ISTITUTO
DEGLI
INNOCENTI
I giovani scout e l’Europa
ISTITUTO
DEGLI INNOCENTI
I giovani scout e l’Europa
ISTITUTO
DEGLI
INNOCENTI
La ricerca presentata nel volume è stata promossa dalla Provincia di Firenze
e dai responsabili di Roverway.
La Federazione italiana dello scautismo e l’Istituto degli Innocenti, da tempo
impegnati nel confronto sulle prospettive educative dei giovani, hanno
condiviso l’impostazione dell’indagine e l’hanno realizzata nel corso
del meeting.
L’Istituto degli Innocenti ha coordinato l’équipe di ricerca, composta da
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Maria Rita Mancaniello, Enrico Moretti,
Filippo Panti, Roberto Ricciotti.
Istituto degli Innocenti
Piazza SS. Annunziata 12
50122 Firenze
Direzione generale
Anna Maria Bertazzoni
Area Comunicazione e web
Lucia Nencioni
Realizzazione editoriale
Cristina Caccavale, Barbara Giovannini e Caterina Leoni
www.istitutodeglinnocenti.it
Indice
Presentazioni
Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze
9
Laura Galimberti, Project Leader FIS
11
Pier Virgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia
della Commissione europea
13
Alessandra Maggi, Istituto degli Innocenti
15
1. La ricerca e le scelte metodologiche
19
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
2. Storia e attualità dello scautismo in Europa
33
Mario Sica
3. Vivere da scout
37
Paola Dal Toso
4. Religiosità e spiritualità
49
4.1. I dati di ricerca
50
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
4.2. Le risposte dei rover e delle scolte
54
Edoardo Lombardi Vallauri
4.3. Pensieri a partire dai dati
57
Padre Davide Brasca
4.4. Il desiderio di esperienza del sacro
60
Giovanni Catti
5. Etica e legalità
63
5.1. I dati di ricerca
64
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
5.2. I volti dell’etica e della legalità
Chiara Barlucchi
67
4
INDICE
6. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni
81
6.1. I dati di ricerca
82
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
6.2. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni: concetti
e pratiche scindibili?
86
Maria Rita Mancaniello
7. Consumi e stili di vita
95
7.1. I dati di ricerca
96
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
7.2. Giovani del proprio tempo
100
Alessandro Alacevich
8. La cittadinanza europea
107
8.1. I dati di ricerca
108
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
8.2. Rover e scolte cittadini d’Europa? Luci e ombre
113
Andrea Volterrani e Andrea Bilotti
8.3. Parole per l’Europa
117
Le risposte dei ragazzi alla domanda: “Cos’è per te l’Europa?”
9. La visione del futuro
123
9.1. I dati di ricerca
124
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
9.2. La visione del futuro: tra concretezza e aspirazioni
127
Donatella Biozzi
10. Avventurieri per l’Europa
133
Stefano Laffi
Postfazione
Dai risultati della ricerca a una prospettiva di lavoro
per la Federazione Italiana dello Scautismo
Chiara Sapigni e Sergio Fiorenza
145
INDICE
5
Appendice
Tavole statistiche
148
Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti
Lo strumento di rilevazione
171
Bibliografia
175
Gli autori
179
Presentazioni
L’estate 2006 ha visto protagonisti, qui a Firenze, i giovani d’Europa.
Ragazzi e ragazze che si sono riuniti per camminare, confrontarsi, discutere, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze e di conoscenze.
Che hanno guardato alla città di Firenze come culla del Rinascimento,
e oggi come allora hanno provato a far ripartire da questa città nuovi stimoli e nuove grandi sfide. Giovani che hanno trovato nel territorio fiorentino le suggestioni dei grandi personaggi che hanno segnato la storia di questa provincia e che hanno sperimentato l’accoglienza festosa
dei luoghi attraversati.
Questa ricerca fotografa la realtà di quanti nell’estate del 2006 si sono
messi in cammino sulle strade del Roverway, il loro modo di essere, le
aspettative per il futuro, ciò che li accomuna nonostante le diverse provenienze geografiche.
