Anno LXIII n. 1 - Aprile 2015- C.C.P. 13647714 - Spedizione in Abb. Post. Art. 2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Foggia
Provincia di San Michele Arcangelo dei Frati Minori di Puglia e Molise
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Provincia
di San Michele
Arcangelo
dei Frati Minori
di Puglia e Molise
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3
Editoriale
di fr. Leonardo Civitavecchia, ofm
ATTUALITà
4
La famiglia due: i fatti
di Ignazio Loconte
CHIESA
6
Anno Santo della Misericordia
di Federico Cenci
FRANCESCANESIMO
Anno LXIII n° 1
aprile 2015
C.C.P. 13647714
Spedizione in Abb. Post.
Art. 2 comma 20/C legge 662/96
Filiale di Foggia
Direttore:
fra Leonardo Civitavecchia
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Dir. Resp.: Apollonio Giammaria
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In copertina:
I frati minori
di Puglia e Molise
pellegrini a Santiago
e Fatima
8
La gioia dell’apostolo
di Francesco Armenti
10 Vita consacrata
di sr. Maria Letizia Maggi
12 Panorama Francescano
VITA DI FAMIGLIA
14 La nostra storia:
Casa per anziani Sant’Antonio
di fr. Leonardo Civitavecchia, ofm
18 Papa Francesco difende gli anziani
“Abbandonarli è peccato”
20 Dire grazie con un sorriso a tutti voi
di Stefania Ghe
21 Pellegrini a Santiago e Fatima
di fr. Umberto Panipucci
GI.FRA.
23 Cambiamento
di Francesca di Lecce
24 Scuola di formazione nazionale Gi.Fra. ora X
di Giada Balducci
25 La gioventù francescana in molise
di Marzia Leccese
OFS
27 Non abbiate paura
di Maria Ranieri
ESPERIENZA
29 Medaglia di riconoscimento a Padre Pio D’Andola
L’affascinante esperienza in Germania
di fr. Antonio Gelsomino, ofm
FOCUS
30 Francesco e la sua “dolce pazzia”
di Eleonora Russo
POESIA
31 Le parole del cuore
di Enza Daquino
Editoriale
Conversione
Dalla Croce alla Risurrezione
Care Lettrici e cari Lettori,
felice Risurrezione a tutti.
La gioia della Pasqua e della Risurrezione nasce da una vera Conversione
del cuore. Tutto il tempo della quaresima è un costante invito a intraprendere tale cammino, il coraggio per attingere alla Sua grazia e risorgere con
Cristo a vita nuova.
Per noi Consacrati, in questo Anno
di Grazia, sarà davvero una grande
occasione per ricentrare la nostra vita
su Cristo: saremo gioiosi solo se fedeli
a Cristo e ai nostri fratelli, liberandoci
dalla cultura dominante del sospetto e della menzogna. Quando c’è tristezza, turbamento e collera, non c’è
il Signore. Non siamo convertiti, rifiutiamo la Grazia di Gesù. La bellezza
della Consacrazione è la gioia - scrive
il Papa - stare con Lui è fonte di gioia.
Siamo chiamati a portare questo messaggio di speranza che dona serenità
e gioia: la consolazione di Dio, la sua
tenerezza verso tutti. Ma ne possiamo
essere portatori se sperimentiamo noi
per primi la gioia di essere consolati
da Lui, di essere amati da Lui” (da Rallegratevi n.3).
Dunque la vera Conversione - impegno continuo di tutti - sta nel cuore
dell’uomo, perché tutto “viene da Dio
che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo, che con il suo amore fa
di noi una creatura nuova (2 Cor 5,1420). Ecco il nostro obbiettivo, essere
creature nuove, passando per la via
della Croce fino ad arrivare a gustare
il dono della Risurrezione. Che bello
vivere, sentirsi amati da Lui, cercati e
perdonati dal Signore.
Anche l’Anno straordinario della
Misericordia - appena annunciato da
Papa Francesco - sarà un dono in più
per entrare nel Cuore misericordioso
di Dio e aprirci al desiderio della Conversione quotidiana. “Il richiamo di
Gesù spinge ognuno di noi a non fer-
marsi mai alla superficie delle cose,
soprattutto quando siamo dinanzi a
una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per
vedere di quanta generosità ognuno
è capace. Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la
Chiesa è la casa che tutti accoglie e
nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, perché quanti sono
toccati dalla grazia possano trovare
la certezza del perdono” (Papa Francesco).
A Maria, Madre del Risorto, chiediamo la Conversione del cuore, per vincere la nostra mediocrità e ipocrisia,
vivere con rinnovata fedeltà al Vangelo
di Gesù, rimanere sotto la Croce, sempre, e indicarci il cammino della vita.
Santa Pasqua di Risurrezione
fra Leonardo Civitavecchia, ofm
3
Attualità
LA FAMIGLIA due:
di Ignazio Loconte
Nella prima parte di questo intrattenimento sulla famiglia, infimo contributo al Sinodo che si terrà in ottobre,
ho cercato di spiegare quanto l’idea
di famiglia che abbiamo sia legata ad
un astratto mitico. La famiglia tradizionale, ovvero, non era tutto questo
paradiso in terra tanto decantato dai
nostalgici della messa in latino. Ciò
riassunto, invece di elucubrare teoremi avveniristici degni di film di fantascienza, cerco di descrivere famiglie
che reputo innovativamente e coerentemente cristiane, conosciute in
questi primi tre quarti della mia permanenza sul pianeta.
FAMIGLIA A - estate 1984 o giù di lì,
facevo l’autostop nei pressi di Palese
(Bari) abbandonato dalla mia auto per
4
I FATTI
sopraggiunta età pensionistica. Da
esperto dell’on the road memorabile
una scommessa vinta coi confratelli dell’ordine fratresco: se si arrivasse
cioè alla meta prima con l’auto o con
la Provvidenza autostradale. Vinse la
Provvidenza, che trasportò me e fra
Urbano a destinazione con la stessa
velocità con la quale gli angeli spostarono dalla Palestina alle Marche (la
santa casa di Loreto) camminavo pollice inverso costeggiando il guardrail
al frinire assordante di cicale allegrotte
quando deo gratias una station wagon
dalle forme e logo sconosciuti in Italia
si fermò pietosa a sottrarmi dall’incipiente insolazione. Era strapiena, ma
il sorriso gioviale del conducente mi
obbligò letteralmente a sistemarmi dietro in mezzo a tre figli ed un
cane oltremodo bavoso. Purtroppo il
viaggio durò poco, che a Molfetta mi
depositarono alla stazione non senza avermi prima offerto un bicchiere
di aranciata. Ma non tanto breve da
non essere edotto sulla famigliola in
questione. Trattavasi di una famiglia
di cristiani evangelici che giravano
l’Italia in tal guisa per portare, dove
potevano, la parola di Dio e la lieta novella. Insisto su lieta perché tale era il
clima che per qualche miglio respirai
in quell’auto, dove tutti i componenti,
compresa la bambina di 8 anni, apparivano sodali e coscienti della propria
missione. Si fermavano dove capitava, presso una propria comunità o in
albergo, sostenuti dai propri risparmi
e dalla comunità inglese di appartenenza, non sdegnando nelle lunghe
fermate di procurarsi piccoli lavori in
loco. Durata della missione tre anni
(quello era il secondo) poi ritorno a
casa, o chissà che.
Attualità
FAMIGLIA B - estate sempre, credo
del 1986. Si chiama Nomadelfia, la
città dove la fraternità è legge. Serviva un luogo dove piantare le tende
scouts e vivere un’esperienza di fede.
È questa è stata. Nomadelfia era ed è
un esperimento ed una realtà cristiana fondata da un tenace prete emiliano che, causa bancarotta per troppo
amore, non diventerà mai santo, don
Zeno Saltini. È una di quelle realtà di
cui i preti non parlano mai, di cui non
trovi manifesti ed inviti a pellegrinaggi e che non va di moda nei nostri
ambienti. Perché? È troppo evangelica. Mi spiego: a Nomadelfia ci vanno
uomini e donne che diventano, se lo
vogliono, mamme e papà di vocazione, costruendo famiglie allargate nella quale entrano con pari dignità figli
naturali, adottivi e affidatari. Questo
perché per i nomadelfi (ed anche per
il Vangelo) i figli appartengono a Dio,
ergo gli uomini sono solo responsabili
della loro crescita cristiana ovvero madri e padri putativi. Ognuno lavora e
dà il proprio contributo, avendo come
prima fonte di sostentamento la terra,
e il ricavato va in cassa comune e di-
stribuito sotto forma di cibo vestiario
e quant’altro, secondo le esigenze di
ciascun nucleo familiare. A tavola poi
si parla del Vangelo, di Chiesa, di lavoro, e ciascuno esprime il proprio parere in una esegesi comune e sapiente
del vivere assieme: come accadeva
nella chiesa degli Atti. Un’utopia che
esiste realmente e che pare sia pericoloso conoscere. Si va ad Assisi oppure
a Medjugorje, così ognuno si becca la
sua visione e resta nell’astratto delle
belle intenzioni, condizione base per
fare il convegno di turno e dedicare
l’anno successivo a qualche bel tema
da opuscolo ofs.
FAMIGLIA C - Oggi: trattasi di due
atei di mia conoscenza. Se comincio a
parlar di Chiesa e di preti, vengono loro
le bolle. Sempre allegri, anche quando
lui ha perso per qualche tempo il lavoro, figli sereni e moderatamente obbedienti, casa sempre piena di gente
che va e che viene, ogni tanto focaccia party, volontariato per Emergency
e donatori di sangue… ma quando si
guardano, nonostante due decadi di
matrimonio, sembrano gli innamorati
di Peynet. Dio li benedica.
FAMIGLIA D - 50 dopo Cristo:
Aquila e Priscilla, coppia forse senza figli che fugge da Roma sotto la
persecuzione di Claudio. Fabbricano
tende, ed hanno una caratteristica
fondamentale, l’ospitalità. Accoglieranno in casa un famoso predicatore
ed oratore, certo Apollo, che grazie
a loro, di limitata cultura, conoscerà
meglio il cristianesimo. Ma soprattutto daranno lavoro e tetto a Paolo,
che sarà così libero di predicare nei
territori limitrofi di Corinto, per arrivare poi addirittura a rischiare la vita
per proteggerlo. Infine come il santo
di Tarso si faranno apostoli itineranti
tra i pagani nella nascente epopea
cristiana.
Ce ne sono altre, ma lo spazio è finito. Un pensiero finale alle famiglie
di cristiani perseguitati nel mondo,
verso le quali la nostra solidarietà si
ferma alla preghiera dei fedeli. È il
loro sangue, invece, che chiede a Dio
la salvezza di tante famiglie occidentali, dal frigo pieno e la tavola orientata verso la tv ma delle quali, ahimè,
in fondo, non c’è niente da dire. E di
cui è saggio e pietoso nulla narrare!
5
Chiesa
Anno Santo
della Misericordia
inizierà dalla solennità dell’Immacolata Concezione,
8 dicembre 2015, e si concluderà il 20 novembre 2016,
domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re
di Federico Cenci
CITTà DEL VATICANO, 13 Marzo 2015
(Zenit.org) - L’animo dei fedeli presenti
oggi, 13 marzo 2015, presso la basilica
di San Pietro è stato pervaso dal dolce
suono della parola “misericordia”. Papa
Francesco ha presieduto la Liturgia
Penitenziale per la Riconciliazione dei
penitenti trattenendosi per qualche
tempo anche in confessionale. Al termine dell’omelia, ha inoltre indetto un
Anno Santo che partirà dalla prossima
solennità dell’Immacolata Concezione, 8 dicembre 2015, e si concluderà
il 20 novembre 2016, domenica di
6
Nostro Signore Gesù Cristo Re. “Sarà
un Anno Santo della Misericordia - ha
annunciato il Pontefice -. Lo vogliamo
vivere alla luce della parola del Signore: ‘Siate misericordiosi come il Padre’
(cfr Lc 6,36)”.
