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LA DOTTRINA DEI BATTESIMI.
• MOTIVAZIONI PER LA RICHIESTA
DEL BATTESIMO DA ADULTO
• IL BATTESIMO DI RAVVEDIMENTO.
• IL BATTESIMO DI FUOCO.
• IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO.
• NASCITA DELLA CHIESA.
• SEGNI DELLA PRESENZA DELLO
SPIRITO SANTO NEL CREDENTE.
• SPIEGAZIONI NON BIBLICHE SUL
BATTESIMO DI SPIRITO SANTO.
• COME ESSER SICURI D’AVER
RICEVUTO IL BATTESIMO DI SPIRITO
SANTO, ALIAS, IL DONO DELLO
SPIRITO SANTO.
BILLA GIOVANNI
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PREMESSA………………………………………………………………………………Pag. 2
1.1 Motivazioni che inducono la persona a cambiare vita religiosa………………….. ” 3
1.2 Seguire il proprio raziocinio…........................................................................... “
3
1.3 Seguire i propri sentimenti………………………………………………………….. ” 4
1.4 Seguire le motivazioni del cuore ……………………………………………………. ” 4
1.5 Come cambiare in meglio……………………………………………………………. “ 5
1.6 IL Cristianesimo Evangelico attuale, a causa della difformità …………………... “ 6
dottrinale delle singole chiese locali, nonché delle
Congregazioni, Assemblee e Missioni ecc., cammina a
compartimenti stagni come le dodici tribù d’Israele del
tempo passato.
LA DOTTRINA DEI BATTESIMI………………………………………. “
2)
2.1
2.2
2.3
2.4
3.1
3.2
3.3
3.4
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LA NATURA DEI DUE BATTESIMI ESTERIORI…………………………… “ 11
Il Battesimo d’acqua o di ravvedimento……………………………………………. “ 11
Il battesimo di acqua nel nome del Signore Gesù………………………………….. “ 13
Il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo………………… “ 14
Il battesimo di fuoco…………………………………………………………………. “ 14
LA DOTTRINA DEL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO……………………… “ 16
Gli effetti del peccato………………………………………………………………… “ 19
L’effetto della croce…………………………………………………………………. “ 20
L’effetto della resurrezione…………………………………………………………. “ 21
IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO AVVENUTO A PENTECOSTE
nella narrazione del libro degli Atti degli Apostoli………….” 25
Considerazioni sul battesimo di Spirito Santo……………………………………………” 35
Conclusioni………………………………………………………………………………...”
Effetti prodotti dallo Spirito quando entrò, ed ora entra in contatto con l’uomo…….”
Effetti prodotti dalla gloria di Dio………………………………………………………..”
Argomentazioni sul battesimo di Spirito Santo attribuite alle Sacre Scritture,
che non trovano riscontro in essa………………………………………………………...”
La nascita della chiesa…………………………………………………………………….”
Come esser sicuri d’aver ricevuto il battesimo di Spirito Santo e per esso
il dono dello Spirito Santo………………………………………………………………..”
Brani che ti aiutano a capire con certezza se hai lo Spirito Santo dimorante in te…..”
ORA CONTROLLA SE HAI LO SPIRITO SANTO E QUINDI SE SEI STATO
BATTEZZATO CON LO SPIRITO SANTO……………………………………….”
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PREMESSA.
Ogni scritto che l’uomo compone trasmette la maturità del pensiero raggiunta dall’autore fino a
quel momento. Nel tempo, il pensiero umano, s’evolve ulteriormente in un cammino sempre più
profondo per giungere, su particolari aspetti alla perfezione; e su altri, graverà ancora
l’imperfezione umana. Questa, se minima, non pregiudicherà la validità dell’opera. Solamente la
Bibbia, essendo stata scritta per ispirazione dello Spirito Santo, è perfetta, e non ha gradi
d’evoluzione; essa è eterna. Alcuni, a loro modo di vedere, vorrebbero che fosse letta ed
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interpretata in funzione dei tempi. Ciò vorrebbe suggerire l’assurdo, di adeguare ai tempi la
Bibbia, l’eterna parola di Dio. Questo può andar bene ai non addetti ai lavori, e per i religiosi, i
quali si avvicinano a Dio attraverso i riti, perché non Lo conoscono personalmente, e soprattutto,
non hanno alcuna intimità con Lui. Chiedo, dunque ai lettori, venia, se alcuni pensieri non sono
da loro condivisi, ma mi permetto, in forza dell’autorità della scrittura, di suggerire loro, di
conformarsi a ciò che dice Filippesi 3:15, “ Sia questo dunque il sentimento di quanti siamo
maturi; e se in alcuna cosa voi sentite altrimenti, Iddio vi rivelerà anche quella. Soltanto, dal
punto al quale siamo arrivati, continuiamo a camminare per la stessa via.” Ciò premesso,
suggerisco a chi si accinge a leggere questo scritto di fare un’attenta valutazione delle cose
esposte basandosi sui brani scritturali citati ed anche su quelli non citati e in ogni modo collegati
o paralleli, al fine di prendere ciò che si ritiene buono, e di scartare ciò che non convince. Non
conviene scartare aprioristicamente quanto esposto, credendo che è errato perché
quell’argomento l’abbiamo assorbito in maniera diversa. Un atteggiamento siffatto è
presuntuoso, ed un figliolo di Dio non lo deve essere, ma con umiltà, leggerà, vaglierà alla luce
della Sacra Scrittura, ed infine prenderà o condividerà ciò che è buono ed il resto l’accantonerà
per il momento; chissà che un giorno lo Spirito non gli vorrà dare anche quell’insegnamento che
un tempo aveva scartato.
1.1 Motivazioni che inducono la persona a cambiare vita religiosa.
Poiché questo studio ha per tema centrale il battesimo, e questo funge da spartitraffico fra la
vecchia vita condotta tra desideri ed azioni, volte ad affermare la persona umana dal punto di
vista fisico, sociale ed economico, e la nuova vita che ha come unico obiettivo la santità, la
comunione con Cristo e la vita nel regno dello Spirito, mi sembra giusto esaminare prima, le
motivazioni che spingono una persona a fare un passo così doloroso dal punto di vista della
carne e gioioso dal punto di vista spirituale, perché il nuovo stato di figlioli di Dio mette fine alla
figliolanza diabolica e al destino infernale, e dà sicurezza dell’ingresso in paradiso. E’ noto che
ognuno di noi Evangelici Italiani, proviene dal Cattolicesimo Romano e che il nostro passaggio
all’evangelismo è avvenuto per uno o più motivi sotto elencati:
1.2 Seguire il proprio raziocinio.
Questo buon motivo è scelto da una persona responsabile che non vuole affidare il proprio
destino eterno ad altri, anche se sono ritenuti conoscitori delle sacre Scritture. Questa scelta
comporta un’applicazione costante nella lettura e nella meditazione della Sacra Scrittura. Colui
che sceglie questo cammino, è giustamente convinto, che lo Spirito Santo lo guiderà e lo
illuminerà nella sua costante ricerca della verità, per avere comunione con l’Iddio vivente; ed
infine, sarà attento alle occasioni che Dio gli procurerà, affinché si eserciti ad una vita pia.
Riterrà a sua salute prima, e per gli altri dopo, che: la Sacra Bibbia è l’unica fonte attendibile,
ampia, profonda ed esauriente della rivelazione Divina che è stata data all’uomo per acquistare la
vita eterna, e che Gesù, in Spirito, è sempre accanto ad ogni persona che docilmente accetta la
Sua guida.
Questo percorso ha un buon grado di difficoltà a causa del lungo tempo occorrente per analizzare
bene le scritture. Questo tempo può essere abbreviato facendosi aiutare da un anziano esperto ed
onesto, e da una buona letteratura cristiana. Bisogna che l’aiuto sia dato senza l’interesse di farne
un proprio proselito. Colui che ha questa motivazione nel cuore, desidera accrescere
giornalmente il giusto rispetto religioso dovuto al vero Dio mediante la conoscenza che
acquisterà con lo studio delle Sacre Scritture, per amarlo sempre di più, e dedicargli una vita di
servizio, adorazione e lode.
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L'avvicinarsi a Dio in questo modo, genera dei validi figlioli di Dio pieni di fede e di Spirito
Santo, i quali saranno poco carnali e sapranno resistere agli attacchi del nemico.
1.3 Seguire i propri sentimenti.
Questa seconda scelta realizza il cambio in un tempo molto breve perché il neofita si lascia
influenzare da un evento paranormale, quali: esperienze entusiasmanti, miracoli, guarigioni,
parlare in lingue, oppure dalla novità di un culto diverso da quello al quale ha sempre assistito.
Alcuni cambiano perché convinti da un parente, oppure sotto l’impulso di un sentimento
gratificante, oppure, per essere stati coinvolti in un’esperienza, più o meno forte, che ha colpito
la propria psiche. Costoro cercano di stabilire un rapporto con Dio attraverso i propri sentimenti,
trascurando la Bibbia che è il giusto luogo dove Lo si può trovare. Costoro, fidando nei propri
sentimenti, e vivendo negligentemente di un’illogica irrazionalità, riterranno buone, e verità
assolute, tutte quelle cose che il proprio discernimento accetta, non apprezzando ciò che dice
l’ispirata Parola di Dio. Costoro leggono e meditano poco. Accettano passivamente come
veritiere e spirituali le conclusioni di coloro che sanno influenzarli col proprio carisma, e sono
costantemente alla ricerca del sovrannaturale pensando stoltamente di piacere a Dio, correndo
dietro alla miracolistica. Questi neofiti si avvicinano al Signore più per visione che per fede. Più
per aver visto miracoli o cose credute tali, che per aver accettato l’Evangelo del Regno. Per
quelli che sono motivati da questo sentimento, quest’inizio è dannoso, e lo sarà anche per quelli
che si accompagneranno a loro, perché saranno pronti a credere a qualunque spirito, anche se
questo non viene da Dio. Mancando in loro la conoscenza Biblica necessaria per discernere le
cose ritenute sovrannaturali, le quali possono provenire da Dio o dall’avversario o dagli uomini,
abboccheranno facilmente a qualche prodigio bugiardo che proviene dal Maligno; oppure
attribuiranno a Dio un evento, ritenuto sovrannaturale, e che invece è frutto di psicosi collettiva o
di gruppo, che, nel migliore dei casi, può accompagnare un’onesta e santa attività di
testimonianza al vero Dio. La psiche umana al giorno d’oggi è ancora poco conosciuta nella sua
potenza, ma i credenti dovrebbero capire queste cose, perché nella Sua parola tutto è stato
svelato. Infatti, dalla scrittura apprendiamo in Giovanni 10:34/35 che l’uomo per effetto della
parola dell’Eterno: “ Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” è stato creato “dio
minore”, cioè, un essere creativo che per un atto di volontà espresso dalla mente e/o con la
parola, può realizzare la cosa desiderata. Dio dà quest’insegnamento a Mosè quando gli dice di
parlare alla roccia, perché essa ubbidendo avrebbe dato l’acqua, e lo stesso insegnamento lo dà
Gesù ai Giudei nel brano di Giovanni 10:34/36 ove Egli dichiara:” Non è egli scritto nella vostra
legge: Io ho detto: Voi siete dei?se chiama “dei” coloro ai quali la parola di Dio è stata diretta
(e la Scrittura non può essere annullata)…”. Se non si ha un minimo interesse di conoscere il
vero Dio della Bibbia, l’avvicinarsi a Lui attraverso i miracoli, i sentimenti o gli stati emozionali,
è molto pericoloso, perché la ricerca della vita eterna mediante la conoscenza di Dio e di Gesù
attraverso la scrittura non è stimolata. La persona s’adagia sul suo battesimo iniziale ed insegue
solo il miracolo.
1.4 Seguire le motivazioni del cuore.
Questo è il modo per eccellenza per accostarsi a Dio. Chi fa così, legge e medita molto spesso le
Sacre Scritture, se non addirittura tutti i giorni. Medita con la mente su esse sempre più
profondamente, man mano che aumenta la sua conoscenza; quando possibile consulta una chiave
biblica o altra letteratura Cristiana, e condivide, quando possibile, la sua meditazione ad altri
fratelli o sorelle. Interiorizza nel cuore, apprezzando e riflettendo più volte su quanto ha già
meditato, ed accetta la meditazione fatta, quale parola di Dio a lui rivelata. Una volta che avrà
capito il perché Dio vuole che cambi, prenderà la ferma e seria decisione d’ubbidire a Lui in
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tutto e per tutto. Subito dopo, renderà palese il cambio avvenuto nel suo interiore con il
battesimo in acqua. Questo, non sarà ritenuto un traguardo d’arrivo, ma il punto di partenza del
cammino alla Sua presenza (Gen.17:1). “ Se non cambiate e non diventate come i piccoli
fanciulli, non entrerete affatto nel regno dei cieli.” (Matt.18:3), questo affermò con forza Gesù,
e con ciò, non voleva dare un suggerimento, ma un comando. Al contempo, costoro daranno il
giusto peso al paranormale, od ai carismi, che sono mezzi di richiamo o di testimonianza di Dio
per gli uomini. Questi sono un’aggiunta alla Parola di Dio, che è la sostanza, il cibo quotidiano
che Dio ha largito a piene mani affinché si acquisti la conoscenza, e mediante questa, la vita
eterna. Nel vangelo di Giovanni al cap.17 vers. 3 il verbo conoscere della frase “che conoscano
te l’unico vero Dio….” é un congiuntivo presente attivo; il verbo conoscere in tale coniugazione
vuole affermare che la conoscenza che si deve avere di Dio non è statica, vale a dire, che fatta
una volta, all’inizio della vita cristiana, basta per sempre. La conoscenza, quella mentale,
sentimentale e pratica della relazione con Lui, deve aumentare giorno dopo giorno al fine d’avere
una conoscenza sempre più profonda dell’insondabile Dio, il quale si dona giornalmente quale
cibo quotidiano mediante la Sua Parola. Come il cacio sui maccheroni arricchisce la pietanza e la
fa più gustosa, così il miracolo od il sovrannaturale che viene da Dio è dato in aggiunta alla
Sacra Scrittura per arricchirla e renderla più viva e desiderabile, ma torno a ripetere, la sostanza
della vita eterna è la Santa Scrittura, la Parola rivelata nella Bibbia, che letta per amore ed
interiorizzata a livello del cuore porta di sicuro in Paradiso. Il poco amore per la Scrittura, e di
conseguenza l’avere una conoscenza superficiale di essa, porta il neo credente ad essere un
nuovo “ Fariseo”. Avviene che la minima conoscenza che ha della scrittura, ha cambiato solo
l’esterno della “sua coppa”, mentre il suo interno, il cuore, può diventare con lo scorrere del
tempo sempre più sporco di prima. In questo stato è difficile convincere il neo credente
superficiale a cambiare, facendosi purificare dalla sana predicazione della parola di Dio. Egli si
ritiene netto, in perfetta comunione, e gradito a Lui, mentre invece può essere rivolto alle favole
e nutrirsi di fumo.
Il miglior metodo per arrivare ad aver fede nel vero Dio, ed avere la sicurezza di essere nella via
giusta per essere salvati è: essere spinti, come primo motivo, da un sincero e profondo desiderio
interiore dell’anima di conoscere il Vero Dio per amarlo e servirlo nel giusto modo che Lui
desidera; come secondo motivo aggiunto al primo, si può avere la spinta di un sentimento
emotivo o di uno stato d’eccitazione mosso da un miracolo. Questo si ottiene tenendo sempre
vivo quel senso di ricerca critica di Lui nei Sacri Testi, onde scartare ogni cosa che può portare,
anche minimamente, fuori dell’insegnamento perfetto del Santo Maestro.
1.5 Come cambiare in meglio.
Dio che è onnisciente, dichiara in Geremia 17:9 “ Il cuore dell’uomo (prima della nuova nascita)
è insanabilmente maligno” ed in altri passi dice, che è anche stolto ed ingannevole, e
l’Onnisciente conosce ogni cosa mediante la Sua parola: “ Perché la parola di Dio è vivente ed
efficace…e giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore. E non v’è creatura alcuna che sia
occulta davanti a Lui” (Ebrei 4:12). Chi vorrà essere vero credente, baserà la sua fede sulle
Scritture, e non sulle visioni o sul sovrannaturale (2° Cor.5:7). Gesù, la “Parola di Dio”, afferma
con verità: “ Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me
”(Giov.14:6). Quest’affermazione vuol significare che il credente deve percorrere, per arrivare
alla casa del Padre, un cammino di conoscenza intellettuale, di pratica continua della Sua parola,
e di intima comunione con Lui nella preghiera e nell’adorazione. Questa esperienza vissuta
giornalmente porta ad una continua e rinnovata conoscenza del Padre e del Figlio tramite la Sua
parola letta, meditata, interiorizzata ed applicata. Tale conoscenza porta di sicuro alla vita eterna
nella casa del Padre (Giov.17:3).
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La ricerca delle Sacre scritture per metterle in pratica è di primaria e vitale importanza.
Avvicinarsi a Cristo attraverso il sovrannaturale senza aver poi amore per la ricerca della
conoscenza scritturale di Lui è molto pericoloso, perché il “nuovo discepolo”, se non è guidato, o
se sceglie di far tutto da sé, basa molto del suo credere sulla fenomenologia e poco sulla parola
che riesce ad assorbire durante i culti. L’erronea conclusione che sviluppa, e nella quale ripone
fede, è che laddove c’è un miracolo c’è necessariamente la presenza di Dio. Illudendosi, egli
sviluppa la credenza d’essere cambiato e fatto figliolo di Dio per aver fatto il battesimo in acqua.
Pensa anche d’aver ricevuto lo Spirito Santo per aver accolto, nella mente e non nell’intimo, il
messaggio della salvezza, “ L’evangelo del Regno “. Per riconoscere tali persone, volendoli
aiutare a salvarsi veramente, basta chiedere loro di parlare dell’Evangelo, e ci si accorgerà che
non lo ricordano. Questa verifica è valida a patto che chi glielo chiede lo conosca lui! Il non
ricordarsi dell’Evangelo è dovuto al fatto che non avendolo creduto col cuore, non fanno di esso
la loro ragione di vita. Queste persone di fatto sono solo dei simpatizzanti di Cristo che devono
ancora fare la nuova nascita. Se cambieranno il loro modo di pensare e fare, diventando dei
fanciulli docili all’insegnamento del Vero Maestro, saranno attirati dal Padre che li inserirà
nell’ovile di Cristo. Nello stato illusorio d’essere vero credente, la persona non s’accorge di
essere cambiata in peggio, poiché non essendo stata purificata dalla Sacra Scrittura nella mente
carnale e nell’intimo, ha indurito ancora di più il suo cuore, essendo entrata nel legalismo e nel
fanatismo religioso. L’orgoglio è aumentato e governa la sua vita. Egli non ascolta più chi gli
vuole parlare della Scrittura. La rifiuta dicendo di saperla e/o di non averne bisogno. In seguito
svilupperà anche la credenza diabolica di poter raggiungere la perfezione attraverso pratiche
carnali, quali “non mangiare il panettone a Natale”, “non mettere il pantalone” ecc., e questo suo
modo di credere, lo proporrà con insistenza agli altri quando penserà d’evangelizzare. Ciò sarà
un danno per la chiesa locale e per la testimonianza di Cristo nella città.
1.6 IL Cristianesimo Evangelico attuale, a causa della difformità dottrinale
delle singole chiese locali, nonché delle Congregazioni, Assemblee e
Missioni ecc., cammina a compartimenti stagni come le dodici tribù
d’Israele del tempo passato.
Non volendo essere giudicati presuntuosi, noi evangelici, ognuno per parte nostra, non
dovremmo nutrire il pensiero d’essere gli unici depositari della sana dottrina, assumendo così un
atteggiamento sufficiente a quello che gli altri ci vogliono proporre della Scrittura. Non facendo
così trascureremmo di “vigilare su noi stessi”, “riguardando sempre a Lui nelle Sacre
Scritture” come c’è stato raccomandato dal Santo Maestro. Se riflettessimo sulla storia della
Chiesa, capiremmo che quello che è successo agli altri nel passato, può capitare a noi oggi, e
trovarci senza accorgercene nell’errore. All’inizio, e per circa tre secoli, il movimento cristiano,
perseguitato dai pagani e dai movimenti eretici dei falsi fratelli e apostoli, visse secondo il
consiglio di Dio. In questo periodo avvenne che i “Padri della Chiesa” quali Tertulliano, Ignazio,
Ireneo, Origene, Cipriano, ecc., per confutare le eresie e le false accuse mosse alle chiese dai
pagani del loro tempo e difendere così l’unità della Chiesa, scrissero tanti trattati sui quali la
chiesa Cattolica Romana poggiò la sua dottrina. Insieme a tante cose vere e giuste, i padri della
chiesa trasmisero anche dei piccolissimi errori di filosofia umana. Ognuno di questi “Padri”
aggiunse agli errori del precedente, i suoi piccoli errori, finché si giunse con Cipriano
all’assurdità del primato del vescovo di Roma, e dell’altra dottrina, non meno assurda, che
dichiara “Chiesa Universale” la Comunità Cristiana Apostolica Romana perché retta da un
vescovo ordinato secondo la discendenza Petrina. Questi piccoli errori, sommandoli, assunsero la
dimensione di un grosso bubbone malefico. Nei secoli successivi, il Cattolicesimo Romano
avendo perso l’intelligenza della parola di Dio, aggiunse la dottrina della transustanziazione della
specie, la venerazione delle immagini e delle reliquie che circolavano già dal 1° secolo, ed il
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concetto di Maria Madre di Dio, ed altro, distaccandosi sempre più dalla verità e dalla protezione
di Dio. Verso l’anno 1054 si giunse al Papato con la conseguente scissione della Chiesa
Universale in, Chiesa Cristiana d’Oriente od Ortodossa, e Chiesa Cristiana d’Occidente o
Cattolica Romana. Accadde anche, che alcune di queste dottrine furono magnificate come
"dogma di fede", la più disastrosa è quella della transustanziazione dell’ostia. Questa vuole
affermare che con il rito della consacrazione operato dall’uomo, un poco di farina impastata con
acqua, diventa vero corpo e vero sangue di Gesù, e per tale motivo deve essere adorata. “Or
mentre mangiavano, Gesù prese del pane; e fatta la benedizione, lo ruppe, e dandolo ai suoi
discepoli disse: Prendete, mangiate, questo è il mio corpo”, disse Gesù nel vangelo di Matteo
26:26; ma nel vangelo di Giovanni (6:61/63), sempre a proposito del mangiare, in questo caso, la
Sua carne disse ai discepoli che mormoravano sul Suo dire, che per avere vita eterna bisognava
mangiare la Sua carne: “Questo vi scandalizza?......E’ lo Spirito quel che vivifica; la carne non
giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita”. E in Esodo 20, leggiamo il secondo
comandamento del decalogo scritto da Dio sulle pietre, esso dice: “non ti fare scultura alcuna né
immagine alcuna… per adorarla mediante baci, preghiere, inginocchiamenti, portarle fiori o ex
voto. Adorando una cosa fatta dalle mani dell’uomo (T’adoriam ostia divina, cantano), si
sovverte l’Evangelo della salvezza e si disubbidisce al primo e secondo comandamento. Per tale
motivo Iddio dovette abbandonare, tutti coloro che nel corso dei secoli hanno praticato un tale
rito, ad avere una mente reproba, incline alle dottrine demoniache. Infatti, nel 1012, Iddio suscitò
nella città di Albi in Francia, per suscitare a gelosia la chiesa Cattolica Romana e riportarla nel
giusto rapporto con Lui, la prima scintilla di riforma con il movimento Cataro o degli Albigesi.
Questo movimento finì in un bagno di sangue operato dal Papato. Subito dopo, la stessa sorte
toccò ai Valdesi, seguaci di Pietro Valdo. Ma la volontà sovrana di Dio, nel frattempo, aveva
messo da parte quella chiesa dedita alla lussuria, alla cupidigia, alla stregoneria, all’idolatria,
all’omicidio singolo e di massa, perché aveva introdotto nel suo seno perniciose e false dottrine.
Questa indurì il suo cuore; nonostante Egli le avesse dato tanto tempo per ravvedersi; non volle
lasciare il suo peccato. Infatti, dal 400 D.C. e fino al 1550 massacrò, secondo i dati forniti da
KARLEINZ DESCHNER nella sua collana “Storia Criminale del Cristianesimo” Edizioni Ariele
Milano, 68 milioni di persone che non erano conformi alla sua dottrina. Massacrò anche milioni
di Ebrei, e tante altre persone fece uccidere nel periodo delle 3 crociate, e tante altre ancora
martirizzò e massacrò durante l’inquisizione Medievale che operò in tutto il Sacro Romano
Impero con l’inquisizione Spagnola e l’inquisizione Romana; e con altre crociate la morte si
spinse in Polonia e anche in Russia. Nelle Americhe appena scoperte si macchiò di genocidio
degli indigeni indifesi che non volevano convertirsi. Intorno al 1500, Dio diede a tante anime
nobili e pie all’interno di questa chiesa una sete di rinnovamento, e per tale motivo furono
perseguitate e martirizzate. Da chiesa perseguitata diventò per amore del primato del denaro e
del malcostume, chiesa persecutrice, macchina di tortura e omicidio di massa, bagnando il
mondo d’allora del sangue dei martiri della fede in Gesù. Ancora oggi, nonostante chieda
perdono per le colpe passate, ma non tutte, continua ad essere mediante intrighi politici ed
economici ad essere macchina di morte. S’adoperò sempre, su istigazione di Satana, ad
annientare la Chiesa secondo il cuore di Dio e per tale motivo si auto qualifica “chiesa
Babilonica o sinagoga di satana” che è ebbra del sangue dei martiri di Gesù, come profetizzato
in Apoc.17.5/18.
Dio, allora, non ottenendo da essa cambiamento dall’interno, fece sorgere uomini coraggiosi
pieni di zelo per Lui, quali Lutero, Calvino, Zwingli, Pietro Martire Vermigli, Gioacchino
Occhino, e tanti altri. Costoro portarono avanti la riforma della Chiesa di Dio, che fu chiamata:
Riforma protestante. Ancora il “Leone ruggente” attaccò i vari movimenti riformatori che si
formarono dal 1500 in poi fino ai nostri giorni, fra questi anche il movimento Evangelico,
introducendo in essi alcune dottrine poco ortodosse. In aggiunta, serpeggiò fra loro mediante un
sentimento di orgoglio e superbia, che impedì, e continua ad impedire l’unione e la comunione
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delle chiese, facendo, in un certo senso, fallire lo scopo della Riforma: formare una Chiesa unita
per la forza morale e spirituale che deriva dalla sana dottrina.
Un chiaro esempio di dottrina poco ortodossa che impedisce oggi la comunione fra le chiese, è la
dottrina di una certa frangia del Pentecostalismo. Essa afferma che: chi non parla in “Lingue”
non ha lo Spirito Santo. Un certo predicatore di “chiara fama”, certo Jimmy Swaggart,
appartenente a questa frangia Pentecostale, si è spinto più oltre, dichiarando addirittura dal
pulpito ed in videocassette distribuite in tutto il mondo, che nelle chiese nelle quali non si parla
in lingue, non c’è lo Spirito Santo. Questo spirito di divisione, che ha fatto serpeggiare tale
dottrina, ha contagiato parecchie chiese nel mondo ed anche in Italia. Non s’accorgono costoro,
che la dottrina da loro predicata è contraria all’evangelo di Dio? Non s’accorgono, che così
facendo, stanno predicando un vangelo diverso da quello che predicò Paolo?
Chi si farà guidare dallo Spirito della Parola (Atti 6:10), o detto altrimenti, dalla scrittura
che ha accolto nel suo cuore, difficilmente, per non dire impossibile, cadrà nella falsa
dottrina, o peccherà contro di uno dei dieci comandamenti.
Oggi, nel mondo Evangelico e Carismatico, si assiste ad una corsa al “Miracolo”, al
“Sovrannaturale” e ad un’altra ondata d’errori dottrinali che, se spinti ancora oltre, faranno
arrivare di sicuro all’eresia. Di fatto, queste estrosità dottrinali, impediscono l’avvicinamento e la
comunione fra le chiese locali, nazionali ed internazionali. Con queste stranezze, stiamo facendo
soffrire, ognuno per conto nostro, il Signor Gesù che tutti diciamo d’amare! L’astuto Satana
propina ai Cattolici miracoli, guarigioni, apparizioni, statue che sanguinano, ecc., per far credere
loro che sono nel giusto, e non s’accorgono che sono alla sua mercé. Non avendo interesse per le
Sacre Scritture sono nell’ignoranza che li rende deboli. Infatti, il loro cuore è rivolto all’idolatria
e all’ecumenismo babilonico come nuovo cammino religioso. Anche gli Evangelici poco
interessati a vigilare sulla propria vita, perché non amano con tutto il cuore le Sacre Scritture,
sono caduti nella sua trappola. La divisione è l’elemento errato più evidente. Satana propina
insieme a dottrine poco ortodosse, dosi di veleno miracolistico che essi chiamano: doni
carismatici o manifestazioni dello Spirito. Non avendo tali eventi paranormali basi scritturali,
sono, e rimangono, scherzi di spiriti burloni, oppure, questi fenomeni possono essere causati dal
desiderio del proprio animo umano, ed erroneamente attribuiti allo Spirito Santo di Dio. A tal
proposito è scritto che: “ sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno gran segni e prodigi
da sedurre, se fosse possibile anche gli eletti.” (Matt. 24:24); ed ancora: “ La venuta di
quell’empio avrà luogo per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di
segni e prodigi bugiardi; e con ogni sorta d’inganno d’iniquità a danno di quelli che periscono
perché non hanno aperto il cuore all’amor della verità (parola di Dio) per essere salvati. E
perciò Iddio manda loro efficacia d’errore onde credano alla menzogna; affinché tutti quelli
che non hanno creduto alla verità, ma si son compiaciuti nell’iniquità, siano giudicati. “ (2°
Tess.2:9/12). Il libro dell’Esodo ci rammenta che anche i sacerdoti Egizi operarono alcuni
prodigi fatti da Aronne col bastone di Mosè. Anche i pagani e gli Ebrei al tempo di Gesù
operavano prodigi e nel libro degli Atti degli Apostoli è scritto che un certo Simone il mago
operava prodigi che sbalordivano la gente.
A conclusione di quanto detto sopra, è chiaro che, la verità acquisita mediante la lettura e la
meditazione della Scrittura, è una barriera formidabile che si contrappone alle facili cadute
prodotte dai sentimenti e/o filosofie umane e dalla miracolistica. I miracoli possono essere presi
in considerazione solo quando precedono o seguono una sana esposizione dei Sacri Testi. I
vescovi delle varie chiese locali, veramente fedeli in tutto, poiché si fanno guidare dallo Spirito
Santo, predicano spesso di vigilare sempre su ciò, al fine di portare le anime nella strada tracciata
dal Santo Maestro.
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LA DOTTRINA DEI BATTESIMI.