Ne emerge un quadro assai variegato e interessante, del quale non possiamo non tener conto. Soprattutto, almeno per noi che abbiamo
l’onere di guidare una pubblica amministrazione, emerge una generale
sfiducia nelle istituzioni che non esiterei a definire “preoccupante”. È
una sfiducia che ci deve interrogare profondamente, proprio perché
viene dalle file delle giovani generazioni, degli adulti di domani. Di contro, emerge invece una totale e incondizionata fiducia nella famiglia,
che resta per molti l’ancora di salvezza, pur con tutte le trasformazioni
subite negli ultimi decenni.
George Bernanos diceva che «La speranza è un rischio che bisogna correre». Anche noi dobbiamo riuscire a dare speranza agli interrogativi e
alle sollecitazioni che emergono dalle pagine della ricerca, perché il
motto del Roverway Dare to share, osare la condivisione, non rimanga un
semplice slogan. Dai partecipanti del Roverway arrivano molteplici sollecitazioni: a noi – amministratori, educatori, genitori – fare in modo
che questo fermento non vada disperso e le tante domande non rimangano inascoltate.
Matteo Renzi
Presidente della Provincia di Firenze
Rowerway! Un evento per giovani tra i 16 e i 22 anni, promosso dai
Comitati europei degli scout e delle guide (WOSM e WAGGGS) e organizzato nell’agosto 2006 dalla Federazione italiana dello scautismo (FIS).
Perché lo scautismo italiano ha voluto impegnarsi in questa grande sfida
educativa, prima ancora che organizzativa?
• Per sottolineare l’importanza della dimensione internazionale della
fratellanza scout, tenacemente sostenuta dal fondatore Baden Powell.
• Per dare un’opportunità concreta all’idea della cittadinanza europea
oggi.
• Per mettere al centro i giovani a partire dalla realtà locale, dalle regioni e dai gruppi.
• Per coinvolgere rover e scolte (e i loro capi) in una grande avventura,
con finalità educative.
• Per proporre i contenuti di un nuovo Rinascimento (il tema di fondo
dell’evento): strada, comunità, dibattito, confronto.
4.000 circa i giovani partecipanti alle routes mobili in tutta Italia, provenienti da 36 diversi Paesi dell’Europa e del mondo, 5.000 le presenze al
campo fisso di Loppiano che ha visto la partecipazione anche di molti
capi italiani in qualità di “Maestri di bottega” e di atelier.
Un’occasione unica per proporre un’analisi con gli strumenti della ricerca e della statistica sui giovani che vivono l’esperienza scout in Europa. I
loro comportamenti sono diversi da quelli dei coetanei che non hanno
vissuto questa esperienza? Le loro aspirazioni, i loro desideri? Così nasce
l’idea di questa ricerca, sviluppata in stretta collaborazione con l’Istituto
degli Innocenti. Crediamo che sarà uno strumento utile per i capi e gli
educatori, ma anche per gli osservatori esterni, per ampliare la conoscenza del mondo dei giovani e del mondo scout.
Lo scautismo ha festeggiato nel 2007 i primi 100 anni dalla fondazione:
un’occasione per diffonderne la conoscenza e approfondirne il metodo
pedagogico. Tra i partecipanti una grande prevalenza di italiani, ma anche
di portoghesi e di spagnoli. Paesi accomunati da modalità simili di vivere
la proposta scout/guide nella fascia di età 16-22 anni. Il metodo per i giovani rover e scolte viene infatti impostato nelle sue linee guida dal fonda-
tore Baden-Powell, ma sviluppato in maniera originale nell’esperienza
francese del dopoguerra che enfatizza i valori della spiritualità, della strada, della comunità. L’Italia e i Paesi del Sud dell’Europa hanno raccolto
quest’eredità e oggi il metodo della branca è incardinato proprio su questi
valori uniti a quello del servizio agli altri e al proprio Paese (cittadinanza
attiva). Anche la presenza di un capo, un adulto che permette di instaurare una relazione educativa in questa fascia di età, è caratteristica dei Paesi
del Sud dell’Europa. Il consenso dei giovani ha premiato con numeri significativi, crediamo, anche rispetto alla partecipazione dei più piccoli (lupetti/coccinelle e scout/guide), la validità di questa proposta.