Un Padre che - ha detto Francesco
all’inizio della sua omelia - è “ricco di
misericordia” e “la estende con abbondanza su quanti ricorrono a Lui con
cuore sincero”. Pertanto “il Sacramento
della Riconciliazione permette di accostarci con fiducia al Padre per avere
la certezza del suo perdono”.
E l’impulso che fa muovere i nostri
passi verso il confessionale - ha quindi
proseguito il Papa ricordando le parole
dell’apostolo Paolo - “è anzitutto frutto
della grazia” di Dio. È un suo “dono”, è
“opera sua” (cfr Ef 2,8-10). Affidandosi a
una perifrasi poetica, il Santo Padre ha
aggiunto che “essere toccati con tenerezza dalla sua mano e plasmati dalla
sua grazia ci consente, pertanto, di avvicinarci al sacerdote senza timore per
le nostre colpe, ma con la certezza di
essere da lui accolti nel nome di Dio, e
compresi nonostante le nostre miserie”. Uscendo dal confessionale, “sentiremo la sua forza che ridona la vita
e restituisce l’entusiasmo della fede”.
Saremo “rinati”, scandisce a braccio il
Papa.
Un entusiasmo che possiamo percepire leggendo il brano dell’evangelista Luca proposto dalle Letture della
Chiesa
Messa. È l’entusiasmo della peccatrice che dapprima si “rannicchiò piangendo” ai piedi di Gesù e li bagnò con
le sue lacrime, li asciugò con i suoi
capelli e infine li baciò e li cosparse
di olio profumato. “I baci - commenta il Papa - sono espressione del suo
affetto puro; e l’unguento profumato
versato in abbondanza attesta quanto Egli sia prezioso ai suoi occhi. Ogni
gesto di questa donna parla di amore
ed esprime il suo desiderio di avere
una certezza incrollabile nella sua
vita: quella di essere stata perdonata”.
Una certezza che il Pontefice definisce “bellissima”. Certezza che Gesù le
mostra “accogliendola”, dimostrando
che “in Lui c’è misericordia e non condanna”. Mutuando Isaia (cfr 43,25),
papa Francesco afferma che “grazie a Gesù, i suoi molti peccati Dio
se li butta alle spalle, non li ricorda
più”. Perché - soggiunge Francesco “quando Dio perdona, dimentica”.
Questa donna “ha aperto il suo cuore”, “ha mostrato il pentimento per i
suoi peccati” e “ha fatto appello alla
bontà divina per ricevere il perdono”.
E quindi “per lei non ci sarà nessun
giudizio se non quello che viene da
Dio, e questo è il giudizio della misericordia” ha commentato il Pontefice.
Che ha aggiunto allora: “Il protagonista di questo incontro è certamente
l’amore, che va oltre la giustizia”.
Al contrario, Simone il fariseo “non
riesce a trovare la strada dell’amore”,
osserva il Papa. Poiché questi, vista
la scena della peccatrice genuflessa dinanzi a Gesù, “pensò tra sé. ‘Se
costui fosse un profeta, saprebbe chi
e che specie di donna è colei che lo
tocca: è una peccatrice’” (cfr Lc 7, 39).
Simone il fariseo, il commento del
Pontefice, “rimane fermo alla soglia
della formalità”. Egli “non è capace
di compiere il passo successivo per
andare incontro a Gesù che gli porta
la salvezza”.
Anche se Simone ha invitato Gesù a
pranzo, “non lo ha veramente accolto”. Poiché “il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli
permette neppure di comprendere
chi è il suo ospite”. Francesco spiega
che “dinanzi alla parabola di Gesù e
alla domanda su quale servo abbia
amato di più, il fariseo risponde correttamente: ‘Colui al quale ha condonato di più’”. Ragion per cui “Gesù
non manca di farlo osservare: ‘Hai
giudicato bene’ (Lc 7,43)”. Perciò “solo
quando il giudizio di Simone è rivolto
all’amore, allora egli è nel giusto”.
Il perdono è il perno del messaggio
evangelico.
Il richiamo di Gesù - sottolinea il
Papa - “spinge ognuno di noi a non
fermarsi mai alla superficie delle
cose, soprattutto quando siamo
dinanzi a una persona”. Il Pontefice
invita a “guardare oltre, a puntare
sul cuore” delle persone per “vedere di quanta generosità ognuno è
capace”.
La Chiesa - ha quindi ribadito - deve
essere “la casa che tutti accoglie e
nessuno rifiuta”. E allora “più è grande il peccato e maggiore dev’essere
l’amore che la Chiesa esprime verso
coloro che si convertono”.
E “per rendere più evidente” la
missione della Chiesa di “essere testimone della misericordia”, il Papa
ha deciso di indire questo Giubileo
straordinario, che ha affidato alla
Madre della Misericordia. “Sono convinto - ha concluso il Papa - che tutta la Chiesa, che ha tanto bisogno di
ricevere misericordia perché siamo
tutti peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e
rendere feconda la misericordia di
Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione ad ogni uomo
e ogni donna del nostro tempo”.
7
Francescanesimo
La gioia dell’apostolo
Vera e falsa gioia… tra identità e tentazioni
di Francesco Armenti
La gioia del cielo
L’evangelista Luca racconta che un
giorno i settantadue tornarono dalla
missione, soddisfatti e «pieni di gioia» (Lc 10,17) per i successi apostolici conseguiti. Gesù li raggela: «Non
rallegratevi però perché i demòni si
sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti
nei cieli» (Lc 10,20).
8
Il Signore ci invita a rallegrarci perché i nostri nomi sono scritti in cielo.
Che significa? Il nome nella concezione biblica indica l’identità profonda della persona. La gioia allora
nasce da un’identità, dalla consapevolezza che la mia vita è “scritta nel
cuore di Dio”, è sicura in Lui. Il cielo è
stabilità e perennità non è precarietà
e incertezza come la terra. Il cristiano,
quindi, vive una gioia stabile, definitiva perché la sua esistenza è nelle
mani sicure e certe di Dio, la sua vita
è dal Padre custodita e curata. La gioia vera nasce dall’essere nascosti nel
Padre assieme al Figlio (cfr. Col 3,3),
dalla certezza di essere i prediletti di
Dio di cui il Padre si compiace.
La tentazione del plauso
Gesù sta parlando con gli apostoli e i discepoli, con gli annunziatori
del Vangelo. Pertanto, queste parole
vanno accolte particolarmente dai
ministri e predicatori del Vangelo
e dalle persone consacrate, perché
sappiano cercare, vivere e godere
Francescanesimo
della vera gioia distinguendola dalla
falsa.
La tentazione intacca anche la gioia dei cristiani, della Chiesa, dei suoi
ministri e della vita consacrata illudendo di vivere una gioia che difatti
non è autentica. Spesso leghiamo
la felicità ai risultati del lavoro apostolico, all’applauso della gente, al
numero dei partecipanti a questa
o a quell’iniziativa, all’approvazione
degli altri, all’efficienza e alla riuscita
del ministero. Con le parole dette ai
suoi (e quindi anche a noi) Gesù ci
mette in guardia e insinua giustamente dubbi sulla gioia dipendente
dai successi umani.
La tentazione della statistica
Siamo erroneamente convinti che
la gioia dell’apostolo, del consacrato
dipenda dal successo, dal fare carriera, dall’avere la chiesa, la mensa o la
sala convegni sempre piena. Oppure dalla gestione di opere efficienti e
funzionanti, dal numero delle case
o dei membri dell’istituto e della
congregazione. Spesso “misuriamo”
la Chiesa in base al suo gradimento sociale, alla sua influenza sociopolitica, al grado di ammirazione di
cui gode, al numero dei partecipanti
ai raduni, alla sua capacità organizzativa e all’efficienza apostolica…
Sembriamo essere come il re Davide
che censì il popolo per valutare la
potenza bellica di Israele e quindi la
fattibilità della vittoria. Dio punì questa mentalità e scelta di Davide (cfr.
2Sam 24,1-9). Questa concezione
dell’apostolato e della vita consacrata crea apostoli e consacrati depressi
e insoddisfatti, lamentosi, nostalgici
del passato e passivi e rassegnati nel
e del presente. Eppure dovremmo
riscoprire la gioia di chi ha il nome
scritto nel cielo, gioia profonda, duratura e radicata nella relazione con
Lui. è la gioia di Nazaret, del nascondimento e dell’essenzialità, la gioia
del silenzio e la felicità dell’«ultimo
posto» (cfr. Lc 14,10). è la gioia degli
umili e dei semplici.
La tentazione dello straordinario
Alla tentazione del successo e della
gloria dobbiamo affiancarne un’altra
non meno subdola: la ricerca dello
straordinario, dell’eclatante. Dio, la felicità non li trova nel grandioso, nello
stupefacente ma nella quotidianità,
nella ferialità della vita, nella semplicità, nella serenità che ti fa fare “sempre le stesse cose” con amore, che
ti fa vivere l’ordinario con la straordinarietà dell’amore. Per il cristiano, gli
apostoli e le persone consacrate, la
gioia vera consiste nel fare la volon-
tà del Padre, sempre e comunque a
imitazione di Gesù la cui gioia, il cui
gaudio è fare la volontà del Padre:
«Allora ho detto: “Ecco, io vengo. Nel
rotolo del libro su di me è scritto di
fare la tua volontà: mio Dio, questo
io desidero; la tua legge è nel mio intimo”» (Sal 40, 8-9). Il compiere la volontà divina procura pace, shalom,
cioè pienezza di vita, felicità, gioia,
giustizia, riconciliazione, perdono…
La gioia e la non gioia
Se, dunque, vi è una gioia autentica
e una gioia falsa possiamo classificarne le caratteristiche: la gioia vera
è donata da Dio per farci partecipi
di tutto ciò che Egli è e possiede, è
la gioia della creazione, una gioia
profonda, radicata nell’essere persona, nel cuore. è un dono duraturo,
stabile, certo, non cercato con ansia
e ossessività. La gioia di Dio abita la
creatura quando l’uomo vive nascosto nel cuore del Padre. è una gioia
discreta, contagiosa, equilibrata.
La gioia falsa, invece, è quella dipendente dai successi, dalla fortuna,
è superficiale, debole e passeggera. Fondata sulle proprie capacità,
sull’efficienza, sul consenso inganna e rende tristi, stressa e deprime,
è chiassosa e nervosa. (cfr. Amedeo
Cencini, La Gioia, San Paolo 2012,
pp.43-51).
Un cuore gioioso della gioia di Dio
canta con il salmista: «Nella via dei
tuoi insegnamenti è la mia gioia, più
che in tutte le ricchezze. Voglio meditare i tuoi precetti, considerare le
tue vie. Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola»
(Sal 119, 14-16).
9
Francescanesimo
V
ita
consacrata
ogni giorno specchiandoci in Gesù Cristo
di sr. Maria Letizia Maggi
Monastero Cuore trafitto di Gesù, Manduria
In questa condivisione fraterna desidero comunicare la mia esperienza,
seppur breve, di donna consacrata,
francescana e sorella povera di S. Chiara, quindi in uno stato di consacrazione particolare quale è la vita contemplativa claustrale. Quando mi sono
accostata al mondo della vita consacrata contemplativa ho letto molto
sull’argomento, ho incontrato sorelle
10
che mi facessero capire il senso più profondo di questa vita:
insomma mi sono costruita un’idea più che altro mentale di chi
potesse essere una donna consacrata. L’esperienza diretta con
questa forma di vocazione, una volta entrata in monastero, ha
col tempo demolito tanta parte di queste idee a favore di un
incontro, di una relazione concreta che cambia la vita, quella
con il Signore Gesù. Quella che prima era una voce che mi invitava è diventato un volto familiare da conoscere e amare.
