236 MARGUERITE GUILLOT (II, 43, 55) Lione-Fourvière, martedì, gennaio 1851. Signorina, le scrivo da Fourvière, dal soggiorno della signorina Jenny, la quale sta bene. Io l’ho informata su tutto per quanto riguarda la casa presa in affitto dalla signorina Jaricot. Ella ne è contenta, ma resterà qui fino a quando glielo manderà a dire. Ieri ha visto la signorina Berlioz; non dovrà purgarsi prima della prossima settimana. Sono stato anche dalla signorina Jaricot: vi riceverà a braccia aperte. Ben volentieri mette a disposizione le due cappelle, soprattutto quella interna; e vi dà la possibilità di scegliere fra due appartamenti, o quello che si trova vicino alla biblioteca al primo piano, o la casa di san Giuseppe, la cui pigione è di 150 fr. Quello della biblioteca è migliore e io ve lo consiglierei, ma la signorina Jaricot pone una condizione: se trovasse di affittare la casa grande, ella vorrebbe ritirarsi nelle camere della biblioteca e in tal caso voi dovreste trasferirvi nella casa di san Giuseppe. Ella metterà a disposizione qualche letto e alcune sedie. Ho trattato e mi sono impegnato per voi; è un affare chiuso. Ieri sono andato a vedere le due case a St-Irénée, ma da per tutto i fitti sono più alti che dalla signorina Jaricot. Speravo di venire a trovarla oggi, ma mi sono trattenuto troppo a lungo dalla signorina Jaricot e il tempo è volato via. Dio ne sia benedetto, e anche voi tutte nella sua carità divina. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 237 CO 2371 MARGUERITE GUILLOT (II, 41, 54) La Favorite, 1° gennaio 1851. Signorina, ho appena visto la sua sorella e l’ho trovata come l’altro giorno. Se l’è presa troppo per la lettera dissuggellata; sarebbe bene evitarle ogni emozione penosa, per ché questa povera figliola è tanto fragile! Ma mi consola il fatto che si hanno tante attenzioni per lei. Può bruciare la lettera che ha in mano per me, perché ella me ne ha detto il contenuto. Ho visto il signor Berlioz, il quale mi ha detto che il suo male sta nel il fegato e che da qui provengono le sue depressioni e i suoi dolori, ma che vi ha trovato un rimedio ... Eh, sì, lo comprendo e comprendo anche lei, ma il buon Dio sembra volere assolutamente questo calvario, perché ogni altro mezzo è impossibile. In questi casi si deve ricorrere a tutto il proprio attaccamento alla santa conformità alla volontà di Dio, per acconsentire amorosamente a vedere se stessi morire ogni giorno. L’aspetto domenica verso le 9,30. Questa mattina alle 5 a Fourvière ho augurato il buon anno a tutte voi. L’ho celebrata io la prima messa e ci tenevo; ma che cosa ho chiesto per lei in particolare? Che sia assolutamente fedele alla grazia di immolazione che Nostro Signore le rinnova ogni giorno, che diventi agnello con l’agnello di Dio e che si lasci immolare come si immola lo sposo divino del suo cuore. L’agnello di Dio infatti è dolce e umile. Gli ho anche chiesto di poterla vedere confortata in tutte le sue prove, o per lo meno che le conceda la grazia di santificarle. Tutti gliene procurano molte; è la misteriosa grazia dell’amore che la va spogliando dell’uomo vecchio. Ricordiamoci 1 Per facilitare una ricerca negli originali, è stato inserito a destra di ogni lettera il rispettivo codice di riferimento dell’edizione francese: Œuvres Complètes, Centro Eucaristico / Nouvelle Cité, 2008, 17 vol. 1 sempre della bella risposta che san Giovanni della Croce diede, quando in cambio dell’amore per lui Nostro Signore gli chiese: Quale grazia vuoi che ti conceda? -Signore, rispose quell’anima grande, la grazia di soffrire e di essere disprezzato per amor tuo. Domenica, se Dio ce ne darà la grazia, chiariremo le sue difficoltà, ma creda che io non tratto con lei in modo sibillino o con diffidenza. No, no. Il fatto è che non penso alle cose da dire o alle cose che mi vengono dette. Sono portato ad essere molto distratto, e la mia mente si lascia totalmente assorbire da un unico pensiero. Capisco le sue pene come un medico capisce i malanni che non ha personalmente sperimentati, e che tuttavia egli cura con i principi della scienza. Sono ben consapevole di essere in grado di dare una risposta, e mi assumo la responsabilità della linea di condotta e delle direttive che le suggerisco. E lei, seguendole, avrà davanti a Dio un merito maggiore che se avessero un carattere più confortevole. Ma il grande favore che le chiedo è che sappia guardare sempre il lato buono delle cose e che si convinca che esse sono sempre dettate da una soave carità, che ha di mira solo il maggior bene dei propri figli. La benedico in Nostro Signore. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 238 CO 238 SIGNORINA MONAVON (V, 300, 1) La Favorite, 3 gennaio 1851. Signorina, ho appreso la triste notizia della morte del suo buon papà e vengo per dirle la pena e la tristezza del mio cuore e per condividere le sue, se fosse possibile. La fede e la speranza cristiane l’hanno resa forte su questo calvario, ma ne avrà ancora bisogno dal momento che ora è doppiamente orfana. Ma Nostro Signore sta vicino a lei, che è la sua figlia e la sua sposa. Ora il suo devoto babbo riposa nel suo amore e là lo troverà sempre. Noi abbiamo pregato per lui e continueremo a farlo, soprattutto nel Terz’Ordine, di cui fu il primo membro. Pregando per il padre pregheremo anche per le figlie, perché siano le degne eredi della sua fede così viva e della sua pietà così tenera. Mi creda sempre, signorina, in Nostro Signore suo dev.mo servitore Eymard, p.m. Sig.na Monavon Agarithe - rue de Castries 10 - Lione. 239 CO 239 SIGNORA GOURD (V, 9, 6) 26 gennaio 1851. Signora, la sua lettera mi ha spinto a ringraziare il Signore, perché ero preoccupato per lei e per i suoi. Fra l’altro mi dice che è stata malata e vorrei rimbrottarla di curarsi troppo poco. È vero che qualche volta il nostro buon Maestro ci costringe a restare soli di fronte alla malattia, per potere parlare alla nostra povera anima, che sempre gli sfugge. Un po’ di sofferenza dispone in modo mirabile l’anima alle impressioni della grazia. Mi auguro, signora, che se le prenda spesso queste due ore di riposo ai piedi del divin Maestro, per ritrovarsi tutta intera alla sua presenza ed essere ricolma del suo spirito e del suo amore per il resto del tempo che dovrà trascorrere con il prossimo. Impariamo ad agire come i santi: prima starsene con Dio e poi mettersi al servizio degli altri mantenendosi sempre alla presenza di Dio. Lei mi dice: ma io non ne sono capace, neppure ci penso! È facile invece: basta un semplice sguardo a Dio presente in noi o attorno a noi, un atto interiore di offerta, di domanda e di accettazione di ogni evento. Quanto è felice l’anima che vive 2 così con Dio! Che bella unione! ci si sente in cielo da per tutto. Sopportiamo volentieri le contrarietà della vita e degli stati dell’anima e del cuore con l’amore alla volontà di Dio. Quando ci sembra che tutto ci esasperi e ci contrari, teniamo il nostro povero cuore a due mani e non permettiamogli di investigare ciò che lo contrasta, suggerendogli invece di mettersi d’impegno per fare qualcosa per l’amore di Dio. Circa la confessione, preferisco vedervi ambedue fedeli alla scelta che avete fatto del parroco. Le ragioni le conoscete: la continuità e la fiducia; ma tornandoci avrete modo di valutare se è un uomo di preghiera. Nostro Signore vi tenga sempre sotto la sua santa protezione e vi faccia tornare felicemente. Ogni giorno ricordo al Signore lei e tutti i suoi cari. Mi creda aff.mo nella sua divina carità Eymard. Sig.ra Gourd - Fermo posta - Parigi. 240 CO 240 STÉPHANIE GOURD (V, 85, 6) 26 gennaio 1851. Signorina, continui a proporsi come norma, centro e fine delle sue azioni ed aspirazioni la santa e sempre amabile volontà di Dio. Il nostro Padre che sta nei cieli, tiene sempre puntati gli occhi del suo amore su di noi, e la sua divina Provvidenza prevede e regola tutto per il nostro maggior bene. Non si meravigli della volubilità dei suoi stati d’animo; essa viene da Dio, che vuole che ci applichiamo a qualche virtù particolare, come la dolcezza, la pazienza e l’umile sopportazione di noi stessi. Perciò quando si sente triste o di cattivo umore non lasci penetrare questo sentimento nel cuore, ma finga di non accorgersene. È una nube passeggera, che spostandosi nasconde il sole dell’amore; lo consideri come un dolore reumatico, e continui ad agire esteriormente come al solito. Ma se dovesse durare troppo a lungo e fosse accompagnato da turbamento dello spirito e da una certa irritazione del cuore, farà bene a parlarne con la sua mamma, ma come di una pena più che di un sentimento del cuore. Sarà saggio sottacerne la vera ragione, per non suscitare l’antipatia naturale. Però se ne fosse angustiata, dica tutto. Continui ad accostarsi alla comunione, perché è debole. Se vogliamo vivere in Nostro Signore bisogna riceverlo; il Salvatore ha detto infatti: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui ... colui che mangia di me vivrà per me» (Gv 6, 56-57). È meglio andare alla comunione con le proprie miserie che starsene lontana per timore o per umiltà; l’amore è più incline all’abbandono che al rispetto, alla confidenza che alla paura. Faccia la comunione con il desiderio di amare sempre di più; è la disposizione migliore. Quanto alla meditazione, le consiglio di non preoccuparsi durante la giornata per volerla fare bene; basta che se ne occupi la mattina. La meditazione del mattino deve ruotare attorno al tabernacolo, o attorno a Gesù presente nel suo cuore, ripetendo la profonda e sempre significativa giaculatoria: «Gesù è il mio Dio e il mio tutto». Nello scambio dell’amore, non parli sempre lei, ma sappia conservare il silenzio ai piedi di Gesù. Si senta felice di vederlo, di guardarlo, di ascoltarlo, di sapersi davanti a lui; le genuine parole dell’amore sono piuttosto interiori che esteriori. Su, si faccia coraggio sulla via del cielo; andiamo sempre avanti pur in mezzo ai sassi e alle spine del deserto. La ringrazio delle sue preghiere per me; lei sa che è sempre presente nel mio ricordo davanti a Dio. Eymard. 3 241 CO 241 REVERENDO ROUSSELOT (I-S, 155, 1) Lione, 29 gennaio 1851. Signor vicario generale e mio caro padre, vengo per ringraziarla di gran cuore delle sue due lettere. Esse mi hanno confermato nella mia prima convinzione circa la verità dell’apparizione di La Salette. Io l’ho professata di fronte e contro tutti i suoi avversari. È incredibile! a forza di volere essere prudenti i sapienti ecclesiastici finiscono col diventare increduli. Quanto male essi hanno fatto alle anime deboli e agli indifferenti! Apprezzo molto quanto il vescovo di Belley ha detto ad un suo amico: «Quello che è accaduto ad Ars non è che una prova e una tempesta suscitata dal demonio, e i fatti di La Salette emergeranno ancora più luminosi». Gli avversari di La Salette sono raggianti di potere così giustificare la loro incredulità e non si accorgono che volendo evitare una credulità da donnicciuole, come essi la qualificano, cadono in una strana contraddizione fondando il loro giudizio su un fatto ridicolo agli occhi della ragione e del buon senso come quello di Ars, senza prove, senza esame, senza dignità. Oggi essi cominciano a tacere e a dire che la verità verrà a galla. E ora vengo al giovane di cui mi parla. È con molto dispiacere che la Società non può ammetterlo. Noi accogliamo solo chi è già in filosofia e finora abbiamo rifiutato tutte le domande di chi frequenta le classi inferiori. Mi viene un’idea. Potrei indirizzarlo al seminario di Belley o di Meximieux; io spero di ottenere la sua ammissione per 300 fr. l’anno, se le va bene. Sarei ben contento di poterle dare una nuova prova della mia gratitudine e della mia assoluta e filiale dedizione. Mi creda sempre in Nostro Signore, caro padre Rousselot, suo aff.mo Eymard, p. m. Rev.do Rousselot, vicario generale e rettore del Seminario maggiore - Grenoble (Isère). 242 CO 242 MARGUERITE GUILLOT (II, 43, 56) Lione, 2 febbraio 1851. I miei rispetti a tutta la sua famiglia; il Signore la benedica in questo giorno santo. Si offra generosamente con Gesù bambino sulle braccia di Maria a Dio Padre, e si renda disponibile a tutto ciò che egli vorrà e che a lui piacerà. La sola vera felicità di un’anima è di essere nella volontà di Dio; e se questa divina volontà è crocifiggente, sarà il trionfo più grande dell’amore. La benedico in Nostro Signore. Eymard. 243 CO 243 PADRE COLIN (I-S, 39, 4) La Favorite, 3 febbraio 1851. Dopo matura riflessione, dopo avere molto pregato, fatto pregare ed essermi consigliato, mi sono finalmente deciso ad aprirle il cuore su una idea che combatto da molto tempo e che continua a perseguitarmi e a rimproverarmi di resistere alla voce di Dio. L’idea è la seguente. Un giorno di passaggio da Fourvière (21 gennaio) fui fortemente impressionato: 1. dall’abbandono spirituale dei sacerdoti diocesani nel mezzo del loro ministero, e dei laici devoti. 4 Alcuni sacerdoti si sono lamentati con me, vedendosi soli, privi di ogni sostegno particolare, e anche di quegli aiuti che i laici trovano nel mondo da parte delle pie confraternite che riempiono le nostre città; 2. dalla mancanza di direzione spirituale per la maggior parte delle persone devote, soprattutto per quanto riguarda la vita interiore - è una verità sconvolgente per ogni sacerdote che fa del ministero -come anche della scarsità di virtù solide e di devozioni ben caratterizzate; 3. dalla scarsa devozione verso il SS. Sacramento: credo che sia questa la causa fondamentale di tanta indifferenza e di tanta mancanza di pietà; 4. dai tanti sacrilegi commessi contro l’adorabile sacramento. Scosso da tutti questi pensieri, me ne venne un altro: bisognerebbe istituire per gli uomini ciò che si sta costituendo per le donne, un corpo di uomini votati all’adorazione riparatrice, un corpo vivente in comunità. La comunità dovrebbe avere in città degli associati, che verrebbero a ritemprarsi, a partecipare all’adorazione e a fare dei ritiri. La chiesa e la comunità sarebbero accessibili solo agli uomini. I sacerdoti che ne sono a capo eserciteranno il ministero in casa e si applicheranno esclusivamente allo sviluppo e al consolidamento dell’opera. Questo corpo speciale sarà legato da un vincolo spirituale alla Società di Maria, formerà il suo Terz’Ordine ma con una propria organizzazione autonoma. Questa opera potrà attecchire a Lione? Io credo di sì, perché il mondo devoto ne sente la mancanza. Ma con quali mezzi? Se Dio la vuole, egli fornirà senz’altro i mezzi materiali. Una volta accettato il principio, il resto è solo questione di Provvidenza. Ecco, caro padre, la semplice espressione dei miei sentimenti. Glieli presento nella sua qualità di padre, pregandola e scongiurandola di volerli vagliare davanti a Dio. La cosa è di gran peso; per questo io non voglio assumerla. L’affido alla sua persona perché so che ella non desidera che la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime. Mi sembra di potere affermare che le scrivo questo mosso non da qualche sentimento umano; nessun motivo naturale mi ha guidato. A dare retta ai miei gusti e desideri, preferirei la vita di assoluto ritiro e di solitudine; Dio me ne fa gustare la pace e la felicità. Ma se egli vuole da me questo sacrificio e questa immolazione, io gliene chiederò la grazia; anche lei la chiederà per me. Il Terz’Ordine dell’adorazione riparatrice. Suo scopo. - L’Eucaristia è tutta la religione dell’amore. L’Eucaristia è Gesù Cristo stesso, sostanzialmente presente in mezzo a noi, con le sue grazie, le sue virtù, il suo amore. È il fuoco perenne e struggente dell’amore divino, la vittima divina, ostia permanentemente riparatrice per la salvezza del mondo. Rianimare la fede, la devozione, l’amore di Gesù nel SS. Sacramento; sostenere, alimentare, far crescere la perfezione cristiana dei fedeli mediante il culto adorabile dell’Eucaristia; offrirsi come vittima riparatrice per la grande indifferenza, le tante irriverenze e i tanti sacrilegi contro Gesù eucaristico: tale sarà lo scopo generale dell’adorazione riparatrice. È l’opera per eccellenza. Tutte le altre ne derivano come dalla loro sorgente, e vi ritornano come al loro scopo. È l’opera del giorno. A grandi mali, grandi rimedi: Gesù Cristo ostia e vittima. Nelle pubbliche calamità la chiesa indice le Quarantore. E oggi che le calamità e i delitti riempiono il mondo, noi abbiamo bisogno di Gesù esposto, vittima davanti al Padre celeste, e sempre esposto per rianimare la nostra fede, la nostra pietà e il nostro amore. Per grandi sacrifici occorre un grande coraggio, una virtù forte e generosa. Soprattutto oggi il credente non è solo figlio della fede e discepolo di Gesù, ma per conservare pura la fede e fedele il cuore gli occorrono grandi aiuti senza dei quali soccomberà per la fatica in mezzo al combattimento. Ora proprio nell’Eucaristia i confessori cercavano e attingevano la forza che meravigliava i loro potenti persecutori e trionfava delle loro seducenti promesse e della loro terribile collera. Noi ci troviamo nella stesse condizioni, forse anche in condizioni peggiori, poiché i nemici camuffati, astuti e ipocriti sono molto più temibili dei tiranni e dei persecutori. Anche il demonio ha fatto più vittime di apostasia e di incredulità con il contagio degli indifferenti e degli empi che con i tormenti e la morte. Opera cattolica! - Essa non si lega e non deve legarsi a un luogo, ad una congregazione, ad 5 alcune categorie di uomini, ma sarà l’opera di tutti, perché Gesù Cristo è il bene di tutti, l’ostia e la vittima di salvezza per tutti, la proprietà divina di ogni cuore che vuole seguirlo e amarlo. Per essere ammessi basta una sola domanda: Sei cristiano e desideri davvero di esserlo? - Sì. - Entra, perché un cristiano deve essere un altro Gesù Cristo, un santo vittima per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. È qui il suo calvario di riparazione e di amore, ed è l’amore che vi crocifigge con Gesù Cristo. 244 CO 244 MARGUERITE GUILLOT (II, 44, 57) La Favorite, venerdì 8 febbraio 1851. Signorina, ieri ho visto la signorina Jenny; ella sta bene ed è dispostissima a trasferirsi in qualsiasi posto sarà scelto. L’ho informata preventivamente che le suore di St-Régis non possono dare in affitto le camere, perché è contrario alla loro regola. La superiora sarebbe stata contenta di compiacervi e le costa non poterlo fare, ma continuerà a dare ospitalità alla signorina Jenny per tutto il tempo che sarà necessario. Ho visto il signor Benoît; era tempo. Egli ha respinto parecchie richieste, perché non erano convenienti per lui. A voi è disposto a cedere le due camere per 160 fr.; è l’ultimo prezzo, ma vi accoglierebbe volentieri. Le mando la sua lettera. Ho fretta, perciò mi voglia scusare. Suo dev.mo nel Signore Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 245 CO 245 MARGUERITE GUILLOT (II, 44, 58) La Favorite, lunedì 10 febbraio 1851. Signorina, speravo di poter venire a trovarla, ma non mi è stato possibile, perché il p. Lagniet in questi giorni è venuto in visita al noviziato. La notizia della sua caduta mi ha molto rattristato. Faccia attenzione che l’incidente non abbia delle conseguenze incresciose; è meglio ricorrere subito alle cure. Questa sera devo andare a vedere per voi una o due case nelle vicinanze di St-Irénée; se non avete già concluso l’affitto, sarà per voi una possibilità in più. Domani nel pomeriggio spero di venire a vederla. Stia tranquilla, per me le sue sono sempre lettere di una cara figlia in Nostro Signore. Questi piccoli timori li deve considerare come miserie, a cui non bisogna dare importanza. A domani, se il buon Dio vorrà. Ho fatto la commissione presso il signor Benoît ed approvo la decisione. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, façade du Rhône, 9 - Lione. 6 246 CO 246 MARGUERITE GUILLOT (II, 45, 59) Gesù, Maria, Giuseppe. La Favorite, domenica 18 febbraio 1851. Signorina, speravo di recarmi ieri dalla signorina Jaricot, ma non ho potuto, perché mi è mancato il tempo. Ci andrò oggi o uno dei prossimi giorni, alla prima occasione libera. Potrò così vedere questa piccola casa solitaria; forse è lì che il buon Dio vi vuole. Ma il signor Berlioz verrà a vedervi? Quanto a me, lei conosce i miei sentimenti verso di voi tutte, ma come religioso non posso promettere nulla per il futuro. Lascio tutto al beneplacito di Dio, anche se non bisogna fare di questa una questione determinante, tanto poco ci si può fidare di me e fare assegnamento su di un povero uomo quale io sono. Non so nulla del futuro. Per me, il mio futuro è in Dio, e il mio presente sta nel desiderio di volere compiere unicamente la sua santa volontà, perché tutto ciò che il buon Dio dispone è il meglio e la cosa più perfetta. La sua lettera tanto attesa mi ha sollevato dalle preoccupazioni a proposito del suo incidente: il buon Maestro la guarisca, per farla soffrire in altro modo piuttosto. Non dica: è una punizione. No, figlia mia, non è una punizione, ma una particella della croce di Nostro Signore. Quando la croce è arrivata, non bisogna mai ricusarla perché viene da Dio; bisogna invece accoglierla come un frutto prezioso del calvario e una goccia del sangue del buon salvatore. Io lo dovrei piuttosto ripetere a me stesso, poiché da quando la dirigo, sono io il calvario per lei, un povero calvario che non ha nemmeno una sepoltura da offrire alle sue vittime. Non indugi perciò su questo calvario di spine, basta passarvi per proseguire verso il monte degli ulivi dell’ascensione. Le sue riflessioni su ciò che le ha detto la signorina D. mi sembrano troppo fosche, ma prego il buon Dio che siano solo una nebbia che si dilegua al sole della grazia. Io ne sarei contento, se vedessi chiaramente la volontà di Dio in ciò, ma non ce la vedo. Non ritorno sulle riserve di cui le ho fatto cenno. E cioè lo considero come un affare personale ed estraneo al Terz’Ordine. Se la grazia del Terz’Ordine si mantiene al suo interno, se anche restassero solo poche terziarie - il seme ciò basterà per farlo germogliare di nuovo nel giorno della risurrezione. Povero Terz’Ordine, com’è mal ridotto all’apparenza! ma è necessario che passi attraverso il fuoco purificatore. E chieda a Nostro Signore e alla buona madre che io possa sempre essere perfettamente consenziente alla volontà di Dio e non faccia nulla che sia di ostacolo alla sua grazia e alla sua azione. Coraggio! La benedico di tutto cuore in cambio della sua carità. Eymard. P.S. Non è nulla il disturbo che ho avuto e che ho ancora, perché mi riesce lo stesso di condurre la mia solita vita. Compianga piuttosto se stessa e non faccia imprudenze. Giovedì ho visto la signorina Jenny: ella sta bene e ne son contento; pensa di partire domenica o lunedì prossimo. Le ho promesso di tornare a trovarla e le ho consigliato di intendersi con lei ... I miei ossequi deferenti e cordiali a tutta la sua famiglia. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 7 247 CO 249 REVERENDO ROUSSELOT (I-S, 156, 2) Lione-La Favorite, St-Irénée 22, 6 marzo 1851. Signor vicario generale e mio buon padre, sono stato assente per un po’ di tempo, e perciò la prego di scusare il mio ritardo nel risponderle. La ringrazio molto per il suo opuscolo su La Salette che ha procurato a tutti noi un gran piacere. Esso è adatto a fare del bene ai buoni e agli incerti, ma dubito che ne farà agli avversari. Queste persone non vogliono esaminare i fatti, e non sanno fare altro che obiezioni e supposizioni arbitrarie. Ho visto molte persone a Lione che si lamentano della poca serietà dell’episodio di Ars. Siccome però si conoscono l’atteggiamento del curato e le sue perplessità, è subito riemersa la verità di La Salette. Oggi vi si crede come prima e, direi, anche più di prima. I paladini di Ars se ne stanno zitti o fanno dell’ironia. Posso affermare che ora la fiammata si è esaurita, e che non è rimasto che un po’ di fumo. La sua risposta finirà col dissipare ogni dubbio. Credo che essa verrà letta con piacere a Lione e che sarà più efficace di quella del reverendo Bèze, proprio perché va al nocciolo della questione. Io credo che il modo più spiccio sarebbe quello di costituire uno o più depositi in Lione dandone l’avviso con un manifesto. Sarebbe bene farne anche a Fourvière. Io potrei interessare due o tre librai e raccomandarlo a tutti i miei amici. Padre, io sono il suo figlio devoto; mi dica quello che devo fare e il mio cuore e la mia voce risponderanno prontamente. Ho preso informazioni sul viaggio di Ars; sono esattamente le stesse che sono state diffuse. La conclusione dell’opinione pubblica è questa: il buon curato dice sì e no; d’altra parte da lontano si dà eccessivo peso alle opinioni del curato d’Ars. Qui esse sono considerate assolutamente di livello ordinario, sotto il profilo del giudizio critico; spesso anzi sono ritenute carenti sotto lo stesso profilo. Non posso inviarle una relazione scritta di un testimonio di Ars perché qui non ne abbiamo. Il signor Thibaut non ha preso parte al viaggio, solo i due parigini vi sono andati. Scriverò subito a Belley e la informerò al più presto del risultato. Mi sembra proprio il momento adatto, e il giovane che soggiornerà a fianco dei maristi, potrà vederli facilmente e farsi conoscere. Abbiamo fiducia, mio buon padre, come mi ripeteva ancora poco fa il buon p. Cholleton: «Io ci ho sempre creduto ai fatti di La Salette e oggi ci credo come prima»; e anch’io ci credo, e con maggior convinzione. Mi conservi i suoi sentimenti di padre e mi creda sempre suo figlio nel Signore Eymard, p. m. 248 CO 250 SIGNORA FRANCHET (II-S, 156, 8) Gesù, Maria, Giuseppe. La Favorite, 21 marzo 1851. Signora, questa settimana ho fatto un breve viaggio e sono tornato solo ieri sera. Mi affretto a chiederle di scusare il mio ritardo. Mi è stato impossibile trovare un momento: sono sommerso dalle occupazioni; Dio sia benedetto! Devo ritenermi molto contento di potere lavorare per la sua gloria e per la salvezza delle anime. Ma lei mi dirà che scrivere poche righe è presto fatto. È vero. Ma ho anche avuto una malaugurata emicrania per tre giorni, e mi è stato impossibile prendere la penna. Ci ho provato, ma ho dovuto desistere. 8 E ora a lei. La sua lettera mi ha fatto piacere, e il piacere ha risvegliato la pena. Lei sa il perché. Mi piace vederla generosa, piena di coraggio, capace di dominare le onde e i furori delle tempeste aggrappandosi fortemente all’ancora della volontà di Dio. La forza viene dal sacrificio. Le tempeste hanno una breve durata, e l’inverno purifica l’atmosfera e uccide tutti questi insetti che divorano le piante. L’anima sembra che debba venire meno nel mezzo della sofferenza, è vero, ma solo per rinascere dalle proprie ceneri. La vita di un’anima che ama Dio è una vita di morte. Coraggio dunque! Sul ciglio di un precipizio non si deve guardare verso il fondo ma tenere gli occhi rivolti verso l’alto, pena le vertigini. Fissi il suo cuore in Nostro Signore e si faccia animo: egli è in lei, e contempla le sue lotte preparandosi a premiarle. In merito al viaggio del 25, sono diviso tra il piacere del suo caro Charles e il desiderio di esserle utile. Ma il piacere di una madre nel figlio deve aver la precedenza, e io le consiglio di andarci; sarà una bella festa. La lascio comunque libera, e la prego di credere che la sua anima mi è sempre cara davanti a Dio. Eymard. P.S. Domani sarò a Puylata e nella mattinata sarò libero dalle 9,30 alle 11. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 64 - Lione. 249 CO 251 MARIANNE EYMARD (III, 89, 80) La Favorite, 26 marzo 1851. Care sorelle, sono proprio pigro nello scrivere. Tutti i giorni me lo propongo, ma non trovo mai un momento veramente libero. Sono stato tanto occupato fino ad oggi che ho rimandato tutte le lettere a più tardi. Sapete comunque che il mio cuore vi fa visita tutti i giorni e non cessa di essere con voi. Meno male che la signorina Guillot vi scrive di tanto in tanto; ella lo fa per sé e per me. Questa buona signorina è stata molto male, ora sembra però che vada migliorando e il braccio le faccia meno male; anche le altre sorelle sono di salute precaria. Povera famiglia! è davvero una famiglia tribolata, ma esse affrontano con coraggio le loro prove. Domani partirò per Saint-Chamond, una città che dista da Lione dieci leghe; mi fermerò fino alla Pasqua per predicarvi il giubileo. Mi mandano per un caso di esigenza improrogabile; siamo subissati da richieste. A La Mure non siamo ancora potuti venire a predicare il giubileo, io però insisto con tenacia perché si venga verso la fine dell’anno. Io sto bene; pregate per me. Abbiate ogni riguardo per voi stesse e amate sempre molto il buon Dio. Ci riposeremo in paradiso: allora potremo conversare eternamente insieme nell’amore del nostro Dio. Saluti, vi scriverò più a lungo un’altra volta. Vostro fratello Eymard, p.s.m. P.S. Ho ricevuto la vostra bella lettera, che mi ha fatto un grande piacere. Sono molto contento che abbiate affittato alla signora Seymat. Le riparazioni da fare erano indispensabili; in seguito ne trarrete vantaggio. Bene! Fate fare comunque dei servizi igienici decenti, è la cosa più necessaria. Fate abbattere anche l’albero del cortile e demolire o riparare le vecchie baracche. Ma fate soltanto ciò che è necessario, perché una riparazione tira l’altra. Ho visto ieri il piccolo Reymond: egli fa bene. Quest’anno ha fatto molti progressi, non è più lo stesso: si comporta bene e i superiori sono contenti di lui. Il reverendo Dumolard sta bene e predica a tutto spiano; si tratta di una informazione falsa. La notizia della morte del signor Fayolle mio vecchio amico mi ha molto addolorato; gli avevo scritto proprio questa mattina e la lettera è ancora qui sul mio tavolo. Ah, che perdita! che santo! Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 9 250 CO 252 MADRE DUBOUCHÉ (I-S, 220, 1) La Favorite, 27 marzo 1851. Signora, ho un momento libero e glielo dedico volentieri. Fra due giorni parto per SaintChamond (Loire) per predicarvi il giubileo, che raccomando alle sue preghiere. La sua lettera mi ha consolato; ero infatti in ansia sapendo che era molto sofferente. Ah, sono i dolori del parto del calvario; non vi è opera buona che non sia irrorata dal sangue di Nostro Signore e dai sudori dei suoi discepoli. L’opera dell’adorazione riparatrice è l’opera da me prediletta. La ricordo e invoco su di lei la protezione divina ogni giorno nel santo sacrificio. Eccole ora il mio pensiero sulla fondazione di Lione; glielo esprimo in tutta semplicità, basandomi esclusivamente sulle mie impressioni. Essa potrà fare un grande bene a Lione e ne fa già molto, ma qui più che altrove occorre grande prudenza e grande condiscendenza. Non conosco altra città dove le opere nuove incontrino tante difficoltà ad attecchire come a Lione. Qui detta legge una pietà terra terra, severa, egoista, come nelle città dove vi è abbondanza di mezzi. Il clero addetto alla pastorale vuole concentrare tutto nella chiesa parrocchiale. Già qualche parroco ha alzato la voce contro l’invadenza dell’opera dell’adorazione riparatrice; ora comunque queste recriminazioni si sono un poco assopite e io ne trovo la spiegazione nella direzione esterna dell’opera e ammiro il modo di procedere della Provvidenza. Se l’opera avesse avuto dei responsabili gesuiti o maristi o cappuccini, sarebbe stata sotto il tiro di tutti, invece il responsabile è il cappellano di Sua Eminenza e l’incaricato delle confessioni è il p. Cholleton, due persone che riscuotono la stima generale e sono il presidio dell’opera. In seguito si potrà migliorare, ma bisognava cominciare così. Il reverendo Mayat è un ottimo prete molto servizievole. Le sue suore avevano bisogno di questo. Il cardinale, è vero, ha rinchiuso le suore dentro casa e ha proibito alla superiora di stare tutto il giorno al parlatorio, di prestarsi ai devoti pettegolezzi o a chi va alla caccia solo di qualche segreto misticume; egli ci tiene a che la loro vita sia raccolta. In queste condizioni mi avvedo perfettamente che il fine secondario dello zelo per le anime viene un po’ sacrificato, ma prospererà in seguito; penso che bisogna evitare di contrariare Sua Eminenza. Egli ha rinnovato l’autorizzazione a continuare i ritiri minimi, ma anche qui bisogna usare cautela. Bisogna assolutamente evitare di far nascere nel cardinale impressioni sgradevoli, perché le impressioni persistono nel tempo. Quanto a suor Anne, ho scoperto in essa una particolare attrattiva per la vita contemplativa e le ho consigliato di stare attenta a non assecondarla in maniera eccessiva. Le ho ripetuto che sono due i fini che deve perseguire: Nostro Signore riparatore e le anime riparate. Comunque l’ho premunita contro certe persone devote che le potrebbero legare le mani. Temevo che non si incontrasse abbastanza spesso con le partecipanti ai ritiri, così almeno mi avevano detto; ella invece mi ha assicurato che le vede due volte al giorno; è più che sufficiente. In generale ritengo che suor Anne è dotata di un buon criterio; mi pare discreta e soprattutto totalmente affezionata alla sua buona madre Thérèse. Penso che sarà meglio apprezzata quando sarà meglio conosciuta. Questi, signora, sono i miei pensieri espressi così alla buona. Comprendo che bisogna gettare delle fondamenta molto solide, ma l’opera ha una grande grazia; essa è stata benedetta e continuerà ad esserlo, spero. Mi creda, signora, suo aff.mo in Nostro Signore Eymard. NOTA: La lettera è indirizzata alla signorina Théodelinde Dubouché (Madre Marie-Thérèse), fondatrice dell’Adorazione riparatrice. - La suor Anne è la signorina Virginie Danion, che più tardi fonderà la Congregazione dell’Azione di Grazie a Mauron (Morbihan). 10 251 CO 253 SIGNORA FRANCHET (II-S, 157, 9) St-Chamond, 29 marzo 1851. Signora, il nostro piccolo Charles sta bene, molto bene anzi. Egli la attende per martedì con la stessa ansia con cui si attende una cara mamma. Io la prego di farmi un favore: mi porti il quaderno dei verbali del Terz’Ordine, gliene sarò riconoscente. Mi occorre per questi pochi giorni, dal momento che dovrò parlare più spesso di quanto prevedevo. A martedì! Il buon Dio la protegga. Eymard. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 63 - Lione. 252 CO 254 PADRE CHAMPION (I-S, 11, 1) St-Chamond, (marzo o aprile) 1851. Dio sia benedetto! Sono nel vivo della battaglia: non ho il tempo per contare le ore, né quasi, per consumare i pasti. È il momento della mietitura. Se Dio vuole mi riposerò a La Favorite. Sono pronto a morire qui sul campo di battaglia. Quando si è capito il grande principio geometrico, non si tira che una sola linea dalla terra al cielo, dal proprio cuore al cuore di Dio. E si è liberi e pieni di gioia. È la felicità del sacrificio. Addio. Vado come al combattimento, rianimato dal coraggio e soprattutto sostenuto dalla grazia di Dio. Sono stupito della mia forte debolezza. NOTA: Estratto di una lettera indirizzata al p. Cyr Champion, in quel momento vicemaestro dei novizi della Società di Maria a La Favorite, quartier St-Irénée, Lione . 253 CO 256 MARGUERITE GUILLOT (II, 47, 60) La Favorite, 1° aprile 1851. 1. Lei mi chiede mie notizie: sono raffreddato e un po’ sofferente. 2. Il giubileo di sua madre: essa può partecipare alla messa in qualsiasi altro giorno a sua scelta, le avevo infatti lasciato piena libertà. Il suo giubileo sarà ugualmente valido. 3. Mi domanda che cosa devo fare per la rettrice: nulla. Ho letto la sua lettera, ella è irritata. È possibile che ci sia stato un malinteso, ma io non l’ho rilevato. Le scrissi per informarla di questa difficoltà, senza però fare il suo nome. E la ragione è questa: se nominiamo la signorina C., bisogna nominare di nuovo anche le altre. 4. Se le chiedesse se lei mi ha spedito la sua lettera, e se io sono a conoscenza di quella che lei le ha mandato, che cosa rispondere? - No no, si guardi bene dal procurarmi questo dispiacere. Io devo rimanere all’oscuro di queste piccole miserie domestiche. 5. Rimandarmi la sua. 6. La escludo dal consiglio? Niente affatto, e se non ci fosse la vorrei includere ... per farle meritare il cielo. Ed ora, senza pregiudicare nulla, si comporti con la signorina D. con animo magnanimo e generoso pari al suo; non le muova nessun rimprovero pungente. 11 7. Ne escluderei M.C.? Su questo punto voglio consultare la signorina David, che sarà molto incerta ... Bisogna pregare. 8. Ne darei due per lei? Bisogna che me le indichi; le cerchi. 9. La messa: ne prendo nota. Coraggio, il bene lo si fa solo tra le contraddizioni. Quanto alle riparazioni progettate dalla signorina Jaricot, lasci che facciano come hanno deciso; non se ne preoccupi, noi ci aggiusteremo in qualche modo. La benedico di tutto cuore. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 254 CO 255 MARGUERITE GUILLOT (II, 48, 61) Gesù, Maria, Giuseppe. Saint-Chamond, mercoledì 23 aprile 1851. Signorina, le scrivo per farmi vivo e per dirle che non le ho risposto perché mi è stato impossibile. Difatti non ho risposto a nessuno; lei è la prima a cui lo faccio. Non ho avuto infatti un momento libero, mi sentivo anzi a disagio per non potere accontentare tutti, anche se protraevo un po’ il tempo delle confessioni fino alle 9 o alle 10. Quanto è buono Dio nelle sue divine misericordie! Molti sono tornati a Dio, ma ne restano ancora tanti altri. Rimarrò qui fino alla domenica in Albis; partirò lunedì per scendere al n. 9, penso, verso le 4,30 di sera. Sto meglio ora che all’inizio; il buon Dio mi sostiene e non mi sento molto stanco. Ho ricevuto le sue due lettere, ma devo confessarle che per un po’ non ho avuto il tempo di leggere neppure le mie e che di fatto non ne ho letto nessuna, rimandandole a più tardi. Questo la potrà stupire forse, ma è vero, ho letto la sua soltanto oggi. Quando tornavo dalla chiesa erano le 10 o le 11, e dovevo ancora recitare il breviario; ho lasciato tutto per le anime. Non ho letto neppure la lettera della signorina Dav.; la rimando a più tardi, perché mi stanno aspettando con impazienza. Saluti, benedico lei e tutte quante. Abbiate molta fiducia. Come potete pensare che sia indifferente? Oh no, Nostro Signore ben lo sa. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 255 CO 257 SIGNOR DUPONT (III-S, 87, 1) Lione-La Favorite, St-Irénée 22, 10 maggio 1851. Caro signore, vengo per ringraziarla del suo cordiale ricordo e delle preziose lettere del nostro comune amico; esse sono sublimi per i sentimenti e svelano l’alto grado di una perfezione che non doveva arrestarsi neppure di fronte all’eroismo. Quando avremo portato a termine il nostro lavoro, glielo darò da leggere. Sarà ancora più edificato nell’apprendere molti particolari che la modestia del nostro venerabile amico sapeva così bene tenere nascosti, ma che non poterono sfuggire a colui ch’egli chiamava col nome di Padre. Approfitto di questa circostanza per raccomandarmi alle sue preghiere. Mi creda, caro signore, suo dev.mo e aff.mo in Nostro Signore servitore Eymard. P.S. Avremo una gran cura dei suoi manoscritti. NOTA: Sappiamo degli stretti rapporti che il p. Eymard, marista, intrattenne con il comandante Marceau, membro del 12 Terz’Ordine di Maria e figlio spirituale del padre. Subito dopo la sua morte, avvenuta il 1° febbraio 1851, il p. Eymard cominciò a raccogliere delle testimonianze allo scopo di comporre una biografia del comandante. Con questa lettera egli informa il signor Dupont che ha ricevuto le lettere inviate e lo ringrazia. In seguito, sommerso dalle occupazioni, il p. Eymard fu costretto a rinunciare al progetto. Il suo confratello e amico p. Claudius Mayet porterà a termine il lavoro e pubblicherà, anonima, la biografia con il titolo: Auguste Marceau, capitaine de frégate, commandant de l’Arche d’Alliance. 256 CO 258 SIGNOR DE LEUDEVILLE (V, 215, 2) Lione, La Favorite, St-Irénée 22, 11 maggio 1851. Caro signore, scusi il ritardo; sono appena ritornato dalla predicazione della quaresima e del giubileo, durante la quale sono stato impegnato e sovraccarico di lavoro. Mi rincresce di non averle potuto scrivere per la data che desiderava; la sua carità mi vorrà scusare. Sarà nel bel mese di Maria che lei farà la consacrazione di tutto se stesso a Dio nelle mani della Vergine, la nostra regina. Lei stesso sarà il bel fiore del suo mese; la buona Madre ricambierà questo fiore d’amore con frutti di grazia, di pace e di santità e, oso sperarlo, con frutti di vita eterna. In previsione dei giorni calamitosi che sembrano avvicinarsi rapidamente, è bene cingersi del cordone della speranza e della protezione di Maria, e arruolarsi sotto la sua bandiera sempre vittoriosa. Continui, caro signore, la meditazione quotidiana; essa è la bussola del cammino, il pane della vita, la regola della nostra santità. La meditazione di solito è laboriosa. Vi si semina nel dolore e nelle lacrime, ma i suoi frutti sono deliziosi; e, sorprendentemente, più la meditazione è fredda, arida e accompagnata da tentazioni, più è fruttuosa e perfetta. Diventa un calvario di espiazione e di santificazione. Non si stanchi perciò mai, caro signore, di questo esercizio fondamentale e non si meravigli se il demonio, il nostro nemico, l’attacca tanto violentemente. Santa Teresa dice: «Il demonio considera come perduta per lui un’anima che persevera nell’orazione». E sant’Alfonso M. De Liguori dice che la preghiera è il mezzo infallibile di santità: «La meditazione e il peccato, egli afferma, non possono abitare insieme». Per riuscirvi, non dimentichi mai due grandi principi: primo, lo stato della nostra anima nella meditazione è l’effetto della volontà di Dio, e di conseguenza bisogna meditare secondo le disposizioni del momento, che diventano la norma e la forma dei nostri atti. Secondo, il successo soprannaturale della meditazione dipende unicamente dalla grazia di Dio, di conseguenza non dobbiamo attenderlo dalle nostre belle riflessioni, né dai nostri sentimenti di fervore. Bisogna, certo, esercitare le proprie facoltà davanti a Dio, ma come semplici condizioni della sua grazia. Le sono grato delle notizie che mi scrive su O ...; io prego molto per lui, per i suoi malanni e le sue sofferenze, ... Per fortuna il cielo è il più bello e il più ricco dei regni. Mi creda, caro signore, sempre suo dev.mo e aff.mo servitore e fratello in Nostro Signore Eymard. P.S. Le sue lettere saranno sempre per me molto care e preziose. Sig. E. de Leudeville - Leudeville, près Marolle-en-Hurepoix (Seine-et-Oise). 13 257 CO 259 MARGUERITE GUILLOT (II, 49, 62) La Favorite, 15 maggio 1851. Signorina, la informo che non sono partito e che non partirò per il viaggio di cui le ho parlato ieri. Ieri sera infatti ho ricevuto un contrordine. Mi trovo perciò a La Favorite; se ha bisogno di me, mi troverà sempre pronto al suo servizio. Suo dev.mo in Gesù e in Maria Eymard. P.S. Se vede la signora ... potrà dirle che mi troverà qui. Raccomandata alla suora portiera. Sig.na Guillot Marguerite - presso la sig.na Jaricot - Montée St-Barthélemy - Lione. 258 CO 260 MARGUERITE GUILLOT (II, 49, 63) La Seyne, 29 maggio 1851. Mia cara figliola, vengo per inviarle qualche notizia. Il buon Dio mi ha protetto durante il viaggio e mi ha assistito nel corso della visita. Ne avevo proprio bisogno, perché ho avuto molte croci da portare e da alleviare. Oggi gliene sono riconoscente. Domani parto per un’altra visita: vado alla nostra casa di Digne. Di là verso la metà della prossima settimana spero di recarmi a Notre-Dame du Laus e di passarvi almeno una mezza giornata. Là vi offrirò tutte alla buona Madre del Laus, come già ho fatto a Notre-Dame de la Garde. È una festa per me pensare che rivedrò la Vergine del Laus: questo pensiero mi segue da per tutto, mi conforta e mi rianima. Oh, quale felicità! Là Maria si mostra madre tanto buona e tenera! Le chiederò la guarigione di tutte voi, ma soprattutto la pregherò che diventiate degne spose di Nostro Signore. Andrò poi a trascorrere qualche ora, al massimo una giornata, in compagnia della mia sorella e verso la fine della settimana ritornerò a Lione, almeno così spero. Pregate sempre per me. La mia salute è come al solito, ma il buon Dio non sembra volermi per il momento. Vi assicuro che tutte le volte che vado a Notre-Dame du Laus mi dico: Oh, potessi morire qui ed essere sepolto vicino a questo santuario benedetto, quanto sarei contento! Ma se il buon Dio vuole che lavori ancora, ne sia benedetto. Vi benedico tutte, lei in particolare. