del 11/07/2011 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/07/10/news/gabrielli-aquilani-restate-uniti4590873 GABRIELLI: AQUILANI RESTATE UNITI «Oggi il futuro é nelle mani degli aquilani. Lo ha già sostenuto il sindaco Massimo Cialente: bisogna sedersi attorno ad un tavolo e mettere da parte interessi di bottega e idee preconcette per il bene della popolazione. Solo in questo modo si riuscirà a trovare una soluzione soddisfacente». Lo ha detto il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, intervenendo a Picenze nel Comune di Barisciano alla cerimonia di inaugurazione del centro ricreativo polivalente situato nell'ex scuola elementare realizzato grazie all'impegno dei volontari del corpo Aib (antincendio boschivo) della protezione civile del Piemonte. «E' arrivato il momento che sentimenti e buone intenzioni si concretizzino in fatti» ha spiegato ancora Gabrielli, prefetto dell'Aquila dalle ore successive al terremoto fino al maggio del 2010 «é importante che gli aquilani si rimbocchino le maniche e mettano da parte le contrapposizioni ideologiche e abbiano nell'opera di ricostruzione la stessa coesione ed unità dei volontari che hanno operato qui a Picenze ma in tutte le località dove la popolazione é stata costretta a fare i conti con il terremoto. Invito tutti ad essere una cosa sola, uniti da un senso di appartenenza che deve essere comune e diffuso». Parlando del sistema Protezione civile e di volontariato Gabrielli ha aggiunto: «La giornata odierna si inquadra nella settimana del volontariato, che sicuramente è la parte migliore del paese. Purtroppo manca ancora una cultura diffusa e generalizzata di Protezione civile e di prevenzione, troppo spesso le popolazioni non conoscono i rischi dei territori in cui vivono». Sui costi del sistema per i volontari l'ex prefetto dell'Aquila ha poi fatto un richiamo alle Istituzioni nazionali: «So bene che viviamo in un periodo difficile. Riconosciamo le difficoltà ma è altrettanto necessario che la politica, quella con la P maiuscola, riconosca le specificità del sistema di volontari. Ogni anno chiedo cinque milioni di euro: una somma necessaria per il sostegno al sistema dei volontari, ma che ne genera almeno 200 o 300 per lo Stato. Noi non chiediamo un euro di più, ma non bisogna scendere sotto questa soglia». All'evento a Picenze sono intervenuti tra gli altri l'assessore della Regione Piemonte Roberto Ravello, l'assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, e la presidente della Croce Rossa abruzzese, Maria Teresa Letta». CSVAQ | Rassegna stampa 1 11 luglio 2011 http://www.improntalaquila.org/2011/07/10/articolo24874/ D’ALEMA A L’AQUILA: “BISOGNA RIPARTIRE DALLA LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE” Il ‘leader Massimo’, come qualcuno l’ha definito, ha raggiunto ieri sera la Festa Democratica che si concluderà oggi. Non solo una festa di partito, ma “un segnale di speranza e di vitalità”, ha detto Massimo D’Alema. Quello che per alcuni è l’ombra oscura del Partito, una sorta di nuovo Andreotti della sinistra e che per altri è invece il più grande maestro del centro sinistra, è entrato nella città governata dal suo partito, accolto da un buffet e da Sergio Baraldi, nuovo direttore de “Il Centro” e intervistatore d’onore della serata. Nonostante i colori della festa lo sfondo rimane lo stesso ed è quello di un luogo sofferente che da festeggiare ha poco o nulla. “L’Aquila è una testimonianza clamorosa e dolorosa della politica degli annunci di Berlusconi, della politica del non fare – ha esordito D’Alema – L’idea che un evento tragico sia un’occasione per uno spot pubblicitario o l’idea che si dovesse dare solo un tetto agli sfollati”. Per l’ex Presidente del Consiglio adesso “non basta ricostruire, ma bisogna reinventare la città, uno dei centri storici più preziosi e grandi del paese. Per questo è importante una legge per L’Aquila e l’istituzione di un fondo nazionale sulla base di un meccanismo di solidarietà”. Una volta spenti i riflettori sulla città, immediatamente dopo l’emergenza “Berlusconi è passato ad altri eventi, come quello della spazzatura”, ha detto D’Alema. Del governo Berlusconi e della sua azione all’Aquila D’Alema critica “un modo di governare in cui è importante ciò che appare e non ciò che è, solo quello che ricade sotto i riflettori dunque”. Il Pd vuole invertire questa tendenza ripartendo dalla Legge d’iniziativa popolare che “è importante perché viene dal basso. Bisogna approvarla al più presto”. La città che è ancora preda di balletti istituzionali e problemi politico burocratici tra Sge, commissari e Comune soffoca in un’ estate ancora più torrida che nel resto d’Italia. Perciò l’ex presidente ha ribadito la necessità di ricostruire “ma solo sotto la guida delle istituzioni aquilane, perché non può venire nessun commissario da Roma”. SANITA’. Oltre al problema L’Aquila, l’Abruzzo in questo periodo è anche la terra del deficit sanitario e delle paventate chiusure dei piccoli ospedali che per l’esponente del Pd devono CSVAQ | Rassegna stampa 2 11 luglio 2011 comunque rientrare in un piano di razionalizzazione: “bisogna ridurre il tasso di ospedalizzazione, ma aumentare le forme di assistenza domiciliare diurne”. PROVINCE. Il problema di ridurre strutture di ogni tipo a causa dei tagli che sembrano inevitabili nell’Italia della crisi perenne riguarda anche la proposta d’abolizione delle province, al cui ordine del giorno il Pd si è astenuto. L’astensione D’Alema la giustifica ricordando che l’abolizione delle province presuppone una legge costituzionale, per cui “la questione è una fesseria perché con un ordine del giorno non si cambia la Costituzione”. E ha aggiunto: “Forse avremmo dovuto votarla, ma solo per fini propagandistici”. Inoltre, per D’Alema i giornali scriverebbero falsità dicendo che con l’abolizione delle province si risparmiano 17 milioni di euro perché quei soldi “sono le spese per avere dei servizi che oggi forniscono le province e che dovrebbero comunque fornire qualche altro ente”. Il Pd sarebbe