Mi torna in mente una antifona: “ il Signore le diede una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito di lutto,
canto di lode invece di un cuore mesto” (Ant. Al Benedictus
della memoria del ritrovamento del corpo della Madre S. Chiara). Dice in verità quanto il Signore opera e sfata un mondo di
Francescanesimo
fantasia sulla vita claustrale alimentata
da film e quant’altro si sia detto senza
conoscere a fondo il soggetto. Dice
che la sequela di Cristo, su cui si fonda
la vita consacrata, è anzitutto risposta
gioiosa e generosa ad una chiamata di
fedeltà dell’uomo a Dio e viceversa, è
letizia nella quotidianità e nella fraternità, è consapevolezza che lo sguardo
misericordioso e benevolo di Dio ha
reso SACRA la mia vita e mi ha fatto
una promessa di grazia eterna. È in sostanza vivere la vita piena del credente profondamente radicati nel Vangelo e pronti a spendersi totalmente per
il Regno di Dio che è già qui tra noi.
È accogliere un Dio paziente e creativo che dà alla vita di ogni giorno un
impulso nuovo e fa sperimentare l’amore gratuito che nulla chiede se non
amore, che nella gioia mi fa sentire la
responsabilità di un dono ricevuto e
che ogni giorno viene restituito nella
concretezza dei gesti e nella preghiera incessante.
Come donna consacrata sperimento
il pieno significato dei voti dei consigli evangelici nella fraternità che mi
è stata donata, accogliendo tutte le
differenze che caratterizzano ciascuna
sorella e facendone, anche con sacrificio, punti di forza per testimoniare
il Vangelo. La fraternità così diventa
luogo di confronto, e di incontro (e a
volte scontro) per crescere nella fede
e nella donazione di sé. La mia consacrazione a Dio non è fine a se stessa,
non può servire solo per la mia santificazione, non ha senso se non è inserita in una fraternità che fa parte di un
tessuto ecclesiale più ampio, la vigna
del Signore; ha valore se è un mattone
per edificare e sostenere l’edificio della Chiesa a servizio dei popoli, senza
autocelebrazioni ma nell’umiltà che
il Signore Gesù stesso ci insegna nel
Vangelo. Una sorella povera, ad esempio, non può essere povera per se
stessa, ma lo è in comunione e accanto ai poveri che incontra ogni giorno,
condividendone il travaglio umano e
spirituale.
Da questo punto di vista la vita consacrata in fraternità tipica del francescano è testimonianza forte contro
l’individualismo e l’autoreferenzialità,
mali che stanno minando le radici più
profonde del vivere in società. Contro
l’idea che l’uomo deve sopraffare l’uomo, l’idea del potere che si pone al di
sopra di tutto e tutti quasi fosse Dio,
una fraternità di sorelle povere offre la
circolarità del servizio reciproco che,
pur considerando l’autorità un elemento essenziale, non crea gerarchie
e isolamenti, ma promuove la responsabilità e la crescita umana e spirituale. Ognuno di noi è responsabile della
propria vocazione e dell’impegno che
ci mette per maturarla. In questo senso è segno per chi si accosta ai nostri
monasteri e in un certo modo spinta
a rivalutare i propri atteggiamenti e
comportamenti.
Un aspetto fondamentale della crescita spirituale per una donna consacrata è la prospettiva della maternità
spirituale che non è propria solo di chi
esercita l’autorità, ma fa parte della
maturazione nella fede e apre al dono
di sé gratuito e totale. La castità per il
Regno non è castrazione di affetti e
desideri, ma fecondità, salto di qualità nell’amore come agape. Nessun
dolore, nessuna gioia personale o altrui ci sono estranei, ma sono accolti,
guardati e vissuti nella fede, restituiti nella preghiera. Questo è per me
stupore continuo: sentirsi impotenti
fisicamente davanti a tante situazioni
e comunque raggiungerle e esserci
con il cuore e l’anima. È l’esperienza
dell’abbandono nella fede che a volte
è dolorosa, ma col tempo dà frutti insperati di gioia.
Ogni giorno la Madre S. Chiara ci
invita a specchiarci in Gesù Cristo, ad
avere i suoi stessi sentimenti, ad essere specchio l’una per le altre e per
gli altri, specchi che riconducono allo
Specchio che è il Crocifisso povero. Essere donna consacrata è oggi per me
essere semplicemente una credente
che è chiamata a rinnovare il suo SI,
nella restituzione totale di un amore
che mi ha voluta sin dall’eternità. In
tutto questo c’è ben poco sentimento, c’è invece tanto cammino, tante
cadute e riprese, ascolto della Parola,
tanta fatica nel formarsi nella sequela
di Cristo, tanta gratitudine per sentirsi
amata così come si è.
C’è gioia e letizia nel sapere che comunque Dio ha preparato per me
“una corona invece di cenere, olio di
letizia invece che abito di lutto, canto
di lode invece che un cuore mesto”.
11
Francescanesimo
panorama
f
panorama
Capitolo generale 2015: Nella
lettera di convocazione
del Capitolo il Ministro
generale ha richiamato l’importanza che tutto l’Ordine
partecipi e cooperi, attraverso la preghiera, alla buona ri-
uscita del Capitolo generale
2015: “Rinnovo caldamente
a ciascun Fratello dell’Ordine
l’invito a pregare intensamente, a riflettere sapientemente
e a prepararsi responsabilmente per questo evento fondamentale della nostra vita e
missione”. Oltre a scaricare dal
sito dell’Ordine www.ofm.org
il sussidio per la preghiera, seguiamo l’evolversi del capitolo che si terrà ad Assisi dal 10
maggio al 7 Giugno.
Sinodo delle Famiglie Francescane: In cammino verso
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l’8° Centenario del Perdono di
Assisi (2016) ed il 5° Centenario della bolla di papa Leone X
Ite vos detta anche “Bulla unionis” (2017), su invito di Papa
Francesco all’unità, i frati
delle famiglie francescane
di Assisi trovandovi una
conferma al loro desiderio sincero e profondo di camminare
insieme e crescere
nella comune vocazione e missione, si impegnano,
in modo profetico, all’idea di un
sinodo delle famiglie francescane. I
Ministri Generali,
a conferma della
bontà di questa
iniziativa, vogliono
che coinvolga tutti
i frati del mondo e
considerarlo “un soffio dello
Spirito”, una “chiamata nuova” per tutti noi che seguiamo Gesù, aiutati anche dalla
stessa Regola di san Francesco d’Assisi.
Una nuova Provincia
Francescana in Spagna:
Dal 29 Dicembre al 4
Gennaio è stato celebra-
f
francescano
Francescanesimo
francescano
to il Capitolo fondativo della
nuova Provincia francescana in
Spagna che è chiamata Provincia dell’Immacolata Concezione ed è il risultato dell’unione
di sei delle otto province ofm
che c’erano fino ad ora in Spagna e della piccola Custodia di
San Francisco Solano del Perù.
La vita consacrata al tempo
della precarietà: Il 2 marzo
scorso è stato presentato il volume di Alceo Grazioli “Fragili e
perseveranti: la vita consacrata
al tempo della precarietà”. Nel
corso della presentazione, organizzata dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università
Antonianum
in collaborazione con la
Provincia
di
San Francesco
del Terz’Ordine Regolare, sono
intervenuti Mons. Paolo Martinelli, Vescovo ausiliare di Milano, e i proff.
Albert Sch-
mucki e Salvatore Abbruzzese.
Ha moderato l’incontro il prof.
Alvaro Cacciotti, Decano della
Facoltà di Teologia.
L’OFS e la Gifra aprono le
ali nei cieli della missione: il
2016 sarà uno speciale “anno
missionario”. Lo racconta il numero di
marzo
di FVS,
mentre la
fraternità nazionale continua
il percorso di preparazione al
Convegno ecclesiale di Firenze
nel prossimo autunno. L’obiettivo dell’Anno missionario è
chiaro: non far nascere nuove
fraternità, ma annunciare francescanamente il Vangelo. Ogni
realtà regionale troverà occasioni e luoghi per permettere
di incontrare la persona di
Cristo, vivente e operante, attraverso un dialogo
sincero e coerente.
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Vita di famiglia
La nostra storia
Casa
per Anziani
Sant’Antonio
Foggia
“Insieme per costruire la città dell’Amore”
di fra Leonardo Civitavecchia, ofm
Direttore Casa per Anziani Sant’Antonio
Se dovessi raccontare con uno slogan i miei primi due anni e mezzo
nella Casa per Anziani Sant’Antonio in
Foggia è una frase messa all’ingresso
della nostro Istituto: “La nostra Casa
in cui l’anziano è protagonista, ma
soprattutto luogo in cui l’amore è re-
14
altà”. È questo l’impegno con il quale
ho voluto intraprendere questo affascinante cammino con gli Anziani….È
questa la nostra missione.
La condizione anziana
L’Italia sta divenendo sempre più una
nazione di anziani. È innegabile, infatti, che il fenomeno d’invecchiamento
della nostra popolazione è crescente
con il risultato di un cambiamento
radicale della nostra società e l’insorgenza di problemi nuovi ai quali dare
adeguate risposte.
I cittadini italiani
che hanno superato i 60 anni sono il
21,5% della popolazione, vale a dire
circa 12 milioni di persone con una
presenza maggiore al Centro-Nord
rispetto al Mezzogiorno. A riguardo
- secondo dati Istat - la Regione italiana con la più alta concentrazione
Vita di famiglia
“La nostra Casa
in cui l’anziano
è protagonista,
ma soprattutto
luogo in cui l’amore
è realtà”
over 60, 65 e 80 anni è la Liguria che
registra, per contro, il livello più basso di natalità rispetto alla Campania,
definita Regione più giovane d’Italia,
con il più alto livello di fecondità.
I
grandi centri e le località con meno
di due milioni di abitanti sono quelli
che registrano il maggior numero di
presenze di anziani, con l’evidenziazione di vantaggi e problematiche
però diverse: i grandi centri urbani
offrono sia i vantaggi dell’esistenza di
un maggior numero di servizi sociali
ma anche i disagi legati a spese maggiori, condizioni ambientali pessime
e una pericolosità di vita maggiore
connessa ad una criminalità che nei
piccolissimi centri, assai più tranquilli
e vivibili, ovviamente non esiste.
Dei
12 milioni di anziani, 6 milioni e 200
mila sono donne e ciò è spiegabile
con il tasso di mortalità maschile più
alto di quello femminile, infatti, la percentuale delle donne di età superiore
ai 75 anni è del 62,3%. Tali differenze
comportano stili di vita, problemi e
situazioni diversi tra uomo e donna.
Le donne in età avanzata si trovano a
vivere da sole più degli uomini i quali
hanno una maggiore tendenza a ri-
sposarsi una volta rimasti vedovi (è il
61,4% degli ultraottantenni contro il
14,8% delle ultraottantenni).
“Onora la persona del vecchio”
(Lv 19,32)
Per comprendere a fondo il senso e il
valore della vecchiaia bisogna aprire la
Bibbia. Solo la luce della Parola di Dio,
infatti, ci rende capaci di scandagliare
la piena dimensione spirituale, morale
e teologica di questa stagione della
vita. La stima per l’anziano nelle scritture si trasforma in legge: “Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, e temi
il tuo Dio”.
E ancora: “ Onora tuo padre e tua madre”. Una delicatissima esortazione in
favore dei genitori, specialmente nella
loro età senile, si trova nel terzo capitolo del Siracide (vv. 1-16), che si conclude con un’affermazione di particolare gravità: “Chi abbandona il padre è
come un bestemmiatore, chi insulta la
madre è maledetto dal Signore”.
