COMUNE DI COLOGNO MONZESE
SETTORE PRG E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE
ZONAZIONE DEL RISCHIO IDRAULICO
ai sensi della DGR 7/7365 del 11 dicembre 2002
e della successiva DGR 8/1566 del 22 dicembre 2005
PARTE
B
ZONAZIONE DEL RISCHIO
Gruppo di lavoro REA
Il Sindaco
Mario Soldani
.................................
dott. geol. Domenico D’Alessio
.........................
L’Assessore al territorio
Angelo Raffaele Cantalupo
dott. geol. Anna Gentilini
.................................
.........................
Il Direttore del Settore
Collaboratori esterni:
Arch. Danilo Bettoni
Studio di ingegneria Civile – Idraulica
Dott. Ing. Federico Gianoli
.................................
Dott. Ing. Matteo Schena
Approvato con delibera GC n.
Adottato con delibera GC n.
del
del
Giugno 2006
Aggiornato settembre 2006
Cooperativa REA s.c.r.l.
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Zonazione del rischio idraulico
Ai sensi delle
-
DGR 7/7365 del 11 dicembre 2002
-
DGR 8/1566 del 22 dicembre 2005
Esecuzione:
rea s.c.r.l. – Monza
Data:
Giugno 2006
aggiornamenti: ottobre 2006
Autori:
Domenico D’Alessio (zonazione del rischio) Anna Gentilini (zonazione
del rischio) Matteo Schena (modello idraulico) Federico Gianoli
(modello idraulico)
REA s.c.r.l. – via Raiberti, 9 – 20052 Monza (MI)
e-mail [email protected]
Ing. Matteo Schena - via Al Forte, 15 – 23032 Bormio (SO)
e-mail [email protected]
Ing. Federico Gianoli - via Fiume, 10 – 23100 Sondrio
e-mail [email protected]
1
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INDICE GENERALE
1
PREMESSA....................................................................... 3
2
METODOLOGIA PER LA VALUTAZIONE
DELLE
CONDIZIONI DI RISCHIO................................................ 5
2.1 Elementi di fragilità territoriale........................................6
2.1.1
Azzonamento e destinazioni d’uso .................................... 7
2.1.2
Viabilità .......................................................................12
2.1.3
Rete di approvigionamento idrico ....................................15
2.1.4
Idrografia superficiale ....................................................16
3
CRITICITA’ RISCONTRATE NELLE DIVERSE AREE .......... 19
4
ZONAZIONE DELLE CLASSI DI RISCHIO ........................ 23
5
PRESCRIZIONI NORMATIVE .......................................... 37
5.1 Classe di rischio 1: rischio moderato .............................. 38
5.2 Classe di rischio 2: rischio medio................................... 39
5.3 Classe di rischio 3: Rischio elevato ................................ 40
5.4 Classe di rischio 4: Rischio molto elevato ....................... 42
5.5 Situazioni particolari locali ............................................ 44
5.6 Misure di mitigazione del rischio.................................... 47
Allegato 8 – Zonazione delle classi di rischio (scala 1:5.000)
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1 PREMESSA
Il Comune di Cologno Monzese, al fine di procedere alla individuazione
degli interventi compatibili nelle aree soggette ad esondazione del fiume
Lambro ed individuate dal Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico del
Fiume Po (PAI) approvato con d.p.c.m. 24 maggio 2001 e ridefinite dalla
variante PAI (approvata con d.p.c.m. 10 dicembre 2004) “Lambro nel tratto
dal Lago di Pusiano alla confluenza con il Deviatore Redefossi”, come
ricadenti in fascia C delimitata da B di progetto, ha commissionato a REA
Societa’ cooperativa a.r.l. l’incarico di procedere alla zonazione del rischio
idraulico in tali territori, nonchè nelle aree classificate come fascia A e B e
ricadenti all’interno dei centri edificati.
La presente relazione è parte integrante dello studio di zonazione del
rischio idraulico, che risulta composto da una sezione “A”, di indirizzo
idraulico, che descrive le sezioni, le portate di progetto, il modello
idraulico, la distribuzione delle piene a Tr definito sul territorio, e dalla
presente sezione “B” che analizza l’interazione tra i risultati del modello
idraulico e il territorio, mettendo in luce gli elementi di fragilità dello stesso
e sviluppando, a partire dalle normative vigenti in materia, indicazioni per
la gestione del territorio.
La definizione delle aree esondabili, relative alle portate centenarie,
bicentenarie e cinquecentenarie, e la successiva
valutazione delle
condizioni di rischio all’interno delle stesse e’ avvenuta secondo quanto
previsto dall’Allegato 4 della DGR 8/1566 del 22 dicembre 2005 (Criteri ed
indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e
sismica del Piano di Governo del territorio, in attuazione dell’art. 57,
comma 1 della l.r. 11 marzo 2005, n. 12), riprendendo in parte il Metodo di
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Approfondimento illustrato nell’Allegato 3 della
DGR n. 7/7365 –
11/12/2001 (Attuazione del PAI in campo urbanistico).
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2 METODOLOGIA PER LA VALUTAZIONE
DELLE CONDIZIONI DI RISCHIO
Ai sensi della DGR 8/1566, Allegato 4, la valutazione delle condizioni di
rischio deve tener conto dei seguenti parametri:
probabilita’ di esondazione
livelli idrici raggiungibili
velocita’ di scorrimento delle acque
Si ritiene che, per una completa comprensione e analisi degli effetti delle
piene sul territorio, non sia possibile non considerare la presenza sul
territorio stesso di opere, insediamenti (edifici sensibili come scuole, punti
di soccorso, uffici per la gestione del rischio ecc), strutture (strade e
collegamenti metropolitani), punti di sensibilità ambientale particolarmente
vulnerabili durante gli eventi di piena, e che possono riportare danni che si
ripercuotono sulla gestione complessiva del territorio anche successiva
all’evento, costituendo talvolta un rischio per la salute publica. Un esempio
chiarificante è relativo alla gestione dei pozzi potabili, che possono essere
contaminati durante gli episodi di esondazione sia da infiltrazioni di acqua
del Lambro, sia per la presenza in superficie di materiale inquinante
proveniente da serbatoi, cisterne ecc. spesso presenti nelle unità
produttive.
Si ritiene importante anche la considerazione delle previsioni urbanistiche,
che devono essere valutate rispetto alle condizioni di pericolosità previste,
e integrate, ove il livello di rischio lo permetta, con apposite indicazioni di
uso del suolo finalizzate al contenimento delle condizioni di rischio stesso.