In apparente contrasto con Efesini 4:5, che afferma esserci un solo battesimo, la lettera agli
Ebrei al cap.6 vers.2, parla della dottrina dei battesimi come di una dottrina elementare per
neofiti, e d’iniziazione per i simpatizzanti. In effetti, il contrasto fra le due lettere è inesistente,
perché la prima fa riferimento all’economia della salvezza personale, vista in senso globale; la
seconda spiega, come quest’unico battesimo si attua nel corso della vita del credente, attraverso i
diversi momenti e le svariate esperienze che lo portano a morire per gradi a se stesso ed alla sua
carnalità. La prima esperienza visibile con Cristo è chiamata “Battesimo in acqua”. Questo
battesimo serve per testimoniare al mondo ed alle creature celesti, che la carne è stata crocifissa
per amore di Cristo; ed anche il proprio “IO”, spiritualmente, è stato seppellito con Lui per non
uscire più dalla tomba. Questo battesimo, è la prima risposta al Suo amore. Con esso l’uomo
prende impegno a rinunciare ad essere unico arbitro della propria vita, ed accetta la guida dello
Spirito Santo o di Cristo, che è riconosciuto quale Signore e Padrone della propria vita. Ad una
cotal seria e matura decisione di morire alla propria carnalità, l’uomo è accettato da Cristo, che
lo sommerge (seppellisce o Battezza) nello Spirito Santo. Questi, lo circonda da tutte le parti e lo
compenetra. Con la Sua potenza, lo Spirito, risorge l’uomo interno del credente dalla morte
spirituale nel quale era caduto, e lo trasporta nel regno di Dio affinché viva la nuova vita da vero
figliolo di Dio. L’unica azione umana che permette a Gesù di operare la salvezza dell’uomo è il
Credere. “ Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà
condannato.” (Mar.16:16). Chi si rifiuta di credere fino alla fine della propria vita terrena,
all’Evangelo del regno, commette il più grande ed imperdonabile peccato perché oppone il
“Gran rifiuto” al Figlio dell’Iddio vivente che è venuto in un corpo umano per salvarlo dalla
croce eterna. Guardate che ciò non è un modo di dire, ma è un fatto reale e concreto! Per
questo motivo, colui/ei che si rifiuta di credere all’Evangelo perché lo sconosce o perché lo vive
negligentemente, non si appropria della Sua opera di sostituzione e redenzione. Colui/ei, che pur
credendo, non si fa battezzare, pur non essendoci impedimento, non riceve la salvezza. Mentre
invece, chi lo vuole fare, ma ne è impedito/a, riceve lo stesso la salvezza. Dopo il battesimo, la
nuova creatura, manifesta subito, ed in modo sempre più completo, una certa docilità allo Spirito
Santo che la guida mediante la parola. Questa a volte è d’esortazione, ed altre di riprensione, al
fine di rimuovere dalla persona qualche aspetto carnale che ancora Gli resiste. E’ importante
tenere sempre bene a mente, a meno che non si voglia correre il rischio di professare
dottrine eretiche a danno della propria vita, che si diventa figlioli di Dio o nati di nuovo per
aver ricevuto, quando si è creduto a Cristo col cuore, il battesimo di Spirito Santo, al fine di
essere salvati, in altre parole, di ricevere da subito la vita eterna. Questa consiste, nel
passaggio che Cristo, che è la nostra Pasqua (1Cor.5:7) ci porta a fare; in altre parole, Egli
con la Sua opera completa della morte in croce e successiva resurrezione, mediante l’azione
dello Spirito Santo di Dio, ci muta da mortali a immortali. Da figliuoli dell’uomo, quindi,
mortali, ci fa diventare immortali figli di Dio, mediante il “battesimo di Spirito Santo”, e
per questo battesimo ne consegue, l’immissione in noi dello Spirito Santo. Questa Sua
opera produce il passaggio: dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figlioli di Dio; dalla
morte spirituale alla vita spirituale; da mortali a immortali; da sottomessi alla legge a liberi
per la grazia che è in Cristo Gesù. In questo nuovo stato, di liberi dalla Legge, Cristo, per
la Sua grazia, e mediante l’immissione dello Spirito Santo in noi, ci ha fatti essere partecipi:
del Suo corpo (Efe.3:6); della Sua resurrezione (Rom.6:5); della Sua natura divina
(2Pie.1:4); delle Sue sofferenze (2Cor.1:7); dello Spirito Santo (Ebr.6:4); della Sua santità
(Ebr.12:10) e per tutto ciò ci ha fatti fare parte della Chiesa Universale che è il Corpo di
Cristo (2°Cor.12:13). Il battesimo in acqua testimonia l’avvenuto ravvedimento del
battezzando ed il suo credere Gesù quale Messia o Cristo. Esso realizza, nella persona
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veramente ravveduta, la purificazione dell’anima e del corpo interiore e la liberazione del
suo spirito tenuto prigioniero nell’involucro, anima/corpo esterno dedito al peccato. Da
quel momento in poi, solo il corpo esterno, che corrisponde al cortile esterno del tempio,
può essere insozzato dal peccato. L’uomo interno, spirito, anima, corpo, invece, è abitato
dallo Spirito Santo che lo elegge a Suo tempio (Matt. 12:29 e 44/45). All’uomo interno,
morto a causa del peccato, il battesimo d’acqua non produce la sua resurrezione, che si
realizza solamente per l’immissione dello Spirito Santo quando uno cede a Cristo la
signoria della propria persona. Quando il neo credente esalterà il Signore Gesù davanti agli
uomini con la bocca e col cuore, e Lo farà sedere sul trono, dove poco prima era seduto
come re il proprio “Io”, riceverà da Gesù lo Spirito Santo promesso dal Padre Celeste.
Un modo approssimativo per comprendere se uno ha ricevuto lo Spirito Santo, e quindi il
battesimo di Spirito Santo, è quello di percepire, a livello interiore, un sentimento di magnificare
il Signore con un’aperta e spontanea confessione di fede poco prima o poco dopo il battesimo in
acqua. “ Ho creduto perciò ho parlato “ dice 2° Cor.4:13.
Ora, poiché tutti più o meno parlano di Gesù e tutti, credenti e non credenti, bene o male, fanno
testimonianza di fede, bisogna che gli anziani che vigilano sulla chiesa siano ripieni di Spirito
Santo, quindi di scrittura rivelata da Dio e non imparata solo nelle scuole bibliche, onde sappiano
riconoscere nel tempo il parlare che sottende l’avvenuta ricezione dello Spirito Santo. Questo
parlare è caratterizzato da due modi e momenti. Il primo è Il parlare di Dio agli altri. Questo
esce spontaneo dal cuore, non è artificioso e/o sofferto, rinfresca il cuore dell’ascoltatore
mediante l’evangelo della grazia, è sempre condito con sale, è verità poiché non è in opposizione
agli insegnamenti Biblici, tende sempre a mettere in primo piano la persona e l’opera di Gesù e
mai la propria persona o la tradizione con i suoi insegnamenti legalistici, quali il mangiare, il
bere, il vestire, il fumare, l’obbedienza cieca ai dieci comandamenti ecc.. In altre parole, si
conforma al volere dello Spirito Santo che vuole sempre glorificare Gesù. Il secondo è Il parlare
con Dio mediante la santità di vita improntata all’ubbidienza per amore; “ Siate santi perché io
son Santo.” (1° Pie.1:16; Ebr.10:14; Col.3:1/17; Rom.8:13/17). Di fatto, questo parlare si mette
in pratica con la preghiera e la lode in pubblico ed in privato, dentro e fuori la chiesa, nel leggere
e meditare quotidianamente la sua parola e stando attenti al modo di parlare di Dio, cioè, al modo
scelto da Dio per comunicare qualcosa, e questo sappiamo, lo fa mediante i sogni, le visioni, le
predicazioni, le Sue opere e le occasioni che Egli crea in favore nostro, per sempre lodarlo. Solo
Gesù sa con sicurezza quando una persona ha veramente creduto con tutto il proprio cuore in Lui
ed al Suo Evangelo. Egli sa scrutare ogni animo, per cui, proprio nel momento in cui la persona
crede, lo battezza di Spirito Santo; ciò può avvenire prima, durante o dopo il battesimo in acqua.
Riflettendo su quanto detto, ognuno con buona approssimazione, valutando se stesso o gli altri
può riconoscere l’avvenuto Battesimo di Spirito Santo. La chiesa, e quindi gli anziani, devono
comprendere questa verità Biblica perché dopo aver battezzato in acqua una persona, che ha
creduto a livello mentale o per una ragione sentimentale qualsiasi, è poi difficile farle capire che
non ha ancora ricevuto lo Spirito Santo, e per tale motivo, continua a vivere alla vecchia
maniera, da religioso. Chi ha creduto veramente con tutto il proprio intimo, è sicuramente nato di
nuovo, e vivendo adesso nel regno dello Spirito, e per una forza interiore che non può bloccare,
parla sempre del Signore e della Sua opera, nel modo come si conviene a dei figli di Dio, e con
piena aderenza alle scritture. Egli è un fiume in piena che non si può arrestare, “fiumi d’acqua
viva sgorgheranno dal suo seno” Giov,7:38/39.
A conclusione di quanto sopra detto, l’uomo interno nascosto dal corpo esterno o carne
(Gen,6:3), è morto spiritualmente la prima volta a causa del peccato, è riportato a nuova vita
spirituale quando è Battezzato da Gesù nello Spirito Santo. Questi è Colui che ha risorto Gesù
dalla morte ed è Lui stesso che fa risorgere spiritualmente l’uomo dalla morte. Se il neo credente
non è sommerso, battezzato, nello Spirito Santo non può ricevere lo Spirito Santo promesso dal
Padre dentro il proprio essere. Un babà non può impregnarsi completamente di ruhm se non è
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sommerso in esso; così non si può ricevere lo Spirito Santo, se non si è battezzati, sommersi,
nello Spirito Santo. E’ il caso di ricordare che nella lingua Greca dell’era Apostolica il termine
“Baptizo”, battezzare, era usato per significare: sommergere in acqua fino a scomparire,
come di uno che muore annegato. Oppure, nell’atto di affondare una nave, od anche per
l’atto della sepoltura. Infatti il brano di Rom.6:3/5 chiarisce molto bene questo concetto: “ O
ignorate voi che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella Sua
morte? Noi siamo dunque stati con Lui seppelliti mediante il battesimo nella Sua morte,….
Perché, se siamo divenuti una stessa cosa con Lui per una morte somigliante alla Sua, lo
saremo anche per una resurrezione simile alla Sua…”. La ricezione dello Spirito Santo nel
proprio intimo, il neo credente l’avverte nell’animo, e susseguentemente, lo testimonia con il
Battesimo in acqua. Alcune volte può avvenire il contrario, e cioè: prima si riceverà il Battesimo
in acqua e poi quello di Spirito Santo. A livello spirituale, i due battesimi sono un’unica realtà
che determina l’appartenenza a Cristo, unico agente del battesimo vero e proprio. La Bibbia, nel
nuovo Testamento, parla di tre battesimi, due dei quali sono vissuti a livello esteriore per la
mortificazione della carne, ma hanno ricadute nella sfera spirituale. Essi maturano e poi
s’adempiono durante il corso della vita cristiana. Il terzo battesimo è quello di “ Spirito Santo “ e
fa riferimento a quell’unica esperienza spirituale che si fa una sola volta nella vita e dura per
sempre, purché non si rinunzi alla fede. Normalmente, il battesimo d’acqua è di preparazione al
battesimo di Spirito Santo, anche se in alcuni casi, quali quelli di Paolo e di Cornelio, il
battesimo di Spirito Santo precedette di poco quello d’acqua. Il battesimo di fuoco invece, segue
sempre il battesimo di Spirito Santo, che è confermato da esso. Mentre il battesimo di Spirito
Santo e d’acqua portano il credente alla morte/nuova nascita e si fanno una sola volta nella vita,
il battesimo di fuoco porta alla morte il proprio “IO” che ogni tanto riprende vigore. Esso può
essere fatto più volte nel corso della vita cristiana, e può anche essere di varia natura ed intensità.
Queste esperienze, chiamate battesimi di fuoco, servono a far maturare i nati di nuovo ad una
maggiore fede e forza spirituale, in altre parole, di crescita cristiana. Costoro maturano quindi, la
loro figliolanza divina, e di gloria in gloria assomigliano sempre più agli esseri celesti, maturi e
responsabili, alla statura di Cristo. E come Cristo fu reso perfetto per via di sofferenze
(Ebr.2:10), così anche i suoi minimi fratelli dovranno essere resi perfetti mediante le sofferenze
che accetteranno con pazienza per amore Suo. Queste esperienze di sofferenza per amore di
Cristo, non causate per il cattivo comportamento proprio, sono chiamate “battesimi di fuoco”, e
servono a “nettare interamente l’aia Sua”, il cuore del credente ove risiede la Sua gloria, ovvero
l’uomo interno. L’uomo esterno o carne, che è l’insieme del corpo animalesco esterno,
dell’anima che lo muove e coordina, e della mente che decifra e razionalizza gli stimoli interni
ed esterni ed in ragione di tali parametri emette impulsi istintivi, può essere purificata dalla
Parola di Dio (Ebrei 9:22).
1) LA NATURA DEI DUE BATTESIMI ESTERIORI.
2.1 Il Battesimo d’acqua o di ravvedimento.
Tale battesimo, dovrebbe essere dato ad una persona che, avendo letto e meditato sulle Sacre
Scritture, è convinta dallo Spirito Santo a pentirsi del proprio passato peccaminoso e sente forte
la necessità di cambiare stile di vita in meglio, e promettendo a Dio ubbidienza, inizia col
cambiare religione, chiedendo a Lui, quale abbracciare, poiché è detto in Atti 2:47, “E il Signore
aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che erano sulla via della salvezza.”.
Accettando questo battesimo, ella è consapevole di accettare la morte in croce di Gesù come
propria. Con questo battesimo la persona esprime con piena convinzione la sua volontà a
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chiudere con il passato e di voler fare una nuova vita guidata dallo Spirito Santo, al fine di fare
un nuovo cammino che glorifica il Signore. Esprime anche la convinzione di passare dal regno
delle tenebre al regno di Dio, nel quale adesso vuole essere al servizio del suo nuovo Signore
(Padrone). Sa anche bene, che con questo rito egli stipula un contratto col Signore, nel quale il
credente s’impegna ad affidarsi con fiducia cieca alla Sua guida, di amarlo e servirlo e rimanergli
fedele come dovrebbe fare una sposa col proprio marito. Da parte Sua il Signore s’impegna ad
accorrere in suo aiuto tutte le volte che sarà chiamato, ed a fargli superare tutte quelle tentazioni
forti di peccato che egli non sarebbe in grado di superare con le proprie forze. Per tali motivi il
Signore gli dona lo Spirito Santo, dopo aver purificata l’anima e il corpo suo col Suo sangue, e
mediante il quale, il Signore da una parte ed il battezzato dall’altra, ratificano il “Nuovo Patto
nel Suo sangue”. Con questo battesimo, operato esteriormente da un uomo (battezzatore), il
credente è introdotto nella chiesa locale, dove troverà la cura, l’assistenza ed il cibo, nonché le
opportune correzioni per la restante vita sulla terra. Mentre l’uomo battezza esteriormente,
immergendo colui che ha ricevuto fede per essere salvato, nell’acqua, simbolo della parola di
Dio, Gesù battezza interiormente immergendo l’uomo nello Spirito Santo, che essendo lo Spirito
proveniente da Dio è Spirito di vita eterna. Egli permea il neo credente in ogni singola cellula e
gli conferisce la vita eterna promessa dal Padre, per la quale è stato creato. A somiglianza di un
annegato, che, non solo è inglobato dall’acqua e scompare alla vista degli uomini, l’acqua stessa
gli penetra dentro, e per questo il corpo del neo battezzato è purificato in ogni parte interna ed
esterna. L’acqua è simbolo della parola di Dio. Il corpo umano è paragonabile ad una coppa o un
vaso (2°Cor.4:7) che contiene l’anima e lo spirito che il Signore ha donato, affinché la polvere
diventi un’anima vivente. “ Guai a voi, scribi e Farisei ipocriti, perché nettate il di fuori della
coppa e del piatto, mentre dentro siete pieni di rapina e d’intemperanza. Fariseo cieco, netta
prima il di dentro della coppa e del piatto, affinché anche il di fuori diventi netto.” (Matt.
23:25/26).
La simbologia del battesimo in acqua ha perciò un profondo significato spirituale. In Efesini
5:26 e Tito 3:5, Paolo parla di un lavacro di rigenerazione con acqua; quindi, la purificazione
del corpo, necessaria affinché lo Spirito lo usi quale Suo tempio, è ottenuta mediante la Parola.
Gesù dice in Giovanni 13:6/11 e 15:3 che i discepoli sono già mondi negli atti del corpo, cioè
lavati esteriormente ed interiormente: “ voi siete già mondi a motivo della parola che avete
udita da me “, ed al fin di completare l’opera, onde possiate camminare nella totale purezza,
rimane solo che vi lavi i piedi (ciò che regge in piedi il corpo, che lo tiene in vita è l’anima
Eccle.12:7/10) mediante il mio sangue, e sarete completamente mondi. Infatti è detto in Ebrei
9:13/23 che le cose raffiguranti le cose celesti non possono essere purificate con cose tratte dalla
terra, quali il sangue di becchi o normale acqua, ma “le cose raffiguranti quelle nei cieli
debbono essere purificate con mezzi più eccellenti di questi”. Quindi, l’uomo interno, corpo,
anima, spirito, che è fatto ad immagine di Dio, in altre parole, che Lo rappresenta in modo
degno, può essere purificato solamente col Sangue di Gesù. La legge di Dio vuole essere
sempre soddisfatta. Essa è invariabile nel tempo; essa dice: “ Ma, se vi è caso di morte, metti vita
per vita.” (Eso.21/23). Il peccato nella carne dell’uomo, per la legge immutabile di Dio, doveva
essere messo a morte, ed esigeva la morte dell’uomo stesso, e Gesù, volendo riscattare ogni
uomo dalla morte, dovette pagare vita (la Sua) per vita (di ogni uomo), secondo la legg eterna di
Dio. Ecco perché il Padre celeste non ha risposto alla richiesta di Gesù uomo, quando disse:
“Padre, se tu vuoi, allontana da me questo calice! Però, non la mia volontà, ma la tua sia fatta.”
(Luca 22:42). Interessante notare come, nonostante tutti gli Apostoli avessero udito la Parola,
solo uno di loro, Giuda Iscariota, non l’aveva fatta penetrare nel suo cuore, ed era rimasto
impuro. Era avvenuto che la parola di Dio aveva toccato solamente il suo esteriore, cioè la sua
mente e la carne, ma non il suo cuore. Quindi, per entrare nel “Nuovo Patto” e fare degnamente
il battesimo di morte al peccato in Cristo Gesù, bisogna fare il battesimo in acqua quando si è
capito con la mente e col cuore che il peccato è estremamente peccante (Rom.7:13) poiché dà la
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morte all’anima ed al corpo interno. Solo dopo aver accettato con piena convinzione e trasporto
interiore, che la parola di Cristo è vivente e capace di purificare il corpo dai peccati fatti col
pensiero e col comportamento, e che il Suo sangue purifica l’anima dal peccato, e che Gesù
completerà l’opera di salvezza donando la Persona dello Spirito Santo (e non la forza dello
Spirito santo) su richiesta del credente. Il neofita, avendo anche presa la determinazione di
mettere in pratica la parola di Dio senza fare alcuna riduzione, può essere battezzato in accordo
alla parola di Dio. Con il battesimo, fatto secondo il modo stabilito da Dio, il neofita ha anche
creduto che il sangue di Gesù versato sulla croce una volta e per sempre, purifica la sua
coscienza dai peccati presenti, passati e futuri e dai cattivi sentimenti. Colui che si vuole
battezzare deve anche sapere che tutto il creato, lui compreso, vive in Cristo e per Cristo, ed in
forza di ciò quando Gesù morì sulla croce, tutti morirono con Lui (2°Cor.5:14) e furono quel
giorno battezzati nella Sua morte (Rom.6:4), ma solo coloro che arrivano a maturare questa
verità, e l’accettano, dichiarando ciò col battesimo in acqua, si appropriano di questo grandioso
miracolo di purificazione e di liberazione e resurrezione dell’uomo interno (2°Cor.4:16;
Efe.3:16; Col.2:12; 3:1). Per i motivi sopra accennati, il Battesimo in acqua ha molta importanza
nell’economia della salvezza, perciò va sempre fatto nel momento in cui si acquisisce la maturità
morale e spirituale per farlo. I bambini non possono avere una tale maturità, per tale motivo il
battesimo non può essere loro impartito. Inoltre, 2000 anni fa, Gesù sulla croce annientò il
peccato Adamitico (Ebr.9:26; 2°Cor.5:14) ed i bambini fino all’età della pubertà non hanno
alcun peccato. Il battesimo è anche un atto per iniziare una nuova vita all’insegna
dell’ubbidienza ai comandamenti poiché Egli dimorando per lo Spirito nel credente garantisce la
pratica continua di essi (Eze.36:26; Ebr.8:10/13); in aggiunta, la grazia di Dio ha superato la
legge, per la qual cosa, se anche si commette peccato, non sarà imputato. Di esso, dopo aver
chiesto perdono, per un po’ di tempo, rimarrà nell’intimo il rimorso di coscienza per correzione,
onde non farlo più e crescere nella santificazione. Gesù comanda il battesimo da adulti in Marco
16:16 “ Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” . “ Se non cambiate e non
diventate come i piccoli fanciulli, non entrerete per certo nel regno dei cieli.” (Mat. 18:3).
Quindi, chi avendo del tempo e salute per farlo non lo fa, rimane ancora nella disubbidienza alla
parola di Dio, e non riceve per questo, il Battesimo di Spirito Santo; perché lo Spirito è donato
solo a quelli che ubbidiscono al comando del battesimo e al contempo s’impegnano ad ubbidire a
tutta la parola maturata. “E noi siamo testimoni di queste cose; e anche lo Spirito Santo, che Dio
ha dato a coloro che gli ubbidiscono”. (Atti 5:32). Chi insegna che si può ritenere valido il
battesimo fatto da piccolo, oppure che non è importante battezzarsi in acqua, è fuori dalla giusta
e vera dottrina del Battesimo. Per avere un quadro completo sugli effetti, e quindi sulla necessità
di fare questo battesimo in età matura, è utile meditare anche sui passi collegati: Ezechiele 36:26
; Giov. 3:5 ; 1° Giov. 5:6/8 ; Atti 22:10 ; Ebrei 10:22.
Il segno, o testimonianza di Dio al neo credente, che lo qualifica vero cristiano, e quindi d’aver
ricevuto il battesimo di Spirito Santo e fatto un buon Battesimo d’acqua, è l’ubbidienza ai dieci
comandamenti maggiori senza sforzo alcuno, per amore e non per costrizione, ed anche, lo zelo,
la costanza a lasciare la vecchia vita passata, l’assiduità alla vita di chiesa, ed alla comunione di
Cristo mediante la preghiera, la lettura e le meditazioni quotidiane (Rom.5:5; 1°Giov.5:3; 3:24;
4:13; 5:14; 1°Cor.2:9/16; Ebr.8:10/13; 10:16/18; Ger.31:31/34; Eze.36:26/27).
2.2 Il battesimo di acqua nel nome del Signore Gesù.
Il battesimo in acqua, nel o sul “nome di Gesù”, è la consegna del battezzato a Cristo per la
remissione dei peccati. Ciò è evidente da Atti 22:16 ove è detto: Ed ora che indugi?Levati, e sii
battezzato, e lavato dei tuoi peccati, invocando il Suo Nome.
Nel libro degli Atti, che è un resoconto dettagliato dei primi momenti della Chiesa nascente, nel
rito del battesimo, si usava perlopiù la formula, “nel Nome del Signore Gesù”, e subito dopo si
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proseguiva con l’imposizione delle mani invocando la discesa dello Spirito Santo (Att. 8:16;
19:5; 9:12/18). Per il battesimo dell’apostolo Paolo, raccontato in Atti 9:12/18 e 22:16 la prassi è
stata invertita, forse perché Anania ubbidì in primis al comando del Signore. Imponendogli le
mani gli trasmise la volontà del Signore di guarirlo e riempirlo di Spirito Santo, e dopo, lo
battezzò, ritengo, nel “Nome del Signore Gesù”. Questa convinzione la traggo dal brani di
1Co.5:4, ove Paolo dichiara l’inserimento di tutti i credenti “Nel nome del Signore Gesù”.
Infatti, dice: essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio (ove? nel nome del Signore Gesù), (io)
con l'autorità del Signore nostro Gesù,ho deciso….
La stessa allocuzione la troviamo in 1Co.6:11 ove è detto: E tali eravate alcuni di voi; ma siete
stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e
mediante lo Spirito del nostro Dio, e in Col.3:17 , Qualunque cosa facciate, in parole o in opere,
fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù (ritenendovi sempre inseriti nel nome del Signore
Gresù) ringraziando Dio Padre per mezzo di lui. Di tutto ciò troviamo il compendio in Romani
6:3/11 e 1° Cor.6:17…noi siamo membra del Corpo di Cristo! Tutta la ricchezza dell’opera
salvifica di Cristo è contenuta nel Suo Nome, e questa è presente nella Chiesa. Ognuno ne
diventa partecipe nel battesimo, venendo inserito nella morte e resurrezione di Lui. Chi è
pienamente convinto d’aver creduto, si battezza, e chi pur avendo ascoltato l’evangelo della
salvezza e del regno, non si battezza, manifesta di non aver ancora creduto pienamente.
2.3 Il battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Gesù comandò agli Apostoli e a tutti gli altri dopo di loro, di battezzare coloro che avrebbero
creduto all’evangelo del Regno, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (Matt,
28:19). E’ più giusto battezzare con questa formula, oppure con quella nel “nome del Signore
Gesù”, frequentemente usata nei primi tempi dalla chiesa? Io credo che non c’è differenza,
poiché nel “nome” (osserva che è singolare e non nei nomi) significa che i tre hanno un solo
nome: Jahvè: Oppure, poiché Jahvè non si pronunziava, il nome del Padre, del Figlio, e dello
Spirito Santo era: Adonai, cioè Signore! Perciò nel nome del Signore Gesù significa: nel nome
del Signore Jahvè (Padre, Figlio, Spirito Santo) che opera la salvezza, ovvero nel nome di
Adonai (Jahvè) che salva! Jahvè per massimo rispetto non si può pronunziare, ma pronunziare
Gesù si può. Chi ritiene che c’è differenza e insiste che si deve battezzare solamente nel nome di
Gesù, non conosce bene il nome del Signore Dio e induce a una reprensibile dottrina!
2.4 Il battesimo di fuoco.
Mentre il battesimo d’acqua dovrebbe essere fatto quando, pentendosi della vita passata
(ravvedimento indotto da Dio Atti 5:31; 11:18; 26:20; Matt.9:13; Luc.24:47; Rom.2:4;
2°Cor.7:10; 2°pie.3:9), si entra nella maturità decisionale di fare un passo concreto, accogliendo
il Signore nella propria persona, per cambiare stile di vita, camminando unito a Lui, ed il
battesimo di Spirito Santo può essere dato da Gesù nello stesso momento del battesimo d’acqua,
o prima o dopo questo, il battesimo di fuoco è sempre dato da Gesù nel corso della vita del
credente: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco” (Matteo 3:11). Questo
battesimo consiste nell’insieme delle prove cui il discepolo di Cristo è sottoposto nel corso del
cammino con Lui. Esse sono quelle esperienze spiacevoli e a volte dolorose che hanno come
scopo l’umiliazione della carne al fine di elevare lo spirito. Sono anche, un mezzo che il Signore
usa per disciplinare, correggere o rinforzare la fede ed il carattere del figlio di cui il Padre
Celeste si compiace (Ebr.12:4/14). Queste esperienze sono quelle in cui il credente è chiamato a
mettere in pratica soprattutto i comandamenti minori. Questi tendono infatti a modellare il
carattere del credente onde muoia sempre più al suo “Io”, e sviluppi dentro e fuori di sé il
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Cristo, cioè che si faccia rivestire di Cristo, o per dirlo in modo ancora diverso che si faccia
santificare, onde possa insieme con Paolo dire: “Non sono più io che vivo ma è Cristo che
vive in me!” Per dare un’idea in che cosa possono consistere queste esperienze dolorose che si
configurano nel battesimo di fuoco, possiamo affermare che un’ingiustizia subita senza colpa e
senza una propria reazione per amore di Cristo, dà purezza e sapore di vera cristianità, così come
il fuoco affina l’oro, ed il sale dà sapore al cibo. Essere sottoposti ad una malattia più o meno
grave e viverla nella fede e nella serenità è un odore soave di testimonianza Cristiana, e così via.
A proposito di Battesimo di fuoco in Marco 9:43/51 è detto: “ E se la tua mano ti fa intoppare,
mozzala; è meglio per te entrare monco nella vita, che aver due mani e andartene nella geenna,
nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti fa intoppare, mozzalo; meglio è per te entrar zoppo
nella vita, che aver due piedi ed esser gettato nella geenna. E se l’occhio tuo ti fa intoppare,
cavalo; meglio è per te entrar con un occhio solo nel regno di Dio, che aver due occhi ed esser
gettato nella geenna, dove il verme loro non muore ed il fuoco non si spegne. Poiché ognuno
sarà salato con fuoco. Il sale è buono; ma se il sale diventa insipido, con che gli darete sapore?
Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri. “ Ed ancora in Marco 10:38: “
Potete voi bere il calice ch’io bevo, o esser battezzati del battesimo del quale io son battezzato?
Essi gli dissero: si lo possiamo. E Gesù disse loro: voi certo berrete il calice che io bevo e
sarete battezzati del battesimo del quale io sono battezzato….” Ed ancora in Luca 12:49/50: “
Io son venuto a gettare un fuoco sulla terra; e che mi resta a desiderare, se già è acceso? Ma v’è
un battesimo del quale ho da esser battezzato; e come son angustiato finché non sia compiuto!
“ Salmo 66:10/12 : “ Poiché tu ci hai provati, o Dio, ci hai passati al crogiolo come l’argento.
Ci hai fatto entrar nella rete, hai posto un grave peso sulle nostre reni. Hai fatto cavalcar degli
uomini sul nostro capo; siamo entrati nel fuoco e nell’acqua, ma tu ci traesti fuori in luogo di
refrigerio.” Is.1:25 “ E ti rimetterò la mano addosso, ti purgherò delle tue scorie come colla
potassa, e toglierò da te ogni particella di piombo.” Come dice dunque Gesù, ognuno sarà
battezzato più volte durante l’arco della vita cristiana con battesimi di fuoco, che non sono altro
che persecuzioni, offese, violenze, maldicenze, delazioni ecc.; e tutto ciò non è altro che la croce
che il discepolo deve portare per amore di Cristo e del prossimo: Se hanno fatto questo a me
tanto più lo faranno a voi; il discepolo non è da più del suo Maestro! Se uno non prende la
sua croce e mi segue non può essere mio discepolo. Dio comanda: “Siate perfetti, come è
perfetto il Padre vostro che è nei cieli”. Questa perfezione dunque, si raggiunge accettando e
superando con fede le prove che via via portano sofferenza, “ Infatti, per condurre molti figlioli
alla gloria, ben s’addiceva a Colui per cagione del quale sono tutte le cose e per mezzo del
quale sono tutte le cose, di rendere perfetto, per via di sofferenze, il duce della loro salvezza”.
(Ebr.2:10). Chi non accetterà il Battesimo di fuoco o lo allontanerà per svogliatezza, rimarrà
indisciplinato e quindi carnale, essendo che non vive giorno dopo giorno la santificazione che
Cristo gli ha donata al momento della salvezza (Ebr.10:14), e che è confermata dal Battesimo di
Spirito Santo. Però come dice 1° Cor. 3:14/15 : “ Se l’opera che uno ha edificata sul
fondamento sussiste, ei ne riceverà ricompensa; se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il
danno; ma egli stesso sarà salvo, però come attraverso il fuoco “. Paolo in questo suo pensiero
non vuole esporre una nuova dottrina, quella del “Purgatorio“ come insistono i Cattolici Romani,
ma vuole significare che la persona non perderà l’entrata nel regno di Dio per aver vissuto la sua
santificazione con scarso interesse, ma vedrà con sua grande vergogna e rimpianto (ecco il
fuoco) che nel giorno della manifestazione gloriosa di Gesù e dei figlioli di Dio, egli non sarà fra
quelli che scendono dal cielo con Gesù, perché col suo comportamento ha deciso la sua
retrocessione dal posto di membro del corpo di Cristo, com’era stato eletto fin dalla fondazione
del mondo, a membro del popolo di Dio, per fare parte non della Chiesa, della Santa
Gerusalemme, ma delle Nazioni.
Il segno evidente che caratterizza uno che è continuamente battezzato con il fuoco, è quel
cambiamento caratteriale che manifesta sempre più i frutti dello Spirito elencati in Galati 5:22.
16
Per tale motivo egli riesce ad osservare tutti od in parte i minimi comandamenti, e si preoccupa
d’insegnarli agli altri (Matt.5:19). Il battesimo di fuoco è dato a tutti i mortali che devono,
mediante esperienze quotidiane, santificarsi per ottenere il premio di vedere Dio faccia a faccia.
Le esperienze del battesimo di fuoco le ebbero gli Israeliti nel deserto dopo essere stati battezzati
nel Mar Rosso, e li ebbe Gesù nel deserto dopo essere stato battezzato nel Giordano. Gesù
superò brillantemente la prova di fede in Dio e nella Sua parola nelle prove di fuoco nel deserto.
Non così gli Ebrei. Essi non avendo superato le prove di fede in Dio, che era visibile mediante
Teofanie, e nella Sua parola che udivano, Iddio non si compiacque di loro e morirono nel
deserto, tranne due persone: Giosuè e Caleb. Così anche i credenti in Gesù saranno battezzati nel
fuoco delle prove di fede in Dio e nella Sua parola durante la loro vita nel “deserto” di questo
mondo. Essi, come gli Ebrei, saranno protetti e rinfrescati di giorno (nel tempo della loro
testimonianza) dalla presenza della “nuvola” di Dio in loro e sopra di loro, e riscaldati di notte
(nel tempo della incomprensione e del rifiuto della loro persona) dalla presenza della “colonna di
fuoco” di Dio che li consola, li illumina e dà loro nuove forze per affrontare un nuovo giorno. Le
prove del fuoco o di battesimo di fuoco consistono, come per gli Ebrei nel deserto e per Gesù, in
tre esperienze di tentazioni della carne:
1) Desiderare d’avere le cose che ora ci mancano e/o che prima avevamo, o le cose di prima
necessità che al momento non abbiamo; tale atteggiamento con insistenza lamentato è tentare
Dio.