pronto per presentare una proposta di legge costituzionale per la riduzione dei costi della politica, tema tanto discusso e ripreso periodicamente da ogni fronte politico. “Bisogna ridurre il numero degli eletti e il numero delle persone che vi ruotano intorno – ha detto – cambiare il sistema del vitalizio parlamentare che tuttavia non è così scandaloso come quello di Geronzi di 16 milioni per un anno alle Generali”. Geronzi a differenza dei parlamentari non verrebbe messo alla gogna, perché – ha detto Massimo D’Alema “capisco i giornali che non possono criticare chi li finanzia”. IL GOVERNO “BERLUSCONI-SCILIPOTI. La maggioranza vivrebbe per D’Alema in “uno stato di precarietà, in un evidente stato confusionale” dovuto alla divisione “in gruppi e gruppetti, il cosiddetto governo Berlusconi-Scilipoti”. “È un governo che non è in grado di fare più nulla”. Un governo che per anni avrebbe nascosto agli italiani la vera entità della crisi, ma “per fortuna il sistema ha retto. È questa la vera ragione per cui non abbiamo avuto il tracollo, non per merito di Tremonti”. Di fronte a ciò ha detto D’Alema: “Noi chiediamo le dimissioni di Berlusconi, che il governo approvi la finanziaria e se ne vada”. Il lider Massimo surriscalda il suo popolo e infonde ottimismo: “Le prossime elezioni pensiamo di vincerle”. L’alternativa esisterebbe ed è quella dell’opposizione a Berlusconi, che per D’Alema rappresenta “più del 60% del Paese, secondo i sondaggi il maggiore partito italiano, una grande forza essenziale ma non autosufficiente”. Per questa ragione l’ex presidente chiama in raccolta tutti coloro che anche oltre il centro sinistra vogliono aderire ad una grande alleanza democratica per una legislatura costituente dal punto di vista economico ed istituzionale”. Solo in questo modo per D’Alema è possibile “superare il berlusconismo, prima che Berlusconi”. Questa apertura alle forze di centro non sarebbe un’aberrazione, in quanto “anche nelle ultime amministrative ai ballottaggi ci sono centristi che hanno votato Pisapia a Milano o vendoliani che hanno voltato per l’Udc a Macerata”. L’appello è dunque ad un’azione di responsabilità, ma D’Alema è convinto “che vinciamo anche solo con il centro sinistra”. VICENDE GIUDIZIARIE FONDAZIONE ITALIANI EUROPEI. Si è parlato anche di ‘mala politica’ ieri sera, il male delle attività poco trasparenti di esponenti politici di ogni colore non poteva non coinvolgere anche il Pd. Dopo le vicende Unipol, Frisullo, Tedesco, ora un CSVAQ | Rassegna stampa 3 11 luglio 2011 altro ciclone investe il partito quello di Pronzato, ex consigliere di Bersani arrestato per una tangente e Morichini, responsabile della raccolta di fondi di Italianieuropei di Massimo D’Alema e arrestato anche lui per tangenti. Tuttavia secondo D’Alema non si riapre la questione morale per il Pd, come ha chiesto a gran voce Marco Travaglio nei giorni precedenti sul Fatto Quotidiano. Confessa che “è una vicenda dolorosa per il Pd, perché anche nel nostro partito emergono episodi di malcostume. Tuttavia, la vicenda non tocca il Pd e neppure Italianieuropei che non è il mio ufficio parlamentare come crede Travaglio”. Non avrebbe nulla o quasi da recriminarsi il parlamentare che afferma: “l’unico errore è stato quello di avere un rapporto per un anno con Morichini attraverso una sua società come raccoglitore di fondi, una delle tante”. L’errore nello specifico sarebbe quello di aver accettato “l’uso di voli offerti da lui in alcune circostanze”. Il cittadino italiano tuttavia dovrebbe esserne contento secondo D’Alema perché “quando mi muovo paga il contribuente, se prendo un passaggio lui non paga”. La questione per D’Alema non è grave, ma è stata gonfiata dai giornali perché “Berlusconi ha dato ordine di farlo”. Un avvertimento alla stampa: “Sconsiglierei all’informazione libera di andare dietro queste campagne e di vedere cosa c’è veramente”. Sull’elenco dei finanziatori della fondazione Italiani Europei, che all’interno della querelle D’Alema- Travaglio il giornalista chiede di rendere pubblica, l’ex presidente ha detto che “la legge sulla privacy non me lo consente di farlo e io devo rispettare le legge, ma l’elenco è a disposizione dei magistrati”. DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. Oltre 2 milioni di giovani italiani non studiano e non lavorano, “vivono in una condizione di marginalità che non è solo un problema economico, ma anche antropologico, culturale e della democrazia italiana”, ha detto l’ospite della serata. Il problema della disoccupazione e dell’occupazione precaria assicura D’Alema “sarà al centro dell’azione politica di un nuovo governo attraverso politiche concrete di sostegno come la legge 285 promossa da noi, l’unica iniziativa per il lavoro giovanile della storia d’Italia”. LODO MONDADORI. Sulla sentenza che obbliga Berlusconi a pagare 560 milioni di euro a Carlo De Benedetti l’ex Presidente ha detto: “Le sentenze vanno rispettate ed eseguite. Berlusconi ha acquisito Mondadori attraverso la corruzione di un giudice e quindi attraverso una decisione che fu falsata. Per cui deve restituire una parte di ciò che ha guadagnato grazie a quella decisione fasulla. È la legge, sono le regole. Con fatica dopo molto tempo la giustizia ha fatto giustizia”. CSVAQ | Rassegna stampa 4 11 luglio 2011 http://www.ilcapoluogo.com/News/Politica/D-Alema-L-Aquila-spot-di-Berlusconi-ma-iproblemi-restano-57428 D'ALEMA: L'AQUILA SPOT DI BERLUSCONI, MA I PROBLEMI RESTANO Dopo Pier Luigi Bersani e Walter Veltroni, la Festa democratica della cultura a L'Aquila ha ospitato Massimo D'Alema, che già nel suo incontro a Pescara, nella stessa giornata, aveva anticipato alcuni temi, affermando di essere a L'Aquila «per una manifestazione e non per la ricostruzione. Non vorrei fare come Berlusconi, che siccome vado all'Aquila la ricostruisco». «Noi abbiamo scelto L'Aquila come sede di un festival nazionale della cultura del Partito Democratico - ha aggiunto - proprio per riproporre l'attenzione di tutta la società italiana sul dramma dell'Aquila