezzati con lo Spirito Santo per ricevere potenza ed essereGli per questo motivo potenti testimoni. Quest’affermazione della maggior parte dei fratelli Pentecostali è senza fondamento. Gesù afferma, e credo che nessuno vorrà dire il contrario, che la prima 26 esperienza che gli Apostoli avrebbero fatto con lo Spirito, sarebbe stata: il battesimo di Spirito Santo, per ricevere, dentro la propria persona, lo Spirito Santo promesso dal Padre. La seconda esperienza concerne la potenza dello Spirito Santo in voi per la testimonianza! Nel vangelo di Luca al capitolo 24:49a leggiamo: “Ecco, io mando su voi qiello che il Padre mio ha promesso”. Quest’affermazione riguarda la prima esperienza dei primi convertiti e ha attinenza con la ricezione dello Spirito Santo tramite il battesimo di Spirito Santo. Sempre nel vangelo di Luca 24:49b leggiamo: “quant’è “a voi”, rimanete in questa città, finché dall’alto siate rivestiti di potenza.”. Quest’affermazione la troviamo scritta in modo più completo in Atti 1:8, infatti, leggiamo: “ma voi riceverete potenza nello stesso momento in cui lo Spirito sarà su voi, e mi sarete testimoni”. Questa seconda affermazione che è staccata dalla prima con un altro “ma voi”, fa riferimento alla seconda esperienza che avrebbero avuto ancora gli Apostoli ed i discepoli con lo Spirito Santo. Questa seconda esperienza sarebbe consistita nel ricevere: “ potenza per essere testimoni o potenza di testimonianza ”. Leggiamo però in atti 2:4, che le due esperienze, che normalmente i credenti fanno in due tempi diversi, a Pentecoste, gli Apostoli ed i 120 le sperimentarono contemporaneamente. E’ necessario aggiungere che la seconda esperienza è più sublime del semplice battesimo di Spirito Santo, perché, con la prima, si diventa partecipi della vita di Cristo per lo Spirito Santo ricevuto, (Ebr.6:4 e 2°Pie.1:4), e per tale motivo “una stessa cosa con Lui” (Romani 6:5); ma con la seconda esperienza si riceve: la pienezza dello Spirito Santo (Atti 2:4). Con tale esperienza il credente è chiamato a svolgere un ruolo d’evangelizzazione più incisivo (vedi Atti 4:29/31. Dopo tale esperienza lo Spirito si manifesta con potenza dirompente d’evangelizzazione, il credente che ha ricevuto una tale unzione è chiamato al ministero, la parola di verità da lui pronunziata colpisce il profondo del cuore degli ascoltatori che lasciano il diavolo e si danno a Cristo con tutto il loro cuore. La parola di verità da loro annunciata può essere accompagnata dalla manifestazione di doni; normalmente lo è. In altre parole, a Pentecoste, gli Apostoli ed i 120, ricevettero lo Spirito Santo promesso dal Padre ed in aggiunta potenza di testimonianza dello Spirito, cioè la pienezza dello Spirito Santo, come Gesù aveva promesso in Atti 1:8. Come Gesù aveva preannunziato in Atti 1:8 la potenza di testimonianza non fu prodotta dal battesimo di Spirito Santo, come alcuni pentecostali asseriscono, ma fu causata dalla pienezza dello Spirito Santo ricevuta. Questa, si rese palese, mediante la manifestazione contemporanea di tre doni: la profezia, il parlare in lingue e l’interpretazione delle lingue. E’ la manifestazione contemporanea di almeno due doni, di cui uno la profezia, che fa risaltare nel credente la “Pienezza dello Spirito Santo”, e chi ne è investito, dimostra potenza di testimonianza, guarigioni, miracoli ed altro. Il motivo di quanto appena esposto, che la profezia non può mancare nella pienezza dello Spirito Santo, risiede nel fatto che Gesù non ha dato mandato d’alleviare solamente le sofferenze del corpo o di stupire la gente con guarigioni o miracoli, Egli mediante le predicazioni dei Suoi testimoni che profetizzano vuol sensibilizzare il cuore degli ascoltatori affinchè prendano decisione per donarsi a Lui per la salvezza delle loro anime. L’episodio del martire Stefano in Atti 6:8/10 e seguenti dà luce, ed anche Atti 4:31. Dal momento in cui i discepoli ricevettero la pienezza dello Spirito Santo, potevano assolvere il mandato di Gesù: “ Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19). Come dichiara Gesù in Atti 1:5, la prima esperienza, il battesimo di Spirito Santo, è voluta dal Padre; mentre la seconda esperienza, come detto in Atti 1:8 è voluta dal Figlio, il quale fornisce l’unzione della potenza per poter espletare al meglio il mandato di evangelizzare, di testimoniare di Lui. L’esperienza del battesimo di Spirito Santo e della pienezza dello Spirito Santo si ripeté, dopo poco tempo, circa 30 minuti dopo, con i 3000 neoconvertiti che si aggiunsero alla chiesa a Pentecoste. Questa seconda volta, le due esperienze avvennero separatamente, in tempi diversi, com’è normale che avvengano. La descrizione di Atti 2:37/47 ci fa capire che a pentecoste i 3000 fecero la prima esperienza: il battesimo di Spirito 27 Santo con il segno evidente dell’amore fraterno e di una vita cambiata in meglio, interamente dedicata al Signore (tutti i giorni erano assidui al tempio…), ed in Atti 4:29/31 è descritta la seconda esperienza che costoro fecero: la pienezza dello Spirito Santo con il segno evidente del profetare. In Atti 2:37/47 Pietro esorta gli ascoltatori ad accettare il messaggio per essere salvati, farsi battezzare in acqua per la remissione dei peccati, ed infine, per ricevere la promessa del Padre citata da Gesù in Atti 1:4/5 e Gioele 2:28, che, come abbiamo già osservato, consiste nel ricevere lo Spirito Santo promesso attraverso il battesimo con, nello o di Spirito Santo. Perché Pietro dichiara ai 3000 che avrebbero ricevuto “il dono dello Spirito Santo” e non il “battesimo di Spirito Santo” come Gesù ha detto agli apostoli? Ciò possiamo capirlo confrontando le affermazioni di Pietro con quelle di Gesù in Atti 1:4 e 5. a) In Atti 2:39 Pietro dichiara ai 3000 che avrebbero ricevuto la “promessa del Padre”, che poco prima, in Atti 2:38, aveva qualificato essere: “il dono dello Spirito Santo”. b) In Atti 1:4 Gesù dichiara agli apostoli che avrebbero ricevuto la “ promessa del Padre come da me riferitovi”, che poi al versetto 5 qualifica essere: “ il battesimo di Spirito Santo ”. Se affermassimo che: “ricevere il dono dello Spirito Santo, quale promessa del Padre”, è cosa diversa dal: “ricevere il battesimo di Spirito Santo quale promessa del Padre”, diremmo una corbelleria. Il Padre ha fatto agli uomini una sola promessa: “ il dono dello Spirito Santo” che Gesù chiama “battesimo di Spirito Santo”, per l’ovvia ragione che per il nostro grande Maestro, i due termini sono la stessa cosa, sono intercambiabili. Anche per Paolo è la stessa cosa, infatti, ai 12 di Efeso, Atti 19:2, domanda: “riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste?”; ed agli Efesini (1:13) dichiara: “Dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, in Lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno…” In quest’ultimo testo, Paolo, chiama lo Spirito Santo promesso: “ il suggello dello Spirito Santo”; non lo chiama, “ Il dono dello Spirito Santo ”, né il “ battesimo di Spirito Santo ”, perché per lui, che ha ricevuto la dottrina direttamente da Gesù, è la stessa cosa. Però, è bello che lui usi questo termine, poiché col termine “ suggello” egli inserisce il concetto d’appartenenza a Cristo, che a somiglianza di un pastore, suggella i suoi con lo Spirito Santo. Questo termine ci riconduce a Rom. 8:9, il quale dichiara: “ Se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di Lui.”, ed anche nella 1° lettera di Giovanni 5:12 lo Spirito sentenzia:”Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il figliuolo di Dio, non ha la vita”. Queste due citazioni c’insegnano chi è Gesù, e precisamente: Il Signore è lo Spirito (2°Cor.3:17); il Signore è Spirito (2°Cor.3:18), Se uno non ha lo Spirito di Cristo egli non è di Lui (Rom.8:9); ed ancora in Atti 16:6/7 è detto: “Poi traversarono la Frigia e il paese della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziare la Parola (L’Evangelo) in Asia…..ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro. Ora dire che al battesimo di Spirito Santo si riceve “il Cristo che vi è stato destinato” (Atti 3:20) e dire che si riceve lo Spirito Santo, è la stessa cosa! Ciò è come dire che al battesimo si riceve lo Spirito Santo di Dio, in altre parole, Lo Spirito Santo e lo Spirito di Cristo. Nel momento in cui Gesù battezza il credente nello Spirito Santo, questi entra in lui e realizza il fine della promessa del Padre: lo Spirito in voi (Ez 36:27; 17:19; Ger.31:31; Gio:7:39), ovvero, Dio con gli uomini, oppure, l’Emmanuele. Il fatto sorprendente è che i pentecostali citano il brano di Giov.7:38 “ Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.”, e lo collegano al battesimo di Spirito Santo (parlando in lingue). Forse quelli che non parlano in lingue hanno creduto in un modo diverso dal loro? Forse hanno creduto in modo più scadente? Può essere questo il motivo perché Gesù non li ha battezzati con lo Spirito Santo? Questi sapientoni dovrebbero abbassarsi, invece d’innalzarsi a giudici dei propri fratelli, perché il vero credere è uno solo! Quello di credere mediante le scritture e secondo le scritture; questo credere è la vera fede di cui Dio si compiace! La parola credere, seppure ha un significato semplice e chiaro, di “aderire o con la mente, o con il cuore, o con entrambe, ad una idea, a una promessa, ad una persona, ad una 28 dottrina, o filosofia ecc.; assume nella Bibbia un significato più profondo e più impegnativo. Il credere mediante le scritture e secondo le scritture, è il vero credere per diventare figlioli di Dio secondo il Suo cuore. Cosa vuol dire credere mediante le scritture? Credere mediante le scritture significa, che essa non è innata in noi. Che non ci è trasmessa dai genitori, né tantomeno l’acquisiamo da bambini al catechismo. La vera fede non è un pensiero, né una virtù astratta; non la si può acquisire mediante un pellegrinaggio, mediante il coinvolgimento in una esperienza religiosa che tocca i sentimenti ed esalta le emozioni. Anche le guarigioni o i miracoli o le grazie che Dio ci concede formano la fede in noi, poiché questi interventi di Dio in nostro favore sono una Sua chiamata per condurci alla fede. Questa dunque, non l’avrò andando a Lourdes, o a Fatima, o a San Giovanni Rotondo, né ad un raduno di miracoli o guarigioni, ma andrò a trovare la fede dove Dio l’ha nascosta o dove l’ha depositata. La fede che porta l’uomo al vero credere che porta alla vita eterna è nascosta e va cercata nella Sua Parola, la Bibbia. Altrimenti puoi trovarla nel luogo dove Dio l’ha depositata: nell’intimo dell’uomo. Infatti la fede si trasmette da fede a fede: “poiché in esso (l’evangelo) la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede”, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede. (Ro.1:17). La fede vera, quella data da Dio è depositata nell’intimo di un suo ministro, questi quando predica trasmette la sana dottina di Dio. “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.( Ro.10:17). Quando si può affermare che una dottrina è sana? Quando è secondo verità, e la verità non può essere smentita neanche con brani biblici. La dottrina è sana quando è coerente con tutta la scrittura. Se anche un solo brano della Bibbia è in contrasto con la dottrina pronunciata, questa è una dottrina umana e non da Dio. Per saper discernere quando una dottrina o una predicazione è da Dio e secondo verità bisogna che si abbia una discreta dimestichezza con la Bibbia. Altrimenti bisogna chiedere l’aiuto dello Spirito. Credere secondo le scritture significa, che abbiamo analizzato tutti i brani scritturali che parlano dell’evangelo, in altre parole, del percorso che Dio ha stabilito per il neofita che vuole ritornare ad avere comunione con Lui. La persona che passo passo metterà in atto tutto il consiglio di Dio sarà reintrodotto nel Suo regno, che aveva lasciato per aver peccato da giovane. Il piano di recupero di Dio è formato da un cammino sotto la guida dello Spirito Santo e consta di tante tappe successive: il ravvedimento dalle opere morte, la morte in Cristo come propria, la resurrezione a nuova vita in Cristo ad opera dello Spirito Santo, il battesimo nello Spirito Santo secondo tutte le promesse del Padre nelle scritture, ed infine, l’introduzione del nuovo nato nel Regno di Dio e di Cristo mediante l’introduzione dello Spirito Santo nello spirito dell’uomo. Dato che la scrittura dichiara che le uniche persone degne di fede sono: Dio e Gesù “Gv.14:1 "Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!”. Il credere anche a persone dichiarate sante ma diverse da Gesù e Dio non è il vero credere secondo le scritture! Il vero credere non si sostiene con le opere fatte, ma la vera fede è quella che opera, agisce sotto la spinta dell’amore. Cercare di entrare nel regno di Dio fidando nelle opere buone che pensiamo aver fatto, non è vera fede secondo le scritture. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere, affinchè nessuno si glori;” (Ef.2:8). I pentecostali, inoltre, dovrebbero considerare bene il versetto 39 di Giov. 7 che dice: “ Or disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che crederebbero in Lui.” In primo luogo questo testo, se non vogliamo essere presuntuosi, parla di ricezione dello Spirito Santo e non di battesimo di Spirito Santo; in secondo luogo, che lo Spirito lo avrebbero ricevuto tutti coloro che avrebbero creduto in Lui, e Romani 10:10 specifica che il vero credere è col cuore, e non con la mente. Bene, alla luce di quanto detto, possiamo concludere con questa domanda: solo quelli che parlano in lingue sono capaci di credere col cuore? Gli altri che non parlano in lingue hanno creduto con la mente? Il diavolo e gli angeli suoi li hanno circuiti a tal punto che hanno reso vana l’opera dello Spirito Santo per indurli ad un ravvedimento proficuo? 29 L’opera di salvezza è unica per tutti quelli che hanno creduto col cuore alla stessa maniera, ed è resa completa mediante la ricezione del dono dello Spirito Santo nel momento in cui si è battezzati nello Spirito Santo! Non si può ricevere il dono dello Spirito Santo se non attraverso il Battesimo o immersione nello Spirito Santo! Tutti coloro che hanno ricevuto lo Spirito Santo appartengono a Cristo ( Rom.8:9), sono diventati figli di Dio (Giov.1:13) ed hanno la vita eterna dimorante in loro (1°Gio.3:15). Il dono dello Spirito Santo, è la sostanza promessa dal Padre. Lo Spirito Santo riempie l’universo, ma è ritirato dal corpo del peccatore, che quindi, pur al momento vivente in Dio, vive isolato da Lui. Quando questi crede in Gesù (mediante e secondo le scritture), Egli lo battezza, lo immerge completamente nello Spirito Santo che entra, sommergendo, per così dire, quel buco nero in cui il peccatore viveva. Riversandosi sull’intero corpo del credente, lo Spirito Santo lo sommerge e lo compenetra interamente. Da subito, il corpo del credente è divenuto il tempio dello Spirito Santo (1 Cor.6:19), come il Corpo di Cristo è il tempio dell’Iddio vivente. Pietro e Paolo, quando insegnano tale dottrina, sono credibili, poiché l’hanno ricevuta direttamente da Gesù. Mi domando, perché oggi una dottrina diversa? Ritengo, perché è un difetto dell’uomo tendere a piegare la sana dottrina che la Bibbia espone, ai propri vissuti paranormali. Bisogna che io attesti con forza che non ho nulla contro la dottrina del “battesimo di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue“, se essa non è proclamata in forma riduttiva, nella fattispecie: il parlare in lingue è l’unico segno del battesimo di Spirito Santo. La parola di Dio attesta: “ Salito in alto, egli ha condotto in cattività un gran numero di prigionieri ed ha fatto dei doni agli uomini.” “ Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo.” (Efesini 4:7/8). Questo brano insegna che il dono vale come segno di battesimo di Spirito Santo per la ricezione dello Spirito Santo stesso, come anche è riportato nel vangelo di Marco al cap.16:12 “Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto…”. Se vogliamo essere obiettivi ed imparziali, come Cristo lo è, dobbiamo insegnare che il battesimo di Spirito Santo è manifestato da tutti i credenti, poiché a tutti loro è stato promesso e dato un dono, uno dei tanti, affinché renda palese la presenza dello Spirito in loro. Per questa presenza in loro, adesso fanno parte dell’unico corpo di Cristo (1Cor. 12:12/13). La grazia di Dio in loro, ha prodotto il miracolo d’un mutamento iniziale di vita che dà gloria a Gesù, poiché dove alberga lo Spirito, lì c’è gloria per Gesù (Egli disse, se non mutate, non entrerete davvero nel regno di Dio). Certamente la valutazione del cambiamento di vita in meglio la devono dare i testimoni, non la persona interessata. Questa manifestazione di mutamento in meglio, perché alcuni mutano in peggio diventando fanatici presuntuosi, è il segno più semplice di battesimo di Spirito Santo. Un cambiamento continuo di vita in meglio è segno di santificazione; come pure, il cambiamento di vita in peggio, dopo un certo tempo dalla conversione, è segno d’aver lasciato il primo amore. Il battesimo di Spirito, può essere manifestato anche con una consacrazione ardente a Gesù ed alla Sua parola (Apoc. 3:10/12). Questo brano c’insegna che, quelli che hanno manifestato come segno del battesimo di Spirito Santo, amore per la verità della parola, dimostrano, è vero, avere poca forza esteriore, che può essere intesa come: poca fenomenologia e/o pochi proseliti; ma Gesù promette loro, e solamente a loro, che li stabilirà come colonne portanti del Suo tempio celeste. Il battesimo di Spirito Santo si può anche manifestare, come afferma il testo d’Efesini sopraccitato, mediante uno dei doni