CROCE
ENEDETTO
NUOVE
CURIOSITÀ
STORICHE
T'?t\
NAPOLI
Riccardo
Ricciardi
MCMXXII
editore
o-
Proprietà
Tutti
i diritti sono
NAPOLI
Letteraria
riservati
-
TIPI
a
norma
SILVIO
delle
MORANO
vigentileggi.
ALL'
Caro
Or
di miei
piccoli,detti
e
V edizione
se
ristamparla. Dunque,
nonostante
tutti
i
nonostante
che
io
mi
par
è dato
di
e
vie
che
sono
iniziare
un
simpatie,
su
confesso che questo
indusse
m
animata
pensiero
e
più
ancora
curiosità
dalla
a
mia
nuova
le
ama
quali
coi
fatta
conversazione,
in
verità, innocenti
dai miei
trarre
quei primi. Così
non
?
gioia,
lihriccini
gli argomenti
memoria,
storiche, che forse
nute
micome
e
quelli
e
alla
e
apportò qualche
mi
di
Napoli
mia
letteraria,le
di
e,
nelle idee,
e
prossimo
ancora
care
cose
e
niva
conve-
chi
ancora
rendere
subito al proposito
altri scrittarelli simili
Nuove
storica
a
Ci
?
c'è
nunziasti
an-
la guerra,
gusti
quasi
gente
una
che
e
più la
riconosca
straniero,
valgono
nei
mi
tu
nonostante
—
accaduti
non
sue
spacciata
pensai
—
d'essere
ripigliareo
d' appunti,
di
quasi
il passato
comuni
Ti
col titolo
stampa
a
di
gruzzolo
un
pochi mesi,
era
locali, V aneddotica
notizie
domestico
n
cangiamenti
le
per
ora
tradizioni
mettesti
meraviglia, dopo solo
che
quale
te
a
serie
storiche.
mia
scontri
alcune
volumi
raccoglierein
erudizione, che
di varia
di Curiosità
Con
nel
grandi
scritti
noterelle
Riccardo,
anni,
tre
son
RICCIARDI
RICCARDO
EDITORE
sono
saranno
nate
queste
nemmeno
Vili
le
perchè
ultime,
lavori,
tornare
giuoco
riposante
a
e
determinare
chi
il buon
nelle
le
con
trepida
di
mano
di
libro
si
faceva
in
solitario
libro
a
e
lacune,
di
svolgere
la
Voluttà
della
lume
carta
in
carta,
veneranda
una
pergamena.
Abbimi
sempre
Frascati,
IO
luglio
1921.
Tuo
Benedetto
fondono
in-
quando,
provava,
al
un
servono
voluttà:
Faust,
gravi
a
pur
piccole
placida
una
più
come
mentre
riempire
d'inverno,
serate
trascorreva
a
il famulus
Wagner,
lunghe
e
di
quasi
Esse,
rinfrescante.
coltiva
intervalli
d'indagini
sorta
particolari
in
che
tale
a
negli
giova,
me
a
Croce
cerna,
lu-
e
I.
IL
DESCRITTORE
PRIMO
DI
BENEDETTO
La
Descrizione
dei
dagli eruditi,
di
perchè
Ma
essa
alcune
è
non
un
arido
risalto
in
che
venuta
sullo
sultata
con-
del
tipografia
«
così
del
non
ma
messa
in
fu
di
veduta
Napoli
Napoli,
MDXXXXVII1I
al
la
del
dal
per
»,
che
colo
piccome
tempo.
solenne
reso
V, reduce
Canzer
GIUSTINIANI,
Joan
appresso
di
pubblicazione
e
Mattia
(Napoli, 1793),
per
ispirano
pregio
senza
(1) fu Tanno
Napoli,
in
pagina
che
vita
dersi
cre-
citarla,
e
stile dell' operetta,
e
rispecchia la
(«
ma
regno
stampata
dire,
qualche
prima composizione
1535
potrebbe
come
Napoli dell'imperatore Carlo
perduta,
sembra
quella
per
suo
artisti, importanti
le intenzioni
perchè il 1535
nota,
a
si
della
piazza degli Armieri,
e,
del
ancora
adoperarla
voi
con
veramente,
quale
L'edizione
»)
di
di
modo
disegno
stessa
di
degna
(1)
di
nel
data
dalla
è
e
fra l'altro,particolari
trovano,
notizie
gliaffetti e
determinano
documento
La
vi
Napoli
Falco
di
notiziario,
esclusivo
questo
pregio letterario
è
quali
voglio leggerne oggi
io
mettere
e
i
di
sincrone.
da
e
Benedetto
e
costumi
FALCO
luoghi antichi
distretto di
amenissimo
NAPOLI
DI
certamente
da
Saggio
p.
Paolo
dalla
238.
Mi
Suganappo
è
scia
Brestorico
valgo
in
la
rielaborata
corrente.
I
2
I.
-
IL
PRIMO
DESCRITTORE
DI
NAPOLI
ilDi Falco rivolge
spedizionedi Tunisi; e all'imperatore
direttamente la parolanell'ultima parte del suo
scritto.
in quel tempo, del lieto sentimento
Napoli si riempiva,
di avviarsi a degno e prospero
avvenire. Terminate
con
la vittoria di Spagna le lunghe guerre coi francesi,
che
dei loro
episodi nel lungo e vano
assedio della nostra
città ; congiunto
ormai saldamente il
di Napoli a un grandeImperoe soggetto al magregno
gior
dinasta del mondo, del quale da molti secoli non
si
vedeva il pari; pacate le fazioni dei baroni
di cui anche
i più riottosi e tenaci nell'odio sembravano conciliati
col nuovo
dominio ; i nobili e tutto il popolonapoletano
lietamente Cesare,alle cui impreseguerresche
accoglievano
nelle varie terre di Europa e sui lidi di Africa avevano
la sua
che con
veniva
e
come
partecipato,
a
presenza
consacrare
e
quellache pareva la nuova
era.
inaugurare
La vita sociale rifioriva:i baroni,che in sempre maggior
si stabilivano in Napoli,
vi edificavano nobili panumero
lagi,
vi sfoggiavano
il lusso delle loro corti ; la letteratura
e
le gloriose
tradizionidel tempo aragonese
ripigliava
avuto
avevano
uno
,
e
accademie
sorgevano
di letteratie
di
filosofi
ducevano
; s' intro-
le
teatrali,
non
cole
rappresentazioni
più delle picfarse allegoriche
della nuova
o
media
comgiocose,ma
e
che
tragedia,
La
stessa
era
risalita a
Plauto
e
renzio.
Te-
a
ediliziadella città si trasformava
ampliava per opera
Toledo : Napoli si
del
faceva
nuovo
viceré,don
Pietro
più ricca,più decorosa
bella. Tutto ciò dice calorosamente il Di
ed
e
di
più
Falco nella finale
perorazione:
Se
a
l'esercizio delle armi
nostri giorni,teneri di età
e
attendemo, vi potreiinfiniti cavalieri
gravi di
senno,
raccontare,
che
a
futuri
a
se-
I.
coli
IL
-
PRIMO
DESCRITTORE
nell'arme
larga speranza
delle lettere
Se
Academie
furo
poc' anti
interrotti
fatti si veggono,
nella Academia
risplendere
;
mirabile. Ma
che
le
la
a
di
bene
sentono
alcuni,
i fanciulli dottrina
e
si
scene
non
è
i vecchi
rendeno,
si
e
ripresentano,
meravigliase
lontane. Perchè
gran
in
e
a
furo
lei ;
con
monti, de' fioritilidi,e
napolitanemani
ed
I
e
in candidi
che da
marmi
stillano,con
intagliate
dalla Spagna
e
Napoli
solcati
ben
cittadinanza,della gentilnobiltà
;
si
esercitatissima
e
a
vengono
meravigliarsi
campi, de' culti
delle
giardini,
mente
Toledo) ingegnosa-
gran
dolcissimo
riguardevoleed
mostrano
di-
fontane in diverse guise da
(mercèdel
mormorio
senno
le nazioni
oggi correno
onorata
verie
e
spettacoliritornano,
delle fruttiferevalli,degliadorni
dolci acque,
industriose arti della
sempre
nulla
apparecchiano
; e perciò
si
infino ad
stupisconode*
e
sima
chiaris-
e
braccian
castitade ab-
e
pudicizia
dalla Alemania, dalla Francia
goder
chiare, fresche
di musica
le gare
tutti dal gridodella
signori,
di lei
sana
si suole, l'error seguono,
come
tri
an-
già sterile si coltiva,
terra
essempi porgono.
Napoli
tate?
eserci-
gli usati
le acque
a
imparano, i giovani modestia
onorati
cezza
dol-
con
dell'altre arti onestissimamente
forme
gendo,
giun-
strumenti, talor
con
luoghi si
prudenza,e le donne
più gli uomini
meno
l'arte
natura
paludi ingorgate si spediscono,e l'aria agliabitanti
se
di sé
conoscenza
ogni napolitano spirito
voci, talor
con
ingegnosamente si appalesano,la
rendesi. E
le
abbi
in diversi
diremo
Agli edifici le antiche
chiusi
il Cielo
talor
della
incensi
accesi
la
Apollo
alquanto volemo, oltre di quello
particolarmente
quasi ciascuno
entrambi, diverse armonie
con
luce il biondo
nova
i sacri
dire
che
par
di giorno e di notte,
e
di
disavventura
Napoli fioriscono. Già
in
novo
degl'Incogniti
della musica
naturale istinto di che
dotato, ormai
si vede
nell'amicizia
e
guirono.
se-
s' insegnano, gli animosi
esercizi
quella degliArdenti
in
proponesi. Se
stesso
fu detto, per
sovra
gli onorati
de* Sereni
fumano
virtù
come
peregriniingegnidi
i
e
ben,
;
sime
imperialivittoriosis-
padri loro fedelissimamente
i
e
dosi
travaglian-
ragionamo, già gli antichi studi delle prime
se
apreno,
se
le
animosamente
gli avi
insegne seguire,come
3
NAPOLI
nel cui esercizio
prometteno,
debito si vedranno
al tempo
DI
meraviglianodelle
plebbe,della
rata
ono-
legrano
della valorosa cavalleria;si ral-
mercè
de* duchi, dei conti, de* marchesi suoi, de' quali,
principi,
della liberalità della Maestà
Vostra, la nostra Napoli è così abon-
devole
:
de'
siccome
da
Parthenio
giorno,nanti
un
deglisovradetti Incogniti
4
I.
al dotto
amici
IL
-
saggio
e
suoi, fu
Giesù
del corpo
a
Cristo Signor
la Maestà
I
n
lui stesso, che
gloriasua
e
tra
gli
e
la mia
la sanità de l'anima
nipotiinsino alla quarta
fedelissima
patria invece
,
in questo
basso
inchiostro
a
Deo.
di Lesina, Baldassarre Maldacea
dice nella
vedendo
quella
ben s'intende,
come
degliIncogniti
era,
n
seo
Mue
apparteneva a quell'Accademia,
n, il vescovo
Falco
e
beneficio della Christiana
e
suoi felicissimi
core
a
sempre
in queste umili carte
Parthenio
II Di
a
figlide'
i
m' inchino. Laus
sempre
degliIncogniti,
e
gli anni
nostro
Vostra,
vegga
generazione,avendo
quale
NAPOLI
DI
lungo discorso raggionato.
Prolunghi dunque l'eterno
Republica,onde
della
DESCRITTORE
di Lesina, Museo
vescovo
con
Iddio per
PRIMO
che
che
prefazione
Napoli non avesse
si
era
trovato
(1).
ricato
rammaancora
lei ciò che molti antichi fecero per le
facesse per
loro città,e dei moderni il Sabellico per Venezia, il
chi
Biondo
per
Roma,
il Merula
tre
Milano, e altriper al-
per
Partenope," dolce e bella sirena mia n, rivolge
n
la parolanella prima pagina del libro,
e a Napoli, cara
mia madre ", nell'ultima,
con
poeticimodi, dolente solo
; e
n
di
a
non
aver
cantato
"
di lei
n
con
talgrave
stile e
con
Sebeto
di parolen da rendere il suo
leggiadria
1
equalead Arno e a Sorga n.
n,
sopranominata,allora,n Napoli gentile
Napoli era
Falco illustra e convalida ; ma
e
questo epitetoil Di
anche n Napoli fedele n, e questo secondo egliprova il
bisognonon solo d'illustrarema di difendere. Perchè c'era
n
stato
un
bugiardoscrittore e malignon, Pandolfo Colosato
lenuccio,il quale,nella sua Storia di Napoli,aveva
di tanta
inconstanzia che
dire che " li regnicoli
sono
tale
(1) Cfr.
V,
528-9.
MINIERI
RICCIO,
Accad.
di
Napoli, in
Arch.
stor.
nap.t
I.
tanto
IL
-
DESCRITTORE
PRIMO
si ribellano quanto
non
". E
veramente
consuete
sotto
gravissime
il fatto,
lo
ma
Quanto
si dice delli Baroni
vecchio, la Maestà
di questo regno
Baroni
ribellioni in ogni paese
di Franza
Germania
ed
in questo
ora,
avuto
si
ardimento
tempo,
Gerosolomitana
e
diede
Rodo
al Gran
molti riscontri
diversi tempi
Tutti
e
;
per
qualegià
alcuni
Turco
Giovanni
;
che
e
con
loro,
cavalliero
vostra,
El
re
vostra
cora
an-
ma
al volto del felicissimo
ché
schiere,ben-
armate
ragionevolefreno.
spagnuolo,della
si
pagnia
com-
Maestro
potriano scrivere
provinciesi
giusteor
gue
san-
si ribellò il Duca
Battista,tradì il Gran
in diverse
gioini,
an-
di tali
e
principidella
loro posto
di simili errori
diverse cagioni,or
d'una
vostra
stato
intende,un
di San
di maniera
macchiati
siamo
si
Franzesi
loro naturale nobil
di ccmparire innanzi
dal valor dell'invitto Imperio sia
quel che
da
e
ribellatidalla Maestà
sono
potentissimoesercito della Maestà
Similmente, per
nega
la maggior parte delli
Normanni
dai suoi franzesi,dal
e
si ribellaro dal Re Ferrando
che
qualiper
non
ogni principesoglionoaccadere.
sotto
solamente
non
hanno
e
;
da
o
Falco
signorlontano dalla nazion
aver
e
fu abandonato
di Borbona
discesi
che
sapere
di Svevia; li
tolerare
poteano
non
deve
vostra
sono
Tedeschi
da
o
secoli,dei baroni, e continue
tanti
Il Di
gliultimi aragonesi.
lo spiega:
commenta
e
quel che
a
si
chi ribellar-
a
lioni,
al ricordo le ribel-
ancora
cocevano
per
hanno
non
5
NAPOLI
DI
in
commetteno,
simili
ingiuste,
errori.
tintura.
perciò giova meglio contrapporre al male, che è
il bene : le prove
di
tutti i tempi e popoli,
comune
a
Ferrante nella
fedeltà deglistessi baroni napoletani
a
re
E
guerra
con
date al
re
Giovanni
Cattolico
che
d'Angiò;le più insigni
e
furono
all'imperatoreCarlo dal duca
di
CoCapua, da Prosperoe Fabrizio lonna,
dai marchesi della Pescara e del Vasto, dal principe
di Salerno,dal protonotario
Caracciolo dal conte
dal suo
Vincenzo
Tuttavilla da
di Sarno
e
figliuolo
Termoli
Andrea
di
,
,
6
I.
DESCRITTORE
PRIMO
IL
-
DI
NAPOLI
di Castro villari.Vero
Fabrizio Maramaldo, dal duca
è
del
giudizio
Collenuccio,diceva che la insegnadi Napoli è " uno
animai che, tenendo a dosso la barda vecchia,riguarda
anche
che
la
n
esclama
insegna
—
insegna della
città
un
Luna, qual dimostra
esser
un
ilDi Falco
d'
campo
adoravano
anticamente
li
adorata
mezzo
terra
essa
che
rosso,
li vapori che
per
giammai, essendo la
è il color della
riceve dalla terra, per
simamente
deglialtri pianeti,mede-
Deh, s'io potessifar qui menzione
dagli stessi Napolitani.
d'Italiani
simil barda
ch'a noi
vidi
non
è il color del Sole, il quale
che
e
Napolitani,
la matina
della incostanzia
con
io
—
oro,
pianeta che è piùvicino ad
tale animale
col
!
nuova
Tale
d'accordo
vecchio motto,
un
le torombelle
e
sarebbe
della Italia,direi che
l'Italia
del-
al rimanente
più convenevole
NapolitaniI
qualelo descrive il
Di Falco ; e
atteggiatosi trova
"
invece neglistemmi dei due più antichi e maggiori
dili
senobili " della città,quellidi Nido e di Capuana,
che in certa guisarappresentarono talvoltala città stessa.
Lo
stemma,
di Napoli era
infatti,
il cavallo,variamente
,
che sia,in questa affannosa difesa della n fedeltà n
di Napoli freme il ricordo del passato e trepida
politica
la sollecitudine dell'avvenire.
Come
Ancora
più conforme
difesa della
Falco
non
n
fedeltà
dubita di
tempi è l'altrae più agevole
di Napoli,che il Di
religiosa
ai
n
mettere
condizioni in cui si
a
confronto
trovava
le assai diverse
con
questa parte il popolo
per
dominatore,glispagnuoli.
Per
essi
la mistura
Spagnuoli sono
e
dei barbari
Mori
stati infettatie
acquistaronoanche
il
nome
e
altre
macchiati
Mauro
genti settentrionali feroci,
quanto
cioè
sto,
alla fede di Cri-
Moresco,
detto
«
Mar-
I.
rano
quasi
»,
la forza
che
Maurano
«
l'ha
infedeli Mori
al
(1).E
la
tutto
certa,
coloro
che
da
Mori
sospetto de
o
di
lunga dimora
toglier
e
E
del
da altri uomini
questo
noi
tenemo
che
li quali ne
infedeli,
per
reggiata
signocun
al-
causasse
vicini alli Mori,
noi
siamo
fu
mai
Napoli non
e
cosa
per
Papa, dalli quali ogni dì
essendo
infedeltà, non
li veri
vogliono osservare
non
ammaestrati, massimamente
romanamente
la
per
perciò
vergogna,
infedele si ha potuta
moresca
romana...
di Roma
la vicinanza
per
setta
che
è
non
tici,
ragionevolmentenella Spagna s'inquidono
gliEre-
cosa
precettidella Ecclesia
santi
loro
questo
7
NAPOLI
DI
voglio io dire
;
nell'Alemania
come
DESCRITTORE
»
causato
non
la qual
via. Per
PRIMO
IL
-
la
come
Spagna.
qui il pensieroricorre subito alla ferma
E
dei
i tentativi che
contro
napoletani
in ogni tempo
ripetuti
e
non
risolutezza
più volte si
parevano
del
erano
donati,
abban-
tutto
luminosa per la sua t ^d^
d'introdurre nella loro città,
1*inquisizione
).
cattolica,
irreprensibilmente
spagnuola("?
si moveva
allora con
Pure, in Napoli lo spirkoreligioso
soffocata; e nelle accademie, nei
libertà,che poi venne
monasteri
nella società
e
si notava
un
lo
e
elegante,
presso
fervore di sentimenti
e
di
stesso
polino,
po-
che
pensieri
rispondevanoal gran moto, mistico della Riforma. E forse
lo stesso
Di Falco,senza
avvedersene,partecipavaa quel
peccaminoso fervore.
Chi
manno,
esempio,quelsignorLeonardo Curz, Alen
al qualeegli
dedica l'opera
caro
sua
e che chiama
fratello Sigismondo,
n, e dice che aveva
figliuolo
un
nella corte
venuto
fare, o
imperiale?Che cosa
a
era
era
per
,
Non
(1)
è
altra
:
sarà
inopportunoavvertire chela derivazione
quellaparolavaleva
(2) Si veda quel che
nella
vita
210-213.
Mattana
«
maiale
è detto in
durante
la
»
e
si dava
proposito nel
mio
di
«
marrano
»
agliinfedeli.
libro : La
Spagna
Rinascenza, Bari, Laterza, 1917,
pp.
8
I.
che
IL
-
PRIMO
DESCRITTORE
DI
NAPOLI
faceva,a Napoli? Il Di Falco lo conobbe
cosa
"
"
per
n
la qualeil Curz
confortava aìla
con
un'operadevota
pazienza cristiana leggendoladi continuo n e perciò
,
,
volle
del
essere
per
,
suo
affettodi Cristo,
la cui
lo medesimo
cuori,fa che nel
stampata nei nostri afflitti
seda
n
dei suoi amici, e
numero
gno
compa-
bontà,
umana
di loro
mezzo
delle
spiritual
profitto
del cielo ". Il Curz egli
divine promesse
ammirava
come
n
da dovero meravigliosa,
cosa
pregiatodella graziacristiana,
di Cristo...
giovaned'anni e vecchio nei santi pensieri
". Par quasi di udire gliaccenti coi qualiallora
in Napoli,gliamici di Juan de Valdés.
favellavano,
eterno
un
onore
e
certo
un
le lodi del sito
L' operetta del Di Falco si apre con
vendo
vien descridi Napoli,
e
poi,cominciando da Posillipo,
le strade
e
chiese della città ;
antichità di Pozzuoli
e
dei
delle
anche
tratta
con
bagni,e termina,infine,
degliabitatori.
sulle costumanze,
in
Vi abbondano
e
una
digressioni
nella qualel'autore descrive
modo
piaceràleggere,
particolar
le lodi
le fastose
minutamente
mense
i lauti conviti dei
e
si trova
Questa digressione
napoletani.
signori
della n strada degliOrefici n :
In questa
strada si lavora l'oro
di lavoro. Conciosiacosachè
Baroni
del Regno
in
Laonde,
oro.
non
tu
molti anni addietro li
riguardandoglialti ripostiadorni
imaginie di
abacos; questila
nove
notte
vasi
nelle sale de' bei
congetture,
risplendonoper
a
bevere
d'argento e
palazzi,harai
a
viglia,
mera-
scolpitida
di vari vasi
li
pendenti candelieri di
fiamme.
Poi
verse
di-
diverse bevande
vari
rame
posta
vedrai un'altra ri-
lavala,piena d'altretanti vasi di ricco cristallo con
bei lavori, collocati ivi
Principie
luoghii latini chiamano
qualiriposti
ciprioe della Alemania, lucenti di molte
e
sito
propo-
niera
ogni artificiosa ma-
l'argentocon
mangiare ne*
costumavano
entrando
e
a
diversi smalti
preziosivini. E
nel
I.
mezzo
comoda
una
piattid'argentoaspettano le
loro
con
destro
un
di
E
gelsominiodoriferi
tanti
pieno d'odore
convenienti
antichi
sta
gliinvitati. Questa
cialdoni
E
».
»,
chiamiamo
Barbaro
«
suntuosissimo
valos di
cibo
di
zia del gran
Aquino,
mustacea
tal
;
cibo
de' cedri
comminciar
da dolci cibi
vino
la salvia,e
con
e
miche
salsi,come
e
le
del pan
bianco,
allesse che
noi
e
a
voce
un
tintinno
«
le carni
di
allesse
vari
la vivanda
primi servietti
e
con
varie
menestre
dell'accorto
alli nuovi
del
si mettono
tini
la-
dretto
qua-
pononsi
lymo-
Apicii in
»
ientacula,
lauro,spasidelle
capretto,
della vitella;
cenno
ai
man-
e,
ha
pre
sem-
paggi, li quali
galeraal maggiordomo, detto
portano
l'ossa
quel-
ora
maggiordomo,che
fare
ciglio
da
sacri
lor candide
con
detto leucophagon,chi
vivande, quali i latini chiamano
sapori detti latinamente
arrosta
un
nomina
nelle frondi del
gammoncelli
e
da
»,
antepasto
per
quel
ancora
fatto,
Finiti questi primi cibi af-
architriclino ». Questi ordinatamente
ferculo con
Evvi
li presuttisalviati cotti col
animelle
severo
di Da-
Beatrice
dolci,postiin
mani, chi il biancomangiare,grecamente
nette
porta
quasi
avvolti
e
chiamiamo
l'occhio agl'invitati,
con
«
Jacovo di Triulzi
mustaccioli
e
paruto
»,
sono
le tenere
ora
udirai la
gitisigliantepasti,
dottori
»,
spesso
sopressate.
rosse
i fecatelli arrosti
obediscono
E
cedronata
«
da
scrivendo
»,
li quali li latini chiamano
gli altri antepasti,
vengono
quali sono
pasta reale
succaro.
pultarium,da noi la
niacum
saccaro
de' limoni,qual cibo Hermolao
e
queipezzi
sono
di Pescara.
gli spicolidegli aranci
ora
d'argento,avvolti nel
il melato
«
dagli
»,
pignolate», detti latinamente
«
Marchese
qual chiamano
zuccaro,
suo;
nevole, dette da lombardi
vane
fé' il signor Giovan
che
il
uno
vernaccia
«
em-
è divisa di
ogni
moglie la illustrissimasignora Donna
tolse per
quando
coltellino ad
suo
ivi
paiono
mensa
signoril
nucleis pineiset
ex
pugillares
convito
pieghe,
spesse
veramente
come
gliantepasti,
quivisoglionoessere
dili,
man-
cedri di celo d'oro, che
sontuosa
bagnano le
in cui si
inzuccarati, quali noi
Hermolao
bianchi, che
bel becchiero, pieno del vino detto
un
vinacia
«
e
nettissimi servietti col
e
due
tra
del
di due bianchissimi
coperta
altre frondi de
piovere,con
vezzosamente
«
lunga mensa
dirai mesali, di sottilissima tela d'Olanda, crespia
di
ripieni
trinciate da
delicate carni
minute
atteggiatotrinciante,il qual da greci è detto chìronomon.
e
una
più riguarderai
o
e
e
galantiservitori,che ivi
politi
di
torneata
mensa
9
NAPOLI
DI
DESCRITTORE
PRIMO
IL
-
(cosalodevole
li secondi.
condimento.
e
E
innante
che
si tcgliono via
signorile)
Quivi vedrai cibi
tosti
si
li
arrosti
10
I.-IL
PRIMO
mirausi, peperatie
con
la
con
honorati
cavalieri,
e
lino avvolti
a
un
avuti
in
tanto
riesce
d'una
torre
purgare
sparsinella tavola
placentam
panni di
cose
assaliti da
vivere
e
li cretari, li
disconvenevoli
sono
gia
man-
molte
a
pieghe, con
li denti,per
gustare
tragemata,
ex
di
e
la retinente
panni di
palichiposti
alla fine tanti
il
di
co-
do,
secon-
Hermolao
cose
e
ma
chia-
zuccaro,
chiamata
cotognata,
Quinci guarderaitanti ricchi
saccaro.
ricchezze
meraviglia.Ora
alli grandi personaggi. Li
avari
dalli
suoi
che
marzopane,
de vari vasi
d'argento,e
oggi,in cambio
quali empiono li reposti de
angustie
sontuosa
del primo mesale, levatone
turta
sere
es-
viltà si dispregian
cena
confectam, e altre
amigdalinis
(1); quindi tante
belle
fumando
,
e
coverta
streitea cotonea
razza
ogni parte
nucleis
chiamano
voce
Hermolao
sono
ex
in quanta
prezzo
che
distribuitialquantipezzi della
da
si
mentre
dotti,li quali debbono
la
profumo
piega in piega per
una
e,
ignorantibuffoni. Finita
soave
modo
d'uomini
avventura
per
pregiatie
varia, sentirai
che
NAPOLI
civeve,a diverse fogge cotti ;
li fastidiosi e
riandri
DI
cortegianamodestia, udrai alquantifestevoli detti de saggie
di molto
di
DESCRITTORE
vasi
quali in
de
questa
in
ci,
degli orefiterra,
molto
avara
etade
desiri,che gli astringono quasi
a
un
privato popolare.
Erano
(come
quelli
si
sente
in
tutta
la descrizione
e
n
più chiaramente in queste ultime parole) tempi senza
invidia n, nei qualii popolanitenevano
vanto
patrioil
a
lusso che
spiegavanoi signorinella loro città,e anzi li
censuravano
e
quando sembrava loro che
rimproveravano,
"
inclinasseroa un
vivere privatoe popolare" !
IL
Popolanoera
lui manchino
certamente
notizie
libri ricavare che
(1)Arazzi.
la
il Di
Falco, e,
sebbene
di
è difficiledai suoi
non
biografiche,
dovette essua
professione
principale
I.
IL
-
DESCRITTORE
PRIMO
1 1
NAPOLI
DI
di scuola n (1).Vocabolari
e
quelladel n maestro
rimari e prosodie
tutte le altre sue
sono
grammatiche,
re,
opedi moda
librettonel quale trattò un tema
tranne
un
in queglianni, la dottrina dell'amore
(2).
Il Vocabolario della lingua
che egli
posto
comaveva
volgare,
al quale rinvia nel suo
Ternario del 1535 come
e
sere
a
che avrebbe
opera
inedito,e,
Ma
il Rimario
che
comparve
n
certo,
non
stampa, rimase probabilment
ha altra notizia.
ne
a
se
(3) è il primo lavoro di qualcheampiezza
l'autore
in questo genere, come
si è fatto ancor
rimario
Non
del
e
presto
messo
ferma:
af-
stesso
da
pubblicarsi
abbiano voluto servirsigli
quale comunemente
degno
scrittorin.
L*
si fonda
autore
esso
per
tentativiprecedentierano
e
a
in
notiziole
letterarie
amicizie
sue
il PÉRCOPO,
trattato
Dell'
di Pacentro,
conte
Alemanno
1' ho
nel
cercato
stampato
e
1538, in 4°,
finora invano
Biografiedegliaccademici
anche
una
Lega
Brescia
e
è
in
Qiuglio.
che
stima
Napoli nobiliss.,
nuova
Napoli,presso
nel
notato
Francesco
a
Jllfomini
Sulz-
Giovanni
De
CHIOCCARELLI
,
(Napoli,1 780),pp.
nelle biblioteche. Il MlNIERI
lettera del Falco, preposta
98-9
del Falco: infine: stampato
ad
tnstantia
de
li honorohili
in
corda
110, ri-
alle rime di GlOVAN
"£apoli
uomini
MDXXXV
per
Antonio
Martinio
MENICO
DO-
Canze
Iooine et Francesco
adì
8
;
RICCIO,
detti poi pontaniani, p.
Vitolo Librari Napoletani compagni
di
sulla
(Napoli, 1535),
(3) Rimario
da
in
e
volgare,dedicato
in
amore,
illustribusscriptoribus
ed. Meola
neapolitanis,
ma
trarca
Pe-
n.
(2) Questo
bach
sulle
Napoli,raccoglieora
serie, II, p. 4
Carafa
al
ristrettial Petrarca, o
in queDante):e i dieci autori sono catalogati
st'ordine:
Boccaccio, Dante, Ariosto,Pulci,SanPetrarca,
(1) Alcune
godeva
(laddovei
dieci autori
su
del
mese
12
I.
-
IL
PRIMO
DESCRITTORE
DI
Bembo, Landino, Machiavelli
nazaro,
NAPOLI
e
l'autoredel Cor-
tegiano.
Può
sembrare
strano
a
un
lettore moderno,
è
ma
naturale rispetto
alleidee alloracorrenti,
che
a
fatto
af-
Dante
assegnisolo il terzo posto, e per dippiùche si espongano
a
me
lungole contrastanti opinionisul pregiodi lui coalcuni negandogli
di lingua,
conosc
autorità ed altriritesto
ai qualiultimi si unisce il Di Falco,
che perciò n non
ha osato
dei buoni
dal numero
togliere
autori del parlar
sì gran poeta n. Nondimeno, poitoscano
ché
i fogli
furono divulgati
della sua opera, glifu mosso
Dante tra le sue autorità;
rimproverodi aver incluso il rozzo
sicché egli,
tra per amor
proprioche lo spingevaa
al quale si era appigliato,
difendere il partito
tra
e
per
dei censori,fa di costoro, cioè
isdegnocontro la qualità
n
i n pedanti
della doppiaclasse di costoro, che erano
nella professione
e la
dell'insegnare)
(ossiai suoi colleghi
gente di mondo, feroci ritrattisatirici.E chiama i primi
n
huominucci che quando, con
una
lungachiave a lato,
le madri dei
vestitidi cotone, ragionano
con
per aventura
lor discepoli,
fingendoesser fedeli amanti, sonettando de
la fronte,de la luna,de* capei d'oro,de* denti eburnei,
madonna
che siete bianca come
l'avorio,le perle,
segnora
un
cigno,e altre parolesimili,
trapassare con
pensano
fetiditàtuttialtridivini ingegni
n; e qualifica
lor pedantesca
n
alcuni oziosi chiamati cavalierin e glipar
i secondi come
n
di un gentil'
mirabil cosa
hominuzzo, usato spaziarsi
per
le strade,con
piedifuor de la staffae con le mani spenlo scopinoa dietro e
solate sugliumeri de' staffieri,
con
li denti
'1 specchionel petto, abbaiando per la via con
sgombavandoda le finestredi donne, persuaso
disgragnati,
si
,
14
I. -IL
tercala qua
col dire il
DI
NAPOLI
là. Alla parolametafora,per esempio,protesta
e
contro
DESCRITTORE
PRIMO
n
" maledici
divino ",applicato
n,
a
l'aggettivo
n
n
divino Aretino
che i modestissimi
e si meraviglia
,
Veneziani
metafora
prepostera
si stampasse n.
Il Rimario
ha dedica, perchè(dicel'autore)
dicato
è de-
non
ai lettoristessi;
ma,
introduzione
i
n
permettessero che questa
della dedica, nel-
in cambio
celebrati alcuni signori
che ilDi Falco
sono
signoredi Consa, Camillo
Gesualdo arcivescovo di Consa, Antonio Doria,Scipione
rentino
Capece, Giovambattista Carafa prioredi Napoli, il fionel corso
del libro,
Antonio di Gagliano;
tra gli
Bernardino Martirano (1);e, nel commiato, si comaltri,
pie
addirittura un viaggio
di ossequio,
prima a Gaeta o
Fondi per inchinarsi a Giulia Gonzaga, indi a Siena
a
salutarvi quei gentiluomini,
Venezia, a far atto di
e
a
a
cari,Fabrizio Gesualdo
aveva
sottomissione al
Bembo, poi a Roma,
la donna
si trovava
dell'amoroso
finalmente colà dove
e
culto
cortigianesco
e
di
più famosa bellezza campana
Lucrezia Scaglione,
aversana
quel tempo, la gentildonna
dell'autore, che
vedova
di
la
era
Carafa.
un
dignissimoin questo
nostro
che
segnore,
prosapia e di bellissimo
di belle
opera
e
nia
come
«
».
con
L'Ismene
crede
poemetto
e
uno
».
lettre,e
stil dolce
del Martirano
(/
e
cavaliere
generoso
era,
di savia
orazione
grave
Martirano,
Carlo quintodi
l'Imperator
egliè
come
florida in prosa
il POMETTI
de
regno
giocondissimoaspetto,
e
recondite
e
dottissima
sì
Bernardino
il segnor
(1) «...L'eccellente signormio
narra
e
sì
scritta,ne
lezione:
la
Martirano, Roma,
romanzo
1897,
terato
let-
in prosa,
pp.
una
sua
quale lepidamente
gliamori d'Ismene
dunque,un
stria
Au-
antica
sommo
ancora
molta
di
cretano
se-
61,
Isme-
e
e
non,
68), un
I.
Ed
di
da
piacerà sta
ucellin, che
dolcissimo
I* insegna del Falcone, ucello
vola per
ricca
le venuste,
di bellezza
d'essi quantunque
e
Ma
il Di
forza né
volser
effigiarla
fino
quantunque
Falco
le dominava
...è nata
rapacissimo e
ad
che
roso
amo-
belle gote del
e
di virtù,la
pensieriper
pennel quantunque
in
versi
Napoli di-
ritrarla,né
la
color
né
accorto,
mai...
nelle
molte
sue
nella fortezza d'animo, onde
e
la
fronteggiar
incostante,
negli onorati
diversi
qual, venuti
tutte
:
per
e
giovanili,
vaghe
ci ritrae la bella donna
domestiche
sventure
fortuna
animosissimi
or
suoi fratelliha
dei
steccati,parte in servigiosacro
lei diversamente;
ora
sua
una
cara,
Ursino
del detto Piacentro, in teneri anni
col Rimario
consulta
qual,in-
spenti,parte
morti
pontefici,
e
parte
bella
moglie de 1*eccellentissimo
conte
nemica, la
perpetua
sua
di Piacentro,
Se
rispondi
—
d'un
artigli
artigliato
dagli amorosetti
et
preso
da diversi paesi, con
pittori,
da
libro
suo
divino viso de la eccellente Segnora la Segnora LUCREZIA
e
SCAGLIONE,
man
eglial
dice
—
15
NAPOLI
DI
che da colà de 1*assedio di Napoli infino
artiglio,
tenace
Amor
interrogato
Benedetto
sono
DESCRITTORE
PRIMO
sarai
ovunque
eh' io
IL
-
e
real
contessa
figlia,
Raimondo
il segnore
segnore
fitti
tra-
spense...
seggiane
provvedutoai bisognidei verin volgare,
le Syllabae poeticae,pubblicate
con
nel 1539(1), provvedeva a coloro che verseggiavano
in
latino;e dedicava questa prosodiaa un giovane,
Giovan
Tomisio o Giovan Tommaso
di Capua,probabilmente
suo
"
"
Il quale giovinetto
adodiscepolo.
patrizio (patricius
(1) Ne
:
reco
facilioriordine
Anno
quam
rem
pridem
è
dato
arbitrariamente
poeticam
ordinate
de
Neap.
domini
Capua. In fine: Excusum
iussu
in officina Matthaei
MDXXXIX.
opus
est
bliografi
dai bi-
necessarie
commo(sic)
(sic)a
BENEDICTO
Neapolitanoad illustrem doctumqueiuvenem
cognomenfco
Passeri
preciso, perchè
Syllabae podice (sic)ad
diori atque
FALCO
il titolo
aveva
Ioannem
Thomisium
honesti Marci
bionensis
Die
18
Antonii
Octobris
16
I.
due
lescens)
IL
-
PRIMO
anni
a
un
DESCRITTORE
dopo
omnibus
latinarum
ac
stesso
literarum,deque
leggedivina
umana,
e
delle belle lettere,
è dedicato V
quale ricorda le disputeintorno
alla presenza
di lui. Il Di
che erano
speculazioni
colà
raccomandatore)
labirintisocraticarum
garum,
e
presso
delle
rettore
vigile
casato,
studioso della
e
la
poneva
nu-
in quel
(1).Evidentemente l'autore era
i De Capua, perchè all'arcivescovo
Pie-
tempo presso
tr*Antonio dello
sacre
NAPOLI
la raccoprefazione
mandazione
e
altro libro del Di Falco,De originehe-
braicarum, graecarum
meris
DI
quei
a
tre
ma
cose
sdegno
di-
non
opuscolo,nel
fatte
alfabeti,
Falco
sul proposito
ripigliava
già in Platone,ma (dicevail suo
ravvolte nelle ambagi e nei
tutte
argutationum,
di lui,invece, che
ironiarum
et
isagoil
spremuto
aveva
delle opere
d'infiniti
altrivolumi, tutte
e
platoniche
anche a giovanetti
e
limpide,
rese
comprensibili
spiegate
fanciulli.Anche
letteree
e
queste noterelle sulle singole
succo
sui misteri dei numeri
osservazioni curiose. Dirà
u
utebantur
piene di ravvicinamenti
sono
del B:
ut Benacus
antiqui,
n
nunc,
elemento
Hoc
olim
e
di
loco
rabili
Uenacus, mi-
olim mirauilu sic quoque
comparabilicomparauili,
uibo uiuo, bixit uixit... ut apud nos
il uino"
neapolitanos
lo bino ob
n
Hoc
affinitatem b
magnam
elementum
cum
u
n. Dirà dell' Y:
nominibus tantum
graecis
hac litera in nominibus dumtaxat graecisutimur.
additur,
At ambigenti
nostri pueri discentes,
cur
legendoipsam,fio
(1) BENEDICTI
ac
dissimum
latinarum
Petrum
graecum
DE
Antonium
Neapoli apud
Ioannem
Anno
MDXXXXI.
Domini
NeapolitaniDe origineHebraicarum
FALCO
literarum
est, et
deque
de
numeris
omnibus.
Ad
Illu.et
carum
grae-
Reveren-
Capua Archiepiscopum Hydruntinum...
Sultzbachium
Germanum
Marci
Romani
iussu.
I.
DESCRITTORE
PRIMO
IL
-
nominent, dicendo
/, u,
x,
DI
17
NAPOLI
fio,z; dicimus quod quum
latini
in y verteiota ad imum ipsius
scripto
diphtoneum v cum
a graeco
rint,sic compositum ipsa litera x tensa videtur,
vocabulo cpoto, idest extendo et produco n. Dirà dell'L.:
n
Cui literae L hominem
laqueovitam finientem plautinus
adsimilavit. Quippe quae in Etruscis cantileille servus
nis iterari ac repetisolet Petrarca : Laura che '1 verde
lauro
e
l'aureo crine n. E
Alla fine,in
una
così
via.
nota, l'autoredomanda
scusa
per
aver
adoperatonella stampa le lettere latine a indicare i suoni
dato il greco senza
ebraici,per aver
accenti,e
e
spiriti
le utilipostille
i
omesse
marginali,
per le quali
per aver
di allora s* impazientivano,
tipografi
compositori
impresi tipografi
del
moleste ferunt:propriocome
odierni,
sores
dopo
guerra !
1*ultimo libro che sia
Anche
del Di
noto
Falco,
sui
barbarismi latini,
stampato nel 1548 (1),è composto con lo
tradotto
metodo, perchè il latino vi è di frequerte
stesso
a
ro
n
Myrapolium, la potechadel parfumiequesto modo:
la rechieppan; n T^ictus,
lo musso
n.
n; Ruga, la grinza,
è ciceroniana,
Naturalmente,l'ispirazione
e
grande vi
i vocaboli del
1'aborrimento per
e
barbara
particolarmente
per quelli
pare
ap-
latino medievale,
ac
foeda, pertinenti
alla dialetticaossia alla scolastica.
Il libro è stampato
a
Sarno, dove
Falco dimorava, chiamatovi da
(1) 11
ac
titolo
usu
germano
remota
atque
barbara
alia studiosis
iuvenibus
Neapolitanum
dudum
Picenum
Cai
XV
recognita. In fine: Sarni per
Iunii MDXLVIII.
il Di
Tuttavilla,
latinae
a
grammaticales pertinentia. Per BENEDICTUM
institutiones
anni
tre
quelVincenzo
è: ZftCulla vocabula
esatto
da
linguaevero
pernecessaria
DE
Franciscum
aà
FALCO
Fabrum
18
I.
IL
-
DESCRITTORE
PRIMO
DI
nella Descrizione di Napoli
che
NAPOLI
lodato
egliaveva
dimostrato nei combattimenti
lore
pel vaAlgeri,in cui,
presso
dell*imdi Sarno alla presenza
peratore,
il padre conte
uccisogli
n
facendo
a pugnare,
gagliardamente
egliseguitò
che dell'affetto
il
verso
più istima della servitù imperiale
morto
padre". Diventato poi conte di Sarno, volle che
il Di Falco impartisse
di quellaterra, suoi vassalli,
ai giovani
latine
l'insegnamentodelle cose
grammaticali,
del Di Falco nella profesUn umanista,collega
sione
volgari.
e
in fronte al libro
il Sidicino,pose
dell*insegnare,
epigramma encomiastico;e
un
non
Napoli,come
a
fresca
spiegaal lettorcut
piace darle in parte
Candido
doveva, ma
tradotta:
e
mi
ridussi
io cessai di
fortissimo,e 1*altro baluardo
dolci
steso
gelide acque;
e
in
lungo
rivoli dalle radici della rupe,
che
che
si vede
si chiama
sol lato
o
dal
da
che
sulla
si chiama
Sarno, che
grembo del
non
sorge
verso
confluiscono
d* acqua
campi
si
e
e
altri fonti,e
dov* è la selva che
ha il nome
di essi il fiume
riempiono di
acque
si accresce,
estranee;
da
servono
ed
non
ora
rapidi
con
formano
vivi fonti, e
gnore,
si-
il fiume
un
suburbio
è
1*altra
dall'altra
glialtri subito
e
di Longula.
Questi condotti
utilissime
nei
irrigazioni
al modo
per
del
dov'
(fauces),
gli uni
tura
na-
copiose,
palagio del
parte
una
le Gole
l'oriente,
erompono
derivazioni di fonti
fluiscono
il
il
dell'Orsa.
(come gli altri fiumi)da
forte sicurissima difesa della terra, scaturiscono
parte,
mirai
sgorgano
le acque
qua
perchè da
monte;
r occidente, nel luogo chiamato
verso
donde
è fondato
ogni punto. Per di
lasciai
è il castello per
la Torre
quelleche
quale
e
primamente
quale
il monte,
sotto
più feconde
ma
sul
cittadino
esser
Dove
Sarno.
a
piantato deglialberi di Minerva,
Poi, il suburbio
assai
pagina nella qualeilDi Falco stesso
Samum
autor
venierit;e perciò mi
lettore,tu già vedi che
i fastidi della città
monte
Ma
Sarno.
a
insigne,
è la
vivace
e
si
graziamen
di Sarno,i rin-
1*opera
lasciato stampare
aver
per
medico
un
di altre correnti che
tortuosa
via
bagna
i colti
I.
campi,
e
è
DI
DESCRITTORE
PRIMO
pel ponte
passa
Ed
mare.
IL
-
dove
Scafato, e
è
di
pieno in ogni tempo
19
NAPOLI
si getta
mezzogiorno nel
a
Qui amplissimicampi feraci del più sottile lino;colà,
di ogni
va
spesso
per
a
sorte
caccia,
l'estrema
di uccelli,dove
si chiama
e
quel luogo
gelidità
impietra
,
pietra.E di qui
si ha
l'illustre
Conte
e
«
alla vista il
tartaro
Tar tarilo
»
chiamano
Vesuvio,
monte
tutte
le
L* amenissimo
cose.
aprici e fertilimonti, coronati
vino, chiamato
volgarmente
falerno. Cosa
antico
ancora
«
di molto
cui
a
territorio
»
che
si
più propizia,il clima
prossima
è
la
chiude
un
genera
è
di
genere
si vede
si stima
non
l'acqua
dove
quel
arbusto, che
verniglio
chiamano)
lo
»,
Napoli; di là, i colli di Sorrento, e perciòda ogni parte
bella faccia di
dante
lago abbon-
un
(come
«
anguille.
di
gamberi, e nell*estate
con
soave
l'
del-
meno
clemente
più
e
luberrimo.
sa-
Il Di Falco trovò,in sì dilettevolesoggiorno,
ognibene;
buona
aria, buona
podagradi cui soffriva,
che davano
e grandi
querceti,
gente, cordiali accoglienze,
alla
rimedio
a
lui vecchio il modo
cosa
verno,
che in
di scaldarsi a
Napoli,per la
le fresche acque
vino.
in ogni tempo il soave
e
buon
mercato
nel
povertà,non
teva;
podel Sarno, e, soprattutto,
sua
nell*estate
n
Chi vorrà schernirmi
(egliconclude)se lasciaiNapoli e mi trasferiia Sarno
pel vino, quando è noto che Mezenzio, re di Etruria,
lasciò il suo
regno
e
apportò aiuto
solo condotto dalla mercede
Plinio ? Chi
vorrà schernirmi
ai Rutuli contro
del vino, come
quando
a
Sarno ho
tini
i Laattesta
trovato
magnanimo conte per Mecenate ? n
Ma
più beato,forse,eglidoveva sentirsinel tranquillo
confortevole asilo in quegli
anni in cui tanta parte della
e
lietezza e prosperità
di Napoli,descritta da lui qualche
innanzi,s'intorbidava e spariva;
anno
e l'ultimodei grandi
baroni,il principedi Salerno Ferrante Sanseverino, del
pero,
celebrato la fedeltà a Spagna e all'Imqualeegliaveva
soggiacevain impari lotta ed era condannato a
un
così
20
IL
I.
DESCRITTORE
PRIMO
DI
NAPOLI
-
morte
dei
Sereni
degli
e
Incogniti,
non
alla
costretto
e
lavorava
a
fiaccare
i
cattolica
il
tempi
e
religiose;
novità
ogni
e
l'assolutismo
sulla
dell'incultura
i
tempi
degli
pace
d'
Italia.
politiche
n
Toledo
gran
nel
spagnuola,
dell'alleanza
tra
Asburgo
naggio
baro-
libera
morente
i
,
immota
idee
n
il
gli
de-
quella
sua,
di
accademie
d'indipendenza
stendere
a
sudario
grigi,
spirito
la
e
le
e
sospetti
per
di
esilii;
anche
e
disciolte
napoletano,
italiana
agli
e
Ardenti,
erano
che
meno
fuga
e
la
tempi
tura
cul-
ciavano
cominreazione
della
22
II.
L'AMOROSA
-
STORIA
Piacerà
romanzesca.
DI
MADAMA
LUCREZIA
leggernequalche
brano
nell'ori
ginale.
accadde
Come
d*Alagno e
Regnando
a
Alfonso d'incontrarsi con
re
sentirsi accendere
in
ripeso
come
a
diporto per
suo
la
di
Maestà
sua
dispostadalle influenzie
cosa
lei ?
per
la Sacra
stato
tranquillo
e
d'Aragona, andando
accadde,
d'amore
Lucrezia
fonso
Al-
Re
città di Napoli,
vaga
che
superne,
una
bile
no-
damisella,sospintada volubile volontà, presentitolo strepitodelli
cavalli,con
la Maestà
Dove
si
alquante sue
del Re
alzando
gli occhi, quelliin
contemplarono nella luce della damisella. Lo
alla Maestà
parve
al
insino
che
sua
intenebrato
quasi tutto
core,
trafìttodal
e
chiamato
di chi
un
suo
splendore della quale
di
melodia
interessando
non
se
ne
mato
così, infiam-
E
più grato gli era.
ritornò allo real
confidente,di subito mandò
palagio,e,
intervenne
e
[colui]
figliola
questa nobile damisella.
era
del
re,
cologatain
e
degna
narrarvi le
a
le
per
vasi
sue
che l'avea in
recevuta
tutte
regina, dalla
suo
sovrano:
podestate,fu
sua
quellesolennità appartenente
in fuora. Seria
corona
cosa
lipreparamentide arazzi
e
magnificenzie
le credenzie
camere,
d'oro,cancellieri e
di stalla con
in balia del
concesse
real palagio,con
un
altra
subito la
illa concedette,e,
gratamente
adornate
tutte
scalchi
sottocancellieri,
avianti
degni palafreni,
struzieri
sua
compagnia di molte
quantità,d'ogni qualitade;
officio,cavalieri
e
nobili
damiselle
e,
erano
quando
oro
di gran
valuta
ogni altro apparato
:
solo la
v'era
di
sottoscalchi,
stri
mae-
e
più
nobilissime
isciva ad alcun
erano
corona
vari uccelli
copioso,le
gentili,
al
sempre
gemme,
santo
con
perle
di regina, ma
nome
rivisitazioni fatte
paci,
ra-
gentildonnein
o
diporto
con
risplendenti
li tolleva el
ad
commessi
ad accompagnarla,e
diputati
el nobile barone. Li suoi vestimenti
ed
e
lunque
qua-
piene d'argento
e
con
a
bile
inestima-
trombetti, pifari,
e
più altri maestri di strumenti, cantatori
per
tempo
ma
conosciuto F affetto e la brapadre della fanciulla,
Il
con
medesimo
un
,
colpo di Cupido,
caro
vedere.
li raggi delli suoi lustranti penetrassero per
però el sguardo d'essa, [che] ognora
oro
alle finestre per
trascorse
compagne
a
lei,simiglianti
II.
no
L'AMOROSA
-
regina,ma
a
li onori
STORIA
DI
MADAMA
ogni imperadrice.Lengua
a
operatia questa nobile
creatura
LUCREZIA
23
lo
porriaespremere
umana
;
e
non
DAMA
dipoifo appellataMA-
LUCREZIA.
Par
di udire
fiaba
le
trasformazioni
improvvise
e
prodottedal capricciodi una fata o di un
meraviglie
alla realtà storica ci richiama quel che segue,
Ma
mago.
confermandoci
che
tatto
suo
Potreste
la
dire :
e
—
Era
costei
e altiera maniera
gentile
come
melodia,
le sue
erano
mancano
nella
sua
poletana
na-
parola,
insinuante
e
sì bella ?
vaga,
—
Rispondo :
con
degna d'aspetto;
parole,che infiammava
Mai
—
ma
no,
loquela,
suave
del superno
il core
Re.
questo punto le riflessionimorali sul
che non
i re, immersi
risparmianeppure
a
di Amore,
tema
attrattiva della donzella
somma
garbo.
d'una
Ne
con
segnatamente
era
nel
una
nei loro
che re Alfonso
Quale meraviglia
gravipensieri.
s'innamorasse come
della sua
un
piacentevasgiovinetto
volendo risalirefino a re Salomone, in tempi
salla,se, non
prossimiil serenissimo
in Siena
s'invaghì
El dicto
comò
di
una
e
imperatoreSigismondo
glorioso
bella ragazza,
delli anni
Imperadoreaveva
armellino, e, così vecchio,
ghirlandetta
degna, e ogni dì, due
vaga
damisella,per
forma
o
appresso
sopra
tre
Caterina?
nome
a
di novanta,
li suoi
tutto
co
bian-
capelli,portava
volte, andava
che la fortuna lo condusse
a
a
una
visitare la
morte
;
sua
ditta
per
cagione fu attossicato.
Neppure lui,il nostro
credenza che gliamori
fossero casti ;
come
un
di
re
Alfonso
anzi le apporta
per
un
alla
generale
Madama
crezia
Lu-
argomento
a
deliziosa di
non
meno
ingenuità
tutto
decrepitoimperatoreSigismondo,
1*asul capo
ermellino,che si poneva
sostegno, espresso
del
questo recato
bianco
e
cronista,contrasta
con
24
II.
L'AMOROSA
-
STORIA
DI
Che
ghirlanderà.
morosa
di
Che
canta
e
è
che
se
conseguitoel
re
dal fatto
:
che
mentre
satisfatto el dissoluto
avesse
Alfonso, infatti
in
sta
amore,
sempre
co,
appetito,tace. Per semilitudine di-
suo
seguitocosì caldamente, continuando
Re
si vede
—
che,
rosignolo,
Alfonso
re
quellarelazione
veritade,de ciò pigliarete
exemplo d'un sì piccolo
el
lieto ;
vive
eglidice
placatoardore del
mai
non
come
male fosse in
nessun
—
così fosse la
uccellino
LUCREZIA
Alfonso,
re
del
stesso
MADAMA
cantò
,
avaria
appetito,non
l'amore.
in
usignuolo
come
sempre
facendo, quasi perpetuo aspirante,
galanteggiò,
la più devota e sospirosa
crezia
Lucorte all'affascinante
poi
(1).Questo tutti vedevano, e ftutti seppero
che eglitentò,o lasciò tentare da lei,per unirsi con
lei,
la via regolare
del matrimonio,permettendoche Lucrezia
ossia
amore
,
l'occasione
(1) Colgo
Fileifo, diretta
Francesco
agliamori del
IV.
F.
19,
re
comincia
e
Die age
diva
Nam
e
ne
debbo
facilem
quam
la notizia
sese
pia vota
militat armis
precesque
fulvas penetrasse sagittas
et
ad
quod vulnus
virginisisse femur
roseum
erat
ipsofactum
del secolo XV
in
Napoli,
prestet,
aliicontra
quellarelazione
FRANCIA,
Bibl. Naz.
prof.M. Campodonico:
al
flectere virgineum.
nectare
si veda
amorosa,
(inScelta
Giorn.
stor.
;
fellisprius instar amari,
proposito delle varie voci che
motti
Lucretia
qui referant nondum
sunt
nunc
A
Cod.
accenna
pucllarum,Regi» ad obsequium.
pectus
DI
è nel
L'epistola
Scire velim, Matthaee, quibus nunc
«
un'epistoladi
Malferit, nella quale si
Matteo
regaleanimum
Ast
et
a
versi di
pubblicarealcuni
Lucrezia.
con
Inclitus Alfonsus...»;
di
per
dulce
magis...
per
correvano
anche
l'Italiasulla
la settima
natura
delle Facezie
e
di curios. letter.,
disp.1 88),ricordata dal
leti, ital.,LXXIV,
118.
II.
si
L'AMOROSA
-
da
recasse
del
STORIA
Callisto
papa
MADAMA
a
sollecitare1*annullamento
LUCREZIA
sterile matrimonio
precedentee
25
DI
Il cronista ricorda la pomposa
la reginaMaria.
con
cavalcata
della
donzella
tando
ascolRimini,e par che avesse
napoletanaverso
origliato
il dialogo,
rimasto aglialtrimisterioso,
tra la bella
il vecchio papa.
e
napoletana
ricevuta dal papa
Fo
alla
il papa,
le
che
cose
qualiparolefurono
la Maestà
Lucrezia
riferire la
volontà
però che
; non
Santo
—
;
fede che
messa
io ho
nella Sacra
dipoi la
morte,
sua
di Sua
dicente
Maestade
alla
cosa
sua
n'aviate
demo,
grave
aspra
fare
e
penitenzia,
follia,v'abbia fatto
leviamo
che
noi
una
bagascia. Ora
non
potete
avere
del Re
grande
farete bene
e
pena,
dall'onere
—
errore
a
vostra
Padre
noi
;
inalzare la progenie
non
e
con-
provedere,seria
have
non
concesso
più
e
procede
della
sto
pre-
commesso
noi
come
quale parte
di sì fatto peccato
errore,
e
dinanzi da
Deselusa
alla quale non
pigliòlisentia,
e
Regina sterele
sua
si da
sì alta
suo
levatevene
altro.
m'induce
signore Re
v'abbia
in tanto
trascorrere
sincera
e
Madama
volendeci
degna Regina
noi
e
guirne
conse-
nella
con
risposta,
più
sua
tosto
cemmovere
petizione di
che
tornatevene,
Lucrezia
K fu fatta altra
a
ere-
meri-
ne
commesso
comprendemo quale ardire, ma
non
fo,
Lucrezia, alquanto inalterato disse;—
tale richiesta. E
uno
la
El Santo
—
la Maestà
in
cascata
sete
tareste
a
dendosi
cre-
—
che
la ferma
reami
la Santità
questo
a
corona.
maravigliamo che
del mio
reditare li suoi
dove, avendo
;
vostro,
qualche figliolo
legittimo,il quale,
con
a
la
papa
quale,remessa
considerate
ma
Maestà
el dire di Madama
compreso
che
avesse
figlioli,
potendo
a
salutifera
Ne
vedere
el parere
La
assicurata,
ostante,
Santitade, el
sua
pure
principio,
che vi farò, parrà alla Santità vostra
momento
chieggo perdono ;
astrenge di volerlo
timido
con
dama
ma-
allargaredi
poterse
inonesto. Non
era
qualche assoluzione.
Padre, el
alquanto grave
e
suo
fosse
non
e
Santitade, d' alcune
di
tempo
Lucrezia, dite
—
lei volesse
che
:
:
del Re
E, fatti lieti alquantoinsieme,
comodo
essere
piedi,narrò
la Maestà
Sua
a
alli piedi di
piedi,inginocchiandosi
fece risedere,dicendo
disse
fattala sedere allisuoi
grate
li assentiva.
sua
comprese
sua
assai
perchè comprendeva che il dire
levata in
e,
alcune altre parole appartenenti tra
Santità
sua
gratamente,
da noi
volontade,
grave
affanno.
26
II.
L'AMOROSA
-
Tornata
e
confortata dal
e
tentativo
non
e
Lucrezia
vergognosa,
che
re,
di
meno
LUCREZIA
tralasciòalcuna
non
assicurandola
risollevarla,
prima,perchè quel fallito
dalla sollecitudine per il bene
dal desiderio di dare a lui figliuoli
e
stato
era
della real
MADAMA
per consolarlae
premura
eglil'amava
che
DI
Napoli,addolorata
a
vi fu accolta
cura
STORIA
casa,
mosso
al
doto,
qui s*inserisce un anedche prima era noto
solo dalle paginedi un tardo
scrittore del seicento,del Capaccio,e che giova restituire
dal latino di costui al semplicevolgarequattrocentesco :
successori
legittimi
In fra l'altre parti,li mandò
donare
a
bacile d'oro, pieno d'al-
uno
(1) ; il quale presentato che li fo, la prefataMadama
fonsini
li ricevette
tutti
E
trono.
;
di
di
erano
poi
tutti li rimise,
novi, dicendo
zecca
drieto il ditto presente
e
direte al mio
de necessitade di tanti Alfonsi,
servire.
sua
;
—
cerbottana,
e
che
a
date
semo
solo
poiché el palagiode Madama
nel quale più volte
giardino,
magno
nel
a
quello andato, essendo Madama
Maestade
Lucrezia
a
ragionando insieme, dipoi la Maestà
una
a
core
d'oro
Lucrezia
Sua
n'avemo
non
so,
Alfon-
uno
deliberato
quelloavemo
a
quali
Riportarete in
—
cinquantapallettetutte
e
le ditte
:
Signore,noi che
caro
Tale grata rispostamolto entrò
fece fare circa
e
e
alfonsino tolse,li
uno
all'apparatore
perchè ne
ringraziandola Sua Maestade,
e
solo
e
gratamente
stà
della Mae-
smaltate da
aveva
aveva
un
suo
finestradella
li trageva
seguire
con-
nobile
diporto,
sua
mera,
ca-
colla cerbottana
pallotted'oro.
chiude
Il narratore
il racconto
di
ri,
amoquestisingolari
soddisfazione di bassi
qualiAlfonso non cercava
n
di n codi core
solo n allegrezza
e
gloria
ma
appetiti
stanzia n proponendoai suoi lettoriilquesito
: qualefosse
stato
più costante nel serbare la puritàse il magnanimo
Scipione,o il duca Giovanni d' Angiò (al qualeda un
nei
,
(1)Monete
con
di re
l'effigie
Alfonso.