e sulla necessità di un grande impegno nazionale per la ricostruzione». Nel capoluogo abruzzese D'Alema è tornato dopo il dicembre del 2010, quando aveva voluto fare il punto sulla ricostruzione, sottoscrivendo anche la proposta di legge di iniziativa popolare, consegnata in Parlamento qualche settimana fa. Su questo, però, l'attuale presidente del Copasir (comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha spiegato «Non so che possibilità ci siano per approvarla, siamo in un momento di forte confusione parlamentare». E, sempre riferendosi all'attuale contesto politico nazionale, a proposito della sentenza su Mondadori, che dovrà risarcire la Cir con 560 milioni di euro, ha commentato «Berlusconi ha acquisito Mondadori con la corruzione di un giudice. In Italia non è facile affermarlo, ma queste sono le regole, è la giustizia». Poi ancora L'Aquila «testimonianza concreta del governo del non fare» sottolinea ancora D'Alema che continua «Berlusconi - dice - ha scelto questa città come occasione di spot, finito il quale sono rimasti i problemi. Il problema di recuperare uno dei centri storici più importanti d'Italia non è stato neanche affrontato». CSVAQ | Rassegna stampa 5 11 luglio 2011 http://www.improntalaquila.org/2011/07/10/articolo24864/ SALONE DELLA RICOSTRUZIONE, “L’AQUILA RINASCE DALLE SUE MONTAGNE” Salvatore Santangelo, ideatore del convegno “L’Aquila rinasce dalle sue montagne”, tenuto nell’ultimo giorno del Salone della ricostruzione, esprime grande soddisfazione per il successo di questa iniziativa. Una partecipazione numerosa e altamente qualificata, tra il pubblico molti amministratori della provincia dell’Aquila, esponenti del mondo delle associazioni di categoria, dell’imprenditoria locale e tanta gente della montagna. Durante il convegno sono state intrecciate dimensioni culturali, tecniche e politiche in una perfetta alchimia che ha permesso di delineare non solo prospettive e orizzonti per lo sviluppo del nostro comprensorio, ma anche progetti estremamente concreti da realizzare come il “parco degli sport della montagna o in via di implementazione”, tutte iniziative pensate per promuovere flussi turistici da Roma Capitale verso il nostro territorio. Si auspica ora che attraverso una collaborazione più forte tra gli enti locali si renda il nostro comprensorio più “riconoscibile e competitivo”. Un ringraziamento particolare va al sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, che con la sua costante presenza ribadisce un rapporto strategico tra L’Aquila e Roma che proprio grazie a lui va oltre la dimensione meramente istituzionale. CSVAQ | Rassegna stampa 6 11 luglio 2011 http://www.improntalaquila.org/2011/07/10/articolo24867/ L’AQUILA RINASCE DALLE SUE MONTAGNE Con il rilancio della montagna come nuovo polo attrattivo del territorio abruzzese si è conclusa ieri la tre giorni del “Salone della Ricostruzione- Restauro, Innovazione, Green Economy” nel Nucleo Industriale Caselle di Bazzano (AQ), in Via Rodolfo Volpe, il cui spirito e’ stato quello di offrire un supporto al processo di ricostruzione dell’Aquila e dei comuni colpiti dal devastante terremoto del 2009. Ottomila metri quadri di spazio espositivo, oltre 300 stand, più’ di 180 espositori provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, un fitto calendario di convegni, dibattiti e mostre per parlare di ricostruzione. L’intera filiera dell’edilizia ha aperto le porte alle imprese e ai tanti cittadini che devono ricostruire e attendono con sempre maggiore preoccupazione almeno l’inizio di un processo che stenta a decollare. “Questo evento fa ripartire l’ottimismo nel nostro territorio – ha sottolineato Gianni Frattale, presidente di Ance L’Aquila – Qui sono esposte tutte le nuove tecniche che ci accompagnano per il periodo della ricostruzione. Ogni anno contiamo di raddoppiare l’esposizione con l’obiettivo finale di realizzare un polo fieristico a L’Aquila”. L’iniziativa promossa dall’Ance Abruzzo e dall’agenzia di comunicazione Carsa, insieme a Ance L’Aquila, Ance Chieti, Ance Pescara, Ance Teramo, in collaborazione con BolognaFiere–Saie, Verona Fiere e GBC(Green Building Council Italia), ha come Media Partner proprio il nostro giornale L’Impronta. L’evento si è svolto non solo nella città del terremoto, ma anche in quella della montagna. Quest’ultimo costituisce l’elemento naturalistico di maggior rilievo della regione abruzzese o almeno di quella interna. La montagna è stata al centro della conferenza “L’Aquila rinasce dalle montagne. Qualità e sostenibilità per lo sviluppo delle regioni di mezzo”. Trovandoci in terra d’Abruzzo la discussione non può che non partire da una citazione di Ignazio Silone: “La conoscenza della montagna ha un’importanza primordiale”. La frase racchiude in sé i tanti significati che un complesso naturalistico può rappresentare a livello economico, sociale e culturale per le comunità che lo abitano. “La montagna è il tratto identitario di questo territorio” – ha detto il Presidente della Società Geografica Italiana Franco Salvatori. “La montagna abruzzese non è naturalmente isolata” ha continuato Salvatori – “anche se spesso l’immagine dello spazio chiuso e isolato ha avuto la meglio. Da sempre invece essa è stata nei secoli uno spazio di mediazione e interfaccia per tutto il Centro Italia”. All’interno di questo nuovo modo di vedere la geografia che ci circonda, L’Aquila ha avuto per il Presidente “un ruolo di saldatura fondamentale tra Nord Europa e CSVAQ | Rassegna stampa 7 11 luglio 2011 Mediterraneo”. Una posizione, quest’ultima, da riconquistare. Il geografo non si ferma all’idea di collegamento Nord-Sud, ma pensa che la città debba ambire, proprio in virtù della sua favorevole posizione geografica, a unire anche Est e Ovest, quindi il Tirreno e l’Adriatico. La rete che la città dell’Aquila sarebbe stata in grado di mantenere nei secoli e che deve tornare a reggere è per Salvatori “l’insieme delle relazioni che hanno tenuto insieme il territorio nazionale”. Proprio nell’anno del 150tenario dell’Unità