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 259 CO 261 REVERENDO ROUSSELOT (I-S, 157, 3) Lione-La Favorite, St-Irénée, 24 giugno 1851. Signor vicario generale e mio venerato padre, sono felice di avere l’occasione di manifestarle i sentimenti più vivi della mia stima e della mia riconoscenza e di pregarla di ricordarsi di questo suo figlio in Nostro Signore. Questo è lo scopo della mia lettera. Un sacerdote inglese molto ragguardevole, superiore delle missioni nella sua diocesi e con il quale abbiamo rapporti di amicizia, mi prega di sollecitare da lei 14 un chiarimento su di un particolare riguardante La Salette. Due mesi fa egli passò da Ars per proseguire quindi verso Londra. E il reverendo Reymond gli disse che il Papa «aveva ordinato espressamente che i due ragazzi di La Salette rivelassero a lei il loro segreto e che, qualora si rifiutassero, bisognava considerare tutto l’accaduto come una truffa». Questa voce circola anche nella città di Lione, ma qui vi si aggiunge che i ragazzi non oppongono difficoltà a rivelare il loro segreto al santo Padre o a un suo delegato. La voce si spinge anche più lontano. Si dà per certo che Maximin avrebbe detto: «Avrei piacere che il delegato del Papa fosse il reverendo Rousselot o il cardinale di Lione». Le dirò, venerato padre, che molte persone sconcertate della triste storia di Ars, sono tornate alla convinzione iniziale. Il suo opuscolo ha fatto un gran bene; le copie che mi ha inviate sono quasi esaurite. Dopo le tenebre la luce. Ho un’altra triste notizia da darle: Monteynard, la mia antica parrocchia, va molto male. Temo che presto scoppierà uno scandalo. Il parroco continua a frequentare la casa Colonel. Lo conferma il fatto che la signora Colonel il giorno di Pentecoste e il 9 giugno si trovava dai genitori del parroco. Ve l’ho vista io stesso mentre tornavo da un viaggio. Io ero in vettura ed essa mi riconobbe e venne a cercarmi all’albergo. Io però l’avevo prevenuta: ero andato a far visita al reverendo B., parroco della parrocchia. Se mi fosse permesso di indicare un buon soggetto per risollevare le sorti di questa povera parrocchia, le farei il nome del reverendo Girolet di La Mure, così pio e prudente, ma devo accontentarmi di pregare per quella cara parrocchia che ha tanti buoni elementi e che mi ha dato tante consolazioni. Mi creda sempre, mio buon padre, il suo devoto e sempre riconoscente figlio Eymard, p. m. P.S. Il buon p. Cholleton mi prega di ricordarglielo e di porgerle i suoi cordiali ossequi. Rev.do Rousselot, vicario generale - Grenoble - Isère. 260 CO 262 MARGUERITE GUILLOT (II, 50, 64) Gesù, Maria, Giuseppe. Lione, venerdì, luglio 1851. Ho ricevuto, mia cara figliola, la sua triste lettera. Ha fatto bene a scrivermi e se potessi verrei a trovarla, ma in questo momento mi è impossibile. Comunque quando ha bisogno di me venga ed io la riceverò sempre con la bontà di un padre. Adori, figlia mia, la santa volontà di Dio e segua insieme con Maria Gesù che sale al calvario; sia una bimba piccina piccina nell’obbedienza. 1. Il suo è uno stato di tentazione ... Si umili profondamente, questa è la gloria che Dio attende da lei. 2. Mi faccio carico io di tutto; continui le sue comunioni, perché ne ha un grande bisogno: ci vada per obbedienza, come l’ultima tra i poveri. 3. Faccia l’offerta della giornata, recitando le tre Ave Maria del Terz’Ordine. 4. Vada alla messa, se la salute glielo permette. 5. Quando si trova con le sorelle, recitate l’Angelus e le preghiere dei pasti. 6. Voglio che reciti il rosario. La dispenso per il momento dall’esame, dalla lettura e dalla preghiera della sera. Ma voglio che faccia, se la salute lo permette, una visita al SS.Sacramento nel pomeriggio, quando si trova a St-Joseph. 7. Le ho già dato il permesso per l’ora notturna due volte la settimana, se la salute lo permette. Coraggio, figlia mia, è una ennesima tempesta durante la quale il buon Dio porterà a compimento l’opera sua: abbandono e obbedienza. La benedico. Mi faccia avere sue notizie, perché il suo stato mi fa molta pena. 15 Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 261 CO 263 CAMILLE JORDAN (IV, 219, 3) La Favorite, 7 luglio 1851. Signora, devo dirle subito, a mia discolpa, che cosa è accaduto alla sua lettera. Io l’avevo smarrita e soltanto ieri sera l’ho ritrovata; immagini il mio rammarico ... Continuavano a dirmi che sarebbe tornata presto a Lione e io l’attendevo e l’attendo sempre, ma vedo che le settimane e i mesi passano e la signora Jordan ancora non si fa vedere. Si trova tanto bene nella sua solitudine, in mezzo ai villini e alla buona gente di cui è amica, infermiera e madre! E Lione non l’attrae dalla parte del cuore, ma solo da quella della fede e della carità dei sacrifici. Per lo meno, signora, lei tornerà a noi in perfetta salute, ben interiore, piena di gioia e di fervore. È bene variare il genere di vita; il cuore brama sempre la novità, come del resto fa anche Dio. Ho apprezzato molto il suo pensiero: solo prestarsi non darsi alle cose, e quindi conservare sempre la propria libertà e presenza di spirito. Continui a passare e a fare il bene come il divin Maestro. La ringrazio molto delle sue preghiere per la mia predicazione del giubileo a Saint-Chamond. Il buon Dio l’ha benedetta oltre ogni previsione; è tanto efficace la sua grazia! Mi sono ben accorto che tutte quelle belle e consolanti conversioni non erano frutto della mia parola, ma del lavorio nascosto della grazia. Dio ne sia glorificato! Ho ammesso all’aggregazione, secondo il suo desiderio, le persone che mi ha raccomandato. Io le conoscevo di fama, quelle povere cieche degne di compianto. Se avessero conosciuto il dono di Dio, la sua bontà, il suo amore, la gioia della speranza ... sarebbero tanto felici! Vengo ora al suo giovane. Non è improbabile che venga accolto da noi come fratello in questo momento, presentato e raccomandato com’è da lei, signora. Mi farò un dovere di agevolarlo. Occorre conoscerne l’età e le qualità morali, anzi sarebbe meglio che lui stesso venisse a Lione, perché normalmente non si ammettono postulanti senza averli conosciuti. In alternativa l’aspirante potrebbe presentarsi al signor Rey a Tullins o ai padri maristi di Saint-Chamond. Io gli potrei fare avere una lettera di raccomandazione. Il Terz’Ordine è sempre molto confortante ed edificante. Molti suoi membri stanno, come la mia buona conterranea, a meditare ammirando la bella natura in mezzo al silenzio ed alla pace delle vallette e delle colline. Non dimentichi la mia roccia, la cappella, lo stupendo panorama. Che ora deliziosa vi trascorsi qualche anno fa, al tramonto di una bella giornata! Sentivo che l’anima godeva di una pace e di una contemplazione che non si possono più dimenticare. Saluti, signora, lei sa che ogni giorno la ricordo e la benedico nella santa messa, insieme con la sua figlia e il suo marito. Suo dev.mo nel Signore Eymard, p. NOTA: L’espressione confidenziale «mia buona conterranea» era abituale al p. Eymard per designare la signora Jordan che era del Delfinato, cioè della regione di Grenoble. La signora Nathalie nata Brenier de Montmorand sposata Jordan e residente a Lione dove era una fervente terziaria di Maria, andava per le vacanze estive nella sua proprietà di St-Marcellin, al Calet di St-Romans. Al calvario («rocher») di St-Romans il p. Eymard, quando era vicario a Chatte, ebbe l’esperienza spirituale, di cui parlerà più ampiamente alla stessa signora nella lettera del 27 agosto \867. Sig.ra Jordan - au Calet - St-Romans par St-Marcellin (Isère). 16 262 CO 264 MARIANNE EYMARD (III, 90, 81) Gesù, Maria, Giuseppe. La Favorite, 10 luglio 1851. Care sorelle, spero che tutto vada bene a La Mure e che siate arrivate felicemente sulle ali della divina Provvidenza. Lo scopo della mia lettera è semplicemente questo. Il reverendo Cat sa della esistenza del Terz’Ordine a La Mure, ne conosce tutti i particolari: la messa mensile alla quale assistono tutte le associate, le esortazioni del reverendo Pillon, al quale si dà il nome di direttore, ecc. Egli però vede in tutto questo una specie di conventicola o per lo meno l’occasione di futuri inconvenienti ... Ho risposto che è soltanto un’affiliazione esclusiva e privata, com’è in realtà, perché io non ho mai indetto riunioni né ho mai pensato di dare una struttura organizzativa al gruppo di La Mure. Pare che alcune socie del Terz’Ordine abbiano riferito tutto al parroco. E non mi meraviglia: basta che ce ne sia una sola indiscreta e pettegola. Che cosa fare ora, buone sorelle? Tenerle completamente all’oscuro su ciò che vi viene comunicato da Lione in merito al Terz’Ordine. Non fidatevi delle persone devote, perché non hanno segreti per il loro direttore. E non fate nulla che possa avere la parvenza di una riunione. Trattandosi di un Terz’Ordine privato il parroco non può fare alcuna obiezione, ma se si trasformasse in una associazione avrebbe diritto di lamentarsi. Desidero vivamente che il reverendo Pillon sia molto prudente e desista dalle sue iniziative; pavento le malignità delle persone bigotte di La Mure. Affido la cosa alla vostra grande discrezione; voi conoscete il terreno e la suscettibilità delle persone. Vivete contente nel vostro cantuccio. E non crucciatevi per questo, è un inconveniente da poco. Il parroco però si è comportato correttamente con me. Io sto bene e prego molto per voi, care sorelle. Vostro aff.mo nel Signore Eymard. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 263 CO 265 SIGNORA GOURD (V, 10, 7) Gesù, Maria, Giuseppe. 18 luglio 1851. Signora, la ringrazio di aver pregato per me, rivolgendosi particolarmente al mio santo patrono. Magari gli assomigliassi un po’ nell’amore per il Signore e per la sua gloria! Ma ahimè, sono povero e arido, quindi ho bisogno della carità delle mie figlie, io che, cosa strana!, mi preoccupo più del loro bene che del mio. Vengo ora alla sua lettera. Consigli a quella madre afflitta e tanto infelice: 1. Di mantenersi nello stato di grazia, affinché il demonio, che sembra tiranneggiare suo marito, non estenda il suo potere anche su di lei. Questo è importante. 2. Di offrire al buon Dio le sue sofferenze per la salvezza del marito, perché, ahimè, egli si trova in grave pericolo. 3. Farebbe bene infine a mettersi di nuovo la preziosa reliquia del venerabile Gaspare Del Bufalo, recitando ogni giorno qualche preghiera in onore del preziosissimo Sangue e invocando l’intercessione del grande servo di Dio. Noi da qui uniremo le nostre alle sue preghiere e a quelle di lei, signora. Dunque è sempre molto occupata e indaffarata per gli altri. Dio sia benedetto! Non si è mai così 17 sicuri di fare la volontà di Dio come quando non si fa la propria; e non si è mai maggiormente liberi e sereni come quando ci si abbandona filialmente alla amabilissima volontà di Dio. Sia dunque molto contenta quando la sera potrà dire al Signore: «Mio Dio, ho rinunciato per tutto il giorno alla mia volontà». Non dimentichi tuttavia che un’anima interiore non deve dimenticarsi completamente di se stessa, ma tenere sempre lo sguardo su Dio presente e sul proprio dovere, conversare interiormente con il buon Maestro e trovare così Dio nelle creature e in mezzo al mondo. Quando le è possibile, reciti lungo il corso della giornata le preghiere vocali abituali, per essere libera la sera. Addio, signora; i miei saluti alla signorina: sia sempre semplice con il buon Dio, con se stessa e con lei, e si accosti all’amore divino con la purezza del sacrificio del cuore e della volontà. Suo dev.mo nel Signore. Sig.ra Gourd - Romanèche (Saône-et-Loire). 264 CO 266 MARGUERITE GUILLOT (II, 51, 65) La Seyne-sur-Mer, près Toulon (Var), 7 agosto 1851. Le mando, cara figlia, le mie notizie informandola che l’obbedienza mi trattiene qui fino alla fine del mese di agosto perché dia l’avvio ad una nuova casa. Non me l’aspettavo, ma il buon Dio mi attendeva al varco; perciò eccomi qui con la sua grazia e la sua presenza eucaristica, come a Lione. Qui sono molto tranquillo, perché non conosco quasi nessuno. Mi occupo delle cose materiali, delle riparazioni, ecc., tuttavia vengo spesso con il pensiero a Lione e alla piccola casa di san Giuseppe, e prego per tutte, soprattutto per lei, perché il buon Maestro la sorregga nel momento della debolezza, la sostenga nella contrarietà e sia la sua forza e il suo amore in tutto. Abbia sempre presenti alla sua fede l’amore e la misericordia del Signore, ne faccia la sua vita. Oso sperare dalla bontà di Nostro Signore che non vorrà mai abbandonarla. Mentre in questi giorni pregavo in modo tutto particolare per lei mi venne un pensiero persistente: consigliarle di confessarsi in mia assenza dal reverendo Rousselon, il cappellano della signorina Jaricot. È un santo prete, molto soprannaturale e illuminato nelle vie di Dio. Ci vada con fiducia e a nome mio, non si rifiuterà. Gli dica quel che le sarà possibile dire, senza cercare di spiegargli lo stato della sua anima, ma manifestandogli le tentazioni a cui va soggetta. Ciò è sufficiente per conoscerla, abbia però l’avvertenza di dirgli come io la dirigo e ciò che da lei esigo quanto alla comunione. Nel suo stato penoso di coscienza è dispensata dal dare spiegazioni. Lei si trova nella condizione di un malato che può spiccicare a mala pena qualche parola, ma il buon Dio vede le disposizioni del cuore. Anche alle sue sorelle consiglio di andare a consultare questo buon sacerdote, perché sarebbe troppo lungo attendere il mio ritorno. Che cosa vuole, mia buona figliola, se non la volontà di Dio? Ebbene, è questa adorabile volontà che mi trattiene qui e che vuole da lei questo sacrificio; il buon Maestro è sempre caro e amabile in tutto. Quanto siamo fortunati di poter trovare Dio da per tutto e vivere sempre in lui; allora non esistono più paesi stranieri né separazioni, perché Dio è tutto in tutti. Mi spiace di non avere potuto vedere la signora ..., ma il buon Dio non lo vuole per ora: ne sia egli benedetto. I miei deferenti ossequi a tutta la famiglia: alla buona mamma perché sopporti tutto per amor di Dio, alla signorina Mariette perché lavori volentieri per Dio e si ritenga felice di essere la Marta della casa, alla signorina Claudine a cui rammento l’amore semplice e filiale di Gesù a Nazareth e sul calvario, alla signorina Jenny perché coltivi la fiducia e l’abbandono al beneplacito di Dio, e a lei povera sorda cieca e muta al servizio del Signore perché si lasci condurre dove vuole e come vuole. Vi benedico tutte in Nostro Signore. Eymard. P.S. E il suo numero? Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 18 265 CO 267 SIGNORA FRANCHET (II-S, 158, 10) La Seyne, 8 agosto 1851. Signora, l’uomo propone e Dio dispone. Sono ancora a La Seyne. Credevo di restarvi solo per qualche giorno e invece dovrò rimanervi fino alla fine di agosto. Dio lo vuole, e dunque anch’io ed anche lei. Quante volte ho chiesto al buon Dio di conservarla e di confermarla nei suoi buoni propositi, di formare in lei il suo spirito di amore e di santità! Lei è fatta per lui e per nient’altro che lui. Le creature possono ricreare il cuore per qualche istante e distrarre lo spirito, non certo riempirlo né soddisfarlo. Questa è la via sicura e necessaria: andare a Dio staccandosi da se stessi con il sacrificio di tutta la vita. La santità evangelica è immolazione e olocausto, è la morte e la vita unite nell’amore crocifisso e crocifiggente. Ora lei sa, signora, che Nostro Signore la chiama a sé per questa strada che è molto scoscesa, e a volte piena di sterpi e spaventosa. Ma com’è bella per una innamorata di Gesù nel giardino della desolazione, umiliato in Gerusalemme, quando saliva penosamente il calvario e vi si consumava nell’amore! L’amore è sempre un martirio, e la fiamma del sacrificio è sempre l’amore. Coraggio, figlia mia, non arrestiamoci nel mezzo del cammino, e non guardiamo troppo lontano davanti a noi; è un mistero. Non viviamo nelle nostre croci e nelle nostre pene, ma in Gesù con le nostre croci. Si ricordi che il buon Dio chiede solo la volontà, che è il trono da cui egli regna. Il resto è il campo di battaglia. Lasci che le ripeta ancora una volta, anzi mille volte, figlia mia, di non badare alle folgori e al fragore dei tuoni che non possono colpirla, e di non dare tanta importanza alle sue sofferenze interiori. In una parola: si comunichi, perché qui sta la sua forza, la sua vittoria e la sua via. Lei già lo fa, ma continuerà a farlo. Un giorno senza sole è una notte di tempesta o di tristezza. Addio. La benedico in Nostro Signore. Eymard. P.S. Riapro la lettera per dirle che ho ricevuto la sua, che mi ha riempito di gioia e di consolazione. Lei soffre, e molto, è vero! Ma non oso chiedere a Nostro Signore di liberarla da queste pene. Mi pare che equivarrebbe a renderla sterile e a rattristare Gesù nostro Maestro. L’amore divino partorisce sempre nel dolore, e l’unione perfetta non si fa che sulla croce e mediante la croce. Mi scusi perciò, buona figliola, se mi limito a benedire le sue sofferenze e a pregare per lei e per la sua fedeltà. Domandi però al Signore di tenerle celate all’esterno, per modo che, se vuole che il cuore sia crocifisso, l’esterno invece esprima la dolce affabilità e la pace dello Spirito Santo. Ne faccia un segreto. Il pensiero che Dio vuole tutto ciò da lei, deve essere più forte di ogni altro. Lei non è mai stata tanto gradita a Dio come ora. Certo, si comunichi, e si comunichi con le disposizioni che le ho consigliate. Il suo cuore è migliore della sua testa, e Dio cerca il cuore. Abbracci per me il suo bambino; Dio glielo conservi sempre giudizioso. Saluti fraterni al buon signor Franchet. Eymard. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 64 o 65 - Lione (Rhône). 266 CO 268 MARGUERITE GUILLOT (II, 53, 66) La Seyne-sur-Mer, près Toulon (Var), 18 agosto 1851. Ho ricevuto, mia cara figliola, la sua lettera del 10 agosto; l’aspettavo, ma non immaginavo che avesse tanto da soffrire. Lo stato eccezionalmente penoso in cui si trova mi fa sperare di poterle essere utile; conosce la mia carità per lei e io prego il buon Dio di aumentarla ancor di più. La 19 proposta che le ho fatto di andare a trovare il reverendo Rousselon non era suggerita che da questa preoccupazione. Avevo infatti appena ricevuto dal p. Generale l’ordine di rimanere qui fino al 5 settembre, e questo tempo mi sembrava troppo lungo; è poi una grande pena per me sentirla sola, in preda a tutte queste tempeste. Sarebbe certamente una grande consolazione, la più grande che mi potrebbe dare, se mi facesse sapere che non è abbandonata. Il timore di venirsi poi a trovare in uno stato peggiore, certo è una sofferenza; d’altronde non è obbligata a manifestare il suo stato interiore, ma soltanto i peccati, e anzi i peccati nella maniera in cui le è possibile dirli, senza cercare di spiegarli. In sostanza la confessione è molto semplice: si tratta di accusarsi come le è possibile in quel momento. È la grazia dell’assoluzione che si deve aver di mira più che altro, e questa grazia è il dono della bontà e della misericordia di Dio. Così facendo la sua sarà la confessione del povero pubblicano, che si umilia alla vista interiore dei suoi peccati, o della Maddalena confusa e piangente ai piedi del Signore, incapace di esprimere i propri sentimenti. Non posso quindi che consigliarla di andarci. E chissà? forse la grazia di Dio l’attende lì. Lei ben conosce la difficoltà che ha sempre provato nel cambiare il confessore. Il buon Dio ha i suoi misteri di grazia e i suoi tempi; perciò si abbandoni un po’ di più alla grazia del momento. Quanto al suo stato, gliel’ho sempre detto, esso è uno stato voluto da Dio, nel quale può dare molta gloria al Signore con le umiliazioni interiori e con la sofferenza. Non stia a ragionarci, ma si accontenti di sapere che non costituisce un ostacolo all’amore di Dio, ma anzi è il mezzo particolare che Dio ha scelto per santificarla. Mi sembra che dovrebbe essere per lei un conforto questa decisione positiva. Affronti perciò il deserto ad occhi chiusi: vedere Dio in tutto e andare a Dio mediante tutto, abbandonarsi completamente al suo beneplacito di ogni momento, è questa la regola di condotta abituale di un’anima interiore. Mi scriva - c’è bisogno di dirlo? -, e soprattutto preghi per me, perché la santa volontà di Dio si compia perfettamente. Io qui mi trovo nella sua stessa condizione: vivo giorno per giorno, senza conoscere l’avvenire; ma il buon Dio ci pensa per me. Io prego sempre per le mie buone figliole, che mi sono sempre più care, per il prediletto Terz’Ordine e per lei in particolare. I miei ossequi alla sua buona e cara famiglia. Addio in Nostro Signore. Eymard. P.S. È probabile che non rientrerò a Lione che verso il 5 o il 6 settembre. Se le fosse impossibile vincere la ripugnanza per la confessione, le do i soliti permessi. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 267 CO 269 MARIANNE EYMARD (III, 91, 82) Collegio di La Seyne-sur-Mer (Var), 19 agosto 1851. Carissime sorelle, eccomi in Provenza da quattro settimane ormai e ci dovrò restare fin verso il 5 o 6 settembre, per far eseguire delle riparazioni al nostro stabile. D’altronde la mia salute va bene e non vi ho trovato nessun inconveniente. Mi trovo molto tranquillo ma, cosa strana, sto diventando pigro e non trovo mai il tempo di fare alcunché. Il gran caldo spossa lo spirito e il corpo. Ho ricevuto notizie dalle signorine Guillot: stanno come al solito e mi dicono che vi hanno scritto. Quanto alla questione del Terz’Ordine vi consiglio di non fare e di non dire nulla in presenza del parroco; egli infatti è burbero di carattere e potrebbe sfuggirgli qualche parola offensiva. Lasciate cadere l’argomento, ne parlerò io stesso con lui. Mi spiacerebbe se dovesse subirne le conseguenze il reverendo Pillon. Egli stia in guardia e non dia nessun peso ai i pettegolezzi delle beghine, che tendono a dividere il parroco dal suo vicario. Vi consiglio anche di lasciare la sacrestia e la cura della chiesa, se ciò fosse occasione di contrasto con il parroco, perché l’importante è la buona armonia prima di tutto. Non bisogna prendersela tanto con il parroco, 20 quanto invece con le persone che lo hanno istigato. Le cose più belle hanno sempre incontrato difficoltà, ma non fatevi il sangue cattivo: voi appartenete al Terz’Ordine e partecipate a tutti i suoi benefici. Statevene a casa vostra, è il modo migliore per essere felici. Penso che ora tutte le riparazioni saranno state portate a termine e che potrete riposarvi un poco; era tempo. Scrivetemi all’indirizzo che si trova in apertura della lettera. Sono, care sorelle vostro aff.mo nel Signore Eymard, p.s.m. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure. 268 CO 270 SIGNOR CREUSET (V, 332, 1) La Seyne-sur-Mer (Var), 19 agosto 1851. Carissimo amico, ricevo la sua lettera a Tolone e non voglio attendere il mio ritorno per risponderle Essa mi ha allietato in Nostro Signore. Riconosco valide davanti a Dio le ragioni che mi espone, e tuttavia la mia decisione resta la stessa: io voglio e desidero che sia maestro dei novizi; e dovrebbe essere rieletto, visto che la mia prima scelta cadrà su di lei. Tutto quanto è stato detto non ha importanza. Non sono io che l’ho detto, né mai lo dirò. E le confesso che avrei preferito che il signor de Fayotte fosse stato zitto. Ma in ciò vi è un lato positivo: lei ne ha tratto vantaggio davanti a Dio, e io colgo l’occasione per manifestarle di nuovo il mio desiderio e il mio affetto. Lei dice di non avere le qualità richieste, né la virtù. Benissimo! le chiederà al buon Dio; la sua grazia farà tutto e lo farà meglio. Oh, caro amico, lei è confuso pensando a quest’incarico ..., ma toccherebbe proprio a me nascondermi il viso tra le mani, quando penso al grande onore che Dio mi ha fatto servendosi di me per la salvezza delle anime privilegiate del suo amore. Se dovessi confrontarmi con lei, mi ritroverei mille volte più incapace e miserabile. Me ne consolo dicendo al buon Dio: Io non ho nulla, non so nulla e non posso fare altro che combinare dei guai; fai tu e aggiusta ogni cosa. E alla Vergine santa: Buona Madre, l’opera tua è tua, proteggila. Perciò, caro amico, si affidi alla bontà di Dio e alla protezione della Vergine, e vada avanti. Mi dispiacque tanto di non essere stato presente alla vostra riunione di agosto e temo che non potrò intervenire neppure a quella di settembre. Sono infatti trattenuto qui dall’obbedienza fino al 5 o al 6. Ma forse mi confondo: no, spero di esserci a quella di settembre, perché non si terrà che il 6. Preghi per me, caro amico, affinché non frapponga ostacoli alle grazie di Dio. Mi raccomandi alle preghiere della sua buona signora e mi creda sempre suo dev.mo nel Signore Eymard, p.m. Sig. Creuset - Place et rue Bellecour 13 - Lione (Rhône). 269 CO 271 MARGUERITE GUILLOT (II, 54, 67) La Seyne-sur-Mer, près Toulon (Var), 22 agosto 1851. Rispondo con poche righe alla sua ultima lettera fin troppo sconsolata. Avendo il buon Maestro guarita la signorina Claudine, egli le mostra quanto le vuole bene e quanto la sua Provvidenza è davvero paterna. Questa è la notizia più bella che mi poteva dare, perché ne provavo una grande pena. Finalmente la cara figliola ha recuperato la salute; oh, quanto è buono il Signore! Non vedo l’ora di vederla. Non bisognerebbe oscurare questa gioia con le lacrime, ma sentirei tanta pena nel doverle dire che sono stato nominato superiore di qui, anche se è vero che tutto quello che io so è che a me la 21 nomina non è stata ancora notificata e che devo venire a Lione per gli esercizi. So, è vero, che si cerca un superiore per La Seyne e che io sono sulla lista. Questo è tutto; lascio ogni cosa alla santa volontà di Dio e non me ne preoccupo. Dica alla signorina Claudine di non addolorarmi con le sue pene; domani comincerò la sua novena. Per la questione che mi pone, tutto quel che posso consigliare è di stare tranquilla. So per certo che il p. Generale non abbandonerà il Terz’Ordine e che se mi ritira, chiamerà a Lione una persona affidandogli espressamente questo incarico. Le buone signorine si allarmano troppo, ma questo non serve. Se ci tengono alle proprie opinioni, le lasci dire; il resto lo farà il buon Dio. E quando avrà espresso il suo parere, sia e resti calma. Se vede M.G., gli presenti i miei rispettosi ossequi. Io sono un po’ come lei, navigo sotto la spinta del vento della divina Provvidenza ... Suvvia! e il buon reverendo Rossole? Quanto è infantile! Coraggio, su! La benedico in Nostro Signore. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 270 CO 272 ANTONIA BOST (IV, 176, 5) La Seyne-sur-Mer (Var), 22 agosto 1851. Signorina, ricevo la sua lettera a Tolone, nel profondo sud. Essa mi ha raggiunto sotto questo sole cocente e mi affretto a rispondere, perché non abbia a ricadere nella stessa tentazione. Lei è triste e di una tristezza indefinibile. Si ha disgusto di tutto - è uno stato penosissimo -, e si sente il bisogno della grazia di Dio per riuscire a sopportarsi in quelle condizioni. E poi, e questo è ancora più deprimente, niente riesce a consolarci e a ridarci animo. Conosco fin troppo bene questo stato, perché Dio mi ci fa passare di tanto in tanto. Ebbene, mi creda, bisogna ringraziarne Dio come di una grande grazia. Sotto il torchio l’anima agonizza è vero, ma per rianimarsi ad una vita nuova. Dio la disgusta e la distacca per stringerla più fortemente a sé; le fa vedere il vuoto di tutto ciò che non è lui. In questi momenti di sofferenze indicibili faccia di buon animo l’offerta di se stessa al Signore e gli ripeta: Io soffro fino a morirne, ma non importa, il mio cuore e la mia vita ti appartengono; ti amerò più della mia pena e della mia infelicità! -, e allora le si aprirà davanti un orizzonte nuovo di speranza e di amore. Ma su di un punto non siamo d’accordo; a lei dispiace di essere una vecchia zitella nel mondo, ma io la preferisco ad una monaca stagionata e alla mamma più degna. Lei infatti è insieme vergine e martire, e in mezzo ad un mondo pagano o indifferente, sorregge l’insegna verginale del Salvatore ed è la sua discepola ed apostola prediletta. Perciò, signorina, la pensi come me: una vecchia zitella è come la ex guardia imperiale, che si è ricoperta di ferite gloriose, frutto di mille combattimenti. Ci si inchina con rispetto davanti a questi veterani. Ebbene, che le sembra? Almeno si consoli al pensiero che si trova là dove Dio la vuole. Apprezzo assai la sua fedeltà agli esercizi per quanto le costino; solo così può dire: amo Dio più di me stessa. Presenti i miei cordiali ossequi alla sua sorella e le dica di pregare per me. Sul suo ricordo ci conto. Sono stato contento di accogliere come professa nel Terz’Ordine la signora de Chatelux, la sua ottima amica, anche se all’inizio ero un po’ intimidito dalla presenza di una signora, che io non conoscevo e che la accompagnava. Non ho che una povera immaginetta sottomano, ma gliela invio lo stesso. L’affido alla grazia di Nostro Signore: io lo prego che prenda possesso esclusivo e che regni sovranamente su di lei. Eymard. Sig.ra Tholin-Bost, negoziante - Tarare (Rhône) - Sig.na Bost, P.A.B. 22 271 CO 273 SIGNORA FRANCHET (II-S, 160, 11) La Seyne, 25 agosto 1851. Signora, ricevo la sua lettera piena di tristezza e di lamenti. Dio mio, quante miserie! Quando scemeranno? Povera navicella, quanto è sballottata! E la riva è ancora lontana, il cielo è sempre tempestoso, e non si vede alcun mezzo di soccorso all’intorno. Quale congiuntura! Che cosa fare? Non lasciare neppure per un istante il timone, buttare fuori l’acqua man mano che penetra nella navicella, e poi abbandonarsi alla Provvidenza. La sua imbarcazione è sicura, signora, non può colare a picco e perire. No, no. Il buon Dio la benedice in ogni momento del giorno, ma lei non è ancora una buona passeggera perché ha troppo paura. E il suo cuore viene meno nel vedere solo cielo e solitudine. Che vuole? Non ci si può arrabbiare con il cuore. Esso soffre, è malato e cerca un po’ di sollievo lamentandosi. Ma quando si spinge oltre, occorre dirgli: ora basta, povero cuore, non sei giudizioso, finirai col dispiacere al tuo Dio, e con amareggiarlo a causa del suo amore. Non ti spingerai oltre, soffri ancora un po’ per suo amore. E il cuore, che in fondo è buono, si arrenderà, riprenderà la via di Gesù dovunque egli vorrà condurlo, e ritroverà la pace e la libertà insieme con la forza e l’amore. Si comunichi, figlia mia, perché l’ammalato deve alimentarsi. Si comunichi nonostante le sue miserie. Queste non la privano della vita e dell’amore divino, servono solo a provarla e a purificarla. Il frutto che cresce in una serra calda è sempre un po’ scipito, e l’albero che lo produce è sempre molto delicato e fragile. Ma il frutto che cresce all’aria libera e matura a tempo debito è il migliore. Si comunichi, e Nostro Signore sarà la sua forza nelle grandi prove. Nelle tentazioni gravi si ha un bisogno urgente e, direi, insostituibile di Nostro Signore eucaristico. È il momento della lotta, e se Gesù sembra che dorma nel mezzo della tempesta, è solo per mettere alla prova la nostra fiducia. Si accontenti allora di starsene ai suoi piedi. Il suo amore non dorme mai. Povera figlia! quanto mi scrive su quel sentimento è cosa da nulla. Lei gli ha dato troppa importanza, e soprattutto vi si è soffermata troppo a lungo. Quando si confessa, basta un accenno di passaggio. Lei vive troppo nel suo cuore, io invece vorrei che il suo cuore vivesse interamente nel cuore divino di Nostro Signore. Ma io non posso! La sofferenza è l’inizio di questa vita in Dio; la fedeltà nella sofferenza ne è la forza e il legame. Coraggio! lei amerà il Signore Gesù con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la volontà e con tutte le forze; e il cielo e la terra la benediranno insieme con me. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 64 - Lione (Rhône). 272 CO 274 MARGUERITE GUILLOT (II, 55, 68) La Seyne, mercoledì 3 settembre 1851. Signorina, ho ricevuto la sua lettera. Mi rincresce di non avere il tempo di rispondere alla prima parte: dirà che non ha ricevuto nulla. Per la sua questione personale le venga in aiuto il buon Dio. Ieri ho ricevuto l’ordine di venire a Lione per il ritiro; parto domattina e arriverò a Lione sabato. Verrò a trovarla, lo spero, domenica o lunedì; perciò si tenga pronta. Sarà un piacere per me vedere la signorina Jenny. Sono molto commosso del cordiale ricordo di tutte le sue sorelle e dell’intera sua famiglia; lei sa quanto l’ami in Nostro Signore. Addio, il tempo stringe. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 23 273 CO 275 PADRE DE CUERS (I, 1, 1) Gesù, Maria, Giuseppe. Lione, 12 settembre 1851. Caro signore, ho ricevuto con vivo piacere la sua bella lettera e ne ho ringraziato Dio. Forse sarà proprio lei l’uomo scelto da Dio per organizzare e per attuare quest’opera apostolica, tanto necessaria alle missioni e tanto utile alla chiesa. Non posso che pregarla di volere far sosta a Lione in occasione del suo passaggio. Qui ne discuteremo insieme e lei avrà la possibilità di parlare dell’affare al nostro p. Generale, che è stato informato della sua lettera; è un suggerimento da prendere in considerazione. Se quest’anno si fermerà a Tolone, avrò il piacere di vederla colà. L’obbedienza infatti mi riporta al collegio di La Seyne, dove sarò presente a partire dalla fine di settembre. La saluto in Nostro Signore. Suo dev.mo Eymard, s.m. Sig. de Cuers, capitano di fregata - Place Vieux Palais, 6 - Tolone. 274 MARGUERITE GUILLOT (II, 56, 69) La Seyne, 5 ottobre 1851. Signorina, ho soltanto il tempo di rinviarle il verbale. Ho trovato che va benissimo, peccato però che vi si parli ancora di me. Il vostro ricordo mi è sempre presente e vi offro tutte ogni giorno a Nostro Signore. Pregate per me, perché ne ho bisogno; sono molto occupato e soprattutto completamente assorbito. La mia salute va come al solito. Saluti, temo di fare tardi alla posta. Eymard. P.S. Vi scriverò a lungo nei prossimi giorni. I miei rispetti a tutte. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione. 275 CO 277 VESCOVO DI GRENOBLE (III-S, 52, 1) La Seyne-sur-Mer, 7 ottobre 1851. Eccellenza, Ho ricevuto con senso di profondissimo rispetto e riconoscenza la lettera che Sua Eccellenza si è degnato di scrivermi, per offrire alla Società di Maria l’ex seminario minore di Bourg d’Oisans. Ne ho informato il Superiore generale, che è stato vivamente commosso della Sua bontà così paterna verso una Società che lei stesso, Eccellenza, ha benedetto sedici anni fa, e che Gregorio XVI ha approvato il 26 aprile 1836 anche grazie alla sua supplica. Il suo nome appare nel nostro Breve costitutivo a perenne testimonianza che ella è uno dei nostri primi padri fondatori. Il Superiore generale mi scrive a Tolone, dove mi trovo da alcune settimane, che sarebbe felice di corrispondere alla sua fiducia, ma gli spiace che le due nuove case appena aperte quest’anno l’abbiano messo nell’impossibilità di accettare ora la sua offerta. Egli La prega di gradire la sua 24 viva riconoscenza ed io, Eccellenza, sono sempre un suo figlio e prego il buon Dio di conservarla a lungo al suo caro gregge. Benedica ancora una volta chi è sempre felice di essere di Sua Eccellenza l’um.mo figlio Eymard, p.s.m. 276 CO 278 MARGUERITE GUILLOT (II, 56, 70) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 15 ottobre 1851. Rompendo un lungo silenzio, cara figlia nel Signore, voglio cominciare da lei. Fino ad oggi non mi è stato possibile avere un momento tutto per me. All’avvio della casa bisogna aggiungere il ritiro, che ho predicato ai nostri ragazzi, ... Insomma, lei è la prima a cui scrivo. Dunque non la dimentico; e come potrei dimenticare la mia famiglia del calvario, che il buon Dio tanto ama e verso la quale egli mi ha dato un cuore di padre? Tutte perciò mi siete costantemente presenti davanti a Dio, insieme con le vostre pene e le vostre sofferenze. Su questo, sento di avere un debole e desidererei che non aveste croci. Ma diversa è la volontà del Signore. La sua santa croce sia perciò benedetta, amata e glorificata in noi. Eccomi in mezzo ai ragazzi; ne benedico Dio, perché è la sua volontà che mi ha mandato qui e che mi dà forza e un po’ di buona volontà. Qui cerco di attendere esclusivamente ai miei doveri, anche perché non mi va di fare conoscenze. Temo di me stesso, e fino ad ora sono rimasto libero. Ma quanto c’è da fare! di quanta pazienza, preghiera e amor di Dio ho bisogno! E il mio povero Terz’Ordine? il buon Dio lo benedica sempre e lo faccia prosperare con la sua grazia. Questo è il mio punto dolente, ma sarei contento di saperlo completamente di Dio. Io tuttavia devo volere soltanto quello che piace a Dio; se egli ne volesse la morte sia lo stesso benedetto. Ed ora vengo a lei. Circa la lettera anonima, si tratta più di un avvertimento che di un rimprovero. Lei l’ha giudicata tale, bene. Avendola attaccata là dove è più forte, questo finirà col renderla più decisa. Io, poi, non penso affatto che sia di una donna, ma propendo ad attribuirla ad un uomo, a qualche devoto che forse ha prestato orecchio a delle maldicenze su di lei e che, per spirito di carità, ha scioccamente ritenuto di renderle un servizio. Questa calligrafia non mi è sconosciuta, ma non mi riesce di ricordarmene. Quanto ai dubbi in tema di confessione, non si torturi a tal segno. Si accusi in generale di quello che ha potuto offendere Dio nelle tentazioni umilianti contro la fede e la carità, e in quelle di disperazione; ciò basta anche a rigor di teologia e secondo l’opinione di tutti gli autori più severi. Non si tormenti per il fatto di non poterle delucidare, farle conoscere nei particolari e distinguere chiaramente ciò che vi è stato di peccaminoso: no no, il buon Dio non lo vuole. Si appoggi sul motivo dell’obbedienza per combattere queste apprensioni. E poi nonostante tutto faccia e continui a fare la comunione. Sappia che una delle pene interiori più grandi sono questi dubbi di coscienza, che non si riesce a fugare né a chiarire con lucidità. Dio si riserva spesso questo segreto per tener l’anima nel mistero dell’obbedienza e nell’immolazione totale della ragione. È proprio in questo stato crocifiggente che l’anima si purifica di tutto ciò che di troppo naturale c’è ancora in lei. Questa, credo, è “la perfezione più alta” che le è stata mostrata nella preghiera. In questo modo infatti non si basa più la propria pace interiore su questi atti o sulla attestazione interiore della coscienza, ma solo sull’atto di fede nell’obbedienza cieca. Sia rigorosamente fedele, figlia mia, a questa regola; già da molto tempo il buon Dio la tiene in questo stato ed esige da lei questo sacrificio. Per i peccati da accusare non si crucci dunque a tal punto. Il precetto sull’accusa dei peccati veniali è ampio e il perdono facile. - Ma nel dubbio se i peccati sono mortali o veniali che fare? Ritenerli sempre come veniali; e, anche se ne è turbata, trascurarli e passarci sopra. Questo deve essere un punto fermo. - Ma sono quasi sicura di avere acconsentito. Vale la stessa risposta. Non 25 bisogna giudicare del consenso partendo dalle impressioni, dal turbamento o dal sentimento, ma dal giudizio della volontà; occorre una ragione positiva. Non si fermi perciò a esaminare queste tentazioni di incertezza, ma ci passi sopra come su dei carboni ardenti. Quando poi il confessore la interrompe, obbedisca con tutta semplicità e non cerchi di ricondurlo sull’argomento. Faccia un puro atto di obbedienza dicendo a se stessa: il buon Dio si accontenta della mia buona volontà. Ed ora vengo al Terz’Ordine. È una grande gioia per me vederla tutta dedita al Terz’Ordine della Vergine SS.: ella la benedirà. Quando verranno a consultarla, risponda secondo l’ispirazione del momento. Sia sempre incline alla calma ed eviti l’ansia eccessiva; bisogna accontentarsi di ciò che si ha, in una parola sapere attendere i momenti di Dio. Vedo che c’è troppa agitazione fra queste brave signorine. In tutto, mia cara figlia, sappia ben ponderare ogni cosa e non manifesti alle sorelle le parole, le critiche e le pene che ascolta da qualcuna di esse. Intendo dire non accordi a queste cose che l’importanza che esse hanno agli occhi di Dio e non le giudichi se non come Dio le giudica nella verità. Quando qualcuno viene a parlarle tenga conto dell’indole del suo temperamento, del carattere, dello stato di sofferenza o di emotività; e dopo di avere spogliato la questione di tutto ciò che vi è di umano, essa le si mostrerà in tutta la sua semplicità e sovente nella sua inconsistenza. Coraggio! la lascio nell’amore di Nostro Signore. Lo creda, le sue lettere mi fanno piacere, mi fanno un vero piacere: le ho ricevute e le ho lette tutte quante con il più vivo interesse. Nostro Signore la benedica e la custodisca nella sua santa grazia. Eymard. P.S. Vuole che scriva al parroco, di cui le ho parlato, per fare accogliere in pensione la signorina Jenny nel suo convento? Questo parroco è il reverendo Dupuy, a St-Maurice, près de Rive-de-Gier. Ne scriverò alla signorina Jenny a Chasselay. I miei ossequi alla cara famiglia Gaudioz, che fa un tutt’uno con la sua famiglia. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 277 CO 280 CAMILLE JORDAN (IV, 221, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 16 ottobre 1851. Signora, esco come dal caos di una tempesta come può ben immaginare. Prima ho trascorso due mesi in mezzo ad ogni sorta di gente, operai, ..., e poi sono stato rimandato qui per mettermi alla testa di un collegio da organizzare, per regolare il rientro e presiedere al ritiro, ecc. In conclusione, merito proprio un po’ di comprensione da parte sua. Sono stato molto dolente per non averla potuta vedere, la signorina Agarithe glielo deve aver detto. Era mia intenzione di ritorno da Tolone venire a salutarla passando da Valence, ma mi fecero sapere che non era a Romans, ma in campagna; fui quindi costretto a rinunciarvi perché non avevo il tempo sufficiente. Ebbene, signora, quante cose sono accadute dopo il nostro ultimo incontro! Quante sofferenze e sacrifici l’attendevano! Ah, come l’ho compianta! ebbi persino il timore che potesse cedere allo scoraggiamento. Un pensiero però mi rassicurava: la cara sorella si è data generosamente a Dio; no, ella non verrà meno, ma si affezionerà ancor più fortemente a Dio solo. Povero parroco di St-Marcellin! la notizia mi ha spezzato il cuore. Era tanto buono, è stato tanto generoso con me e mi ha tanto aiutato agli inizi del mio ministero! Il cielo ne gioirà, ma per noi è una grande perdita, soprattutto per lei. E poi sopraggiunge all’improvviso anche la morte della sua amica. Adoriamo i disegni di Dio e continuiamo a sperare nella sua misericordia per questa povera anima. Dio è tanto buono! Quando si pensa che per salvarsi è sufficiente un sospiro del cuore, un atto d’amore, di pentimento, di abbandono! Oh, quanto ci ama il buon Dio! quasi vuole salvarci nostro malgrado. Perciò, signora, metta da parte ogni inquietudine e ogni rimorso di negligenza, ... 26 Si convinca che la sua azione in questo caso non poteva che limitarsi a consigliare, non poteva andare oltre. Resti dunque tranquilla, questo è il mio suggerimento, insistervi diventerebbe una tentazione. Stia bene in guardia, signora, contro il turbamento interiore e la tristezza del cuore; il demonio le tenderebbe con ciò un tranello per farle del male; egli desidera renderla cieca, come è accaduto a Sansone. Vada ripetendo a se stessa: sono turbata, dunque mi trovo alla presenza di una tentazione nascosta sotto la parvenza di bene. E poi vada avanti. Oh, la supplico, non tralasci le sue comunioni, sarebbe come disarmare e stramazzare a terra per inedia. Si alimenti nella sua debolezza e lei tornerà forte. Ricordi che la comunione è un grande fuoco che divora in un istante tutta la paglia delle nostre imperfezioni quotidiane. Nella meditazione di ogni giorno raccolga qua e là attorno a Gesù qualche briciola divina; faccia al mattino la sua provvista di manna, e la pace e la forza non l’abbandoneranno più. Mi resta da tirare per lei una morale un po’ dura: cerchi solo in Gesù la forza, la gioia e il conforto. Ah, signora, il buon Dio le faccia conoscere ed apprezzare questo tesoro nascosto, che ci colloca al di sopra della zona delle tempeste e delle vicissitudini di questa vita di passaggio. Addio, buona signora e cara sorella. È una lettera lunga, ma parlo ancora più a lungo ogni giorno di lei al buon Dio, che sa quanto desidero per lei la sua grazia e il suo amore. Un ricordo alla sua figliola, sia sempre semplice e buona con lei. Preghi per me. