SCELTA
DI
CURIOSITÀ LETTERARIE
INEDITE
0
DAI SECOLO
RARE
\1U AL XVII
XCVI.
Dispensa
PREZZO
L.
I, 50
ri
f-l^
ùl
Di
SCELTA
questa
all'anno:
in
202
:
fogli
il
di
la
numero
prezzo
usciranno
otto
tiratura
essi
di
uniformato
sarà
ciascheduna
e
lumetti
voguita
ese-
esemplari
al
dispensa
dieci
verrà
di
maggiore
non
o
num.
alla
dei
quantità
,
degli
uguali
esemplari
al
presente
tirati:
sesto,
carta
e
caratteri,
fascicolo.
Gaetano
Romagnoli.
LÀ
CONTENZIONE
DI
E
COSTiZA
E
\1ESS.
TRE
DI BIAGIO
CANZONI
BERNARDO
GIAMBLLLARI
?(^03
BOL.OG.\A
PRESSO
GAETANO
ROMAGNOLI
1868
di
Edizione
soli
202
ordinatamente
numerati.
N.
Regia
Tipografia,
esemplari
23
AVVERTENZA
Debbo
letterato
d'
cortesia
alla
in
abitante
oggi
illustre
un
Roma,
gli
,
che
opuscoli
Acciò
volumetto.
co'
al
gli
che
debbono
scritto
vedere
le
la
rivedesse
dovea
stampa,
sia
la
ma
volte
tre
pur
risposta.
ma
e'
stata,
ritornarmi;
proposito,
ancor
di
cagione
questo
che
ben
per
bozze
ancor
in
egli
quello
pubblico,
mandai
qual
eh'
occhi
proprii
uscire
in
contengonsi
gli
s'
Ad
ha
fu
da
ogni
checché
sia
modo,
in
qui
ed
gravi
delle
veraci
confidiamoci
cotali
usciranno
mende
lettere
GAETANO
luoghi
al
e
i
ecco
mente
diligente-
Bologna:
nullostante
oscuri,
voglia,
riveduti
opuscoli
predetti
che,
si
incerti
pubblico
graditi
ai
za
sen-
cultori
italiane.
ROMAGNOLI.
#
LA
CONTENZIONE
PUOSSI
E
Tor
chi
Il
vedi
seguir
Chi
mi
Dove
i' ho
villanello
Chiamossi;
Perchè
Del
e
il
podere
far
non
Ond'ella
no
lui
;
e
udirassi
a
l'olio
fa
poi
letto
:
operetta
lei
Costanza
mona
contenzione,
gran
facea
a
bastanza
e
fuor
intenzione:
sua
a
grande
lo
nato,
stato
nel
con
non
suggello;
vedovella.
e
fumo
villano
il
Bene
villano,
dalo.
effetto
è
questa
della
e
il
Biagio
natura
versi
è
esser
ogni
con
ma
composta
Del
Como
quel
ha
altro
vedi
compilar
fa
natura
d'un
tempo
distinto
d'usanza.
esclamazione
condusse
il
BIAGIO
COMMEDIA
die
quel
o
E DI
COSTANZA
IN
destin
un
accidenle,
Non
Con
può
pianeto
sotto
E
MONA
FARE
si
non
d'un
Chi
DI
al
tenore.
rettore,
Biagio
Dallo
buon
'1
Come
sta
giorno
tutta
la
!
bene
cosi
Se
mona
Costanza
Egli
Ma
Che
stanno
mia
stali
la
ve
in
collina
Wa
ho
mi
e'
ben
l'olio
manca
Non
r
Non
puoi
ha'
tu
tu
eli'
cara;
fatto
farlo
fanciugli
mia
in
que'
la
donna
è
cespugli.
:
odorosa:
molto
condilla.
da
ancor?
senza
;
insalata
i
Risponde
l'I'
nsalata
rei;
una
ieri
colscn
Quinamonte
è
tempi
recato
:
;
Bartola
questi
ho
v'
Biagio
miei
i
la
enno
pure
:
:
che
non
colei.
mona
brigata?