d’Italia ecco che L’Aquila torna a essere al centro della storia d’Italia, anche grazie alla sua posizione geografica. Il collegamento Tirreno-Adriatico è anche sintomo dei rapporti della città montana con la capitale, la quale “è tale non solo per i suoi rapporti internazionali – ha detto Salvatori – ma anche e soprattutto per il dialogo con il retroterra”. In virtù di questa connessione tra le due grandi città del Centro Italia deve saldarsi il legame già esistente tra flussi turistici che da Roma vanno verso i territori montanari. Il dialogo tra le due realtà è avvenuto ieri grazie ala presenza al Salone delle istituzioni romane nella persona di Gloria Pasquali, Ass. del II Municipio di Roma capitale e del sindaco Gianni alemanno. Pasquali ha illustrato diversi progetti che hanno coinvolto il territorio montano aquilano. In particolare, la nascita nella primavera del 2009 di un patto d’amicizia con il Comune di Barete per la promozione di iniziative culturali e sociali e del progetto “Sentieri d’amicizia” che ha portato per tre giorni a Roccaraso una scuola materna della capitale. Nascono così ponti per unire e valorizzare la montagna, che ricopre l’Italia per più del 50%. Un luogo da salvaguardare “non dicendo solo che le montagne sono intoccabili” – ha affermato Gianantonio Arnolfi, Parlamentare e Responsabile Expo 2015 per il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali – “perché l’intoccabilità favorisce l’abbandono” – ha aggiunto Arnolfi- “È importante invece riflettere sul problema tra sviluppo e salvaguardia ambientale”. A partire dalla montagna nasce un’idea diversa di sviluppo e di ricostruzione della città dell’Aquila, e come ha detto Gianni Alemanno “una ricostruzione che deve basarsi su un economia diversa, che poggi sula cultura dell’ambiente e ldella sua tutela. Sull’operato del governo Berlusconi Alemanno ha riconosciuto che “il governo ha fatto un grande sforzo, ma adesso ci troviamo in un momento difficile quello della vera ricostruzione ed è quindi importante che gli enti locali vengano sostenuti”. Ieri il legame tra L’aquila e Roma si è rafforzato non solo per la solidarietà verso la città colpita, ma “perché entrambe le città si trovano all’interno dello stesso sistema territoriale e quindi devono collaborare insieme per progetti comuni, per una sorta di gemellaggio”. CSVAQ | Rassegna stampa 8 11 luglio 2011 http://www.abruzzoweb.it/contenuti/salone-ricostruzione-alemanno-uffici-da-romaallaquila/31197-302/ SALONE RICOSTRUZIONE: ALEMANNO, ''UFFICI DA ROMA ALL'AQUILA'' “Fin dall’inizio abbiamo considerato L’Aquila una sorta di città gemellata con Roma. Per la ricostruzione ragioniamo in tempi ampi, dal punto di vista trasferimento di alcune funzioni che vengono dalla realtà-Capitale, alcuni uffici che servano a aiutare e supportare lo sviluppo del capoluogo Abruzzese”. Ad affermarlo è il sindaco di Roma Capitale, Gianni Alemanno, intervenuto a termine della tre giorni del “Salone della ricostruzione” nel convegno “L’Aquila rinasce dalle sue montagne”. “Il rilancio - ha spiegato - non passa necessariamente per la montagna. Il grande fattore di sviluppo in termini di ambiente offre la possibilità di creare occasioni di economia alternativa. La ricostruzione rappresenta un laboratorio di diversi modelli di sviluppo dopo il tramonto del nucleare e la richiesta pressante di sviluppo dal punto di vista ambientale. Un’economia diversa che si appoggia anche ad altri fattori come cultura, industria, alta tecnologia, che può avere nell’energia alternativa e nell’ambiente un grande fattore di sviluppo”. Secondo Alemanno, “Il Parco degli sport invernali è un progetto proposto nella realtà dell’Abruzzo. Torno dal Gran Sasso, dove ho fatto un’arrampicata e ho saputo che Campo Imperatore è mezzo chiuso ed è grande la disattenzione per la valorizzazione di quel che c’è, ma il turismo non si improvvisa. Bene i progetti, ma curiamo anche l’esistente”. Per Alemanno quella attuale è la fase più difficile per la ricostruzione dell’Aquila. “Lo sforzo del Governo - ha affermato - è stato grande e attualmente questa è la fase più difficile, quella della vera ricostruzione. È importante che gli Enti locali vengano sostenuti. È necessario l’aumento di collaborazione e di interscambio fra loro e il Governo centrale. Non bisogna fare l’errore di dar vita a sterili polemiche ideologiche che rallentano tutto”. “Roma e L’Aquila fanno parte dello stesso sistema territoriale - ha proseguito sul gemellaggio delle due città - ci può essere un progetto di Italia centrale che parta da Roma insieme con L’Aquila, progetto che, nella ricostruzione dell’Aquila e Abruzzo, possa essere CSVAQ | Rassegna stampa 9 11 luglio 2011 un’occasione per parlare di nuove strutture”. Infine Alemanno ha approvato l’idea di un Salone della ricostruzione per mettere in campo lo spirito imprenditoriale abruzzese. “È un’ottima idea - ha concluso - ed è una strada per mettere insieme idee e voglia di fare, capacità imprenditoriali. Gli abruzzesi sono sempre stati grandi imprenditori, buona parte di Roma è stata costruita da imprese abruzzesi. Mettere in campo lo spirito imprenditoriale degli abruzzesi è il primo passaggio per far rinascere L’Aquila e la realtà intorno”. CSVAQ | Rassegna stampa 10 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/07/10/news/l-abruzzo-e-la-nuova-fase4590814 L'ABRUZZO E LA NUOVA FASE Pochi giorni fa, i comitati sono tornati a sfilare per protesta a L'Aquila. La manifestazione ha raccolto il disagio diffuso che si respira nel capoluogo, ma non ha mobilitato molta gente. I comitati hanno dato voce a un malessere che moltissimi vivono ogni giorno, ma l'impressione è che i cittadini abbiano rivelato anche una stanchezza verso la protesta. La gente crede sempre meno alle parole e, come hanno detto le categorie economiche, all'utilità delle liti. Cerca vie d'uscita. Chiede concretezza. Desidera verità. Come ha scritto efficacemente il nostro Giustino Parisse, più che indignati oggi a L'Aquila sono rassegnati. E nel resto dell'Abruzzo? Intervistato