menzionati in tutta la Bibbia, ad esempio uno dei diversi doni di parola: lingue, profezia, sapienza, conoscenza, interpretazione delle lingue. Oppure con il dono di guarigione, miracoli, discernimento degli spiriti, perché tutte queste manifestazioni dello Spirito o segni li opera il medesimo Spirito secondo il particolare di ognuno e come Egli vuole (1Cor.11:11). Ma per alcuni di questi segni, non c’è la sicurezza immediata dell’avvenuto battesimo di Spirito Santo, poiché tutti diciamo d’avere fede, ma questa si vedrà nel tempo se è vera fede, attraverso una vita pia. "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà 30 del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" (Mt.7:21/22). Alcuni operano guarigioni o miracoli, ma questi segni li operano anche aderenti a false religioni. La storia ci parla del conte di Cagliostro, al secolo, Giuseppe Balsamo, che faceva grandi prodigi e guarigioni. Altri ancora parlano in lingue umane ad essi sconosciute, ed altri, strani linguaggi che Paolo etichetta “lingue degli angeli”, ma la vita di costoro è pia? Hanno buona testimonianza? Hanno l’amore di Dio in loro? Gli spiriti di costoro sono stati provati? Poiché alcuni possono essere mossi da spiriti seduttori che si manifestano con l’esorcismo o con l’interpretazione del loro parlare. E’ noto che molti posseduti da spiriti immondi parlano in lingue. Iddio ci ordina di adorarlo con tutta la mente, che equivale a dire: con tutta l’intelligenza! Perciò, prima di affermare che uno è stato battezzato di Spirito Santo bisogna che sia provato; “ Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi….sono usciti fuori nel mondo.” Questo provare, ha lo stesso valore che Paolo usa per provare i diaconi e gli anziani (1Timoteo 3:1/10). Il testo: Atti 2:4/12 In questo testo, il battesimo di Spirito Santo non è realmente nominato, ma si intuisce dal contesto precedente che è Atti 1:5 nel quale Gesù ne parla espressamente. Nessuno può negare il fatto incontrovertibile, che il testo testimonia del: parlare in altre lingue che avvenne a Gerusalemme il giorno di pentecoste. Questo “parlare in altre lingue”, che fu donato nell’occasione della pentecoste, fu per i 120 e per la gente di Gerusalemme, l’effetto più immediato, visibile ed udibile, del battesimo di Spirito Santo. Un secondo fatto incontrovertibile che il testo riporta è che: i 120, nello stesso momento in cui venivano battezzati con lo Spirito Santo, furono ripieni di Spirito Santo, in altre parole, ricevettero lo Spirito Santo, con lo scopo d’essere “potenti testimoni di Gesù”. Questo secondo effetto, la pienezza dello Spirito Santo in loro, agli occhi degli increduli, è stato, ed è ancora oggi per quelli che non hanno una buona conoscenza della dottrina, meno avvertibile del primo. Pietro, per il giorno di Pentecoste non aveva preparato un discorso sui fatti che sarebbero avvenuti, ma ripieno dello Spirito Santo appena ricevuto, in estemporanea profetizzò, spiegò, ovvero tradusse in parole il fenomeno a cui il popolo aveva assistito. Il fenomeno che enfatizzò non fu il battesimo di Spirito Santo parlando in lingue, come alcuni oggi fanno, bensì il profetizzare l’evangelo della salvezza che in quell’occasione, per forza maggiore, doveva essere dato in lingue per la varietà dei popoli di diverso linguaggio, a Gerusalemme convenuti per l’occasione della festa. Per lo Spirito Santo che animava Pietro a parlare, il fatto più importante era, la ricezione dello Spirito Santo quale promessa del Padre. Il battesimo di Spirito Santo era, come anche disse Gesù in Atti 1:5 e 8, come un evento di passaggio obbligato per ricevere il Dono dello Spirito Santo promesso dal Padre, come citato da Pietro in Atti 2:38/39, 3:20; 5:32; 9:17/18; 10:45/47; 11:15/17; e da Paolo in Atti 19:2/6 . Il dono dello Spirito Santo, giudicando spiritualmente, fu, e lo è fino ad oggi, e lo sarà fino alla seconda venuta di Gesù, il fatto più importante e più potente del battesimo di Spirito Santo, perché Dio rivelava mediante il Suo Spirito allo spirito dei 120, ciò che dovevano dire agli uomini peccatori per salvarsi, in altre parole, dovevano profetizzare loro la salvezza. Questo messaggio era relativo alle cose meravigliose che Egli aveva fatte, e sicuramente riguardavano le opere fatte mediante il Suo figliolo, che concernono l’Evangelo, la salvezza per grazia. Questo parlare delle cose grandi e meravigliose di Dio è: il profetare. Poiché le nazionalità degli ascoltatori di Pentecoste, elencate in Atti 2, erano 15 e gli Apostoli erano 11 è chiaro che anche altri discepoli parlarono (profetarono) in lingue; Atti 2 suggerisce che tutti parlarono in lingue; in forza di ciò dobbiamo 31 soffermarci a considerare come potrebbe essere spiegato il miracolo dei linguaggi avvenuto quel giorno. 1) Lo Spirito guidò ognuno dei 120 a parlare correttamente nella lingua madre di un gruppo omogeneo d’ascoltatori; o viceversa, che più persone della stessa lingua si raggrupparono intorno ad una o più persone dei 120 per ascoltare ciò che diceva o dicevano nella loro lingua natia. 2) I 120 parlavano dei linguaggi strani, lingue non umane, che più tardi Paolo etichettò come lingue degli angeli, ma per un miracolo operato dallo Spirito, tutti recepivano il messaggio profetato nei loro linguaggi natii, quei suoni che a coloro che li emettevano sembravano non avere alcun significato. Questa seconda ipotesi mi sembra più credibile della prima, poiché nel primo caso ci sarebbe stato disordine e ressa. 3) Lo Spirito rese capaci i 120 a parlare l’unica lingua che gli uomini parlavano prima che Dio confondesse i linguaggi a Babele, e per il miracolo inverso, gli ascoltatori recepivano il messaggio fatto con quell’unico linguaggio, nelle loro lingue madri. 4) I 120 parlavano in Aramaico con l’inflessione della loro regione d’origine, la Galilea (è stata per questa loro inflessione, che gli ascoltatori Giudei avevano capito che erano Galilei), e gli ascoltatori udivano il messaggio ognuno nella loro lingua natia. Questa quarta ipotesi, può essere credibile quanto la seconda perché quando Pietro subito dopo parlò ai Giudei di Gerusalemme che li avevano canzonati, dovette parlare per forza in Aramaico. In questa occasione tutti ascoltarono ciò che Pietro diceva nella sola lingua che conosceva, l’Aramaico, o mediante le lingue sconosciute e tutti capirono nei loro linguaggi il messaggio, tanto che compunti nel cuore chiesero “che dobbiamo fare ora”? 5) I 120 parlavano ognuno in lingue sconosciute, ed ogni tanto, si fermavano per interpretare nelle diverse lingue degli ascoltatori che avevano nel loro raggio d’azione. Ognuno dei 120 poteva interpretare in più lingue dando a queste la loro inflessione Galilea. Fra tutte queste ipotesi, quella che ritengo più valida è la quinta: i 120 parlavano in lingue sconosciute agli uomini, e di tanto in tanto interpretavano nelle lingue degli ascoltatori che avevano accanto, o nel loro raggio d’azione. Ritengo questa ipotesi la più attendibile rispetto alle altre perché gli ascoltatori sentivano i messaggi fatti in un modo strano come da persone ubriache; questi messaggi erano udibili nei loro linguaggi natii, ed infine, l’inflessione del loro parlare ricordava quello degli abitanti della Galilea. Ritengo anche attendibile la quarta ipotesi: i 120 parlavano in Aramaico e tutti gli ascoltatori capivano il messaggio nella loro lingua natia. Valida per me anche la seconda ipotesi perché nel passato è avvenuto fra noi, che un simpatizzante, trovandosi a pregare e lodare Gesù per lungo tempo, vide e sentì gli angeli che erano davanti al trono di Dio cantare in lingue angeliche, e lui capiva cosa dicevano perché, per un fenomeno incomprensibile, lui sentiva quei canti nei vari linguaggi umani, ed avvenne che, anche lui si accodava ai loro canti, ora con lodi in Inglese, ora in Francese, ora in Tedesco e così via, ma sempre intendeva in italiano cosa diceva in altri linguaggi. L’analisi di tutte queste ipotesi ci fa concludere che a Pentecoste avvenne che i 120: Profetavano in lingue con l’interpretazione. Infatti, il testo riporta che: erano gli ascoltatori, che udivano ognuno dei 120 parlare nei loro linguaggi natii, però con l’inflessione della lingua Galilea. Inoltre, i 120 furono derisi non perché parlavano lingue umane comprensibili, perché altrimenti non si sarebbe detto di loro che erano ubriachi, ma perché parlavano lingue angeliche. Il testo d’Isaia 28:11 dichiara che Dio avrebbe parlato (profetizzato) per mezzo di “labbra balbuzienti” (Bibbia Luzzi), come di uno che quando parla non si capisce quel che dice, poiché non riesce a controllare le labbra e biascica come un ubriaco. I dileggiatori non potendo capire il parlare dei 120 che rassomigliava il parlare dei balbuzienti, pensarono che erano ubriachi. In tutti i casi però, i 120 che parlavano, capivano quello che 32 dicevano, perché anche loro dovevano essere edificati, infatti, loro dovevano interpretare subito dopo e Pietro poté ripetere il messaggio ricevuto dallo Spirito. Pietro quando si giustificò per aver avuto contatti con Cornelio, dichiarò che il fenomeno di pentecoste, che interessò tutti loro, si ripetè con Cornelio. In questo caso però, non c’è stata la necessità di interpretare secondo la lingua degli altri, ma Cornelio e i suoi, esultarono ed esaltarono il Signore in altre lingue sconosciute. Lo stesso fenomeno avvenne ai 12 di Efeso, come anche possiamo pensarlo per i Samaritani. Ma fra i tre doni manifestati, quale dei tre fu il segno del battesimo di Spirito Santo, il parlare in lingue, il profetare o l’interpretazione delle lingue? E se i doni manifestati furono due: il parlare in lingue angeliche ed il profetare, quale dei due fu il segno del Battesimo di Spirito Santo? La contemporanea manifestazione dei tre doni, o dei due, non ci permette di stabilire quale dei tre, o dei due doni fu il segno del battesimo di Spirito Santo. Né per avere certezze possiamo rifarci agli altri tre casi, Cornelio, i Samaritani, i 12 di Efeso, poiché anche in questi, si parlò in lingue e si profetò. In questi ultimi tre episodi però non è detto che ci fu interpretazione delle lingue, però Pietro riferisce che nel caso di Cornelio (Atti 10 e 11), avvenne lo stesso fenomeno che si verificò a Pentecoste. Per sapere quale dei due doni fu il segno del battesimo di Spirito Santo, potremmo cercare la soluzione nel discorso di Pietro, che spiegò il fenomeno di Pentecoste, attingendo dalla profezia di Gioele 2:28, e questo testo parla esclusivamente di profezia; infatti, nel giorno di pentecoste lo Spirito esaltò al massimo Gesù, facendo profetare (parlare) in altre lingue. Anche il testo che Paolo cita in 1 Cor.14:21/22 non ci aiuta molto; in esso egli richiama i Corinzi ad analizzare la profezia di Isaia 28:11 che dice: “ E’ scritto nella legge: Io parlerò (profeterò) a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno, dice il Signore.” Questo testo richiama alla nostra mente l’avvenimento di Pentecoste, e c’induce a pensare che anche Paolo credette che in quel giorno si profetò in altre lingue. Tale ipotesi è corroborata dal testo di 1 Cor. 14:5 ove Paolo dichiara che il profetare in altre lingue seguito, o intramezzato, dall’interpretazione, ha più rilevanza del semplice profetare, ma questo non ci toglie dal ginepraio. L’unica possibilità che abbiamo per capire qualcosa è: la dinamica dei quattro fatti campioni, le esperienze dei credenti delle comunità che via via andavano formandosi, e soprattutto i testi di: Rom. 12: 3/8; Efe. 4:7/8; Efe. 1:13/14. Analizzando e compendiando, credo che: nei quattro fatti campioni, da pentecoste ai 12 d’Efeso, il primo parlare fu in lingue degli angeli, poiché suscitò immediata ilarità negli ascoltatori, probabilmente abitanti di Gerusalemme, e poi seguì l’interpretazione delle lingue, nelle varie lingue degli ascoltatori; oppure, che lo Spirito Santo, ad ogni ascoltatore d’animo semplice e desideroso di capire il messaggio, dava modo d’intendere intellettivamente il messaggio nella propria lingua natia, mentre coloro che volevano dileggiare gli apostoli sentivano solo suoni senza senso, e per questo dicevano che erano ubriachi. Oppure, il profetare il lingue angeliche poteva essere intramezzato dal parlare in lingue umane secondo la nazionalità degli ascoltatori. In questo caso si può supporre che il segno del battesimo di Spirito Santo sia stato il dono delle lingue, ma non n’abbiamo la certezza assoluta. Nell’esperienza della formazione delle varie chiese che seguirono, e per i 3000 che si aggiunsero alla chiesa di Gerusalemme a Pentecoste, notiamo che i credenti ricevettero prima il segno del battesimo di Spirito Santo con la manifestazione di uno dei doni elencati nella Bibbia, dal più semplice al più grande che è la profezia; in seguito, alcuni sperimentarono la pienezza dello Spirito Santo mediante l’aggiunta di un altro, o di tutti gli altri doni. Le scritture, che sono il massimo appoggio che abbiamo a disposizione per interpretare un testo, dichiarano che: ognuno, a coronamento dell’accettazione dell’evangelo è portato a nuova vita per l’immissione nella propria persona dello Spirito Santo mediante il battesimo di Spirito Santo, il quale, cambiandogli il cuore lo converte da figliolo ribelle a Dio, a figliolo gradito a Dio, e con la Sua presenza interiore lo suggella: pecora del Suo pascolo. Lo Spirito, entrando nel corpo del nato di nuovo gli reca un dono, che è la Sua testimonianza per lui. Questi, manifestando quel dono mediante la sua misura di fede, rende palese la sua 33 introduzione nello Spirito Santo che lo pervade interamente. Chi introduce il credente nello Spirito, immergendolo fino a scomparire, è Gesù; tale azione si chiama: “battesimo di Spirito Santo”. Questa prima esperienza è avvenuta nel momento in cui il credente ha ricevuto il dono dello Spirito Santo, che da quel momento lo pervade dentro e fuori. La mia affermazione, trova conferma anche nel testo di 1°Giovanni 5:7/8, da analizzare insieme al suo contesto precedente e seguente. Il contesto precedente è 1°Gio.4:7/21 e 5:1/6 ove l’affermazione più forte è: “ Da questo conosciamo che dimoriamo in Lui ed Egli in noi: ch’Egli ci ha dato del Suo Spirito”, leggi anche “ che ci ha battezzati nello Spirito Suo Santo”. Il testo è: “ Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l’acqua ed il sangue e i tre sono concordi.” Il contesto seguente è: “ Chi crede nel Figliol di Dio ha quella testimonianza in sé.” Di quale testimonianza si parla qui? 1) La prima testimonianza è data dallo Spirito Santo attraverso la sua manifestazione nel dono largito alla conversione, che è segno del battesimo di Spirito Santo. “ Poiché voi non avete ricevuto lo Spirito di servitù per ricadere nella paura; ma avete ricevuto lo Spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito che siamo figlioli di Dio” (Rom. 8:15/16) “ Questi è il mio diletto figliolo nel quale mi sono compiaciuto.” (Matt.3:17). 2) La seconda testimonianza è data dal sangue sparso sulla croce, che è accettato da tutti i credenti, anche da quelli deboli nella fede. Esso purifica l’uomo interno dal peccato, e continua sempre a purificarlo, e la sua testimonianza è che il nato di nuovo non sente più quel peso di peccato; e mentre cerca d’osservare i comandamenti minori nel modo più naturale, non contravviene più a quelli maggiori. Questa senzazione e convinzione di assenza di peccato è dovuta alla realtà giornaliera del Nuovo patto nel Suo sangue che “Io metterò le mie leggi nei loro cuori, e le scriverò nelle loro menti… e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità.”. Dimorando sempre in Gesù per la vera fede in Lui e nel nuovo patto che Egli ha stipulato con noi, Dio non ci imputa il peccato che abbiamo fatto perché Gesù il nostro avvocato ci giustifica davanti a Dio Suo Padre ed Egli ci perdona. Però lo Spirito ci compunge nel cuore per ravvederci e per prendere impegno a non commettere quel tipo di peccato, 3) La terza testimonianza è data dall’acqua, vale a dire, la parola che rigenera i credenti conducendoli alla nuova nascita, e che ancora continua a purificare, non solo la mente per condurla a riflettere e giudicare allo scopo di uniformarsi alla mente di Gesù, ma purifica anche l’uomo esterno nei suoi atti, onde si dimostri all’esterno il tesoro dell’amore che Dio ha depositato in noi mediante il Suo Spirito Santo. Di questa continua purificazione si sentono gli effetti perché, ogni rivelazione di Dio concessa alla persona, toglie un cattivo comportamento alla volta e le parole del neo credente è condito con sale (Col.4:6). Il contesto seguente. Atti 2:14/36. “li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l'uno all'altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce. Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera”: (Atti 2:11b/14). Questo testo ci riferisce che Pietro alzatosi, riprese tutti quelli che avevano canzonato i discepoli; dopo arringò gli astanti, insegnando loro che quello che avevano visto ed udito, era il compimento della promessa del Padre fatta mediante il profeta Gioele (2:28). In questa, Dio promette di spargere lo Spirito Santo Suo su ogni carne per il ravvedimento, e di donare lo Spirito Santo a tutti coloro che avrebbero creduto nella Sua salvezza. Il dono dello Spirito, avrebbe convertito il cuore e la posizione del neocredente. Il cuore sarebbe stato mutato da cuore 34 di pietra a cuore di carne, e la condizione di figliolo di Dio ribelle sarebbe stata mutata in figliolo amabile, secondo il cuore di Dio per l’ubbidienza amorevole ed attiva alla Sua parola, e non per accettazione cieca e passiva. Questi figlioli Lo avrebbero servito predicando ovunque la Sua parola; questa l’avrebbero ricevuta mediante profezia diretta, o per averla appresa dalla Bibbia, o ricevuta mediante visioni o sogni profetici. Pietro ravvisa dunque, che il segno più classico, più sicuro e più immediato di battesimo di Spirito Santo che si può notare alla conversione è: la profezia nelle diverse forme in cui essa si presenta, e cioè, in lingue conosciute diverse dalla propria, in lingue sconosciute con l’interpretazione, con la predicazione, con la profezia vera e propria, con la parola di conoscenza e di sapienza. Infatti, i fiumi d’acqua viva che avrebbero caratterizzato quelli che avrebbero ricevuto il dono dello Spirito Santo sono propri dei profeti, i quali hanno parlato, e parlano ancora, perché sospinti dallo Spirito di Dio; poiché nessuno può dire che Gesù è il Signore se non per lo Spirito di Dio, ed ancora, nessuno conosce le cose profonde di Dio se non lo Spirito di Dio che le comunica ai fedeli servitori di Gesù per glorificarlo. Paolo ci fa osservare in 1Cor.14:22 che la profezia è il segno per eccellenza per i credenti. Con questo segno i credenti sapranno che lo Spirito Santo è in mezzo a loro e dentro di loro, perché induce a profetare per edificare la chiesa, mentre le lingue e le altre manifestazioni consimili, guarigioni, miracoli, fede, ecc sono di segno per i non credenti, al fine di condurli nella chiesa ove regna sovrana la profezia quale mezzo di edificazione per eccellenza (1Cor.14:5). I doni di profezia summenzionati possono essere valutati immediatamente, poiché la parola di chi profetizza, può e deve essere sottoposta alla parola dei profeti che è raccolta nella Bibbia. Altro segno sicuro di battesimo di Spirito Santo, ma meno immediato dei primi è: la testimonianza di una vita cambiata e vissuta secondo il modello della Parola di Dio, come fecero i 3000 a pentecoste, Lidia, il carceriere di Filippi e tanti altri, perché in questo caso, più delle parole, parlano i fatti, che per valutarli occorre del tempo. Gesù chiarì in Matteo 7:20/23: “ Voi li riconoscerete dunque dai loro frutti. Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne' cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti?E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d'iniquità.” Fra i doni sicuri di battesimo di Spirito Santo ma meno immediati ci sono ancora, i doni di guarigioni, miracoli, fede, lingue umane sconosciute a chi le parla e a chi le ascolta, le lingue degli angeli senza interpretazione, il dono d’interpretazione. Anche in questi casi, per parlare di battesimo di Spirito Santo occorre del tempo per verificare se la vita degli interessati è consona alla scrittura. Nella chiesa, questi ultimi segni servono come mezzi di richiamo, per condurre i non credenti all’ascolto dell’Evangelo, che è il profetare per eccellenza, poiché con esso si spiega tutta la potenza salvifica di Dio. Se i doni inferiori al profetare si manifestano a fine predicazione, questi sono a conferma della buona parola di Dio. Pietro dunque, chiarì agli astanti ed ai dileggiatori, che lui ed i discepoli non erano ubriachi perché emanavano quei suoni incomprensibili, ma che lo Spirito Santo disceso dal cielo, secondo la promessa di Dio, dimorando adesso in loro, procurava quel fenomeno sulla loro materia corporale. Quel fenomeno spiegò, era il compimento della promessa del Padre fatta tramite il profeta Gioele in 2:28, era il parlare secondo come lo Spirito dava ad esprimersi, o detto altrimenti, il profetare cose spirituali e di senso compiuto dello Spirito mediante le loro bocche. Essi dunque profetavano in lingue. Dopo averli rassicurati sul loro stato fisico e sulla loro attendibilità, Pietro ripeté il messaggio dell’Evangelo, poiché aveva capito che gli ascoltatori non erano stati attenti al primo messaggio dei 120, perché distratti da tutto quel parlare in lingue. Ma domandiamoci ora in quale lingua parlò Pietro, giacché fu solo lui ad arringare una folla che parlava lingue differenti? Il libro degli Atti non ne fa menzione, quindi, noi possiamo solo formulare delle ipotesi, e indicare quella che più ci convince. A quell’epoca, la lingua comunemente usata per gli scambi economici e culturali era il greco, potremmo dunque pensare 35 che Pietro parlò agli astanti in questa lingua, o eventualmente, in Ebraico, ma ciò è escluso dal giudizio dei componenti il Sinedrio su Pietro e Giovanni in Atti 4:13, che parlando di loro dissero: “ popolani senza istruzione”. Rimangono allora tre possibilità: 1) Pietro parlò in Aramaico e quel suono fu mutato dallo Spirito nel linguaggio natio dei vari ascoltatori; 2) Lo Spirito fece parlare Pietro in una sola lingua a lui sconosciuta e che questa era la madrelingua di un gruppo d’ascoltatori; 3) Lo Spirito fece parlare Pietro nella lingua degli angeli, ed i 120 sparsi tra la folla interpretavano. 4) Pietro parlò ai giudei in Aramaico ed i 120 sparsi fra la folla interpretavano nei loro linguaggi natii. Di queste quattro ipotesi, la seconda e la terza le scarterei perché credo che Pietro dovette riprendere soprattutto gli abitanti di Gerusalemme che sapevano di questo gruppo che si era formato intorno alla persona di Gesù, e che dopo la morte di Lui, impauriti, si riunivano di nascosto. Rimangono plausibili allora la prima e la quarta ipotesi. Delle due, io penso si debba considerare maggiormente la prima, perché la riprensione ai Giudei di Gerusalemme, fatta in lingue sconosciute con l’interpretazione, non avrebbe avuto un forte impatto, anzi, li avrebbe incitati a dileggiarli di più; e poi se le cose fossero andate così, Luca, l’attento autore del libro degli Atti, l’avrebbe riportato. Considerando dunque che Pietro parlò in Aramaico, osserviamo che i Giudei di Gerusalemme e quanti altri parlavano quella lingua, potevano capire: la riprensione ed il messaggio dell’Evangelo che ne seguì, ed alla fine potettero chiedere “ che dobbiamo fare?”. Ma il testo ci dice che quelli che alla fine si decisero a farsi battezzare furono 3000, quindi altre persone di lingua diversa si affiancarono ai Giudei di Gerusalemme. Perché il cuore degli altri ascoltatori fosse compunto, bisognava che capissero ciò che Pietro diceva, quindi, lo Spirito edificava la folla, facendole ascoltare ciò che Pietro diceva in Aramaico, nelle loro lingue natie. Non escludo però la quarta ipotesi perché mi sembra anche logica, ma essa presenta il difetto che l’interpretazione nelle varie lingue avrebbe comportato un poco di confusione. Considerazioni sul battesimo di Spirito Santo. L’unico battesimo del quale parla Efesini 4:5, che sigilla e conclude la salvezza stabilita da Dio, come abbiamo già visto, è l’immersione di colui che ha creduto dentro l’acqua battesimale e dentro lo Spirito Santo di Dio, che copriranno ed irromperanno dentro il neo credente ed anche lo avvolgeranno da tutte le parti come un vestito. In altre parole, il nato di nuovo, è nato da acqua e da Spirito e per tale motivo è rivestito di Cristo, ed anche di potenza, di virtù, di giustizia. “Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.” (Ga.3:27). La prima immersione o battesimo in acqua, è figura della parola di Dio che purifica e rigenera. La seconda immersione, è il battesimo di Spirito Santo, che è la via per ricevere la vita eterna e l’introduzione nel regno dello Spirito, mediante la ricezione dello Spirito Santo dentro l’uomo nuovo, creato all’immagine di Dio. “e vi siete rivestiti dell'uomo nuovo, che si va rinnovando nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato”. (Cl.3:10) Quest’opera di Gesù, è sulla terra, l’atto finale della salvezza. Lo Spirito Santo, quando entra, compenetra, invade e circonda l’essere umano; ne consegue, che, l’uomo “nuovo” è una nuova creatura permeata in ogni minima particella materiale e spirituale dallo Spirito Santo di Dio o di Cristo. In virtù di quest’opera di Cristo, egli è, da ora, santo a Dio. Infatti: “ Il Signore è lo Spirito” (2° Cor.3:17); “ Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi. Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi?” (2° Cor.13:5); “Ravvedetevi dunque e 36 convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e ch’egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato, cioè Gesù ” (Atti 3:19/20); “ Io in loro, e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità” (Giov.17:23). A conclusione di quanto riportato sopra, si capisce che: “ Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui “ (1° Cor.6:17) e opererà sempre in sintonia con Lui e con i fratelli per la Sua gloria e non per la propria. S’intuisce dunque, che tutti coloro che hanno creduto, hanno ricevuto lo stesso Spirito Santo, che è detto anche “lo Spirito di Cristo” o di Gesù; e l’hanno ricevuto tutti alla stessa maniera: mediante il battesimo di Spirito Santo, il segno del quale, può essere differente l’uno dall’altro per il semplice motivo che siamo membra differenti dello stesso Corpo! L’unità in tutta la Chiesa esiste ed è garantita, anche nelle discordie, perché tutti hanno lo stesso Spirito, e sono contemporaneamente dimoranti in Cristo Gesù, e mediante Egli, nel Padre Suo. Sono tutti “uno” (Giov.17:21). Sono un unico corpo, in quanto tutti, alla stessa maniera, hanno ricevuto la stessa grazia e le stesse ricchezze spirituali. “ Tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito.” ( 1° Cor. 12:13 ). Per i motivi suesposti, chi dichiara che solo chi parla in lingue ha ricevuto il Battesimo di Spirito Santo, è uscito dall’ortodossia scritturale, promulga un altro evangelo, e per questo non è degno di mangiare la S. Cena alla mensa del Signore. Se lo fa, mangia un giudizio su di sé come tutti gli altri che con varie dottrine intaccano l’Evangelo. Conclusioni. La nuova nascita, completata e suggellata con il dono dello Spirito Santo che Gesù dona nel momento in cui battezza il neo credente, non si realizza per alcun merito dell’uomo, ma per i meriti di Cristo e per la grazia di Dio Padre, il quale, dona la Sua grazia solo a coloro che mostrano un serio impegno iniziale ad ubbidirGli. Non credo che quelli che all’inizio della loro vita cristiana hanno preso serio impegno ad ubbidirGli sono solo quelli che parlano in lingue. Quindi, il punto fermo che ci deve trovare tutti d’accordo è che: la promessa del Padre è per tutti indistintamente, “per quanti il Signore Iddio ne chiamerà” secondo la Sua grazia. Inoltre, la promessa consiste: lo Spirito Santo in loro (Ezechiele 36:26 ed altri). Lo Spirito Santo, che riempie tutto il creato, non è divisibile in porzioni, come qualcuno pensa, rifacendosi ad un brano del vecchio Testamento che alcuni testi traducono: “ Prenderò dello Spirito che è su te e lo metterò su loro.” (Numeri 11:17), ed anche ai brani di 2 Cor, 1:22 e 5:5 che dicono:“ Il quale ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.”. Costoro, essendo convinti che il termine “caparra” voglia intendere spiritualmente, la stessa cosa che s’intende normalmente col linguaggio umano, e cioè, “una parte del tutto”, concludono che, a quelli che parlano in lingue umane o angeliche, Dio dà tutto lo Spirito Suo, ed a quelli che non parlano in lingue, Egli ne dà una parte come caparra, per poi, quando questi, dopo continue preghiere, parleranno in lingue, riceveranno l’altra parte. Invece, la rivelazione di Dio dice chiaramente che l’intero Spirito Santo è la caparra di tutti i beni spirituali futuri; “ Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi sua preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi del mondo, e non secondo Cristo; poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, e in Lui voi avete tutto pienamente.” (Col.2:8/10). Lo Spirito è anche il Cristo in loro, il Gesù che è stato destinato a loro (Atti 3:20/21; Col.1:27 ecc.). Egli, che è lo Spirito (2Cor. 3:17), entrando nei credenti, li inonda di luce, li immerge e li sommerge, poiché Gesù li seppellisce, li battezza in se stesso, come anche li risuscita a nuova vita, mediante lo Spirito Santo. Giovanni Battista profetizzò: Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Questo Spirito Santo non è esterno a Gesù, è lo Spirito di Cristo, e questo battesimo non è un’azione compiuta da Gesù esternamente a Lui, ma al Suo interno. Ciò è quello che Egli affermò: “Che siano tutti uno (per lo Spirito che è in loro); che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi; affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.” (Giov.17:20/21). I credenti tutti, sono uniti per 37 lo Spirito di Cristo che hanno ricevuto, o che ricevono, questi è il dono promesso dal Padre, il quale, fintanto che Gesù rimaneva in terra, non poteva essere donato ai credenti. “Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente.” (Matteo 28:20) “ Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che crederebbero in Lui; poiché lo Spirito non era stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato.” (Giov.7:38/39). E’ d’obbligo dunque concludere assieme a Paolo, che il battesimo di Spirito Santo non ha una sola manifestazione: il parlare in lingue; ma ha diverse manifestazioni, secondo il dono che ognuno ha ricevuto dallo Spirito al momento della conversione (Efesini 4:7/8 e Rom 12:6), ma il dono che caratterizza di più il credente, perché coglie meglio l’obiettivo di Dio, è il profetare, meglio ancora, il profetare in altre lingue come avvenne a Pentecoste. Paolo, nella sua prima lettera ai Corinzi, esprime questo concetto chiaramente. “Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.” (1Cor.14:5). Egli, volendo correggere dolcemente, inizia il suo discorso assecondando il pensiero dei Corinzi che si vantavano del loro parlare in lingue, e volevano che gli altri fratelli, che non parlavano in lingue, cercassero insistentemente in preghiera a Dio questo dono; poi esprime chiaramente ed autorevolmente la sua convinzione: ma molto più che profetaste! Chi profetizza edifica la chiesa e questa è la cosa più importante per il Signore! L’esempio che Paolo fa delle membra del corpo umano, è perfettamente calzante con la dottrina che ho ricevuto ed insegno sul battesimo di Spirito Santo, perché non tutti siamo occhio, non tutti siamo braccia, non tutti abbiamo lo stesso ministero, non tutti facciamo le stesse operazioni, ma nel corpo di Cristo c’è varietà di manifestazione, come di funzioni e d’operazioni. Non si può ridurre l’opera ed il pensiero di Dio al livello umano, Egli afferma che i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. E’ troppo riduttivo sostenere che Dio dà lo Spirito, e quindi il battesimo di Spirito Santo, sempre e solamente allo stesso modo; così, a mio parere, si umanizza Dio. Non possiamo, come bambini capricciosi o stupidi o irriverenti, pensare d’obbligare Dio a dare a tutti indistintamente lo stesso segno del battesimo di Spirito Santo. Altra conclusione è quella che: La pienezza dello Spirito Santo, che è l’esperienza successiva, o immediata, al battesimo di Spirito Santo, è donata da Dio per avviare il credente consacrato a Lui ad un potente ministero di testimonianza. Questa seconda esperienza si rende evidente quando sono manifestati almeno due doni dello Spirito, uno dei quali è sempre la profezia, perché la più forte motivazione dello Spirito è quella di glorificare Gesù col continuare l’opera di salvezza da Lui iniziata, e ciò è ottenibile solo con la parola profetica. Quando Dio concede la pienezza dello Spirito, che non è il battesimo di Spirito Santo dato alla conversione, tutti gli altri doni sono presenti nel credente. I 120 ricevettero la pienezza dello Spirito Santo nello stesso momento in cui furono battezzati con lo Spirito Santo. Questa pienezza si espresse subito con tre evidenti doni iniziali o segni: il parlare nelle lingue degli angeli, l’interpretazione delle lingue ed il profetare, questo consisteva nel parlare delle grandi meraviglie di Dio nelle lingue conosciute dagli ascoltatori. Queste ultime manifestavano il dono d’interpretazione della profezia data in lingue sconosciute. Il fenomeno, quindi, era composto della manifestazione del dono di profezia e del dono delle lingue, perciò si può parlare di profezia in lingue sconosciute con l’interpretazione. Questa manifestazione è il massimo della profezia! Questi doni restarono continui nel tempo. In seguito, la pienezza fu più evidente, perché tutti gli altri doni si manifestarono con più o meno intensità e frequenza. La parola e solo la parola crea, cambia, purifica, dà vita, rinnova, arricchisce ed altro ancora. Questo è l’onnipresente obiettivo del nostro grande Dio; ecco perché Pietro e Paolo tengono in alto la parola, il profetare, ed invitano gli altri a farlo. Dio vuole che tutti profetizzino, così come dichiara Mosè (Num.11:29), e così fa anche Paolo in 1Cor.14:5 ove dice: “ 11) Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è 38 superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione…12) Così anche voi, poiché siete bramosi dei doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare.” Il versetto 11 testé citato, ci chiarisce oltre ad ogni ragionevole dubbio, che non tutti i credenti di Corinto parlavano in altre lingue, eppure Paolo, al capitolo 12 della stessa lettera, al versetto 13, dichiara che: “ Noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo.” Gli altri Corinzi che non parlavano in altre lingue, con quale segno avevano ricevuto il battesimo di Spirito Santo, del quale Paolo dà loro testimonianza? E’ ovvio rispondere assieme a Paolo, che il segno che rivelava il battesimo di Spirito Santo degli altri Corinzi, era un qualsiasi dono di quelli descritti nella Bibbia e da loro manifestato. Osserviamo anche, che i doni manifestati, i