Risponde
E
die,
a
:
vostra
Risponde
Oh
dice:
Dimmi
eh"
i'
una
sia
'n
cosa
villa
?
lìispoììde
Sì
che
'I
dite
E
farei:
S'io
poi
dite
Non
chi
so
Ed
io,
La
cosa;
vi
al
va
aspettaivi.
mi
lei
e
rilla.
fo
vel
non
patisca
ne
gelosa.
la
meno
o
che
per
siele
i' non
eh'
mogliema,
Di
vi
v'aspetto,
non
Voi
voi
ma
ch'io
poi
Biagio:
assapere
fo
il
dovere.
più
il
disagio
prete
accattano
:
adagio
meno
dice:
fallo
fallo.
,
la
Risponde
Ahi,
Che
E
ben
Che
tu
Il
Da
tuo
Sì
E
m'
che
in
un
non
questo
è
il
che
lavori.
posso
aver
ti
ha
poder
si
più
vo"
n'
dar
è
ito;
sodo:
sta
pigliar
Ond'
marito
modo.
questo
tempo
di
forza
fattoio.
non
in
tanto
punto
altro
un
trattalo
viene,
non
torre
è
costallo.
impiccaloio,
chi
ma
diman
in
Sicché
sta:
Biagio,
farò
ti
ad
:
Credimi,
detto,
fatto
si
pari
L'olio
stato
n'hai
mio
D'oggi
Di
è
m'
io
volta
questa
a
I
fellon
fellone,
donila
partito
io
mi
pazienza
licenza.
rodo
;
8
Tu
ed
Quest'atto;
E
Dell'olio,
Dove
La
parte
Non
ho
mia,
avuto.
ho
eh'
E
fa
pensier
r
vo'
io
che
Intenda:
0
fa
Ch'
s'io
me
cagione
Di
S'
lo
non
Lasciatemi
Ve
voi
non
ne
ho
il
far
potrete,
posso
modo
l'olio,
e
Plagio:
però
feci
il
far,
che
e
modo,
mio
a
pigliale
vi
sodo,
tal
contenta
voi
perch'io
me,
io
che
prigione,
in
o
pegno
Risponde
Diancin,
sentenza.
la
in
chiami
ne
differenza
tal
darà
podere.
ragione.
a
restare
tal
mio
licenza
lecita
che
di
del
meco
ho
quel
darmi
i'
star
tolta
vedere
ultimo
podestà
'1
pensier
di
niun
per
di
e
sarà
do
ti
barami
niente
tua
di
fiutto
mente
a
ed
Intendo
trar
a
della
e
ricolta
tenete
confo;
volta
paziente,
della
di':
col
d'una
seuiprc
buon
mi
slam
Si
E
tu
più
giù
pur
sul
e
noi
Lui
io
mai
sempre
Se
fatto
l'hai
me
dover
avale
e
saravvi
carne
farne
posso
ve
poi
vostro.
lo
mostro.
ritrarne
entro
il
vostro.
?
la
Risponde
Io
Che
non
t'abbia
Tu
sai
Ma
è
chi
Chi
facci
Sa
1
è
la
Come
quel
e
fatti
che
fia
Si
io
eh'
mi
Non
noi
Come
è
se'
tu.
a
tal
persone
vaiti
che
ti
al
Se
vuoi
spesa,
non
servir
tu
oltre
:
donna
podestà
Avviati
mio.
pericolìo.
la
più:
Non
menate,
tua
fate;
in
peccato
a
risponde
Risponde
Gli
costa.
star
del
posta
sua
gli
più
ha
non
provato,
a
caro
vo
mettete
che
ha
valermi
colei,
mona
passato:
avere
se
ingrato.
verità
ed
Biagio
0
pezzo
sezzo.
troppo
se'
panni,
non
non-
disposta
son
fu
tempo
sua
e
un
il
sempre
la
questi
in
se'
ben
pel
bisogni,
sua
E
ita
aspettato
ho
ma
dico
io
:
più^omodità
far:
a
s'
tu
e
quante
so
Mi
i'
eh'
facci,
lo
tu
lo
far
vo'
non
donna
con
:
ingrate
Dio;
stesso
mandi
'1
messo,
IO
Biagio
diancene
Oh
Forse
Che
di
si
ella
Quand'
ella
V
eh'
dirò
ella
sarà
crede
aval
meco
serviva
Con
a
infinite
son
A
propporre
E
quella
lite
La
Che
m'
l'
Non
Nel
Tanto
nella
alla
gola.