dal nostro giornale per i suoi novant'anni, Remo Gaspari ha criticato la classe politica attuale e, nello stesso tempo, ha auspicato che "la politica faccia ripartire l'Abruzzo". Sono, forse, le due immagini delle contraddizioni attuali della Regione. Svanito il tempo della retorica dell'unità, dei valori condivisi dell'Abruzzo "forte e gentile", chiuso il palcoscenico del terremoto, gli abruzzesi sembrano essersi accorti che devono fare i conti, quasi da soli, con l'assedio delle macerie. E le nostre sono tante: il dopo terremoto, gli effetti pesanti della crisi; il dissesto dei conti pubblici centrato sul deficit sanitario, che pesa sul futuro. Qualche giorno fa ho conosciuto il presidente Chiodi e mi ha colpito una affermazione: "Vorrei consegnare ai nostri figli meno debiti di quelli che ho ereditato". Forse c'è saggezza nell'atteggiamento dei cittadini de L'Aquila: capiscono che la protesta ha le sue ragioni, ma oggi il problema non è protestare, è tentare di trovare soluzioni percorribili. Ma l'Abruzzo oggi è in grado di individuare e incamminarsi lungo questa via? Nonostante il quadro pesante, sarei tentato di rispondere di sì. Qualche segnale si avverte: l'economia non peggiora, anche se non crea posti di lavoro, ma è già una notizia; nel 2011 potremmo avvicinarci al pareggio dei conti nella sanità; si avverte nella società il desiderio di aprire una fase nuova. Di questo, a mio giudizio, avrebbe bisogno la Regione: di una fase nuova. Che può essere rappresentata dalla fine di tre grandi questioni: la fine dell'emergenza come sistema di governo e il ritorno alla normalità istituzionale; la fine della retorica dell'unità per lasciare spazio, invece, a una cooperazione tra maggioranza e opposizione e tra le diverse componenti della società in nome di obiettivi condivisi; la fine dell'emergenza, almeno quella più acuta, dei conti pubblici. Non sono d'accordo con Gaspari. A differenza del passato, non credo che la politica da sola possa salvare l'Abruzzo. Gli abruzzesi o si salvano insieme o rischiano di non CSVAQ | Rassegna stampa 11 11 luglio 2011 salvarsi. Ma è vero che la politica, maggioranza e opposizione, ha la responsabilità di orientare la società, di dare l'esempio, di indicare un modello possibile. Non va abolita la competizione tra centrodestra e centrosinistra, e non vanno certo messe a tacere critiche o divergenze. Ma va derubricata la visione frammentata degli interessi e dei valori. Va lasciato cadere il gioco furbo di pensare di trarre vantaggio dalle debolezze degli avversari, di fare calcoli elettorali sulle catastrofi dell'Abruzzo. E' questo dialogo, che non nega differenze e contrasti, che dovrebbe prendere il posto del conflitto per i propri interessi particolari. Tutti sono chiamati a rinunciare a qualcosa, se si vuole aprire una fase nuova. Il centrodestra deve riflettere seriamente sull'inefficienza del modello del commissariamento come metodo di governo. Un metodo che esautora le comunità e annulla i poteri istituzionali. Il presidente Chiodi può compiere un passo decisivo: avviare la fase di normalizzazione istituzionale, compresa quella che lo riguarda personalmente di commissario per il terremoto. A parte il potere di ordinanza, in realtà questa figura ha sempre meno significato nella gestione del dopo terremoto e rischia di caricare lo stesso Chiodi di aspettative alle quali, con tutta la sua buona volontà, potrebbe non essere in grado di rispondere. Forse il commissariamento può essere utile, per un tempo limitato, per la sanità che ci ha trasformato in Regione canaglia. Il passo che il centrodestra abruzzese dovrebbe compiere è restituire alle istituzioni, compreso il Consiglio regionale, il loro ruolo Occorre ripristinare la dialettica democratica ordinaria. Chiodi ha sufficienti poteri per governare. Le procedure eccezionali, alla fine, danneggiano chi le usa, perché i risultati non arrivano. E i commissari finiscono per essere accusati di non risolvere nulla. Fra l'altro, si trasmetterebbe un messaggio forte alla società: il ritorno alla normalità significa che qualcosa si muove, che l'Abruzzo può farcela con le "sue" istituzioni. In una democrazia le maggiori responsabilità sono in carico a chi governa. Tocca a Chiodi e al centrodestra, se vogliono, aprire questa fase nuova. Oggi i commissari non servono, perché la società è cambiata: la gente non vuole delegare il proprio futuro, vuole partecipare alle scelte, vuole contare ogni giorno nelle discussioni pubbliche, non solo quando si vota. Il commissario è la negazione di questa domanda di diritti da esercitare. Al contrario, può servire un confronto ampio sugli obiettivi e la capacità di lavorare insieme per raggiungerli. In realtà, serve un gioco di squadra. Una nuova fase porrebbe anche all'opposizione la necessità di scegliere la sua identità: vuole limitarsi a cavalcare la protesta, vuole approfittare delle difficoltà degli avversari o vuole mettersi al servizio dei cittadini e dell'interesse generale? Vuole parlare a tutta la società o solo ai suoi? Occorre un armistizio, come chiedono le categorie a L'Aquila: non possiamo ogni giorno contare le polemiche. Come avviare la ricostruzione? Quali priorità darsi? Non abbiamo bisogno di un presidente che deve trattare le nostre condizioni con le altre CSVAQ | Rassegna stampa 12 11 luglio 2011 Regioni, e con il governo, logorato da tattiche che mirano alla delegittimazione. Non si possono indebolire le istituzioni, che sono un bene dei cittadini. Ma le istituzioni non possono essere rette da una visione parziale: una maggioranza che s'illude di essere autosufficiente, mentre a Roma il governo declina; e un presidente incerto se assumere il ruolo di "presidente di tutti". Le cose possono cambiare, ma cambiano se ciascuno fa la sua parte. Anche nella società civile: le categorie economiche fanno bene a incalzare il governo regionale quando si tratta di mettere in ordine i conti o creare le condizioni per la competitività del sistema, ma debbono anche mettere in secondo piano i propri