2) Agire sconsideratamente in modo da mettere in pericolo la nostra vita, oppure, aver paura
quando qualcuno ci minaccia e decidiamo di chiedere aiuto ad una persona influente per non
avere danno e non chiedere il favore di Dio che vede e provvede alla nostra vita e alla nostra
salute. Questo atteggiamento da figlioli di Dio è tentarlo.
3) Bramare le ricchezze del mondo è un modo di adorare il diavolo.
Gesù nel deserto non desiderò cibo. Il Suo cibo era di fare la volontà di Dio, desiderando come
Suo cibo la parola di Dio. Non tentò Dio cercando di verificare la benevolenza del Padre
mettendo a rischio la Sua vita. Non bramò le ricchezze del mondo adorandole e per tutta risposta
al diavolo che gliele offriva, le rifiutò.
3.1 LA DOTTRINA DEL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO.
Parlare della dottrina del battesimo di Spirito Santo è oggi un compito assai spinoso; poiché da
qualche tempo circolano in certe chiese, diverse e a volte, strane dottrine, sviluppate da teologi o
da pastori che, in funzione delle loro esperienze e delle loro nozioni Bibliche, hanno teorizzato e
dogmatizzato ciascuno una propria dottrina, scartando a priori la dottrina degli altri.
Quest’atteggiamento aprioristico nei confronti delle dottrine altrui ha creato barriere, che in certi
casi sono diventate insormontabili e precludono qualsiasi contatto fra fratelli. Non è una novità la
ghettizzazione d’alcuni amorevoli figlioli di Dio, ritenuti da coloro che pensano d’essere “i
potenti testimoni di Cristo”, Cristiani carnali o di serie B, perché non parlano in lingue come
loro. Grazie a Dio non tutti quelli che hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo con il segno
evidente, o dono, delle lingue, vivono di megalomania cristiana. Costoro accolgono i fratelli
d’altra dottrina come loro pari, mentre gli altri, e fra questi ci sono pastori, anziani e dottori di
comunità, che non vogliono avere rapporti con quelli che non parlano in lingue, perché non li
ritengono fratelli al pari di loro. La Bibbia dà un insegnamento molto eloquente sul caso di
Diotrefe nella terza lettera di Giovanni. Tutti noi cristiani non dovremmo dimenticare che, pur
essendo figlioli di Dio per aver ricevuto lo Spirito Santo, siamo ancora nella carne, siamo esseri
umani fallibili, ed in tale stato non abbiamo tutta la conoscenza di Dio, perciò, se non siamo
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aperti a ragionare con gli altri fratelli della parola di Dio su un determinato argomento, viviamo
presuntuosamente, e potremmo cadere nell’orgoglio che è il laccio del diavolo, col quale
accalappiò Adamo ed Eva. Sul pianeta Terra, solo un uomo vive nell’arroganza di ritenersi
infallibile in materia di dottrina, ma noi che siamo stati tratti fuori dal suo potere, non dovremmo
emularlo. Così, è meglio vivere giornalmente con la conoscenza che abbiamo ricevuto, ma, al
contempo, non dovremmo trascurare d’accoglier, con apertura mentale, le dottrine che altri
fratelli propongono, almeno per esaminarle. Il credente che vive giornalmente nella fede in Gesù,
è da Questi rassicurato che, non sarà la meditazione su una falsa, o poco Biblica dottrina, a
strapparlo dalle Sue mani. Il Signore conosce i Suoi; quindi, senza paura e senza preconcetti
ascoltiamo le dottrine che ci vengono proposte, per poi sottoporle al vaglio delle Sacre Scritture,
chiedendo per questo l’aiuto dello Spirito Santo. Egli ci ha assicurato che ci guiderà in tutta la
verità, perciò analizziamo ogni cosa che ci viene proposta e prendiamo ciò che lo Spirito ci
suggerisce per il nostro bene. Facendo come i Farisei, che ritennero il loro vino vecchio migliore
di quello degli altri, perdiamo l’occasione d’accogliere una dottrina dello Spirito che può
rinnovare la nostra espressione di vita cristiana. Se non c’è movimento dello Spirito dentro e
fuori di noi, rischiamo di diventare come delle giare piene d’olio rancido, perché fermo da lungo
tempo, che è meglio buttarlo via perché non è più buono a nulla. Lo Spirito è anche la Parola, “
le mie parole sono spirito e vita” dichiara Gesù. La conoscenza e di conseguenza la fede devono
aumentare, altrimenti ci si fossilizza.
Vogliamo dunque ascoltare lo Spirito che ci parla nelle scritture che ci accingiamo ad esaminare,
per cogliere un nuovo ammaestramento di verità, affinché la nostra visuale spirituale si ampli, ed
il nostro orizzonte si allunghi di più. Abbiamo ogni giorno bisogno di vedere più lontano nel
regno di Dio per aumentare la nostra gioia nel Signore, ed acquisire anche maggiori ricchezze
spirituali. Se qualcosa non è chiara oggi, aspettando con pazienza, potrà esserla domani. Se nel
tempo lo Spirito ci guiderà a rinnovare in meglio o scartare una certa dottrina, dovremmo essere
disposti ad accettare il Suo consiglio, altrimenti il nostro cammino spirituale potrà essere
impedito, se non addirittura, fermato. Prima di passare alla disamina dei testi, ed esporre la mia
dottrina sul battesimo di Spirito Santo, voglio esprimere con franchezza il pensiero che ho del
Pentecostalismo in generale come movimento voluto da Dio, e come nel passare degli anni s’è
sviluppato nel mondo. Faccio questo per fugare eventuali ombre, sospetti e ripulse inutili, se non
addirittura dannose per i rapporti fra figlioli di Dio.
Io non nego il battesimo di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue per quelli
che le parlano, anzi io lo affermo, come affermo la validità e la veridicità del risveglio
pentecostale di Azusa street che si protrae fino ad oggi. Sono alcuni Pentecostali che negano il
battesimo di Spirito Santo a quelli che lo hanno ricevuto con un evidente segno differente dal
loro, perché inconsapevolmente vogliono che il Corpo di Cristo sia tutto lingua e bocca, e non
sanno apprezzare la varietà e l’utilità delle altre membra dello stesso Corpo. Questo
atteggiamento aprioristico dei pentecostali, si pone come una barriera alzata fra figli dello stesso
Dio. I fratelli d’altra dottrina avvertono una serpeggiante divisione generata dalla dottrina
pentecostale, e sentendosi discriminati, provano in loro ripulsa verso i propri fratelli. Io ritengo
che, aggiustando la dottrina del battesimo di Spirito Santo in un modo più strettamente legato al
pensiero dei primi Apostoli, il rapporto di fratellanza fiorirà, e porterà frutti meravigliosi. Io so
riconoscere l’opera compiuta in tutto il mondo da milioni di pentecostali dal cuore sincero. So
apprezzare la genuinità, il calore, l’impegno e la consacrazione che hanno i veri pentecostali;
poiché Dio vuole essere adorato con il sentimento che i pentecostali genuini nutrono per Lui. Dio
non ci adotta come figli per la profonda conoscenza della dottrina che noi abbiamo, ma per il
profondo amore e trasporto che nutriamo per la Sua Persona e per i fratelli. Se la dottrina
pentecostale non è perfettamente in linea con l’insegnamento Biblico, questo non toglie loro
alcun merito nell’aver portato la Chiesa ad un più alto livello spirituale e numerico. Il risveglio
pentecostale ha il merito d’aver trainato il carro della Chiesa e risvegliato le coscienze dei
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credenti. Infatti, Dio l’approva con sempre maggiori benedizioni; ma questo non significa che
anche nella dottrina i pentecostali abbiano il primato, o che tutti quelli che parlano in lingue sono
dei credenti; come anche non lo sono alcuni delle altre chiese. Qualcuno nel passato tracciò la
fisionomia di un perfetto credente: egli dovrebbe avere il cuore di un Pentecostale, i piedi di un
Testimone di Geova, la conoscenza di un Biblico. Ma per quanto concerne molti pentecostali di
mia conoscenza e non, che s’atteggiano a sapientoni nella conoscenza della parola di Dio, essi
sono una macchia nel cielo splendente del pentecostalismo; ma è pur vero, che non possono
offuscare la gloria di questo movimento. Gesù in Apocalisse rivela una verità poco conosciuta da
moltissimi pastori e credenti, essa si ricava dalle lettere alle sette chiese. In queste lettere, se
osserviamo attentamente, Gesù dichiara pregi e difetti delle chiese che si sono manifestate nel
corso dei secoli, che sono anche figure di chiese o singoli credenti del tempo d’oggi. Ad una sola
chiesa Egli non rivolge il pressante invito a ravvedersi, anzi, le riconosce il merito d’aver amato
la parola di Dio, per essere stata costante in essa. Questa chiesa è quella di Filadelfia. Di lei Gesù
afferma d’aver poca forza nel tempo della sua manifestazione terrena, ma le promette che la
costituirà, colonna portante del Suo tempio celeste per la ragione che la Potenza della divina
Parola è in essa. Su sette chiese una sola è lodata per la conoscenza della parola, ciò rivela che le
altre chiese, riguardo ad essa, sono carenti. Non che la sconoscono del tutto, ma che nella loro
dottrina ci sono delle lacune o distorsioni. Le altre hanno altri pregi che la chiesa di Filadelfia
non ha. Coscienti delle carenze e dei pregi che abbiamo, lasciamo e riconosciamo, quindi, ad
ogni chiesa il merito, se così si può dire, che le appartiene. Solo così potremo accoglierci, amarci
e stimarci. Solo in questo modo la testimonianza sarà congrua al mandato ricevuto: la
testimonianza dell’amore in noi, come ricevuto dal comandamento, “ Io vi do un nuovo
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Com’io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli
altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri.”
Questo può esser realizzato nelle chiese locali della stessa città, e oggi, con i veloci mezzi di
trasporto, e nell’era della globalizzazione, può essere ancor più vero, se questo amore è
dimostrato fra chiesa e chiesa senza alcun impedimento dottrinale e di spazio.
Prima di passare all’esposizione della dottrina del battesimo di Spirito Santo, per dar modo di
capire le conclusioni cui sono arrivato, credo sia necessario richiamare brevemente alla mente
del lettore i passaggi del piano di Dio per la salvezza dell’uomo.
Il disegno del piano Divino per costruire il Suo Tempio, che è il Corpo di Cristo, inizia col
tracciare le dottrine basilari che devono sostenere l’intero edificio; e la dottrina della salvezza
dell’uomo è quella fondamentale. Può sembrare superfluo, e per alcuni, argomento superato da
tempo, il riparlare della salvezza; ma data l’importanza capitale che essa occupa nel piano
Divino, è giusto rinfrescarci la memoria su tutti i passaggi senza trascurare l’elemento culmine
della salvezza stessa: l’immissione dello Spirito Santo nel credente, secondo la promessa del
Padre, perché lo Spirito è vita, vita eterna, “ chi ha il Figliolo ha la vita eterna dimorante in sé”
(1°Gio.5:12 e 3:15); “ il Signore è lo Spirito” (2°Cor.3:17); lo Spirito Santo e lo Spirito di Cristo
sono la stessa persona (Rom.8:6 e 10; Giob.33:4; 1°Cor.15:45; Gio.5:21). La salvezza che porta
alla vita eterna, la quale ci qualifica “figlioli di Dio”, è voluta da Lui, ed è stata operata dal Suo
Figliolo Gesù Cristo. L’uomo non deve operare nulla, la deve accettare così com’è stata donata
da Dio. Prendere o lasciare poiché di meglio non c’è. Essa è la Sua grazia, è un dono. La
salvezza è unica, e tutti la ricevono allo stesso modo. Tale unicità si ricava da questi messaggi: “
Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato
battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.” (Marco 16:16). “
Ravvedetevi, e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei
vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa, e per i
vostri figlioli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore Iddio nostro ne chiamerà.”
(Atti 2:38/39). “ V’è un corpo unico ed un unico Spirito, come pure siete stati chiamati ad
un'unica speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo
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battesimo, un Dio unico e Padre di tutti, che è sopra tutti, fra tutti ed in tutti. Ma a ciascun di noi
la grazia è stata data secondo la misura del dono largito da Cristo. Egli è per questo che è
detto: Salito in alto, Egli ha condotto in cattività un gran numero di prigionieri ed ha fatto dei
doni agli uomini.” (Efesini 4:4/8). “ Ognuno abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura
della fede che Dio ha assegnato a ciascuno. Poiché, siccome in un solo corpo abbiamo molte
membra e tutte le membra non hanno il medesimo ufficio, così noi, che siamo molti, siamo un
solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro. E siccome abbiamo dei
doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo
secondo la proporzione della nostra fede…” (Rom. 12:3/6).
Nei passi sopraccitati notiamo, che tutti gli uomini sono chiamati alla stessa salvezza che si
riceve per l’unica fede nell’unico Signore, il quale ha portato un unico Evangelo o buona notizia.
Tutti gli uomini che sentono la chiamata alla salvezza, e vogliono essere salvati, devono, per loro
libera adesione, ravvedersi e credere che, oltre alla morte in croce sofferta da Gesù, non c’è
proprio alcun altro mezzo che possa fare l’espiazione del proprio peccato, e per essa, essere resi
degni di ricevere lo Spirito Santo promesso dentro la propria persona. L’immissione dello Spirito
è l’atto finale della salvezza. Questi suggella il nato di nuovo a nuovo figliolo di Dio. Il
ravvedimento, elemento iniziale del processo di salvezza, è concesso da Dio alla persona che lo
cerca con tutto il suo cuore, mediante l’apertura della sua mente per comprendere le scritture.
L’economia della salvezza, quindi, si compone di due effetti interconnessi, 1) l’effetto della
croce (morte di Cristo) e 2) l’effetto della risurrezione (Sua ascensione al cielo).
3.2) Gli effetti del peccato.
Prima di passare alla disamina degli effetti della croce e della resurrezione è meglio che chiarisca
subito che cosa è “il peccato” e cosa sono i peccati. Ragionando seguendo i concetti
grammaticali della lingua, non tenendo conto dell’insegnamento Biblico in materia, si conclude
che il peccato è il singolare dei peccati, un generico peccato, uno fra i tanti. La Bibbia invece
insegna che c’è una differenza sostanziale fra “il peccato” ed “i peccati”. Innanzitutto i peccati
derivano, sono i frutti, dell’unico peccato fatto in origine che portò Adamo e tutti i suoi
discendenti alla morte, cioè alla separazione da Dio. Questo peccato è la madre di tutti i peccati
perché li genera. Esso consiste nella scelta d’avere fede solo in se stesso, ponendosi “come un
alter Dio”, infatti, solo Dio ha fede in se stesso. Può essere anche una “non fede” in Dio, cioè,
vivere come se Questi non esistesse, o non avesse mai comunicato agli umani la legge, che è un
orientamento della Sua volontà. Essa alla fin fine dice: Sappi avere un rapporto amorevole con i
tuoi simili, perché sono i tuoi fratelli, e speciale per Me che sono il Padre di tutti voi. All’interno
di questa volontà, ogni essere umano, di qualsiasi razza e nazione, deve trovare un modo
amorevole di coesistere con rispetto di sé e degli altri. Questa amorevole coesistenza certamente
non può scaturire dall’appartenenza ad una qualsiasi religione, ma da un cambiamento di vita,
chiesto ed ottenuto da Dio (Giov.1:13). Qualsiasi persona che esce dal grembo della propria
madre è terreno, carnale, e non può piacere a Dio perché per sua natura non può mettere in
pratica la Sua volontà. Infatti, il caro Padre nostro, mediante la conoscenza dell’opera di Gesù
invita tutte le persone viventi e adulte, a fare una ulteriore nascita, stavolta da Lui. Questa
seconda nascita è come una nuova creazione, infatti, per questa nuova nascita non bisogna uscire
da un grembo materno ma dal costato di Gesù. La prima nascita è terrena, la seconda nascita è
spirituale, è da Dio. Lui è Spirito ed i Suoi figli per vivere accanto a Lui devono mutare da
terreni a celesti, da carnali a spirituali. Questo miracolo lo opera solo Dio mediante l’opera della
Croce del Suo Figliolo. Adamo pensò che con quell’artificio suggerito da satana sarebbe
diventato, con le proprie forze, spirituale come Dio ed in questo nuovo stato avrebbe rivendicato
la sua autonomia da Dio perchè diventato Dio pure lui, padrone della propria vita e del proprio
destino. Mancò dunque di fede e si ribellò a Lui. Questo “peccato”, chiamato anche “peccato
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originale”, ha inquinato le generazioni passate; e nonostante oggi questo peccato è stato
annullato da Cristo sulla croce, ancora continua ad avere i suoi effetti malefici su parecchia
gente. Ma tutti devono sapere che questo peccato non viene più imputato agli uomini che
credono nell’opera salvifica di Gesù ed esercitano fede in Lui, come dichiara Romani cap.5:1/2 e
8:1/4, mentre i genuini “nati da Dio”, questo peccato non lo possono fare se rimangono sempre
vigili nella parola che è stata piantata in loro e per questo rimangono dimoranti in Cristo
(1°Giov.3:9). Il “peccato per eccellenza”, come detto sopra, è anche la non-fede che Caino ed i
suoi emuli del male in genere, commettono, perché, pur potendo dominare il male si
abbandonano in esso per vari motivi, anche per negligenza. Nel Vecchio Testamento quando il
popolo d’Israele non osserva la Legge è come se rifiutasse il patto con Dio, è come se dicesse,
non Ti credo non ho fede in te quando mi dici che se osserverò la Tua parola Tu sarai il mio
benefattore! Dio rimprovera attraverso Geremia il Suo popolo dicendo: il mio popolo ha fatto
questi due peccati, che poi sono uno solo: ha abbandonato me sorgente di acqua viva e si è
scavato delle cisterne screpolate che non possono contenere l’acqua (Ger.2:13)! Più eloquente è
ciò che dice Dio a Shallum figliolo di Giosia attraverso il profeta Geremia “Regni tu forse
perché hai la passione del cedro?Tuo padre non mangiava egli e non beveva? Ma faceva ciò
ch'è retto e giusto, e tutto gli andava bene. Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso, e
tutto gli andava bene. Questo non è egli conoscermi? Dice l’Eterno. Ma tu non hai occhi né
cuire che per la tua cupidigia, per spargere il sangue innocente, e per fare oppressione e
violenza (Ger.22:15/17). Avere fede in Dio è ricevere con cuore attento la Sua parola, esaminarla
e credere in essa, e se si crede veramente la si applica, diversamente non si crede alla parola di
Dio e di conseguenza non si ha fede in Lui. Ciò però è garanzia che nella vita non ci andrà tutto
bene.
3.3)
L’effetto della croce.
Chiunque crede nell’incarnazione del Dio vivente, che i cieli dei cieli non possono contenere e
che l’universo intero sta nella Sua mano, nella persona di Gesù, e crede anche che la Sua morte
sostitutiva ed espiatrice dei peccati ha valore per ogni essere umano, e a maggior ragione per se
stesso, si appropria degli effetti della croce, che sono: la liberazione dello spirito, la
purificazione dell’anima e del corpo interno dal peccato che Lui ha portato con sé nella
tomba, per fare dell’uomo interno il Tempio Suo Santo. Si aggiungono a questi benefici, la
purificazione del corpo esterno dalle carnalità, la giustificazione dei peccati passati e futuri,
la guarigione delle malattie fisiche, spirituali e morali, la perfezione per la santificazione
dell’uomo interiore (Ebr. 10:14), la pace dell’anima derivata dalla consapevolezza che Dio
Padre gradisce ed è ben disposto verso chiunque accetta il sacrificio sostitutivo del Suo
Figliolo, poiché costoro hanno aderito al nuovo patto nel sangue di Gesù. Il completamento
della salvezza si ottiene quando si crede, senza la ben che minima ombra di dubbio, che Gesù è
risorto dalla morte per non morire più; che è asceso al cielo per completare il piano divino della
salvezza, mandando lo Spirito Santo promesso a tutti quelli che credono nel Suo nome mediante
le scritture e secondo le scritture, nel quale nome è l’essenza della Sua opera, cioè, “Dio che
opera la salvezza”. La sicurezza assoluta della salvezza appartiene all’oggi, al momento dell’aver
creduto, oltre ogni ragione col cuore, con l’intimo e non solo con la mente. Il salvato, proprio
perché è convinto nel cuore che è salvato dall’inferno all’atto del battesimo, testimonia a tutte le
persone presenti, con una bella confessione di fede, l’avvenuta salvezza operata da Cristo
(Rom.10:8/13). Il volere del Padre, come detto prima, è il voler salvare dalle fiamme dell’inferno
tutti gli uomini, poiché tutti hanno peccato, o poco o molto che sia, e per questo motivo si sono
privati della gloria di Dio che Egli aveva dato ad ogni essere umano nell’atto creativo (Rom.3:23
e 5:12).
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3.4) L’effetto della resurrezione.
Credere alla resurrezione del Cristo di Dio, venuto nel mondo mediante l’incarnazione in un
corpo umano per compiere la volontà del Padre, produce i seguenti benefici effetti: la
resurrezione dell’uomo interiore, quello creato da Dio a Sua immagine e somiglianza.
Questo miracolo è operato dallo Spirito Santo, che entrato nel corpo del credente, lo
risorge dalla morte. Fare attenzione che questa resurrezione citata in Rom.6:4/5; Col.2:12/13;
3:1; Efe.2:1 e 5, non è la resurrezione dei/dai morti. Quest’ultima, è l’atto finale conclusivo del
piano di Dio per la salvezza dell’umanità, essa riguarda tutti nello stesso momento per essere
adottati (Rom.8:23); mentre la prima è l’esperienza di una singola persona, fatta nel suo
momento particolare, per fare parte del corpo di Gesù attraverso la morte e resurrezione al
momento del battesimo. Quando colui che crede si battezza, entra in lui la persona dello
Spirito Santo, lo Spirito è vita, per cui la vita eterna fa parte dell’uomo come in Dio. Da
questo momento in poi, l’uomo che ha fatto l’esperienza della nuova nascita in Cristo è
dichiarato “figlio di Dio” a tutti gli effetti legali ed è una nuova creatura (Giov.1:13).
Quello che adesso affermo è d’importanza capitale e prego il lettore di stare bene attento.
“Quello che è avvenuto al neo credente si è potuto realizzare perché, egli decidendo di farsi
battezzare con piena consapevolezza, è entrato a fare parte della vita, come in Eden. La
porta dell’ovile, che prima per lui era chiusa, è stata riaperta, gli angeli hanno liberato per
lui l’accesso, egli è entrato ed ha mangiato dell’albero della vita che è in mezzo al giardino,
ha mangiato Cristo pane di vita e da adesso in lui dimora la vita eterna che è lo Spirito. Ha
mangiato e continuerà a mangiare la carne di Gesù, cioè, la Sua parola”, ciò facendo la vita
eterna resterà in lui sempre più sicura. Chi crede nella Sua morte sostitutiva, muore egli stesso
poiché, mediante il battesimo in acqua, partecipa alla Sua morte. Per lo stesso motivo, chi crede
nella Sua resurrezione per non morire mai più, partecipa alla Sua resurrezione per non morire
più, a meno che non rinunzi alla fede in Cristo, cioè alla Sua Persona. Essendo ciò pazzia per la
mia mente, non ne parlerò. Come i due sono uniti nella morte, così rimarranno uniti nella
resurrezione. I due sono diventati una stessa cosa, si sono uniti in un prematrimonio, e
come marito e moglie diventano una stessa carne, così i due diventano uno stesso Spirito
(Rom.6:5 e 1°Cor.6:16), e l’unione di tutti i nati di nuovo del mondo sono la Sposa ed il
corpo di Cristo (Gio.17:21). Paolo, riflettendo sugli effetti dell’opera di Cristo, esclama:
“questo mistero è grande riguardo a Cristo ed alla Chiesa” (Efe.5:32). L’effetto della
resurrezione opera altre cose: Il credente, già da adesso vive realmente nel regno di Dio ed è
libero d’accedere direttamente al trono dell’Altissimo senza bisogno d’alcun mediatore
umano o che fu umano, se non Cristo. E’ innestato nella vera Vite, ed essendo unito a
Cristo, dimora nella casa di Dio come figliolo ed allo stesso tempo come moglie
dell’Agnello. Questo nuovo ed assoluto rapporto d’amore col Padre, induce Questi ad
essere munifico verso il suo nuovo ritrovato figliolo. Le sue richieste vengono sicuramente
tutte ascoltate, e se sono buone, saranno tutte esaudite. Come un padre protegge i suoi figli,
così Dio protegge i Suoi nuovi figli; Egli maledice chi li maledice e benedice quelli che li
benedicono. Iddio, per fare del neocredente un Suo figliolo, prima lo purifica, poi lo risorge per
la potenza del Suo Spirito. Per realizzare questo, lo fa sommergere da Gesù nel Suo Spirito, cioè
lo fa battezzare nello Spirito Santo. Questi, entrando in ogni cellula del corpo interno umano, lo
fa partecipe della natura Divina, gli infonde la vita eterna, e per tali motivi il credente è divenuto
un figliolo di Dio. Voglio servirmi di un paragone: il credente che ha scelto di essere salvato è
come una spugna nelle mani di Cristo, questi per donargli lo Spirito Santo, e per mezzo di Lui, la
vita eterna promessa dal Padre, prima stringe nella Sua mano la spugna (figura dell’opera di
convinzione di peccato = contrizione), la immerge nello Spirito Santo (figura del battesimo di
Spirito Santo), poi riapre la mano per liberare la spugna che si riempie d’acqua, e torna a galla
(figura della ricezione del dono dello Spirito Santo e della resurrezione), per vivere la nuova vita.
22
Completata così la salvezza, il credente, è entrato in una nuova vita, che ora è eterna e non
morirà più (Giov. 11:26). Il nato di nuovo vive già alla presenza del Dio vivente, che da adesso è
a tutti i titoli suo Padre, perché l’ha generato a nuova vita (Gm.1:18). Egli è stato elevato al
rango o gloria, di figliolo di Dio, godendo di tutti i privilegi del nuovo stato, ed essendo figliolo,
e non servo come gli angeli, dimora nella casa del Padre. Nel momento della salvezza, avvenuta
per l’opera di Cristo e l’immissione dello Spirito Santo nell’intimo di colui/ei che crede, ogni
neocredente riceve un dono che è dato per servire tutti i componenti la Chiesa e per richiamare
quelli di fuori. Questo dono o manifestazione dell’avvenuta immersione nello Spirito Santo,
in pratica dell’avvenuto battesimo di Spirito Santo, è dato a tutti. Non bisogna forzare il
testo di Atti 2:4 “E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre
lingue, secondo che lo Spirito dava loro d'esprimersi”, isolandolo dal contesto precedente di Atti
1:5 e 8; e da quello seguente di Atti 2:14/19 e 2:38/47 perché così facendo, l’uomo ricaverà una
dottrina errata, perché riduttiva e perniciosa per la vita di relazione spirituale nella chiesa. La
dottrina del battesimo di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue vincola lo
Spirito Santo a dare, un unico segno e dono: il parlare in lingue. Se questa è verità Biblica, allora
nella Chiesa ci dovrebbe essere un’unica manifestazione dell’avvenuta ricezione dello Spirito
Santo tramite il battesimo di Spirito Santo. Ma nel vangelo di Marco 16:17/18 è detto
chiaramente che i segni che contraddistingueranno coloro che avranno creduto, e quindi ricevuto
lo Spirito Santo per il battesimo di Spirito Santo sono: “Or questi sono i segni che
accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio cacceranno i demoni; parleranno
in lingue nuove; prenderanno in mano dei serpenti; e se pur bevessero alcunché di mortifero,
non ne avranno alcun male; imporranno le mani agl'infermi ed essi guariranno”. Il testo di
1°Cor.12: 7/11dice anche: Or a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per l'utile
comune. Infatti, a uno è data mediante lo Spirito parola di sapienza; a un altro, parola di
conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un
altro, doni di guarigioni, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza d'operar miracoli;
a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue, e ad
un altro, la interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell'uno e medesimo
Spirito, distribuendo i suoi doni a ciascuno in particolare come Egli vuole. Efesini 4:7/8 mette in
evidenza l’unità dell’opera di Cristo per tutti coloro che credendo nella grazia di Dio sono
aggiunti al Suo regno e quale segno evidente della grazia ricevuta al momento dell’ingresso nel
regno, Dio mette al dito del figlio prodigo l’anello dell’autorità delegata di Dio: un dono! Per
questo Paolo può dire in 1°Cor 12:13/15 “Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un
unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati
abbeverati di un unico Spirito. E infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte
membra. Se il piè dicesse: Siccome io non sono mano, non son del corpo, non per questo non
sarebbe del corpo”. Paolo mette in risalto in Romani 12:4/9 l’unica diversità dei credenti. Essa è
in relazione alla proporzione della fede, “Poiché, siccome in un solo corpo abbiamo molte
membra e tutte le membra non hanno un medesimo ufficio, così noi, che siamo molti, siamo un
solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro. E siccome abbiamo dei
doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo dono di profezia, profetizziamo
secondo la proporzione della nostra fede; se di ministerio, attendiamo al ministerio; se
d'insegnamento, all'insegnare; se di esortazione, all'esortare; chi dà, dia con semplicità; chi
presiede, lo faccia con diligenza; chi fa opere pietose, le faccia con allegrezza. L'amore sia
senza ipocrisia. Aborrite il male, e attenetevi fermamente al bene. In tutto l’Antico testamento la
manifestazione dello Spirito Santo nei profeti era dimostrata dai segni della profezia e dalle
opere carismatiche. Le opere carismatiche confermavano la parola profetica pronunciata. Questa
verità è vera ed attuale nel Nuovo Testamento, “Come scamperemo noi se trascuriamo una così
grande salvezza? La quale, dopo essere stata prima annunziata dal Signore, ci è stata
confermata da quelli che l'aveano udita, mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla
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loro, con de' segni e de' prodigi, con opere potenti svariate, e con doni dello Spirito Santo
distribuiti secondo la sua volontà.” (Ebr.2:3/4).
I Pentecostali insistono sulla bontà della loro dottrina appoggiandosi al fatto che nel giorno di
Pentecoste a Gerusalemme, successivamente in Samaria, dopo nella casa di Cornelio e ai 12 di
Efeso il battesimo di Spirito Santo è stato sempre dato alla stessa maniera: parlando in lingue.
Nella dottrina della salvezza però bisogna essere obiettivi, altrimenti facciamo dire alla Bibbia
ciò che noi vogliamo che essa dica secondo i nostri pensieri distorti. In prima analisi notiamo che
il fatto chiaro e inoppugnabile è che in tutti questi casi coloro che ricevevano il dono dello
Spirito Santo testimoniavano di Gesù, cioè delle grandi meraviglie di Dio operate
attraverso il Suo figliolo, in altre parole: Profetizzavano. Che il profetizzare avvenisse in altre
lingue, o che il glorificare Dio si facesse in altre lingue era secondario al profetare, al
testimoniare la salvezza in Gesù. I Pentecostali non possono affermare che quello che avviene fra
di loro è lo stesso fenomeno che avvenne a Pentecoste e dopo, perché allora le lingue straniere
parlate dai 120, ed altri, erano lingue conosciute agli ascoltatori; ma questo oggi è raro, se non
addirittura inesistente. Aggiungiamo anche la considerazione, che quel parlare in lingue,
considerato quale battesimo di Spirito Santo dai Pentecostali, continua anche dopo la prima
volta, perciò possiamo dire che, in linea con quanto asserito da 1°Cor.12:7/11, è stato
manifestato un dono dello Spirito, nella stessa maniera che si verifica il profetare, il cacciare i
demoni, il dono di guarigione, e tutte queste manifestazioni che dichiarano la presenza dello
Spirito, ricevuto anche Lui in dono dal Signore, alla resurrezione e poco prima di entrare nel Suo
ovile. Lo Spirito Santo e tutti i carismi sono doni e segni della grazia ricevuta. 1°Cor.12:11
Paolo dichiara che lo Spirito Santo è libero di distribuire i Suoi doni come Egli vuole e ad
ognuno (credente) è data la manifestazione dello Spirito per l’utile comune, Oppure dobbiamo
dare credito ai Pentecostali che asseriscono che solo quelli che parlano in lingue hanno ricevuto
il battesimo di Spirito Santo, e per questo lo Spirito Santo? No! Perché se fosse vero quanto
asserito da Pentecostali, Paolo è in errore quando afferma che il Corpo di Cristo non è tutto
occhio, o tutto bocca ecc. Aggiungiamo anche, che Gesù in Atti 1:5 e 8 non pose l’enfasi sul
parlare in lingue, bensì, sulla potenza della testimonianza che riusciva a convincere di peccato di
giustizia e di giudizio (l’opera dello Spirito, Giov.16:8). Questo era a detta di Gesù l’effetto o
segno del battesimo di Spirito Santo di Att.1:5.