al
podestà.
tua
avendo
con
altri,
i'
con
non
villano
questo
un
da
costui
e
per
tiene
in
oscuri
questi
pene
vorre'
e
pezzo
in
tempo
poder
presenza
dichiarazione.
straziata
un
presenza
contenzione.
dalla
è
ha
eh'
tua
mia
tua
mia
mio
la
;
magnificenza
sua
inlesa
sono
sola
era
dice
una
Ratifico
riscuotere.
raccomandazione.
venuta
V
scuotere.
errata
per
donna
fece
potrà
ella
menta
La
percuotere:
si
volta
ella
Sanità
voler
ella
mi
se.
labiata
una
meco
da
infìstolala!
è
de'
bugie
questa
S'
la
me
che
so
A
che
ch'ella
1' farò
dicendo
va
panni,
servila
con
lui
affanni
più
mano.
vita
Il
£
ini
ch'io
or
che
Ed
che
tien
Ed
io
dondol
a
m'ho
il
Veramente
più
ben
Pensate
Che,
il
chiamo,
quando
Ch'ella
in
v'
le
o^ni
lo
l'ho
La
state,
La
Tanto
ella
eh'
il
fatto
m'
i'
ha
so
codesto.
proprio
roba
quanto
l'ho
che
egli
lasciato
ho
l'agresto.
vin,
potuto
quand'
v'
questo.
mia,
il
grano,
bugia.
la
è
non
la
mai
rizza.
podestà.
tuttavia
e
si
fatica
sempre
verno
piacere.
stizza
a
mio,
sua
casa
servita
non
il
biade,
il
è
il
parere.
tutto
detto,
in
L'olio,
in
ha
tien
man
Mettendo
E
podestà,
lo
mio
al
Biagio
Messer
n'ha
se
d'averne
Lo
i'
dovere)
'1
fanciulla
al
s'
nulla
trastulla;
lui
una
stima
farne
a
mi
e
fussi
io
s"
farebbe
Ne
danno
:
l•e^to.
mio
farmi
e
pur,
risentila
onesto
capo
vuol
danni,
son
ogni
il
non
miei
mi
diemi
ha
che
de"
parrai
e
e
non
quel
Mi
strazia,
meco
lui
(Come
mi
Ficenziato,
conti
E
accorta
mio
'1
hoili)
Che
sono
messo
è
piovuto.
perder
del
dotta
mio.
1-2
Parvi
lavori
Si
s'
E
s' io
lavoro
fa
Ma
lo
Perch'
io
le
ho
(ih'
io
Gli
era
Ch'
io
Egli
Sì
furia
io
di
(.he
si
Con
pece
me
Ch'
i"
Perchè
Le
cose
non
farà'
la
di
disposta
son
tu
ed
impari
aver
a
far
qualche
stretta.
un
colai
esso
il
giuoco
fartel
raendare:
con
diligenza
soffcienza.
poco,
mostrare
donna:
codesto
tu
la
inverniciare.
forse
o
fretta
però
con
Risponde
A
orlo
vuol
mei
colla,
cieco
con
randel
acconciar
polre'
o
buio
nell'
non
e
randello.
vedello.
al
col
reco
però
son
dovuto
schiantato
ella,
la
meco
alberello.
che
col
non
guazzo.
a
broncio
me
entro
i'
detti
gli
i'
è
Dice
so
innanzi
era
Gli
non
avessi
non
eh'
rollo
coperto:
pazzo,
oltre
il
percotessi
vi
son
avale
in
caricare
Per
che
rio
il
caccio
proso
barbotta
e
grosso
mi
ha
?
lavorio
venga
e
pescar,
ella
il
brontola
la
contentarla,
Per
allotta
guasti
io,
non
mi
Ella
si
e
io
E
che
onesto
pero
fuoco.