interessi particolari. Non si può chiedere solo alla politica di salvare l'Abruzzo. I cittadini devono saperlo: la politica non può farlo, non ne ha né i mezzi né la possibilità. I sindaci devono accettare l'idea che la sanità non potrà essere come è stata finora, che occorrerà fare tagli e accettare rinunce. In altri tempi, il deficit di una struttura sanitaria locale finiva nel deficit nazionale. Oggi finisce nel deficit regionale, e la Regione deve rispettare i parametri fissati dall'Europa. E l'Europa interviene se non rispettiamo le regole. La Grande Riforma che attende l'Abruzzo sta qui: nella capacità di utilizzare la crisi che ci ha investito (terremoto, economia, deficit) non solo per un'opera di riordino. Il progetto dovrebbe consistere nell'utilizzare la crisi per la ristrutturazione del sistema Abruzzo. Per riposizionarlo nella sfida internazionale. Per tornare a crescere e creare posti di lavoro e benessere. La politica può guidare questa strategia, ma non può, come una volta, risolvere da sola ogni cosa. Occorrono il coraggio e l'impegno della società. Questo è il passaggio che ci attende: accettare i limiti del nostro agire in nome del bene comune. Riusciremo a mettere in atto un comportamento virtuoso? Si possono infondere stabilità e fiducia nei cittadini pur dicendo amare verità? L'Abruzzo sarà costretto a cambiare anche se non lo vuole. Nel mondo si sono messe in movimento trasformazioni che non si possono controllare. Avete visto Berlusconi? Credeva di poter recuperare consenso con una manovra che scaricava i costi sul futuro, credeva di poter imporre il primato della "sua" politica su quello della modernità. I mercati hanno fatto cadere i prezzi dei titoli di Stato e la Borsa. Ha dovuto precipitosamente incontrare Tremonti e assicurare che gli equilibri finanziari saranno rispettati. Solo un premier senza lucidità, prigioniero delle sue paure, poteva pensare di ignorare la realtà. L'Abruzzo non commetta lo stesso errore. Se la classe dirigente vorrà essere ricordata come quella della ricostruzione, si dimostri all'altezza della sfida. Come dice Spyderman: a grande potere, grande responsabilità. CSVAQ | Rassegna stampa 13 11 luglio 2011 http://www.abruzzoweb.it/contenuti/laquila-corteo-deserto-movimento-popolare-incrisi/31060-302/ L'AQUILA, CORTEO DESERTO MOVIMENTO POPOLARE IN CRISI La facciata di palazzo Silone imbrattata da uova e liquami, che sarà ripulita entro il weekend o magari anche stamattina. Questo l’unico prodotto del corteo di poche centinaia di persone che ha sfilato ieri nella zona Ovest dell’Aquila. Per quanto possano essere comuni i temi, lavoro, tasse, ricostruzione, eccetera, a bocce ferme appare perfino offensivo paragonare il corteucolo di ieri alle grandi manifestazioni del 2010, da quelle nel capoluogo del 16 giugno e del 20 novembre, con 20 mila persone in strada, fino a quella romana di un anno fa, 7 luglio, quando 5 mila aquilani invasero la “zona rossa” della Capitale al costo di numerose manganellate. Ieri, anche a prendere per buone le stime più ottimistiche azzardate dagli organizzatori, in strada sarebbero scesi 2 mila aquilani, un decimo. Tutta un’altra musica. Le motivazioni di un simile crollo sono tante, alcune saltano subito all’occhio. Su tutte, la scarsa pubblicità che ha finito per coinvolgere poco, pochissimo la città. Molti, del corteo, non ne sapevano neppure, o lo hanno saputo pochi giorni prima. Nel 2010 il battage fu a dir poco martellante, dai 6x3 alle conferenze stampa, e in piazza scesero perfino le novantenni. C’è poi la connotazione prettamente politica che hanno preso queste sfilate, inutile girarci intorno. Alla prima c’erano il presidente della Provincia, che è di centrodestra, e il gonfalone della Regione Abruzzo, pure governata dal centrodestra, e numerosi altri esponenti, sindaci del comprensorio e consiglieri regionali, provinciali e comunali appartenenti a quello schieramento. Ieri il corteo ha visto la presenza di politici (ma non non doveva essere off limits per loro?) di un solo schieramento, quello di centrosinistra, ed è un dato che va registrato. La manifestazione di piazza ha sfumato il suo carattere di generalità e rischia di diventare la manifestazione di una parte, perdendo inevitabilmente di efficacia. CSVAQ | Rassegna stampa 14 11 luglio 2011 Ci sono poi i sentimenti degli aquilani, che hanno passato un altro anno sentendo parlare sempre degli stessi temi, senza che nulla o quasi nulla si sia mosso, e forse al movimentismo popolare non ci credono più. “Qualcuno è andato al mare e non me la sento di criticarlo”, ha sospirato uno degli organizzatori. E allora è allarme. Perché se il popolo delle carriole è morto, se l’assemblea cittadina è diventata un contenitore vuoto, se i comitati dal 3e32 in giù si stanno sfaldando e sono in disaccordo tra loro (momenti di tensione tra diversi esponenti durante il corteo), se l’asilo occupato non si sa da che parte stia e cosa voglia fare per la ricostruzione, se la “Locomotiva” continua a sparare sentenze sui muri senza metterci faccia e nomi, se non ci pensano più gli aquilani all’Aquila, chi ci penserà? “Ci penseranno le istituzioni, con un grande corteo a Roma in autunno”, hanno ammiccato il sindaco Massimo Cialente e il suo collega di partito Gianni Lolli nel post-manifestazione. Uno scettico “esso quissi” tutto aquilano della gente li accompagnerà. Ma ora che dal notevole traguardo di una proposta di legge sulla ricostruzione il movimentismo è declinato fino a essere in grado di produrre la miseria di un lancio di uova da parte di quattro gatti, il ritorno degli Enti locali a un ruolo incisivo è non solo auspicabile, ma addirittura doveroso. Anche perché nel 2012 si vota. CSVAQ | Rassegna stampa 15 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/07/10/news/pagano-straordinario-aiuto-dallenostre-comunita-nel-mondo-4592909 PAGANO: STRAORDINARIO AIUTO DALLE NOSTRE COMUNITÀ NEL MONDO «Questa iniziativa così importante, promossa per ringraziare le comunità degli abruzzesi che risiedono all'estero per la