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La delimitazione delle aree soggette a pericolosità idraulica (illustrata nella
parte A del presente lavoro) costituisce quindi la base per valutare le
condizioni di rischio nei territori sopra citati e per formulare adeguate
norme di uso del suolo.
Nel presente capitolo viene pertanto effettuata un’analisi a piu’ ampio
respiro del territorio comunale, orientata all’ individuazione degli elementi
che caratterizzano il patrimonio culturale, socio-economico ed ambientale
del Comune di Cologno Monzese. Delle caratteristiche emerse da tale
analisi si è tenuto conto nella valutazione del livello di rischio da attribuire
all’area in cui gli elementi si trovano. Le considerazioni così scaturite
hanno permesso di effettuare alcune valutazioni di massima che
permettono di stimare potenziali danni sociali, economici e ambientali.
Tutti gli elementi analizzati sono stati raggruppati in tematiche principali e
rappresentati nelle figure inserite nel testo. Nel paragrafo 5.5 sono inoltre
indicati ulteriori tematismi che non è stato possibile indagare nel presente
studio, ma che concorrono alla definizione del rischio. Nello stesso
paragrafo sono fornire alcune indicazioni utili per la gestione della
vulnerabilità territoriale da essi introdotta.
2.1 Elementi di fragilità territoriale
Sono state evidenziate, a partire dai documenti forniti dall’Amministrazione
comunale, le situazioni per le quali l’interferenza con eventi esondativi può
risultare impegnativa per la gestione diretta dell’emergenza e del rischio
territoriale derivante (per esempio nel caso di scuole o altri edifici pubblici),
e per le conseguenze più ampie che si potrebbero verificare (per esempio
interruzione del transito sull’autostrada, inquinamento dei pozzi ecc).
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Di seguito sono descritte e localizzate le situazioni di vulnerabilità
territoriale più frequenti e diffuse in Comune di Cologno Monzese; si fa
presente che alcuni dati potrebbero non essere completi, visto il continuo
e costante aggiornamento delle banche dati comunali.
2.1.1
Azzonamento e destinazioni d’uso
La valutazione dell’interazione tra pericolosità idraulica e insediamenti
esistenti prende avvio dalle banche dati fornite dagli uffici tecnici comunali.
In particolare sono stati analizzati gli strati relativi all’azzonamento e agli
standard introdotti dall’attuale strumento urbanistico.
Attraverso la suddivisione in zone territoriali omogenee, nel rispetto di
quanto stabilito dalla normativa vigente, lo strumento urbanistico vigente
disciplina l’intero territorio comunale definendo norme specifiche di zona.
La Figura 1 rappresenta in forma schematica l’attuale azzonamento del
Comune di Cologno Monzese.
L’analisi evidenzia la quasi completa assenza sul territorio di nuclei ed
edifici storici, rappresentati eclusivamente dall’edificio rurale della C.na
Cava Rossa, dalla zona di Villa Casati, dalla chiesa di S. Giuliano e da
alcuni edifici nella frazione S. Maurizio, mentre sono molto diffue le zone
D3 (produttivio artigianale ed industriale), concentrate lungo il Lambro
attorno a Viale Europa e a Viale Spagna, e nella zona di via Mascagni; le
stesse aree presentano superfici D2 (Zona mista per attività artigianale),
mentre le zone D4 sono più rappresentate nella zona di viale Europa - via
di Vittorio. Ampie aree di completamento residenziale (B3) sono presenti
nella zona compresa tra la tangenziale e via Cavallotti, e tra quest’ultima e
via Trento fino al confine con il Comune di Vimodrone, ad est di Corso
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Roma e a nord nella frazione di S. Maurizio. Gli ambiti di consolidamento
dei caratteri urbani (B2) sono pressochè ubiquitari.
Figura 1
Per permettere una visione di insieme le classi di azzonamento sono state
raggruppate in tre categorie, che rappresentano indicativamente:
-
le aree residenziali (B2 e B3)
-
le aree a destinazione produttiva (D1, D2, D3 D4)
-
gli edifici storici (A)
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Figura 2
L’immagine (Figura 2) illustra con chiarezza la distribuzione nel territorio
delle aree produttive e residenziali. Le prime si concentrano a nord della
tangenziale lungo viale Spagna e via Mascagni, e nella parte meridionale
del territorio nei pressi dello svincolo per il peduncolo (viale Europa).
Il quartiere di S. Maurizio è soprattutto residenziale, come pure il territorio
a sud est della Tangenziale.
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Un ulteriore elemento di analisi del territorio è fornito dalla successiva
Figura 3 che evidenzia la presenza di standard tipologici per zone
omogenee.
Figura 3
Delle quattro tipologie individuate, risultano essere elementi di vulnerabilità
territoriale rispetto agli eventi considerati, quelle individuate al punto 1
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(Istruzione) e 2 (Servizi comunali), in quanto tra esse sono compresi gli
edifici scolastici e le strutture a cui potrebbe competere la gestione del
rischio. Molto diffuse le aree a verde e con attrezzature sportive (3), che
non creano, a meno di casi particolari che dovranno essere individuati in
altra sede, particolari interferenze con la pericolosità idraulica del territorio.
Per quanto riguarda i parcheggi, quelli riportati in Figura 3 sono in genere
di superficie e non rappresentano punti di particolare vulnerabilità del
territorio.
La figura seguente (Figura 4), che estrapola le superfici a standard con
tipologie insediative 1 e 2, vuole permettere la visuallizzazione immediata
delle aree con edifici vulnerabili.
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Figura 4
2.1.2
Viabilità
Al fine di valutare l’interferenza tra un evento di piena e la rete dei trasporti
del comune di Cologno Monzese, e in assenza di uno strato cartografico
adatto allo scopo fornito dall’Amministrazione, sono state evidenziatie
quelle che in prima analisi sono sembrate le direttrici più importanti per il
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collegamento della città con le città limitrofe e per lo spostamento
all’interno della città stessa. E’ stata anche evidenziata la presenza della
Tangenziale, come direttrice di importanza regionale, e della linea
metropolitana, che comunque nel territorio comunale risulta essere in
rilevato.
Il sistema viabilistico cittadino rappresenta una vera e propria situazione di
criticità, sia per la presenza di alcuni punti obbligati di transito (sottopassi)
che in occasione di eventi esondativi diventano vere e proprie barriere e
punti di pericolo per i cittadini, sia perchè la rete viabilistica, soprattutto nel
quartiere di S. Maurizio e nella restante area a nord della tangenziale deve
fungere obbligatoriamente da via di fuga per l’eventuale evacuazione degli
abitanti e per lo spostamento delle autovetture dai box interrati privati
verso le aree sicure (a tal proposito si veda quanto esposto nell’opuscolo
“Metodi di Auotoprotezione in caso di emergenza per esondazione del
fiume Lambro” prodotto dal Settore Lavori Pubblici/Ecologia e dal Servizio
di Protezione Civile-2003).