II.
patrizio
delizia
L'AM
-
OROSA
belle
sue
fo
vero
che
e
della
quali
nei
ultimo,
s'era, in
riassumendo
damisella
terminando
e
Or
che
dove
il
da
lei
soma
meglio
per
;
opere
memoria.
e
fortuna
lì,
degne
in
tempo
Sacra
lei
di
contro
Proprio
il
in
dove
Roma,
forma
necrologio,
la
circonfusero
che
Maestà
modo
in
cuore,
e
di
",
Alfonso
re
furono,
serva
e
santa
laudevoli
che
cussi
onori
della
se
ne
e
umiltà
andò
ha
però l'ho
a
Roma,
delli
e
delizie
e
e
dove
al
si
nostra
questa
munda-
beni
delli
toglie ogni
dì cattolicamente,
debito
onore
Quel
regione
portamento
benefattrice
finiti li suoi
messa
gesti di
amatrice
e
alla
creatura
li lascivi
piaceri
e
dolce
devozione,
:
tutti
da
compreso
umana,
nobile
questa
gesti volubili
suoi
osservare,
con
fragilità
questa
piacqueli ridurre
temporale,
riducendosi
E,
di
governa,
vanigloria
ni, tutti
gli splendori
più
li pose
crezia,
Lu-
giosi
pensieri reli-
in
le
si
n. Ma
ribelli
anni.
moriva
egli
n
madama
dei
e
suoi
ed
per
:
trascorso
tutto
ultimi
;
vergine della
di
baroni
dei
Lucrezia
ritirata
dice
Regno,
gli
volontade
posteriori vicende
guerra
dal
trascorse
giorni, Madama
quei
"
dell'esilio
e
e
;
quest'ultimo,
a
egli
delle
ancora
partecipazione alla
Ferrante,
re
a
tenne
man-
e
Alfonso
re
dessoluta
che
quello
ciò
con
palma
nella
cascasse
discorre
e
la
dar
a
il
figlie),o
come
non
chiude
non
offerte
vennero
egli le rispettò
figliuole,ed
disposto
è
parte
miseria
in
27
LUCREZIA
,
onorevolmente
sua
MADAMA
DI
caduto
genovese,
due
STORIA
con
tieri,
al-
poveri.
grave
con
farne
III.
TOMBA
LA
Un
e
che
Cristoforo,
cambio
in
Capitano,
sulla
di
del
che
di
libri,
col
santo
la
da
scritta
tanto
I.
QUI.
già nel
leta,
settecento
ET.
serbando
qualche
appena
lettera, è
ora
calpestava
sulla
ghirlanda
e
sotto
soglia
da
blemi
em-
ORA
ANNOS.
LX.
OBIIT.
lapide fu
era
vedeva
chino
una
MARTII.
CAL.
questa
il Gran
Cordova,
gigantesco
ET.
MORTEM.
E
cata
dedi-
SIDICINUS.
GRAMMATICUS.
PRIDIE.
chiesa
questa
(e
ALOISIUS.
ANTONIUS.
TOR.
Nova
:
IACET.
HIC.
si
e
fregiata
con
la
Maria
di
Giuseppe
santi
cappella gentilizia),si
sua
Bambino,
lapide tombale,
una
di
Consalvo
affresco
radioso
dei
Santa
a
cappella
una
in
un
SIDICINO
chiesetta
fronte
di
è
convertì
facciata
peso
nella
Cristoforo
san
a
GRAMMATICO
all' entrare
tempo,
sorse
il
DEL
mezzo
una
che,
M.
LVII.
D.
dai
calpestata
deleta
tenue
tolta
; e,
quasi del
traccia
dalla
visitatori, che
degli
soglia,nel
tutto
ornati
recente
dee
30
LA
111.
-
"
Sidicinus
TOMBA
n
;
Si-
delle opere
Sompanus Sidicinus
nell'edizione
il soprannome
e
soprannome
,
Teano
luogonatale dell'autore,
umanistico,tratto dal
dicino
facile pensare
com' è
era,
SIDICINO
GRAMMATICO
DEL
si
,
,
n
:
completain n AloysiusAntonius
Luigi Antonio Sompano. Anche n Sompano n, del resto
n
del genuinocognome
di Zompa n (1).
è forma latinizzata
nel 1496 (2),da civili genitori,
A Teano
eglinacque
Vesce
Giovanni Vexeo
che glidettero a maestro
un
o
Ma
la cui guidacompiè rapidiprogressi.
che fosse,
sotto
lo stesso
suo
nipote e biografoignoraper qualiragioni
lo Zompa uscisse dal paese natale e per più anni vagasse
mò
intorno al 1520, si ferfintantoché,
per quasi tutta Italia,
Dove
in Napoli.
Picone,che aveva
un
prete Taddeo
fiorente scuola di grammatica(3),volendo partirsene,
gli
ed eglidiresse e con
assidue
affidò la sua
scolaresca,
cure
portò a grande riputazionequella scuola, dalla
da un cavallo di Troia, vennero
fuori,per
quale,come
solo adorni di
oltre un trentennio,caterve
di giovaninon
versati nell'oratoriae nella poetica
lettere,
umane
ma
(4).
,
,
(1) Nei
di
Fuochi
Napoli)ho
di Teano
censimenti
o
il cognome
trovato
«
di
del
(Archivio di Stato
1561
Zompa
».
nell'accennata biografìa,
che
(2) Il nipote dice,infatti,
di
De
sessantun
L'iscrizione
anno.
riferita dal CHIOCCARELLI,
sepolcrale,
illustribusscriptoribus
neapolitanii
(ed.Meola,
reca
«
io ho
VI
et
L.
di sopra
corretto
(3) Sul Picone,
lui intitolata De
(4) Se
tempo, si
»
annoi
«
cfr.SPERA,
op.
annoi
»,
se
pur
non
cit„ p. 350, che
era
ricorda
«
XI
nipote,
et
L
».
un'opera di
itinere chrhtiano.
si vuole
una
viva
legga il testamento
di allora,lo
I et LX
Neapoli, 1780),p. 18,
della notizia data dal
in conformità
ma,
;
nel 1557
morì
immagine di
di
un
una
altro celebre
Scoppa, pubblicatodal BARONE,
napoi, XVIII, 92.
scuola
napoletana di quel
grammatico napoletano
in Arch. itor. p.
le proc.
TOMBA
ili. LA
-
ciceronianamente scriveva
più dotti uomini
e
Severina, il Santori,
i suoi uditori (1).Era ilSidicino
tra
faceva molto
favellava ;
e
considerava
come
il Sannazaro,
e
di Pietro Gravina
anche
conto
e
ciceroniano,e
un
il Pontano
i moderni
tra
3 1
SIDICINO
il futuro cardinale di Santa
Anche
fu
GRAMMATICO
DEL
e
cesco
di Fran-
detto
degliIncogniti,
denti
all'accademia degliAr-
Brancaleone,dell'accademia
Egli stesso appartenne
(2),e per alcun tempo ne
Museo.
le
rubava
al
ore
,
fu
sonno
Studioso
principe.
;
faticab
in-
divoratore di libri,
silea,
giungessea Napoli da Basubito non acquistasse.
Parigi,Lione o Venezia, che egli
Parchissimo nel cibo, astemio, masticante biscotto
che pan fresco,bevente agresto per frenare l'appetito
piuttosto
c'era novità letterariache
non
il flegmacastissimo,
espellere
passò la maggior
fastididi moglie,sine uxoris
vita senza
parte della sua
molestia,finche,vinto dalle insistenze degliamici, sposò
dote. La podagra,
donna ben vecchia e senza
cagionatagli
una
dalla vita sedentaria e che si mutò poi in idropisia,
ed
lo condusse
(1) «...
Andai
in
a
morte
sentii misser
Napoli e
volgarmenteil Sedicine
famoso
Elysium urbs Sidicina
Parthenopeque
suo
Così nella Vita del card.
no
Severino,composta
ecc.,
da G.
è nel TAFURI,
IH, parte VI,
(2)Su
e
Zompa
fu
detto
a
così:
produxitalumnum
ferax
Giulio Antonio
sinu
».
Santori, detto il cardinal di
da lui medesimo, tratta dal
Cugnoni (Roma, 1 898),p.
Istoriadegliscrittori del
PP.
Antonio
Lois
cominciava
suttulitalma
scritta
nel 1557, e
anno
gramatico ; al quale, essendo passato
che
epitaffio,
migliorvita,io posi un
Santa
sessantun
a
6. Una
ms.
corsinia-
notizia delllo
Zompa
1770),
'Regno di Napoli (Napoli,
340-48.
questa accademia, MlNIERI
Arch. stor. p. le proo.
RICCIO, accademie di Napoli, in
napol, IV, 1 72-74.
32
III.
TOMBA
LA
-
DEL
GRAMMATICO
SIDICINO
sepoltonella chiesetta di San Cristoforo,sotto il marmo
del quale egli
stesso
aveva
preparato l'iscrizione(1).
Compose parecchieopere, che rimasero inedite e si
comenti su Virgilio,
sono
perdute: dialoghi
grammaticali,
osservazioni su Orazio, scoli sul T)e partii Virginis,
mulari
fordella lingualatina,
Dialettica,
un
vocabolario,
una
raccolta di epigrammi dei poetiantichi
Rettorica,una
una
molti versi. Dei qualiultimi,
moderni, molte lettere,
e
che il suo biografo
loda argutie soavi,non
conosco
se
non
sei distici encomiastici,
non
dar la misura
adatti a
sui barbarismi
valore,che egliscrisse per l'opera
(Multa vocabula, ecc.)di Benedetto di Falco, stampata
del
a
suo
Sarno
nel 1548
(2).Ma
inoltre orator,
(1)Nella quale si chiama
lezioni di rettorica
SPERA,
e
certo
Grammaticis
praestantissimorum
e
paironum
perchè somministrava
udito
aver
ludo tr'ansisse
receptos
«
memoria
forum,
in
pa-
atque
».
(2)Sono questi
:
D.
GRAMMATICA
DE
Monstrorum
Humano
ut
domitor
quondam
et
Diiacerans
Falco
Latium
nos
vere
Tirynthiusheros
portenta
iuvat arte
;
latinae
sua.
Tirynthiusalter,
^
decorat,barbariemque necat
;
patrisauxilio potuitperferrelabores,
Sed
Amphytroniades post
Tu
FALCONIS
multa dedit
sic tot
Hnguae
inter
Grammaticos
Qui
BENEDICTI
generi commoda
Grammaticae
SIDICINI
ANTONII
ALOISII
quoque,
Qui
sua
fata deus.
Falco, tui praesentinumine
tibi dexter
Divi,
adest, praesidetatque iuvat,
Sarnensisque soli genio suffultus opimo
Ad
nos
barbariae
parta
che
an-
quest'usodei grammatici,cfr.
soggiunge di
statini
VE-
eglistesso
stampa
a
di oratoria, Su
cit.,p. 252, che
op.
trum, quosdam
numerum
o
mise
trophaea refers.
in
-
GRAMMATICO
DEL
TOMBA
LA
III.
33
SIDICINO
legantiarumcompendium e le Totius fere grammaticae
mento
di un prete Sergio SarEpitomae, dapprima col nome
di Sala, uomo
probo e letterato (dice sempre il
al quale l'aveva ceduta per danaro (1),e
suo
biografo),
di entrambi (2).Tali edizioni,
non
poi col nome
per altro,
scritte
ch'io sappia,ne deserbate in nessuna
biblioteca,
sono
Di entrambe le
bibliografi.
dai
le ristampecon
invece
si conoscono
opere
accrescimenti,che
pote,
fece il ni-
ne
matica,
Cesare Benenato : della Gramdiscepolo
e biografo,
per quel che sembra,a Napoli nel 1564, e delle
Eleganze altresìa Napoli,nel 1566 (3).
(1) Il
di Sala
«
Sarmento
in
mori
Perciò
mio
preceptore
alcuni
Aloisio
di Gio.
Antonio
Scoppa
personaggio ideale
Sidecino
Sompano
heredis
voluntate
ex
i due
parla del
(1582) del BRUNO,
nel Candelaio
Manfurio,
successor
un
infertaglida
nel 1547.
litigio,
un
(2)
in
ferita alla testa,
una
per
(1
»
di autori
nomi
no,
Sala-
Sarmento
5) : cioè,
,
fica
uni-
quali furono
coi
stampatii libri del Sidicino. Quanto all'ex voluntate heredis,l'allusione
se
può significare
non
della scuola
allo
la scuola istituita dallo
1.
FURI,
con
e,
la vita
Scoppa
del
una
di
1683,
e
sono
delle
SALANI
ratione
Babà,
Venezia,
e
della Porta, 1 58 1
1 55 1 : data
inoltre
conosce
,
e
di
dal
curata
in vita ;
ancora
era
del Benenato.
delle
ANTONII
totius
SOMPANl
certamente
e
delle Eleganze,
stampe
Epitomae, ri-
Napoli,eredi del Cavallo,
SIDICINI
fere Grammaticae
linguae autoribus descriptaenova
in lucem
prodeunt Caesaris
Il TA-
Benenato,
Eleganze,di Venezia, eredi del Sessa, 1598. Io
quibusq. Latinae
docendi
le dediche
un' edizione
1 55 1 il Sidicino
di queste edizioni: AL.
SARMENTII
segnate
Venezia, 1573;
di Venezia,
gli affidò
costui
41 -2 ri).
Sidicino,di
nel
Napoli nel primato
1'ediz. dello Spampanato
(cfr.
testamento
per
cita della Grammatica
perchè
errata,
date
queste
in
successe
Scoppa, e forse che l'erede di
del Candelaio, pp.
(3) Con
il Sidicino
che
non
Benenati
et
mi
valgo
presb. SERGII
Epitomae, ex
quadam,
ac
optimis
mirabili
industria multo
quam
34
TOMBA
III. LA
-
Sull'uno
DEL
GRAMMATICO
SIDICINO
libro ormai
sull'altro
e* è ben poco da dire,
salvochè lodarne i pregididascalici,
che del resto 1*uso
e
secolare nelle scuole comprova.
Pure, se essi non
son
valsi a tramandare direttamente fino a noi il nome
del loro
autore, hanno
fatto sì che in modo
indirettoe inconsapevole
nel quotidiano
della
quel nome
sopravvivesse
eloquio
plebe napoletana.E qui debbo chiedere venia se sono
ad accennare
dalle qualila
costretto
immagini di cose
buona educazione rifugge,
l'erudizione o
non
ma
rifugge
la lingualatina,
brave V honnèteté.
che, come
filologia,
il volgonapoletano
Ancora
designacol vocabolo n u
la quale 1* uomo
si
sfdece n quellaparte del corpo
con
siede; e il D'Ambra,
n
nel
asserisce che
Vocabolario,
suo
il traslatoè fatto da che il numero
sedicidel
giuocodel
lotto è assegnato al sedere ".
Senonchè, nel più antico dialetto non si diceva già" lo
n
sfdece n, ma
lo sedicino n, com* è attestato,
per 1*appunto
ante
correctìores
Periodis
partibusaddidimus
earumque
modis
inter
cognitum Aloisio
SARMENTIO
Oerborum
et
apud
Caesare
a
una
huic
Antonio,
Dominicum
Benenato
Antonio
SALANO
Farreum,
multa
Cenzatti, 1667.
1.
e.
editioni de
1 587
accessione
sompano
Equis
interpretatio ab
Di
una
;
et
est
Benenato
Elegantiarum
—
auctum
et
re-
gio
PresbyteroSer-
eodem
Benenato
Caesare
Sessae. Conosco
apud Guerilios, 1652,
fattane
da
un
Vincenzo
napoletano (Napoli,Beltrano, 1646),fa
Sul Benenato, cfr. SPERA,
di-
praeterea forensium
Melchioris
riduzione
eo-
formulis ac
nuper
sidicino
Autboribut. Addita
loquendi generum
grammatico
il TAFURI,
Dialogum de
ac
latini sermonis
cum
inoltre delle Epitomae le edizz. di Venetiis,
di Venezia,
vitam,
novae
Venetiis, 1585, apud haeredes
concinnata,
versi del libro sesto
significatione
cognatis opusculum, Caesare
se
authore, Venetiis,
Compendium
questidue
locupletar
es, Praeter Sidicini
et
partibusatque nominibus
rumque
cendi
da
dir altro,
non
per
op.
cit.,p. 395.
cenno
e
IH.
TOMBA
LA
-
GRAMMATICO
DEL
35
SIDICINO
(ott.43) dell'Iliade napoletanadi Nicola Capasso:
E
nzi
E
del
che
n
a
la
fruscia
a
figlia
sedicino
n
1*azzenna,
lo iennero
ghieia,comme
lo sedecino.
qualcherapporto col nome
in
stesse
grammaticosi può sospettare dalla contraditche accompagna
toria e confusa noterella,
questa parola
nel Vocabolario napoletanodegli
Accademici Filopatridi(\)t
e
nostro
che è dovuta
parolanascente
di Teano
forse all'abate Galiani
dalla
sedere,e
voce
"
:
pare
E
giuoco di
denominar
che voglia
la parte su cui si siede. Siccome
l'anticacittà
della Campania si distinse dal Teano Appula
col chiamarsi Sidicino,
grammatico Donato
che dalla sua
palriasi chiamò Sedicino, vengono quindi
vari scherzi su questa equivocaparola".
Il grammaticoDonato, cioè (credo) Elio Donato che
n
Dante collocò in Paradiso,
quelDonato che alla prima
ha che vedere ne
arte
""
non
degnò por la mano
Teano
la presente questione
ben vi ha
con
ne
con
; ma
che vedere il nostro
Sidicino,LuigiAntonio di Zompa
o
Sompano, e per qualistrani legamid' idee accennò uno
e
vi
era
un
—
—
scrittore settecentesco,
Tommaso
curiose lettere,
piene di notizie
tempo
e
di varia erudizione
Fasano, in
su
cose
e
certe
sue
del
costumanze
(2).
Apriamo la vecchia Grammatica del Sidicino e leggiamo
al capitolo
nella sintassi,
De neutrorum
verborum sin(1) Napoli, 1784,
voi. II, P.
112.
(2) Lettere del dottor Semplice Rustici al signor Dottore Rufo degli
Urbani (Napoli,1782),pp. 192-3. Sull'attribuzione di queste lettere
ll'avvocato Tommaso
Fasano, cfr. Napoli nobilissima, VII,
151.
36
IH.
n
taxi:
LA
-
TOMBA
DEL
Quartus ordo
GRAMMATICO
neutrorum
tergo: li lavoratori arano
a
n.
ram...
n
Quintusordo
SIDICINO
accusativo
cum
(construitur)
la terra: agricolae
terarant
neutrorum
nominativo
cum
patiente
della
fronteet septimo casu (1) a tergo: io mi allegro
n. n Sextus ordo neutua sanità: gaudeo tua incolumitate...
trorum
a
nominativo
cum
passivorum : li scolari sono
tergo more
a
patientea fronteet ablativo agente
battutidal
stro:
mae-
discipuli
vapulanta magistro...n. Similmente, al capitolo
De deponentium sintaxi : ' Primus ordo deponentium
cum
(construitur)
septimo
tuoi libri: ego
la
natura:
C
omnes
tergo: io mi
a
lihristuis...n.
utor
accusativo
cum
casu
patiente a
sequimur
nos
"
dei
servo
Tertius ordo deponentium
tergo: tuttinoi seguiamo
naturam...
n.
ben
tani,
più di quanto occorresse
perchè i napoledei qualiè stato detto che non
e* è caso
che si
lascino mai sfuggire
bisticcio o equivoco salace,trasportasser
un
il nome
dell'autoredi queste regole,
così ingenuament
formulate,
a
quelloche abbiamo visto
significare
significare,
e, pur
troppo, senz' alcun bisognodi pensare
era
all'atto
del sedere.
Perciò
D'Ambra,
anche
è
da
escludere
che il vocabolo
derivi dal libro del lotto o
come
sorse
o
le
in
pare
la
fuor di dubbio
preposizione.
cui
i novanta
in
uso
rono
fuglioggetti
numeri
; ma
mi
di quellibro,
che il compilatore
trovando
parlarnapoletanoil nome
caso»
ancora
Smorfia. Confesso d'ignorare
gici
della Smorfia, e i criterilo-
distribuitisecondo
(1) «Settimo
senza
presentemente
genialeopera
motivazioni psicologiche
con
essa
nel
del
V interpetrazione
si chiamava
fu mosso
sedicino,
ne
dagliantichi grammaticil'ablativo
IV.
L'ACCADEMIA
Le
dei
Sereni,
Napoli
nel
accademie
in
create
DEI
SERENI
degli Ardenti,
1 546
gniti,
Inco-
degli
furono
luminosa
una
,
breve
ma
apparizione,
soffocata, dopo
Rimasero,
altro,
che
non
Ardenti,
—
era
di
farle
"
Gironi
di
Cristo
del
cioè
1 585
nel
duca
ormai
rante
Fer-
Lucido
in
degli
battezzò
ri-
ch'egli
una,
"
dei
come
dell'Austria
Maria,
pianto,
rim-
presidente
spagnolescamente
di
degli
uno
1 546
poletani,
na-
pieni di
di San
risorgere, fuse
e
Giron
nel
e
letterati
dei
cuore
Toledo.
viceré
farvi accenni,
stato
e
brutalmente
ma
dal
il marchese
esse,
cattolicamente
Ardenti
nel
di
che
tentò
—
già
anno,
seguenti;
superstiti di
Carafa,
un
lungo
a
cessarono
decenni
nei
vecchi
più di
poco
per
spentasi
non
di Ossuna,
allora
antiche
accademie,
reni
Sedei
e
( 1 ).
viceré
,
Che
era
il
fornita
a
147-8.
dal
Napoli
Saggi
si
Castaldo,
desse
sulla
sospetti che
i
contro
spagnuolo
governo
(1) CROCE,
pp.
quelle
più particolare notizia
è
1545
di
scongiuro
uno
La
ricordo
un
discioglierleed
a
che
il
quale
principio
letteratura
di
resti
italiana
da
del
una
Seicento
dotto
in-
avevano
abolirle.
quelle
racconta
sieme
in-
e
mie
Accadenel
come
di
comitiva
(Bari,
191
1),
IV.
L* ACCADEMIA
-
iniziandole
commedie
alle recite di
gentiluomini
e come
quelladegliIngannati,
si passasse
39
SERENI
DEI
con
,
da tale trattenimento
tistico
ar-
alla fondazione di accademie, dopo che
Pontaniana (1).
pochianni V Accademia
della rappresentazione
Promotore
degli Ingannati,e
attore
insieme, era stato Giovan Francesco Muscettola,
si
sciolta da
era
Giulio Cesare
letterato(2);e compagnidi lui,
gentiluomo
Brancaccio, LuigiDentice, Antonio Mariconda, Fabrizio
Villano, Scipionedelle Palle, l'abate Giovan Leonardo
stesso
Muscettola persuase
simile
a
quelleche
d'Italia;
e
di un'accademia,
all'istituzione
Siena
già in
erano
altre parti
in
e
(o dei " Sila Sirena),
era
nobili di quel
dei Sereni
così l'accademia
sorse
Ricoveri. Ora, lo
da
Salernitano,e il fiorentino Matteo
reni i che fossero,giacche
insegnadi essa
ristretta ai
nel seggiodi Nido, ma
non
"
dini
cittaaperta anche ai
fu eletto
di costumi nobili n Principe
ne
ai soli nobili,sibbene
seggioo
di lettere e
Placido de
.
dir del Castaldo,che ricorda recchi
padi altri accademici
e
soggiungeche egli
Sangro,al
nomi
,
n
stesso,
n,
indegnamente
benché
ed
anco,
accademico
"
per
favore di quei
(3).Altri
fu
ne
"
liere,
cancel-
creato
ammesso
signori,
per
di accademici raccolse
nomi
poi»
da varie fonti,il Minieri Riccio (4).
1543, pel bando
(1) Nel
dato al
suo
presidenteScipione Capece,.
sospetto di eresia.
(2) Notizie
parte
II, 380-1, che
storie, alle
quella
contro
V,
da
una
qualiil Muscettola
(3) Cenno
nap.,
di lui nel TAFURI,
Scrittoridel
lettera del Ruscelli
attendeva, della
reca
guerra
di
Napoli, III,
notizia
di
di Siena
due
e
di
i Carafeschi.
storico
delle Accademie
fioritein Napoli, in Arch.
590-92.
(4) Minieri
Regno
Riccio,
oP.
cit., IV,
172-4.
stor*
40
IV.
-
L' ACCADEMIA
DEI
SERENI
Di
dei Sereni,che fu dunque la prima
quest'accademia
delle tre, seguita
da quella degliArdenti
istituitanel
seggiodi Capuana (1),e poi dall'altradegliIncogniti,
mi è accaduto di trovare
l'ineditostatuto di fondazione,
,
la data del 14
con
1546
marzo
il
e
luogo,il seggio
di Nido
(S. Angelo di Nido), in un manoscritto della
Biblioteca Nazionale di Parigi(2),e piaceràche io lo
della
pubblichi
qui testualmente. Non vi appare il nome
Accademia, e s'intitola
semplicemente
:
D'OBSERVARSI
CAPITULI
DI
n
Perchè
in rovina
le
tucte
et
DALLI
NAPOLI
avendo governo, vanno
questo è de necessità che
che, non
cose
desiando,per
se
ACCADEMICI
Accademia
habia
Principe,dui consicreati ad voci, al qualePrincipe
et un
tesoriere,
siglieri
tucti habiano da obedire, et alli qualisi doni ampia potestà
di creare
il lectore et di far ogn'altra cosa
che
converrà di fare. Et acciochè ogn*uno
habia da partecipare
s'habiano
deglihonori,detto Prencepeet consiglieri
mutar
a
ogni quattro mesi, et che 1'età di essi officiali
nostra
questa
debia
oltre di XXV.
esser
(1) Il CASTALDO,
seggio di Capuana;
(2) Lo
91,
p.
Italiana
a
notai
des
tement
n.
e
ff. 22-23
mio
un
1.
deve
ma
espagnoh
con
et
la segnatura
di questo
ms„
una
des
mss.
Esp. 449,
la trascrizione
al d.r
»
«
trattarsi di
Spagnuola ». Debbo
grato animo.
degli Incogniti l'accademia del
percorrendo il catalogo del
manuscrits
208,
chiama
e,
piccolasvista.
MOREL
FATIO,
portugais
e
Dépar-
(Paris, 1862),
il titolo: «Miscellanea
dei
Capitali,che
sono
Luigi Sorrento, al quale esprimo il
IV.
"
L* ACCADEMIA
-
de li scripti
si muti
Et il custode
le ricchezze della
che
mano
una
per
dicto thesorero
non
Et
meno.
dar fori
possa
dalla Accademia,
più eh* el
cosa
nessuna
in
ne
Che
s'habiano
compositionealcuna
possi mostrare
ne
ordine de
espresso
"
al
anno
passino excepto
non
licentia del
volgareo latina,senza
alla pena d'esser cacciato in tucto
conseglieri,
Prencepe et
senza
un
per
acciochè
ogn'anno,
in rima,
ne
prosa
Accademia
nostra
41
SERENI
DEI
dicto
Principee consiglieri.
constituire due lettorilatiniet
da
tica
Matemao
legerPhilosophia
da
li qualihabino
volgare,
un
poesia,et dui dì della settimana,cioè il mercodì
li giorni
festiviche correranno.
la domenica, et la volgare
et
et
1
Che
possiarguirallo lectore senza
nessuno
Prencepe,sotto
d'
pena
privatodal
esser
licentiadel
delli
consistono
Accademici.
n
perchè ben
Et
tacer
a
si
mentre
lege,né
si
che
ragionarcon
compagno
di nostra comd' essere
pagnia
privato
pena
ad arbitrio del Prencipe.Che
o
durante detto tempo
possa
li stia,sotto
accosto
per
nossuno
n
sia lodevole il silentio,
quanto
sa
che s'habia
perciò volemo
pena
si
un
possa
d'
Che
esser
mese
riferirele
che noi
cose
privatoper
alla
consultiamo
,
sempre.
che vorrà
delia
congregatioaltro in suo
ad proporlo;
nome,
ne, o per sé o per
venga
fuoridel luogo,
personalmente
egli
et, proposto essendo,esca
finché secondo l'ordine si proveda.
n
Che
si ha
se
non
se
prima non
possi agregar nessuno
ognuno
notitia della
effecto,
non
sua
vita
essendo
et
esser
de soi
persona
Principedui che dimandino
venghinoa
referire.
costumi
; et
ad
questo
deputinodal nostro
s'informino di lui,et poi
nota,
et
nostra
se
42
IV.
1
-
L* ACCADEMIA
Et acciochè colui che vorrà
s' habi da lodare
non
le voci
n
lupinio
con
Che
Che
sia
non
della
"
che
n
diano
ballotte.
con
dei censori,li qualiaccuratamente
creare
lo
con
se
nessuno,
volgari et se mutino
Prencepe et consiglieri.
che
che facci questioni
o parole
nessuno
,
dir dentro dell*Accademia
siano da
non
intrare nell'Accademia
li scrittilatini et
mesi
ogni quattro
SERENI
da lamentare de
ne
s*habiano da
vedano
n
DEI
,
la pena
sotto
privatione
perpetua.
Et per
evitar il
d'alcuno, non
mormorar
alla
della Scriptura
disputi
sacra,
all'arbitriodel nostro
Prencepe.
Che
s*habi da
crear
un
secretano,
pena
sia
da
nesuno
tersi
commet-
il quale habi da
quello
che parerando
che occorrerà et exercitarsi ne l'altrecose
al qual se done in parte della fatiga
alli nostri officiali;
Et più, che s'ordine un
qualcheconvenevole provisione.
del Prencepe et
Nuncio, eh' habbi da assisterappresso
consiglieri
per tucto il servitio eh' occorrerà et per intimar
il loco della congregatione,
gliAccademici et conservar
sia obbligato
et che non
impeditoin altro et che debia
ne
in tucto quello
obedire allo detto Prencepe et consiglieri
che li verrà imposto,al quale se constituisca debita provisione.
trascriverle
1
per
et poemi, et
compositioni
Ch'avendo
assenza
o
da
per
vacar
tucto
delliofficialimagiori,o
officiale,
infirmiti,
rogar
possiil detto Principe sur-
vicario durante detto tempo
detto
notar
rerà
d'assentia,finche du-
impedimento,con licentia del signorPrincipe
et consiglieri.
n
Et poi che facilmente potriadisfarsiogni cosa
non
ricevendo forma alla executione,della quale,oltra prin-
IV.
L' ACCADEMIA
-
DEI
43
SERENI
vi bisognaandella concordia et obedientia,
cipalmente
li quali s* habia da
di denari,con
chora qualchenervo
provedereal necessario et convenevole,che tra noi se
forze
et
taxa
una
et
bisognodel loco,alle provisioni
al
n
Et più,che de dicti denari
et
dello
secondo le
da farsi per ciascheduno
del quale dinaro
arbitrio voluntario,
constituisca
occorrentie
facci un
se
et
speso,
mese
consiglieri
per
et
mese,
dar
et
che
debba
non
gente
dili-
notamento
et
Principete
la dicto
conto
nostre.
exactore
il qualehabi da far borsa
fidele,
exacto
proveda
se
niente
pagar
Prencepe et consuli.
n
saria
Et perchèsarrebbe fatigoso
il riscoter di camera,
bene, quando si potesse, che si consignasse
un
censo
o
intrata,o quando ciò non
una
ver
potesse riuscire che
senza
mandato
in
scriptodel
s.
,
ciascheduno
paghimese
per
mese,
delle
occorrendo
et
,
debba pagar la
necessità,essendo richiesto,
rata
sua
tucta
insiemi.
n
Et
perchè la moltitudine genera
eh* al tempo
della
non
excietto persona
habi da chiuder
nostra
nostro
lectione
congregatione,
habi d'entrar nel loco
gionamento,
ra-
alcuna,
persona
nuntio
,
havimo
voluto fondar
ogni
demia
quest'Acca-
comodo, exaltatione della virtù
della Patria,acciochè questa bona
innanci
et
degna et qualificataet detto
fuori con
et guardarla porta de
diligentia.
n
Alfine,perchè noi
a
confusione,volemo
opera
et
mento
orna-
la vadi
maggioraccrescimento, Noi fondatori
giuriamod'osservar tucte le cose
predecte promettendo
l'obedientiadebita al detto Prencepe et consiglieri,
tutta
et
così farranno coloro che vorranno
1'adveagregarsi
per
nire alla nostra
in un
Accademia; la quale sia creata
sempre
con
,
44
IV.
-
L* ACCADEMIA
DEI
SERENI
di gran
ponto così felice che trapassi
d'Italia.Datum
Neapoliapud sanctum
lungatutte 1*altre
Angelum die xiiij
Martii 1546.
Il
s.or
Il
s.or
Gazzella Prencepe.
Baptista
Bernardino Rota, consule.
Il
s.cr
Gioan
Il
s.or
Giulio Cesare
Il
s.or
LuigiDentece,
Il
s.M
Ferrante Carraia.
Il
s.or
Giov.
Il
s.or
Antonio
Vicenzo
de Bucchis.
Il
s.or
Antonio
Maricon
[da].
Il
s.or
Fabritio Villano.
Il
s.or
Ioan
Il
s.or
Gio. Paulo
11
s.or
Paulo
Il
s.or
Andrea
Il
s.or
Vicenzo
Il
s.or
Gio. Antonio,
Il
s.or
Marchese
Il
s.of
Il
s.or
Pompeo delli Monti.
Loisi Vopisco.
Il
s.or*Paulo
Il
s.or
Gio.
Il
s.or
Giov.
Il
s.or
Antonio
Il
s.or
Fabritio Caracciolo.
Il
s.or
Antonio
Il
s.or
don
Il
s.or
Gio. Thomaso
Gioan
Francesco Brancaleone,consule.
Brancazo.
custode.
BaptistaPignatello.
Salernitano.
Leonardo
Flavio,censore.
Soardino.
Romano.
Severino.
figlio.
suo
della Terza.
Tolosa.
Concha.
Baptista
Francesco
Musettola.
Caracciolo.
Bruni.
Joan Domenico
di
del Giovane.
Capua.
46
IV.
L' ACCADEMIA
-
della 'Phi-
autore
(1);il Dentice, autore
dei due dialoghi
De musica
battista
(Roma, 1553) (2);Giamd'Azzia, marchese della Terza, che ha parecchie
lenia
delle Favole
SERENI
il Mariconda,
napoletana,
come
ratura
DEI
e
dell'Aganippe
nelle raccolte del tempo, e di
lode di Maria d'Avalos fu commentato
cui
rime
secolo
// fljrancatio
della
un
(3);
mezzo
et
disciplina
militare (Venezia, 1582) (4);Giovan Paolo Flavio,
arte
del
dal Ruscelli
Brancaccio, che militò per circa
Giulio Cesare
in
sonetto
un
e
compose
vera
tra
stampa orazioni latine per la pace
di Carlo V e per la morte
i re cristiani,
per la morte
di
Paolo IV (5); Ferrante Carafa
marchese
di papa
quale sono
a
,
San
Lucido,
de\Y Austria,poema
autore
per
la vittoria di
Lepanto,e di altre rime ed orazioni (6);Gian Francesco
Muscettola,che era stato giàdell'Accademia Pontaniana,
(2) CHIOCCARELLI,
452-3
(4) D'AFFLITTO,
cfr. parte VI,
pp.
;
22-4.
TAFURI,
voi. Ili,
Scr. nap.,
257-8.
cit.,II, 259-62.
op.
(Bari,1916),pp.
18.
cit.,I, 485-6
op.
;
ediz.
nuova
cit.,p.
op.
(3) D'AFFLITTO,
parte I, pp.
Napoli,
di
Teatri
(1) CROCE,
lettera del Brancaccio,
Una
Napoli, 4 agosto 1 548, è nelle Lettere facete et piacevolidi dioersi
huomini grandi et chiari et begliingegni, raccolte da Francesco Turchi
da
52-5. Credo
(Venezia,Salicato, 1601),pp.
Giulio Cesare
luth
»,
Brancaccio,
che, nel 1554,
disegnatomatrimonio
la libertà
sur
de
a
patto che
vaincre
»
! Si
con
quel
Tudor
lasciasse
H.
francesi,cercò di diventare
intrighi
da
su
di lei
veda
fosse tutt'uno
habile joueur de
gentilhomme napolitain,
messo
favorito della regina Maria
il
«
che
con
e
mandare
in fumo
mezzo
e
offertagli
Filippo II. Imprigionato,
tanto
rifiutò,
l'Inghilterra,
FORNERON,
(Paris,1881),I, 40-41.
(5) CHIOCCARELLI,
op. cit., p.
(6) TOPPI, Bibl. nap., p. 83.
tal
con
344.
Histoire de
«
il se
croyait
Philippe II
IV.
come
si vede
-
da
L
un
ACCADEMIA
carme
DEI
47
SERENI
di Alfonso
de
Gennaro
del
(1);e via discorrendo.
Uno degliarticolidello statuto sarà stato
mente
particolardai lettori: quelloin cui, " per evitare il
notato
d'alcuno ", si prescrive:
che " non
sia nessuno
mormorar
della Scripturasacra,
alla pena da commetche disputi
tersi
all'arbitriodel nostro
Prencepe ". Era il pericolo
si sentiva già d* intorno,il sospetto
che quell'accademia
il quale, con
articolò procurava
contro
d'eresia,
quell'
le valse,perchèproprioquelsospetto
Ma non
premunirsi.
congiuntocol politicodoveva farne ordinare,
religioso,
1533
,
,
l'anno seguente, la chiusura.
(1) MINIERI
niani, pp.
RICCIO,
139-40.
Biografiedegli Accad.
alfonsi™ detti ponto*
V.
SEGGI
I
Una
di
cosa,
della
mi
non
NAPOLI
dar
so
edifizì
gli
tutti
spariti
siano
cui
DI
n
dei
che
è
pace,
"
Sedili
Napoli
in
n
n
Seggi
o
città.
Si
pensi
po'
un
Per
!
secoli
secoli
e
dal
medioevo
,
ali*
fino
1 800,
anno
della
nobiltà
della
1
Cavaliere
di
lor
a
scherzosamente
f
n
è
del
indirizzata
Gli
stemmi
d'
campo
di
?
fiore
celebre
dei
sedili
di
Capuana,
I* Orione
di
n
o,
Porto
d'
porta
si
come
—
oro
diceva
stavano
loro
n
n
;
ritrarre
a
Di
sfrenato
cavallo
frenato
campo
in
in
di
la
"
in
azzurro
d* argento
azzurro
di
occhi
era
Vega.
campo
agli
una
Nido
bronzo
campo
popolarmente,
innanzi
che
de
de
verenza;
re-
davano
riman-
ne
la fior
Garcilaso
monti
in
à
e
del
e
vanterie.
di
quello
verdi
i tre
la
lo
Nido,
ammirazione
madrigaleggiava, talvolta,
canzone
—
usuale
si facevano
le
e
seggio
suo
una
oro
Montagna,
si
municipale.
commedie
e
quando
eco,
leggiadra gentildonna
un
novelle
napoletani
i
da
ganamento
or-
distinzione
denominazione
accompagnata
e
modo
la
era
risonava
aneddoti
e
la
napoletana,
n
V
rappresentato
avevano
popolo, I' amministrazione
seggio
patriziato, che
seggi
cittadinanza
del
e
i
di
Portanova,
il Pesce
di
colò
Ni-
tutti, fa-
V.
-
I SEGGI
DI
miliari
il primo, il
e
geroglifici;
sovente
tolto in iscambio
di
Napoli.Ai seggisi
con
lo
49
NAPOLI
cavallo sfrenato,fu
stemma
vedevano
stesso
della città
gentiluomini
nimento;
e quotidianamente
per tratteper le adunanze e votazioni,
i loro deputati,
sei per ciascuno dei quattro seggi
e
cinqueper quellodi Nido, in complessoventinove,
chiamati n i Cinque e i Sei n, e si diceva altresì
erano
"
dei singoli
Sei " il n signor
deputati
Cinque n
: il
signor
Dai sedili uscivano gliEletti,uno
ciascuno e due
per
fuso in se il sedile
per quellodi Montagna (che aveva
di Forcella),
ai qualisi unì, dopo il 1495, quellodel
Popolo,elettocon
doppiogrado dalle ventinove ottine,
nelle qualiil popolosi ripartiva
vano
; e i sette elettiformarecarsi i
.
,
il tribunaledi San Lorenzo
ossia il
Dai
municipio.
n
sedili uscivano le speciali
dire
n, come
a
deputazioni
il Sant'Oftra cui si contava
contro
gliassessorati,
quella
che sotto nessuna
forma in Napoli
fizio,
per invigilare
s'introducesse l'Inquisizione
Nelle feste e
spagnuola.
pus
di San Gennaro e del Corprocessioni,
particolarmente
i rapDomini, e in altre cerimonie, figuravano
presenta
dei Seggi; e gliedifizì delle loro adunanze
si adornavano di drappie splendevanodi luminarie,
e,
nel settecento, si soleva anche darvi piccole
rappresentazioni
"
n.
cantate
musicali,
o
Che cosa
materialmente i Seggi? Erano porerano
tici
dei lati
cancelli di ferro,e a uno
con
quadrilateri
una
zioni.
sala chiusa per le riunioni,discussioni e deliberafino ad
Senza parlare
dei resti che si notavano,
alcuni decenni
or
sono,
in via Mezzocannone
e
altrove,
più antichi (perchè i sedili,o logge,o tocchi,o
V ufficiodi semteatri furono dapprima moltissimi con
dei
4
50
V.
-
l SEGGI
DI
NAPOLI
pliciluoghidi riunione nelle varie strade,e poi, formati
socialie politici
rassodatigliaggruppamenti
e costituiti
0
i sedili propriamente
detti,
quelliche non servirono a tal
da gridarvi
i bandi
rimasero come
luoghipubblici
uopo
della
finche caddero affattoin desuetudine)
parlare
; e senza
1
di
piazzan del Popolo,che si radunava nel convento
cati
colloSant'Agostino; i cinquesegginobili si trovavano
nel seguente modo. Il seggiodi Nido, dal secolo decimoqui
in poi,sorgeva presso la chiesa di Sant' Angelo
Nido, tra il vico Donna Romita e quellodel Salvatore,
a
detto dell'Università,
di fronte al palazzo
ora
Sangro;nella
dipintola
cupoladi esso, Francesco de Maria aveva
1*entrata
di Carlo V in
Fama, il Corenzio, sulle pareti,
Napoli,e Luigi Siciliano aveva
aggiuntogli ornati. Il
seggiodi Capuana era in Via Tribunali,sulla piazza
1'entrata
che ancor
con
oggi si chiama con quel nome,
secondaria nel " Vico
del Sedil Capuano n : 1*aveva
da
Andrea
di dipinti,
sui primi del cinquecento,
ornato
Salerno. Il seggio di Montagna era
anche nella strada
t'Angelo
Capuana, tra via San Paolo e la chiesetta di Sannel 1684.
a
segno, e fu abbellito di dipinture
Il seggiodi Porto, che prima si trovava
nel luogo che
nella prima metà del settecento
reca
ancora
questo nome,
la chiesa dell*Ospedaletto,
stato trasferitopresso
era
struito
coil nuovo
edificiodal Canevari,con cupolaricoperta
Il
di rame,
il soffittodipinto
da Francesco de Mura.
e
seggiodi Portanova, infine,si trovava presso la chiesa
—
di Santa
di Portanova, posto colà sin dal tempo
ricostruitosul cadere del secolo decimosesto,e di
angioino,
nuovo
Maria
nel decimottavo
Lucchesi
e
con
su
dell'architettoGiuseppe
disegno
fresco di Nicola Malinconico.
a
pitture
V. -I
SEGGI
DI
51
NAPOLI
Dopo i casi del '99, nella restaurazione borbonica,
furono aboliti,
editto del 25 aprile
com' è noto, con
1800,
Gli edii sedili e tutto l'antico ordinamento municipale.
bunale
in un primo momento
rendita al Tri:fizi,
come
assegnati
di nobiltà e dipoiincamerati al Demanio,
supremo
ben
vennero
demoliti
tosto
d'abitazione. Nel
1801,
mutamenti,
sull'animo.
n
sa
trasformatiper costruirvi case
nel dar notizia di
cronista,
celare la tristezza che
desti
co-
glicade
in poco
(scrive)
tempo restò abolita
la memoria
di tante
nobili di Napoli,godenti
famiglie
nelle rispettive
piazze dei loro sedili,nei qualiognuna
teneva
dipintala sua impresa n. Specialmenteil sedile
"li Nido, " che era formato di una
fabbrica di quadroni
di pipernocon archi molto ben composti", e il cui abbattimento
richiese più settimane o qualche mese,
glistrappava
in piedisolo
un
sospirodi rimpianto(1).Rimase
il sedile di Porto, nel qualesi disegnavadi collocare la
del reduce Ferdinando IV,
statua equestre del re trionfatore,
ma
poi fu destinato alla Borsa,che vi ebbe sede per più
anni. E
E
non
un
o
così
potè vederlo durante quasi tutta la metà del
arcate
e
con
passato secolo,elegante,
aperto da tre lati,
innanzi una
con
(2); finche, nel 1845, venne
gradinata
in vendita e sparve anch'esso,soppiantato
da nuove
messo
si
fabbriche.
E
chi
ora
faccia
un
giretto
per
la città a
luoghidegliantichi sedili,trova al posto
Porto T albergoche fu collocato nelle nuove
i
(1) Memorie
XXXI,
(2) Una
storiche di V.
FLORIO,
in Arch.
riconoscere
di questo di
stor. p.
fabbriche,
le proo.
letane,
napo-
265-6.
veduta
ne
fu
pubblicatanella Napoli nobilissima,V, 69,
52
V.
-
DI
I SEGGI
Y Hotel de Genève, di cui fu
il letteratoMarc
una
di
casa
Monnier
;
al
quattro piani,con
NAPOLI
e direttore
giàproprietario
posto del seggiodi Nido*
entrata
nel
vico Donna
di statue sacre*
una
botteghe,
la quarta
di pasticceria
di pompe
terza
e
funebri,
una
una
di farmacia ; al posto del sedile di Montagna,nel principio
di via dei Tribunali,
una
casa
a un
piano occupata
che
di friggitore,
nel basso quasitutta da una grandetaverna
manda alle nari di chi s'approssimatutt'altro che incenso;
la fine della stessa
al posto del sedile di Capuana,verso
trattoria economica
strada,di tra gliarchi riempiti,
una
al posto del
con
spacciodi vino del Vesuvio; e, infine,
alla quale è stata
sedile di Portanova,una
casa
nuova,
battuto
F antico edificio abinfissauna
lapide commemorante
Romita,
n.
20,
con
quattro
in
ingegnere,che eseguiva
pito,
quel punto i lavori del Risanamento, scrisse,tutto stualla direzione della Napoli nobilissima che egli,
nel
il vico Chiotra
procederealla demolizione delle case
daroli,quellodi S. Maria dei Meschini e la piazzadi
allo scoperto " un robusto monuPortanova, aveva
messo
mento,
Ricordo
che, nel
1893,
un
,
un
era
principale
quadratodi sedici
sui quali
metri di lato,con quattro grandi
piloni
angolari,
sata
archi di pieno centro, e addoss' impostavanoaltrettanti
"
nella parete posteriore
(1).Che cosa era
una
cona
mai ? E noi glirispondemmodi star saldo, eh* egli
esso
dissotterratonient*altroche lo scheletro
senza
saperloaveva
del sedile di Portanova,colà sepolto
novantanni innanzi t
la cui parte
All'editto abolitivodi
re
(1) Napoli nobilissima,II, 77-8.
Ferdinando
IV
die diretta
54
V.
colsero in
-
DI
I SEGGI
NAPOLI
po' più tardi accadde il
medesimo
di quelledi Capuana, esse
fici
adempivano a ufdi amministrazione pubblica,
di tutela dei pubblici
costumi, e finanche di difesa militare,perchèappunto
diretta la
quelleunioni di famiglie che già avevano
resistenza ali*assedio posto a Napoli dall*imperatore
ali*imperatore
Enrico VI, resistevano più tardi anche
modi
Corrado. Patti d'indole religiosa,
cioè di particolari
di culto,e altrid* indole suntuaria,erano
strettitra i loro
nel corso
di quel secolo,una
Così, allorché,
componenti.
unico sedile,e
un
,
gente di
nuova
popolo,arricchita dal
sfoggidi vesti,di
di guerra
di
celebrazioni festive,di
gente che
una
—
n
mercatare,
si direbbe
a
rali
fune-
simile agli" arricchiti
rarono
nostri
i nobili dei sedili delibegiorni
mercè la parsimoniae la modestia,
distinguersi
lasciando al popolodi sprecare i guadagnifattie sperdere
le proprieforze. E fino agliultimitempi della loro
esistenza i due più antichi sedili osservavano
una
liare
pecue
dei
pompe
si die
vetusta
—
circa i contratti
usanza
matrimoniali,
per
o
qualele doti delle donne che morivano senza
figli,
i cui figli
morissero prima dell*età pupillare
intestati
o
dovevano tornare alle famiglie
da cui quelledonne erano
uscite (1); e glistessi nobili di Nido e Capuana godevano
dall*uno
ali*altrosedile e prender
ildirittodi portarsi
potendoottenere uffici
parte alle deliberazioni,pur non
nel sedilea cui non appartenevano (2).Nel corso
del secolo
anche il popolograsso e le famiglie
decimoquarto,
la
,
(1) C*è
in
propositoun
procerie magnati di Capuana
(2) GALANTI,
p.
181.
Breve
libro di ANTONIO
e
Nido,
Degli usi de*
Perger,1 786)»
(Napoli,
cittàdi Napoli (Napoli,1 792)
comentario
descrizione della
LETIZIA,
V.
I SEGGI
-
DI
55
NAPOLI
Capuana si raccolsero in seggi,nei
tre altridi
Montagna, Porto e Portanova; e i cinque
fettiv
seggi,formarono una giuntadel Buon Governo, che efpiù
garantìe governò la città nei momenti
al tempo
delle lotte di pretendenti
e di fazioni,
pericolosi
rimaste fuori Nido
e
della
reginaGiovanna I.
Penetrò poco
dopo, in quellesocietà di gentiluomini,
la cultura umanistica,che ebbe molti rappresentanti
tra
i patrizi
E, circa la metà del quattrocento, un
napoletani.
diplomaticoferrarese descrive le n cinque sedie ", che
n
lozie
sono
(logge)lavorate
ornate,
e
tutti i zentilhomini delle ditte contrade
citade... tut'el
fino
de
a
de
ora
cena,
lochi
,
e
e
su
la matina
zorno,
dove
se
reduce
parte de la dieta
de può la messa
per
e
da può disnare per
fino a ora
reduce ad altre piace (piazze),
ne
manzare,
non
se
diete sedie
non
ci
anderia altra che i detti
e deschaziati de fuora n. Ai
spinti
sedili nobili si aggiunse,
si è detto, durante il
come
breve regno di Carlo Vili, il sedile del Popolo; e tutti
che
zentilhomini,
seria
i dirittidella città
visti propugnare
i tentativid' introdurre V inquisizione.
essi insieme furono
contro
Nel
prima volta si levarono a
poli
giorno per Naquesto fine proteste e tumulti,sfilò un
dimostrazione che si dica,in cui
una
o
processione
andavano commisti i principi,
marchesi, duchi e conti
ciascuno del popoloaveva
con
gliartigiani
napoletani,
e
al suo fianco un nobile. Vero è che, per forza di cose
ma
anche per astuzia e malizia di viceré spagnuoli,
popolo
nobili entrarono
e
poi in sospetto tra loro e si guardarono
ostilmente; ma
anche tra questicontrasti i capi del popolo
conformandosi al sentire popolaresco,
napoletano,
pò1510, quando
per
la
56
V.
sero
sempre
-
I SEGGI
differenza
e
NAPOLI
che, comprimi due sedili,
posti
i
tra
di vecchi nobili,
erano
e
DI
considerati benevoli al popolo,
glialtritre, di più recente nobiltà: differenza di origine
di grado e di qualità,
che teoricamente o giuridicamente
veniva negata, ma esisteva nel fatto o nell'opinione.
Nelle lotteche precessero, prepararono
e accompagnarono
la rivoluzione detta di Masaniello,Giulio Genoino, che
fu la
ne
coltivava il concetto
direttrice,
mente
o
1*utopia
del
pareggiamentodei due primisedilinobili e del sedile
del Popolo,che si sarebbero dovuto dividere tra loro in
partiegualiil governo della città (1).Utopia affattoanadi carattere
tuale
cronistica,
medievale, perchè la realtà effetla noche i sedili invecchiavano,
biltà
era
e invecchiava
il suo
il buon
correlativo,
e
popolo; e fuori dei
la nuova
popolosi moveva
tutti
vita sociale,gli avvocati,i letterati,
i pubblicisti,
le riforme
che poi,nel secolo decimottavo,promossero
quelli
sedilicosì dei nobili come
fecero la rivoluzione dell'anno
e
Che
del
cosa
potevano
agli occhi
essere
'99.
di
i
costoro
dili,
se-
che usurpavano
Y amministrazione della città,e anzi
addirittura la rappresentanza del Regno, in nome
di una
di classi sociali logore,
tradizione illanguidita,
e
abiti del servilismo
il
mutati
e
della
vuota
e
viceregnospagnuolo
durante il nuovo
regno
gli
con
rante
esterioritàformatisidunon
certo
borbonico ?
radicalmente
Dirò
che
a
dei
psicologica
(cercandoanche questa volta Y origine
Y idea buffa
numeri della Smorfia)viene talvoltain mente
me
prov.
nap.,
sociali a
che
nell'Archivio storico
glistudi dello SCHIPA,
vedano
(1) Si
hanno
Napoli,e
in
rinnovato
da
cima
a
fondo
per
le
la storia delle classi
particolare
quelladella rivoluzione del 1647.
SEGGI
V.-I
n
gli
che
gli eccellentissimi
libro,
gran
napoletani
alla
che
E
le
velleità
di
vecchi
quei
della
favorire
n
e
si
del
di
la
plebe
col
e
potuto
lasciare
dei
passato
sedili,
!
Amatori
pratica
che
di
serbano
un
passato
nel
ricordo
degno
la
la
vendetta
tanto
sol-
mirasse
plebe
vigorire
rin-
a
car-
e
nariamente.
rivoluzio-
almeno
qualcuno
di
della
non
altri,
noi
tori
ama-
persistenza
,
di
morire,
continuità
di
coscienza,
piede
cioè
,
dal
punendo
medioevo
soddisfazione
per
dono
ve-
politico
della
favore
in
si
1 800.
allora
per
averne
dei
seggi
stesso
tempo
spazzava
senz'
i
IV,
n
assoluto,
in
assunto
discordano
del
sebbene
e,
cui
aristocratismo
nel
tribuissero
con-
o
quotidiano
Ferdinando
re
e
ha
non
regio
comportava,
edifici
degli
editto
che
che
a
settecento,
eseguiva
governo
avrebbe
Ma
V
borghesia;
il
noval
del
dessero
nell'uso
condizioni
autonomismo
corpi,
nuova
a
fine
n
Sei
significato
esso,
concludere
bisogna
il
le
faceva
ne
"
6
mercè
e,
57
NAPOLI
signori
Comunque,
!
ridotti
ritratto
n
al
dare
a
quel
DI
ma
della
dei
monumenti,
storia.
VI.
SULLE
TRADUZIONI
DELL'
E
"ELOGIO"
E
encomiwn
luce
in
fecero
ne
Firenze
a
divulgazione di
che
tracce
di
quel
Se
se
dubbia
Di
di
leti. ital.
(2) Oltre
lo
ZUMBINI,
Stult.
l'Orlandino
Laus,
A.
e
rapporti della
p.
prova
parecchi
se
1515
pronta
sono
e
lieta
e
della
e
le
anche
scrittori italiani
citata
C,
e
Studi
opera
L'egloga
nota
al poemetto.
Zumbini
34
del
essere
1884),
Monnier,
si
del
vedano
p.
66,
pp.
e
poemetti,
col
ed.
;
sui
Tanciò
ma
338-47.
La
RUSSO,
rapporti
folenghiani (Firenze, 1899),
i
rioso
Fu-
esercitò
essa
Balia
non
o
(Bari, 1896),
col Baldus
ed
nella
essere
cit., p. 442,
F.
e
Io
mini
colloqui,la Puerpera, il Fla-
(Firenze, Le
eC.
31
l'efficacia che
Y influsso
può
che
i canti
e
dei
uno
op.
di
LUZIO,
(3) TANSILLO,
introd.,
nel
meno
relazione
invece
anche
(1) Studi
e
laus
di ravvisare
(3) : il che
tentila
la
è dubbia
Folengo (2).
sillo
Aldo
Ne
opere
presso
la Stultitiae
tra
credè
sui
notano
esser
(1), non
sul
da
151 8.
due
queste
nuto
ve-
appena
Colloquia familiaria (1524);
i
ne
non
tempo.
può
scorse
nel
laus,
letto in Italia, dove
Venezia
a
Giunti
accoglienza ebbero
molto
fu
(1511),
dai
"COLLOQUI"
Stultitiae
o
ristampe
DEI
ITALIANE
ERASMO
DI
Il Moriae
IMITAZIONI
pp.
Zani»
con
la
149-54;
Caos.
Flamini
(Napoli, 1893),
VI.
-
TRADUZIONI
IMITAZIONI
E
DI
59
ERASMO
a
indagarele imitazioni e reminiscenze di
consiglia
di
quei colloquinei parecchiscrittoricinquecenteschi
riuscito a vedere i
satiricie morali. Non
son
dialoghi
1
altri
diversi argomenti,
altrifilosofici,
dieci dialoghi
su
il Leonimorali,altridi diverse materie n, che pubblicò
dei
Nicola Leonico Timeo
(1456-1531)(1), uno
ceno,
Erasmo
bero
avrebquali,secondo gli avversari Scaligeri,
laddove, secondo altri,l'italiano avrebbe
plagiato,
di Erasmo
imitato dall*olandese. Il nome
torna
più volte
di Niccolò Franco (1539),nel senei Dialoghipiacevoli
condo
dei qualisi protesta stima e amore
per Luciano e
"
Che dubbio fai di
per Erasmo ; e nell'ottavosi legge:
dover traficare¥ opere del grande Erasmo ? Forse
non
perchèin Roma ha vietato il Collegioche si vendano ?
Credi che intervenga
siano buone,,
questo perchèelle non
di eresia ? Sai perchè I"hanno
o
perchè ci sia scrupolo
dato bando, poi che vuoi che tei dica? Perchè
miracoloso l'ha concia in cordovana
E
tutta
il tedesco
quellabrigata»
in urto quel valentuomo,e non vogliono
perciòhanno pigliato
che in Roma compaiaErasmo, talché,
dove trionfano,
Ma
si cantino le lor magagne.
resta
non
per questo
si stampie ristampi,
si venda e rivenda,
non
non
e non
ch'egli
non
al buon Erasmo,
Che manca
leggae rilegga
per ogniluogo...
che egli
sia eloquente,
catolico e mirabile nel suo
non
dire ? B (3).NegliElogidegliuomini piùfamosi in lettere
si
Storia della
(1) TIRABOSCHI,
(2) E.
AMIEL,
siede: Erasme
du XVI
libre penseur
2.
Le(Paris,
1889), p. 310.
merre,
(3) Questi brani
fecero dei
1609,
Un
letter.ital.,VII, 1. II, cap.
«
sono
soppressinelle edizioni espurgate
Dialoghi del Franco
espurgata
per
Girolamo
; per
es.,
Giannini
in
da
che
quelladi Venezia,
poi
si
Farri»
Capugnano bolognese ».
60
VI.
-
TRADUZIONI
E
IMITAZIONI
ERASMO
DI
pare
(1),si dice di Erasmo che n fece stamla
intitolataLa Pazzia
primieramente
un'operetta
qualefu quellache sparse la fama del nome
suo
per ogni
delle pungenti
parte. Essa è fatta ad imitazione di una
satire di Luciano. E trafigge
gliuomini di tutte le professioni
acutissimi stimoli,
mostrando apertamente che
con
di Paolo Giovio
,
le
di
operazioni
tutte
del
resto
pazzie: cosa
altro che espresse
molto gioconda,
e che, per le arguzie
sette
non
sono
piena,dà piacereinsino alle
degna
inin altri negozi. Ma
di gravità
ed impiegate
di chiesa ; perciòche pare
al tutto di un uomo
di
gentili
cui
essa
e
si faccia beffe in
essa
persone
le
tutta
anche delle
di Dio
cose
n
Come
al
.
liari
famierano
Franco, le operette satiriche di Erasmo
Giordano Bruno (2); e alla Stultitiae laus conviene
a
altresì riattaccare la Piazza
universale di tutte le
alcun altro dei curiosi volumi di Tommaso
e
professioni
Garzoni da Bagnacavallo
(1549-1589).