Infine, dopo i primi vagiti, meglio d’un Padre terreno, Egli inizia ad aiutare, mediante il
Suo Spirito, la crescita o santificazione del nuovo figlio fino alla maturità spirituale
completa, per assomigliare a Gesù. Concludendo: Tutti devono ravvedersi, tutti riceveranno il
perdono dei peccati, tutti avranno come frutto del loro credere, la resurrezione. Tutti senza
distinzione di sorta riceveranno in dono, l’unico e intero Spirito Santo, che Gesù e gli Apostoli
Pietro e Paolo dichiarano che si riceve al momento del “battesimo di Spirito Santo”, e poiché Dio
non fa particolarità, tutti i credenti veri sono battezzati di questo unico battesimo. Tutti dunque
sono figlioli di Dio a pari titolo e pari privilegi. In prima analisi, le cose che differenziano i
credenti davanti a Dio al momento della ricezione della grazia sono: la misura o
proporzione della stessa fede, e la diversità del dono ricevuto. In seconda analisi, altra
differenza che caratterizza i credenti è quella davanti alla chiesa, che consiste unicamente nella
funzione espletata d’ognuno. Ma tutti, all’inizio del cammino cristiano, hanno ricevuto in
dono la stessa fede, e tutti, al momento della conversione, hanno ricevuto un dono, che si
rende più o meno palese, secondo la misura della propria fede, e tutti hanno ricevuto il
contatto totale o immersione totale o battesimo dello Spirito Santo per ricevere lo stesso
Spirito Santo per così diventare figli di Dio, coeredi di Cristo, Corpo Suo e Sua Sposa. Solo
durante il cammino, secondo l’impegno individuale profuso, e il ruolo voluto da Dio per ognuno,
si noteranno delle differenze fra credente e credente, fra figlio di Dio e figlio di Dio in ordine al
grado di spiritualità manifestata e dal ruolo voluto da Dio nella chiesa. Infine, Iddio può, per Sua
libera scelta, individuare e ungere delle persone per dei ruoli speciali o ministeri, per edificare
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parte della Chiesa Universale. Costoro, per poter svolgere il loro grande compito, riceveranno la
pienezza dello Spirito Santo che sarà manifestata dalla forte presenza di almeno due doni dello
Spirito, di cui uno è il profetare. In seguito anche gli altri doni dello Spirito si potranno
manifestare.
Io credo che fra i doni che manifestano il sovrannaturale il maggiore di tutti è: la profezia in
lingue e l’opera massima dello Spirto nel credente è: l’umiltà unita alla carità, in altre parole, la
misericordia. “Or andate e imparate che cosa significa: "Io voglio misericordia e non
sacrificio” (Mat.9:13; 12:7; Osea 6:6). Questa è la massima virtù teologale che è resa manifesta
mediante l’osservanza dei minimi comandamenti; essa è segno di santificazione. Io credo che
non tutti i credenti che osservano i massimi comandamenti, i quali testimoniano loro di essere
graditi a Dio, verso la fine della loro vita terrena si sono santificati come dovuto, perché non tutti
consentono di cuore ad essere derubati o di compiacere gli altri nei loro buoni bisogni, o di avere
stima delle cose altrui più delle proprie ecc.; per cui Dio stesso, alla fine della loro vita terrena, li
santificherà completamente.
Ultime osservazioni:
a) Tutti i doni appartengono alla sfera del soprannaturale e manifestano l’opera dello Spirito
Santo nel credente. Questi non sono solamente quelli citati da Marco, ma anche quelli citati in
Romani, in Corinzi, nei vangeli ecc.. Anche il semplice cambiamento di pensiero e/o di vita
appartiene al sovrannaturale, poiché Gesù disse: “ Senza di me (in voi) non potete fare nulla.”
L’uomo non può cambiare il suo cuore, ciò gli è donato da Dio, e questo miracolo è operato
dallo Spirito Santo. (Geremia 17:9)
b) L’unico battesimo che garantisce la salvezza non è quello che si fa nella comune acqua; ma è
quello di Spirito Santo che si riceve da Gesù, perché è questo che introduce il credente nel Suo
Corpo, e lo fa dimorare in Lui. Gesù è lo Spirito (2°Cor. 3:17) e la Parola (Gio.1:1). “ Se uno
non è nato da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio.” (Gio. 3:5). Sapendo che
l’acqua è il simbolo della Parola di Dio, possiamo adesso concludere così: Bisogna farsi
battezzare dall’uomo in acqua, e da Gesù nello Spirito Santo per nascere di nuovo a nuova
vita, che è eterna (Gio. 3:3). Bisogna nascere da Dio (Gio. 1:13), bisogna nascere da Gesù,
Dio manifestato in carne (Gio. 1:1 e 14). Questi, salito in alto, ha mandato ad effetto la
promessa del Padre, battezzando nello Spirito Santo ogni persona, che nel suo tempo,
diventa credente per la fede in Gesù (Atti 1:4/5), allo scopo di dare loro lo Spirito Santo
promesso, e così, far dei credenti le pecore eterne del Suo ovile (Efe. 4:8 e Gio. 10:16),
membra del Suo Corpo (1 Cor. 12:27), la Chiesa, che è il Tempio dell’Iddio vivente (2 Cor.
6:16). Quest’opera di salvezza è suggellata dal battesimo di Spirito Santo, o come dicono
Pietro e Paolo: dal dono dello Spirito Santo (in Lui avendo creduto avete ricevuto il suggello
dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità fino alla piena
redenzione di quelli che Dio s’è acquistati. Efe. 1:13/14). Dio testimonia al credente ed al
mondo, d’aver largito mediante Suo Figlio, questo battesimo mediante un segno
sovrannaturale, che è avvertibile attraverso il dono (uno fra i tanti) largito da Cristo (Efe.
4:7/8 e Marco 16:17). Questa è l’opera completa di Cristo, ed ognuno che crede in essa è
fatto partecipe di questa completezza (Efe. 1:23).
Il testo di partenza più usato per la dottrina del battesimo di Spirito Santo è Atti 2:1/47; ma per
ricavare una dottrina più completa, più bella e più edificante di quella fino ad oggi professata
dalle chiese, questo testo va esaminato assieme ad altri testi, quali: 1 Corinzi 1:18; 4:18/21; 12:7;
12:12/13; tutto il capitolo 14; Romani 5:5; 6:3/5; 8:14/17; 8:32; Atti 4:31; 5:32; 8:4/17; tutto il
capitolo 9; 10:44/48; 11:15/18; 11:19/26; 13:48; 16:14/15; 16:28/34; 17:11/12; 18:8; 19:1/7;
19:17/20; 26:15/18. L’insieme di questi testi portano armonia e piena luce sul molto discusso
battesimo di Spirito Santo. Come si osserverà più avanti, io non cerco di sostenere che nella
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dottrina pentecostale non c’è fondamento, bensì che essa è riduttiva, ed alcune spiegazioni
fornite nel tempo per tappare i buchi che essa porta con sé, sono puramente gratuite ed alcune
temerarie. Già il suo cronista, Frank Bartleman, uno dei tre iniziatori del movimento
pentecostale, dopo il periodo d’oro dell’esperienza singola e collettiva primiera, si dichiarava
perplesso circa il pentecostalismo professato da tanti pastori che avevano imbrigliato l’originario
movimento libero dello Spirito in schemi umani. Costoro tendevano a sopravvalutare l’uomo e la
miracolistica, anziché professare nelle loro assemblee la centralità dello Spirito Santo e di Cristo,
e lasciare la libera manifestazione dello Spirito nella chiesa coi Suoi svariati doni. Questo, penso,
avviene anche oggi. Ciò può essere letto nel libro: “ Azusa street “, edito da Publielim.
La Bibbia è una lettera del Padre a noi tutti figli lontani, in essa ci è data di apprendere tutta la
saggezza del nostro Padre Celeste per essere salvati e per poter condurre una vita santa e
benedetta sulla terra. In essa ogni frase scritta porta il pensiero di Dio; essa non è staccata dalle
frasi precedenti o seguenti, perciò il Suo pensiero scritto in un testo, non può essere interpretato
staccandolo dal suo contesto, senza correre il rischio di formulare un pretesto. Ora fratelli, per
essere pienamente obiettivi, usiamo anche noi tale principio e ne usciremo veramente edificati.
IL BATTESIMO DI SPIRITO SANTO AVVENUTO A PENTECOSTE
nella narrazione del libro degli Atti degli Apostoli
I contesti precedenti. Atti 1:4/5 e 8
Nei versetti 4 e 5 di atti capitolo 1, Gesù annunzia ai discepoli che in breve riceveranno il
battesimo di Spirito Santo, che afferma, essere, l’adempimento della promessa del Padre.
Questo, come aggiunge Pietro in Atti 2:39, non sarà solo per loro, ma per quanti il Signor Iddio
ne chiamerà. L’altro contesto precedente è il versetto 8 ove Gesù preannunzia loro che
riceveranno una potenza straordinaria quando lo Spirito Santo scenderà su loro e si sentiranno
spinti a testimoniare di Lui e delle meraviglie che Dio ha fatte tramite la Sua persona. In questi
due contesti di Atti 1, Gesù preannunzia due esperienze strettamente collegate fra esse che i
discepoli avrebbero fatto di lì a poco e nello stesso momento. La prima esperienza citata in
Atti1:4/5, concerne il “battesimo con lo Spirito Santo”, che Gesù afferma essere
“l’adempimento della promessa del Padre”. Ma la promessa di Dio fatta tramite il profeta
Gioele 2:28, Ezechiele 36:27, l’evangelista Luca 24:49a, l’apostolo Pietro in Atti 2:38, e
l’apostolo Paolo in Atti 19:2 parla di dono e ricezione dello Spirito Santo, e non di battesimo di
Spirito Santo come afferma Gesù in Atti1:4. Gesù ha sbagliato? No, Gesù non ha sbagliato;
infatti, l’apostolo Pietro in Atti 10:45 parla di dono dello Spirito Santo e parlando dello stesso
evento in Atti 11:16/17 dichiara che: Dio dona lo Spirito Santo tramite il battesimo dello
Spirito Santo! Nelle due citazioni di Atti 1:5 e Luca 24:49a, l’evangelista Luca riporta ciò che
Gesù preannunziò circa la prima esperienza con un “ma voi”, e precisamente disse: “ma voi
sarete battezzati con lo Spirito Santo tra non molti giorni” (Atti 1:5), e, “Ed ecco, io mando “su
voi” quello che il Padre mio ha promesso , (lo Spirito Santo, Luca 24:49a). Egli non aggiunse
che sarebbero stati battezzati con lo Spirito Santo per ricevere potenza ed essereGli per questo
motivo potenti testimoni. Quest’affermazione della maggior parte dei fratelli Pentecostali è
senza fondamento. Gesù afferma, e credo che nessuno vorrà dire il contrario, che la prima
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esperienza che gli Apostoli avrebbero fatto con lo Spirito, sarebbe stata: il battesimo di Spirito
Santo, per ricevere, dentro la propria persona, lo Spirito Santo promesso dal Padre.
La seconda esperienza concerne la potenza dello Spirito Santo in voi per la testimonianza!
Nel vangelo di Luca al capitolo 24:49a leggiamo: “Ecco, io mando su voi qiello che il Padre mio
ha promesso”. Quest’affermazione riguarda la prima esperienza dei primi convertiti e ha
attinenza con la ricezione dello Spirito Santo tramite il battesimo di Spirito Santo. Sempre nel
vangelo di Luca 24:49b leggiamo: “quant’è “a voi”, rimanete in questa città, finché dall’alto
siate rivestiti di potenza.”. Quest’affermazione la troviamo scritta in modo più completo in Atti
1:8, infatti, leggiamo: “ma voi riceverete potenza nello stesso momento in cui lo Spirito sarà su
voi, e mi sarete testimoni”. Questa seconda affermazione che è staccata dalla prima con un altro
“ma voi”, fa riferimento alla seconda esperienza che avrebbero avuto ancora gli Apostoli ed i
discepoli con lo Spirito Santo. Questa seconda esperienza sarebbe consistita nel ricevere: “
potenza per essere testimoni o potenza di testimonianza ”. Leggiamo però in atti 2:4, che le
due esperienze, che normalmente i credenti fanno in due tempi diversi, a Pentecoste, gli
Apostoli ed i 120 le sperimentarono contemporaneamente. E’ necessario aggiungere che la
seconda esperienza è più sublime del semplice battesimo di Spirito Santo, perché, con la prima,
si diventa partecipi della vita di Cristo per lo Spirito Santo ricevuto, (Ebr.6:4 e 2°Pie.1:4), e per
tale motivo “una stessa cosa con Lui” (Romani 6:5); ma con la seconda esperienza si riceve: la
pienezza dello Spirito Santo (Atti 2:4). Con tale esperienza il credente è chiamato a svolgere un
ruolo d’evangelizzazione più incisivo (vedi Atti 4:29/31. Dopo tale esperienza lo Spirito si
manifesta con potenza dirompente d’evangelizzazione, il credente che ha ricevuto una tale
unzione è chiamato al ministero, la parola di verità da lui pronunziata colpisce il profondo del
cuore degli ascoltatori che lasciano il diavolo e si danno a Cristo con tutto il loro cuore. La
parola di verità da loro annunciata può essere accompagnata dalla manifestazione di doni;
normalmente lo è. In altre parole, a Pentecoste, gli Apostoli ed i 120, ricevettero lo Spirito
Santo promesso dal Padre ed in aggiunta potenza di testimonianza dello Spirito, cioè la
pienezza dello Spirito Santo, come Gesù aveva promesso in Atti 1:8. Come Gesù aveva
preannunziato in Atti 1:8 la potenza di testimonianza non fu prodotta dal battesimo di Spirito
Santo, come alcuni pentecostali asseriscono, ma fu causata dalla pienezza dello Spirito Santo
ricevuta. Questa, si rese palese, mediante la manifestazione contemporanea di tre doni: la
profezia, il parlare in lingue e l’interpretazione delle lingue. E’ la manifestazione
contemporanea di almeno due doni, di cui uno la profezia, che fa risaltare nel credente la
“Pienezza dello Spirito Santo”, e chi ne è investito, dimostra potenza di testimonianza,
guarigioni, miracoli ed altro. Il motivo di quanto appena esposto, che la profezia non può
mancare nella pienezza dello Spirito Santo, risiede nel fatto che Gesù non ha dato mandato
d’alleviare solamente le sofferenze del corpo o di stupire la gente con guarigioni o miracoli, Egli
mediante le predicazioni dei Suoi testimoni che profetizzano vuol sensibilizzare il cuore degli
ascoltatori affinchè prendano decisione per donarsi a Lui per la salvezza delle loro anime.
L’episodio del martire Stefano in Atti 6:8/10 e seguenti dà luce, ed anche Atti 4:31. Dal
momento in cui i discepoli ricevettero la pienezza dello Spirito Santo, potevano assolvere il
mandato di Gesù: “ Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che vi ho
comandate.” (Matteo 28:19). Come dichiara Gesù in Atti 1:5, la prima esperienza, il battesimo
di Spirito Santo, è voluta dal Padre; mentre la seconda esperienza, come detto in Atti 1:8 è voluta
dal Figlio, il quale fornisce l’unzione della potenza per poter espletare al meglio il mandato di
evangelizzare, di testimoniare di Lui. L’esperienza del battesimo di Spirito Santo e della
pienezza dello Spirito Santo si ripeté, dopo poco tempo, circa 30 minuti dopo, con i 3000
neoconvertiti che si aggiunsero alla chiesa a Pentecoste. Questa seconda volta, le due esperienze
avvennero separatamente, in tempi diversi, com’è normale che avvengano. La descrizione di Atti
2:37/47 ci fa capire che a pentecoste i 3000 fecero la prima esperienza: il battesimo di Spirito
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Santo con il segno evidente dell’amore fraterno e di una vita cambiata in meglio,
interamente dedicata al Signore (tutti i giorni erano assidui al tempio…), ed in Atti 4:29/31 è
descritta la seconda esperienza che costoro fecero: la pienezza dello Spirito Santo con il segno
evidente del profetare. In Atti 2:37/47 Pietro esorta gli ascoltatori ad accettare il messaggio per
essere salvati, farsi battezzare in acqua per la remissione dei peccati, ed infine, per ricevere la
promessa del Padre citata da Gesù in Atti 1:4/5 e Gioele 2:28, che, come abbiamo già osservato,
consiste nel ricevere lo Spirito Santo promesso attraverso il battesimo con, nello o di Spirito
Santo. Perché Pietro dichiara ai 3000 che avrebbero ricevuto “il dono dello Spirito Santo” e non
il “battesimo di Spirito Santo” come Gesù ha detto agli apostoli? Ciò possiamo capirlo
confrontando le affermazioni di Pietro con quelle di Gesù in Atti 1:4 e 5.
a) In Atti 2:39 Pietro dichiara ai 3000 che avrebbero ricevuto la “promessa del Padre”, che
poco prima, in Atti 2:38, aveva qualificato essere: “il dono dello Spirito Santo”.
b) In Atti 1:4 Gesù dichiara agli apostoli che avrebbero ricevuto la “ promessa del Padre
come da me riferitovi”, che poi al versetto 5 qualifica essere: “ il battesimo di Spirito
Santo ”.
Se affermassimo che: “ricevere il dono dello Spirito Santo, quale promessa del Padre”, è
cosa diversa dal: “ricevere il battesimo di Spirito Santo quale promessa del Padre”, diremmo
una corbelleria. Il Padre ha fatto agli uomini una sola promessa: “ il dono dello Spirito Santo”
che Gesù chiama “battesimo di Spirito Santo”, per l’ovvia ragione che per il nostro grande
Maestro, i due termini sono la stessa cosa, sono intercambiabili. Anche per Paolo è la stessa
cosa, infatti, ai 12 di Efeso, Atti 19:2, domanda: “riceveste voi lo Spirito Santo quando
credeste?”; ed agli Efesini (1:13) dichiara: “Dopo aver udito la parola della verità, l’evangelo
della vostra salvezza, in Lui avendo creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che
era stato promesso, il quale è pegno…” In quest’ultimo testo, Paolo, chiama lo Spirito Santo
promesso: “ il suggello dello Spirito Santo”; non lo chiama, “ Il dono dello Spirito Santo ”, né il
“ battesimo di Spirito Santo ”, perché per lui, che ha ricevuto la dottrina direttamente da Gesù, è
la stessa cosa. Però, è bello che lui usi questo termine, poiché col termine “ suggello” egli
inserisce il concetto d’appartenenza a Cristo, che a somiglianza di un pastore, suggella i suoi con
lo Spirito Santo. Questo termine ci riconduce a Rom. 8:9, il quale dichiara: “ Se uno non ha lo
Spirito di Cristo, egli non è di Lui.”, ed anche nella 1° lettera di Giovanni 5:12 lo Spirito
sentenzia:”Chi ha il Figliuolo ha la vita; chi non ha il figliuolo di Dio, non ha la vita”. Queste
due citazioni c’insegnano chi è Gesù, e precisamente: Il Signore è lo Spirito (2°Cor.3:17); il
Signore è Spirito (2°Cor.3:18), Se uno non ha lo Spirito di Cristo egli non è di Lui
(Rom.8:9); ed ancora in Atti 16:6/7 è detto: “Poi traversarono la Frigia e il paese della Galazia,
avendo lo Spirito Santo vietato loro d’annunziare la Parola (L’Evangelo) in Asia…..ma lo
Spirito di Gesù non lo permise loro. Ora dire che al battesimo di Spirito Santo si riceve “il
Cristo che vi è stato destinato” (Atti 3:20) e dire che si riceve lo Spirito Santo, è la stessa cosa!
Ciò è come dire che al battesimo si riceve lo Spirito Santo di Dio, in altre parole, Lo Spirito
Santo e lo Spirito di Cristo. Nel momento in cui Gesù battezza il credente nello Spirito
Santo, questi entra in lui e realizza il fine della promessa del Padre: lo Spirito in voi (Ez
36:27; 17:19; Ger.31:31; Gio:7:39), ovvero, Dio con gli uomini, oppure, l’Emmanuele. Il fatto
sorprendente è che i pentecostali citano il brano di Giov.7:38 “ Chi crede in me, come ha detto la
scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno.”, e lo collegano al battesimo di Spirito
Santo (parlando in lingue). Forse quelli che non parlano in lingue hanno creduto in un modo
diverso dal loro? Forse hanno creduto in modo più scadente? Può essere questo il motivo perché
Gesù non li ha battezzati con lo Spirito Santo? Questi sapientoni dovrebbero abbassarsi, invece
d’innalzarsi a giudici dei propri fratelli, perché il vero credere è uno solo! Quello di credere
mediante le scritture e secondo le scritture; questo credere è la vera fede di cui Dio si
compiace! La parola credere, seppure ha un significato semplice e chiaro, di “aderire o con la
mente, o con il cuore, o con entrambe, ad una idea, a una promessa, ad una persona, ad una
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dottrina, o filosofia ecc.; assume nella Bibbia un significato più profondo e più impegnativo. Il
credere mediante le scritture e secondo le scritture, è il vero credere per diventare figlioli di Dio
secondo il Suo cuore.
Cosa vuol dire credere mediante le scritture?
Credere mediante le scritture significa, che essa non è innata in noi. Che non ci è trasmessa
dai genitori, né tantomeno l’acquisiamo da bambini al catechismo. La vera fede non è un
pensiero, né una virtù astratta; non la si può acquisire mediante un pellegrinaggio, mediante il
coinvolgimento in una esperienza religiosa che tocca i sentimenti ed esalta le emozioni. Anche le
guarigioni o i miracoli o le grazie che Dio ci concede formano la fede in noi, poiché questi
interventi di Dio in nostro favore sono una Sua chiamata per condurci alla fede. Questa dunque,
non l’avrò andando a Lourdes, o a Fatima, o a San Giovanni Rotondo, né ad un raduno di
miracoli o guarigioni, ma andrò a trovare la fede dove Dio l’ha nascosta o dove l’ha depositata.
La fede che porta l’uomo al vero credere che porta alla vita eterna è nascosta e va cercata nella
Sua Parola, la Bibbia. Altrimenti puoi trovarla nel luogo dove Dio l’ha depositata: nell’intimo
dell’uomo. Infatti la fede si trasmette da fede a fede: “poiché in esso (l’evangelo) la giustizia di
Dio è rivelata da fede a fede”, secondo che è scritto: Ma il giusto vivrà per fede. (Ro.1:17).
La fede vera, quella data da Dio è depositata nell’intimo di un suo ministro, questi quando
predica trasmette la sana dottina di Dio. “Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si
ascolta viene dalla parola di Cristo.( Ro.10:17). Quando si può affermare che una dottrina è
sana? Quando è secondo verità, e la verità non può essere smentita neanche con brani biblici. La
dottrina è sana quando è coerente con tutta la scrittura. Se anche un solo brano della Bibbia è in
contrasto con la dottrina pronunciata, questa è una dottrina umana e non da Dio. Per saper
discernere quando una dottrina o una predicazione è da Dio e secondo verità bisogna che si abbia
una discreta dimestichezza con la Bibbia. Altrimenti bisogna chiedere l’aiuto dello Spirito.
Credere secondo le scritture significa, che abbiamo analizzato tutti i brani scritturali che
parlano dell’evangelo, in altre parole, del percorso che Dio ha stabilito per il neofita che vuole
ritornare ad avere comunione con Lui. La persona che passo passo metterà in atto tutto il
consiglio di Dio sarà reintrodotto nel Suo regno, che aveva lasciato per aver peccato da giovane.
Il piano di recupero di Dio è formato da un cammino sotto la guida dello Spirito Santo e consta
di tante tappe successive: il ravvedimento dalle opere morte, la morte in Cristo come propria, la
resurrezione a nuova vita in Cristo ad opera dello Spirito Santo, il battesimo nello Spirito Santo
secondo tutte le promesse del Padre nelle scritture, ed infine, l’introduzione del nuovo nato nel
Regno di Dio e di Cristo mediante l’introduzione dello Spirito Santo nello spirito dell’uomo.
Dato che la scrittura dichiara che le uniche persone degne di fede sono: Dio e Gesù “Gv.14:1
"Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!”. Il credere
anche a persone dichiarate sante ma diverse da Gesù e Dio non è il vero credere secondo le
scritture! Il vero credere non si sostiene con le opere fatte, ma la vera fede è quella che opera,
agisce sotto la spinta dell’amore. Cercare di entrare nel regno di Dio fidando nelle opere buone
che pensiamo aver fatto, non è vera fede secondo le scritture. “Infatti è per grazia che siete stati
salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù d’opere,
affinchè nessuno si glori;” (Ef.2:8).
I pentecostali, inoltre, dovrebbero considerare bene il versetto 39 di Giov. 7 che dice: “ Or disse
questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che crederebbero in Lui.” In primo luogo
questo testo, se non vogliamo essere presuntuosi, parla di ricezione dello Spirito Santo e non di
battesimo di Spirito Santo; in secondo luogo, che lo Spirito lo avrebbero ricevuto tutti coloro
che avrebbero creduto in Lui, e Romani 10:10 specifica che il vero credere è col cuore, e non con
la mente. Bene, alla luce di quanto detto, possiamo concludere con questa domanda: solo quelli
che parlano in lingue sono capaci di credere col cuore? Gli altri che non parlano in lingue hanno
creduto con la mente? Il diavolo e gli angeli suoi li hanno circuiti a tal punto che hanno reso vana
l’opera dello Spirito Santo per indurli ad un ravvedimento proficuo?
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L’opera di salvezza è unica per tutti quelli che hanno creduto col cuore alla stessa
maniera, ed è resa completa mediante la ricezione del dono dello Spirito Santo nel
momento in cui si è battezzati nello Spirito Santo! Non si può ricevere il dono dello Spirito
Santo se non attraverso il Battesimo o immersione nello Spirito Santo! Tutti coloro che
hanno ricevuto lo Spirito Santo appartengono a Cristo ( Rom.8:9), sono diventati figli di
Dio (Giov.1:13) ed hanno la vita eterna dimorante in loro (1°Gio.3:15). Il dono dello Spirito
Santo, è la sostanza promessa dal Padre. Lo Spirito Santo riempie l’universo, ma è ritirato
dal corpo del peccatore, che quindi, pur al momento vivente in Dio, vive isolato da Lui.
Quando questi crede in Gesù (mediante e secondo le scritture), Egli lo battezza, lo immerge
completamente nello Spirito Santo che entra, sommergendo, per così dire, quel buco nero
in cui il peccatore viveva. Riversandosi sull’intero corpo del credente, lo Spirito Santo lo
sommerge e lo compenetra interamente. Da subito, il corpo del credente è divenuto il
tempio dello Spirito Santo (1 Cor.6:19), come il Corpo di Cristo è il tempio dell’Iddio
vivente.
Pietro e Paolo, quando insegnano tale dottrina, sono credibili, poiché l’hanno ricevuta
direttamente da Gesù. Mi domando, perché oggi una dottrina diversa? Ritengo, perché è un
difetto dell’uomo tendere a piegare la sana dottrina che la Bibbia espone, ai propri vissuti
paranormali. Bisogna che io attesti con forza che non ho nulla contro la dottrina del “battesimo
di Spirito Santo con il segno evidente del parlare in lingue“, se essa non è proclamata in forma
riduttiva, nella fattispecie: il parlare in lingue è l’unico segno del battesimo di Spirito Santo. La
parola di Dio attesta: “ Salito in alto, egli ha condotto in cattività un gran numero di prigionieri
ed ha fatto dei doni agli uomini.” “ Ma a ciascuno di noi la grazia è stata data secondo la
misura del dono largito da Cristo.” (Efesini 4:7/8). Questo brano insegna che il dono vale come
segno di battesimo di Spirito Santo per la ricezione dello Spirito Santo stesso, come anche è
riportato nel vangelo di Marco al cap.16:12 “Or questi sono i segni che accompagneranno
coloro che avranno creduto…”. Se vogliamo essere obiettivi ed imparziali, come Cristo lo è,
dobbiamo insegnare che il battesimo di Spirito Santo è manifestato da tutti i credenti, poiché a
tutti loro è stato promesso e dato un dono, uno dei tanti, affinché renda palese la presenza dello
Spirito in loro. Per questa presenza in loro, adesso fanno parte dell’unico corpo di Cristo (1Cor.
12:12/13). La grazia di Dio in loro, ha prodotto il miracolo d’un mutamento iniziale di vita che
dà gloria a Gesù, poiché dove alberga lo Spirito, lì c’è gloria per Gesù (Egli disse, se non mutate,
non entrerete davvero nel regno di Dio). Certamente la valutazione del cambiamento di vita in
meglio la devono dare i testimoni, non la persona interessata. Questa manifestazione di
mutamento in meglio, perché alcuni mutano in peggio diventando fanatici presuntuosi, è il segno
più semplice di battesimo di Spirito Santo. Un cambiamento continuo di vita in meglio è segno
di santificazione; come pure, il cambiamento di vita in peggio, dopo un certo tempo dalla
conversione, è segno d’aver lasciato il primo amore. Il battesimo di Spirito, può essere
manifestato anche con una consacrazione ardente a Gesù ed alla Sua parola (Apoc. 3:10/12).
Questo brano c’insegna che, quelli che hanno manifestato come segno del battesimo di Spirito
Santo, amore per la verità della parola, dimostrano, è vero, avere poca forza esteriore, che può
essere intesa come: poca fenomenologia e/o pochi proseliti; ma Gesù promette loro, e solamente
a loro, che li stabilirà come colonne portanti del Suo tempio celeste. Il battesimo di Spirito Santo
si può anche manifestare, come afferma il testo d’Efesini sopraccitato, mediante uno dei doni
menzionati in tutta la Bibbia, ad esempio uno dei diversi doni di parola: lingue, profezia,
sapienza, conoscenza, interpretazione delle lingue. Oppure con il dono di guarigione, miracoli,
discernimento degli spiriti, perché tutte queste manifestazioni dello Spirito o segni li opera il
medesimo Spirito secondo il particolare di ognuno e come Egli vuole (1Cor.11:11). Ma per
alcuni di questi segni, non c’è la sicurezza immediata dell’avvenuto battesimo di Spirito Santo,
poiché tutti diciamo d’avere fede, ma questa si vedrà nel tempo se è vera fede, attraverso una vita
pia. "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà
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del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo
noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere
potenti?" (Mt.7:21/22).
Alcuni operano guarigioni o miracoli, ma questi segni li operano anche aderenti a false religioni.
La storia ci parla del conte di Cagliostro, al secolo, Giuseppe Balsamo, che faceva grandi prodigi
e guarigioni. Altri ancora parlano in lingue umane ad essi sconosciute, ed altri, strani linguaggi
che Paolo etichetta “lingue degli angeli”, ma la vita di costoro è pia? Hanno buona
testimonianza? Hanno l’amore di Dio in loro? Gli spiriti di costoro sono stati provati? Poiché
alcuni possono essere mossi da spiriti seduttori che si manifestano con l’esorcismo o con
l’interpretazione del loro parlare. E’ noto che molti posseduti da spiriti immondi parlano in
lingue. Iddio ci ordina di adorarlo con tutta la mente, che equivale a dire: con tutta l’intelligenza!
Perciò, prima di affermare che uno è stato battezzato di Spirito Santo bisogna che sia provato; “
Diletti, non crediate ad ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché
molti falsi….sono usciti fuori nel mondo.” Questo provare, ha lo stesso valore che Paolo usa per
provare i diaconi e gli anziani (1Timoteo 3:1/10).