La rete viaria deve inoltre garantire il raggiumento di tutte le aree
interessate dall’esondazione da parte dei mezzi di soccorso.
Nella figura seguente (Figura 5) vengono riportati i tracciati che si
presentano più critici per la loro importanza nel sistema di comunicazione
del comune e sono evidenziati i punti del sistema viabilità che risultano più
vulnerabili.
Nella stessa figura viene rappresentato inoltre, come punto di criticità su
elementi lineari, anche il sifone che permette il sottopasso del Canale
Martesana da parte del Lambro.
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Figura 5
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2.1.3
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Rete di approvigionamento idrico
Per la definizione del rischio sul territorio è stata considerata la presenza
di pozzi idropotabili, in quanto l’acqua rappresenta una risorsa di primaria
importanza, molto vulnerabile. La presenza diffusa sul territorio di aree
produttive, che in qualche modo potrebbero, durante una piena,
contaminare la falda per versamento di sostanze inquinanti sul terreno
rende ancora maggiore la vulnerabilità dei punti di prelievo.
La Figura 6 rappresenta la distribuzione dei pozzi idropotabili attualmente
presenti sul territorio o in fase di costruzione, e la relativa fascia di rispetto
di 200 m, calcolata con criterio geometrico come previsto dal DL 152/99
art 21 e dal D.Lgs 152 del 3 aprile 2006, art.94, comma 6.
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Figura 6
2.1.4
Idrografia superficiale
L’evento del novembre 2002 ha dimostrato che la propagazione della
piena in superficie è fortemente controllata dalla presenza, anche in forma
discontinua e non più di immediato riconoscimento sul terreno, di reti di
canali irrigui e di scolo. Infatti nella zona di borgo S. Maurizio l’acqua
esondata a monte del ponte omonimo è stata incanalata lungo un vecchio
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percorso irriguo (Roggia Molinara) e nel solco superficiale attribuito alla
Roggia Lupa. La massa d’acqua nella Roggia Molinara ha sottopassato il
cimitero di S. Maurizio e ha interessato il borgo storico, mentre quella nel
ramo di Roggia Lupa è corsa parallelamente alla via S. Maurizio e
successivamente si è incanalata lungo viale Lombardia.
In assenza di un rilievo del reticolo idrico, si riporta per conoscenza il
reticolo di rogge fornito dall’Amministrazione comunale, dal quale si evince
che, come è peraltro comune negli agglomerati urbani di recente
espansione, la rete idrografica risulta abbastanza conservata nelle aree
esterne all’abitato, mentre l’edificato ha occultato i tratti storici presenti. In
particolare nella zona di S. Maurizio, che risulta la più colpita dalle
esondazioni, sono presenti alcuni tratti tombinati con direzione N-S
appartenenti alla Roggia Molinara, un percorso NE-SW della Roggia
Reggiana e un tracciato con andamento W-E del Fontanile S. Cristoforo.
I tratti appartenenti alla Roggia Molinara in prossimità del ponte di S.
Maurizio sono stati chiusi dopo il 2002, in accordo con AIPO, nel tentativo
di limitare il trasferimento di acqua all’interno dell’abitato.
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Figura 7
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3 CRITICITA’
DIVERSE AREE
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RISCONTRATE
NELLE
Dal confronto con i tematismi illustrati precedentemente è possibile
suddividere l’intero territorio comunale in 4 grandi porzioni, con
caratteristiche diverse.
La prima zona si estende tra la via S. Maurizio e la tangenziale, e
comprende l’insediamento di borgo S. Maurizio, storicamente interessato
dalle alluvioni. Quest’area risulta la più colpita dall’evento del 2002; in
particolare si registra una carenza nell’alveo del Lambro a monte del ponte
di S. Maurizio, con allagamenti in destra e in sinistra idrografica. Questi
ultimi convogliano le acque, attraverso i tracciati idrografici relitti e
seguendo la viabilità, a sud. Le quote, degradanti verso sud, facilitano il
transito dell’acqua e la dirigono verso il centro. Vengono registrati altri
locali punti critici lungo il percorso del Lambro in prossimità di via
Guernica, dove nel 2002 è stato superato l’argine. In questa area si
registra una presenza cospicua di insediamenti produttivi, concentrati a
ridosso del Lambro (si ricorda che su questa porzione di territorio
gravitano anche alcuni insediamenti produttivi siti in una porzione del
comune di Sesto S. Giovanni in sinistra idrografica del Lambro). Altri
insediamenti produttivi sono presenti tra via S. Maria e la tangenziale e tra
via Mascagni e viale Campania. Le problematicità legate alla rete viaria
sono rappresentate essnzialmente da viale Lombardia, via S. Maurizio e
viale Spagna, che vengono invase dalle acque, dal ponte di S. Maurizio e
dai sottopassi di viale Lombardia e di viale Spagna. In quest’area eventi
simili a quello del 2002 rischiano di compromettere in modo pesante le
comunicazioni stradali.
Per quanto riguarda la rete idrografica, si segnala la presenza di tratti di
rogge tombinate (Roggia Molinara, Fontanile S. Cristoforo, Roggia
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Reggiana) che diventano via preferenziale di scorrimento delle acque,
mentre sono censiti quattro pozzi idropotabili attivi con relativa fascia di
rispetto.
Infine nella direttrice via Filzi – via Battisti – viale Lombardia sono presenti
alcune aree con Servizi Comunali e/o dedicate all’Istruzione.
La seconda zona è situata nella parte sud ovest del territorio, a cavallo di
viale Europa, e presenta carattere prevalentemente produttivo con aree
commerciali e direzionali. Le vie di comunicazione importanti presenti in
questo settore sono rappresentate dal viale Europa, dalla via di Vittorio e
dalla rotonda di innesto con la tangenziale. Il peduncolo autostradale in
questo tratto è costruito in rilevato, pertando non costituisce elemento di
vulnerabilità. Si segnala la presenza di un pozzo idropotabile nel tratto
settentrionale di viale Europa.
L’incrocio del Lambro con il canale Martesana, a sud dell’area, è un punto
di forte criticità, in quanto il passaggio del Lambro al di sotto del canale
avviene attraverso un sifone. La situazione viene discussa e approfondità
dal punto di vista idraulico nella parte A della presente relazione.