Occorre adoperarsi per arginare la
tendenza, oggi, diffusa, a ignorare gli
anziani, a emarginarli, “educando” le
nuove generazioni all’abbandono,
mentre giovani, adulti e anziani hanno
bisogno gli uni degli altri.
La nostra mission
La Casa per Anziani “S. Antonio”, nata
nel 2002, ospita persone anziane, autosufficienti e parzialmente autosufficienti, desiderose di soggiornare in
un complesso sociale sereno e confortevole, creando condizioni di vita
e un ambiente il più familiare possibile. Significativi sono i vari momenti
dell’anno liturgico e il Santo Rosario
e la Liturgia Eucaristica quotidiana. La
struttura residenziale è costituita da
un unico complesso di due piani, con
ampi spazi esterni. Dispone complessivamente di 38 posti letto e impiega
13 operatori e due infermieri volontari.
La nostra Casa, pur avvallandosi di
una Carta servizi, non funziona secondo una formula rigida o burocratica, ma tende a percepirsi come una
comunità ove si rispettino la dignità,
la personalità ed i tempi di ciascuno,
limitando i disagi connessi all’uscita di
una persona anziana dal suo domicilio
e dal suo abituale contesto sociale.
L’organizzazione dei servizi e la gestione delle risorse professionali della
struttura deriva da una visione d’insieme della persona umana e della
condizione anziana, e mira a favorire
15
Vita di famiglia
il benessere degli ospiti nelle diverse
dimensioni: abitativa, ambientale, relazionale, socio-sanitaria, comunitaria.
Ciascuno di noi esprime bisogni diversi,
che possono essere ricondotti al bisogno di salute, al bisogno di sicurezza,
al bisogno di essere riconosciuti nella
nostra speciale identità.
Il modello di gestione della residenza
s’ispira ad una concezione “socio-centrica” dei servizi residenziali per anziani:
la Casa di Riposo è un nodo della rete
sociale e partecipa attivamente al sistema di relazioni e scambi con la comunità esterna, sostiene il coinvolgimento
delle risorse del territorio per sviluppare l’integrazione sociale, la solidarietà, la
partecipazione e per promuovere una
considerazione positiva dell’anziano
nella società. Per questo la Casa di Riposo si definisce una comunità aperta
ed attua programmi di promozione sociale, in antitesi con l’idea - non sempre
superata - che una casa di riposo sia un
luogo staccato dalla società civile, dotato di regole proprie, che sia un luogo
chiuso di ricovero.
L’organizzazione della Casa di Riposo poggia su un progetto di gestione,
rivisto periodicamente, che mette l’ospite al centro e assume come finalità
e metodologie d’intervento i seguenti
riferimenti:
• Far sentire l’ospite a proprio agio,
ascoltandolo e soddisfacendo i suoi
mutevoli bisogni, valorizzando l’individualità di ciascuno nel rispetto delle regole del vivere comunitario;
• Favorire il benessere sia fisico che psicologico degli ospiti, affinché mantengano il massimo grado di autonomia possibile;
• Evitare l’isolamento dal contesto
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•
•
•
•
sociale e affettivo, limitare le conseguenze derivanti dai cambiamenti
nelle relazioni affettive, evitare che
l’anziano si senta emarginato, abbandonato. Significativi i Laboratori Creativi (vedi riferimento di seguito).
Consentire agli ospiti di mantenere
le abitudini (specie per le persone
autonome), pur in una dimensione
comunitaria, rimanendo collegati al
contesto familiare e sociale.
Garantire all’ospite massima libertà,
in relazione allo stato di salute.
Proteggere, rassicurare e tutelare l’ospite anziano predisponendo un ambiente sicuro.
Assicurare ai familiari tutte le informazioni sul funzionamento della
struttura, sulle condizioni di vita e di
salute dell’ospite, sia in fase di inserimento sia successivamente, ricercando la collaborazione dei familiari
e promuovendone la partecipazione
alla vita comunitaria ed alla gestione.
Il Progetto assistenziale-educativo:
obiettivi ed attività
I servizi alla persona sono realizzati
seguendo protocolli che danno indicazioni di comportamento al personale,
sui modi di fare le cose e sulla qualità
da garantire. Il piano ed i protocolli
sono validati dai Medici di base degli
anziani ospiti. I servizi erogati all’interno
della struttura sono:
• Assistenza, igiene e cura della persona;
• Prestazioni infermieristiche;
• Prestazioni residenziali (cambi, pulizie, lavanderia, guardaroba, ecc.);
• Attività di animazione.
Le prestazioni di medicina generale
sono effettuate da due Medici di base e,
in particolare, da due infermieri presenti per tutto l’arco della giornata. I familiari possono visitare gli ospiti quando
lo desiderano e quando la loro presenza non reca disturbo ad altri ospiti. Coloro che sono in buone condizione di
Vita di famiglia
salute (autonomi) possono entrare ed
uscire liberamente e possono ricevere
visite e frequentare gli spazi comunitari
come e quando vogliono.
Lo sviluppo di un clima e di uno stile di vita familiare, facilita il conseguimento di un importante obiettivo della
gestione: mantenere lo scambio tra la
piccola comunità della Casa di Riposo e
la più ampia comunità locale in cui è inserita. Per questo, sulla base delle condizioni di salute e degli interessi degli
ospiti, vengono organizzate attività di
animazione e di socializzazione (teatro,
concerti, manifestazioni), profittando
anche della collocazione della Casa di
riposo nel centro della città di Foggia.
Associazioni presenti nella struttura
La Struttura ha accolto più volte, con
grande profitto dei nostri Anziani, le
proposte fatte da scuole, Gruppi parrocchiali, associazioni di volontariato,
enti pubblici e/o privati.
Grande impegno profuso in questi
anni è l’Associazione di Volontariato
dell’ACS ANTEAS. L’ANTEAS è un’associazione di anziani e pensionati che
vogliono ancora essere utili alla comunità ed in particolare ai nostri anziani;
una ricchezza in più in una comunità
dove gli anziani non solo aumentano
numericamente ma aumenta anche
la loro età. Con loro molti i progetti in
cantiere in questo nuovo anno 2015.
I Laboratori ricreativi
Dopo la bella ed entusiasmante esperienza dello scorso anno, significativi i
Laboratori creativi per anziani promossi dalla direzione della Casa di Riposo
per Anziani Sant’Antonio di Foggia, in
collaborazione con i Volontari della
ACS ANTEAS del capoluogo dauno.
I laboratori vedono gli anziani ospiti
della Casa protagonisti di un percorso
di terapia occupazionale, ludica e per
certi versi anche di recupero cognitivo.
È noto come l’anziano sia tendenzialmente portato all’abitudinarietà,
perché in tal modo le cose si semplificano. Il pericolo è però quello di perdere progressivamente la capacità di
adattamento alle situazioni nuove e di
conseguenza di emarginarsi.
Lo stimolo alla creatività offre invece
alla persona anziana il gusto del cambiare la realtà con accorgimenti estetici ed indirettamente comunica il gusto del nuovo. I laboratori di creatività
sono perciò strumenti non solo per
imparare nuove abilità, ma insieme
sono stimolo per affrontare con interesse e senza paura la vita quotidiana.
Quattro incontri settimanali, che
possono aiutare ad affrontare l’età
adulta con attività di promozione e di
sviluppo delle capacità creative, che
mirano a conservare l’autonomia e
l’indipendenza dei nostri cari nonni. I
laboratori costituiscono, perciò, un’occasione davvero speciale nella nostra
Casa per Anziani e riaffermare il principio che ci contraddistingue da tempo e da molti riconosciuto: “La nostra
Casa in cui l’anziano è protagonista, ma
soprattutto luogo in cui l’amore è realtà”.
Le attività promosse, dai lavori manuali alla lettura dei giornali, giochi
e proiezioni di film e documentari,
dal teatro alla musica e alla poesia,
rappresentano dunque occasioni
significative per contrastare la solitudine e l’isolamento, per coltivare
le capacità relazionali e per costruire
nuovi legami.
Ampio spazio è stato riservato all’espressione creativa ritenendo che l’esercizio della creatività e lo sviluppo
di capacità personali portino ad un
rafforzamento dell’autostima.
Vogliamo gestire la Casa per Anziani da Frati Minori con trasparenza e
lealtà, e soprattutto ricordare alla Comunità Foggiana che esiste un posto,
del quale spesso ci si ricorda solo in
momenti particolari, che è invece un
luogo complesso di vita, un luogo collocato in un territorio non come “contenitore” di bisogni, ma come servizio;
un servizio che, per realizzarsi con
completezza, necessita non soltanto
dell’impegno e della professionalità di
quanti vi operano all’interno ma anche dell’attenzione, della partecipazione, dell’energia di quanti ne vivono
all’esterno, perché da come queste
due realtà si integrano ed agiscono
insieme dipende in larga misura la
qualità della vita degli anziani di oggi
e di domani.
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Vita di famiglia
Papa Francesco difende gli anziani:
“Abbandonarli
è
peccato”
Il Pontefice su la condizione dei nonni all’interno delle famiglie:
“Non bisogna scartarli, sono una ricchezza”
4 marzo 2015
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
La catechesi di oggi e quella di mercoledì prossimo sono dedicate agli
anziani, che, nell’ambito della famiglia,
sono i nonni, gli zii. Oggi riflettiamo
sulla problematica condizione attuale
degli anziani, e la prossima volta, cioè
il prossimo mercoledì, più in positivo,
sulla vocazione contenuta in questa
età della vita.
Grazie ai progressi della medicina la
vita si è allungata: ma la società non
si è “allargata” alla vita! Il numero degli
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anziani si è moltiplicato, ma le nostre
società non si sono organizzate abbastanza per fare posto a loro, con
giusto rispetto e concreta considerazione per la loro fragilità e la loro dignità. Finché siamo giovani, siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come se
fosse una malattia da tenere lontana;
quando poi diventiamo anziani, specialmente se siamo poveri, se siamo
malati soli, sperimentiamo le lacune
di una società programmata sull’efficienza, che conseguentemente igno-
ra gli anziani. E gli anziani sono una
ricchezza, non si possono ignorare.
Benedetto XVI, visitando una casa
per anziani, usò parole chiare e profetiche, diceva così: «La qualità di una
società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono
trattati e dal posto loro riservato nel
vivere comune» (12 novembre 2012).
è vero, l’attenzione agli anziani fa la
differenza di una civiltà. In una civiltà
c’è attenzione all’anziano? C’è posto
per l’anziano? Questa civiltà andrà
Vita di famiglia
avanti se saprà rispettare la saggezza, la sapienza degli
anziani. In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani
o sono scartati perché creano problemi, questa società
porta con sé il virus della morte.
In Occidente, gli studiosi presentano il secolo attuale
come il secolo dell’invecchiamento: i figli diminuiscono, i
vecchi aumentano. Questo sbilanciamento ci interpella,
anzi, è una grande sfida per la società contemporanea.
Eppure una cultura del profitto insiste nel far apparire i
vecchi come un peso, una “zavorra”. Non solo non producono, pensa questa cultura, ma sono un onere: insomma,
qual è il risultato di pensare così? Vanno scartati. è brutto
vedere gli anziani scartati, è una cosa brutta, è peccato!
Non si osa dirlo apertamente, ma lo si fa! C’è qualcosa di
vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi
siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la
nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilità; ma così facendo aumentiamo negli anziani l’angoscia di essere mal sopportati e abbandonati.
Già nel mio ministero a Buenos Aires ho toccato con
mano questa realtà con i suoi problemi: «Gli anziani sono
abbandonati, e non solo nella precarietà materiale. Sono
abbandonati nella egoistica incapacità di accettare i loro
limiti che riflettono i nostri limiti, nelle numerose difficoltà
che oggi debbono superare per sopravvivere in una civiltà che non permette loro di partecipare, di dire la propria,
né di essere referenti secondo il modello consumistico
del “soltanto i giovani possono essere utili e possono
godere”. Questi anziani dovrebbero invece essere, per
tutta la società, la riserva sapienziale del nostro popolo.