Nei Paesi del Nord Europa l’esperienza della branca rover/scolte è stata
meno supportata da un metodo specifico; prevale tutt’oggi la dimensione dell’autonomia individuale rispetto alla vita di comunità, del servizio
ai più piccoli come capi rispetto a un cammino ancora educativo per la
fascia di età dei giovani.
Tra le finalità esplicite di Roverway la testimonianza del metodo italiano
e il confronto tra tutte le esperienze vissute in Europa. Crediamo che la
migliore verifica siano le parole dei giovani sul blog aperto per l’evento:
non solo facili entusiasmi, ma considerazioni che lasciano il segno.
Ricordiamo le parole di una ragazza che scrive: I think we really “dared to
share”. Our culture, our religion, our games and songs, and not to forget: 9 days
of our life. For me (and my group), on my route, there were a few problems in the
beginning because we have sometimes very different ideas of scouting, but in the end
we are all scouts, are all “human beings”, are one group and have the same ideas
and aims and we found the middleway and it worked very well (Sasa, Austria).
La tradizione delle due associazioni italiane, unite nella Federazione italiana dello scautismo, è stata motivo di ricchezza in più nel confronto.
AGESCI, l’associazione cattolica, e CNGEI, l’associazione laica e pluralista,
hanno collaborato alla riuscita dell’evento. La ricerca ha permesso di
rilevare anche dati specifici sulle diverse realtà associative.
Ricordiamo infine con piacere che il Presidente della Provincia di
Firenze, Matteo Renzi, ha sostenuto con convinzione l’iniziativa, fin
dalla sua progettazione, segno di un’apertura e di una sensibilità speciale al mondo giovanile e alla dimensione europea, che crediamo davvero
il futuro per tutti i livelli politici e amministrativi nazionali.
Laura Galimberti
Project Leader FIS
Come rappresentanza in Italia della Commissione europea abbiamo
sostenuto con convinzione l’avventura di Roverway, partecipando alla
sua realizzazione.
L’esperienza degli scout è, senz’altro, non solo una possibilità educativa
per i bambini e i giovani, ancora oggi valida, ma anche una testimonianza importante per l’Europa. La dimensione internazionale del movimento scout/guide che unisce esperienze nazionali spesso molto diverse è emblematica della possibilità di dialogo e collaborazione reale tra i
cittadini dell’Unione.
Fin dalle sue origini, il progetto di integrazione europea ha associato
etnie, culture, religioni, lingue e popoli diverse conformandosi a un
modello di società fondato sul rispetto reciproco e la tolleranza.
Roverway è stato un segnale significativo per le istituzioni europee, cui
gli organizzatori hanno voluto rivolgersi in modo programmatico, e la
Commissione europea si è rivolta ai partecipanti attraverso il suo
Presidente Barroso in un dialogo a distanza.
Il cammino verso un’Europa politicamente sempre più unita procede
in particolare partendo dalla conoscenza e dallo scambio tra i cittadini e in particolare tra i giovani. Nei Paesi UE il 12% degli abitanti (in
Irlanda il 18%) ha tra i 15 e i 24 anni: con ventisette Paesi membri e
quasi mezzo miliardo di persone 47 milioni di giovani che sono il
futuro dell’Europa.
Questo cammino sarà compiuto solo quando l’Unione europea sarà
dotata di istituzioni pienamente democratiche e dei poteri che gli Stati
nazionali non sono in grado di esercitare ciascuno per sé.
Una responsabilità reale che la società civile e le associazioni con finalità educative come quelle scout non possono non assumere tra i propri
obiettivi.