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. P.S. E il Terz’Ordine? Si dia da fare per promuoverlo insieme con la signorina David e la Vergine la ricompenserà con il centuplo. Ho l’intenzione di scrivere alla signorina Agarithe, con la quale ebbi l’occasione e il piacere di fare un viaggio. 278 CO 281 SIGNORINA MONAVON (V, 301, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 17 ottobre 1851. Signorina, ricordo sovente con molto piacere quel viaggio provvidenziale. Molto spesso ho ringraziato Dio, ma ora cominciavo a lamentarmi quando è sopraggiunta la sua lettera. La ringrazio; essa mi ha fatto del bene e mi ha procurato piacere. Credo che il suo carattere e il suo modo di vedere le cose sono tali da provocare una immediata simpatia. Ma veniamo alla questione. Mi sento tranquillo e fiducioso quando penso che Dio ha scelto lei per scrivere la biografia del nostro comune amico. Fino ad allora avevo cercato e mi avevano indicato un grande numero di persone distinte, ma sempre un penoso sentimento mi diceva: no, non è costui il Davide del cuore di Dio. Finalmente s’è trovato, e deve arrendersi ad elevare un tempio alla gloria di Dio. Perciò, signorina, io le farò la guerra e una guerra giusta. Per favore, non ritorni sulla sua parola, perché sarebbe la causa del mio sconforto. Quindi ci conto. Ho scritto alla signora Jordan. La compiangerei, se non conoscessi il suo cuore generoso per Dio. Ella ha fatto grandi sacrifici e continuerà a farne, perché Dio la chiama alla perfezione. Ma lei le darà una mano, perché ha una grande fiducia in lei. Se non fossi già molto occupato nel ministero, invidierei il suo stato: lei può fare un bene immenso, e il buon Dio lo fa già per il suo tramite. Continui a formare solidamente e generosamente le sue giovani; in questa attività troverà il merito centuplicato del vangelo. Si tratta, è vero, di una esistenza penosa dal mattino alla sera, ma essa mette in atto il grande principio divino: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso» (Mt 16, 24). Anche a me costa molto questa rinuncia di ogni istante del giorno: doversi occupare di mille faccende e stare ad ascoltare cose tanto aliene dai miei gusti e dai miei interessi. Ma Dio lo vuole: è 27 l’unico mio conforto in mezzo a tutto questo piccolo mondo e alla ressa dei genitori per lo più, ahimè!, senza una solida educazione cristiana. Se lo desidera, scriverò al signor Danjou di Montpellier per metterla in relazione con lui in merito allo studio delle scienze dell’educazione. Questo signore ha fondato una rivista che tratta esclusivamente dell’educazione e dei suoi fondamenti. Egli combatte ad oltranza contro l’insegnamento pagano impartito alla gioventù. Anche il signor d’Alzon di Nîmes si è associato alle sue finalità educative; e già si comincia a battere in breccia il paganesimo delle nostre istituzioni. Non posso dirle nulla del mio soggiorno qui; non sono ancora neppure uscito di casa. Sono rimasto legato alla catena dal mattino alla sera; la poesia del mare, della squadra navale, del bel cielo di Provenza non sono ancora riusciti a svagarmi. C’è tanto poca poesia nell’aspetto pratico di una casa di formazione, nel dovere ripassare gli autori dimenticati di grammatica, di greco e di latino! Preghi molto per me e io da buon fratello glielo contraccambierò. Quando mi scriverà? quando il prolungarsi delle riparazioni della sua casa la faranno impazientire? Ne ho riso di cuore, perché è proprio questa anche la mia croce di ogni giorno da due mesi in qua. Addio in nostro Signore. Suo dev.mo in Cristo Eymard. NOTA: La signorina Monavon è la stessa Agarithe di cui il padre ha parlato alla signora Jordan nella lettera del giorno prima. Il “comune amico” è il capitano Auguste Marceau, terziario di Maria, morto il 1° febbraio 1851, del quale il p. Eymard e la signorina Monavon vorrebbero scrivere la biografia in collaborazione tra di loro (cf. anche la lettera alla Jordan del 23 novembre 1851). Di fatto però il padre passerà i documenti raccolti al p. Mayet, che realizzerà l’opera (cf. Guitton A., Pier Giuliano Eymard, l’apostolo dell’Eucaristia, 1995, p. 283). 279 CO 282 SIGNORA GOURD (V, 11, 8) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 18 ottobre 1851. Signora, ora mi sono un po’ liberato dalle grandi occupazioni di una casa da organizzare e di un rientro da regolare ..., e vengo a lei. La sua lettera mi ha fatto un grande piacere. Speravo di vederla a Lione, ma Dio non l’ha voluto. Ne sia lo stesso benedetto! Ebbene, signora, ora siamo a 140 leghe di distanza e forse lontani per sempre. Che cosa è mai la vita, questa vita di esilio e di passaggio! Ma ciò che conforta è il pensiero che tra noi c’è il nostro buon Padre e che la sua grazia, il suo amore e la medesima speranza ci uniscono nel suo cuore divino. Glielo confesso, signora, ringrazio Dio del mio allontanamento da Lione, perché lo sento come una grazia. Il buon Dio vuole costringermi a vivere di lui solo. A Lione in mezzo alle mie preoccupazioni avevo anche grandi consolazioni dalle mie figlie; lui ne ha voluto il sacrificio: sia mille volte benedetto! Tutta la mia gioia sta nel sapere che lo servono e lo amano con tutto il cuore. Anche lei, cara figlia, deve continuare ad amare il buon Maestro e a farlo amare in mezzo alle sue difficoltà e alla sua miseria. Dovrà lasciarsi derubare di buon grado del suo tempo, delle sue occupazioni e dei suoi gusti, e ciò da parte di tutti; il suo cuore però dovrà appartenere a Gesù e all’abnegazione del suo amore. Le sue lettere mi faranno sempre piacere, e se da qui potrò esserle utile, sa bene quanto lo desidero per la sua anima come per la mia. Vengo ora alla sua lettera. Si accusa di negligenza nel servizio di Dio e nei doveri verso i domestici, e prova dell’ansia riguardo alla comunione. Certo, la negligenza nel servizio di Dio bisogna combatterla, perché essa in breve tempo porta all’esaurimento spirituale e al disgusto del sacrificio; l’anima intristisce come una pianta priva di linfa. Combatta dolcemente ma con decisione questa negligenza interiore, perché è da questo lato che il demonio vorrebbe tenderle insidie. Amministri bene il suo tempo e le sue risorse, e trovi sempre un momento da riservare a Dio. Il contatto con il mondo, anche con il mondo pio, ha questo di comune: logorare la forza interiore 28 dell’anima. A volte bisogna fare come Nostro Signore: quando l’intera giornata è stata spesa per il prossimo, bisogna salire sulla montagna e là, nella solitudine del cuore, conversare un po’ con Dio solo. Ma quando, figlia mia, il buon Maestro la mette in una occasione straordinaria di carità, lasci tutto per il prossimo. Ho detto però “in una occasione straordinaria”, perché quante più energie si spendono all’esterno, tanto più occorre alimentare la vita interiore unendosi con Dio. Ah, se fossimo come gli angeli custodi! essi vedono continuamente Dio, pur continuando ad occuparsi sempre di noi; Dio resta il loro centro assoluto. E le sue dissipazioni? Oh, di esse non mi preoccupo proprio; sono come i reumatismi inevitabili nella vita; si tratta di miserie della povera natura. Certo, sono umilianti per un cuore che non vuole vivere che in Dio! Lei perciò si regoli così: quando la sua anima avrà troppo dimenticato il buon Dio, la riporti dolcemente ai suoi piedi con umiltà di cuore, come si fa con una pecorella capricciosa che si è smarrita lontano dal buon pastore. Circa i doveri di padrona di casa, se ha dei domestici fedeli e fidati, può dare loro fiducia; ma bisognerà che vigili sempre e che segua, almeno in modo generale, l’andamento della casa, altrimenti finirà col doverli sgridare troppo spesso. Preghi molto per la sua famiglia e i suoi domestici. Circa la comunione, non ne tralasci neppure una di proposito, perché ne ha bisogno. D’altra parte, quando il Signore la invita a recarsi da lui nonostante la sua miseria, sarebbe davvero una sventura volere per umiltà stare lontano dalla sua mensa eucaristica. Ci vada perciò, figlia mia, nonostante le sue miserie e la sua povertà, che sono come il biglietto d’invito del buon Maestro. Mi è rincresciuto non avere potuto vedere quella brava donna che mi ha indirizzato; bisogna proprio dire che non era la volontà di Dio, dal momento che è venuta a più riprese! Il rimedio non ha nulla di pericoloso; sarebbe bello, se riuscisse a guarire una malattia tanto ostinata. Certo, come lei dice, può saldare i suoi debiti nonostante le suscettibilità, ... Povera donna! Che ella preghi molto, perché in tutto ciò c’è qualcosa di diabolico. E lei, mia povera figliola, ha un’altra croce: suo marito s’è ammalato. Sì, ho pregato e prego molto per lui e per lei. La notizia mi ha addolorato; mi faccia avere altre notizie per favore, quando le sarà possibile. Non verrà a passare l’inverno a Hyères? lì verrei a trovarla, se mi sarà possibile. Addio, la lascio alla divina bontà. Mi creda sempre suo dev.mo nel Signore Eymard. 280 CO 283 STÉPHANIE GOURD (V, 87, 7) Tutto per Dio solo. 19 ottobre 1851. Rispondo brevemente, figlia mia, alla sua gradita lettera. Inutile dirle che l’ho letta con il più grande interesse. Lei sa tutto il bene che desidero per la sua anima e come mi auguro che sia interamente consacrata allo sposo divino. Sì, sia interamente di Nostro Signore come egli è interamente suo. Non vi sia nessuna riserva nel dono o divisione nel cuore, e nessun altro centro al di fuori della sua adorabile e sempre amabile volontà. Conoscendo bene Gesù, che cosa può reggere al confronto? Quando si sono gustate le delizie del suo amore, come si può vivere senza di lui? No, mai, sarebbe troppo grande l’infelicità. Quanto è fortunata, figlia mia, di appartenere a questo buon Maestro e di volere appartenergli per sempre! Questa scelta vale più di tutti i successi e dei più invidiabili stati nel mondo. È assai ricco colui per il quale Gesù è l’unico bene. Ma lei non è soddisfatta di sé, la meditazione la lascia sterile e fredda, essa resta infruttuosa. Il pensiero di Dio non le è spontaneo e l’amor proprio le fa la guerra. Queste sono grandi miserie, che l’accompagneranno lungo tutto il deserto della vita. Che cosa fare? Correggere ciò che è imperfetto e sopportare umilmente le conseguenze dell’umiliazione; essere convinta e riconoscere davanti a Dio e a se stessa che è piena di amor proprio, che esso è il suo 29 elemento naturale, che ama poco il buon Dio, che è assai poco zelante nel suo servizio. Si vesta di questi stracci come segni della sua povertà e si presenti così a Dio in tutta confidenza. Allora cambierà il male in bene e troverà grazia davanti al Dio di bontà, che ferma il suo sguardo di compiacenza sul bambino debole e inerme, che vuole elevare fino al suo amore di predilezione. Abituiamoci, cara figliola, a trarre dai nostri stessi difetti il rimedio per correggerli. Non bisogna vivere in pace con essi, ma vivere - questo sì! - in pace nell’umiltà: «Imparate da me, dice il buon Salvatore, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11, 29). Quanto alla meditazione, se si accorge che abitualmente si mantiene sul vago e che le sue facoltà non si sentono coinvolte, cambi argomento. Se si trova in uno stato normale la faccia abitualmente sull’Imitazione, ma la prepari scegliendo almeno il capitolo o il versetto. Se invece si trova in uno stato straordinario scelga un soggetto conforme al suo stato d’animo; ad esempio, se è desolata, scelga il capitolo 21 del 1° libro, o i capitoli 9, 11 e 12 del 2° libro; se sente ripugnanza al sacrificio i capitoli sull’amore e i tre del cielo (47, 48, 49); se è dissipata, il capitolo 1 del 2° libro e i primi capitoli del 3° libro. In questi diversi stati non si può trattare l’anima come si tratterebbe un malato nauseato di tutto. L’importante è predisporsi a fare prontamente e per amore i sacrifici di rinuncia che il buon Dio ci domanderà nel giorno e nel momento che egli ci indicherà. Perciò dobbiamo fare una cosa sola, mantenerci vigilanti per il momento del sacrificio, o meglio tenerci sempre disposti per dire a Dio: Il mio cuore è pronto, o mio Dio, a compiere in tutto la tua santa volontà. - Ma deve essere una vigilanza libera, senza costrizioni e senza tensione. È la vigilanza dell’amore, e l’amore non si stanca, ma veglia sia quando dorme sia quando lavora. Sia sempre dello stesso umore nei confronti della sua mamma. Si comporti come una bambina nei suoi rapporti affettivi, fino al punto da non sentire nemmeno il bisogno di avere un’altra confidente. C’è solo merito e profitto a mostrarle il suo cuore trasparente. Ringrazi Dio di avere una simile madre! Essa per lei vale più di tutti i conventi e di tutte le religiose del mondo. Preghi sempre per me, figlia mia. La lontananza non esiste nell’unione spirituale in Dio, anzi, le distanze non fanno altro che incrementare i legami nel suo amore divino. La lascio alla sua grazia. Eymard. 281 CO 284 ANTONIA BOST (IV, 177, 6) Tutto per Dio solo! 21 ottobre 1851. Signorina, le sue poche parole mi hanno fatto molto piacere nel Signore: lei continuerà a pregare per me e continuerà ad amare e a servire fedelmente il suo sposo divino con tutto il proprio essere. Egli solo regnerà per sempre sul suo cuore: che felicità! Credo che il nostro buon Maestro continuerà a purificare il suo cuore per unirlo più intimamente al suo. Lo lasci fare; non farà che togliere le scorie che si sono mescolate con l’oro perché questo diventi più puro. Ricordi che le sofferenze del cuore sono il fuoco dell’amore divino. Sì, ami la sua sorella e i suoi familiari, ma dell’amore di Dio; ed ami Gesù in tutti gli stati del suo amore. Quando si sente triste e desolata ami con Gesù desolato, ma sempre più appassionato. I miei cordiali ossequi all’ottima sorella signora de Chatelux; potrò almeno conoscerla bene in cielo, perché la sua visita è stata breve. Addio, signorina; sia sempre calma nelle sue aspirazioni, serena nelle pene, dolce all’esterno e ancor più dolce interiormente. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. 30 282 CO 285 SIGNORA FRANCHET (II-S, 162, 12) Tutto per Dio solo. 21 ottobre 1851. Vengo per ringraziarla, cara figlia, del suo ricordo, ma perché mettermi continuamente in questa necessità? Ci vedo il suo buon cuore, ma sia il buon Dio a ricambiarla, perché a me non è possibile. Non ho potuto scriverle prima. Sono stato talmente assorbito da mille cose che a malapena son rimasto a galla. Tuttavia se non ho scritto ho però pregato e prego per la mia figlia desolata e crocifissa che, nonostante tutto, vive per Dio e per il suo santo amore. Veda: ci sono delle anime che non possono appartenere completamente a Dio se non mediante la sofferenza, e non possono essergli unite se non mediante il legame della croce. Questa è la sua parte nella vita dell’amore divino, gliela ha assegnata Dio. L’accetti dalla sua amabile e santa mano. Questa via a volte è cruenta, ma è eccellente e nobile, degna delle grandi anime. Chi ama Dio ha bisogno di sacrificio e di sofferenza, altrimenti il suo amore solo, privo di questa azione, lo farebbe troppo soffrire. Queste pene lo distaccano, lo spogliano dell’uomo vecchio, gli fanno sospirare la patria, lo mantengono stretto al cuore di Gesù crocifisso, suo Dio e suo tutto. Coraggio, figlia mia. Lei ha già accompagnato Gesù fino al giardino degli ulivi, fino al calvario. Non ne discenda, ma salga sempre più su. Sul monte Calvario c’è tutto: la vita, la morte, la sepoltura, la risurrezione. Io sono stato la sua croce, Dio lo ha voluto. Dica allora: Ah, il buon Dio sia benedetto di tutto. Lui mi resta sempre. Vengo ora ai particolari della sua lettera. 1. Quanto a un direttore più a portata di mano, le auguro che ne trovi uno che la conosca e le faccia tutto il bene che io sicuramente le desidero. Se Nostro Signore potesse bastarle in molte cose, sarebbe meglio, ma a volte egli vuole che ci umiliamo davanti ad un Anania. 2. Su quella questione delicata, le ricordo quanto già le ho già detto: non se ne faccia un tormento e, soprattutto, non affatichi eccessivamente la sua coscienza. Per me si tratta di una morbosità. 3. Quanto al suo Charles, la salute prima di tutto, povero ragazzo! Egli è molto giudizioso e certamente fa la sua consolazione. Lo saluti da parte mia. Lei prega per me ed io la ringrazio perché ne ho bisogno. Non mi ha detto nulla del caro Terz’Ordine; gli resti sempre fedele e affezionata. Vorrei anche sgridarla. Ma come! Nostro Signore le dice: Vieni a me, povera figlia sofferente e infelice, ed io ti consolerò -, e lei non ci va, non si accosta più alla comunione. Coraggio! torni ad obbedire e corra alla sorgente della forza divina. L’affido alla grazia di Dio e la benedico. Eymard. P.S. Dimenticavo di dirle che sto bene e che avrei molte occasioni di meriti se sapessi approfittarne. I miei fraterni ossequi a suo marito, per favore. 283 CO 286 SIGNORA THOLIN-BOST (IV, 124, 7) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 22 ottobre 1851. Signora, ho ricevuto la sua gradita lettera del 1° e non c’è bisogno di dirle quanto piacere mi ha procurato nel Signore. L’ho ringraziato molto e benedico lei e la sua buona sorella. Sono stato assorbito fino ad oggi dall’organizzazione della casa che la volontà di Dio mi ha affidata. Mi è 31 costato molto non avere potuto risponderle subito, ma la sua carità vorrà scusarmi; un’altra volta sarò più sollecito. Eccomi ora lontano dalle mie dilette figlie in Gesù e Maria. Questo sacrificio che il buon Dio mi richiede, l’ho fatto e lo continuo a fare offrendo tutte le mie figlie ogni giorno al buon Maestro nella messa. Ma vengo sovente a visitarvi e a benedirvi, e lei sa di essere tra le prime. Vengo ora alla sua lettera. Potrà scrivermi sul suo stato interiore; se il Signore mi darà qualche lume su di lei gliene farò parte. Per quanto riguarda un direttore, non saprei in questo momento chi indicarle a Lione. Preghi. Riguardo all’opera dell’associazione dell’adorazione del SS. Sacramento, la migliore risposta che posso dare, sta nel dirle che io scelgo per me l’ora dalle ore 9 alle 10. Due ufficiali di marina, fedeli servitori di Dio, hanno voluto prendersi un’ora: il signor de la Sachette e il signor Lacroix. Ma sì, diffonda questo fuoco nei cuori di ghiaccio, riattizzi la scintilla tremolante nelle anime deboli: è ciò che desidera ardentemente il Salvatore. La relazione che mi ha inviata va bene; non mi pare che si debba aggiungere o togliere alcunché. Per associarsi non è necessaria l’approvazione; tuttavia, perché pare che la si auspichi, la signora de Pomey la presenti pure a Sua Eminenza: sarà sicuramente bene accolta e incoraggiata. La devozione al SS. Sacramento infatti è la devozione preferita dal cardinale. Ho spesso riflettuto sui rimedi da apportare all’indifferenza generalizzata che si impadronisce in modo spaventoso di tanti cattolici, e ne trovo soltanto uno: l’Eucaristia, l’amore a Gesù eucaristico. La perdita della fede deriva dalla perdita dell’amore, le tenebre dalla scomparsa della luce, il freddo glaciale dalla morte, dall’assenza del fuoco. Ah! Gesù non ha detto: sono venuto a rivelare i misteri più sublimi. Ha detto invece: «Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e il mio grande desiderio è vederlo incendiare l’universo» (cf. Lc 12, 49). Accenda, signora, questo fuoco divino in ogni dove e finirà col rallegrare il cuore di Nostro Signore. Segua sempre attentamente l’attrattiva interiore della grazia. Si lasci condurre da Nostro Signore come una bimba, senz’altro desiderio che di compiacerlo, ben convinta di dovere semplicemente seguire il Signore che le cammina sempre davanti. Non dovrà che ricalcare le orme dei suoi piedi. Preghi per me, signora, perché ne ho bisogno: domandi per me lo spirito di saggezza e l’amore di Nostro Signore. Sono nella sua divina carità suo dev.mo Eymard, p.m. P.S. Al collegio di La Seyne-sur-Mer (Var). 284 CO 287 SIGNOR CREUSET (V, 333, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 6 novembre 1851. Caro amico e fratello in Maria, vengo per ringraziarla della sua lettera e per dirle quanto l’ho gradita. Lei mi parla del Terz’Ordine; e questo mi fa piacere. Io l’ho amato tanto e continuo ad amarlo, soprattutto a motivo del suo buono spirito. Continui a promuoverlo suscitando dei legami spirituali di fraternità tra i membri e tenendoli sempre stretti attorno al ceppo della casa madre. Verrà giorno in cui ogni terziario di Maria sarà fiero del suo titolo. Stabilisca dei distretti per potere diffondere prontamente una notizia, quando ce ne fosse bisogno. Sarebbe auspicabile che i membri si conoscessero tra di loro; il p. Lagniet le darà l’elenco completo degli associati, ma lei dovrà completare gli indirizzi. Il signor Carrel le fornirà il suo e quello del signor Berger, il signor Gaudioz quelli dei signori Bron e Bouru, il signor Givemaud qualche altro. Ho completato il consiglio. Conosco troppo bene la dedizione e il buono spirito dei fratelli che sono stati eletti; certamente non rifiuteranno i loro servigi alla Vergine. Quanto a lei, caro amico, si stimi felice di essere al servizio di questa buona madre; ella la ricompenserà al centuplo sin da questa vita, ne sono certo. Sono contento di averla nominato 32 maestro dei novizi; ciò la obbligherà a dedicarsi ancora di più a favore di coloro che la Vergine le affida e a dirle: Dammi, e anch’io darò. Mi scriva, mi farà un immenso piacere. Presenti i miei deferenti ossequi alla sua buona signora; mi è molto caro pregare per la sua famiglia. Addio, caro amico; il Signore la conservi sempre nel suo santo amore. Suo dev.mo Eymard, s.m. Sig. Creuset - rue Bellecour 13 - Lione. 285 CO 288 MARIANNE EYMARD (III, 92, 83) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 7 novembre 1851. Carissime sorelle, dovete lamentarvi assai di me, e con ragione, perché non vi scrivo. Veramente non riesco a capire come passa il tempo. Tutti i giorni mi dico: su, nel primo momento libero scrivo alle sorelle, e poi questo benedetto momento non viene mai. È vero che fino ad ora ho avuto da fare fin sopra i capelli: dovevo organizzare una, quasi due case contemporaneamente, una delle quali composta da più di cento persone. Comunque ora esse sono avviate. La mia partenza da Lione vi ha forse addolorate, soprattutto per i contraccolpi sul Terz’Ordine; ma che fare? Sottomettersi alla volontà di Dio, che tutto ha disposto. Non avevo nessun desiderio di venire nel sud, ma poiché il buon Dio lo ha voluto, mi ci trovo molto bene. È una regione molto bella e il clima è assai mite. In questo momento da voi forse c’è già neve e freddo intenso, noi qui invece non sentiamo ancora il bisogno del riscaldamento. Ma da per tutto, si dice, le pietre sono dure, il mondo non è che un grande calvario; beato chi sa soffrire per Gesù e con Gesù. Ho avuto notizie da Lione. Il Terz’Ordine resiste e fa progressi; e ciò mi fa piacere, perché dopo tutto bisogna saper vedere l’opera di Dio e non l’azione dell’uomo. Le buone signorine Guillot hanno sempre le loro piccole croci, ma esse le portano così bene! Quanto a voi, mie care sorelle, anche voi avete le vostre e molto pesanti; portatele volentieri con Nostro Signore. Ho appena letto la vostra lettera. Ben merito i rimproveri che mi fate; ne ho ricevuto da ogni parte, perché non ho avuto il tempo di rispondere. Ma non state in ansia per me, perché io sto bene. Qui il clima è ottimo, tanto che i malati vengono a trascorrervi l’inverno; e poi sarò un po’ più tranquillo che a Lione. Pregherò molto per La Mure e per la buona riuscita del giubileo, perché si rimane sempre molto affezionati al proprio paese. Gli abitanti di La Mure sono buoni. Penso che verrà il p. Ducourneau, e vi farà del bene. Su, state sempre ben unite a Nostro Signore; egli vi custodisca nella sua santa grazia. Sono nel suo amore, care sorelle, vostro fratello Eymard, p.m. P.S. Scriverò a Lione per il figlio dei Reymond; i miei ossequi a questa buona famiglia come pure alla famiglia Fayolle. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure (Isère). 286 CO 289 SIGNORINA MONAVON (V, 302, 3) La Seyne, 11 novembre 1851. Signorina, grazie della sua bella lettera. Ricordo sempre con gioia il nostro provvidenziale 33 incontro. Era proprio necessario per ricordarci che siamo ancora sulla terra, perché, pur essendo vicini, ci siamo visti a malapena ogni sei mesi. Inoltre avrò di tanto in tanto le sue notizie, perché una riga vergata in fretta o in piedi davanti al caminetto è presto fatta. Ringrazio Dio di tutta questa avventura. Io cercavo e scartavo, ma ora sono tranquillo e fiducioso, perché ho trovato la persona che il cielo voleva. Sì, si direbbe che tutto è accaduto proprio per questo scopo. Insomma, questa è la sua missione. La porti a termine. Sarà forse il più bel fiore che può procurare alla gloria di Dio. Alcuni ufficiali di marina hanno letto le mie note e hanno fatto le loro osservazioni. In questo momento le sta leggendo il reverendo Marin, il direttore del signor Marceau; quando avrà finito, gliele spedirò per mezzo del corriere. Certo, sarei molto contento che volesse informarne la signora Jordan, se crede, perché ne sarebbe edificata. E poi essa è dotata di un buon giudizio e le potrebbe dare anche qualcosa da fare. Questa buona signora, mia conterranea, mi ha scritto già due volte; è proprio la signora che rimpiangerei di più se il buon Dio non mi consolasse con la sua pietà e la sua fedeltà nel servirlo. Continuo a pregare per la signorina B. ...; la sua malattia è una grazia di Dio. Dio la vuole tutta per sé; io prego perché si offra completamente al suo amore, e forse Dio le ridarà tutto. Così anche lei si sente povera, signorina! Oh, il buon Dio ne sia mille volte benedetto. Si senta affatto miserabile; serva sempre il buon Maestro in povertà di spirito e di cuore. La povertà spirituale è la forza e la ricchezza della sposa di Nostro Signore, la sua dote. Addio, signorina, vado a celebrare la messa e a pregare per lei, per le sue allieve, per il suo lavoro. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard, p.m. 287 CO 290 SIGNOR CARREL (V, 188, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 13 novembre 1851. Caro amico e fratello, eccomi tutto per lei. Fino ad ora avevo la testa a pezzi e perciò ho atteso un po’ per risponderle con più calma. Caro amico, la vita è solo un passaggio, e possiamo chiamarci fortunati se passando facciamo il bene come fece Nostro Signore. O meglio la vita non è che un commiato di ogni giorno; ma in paradiso ci attende la vita eterna con Dio e in Dio. Quanto è buono il Signore nel darci il suo cuore come centro del nostro amore per i fratelli, e nel volere essere il vincolo di unione e la vita dei nostri cuori. Ciò annulla ogni distanza tra di noi, caro fratello. E il mio povero Terz’Ordine? Certo, mi sarebbe costato molto, se il buon Dio non l’avesse prima benedetto per il tramite del suo vicario in terra e se non avessi avuto la felicità di vederlo eretto canonicamente. Ora è stato fondato dalla mano che costruisce per l’eternità. E lei, caro fratello, ne è la prima pietra e il primo apostolo. La Vergine lo sa e lo porta scritto nel suo cuore; e ciò deve esserle di conforto. Ora promuova attivamente la sua associazione, perché non è più opera dell’uomo, ma opera di Dio. Vengo ora ai particolari della sua lettera. 1. Il libro di santa Teresa contiene degli eccellenti consigli per la perfezione, ma senza volerglielo proibire, per il momento consiglio alla signora le seguenti opere: Traité de la paix intérieure del Lombez, Traité de la conformité à la Volonté de Dieu del Rodriguez, Pratique de l’amour de N.S. di sant’Alfonso Maria De Liguori. Sua moglie deve accostarsi al buon Dio con il raccoglimento, la calma e il silenzio dell’amore divino. Gli scrupoli che ha notato in lei sono un preludio della grazia, la purificazione dell’anima. Ringrazio il Signore per quanto opera in essa; queste grazie preziose sono il premio della sua vita di sofferenza. O sofferenze benedette, che ci uniscono così divinamente a Gesù! Tuttavia lei fa bene a chiedere la sua guarigione, perché spesso quando il Signore ci dà il desiderio di chiederla con ardore, è segno che ci vuole accordare la grazia. 34 2. Quanto a lei, caro fratello, la comunione le è necessaria come l’aria per i polmoni. Si comunichi per amare, si comunichi amando, si comunichi per amare ancora di più: «Chiedete e otterrete ...» (Gv 16, 24). Consumando ogni giorno le risorse della vita, ha bisogno di rinnovarle e di rinvigorirle continuamente alla sorgente divina. 3. Preghi molto per il suo direttore perché Dio lo illumini sulla direzione da impartirle. Ma, caro amico, si serva del direttore, ma non ne diventi schiavo, e cioè se ne serva solo per discernere, seguire e perfezionare la grazia di Dio in lei. Lei mi parla della morte e del paradiso; non è ancora il tempo, caro fratello. Bisogna fare morire in noi ciò che non è ancora spirituale, bisogna stabilire il regno di Dio sulla terra. È meglio un apostolo zelante che un discepolo sul Tabor. Legga con attenzione il piccolo Traité de la prière di sant’Alfonso M. De’ Liguori: è un cibo delizioso. Legga poco, preghi molto, ami sempre. Addio, caro amico; i miei ossequi alla signora, alla la sua famiglia e al signor Geoffray. Mi creda sempre in Nostro Signore suo dev.mo e aff.mo Eymard, p. m. P.S. Quando andrà a Tarare, ad Amplepuis, porti i miei saluti alle sorelle. Le spedirò i crocifissi. 288 CO 291 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 195, 1) La Seyne, 13 novembre 1851. Signorina, è già in paradiso o sta per andarci, o è ammalata? Non si è più fatta viva. Allora comincio io tanto per liberarmi dal pensiero di lei che mi segue da per tutto e che io rimando a Dio pregando per lei e per le sue necessità. Come è magnanimo il buon Dio! Quando non avevo più nulla da fare a Lione, egli mi ha inviato in riva al mare in un paese sconosciuto e semibarbaro, non oso dire a causa dei suoi costumi. Quando si è vissuto negli ambienti formativi di Lione, qui ci si trova a disagio, e perciò io non faccio visite né conoscenze e, quando se ne presentano, mi dico: non valgono certo i lionesi. A dire la verità, benedico Dio per il mio stato. Esso mi ricorda continuamente che sono in esilio e di passaggio qui sulla terra, e che Dio è il nostro solo e unico bene. Oh, non dimentico il Terz’Ordine, particolarmente il suo Terz’Ordine. Mai esso mi è stato tanto fruttuoso, e mi ha procurato tante grazie. Lo ami molto anche lei, e lo conservi intatto. Temo a volte che qualcuno vi frammischi mille cose che non sono né il Terz’Ordine né il suo spirito. Se la santa Vergine lo avesse voluto diverso, lo avrebbe fatto prima dell’approvazione del sommo Pontefice e dell’erezione canonica. Ho atteso cinque anni per ottenerle, e forse c’è qualcuno che pensa che tutto è perduto per alcune parole dette a vanvera o perché esso è privo di guida. Oh allora, che cosa significa il granello di sabbia? è su Dio e sulla sua grazia che si deve costruire. La santa Vergine non è dovuta fuggire in Egitto? Amo il Terz’Ordine della vita interiore che conduce la vita semplice e nascosta in Dio di Nazareth, perché è la parte migliore nel servizio divino. So che anche lei lo ama così. Che cosa fa? La sua salute come va? E qual è lo stato della sua povera anima? Ecco quanto mi attendo da lei, oppure finirò proprio col crederla già in paradiso. Addio, buona sorella, vado a celebrare e a pregare per lei. 35 289 CO 292 PADRE DE CUERS (I, 2, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne, 17 novembre 1851. Caro signore e amico, mi sono molto rammaricato di non averla potuto incontrare; il buon Dio ha richiesto questo sacrificio insieme con tanti altri. Il mio primo pensiero, arrivando, fu di venire a Tolone per vederla, ma lei era appena partito. Tolone la rimpiange: i suoi giovani vorrebbero averla ancora con loro. Ho incontrato alcuni di essi, perché ho predicato loro a La Seyne un breve ritiro di due giorni in occasione della festa di Tutti i Santi. Potrebbe essere un inizio: ho promesso, se sarà la volontà del buon Dio, di tener loro un ritiro di otto giorni durante le vacanze. Sono dei bravi giovani, ma troppo abbandonati a se stessi. Il clero di Tolone non ha attitudine né esperienza di apostolato. Peccato, perché tra di essi vi sono dei buoni elementi. L’opera dell’adorazione va come al solito. È triste prevedere che questo primo focolaio non è non sarà alimentato a sufficienza! Bisognerebbe che l’opera fosse indipendente e universale. Il reverendo Liotard è un po’ scoraggiato e lei ne conosce i motivi; il signor Gallon fa quel che può, ma è un laico. Nelle mie conversazioni mi limito a raccomandare loro di voler custodire con cura la scintilla almeno allo stato attuale, in attesa che si verifichino condizioni migliori per l’opera meravigliosa. Dio ha i suoi progetti e le sue vie, e vuole essere pregato. Faccia pregare molto per la sua povera Tolone. Ogni tanto vedo il signor de la Suchette, che è sempre cordiale e molto generoso. Ho fatto la conoscenza dei signori d’Augeville e Lacroix. Ho lodato e ringraziato Dio per questa grazia: si prova tanta gioia quando s’incontrano delle anime che mirano direttamente a Dio. Sono in attesa della visita del signor Siccard, l’ufficiale in seconda del signor Marceau a bordo di L’Arche d’Alliance. Egli mi ha parlato di una associazione denominata Marina Cattolica, sorta a Parigi sotto gli auspici dell’arcivescovo e di molti altri vescovi, della quale vorrebbe far parte. Conosce questa associazione? ha delle buone probabilità di sviluppo? Forse dall’alto del cielo il nostro caro amico Marceau vuole continuare il suo già vasto piano di propaganda e di aiuto alle missioni cattoliche con ciò che egli chiamava il viatico apostolico. Cosa fa a Brest? Spero si sarà fatto promotore di qualche buona iniziativa per la gloria di Nostro Signore. Preghi molto per me: ho sulle spalle una casa numerosa e sono tanto povero davanti a Dio! Io la raccomando di cuore al buon Maestro e prego per lei. Nella sua divina carità sono lieto di dirmi, mio caro signore e amico, suo dev.mo Eymard, s.m. Sig. de Cuers, capitano di fregata - Brest - Fermo posta. 290 CO 293 ELISABETH MAYET (II-S, 55, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 17 novembre 1851. Signorina, rispondo con molto ritardo alle sue gradite lettere, ma la sua carità mi ha già di sicuro scusato. Fino ad oggi sono stato talmente occupato da trovare a malapena il tempo di pregare Dio. Stavo per rispondere alla sua prima lettera quando il signor Tonny mi ha chiamato in parlatorio. Pensi alla mia sorpresa, al mio piacere, alla mia felicità nel vedere e nell’abbracciare questo buono e caro amico! Quale dedizione e quale fraterna generosità! Per questo mi è cento volte più caro, e il 36 buon Dio glielo renderà al centuplo. “I Mayet si vogliono bene”, mi diceva spesso il p. Mayet; e io lo costato e sono pieno di ammirazione. In seguito siamo partiti insieme per Tolone per vedere e abbracciare il buon padre, rimproverarlo di non essere venuto subito a La Seyne, strappargli la promessa che sarebbe venuto spesso, promettergli a nostra volta che saremmo andati a visitarlo, e raccomandarlo a dei nostri conoscenti perché fosse ben accolto, ben trattato, ben curato ... Il signor Tonny le avrà riferito della bella giornata che abbiamo trascorso insieme con il signor de La Suchette mentre visitavamo due edifici: l’arsenale e la galera ... Il p. Mayet sta bene. Il viaggio non lo ha affaticato. Mi spiace molto non averlo più con me, ma è comprensibile ... D’altra parte, egli starà meglio a Hyères dove la temperatura non è brusca come a La Seyne, che passa repentinamente dal molto caldo al molto freddo. Inoltre mi diceva il p. Viennot che se il p. Mayet fosse restato ancora un anno a La Seyne sarebbe morto di esaurimento perché lo facevano parlare troppo; rispondere una parola ad ognuno finisce col diventare sfibrante. Mi creda, signorina. Il diniego del p. Superiore non è un rifiuto rivolto alla persona, ma un orientamento generale che sconsiglia di mandare i padri ammalati nei nostri collegi perché tale soggiorno è per essi più nocivo che vantaggioso. Anche a me, che durante le vacanze avevo chiesto un padre come sostituto, il p. Superiore non ha voluto concederlo perché era alquanto stanco. Ha trasferito da qui il p. Maîtrepierre per la stessa ragione. Via dunque, apprezziamo piuttosto in tutto ciò le disposizioni ammirevoli della divina Provvidenza che tutto dispone per un bene maggiore. Resti sempre la piccola figlia di Nostro Signore e della sua divina madre. Vada al suo amore attraverso il mistero della sua santa infanzia, che è la via più corta e la più soave. Eviti quanto può turbarla od agitarla: lo consideri una tentazione. Il vero amore è calmo e attivo, silenzioso ed eloquente, sofferente e gioioso; si mostra in ogni circostanza, scorge da per tutto l’oggetto del suo amore, vede nel suo amore Gesù, il divino sposo della sua anima. Preghi per me che ne ho molto bisogno. Ora mi dispiace di essere stato così pigro nel venire a trovare lei e la sua buona sorella. Costei dovrebbe avercela con me che pure la stimo tanto ... Ami sempre il suo caro Terz’Ordine: è la Nazareth dell’anima devota. La santa Vergine non l’abbandonerà e lo proteggerà ancora di più. Addio, signorina. La lascio nelle mani di Nostro Signore. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. P.S. Riapro la lettera per ribadirle che nessuno legge le mie missive. Sig.na Mayet Elisabeth - Place St-Clair, 1-4 - Lione (Rhône). 291 CO 294 SIGNORA PERROUD (II-S, 81, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 17 novembre 1851. Signora, sono molto rammaricato per non avere risposto più sollecitamente alla sua gradita lettera. Essa mi ha tuttavia fatto tanto bene! Desidero molto conoscere le notizie della Nazareth di Bramefaim! La sua carità mi avrà già scusato. E, a dir la verità, ne ho bisogno. Non le dico nulla della mie condizioni di vita, delle mie occupazioni e del mio stato. Come lei può indovinare è una immolazione continua della volontà. Il buon Dio non mi vuole in uno stato di calma e di pace; sia mille volte benedetto! È certo una grande virtù saper prestarsi imparzialmente a tutti, crocifiggersi e lasciarsi crocifiggere volentieri. Oh, quanto ne sono lontano! Lo chieda per me, mia buona sorella. Le notizie che mi dà e che continuerà a darmi su di lei e sui suoi, mi faranno sempre piacere. Ebbene! cominceremo a 46 anni a servire meglio il buon Dio, e occorrerà dirselo e farlo ogni giorno. La vita inizia al mattino e termina alla sera. La notte è la tomba di Nostro Signore. 37 Quanto al libro di lettura spirituale, trarrà un grande vantaggio dalla lettura e dalla meditazione del trattato della conformità alla volontà di Dio del Rodriguez. Da solo supplisce a tutti gli altri. Si eserciti alacremente in questa divina conformità che le assicurerà la pace, una condotta coerente e soprattutto una grande fiducia in Dio. E poi, c’è il nostro Terz’Ordine: le sia sempre molto affezionata. Oh! io non sono nulla, ma il buon Dio è tutto e fa tutto. Quanto sarei contento di vederlo prosperare e consolidarsi nello spirito di Maria, nel suo amore alla vita semplice e nascosta! I miei cordiali ossequi a suo marito, il nostro caro ed amatissimo fratello che il Signore conduce al cielo attraverso la croce; saluti alla sua piccola Marie: ami sempre molto il buon Dio, la santa Vergine e i genitori; e saluti anche a tutti i suoi figli che il buon Dio benedice. Quanto alla somma in questione, se non le porta troppo disturbo, se ne parlerà nel mese di gennaio o di febbraio. Ma non deve sentirsi a disagio. Addio, buona sorella. Suo aff.mo in Gesù e Maria Eymard. P.S. Venerdì ho avuto la gioia e il piacere di vedere e di abbracciare il buon Tonny e il p. Mayet. Hanno fatto un buon viaggio, e il padre sta bene. Avrei desiderato tenerlo con me, non occorre dirlo, ma da qui a Hyères ci sono solo due ore di viaggio, e quindi noi andremo a trovarlo ed egli verrà a trovare noi. In un certo senso è meglio che stia a Hyères piuttosto che qui perché la temperatura a La Seyne è molto variabile. D’altronde il p. Viennot mi disse che qui lo avremmo fatto morire, perché essendo troppo compiacente, era costretto a parlare eccessivamente. Le assicuro, signora, che non lo perderò d’occhio e che mi terrò informato di tutto. Conti sulla mia fraterna e vecchia amicizia. 292 CO 295 PADRE COLOMB (I-S, 181, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 19 novembre 1851. Caro e venerato confratello, aspettavo da tempo di poterla ringraziare con tutto il cuore per quanto la sua carità le ha ispirato in mio favore, per la sua bella lettera, per tutto ciò che si è compiaciuto di spedirmi, e cioè: il diploma che mi associa a tante belle anime consacrate a Nostro Signore, il “cuore” pegno e legame sacri tra di noi, e poi la promessa fattami di pregare per me mettendomi nel suo “memento”. Quanto è buono nel pensare ad un povero peccatore che non merita tanti favori! Sì, mi piace molto la devozione alle cinque piaghe di Nostro Signore. Sono felice di promuoverne la devozione perché esse sono la nostra forza, la nostra speranza, la porta aperta sull’amore. Beato lei, caro confratello, che ha ricevuto una missione così bella, ma ancora più fortunato perché ne porta le stimmate apostoliche. Mi hanno detto che ha avuto grandi prove. Dio sia benedetto! È da lì che prendono avvio tutte le grandi opere di un Dio crocifisso. Da molto tempo desideravo conoscerla, soprattutto da quando suo cugino, il vicario di Neuville, mi parlò di lei. Il buon Dio non lo ha voluto. Me ne ricompenso con il legame che ora ci unisce in Nostro Signore. Porto su di me il cuore benedetto che mi ha spedito; possa esso essere il pegno di un aumento di amore per Dio. La ringrazio molto anche per il suo manuale che ha avuto la bontà di inviarmi. Non l’ho ancora letto per intero, ma quanto ne ho potuto leggere mi è molto piaciuto. Sono contento che le tre mie buone sorelle del Terz’Ordine stanno da lei e che ella si preoccupa di fare loro un po’ di bene. Lei le conosce ed esse ne sono degne; il buon Dio le visita spesso con la croce del suo amore. Mi raccomando al loro buon ricordo. Io non le dimentico qui, e le offro spesso a Nostro Signore: la signorina Marie che è come una madre di famiglia, la signorina Pierrette con la sua straordinaria povertà, la signorina Annette con le sue sofferenze. Addio, caro confratello, ritroviamoci sempre in Dio: abbiamo un centro comune nel divin cuore di Gesù. Suo dev.mo Eymard, s.m. 293 38 CO 296 PICCOLE FIGLIE DI MARIA (II-S, 142, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), festa della Presentazione, 21 novembre 1851. Signorine e care figlie in Maria, la vostra bella e commovente festa della Presentazione della santa Vergine al tempio è dunque arrivata, ma io non avrò il piacere di celebrarla con voi, di vedervi nella cappella, di ascoltare i vostri devoti e bei canti, e di parlarvi infine della nostra buona madre. Ma sono contento pensando che un altro mi sostituirà e che voi la farete, la vostra festa patronale, e che il Signore vi benedirà. Povera piccola associazione delle piccole figlie di Maria, quant’è provata! eppure è sempre fedele. Essa si trova nel deserto e si crede abbandonata. Io spero di no, perché si tratta solo di un breve soggiorno in Egitto, una di quelle prove che fanno mettere radici più profonde a un arbusto, purché voi, care figlie, non vi lasciate abbattere dal vento delle tempeste. Pregate e abbiate sempre una fiducia filiale in Maria. Alle 7 di ogni mattina io vi offro a Dio nel santo sacrificio. È quello il momento in cui mi piace pregare per voi e benedirvi. Ciò che chiedo particolarmente per voi è che diventiate altrettante giovani Marie nelle vostre case, in seno alle vostre famiglie, nell’adempimento dei vostri doveri. Chiedo che, tenendo sempre davanti a voi la Vergine santa come modello, conserviate sempre un’anima semplice che veda unicamente la verità e la volontà di Dio, un cuore semplice che, con dolcezza e purezza d’intenzioni, punti diritto a Dio e ai propri impegni, una volontà semplice e generosa: semplice, perché vuole solo ciò che Dio vuole e come lo vuole; generosa, perché vi esercitiate ogni giorno ad immolare di buon animo la vostra volontà personale a quella di Dio e, per Dio, a quella dei superiori, cioè i vostri genitori e le vostre maestre. Desidero pure domandare per voi, mie care figlie, una vera e solida pietà, fondata su una virtù dolce e forte e, soprattutto, sull’amore divino che ne è il principio e la vita, e di cui la pietà non è che un bello e odoroso fiore, e il dolce frutto di un cuore veramente filiale. Mie care figlie, amate molto Nostro Signore perché non lo amerete mai abbastanza. Cominciate qui sulla terra ciò che farà la vostra eterna felicità in cielo; fin da quaggiù, dico, terra di passaggio e di penitenza. Amate molto Gesù nel suo divino sacramento d’amore, che è l’oasi divina del deserto, la manna celeste del viandante, l’arca santa, la vita, il paradiso dell’amore sulla terra. Amate molto Maria, madre divina di Gesù e madre nostra. Amatela come una figlia affezionata ama la propria mamma. Voi siete la sua piccola famiglia ancora in fasce: avete bisogno delle sue cure e del suo affetto materno. Giovani e deboli, avete bisogno della sua mano per essere guidate e sostenute nella vita; vivendo in un mondo terrestre e malvagio, avete bisogno del suo braccio potente che vi difenda e renda forti nel combattimento. Ecco, care figlie, i miei auspici e la mia preghiera di ogni giorno. Potrei forse dimenticarvi? No ... Pregate anche per me affinché possa compiere bene la santa volontà di Dio, in Dio. Addio, buone figlie. Vi affido alla protezione e alla grazia di Gesù e di Maria. Eymard, p.m. 294 CO 297 SIGNORINA MOULY (II-S, 143, 1) Signorina Claudia, la ringrazio per la bella lettera che mi ha scritto a nome delle sue piccole amiche. Essa mi ha fatto un vero piacere. L’ho ricevuta quando stavo per scrivere loro. Le assista assiduamente, d’intesa con la signorina Camus. Presenti i miei cordiali ossequi alla sua mamma e alle sue sorelle, e mi creda sempre fortemente affezionato alla nostra piccola e cara associazione. Eymard. 