Gli anziani sono la riserva sapienziale
del nostro popolo! Con quanta
facilità si mette a dormire
la coscienza quando non
c’è amore!» (Solo l’amore
ci può salvare, Città del
Vaticano 2013, p. 83). E
così succede. Io ricordo,
quando visitavo le case
di riposo, parlavo con
ognuno e tante volte ho
sentito questo: “Come
sta lei? E i suoi figli? Bene, bene - Quanti ne
ha? – Tanti. - E vengono
a visitarla? - Sì, sì, sempre,
sì, vengono. – Quando
sono venuti l’ultima volta?”. Ricordo un’anziana
che mi diceva: “Mah,
per Natale”. Eravamo in
agosto! Otto mesi senza
essere visitati dai figli,
otto mesi abbandonata!
Questo si chiama peccato mortale, capito?
Una volta da bambino, la
nonna ci raccontava una
storia di un nonno anziano che nel mangiare
si sporcava perché non
poteva portare bene il
cucchiaio con la minestra alla bocca. E il figlio,
ossia il papà della famiglia, aveva deciso di spostarlo dalla
tavola comune e ha fatto un tavolino in cucina, dove non
si vedeva, perché mangiasse da solo. E così non avrebbe
fatto una brutta figura quando venivano gli amici a pranzo o a cena. Pochi giorni dopo, arrivò a casa e trovò il suo
figlio più piccolo che giocava con il legno e il martello e i
chiodi, faceva qualcosa lì, disse: “Ma cosa fai? – Faccio un
tavolo, papà. – Un tavolo, perché? – Per averlo quando tu
diventi anziano, così tu puoi mangiare lì”. I bambini hanno più coscienza di noi!
Nella tradizione della Chiesa vi è un bagaglio di sapienza
che ha sempre sostenuto una cultura di vicinanza agli anziani, una disposizione all’accompagnamento affettuoso
e solidale in questa parte finale della vita. Tale tradizione
è radicata nella Sacra Scrittura, come attestano ad esempio queste espressioni del Libro del Siracide: «Non trascurare i discorsi dei vecchi, perché anch’essi hanno imparato dai loro padri; da loro imparerai il discernimento
e come rispondere nel momento del bisogno» (Sir 8,9).
La Chiesa non può e non vuole conformarsi ad una
mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e
di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva
della sua comunità.
Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono
stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Sono uomini e donne dai quali abbiamo ricevuto molto. L’anziano non è un alieno. L’anziano siamo noi: fra poco,
fra molto, inevitabilmente comunque,
anche se non ci pensiamo. E se
noi non impariamo a trattare
bene gli anziani, così tratteranno noi.
Fragili siamo un po’ tutti, i vecchi. Alcuni, però,
sono
particolarmente
deboli, molti sono soli,
e segnati dalla malattia. Alcuni dipendono
da cure indispensabili
e dall’attenzione degli
altri. Faremo per questo un passo indietro?, li
abbandoneremo al loro
destino? Una società
senza prossimità, dove la
gratuità e l’affetto senza
contropartita – anche fra
estranei – vanno scomparendo, è una società
perversa. La Chiesa, fedele alla Parola di Dio,
non può tollerare queste degenerazioni. Una
comunità cristiana in cui
prossimità e gratuità non
fossero più considerate
indispensabili, perderebbe con esse la sua anima. Dove non c’è onore
per gli anziani, non c’è
futuro per i giovani.
19
Vita di famiglia
L’affascinante esperienza di una badante Rumena nella nostra casa per Anziani
Dire grazie con un sorriso a tutti voi
di Stefania Ghe
Quando sono partita dal mio paese ero
tanto spaventata, iniziare un’altra vita,
in un mondo nuovo e sconosciuto, con
uno stile di vita diverso, però ero decisa
a lottare per la mia vita, per la mia famiglia. Sa Dio quante volte ho avuto timore di non essere all’altezza, di non essere
abbastanza forte per affrontare questo
cambiamento e poter fare le cose per
bene. Però ho avuto fiducia nel Signore,
Lui è stato sempre il mio Pastore, è stato
e sempre sarà la mia forza, la mia speranza, l’amico che non ti abbandona mai. Il
Signore non delude, non ti chiede altro
che amare il prossimo, ringraziarlo per
il dono della vita e per ogni giorno che
puoi vedere dall’alba al tramonto.
Ho conosciuto tante persone e tante
storie di vita, tante lacrime e tanti sorrisi, persone comuni ma così diverse, e ho
imparato ad accettare la vita così com’è,
ho imparato che è molto importante
chiedere con umiltà un po’ di pace interiore, di pace con il prossimo. La cosa che
ho sempre saputo, però, l’ho imparata
sin da bambina: non giudicare l’altro, non
accusare, cercando di capire e di comprendere. Reagire male al male porta alla
rabbia e alla tristezza, e questo non serve
a nessuno e a niente.
Si sa che niente succede per caso nella
nostra vita, così io ha avuto la fortuna di
conoscere un mondo nuovo, diverso, il
20
mondo dove ho incontrato una grande
famiglia, una famiglia che è diventata la
mia, almeno per me, con tutto il mio cuore. Ho iniziato a lavorare in questo istituto,
la Casa per Anziani S. Antonio in Foggia,
un luogo pieno di tante storie di vita, e
oggi dico grazie al Signore nostro con
tutta l’anima mia per questa opportunità.
Qui ho vissuto dei momenti veri di vita,
ho imparato tante cose e io sento che la
mia anima è cresciuta. Oggi non mi sento
più sola, non mi sento estranea, anzi, sarò
sempre grata al Signore che mi ha concesso di conoscere questa grande famiglia, perché so che tutto viene da lui.
Non vivrò abbastanza a lungo per poter
dire GRAZIE mio Signore per tutto, per tutti i sorrisi e anche per tutte le lacrime che
non sempre sono state lacrime di tristezza, e grazie a tutti quelli che hanno avuto
fiducia in me. Questi anziani a volte sono
più giovani dei giovani sono nella sedia a
rotelle e sanno sorridere e dare speranza
a noi che a volte dimentichiamo quanto
siamo fortunati. Per capire un po’ il mistero della vita cerchiamo di partire da loro,
perché loro sono quelli che hanno dato
una continuità alla vita, alla nostra vita.
Non so come si viva negli altri istituti, ma
qui nella Casa per Anziani S. Antonio ogni
giorno c’è l’incontro con il Signore, c’è la
Messa, ci sono incontri con amici volontari che vengono a trovare questa grande
famiglia per stare insieme a questi nostri
padri e nonni, queste madri e nonne. Se
posso scrivere tutto questo oggi è grazie
a quello che davvero ho vissuto qui, e
tutto fa parte del mio cuore. Ho ancora il sorriso nell’anima perché mi sento
parte di loro, ho dei ricordi che nessuno
potrà togliermi e che terrò stretti al petto fino alla fine dei miei giorni.
Ancora oggi quando vado a trovare i
miei amici vedo le facce sorridenti, gli abbracci, le strette di mano, vedo che c’è l’amore, c’è l’amicizia, c’è vita nei loro occhi.
Per stare vicino ad una persona anziana
la devi guardare come fosse una tua parente, e vedrai che nascerà un rapporto
bello, inaspettato, che ti aiuterà a conoscere di più il loro mondo. Ognuno di noi
ha i suoi difetti, però tutti abbiamo anche
tanto amore dentro di noi: basta aprire la
porta del nostro cuore, della nostra anima, così potremo scoprire noi stessi, chi
siamo, come siamo davvero, e poi decidere come vivere per noi e per gli altri.
Oggi viviamo alla velocità della luce,
andiamo su e giù senza sosta; cerchiamo
di fermarci un po’, e proviamo a trovare
i nostri padri, le nostre mamme, nonni
e nonne, e regaliamogli un sorriso (non
costa nulla), stiamogli vicino nel cammino che è rimasto da percorrere per loro.
Dobbiamo imparare ad ascoltare di più,
a capire il prossimo e a comprendere.
GRAZIE a tutti gli anziani, a fra Leonardo Direttore e padre spirituale della
Casa, agli operatori tutti: GRAZIE A TE
SIGNORE NOSTRO GESù tu sei Vita, sei
l’Amore, sei il nostro Salvatore, COLUI
CHE NON CI ABBANDONA MAI.
Vita di famiglia
i Frati Minori di Puglia e Molise
accompagnati dal Ministro Provinciale
fra Giuseppe Tomiri
…pellegrini a Santiago e Fatima
di fra Umberto Panipucci
Dal 22 al 28 febbraio i frati aderenti
al pellegrinaggio programmato dalla
provincia, a cui si sono aggiunti due
sacerdoti diocesani, hanno vissuto
un’esperienza fraterna e spirituale intensa che difficilmente sbiadirà dalla
loro memoria. A Santiago come pellegrini abbiamo potuto ammirare la
caratteristica architettura, fastosa ma
solenne, che rende la città dei pellegrini d’occidente così affascinante e
suggestiva. Tanta ricchezza artistica
doveva riempire gli occhi e il cuore di
quei tanti pellegrini i quali, nel corso
dei secoli, hanno percorso il faticoso
cammino: esso doveva portarli alla
spoliazione del proprio io da tutti gli
inutili orpelli che ne soffocano la libertà. Alla fine del percorso, una prova fisica e spirituale, potevano però
bearsi davanti allo splendore artistico ed architettonico del capoluogo
galiziano. La Basilica di San Giacomo
Apostolo, l’Hospital Real, le piazze della Quintana e dell’Obridorio sono solo
alcune delle bellezze che abbiamo
potuto ammirare in questa splendida
città. Non è mancato il tempo per le
visite personali al famoso santuario
che custodisce il corpo dell’apostolo,
dove è stata anche celebrata la mes-
sa comunitaria e ciascuno dei partecipanti ha potuto dare il tradizionale
abbraccio alla statua del santo. Molto
intensa è stata anche l’esperienza vissuta a Finisterre, il luogo più occidentale d’Europa, dove i pellegrini dopo
aver raggiunto Santiago si recavano
per cercare, lungo le coste atlantiche,
la tradizionale conchiglia che doveva
servir loro come testimonianza della
loro impresa.
Terminato il nostro itinerario in Galizia, con grande gioia siamo partiti alla
volta di Fatima, lungo il percorso, abbiamo avuto modo di visitare velocemente, anche alcuni monumenti delle più importanti città del Portogallo
21
Vita di famiglia
come Braga, dove abbiamo visitato il santuario del Buon
Gesù, Porto che si fa ammirare per la bellezza del fiume
che la attraversa: il Douro. Una grande gioia ha invaso il
cuore di tutti quando finalmente, la sera del 25 febbraio, siamo finalmente giunti a Fatima, il santuario mariano
tanto caro a Giovanni Paolo II. Nella terra dei tre pastorelli
che nel 1917 hanno vissuto gli incredibili eventi legati alle
apparizioni mariane, abbiamo avuto modo di concentrare maggiormente la nostra attenzione sulla dimensione
interiore. La spiritualità di quel luogo, tanto sobria quanto
intensa, ci ha subito rapiti, tanto che molti di noi, nonostante la stanchezza del viaggio si sono recati al Rosario
notturno, esperienza intensa e suggestiva, che ha toccato
tutti e che ci ha visti partecipi nel corso delle tre serate trascorse al santuario. Al nostro gruppo è stato dato il compito di celebrare la messa delle 08:00, nella cappella delle
apparizioni, sia il 26 che il 27 febbraio, l’evento è stato trasmesso in diretta via internet attraverso la webcam del
santuario. D’obbligo è stata la visita a Aljustrel, la frazione
di Fatima in cui avevano dimora i piccoli e celebri veggenti, al pascolo del Cabeço, dove, tra 1915 e l 1916, l’angelo
della pace è apparso ai tre pastorelli, al parco Valinhos,
dove abbiamo celebrato la Via Crucis e, ovviamente, Cova
da Iria (valle della pace), dove le apparizioni mariane sono
state più numerose, che ospita il Grande complesso santuaristico. La soave presenza di Maria, la nostra mamma
celeste, diffondeva una sensazione di pace e armonia che
difficilmente i luoghi del mondo riescono a comunicare.