13
PAnrjio
E"
Perchè
r
vi
non
Si
rifarei
rifarai
voleva
ed
modo.
quel
a
clie
pioveva;
e'
Feci
bestia
la
fu
n'sponile
per
Risponde
la
giusta
rifarò
Ch'
i'
perchè
ire
potevo
far
a
Risponde
Oh.
si
non
metton
Se
I'
Gli'
si
piove,
lavorai
io
può
sia.
è
onesto;
eh'
avesse
la
donna
quanto
con
turai
voi.
quella
è
:
Biagio
che
Questo
piove.
.
scoperto
allo
buca
altrove
quando
1' opre
lavorare
:
Biagio:
Risponde
Non
presto
mia.
donna
cosa
non
più
questo.
Risponde
Non
via
far
per
cole
nulla
se
ir
io
Mena
:
tutto
è
dietro
giorno
un
corto
pur
al
forno.
?
li
vi
Ch'e
i\e
traeva
ancora,
sono
non
Ch'
egli
Fate
ciò
Di
Saperò
villan;
voi,
quand'
egli
Lo
ripigliate
;
e
tutt*
debba
In
L"
tutto
r
dice
fatto
ha
['glie
l'ho
Ed
bolle
E
riturato
Ma
E
lei
per
e
messo
il
sempre
e
me
ristoro
pien.
s" ha
aval
atalo
di
non
son
cacciato
troppo
m"
molle:
risciacquato
truogol
qui
volle.
bucato;
cavato
1'
tua:
ella
eh'
mese
per
mese
dua
:
1' ho
ciò
far
anno
a
tacere.
io
podestà,
lo
fare.
dovere
del
Biagio
Messer
la
su
uscissi
lui
a
giudicare.
a
di'
sua
avuto
inteso
i' abbi
pur,
:
ragion
avete
arò
v'
eh'
quel
Seguita
E
i'
eh'
cesso,
gridare
senza
le
qui
insieme
che
poi
che
il
dice
podestà
:
dica
mi
Ognun
Di
cosa
una
presso
buca
quella
//
corno.
diavol
il
slato
allato
era
M
suonavavi
e
sare'
vi
Che
diserto
che
vento
un
ha
folle:
sotto.
condotto.
10
convien
E'
L'
Ed
stringer
ognuno
adopra
Se
tant'
del
fattoio
//
più,
Non
Non
so
di
il
che
1' è
cavelle
E
n'
arò
più
chiarirovvi
Non
la
di
Con
vi
Biagio
la
bisogna
iscriltura,
arguire
o
far
donna:
intendere.
di
parte
il
e
costui.
podestà
:
difendere
provare
:
da
ragion
:
volete
se
pigliando
lui
Risponde
E'
hai
spezza.
lei
Risponde
r
a
tu
infìnga,
dolcezza
si
dice
più:
non
sue.
una
non
podestà
pinga.
ne
se
stringa
bue.
forze
le
che
lo
ognuno
non
olio
vien
dietro
ben
nell'altro
l'un
che
su
due;
farlo
a
1" altro
tocchi
e
nello
Che
Ne
metta,
spali
uno
Poi
Se
vel
che
un
sieno
che
pur
altrui.
vendere.
la
Risponde
Voi
E
vedrete
lo
poi
farò
lo
ve
toccar
//
1'
l'arò
Come
le
satisfanno
Non
altro
bisogna
E'
dar
dar
Della
Si
ragion
scuote
Uscirne
la
non
r
l'ho
E
parevagli
Quando
il
Di
ed
vino
s\io
olio
pegno.
;
ingrato
Calo
sollecitudine,
ed
ed
aiutalo
dulcitudinc
veniva
ne
prezza
ingegno
suo
riposto
gran
pur
patti
ingratitudine)
servito
sempre
non
perfido,
mia
i
lutti
a
onor
della
mai
la
lui
senza
e
padre
fussi
donna:
sul
villan,
averebbe
Non
che
sodo
è
ben
lui
crede
e
pur
senza
(Che
di
:
chiarezza.
buona
più
ma
:
asinacclo
L'
Se
n'ho
ch'io
So
?
atti
gli
e
Risponde
fatti.
a'
contezza
parole
a
:
oltre
or
da
voi
mano.
risponde
caro:
avete
n'
strano
con
podestà
molto
:
paia
vi
non
:
donna
or
in
non
casa
si
a
cogna
vergogna.