quali erano i segni del loro battesimo di Spirito Santo, non furono dei maggiori, quali ad esempio il profetare, dono che Paolo li invita a cercare. Ciò fu a causa della carnalità, di cui Paolo li rimproverò? E’ lecito pensarlo, ma non è la risposta sicura. Al contrario di loro, i 3000 convertiti a Pentecoste, che non mostrarono segni eclatanti, mostrarono un segno più spirituale del loro. Questo segno, anche al giorno d’oggi, non è seriamente considerato da tutti gli uomini e le donne di chiesa, esso consiste nel testimoniare un Evangelo di fatto, un Evangelo vivente, mediante una vita cambiata in meglio, un amore fraterno che ricalca quello del Salvatore. Questo segno è sicuramente più forte di tutti gli altri segni, guarigioni e miracoli compresi. Che la pienezza di Spirito Santo è collegabile al dono del profetare è avvalorata dall’esempio del diacono Stefano. Questi era stato scelto per espletare l’ufficio di diacono perché ripieno di Spirito Santo, e questa sua pienezza la manifestò quando arringò i suoi carnefici (Atti 6:5/10). Per far comprendere meglio quanto ho affermato sulla pienezza di Spirito Santo, aggiungo degli esempi chiarificatori: chi ha come segno del battesimo, le lingue degli angeli, e riceve anche il dono di profezia, manifesterà anche tutti gli altri doni se lascia operare in lui la fede. Se uno ha come segno del battesimo, il profetare ed in seguito riceve il dono delle lingue o un qualsiasi altro dono, questi manifesterà tutti gli altri doni, sempre se mette in moto la fede, e così via. Ciò avvenne agli albori della chiesa, ciò è avvenuto in seguito, e ciò avviene al dì d’oggi. Dio non vuole solo stupire l’uomo, o portarlo alla salvezza con la fenomenologia, ma usa questi mezzi per attirare le persone da salvare, per farle stare attente alla predicazione del vangelo, in pratica, al contenuto del profetare. Paolo dichiarò ai Corinzi che lui parlava in lingue più di tutti loro, ma nella chiesa preferiva fare discorsi, vale a dire, profetare, nella lingua correntemente parlata del luogo, per edificare (1Cor. 14:18/19). Questo fine può essere raggiunto anche nella chiesa d’oggi, lasciando parlare in lingue per richiamare l’attenzione dei peccatori, affinché poi stando attenti alla predicazione, credano alla parola e si convertano a Dio. Quindi, nella chiesa ove si parlano lingue sconosciute, non deve mancare l’interpretazione. Se non c’è chi interpreta, il parlare in lingue è vano, è un’inutile perdita di tempo, si crea disordine nella chiesa, ove al contrario deve regnare l’ordine. Se uno nella chiesa parla in lingue sconosciute facendosi ascoltare dagli altri, crea disturbo; ciò non viene da Dio. Lo Spirito, attraverso Paolo dichiara, che nella chiesa possono parlare in lingue due o al massimo tre, e sempre ci deve essere uno che interpreta, altrimenti quelli che parlano in lingue devono tacere, e nella mente, o senza farsi sentire dagli altri, parlino a se stessi e a Dio. Così facendo il culto è guidato dallo Spirito Santo che, essendo libero di muoversi, glorifica il Signore Gesù. Mi domando se è cosa lecita davanti a Dio quel vociare in lingue, anche sommesso, che tanti fratelli e sorelle fanno nella chiesa riunita per l’adorazione. Effetti prodotti dallo Spirito quando entrò, ed ora entra in contatto con l’uomo. 39 “ Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra “. Atti 1:8 (profetare) • “ Tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlare delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue “. Atti 2:11 (profetare) (linguaggi) • “ Quelli che accettarono la sua parola (di Pietro) furono battezzati; ed in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere……rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Atti 2:41/47 • “ …quelli di Cilicia e d’Asia, si misero a discutere con Stefano; e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava “. Atti 6:10 (profetare) • “ E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, perché li udivano parlare in altre lingue e glorificare Dio “. Atti 10:45/46 (profetare) (linguaggi) • “ E avendo Paolo loro imposte le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano in lingue e profetizzavano “. Atti 19:6 (profetare) (linguaggi) • “ L’uomo dal quale erano usciti i demoni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo rimandò, dicendo: - Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te -“. Luca 8:38/39 (profetare) • “ Gesù le rispose: - chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna –“. Giovanni 4:13/14 (profetare) • “ Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui; lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato “. Giovanni 7:38/39 (profetare) • “ Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio “. Giovanni 16:7/8 • “ Quando però sarà venuto Lui, lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di Suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà . Giovanni 16:13/14 (profetare) • “ Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune…….Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito”.1°Corinzi 12:7 e 13 • “ lo Spirito del Signore t’investirà, e tu profetizzerai con loro e sarai cambiato in un altro uomo. Quando questi segni saranno avvenuti, fa quello che avrai occasione di fare, poiché Dio è con te “.1°Samuele 10:6/7 (profetare) • “ Il Signore scese nella nuvola e parlò a Mosè ; prese dello spirito che era su di lui, e lo mise sui settanta anziani; e appena lo spirito si fu posato su di loro, profetizzarono, ma poi smisero”….Intanto due uomini, l’uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti nell’accampamento, e lo spirito si posò su di loro; erano fra i settanta, ma non erano usciti per andare alla tenda; e profetizzarono nel campo…..Allora Giosuè,… prese a dire:- Mosè, signor mio, non glielo permettere!- Ma Mosè gli rispose:- Sei geloso per me? Oh, fossero pure tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore mettere su di loro il mio spirito! -“ Numeri 11:25/29 (profetare) 40 • • • • • • “ Io (Paolo) ringrazio Dio che parlo in lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua. Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti. E’ scritto nella legge: - Parlerò a questo popolo per mezzo di persone che parlano altre lingue e per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno,- dice il Signore. Quindi le lingue servono di segno per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno per i credenti “.1°Corinzi 14:18/19 (profetare) “ E Saul inviò dei messi per pigliar Davide; ma quando questi videro l’adunanza dei profeti che profetavano con Samuele che teneva la presidenza, lo Spirito di Dio investì i messi di Saul che si misero anch’essi a profetare. Ne informarono Saul, che inviò altri messi, i quali pure si misero a profetare. Saul ne mandò ancora per la terza volta, e anche questi si misero a profetare. Allora si recò egli stesso a Rama…….Egli andò dunque là, a Naioth, presso Rama; e lo Spirito di Dio investì anche lui; ed egli continuò il suo viaggio, profetando, finché giunse a Naioth presso Rama. E anch’egli si spogliò delle sue vesti, anch’egli profetò in presenza di Samuele, e giacque nudo per terra tutto quel giorno e tutta quella notte. Donde il detto: “ Saul è anch’egli tra i profeti?” 1° Samuele 19:20/24 (profetare) “ perché in Lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non difettate d’alcun dono “. 1° Cor. 1:5/7 “ E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figlioli e le vostre figliole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno.” Atti 2:17/18 (profetare) “ E avvenne che come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e a gran voce esclamò: Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno.” Luca 1:41/42 (profetare) “ E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò, dicendo:” Luca 1:67 (profetare) Effetti prodotti dalla gloria di Dio. o “Or Mosè, quando scese dal monte Sinai, scendendo dal monte aveva le due tavole della o o o o Testimonianza; non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante mentr’egli parlava con L’Eterno.” Esodo 34:29 “Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l’Eterno v’era disceso in mezzo al fuoco; e il fumo saliva come il fumo d’una fornace, e tutto il monte tremava forte. Il suon della tromba s’andava facendo sempre più forte.” Esodo 19:18/19 “E la gloria dell’Eterno, riempì la casa; e i sacerdoti non potevano entrare nella casa dell’Eterno a motivo della gloria dell’Eterno che riempiva tutta la casa.” 2° Cronache 7:2 “ Poiché così m’ha detto l’Eterno: Io me ne starò tranquillo e guarderò dalla mia dimora, come un calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada nel calor della messe.” Isaia 18:4 “ Iddio gli disse: esci fuori e fermati sul monte, dinanzi all’Eterno. Ed ecco passava l’Eterno. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce dinanzi all’Eterno, ma l’Eterno non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma l’Eterno non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma l’Eterno non era nel fuoco. E, dopo il fuoco, un suono dolce e sommesso. E, come Elia l’ebbe udito, si coperse il volto 41 col mantello, uscì fuori, e si fermò all’ingresso della spelonca; ed ecco che una voce giunse fino a lui…..” 1°Re19:11/13 Argomentazioni sul battesimo di Spirito Santo attribuite alle Sacre Scritture, che non trovano riscontro in essa. Sul battesimo di Spirito Santo ho letto e sentito tante dottrine, che gli autori o gli aderenti a certe chiese ritengono vere, ma onestamente, dopo averle valutate per lungo tempo, non le ritengo valide, perché nessuna di esse è perfettamente aderente alla scrittura; e ve ne sono molte che sono improponibili dal punto di vista scritturale. Inizialmente voglio parlare di quella che gli autori Ron Tucker e Rick Hufton riportano nel loro libro “La parola che trasforma”. Loro affermano che, una cosa è la nuova nascita da Spirito ed altra il battesimo di Spirito Santo. Secondo loro sono due esperienze diverse in due momenti diversi, anche se nelle eccezioni, i tempi possono coincidere. Per loro queste due esperienze sottintendono due doni differenti. Uno ti fa figliolo di Dio e l’altro un “potente testimone” mediante i linguaggi. Questo vale anche per quei fratelli che parlano in lingue ma la loro testimonianza di vita è simile o peggiore a quella dei non credenti? Io credo di No. Notate che io li chiamo fratelli, quando loro non mi considerano fratello, perché non parlo in lingue! in una tale occasione quel parlare in lingue che fanno, a chi si deve attribuire? E di chi sono potenti testimoni costoro? E qual è la loro “potente testimonianza”? Alcuni fratelli pentecostali, che sono solidali con gli autori di questo libro, nell’affermare che il battesimo di Spirito è una seconda esperienza dopo quella della nuova nascita, per dare attendibilità al loro pensiero, dichiarano che la chiesa è nata alla croce ed è uscita dal costato di Cristo, a somiglianza di Eva che uscì dal costato d’Adamo. Costoro lasciano intendere quindi, che la nuova nascita dei 120 di Pentecoste, avvenne, come prima esperienza con lo Spirito, alla croce, ed a Pentecoste hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, col segno del parlare in lingue, come seconda esperienza. A quest’affermazione, obietto, che semmai la Chiesa è nata prima di Pentecoste, essa è nata nel momento in cui Pietro affermò che Gesù è il Figlio dell’Iddio vivente. Infatti, Gesù capì che il Padre Suo aveva dato quell’imbeccata a Simone per farne di lui la seconda pietra vivente del tempio di Dio, essendo che Egli stesso era la prima pietra, quella angolare. E’ proprio in questa occasione che Gesù parlò per la prima volta di Chiesa, “E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. (Matteo 16:18). Si potrebbe dunque pensare, che la Chiesa Universale era nata, perché le prime due pietre erano già poste ed allineate. Ma la verità è che essa non era ancora nata. Essa era in formazione, infatti, prima della passione, Gesù disse a Pietro: “ Simone, Simone (non Pietro, Pietro), ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:31/32). Fino a tre giorni prima della morte di Gesù, Pietro non era ancora convertito, e neanche gli altri Apostoli! Quando si convertirono? Si potrebbe pensare che si convertirono il primo giorno della settimana quando Egli risuscitò, ma non è così. Quel giorno credettero solamente alla resurrezione di Gesù, ma non ancora al pieno evangelo (come nel caso dei 12 di Efeso di Atti 19), che è completo quando si crede anche alla ricezione dello Spirito Santo promesso dal Padre. Fino a prima di Pentecoste, Pietro, non era ancora convertito, perciò non poteva confermare gli altri. Ancora la Chiesa non era nata! Non nacque neanche quando Gesù alitò su loro lo Spirito. Questo gesto qualcuno lo assimila alla creazione, quindi, per questi ultimi, quel gesto dette inizio alla nuova creazione. Ancora però Gesù non era salito definitivamente al Padre per essere glorificato. “Or disse questo dello Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato”. (Giov.7:39). Quel gesto del soffiare su loro 42 non poteva essere l’adempimento della promessa del Padre, ma voleva dare fiducia agli spauriti discepoli, che vedevano nuovamente partire Gesù, contrariamente alle parole di Lui, che aveva promesso che non li avrebbe più lasciati soli (Matt.28:20). In quell’occasione le parole di Cristo sono abbastanza chiare: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi; a chi li riterrete, saranno ritenuti.”. Dunque, è nello Spirito che Gesù,e non il Padre, aveva dato, che sarebbe rimasto sempre con loro; inoltre adesso, per lo Spirito in loro, avevano ricevuto la massima autorità divina, la delega a rimettere i peccati. Prima di quel momento solo Dio poteva rimettere i peccati. Ma ancora quello ricevuto non era lo Spirito promesso dal Padre. L’attuazione del pieno Evangelo, della buona notizia, poté avvenire solo a Pentecoste, perché Gesù, dopo essere finalmente asceso al cielo, si sedette alla destra del Padre, sul Suo trono di gloria, e da lì mandò sulla terra la promessa del Padre: lo Spirito Santo. Questi avrebbe continuato la Sua opera fino alla piena redenzione dell’umanità! La Chiesa, quindi, nasce a Pentecoste! Infatti, è da questo momento in poi che Pietro, avendo ricevuto lo Spirito Santo promesso dal Padre, che come abbiamo visto, si riceve mediante il battesimo di Spirito Santo, è pienamente convertito, e può assolvere il suo compito di confermare i suoi fratelli. Gli autori del libro “ La parola che trasforma”, libro di testo della dottrina pentecostale, asseriscono che non ci può essere battesimo di Spirito Santo se prima la persona non è nata da acqua e da Spirito. Costoro, basandosi su un concetto umano, arguiscono che uno prima deve nascere, poi, passato un pò di tempo, si fa battezzare, ed entra così a fare parte della chiesa. Così, pari pari, imbastiscono la loro dottrina, che di seguito riporto (pag. 114/115/116): “Lo Spirito di Dio dimora in tutti coloro che hanno riconosciuto Gesù Cristo come loro personale salvatore. Dio accorda il Suo Spirito a tutti i Suoi figli per aiutarli e guidarli e per attestare in essi la Sua Paternità. Ma dalla Sacra Scrittura, risulta inequivocabilmente che quest’infusione dello Spirito di Dio al momento della nuova nascita non è il battesimo nello Spirito Santo. Nei nati di nuovo (convertiti) lo Spirito è come l’acqua di una sorgente, in coloro che sono battezzati nello Spirito, lo Spirito sgorga e trabocca impetuoso come un fiume d’acqua viva. Non si tratta quindi di una differenza di sorta, ma di una differenza di volume e di potenza. Il battesimo nello Spirito Santo conferisce al credente una più grande manifestazione della presenza di Dio e lo colma della potenza sovrannaturale del suo Padre celeste:………..il fatto di essere battezzati non è un requisito indispensabile, una conditio sine qua non, per la salvezza o l’accesso al cielo. Esso è un dono offerto a coloro che credono, a coloro che già sono nati di nuovo……….. il battesimo nello Spirito Santo è tuttavia indispensabile per operare nella potenza soprannaturale di Dio.