La “valle della pace” è uno di quei “assaggi di paradiso” che
l’Altissimo ha voluto donarci perché potessimo trovare ristoro in quel lungo e faticoso pellegrinaggio che è la vita
stessa. Attraverso la Madonna, Dio viene a dirci che con la
preghiera possiamo davvero cambiare il corso della storia,
la catena del Rosario è fragile solo in apparenza, essa ha
in realtà una forza che nessun’altro potere al mondo può
concederci, la forza di chi, in uno sforzo costante e fiducioso reso lieve dall’amore, fa del suo cuore una fonte di
grazia per il mondo. Nessuno di noi è tornato da questa
esperienza senza aver sentito un personale messaggio di
consolazione rivolto al propria anima. Tutti noi abbiamo
portato al cospetto della nostra Madre premurosa, le intenzioni di coloro che non hanno potuto essere con noi,
fiduciosi di aver annullato la distanza che ce ne separava. Pieni di gratitudine verso il cielo e lieti di aver vissuto
questa esperienza con i fratelli, siamo partiti per la nostra
ultima tappa, Lisbona, dove abbiamo avuto il privilegio di
pregare sul luogo che ha visto i natali di S. Antonio, non
di Padova, non di Lisbona ma del mondo come ha voluto precisare la nostra preziosa e preparata Guida Filipe
Carreira, alla quale noi tutti abbiamo manifestato la nostra
gratitudine per il servizio svolto con tanto amore e professionalità.
22
Gi.Fra.
I Giovani Francescani di Puglia nel ritiro di quaresima invitati al
di Francesca di Lecce
Fraternità di Brindisi la Pietà
Domenica 1 marzo è stata data la
possibilità alla nostra fraternità di
partecipare per la seconda volta al
ritiro della Gi.Fra. di Puglia. Insieme
alle altre realtà regionali ci siamo riuniti iniziando la giornata con una
celebrazione eucaristica proseguendo con la catechesi di Fra Francesco
sulla vita, sul cambiamento. Una catechesi che ci ha invitato a pensare a
costruire la felicità con ciò che abbiamo, e non pensando che potremmo
trovarla in un futuro con persone o
cose che non abbiamo. È stato un
momento fantastico, specialmente
quando ha parlato delle sensazioni
che proviamo, ponendoci tre semplicissime domande: “Cosa sento?
Cosa voglio? Cosa decido?” … spiegando perfettamente il nostro stato
d’animo facendo poi smuovere qualcosa in noi. Abbiamo visto anche un
filmato, «Il Circo Della Farfalla», ma lo
abbiamo visto non solo con gli occhi, ma con il cuore le tre domande,
capendo che è sbagliato vivere una
vita per i sogni dell’altro, ed è sbagliato essere il limite di noi stessi. Per questo la parola che si è presentata per
tutta la giornata era: CAMBIAMENTO.
Cambiamento perché, magari non
possiamo cambiare il mondo, non
possiamo cambiare vita, ma se cambiassimo decisione, se iniziassimo a vivere la vita che vogliamo, i nostri sogni,
magari qualcosa la cambieremmo. Se
iniziassimo a essere tutti più fratelli e
sorelle, a capire che siamo figli di un
unico Dio che ci ama nella nostra diversità e che non abbiamo bisogno di
alcuna maschera per piacere alla gente, allora ci sarebbe il cambiamento!
Durante i laboratori abbiamo appreso che non bisogna essere superficiali
e tralasciare le cose, ma che bisogna
osservare di più: dal nome del nostro
compagno accanto a noi a ciò che ci
circonda; e non stare sempre fissi sui
social network ma che bisogna vivere
la spontaneità di ogni giorno; altrimenti è un giorno sprecato / inutile;
essere curiosi del mondo; andare alla
ricerca di qualcosa di spettacolare e
vantarcene per averlo visto con occhi
veri, non attraverso un display; ed essere più amichevoli, non essere chiusi
in noi stessi perché questo non porta
nessun cambiamento.
Poi abbiamo visto un altro filmato.
Un filmato che riprendeva varie scene di vari film e/o cartoni animati e
sembrava che fosse lui a guardare noi,
a scavare dentro di noi per strapparci quell’emozione che abbiamo disegnato su una maschera senza identità.
Il ritiro si è concluso molto allegramente: tra un momento di preghiera
e una canzone dei Pentatonix: Mery
did you know? (Lo sapevi, Maria?),
molto suggestiva.
Il ritorno è stato pieno di risate
perché eravamo tutti felici di esser
riusciti a creare una specie di legame tra noi e Dio, eravamo più uniti
nonostante il fatto che non tutti ci
conoscessimo; ma era come se quei
visi, quelle risate, quelle parole le vivessi da sempre perché è questo che
Dio riesce a fare. Riesce a farci sentire
accettati ed è una cosa che bisogna
provare nella vita.
23
Gi.Fra.
SCUOLA DI FORMAZIONE NAZIONALE GI.FRA. ORA X
ASSISI 6 - 8 MARZO
di Giada Balducci
Fraternità di Gravina in Puglia
«Se un cristiano vuole conoscere la
sua identità, non può starsene comodo in poltrona […] è necessaria quella inquietudine che lo stesso Dio ha
messo nel nostro cuore e che ti porta
avanti a cercarlo».
È con le parole di papa Francesco
che voglio iniziare questo articolo
perché a mio parere racchiudono tutto il senso dello slogan di questo fine
settimana di formazione nazionale ad
Assisi: Ora X. Cos’è l’Ora X? Beh, “circa le
quattro del pomeriggio”!!!
È da questo primo capitolo del Vangelo di Giovanni (v. 35-39) che monsignor Giusti è partito per parlarci di
quella che dovrebbe essere esperienza autentica e concreta di Gesù, la nostra Ora X.
Quale modo migliore per fare esperienza di Gesù se non incontrare i gifrini di tutta Italia? Si sa che al ritorno di
ogni viaggio i vestiti in valigia ci stanno stretti, perché si fa spazio a nuove
esperienze, a nuove conoscenze e a
24
nuove emozioni che ti arricchiscono
e ti permettono di donare qualcosa in
più anche agli altri perché l’ora giusta
è l’ora di amare.
Sia la catechesi al Vangelo, quanto la
testimonianza di Enrico Petrillo, hanno
offerto ad ognuno di noi la possibilità
di fermarci a riflettere su quello che è
stato il nostro incontro con Cristo e
su quanto concreta è la nostra relazione con Lui. La cosa sconcertante è
stata rendermi conto di quanto facile
sia il rischio di perderci in idee e filosofie che in realtà sono solo la punta
dell’iceberg della nostra relazione con
Gesù, perchè per essere veri cristiani
è necessario fare esperienza di Cristo
riconoscendolo nel volto di chi, Lui
stesso, ci ha messo accanto.
Credo che ognuno di noi possa avere più di un’ora X nella propria vita e
personalmente in questa Ora X io ho
avuto il mio incontro che definirei
“scontro” con il Signore, perché Lui è
così, se ti tocca il cuore, ti scuote. Ho
riconosciuto tutto questo nella voce
di Enrico mentre parlava di Chiara, è
evidente quanto le loro vite siano sta-
te scosse da un Dio che ha dovuto
“graffiare” il loro amore per donare
ad entrambi qualcosa di più grande
di quello che già avevano: un amore
vero, proprio perchè libero, un amore
che permette la piena realizzazione
di sé nel donarsi senza pretendere
nulla in cambio. Mi è parso di leggere
sul volto di Enrico qualcosa che noi
francescani chiamiamo perfetta letizia ed è questa la testimonianza che
sento di dover portare a chi non ha
potuto vivere questa esperienza con
me, un affidarsi totale e con gioia a
chi ha per noi un progetto di amore
ma, che costa fatica.
Concludo ringraziando quanti hanno contribuito a rendere speciale
questa esperienza che ha rafforzato
il mio senso di appartenenza ad una
fraternità che sa andare oltre i limiti di
spazio e tempo e si incontra nell’amore per poter essere testimone di Lui.
Adesso vi starete chiedendo che
ora è, vero? Forza! È ora di alzarci e
andare incontro ad un Padre buono
e misericordioso che ci sta aspettando a braccia aperte!
Gi.Fra.
La Gioventù Francescana in Molise
…si racconta
di Marzia Leccese
presidente regionale
Pace e bene a tutti!
È con grandissima gioia che ho accolto l’invito a partecipare a questo
incontro nel quale, in spirito di fraterna condivisione –come avete già
iniziato a fare in questi giorni- metteremo in comune bisogni e prospettive dell’intera Famiglia Francescana.
Fantastico anche il tema scelto “Il servizio con fedeltà e perseveranza”, di
cui parla tanto Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium…dimostrazione di
una fraternità provinciale attenta e
docile alle sollecitazioni del momento attuale e in perfetta comunione
con la Chiesa.
Può sembrare poco, ma ho apprezzato tantissimo questo bel segno di
vicinanza ed interesse per noi. Penso
sia la prima volta, nella nostra giovane vita di fraternità regionale GiFra,
che veniamo convocati per un’Assemblea Provinciale. Auspicando un incontro congiunto interobbedenziale,
vi ringrazio per quest’opportunità. È a
mio avviso essenziale trovare occasioni per conoscerci ed incontrarci: sembra strano tante volte che all’interno
della nostra Famiglia non si conosca
né il nome né il volto dei fratelli, fondamentale invece per gettare le basi
di una buona collaborazione. Apro
questa mia riflessione con due precisazioni: la prima è che mi è stata affidata la cura della fraternità regionale
da meno di un anno, per cui non parlo tanto in qualità di presidente, ma in
quanto gifrina del Molise che ha vissuto appieno gli ultimi 3 anni di vita fraterna, anche all’interno del consiglio. E
poi voglio sinceramente esprimervi il
mio - anzi il nostro - semplice GRAZIE,
dal profondo del cuore per il servizio
e la disponibilità che offrite; innanzi-
tutto al Padre Provinciale, ma anche a
tutti gli assistenti spirituali, che ci vengono affidati quali “compagni speciali”
di viaggio.
La fraternità del Molise, per grazia
di Dio, è piccina, ma ricca di talenti.
È composta da 6 fraternità costituite:
Campobasso S. Cuore, Campobasso
S. Giovanni, Isernia, Sant’Elia, Termoli e Venafro. Negli ultimi anni, i frati
minori hanno mostrato un interesse
sempre crescente nei confronti delle
realtà Gi.Fra., curandole con amore e
costanza. Inoltre, proprio negli ultimi
mesi abbiamo ricevuto la richiesta di
formazione da parte della fraternità di
Campobasso S.Antonio di Padova e,
infine, seguiamo – seppur non più in
prima persona – i passi delle ragazze
della fraternità di Toro che, accompagnate dall’Ofs, guidano gli araldini.
Nella mia personale storia di gifrina
ho conosciuto da vicino diversi frati
25
Gi.Fra.
della Provincia, solo per citare gli assistenti regionali: fra Roberto Palmisano,
fra Francesco Cicorella, fra Giancarlo Li
Quadri Cassini, fra Mimmo Scardigno
e attualmente fra Vito Fiorentino, e poi
tanti cari assistenti i locali. Ringrazio il
Signore per averceli donati e loro per
l’amore che hanno per noi giovani.