39 P.S. Tante cose da parte mia alle sue buone e devote zie che benedico di gran cuore. Sig.na Dumond senior - Ancien Quai d’Orléans 11, 4ème - Lione (Rhône). Per la sig.na Claudia Mouly. 295 CO 298 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 196, 2, frammento) La Seyne, 21 novembre 1851. «La croce è sempre la croce! ecco la parte gloriosa e benedetta che Nostro Signore le ha assegnato. La accetti con amore, poiché Dio non apprezza che questa moneta, e le sue sono e saranno delle croci del cuore: sono come la corona di spine per conservarlo e difenderlo. Il mondo non è degno di esso. Oh, quanto è stato buono Dio con lei, e quanto munificamente lo sarà in cielo per lei che non ha voluto altro sposo che Gesù crocifisso! Lei ha troppa paura della morte. Non ci pensi. L’amore è eterno. «Certo, ho partecipato intensamente alle sue sofferenze e vorrei ne fosse liberata. Per questo prego e continuerò a pregare, ma lei sia prudente. Alla sua età e con la sua fragilità, bisogna premunirsi; nel suo caso la generosità sarebbe imprudenza. Il buon Dio le è vicino. Egli regna nella sua anima. Coltivi una devozione di intima amicizia. «In politica si disputa a buon mercato, è la storia; e la storia del passato fa discutere. Si ascolta con cortese attenzione una opinione contraria alla propria e, dal momento che è tanto facile dare una risposta evasiva, si esce dalla contesa così come ci si era entrati. Lasci in pace i morti. Lei non ha agito male. Adotti la grande politica della divina Provvidenza che è sempre calma, serena, sicura e soprattutto santificante. È anche la mia politica. Ha letto La Storia Universale di Bossuet? La legga». 296 CO 299 CAMILLE JORDAN (IV, 223, 5) Tutto per Dio solo. 23 novembre 1851. Signora, ho ricevuto la sua triste ma gradita lettera; mi piace rileggerla perché vi intravedo la sua anima. Oh, il buon Dio la benedica e l’appaghi sempre questa cara anima; quanto è stata provata, angustiata, crocifissa! È il buon Maestro che l’ha fatto e continuerà a farlo per purificarla, renderla più semplice e unirla totalmente a sé. Oh, signora, non è vero che quando si possiede Dio si possiede tutto? Egli sostituisce infinitamente ogni creatura: è padre, madre, amico, protettore, consolatore. Mio Dio e mio tutto!, ripeteva spesso san Francesco d’Assisi. Il vuoto immenso che tormenta e rattrista la sua anima è un vento foriero di grazia. La natura, si diceva una volta, ha orrore del vuoto, ma Dio predilige il vuoto del cuore e quando non c’è lo crea. Immenso nel suo amore, vuole esserlo anche nel suo regno nell’anima nostra; egli la vuole circondare della sua immensità e ricolmarla del suo amore divino. Questa è la ragione per cui crea il vuoto dentro di lei; ed è allo stesso tempo una lezione e una grazia. Ma stia in guardia contro la tristezza e l’irritazione interiori, che accompagnano e seguono abitualmente questa spoliazione dell’anima. Occorre un po’ di tempo per questa operazione divina, ma lei non deve fomentarla o alimentarla, né adagiarvisi. Oh, se ne guardi come da un pericolo mortale, o meglio la sopporti come si sopporta il dolore di un’operazione chirurgica. Che cosa fa ora che è a Lione? È preoccupata? Oh no, lassù nel cielo abbiamo un Dio che è 40 padre e salvatore. È calma e serena nel suo stato di spirito abituale? Mi piace crederlo, perché quando si sta bene con Dio si sta bene anche con se stessi. Riponga, signora, la sua pace in Dio solo ed essa non sarà mai scossa né turbata. Circa il confessore, vada da quello che le capita, da quello che si trova più vicino. Lei ha più bisogno del buon Dio che degli uomini, di amore che di consigli, di riposo che di azione, di confidenza che di timore. Ora, se farà tutto ciò, le dirò: Su, buona sorella, il cielo si è chinato verso la terra. È necessario che parli di me? Oh no, lei prega per me, io prego per lei e le auguro tutto il bene che Dio le vuole. Non è sufficiente? Oh, se sapesse ciò che sto facendo qui verrebbe a vedere se non fosse tanto lontana. Lo devo dire? a condizione che mantenga il segreto, con l’eccezione della signorina Agarithe: sto raccogliendo il materiale per la biografia del nostro caro signor Marceau. Quante belle cose da scrivere! Ieri ho visto il suo secondo a bordo della Arche d’Alliance, che mi ha raccontato sul caro amico delle cose meravigliose. Ciò mi ha edificato più di tutte le prediche del mondo. Saluti, la lascio in fretta per tornare ad occuparmi di mille cose. Il mio ricordo alla sua cara figliola e alla signorina Agarithe. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. P.S. Dimenticavo il nostro Terz’Ordine. Lo affido a lei; faccia in modo che funzioni bene. Riunisca insieme i vecchi verbali, se è possibile; sarebbe forse bene che un registro fosse sempre in corso. La signora Franchet ha avuto la bontà di procurarmene uno per questo scopo. 297 CO 300 MARGUERITE GUILLOT (II, 59, 71) Tutto per Dio solo. La Seyne, 26 novembre 1851. Signorina, la prego di scusarmi nella sua carità se non ho ancora risposto alla lettera del 12 ottobre e se non mi sono più fatto vivo. Aspettavo sempre un momento libero per esaminare a fondo le questioni che mi pone sul nostro caro Terz’Ordine. Forse c’è entrato un po’ anche lo zampino del demonio nel farmi rimandare continuamente la cosa. E infine sono anche un po’ negligente. Vengo ora alla sua lettera. Penso continuamente al nostro caro Terz’Ordine e lo offro tutti i giorni a Dio nel santo sacrificio. Il buono spirito delle sorelle, la benedizione di Dio e della chiesa, la protezione visibile e prodigiosa della Vergine su di esso mi consolano, mi riempiono di gioia e mi lasciano fiduciosamente sperare che il Terz’Ordine è nato pieno di vita, che esso porterà un giorno frutti copiosi di salvezza, che molte anime gli dovranno addirittura il conseguimento della salvezza e che Nostro Signore e la sua divina madre saranno molto glorificati per mezzo di esso. Il Terz’Ordine viene da Dio, senza alcun dubbio. Sono state molte le prove visibili per chi l’ha seguito fin dall’inizio, svariate le difficoltà da cui è uscito vittorioso, copiosi i frutti di santità che ha già prodotto. Per quanto mi riguarda, io gli devo molto e mi stimo fortunato di essere stato scelto per collaborarvi. Lo confesso: vi ho sempre lavorato volentieri, per esso nulla mi costa e nulla mi ripugna. Mi interessa tutto quello che lo riguarda, e mi è caro con un affetto di predilezione. Perciò credo che una sorella che non ha per il Terz’Ordine un po’ di questa attrattiva, che non ha ben corrisposto alla grazia della sua vocazione, che si sente ancora estranea e non figlia, e ogni sorella che non aderisce al Terz’Ordine con lo spirito che gli è proprio, non ne gusterà mai la dolcezza e la preziosità. Oh, se le sorelle capissero quanto è bello e sublime questo titolo di Terz’Ordine di Maria della vita interiore! quanta perfezione c’è in questa sola norma del Terz’Ordine: “L’amore della vita semplice e nascosta di Maria con Gesù”, quanto efficace è questo mezzo di perfezione! Io dico che le nostre sorelle si riterrebbero ben fortunate d’essere state scelte dalla Vergine per formare la sua famiglia di Nazareth e del Cenacolo. Quando una persona è in buona salute l’esercizio e le fatiche del lavoro rinvigoriscono le sue forze; quando un albero ha ben attecchito, i venti e le tempeste non 41 fanno che radicarlo più saldamente, ma guai ai frutti che in quel momento non sono saldamente attaccati all’albero o che hanno lasciato penetrare dentro di loro un insetto roditore: cadranno a terra e saranno disdegnati dai passanti. Quelli invece che avranno resistito alla bufera ci resteranno fino alla piena maturazione. Succede delle opere di Dio quello che avviene delle anime che Dio chiama a un’alta perfezione. L’opera di Dio passa attraverso diverse fasi e per molte mani per giungere allo stato puro e perfetto, perché Dio solo ne sia il centro e la vita. E quando un’opera è giunta a quel punto, essa è sicura contro le tempeste e contro le adulterazioni. Ah! piacesse a Dio che anche il Terz’Ordine di Maria fosse arrivato fin là! Io un po’ lo spero. Se avranno veramente lo spirito di Dio, le sorelle saranno la comprova e la forza del Terz’Ordine. La chiesa è passata attraverso le catacombe, l’esilio, le spoliazioni di ogni cosa, ed è andata sempre crescendo e fortificandosi: essa ha una grazia di vittoria e di immortalità. E il Terz’Ordine di Maria è uno dei frutti benedetti della santa chiesa. Sproni senza tregua le sorelle, in pieno accordo con la sorella rettrice, verso la santità della loro vocazione primigenia. Non fate dei cambiamenti essenziali nel Terz’Ordine; spesso per distruggere un’opera di Dio il demonio la sospinge fuori della sua grazia e del suo spirito. Allora non le è più possibile progredire, perché non è più sulla propria strada. Una persona singola può anche precedere il bene, ma un’opera di Dio deve attendere pazientemente ma fedelmente i tempi di Dio e le prove della sua santa volontà. Bisogna riflettere con ponderazione prima di cambiare ciò che è stato fissato agli inizi di un’opera spirituale. Ciò che dico non è un rimprovero, Dio me ne guardi, ma è per il futuro. Una cosa che desidero vivamente veder regnare sempre tra le sorelle è lo spirito di carità fraterna, che forma un cuor solo e un’anima sola in Dio, non fa distinzioni tra sorelle se non quelle dell’umiltà, parla sempre bene delle altre, vuole soltanto il loro bene spirituale e gioisce delle loro grazie e delle loro opere buone. Questa è la carità genuina e perfetta, che si potrebbe chiamare la semplicità dell’amore; ed io l’auguro a tutte. Pregate anche per me, e considerate come fatto alla Vergine tutto ciò che farete per il Terz’Ordine. Vengo ora alle questioni particolari. 1. Quanto alla segretaria: poiché la signorina Brison non ha tempo, bisogna sostituirla. Questa cara sorella si è dedicata molto al Terz’Ordine, ma ora è sovraccarica di doveri familiari. Con chi sostituirla? Occorre una segretaria che conosca bene lo spirito del Terz’Ordine, perché è facile far scivolare il proprio spirito all’interno di un resoconto. Inoltre una segretaria deve discernere secondo lo spirito del Terz’Ordine; perciò se è stato detto qualcosa contro lo spirito originario, deve ometterlo. È un fiore perduto, certo, ma stonerebbe nel bouquet del giardino di Nazareth. La segretaria deve avere la capacità di analisi, ma soprattutto uno spirito retto. La signorina Laval è forse troppo giovane nel Terz’Ordine. Se la signorina Mayet se la sentisse credo che forse farebbe bene; ma anche lei, se ne avesse il coraggio, potrebbe ben supplirvi un poco. Non si potrebbe nominare come vice segretaria la signorina Tournu? ella non fa parte del consiglio, ne ha le capacità ed è già una veterana nel Terz’Ordine. Quanto alla signorina de Revel, non credo possa adempiere quest’incarico; tuttavia non sarei contrario. 2. Non sono favorevole alle riunioni particolari; potranno forse durare per un po’, ma poi scompariranno. A Lione più che altrove non si guarda di buon occhio a delle riunioni di soli laici. L’intento di leggere un resoconto di seduta è buono, come quello di fomentare lo spirito di unione, ma è tanto facile impermalirsi tra donne! Perciò rinviate la questione per ora. 3. Quanto alla cera, era il Terz’Ordine a fornirla, come lei sa. Per il vino non ne vale la pena, del resto non se n’è parlato a Puylata; lo stesso vale per le ostie piccole. Penso che c’è stato un malinteso, perché non sono che delle minuzie; non si avrebbe neppur dovuto mettere in questione il vino e le ostie. Dovrebbero forse le terziarie essere in condizioni più svantaggiose rispetto alle persone estranee che si comunicano nella cappella grande? Il prete dirà pur sempre la sua messa, vi sia gente o meno. 4. Quanto all’onorario delle messe, siccome ogni terziaria ne fa celebrare una ogni anno, è meglio consegnarlo a chi presiede la riunione. Egli le celebrerà per i defunti del Terz’Ordine e tutto è a 42 posto; io almeno facevo così. Si potrebbe stabilire l’onorario di 2 fr., consigliandolo semplicemente però, non imponendolo. Ma come e quando ordinare queste messe? ci si mette d’accordo in diversi e se ne ordinano una decina per volta ... (preghi la signorina David di suggerire questa direttiva alla sorella rettrice delle signore). 5. Scriverò qualche volta, se mi sarà possibile e se sarà utile. Capisce però che per il momento è una cosa delicata; potrei infatti dare l’impressione di volere dirigere il Terz’Ordine da qui. 6. Quanto alla direzione spirituale, essa seguirà spontaneamente. È una delle pratiche essenziali del Terz’Ordine, ma non è obbligatoria per la singola terziaria; è solo una facilitazione per coloro che ne sentono il bisogno. Non bisogna tuttavia aver troppa fretta, ma attendere i momenti di Dio e l’uomo da lui scelto; ecco perché bisogna pregare molto. 7. Sarebbe bene assegnare un’aiutante alla signorina Olive, dico un’aiutante, perché è meglio sia una sola l’incaricata responsabile. Sono del parere che lei non debba assumere questo incarico a motivo del suo stato di salute; sarebbe infatti impossibilitata ad espletarlo ed è sempre penoso dover ricorrere agli altri. Queste sono le mie risposte. Mi affretto ad inviargliele e la prego vivamente a volere esprimere alle nostre sorelle, soprattutto alle sorelle del consiglio, particolarmente alla nostra buona rettrice, i miei sentimenti di stima e di affetto verso il nostro Terz’Ordine, quanto sono felice di vederle interamente consacrate ad esso e che sono contento di pregare per esse. La lascio in compagnia di Nostro Signore e la prego di non dimenticarmi nelle sue preghiere. Eymard, s.m. 298 CO 301 MARGUERITE GUILLOT (II, 63, 72) Tutto per Dio solo. 28 novembre 1851. Ho ricevuto ieri, figlia mia, la sua lettera. Ho letto e riletto quanto mi scrive con vero piacere, perché la sua anima mi è cara, molto più cara qui che a Lione anche se, da lontano, posso farle solo un po’ di bene. Perciò quando mi fa sapere che progredisce sempre nonostante le bufere, le miserie dell’esilio e le contraddizioni dei passanti, sono contento e ringrazio Dio di avermi affidato la sua anima e di vederla affinarsi nell’obbedienza. Sì, viva fortemente di obbedienza, perché ne ha bisogno. In essa sta la sua forza e la condizione del suo progredire e del suo perseverare nel servizio di Dio. Quindi cerchi sempre di proporsi l’obbedienza come regola dei suoi giudizi, motivo delle sue azioni e movente delle sue opere esteriori. Allora sarà simile a Gesù, che fu obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Rispondo in primo luogo alla sua ultima lettera sul Terz’Ordine. 1. Non cerchi di scoprire chi le ha scritto la lettera anonima, ma ne lasci il segreto alla divina Provvidenza, che fa tutto per il nostro bene. Eviti assolutamente di rispondere, perché Dio non vuole. Vede, mia cara figliola, il buon Dio conosce il bisogno di stima e di fiducia di cui lei ha bisogno per glorificarlo al servizio del prossimo; e se lo può glorificare maggiormente con l’umiliazione deve esserne contenta. Mi sarei guardato bene dall’accogliere le sue richieste di essere sostituita nel consiglio, perché ci vedo una buona occasione per lei di morire a se stessa e di glorificare Dio con le sue piccole prove. È una miniera d’oro. Questo è il motivo per cui non ho voluto sostituirla: io ho di mira solo il suo interesse. Un giorno Nostro Signore apparve a san Giovanni della Croce e, manifestandogli il suo compiacimento per tutto ciò che aveva fatto per lui, gli disse: «Chiedimi in cambio tutto quello che vuoi, figlio mio». - «Signore, rispose il santo, la gioia di soffrire e di essere disprezzato per amor tuo». E lei ben sa in che misura fu esaudito. Quindi sono del parere che non faccia nessun passo per essere esonerata, e che continui nell’incarico di maestra delle novizie fino a quando la sostituiranno. Se poi qualche persona fastidiosa verrà a riferirle qualcosa di increscioso, cerchi immediatamente di 43 allontanarla in ossequio di amore al suo sposo crocifisso. Non dia adito alla discussione su questo, ma rimandi subito la palla. Comprendo che attendere tre o quattro ore per essere ammessa dal p. Colin è troppo; sarà meglio rivolgersi a persone più a portata di mano, al reverendo Burillot della Charité ad esempio. Ci vada a nome mio; se ha bisogno di una lettera di presentazione ben volentieri gliela farò avere. Io non conosco i frati di san Francesco, ma bisogna che ne scelga uno per la sua buona mamma. E c’è un motivo: ella è vissuta in campagna e non ha un confessore. Sicché la povera mamma è peggiorata in salute. Ciò mi rattrista e desidero venire a vederla per confortarla; le dica che prego per lei e che sono sempre affezionato alla sua cara famiglia. Si adoperi per far nominare una vicedirettrice, affinché il consiglio sia al completo; non vedo però chi potrebbe essere adatta. Se la signorina de Revel fosse disposta ad accettare, la preferirei alle altre, perché è dotata di criterio e non farebbe nulla senza consultarsi. Lei mi obietterà: se ne avrà terrore! -, ma non sarebbe un male per talune dalle idee originali; essa si schiererebbe tutta dalla sua parte. Ci sarebbe forse anche la signorina Crouette, ma io preferirei la signorina de Revel. 2. Quanto alla signorina Jenny, potrebbe tentare a Notre-Dame du Laus. Là si troverebbe a suo agio e io la potrei raccomandare al superiore e a qualche altra persona. Staremo comunque a vedere nel frattempo. 3. Quanto alle sorelle ammalate del Terz’Ordine non tocca a lei, sofferente e malaticcia com’è, andare a visitarle; se ne potrebbe incaricare una consigliera, o forse sarebbe meglio nominare due sorelle infermiere d’ufficio. 4. Finirà col rovinarsi con le sue messe, una novena è troppo. Io ne celebrerò solo una e ce n’è abbastanza. Per i suoi genitori ne ha appena fatte celebrare. Devo preoccuparmi un po’ della sua borsa. Celebrerò invece quelle della signorina J.; ma non ne sia gelosa, perché è anche a vantaggio suo. 5. Per la confessione ordinaria segua scrupolosamente il procedimento che le ho tracciato. Quanto alle infedeltà e alle mancanze contro gli esercizi di pietà si limiti a dire: Padre, mi accuso di tutte le negligenze nei miei doveri di pietà e di tutte le infedeltà alla grazia. Quanto all’orgoglio se ne accusi sempre: Padre, mi accuso di tutti i peccati di amor proprio che ho commesso in pensieri, in parole e in opere, come li vede il buon Dio. Quanto alle tentazioni: mi accuso di tutto quello che può avere offeso Dio nelle tentazioni che ho avuto, soprattutto di quelle contro il prossimo o contro la castità; non credo di avere acconsentito volontariamente, ma me ne confesso nella misura in cui il buon Dio mi riconosce colpevole. Se le fanno qualche domanda per sondare queste tentazioni, dirà che il suo confessore le ha proibito di soffermarsi a esaminare e a ricercare le ragioni dei suoi dubbi e delle sue paure, e che egli vuole che sorvoli su tutto ciò. Si accusi con semplicità delle sue impazienze. Quanto al prossimo, se ha avuto la sfortuna di aver fatto qualche mancanza positiva e certa, dica semplicemente: ho mancato di carità in pensieri o in parole contro il mio prossimo, senza stare a raccontare il fatto o le circostanze. Se le viene chiesta una spiegazione su qualche peccato risponda con tutta semplicità come lo vede in quel momento. Confessandosi in questo modo seguirà la regola che san Vincenzo de Paoli dava alle sue religiose: Accusatevi, diceva loro, di quattro o cinque peccati, ed è detto tutto. Io le ripeto la stessa cosa: tutte le altre colpe le verranno perdonate nello stesso istante, perché sono tutte comprese in questa accusa generale. Solo la ragione non ne sarà soddisfatta, ma lei la sottometterà alla fede dell’obbedienza e alla grazia dell’umiltà. Il buon Dio vuole il suo cuore, e nella confessione egli vuol vedere regnare l’umiltà e la confidenza. Consideri sempre l’assoluzione come un battesimo che tutto cancella; da essa faccia datare la sua nuova vita. Forse mi potrà obiettare: ma io inganno il confessore, gli dico delle cose false e non mi accorgo di quel che gli rispondo. Mettiamo che sia tutto vero, ma che cosa ne segue? solo che lei non aveva la piena libertà e presenza di spirito. Perciò non deve turbarsi, perché il buon Dio sistemerà tutto. Che cosa fare allora? Nulla, continuare come se si fosse ben confessata. Si tratta di una tentazione e di una prova. Mia cara figlia, lei è troppo ansiosa di voler essere conosciuta in profondità da un confessore 44 ordinario e occasionale. Pretende che legga nella sua anima, che comprenda il suo stato, che sia in una parola un direttore; ma ciò non è necessario ed è spesso pericoloso per la pace dell’anima. Lei ha le mie decisioni e la mia direzione per scritto; fino a che il buon Dio non deciderà altrimenti le devono bastare. Ha già ricevuto in merito qualche buona lezione. Spesso le ho ripetuto: è il buon Dio a scegliere per noi un direttore. Quanto alla tentazione di disperazione e alle sue conseguenze, stia tranquilla, non c’è nulla di preoccupante. Me ne dispiace tuttavia e mi fa pena vederla ridotta in questo triste stato, ma lei vede che il buon Dio non l’ha abbandonata. Oh, il demonio è davvero maligno e ce l’ha con lei! Se mai queste tentazioni tornassero, mi scriva immediatamente e io pregherò per lei e lei ne sarà liberata. Ho riletto il suo articolo sull’unione con Dio. È proprio una bambina! si comporta in modo infantile con il pensiero della sua mamma ...! L’idea che mi è venuta da tutto ciò è che bisognerebbe che fossi Nostro Signore in persona; ma almeno faccia della mia miseria la porta per andare da Nostro Signore. Lei si è imbattuta in un poveretto rivestito di stracci, e che lei - tante grazie! continua a supporre ricco e santo. Ne ho riso, glielo confesso, e ne rido ancora. Su, coraggio, ci vuole tanta pazienza in mezzo a tutte le croci domestiche; esse sono le migliori, perché non generano l’orgoglio e non alimentano l’amor proprio; è la rugiada che cade sul giardino di Nazareth. Sorvoli sempre su questi piccoli marosi e non si lasci sconcertare o rattristare da queste punture di spillo. Bisogna che si consideri come un’incudine su cui tutti hanno il diritto di battere il proprio ferro; e più si batte più l’incudine si rassoda. Coraggio! Tanti saluti in Nostro Signore. La benedico nella sua santa grazia. Eymard. P.S. Certo, risponda quando se ne presenta l’occasione che il mio allontanamento da Lione non è dovuto che alla necessità, ed è la pura verità. Nulla di male con la signorina de Revel. Quanto all’offerta annuale per il Terz’Ordine lascio libertà. 299 CO 302 SIGNORA GOURD (V, 13, 9) Tutto per Dio solo. La Seyne, 28 novembre 1851. Signora, mi ha fatto un grande piacere mandandomi le notizie sue e del suo caro ammalato per il tramite della signorina Stéphanie; e, fatto strano!, altre ancora ne aspettavo, non sapendo in che cosa potevo esserle utile. La seguo attorno al suo malato e ammiro le cure che gli prodiga, e soprattutto la santa schiavitù che a lei ne deriva. Attraverso questa continua rinunzia Nostro Signore vuole regnare in lei; egli desidera che la sua pietà, le sue virtù e il suo amore abbiano questo unica impronta. Lo ringrazi per avere scelto per lei questa strada. Essa è inestimabile, perché abbrevia la traversata del deserto e nasconde meno pericoli. Il buon Dio è e deve essere il sole di ogni giorno: esso sorge quotidianamente per lei, ma non sempre allo stesso modo. Lo ami sempre questo divin sole di giustizia e d’amore, sia che le appaia radioso sia che le si mostri velato nella bollente caligine dell’estate o nella gelida bruma dell’inverno, perché è sempre il medesimo. Certo, lei ha le sue pene, e io le condivido di tutto cuor. Mi costa saperla così lontana, ma il buon Dio lo vuole. Ne sia egli sempre benedetto, ma anche lei. Eppure quanto è buono il Signore! Egli è il centro vivente che assicura ogni unione in lui e per lui. Oh, bel paradiso, io comincio a bramarti, non per cessare di soffrire, ma per amare Dio in modo più perfetto. Ma che dico, signora, ho torto. La sofferenza è una cosa preziosissima, soprattutto se è misteriosa, nascosta e dissimulata sotto l’apparenza della gioia. Oh, benedetta sofferenza, che la distacca da se stessa e la sacrifica all’amore puro di Gesù! Quanto lo ringrazio di avermi mandato qui! Il buon Maestro mi vuole costringere a vivere di lui solo, a cercare conforto, forza e riposo in lui soltanto. A volte mi dico: o il buon Dio mi vuole chiamare presto a sé o, una volta che sarò ben morto a me stesso, vuol servirsi 45 del mio nulla per la sua gloria. Ma che cosa sto dicendo? Mi voglia scusare, ho lasciato scorrere troppo sbadatamente la penna ... Non pensi che sia malato o scontento. Niente affatto, qui mi trovo bene e ho dei buoni confratelli; ma quando Dio vuole immolare un’anima sa bene che cosa fare. Dalla signorina G. ho saputo che il suo caro malato va meglio: ne sia ringraziato il buon Dio. Adesso pensi un po’ a se stessa e cerchi di recuperare il sonno perduto. Desidero darle notizie del p. Mayet. Sono andato a trovarlo giovedì scorso e penso che il clima di Hyères gli si confaccia; il tempo è magnifico, come qui del resto, ed è come la primavera dalle nostre parti. Domenica inizieremo la predicazione del giubileo; il parroco ci ha detto che c’è molta indifferenza nella sua parrocchia. Addio, mia buona signora, preghi per me e mi faccia avere sue notizie. Suo dev.mo nel Signore Eymard. P.S. I miei saluti ed auguri alla signorina Stéphanie; la ringrazi della sua bella lettera e le dica di seguire sempre lo stesso cammino, che va dritto al cuore di Dio, andando avanti senza fermarsi o deviare. Sig.ra Gourd - Lione. 300 CO 303 SIGNOR GAUDIOZ (II-S, 210, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne, 1° dicembre 1851. Caro amico e fratello in Maria, la sua lettera mi ha fatto molto piacere, poiché la sua famiglia é come fosse la mia ed io le voglio bene come a un caro e tenero fratello. Da qui vengo spesso a trovarla, a benedire il suo negozio, le sue pene e le sue attività. Ringrazio molto il buon Dio per le grazie che le fa e continuerà a farle nella sua bontà, perché egli la ama come ama un buon papà. Anche quando le manda qualche piccola croce, deve accoglierla volentieri perché viene dal cielo e da parte dell’amore di Nostro Signore. Guai a chi non ha croci in questo mondo! È segno che Gesù, nostro salvatore, non lo trova degno di sé. Ma con le croci c’è un segreto. Non devono essere considerate nel loro aspetto di sofferenza e di sacrificio, perché se ne avrebbe paura, ma come volontà e come grazia di Dio. Allora esse cambiano aspetto; diventano leggere e consolanti. Le croci più pesanti sono le tentazioni interiori. Tutti i santi le hanno avute, e lei non deve troppo affliggersi per le sue. Il buon Dio le permette per umiliarla, per obbligarla a pregare un po’ di più e ad andare ad attingere forza nei sacramenti. Non le tema troppo, le disprezzi invece e non si fermi ad esaminarle quando il cuore è turbato. Deve stare molto attento ad una tentazione che il demonio potrebbe mandarle, quella del dubbio e dello scoraggiamento che potrebbe insorgere in conseguenza delle penose tentazioni di cui mi parla. Stia bene in guardia da ciò e, se un peccato non lo scorge con chiarezza e sicurezza, non lo ritenga tale e disprezzi i suoi dubbi e i suoi timori. Dio permette anche queste piccole nubi in casa con la sua buona signora, perché il più perfetto sia anche il più generoso. Si tratta in fondo di piccole miserie, al punto che basta una piccola parola, una piccola premura, un niente di amicizia per dissiparle. Voi siete entrambi buoni, ma il demonio è invidioso della bella armonia della vostra pietà. Ah, il giudice di pace non doveva faticare molto per metter pace tra due cuori così cristiani. Continui, caro amico, la sua breve meditazione; si ha bisogno di riflettere sul grande affare della propria salvezza. E poi i sacramenti. Con una comunione si attingono energie per più giorni. Dio è buono; esige tanto poco da un cuore che desidera comportarsi bene! Mi fa piacere quando mi parla del Terz’Ordine. Certo, è una grazia appartenergli, ed io spero che il buon Dio continuerà a benedirlo. Sono contento di pregare per i miei fratelli. Addio, caro amico e fratello. Mi dia, di tanto in tanto, le sue notizie; mi faranno sempre piacere. Eymard. 46 301 CO 304 MARIETTE GUILLOT (III, 187, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 2 dicembre 1851. La sua bella lettera, figlia mia, mi ha recato un vivo piacere. Non tema di scrivermene di simili ogni tanto: esse mi saranno sempre gradite, perché sa che le sue pene sono le mie pene e che le sue gioie sono le mie gioie, e che io amo la sua famiglia come se fosse la mia. Sono addolorato nel saperla ammalata, lei la Marta e la donna di casa: cerchi di curarsi per l’amore di Dio e delle sue sorelle. Se l’omeopatia le reca beneficio, bene; vi sono delle persone a cui effettivamente giova. Il signor Rapou è un buon cristiano e ha la fama di buon medico, ma potrebbe tentare con il signor de Fayotte, che io ritengo più capace. Tuttavia, se può fare a meno di tutti, sarà ancora meglio; lei ha bisogno solo di quiete, di riposo e di qualche calmante. Niente va trascurato. Lei mi dice che la sua anima è malata; ma chi non è infermo e sofferente, chi ama e serve il buon Dio in modo degno? Ha comunque trovato il rimedio: il desiderio di fare bene e di umiliarsi per le proprie miserie e infermità spirituali; e, aggiungo io, di amare la santa volontà di Dio. Sì, abbia fiducia in Dio, si abbandoni tra le braccia di questo buon padre, lasci a lui la preoccupazione paterna del suo avvenire ... (tre righe cancellate), sappia intravedere in questo avvenire il buon Dio che nasconde la sua bontà per fargliela desiderare e richiedere. Dio non abbandonerà mai un’anima che il suo amore ha posto sul calvario. Quanto alla comunione, sì, la può fare anche cambiando il giorno, a sua scelta; è una regola per lei. Non la tralasci volontariamente, ne ha troppo bisogno. Vi si accosti sempre con umiltà e fiducia, con il desiderio di fare meglio e di amare molto il Signore, e la farà molto bene. Su, mia cara figlia, serva il buon Dio con fedeltà, perché egli lo vuole, e non perché è dolce e amabile il servirlo. Faccia le cose per dovere, senza ripiegarsi su di sé; più il cuore è freddo, arido o sofferente e più il sacrificio è prezioso e gradito a Dio. Coraggio dunque, mia cara figlia, in paradiso avrà il tempo di godere e di riposare, ma il cielo bisogna considerarlo come il termine glorioso del calvario. Di conseguenza deve amare la croce che vi conduce, e che ne è la porta, lo scettro e il trono. Saluti, cara figlia. Nostro Signore l’aiuti e la guarisca. Eymard. Sig.na Guillot Mariette - Lione. 302 CO 305 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 197, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne, 3 dicembre 1851. Signorina, rispondo con piacere alla sua ultima lettera, perché tutto ciò che la interessa interessa anche me. Intanto la ringrazio del suo buon ricordo, che mi è prezioso e che le ricambio ad usura; la preghiera e il cielo sono davvero una buona cosa per l’amicizia! Ci si ritrova sempre su questa strada con la dolce speranza di tornare ad incontrarsi nella luce celeste. Farò volentieri la novena per il suo fratello, che era anche un mio caro figlio in Gesù Cristo. La inizierò l’ 11 di questo mese. Io l’ho sempre presente e mi sembra sempre di vederlo. Il buon Dio gli ha fatto una grande grazia. Io credo che si sia salvato ... Saluti, cara figlia in Gesù. Non pensi alla morte ma alla vita in Dio, di cui la morte di ogni giorno è solo la prova e l’alimento. Non separi la morte da Dio nostro padre, 47 che la vuole per consumare l’unione con il suo amore. 303 CO 306 MARGUERITE GUILLOT (II, 68, 73) Tutto per Dio solo. 6 dicembre 1851. Ho appena ricevuto, figlia mia, la sua lettera, che ho letto con molto interesse, perché la gioia dei suoi forma anche la mia felicità. La sua famiglia è sulla croce, ma in compagnia di Nostro Signore. Non si preoccupi perciò del mio stato. Di salute sto come stavo a Lione e qui ho tutto ciò che occorre per essere, come si dice, appagato. Quando dicono che mi annoio si sbagliano; che non ci sono sacrifici da fare, sì che ce ne sono e qui ho più bisogno di grazie che altrove; conto perciò sulle preghiere delle mie buone figliole. 1. Bisogna dar da leggere la lettera ad ognuna in particolare? - Se ciò può far del bene acconsento volentieri. Non ne ricordo più il contenuto; tutto quel che rammento è che scrivendola pensavo a tutte voi. 2. Il p. Lagniet sapeva che avevo promesso qualche parola a tutte; l’avevo infatti cominciata a Lione. Ma non vedo la grande utilità di darla da leggere al p. Lagniet, perché sarebbe accordarle un’importanza eccessiva. Lascio tutto alla sua prudenza. 3. Buono è il consiglio come me l’ha descritto, è proprio come lo desideravo. La signorina de Revel ne terrà a freno alcune. Era la mia convinzione e lei ha indovinato. 4. Bene anche per le infermiere, ma la signora Gal non lo vorrà; veda un po’. Dio ama e protegge la Francia, Maria ne è la regina e san Michele il protettore. Fiducia e preghiera. Suo dev.mo in Cristo Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 304 CO 307 SIGNORA GAUDIOZ Tutto per Dio solo. La Seyne, 9 dicembre 1851. Signora e cara sorella in Maria, con la sua lettera mi ha procurato tanta gioia. Ci ritrovo il suo cuore, la sua anima, i suoi desideri. Purtroppo non merito i suoi rimpianti perché ho fatto troppo poco, anche se è vero che desideravo fare molto per la sua anima che mi è tanto cara e che il buon Dio ama con un amore di Padre e di premuroso Salvatore. È certo che il buon Dio vuole da lei grandi cose, attraverso le piccole di ogni giorno. - Lei non può appartenere a Dio solo a metà. Egli le ha favorito un cuore buono, generoso; ma il demonio la odia, e per farle del male si sforza di infastidirla, di deprimerla per scoraggiarla e indurla a lasciar perdere tutto. Tenga presente, cara Signora, che il modo migliore per appartenere stabilmente a Dio consiste nel cercare di essere sempre contenta e in pace, perché sa che la sua volontà è di ben operare. Di conseguenza, non faccia troppo caso alle piccole sofferenze quotidiane, le offra subito a Dio, cerchi di dimenticarle, e se ne libererà al più presto. Quanto sarebbe felice, se le riuscisse di tenere sempre il cuore in pace! Glielo auguro con tutto il cuore. Davvero bella la sua idea di darsi un piccolo Regolamento! Lo benedico di gran cuore. Articolo 1°. Nei limiti del possibile farò ogni giorno un quarto d’ora di meditazione (cerchi di 48 farla possibilmente sull’amore delle anime ispirandosi a S. Alfondo di Liguori). Articolo 2°. Reciterò quotidianamente una decina del Rosario per ottenere la riuscita dell’attività commerciale, l’assennatezza delle mie figlie, e una buona morte per me. Articolo 3°. Cercherò di andare a Messa ogni volta che i miei doveri di stato me lo consentiranno. Articolo 4°. Andrò a confessarmi ogni 15 giorni, e a comunicarmi ogni volta che ne avrò licenza. Di tanto in tanto, chiederò di andarci più spesso. Articolo 5°. Se avrò da ridire contro mio marito, a motivo di qualche fatto esterno, non mi metterò a letto senza avere fatto la pace per amore di Dio. Articolo 6°. Con la pazienza e la grazia di Dio, tenterò di scuotermi di dosso, il più celermente possibile, le sensazioni sgradevoli che mi venissero a riguardo del prossimo, e cercherò di non ragionarci sopra. Articolo 7°. Nonostante le mie miserie, mi presenterò a Dio con fiducia, e mi servirò delle mie debolezze, come fanno i poveri con le loro piaghe, per chiedere a Dio la grazia del perdono e il suo soccorso. Ecco, cara sorella, un piccolo regolamento consiste in quello che lei già fa, e vuole continuare a fare. Ed io le prometto le mie preghiere, la pace e il cielo. Addio, cara Signora, la lascio nelle mani della santa Vergine. Continui ad essere una buona Terziaria. Eymard. 305 CO 308 MARIANNE EYMARD (III, 93, 84) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 12 dicembre 1851. Care sorelle, vi ringrazio della vostra bella lettera; essa mi ha fatto un vivo piacere, come tutto quello che proviene da voi. Sono addolorato nell’apprendere che sei stata ammalata, mia buona sorella. Non trascurare il forte dolore che senti al torace: un piccolo rimedio tempestivo previene spesso una grave malattia, come ad esempio qualche impacco di malva o di semi di lino, forse qualche sanguisuga. Sarà bene tenere sempre a portata di mano un po’ di tintura di arnica, è ottima in questi casi; se ne trova a Grenoble. Spero che i padri maristi a La Mure avranno la consolazione di vedere il buon esito delle loro fatiche apostoliche. Il p. Ducourneau riscuote molta simpatia da parte degli abitanti di La Mure, perché è molto affabile; il p. Dominget è un uomo di fede e il p. Codina un santarello. Prego molto per il nostro paese, perché il buon Dio lo faccia santo e felice. Il giubileo cade nel mezzo di tutti questi gravi avvenimenti; esso contribuirà a ridare tranquillità ai nostri paesi. È una fortuna che il presidente abbia avuto la meglio su tutti quegli sciagurati ciechi e colpevoli. Dio ci ha preservati da grandi disgrazie, perché questi malintenzionati covavano terribili propositi. Il buon Dio ama la Francia e non l’abbandona. Bisogna pregare molto per il presidente, perché il Signore lo guidi e lo protegga. Ma bisogna essere prudenti. Qui noi siamo molto tranquilli, nulla ci è accaduto; perciò non state in ansia per noi. Vi ho voluto scrivere subito per dissipare i vostri timori. Fare il bene e lasciar dire: abbiate sempre presente questo motto e non inquietatevi di tutto ciò che vi potranno raccontare. Voi siete le sole persone al mondo che io ami teneramente. Saluti, care sorelle; Gesù e Maria vi aiutino con la loro santa protezione. Vostro aff.mo fratello Eymard, p.m. 49 306 CO 306 SIGNORA FRANCHET (II-S, 164, 13) Tutto per Dio solo e (per lei sola). 16 dicembre 1851. Signora, ella è sempre sofferente, affranta, sulla croce! Ahimè, anche per me è una grande sofferenza saperla così crocifissa. So che lei soffre più di altri, e purtroppo spesso soffre sola, concentrata in se stessa, sicché la povera natura soccombe sotto il peso di tante sofferenze. Se a questo si aggiungono le tentazioni che insorgono quali spaventose tempeste, l’amore di Dio non più sensibile e la pietà ridotta solo a sacrificio di una virtù abituale, allora capisco quanto ella deve penare, cara figlia in Nostro Signore, e perché il suo coraggio indietreggi spaventato davanti ad un avvenire che le si presenta così oscuro e minaccioso. Ma a consolarmi nei suoi riguardi è il pensiero che Dio è sempre il suo buon padre e che lei, nonostante tutto, desidera servirlo e lo servirà sempre. La verità è che in lei il cuore è migliore della testa e la voglia di bene più forte di quella del male. Ed è certo una grazia di Dio. Oh no, cara figlia, lei non lascerà il servizio di Nostro Signore perché non lo trova che nel giardino degli ulivi e sul calvario dei suoi abbandoni. E che! sarà meno generosa verso il buon salvatore di quanto lo è stata verso i suoi amici e, direi, perfino verso quanti le hanno fatto del male? No, non è possibile per un’anima che ha amato Dio sopra ogni cosa e che desidera solo lui e che soffre proprio perché si crede da lui abbandonata. No, cara sorella, il buon Dio non la abbandona. Le direi di temerlo se fosse ancora nello stato dei primi tempi, quando era baciata dagli onori e dalla fortuna, perché le mancherebbe il suggello degli eletti e delle anime grandi, e sarebbe considerata come un membro inutile o insignificante. Ma se enumero i suoi sacrifici e mi soffermo sui suoi dolori, oh, allora io la benedico mille volte, ringrazio Dio che vuole tenersela stretta sul cammino del calvario dell’amore e, se non fossi così fragile, sarei geloso delle sue croci. Vede, mia buona figlia, le sue pene sono pene di cuore! Mi dirà: e non bastano? Sì, è vero; ma in tale caso il sacrificio è più semplice e il rimedio più rapido: l’amore più puro di Dio. Amare Dio più di se stessa, amare Dio con il sacrificio amoroso di se stessa, sperare contro ogni speranza, amare mediante la croce, vivere della croce, unirsi a Gesù solo mediante la croce del cuore, non è un cavarsela a buon mercato nei confronti degli altri? Lei sa che Nostro Signore riposa solo sul cuore, regna solo sul cuore come sul suo trono. Ma io soffro troppo e troppo sola! Non ho più la forza di continuare nel primitivo genere di vita, mi diventa impossibile! ... - No, non è impossibile. Al contrario è il modo migliore per stare in pace e in santa libertà e per essere forte in mezzo ai suoi sacrifici, come del resto ne ha già fatto la felice esperienza. Per essere in pace, ha bisogno di essere obbediente contro se stessa, di fare quelle cose anzitutto per virtù in mezzo alle prove di ogni genere. La pace viene dopo ..., per la libertà interiore, essa è legata alla purezza del suo amore di Dio. La sua forza sta nella pazienza e nella fiducia; per dirle interamente quello che penso, lei ha bisogno di soffrire per essere unita completamente a Dio. Ma, mia cara figlia, è ancora troppo schiava dei mezzi esteriori, vive troppo con le sue croci come tali, vive troppo sola con se stessa, oppure vuole troppo vivacemente vivere solo con Dio. Vivere con Dio solo è la perfezione, ma vale per il cielo. Bisogna vivere con Dio e con tutto ciò che Dio vuole nel suo amore. Io prego molto il buon padre perché faccia capire alla sua figlia prediletta tutta l’importanza di questa idea. Ed è tutto, per il momento. Ora lasci che le dica in tutta schiettezza: si scelga un direttore, se ne fissi uno, lei ne ha bisogno. Io non la abbandonerò, ma lei ha bisogno di qualcuno che sia sul posto. Tenga molto ai suoi esercizi spirituali, ma nella misura delle sue forze, e niente più. Sia una buona infermiera del Terz’Ordine: mi aspetto questo da lei. Addio, cara figlia. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. 307 50 CO 310 SIGNORA FRANCHET (II-S, 166, 14) Tutto per Dio solo e per lei sola. La Seyne, 31 dicembre 1851. Ho letto e riletto la sua lettera, mia cara figlia, e le rispondo subito. Il suo stato mi ha fatto compassione e mi ha indotto a raddoppiare le preghiere per la sua cara anima. Non ho bisogno di chiederle di conservare il segreto, dal momento che sono tanto in ritardo nel rispondere a delle vecchie lettere. Mi dice che la mia lettera le ha fatto un po’ di bene. Dio ne sia benedetto! Io vorrei fargliene tanto, e non per renderla felice, perché felice sarà solo in cielo, ma per trasformarla secondo il cuore di Dio. Solo allora si sentirà bene dentro il suo cuore e in ogni luogo. Sì, la sua anima mi è molto cara, perché il buon Dio me l’ha affidata e, lo creda, le sono e le sarò sempre affezionato e metto lei al primo posto. Passo alle sue domande. 