L'
Che
Aiutarmi
le
dà
Si
ravviluppa
di
ho
r
facevo
Che
Chi
E
era
Che
E
Oh.
freddo,
se
l'ho
me
quel
volte
era
fussi
'n
eh'
casa
aveva
!
stropicciato
rinvenuto.
agghiaccialo
sarebbe
non
;
incontrato
svenuto
1' ho
man
io.
toglie.
ho
era
messo
proprio
mei
non
molte
son
ricoglie
costui
egli
pure
quante
Di
Di
che
fo
che
so
ci
e
come
debolezza
proprie
le
Tanto
r
la
per
con
tempo,
altri
ricolte,
mio
al
mio
volte
lavorio,
le
fatto
volte
quante
Oh,
panni
quante
nel
il
far
s'
suo'
Oh,
prezzali
saprebbon
ripongo,
lo
ne'
e
entrar
non
nel
imbratto
barbagianni.
stento
presso
lavora
tratto
un
lavorare:
a
ferri,
fare
per
non
stato
infingardo.
che
quel
Quand'
a'
troppo
a
lui
qualche
questo
fatto
Come
è
piglio
è
Egli
da
mpre
s
altri
E'
fallo
rassettare.
che
dove
Riraan
ha
chiamare
mai
cose
sapete
egli
come
potresti
verrebbe
non
Voi
voi
sua
opera
L'
dio
infingaidaceio.
Lo
'1
mio
e
mio
aiuto
rivestito
marito.
!
!9
E
De'
ha
Che
non
L'
osa
che
casa
Son
A
nudo
è
;
queste
ho
avuto
tutti
1
voi
I
l'
fatti
ra'
bisogni
vostri,
lavoro
lavoro,
Voi
vi
io
eh'
volete
;
buona
Potete
voi
E'
è
La
non
parte
tenervi
giusto
sua
sul
il
condotto.
podestà:
che
della
semenza
costui
coscienza
"?
d'altrui
quel
partecipi
:
ricorre
con
e
che
ghiollo.
riporre.
cosa
donna,
il
fare
mal
Risponde
Ahi,
ducisi
fallo
in
e
vento.
sotto.
Biagio
son
ogni
al
stimare"?
le
e
;
tanto
avete
drento
riparare
Risponde
E
presta
e
cacciato
a
sempre
suo'
uscito
non
1' ho
me
lesta.
all'acqua,
da
cose
io
eh'
dice
già
messomelo
e
vada
non
in
nulla
subila
io
ricoperto
ho
lo
mai
scimunilo.
ma
;
portar
ed
sua,
richiesla.
esser
figliuol
volle
casa
In
E
bel
un
quante
Di
senz'
servilo
io
l' ho
già
bisogni
sua
Egli
E
volle
quante
?
20
S'
i'
Debbo
E
fare
Con
voi
ne
ve
io
Biagio
Fate
io
eh'
pur
Il
lo
vcl
In
fatto
farò,
s'
quel
podestà
che
Quell'ora
eh'
Pur
i'
esca
Troppo
Se
ci
dovessi
mi
giova
metter
:
donna
:
vedere
abbi
il
vi
piace
questa
Risponde
mio.
io.
posso
come
di
il
mantenere
la
un
:
risponde
non
ogu'
piacere.
netto
vuol,
e
voi
Acconciatemi
arò
giudicherò
che
struggo
ne
me
n'
cavi
Risponde
lo
donna:
risponde
ne
ella
netto.
la
eh'
prego,
lui.
effetto
riuscirne
ma
sentenza
e
all'
Risponde
V
mia
a
venire
e
voi
esso
reUa
dovere
il
fare
vovvel
dar
poter
ho
V
il
contumace.
podestà
mettervi
ben
disio.
suo
d'
del
:
accordo
mio.