Le difficoltà che ho riscontrato in
questi anni penso siano riconducibili
a due ragioni: in primis è difficile essere presenti come assistenti se occorre
curare diverse realtà contemporaneamente e non sempre è semplice
instaurare nuovi rapporti, personali e
fraterni, se si susseguono più frati nel
giro di poco tempo. Noi ci poniamo in
atteggiamento di profonda empatia
verso le difficoltà che quotidianamente incontrate, come il minor numero
di vocazioni religiose e sacerdotali, da
cui inevitabilmente scaturisce la presenza di pochi frati nei conventi e di
frati spesso molto carichi e impegnati.
Ma questa non vuole assolutamente
essere una nota negativa, anzi sono
io a ringraziare voi ancora una volta
per averci dato modo di fermarci a
riflettere su come adattarci e imparare ad essere più flessibili nei rapporti
che instauriamo e più accoglienti nei
confronti di chi entra a far parte della
nostra famiglia. Voglio essere estremamente schietta e sincera: sentiamo forte l’esigenza di avervi accanto
a noi. ABBIAMO BISOGNO DI VOI per
camminare…e per camminare bene
insieme!
Abbiamo bisogno di assistenti semplici, ma consapevoli dell’importanza
dell’impegno loro richiesto, di guide
Ordinazione Presbiterale
Fr. Michele Romano
Domenica 7 Dicembre 2014
Chiesa Madre - Grumo
“Servo per amore,
sacerdote dell’umanità”…
che tu possa seguire
le orme di Gesù
con passione e fede
Auguri!
26
spirituali, fratelli maggiori e padri, che
si prendano cura di noi: ci educhino
con dolcezza, ma anche con la giusta
autorità nelle scelte di fede, e a passare “dalla vita al Vangelo e dal Vangelo
alla vita”, essenza della nostra vocazione francescana.
Siamo fraternità di giovani in crescita, ricche di ragazzi cui occorre il vostro esempio e la vostra testimonianza, che hanno bisogno della vostra
presenza e vicinanza, che ci aiutino a
sentire ancora più vicino S. Francesco
e il suo carisma. La giovinezza è un’età bellissima, dalle mille sfaccettature,
piena di sogni, di aspirazioni e di speranza. Siamo (o dovremmo essere) capaci di incendiare d’amore il mondo,
ma attraversiamo anche un periodo
molto delicato, nel quale definiamo
la nostra identità. Per tale motivo, sentiamo ancora più forte l’esigenza di
avervi accanto a noi, in un cammino
di discernimento che ci porterà a una
vocazione o laica, nell’Ofs, o religiosa,
nel Primo e nel Secondo Ordine.
Il momento storico nel quale viviamo
non è dei migliori: tante volte noi giovani ci sentiamo disorientati di fronte
ad alcuni problemi della vita, alla mancanza di lavoro, alle famiglie che si dissolvono, alle relazioni e ai legami tante
volte superficiali e d’apparenza; come
tutti, avvertiamo forte la crisi. Una crisi
non solo economica, ma soprattutto
morale, culturale, dei valori, delle relazioni e dei sentimenti. Ed è proprio
adesso che abbiamo bisogno di sostegno perché il Signore ci chiama ad
andare nelle periferie e ad uscire fuori
per essere le Sue mani, i Suoi piedi, la
Sua voce. Ma per portare qualcosa (o
meglio Qualcuno) agli altri, dobbiamo prima riempirci, dobbiamo farne
esperienza per essere testimoni credibili e in questo gli assistenti svolgono un ruolo essenziale nel curare
la nostra formazione spirituale.
Padre Provinciale, ci affidiamo a Lei,
che sperimenta la grazia e il peso di
un servizio tanto complesso, perché
possa continuare a sostenere i frati
assistenti già nominati e valutare con
cura quelli da nominare, affinché col
loro luminoso esempio ci sollecitino
a vivere secondo la forma del Santo
Vangelo e prendano a cuore le necessità che Le abbiamo espresso. Ci
auguriamo che, nonostante le nostre povertà e i nostri limiti, ognuno
ritenga un privilegio particolare la
chiamata a stare con la GiFra.
Infine, nell’ottica che “riconoscere i
propri sbagli mi sembra sia un principio di sapienza”, come qualcuno
faceva notare in vista dell’anno della vita consacrata, ne approfitto per
chiedere scusa per tutte le volte che
noi non siamo stati in grado di comprendervi o di fare silenzio in alcune
situazioni, per ogni volta che non vi
abbiamo dimostrato quanto siate
preziosi per noi e che noi abbiamo
bisogno della vostra vicinanza.
Grata al Signore per il dono della
vostra presenza fraterna, concludo
con l’augurio che da questa Assemblea possiamo imparare a crescere sempre di più, sull’esempio di
S. Francesco, nella via della semplicità e dell’umiltà. Buon cammino a
tutti!
OFS
“Non abbiate paura!
È risorto, non è qui …
Ora andate,
dite ai suoi discepoli
e a Pietro
che Egli vi precede
in Galilea” (Mc 16,6-7)
di Maria Ranieri
Ministra Regionale Puglia
Cari fratelli e sorelle,
il Signore ci dia pace!
Un’altra festa di Pasqua segna lo
scorrere del tempo, che si connota, comunque nella ordinarietà del
quotidiano e reca ad ogni giorno il
suo tributo di pena o di letizia, ma il
Signore risorto ci dona la fede e ci ha
lasciato la sua Chiesa, dove impariamo, giorno dopo giorno, a vedere in
ogni evento una opportunità di grazia, un mezzo per ritornare a Lui, un
modo per illuminare gli anfratti della
terra e per darvi un senso oltre gli
insipidi appiattimenti della diffusa
banalità.
Viviamo il tempo di Quaresima,
tempo forte di ‘preghiera, digiuno
ed elemosina’.
Essa è tempo di verifica e di riconoscimento delle colpe, quindi di verità
e di penitenza. Forse senza pensar-
ci, ci è capitato di aver voluto lasciare il Padre dei cieli alla ricerca di una
strana e fascinosa felicità, alla ricerca
smodata di una liberazione dai binari,
che sembrano condizionarci, ma che
in realtà assicurano stabilità al nostro
cammino, lungimiranza alla nostra coscienza, fortezza di fronte ai pericoli.
Sia questo per noi il tempo dell’autentica povertà, unica strada per il
rinsavimento e la risalita verso la vita
vera, nella dignità filiale, donataci del
Padre celeste!
Il mondo ci propina ogni giorno
eventi, condizioni, situazioni, la cui
assurdità ci lascia attoniti, ma spesso
anche indifferenti. Inerti. È lo scotto
da pagare alla pretesa autosufficienza,
ma è dolore, è smarrimento, è rabbia.
Ripensandoci, tutto comincia da una
testarda ed infondata certezza di possedere la verità intera, che non è data
alle creature. Alla presunzione segue
la durezza, la solitudine, l’ostilità contro l’uomo diverso, vissuto come nemico.
È il male che sembra vincere!
Ma ci illumina la Parola di Dio, che
guidò gli Israeliti nei quarant’anni del
deserto e sostenne Cristo nelle tentazioni della sua quaresima. Essa è
il pane di verità, ci rivela la fedeltà di
Dio nella promessa antica ed è il canale della gioia vera, perciò ci immergeremo in essa, per farne “lampada
dei passi … luce del cammino” (Sal
118,105).
Nel silenzio del deserto e nell’ascolto
orante, possiamo assimilarci al divino
Maestro e seguirlo anche sulla stretta
via dolorosa, che ci introduce alla santità.
Quella pietra rotolata nel terzo giorno, quella tomba vuota, quell’uomo
“vestito d’una veste bianca” danno la
possibilità a ciascuno di noi di ‘vedere e credere’, di passare dal vedere al
credere, perché la nostra fede ci rincuora e ci fa incontrare e riconoscere
il Risorto. In questo incontro il timore
si scioglie in gioia, lo smarrimento in
speranza, la viltà in coraggio e scoppia
dentro l’esigenza irrefrenabile di andare ,“senza indugio” e a qualunque co-
27
OFS
sto, ad annunciare agli amici, alla città,
al mondo di aver ‘visto’ Gesù risorto.
Questo incontro dà senso alla mia vita
e può darlo a quella di tutti.
Sia questo il tempo di guardare coscienziosamente alla meta della nostra storia, di credere fermamente
che ogni dolore, ogni sconfitta può
confluire nella vita nuova, donataci in
Cristo risorto dal Padre misericordioso! Con tale certezza auguriamoci di
essere misericordia per gli uomini e di
‘rendere ragione della speranza che è
in noi’ (1Pt 3,15).
La Pasqua ci sollecita a spezzare il
“globalismo dell’indifferenza”, quella
mortale chiusura, afferma il Santo Padre, che è “una tentazione da superare, un’attitudine egoistica, un disagio
da affrontare”, perché Dio non è indifferente a ciascuno di noi, anzi “Deus
caritas est” per ognuno e ciò è motivo
di pace interiore e comunitaria e di
impegno missionario.
Basta un po’ di vera povertà in spirito,
per discernere l’essenziale, per restare liberi di fronte alle cose di questo
mondo, per vivere la fraternità con
tutte le creature, per essere felici di
questa vita con tutti i suoi dilemmi,
perché la vita è dono del Signore: essa
è la nostra storia, è il laboratorio della
ricercata pienezza, della eternità!
Cari fratelli e sorelle, diamo fecondità
a questo tempo magnifico!
Possiamo fare nostro il cammino di
Maria di Magdala e dell’altra Maria.
Come in loro, crescano in noi l’attenzione e la premura per Gesù, ‘ispirato-
28
re e centro della nostra vita’ (Reg. Ofs
4), il quale rinnova anche oggi la sua
passione per i poveri e gli emarginati! Per Lui sapremo veramente lenire
i dolori, i lutti con delicata carità cristiana; sapremo essere disponibili alle
richieste di aiuto ed andare incontro
alle esigenze degli ultimi. …. L’intercessione dei celesti Patroni ci sostenga nella nostra missione di “curare le
ferite, fasciare le fratture, richiamare gli
smarriti”! (FF 1469).
Maria di Magdala, Maria di Giacomo
e Salòme, prime testimoni della Resurrezione ci aiutino ad accogliere la
grazia divina per “camminare in una
vita nuova” e guardare con occhi diversi il mondo!
Nella preghiera anche noi – come le
donne presso il sepolcro vuoto - incontreremo angeli consolatori, che
indicano il Dio vivo e vero, che ci sostengono in una fede adulta e fanno
rinascere in ciascuno lo stupore per le
meraviglie che il Signore, nonostante
tutto, continua a operare in questo
mondo. E saremo capaci di vivere una
“gioia grande” e di annunciare a chi
incontriamo che il Signore è risorto e
perciò per tutti c’è un futuro, una vita
che non muore. Questa notizia è tanto grande che i mezzi umani non possono contenerla; è il vino nuovo che
rompe gli otri vecchi e si riversa da
tutte le parti, ma “Quantum potes, tantum audes” (Inno Lauda Sion): “Quanto
puoi, tanto osa, perché essa è al di là
di ogni lode, e noi non loderemo mai
abbastanza”. Avvenga che ci colga il
‘brivido della resurrezione’! Possa la
sua carica divina riempirci di ‘amore
e terrore’, farci «ardere e rabbrividire
insieme» (S. Agostino) e gridare a noi
stessi “Svegliati mio cuor, svegliatevi
arpa e cetra, voglio svegliare l’aurora”!
(Sal 57,9).
La preghiera di ogni tempo alimenta in noi l’umiltà e la fede; essa ci apra
allo Spirito, che ci aiuta a discernere
se ci siamo realmente incamminati
nella vita nuova, fonte di comunione
tra gli uomini.