Non
mancò, in
e non
poteva mancare,
traduzione della Stultitiae lausf sebbene
ne
non
meno
io
e
stesso
1*abbia
cercata
per
(1) Cito
della trad. ital.: Le iscrittioni poste
più famosi
uomini
cera,
notizia
:
quasi tutte le biblioteche d' Italia.S' intitola
"
di nuovo
n, ma, com'è
notamente
moria...
(ossianon
gare
da intendere,n ora per la prima voltan) in volcerto
tradotta (in Venezia, 1539, in 8°); ed ebbe per lo
due ristampe:Funa anche di Venezia, per Giovanni
invano
La
abbiano
queltempo, una
stri
gli eruditi no-
in
lettere di Mons.
tradotte di latino in
Ancona,
appresso
(2) Si vedano
Giovanni
in
Q. S,, pubbl.dallo
PAOLO
volgare da
de' Rossi
sotto
le
vere
GlOVIO,
Hippolito
(1550),pp.
imagini degli
Orio
Ferrarese, in
200-202.
propositole Postillestorichee letterariealle
SPAMPANATO
di No-
vescovo
nella Critica,IX
opere
(1911).
di
62
VI.
E
IMITAZIONI
DI
sin allora lodato la
(?) aveva
suno
è
TRADUZIONI
-
degna,e perciòtoglie
sopra di
ERASMO
Pazzia, che
questo
se
pure
carico
ne
; e,
breve esordio,discorredella
perio
pazziae del suo imuomini e sugli
sulle varie età della vita umana,
sugli
sul matrimonio,sulle
dei,sullevarie condizionie statisociali,
astronomi,gioanimali,sui poeti,cacciatori,
donne, sugli
catori
fatto
un
marinai, negromanti,
e
streghe,
grammatici
litiganti,
pedanti.
i Colloquiottennero
Anche
una
completatraduzione
per
di Pietro
opera
di
Lauro
Modena,
stampata
due
zo
prima nel 1545 in Venezia " appresso VincenVaugrisal segno d' Erasmo " (1), e la seconda, che
si dice riveduta e corretta, nel 1 549, presso lo stesso eilsuo
italianizzato
ditore,il quale,in quel mezzo,
aveva
volte : la
cognome
Del
francese di Vaugrisin Valgrisi.
traduttore
rite
parlail Castelvetro in certe note manoscritte rifeche n sodal Tiraboschi (2),affermando,tra l'altro,
steneva
scuola privataed
miseramente la vita col tener
le prime lettere ai fanciulliin Venezia, e,
insegnando
garizza
ardì di volfosse fuor di misura ignorante,
quantunque
Lauro
Columella
il Lauro, massime
e
Alberto
il 1540
Caldeo
e
il 1570,
(ossiaAnnio
Magno, a
al Vives, alla
a
tra
similiautori latini n. Certo è che
in
pubblicò
nezia
Ve-
moltissimi lavori di traduzione dal greco, dal latino
mella,
dallo spagnuolo
: da
Giuseppe Ebreo, Plutarco,ColuBeroso
ad
e
cronaca
Erasmo, al Guevara,
Supplément au
(2)
Manuel
Raimondo
via via
Viterbo),
Lullo,a L. B. Alberti,
da
di Catione
,
a
a
Polidoro
Virgilio,
Luis de Granada; tradusse ariti)
de Brunet, I, 459.
Biblioteca modenese, III,76.
VI.
TRADUZIONI
-
che romanzi
IMITAZIONI
E
cavallereschidallo
dei quali
// Caspagnuolo,
(Venezia,Zoppino, 1584),che ilQuadrio
Valter del Sole
sospetta fattura dello
Lauro, benché
stesso
traduzione. Pubblicò inoltre un
e
La
è
/
due
libri di Lettere
seconda
quellache
io ho
ERASMO
1560) (1).
Lauro, che
-
:
hora in
la \ lingua,ma
che
pilitosto ritradotti,
latino in
etiandio intorno
\ si
racconci
forma
| Di
\ tanti luoghiracconci,
negia.n| ella bottegad' Erasmo
M.D.XLIX
e
(2),ha questo titolo:
\ Colloqui| familiari
| di DESI
| ROTERODAMO
ma
già tradotti,
solo intorno
cerìa
ad copiam di-
Praeludium
(1552
per
potuto vedere
overo
,
gare
sia dato
edizione della traduzione del
ragionamenti
DERIO
63
ERASMO
DI
i
non
sensi, che
|
dire | In Vi-
possono
| di Vincenzo
volume
voi-
|
Valgrisi
di 547
pagine,precedute
da 32 innumerate che contengono il frontispizio
la dedica e l'epistola
di Erasmo
sull'utilità
dei Colloquia,
e
seguiteinfine da 5 pagine innumerate contenenti
1
"
Tavola dei Colloqui
". II traduttore,
Pietro Lauro Modonese ", si nomina nella dedica; la quale (e la cosa
è
sissima
degna di nota)è indirizzata " alla illustrissimaet virtuochessa
Madamma
Renee
di Francia, DuPrincipessa
di Ferrara ". n La più parte di essi colloqui(vi
alla
discorrono sopra cose
si dice tra l'altro)
appartenenti
Christiana religione
nostra
: onde
glianimi inchinati alla
mediocre. Tutti
vera
pietàpossono trarne costrutto non
poi sono pienidi notabilissimiammaestramenti et utilissi(1) Bibl.
(2) Nel
;
—
e
un
mod., Ili, 76-81.
voi. della cit. Bibl. Erasmiana,
Colloquia (Gand, 1907),si descrivono
affermandosi
che
la seconda
non
che
dà
la
dei
bibliografia
ni,
le edizio-
(pp.281-7) entrambe
diferisca dalla
prima
qualche lieve spostamento nell'ordine dei dialoghi.
se
non
per
64
VI.
-
TRADUZIONI
IMITAZIONI
E
DI
ERASMO
avvertimenti,donde
mi
può formare
et
quasitutta la vita dell'uomo si
erudire in una
moralità et politia:
perfetta
donde
et
assai
altre
condo
ogni sesso, ogni conditione di persone può, seil grado suo, impararil modo
di goet la regola
vernarsi
in tutte le sue
attioni:e ciò con
prudentemente
favole et
piacereet diletto d'animo, per V historie,
che vi sono
giocondepiacevolezze,
sparse
per
dentro ".
Altre
morali ed
opere
ascetiche di
furono
nella seconda metà di
tradottein italiano(1);ma
e
Erasmo
il seicento,
anzi anche
colo
quel se-
parte del
nell*Italia post-tridentina,
nuto
eglicadde e fu tetutto
per
settecento,
una
per
in sospetto di eretico o di semieretico
di lui dicono in
si pensasse
(2).Che
cosa
compendiodue sonetti-ritratt
ilprimo nella Galleria del cavalier Marino,
che si leggono
n
dei
fra i ritratti
messo
secondo nei Ritratti poetici,
storici
(1) Mi
note
sono
1 53 1 ,
1539)
(Venezia,1540);Della
1545
(Ven.,
I 554); Sermoni
in
religionee
SABBADINI,
per
la
la
ben
sono
e
Italia,pel
suo
metà
chiesa
note
di L.
del secolo
per
Erasmo
Carpi,
il ciceronianismo
Storia del ciceronianismo
Longiano
(Ven., 1550);La
Rocca (Ven.,1550);
Domenichi
(Firenze,
'Dio
di
altresì pei suoi
di
da
nezia,
(Ve-
Carani
(Firenze,1 554).
aveva
anticiceronianismo,per
(AlbertoPio
:
trad. da
christiano,
Fausto
de' martiri, trad. da L.
bellicosità italiana,e
sulla poca
scelti,trad. da
de' Christianatrad. da P.
prima
scia,
(Bre-
trad. di S. Pendio
de' fanciulli,
grandissimamisericordia
della
nella
moderni
de' dieci comandamenti
dichiarazione
1548); Proverbi,trad.
e
delle vergini e
(2) Anche
La
institutione
ordinatione del matrimonio
// paragone
Institutione del principe
1547); Apoftemmi
e
1546
;
(Ven., 1539) ;
di Fano
Coccio
critici di vari
e
le seguenti:
Enchiridion trad. da Emilio d'Emili
Venezia
e
eretici n, ed il
ed
negromanti
un
levato
detto
satirico
verso
atteggiamenti
e
posizioni
op-
la
miche
Queste polealtri).
basta
qui rimandare
al
Loescher,1886),pp. 59-74,
(Torino,
polemica col Pio al TlRABOSCHI,
op.
cit.,VII, 1.II,e. I.
VI.
uomini
IMITAZIONI
E
TRADUZIONI
-
Appio Anneo de Faba Cromaziano,
padreAppiano Buonafede,la cui quintaedizione
di letteredi
ossia del
accresciutaè del 1789. Dice
Dottore,
di Giuda
il
rio d'abominabil
i cui
profeta,entro
sol di zelo infernal
dal
tu
e
vai candido
nel
ombra
core
parte
e
;
via
per
duce?
cieco
più
inchiostro
fede
e
impura ?
(1).
oscura?
coscienza
e
secura
nell'ingegno luce ?
e
chiara
scienza
contiensi
tutto
i ciechi assai
Che
spirtiaccensi
il sentier ch'ai Ciel conduce,
guida fallace?
scorgere
?
carte
arte,
s'allontana
vero
mostrar
tu
conviensi
empio
Vangelo adulterar le
quanto
:
che, 'n alterando i sensi,
te,
a
il Marino
deggio appellarti?
d'Anticristo
Maestro
falso
seduttor
o
e
nome
sai del
Poco
65
ERASMO
DI
alla distanza di
diversamente,
il Buonafede
io vedo
in
qualor d' Erasmo
Quinci
il vedo
:
or
or
nimico,
or
tutto
e
partiopposte il mondo,
il letterato impero,
sostiene
sobrio
Or
or
cade
puro,
piume, or
è
tutto,
(1) G. B. MARINO,
ed
briaco
or
tutto
severo
or
nerbo
ed
dell'alloro,
e
or
e
or
:
;
pondo.
del fuoco
la difende
talor nulla
Poesie varie,
a
immondo
e
di Lutero
compagno
or
degno
sa
giù nel fondo.
schernitare ed
distruggela Fede,
talor
mezzo,
il simulacro io chero.
quindi urtato
Or
secolo e
:
Diviso
e
un
o
:
;
poco.
cura
di B. Croce
za,
(Bari,Later-
1913),p. 257.
5
66
VI.
TRADUZIONI
-
E
Quindi, involta
T
di costui
immagin
tra
virtuti
gran
in
IMITAZIONI
dubbiosa
pende
maggiori (1).
"
Nelle note, il ritrattistaspiegache
nel
Erasmo
vorrebbe
scrittidei cattolici
; il Grineo
ai
tanti aculei che
il Bellarmino colloca
dei semicristiani ; il Possevino
numero
che si cancellasse il
più danno
ERASMO
oppositicolori,
vizi assai
e
DI
papi coi
Lutero
col
lui da tutti
di
nome
disse che Erasmo
suoi
suo
avea
gli
cato
re-
e coi
motteggiamenti
sdegno e coi suoi
suoi
sporti
tra-
"
(2).
Ciò non
impediva che la Stultitiaelaus e i Colloquia
molti e affezionatilettori dei qualifu appunto
avessero
il Marino, che tra gì'
idillidella sua Sampogna includeva
ossia il colloquio
Proci et puellae,
Disputa amorosa,
una
in versi : plagionon
rimasto inavvertito a taluno dei
messo
criticicontemporanei
(3).
Passato il tempo in cui la paroladi Erasmo aveva
diretta
efficaciareligiosa
morale, e formatisi anche nel mondo
e
cattolicogiudizi
più equi intorno a lui (4),a quellesue
,
(1) Cito dalla
quinta edizione napoletana», Napoli, 1787,
«
presso
i fratelli
Terres, I, 230.
(2) Ed. cit.,p.
(3) Si veda
235.
(Bari, Laterza, 1910),p. 432. Il
appendice alla
mia
edizione
rifacimento
mariniano
alla pazzia
dell'Elogio
Rotterdam, traduzioni italiane di
da
del
Saggi sulla letteratura italiana
B. CROCE,
vari
e
seicento
in
riprodotto
è
smo
Dialoghi di Eraterza,
(Bari,La-
scrittori,ecc.
1914).
(4) Per
dir
sua
vero,
che
,
TlRABOSCHI,
Erasmo
libertà di scrivere
in
certo
es.
op.
fosse sinceramente
e
di pensare,
il facesse cader
teologia,
vi ha
gran
numero
nelle
sue
1
cit.,VII, 1. II, e.
cattolico
più volte
opere;
in
errori
suo
Io credo,
«
che
ma
,
congiuntaal
:
non
la
però
men
troppa
troppo
errori, de'
a
pere
sa-
quali al
•
graviallora,
VI.
TRADUZIONI
-
E
satiriche si tornò
opere
DI
IMITAZIONI
per
pura
67
ERASMO
lora,
e alvaghezzaletteraria,
nel secolo decimottavo,
dimenticate affattole vecchie
traduzioni
si
cinquecentesche,
Stultitiaelaus. Già
nel 1741
cominciò
Angelo
di lettere grechenello Studio
rabberciamento
un
de Le
ritradurre la
a
Maria
Ricci, professore
fiorentino,
stampava
lodi della pazzia composte
Erasmo, abbreviate,
espurgate di empietà e di
oneste
accresciute di altre: lavoro che
e
composizionidel Ricci
dei
per
Laurenziano
collegi
ed
servì
le accademie
poco
altre
con
carnevalesche
Eugeniano,dove
la recita delle Lodi
; e
cose
da
il Ricci insegnava
della Pazzia
seguita
era
da sonetti sul medesimo
argomento.
compiuta traduzione delle Laus
Una
1 76 1 in
volume
un
francese
di declamazione
e
la traduzione
anche
contenente
bilingue,
Encomio
:
fuori nel
venne
della pazzia, composto in forma
tradotto in italiano
della Saviezza, 1761). Ma,
liberissimae arbitrariae
(inBasilea,a
spese
condotta sulla francese che è
scritta in italianoassai scorretto,
questa traduzione fu unanimamente
Ne
rifiutata
dai letterati.
assai più colta,
seguì,pochi anni dopo, altra di penna
che era di nuovo
ma
riduzione,lasciate fuori molte
una
di chiesa
pagine,specie quellerelative agli uomini
e
in certa
abusi
eran
ed
era
state
degni di
maniera
(1) A.
dalla Chiesa
ancor
M.
perchè
grandi eran
e
difficileil discernere i giusti confini,
di Trento
Concilio
scusa,
decise,
guerra
altri ameni
dei ranocchi
e
in
molte
e
poi
come
cose
gli
non
si fece nel
dei topi tradotta in rime
e
volgarizzamenti
'
un
piacevolipoesie (Firenze,Albizzini, 1741), dove
le Lodi
veramente
».
RICCI, La
anacreontiche,con
ultimamente
e
,
della pazzia.
Queste
Firenze, Carli, 1807.
e
le
a
appendice di altre
pp.
147-95
piacevolipoesie furono
sono
ristampate
68
VI.
TRADUZIONI
-
compendiateo anche
IMITAZIONI
E
ERASMO
variate altre.Intendo della Cicalata
della Follia in propria lode
d'Erasmo
DI
di Rotterdam:
reso
sia
o
V
Elogio della follia
in toscano
dall'abate R. P.
di Raffaele
(Colonia,1787), dove le inizialicelano il nome
Pastore. La traduzione è precedutada varie memorie
sulla vita di Erasmo, tratte dalla storia dei moderni
"
gio
del Saverieu,e da un
filosofi
piano e assunto dell'EloTra
da notare.
della pazzia", in cui sono
giudizi
l'altro
:
»
era
non
da por mente
che il secolo di Erasmo
del buon senso,
same,
dell'egià quellodelle lettere,
E
ben
del criterio:
clissi.Dovette
degliAntichi
cose
allor tutte
nella totale loro
eglidunque far da se
col mezzo
e
; sulle quali,
riflessioni
verso
se
stesso
dietro le sole
scrisse così
e
il sole della
sofia
saggiafiloda quei del tempo
n. n I costumi, in parte cangiati
di Erasmo, fanno che non
si possa gustar tutto quello
che
ei nel suo
Elogio dice della grammatica,della caccia,
dei pedanti,ecc.
d'alcune scienze,d' alcuni ceti, come
il costume
l'indole dell*uomo,
eh' e
Ma, in generale,
e
bene
sempre
da far rinascere al mondo
tracce
delle più scelte
altrui,pensò
e
ec-
e
ovunque
a
presso
poco
lo stesso,
vi
non
può
dipintopiù al naturale ne con
più vivi colori n.
n
chi più chi meL'assunto del libro è :
no,
Ogni uomo,
ch'è in ognuno,
ha del pazzo. Questa dose di pazzia,
lo rende contento
maniera, felice. Infatti,
e, alla sua
essere
—
—
se
l'uomo riflettesse,
esaminasse
se
il
suo
fetti,
stato, i suoi di-
nienti
il peso dei suoi doveri, gì'
incomodi, gì'inconvea* qualiè in mezzo,
affogherebbe
egliin un mar
d'affanni. Ma
rovescio: perchèl'uomo
e
e
a
d'agitazioni
nima
ignorasé stesso e quanto è attorno a se, ne ha la miriflessionea quel che più glidovrebbe
importare;
70
VI.
-
TRADUZIONI
E
IMITAZIONI
DI
ERASMO
elogiodella pazzia. Su tutte è da notare
bliotec
quellache nel 1863 Eugenio Camerini curò per la Bidel Daelli (voi.
XVII), nella qualeprofessò
rara
1' n antica versione italianan ("antica", è
di riprodurre
troppo dire)sulla stampa del Ferrario,sfrondandone le
tutto,
note
e
ovvero
qualche scandalo
togliendone
per
linguisticoaggiunse,
,
e
la prima volta in un'edizione italiana,
i disegni
dello Holbein, ricavandoli da alcuna delle edizioni di
Basilea. L* ultima
è
ristampane
della Biblioteca universale del
nel
contenuta
n.
246
Sonzogno(Milano,1897),
toria
riproducequelladel Ferrario,salvo che nella dedicaal Moro, per la quale (chisa perchè)fa ricorso alla
e
traduzione dell'abate Pastore.
I Colloquiafamiliariaavevano,
del settecento,
dementino
estimatore
un
Vannetti,che
sul fare di Luciano
intanto,sullo scorcio
imitatore
e
compose
una
nel
serie di
dialoghi
dialogoXIII,
(1).Il
moglie(Uxor mempsigamos)(2),dedicato
La
di
e
roveretano
Erasmo
con
lettera
vella
giugno 1 794 a Matilde de* Telani nofu (diceil Vannetti) n nel latinoidioma già
sposa,
scrittoda quel Luciano dell*Olanda, Erasmo, e da me,
verbo a verbo, ma
non
largamente(come di più latine
commedie
veggiamo aver fatto diversi fiorentini ingegni)
nel nostrale ridotto,
ad un'ora in parecchiluoghimodificato,
e
via che coli*italiana deliquellecose togliendo
da
Rovereto
(1) Raccolti
del
in
Opere ital
roveretano,
(2) Voi.
rini
ne
cit.,pp.
fu fatta a
voi. I
e
latine
del
cav.
CLEMENTINO
NETTI,
VAN-
(Venezia, Alvisopoli,1826).
161.97.
Una
ristampa per
Bologna,tipiMareggiani,1888.
nozze
Berselli-Zanna-
VI.
mi
catezza
parute
son
annestandovi
conface voli, e
men
71
ERASMO
DI
IMITAZIONI
E
TRADUZIONI
-
modo
al
pel contrario di quelleche ho giudicate
nostro
di pensare
Anche
il
più adatte ".
a' moderni
e
dialogoIX,
usi per
//
avventura
risparmio (1),è imitazione
vero
elegante
(Diluculum)(2). A una diligente,
tina
trene
compiuta traduzione dei Colloquiaattendeva,una
d'anni fa, Ettore Toci, che pubblicò
come
saggiodel
lavoro,nel 1878, Gli alberghi(nellaRassegna setti'
suo
manale, voi. II,n. 6), nel 187 9 L'amante e la fanciulla
da Erasmo
Toci-Corazzi),nel 1881
(Livorno,tip.Vigo, per nozze
di Pietro Gilles (Livorno,Vannini, per nozze
L'epitalamio
Abrial- Chiappe),nel 1882 // naufragio(Livorno,Meucci :
di
lo
dagliAnnali del R. Istitutotecnico e nautico
nel 1883 L'abate e la donna istruita.Circa
e
Livorno),
conoscendo quella del
stesso
tempo, anch' io, non
estr.
Toci, impresiuna
traduzione dei
Colloquia e cinque di
di Dialoghi di Erasmo
pubblicaiin un opuscoletto
da Rotterdam (Trani,Vecchi, 1886).
essi
Nella
traduzione,
venne
Polese
fuori nel 1885
Erasmo
su
(1) Voi. cit.,PP.
(2)
Si
ha
anche
a
nozze
Un
da
Ottavio
un
studio di Francesco
uno
Volgarizzamentolibero
un
Duodo-
Angaran
letterato amico
e
sua
111-19.
dire Donna
affatto decente
lavorava alla
(3), fondato soprattutto sui
maestro
del celebre Desiderio Erasmo
(sic)Cale
il Toci
Livorno, dove
stessa
da
Roterdam
MefityioaK
(sic)
dato in luce nelle ben
gurate
au-
Valier,Venezia, 1808, dalla stamperiaCurti.
che lo dedica
e
castigato del Colloquio
intitolato Mulier
sdegnata dal matrimonio,
Balbi
e
averne
solo accessoria
(3) Livorno, Giusti, 1885.
alla sposa,
soppresso
».
«
dichiara di averlo
avuto
qualche disgressionenon
72
VI.
TRADUZIONI
-
E
IMITAZIONI
Colloquia.Questo studio,che
intorno
a
Erasmo
e
che
DI
ERASMO
è forse il solo lavoro italiano
è condotto
molto criterio
con
buon
ottimo
gusto, contiene anche (p. 156) un
sul carattere
valore artistico dei Colloquia:
giudizio
e
n
In Erasmo (scrive
ilPolese, opponendosial Sainte-Beuve
e
che
di
parlato
aveva
ha niente
non
in cui
predefinito,
o
n
un
lucianismo accademico
di accademico:
ha
non
logo
") ildiail soggetto
interlocutore fa da maeprincipale
stro
da disserentedavanti a interlocutori,
ai qualiprescrive
un
le conclusioni e
lo
delle
scioglimento
Il
difficoltà.
spose
ridomande
dissertazione con
dialogocinquecentista,
e
di plaal rezzo
sotto
tonich
o
svolgentesi
gl'intercolunni
o
cavalleresche e larghe
con
languidezze
querce
pause
di periodo,
diventa plebeoin Erasmo, nobilmente plebeo;
che s'incontrano per la via. Nessuno si
la dimostrazione di una
tesi,in qualchemodo c'è
prefigge
sono
amici
e
nemici
tutti
vi parlanoveramente,
gl'interlocutori
vi si ostinano
e
voglionoche la propriaopinionetrionfi,
l'amarezza
irosa di chi
serietà,con
con
lepidezza,
con
crede di ragionaree di pensare
megliodeglialtri.E la
mini
disputareale e sentita,piena di avventure, dove gliuodiscutono e si lasciano colla persuasionedi sostenere
o
si presente,
ma
la verità
non
sai da
nella
mano
trama
e
senza
aver
chi stia il
torto
convinto
o
ultimo,
mostraz
: la diragione
si annoda
e
allarga
chi la
da
che
inavvertitamente
del
dialogo,tutt'a
un
si allontanano
e
gliattori
AH*
nessuno.
si
tratto
pare
ti si disfà
che
non
tra
abbiano
spiegatoil pensierloro e abbiano scherzato e non
credano neppur
essi a quellointorno a cui si accalorano.
della
si sveste
Lo scrittore sfuggea se stesso e al lettore,
bene
VI.
TRADUZIONI
-
DI
IMITAZIONI
E
73
ERASMO
pedagogicoo morale si
l'insegnamento
personalità;
Altro che lucianiocculta del linguaggio
signoreggiante.
sua
accademico
smo
(1) La traduzione
nella mia
riprodotta
della pazzia
"
!
(1).
dello sconosciuto
edizione
detto nella
«
di Erasmo
si possa
di dover
creduto
soltanto
di
e
qua
che
Pei
e
mie,
avuto
e
di
ombra
Colloquia,vi
(in edizione
MARCO
sostituendo
del difetto
le imitazioni
si
tra
molte
erasmiano
Pietrobono.
anche
—
e
A
una
e
di
e
ma,
soprattutto,
testo,
del Vannetti.
dir
vero,
di Erasmo
da
a
e
Posteriormente
di
cattivo
La
versione
Ulrico Hutten
e
i
su
gusto):
nografia
l'ico-
ed., 1918),che
latino
testo
italiana,dovuta
Note
la
dialoghi satirici
nifestazione
ma-
si è
Rotterdam, con
Besso
del
riodi
pe-
la verbosità
essa,
al
fortuna
di
Erasmo
1914).
(Milano,Signorelli,
tiene,
con-
scolo
dell'opu-
padre Luigi
satirica di Erasmo
propositodell'operetta
CACCIA,
la
sono
gliendo
to-
del Lauro, del Toci
versioni
(Roma, Bibl.
versione
il saggio di NATALE
nel Rinascimento.
ho provveduto
e
latino,correggendo
testo
generalee ineliminabile di
morias
nuova
scolo
opu-
alcune proposizionie
possibile,
la ristampa
affastellate,
cose
edizione...
corrispondenzacol
lussuosa
dell'uomo
e
dell'opera
celebre
vantaggio,neppur
con
qualche parola, e,
del Marino
assai
(Bari,Laterza,
ecc.
prefazione)questo
riproducono le
L'encomium
BESSO,
di vari
volta sul
una
là, quando riusciva
acuta
».
ancora
Elogio
ROTTERDAM,
DA
rifiutare quellavecchia
senso,
hanno
non
della Stultitiae laus è anche
ritradurre
certamente
rivederla
a
qualche errore
ERASMO
dialoghi,traduzioni italiane
e
1914). Quantunque (è
io ho
di
C. C.
è da
di
vedere
Luciano
da
terdam
Rot-
VII.
POSTILLE
MANOSCRITTE
n
AI
esemplare
di
(1). Questo
notizie
torna
ora
della
E
riveder
a
dell' Ariosto
il bollo
della
Certamente
figliuolodi
(1)
che
è
Vedi
di
vita
fronte
al
XXX-XXXI
n,
dell'Ariosto,
Furioso,
XLVII
1' ha
(3) Su
Raccolta
trovato
tra
lui, FRIZZI,
di
opuscoli
credere
rito,
smar-
nelle
mani
della
vita
(In Vinegia, nella
And.
a
nipote
Giulio
dal
Classici
sto,
Ario-
fratre di
ex
Barotti,
e
Fer.
Barotti
vivo
ancora
Milano,
et
m.
Valgrisi, 1555):
perciò
composta
di
romanzi
poesia
tratta
era
di
alcune
trae
ne
nel
nella
1 554,
e
ristampa
Italiani, 1812,
pp.
n.
(2) Il prof. Giorgio
che
ed.
/
:
opera
dall'autore
e
posseduto,
Y ho
Joan.
donato
(3). Giulio
la
e
io
e
Vincenzo
Gabriele
Ludovico
messer
si
Bibliotheca
fu
esso
lui
si poteva
quali della
presso
da
volte
due
cita
(2).
dell*
modo
nuovo
con
che
STO
ARIO-
PIGNA
Ariosto,
amico
un
DEL
Pigna,
luce,
Pigna,., de
bottega d'Erasmo,
reca
di
la
edizione
prima
Battista
Giovan
Orazio
esemplare,
gentile prestito
per
del
Romanzi
manoscritte
note
con
ORAZIO
dell'Ariosto,
vita
sua
dei
?
ROMANZI
Il Barotti, nella
un
DI
i
Levi
della
Vida,
libri
della
sua
scientifici
e
R.
di
Università
Roma,
famiglia.
storiche
Memorie
della
letterari
della
nobil
(Ferrara,
Ariosti,
famiglia
1779),
p.
153.
in
VII.
DI
POSTILLE
-
75
ARIOSTO
ORAZIO
cune
aldopo. E di suo pugno debbono essere
l'
parolescritte sui margini;e anzitutto a pag. 6 delle circostanze del plagio
in cui si narrano
introduzione,
si mentovano
stimoni
tra i teche il Pigna soffersedal Giraldi,
e
"
Giulio Ariosti \ i quali? sanM. Virgilio
no
e M.
morì
anni
tre
che
anni
tre
n: al che
ch'io l'avea composto
erano
una
n
E la verità n. Della stessa
manoscritta assente
:
postilla
oltre qualchecorrezione di errori di stampa, è
mano,
la rettificazionea
p.
dell'anno di
120
di
morte
messer
il 1534 e corretto
Ludovico, segnato dai Pigna come
nel 1533, e quelladell'ora della morte, segnata dal Pigna
nelle
Da
n
n
hore ventiquattro
e
corretta
n
nelle
ventuna
n.
Giulio
Orazio
dovè passare al figliuolo
l'esemplare
autore
(1551-1595),amico di Torquato Tasso, noto come
di una
Difesa del Furioso (1585) e degli argomentiai
di altrilavori (1): il qualelo
canti della Gerusalemme
e
terarie.
di postille
del tutto letassai più riccamente,ma
postillò
L'unica di carattere
è a pag. 71, già
biografico
il Pigna affermava che,
trascritta dal Barotti, là dove
dopo la morte della Lippa, n gliAriosti sempre crebbero
n. " Questo è
in honori et in in ricchezze grandissime
falso (protesta
la nota marginale),
miglia
di talfaet io Horatio
nepote di messer
che la famiglia
nostra
Lodovico
e
so
stata
piuttosto
povera
di fortuna
"
A
.
(1) Su
Memorie
pag.
quale che
che
9
è
lo
ne
so
benissimo
sia la
un' obiezione,ma
op.
cit.,pp.
di Gabriele
Ariosto.
puramente
162-3, il BAROTTI,
isterichedi letteratiferraresi(Ferrara,1792), pp.
il MAZZUCHELLI,
cagioneè
dotata de* beni
mezzanamente
Orazio, oltre il FRIZZI,
e
Scrittori d'Italia,
pp.
414-17.
1084-5,
lo
roneamente
Er-
gliuolo
fa fi-
76
VII.
di
-
POSTILLE
formale,alla
logica
DI
ORAZIO
ARIOSTO
dimostrazione che
il
duce
Pigna conil Giraldi: che il plagiodi quest'ultimo
contro
si
mostri anche nella composizioneineguale,
mista di cose
buone e di cattive: " Per molti di questi
segniche a chi
vi considera si veggono
in quest'opra,
si potriadire
è del Pigna,et in
(s'io non m'inganno)che ella non
nel 2.° dice
ispecieparlodel primo libro,cha nel vero
di buone
nel 3° di ottime
et
cose,
"
.
letterarie di Orazio
S'impara qualcosadalle postille
Ariosto ? Esse
e' introducono
della Poetica
subilo nel
dei
mezzo
battit
di-
del
Cinquecento,che operava coi
concetti inadeguati
della imitazione e della verisimiglianz
zioni,
si avvolgevaperciòin contraddiletterari,
e dei generi
e
distinzioni,
e poneva
e delle altre
e delle une
fragili
sene,
si avvedeva senza
liberarsene,perchè,per liberarsaper
sarebbe dovuta uscire da quellacerchia, levarcisi
accadde solo assai più tardi.
sopra, come
Ne darò alcuni esempi. Il Pignaoffre una
sizione
lungadisqui"
della parola" romanzi
sull'etimologia
: etimologizzare
correlativo all'ancora deficiente senso
arbitrario,
al
arbitrarioche
rico
sto-
del
linguaggio.
n
della
L'Ariosto annota
a
Diligente
investigatore
p. 14 :
trascuratissimo nel parlardella dimnitione
e
etimologia,
"
verbum
Ne
necessaria : e pur non
fa parola
tanto
ne
quidem: ma appunto nei tentativi di definire,di logicamente
bolezza
dedefinire,la teoria dei generiscoprivala sua
e
concetto
si
aveva
.
Più avanti
dei
tre
dell'imitare,di
modi
genere
cose
(p. 15) alla distinzioneintrodottadal Pigna
diverse
(come
con
uno
con
colori
stesso
stessa
una
e
genere
con
cosa
linee
(come
e
in
con
verso
di-
di
colori),
verso
solo
78
VII.
il poema
neanche
-
POSTILLE
DI
ARIOSTO
ORAZIO
imita
romanzesco
cose
biezione
false,cade l'o-
l'Ariosto
d' inconcludenza :
(p. 21) lo accusa
n
Non
fu posta per obiezione,anzi per
differenza tra
F Epico e *1 Romanzo, la quale se non
porta, e se non
ne
come
l'Epicoe '1
portano d'altre che siano specifiche,
Romanzo
stessa
non
saranno
una
speciedi Poesia ? n La
difficoltàè sempre
dei generiletterari,
quella
: posto l'arbitrio
definire logicamente.
e
distinguere
viene lo
Di talinegazioni,
che non
ricostruzioni,
sono
Ariosto cospargendo
i marginidei primo libro del trattato
del Pigna; come
qualcheesempio)
(perdare ancora
di lieto
dove il Pigna dice che le tragedie
a
p. 24,
laddove quelle
fine piaccionoalla gente di vii condizione,
.
—
di fine tristo sono
le
degne,perchèci presentano
graviavvenimenti di fortuna che si volgonoa impensato
che
estrema
male, e più ha del meraviglioso
una
sciagura
che li
che non
una
re
prosperità
opprima i grandissimi
innalzi, risponde con un reciso no : " No. Bella ragione
le tragedie
di tristo fine a quelledi
per preporre
i soggetti,
il
fin lieto n ;
o
a
p. 32, dove, distinguendo
Pigna introduce,oltre il n composto, ", quello" perturbato
vere
e
—
—
n, che presenta
male
o
commutazione
di
stato
di felicitàin miseria,e l'Ariosto osserva:
di
bene
n
in
Questo
dee intendersi
conobbe
Aristotele,
e
se
non
perturbato
lo dichiara a e. 82, non
come
eglimedesimo
dal composto n. Anche nel secondo
agevoleil distinguerlo
genere
sarà
libro,p. 97, l'Ariosto non
è soddisfatto delle teorie
Pigna: n Tutto il precedentetrattato de'
che se ne rimette
non
alquantoavviluppato,
e, se
dei Sigone,sarebbe molto da biasimare che
dia più chiari esempi ".
del
nomi
al
non
è
tato
tratne
VII.
Il secondo
e
-
POSTILLE
terzo
DI
libro
79
ARIOSTO
ORAZIO
direttamente di
trattano
messer
del Furioso;e perciò le
Ludovico
e
si credea
di combattere
si riferiscono
postille
A p. 81 il Pigna qualificava
a
come
singoli
luoghi.
zione
agnin
di Rinaldo e Guidone:
Parmi (dicelo
l'episodio
sia discompagnata
da
non
Ariosto)che questa agnitione
ben espressa
quale è che, dove Rinaldo
una
Peripetia,
col nemico,
che
eglitrova
batte
com-
col fratellon. E sempre
la critica rettorica,
che mira
al classificare.
A p. 103 il Pigna,
riferendosi a Ludovico
"
Ariosto, adopera il pronome
costui n. Orazio
Ariosto
n
Male sta quella
linguistica:
protesta per la sconvenienza
di dispregio
anzichenò, tra tante lodi ". Il Pigna
voce,
(p. 105) giudicacome
Ariosto, "
essere
per
n
positi. Dove
tra le commedie
principali
più doppie n, la Cassarla e
dello
i
Sup-
la Lena,
doppiissimanella sua semplicità
colla Cas? E forse se il Negromante non
sano,
cozza
ceda ai Soppositin.
è che egli
Il Pigna(p.105)
non
dai Soppositidi credere e fare cose
taccia il senese
non
riman
molto verisimili:
'
Verisimilissime sono, stando la semplicità
di quellacittà,per testimonio di Dante in più di
un
luoco ".
Ap. 108
simigliante
pose
Lena
Anche
sono
che
Terentio
le osservazioni
nel Furioso
stesso
avverte
su
n
nel
tumulto
quellodella
a
Eunucho
suo
luoghi corretti
".
dall'autore
alcune affattoteoriche,altre più
critiche.A p. 130, per eseme
pio,
propriamenteparticolari
fa le sue
il postillatore
riserve circa la sentenza
del
sarà molle ogni volta che
si trattino
Pigna che il sermone
il sogessendoché,ove cresce
cose
gravie difficili
getto,
bisognaallentare nelle
son
con
ragione;
lui
voci
"
:
Nelle
quanto alle grandinon
perchè,se le paroleson note
,
ma
cose
difficili
glicredo senza
e
segni de* con-
80
VII.
-
POSTILLE
che
cetti,bisognerà
gran
non
Al
stato
grande e pien di maestà
che il Pigna
Talvolta,applaudealle ragioni
molle n.
sermone
introdottinel Furioso dall'autore:
dei mutamenti
"
verso
ARIOSTO
ORAZIO
così il
loro siano proportionati,
e
tra
vorrà
concetto
adduce
DI
Non
:
glisaria
sostituito:n Non
ai desir rubella
sempre
sarà a' suoi desir sempre
n
era
rubella n,
rere
perchè(diceil Pigna) ir dinanzi a ru non lasciava coril verso, e quando la lingua
è sforzata à fare i moti
ad
le parole vengono
contrari Y un subito dopo l'altro,
duro e rincrescevole strepito n Sottile e bella ragione
aver
n
(p. 135). Altrove era detto: n Me sola trar vo
altre fora n, corretto
di tutt'
poi : n Sola di tante io vo
n
Me
trarmi fora s e poi ancora
sola di tant'altre vo
:
che significano
trar fuora n, perchè (dice il Pigna)i nomi
devono nel verso
il luogodel corso, e quei che
moto
aver
n Sottile
denotano quiete,avervi la sede della giacitura
:
et
me
ingegnosaconsideratione n (p. 145). Invece: " E co.
,
dicea 1*oste
quel che
e
dicea il
n
vero
,
sostituito a
"E
per
quivi l'ostieron, aveva
al Pigna
suggerito
"
Questa rima vero non è propria
questa considerazione :
della stanza, e pure si vede che questo verso
può piacere
più del primo n : e l'Ariostonota: n La ragionedi questo
si desidera. Quasi, oltre la distintionedelle voci data per
narrò
de versi
rispetto
altra secondo
delle prose, sia anco
necessario darne
varie maniere
di versi ; tal che altre sian
propriedelle
stanze,
ecc.
Ben
speciede
e
le voci secondo
distingueranno
poemi, a' qualidiversi stilie diversi
si
accomodino
n. Nel
cosa
n,
oscura
altre de' sonetti,altre delle
oscura
", era
canto
n
:
in: n L'aria
mutato
parso
Xf
al
Lasciato
e
la
terra
avea
avea
ni,
canzo-
le varie
decori si
ciascuna
lasciata
che
Pigna effettodell'obbligo
ha
VII.
-
POSTILLE
DI
ORAZIO
81
ARIOSTO
uditorio
lo scrittore di romanzi, rivolgendosi
a
che
misto, di parlar
più chiaramente
alquanto
"
Non
l'epico:
non
crederei che questa fosse la cagionedi questo mutamento,
la riconoscerei da un poco di desiderio di
piuttosto
car
amplificar
maggiormente e questo se pur qui si dee ceraltra ragioneche il semplicegusto di chi scrisse et
ma
,
dell'orecchio de' lettorin. Il
dietro i lor stendardi n,
n
verso
:
poi
cangiato
Lasciar
in
n
da
lungi
Dietro lascian
lontani i lor stendardi n, e in fine: n S'avean lasciatoaddietro
n
i lor stendardi
,
così
n
"
lungi"
come
n
il numero.
noto
l'ordine dei
,
e
lontani n
vi fossero di
più
e
chissero
infiac-
Stando la
tre
però quel lontano
fatto credere al Pigna che
aveva
non
quanto anche
parolalontano,si facea più
a
qual fine tende tutto quelverso;
era
senza
e
mero,
gratia,
quanto al nual
ond* io direi che questa
concetto:
n. Dei
cagionedi questo mutamento
indotte L'armi del
versi : n Ed
eglie Ferraù gliaveano
Nembrotte
", variati in: "
suo
glihan messo
progenitor
eh' al fier Nembrotte
armò
l'usbergo,
già il petto e '1
tergo n, e poi restituitinella prima forma, il Pigna dava
dotte),
ragionecon la ritrosiadell'Ariosto a quel latinismo (innon
sia la
vera
...
alfine accettato
il
come
male
men
n
No: che chi
:
introduce parolestraniere merita lode ". Al
gratiosamente
accordarlo grammaticaldall'Ariosto cangiato
senza
mente
verso
col seguente : " Che fosse eulta in
Ed era nella nostra tale il senso
io penso
il
di
Pigna suggeriva
tal il
sarebbe
senso
nel
qualeperò
non
bene,
e
:
Et
era
linguaggio
", verso
che
in questo
invece:
n, il postillatore
suggerisce
nostro
non
n
correggere
suo
n
ecc.
muta
,
stro
no"
E
meglio il Ruscelli il
meglio,anzi alle volte fa
farebbe sempre
dice cose
frivole,
e
,
se
move
buoni
dubbi,
82
POSTILLE
VII.
DI
ARIOSTO
ORAZIO
-
il
rimette
lettore
Sono
minuzie
dei
Ludovico;
nate
Romanzi,
la
ma
Cinquecento,
sue
a
poiché
e,
lettura
Furioso.
in
per
siamo
postillato
critico
ravvicinati
del
che
queste
all'ambiente
poeta
solutione
che
opere
son
non
cleono
mai
state
".
vedute
come
che
prima
morte
essere
la
per
virtù
di
queste
letterario
del
qualche
nome
istante
traendo
venuti
dal
di
nipote
postille
della
del
alla
ci
seconda
loro
semplare
dall'e-
messer
ha
dotti
ricon-
del
metà
ci
autore,
persona
del
ha
gran
Vili.
NUMERI
DEI
Fu
letto
assai
dalla
del
fine
patrizio
che
mysteria,
in
in
urbis
De
Bongo,
1 599,
due
sui
steri
mi-
volume:
doctrina
di
prima di
anni
Numerorum
et
refertum,
copia
Arithmeticae
perpetuus
1591
e
ristampato
1618
(1) Si
anni
volte
e
anno,
numeris
(Bergomi, typis
innanzi,
Comini
a
Venezia
Parigi,
nel
edizioni
tre
la
dopo
e
Ven-
già stato
editore,
stesso
significatione{] 583-4),
1 685
si
morte
e
Bergamo
a
seguite nel
erano
dell'autore, fu
Reginaldo
presso
cora
an-
Chaudière,
(1).
veda
il MAZZUCHELLI
Scrittori
d'Italia,
,
particolarmente
B.
VAERINI
Scrittori
,
I, 229-30.
consensus,
Era
lo
presso
numerorum
altre
1593;
a
Paginae
Typographi, MDXCIX).
mystica
due
stesso
1590,
nel
nel
idemque
probatur
quindici
nuovo
nello
il libro del
l'edizione, arricchita
grosso
Divinae
ratione
titolo:
di
Pietro
rerum
primis
cum
eiusdem
stampato
e
assai
un
Europa,
tutta
,
multiplici
col
die
ne
in
il seicento,
tutto
innanzi
maximarum
opus
Pythagoricae
turae,
ho
forma
mirus
quo
Ne
Fautore
aggiunte, che
a
Italia, ma
bergamasco
numeri.
e
in
cinquecento
canonico
e
dei
morire,
solo
non
MISTERI
SUI
SECENTESCHI
LIBRI
di
Bergamo
sub
nona.,
e
1
(Bergamo
,
più
788),
84
Vili.
LIBRI
-
SUI
MISTERI
DEI
NUMERI
Qui si possono trovare tutte le più varie erudizioni e
nità,
solo per l'ule più curiose e strane corrispondenze
non
tenario,
pel binomio, per la triade,per la tetrade,pel setche
pel novenario,ma per moltissimi altrinumeri, anal " mille144000
fino al numero
dei più grossi,
e
tudine
cubo n, anzi ai " numeri maggioriB e alla " moltinare
n. Ma
io
trascriverò
non
alcune né
ne
delle
una
dare un
fittepaginelatine dell'opera,
saggio di
e, per
libercolo volgare,
ricorrerò piuttosto
siffatte
un
trattazioni,
a
lere,
Bongo,ildottor Decio Ceche tratta dell'Heroe (1).Nel quale,dopo che si
n
li quattro gradidella virtù morale,per gli
stabiliti
sono
qualiprocedendol'uomo studioso finalmente arriva alla
cante,
grandezzaheroica,dico virtù civile, virtù purifisi
virtù purgata
et virtù esemplare",
domanda
giurassero
(cap.22) : " Perchè gli Pitagorici
n, e si sostiene che
quaternario
per l'Autore del numero
sere,
col Quattroessi non alludessero ne ai quattro gradidell'Esdelle cose,
alle quattro
alle quattro proprietà
ne
ne
dell*uomo,
nature
ma
appunto a quei quattro gradidella
virtù morale. E al Quattro si consacra
uno
speciale
capitoletto
(e.32) col titolo: Misteri et laudi del numero
che dice così :
Quaternario,
scritto da
Io
non
mi
et
del
in questo
contenere
posso
delli molti
amico
un
di
segnalatiprivilegi
dell'Heroe,
(1) Sommarialdescrittione
della natura,
il
Novamente
cause
et
et
indirizzo di
et
farsi chiari al
cotesto
nella
ancorché
numero,
anche
desiderano
secondo
DECIO
G. B.
et
prima
condo
se-
quellodi Platone.
CELERE,
di pervenire al
mondo^(InBrescia,presso
non
scorre
quale filosoficamente si di-
dall'Eccell. Sig. Dottore
quelliche
recitare alcuni
non
effetti meravigliosi
dell'Heroe,
Aristotele,et poi
parere^di
composta
di
particolare
sommo
a
gusto
della virtù
A. Bozzola, 1607).
86
Vili.
le doti di
ranno
stitia : alle
sì
morali. Fra
stata
esser
in ogni
le dette
le Romane
damnum
sciens
molto
bellezza,che
et
capi di
sono
leggiSeneca celebra
tempi consuetudine
suoi
a
da
che
caso
lui si volesse
gli estremi
dell' huomo,
mezzi,
gliquali il giustissimoIddio
con
fame
Gerusalemme
di quattro
linee
in terra, cade sempre
mentione
che
piedi e
a
Rhodigino
di gran
difficileè il fare
quadrata.Ad
:
et
che
l'uomo
alcuni da
la trionfante
sotto
la
Fanno
di
quelloche
qualisi vede
natura,
stato
le quattro età del Mondo
cenere.
star
con-
di
cosa
gliAritmetici
cora
an-
singolarmente
perfetta,
di Simonide, celebrata da Platone,
huomo
uno
buono, che abbia
quali Autori
corpi,che
gli Musici
legge et
che il
notava,
appresso
delle
hanno
ciò
fra le
sono
prime
misure
quattro
le mani,
leno
parmi che Ga-
et sani,con
vigorosi
hanno
consonanze
nelle
cose
cioè
stato
di innocenza,
di gratia;
alle
doppo
le
la
spirituali,
et altezza. Et che finalmente
lunghezza,larghezza,profondità
stato
gli
perfettoquadrato,alludendo,
imitatione di
l'Apostolonumera
gli stati dell'humana
sono
fuoco, grandine,
purga,
come
perfettione
posa.
quella sentenza
lassiar intanto, che
Per
in
onde
:
quadrato,come
numero
quattro
dissegnasseanco
dritto et stabilmente
uno
acqua,
altresìquattro
et
;
le
sono
angoliretti;talché gittataper ogni verso
quattro
quellihabiti
appellasse
di quadrati.
il cognome
sono
cosa
mente
anco
cioè
di
et
m* inganno,
non
quarta
il
cose
perciò Aristotele chiamò
et
io
et
quattro
che
castigaet
ne
superficie
ugualmente quadrate,ciascuna
sei
se
quadra:
volte,
gli Geometri, che la figuraquadrata
1'EvangelistaGiovanni
in forma
Quis
:
quattro
della vita: pane,
vita et morte
più, scrivono
quadrato è indicio nelle
corpo
intimato, che
le altre è stabile e ferma
che
argomentato
bene, male,
Di
morte.
tutte
sopra
ha
casa.
et
alcuno
Appresso confessa il medesimo,
et
questa
qualche gratia.
ottenere
vestimento
gli abiti
simplum. Et dice
insciens
alla conservazione
specialmentenecessarie
modo
di pregare
dall'Ecclesiastico ci viene
ingegno,
in sé tutti
sopra
giu-
et
le altre doti del
tutte
abbracciano
virtù
et
detto che
doti del corpo,
le quattro
dederit,reddat quadruplum, qui
Similmente
cose
volte riabbiamo
principali,
prudenza, fortezza,temperanza
anche
come
NUMERI
DEI
molte
trattato
quali si confanno
sanità
gagliardia,
corpo,
in questo
le virtù
sono
MISTERI
SUI
cioè agilità,
chiarezza
corpi gloriosi,
impassibilità,
Di più
sottigliezza.
quattro
LIBRI
-
stato
quattro
di
tura,
na-
qualitotalmente rispondono
qualieglisi ha da
risolvere
Vili.
Questi et simili
come
causa,
di felicità,
et
Come
simbolo
ma
Quaternario,
essere
d'unione, di compimento,
mirabile.
eccesso
la trattazione prende in queste pagine
giàin quelledel Bongo, un andamento
si vede
del Celere, come
accademiche;e altre
ingegnosità
si ebbero in quel secolo,
genere
di curiosità e
trattazioni dello
delle
87
NUMERI
Pitagoradisse quello
1*acuto
mosso
Galeno,
pensa
secentesco,
DEI
MISTERI
doni del Numero
et
gliprivilegi
sono
quali altre volte forse
dalli
non
SUI
LIBRI
-
stesso
qualiricordo
una
manoscritta,che
ebbi
tra
mano
sul Tre,
Luca Auriemma
napoletano
in cui erano
raccolte tutte le più varie triadi di cose,
e
trimembri (1).
anche una
lungaserie di proverbi
della cicalatapur perMa sotto l'accademico capriccio
sistevano
le tradizioni pitagoriche
medievali,che
e quelle
nità.
i misteri della divinei numeri stimavano simboleggiati
accordo per questa parte della
Il Bongo insiste sull*
la cristiana; e rivendica perciò
dottrina pitagorica
con
alla scienza da lui coltivata un metodo diverso da quello
molti anni fa,di
un
"
enim ", dice nella introduzione,
Cum
ragionamento.
1
alter
videlicet ratione,
duplex sit probandimodus, unus
auctoritate constans, atque in reliquis
primum
disciplinis
del
locum
r a
r
io
t
it
teneat
a
t
n
auctoritas; in hoc
ratio,postremum
1 1 o g i s m i vis,quam
vindicat. Triumphant in
s y
garruli
i s et
i s sibi locum
tam
non
a
u
e
natura
t o-
et
si fas est, Sylloinventionibus atque figmentis,
vina
sed in Pythagorica
disciplina,
gismorum artificia,
quae Di-
humanis
scrutatur
sibi minimum
locum
Mysteria,
sperent
aut
n.
tenuem
(1) Un
saggiose
può vedere
ne
nelle
nelli,ed. Imbriani (Nàpoli,Morano,
vari
testi sulle
«
virtù del Tre
note
alla Posilecheata del Sar-
1885),pp.
».
112-130, dove
si
gono
leg-
88
Vili.
Nel
LIBRI
-
SUI
MISTERI
DEI
NUMERI
Polistore ilMorhof, discorrendo la storia della
suo
di Giamblico,dopo aver
in particolare
e
pitagorica
scuola
Meursio riunì
citato la dissertazionein cui Giovanni
tutto
circa la dottrina pitagorica
ciò che dai filosofigreci
si traeva
illibro dell'italiano
Bongo,meno
dei numeri, mentova
(eglidice)del lavoro del
diligente
Meursio, ma
più pieno e copioso,nel quale per altro
fontibushausta,
l'autore " multa addit non ex pythagoricis
ordinato,accurato
sed
e
Cabalistarum
e
Enthusiastarum
et
scriptis,
qui in hoc
n
altroautore
un
argumento valde sunt operosi (1).Anche
Osio di Milano,ilqualepubitalianoeglicita,Teodoro
blicò
la
overo
L'Jlrmonia del nudo parlare,
Musica ragione della voce
continua, nella quale a forza
alla
di aritmetica e di musiche speculazioni
si pongono
prima le regolesino al presente stabilitedagliosservatori
libro su
un
della prosa e del verso, e lasciò inedito un
altro libro di Meditationes Rhytmicae in duas partes didel
numero
stinctae,quarum
tatis
sciendi per
doctrinam
Pure
theoreticam,altera practicam facul-
una
sive
numeros,
pollicetur
(2).
il Morhof
e
quelleindagini
ispregiava
non
I'avviso, comune
esse
contenessero
matematiche
(1) D.
Pythagoreorum
restitutam
G.
dotti del
ai
del serio
dal suo
(traduco
e
del buono.
che
latino)
tempo,
suo
cosa
n
ci è che
(citodalla ed. 4a, Lubecae, 1747),II, 14-15. Il Morhof
1639
e
morì
e,
non
practicus
nacque
nel
nel 1691.
(2) Op. cit.,I, 394-5
1640,
(Milano,s. a., ma
1.
che
Nelle scienze
Polystor,literarim,philosophicus et
MORHOFII,
nifestava
ma-
:
cfr. G.
pp.
GHILINI, Teatro d' huomini
—
ricorda un'altra operetta rarissima
(Venezia, per
significatione
Anche
408-10).
G.
B.
:
De
del
musica
Ugolini,1585).
letterati
Bongo ilVAERINI,
quaternariiNumeri
Vili.
LIBRI
-
sia divino ?
Qui
meritamente
è da
MISTERI
SUI
DEI
89
NUMERI
si offreprima la dottrina dei numeri, che
dir
tutta
divina.
Quante
quanto
e
cane
ar-
bastanz
oggi è abtrovò
non
cognito.Il che ben vedendo Pitagora
di celare i segreti
della sua
modo più comodo
filosofìa,
che nasconderli
ed insieme di aprirtutto agli
intelligenti,
nei suoi numeri, i qualia ragionedirai formali: imperciocché,
siano le possanze
nominandosi
dei numeri, neanche
numeri,
s*intendono
non
le
non
se
della natura, i progressi,
occulte proporzioni
le operazioni,
le rivoluzioni definite da Dio
è troppo difficileadombrare
sapienzadivina ed
umana.
stesso
;
nel
qualmodo
non
con
tuttii misteri della
quelli
Non
creda alcuno temerariamente
che i suoni si assolvano nel settenario
numeri
i
,
nel novenario,e che di qui,con
si riducano in centenari
e
le
avaxu%X(óaet$,
stesse
millenari. Qui
sono
nascosti
nellequali
tipidi cose astruse, in essi quasi prefigurate:
nelle tenebre
vedendo
come
palpitano
quasi attraverso
nebbia, gliautori che ci hanno lasciatosui misteri dei
numeri interi volumi £aTOpoóu.eva,
non
giàcpcXoaocpoujjiev
La radice,e quasiil padre,di tutti i numeri è la monade
da cui sorge prima la diade, che per mezzo
della
triade si riduce quasi in consonanza
ed unità. Da
essa
la quale,come
procede la TexpàxXus;
per
per cosa
n. Certo
non
senza
ragionegiuravanoi Pitagorici
sacra,
n
molti impugnano queste cose
vero
in(continua)
con
ragioni
in quasi tutte
disprezzevoli
non
come
; nondimeno
le discipline
alcuni 0au[xaaxà,
tutti comche non
vi sono
prendono
così anche in questa parte
ne
importa sapere
,
,
—
,
il sommo
alcune
ammessi
Maestro
cose,
se
si riservò forse alcune
per così
non
cose.
alle quali
dire,riservate,
non
pochiquos ardens
evexit
Dio
ha
sono
ad aethera virtus.
90
Vili.
Tali
-
LIBRI
MISTERI
SUI
DEI
NUMERI
le
del futuro,
o che
precognizioni
dallaconfigurazione
de
degliastri o d'altron-
precipuamentesono
questo si deduca
la conoscenza
del
sommo
,
fisico,
e le
arcano
accurate
ragionidei tempi che 1*antico Padre dei giornie dei
all'uomo: quanvolle nascoste
tempi,con arcano
consiglio,
tunque
sieno alcuni che, lui consenziente, abbiano
tato
tenin quegliarcani. Nella
7capaxó"J"at
di Dio
aggiriamo bimbi e
è
più matura, e se a quelli
ci
,
età
talune
conoscere
grande famiglia
fanciulli gliuni altridi
,
solo inutilema
non
talora sono
questi
domestico,in talmodo
ammessi
cose,
nella società del governo
che le occulte dispensazioni
delle
ricoloso
pe-
altro
per
spettinoai solo
cose
scienze mise da parte per
Eglidelle singole
padrefamiglia.
gliuol
col quale talorabea i fise
qualcheoafàaXfAa,
TéyvYjfAa,
le restanti cose
mentre
Ma,
lo
con
del pensieromoderno,
svolgersi
diventava sempre
matematica
anche xolge£a)"
concede
la filosofiasempre
più
la
mentre
delle scienze,
più strumento
si liberava da
(1).
essa,
e
non
era
più
gli arcani dell'Essere.
del kantiano Krug è dichiarato
Nel Dizionario filosofico
n
l'avvenuto rivolgimento.
Si è voluto trovare
dice),
(egli
dal tempo di Pitagora
della sua
scuola,
e
specialmente
nei numeri e nei loro sistemi,e perogni sorta di segreti
fino
a
disposta
nello
ricercare nei
zero
,
Filosofìa stessa
la
tanto
stessa
giungere
; e
a
anche
si è cercato
in un'Aritmetica
almanaccamene
vuoto
che
e
numeri
;
si
porre,
certo, tra le combinazioni
questo modo
(1) Op. cit.,I, 118-9.
sono
trasformare la
filosofica.
Ma
nei numeri
operazionedel
di
ciò è
tutto
ripetesempre
contrapporre
e
sol
•
con-
infinitamente varie
se
ne
possibili,
trovano
anche
Vili. -LIBRI
91
NUMERI
DEI
MISTERI
SUI
che
e
quelleche conducono a risultatistupefacenti
Ma
chi studia e sottilizza
quasi confinano col prodigioso.
altro
in ultimo non
in siffatte
impara a conoscere
cose,
che rapporti
numerici, che sembrano nuovi e mirabilisolo
da prima e perciònon
perchènon si poteva prevederli
di ciò in
si aspettavano n. Il Krug
recato
dopo avere
mistici n o n magicin, concludeva:
esempio i " quadrati
"
La filosofiaammonisce
fermamente a guardarsi
dagli
di
,
inutilialmanaccamene
Nuli
,
WahrheiU dove il Numero
tiene
ai suoi avversari,
e conclude
Con
dirle per questo
avrebbe
/,
o
—
anche:
vani
stessi. E
non
so
romano
Tieni
—
che
:
per
cosa
furono
filosofici,
indizi di
o
come
giochetti
nondimeno
(pur ammettendo
i filosofipeccassero
Io
il
mero!
Nu-
le matematiche,la
numeriche
regolarità,
nei sistemi
ponevano
come
le
parole:
riguardoquel che
detto al soldato
aritmetici,
perchè io
Finanche
le
con
formale allocuzione
una
il rispettoverso
tutto
filosofiadeve
circulosmeos
meri,
nu-
di Goldbeck, Bedeutung
appaiononell'opera
oder erste Fiamme
der Morgenróthe der
come
der
dei
sui cosiddetti misteri
te
mede
Archi-
Noli
turbare
i tuoi misteri
farmene!
n
(1).
che si
d'apparenza,
prese
in sospetto,
artificionei sistemi
che assai di frequente
premi
suverso)i rapporti
dei concetti,l'unità,
la tetrade,
la diade, la triade,
sono
da considerare
in questo
davvero
come
numeri
sacri:
sono
potrebbe dire, appunto perchè non
nei qualii
rapportinumerici, ma
rapportispeculativi,
sacri,
(1) W.
si
T.
KRUG,
Allgemeines Handwbrterbuch
Wissenschaften(Leipzig,1829),IV, 513-4.
der pbilosophiscben
92
Vili.
numeri
come
LIBRI
SUI
MISTERI
DEI
NUMERI
semplicisimboli
(1).Per questa
filologiche
piccolaimportanzarivestono indagini
quelledell'Usener sulla Triade (2),dalle quali
stanno
ragionenon
-
con
si può desumere
di certi numeri
tra
come,
nelle
molte
cose
il ritorno
accidentali,
nelle teologie
si leghi
e
a
religioni
profonde esigenzedelio spiritoumano
e
a
barlumi di
verità.
(1) Si vedano
pp.
in
e
intorno
Roma,
di Roma,
della mia
zione,
edi-
Logica, terza
184-6.
Dreiheit,nel Rheinisches
(2) H. USENER,
vedano
propositogliaccenni
a
questo
VII, 1904,
1905.
pp.
Museum
lavoro le notizie di N.
134-8,
e
del
TERZAGHI,
di E. BODRERO,
1903
:
e
si
in Atene
in Italia moderna
94
IX.