La terza zona, a carattere prevalentemente residenziale, comprende il
centro di Cologno e i quartieri che si sviluppano a sud est di via Milano
verso il comune di Vimodrone. I limiti della zona sono indicativamente
forniti da Viale Brianza, via Emilia, via Volta e via Pascoli. In quest’area
sono quasi completamente assenti gli insediamenti produttivi, mentre sono
presenti molti edifici legati all’istruzione e a Servizi Comunali. Le vie di
comunicazione di una certa importanza sono rappresentate da via Milano
e dalla linea metropolitana; in questa zona è sito il maggior numero di
pozzi, posti nella parte nord tra la tangenziale e via Milano e nella parte
centro meridionale, tra viale Piave e il comune di Vimodrone.
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I collegamenti con l’area a nord della tangenziale sono costituiti dai
sottopassi pdonali e carrabili evidenziati in Figura 5, che, come già
accennato, rappresentano punti di forte criticità nel caso di piene.
La quarta area è infine costituita dalle zone più orientali del territorio, nelle
quali è stata conservata la destinazione d’uso agricola. Queste aree
residuali non sono interessate, nei modelli idraulici predisposti per la
zonazione del rischio, da inondazioni. Si segnala la presenza di un
tracciato tombinato (Fontanile S. Cristoforo?) che sembra collegare il
reticolo irriguo della zona a nord di S. Maurizio con le aree agricole di C.na
Cava Rossa, e che potrebbe essere utilizzato, in futuro, per scolmare
parte dele acque esondate nell’abitato di S. Maurizio verso aree libere.
Tra tutti gli elementi citati come portatori di criticità, vengono di seguito
sintetizzati quelli che, per le loro caratteristiche, ubicazione, interrelazione
con la realtà locale, hanno contribuito in modo specifico all’attribuzione
della classe di rischio. Ovviamente non si riporta la quarta area in quanto
priva di fattori di pericolosità (battente idrico), e quindi non soggetta a
rischio idraulico.
Quartiere a nord della tangenziale e borgo S. Maurizio
All’interno di quest’area si segnalano in particolare:
aree produttive a margine del Lambro
le direttrici di viale Spagna e di viale Lombardia
il ponte di S. Maurizio
alcuni pozzi potabili
alcune scuole
alcuni servizi comunali, in particolare la sede del coordinamento
della Protezione civile
alcune rogge tombinate
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i due sottopassi carrabili che collegano la zona al centro di Cologno
Zona di viale Europa
All’interno di quest’area si segnalano in particolare:
insediamenti produttivi
direttice di viale Europa
via di Vittorio, con il Ponte sul Lambro (in comune di Sesto S.
Giovanni)
un pozzo potabile
sifone del Lambro
Zona del centro storico
All’interno di quest’area si segnalano in particolare:
scuole e uffici comunali
Villa Casati
Pozzi idropotabili
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4 ZONAZIONE DELLE CLASSI DI RISCHIO
Dall’incrocio
tra
la
pericolosità
idraulica
calcolata
per
la
piena
duecentennale e cinquecentennale con gli elementi di criticità territoriale
precedentemente descritti è stato possibile produrre la carta del Rischio
Idraulico del Comune di Cologno.
Il procedimento ha tenuto conto, in prima istanza, dellla probabilità del
verificarsi di un evento, essenzialmente considerando il tempo di ritorno
dello stesso (200 e 500 anni). Tale operazione ha operato concretamente
attraverso la sovrapposizione delle carte di pericolosità idraulica così
come definite nella parte A della presente relazione.
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Figura 8
Come si evince dalla Figura 8, la situazione per piene duecentennali e
cinquecentennali non si differenzia in modo sostanziale, se non in aree
limitate, per la maggiore estensione delle classi più pericolose.
Da segnalare soprattutto l’estendersi della zona P3 veso sud lungo il
Lambro.
E’ stato definito innanzitutto un primo livello di rischio, chiamato Rp, in
funzione dei risultati della zonazione idraulica, illustrato di seguito. Questo
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primo livello di rischio dà un peso maggiore alle classi di pericolosità P3,
integrando il modello Tr200 con i risultati ottenuto per la piena
cinquecentennale; amplia la zona P1 comprendendo le aree P1
individuate nel modello a Tr 500 e attribuisce rischio Rp 2 alla zona a sud
ovest del territorio lungo il Lambro, per la presenza della classe di
pericolosità 3 dovuta alla piena catastrofica (Tr500).
Per quanto riguarda la classe P4, che definisce di fatto superfici in
edificabili, si è deciso di non comprendere le aree risultanti dal modello a
Tr500 anni. La decisione è supportata dal fatto che previsioni per tempi di
ritorno così importanti debbano considerare una serie di fattori non
esattamente identificabili attraverso la sola proiezione dei dati attualmente
a disposizione. Sono di fatto necessarie serie storiche relative a portate
del corso d’acqua e precipitazioni nel bacino, che coprono un periodo
temporale più lungo dei pochi decenni di dati attualmente a disposizione, e
previsioni realistiche sulle possibili variazioni climatiche e di precipitazioni.
Inoltre l’assetto del territorio per tempi così lunghi può variare anche
notevolmente, mentre possono essere messe in atto strategie di
contenimento del corso d’acqua. Pertanto, considerando anche la
probabilità dell’evento, le aree P4 del modello Tr500 sono state inserite in
nel livello di rischio Rp3.
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Figura 9
Al confronto tra la pericolosita a Tr 200 e 500 sono stati poi aggiunti gli
strati rappresentativi dei punti di criticità territoriale e delle aree interessate
dalle esondazioni nelle piene recenti.
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In particolare di seguito si illustra il confronto tra le aree allagate nel 2002
(unico evento cartografato con precisione) e i livelli di rischio parziale Rp.
Figura 10
Occorre precisare che nel 2002 i battenti idraulici desunti dai dati forniti
dalla Protezione Civile nella carta allegata al fascicolo “Metodi di
autoprotezione in caso di emergenza per esondazione del Fiume Lambro”,
pur considerevoli, risultano più contenuti rispetto alle previsioni per piene a
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Tr 200 e 500; questo è in accordo con le portate di piena che
risulterebbero, come dettagliato nella parte A della presente relazione,
superiori, per la piena di progetto, di circa 100 mc/s rispetto a quelle
registrate nell’evento 2002.