Sarà vera pasqua per noi, se irradieremo Cristo, il crocifisso risorto nelle opere quotidiane, se vivremo da
“risorti”, se faremo della comunione
delle tre Persone divine la nostra comunione (Gv 1, 1-3).
Auguro a tutti di essere radicati in
Cristo, per agire con Lui nella realtà
del nostro tempo, che ha bisogno di
vederLo vivo, fondamento di giustizia e di pace tra tutti gli uomini del
pianeta.
La vita di carità evangelica è la nostra pasqua, che avanza nella storia;
essa è per noi “la vita nuova”, che
esprimiamo nell’“amore gli uni per
gli altri” (Gv 13,35).
E il Signore Dio accetterà questa vita in se stessa e la confermerà
come vera, assumendola dentro
l’«adesso» dell’eternità”.
Con profondo e fraterno affetto, a
tutti
AUGURI
DI UNA SANTA PASQUA
DI RESURREZIONE!
Esperienza
27 febbraio 2015
Conferimento della Medaglia Grato Animo a padre Pio D’Andola e Francesco Clemente
Nella serata di venerdì 27 febbraio
il Decano dello Studium Biblicum
Franciscanum, padre M. Pazzini, ha
consegnato a padre Pio D’Andola
(Commissario di Terra Santa di Puglia
e Molise) e al signor Francesco Clemente (benemerito dello Studium e
della Custodia), da parte della Custodia di Terra Santa e dello SBF, la medaglia Grato Animo.
I due volontari e amici stanno realizzando un desiderio di padre M. Piccirillo provvedendo alla digitalizzazione dei reperti in pellicola fotografica
dell’Archivio archeologico dello Studium e della Custodia. Questo servizio è stato iniziato circa dieci anni fa
da padre Pio; ma dallo scorso anno,
dal mese di febbraio 2014, il team
di lavoro è stato composto da Tonia
Bocola e Daniele Baffoni, ambedue
archeologi, e Francesco Clemente e
Padre Pio d’Andola. Nel luglio dello
stesso anno Francesco e padre Pio
hanno continuato il lavoro di scansione per tutto il mese. Il loro volontariato si è rinnovato per tutto il mese di
febbraio 2015. Il numero complessivo
delle pellicole scansionate da Francesco e padre Pio in questo ultimo soggiorno è di n. 11.231, per un totale di
circa 60.000 scansioni.
Nel diploma che accompagna la medaglia Grato Animo si legge: “La Custo-
dia di Terra Santa certifica e attesta che
… è particolarmente benemerito dei
Luoghi Santi e con questo Diploma
di Benemerenza gli attribuisce, quale
insigne Benefattore di Terra Santa, la
medaglia Grato Animo”. I diplomi sono
redatti in latino e firmati dal padre Custode di Terra Santa, padre Pierbattista
Pizzaballa. Tale onorificenza fu istituita
in occasione della visita di papa Paolo VI presso i Luoghi Santi (1964). La
medaglia costituisce un’onorificenza
ufficiale della Custodia di Terra Santa; viene oggi conferita a consacrati
o laici che con la loro opera abbiano
contribuito a custodirne il patrimonio,
distinguendosi come benefattori.
l’affascinante esperienza
in Germania
di fra Antonio Gelsomino ofm
è dal primo ottobre che mi ritrovo
ad essere a servizio, come parroco,
di una Comunita’ cattolica italiana in
Germania, ed esattamente in Dreieich (a soli 12 km da Francoforte).
Sono molto legato alla terra dove ora
vivo, anche perché ci sono nato nel
1971 (esattamente a Pforzheim). è lì
che ho vissuto i miei primi 13 anni di
vita. Il desiderio di venire in Germania
è maturato da un po di tempo, ma
quest’anno si è finalmente concretizzato. Devo dire grazie al Signore che,
attraverso il bene placido del ministro
provinciale, mi ha reso possibile questo desiderio, dandomi la possibiltà di
mettere a frutto questa mia specifica
vocazione. è bello constatare che tutto ciò accade dopo tredici anni di servizio sacerdotale in Italia, i quali coincidono temporalmente (tredici) con
la mia prima permanenza qui in Germania. Avrò l’opportunità di “restituire”
alla Germania ciò che essa stessa ha
dato a me in abbondanza. Sono forse
l’unico, oltre ai pochissimi giovani, a
tornare nella terra natale (verso la quale la mia famiglia è dovuta migrare)
per servirla , ora, da sacerdote. è un’esperienza molto bella, ma che comunque non è esente da difficoltà. Sono
in contatto con i frati della provincia
tedesca, ma non per questo io senta
meno la vostra presenza spirituale. Per
la comunità garantisco la messa feriale in missione e quella domenicale in
una chiesa della comunità parrocchiale tedesca. I rapporti con la vicaria ed
alcuni rappresentati laici della comunità tedesca sono abbastanza buoni.
Devo anche ammettere, però, che la
conoscenza della lingua e della cultura di questo Paese ha svolto un ruolo
alquanto importante nel mio inseri-
mento qui sul territorio. La comunità
è costituita da molte famiglie, giovani
in particolar modo, ed il lavoro pastorale non manca. Garantisco a tutti voi
la mia preghiera e chiedo a tutti di pregare per me il Signore, per intercessione della Beata Vergine Maria, affinchè
possa riuscire al meglio nel servizio
pastorale della comunità affidatami.
29
Focus
Francesco
e la sua
“dolce Pazzia”
di Eleonora Russo
è tornata ad emozionare la storia del
Santo di Assisi attraverso uno spettacolo teatrale interamente originale,
“La dolce Pazzia”, promosso dall’Associazione Culturale “Prospettive Artistiche”, a San Nicandro Garganico
(FG), riportato in scena in occasione
del decennale dalla Prima Internazionale (16 dicembre 2004).
“La dolce Pazzia” nasceva dieci anni
fa dalla voglia di raccontare Francesco,
“la sua santa assurdità, che gli valse
spesso in vita l’attributo di pazzo, la
sua santa pazzia, che non fu mai follia e che invece profumò il mondo di
dolcezza”: questo quanto affermavano i due giovani ideatori del progetto,
Michele Solimando (autore delle musiche) e Giuseppe Di Tullio (autore del
soggetto e dei dialoghi).
Un progetto che parte da lontano,
quello di “Prospettive Artistiche”, che
ha da subito riscontrato l’entusiasmo
30
del pubblico e l’encomio della critica.
Ben 21 le repliche dello spettacolo, nei
principali teatri di Capitanata e della
Puglia, fino ad arrivare nel 2005 direttamente presso il sagrato della Basilica inferiore del Sacro Convento di
San Francesco, ad Assisi. Oltre 18.000
gli spettatori che hanno applaudito la
storia del Santo di tutti.
Lo scorso 13 dicembre, nei Locali del
“CineTeatro Italia”, le amorevoli parole di Francesco hanno riecheggiato
attraverso le commoventi note di un
musical che tocca l’anima, attraverso l’impegno umano e artistico di un
ricco cast di giovani attori, cantanti e
ballerini che hanno prestato il loro talento per dare voce alla storia di colui
che si distinse per la sua Santa umiltà.
Encomiabile la perfomance di tutto
il cast, con una menzione particolare
per il protagonista Leonardo Russo,
che ha vestito i panni di Francesco,
attraverso una commovente interpretazione e per la diciassettenne Rita
D’Andrea, nel ruolo di Chiara, ottima
attrice e cantante dalla vocalità mozzafiato.
Vendite sold-out per lo spettacolo,
rappresentato in due matinèe e una
prima serata: il ricavato è stato devoluto alla Ricerca, grazie al sodalizio
che vede ormai da anni “Prospettive
Artistiche” in collaborazione con Telethon. Un’atmosfera di profonda commozione ha coronato la serata attraverso il consueto saluto a Nazario
Squeo, cui lo spettacolo è dedicato,
e Teresa Lallo, giovani amici prematuramente scomparsi.
Forti le emozioni che puntualmente “Prospettive Artistiche” regala attraverso le sue prestigiose iniziative
culturali, un sentito ringraziamento
va ad Antonella Squeo, Michele Solimando, Antonio Torella, Mariagrazia
Giordano, Raffaele Muscettola, Giuseppe Di Tullio, al cast e a tutti i collaboratori per il dono di tanta bellezza
attraverso il loro impegno e la loro
Arte, per averci parlato, ancora una
volta tramite Francesco, di Amore.
Poesia
❤
Le parole del cuore...
Riflessione e Perdono
di Enza Daquino
Un tempo di qualche anno fa, un
tumore al seno ha segnato per sempre la mia esistenza. Un fulmine al
ciel sereno che ti spinge, pian piano,
verso il baratro, verso la morte.
Dopo aver pianto tanto, da allagare
la casa - stavano per venire i pompieri - ho deciso di mettere in pratica i
consigli del medico che mi ha operato: ridere, scherzare, uscire, viaggiare…e così ho fatto.
Quando succedono queste cose ci
vuole l’affetto di tutti: chi ha famiglia
deve essere circondato da essi, chi
non ce l’ha frequenta associazioni o
farebbe meglio un po’ di volontariato; io non ho famiglia e l’associazione
non mi andava. Ho avuto la fortuna di
avere un’amica d’oro che mi è stata
vicina, mi ha accompagnata in tanti
posti per farmi svagare, poi per la cattiveria della gente ed una piccola lite,
l’amicizia pura e semplice fatta solo di
gesti come una telefonata, una passeggiata si è affievolita, procurando
solo tanto dolore. Ci sono voluti mesi
per riallacciare il rapporto, ma non più
come prima.
E in questi attimi di sofferenza e solitudine allora che mi sono chiesto: perché deve regnare la cattiveria?
Cosa c’è di strano se due persone si
vogliono bene? Telefonarsi, passeggiare, pranzare insieme, e poi rientrare
ognuno nella propria casa facendo il
bilancio della giornata. Oggi si vuole
materializzare tutto, comprese le cose
pure. Anche Gesù voleva bene a Giovanni l’Evangelista, alla Chiesa, a tutti
noi. San Francesco a Santa Chiara. Così
dovrebbero essere le persone: Amici!
Il mondo sarebbe bello e accogliente, sparirebbero le liti e anche le guerre…anche quelle più piccole. Gesù
ci mette sulla nostra strada l’amico,
l’amica, perché tramite essi possiamo redimerci, ascoltarsi, lenire le sofferenze… Ma l’amica vera ti sussurra
con dolci parole: lascia stare, perdona,
avvicina la persona e dalle un bacio.
L’amica è la mano di Gesù, le gambe
dell’ammalato, gli occhi del cieco, il
corpo leso e fragile di un povero che
ti incoraggia e ti infonde la Speranza.
Questi sono gli amici: coloro che sono
testimoni di Gesù, che dal cielo sorride per il bene che fanno: Sempre!
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Rallegriamoci ed esultiamo
Santa Pasqua di Risurrezione
fra Leonardo Civitavecchia, ofm
Direttore Azione Francescana
il
fra Giuseppe Tomiri, ofm
Ministro Provinciale
5x1000 del cuore
ai francescani di Puglia e Molise
5x1000
1.Promozione e gestione di strutture
di accoglienza
2.Assistenza sociale e socio-sanitaria
3.Beneficenza
4.Istruzione e formazione
5.Tutela, promozione e valorizzazione
dei beni culturali d’interesse artistico,
storico e ambientale
Codice fiscale
92069530704
In caso di mancato recapito, rispedire al mittente, che si impegna a pagare quanto dovuto per legge. Grazie!
Curia Provinciale OFM Convento San Pasquale - 71121 Foggia
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Azione Aprile 2015 - Provincia di San Michele Arcangelo dei Frati