…….. Ricevere il battesimo nello Spirito Santo non è un processo complicato. In realtà,non si tratta affatto d’un processo. E’ semplice come nascere di nuovo e ricevere il dono della vita eterna di Dio. Il dono dello Spirito Santo fu effuso il giorno della pentecoste ed è disponibile oggi per chiunque voglia richiederlo e riceverlo in fede. Gesù ha detto: segue il brano di Luca 11:13…………C’è una sola esigenza preliminare alla quale una persona deve sottostare prima di poter essere candidato al battesimo nello Spirito Santo: deve essere nato di nuovo, deve credere nel Signore Gesù………..il battesimo nello Spirito Santo è riservato a coloro che riconoscono Gesù quale loro salvatore.” Questa ultima affermazione lascia il lettore attento pienamente sconcertato. Infatti, bisognerebbe chiedere agli autori ed a quelli che condividono il loro pensiero: se per ricevere il battesimo di Spirito Santo parlando in lingue si deve riconoscere Gesù quale loro Salvatore, quelli che non parlano in lingue, quale salvatore hanno riconosciuto? O forse ancora, dopo tanti anni di fede ancora non lo hanno riconosciuto? Nondimeno, su quanto scritto da loro, e riportato in questa pagina, bisogna necessariamente fare delle osservazioni consultando e tenendo valida solo la scrittura e nient’altro che la scrittura: 1) La chiesa di Dio professa un solo battesimo, quello di acqua e di Spirito Santo, poiché gli altri battesimi sono estrinsecazioni dello stesso battesimo in modi e tempi diversi. Senza il battesimo nell’unico Spirito non c’è salvezza, né si appartiene a Cristo, perché, è il battesimo di Spirito Santo che c’inserisce nel Suo corpo, la Chiesa Universale, come anche 43 il battesimo in acqua c’inserisce nella chiesa locale. Gesù invita caldamente i Suoi discepoli a “dimorare in Lui”. E come potrebbero i discepoli dimorare in Lui se non ricevono il Battesimo di Spirito Santo, poiché è questo che li inserisce nel Suo corpo? “Noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo”. (1° Corinzi 12:13). “ Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano”. (Giov. 15:6). Senza il battesimo nello Spirito, il battesimo in acqua non ha alcun valore. L’acqua è la sostanza che nel vecchio testamento era usata per purificare la carne mediante le abluzioni. Quella, nel nuovo Testamento, è simbolo della parola di Dio che purifica ancora la carne e la mente dell’uomo pentito; ma non può purificare lo spirito e l’anima. Per tali cose ci vuole il sangue di un uomo senza peccato: Gesù. “ E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e senza spargimento di sangue non c’è remissione. Era dunque necessario che le cose raffiguranti quelle nei cieli fossero purificati con questi mezzi, ma le cose celesti stesse dovevano esserlo con sacrifici più eccellenti di questi.” (Ebr. 9:22/23). “ ed ora, che indugi? Levati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati invocando il Suo nome.” (Atti 22:16). Questi versetti insegnano che il battesimo di Spirito Santo purifica l’uomo interno, ed il battesimo in acqua, purifica l’uomo esterno. Nel Vecchio Testamento il cortile del Tabernacolo simboleggia l’uomo esterno, mentre il “Santo” simboleggia l’uomo interno e il luogo Santissimo simboleggia lo spirito dell’uomo che ha accolto lo Spirito Santo di Dio. L’acqua è simbolo della parola di Dio. Questa purifica il corpo al momento del battesimo in acqua, affinché questo possa diventare il tempio dello Spirito Santo. Dopo il battesimo in acqua, se uno continua ad amare la parola di Dio, accogliendola nel suo cuore, continuerà a tenere la sua persona sgombra da ogni contaminazione di corpo e di Spirito. Il battesimo nello Spirito Santo è la risposta di Dio Padre all’uomo pentito e desideroso di salvezza, il quale prende impegno ad ubbidire per tutta la vita. Egli mediante il battesimo nello Spirito Santo converte l’uomo, lo cambia da vecchio uomo a nuovo uomo; lo fa rinascere, gli cambia il cuore, lo inserisce in Cristo, il quale accompagnandosi a lui, gli fa vivere una vita diversa. Nelle testimonianze, frequentemente si sente dire “ Quando mi sono convertito”, oppure “quando uno si converte” e non ci si accorge che c’è una profondità nel termine, che se captata, dà modo d’assorbire la rivelazione di Dio che: ricevere lo Spirito Santo e ricevere il battesimo di Spirito Santo è la stessa cosa; i due sono sinonimi! Gesù non disse a Pietro: e tu, quando “ti sarai convertito conferma i tuoi fratelli”; ma disse: “ E tu, quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli.” Mi si può obiettare, che in tutta la Bibbia Dio invita l’uomo a convertirsi dalle sue vie malvagie, e Pietro in Atti 3:19 dice espressamente: “ Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e che Egli vi mandi il Cristo che vi è stato destinato, cioè Gesù.” L’uomo, dunque, è chiamato da Dio alla conversione, quindi questa è un’azione che è richiesta all’uomo, egli può convertirsi. Certo che lo può; però, egli può convertirsi solo a livello mentale, non può farlo nella sua parte più intima: il cuore. Pietro era convertito mentalmente, tanto che aveva lasciato la famiglia e seguiva Gesù perché Egli aveva “ parole di vita eterna”, ma Questi gli disse “quando sarai convertito”, cambiato radicalmente, conferma i tuoi fratelli, presenti e futuri mediante l’Evangelo. Quando Pietro fu cambiato radicalmente in un’altra persona? A Pentecoste, quando ricevette il battesimo di Spirito Santo! Prima era pavido, incostante, a volte si sovrastimava. La sua impulsività lo faceva agire male, in tale stato non poteva confermare gli altri, non lo avrebbero accettato. A Pentecoste tutto cambiò. E’ Dio che cambia il cuore (Atti 3:26; Luca 22:32; Ger.31:18; Ez. 36:26), che converte l’uomo, e lo approva donandogli come testimonianza il battesimo di Spirito Santo, e mediante questo: lo Spirito Santo. Di questa grandiosa esperienza avveratasi a livello spirituale, il credente, a livello sensoriale ne avverte un segno, e precisamente nel dono dello Spirito che adesso si 44 manifesta. La potenza di testimonianza, invece, Dio la dona mediante la pienezza dello Spirito Santo; in altre parole, mediante la piena manifestazione dello Spirito Santo attraverso i Suoi doni! Il battesimo è unico, esso è quello di acqua e di Spirito Santo, che s’è reso necessario ed obbligatorio per tutti coloro che si sono riconosciuti peccatori e si sono pentiti; ed ancora, che vogliono essere cambiati, perché ora vogliono ubbidire al Padre. L’acqua battesimale è figura della parola di Dio o di Gesù, Questi rivela in Giov.6:63 “le mie parole sono Spirito e vita”, per cui nascere di nuovo, o convertirsi è una nascita spirituale nel regno di Dio mediante l’opera di Cristo e dello Spirito Santo. Dunque, la vera conversione, o cambiamento di rotta nella propria vita, avviene al completamento dell’opera di Dio nell’uomo, e cioè, all’inserimento del credente nel Corpo di Cristo per l’effetto del battesimo di Spirito Santo. Continuare a dire che il parlare in lingue, sottintende il battesimo di Spirito Santo, e deve essere espressamente richiesto al Padre in preghiera, a volte continua, e in certi casi per tutta la vita senza per questo ottenere risposta, è come dire che Dio è capriccioso, che fa particolarità, e che non tutti vuole riportare alla vita. Ciò è assolutamente falso; Luca 11:13 non dice così, né c’induce a pensarlo. Esso afferma che il Padre dona lo Spirito Santo, a tutti coloro che glielo domandano, e meglio di un padre umano lo darà subito, non farà aspettare anni! Il fatto che molti credenti di denominazioni diverse, ed anche di molte chiese pentecostali, non parlino in lingue, anche se l’hanno richiesto espressamente ed incessantemente, ci deve far riflettere che la spiegazione dev’essere un’altra. Inoltre, se non ci fosse stato peccato nell’uomo, non ci sarebbe stato bisogno del battesimo per cancellarlo, né di salvezza. Il battesimo in acqua dovrebbe essere normalmente il segno esteriore di ciò che è avvenuto nell’interiore. La parola battesimo, nel suo significato etimologico, significa: seppellimento di un morto, nella fattispecie al peccato, immersione fino a scomparire, come di uno che annega, per cui, non c’è seppellimento, battesimo nello Spirito Santo se non per il fatto che tutti i credenti sono morti, seppelliti e resuscitati in Cristo Gesù, ovvero, il Signore che è lo Spirito (2Cor. 3:17). Quello che sto dichiarando è giusto, perché è Gesù che dà questo battesimo. Egli ci seppellisce in Lui, e la potenza del Suo Spirito ci vivifica e ci dà forza e potenza per vincere il male che ci attacca. 2) Il testo di Luca 11:13 dice che il Padre darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono. Diversamente, gli autori del libro “ La parola che trasforma”, usano questo versetto per dimostrare che è il battesimo di Spirito Santo che va espressamente richiesto dal neofita. Invece quest’ultimo, non va per niente richiesto, perché la buona notizia, l’evangelo, è che il Padre promette di dare lo Spirito Santo a chi ha creduto nel Suo Figliolo, e quindi dà lo Spirito Santo a chi è battezzato di Spirito Santo dal Suo Figliolo. Ciò avviene in automatico perché Dio mantiene sempre le Sue promesse. Dire perciò che Dio dona lo Spirito Santo promesso solo dopo averlo richiesto, ed a volte con insistenza, significa non aver fede in Dio che mantiene le promesse. Se una persona ti promette di sua spontanea volontà una cosa, sarebbe indelicato richiederla anche per una volta sola, e in special modo richiederla incessantemente. Il dono dello Spirito Santo e quindi il battesimo di Spirito Santo non è un salario che se non lo si riceve può essere richiesto. Esso è un dono, un regalo, che Dio ha promesso per Sua libera scelta a tutti coloro che ubbidiscono mettendo in pratica il Suo progetto di salvezza per grazia, mediante la fede attiva nell’opera di Gesù. Questo dono è dato a coloro che hanno creduto mediante la scrittura e secondo la scrittura, quale suggello dell’opera di Dio: “dell’uomo nuovo che è creato ad immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità” (Efe2:24). Lo Spirito che va quindi richiesto, è lo Spirito Santo che opera nei cuori degli uomini per portarli al pentimento, e per questo, richiedano ancora allo Spirito la guida e la rivelazione per ottenere la grazia della salvezza. Questa si può ottenere solo per mezzo di Gesù, senza l’aiuto o mediazione di Maria o dei santi poiché solo Lui è il Sommo Sacerdote delle anime nostre. Né Maria è stata annoverata 45 fra i Sommi Sacerdoti di Dio né tantomeno lo sono stati i santi, ma lo è stato e lo è ancora Gesù; controlla per favore la lettera agli Ebrei da cap.7:11/28 e cap.8:1/6. Quindi, il battesimo di Spirito Santo non va richiesto, tanto più con lunghe orazioni. Gesù con il battesimo di Spirito Santo completa la sua opera di salvezza del credente, e questi, mediante esso, riceve lo Spirito Santo che gli fa grazia della vita eterna e gli conferma la figliolanza divina. 3) In tutti i casi citati nel libro degli Atti, le uniche due volte in cui si parla espressamente di battesimo di Spirito Santo sono: Atti 1:5 in cui Gesù predice il battesimo di Spirito Santo, e Atti 11:16 in cui Pietro rievoca il ricordo delle parole di Gesù scritte in Atti 1:5; ma anche in queste due volte, sia Pietro che Gesù parlano anche di ricezione dello Spirito Santo come dono di Dio, oltre che di battesimo di Spirito Santo, perché? Perché per loro, i due termini hanno lo stesso significato. Infatti, Pietro in atti11:15/17, parlando del Battesimo dello Spirito Santo dice così: “ E come avevo cominciato a parlare , lo Spirito Santo scese su loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo. Se dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che Dio ha dato anche a noi…”. In questo brano è così semplice capire che la discesa dello Spirito Santo s’identifica con il battesimo dello Spirito Santo! La dottrina Pentecostale che teorizza che solo coloro che parlano in lingue hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo è contro la dottrina di Paolo che in 1°Cor. 12:13 dichiara che tutti i credenti per formare l’unico corpo di Gesù devono ed hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo. Nel citare Giudei, Greci, schiavi, e liberi Paolo stigmatizza che tutti, senza differenza alcuna ricevono il battesimo di Spirito Santo con la manifestazione che lo Spirito vuole (1°Cor.12:11). D'altronde l’Apostolo dice ai Corinzi: “parlano tutti in altre lingue?”, e la risposta è no! (1°Cor.12:30) per cui a Corinto non tutti parlavano in altre lingue come segno del battesimo di Spirito Santo, ma Paolo afferma che se tutti non parlavano in altre lingue, tutti avevano ricevuto il battesimo di Spirito Santo per formare l’unico corpo di Cristo. In Corinto, il corpo di Cristo non era diviso perché alcuni avevano ricevuto in più degli altri “il battesimo di Spirito Santo che li qualificava più potenti degli altri”. In Atti 19 Paolo dice la stessa cosa che dice Pietro in Atti 10 e 11 e Gesù in Giov.7:39 : “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?” In tutti i casi, a partire da Atti 2, ogni volta che noi intendiamo che i credenti hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, in effetti, gli apostoli parlano di ricezione dello Spirito Santo come dono di Dio per fare del neo credente un Suo figliolo. I Pentecostali conoscono la dottrina della salvezza mediante il dono dello Spirito Santo meglio di Gesù, Pietro e Paolo? La Bibbia dichiara che solo dopo la morte, resurrezione e ricezione dello Spirito Santo il credente è realmente l’immagine di Dio, “e a rivestire l’uomo nuovo che è creato all’immagine di Dio nella giustizia e santità che procedono dalla verità”. (Efesini 2:24). L’uomo convertito solo mentalmente, e non a livello interiore, anche se è ritenuto battezzato di Spirito Santo perché parla in altre lingue, non può essere ad immagine di Dio, e non è fino a quel momento un Suo figliolo. 4) Altra osservazione: tutti chiedono lo Spirito Santo, ma la Bibbia dichiara che Dio lo concede solo a coloro che gli ubbidiscono (Atti 5:32), quindi chiediamoci: è possibile che quei tanti che parlano in lingue, ma che sappiamo essere disubbidienti (Dio lo sapeva prima di noi), hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, senza aver ricevuto prima lo Spirito Santo, sempre se queste due dispensazioni sono cose diverse? Noi che non ci definiamo pentecostali, ma pensiamo di esserlo al pari di loro, crediamo che la vita cristiana inizia con il battesimo di Spirito Santo (morte, resurrezione, e ricevimento dello Spirito promesso) con quel segno evidente che lo Spirito vuole accordare (1 Cor.12:11), per cui non chiediamo il battesimo di Spirito Santo perché sappiamo che lo riceviamo e lo abbiamo ricevuto nel momento in cui, dopo aver creduto, abbiamo chiesto a Dio lo Spirito Santo per farci realizzare l’impegno ad ubbidire al Padre; e come prima dimostrazione d’ubbidienza, ci 46 siamo fatti battezzare in acqua, poiché questo è il primo passo di ubbidienza e primo segno esteriore del battesimo di Spirito Santo ricevuto interiormente. La nascita della chiesa. L’incontro di Gesù con gli Apostoli sul lago di Tiberiade infonde in loro più fiducia, che sebbene lo avessero sentito dire “ricevete lo Spirito Santo” ancora non credevano alle Sue parole; ancora non avevano avuto l’esperienza con lo Spirito Suo e del Padre. Ubbidienti, si spostarono da Tiberiade a Gerusalemme per aspettare l’adempimento delle parole del Maestro, onde poi testimoniare dell’opera redentrice a tutto il mondo. In Atti 15 leggiamo che Pietro vanta un primato dicendo: “ Voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del vangelo e credessero”. Da quali parole di Gesù, Pietro trasse la convinzione che Iddio aveva scelto lui per incaricarlo a portare l’Evangelo ai Gentili? In Matteo 16:19 leggiamo: “Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla terra sarà (trad. lett.: è stato legato) legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà (è stato sciolto) sciolto nei cieli.” A Tiberiade Gesù lo riabilita nel compito affidatogli prima del rinnegamento, dicendogli una prima volta: “ pasci i miei agnelli.” Il simbolo degli agnelli è usato da Gesù per indicare gli ultimi arrivati nel suo gregge, e rappresentano i Gentili che dovevano essere gli ultimi arrivati nel Suo regno. Poi la seconda domanda di Gesù si fa più incalzante; per la seconda volta gli domanda se lo ama; alla risposta affermativa di Pietro, Gesù gli affida il secondo incarico: “Pastura le mie pecorelle.” Le pecorelle raffigurano i Samaritani che erano nel regno d’Israele, conoscevano la legge, ma vivevano un po’ alla Gentile. Costoro erano i discendenti dei Babilonesi e d’altri paesi circonvicini, che il re d’Assiria fece abitare in Samaria al posto degli Israeliti che aveva deportato. In 2°Re 17:41 è detto di costoro: “ Così quelle genti temevano l’Eterno, e al tempo stesso servivano i loro idoli; e i loro figlioli e i figlioli dei loro figlioli hanno continuato fino al dì d’oggi a fare quello che avean fatto i loro padri.” Costoro avevano conosciuto la legge dell’Eterno prima dei Gentili, ma dopo degli Israeliti, per tutti questi motivi Gesù li indica pecorelle. Dopo la terza volta che Egli chiese a Pietro se l’amasse, questi gli rispose da persona arresa al Suo amore ed alla Sua divinità: “ Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che io ti amo.” A tale risposta Gesù gli affida il terzo incarico: “ Pasci le mie pecore.” Com’è facile intuire, le pecore simbolizzano gli Israeliti che avevano avuto esperienza da molto tempo con l’Eterno. Pietro dunque solo dopo convertito doveva, 1°) “ aprire il regno di Dio a tutte le genti, 2°) pasturare con l’Evangelo del regno le tre categorie di persone che riempivano il mondo conosciuto d’allora, e 3°) doveva confermarli, aprendo così il regno per loro mediante l’effusione dello Spirito Santo. La confermazione si ha quando si riceve lo Spirito Santo promesso, mediante il battesimo di Spirito Santo. Con l’immissione dello Spirito, Iddio dà conferma al neo credente d’averlo gradito! Sul pianeta terra, Dio ha delegato la Sua autorità all’uomo. Per aprire allo Spirito Santo tutte le genti, non poteva esautorare l’uomo, sconfessandosi come Dio. Come per la salvezza l’Iddio vivente dovette diventare come un uomo incarnandosi, altrimenti non avrebbe potuto salvare nessuno, così, per far partecipe l’uomo della Sua natura divina, doveva dargli in dono lo Spirito Santo mediante un uomo. Essendo che Gesù, la prima pietra del vero Tempio, doveva risalire al Padre, perché lo Spirito potesse essere dato agli uomini, era alla seconda pietra del vero Tempio, che spettava il compito d’aprire le porte del Regno agli uomini, affinché lo Spirito Santo regnasse con loro. Pietro dunque, a Pentecoste doveva aprire il regno dei cieli ai Giudei. Ma come poteva fare, se questo non era ancora aperto per lui? Lo Spirito, nel giorno di Pentecoste, anticipò Pietro come nel caso di Cornelio; scese su lui, sugli altri Apostoli ed i 120 che erano con lui, e fu in tale momento che essi ricevettero lo Spirito Santo promesso dal Padre e per mezzo di Lui: la loro appartenenza a Dio come figlioli e non come creature; diventarono