Di seguito sono riportate le sovrapposizioni tra i livelli di rischio ottenuti in
funzione della pericolosità idraulica e i tematismi precedentemente
descritti. Il risultato del confronto produce la Carta di zonazione del rischio
idraulico, riportata nell’Allegato 8, e corredata dalle relative prescrizioni
normative, presentate nel capitolo 5.
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Figura 11
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Figura 12
L’analisi comparata dei vari strati permette di incrociare il livello di rischio
ottenuto dal modello idraulico (Rp) con gli elementi di fragilità riscontrati
sul territorio, e di modificare la pericolosità idraulica in funzione delle
30
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vulnerabilità
riscontrate.
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In
particolare
tale
analisi
ha
portato
all’ampliamento della classe R2 nella zona di Viale Brianza in prossimità di
via Ovidio, per una concentrazione di aree legate all’istruzione e di pozzi
potabili.
L’individuazione di classi di rischio ha come obiettivo quello di suddividere
il territorio in zone da assoggettare a differenti norme d’uso del suolo in
funzione dei diversi livelli di rischio.
La quantificazione dei livelli di rischio ha fatto riferimento alle seguenti
quattro classi definite dall’ art. 7 delle NTA del PAI:
R1 – moderato
Per il quale sono possibili danni sociali ed economici marginali
R2 – medio
Per il quale sono possibili danni minori agli edifici e alle infrastrutture che
non pregiudicano l’incolumita’ delle persone, l’agibilita’ degli edifici e lo
svolgimento delle attivita’ socio-economiche
R3 – elevato
Per il quale sono possibili problemi per l’incolumita’ delle persone, danni
funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilita’ degli
stessi e l’interruzione delle attivita’ socio-economiche, danni al patrimonio
culturale
R4 – molto elevato
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Per il quale sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle
persone, danni gravi agli edifici e alle infrastrutture, danni al patrimonio
culturale.
La normativa di riferimento dà indicazioni circa le condizioni di
compatibilità con le azioni di piano; in particolare le aree caratterizzate da
un livello di rischio R1 o R2 possono ritenersi generalmente in condizioni
di compatibilita’, mentre quelle caratterizzate da un livello di rischio R3
possono ritenersi compatibili a seguito della realizzazione di opere di
mitigazione del rischio o attraverso l’adozione di accorgimenti costruttivi
che impediscano danni a beni e strutture, e/o che consentano la facile e
immediata evacuazione dell’area inondabile da parte di persone e beni
mobili.
Per quanto riguarda le aree caratterizzate da livelli di rischio R4, esse,
secondo la normativa vigente, sono da ritenersi in condizioni di non
compatibilita’ con qualunque tipo di urbanizzazione; in suddette aree
dovranno essere escluse nuove edificazioni.
Sulla base delle considerazioni di carattere prettamente idraulico e delle
valutazioni illustrate in precedenza, nell’allegato 8 (Zonazione delle classi
di rischio) viene proposta una perimetrazione delle classi di rischio del
territorio in esame. La classificazione è stata applicata alle aree
direttamente interessate da fenomeni di esondazione con Tr 200 anni,
integrando il dato con
-
i risultati del modello Tr500
-
le aree effettivamente allagate durante gli eventi di piena
-
le criticità riscontrate sul territorio
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-
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le considerazioni di carattere locale e le informazioni sulle
dinamiche fluviali del F. Lambro desumibili dal PAI e dalla
bibliografia esistente.
In virtù delle conoscenze acquisite, nei casi precedentemente descritti, si
si è ritenuto opportuno modificare il perimetro delle aree interessate da
rischio, a scopo cautelativo.
Inoltre, dove è stato ritenuto opportuno, i limiti delle classi di rischio sono
stati posti
in corrispondenza di elementi legati all’urbanizzazione del
territorio, quali strade, limiti di edifici o di proprietà ecc.
Le aree soggette a zonazione del rischio ammontano a 592 ha (circa 6
kmq) su una superficie comunale di 8.47 kmq. La Tabella 1 schematizza
l’area interessata da ogni classe di rischio.
Tabella 1: classi di rischio e superfici interessate
Classe di rischio idraulico
R1 – rischio moderato
Superficie % rispetto
in kmq
all’area
soggetta a
rischio
2.45
41.4
% rispetto
alla
superficie
comunale
28.9
R2 – rischio medio
0.90
15.2
10.6
R3 – rischio elevato
1.53
25.8
18.1
R4 – rischio molto elevato
1.04
17.6
12.3
5.92
100
69.9
TOTALE
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Classe R1 – rischio moderato
Viene inserita in questa classe di rischio una porzione abbastanza
consistente del territorio comunale, che comprende il centro storico e tutta
l’area a sud della tangenziale tra la stessa e la linea metropolitana,
nonchè l’area agricola a nord dello svincolo.
Ricadono in questa classe di rischio i territorio che risultano inondabili per
la piena di progetto (Tr 200) con battente idraulico inferiore a 0.3 m; in
forma cautelativa il perimetro è stato esteso a comprendere alcuni territori
interessati da livello di pericolosità 1 nella piena Tr 500.
Classe R2 – rischio medio
La definizione di questa classe di rischio ha preso in considerazione le
superfcici con battente idraulico compreso tra 0.3 e 0.6 m (P2). La
delimitazione della classe di rischio è stata estesa in via precauzionale a
sud della tangenziale nella zona di via Boccaccio, per la presenza di
alcuni punti di criticità, tra i quali alcuni pozzi.
Rientra in questa classe la parte nord orientale del territorio tra viale
Campania e via Guzzina, una fascia NE-SW lungo la tangeziale e la parte
sud occidentale del territorio in prossimità del Lambro.
Classe R3 – elevato
Rientra in questa classe un’ampia porzione di territorio a nord della
tangenziale, ubicata tra la tangenziale stessa, il Lambro e via S. Maria, e
tra viale Lombardia e viale Campania, e una zona di estensione limitata
posta tra la tangenziale stessa e Viale Europa.
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Anche in questo caso l’attribuzione alla classe di rischio è avvenuta
partendo dal battente idraulico calcolato per la piena di progetto e
individuato nella classe di pericolosità P3 (tra 0.6 e 1.0 m); il perimetro
della zona così identificata è stato modificato attraverso il confronto con i
risultati del modello per la piena Tr 500.
Le criticità riscontrate n e il confronto con le superfici esondate nel 2002
hanno confermato la delimitazione dell’area individuata.
Classe R4 – molto elevato
In queste aree viene attribuito il più alto livello di rischio.