GIOVANNI
-
CARRIÒLA
DELLA
Il Novati, qualchemese
innanzi la
sua
immatura,
morte
pubblicòun saggio(1),nel quale ricostruì una parte del
patrimonioletterariodi un rimatore popolaredella fine
del Cinque e dei primi del Seicento
che era noto fin
allora solo pel ricordo che di lui si legge
tese,
presso il CorilBasile e lo Sgruttendio
della Carreiòla
: Giovanni
della Carriòla (2).
o
Egliritrovò tre composizionidi questo cantastorie popolare
Dialogo del Povero e del Ricco, del quale
: un
offerse un largosunto, un contrasto
Sdegno d'amanti che
,
riferìper
intero,e
Istoriadi Marzia
una
di ristampare,
avendo
riprometteva
che illustravano
ilcaso
e
fermavano
ne
ricevuto
Basile, che
da
si
i documenti
me
cui si riferivaquelpoemetto
a
la data, il 1603.
Ma
lavoro glifu tronco dallamorte, ed io
quest'ultimo
del compiantoamico,
in vece
avevo
pensato di compierlo
mi fosse stato possibile
che gentili
se
avere
(e,nonostante
vi si adoperassero
mi fu possibile)
non
persone
per me,
nica
visto un'ucopia del poemetto del qualeil Novati aveva
stampa dei primi del secolo decimonono, uscita forse
rispondenzanel
IX
del 1 580,
v.
(1910).Della
stessa
Bollettino
,
1913,
P.
i suoi
contrasti, nel Libro
tale
tarda stampa,
storie
della
della Carretòla:
(ma pubblicatonel secondo
(2) Che
stampa
dell'Accad.
il Novati
dell'identità
Società
aveva
Pontaniana,
citata un'edizione
la Farsa
con
lume
vo-
delti massari
etnograficaitaliana
voi.
,
;
II,
161.
(1) Giovanni
ed
in Atti
me
avvedersi
senza
ma
Lares
in
edito da
testo
e
non
fosse il
e
un
cantastorie
la stampa,
semestre
del
della Carretòla,come
nome,
a.
napoletano del
XVI
Vili, f. 6, nov.-dic. 1914
1915).
per
errore
della
tipografico
provò agevolmente F. RUSSO,
napoletano,Napoli, ed. Vela
sec.
Latina, 1917.
Un
canta'
IX.
da
donata alla Braidense
Bertarelli,
e
95
parte della raccolta
faceva
bolognese,che
torchio
CARRIÒLA
DELLA
GIOVANNI
-
ordinata.
ancora
non
libriantichi nella
addietro,guardando
Senonchè, giorni
bottegadel
in Roma,
Puccinelli,
libraio sig.Giacomo
piazza San Lorenzo
in Lucina, mi
tra
venne
a
una
mano
miscellanea di storiepopolari
tra cui è
napoletane,
proprio
quelladella Basile. L* edizione ha la data In Napoli
ritraente
vignetta,
donna
due impiccati,
un'esecuzione di giustizia,
una
con
soldati
fratelliconfortatori,
che sta per essere
decapitata,
sentito
e
popolo.La cortesia del sig. Puccinelli mi ha conmare
in grado d'infordi trarne
ora
copia e mi mette
i curiosi intorno al poemetto del quale il Novati
non
potè darci 1"illustrazione.
L'edizione napoletana
del 1820 conta, come
quellavista
1820,
e
adorno
il frontespizio
di
una
cinquantunaottave, e comincia con glistessi
versi di quella in forma alquantopiù corretta ; ma
non
il
termina col distico,
riferito dal Novati e contenente
dal Novati,
,
"
dell'autore:
nome
Fermo
la penna,
sentenza
inchiostro
di Marzia
—
la crudel morte
mante,
—
la
parola", sostituito in
da una
edizione,per opera di un rimaneggiatore,
il titolo suona
morale. Anche
alquantodiverso :
questa
Morte
della Carreiòla
io Giovanni
Ed
e
—
Basile
data al
la morte
La
—
suo
della
e
sua
—
quale fu decollata
marito
serva
e
per
causa
per
dell* a-
che
d'uno sbirro,
—
complicidel delitto,
furono impiccati.
come
Nel
poemetto si narra
mogliedi un Domizio
come
e
questa
madre
di
una
serva
e
di
uno
bambina,
una
d'amore per altro uomo
della
e temendo
che le aveva
rivolto minacce, procurasse,
di
na,
giovanenapoletadel
gelosia
con
la morte
sbirro,
presa
marito
mante,
l'aiutodell'a-
del marito.
96
IX.
-
CARRIÒLA
DELLA
GIOVANNI
Il delitto fu scoperto poco stante, per un detto imprudente
i rei (trannel'amante,che si mise
della serva
e
complice;
condannati
imprigionati,
salvo)vennero
in
che molti si movessero
ostante
a
morte
a
e,
non
favore della bella Marzia,
fuori Porta Capuana.
giustiziati
I documenti della Congregadei Bianchi della Giustizia,
da me
consultati(1),individuano il fatto e correggono
qualcheinesattezza del cantastorie. Nel libro degliAtti
del 1602-03 si legge:
dì maggio
Ai
che
fumo
1603
I nomi
di anni
dei
ordine
chiamava
eseguì la giustiziadi
appiccatinel borgo di S. Antonio,
la
quale fu tagliata
Per
si
tre
nell*istesso
et
una
donna
d'un'altradonna, alla
luogo.
decollata
(il Viceré)la donna
(2)
si
appiccataDesiata Conte,
nominava
Giovan Angelo Spinello,
Basilia di anni 20 in circa;la
in circa
alias Giamelio
;
l'altro appiccatosi
del Cilento, di anni
di Casalicchio
dei
Dalle notizie sulle famiglie
con
coniugati
et
huomo
questi:
erano
Eccellenza
di Sua
Martia
45
testa
un
si ricava
figliuoli)
tre
che
(tuttie
33
in
tre
circa.
erano
il marito assassinato
ma
(come dice il cantastorie),
Guarniero,e che Marzia lasciava
Muzio, e aveva
cognome
di circa otto anni,che era
Tolla (Vittoria)
due figliuole,
allora nell*OspedaledegliIncurabili,
Beatrice,di circa
e
si chiamava, non
Domizio
Lauro, a balia.
quattro, che era a Migliano,
presso
riferitenegliAtti
Le circostanze del delitto non
sono
dei Bianchi, salvochè vi si
(1) Si vegga
(2) Intendi :
il volume:
la donna
leggonole
Capece,
che
fu
scrivano:
ritrattazionidelle
1 602-1
603, fol. 38-9.
giustiziata
per ordine
ecc.
circa false
due
donne
loro
contro
interrogatori,
ciso dentro
detto cocchiere
che
atteso
Basile, decollata
Martia
Capitan Canino
et
marota
marito
suo
et
,
che detto Ferrante
Vi
si
n
il che
detto che
alla
è
non
oc-
vero,
detto homicidio.
a
ha
si ritrovarono
non
Guarniero
di Mutio
morte
sdegno che
Ferrante Cam-
aveva
Guarniero
lidetti,
atteso
con
presenti al detto omicidio:
eran
et
altresìche la
fu ritardata di alcune
giustizia
compire il signorVicario di Napolicerta
nota
dovendo
ore,
di sopra,
come
fatta in presenza
la verità.
è
questa
detto Mutio;
è intervenuto
non
Capitano
et
:
[che]deportòMuzio
occiso
lo disse per
questo
nei
pronunziate,
detto alla prima disamina
cocchio, haveva
suo
97
esse
innocenti
lo cocchiere
Tirone, che
di Carlo
da
accuse
ha
dello Conte...
Desiata
CARRIÒLA
DELLA
IX. -GIOVANNI
del Santo
esamina
alla
donna
Officio che
la predetta
cominciata
aveva
la
quale si tagliò
". E
probabile
che la disamina avesse
per
oggetto qualchestregoneria
di cui la Basile era sospettata,perchè il cantastorie dice
che ella resistette dapprima così bravamente
alle torture
cui fu
Termina
Uscì
23
capelli.
la
hore, perchè
trattenuta
detta Martia
modo
dei Bianchi
nota
la giustiziadi queste
Palazzo,
che
et
dell'Olmo
tanto
una
concorso
fratelli (della Congregazionedei
della Giustizia, la
Agostino, a
cui
dicendo
escolpatione,
toccò
che
:
donne
et
un
dal signor Vicario
bisognò portarlain
et
due
Basilia in materia
alla Piazza
gente,
esecuzione
le
che si dubitò d* incantamento,onde
sottomessa
furono rasi i
testa
dalla Vicaria
uomo
di
di Santo
a
Napoli,che finìdi esaminare
Officio
andò
; et
per
(di Porto) si debilitò detta Martia in
fino al Talamo,
sedia
di
popolo che
Bianchi);
et
si
essendo
dove
era
numerabi
in-
passò pericolodai
la
già imminente
dre
predettaMartia, secondo ha riferitoil Pa-
di attendere
quanto
aveva
a
farla ben
detto
morire
fece
,
nell'esamina
una
fatta avanti
98
IX.
il signor Vicario
Dopo
l'eseguirsi
questa
et
nell'Oratorio
tornarono
ne
CARRIÒLA
DELLA
qualsivoglia
persona,
contro
la città
l'andar per
tra
GIOVANNI
-
essendo
non
era
et
vero;
che li fratelli
giustizia,
già quattro hore
e
mezza
intero il poemetto
di che, recherò io per
si tardò
di
notte.
di Giovanni
rità
disegnavail Novati? La raestrema
deiropuscoletto,
ristampatomolte volte
pure
la trivialità
circa quattro secoli,mi vi consiglierebbe
; ma
Io scarso
del caso
in esso
stico
narrato
e
pregioartidel tutto privadi vivacità
della forma (sebbene non
evidenza popolaresche)
Basterà,
me
ne
sconsigliano.
trascriverne per saggioalcune
sembra, darne la trama
e
della Carriòla,come
per
ed
mi
se
ottave
:
Se
benigna udienza
voi
Basile
di Marzia
della
sua
come
il marito
Uomini
e
e
Se
serva,
ne
e
di Marzia
falli e
in
Marzia
sul fior
deglianni
gliocchi
e
il marito,
Se
e
suoi
e
(1) Nella stampa;
e
una
figliuola
una
il marito. Perchè ?
d'Amore
fior della bellezza
ferito il
avea
con
morte
gentile.
casa
con
l'aurate
asprezza
ti fai
;
core
trezze
geloso nell'onore,
il tale in
peggio che
tormento.
e
con
casa,
le disse, bastonandola
—
lamento,
alla scuola
molti amanti
con
ardire;
rio
contro
Sedeva
pigliate
ne
tanto
gentilmorte
si arrovellava
a
fece morire.
l'asproe
Marzia
dire,
beltate,
sua
donne, esempio
sentirete
stava
della
suo
di tanti enormi
che
vi vo*
(1)
morte,
donate,
mi
:
più venire,
ti farò soffrireI
;
IX. -GIOVANNI
CARRIÒLA
DELLA
99
in questo sopraggiunge
in lagrime;
Essa rompe
l'amante,
le propone
la cagionedel pianto,
le domanda
e, saputala,
d'ogniaffanno,sopprimendo il marito.
di liberarla presto
I due
si concertano
la
ammazzarlo
sera
Oh
il
il marito
se
primo
Non
pensa
ed
che
morire
di pagarne
Marzia
del
il fine pagar
la
d'Apolloniaancor
da
certo
!
il danno.
morire,
malanno
suo
di Prudenza
pensa
lor fatt*hanno,
;
anconetana,
morte
strana.
adultere
Erano, queste due, altre famose
delle
sbirro per
uno
con
gli convien
sonno
di cortello fere ha
non
e
potesse sentire
crudel
consiglio
Chi
serva
:
ch'a
e
la
con
viricide,
e
si può tener
storie popolari
: come
qualicorrevano
cui non
su
tizie,
noparticolari
posseggo
per l'Apollonia,
ma
come
è comprovato
"
Prudenza
per
na
anconeta-
da Trani, sposata in
Prudenza
", la qualeera
una
da un fiorentino,
Matteo Cecchi, ch'essa fece avAncona
velenare,
a Firenze
aprile1 549 fu giustiziata
Nel compiantodestato per
sulla piazza di S. Apollinare.
onde
il 25
la tristefine di questa
un
poeta
Anconetana
alla giustiziaper
dal 1549
VATI,
Lo
La
riproducein
raccolta
posso
aver
fin
corretta
ai
voce
di
che fece la
lamento
prima che fosse condotta
avvelenato il
quasi
di stampe
Reina, in Lares
Novati
il Lacrimoso
che cantò
si levò la
,
signora Prudenza
(1)
giovanedonna
suo
pato
ristam-
marito
,
giorninostri (1).Giovanni
edizione
e
lo illustra ampiamente ilNO-
cesco
popolari italiane della biblioteca di Fran-
cit.,Il, 1 50- 1 70. Alle dieci edizioni descritte dal
aggiungerne un'altra,da
me
posseduta, in Napoli, per
«
100
IX.
GIOVANNI
-
CARRIÒLA
DELLA
zione
tradidunque proseguivauna prediletta
letterariadei cantastorie, quellaformata dai racconti
di genere erotico-sanguinario,
moralistico,
con
orpello
ed espianti
che avevano
ree
a loro eroine donne
per amore
il delittosul palco della giustizia.
dell'assassinio:
e
dell'agguato
Segue la scena
della Carriòla
,
,
la
Ecco
il povero
sera
moglie accogliecon
la
Disse
:
Mi
—
Vorrei
mangiare e
male
alcun
senza
bella
La
core.
appetito,
sento
non
dolore.
mio, che
Mangia, marito
—
il
moglie,e fingeumilemente
la
Disse
e
smarrito,
tutto
tremolante
sospetto,
sento
l'amore.
tutto
ohimè,
sento,
mesto,
mi
marito
:
è niente.
non
ultima
sontuosa
e
—
—
cena
.
buone
vivande
ha
Dopo
al letto,a
l'amante
ecco
l'assaltorno
lo
serva
mena
l'asprodestino.
ritrovar
addormentossi
E
e
la
cenato,
preziosovino.
e
il meschino
vien
e
tempesta
moglie glitiene la
l'iniqua
pena
:
l'aguzzino,
con
ira
con
con
;
testa.
gliarsi
dell'atrocedescrizione : ilrisveTralasciamo il sèguito
alprimi colpi,il chiedere pietào, meno,
il soccombere; e poi
il vano
lottare,
confessione,
del misero
ai
il trasporto del corpo in carrozza,
lontano,a
sette miglia
fiume,dove fu gettato.Marzia, dopo il delittoe poun
Nicola Monaco
»,
della Prudenza
accenna
commedie
in prosa
che
mi
di G.M.
sembra
anche
Cecchi
U.
secentesca
SCOTI
o
settecentesca.
BERTINELLI,
Al
caso
Sullo stile delle
(Cittàdi Castello,Lapi, 1906),pp. 40-1
.
102
IX. -GIOVANNI
CARRIÒLA
DELLA
al nuovo
recapitato
in Napoli ai primi
venuto
viceré, conte di Benavente
si fece sfuggire
l'occasione
1603, il qualenon
dell'aprile
della sua inflessibile
munque
Codi dar subito prova
giustizia.
la n storia n
continuando a leggere
dopo gli
E
il memoriale fosse
che
probabile
,
,
,
ordini severi del viceré,Marzia fu sottoposta ai tormenti,
e,
poichéli sosteneva
le furono,come
piantie
dentro
e
così caramente
canestrello poi
un
al
Ah
certo
quante
che
capelli
non
Quanti amanti
Forse
morire
parole prese
più li
siete
voi furon
per
capo
Ed
al
specchio si
Si vede
profumati,
miei !
!
legati
o
sei.
vani
mira
e
e
rei !
—
il dolor
cresce
si mira,
più gì'incresce.
trasformata
nell'aspetto,
più
;
disseparati,
mio
li capriccimiei
quanto
;
dire
a
volte il dì v* ho
per
e
dover
non
ogni giorno più di cinque
Ora, dal
;
pietrapreziosa.
piangendo, queste
•?—
gli pose
gli ha serbati,
fosse
ognun
Si crede
confusa;
e
sospir gli ha radunati,
con
e
come
sava,
confes-
non
capellid'or vidde tagliati,
i
sospetta, attonita
resta
punto
e
detto,rasi i capelli.
si è
Quando
con
fermezza
con
;
sospira,piange e n' ha grande cordoglio
;
pare
divenuta
esser
un
giovanetto...
dei capelli,
messa
risottoquesta operazionedel taglio
alla tortura, confessò ognicosa
per filoe per segno,
Dopo
e
e
fu condannata. Nei
ella ora
d'ansia,
sentendo
marito
si
in
giorniche seguironod' incertezza
alla puniabbandonava e rassegnava
zione,
cuor
suo
gridavavendetta,ora
che il versato
sperava
di
ottenere
sangue
del
la grazia.
IX.
Molti in
Napolipur
la favorivano
sempre
103
CARRIÒLA
DELLA
GIOVANNI
-
cercavano
e
di
trarlaa salvamento.
quanti cavalier, quanti signori
Oh
Chi
favori,
per
la strada.
trovar
avvocati, procuratori
giudici,
A
da
mille
e
fumo
invano
ma
fu raccomandata
mille
scudi s'offerse e
mille
E
mai
poteron
ne
non
assai, chi
denari
per
liberata !
fosse
che
procuraron
cinque
teste
(1),
le richieste.
tutte
ella
ali*improvviso,
giorno,
un
;
si vide
cella i Bianchi,i confortatori all'estremo
cadde
in
a
i confrati
e
allegramente,
sta
Renditi
a
ti
li tuoi
anderai
due
a
della
s'appoggiae
Vien
finalmente
sconsolata Marzia.
gente,
beltà nullo si sazia.
con
sua
1*interroga: confessa
ne
va
(1) Intendi: cinque
stampa
cala
—
Monsignor Vicario incontanente,
li fa tornar
se
peccati,
vederla innumerabil
sua
ria,
li Beati.
con
la bella, afflitta e
nà
(2);
vogliaperdonare;
pigliper
goder
Corre
ti spaventare
non
colpa d'ogni pena
in
morte
A
mia,
figlia
O
—
vogliinchinare.
ti
pregalo che
se
:
di Maria,
Cristo, figlio
Gesù
umilemente
La
passo.
fu fatta rinvenire.
deliquio,
Dissero
(2)
entrare
«
Marzia
teste
benigna grazia;
ed
già più risoluta.
di banditi.
».
sbigottire
assoluta
nella
Tremò,
104
IX. -GIOVANNI
CARRIÒLA
DELLA
di cui parlaildiario dei Bianchi,
questo V indugio
cagionatodall'intervento del Vicario del Santo Officio
E
dell*Inquisizione.
Si avvia il triste e
percorre,
crudele
girandoin
la meschina
Va
ed
tutti il
dicendo
:
A
—
perchè al
suona
Avanti
e
capo
un
ramo
Ad
la
la gente
ognun
Al
n
ha
e
il
move
di tutti
core
seggetta,
una
grande afflizione;
lassa,con
gliocchi al pianto :
e
all'altro canto.
e
gira,giunge al Lavinaro
la gente
quanto
da
vichi
e
;
vinelle.
spiacee dole il
caso
amaro
zitelle!
donne, vecchie, figliuole
e
torce
Marzia
;
pietà, compassione.
Cammina,
corre
grazia.
folla,stretta
gran
li confrati all'uno
son
Marzia,
confusione.
gran
con
:
la trombetta,
tocca
fin fu posta dentro
stanca
e
con
d* intorno,
Fanno
d'aver
;
scura
ha
ancora
che
suon
oscura.
afflittae
e
;
scorno,
e
notte
serva,
morire
non
dura
e
di mezzogiorno
di speranza
ogni
corre
Le
timore
con
parer
chin
di
forse
a
col viso adorno,
va
sciagurainiqua
sua
fan
torce
va
Oh
la strada.
sopraggiuntavien la
Le
—
si vada,
larguraper
lo sbirro
segue
la testa,
si tronca
fu micidiale.
Marzia
vuol
come
il fatto male,
e
questa
marito
far
manifesta
e
Il capitano disse che
facendo
mesta,
e
Tribunale.
gran
delitto
suo
della città.
tratto
gran
dolorosa
fuori del
esce
L'orribil tromba
a
un
pompa,
dei condannati,
che
corteo
il cielo chiaro,
fan parere
meschina
a
queste
e
a
quelle
IX.
-GIOVANNI
bel modo
con
dicea
:
di cavalli
di cocchi
e
di fuor, dentro
vede
un
Son
—
sente
rumor
;
la fontana
piana :
e
disse umilemente.
—
mansueto
che
gente
—
di gente.
questa?
confrate
I
Capuana,
umile
voce,
è
cosa
Disse
intorno
e
debil
con
Che
—
un
moltitudine
gran
Essa
Porta
a
miserere
pietà,un
per
fu giunta
Come
105
gentilmaniere
con
e
Ditemi,
—
CARRIÒLA
DELLA
pio :
e
Dio.
voi pregano
per
—
Il
è descritto nei più minuti particolari.
Lo
supplizio
sbirro fu primo a morire e morì compunto; ma
la serva
assalitadal sospetto che si volesse,morta
si rivoltò astiosa,
lei,far graziasul palco alla padrona,che
vera
autrice del delitto commesso
della
e
Ci volle
dei confortatori per
l'opera
di perdono e religione
pensieri
:
Dissero
i confrati
vedi che
Oh
—
disse il credo
riluttava a
Marzia
I
poi giunse alla
e
infine fu
esecutore
messa
della
a
cader
Gesù
che
I Gesù
si dole
ognun
;
morte.
sottomettersi al
!
Chi
morir
e
supplizio,
persuaderla,
—
ad
al male
con
gridorno i
si
circostanti
amara,
tutti
sì tenuta
tempo
un
mannara,
di tal morte
bella donna,
perse
la
fece
pianger cominciaron
La
ridurla a
buone paroleper
lusinghe,
morte
a
un
con
inganno usatole
:
giustizia
Allo
—
e
—
ci vollero minacce,
e
quanti.
cara,
la beltà
e
gli amanti.
confida, questo aspetta,
strazi,tormento
la
mia,
figlia
parole accorte
con
stata
rovina.
comune
calmarla
st'odio ti farà dannata
Salir la fanno
Anche
:
era
e
vendetta.
;
dallo
106
IX.
Donde
-
GIOVANNI
la finale esortazione
Uomini
e
di questa
pensi ognun
e
nel mal
che
Perciò
chi
Esortazione,senza
ne
facci
pigliate
;
l'errore,
vi confidate
Iddio
colpe sono
fa mal
seguite Amore,
esempio
fare mai
facciamo
:
che
prima che
chi offende
delle lor
che
donne,
morte
CARRIÒLA
DELLA
bene
nostro
;
Signore
castigati.
e
mai
alfin sempre
mal
opre,
si scopre.
che
dubbio, sincera,ma
è da
tare
dubi-
di queste storie di
ispiratore
nelle qualie* è sempre
ed espiazione,
certa
una
sangue
curiosità e compiacenza malsana, che
spiegala fortuna
che trovarono
e non
trovano
e
presso ascoltatori e lettori,
fosse il diretto motivo
sempre
rozze
Con
sulle sole
avido di
piazzedove s'aduna il volgo,
commozioni.
la notizia che abbiamo
data della Storia di Marzia
tosto
compiuta la rassegna di quelche rimane,o piutdella
di quel che finora è riuscito d' identificare,
l'umile
copiosaopera poetica di Giovanni della Carriòla,delche sulla fine del Cinque e i primidel
cantastorie,
forse n a caSeicento ebbe in Napoliquel soprannome,
gione
del carrettino che eglispingeva o nel quale da
si trascinava perchè probabilmente
stesso
storpioo
se
Basile è
,
n
(1).
paralitico
(1) F. RUSSO,
op.
cit., P.
7.
X.
SHAKESPEARE,
E
NAPOLI,
DELL'ARTE
NAPOLETANA
Non
mi
è
lontane, dei
quali
shakespeariana
(1),
il
—
faccia
forse
Il
sul
di
Amleto,
avrebbe
(1) Eccone
—
del
uno,
Garibaldi.
Guerault,
Gerald,
ecc.,
e
sopravvive
in
shake,
lalanza.
Jahrb.
trapassò
e
Ger
in
coi
nomi
(ingl.
o
Francia
in
der
veda
deutsch.
un
Shakespeare
sullo
ma
sia
Gerwald
Inghilterra
Fitzgerald,
in
l'uno
Notes
di
di
nome
composti,
lancia)
wald
e
l'altro
e
a.
Gesellschaft,
duca
un
nella
si
forma
risolve
di
logicamente
etimo-
—
brandish,
significano Crol-
nome
XX,
bavaro
famiglia, Giraud,
(ingl. wield,
Queries,
voi.
Shakespeare
italiani:
noi
(nome
divenne
meditazioni
napoletano di lui
il filosofo
per
l'attrae
al-
Shakespeare,
sulle
e
in
spear,
articoletto
storica
preliminarmente
rinunzia
Normanni
scrollare, squassare); sicché
Si
ciò
particolare,
qualche
curioso
esempio;
che
—
curiosità
personaggio
Infatti, Gariwald
secolo),
sesto
che
shakespeariani.
esercitato
per
erudita
simi
stravagantis-
concederà
per
cose
quello di Napoli
e
grande influsso, che
del
ed
critica
spesso
Si
su
drammi
più propriamente
e
è
lume
napoletano
critico
motivo
relazione.
napoletano,
lieve, dei
quale
assai
Shakespeare
in
trarne
per
ben
pure
mai
critico
anche
la letteratura
dello
nome
un
ora
abbonda
di
raccostamenti
i tanti
raccostamenti
—
stati messi
siano
fra
che,
noto
COMMEDIA
LA
n.
238,
tradotto
1885,
pp.
335-6.
in
108
X.
SHAKESPEARE
-
E
LA
Giordano
contemporaneo,
COMMEDIA
NAPOLETANA
Bruno. Il raccostamento
fu fatto
da Moritz Carriere,
nella sua Phipel primo,che si sappia,
der Reformationszeit
losophischeWeltanschauung
(1847),
poi dal Tschischwitz nelle Shakespeare-Forschunge
di W.
(1868); fu svolto in una monografietta
Koenig,
Shakespeareund Giordano Bruno (1876)(1),e riecheggiato
e
da
parecchicritici tedeschi de\Y Amleto, anche dal
Vischer (2); finche venne
nel 1889 da
ripresoin esame
R. Beyersdorff
(3),il quale concluse che, dei riscontri
alcuni non
hanno significato
citati,
filosofico,
e molto meno
ai libridel Montaigne
bruniano,e altri si riportano
e del
adombrato il
Lily: neir ultimo dei qualisi trova, fra l'altro,
di Polonio nella
carattere
di
figura
Naples. Questa conclusione
these manchi
gentlemanin
la Bruno Hypo-
che cioè
—
di ogni positiveBegrùndung
si può dire
—
concordemente
ora
per
old
un
daglistudiosi (4).
accettata
(1) In Jahrbuch cit.,XI,
97-139.
(2) Shakespeare-Vortràge,I3, 254.
Giordano
(3)
Bruno
und
1891,
Shakespeare, in Jahrbuch cit.,XXVI,
259-324.
pp.
(4) Si
che
aggiungere questi scritti inglesi,
possono
monografia deH*lNTYRE
nel New
nella
Variorum
nota
opera
sul Bruno:
di GIORGIO
divulgativa
affastellatore italiano di
ammirazione
ginale:
v.
QuarteriaReview,
Shakespeare.Il risultato negativo è
(trad.ted., 1 898), pp.
noto
492-505.
BRANDES,
Ciò
—
1*ipotesibruniana
degliinesperti,
P. ORANO,
Amleto
è Giordano
opere
mondi
stato
concepitodal genio dello
di Bruno
da
vagabondo
distruggere,
non
a
Parigi
e
soltanto
su
si
anche
raccolto
William
speare
Shake-
una
legge: «Che
Londra
non
a
un
la
scoperta ori-*
(Lanciano,Carab-
?
Shakesprare
a
il FURNESS
pe' giornali,tra
come
Bruno
e
citati nella
impedito
ha
non
testé,
ripresentare
ba, 1916);nel qual opuscolo(pp. 34-5)
essere
trovo
in
è
Amleto
possa
alla lettura delle
cerca
mai
di
vecchi
passato
110
X.
SHAKESPEARE
-
E
LA
COMMEDIA
NAPOLETANA
Con
in cui quella
maggioreviolenza ancora, nel momento
furia di Margheritasta per metterlo a morte,
Riccardo
impreca contro di lei,rinfacciandoleil padre miserabile:
She-wolf
whose
But
France, but
of
tongue
that
made
To
teli thee
whence
were
shame
enough
father bears
of both
Hath
*s tooth !...
the
thou
camest,
shame
to
thee blush.
malte
to
queen,
of whom
derived,
thou
thee, wert
the type of
shameless.
not
King of Naples,
Sicilyand Jerusalem,
wealthy
so
of evil deeds,
use
proud
assay,
not
of France,
thy face is, visard-like,
unchanging,
I would
yet
wolves
poisons than the adder
more
impudent with
Thy
than
worse
that poor
as
English yeoman.
an
monarch
taught thee
to
insult ?...
(Parte terza, I, 4).
Similmente poi,i due
e
il duca
di
Iron
father
if
as
Naples
of
whose
let
e
thou
thy
il secondo
What
hid
beers
channel
a
shamest
to
di lui,ilduca di Gloucester
figliuoli
Clarence,il primo dei qualila chiama:
English gilt,
the titleof
should
not,
tongue
with
be
knowing
detect
a
and
—
tali'd upon
whence
the
thou
sea,
are
—
extraught,
heart ?
thy base-born
dice:
will your
grace
done
have
Reigneir,her father, to the King
hat
King
with
Margaret ?
of France
pawn'd the Sicilyand Jerusalem,
hither
have
they
sent
it for her
ransom.
(Ivi,II. 2) (1).
(I) Superfluodire che sulla figuradrammatica
e' è
una
monografiatedesca (e
monografia tedesca ?) : KARL
su
SCHM1DT,
della regina
quale argomento
Margareta
von
non
Anjou
rita
Marghee' è
vor
una
und
X.
SHAKESPEARE
-
E
111
NAPOLETANA
COMMEDIA
LA
n
ricorrono altresìnei drammi
Napoli" e " napoletano
di una
che
dello Shakespearea proposito
malattia,
certa
dal nonel Cinquecentoprese denominazione,tra 1*altro,
stro
n
After this (dice Tersite nel Troilus and
paese.
1
Cressida,II,2) the
vengeance
/... "
rather,the Neapolitanbone-ache
chiama
Pandaro, che
disease of the south
a
reca
have your
1) :
n
! or,
la
come
the rotteti
Neil* Othello,ai musici che Cassio
.
le finestredel
aglieffettidello
alludendo
the
sotto
suonare
anche,
o
è affetto(ivi,
V,
ne
n
rohole camp
the
on
malanno:
stesso
heen
instruments
dice
generale,
il clown,
What, masters,
Naples, that they speak ¥
in
"
thusì
(III,1).
vulgato
assai diSi direbbe che qualcosadel ritratto satirico,
nel Cinquecento(1),dei gentiluomini
napoletani,
del loro lusso e della loro
vantatori delle loro ricchezze,
si avverta
in quel luogo del Merchant
varia abilità,
of
nose
Venice, in cui,tra
"
un
catalogato
di Porzia,viene
alla mano
gliaspiranti
principenapoletanon
:
First, there is the Neapolitan prince.
NEPESSA.—
PORTIA.
Ay, that 's a colt indeed, for he doth nothing
—
but talk of hirs horse
his
appropriationto
can
shoe
my
lady
him
;
he
makes
it
am
he
afeard
much
played with
great
a
good parts, that
own
himself. I
his mother
and
a
smit.
(A. I, 2).
bei
si
1906:
Shakespeare (Berlino,
cerca,
tra
l'altro,di
l'influsso del
s'era
al
ispirato
(1) Si veda
commedia»,
p.
370
sgg.
in
provare
racconto
ritratto che
in
che
quel
di Polidoro
Livio
propositoil
Saggi
nella raccolta Palaestra, voi.
mio
carattere
ha
shakesperiano
il quale, a
Virgilio,
(I,46) fa della
LIV). Vi
romana
sua
bito
su-
volta,
Tullia.
saggio: 11 tipo del Napoletanonella
«
sulla letteratura italiana del seicento
(Baiti,1911),
112
X.
Mi
SHAKESPEARE
-
E
qui a
LA
COMMEDIA
NAPOLETANA
certe
l'altro,
sari,
paroledel Va"
nella vita di Polidoro da Caravaggio:
Avvenne che,
stando egli
in Napoli,
stimata la
(Polidoro)
e veggendo poco
da coloro
che
virtù,deliberò partire
sua
più conto
d'un
cavallo
che
che di
tenevano
saltasse,
n
chi facesse con
le mani le figure
dipinte
(1).
parer vive
Ma
il solo dramma
che veramente
ci richiami
shakesperiano,
a
Napoliè The Tempest(\6\1 ?)(2),
per piùrispetti
sulle cui fonti assai si è disputato,
particolarmente
negli
ultimi anni, e noi non
ritorneremo sull'argomento
per non
che si possono
trovare in ogni buon
manuale,
cose
ripetere
del Jahrbuch della Società shakeo
raccogliere
dagli
spogli
sperianatedesca. Basterà dire,in compendio,che le due
fonti principali
sarebbero il racconto
del naufragio
di sir
George Somers alle isole Bermude, e una novella,di cui
è ignotala versione che lo Shakespeareavrebbe letta,
ma
che
tornano
riscontroin
trova
tedesco
delle novelle inseritenelle Noches
una
de invierno di Antonio
dramma
de Eslava (1609)
che
:
set
«
As
«
quelliin
from
$ou
crimes
i baconiani
des
a
deux
colui che,
il
kesperiani,
mai
un
conte
Lord
(3) Per
mondes,
a
suo
di
un
e
aggiungendoun
1919,
sarebbe
autore
Derby, perchè solo
Giacomo
Do
osare
un
pp.
you
a,
ne'er
\;e
381). Testé,
1 febbraio
parere,
criptogrammi,
trovano
pardon'd be, Let
Verulam.
vile istrione,poteva
stregonerie,regnante
un
l'epilogo
Infatti,
gliultimi due versi del-
1
would
(in Jahrbuch cit.,XXXIX,
(v. Reoue
non
cui
Bacone
autore
Tempest of Francis Bacon
»
nella tela di
151.
free », trasportandole lettere
me
words !
e
è di
dimostrerebbero
ne
e
(3).
deli'Ayrer
(1) Vite, ed. Milanesi, V,
(2) Il dramma
tra
mente,
un
indulgence
rivelerebbero:
divulgeme,
prof.A. Lefranc
606-7) lo ha
di tutti i drammi
conte,
un
gran
di portare in iscena
I, avversario
$e
gnato
asse-
sha-
signore,
magie
e
dell'arte magica !
sulle ricerche più recenti, cfr. Jahrbuch
maggiori particolari
X. -SHAKESPEARE
E
LA
Nella Tempest, com* è noto,
Gonzalo
hanno parte Alonso
fratelloSebastiano,suo
Napoli, suo
113
NAPOLETANA
COMMEDIA
re
di
figlioFerdinando,
in un
altro gruppo,
spero,
Pronapoletano,
e,
duca di Milano, sua
Miranda, Antonio suo
figlia
fratelloed usurpatore del ducato ; e i reali di Napoli,
insieme
nobile
Antonio, nel
con
di Ciambella, figlia
del
da Tunisi
tornare
di
re
Napoli,col
dalle
di
re
nozze
Tunisi,
sbattuti da tempesta nell'isola dove dimorano
la figliuola,
dove Ferdinando
Miranda
e
e
e
sono
T
dell*altro. "77/
un
make
you
the
spero
Pro-
namorano
s'in-
of
queen
alla bella Miranda
Naples n, dice il giovaneprincipenaufrago
(I,2). Già il Bonghi ebbe a congetturare che i
nomi di Alonso e di Ferdinando, e le loro relazioni coi
duchi di Milano, si riportino
agliavvenimenti della storia
sullafine del secolo decimoquinto
napoletana
(I);e questa
poi ripresa da un erudito tedesco,
tifica
ignarodello scritto del Bonghi,dal Sarrazin,che idenle figure
di Alonso e di Ferdinando con
quelledi
Alfonso II d'Aragonae di Ferdinando,dei quali
il primo
del duca di Milano, Ippolita
sposò una
Sforza,
figliuola
congettura è
stata
in Gonzalo
e
vede
un
ricordo di Gonzalo
il gran Capitano,al qualeil regno
salvezza contro
i francesi (2).Un
cit.,XLIII, 155-68, 375, XLVII,
partecipatoRUDYARD
mootbes, a
Letter
on
KIPLING
,
a
possiblesource
(1) BONGHI,
Horae
(2) GREGOR
SARRAZIN,
7. Die
PP.
subsecivae
Neue
di
151-2. Alla controversia
l*opuscolo:
of
Cordova,
Napoli dovè la sua
precedente ricercatore
231, L.
con
de
the
The
stilhexed
Ber-
Tempest (1906).
(Roma, 1883), pp. 222-3.
italienische Skizzen
zu
Shakespeare:
des Herzogs Prospero,in Jahrbuch cit.,XLVI
Vertreibung
179-86.
ha
(1906),
114
X.
SHAKESPEARE
-
E
LA
COMMEDIA
NAPOLETANA
almanaccatore
del duca discacciato
(1) ritrovava nel nome
quellodi ProsperoColonna ; e identificava 1'isola
della Tempesta, Y isola di Sicorace,con
telleria
quelladi Pano
(2);
n
nella
e
n
Calibia
dell'Africa settentrionale
di " Calibano ".
probabileoriginedel nome
Ma
tutti codesti sono
deri
specie quando si consigiochetti,
che lo Shakespeare aveva
così precisecognizioni
sull'Italia meridionale da porre
Tunisi a distanza
geografiche
da Napoli(3).Si può
immensa, quasi invalicabile,
soltanto che lo Shakespeare adoperasse
nomi
ammettere
scorgeva
la
resi familiari all'orecchio dalle storie italiane degli
ultimi
del
Quattro e dei primidel Cinquecento,notissime allora
e
poi.
Nuova, ma più importantee più solida affermazione è,
ha qualche rapporto con la letteratur
invece, che quel dramma
balenò in forma
italiana.Ciò
burton,nel Settecento (4),che
si fondava per questo
sulla regolare
osservanza
(1) TH.
di sospetto al War-
della unità,che c'è nella
Italienische Skizzen, in Jahrbucb
ELZE,
spetto
so-
cit., XV
(1880),
V isola di
dusa:
Lampe-
251-3.
PP.
(2) Un
J.
rev.
secondo
la identificò invece
Hunter
una
della ed. New
notizia
con
Variorum
del Furness
dra,
(Lon-
1882).
She
(3)
leaguesbeyond
ten
have
can
the
Mr.
The
man
no
note,
in the
rough and
be
(4)
of Tunis:
that is queen
*s lire; she
man
unless the
moon
*s too
sun
slow,
that
were
—
in
(London, 1 774)
...
».
post,
Naples
—
:
voi. I, p. 87
chins
(A. II, 1).
eight Volumes... by Mr.
play, I ali along suspectedthat Shakespeare had
Italian writer
from
tillnew-born
razorable,ecc.
Works of Shakespear,
WARBURTON
that dwells
she
:
«
taken
In
it
POPE
and
reading this
from
some
X.
-
E
SHAKESPEARE
1 15
NAPOLETANA
COMMEDIA
LA
aglialtridrammi dello Shakespeare,
tutti i personaggiitaliani e sopra
sull'essere in essa
un
che vedremo
più oltre.Ma troppo poco
giuoco di parole,
Tempesta
manca
e
,
il Warburton
nella
versato
era
italiano da condurre
buon
a
del
conoscenza
fine 1*idea che
teatro
gliera
sorta
del Riccoboni, cercasse
nell'opera
col negromante (il
iVetitolidi due commedie
trovasse
e
dei Petrucci),
gromante dell'Ariosto e ilNegromante palliato
neanche
quellepotè vedere e del resto non facevano
in mente;
e,
sebbene
,
al
Anche
caso.
oggi scarse
rivolte agliinflussiche
sul
considerare più da
da
mio
a
restringere,
italianiche sappiamo
che con
di quelli
e
comici
in
recitavano
Francia
dovevano
nei teatri delle
;
avere
varie
le indagini
inglesepotè
teatro
che
dell'arte italiana,
la commedia
sono
insufficientisono
e
veramente
citare
eser-
verebbe
gio-
Influssii
quali non
avviso, solo all'operadei
vicino.
aver
recitato allora in Inghilter
maggiore frequenza
alla divulgazione,
che cerma
tamente
i copionie gliscenari italiani
partid'Europa,e i tanti drammi
tanto
italiani d'
ogni sorta, che furono messi a stampa sulla
fine del Cinquecentoe nei primidel Seicento, che ancora
Il breve lavoro
V esploratore.
e
aspettano il bibliografo
dell*arte (1),
del Wolff, Shakespeare und die Commedia
non
è bene
informato
della letteratura critica italiana e
delle molte raccolte di scenarii
decenni, talché si fonda
ancora
venute
in luce
solamente
timi
negliul-
sul Teatro
della Scala.
(1) In Jahrbuch cit.,XLVI
i buoni
accenni
(1910), pp. 1-20. Gli
dello SCHERILLO,
del seicento, pp.
475-80.
La
commedia
sono
anche
sfuggiti
in
dell'arte,
Vita
liana
ita-
116
X.
-
E
SHAKESPEARE
merito del Neri
E
LA
COMMEDIA
(1) di
NAPOLETANA
pel primo,rivolto la
al gruppo
attenzione e lo studio intelligente
di scenari
al secolo decimosesto,dell*Arcadia incanche risalgono
tata,
la relazione con
di averne
The Tempest.
scorto
e
1 La
dice raccogliendo
i tratti di quegli
tempesta (egli
in un' isola lontana,
che disperdei naviganti
scenari),
per
che guidatutta Fazione in un giorno
volontà di un mago
d* incanti,dopo il quale spezzeràla sua verga; una terra
popolatada spiriti
gruppi di personaggi,
selvaggia
; due
rivoltii primi all'ambizione e allo
i nobili ed i plebei,
i secondi al godimento
tale
brufinali),
(con le nozze
amore
e
nuda
riserbatiallo
scorno
;
avere,
par
bene
che sia questa la
dello Shakespeare
n.
dell'ultima commedia
trama
aggiunge: n Si potrebbescendere a un confronto più
che adorano per lor nume
Arlecchino
minuto ; i selvaggi
lo rimpinzanodi cibi,e poi si accorgono
e
dell'inganno,
marinai:
si ritrovano in Calibano,prostratodinanzi ai grossi
Ariele trascinae delude glismarriti:1*isola è pienadi rumori,
Ed
mille strumenti
di suoni,di dolci arie dilettose:a volte,
risuonano all'orecchiodi Calibano,e
da
frailmago
larivalità
viene
accennata
scena.
partirannosenza
selve,che lui fa
Selva
suo
:
(1) FERDINANDO
—
(2) Op. cit.,pp.
Mago
volere
;
:
l'arrivo dei
tratta
doppo incanto,
di
33-4.
di
nuovo.
destato
Anche
quegliscenari
forastieri: dice
la decisione de
che
:
non
pastorie ninfe delle
via.
NERI, Scenari delle Maschere
Castello,Lapi, 1913).
si è
egli
ed infinela loro tela,
ed i naufraghi,
parenin qualchescenario n (2). Giova
delle redazioni
i primirighi
leggere
Prima
pure
lo fanno addormentare
lungosonno,
un
se
in Arcadia
(Cittàdi
118
X.
-
SHAKESPEARE
E
fra
e
COMMEDIA
trincole
mettere
a
LA
a
smincole
e
ssa
NAPOLETANA
la iste
legatura?...(1).
rossa
Meglio ancora
: consultando la descrizione in versi di
fatta da un contemporaNapoli e delle sue costumanze,
dello Shakespeare,
da Giambattista del Tufo
nel
raneo
1588, si troverà tra i grididei venditori ambulanti che
risonavano
allora quotidianamente
per le vie di Napoli:
Trincole
Chi
E
e
la
mincole!
e
lazze
accatta
spingole? (2).
e
più il grido)è ancor
oggi viva,
ilvocabolario dell'
Andreoli la spiega" con fronzoli,
noli,
nin".
gingilli
cianfrusaglie,
{]) La
parola(se non
tiorba
di FILIPPO
taccone
a
SGRUTTENDIO,
corda I, son.
53
(ed. Porcelli,p. 53).
(2) Ritratto
modello
o
Città di Napoli
C, 96. Riferisco
ecco
e
pantofoli
son
Chi
vuò
solar chianelli ?
Poi
con
dolci altri motti
Zeppale
E
:
strade il conciator
per
con
rotti,
di
quelli:
:
lo mele !
insieme
cento
ancor
Chi
:
vuò
candele ?
Cetrangolee lomingelle,
e
legna
frasche insiem
e
Chi
vuò
Ma
poi
Chi
accatta
Così
di
con
sarcinelle ?
conciatinielle ?
con
bilissima
no-
(1588). Ms. della Bibl. Naz. di Napoli. XIII»
disteso il brano
per
le scarpe
Se
della grandezza, delitie et meravigliedella
altri ancor
lazze
quando
sentireste
passare
centomila
altre
e
in
cose
:
Tringolee mingole f
spingole?
quando
da
comprare...
(Ms. cit.,f. 27).
X.
Or
SHAKESPEARE
-
bisognaricordare che,
119
NAPOLETANA
COMMEDIA
LA
E
sul finire del
secolo decimosesto,
folla di
pel mondo una
PoliCoviello,Pascariello,
personaggicomici napoletani,
Meo
Squacquara,
Cola, Maramao, Ciccio Sgarra,
cinella,
lineati
dei qualiparecchisi vedono deSpaccasirummolo,
ecc.,
nei rami del Callot (1),che li osservò nella stessa
si formarono
corsero
e
nel 1721. Non è fuor
Napoli,dove venne
probabilmente
che che
fra quei tanti nomi buffoneschi,
di probabilità
formati spesso su mere
analogiee bizzarrie foniche,fosse
n
Trinculo ".
anche quellodi un
,
il
Anche
"
di
nome
Stefano
Il Warburton
napoletano.
di Stefano,atto V,
noi
Stephano, bui
a
v.
cramp
286
"
:
risale forse
(2) pensava
O, touch me
", richiamassero
che
paroledell'originale
italiano,
n
n
un
a
che
noi:
un
—
ginale
ori-
le role
paI am
giuocodi
egli supponeva
fosse,
zione
staffilato
",in rela(sic)
(sic),
ma
le punture (looth
'd briers,
con
sharpfurzes,pricing
sulla pelleda Ariele. Senza
inflittegli
goss and thorns),
di ricostruire per congettura il probabile
gioco
presumere
di parolenapoletane,
è da ricordare,a ogni modo, che
ff
Stefano n, in gergo furbesco, valeva e vale n ventre,
per
es.:
pancia '
Non
sono
donde
Stefano
le frasi napoletanen egnersi
(riempirsi)
lo Stefano ; ? farse tanto de Stefanon e simili (3); e
la formazione di equivoci,
agevolava
questo significato
per
tra Stefano(ventre)
es.
stentino (budello),
e
Stefanoe
o
di muscoli,contorsioni,cramp).
(ritiramento
granco
;
n
,
(1) CROCE,
/
decimottavo,nuova
(2) Ed. cit.,1.
teatri
di
Napoli dal
edizione
rinascimento
alla
fine del secolo
(Bari,1916), pp. 31-33.
e.
(3) Si veda il D'Ambra
e
gli altri lessicografi
napoletani.
120
X.
-
SHAKESPEARE
Trinculo
commedie
LA
E
COMMEDIA
NAPOLETANA
Arlecchino
rispondeperfettamenteali*
fantastiche italiane.
Egliè dato bensì
marinaio appartenente
alla ciurma della
spinse ali*isola di Prospero;
(come avvertiva lo Steevens)" is not
ster, and
is
so
called
come
un
che la
nave
pesta
tem-
intrinsecamente
ma
the ancient
in
delle
sailor,bui
a
dramatis
a
je-
personae
;
he
the petty-coloured
dress of one of these
wears
therefore
characters " (1).Appartiene(osservauna
scrittriceche
ha studiato l'umorismo dello
dei servi astuti,ed è, in
un
e
il
tutto
domestic buffoomh codardo
in lui solo
scatena
è
alla categoria
Shakespeare)
suo
cervello,
e ilvino
senza
e
impulsibassi ;
la
onde
il suo
passiva,
e
esterna, di situazione,
Accanto a lui,il suo compagno
ottuso.
così per temperamento
più padrone di
rimane
se
come
,
per
verso
e
clown,
un
essere,
comicità
sua
formale
spirito
"
Stefano è
di
qualità
periore
su-
beone
Trinculo
"
;
senta
rappre-
la parte del
di entrambi
micità
signoree del timoniere (2). La co(notò già il Tieck) non è quelladi
caratteri che abbiano singolare
spiccoe attirino forte la
attenzione (peres., quella
di Falstaff),
è leggiera
ma
e ovvia,
solo a svagare lo spettatore,accrescendo
perchè servono
l'effettodell'interodramma
insieme il meraviglioso
(3).
e
creduto morto
Dopo il naufragio,
quando l'uno aveva
s' incontrano
l'altro,
e
entrambi
(1)
Cito
Calibano,
negliscenari della corrispondente
si riconoscono,come
commedia
nel!'isola,
presso
italiana:
dall'eoi,dei Complete Works of W.
S., ed. Chalmers
(Paris,
1844), I, 24.
(2) HELEN
(1909),cfr.
(3) LUDWIG
RICHTER,
pp.
Der
Humor
bei
Sh., in Jahrbuch cit.,LXV
13-4.
TIECK,
Kritische Studlen
(Leipzig,1848), I, 59.
X.
SHAKESPEARE
-
TRINCULO
to
for
;
LA
I
Trinculo
am
be
—
121
NAPOLETANA
COMMEDIA
Stephano ! If thou beest Stephano, touch
—
me
E
afeard,
not
—
and
me,
speak
thy good friend
Trinculo.
STEPHANO
the lesser
legs: if
calf ?
moon
TRINCULO
h
can
him
*s
thou
? I hid
overblown
of the
And
storm.
under
me
thou
art
be
to
I '11 put
are
thee
by
they. Thou
art
the siege of
this
?
drowned, Stephano ? I hope thou
not
:
legs,these
killed with
be
to
forth
come
camest
Trinculos
vent
e
I took
—
Trinculo
be
any
indeed! How
Trinculo
very
beest Trinculo,
If thou
—
the dead
art
thunder-stroke.
a
drowned.
not
moon-calf
's
But
Is the
are
storm
gaberdine for fear
living,
Stephano ? O Stephano, two
Nea-
poletansescaped !
(II,2).
1
Two
Neapolitan escaped",
n, che
delPalta
licenella,
altrove,nella commedia
e
e
Arlecchino.
tisi
salvanapoletani
due
stati altra volta Coviello
Napolierano
a
"
Con
questizanni,
Po-
e
ghella
Italia,Bri-
italiani e
letani,
napo-
i due
hanno comune
personaggishakespeariani
fare spensierato
scherzevole ; onde il loro pronto
e
Calibano
con
e
il
carsi
ami-
il bonario loro divertirsia far bere,
goderee ubbriacare il mostro, che hanno incontrato : il
n
lo chiamano, ridendo di se e di
", come
signormostro
lui. A leggere
mili
quellescene, par di sentire 1*eco di siaffiniscene
sfilate innanzi
che ci sono
pulcinellesche,
o
volte nelle commedie
tante
farse dei teatri
e
poletani
na-
(1).
(1)
E
non
sarebbe
scenari italiani per
e
che
ha
tanta
opportuno
le Pene
d'amor
aria italiana,e
italiana della seconda
una
simile ricerca nei drammi
metà
del
nella
Cinquecento, il Pedante
è da considerare
Il giuoco di
parole contro
il
media
com-
e
lo
che lo Shakespeare
impossibile
qualche notizia diretta o indiretta della commedia
del Bruno.
e
perdute,delle quali s' ignora la fonte,
presenta personaggi comunissimi
Spagnuolo?Al qual propositonon
avesse
condurre
delaio
// Can-
pedante Holof-rnes, ha,
122
X.
(V,
be
pron.
di
motto
SHAKESPEARE
-
«
pe
III, 7.
forse
in
Pene
di
W.
of
il
Ora
questa
di
ed.
nuova
«
Shakespeare,
sul
quale
i
è
accenna
voi.
il
della
II,
con
merito
studiata
dallo
vita
D*
inosservata.
phantasime,
a
«
Works
vuole
meno
aneddotica
passò
non
a
18
ebbe
lo
è
Giovanni
l'epoque
de
un
Per
da
modem
on
cfr.
:
altro
delle
questone
1921.
Sh.
ad
piuttosto,
negli Studies
1920
italiana,
dinese,
lonaltra
Monarcho
a
»,
vedere
Florio,
philolog^
della
nel
cenno
le
italiano
giornale
cognizioni
la
Un
Shakespeare,
recente
apotre
(Paris,
in
della
monografia
de
la
Payot,
Tempesta
di
John
di
lettere
delle
genere
a.,
E.
kins,
Hop-
Roma,
II,
italiane
cose
LONGWORTH
Renaiseance
s.
studio
mente
[Posterior-
Università
Le
ai
e
di
ricercatore.
fonti
sere
es-
mondo
tema
questo
migliore
dimostrano
al
appartenere
Rimetto
e
che
notizie
e
(Arlecchino).
e
sulla
febbraio
a
commedia
o
tornato
GREY
CHAMBRUN,
terre
si
Bruno
inglesi raccolgono
della
tempo,
giugno
che
1
commentatori
Bergamasco
«
miglior
3,
IV,
scena
figura
di
motti
D.
figura di
stampe
1894),
bruniana,
probabile
zione
corre-
The
chi
vace
vi-
,
una
a
la
lo
per
filosofia
una
cfr.
»,
più
due
trastulli
Si
avrebbe
sulla
restringersi alla
di
quale
nella
parte,
che
»,
fantasticare
a
ma
nella
brunian?*
ipotesi
Bruno!
=:
è
Macmillan,
(London,
Brown
±±
»
»;
traccia
del
nome
nelle
ma
;
Berowne
«
Wright
il
cerne
Nolano
«
infatti,
»,
poi
in
costantemente
Aldis
by W.
perdersi
non
scritto
Biron
v'è
cui
come
suggerito
«
di
e
appare
avesse
in-folio
secondo
Berowne
«
egli
commedia.
quella
è
2), il Bruno
perdute
dal
trova
nome
Sh.,
230.
p.
si
Shakespeare,
che.
pensare
a
laio,
Cande-
nel
Marfurio,
giunto
è
al
riferimento
il
senza
pedante
amico
allo
noto
(IV,
d'amor
personaggio
che
Florio,
commedia
questa
originali
del
il
contro
ingegnoso
mio
un
inesplicabie
e
»,
NAPOLETANA
COMMEDIA
LA
oscuro
pecorone
«
»,
frulli
nelle
così
riesce
Anzi
Secondi
nei
1),
E
1921.]
en
Angle-
XI.
G.
B. VICO
Poiché
della
sua
LA
E
ROCCA
FAMIGLIA
passò parecchi anni, e dei più feconda
dei Rocca, a Vatolla, piacerà
giovinezzain casa
il Vico
intorno alla
apprendere qualcosa di più particolare
famigliache
l'ebbe ospite.
Quello dei Rocca, che il Vico
che
lui offerse l'ufficiodi precettore
a
Geronimo,
vescovo
rUghelli(l)
1673
è anche
il più noto,
il Giustiniani
e
al 1691,
nato
era
a
laici n
di
Napoli
Dalle
protezioni.
un'opera in due
volumi
decisionihus super
cum
si esercitò
(1)
Italia
(2)
Memorie
eis
non
sì ecclesiastici che
acquistandoreputazione
forensi trasse
allegazioni
due
prolatis,
stampata
i fratelliDe
e
a
Coloniae
volte,a
Allobrogum
Tournes, 1693, cioè due
(editio,II Venetia, 1720), VI, 237-8.
sacra
istoricbe degli scrittori legali dei regno
1788,
II, 113-14). L' Ughelli lo loda,
compì
in
Ischia,
di acqua
e
dal
di Disputationum iuris selectatum
Napoli, dal Paci, 1686-1688,
(Ginevra),presso
perchè lo ricordano
"
Catanzaro,
molte
sue
il
dei suoi nipoti,
d'Ischia
di Roma,
e
primo, e
per
(2). Vescovo
nei tribunali
(dice il Giustiniani)
poco
e
conobbe
non
solo di
come
religione,ma
potatile,e simili.
vescovo,
di comodo
di
Napoli (Napoli,
per
le opere
che
civile,strade,condotti
124
XI. -G.
B.
VICO
E
LA
FAMIGLIA
ROCCA
reconsult
(morì nel 1691). "Giule sue
chiarissimo,
come
opere dimostrano ", lo
il Giustiniani,
che non
dice il Vico; ma
aveva
ragione
di essere
altrettantoriguardoso,
che ilRocca, nelle
giudica
dopo la
anni
morte
dell*autore
"
ma
disquisizioni,
maneggiala legge,
sue
ali*autorità dei
attacca
".o\
molte
e
aiuto
a
suole
dottori,
e
le citazioni n, sebbene
sacco
le
più volte si
versarvi
spesso
conceda
che, per
le
di cui tratta, possa " prestarenon
poco
chi si addice nel foro e sappiaritrovare Toro in
varie
cose
al loto n (1).
mezzo
Quando nel gennaiodel 1674, morto il vicario generale,
cardinale Innico Caracciolo,
Tarcivescovo di Napoli,
il vescovo
more
chiamò a quell'ufficio
Rocca, fu un gran malunel clero di
Napoli; e un cronista,che da quei
scrisse paroledi fuoco contro
pretitolse 1*ispirazione,
data a " un calabrese di bassa statura
questa preferenza
di aspetto miserabile,
ordinariamente guernitodi mae
teria
di Catanzaro assai più che povero,
gentiluomo
legale,
avendo un
superboquanto Lucifero,fratellod'omicidiari,
fratelloucciso di mezzogiornoalla cappella
di San
suo
Marino anni sono
di casato
Catalano, ed
un
gentiluomo
altro gesuita
altro suo fratello,
ammazzò
un
un
gesuita,
di casa
dei Gesuiti di Napoli
Caracciolo dentro il Collegio
". E via di questo passo! Ma, un paio di mesi dopo,
poiché il Rocca, non avendo ottenuta licenza di esimersi
in Bibl. Naz.
del GIUSTINIANI,
dell'opera
(1) Nell'esemplare
XII.
ms.
«
Z.
6,
con
pareridel Rocca
note
sparsamente
prattico dell'emendamento
"be
del Minieri
e
tra
stampati,
sono
i
Nap.,
segnati allegazioni
qualinoterò
un
Discorso
delle sete in Calabria, dell'abusi et inconvenienti
et delli rimedi
l'affliggono,
aiutarlo
Riccio,
di
et
ripari che potriano applicarsiper
per ridurloalla dovuta et proportionata rendita
1681
(Napoli,
in
,
ag-
f.).
126
XI.
-G.
B.
VICO
sposato in seconde
Giuseppe
E
FAMIGLIA
ROCCA
il cognato Domenico, nel 1683
i suoi feudi al fratello uterino
nozze
Oronzio
LA
donò
Francesco, e il padre di costui,Domenico,
titoli come
La
clima ",
borgateche,
dice il Vico,
come
sulle
sparse
Salernitano,formano
la
nel
delle
una
pendicidel
(1).
simo
perfettisnumerose
Stella nei
monte
regione detta del Cilento (2).
solo vi trovò
non
era
i
assunse
minorenne
rappresentante del figlio
di Vatolla " di bellissimo sito e di
terra
11 Vico
ne
ricca biblioteca
una
di S. Maria
convento
a
sua
sposizi
di-
della Pietà dei frati
anche
sperimentò il marchese Domenico
"
Rocca
mecenate
n, che n si dilettava
suo
gentilissimo
nella stessa
maniera di poesia " da lui coltivata.Nella
dei viceré
Pompe funeraliper Caterina d'Aragona,madre
Medinaceli,stampate in Napoli nel 1Ó97 e contenenti
Oratio del Vico, si leggonodue sonetti del Rocca, dei
una
qualiil secondo, diretto all'abate Federico Pappacoda,
osservanti,ma
h
questo:
il crin circonda
Spirto gentil,cui Febo
di
sempre
deh
verde
salda ornai
ed
la
con
l'asprad'un regio
E
il
raffrena del
generoso
ben
recar
onorato
tua
cit.,II, 597/;
ZIOTTI,
op.
pianto il rio, che
petto, al cui
può '1
tuo
inonda
martoro
canto
alto ristoro,
e
gioconda.
di Stato, Repertorio dei Quintemioni
Cedolario
il
IV, 419;
Principato Citra,1696-1731, f. 32:
cit.,pp. 2 10- 1 1
(2) Si veda
d'oro
cetra
piaga profonda.
cuor
anzi in gioia cangiarloalma
(1) Archivio
alloro,
.
MAZZIOTTI,
Giuseppe Oronzio
op.
cit.,intr.
morì
nel
Spogli
cfr. MAZ-
1689.
XI.-
Mostra
pur
nel
al
ne' bei carmi
127
ROCCA
figlio
mesto
altera,
madre
sole affisa il
materno
Mostragliancor
ciglio.
dall'alta spera
come
più nipoti,il cui consiglio
manderà
di
serva
FAMIGLIA
LA
E
di luce la gran
cinta
che
VICO
B.