21
Ma
voglia
Che
Cosi
Mentre
il
Del
pover'
Si
fa
il
Che
ad
Attendete
servir
a
teoetevel
più
1'
drento:
Risponde
Podestà
Di
mia,
poter
.Ma
per
parole
quanto
per
vi
non
Che
pur
Adoperale
Farvi
voi
a
sia
col
il
piacere
mio
che
me,
e
mai
modo,
credibile
par
meritarvi.
fussi
me
tempo
in
donna:
mi
bramo
e
spento
lodo.
(a
non
con
M'offero
E
e'
sia
accresca.
cosi
e
rincresca
l'altro
un
possibile
ristorarvi.
dire
incredibile
satisfarvi.
spero
fia
mi
ne
esca.
detrimento
debito
voglia
n'
se
che
vo'
il
la
poi
e
voi
che
lavorar
podere.
drente
a
uom,
di
del
uscir
aver
ed
:
vogl'io.
dovere,
bisogno,
il
che
lavorìo
tuo
il
podere
mutar
che
quel
tenelevelo
che
sordo
al
ricordo.
col
abbi
voi
può
voi
facendole
non
cosi
Non
che
sì,
dello
fatene
e
si
fa
tu
E
E
di
ognun
adopri
Che
abbi
non
sentenzio
Biagio,
T'
i'
eh'
fate
grazia
sarò
sazia.
22
Risponde
Messer
Che
in'
Che
mi
Da'
Se
podestà,
lo
dovete
Voi
avete
tremavan
v'
voi
piacere
accade
mai
in
starete
Stimate
Ed
E
Di
Ed
vi
fare'
servirsi
1'
io
il
ed
me.
Sicché
me:
per
e
nel
è
voi
qui
dire
tanto
del
ognun
voi
usanza.
sempre
proverrò
io
letto.
rispetto.
senza
licenza
prego
Costanza,
infin
altro
altro
bisogna
La
Da
T
detto.
mona
piacer
un
fidanza,
m'hai
voi,
a
bue.
e
podestà:
a
tu
ricliiedrei
vi
io
Provate
Non
dico
altro
quassue,
asino
teco
come
mentre
cavelle,
vostro
farei
stiraerotti
Non
Ch'
così
io
desidero:
i'
Risponde
venire.
'1
e
officio
i' sia
eh'
assidero
un
budella
le
farvi
poter
Che
d'
cavato
valente;
uom
un
:
considero,
ben
se
pur
esser
pur
Biagio
pel
tra
;
noi.
podestà.
sia
vostro
licenziato
onore
LE
CAN20NE
TRE
mia.
GìuliaDa
DI
GiuliaDa
mia,
Tu
Don
m'
esci
di
fantasia;
Tu
non
m'
esci
di
fantasia.
Tu
Ne'
si
hai
m'
tuo'
lacci
un
pesce
Paio
io
Mentre
eh'
io
Che
ebbi
di
:
legato
cuor
avvilupato
eh'
IS'
avviluppato
il
Mentre
vo'
la
per
vo'
perdetti
Poiché
GIULIANA
per
la
'1
podere,
dispiacere,
tanto
manicar
o
Non
mi
do
più
Non
mi
do
più
via,
bere
ricadia,
ricadia.
via.
:
BELLA
2G
Notte
mio
Il
le
veggio,
ti
Non
di
e
vò
e
si
cuor
caiendo
vo
:
guaiendo
strviggendo
va
Per
tu'
amor,
Giuliana
mia.
Por
tu'
amor,
Giuliana
mia.
ti
i'
S'
il
notte
Tutta
odo
io
Com'
Me
dintorno
vo
ne
casa
a
m'
can
annasa.
Masa
mona
vo
:
Giuliana
mia.
ijiuliana
mia,
,
Me
ne
I'
vo,
mi
Hovvi
alla
torno
quel
Suono
d'
zufol
un
spanna
una
far
per
la
,
nanna
tuttavia
chiamando
Te
capanna;
,
tuttavia.
chiamando
Te
Così,
mentre
addormento
M'
dirti
Parmi
io
eh'
e
poi
mio
il
zampogno,
ti
bisogno.
Tu
sai
ben
la
voglia
mia,
Tu
sai
ben
la
voglia
mia.