La classe R4 interessa la parte nord occidentale del territorio comunale,
generalmente tra il Lambro, viale Lombardia e via S. Maria a sud, ed è
delimitata a partire dalla classe di pericolosità P4 calcolata per Tr200.
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Figura 13: le classi di rischio idraulico
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5 PRESCRIZIONI NORMATIVE
Vengono di seguito descritte le prescrizioni normative e le eventuali
mitigazioni relative alle classi di rischio individuate nel territorio del
Comune di Cologno Monzese, nonchè alcune indicazioni generali di
gestione del territorio e di protezione e salvaguardia degli elementi
vulnerabili individuati nel corso dello studio.
Il contenuto del presente capitolo, dopo approvazione dello studio da parte
dell’autorità competente, ha valenza normativa sull’uso del territorio. La
disciplina urbanistica dovrà pertanto recepire al suo interno tali norme.
Il modello idraulico sviluppato ha evidenziato che durante gli episodi
esondativi possono essere interessate anche aree esterne alle fasce PAI,
come peraltro si è verificato nell’evento del novembre 2002; la zonazione
del rischio idraulico e la relativa normativa sono state estese a tutto il
territorio potenzialmente interessato dagli eventi di piena, così come
individuato dal modello idraulico (Parte A della presente relazione); sono
quindi comprese anche aree esterne alla fascia C del PAI.
Si fa presente che il modello idraulico e la conseguente zonazione del
rischio, a causa dell’estrema variabilità delle dinamiche degli eventi
alluvionali, non possono comprendere problemi legati a situazioni
straordinarie quali cedimenti di muri, interventi in emergenza per il
contenimento delle piene, e altre situazioni particolari che si possono
venire a creare durante un evento alluvionale. Queste situazioni possono
influire in modo significativo sulle dinamiche delle esondazioni e di
conseguenza sul livello di rischio effettivo riscontrabile sul territorio.
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Tutte le aree soggette a rischio idraulico devono essere coperte da un
Piano di Protezione Civile, adeguato rispetto al grado di rischio assegnato
e alla realtà territoriale; tale piano dovrà individuare, tra le altre situazioni,
le aree da evacuare, le vie di fuga, i luoghi di raccolta della popolazione,
dei veicoli e di eventuali attrezzature, le centrali operative ecc.
Sarà compito della Protezione Civile stilare ed aggiornare un elenco delle
situazioni particolarmente critiche per l’impossibilità di evacuare persone
e/o per la necesità di interventi di personale specializzato.
Per una più precisa valutazione del rischio effettivo agente sul territorio, il
Comune è tenuto, nelle zone limitrofe tra due classi di rischio, a prendere
in considerazione le mitigazioni relative alla classe di rischio più elevata.
Nel recepimento delle presenti prescrizioni, l’Amministrazione Comunale
dovrà tener conto di tutti gli strumenti normativi e di indirizzo in suo
possesso, quali per esempio il Piano di Protezione Civile, il Regolamento
Edilizio, le Normative di PRG e lo Studio Geologico (a tal proposito si
sottolinea che le Norme Tecniche Geologiche dovranno adeguarsi alla
zonazione del rischio), ecc., per ottenere un quadro complessivo e
dettagliato delle criticità territoriali presenti, delle quali dovrà tener conto
nelle specifiche scelte progettuali.
5.1 Classe di rischio 1: rischio moderato
Si tratta di aree inondabili nelle quali si ritengono possibili danni
economici e sociali marginali.
Indicazioni generali:
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Si tratta di aree generalmente compatibili con l’urbanizzazione e le nuove
costruzioni, anche se, trattandosi di superfici comunque esondabili,
sarebbe opportuno verificare di volta in volta l’impossibilità a collocare gli
interventi in aree non a rischio.
Prescrizioni
I nuovi interventi dovranno essere progettati considerando la possibilità di
rischio di allagamento; sarebbe opportuno limitare la perdita di capacità di
inflitrazione del suolo e
la sotttrazione di volumi altrimenti esondabili,
nonchè la costruzione di barriere che possano favorire l’incanalamento
delle acque.
Si consiglia di evitare la progettazione di spazi sotterranei ove sia prevista
la presenza di persone, e di porre attenzione alla posizione degli ingressi
ai locali sotterranei o a piano campagna.
5.2 Classe di rischio 2: rischio medio
Si tratta di porzioni di territorio nelle quali sono possibili danni
minori agli edifici e alle infrastrutture che non pregiudicano
l’incolumità delle persone, l’agibilità degli edifici e lo
svolgimento delle attività socio economiche.
Indicazioni generali:
Rispetto al rischio idraulico, queste aree sono da ritenersi generalmente in
condizioni di compatibilità con le azioni di piano. Ciò nonostante si tratta
comunque di aree esondabili, che durante gli eventi di piena possono
costituire zone di espansione della piena stessa; sarebbe opportuno
verificare di volta in volta l’impossibilità a collocare gli interventi in aree
non a rischio.
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Prescrizioni
Gli interventi in queste aree devono essere accompagnati da relazione
idraulica. La relazione deve dettagliare, attraverso la ricostruzione degli
effetti di piene storiche sul sito e rilievi morfologici di dettaglio,
-
la distribuzione del battente idrico, della direzione e velocità della
corrente nel sito,
-
verificare la compatibilità dell’intervento con la funzione dell’area,
-
indicare eventuali tipologie costruttive e opere di mitigazione del
rischio.
Inoltre è opportuno verificare la possibilità di localizzare gli interventi
altrove, anche per contenere la perdita di suolo.
5.3 Classe di rischio 3: Rischio elevato
In queste zone sono possibili problemi per l’incolumità delle
persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con
conseguente inagibilità degli stessi e l’interruzione delle attività
socio economiche, danni al patrimonio culturale.
Indicazioni generali:
si tratta di aree nelle quali il battente idraulico può raggiungere altezze
superiori ai 0,6 m per piene con Tr 200, o particolarmente sensibili per la
presenza di elementi di fragilità. Sono da ritenersi compatibili con le azioni
di piano a patto che vengano messi in atto accorgimenti costruttivi che
impediscano danni a beni e strutture e/o consentano la facile e immediata
evacuazione dell’area inondabile da parte di persone e beni mobili. E’
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comunque necessario verificare di volta in volta l’impossibilità a collocare
gli interventi previsti in aree a rischio più contenuto.
Prescrizioni
Sono comunque ammissibili interventi di ristrutturazione e di demolizione e
ricostruzione dell’esistente con diminuzione delle volumetrie.