anche membra del Corpo di Cristo, e ricevettero il via alla predicazione dell’evangelo del regno. Adesso erano convertiti, erano nati di nuovo, ed 47 avevano ricevuto la conferma, la testimonianza di Dio che erano nati a nuova vita, e che il loro nome era stato scritto nel libro della vita dell’Agnello. Erano finalmente di Cristo. Questa certezza li galvanizzò; la loro storia poi la sappiamo. A Pentecoste, subito dopo la discesa dello Spirito, Pietro confermò i suoi fratelli, dicendo che quanto accaduto loro, era il compimento della promessa del Padre, poi evangelizzò i Giudei, ed infine aprì il regno dei cieli a 3000 rappresentanti del popolo Giudaico; rimaneva dunque che il regno fosse aperto al popolo dei Samaritani, ed al mondo Pagano. Il mondo d’allora era suddiviso in queste tre categorie. E perché si capisse chiaro, poiché l’uomo è duro a capire le cose divine, quest’apertura doveva mostrarsi allo stesso modo, e naturalmente, ciò doveva avvenire mediante l’unica persona che a quel tempo aveva la delega. Così a Pentecoste Pietro aprì il regno ai Giudei; rappresentati dai 3000 convertiti (le pecore perdute della casa d’Israele). I Samaritani (le pecorelle), sebbene avessero ricevuto la parola dell’Evangelo per mezzo di Filippo, e si erano fatti battezzare nel nome di Gesù, non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo promesso, ovvero il battesimo di Spirito Santo che dir si voglia, poiché doveva salire Pietro che aveva la delega del Signore (Atti 15). Allora egli, probabilmente, non aveva capito che subito dopo aver portato alla conversione un campione di 3000 persone Giudee, doveva recarsi in Samaria per aprire il regno anche a costoro. Dio gli fece superare quest’indecisione mandando Filippo, che li evangelizzò e li battezzò. Quando Pietro seppe che i Samaritani avevano accettato l’evangelo, salì per imporre le mani su loro, per approvare ciò che avevano già ricevuto, l’Evangelo del regno, e per pregare affinché ricevessero lo Spirito Santo promesso dal Padre, alias, il battesimo di Spirito Santo. Dio approvò anch’Egli, e completò l’opera donando loro lo Spirito Santo promesso con il segno evidente del parlare in lingue, oppure con il profetare; ma io ritengo che abbiano mostrato i due segni contemporaneamente, come in tutti gli altri casi iniziali. Se il segno fosse stato un altro, tutti i credenti d’allora non avrebbero capito che lo stesso Dio dona a tutti indistintamente il Suo Spirito, e quindi il battesimo di Spirito, come più avanti afferma Paolo ai Corinzi. Sarebbe nata di sicuro una confusione, e probabilmente un’eresia. Filippo era un bravo diacono, ripieno di Spirito Santo, egli portò ai Samaritani il pieno Evangelo, parlò quindi della ricezione dello Spirito Santo come promesso dal Padre, ma non aveva la delega ad aprire il regno, li battezzò in acqua, ma non furono battezzati nello Spirito Santo; solo quando salì Pietro il regno fu aperto anche a loro. Per completare l’opera che Dio aveva dato a Pietro di fare, ora, per ultimo, bisognava aprire il regno dei cieli anche ai Gentili (gli agnelli). Pietro era restio ad avere contatti con i Samaritani, figurarsi con i pagani. Si convinse ad andare da costoro quando Dio lo persuase mediante visioni, estasi e incontri da Lui preparati. Finalmente si convinse ad andare dal Romano Cornelio, figura di tutti i Gentili; e Dio, per convincerlo maggiormente che l’andare dal pagano Cornelio faceva parte della missione affidatagli, lo prevenne, donando a Cornelio ed ai suoi, lo Spirito Santo, nella stessa maniera che lo aveva dato a loro il giorno di Pentecoste; questa volta però senza le fiammelle ed il rumore del vento. Se Dio non lo avesse sospinto, Pietro non sarebbe entrato in casa di un pagano, e questo gli servì da scusa davanti ai suoi fratelli Giudei che lo incolpavano. Dal giorno in cui ebbe finito il suo compito, Pietro non doveva più andare in giro affinché i neocredenti ricevessero il battesimo di Spirito Santo. Da quel momento in poi, e fino ad oggi, essendo che il regno di Dio è stato aperto a tutti, non ci voleva più né Pietro, né un altro apostolo, o un diacono per essere battezzati nello Spirito Santo, e nemmeno una chiesa che sarebbe venuta dalla discendenza Apostolica. Ogni volta che un neocredente si ravvedeva, si battezzava in acqua, e chiedeva lo Spirito Santo promesso od anche non lo chiedeva, Gesù lo battezzava di Spirito Santo con il segno che lo Spirito stesso stabiliva per lui. Il caso dei 12 di Efeso (Atti 19) è un caso anomalo di evangelizzazione. Per costoro il regno, nonostante fosse stato aperto per tutta l’umanità, rimaneva chiuso perché non avevano potuto credere al pieno Evangelo. Per loro non era più necessaria la presenza di Pietro. Paolo aprì il regno a loro, come avrebbe potuto farlo chiunque 48 altro. Il fatto dei 12 di Efeso (Atti 19) è molto interessante per il discorso del battesimo di Spirito Santo in questione, esaminiamolo. Primo. Apollo che aveva insegnato ai 12 di Efeso, non era al corrente della promessa dello Spirito Santo, che Gesù e gli apostoli dopo di lui, identificavano nel battesimo di Spirito Santo; quindi, non lo aveva ricevuto lui, né tanto meno potevano riceverlo i 12. Da non credente, egli non era delegato ad aprire il regno di Dio, e per giunta non aveva le chiavi. Attraverso i suoi insegnamenti i 12 presero conoscenza di Gesù e fecero il battesimo di Giovanni, poiché Apollo conosceva solo quello. Il battesimo in acqua di Giovanni aveva come unico obiettivo, il ravvedimento in vista di Gesù, il vero battezzatore dei figlioli di Dio. Apollo, non sapeva alcunché dello Spirito Santo, né della Sua dispensazione, né del dono dello Spirito Santo, quale promessa del Padre, attraverso il battesimo di Spirito Santo, quindi, impartì loro il battesimo di Giovanni che corrispondeva alle abluzioni del vecchio Patto ed al passaggio del Mar Rosso. Parlò loro di Gesù, ma non disse che Egli era il Cristo. L’Evangelo era perciò incompleto, e loro non vi avevano potuto credere, e per tale motivo non avevano potuto ricevere il battesimo di Spirito Santo, o detto altrimenti, non avevano potuto ricevere il dono dello Spirito Santo promesso. Paolo dunque, quando li incontrò, rivolse loro una domanda precisa: “ Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste?” La domanda di Paolo è pertinente al suo modo di pensare, egli era ripieno dello Spirito Santo, aveva anche ricevuto da Gesù direttamente la rivelazione del piano di salvezza di Dio, ed aveva anche le sue perplessità sul parlare in lingue dei Corinzi (1Cor. 4:18/21), perciò, intuendo che la loro situazione spirituale poteva essere dubbia per il fatto di Apollo, rivolse loro la precisa domanda: “riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste?”; in altre parole, egli si informava se avevano avuto esperienza con lo Spirito Santo. Se avessero ricevuto in loro lo Spirito Santo promesso dal Padre, avrebbero notato qualche cambiamento in loro, qualche manifestazione della presenza dello Spirito; in pratica, la manifestazione di un qualsiasi dono dello Spirito o la vita cambiata in meglio. Se per gli Apostoli d’allora, la norma della ricezione dello Spirito, quale battesimo di Spirito Santo, era unicamente il parlare in altre lingue, Paolo poteva benissimo chiedere loro se avevano parlato in lingue come i primi discepoli a Pentecoste, ma non lo fece perché la dottrina che ricevette da Gesù gli aveva insegnato che il credente riceve un dono qualsiasi che gli conferma il battesimo di Spirito Santo. Se il parlare in lingue fosse stato l’unico segno del battesimo di Spirito Santo anche per Paolo, egli non avrebbe coniato la domanda, “riceveste lo Spirito Santo quando credeste?”, ma avrebbe semplicemente chiesto se da battezzati con lo Spirito Santo avevano parlato in lingue, ma non lo fece. Sembra dunque logico pensare che egli riteneva di primaria importanza la ricezione dello Spirito Santo che entra nel credente mediante il battesimo di Spirito Santo, e la presenza dello Spirito nel credente produce sempre un cambiamento per la produzione di buoni frutti e la ricezione di uno dei tanti doni. Sappiamo anche che Paolo, come si evince dalle sue lettere, non riteneva che l’unico segno del battesimo di Spirito Santo fosse il parlare in lingue. Questa è una cantonata che i pentecostali hanno professato e ancor oggi professano, poiché, secondo questa dottrina, tutti quelli che non parlano in lingue non hanno ricevuto lo Spirito Santo di Dio in loro, perché non hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, e, dulcis in fundo, se in una chiesa non si parla in lingue, questa non è chiesa di Dio. Quale grave responsabilità si assumono costoro! La Bibbia insegna che se uno non ha lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, non appartiene a Gesù, in altre parole non fa parte del Suo corpo (Rom. 8:9), e se non appartiene a Cristo egli è ancora del maligno, perché in campo spirituale non v’è alcun porto franco. Ed ancora, se uno non ha ricevuto il battesimo di Spirito Santo, egli non appartiene al corpo di Cristo, egli non è inserito nella Chiesa e perciò mangia indegnamente la S. Cena, il pane destinato ai figlioli. Questo giudizio, equivale alla condanna a morte di tutti quelli che non parlano in lingue. Bontà loro però, li ritengono salvati e risorti in Cristo, non per lo Spirito Santo, ma per lo Spirito di grazia (Rom. 9:15/16). Altri ancora, li ritengono salvati per aver ricevuto il battesimo di corpo!!?(fanno riferimento alla promessa di Gesù al ladrone pentito “Oggi ti dico in verità, che sarai con me nel 49 paradiso”, concludono che il ladrone ricevette il battesimo nel corpo di Gesù! Altre simili scemenze circolano nelle chiese ad opera di pastori ignoranti. E questi sono gli unti di Dio perché parlano in lingue? Questi sono i potenti testimoni di Cristo? No! Questi negano Cristo! Poiché negano il Suo corpo. Sarebbe meglio che chiedessero a Dio la sapienza e la conoscenza e imparassero di nuovo l’Evangelo del regno! Scusatemi per lo sfogo, ma non ne ho potuto fare a meno. Paolo invece, voleva sapere dai 12 di Efeso se avevano ricevuto lo Spirito Santo, poiché la Sua ricezione è per forza collegabile ad una manifestazione del sovrannaturale, che è riconducibile ai doni dello Spirito che lui elenca in 1Cor.12:1:11; Rom. 12 ed altri. Infatti, lui insegna agli Efesini che quando un credente riceve Cristo nel proprio cuore, Egli porta con sé un dono secondo la grazia che ha largito (Efe.4:7). Ciò insegna a tutti noi oggi, che la ricezione dello Spirito Santo produce un effetto in qualunque modo avvertibile dall’interessato, e dai credenti che sono vicini a lui. Ma se io ammetto solo il parlare in lingue, come effetto della discesa dello Spirito Santo nel credente, e quindi del battesimo di Spirito Santo, non riuscirò a vedere o non accetterò le altre manifestazioni dello Spirito, e per questo dirò di quel credente, cose che come figliolo di Dio non mi fanno onore. Ed anche, se io non credo che il parlare in lingue è uno dei segni del battesimo di Spirito Santo, io non parlerò mai in lingue. Paolo in 1Cor. 12:3 espone il più semplice effetto della presenza dello Spirito dentro una persona: “ Perciò vi faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! E nessuno può dire: Gesù è il Signore se non per lo Spirito Santo.” Quest’affermazione di Paolo però non è una formula, poiché molta gente cristiana di nome dice, ed ha detto, che Gesù è il Signore, ed anche non bestemmia il suo nome. Ai tempi dell’Apostolo, come anche avviene al dì d’oggi, c’è gente che s’insinua nel popolo di Dio per scandalizzare i credenti e farli così desistere dalla fede, e quindi, quest’affermazione deve essere corroborata dalle opere di giustizia. In pratica, l’operare secondo giustizia dei credenti deve, in qualche modo, somigliare al comportamento dei primi credenti subito dopo la Pentecoste, stavano riuniti insieme con amore ed erano assidui agli impegni cultuali. Concludendo, Paolo collega la discesa dello Spirito Santo col battesimo di Spirito Santo, il quale, quando asperge il credente ed anche lo pervade, produce in lui un certo effetto che va dal più semplice: il cambiamento comportamentale, mentale e spirituale, al più forte, la profezia in lingue (inteso come il profetare le grandi meraviglie di Dio), passando anche per doni intermedi, ma pur essi splendidi, come il profetare non in lingue, il parlare in lingue, la guarigione, i miracoli ecc. Questi doni, o manifestazioni dello Spirito dentro il credente, servono a richiamare la gente all’ascolto attento della parola di Dio, che è il profetare. Quindi, questi doni dimostrano la loro pubblica utilità, se subito dopo c’è la profezia che edifica lo spirito delle persone, altrimenti edificano la carne delle persone. Secondo. La risposta dei 12 di Efeso (Atti 19:2/3) fa capire a Paolo che non avevano accettato l’evangelo, perché non l’avevano ascoltato per intero. Esso era privo della parte più importante: la discesa dello Spirito Santo nel credente, il quale lo risuscita con Cristo per non morire più (Giov. 11:26). Paolo dunque, portò loro l’evangelo completo, e li fece battezzare di nuovo; poi avvenne che nel momento dell’approvazione e condivisione della fede, mediante l’imposizione delle mani, lo Spirito Santo scese su loro, li asperse, li pervase, e questa Sua iniziale presenza, produsse l’effetto che li fece parlare in altre lingue e profetizzare nella loro lingua madre o in altre lingue. Se dopo le spiegazioni di Paolo, ed il nuovo battesimo in acqua non fosse accaduto nulla d’eclatante, i 12 avrebbero pensato che Paolo era un venditore di fumo, e non avrebbero prestato fede alle sue parole, ma a quelle di Apollo. Se vogliamo seguire il ragionamento che i pentecostali fanno circa il battesimo di Spirito Santo, ed al contempo vogliamo essere obiettivi, dobbiamo concludere che neanche il semplice parlare in lingue è il battesimo di Spirito Santo, perché a Pentecoste il fenomeno che si verificò, fu che i 120 profetizzavano parlando in altre lingue comprensibili agli ascoltatori (lo dice Pietro, colonna e fondamento della chiesa di Dio e non un moderno pentecostale); cioè dichiaravano le grandi meraviglie di Dio in altre lingue. Il fatto che i non credenti furono impressionati solamente dal parlare in lingue, restò normale fino a 50 quando Pietro non si alzò e spiegò, che Iddio aveva parlato loro (profetizzato con la bocca dei 120 nella loro lingua natia) il piano di salvezza per l’uomo, già profetizzato dagli antichi profeti e da Gesù. Infatti, avendo Pietro capito che non avevano prestato ascolto alla predicazione dell’evangelo, perché distolti da quel parlare in lingue, lo espose di nuovo, ma ora che la loro attenzione fu attirata più dalla profezia che dal parlare in lingue, domandarono pentiti “che dobbiamo fare?”, la predicazione fece l’effetto voluto, li edificò, ed essi si convertirono al Signore e ricevettero anch’essi lo Spirito Santo promesso da Dio con la manifestazione più semplice, l’amore fraterno fra persone che s’erano conosciute da poco. Questa manifestazione diventò la norma per la maggior parte dei credenti futuri. All’apertura del regno, i primi 120, manifestarono la ricezione dello Spirito con il segno delle lingue e della profezia. Nello stesso giorno, pochi minuti dopo, i 3000, ricevettero lo Spirito Santo promesso dal Padre, cioè il battesimo di Spirito Santo col segno più semplice: l’amore fraterno che prima non avevano, ed una passione o fede per Cristo. Quest’atteggiamento nuovo, paradisiaco, fu la loro testimonianza per Cristo, infatti, a causa di questo, la popolazione guardava con favore la Nuova Via. “ E tutti i giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e rompendo il pane nelle case, prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, lodando Iddio, e avendo il favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvazione.” (Atti 2:46/47) In questo caso, invece delle lingue, parlavano i fatti, e ciò portò alla conversione altra gente. Io credo che il profetare in lingue, oltre ad essere segno del battesimo di Spirito Santo, è anche segno del ministero da svolgere; ma il semplice dono del parlare in lingue sconosciute senza interpretazione è uno dei segni, come gli altri, del battesimo di Spirito Santo. Caro lettore, desidero ora richiamare la tua attenzione sul fatto incontrovertibile che di seguito esporrò. Da quando il credente inizierà a parlare in lingue, per l’avvenuto battesimo di Spirito Santo, non smetterà mai più. Ordunque, in tale situazione, che differenza c’è fra segno di Battesimo di Spirito Santo e dono dello Spirito Santo? E siccome il parlare in lingue, col tempo si affina o si amplia con altri linguaggi, ciò è indice di perfezionamento del segno del battesimo o del dono? Da questa argomentazione comprendiamo che non c’è nessuna differenza fra segno e dono. Infatti, se sei un attento osservatore della Bibbia, avrai notato che ricevere lo Spirito Santo è un dono ed allo stesso tempo, un segno che la persona è stata accettata da Dio. Il resto è lana caprina! Se poi rifletti con umiltà sul brano di 1°Corinzi 12:31 t’accorgerai che i linguaggi come dono o segno di accettazione da parte di Dio è al penultimo posto dell’elenco che Paolo fa circa i doni; e se aggiungi che la grazia è stata data secondo la misura del dono o segno largito da Cristo (Efe.4:7), capirai il motivo perché alcuni balbettano monosillabi o due/tre parole ripetitive e si gonfiano pensando d’essere qualcuno, mentre quelli che hanno ricevuto quale dono o segno, l’amore servizievole, sono umili e pacifici. Lo stesso fenomeno come a Pentecoste, avvenne a Cornelio; lui e gli altri con lui, parlarono