Il testo: Atti 2:4/12
In questo testo, il battesimo di Spirito Santo non è realmente nominato, ma si intuisce dal
contesto precedente che è Atti 1:5 nel quale Gesù ne parla espressamente. Nessuno può negare il
fatto incontrovertibile, che il testo testimonia del: parlare in altre lingue che avvenne a
Gerusalemme il giorno di pentecoste. Questo “parlare in altre lingue”, che fu donato
nell’occasione della pentecoste, fu per i 120 e per la gente di Gerusalemme, l’effetto più
immediato, visibile ed udibile, del battesimo di Spirito Santo. Un secondo fatto
incontrovertibile che il testo riporta è che: i 120, nello stesso momento in cui venivano
battezzati con lo Spirito Santo, furono ripieni di Spirito Santo, in altre parole, ricevettero lo
Spirito Santo, con lo scopo d’essere “potenti testimoni di Gesù”. Questo secondo effetto, la
pienezza dello Spirito Santo in loro, agli occhi degli increduli, è stato, ed è ancora oggi per
quelli che non hanno una buona conoscenza della dottrina, meno avvertibile del primo. Pietro,
per il giorno di Pentecoste non aveva preparato un discorso sui fatti che sarebbero avvenuti, ma
ripieno dello Spirito Santo appena ricevuto, in estemporanea profetizzò, spiegò, ovvero
tradusse in parole il fenomeno a cui il popolo aveva assistito. Il fenomeno che enfatizzò non fu
il battesimo di Spirito Santo parlando in lingue, come alcuni oggi fanno, bensì il profetizzare
l’evangelo della salvezza che in quell’occasione, per forza maggiore, doveva essere dato in
lingue per la varietà dei popoli di diverso linguaggio, a Gerusalemme convenuti per l’occasione
della festa. Per lo Spirito Santo che animava Pietro a parlare, il fatto più importante era, la
ricezione dello Spirito Santo quale promessa del Padre. Il battesimo di Spirito Santo era,
come anche disse Gesù in Atti 1:5 e 8, come un evento di passaggio obbligato per ricevere il
Dono dello Spirito Santo promesso dal Padre, come citato da Pietro in Atti 2:38/39, 3:20; 5:32;
9:17/18; 10:45/47; 11:15/17; e da Paolo in Atti 19:2/6 . Il dono dello Spirito Santo, giudicando
spiritualmente, fu, e lo è fino ad oggi, e lo sarà fino alla seconda venuta di Gesù, il fatto più
importante e più potente del battesimo di Spirito Santo, perché Dio rivelava mediante il Suo
Spirito allo spirito dei 120, ciò che dovevano dire agli uomini peccatori per salvarsi, in altre
parole, dovevano profetizzare loro la salvezza. Questo messaggio era relativo alle cose
meravigliose che Egli aveva fatte, e sicuramente riguardavano le opere fatte mediante il Suo
figliolo, che concernono l’Evangelo, la salvezza per grazia. Questo parlare delle cose grandi e
meravigliose di Dio è: il profetare. Poiché le nazionalità degli ascoltatori di Pentecoste, elencate
in Atti 2, erano 15 e gli Apostoli erano 11 è chiaro che anche altri discepoli parlarono
(profetarono) in lingue; Atti 2 suggerisce che tutti parlarono in lingue; in forza di ciò dobbiamo
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soffermarci a considerare come potrebbe essere spiegato il miracolo dei linguaggi avvenuto quel
giorno.
1) Lo Spirito guidò ognuno dei 120 a parlare correttamente nella lingua madre di un gruppo
omogeneo d’ascoltatori; o viceversa, che più persone della stessa lingua si raggrupparono
intorno ad una o più persone dei 120 per ascoltare ciò che diceva o dicevano nella loro
lingua natia.
2) I 120 parlavano dei linguaggi strani, lingue non umane, che più tardi Paolo etichettò come
lingue degli angeli, ma per un miracolo operato dallo Spirito, tutti recepivano il messaggio
profetato nei loro linguaggi natii, quei suoni che a coloro che li emettevano sembravano non
avere alcun significato. Questa seconda ipotesi mi sembra più credibile della prima, poiché
nel primo caso ci sarebbe stato disordine e ressa.
3) Lo Spirito rese capaci i 120 a parlare l’unica lingua che gli uomini parlavano prima che Dio
confondesse i linguaggi a Babele, e per il miracolo inverso, gli ascoltatori recepivano il
messaggio fatto con quell’unico linguaggio, nelle loro lingue madri.
4) I 120 parlavano in Aramaico con l’inflessione della loro regione d’origine, la Galilea (è stata
per questa loro inflessione, che gli ascoltatori Giudei avevano capito che erano Galilei), e gli
ascoltatori udivano il messaggio ognuno nella loro lingua natia. Questa quarta ipotesi, può
essere credibile quanto la seconda perché quando Pietro subito dopo parlò ai Giudei di
Gerusalemme che li avevano canzonati, dovette parlare per forza in Aramaico. In questa
occasione tutti ascoltarono ciò che Pietro diceva nella sola lingua che conosceva,
l’Aramaico, o mediante le lingue sconosciute e tutti capirono nei loro linguaggi il
messaggio, tanto che compunti nel cuore chiesero “che dobbiamo fare ora”?
5) I 120 parlavano ognuno in lingue sconosciute, ed ogni tanto, si fermavano per interpretare
nelle diverse lingue degli ascoltatori che avevano nel loro raggio d’azione. Ognuno dei 120
poteva interpretare in più lingue dando a queste la loro inflessione Galilea.
Fra tutte queste ipotesi, quella che ritengo più valida è la quinta: i 120 parlavano in lingue
sconosciute agli uomini, e di tanto in tanto interpretavano nelle lingue degli ascoltatori che
avevano accanto, o nel loro raggio d’azione. Ritengo questa ipotesi la più attendibile
rispetto alle altre perché gli ascoltatori sentivano i messaggi fatti in un modo strano come
da persone ubriache; questi messaggi erano udibili nei loro linguaggi natii, ed infine,
l’inflessione del loro parlare ricordava quello degli abitanti della Galilea. Ritengo anche
attendibile la quarta ipotesi: i 120 parlavano in Aramaico e tutti gli ascoltatori capivano il
messaggio nella loro lingua natia. Valida per me anche la seconda ipotesi perché nel
passato è avvenuto fra noi, che un simpatizzante, trovandosi a pregare e lodare Gesù per
lungo tempo, vide e sentì gli angeli che erano davanti al trono di Dio cantare in lingue
angeliche, e lui capiva cosa dicevano perché, per un fenomeno incomprensibile, lui sentiva
quei canti nei vari linguaggi umani, ed avvenne che, anche lui si accodava ai loro canti, ora
con lodi in Inglese, ora in Francese, ora in Tedesco e così via, ma sempre intendeva in
italiano cosa diceva in altri linguaggi. L’analisi di tutte queste ipotesi ci fa concludere che a
Pentecoste avvenne che i 120: Profetavano in lingue con l’interpretazione. Infatti, il testo
riporta che: erano gli ascoltatori, che udivano ognuno dei 120 parlare nei loro linguaggi natii,
però con l’inflessione della lingua Galilea. Inoltre, i 120 furono derisi non perché parlavano
lingue umane comprensibili, perché altrimenti non si sarebbe detto di loro che erano ubriachi, ma
perché parlavano lingue angeliche. Il testo d’Isaia 28:11 dichiara che Dio avrebbe parlato
(profetizzato) per mezzo di “labbra balbuzienti” (Bibbia Luzzi), come di uno che quando parla
non si capisce quel che dice, poiché non riesce a controllare le labbra e biascica come un ubriaco.
I dileggiatori non potendo capire il parlare dei 120 che rassomigliava il parlare dei balbuzienti,
pensarono che erano ubriachi. In tutti i casi però, i 120 che parlavano, capivano quello che
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dicevano, perché anche loro dovevano essere edificati, infatti, loro dovevano interpretare subito
dopo e Pietro poté ripetere il messaggio ricevuto dallo Spirito. Pietro quando si giustificò per
aver avuto contatti con Cornelio, dichiarò che il fenomeno di pentecoste, che interessò tutti loro,
si ripetè con Cornelio. In questo caso però, non c’è stata la necessità di interpretare secondo la
lingua degli altri, ma Cornelio e i suoi, esultarono ed esaltarono il Signore in altre lingue
sconosciute. Lo stesso fenomeno avvenne ai 12 di Efeso, come anche possiamo pensarlo per i
Samaritani. Ma fra i tre doni manifestati, quale dei tre fu il segno del battesimo di Spirito Santo,
il parlare in lingue, il profetare o l’interpretazione delle lingue? E se i doni manifestati furono
due: il parlare in lingue angeliche ed il profetare, quale dei due fu il segno del Battesimo di
Spirito Santo? La contemporanea manifestazione dei tre doni, o dei due, non ci permette di
stabilire quale dei tre, o dei due doni fu il segno del battesimo di Spirito Santo. Né per avere
certezze possiamo rifarci agli altri tre casi, Cornelio, i Samaritani, i 12 di Efeso, poiché anche in
questi, si parlò in lingue e si profetò. In questi ultimi tre episodi però non è detto che ci fu
interpretazione delle lingue, però Pietro riferisce che nel caso di Cornelio (Atti 10 e 11), avvenne
lo stesso fenomeno che si verificò a Pentecoste. Per sapere quale dei due doni fu il segno del
battesimo di Spirito Santo, potremmo cercare la soluzione nel discorso di Pietro, che spiegò il
fenomeno di Pentecoste, attingendo dalla profezia di Gioele 2:28, e questo testo parla
esclusivamente di profezia; infatti, nel giorno di pentecoste lo Spirito esaltò al massimo Gesù,
facendo profetare (parlare) in altre lingue. Anche il testo che Paolo cita in 1 Cor.14:21/22 non
ci aiuta molto; in esso egli richiama i Corinzi ad analizzare la profezia di Isaia 28:11 che dice: “
E’ scritto nella legge: Io parlerò (profeterò) a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e
per mezzo di labbra straniere; e neppure così mi ascolteranno, dice il Signore.” Questo testo
richiama alla nostra mente l’avvenimento di Pentecoste, e c’induce a pensare che anche Paolo
credette che in quel giorno si profetò in altre lingue. Tale ipotesi è corroborata dal testo di 1
Cor. 14:5 ove Paolo dichiara che il profetare in altre lingue seguito, o intramezzato,
dall’interpretazione, ha più rilevanza del semplice profetare, ma questo non ci toglie dal
ginepraio. L’unica possibilità che abbiamo per capire qualcosa è: la dinamica dei quattro fatti
campioni, le esperienze dei credenti delle comunità che via via andavano formandosi, e
soprattutto i testi di: Rom. 12: 3/8; Efe. 4:7/8; Efe. 1:13/14. Analizzando e compendiando, credo
che: nei quattro fatti campioni, da pentecoste ai 12 d’Efeso, il primo parlare fu in lingue degli
angeli, poiché suscitò immediata ilarità negli ascoltatori, probabilmente abitanti di Gerusalemme,
e poi seguì l’interpretazione delle lingue, nelle varie lingue degli ascoltatori; oppure, che lo
Spirito Santo, ad ogni ascoltatore d’animo semplice e desideroso di capire il messaggio, dava
modo d’intendere intellettivamente il messaggio nella propria lingua natia, mentre coloro che
volevano dileggiare gli apostoli sentivano solo suoni senza senso, e per questo dicevano che
erano ubriachi. Oppure, il profetare il lingue angeliche poteva essere intramezzato dal parlare in
lingue umane secondo la nazionalità degli ascoltatori. In questo caso si può supporre che il segno
del battesimo di Spirito Santo sia stato il dono delle lingue, ma non n’abbiamo la certezza
assoluta. Nell’esperienza della formazione delle varie chiese che seguirono, e per i 3000 che si
aggiunsero alla chiesa di Gerusalemme a Pentecoste, notiamo che i credenti ricevettero prima il
segno del battesimo di Spirito Santo con la manifestazione di uno dei doni elencati nella Bibbia,
dal più semplice al più grande che è la profezia; in seguito, alcuni sperimentarono la pienezza
dello Spirito Santo mediante l’aggiunta di un altro, o di tutti gli altri doni. Le scritture, che sono
il massimo appoggio che abbiamo a disposizione per interpretare un testo, dichiarano che:
ognuno, a coronamento dell’accettazione dell’evangelo è portato a nuova vita per
l’immissione nella propria persona dello Spirito Santo mediante il battesimo di Spirito
Santo, il quale, cambiandogli il cuore lo converte da figliolo ribelle a Dio, a figliolo gradito
a Dio, e con la Sua presenza interiore lo suggella: pecora del Suo pascolo. Lo Spirito,
entrando nel corpo del nato di nuovo gli reca un dono, che è la Sua testimonianza per lui.
Questi, manifestando quel dono mediante la sua misura di fede, rende palese la sua
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introduzione nello Spirito Santo che lo pervade interamente. Chi introduce il credente nello
Spirito, immergendolo fino a scomparire, è Gesù; tale azione si chiama: “battesimo di
Spirito Santo”. Questa prima esperienza è avvenuta nel momento in cui il credente ha
ricevuto il dono dello Spirito Santo, che da quel momento lo pervade dentro e fuori.
La mia affermazione, trova conferma anche nel testo di 1°Giovanni 5:7/8, da analizzare insieme
al suo contesto precedente e seguente.
Il contesto precedente è 1°Gio.4:7/21 e 5:1/6 ove l’affermazione più forte è: “ Da questo
conosciamo che dimoriamo in Lui ed Egli in noi: ch’Egli ci ha dato del Suo Spirito”, leggi anche
“ che ci ha battezzati nello Spirito Suo Santo”. Il testo è: “ Poiché tre sono quelli che rendono
testimonianza: lo Spirito, l’acqua ed il sangue e i tre sono concordi.” Il contesto seguente è: “
Chi crede nel Figliol di Dio ha quella testimonianza in sé.” Di quale testimonianza si parla qui?
1) La prima testimonianza è data dallo Spirito Santo attraverso la sua manifestazione nel dono
largito alla conversione, che è segno del battesimo di Spirito Santo. “ Poiché voi non avete
ricevuto lo Spirito di servitù per ricadere nella paura; ma avete ricevuto lo Spirito
d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col
nostro spirito che siamo figlioli di Dio” (Rom. 8:15/16) “ Questi è il mio diletto figliolo nel
quale mi sono compiaciuto.” (Matt.3:17).
2) La seconda testimonianza è data dal sangue sparso sulla croce, che è accettato da tutti i
credenti, anche da quelli deboli nella fede. Esso purifica l’uomo interno dal peccato, e
continua sempre a purificarlo, e la sua testimonianza è che il nato di nuovo non sente più
quel peso di peccato; e mentre cerca d’osservare i comandamenti minori nel modo più
naturale, non contravviene più a quelli maggiori. Questa senzazione e convinzione di
assenza di peccato è dovuta alla realtà giornaliera del Nuovo patto nel Suo sangue che “Io
metterò le mie leggi nei loro cuori, e le scriverò nelle loro menti… e non mi ricorderò più
dei loro peccati e delle loro iniquità.”. Dimorando sempre in Gesù per la vera fede in Lui e
nel nuovo patto che Egli ha stipulato con noi, Dio non ci imputa il peccato che abbiamo fatto
perché Gesù il nostro avvocato ci giustifica davanti a Dio Suo Padre ed Egli ci perdona. Però
lo Spirito ci compunge nel cuore per ravvederci e per prendere impegno a non commettere
quel tipo di peccato,
3) La terza testimonianza è data dall’acqua, vale a dire, la parola che rigenera i credenti
conducendoli alla nuova nascita, e che ancora continua a purificare, non solo la mente per
condurla a riflettere e giudicare allo scopo di uniformarsi alla mente di Gesù, ma purifica
anche l’uomo esterno nei suoi atti, onde si dimostri all’esterno il tesoro dell’amore che Dio
ha depositato in noi mediante il Suo Spirito Santo. Di questa continua purificazione si
sentono gli effetti perché, ogni rivelazione di Dio concessa alla persona, toglie un cattivo
comportamento alla volta e le parole del neo credente è condito con sale (Col.4:6).
Il contesto seguente. Atti 2:14/36.
“li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran
perplessi dicendosi l'uno all'altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son
pieni di vin dolce. Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa
maniera”: (Atti 2:11b/14).
Questo testo ci riferisce che Pietro alzatosi, riprese tutti quelli che avevano canzonato i discepoli;
dopo arringò gli astanti, insegnando loro che quello che avevano visto ed udito, era il
compimento della promessa del Padre fatta mediante il profeta Gioele (2:28). In questa, Dio
promette di spargere lo Spirito Santo Suo su ogni carne per il ravvedimento, e di donare lo
Spirito Santo a tutti coloro che avrebbero creduto nella Sua salvezza. Il dono dello Spirito,
avrebbe convertito il cuore e la posizione del neocredente. Il cuore sarebbe stato mutato da cuore
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di pietra a cuore di carne, e la condizione di figliolo di Dio ribelle sarebbe stata mutata in
figliolo amabile, secondo il cuore di Dio per l’ubbidienza amorevole ed attiva alla Sua
parola, e non per accettazione cieca e passiva. Questi figlioli Lo avrebbero servito predicando
ovunque la Sua parola; questa l’avrebbero ricevuta mediante profezia diretta, o per averla
appresa dalla Bibbia, o ricevuta mediante visioni o sogni profetici. Pietro ravvisa dunque, che
il segno più classico, più sicuro e più immediato di battesimo di Spirito Santo che si può
notare alla conversione è: la profezia nelle diverse forme in cui essa si presenta, e cioè, in
lingue conosciute diverse dalla propria, in lingue sconosciute con l’interpretazione, con la
predicazione, con la profezia vera e propria, con la parola di conoscenza e di sapienza. Infatti, i
fiumi d’acqua viva che avrebbero caratterizzato quelli che avrebbero ricevuto il dono dello
Spirito Santo sono propri dei profeti, i quali hanno parlato, e parlano ancora, perché sospinti
dallo Spirito di Dio; poiché nessuno può dire che Gesù è il Signore se non per lo Spirito di Dio,
ed ancora, nessuno conosce le cose profonde di Dio se non lo Spirito di Dio che le comunica ai
fedeli servitori di Gesù per glorificarlo. Paolo ci fa osservare in 1Cor.14:22 che la profezia è il
segno per eccellenza per i credenti. Con questo segno i credenti sapranno che lo Spirito Santo è
in mezzo a loro e dentro di loro, perché induce a profetare per edificare la chiesa, mentre le
lingue e le altre manifestazioni consimili, guarigioni, miracoli, fede, ecc sono di segno per i non
credenti, al fine di condurli nella chiesa ove regna sovrana la profezia quale mezzo di
edificazione per eccellenza (1Cor.14:5). I doni di profezia summenzionati possono essere
valutati immediatamente, poiché la parola di chi profetizza, può e deve essere sottoposta alla
parola dei profeti che è raccolta nella Bibbia. Altro segno sicuro di battesimo di Spirito Santo,
ma meno immediato dei primi è: la testimonianza di una vita cambiata e vissuta secondo il
modello della Parola di Dio, come fecero i 3000 a pentecoste, Lidia, il carceriere di Filippi e tanti
altri, perché in questo caso, più delle parole, parlano i fatti, che per valutarli occorre del tempo.
Gesù chiarì in Matteo 7:20/23: “ Voi li riconoscerete dunque dai loro frutti. Non chiunque mi
dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è ne'
cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiam noi profetizzato in nome
tuo, e in nome tuo cacciato demoni, e fatte in nome tuo molte opere potenti?E allora dichiarerò
loro: Io non vi conobbi mai; dipartitevi da me, voi tutti operatori d'iniquità.” Fra i doni sicuri di
battesimo di Spirito Santo ma meno immediati ci sono ancora, i doni di guarigioni, miracoli,
fede, lingue umane sconosciute a chi le parla e a chi le ascolta, le lingue degli angeli senza
interpretazione, il dono d’interpretazione. Anche in questi casi, per parlare di battesimo di Spirito
Santo occorre del tempo per verificare se la vita degli interessati è consona alla scrittura. Nella
chiesa, questi ultimi segni servono come mezzi di richiamo, per condurre i non credenti
all’ascolto dell’Evangelo, che è il profetare per eccellenza, poiché con esso si spiega tutta la
potenza salvifica di Dio. Se i doni inferiori al profetare si manifestano a fine predicazione, questi
sono a conferma della buona parola di Dio.
Pietro dunque, chiarì agli astanti ed ai dileggiatori, che lui ed i discepoli non erano ubriachi
perché emanavano quei suoni incomprensibili, ma che lo Spirito Santo disceso dal cielo, secondo
la promessa di Dio, dimorando adesso in loro, procurava quel fenomeno sulla loro materia
corporale. Quel fenomeno spiegò, era il compimento della promessa del Padre fatta tramite il
profeta Gioele in 2:28, era il parlare secondo come lo Spirito dava ad esprimersi, o detto
altrimenti, il profetare cose spirituali e di senso compiuto dello Spirito mediante le loro bocche.
Essi dunque profetavano in lingue. Dopo averli rassicurati sul loro stato fisico e sulla loro
attendibilità, Pietro ripeté il messaggio dell’Evangelo, poiché aveva capito che gli ascoltatori non
erano stati attenti al primo messaggio dei 120, perché distratti da tutto quel parlare in lingue.
Ma domandiamoci ora in quale lingua parlò Pietro, giacché fu solo lui ad arringare una folla che
parlava lingue differenti? Il libro degli Atti non ne fa menzione, quindi, noi possiamo solo
formulare delle ipotesi, e indicare quella che più ci convince. A quell’epoca, la lingua
comunemente usata per gli scambi economici e culturali era il greco, potremmo dunque pensare
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che Pietro parlò agli astanti in questa lingua, o eventualmente, in Ebraico, ma ciò è escluso dal
giudizio dei componenti il Sinedrio su Pietro e Giovanni in Atti 4:13, che parlando di loro
dissero: “ popolani senza istruzione”. Rimangono allora tre possibilità:
1) Pietro parlò in Aramaico e quel suono fu mutato dallo Spirito nel linguaggio natio dei vari
ascoltatori;
2) Lo Spirito fece parlare Pietro in una sola lingua a lui sconosciuta e che questa era la
madrelingua di un gruppo d’ascoltatori;
3) Lo Spirito fece parlare Pietro nella lingua degli angeli, ed i 120 sparsi tra la folla
interpretavano.
4) Pietro parlò ai giudei in Aramaico ed i 120 sparsi fra la folla interpretavano nei loro
linguaggi natii.
Di queste quattro ipotesi, la seconda e la terza le scarterei perché credo che Pietro dovette
riprendere soprattutto gli abitanti di Gerusalemme che sapevano di questo gruppo che si era
formato intorno alla persona di Gesù, e che dopo la morte di Lui, impauriti, si riunivano di
nascosto. Rimangono plausibili allora la prima e la quarta ipotesi. Delle due, io penso si debba
considerare maggiormente la prima, perché la riprensione ai Giudei di Gerusalemme, fatta in
lingue sconosciute con l’interpretazione, non avrebbe avuto un forte impatto, anzi, li avrebbe
incitati a dileggiarli di più; e poi se le cose fossero andate così, Luca, l’attento autore del libro
degli Atti, l’avrebbe riportato. Considerando dunque che Pietro parlò in Aramaico, osserviamo
che i Giudei di Gerusalemme e quanti altri parlavano quella lingua, potevano capire: la
riprensione ed il messaggio dell’Evangelo che ne seguì, ed alla fine potettero chiedere “ che
dobbiamo fare?”. Ma il testo ci dice che quelli che alla fine si decisero a farsi battezzare furono
3000, quindi altre persone di lingua diversa si affiancarono ai Giudei di Gerusalemme. Perché il
cuore degli altri ascoltatori fosse compunto, bisognava che capissero ciò che Pietro diceva,
quindi, lo Spirito edificava la folla, facendole ascoltare ciò che Pietro diceva in Aramaico, nelle
loro lingue natie. Non escludo però la quarta ipotesi perché mi sembra anche logica, ma essa
presenta il difetto che l’interpretazione nelle varie lingue avrebbe comportato un poco di
confusione.
Considerazioni sul battesimo di Spirito Santo.
L’unico battesimo del quale parla Efesini 4:5, che sigilla e conclude la salvezza stabilita da Dio,
come abbiamo già visto, è l’immersione di colui che ha creduto dentro l’acqua battesimale e
dentro lo Spirito Santo di Dio, che copriranno ed irromperanno dentro il neo credente ed anche lo
avvolgeranno da tutte le parti come un vestito. In altre parole, il nato di nuovo, è nato da acqua e
da Spirito e per tale motivo è rivestito di Cristo, ed anche di potenza, di virtù, di giustizia.
“Poiché voi tutti che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.” (Ga.3:27). La
prima immersione o battesimo in acqua, è figura della parola di Dio che purifica e rigenera. La
seconda immersione, è il battesimo di Spirito Santo, che è la via per ricevere la vita eterna e
l’introduzione nel regno dello Spirito, mediante la ricezione dello Spirito Santo dentro l’uomo
nuovo, creato all’immagine di Dio. “e vi siete rivestiti dell'uomo nuovo, che si va rinnovando
nella conoscenza ad immagine di colui che l'ha creato”. (Cl.3:10)
Quest’opera di Gesù, è sulla terra, l’atto finale della salvezza. Lo Spirito Santo, quando entra,
compenetra, invade e circonda l’essere umano; ne consegue, che, l’uomo “nuovo” è una nuova
creatura permeata in ogni minima particella materiale e spirituale dallo Spirito Santo di Dio o di
Cristo. In virtù di quest’opera di Cristo, egli è, da ora, santo a Dio. Infatti: “ Il Signore è lo
Spirito” (2° Cor.3:17); “ Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi.
Non riconoscete voi medesimi che Gesù Cristo è in voi?” (2° Cor.13:5); “Ravvedetevi dunque e
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convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati, affinché vengano dalla presenza del Signore
dei tempi di refrigerio e ch’egli vi mandi il Cristo che v’è stato destinato, cioè Gesù ” (Atti
3:19/20); “ Io in loro, e tu in me; affinché siano perfetti nell’unità” (Giov.17:23). A conclusione
di quanto riportato sopra, si capisce che: “ Chi si unisce al Signore è uno spirito solo con Lui “
(1° Cor.6:17) e opererà sempre in sintonia con Lui e con i fratelli per la Sua gloria e non per la
propria. S’intuisce dunque, che tutti coloro che hanno creduto, hanno ricevuto lo stesso Spirito
Santo, che è detto anche “lo Spirito di Cristo” o di Gesù; e l’hanno ricevuto tutti alla stessa
maniera: mediante il battesimo di Spirito Santo, il segno del quale, può essere differente l’uno
dall’altro per il semplice motivo che siamo membra differenti dello stesso Corpo! L’unità in tutta
la Chiesa esiste ed è garantita, anche nelle discordie, perché tutti hanno lo stesso Spirito, e sono
contemporaneamente dimoranti in Cristo Gesù, e mediante Egli, nel Padre Suo. Sono tutti “uno”
(Giov.17:21). Sono un unico corpo, in quanto tutti, alla stessa maniera, hanno ricevuto la stessa
grazia e le stesse ricchezze spirituali. “ Tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito
per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di
un unico Spirito.” ( 1° Cor. 12:13 ). Per i motivi suesposti, chi dichiara che solo chi parla in
lingue ha ricevuto il Battesimo di Spirito Santo, è uscito dall’ortodossia scritturale, promulga un
altro evangelo, e per questo non è degno di mangiare la S. Cena alla mensa del Signore. Se lo fa,
mangia un giudizio su di sé come tutti gli altri che con varie dottrine intaccano l’Evangelo.
Conclusioni.
La nuova nascita, completata e suggellata con il dono dello Spirito Santo che Gesù dona nel
momento in cui battezza il neo credente, non si realizza per alcun merito dell’uomo, ma per i
meriti di Cristo e per la grazia di Dio Padre, il quale, dona la Sua grazia solo a coloro che
mostrano un serio impegno iniziale ad ubbidirGli. Non credo che quelli che all’inizio della loro
vita cristiana hanno preso serio impegno ad ubbidirGli sono solo quelli che parlano in lingue.
Quindi, il punto fermo che ci deve trovare tutti d’accordo è che: la promessa del Padre è per
tutti indistintamente, “per quanti il Signore Iddio ne chiamerà” secondo la Sua grazia.
Inoltre, la promessa consiste: lo Spirito Santo in loro (Ezechiele 36:26 ed altri). Lo Spirito
Santo, che riempie tutto il creato, non è divisibile in porzioni, come qualcuno pensa, rifacendosi
ad un brano del vecchio Testamento che alcuni testi traducono: “ Prenderò dello Spirito che è su
te e lo metterò su loro.” (Numeri 11:17), ed anche ai brani di 2 Cor, 1:22 e 5:5 che dicono:“ Il
quale ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori.”. Costoro, essendo convinti che il
termine “caparra” voglia intendere spiritualmente, la stessa cosa che s’intende normalmente col
linguaggio umano, e cioè, “una parte del tutto”, concludono che, a quelli che parlano in lingue
umane o angeliche, Dio dà tutto lo Spirito Suo, ed a quelli che non parlano in lingue, Egli ne dà
una parte come caparra, per poi, quando questi, dopo continue preghiere, parleranno in lingue,
riceveranno l’altra parte. Invece, la rivelazione di Dio dice chiaramente che l’intero Spirito Santo
è la caparra di tutti i beni spirituali futuri; “ Guardate che non vi sia alcuno che faccia di voi sua
preda con la filosofia e con vanità ingannatrice secondo la tradizione degli uomini, gli elementi
del mondo, e non secondo Cristo; poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della
Deità, e in Lui voi avete tutto pienamente.” (Col.2:8/10). Lo Spirito è anche il Cristo in loro, il
Gesù che è stato destinato a loro (Atti 3:20/21; Col.1:27 ecc.). Egli, che è lo Spirito (2Cor. 3:17),
entrando nei credenti, li inonda di luce, li immerge e li sommerge, poiché Gesù li seppellisce, li
battezza in se stesso, come anche li risuscita a nuova vita, mediante lo Spirito Santo. Giovanni
Battista profetizzò: Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e col fuoco. Questo Spirito Santo non
è esterno a Gesù, è lo Spirito di Cristo, e questo battesimo non è un’azione compiuta da Gesù
esternamente a Lui, ma al Suo interno. Ciò è quello che Egli affermò: “Che siano tutti uno (per
lo Spirito che è in loro); che come tu, o Padre, sei in me, ed io sono in te, anch’essi siano in noi;
affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.” (Giov.17:20/21). I credenti tutti, sono uniti per
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lo Spirito di Cristo che hanno ricevuto, o che ricevono, questi è il dono promesso dal Padre, il
quale, fintanto che Gesù rimaneva in terra, non poteva essere donato ai credenti. “Io sono con
voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente.” (Matteo 28:20) “ Chi crede in me, come ha
detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or disse questo dello Spirito,
che dovevano ricevere quelli che crederebbero in Lui; poiché lo Spirito non era stato dato,
perché Gesù non era ancora glorificato.” (Giov.7:38/39).
E’ d’obbligo dunque concludere assieme a Paolo, che il battesimo di Spirito Santo non ha
una sola manifestazione: il parlare in lingue; ma ha diverse manifestazioni, secondo il dono
che ognuno ha ricevuto dallo Spirito al momento della conversione (Efesini 4:7/8 e Rom
12:6), ma il dono che caratterizza di più il credente, perché coglie meglio l’obiettivo di Dio,
è il profetare, meglio ancora, il profetare in altre lingue come avvenne a Pentecoste. Paolo,
nella sua prima lettera ai Corinzi, esprime questo concetto chiaramente. “Or io ben vorrei che
tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla
in altre lingue, a meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione.”
(1Cor.14:5). Egli, volendo correggere dolcemente, inizia il suo discorso assecondando il pensiero
dei Corinzi che si vantavano del loro parlare in lingue, e volevano che gli altri fratelli, che non
parlavano in lingue, cercassero insistentemente in preghiera a Dio questo dono; poi esprime
chiaramente ed autorevolmente la sua convinzione: ma molto più che profetaste! Chi profetizza
edifica la chiesa e questa è la cosa più importante per il Signore! L’esempio che Paolo fa delle
membra del corpo umano, è perfettamente calzante con la dottrina che ho ricevuto ed insegno sul
battesimo di Spirito Santo, perché non tutti siamo occhio, non tutti siamo braccia, non tutti
abbiamo lo stesso ministero, non tutti facciamo le stesse operazioni, ma nel corpo di Cristo c’è
varietà di manifestazione, come di funzioni e d’operazioni. Non si può ridurre l’opera ed il
pensiero di Dio al livello umano, Egli afferma che i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. E’
troppo riduttivo sostenere che Dio dà lo Spirito, e quindi il battesimo di Spirito Santo, sempre e
solamente allo stesso modo; così, a mio parere, si umanizza Dio. Non possiamo, come bambini
capricciosi o stupidi o irriverenti, pensare d’obbligare Dio a dare a tutti indistintamente lo stesso
segno del battesimo di Spirito Santo.