I nuovi interventi dovranno essere valutati in ordine a:
-
necessità e priorità
-
impossibilità a collocare gli interventi in zone a rischio più contenuto
-
benefici per la comunità, evitando di collocare nelle aree ricadenti in
questa classe di rischio strutture vulnerabili e di gestione
dell’emergenza.
Ogni intervento di nuova realizzazione dovrà essere accompagnato da
relazione idraulica redatta ai sensi della Direttiva dell’Autorità di Bacino
“Verifica della Compatibilità Idraulica delle infrastrutture pubbliche e di
interesse pubblico in fascia A e B” (approvata con deliberazione del
Comitato Istituzionale n. 2 dell’11 maggio 1999).
I progetti di nuova realizzazione e gli interventi di ristrutturazione devono
comunque prevedere misure di mitigazione del rischio, come indicato nella
Tabella 2
In una fascia di 10 m dalle sponde del Lambro o dal piede esterno
dell’argine sono vietati tutti gli interventi, come previsto dall’art. 96 del RD
528/1904, ad esclusione delle demolizioni dell’esistente. Tale fascia dovrà
essere mantenuta libera e accessibile liberamente, per poter permettere il
libero sfogo delle acque e il controllo della situazione di argini e sponde.
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In queste aree e su tutte le superfici libere sono ammessi gi interventi di
rinaturalizzazione e comunque tutti gli interventi ammessi nelle aree di
esondazione e deflusso della piena (fascia A e B del PAI), così come
indicato rispettivamente dall’art. 29 e 39 comma 3, e dall’art 30 e 39
comma 4 delle NTA del PAI.
5.4 Classe di rischio 4: Rischio molto elevato
In queste zone sono possibili la perdita di vite umane e
lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici e alle
infrastrutture, danni al patrimonio culturale.
Indicazioni generali:
si tratta di aree nelle quali il battente idraulico può superare, nella piena
con tempo di ritorno di 200 anni, il metro. Sono da ritenersi generalmente
poco compatibili con le infrastrutture di urbanizzazione a meno di
consistenti interventi atti a mitigare il rischio.
In questa classe ricade tutto il nucleo abitato di S. Maurizio e la parte
settentrionale dell’abitato di Cologno, dove lo strumento urbanistico
prevede il consolidamento e completamento dei caratteri urbani esistenti,
nonchè le aree industriali della zona di via Barcellona-via S. Maria.
In queste aree il livello di rischio, peraltro elevato, viene a scontrarsi con la
necessità di gestire e pianificare il territorio, partendo da una situazione
peraltro consolidata negli ultimi decenni.
Prescrizioni
Vista la situazione si ritiene che in queste aree sia indispensabile:
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-
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mantenere ed eventualmente ampliare tutte le zone a verde
esistenti e previste, e le superfici libere; favorire l’infiltrazione nei
terreni;
-
autorizzare qualsiasi intervento solo ed esclusivamente in seguito a
approfondite e puntuali indagini e verifiche di compatibilità idraulica
-
evitare la collocazione di opere e infrastrutture che dovranno essere
utilizzate nella gestione delle emergenze;
-
redarre un accurato piano di protezione civile che dovrà essere
divulgato alla popolazione anche tramite esercitazioni.
L’ubicazione degli interventi all’interno di questa zona deve essere
comunque attentamente valutata, al fine di verificare la possibilità di una
rilocalizzazione in un’area a rischio più basso.
Sono ritenuti incompatibili con il livello di rischio le situazioni
che
comportino la presenza a tempo indeterminato di persone in condizioni di
non sicurezza, come per esempio edifici residenziali con piani interrati
abitabili.
Ogni intervento ammissibile deve essere accompagnato da relazione
idraulica redatta ai sensi della Direttiva dell’Autorità di Bacino “Verifica
della Compatibilità Idraulica delle infrastrutture pubbliche e di interesse
pubblico in fascia A e B” (approvata con deliberazione del Comitato
Istituzionale n. 2 dell’11 maggio 1999). La relazione dovrà comprendere
un apposito studio che verifichi che l’occupazione di suolo non ostacoli il
deflusso delle acque e non aumenti le condizioni di rischio per gli altri
insediamenti e le infrastrutture esistenti (allegato 4 della DGR 8/1566).
Tale relazione dovrà evidenziare nel sito, a partire dal tirante utilizzato per
definire la classe di pericolosità idraulica (parte A del presente studio) o,
se ritenuto più opportuno, da studi successivi e/o valutazioni ad hoc, la
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distribuzione puntuale del battente idrico nella piena di progetto, la
presenza di direrzioni preferenziali di movimento, la velocità della corrente.
La verifica di compatibilità idraulica dovrà inoltre individuare, nel dettaglio,
gli interventi di mitigazione del rischio adottabili per il singolo progetto,
nell’ottica di una visione globale del territorio, evidenziando le ricadute
sulle aree limitrofe. In Tabella 1 sono indicate, a titolo di esempio e senza
pretesa di esaustività, alcune tipologie di interventi adottabili.
Lungo il corso del Lambro andrà mantenuta una fascia di almeno 10 m
dalla sponda o dal piede esterno dell’argine, ai sensi dell’art. 96 del RD
528/1904 nella quale sono ammissibili solo interventi di rinaturalizzazione
e tutti gli interventi ammessi nelle aree di deflusso e esondazione della
piena (fascia A e B del PAI), così come indicato rispettivamente dall’art.
29 e 39 comma 3, e dall’art 30 e 39 comma 4 delle NTA del PAI.
Sono comunque ammissibili interventi di ristrutturazione e di demolizione e
ricostruzione dell’esistente, a patto che non ci sia aumento delle superfici
occupate; sono preferibili interventi orientati alla diminuzione delle
superfici edificate.
5.5 Situazioni particolari locali
L’estensione delle aree interessate dagli eventi di piena, anche alla luce di
quanto verificatosi nel 2002, la modalità di propagazione della piena, che
spesso segue vie preferenziali determinate dalla presenza di strade,
vecchi canali, morfologie non più evidenti ecc, la presenza sul territorio di
numerose strutture sensibili, evidenzia la necessità di individuare alcune
linee generali di gestione del territorio e del rischio che potranno essere
sviluppate e recepite dall’Amministrazione locale in appositi piani e
documenti.