G.
scorta
Domenico, oltre
alla fortuna
Ibera(l).
Giulia,aveva
figliuola,
una
maschi, il già ricordato Francesco, Saverio
(2),che
figliuoli
tre
Carlanto-
e
affidatialle cure
giovinetti
del Vico. Del cui soggiorno
Vatolla hanno formato
a
argomento di congetture e di dubbi le date inizialee finale,
nio
la
e
alquantopiù
forse fu
doversi porre
si
dei
durata, che il Vico
stessa
anno
i nomi
sono
breve. A
il novennio
tra
n
dice di
che
me
il 1684
e
e
pensato
avevo
il 1693, nel
notizia di ritorno del Vico
aveva
n
anni
nove
qual
Napoli,è
(3) a
dal Donati che il Vico
giustamentefatto osservare
dovè più volte,durante quel soggiorno,
recarsi a Napoli
dimorarvi più o meno
e
a
lungo,e che la data iniziale
del 1683 non
può sostenersi,e il più probabileè che
il Vico
partisseper Vatolla tra il 1689 e il 1690 e
stato
vi
sin
restasse
da
anni
verso
anche
(2) Arch.
pp.
per
(4) e le
Rime
di poeti
accetto,
Autografi e
e
dei
meno
;
MAZZIOTTI.
documenti
la storia del pensiero del Vico
nove
giuste le argomentazioni
aggiungo a sostegno
napoletani(Napoli, 1701),
di Stato, Cedol. cit.,f. 33
(3) B. DONATI,
Note
1696,
lui ricordati. Riconosco
del Donati
(1) V.
la fine del
vichiani
p.
260,
cit.,p. 211,
op.
inediti
o
dispersi.
(Bologna,Zanichelli,1921),
36-38.
(4)
Si
veda
ora
in
proposito G.
del Vico, in Rassegna internazionale
(1921),pp.
250-63.
SOLARI,
di
Per
la vita
e
il pensiero
del diritto,
di Roma,
filosofia
I
1 28
XI.
-
G.
B.
VICO
E
LA
FAMIGLIA
ROCCA
dei figli
del marchese di Vatolla,
che, essendo il primogenito
1672, e la figliuola
Francesco, nato il 29 marzo
Saverio,
maggio del 1673 (1),e l'altrofiglio,
1677 (2),anche queste date ci conducono
agli
lui proposti.
Dirò di più che un documento, a
l'innanzi
conferma
che il
me
a
sfuggito
per
Giulia il 6
circa il
da
anni
lui
come
Vico
,
si
Tra
trovava
le rime
ancora
Vatolla nel 1695.
a
del Vico
è
le
epitalamioper
un
nozze
donna
con
principed'Omignano G. C. Mazzacane
Giulia Rocca
dei marchesi di Vatolla,a capo del quale
del
(3) pone la data del 1719,
il che glitoglierebbe
importanzapei nostro
propositoe
delle buone
relazioni
farebbe tutt'alpiù documento
ne
che il Vico avrebbe a lungodi poiintrattenute coi Rocca.
il Ferrari nella
Ma
ilvero
sua
edizione
apposta dal
il Villarosa,
che raccolse
cervellottica;
è che
la data
Ferrari
e
affatto
e
quell'epitalamio
la lettera dedicatoria tra gliOpuscoli(4),non
cuna
vi pone aldata e solo nota che rimase n inedito e fu pubblicato
giornaleche anni sono
per la prima volta in un
stampa vasi in Napoli col titoloEffemeridiLetterarie n. In
così s' intitolava,
ma
verità,non
Scelta
miscellanea per
il giornale
letterarioin cui
(voi.II,pp. 46175), fu pubblicato,
su
copia fornita da Mario Pagano,
Mazzacane-Rocca, dove anche
l'epitalamio
per le nozze
Fanno
non
1784
data ed
reca
n
inedito
"
,
dovette
(1) Notizie
cortesia del
è detto
tratte
essere
messo
a
stampa
in
biamente
indub-
opuscolo
un
dai registri
di Vatolla, che debbo
parrocchiali
principedi Migliano,Michele
(2) Si veda
quantunque
più oltre,nota
1
a
p.
Vargas.
132.
(3) Opere, Milano, 1835, VI, 360-85.
(4) VICO,
Opuscoli, ed. Villarosa,II,200-5, III,75-80
;
cfr.216.
alh
XI. -G.
ora
B. VICO
E
LA
129
ROCCA
FAMIGLIA
introvabile(I). Ora, Io storico del Cilento
tolla e' informa che Giulia
e
di Va-
maggio del
1673, sposò il Mazzacane, principedi Omignano (altra
in Vatolla,nel luglio
del Cilento),
del 1695 ; e
terra
morì tre anni dopo, nel feudo del marito, il 25 luglio
1698 (2). Il Vico, nella lettera di dedica, la chiama
1 l'illustrissima
D. Giulia Rocca ", e la loda
mia signora
costumi n, di n atti leggiadri
di " cortesi e gentili
ed accorti
n
di onestà ".
", e di parolepiene di senno
e
il Vico stesso
dice, è imitazione
come
L'epitalamio,
di quellocatulliano Vesper adest : " Tra le più belle e
le qualierano
le due
costumanze,
più leggiadre
appresso
antiche nazioni sopra tutte l'altrepiù gentili
ed umane,
io dico appresso
i Greci e Latini,
mi sembra essere
stata
quellache usavasi nelle nozze, con la quale la novella
ritale
posta nel lettomasposa, purché verginefosse stata, era
col nuovo
di donzelle ed
coro
a
giacere
; un
sposo
altro di garzonetti
solevano un inno in lode del Dio
un
delle Nozze, intessendovi ancor
le lodi di essi sposi,
or
or
l'uno
or
Rocca,
l'altrovicendevolmente
pietosilamenti ed
nata
nel
cantare,
acciocché i
dalle verginelle
paurosigridiche sogliono
in quell'atto
fossero intesi per avmandarsi, non
ventura
d' intorno ; e siffattoinno chiamavano
essi Epitalamio,
del quale ogginon ne abbiamo migliore
esempio
di quelloche lascionne il suavissimo de* latinipoetiCatullo...
e
i
". C'è, in questa imitazione,
certa freschezza
una
che si ritrova nell'altroepitalamio
vivacità giovanile,
per
(1) CROCE,
1911), p.
Secondo
vichiana
supplemento alla Bibliografia
(Napoli,
48.
(2) MAZZIOTTI,
op.
cit.,pp. 211
n,
213-4, cfr. 260.
9
130
le
XI. -G.
nozze
E
VICO
B.
LA
Caraf a
di Vincenzo
ROCCA
FAMIGLIA
composto
,
nel 1696,
componimenti del Vico
più nei posteriori
argomento. Ne riferiròqualchestrofa:
non
stella
O
qual lume
e
splende di
che
te
inama
la madre
il
del
suo
tor
puoi la
più crudo
cui
i
rugiada il prato,
ben
nato
figlia,
sì strette
leggiadrette,
in atto
alta pietà
darla in
preda puoi
che
più spietato,
pianti
come
sen,
cara
tiene
e
zelo
per
grembo
le braccia
e
nel cielo
curando
non
di che
a
degli amanti,
all'amator
fingee somiglia;
acceso,
i caldi desii suoi,
che
per
è
far di lei mille vendette
a
temprare
Imeneo,
Vieni,
santo
Imene,
Imeneo,
Come
e
fresc'onda
selva accolta in fonte vivo,
sacra
fanno
e
partie sole
in chiuse
di
vieni, Imeneo.
chiara
a
sulla
onor
sponda
viole
e
ligustri
col venticello crespo
tutto
lieto
stuol di
ri si
se
e
fuggitivo
;
e
giolivo
giovaniamanti,
si stanno
mentre
e
inteso ?
al
specchiano in
perde poi
viene
l'onor di
rezzo,
mezzo,
sì chiari
pregi e
intorbidato
sua
chiarezza
;
tanti,
ma
di simile
XI.-
G.
tal* è la
ha
il
VICO
B.
E
verginellache
santo
Imene,
Imeneo,
Come
131
di
bellezza.
sua
Imeneo,
vieni, Imeneo.
vedova
in
ROCCA
macchiato
verginalcandor
Vieni,
nata
FAMIGLIA
LA
vite
culto piano
non
giace squallida,umile, infruttuosa
che
le braccia
smarrite
talor inalza in
e
tratto
s* innalza
al cielo, e
di sé l'uva
dolce
onde
così
la
ma,
al suol
mesta
del Vico
posa
:
e
colorita,
le fanno
sua
dona
gradita,
vita
Bacco
onor
Pomona
e
;
mena
verginellasola
fatta donna
;
poi chiara
sovr'ognieccelso
e
serena,
s'ergee sorvola.
onor
Imeneo,
Vieni,
santo
Imene,
Imeneo,
Passarono
le gitta e
s'all'olmo si sposa,
ma
e
vano,
vieni, Imeneo.
pochi anni, non
più di cinque, dal ritorno
Napoli, ed eglifu spettatore (nel settembre
1701) di quellarivolta di una
parte della nobiltà contro
che è nota come
la congiuradi Macchia,
gliSpagnuoli,
a
De parthenopea coniunell'opuscolo
In quest'opuscolo,
ratione.
probabilmenteper
composto
incarico del partitovincitore, ossia del viceré spadi re
gnuolo che in nome
Filippo V aveva
represso
la rivolta,
con
qual animo mai egli dovè segnare, tra
e
ne
scrisse la storia
il
i rivoltosi,
nome
di
uno
dei suoi allievidi Vatolla,di
132
XI. -G.
Saverio Rocca
VICO
B.
? Il
E
LA
FAMIGLIA
ROCCA
che allora
Rocca, infatti,
circa
aveva
anni (1) e che Tiberio Carafa nelle sue meventiquattro
morie
giudican giovaneassai coraggioson (2),si dimostrò
timento
tra i più ardenti ed operosinei due
giornidel combatsorti,
inper le strade. Si unì alla prima schiera degli
che entrò
fu
;
tra
di
servigi
presso
del 22 per
sera
coloro che
di Santa
ai
la
re
Chiara
si
Carlo VI
si salvò insieme
sorti,
finalmente,sconfitti gì*in-
e,
;
l'arruolamento
per
ritentò la resistenza nella trincea
;
Malizia Carafa, uscendo
con
la porta di
per
bandi
emanò
;
i Gerolomini
mossero
la porta di San Gennaro
il camad occupare
panile
San
Gennaro,
servato
inos-
indirizzandosi
e
Benevento.
verso
di San
al villaggio
Ma, giuntiquei fuggiaschi
mandarono
Leucio,stanchi,affamati,
a domandare
dei
che non
ancora
principali
congiurati,
al di Capua principeDella Riccia,
traditore,
conoscevano
il quale inviò loro incontro una
dozzina di suoi sgherri,
di guidarli,
di
che, fingendo
tratto si avventarono
su
a. un
Malizia
la loro resistenza,li legarono.
essi,e, nonostante
Carafa urlava e si dibatteva e non
tre;
voleva procedereolil Rocca, n tollerando con
e
più coraggioquella
soccorso
a
documento
(1) Un
circiter, e
castagno
La
uno
ce
e
del
lo descrive di
con
parrucca
bionda
XI, in Arch.
stor. p.
:
annorum
suae
26
piuttostoalta,di capellirasi color
statura
prigionia di Malizia
lo dice aetatis
1703
marzo
v.
lo scritto
Carafa
le prov.
e
le
nap.,
sue
N.
di E. M.
recente
suppliche
S., VI,
a
papa
TINI,
MARmente
Cle-
1920, fase. 3-4,.
289-90,
pP.
(2)
«
Saverio
Rocca,
fratello del Baron
tolla, giovane assai coraggioso»
XXI.
A.
22, f.
125).
d'Amato
{Memorie, ms.
e
Marchese
Bibl. Soc.
Stor.
di Ba-
Nap.»
134
XI.
hominibus
qui
inventus
B.
VICO
eius
in
E
sua
eius
dubius
ventum
eius vota
in
ne
abire iussL
Hi,
qui
et
qui ad
adventu
suo
omnibus
che
pure
Benevento
Mentre
saluti^
grama
vitae
Capuano
cum
insinuante,missus
Sed
Capuanus,
cum
uxorem
delata,ab
ea
in-
sacra
aede praetereuntem
Ca-
rima
perterritusurbe excedebat,Uber-
prohrisrefertoinvectiva,plurimo populo
audiente,insectatus
convenerat,
nova
unde
solutiBeneventum
iniectis vinculis,
ubi Malitia de
profugiunt,
puanum,
compre-
Benepersecutores incideret,
ad eius
re
Malitia
preces
renunciareL
Malitiae
commigrasset,
columes
profu-
parva
cum
illatam vidit,
tantum
necem
conferret,
auroque
usu
qui haec suprema
animi
Ubi
velit,
violatam
ditione latibula quaeritantem
percussoribus
impetrava, ut
a
ROCCA
facinorissocietatem
inde sibivincula et
ex
FAMIGLIA
obtrlineari mandavit.
et
spatium
LA
Capuanus Malitiam
At
manti
spem,
et
G.
nemo.
gorum
hendi
-
Malizia
e
il Rocca
est
rimasero
"
cenna
(1).Ac-
custoditiin
(2).
Saverio
Rocca
fratelloFrancesco,che
di marchese
era
alla parte austriaca,il
succeduto al padre nel titolo
si dava
di Vatolla,si dimostrava
V,
a
re
ligio
Filippo
il 25 maggio 1702
fu tra coloro che gli prestarono,
e
nella Cattedrale di Napoli,
giuramentodi fedeltà (3).Ma
nel 1 707, alla venuta
degliAustriaci,anche Saverio tornò
altri esuli napoletani,
da Roma
fece, come
era
con
e
da prevedere,un felice corso
di onori nel nuovo
go-
(1) Voi. cit.,PP.
366-7.
(2) Voi. cit.,P. 371.
(3) Foglio a stampa
Storica
Napoletana.
nel
ms.
XXVIII.
C.
12, della Bibl. della Soc.
XI. -G.
VICO
B.
E
LA
135
ROCCA
FAMIGLIA
in qualitàprima di regio governaviceregnale,
tore
del Regno,
di città e poi di preside in varie provincie
verno
nel
di
Aquila, nel
nel
1732
1 733
di Chieti,nel 1723
di Lecce, nel 1713
1710
di Salerno, nel
1724
di Chieti,dove
nuovamente
di Cosenza,
1725
1* 1 1
morì
luglio
ed è
sepoltonella chiesa dei Cappuccinisotto una
iscrizione,che lo loda, tra l'altro,
come
gloriosa
insigne
n
bellivirtute,pacisque artibus ",
litteratura,
genere, politiori
oltreché per amore
onde
da questo
grande alla patriae ossequioa Cesare,
fu, motti proprio, fregiatodella chiave
d'oro (1).Io non
seguiròpiù oltre la storia dei Rocca e del
loro feudo di Vatolla (ilmarchese Francesco morì nel 1 735,
i due figliuoli
che l'un dopo V altro gli successero
non
ebbero prole,e la figliuola
tolla
Giacinta donò nel 1767 Vaal cugino Francesco
solo mi
e
Vargas Machuca)
sembra opportuno notare che P iscrizione
che è poi una
,
—
odicina saffica di quattro strofe,
posta
—
nella
la
marchesale
casa
quale
fondamento
senza
ricorda appunto
(1) Gazzetta
1710;
Discorso
l'anno
1724,
66,
158,
di
Napoli,
istorico
p.
109,
G.
sia
o
per
Notiziario
gli anni
RAV1ZZA,
Epigrammi
alla città di Chieti
ho
1? '25-26-2?
alle
mezzi
tempi
ai Rocca.
p.
pp.
e
Cortese, che
ed
mi
per
81, 129,
127, 128?
pp.
moderni
queste
103,
biografiche
notizie
(Chieti,1834),
(Chieti, 1826), p. 58. Debbo
intorno
1723,
'-28-30,
Appendice
antichi, de'
42, 14 ottobre
n.
l'anno
per
adoperate all'amico dr. Nino
ricerche
dovette far costruire
gennaio 1710,
illustri della città di Chieti
cfr. dello stesso,
nelle
alcuno si attribuisce al Vico,
3, 14
n.
la data del 1731,
con
Saverio Rocca, che
133, 135;
degli uomini
che
di Vatolla,e
fontana
una
a
pertinenti
altre
tizie
no-
vato
ha coadiu-
136
XI.
-G.
VICO
B.
quella fontana
in
un
E
LA
in
anno
uffici (1). L'ultima
consueti
Confluent
turbae
Vivat
Nel
alcuna
Il MAZZIOTTI,
Vivat
dicent
Vico
di
anni
Carlo
Xa-
di
Orazio
(2).
citati
preside
come
di
giudice
*34
il che
e
la
di
I, 259,
in
linea
nel
1 728,
II, 93.
R.
di
Capua
Consiglio
ediz.
diversa
titolo
dei
nel
*30,
R.
nel
*35, morì
Camera
del
Vindiciae
Muzi,
Rocca,
il 5
(Napoli,
1
Cuiacium
729);
suo
1802),
v.
1 766
pp.
di
del
63,
:
v.
87.
lunghi
onde
Questi
Vatolla.
Collaterale
1 742;
maggio
G.
P.
adversus
il 2
dicava
de-
Cirillo
GIUSTINIANI,
figlio, giudice
settembre
marchese.
il 27
lui
A
310)
figlio Francesco
reggente
Vico.
secundum
di
del
grafi
epi-
VI,
dopo
marchesi
consigliere
le
indigente,
il
nominò
quella
da
Ferrari,
famiglia quasi
il paterno
conferi
(Napoli,
Francesco
la
Tra
—
Consiglio, che,
Sicilia,
e
dell'epigrafe
delle
Gentile
Dora.
S.
della
data
ediz.
sua
lasciò
versi:
ricordi
Sui
».
120-22.
pp.
Regio
Sacro
Napoli
gli
e
una
la
governatore
del
di
re
consigliere
assegna
del
author
seconda
{Opere,
una
magistrato,
come
Vicaria
erano
Orazio,
ha
oichiana,
due
gli ultimi
così
reca
(?) Verius
saxa
Rocca,
Borbone,
della
Rocca
morì
author
214,
p.
Bibliografia
ne
ve
servigi
giudice
lium
cfr.
marchese
cit.
repetentque
Vatolla
a
del
nel
:
Notiziari
nei
segnato
infatti:
suona
repetentque,
op.
aeternum,
Vico
pel
è
non
dai
riposava
canentes,
Satyrique
aeternum,
si
provincia.
(2)
«
1731
colà
Thetides
verius
(1)
ROCCA
cui
strofa
Nymphae
Naiadum
FAMIGLIA
Meril-
op.
giugno
Notiziario
cit.,
'42,
nato
ragio-
XII.
G.
L'
stato
B. VICO
E
LA
CONGIURA
opuscolo del Vico
finora poco
De
DI
parthenopea
MACCHIA
nulla considerato,
e merita»
o
qualche studio. Rimasto
inedito, sebbene
mio
rere,
pa-
sparso
in
a
più copie nelle biblioteche pubbliche e private di
fu edito per
fondo
la prima volta nel 1836
al primo volume
delle Opere, dopo
mirabolante
e
poli,
Na-
dal Ferrari,
in
quellasua
gherata
sgan-
storico-filosofica
(1).
introduzione
Edizione infioratadi ogni sorta
è
coniuratione
di
telligibi
ininscerpelloni,
e spesso
alla quale è aggiuntoun lungoerrata-corrige(2),
preceduto dall'avvertenza che n dopo 1*impressionedello
n
scritto istorico di Vico
"
copia
assai
più
delle Opere nel
da
e
presente
Venne
n. Nella
corretta
ne
ricevuto
aveva
dovrebbe
nota
Si
veda
(3) Milano,
a
p.
n
(3) :
autografo
di che
1854,
voi.
inn.
I,
pp.
317-73
gliorata
mi-
;
cfr. p.
319
dubito.
Jovene
voi. I, 343-401.
414
poco
trarsiche il Ferrari tenne
altresì ristampatonella raccolta del
1836,
una
ristampa che eglifece
1854, l'edizione si presenta di
addirittura 1'n
(1) Milano,
(2)
una
l'editore
n.
e
del
138
XII.
Pomodoro
G.
-
VICO
B.
(1) ;
E
in
ma
LA
CONGIURA
DI
MACCHIA
futura edizione
una
rivederlo sui manoscritti
che
se
ne
occorrerebbe
conservano
e
che
altrove ho indicati (2),in verità anch'essi molto scorretti,
nel
e
Il Vico
tace
l'autob
affattodi questo non
lieve suo lavoro nelnella quale pure ricorda altresue scritture
di minore estensione
dovuto
non
la critica.
aiutarsi con
resto
e
parlarnelà dove
scrive:
al Vico
mancavano
Avrebbe
importanza.
Tra questistudi severi
di assai minore
n
delle occasioni
di
esercitarsi
V
negliameni, come, venuto in Napoli il re Filippo
[aprilegiugno 1702], ebbe
egliordine dal signorduca
il regno di Napoli,pord'Ascalona, ch'allora governava
tatogli
dal signorSerafino Biscardi,innanzi sublime avvocato,
allora reggente di cancelleria,
ch'esso,
come
regio
del
lettore d'eloquenza,
scrivesse un'orazione nella venuta
"
PhilippoV, Hispaniarum, Indiare...
(3):ilPanegiricus
ab utriusque Siciliae Potentissimo Regi a Io: Baprumque
*D/iista a
Vico,Regio EloquentiaeProfessoreInscriptus,
catus
(4).Alquanto prima lo stesso viceré don Giovanni
anco
Emanuele
Fernandez
Pacheco, duca
di Ascalona
e
chese
mar-
di Villena, n di età grave, di circa cinquant'anni,
di costumi santi,dottissimo quasiin ogni scienza,teologo,
filosofocartesiano,
matematico
militare,
politico,
"
(5),probabilment
dal vi1*incarico datogli
dovette confermargli
(1) Nella prima, Napoli, 1840, voi. HI, parte I, pp. 201-250; nella
seconda, Napoli, 1860, voi. VI,
pp.
167-202.
(2) Bibliografiaciciliana,p. 27.
ed. Croce,
(3) Autobiografia,
(4) Neapoli,MDCCH,
(5) A.
BULIFON,
Napol.,f. 113,
t°.
p.
36,
Typis Felicis Musca, Superiorum permissu.
Cronicamerone
1670-1706,
ma.
Bibl. Soc.
Stor.
XII.
G.
-
VICO
B.
E
LA
CONGIURA
DI
1 39
MACCHIA
il duca di Medinaceli, perchè stendesse
predecessore,
rivolta e restorico della congiura,
un
pressione
ragguaglio
accaduta a Napoli dei partigiani
stria
d'Audi casa
di eloquenzadella
contro
FilippoV. Al professore
università non
secondo richiesta,
spettava forse di adoprare,
solo lo stileoratorio e l'epigrafico
anche
non
e il poetico,
ma
fosse preparato e
steso
quelloistorico ? Che l'opuscolo
cere
l'ottobre 1701
tra
e
il
del richiamo
menzione
di
del duca
della
Napoli e
1702, si vede
marzo
di Medinaceli
dell'Ascalona
nomina
del marchese
Roma
dal
farvisi
dal verno
godelle
e
del Vasto
(1),e dal
farvisialcun accenno
fattiposteriori,
la
tra i quali
non
a
di re Filippo
V in Napoli,
che in certo modo chiudeva,
venuta
almeno provvisoriamente,
quellaserie di avvenimenti
in
avventure
storici.
Ma
il Vico,
soleva dare
come
che
frivole,
improntadi serietà alle
richiedevano,così anche
glisi
rendeva gravie austeri gl'incarichi
che riceveva di storico
aulico o ufficiale
messa
a lui com; ed egliche la biografia
dal duca di Traetto del generale
Antonio
Carafa
cose
"
lavorò temprata
i
verso
sovente
di
del
onore
subbietto,di riverenza
di giustizia
che si dee
e
principi,
aver
per
n
la
rità
ve-
di
(2),non si comportò altrimentiin quest'opuscolo
argomento prossimo e scottante.
Il qualeha, anzitutto,
pregiograndissimoper 1'esatta
informazione e l'ordinatoracconto
storia
; tantoché l'ampia
che, oltre un secolo e mezzo
dopo, il principe di BeiAngelo Granito,soprintendentedell'Archivio di
monte,
(1) Cfr. GRANITO,
op.
cit.,I, 199, Documenti,
ed. Croce,
(2) Autobiografia,
p.
38.
p.
91.
1 40
XII.
G.
-
B.
VICO
E
LA
COiNGIURA
DI
MACCHIA
della Congiura di Macchia, seguì in
Napoli, compose
chendolo
vichiano, solo arricogni parte il disegnodel racconto
di notizie desunte
Carafa
da documenti
e
dalle memorie
d'archivio
(1).E
di Tiberio
è
non
da
meno
pregiarepel decoro letterarioe l'efficacia
rappresentativa
della forma (2); ma
soprattutto è notevole per la cura
che osserva
di giustizia
di verità,e pel tono
da
e
non
da probo narratore, pure
libellista,
e
partigiano
ma
partenent
apalla
dell'ordine e
causa
(1) Il GRANITO,
del Vico
storica
del
la
che
censura
Ma
nel
scriveva
(2) Ne
condotti
i
come
Malizia
il
visitur
penitissimum
per
iuxta
ipso
aetatis
prominent,
ostentane
Sed
balinearum
(seconda, ed.
Ferrari,
pio,
esem-
per
:
in
:
arae
et
aram
occidentem
se-
solem
Chri-
vetusta
Versus
quoquo
aut
divertitur,
alios
fornices
eas
quae
recessus
profundiopenitus
in
aliis,prò
se-
cuius'
fornicum parietibus
et
versicoloribus la-
instar columbariorum
coecus
ab his
pervenitur ; omnia
alia super
armario
in
subsidens
vetustate
mons
incrustati
346-7). E
angusta
ampliores altioresque,
qui
sepulcbra. Undique
pp.
sentes
dei poveri,
parietes incondite pioti, simulacro
alios
post
et
hiatus, ad
Theatri Vomitoria,
ubi
Gennaro
exhibet, ubi
forte communio
passim
crebra
et
sepulchrauti
pillisconserti, ibique intus
ac
temere
per
rudero
cameram
declinatur
effossa,ea
vero
montis
cavati, qui
ac
di San
per
inscriptiones,pone
passim
cuniculos
certa
primus
montem
usque
modo
enim
coemento
in alios, veluti
intercluserat,
que
Eo
«
aedes, sed lacunar
omnes
per
pulcbretum
conquistaaustriaca
nascondessero,
congiurati si raccogliessero
e
luogo:
infabresculpta,barbarae
alii,et
degli
e
impossibile,
perchè il Vico
Carafa, nelle catacombe
spectans, effossam ex
stianorum
la
con
saggio qualche piccolo brano; questo,
a
deserta subducil, quo
et
posterioridel Macchia
sui casi
chiaramente
era
l'importanza,
1702.
descrive
così
all'opuscolo
muove
dia alla congiura del 1701,
informi
ciò
tutto
narrato
da
XV-XVI),
la sollevazione del 1701
trascriverò
che,
prefaz.(I,pp.
non
non
connetta
non
1707.
mita
nella
che le spetta,
altri,e
res
legittimo
costituito.
e
in
del governo
horror,
quest*altro,in
cui
ossa,
Del iuxta
*
religio
descrive
Tu-
142
sore
una
XII.
-
G.
VICO
B.
E
\
del cartesianismo
storia della
si
LA
CONGIURA
aggiunge:
MACCHIA
detto che il Maiello compose
e
congiuradi Macchia
"
DI
Due
Letterati
; e
a
questo
Napoletanine
posito
proave-
il Duca
di Popoli
ma
composta ciascuno la sua;
Cantelmo
ed il Principedi Cellamare, che furono incaricati
ano
di rivederle,le
trovarono
del Sovrano
meno
Maestà
nobili
non
troppo offensive della
che dell'onore di alcune
Avendone
famiglie.
dunque chiamato a consulta il
dero
nostro
Maiello, che si conformò alla loro oppenione,dielui 1*incarico di compilarne
un'altrasecondo tutte
a
"
le regoledella prudenza...
(1).Ora, pur non
potendo
far congetture sul nome
l'uno
dell'altro
letteratonapoletano,
dei due direi che fosse il Vico, al cui opuscolopar che
si alluda col recare
a un
dipressole ragioni
per le quali
fu stimato adatto alla pubblicazione
alla divulganon
e
zione
di FilippoV. Dei
due
a
vantaggiodella causa
dal viceré l'ufficio
della revisione,
personaggi,cui fu commesso
l'uno ilduca di Popoli,Restaino Cantelmo, aveva
diretto tutte le operazioniper reprimerela congiura,
fino
all'attacco finale del 24 settembre,
che sgominò i ribelli
li fece prigioni
li volse in fuga(2);e l'altro,
il prino
e
cipe
di Cellamare (padredi quellodella Conjuration
de
avuto
Cellamare),già ambasciatore di Spagna,aveva
gran
gran potere presso il viceré Medinaceli (3).
Non
di Macdelle tre storie della congiura
chia,
se
una
so
il Soria, sia quellache s' intialle qualiaccenna
(1) Storici napoletani,p. 481.
(2) Cfr. GRANITO,
op. cit.,I, 49, 106, 121,
(3) Si
veda
1922),pP.
CROCE,
145-49.
Aneddoti
e
139-40.
settecenteschi (2a ed.,Palermo,
profili
XII. -G.
tola La
e
che
Napoli nel settembre MDCCI,
Venezia
MDCCII
latino,come
è scritta in
si richiedesse
pare
s*intendeva farne.
internazionaleche
divulgazione
la
143
MACCHIA
(1),che non
di letteratodegnod'un incarico ufficiale,
opera
non
DI
CONGIURA
LA
in
la data In
con
sembra
per
E
congiura avvenuta
stampata
mi
VICO
B.
spacciaper veneziano, e dice nell'avvertenza
doppo due anni di dimora " è partito" da Napoli,
L'autore si
n
che
del
perciòche a causa
quellacittà,vi si
moto
ultimamente
che
introdotte truppe,
sono
e
in
occorse
molti
tra
spetti
so-
che
alterata in gran parte quellatranquillità
vi si godeva per lo passato n, e che, " ridotto nell'ozio
pare
della
patrian
sua
ha
"
deliberato di scrivere
,
menti
gliavveni-
quellaCongiuran in parte visti coi suoi occhi,
"
in parte raccoltidalla " pubblicavoce
e da notizie avute
dei " processidella Giunta n e dei n consigli
tenuti tra
Ministri e tra Militari n. n A chi sarà praticodi quella
Città (soggiunge)
ch'uno straniere
recarà maraviglia
non
di
,
,
abbia potuto
cosa,
che
notizie così distinte,
ne
avere
abbia comprovata
non
la
con
io ho
scritto
più universale
opinione,in cui parmi che si trovi d'ordinario la verità,
adombrata dalle passioni
zioni
vestita dalle adulanon
non
e
dalle lusinghe.
Molti Letterati Napoletani
ho coe
nosciuti,
ed in quella
mentre
e nella libreria del Valletta,
di Nilo, e qualchevolta tra i Librari,
dal
e specialmente
essi è mio penessi loro. Ad
Bulifone,ho praticato
con
siero
di scrivere,parendomidi render loro in questa guisa
(1)
Ha
face. inn.
un
nel
l'ancora aldina;
frontespizio
-j-35
esemplare con
nn.
Nella
ed
Biblioteca comunale
magnificalegatura,certamente
personaggio ufficiale.
è
in
8°
di
Napoli
piccolo di 8
«e
presentato
ne
a
serba
qualche
144
XII. -G.
B.
VICO
E
LA
CONGIURA
della tolleranza,
che
il compenso
DI
hanno
MACCHIA
narrando i fattidella Patria loro,se
difetti,
almeno
di stile,
essi forse per
con
domestici
chiarezza di
e
riguardi,
per
dei
avuto
non
con
miei
dezza
gran-
verità,dapoichè
la modestia
che
proprialoro,hanno trasandato di farlo ancorché non
della verità,ne
virtù,non
ne
amor
cognizionedi cose,
di scrivere sarebbe
mancato
grandezzaed ornamento
a
ciascun di essi. Da niuno altro in quel Regno ho ricevuto
è
,
danno: essendo stati sempre mai i miei
viaggiintesi alla libertà ed al fine di apprenderei vari
né
favore
ne
letterati,
non
degliUomini
già tra lo strepito
e
ho spiegato
la confusione delle Corti. Se qualchecosa
in qualcheparte mi fossi atsensi più moderati, o
taccato
con
le qualicose
a me
più all'un partitoche all'altro,
fatto,sarà derivato forse o dalla mia
aver
pare di non
dir male, o dalla credenza ferma,che
poca inclinazione a
costumi
ho
avuta
a
le
tutte
cose
che ho scritto.Il mio
nome
lieva poco a sapersi,ne era opportuno porlo in
In un
libertà in materia così recente.
fatto con
ri-
libro
un
piccolo
trattato, che io sto scrivendo del Paragone della lingua
lo
la Qreca e con
la Latina, ciascuno
Toscana con
se
vederà
impresso,quando io sappiafra qualchetempo, che
questa mia
fatica
n. Se
sia altrui dispiaciuta
non
trucco,
questa protesta cela un
essersi trovata
in questo sospetto il non
inganno,tutta
dei Riformatori
e
e
non
mi
mi
ferma
con-
nelle carte
nezia
in altre dell'Archivio di Stato di Veteche
(dellaquale nelle bibliodire che proesiste copia (1); senza
notizia di questa stampa
veneziane
(I) Ricerche
non
fatte per
di Venezia.
me
l'Archivi
deldall'amico F. Nicoìini, soprintendente
XII.
-
G.
VICO
B.
E
DI
CONGIURA
LA
145
MACCHIA
prioa Venezia i ribellicontro il governo spagnuolo
godevano
sembra che
di simpatiae favore,e perciò non
libello
un
quellofosse il luogomiglioreper pubblicare
condurrebbe
mi
libreriadel Bolifone
n
,
e
agente
Napolie giornalista
cese,
"
Bulifon,francese stabilitoda molti anni
ossia di Antonio
in
della
di essi.La menzione
contro
pensare
a
del governo ispano-franche 1*opuscolouscisse
dalla fabbrica di costui (1).
sia di ciò, il racconto
Checche
in luce che il moto
mettere
suo
i sollevatiopposero
rivoluzionarivi
Cas teli
uccia
vi
"
fu
rivoluzionario
fino al
cominciamento
fine n,
suo
alle armi
aspramente
si dice che era
sono
tende
dell'anonimo
e
che
debole dal
poca
stenza
resi-
regie.I principali
trattati: del duca
n
a
d'un
della
assai povero
ramo
di tutte P altre
nemico
dagliSpinelli,
di vedersi
case
cospicuedella famiglia
per l'impazienza
d' ingegno,
cotanto
non
a
ne
quelleinferiore,
privodi sagacità
d'animo oltremodo iniquoe perverso, d'aspetto
ma
n
Malizia Carafa,che, n toltane la
tetro
e
pallido
; di
avrestiin lui trovata
mordacità,la frode e la petulanza,
non
ed abbattuto
altra sembianza
del corpo
e
d'uomo, essendosi
passe dans
storica
deHa
e
la Ville de
aveva
Naples
Bibl. d. Soc. Stor.
overo
di lui in Curiosità storiche (2aediz.,Napoli,
en
composto
1701
una
Relation de
Nap.,
ce
qui s'est
L. GIUSTINIANI, Biblioteca
(cfr.
del Regno di Napoli (Napoli,
1795,
topografica
di questa
chia,
sporchezza
allontanatomolto da qualunque
dei costumi
(1) Si veda quel che dico
1921),pp. 164-7. Il Bulifon
per la
XXVIII.
segn.
p.
167);nel
m$.
C. 12, è l'abbozzo italiano
scrittura,col titolo: Quarant'hore del Principe di Mac"
raconto
de' sucessi
della città di
favore dell'Arciduca Carlo d'Austria.
di tutti gliscrittisu
—
Napoli nella cospirazione
Il GIUSTINIANI,
1.
storico,stampatio
quell'avvenimento
e,
dà
a
lenco
l'e-
manoscritti.
IO
146
XII.
-
G.
B. VICO
E
LA
sembianza d'umanità n. La
n
DI
CONGIURA
Sangro e del
del
morte
MACCHIA
Ca-
Sangro fu mozzato il capo sul
talamo, acciocché apparissealtrettantola sua infamia privata,
la fedeltà deglialtri
e
quanto era pubblico1*onore
Il Capece, stretto sul monte
dell*Incoronata,
della famiglia.
da per se stesso, empio
è fama essersi ammazzato
nel fine della vita di quel che fusse stato pieno
meno
non
è così narrata
pece
di veleno
Al
:
d'astio vivendo. Il
e
teschio fu esposto in
suo
dei baluardi del Castel Novo,
uno
n. La
stessi congiunti
n
:
mare,
II Grimaldi
e
dai
disprezzato
narrazione si chiude
e
suoi
queste parole
lo Spinelli
fuggironoper via di
per via di terra
il Gambacorta, i
con
qualiè probabile
quel fine che ad uomini orditori
di tanta scelleratezzasi conviene, poichéniuna parte ha
la virtù ne l'utilità
pubblica in questa Congiura,
avuta
ordita da pochi per propriaambizione o per astio,eseguita
e
disperazione,
spenta dalla
per necessità e per
divina,da cui sono per lo piùabbattute le machine
mano
la violenza e su
la cupiditàumana
su
l'ingiustizia,
su
della congiura
il luogoprefondate n. Nella repressione
minente
è dato dallo scrittore al principedi Castiglione
buendogl
Tommaso
d'Aquino, del quale fa grandi elogi,attriche debbano
fare
V iniziativadella sortita di Castel Nuovo
contro
il non
al generale
ascoltatoconsiglio
perfino
i vinti nemici, che, così facendos
Popolid* inseguire
sarebbero stati presitutti o ammazzati.
i sollevati,
e
duca
La
di
breve storia del Maiello Coniuratio inita et extincta
Neapoli
anno
1 704
MDCCI,
pubblicatacon
(1),è ricordata come
n
la data di Anversa,
scrittacon
(1) Antverpiae,Typis JoannisFrik, MDCCI
taldignità
ed
V, in 8°, di pp. 64 -f-3
B.
XII. -G.
VICO
CONGIURA
LA
E
infinitamente
eleganzache piacque
FilippoV e LuigiXIV
il mondo,
tutto
a
147
MACCHIA
DI
e
fin d'allorail can.
disegnarono
de* futuri Infanti di Spagna " (1);
Maiello per maestro
rispettoalla precedente,mostra
e
certamente,
maggior
della congiuraè
della repressione
decoro. L' eroe
pel
Già al Medinaceli,
Maiello,il Cantelmo, duca di Popoli.
mo,
di Carlo II,ilCantelall'annunzio della morte
perplesso
,
Consilio plurimum
cuius
aveva
eius
rei
n
Lacerdam
bono animo
esse
permittat ".
fideisuae
curam
volevano
che
arduis utebatur n,
proclamaresenz' indugioil nuovo
da Pozzuoli
la congiura,
egliaccorre
Appena scoperta
chiamata del Viceré, e
ut
rebus
di
persuaso
rogatque
in
subito uscire
in
re.
alla
iubet
rischiati,
Agliar-
i
contro
campo
n
subacti iudiciiv/r,rerum
bellicarum expeegli,
congiurati,
rienlissimus* non accede e preferisce
di mandar fuorinella
II giornodopo,
prima giornatapiccoli
gruppidi esploratori.
,
affida il comando
lui il Medinaceli
a
! expeditionemillam unde
pendebat prò
quillitas
set
"
(2).Lo
n
partitoagmine pares
inn. Se
de
ebbe
ne
Numerus
della taccia di
da
originale
; onde
opera
uno
scrittore che
la
concopia (GIUSTINIANI, Biblioteca,l.e,
Stor.
Napol., segn.
XXI.
traduz. dal latino
:
1.
e.
(1) SORIA,
(2)
Si
vedano
A.
il SORIA,
pp.
15,
p.
il
sotto
e
vedi
382,
6, 28, 39, 45.
e
po/urs-
non
Viany, che la fece
traduzione
sua
si celava
aver
de la dernière conjuration
francese,Hhtoire
Naples (Paris,1706),lavoro di J. Claude
per
non
mille circiter militumtqui
hostibus occupandisesse
trad.
una
tran-
fide scientiaque militaricuras-
sua
:
Regni fortuna et
totius
storico lo difende
i nemici
inseguito
affinchè
supremo,
liano
fu ritradotta in ita-
pseudonimo di Garonne
copia
a
Ba-
nella Bibl. d. Soc.
ms.
anche, XXVI.
accenna
sare
pas-
una
A.
trad.
18,
a
altra
stampa.
148
XII.
seni, in
B.
G.
-
VICO
E
LA
CONGIURA
fuitne Cantelmus
causa
vias,
patebant,obsidereL Neque deinde
quod nondum
gientibus,
DI
e
compertum
MACCHIA
illorum
fugae
daxit instare fiu-
quae
re
esset
illorum
numque
"
da
maltrattati
(I).I congiurati
sono
lui non
che dal precedente narratore
il Sangro
meno
:
^obscurus et vafer,nefariaeconiurationis et proditorumconsiliorum structor n; ilCapece, B pravo ingenio,.,
moxfuturus
n
humanae divinaeque
ultionisexemplum "; glialtri,
partim
emergendi libidine,
partim iniquiorisfortunae odio invidiaque aestuantes ? (2):la morte del Capece e del Sangro
latebrae superessent
è seccamente
1
mentovata,
Ita paucorum
e
le
seguono
perfidia
summa
omnium
paroledi
chiusa
fidecastigataest
:
n
.
La narrazione è accompagnata da due elenchi,
l'uno dei nobili
che uscirono armati alla repressione
il23 settembre,
napoletani
e
Da
di
l'altro
questidue
che siunirono ai primiilgiorno
24.
quelli
del Vico,
opuscoli
passandoall'opuscolo
subito di
si avverte
aver
da fare
altra levatura. Certamente, come
con
si è
scrittore di ben
uno
ch'esso
già avvertito,an-
è condotto dal punto di vista spagnuolo
francese
o
che
si dica
da
quel punto di vista l'autore sa pur
Il Vico non
tace
guardarecon serenità e con larghezza.
nazionale di quelmoto
il significato
nario:
rivoluzioe
politico
l'avversione dei napoletani
al dominio straniero,
e la
"
brama di un
Leopoldus
propriosovrano
indipendente:
obiit diem,a
Caesar, iam inde quo Carolus II supremum
Regni Neapolitanignaris expertisque in certam spem ad; ma
ductus, fioreut Neapolitani,vetusto
t
us
fastidio,
(1) Op. cit.,P.
(2) Op. cit.,PP.
54.
14, 15, 55.
Philippiregnum
ex
ter
ni
mina
do-
et
detrectarent,
1 50
XII.
-
G.
B.
personaggidel
Procerum
tae
VICO
E
governo
LA
;
CONGIURA
DI
n
il Medinaceli
chiama
:
infini-
exiindor, durus vedi-
regni potentiae paene
galium exador,
MACCHIA
"
vindex
taccia la
precipitazion
di lui nel mandare
il Sangro,e il
morte
a
al turpe principedella
usato
troppo diverso trattamento
Riccia,che fu splendidehabitus in Castel dell'Ovo,onde
criminum
acer
;
il malcontento della nobiltà
maggiore e minore. Fa larga
ilMedinaceli,al clero ed ai
contro
parte, nell'opposizione
l'introduzione
monaci,che temevano,per le proprie
ricchezze,
in Napoli dei concetti gallicani
(1).Dei singoli
rati
congiuinsieme coi vizi le virtù ;
nota
Carafa,sul
anche
ma
del
(1) Ed. cit.,p. 327,
(2) Il Vico lo dice
animo
(p. 333),
»
della
eco
indole
egliera
gentileed
che
che
»
«
tra
liberaliingenio et ad modestiam
in virtutis
i
366-7).Stima
che
la serietà
in
il Medinaceli
rendere
e
condannato.
tra
uno
nel
suo
(p. 134
La
:
desiderava
desiderio
figuradi Tiberio
le più belle della storia
eglifosse
al
del
di
viceré
è per
napoletana,e
1 884).
(3) Ed. cit.,P, 330-1.
e
preso
356),
cit.,pp.
e
berio
Tiaveva
cui Tiberio
fu
basterebbero
vederlo
altezza mentale
preso
e
rale
mo-
giustamente esaltata
scrittore di nobile sentire,il compianto GIUSEPPE
libretto: Tiberio Carafa
op.
disegno dei congiuratidi
cit., p.
Carafa
deboli
con
ma
reputazionedi
la
tare
no-
è ilsolo
(op. cit.)
n) quel che afferma
che
op.
giovinedi
«
si restringea
cfr. VICO,
e
(pag. 141
(cfr.VICO,
poco
(p. 16)
n,
la fuga,Ma
agevolargli
ragione del
dere
napoletanaall'appren-
Il LANDAU
Napoli, e l'essersi egliopposto
a
da
non
il Medinaceli
ammazzare
errati
si fa
(p. 354), e
»
veridicità del Carafa,
e
affatto inverisimile
istruzioni di
godeva
(p. 8).11MAIELLO
»
umana
in dubbio
società
pietatem firmato
et
congiuratie rivoltosi.L* Anonimo
argomenti (pp. 464-7),o
dato
exemplum compositus
fu sedotto dallo zio Malizia.
metta
(2),
del Capece (3);
cfr. p. 328, 372.
e
meravigliasuscitatasi nella buona
che
di accordo
quale tutti erano
del Sangroe
più aborriti,
conto
dei
solo di Tiberio
non
e
la congiura di Macchia
FERRARELLI,
rano,
(Napoli,Ma-
B.
XII. -G.
VICO
inflessibile
è solamente
e
CONGIURA
LA
E
morte
del
151
MACCHIA
iltraditoredei
verso
il principedella Riccia. La
DI
congiurati,
Sangroè
ricordata
perchèLuigiXIV, nel congrapietose,
tularsi
col Medinaceli per la vittoria riportatasi disse
che avesse
a Sanaggiuntol'avvertimento n ut ius gladii
n
grio abstineretur n: avvertimento giuntotroppo tardi, unde
circostanze
con
,
n
(1).
La morte
del Capece è rappresentata eroicamente: " Joet Tiberio Caraphaeo
sephus Capycius,qui a Gambacurta
damnati, qui
maior
iam
poenas
miseratio
persolverat,
desertus,
fugae taedio gravis, ad
eisque
ut
se
tissimum
mortis
Tanto
tanta
genus,
di
scrupolo
pacatezza
conversus,
ostentans pectus necit
rogantibus,
occubuit:forinexoratus
efflagitans,
cohonestasset " (2).
si caussa
dederet
vivum
armis
infestis
eamque
persequentes
esattezza, tanta
di racconto,
taciute rendevano
tante
chiaramente
nobiltà di sentimento,
verità
pericolose
la scrittura del Vico
non
poco
il governo
praticofine di difendere e glorificare
obbrobrio sui
di gittarediscredito e
ispano-francese
e
dell'Imperatore
dell'autonomia del Regno di
e
partigiani
incarico
avuto
crediamo, egline aveva
Napoli.Se, come
dal Viceré e dai suoi consiglieri,
notizia
costoro, presa
che egli
del suo
storico commentario, dovettero pensare
adatta al
si
era
dimostrato
a
volo i
uomo
di
?
altro
ingenuo,poco
atto
uomo,
".
(1) Ed. cit.,P. 368.
cit. P.
367.
tendere
in-
desideri di chi governa, e a
tinista
infatti,
pel loro intento,altro la-
il Maiello, che
seppe
farsi lodare
prudenzan quanto il Vico, forse,tacciare d*
(2) Ed.
a
bisognie
soddisfarli;
e
cercarono
e
troppo
"
prudenza
im-
1 52
XII.
B.
G.
VICO
E
CONGtURA
LA
MACCHIA
DI
-
*
Le
di
accenna
nella
due
st* ultima
pp.
nota
una
nei
miei
tarda
(prima
Comunale,
del
nella
appunti
metà
B.
sec.
XIX)
posita
in
Vincenzo
presso
di
me.
C.
36.
Un'
verte:
av-
sunt
quae
»
nella
Queche
lectiones
ossia
C.
29.
5.
Bibliotheca
Borbonica
IX.
XXVIII.
1;
I.
si
Società
Cuomo,
variae
esse
segn.
46;
3.
Borbonica,
quello
è
I.
quali
della
D.
XXVI.
1' ab.
Biblioteca
solo
Biblioteca
nella
12;
trascrittore,
alle
coniuratione,
segnate
extantibus
esistenti
trovo
tre
sono:
parentheses
inter
manuscriptis
manoscritti,
parlhenopea
XXIV.
segnate
Verba
duobus
De
137-8,
Biblioteca
ha
«
in
sopra,
napoletana,
storica
17;
del
manoscritte
copie
*
;
dei
quali
Nazionale,
altra
copia
XIII.
GLI
n
1
"
?
1
!ì
SCRUPOLI
DI
BELISA
LARISSEA
Pignone del
Carretto nacque
in Napoli sul
andò moglie ad Orazio
cominciar del secolo scorso,
e
de
Isabella
d* Erce, che
Dura, duca
perdeva nel
1 749.
Ebbe
prima età l'animo inclinato alle lettereed alla filocoltivò la poesiae laletteraonore
sofia,
grandissimo
e con
in quei
tura italiana. In molte raccolte di rime pubblicate
dalla
da leidettati.Paolo
i versi gentili
sparsi
1
giornisi veggono
1
in un volume
raccogliere
dice Giuseppe Patutti i suoi componimenti poetici;
e
a scrisqualeCirillo che molti letteratila consigliavano
Da altri scrittori di quell'epocasi
vere
una
tragedia.
raccoglieche ella poetando era a tanta fama pervenuta,
che qualunque più eulta donna
si lasciava di lunga
dietro di se n (1).
mano
avrebbe poApparteneva la duchessa d' Erce (e come
1
1
"
1
n
n
(I) Delle
Pallotta,
Dizionario
s.
la sollecitava
Doria
Mattia
donne
a.,
ma
illustri italiane
circa 1 850), pp.
biogr.univ.
aggiunte, ma
non
del
ho
a
dal XIII
290-1.
al
XIV
secolo
Questo
cenno
(Roma,
è
copiatodal
Passigli(Firenze,1 840), nel quale è
potuto
trovare
donde
sia tratto.
tip.
tra
le
tizie
no-
154
XIII.
tuto
non
del
nome
n
GLI
-
SCRUPOLI
DI
BELISA
LARISSEA
nellaqualesi fregiava
appartenervi
?)all'Arcadia,
di Belisa Larissea. E il Cirillo,
che le fu maestro
in diverse scienze
scrive il
", come
NapoliSigno-
relli(1),ci ha lasciatodi leialcune notizie,
nella dedica
che le fece di un'edizione
Lorenzini
(2).Nel
napoletanadelle poesie del
di dedica, lodate queste rime,
sonetto
soggiungeva:
Se
le tue,
la
tra
che
non
che
polve
di stranio
voler di fati avversi
per
l'oblio
e
fia che
non
quando risonar s'udranno
'1
vate
mute
patriofiume
nostro
ammiri,
d* invidia il Tebro
e
si stanno,
e
cento
i versi
si vedranno
fiumi
aspersi.
E
così, in una
giustificava
previsione:
nota, la sua
"
chità
antiQuesta gran Dama, chiarissima non
meno
per
che per belle arti di
e
splendoredi sua famiglia
ingegno,ha scritto un canzoniere su lo stile del Casa.
di più letterati,
Ella per giudicio
uomini che frequentano
cazione
la sua
il pareggianella frase e nella nobile collocasa,
fantasie
delle voci, ma *1 vince d'assai nelle poetiche
(1) Vicende
tra
gli Arcadi
in Roma
e
LORENZINI,
pubblicatein Napoli da
segno
Muziana.
Giosetfo
Illustriss. ed
Pignone del Carretto, duchessa
Larissea, in
già custode
Filacida Luciniano, raccolte da
Regio Professor di Leggi ed alla
Isabella
della
seno
della coltura nelle "Due Sicilie (Napoli,1786), V,
di FRANCESCO
(2) Poesie
Uomo
derivati dal
ne* concetti acconciamente
e
cadia,
generaled'Ar-
dotto
e
diligente
Pasquale Cirillo
Eccellentiss. Signora D.
d* Erce,
di ossequio dedicate. In
497.
tra
gliArcadi
Napoli, 1744, nella
Belisa
peria
stam-
SCRUPOLI
XIII. -GLI
filosofia.Un
a
dieci anni, ha fatto che
e
rammendare
forziere. Pur
un
lasciasse indurre
scrivo
(ne
a
ha
vile le
a
in
penna
cose
in
somma
amici
lei,
dori,
servi-
e
fermo
a
giusta reputerebbeognun
nella seconda
quellalode, che
scritto
darlo fuori,credo
a
passione)che
a
sta
ne
eh* è
quellagentilezza,
de* suoi
le preghiere
è solita di esaudire
si
se
Ella, che quanto
se
intorno
l'abbia potuto riconoscere
non
ond' è che
altrettanto per
sue,
155
LARISSEA
sino
malore, che la travagliò
grave
;
BELISA
DI
del mio
terzina
sonetto
le do ".
Il canzoniere, di
tanta
non
aspettazione,
in luce;e rime della
sappia,mai
che si
venne,
Pignonesi possono
leggere
solo nelle
nei
già ricordate Raccolte del tempo : per esempio,
di Carlo di Borbone a cura
Componimenti per le nozze
degliArcadi
le
per
(1738),nelle Rime
di Girolamo
principe di MarsiPignatelli
Francesca Pignatelli
(1739),nella Raccolta
di Qiuseppe Brunasso (1740), in fronte alle
nozze
conuovo
per
della Colonna
con
la morte
Orazioni
sacre
Raccolta
in
Gherardo
di
morte
Colonna
Concezione
la
Sicilie etc.
etc.
Angelis (1742), nella
ponimenti
Pacifico(1743), nei Comde
di Orazio
vari della
diversi per
Sebezia
sacra
A letina in
di Maria
Real
(1744),nei Componimenti
Maestà
nella solenne
macolat
della Im-
onore
di Carlo
apertura
re
della
delle due
Biblioteca
di Tarsia,raccolti da Niccolò Giovo,
Spinellidel 'Principe
bibliotecario della medesima
le
di Antonio
nozze
Forlì
In
con
d* Erce
Carafa figliuolo
primo
IppolitaCattaneo
questi versi di
allude spesso
(1746), nella Raccolta
(1748), e
occasione
e
di
in altre molte.
cerimonia
alla immobilità
del conte
per
alla
la duchessa
quale era
co-
1 56
XIII.
stretta,
e
SCRUPOLI
GLI
-
alla consueta
DI
le
Lassa I già volve
sì le fibre ho
che
ho
Ma
i
posto
qual
mi
d'esser della
il settim'anno,eh* io
sola
che
di
parte,
cosparte
venen
pensier lieti in fosco oblio.
in
nasce
dolce
sen
letizia a
comun
vivo
men
*1 voler mi
e
nozze
d'aspromal conquisa in ogni
son
or
le occupava
l'animo.
di re Carlo comincia:
tristezzache
Il secondo dei sonetti per
e
LARISSEA
BELISA
egra
contende
desio
parte,
disparte
in
il fato rio ?
dinando
neglialtricompostiper l'occasione che FerVincenzo
Spinelli,
principedi Tarsia,aprì una
pubblicabiblioteca n presso l'atriodella sua casa" (1),
di
che ancora
cioè di quel grandioso
palagio,
porta ilnome
anche
Così
Tarsia,e che
e
la via che
come
conduce
la
tempo,
un
immagina
un
n
tutto
era
tratti
adorno di ri-
si allietavadi
illustri,
e
busti di uomini
(2).Ora
giardino
ma
ricchissima pinacoteca
una
scientificoed
gabinetto
un
e
accolse
tempo
un
un
gnifico
ma-
disperso
e tutto è rovinato;
si chiama,
palazzodispogliato
è
tutto
al
Salita Tarsia n. La
nel
sogno,
(1) Sulla porta di quella biblioteca
quale
era
le
nostra
tessa
poe-
appare
Mi-
distico del
un
Vico,
finora
:
sfuggitoai raccoglitori
Heic
Iovis
e
cerebro
terris
Digna love in
in Coelo
quae
tecta
aurea
nei
(Lettere
11 BIOERNSTAEHL
schiavo, 1784, voi. II,193-4, da
«
Vico
ha
una
così buona
stessi
non
ne
(2) CELANO,
hanno
abitazione
una
molto
non
presso
Minerva
viaggi stranieri, trad. ital.,Po-
è da
settembre
questo
782-85.
1771) commenta:
che Minerva
meravigliarsi
inferiore...».
ed. Chiarini, IV,
nata
colit.
Napoli.21
distico. E
fatto questo
abbia
suoi
est
principe;i
suoi cavalli
1 58
XIII.
Come
GLI
-
SCRUPOLI
si vede, la
DI
BELISA
LARISSEA
assai bene, con
Pignone verseggiava
nitidezza di
studiato
parolee soavità di suoni : aveva
l'arte e la prendevamolto sul serio. Suo consigliere
era
il Cirillo,
altro gran consigliere
ma
un
possedeva nel
di rettorica della università napoletana,
maestro
tista
GiambatVico. Il quale a lei indirizzò un sonetto, con
sioni
alludolorose alla propriavita travagliata,
scusandosi di
poter lodare Teletta dama
non
Donna
innalzare
per
e
gentil,tra
E
non
agitassein
mia
stanca
lettera senza
al Cirillo e
letterache
sempre
intesa
d'egrisospiri
e
offesa...(1).
del Vico, passate dal figliuol
accadde di ritrovare anni addietro
carte
data
da
mal
combattuta
di lui ai Villarosa,
mi
una
foste presa,
d'asprimartiri
mar
nave
le
voi
crudel
vènti
più
tra
discesa
gli eterni giri
al mio
sorte
con
appunto
e
firma,che
senza
costui dovette
riconobbi subito
comunicata
essere
come
era
indirizzata
al Vico:
scritta dalla duchessa
d'Erce,nel 1738, in occasione della raccolta che si
per
le
nozze
malia di Sassonia;e
:
al ciel nostri desiri
la bella idea, onde
avversa
dal Ciel
noi
contemplarentro
se
avrebbe bramato
come
di
re
Carlo Borbone
con
Maria
parava
pre-
A-
la
pubblicai
poi nella mia edizione
del carteggio
vichiano (2).Ma colà,in mezzo
a tanti gravi
materiali di filosofìa,
sarà stata poco
e
osservata,
perciò
(1) Si veda
p.
il carteggio e
L'Autobiografia,
326.
(2) Op. cit.,PP.
253-4.
le poesie varie, ed.
Croce,
XIII.
stimo
così
Riveritissimo
mali
che
i due
sonetti
accomodi
che
questa
non
ringraziarei
a
ed
anco
Orazio
gli abbia
fossero,non
perchè debbo
domani
(2),mi
in mio
dare
mi
In
sonetto
un
celebrar
a
inte »,
onde
che
mi
fece favore
scarco
gli eroi».
bontà
e
e
Anche
me
sillaba :
«
e
vi ho trovati
sonetti
costretta
neo
un
dubito
e
diceste che
sareste
dato
an-
scrivervi
a
le
giudizio riflettere
vostro
Giambattista, nel
nel vostro,
finalmente riposerò,
sollecite premure
di
ogni penitenza.Sia
ne
qui m'
così
è nato
»,
che
(1) Orazio Pacifico.
(2) Il Cirillo era stato,
d
in
sono
in
sciolgaLa
si
»
«
:
o
«
»,
i miei
che
nonostante
»,
il signor don
:
«
desinenze
di strai d'oro
e
quelleche
Se
scrupoli.
la
»,
e
di strai d'oro
mente,
stessa
e
mi
gate
presenta
lettera :
quelletre
terminano
sono
ci sia
più
benigno,
per
ente-
«
Giambattista
E *1 turcasso
sia confessore
tesa
in-
mente
di suoni:
qualche scrupoloin
liberi. Quelle due
tutte
cure
sonetto
verso
un
«
sue
spirtointeso
Nell'altro
quelledue
scarco
le
spiace quella asprezza
lo
«
da
Giambattista
terminano
anco,
notte
al signor don
ancora
«...
d'emendarmi
».
'1 strai »,
parole che
fare
:
Mi
—
il signor don
con
scritto
d'aspro.
certo
anco
ho
vorrei
un
La
Cutica.
padre
mio
vati
appro-
che talora
i
la quale soggiacerà ad
penitentescrupolosa,
egli il
bontà
sonetti, e
compatiscale troppo
che
nome
nostro
sono
gliscrupoli
ostante
col
volere
a
prego
miei
veduta
son
che
so
poli
scru-
(I), il
sua
per
o
dare
tanti
liberarmene.
posso
compiacervi di comunicarle
a
pregando
una
«
signor don
vorrei che vi
votanti
in
entrata
non
buoni
o
Io, dovendo
stamparli.
pensando a*
tempo
fanno,
regali,
sono
Vico
di cui purgatissimogiudizio,
come
e
'1
e
sola
me
le quali vi
difficoltà,
mie
di
possiate favorire perchè
mi
sera
voi
a
da
viso. Or
un
che
lascio di dubitare. Io
non
vegghiatogran
alcuni nei che
nozze
Giambattista
figlidell'ignoranza, ma
ho
giunta ad invidiare coloro
sono
occasione
le
per
oltre
quantunque,
corretti,pure
passata
io
Gioseppe,
trovando
van
dottissimo signor don
e
159
LARISSEA
BELISA
appassionatide' componimenti
che sieno, che
alle stampe
DI
:
signor don
tanto
sono
SCRUPOLI
di trarnelafuori affinchè sia meglioconosciuta.
opportuno
Dice
che
GLI
-
ultime
nella
stessa
d'acqua
scrupoli
ritto
quell'anno1738, eletto professoredì di-
municipalenell'università napoletana.