La ricerca di cui oggi leggiamo i risultati ci dice anche che i desideri e i
bisogni dei giovani uomini e donne dell’Europa non sono molto diversi tra loro. Cambiano le condizioni locali e le tradizioni all’interno di cui
si sviluppano: i comportamenti e le scelte di vita possono essere diversi,
ma è importante che le possibilità offerte a ciascuno permettano lo svi-
luppo delle potenzialità e dei desideri. Non solo per una crescita dell’individuo, ma per lo sviluppo della comunità.
La lingua potrebbe apparire ancora un ostacolo per lo scambio all’interno dell’Europa ora che siamo chiamati a esprimerci in ventitre idiomi
ufficiali attraverso tre alfabeti e molti idiomi regionali, ma i giovani ci
dimostrano che è possibile vivere esperienze significative anche con
semplici conoscenze di base e che la volontà di comunicare e di conoscersi supera spesso ogni barriera.
Un’indicazione preziosa il motto dell’evento: Dare to share, osare la condivisione!
Buona strada, buon cammino
Pier Virgilio Dastoli
Direttore della
Rappresentanza in Italia
della Commissione europea
Istituto degli Innocenti di Firenze: un nome e un luogo che rievocano
secoli di impegno a favore di infanzia e adolescenza. Nato in pieno
Rinascimento come la prima struttura di accoglienza laica per i fanciulli abbandonati, ha sempre cercato di rispondere ai bisogni formativi ed
educativi dei ragazzi accolti, accompagnandoli nella crescita e nell’inserimento sociale. Questo compito, mai interrotto in quasi sei secoli, ha
sedimentato un grande bagaglio di esperienze e di sapere sulla cui base
l’Istituto ha potuto sviluppare nuove competenze di pari passo con il
modificarsi della condizione e dei bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza. È nata così l’attività di studio e analisi e un nuovo e più ampio ruolo
di tutela e di promozione dei diritti di bambini e ragazzi, in linea con i
dettami stabiliti dalla Convenzione ONU del 1989.
Oggi il lavoro di ricerca e documentazione dell’Istituto spazia dai livelli
regionali a quello nazionale ed europeo, con la gestione del Centro
nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza e
del Segretariato di ChildONEurope, la Rete degli osservatori per
l’infanzia e l’adolescenza dei Paesi europei. Nuovi modi di declinare la
missione dell’Istituto che resta comunque invariata: comprendere la
realtà e i bisogni delle giovani generazioni, sperimentare nuovi percorsi e servizi in linea con questi, individuare le risposte più idonee in termini di politiche e azioni legislative.
L’incontro e la collaborazione nell’indagine conoscitiva sulle migliaia
di giovani partecipanti a Roverway, di cui si presentano qui i risultati
più salienti, si colloca in questo contesto e si sviluppa nell’ambito di
una collaborazione avviata da alcuni anni con le associazioni scout
toscane, AGESCI e CNGEI. Insieme abbiamo iniziato, coinvolgendo anche
altre associazioni giovanili, una riflessione su cosa significa oggi essere
educatori, sui vecchi e nuovi ruoli che spettano agli “adulti di riferimento”, sulla tenuta e l’attualità dei valori scout in un contesto sociale in rapida trasformazione e di crisi generale della società e dei suoi
valori che vede l’emergere di nuovi modelli di vita e nuove realtà educative.
16
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Lo sforzo è di individuare risposte a vecchi e nuovi bisogni dei ragazzi alle
prese con la difficile costruzione dell’identità adulta, quando, troppo
spesso, sono gli adulti stessi a dubitare di sé. In questo ambito l’Istituto ha
partecipato e dato supporto ad AGESCI e CNGEI per realizzare due seminari tenutisi a Firenze. Ne è nato uno stimolante confronto tra esperienze e
contributi diversi che va avanti e potrà prendere ulteriore slancio proprio
dall’esame dei risultati della ricerca condotta a Roverway.
Non è dunque la prima volta che incrociamo la nostra attività con il
mondo scout, una realtà a cui ci sentiamo vicini perché ne apprezziamo
finalità sociali e metodo, e ne condividiamo da tempo lo sforzo di riflessione sulle problematiche educative.