Tornerà
Che
tu
io
t'
,
sai.
come
venga
ormai
tempo
quel
sogno:
accompagnai
Sai
quand'
Ch'
eri
stata
all'
aia
mia,
Ch"
eri
stata
all'
aia
min.
IJiSnte
E
volte
dicevo
poi
qui
:
tornai.
lasciai
,
E
baciai
valico
quel
Per
tuo
amor.
Giuliana
mia,
l'er
tuo
amor,
Giuliana
mia.
Chi
m'
Otto
tu
giorni
Chti
detto
avesse
Giuliana
Gli
starai
vedrai
non
avrei
fatto
mai.
villania
,
Gli
fatto
avrei
Aval
mie
Le
tanto
stato
sono
di
ogni
Che
villania.
te
per
ho
pene
io
messo
Perchè
loda
chinche
sia.
Perchè
loda
chinche
sia.
Chinche
sia
Da
tua
E
verralti
andrà
V
canto
cantando
valicando,
casa
mio
Del
pianto.
ho
ricordando
amor
cotal
per
via
.
mio
Del
Stu
Increscati
Se
amor
mi
vuoi,
delle
quinccntro
cotal
per
Giuliana,
mie
via.
ben»*
pene;
viene
nessun
,
Mi
saluta
chinche
sia
,
•Mi
saluta
chinche
sia.
S'
io
avessi
Di
te
Mi
starei
di
nuove
soppiatto,
chiatto,
poi
Senza
darmi
ricadia.
Senza
darmi
ricadia.
lo
t'
non
Per
non
Che
le
Che
dirian
ho
chiatto;
dir
a
mettersi
genti
^
trailo
un
per
cavelle
novelle
'n
sì
enno
felle
follia
qualche
.
dirian
Che
Giglio
bel
in
collo
bel
Di
follia.
qualche
mattino
sul
maggio
giardino
,
Il
tuo
Entro
'1
Entro
"1
sul
hi
Ferroncino
servo
cuor
sempre
ti
sia.
cuor
sempre
li
sia.
di
modo
:
Non
so
perchè
si
sia.
II.
leggiadre
Vaghe,
Qua!'
è
Quar
La
Savia,
è
è
mia
Giuliana
è
fiore
il
voi
di
saccente:
e
più
che
fresca
ella
damigelle,
belle.
delle
quantunque
Giuliana,
grassa
gentil
e
come
taglia,
voi
siete
voi
sol
'I
che
vedete
ella
cuce.
luce.
29
bel
Ogni
lavorio
ella
conduce
,
E
ne
Non
sia
Sia
io
Ma
non
vo'
Notte
giorno,
e
toccar
Vorrei
Più
E
fare,
lutti
Lasciare
0
di
v'
cor
fiori
sia
non
buoi
e'
pastura.
volesse,
tesser
mai
fussi
ventura,
la
per
chi
o
io
pecore
andar
avesse,
io
Bench'
eh'
le
state
raorbidelle.
altra
e
curate
di
e
carni
curare
le
e
verno
sarei
vorrei
rotendol
po'
tue
morbidezze
tu'
cuore
di
contento
non
E
il
bellezze
tue
innamorate.
alle
devigliere
fa
pelle.
la
le
che
gente
i' penso
quando
l'invito
lasciar
potrei
le
udito.
tener
Giuliana,
tutte
Hanno
scambietto,
l'ha
chi
ognun
i' vi
sai,
Ben
Me
con
marito;
tale
fo
petto,
a
avesse
e
maravigliar
fo
forse
Che
benché
ballo
e
cavalle.
vadia
mi
che
vuol,
salto
Ch'
'ntiieiro
mai
nessuna
si
qual
Ch'io
E
lascia
non
cura
ghirlandelle.
dove
aval
già
fui
,
Spero
E
Non
di
pregoti,
doni
ritrovarti
Giuliana,
il
tuo
di
un
amor
che
vicino:
ad
che
altrui
a
Ferroncino
;
."0
Chft
giorno
Ti
//
chiama,
sul
canta
e
modo
da
notte,
e
di:
sera
tue
mattino
belle.
canzone
le
Vaghe
e
monlanioe
pastorelle.
e
Ili.