160
XIII. -GLI
santa,
due
il signordon
maniere
:
de* bei dardi
il
glielodica, perchè
che
mi
il
per
ed è finita,
»;
Se stima così, o pur
voi
me
questa letterasembra
mi cambiasse
compatite l'incomodo
vi
se
mentre
suo,
a
suo
che
pare
non
mi
bastandovorrei che
non
dalla
v'arreco,e mi
che
turcasso
Giambattista,
don
solamente
questo
Fate
il
lui accomodatomi,
da
l'occhio
sotto
Ed
«
Giuseppe mio,
verso
Io ho fatto in
—
quadrellascarco
disattenta,nascendo
:
LARISSEA
(1) al signor
ci lascerò il
sia passato
sonetto
tenesse
».
disattenzione
sia minima
questa
di
Però, signor don
verso.
BELISA
mi benedica
turcasso
scarco
(o strali)
piacerequel
DI
Giambattista
Ed
«
SCRUPOLI
mia
ranza.
igno-
vi dichiaro
serva.
A
un
che
piccolo
capolavoro,
la sollecitudine e ambascia letteraria
perfezione
che agitavala degna pastorella
d'Arcadia,ed è insieme
giratacon graziafemminile e delicatezza di dama. Par
di udire il bisbiglio
di una
conversazione,nell*angolodi
ritrae
a
salotto settecentesco
un
ritualiRaccolte
,
società,e
mentre
,
che piacevano allora
tema
gara
far bella prova
Gara
obbligato.
poetica
non
di artisticacomplimentosità,
nella
meglioadornava i luoghicomuni
augurioo del funereo compianto.
questa letteraci
mostra
sapienzadi avvedimenti
italiana
delle
alla buona
dame si armavano
e
gentiluomini
nella gara dei componimenti
chi
Ma
tanto
una
letteratie
mentre
a
a
si elaborava
direi,ma
qualeera
certo
ammirato
dello
dell'encomio,
anche,o ci ricorda,a quanta
teratur
fosse pervenuta la letstilistici
Arcadia, che ora è consueto
quell'
fu educatrice
e
oggetto d' irrisione e di dispregio,
pure
di misura e di gusto letterario.
Sotto quest'aspetto,
e non
derate
sotto quellodella poesia,vanno
più propriamenteconsile rime degliArcadi. Si è mai data V importanza
(1) Mancanza
di
con
riguardo.
che
al
merita
grande
alla
di
del
che
drammi
diciamo
segreti
metriche
?
le
e
Belisa
Gli
Wieland,
gioverebbe
quanto
odierne
negligenti,
Larissea!
di
mise
decadenza,
quali
arte
e
scolari,
per
Tieck,
che
scrittrici,
ripigliassero
conda
se-
buon
delle
opere
il
come
Pastor
schi
tede-
scrittori
dolcezza
questa
alla
do
gra-
anzi
agli
sua
di
forme
parte,
si
listiche
sti-
marono
chia-
Platen...
gli
così
di
e
e
nella
inizio
spesso
italiana,
le
di
tedesca,
grande
suo
metastasiani,
Goethe,
Ah,
nel
si
161
LARISSEA
letteratura
letteratura
apprendevano
e
la
settecento,
noi
BELISA
DI
piuttosto
della
che
i
e
o
scuola
questa
fido
fatto
ripresa
metà
SCRUPOLI
-GLI
XIII.
odierni
scrittori,
romantiche
e
alquanto
gli
così
e
cialmente
spe-
rette
scor-
scrupoli
di
XIV.
IL VIAGGIO
PER
L* EUROPA
DI
NAPOLETANO
i manoscritti della nostra
Tra
ne
NEL
legatoin
pergamena
titolo: Memorie
e
1774-76
Biblioteca nazionale
sott'occhio anni addietro
venne
LUOMO
GENTI-
UN
uno
in quarto
taglidorati,che
con
di ciocche per
e
viaggiandodi erudito e raro, non
dilettevoletanto nei Riti,Leggi e Costumi
che ecclesiastici
militari,
e
quanto
riguardar
possa
piccolo,
il
reca
la maggior parte di Europa
ho veduto
bello
me
in
men
che
così politici
tutt'altro
che
naturali ed artisticheProduzioni,
le varie
di questo frontespizio
è un
a penna
ghirigori
sventolalascritta:
dei quali
uno
mappamondo con due gemetti,
ilMondo, e l'altro
Niun altroha scorso
piùfelice
regge uno
dei Goyzueta,famiglia
che riconobbi subito come
stemma
quello
con
re Carlo di Borbone.
a Napoli
immigrata
spagnuola,
fosse di tal famiglia
mi fu conChe l'anonimo autore
fermato
nelle quali
il viaggiatore
dice
dalle prime parole,
che, movendo da Napoli in calesse,si fermò prima a Sesorella ", e poi a Lusciano, a far
da " sua
condigliano
In
mezzo
ai
colazione dall'
di Lusciano
era
come
galante
'
altra
sorella". La
sua
appunto
amica
una
bella duchessa
Goyzueta,nota
di Sua
Maestà
il
nella
re
naca
cro-
Ferdi-
XIV.
IL VIAGGIO
-
GENTILUOMO
UN
meglio la
Accertai
IV.
nando
DI
persona
nell'Archivio di Stato la
dell*autore
scontra
ri-
del
corrispondenza
dell'ambasciatore marchese
da Vienna
1774
163
NAPOLETANO
della Sambuca,
afferma di essersi presentato;
qualeil viaggiatore
trovai che, infatti,
a
quel ministro si era presentato il
e
don Francesco de Goyzueta,canapaletano,
pitano
gentiluomo
del re di Napoli(1).
ai servigi
descritto in forma di diario nel bel volume
Il viaggio,
389 pagine di scritturacalligrafica,
durò due
che novera
dal 25 aprile1774
anni, cinque mesi e tredici giorni,
all'8 ottobre 1776, e abbracciò gran parte di Europa,
al
•ossia 1*Italiamedia
la Germania,
settentrionale,
l'Austria,
e
la Francia
1*Inghilterra,
e
la Svizzera.
condizioni per osservare
la
compiuto nelle migliori
-vita europea,
e
specialmentel'alta società, perchè il
De Goyzueta era fornito di lettere di raccomandazione
del Tanucci e di altripersonaggi
perfinodella
cospicui,
regina Carolina di Napoli per suo fratello 1*Imperatore,
nelle corti e
e
dappertutto,
godeva amicizie e parentele
in queltempo in cui tanti italiani
i militari,
si trovavano
tra
in tali uffici,
in Austria
all'estero,
particolarmente
impiegati
conobbe de visu imperatori,
e nellecittàtedesche. Egliinfatti
l'aristocrazia
di tutti i paesi
e
e
principesse,
principi
re,
E
fu
ministri
":he visitò,
e
nelle
reggiee
Ma
che
quando
cosa
e
altriuomini di Stato;e
fu invitato
nei
palagi.
giova la ricca
mancano
o
difettano la
materia
mente
di
osservazione
osservatrice
e
dagatr
in-
la viva sensibilità,
l'acume,la percezionedel
(1)
Si
veda
CROCE,
Aneddoti
Palermo, Sandron, 1922), pp.
e
settecenteschi (secondaediz.,
profili
70-72.
164
XIV.
-
IL
DI
VIAGGIO
UN
GENTILUOMO
NAPOLETANO
? Il De
Goyzueta par che
singolare,
l'arguzia
fosserogeneri
se
guardassetutte le cose come
viaggiando
curioso
e
non
e
individui,
e
perciòil suo
che realtà.Per
lui ci
diario contiene
piuttosto
il
le
viaggio,
l'albergo,
i pranzi,
i cerimoniali,
di partenza e di arrivo,le visite,
ore
le loro rispettive
i personaggi
cariche;non c'è
con
mai alcun tratto caratteristico,
ne
un
giudizioche non
sia il genericon degno d'esser visto ". Pur così minuzioso
ilracconto
di un viaggio,
com' è, sembra che dia non
ma
Il racconto
l'indice di un racconto.
glirimase in mente ?
Lo narrava
nelle conversazioni con
gliamici? O tutto
ciò che ritrasse dal viaggiofu per 1*appunto questo
indice ? Nel qual caso
sarebbe da ricordare
lungoma scarno
1*aneddoto che correva
Napoli, negliultimi
a
il quale,
dopo aver
tempi borbonici,di quel dotto uomo,
fuori un
annunziato per lungo tempo una
storia,mandò
del libro ; onde provocò un
sommario
certo
epigramma
vernacolo,divulgatissimo
ancora
a
Napoli, che diceva:
"
Questo, sta bene, è 1*indice: ma a quando la storia ?
sei uno
Che se questa è poi la storia,tu non
storico,
ma
nomi
minchione
un
sono
n.
ropa,
ogni parte d' Euadopera
e
a
quante conversazioni assistette! Ma egli
sul tipodi
in proposito
costanti,
press'a
giridi parole
poco
16 dicembre 1 775:
queste che trascrivo dal diario parigino:
1
che
Ho pranzato dal conte
d'Aranda, e non eravamo
A
quantimai pranzifu convitato
cinque.La tavola
1
Ho
pranzato con
Venezia. Eravamo
e
e
è stata
ben
Zannetto
in
servita n; 20 dicembre
Mocenigo
*75:
ambasciador
la tavola
16 convitati;
era
di
ben servita
li cibi delicati.
Questi suol dare allo spesso delle
ho fatto alcune visite ".
dei pranzi.La sera
cene
166
XIV.
VIAGGIO
-IL
UN
DI
GENTILUOMO
veduto, perchèstava
di cattivo
di cattivo
riceve
molto
umore
Vi
Onde
nessuno.
me
ne
n. In
almeno
dire
ritornai
il
effetti,
e
segnare
visto n.
il Voltaire,così, naturalmente,
conoscere
giugnodel
1774 scrive in Vienna:
la solita processioneche si fa
tutto
per
il
essendo oggi il giornodel Corpus Domini.
cattolico,
Fui a vederla in casa
dell'abatePietro Metastasio,
la di cui
dove
L'ho
sta
quando egli
e
: poter
raggiunto
ilMetastasio.Il2
è stata
mondo
"
volle
Come
"
visita era
sua
nel taccuino:
umore,
di averlo veduto
contento
fine della
anche
non
NAPOLETANO
feci in
conoscenza
le
tutte
va
sere
di
casa
monsignorPerlas,
alla conversazione,
dove
e
moltissime persone,
Certe volte si prova
si
vano
tro-
glialtrigliItaliani".
di stizza,perchè si
sorta
una
che ci sarebbe stato luogopelbozzetto grazioso,
sente
ma
si mantiene così ligneo
nel resto.
ilviaggiatore
e arido come
A
Vienna
è presentato
tra
e
a
Sua
cipe
Altezza il vecchio Prin-
l'
feldmarescialloal servizio delSaxen-Hildburghausen,
che viveva in
Imperatore,
ben
arredata
dov'era
e
una
casa
presso
ogni giornotavola
Vienna, assai
per
convitati.
11
settantasei anni,e usava
levarsialle due
principeaveva
dopo il mezzogiornoe coricarsi alle otto di sera, passando
Ietto. Dieci persone (dice il
così diciotto ore
a
addette a vestirlo e spogliarlo,
ciascuna
Goyzueta)erano
cosicché in tre minuti era levato
servizio,
con
particolare
da letto o
aveva
messo
a
letto.E chi mai viveva
la Tesi, cantatrice famosa
il
nostro
che, quaranta
in tutta
e
Italia e
un
lui ?
con
tempo
"
n, dice
Seco
camente
sec-
Vittoria Tesi,
: nientemeno
viaggiatore
fatto furore
cinquantanniinnanzi,aveva
nelcantato
aveva
a
Napoli,tra l'altro,
1'Achille in Sciro all'inaugurazione
del
teatro
San Carlo.
DI
VIAGGIO
-IL
XIV.
alcuni decenni
Da
UN
si
non
167
NAPOLETANO
GENTILUOMO
parlavapiù
di lei,
come
dal mondo : eccola invece ancora
già sparita
di campagna
rudere del passato, nella casa
insigne
principetedesco, antico favorito di Maria Teresa
se
viva,
fosse
la musica.
per
e
La
Tesi
nata
e
un
tico
fana-
Firenze nel 1700
a
allora settantaquattroanni (1).
aveva
Un
altro rudere
un
insigne,
Broschi detto Farinello,
amico
re
era
di
altro
ex
gran
il
cantante,
del Metastasio, favorito di
simo.
Spagna,egliconobbe, allora vecchisBologna,2 1 agosto 1 776 : n Al dopopranzo andai
Ferdinando
di
da Don
sa
Carlo Broschi,cavaliere di Calatrava,
che ognuno
il potere che un tempo
in Ispagna.
aveva
Egli sta
ad
in campagna
sempre
molta nobiltà
un
distante
miglio
dalla città,
ove
visita ". Il 23 agosto: "Pranzai
fargli
Carlo Broschi. Egli tutti i giorni
Don
con
pagnia
pranza in comdi cinque o sei amici ".
Del teatro e delle cose
dell'arteil Goyzueta parlacon
la solita aridità.A Monaco
di Baviera (dicembredel 75)
va
segna
a
ammirazione
con
corte, Io svedese
dice che in
tre
il
nome
del pittoreritrattistadi
Desmaret, allora di
sedute ritraeva la
testa
settantotto
e
anni, e
compiva il resto
busto non
agio,e che per un ritratto a mezzo
chiedeva più di dieci zecchini,e che aveva
fattoil proprio
ritratto,
un
capolavoro.
Aggiunge che a Monaco erano
che " meritavano distinzione n : un fabbro che
artisti
tre gii
a
suo
lavorava in acciaio,un
e
un
decimottavo
veda
:
a
tarsio,
in-
gioielliere.
Maggioreattenzione,specialmente
in Prussia,dà
(1) Si
ebanista che faceva mobili
A.
alle
cose
ADEMOLLO,
militari,
e descrive l'ordinamento
Le
Vittoria Tesi, in Nuova
cantanti
italiane celebri del
Antologia, 1 5 luglio1889.
secolo
168
XIV.
-
DI
VIAGGIO
IL
GENTILUOMO
UN
le uniformi dei
dell'esercito,
dei cadetti
corpo
ilconte
o
vari
NAPOLETANO
il
le parate,
battaglioni,
scuola militare.A
Berlino conobbe
Pinto
derico
colonnello al servizio di re Fepiemontese,
II,che era zio del cavalierSanta Croce, capitano
nel reggimentoSannio a serviziodel re di Napoli: esempio
italianiche
tra i parecchidi quel che ho accennato
sugli
si trovavano
allora neglieserciti esteri. Visitò in Berlino
la Biblioteca reale,e al solitomodo generico
scrive che il
dei libri vi è n molto considerabile n, che sono
numero
n
tenuti n in bell'ordinen, che vi è una
di manoscritti
quantità
". Ciò che più lo colpìfu che n il bibliotecario
ebbe
difficoltàdi
di corte, non
sig.Stosch,consigliere
la mancia, che suole essere
d'un zecchino ".
pigliarsi
nel
Parecchie notiziole,
si possono
tuttavia,
spigolare
volume, com'è questa sui prezzidelle osteriein quesuo
gli
anni. Il 1
Reggio,dove
maggio
1 774
"
:
paoli5
la mattina
altriprezzi,cioè di
in
si pagava
che
proporzione.Ma
più fare
e
paoli4 la
alla mercantile 3 la mattina
non
pranzo,
arrivai alle 5 della sera.
nelle osterie d' Italia
osteria sufficiente.Generalmente
si pagano
partiiper
alla Posta,
Alloggiai
Dopo
e
2 la mattina
ora,
come
la
6
mattina
4 la
e
Otto
sera.
sera,
però
sono
5 la
e
3 la
sera,
ed
anni
e
fa
glialtri
si può
è incanto,non
tutto
questo prezzo ".
Gli accadde di assistere in vari
Vi
sera.
a
luoghia
esecuzioni
tra le qualisingolare
capitali;
questa, che vide a Londra
il 1 7 gennaiodel 76 : ? Alle undici della mattina sono
avanti le mie finestreotto condannati ad
passatiper
Quattro di questiandavano
appiccati.
ed
erano
sopra
ladri di strada;due altriandavano
perchè erano
monetari
ed
falsi,
erano
due
d'un
in trenau
ebrei
;
essere
carro
(sic),
e
gli
IL
XIV.
VIAGGIO
DI
169
NAPOLETANO
GENTILUOMO
UN
-
altri
due
andavano
da
e
fratelli
in
loro
un
di
gemelli
al
false.
buona
che
Quegli
forca
di
ch'era
anni,
cappello
un
mano,
d'oro
li quattro
ed
un
cambiali
loro
se
come
giovane
un
di
vestito
e
sinvoltura
di-
una
v'era
di
mazzo
de'
mangiavano
di
tra
questi
pettinato
nati
condan-
portavano
carro
di
due
erano
delle
fatte
nistro
mi-
un
stati
erano
parlavano
Tra
tutto
gallonato
tutti
e
la
passeggiare.
a
venti
sul
se
ultimi
aver
per
andavano
incredibile:
andassero
ed
nascita
della
supplizio
due
Questi
amico.
da
accompagnati
carrozza,
rosso
con
fiori
nella
"
Portogalli (arance)
.
A
si
che
è,
Le
"
Roma
nota
chi
:
non
loro
Belle,
non
ed
è
d'abate
quali
i
ai
questo
ho
fa
trovata
una
che
composte
son
cardinali,
e
che
novità
vestito
va
conversazioni
monsignori
Una
tutti
forestieri
di
fanno
a
Roma
cattiva
figura.
abati,
prelati,
la
alle
corte
scandalo
uno
dissimo
gran-
n.
E
sia
che
tale
in
il
società
tutto
il
Goyzueta
che
alle
accenno
diario
a
amiche
cose
allora
preti
galanti. Quasi
lo
percorresse
percorreva
dei
stesso
Giacomo
è
il
si
non
mondo
Casanova.
e
solo
che
direbbe
la
stessa
XV.
UN
DE
ELEONORA
DI
INEDITO
ORATORIO
FONSECA
delle opere di
aggiuntada far alla bibliografia
di gran rilievo,
Eleonora de Fonseca (1) : non
un'aggiunta
ma
a
ogni modo un altro documento della sua operosità
C* è un*
metastasiana. Si
di poetessa
tratta
di
un
oratorio composto
qualeil manoscritto si trova a Lisbona nella
ai ricercatori,
Biblioteca da Ajuda (2).Finora era sfuggito
ilmarchese
1'ha trovato
l'autore di Portugale Italia,
ma
nel 1 792,
e
del
de Faria, e
che
5. A.
da D.
a
me
la copia
n* è procurata.
se
Il titoloè
a
ha voluto donarne
cortesemente
R.
La
:
D.
Eleonora
fuga
Egitto,Oratorio
in
Carlotta Borbone
Fonseca
da
sacro
dedicato
principessa del Brasile
Pimentel
Chaves.
Napoli
MDCCXCII.
di Carlo IV di Spagna,
figlia
quella che
moglie di re Giovanni VI di Portogallo,
al più nero
partitoassolutistadel
poi la reginacara
Carlotta di Borbone, la
la
fu
(1) Si vedano
(2) Ms.
ornati
n.
Curiosità storiche,2
52, X.
7,
peca
sul dorso
calligrafici;
principessaCarlotta.
il
27.
n.
ed.,
pp.
188-98.
In 4°, di pp.
45, frontispiziocon
584, forse della biblioteca privatadella
DE
ELEONORA
DI
ORATORIO
-UN
XV.
dei liberalie
avversaria
e del Brasile,
Portogallo
171
FONSECA
del
rito
ma-
e chiusa
pei suoi intrighi
dare
ricorin convento
per ordine delle Cortes, la madre (per
dei famigerato
che dice tutto)
un
nome
pretendente
allora nel 1792, quando Eleonora
Don Miguel;
era
mandata
liberale,
confino
a
—
,
de
il
le dedicava
Fonseca
giovinetta
dalla Spagna
di diciassette anni, da due anni venuta
Giovanni, principedel
sposa al principeereditario Don
Brasile. La
futura repubblicana
autrice del Monitore
e
napoletanonon
immaginarela curiosa
poteva certamente
due nomi
che ora producono in noi questi
impressione
oratorio,una
suo
—
Eleonora Pimentel, Carlotta di Borbone
frontispizio.
E probabileche Eleonora, la qualeera
riuniti sullo
—
stesso
in relazione col
scrivere
teatro
e
suo
di Lisbona
origine,fosse richiesta di
al
qualche rappresentazione
d*
paese
oratorio
quest*
per
alla corte.
o
Intermediario
fu forse il ministro
la principessa
il De
rimasta sempre
la scrittrice
a Napoli,
portoghese
Souza.
il patriarca
L'oratorio ha interlocutori
san
della
che si fa
a
Giuseppe,la
varsi
angelo.Nella prima parte, al letela,si vede Giuseppe dormente, e 1* angelo,
cantando :
risvegliarlo
Vergine Maria, e
un
Sorgi,sorgi,Giuseppe I
Pria
che
colla
Vergine Sposa
spunti l'aurora,
il Celeste
o
E
tra
Bambin
qui da Erode
salva in
resterà
Egitto,
trafitto.
esclama:
Giuseppe,risvegliandosi,
Giusto
Chi
Cielo, che vidi !
nel
sonno
mi
che
parla e
mi
intesi !
desta ?
172
XV.
-
UN
ORATORIO
Ah,
DI
qual lume, quaì
dentro
FONSECA
DE
è mai
voce
quel lume, dov*
Quella voce,
L'Angelo,di
ELEONORA
questa
1
è ?
:
Su, Giuseppe, alla fuga ti appresta
vien
dal Cielo
Alla
fuga! Ma
dove ?
Alla
fugaI Ma
come
che
parlacon
;
te.
Giuseppe:
L'Angelo,sempre
del Ciel
Ah,
il cammino
d'
il fanciullo da
così il Cielo
:
adempi
tosto
?
perchè?
?
di dentro
quando
ma
il comando
;
Egitto deh prendi:
Erode
difendi
t'impone per
:
me.
e
Giuseppe,avendo intravista la luce angelica
compreso
che il comando
volta
sua
gliviene da Dio, sveglia
a
Maria, e le comunica 1'ordine ricevuto. La Vergine è
presto persuasa
casa
a
rassegnata;
e
e
il marito
mentre
n
raccogliere
quelliChe l'umilefortuna a
Non
numerosi
n, si abbandona
arnesi
Torna
si
a
entra
noi
in
cede
con-
soliloqui.
Giuseppe,e, sempre esortati e incitatidall'Angelo,
:
dispongonoalla partenza. Dice loro l'Angelo
Ornai
rimane
breve
cammino
mosso
T
già
sorge
alle cadenti
;
da
e,
stelle
sospettisuoi
iniquo re, l'empia sentenza
ad
inonderan
di Bettelem
eseguir: la strage, il
sangue
fra poco
le vie
:
partite,o coppia
al Ciel diletta,
l'affidatopegno
e
1 74
La
XV.
UN
ORATORIO
seconda
parte,
-
FONSECA
atto, fa vedere i due
secondo
o
DE
ELEONORA
DI
iugi
con-
viaggio,recanti il n caro pegno ", il bambino
Gesù. E mezzogiorno
e scambiano
; si soffermano per riposarsi,
Essi vedono adempiute le
tra loro pie riflessioni.
bibliche :
profezie
in
quello che
Ora
misteriosi
in tanti
eventi
di sé volle adombrar,
1*Increata
pur
tutto
oggi avvera
Sapienza: al Nil rifugge
dall'insidia altrui,
sconosciuto, negletto,
Giuseppe,
oggi, nuovo
del mondo
ritornerà
sulla
ad
il Salvator
dei suoi
;
Mosè
portenticinto
colpa già spenta
redenta.
esaltar l'umanità
Cinto
cinto
il
per
di
gloria,
di luce,
Duce
nostro
noi
novello,
1*Inferno
debellerà.
XV.
fra
Non
Dio
1 75
FONSECA
DE
ELEONORA
DI
ORATORIO
UN
-
saette
di vendetta
;
solo d'amore
verrà.
nume
V orrendo scempio
Qui sopraggiunge
l'Angeloa narrare
accaduto in quel mezzo
Bettelemme : la strage degli
a
innocenti. Sono
i soliticolori di
descritta tra il sei
e
in
è il brano
Questo
pittura.
Tosto
d'armati
mille
sulla
preda
spade;
madri
il flebile vagito
i fremiti
e
ne
dei barbari
di
e
al Ciel
dei
va
e
tratto
un
avventarsi
ecco
:
ad
ecco
il
va
grido
figli
le minacce,
e
vanno
uccisori,
sdegno
di duol
e
l'udito assorda
mille suoni
saliente:
:
innocente
delle misere
poesianon
d'armi
e
folto stuolo le schiude
denudar
in
settecento,
innumeri volte
scena
una
ed
confuso
e
in discorde
diversi esprime
misto
tuono
suono.
un
confuse,
Scarmigliate,
da
e
forza
co* dolci
crudele
partiin braccio
le desolate donne
i
spinte,
intanto
errano
l'angustorecinto
per
con
e
indietro
la
voce
:
in alto siede
la
con
e
accende
mano
ministri
perfidi
il
Re
dispietato
onde
:
e
il piagato bambin
là
mamme,
pendea, trabocca,
latte versando
ove
là sulle
sangue,
:
qui
celossi,il crudo
contrastato
invano
dall' intrepidamadre,
sotto
ferro il
il manto,
giunge ;
meno
che
176
XV.
ORATORIO
UN
-
orribil
DE
bipartitocade
I ei
mostro
ELEONORA
DI
FONSECA
;
qui le supplicibraccia
le nude
e
mammelle
piaghe orribilmente
In mille
si
dipinge la
in
deformati
si
dipinge il color
volti
sopra
fanno
i
le
piaghe, e
di livido
spirti
fuggitivi
i
labbra
quale
e
;
lagrime segnate,
solleva
più silenzio
né
:
di
singulti,
vendetta
e
nero
Odi
il dolor, la
l'aria che
odi
l'onda
fra
quei
Di
e
sassi
si
Rachele, che
i suoi
flebile
aggira
figliche
del
il lamento
cui
pari
roca
e
si
frange;
piange
le calli,
concavo
replicando confusa
e
perde.
mesta
ululati risuonan
dal fondo
sospira;
Ramata
in
va
non
1* ira.
fioca
e
e
querula
aspetto
si mira
pietà e
sussurra
che
visto
più
non
ondeggiar
fra quei rami
è
bramata
in
e
di feritate ivi
il terrore,
grido,
querele,
tetro
e
o
l'aura percote
di taciti
di
in faccia
pupilleimmote
le
e
mormorio
cupo
crudele
al Re
busto
mozzo
fissa nel Ciel
e
le gote
pallortinte
d* inaridite
ma
smorta
e
figlialtre col pianto
raccorre
torva
gruppo
trafitti.
figli
fra le tremanti
il
orrido
:
semiviva
moribondi
tenta
impressa
mille guise
in
morte,
la madre
lava
oppone
all'uccisor fellone.
l'orante madre
De'
indarno
speco
l'eco
è.
XV.-
Maria
a
ELEONORA
DI
ORATORIO
UN
tale orribileracconto
Ed
inumano
dunque
a
della madre
e
prorompe
:
il
sotto
ciglio
?
piagar potesse il figlio
i moribondi
sguardie gliatti
Re
Spietatissimo
! Misere
i visi
e
uccisi
mirar, soifrir,dei pargoletti
?
madri !
eh' io
fanciulli! Ahimè,
Innocenti
sento
in
quei colpiferirmi...Ahimè,
eh' io vedo
la
tragediafunesta... Ahi, che
vien
nell'immagine
meno
atroce
il pensiero...
il respiro...
il
Ascolto
Rimiro
Il
177
FONSECA
segno
vi fu, cha
core
DE
cor...
la
voce.
quel pianto...
quel sangue...
che spira,
figlio
la madre
che
langue,
il ferro omicida,
le
querulestrida
mi
nel
sento
Ahi, madri
Ahi, barbara
Ahi,
ricorda
l'Angelo
i
cantano
tre
infelici!
pena
!
d'orror !
le manifestazioni dell'orroree
Terminate
e
scena
cor.
alla
Vergine l'altasorte
nuovo
un
della
pietà,
che l'attende,
coro.
in versicomuni
Quando Eleonora de Fonseca verseggiava
questiluoghicomuni, già il suo animo e la sua
fremevano pei casi di Francia: in quell'anno
stesso
mente
nora
ed Eleoil golfo
di Napoli,
la flottadi Latouche toccava
sulle navi francesi a fraternizzarecoi giasi recava
cobini
e
a
era
politica
era
inni alla libertà.Ma
cantare
nuova
vecchia
; ne
e
se
la
sua
piena di avvenire,la
le
era
dato
sua
sione
pas-
teratur
let-
sostituirlaagevol12
178
XV.
mente
La
con
UN
-
ORATORIO
DI
ELEONORA
DE
nuovi ritmi
fantasie,
nuove
forma poetica cantante
e
FONSECA
parole.
nuove
e
metastasiana
lora,
si offerse al-
docile strumento,
fu
che
agliaffettidella rivoluzione,
rivoluzione politica
sociale ma
teraria
rivoluzione lete
non
Letterariamente parlando,i giacobini
portavano
ancora
il codino
(1) Colgo
(1).
l'occasione per
inglesedi MARY
MAXWELL
Neapolitan Republic, in The
segnare
qui la notizia di
MOFFAT,
Eleonora
QuarteriaReoiew,
n.
un
recente
Fonseca
467,
studio
and
aprile192
the
1
.
XVI.
?
IL
E
romanzetto
un
vecchi
seconda
di
SEMINARISTA
del
parte
parti, Milano,
quali
dei
vita
in
volume,
1 808.
A
fu
dove
ambienti
Pure
nel
se
costume
se
n
e
ne
sue
due
coi
settimane
monellerie
penitenze
due
in
n
spagnuoli,
la
racconta
avventure
sue
a
un
sua
sina,
Mes-
a
Napoli,
come
piacevolmente personaggi
è
più neh"
zione
inten-
qualche
particolare di
curioso
priva di evidenza
non
schiarita
la
n
frase
e,
per
mangiare
qualche volta ripetere senza
ancora
più V allusione.
la
gatti, trascinar
giornate intere,
o
stri
no-
stile.
trovato
si ode
le
piacevolezza
pagina
conosca
Mangiar
giovane
famiglia,e poi
nello
divisa
picareschi
Un
trarre
ho
vi
che
i
piccola silloge
una
Opera
romanzi
descrivere
la
può
io
gatti ",
che
Ma
qualche
cominciare,
coi
a
fatto
ne
e
"
dalla
inviato
vari.
che
che
ma
parrà nient'altro che
leggerlo ora,
di Calabria,
studente, provandosi
e
contiene
l'andamento.
imita
seminario
un
che
calabrese,
riflesso dei
incerto
dimenticato,
ricordavano, specialmente in grazia della
// seminarista
facezie:
ultimo
affatto
ora
volte
a
?
CALABRESE
"
—
di
osservare
dice
collegio
triviali,né
un
linguaper
lungo
il seminarista
"
—
erano
producevano
terra,
silenzio
nel
per
una
le
ricordare
divenute
più alcun
nare
digiu-
me
per
effetto
".
E,
180
XVI.
IL
-
CALABRESE
SEMINARISTA
«
»
in che consistesseilprimo
più oltre,descrive in particolare
dei castighi
ricordati:
penitenza di mangiar colle gatte
La
non
era
ma
era
quella del cavallo,ossia delle staffilate),
fanciulli di
colui che
età. Esisteva
tenera
condannato
era
alla vista di
piatto era
un
se
a
pazientenon
formavano,
per
gniaooo. Al
naturale
dolce
(almeno quelle dei
degliuomini
al
toccava
non
Anche
si
caratteristica pei
e
da
tratteneva
(non
cando
man-
per
la
loro
porzione,
unitamente
sono
con
uno
o
esse
stretto,
co-
la
più divoratrici
così
tali),
erano
era
due
di
tutto
il
bocconi...
tempi a
cui si riferisce ilromanzo,
del
è
settecento,
la visita
n
un
alcuni
oltramontano ", che
viaggiatore
giorniin quella città, ossequiato
dai sindaci e dall'arcivescovoe circondato dalla
onorato
dotto.
fama
di
circa
cinquantanni,n
camuso,
comunità
pazientefanciullo che
fa al seminario
gatte
miagolamento di gniao
mangiar
seminario
cioè l'ultimo quarto
che
molte
Appena
bestiale il condannato
delle
gatte
servietta
sua
comunità)si accostavano
armonioso
d' inedia, a
però le
la
chiarsi
inginoc-
il pranzo.
toccato
o
pei
penosa
bestie doveva
gatte, nel divorare
di tale musica
morir
più
(quanto
diritto a scacciamele,e guai a lui
aveva
gelosia,un
suono
volea
non
parte. Siccome
pranzo
gli fosse
Le
tentato.
forse
Ivi, stendendo
disposizione,
una
sua
l'avesse solamente
sua
che
in pace
messo
parte. Il
a
se
il seminario.
barbara
luogo centrale,ove
un
queste
con
queste inutilibestie nelle benedette
mai
esserne
mangiar
a
tutto
attendeva
terra,
per
nel refettorio
tanto
uomo
viso
secco
vivo, denotante
e
Giunge
il forestiero,
un
uomo
di
fronte scoverto, naso
giusta,
aria dolce ed affabile,
chio
ocsmagrito,
statura
la prontezza
la riflesdi spirito
sione
e
"; girapel seminario, pranza coi pretie con
gli
alunni,e, dopo il caffè,si dà inizio a un* accademia,
nella
prende a recitare un'orazione sulle
incubi e succubi e dei
diaboliche dei folletti,
quale il rettore
tentazioni
182
XVI.
IL
-
SEMINARISTA
«
tina
ricattando i fornai,i
Ebb*
io l'onore
sul
dunque
qualche tempo
per
di cui anch' io fui
cane,
tal
Biase
la
produce
mormorio
un
seccanti
dell'universo. Chi
qualche
urto
io mi
il
trovai
pagnotta
entriamo
più confuso
e
in
mortificato
si
potei trattenermi
non
facciamo
le
del mestiere
che
e
sta
mi
la
con
fante
sua
padrona:
«
Dice
a
nella
tanto
contento
così
tosto
la gna
rosso
per
Cicca
mi
vi
La
io
di
del
profondissima sacca
se
avesse
suo
ricevuta
noiato
anera
cred' io;
di carta, lo mandò
parte
della
di lu coddu
Biase
antichissimo
la
che
cerà,
pastic-
non
me,
».
facilichiù patiri stu pooiru figghiolu
galantein linguatrinacria,don
come
nuci
:
malincuore, come
a
poco
rumpiti la
Don
papavero,
che
Biase, cui disse da
don
una
compare
compare
un
dunque compassione
un
ci dà
chi
orai».
come
ed
caso
in
pasticciotto
un
compare
jatioindi,
ghiati,
min
complimento
colà
trovavo
sulla brace. Sentì
cui, avvolgendo
per
Ora,
silenziosa ; si accorge
quella scena
che
me
stra
no-
più
Facevamo
Andiamocene,
«
un
d'una
guardarci.In verità,
del mondo.
voce:
parlare,si volta, vede
di
morte
a
«
a
persone
parte,
una
neppure
uomo
:
dirgli
qui?». Egli risposemisotto
sentendoci
uomo
di
volta,finge
La
pasticceria.
trista che, dopo qualche minuto del solitosilenzio di
figurasi
Biase,
mente
loquace-
io sorpreso
una
spalleda
degna
si
ed
di chi vedesse
come
non
lui;resta
a
si darebbe
come
eglicontento
ci volta le
passando, chi
zione.
opera-
risente,
glifa qualchesgarbo
ne
una
pochi passi di là
pantomima. A
vista
mette
fornaia finalmente
che
in tasca,
sì lodevole
in
il cui silenzio chiede
grassa
glidà
commestibili.
fa attenzione
nessuno
uomo
la noia
parte,
a
entra,
e
grossa
di
presentiamoal primo forno ch'era
ci
come
»
i venditori
accompagnarlo
e
Biase
allora,dimostra
don
d'
casa
immobile
la limosina. La
di vederlo
di
Don
cammino.
nostro
ed
pescivendoli
quella mattina
Usciamo
CALABRESE
;
Dietro
sua
pigun
il pasticciotto
pose
abito, ed
uscì
migliore accoglienzadel
mondo...
Tra
le
avventure
studentesche di
alla Posta vecchia,con
Napoli
è
un
lato
pugi-
la descrizione della folla che
aspetta la distribuzione
racconto,
Napoli,una
postaledella Calabria, e specialmente
del
il protagonista
deglistudenti,che, come
mantenersi a
ricevevano dalla famiglia,
per
cambialetta di
otto
ducati al
mese.
Ma
pre-
XVI.
IL
-
CALABRESE
SEMINARISTA
«
183
»
ormai
del libriccino,
feriscochiudere gliestratti
di una sorta di sacra
un'altradescrizione:quella
con
raro,
sentazione
rappre-
di Pasqua:
nei giorni
in Napoli,
pantomimica
M' inoltraiper la Cesarea,
qualeaumentava
la
che io
misura
a
naria,
calca straordi-
salendo,incontrai una
e,
che
Ilpopolaccio
avanzava,
parte in gran galae parte al solito seminudo,
Confuso tra la folla e colle mani
mangiava,beveva, saltava,suonava.
marciando
la componea,
nelle tasche per tema che mi
ad una
chiesa,dove la calca
mi trovai innanzi
il fazzoletto,
mancasse
più
era
spessa.
Attendo
coglialtri,
ivi
pochi minuti,dopo una dozzina di coppie di fratelliin
talare ed in cappucciochiuso,veggo uscire la statua della Ma-1
veste
in dominò lattinoelegandonna con
bionda da consigliere
e
temente
parrucca
ed
a
di
capo
ricamato. In
passeggiando
andava
alle coppiedei fratelli
mezzo
di una lungabacchetta pieghevole,
armato
corpacciuto,
di legno.Questaprocessione
fornita in punta d'un giglio
scappa via in
Tosto dopo esce
fretta trasportando
la statua e prende altracampagna.
Giovanni, in zimarra rossa e collo stesso corteggio,che sceglie
san
uno
di essi ben
altradirezione
Finalmente
sparisce.
e
che fuggonovia
fratelli,
divertire per la
a
non
altro sentiero. Questa
per
domi
comincian-
scena,
seguendo la folla
varietà, m* incammino
sua
altri
Signorecon
tando
grandeimbarazzo. Giungo finalmente in un bivio,ove, imiansietà per samassima
il popolo che mi circonda,attendo con
pere
senza
vada
ove
uno
vien fuoriNostro
a
terminar
straccione,che mi
vicino,cosa
era
dalla calca :
polvereed affogati
ghiutea
cerca Gesù
che
V hanno
non
mo
«
se
tornano
là stanchi,coverti di
facevano
Signó,5.
GiuVanne
ncontrano
tutte
a
ad
e
la Maronna
so
duie, se fanno signo
cerone
Nostro Signore». Ilsagro ci-
cerca
spiegad'un tal mistero,che le due
da strade opposte. La turba fa
co' loro corteggicompariscono
aveva
statue
Cristo;
trovato,e
infine,domando
la faccenda. Annoiato
largo: chi
non
esser
una
mano,
monta
il mio
accostano.
la
sulle macerie, chi sui terrazzi dei casolari; io, per
vivo, mi arrampicoad
calpestato
lascio
e
una
di cui
non
faceva
uso
mi
siepe,ove
calzettae porzionedell'abitodi
mezza
portato da Calabria
Si
terminata
appena
seta
sgraffio
che
aveva
che nelle sole feste principali.
accidente abbia potuto aumentare
giudichi
quanto questo piccolo
cattivo
umore.
Intanto i
Quelladella Madonna
corteggisi dividono
si abbassa, come
/
le statue si
e
per dire
a
Giovanni:
184
XVI.
Hai
—
IL
-
Gesù
trovato
?
volendo
La
—
:
No.
—
del
acute
di
dentro
ben
tardò
quindi non
Le
mostrarsi
a
ragguagliòGesù
la Vergine, facendo
col
popolo
mi
fermo
volgo
e
Il
statue.
qui
o
«
:
di te!
cerca
salute ?
che
Gesù
ci
e
nel
minaccevole
:
«
Don
dinto
mazzata
la
trar
incon-
Corro
io
gridar alto ;
tutte
mi
le
tre
e
Bisognerebbe
di Voltaire
per
descrivere
le teste, si abbassarono,
con
È
:
voluto
avessero
se
della Madonna
:
svolazza
ed
come
più caldo.
noi.
seno...
suo
tanto
un
dirsi
che
tempo
trovati.
quantità di uccelli
io,
cencioso, che
scandalezzato,
fu
da
correndo
così
prima Gesù,
partironoper
sento
»,
penna
Così
—
grave
senza
grondante di sudore, e
il Cielo che vi ho
voi ?
immensa
tenerezza,
ridere. Un
na
uniti
pesto,
Gesù ?....
plica
re-
andiamo
Come
—
di
stai
dalle lun'
fatigati
poco
non
mi
infilando
so
era
per
per
noce
si ride
vicino, mi
de
n
sotto
le zimarre
il
la campagna;
quale fatale contrasto,
credo, della mia
Liccà,
parte da
e
all' improvviso,
sbuca
guarda
irriverenza, mi
'aia vota, te
lo cuòllo...
con
di
popolo
mi metto
occhio bieco;
dice
con
voce
vogliofa chiagnereco
».
? L' Ulloa ce
Chi fu Fautore di questo romanzetto
"
Si Fon avait cherché Tauteur
il cognome.
ne
sous
nisce
forle
le talent gracieux
Tanonyme,on aurait entrevu
d' un eshomme
prit
(Nicolai)qui laissa la réputation
voile de
d*un
a
dialogo
». Finito questo
fattofare questi facchini...
hanno
di Giovanni
non
le
tra
Si
tutta.
e
colle qualiGiovanni
attitudini,
eccole !
la
o
sia
bene. E
le gonne
sotto
piange di
e,
sorta,
si urtarono
statue
Lodato
—
pantomima, un'
parte da
a
ed
riceve
stato, buon
sei
Io sto
—
ghe corse,
in
Ove
differenti e
vederla
per
già sbucar
le
e
sì inutile ,
corsa
Questo incontro
corse,
sui fianchi,
muovono
Là compaiono
allungarono,si piegarono sui lati,come
vicenda
in
questo
Eccole,
«
divide
Le
quest'ultima
scena.
si
sue
pennello di Raffaele
il
una
ed alcune
mosse
diversi stretti veggo
popolo si
si
la strada calcata innanzi
in altro sito...
per
come
piega indietro,
istrade
campagna.
gli urtoni di ogni
tra
si
statue
per
Giovanni.
delle
»
sloggiaimmantinente
una
eseguironoalcune
statue
le
nuovo
seguo
farsa. Si
stessa
corriamo
e
Ambe
—
popolaccio.Io
altrove la
pena,
di Giovanni
il loro cordoglio per
significare
quindi a rompicolloscappano
strida
CALABRESE
statua
.
dire alla Madonna
per
SEMINARISTA
«
fin
et
aimable. L/auteur avait voulu
retracer
ses
sen-
XVI.
-
IL
CALABRESE
SEMINARISTA
«
185
»
cT écolier,
qu*on
espiègleries,
n'oublie pas ; et Fon sentait une
piume qui courait avec
développementset s aivivacité,qui se complaisait
aux
d'une fine ironie " (1).
parfois
guisait
Sono rimasto un po' incerto nel determinare chi fosse
di talcognome;
un
ma
punto
apquesto Nicolai,tra i parecchi
manoscritto di Mariano
d'Ayala (2) mi conforta a
sations de
l'enfance et
identificarlocon
nato
Canneto
a
il 28
opere,
Nicolai,marchese di Canneto,
Domenico
il 26
1842.
marzo
ses
aprile1778
e
Il Nicolai, che
alcune edite
morto
a
compose
Marsiglia
parecchie
altre rimaste inedite,di metafisica
e
che il Colletta loda n per dotto
e
giurisprudenza,
scrivere e per mirabile eloquenzan, fu un
patriotadel
voluzi
1799, che rappresentò poi una parte notevole nella rinel parlamentodel 1820- 1 : onde ripartì
e
per
recandosi in Ispagnae di là in Francia. Un suo
l'esilio,
libretto di Considerazioni sull'Italia,
edito colà dopo le
di luglio,
ebbe una ristampa
(3).
a Napolinel 1862
giornate
Al Seminarista calabrese non
die compimento,e forse
la stampa, eseguitane,
si
non
come
ne
procurò neppure
e
di
è
detto,nel 1808,
in Milano
(se pure non è questa una
falsa data topica).
La raccolta di aneddoti,che segue
seconda
come
(1) PIERRE
temporaine
(2) Tra
e
Sul
du
C.
parte, è
Royaume
le carte,
Pensées
ULLOA,
de
souvenirs
sur
la
varie
fonti
littérature con-
nella Bibl. della Società storica
propriamentenell'abbozzo
1904),PP.
et
da
Naples (Genève, 1858), II, 351.
conservate
quale si veda anche
insieme
messa
di
C. VILLANI,
una
di Domenico
biografia
Scrittori ed artisti
678-9.
(3) Napoli, pei tipidel Fibreno, 1862.
tana,
napoleNicolai.
pugliesi(Trani,
186
XVI.
-
IL
SEMINARISTA
«
CALABRESE
»
tra
e
pochi,che sono originali,
questialcuni che hanno per attori personagginapoletani,
come
Giuseppe PasqualeCirilloe Antonio Genovesi (1).
italianee
tranne
francesi,
(1) Riferisco di quest'ultimo: Ilcelebre letterato abate Antonio
«
vedendosi
dall'eunuco
continuamente
Cantarelli,
non
glidisse:
II che
fece
Aneddoti
e
tacere
—
Mi
contradetto in
».
conversazione
potendo più resistere alla di
che
dispiace
l'eunuco
una
non
posso
Sull' insolenza
settecenteschi2, pp.
profili
45-50.
del
nemmeno
novesi,
Getifica
scien-
costui
dirtie
Caffarelli si
roganza,
ar-
—
vedano
XVII.
UNA
VISIONE
DELL*
NAPOLI
ULTIMA
BORBONICA
Gli
Usi
e
diretta da Francesco
opera
un
di Napoli
costumi
magnificolibro,che
e
adesso
celabrato
comincerà
a
Bourcard
de
di
meraviglio
mi
ricercato
e
pinti,
descrittie di-
contorni
e
veder
non
si dovrebbe,
come
(1), sona
dato
lo-
che forse
e
questimeritati
tanti altrilibri, dopo la rarefazione
intorno
svegliare
sentimenti,adesso che, come
se
a
—
è diventato
prodottadalla guerra,
bibliopolica
preziosoe quasi introvabile.
Contiene cento
di cui ben
disegniacquerellati,
quadi FilippoPalizzi,ventisei del Duclère e
rantasette
sono
glialtridell'Altamura, del Mattei, del Martorana, del
Ghezzi e di Nicola Palizzi,incisi per la maggior parte
da Francesco Pisanti ; e cento
scrittiillustrativi,
composti
dal noto
romanziere
popolare Francesco Mastriani (2)r
—
(1) due volumi,
Nobile, 1853,
1858,
(2) Si
veda
e
in 8° gr., il
e
sulla
primo
copertina, 1857
Un
,
e
sul
poli,
Nafrontespizio:
il secondo,
spizio,
sul fronte-
sulla copertina, 1866.
intorno
a
lui CROCE,
(Bari,Laterza, 1922), IV, 313-16,
GRANATI,
la data
con
romanziere
popolare
e
a
La
letteratura della
la
monografiettadi
nuova
GINA
Napoli (Napoli, 1914).
Italia 2
AL-
188
XVII.
VISIONE
-UNA
DELLA
NAPOLI
BORBONICA
dal
Emmanuele
Rocco (1),da Carlo
e
filologo
giornalista
Tito Dalbono, storico fantasioso,
(2),
padre del pittore
da Giuseppe Regaldi,
che s'intrattenne a Napoli,
e viaggiò
le provincie
ed ebbe ammiratori
meridionali,
da E. Cossovich,poeta dialettalee
della canzone
Santa Lucia
l'altro,
di
autore
che
strenne
di
e
amici
tra
noi;
e
popolare,
autore, tra
(3); da LuigiCoppola,
volumetto
un
e
di versi // liuto,e
del Fanfulla, col pseudonimo il
poi fu giornalista
Pompiere, e die vita per qualchetempo alla parolaporrinalista
pierata (freddura)
; da Achille de Lauzières,anche giorraccolta di
poeta romantico, di cui si ha una
versi Sirio,pubblicatanel 1845 ; dal sicilianoG. E. Bie
da Federico Quercia,
poi scrittore;
che ho conosciuto vecchio, provveditore
agli studi
nel regno
d' Italia; da GiuseppeOrgitano,
e dal direttore
il De Bourcard.
della raccolta,
stesso
dera, attore
La
drammatico
stico
parte letterariaha quel sentimentale e quell'umorifestevole commisti, con
o
aggiunteconsiderazioni
morali
e
(1) Le
che
sociali,
sue
(2) Si veda
note
DE
nella letteraturaroman-
conosciute,
suoi Scrittivari
La
SANCT1S,
del CROCE,
ma
non
letteratura
italiana del secolo
luccica
mare
l'astro
d'argento;
placidaè l'onda,
è
prospero
Venite
Era
nato
nel
il vento.
all'agile
barchetta
mia
Santa
Lucia
Santa
Lucia I
1822,
e
non
so
;
I
in
qual
altrettanto
una
(Napoli,1859).
p. 230-31.
Sul
(3)
di moda
era
sono
filologiche
opere
piacevoleraccolta di brevi
nelle
e
anno
morisse.
XIX,
190
XVH.
VISIONE
-UNA
DELLA
NAPOLI
BORBONICA
pubblico,nel Ciabattino ! Quale
Scrivano
nelle
della Messa
scene
votiva
tico
dramma-
senso
degliZingari!
e
da ricercare la storia di queste illustrazioni
del costume
che cominciarono più prografiche
popolare,
priamente
Sarebbe
nel Seicento,insieme
riflessae
Anche
per
di
romantico nella prima
pittoresco
qualiha
:
sotto
la
che addito
nel Settecento
Napoli abbiamo
incisi",di cui
costumi
dei
vaghezzae
neir Ottocento. Bel tema,
metà
n
cento,
burlesca,e che si tinsero d* idilliaconel Settedi
e
la letteratura
dialettale
con
oltre.
passo
serie di
una
solo fogli
ciascuno
sparsi,
conosco
distico o
un
figura
dell*Ottocento,una
e
in
motto
un
nacolo
ver-
simile pregevole
serie,ma
fu pubblicatada
litografia,
Gatti
e
Dura.
in
Tuttavia, se
ilprecedente
immediato dell'opera
del De
inganno,
Bourcard
precedenteche essa non imita ma
con
segue
libro che nel 1840 e anni seguenti
è un
piena libertà
Les francais
in luce a Parigi:
venne
peintspar eux~mèmes,
m'
non
—
—
composto appunto di articolidi vari autori e
di vari artisti,
tra i primi dei quali
erano
zioni
d'illustrail Balzac,
Janin,il Karr e tra i secondi il Grandville,
il Meissonier,lo Charlet (1).E forse un primo tentativo
d' imitazione di questo libro è il grazioso
volumetto,ail Nodier, il
(1) Ecco
peints par
caia
au
croton.
pel primo
de
per
intero
eux-mèmes,
Mceurs
voi.
il titolo dell'edizione da
sono
la Bédollière,de
me
posseduta:Lesfran-
types et portraits humoristìquesà
Seguono
contemporaines.
i nomi
la
piume
degliscrittori (che
Balzac, Cozl"n, Achard, Janin,Wey, Soulié,Karr,
Cormenin,
Nodier, Parfait,Ancelot, Blaze, Brif-
fault,Borei, etc.)e degliillustratori(nel primo voi.,Meissonier,
bigny, J. J. Grandville, Cavami,
hannot, Francais, Saint-Cermain,
tall,E. Bayard. Ad.
in 8°
et
H.
Daumier, Charlet, Tony
Pauquet,Dauzats, H. Catenacci,
Marie, etc). Paris, Philipparted., s.
grande.La prima edizione
è di
Paris, Curmer
a.,
ed., 1840
4
e
Dau-
JoBervoli,
segg.
XVII.
VISIONE
-UNA
d' incisioni in
domo
rame
il popolo di Napoli
pubblicataper
B
autori
e
cura
:
Napoli
191
BORBONICA
NAPOLI
DELLA
in miniatura,
ovvero
costumi, opera di patri autori
di Mariano Lombardi
(1).I " patri
/ suoi
nando
Raffaele Colucci, FerdiCastagna,
riana
Petruccelli (dellaGattina),G. Torelli,G. ValeNicola
erano:
G.
Somma,
altri.
e
Circa
queltempo, Francesco de Bourcard
alla quale attese per molti anni. E
opera,
de
Bourcard ? Un
Emanuele
di
entrato
ideò la grande
chi
era
cesco
Fran-
oriundo svizzero,nipotedel
resciallo
ma-
de Bourcard,capitano
del
generale
nato
era
Napoli.11 nonno
a
ai servigi
di Francia,e aveva
Basilea nel 1 744,
gno
reera
coi regpartecipato
gimenti
svizzerialla guerra dei Sette anni. Nel 1787
venne
ufficialeistruttoree vi rimase stabilmente.
Napoli come
Nella spedizionedel 1798, il generale
De Bourcard occupò
a
Roma, che i francesi
evacuata
avevano
lasciando
famoso per la
presidioin Castel S. Angelo ; e si rese
in cui minacciava
intimazione mandata a quel presidio,
che ogni colpo di cannone
sparato sulla città avrebbe
la vita a uno
dei francesiricoveratinell'ospedale.
costato*
tembre
Rioccupò con l'esercitonapoletanola città eterna nel setdel 1 799,
Pio VII
papa
Il
accade
nipote,come
del
tutto
vi restò
un
anno
e
vi accolse il nuovo
(2).
stabilisconopresso
era
e
nelle
forestiereche
famiglie
si
di noi, presto trasformate dall'ambiente,
di sentimenti e di abitudini,
napoletano
e
altresìdella storiapatria,
di librie
collezionista
tore
ama-
mano-
Cannavacciuoli, 1847.
(1) Napoli,tipografia
(2) M.
D'AYALA,
Napoli, 1834,
pp.
Vite dei più celebri capitani
27-37.
e
soldati napoletani,
192
XVII.
scrittie
documenti.
dice che
una
taccia che
DELLA
NAPOLI
nel 1886
Morì
è che il 1860
del Cialdini al
dalla
quellapoco
per
stel
ai francesi di Ca-
intimazione
umana
Angelo. Vero
(1).Chi lo conobbe
data
glistorici gliavevano
poco
BORBONICA
di difendere il nonno
idea fìssaera
sua
cavallerescae
S.
VISIONE
-UNA
mazione
udire V inti-
doveva
Fergola,difensore della
generale
cittadelladi Messina, concepitain tali termini da giare
garegcon
quelladel vecchio troupier De Bourcard.
Il libro degliUsi
nel 1847
e
costumi
richiese per
e
si cominciò
a
condotto
a
esser
pubblicare
fine quasi
qualisolo la perseverante fermezza
del suo
compilatore
potè vincere le difficoltàche venivano
dall'indisciplina
Il libro
dei compilatori,
artistie letterati.
anni,durante
venti
attraversò
così
i
le rivoluzionidel 1848-47
e
del 1859-60,
giunsea compimento nel giugnodel 1866 (2).Si possono
curiosamente osservare,
in alcuni puntidi esso, i segni
dei rivolgimenti
del primo
accaduti. Nella prefazione
volume si celebrano le opere
utilità
di pubblica
compiute
e
n
il regno
sotto
ne
"
regge
il Dalbono
cemente
provvidore Ferdinando II,che feli(p.7).Ma nel volume secondo (p.228)
del
che i Borboni
accenna
e
più oltre (p. 228) il De
poco
la filastrocca
infantile:
none
n
videro sempre
dell*istruzionela rivolturae l'abbattimento dei troni "
popolare,perchè (dice)quei sovrani
capo
lfistruzione
avversavano
re,
E
lu Re
non
è papa,
n
E
Bourcard
Uno, due
la vespa
e
non
a
tando
medesimo, citre, E
lu Papa
è apa,
ecc.",
fantile
aggiungere
questa nota (che direi più infilastroccacommentata),allusivaalla n que-
stima opportuno
della
;
(1) Necrologiain Arch.
(2) MARTORANA,
stor.
per
leprov.nap.,XI (1887),pp. 407-8.
Scrittori del dialetto napoletano,p.
173
n.
XVII.
stione
-UNA
VISIONE
DELLA
NAPOLI
", che allora,tra il1860
romana
193
BORBONICA
e
il 1870, era
giunta
antichissima,
P
che è
Questa canzone,
che fin dai tempi più remoti nel poprova chiaramente,
polo
napoletanovi era il sentimento che ilpotere temporale
non
era
per il Papa n. Nientemeno!
l'AnCompiutalalaboriosa stampa, un liberalee letterato,
dreoli,ne dava l'annunzio in un articolo (1),del quale
"
In Italia,
trascrivo alcuni periodi
il
come
dappertutto,
:
che per tutto altrove,
passato se ne va ; ed in Italiameno
allo
stato
e' è da
vanno
acuto.
Ma
rimpiangerlo.
merita
nessuna
se
delle
cose
propriamentedi
che
esser
oggi se ne
ve
rimpianta,
quelleche meriterebbero di esser ricordate
delle tanto singoPoco più oltre che si fosse indugiato,
lari
di Napoli non
sarebbe rimasta maggior
costumanze
traccia che di quelledi molti altripopoli
passati
giànegli
oscuri domini della storia...Fortunatamente per Napoli,
ne
ha di
l'amore,l'abilitàe la
ormai
Bourcard
del De
Bourcard l'hanno
n.
pericolo
pel libro del De
guardarele figuredisegnate
sottratta
Oggi,a
costanza
a
tale
dal Palizzi
e
daglialtriartisti,
par
di vedere
una
Napoli fantasticamente travestita,
Napoliche più
della quale gliuomini della mia generaesiste,ma
non
zione
nella loro fanciullezzaancora
ricordano molti aspetti,
ultimi anni dei Borboni. Nes: la Napoli degli
superstiti
sun'altrarappresentazione
può pascere, al pari di questa,
gliocchi desiderosi e curiosi,e soddisfare 1*immaginazione.
una
poi si desiderasse di pascere anche gliorecchi,
la digressione)
di recarsi
(mi si consenta
consiglierei
Che
se
(1) Ristampato in
Cose
di
Napoli (Roma, 1876), pp. 55-61.
13
194
XVII.
VISIONE
-UNA
DELLA
NAPOLI
BORBONICA
alla Biblioteca Nazionale, nella sala dei
manoscritti,
e
chiedere quelloche porta la segnatura IX. AA.
38,
nel quale un Domenico
Palmieri, detto Ciccione, " conosciutissimo n,
n
reale (D. G.)
al
raccolse i
II
della R.
Un
vocìo
! è
!
assordante sale da
uva
gridailvenditore
—
nera:
presentò
e
al duca
e
nello
colon-
Gendarmeria.
Addò
i gridi
della
quelle
pagine:
e
ciano
vi s'incro-
acutezza
si soverchiano l'un l'altro.Uh!
oro
vende
raccolta che lesse
:
tenente
Biraghi,
cav.
varia intonazione,
modulazione
e
oro
"
famiglia
di tutto quello
al marchese de Maio
e
Cesario,e dedicò al
di San
voci
e
la
tutta
allaregina
Maria Teresa
e
al ministro Del Carretto
più
termini
in questa bella città
Ferdinando
re
n
,
si vende
che
definisce," da
si
come
quant'è bella!
è
quelloche
Muntagna
gi à chiuoppeto!
fichi: Accòstatetpover'om-
di
steva, min
uva
bianca
; e
di uva e
(1);e quello
So fernute li guaie tuoie! Uva e fichea na pubbreca
mo!
*o ruotolo (2);e ilvenditore di tonno : Vi' eh* ha fattou vapore!
lo turino a 18 rana
(3); e quellodi baccalà: Mo
t*u magne
di cocomeri :
mo
e
(4); e uno
jeva pe mare
Mmo
( arapo 'a casciulella d' *o zuccaro!
(5);e uno di
cetriolinovelli: Cetrola pe le vecchie prene, cetrola (6);
di ciambelle di fior di farina: Vi* che t*ha fatto
e
uno
benedetta !