in altre lingue e magnificarono Dio (profetarono). Costoro erano i primi convertiti dei Gentili ed anche per loro si manifestarono gli stessi segni dei 120 a Pentecoste. Anche i primi convertiti dei Samaritani è presumibile che abbiano parlato in lingue, o detto meglio, profetato in lingue. Siamo portati a pensare ciò per la reazione di Simone, che voleva ottenere con denaro la virtù di far scendere lo Spirito Santo per la sua imposizione delle mani. Dopo i primi convertiti dei tre gruppi che profetarono in lingue, la Bibbia, tranne per il caso dei 12 di Efeso, che è da considerare un caso a parte, perché è stata una necessità contingente, non parla più del parlare in lingue subito prima, o subito dopo il battesimo in acqua. Se fosse una dottrina basilare o strettamente importante per testimoniare con potenza, e per esprimere la potenza per raccogliere frutti importanti di conversione od altro, essa n’avrebbe parlato e l’insegnamento degli Apostoli l’avrebbe rimarcato. Invece, veniamo istruiti dalla parola di Dio, che a causa di quei pochi che parlavano in lingue, nella chiesa di Corinto s’era generato il caos, perché si erano gonfiati esagerando la cosa. Paolo dovette intervenire per mettere ordine. Egli, ripeto, nella sua lettera, 51 espresse dei dubbi circa il parlare in lingue di quel piccolo gruppo che s’era inorgoglito (1°Cor. 4:18/20), e li rimproverò per cercare di ricondurli alla ragione, dicendo loro, che non sono le lingue che edificano, che sprigionano potenza, ma la profezia del vangelo (predicazione) sprigiona potenza (1° Cor.1:18/24), anche se fatta nel linguaggio comune. Da questa sua lettera e da tutti i resoconti che il libro di Atti fa circa i convertiti delle chiese nascenti, sappiamo che non tutti hanno parlato in lingue, ma che a tutti è stata data, attraverso i doni, la manifestazione del dono dello Spirito Santo, che torno a ripeterlo, nell’insegnamento degli apostoli vale come segno del battesimo di Spirito Santo. E, se vogliamo essere obiettivi al massimo, nella Bibbia, dopo la conversione di Cornelio, e tranne per il caso di Atti 19 di cui ho ampiamente parlato, ed anche della prima lettera ai Corinzi, in cui Paolo dovette disciplinare l’uso improprio che si faceva del parlare in lingue, non si fa più menzione di tale segno. Infatti, è riportata la conversione ed il battesimo in acqua di tanta gente, la formazione di tante chiese, ma nel resoconto di tutti questi avvenimenti si tace sul battesimo di Spirito Santo e del parlare in lingue, perché? Credo proprio che il battesimo di Spirito Santo, con il segno evidente del parlare in lingue, non era la norma, e nemmeno la loro dottrina. Ripeto, se fosse l’unico segno mediante il quale si rende palese il battesimo di Spirito Santo, come mai un argomento così importante non è più ripreso, soprattutto nelle lettere ai Romani e agli Efesini che sono i testi più importanti della dottrina della Chiesa? E’ il battesimo di Spirito Santo, che inserisce il credente nel Corpo di Cristo (1Cor12:13), cioè, la Chiesa dei primogeniti, “ Ma voi (tutti i credenti) siete venuti al monte di Sion, e alla città dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste, e alla festante assemblea delle miriadi degli angeli, e alla Chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, e a Dio, il Giudice di tutti, e agli spiriti dei giusti resi perfetti, e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione che parla meglio di quello d’Abele.” (Ebr.12:22/24). Senza battesimo di Spirito Santo non c’è resurrezione a nuova vita, non c’è conversione, non si è inseriti nel corpo di Cristo, non si è iscritti nel libro della vita dell’Agnello, non c’è salvezza ma solo condanna, poiché senza il dono dello Spirito Santo, come dice Pietro, parlando del battesimo di Spirito Santo (Atti 11:15/17), non si appartiene a Cristo (Rom.8:9/11) “ E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo scese su loro com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che diceva: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo. Se dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel Signore Gesù, chi ero io da oppormi a Dio?”; “E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome del Signore Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa…” (Atti 2:38); “ Ordinò loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre……Poiché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni”. Con Giovanni Battista si chiude la vecchia dispensazione e si apre la nuova, a partire dalla quale, il battesimo che ha valore salvifico è quello che dà Gesù, poiché Lui solo sa riconoscere i cuori pentiti di coloro che hanno creduto e si sono impegnati a seguirlo, e per questo dona loro lo Spirito Santo. Non è il battesimo in acqua, officiato dall’uomo a dar la salvezza, pur facendo esso parte, in minor misura, delle due condizioni essenziali per essere salvati (Rom. 10:8/10). Il battesimo in acqua, pur facendolo nel nome di Gesù o nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è importante e necessario se si è creduto, ma rimane sempre un battesimo di testimonianza della salvezza che si è già ottenuta per aver creduto interamente nell’opera di Gesù, credendo perciò che Lui completa la salvezza battezzando con lo Spirito Santo. Inoltre, il battesimo in acqua è un comandamento del Padre. Senza aver creduto all’Evangelo, il battesimo in acqua non porta alla salvezza, e produce un gran male, poiché crea nel neo battezzato l’illusione d’essere nella grazia di Dio e del Suo figliolo, e con tale convinzione nel cuore non cerca più la salvezza, perché crede d’averla già. 52 Ø C’è chi afferma, che chi non parla in lingue, è sempre salvato, ma ha ricevuto solo una caparra dello Spirito Santo (2°Cor. 1:22), volendo con ciò significare, che ha ricevuto “solo un poco di Lui”. Costoro, filosofeggiando secondo la consuetudine umana, per dare credito alla loro dottrina spiegano: che la persona che ha creduto e non parla in lingue, ha ricevuto solo un poco dello Spirito, come quando negli atti pubblici di compra/vendita si dà una caparra, cioè non l’intera somma pattuita per l’acquisto, ma una percentuale minima d’essa. La rimanente somma sarà data al momento della firma del contratto definitivo. Per analogia, secondo questi filosofi, questi fratelli, riceveranno l’altra parte dello Spirito, quando, dopo tante preghiere, Dio si convincerà di dare loro la rimanente parte. Questi cari ingenui fratelli, dimostrano d’avere poca conoscenza delle scritture, e poco timore di Dio. Costoro, non sanno che con il battesimo in acqua dopo aver creduto, il credente ha firmato il Nuovo Patto, o contratto, nel Suo sangue per appartenergli per sempre, ed in forza di ciò deve ricevere, come nuovo figlio di Dio, “tutto” lo Spirito Santo per avere “tutta” la vita eterna. Dicendo che si riceve una parte di Spirito, s’afferma che si ottiene una parte di vita eterna; ma una parte di vita eterna, non è vita eterna, e quindi è come se dicessero che chi non parla in lingue non ha ottenuto la salvezza! Ma loro affermano che l’hanno ottenuta! E’ chiaro dunque che non conoscono l’Evangelo e come Dio salva per mezzo d’esso. Dunque, chi firma il Nuovo Patto nel sangue di Gesù, riceve lo Spirito Santo che è indivisibile, e deve quindi, aver ricevuto, per forza maggiore, il battesimo di Spirito Santo. Quando Paolo parla di caparra dello Spirito, vuol affermare, che tutto intero lo Spirito Santo ricevuto da un credente, è la caparra, l’anticipazione dei futuri beni celesti (Ebr.9:11), che riceverà quando avrà raggiunto il paradiso! Ø Altra affermazione, propinata dal maligno per non far aggregare il gregge, dice che la differenza fra quelli che parlano i linguaggi e quelli che non li parlano consiste: quelli che non parlano in lingue hanno ricevuto solamente il “ suggello dello Spirito Santo” e non il battesimo di Spirito Santo. Qui il suggello è paragonato da costoro al marchio fatto su una pecora per stabilire l’appartenenza a qualcuno. Ø Altra spiegazione è quella che il credente è paragonato ad una coppa non trasparente nella quale è stato versato “un poco di Spirito” e per questo motivo non si vede, mentre invece chi è stato battezzato di Spirito Santo col segno evidente del parlare in lingue, ne ha ricevuto una dose sovrabbondante, che trabocca ed è visto da tutti perché parla in lingue. Ø Altri ancora, per fare una differenza plausibile fra chi parla in lingue e chi no, non volendo condannare ed a loro volta essere condannati dal brano di Romani 8:9, sostengono, che questi credenti di serie “B” hanno ricevuto, quando hanno creduto, non lo Spirito Santo ma lo spirito di grazia e di supplicazione, che liberamente traggono da Zaccaria 12:10. Il passo succitato, invece, vuol affermare che negli ultimi tempi, Dio, metterà nel cuore degli Ebrei un atteggiamento di supplicazione verso colui che essi hanno trafitto per trovare grazia per essere salvati. Se questi ingenui e superficiali fratelli riflettessero che il brano in questione è riferito agli Ebrei e non ai cristiani, che Dio non fa differenza fra persona e persona (Deut.10:17; Atti 10:34), che lo Spirito Santo dato da Gesù è una persona indivisibile, diversamente dallo Spirito che ricevettero Mosè ed i 70 anziani (Num.11:25); che avendo ricevuto Gesù nel proprio cuore si è ricevuto tutta la pienezza della Deità, “ Poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, e in Lui voi avete tutto pienamente.” (Col.2:9/10) e che Egli è uno solo, e non vi sono altri spiriti di grazia e di supplicazione, non si formerebbero barriere inutili e disastrose fra le varie chiese locali. Ø Altri ancora, non sapendo bene qual è il segno del Battesimo di Spirito Santo fanno le fusa ai carismatici cattolici, unendosi a loro e adducendo come spiegazione al loro parlare in lingue, la dottrina dell’anticipazione dello Spirito Santo in vista del ravvedimento dalla loro idolatria! Mai letta una cosa così insulsa! La Bibbia afferma: 1°) Solo il battesimo d’acqua è stato dato da Dio per mezzo di Giovanni, in vista del ravvedimento dalle opere morte (Matt.3:11 ed Ebr.6:1); 53 2°) che il timore e la tristezza che si prova nel cuore all’ascolto della parola di Dio, sono i soli mezzi per ricevere la salvezza e quindi lo Spirito Santo, e non viceversa! Ancora c’è da aggiungere che la manifestazione dello Spirito è per l’utile comune, e deve portare utilità a tutti i presenti. Chiedo a voi che avete intelligenza umana ed intelligenza che viene da Dio: quale utilità ne ha l’assemblea e la persona quando questa nello stato d’incoscienza cade per terra? Da tenere anche in conto il pericolo che corre! E Ditemi ancora cosa può l’uomo apprendere quando un suo simile sempre in uno stato d’incoscienza fa il verso degli animali? Oppure ride a crepapelle e crea ilarità nell’assemblea? Eppure certi credenti pensano che tali cose provengono dallo Spirito Santo! Non c’è discernimento nelle cose di Dio da parte di costoro! Ø Qualcuno in questi ultimi tempi, non seguendo la scrittura, ha lanciato una nuova dottrina che violenta l’Evangelo di Cristo poiché, falsamente e senza rendersene conto, dichiara che nel Corpo di Cristo ci sono delle divisioni, cioè due categorie di credenti: quelli Battezzati nello Spirito Santo dalla stessa persona dello Spirito Santo, attraverso una seconda esperienza della vita cristiana, e quelli che hanno ricevuto il “dono” dello Spirito Santo quando sono stati Battezzati con lo Spirito Santo dalla persona di Gesù! (liberamente tratto da un opuscolo di studio biblico edito dalla chiesa pentecostale ADI). Se questa non è eresia, mi chiedo qual è la vera eresia? Non c’è in tutta la Bibbia, un solo versetto o un accenno che dichiari lo Spirito Santo agente battezzatore oltre all’uomo e a Gesù. Non esiste dunque, come seconda esperienza, l’essere battezzati dallo Spirito Santo! Nella Bibbia, è vero, si parla di una seconda esperienza, ma si riferisce all’essere ripieno di Spirito Santo; ma questa è un’altra cosa che esula dall’argomento trattato. Inoltre, questo periodico affermava che in un primo momento al battesimo in acqua, conseguente, o al momento della nuova nascita, il credente riceve la grazia della salvezza, per essere introdotto nella chiesa locale, e l’agente battezzatore è l’uomo. Poi, quando Gesù Cristo lo battezzerà con lo Spirito Santo, egli riceverà il dono dello Spirito Santo, ma non lo Spirito Santo stesso per essere introdotto nel Corpo di Cristo, cioè, la Chiesa Universale. Ed infine, quando lo stesso Spirito Santo battezzerà il neo credente nello Spirito Suo, questi riceverà “ il battesimo nello Spirito Santo parlando in lingue! In base a questo ragionamento, nasce spontanea una constatazione: se solo coloro che parlano in lingue sono la Chiesa Universale ed il Corpo di Cristo, solo loro formeranno la Santa Gerusalemme, solo loro abiteranno il paradiso di Dio, allora la Bibbia attesta il falso, poiché essa dice che gli abitanti della Santa Gerusalemme saranno come la rena del mare che non si può contare. Domandiamoci, quanti sono i credenti che parlano, o hanno parlato in lingue? Sono come la rena del mare? No! Allora questa dottrina fa difetto. Poniamoci ancora un’altra domanda: se uno muore senza il battesimo di Spirito parlando le lingue, ma mostra altri doni ed una vita pia, dove andrà a finire, se il paradiso è appannaggio solo di coloro che parlano in lingue? I testimoni di Geova dicono che solo loro abiteranno il giardino paradisiaco, perché solo loro chiamano Dio “Geova”, e costoro al pari dei T.d.G, dicono che solo coloro che parlano in lingue, formano il Corpo di Cristo, ed in ragione di ciò abiteranno il paradiso. Ø Altra dottrina, di una frangia pentecostale, insegna che quelli che parlano in lingue sono stati battezzati nello Spirito Santo e gli altri che non parlano in lingue, sono solamente battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e non nel nome di Gesù. Come se Gesù non è uno col Padre e con lo Spirito, ed il Suo nome è diverso e più potente del nome del Padre e dello Spirito Santo. Costoro non sanno che il nome Gesù è derivato dall’unico nome di Dio: Yhaveh, che compie l’azione della salvezza umana? Mi domando: com’è possibile che tutti coloro che parlano in lingue, per avvalorare la loro svista dottrinale, affermano ed insegnano, nella migliore delle ipotesi, una dottrina ricavata dalla lettura della loro esperienza personale anziché dalla parola di Dio? Molto spesso la loro dottrina poggia su banalità, e nella peggiore delle ipotesi, nell’eresia. Tutte queste dottrine hanno una radice comune: la disconoscenza del puro e completo Evangelo di Dio, il quale ci ha creati tutti in Cristo (Col.1:16/23; Atti 17:28), e dopo averci perdonati i peccati e salvati dall’inferno, ci inserisce a miglior titolo e condizione, nel corpo di 54 Lui, secondo il Suo disegno formato avanti i secoli, e questo lo attua mediante il Battesimo di Spirito Santo. Come esser sicuri d’aver ricevuto il battesimo di Spirito Santo e per esso il dono dello Spirito Santo. I credenti che hanno attuato il percorso dottrinale fino al battesimo in acqua, talvolta, su istigazione di satana, si possono chiedere se hanno ricevuto lo Spirito Santo, ed a volte, per tutte le dicerie che circolano nelle chiese a indirizzo pentecostale, s’interrogano se hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo. Per la tentazione che porta al primo quesito, il responsabile è il diavolo che cerca di mettere il dubbio nel cuore dei credenti. Il Signore lo lascia fare perché sa che ciò torna utile ai Suoi figli perché s’irrobustiscono nel dare la risposta al nemico, o se non sanno come rispondere a questo attacco ricercano nella Bibbia la risposta aumentando così la loro conoscenza, e per questa la fede. Per il secondo quesito che porta dubbio nel cuore di quei credenti che sono poco interessati alla Bibbia, i responsabili sono tutti quei credenti che presumendo d’avere la canonicità della loro dottrina, la spacciano come verità assoluta ed incontestabile; mentre non ha l’appoggio di Gesù, di Pietro né di Paolo, né di tutte le scritture messe assieme. Il movimento pentecostale con la sua dottrina del battesimo di Spirito Santo con l”evidenza” del parlare in lingue diede i primi vagiti nel gennaio del 1901 in un edificio di mattoni sconnessi nella periferia di Topeka ove un tale, Charles Parham insegnava a 49 studenti attraverso le scritture da lui considerate, che nel ricevere il battesimo di Spirito Santo doveva manifestarsi necessariamente un segno inequivocabile dell’avvenuta esperienza. Fin qui nulla di anormale. Ma proprio nel gennaio 1901 una giovane donna di colore, tale Agnes Ozman, in una riunione di preghiera, emise dei suoni che sembravano sconnessi ed incomprensibili. Parham equiparò tale avvenimento al fenomeno occorso ai 120 di Pentecoste. Quel fenomeno, a suo avviso, era la risposta di conferma ai suoi ragionamenti. A quegli incontri di studio frequentava anche un predicatore di colore, tale William J. Seimour, questi predicò tale dottrina in varie chiese di diverse denominazioni, e fu da queste estromesso. Fino ai primi del 1906 Seimour non aveva ancora parlato in lingue, ma fece questa esperienza nella casa di Asbery. Ben presto questo fenomeno raccolse molti curiosi, erano “ascoltatori entusiasti desiderosi di sentir parlare in lingue” Seymour e i suoi seguaci. Così per curiosità il gruppo crebbe e fu necessario spostarsi in un edificio fatiscente in Azusa street nel centro di Los Angeles al numero 312. Le prime impressioni che i primi giornalisti riportarono furono: Emettendo strane espressioni e declamando un credo che nessun mortale di mente sana sembra possa comprendere, la