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In particolare lo studio di dettaglio del territorio ha evidenziato le seguenti
fragilità, alcune delle quali non riportate nelle carte tematiche inserite nello
studio:
A. presenza di edifici ed opere sensibili e rilevanti così come definiti
dal D.d.u.o. 21 novembre 2003 – n. 19904
B. presenza di aree e edifici nei si riscontra una forte concentrazione
di persone, quali ad esempio gli edifici scolastici
C. presenza di punti critici, generalmente rappresentati da spazi o
superfici poste sotto la quota di piano campagna, nei quali il livello
dell’acqua in un evento di piena può raggiungere in poco tempo
livelli anche di molto superiori al metro
D. punti di conosciuta criticità territoriale, quali ad esempio il ponte di
S. Maurizio, viale Lombardia, via Guernica, noti per il ripresentarsi
di situazioni
esondative e già monitorati durante l’evento del
novembre 2002
E. edifici produttivi che stoccano o utilizzano mariali potenzialmente
pericolosi o dannosi per il suolo, le acque sotterranne, la salute
pubblica
F. strutture produttive e di servizio alla collettività, quali autodemolitori,
piattaforme ecologiche ecc, che generano forte rischio territoriale
sia per la possibile contaminazione delle acque superficiali e
sotterranee, sia per la presenza di materiale facilmente asportabile
dal flusso d’acqua
G. pozzi idropotabili e relative fasce di rispetto, in molti casi a valle
degli edifici produttivi precedentemente citati, e quindi soggetti a
rischio di contaminazione
H. gli interventi eseguiti sul territorio a seguito dell’evento 2002, che
hanno portato all’adeguamento della rete fognaria, alla costruzione
di griglie per favorire il drenaggio delle acque attraverso la rete
fognaria
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I. ogni intervento che sarà eseguito per il contenimento, anche locale,
del rischio, quali cordoli, innalzamenti di quota del piano campagna,
posizionamento di paratoie fisse o mobili, particolari disposizioni di
aperture ecc
Si consiglia all’amministrazione le seguenti operazioni:
1.
tutti i punti sensibili dovranno essere censiti e documentati. Per gli
elementi di cui al punto A e B ricadenti nelle classi di rischio 3 e 4 occorre
prevederne il monitoraggio e l’eventuale evacuazione.
2.
I punti C e D dovranno prevedere un sistema di monitoraggio che
permetta di controllare in tempo reale l’evoluzione della situazione
3.
Gli elementi al punto E (aree produttive) dovranno essere
individuati cartograficamente e con apposite schede che illustrino il tipo di
rischio derivante per gli elementi naturali o antropici e per la salute
pubblica. E’ auspicabile l’individuazioe di un responsabile e di procedure
atte al contenimento del rischio
4.
Per quanto riguarda autodemolitori e discariche (punto F), il
Comune dovrà provvedere dall’asta del Lambro e dalle aree a rischio di
esondazione, predisponendo, in attesa dei piani sovraordinati preposti alla
gestione di tali strutture, la loro delocalizzazione in aree adatte
5.
Per gli elementi di cui al punto G (pozzi) dovrà essere redatto un
apposito documento che permetta:
-
l’individuazione
di
eventuali
interferenze
con
elementi
potenzialmente inquinanti
-
un protocollo di monitoraggio a seguito dell’evento di piena per
escludere la possibilità di avvenute contaminazioni. Tale protocollo
dovà prevedere anche il tipo di analisi da effettuarsi sul singolo
pozzo.
-
Eventuali programmi per la messa in sicurezza del punto di
prelievo.
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6.
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gli elementi di cui al punto H e I dovranno essere accuratamente
identificati in appositi documenti che possano essere divulgati agli uffici
competenti alla gestione del rischio e agli interventi sul territorio.
7.
E’ inoltre necessario che tutta la documentazione e i programmi utili
per la gestione del rischio siano trasmessi in forma dettagliata, completa e
esaustiva a tutti gli Amministratori e Tecnici competenti attuali e futuri, per
questo potrebbe essere predisposto un protocollo di trasmissione di dati e
operazioni.
5.6 Misure di mitigazione del rischio
L’Allegato 3 della DGR 7/7365 e l’allegato 4 della DGR 8/1566 presenta
no alcune indicazioni sulle misure di mitigazione del rischio idraulico.
Tali indicazioni costituiscono uno schema semplificativo delle misure di
mitigazione che è possibile adottare a seconda del tipo di intervento e
della classe di rischio. Tali misure sono solo indicative degli accorgimenti
che è possibile mettere in atto per la mitigazione del rischio idraulico.
Per ogni misura viene indicata la classe di rischio nella quale si ritiene più
adatta l’adozione della stessa. Sarà compito del progettista individuare,
anche a seguito di un adeguato studio idraulico, le mitigazioni più adatte in
funzione del tipo di intervento e della situazione all’intorno.
Tabella 2: misure per la mitigazione del rischio idraulico
R1
A
Misure per evitare il danneggiamento dei
R2
R3 R4
X
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X
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beni e delle strutture:
A1 Realizzare le superfici abitabili, le aree sede dei
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
processi industriali, degli impianti tecnologici e
degli eventuali depositi di materiali sopraelevate
rispetto al livello della piena di riferimento,
evitando in particolare la realizzazione di piani
interrati
A2 Realizzare le aperture degli edifici poste sotto il
livello di piena di riferimento a tenuta stagna;
disporre gli ingressi in modo che non siano
perpendicolari al flusso principale della corrente
A3 Progettare la viabilità minore interna e la
disposizione dei fabbricati così da limitare
allineamenti di grande lunghezza nel senso di
scorrimento delle acque, che potrebbero indurre
la creazione di canali di scorrimento a forte
velocità
A4 Progettare la disposizione dei fabbricati in modo
da limitare la presenza di lunghe strutture
trasversali alla corrente principale
A5 Favorire il deflusso/assorbimento delle acque di X
esondazione,
evitando
interventi
che
ne
comportino l’accumulo
B
Misure atte a garantire la stabilità delle
fondazioni
B1 Opere drenanti per evitare le sottopressioni
idrostatiche dei terreni di fondazione
B2 Opere di difesa per evitare i fenomeni di
erosione delle fondazioni superficiali
B3 Fondazioni profonde per limitare i fenomeni di
X
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cedimento o rigonfiamento di suoli coesivi
C
Misure
per
facilitare
l’evacuazione
di X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
X
persone e beni in caso di inondazione
C1 Uscite di sicurezza situate sopra il livello della
piena centennale aventi dimensioni sufficienti
per l’evacuazione di persone e beni verso
l’esterno o verso i piani superiori
C2 Vie di evacuazione situate sopra il livello della
piena di riferimento
D
Utilizzo di materiali e tecnologie costruttive
che permettano alle strutture di resistere alle
pressioni idrodinamiche
E
Utilizzo di materiali per costruzioni poco
danneggiabili al contatto con l’acqua
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