Realizzare questa ricerca ci è sembrata, prima di tutto, una grande occasione per entrare in contatto con ragazzi di diverse nazionalità europee,
per provare a coglierne umori, aspettative, sogni e atteggiamenti.
Pur nella consapevolezza che il muoversi all’interno di un contesto
esclusivamente scout avrebbe posto dei limiti oggettivi di ricerca (il campione presenta valori omogenei ed esperienze affini), lo scavo di opinioni di un gruppo giovanile di diversa provenienza nazionale e comunque
eterogeneo rendeva possibile dare voce a tantissimi ragazzi su temi
importanti, e ancora poco esplorati, come la percezione delle regole, la
progettualità sociale, la consapevolezza o meno della propria cittadinanza europea. Un’opportunità che diventava per noi una sfida davvero irrinunciabile!
Nel presentare questa indagine sui rover e le scolte che si sono incontrati a Firenze nell’agosto 2006 ci piace anche mettere in evidenza alcuni
aspetti innovativi del metodo di lavoro che ci sembrano importanti.
In primo luogo la costruzione dello strumento di indagine. Il questionario è nato infatti da un percorso condiviso, potremmo dire dalla “strada”
fatta con i ragazzi e con gli stessi capi e responsabili scout, un percorso
che ha portato ad approfondire e verificare assieme contenuti e qualità
delle domande. La ricerca si è avvalsa di un gruppo formato da ricercatori dell’Istituto e da esponenti delle organizzazioni scout che hanno
seguito l’intero tragitto e partecipato del rigore della rilevazione e delle
analisi e del commento dei dati.
In secondo luogo la vivacità del ritratto giovanile che emerge dallo studio. La fotografia, ricca e significativa, è anche il risultato degli argo-
TITOLO CORRENTE
17
menti affrontati e della franchezza con cui si è risposto alle domande.
Un simile risultato non sarebbe stato possibile senza il lavoro collettivo
con cui la ricerca è stata progettata, sostenuta e condotta.
Cittadinanza, Europa, futuro, scautismo, tante e molto pregnanti le
domande: cosa significa essere cittadini per questi adolescenti europei?
Che valore danno alla legge, alle regole, alle istituzioni? Cosa rappresenta per loro l’Europa? Cosa si aspettano dall’Europa e che posto ha nel
loro futuro la nuova istituzione sovranazionale? E lo scautismo e il volontariato rappresentano un momento di crescita e di forza per i giovani
nel contesto dell’Unione?
Ma come spesso accade nella ricerca sociale l’indagine ha anche aperto
ad altre direzioni esplorative in quei territori che si fanno sempre più
centrali per l’esperienza giovanile: dalla sessualità alla legalità, dall’esperienza dei mezzi di comunicazione di massa ai consumi culturali.
I dati, commentati e arricchiti da numerosi e qualificati contributi e
dalle testimonianze autografe dei ragazzi, possono oggi essere di aiuto
nello stimolare riflessioni e confronti all’interno del mondo scout, ma
anche al di fuori, nel variegato panorama delle cosiddette agenzie educative.
I ragazzi di Roverway ci confermano che lo scautismo insegna ad agire,
a mettersi alla prova, ad affrontare concretamente i problemi. Ma,
soprattutto, ribadiscono che il metodo di Baden-Powell resta uno strumento formidabile per educare a stare insieme e a cooperare, nel gruppo e nella società.
I ragazzi ci dicono con forza che vogliono essere protagonisti del loro
futuro, a noi essere in grado di ascoltarli e di facilitare la loro “strada”.
Alessandra Maggi
Presidente dell’Istituto degli Innocenti
1. La ricerca e le scelte
metodologiche
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
1. Premessa
La ricerca fra i giovani partecipanti all’incontro scout europeo Roverway
2006 si inserisce all’interno dell’esperienza collaborativa avviata recentemente tra l’Istituto degli Innocenti di Firenze e il mondo scout.