Altra conclusione è quella che: La pienezza dello Spirito Santo, che è l’esperienza
successiva, o immediata, al battesimo di Spirito Santo, è donata da Dio per avviare il
credente consacrato a Lui ad un potente ministero di testimonianza. Questa seconda
esperienza si rende evidente quando sono manifestati almeno due doni dello Spirito, uno
dei quali è sempre la profezia, perché la più forte motivazione dello Spirito è quella di
glorificare Gesù col continuare l’opera di salvezza da Lui iniziata, e ciò è ottenibile solo con
la parola profetica. Quando Dio concede la pienezza dello Spirito, che non è il battesimo di
Spirito Santo dato alla conversione, tutti gli altri doni sono presenti nel credente. I 120
ricevettero la pienezza dello Spirito Santo nello stesso momento in cui furono battezzati con lo
Spirito Santo. Questa pienezza si espresse subito con tre evidenti doni iniziali o segni: il parlare
nelle lingue degli angeli, l’interpretazione delle lingue ed il profetare, questo consisteva nel
parlare delle grandi meraviglie di Dio nelle lingue conosciute dagli ascoltatori. Queste
ultime manifestavano il dono d’interpretazione della profezia data in lingue sconosciute. Il
fenomeno, quindi, era composto della manifestazione del dono di profezia e del dono delle
lingue, perciò si può parlare di profezia in lingue sconosciute con l’interpretazione. Questa
manifestazione è il massimo della profezia! Questi doni restarono continui nel tempo. In seguito,
la pienezza fu più evidente, perché tutti gli altri doni si manifestarono con più o meno intensità e
frequenza. La parola e solo la parola crea, cambia, purifica, dà vita, rinnova, arricchisce ed altro
ancora. Questo è l’onnipresente obiettivo del nostro grande Dio; ecco perché Pietro e Paolo
tengono in alto la parola, il profetare, ed invitano gli altri a farlo. Dio vuole che tutti profetizzino,
così come dichiara Mosè (Num.11:29), e così fa anche Paolo in 1Cor.14:5 ove dice: “ 11) Or io
ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è
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superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva
edificazione…12) Così anche voi, poiché siete bramosi dei doni spirituali, cercate di
abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter
interpretare.” Il versetto 11 testé citato, ci chiarisce oltre ad ogni ragionevole dubbio, che non
tutti i credenti di Corinto parlavano in altre lingue, eppure Paolo, al capitolo 12 della stessa
lettera, al versetto 13, dichiara che: “ Noi tutti abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito
per formare un unico corpo.” Gli altri Corinzi che non parlavano in altre lingue, con quale
segno avevano ricevuto il battesimo di Spirito Santo, del quale Paolo dà loro testimonianza? E’
ovvio rispondere assieme a Paolo, che il segno che rivelava il battesimo di Spirito Santo degli
altri Corinzi, era un qualsiasi dono di quelli descritti nella Bibbia e da loro manifestato.
Osserviamo anche, che i doni manifestati, i quali erano i segni del loro battesimo di Spirito
Santo, non furono dei maggiori, quali ad esempio il profetare, dono che Paolo li invita a cercare.
Ciò fu a causa della carnalità, di cui Paolo li rimproverò? E’ lecito pensarlo, ma non è la risposta
sicura. Al contrario di loro, i 3000 convertiti a Pentecoste, che non mostrarono segni eclatanti,
mostrarono un segno più spirituale del loro. Questo segno, anche al giorno d’oggi, non è
seriamente considerato da tutti gli uomini e le donne di chiesa, esso consiste nel testimoniare un
Evangelo di fatto, un Evangelo vivente, mediante una vita cambiata in meglio, un amore fraterno
che ricalca quello del Salvatore. Questo segno è sicuramente più forte di tutti gli altri segni,
guarigioni e miracoli compresi.
Che la pienezza di Spirito Santo è collegabile al dono del profetare è avvalorata dall’esempio del
diacono Stefano. Questi era stato scelto per espletare l’ufficio di diacono perché ripieno di
Spirito Santo, e questa sua pienezza la manifestò quando arringò i suoi carnefici (Atti 6:5/10).
Per far comprendere meglio quanto ho affermato sulla pienezza di Spirito Santo, aggiungo degli
esempi chiarificatori: chi ha come segno del battesimo, le lingue degli angeli, e riceve anche il
dono di profezia, manifesterà anche tutti gli altri doni se lascia operare in lui la fede. Se uno ha
come segno del battesimo, il profetare ed in seguito riceve il dono delle lingue o un qualsiasi
altro dono, questi manifesterà tutti gli altri doni, sempre se mette in moto la fede, e così via. Ciò
avvenne agli albori della chiesa, ciò è avvenuto in seguito, e ciò avviene al dì d’oggi. Dio non
vuole solo stupire l’uomo, o portarlo alla salvezza con la fenomenologia, ma usa questi mezzi
per attirare le persone da salvare, per farle stare attente alla predicazione del vangelo, in pratica,
al contenuto del profetare.
Paolo dichiarò ai Corinzi che lui parlava in lingue più di tutti loro, ma nella chiesa preferiva fare
discorsi, vale a dire, profetare, nella lingua correntemente parlata del luogo, per edificare (1Cor.
14:18/19). Questo fine può essere raggiunto anche nella chiesa d’oggi, lasciando parlare in
lingue per richiamare l’attenzione dei peccatori, affinché poi stando attenti alla predicazione,
credano alla parola e si convertano a Dio. Quindi, nella chiesa ove si parlano lingue sconosciute,
non deve mancare l’interpretazione. Se non c’è chi interpreta, il parlare in lingue è vano, è
un’inutile perdita di tempo, si crea disordine nella chiesa, ove al contrario deve regnare l’ordine.
Se uno nella chiesa parla in lingue sconosciute facendosi ascoltare dagli altri, crea disturbo; ciò
non viene da Dio. Lo Spirito, attraverso Paolo dichiara, che nella chiesa possono parlare in
lingue due o al massimo tre, e sempre ci deve essere uno che interpreta, altrimenti quelli che
parlano in lingue devono tacere, e nella mente, o senza farsi sentire dagli altri, parlino a se stessi
e a Dio. Così facendo il culto è guidato dallo Spirito Santo che, essendo libero di muoversi,
glorifica il Signore Gesù. Mi domando se è cosa lecita davanti a Dio quel vociare in lingue,
anche sommesso, che tanti fratelli e sorelle fanno nella chiesa riunita per l’adorazione.
Effetti prodotti dallo Spirito quando entrò, ed ora entra in contatto con
l’uomo.
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“ Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete
testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra “.
Atti 1:8 (profetare)
• “ Tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlare delle cose grandi di Dio
nelle nostre lingue “. Atti 2:11 (profetare) (linguaggi)
• “ Quelli che accettarono la sua parola (di Pietro) furono battezzati; ed in quel giorno
furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell’ascoltare
l’insegnamento degli Apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle
preghiere……rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e
semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Atti 2:41/47
• “ …quelli di Cilicia e d’Asia, si misero a discutere con Stefano; e non potevano resistere
alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava “. Atti 6:10 (profetare)
• “ E tutti i credenti circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliarono che il dono
dello Spirito Santo fosse dato anche agli stranieri, perché li udivano parlare in altre lingue
e glorificare Dio “. Atti 10:45/46 (profetare) (linguaggi)
• “ E avendo Paolo loro imposte le mani, lo Spirito Santo scese su di loro ed essi parlavano
in lingue e profetizzavano “. Atti 19:6 (profetare) (linguaggi)
• “ L’uomo dal quale erano usciti i demoni, lo pregava di poter restare con lui, ma Gesù lo
rimandò, dicendo: - Torna a casa tua, e racconta le grandi cose che Dio ha fatte per te -“.
Luca 8:38/39 (profetare)
• “ Gesù le rispose: - chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve
dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in
lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna –“. Giovanni 4:13/14 (profetare)
• “ Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo
seno. Disse questo dello Spirito, che dovevano ricevere quelli che avrebbero creduto in lui;
lo Spirito, infatti, non era ancora stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato “.
Giovanni 7:38/39 (profetare)
• “ Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado,
non verrà a voi il consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto,
convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio “. Giovanni 16:7/8
• “ Quando però sarà venuto Lui, lo Spirito della verità, Egli vi guiderà in tutta la verità,
perché non parlerà di Suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a
venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà . Giovanni
16:13/14 (profetare)
• “ Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune…….Infatti noi
tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci,
schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito”.1°Corinzi 12:7 e 13
• “ lo Spirito del Signore t’investirà, e tu profetizzerai con loro e sarai cambiato in un altro
uomo. Quando questi segni saranno avvenuti, fa quello che avrai occasione di fare, poiché
Dio è con te “.1°Samuele 10:6/7 (profetare)
• “ Il Signore scese nella nuvola e parlò a Mosè ; prese dello spirito che era su di lui, e lo
mise sui settanta anziani; e appena lo spirito si fu posato su di loro, profetizzarono, ma poi
smisero”….Intanto due uomini, l’uno chiamato Eldad e l’altro Medad, erano rimasti
nell’accampamento, e lo spirito si posò su di loro; erano fra i settanta, ma non erano usciti
per andare alla tenda; e profetizzarono nel campo…..Allora Giosuè,… prese a dire:- Mosè,
signor mio, non glielo permettere!- Ma Mosè gli rispose:- Sei geloso per me? Oh, fossero
pure tutti profeti nel popolo del Signore, e volesse il Signore mettere su di loro il mio
spirito! -“ Numeri 11:25/29 (profetare)
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•
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“ Io (Paolo) ringrazio Dio che parlo in lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco
dire cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra
lingua. Fratelli, non siate bambini quanto al ragionare; siate pur bambini quanto a
malizia, ma quanto al ragionare, siate uomini compiuti. E’ scritto nella legge: - Parlerò a
questo popolo per mezzo di persone che parlano altre lingue e per mezzo di labbra
straniere; e neppure così mi ascolteranno,- dice il Signore. Quindi le lingue servono di
segno per i non credenti; la profezia, invece, serve di segno per i credenti “.1°Corinzi
14:18/19 (profetare)
“ E Saul inviò dei messi per pigliar Davide; ma quando questi videro l’adunanza dei
profeti che profetavano con Samuele che teneva la presidenza, lo Spirito di Dio investì i
messi di Saul che si misero anch’essi a profetare. Ne informarono Saul, che inviò altri
messi, i quali pure si misero a profetare. Saul ne mandò ancora per la terza volta, e anche
questi si misero a profetare. Allora si recò egli stesso a Rama…….Egli andò dunque là, a
Naioth, presso Rama; e lo Spirito di Dio investì anche lui; ed egli continuò il suo viaggio,
profetando, finché giunse a Naioth presso Rama. E anch’egli si spogliò delle sue vesti,
anch’egli profetò in presenza di Samuele, e giacque nudo per terra tutto quel giorno e tutta
quella notte. Donde il detto: “ Saul è anch’egli tra i profeti?” 1° Samuele 19:20/24
(profetare)
“ perché in Lui siete stati arricchiti in ogni cosa, in ogni dono di parola e in ogni
conoscenza, essendo stata la testimonianza di Cristo confermata tra voi; in guisa che non
difettate d’alcun dono “. 1° Cor. 1:5/7
“ E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò il mio Spirito sopra ogni carne;
e i vostri figlioli e le vostre figliole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e
i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei
giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno.” Atti 2:17/18 (profetare)
“ E avvenne che come Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le balzò nel
seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, e a gran voce esclamò: Benedetta sei tu fra
le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno.” Luca 1:41/42 (profetare)
“ E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò, dicendo:” Luca 1:67
(profetare)
Effetti prodotti dalla gloria di Dio.
o “Or Mosè, quando scese dal monte Sinai, scendendo dal monte aveva le due tavole della
o
o
o
o
Testimonianza; non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante
mentr’egli parlava con L’Eterno.” Esodo 34:29
“Or il monte Sinai era tutto fumante, perché l’Eterno v’era disceso in mezzo al fuoco; e il
fumo saliva come il fumo d’una fornace, e tutto il monte tremava forte. Il suon della
tromba s’andava facendo sempre più forte.” Esodo 19:18/19
“E la gloria dell’Eterno, riempì la casa; e i sacerdoti non potevano entrare nella casa
dell’Eterno a motivo della gloria dell’Eterno che riempiva tutta la casa.” 2° Cronache 7:2
“ Poiché così m’ha detto l’Eterno: Io me ne starò tranquillo e guarderò dalla mia dimora,
come un calore sereno alla luce del sole, come una nube di rugiada nel calor della
messe.” Isaia 18:4
“ Iddio gli disse: esci fuori e fermati sul monte, dinanzi all’Eterno. Ed ecco passava
l’Eterno. Un vento forte, impetuoso, schiantava i monti e spezzava le rocce dinanzi
all’Eterno, ma l’Eterno non era nel vento. E, dopo il vento, un terremoto; ma l’Eterno
non era nel terremoto. E, dopo il terremoto, un fuoco; ma l’Eterno non era nel fuoco. E,
dopo il fuoco, un suono dolce e sommesso. E, come Elia l’ebbe udito, si coperse il volto
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col mantello, uscì fuori, e si fermò all’ingresso della spelonca; ed ecco che una voce
giunse fino a lui…..” 1°Re19:11/13
Argomentazioni sul battesimo di Spirito Santo attribuite alle Sacre Scritture,
che non trovano riscontro in essa.
Sul battesimo di Spirito Santo ho letto e sentito tante dottrine, che gli autori o gli aderenti a certe
chiese ritengono vere, ma onestamente, dopo averle valutate per lungo tempo, non le ritengo
valide, perché nessuna di esse è perfettamente aderente alla scrittura; e ve ne sono molte che
sono improponibili dal punto di vista scritturale.
Inizialmente voglio parlare di quella che gli autori Ron Tucker e Rick Hufton riportano nel loro
libro “La parola che trasforma”. Loro affermano che, una cosa è la nuova nascita da Spirito ed
altra il battesimo di Spirito Santo. Secondo loro sono due esperienze diverse in due momenti
diversi, anche se nelle eccezioni, i tempi possono coincidere. Per loro queste due esperienze
sottintendono due doni differenti. Uno ti fa figliolo di Dio e l’altro un “potente testimone”
mediante i linguaggi. Questo vale anche per quei fratelli che parlano in lingue ma la loro
testimonianza di vita è simile o peggiore a quella dei non credenti? Io credo di No. Notate che io
li chiamo fratelli, quando loro non mi considerano fratello, perché non parlo in lingue! in una
tale occasione quel parlare in lingue che fanno, a chi si deve attribuire? E di chi sono potenti
testimoni costoro? E qual è la loro “potente testimonianza”? Alcuni fratelli pentecostali, che
sono solidali con gli autori di questo libro, nell’affermare che il battesimo di Spirito è una
seconda esperienza dopo quella della nuova nascita, per dare attendibilità al loro pensiero,
dichiarano che la chiesa è nata alla croce ed è uscita dal costato di Cristo, a somiglianza di Eva
che uscì dal costato d’Adamo. Costoro lasciano intendere quindi, che la nuova nascita dei 120 di
Pentecoste, avvenne, come prima esperienza con lo Spirito, alla croce, ed a Pentecoste hanno
ricevuto il battesimo di Spirito Santo, col segno del parlare in lingue, come seconda esperienza.
A quest’affermazione, obietto, che semmai la Chiesa è nata prima di Pentecoste, essa è nata nel
momento in cui Pietro affermò che Gesù è il Figlio dell’Iddio vivente. Infatti, Gesù capì che il
Padre Suo aveva dato quell’imbeccata a Simone per farne di lui la seconda pietra vivente del
tempio di Dio, essendo che Egli stesso era la prima pietra, quella angolare. E’ proprio in questa
occasione che Gesù parlò per la prima volta di Chiesa, “E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su
questa pietra edificherò la mia Chiesa”. (Matteo 16:18). Si potrebbe dunque pensare, che la
Chiesa Universale era nata, perché le prime due pietre erano già poste ed allineate. Ma la verità è
che essa non era ancora nata. Essa era in formazione, infatti, prima della passione, Gesù disse a
Pietro: “ Simone, Simone (non Pietro, Pietro), ecco, satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia
il grano; ma io ho pregato per te affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai
convertito, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:31/32). Fino a tre giorni prima della morte di
Gesù, Pietro non era ancora convertito, e neanche gli altri Apostoli! Quando si convertirono? Si
potrebbe pensare che si convertirono il primo giorno della settimana quando Egli risuscitò, ma
non è così. Quel giorno credettero solamente alla resurrezione di Gesù, ma non ancora al pieno
evangelo (come nel caso dei 12 di Efeso di Atti 19), che è completo quando si crede anche alla
ricezione dello Spirito Santo promesso dal Padre. Fino a prima di Pentecoste, Pietro, non era
ancora convertito, perciò non poteva confermare gli altri. Ancora la Chiesa non era nata! Non
nacque neanche quando Gesù alitò su loro lo Spirito. Questo gesto qualcuno lo assimila alla
creazione, quindi, per questi ultimi, quel gesto dette inizio alla nuova creazione. Ancora però
Gesù non era salito definitivamente al Padre per essere glorificato. “Or disse questo dello
Spirito, che doveano ricevere quelli che crederebbero in lui; poiché lo Spirito non era ancora
stato dato, perché Gesù non era ancora glorificato”. (Giov.7:39). Quel gesto del soffiare su loro
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non poteva essere l’adempimento della promessa del Padre, ma voleva dare fiducia agli spauriti
discepoli, che vedevano nuovamente partire Gesù, contrariamente alle parole di Lui, che aveva
promesso che non li avrebbe più lasciati soli (Matt.28:20). In quell’occasione le parole di Cristo
sono abbastanza chiare: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi;
a chi li riterrete, saranno ritenuti.”. Dunque, è nello Spirito che Gesù,e non il Padre, aveva dato,
che sarebbe rimasto sempre con loro; inoltre adesso, per lo Spirito in loro, avevano ricevuto la
massima autorità divina, la delega a rimettere i peccati. Prima di quel momento solo Dio poteva
rimettere i peccati. Ma ancora quello ricevuto non era lo Spirito promesso dal Padre.
L’attuazione del pieno Evangelo, della buona notizia, poté avvenire solo a Pentecoste, perché
Gesù, dopo essere finalmente asceso al cielo, si sedette alla destra del Padre, sul Suo trono di
gloria, e da lì mandò sulla terra la promessa del Padre: lo Spirito Santo. Questi avrebbe
continuato la Sua opera fino alla piena redenzione dell’umanità! La Chiesa, quindi, nasce a
Pentecoste! Infatti, è da questo momento in poi che Pietro, avendo ricevuto lo Spirito Santo
promesso dal Padre, che come abbiamo visto, si riceve mediante il battesimo di Spirito
Santo, è pienamente convertito, e può assolvere il suo compito di confermare i suoi fratelli.
Gli autori del libro “ La parola che trasforma”, libro di testo della dottrina pentecostale,
asseriscono che non ci può essere battesimo di Spirito Santo se prima la persona non è nata da
acqua e da Spirito. Costoro, basandosi su un concetto umano, arguiscono che uno prima deve
nascere, poi, passato un pò di tempo, si fa battezzare, ed entra così a fare parte della chiesa. Così,
pari pari, imbastiscono la loro dottrina, che di seguito riporto (pag. 114/115/116): “Lo Spirito di
Dio dimora in tutti coloro che hanno riconosciuto Gesù Cristo come loro personale salvatore.
Dio accorda il Suo Spirito a tutti i Suoi figli per aiutarli e guidarli e per attestare in essi la Sua
Paternità. Ma dalla Sacra Scrittura, risulta inequivocabilmente che quest’infusione dello Spirito
di Dio al momento della nuova nascita non è il battesimo nello Spirito Santo. Nei nati di nuovo
(convertiti) lo Spirito è come l’acqua di una sorgente, in coloro che sono battezzati nello Spirito,
lo Spirito sgorga e trabocca impetuoso come un fiume d’acqua viva. Non si tratta quindi di una
differenza di sorta, ma di una differenza di volume e di potenza. Il battesimo nello Spirito Santo
conferisce al credente una più grande manifestazione della presenza di Dio e lo colma della
potenza sovrannaturale del suo Padre celeste:………..il fatto di essere battezzati non è un
requisito indispensabile, una conditio sine qua non, per la salvezza o l’accesso al cielo. Esso è
un dono offerto a coloro che credono, a coloro che già sono nati di nuovo……….. il battesimo
nello Spirito Santo è tuttavia indispensabile per operare nella potenza soprannaturale di
Dio.…….. Ricevere il battesimo nello Spirito Santo non è un processo complicato. In realtà,non
si tratta affatto d’un processo. E’ semplice come nascere di nuovo e ricevere il dono della vita
eterna di Dio. Il dono dello Spirito Santo fu effuso il giorno della pentecoste ed è disponibile
oggi per chiunque voglia richiederlo e riceverlo in fede. Gesù ha detto: segue il brano di Luca
11:13…………C’è una sola esigenza preliminare alla quale una persona deve sottostare prima
di poter essere candidato al battesimo nello Spirito Santo: deve essere nato di nuovo, deve
credere nel Signore Gesù………..il battesimo nello Spirito Santo è riservato a coloro che
riconoscono Gesù quale loro salvatore.” Questa ultima affermazione lascia il lettore attento
pienamente sconcertato. Infatti, bisognerebbe chiedere agli autori ed a quelli che condividono il
loro pensiero: se per ricevere il battesimo di Spirito Santo parlando in lingue si deve riconoscere
Gesù quale loro Salvatore, quelli che non parlano in lingue, quale salvatore hanno riconosciuto?
O forse ancora, dopo tanti anni di fede ancora non lo hanno riconosciuto? Nondimeno, su quanto
scritto da loro, e riportato in questa pagina, bisogna necessariamente fare delle osservazioni
consultando e tenendo valida solo la scrittura e nient’altro che la scrittura:
1) La chiesa di Dio professa un solo battesimo, quello di acqua e di Spirito Santo, poiché gli
altri battesimi sono estrinsecazioni dello stesso battesimo in modi e tempi diversi. Senza il
battesimo nell’unico Spirito non c’è salvezza, né si appartiene a Cristo, perché, è il
battesimo di Spirito Santo che c’inserisce nel Suo corpo, la Chiesa Universale, come anche
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il battesimo in acqua c’inserisce nella chiesa locale. Gesù invita caldamente i Suoi discepoli
a “dimorare in Lui”. E come potrebbero i discepoli dimorare in Lui se non ricevono il
Battesimo di Spirito Santo, poiché è questo che li inserisce nel Suo corpo? “Noi tutti
abbiamo ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo”. (1° Corinzi
12:13). “ Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; cotesti tralci si
raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano”. (Giov. 15:6). Senza il battesimo nello
Spirito, il battesimo in acqua non ha alcun valore. L’acqua è la sostanza che nel vecchio
testamento era usata per purificare la carne mediante le abluzioni. Quella, nel nuovo
Testamento, è simbolo della parola di Dio che purifica ancora la carne e la mente dell’uomo
pentito; ma non può purificare lo spirito e l’anima. Per tali cose ci vuole il sangue di un
uomo senza peccato: Gesù. “ E secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e
senza spargimento di sangue non c’è remissione. Era dunque necessario che le cose
raffiguranti quelle nei cieli fossero purificati con questi mezzi, ma le cose celesti stesse
dovevano esserlo con sacrifici più eccellenti di questi.” (Ebr. 9:22/23). “ ed ora, che
indugi? Levati, e sii battezzato, e lavato dei tuoi peccati invocando il Suo nome.” (Atti
22:16). Questi versetti insegnano che il battesimo di Spirito Santo purifica l’uomo interno,
ed il battesimo in acqua, purifica l’uomo esterno. Nel Vecchio Testamento il cortile del
Tabernacolo simboleggia l’uomo esterno, mentre il “Santo” simboleggia l’uomo interno e il
luogo Santissimo simboleggia lo spirito dell’uomo che ha accolto lo Spirito Santo di Dio.
L’acqua è simbolo della parola di Dio. Questa purifica il corpo al momento del battesimo in
acqua, affinché questo possa diventare il tempio dello Spirito Santo. Dopo il battesimo in
acqua, se uno continua ad amare la parola di Dio, accogliendola nel suo cuore, continuerà a
tenere la sua persona sgombra da ogni contaminazione di corpo e di Spirito. Il battesimo
nello Spirito Santo è la risposta di Dio Padre all’uomo pentito e desideroso di salvezza, il
quale prende impegno ad ubbidire per tutta la vita. Egli mediante il battesimo nello Spirito
Santo converte l’uomo, lo cambia da vecchio uomo a nuovo uomo; lo fa rinascere, gli
cambia il cuore, lo inserisce in Cristo, il quale accompagnandosi a lui, gli fa vivere una vita
diversa. Nelle testimonianze, frequentemente si sente dire “ Quando mi sono convertito”,
oppure “quando uno si converte” e non ci si accorge che c’è una profondità nel termine, che
se captata, dà modo d’assorbire la rivelazione di Dio che: ricevere lo Spirito Santo e
ricevere il battesimo di Spirito Santo è la stessa cosa; i due sono sinonimi! Gesù non
disse a Pietro: e tu, quando “ti sarai convertito conferma i tuoi fratelli”; ma disse: “ E tu,
quando sarai convertito, conferma i tuoi fratelli.” Mi si può obiettare, che in tutta la Bibbia
Dio invita l’uomo a convertirsi dalle sue vie malvagie, e Pietro in Atti 3:19 dice
espressamente: “ Ravvedetevi dunque e convertitevi, onde i vostri peccati siano cancellati,
affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di refrigerio e che Egli vi mandi il
Cristo che vi è stato destinato, cioè Gesù.” L’uomo, dunque, è chiamato da Dio alla
conversione, quindi questa è un’azione che è richiesta all’uomo, egli può convertirsi. Certo
che lo può; però, egli può convertirsi solo a livello mentale, non può farlo nella sua parte più
intima: il cuore. Pietro era convertito mentalmente, tanto che aveva lasciato la famiglia e
seguiva Gesù perché Egli aveva “ parole di vita eterna”, ma Questi gli disse “quando sarai
convertito”, cambiato radicalmente, conferma i tuoi fratelli, presenti e futuri mediante
l’Evangelo. Quando Pietro fu cambiato radicalmente in un’altra persona? A
Pentecoste, quando ricevette il battesimo di Spirito Santo! Prima era pavido, incostante,
a volte si sovrastimava. La sua impulsività lo faceva agire male, in tale stato non poteva
confermare gli altri, non lo avrebbero accettato. A Pentecoste tutto cambiò. E’ Dio che
cambia il cuore (Atti 3:26; Luca 22:32; Ger.31:18; Ez. 36:26), che converte l’uomo, e lo
approva donandogli come testimonianza il battesimo di Spirito Santo, e mediante questo: lo
Spirito Santo. Di questa grandiosa esperienza avveratasi a livello spirituale, il credente, a
livello sensoriale ne avverte un segno, e precisamente nel dono dello Spirito che adesso si
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manifesta. La potenza di testimonianza, invece, Dio la dona mediante la pienezza dello
Spirito Santo; in altre parole, mediante la piena manifestazione dello Spirito Santo attraverso
i Suoi doni! Il battesimo è unico, esso è quello di acqua e di Spirito Santo, che s’è reso
necessario ed obbligatorio per tutti coloro che si sono riconosciuti peccatori e si sono pentiti;
ed ancora, che vogliono essere cambiati, perché ora vogliono ubbidire al Padre. L’acqua
battesimale è figura della parola di Dio o di Gesù, Questi rivela in Giov.6:63 “le mie parole
sono Spirito e vita”, per cui nascere di nuovo, o convertirsi è una nascita spirituale nel regno
di Dio mediante l’opera di Cristo e dello Spirito Santo. Dunque, la vera conversione, o
cambiamento di rotta nella propria vita, avviene al completamento dell’opera di Dio
nell’uomo, e cioè, all’inserimento del credente nel Corpo di Cristo per l’effetto del battesimo
di Spirito Santo. Continuare a dire che il parlare in lingue, sottintende il battesimo di Spirito
Santo, e deve essere espressamente richiesto al Padre in preghiera, a volte continua, e in
certi casi per tutta la vita senza per questo ottenere risposta, è come dire che Dio è
capriccioso, che fa particolarità, e che non tutti vuole riportare alla vita. Ciò è assolutamente
falso; Luca 11:13 non dice così, né c’induce a pensarlo. Esso afferma che il Padre dona lo
Spirito Santo, a tutti coloro che glielo domandano, e meglio di un padre umano lo darà
subito, non farà aspettare anni! Il fatto che molti credenti di denominazioni diverse, ed anche
di molte chiese pentecostali, non parlino in lingue, anche se l’hanno richiesto espressamente
ed incessantemente, ci deve far riflettere che la spiegazione dev’essere un’altra. Inoltre, se
non ci fosse stato peccato nell’uomo, non ci sarebbe stato bisogno del battesimo per
cancellarlo, né di salvezza. Il battesimo in acqua dovrebbe essere normalmente il segno
esteriore di ciò che è avvenuto nell’interiore. La parola battesimo, nel suo significato
etimologico, significa: seppellimento di un morto, nella fattispecie al peccato, immersione
fino a scomparire, come di uno che annega, per cui, non c’è seppellimento, battesimo nello
Spirito Santo se non per il fatto che tutti i credenti sono morti, seppelliti e resuscitati in
Cristo Gesù, ovvero, il Signore che è lo Spirito (2Cor. 3:17). Quello che sto dichiarando è
giusto, perché è Gesù che dà questo battesimo. Egli ci seppellisce in Lui, e la potenza del
Suo Spirito ci vivifica e ci dà forza e potenza per vincere il male che ci attacca.
2) Il testo di Luca 11:13 dice che il Padre darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.
Diversamente, gli autori del libro “ La parola che trasforma”, usano questo versetto per
dimostrare che è il battesimo di Spirito Santo che va espressamente richiesto dal neofita.
Invece quest’ultimo, non va per niente richiesto, perché la buona notizia, l’evangelo, è che il
Padre promette di dare lo Spirito Santo a chi ha creduto nel Suo Figliolo, e quindi dà lo
Spirito Santo a chi è battezzato di Spirito Santo dal Suo Figliolo. Ciò avviene in automatico
perché Dio mantiene sempre le Sue promesse. Dire perciò che Dio dona lo Spirito Santo
promesso solo dopo averlo richiesto, ed a volte con insistenza, significa non aver fede in Dio
che mantiene le promesse. Se una persona ti promette di sua spontanea volontà una cosa,
sarebbe indelicato richiederla anche per una volta sola, e in special modo richiederla
incessantemente. Il dono dello Spirito Santo e quindi il battesimo di Spirito Santo non è un
salario che se non lo si riceve può essere richiesto. Esso è un dono, un regalo, che Dio ha
promesso per Sua libera scelta a tutti coloro che ubbidiscono mettendo in pratica il Suo
progetto di salvezza per grazia, mediante la fede attiva nell’opera di Gesù. Questo dono è
dato a coloro che hanno creduto mediante la scrittura e secondo la scrittura, quale suggello
dell’opera di Dio: “dell’uomo nuovo che è creato ad immagine di Dio nella giustizia e nella
santità che procedono dalla verità” (Efe2:24). Lo Spirito che va quindi richiesto, è lo
Spirito Santo che opera nei cuori degli uomini per portarli al pentimento, e per questo,
richiedano ancora allo Spirito la guida e la rivelazione per ottenere la grazia della salvezza.
Questa si può ottenere solo per mezzo di Gesù, senza l’aiuto o mediazione di Maria o dei
santi poiché solo Lui è il Sommo Sacerdote delle anime nostre. Né Maria è stata annoverata
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fra i Sommi Sacerdoti di Dio né tantomeno lo sono stati i santi, ma lo è stato e lo è ancora
Gesù; controlla per favore la lettera agli Ebrei da cap.7:11/28 e cap.8:1/6.
Quindi, il battesimo di Spirito Santo non va richiesto, tanto più con lunghe orazioni. Gesù
con il battesimo di Spirito Santo completa la sua opera di salvezza del credente, e questi,
mediante esso, riceve lo Spirito Santo che gli fa grazia della vita eterna e gli conferma la
figliolanza divina.