1. Per essere in pace la sua coscienza non ha bisogno di una rassegna del passato. Al momento credo che una simile revisione sarebbe di poca utilità. A Dio piacendo gliela farò fare più tardi. Ma le mie confessioni sono cattive. No. -Potrebbero essere dubbie. Anche se lo fossero, è meglio per lei abbandonarsi alla misericordia divina e starsene tranquilla. Al massimo potrebbe dire che esse sono state agitate, confuse. A rigore basterebbe allora che, al termine di ogni confessione ordinaria, se ne accusasse in generale così: mi accuso di tutte le mancanze e della scarsa disposizione con cui mi sono accostata ai sacramenti della penitenza e dell’Eucaristia. 2. In confessione non si è obbligati a manifestare le proprie tentazioni. Esse non sono materia del sacramento ma di direzione, e la direzione è libera. - E se vi acconsento? Allora si tratterebbe di peccati e bisognerebbe accusarsene, così come si deve dire la semplice verità ad un confessore che fa delle domande. Ma, in uno stato di confusione e di ansietà, le sue tentazioni non sono che delle pene. Quando non ci vede chiaro, deve fare un atto di libertà e di volontà, perché non c’è che un’ampia materia per la sofferenza e per il merito. Si allontani da questo terreno che scotta, e mentre fugge non si volti indietro, e così l’agitazione non potrà diventare uno stato. Non si tormenti, cara figlia, delle sue tentazioni, perché forse se ne preoccupa troppo. Lei mi dirà: ma come fare? Dire al buon Dio: meglio morire che offenderti; o mio Gesù, tu lo sai che ti amo; o Padre mio, quando mi libererai da questo corpo di peccato? oh Gesù, quanto soffro! Maria, consolami. - Questo è tutto ciò che il Signore vuole da lei, mia buona figlia. Noti come spesso le tentazioni o vengono a seguito di qualche dimenticanza di Dio, o preannunciano qualche pericolo. Sono un richiamo di Dio. 3. Ho sentito che stanno per nominare il direttore del Terz’Ordine; tenti con lui. Ma lei si preoccupa eccessivamente delle sue confessioni. Le propongo questo schema di accusa: a). mi accuso di tutte le negligenze colpevoli nei miei esercizi di pietà; li ho omessi per negligenza (tante volte); b). di tutte le infedeltà alla grazia e di tutte le mancanze di mortificazione; c). io ... di quanto ha potuto offendere Dio nelle tentazioni subite contro la fede, la fiducia in Dio, la bella virtù; me ne accuso nella misura in cui il buon Dio mi riconosce colpevole, perché mi è stato proibito di esaminarmi su questi argomenti; questa sarà la risposta alle domande che le faranno su questi punti; d). contro la carità, parole poco caritatevoli, poca dolcezza con i miei; e). accuso i peccati d’amor proprio. - Ed è tutto, e più che sufficiente. 4. Nelle decisioni che riguardano la coscienza, si deve obbedire? - Senza dubbio, per mettersi sotto la direzione particolare della stessa obbedienza. Non sia impaziente, perché bisogna attendere di incontrare il proprio Anania, di imbattersi in chi ci apre il cuore, di sentire l’attrattiva, la grazia di Dio. Per i casi ordinari lei ha quanto basta: le decisioni che la riguardano, il regolamento che si è dato, la croce del nostro divin Salvatore. Per i casi straordinari, non oso dirle che può contare su di me, visto che sono ormai così lontano, ma ha sempre Nostro Signore e il suo aiuto a disposizione. 51 5. Che fare per uscire da questo stato? - Nulla, figlia mia, attenda pazientemente i momenti di Dio. Cerchi di soffrire per amore suo quanto egli vorrà che soffra e per tutto il tempo che lo vorrà a sua maggior gloria. Questo è l’amore puro, il più perfetto, il più purificante e il più crocifiggente. Coraggio, mia buona figlia. Per il nuovo anno le auguro questo amore puro e perfetto. Il buon Dio è geloso del suo cuore, lo vuole tutto intero e in modo esclusivo per sé, ma nello stesso tempo pienamente disponibile verso tutti. Per riuscire in questo intento egli si serve della sofferenza interiore, soprattutto della desolazione e dell’impotenza delle creature a consolarla. Ah, cara figlia, l’amore che mira direttamente a Dio è sempre il più rapido e il più puro. Chieda al Signore la scienza dell’amore della croce, si lasci ferire dai dardi divini con più arrendevolezza, e rifugga dall’agitazione e dal turbamento come si rifugge dalla morte. Tanti saluti in Nostro Signore. La sua santa grazia la sostenga, e il suo amore la renda più forte di tutte le tempeste e della stessa morte. Eymard. 308 PADRE MAYET (I-S, 51, 1) La Seyne, verso la fine del 1851. Mio buono e carissimo padre, grazie della sua bella lettera. Essa è giunta come una voce amica a darmi un po’ di sollievo nella mia cameretta dove trascorro solo con Dio solo, i giorni e le notti. Mi trovo bene qui perché Dio mi ci vuole: mi abbandono alla sua santa e amabile volontà perché egli non vuole che il mio maggior bene. I piccoli colpi della Provvidenza fanno bene all’anima, la distaccano e le fanno stringere ancora di più i legami che l’uniscono a Dio solo. Ho bisogno di tutto ciò per sentirmi felice qui. 309 CO 311 SIGNOR DE LEUDEVILLE (V, 216, 3) [La Seyne, 1851]. ... Quanto è stato gentile, caro fratello, nell’avere conservato di me un così buon ricordo! Sappia che sono contento di ricambiarglielo. Se mai andrò a Parigi, lo avviserò per primo; la nostra conoscenza è stata tanto provvidenziale! Si comporti sempre come san Giovanni nei confronti di Maria, come un buon terziario. E lo sarà davvero se continuerà a fare la meditazione ogni giorno, poveramente ma fedelmente. «La meditazione, dice sant’Agostino, è l’esercizio della nostra mendicità davanti a Dio». Ora, che cosa fa un povero e quali sono le sue virtù? La prima è l’atteggiamento dimesso, e quindi rimane sulla soglia e usa parole umili. La seconda è la pazienza: sa attendere, sa aspettare con fiducia, non si scoraggia di nulla, si serve delle umiliazioni e dei dinieghi per farsi più eloquente. La terza è la riconoscenza: essa gli apre di nuovo tutte le porte e finisce con renderlo caro e stimato. Sia perciò il poverello del buon Dio; si serva delle sue distrazioni, delle aridità e degli stessi peccati come titoli alla infinita bontà di Dio. Conosce le Méditations de saint Thomas del p. Antonin Massoulié, pubblicate a Parigi dall’editore Sagnier, rue des Saints-Pères 64? Gliele consiglio, è un’opera eccellente. Sono molto grato al buon Dio e alla sua santa Madre per questa bella conversione. Oh sì, Dio è buono e Maria onnipotente; pregherò anche per l’altra persona. Quanto a lei, caro amico e fratello, 52 tutte le mattine alle sette la metto sulla patena insieme con me, perché la sua anima mi è cara quanto la mia. Mi scriva ogni tanto; le sue lettere mi fanno molto piacere. Mi creda sempre suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. P.S. Superiore del Collegio - La Seyne-sur-Mer, par Toulon (Var). 310 CO 312 MARGUERITE GUILLOT (II, 68, 74) Tutto per Dio solo. La Seyne, 1° gennaio 1852. Vengo, mia cara figlia, per porgere a lei e alla sua famiglia le primizie di questo bel giorno di Dio e per dirvi che questa mattina vi ho offerte tutte a Dio in Nostro Signore nel santo sacrificio. Sono stato contento di potervi ricordare all’altare come mie figlie nella sua divina carità. I miei auguri per tutte voi sono sempre gli stessi: che amiate perfettamente il nostro divin salvatore come il solo Dio del vostro cuore, che nel suo amore sappiate soffrire ciò che vi manda sotto forma di dolori e di croci, e che per amore verso il buon Maestro amiate la sofferenza, soprattutto quella che non avete scelta voi ma che Dio vi invia con la sua amorevole mano. Non vi è virtù senza amore né amore senza sofferenza. Ma mi avvedo che il buon Dio vi fa partecipare abbondantemente del suo amore, e che il fuoco del sacrificio è come il fuoco perenne e sacro che ardeva sull’altare davanti all’arca santa. Dio ne sia benedetto. La vostra famiglia, così bella agli occhi della fede, suscita compassione agli occhi dell’amicizia, perché si presenta come un doloroso calvario. Il cuore ne soffre, perché vorrebbe vedervi regnare più tranquillità e salute ... Oh, ma si finisce con l’adorare la volontà di Dio e guardare al cielo per farsi coraggio e benedirvi tutte. Riprendo ora a scrivere la lettera, in questi giorni infatti sono stato distratto da mille cose. Ho ricevuto la sua lettera insieme con quella dei signori Gaudioz; è un vero piacere per me avere notizie di una famiglia che amo come la mia. Sono grato a Dio di poter dare un aiuto alle suore Riparatrici, ma esse hanno bisogno di una guida stabile. Penso che la persona adatta potrebbe essere il p. Barjot di Parigi, ex direttore del Terz’Ordine a Saint-Etienne. Io lo considero un uomo molto interiore, semplice e prudente. Se è stata interpellata circa la fusione del Terz’Ordine con l’opera della Riparazione, sono imbarazzato nell’indicarle la strada da seguire ... Ecco ciò che ne penso: io non sono propenso alla fusione, perché equivarrebbe a mutare radicalmente il Terz’Ordine e a distruggerne lo spirito originario. Potrei consentire ad un’unione libera delle terziarie con l’opera delle Riparatrici, conservando ognuna la propria attrattiva. Non vedrei bene che la direzione del Terz’Ordine venisse affidata alla Riparazione, ma che fra le due vi fossero solo dei legami di carità fraterna nel caso in cui le Riparatrici formassero una sezione o un ramo del Terz’Ordine. Ognuno deve rispettare la propria grazia e la propria vocazione. D’altro canto apprezzo l’opera dell’adorazione riparatrice e Lione non si mostra molto grata verso queste povere religiose. Non sono stato io a suggerire per primo al cardinale l’idea dell’opera della Riparazione, ma è stata una signora che le conosceva e che presentò al cardinale il progetto dell’opera. Io non ho fatto che eseguire la sua volontà, anche se ne sono molto contento, perché è un’opera valida e bella. Stia tranquilla, la piena intesa riguardo al Terz’Ordine sarà raggiunta, perché noi perseguiamo unicamente la santa volontà di Dio; finché però la questione non è chiara ed evidente il Terz’Ordine deve preferire il certo all’incerto, il positivo a ciò su cui ancora si sta discutendo. Non dia peso a quanto ne potranno dire pro o contro, sono degli uomini. Quanto a me, mi sembra di essere indifferente verso tutto ciò che sul Terz’Ordine il buon Dio disporrà circa la sua forma e natura, purché esso resti l’espressione della sua volontà d’amore. 53 Mi unisco alle sue preghiere per la sua povera sorella Jenny. Ahimè, quale croce! Ma sì, le prometta il Laus, forse vi ritroverà la salute, e anche noi per altro verso ce ne districheremo ... La lascio per oggi perché desidero spedire subito la lettera. La mia salute è buona. Quanto alle sue tentazioni tanto penose le consideri come il suo purgatorio. Addio, le scriverò ancora su questo argomento, ma non se ne preoccupi. E le mie strenne? Eymard. P.S. Le manderanno da Parigi uno stampo per effigiare la Vergine; lo ritiri e lo paghi con il denaro del Terz’Ordine: 13 fr. spedizione compresa, credo. Lo manda il signor Perret. Grazie della ricetta. Signorina Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 311 CO 313 MARIANNE EYMARD (III, 94, 85) Tutto per Dio solo. La Seyne, 1° gennaio 1852. Care sorelle, da buon figlioccio ti devo almeno una lettera di Buon Anno e di cordiali auguri. Ma che cosa augurarti? in futuro il paradiso, e in questo mondo un amore più grande di Dio, in modo particolare un grande amore di Dio nella sofferenza. È questa la via sicura, rapida e perfetta, quella per la quale sono passati tutti i santi e le anime predilette da Dio. È il martirio di ogni giorno che ci prepara per il cielo. Ma la croce è sempre pesante e dolorosa per la natura, non ci si abitua alla sofferenza. Il buon Dio la permette per farci meritare sempre di più, ripetendo ogni giorno i nostri sacrifici. Su, care sorelle, coraggio! arriveremo presto alla dimora della pace e della felicità celeste. Lasciamo che gli uomini ci crocifiggano, ma non perdiamo di vista la meta, che è il cielo. Ho pregato assai per voi il giorno del santo Natale; ho celebrato la messa di mezzanotte per voi, come al solito. Il giorno di Capodanno sono andato alle 4 del mattino ad augurarvi il Buon Anno davanti al SS. Sacramento, ripetendo la preghiera che mi avete insegnato nella mia infanzia: «Mio Dio, adoro il primo giorno dell’anno, concedimi come regalo un cuore ardente del tuo amore». Ho saputo con dispiacere che hai avuto qualche disturbo di salute, ma ora benedico il buon Dio perché stai meglio. Fa’ molta attenzione in queste giornate di freddo e di gelo e stai al riparo per potere servire sempre meglio il buon Dio. Ho avuto notizie delle signorine Guillot; anch’esse hanno le loro croci. Scrivete loro ogni tanto, perché ne saranno molto contente. Quanto a me, io sto bene. Il tempo è splendido e fa caldo come a La Mure nel mese di maggio. Siamo stati assolutamente indisturbati qui e nulla ci è successo; perciò non prestate orecchio alle cattive notizie che vi potranno raccontare. Pregate sempre per me; io vi offro sull’altare tutti i giorni e sono in Nostro Signore, care sorelle, vostro fratello Eymard, p.m. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 54 312 CO 314 MARGUERITE GUILLOT (II, 71, 75) Tutto per Dio solo. La Seyne, 10 gennaio 1852. Signorina, vengo per chiederle un favore, non saprei a chi altro rivolgermi. Desidero avere due statue della Vergine per collocarle nei cortili dei ragazzi, affinché la buona madre li protegga ed essi la onorino come madre. Una dovrebbe essere come quella della cattedrale, cioè in pietra da gesso; la troverà da Gaspari, rue St-Dominique, 11; è uguale a quella del nostro collegio di Saint-Chamond. Il venditore richiede 75 fr.; veda di poterla avere a più buon mercato. L’altra dovrebbe essere di gesso verniciato. Mi piacerebbe una Immacolata Concezione con le braccia aperte; il venditore richiede per questa 50 fr. Se si potesse averla in pietra da gesso per 60 fr. la preferirei; ma acquisti la prima a 75 fr. se non riesce ad avere lo sconto e la seconda a 50. Il negoziante avrà cura di imballarle e di recapitarle all’ufficio spedizioni del signor Perret, al quale prego di presentare i miei cordiali saluti. Paghi, per favore, con il denaro che deve trasmettermi; terremo conto di quanto verserà in più. Chieda al signor Perret di spedircele subito, di modo che le possiamo avere verso la fine di gennaio. Spero di ricevere una risposta positiva da Notre-Dame du Laus. Non ho ancora risposto alla signorina David; le sono grato della sua lettera sul Terz’Ordine, lettera che mi ha fatto molto piacere. Vedrei bene che la signorina de Revel facesse parte del consiglio per la ragione che lei mi ha detto: gli spiriti deboli e volubili bisogna a volte impegnarli al dovere con un po’ di timore. Nulla di nuovo qui. Io sto bene. La signorina du Rousset è a Tolone; l’ho vista qui, ma non è stato un incontro fortunato perché io ero molto occupato; è una buona figliola. Addio; la benedico, perché la posta parte. Di lei e delle sue sorelle dev.mo in Nostro Signore Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 313 CO 315 SIGNOR BETHFORT (II-S, 100, 2) La Seyne-sur-Mer, 11 gennaio 1852. Caro signore, quanto è gentile per avere conservato il ricordo di me! Ho apprezzato e apprezzo molto i sentimenti di amicizia che ella mi testimonia e mi conserva. Certo, Dio benedica e conservi la sua cara figlioletta, che è il frutto della preghiera e della fiducia, la figlia del miracolo. Ad essa ho pensato spesso, e pregherò ancora di più perché un giorno sia la consolazione e il vanto dei suoi genitori. La signora deve essere contenta; il buon Dio la ama e lei la rende doppiamente felice perché un duplice vincolo ora vi unisce. Dio lo conservi; solo la fede può rendere felici due cuori, facendoli santi. Attualmente noi siamo tranquilli, ma bisognava essere sul posto per farsi un’idea adeguata della depravazione in cui è caduto questo popolo ignorante e indifferente. Ho rischiato di essere massacrato e bruciato con tutto il collegio che dirigo; quei mostri volevano giocare a palla con la testa dei nostri ragazzi. Il 6 dicembre, all’una di notte, duemila persone si stavano dirigendo verso la nostra casa. Erano solo a mezz’ora di strada quando decisero di rinviare l’impresa al giorno dopo perché un caporione mancava all’appello. E il giorno dopo fummo salvi. Le prigioni e le fortezze di Tolone sono tutte rigurgitanti di persone arrestate. Tre giorni fa vi hanno portato anche 40 donne, che erano state coinvolte nelle sommosse: un orrore a vedersi. Quanto dobbiamo benedire e ringraziare la divina Provvidenza, caro signore, che ci ha preservati! 55 Presenti i miei cordiali ossequi al buon parroco di St-Pierre. E quando lei avrà un momento libero, riceverò con grande piacere le sue notizie e quelle della sua buona famiglia. Gradisca e faccia gradire alla sua signora i cordiali sentimenti con i quali sono, caro signore, suo um.mo servitore Eymard. 314 CO 316 MARGUERITE GUILLOT (II, 72, 76) La Seyne-sur-Mer, 13 gennaio 1852. Ho solo il tempo, cara figlia, di mandarle la direzione spirituale. Devo fare un viaggio di tre o quattro giorni: mi reco a Fréjus per incontrarmi con il vescovo. Le scriverò sui suoi problemi spirituali al mio ritorno. Io sto bene; mi alzo alle 4 e mi corico alle 9 o 9,30; e con l’aiuto di Dio lavoro molto. D’altronde qui non ho da fare altro che esercitare continuamente la rinunzia alla mia volontà. Ne sia benedetto e glorificato il buon Dio. Povero Terz’Ordine, è nel pieno della tempesta! ma il buon Dio e la Vergine lo amano. Eymard. NOTA: il problema posto da questo biglietto (appare nell’autografo come un mezzo foglio staccato a mano) è che non si vede dove sia la direzione spirituale inviata. Verificata sul ms. da me come autentica l’espressione («ho solo il tempo di mandarle la direzione spirituale»), non rimane che supporre che quella direzione, non certo presente nelle poche righe qui riferite, si trovasse in un foglio annesso. 315 CO 317 SIGNORA JORDAN (IV, 224, 6) T.S.D.S. La Seyne, 22 gennaio 1852. Signora, le ho augurato il buon anno a Capodanno, e glielo auguro ogni giorno all’altare e continuerò a farlo fino alla morte perché gliel’ho promesso e perché la sua anima e la sua salvezza mi stanno a cuore come la mia anima e la mia salvezza. Lei mi ha scritto e la sua lettera mi sta sempre davanti agli occhi in attesa della risposta; conosco la sua carità e lei sa bene che non la dimentico. Al Signore io domando per lei questo: una costante fedeltà all’amore della sua santa e sempre amabile volontà su di lei. Chiedo che la consolazione o la desolazione, la gioia o la sofferenza, le creature o la loro assenza non dominino lo stato interiore della sua anima, ma che lei mantenga questo atteggiamento interiore al di sopra della zona delle tempeste e delle variabilità atmosferiche. Insomma, che ogni evento produca in lei solo un cambiamento di esercizio e di azione, restando la sua volontà sempre unita a quella di Dio. Oh beata, mille volte beata l’anima che vive di questa vita divina! Allora essa comprende le parole ardenti di san Paolo: «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Niente» (cf. Rm 8, 35). Il frutto di questa divina conformità sarà la pazienza e l’uniformità di carattere all’esterno e, all’interno, la pace, la forza e la generosità nell’azione. Un’anima che vuole vivere di Dio consulta prima di tutto la sua volontà, perché non si arrischia ad interrogare in prima istanza il proprio cuore e la propria ragione. Non se ne fida. Per essa la volontà di Dio conosciuta è legge suprema, regola costante e scienza fondamentale. Chieda con insistenza al buon Dio per me, signora, questa regina delle virtù; è il più gran favore che mi può fare. Lei desidera che parli di me. La mia vita passa e trascorre come l’acqua del torrente, con rapide, fragori e gorghi a volte. La vita di una casa di formazione è fatta di tanti avvenimenti, cambiamenti, visite! Il buon Dio ne sia benedetto! Ho molta materia per la rinuncia abituale alla mia volontà. In 56 compenso il clima è molto buono, il cielo stupendo, la vegetazione molto rigogliosa e sempre verdeggiante, tanto da far pensare a una perenne primavera. Non le dico nulla delle usanze del sud perché non le conosco molto. Il buon Dio vi conta delle anime belle e molto generose. Qui più che da noi c’è di che ammirare la potenza della grazia. Questi meridionali con la loro testa vulcanica, il loro spirito così leggero e il loro cuore tanto sensibile diventano dei santi e dei grandi santi. Ma noi del nord facciamo fatica ad abituarci a questo genere di vita; quando però il buon Dio ci manda si ha la grazia di stato. Non ho potuto occuparmi molto della biografia del caro signor Marceau perché tuttora sto raccogliendo i documenti che lo riguardano. La terrò informata. I miei cordiali rispetti a sua figlia: la benedico di tutto cuore. Scriverò alla signorina Agarithe. Saluti, buona sorella, preghi per me. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. Sig.ra Jordan - rue de Castries 10, 2 p. - Lione (Rhône). 316 CO 318 FRATEL FRANÇOIS (III-S, 66, 1) La Seyne-sur-Mer, 22 gennaio 1852. Carissimo fratello, ho un piacevole incarico da compiere presso di lei. Il sindaco della nostra città mi ha pregato oggi di scriverle per chiedere quattro dei suoi fratelli per la città. Il parroco non desidera che questo, e tutti gli onesti chiedono con insistenza questo estremo soccorso per la gioventù abbandonata. Finora non si era riusciti perché il consiglio municipale rifiutava di discuterne, ma oggi ne sono alla testa degli ottimi consiglieri ed occorre approfittarne. Prima di parlarne al consiglio il nostro sindaco vorrebbe sapere se può contare su quattro fratelli per le vacanze di quest’anno, e cioè dall’inizio dell’anno scolastico ... ... le condizioni dell’edificio. Se mi è lecito aggiungere la mia raccomandazione alla richiesta del sindaco, la pregherei, carissimo fratello, di fare l’impossibile per concedere questo favore alla città che ne ha fin troppo bisogno. Vi si potrà fare un bene immenso, perché sono quasi tutti gente di mare. La vostra presenza farà del bene anche a noi, e noi cercheremo di ricambiarvi e di avere molta cura dei fratelli. Con questo insediamento lei si apre tutte le porte del dipartimento. Aspetto al più presto la sua risposta, ma una risposta lieta e positiva, anche a costo di ritardare un’altra fondazione. Tutta la casa va bene, e noi siamo molto tranquilli. Mi raccomando alle sue preghiere. Presenti, per favore, i miei sentimenti affettuosi a tutti i nostri buoni padri e ai cari fratelli Louis Marie e Jean Baptiste. Sono, carissimo fratello, suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, sup. del collegio. URGENTE. Fr. François, direttore generale dei FF. Maristi - L’Ermitage près St-Chamond (Loire). 317 CO 319 SIGNORINA DAVID (II-S, 139, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne, 26 gennaio 1852. Rispondo finalmente, cara sorella, ai suoi desideri e anche ai suoi graditi auguri. I voti che mi fa sono per me magnifici e particolarmente cari, poiché la diletta famiglia del Terz’Ordine è sempre la mia preferita e lo sarà fino alla morte, ed io mi ritengo felice di averle potuto consacrare qualche momento della mia vita. D’altronde non ho faticato molto perché, quando il cuore ama, il lavoro e 57 le sofferenze sono dei godimenti spirituali. Ringrazio il buon Dio per averle dato questo medesimo sentimento per il Terz’Ordine e una dedizione anche più grande. Questa è la riprova della sua vocazione. Difenda sempre lo spirito primitivo del Terz’Ordine. Lo spirito primitivo è la grazia primordiale che dà la vita ad un’opera divina, è il suo elemento, il suo carattere, la sua forza e la sua gloria. Che cosa c’è di più bello e di più amabile dello spirito della vita semplice e nascosta di Maria, quando a Nazareth viveva con san Giuseppe nel suo divin figlio? Che cosa c’è di più perfetto della vita interiore? di più necessario alla carità anche apostolica di questa vita interiore vissuta sotto il velo della semplicità e della modestia? Che cosa c’è di più vasto del fine del Terz’Ordine? Esso abbraccia tutte le vocazioni, si identifica con tutte le attrattive, va d’accordo con tutte le opere della carità senza legarsi ad alcuna in particolare. È geloso di una cosa sola: del suo nome e del suo spirito. Preservi anche lo spirito di carità fra le associate. Se ognuna baderà a se stessa e avrà a cuore la regola, tutto andrà bene. Ma vigili affinché quelle che non appartengono al consiglio, non si intromettano nel governo dell’associazione o inoltrino pratiche presso l’autorità ecclesiastica, cose tutte che Dio non benedice perché non rispettano l’ordine della Provvidenza. Certo le intenzioni potranno essere buone e sante, ma non avendo la grazia propria dello stato, esse sollevano mille difficoltà, e mettono a repentaglio la vita stessa dell’associazione. Ad esempio, io non sarei favorevole all’unione delle piccole figlie di Maria con la fraternità delle vergini cristiane. Che si ammettano isolatamente, quando hanno 23 o 24 anni e ci sia la probabilità che non si sposino, bene, ma consentire a quella fusione sarebbe puerile e farebbe perdere alla fraternità il suo vero carattere. Così, se mai gliene parlassero, lei conosce il mio pensiero. Queste piccole figlie di Maria era un nucleo che io venivo preparando per il Terz’Ordine inculcando fin dalla giovinezza il suo spirito e le sue pratiche. Io credo che sia ancora il modo migliore per avere un giorno delle buone terziarie. La prima formazione ricevuta in gioventù non si dimentica. Quanto alla Riparazione, a cui sono molto affezionato come opera, mi dispiace che la superiora ed io all’inizio siamo andati troppo in fretta in merito alla questione del Terz’Ordine di Maria. Mi sono comportato come chi, vedendosi in pericolo di morte, si aggrappa a tutto per sopravvivere. Tuttavia il buon Dio lo ha permesso per il bene degli uni e degli altri. Quanto a me, fintanto che le suore della Riparazione non diventeranno terziarie di Maria con la professione nel Terz’Ordine, sono contrario ad una fusione che porterebbe ineluttabilmente all’assorbimento del Terz’Ordine. Se infatti la Vergine l’avesse voluto a quel modo, il Terz’Ordine lo sarebbe stato fin dal suo nascere. Perciò la sua risposta deve essere chiara: «Quando lei sarà terziaria di Maria, allora si vedrà». A ciascuno la sua vita e il suo spirito, ma per tutti l’amore di Dio e della sua gloria. Povero Terz’Ordine! Tutti se lo disputano e lo condannano a morte. Ma se viene da Dio, se è il Terz’Ordine di Maria, affronterà vittoriosamente bufere e tempeste. Alle sorelle terziarie voglia lasciare la piena libertà di seguire la loro attrattiva e di promuovere un’opera così bella. Si può benissimo essere terziarie di Maria e far parte dell’opera della Riparazione. Quanto alla congregazione delle Dame, spero che il buon Dio la benedirà. Ma lei sa che la discrezione è l’anima delle grandi cose, e perciò io penso che il modo migliore di unirsi con le Dame è di lasciare che si governino da sole e che voi restiate indipendenti. Qualora avesse qualche consiglio da suggerire alla signora David, essa se ne serva come se venisse da se stessa. Le Dame devono avere lo stesso spirito, ma l’impegno e la vocazione sono completamente diversi. Ad unire le terziarie è l’amore della vita semplice e nascosta, lo spirito di preghiera, in una parola la vita interiore di Gesù e di Maria. Questa è la loro bandiera, la loro parola d’ordine. Al p. Viennot è stato offerto in dono dal signor Perret un bello stampo di statua della santa Vergine e il padre mi ha autorizzato a chiedere al signor Perret che venga destinato al Terz’Ordine. Il signor Perret me lo ha gentilmente inviato. L’ho fatto recapitare alla signorina Guillot. Il modello di quella statua è stata donata a certe religiose da san Luigi, re di Francia. Lei potrà farne fare quante copie vorrà, ma ne conservi la proprietà perché essa appartiene alla fraternità delle vergini. Quanto al registro degli aggregati, io l’ho inviato al p. Preuvot per il tramite del p. Viennot. Vi iscriverà tutte le persone che desidera. I ragazzi si trovano a parte sullo stesso registro, che avevo 58 portato con me per completarlo. Incoraggi il p. Preuvot tenendolo informato. Sappia egli fare il bene in mezzo alle piccole prove; se la navicella naviga verso il porto desiderato, poco importa che sia agitata dall’onda mutevole e senza ritorno che sempre l’accompagna. Addio, buona sorella, preghi per me. I miei cordiali ossequi alla sua famiglia: alla sua cara mamma che mi ha promesso preghiere e per la quale anch’io prego, alla signorina sua sorella con l’augurio che ami sempre il buon Dio, al suo ottimo papà e alla sua cara cognata. E mi creda in Gesù e Maria suo dev.mo Eymard, p. m. 318 CO 320 SIGNORINA MONAVON (V, 303, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne, 28 gennaio 1852. Signorina, sono ancora in tempo per presentarle i miei auguri di Buon Anno. Eccoli: che lei vada un giorno in paradiso, ma ben in alto nel trionfo dell’amore; che in questa povera e triste vita ami molto il buon Dio e lo faccia amare ancora di più dagli altri; e infine che porti a compimento ciò che ha promesso al nostro comune amico. Esopo cercava materiali per la sua città sovraterrestre, e lei aspetta i miei per questa biografia celestiale. Li avrà presto, e ne attendo altri da un sergente convertito dal signor Marceau, che gli fu compagno nel viaggio di ritorno dalle isole Marchesi. Potrebbe mettersi in relazione anche con la buona e santa mamma del signor Marceau a Tours, al convento della Presentazione; o meglio, potrebbe andare a incontrarla durante le vacanze. Ho avuto dalla signorina Rousset le notizie della signorina Brosset. Oh, che tristi notizie! Forse quella poveretta è già deceduta. Ella è stata troppo contrariata; sarebbe stato bene che fosse lasciata un po’ libera. Ma forse si è già liberata dalla schiavitù dell’esilio. Mi interessavo molto a questa cara anima perché me l’aveva affidata lei, signorina, e anche perché vedevo in lei grandi bisogni. Mi ha scritto la signorina Agathe; le risponderò al primo momento libero. Condivido la sua opinione: ella ha bisogno di uscire un po’ da se stessa e di profondere al di fuori la sovrabbondanza di vivacità e di energia del suo carattere. E lei, signorina, che cosa fa? come occupa i piccoli momenti liberi? Forse soffrendo, o meditando sull’instabilità e sulla nullità delle cose umane. Quanti eventi assurdi in questo secolo delle rivoluzioni! Sono d’accordo con lei: ciò che è accaduto è solo un avvertimento e forse un segnale premonitore dei grandi eventi dell’ultimo giorno. Ahimè, se gli increduli non riconosceranno il dito di Dio, se gli indifferenti non si riscuoteranno in mezzo a questi sconvolgimenti, se i ricchi non torneranno alla pratica cristiana, bisognerà attendersi i fulmini della vendetta divina. La sommossa è stata soffocata, ma non spenta. Sono seguiti degli arresti, ma il focolaio permane, e sono la miscredenza e le passioni malvagie. Nel nostro Var sono stati arrestati duemila insorti, credo. Ho appena saputo da un alto funzionario che le società segrete contano trentamila affiliati nel nostro dipartimento. Sarebbe il momento di predicare la penitenza. È desolante ciò che sento: Lione ha ripreso con foga i suoi balli e le sue feste mondane; ahimè, e la terra sta ancora bruciando ... Lei è già triste, ed ecco che cosa mi racconta. Ma di che? ma perché? ma c’è un rimedio? Avrei desiderato testimoniarle una simpatia più concreta; mi limito a pregare per lei e lei lo farà per me. Addio, la lascio nella grazia di Nostro Signore. Suo dev.mo Eymard, p.m. P.S. Aspetto la vigilia delle calende greche chi mi porterà le sue notizie. Sig.na Monavon Agarithe - rue de Castries 10 - Lione (Rhône). 319 59 CO 321 MARGUERITE GUILLOT (II, 72, 77) Tutto per Dio solo. La Seyne, 1° febbraio 1852. Signorina, ho ricevuto ieri puntualmente le casse delle statue; erano arrivate il 30 debitamente raccomandate, grazie a lei e al signor Perret, a cui la prego di porgere i miei sinceri ringraziamenti. Io lo farò per scritto. Sono giunte in buono stato? sì e no, comunque tutto è facilmente rimediabile. La statua di Valbenoite ha subito poco danno: si è rotto solo un pezzo del manto, ma il volto, il busto e le mani sono integri. La statua dell’Immacolata Concezione ha subito il danno maggiore: la testa s’è rotta in cento pezzi, e anche un po’ del piedistallo; a giudicare dal resto, doveva essere ben fatta. Non se ne preoccupi troppo però, eccole il mezzo per rimediare a tutto con poca spesa: 1. chieda a Gaspari, che l’ha fatta, che ci procuri un’altra testa, la imballi accuratamente senza far passare sopra il volto dei fili per tenerla ferma e ce la spedisca con la diligenza delle Messageries générales o nationales; 2. gli chieda inoltre le istruzioni per ripararle. Qui abbiamo un buon artigiano del gesso che è anche scultore. Egli mi dice che si potrebbe aggiustarle con del gesso; ma se il gesso non fosse sufficiente e se occorresse della pietra da gesso, il signor Gaspari ne metta un po’ nella piccola cassa della testa. Non voglio però che il signor Gaspari venga fin qui per ripararla, perché sarebbe troppa la spesa. Ho solo il tempo di ringraziarla per il disturbo che le ho dato, e pregarla di presentare i miei deferenti ossequi a tutta la sua famiglia, e in particolare al signore e alla signora Gaudioz. Sono in Nostro Signore, signorina, suo um.mo servo Eymard. P.S. Ho letto la sua lettera con il più vivo interesse: è il buon Dio che vuole ciò che umilia e contraria la povera natura. Dimentichiamo le meschinità degli uomini, le loro parole, le loro intenzioni, le loro azioni naturali. Tutto ciò non pesa neppure quanto un capello sulla bilancia della divina Provvidenza. Sappiamo vedere in ogni cosa ciò che il buon Dio vuole da noi e gli atti di virtù che egli fa germogliare dal concorso delle sue creature libere e della sua grazia. Le risponderò tra breve. Io sto bene. Tra poco riceverà il denaro del quadro, e allora restituirà il biglietto alla signora Perroud. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône) 320 CO 322 MARIANNE EYMARD (III, 95, 86) Tutto per Dio solo. La Seyne, 4 febbraio 1852. Care sorelle, con molto dolore ho saputo della tua malattia e della tua grande sofferenza. Il mio cuore è molto rattristato e il pensiero di te non mi abbandona; non cesso di pregare per te. Ho celebrato la messa per la tua guarigione il giorno della festa della Purificazione; mi unisco con tutta l’anima alla novena, che si sta facendo per te a Notre-Dame de La Salette, e faccio pregare la nostra comunità a questo scopo. Mi sarebbe di grande consolazione venire a trovarti in questo momento e venire immediatamente, ma sono solo a capo di una casa tanto numerosa; il mio vicario è assente e non posso venir via in questo momento. Ti sono comunque sempre presente e invoco senza tregua la protezione divina su di te, come anche su Nanette, il tuo angelo custode e consolatore. Oggi ricorre la data della mia nascita, e domani è l’anniversario del giorno in cui ebbi la ventura di diventare cristiano e di averti come madrina. Il buon Dio ti renda al centuplo tutto il bene che mi hai fatto. 60 Approfittate delle vostre sofferenze, care sorelle, e servitene per unirvi sempre più strettamente con Gesù, il nostro buon salvatore. Le sofferenze sono il purgatorio e il vertice dell’amore divino nelle nostre anime. È il lento martirio della carità. Con la croce il nostro buon Maestro ha voluto salvarci, condurci al cielo ed entrarci lui per primo. Dite molto spesso al buon Dio in mezzo ai vostri dolori: «O mio Dio, ti amo più di tutto!» Ho saputo con dispiacere che anche la signorina Guillot è malata e costretta a rimanere a letto da un attacco di reumatismo acuto; ecco come il buon Dio mette alla prova i suoi figli. Sono molto grato al signor Faure che mi ha voluto scrivere; vogliate esprimergli la mia viva riconoscenza. E tu, buona Nanette, sii molto forte in mezzo a tutte le tue pene; ti sono grato per ciò che il tuo affetto ti suggerisce per noi; l’ultima lettera mi ha un po’ rasserenato. Saluti in Nostro Signore. Vostro aff.mo fratello Eymard. 321 CO 323 MARGUERITE GUILLOT (II, 74, 78) Tutto per Dio solo. La Seyne, 6 febbraio 1852. Ho ricevuto le sue brevi parole, quasi di addio, cara figliola, e la povera natura ne ha sofferto e continua a soffrirne. Vorrei che fosse in cielo, gioiosa nel godimento dell’amore divino, unita per sempre allo sposo celeste, spogliata dal corpo di morte e libera dalla schiavitù dell’esilio. Un giorno potrà godere di questa felicità, ma io mi sento spinto a chiedere al buon Dio che la lasci ancora un po’ a soffrire per il suo amore e la sua gloria, se ciò rientra nel piano della sua divina volontà. Sia fatta la sua santa volontà. Se il buon Dio la chiama a sé, figlia cara, pensi a me, al Terz’Ordine, alle sue buone sorelle ... Ma se il Signore vuole lasciarla ancora un po’ sulla terra, ne sia benedetto e ringraziato. Non le scrivo di direzione spirituale, perché Nostro Signore gliela fa lui stesso chiedendole un solo esercizio e un solo pensiero: restare unita al suo amore con la croce e il completo abbandono, con la santa povertà dei mezzi e degli aiuti esterni. Che bella e gioiosa unione questa che si consuma con l’olocausto! Ho ricevuto notizie dalla mia sorella: è sempre ammalata e desidera vedermi, mentre il buon Dio mi trattiene qui, perché il mio braccio destro sarà assente per tre settimane e tutta la casa pesa su di me. Dio ne sia lodato. Lei può sempre scrivermi qui, perché nessuno apre le mie lettere. Esse mi aspettano; caso mai per maggior precauzione scriva sulla busta: “Personale”. Abbiamo fatto riparare la statua di Valbenoite e la collocheremo al suo posto lunedì, quindi non se ne preoccupi. Addio, la posta parte e voglio spedirle questa breve lettera. Io sto come al solito; ogni tanto soffro di emicrania. Mi scriva e mi faccia avere sue notizie per amor di Dio, perché sto in ansia. Dica alla signorina Claudine che le scriverò tra breve e che nell’attesa si accosti come una bimba alla sacra mensa, perché ne ha un immenso bisogno e perché Dio lo vuole. Nostro Signore la benedica e la conforti, cara figlia. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 61 322 CO 324 CLAUDINE GUILLOT (III, 209, 1) La Seyne-sur-Mer, 8 febbraio 1852. Cara figlia, stavo per spedirle la lettera quando ho ricevuta la sua insieme con il pacco. Il buon Dio la ricompensi! Tutto è arrivato in buono stato. Ora lei può provvedere a compensare quel signore, che si è già tanto scomodato. Se ha già saldato la spedizione, io intendo assolutamente rifonderla; toccherebbe a Gaspari, ma non ne faccia un problema; pagheremo noi se lui non vorrà farlo. 1. La penso come lei circa la lettera del p. Collomb sulla biografia della signorina Favre, che però io non ho ricevuto. Mi è giunta all’inizio solo una lettera un po’ dettagliata, alla quale non ho risposto né ho l’intenzione di rispondere. Bisogna evitare assolutamente di leggerla. A parte il fatto che è troppo presto per tessere l’apologia di una sorella, non toccherebbe ad un estraneo farla, soprattutto con lo spirito di un carisma diverso. Sono molto stupito che abbiano potuto credere che io volessi fondere l’opera delle Cinque Piaghe con il Terz’Ordine, oppure unificare le due direzioni. Ad ognuno la propria vocazione e la propria caratteristica. Il p. Collomb ha delle ottime intenzioni, ma noi non siamo obbligati a seguirle e mettere a repentaglio l’avvenire del nostro Terz’Ordine. 2. Della direzione del reverendo Preuvost lei non ha bisogno; tuttavia potrebbe provare ad andarci per la confessione. Siccome la grazia del Terz’Ordine ce l’ha, potrà anche farle del bene, anche più del p. Colin. Glielo consiglio. 3. Non ho notizie della mia sorella da qualche giorno; le ultime lasciavano un po’ sperare. 4. La mia benedizione alla signorina Marguerite. Quanto deve soffrire questa povera figlia! Soffra in stretta unione con Nostro Signore e per suo amore. La sofferenza sostituisce tutti gli esercizi di pietà, ad eccezione di quello dell’offerta. Perciò si offra spesso al Signore come vittima di amore, per la sua maggior gloria e per quella della sua santa madre. Saluti, la posta parte. A presto. Eymard. Sig.na Guillot Claudine - Place Bellecour, Façade du Rhône 9 - Lione. 323 CO 325 SIGNORA THOLIN-BOST (IV, 126, 8) Tutto per Dio solo. La Seyne, 11 febbraio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, la ringrazio della sua lettera, del suo ricordo e delle sue preghiere. Non vedevo l’ora di avere sue notizie, perché esse mi giungono molto gradite nel Signore e per me sono un sollievo nel mezzo delle mie piccole pene. Sono stato al colmo della gioia nell’apprendere che il semplice accenno all’adorazione domestica di Gesù Eucaristia ha incontrato il favore di Sua Eminenza, che l’ha benedetta ed approvata. Ora bisogna mettersi subito all’opera, salvare le anime con l’Eucaristia e risvegliare la Francia e l’Europa sprofondate nel sonno dell’indifferenza perché non conoscono il dono di Dio, Gesù l’Emanuele dell’Eucaristia. Bisogna spargere la scintilla dell’amore dentro le anime tiepide che si credono pie e non lo sono perché non hanno fissato il loro centro e la loro vita in Gesù nel tabernacolo. Ogni devozione che non ha innalzato una tenda sul Calvario ed una attorno al tabernacolo non è una pietà solida e non farà mai nulla di grande. Vedo che ci si allontana troppo dall’Eucaristia e che non si predica molto spesso su questo mistero dell’amore per eccellenza. Di 62 conseguenza le anime ne soffrono, diventano tutte sensuali e materiali nella loro pietà, affezionandosi alle creature in maniera sregolata, perché non sanno attingere il loro conforto e la loro forza dal Signore. L’adorazione si diffonde a Tolone. Se le è possibile mi mandi qualche pagellina; ho l’intenzione di distribuirle tra i nostri ferventi marinai e perfino dentro il penitenziario, dove 4000 forzati potrebbero diventare buoni adoratori, perché sotto le catene vi sono delle anime belle. Da parecchi giorni mi frulla per la mente un pensiero che la riguarda, cara sorella. Avendole Nostro Signore ispirato il pensiero dell’adorazione domestica a Gesù eucaristico, sarebbe un’ottima cosa se componesse qualche meditazione sull’amore eucaristico da destinare alle sue amiche per aiutarle a santificare bene quest’ora santa, proponendo l’amore eucaristico sotto forma di virtù particolari e di pratiche specifiche. Le suggerisco quest’idea, e quindi approvo pienamente e benedico ciò che ha già fatto per le sue amiche. Ricordi che quando si è fatto penetrare dentro un’anima una scintilla eucaristica, si è deposto in quel cuore un germe divino di vita e di ogni virtù, che basta per così dire a se stesso. Quanto mi dice della sua sorella mi ha consolato. Quanto bisogno ha di Nostro Signore questo cuore così fervente! Che fortuna essere ignorata dal mondo e non essere caduta preda di mani troppo umane! Prego volentieri, signora, per il suo buon marito, per i vostri cari figli e soprattutto per lei. Non mi dimentichi nelle sue preghiere; ho dei doveri ardui da adempiere e sento tutta la mia debolezza e il peso dei miei limiti. Sarebbe buona cosa andare a far visita al cardinale: potrebbe essere un mezzo per diffondere l’opera. Vorrei anzi consigliarle di scrivergli per ringraziarlo della sua approvazione. Prendo vivissima parte alla grande croce del signor de Lagoutte e dei suoi figlioli; il Signore li vuole interamente per sé. Addio, signora e sorella cara; il nostro appuntamento eucaristico è dalle 9 alle 10. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard, p.m. 324 CO 326 ANTONIA BOST (IV, 178, 7) Tutto per Dio solo. La Seyne, 11 febbraio 1852. Ho ricevuto con gioia e con riconoscenza la sua breve lettera, cara figlia, e ho ringraziato molto il Signore perché la prende e l’attira sempre di più al suo servizio e al suo amore, e le mette nel cuore un grande desiderio di appartenergli interamente. Figlia avventurata! a chi potrebbe desiderare di appartenere che sia più tenero, più amante e più amabile di Gesù? Quanto è fortunata per avere scelto questo sposo divino, o meglio per essere stata scelta e preferita a tante altre. Solo in paradiso capirà il valore e la sublimità di questa grazia. Ma una sposa deve avere la sua dote; quella che il Signore richiede da lei è la povertà interiore. Per arricchire un’anima il Signore fa il vuoto, perché vuole regnare solo e a questo obiettivo dirige tutte le sue frecce. Si lasci trafiggere: alla morte segue la vita e l’amore penetra attraverso la sofferenza. Ma noti che io dico “si lasci trafiggere”, cioè lasci fare al buon Dio, lasci che la volti e la rivolti, le parli o taccia, la visiti o si nasconda, la metta alla prova per mezzo delle sue creature o direttamente. Che cosa le importa se ama ed è amata dal buon Salvatore? Ora è certo che egli l’ama di un amore infinito. Ma, cara figliola, non pensi di stare lontana dalla comunione per il fatto che il suo cuore è freddo e che le sue miserie sono grandi: gli farebbe dispiacere. No, prenda il suo cuore a due mani e lo presenti al buon Maestro. Che bello e santo pensiero! L’amore dà senza calcolare, si dà senza ragionare, soffre senza lamentarsi, gioisce e cresce nel sacrificio. Questa è la sua storia, mia cara figlia, almeno lo spero; ma non dimentichi che la natura non ama la sofferenza e teme il regno di Dio in noi. Se essa geme e ha paura non bisogna meravigliarsi né maltrattarla troppo, ma suggerirle con il profeta regale: «Anima mia, perché sei triste? perché questo turbamento? spera nel tuo Dio, egli è tanto buono!» (cf. Sal 42, 6). 63 Mi fermo qui. Dirà che le faccio sempre la morale, ma essa mi viene spontanea e io sono tanto contento di vedere che serve bene il Signore. E ho bisogno che le mie figlie servano Dio per me, perché io ne trovo a malapena il tempo o meglio sono un po’ pigro. Probabilmente non mi troverò a Lione quando ci andrà insieme con la sorella, ma vi troverà altre buone sorelle. Preghi sempre molto per me e sappia che non la dimentico. Saluti, buona figliola, fino al cielo. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, p.m. 325 CO 327 SIGNORA PERROUD (II-S, 83, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne, 12 febbraio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, la sua lettera ha risvegliato nel mio cuore tutti i sentimenti di venerazione che prova verso una famiglia tanto buona e amabile. E sono sentimenti di gioia per avere avuto notizie di tutti e per avere costatato che tutti servono il buon Dio; e sentimenti di pena, ahimè!, perché la croce è rizzata anche nella sua Nazareth. Il suo buon cuore di madre soffre dei dolori di tutti, ed è in ansia per i mali che il suo affetto materno teme per l’avvenire. Ecco che cosa è una madre: un calvario che la crocifigge per la sicurezza di tutti i suoi cari. Ma, signora e cara sorella, sia solo il cuore a soffrire, visto che non può essere diversamente, ma lo spirito - ossia la volontà guidata dalla ragione - non precorra le croci. Queste verranno giorno dopo giorno dal cielo, sempre nuove e imporporate del sangue ancora caldo di Nostro Signore. Le croci non sono che delle messaggere celesti e delle prove di amore. Non viva, buona sorella, nelle sue croci, no, ma nell’amore divino e nel santo abbandono. Dunque la signorina Marie è sempre molto giudiziosa, ama molto il buon Dio, la santa Vergine ed i suoi genitori. Dio sia benedetto e gliela conservi per consolare gli anni della sua vecchiaia. Io la benedico questa cara figliola con effusione di cuore. In merito alla piccola somma, sarei contento di lasciargliela. Se al momento si trovasse in difficoltà, aspetteremo. Potrà farla consegnare dalla signorina Elisabeth alla signorina Marguerite Guillot, - place Bellecour, façade du Rhône 9, 3° piano -, ben conosciuta da sua sorella e amica sua. Servirà per un quadro del Terz’Ordine che, mi dicono, è ormai ultimato. Di tanto in tanto ho il piacere di vedere il buon p. Mayet. Io vado a trovarlo, ed egli è venuto a trascorrere tre giorni con noi in occasione della Purificazione. Egli è venerato e benvoluto a Hyères; è tanto buono, tanto affabile, così devoto! ... Costato che sta riacquistando una buona cera e che si riprende più in fretta dai suoi languori dopo di avere parlato per un po’. Noi desideriamo vederlo presto guarito, e se non sapessimo che il buon Dio ha i suoi misteri d’amore, ci lamenteremmo nel vedere il caro padre consumarsi tutto solo al suo servizio. I miei affettuosi ricordi al signor Perroud, che avrei avuto tanto piacere di incontrare a Bramefaim, come sempre mi riprometto. Eccomi invece in riva al mare pronto a imbarcarmi per l’altro mondo. Preghi sempre per me, cara sorella, e mi creda sempre suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, s. m. Sig.ra Perroud -Bramefaim, commune de Pommiers par Villefranche (Rhône). 64 326 CO 328 MARGUERITE GUILLOT (II, 75, 79) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 13 febbraio 1852. Ho ricevuto oggi, figlia mia, la sua gradita e accorata lettera. Benedico Dio e la sua santa madre apprendendo che sta un po’ meglio. Resti ancora un po’ a soffrire per amore del nostro divin Salvatore, e per pregare e soffrire per il Terz’Ordine. L’eternità in paradiso sarà abbastanza lunga per godere di Dio. Condivido le sue pene: ad esse sono molto sensibile e sarei tanto contento di poterle alleviare, ma il buon Dio mi vuole ancora qui, lontano dal suo calvario. Prego per lei. Come figlia dell’obbedienza si atterrà alla mia decisione. Disprezzi i turbamenti e i timori che nascono dalle tentazioni umilianti. No, non c’è stato peccato grave. È il demonio che vuole agitarla, ne rispondo io. Quando andrà a confessarsi dirà semplicemente: ho avuto tentazioni contro la castità, ma mi è stato proibito di esaminarmi su questo punto, e me ne accuso come Dio mi conosce colpevole. E poi stia tranquilla, perché non ha perduto la grazia di Dio. Il reverendo Preuvost dovrebbe ben venire a trovarla per consolarla, ma forse non sa che è ammalata; mi spiace ... Sulla faccenda del reverendo Collomb mi ha scritto da Puylata il p. Lagniet. Gli ho replicato che io non ho mai consigliato la fusione del Terz’Ordine con l’associazione delle Cinque Piaghe, che non ho nemmeno risposto all’ultima lettera riguardo alla signorina Févre, che fino a che dipenderà da me non consiglierò mai l’unione del Terz’Ordine con alcun’altra opera. Credo che la signorina David parli contro il reverendo Collomb, fondandosi su vecchi pregiudizi che la curia aveva in merito, ma ora l’arcivescovo si è un po’ ricreduto. Comunque si vogliono prendere le cose troppo di punta. Quanto alla signorina C., la lasci da parte, perché è un’intrigante; neppure io le ho risposto. Si tratta di uno zelo sincero, spero, ma non è uno zelo illuminato né prudente. Mi son fatto promettere dalle signorine Févre di continuare ad accordare la loro fiducia al reverendo Collomb: egli fa loro del bene, quindi per esse è utile. Sì, il reverendo Collomb non è adatto per il Terz’Ordine, ma lo ritengo un buon sacerdote, anche se è un po’ ostinato nelle sue idee. Saluti, mia buona figliola, Nostro Signore la conforti e la fortifichi. Suo dev.mo Eymard. P.S. Il mio grazie alla brava segretaria, alle sorelle e alla vostra buona mamma. Attendo sue notizie. Grazie di quelle di La Mure; la mia sorella ora sta meglio. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 327 CO 329 SIGNORA GOURD (V, 15, 10) Tutto per Dio solo. La Seyne, 13 febbraio 1852. Signora, ho ricevuto tre giorni fa la sua lettera del 6 gennaio. Non vedevo l’ora di avere le sue notizie, ma ho saputo il perché del ritardo. Lei può scrivermi direttamente quando vuole; di solito non mi assento da La Seyne, e anche in caso di assenza, le mie lettere non vengono aperte, soprattutto se sulla busta appare la scritta “Personale”. La scuso, signora, perché conosco la sua posizione, ma desidero sappia che le sue lettere mi fanno un grande piacere in Nostro Signore. Ho ringraziato il buon Maestro per avere guarito suo marito. Adesso guarisca anche la sua anima, illumini il suo spirito e gli riempia il cuore del suo amore: è ciò che chiedo ogni giorno. Quale gioia - per lui per lei per tutti -, mia cara figliola, se un medesimo spirito e un medesimo 65 vincolo di santità ci unisse tutti quanti! Io spero dall’infinita misericordia di Dio che un giorno lei otterrà questa grazia. La ringrazio degli auguri che mi manda. Li implori dal buon Dio per me, come io li chiedo per lei ogni giorno. L’assoluto e costante compimento della volontà di Dio in noi è tutto ciò che di più prezioso c’è in cielo e sulla terra. Oh, mia buona figlia, se non avessimo questo conforto su questa terra di esilio saremmo ben sventurati e la vita diverrebbe un’agonia senza un barlume di speranza. Ma quando possiamo dire: faccio la volontà di Dio, sono sicuro di essergli gradito e di glorificarlo il meglio possibile nello stato del momento, allora non bramiamo che una sola cosa: essere ad ogni costo fedeli a questa grazia; e ne facciamo un centro, una regola, la nostra consolazione, il nostro tutto. Il mio soggiorno qui sarà, spero, molto vantaggioso per me e mi aiuterà a morire a me stesso. Ne ho proprio bisogno. Dio mi tratta come un figlio del suo amore. Sento il bisogno di esercitarmi nella virtù dell’abnegazione e a volte avverto che la natura non ama affatto questo calvario lento e nascosto; chieda, per favore, questa grazia per me. Costa essere affabile nell’immolazione, libero nella schiavitù, dolce nella sofferenza e nelle contraddizioni, paziente in mezzo a giovani teste che vorrebbero fare tutto in un sol giorno. Ringrazi ancora una volta il buon Dio per me, perché la mia anima ne sente il bisogno. Mi avvedo che il mio soggiorno qui è una grande grazia. A Lione hanno pensato che fosse un motivo umano a condurmi qui. Invece no; i superiori hanno fatto tutto il possibile per trattenermi, ma la necessità ve li ha costretti. E io mi dico: il buon Dio lo ha voluto per il bene di tutti. Mi confida che non ama la sofferenza; è del tutto naturale, nemmeno i santi l’amano. Si faccia coraggio però; la sofferenza che geme e che lotta nell’uomo vecchio è spesso la più perfetta. Ci si deve comportare come i poveri malati: si raccolgono tutte le lacrime, i gemiti e i sospiri e si portano ai piedi di Nostro Signore per offrirli in omaggio e come ammenda onorevole. È l’amore del povero. Quando si sente lontana da Dio, faccia questo atto di povertà; non c’è di meglio per commuovere il cuore di Dio. Sappiamo poi restare alla porta del suo cuore quando ci lascia: è l’omaggio che preferisce a tutto il resto. Trovi il tempo di riposarsi un po’ davanti a Nostro Signore presente nell’Eucaristia, perché l’anima ne ha bisogno per sostenersi nei rapporti con il mondo e per non cadere in uno stato di debolezza interiore. Non bisogna sempre interrogare il beneplacito degli altri, ma anche i propri bisogni. Vi è il tempo della virtù che si immola, che sa contenersi ed essere remissiva, ma vi è anche il tempo in cui la virtù, sempre con molta discrezione, deve essere forte e decisa. È lo spirito di Dio a stabilirlo. Presti attenzione ai suoi suggerimenti interiori e le assicuro che lo Spirito disporrà tutto per il meglio, e lei troverà il tempo necessario per appartenere a Dio, a se stessa e agli altri. Addio, cara figlia in Nostro Signore, non mi lasci troppo a lungo senza notizie. Eymard. Sig.ra Gourd - ai Thorins - Romanèche (Saône et Loire). 328 CO 330 STÉPHANIE GOURD (V, 89, 8) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 13 febbraio 1852. Rispondo brevemente alla sua lettera, cara figlia in Nostro Signore. La ringrazio degli auguri spirituali che mi fa. Ho bisogno che le mie figlie preghino per le mie necessità, che sono grandi, anzi immense. Chieda per me un po’ più di amor di Dio e della sua amabile croce. Continui, figlia mia, a servire Dio per Dio solo; il suo servizio deve venire prima delle nostre preferenze. La fedeltà nel compiere la sua volontà sia la prima fra tutte le virtù, l’atto più importante del nostro amore verso Dio. Non dimentichi che l’amore del giardino degli ulivi e del calvario è più grande della gloria del Tabor. Rimanere con Gesù triste, solo e abbandonato è la caratteristica delle 66 anime perfette, della Vergine, di san Giovanni e di santa Maddalena. Non si meravigli delle sue freddezze e aridità spirituali: sono il deserto della terra promessa e la fornace che purifica. Allora si ama Dio più di se stessi. A preoccuparla è la meditazione, accompagnata da aridità e sonnolenza, e anche la freddezza delle sue comunioni. Ma non le tralasci mai, e un bel giorno Nostro Signore, contento della sua paziente attesa, cambierà le nubi in pioggia benefica. Quando si trova nello stato di impotenza, invece di insistere a riflettere e a meditare sulle verità, faccia atti di fede, di abbandono, di umiltà e di amore, come se fosse molto contenta. Più i suoi atti saranno freddi e aridi e più saranno perfetti, perché per lo meno saranno liberi da ogni rigurgito di amor proprio. In questi stati di aridità sarebbe forse opportuno scegliere un capitolo dall’Imitazione adatto alle disposizioni del momento e leggerlo adagio per impregnarne dolcemente l’anima. Provi a farlo durante la meditazione. Quanto alla comunione continui a fare le sue preghiere vocali quando non può far di meglio, ma senza assillarsi la mente o far violenza al cuore: ciò servirebbe solo a turbare e a spossare l’anima privandola di quella pace e di quel raccoglimento, che sono le cose più importanti. Stia come una bambina sulla navicella che il buon Dio guida. A lui la cura di prevedere, a lei quella di essere pronta a compiere la sua volontà. Addio, cara figliola, Nostro Signore sia sempre il suo centro, la sua gioia e il suo sposo. Suo aff.mo nella sua divina carità Eymard. 329 CO 331 SIGNOR DE LEUDEVILLE (V, 218, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 16 febbraio 1852. Signore e caro fratello in Nostro Signore, la sua lettera mi ha fatto un bene immenso; desideravo sue notizie, ma non osavo chiederle. Mi ha raggiunto nel sud, vicino a Tolone, dove da settembre dirigo un nostro collegio. Benedico Dio di questo nuovo incarico; una missione tra i giovani è tanto bella! Ma ci vogliono molte qualità e virtù che io non ho. Sono contento di sapere che sta bene e mi compiaccio di poterla annoverare tra i più valorosi soldati della Vergine. Questa buona Madre l’aiuterà a progredire nello spirito e nella vita del suo divin figlio; ma vada sempre a Dio e a Maria con grande semplicità e con un completo abbandono alla divina bontà. La ringrazio molto delle notizie su O ...; ne ero molto preoccupato; il buon Dio lo tenga sotto la sua protezione. Ahimè, quante croci e quante prove! Ma è come il grano di frumento che marcisce sotto terra per spuntare pieno di vita; fiducia però in Dio solo! Ho iscritto il figlio della benedizione nel registro dell’aggregazione; possa essere davvero figlio di Maria. Gli altri nomi ci sono già, ma per precauzione li trascrivo una seconda volta. Non mi dimentichi, caro signore e fratello, nelle sue preghiere; con piacere faccio altrettanto per lei. Dio ama la Francia, ma se i ricchi non torneranno a Dio e se gli uomini di stato non si adopreranno a fare servire Dio, che triste avvenire ci attende! Addio, caro fratello, mi mandi ogni tanto le sue notizie, e mi creda sempre in Nostro Signore suo dev.mo e aff.mo Eymard, sup. del coll. Sig. E. de Leudeville - Leudeville par Marolles-en-Hurepoix. 67 330 CO 332 ELISABETH MAYET (II-S, 57, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne, 17 febbraio 1852. Signorina e cara sorella in Nostro Signore, da tempo le devo una lettera di ringraziamento per il suo caro ricordo, le sue preghiere e i suoi auguri tanto lusinghieri per me. Il mio cuore glieli ricambia ogni giorno, perché i Mayet è la mia famiglia prediletta. Perciò la sua anima, e quanto l’interessa, mi è molto cara. Sono contento che abbia accettato, per amore della Vergine, l’incarico di segretaria, perché ciò raddoppierà i suoi meriti e l’amore della Vergine per lei. D’altronde lei è dotata di quanto occorre per farlo. Di tanto in tanto incontro il buono ed amabile p. Mayet. È venuto a trascorrere tre giornate con noi in occasione della festa della Purificazione. L’ho trovato un po’ migliorato, ma la voce stenta a tornare. Oh, noi preghiamo e facciamo di tutto per ottenere la sua guarigione. Nell’Hôtel des Iles d’Or si trova benissimo. Tutti lo venerano a Hyères, e se potesse essere missionario, convertirebbe molte delle persone che già edifica e commuove profondamente. Lei è sempre alle prese con le sue croci, cara sorella. Da quando Nostro Signore ha sposato l’amabile croce, essa è diventata più bella e più amabile per la fede, ma la natura che ne è toccata soffre e geme e si arrende solo a metà. Non c’è da meravigliarsi: è come il grasso della vittima, l’aspetto più bello del sacrificio. Ami questa croce nascosta, che è l’anello nuziale con Nostro Signore. Preghi molto per me. Io sto bene e il buon Dio mi dà grandi consolazioni nel mio nuovo incarico. Una delle più grandi sta nel sapere che il Terz’Ordine va bene. Ho saputo sì che qualcuno parla troppo e senza discrezione, ma il buon Dio saprà trarne la sua gloria; costoro per la verità lo fanno per zelo, ma è uno zelo senza carità o con carità sconsiderata. Quanto a lei, mia cara sorella, ascolti tutto, ma sia cauta nel manifestare che cosa pensa; e quando si accorge che un giudizio non è caritatevole, per vero che sia, sicuramente in quel momento non è opportuno. Bisogna essere molto discreti. Si ricordi che non c’è nulla di più pettegolo di una piccola combriccola di persone devote. E non lo dico perché sono scontento, oh no! io amo tutte le mie figlie. Ma bisogna che lei sappia come di solito cammina il mondo, anche un certo mondo devoto. Non si confidi con altre, salvo che riconosca in esse la virtù della discrezione. E sotto questo aspetto le raccomando la signorina Marguerite Guillot. Rispettosi e devoti saluti alla signorina Mélanie, al fratello, alla signora Clara, e mi creda sempre, cara sorella e figlia, suo dev.mo in Nostro Signore Eymard, p. m. Sig.na Mayet Elisabeth - Place St-Clair, 1, 4 p. - Lione (Rhône). 331 CO 333 MARIANNE EYMARD (III, 97, 87) Tutto per Dio solo. La Seyne, 19 febbraio 1852. Carissime sorelle, vi ringrazio delle vostre lettere; esse sono per me di grande conforto, soprattutto in questo momento che non posso lasciare la casa essendo da solo a guidarla. Se fossi stato libero avrei trovato il modo di venire a vederti e a consolarti. È un sacrificio che costa molto al mio cuore non potere venire a visitarti, ma prego e faccio pregare molto per te perché il buon Dio ti guarisca; e sono molto grato per il miglioramento che già ti ha concesso. Sii molto comprensiva, 68 mia cara sorella, nei confronti di Nanette: quando si è malati bisogna praticare l’obbedienza religiosa; e tu, cara Nanette, abbiti ogni riguardo, perché ne hai bisogno. Quanto a me io sto bene, anzi meglio che a Lione. Ho avuto notizie delle signorine Guillot; sembra che anche loro stiano meglio, ma restano comunque sulla croce. Nostro Signore ti sia di aiuto, cara sorella, ti fortifichi e ti consoli. Vostro aff.mo fratello Eymard, p.m. P.S. Il mio amico il reverendo Baret mi ha scritto per pregarmi di fare degli approcci con la superiora di Belley per fare accogliere la signorina Marie Laval sua nipote. In effetti ho scritto, ma mi è stato risposto che non la possono ricevere perché nel passato é stata soggetta ad un lieve attacco di pazzia. È vero? Fatemelo sapere. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 332 CO 334 SIGNORINA DE REVEL II-S, 197, 4) La Seyne, 24 febbraio 1852. L’hanno spaventata sulla nostra difficile congiuntura. Abbiamo certo corso dei grandi rischi. Più di mille insorti, all’una dopo mezzanotte del giorno 7, erano giunti a un quarto d’ora dal nostro collegio e dalla città; attendevano un caporione, che però non si fece vedere. L’impresa fu rinviata al giorno dopo, e fu troppo tardi. La santa Vergine ci aveva salvati. La sera precedente un vice parroco terrorizzato era venuto ad avvisarmi di quelle mene, ma Dio mi aveva dato fiducia nella sua paterna Provvidenza e restai calmo. Dio è stato molto clemente a salvare il nostro paese, perché quegli uomini erano davvero malintenzionati. Ora sono diventato un po’ il loro cappellano, almeno di quelli che sono stipati a bordo del vascello Le Généreux, il cui comandante è il padre di uno dei nostri allievi. La domenica vado a celebrare la messa, a predicare e a visitare quei poveri disgraziati, che sono trecento. Abbiamo distribuito loro delle medaglie. Sono degli altri uomini, e molti sono i pentiti. Passeggio insieme con loro, mentre mi circondano, e conversiamo. Ma ahimè! quanto è triste a dirsi: qui vi sono assassini, spergiuri, uomini violenti. Ah! i capi, i caporioni sono i veri colpevoli per avere ingannato questa gente ignorante e impulsiva del sud, in ritardo di tre secoli sulla gente del nord, come essi ci chiamano. Vado poi, di tanto in tanto, al bagno penale, ma solo per gemere su quei disgraziati, su quei quattromila galeotti di ogni classe della società, che vestono la vergognosa uniforme e trascinano la pesante e lunga catena. Quanto è triste questa Tolone! Ne vengo via sempre oppresso dalla costernazione. Ma parliamo un po’ di lei, della sua salute. Pare dunque che sia sempre debole e sofferente. Ahimè! la cosa mi rattrista molto; e prego il buon Dio che la consoli e la guarisca. Anche la sua anima soffre, ma di una sofferenza vantaggiosa che glorifica Dio e purifica il cuore. Non si preoccupi di questo cuore, che è di ghiaccio nei confronti di Dio e del suo servizio, mentre è sensibilissimo nei confronti dei suoi amici. L’amore divino più puro e più perfetto è quello che resta unito a Gesù triste, desolato, e abbandonato nel giardino degli ulivi e sulla croce. Allora esso è un puro atto di fede e di dedizione: si ama Dio più di se stessi. San Bernardo, in uno stato simile, pensava di essere cieco, indurito e abbandonato da Dio, mentre invece aveva raggiunto la perfezione. Questa è la mia risposta per lei, cara sorella. D’inverno si lavora molto; lei lavori sempre e non tralasci nulla per paura della salute. Oh! non mi parli di morte, ma dell’amore di Gesù eucaristico, della sua divina croce che la crocifigge al mondo. Prenda però le distanze da una umiltà che non vuole alimentarsi con le umiliazioni delle nostre miserie e perfino dei nostri peccati. Essa è una umiltà non abbastanza cristiana. Potrebbe convenire agli angeli, ma non è adatta per noi povere creature, che proveniamo da una sorgente corrotta. 69 Che bella notizia! Marianne è diventata cattolica. È un’anima tanto bella che sicuramente è gradita a Dio. Rispettosi saluti a tutte le buone persone di cui mi ha parlato. 333 CO 335 SIGNORA GAUDIOZ (III, 232, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne, 29 febbraio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, è stato gentile da parte sua scrivermi a Capodanno. La sua lettera, gli auguri e le preziose preghiere per me mi hanno molto rallegrato nel Signore. Le renda questo tenero padre tutto il bene che mi desidera e che io a mia volta auguro a lei di gran cuore. Ho ringraziato Dio nel costatare che è fedele alla sua promessa costi quel che costi, tanto più che deve costarle parecchio, soprattutto quando il cuore è amareggiato e angosciato. Oh, allora, cara sorella, il Signore è molto contento di lei. Con quanta gioia la presenta a Dio suo padre! come l’ama! Coraggio, sia sempre molto generosa e magnanima nel sacrificio; Dio le ha dato un cuore grande e una grande forza di volontà. Ma lei non si accontenta delle mezze misure; perciò sono sicuro che se si darà interamente a Dio, sarà come inondata delle sue grazie e dei suoi favori. Non dimentichi però che il buon Dio la vuole sempre ilare e affabile nonostante il turbamento e la sofferenza del cuore. Quando il sole riesce a squarciare le nubi che ricoprono la terra, le nubi scompaiono; così quando la pace e la gioia dell’anima e della grazia ci fanno sopportare le nostre croci e le nostre pene, esse cambiano di natura e diventano belle ed amabili. Ma vada spesso alla comunione perché ne ha bisogno; disprezzi ogni scrupolo o tentazione che la vorrebbero allontanare. Con gioia vi ho tutti benedetti il primo dell’anno - ho celebrato la messa per voi -, e lo faccio ogni giorno. Saluti, cara sorella, e mi creda sempre nel Signore suo dev.mo Eymard. P.S. I miei rispetti alle sue sorelle. Ah, sono davvero sulla croce queste buone figliole; ciò mi rattrista. 334 CO 336 SIGNORA FRANCHET (II-S, 170, 15) Tutto per Dio solo. La Seyne, 29 febbraio 1852. Cara figlia, come sono amare e desolate le sue lettere ... Ahimè, lei si ritrova sempre su un calvario diverso, ed è quindi esposta ad ogni genere di prove divine e umane. Dio mio! chiedo spesso per lei più consolazioni e più gioia o, almeno, più forza e più coraggio. E tuttavia lei è sempre agonizzante. Ahimè! A lei va tutta la mia simpatia e la mia carità. Se non le scrivo spesso è perché sono troppo indaffarato, ma non la dimentico davanti a Dio a cui domando quello che lei sa: un po’ più di amore, ma un amore del cuore che metta lui al centro. L’Imitazione dice: «È ben gretto colui a cui Dio non basta». Un amore forte, più forte delle prove, delle tentazioni, del freddo, del gelo, più forte della morte. Dio si ama in proporzione della propria unione con Gesù crocifisso. Ma sia un amore semplice, che si presenta a Dio così com’è, con l’abbondanza dell’offerta se si è ricchi, e con l’abbandono e la dolce povertà dell’infanzia se non si ha niente. Vede, cara figlia, lei il buon Dio lo ama, ma è troppo ansiosa di esserne cosciente e di sentirlo sensibilmente. Suvvia, il mistero della vita dell’amore per noi su questa terra di esilio, vale più della 70 conoscenza e del sentimento che hanno gli angeli e i santi. Il Signore la vuole così. Concentri dunque la sua vita nella sua divina volontà. Ciò che mi dice riguardo al Terz’Ordine mi affligge; ma lo ami lo stesso, come il legame del cuore con Maria. Addio, cara figlia. Nostro Signore la guarisca e le riempia il cuore. Suo dev.mo Eymard. P.S. Io sto bene. Tenga il suo segreto per sé, perché ci sono delle devote troppo imprudenti e indiscrete. Io ne ho ricevuto delle buone lezioni e intendo metterle a frutto. L’hanno fatta soffrire, ma perdoni loro perché spesso non sanno né quel che dicono né quel che fanno. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 63, 3º - Lione (Rhône). 335 CO 337 MADRE DUBOUCHÉ (I-S, 221, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne, 1° marzo 1852. Signora, vengo per ringraziarla del suo gentile ricordo e delle notizie che mi dà sulla sua comunità. Esse mi hanno fatto gioire nel Signore. I miei voti più sinceri sono che la comunità si consolidi, cresca e porti il fuoco divino ai quattro angoli del mondo. Siete state fondate sulla croce, e per mezzo della croce l’opera di Dio si rivela, si sperimenta e perviene alla piena volontà di Dio, si libera di ogni scoria e di ogni mira umana. Sotto questo aspetto, signora, la sua famiglia ha il suggello della grazia; e dobbiamo essere grati al buon Dio. Entrambi volevamo una cosa e Nostro Signore voleva semplicemente la sua. Ma checché ne sia, la prego di credere che i miei sentimenti verso di lei e verso la sua comunità sono sempre gli stessi. Benedico Dio che a Lione vi ha messo al fianco il p. Bertholon. La sua presenza farà sicuramente molto bene. Mi raccomando alle sue preghiere e a quelle della sua comunità. Mi onoro di essere, signora, suo um.mo servo nel Signore Eymard, s. m. P.S. Un passo della sua lettera mi ha colpito, l’abbandono e le sofferenze del Getsemani. Ma penso che è solo una prova. NOTA: Cf. la lettere del p. Eymard alla sig.na David, rettrice del Terz’Ordine, da La Favorite il 19 settembre 1850e da La Seyne il 26 gennaio 1852. 336 CO 339 MARGUERITE GUILLOT (II, 76, 80) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 4 marzo 1852. Ho appena ricevuto, cara figlia, la sua breve lettera e quella della signorina Claudine. Cominciavo ad essere in ansia per voi mentre voi lo eravate per me. Magari stesse bene come me anche se, soprattutto oggi, mi visita l’emicrania! Le ho scritto ieri, ma non posso lasciare la lettera senza risposta. La sua ultima riga mi addolora profondamente, perché ahimè! mi fa sapere che è tanto sola e abbandonata! Scrivo oggi al p. Champion di venire a trovarla. Ho compreso e comprendo le sue pene, ma benedica Dio, figlia mia, su questa nuova croce, nel mezzo di tutte queste abominevoli tentazioni e nel mezzo dell’inferno, e il buon Dio ne trarrà la sua gloria, e lei un amore più puro. Quanto a me, pur compiangendola e soffrendo insieme con lei, considero questo stato una grande grazia. Lo consideri anche lei alla stessa stregua, cara figlia, 71 perché è proprio così. Sia serena al di sopra di tutti i sentimenti di disgusto e di repulsione, non li prenda nemmeno in considerazione. Si accontenti di umiliarsi ai piedi di Nostro Signore e ripeta spesso: «Gesù, mio salvatore e mio Dio, sii per sempre amato, lodato e benedetto». Non si preoccupi della tentazione di suicidio né di quello che ha potuto tentare: il buon Dio la protegge, come anche la Vergine e san Giuseppe. Me ne faccio garante io. No, lei non sarà dannata, sarà invece salvata dalla misericordia infinita del buon salvatore: egli vuole unirla a sé, alla sua gloria e al suo amore perfetto per tutta l’eternità. La disperazione che la tormenta deve portarla ad una fiducia senza limiti, grande come la bontà infinita di Dio. Anche il prossimo le è occasione di sofferenza. Offra al buon Dio per esso tutto ciò che soffre e così imiterà il salvatore, che offrì le sue sofferenze per la salvezza di coloro che lo facevano soffrire. Che pena queste tentazioni tanto umilianti! Ma sta proprio qui il luogo della purificazione di questa virtù che lei predilige. Su questo, figlia mia, faccia un puro atto di obbedienza. Non stia a ragionare sulle sue pene e non esamini i suoi turbamenti, si limiti a dire al buon Dio: «O Gesù mio, perdonami tutto ciò che ha potuto dispiacerti, piuttosto la morte che il peccato». E quindi riposi in pace sul seno della misericordia divina. Coraggio, figlia mia, mi prendo io la responsabilità della sua anima. Sarà più gradita a Dio se non si volterà a guardare Sodoma e Gomorra in fiamme, se terrà costantemente fissi gli occhi alla croce e all’amore di Gesù che la precedono, e quindi al cielo, che è la meta del viaggio. Oh, mio Dio, salva la mia povera figliola, infondile la forza di lottare e la grazia di abbattere il dragone infernale. Te lo chiedo per la santa e immacolata Concezione di Maria e per il tuo amore per san Giuseppe. Mi invii le sue notizie, che spero buone. Addio in Gesù Cristo. Suo dev.mo Eymard, p.m. P.S. Inizierò la novena il 10 e la terminerò il giorno di san Giuseppe celebrando la messa il primo e l’ultimo giorno. La signora Perroud, sorella della signorina Mayet, deve portarle i 1000 fr. e lei le restituirà il suo biglietto. Faccia il piacere di consegnare questo denaro non alla signorina David né ad altri, ma alla signora Spazzier, che ha eseguito il quadro. La signora si incarica anche della cornice e ha già avuto 50 fr. ... Perciò gliene consegnerà 100 ... invece di 150; i 50 che avanzano mi farà il piacere di conservarli sul mio conto. Nessuno non ha nulla a che vedere con il denaro del quadro, perché è un voto fatto in segreto. Non sanno dei 100 fr. in oro, perciò li conservi in deposito. Sono contrariato per questo contrattempo e per l’imprudenza della signorina David, o meglio per la mia ingenuità nell’averglielo confidato; avevo dimenticato questo particolare. Se le danno delle noie, stacchi il foglio su cui compare il poscritto e lo mostri loro. 337 CO 340 SIGNOR CREUSET (V, 334, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne, 4 marzo 1852. Caro amico e fratello in Nostro Signore, non so come sono potuto arrivare fino ad oggi senza risponderle. Non è dovuto a dimenticanza o a indifferenza. Mille cose mi hanno assorbito e ho cercato di sdebitarmi pregando per lei e per i suoi cari. Prendo viva parte allo stato di sofferenza in cui si trova, mio caro amico. Agli occhi della natura la croce è pesante, ma lei è un uomo di fede e ha fiducia in Dio; quindi come gli apostoli, glorifica Dio con le sue sofferenze. Purché, caro amico, possiamo andare presto in paradiso, che importa il resto e le condizioni del cammino ... Anzi, questo cammino ci deve essere molto caro, perché è la via più sicura e più breve per arrivare alla meta. Non si lasci abbattere né turbare dal suo stato di disagio. Dio arricchirà i suoi figli con la fiducia e il santo abbandono del loro padre. Ho appreso con molto piacere che il Terz’Ordine va bene e che a Puylata il p. Lagniet dimostra 72 un grande zelo. Voglia la Vergine santa benedire sempre la sua opera e i suoi figli. I miei rispettosi e religiosi ossequi alla sua buona signora e al suo caro amico signor Blanc. Mi creda sempre, caro amico e fratello, suo aff.mo in Nostro Signore Eymard, p.m. Sig. Creuset - Place Bellecour 13 - Lione. 338 CO 338 MARGUERITE GUILLOT (II, 78, 81) Tutto per Dio solo. La Seyne, 8 marzo 1852. Rispondo alla sua gradita lettera, cara figlia, e ringrazio il buon Maestro della calma e della pace che le ha accordato. Oh, ne sia mille volte benedetto! È il frutto e la vittoria dell’obbedienza e la deve convincere delle astuzie del serpente infernale che cerca di turbarla e di inquietarla. Lei sarà più forte del nemico di Dio e lo vincerà con l’aiuto del Signore e della Vergine. Siamo nel mese di san Giuseppe, il suo caro ed amabile santo. Dobbiamo amare e pregare questo gran protettore, e chiedergli il suo abbandono alla divina Provvidenza, la fedeltà nell’eseguire gli ordini di Dio, l’amore per Gesù e per Maria. Gli chiederà anche ciò che desidera per me. Quanto sono felice di essere qui! Mai prima d’ora ho conosciuto meglio la mia povertà e miseria. Adesso che devo affrontare molti compiti diversi sento quello che mi manca; ciò mi mantiene ben bene nell’umiltà. Non ho abbastanza ordine e determinazione al primo impatto con l’azione e sono negligente e pigro in molte cose. Vede, figlia mia, quante carenze, senza contare le miserie della vita. Ah, se non avessi tanto amor proprio, se non vedessi e non volessi che Dio, sarei più fedele. Chieda per me a san Giuseppe la grazia della fedeltà. Più ci penso e più mi avvedo che il mio soggiorno qui è una grazia. Ho la possibilità di occuparmi della biografia del signor Marceau e di procurarmi tutta la documentazione sul posto. Questa povera casa aveva molti bisogni spirituali e io vi lavoro. Tolone mi vuole per una bella opera, iniziata da quasi un anno: l’adorazione di giorno e di notte sostenuta da ventiquattro uomini. È ammirevole: si fa l’adorazione una volta o due alla settimana, che non si prolunga mai oltre la notte. Il vescovo e il Superiore generale me ne hanno dato l’incarico. Ma qui non faccio parola del Terz’Ordine, perché il buon Dio non me ne ispira il desiderio né l’impulso. Amo molto il mio stato attuale; c’è tanto bene da fare dal mattino alla sera, particolarmente con il rinnegamento della propria volontà. E ora vengo a lei. 1. Adoperarsi per far venire il reverendo Preuvost? Ma no, dopo aver riflettuto forse ho trovato una soluzione migliore: scrivo al p. Champion di La Favorite; con lui mi sento più sicuro e a mio agio. Non occorre autorizzazione e verrà a visitarla. Accludo alla presente la lettera da fargli recapitare. 2. Il p. Lagniet si è un po’ calmato sull’affare Collomb: la mia lettera lo ha informato e lascia le cose come sono. Nella sua lettera del 2 marzo mi dice che il cardinale non vuole l’unione dei due Terz’Ordini, ma desidera che ognuno conservi la propria vita indipendente. Avevo concepito la mia lettera in maniera tale che si venisse a sapere che stimavo il reverendo Collomb come sacerdote, ma che la questione della fusione non era sul tappeto, benché avessi appreso dalla lettera del reverendo Collomb che egli si era eccessivamente compromesso e che era disposto ad accettare l’idea ... Al pari di lei lo credo un po’ troppo impulsivo. 3. Ho scritto al signor Gaudioz. 4. Per il conto del signor Gaspari tutto bene. Noi siamo soddisfatti delle statue, perché sono di buona fattura, ma non voglio assolutamente che lei anticipi i 10 fr. Oh, vorrei averne per lei, ma per quanto la riguarda ho piena fiducia nella divina Provvidenza. Sua sorella Jenny mi disse che a Lione era stata pagata la spedizione della cassa con la testa; penso però che non sia vero, perché qui chiedono l’importo a me. 73 5. Lasciamo al tempo e alla Provvidenza i consigli da dare al reverendo Preuvost. Io tenterò per il tramite del p. Champion; non conosco ancora abbastanza la discrezione e la prudenza del reverendo Preuvost per agire direttamente a Lione. Devo tener conto delle suscettibilità. Non ho ancora scritto alla signorina Camus. Ah! la signorina ... deve essere prudente: che meschina! Montluzin vi lascia, bene; lasciatele venire da voi. Per Notre-Dame du Laus non vi sono difficoltà nel periodo dopo la Pasqua; è prevista la spesa di 15 o 20 soldi al giorno al massimo. Vi sono addirittura alcuni che spendono molto meno; ci si può vivere discretamente con poco dispendio, dal momento che vi abbondano i latticini. Le restano ancora 19 messe della cara Marie; le dirò al più presto. I 33 fr. che ha in mano li tenga da parte, e se morissi prima li trasmetterà a La Favorite o qui, come onorari di messe libere a favore della casa di La Seyne. Nostro Signore la conforti e la fortifichi, mia cara figlia. Egli in questo momento è per lei uno sposo insanguinato, che la associa a sé nella medesima corona di spine. Oh, quanto benedirà lassù in cielo queste sofferenze e l’amore crocifisso! Si tenga ben stretta al buon salvatore; è il tempo della messe. Addio, figlia cara, non stia in ansia per me perché sto bene, l’emicrania è leggera e non mi stanca. Non ho ricevuto alcunché da La Mure da alcuni giorni. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. P.S. Ha fatto bene a far pagare lo stampo alla signorina David. Penso che ora si lasceranno in pace le signorine Févre. La signorina Richard entrerà alla Riparazione; io l’ho incoraggiata e questo l’ha tranquillizzata. Bisogna che le sorelle terziarie che vogliono unirsi alla Riparazione vengano trattate come prima, senza tener conto di questo fatto, quasi fosse una cosa indipendente. 339 CO 341 MARIANNE EYMARD (III, 97, 88) Tutto per Dio solo. La Seyne, 13 marzo 1852. Carissime sorelle, attendevo con molta ansia la vostra lettera e soffrivo molto, soprattutto perché non potevo venire a trovarti; il mio vicario infatti stava predicando un giubileo e io ero solo a dirigere una casa di ben 140 persone. Mi era di conforto il pensiero che il buon Dio avrebbe esaudito le mie povere preghiere e ti avrebbe restituito la salute. E, stante la mia impossibilità, mi dicevo: Dio vuole da me questo sacrificio, sia fatta la sua volontà. La vostra lettera perciò mi è stata di grande conforto. Scrivetemi per favore un po’ più di frequente, anche solo poche righe per mandarmi le vostre notizie. Se sapeste quanto si sta in ansia quando si è così lontani! Ora, mia cara sorella, abbiti ogni riguardo, perché le ricadute durante la convalescenza sono molto pericolose. La tua corona in cielo non è ancora terminata, le manca ancora qualche ritocco. Eh sì! la vita è preziosa agli occhi della fede e dell’amore di Dio. Un istante di sofferenza su questa terra sopportata per amore di Dio gli rende più gloria che migliaia di anni passati in purgatorio. E anche tu, mia cara Nanette, devi essere molto stanca: tante notti passate senza poter riposare e l’intera giornata trascorsa nelle preoccupazioni! Il buon Dio ti aiuti e ti renda il centuplo. Chi soffre prega e la carità è la prima tra le virtù ed è la forma perfetta della pietà. Perciò non preoccuparti se non puoi raccoglierti e pregare come desideri; il buon Dio conosce i tuoi desideri. Ieri ho avuto il piacere di vedere il signor Bernard tuo cugino; abbiamo parlato a lungo della sua sorella, di te, di La Mure; è una persona simpatica. Ringrazia per me la sua ottima signora per avergli ricordato che mi trovo a La Seyne. Saluti, mie buone sorelle; mandatemi vostre notizie, per favore. Vostro aff.mo fratello Eymard, p.m. P.S. Io sto bene. 74 340 CO 342 SIGNORA THOLIN-BOST (IV, 127, 9) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 16 marzo 1852. Signora e cara sorella nel Signore, ho ricevuto oggi la sua lettera e per dimostrarle la mia buona volontà rispondo immediatamente. Prima di tutto mi unisco a lei per ringraziare il buon Maestro dei favori così preziosi che le concede. La sua vita, cara sorella, sia una vita di rendimento di grazie, come avverrà nell’eternità lassù in cielo. Non ha nulla da temere imitando l’immolazione d’amore nella vita di Nostro Signore; si lasci guidare come il piccolo Isacco da Abramo, o meglio come il nostro Salvatore. Sarà bene che metta per scritto le sue impressioni quando ne sentirà il desiderio, soprattutto per la sua edificazione e per imitare la Vergine santa, che conservava dentro il suo cuore ciò che aveva visto e inteso da Gesù suo amore e suo tutto. Sarei del parere che accetti il favore che questa buona figliola le offre, purché non la distolga dalla sua vita semplice e nascosta. Preghi molto per me; io a malapena trovo il tempo di farlo. Può leggere il «Chrétien intérieur», ma vi attinga soltanto ciò che si accorda con il cammino che le è stato tracciato. La ringrazio due volte per avermi informato della decisione di iniziare al latino i suoi figli. Le prime lezioni sono facili; li familiarizzi con le declinazioni e con i verbi, è la cosa più importante e lei ne sa abbastanza. Le invierò in seguito un piccolo lavoro molto utile per progredire nella conoscenza di questa lingua. Mi farà sempre un gran piacere ricevere notizie della sua famiglia, perché tutto ciò che le interessa mi è molto caro nel Signore. Addio, cara sorella; sono nella divina carità suo dev.mo Eymard. P.S. Spero di ricevere presto i foglietti che ha avuto la bontà di lasciare in deposito a Puylata e dei quali la ringrazio assai. 341 CO 343 MARGUERITE GUILLOT (II, 81, 82) Tutto per Dio solo. La Seyne, 28 marzo 1852. Mi vorrà scusare, mia cara figlia, se ho tardato a risponderle; attendevo la risposta dal superiore di Notre-Dame du Laus. Pare che in questo momento sia assente, ma scriverò di nuovo. Comunque il posto è sempre disponibile e non verrà a costare più che a san François de Régis, forse anche meno, perché la vita là è a buon mercato. Quanto a noi, abbiamo qualche piccola difficoltà che però ci impegna molto: abbiamo il morbillo in casa; esso ha già contagiato dieci ragazzi ..., perciò le mamme, i parenti, tutti accorrono numerosi. Aggiunga a ciò il fatto che da alcuni giorni ho l’influenza, che mi rende svogliato, ma non sto a letto. Bisogna pur avere la propria piccola parte della croce di Nostro Signore. Ma i superiori non sono da compiangere, perché tutti quanti si prodigano per curarli; perciò non stia in ansia. Passo ora a rispondere alle sue richieste. 1. Per il silenzio: lo potrà osservare fino alla fine di marzo; se la causa perdura farà bene a farne parola. 2. Le sue lettere mi confortano, ma non vorrei che aggravino il suo male; sia prudente. 3. Sì, faccia come dice per i due confessori. Ma il p. Champion è un direttore molto illuminato, con lui può aprirsi. Gli ho accennato del libro del p. Surin, che le avevo prestato, sulle prove del suo stato. Gli parli con semplicità. Quando un direttore conosce lo stato interiore con le prove 75 straordinarie, sa tutto ciò. Gli parli della tentazione del suicidio: è una tentazione normale in questo stato, come dice il p. Surin; dica ... Io mi accuso di tutto ciò che posso avere fatto e che può avere offeso Dio; mi è stato proibito di esaminarmi troppo a lungo su questo punto. Ciò basta. 4. Può parlare del voto di castità, è ovvio; del resto non è necessario per il momento. 5. I suoi grandi peccati sono stati confessati molto bene, come le ho detto, soprattutto se il confessore, come il p. Champion, conosce il suo stato. Povera figliola, queste grandi tentazioni sono il suo purgatorio e la rendono più gradita a Dio; ma non si soffermi a ragionarci sopra e non se ne accusi nei particolari. 6. Per le sue preghiere vocali: se non la stanca può continuare l’esercizio della Via crucis e la recita di qualche decina del rosario. Tuttavia non faccia troppe preghiere vocali, perché la testa ne soffrirebbe. 