(1)
«
Dove
(2)
«
Avvicinati,
fichi
a
(3) Vedi
».
piovuto.Ah, montagna
poveruomo
gli effetti del
ferrovia
allora
andava
«
Or
(5)
»
Ora
(6)
«
Cetrioli per
(4)
è
non
pubblica il rotolo
una
La
stava,
ora
I
I
Sono
finite le
miserie. Uva
tue
Il
(dellaferrovia)!
era
recentissima,
pel
mare,
le vecchie
».
e
».
vapore
t'aprola cassettina
benedetta I
e
ora
te
Io mangi
dello zucchero
».
incinte, cetrioliI
».
tonno
»,
a
18
ni
gra-
Che
195
BORBONICA
NAPOLI
DELLA
belle tuortene!
tanto,
(1).Inla venditrice di acqua sulfurea invita: Capurà, vub
veicolo,fa premure
? (2);il cocchiere,dal suo
e
*e Santa
Badessa
a
VISIONE
-UNA
XVII.
vevere
Chiara!
Io vóto, signò! li curri:
quasi s' impone al passeggiero
batte:
ciacuti! Io voto!
(3); lo zoccolaro offre le sue lignee
U zuccolaro ! tengo 'e scarpine p* 'a vaiassa
(4);
mentre
un
questuante chiede, invocando : San Gaetano !
(5), e un altro: Surè, ricorddu Priatorio. Oggi è la primmo lunedì du mese
d1 'a Pruverenza
Padre
dammece
(6); e
! (7);
nos
monacella
una
esibisce
Chirie Laeson !
:
talvolta,
una
e,
Christe
aure-
lugubre: Aggiammene
voce
(8).Di
messe!
ste sante
parte pe
!
su
banco, dove
un
si
alla gente che si è affollata
intorno
Pulcinella,
un
scienziato favella in
uno
non
timento
linguaaulica: Signori,il diveril Pulcinella. Sono queste (mostrandole
e
dita).Qualunque
mal di dente,mola
avesse
ferri,le sole dita,fateviavanti,
uso
esiste il
celebre Buccalino !
simili voci, che sembrano
il
(1)
che
ha
cosa
belle ciambelle I
Che
(2)
(3)
(4)
«
«
«
del
«
(8)
morte,
fare
la
timori,qui
centinaia di
e
del
l'opera
grafo
fono-
Bourcard.
badessa
di
Santa
Chiara!
gli scarpiniper
Padre
il carrozzino, io volto! ».
la
serva
!
».
della Provvidenza!».
Sorelle, ricordatevi
del
Purgatorio.Oggi
è
il primo
lunedì
».
mese
(7)
saputo
De
non
».
zoccolaio ! Ho
(5) «S. Gaetano!
(6)
centinaia
Caporale,vuoi bere ? ».
Io volto (ilcavallo),
signore,ecco
Lo
avete
non
compiere con
offerto dal
cinematografo
Vedi
«
Sono
—
guasta, io
«
«
Kirie
eleison,exaudi
Date
la
vostra
nos
parte per
in
che si giustiziavano
!
».
le sante
quelgiorno).
messe
»
(pei condannati
a
196
XVII.
suo
DELLA
NAPOLI
BORBONICA
addietro,
quale,dirò che, giorni
riaprendo
al
Tornando
il
VISIONE
UNA
-
mi dette nell'occhiol'anticacanzone
libro,
che vi è riferitaper
del Guarracino,
intero;e mi fermai
a
gerla,
rileg-
dicevo tra me
che è verae
me
mente
rileggendola,
di un
fantasia,
e graziosa,
capricciosa
una
singolare
e,
brio indiavolato.
Lu
guarracino(1 ), che
vogliade
le
venne
se
facette
se
ieva
pe
nzorare
mare,
(2);
bello vestito
no
de
scarde
de
cu
na
de
ziarelle(4) imbrasciolata (5);
co
lo sciabò, scolla
de
pónte
spinepulitopulito,
'ngrifata
(3),
tutta
perucca
e
puzine
,
angrese
Il poeta continua ad
e,
e
a
abbigliare
ieva
la
Finche, a
pòseme
da
che ilmare
oggetti
mette
e
pe
se
da
si chiama
:
trova.
balcone,il guarracinoscorge la sardella,
sacer
in italiano
:
pesce
che
frate.
(2) Prender moglie.
(3) Arricciata.
(4) Nastri.
(5) Ravvolta.
(6) Polsini,con
in azione
Uà
il suo
in queltempo ha congedato
proprio
(1) RYanthias
tagonista
pro-
steratiello(7),
ccà
nnamurata
un
e
il suo
lo sbafantiello (8),
facenno
gerava
e
e
ornare
adornato,lo
e
abbigliato
così
Tutto
che
fine.
le più diverse materie
con
offre;
(6) fine
punte
inglesi.
(7) Inamidato e stirato.
(8) Spacconcello.
(per quel che
trovo
innamorato,
nei
dizionari)
198
XVII.
VISIONE
-UNA
DELLA
NAPOLI
Quante bòtte, mamma
che
dévano,
se
A
e
pizzechea beliune
deluvie le
Nun
se
faceva
1
I
secozzune
dico che
ve
(1)
le petrate I
Muorze
a
I
sia I
arrasso
le varrate!
centenare
meliune
a
mia
BORBONICA
bivo fuoco
ogni luoco I
per
Ttè, ttè, ttè,ccà pistulate!
Ttà, ttà, ttà, Uà scoppettatel
li
Ttù, ttù, ttù, cca
Bù, bù, bù, Uà
li
pistuneI
!
cannune
Ma, giuntoal più alto del climax, che
Niente. Come
a
finisce
? Non
inventare
una
storia,e
così, per capriccio,
senza
a
a
sapere
Ma
de
me
canta
manca
e a lumeggiarla
svolgerla
dove
andasse
a
parare,
giuoco è terminato:
suo
già stracquato (2),
so
lo sciato
mo
sicché dateme
succede ?
Ilpoeta, che ha cominciato
sa.
s' interrompe
: il
questo punto
e
si
cosa
(3) ;
licenzia,
graziosae bella audienzia,
nzi che
sorchia
co
salute de
ca
se
secca
sbacantannose
Chi
compose
(4)
luie
lo
(5) Misura
de
leie ;
questiversi?
beva.
(6) Gola.
il
polmone.
seie
(5)
(6)
lo premmone
di vino.
(7) Vuotandosi
meza
cannarone
(1) Mazzate
(2) Stracco.
(3) Fiato.
(4) Sorbisca,
e
de
na
e
(7).
in
qual tempo
?
e
1* in-
XVII.
venzione
che
del
esortare
la
ne
è
settecento;
canzoni
più
possa
colgo
ma
giovani
e
studiosi
storie
ancora
a
popolari
in
su
una
compiere
199
BORBONICA
precedenti?
ha
risalire
canzone
i
o
nuova
NAPOLI
DELLA
VISIONE
-UNA
A
della
volta
me
seconda
l'occasione
indagini
napoletane.
non
sulle
pare
metà
per
che
anti-
XVIII.
VERSI
Ho
DI
dato
UN
PASTORE
ABRUZZESE
altrove notizia
(1) della vita e dei versi det
in Pescasseroli
pastore abruzzese,Cesidio Gentile,nato
nel 1847 e morto
caduta da cavallo,nel 1914,
una
per
nel condurre, come
fatto tutta la sua vita,le greggi
aveva
Puglia(2). Ma
in
veda
(1) Si
Innanzi
:
di miseria
a
mandarmi.
di
trenta
Nacqui
Era
Pianella
a
ebbi
racconti
dalla mia
il
e
tre
otto
idea,
a
cominciai
pena
Al
1660
scrissi
un
corso
e
cinquanta,e
moglie.
sua
portaial bosco
mi
dei pastori
istinto di natura
molto
scrivere,scriveva
in
della mia
le donne
della
docati
scritte in
onore
ottave
a
:
i
pensare.
versi
rati
ispi-
di Giuseppe
gioventù scrissi
della mia
scritto sullo stile del
poema
anno
uno
davano
mi
il potere
capanna
scrissi varie canzoni
all'Italia redenta. Nel
buffo
popolari
a
colmo
ebbe
figlie
anni
lui. Nella
a
non
centoventisette
rotonda
del bosco; satirizzai tutte
al 1679,
padre
guadambiava
Di
biografico
auto-
cenno
tari
quei tempi scole elemen-
a
alimentare
unito
della «Tavola
dialogo satirico molto
Pendente
si
di ascoltar le storielle
fantasia.
Garibaldi
terza,
(Bari, La-
giugno 1847. Crebbi
le lettere dell'alfabeto,
e
per
conoscere
E, così, nella mia
il seguente
privata mio
pastore;
le pecore,
cavallereschi
il Canzoniere
che
forza di economia.
a
pasturare
bel gusto
un
alla scola
e
addì 28
motivo
a
stipendo doveva
si viveva
a
Pescasseroli
su
trovo
napolitana,pari a lire
moneta
imparai
Pescasseroli
a
misero
un
Dunque,
mi
quaderni
ignoranza,
quello misero
con
togliere
suoi manoscritti
monografiettastorica
dei suoi
uno
nella
e
piace dai
58-68.
esistevano,
non
a
«
.
la mia
1922), PP.
(2)
mi
patria;scrissi
Giusti, quartine.
Storia dei Marsi,
1531
ot-
XVIII.
DI
VERSI
-
201
ABRUZZESE
PASTORE
UN
_
due
ancora
brani,che
non
leggeranno
si
curiosità,
senza
perchèassai caratteristici.
bra
Il primo appartiene
a una
lungastoria nella qualel'Omdel periodonapodi un
brigante di un brigante
leonico,
la vita e la
racconta
Peppe Cocco di Scanno,
la
1*impresacompiuta con
di costui, e in particolare
morte
banda del Ventresca, quando piombarono su Gioia dei
Marsi. Trascrivo per Fappunto la narrazione dell'eccidio
anche nel ritmo.
di Gioia, brigantesca
—
—
lo diedi al cavaliere Alesio, che
tave;
quellacasa
è
poesie varie
di
sepolto.Al
vario
stile; al 1 897
a
santuario
novo
un
rimasto
;
dialogo di
di Zapponeta,
Scrissi il Sogno sul
1902, il Sogno sul
Pescasseroli
del
Cavaliere
di Plistia
con
un
pastore
il
Cimbola
della 'Dea
Sermone
un
stesso
del
e
il Montanello
Arga-
sul monte
l'agnello,
poesie morali,
e
Dialogo delle due
sventure, la
crollo delle mie
Y Ultimo
lo
tratta
a
presente, Y Istoria dei dodici mesi, scritta a poesie varie,
l'ultima opera,
;
di vivere
il Modo
Ylstoria dell'Incoronata
quartinee sciolti,
ottave,
a.
;
del Leone, la Forza
Forza
lo Uccellino
di Scanno;
pugliese,
del pastore
nipote, che
la raccolta dei brindisi;
;
V Istoria del tempo
buffa
suo
il Toro
Tricorno, la Superbia del mulo
tone
al
sull'egirea Pescasseroli,la
argomento;
Y Apparizione
e
l'Apparizionedel dio Egipano. Al
Rottella, opera
monte
del bosco,
Siringa pastoraleossia il Como
pastori,e il lamento
Palombo,
monte
Y Ombra
;
tre
scrissi la Corneide
in
e
correggere,
la Strenna
scrissi
1890
scrissi la
al 1898
lo doveva
me
di
Foggia,
AI
comari.
Tempesta, Y Avversa
zione
edi-
nuova
scrissi
1908
sorte
e
il Sogn9
Ferroglio.
«
1903
Al
rinnovai
Leggende morsicane,
tutto
»
ho
perduto.
Ora,
vecchio
il gran
scrissi le Poesie
Urania,
spero
boscarecce, le diedi
sessagenario,rammento
quei bei versi che cantò
versi, ma
della Istoria dei Marsi, intitolato
poema
tutti mi
tutto
il mio
(cantai).In vita mia
ho
furono
con
Ora,
dispersi.
di scrivere le Boscarecce
».
a
correggere,
e
passato; ricordo
scritto oltre
a
l'aiuto della
tomila
cenmusa
202
XVIII.
A
UN
PASTORE
armati,
del fiero Odocaro
alla
sopra
siamo
che
su
faceva
torre.
nipoti
(1),
Montagnaro
tremar.
—
Svegliandosia Gioia,
Il dire dell'Iorio
vedendo
non
fu ascoltato
han
l'arme lassato,
briganti,
i
i lor santi,
chiamorno
Vincenzo
Nicola.
e
Sonarno
tornorno
distesa
a
le loro campane,
l'arme alla
con
uscirno
io dissi :
Sparate
per
sol fate
rumore
vediamo
più 'nanti
Sentendo
le
e
han
il
cuore
venir.
De
Iorio
—
alle
dei
L'onore
I Son
barone
"
(2) Cioè
«
—
ladri.
?
ma
pensiero
;
lassò.
al tumulto
grido s* intese
Evviva
:
Ventresca
!
quel grido,
(2) la bandiera;
né
rossa
bianca
nera,
la alzò
(3) ;
medievale.
alzai
»:
la
terza
persona
frequente nei parlarimeridionali.
(3) Alzai.
—
popol gioiese,
alzò
non
foco.
popol confuso
Sentendo
padri,
Gioiesi, dov' è
(1) Un
mura.
morte
Iorio si chiuse
del
gridava;
Coraggio
la
Frammezzo
un
:
picchiaalle porte,
il campo
—
palazzi:
fra essi
questo
De
;
tornorno
dentro
ai
l'arme da
Con
quei colpi,
da
Chi
con
spallevoltorno,
tutti
essi scornati
daremo
aria,
se
lassati,
—
Sparate!
- —
dai pover
dicendo
dieci banditi
case.
i ricchi
tornorno
arditi,
lor
a
;
Vedendosi
pur
i Gioiesi
sì forti ed
a
mano
noi.
ver
Vedendo
è
ABRUZZESE
Noi
schierati
stavamo
da
DI
il mattino,
Gioia
feroci ed
VERSI
-
del verbo
in
luogo della prima
XVIU.-
gridando:
voi
a
se
O
—
PASTORE
E
al sior
che
Per
Uscì
del gran
ha
ne
ma
vero
A
Mascitello,
ci diede
ladroni,
io, Giuda
quello mio
mi
aprì.
la
mano
;
cristiano,
col bacio il tradi*.
è.
non
tranello,
all'aperto,
Naplione (1)
scritti
—
dissi
ne
al mio
sorpreso,
capriccio
operar.
tanto
miglioridi vo\
strano
benegno ;
e
il nostro
cristiani,
siamo
cuore
può dirlo Bisegno (2)
pace,
italiani,
siamo
noi
di
siamo
umile
francesi,
siamo
203*
ABRUZZESE
Noi
Gioiesi,
veri fratelli.
Non
e
UN
dispiace,
non
vogliamo far
da
VERSI
Per
dire
palazzi
tutti i
il
popol gioiese
portai quel signore;
a
grida distese:
parlaicon
Evviva
—
Evviva
—
gridò.
—
e
Fu
in
Panetta,
—
I soli signori
casa
Lattanzo
;
un
pranzo»
noi
tutti mangiammo.
Al
dar delle frutta
molto
confusi
di
dal
tanto
gridar.
l'autor io
Ed
io
andai
per
bandiera
le porte,
restorno
governo
da
Aprite, o signor!
dei
con
alla grande persecuzione di
(1) Allude
re
comune
noi
ne
della Marsica.
pugnale;
fu* !
signori
ammazzati,
pugnalati
barbaro
brigantiche
francesi.
(2) Bisegna,altro
tutto
Ventuno
gridando più forte ;
—
il
quel male
ma
con
gran
prendemmo
rinchiusi,
restorno
aprir.
fatta la pace
fu fatto
sia benedetta
la loro umiltà I
tutti ci
e
Ventresca,
Peppo
con
e
!
vigore
cuor.
si fece
sotto
204
XVIII.
VERSI
-
DI
ABRUZZESE
Poi, dopo il misfatto,
Facemmo
(rugammo le
un
tagliandoli
case,
Da
e
alle donne.
E
avirno
pel
corone
Il
E
popol di Gioia
al Dio
dito
cenno,
sorta
una
di
buttò.
fretta ;
con
molto
non
L'altrobrano è di
delitto
far la vendetta
a
e
punitor.
mule.
l'Angel d'Egitto
lo prese
avvilito,
a
Toro
ed afflitto;
nostro
il bando
mostrandoci
tesoro;
Gioia rimase
in ciel del martirio.
rimase
saccheggio
due
dolente
matrone
nove
grande
carcammo
donzelle
sette
al
d'argentocon
nasi
le orecchie
e
uno
PASTORE
UN
tardò I
qualeanche ho dato
tre
pastoriabruzzesi,
poemetto, del
un
egloga,in
cui
di Scanno, l'altrodi Lecce
dei Marsi
e
il
terzo
di
discorrono tra
stando colle greggiin Puglia,
Pescasseroli,
cende
loro delle faccende dei loro rispettivi
paesie delle facdomestiche,e infine si leggonole lettere ricevute
dalle loro mogli e le risposte
da ciascuno di essi inviate.
del pastore di
Trascrivo a saggiola lettera e la risposta
Scanno
:
Così
dicendo,
dalla saccoccia
cacciò
a
da
dicendo
ritondo
:
—
scritto da
e
Questo
osservatelo ben
franche
dello
portafoglio
pelliccione
;
galoppa(1)
una
caratter
il
prese
con
bel
scritto
sermone
attenzione
parole all'uso del
(1) Enoeloppe, busta.
foglio,
;
scritto di mia
donna, in dialetto
un
moglie
:
scannese,
paese.
206
XVIII.
VERSI
-
dicendomi
:
DI
Carissima
—
scrivi al marito
tuo,
che
a
nel ritorno
Gli
«
fo
Annarella,
mandagli a dire,
deve
me
guardare una
servire.
ventresca
morra
e
lo mando
e
là si mangia la ricotta fresca
a
Scanno
allo iacci
che
ma
«
e
Ti
e
a
io,
non
per
più
devo
chiede
Ho
avvisate
da
a
pagar
gallinasi
colmo
vorria
mano,
dare
;
affamata.
quel
a
mi
nostro
si schianta
bambino,
il core
;
qualche quattrino,
me
qualche creditore.
sei litridi vino,
quattro chili di
La
a
la
;
baciata,
penso
il pane,
Gaetano,
vorria
mi
pur
fare.
denaro
senza
di starmi
dunque, mandate
o
—
detto,
don
a
essere
contenta
quando
Ma
che
(3).
finito il grano,
come
lo dà
me
ho
cercarlo
qualche bacio
sto
«
dire
a
che
che
quello stringermi
ed
(2),
interruppeEttore Paletta.
io vado
ma
sera.
nera
eglim'avrebbe
fo sapere
certo
l'ombra
ci venga
cosa
mandami
Se
:
ballo alla sillesca
un
non
d'una
Più
(1) di Sparviero;
poi venir può qualche
Combineremo
spero
ABRUZZESE
PASTORE
UN
carne
è morta,
di miseria mi
:
oh
non
che
ho
ritrovo
dolore I
un
ovo
;
».
stazzo.
(1) Iacci o giacci, luogo in cui giacciono i pastori,
in casa
(2) Un signor Siila di Scanno, che teneva
orge
(3) Il demonio
-queiballi.
che,
secondo
la
tradizione,comparve
sua.
in
uno
di
XVIII.
VERSI
-
DI
ABRUZZESE
PASTORE
UN
207
compagni questa lettera,il pastore di Scanno
Letta ai
:
soggiunge
Della
ed
rispostamia
io per
dir
ora
sol vi dirò che
Avrebbe
non
un
sta
Ma
la
sua
la
ve
mia
questa
importa,
voglio:
consorte
moglie.
meritato
migliorsorte,
pastor che
al iacci di
mesi
quattro
ha
e
non
d'essere mia
meritava
non
v'
poco
dormito
nella
e
Puglia otto,
lei sol
con
Ferroglio
notti !
trenta
poi,udite le letteredirette ai compagni,leggeanche
:
risposta
«
Al
a
te
risponde con
Tu
io l'ho
il petto il
mio
Quando
le
tutte
morì
siete fatte tutte
per
questo
A
io mando
ma
«
la farò
Ma
tu
col dirli:
son
se
tuo
fratello
spartire;
a
d'un
modello,
compatire.
s* ha
a
tanto
preso
Bisegno
San
torno
se
pagar,
ardire
;
Giovanni,
Scanno.
a
potevi otturarli la bocca
—
donna
tauro
;
dispiacequello,
il compare
che
forte,
Annarella.
la dovevi
soltanto
me
batte
pretore
padre, a
voi
ce
mi
sorella
ci andasti
cose
morto,
genitore;
compar
cara
tuo
è
buon
cuor
dell'affare della mia
la devi compatir,
«
dolore.
padre
mio
quando ripenso al
ma
consorte
pianto, il mio
dentro
ma
molto
dicesti che
mi
ed
aprilel'amato
trenta
Io
non
onesta,
tu
sei, non
sono
non
son
sono
ciaciacca
una
donna
io
vacca
sciocca
;
208
XVIII.
tu
piegarmi non
per
di
ma
Il mio
—
tiene
non
tiene
marito
perchè
Tu
un
sei
devi
tu
da
star
credi
Ti
Per
quel
Zoraida
tosto.
discosto
sempre
;
ci fai la tresca.
che
che
tu
ti
nome
non
d'una
che
il cognome
ti
cosa
si
—
mi
metto
t'ebbi
a
di granone
un
erano
sacchi
le
cara
Quando
non
temo
far
grano,
;
sacchi di grano,
di farina
decina
ben
mia, V è
mi
due
un
;
spasso
qualche
tomolo
con
(1) Ettore, confuso più oltre
;
coppe
:
po' troppo
strappo
portarmi a
1'hai cangiato
più
mattina
a
sera
più d'una
ci penso,
che
hai
non
delle patane,
reveglieerano
consorte
—
quattro
parlarepoi
Italia
Cornovaglia.
che
senza
Paletta,
è
in
piange'da
e
:
Annetta.
sono
non
lassare due
a
ardire
tanto
in tutta
tuo
ci penso
Quando
Barletta ?
a
voglio avvertire,
è decorato
che
sa
prendi
mio
il cognome
ma
sei stato
io, che
son
Sol
te
pane,
quell'eroetroian (1) potevi dire:
—
e
il tuo
;
tipo africano,
me
quelle donne
A
«
di
uomo
posto
1'è troppo
che
:
fare il ballo alla sillesca,
potete
con
bravo
un
compare,
—
Gaetano
voglia a mangiare
li sembra
mio
detto, o
Io fa pagare.
te
fiacca :
tanto
potevi risponde'a don
E
«
marito
ABRUZZESE
brocca,
son
m' hai
quel che
il mio
PASTORE
UN
alla mia
ci beverai
non
che
DI
VERSI
-
le mani;
alle vicine
Paletta, di cui nella lettera,
;
di grano
*n baril di vino
con
!
Ettore
;
Fieramosca.
Allude
tore
all'Et-
XVIII.
a
-
DI
VERSI
finirlosì presto è molto
ti sei accordata
fatto spesso
senza
pensare
Ed
io
che
una
Fatemi
fa* che
ed io,
da
te
Cara
cerca
tapina,
fortuna,
lontano,
tanto
aver
cuore
si dorma
te
pascolandoil bianco
vado
tuo
mettici
il
la fedel
il poeta
a
piano.
contento,
accanto,
armento,
pensando.
talento,
d'avere d'onestate il
rinnova
come
il
con
consorte,
alcuna.
ed io nel culto
almeno
nessun
Regina
cosa
della mia
all'amore
sempre
C
star
mancar
così
negliAbbruzzi
tu
«
devo
mattina,
e
all'Eccelsa
prece
lagno spesso
che
sera
marito.
quando il ciel s* imbruna,
la vita mia
Meno
cugine;
buon
te
a
209
strano,
tue
vostro
ti faccia
non
mi
al
ABRUZZESE
bel convito
un
pensando
massimamente
faccio
le
con
avete
«
PASTORE
UN
vanto
;
moglied* Ulisse,
noi
la descrisse
ce
è, in queste lettere
e
».
nelle altreche tralascio,
la
la psicologia,
anche la filosofìa
e
quotidiana,
pratica
affettuosità
morale,dei pastoriabruzzesi ; ne vi manca
e
poesia di sentimenti. Con quelricordo di Ulisse
e, direi,
della sua Penelopeilpoeta pastore ha voluto far pompa
e
delle sue
letture; ma anche ilfrequente
richiamo a esempì
dei
alla psicologia
storici,
e
poetici
leggendari
appartiene
popolaniistruiti.
vita
14
XIX.
?
In
fascio di
un
da
teste
lombier
che
COURTE
Marie
francesi,che ho
parecchiromanzi
perati
com-
e* è il libro di Marie Corivenditore,
un
dal titolo Courte
dovette
?
BONNE
ET
et
stampato
essere
Colombier, come
bonne
libro
:
nel 1888,
data, ma
senza
lì intorno
o
alcuni forse ricordano,era
(1).
trice
un'at-
francese,amica
la
quale fece
yage
de Sarah
acerrima
dapprima di Sarah Bernhardt, con
un
giro in America, che descrisse nel VoBernhardt en Amérique (1881), di poi
nemica
Mémoires
segno
de Sarah
una
e
a
che
le lanciò
IBarnum (1884),e
condanna
per
contro
ebbe
ne
buoni
ai
oltraggio
libello,
un
un
cesso
pro-
costumi.
Fu
parecchialtrivolumi, che non so se siano romanzi
d'invenzione o (al paridi questo Courte et borine),
racconti di casi reali,appena
speciedi romanzo,
riati
vanei nomi dei personaggie in qualchecircostanza.
autrice di
sotto
L*
del libro di cui discorro
eroe
che
la vita dev'
come
Alberto
Altre
! Alberto
"
essere
petere
colui che soleva ri-
—
courte
et
bonne
Caraccio ",e si chiamava
"
—
signato
è de-
al mondo
Caracciolo di Melissano.
tracce
letterariedelle
(1) Paris, C. Marpon
et
avventure
E. Flammarion,
ed.
di questo
gen-
XIX.
-
«
COURTE
ET
BONNE
21 !
»
tiluomo
certamente
napoletanosi troveranno
in giornali
del tempo.
francesi,specialmente
di
sorta
una
supplementoal
nel libro di Lorenzo
Perchè
mai
per
prova,
un
In
italiano,
della Colombier
racconto
Salazar,Montecarlo
è
elegante(I),che
vita del Melissano.
parecchicuriosi episodidella
reca
in altriscritti
di cui questiscrittifanno
l'interessamento,
uomo
che fu, come
si dice, un
viveur,
un
semplicegoditoree giocatore,
prima straordinariamente
dalla disdetta,
fortunato,poi a un tratto perseguitato
e
modo
di
che, seguendo fino in fondo la logicadel suo
vita,si fece saltare le cervella ?
Perchè
ogni opera che sia vigorosamente
ogni
eseguita,
che sia esercitata in modo eccellente,
professione
compresa
richiede abilitào n virtù "
e giocatore,
quelladel goditore
freddezza,risolutezza,
raggio),
copersistenza,
spirito,
{ingegnosità,
e
suscita l'ammirazione
di coloro che
dei minori
'
untorelli"
,
aspiranoallo
stesso
modo
di vita, e
cano
cer-
i modelli loro confacenti, e i loro
vagheggiano
i seguacidi più degni ideali li cercano
eroi, così come
tarco
nei poeti e negliuomini di Plutarco. C*è un intero Plue
a
rovescio,segnatamente nella letteraturafrancese
o
ed autobiografie
pariginache si dica, composto di biografie
di giocatori,
tarco
Pludi cortigiane,
di avventurieri,
un
zione,
amorale, al quale,non
potendo noi dare l'ammiradovremmo
tuttavia negare qualcheattenzione,
non
Y attenzione che dall'uomo
si deve
a
tutto
ciò
che
umano.
D* altra parte, il filosofonon
(1) Milano, Galli, 1893.
può del
tutto
trascurare
è
212
XIX.
-
(come si suole
per
falso pudore)questa
COURTE
ET
BONNE
»
di personaggi
sorta
la loro
specifica
perchè,nel prendere
psicologia,
com* è suo
considerare,
dovere, quel che in filosofia
e
a
«
il
si denomina
momento
economico
puramente
o
dualistico
indivi-
dell'operare
non
egotistico
pretenderà
umano,
di trovarne
i rappresentanti
tra gli
tipici
e i santi,
apostoli
dovrà cercarli,
tra la gente senza
ma
scrupoli.
per l'appunto,
In questo caso particolare,
al curioso di storianainoltre,
poletana
le avventure
di un personaggio,
piaceràconoscere
o
il Melissano,che
come
tra
napoletana
molto
era
il 1870
accade di vedere macchiette
e
nella società aristocrati
noto
il 1880,
di cui
e
gli
neglialbi che
dei rappresentanti
allorasi usava
di quella
società
disegnare
si serbano in parecchie
Una società,
che ancora
e
case.
solo perchècoloro che ne feche ora
cero
è quasifinita,
non
parte
sono,
ora,
quasi
e
caricature
tutti morti
e
i rari
venti
sopravvi-
ma
perchèè finitala classe
paiono ombre di sé stessi,
sociale dalla qualeera formata. Dove
è ora
più a Napoli
un* aristocrazia,
anni
cinquant'
quale ancora
sopravanzava
or
sono,
ultima rappresentante della vecchia
aristocrazia
borbonici ? Perfino i giocatori,
i
dei tempi viceregnali
e
che sorgevano da essa, avevano
dissoluti,
gliavventurieri,
un'
non
ora,
di gran signori,
che ora
e
improntadi gentiluomini
società n ha,
si ritrova più. La cosiddetta n buona
tutt'altra composizionee carattere; e chi ha tentato
di darne
la teoria ha intitolatola
dello snob
(1) Si veda"il
prospettidella
Sotto
sua
trattazione :
sofia
Filo-
(1).
libro di MARIO
così detta Buona
Filosofiadello snob, profili
e
SCOT,
Società
(Roma, Garzoni
quello pseudonimo si cela Bartolomeo
dei
ed., 1913)..
principiRuspoli.
214
XIX.
ritrova
COURTE
«
-
ET
BONNE
»
coi nomi dei personaggi,
precisi
particolari,
e
il racconto
che porge argomento a quel primo capitolo.
Trascrivo dal giornaleil Pungolo, del 20 gennaio di
quell*
anno
:
Un
ier
con
tragicode* più luttuosi ha contristato
avvenimento
la
sera
Due
note
persone
di
vittime
in paese,
da
come,
ha
durato
di tutti i discorsi.
tema
sero
rimaall'aristocrazia,
minuto,
un
che abbiano
senza
sia riuscito ad
parola,o che ad alcuno
in
persona
il
stamane
appartenente
non
il funesto
antivenirne
per
da
una
lotta che
una
profferire
una
potuto
Ecco
città,e forma
nostra
stupitoda
e
correre
ac-
scioglimento.
grado di
si narra
particolari,
i
conoscerne
l'accaduto.
Il
principedi Teora
quando
(1)
il paese
tutto
giacché sarebbe
—
pronunzia nomi
date,
e
inutile di
giovane
—
fare mistero
conosciuto
e
nell'alta società napoletana a cui apparteneva
nascita e
festeggiato
per
fliggere
posizione,si era lasciato sfuggirea più ripreseche avrebbe dovuto in-
Ieri
non
assistito ad
egliaveva
sera,
a
lezione da
qualcunouna
a
dal luogo del
il
quale, contro
si avviò
in
ed
Teora,
uscì, per
assisteva
e
si trovava
rientrarvi
che
ancora
anche
oriundo
il
in
al Circo
e
equestre.
palco la Principessasua
tudine,
segni d* irrequie-
pochi minuti con
dopo.
poco
essere
scorto
dal
principedi
ufficiale dell' esercito
signorStettler,antico
svizzero.
al
alcuni altriminuti, propose
principeallo spettacolo
il signorMelissano, una
gita al Vesuvio ; e, dopo
compagno,
(1) Giuseppe Mirelli,principedi Teora,
dunque al tempo
Mirelli
di Celenza.
della
aveva
nel
pato,
preoccu-
il
Rimasto
(2) Il
parte.
il pranzo,
triste
contegno
pure
Circo, ed in posizioneda
stesso
borbonico
ove
vi si trattenne
moglie (2),non
serbato
dopo
nove,
compagnia del signorMelissano
nel recinto
Entrato
Allo
solito,aveva
suo
le
ropa
al Caffè d'Eu-
di cui faceva
umore,
verso
convegno
dato
banchetto
un
dalla cosiddetta Società del buon
Uscito
dimenticata.
essere
sua
tragicamorte
sposato
nel 1862
era
poco
nato
nel 1842,
suo
averne
e
aveva
più di ventott'anni,
Carolina
d'Avalos, dei duchi
XIX.
vinte le ripugnanze,
Teora
in S. Maria
Saliti in
che
i
-
COURTE
«
assieme
mossero
BONNE
per
prenderei plaids
plaids venissero
la
ripigliarono
»
alla
casa
in Portico.
carrozzella,infatti,vi si
una
215
ET
loro
al lato
via
portatidalle
della
di servizio
persone
di
Riviera
alla porta
attesero
e
recarono,
Chiaia
;
quindi
—
giungere al
per
centro.
Frattanto
spettacoloal Circo,
lo
anche
ritornavano
persone
Percorso
ler, il principesembrò
di rinunziarvi, scese
:
stocco
uno
Quasi
si
(1);
o
i
si avviò
dichiarando
con
ancora
passo
con
vederlo, assalirlo
e
mostrare
passarloda parte
e
pugnale,fu l'affaredi
un
potrebbe dire che il
suo
lecito
sol-
plaids.
ritornato, dopo depostii plaids,lo scontrò
ma,
palazzo Siracusa
deporre
e
e,
il signorStettler senza
oltrepassò
passeggiata
breve
di avvedersene
con
dalla carrozzella
per
le
e
parrebbe,il signorStett-
scorto,
e
pentirsidella gita al Vesuvio,
propria casa
In questa
terminato,
quella parte.
di via,
piccolo tratto
un
alla
da
le undici, era
verso
un
a
parte
di
prendere
com-
istante.
non
compagno
il
sotto
ebbe
tempo
di che si trattasse,
Il ferito
cadavere,
a
però
con
aveva
esso
sarebbe
che
movimento
un
brandito
stesso
un
pugnale,e, sebbene quasi
di precisare,
giunse
impossibile
all'occhio il principedi Teora, facendoglipenetrare il ferro
trafiggere
fino al cervello.
Caddero
né
quindi entrambi
un
grido né
una
—
cadaveri
averlo potuto
senza
palazzo Siracusa diede l'allarme, e
del
principedi
allontanarsi.
non
tragediaera
La
visita dei
penetrante
posterioredel
(1) Ora
penetrante
di don
compagno
gente
ferita di punta
feritadi punta
nel cervello;
Stettler,
torace,
al
nella
senti-
del
l'autorità
e
vite.
Teora,
—
e
e
l'occhio,
taglionel-
nella parte
taglio
in cavità.
palazzo Sirignano.Vi
vedova
II.
:
impedire, la
ai Pellegrini.
trasportati
vennero
finita colle due
periticonstatò
intimò
Quindi, sopravvenuta
pubblica sicurezza, i cadaveri
La
ciare
pronun-
senza
—
parola.
Colpito dall'orribile dramma,
di
entrambi
ed
Leopoldo,
abitava
conte
nel
1871
la
contessa
di Siracusa, fratello di
di Siracusa,
nando
Ferdi-
216
XIX.
Dopo
ciò,
-
«
COURTE
ET
BONNE
»
i lettori comprenderanno, sarebbero
come
vani
denti
impru-
e
i commenti.
La
sola
che
cosa
possiamo dire
si è, che
il
comprendere, ha profondamente e dolorosamente
caso,
com* è
facile
la
impressionato
a
nostra
popolazione(1).
Ad
altro uomo
l'aver avuto
innanzi
così terribilesarebbe parso
assai
per
messo.
tacolo
spet-
uno
del Cielo:
ammonimento
peccatorisi ravvidero
il Melissano continuò nella via per
Egliera quelloche si dice persona
Ma
era
inveterati
meno,
agliocchi
e
la
"
tirono.
conver-
qualesi
brillanten
*
n. Bruttissimo di aspetto, di una
bruttezza
simpatica
quasicomica, piacevaagliuomini, seduceva le donne col
le sue
provvis
vivacissimo,con
trovate
suo
spirito
e
risposteimche colpivano
il segno, meravigliando
tendo.
divere
Non
certa
cultura,sebbene suuna
perficiale,
glimancava
fatta un po' con
letture,
versazioni
ma
più assai con cone
viaggied esperienzedi ogni sorta. Ed era
sull'onore
formale; e
puntigliosissimo
pronto duellista,
poiché poco possedeva di casa sua, e spesso si trovava
soleva dire scherzando che egliracin grandi
ristrettezze,
comandava
agliavversari,nei duelli,di mirare alla testa,
grini
perchè la testa poteva poi farsela accomodare ai Pellele gambe coi relativi
di salvargli
(all'ospedale),
ma
altro restauro
calzoni,perchè quest'
non
glisarebbe stato
altrettantoagevole!
Lasciò poi Napoliper Parigi,
e, dopo qualchetempo,
e
giunsealla
(1)
Pungolo di Napoli, a. XI,
//
varianti
città natale l'eco francese del
sua
lo
nel Roma,
stesso
a.
X,
racconto
n.
20.
si
n.
suo
nome,
20, 20 gennaio 1878. Con
legge nella Nuova
Patria,
a.
II, n.
poche
20,
e
XIX.
come
di
sanò,
o
-
«
COURTE
alla moda
uomo
ET
BONNE
217
»
colà,conosciuto
JKlelis-
come
le prince Caracciolo.
non
divenne
Principeveramente
nel 1885, per la morte
se
Giambattista,e fu allora non
mente
legal-
e
dello zio
solo principedi Melissano,
principedi Scanno, marchese di Amorosi, marchese
di Taviano, duca di Barrea, conte
di Trivento e conte
ma
di Solete
qual modo
In
bizzarro partisseda
la Colombier. Si
alcuni amici
con
era
recato
salutare
per
un
che
Napoliracconta angiorno alla stazione
danzatrice del
una
Carlo,da lui ammirata; e, quando il treno
si era
San
giàmosso,
mazzolino di viole.
un
aggrappò allo sportello
per offrirle
vedendolo in atto di saltar giù,glielo
impedì
La danzatrice,
si
timore
per
che si
avesse
a
accompagnarlafino alla
così amaEntrò, e legòuna
bile
glipropose di restare ancora
entrare
nello scompartimentoe
stazione
prossima,a Caserta.
conversazione
e
che colei
accompagnarlafino
a
far male, e lo sollecitò a
Genova.
Ma
nemmeno
a
nova
Ge-
insieme per Parigi
e
proseguirono
insomma, eglinon tornò più a Napoli.
si distaccarono,
e
poi per l'America; e,
Ma
io
non
intendo rinarrare le
sue
avventure,
che, in
bier
nei volumi della Colomleggere
parte almeno, si possono
visse
e del Salazar. Aggiungeròsolamente che a Parigi
a
di Galles,e
lungonella compagniadel principe
dal principe,
dopo che questiuna sera
di essere
di quellatroppa
in pubblico
seccato
fu, a quanto si disse,tra le
cause
o
lontana
che l'aldie
gno
se-
chezza,
dimesti-
le occasioni
fortuna.Serbò sempre,
dopo rapidissima
precipitare
la formale irreprendel resto, in una
vita riprovevolissima,
sibilità,
anche a Parigi
e
più volte sanò con duelli le più
del
suo
lievi offese all'onore.
218
XIX.
COURTE
«
-
ET
BONNE
»
Colombier, traendo la notizia dal Figaro,scrive che
La
il Melissano
si uccise
perchè,nato,
trent*anni. Ne
quaranta,
il
si è detto,nel 1846, si ammazzò
come
a
aveva
5 ottobre 1886.
napoletanoscrissealloraquesta necrologia:
giornale
Un
A
Napoli, come
vita che
pare
Parigi,lo ricordiamo
a
che
leggerezzama
spesso
cela le
l'ultimo eroismo
Alberto
ai
di Melissano
Campi Elisi, in
fatta di mille
un
cui
che
suppellettili
del
zioni
preoccupa-
nel
suo
del
paroladell'arte,
balli dell'Opera,come
nei
lotti
sa-
della
gioco del circolo,egliportava la galanteria
la
romanzo,
vita
sua
d' intreccio, di
psicologico,
le
l'ultima
erano
il
ancora
nosa,
sontuosità rovi-
profusa una
era
del
figura
stanca, lo spirito
motteggiatore
Nato
si compie
Faubourg Saint-Honoré, al Longschamps del bosco di Boulogne,
nelle sale da
come
fa abitava
anno
Ai
lusso,della più elegantesuperfluità.
La
cose.
cinismo
suo
e
della
fu fatta che per
non
in cui
avventure,
esperienza.
sua
questo:
romanzo
lotte cupe
spesso
rughe precoci d*
le
sua
parlaronopiù gli uomini
più abbagliantefelicità naccose
i lieti sorrisi avvivarono
e
l'animo,
del-
vecchiaia
una
inaridito.
cuore
Ieri l'altro Melissano
Giorni
Quando
alcuni amici
preoccupato,
scherzavano
rispecchiavala disperazione.Il principedisse
si ha
non
saltare le cervella.
si fece
mostrandosi
sono,
fisonomia, che
sua
fosche
quella
il suicidio.
:
vigliaccheria
l'ultima
e
Caracciolo
rez-de-chaussée
di
più
quellepreoccupazioniin preda alle qualisi premedita e
:
che
ostinato, di
viveur
più nulla,quando
si è
non
più buoni
sulla
:
—
mane
nulla, ri-
a
soltanto di farsi saltare le cervella.
Abitava
ana
al secondo
camera
Ieri l'altro uscì di buon'ora
casa,
scrisse alcune
e
piano del Circolo Imperialedi Parigi.
fece
una
visita.
rientrato
Appena
lettere,specialmenteagli avvocati
che
si
in
vano
occupa-
dei suoi affari.
Il domestico
era
principecoricato
sangue
andato
vestito
alla posta
ritornò
:
sul letto, la
testa
dopo le due
sul cuscino
di Napoli,
a.
XV,
n.
vide il
inzuppato di
(1).
(1) Corriere
e
270, 8 ottobre 1886.
XIX.
E
altro
un
Povero
—
o
perchè,sebbene
—
inesplicabile,
come
fattezze, che
sue
Con
ai
—
molti Caracciolo
vivano
di Melissano,
vita di lui è stata
Lo
finireI
anche
Melissano
la
che
si
rebbe
sa-
di
quando
di vizi
simpatiache ispiravanoad
cino,
Buc-
solo Alberto
era
di Trivento
conte
curioso
Melissano(l),
di
e
un
era
—
tipo_
virtù, impasto
uomini
donne
e
le
la miglioregiustificazione
delle teorie darviniane.
erano
muore
che
giovani, ma
misto
un
gliamici
che
sano
il solo Melissano, Melis-
egliera
poi Alberto Caracciolo,e poi
e
questo modo:
a
tomba.
sua
antonomasia, Melissano
per
219*
»
malevoli, compendiano l'orazione funebre
il solo Caracciolo
era
BONNE
commemorò
doveva
! Così
pronunziaresulla
potuta
Melissano
ET
esclamazioni,che si ripetevanoieri secondo
benevoli
erano
COURTE
lo
giornale
Alberto
Queste due
«
-
tipo,tipo da
un
vivente
è prova
proporsi certo
non
di quanto
pregiudizie leggisociali. Egli aveva
giurato di
modello
la forza della
possa
accoppiata al coraggio, al coraggio di sfidar
a
tutto,
uomini,
ed
ricco
esser
lontà
vo-
fato,
ventato
di-
era
ricco.
Ma
non
migliaiadi
£
è
milionario. II
suo
questo
la
stato
calma
sua
avrebbero
£
un
Alcuni
Per
cominciò
i debiti lo hanno
e
—
insieme
Povero
uno
Alberto
fortuna,
perdere la
a
la via della
spintoal suicidio.
lasciati scritti i ricordi della
formato
sua
peggiorandoprecipitosamente
finanziarie andarono
dei
I Così
più
vita, questi ricordi
sua
interessanti
doveva
finire I
romanzi
del mondo
(2).
telegrammada Parigiinformava:
dicono
che
il
principeabbia lasciato debiti per settecentomila
lire;altri assicurano che i debiti ammontano
(1) Non
alia
mancava
ottenerlo,Melissano
condizioni
sue
egliavesse
moderno.
qualche centinaio
ancora
preziosa,e, perdendo la calma, perdetteanche
;
Se
migliaiadi lire,che
di
rovina.
ricchezza. Le
ilmilione.
era
lire.
centinaio
sua
dorato
sogno
raggiungereil milione glibisognava forse
Per
di
diventato
era
esatto;
la
famigliasi
parte di donna, nei Cafaro, duchi
(2) // Piccolo, a. XIX,
n.
spense
a
quasiun
con
milione
e
mezzo....
lui. I titolipassarono,
di Riardo.
280, 7-8 ottobre
1886.
per
220
XIX.
Il
principe
colava
sangue
ad
accorse
occhi
gli
aveva
dal
il
ET
chiusi
fino
cranio
avvisare
COURTE
«
-
sul
:
BONNE
sembrava
di
dormisse.
al
vicino
tappeto
commissario
»
polizia
Il
letto.
le
per
filo
Un
di
domestico
di
constatazioni
legge.
dato
Fu
vollero
Questi
in
procedere
marsina
giornali
mani
si
italiano
neri
di
occupano
il
tale
agli
di
letto
fatto
del
bianco
panciotto
e
coprirono
e
ed
toeletta
all'estrema
pantaloni
e
le
fra
I
all'ambasciatore
avviso
defunto.
:
gli
Lo
rono
vesti-
un
posero
cefisso
cro-
fiori.
dati
pubblicano
e
amici.
sul
del
casato
suicida.
di
Era
allegro
carattere
e
di
molto
Frequentava
spirito.
la
migliore
società.
Ho
fatto
L'
?
bene
ho
già
singolare
questa
demoniaca
a
detto
:
umanità,
esercita
lui
da
segnare
nihil
Humani
posseduta
la
pure
da
attrattiva
sua
ricordo
questo
alienum
puto,
sorta
una
su
di
vizi
umani
e
del
mantenersi
valore.
di
e
forza
tando,
medi-
chi
,
,
procura
rico
sto-
del
mondo
esperto
e
dei
222
XX.
-
LETTERATURA
SHAKESPARIANA
dei qualinel libro sono
italiani,
Come
sia intrinsecamente
raccolti i risultati(1).
scientificamenteda
e
la cosiddetta storia dell'influsso di
trattare
(che è poi
si
storia del popolo e del tempo nei qualiquell'influsso
lo Shakespeare,
forse ha, per quelche riguarda
nessuno
esercita),
megliointeso
libro Shakespeare und
ed
der
autore
un
del Gundolf, nel suo
eseguito
deutsche Geist (2):storiadello
nella
tedesco,dal Sei all'Ottocento,
sviluppodello spirito
quale lo Shakespeareha ufficiodi simbolo dello sviluppo
11 Nulli (3),che sembra noni abbia conosciuto il
stesso.
libro del Gundolf,si è anch'esso indirizzatoper la buona
non
proponendosi
giàdi fare un elenco di reminiscenze
d' imitazioni,
ma
"
di
anche
stata
da
voli. 4), dove
1833-5,
pel periodo romantico, la Storia
notare,
di
si tratta
importanza
(Lugano, Ruggia,
PECCHIO
ficiente
propositodello Shakespeare.Insuf-
delle traduzioni italiane,nella quale
bibliografìa
la
è
la loro
determinare
della poesia inglesedi GIUSEPPE
critica
e
analizzare il valore critico estetico
di queste imitazioni per
(1) Sarebbe
via,
conviene
aggiungerequelledi G. Barbieri (Milano, 1831), di G. Bazzoni
Sor-
e
mani
(ivi,
'30-1),di V.
Santi
F. Ver(ivi,
*49),A. Maffei, e le più recenti di C. Pasqualigo,
Soncini, (ivi,
'30),O.
Garberini
(ivi,
*47),P.
A. Muccioli,A. de Stefani, ecc.
dinois,A. Cippico,C. Chiarini,F. Capelli,
Si
ha
LAMB,
anche
in
ital.:
Shakespeare
tradotti dall' inglese(Firenze
,
luglio1921.
Una
libro di V.
di
kesperiane
critica
Bemporad
,
s.
Delle
traduzioni
recente
traduzione
e
in
appendiceal voi. di A.
(Torino,Bocca, 1922),pp.
ho
innanzi
(3) SIRO ATTILIO
IV,
la seconda
DE
è
A.
n.
7,
nel
posito
pro-
(FrancavillaFontana,
catalogocompleto delle traduzioni italiane dalle
è
a.
dell'arte di tradurre,a
italiana di Sh.
di C.
a.). Si veda
particolaredelle traduz. dell' Angeli
SAPIENZA,
una
1921). Un
(2) Ne
gioventù,Racconti
Traduttori di Sh., in / libri del giorno di Milano,
OTTOLINI,
Macbeth
la
per
STEFANI,
La
opere
sha-
tragedia di
503-10.
adiz. riveduta,Berlin,G. Bondi, 1914.
NULLI, Shakespeare in Italia,Milano, Hoepli,1918.
XX.
-
223
SHAKESPARIANA
LETTERATURA
cultura moderna;
della nostra
dere,
vesvolgersi
italiano (dal 1750 al 1830)
lo spirito
insomma, come
speare;
dello Shakedi fronte alla grandefigura
si sia atteggiato
qualefeconda lotta d' idee questo atteggiamento
abbia suscitato " (p. 3). Vero è che eglinon
poteva sperare
di ricavar dal tema
quelche ilGundolf ne ha cavato
fu allora
spirituale
per la Germania, il cui svolgimento
assai intenso e ricco,e dallo Shakespeare trassero
razione
ispidi vivo,
laddove in Italiaqualcosa
uomini grandi,
che vada oltre la notizia che si ebbe di quei drammi e
si può notare
non
se
non
gì*influssi superficiali,
per il
le parti
Manzoni
sono
e
per il Mazzini. £ qui,infatti,
della trattazione del Nulli ; al quale si può forse
migliori
che si
il partito
abbia cavato
muovere
appunto che non
Shakespeare(I),perchèdella
poteva dal rapporto Alfierialquantominore del
poesia alfieriana egliha concetto
storica nello
vero,
o,
almeno, non
Certamente, si
fl
molto chiaro.
volume
in questo
notano
i
segnidi
un
primo lavoro n, cioè della inesperienza
giovanile:
genze
neglidi condensazione,
e
e mancanza
e idee
improprietà
non
sempre
ben
mature
o
(2).
sviluppate
convenientemente
(1) Si veda in propositoCritica,XV, 308-17.
anche gli errori tipografici
nei nomi,
(2) Troppo frequentisono
incerto
è il metodo
del citare. Nelle
recens.
del Galletti al libro del Graf, Rass.
il libro dal Collisoti Morley
art
account
tagu
p.
ecc.,
prime pagine; Latoumeur
così
(p. 19); Lopez de Vega (p. 20); Winckelman
al Manzoni
»
:
:
:
«
dallo
invertendo,per entrambe
with
BARETTI,
(p. 12); Schegel(p. 17); Lady
239, proprio nelle parole di chiusa
(p.8) ;
voi. I (sic,p. 9);
bibliogr.
sul Baretti, citato
Londra, 1909
e
(p. 24);
Manecc.
A
l'Hugo
Shelleyal Goethe, dalle
coppie,l'ordine
nologico.
cro-
224
XX.
-
LETTERATURA
SHAKESPAR1ANA
smo
sull'esteticadell'illuminiacuti sono
i giudizi
e
giusti
(p.8),la caratteristicadella criticatedesca intorno allo
Shakespeare
(pp.184-5),le riserve circa F esageratoritratto
che il prof.Galletti,
sotto F efficaciadi passioni
antigermaniche
ha dato teste dello Shakespeare.
e antiromantiche,
del raccostamene
delchi
A proposito
che è stato fatto tra l'Ail Nulli,
manzoniano
Amleto: n tutto ciò (scrive
e
basta a renderlo fratellodel pallido
principe
p. 234) non
danese". Il prof.Galletti scrive: B Adelchi è uno spirito
del
più alto di quellodi Amleto, perchèpiù consapevole
Ma
propriolimite,
più calmo nella tempesta, e sorretto alla
"
"
fine dalla certezza
Confesso
di una superiore
giustizia
ilNulli)di non comprendere
di queste
ilsignificato
(osserva
.
Che
parole.
come
nella vita pratica,
un
giornaliera,
borghese,
Adelchi
amanti
possa
dei limiti e
riuscire alle persone
della calma
di
giustizia,
più gradito
Ma
tutto
un
questo
non
tipocome
non
uomo
timorate di Dio,
che della
superiore
Amleto, posso
ha nulla
a
e
metterlo.
am-
che fare con
i
due
1
personaggidal punto di vista estetico n. E aggiunge:
Ciò che rende grandequesto soliloquio
(d*Amleto) è
appunto
il fatto di
essere
senza
una
conclusione: è
un
problema eternamente
aperto, e perciò più sublime, più
direi quasi umanamente
universale,
più giustodi quelli
che s*affrettanoa una
conclusione: perchè non
è sempre
che chi risolve un problemaapporti
lità
un'utiall'uomo
vero
maggiore di chi lo ha semplicemente
posto. Amleto
nel suo dubbio getta un* ombra così grandeche vi si ripara
le sue sorti.Il soliloquio
tutta T umanità con
d' Adelchi invece
si risolvein una semplice
decisa
di coscienza,
quistione
secondo il catechismo cattolico,
che può quindiaccone
tentare
soltanto un piccolo
di credenti n (p.236).
numero
XX.
-
SHAKESPEARIANA
LETTERATURA
Tal* altra volta
225
bramosia di
giovanile,
che sono
vere
e
spingeil Nulli a sottigliezze,
originalità
d%allemand : una delle qualiriguardarne,
propriequerelles
il Vico. Parlando del tipodel poeta
o
piuttosto
riguarda
n
n
Poiché questa è una
nella " poesiaprimitiva
osserva:
concezione della letteraturapropriadel Vico, non si può
ha guidato
ad un
più
negare che il filosofonapoletano
giustoapprezzamento non solo di Dante e d'Omero, ma
Non a caso
anche dello Shakespeare.
questitre poeti
citatiquasisempre insieme n (p.136 n).Or avendo
vengono
ilpensieroda me espresso (in
così il Nulli ben compreso
di G. «55.Vico, p. 227), valeva la pena che si
Filosofia
fa (cfr.
mettesse
come
poi a sofisticare,
pp. 153-6),su una
adoperata("a pieno n)?
povera forma avverbiale da me
una
certa, anche
,
Non
era
il Vico
evidente che,
ho mai pensato che
esaurito ogni critica su Dante e Omero,
avesse
così molto
meno
ma
Shakespeare,
come
io
non
'
potevo pensare tal cosa
per la criticadello
solamente dicevo che egli,
di questo
se
più di quelvago sentore che ebbe della
lo avrebbe guardato
come
inglese,
tragedia
guardòglialtri
libero della concezione rettorica ed oratoria
due grandi,
intendendolo n a pienon nella sua origidella poesia,
nalità
di genio
fantasia?
tutto
poetico,
almeno poco precisamente
Anche
formoo
illegittima,
che il Nulli ha tratta (pp.243-5)
lata,è la conseguenza
che " non
realtà oggetesiste una
dalla verità filosofica,
tiva,
che la critica
esterna, fuori di noi ". Egli crede perciò
dei poetici dia sempre e soltanto "il nostro
ro,
Omeil nostro
Dante, il nostro
Shakespeare" ; e
sia solo e in quanto si lega logicache scientificaessa
mente
alle interpetrazioni
anteriori.Bisognava
bensì dire
poeta
avesse
avuto
15
XX.
226
-
LETTERATURA
SHAKESPEARIANA
che
anzi ogni singolo
critico,si proogni generazione,
pone
nuovi e personali
problemicirca un determinato poeta,
i qualisi connettono
con
quellidel passato e tendono la
tale processo
deli*avvenire;ma
rebbe
manchemano
a
quelli
di contenuto, e non
costante
se
potrebbesvolgersi,
rimanesse,nel
non
valore di
suo
storico
atto
la
unico
,
condo
poesia di quel poeta, che a ciascuno suggerisce sele cangianti
condizioni storiche,
proprie particolari
In altritermini,bisogna
dal confondere
problemi.
guardarsi
(errorenel qualealcuni giovaniora tendono a cadere)
,
l'idealismo
col
storico
la
Il Nulli termina
fenomenismo.
trattazione col Manzoni; ilCol-
sua
si è detto, con
come
un
lison-Morley,
Sanctis,del qualecita un luogodella
Ma
il De
della trattazione
la
vedano
agevoledesumere
che eglisi
E
dello
dove
sono
a
lo
Del
pp.
Napoli nel
1847.
del
in Studi
teoria estetica
sua
Particolare attenzione
quale sono
poco
filologicia
cura
Sh.; 151-7, Parallelo
meravigliosonelle
Osservazioni
(1).
da considerare anche
ora
,
138-40,
dipingeree
prio
pro-
metà
la fortuna
del secolo
225,
spogliodei luoghi desanctisiani in Critica,XVII,
il GIOBERTI,
v.
stessa
pubblicatele lezioni sullo Shakespeare,tenute
postume
e
il
concernente
Shakespearein Italianella seconda
(1) Vedi
vero
,
resterebbe
non
il
stato
teratura
let-
cetto
quanto bastava per determinare il conformato di quel poeta
che ebbe
era
efficaciasulla
tanta
Storia della
mantico;
periodorosebbene le sue lezioni shakespeariane
del 1847
luce solo oggi,dalle sue
a
stampa era
opere
termine
e,
Sanctis sarebbe
al De
accenno
mettere
opere
di Sh.
in iscena,
di Ancillon
ecc.
intorno
;
;
note
le
di D.
tra
dal DE
avrebbe
CTIS
SAN-
meritato
che
an-
cate
pagine sullo Sh. pubbliFissore
1*Alfieri
e
(Torino,1867);
lo Sh.; 297-307,
308-11, Dell'abilità di Sh. nel
312-4, della poesia di Sh.; 315-7,
alle opere
di Sh.
XX.
-
SHAKESPEARIANA
LETTERATURA
227
primi decenni del secolo presente?(1).
gine
e
Ma, nel significato
propriodi questa indaprincipale
si è detto,si riferiscealla relazioneope(che,come
rosa
decimonono
e
nei
la ricerca non
darebbe
poesiashakespeariana),
che ho altrove accenforse risultamene diverso da quello
nato
vistico,
(2)in generale
tutta, nel periodopositiper l'Europa
la
con
naturalisticoed
notare
certa
una
ossia menerebbe
estetizzante;
decadenza, anche
presso
a
teressamento
di noi,dell'in-
più
profondoper quellapoesia.In significato
storiacioè del contributo della criticaitaliana
ristretto,
come
difficilmente
essa
Shakespeare,
potrebbe
di un
prenderealtra forma da quelladi una bibliografia,
dei quali ben
catalogodi volumi, memorie ed articoli,
i problemi della interpretapochi hanno fatto progredire
zione
Parte di questiscrittiha carattere
shakespeariana.
sebbene
talora garbatamente
informativo e divulgativo,
osservazioni e giudizi
sennati ; parte si aggira
su
esponga
un'altra e maggior parte si perde in chiacchiere
e
quisquilie;
vecchiumi o sfonda usci aperti.
senza
costrutto, ripete
allo studio dello
Ma
non
taluni scrittiche
mancano
mostrano
mento
delicato senti-
dell'arte shakespeariana,
che converrebbe
e
perciò
coda della rassegna
riuscirà discaro di trovare
grafica.
biblio-
in
mettere
rilievo,
a
capo
o
a
Comunque, non
qui un
di semplice
tentativo (ma solo un tentativo)
delle
catalogo
italiane(3) pel periodosopradetto;
vìgio
serpubblicazioni
a
dei futuri storici della critica letterariaitaliana
e
,
di quellashakespeariana.
più specialmente
( I)
in
Ciò
nota
Rassegna
(2)
Si
anche
ilBROGNOLIGO,
critica della lett. ital,XX11
veda il capitolo
di conclusione
(3) Per le tradd.
v.
sopra,
p.
recensendo
il volume
del Nulli,
(1917), pp. 255-59.
del mio saggiosullo Shakespeare.
222. Un'edizione
del
testo
con
inglese,
228
XX.
-
LETTERATURA
BIBLIOGRAFIA
(Roma,
l'uomo
vuol
e
essere,
è,
non
vi si
può
il Carducci
stesso
G. Sh., il poeta
GARLANDA,
a.,
compendio
un
NOSTRI
GIORNI
AI
—FEDERICO
di
1900; 2a ed., 1915). Non
ma
shakesperiana,ed
filologia
in effetti si tiene
perfino
grande
un
ha
al generico
la lodasse, scrivendo
assai
si faccia la critica di
imparare come
«
! Dello
»
XIX
ed. Laziale, s.
soc.
sebbene
superficiale,
che
SECOLO
ITALIANA
monografìa di grande stile,ma
di
pretese
e
DEL
generali(l).
Opere
e
SHAKESPEARIANA
MEZZO
DAL
SHAKESPEARIANA
getto
sog-
in parte, dei capitoli
dell'opera
(rifacimenti,
autore
meo
Studi shakespeariani'.
I. Rocitata,o tentativi di filologia
shakesperiana):
gine
Juliet(ivi,1904); 11. Othello (ivi,1905); III. Hamlet, Inda-
and
del protagonista (ivi,1908); IV. L'Ur- Hamlet
al carattere
intorno
nello Hamlet
(ivi,1906); V.