straordinaria solidarietà manifestata nei confronti delle popolazioni colpite dal terremoto del sei aprile 2009. È stato un momento utile e straordinario per rinsaldare il legame tra l'Abruzzo e i nostri corregionali che vivono all'estero. Un legame che non deve mai essere spezzato». Queste le dichiarazioni rilasciate dal presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, a margine del raduno degli abruzzesi nel mondo. «L'Abruzzo» ha aggiunto il presidente Pagano «in questi mesi ha riscoperto il vivo sentimento di molti corregionali verso la propria terra di origine; in tanti hanno partecipato con azioni concrete nella fase dell'emergenza e della ricostruzione affinché le popolazioni colpite dal sisma potessero tornare alla normalità. Piccoli e grandi gesti che rimarranno indelebili nei nostri cuori. I legami con la terra d'origine non si spezzano mai» ha concluso Pagano «ma devono essere coltivati ed arricchiti per poter essere tramandati alle generazioni successive e non disperdersi nel tempo». Il prossimo 5 agosto, in virtù della recente legge regionale approvata dal Consiglio regionale, si svolgerà la Giornata degli Abruzzesi nel Mondo. CSVAQ | Rassegna stampa 16 11 luglio 2011 http://www.inabruzzo.com/?p=83444 “MONNEZZA”: PER WWF NO FUOCO, MA RICICLAGGIO RIFIUTI, UN AFFARE TROPPO GROSSO PERCHE’ QUALCUNO RISOLVA DAVVERO IL PROBLEMA – L’Abruzzo non sarà ricco, ma di “monnezza” ne produce tonnellate al giorno e da decenni nessuno ha mai davvero affrontato il problema dei rifiuti. Ora la Regione, per bocca di Chiodi, torna all’antico: bruciare i rifiuti. Termovalorizzatore, si chiamano, ma sempre fuoco è. Esattamente come 30 anni fa: a L’Aquila c’era un bruciatore di rifiuti a Bazzano. E non solo a L’Aquila. Solo che sono passati molti anni, e oggi, assicurano docenti, specialisti, tecnici e sicuramente anche chi i termovalorizzatori li costruisce (costano montagne di quattrini, un affarone il pattume), gli impianti sono evoluti, tecnologicamente avanzati, “sicuri” per quanto può esserlo un macchinario che in sostanza brucia “monnezza”. Tutti pensano agli impianti, se ne parla ovunque, si ricorda che in altri paesi ne esistono, anzi portiamo lì i nostri rifiuti, paghiamo per conferirli, gli altri riescono a farne energia che poi rivendono all’Italia. A caro prezzo, perchè noi di energia ne vogliamo tanta, anche se tutti si rifiutano di accettare impianti. Di qualsiasi tipo. La monnezza no, se la tenga chi la produce… Fino ad oggi, in Abruzzo, si sono spesi quattrini in misura enorme, parecchi sono finiti sotto inchiesta, l’affare pattume attira e seduce, ma soluzioni non se ne vedono. Chi sa come avranno fatto per esempio in Inghilterra, che è un arcipelago, e quindi la monnezza ha dovuto sistemarla nel migliore dei modi già da tanto tempo. Forse bisognerebbe andare a vedere. Ai propositi di Chiodi (termovalorizzatori) ha risposto, immancabile, il WWF, dicendo che tali impianti “fanno male alla salute”, specie quella dei bambini. E’ sicuro, è scritto, è confermato, per gli ambientalisti. Bisogna pensare a ridurre il pattume (accordi anche con le aziende per produrre meno contenitori), a riciclare e a differenziare. L’Abruzzo è al 30% della differenziata, e solo fra pochi mesi avrebbe l’obbligo di raggiungere il 65%. Non ci riuscirà mai, ovviamente: basta vedere come si svolge il servizio, nei centri grandi e piccoli, e si capisce che un risultato autentico non lo raggiungeremo in tempi ragionevoli. La gente non usa i contenitori di diversi colori distribuiti dai comuni, non espone i rifiuti la mattina alle 7 secondo i giorni della settimana, caso per caso. Confusione, fastidi, complicazioni. La gente riempie un sacco grosso, poi lo carica in auto e va a gettarlo in campagna o nelle tante discariche che si trovano ovunque. Abusive, s’intende. In alcuni casi, come a L’Aquila, il sindaco Tempesta si giocò tutto su un impianto di trattamento che CSVAQ | Rassegna stampa 17 11 luglio 2011 non è stato mai fatto: le incompiute aquilane sono celeberissime. Praticamente, tutto è incompiuto. E i rifiuti si trasferiscono altrove, pagando costi salati. Così altrove, più o meno. Tutto ciò che è avvenuto, tirando le somme, è l’ennesima diatriba su termovalorizzatori sì e no. Argomento in cui la politica inzuppa il biscotto. Ogni tanto l’incubo del “rischio Napoli” qua e là, tanto per tenere sveglia la gente. A Brescia da 30 anni con i rifiuti fanno i soldi, danno acqua calda gratis a tutti e ogni cosa fila liscia. Sembra un altro mondo. Chi sa se qualcuno dei nostri cervelloni è mai andato lassù a tentare di capire come hanno fatto. Forse sarebbe troppo semplice e per niente caro imitarli. E allora lasciamo perdere: se le cose non costano molto, moltissimo, non c’interessano: preferiamo le emergenze e i salvatori della patria. Pardon, della monnezza. CSVAQ | Rassegna stampa 18 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/07/08/news/incontro-sul-volontariato-4580830 INCONTRO SUL VOLONTARIATO Domenica alla villa comunale di Barisciano si terrà l'incontro, promosso da Arci e Auser, sul volontariato Bussi-Barisciano. Nell'ambito dell'iniziativa, presenti anche i due sindaci Marcellino Chella e Francesco Di Paolo, verrà presentato il progetto «Aiutare i singoli, ricostruire la comunità». CSVAQ | Rassegna stampa 19 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/07/08/news/carsoli-il-fiume-esonda-4580994 CARSOLI, IL FIUME ESONDA Prove di evacuazione per l'esondazione del Turano. Il gruppo di protezione civile di Carsoli, con la Croce Rossa e il Comune, farà sgomberare sabato le abitazioni a ridosso del fiume nei pressi di via L'Aquila. La prova, che verrà presentata oggi, alle 18.30, in municipio dal responsabile della protezione Civile, Gino Di Lorenzo, da Enrico Laurenzi, della Croce Rossa, e dal sindaco Mario Mazzetti, è stata organizzata per la Settimana europea del volontariato. I cittadini hanno ricevuto nei giorni scorsi degli opuscoli informativi che spiegano come comportarsi in caso di esondazione del fiume. CSVAQ | Rassegna stampa 20 11 luglio 2011 http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2011/07/09/news/avezzano-4587086 AVEZZANO PROTEZIONE CIVILE IN PIAZZA Questa mattina, dalle ore 10, i mezzi e i volontari della Protezione civile saranno in piazza Risorgimento per una giornata di dimostrazioni pratiche e promozione delle attività del gruppo. Fino alle ore 20 i volontari del gruppo coordinato dal comandante Fabio Lozzi illustreranno tecniche e attività della Protezione civile con l'obiettivo di aumentare l'adesione al gruppo di volontari. CSVAQ | Rassegna stampa 21 11 luglio 2011 http://www.ilcapoluogo.com/News/Eventi/L-Aquila-l-identita-del-contesto.