7. L’elemosina del giubileo è facoltativa; un franco basta, o anche solo dieci soldi. I poveri danno ... Addio, cara figliola, grazie dei 100 fr. Sto celebrando le messe della cara Marie: le dica che non la dimentico. Sarò molto riconoscente a san Giuseppe se la guarirà e se verrà in aiuto alle sue sorelle. La mia sorella continua a migliorare lentamente. La lascio nell’amore di Nostro Signore. Eymard. P.S. Riapro la lettera per dirle che ho ricevuto ora la sua. Oh, non mi aspettavo una notizia tanto triste. Questo povero padre dovrà molto al Terz’Ordine e la Vergine SS. non lo abbandonerà. Sia tranquilla su quella lettera, perché l’ho pregato di bruciarla, e poi non vi era nulla di compromettente, erano dei semplici consigli. Celebrerò domani la sua messa; offra per lui i mesi di aprile e di maggio. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 342 MARIETTE GUILLOT (III, 189, 3) La Seyne-sur-Mer, marzo 1852. Signorina Mariette, la sua lettera, mia cara figlia, mi ha fatto piacere e pena nello stesso tempo, piacere perché ho ricevuto sue notizie e pena perché la vedo tanto sofferente e addolorata. Ma il buon Dio lo vuole per il nostro maggior bene, questa è la vera consolazione cristiana; forse senza queste croci la nostra vita non gli sarebbe gradita. Lo benedica dunque questo buon padre anche quando sembra crocifiggerla un poco insieme con il suo divin figlio, che tuttavia fu sempre l’oggetto delle sue compiacenze e il suo primo amore. La sofferenza sostituisce la meditazione, ma abbia cura, figlia mia, di offrire generosamente la sua croce a quella di Gesù, e tutto ciò che soffre e soffrirà in avvenire. Questa offerta sarà la sua meditazione, e sarà la meditazione migliore. Si sforzi poi, figlia mia, di non vivere in compagnia delle sue pene, perché non farebbe che aumentarle; sopportarle con pazienza è già molto. Faccia bene le sue comunioni, ne ha bisogno, e il buon Dio conosce perfettamente ciò che è. Ma non dica più: non posso essere interiore e raccolta; vede, può fare in tutto la santa volontà di Dio e di conseguenza essere come il buon Dio vuole. Condivido senz’altro il suo pensiero su Chasselay e prego Dio di farle conoscere la sua volontà. Provi magari presso il signor Preuvost; e gli dica che io la conosco. Saluti, cara figlia; Nostro Signore la conforti, la sostenga e la fortifichi. Eymard. NOTA: Questa lettera è stata trasferita dal 1854 al 1852, a motivo del contenuto (Troussier). 76 343 CO 344 MARGUERITE GUILLOT (II, 83, 83) Tutto per Dio solo. La Seyne, 7 aprile 1852. Vengo, figlia mia, a soddisfare il suo desiderio di sapere le mie notizie. L’influenza è passata e i nostri malati sono quasi tutti guariti; abbiamo soltanto quattro o cinque convalescenti. La piccola prova passa. Si preoccupa troppo per me; in primavera si ha sempre qualche piccolo disturbo. Le do il permesso del voto di san Giuseppe e prego questo caro e grande santo di ottenerle ciò che chiede; perciò: 1. Potrà aggiungere al Confiteor il nome di san Giuseppe, nessuna obiezione da parte mia. 2. La grazia ... 3. Il quarto d’ora ogni mercoledì. 4. La novena di ore e di comunioni quando sarà completamente ristabilita: la comunione per ringraziare Nostro Signore della gloria e delle virtù che hanno onorato san Giuseppe, le ore per onorare la sua vita interiore e nascosta e chiedergli il dono dell’orazione. Sono contento delle grazie che il buon san Giuseppe le ha già ottenute. Coraggio e fiducia, perché non è che l’inizio. Tutte le sue miserie ... la mantengono nell’umiltà e la spronano a glorificare Dio nella povertà più che nella pace ... Andiamo, figlia mia, ricordi che quando il corpo soffre e la natura geme e sospira, non bisogna arrabbiarsi - è tanto naturale! -, bisogna invece riportarla sempre a Dio. Saluti, buona figliola, Nostro Signore la guarisca e ricolmi di grazia e di amore lei e tutte le sue care sorelle, alle quali prego di presentare i miei cordiali saluti. Prendo parte a tutte le vostre pene, lei potrà scrivermi ancora ... Le costa molto impegnare il suo biglietto, ma dovrà farlo, e allora lo rimetta in circolazione o lo dia ad altra persona. La signorina de Revel mi dà notizie di lei e mi dice che essendosi accorta che le visite l’affaticano, per discrezione non ha osato venire a trovarla ...La casa di Fourvière è una perdita minima, anzi forse è un guadagno. Per il denaro del quadro mantenga il silenzio sulla persona che l’aveva in deposito, perché chi l’ha dato non vuole essere conosciuto. Lo potrà consegnare alla signorina de Revel perché a sua volta lo rimetta alla signora Spazzier che ha già ricevuto 50 fr., sicché non mancano che 1.100 fr., dato che la cornice costa 150 fr. e il quadro 1.000. Quando tutto sarà in ordine sarà bene farlo sistemare nella cappella del Terz’Ordine, scegliendo un giorno in cui il Superiore generale è assente. Addio, figlia mia. Scriverò alla signorina Jenny; ho avuto infatti la risposta dal Laus ed é positiva. Suo dev.mo Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 344 CO 345 MARIANNE EYMARD (III, 98, 89) Tutto per Dio solo. [La Seyne], Venerdì santo 9 aprile 1852. Carissime sorelle, vengo per augurarvi buona festa di Pasqua e di Risurrezione per quanto riguarda la salute e la crescita della vita di Gesù in voi. È più che giusto che abbiate parte alla felicità di Nostro Signore perché ne avete condiviso la croce. Qui sta il segno degli eletti e delle vere spose dell’Agnello senza macchia, immolato per la nostra salvezza. Approfittiamo, mie care 77 sorelle, di queste piccole croci che l’amore di Dio ci invia: esse saranno il fondamento della nostra speranza al momento della morte e della nostra gloria in cielo. La vita presente non è veramente preziosa che per le occasioni che ci offre di soffrire qualche cosa per l’amore di Dio. Poi il buon Dio ci fa una grande grazia distaccandoci dal mondo: il mondo è tanto poca cosa! Avete il buon Dio per voi e l’Eucaristia per consolazione e sostegno. Se questi signori vi lasciano un po’ ..., spesso è per un maggior bene: Gesù sarà l’unico vostro conforto. Che il buon Dio ti guarisca, perché la tua malattia è stata un motivo di grande dolore per me. Sono molto contento nel sapere che stai meglio, ma sii prudente durante la convalescenza. Io sto bene. Abbiamo un tempo splendido; è una regione bellissima questa. Saluti, buone e care sorelle. Vostro aff.mo fratello Eymard. P.S. Oh, anche la cara signora Fayolle è morta! Ho celebrato la messa per questa buona mamma a cui ero molto affezionato; era tanto buona! Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 345 CO 346 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 199, 5) La Seyne, 17 aprile 1852. Signorina, ho ricevuto la sua lettera del 19 marzo - come del resto tutte le altre -, con gioia e riconoscenza. Io facevo esattamente come lei, speravo pieno di ansia. Ma come è successo che non le ho risposto subito? La sua carità, ne sono sicuro, mi ha già scusato. La verità è che la sua lettera mi ha raggiunto in mezzo a mille guai. Il morbillo devastava la comunità, l’influenza tormentava i professori e, per dire tutto, anche me. Occorreva poi sostituire gli assenti, i malati, per cui da più di un mese non ho potuto disporre di un momento per occuparmi degli amici esterni. Adesso i ragazzi sono guariti, e abbiamo solo due o tre professori ammalati. Sono piccoli momenti penosi che Dio manda per il nostro bene. Ho avuto un grande dispiacere: il comandante del Généreux, dove sono rinchiusi 800 insorti, è venuto tempo fa a chiedermi un confessore per i detenuti, dicendomi che un grande numero di essi erano ben disposti ed io non sono potuto andare. Oh, quanto mi è costato! Ne ho parlato con alcuni sacerdoti di Tolone, ma avevano tutti da fare. Anche il buon p. Preuvost è deceduto! Quanto mi ha afflitto questa notizia, dal momento che in lui vedevo un buon direttore del Terz’Ordine! Spero che la Vergine non abbandonerà la sua opera. Tutte le opere di Dio si affermano con la miseria umana e in mezzo alle mille imperfezioni delle creature. Arrivo troppo in ritardo per il signor de Gélias. Mi dispiace se sono stato la causa di un danno spirituale per la sua anima, ma il mio grande principio è che occorre, per quanto è possibile, approfittare delle grazie di Dio che passano e copiare la virtù di un santo. Beninteso, bisogna sentire nel proprio cuore un’attrattiva, segno della volontà di Dio, perché solo così il cuore si apre. Mi dice che intende venire a La Seyne; benissimo! Sarei troppo felice di fungere da intermediario con Dio. 78 346 CO 347 MARGUERITE GUILLOT (II, 85, 84) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 24 aprile 1852. Suppongo che sia molto malata, figlia mia, perché da tempo non ricevo sue notizie, e ciò mi rattrista. Abbia la bontà di farmene avere, perché sono in ansia. Che la croce del nostro divin salvatore sia benedetta! essa è proprio la sua eredità e la sua corona. La fede e la speranza amano la croce e l’amore ci crocifigge su di essa, ma la povera natura deve molto soffrire. La sostenga e la fortifichi la grazia di Nostro Signore; il suo amore sia più grande delle sofferenze. Andiamo, mia cara figlia, abbia ancora un po’ di pazienza con il Signore ed egli verrà a cercare la sua sposa crocifissa per amor suo. Tutto l’inferno era sul calvario per tormentare il buon Maestro, ma là l’inferno è stato vinto e la croce è divenuta lo scettro dell’amore e della potenza. Per quanto mi riguarda io sto bene, ma preghi perché compia volentieri la volontà di Dio. I nostri ragazzi malati si sono ristabiliti, ma ora abbiamo tre dei nostri padri con l’influenza. Addio, cara figlia, mi mandi le sue notizie. Ne ho ricevute dalla mia sorella: essa è potuta andare alla messa il giorno di Pasqua. Eymard. Sig.na Marguerite. 347 CO 348 MARGUERITE GUILLOT (II, 85, 85) Tutto per Dio solo. La Seyne, 28 aprile 1852. Vengo per soddisfare, cara figlia, il suo desiderio. Spero che la signorina Jenny abbia ricevuto la settimana scorsa la mia lettera, nella quale c’erano due righe per lei. Ero inquieto sul suo stato, ma la sua lettera mi ha un po’ consolato. Ritorno alla signorina Jenny: spero proprio che non passi da La Mure senza fermarsi qualche giorno, o meglio qualche settimana. Ciò le farebbe bene e la mia sorella le darebbe informazioni sul Laus. Scriverò anche ad un mio amico di Gap, che è segretario del vescovo e che si reca spesso al Laus: egli potrà essere di aiuto alla sua sorella se avesse bisogno di qualcosa. Dica alle altre sue sorelle che io rimango sempre unito e affezionato anche ad esse, che le lettere della signorina Claudine mi fanno grande piacere e che se non ho risposto è perché sino ad ora sono stato oberato di lavoro tanto da avere appena il tempo per pregare. Quanto a lei sarei stato contento se fosse andata in campagna insieme con la signorina de Revel. Da molto tempo lo desideravo, e anche se alle sue sorelle spiace separarsi da lei, non si tratta di vera separazione. Ma l’assicuro che tutte queste recriminazioni del Terz’Ordine e dell’amor proprio non mi fanno nessuna impressione, e al posto della signorina de Revel l’avrei accompagnata io stesso. Mi sentirei profondamente ferito da questa gelosia del Terz’Ordine, ma non ci darei alcuna importanza. Soltanto una cosa, mi pare, potrebbe ritardare la partenza per il Laus della signorina Jenny, la salute di lei, signorina, se non potesse ancora affrontare il viaggio. Comprendo il suo imbarazzo con la signorina ... È la condizione della povera natura umana e fa bene ad agire così; vi sono comunque degli spazi di libertà che deve salvaguardare. Ho solo il tempo di benedirla. Eymard. P.S. La lettera acclusa è da mostrare. 79 348 CO 349 MARGUERITE GUILLOT (II, 86, 86) La Seyne, 28 aprile 1852. Signorina, ho ricevuto la sua lettera. La ringrazio del ricordo e sono contento del suo attaccamento al Terz’Ordine: lo ami molto e vi si prodighi sempre in ogni occasione. La prego di non dire chi le ha dato il denaro per il quadro; è un dono e nessuno all’infuori di me ne deve conoscere il segreto. Le supposizioni che si volessero fare sarebbero molto indiscrete e mi ferirebbero, perché bisogna essere grati per un dono al Terz’Ordine e comportarsi correttamente, per il rischio di vedersene privati. Vedo con favore che intende recarsi per un breve soggiorno alla casa di campagna della signorina de Revel, ma temo che sia troppo presto: sarebbe meglio attendere ancora un po’. Mi raccomando alle sue preghiere e sono in Nostro Signore suo dev.mo servitore Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 349 CO 350 SIGNORA THOLIN-BOST (IV, 128, 10) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 2 maggio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, le invio la risposta per la signorina Antoine. Supplico il Signore che prenda possesso di questo cuore e lo appaghi pienamente. Esso si trova ora nella sofferenza, ma se conoscesse tutta la felicità, la pace, la forza, la ricchezza e la soavità dell’amore divino sarebbe ben contento di essere oggetto di questo amore premuroso. Preghi ... Personalmente credo sia una grazia grande quella che le fa il buon Maestro. È il grido della natura agonizzante, è la morte..., a cui seguirà la vita. È fatta solo per Gesù questa buona sorella. La ringrazio del suo caro ricordo; me ne mandi ogni tanto. Il buon Dio benedica la sua fatica per l’educazione dei figli. Lei può bastare loro per diversi anni. Se mi sarà possibile durante le vacanze li farò beneficiare della mia piccola esperienza. Addio, cara sorella, dalle 9 alle 10 ai piedi di Gesù. L’adorazione qui va diffondendosi. Che bello potere far conoscere e amare Gesù! Ma io sono triste perché non combino nulla; il mio spirito infatti è troppo assorbito dalla vita esterna che mi estenua; vi supplisca un poco lei. Addio nella divina carità. Eymard. P.S. I miei deferenti ossequi alla sua famiglia. Sig.ra Tholin-Bost, negoziante - Tarare (Rhône). 80 350 CO 351 REVERENDO BARET (V, 230, 3) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 2 maggio 1852. Carissimo amico, il tuo silenzio mi fa temere di averti arrecato dispiacere. Sarei molto addolorato di averti contristato; la distanza, la separazione, il mondo, la morte non possono separare due cuori che Dio ha uniti. Perciò avresti dovuto scrivermi. Comunque non ho lasciato ferma la domanda della tua nipote: sono felice di dirti che sarà ammessa. La Superiora generale mi scrive: «Do pieno credito a quanto mi dice in merito alla signorina; può pertanto scriverle di venire quando vorrà». E così, caro amico, la mia mediazione è felicemente terminata. Puoi scrivere tranquillamente a Belley, alla casa madre delle suore mariste. Che cosa stai facendo? Hai passato bene le vacanze di Pasqua? La salute va meglio? Se il buon Dio mi permetterà di venire quest’anno a La Mure, ti prometto di passare a vederti. Addio, caro amico, ricordami un poco davanti a Dio e credimi per sempre tuo aff.mo in Cristo Eymard, p.m. Rev.do Baret - Parroco di La Motte d’Aveillans par La Mure d’Isère. 351 CO 352 SIGNORA JORDAN (IV, 226, 7) Tutto per Dio solo. 3 maggio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, eccola finalmente a Saint-Romans nella sua deliziosa e silente campagna, per approfittare dell’aria pura dell’Isère, dell’affetto della sua buona gente e delle distrazioni di tutto un piccolo mondo nuovo. Mi sembra di vederla non più triste e sofferente come tra le nebbie anche religiose di Lione, ma gaia e contenta. Le auguro un soggiorno più lieto di quello dell’anno scorso. Oh, lei vede, signora, come passa il mondo con i suoi piaceri e le sue sofferenze, mentre si avvicina sempre più la grande eternità, questa meta ultima del genere umano. Anche noi tra non molto vedremo questo grande centro divino e ci rimarremo. Che strani pensieri mi frullano per la testa, non è vero? ma a lei piacciono e anche a me. È una mia idea fissa: passare, glorificare Dio e morire, in questo vi è tutto l’uomo, il cristiano, il beato. Il resto è un nulla, solo giochi da ragazzi o follia da adulti. La sua ultima lettera mi aveva addolorato in un primo tempo: quante croci e quante pene! Lei è fatta per soffrire, signora, perché è stata creata per il cielo di Gesù crocifisso. Il seme della gloria è la sofferenza. Ora siccome il Signore ci vuole glorificare divinamente e eternamente, ci mette nella necessità di soffrire, ma dobbiamo soffrire con amore e soli con Dio solo. Ci credano pure felici e contenti quando il cuore è crocifisso e l’anima desolata. Oh, come è contento Dio di un’anima che in quei momenti gli grida intrepida: Mio Dio, io ti amo sopra ogni cosa. In campagna si fa provvista di vita spirituale e di raccoglimento per l’intero anno. Che bello! avrei un po’ di invidia nei suoi confronti se il buon Dio non mi volesse nel mezzo del vocio di un formicaio di ragazzi. Quanto ci vuol bene il Signore! Avevo bisogno di passare da questo incarico; quante imperfezioni ho scoperto in me! quanti difetti assopiti si sono risvegliati nell’azione! Ne ringrazio molto Dio e la prego di fare altrettanto per me. Quanto alla biografia del signor Marceau è da due mesi che è ferma; abbiamo avuto la risipola e l’influenza e bisognava essere un po’ da per tutto. Mi piace immaginarla già al lavoro insieme con la signorina Agarithe; ne sarete molto edificate, lo spero, e poi l’argomento vi interesserà. 81 Saluti, buona sorella; non me ne voglia se sono tanto in ritardo, ma la mia anima non lo è. E poi non aspetti le calende greche per darmi le notizie sue e di tutta la sua famiglia, alla quale prego di presentare i miei cordiali ossequi. Suo dev.mo Eymard. P.S. La ringrazio molto per ciò che ha fatto per questo disgraziato padre di famiglia. Mi dimenticavo di dirle che la mia salute tiene. Sig.ra Jordan, à sa campagne - St-Romans par Saint-Marcellin (Isère). 352 CO 353 SIGNORA SPAZZIER (II-S, 226, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne, 6 maggio 1852. Signora, da molto tempo desideravo scriverle qualche riga: 1. Per ringraziarla del quadro del Terz’Ordine, che le è costato tante fatiche. La santa Vergine la ricompensi! 2. Per ringraziarla dell’acquerello che ha avuto la bontà di eseguire per me. Mi spiace che abbia lavorato così tanto per un povero religioso. Mi costa molto accettarlo a queste condizioni, lei mi capisce. Spero che il buon Dio mi darà un giorno l’occasione di ricambiarla in qualche maniera. 3. Ho visto il signor Martel e mi ha detto che forse lei andrà a Hyères. Spero di essere questa volta più fortunato dell’altra. Mi è stato riferito che è sempre sofferente. Ah! cara signora, la natura ha diritto di gemere, ma l’amore di Dio e l’amore di Gesù crocifisso le facciano sperimentare come è dolce soffrire e morire a fuoco lento per lui. Facciamoci coraggio sulla via dolorosa, che è la via più sicura e più breve per raggiungere il cielo. Un’ora di sofferenza vale più di mille anni delle consolazioni angeliche. Posso sbagliarmi quando prego per lei, ma mi accade spesso di immaginare che si trova nella desolazione e nell’aridità spirituali, e sono spinto a chiedere per lei un amore assolutamente puro, come un vero olocausto, perché esso sacrifica alla sola gloria di Dio tutto il nostro essere. Non dimentichiamoci che veniamo da Dio attraverso il niente, e che a Dio torniamo attraverso il niente umano. Addio, cara sorella in Nostro Signore. Preghi sempre per me. Anche per me è un dovere e una gioia fare altrettanto per lei. Sono in Nostro Signore, signora, suo dev.mo Eymard, s.m. P.S. Avevo pregato una signorina di portarle il denaro del quadro; spero che lo abbia fatto. Mi spiace che la somma sia così modesta, perché il quadro vale molto di più. Per me esso vale la sua ammissione al Terz’Ordine. Sig.ra Spazzier - Lione. 353 CO 354 SIGNORA FRANCHET (II-S, 171, 16) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 11 maggio 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, merito sicuramente un po’ il suo rimprovero, ma da due mesi sono stato molto occupato a motivo degli ammalati e degli affari. Adesso va un po’ meglio. Sono in ritardo su tutto e lei sa, per esperienza, che non ho mai brillato per diligenza e che 82 sono sempre in debito. Ma davanti a Dio mi sdebito con lei ogni giorno. A più tardi. Addio. Devo partire. Eymard. P.S. Volevo recapitarle questa lettera, che non dice poi un gran che, perché l’ho terminata al momento della mia partenza. Volevo portargliela io stesso, ed è per questo che essa ha fatto il viaggio di St- ... Il buon Dio non l’ha permesso. Non giudichi a priori: io non sono colpevole né prima né dopo. Preghi per me, per favore. 354 CO 355 MARGUERITE GUILLOT (II, 87, 87) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 14 maggio 1852. Cara figlia in Nostro Signore, rispondo alle sue gradite lettere, che mi fanno sempre molto piacere e mi consolano nei vostri riguardi. La presente lettera e il suo contenuto però sono per lei sola, perché non posso fidarmi della discrezione della signorina D. Il p. Viennot può compromettermi per eccesso di zelo; a Puylata infatti non vedono di buon occhio le lettere di direzione del Terz’Ordine da parte mia; una volta sono stato ammonito dal p. Lagniet. Comprendo la giustezza del rimprovero; ecco perché non voglio rispondere in particolare alla signorina D. Tutto fila liscio con queste persone emotive quando tutto va secondo i loro desideri; ma quando si sono montata la testa finiscono col compromettere tutto. Riconosco che la signorina D. ha rette intenzioni, ama molto il Terz’Ordine e gli è molto affezionata, ma sui suoi atti esterni non posso pronunziarmi. Quanto a lei, sa che tratto a cuore aperto e con semplicità, ed è una grazia; e mi è gradita la sua reciprocità. In primo luogo bisogna che le dica: 1. Brucio le sue lettere dopo di avere risposto: se muoio non si troverà nulla di suo presso di me. E glielo devo, altrimenti sarei inquieto; perciò non abbia alcun timore di coscienza. 2. Quanto al quadro, le giovani mi scrivono oggi che lo trovano magnifico. È l’idea che bisogna scoprire in esso, anche se un po’ più di semplicità sarebbe stato preferibile. Quanti quadri nelle nostre chiese sono meno modesti di questo, quante Maddalene mondane! Bene; la signora Spazzier aggiusterà tutto. Oggi ad opera terminata darei la mia preferenza ad un quadro della vita interiore. Era questo il mio desiderio fin dall’inizio, ma la difficoltà di rappresentare la vita interiore mi indusse ad accettare la Madre del Bell’Amore e della Santa Speranza, perché in fin dei conti nella Madre del Bell’Amore vi è la vita interiore. I giusti e i peccatori rappresentano le vittorie del Terz’Ordine. 3. Quanto alla signorina ... sarei del parere di dimetterla dignitosamente. 4. Per il direttore, la preghiera e la fiducia in Gesù e in Maria ne otterranno uno secondo il cuore di Dio. Si giudica troppo affrettatamente del merito di questo o di quel padre, e qualche volta si rimarrebbe scottati se Dio esaudisse i desideri troppo veementi. Teniamo bene in mente che il bene si compie sempre tra lotte e contraddizioni, con mezzi che paiono mandare all’aria tutto; ma poi, quando la forza o la debolezza della sua creatura si è esaurita, sulla scena compare Dio e agisce con la sua grazia per la sua gloria. Mi parla della possibilità di un mio ritorno a Lione alla testa del Terz’Ordine. Quasi mi verrebbe la voglia di chiederle su quali motivazioni fonda questa speranza, perché capisce che la natura in me non deve affatto desiderare di tornarvi. Ma non me ne preoccupo e lascio al buon Dio la cura di dirigere la mia navicella verso questa o quella sponda; per quanto mi riguarda non ho che un dovere, quello di remare ai suoi ordini. Amo il Terz’Ordine, certo, ma lo amo in Dio. La prego, non prenda le mie difese e non s’inquieti quando sono il bersaglio dei pettegolezzi. Non sono che dei venticelli passeggeri, che ridestano il desiderio di essere solo di Dio e di lavorare soltanto per lui. 83 Celebrerò le 60 messe della mia cara figlia Marie al più presto possibile. Mi ricordi a lei e le dica che non la dimentico; conservi il denaro fino a nuovo ordine. Quanto ha da inviarmi? Il giorno dell’Ascensione qui avremo le prime Comunioni; celebrerò la messa di sua madre il giorno prima. I miei rispetti alla signora Gou ..., domani le scriverò. Il p. Champion può benissimo venire a trovarla in campagna; vorrei che la signorina de Revel lo conoscesse; che ne pensa? Mi sento vivamente partecipe di tutte le pene della sua famiglia; oh, a volte quasi me la prendo con il buon Dio. Lo confesso ..., è questo un gran sacrificio per me ... Quanto alla faccenda ci avevo pensato prima di lei e il mio progetto era ed è pronto ..., ma ho bisogno ancora di una risposta che sarà, spero, favorevole. Ho fatto la novena della signora G., per lei e per il Terz’Ordine. Quanto al denaro del Terz’Ordine continui a tenerlo presso di sé; se mi capitasse di morire lo userà per il Terz’Ordine come giudicherà conveniente senza doverne render conto ad alcuno. Nei 50 fr. in più per il quadro sono compresi 10 fr. di messe celebrate; le metta nel numero di quelle che mi ha notificato. Se venissi a morire le trasmetterà alla casa di La Seyne per il tramite del p. Champion o di altri. Per la croce funeraria sulla tomba di p. Preuvost non dico nulla. Il p. Lagniet mi scrive che l’affare Collomb è regolato e che il cardinale si è ricreduto; ma, mi dice, è una direttiva di cui bisogna usare con riserva. Desidero si usino riguardo e deferenza nei confronti del p. Lagniet e delle sue opinioni, perché difende con tutte le forze il Terz’Ordine. Quindi se desidera che alcune delle piccole figlie di Maria siano ammesse, non sarebbe bene lasciare aperto questo spiraglio? Certo, io sono del suo parere nei confronti di quelle che hanno l’intenzione di maritarsi, ma la signorina Mouly senior è contraria. Comprendo che è difficile; prenda tempo. 15 maggio. Ritorno sul grande affare. Celebrerò la messa il 16 maggio e il 24 giugno secondo le sue intenzioni. Sono del parere che lei resti dov’è ... È vero, il calvario piantato nella vostra casa sembra indicare che la sofferenza è la vostra ventura. Bene, sì, condivido la sua opinione ... Si rivolga al p. Champion con piena fiducia; egli è colui che ho chiesto a Dio per lei, perché capisce il suo stato ed è pio e dotto. Si comporti con lui come una figlia in tutta semplicità; io sono contento nel saperla sotto la sua guida. Stia certa che ciò non diminuisce affatto l’interesse che io le porto e la mia dedizione; anzi, desiderando il suo bene, sono contento di sapere che non è abbandonata. Addio, cara figliola, la benedico nel Signore insieme con tutta la sua famiglia. Eymard. P.S. Devo dirle che la signorina ... è aiutata dal suo fratello che guadagna molto. Credo che, tempo fa, ... fece trasmettere loro qualcosa con molto tatto, facendolo figurare come il costo di un quadro ... Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 355 CO 356 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 200, 6) La Seyne, 15 maggio 1852. Cara sorella in Nostro Signore, oggi ricorre l’onomastico di suo fratello; a questo mio caro figlio in Nostro Signore ho augurato la festa eterna. Sono stato contento di celebrare questa mattina la messa per lui. Il suo ricordo mi è sempre presente e mi insegue; io non lo dimenticherò mai. Spero, certo, che la misericordia di Dio l’abbia accolto nel suo seno. Amo pregare per lui. Ho sofferto molto, perché egli è un mio figlio e un suo congiunto, cara sorella; a questi due titoli egli mi è carissimo. Le sue lettere mi fanno del bene e io mi dico: non ho fatto nulla per meritare tanta riconoscenza: ha fatto tutto il buon Dio. È vero, sì, mi interesso molto alla sua salvezza eterna, e le auguro tutte le grazie di Dio e il suo amore perfetto. Sì, il buon Dio la ama tanto, buona sorella. Egli l’ha condotta 84 per una strada di spine e di sacrifici. Lo ringrazi per questi favori, che sono favori grandi. Essi le hanno guadagnato il suo cuore e l’hanno messa sulla strada di un più grande distacco e, quindi, di un amore più puro e più generoso. Dio ne sia mille volte benedetto, ma si lasci guidare da questo buon Maestro. Egli vuole che muoia a tutto il creato, e lei abbia per consolazione solo il suo amore e la croce del suo amore. Adesso che le sue sofferenze sono di genere diverso, poiché è il corpo e spesso il cuore che sono pieni di acciacchi, si prepari alla visita dello sposo celeste. Si assopisca pure ai piedi del divin Salvatore, ma la lampada della carità continui sempre ad ardere. Lei ha più bisogno di Dio che delle creature di Dio, e si direbbe che attraverso i suoi bisogni emerge solo la scienza di Dio. Può darsi che questa morte appaia ancora troppo triste ai suoi occhi; certo lo è assai per me quando me ne parla. No. La sua missione non è ancora giunta al termine, questa missione della sofferenza che si immola per amore di Gesù crocifisso. Se lei non fosse la sposa di Gesù immolato, se il cielo non fosse l’effetto e il frutto eterno della croce, io piangerei su di lei. Devo dirglielo? il ricordo delle sue sofferenze spesso mi rende triste, ma poi prego per lei. 356 CO 357 SIGNORA FRANCHET (II-S, 172, 17) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 16 maggio. Signora e cara sorella in Nostro Signore, ho un momento libero e lo dedico a lei. Mi dispiace che l’altro ieri ho lasciato partire il p. Marcel senza una lunga lettera. Mi è mancato il tempo; ma se lo scritto è sempre un po’ reticente, lei sa che ai piedi del buon Dio poi mi sdebito con lei. La sua ultima lettera mi ha fatto un immenso piacere. Essa è certo una delle migliori che mai mi abbia scritto; e io desidero a mia volta che la mia le porti il mio auspicio. Che cosa contiene di speciale la sua ultima lettera? Essa dipinge in modo meraviglioso la sua anima che agonizza, che soffre, ed esprime le sue aspirazioni e i suoi bisogni. Dipinge poi il lavoro della grazia in lei; l’attrattiva divina si manifesta attraverso alcune leggere nuvole. Ecco cosa ho provato. Il buon Dio vuole liberarla non dal mondo, da cui si è già liberata, ma da se stessa, da quel sensualismo spirituale che divora i suoi buoni desideri e rende sterili le sue immense grazie. Il cuore soffre e, dicendolo poco a Dio solo e invece troppo al di fuori di Dio, non fa che allargare la piaga e provocare un maggiore vuoto di Dio stesso. Il suo cuore non sa ancora amare abbastanza soffrendo solo con Dio solo, come invece Nostro Signore vorrebbe da lei. Lei ama Dio, ma il timore di non amarlo la induce a richiedere troppo dalle creature. Sì, lei ama Dio ma ama anche i mezzi per amarlo di più; in fondo è un amore che cerca se stesso. Lei ha un’anima grande, portata alle grandi cose. Lei vorrebbe mettere al servizio di Dio questi bisogni del suo cuore, mentre Dio non gradisce gli slanci, le violenze, i generosi sentimenti del suo cuore; ne vuole piuttosto la debolezza, la desolazione, la sofferenza, in una parola la morte e la vita. Il male in lei non è nello spirito, nell’immaginazione, nelle pene esterne, nelle sofferenze che provengono dal prossimo, no no. Il male è nel cuore che è disposto a sacrificare tutto, ma non il sentimento così dolce e così soave dell’amore divino. Su, cara sorella, ceda a Nostro Signore il cuore della piazzaforte, a lui che già ne occupa i bastioni. Si arrenda a discrezione. Le condizioni del vincitore all’apparenza saranno dure, ma diventeranno poi magnifiche e dolci per l’anima. Ed ecco la conclusione pratica: serva Dio mediante la fedeltà dell’amore e non mediante la pace e il riposo dell’amore. Serva Dio contro se stessa. Il suo più grande piacere, la sua più grande consolazione, il suo più vivo desiderio consista nel piacergli nello stato di prova. Lei sa bene che il soldato è più grande sul campo di battaglia, e che l’amore che si immola è più grande dell’amore che contempla. Si ricordi che Nostro Signore per lei rende inutili le creature per forzarla ad andare solo da lui. Non si lasci incantare da questi miseri niente, ma da Dio, che vuole diventare il suo tutto. Dal 85 momento che ho osato dirle tutto ciò, può capire quanto mi è cara la sua anima. Oh sì, quanto mi è cara! Essa sta ai piedi della croce, ma io voglio che ci stia non accasciata ed abbattuta, ma a testa alta come la Vergine per essere più vicina al suo divin figlio. Prego e pregherò per il suo buon Charles, che è il figlio della benedizione; prego e pregherò per il suo caro papà, per la sua tenera mamma. La ringrazio per il suo buon ricordo. La navicella ha il vento in poppa. Addio, cara sorella. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. 357 CO 358 SIGNOR CREUSET (V, 335, 4) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer (Var), 24 maggio 1852. Carissimo amico e fratello in Gesù e in Maria, grazie delle sue belle lettere; esse mi sono gradite e dolci al cuore. Mi rincresce di non potere rispondere subito, ma il mio cuore lo fa tutti i giorni e più volte al giorno davanti a Dio e alla Vergine. Quanto spesso chiedo al buon Dio di essere il suo sostegno e la sua provvidenza! Mi avvedo che gli incarichi sono pesanti, e che le croci sono ben piantate dentro la sua famiglia. L’amore soffre sempre quando vede un amico sul Calvario, si trattasse anche di un santo o di Dio come il nostro buon salvatore. Quante volte sono confuso per la mia impotenza; sarebbe così dolce poter consolare un amico! Lei mi conforta con la sua lettera ... Sì, caro amico, viva la croce in questo mondo, ma la croce di Dio, quella che ci viene dal suo cuore di padre. Costa molto alla povera natura dipendere dalla divina Provvidenza giorno dopo giorno; ma siccome questa materna Provvidenza ci seguirà fino alla morte, abbandoniamoci ad essa; la bontà di Dio è infinita. Consideri ciò che valgono i beni di questo mondo. Dio preferisce ad essi un atto di povertà ed onora i suoi santi con questo stato di indigenza. Saremo sempre abbastanza ricchi, se la speranza e l’amore saranno in cima ai nostri desideri. Si eserciti sempre, caro amico, nell’amore a Gesù crocifisso e vi troverà tesori e delizie sconosciute alle anime che non hanno il coraggio di salire sul Calvario. Giobbe era grande sul suo letamaio, era più regale là che su un trono scintillante d’oro. E Gesù era più grande sul Calvario che sul Tabor, e quando vuole far diventare adulto un cristiano l’attira a sé. Egli disse un giorno: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12, 32). Quando lei sarà tutto di Gesù, egli farà se occorre anche dei miracoli per lei. Gli angeli si misero a servirlo quando ebbe fame dopo i quaranta giorni di digiuno e di lotte. Non consideri la sofferenza della sua signora e della sua figlioletta dal lato naturale; il suo cuore di padre ne sarebbe troppo desolato. La guardi invece in Nostro Signore ed essa cambierà di natura. Io prego con insistenza la Vergine di volere guarire la sua buona signora e di venirle in soccorso. La morte del p. Preuvost mi ha costernato, ma continuo a confidare che la buona Madre non abbandonerà la sua famiglia, e che la scomparsa del direttore sarà l’ultima prova che ancora mancava; tutte le altre le ha già subite. Sia sempre molto affezionato al caro Terz’Ordine e le assicuro che ne riceverà il centuplo. Addio, caro amico e fratello. I miei deferenti ossequi alla signora; le dica da parte mia: fiducia e preghiera. Suo aff.mo in Cristo Eymard, s.p.m. Sig. Creuset - Place et rue Bellecour, 13 - Lione (Rhône) 86 358 CO 359 MARGUERITE GUILLOT (II, 90, 88) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 2 giugno 1852. La considererò sempre quale mia cara figlia in Nostro Signore, perciò non s’inquieti se le dico di avere una grande fiducia nel p. Champion e di aprirgli la sua anima: egli è un uomo spirituale e dotto, discreto e prudente, e sarà un ottimo direttore. Ammiro la confidenza con cui mi ha manifestato tutta la sua pena ..., ma me l’aspettavo, perché conosco e apprezzo la sua semplicità di cuore; quindi mi ha fatto molto piacere. Comunque rido talvolta del timore che ha di annoiarmi o di recarmi disturbo, ecc.; il buon Dio mi ha dato un cuore di padre e di madre nei riguardi di lei e della sua famiglia. Non ho ancora ricevuto risposta da ..., del resto, se non l’ottengo per questa via, ne tenterò un’altra ... Mi piacerebbe molto questa piccola casa esposta com’è al sole, se fosse possibile averla. Scriverò al signor ..., ma no, non bisogna metterlo per iscritto per non incorrere in qualche sanzione legale. È meglio accattivarselo dandogli fiducia sulla parola. Bisogna dimettere la signorina B. correttamente senza irritare inutilmente. Il quadro è stato modificato, bene. Il p. Lagniet mi scrive che non è stata la signorina David, ma lui ad avvertire l’opportunità della modifica e che ha pregato M.D. di andare a chiedere che il quadro fosse modificato. Dio sia benedetto e lodato di tutto. È bene che il p. Champion abbia visto i suoi scritti, non c’è alcun inconveniente nei suoi riguardi. Io credo, d’accordo con lui, che deve diminuire le sue preghiere vocali, soprattutto nel suo stato attuale. Rimanga presso la signorina de Revel per tutto il tempo necessario per rimettersi in forze; le sue buone sorelle devono saper fare a meno di lei ancora per un po’ per riaverla migliorata in salute; altrimenti si comporterebbero puerilmente. Io sto come al solito, grazie. Ho appena ricevuto una lettera da La Mure. Nanette è stata a La Salette il 25; c’erano i vescovi di Grenoble e di Valence e molta gente, e tutto è stato molto bello. Addio, cara figliola, Nostro Signore la faccia tutta sua. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - Place Bellecour, Façade du Rhône, 9 - Lione (Rhône). 359 CO 360 ELISABETH MAYET (II-S, 59, 5) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 2 giugno 1852. Cara sorella in Gesù e in Maria, aggiungo qualche riga alla lettera di suo fratello. Mi ha fatto molto piacere incontrare il signor Tonny, la signora Clara e tutta la sua famiglia. Quando si è lontani dal paese a cui si è molto affezionati, si è molto contenti di incontrare qualcuno, soprattutto qualche amico. Ma è stato troppo breve. Così e la felicità della vita di quaggiù, che passa mentre ci si scambia il saluto. Anche lei ha avuto le sue difficoltà nel Terz’Ordine. Ahimè, è dunque sempre vero il detto che il bene non si fa che con la croce, e che i santi fanno soffrire i santi. Certo, lei fa bene ad essere riservata e discreta. Non avrei mai immaginato che ci fosse tanta indiscrezione nel mondo, anche nel mondo pio, se non lo toccassi con mano ogni giorno. Ciò dimostra che di amicizie solide e disinteressate, fondate sulla virtù, non ve ne sono molte. E così lei è sempre sulla croce. Oh, quanto il buon Dio ama la buona famiglia Mayet! ma anche quanto essa è generosa! In quanto sposa di Nostro Signore, lei deve trovarsi dove sta lo sposo 87 divino. Formando tutt’uno con lui, i dolori della sua crocifissione devono produrre in lei un contraccolpo. Ecco il vero pregio dell’amore divino, la croce. La ami molto, la ami come l’ha amata Gesù. Spero che questa prova, che in questo momento mette a cimento il Terz’Ordine, sarà anche l’ultima, quella che ancora gli mancava ... Gli resti sempre fedele. Sono felice di saperla in prima linea. Non si scoraggi a causa di tutte le miserie umane che si agitano intorno al Terz’Ordine. È il fuoco che lo purifica. Addio, mia cara sorella. I miei rispetti alla sua santa famiglia e, quando la vedrà, alla signorina Guillot. Suo aff.mo in Gesù e Maria Eymard. Sig.na Elisabeth Mayet - Lione. 360 CO 361 SIGNORA JORDAN (IV, 228, 11) Tutto per Dio solo. La Seyne-sur-Mer, 29 giugno 1852. Signora e cara sorella in Nostro Signore, la ringrazio delle sue due lettere, ma le trovo sempre troppo brevi; questo per dirle il piacere che mi hanno arrecato. Ringrazio molto il Signore di averle dato il suo santo amore e un forte desiderio di fare grandi cose per il suo amore e la sua gloria. Oh, quanto è fortunata per avere compreso che Dio è tutto e la creatura nulla, che Dio solo merita l’omaggio supremo del suo cuore e della sua vita e di tutti i suoi beni! La terra, la vita, le virtù, tutto deve servire come mezzo che egli ci dà per glorificarlo in questa terra di esilio ... Non è forse vero, buona sorella, che quando si è fatta l’esperienza del mondo e l’esperienza di Dio si comprende la verità del detto: Tutto non è che vanità, eccetto amare e servire Dio? Quanto a me non desidero la morte e domando al buon Dio di tenerla lontana per il momento. Quando penso al valore della vita presente, a ciò che è costata a Nostro Signore, alla gloria che noi procuriamo a Dio, al merito e all’amore delle sofferenze, non so rassegnarmi a morire e ad andarmene al Dio dell’eternità come un fantolino di un giorno. Soffrire per amore di Dio e sacrificargli quanto si è e quanto si ha, è una cosa grande e divina. Passare, glorificare Dio e morire, è un bel motto; ma con quale simbolo possiamo raffigurarcelo? Non ne conosco altri al di fuori di quello di Gesù crocifisso o di quello dell’anima sulla croce insieme con Gesù. Mi interroga sul suo difetto predominante. Non so, conosco invece la virtù che deve dominare in lei; non l’umiltà o la penitenza, ma la dolcezza con se stessa, con il prossimo e con Dio, sia che egli ci tratti con rigore oppure con bontà. È ciò che si può chiamare l’amore filiale o la carità perfetta; ed è la virtù che le auguro di tutto cuore. Questa virtù si acquista a caro prezzo, perché è la nota caratteristica di Nostro Signore: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11, 29). Cerchi di essere dolce e mite soprattutto in mezzo alle aridità, alle prove da parte del prossimo, ai rigori apparenti di Dio. Compiango molto la sua amica in preda agli scrupoli, soprattutto se è ancora giovane. Il modo migliore per aiutarla sarebbe di indurla a fare un ritiro sotto la guida di un direttore esperto, che sia consapevole che ella è malata, e che la eserciti nella rinuncia dell’intelligenza e del giudizio. Ammettere la sua amica nel Terz’Ordine è facile: io trasmetto al sacerdote da lei indicato le facoltà necessarie per ricevere la professione. In seguito lei mi comunicherà il suo nome e io lo scriverò nel registro particolare. Si potrebbe anche dispensarla dal noviziato e farle pronunciare nel corso della stessa cerimonia la formula di consacrazione come novizia e come professa. Ho visto la signorina Monavon; ha trascorso due giorni a La Seyne e abbiamo conversato a lungo, soprattutto della mia cara conterranea. Ella si è portata via tutti i miei appunti. Voi, lo spero, sarete tutt’e due edificate di ciò che verrete a conoscere sul signor Marceau. In seguito cercate di completare e di 88 finire tutto con sollecitudine. Le consiglio di leggere la piccola biografia di un padre marista intitolata: Notice sur la vie et la mort de Jean-Marie-Anthelme Buyat, de la Société de Marie, Pélagaud editore. Saluti, buona e cara sorella; preghi per me e faccia pregare la sua cara figlia che non dimentico. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. 