(ivi,1906); VI.
L'alliterazione
Sulla origine del cognome
shakespeariani
nei drammi
Shakespeare (ivi,1904).Negli
Studi di filologiamoderna,
dir. da G. Manacorda
L'alliterazione nel dramma
di Henry V;
: a.
1910,
a.
pp.
1904,
pp. 84-104.
202-05, Per il testo
del Macbeth.
2.
(2) A.
R.
(Palermo, Reber,
presente
tempo
LEVI, Storia della
prefazionidi A.
ves,
testo
1916
a
;
due
1898-1901,
traduzioni
(p.es.
presso
il Tre-
hanno
quelle del Chiarini)
il testo
altre edd., contenenti
di
al
voli.);sullo Sh., I,.
pubblicandoa Milano
si viene
Levi,
Alcune
sgg.
fronte
R.
inglese dalle origini
letteratura
il
zano
drammi, s'indirizsingoli
alle scuole.
(1) Si ha
in italiano il manualetto
trad. da
Shakespeare del DOWDEN,
da
sarebbe
Hoepli. Ma
criticai
(2) Non
per
di F. SEFTON
noto
e
study of his mind
(14a ediz.,London, Kegan
a.
A.
Co.,
che
alcuno
critico dello stesso
and
informativo
art,
dia
la
zione
tradu-
autore
;
speare,
Shake-
by EDWARD
le scuole. In italiano si ha
di G. Bonifaci
Sommario
DOWDEN
1909).
che
le altre storie della letteratura inglese,
DELMER,
su
nuali
Balzani, nella serie dei Ma-
raccomandare
del bellissimo libro storico
A
ed
bibliografico
anche
l'eccellente
sono
compendio
della lett.inglese,trad.,note
(Bari,Laterza, 1917).
pilazioni
com-
ed aggiunte
230
XX.
Italia
LETTERATURA
SHAKESPEARIANA
Le
Inghilterra
(Firenze,
e
SEGRÉ,
Sh.
5. N.
-
R.
autore
Monnier, 1911,
attore, in Nuovi
e
D' ALFONSO,
Sh.
438-43);
pp.
storici
profili
C.
1 902);
letterari
(ivi,
e
ed autore, nella Nuova
attore
4.
antologiadel
16
aprile 1916; 6. F. JACCH1NI LURAGHI,
Sh. in Danimarca,
nel
Messaggero della domenica, di Roma, a. II, n. 1, 3 gennaio 1919; 7.
J. MORRIS
La festa di san
MOORE,
Giorgioe il genetliacodi Sh.t in
L'orma,
di
Napoli,I,
Questione
CHIARINI,
scioccherie
e
questione baconiana
CAVALLETTI,
Sh.
o
1897); 3.
G. S. GARGANO,
XIV,
34; 4. E. GlOVANNETTI,
n.
del libro del
5. G.
Lefranc),nel
S. GARGANO,
II, nn.
Una
bomba
Resto del carlino di
L'ultima
maschera
shakespeariano.
1. G.
—
universale di
IV, 1882, voi. V); 2. PlLADE
de
atuvre
G. S.
GIOTTO,
4, GIUSEPPE
e
la
W.
S.
di
di Sh.,
e
di Sh.
1
—
.
(Bologna,Beltrami, 1906); 4.
stampate
1e
di
t
o.
ETTORE
in Rivista europea
1 907); lo stesso, Le
L.
rale
mo-
SERNA-
W.
del 1880,
S.
le
e
e
sue
COSENTINO,
lo stesso,
/ drammi
gione
reli-
e
VII, 1918).
a.
/
CARLANDI,
e
con
poi
in
drammi
Saggi
mani
ro-
critici
poli,
maggiori tragedie(NaLe
di
comedie
storici
Sh.
Sh.
di
(ivi»
incisioni.
Amleto, nel Poliorama
P. PARZANESE,
Napoli, a. XII, voi. II, (1848), n.
//
la
sur
lussuosamente
tragediedi Sh. (ivi,1909): ampie trattazioni,
I. P.
—
Essai
PIOLI, Morale
G.
1897);5,
1904); 3. GIUSEPPE
Morano,
sapienza di
in La
e
BORDONI,
(in {Bilychnisdi Roma,
drammi.
art.
dello Sh.
moderna, studio medico-psicologico
la scienza
(Bari, 1881);2. R. LEONETTI,
m
tannica,
bri-
religione
(inRassegna nazionale, 16 luglio1 895);
sua
ZIINO, Sh.
nelle opere
Serie
cita
La virtù
drammi
nei
e
(Livorno,Giusti, 1888); 3.
giuridico(Palermo, Reber,
e
(a proposito
FRANCIOSI,
Firenze, 1875, voi. XXII,
V
Marzocco,
in
shakespeariana,in La
(in Rivista
dans
ma,
(Par-
Bologna, 7 maggio 1919;
nell'Infernodi Dante
a.
baconiana
letteraria
punitiva della coscienza
Roma,
Sh.
3-4, maggio-giugno 1919.
Pensiero
A
Come
1909):cfr.
argomento
G.
,
alla questione
stesso
G.
(inRassegna
MASNOVO
leggereEuripide, piccolo contributo
sullo
.
shak., cit.;2.
Sh. pseudonimo
O.
1
affini.—
Studi
(1889),in
V attore
di Firenze, 1 giugno
nazionale
potè
maggio 1919.
baconiana,
La
HAMILTON
5, 28
n.
italiano
nel
secolo
L'Amleto,
in
1876), pp.
502-32; 3. F. MONTEFREDINI,
teatro
46;
XVIII
2.
G.
resco
pitto-
GUERZONL
(Milano
Amleto, in Studi
,
Treves,
critici (Na-
XX.
personaggio
(Torino, 1878); 5. R.
drammatici
in Studi
del dramma,
Amleto, Indole del
GRAF,
A.
1877); 4.
poli,Morano,
23 1
SHAKESPEARIANA
LETTERATURA
-
ZERBI,
DE
Amleto,
Amleto, studio psicologico(Torino, 1880); 6. P. STAFFIERI,
poche
psicologiche
(Roma, 1893;
d'Amleto,
note
estetiche
criminali
N.
8.
e
Amleto
LUPINI,
Sh.
1895); 10.
ED.
1892); 9. G. M.
(Torino, Roux,
critici di
Saggi
Amleto
13. F. LOSINI,
La
e
nn.9-10,
Leopardi, in Saggi
e
Amleto
ORANO,
1912); 16. PAOLO
Carabba, 1916); 17. FEDERICO
Firenze, 1916,
ed.
n.
// tragico travestito
sciano, Cappelli,1917,
1919,
Bocca,
1920); 22. S. BENCO,
L'eterno
S.
di Sh., in Studi
di
Amleto
conferenze(Caltanis-
ciano,
(Lan-
di W:Sh.
di Amleto,
pie del
A.
1
—
e
compilato da
U.
unico
Pesci
ed
Otello, in Studi
Piccinni),L'Otello
il
nuovo
di G.
-
S. Ca-
(Rocca
Amleto, in
TOF-
3; 21. GIUSEPPE
fine dell'Umanesimo, Torino,
di
del carlino
gna,
Bolo-
kespearian
psicologiadell'Amleto sha-
La
31, 1 agosto 1920;
n.
indirizzo
R.
kespearian
sha-
della critica
La
D'ALFONSO
filosofia
(Milano, Soc. ed. libr.,1921).
F. MONTEFREDINI,
Otello, numero
n.
monte
MARCEL
STEFANI,
DE
ivi, XXV
1921; 26. N.
marzo
19. ENZO
GANO,
28-9, luglio1920; 24. G. S. GAR-
nn.
principe di Danimarca
.
GUERRA,
FORMICHI,
Amleto
GARGANO,
Otello.
e
e
Amleto, nel Resto
XXV,
enigma
ivi, 20
d' Amleto
del libro: La
1919; 23. C.
agosto
in Marzocco,
Verdi
RICO
1908; 14. EN-
marzo
225-34;
pp.
73-118); 20.
pp.
Amleto, (cap. XXI
G.
1 -35);
1894, pp.
Sull'Amleto
OLIVERO,
Amleto, in A
e
FANIN,
25.
Sh.,
l'Amleto,
e
Qiordano Bruno?
è
Rassegna italo-britannicadi Milano, II, 1919,
1
G.
cature,
antologia,16 aprile1916); 18. G. PAPINI, Amleto, in Stron-
(in Nuova
LUSI,
logico
psico-
Chisciotte (in
Don
Goethe
C. SEGRÉ,
l'arte nell'Amleto
e
filosofia
Leopardi, Amleto, Fausto
setta,
di
(Torino, Paravia, 1909); 15. V. CRESCIMONE,
moderna
critica
e
(Firenze,Le Monnier,
nief, in Fanfulla della domenica, XXX,
COLANERI,
critico
L'Amleto
Amleto
tembre
set-
considerazioni di I. S. TurgheChisciotte,
don
e
Antologia, 16
BIANCO,
1897); 12.
lett. straniera
libr., 1914);
l'Amleto, studio
e
(Cremona, 1897); 11. G. NAVONE,
Rassegna nazionale, 1 agosto
in
(nellaNuova
Adelchi
e
ed.
Soc.
spettro
psicologiche,
ed. in Note
n.
di Sh., Milano,
drammi
ai
SCARANO
studio
Lo
(Venafro, 1886); 7. N. R. D'ALFONSO,
osservazioni
e
Otello,in Studi
pubblicatodalla
E. Ximenes
critici
Sh.,
Illustrazione
(Milano, Treves);
(Bari,Cannone,
studio
critici
critico
cit.; 2.
italiana
3.
L.
1886); 4. JARRO
(Firenze,1888);
e
F.
(G.
5. RAF-
XX.
232
LEONETTI,
FAELE
La
LETTERATURA
-
La
SHAKESPEARIANA
Desdemona
di Sh.
gelosiadi Otello (nellaNuova
introduzione
MOLMENTI,
Sansoni,
voi. cit. Relazioni
antologia,1 febbraio
alla versione
letterarie tra
and
Desdemona
Le
Italia
LEVI, nell*Adriatico di Venezia
Othello
dell*Otello del
SEGRÉ,
C.
1887); 8.
del
B. ZUMBINI,
1907); G.
1
e
XVII,
8; 4. C.
Sansoni,
s.
di Macbeth
1912,
Lear.
1886);
2. N.
R.
CIONI,
Le
pazzie, in
C.
pp.
tre
Accad.
C.
in
cit.
Macbeth,
Note
in
cit.; 2.
Macbeth
nel Marzocco,
italiano,
in
trad. del Macbeth
A.
Nuovo
//
(Firenze,
La
STEFANI,
DE
FORMICHI,
FAGGI,
delle scienze
pref.alla
7. N.
R.
convito,
//
re
//
di
//
re
tragedia
in
Lear
e
nier,
(Firenze,Le Mon-
Rassegna
trad. ital.
D* ALFONSO,
i Promessi
(in Atti
sposi
531-42);
pp.
1910,
(Firenze, Sansoni,
il bastardo
Edmondo
nov.-dic. 1917;
di Napoli,
critica
Torino,voi. 52, 1916-7,
sua
NEN-
cit.; 3. E.
lett.straniera
Lear,
re
Lear, discorso (Caserta,
in Note
Lear,
re
Saggi critici di
5. A.
CHIARINI,
V-XLV1I);
Lear,
vembre
no-
(2a ediz.,Firenze, Le
PIGNONE,
D' ALFONSO,
aprile1913;
6.
York Herald, 16
in Note
V-LXXI;
pp.
1. CARLO
—
1898); 4.
R.
in New
poi:
e
(Torino, Bocca, 1922).
Re
della
aprile1898,
CHIARINI, pref.alla sua
ma
a.,
del 25
A.
di leit. straniera
GARGANO,
S.
P.
Pasqualigo (Firenze,
Inghilterra
(pp. 1-51); C.
D'ALFONSO,
in Studi
Macbeth,
Monnier,
n.
R.
1. N.
—
1892); 7.
nel
fonti italiane dell'Otello,
real persons,
were
GRAF,
A.
e
1902; 10. N. R. D* ALFONSO,
Macbeth.
(Napoli,1903); 6.
nel
Re
8. G. CASTELLANO,
Re
Lear
(Bari,Laterza, 1922).
Romeo
Giulietta.
e
(Napoli,Marghieri,1876);
e
pensieri ed
Romeo,
Morano,
Studi
shak. cit.;4.
G.
1889,
1); 6.
antologia,16 maggio 1892,
BROGNOLIGO,
Note
e
Giulietta(1887-88),in
su
rist. in
Romeo
1888); 5.
(in Lettere
ed
Giulietta
e
A.
CHETE
FRAN-
gna,
arti, di Bolo-
RICCI, Leggende d'amore,
in Nuova
(Milane, 1902); 7. G.
Romeo
(inGiornale ligustico
Rinascita
leggenda di Giulietta
e
1892),raccolta,con altriscritti affinie con accrescimenti, in Studi
DO
storia letteraria (Roma-Milano, Soc. Dante
Alighieri,
1904);8. GUILEATI, Di Giulietta e Romeo
1897);
tip.dell' Umbria,
(Spoleto,
XIX,
di
La
Romeo
V Italia
CORRADO
Giulietta
SALAZAR,
Olimpica, voi. XXII,
e
Giulietta,
e
poli,
Sidney Philips:dall' inglese(Na-
ClSCATO,
Giuliettadello Sh.
I, n.
di
ZAMPINI
CHIARINI,
ANTONIO
(in Atti della R. Accademia
La
2. FANNY
osservazioni
1882); 3.
Romeo
1. F. PERSICO,
—
XX.
"9. C.
pref. alla
CHIARINI,
10. G.
IH-XXXVII);
Cesare.
G.
1874);2.
(Trieste,
XVIII
Voltaire
(Camerino,tip.Savini, 1900);
{in Rivista
il Bruto
e
condo,
se-
(Milano,Treves, 1876),
5. A.
d'Italia, maggio 1916,
1895); 4.
di
Giulio Cesare nella poesia drammatica
italiana
dello Sh.
BRUNA
PALAGI,
(Lucca, tip.
straniera
e
SI.,
psicologica
critica
6.
593-614);
M.
e
ROSA
L. DE
Il Giulio Cesare
FAGGI,
pp.
Cesare
SANCTIS
DE
tragediadi Cesare, saggio
la
Alfierie
e
di Sh.
Qiulio Cesare nell'arte,in Politecnico di
poeti tragici(Palermo,Clausen,
nei
Giulio Cesare
Sul
// Giulio Cesare
Milano, maggio-giugno 1865; 3. NATALE
Bruto
pp.
Giulietta e Romeo,
immortali
rese
FORLANI,
GUERZONI.
cfr. dello stesso,
554-81:
Chi
italiano nel secolo
in // teatro
pp.
1. F.
—
(Firenze,Sansoni, 1911,
1917.
d'Italia, marzo
in Rivista
Giulio
trad.
sua
MARTINO,
DI
233
SHAKESPEARIANA
LETTERATURA
-
Baroni, 1919).
Enrico
V
I 1 1.
di lett. str. cit.
Il
Sh.
SEGRÉ,
C.
—
nell'Enrico Vili, in
di
Mercante
variazioni
diritto,
altri drammi
Shylok
Venezia.
F. FORLANI,
1
—
ALBERTO
San
La
Horae
Le
di E.
Sh.
La
1
—
R.
.
Renan
e
di
nezia
Ve-
(G. Piccinni),
Bemporad, 1897);
(Firenze,
di Venezia
di Venezia
BONGHI,
(nellaNuova
e
il giudeo nell'antico
La
Tempesta di G. Sh.
antologiadel 1878,
Sommaruga,
1 883);.2 F.
belle lettere di
PERSICO,
22; 6. FERD.
Castello, Lapi,
arti
(su Ariel
S.
e
NERI, Scenari delle maschere
1913): cfr.
di
// sogno
di
in questo
notte
una
una
La
notte
voi., pp.
di
d' estate
sta
Tempe-
GUIDO
Accademia
mezza
nel
in
Marzocco,
Arcadia
CONI,
BIdi
1897); 4. UGO
Prospero),nella Nuova
GARGANO,
il
e
poi nel voi.:
Napoli, voi. XVIII,
1895; 5. G.
marzo
Sogno
e
(nellaRassegna nazionale, giugno 1881);3.
fisionomianelle
15
PERSICO,
nel Mercante
carne
Tempesta di G. Sh. (negliAtti della R.
e
Il
la libbra di
fonti del Mercante
subsecivae,Roma,
La
Venezia
cit.
inglese,ristamp.in Studi shakespeariani,
di G.
RES,
e
nel Mercante
Tempesta.
Calibano
di
Casciano, Cappelli,1896);4. IARRO
CHIARINI,
teatro
n.
L'ebreo
MANZI,
questione semitica
5. G.
il Mercante
lotta per
(Torino,Loescher, 1874); 2. G. AZZOLINI,
leggenda della libbra di carne
(ReggioEmilia, 1893); 3.
(Rocca
La
filosofico-giuridiche
sopra
La
dello Sh.
la
e
tici
cri-
(pp.203-26).
.
il
Saggi
cheologia
ar-
FLEtologia,
an-
XVI,
(Città di
107-22.
estate.
—
1. F.
(nellaRassegna nazionale,
XX.
234
LETTERATURA
-
maggio 1888);2. G.
XIV,
S. GARGANO,
13; 3. FERDINANDO
n.
La
di
notte
di C.
Monnier,
Enrico
1. C.
di
»
Sh., nel Marzocco,
di
Sul
Come
e
traduzioni
sue
V,
e
BRAGGIO,
vi
Sogno, ecc.
«
piace.
due
di queste
Allegre
e
Falstaffe
italiane,1892,
donne
il grottesco nel rinascimento
I); 2. CARLO
n.
(in
AGNOLI,
aprile1893);4.
BARONE,
G.
(Roma, Loescher, 1895); 5.
di
(pp. 37-89); 6.
Windsor,
L' Enrico
C.
Di
SEGRÉ,
Io stesso,
in Relazioni
La
Due
V, nel Marzocco, XX,
Errico
V, Firenze, 1917
1893);.
antologia,
italiano di
storia di
novelle
cit.
letter.,
Biblioteca
(nellaNuova
antenato
un
—
Falstaff(negli
DONATI,
/ precursori di Falstaff
comari
(Firenze,
Windsor.
di
3. R.
critici cit.
in /*/-
»,
commedie
Olimpica di Vicenza, voi. XXV-XXVi,
15
mezza
Prefazioni
—
Atti dell'Accademia
GlOV
di
notte
una
1920).
IV
delle scuole
F. OLIVERO,
Befana,
alle
CHIARINI
Sogno
«
1921.
d'Italia, 15 agosto
vista
//
BERNINI, Il sogno
(Parma,Battei, 1916); 4.
estate
Le
SHAKESPEARIANA
Falstaff
in Saggi
Falstaff,
italiane
Allegre
le
e
S. GARGANO,
(pp. 423-37);G.
GLIARA,
PA-
50; 8. FRANCESCO
n.
d. Rassegna nazionale,
(estr.
1
gno,
giu-
1917).
Altri
drammi
commedie.
e
—
1. ANTONIO
shakespeariana:Pericle principe di Tiro (Teramo, 1 895:
Rivista
2. NATALE
SANCTIS
/ drammi
DE
abruzzese);
Sh., cap. I (Catania,
Galatola, 1899);3. V. REFORGIATO,
in
critici
e
dramma
un
letterari di V.
Un'eroina
SEGRÉ,
(in Malta
PAGLIARA,
n.
La
W.
parodia
(Catania,Calati, 1899, ristampa in Saggi
CRESCIMONE,
del Boccaccio
domenica, XXIII,
shreu)
di Sh.
dalla
estr.
greci di
,
omerica
cologia
Psi-
RENDA,
(Palermo,Sandron, 1903); 4.
V Elena
e
16); G. PACE,
di Sh.
(in Fanfulla
/ Suppositi e
letteraria,1897, voi. V,
fase.
la
C.
della
Taming of the
45-46);6.
FRANCESCO
della Rassegna
Cimbelino,Firenze, 1916 (estr.
1
naz.,
gno
giu-
"Donne
fanciullenelle commedie
1917);7. LUIGI GAMBERALE,
Sh. (Napoli,1917: estr. dal Nuovo
8. F. PAGLIARA,
Due
convito);
e
di
gentiluominidi Verona, nella Rassegna nazionale,
FAGGI, Pene d'amor perduto,nel Marzocco, XXIV,
Caratteri
nei
drammi
2. G.
M.
shakespeariani.
di Sh.
COSENTINO,
MAIENZA,
Le
e
nella
Le
Commedia
donne
donne
oneste
di
di Sh.
e
—
16
aprile1918;
n.
1 6, 20
aprile1 909.
1. G. CHIARINI,
Dante,
in Studi
9. A.
Le
donne
shafcesp.cit.,'
libr. Treves, 1906);3.
(Bologna,
le altre nei
drammi
di
G. Sh.,
con-
XX.
-
LETTERATURA
SHAKESPEARIANA
235
1 909);4. V. CRESCIMONE,
fetenza (Caltanisetta,
Sh., in Saggi
Gli umili
G.
conferenze(Caltanisetta,
1912);5.
e
nella
tragedia greca
S. GARGANO,
leggenda
dello
L.MASCETTA
Guinicelli
lo
e
Sh.
La
Dante
ivi, voi. V,
126
MATILDE
1914); 11.
16
160
MARGHERITA
di Milano,
Twain
Mark
1 903); 6. F.
de
krack
Traduzioni
la cittadinanza
e
De
Musset
antologia,16
e
agosto
nella rivista il Nuovo
Sh.
Pel
drammi
Sh.,
e
n.
Sh.,
tori,
tradut-
e
25; Drammi
in
Gli ultimi nostri
Convito, di Roma,
della
spogliatodella Nuova
G.
contenente:
S.
LORENZO,
// Macheth
e
Sh.
i Promessi
Italia;P. LEVI,
musicale
GARGANO,
e
G. Sh.
l'Italia;M.
scena
in
G.
49; 14.
una
TOF-
Bordandini, 1919),
(Forlì,
shakespeariano,in Nuova
Sh. conobbe
n.
79, 26
'Dante
settembre
?
1921
.
dello
morte
Sh.
—
antologia,del 16 aprile 1916,
di Firenze, XXI
nel
terzo
CERINI,
(1916),n. 17,
centenario
Sh.
Sposi (v.s.);D. ANGELI,
Sh. sulla
lanea
Miscel-
18;
n.
GANO,
aprile1921; 17. G. S. GAR-
XXVI,
specialepubblicòilMarzocco
numero
n.
L. GAMBERALE,
16.
60-64; 13. G. S.
pp.
italiane di Sh., ivi, XVIII,
// ritratto nel teatro
1920;
logia,
anto-
italiani di Sh.
tedesca, ivi, XIX,
centenario
il fase, già
8,
n.
(Lodi,
Sh., nella
in
guerra
e
Sh.
Nuova
(in
Marzocco, XV,
30; Fonti
n.
Florio,in Marzocco,
terzo
Pace
G.
di
la musica
e
1, 1918,
Sh., in
e
39-50; 1 5. U. FLERES,
critica
// Machiavelli
Shakespeariana,ricordi ed
aprile 1916);12. P. BELLEZZA,
52; Sh.
FANIN,
in
di Guida
teatrale italiana*
Le
V. SAPIENZA,
Sh.
BERIO,
traduzione,ivi, XV11I,
nuova
DE
1895); 3.
sonetto
un
MELANDRI,
italiane nei
shakespeariana,ivi, XVI,
G.
CESAREO
sett.
di Sh., in Rivista
BAGNOLI,
Fonti
DOCCIOLI,
GARGANO,
un
proposito di
7. A.
sgg.;
8. TERESA
sgg.;
Rivista italo-britannica
Oltre
di Milano,
arte
A.
propositodi traduzioni shakespeariane(Catania,Mattei, 1912);
a
pp.
nella tradizione popolare
di Sh.
tragedie
Sh., nel Giornale dantesco,IV, 1896;
in
Seeber, 1907);9.
(Firenze,
appunti
n,
ed
nei drammi
musica
Napoli, voi. II, p.
10.
Due
1920.
(Lanciano,Carabba, 1902); 5, R. GlOV AGNOLI.
illustrata di Firenze, 1 5 gennaio
Sh. (in Scena
PRUDENZANO,
di
36, 5 novembre
n.
classici italiani,a
i
e
XXV,
(in Natura
CARACCI,
lo stesso,
4.
MASELLI,
ANTONIO
antologia,16 giugno 1895);2. G.
Sh.
nello
spose
e
Isola,1920),cfr.
shakespeariana(Alatri,
TOLDO,
.
francese(inNuova
La
e
in Marzocco
1 PIETRO
Varia.—
Fanciulle
noi; A.
e
La
Sh.
e
FAGGI,
fortuna
italiana; I. PlZZETTI,
shakespeariana;N. TARCHIANI,
della morte;
di Sh.
Spunti di
l'arte
italiana.
236
XX.
Anche:
EGIZIO
LETTERATURA
-
GUIDI, Nel
dall' Aprutium,
estr.
centenario
Sh.
di
(Teramo,
1916:
d* attori,
1.
—
ERNESTO
Studi
ROSSI,
Le Monnier, 1884); 2. TOMMASO
SALVINI,
(Firenze,
nel Fanfulla della
sue
interpetrazioni
shakespeariane,
sulle
del
1884; 3. ADELAIDE
Roux, 1 887). Per
schere
terzo
V).
a.
Interpetrazioni
drammatici
SHAKESPEARIANA
1921),pp.
51-102.
intorno
ai
positiva
1. ENRICO
/
FERRI,
rino,
(ToMa-
D'AMICO,
Sh.
dello
drammi
nell'arte (Genova, tip.ligure,
delinquenti
1896);
2. A.
FAGGI,
3. N.
R.
nostri
giorni (Roma, Soc.
/ sogni in
D'ALFONSO,
nelV
menica
do-
studi artistici
e
recenti: SILVIO
interpetrazioni
(Roma, Mondadori,
Scienza
RISTORI, Ricordi
ticoli
ar-
Sh.,
Le
arte)\4. lo
critiche
note
tip.coop., 1890);
(Firenze,
dottrine dei temperamenti
ed. D.
F temperamenti
cfr. il cap.
Alighieri,1904:
Lo
stesso,
nell'antichità e ai
spiritismo secondo
(Roma, Loe-
Sh.
scher, 1905).
Arte
figurativa.
dalle opere
Shakespeare
giornale//
i suoi
e
Nuova
(nella
scelta più
larga;3. L.
1891);4.
1. GUSTAVO
—
i
tradotti in
proposte
sonetti, trad.
LEPORACE,
testo
sonetti
da
A.
per.,
(Milano,tip.Coo-
W.
S.
tradotti perla
inglesea fronte riscontrato
SANFEL1CE,
/ 1 54
sui
migliori
sonetti di G.
prefazioneche raccogliele
con
voi.
varie teorie
/
DARCHIN1,
tip.Lizzini, 1897); 6. LUCIFERO
(Velletri,
introd. e note (Milano,Sonzogno, 1909); 7. P.
Hai, con
Riccio, 1907);
// petrarchismoe i sonetti di Sh. (Cosenza,
MABELL1N1,
Verso
italiani:
mercio,
com-
promettendopel secondo
/ sonetti di
OLIVIERI,
ANGELO
TlRlNELLl,
trad. in
/ sonetti di
FRANCESCO
Vili); 2.
/ sonetti di Sh.
MARCHI,
DE
italiano,col
volta in
AD.
TlRlNELLl,
voi.
71-73,
sonn.
esemplari (Palermo,1890);5. ETTORE
9.
STRAFFORELLO,
voli.,2. ediz., 1887).
antologia,XIII, 1878,
1886); pp. 93-5,
8. G.
lare
agevo-
Lirica,trad.,voi. I, P»eti inglesi
tip.del
(Giulianova,
CONTALDI,
S.
raccolti per
storico-biografico
(Torino,tip.del
romanzo
poemetti.
e
e
GUSTAVO
—
di Cavour, 1870, due
conte
Sonetti
tempi,
G. Sh.
Qalleriashakespeariana(Firenze,
1861).
d' immaginazione.
Opere
prima
di
-
artistica della
sunti
Soggettipittoricide-
GlUCCI,
tragico drammatiche
la esecuzione
Sh.
GAETANO
—
Venere
e
Adone
// lamento
d'
di
un
G. S., trad. ital.(Firenze,
1898);
amante
e
(Fano tip. letter.,1898); 10. lo
M.
il pellegrino
innamorato
stesso,
(Bologna,Zanichelli, 1913); 11.
/
poemetti
Versioni da Sh.
sdotti
tra-
(al-
XXI.
UN
NAPOLETANO
COMMENTATORE
DI
DANTE
RAFFAELE
Tutti hanno
Divina
ANDREOLI
hanno
o
Commedia
avuto
di
secolo la
tra
Raffaele
le mani
il commento
alla
Andreoli, del quale da
editrice Barbèra
le edizioni
moltiplica
scolastiche. Senza ricorrere a superlativi
tivi,
comparail cui uso
è sempre
far torto agli
pericoloso,
e senza
commenti
altriassai pregevoli
danteschi che ora possediamo
mare
è lecito affer(trai qualirifulge
quellodel Torraca),
che il commento
dell*Andreoli e dei megliocondotti
mezzo
per
chiarezza
casa
sobrietà,buon
e
senso
e
buon
gusto, e
per
sempliceeleganzadi dettato;e che venir leggendosotto
è un
sacro
vero
un
piacere,
questa guidadiscreta ilpoema
contrastano
piacereche, purtroppo, altricommentatori
o
non
agevolanoal desioso lettore.Ma accade per questo
libro il contrario di quelche accade in altricasi,nei quali
Fautore
è noto
qui il libro
volte m' è
n
dantistin
di lui?
—
e
è notissimo
—
E in
e
domandato
stato
:
i suoi libri non
Ma
uno
Società dantesca
chi
era
dell'autore
da
lettida
sono
non
uomini
1*Andreoli?
si sa
di
nessuno
:
nulla.Più
lettere e
da
Conoscete notizie
degliultimifascicolidel Bullettinodella
n
ho incontrato queste parole
un
:
.
.
.
.
XXI.
modesto
-
il cui
commentatore,
forse di
Ora
COMMENTATORE
UN
io
non
suona,
e
riterebbe
me-
n
(I).
FAndreoli (sebbene in
...
ho dinanzi,ritroviil mio
lettera del 1885, che
sua
239
DANTE
molto
nome
più, TAndreoli
ho conosciuto
non
DI
una
nome,
gentile
propositoda lui
di voler fare la mia conoscenza
quando
personale
espresso
fosse venuto
giunti
Napoli);ma egliera amico di miei cona
di mio zio Silvio
fu anche segretario
particolare
e
Spaventaneglianni in cui lo Spaventa resse il ministero
mi fa quasi
in grado,
Ciò mi mette
dei lavori pubblici.
e
della sua
vita e della
obbligo,di scrivere questo cenno
insieme
e
la manifestazione del
operositàletteraria.
sua
L'Andreoli
1823,
nel 1844,
era
nato
napoletano,
volumetto
un
ariostesche nel
ma
bre
otto-
poeta, dando fuori a vent* anni,
di novelle (2),romantiche nel contenuto
cominciò
e
Napoli il 5
in
dell' ottava.
trattamento
Erano
intitolate:
//
in quattro canti, L'amor coniugale,
consiglio,
canto
unico, L'amor supposto, tre canti,// barone,quattro
lieviritocchi
fu da lui ristampata
canti ; e di esse
con
una
col mutato
titoloLa trappola quarant*
anni dopo, tra
e
F imperversaredella più rozza
letteratura veristica,
come
di affetto ai vecchi modi patri(3).
attestato
Il volumetto del 1844, ora quasiintrovabile(4),recava
,
in Bullettino eh., voi. XXV,
(1) E. G. PARODI,
marzo-settembre
1918,
15.
p.
(2) //
Preludio
tipografo,1844:
(3)
La
(4) Ne
in
16, di
ho
trovato
di
ANDREOLI
ottava
una
copia
una
sua
le poche
disposizione
carte
(Napoli,Giuseppe Barone
264).
pp.
trappola,novella in
Crescenzo, marito
mia
di RAFFAELE
rima
presso
(Firenze,Barbera, 1883).
il chimico
nipote,il quale
ha
signorFrancesco
de
cortesemente
a
messo
lasciate dall'Andreoli.
240
in
XXI.
-
COMMENTATORE
UN
DANTE
DI
vere,
un
sonetto, che mi piace trascriluogo di prefazione
perchè gionon
vanilm
per merito poeticoche abbia, ma
:
autobiografico
il quarto
Passa
m'
ancor
quanto
a
il resto,
La
ma
del paterno
avanza
viver
mi
ohimè,
se
Y ha
a
die la culla,ed
mi
n' ardo, che
sarà
canto
mia
or
mi
:
vento.
:
mena,
sgomento.
£.1 genio
cara,
io di tanto
ingrata,
amore
obblio.
figli
preludo: ma
quant'io
voce,
pena
talento
i torti dei suoi
Lievemente
appena
disamena,
e
per
mi
Napoli, agliocchi
con
ma
portato il
poetar
d'ostacolo alcuno
né
tanto
stento,
amara
necessità, non
del bello
amor
basta,
legge io studio
per
lustro, e
mio
pur
grata
se
desio,
saprò forse maggiore.
trovar
Studiava infattigiurisprudenza,
e in
facoltàprese
quella
la laurea nel 1847, nell'università napoletana;
e si sarebbe
far 1*avvocato
P impiegato,
a
dopo i casi
disposto
o
se,
del 1848 (1),l'essersitrovato il suo nome
unito a quello
del Settembrini nelP istruttoriapel processo della setta
I*Unità italiana,
le porte del foro
serrate
non
gliavesse
tolto l'aditoa ogni pubblicoimpiego.
e
Fu costretto dunque, nel decennio
della reazione, a
la vita col dar lezioni privatedi materie legali
e
campar
di letteratura,
ad
e
(1) Un
in
suo
Cose
compromesso
racconta
aiutarsi
quarantottesco
di Napoli
sonetto
con
contro
lavori pei librai.Così
re
(che cito più oltre),
p.
nel processo,
e
il
suo
nome
unito
Ferdinando
121. In
a
pato
II è ristam-
qualmodo
fosse
quellodel Settembrini
eglistesso nella prefazionealla 2.a ed. del Commento.
XXI.
COMMENTATORE
UN
-
tradusse nel 1853
DI
il Manuale
DANTE
241
del Ma-
di dirittoromano
ckeldeye nel 1857 ilTrattato del possesso del Savigny(1),
annotò per le scuole alcuni testi di lingua
(2),e altresì
e
scelta di canti popolari
toscani (3).Simile occasione
una
ebbe il commento
sollecitato
Dante, al qualevenne
su
avendone egligià n la materia pronta per
da un libraio,
il lungostudio e il grandeamore
studiato
cui aveva
con
il poema
di Dante n. Nella prima edizione,che
sempre
fu del 1856 (4),scriveva : " Offro al pubblicoun Commento,
in cui profittando
dell*opera di quanti mi precedetter
da Pietro figliuolo
di Dante fino al Bianchi,
e
sapendonea tutti il debito grado,ho pure e nella sostanza
nella forma posto tanto di mio, che ben posso
"
Illavoro
Commento
quanto molti altrichiamarlo un nuovo
allora
tra i quali
erano
piacque ai n dantisti" napoletani,
e
.
alcuni assai valenti è viveva
rinnovatore
l'autore del Veltro,
ancora
addiritturafondatore dello studio storico di
o
TAnDante, Carlo Troya: " le cui cortesi parole
(scrive
dreoli,preludendo alla seconda edizione)
parecchidei
hanno obliate,
ed io
non
probabilmente
suoi amici
mente
certa-
ricorderò finche viva n.
Manuale
(1)
di diritto
F. MACKELDEY,
nuova
Raffaele Andreoli
possesso
secondo
ecc.
i
romano
traduzione italiana
(Napoli,G. Pedone
principi di dirittoromano
san
Francesco,
con
1852); C. TOLOMEI,
(Napoli,1859).
Lauriel,
Canti
con
delle istituzioni di
cato
annotazioni dell'avvo-
Lauriel, 1853); Trattato del
di F. C. SAVIGNY,
zione
tradu-
(ivi,1857).
di
(2) I fioretti
(3)
la teoria
contenente
popolaritoscani, scelti e
note
di R.
Andreoli
Lettere,annotate
annotati
done
(Napoli,Pe-
da R. Andreoli
G.
(Napoli,
Pedone
riel,
Lau-
1857).
(4) Napoli,Perrotti, 1856.
16
XXI.
242
AH*
COMMENTATORE
UN
-
DI
DANTE
avvicinarsi dei nuovi
tempi, nel 1859, l'Andreoli
borbonico la nomina di ufficialedi prima
dal governo
classe nel dicastero dell'Interno;ma
ebbe
I*accettò
non
per
non
entrò solo dopo il
quell'ufficio
nel 1860, al tempo della Luogotenenza,
quando
plebiscito,
appartenne anche alla Guardia nazionale. Fu poi caposezione
in
e
prestare giuramento,
nel ministero dell' Interno,a Torino
e
Firenze,
a
di prefettura
Firenze e
più tardi,consigliere
a
Nel 1864 scrisse su documenti
ufficiali,
per
e,
a
poli.
Narico
inca-
dello Spaventa allora
di Stato per
sottosegretario
relazione sul brigantaggio,
diretta a prol'Interno, una
vare
che il brigantaggio
attingevaforza ed alimento da
colà;
Roma, ossia dal papa e dal re Francesco II,rifugiato
dall'uno
i qualin coi modi adoperati
e
conservare
per
dall'altroper riprendere
la propriadominazione, non
tevano
poavessero
megliodimostrare quanto e l'uno e l'altro
meritato di perderla
n. Ma non tralasciòdel tutto glistudi
letterari,
e
compose
alcuni articolisu
storie e costumanze
alcuni versi,che poi nel
e
napoletane,
volumetto da offrireagliamici (1) ;
un
riedizione del
una
suo
commento
prefazione.
In questa prefazione
egliosserva
e
con
(Roma,
del
e
nel 1863
Dante (2),con
fece
ritocchi
nuova
( I) Cose di Napoli, offerte
ai suoi
Un
napoletani del De
storia del
Regno
di
anno
di
che Dante
amici
1875). Contiene
tip. elzeviriana,
1865; la relazione
costumi
e
su
raccolse in
1875
un
sarà
da RAFFAELE
com-
ANDREOLI
bozzetto: // molo di Napoli,
brigantaggio;
un
Bourcard, del 1866
articolo
alcuni
;
Napoli, interrotta nel 1859;
e
sugliUsi
capitolidi
e
una
alcuni versi italiani
dialettali.
(2) Napoli, tip.nazionale,1863.
a
Voghera, 1864.
Se
ne
fece
una
ristampa in
tre
lumi
vo-
XXI.
-
in modo
mentalo
COMMENTATORE
UN
nuovo
sempre
morale
intellettuale,
e
DANTE
DI
con
civiledel
243
della vita
lo svolgersi
popoloitaliano;
ed
plifica
esem-
dubbio, ma
(che ha del vero, senza
effusione patriotè coloritoalquanto
con
una
politicamente)
tica
"
Coll'unitàd'Italiasotto uno scettro costituzionale
e politica.
del sistema di Dante;
siè giàattuata la parte migliore
un' altra parte non
meno
importantepoco può tardare ad
la cessazione del papaledominio ; e il
attuarsene
con
servire domani, appunto
di oggi potrebbenon
commento
concetto
questo
quellodi
come
ben
vivrà,converrà
suo
da
poema
sia
ieri
se.
non
fa
lasciarlain molta parte commentare
Io credo che la lupadi Dante da
dichiarata
stata
più per oggi.Tanto che Italia
meglio che
il
suno
nes-
dall'Antonelli
(1/
che fra tanti spositori
del
dal Merode; e
cardinale),
e
lo abbia
Veltro, che la caccerà per ogni villa, nessuno
n.
megliodi Vittorio Emmanuele
interpetrato
Alcuni anni dopo, Gaspare Barbèra,volendo arricchire
di un Dante con
la sua
Collezione scolastica,
commento
domandato
in
proposito
parere
a
Domenico
Carbone, ebbe
da costui T indicazione del lavoro dell'Andreoli, n ilpiù
bel
che si possegga n (I); ed egli
colse
l'acnella sopradetta
collezione nel 1870 e lo ristampò
moderno
commento
molte volte
(2),e,
non
senza
Era
(1)
nel 1873
{Roma, libr. Manzoni,
innanzi la
sua
di prefettura
consigliere
a Na-
del Barbèra
bibliografici
(2) 11 quale die fuori
(3) Ho
dalla
(3).
stereotipa
l'Andreoli
Annali
introdottovidall'autori
si è detto, si ristampaancora
come
in edizione
casa
qualcheritocco
anche
(Firenze,1904),p. 301.
un
1878).
ristampadel 1918.
fascicoletto di Appunti
su
Dante
244
XXI.
-
UN
COMMENTATORE
DI
DANTE
poli,quando lo Spaventa, che giàl'aveva avuto presso
di se nel 1861 nel periododella luogotenenza
e di nuovo
Torino nel 1863-4, e ne aveva
la probità
a
sperimentato
la capacitàgrande, divenuto ministro dei lavoripube
blici,
1873): "Caro An~
gliscriveva (Roma, 18 luglio
che ti somidreoli,Avrei bisognodi te. Senza un uomo
gli,
il mio carteggio
Vorresti tu venire
non
particolare
va.
—
—
in missione presso di me ? Serberesti iltuo posto
Io non
che le indennità
potreioffrirti
prefettura.
in Roma
in cotesta
Rispondimisubito.Tuo S. Spaventa". L'Andreoli accettò, e per quasitre anni, cioè fino al famoso
del 1876, fu capogabinetto
dello Spaventa.
18 marzo
Il
ricordevole di lui e non
qualerimase sempre teneramente
dal lodare e dal rimpiangere
cessava
quel collaboratore,
che ™ glileggevanel cervellon (come soleva dirmi),
inil suo
traducendolo
pensieroa perfezione
terpetrando
e
nelle limpidelettere che sottometteva
alla sua firma.
d'uso.
Ma
il 18
fu anche
marzo,
in certo
di Destra
e
che segnò la catastrofedella Destra,
modo
la catastrofedell'
Andreoli,uomo
fedelissimo a quel partito,
in un
tempo
in cui
effetto di profondoconvincimento
era
partito
e formava impegno d'onore. Eglifu balzato subito
dal ministro Nicotera,
in piccole
vendicativo,
e
partigiano
residenze di provincia;
e
a
queste vicende allude nella
al suo
Vocabolario napoletano,
dove scrive con
prefazione
amaro
sarcasmo
: "...quando le bieche ire di
parte mi
l'adesione a
un
condannarono
alla solitudineed al
di una
remota
letargo
col più geniale
lavoro della
residenza,
e meschina
ingannai
di quest'opera
compilazione
gliozi a me fattida tutt'altri
che
un
Dio w.
Dimorò,
tra
di ufficio,
l'altro,
parecchianni,per ragioni
246
XXI.
-
UN
Die fuori anche
dei cantici
COMMENTATORE
DI
queltempo
in
(1) e
una
DANTE
traduzione del Cantico
volumetto d'istituzioni letterarie
un
il lavoro
(2); ma
cui allora attese, fu il
principale,
a
Vocabolario napoletano-italiano,
del qualeaveva
concepito
1*idea sin da prima del 1870, dimorando come
consigliere
di prefettura
in Firenze, e
raccolto colà gran
aveva
n
(scriveva
parte del materiale. La mia salute è buona
amico (3) da Porto Maurizio, 29 dicembre
1885),
un
a
ed io ne profìtto
al mio Vocabolario
per dare le ultime cure
frutto di parecchianni di un
napoletano-italiano,
lavoro di benedettino. Esso è già bello e terminato
vero
mi resta che rileggerlo
ritocchi.
farvi gliopportuni
non
e
e
Fra tre o quattro mesi al più tardi,esso sarà pronto
luogo che
potrà aver
per la stampa, la qualeperò non
costà e sotto i miei occhi. Stampatoche sia,canterò con
Simeone : Nunc
dimitte servum
tuum, Domine ; perchèmi
che poparrà di aver fatto quel poco (pochinodavvero),
tevo
fare per il mio Paese n.
Il Vocabolario (4),stampato
presso
il Paravia, venne
in luce nel 1887
forse
e
(5). Ed è una delle migliori,
senz'altrola migliore,
attuazione dell'idea manzoniana
dei
vocabolari dialettali
indirizzatia favorire in Italiala forti)
// cantico
dei cantici, recato
in versi da RAFFAELE
ANDREOLI
(Oneglia,Ghilini, 1884).
(2) Nozioni
da
RAFFAELE
(3) A
fondamentali dell' arte
ANDREOLI
mio
del dire, proposte
(Firenze,Barbèra,
agliinsegnanti
1888.
Ferrarelli.
zio, signor Raffaele
compilato da RAFFAELE
(4) Vocabolario napoletano-italiano,
(Torino, Paravia, 1887
la dedica
umile
:
pegno
«
Alla mia
dell' amor
città natale
mio
(5) L' edizione fu fatta
—
a
:
in 8.° gr., pp.
—
consacro
spese
XI-805).Porta
questoistrumento
DREOLI
ANin fronte
d'italiana coltura
».
dell' autore
in tremila
copie.
—
XXI.
COMMENTATORE
DI
DANTE
247
L'Andreoli aveva,
circa
lingua.
sofico,
concetto
certo
profondoe filoun
non
linguaitaliana,
di buona efficacia: che cioè alla
ma
praticamente
mazione
la
UN
-
dell*unità della
periziain
1*uso
concorrano
essa
vivente
dei buoni scrittori(I), o,
conoscenza
fiorentino e
la
scrisse nella
come
dioma
al Vocabolario,che n la linguaitaliana è l'iprefazione
rimondato,ed arricchito dai
fiorentino,
regolato,
buoni
la nazione n. Con
scrittoridi tutta
studiò assai il parlare
fiorentino" in
manzonismo,
anni di stabile
e
col
ebbe V
lessicografico
compaesani
suor
e
lavoro
suo
rato
questo tempe-
studiosa dimora
nella
cara
intento
Firenze
n
più
n
; e
di aiutare i
in buona
tradurre ildialettonapoletano
a
cabolar
peccato che questo Vodei vocaboli nain cui alla sicura conoscenza
poletani
linguaitalianatt.
viva
si unisce
la
E
gran
sicura
meno
non
degli
conoscenza
toscani o italiani,
che può prestare ottimi
equivalenti
e
sia, da più anni, affattoesaurito in commercio.
servigi,
Allo
amico,
stesso
a
cui è
innanzi,
diretta la letterariferita
(23 ottobre 1885): n ...Penso
che ho terminato i miei venticinque
anni di servizio o servitù
del prossimo
che si vogliadire, e che con
lo spirare
dicembre terminerò pure il triennio del mio ultimo stipendio.
Il 1886 mi troverà dunque pensionabile,
se
non
sionato
penaspiraad altro
; ed è già un
gran che per chi non
che al riacquisto
della sua
libertàn. Ottenne in effetto,
nel luglio
del 1887, il collocamento a riposo; e se ne
FAndreoli
tornò
nella
sua
scriveva
città natale. Dove
visitato da
quattro anni
(1)
Nozioni
visse presso
tario,
che soli-
qualche raro e vecchio amico; e
dopo, il 28 giugno 1891.
cit.,p. 57.
vi morì
XXI.
248
Dalle
che
notizie
di
mia
questo
"
stesso
dilettante,
cultura
caro
liberale
piccole
vocabolario
parlar
Il
sussidio
Quanti
vantare
d*
terre
Italia
dallo
spirito
giovare
scrittori,
intendimento
consultato
stato
ancora
di
un'efficacia,
è
e
da
quello,
;
maggior
benefica
e
quella
nacque
le
storie
del
opera
plebeo
nale.
nazio-
sessant*
anni
il
poesia;
adoperato
tangibile,
della
spirito
oltre
fama
di
parlare
allo
strano
mo-
¥
infine,
dal
da
si
concetto
pensiero
rimesso
sarà
se
assai
di
del
quel
dialettale
Dante
contrario
1' anima
era
sollevasse
che
a
all'agevole
che
fìsonoda
quel
a
quello,
da
la
lavori
suoi
i
poeta
;
commento
suo
tutti
Da
maggior
il
delle
e
chiamava
si
fu
concetto,
italiana.
nostro
colto,
che
nazionale,
educatore,
è
potrà
unico
moderata
al
e
vita
sembra,
me
a
uomo,
sua
educazione
della
nondimeno
e
vita
un
a
modesto
n,
la
perchè
commento
delle
e
dilettante
ed
scuòla
al
DANTE
offrendo
chiara,
esce
informati
il
DI
venuto
sono
dell'Andreoli
opere
se
COMMENTATORE
UN
-
cabolario
vo-
frutto,
con
in
circolazione.
di
lui,
pari
possono
alla
sua?
e
INDICE
DEI
NOMI
Balzo (del)R„
Alagno (cT)Lucrezia, 21-27.
61.
2 1
Albergato V.,
Alfonso
d'Aragona, re di Napoli, Barbaro E, 9,
principe di
ranto,
Ta-
.
21-27.
Barbèra
Altamura
S„
Andreoli
Basile G.
Belisa
(contedi), 164.
Napoli
P., 12,
(degli)accademia, 3, 20,
Ariosto
G., 74-5.
Bernhardt
Ariosto
L., 11, 74-82,
0..74-82.
115.
Besso
E., 188.
(de) B., 29.
G.
Bisento
Ayrer, 122.
Boglio G., 21.
(di)duca,
Boccaccio
poli,
viceré di Na-
138, 139.
Auriemma
L., 87.
(d')G.
della
G.,
Bourcard
(de) F.,
Brancaccio
Brancaleone
che appaiono nella Bibliografiashakespeariana,
trasfusiin questo
indice.
.
(di)Conestabile,
(de) E., 191-2.
Bourcard
Balzac, 190.
11
Bonghi R., 113.
Bongo P., 83, 84, 87, 88.
Borbone
B., marchese
Terza, 44, 46.
sono
poli,
viceré di Na-
73.
V., 75.
Aristotile,13, 77, 78.
non
14.
C, 29, 33.
Sara, 210.
M.,
Bidera
Ariosto
I nomi
Pignone del
102.
Benenato
Azzia
v.
(di)conte,
,
113-4.
Ascalona
:
R., 66.
Benavente
Ardenti
Ariosto
93-106.
Carretto I.
Bembo
di
(principi)
94.
Larissea
Bellarmino
146.
Aragonesi
B.,
Basile Marzia,
Apollonia, 99.
glione,
Aquino (d*)T., principedi CastiAranda
G., 243.
A., 74, 75.
Barotti G.
187.
R., 193, 238-47.
O., 71.
Angaran
10.
G.
5.
187-99.
C., 39. 44-6.
F., 31, 44.
a
pp.
228-37
del volume,
250
INDICE
DEI
Broschi
C, 167.
Bruni A., 44.
Bruno
G., 33, 60, 108-9, 122.
Bucca
T., 45.
Bucchis (de) A., 44.
Buccino
A.
:
v.
Caracciolo
A.
Luisa, 213.
A., 143-45.
Buonafede
A., 64-66.
NOMI
Carriola
G.,
(della)
G.,
Casanova
169.
Castagna N., 191.
Castaldo A., 38-39,
Castelvetro
L, 62.
Buccino
Castrovillari
Catullo, 129.
Cecchi Prudenza,
Caffarello:
v.
Cesareo
Maiorana
(di)duca,
6.
99.
D., 84-87.
Celere
L., 45.
45.
CastiglioneB., 12.
Bulifon
Cacciatore
93-106.
(di)duca,
194.
G.
Charlet, 190.
Christ W., 93 n.
papa,
Cialdini E., 192.
Canevari
A., 50.
1
Cantelmo
di
duca
Cirillo
42,
G.
R.,
P., 136, 153, 154,
Popoli,
147-48.
158-60, 186.
Cocco
P., brigante,201-204.
Capasso N., 35, 141.
14
1,146,
148,150,151.
Cocceij, barone, 165.
CapeceG.,
Coccio
di Fano, 64.
Capece S., 14, 39.
G.
44.
Collenuccio
T., 15-16,
P., 4-5.
Capua (di)
Capua (di)A., duca di Termoli, 5. Collison Morley L., 221-22.
Capua (di),principe della Riccia, Colombier Marie, 210, 213, 217,
218.
132, 134.
Caracciolo A., 44.
Colonna
F., 5.
Caracciolo A., principe di MelisColonna
P„ 5.
191.
Colucci
210-20.
R.,
sano,
Caracciolo F., 44.
Conca
G. B., 44.
Carafa A., generale,
Cortese
139.
G. C, 94.
di Cordova, 28.
di S. Lucido, Consalvo
Carafa F., marchese
Callisto V.
25.
38, 44, 46.
Carafa G. B., 14.
Carafa M., 132, 133-34, 145.
Carafa T., 132, 140, 141, 150.
Cardia V., 130.
Carani
L., 64.
Caravaggio (da)P., 112.
Carbone
D., 243.
Carlo di Borbone,
di Napoli,
re
158, 162.
Carlo
Carlo
II, re
di
Spagna
148.
Coppola L.,
188.
B., 50.
Cossovich
E., 188.
Croce
B., 71, 73, 237.
Corenzio
Curz
L., 7-8.
T., 188, 192.
Dante, 11-13, 225, 238-47.
Dentice L., 39, 44, 45, 46.
Dalbono
C.
Domenichi
L., 64.
Donato, grammatico, 35.
Doria A., 14.
V, imperatore,1.
Carlo Vili, re di Francia, 55.
Duclère T., 187.
Carlotta
di Borbone,
principessa
del Brasile, 170-71.
Elze Th., 117.
Emili (d*)E., 64.
Carolina, regina di Napoli, 163.
Carretto (del)F. 6., ministro, 194. Enrico
VI, imperatore, 54.
INDICE
da
Erasmo
Eslava
25 1
NOMI
Giraldi
Rotterdam,58-73.
Cintio G.
Goethe,
Falco
Faria
(di)B., 1-20, 32.
(di)marchese, 170.
Farinello
:
da
Fausto
Federico
Broschi
v.
IV,
Goyzueta (de),duchessa di Luscia-
C.
di
re
161.
Goldbeck, 91.
162-63.
no,
Longiano, 64.
II, re di Prussia, 165.
Ferdinando
Napoli, 51,
Goyzueta (de) F., 162-69.
Gonzaga Giulia, 14.
Grandville, 190.
Granito
52, 57.
Ferdinando
II, re
B., 76.
Giudice, principedi Cellamare, 142.
1 12.
(de)A.,
DEI
di
194.
Gravina
A., 139.
P., 31.
Gundolf
F., 222-23.
Napoli,
Grineo, 66.
Fergola,generale,192.
Ferrante
I d'Aragona, re
di Napoli, Guarniero
M., 96-97.
5.
Ferrarelli G., 150.
Ferrari G., 128, 137.
accademia, 3, 4, 20.
Incogniti
(degli)
37.
FilangieriC,
Filelfo F., 24.
Janin J., 190.
Filippo II, re di Spagna, 46.
Filippo V. 138-39.
Karr
A.,
190.
Krug
W.
T., 90-91.
Flamini
F., 58.
Flavio G. P., 44, 46.
Folengo T., 58.
Fonseca
(de)
Pimentel
Landau
170-178.
Landò
N., 59,60.
Franco
M., 149, 150.
Eleonora, Landino
C., 12.
O., 61.
Latouche, ammiraglio,1 77.
Lauro
P., 62-64.
Gagliano (di)A., 14.
Lauzières
(di)A.,
Galiani
Leoniceno
N., 59.
35.
F„
Gambacorta,
principedi Macchia,
146.
Garzoni
T., 60.
Leopoldo, imperatore,148.
Lorenzini
F., 154.
Lombardi
M., 191.
Gatti, litografo,190.
Gazzella G. B., 44-45.
Gentile C., 200-209.
Gentile D., 136 n.
Genoino
G., 56.
Genovesi
A., 186.
Gesualdo
C., 14*
Manzoni
Gesualdo
F., 14.
Maramaldo
Gioberti
V., 226.
Giovane
(del)G.
Giovanna
Giovanni
188.
Lucchesi
G., 50.
Luciano, 60, 72-73.
Machiavelli
N., 12.
Maiorana
G., 184
Malatesta
S., 21.
n.
A., 223.
F., 6.
Mackeldey, 241.
D., 44.
I, regina di Napoli, 55.
d'Angiò, 26-27.
Maiello
Maio
C., 141-42, 146-48,
(marchese)194.
Malinconico
Giovio
P., 60.
Maria
Giovo
N., 155.
Maria
151.
N., 50.
50.
F.,
(de)
Teresa, imperatrice,167.
252
INDICE
DEI
Maria
Tudor, reg. d'Inghilterra,
46.
Maldacea
B., 4.
NOMI
Parthenio
Margherita
Pastore
Mariconda
A., 39, 44, 46.
B., 64-65, 66.
Penello
G.
Persio
Martorano
Falco
v.
(di)B.
Palizzi N., 187.
d*Angiò, 1 09- 1 10.
Marino
:
R., 68, 70.
S„ 64.
A., 61.
F., 11.
B., 14.
Masaniello, 56.
Petruccelli della Gattina
Mastriani
Petrucci, 1 1 5.
Petrarca
F., 187, 189.
Mazzacane
G. C,
128-29.
Mazzini
G., 221, 223.
Metastasio
P., 166.
Medinaceli
(di)duca, viceré
142, 147.
B., 74-82.
Pigna
PignatelliG. B., 44.
G.
duchessa
di Napoli, Pignone del Carretto Isabella,
d'Erce, 153-61.
Pinto,
Meursio
Pio
G., 88.
Miguel (don)di Braganza,
171.
Mirelli
Teora
,
principe
di
,
Monnier
164.
Marco,
(di)A.,
52.
G., 31.
Pontano
D.
G., 88-90.
Mura
(de) F., 50.
Muscettola
G. F., 39, 44, 45, 46.
Possevino, 66.
Pulci L., 11.
Museo
Quercia F„
:
v.
161.
Platone, 13, 16.
Polese F., 71-72.
(delli)
P., 44.
Morhof
Pitagora,90.
Platen
Mocenigo Z.,
168.
conte,
A., 64.
Pisanti F., 187.
214-16.
Monti
T., 30.
Picone
Meissonier, 190.
G.
F., 191.
£%Caldacea
B.
188.
Napoletani, 111.
Napoli (mal di),111.
Neri
F., 116, 117.
Nicolai
D., marchese
di Canneto,
185-86.
Nicotera
Nodier
G., 243.
C., 190.
Novali
F., 93-94,
Regaldi
G.
188.
Renata
di
Francia,
Rocca
159.
O., 155
128.
Pagano M.,
Palizzi F., 187, 189.
Palle (delle)
S., 39.
Palmieri D., 194.
S., 133.
(da) M., 39,
(fam.),123-36.
45.
G., 123-5.
Rocca
Giulia, 128-31.
C. A., 127.
G. O., 125.
G., generale,125.
O., 136 n.
P., 64.
S. 127, 128, 132-36,
Rocca
Rocca
Pansini
M., 67.
Rocca
Rocca
T., 88,
Napoli, 109.
Rocca
Orsini
133.
(card.),
di
D., 126-27.
F., 127, 128, 134, 135.
Rocca
13, 225.
Orgitano G., 188.
Pacifico
re
Ricoveri
Omero,
Osio
d*Angiò,
Ricci A.
Nulli S. A., 222-26.
di
Ferrara, 63.
Renato
98.
duchessa
Rocca
Rocca
Rocca
E., 188.
Romano
A., 44.
Rota B., 44, 45.
Rocco
INDICE
primo descrittore di Napoli
I. Il
il. L'amorosa
storia di Madama
di Falco
Benedetto
—
Lucrezia
1
.
in un* inedita
.
cronaca
21
quattrocentesca
III. La
IV.
V.
VI.
I
28
Sidicino
del grammatico
L'accademia
38
dei Sereni
.
48
Seggi di Napoli
Sulle traduzioni
«
VII.
tomba
Colloqui
»
italiane dell' «
imitazioni
e
Elogio
»
e
dei
58
di Erasmo
Postille manoscritte
di Orazio
ai «Romanzi»
Ariosto
del
74
Pigna
Vili.
IX.
X.
XI.
Libri secenteschi
Giovanni
Shakespeare, Napoli
G.
XII. G.
XIII. Gli
XIV.
della Carriola
Il
e
e
la
sua
«
la commedia
Storia
e
la
famigliaRocca
B.
e
la
congiura di Macchia
scrupolidi
viaggioper
di Marzia
Un
XVI.
Il
XVII.
Una
oratorio
«
Belisa Larissea
l'Europa di
un
93
107
153
gentiluomo napoletano nel
162
inedito di Eleonora
Seminarista
visione
»
123
1774-76
XV.
Basile
napoletanadell'arte.
B. Vico
Vico
83
dei numeri
sui misteri
calabrese
dell'ultima
de Fonseca
»
Napoli borbonica
1 70
179
187
256
INDICE
XVIII.
di
Versi
XIX.
Courte
«
XX.
XXI.
Un
dei
et
letteratura
La
napoletano
dreoli
Indice
un
nomi
abruzzese
pastore
borine
200
210
»
shakespeariana
commentatore
in
di
Italia
221
Raffaele
Dante
An-
—
238
249
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