-MargheritaMoscardini-Progetto-per-L-Aquila-57387 L’AQUILA, L’IDENTITÀ DEL CONTESTO. MARGHERITA MOSCARDINI, PROGETTO PER L’AQUILA Sabato 9 luglio alle ore 18.00 in Piazza Palazzo all’Aquila verrà presentato Progetto per l’Aquila di Margherita Moscardini, il terzo intervento del progetto L’Aquila l’identità del contesto a cura di Francesca Referza e Maria Rosa Sossai. Destinato ad essere immesso nel circuito dei cinema nazionali, Progetto per l’Aquila di Margherita Moscardini, si compone di cinque brevi film di 23 secondi l’uno, che l’artista ha girato in cinque diversi punti della città nei giorni precedenti la Festa Democratica della Cultura dell’Aquila (luglio 2011). Partendo dal Cinema Massimo, ormai chiuso dal giorno del terremoto (6 aprile 2009), l’artista ripercorrerà con il pubblico i luoghi del suo primo sopralluogo in città in cui sono stati temporaneamente collocati, a mò di tableau vivant, degli attivatori della visione. I punti interessati dalle installazioni temporanee del Progetto per l’Aquila sono: l’ex Teatro Sant’Agostino, Piazza Palazzo, Santa Maria Paganica, San Domenico (zona rossa), via Fortebraccio. Oggi – dichiara l’artista - visitare l’Aquila è percorrere una città evacuata, in parte perfettamente sigillata nelle tamponature, in parte corrosa dalle lacune che in questi due anni hanno provocato infiltrazioni e ulteriori cedimenti, ed in parte ferita come se il terremoto fosse un fatto recentissimo. L’intenzione di questo progetto è di amplificare queste diverse temporalità che convivono in una città che ricorda una scenografia in scala 1:1. Un piccolo gruppo di visitatori verrà invitato a percorrere la città, soffermandosi di fronte ad una serie di figure: elementi architettonici rimessi provvisoriamente in funzione, arredi urbani improbabili, vegetazione troppo rigogliosa che si fa misura di un lungo tempo trascorso. Ognuna di queste figure, intesa come una comparsa, diventa funzionale alla realizzazione di un’immagine, una visione amplificata degli aspetti riconosciuti nella condizione attuale della città. Io avrò filmato in precedenza, a camera fissa, le diverse immagini, per 23 secondi ciascuna (la durata della prima scossa delle 3:32 del 6 aprile 2009). I brevi film prodotti saranno proposti a tutte le sale cinematografiche nazionali, come immagine CSVAQ | Rassegna stampa 22 11 luglio 2011 di apertura (muta e senza nome) che precede la proiezione. Penso – continua Margherita Moscardini - a Gilles Clément, che, in Thomas et le Voyageur (1997), riporta un dialogo tra un giovane allievo ed un architetto: – Insomma voi disegnate degli alberi. A noi capita raramente di farlo. Giusto per sistemare una nave. Mai per un giardino… - Gli alberi e quello che c’è intorno: il paesaggio. La luce, l’orizzonte, il vento… il tempo che occorre loro per mettere radici nella terra o nella sabbia… – Voi disegnate il tempo? - L’erosione disegna il paesaggio. L’architetto non si lascia persuadere. – Disegna anche le città. Ce ne sono anche di completamente scomparse. È la grande fortuna dell’archeologia. – L’erosione non è rovina. Le città si stabiliscono sulle rovine delle città più antiche, ma l’aspetto che vi si riconosce non è il risultato di un’azione fisica del tempo su di loro. È il risultato delle culture sovrapposte e giustapposte, alle volte rovinate. Ma non erose. Nell’’erosione’ c’è uno spostamento d’energia. Costruzione di qualcosa d’altro. La natura si erode, la cultura fa rovina. (Lo avreste detto? Sono impressionato). – Voi paragonate natura e cultura come se l’una escludesse l’altra. Il paesaggio non è costituito da entrambe? – La città è nella sua totalità orientata contro l’erosione. Lei lotta per estrarsi dalla natura. Occorre molta energia per edificare una casa. Dell’energia costosa, del tutto assente nel campo dell’erosione. Occorre dell’energia contraria, artificiale e massiva. L’architettura è fragile ed ha contro di sé le forze entropiche dell’universo… io vedo la città come il solo elemento del paesaggio che non vada nel senso del paesaggio. Si pone su di lui. – Immaginereste una città erodibile? – Le città non muoiono più. Si sovrappongono a loro stesse come dei cristalli malati. Cercano la luce che loro stesse assorbono. – Come futuro architetto avete forse delle proposte? Vi immaginate una città molle, flessibile, capace di trasformarsi sotto l’effetto della pioggia o del vento? Del gelo? – Perché no…? Non so quale forma avrebbe una città erodibile. La forma attuale delle CSVAQ | Rassegna stampa 23 11 luglio 2011 città traduce il nostro arcaismo, la nostra inettitudine a registrare il movimento per farlo nostro. Al flusso dell’acqua continuiamo ad opporre le dighe… che l’acqua un giorno porta alla rovina. Possiamo chiederci se non occorra piuttosto agevolare il suo corso, lavorare con lei… immaginate che si costruisca un’opera che vada nel senso dell’erosione. Allora non potrà mai esserci rovina. Ci sarà trasformazione… – L’umanità non è in rovina, è in cantiere. Appartiene ancora alla storia. – In cantiere… I singoli individui non trasmettono e ricevono informazioni senza dubitare di ciò che sono? – Però ci sono poi zone di resistenza all’evidenza... – Solo una catastrofe, oggi, è in grado di produrre effetti paragonabili alla lenta azione del tempo. – Il risultato è sempre un paesaggio, cioè la riunione di temporalità diverse. CSVAQ | Rassegna stampa 24