3) In tutti i casi citati nel libro degli Atti, le uniche due volte in cui si parla espressamente di
battesimo di Spirito Santo sono: Atti 1:5 in cui Gesù predice il battesimo di Spirito Santo, e
Atti 11:16 in cui Pietro rievoca il ricordo delle parole di Gesù scritte in Atti 1:5; ma anche in
queste due volte, sia Pietro che Gesù parlano anche di ricezione dello Spirito Santo come
dono di Dio, oltre che di battesimo di Spirito Santo, perché? Perché per loro, i due termini
hanno lo stesso significato. Infatti, Pietro in atti11:15/17, parlando del Battesimo dello
Spirito Santo dice così: “ E come avevo cominciato a parlare , lo Spirito Santo scese su
loro, com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che
diceva: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo. Se
dunque Dio ha dato a loro lo stesso dono che Dio ha dato anche a noi…”. In questo brano è
così semplice capire che la discesa dello Spirito Santo s’identifica con il battesimo dello
Spirito Santo! La dottrina Pentecostale che teorizza che solo coloro che parlano in lingue
hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo è contro la dottrina di Paolo che in 1°Cor. 12:13
dichiara che tutti i credenti per formare l’unico corpo di Gesù devono ed hanno ricevuto il
battesimo di Spirito Santo. Nel citare Giudei, Greci, schiavi, e liberi Paolo stigmatizza che
tutti, senza differenza alcuna ricevono il battesimo di Spirito Santo con la manifestazione
che lo Spirito vuole (1°Cor.12:11). D'altronde l’Apostolo dice ai Corinzi: “parlano tutti in
altre lingue?”, e la risposta è no! (1°Cor.12:30) per cui a Corinto non tutti parlavano in altre
lingue come segno del battesimo di Spirito Santo, ma Paolo afferma che se tutti non
parlavano in altre lingue, tutti avevano ricevuto il battesimo di Spirito Santo per formare
l’unico corpo di Cristo. In Corinto, il corpo di Cristo non era diviso perché alcuni avevano
ricevuto in più degli altri “il battesimo di Spirito Santo che li qualificava più potenti degli
altri”. In Atti 19 Paolo dice la stessa cosa che dice Pietro in Atti 10 e 11 e Gesù in
Giov.7:39 : “Riceveste lo Spirito Santo quando credeste?” In tutti i casi, a partire da Atti 2,
ogni volta che noi intendiamo che i credenti hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, in
effetti, gli apostoli parlano di ricezione dello Spirito Santo come dono di Dio per fare del
neo credente un Suo figliolo. I Pentecostali conoscono la dottrina della salvezza mediante il
dono dello Spirito Santo meglio di Gesù, Pietro e Paolo? La Bibbia dichiara che solo dopo la
morte, resurrezione e ricezione dello Spirito Santo il credente è realmente l’immagine di
Dio, “e a rivestire l’uomo nuovo che è creato all’immagine di Dio nella giustizia e santità
che procedono dalla verità”. (Efesini 2:24). L’uomo convertito solo mentalmente, e non a
livello interiore, anche se è ritenuto battezzato di Spirito Santo perché parla in altre lingue,
non può essere ad immagine di Dio, e non è fino a quel momento un Suo figliolo.
4) Altra osservazione: tutti chiedono lo Spirito Santo, ma la Bibbia dichiara che Dio lo
concede solo a coloro che gli ubbidiscono (Atti 5:32), quindi chiediamoci: è possibile che
quei tanti che parlano in lingue, ma che sappiamo essere disubbidienti (Dio lo sapeva prima
di noi), hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, senza aver ricevuto prima lo Spirito
Santo, sempre se queste due dispensazioni sono cose diverse? Noi che non ci definiamo
pentecostali, ma pensiamo di esserlo al pari di loro, crediamo che la vita cristiana inizia con
il battesimo di Spirito Santo (morte, resurrezione, e ricevimento dello Spirito promesso) con
quel segno evidente che lo Spirito vuole accordare (1 Cor.12:11), per cui non chiediamo il
battesimo di Spirito Santo perché sappiamo che lo riceviamo e lo abbiamo ricevuto nel
momento in cui, dopo aver creduto, abbiamo chiesto a Dio lo Spirito Santo per farci
realizzare l’impegno ad ubbidire al Padre; e come prima dimostrazione d’ubbidienza, ci
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siamo fatti battezzare in acqua, poiché questo è il primo passo di ubbidienza e primo segno
esteriore del battesimo di Spirito Santo ricevuto interiormente.
La nascita della chiesa.
L’incontro di Gesù con gli Apostoli sul lago di Tiberiade infonde in loro più fiducia, che
sebbene lo avessero sentito dire “ricevete lo Spirito Santo” ancora non credevano alle Sue
parole; ancora non avevano avuto l’esperienza con lo Spirito Suo e del Padre. Ubbidienti, si
spostarono da Tiberiade a Gerusalemme per aspettare l’adempimento delle parole del Maestro,
onde poi testimoniare dell’opera redentrice a tutto il mondo. In Atti 15 leggiamo che Pietro vanta
un primato dicendo: “ Voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla
bocca mia i Gentili udissero la parola del vangelo e credessero”. Da quali parole di Gesù, Pietro
trasse la convinzione che Iddio aveva scelto lui per incaricarlo a portare l’Evangelo ai Gentili? In
Matteo 16:19 leggiamo: “Io ti darò le chiavi del regno dei cieli; e tutto ciò che avrai legato sulla
terra sarà (trad. lett.: è stato legato) legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto in terra sarà (è
stato sciolto) sciolto nei cieli.” A Tiberiade Gesù lo riabilita nel compito affidatogli prima del
rinnegamento, dicendogli una prima volta: “ pasci i miei agnelli.” Il simbolo degli agnelli è
usato da Gesù per indicare gli ultimi arrivati nel suo gregge, e rappresentano i Gentili che
dovevano essere gli ultimi arrivati nel Suo regno. Poi la seconda domanda di Gesù si fa più
incalzante; per la seconda volta gli domanda se lo ama; alla risposta affermativa di Pietro, Gesù
gli affida il secondo incarico: “Pastura le mie pecorelle.” Le pecorelle raffigurano i Samaritani
che erano nel regno d’Israele, conoscevano la legge, ma vivevano un po’ alla Gentile. Costoro
erano i discendenti dei Babilonesi e d’altri paesi circonvicini, che il re d’Assiria fece abitare in
Samaria al posto degli Israeliti che aveva deportato. In 2°Re 17:41 è detto di costoro: “ Così
quelle genti temevano l’Eterno, e al tempo stesso servivano i loro idoli; e i loro figlioli e i figlioli
dei loro figlioli hanno continuato fino al dì d’oggi a fare quello che avean fatto i loro padri.”
Costoro avevano conosciuto la legge dell’Eterno prima dei Gentili, ma dopo degli Israeliti, per
tutti questi motivi Gesù li indica pecorelle. Dopo la terza volta che Egli chiese a Pietro se
l’amasse, questi gli rispose da persona arresa al Suo amore ed alla Sua divinità: “ Signore, tu sai
ogni cosa; tu conosci che io ti amo.” A tale risposta Gesù gli affida il terzo incarico: “ Pasci le
mie pecore.” Com’è facile intuire, le pecore simbolizzano gli Israeliti che avevano avuto
esperienza da molto tempo con l’Eterno. Pietro dunque solo dopo convertito doveva, 1°) “ aprire
il regno di Dio a tutte le genti, 2°) pasturare con l’Evangelo del regno le tre categorie di persone
che riempivano il mondo conosciuto d’allora, e 3°) doveva confermarli, aprendo così il regno per
loro mediante l’effusione dello Spirito Santo. La confermazione si ha quando si riceve lo Spirito
Santo promesso, mediante il battesimo di Spirito Santo. Con l’immissione dello Spirito, Iddio dà
conferma al neo credente d’averlo gradito! Sul pianeta terra, Dio ha delegato la Sua autorità
all’uomo. Per aprire allo Spirito Santo tutte le genti, non poteva esautorare l’uomo,
sconfessandosi come Dio. Come per la salvezza l’Iddio vivente dovette diventare come un uomo
incarnandosi, altrimenti non avrebbe potuto salvare nessuno, così, per far partecipe l’uomo della
Sua natura divina, doveva dargli in dono lo Spirito Santo mediante un uomo. Essendo che Gesù,
la prima pietra del vero Tempio, doveva risalire al Padre, perché lo Spirito potesse essere dato
agli uomini, era alla seconda pietra del vero Tempio, che spettava il compito d’aprire le porte del
Regno agli uomini, affinché lo Spirito Santo regnasse con loro. Pietro dunque, a Pentecoste
doveva aprire il regno dei cieli ai Giudei. Ma come poteva fare, se questo non era ancora aperto
per lui? Lo Spirito, nel giorno di Pentecoste, anticipò Pietro come nel caso di Cornelio; scese su
lui, sugli altri Apostoli ed i 120 che erano con lui, e fu in tale momento che essi ricevettero lo
Spirito Santo promesso dal Padre e per mezzo di Lui: la loro appartenenza a Dio come figlioli
e non come creature; diventarono anche membra del Corpo di Cristo, e ricevettero il via
alla predicazione dell’evangelo del regno. Adesso erano convertiti, erano nati di nuovo, ed
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avevano ricevuto la conferma, la testimonianza di Dio che erano nati a nuova vita, e che il loro
nome era stato scritto nel libro della vita dell’Agnello. Erano finalmente di Cristo. Questa
certezza li galvanizzò; la loro storia poi la sappiamo.
A Pentecoste, subito dopo la discesa dello Spirito, Pietro confermò i suoi fratelli, dicendo che
quanto accaduto loro, era il compimento della promessa del Padre, poi evangelizzò i Giudei, ed
infine aprì il regno dei cieli a 3000 rappresentanti del popolo Giudaico; rimaneva dunque che il
regno fosse aperto al popolo dei Samaritani, ed al mondo Pagano. Il mondo d’allora era
suddiviso in queste tre categorie. E perché si capisse chiaro, poiché l’uomo è duro a capire le
cose divine, quest’apertura doveva mostrarsi allo stesso modo, e naturalmente, ciò doveva
avvenire mediante l’unica persona che a quel tempo aveva la delega. Così a Pentecoste Pietro
aprì il regno ai Giudei; rappresentati dai 3000 convertiti (le pecore perdute della casa d’Israele). I
Samaritani (le pecorelle), sebbene avessero ricevuto la parola dell’Evangelo per mezzo di
Filippo, e si erano fatti battezzare nel nome di Gesù, non avevano ancora ricevuto lo Spirito
Santo promesso, ovvero il battesimo di Spirito Santo che dir si voglia, poiché doveva salire
Pietro che aveva la delega del Signore (Atti 15). Allora egli, probabilmente, non aveva capito
che subito dopo aver portato alla conversione un campione di 3000 persone Giudee, doveva
recarsi in Samaria per aprire il regno anche a costoro. Dio gli fece superare quest’indecisione
mandando Filippo, che li evangelizzò e li battezzò. Quando Pietro seppe che i Samaritani
avevano accettato l’evangelo, salì per imporre le mani su loro, per approvare ciò che avevano già
ricevuto, l’Evangelo del regno, e per pregare affinché ricevessero lo Spirito Santo promesso dal
Padre, alias, il battesimo di Spirito Santo. Dio approvò anch’Egli, e completò l’opera donando
loro lo Spirito Santo promesso con il segno evidente del parlare in lingue, oppure con il
profetare; ma io ritengo che abbiano mostrato i due segni contemporaneamente, come in tutti gli
altri casi iniziali. Se il segno fosse stato un altro, tutti i credenti d’allora non avrebbero capito che
lo stesso Dio dona a tutti indistintamente il Suo Spirito, e quindi il battesimo di Spirito, come più
avanti afferma Paolo ai Corinzi. Sarebbe nata di sicuro una confusione, e probabilmente
un’eresia. Filippo era un bravo diacono, ripieno di Spirito Santo, egli portò ai Samaritani il pieno
Evangelo, parlò quindi della ricezione dello Spirito Santo come promesso dal Padre, ma non
aveva la delega ad aprire il regno, li battezzò in acqua, ma non furono battezzati nello Spirito
Santo; solo quando salì Pietro il regno fu aperto anche a loro. Per completare l’opera che Dio
aveva dato a Pietro di fare, ora, per ultimo, bisognava aprire il regno dei cieli anche ai Gentili
(gli agnelli). Pietro era restio ad avere contatti con i Samaritani, figurarsi con i pagani. Si
convinse ad andare da costoro quando Dio lo persuase mediante visioni, estasi e incontri da Lui
preparati. Finalmente si convinse ad andare dal Romano Cornelio, figura di tutti i Gentili; e Dio,
per convincerlo maggiormente che l’andare dal pagano Cornelio faceva parte della missione
affidatagli, lo prevenne, donando a Cornelio ed ai suoi, lo Spirito Santo, nella stessa maniera che
lo aveva dato a loro il giorno di Pentecoste; questa volta però senza le fiammelle ed il rumore del
vento. Se Dio non lo avesse sospinto, Pietro non sarebbe entrato in casa di un pagano, e questo
gli servì da scusa davanti ai suoi fratelli Giudei che lo incolpavano. Dal giorno in cui ebbe finito
il suo compito, Pietro non doveva più andare in giro affinché i neocredenti ricevessero il
battesimo di Spirito Santo. Da quel momento in poi, e fino ad oggi, essendo che il regno di Dio è
stato aperto a tutti, non ci voleva più né Pietro, né un altro apostolo, o un diacono per essere
battezzati nello Spirito Santo, e nemmeno una chiesa che sarebbe venuta dalla discendenza
Apostolica. Ogni volta che un neocredente si ravvedeva, si battezzava in acqua, e chiedeva lo
Spirito Santo promesso od anche non lo chiedeva, Gesù lo battezzava di Spirito Santo con il
segno che lo Spirito stesso stabiliva per lui. Il caso dei 12 di Efeso (Atti 19) è un caso anomalo di
evangelizzazione. Per costoro il regno, nonostante fosse stato aperto per tutta l’umanità,
rimaneva chiuso perché non avevano potuto credere al pieno Evangelo. Per loro non era più
necessaria la presenza di Pietro. Paolo aprì il regno a loro, come avrebbe potuto farlo chiunque
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altro. Il fatto dei 12 di Efeso (Atti 19) è molto interessante per il discorso del battesimo di Spirito
Santo in questione, esaminiamolo.
Primo. Apollo che aveva insegnato ai 12 di Efeso, non era al corrente della promessa dello
Spirito Santo, che Gesù e gli apostoli dopo di lui, identificavano nel battesimo di Spirito Santo;
quindi, non lo aveva ricevuto lui, né tanto meno potevano riceverlo i 12. Da non credente, egli
non era delegato ad aprire il regno di Dio, e per giunta non aveva le chiavi. Attraverso i suoi
insegnamenti i 12 presero conoscenza di Gesù e fecero il battesimo di Giovanni, poiché Apollo
conosceva solo quello. Il battesimo in acqua di Giovanni aveva come unico obiettivo, il
ravvedimento in vista di Gesù, il vero battezzatore dei figlioli di Dio. Apollo, non sapeva
alcunché dello Spirito Santo, né della Sua dispensazione, né del dono dello Spirito Santo, quale
promessa del Padre, attraverso il battesimo di Spirito Santo, quindi, impartì loro il battesimo di
Giovanni che corrispondeva alle abluzioni del vecchio Patto ed al passaggio del Mar Rosso.
Parlò loro di Gesù, ma non disse che Egli era il Cristo. L’Evangelo era perciò incompleto, e loro
non vi avevano potuto credere, e per tale motivo non avevano potuto ricevere il battesimo di
Spirito Santo, o detto altrimenti, non avevano potuto ricevere il dono dello Spirito Santo
promesso. Paolo dunque, quando li incontrò, rivolse loro una domanda precisa: “ Riceveste voi
lo Spirito Santo quando credeste?” La domanda di Paolo è pertinente al suo modo di pensare,
egli era ripieno dello Spirito Santo, aveva anche ricevuto da Gesù direttamente la rivelazione del
piano di salvezza di Dio, ed aveva anche le sue perplessità sul parlare in lingue dei Corinzi
(1Cor. 4:18/21), perciò, intuendo che la loro situazione spirituale poteva essere dubbia per il fatto
di Apollo, rivolse loro la precisa domanda: “riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste?”; in
altre parole, egli si informava se avevano avuto esperienza con lo Spirito Santo. Se avessero
ricevuto in loro lo Spirito Santo promesso dal Padre, avrebbero notato qualche cambiamento in
loro, qualche manifestazione della presenza dello Spirito; in pratica, la manifestazione di un
qualsiasi dono dello Spirito o la vita cambiata in meglio. Se per gli Apostoli d’allora, la norma
della ricezione dello Spirito, quale battesimo di Spirito Santo, era unicamente il parlare in altre
lingue, Paolo poteva benissimo chiedere loro se avevano parlato in lingue come i primi discepoli
a Pentecoste, ma non lo fece perché la dottrina che ricevette da Gesù gli aveva insegnato che il
credente riceve un dono qualsiasi che gli conferma il battesimo di Spirito Santo. Se il parlare in
lingue fosse stato l’unico segno del battesimo di Spirito Santo anche per Paolo, egli non avrebbe
coniato la domanda, “riceveste lo Spirito Santo quando credeste?”, ma avrebbe semplicemente
chiesto se da battezzati con lo Spirito Santo avevano parlato in lingue, ma non lo fece. Sembra
dunque logico pensare che egli riteneva di primaria importanza la ricezione dello Spirito Santo
che entra nel credente mediante il battesimo di Spirito Santo, e la presenza dello Spirito nel
credente produce sempre un cambiamento per la produzione di buoni frutti e la ricezione di uno
dei tanti doni. Sappiamo anche che Paolo, come si evince dalle sue lettere, non riteneva che
l’unico segno del battesimo di Spirito Santo fosse il parlare in lingue. Questa è una cantonata che
i pentecostali hanno professato e ancor oggi professano, poiché, secondo questa dottrina, tutti
quelli che non parlano in lingue non hanno ricevuto lo Spirito Santo di Dio in loro, perché non
hanno ricevuto il battesimo di Spirito Santo, e, dulcis in fundo, se in una chiesa non si parla in
lingue, questa non è chiesa di Dio. Quale grave responsabilità si assumono costoro! La Bibbia
insegna che se uno non ha lo Spirito Santo, che è lo Spirito di Cristo, non appartiene a Gesù, in
altre parole non fa parte del Suo corpo (Rom. 8:9), e se non appartiene a Cristo egli è ancora del
maligno, perché in campo spirituale non v’è alcun porto franco. Ed ancora, se uno non ha
ricevuto il battesimo di Spirito Santo, egli non appartiene al corpo di Cristo, egli non è inserito
nella Chiesa e perciò mangia indegnamente la S. Cena, il pane destinato ai figlioli. Questo
giudizio, equivale alla condanna a morte di tutti quelli che non parlano in lingue. Bontà loro
però, li ritengono salvati e risorti in Cristo, non per lo Spirito Santo, ma per lo Spirito di grazia
(Rom. 9:15/16). Altri ancora, li ritengono salvati per aver ricevuto il battesimo di corpo!!?(fanno
riferimento alla promessa di Gesù al ladrone pentito “Oggi ti dico in verità, che sarai con me nel
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paradiso”, concludono che il ladrone ricevette il battesimo nel corpo di Gesù! Altre simili
scemenze circolano nelle chiese ad opera di pastori ignoranti. E questi sono gli unti di Dio
perché parlano in lingue? Questi sono i potenti testimoni di Cristo? No! Questi negano Cristo!
Poiché negano il Suo corpo. Sarebbe meglio che chiedessero a Dio la sapienza e la conoscenza e
imparassero di nuovo l’Evangelo del regno! Scusatemi per lo sfogo, ma non ne ho potuto fare a
meno. Paolo invece, voleva sapere dai 12 di Efeso se avevano ricevuto lo Spirito Santo, poiché la
Sua ricezione è per forza collegabile ad una manifestazione del sovrannaturale, che è
riconducibile ai doni dello Spirito che lui elenca in 1Cor.12:1:11; Rom. 12 ed altri. Infatti, lui
insegna agli Efesini che quando un credente riceve Cristo nel proprio cuore, Egli porta con sé un
dono secondo la grazia che ha largito (Efe.4:7). Ciò insegna a tutti noi oggi, che la ricezione
dello Spirito Santo produce un effetto in qualunque modo avvertibile dall’interessato, e dai
credenti che sono vicini a lui. Ma se io ammetto solo il parlare in lingue, come effetto della
discesa dello Spirito Santo nel credente, e quindi del battesimo di Spirito Santo, non riuscirò a
vedere o non accetterò le altre manifestazioni dello Spirito, e per questo dirò di quel credente,
cose che come figliolo di Dio non mi fanno onore. Ed anche, se io non credo che il parlare in
lingue è uno dei segni del battesimo di Spirito Santo, io non parlerò mai in lingue. Paolo in 1Cor.
12:3 espone il più semplice effetto della presenza dello Spirito dentro una persona: “ Perciò vi
faccio sapere che nessuno, parlando per lo Spirito di Dio, dice: Gesù è anatema! E nessuno può
dire: Gesù è il Signore se non per lo Spirito Santo.” Quest’affermazione di Paolo però non è una
formula, poiché molta gente cristiana di nome dice, ed ha detto, che Gesù è il Signore, ed anche
non bestemmia il suo nome. Ai tempi dell’Apostolo, come anche avviene al dì d’oggi, c’è gente
che s’insinua nel popolo di Dio per scandalizzare i credenti e farli così desistere dalla fede, e
quindi, quest’affermazione deve essere corroborata dalle opere di giustizia. In pratica, l’operare
secondo giustizia dei credenti deve, in qualche modo, somigliare al comportamento dei primi
credenti subito dopo la Pentecoste, stavano riuniti insieme con amore ed erano assidui agli
impegni cultuali. Concludendo, Paolo collega la discesa dello Spirito Santo col battesimo di
Spirito Santo, il quale, quando asperge il credente ed anche lo pervade, produce in lui un certo
effetto che va dal più semplice: il cambiamento comportamentale, mentale e spirituale, al più
forte, la profezia in lingue (inteso come il profetare le grandi meraviglie di Dio), passando anche
per doni intermedi, ma pur essi splendidi, come il profetare non in lingue, il parlare in lingue, la
guarigione, i miracoli ecc. Questi doni, o manifestazioni dello Spirito dentro il credente, servono
a richiamare la gente all’ascolto attento della parola di Dio, che è il profetare. Quindi, questi doni
dimostrano la loro pubblica utilità, se subito dopo c’è la profezia che edifica lo spirito delle
persone, altrimenti edificano la carne delle persone.
Secondo. La risposta dei 12 di Efeso (Atti 19:2/3) fa capire a Paolo che non avevano accettato
l’evangelo, perché non l’avevano ascoltato per intero. Esso era privo della parte più importante:
la discesa dello Spirito Santo nel credente, il quale lo risuscita con Cristo per non morire più
(Giov. 11:26). Paolo dunque, portò loro l’evangelo completo, e li fece battezzare di nuovo; poi
avvenne che nel momento dell’approvazione e condivisione della fede, mediante l’imposizione
delle mani, lo Spirito Santo scese su loro, li asperse, li pervase, e questa Sua iniziale presenza,
produsse l’effetto che li fece parlare in altre lingue e profetizzare nella loro lingua madre o in
altre lingue. Se dopo le spiegazioni di Paolo, ed il nuovo battesimo in acqua non fosse accaduto
nulla d’eclatante, i 12 avrebbero pensato che Paolo era un venditore di fumo, e non avrebbero
prestato fede alle sue parole, ma a quelle di Apollo. Se vogliamo seguire il ragionamento che i
pentecostali fanno circa il battesimo di Spirito Santo, ed al contempo vogliamo essere obiettivi,
dobbiamo concludere che neanche il semplice parlare in lingue è il battesimo di Spirito Santo,
perché a Pentecoste il fenomeno che si verificò, fu che i 120 profetizzavano parlando in altre
lingue comprensibili agli ascoltatori (lo dice Pietro, colonna e fondamento della chiesa di Dio e
non un moderno pentecostale); cioè dichiaravano le grandi meraviglie di Dio in altre lingue. Il
fatto che i non credenti furono impressionati solamente dal parlare in lingue, restò normale fino a
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quando Pietro non si alzò e spiegò, che Iddio aveva parlato loro (profetizzato con la bocca dei
120 nella loro lingua natia) il piano di salvezza per l’uomo, già profetizzato dagli antichi profeti
e da Gesù. Infatti, avendo Pietro capito che non avevano prestato ascolto alla predicazione
dell’evangelo, perché distolti da quel parlare in lingue, lo espose di nuovo, ma ora che la loro
attenzione fu attirata più dalla profezia che dal parlare in lingue, domandarono pentiti “che
dobbiamo fare?”, la predicazione fece l’effetto voluto, li edificò, ed essi si convertirono al
Signore e ricevettero anch’essi lo Spirito Santo promesso da Dio con la manifestazione più
semplice, l’amore fraterno fra persone che s’erano conosciute da poco. Questa manifestazione
diventò la norma per la maggior parte dei credenti futuri. All’apertura del regno, i primi 120,
manifestarono la ricezione dello Spirito con il segno delle lingue e della profezia. Nello stesso
giorno, pochi minuti dopo, i 3000, ricevettero lo Spirito Santo promesso dal Padre, cioè il
battesimo di Spirito Santo col segno più semplice: l’amore fraterno che prima non avevano, ed
una passione o fede per Cristo. Quest’atteggiamento nuovo, paradisiaco, fu la loro testimonianza
per Cristo, infatti, a causa di questo, la popolazione guardava con favore la Nuova Via. “ E tutti i
giorni, essendo di pari consentimento assidui al tempio, e rompendo il pane nelle case,
prendevano il loro cibo assieme con letizia e semplicità di cuore, lodando Iddio, e avendo il
favore di tutto il popolo. E il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che
erano sulla via della salvazione.” (Atti 2:46/47) In questo caso, invece delle lingue, parlavano i
fatti, e ciò portò alla conversione altra gente. Io credo che il profetare in lingue, oltre ad essere
segno del battesimo di Spirito Santo, è anche segno del ministero da svolgere; ma il semplice
dono del parlare in lingue sconosciute senza interpretazione è uno dei segni, come gli altri, del
battesimo di Spirito Santo. Caro lettore, desidero ora richiamare la tua attenzione sul fatto
incontrovertibile che di seguito esporrò. Da quando il credente inizierà a parlare in lingue, per
l’avvenuto battesimo di Spirito Santo, non smetterà mai più. Ordunque, in tale situazione, che
differenza c’è fra segno di Battesimo di Spirito Santo e dono dello Spirito Santo? E siccome
il parlare in lingue, col tempo si affina o si amplia con altri linguaggi, ciò è indice di
perfezionamento del segno del battesimo o del dono? Da questa argomentazione
comprendiamo che non c’è nessuna differenza fra segno e dono. Infatti, se sei un attento
osservatore della Bibbia, avrai notato che ricevere lo Spirito Santo è un dono ed allo stesso
tempo, un segno che la persona è stata accettata da Dio. Il resto è lana caprina! Se poi
rifletti con umiltà sul brano di 1°Corinzi 12:31 t’accorgerai che i linguaggi come dono o segno di
accettazione da parte di Dio è al penultimo posto dell’elenco che Paolo fa circa i doni; e se
aggiungi che la grazia è stata data secondo la misura del dono o segno largito da Cristo
(Efe.4:7), capirai il motivo perché alcuni balbettano monosillabi o due/tre parole ripetitive e si
gonfiano pensando d’essere qualcuno, mentre quelli che hanno ricevuto quale dono o segno,
l’amore servizievole, sono umili e pacifici.
Lo stesso fenomeno come a Pentecoste, avvenne a Cornelio; lui e gli altri con lui, parlarono in
altre lingue e magnificarono Dio (profetarono). Costoro erano i primi convertiti dei Gentili ed
anche per loro si manifestarono gli stessi segni dei 120 a Pentecoste. Anche i primi convertiti dei
Samaritani è presumibile che abbiano parlato in lingue, o detto meglio, profetato in lingue.
Siamo portati a pensare ciò per la reazione di Simone, che voleva ottenere con denaro la virtù di
far scendere lo Spirito Santo per la sua imposizione delle mani. Dopo i primi convertiti dei tre
gruppi che profetarono in lingue, la Bibbia, tranne per il caso dei 12 di Efeso, che è da
considerare un caso a parte, perché è stata una necessità contingente, non parla più del parlare in
lingue subito prima, o subito dopo il battesimo in acqua. Se fosse una dottrina basilare o
strettamente importante per testimoniare con potenza, e per esprimere la potenza per raccogliere
frutti importanti di conversione od altro, essa n’avrebbe parlato e l’insegnamento degli Apostoli
l’avrebbe rimarcato. Invece, veniamo istruiti dalla parola di Dio, che a causa di quei pochi che
parlavano in lingue, nella chiesa di Corinto s’era generato il caos, perché si erano gonfiati
esagerando la cosa. Paolo dovette intervenire per mettere ordine. Egli, ripeto, nella sua lettera,
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espresse dei dubbi circa il parlare in lingue di quel piccolo gruppo che s’era inorgoglito (1°Cor.
4:18/20), e li rimproverò per cercare di ricondurli alla ragione, dicendo loro, che non sono le
lingue che edificano, che sprigionano potenza, ma la profezia del vangelo (predicazione)
sprigiona potenza (1° Cor.1:18/24), anche se fatta nel linguaggio comune. Da questa sua lettera e
da tutti i resoconti che il libro di Atti fa circa i convertiti delle chiese nascenti, sappiamo che non
tutti hanno parlato in lingue, ma che a tutti è stata data, attraverso i doni, la manifestazione del
dono dello Spirito Santo, che torno a ripeterlo, nell’insegnamento degli apostoli vale come segno
del battesimo di Spirito Santo. E, se vogliamo essere obiettivi al massimo, nella Bibbia, dopo la
conversione di Cornelio, e tranne per il caso di Atti 19 di cui ho ampiamente parlato, ed anche
della prima lettera ai Corinzi, in cui Paolo dovette disciplinare l’uso improprio che si faceva del
parlare in lingue, non si fa più menzione di tale segno. Infatti, è riportata la conversione ed il
battesimo in acqua di tanta gente, la formazione di tante chiese, ma nel resoconto di tutti questi
avvenimenti si tace sul battesimo di Spirito Santo e del parlare in lingue, perché? Credo proprio
che il battesimo di Spirito Santo, con il segno evidente del parlare in lingue, non era la norma, e
nemmeno la loro dottrina. Ripeto, se fosse l’unico segno mediante il quale si rende palese il
battesimo di Spirito Santo, come mai un argomento così importante non è più ripreso, soprattutto
nelle lettere ai Romani e agli Efesini che sono i testi più importanti della dottrina della Chiesa?
E’ il battesimo di Spirito Santo, che inserisce il credente nel Corpo di Cristo (1Cor12:13), cioè,
la Chiesa dei primogeniti, “ Ma voi (tutti i credenti) siete venuti al monte di Sion, e alla città
dell’Iddio vivente, che è la Gerusalemme celeste, e alla festante assemblea delle miriadi degli
angeli, e alla Chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, e a Dio, il Giudice di tutti, e agli
spiriti dei giusti resi perfetti, e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione
che parla meglio di quello d’Abele.” (Ebr.12:22/24). Senza battesimo di Spirito Santo non c’è
resurrezione a nuova vita, non c’è conversione, non si è inseriti nel corpo di Cristo, non si è
iscritti nel libro della vita dell’Agnello, non c’è salvezza ma solo condanna, poiché senza il dono
dello Spirito Santo, come dice Pietro, parlando del battesimo di Spirito Santo (Atti 11:15/17),
non si appartiene a Cristo (Rom.8:9/11) “ E come avevo cominciato a parlare, lo Spirito Santo
scese su loro com’era sceso su noi da principio. Mi ricordai allora della parola del Signore, che
diceva: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo. Se
dunque Iddio ha dato a loro lo stesso dono che ha dato anche a noi che abbiamo creduto nel
Signore Gesù, chi ero io da oppormi a Dio?”; “E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascuno di voi
sia battezzato nel nome del Signore Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati, e voi
riceverete il dono dello Spirito Santo. Poiché per voi è la promessa…” (Atti 2:38); “ Ordinò
loro di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del
Padre……Poiché Giovanni battezzò con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo tra
non molti giorni”. Con Giovanni Battista si chiude la vecchia dispensazione e si apre la nuova, a
partire dalla quale, il battesimo che ha valore salvifico è quello che dà Gesù, poiché Lui solo sa
riconoscere i cuori pentiti di coloro che hanno creduto e si sono impegnati a seguirlo, e per
questo dona loro lo Spirito Santo. Non è il battesimo in acqua, officiato dall’uomo a dar la
salvezza, pur facendo esso parte, in minor misura, delle due condizioni essenziali per essere
salvati (Rom. 10:8/10). Il battesimo in acqua, pur facendolo nel nome di Gesù o nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo è importante e necessario se si è creduto, ma rimane
sempre un battesimo di testimonianza della salvezza che si è già ottenuta per aver creduto
interamente nell’opera di Gesù, credendo perciò che Lui completa la salvezza battezzando con lo
Spirito Santo. Inoltre, il battesimo in acqua è un comandamento del Padre. Senza aver creduto
all’Evangelo, il battesimo in acqua non porta alla salvezza, e produce un gran male, poiché crea
nel neo battezzato l’illusione d’essere nella grazia di Dio e del Suo figliolo, e con tale
convinzione nel cuore non cerca più la salvezza, perché crede d’averla già.