Roverway 2006 – un evento della regione europea dello scautismo e del
guidismo mondiali (WOMS e WAGGGS) organizzato dalle due associazioni
di scout e guide italiani (AGESCI e CNGEI) che prevedeva la partecipazione di numerosi rover e scolte provenienti da nazioni europee diverse –
ha costituito un’occasione di estrema rilevanza per realizzare una indagine tra i giovani e sui giovani.
Raccogliere l’opinione di ragazze e ragazzi che sono dentro uno specifico percorso educativo, in una situazione che propone tematiche e valori su cui impegnarsi, offre infatti un prezioso spaccato di pensieri, idee,
desideri, speranze, timori, che oltre a permettere la conoscenza dei protagonisti di una simile realtà, consente di approfondire se e come stia
cambiando la loro prospettiva di vita.
Il valore e l’utilità di avvicinarsi a questi giovani europei per acquisire
e conoscere quello che è il loro “sentire” sono senza dubbio evidenti.
E oggi, in particolare per ciò che attiene la loro visione riguardo
all’Europa e all’assetto dell’Unione; il significato attribuito all’essere
cittadino europeo dato, o nonostante, il personale livello di identificazione territoriale di fatto nutrito; la loro apertura oltre confine, ad
esempio riguardo al prevedere o meno possibilità di spostamento per
studio, lavoro o il vivere insieme a una persona di un Paese straniero;
il loro pensiero rispetto all’immigrazione e all’integrazione di culture
diverse.
L’auspicio principale che ha mosso dunque la ricerca è che le risultanze empiriche, oltre a dare la possibilità di tracciare un quadro d’insieme,
siano tali da offrire informazioni pertinenti nonché molteplici e preziosi elementi di riflessione per quanti sono chiamati a confrontarsi con la
realtà in questione e con le problematiche a essa connesse.
20
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Da un punto di vista operativo, le attività costitutive la ricerca nel suo
insieme sono state fondamentalmente sei, ovvero la:
• formulazione del questionario individuale;
• formazione dei responsabili della rilevazione;
• rilevazione al campo;
• creazione del database e immissione dei dati raccolti;
• validazione ed elaborazione dei dati;
• realizzazione del rapporto di ricerca.
La loro organizzazione e realizzazione è stata curata dall’équipe di ricerca dell’Istituto degli Innocenti.
2. Oggetto di indagine e definizione
degli strumenti
Il campo dell’indagine ha riguardato i partecipanti all’evento Rowerway
2006 e propriamente ragazze e ragazzi europei dai 16 ai 24 anni.
Si tratta di scout provenienti da 25 Paesi diversi: Austria, Belgio, Bielorussia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Essi sono membri delle associazioni scout presenti nella propria
nazione e nell’insieme rappresentativi di 39 associazioni diverse: di matrice religiosa, così come laiche e pluraliste.
La raccolta delle informazioni è stata realizzata con l’ausilio di un questionario strutturato costruito ad hoc.
La sua stesura è stata effettuata dalla équipe di ricerca costituita dai referenti dell’Istituto degli Innocenti dopo un lavoro collegiale di confronto e verifica coi referenti regionali e nazionali delle associazioni scout
AGESCI e CNGEI.
Per l’elaborazione complessiva è stata svolta l’analisi e l’approfondimento di schede impiegate in altre indagini a livello nazionale e a livello regionale relative da una parte alla condizione giovanile (in particolare le
indagini IARD) e dall’altra al mondo scout. Ciò al fine di poter effettuare una comparazione dei risultati per identificare, qualora ce ne siano,
le peculiarità e specificità della realtà oggetto di indagine ed eventualmente rilevare, specie rispetto a determinate tematiche, linee di tendenza più generali per evidenziare se e quali siano i nuovi segnali che provengono dall’universo giovanile.