nuovissima setta religiosa ha avuto inizio a Los Angeles. Le riunioni sono tenute in una baracca fatiscente, in Azusa Street, ed i devoti della strana dottrina praticano i riti più fanatici, predicano le teorie più selvatichee, nel loro strano zelo, entrano in uno stato di folle eccitazione. Gente di colore e una manciata di bianchi compone la congregazione e la sera è resa orrenda nel vicinato dalle urla degli adoratori che trascorrono ore oscillando avanti e indietro in un atteggiamento esasperante di preghiera e di supplicazione. Essi affermano di avere il “dono delle lingue” e di essere in grado di comprendere questa babele. La folla dei curiosi aumentava sempre, anche per le notizie giornalistiche negative e positive, e molti di loro continuavano ad assistere agli incontri anche perché attratti da qualche guarigione. Questi fenomeni colpivano più della parola predicata e la gente continuava a frequentare perché non conosceva ciò che la scrittura insegna sul vero segno del battesimo di Spirito Santo. E’ giusto osservare che, se anche in queste riunioni avvenivano guarigioni, ma il caos che regnava era in contrasto con la parola di Dio che dichiara in 1°Cor.14:33 perché Dio non è un Dio di confusione , ma di pace…., ed al vers. 39 e 40 consiglia ciò che è buono e accettevole al Signore: 55 “Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue; ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine”. Ogni cosa che riguarda la chiesa è stata scritta nella Bibbia in ogni dettaglio e ad essa ogni membro di chiesa si deve uniformare. Lo Spirito Santo ha dettato nella Bibbia tutti i contenuti di vita spirituale della chiesa e sull’ordine che deve regnare durante il culto. Così ha scrivere che ogni cosa deve essere fatta con moderazione, umiltà, ordine e rispetto (1°Cor. 14). Ogni cosa diversa da quella già codificata, deve destare dubbio e sospetto e bisogna cercare un ragionevole aggancio nelle scritture,se c’è, per non cadere nella superficialità nel contatto con Dio che forse vuole dare una Sua diversa manifestazione. Il signor Parham, è colui che da un fatto sensoriale occorso alla signora Ozman, ne fece, secondo i suoi pensieri e criteri non canonici di ricerca biblica, una dottrina che dichiara il parlare in lingue il “chiaro segno del battesimo di Spirito Santo. Il signor Seymour è colui che propagandò fra le chiese d’allora tale dottrina e il Signor Bartleman è colui che sparse per la nazione Americana gli eventi che si realizzarono in quelle riunioni caotiche. Dobbiamo noi oggi credere e applicare i loro metodi? Si, ma con saggezza, attenendoci alle scritture ed evitare ogni forma di fanatismo. Per quanto riguarda il vero segno Biblico del battesimo di Spirito Santo ne abbiamo già parlato e confermiamo anche adesso essere: la Carità e la pace, perchè il nostro Dio è un Dio di pace e d’amore e la caratteristica peculiare dei Suoi figli è l’amore e la pace; l’uomo o il maligno non può fare una tal opera, né simularla. Altro segno sicuro è la profezia, in special modo quella in lingue con l’interpretazione se è sospinta dall’amore per le pecore perdute e non per mostrare se stessi come persone capaci. La parola profetica, sotto l’impulso della fede che opera per mezzo dell’amore, é la sola che porta ravvedimento, perdono, salvezza, luce, libertà, battesimo di Spirito Santo, Spirito Santo, vita eterna, resurrezione a nuova vita, santificazione, glorificazione, adozione che è la resurrezione del corpo, matrimonio con Cristo, Dio in noi e noi in Dio per l’eternità; l’uomo o il maligno non può fare una tal opera, né simularla. L’impedimento maggiore, satana, lo crea quando una persona si avvicina alla parola di Dio per osservarla. Egli cercherà sempre di porre impedimento, o se non può, cercherà di far percorrere falsi percorsi dottrinali. Per sfuggire all’inganno del diavolo, per prima cosa, bisogna analizzare tutta la parola biblica sull’argomento e non uno, o pochi versetti interessati, perché, facendo ciò si può cadere nell’errore. In seguito, se ci sarà l’esperienza pratica e sensoriale, questa può confermare in seconda battuta la dottrina, ma non il contrario, perchè la parola di Dio si autosostiene da sé. E’ profondamente errato o pericoloso servirsi della dottrina Biblica per sostenere le esperienze sensoriali personali. Gesù disse in Matt. 7:22 “Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome Tuo, e in nome Tuo cacciato demoni, e fatto in nome Tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi mai; andate lontano da me, voi tutti operatori d’iniquità”. Queste opere potenti ed altre espressioni carismatiche, possono essere avvenute per l’esaltazione mistica dell’individuo, spinte e sostenute dall’esaltazione sensoriale conseguente alla pratica di un carisma, che non necessariamente è collegato alla presenza dello Spirito Santo nella persona, altrimenti Gesù non avrebbe detto a costoro “io non vi ho mai conosciuto”. Le opere che Gesù riconosce come sue e le premia, sono quelle che avvengono quando Egli dimorando in noi per lo Spirito Santo, fa le opere sue (Isaia 26:12), e solo chi ha lo Spirito Santo manifesta il carattere del Padre, la misericordia o carità il cui vero significato Biblico è da ricercare in 1° Corinzi 13 che è diverso dal comune concetto di fare la carità, fare l’elemosina ai poveri. La misericordia, o carità è anche: L’Amore di Dio. La prima vera e grande manifestazione o “segno” della presenza dello Spirito Santo nel credente è l’Amore di Dio, “l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato donato (Rom.5:5). Dio è Amore e chi ha lo Spirito Santo ha lo stesso carattere di Dio ed anche, almeno in qualche forma, le 56 virtù teologali elencate nella seconda lettera di Pietro 1:5/7, insieme ai frutti dello Spirito di Galati 5:22, anche se in formazione. Gli altri “segni” o doni che sono elencati in 1°Cor. 12:4/11; Rom.12:3:14; Marc.16:17/18 ed altri ancora, non sono il chiaro ed inequivocabile segno, di battesimo di Spirito Santo o di manifestazione dello Spirito Santo. I motivi che dettano insicurezza su tutti questi “segni” sono dovuti: 1) alla motivazione da cui sono mossi. 2) il percorso che seguono per manifestarsi. 3) Gesù getta su di essi l’ombra del dubbio. 4) La Bibbia riporta casi di “segni” operati da persone notoriamente sotto il dominio del diavolo, od anche da spiriti immondi. 5) Gesù, più volte asserisce, che certi prodigi fatti nel suo nome non li riconosce come Suoi Matt.7:22/23; Luc.9:49/50. 6) I segni operati dai sacerdoti del Faraone certamente non sono ascrivibili allo Spirito Santo, e nemmeno il cacciare i demoni da parte dei figli del capo sacerdote Sceva di Atti 19:14. 7) La profezia, o meglio l’indovinare della serva di atti 16:16/20 avveniva per mezzo di uno spirito immondo. La vera motivazione per operare segni attribuibili allo Spirito Santo dev’essere: l’amore. La fede che opera l’effetto carismatico ha come mezzo di realizzazione l’amore, come specificato in Gal.5:6b. Il percorso della “virtù” che realizza l’evento voluto può essere diverso, e precisamente: A) la volontà della mente umana che segue il percorso della carne della persona che in questo caso è semplicemente, religiosa; B) l’amore di un cuore arreso all’opera amorosa di Dio verso il Suo popolo che segue il percorso dello spirito sede dell’amore di Dio. “L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori, per lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5:6). Chi è motivato dall’amore di Dio è un cristiano verace che dimora in Cristo ed Egli in Lui e le sue opere essendo fatte in Dio, sono di Dio. Questo cristiano non è un religioso. La certezza d’avere lo Spirito Santo dimorante nel proprio spirito, non può avere come pezza d’appoggio uno o più dei carismi citati nella Bibbia, per i motivi dianzi esposti. Né può essere certificata dai propri sentimenti perché il cuore e i suoi sentimenti sono ingannevoli più d’ogni altra cosa: Ger.17:9; Salm.64:6; rimane dunque, quale solo mezzo di prova sicura, come sempre, la citazione Biblica perché è: la parola immutabile di Dio. Lo sottolineo con forza: l’aver creduto “mediante” le scritture e “secondo” le scritture fa sì che il credente riceva lo Spirito Santo secondo la promessa del Padre “mediante” il battesimo di Spirito Santo. Hai presente le seguenti parole: Atti 1:8, 2:317 e 33, 3.20, 5:32, 10:45, 11:15? Se vuoi comprendere meglio, ti consiglio di visionarli tutti attentamente! Scoprirai che tutti questi brani illustrano il battesimo di Spirito Santo non come l’immersione nell’acqua nel battesimo di acqua, che testimonia l’esperienza della morte per annegamento nella parola di Cristo, che rileva il non luogo a procedere del giudizio pendente sul colpevole di peccato, per morte del sostituto, che è Cristo al posto del colpevole di reato di lesa Maestà, per la ribellione al Dio Creatore. Il battesimo di Spirito Santo, invece, è raffigurato come l’olio squisito dell’unzione che sparso sul capo del sacerdote Aronne in posizione eretta, scende sulla sua barba, e da questa, fino all’orlo dei suoi vestiti (Salm.133). Come potete notare le posizioni del credente sono diverse per la natura diversa dei due battesimi: il battesimo di acqua è per la morte in Cristo, il battesimo di Spirito Santo è per la vita in Cristo, data per la potenza di resurrezione dello Spirito Santo (“E’ lo Spirito quel che vivifica” Giov.6:63; il credo NicenoCostantinopolitano dice: lo Spirito è Signore e dà la vita”. Come noterai i due battesimi sono strettamente necessari per essere 57 introdotti nel corpo di Cristo, che è la Chiesa, e nella vita eterna. Se ne manca uno o, se ricevuti entrambe i battesimi, uno di essi è screditato, bisogna che la persona si ravveda per validare i battesimi ricevuti, o si ribattezzi validamente per essere ammesso nel regno di Dio, o riammesso nella comunione con Cristo, e per questo nel regno dello Spirito. Brani che ti aiutano a capire con certezza se hai lo Spirito Santo dimorante in te. 1) Quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame risonante o uno squillante cembalo.E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho carità, non son nulla. E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova. La carità è paziente, è benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non sospetta il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità;soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. La carità non verrà mai meno. Quanto alle profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla conoscenza, essa verrà abolita, 13:9 poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo;ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. Quand'ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità. 2) E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore, e chi dimora nell'amore dimora in Dio e Dio in lui. 1Gv.4:16 3) Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte. 1°Giov.3:14 4) Or la speranza non rende confusi, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato dato. Rom.5:5. 5) E questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti, e i suoi comandamenti non sono gravosi. 1°Giov.5:3 perché li mette nel cuore, e Lui vigila mediante lo Spirito Santo che ha messo dentro per validare il nuovo Patto e li rende osservabili con semplicità. Chi osserva i comandamenti per l’ausilio dello Spirito con sicurezza ha lo spirito Santo dimorante in lui! 6) E vi darò un cuor nuovo, e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; torrò dalla vostra carne il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito, e farò sì che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. Eze.36:26/27. 7) E questo è il patto che farò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. E non istruiranno più ciascuno il proprio concittadino e ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal minore al maggiore di loro, poiché avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati. Ebr.8:10/12. 8) Chi osserva i Suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. 1° Giov.3:24 9) Da questo conosciamo che dimoriamo in Lui ed Egli in noi: dallo Spirito che Egli ci ha dato. 1°Giov.4:13 10) Riceveste lo Spirito Santo quando credeste? Atti 19:2 58 11)In lui anche voi, avendo udita la parola della verità, l'evangelo della vostra salute; in lui dico anche voi, avendo creduto, siete stati suggellati con lo Spirito Santo della promessa. Efe.1:13. 12)Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato. Gv.7:39. 13)Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, che abbiamo creduto nel Signore Gesù Cristo, At.11:17. 14)Chi crede nel Figliuol di Dio ha quella testimonianza in sé; 1°Giov.5:10 .Quale? Quella che diede a Gesù Suo figliolo: Questi è il mio diletto figliolo nel quale mi sono compiaciuto!In altre parole, quando una persona crede in Gesù attraverso le scritture e secondo le scritture, riceve lo Spirito Santo e Dio dichiara di lui che da quel momento è un Suo figliolo. 15)Ma siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch'è in quella parola della Scrittura: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo, 2°Cor.4:13 quando uno crede nelle scritture e secondo le scritture, riceve lo Spirito Santo mediante il battesimo di Spirito Santo e per tale motivo non può fare a meno di parlare, cioè profetare od anche significa, testimoniare. 16)Le cose di Dio le conosce lo Spirito di Dio, ma lo Spirito che abbiamo ricevuto ci rivela ogni cosa in continuazione: se la rivelazione si ferma per un congruo tempo significa che abbiamo contristato o spento lo Spirito. 1°Cor.2:10/16. 17)“Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”. Rom.8:11. 18)Il Signore è lo Spirito. 2°Cor.3:17 19)Se uno non ha lo Spirito di Dio, egli non Gli appartiene. Rom.8:9 20)Chi ha il figliolo ha la vita, chi non ha il figliolo di Dio, non ha la vita. 1°Giov. 5:12 ORA CONTROLLA SE HAI LO SPIRITO SANTO E QUINDI SE SEI STATO BATTEZZATO CON LO SPIRITO SANTO. I primi due brani citati 1); 2), affermano perentoriamente che Dio è Amore, Carità, e chi è divenuto Suo figlio, per la nuova nascita da Acqua e Spirito, mediante il battesimo d’acqua e di Spirito Santo, ha ricevuto per lo Spirito Santo Suo l’amore e per questo dimora in Dio, e Dio in lui. Il figlio di Dio è una nuova creatura che è creata all’immagine di Dio (Efe.4:24) per lo Spirito Santo che riceve attraverso il battesimo di Spirito Santo, come Gesù è l’immagine dell’invisibile Dio. Dio infatti, gli diede quella bella testimonianza nel momento che lo Spirito Santo scese su di Lui in forma di colomba: “Questo è il mio diletto Figliolo, nel quale mi sono compiaciuto” (Mat.3:17). Questa testimonianza è data anche a tutti i Suoi figli quando lo Spirito Santo scende su loro nel momento in cui credono e ubbidiscono al comando Suo (1°Giov.5:7/10). Anche se costoro non avvertono fenomeni paranormalii, la testimonianza di Dio la ricevono lo stesso, anzi è più sicura e più bella di quelli che hanno vissuto un evento paranormale, perché sempre la scrittura dice: "Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto; beati (felici) quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Gv.20:29). Se dunque un neocredente è ad immagine di Dio, Gli deve somigliare soprattutto nell’amore e non in una presunta/presuntuosa e pretestuosa potenza di testimonianza perché parla in lingue, peraltro sconosciute. Il primo brano infatti dichiara che se anche una persona potesse fare le cose più incredibili, perfino a dare la sua stessa vita per gli altri, se non ha la carità, che è l’amore del 59 Padre dimorante in lui, non è nessuno! Se poi osservi che nella seconda lettera di Pietro 1:5/7 la carità, che è il modo più forte d’amare, è una delle sette virtù teologali, trovi che la persona è già santificata, mentre la persona che è appena salvata, cioè è ai primi passi nella via della santificazione ha fede in Dio e nel Suo nuovo patto nel sangue di Gesù che gli permette per adesso ad osservare i dieci comandamenti come rivelano i punti: 4); 5); 6); 7);. Quando hai sviluppato l’amore, che nella fase iniziale è l’osservanza dei comandamenti maggiori, e deve proseguire fino ad osservare i comandamenti minori avrai una buona santificazione, perché sei arrivato a sviluppare l’amore fraterno e l’amore per i tuoi nemici ma ancora non sei nell’amore perfetto che è la carità. In questa virtù: Nell'amore non c'è paura, anzi l'amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell'amore (1°Giov.4:18). Quindi; Il primo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è l’Amore che inizia quando lo Spirito Santo scende sul credente nel momento in cui ha creduto. Punti: da 1) a 11). Il secondo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è la rivelazione continua che lo Spirito Santo dà al nuovo figlio di Dio per farlo crescere nella fede, nelle opere spinte dall’amore (Gal.5:6) e dall’Amore che partendo dall’osservanza del comandamento che Dio aiuta ad osservare, arriva alla carità passando per i frutti dello Spirito. Il Padre continua a cibare il figlio con cibo solido il cibo spirituale perché vuole che il figlio maturi sempre più al fine di risiedere a pieno titolo nel Suo regno in questa terra e poi nel mondo a venire. Punto: 16. Il terzo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è lo zelo e la voglia di testimoniare dell’ amore grande e meraviglioso che Dio ha sparso per tutte le creature al fine di salvarle dall’inferno e redimerle dalla schiavitù satanica. Questo calore di testimoniare però è fruttuoso perché accolto se è dato con amore e per amore del prossimo che vogliamo che sia salvato. Punti: 12); 14). Milazzo li, 22-10-2010