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Ø C’è chi afferma, che chi non parla in lingue, è sempre salvato, ma ha ricevuto solo una
caparra dello Spirito Santo (2°Cor. 1:22), volendo con ciò significare, che ha ricevuto “solo un
poco di Lui”. Costoro, filosofeggiando secondo la consuetudine umana, per dare credito alla loro
dottrina spiegano: che la persona che ha creduto e non parla in lingue, ha ricevuto solo un poco
dello Spirito, come quando negli atti pubblici di compra/vendita si dà una caparra, cioè non
l’intera somma pattuita per l’acquisto, ma una percentuale minima d’essa. La rimanente somma
sarà data al momento della firma del contratto definitivo. Per analogia, secondo questi filosofi,
questi fratelli, riceveranno l’altra parte dello Spirito, quando, dopo tante preghiere, Dio si
convincerà di dare loro la rimanente parte. Questi cari ingenui fratelli, dimostrano d’avere poca
conoscenza delle scritture, e poco timore di Dio. Costoro, non sanno che con il battesimo in
acqua dopo aver creduto, il credente ha firmato il Nuovo Patto, o contratto, nel Suo sangue per
appartenergli per sempre, ed in forza di ciò deve ricevere, come nuovo figlio di Dio, “tutto” lo
Spirito Santo per avere “tutta” la vita eterna. Dicendo che si riceve una parte di Spirito, s’afferma
che si ottiene una parte di vita eterna; ma una parte di vita eterna, non è vita eterna, e quindi è
come se dicessero che chi non parla in lingue non ha ottenuto la salvezza! Ma loro affermano che
l’hanno ottenuta! E’ chiaro dunque che non conoscono l’Evangelo e come Dio salva per mezzo
d’esso. Dunque, chi firma il Nuovo Patto nel sangue di Gesù, riceve lo Spirito Santo che è
indivisibile, e deve quindi, aver ricevuto, per forza maggiore, il battesimo di Spirito Santo.
Quando Paolo parla di caparra dello Spirito, vuol affermare, che tutto intero lo Spirito Santo
ricevuto da un credente, è la caparra, l’anticipazione dei futuri beni celesti (Ebr.9:11), che
riceverà quando avrà raggiunto il paradiso!
Ø Altra affermazione, propinata dal maligno per non far aggregare il gregge, dice che la
differenza fra quelli che parlano i linguaggi e quelli che non li parlano consiste: quelli che non
parlano in lingue hanno ricevuto solamente il “ suggello dello Spirito Santo” e non il battesimo
di Spirito Santo. Qui il suggello è paragonato da costoro al marchio fatto su una pecora per
stabilire l’appartenenza a qualcuno.
Ø Altra spiegazione è quella che il credente è paragonato ad una coppa non trasparente nella
quale è stato versato “un poco di Spirito” e per questo motivo non si vede, mentre invece chi è
stato battezzato di Spirito Santo col segno evidente del parlare in lingue, ne ha ricevuto una dose
sovrabbondante, che trabocca ed è visto da tutti perché parla in lingue.
Ø Altri ancora, per fare una differenza plausibile fra chi parla in lingue e chi no, non volendo
condannare ed a loro volta essere condannati dal brano di Romani 8:9, sostengono, che questi
credenti di serie “B” hanno ricevuto, quando hanno creduto, non lo Spirito Santo ma lo spirito di
grazia e di supplicazione, che liberamente traggono da Zaccaria 12:10. Il passo succitato, invece,
vuol affermare che negli ultimi tempi, Dio, metterà nel cuore degli Ebrei un atteggiamento di
supplicazione verso colui che essi hanno trafitto per trovare grazia per essere salvati. Se questi
ingenui e superficiali fratelli riflettessero che il brano in questione è riferito agli Ebrei e non ai
cristiani, che Dio non fa differenza fra persona e persona (Deut.10:17; Atti 10:34), che lo Spirito
Santo dato da Gesù è una persona indivisibile, diversamente dallo Spirito che ricevettero Mosè
ed i 70 anziani (Num.11:25); che avendo ricevuto Gesù nel proprio cuore si è ricevuto tutta la
pienezza della Deità, “ Poiché in Lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità, e in Lui
voi avete tutto pienamente.” (Col.2:9/10) e che Egli è uno solo, e non vi sono altri spiriti di
grazia e di supplicazione, non si formerebbero barriere inutili e disastrose fra le varie chiese
locali.
Ø Altri ancora, non sapendo bene qual è il segno del Battesimo di Spirito Santo fanno le fusa
ai carismatici cattolici, unendosi a loro e adducendo come spiegazione al loro parlare in lingue,
la dottrina dell’anticipazione dello Spirito Santo in vista del ravvedimento dalla loro idolatria!
Mai letta una cosa così insulsa! La Bibbia afferma:
1°) Solo il battesimo d’acqua è stato dato da Dio per mezzo di Giovanni, in vista del ravvedimento
dalle opere morte (Matt.3:11 ed Ebr.6:1);
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2°) che il timore e la tristezza che si prova nel cuore all’ascolto della parola di Dio, sono i soli
mezzi per ricevere la salvezza e quindi lo Spirito Santo, e non viceversa! Ancora c’è da
aggiungere che la manifestazione dello Spirito è per l’utile comune, e deve portare utilità a tutti
i presenti. Chiedo a voi che avete intelligenza umana ed intelligenza che viene da Dio: quale
utilità ne ha l’assemblea e la persona quando questa nello stato d’incoscienza cade per terra?
Da tenere anche in conto il pericolo che corre! E Ditemi ancora cosa può l’uomo apprendere
quando un suo simile sempre in uno stato d’incoscienza fa il verso degli animali? Oppure ride a
crepapelle e crea ilarità nell’assemblea? Eppure certi credenti pensano che tali cose provengono
dallo Spirito Santo! Non c’è discernimento nelle cose di Dio da parte di costoro!
Ø Qualcuno in questi ultimi tempi, non seguendo la scrittura, ha lanciato una nuova dottrina
che violenta l’Evangelo di Cristo poiché, falsamente e senza rendersene conto, dichiara che nel
Corpo di Cristo ci sono delle divisioni, cioè due categorie di credenti: quelli Battezzati nello
Spirito Santo dalla stessa persona dello Spirito Santo, attraverso una seconda esperienza della
vita cristiana, e quelli che hanno ricevuto il “dono” dello Spirito Santo quando sono stati
Battezzati con lo Spirito Santo dalla persona di Gesù! (liberamente tratto da un opuscolo di
studio biblico edito dalla chiesa pentecostale ADI). Se questa non è eresia, mi chiedo qual è la
vera eresia? Non c’è in tutta la Bibbia, un solo versetto o un accenno che dichiari lo Spirito Santo
agente battezzatore oltre all’uomo e a Gesù. Non esiste dunque, come seconda esperienza,
l’essere battezzati dallo Spirito Santo! Nella Bibbia, è vero, si parla di una seconda esperienza,
ma si riferisce all’essere ripieno di Spirito Santo; ma questa è un’altra cosa che esula
dall’argomento trattato. Inoltre, questo periodico affermava che in un primo momento al
battesimo in acqua, conseguente, o al momento della nuova nascita, il credente riceve la grazia
della salvezza, per essere introdotto nella chiesa locale, e l’agente battezzatore è l’uomo. Poi,
quando Gesù Cristo lo battezzerà con lo Spirito Santo, egli riceverà il dono dello Spirito Santo,
ma non lo Spirito Santo stesso per essere introdotto nel Corpo di Cristo, cioè, la Chiesa
Universale. Ed infine, quando lo stesso Spirito Santo battezzerà il neo credente nello Spirito Suo,
questi riceverà “ il battesimo nello Spirito Santo parlando in lingue! In base a questo
ragionamento, nasce spontanea una constatazione: se solo coloro che parlano in lingue sono la
Chiesa Universale ed il Corpo di Cristo, solo loro formeranno la Santa Gerusalemme, solo loro
abiteranno il paradiso di Dio, allora la Bibbia attesta il falso, poiché essa dice che gli abitanti
della Santa Gerusalemme saranno come la rena del mare che non si può contare. Domandiamoci,
quanti sono i credenti che parlano, o hanno parlato in lingue? Sono come la rena del mare? No!
Allora questa dottrina fa difetto. Poniamoci ancora un’altra domanda: se uno muore senza il
battesimo di Spirito parlando le lingue, ma mostra altri doni ed una vita pia, dove andrà a finire,
se il paradiso è appannaggio solo di coloro che parlano in lingue? I testimoni di Geova dicono
che solo loro abiteranno il giardino paradisiaco, perché solo loro chiamano Dio “Geova”, e
costoro al pari dei T.d.G, dicono che solo coloro che parlano in lingue, formano il Corpo di
Cristo, ed in ragione di ciò abiteranno il paradiso.
Ø Altra dottrina, di una frangia pentecostale, insegna che quelli che parlano in lingue sono stati
battezzati nello Spirito Santo e gli altri che non parlano in lingue, sono solamente battezzati nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e non nel nome di Gesù. Come se Gesù non è
uno col Padre e con lo Spirito, ed il Suo nome è diverso e più potente del nome del Padre e dello
Spirito Santo. Costoro non sanno che il nome Gesù è derivato dall’unico nome di Dio: Yhaveh,
che compie l’azione della salvezza umana? Mi domando: com’è possibile che tutti coloro che
parlano in lingue, per avvalorare la loro svista dottrinale, affermano ed insegnano, nella migliore
delle ipotesi, una dottrina ricavata dalla lettura della loro esperienza personale anziché dalla
parola di Dio? Molto spesso la loro dottrina poggia su banalità, e nella peggiore delle ipotesi,
nell’eresia. Tutte queste dottrine hanno una radice comune: la disconoscenza del puro e completo
Evangelo di Dio, il quale ci ha creati tutti in Cristo (Col.1:16/23; Atti 17:28), e dopo averci
perdonati i peccati e salvati dall’inferno, ci inserisce a miglior titolo e condizione, nel corpo di
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Lui, secondo il Suo disegno formato avanti i secoli, e questo lo attua mediante il Battesimo di
Spirito Santo.
Come esser sicuri d’aver ricevuto il battesimo di Spirito Santo e per esso il
dono dello Spirito Santo.
I credenti che hanno attuato il percorso dottrinale fino al battesimo in acqua, talvolta, su
istigazione di satana, si possono chiedere se hanno ricevuto lo Spirito Santo, ed a volte, per tutte
le dicerie che circolano nelle chiese a indirizzo pentecostale, s’interrogano se hanno ricevuto il
battesimo di Spirito Santo. Per la tentazione che porta al primo quesito, il responsabile è il
diavolo che cerca di mettere il dubbio nel cuore dei credenti. Il Signore lo lascia fare perché sa
che ciò torna utile ai Suoi figli perché s’irrobustiscono nel dare la risposta al nemico, o se non
sanno come rispondere a questo attacco ricercano nella Bibbia la risposta aumentando così la
loro conoscenza, e per questa la fede. Per il secondo quesito che porta dubbio nel cuore di quei
credenti che sono poco interessati alla Bibbia, i responsabili sono tutti quei credenti che
presumendo d’avere la canonicità della loro dottrina, la spacciano come verità assoluta ed
incontestabile; mentre non ha l’appoggio di Gesù, di Pietro né di Paolo, né di tutte le scritture
messe assieme. Il movimento pentecostale con la sua dottrina del battesimo di Spirito Santo con
l”evidenza” del parlare in lingue diede i primi vagiti nel gennaio del 1901 in un edificio di
mattoni sconnessi nella periferia di Topeka ove un tale, Charles Parham insegnava a 49 studenti
attraverso le scritture da lui considerate, che nel ricevere il battesimo di Spirito Santo doveva
manifestarsi necessariamente un segno inequivocabile dell’avvenuta esperienza. Fin qui nulla di
anormale. Ma proprio nel gennaio 1901 una giovane donna di colore, tale Agnes Ozman, in una
riunione di preghiera, emise dei suoni che sembravano sconnessi ed incomprensibili. Parham
equiparò tale avvenimento al fenomeno occorso ai 120 di Pentecoste. Quel fenomeno, a suo
avviso, era la risposta di conferma ai suoi ragionamenti. A quegli incontri di studio frequentava
anche un predicatore di colore, tale William J. Seimour, questi predicò tale dottrina in varie
chiese di diverse denominazioni, e fu da queste estromesso. Fino ai primi del 1906 Seimour non
aveva ancora parlato in lingue, ma fece questa esperienza nella casa di Asbery. Ben presto questo
fenomeno raccolse molti curiosi, erano “ascoltatori entusiasti desiderosi di sentir parlare in
lingue” Seymour e i suoi seguaci. Così per curiosità il gruppo crebbe e fu necessario spostarsi in
un edificio fatiscente in Azusa street nel centro di Los Angeles al numero 312. Le prime
impressioni che i primi giornalisti riportarono furono: Emettendo strane espressioni e
declamando un credo che nessun mortale di mente sana sembra possa comprendere, la
nuovissima setta religiosa ha avuto inizio a Los Angeles. Le riunioni sono tenute in una baracca
fatiscente, in Azusa Street, ed i devoti della strana dottrina praticano i riti più fanatici,
predicano le teorie più selvatichee, nel loro strano zelo, entrano in uno stato di folle eccitazione.
Gente di colore e una manciata di bianchi compone la congregazione e la sera è resa orrenda
nel vicinato dalle urla degli adoratori che trascorrono ore oscillando avanti e indietro in un
atteggiamento esasperante di preghiera e di supplicazione. Essi affermano di avere il “dono
delle lingue” e di essere in grado di comprendere questa babele.
La folla dei curiosi aumentava sempre, anche per le notizie giornalistiche negative e positive, e
molti di loro continuavano ad assistere agli incontri anche perché attratti da qualche guarigione.
Questi fenomeni colpivano più della parola predicata e la gente continuava a frequentare perché
non conosceva ciò che la scrittura insegna sul vero segno del battesimo di Spirito Santo. E’
giusto osservare che, se anche in queste riunioni avvenivano guarigioni, ma il caos che regnava
era in contrasto con la parola di Dio che dichiara in 1°Cor.14:33 perché Dio non è un Dio di
confusione , ma di pace…., ed al vers. 39 e 40 consiglia ciò che è buono e accettevole al Signore:
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“Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue; ma ogni cosa
sia fatta con decoro e con ordine”.
Ogni cosa che riguarda la chiesa è stata scritta nella Bibbia in ogni dettaglio e ad essa ogni
membro di chiesa si deve uniformare. Lo Spirito Santo ha dettato nella Bibbia tutti i contenuti di
vita spirituale della chiesa e sull’ordine che deve regnare durante il culto. Così ha scrivere che
ogni cosa deve essere fatta con moderazione, umiltà, ordine e rispetto (1°Cor. 14). Ogni cosa
diversa da quella già codificata, deve destare dubbio e sospetto e bisogna cercare un ragionevole
aggancio nelle scritture,se c’è, per non cadere nella superficialità nel contatto con Dio che forse
vuole dare una Sua diversa manifestazione. Il signor Parham, è colui che da un fatto sensoriale
occorso alla signora Ozman, ne fece, secondo i suoi pensieri e criteri non canonici di ricerca
biblica, una dottrina che dichiara il parlare in lingue il “chiaro segno del battesimo di Spirito
Santo. Il signor Seymour è colui che propagandò fra le chiese d’allora tale dottrina e il Signor
Bartleman è colui che sparse per la nazione Americana gli eventi che si realizzarono in quelle
riunioni caotiche. Dobbiamo noi oggi credere e applicare i loro metodi? Si, ma con saggezza,
attenendoci alle scritture ed evitare ogni forma di fanatismo.
Per quanto riguarda il vero segno Biblico del battesimo di Spirito Santo ne abbiamo già parlato e
confermiamo anche adesso essere: la Carità e la pace, perchè il nostro Dio è un Dio di pace e
d’amore e la caratteristica peculiare dei Suoi figli è l’amore e la pace; l’uomo o il maligno non
può fare una tal opera, né simularla.
Altro segno sicuro è la profezia, in special modo quella in lingue con l’interpretazione se è
sospinta dall’amore per le pecore perdute e non per mostrare se stessi come persone capaci. La
parola profetica, sotto l’impulso della fede che opera per mezzo dell’amore, é la sola che porta
ravvedimento, perdono, salvezza, luce, libertà, battesimo di Spirito Santo, Spirito Santo, vita
eterna, resurrezione a nuova vita, santificazione, glorificazione, adozione che è la resurrezione
del corpo, matrimonio con Cristo, Dio in noi e noi in Dio per l’eternità; l’uomo o il maligno non
può fare una tal opera, né simularla.
L’impedimento maggiore, satana, lo crea quando una persona si avvicina alla parola di Dio per
osservarla. Egli cercherà sempre di porre impedimento, o se non può, cercherà di far percorrere
falsi percorsi dottrinali. Per sfuggire all’inganno del diavolo, per prima cosa, bisogna analizzare
tutta la parola biblica sull’argomento e non uno, o pochi versetti interessati, perché, facendo ciò
si può cadere nell’errore. In seguito, se ci sarà l’esperienza pratica e sensoriale, questa può
confermare in seconda battuta la dottrina, ma non il contrario, perchè la parola di Dio si
autosostiene da sé. E’ profondamente errato o pericoloso servirsi della dottrina Biblica per
sostenere le esperienze sensoriali personali. Gesù disse in Matt. 7:22 “Molti mi diranno in quel
giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome Tuo, e in nome Tuo cacciato
demoni, e fatto in nome Tuo molte opere potenti? E allora dichiarerò loro: Io non vi conobbi
mai; andate lontano da me, voi tutti operatori d’iniquità”. Queste opere potenti ed altre
espressioni carismatiche, possono essere avvenute per l’esaltazione mistica dell’individuo, spinte
e sostenute dall’esaltazione sensoriale conseguente alla pratica di un carisma, che non
necessariamente è collegato alla presenza dello Spirito Santo nella persona, altrimenti Gesù non
avrebbe detto a costoro “io non vi ho mai conosciuto”. Le opere che Gesù riconosce come sue e
le premia, sono quelle che avvengono quando Egli dimorando in noi per lo Spirito Santo, fa le
opere sue (Isaia 26:12), e solo chi ha lo Spirito Santo manifesta il carattere del Padre, la
misericordia o carità il cui vero significato Biblico è da ricercare in 1° Corinzi 13 che è diverso
dal comune concetto di fare la carità, fare l’elemosina ai poveri.
La misericordia, o carità è anche: L’Amore di Dio. La prima vera e grande manifestazione o
“segno” della presenza dello Spirito Santo nel credente è l’Amore di Dio, “l’amore di Dio è
stato sparso nei nostri cuori per lo Spirito Santo che ci è stato donato (Rom.5:5). Dio è Amore e
chi ha lo Spirito Santo ha lo stesso carattere di Dio ed anche, almeno in qualche forma, le
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virtù teologali elencate nella seconda lettera di Pietro 1:5/7, insieme ai frutti dello Spirito di
Galati 5:22, anche se in formazione.
Gli altri “segni” o doni che sono elencati in 1°Cor. 12:4/11; Rom.12:3:14; Marc.16:17/18 ed altri
ancora, non sono il chiaro ed inequivocabile segno, di battesimo di Spirito Santo o di
manifestazione dello Spirito Santo. I motivi che dettano insicurezza su tutti questi “segni” sono
dovuti:
1) alla motivazione da cui sono mossi.
2) il percorso che seguono per manifestarsi.
3) Gesù getta su di essi l’ombra del dubbio.
4) La Bibbia riporta casi di “segni” operati da persone notoriamente sotto il dominio del
diavolo, od anche da spiriti immondi.
5) Gesù, più volte asserisce, che certi prodigi fatti nel suo nome non li riconosce come Suoi
Matt.7:22/23; Luc.9:49/50.
6) I segni operati dai sacerdoti del Faraone certamente non sono ascrivibili allo Spirito Santo, e
nemmeno il cacciare i demoni da parte dei figli del capo sacerdote Sceva di Atti 19:14.
7) La profezia, o meglio l’indovinare della serva di atti 16:16/20 avveniva per mezzo di uno
spirito immondo.
La vera motivazione per operare segni attribuibili allo Spirito Santo dev’essere: l’amore. La fede
che opera l’effetto carismatico ha come mezzo di realizzazione l’amore, come specificato in
Gal.5:6b.
Il percorso della “virtù” che realizza l’evento voluto può essere diverso, e precisamente:
A) la volontà della mente umana che segue il percorso della carne della persona che in questo
caso è semplicemente, religiosa;
B) l’amore di un cuore arreso all’opera amorosa di Dio verso il Suo popolo che segue il
percorso dello spirito sede dell’amore di Dio. “L’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori,
per lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Rom. 5:6). Chi è motivato dall’amore di Dio è un
cristiano verace che dimora in Cristo ed Egli in Lui e le sue opere essendo fatte in Dio, sono di
Dio. Questo cristiano non è un religioso.
La certezza d’avere lo Spirito Santo dimorante nel proprio spirito, non può avere come pezza
d’appoggio uno o più dei carismi citati nella Bibbia, per i motivi dianzi esposti. Né può essere
certificata dai propri sentimenti perché il cuore e i suoi sentimenti sono ingannevoli più d’ogni
altra cosa: Ger.17:9; Salm.64:6; rimane dunque, quale solo mezzo di prova sicura, come sempre,
la citazione Biblica perché è: la parola immutabile di Dio. Lo sottolineo con forza: l’aver
creduto “mediante” le scritture e “secondo” le scritture fa sì che il credente riceva lo
Spirito Santo secondo la promessa del Padre “mediante” il battesimo di Spirito Santo.
Hai presente le seguenti parole: Atti 1:8, 2:317 e 33, 3.20, 5:32, 10:45, 11:15? Se vuoi
comprendere meglio, ti consiglio di visionarli tutti attentamente! Scoprirai che tutti questi brani
illustrano il battesimo di Spirito Santo non come l’immersione nell’acqua nel battesimo di acqua,
che testimonia l’esperienza della morte per annegamento nella parola di Cristo, che rileva il non
luogo a procedere del giudizio pendente sul colpevole di peccato, per morte del sostituto, che è
Cristo al posto del colpevole di reato di lesa Maestà, per la ribellione al Dio Creatore. Il
battesimo di Spirito Santo, invece, è raffigurato come l’olio squisito dell’unzione che sparso sul
capo del sacerdote Aronne in posizione eretta, scende sulla sua barba, e da questa, fino all’orlo
dei suoi vestiti (Salm.133). Come potete notare le posizioni del credente sono diverse per la
natura diversa dei due battesimi: il battesimo di acqua è per la morte in Cristo, il battesimo di
Spirito Santo è per la vita in Cristo, data per la potenza di resurrezione dello Spirito Santo (“E’
lo Spirito quel che vivifica” Giov.6:63; il credo NicenoCostantinopolitano dice: lo Spirito è
Signore e dà la vita”. Come noterai i due battesimi sono strettamente necessari per essere
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introdotti nel corpo di Cristo, che è la Chiesa, e nella vita eterna. Se ne manca uno o, se ricevuti
entrambe i battesimi, uno di essi è screditato, bisogna che la persona si ravveda per validare i
battesimi ricevuti, o si ribattezzi validamente per essere ammesso nel regno di Dio, o riammesso
nella comunione con Cristo, e per questo nel regno dello Spirito.
Brani che ti aiutano a capire con certezza se hai lo Spirito Santo dimorante in te.
1) Quand'io parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, se non ho carità, divento un rame
risonante o uno squillante cembalo.E quando avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i
misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede in modo da trasportare i monti, se non ho
carità, non son nulla. E quando distribuissi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri, e
quando dessi il mio corpo ad essere arso, se non ho carità, ciò niente mi giova. La carità è
paziente, è benigna; la carità non invidia; la carità non si vanta, non si gonfia, non si
comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non
sospetta il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità;soffre ogni cosa, crede
ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. La carità non verrà mai meno. Quanto alle
profezie, esse verranno abolite; quanto alle lingue, esse cesseranno; quanto alla
conoscenza, essa verrà abolita, 13:9
poiché noi conosciamo in parte, e in parte
profetizziamo;ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito.
Quand'ero fanciullo, parlavo da fanciullo, pensavo da fanciullo, ragionavo da fanciullo; ma
quando son diventato uomo, ho smesso le cose da fanciullo. Poiché ora vediamo come in
uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma
allora conoscerò appieno, come anche sono stato appieno conosciuto. Or dunque queste tre
cose durano: fede, speranza, carità; ma la più grande di esse è la carità.
2) E noi abbiamo conosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore, e chi
dimora nell'amore dimora in Dio e Dio in lui. 1Gv.4:16
3) Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non
ama rimane nella morte. 1°Giov.3:14
4) Or la speranza non rende confusi, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori per
lo Spirito Santo che ci è stato dato. Rom.5:5.
5) E questo è l’amore di Dio: che osserviamo i suoi comandamenti, e i suoi comandamenti non
sono gravosi. 1°Giov.5:3 perché li mette nel cuore, e Lui vigila mediante lo Spirito Santo
che ha messo dentro per validare il nuovo Patto e li rende osservabili con semplicità. Chi
osserva i comandamenti per l’ausilio dello Spirito con sicurezza ha lo spirito Santo
dimorante in lui!
6) E vi darò un cuor nuovo, e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; torrò dalla vostra carne
il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio Spirito, e farò sì
che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie
prescrizioni. Eze.36:26/27.
7) E questo è il patto che farò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: Io porrò
le mie leggi nelle loro menti, e le scriverò sui loro cuori; e sarò il loro Dio, ed essi saranno
il mio popolo. E non istruiranno più ciascuno il proprio concittadino e ciascuno il proprio
fratello, dicendo: Conosci il Signore! Perché tutti mi conosceranno, dal minore al maggiore
di loro, poiché avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati.
Ebr.8:10/12.
8) Chi osserva i Suoi comandamenti dimora in Lui, ed Egli in esso. 1° Giov.3:24
9) Da questo conosciamo che dimoriamo in Lui ed Egli in noi: dallo Spirito che Egli ci ha
dato. 1°Giov.4:13
10) Riceveste lo Spirito Santo quando credeste? Atti 19:2
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11)In lui anche voi, avendo udita la parola della verità, l'evangelo della vostra salute; in lui dico
anche voi, avendo creduto, siete stati suggellati con lo Spirito Santo della promessa.
Efe.1:13.
12)Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la scrittura, fiumi
d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno. Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero
ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato
dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato. Gv.7:39.
13)Se dunque Dio ha dato loro lo stesso dono che abbiamo ricevuto noi, che abbiamo creduto
nel Signore Gesù Cristo, At.11:17.
14)Chi crede nel Figliuol di Dio ha quella testimonianza in sé; 1°Giov.5:10 .Quale? Quella che
diede a Gesù Suo figliolo: Questi è il mio diletto figliolo nel quale mi sono compiaciuto!In
altre parole, quando una persona crede in Gesù attraverso le scritture e secondo le scritture,
riceve lo Spirito Santo e Dio dichiara di lui che da quel momento è un Suo figliolo.
15)Ma siccome abbiam lo stesso spirito di fede, ch'è in quella parola della Scrittura: Ho
creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo, e perciò anche parliamo, 2°Cor.4:13
quando uno crede nelle scritture e secondo le scritture, riceve lo Spirito Santo mediante il
battesimo di Spirito Santo e per tale motivo non può fare a meno di parlare, cioè profetare
od anche significa, testimoniare.
16)Le cose di Dio le conosce lo Spirito di Dio, ma lo Spirito che abbiamo ricevuto ci rivela ogni
cosa in continuazione: se la rivelazione si ferma per un congruo tempo significa che
abbiamo contristato o spento lo Spirito. 1°Cor.2:10/16.
17)“Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato
Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che
abita in voi”. Rom.8:11.
18)Il Signore è lo Spirito. 2°Cor.3:17
19)Se uno non ha lo Spirito di Dio, egli non Gli appartiene. Rom.8:9
20)Chi ha il figliolo ha la vita, chi non ha il figliolo di Dio, non ha la vita. 1°Giov. 5:12
ORA CONTROLLA SE HAI LO SPIRITO SANTO E QUINDI SE SEI
STATO BATTEZZATO CON LO SPIRITO SANTO.
I primi due brani citati 1); 2), affermano perentoriamente che Dio è Amore, Carità, e chi è
divenuto Suo figlio, per la nuova nascita da Acqua e Spirito, mediante il battesimo d’acqua e di
Spirito Santo, ha ricevuto per lo Spirito Santo Suo l’amore e per questo dimora in Dio, e Dio in
lui. Il figlio di Dio è una nuova creatura che è creata all’immagine di Dio (Efe.4:24) per lo
Spirito Santo che riceve attraverso il battesimo di Spirito Santo, come Gesù è l’immagine
dell’invisibile Dio. Dio infatti, gli diede quella bella testimonianza nel momento che lo Spirito
Santo scese su di Lui in forma di colomba: “Questo è il mio diletto Figliolo, nel quale mi sono
compiaciuto” (Mat.3:17). Questa testimonianza è data anche a tutti i Suoi figli quando lo Spirito
Santo scende su loro nel momento in cui credono e ubbidiscono al comando Suo
(1°Giov.5:7/10). Anche se costoro non avvertono fenomeni paranormalii, la testimonianza di Dio
la ricevono lo stesso, anzi è più sicura e più bella di quelli che hanno vissuto un evento
paranormale, perché sempre la scrittura dice: "Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto;
beati (felici) quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Gv.20:29). Se dunque un neocredente
è ad immagine di Dio, Gli deve somigliare soprattutto nell’amore e non in una
presunta/presuntuosa e pretestuosa potenza di testimonianza perché parla in lingue, peraltro
sconosciute. Il primo brano infatti dichiara che se anche una persona potesse fare le cose più
incredibili, perfino a dare la sua stessa vita per gli altri, se non ha la carità, che è l’amore del
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Padre dimorante in lui, non è nessuno! Se poi osservi che nella seconda lettera di Pietro 1:5/7 la
carità, che è il modo più forte d’amare, è una delle sette virtù teologali, trovi che la persona è già
santificata, mentre la persona che è appena salvata, cioè è ai primi passi nella via della
santificazione ha fede in Dio e nel Suo nuovo patto nel sangue di Gesù che gli permette per
adesso ad osservare i dieci comandamenti come rivelano i punti: 4); 5); 6); 7);. Quando hai
sviluppato l’amore, che nella fase iniziale è l’osservanza dei comandamenti maggiori, e deve
proseguire fino ad osservare i comandamenti minori avrai una buona santificazione, perché sei
arrivato a sviluppare l’amore fraterno e l’amore per i tuoi nemici ma ancora non sei nell’amore
perfetto che è la carità. In questa virtù: Nell'amore non c'è paura, anzi l'amore perfetto caccia
via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto
nell'amore (1°Giov.4:18). Quindi;
Il primo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è l’Amore che inizia quando lo Spirito
Santo scende sul credente nel momento in cui ha creduto. Punti: da 1) a 11).
Il secondo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è la rivelazione continua che lo Spirito
Santo dà al nuovo figlio di Dio per farlo crescere nella fede, nelle opere spinte dall’amore
(Gal.5:6) e dall’Amore che partendo dall’osservanza del comandamento che Dio aiuta ad
osservare, arriva alla carità passando per i frutti dello Spirito. Il Padre continua a cibare il
figlio con cibo solido il cibo spirituale perché vuole che il figlio maturi sempre più al fine di
risiedere a pieno titolo nel Suo regno in questa terra e poi nel mondo a venire. Punto: 16.
Il terzo sicuro segno di Battesimo di Spirito Santo è lo zelo e la voglia di testimoniare dell’
amore grande e meraviglioso che Dio ha sparso per tutte le creature al fine di salvarle
dall’inferno e redimerle dalla schiavitù satanica. Questo calore di testimoniare però è
fruttuoso perché accolto se è dato con amore e per amore del prossimo che vogliamo che sia
salvato. Punti: 12); 14).
Milazzo li, 22-10-2010
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