Mal
mi
Non
Lasso
volta
questa
come
sia
tolta
eh'
i*
\ivor
del
la
via.
—
mai
creduto
arei
non
,
E
duolmi
che
Che
amor
mi
Che
viver
non
dal
Cotanto
Fuoco
Che
'1
Pe'
tuo'
io
ho
doglia
è
disfatto
'1
e
piacente
atto.
mi
gratto
tigna
la
il
ghigna
'1
veramente
.
penso
e
tuttavia.
giuro
occhi
-
tanto
che
Ferroncin,
Giuliana,
ti
dolce
tuo
bocca
Torso
ch'arde
cuore
il
guai,
tanti
—
begli
gran
0
lassi.
te
paese
mio
Quando
La
mi
eh"
ogni
Per
per
s'accese
Credimi
Ed
dessi
dilungassi
mi
io
Bench'
provassi,
'1
poi
:
cuore
ha
ricadia.
seguitai
lassai.
podere
e
non
l;i
vidi
mai.
DE'
CANTO
di
Donne,
vorrà
Chi
Noi
Chi
Ch'e'
'1
Tutto
Nel
Entri
(*)
Questo
del
Biajrio
poi
1509
Buonaccorsi,
è
gli
andò
Canto
il
di
che
facci
passata.
palla
dove
cacci
vuo'
buona
!a
bene
si
se
fare.
impacci,
strigna
man
colpir
Quando
s'
non
manico
in
:
stiene.
le
bisogna
che
ben
tutti
dure
ha
maestri
l'addestri
noi
di
quest'arte
Di
buon
e
sappiam
'I
non
E
saeppolarc
perfetti
Siam
(*;
SAEPPOLATI
scoccata
pare.
fuori
4
in
febbraio,
Firenze
e
nel
lo
nevale
Car-
compose
Se
"1
saeppolo
Corto
ha
Tiensi
in
Senza
darti
E
farà
Ti
trae
Starà
un
si
Né
La
Che
Ti
E
Bene
se
se
più
fallisce
cosi
colui
spesso
nocchio
:
nespola
becco
aperto
diserto,
mezzo
aiutare.
troppo
trarre
assai
stretta
questa
sanza
può
coUeppola
a
pallotloliera
si
macchione
questa
al
importg
Non
ogni
ne
se
può
Perchè
saeppola.
poco
di
Fuor
qualche
chi
a
becca
chi
Ma
occhio.
pollone
sempre
chi
onore
maneggiare.
nel
bene
Foran
Egli
buon
ha
di
vette
Servon
E
grande
un
ha
più
piacere
dolore.
ancora
Giova
migliore:
per
mai
se
Quando
Certe
sol
man
trarre,
nel
è
egli
grosso,
e
tenicre
'1
far
la
cosa
palla
della
mira,
che
tira
può
errare.
;
mai
netta,
getta
35
si
Non
Il
vuol
che
incordato,
saeppolo
Lascerebbesi
Come
fra
è
Spunta
r
Tutte
E'
Ch'
Di
Poi
ha
che
e'
trae
Ed
ognor
Nò
vorrete
contento
in
voi
bisogna
far
islento
con
mano
prima
non
si
affallicato
adoperare
poi
avete
fa
si
provato
mai
di
su.
ha
e
resta
Chi
via,
troppo
poco
Sicché
Di
V
chi
sa
Quaud'
sia
sempre
pian
piano,
aver
pur
cura
rottura
;
rispetto,
senza
altro
;
?
paura
qualche
cresce
mano
'1
ma'
diletto
fare.
;
OI^TJSOOLI
Il
Giovanni
di
Libro
La
degli
Paradiso
di
PUBBLICAZIONE
PROSSIMA
DI
di
di
Leggenda
francese
Prato.
da
Ballo
a
Ritrovi
Alberti,
Maestro
fronte
e
inediti
del
buon
da
in
Vergognia
la
Storia
secolo.
Ragionamenti
del
1389
Prefazione).
Doni,
,
fe"ti
i°
(Voi.
e
Ferrara,
prosa
di
e
Giuda
testo
in
verso,
inedito
col
Iscariotte,
testo
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