LA
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
21
Dati gli obiettivi cognitivi, i filoni tematici da approfondire sono stati
fondamentalmente quattro, ovvero:
1. lo scautismo e soprattutto il senso e il valore attribuito all’esperienza
finora vissuta, l’utilità o meno riconosciutale e ciò che maggiormente attrae e si rivela determinante;
2. la cittadinanza e quindi il significato attribuito da una parte all’essere “cittadino attivo” e dall’altra “buon cittadino”, la percezione delle
istituzioni pubbliche e il grado di fiducia provato al riguardo;
3. l’Europa e specificatamente l’opinione personale circa la sua rilevanza, l’ingresso di nuovi Paesi all’interno della Unione europea, il problema immigrazione e l’integrazione di culture diverse;
4. il futuro e in particolare la percezione nutrita nei suoi confronti,
l’orientamento o meno alla progettualità, le aspettative rispetto agli
affetti e al lavoro.
La prima stesura del questionario è stata oggetto di esame e di confronto nell’ambito del convegno sull’educazione dei giovani alla cittadinanza europea realizzato dall’Istituto degli Innocenti a Firenze il 6
maggio 2006, all’interno del quale è stato presentato il progetto di
indagine Cos’è per te l’Europa?. Nell’occasione, attraverso un vero e proprio brainstorming fra i partecipanti suddivisi in due gruppi di lavoro,
sono state raccolte idee tese a migliorare, chiarificare e arricchire lo
strumento di rilevazione.
Il confronto con gli studiosi della realtà giovanile e gli educatori scout si
è rivelato estremamente importante per mettere a punto nel migliore
modo possibile il questionario.
Gli spunti di riflessione sono stati molteplici e variegati e tutti di notevole importanza. Tra essi molto interessante è stato ad esempio
l’approfondimento e la specificazione dei termini “religiosità” e “spiritualità” e la loro interconnessione. Azioni necessarie data la delicatezza
del tema della religione nell’ambito delle organizzazioni WOMS e
WAGGGS, le quali comprendono associazioni di matrice religiosa, ma
anche laiche e pluraliste. La decisione finale è stata quella di considerare la spiritualità individuale in un’ampia accezione e di lasciare piena
libertà allo scout di definire e precisare la religione di appartenenza.
Ugualmente stimolante è stata la proposta di indagare anche la problematica attinente alle cosiddette devianze e trasgressioni, sempre più
diffuse nel contesto giovanile, che inizialmente non era stata preventivata. Il suo inserimento – oltre che utile in sé e complementare all’ana-
22
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
lisi complessiva – è stato reputato di grande rilevanza specie a fini comparativi.
Inoltre, è stato fruttuoso il dibattito teso a identificare la formulazione
migliore per esprimere adeguatamente il concetto rilevante nell’ambito
dello scautismo relativo all’essere protagonista nel mondo. Da qui, il consenso unanime rispetto all’espressione inglese to make a difference, che è
stata inserita in tutti i questionari, a prescindere dalla diversità di lingua,
poiché ritenuta la più naturale e immediata per ogni scout.
A questi potrebbero essere aggiunti tanti altri esempi interessanti, tutti
indirizzati a identificare il migliore linguaggio possibile, da un punto di
vista sia semantico, sia sintattico e pragmatico, da impiegare per la definizione delle domande.
Il questionario, una volta messo a punto sulla base dei suggerimenti proposti, è stato tradotto nelle lingue straniere più rappresentate all’incontro Roverway 2006, ovvero inglese, francese, spagnolo e portoghese.
In seguito è stato sottoposto all’attenzione di referenti scout internazionali per verificarne la congruenza semantica rispetto alla traduzione letterale e poi, sulla scorta delle indicazioni e specificazioni da essi fornite,
sistemato definitivamente.
Il questionario è costituito complessivamente da 29 domande in prevalenza “chiuse” (cioè dove la scelta di risposta avviene tra alcune prestabilite)
e in numero contenuto “parzialmente aperte” (che permettono di scegliere anche una risposta non prevista, se quelle predisposte non risultano
soddisfacenti). Si tratta di un questionario elaborato definitivamente in
maniera tale che la sua compilazione non richiedesse troppo tempo, date
le circostanze particolari in cui sarebbe stata effettuata la rilevazione.