361 CO 363 MARGUERITE GUILLOT (II, 92, 89) Tutto per Dio solo. La Seyne, 30 giugno 1852. Sono un po’ in ritardo, cara figlia, nel rispondere alla sua ultima lettera, perché sono stato a Digne a visitare la nostra casa e poi ho dovuto sbrigare le mille incombenze che si accumulano verso la fine dell’anno. Pensiamo di chiudere l’anno scolastico il 29 luglio, ma ciò non le impedisca di scrivermi e a lungo, perché le sue lettere mi fanno piacere in Nostro Signore. Ringrazio il buon Dio di averle procurato questo soggiorno così tranquillo e conveniente alla sua salute. Per di più vicino vi è la cappella del Verbo incarnato, di cui il p. Champion conosce bene il cappellano. Egli potrà scendere a confessarla nella cappella, se sarà possibile; ma veda, figlia mia, di affidarsi a Nostro Signore e alla sua paterna Provvidenza. Nulla le mancherà, soprattutto nella vita spirituale, se si manterrà strettamente unita con lo sposo divino. Uno sposo deve nutrire, curare, difendere e far progredire la propria sposa. Mi pare poi che attualmente Nostro Signore supplisca in lei molte cose, sicché avverte meno il bisogno di altri. Lo stato di libertà e di pace in cui la vedo pur in mezzo alle pene e alle sofferenze mi spinge a ringraziare la bontà divina nei suoi riguardi. Non si leghi ai mezzi che portano a Dio, ma solo a Dio e alla sua divina volontà del momento. Si lasci girare e rigirare, prendere e lasciare, consolare e desolare come il divin Maestro vorrà, e riponga la sua consolazione in una sola cosa: nell’amore della sua divina volontà. Sono tranquillo sapendole nelle mani del p. Champion: segua i suoi consigli come fossero i miei. Quando la signorina de Revel le chiederà di pregare insieme farà bene ad acconsentire, se la salute lo permetterà. È la carità allora ad esigerlo e la carità in questo caso passa avanti alla sua devozione personale. Si confessi “stupidamente”, per riprendere il termine che lei mi ha sottolineato: l’umiltà è la misura della grazia. Vada a confessarsi in vista della grazia dell’assoluzione, ma soprattutto, cara figlia, non cerchi di sondare troppo a fondo il mistero della grazia di Dio in lei. Vada al buon Dio come una bimba che vive all’ombra della bontà del papà e della mamma, cerca di farli contenti e coglie ogni occasione per dar loro prova del suo amore ... Questo povero fratello è molto sfortunato; è un peccato che lasci La Favorite, ma la gente del sud difficilmente si lega con quella del nord. Sono contento che mi abbia parlato di questa conversazione penosa. Ha fatto bene a conservare uno sdegnato silenzio; se fosse dipeso da lei avrebbe fatto meglio a cambiare discorso. Ha fatto bene a sfogarsi con me. Ah, figlia mia, ecco quel che produce la frequentazione con il mondo anche nelle persone pie. Sì, resti nella sua ignoranza e preghi Nostro Signore di dimenticare tutto ciò che ha sentito. Se il buon Dio vorrà che ci incontriamo a La Mure o al Laus gli sarò grato, ma non ho ancora ottenuto il permesso di andarci; le scriverò in merito un po’ in anticipo, ma sarà ospite in casa nostra come se fosse la sua casa. Se verrò a Lione e avrò un quarto d’ora libero, sarà per lei e per la sua coscienza. Ho appena ricevuto la sua lettera del 28. Grazie degli auguri per il mio onomastico: san Pietro mi ottenga un po’ del suo amore per Nostro Signore e per la sua croce. Ho ricevuto anche il biglietto della signorina Vadoux. Ho scritto al signor Gaudioz. Mi rincresce molto che ... non abbia ricevuto la mia lettera, gli scriverò di nuovo ...; forse c’è stato qualche malinteso, ma insomma, Dio sia benedetto di tutto. La ringrazio per avermi risparmiato delle visite, perché non ho tempo in questo momento. Quanto le vuol bene il buon Dio per averle fatto trovare qualcuno per il suo fondo ... Cordiali ossequi alla sua buona mamma e alle sue sorelle. Sono nel Signore suo 89 dev.mo Eymard. P.S. Scusi la mia calligrafia: la posta sta per partire e ci tenevo a risponderle subito. 362 SIGNORINA DE REVEL (III-S, 1, 1) Tutto per Dio solo. La Seyne, 5 luglio 1852. Signorina e cara sorella in Maria, sono in grande ritardo con lei; la sua carità vorrà scusarmi. Lei sa che il mio cuore non è in ritardo con Dio per lei. Ho dovuto fare un viaggio e sbrigare mille faccende. La ringrazio della sua bella lettera e di tutto ciò che fa per me. Ho saputo con molto piacere che ospita la signorina Guillot nella sua casa di campagna. Essa vi porterà la benedizione di Dio, e Nostro Signore le renderà spiritualmente ciò che fa per la sua sposa che è sulla croce. Quanto è provata questa povera famiglia, e da quanto tempo! La signorina Guillot me ne ha scritto qualche tempo fa e non sa come esprimere a lei la sua gratitudine. Mi dava sue notizie e mi lasciava sperare che lei sarebbe venuta nel sud. Non venga nei mesi caldi, come luglio o agosto, perché chi non è abituato a questo clima soffre per il troppo caldo. Cercherò di fare la conoscenza del signor d’Averton, e dovrebbe essermi facile. Conosco infatti molti ufficiali di marina, grazie ai genitori dei nostri alunni e dell’adorazione perpetua di Tolone di cui, recentemente, sono stato nominato direttore. Si tratta di un’associazione davvero edificante. Gli uomini passano la notte ai piedi del SS. Sacramento esposto e le donne il giorno. Vi si vedono alcuni uomini molto edificanti che appartengono alla classe alta, e anche un certo numero di ufficiali di marina. L’opera conta da 300 a 400 membri, ed è una bella missione. Ci vado un giorno alla settimana, il venerdì. E lei, cara sorella, che cosa fa a Lione? Dovrebbe curarsi un po’ di più; mi mandi sue notizie. Le nostre vacanze inizieranno alla fine del mese, ed io le vedo avvicinarsi con piacere. La mia anima s’è inaridita e ha bisogno di riposo. Adesso ho ben capito che una vita troppo esteriore è un fardello eccessivo per una virtù debole. Io sono come quei poveri operai che vivono alla giornata e che vengono ridotti alla miseria appena il lavoro viene loro a mancare. Sono stato franco, perciò preghi per me e mi creda sempre in Nostro Signore, carissima sorella, suo dev.mo Eymard, p.m. Sig.na de Revel - rue Ste-Hélène - Lione. 363 CO 365 SIGNORA FRANCHET (II-S, 174, 18) Tutto per Gesù crocifisso. 7 luglio 1852. La premura con cui rispondo, mia cara figlia, le dimostra il mio vivo desidero di esserle utile, ma anche il piacere che mi ha fatto la sua ultima lettera. E, in realtà, il più grande piacere lo provo quando vengo a sapere che le mie figlie in Nostro Signore sono fedeli alla grazia e seguono incondizionatamente il divin Maestro dovunque egli le chiami. Ora, mia cara figlia, è indubbio che Gesù la chiama al suo santo amore mediante il sacrificio delle creature e l’immolazione quotidiana del sentimento naturale delle sue consolazioni. Si ricordi che qualunque creatura, per quanto santa, le farà del bene solo nella misura in cui saprà indirizzarla esclusivamente verso il buon Salvatore. 90 Si ritenga dunque ben fortunata per la sua vocazione alla grazia della perfezione, e consideri questa spoliazione di se stessa, questo isolamento, queste insufficienze umane, come un rimedio necessario e una condizione indispensabile: è il calvario della risurrezione. Le ho detto spesso - e ne sono convinto - che Nostro Signore la chiama ad una grande perfezione ma attraverso la croce. Il suo cuore è così fatto che se la croce, soprattutto quella interiore, non lo tenesse sul calvario, le creature glielo porterebbero via o lei stessa ne farebbe scialo. Ma solo Nostro Signore vi regnerà. Desidero ancora una grazia per lei, quella di considerare le sue croci, i suoi sacrifici, le rinunce come una grande grazia di Dio, e di guardarli allora sotto questo lato prezioso e caro all’amore. Sì, mediti spesso sul nulla delle creature e sul tutto di Dio. Ai piedi del Signore si abbandoni al silenzio interiore e allo spogliamento dei sensi. In questo non sono possibili le illusioni, ma nelle sue meditazioni scopre una vita più soave e più forte. Potrà ben succedere che un giorno il mondo, accorgendosi che lo trascura, tenti di circuirla. Lei dovrà essere sempre caritatevole e generosa, ma tenere ben protetto il cuore. Oh, viva Dio solo e la sua croce! Nella meditazione si soffermi sullo spirito di Nostro Signore e sulla sua vita interiore, piuttosto che sulla esteriorità delle sue azioni divine e umane. Ne trarrà un maggior profitto. Se le piace la divina infanzia, bene; sono i lacci dell’amore, che sono più forti di ogni altro legame. Quanto al confessore, ci vada per accusarsi con umiltà e semplicità dei suoi peccati, al fine di rialzarsi pura in forza dell’assoluzione, e presentarsi così più pura alla santa mensa. La confessione per la santa comunione insomma. Quanto ai consigli di cui sente il bisogno, formuli le sue domande così come se le immagina, ma farà bene a prevederne in anticipo l’argomento per essere più precisa nell’esporle. Parli di tutto, se ne sente il bisogno, ma badi di fare delle domande specifiche, come per esempio: che devo fare o rispondere in tale circostanza? Occorre un po’ di abilità per ottenere delle risposte utili da un direttore che altrimenti non direbbe che delle cose generiche. Coraggio. Non la chiamerò più signora ma mia cara figlia in Nostro Signore, e lei sa di esserlo davvero. La ringrazio per le sue preghiere che tengo in gran conto; esse la richiamano al sacrificio di cui io sono il ministro a volte un po’ duro con lei. Ma io sarei tanto felice di vederla tutta intenta alla gloria di Dio. Addio, mia cara figlia. Saluti cordiali a suo marito e al suo Charles. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. P.S. In merito alle sue lettere stia tranquilla; io le distruggo tutte subito, come è giusto. Della sua questione delicata non ne parli per prima. Non si turbi su questo, ma si attenga alla sua prima decisione. 364 CO 366 STÉPHANIE GOURD (V, 90, 9) Tutto per Dio solo. 18 luglio 1852. Cara figlia, ho appena letto la sua lettera, che mi ha ripagato di un così lungo silenzio. Mi andavo dicendo: le mie figlie mi dimenticano oppure hanno qualche grande pena. E non facevo che pregare, perché mi è di tanto conforto sapere che amano Dio e che lo servono con tutto il cuore, particolarmente lei, cara figlia. Della casta amante del Salvatore si dice che ha scelto la parte migliore. Anche a lei è toccata la parte migliore, lo sposo più nobile, più perfetto e più amabile. Se lo tenga stretto e gli resti sempre fedele: è il più grande omaggio che possa offrirgli, la più grande prova d’amore che possa dargli. Più sarà ricca secondo il mondo e più bei partiti le si presenteranno, e più potrà dire al Signore: «Ti amo più di tutto ciò; io non avrò mai altro maestro, altro sposo o altro re che te». Pensi ai combattimenti eroici delle vergini dei primi secoli della chiesa, alle magnanime vergini romane che si lasciavano spogliare dei beni, dei titoli, della stessa vita piuttosto che perdere l’aureola della verginità. Non si lasci blandire, figlia mia, dalle tenerezze e dalle 91 lacrime; nessuno può chiederle un tale sacrificio e in nessun caso della vita lei è obbligata a fare quel passo. Non si lasci ingannare dal bene apparente o reale che potrebbe fare in quel nuovo stato. Il bene più grande da perseguire è mettersi alla sequela di Gesù. Lei è ben fortunata di essere stata chiamata a seguire l’Agnello senza macchia e a cantare un giorno il misterioso cantico. Lei è un po’ come santa Caterina da Siena; si faccia un santuario nel cuore e Gesù le farà gustare ancor più soavemente le delizie del suo amore. Lei è molto povera - mi dice -; ne ringrazi Dio; il povero che è disposto a dare e dà attingendo dalla sua povertà, ha le due ricompense. Ma, quando la divina Provvidenza si mostrerà generosa con lei, riceva i suoi doni con gratitudine, fedeltà e dolcezza. Queste devono essere le sue due belle e amabili virtù. Fedeltà a Dio, alle sue ispirazioni, sempre pronta a dire con Samuele: «Signore, eccomi» (1 Sam 3, 4); con san Paolo: «Signore, che cosa vuoi che io faccia?» (cf. At 9, 6); con Nostro Signore: «Il mio cuore è pronto, o mio Dio, per compiere la tua volontà» (cf. Sal 40, 8-9). Fedeltà nel fare prontamente il sacrificio interiore, in primo luogo nell’accettare ciò che la contraria e poi nel compierlo per amore di Dio. Fedeltà agli esercizi di pietà; li faccia di preferenza insieme con la sua mamma, perché saranno ancora più meritevoli. Mantenga il suo cuore in una continua azione di grazie. Questo modo di glorificare Dio la renderà più pronta e più soave nei sacrifici, perché riuscirà a vederli come delle belle occasioni per dimostrare il suo amore a Dio. Dolcezza, e dolcezza filiale, non debolezza. Lei può tutto sul cuore, perché è amata; ma quando si tratta del merito della questione, dia una risposta decisa, anche se le costa. Quanto al resto sia buona, preveniente e cordiale; un giorno avrà bisogno di tutta la forza del suo amore per parlare di Dio e della salvezza. Se il buon Dio le fa attendere questo miracolo, è perché vuole farglielo ben grande e farglielo meritare abbondantemente. Addio, cara figlia, si ricordi di me nelle sue preghiere; lei sa quanto bene le voglio in Nostro Signore. E nella sua divina carità la benedico. 365 CO 367 MARGUERITE GUILLOT (II, 94, 90) Tutto per Dio solo. La Seyne, santa Margherita, 20 luglio 1852. Oggi è il suo onomastico, figlia mia, ed è gran festa in cielo e sulla terra. Voglio unirmi a tutti coloro che le sono cari per augurarglielo nella divina carità di Nostro Signore. La sua santa patrona è vergine e martire; sia anche lei l’una e l’altra nell’amore di Nostro Signore. Sia sempre vergine nel suo amore divino e vergine nella sua vita; Nostro Signore solo regni nel suo spirito, nel suo cuore, nella sua volontà e nella mortificazione dei suoi sensi. Sia martire nell’abnegazione totale della sua volontà per fare in tutto la volontà dello sposo divino; martire nell’amore delle croci che Nostro Signore le invia, in una parola martire dell’obbedienza. Ecco la sua bella festa, e ci sia concesso un giorno di celebrarla anche in cielo. Non ho ancora il permesso di andare a trovare la mia sorella; perciò attendo il sì o il no e glielo farò sapere ... L’obbedienza ai confessori sia sempre la sua regola e la sua tranquillità. In fatto di decisioni nella direzione spirituale però segua quelle di un vecchio direttore, non quelle di un confessore avventizio che non la conosce. Se poi ciò che le dice la sospinge al raccoglimento, alla pace e all’unione con Nostro Signore, bene, se ne nutra; se al contrario la turba e la distrae dal raccoglimento e dalla pace, non lo segua, pur essendo grata per la buona volontà e il desiderio di fare del bene alla sua anima. Faccia chiedere al reverendo Galtier per il tramite del p. Champion il permesso di ingresso nella cappella, oppure gli scriverò io stesso, se preferisce. Celebrerò le 5 messe di ...; conservi la ricevuta ... fino alla prossima occasione. Addio, mia buona figlia, non si preoccupi per la mia salute, perché il buon Dio mi sostiene. Preghi molto per chi è in Nostro Signore suo dev.mo Eymard. 92 P.S. Ricordi affettuosi a tutta la sua famiglia: alla sua buona mamma, alla signorina Mariette, a cui auguro un gran coraggio fino alla fine, alla signorina Claudine una gran fiducia e alla signorina Jenny la gioia di Nostro Signore. Sig.na Guillot Marguerite - rue du Juge de Paix, 33, Fourvière - Lione (Rhône). 366 CO 368 REVERENDO ROUSSELOT (I-S, 158, 4) La Seyne-sur-Mer, 21 luglio 1852. Mio buono e venerato padre in Nostro Signore, non so come esprimerle il grande piacere che mi ha procurato inviandomi il decreto e il progetto di La Salette. Desidero esprimerle la mia viva riconoscenza. Come è buono nel pensare ancora a me lei, padre di così tanti figli! L’approvazione del fatto soprannaturale di La Salette ha prodotto viva impressione a Tolone e in tutto il sud della Francia. Il decreto di approvazione è divenuto popolare. Per la gloria di Dio, e grazie a lei, venerato padre, La Salette diventerà il grande santuario della Francia. Che bella e felice idea quella del vescovo di volere istituire un corpo di missionari di Notre-Dame de La Salette! Se non fossi marista chiederei subito l’onore di farvi parte. In Provenza si è atterriti perché una malattia misteriosa colpisce le vigne, i grappoli e il ceppo, e non si è trovato alcun rimedio; anche gli ulivi sono infettati. Qui tutti si dicono: è l’avveramento di La Salette. Purtroppo, buon padre, i terribili avvertimenti della Provvidenza non hanno convertito i miscredenti. La borghesia volterriana di Luigi Filippo è sempre la stessa e gli alti comandi della marina e dell’esercito, che escono dalle università e dalle scuole speciali di Parigi, sono anticlericali. Quanto bisogno abbiamo che la Vergine ci salvi! Mi ha molto addolorato la morte del buon signor Albertin; è una perdita gravissima. La prego di esprimere, da buon padre, la mia riconoscenza al superiore che si è degnato di inviarmi una lettera di partecipazione. Durante le vacanze spero di poter fare un pellegrinaggio a Notre-Dame de La Salette. Vorrebbe per favore accordami la facoltà di confessare durante il mio soggiorno in diocesi? Spesso mi sono rammaricato di non poterlo fare quando me ne fanno richiesta talune coscienze tormentate. Se avesse bisogno di me a Tolone o per la marina, sarò contento di servirla. Gradisca, buon padre, i sentimenti deferenti e sempre pieni di gratitudine e di affetto filiale del suo figlio in Nostro Signore Eymard, sup. del collegio e s.m. Rev.do Rousselot, vicario generale e rettore del Seminario maggiore - Grenoble. 367 CO 369 SIGNORINA DE REVEL (III-S, 2, 2) Tutto per Dio solo. La Seyne, 21 luglio 1852. Signorina e carissima sorella in Nostro Signore, da tempo non ricevo sue notizie; è forse segno che è malata? e allora perché nascondermelo? Lei sa quanto mi sta a cuore tutto ciò che la riguarda. Alla fine di questo mese cominceranno le nostre vacanze; io non so ancora come le passerò. Se me lo permetteranno andrò a fare una visitina a mia sorella e, qualora lei stesse a Grenoble, verrò volentieri fin là. A Lione verrò solo se me lo ordineranno, perché qui ho molto da fare. Non ho ancora fatto la conoscenza del signor d’Averton; attendo il suo parere. Il p. Lagniet mi scrive che 93 desidera incontrarla, e ciò mi ha fatto piacere perché significa un ritorno e un desiderio di bene per il Terz’Ordine; lei lo riceverà bene per amore di Dio e del Terz’Ordine. Il p. Lagniet è buono, e per fornirgli un motivo io gli affiderò una lettera convenzionale per lei. E poi, da qui al mese di agosto, lei mi darà sue notizie, ed io la benedirò. Addio, buona e cara sorella. Mi creda sempre in Nostro Signore suo dev.mo Eymard, p.m. Sig.na de Revel - rue Ste-Hélène - Lione (Rhône). 368 SIGNORA JORDAN (IV, 227, 8) [senza data né anno - luglio/agosto 1852]. Signora, mi è impossibile andare a Fourvière domani, perché dovevo prenotarmi, ma ci andrò volentieri per questa intenzione lunedì tra le 7 e le 8. Sarò tanto contento di cooperare alla guarigione del buon signor Jordan e di contribuire alla felicità di una famiglia che io stimo e prediligo. Sono, signora, suo dev.mo nel Signore Eymard. P.S. Lei è malata, convalescente? è mai possibile! ... 369 CO 370 MARIANNE EYMARD (III, 99, 90) Gesù, Maria, Giuseppe. La Seyne, 9 agosto 1852. Carissime sorelle, finalmente ora sono un po’ libero. Abbiamo avuto tanti impicci e tanti affari che mi hanno impedito di scrivervi prima. Abbiamo avuto la disgrazia di perdere un padre della casa; il fatto ci ha molto addolorato ed è stato la causa principale del ritardo. Partirò in settimana per La Mure e sarò da voi forse sabato prossimo, ma più probabilmente lunedì pomeriggio o martedì. Non vi do l’appuntamento a Notre-Dame de La Salette perché non so di preciso il giorno del mio arrivo. Non potrò restare a La Mure molto tempo perché sono atteso a Lione. Non fate nulla di straordinario; più mi riceverete con semplicità e più mi farete piacere. Arrivederci, mie buone sorelle. Vostro aff.mo in Gesù Cristo Eymard. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure Isère. 370 CO 371 MARGUERITE GUILLOT (II, 95, 91) Tutto per Dio solo. Marsiglia, 10 agosto 1852. Le scrivo due righe da Marsiglia, cara figlia; finalmente mi sono messo in viaggio. Riparto domattina per Gap, da là andrò a trascorrere tre o quattro giorni a Notre-Dame du Laus, ripartirò quindi per La Mure, dove arriverò lunedì o martedì dopo l’Assunta e mi fermerò cinque o sei giorni; da là verrò a Lione, dove avrò la consolazione di vedervi, lei e tutti i suoi. Ciò non è di 94 impedimento al suo pellegrinaggio a Notre-Dame de La Salette, e lei sa quale piacere farà a tutti noi se la potremo vedere a La Mure. Addio, buona figliola, è tardi e voglio andare presto a prendermi qualche ora di riposo, perché la mia salute è un po’ indebolita. La settimana scorsa abbiamo perduto un nostro padre. È morto di una forma attenuata di colera. Questi fatti mettono alla prova la povera natura. Mille ossequi e saluti cordiali alla sua mamma, alle care sorelle e ai signori Gaudioz. Suo dev.mo in Gesù e Maria Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - rue du Juge de Paix, près des Religieuses du Verbe Incarné - Fourvière - Lione. 371 CO 372 SIGNORINA DE REVEL (II-S, 201, 7) Marsiglia, 10 agosto 1852. Signorina, mi trovo a Marsiglia, e domani parto per Gap. Là farò qualche giorno di ritiro a Notre-Dame du Laus, se mi sarà possibile, poi andrò per qualche giorno a La Mure e da La Mure verrò a Lione, dove avrò la consolazione di vederla risparmiandole un lungo viaggio. Noi siamo stati in lutto: abbiamo perso uno dei nostri padri; è morto di colerina o enterite endemica nel giro di quattro giorni di malattia. Oh, questa morte mi ha molto sconcertato! Inutile dirle che pregherò molto per lei a Notre-Dame du Laus. Non mi sento il coraggio di salire fino a La Salette, perché sono un po’ fiacco. Ed ecco una notizia: ho appena incontrato la sorella ... in una via di Marsiglia; proveniva da Roma e, nel mezzo alla strada, ci ha raccontato tante cose interessanti. Penso che la vedrà. Preghi per me; soffro più nell’anima che nel corpo. Addio, buona sorella. È tardi. La affido a Dio e sono in Gesù e Maria suo dev.mo. 372 CO 373 SIGNORA GOURD (V, 17, 11) Notre-Dame du Laus, 15 agosto 1852. Signora e cara sorella in Maria, rispondo alle sue gradite lettere dal Laus. Non ho potuto farlo prima a motivo delle occupazioni di fine d’anno, della pena e della sofferenza che ho provato in seguito alla morte di un nostro padre ..., ma qui ho finalmente un momento libero e lo riservo per lei. Non c’è bisogno di dirle che ho pregato molto per lei, per suo marito e per la signorina. Domani 16 celebrerò la messa per lei e per i suoi cari, affinché siate tutti di Nostro Signore e la Vergine vi ottenga una buona e santa morte. Domani riparto dal Laus e andrò a trascorrere qualche giorno a La Mure e poi di là andrò a Lione verso la metà della prossima settimana e, se a Dio piacendo mi sarà possibile vederla, ne avrò una grande consolazione, altrimenti lo benedirò sempre e in ogni circostanza. Non si inquieti troppo per l’avvenire del suo caro marito. È una persona oggetto di tante preghiere e Maria non può che conservarglielo e trasformarlo in un buon cristiano. Preghi, faccia elemosina e offra a Dio per lui le mortificazioni di ogni giorno, e il cielo farà magari un miracolo. Ho iscritto al Terz’Ordine il suo caro nipote ..., perciò continui a recitare la sua Ave Maria. Povero giovane! Quante deve pregare per lui! Bisognerebbe che egli avesse vicino qualche buon compagno, magari qualcuno iscritto al Terz’Ordine, che potesse far breccia sul suo cuore. Ne voglio parlare loro quando verrò a Lione. Dovrei però conoscere il suo indirizzo. La Vergine è così 95 buona che glielo ridarà grazie alla preghiera. Mi rincresce, cara figlia, di rispondere così in ritardo alla sua seconda lettera, in merito a quella sventurata mamma e alla sua figlia. Ha fatto bene a consigliare la madre a tenersela con sé. Se la tenga per sempre; suggerirle il contrario non sarebbe sensato e potrebbe essere ispirato solo da un’impressione superficiale. È meglio lasciarla priva della confessione se corresse il rischio di essere allontanata dalla madre. Certo, presso le DD. G. potrebbe trovarsi bene. Potrà parlarne loro, anzi lo farò io stesso. Ha proprio bisogno di un breve ritiro; lo faccia nel suo intimo. Più energie si consumano e più si ha bisogno di nutrimento. Presenza di Dio, offerta abituale di ciò che fa, spirito di mortificazione, attenzione ai sacrifici di rinuncia che il buon Dio le richiede ad ogni istante, economia del tempo: questa, cara sorella, sarà la sua regola. Faccia tutto per Dio e tutto le sarà di vantaggio. Il mio ricordo in Nostro Signore per la signorina Stéphanie, che ho offerto a Maria. Addio, buona sorella; suo aff.mo nel Signore Eymard. P.S. La signorina G. è arrivata a Notre-Dame du Laus e mi ha portato le sue notizie. Io le ho parlato della bambina. Le scriverà la risposta da Lione, forse la cosa si può combinare. 373 CO 375 SIGNORA THOLIN-BOST (IV, 124, 6) Mercoledì, 1° settembre 1852. Signora e cara sorella in Maria, da un po’ di tempo mi trovo a Lione; ci resterò ancora per qualche giorno. Avrei vivamente desiderato venire fino a Tarare, perché mi farebbe molto piacere vederla, ma non ho il tempo. Se i suoi affari questa settimana la portassero a Lione ne sarò grato a Dio. Eventualmente mi faccia sapere il giorno e l’ora. La lascio per andare a presiedere la riunione delle Dame del Terz’Ordine. Pregherò molto per lei e per i suoi cari. Il mio deferente ricordo alla signorina. Suo dev.mo Eymard. Sig.ra Tholin-Bost - Tarare. 374 CO 376 MARIANNE EYMARD (III, 100, 91) La Seyne-sur-Mer, 18 settembre 1852. Care sorelle, eccomi di nuovo al mio posto e in ottima salute. Abbiamo appena cominciato gli esercizi spirituali, ma non voglio attenderne la fine per darvi le mie notizie, nel timore di tenervi in ansia. Penso che il tempo sia cambiato lì da voi, che siano cessate le piogge insistenti che hanno devastato la campagna. Qui non abbiamo quasi visto la pioggia; il tempo è splendido e fa caldo come nel mese di luglio a La Mure. Sono rimasto una decina di giorni a Lione ed è accaduto ciò che temevo: sono stato oberato da visite. Ho però potuto vedere più volte le famiglie Guillot e Gaudioz, che sono sempre le mie predilette. A giorni riceverete da me un bel regalo, un magnifico quadro del Terz’Ordine, che mi è stato regalato e che è valutato sui 200 fr. Esso ritrae la Vergine del Bell’Amore e della Santa Speranza: è la Vergine dell’Apocalisse. Il gruppo di sinistra, dove vi sono due sacerdoti in ginocchio, raffigura i terziari per i quali la Vergine implora la salvezza da Gesù bambino, che il Padre celeste benignamente accorda. Un angelo che impugna uno scudo difende i terziari e li protegge ... Al centro vi è un altro gruppo di persone spaventate e atterrite, che il demonio tenta di divorare; sono i 96 peccatori aggregati al Terz’Ordine che corrono a rifugiarsi ai piedi di Maria. Il drago con la bocca spalancata e spirante fuoco raffigura il demonio cacciato dal cielo da san Michele arcangelo, mentre lancia lingue di fuoco contro la donna del deserto, che rappresenta Maria. Sono contento del piacere che questa pittura vi procurerà; è una copia fedele del grande quadro che ho fatto dipingere io. Vi do una grande notizia. Il reverendo Cat mi ha inoltrato la richiesta per ottenere la facoltà di ammettere i fedeli nel Terz’Ordine di Maria. Così ora egli è completamente cambiato; ciò mi ha fatto un immenso piacere. Gli scriverò presto, finora non ne ho avuto il tempo. Saluti, care sorelle. Nostro Signore vi benedica e vi conservi nel suo amore. Vostro aff.mo nel Signore fratello Eymard, p.s.m. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 375 CO 377 MARGUERITE GUILLOT (II, 96, 92) La Seyne, 19 settembre 1852. Ricevo, cara figlia, la sua lettera e le rispondo subito. Era giusto che la prima lettera che ricevo da Lione fosse la sua. Siamo in ritiro, preghi per noi. Ho fatto un buon viaggio fino a Tolone; sto bene, il clima qui è ottimo, non piove e il cielo è sempre sereno ... e fa ancora molto caldo. La santa obbedienza mi ha voluto ancora qui; sia essa benedetta e lei preghi perché le sia fedele. Tutto quanto è avvenuto a Lione nei miei riguardi non sono che piccole miserie: bisogna sapere ascoltare senza tenerne conto. Mi è rincresciuto molto, è vero, di non essere potuto andare dalla signorina Chollet, ma avevo la testa a pezzi e svariati disturbi, da cui ero stato assalito e sorpreso durante il viaggio ...,e poi per dirle tutto pensavo che mi avrebbero lasciato tranquillo costatando l’impossibilità di vedermi, e che mi avrebbero dimenticato. Comprendo la meschinità che nasce dai rapporti con la signora Franchet: desideravo molto di essere liberato da quella povera testa. Cercherò di lasciarla, ma già non deve essere stata molto contenta delle mie visite. Oh, è più da compiangere che da biasimare. Scuso la signorina David: il suo grande amore per il Terz’Ordine l’ha portata a tutte quelle piccole recriminazioni, ma il suo cuore ne soffre. Povero Terz’Ordine! Bisogna difenderlo con decisione; è per la Vergine che voi lavorate ... (cinque righe cancellate). Le invio acclusa alla presente una lettera per la signorina Jaricot. Vada con tutta semplicità dal p. Champion. Addio, figlia cara, i miei saluti alle sue buone sorelle e alla cara mamma, e ai signori Gaudioz. Perché scomodarsi per quel registro? È troppo, via; il desiderio di fare un piacere la rende imprudente; sia più saggia. Suo aff.mo nel Signore Eymard. P.S. Legga e poi sigilli la lettera per la signorina Jaricot. Celebrerò le due messe di Marie. Nella prossima lettera abbia la bontà di precisarmi quanto denaro mi ha dato per le messe, 44 fr. forse? Sig.na Guillot Marguerite - rue du Juge de Paix, 31, Fourvière - Lione (Rhône). 376 CO 378 MARIANNE EYMARD (III, 101, 92) La Seyne, 20 settembre 1852. Care sorelle, ho ottenuto l’ammissione alla Società di questo bravo giovane di Saint-Pierre; gli viene offerta una bella occasione per salvarsi. Speditegli la mia lettera mettendoci l’indirizzo, perché io l’ho dimenticato. Viene ammesso grazie a voi, e ammesso prima di molti altri che si sono 97 presentati. Nella vostra prossima lettera mandatemi le notizie della buona mamma Cros e della signorina Victorine. Addio. Vostro aff.mo fratello Eymard. Sig.na Eymard Marianne - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 377 CO 379 MARGUERITE GUILLOT (II, 97, 93) La Seyne-sur-Mer, 4 ottobre 1852. Sono molto in ritardo, cara figlia, nel risponderle. Non ho potuto farlo prima a causa del ritiro e del rientro degli alunni. Le giornate non erano abbastanza lunghe e inoltre un mal di denti mi rendeva ebete. Ora però è passato; così lei avrà fatto come ha potuto. Sì, avrei voluto parlarle del p. Favre; egli è molto buono. Quanto alla signorina David, ella va troppo in fretta, e soprattutto si appella troppo facilmente ai superiori precedenti. Con costoro bisogna scegliere bene i momenti, perché una volta detta, una parola resta detta. Del resto non essendo la signorina David molto stimata dal p. Lagniet e non conoscendo bene il suo carattere, si feriscono a vicenda ... Per questo io dico: pazienza, il tempo del Terz’Ordine verrà. Il p. Favre potrà esserle utile. Nostro Signore con la croce e col sepolcro ha riportato la vittoria sui suoi nemici, e il regno da lui annunciato risuscitò con lui. Perciò abbia fiducia. Quanto al vicario di St-Nizier, io l’ho autorizzato ad associare qualche persona e in privato alle grazie del Terz’Ordine; non è vero che ne ammetta in pubblico. Mi ha parlato di alcune persone da presentare alle signorine e alle signore, perché gli ho fatto capire che bisogna farle presentare da un socio, e che se le ammetteva prima avrebbe potuto nuocere alla loro successiva ammissione all’associazione. Lei ha ragione, tutto il resto non sono che chiacchiere di qualche devota, che vorrei vedere più prudente e caritatevole, ma che farci? Lasciar dire e ben fare. Queste statue tardano troppo ad essere collocate sul posto. Dovrebbe farle trasportare dagli uomini, se le sono d’incomodo, oppure dagli associati di Vienne e d’Amplepuis. Le auguro un buon ritiro. Sì, approfitti delle grazie di Dio che passano e ricuperi un po’ di quella calma tanto necessaria ad un’anima di preghiera, di quel riposo e di quella pace nell’azione che le consentano di farlo bene. Si metta a completa disposizione di Dio e Dio farà tutto in lei. Addio, cara figlia, saluti deferenti a tutte. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. P.S. Non metta sull’indirizzo “par Toulon”, ma semplicemente “La Seyne-sur-Mer, Var.” Ho dimenticato il suo numero. Sig.na Guillot Marguerite - rue du Juge de Paix, Maison Garcin, Fourvière - Lione (Rhône). 378 CO 380 MARGUERITE GUILLOT (II, 99, 94) La Seyne-sur-Mer, 19 ottobre 1852. Cara figliola, ho un momento libero e lo riservo a lei. Risponderò alla sua direzione successivamente; in questo momento sono troppo indaffarato. 1. Per la decisione della monaca, penso che ella non l’ha riconosciuta o non era informata dell’autorizzazione da lei avuta. Bisognerebbe spiegarsi con il reverendo Galtier, che è comprensivo. Penso che c’è stato un malinteso. 2. Non lasci il p. Champion per andare dal reverendo Galtier: sarebbe non solo poco cristiano ma 98 ridicolo, se le facilitazioni che le sono state accordate fossero collegate a ciò. Quanto a me, non posso credere una cosa simile, ci deve essere stato un equivoco. 3. Va bene per la signorina Jaricot: questa santa anima soffre molto. Certo desidero esserle utile, ma da qui non mi è possibile, approvo tuttavia ciò che lei fa. 4. Per le mortificazioni segua i consigli del p. Champion, perché è prudente e saggio. Comprendo la sua riserva sul no; è una riserva motivata dalla carità. E poi lui ben sa che la cosa permessa è un’eccezione e che occorrono delle motivazioni. 5. Sì, il cuore del povero è più riconoscente, lo costato ogni giorno. Quindi beati i poveri! Sì, faccia a suo agio senza agitarsi e senza affaticarsi questo piccolo lavoro. 6. Penso che la signorina de Revel entrerà nell’opera pia, ma non per molto, perché ha già molti incarichi. Ma è buona e bisogna fargliela conoscere. 7. Quanto al Terz’Ordine, io l’amo e soffro per esso, ma per il momento preferisco non averne notizie, e pregare per esso nel segreto e nell’oblio. Il buon Dio, non avendomi più conservato nell’incarico per obbedienza, vuole, mi pare, che lo abbandoni alla sua grazia. Per le difficoltà del Terz’Ordine consulti il p. Champion. Mi perdoni, ma questa è una delle pene che mi costano maggiormente. Abbia perciò riguardo alla mia debolezza e mi parli solo di lei e dei suoi di casa, perché lei conosce il mio interesse e la mia dedizione. Non le parlo della mia salute: è uno dei miei problemi abituali. Dio ne sia benedetto! Se sapessi fare tutto per lui sarei ricco, ma quanto ho bisogno, in mezzo a tutto questo, di non dimenticare il buon Dio. I miei ossequi e il mio ricordo davanti a Dio per tutta la sua famiglia. Sono in Nostro Signore suo dev.mo Eymard. 379 CO 381 SIGNORA FRANCHET (II-S, 177, 19) Tutto per Dio solo. [La Seyne], 20 ottobre 1852. Ho ricevuto la sua sconsolata lettera, mia cara figlia in Nostro Signore. Ahimè! Quali tristi notizie mi dà. Lei non mi chiede una risposta. Capisco che i consigli dati da lontano e senza la grazia del sacramento non possono dissipare una tristezza tanto grande, e perciò mi limiterò a dirle che raddoppierò le preghiere per lei, perché il Signore le conceda generosità e fiducia nella sua divina bontà. Il suo povero cuore soffrirà fino a quando non si riposerà in Dio. È da gran tempo che le creature lo fanno soffrire, ahimè! Quando raggiungerà la pace? Lasci il p. B. dal momento che non le fa del bene, e vada dal p. Desch. Lei in poche parole ha bisogno di vivere con Nostro Signore. La lascio alla divina bontà, così buona con lei, e sono il suo um.mo Eymard. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent 65 - Lione (Rhône) 380 CO 382 MARGUERITE GUILLOT (II, 100, 95) La Seyne-sur-Mer, 23 novembre 1852. Non ho tempo sufficiente per scrivere un po’ a lungo alla signorina Claudine, ma lo farò al primo momento libero. Sì, lo faccia questo ritiro; è una bella grazia sul cammino della vita e bisogna approfittarne. Sono contento che abbia deciso di tornare alla primitiva forma di vita comunitaria e di dare inizio alla prima casa di Nazareth. Se ne porterà lei la fatica sarà un merito in 99 più; normalmente è la più debole e la più inetta che custodisce la casa. Il buon Dio vuole entrarci per qualche verso, anzi in modo deciso, nella direzione delle anime; perciò abbia fiducia nella sua grazia. Pregherò molto per tutte voi durante questo ritiro, perché tutte diventiate vere religiose davanti a Dio. Non oso scrivere al p. Favre sul Terz’Ordine. Lei capisce che non tocca a me fare i primi passi; gli ho però consegnato degli appunti. Il mio Capodanno è una prova, perciò lasci agire il buon Dio. Ma allora forse potrebbe dare le dimissioni, se proprio sente sempre questa ripugnanza. Ciò che mi dice ... mi addolora. Il buon Dio la mette alla prova, ma bisogna convincerla a manifestare la sua pena ...; si tratta di una tentazione. Addio, mia cara figlia, preghi per me. Sì, le perdono e la benedico di tutto cuore. Eymard. Sig.na Guillot Marguerite - rue du Juge de Paix, 31, Fourvière - Lione (Rhône). 381 CO 383 MARIANNE EYMARD (III, 102, 93) La Seyne-sur-Mer, 30 novembre 1852. Carissime sorelle, ho un momento tutto per voi. Grazie delle lettere e delle notizie. La Mure è sempre La Mure per me; tutto ciò che vi accade mi interessa, ma soprattutto mi interessate voi, care sorelle. Ora, penso, voi avrete il freddo e la neve, ma il buon Dio vi ha concesso di che riscaldarvi. È vero che qui c’è un bel sole e un caldo primaverile, ma l’impetuoso maestrale, che si leva spesso e che è più violento della tramontana dei paesi freddi, bilancia il clima più costante delle nostre regioni. Il buon Dio da padre amoroso ha messo da per tutto il piacere e il dolore, perché non ci attacchiamo a questa terra di esilio. Il nostro collegio ci dà molte consolazioni. Abbiamo 112 ragazzi appartenenti alle famiglie più ragguardevoli della regione. Qui bisogna dispiegare la pazienza e la bontà di una madre e la fermezza di un padre. Abbiamo appena fondato una residenza di missionari a Tolone; ciò mi solleverà un poco riguardo alla bella opera dell’adorazione, che mi occupa due giorni ogni settimana. Ho scritto al parroco per il Terz’Ordine: gli ho trasmesso la facoltà di ammettere nei casi singoli e gli ho inviato un piccolo libro. Certamente sarà contento di me e spero lo sarà anche del Terz’Ordine. D’altra parte, siccome il Terz’Ordine di Maria non è una confraternita o una congregazione, voi non dipendete da nessuno. Se vuole farvi del bene, siatene riconoscenti. Comunque, care sorelle, fate come i mendicanti: essi accettano l’elemosina da tutti e non sono schiavi di nessuno; noi non apparteniamo che a Dio. «Fare il bene e lasciar dire», diceva san Francesco di Sales. Sono molto contento che il quadro vi sia piaciuto; esso è bello e non poteva avere una destinazione migliore. Abbiate cura di voi stesse, mie care sorelle, durante la cattiva stagione. Se vedete Philibert Gros, gli direte che ho buone speranze che il suo fratello ottenga il favore ... Saluti, care sorelle; penso continuamente a voi davanti a Dio, fate lo stesso per me. Io sto bene. Vostro aff.mo fratello Eymard, p.s.m. P.S. Ho avuto il piacere di vedere il signor Giraud cognato della signora Bernard e gli ho raccomandato Bernard Bigot; mi ha promesso che se ne occuperà. Sig.na Marianne Eymard - rue du Breuil - La Mure d’Isère. 100 382 CO 384 SIGNORA FRANCHET (II-S, 177, 20) Tutto per Dio solo e per lei sola. [La Seyne], 30 novembre 1852. Non voglio aspettare il suo turno per risponderle, mia cara figlia, ma lo faccio subito perché la sua lettera mi mostra un’anima di buona volontà e un cuore che soffre. Nonostante il mio silenzio non ho smesso di pregare per lei. Ma la creatura non è in grado di fare del bene a un suo simile se Dio non glielo consente e non lo vuole. Capivo che darle consigli poteva forse impedirle di aprirsi confidenzialmente con altri. E siccome le porto tutto l’affetto che Dio prova per lei, può capire il mio riserbo. Vede, cara figlia, il buon Dio la vuole tutta intera, povera e miserabile, sola e libera dalle creature; e lei deve sentirsi felice. Oh! mi creda. Io la conosco meglio di ogni altra persona, e la fiducia che lei ha in me mi dà il diritto di dirle con tutta semplicità: la perfezione sta nell’amare Dio e nel soffrire per lui. Amare Dio solo e non desiderare altri spettatori, altri consolatori, altri centri di interesse fuorché Dio, è questo l’amore più grande, quello di cui lei ha bisogno. Lei soffrirà finché questo non le basterà. Quello che lei cerca si trova soltanto in Dio. Lei ha troppo cuore, troppa consapevolezza della sua povera miseria e allora, troppo sola per portare un simile fardello, finisce con crollare sotto quel peso insostenibile. Ed eccone la spiegazione: il buon Dio sparge amarezza e freddezza, e distende un velo attorno a lei ed alle creature, perché vada da lui a cercare la pace e la forza. Mi è caro pensare che ha ripreso il suo vecchio stile di vita, ha riesaminato il suo metodo di orazione e le disposizioni per accostarsi ai sacramenti, e che si è familiarizzata con Dio. Legga il capitolo 21º del III libro dell’Imitazione. Addio, figlia mia. Provi con il p. Favre. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. Sig.ra Franchet - Quai St-Vincent, 65 - Lione (Rhône). 383 CO 385 SIGNORA JORDAN (II-S, 217, 1) [La Seyne], 30 novembre 1852. Signora e cara sorella, ha certo di che mormorare, e a ragione, contro di me e contro la mia pigrizia. Ed io mi aspettavo tutti i giorni una sua lettera di rimproveri. Ma poi mi dicevo: tutto è stato dimenticato, l’uomo e il suo debito. Ora finalmente vengo per dirle che salderò tutto, che ho mantenuto la parola che le ho data nel lasciarla, poiché ho lavorato fino ad Avignone. Ma non ho avuto il tempo di finire, e quelle note sono sempre qui davanti ai miei occhi, che mi confondono e mi rimproverano di lasciarle in riposo. Ma io rispondo che lei conosce già quelle cose, che le sa fare anche meglio, che non si insegna l’alfabeto a chi già sa leggere. Che ne pensa, buona signora? Lo vuole sempre questo piano per l’orazione? Se ci tiene, prometto di inviarglielo come strenna, altrimenti la mia pigrizia finirà con il dire: tanto di guadagnato. Eccola ora a Lione, in questa buona città, tanto triste d’inverno per il bianco sudario che l’avvolge e per l’umidità pungente che penetra fin dentro l’anima. Come si trova? Che cosa vi fa? Ora, penso, non ha più bisogno dei miei consigli per le vacanze, ormai terminate. Lei è tornata alla sua vita semplice e raccolta, interamente dedita a Dio e ai suoi cari. Di conseguenza s’è fatta la bonaccia, e il raccoglimento torna quasi spontaneamente a riempirle l’anima. Gli esercizi devoti hanno ripreso il loro corso, il loro ritmo, il loro luogo, i loro benefici effetti. La santa comunione, di 101 cui ha più bisogno di altri perché è debole, fragile, triste, crocifissa e isolata, l’ha fatta regolarmente nonostante le sue miserie quotidiane, la polvere della strada, l’impazienza provata ma non voluta per le miserie della vita. Sì, faccia bene le sue comunioni, cara figlia, altrimenti la sua anima inerme e affamata, non avrebbe più forza né coraggio. I veri poveri sono sempre bene accolti dal buon Dio. Si sforzi di essere paziente, dolce, tutta immersa nell’amore di Nostro Signore, per riuscire a diventare dolce e umile di cuore, come il buon Maestro. È questa la condizione per la pace e il riposo dell’anima. Lei desidera che le richiami quanto abbiamo detto sulla Via crucis. Volentieri. 1a stazione: Gesù è condannato a morte. Chi è Gesù? È la bontà e la santità stessa, è il mio Dio creatore e salvatore. Gesù Cristo è condannato a morte; e chi ha questo orribile coraggio? I demoni? No. Essi tremano davanti a lui. Sono gli uomini sue creature, i giudei, suo popolo privilegiato; sono io con i miei peccati (atto di riprovazione). Ma come mai Gesù Cristo onnipotente si è lasciato prendere, legare, ammanettare, condannare a morte, lui che ha ai suoi ordini gli angeli, le folgori e tutti gli elementi? Gesù Cristo si è lasciato prendere, legare, ammanettare, condannare a morte per mio amore, prendendo il mio posto di colpevole. Senza la condanna del Salvatore io ero dannato per sempre. O mio Dio, è mai possibile che mi abbia amato a tal punto, anche mentre io non ti amavo e anzi ti offendevo e ti condannavo? Ma a quale genere di morte è condannato? alla morte più dolorosa, alla più infamante, alla morte riservata agli ultimi degli schiavi, alla morte di croce! Ma perché proprio questo genere di morte? È l’amore di Gesù che l’ha scelta perché implicava maggiori sofferenze e, quindi, maggiore amore. Dio mio, io cado nello stupore e nello spavento alla vista della mia ingratitudine e del tuo amore. 2° modo: le virtù. Quale virtù pratica il Salvatore in questa stazione? La calma davanti ai giudici iniqui e ai carnefici. Bell’esempio per me quando vengo umiliato o condannato. Ma l’ho imitato? La forza. Gesù Cristo dice la sua verità, la proclama senza lasciarsi intimidire né turbare dalle bestemmie o dai maltrattamenti. Ecco un modello per me per restare fedele a Dio nelle prove. Lo sono stato? La dolcezza. Gesù Cristo non si irrita e non minaccia i suoi nemici; si lascia dolcemente legare, ammanettare e trascinare davanti ai tribunali come agnello senza macchia e senza difesa. Non risponde nulla agli insulti, non si difende di fronte alla calunnia, non ricorre in appello contro la sentenza di morte. La carità. Mentre lo maltrattavano l’amabile Salvatore offriva quelle ingiurie ed umiliazioni al Padre suo per la salvezza dei carnefici. E, condannato a morte, dice: Sì, o Padre, accetto questa morte infame ma per ottenere la vita a tutti i peccatori. Anche noi dobbiamo pregare e soffrire per i nostri nemici. Mi fermo qui, buona signora. Preghi per me perché possa praticare quello che vado dicendo. Abbia la bontà di comunicarmi il nome di quella signorina di Romans presso la quale ho pranzato. Addio. I miei ricordi pieni di rispetto e di devozione alla sua famiglia e, se crede, alla signorina Agarithe. Suo dev.mo in Nostro Signore Eymard. 102