Le tematiche in cui si articola il questionario sono riconducibili essenzialmente a sette e specificatamente:
• esperienza scout;
• religiosità e spiritualità;
• etica e legalità;
• partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni;
• consumi e stili di vita;
• cittadinanza europea;
• futuro.
A esse si aggiunge inoltre una sezione dedicata alla raccolta delle informazioni di background (genere, età, Paese di nascita e di residenza, cittadinanza, indipendenza abitativa e condizione scolastica-lavorativa).
LA
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
23
Al questionario è stato poi allegato un foglio completamente vuoto sul
quale esprimere in maniera pienamente libera, ovvero tramite pensieri,
slogan, motti, disegni e così via, l’opinione personale su “cosa è l’Europa”.
3. La rilevazione al “campo”
La somministrazione del questionario, quindi la raccolta delle informazioni, è stata effettuata nella giornata di apertura del “campo fisso” a
Loppiano, nel Valdarno fiorentino.
Il campo fisso era ospitato presso la Comunità dei Focolari e si è servito
sia delle strutture della comunità sia dei suoi terreni, suddivisi in 10 aree
che per le loro caratteristiche si prestavano ad accogliere le tende e i servizi per i partecipanti. I sottocampi gravitavano su due zone distanti tra
loro circa 1,5 km.
Le giornate in cui si è svolto il campo sono state caratterizzate da un
ritmo elevato di attività, con pochi momenti di pausa che coinvolgessero tutti i partecipanti e da una area molto vasta che accoglieva tutta la
manifestazione.
Allo scopo di realizzare una rilevazione con il miglior esito positivo possibile e conseguire un tasso di successo dell’iniziativa elevato, si è scelto
di svolgere una rilevazione diretta, contenuta in uno spazio temporale
circoscritto e avvalendosi delle risorse presenti al campo, ovvero tramite
una rete di “rilevatori-scout” organizzata preventivamente e costituita
dagli IST (International Service Team), selezionati dallo staff di Roverway e opportunamente addestrati da parte dell’équipe di ricerca.
Il sistema organizzativo seguito ha consentito una raccolta accurata e
affidabile delle informazioni comprese nei questionari e un numero
contenuto di questionari andati persi, nonostante l’atipicità del contesto
in cui si è svolta l’indagine.
Il numero totale di IST che hanno collaborato alla rilevazione nel suo
complesso, in particolare nel coordinamento, è stato di 20 persone di
nazionalità diversa.
Qualche giorno prima dell’inizio del “campo fisso” è stata realizzata da
parte di alcuni componenti l’équipe di ricerca, una giornata di in-formazione per gli IST per illustrare i vari aspetti dell’indagine, e nello specifico: descrivere gli obiettivi cognitivi, la rilevanza scientifica e sociale
dell’opera e, su un piano più tecnico, presentare i questionari, spiegarne le condizioni e la modalità di somministrazione e di raccolta. Infine,
24
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
definire l’intervento degli IST in modo pertinente agli interessi della
ricerca e compatibilmente alle attività scout previste.
La disamina comune del questionario si è rivelata oltre che utile alquanto interessante specie per evidenziare in diversi casi il significato proprio
di certe espressioni al di là della diversa formulazione linguistica, così da
poterle eventualmente spiegare e proporre agli scout in modo omogeneo. Peraltro, ciò ha appassionato ulteriormente gli IST nei confronti
dell’indagine.
Il ruolo primario degli IST era il coordinamento complessivo all’interno
del villaggio di cui ognuno era assegnato come referente. Da un punto
di vista operativo il loro intervento consisteva nel:
• consegnare i questionari, suddivisi per lingua in base al numero relativo di scout, ai capi villaggio, i quali li rimettevano ai capi route che a
loro volta li distribuivano agli scout;
• sovrintendere e dare eventuale supporto alla compilazione dei questionari;
• riprendere dai capi villaggio i questionari compilati, non appena loro
li avessero ritirati dai capi route.
Al ritiro dei questionari gli IST avevano il compito di controllare la corrispondenza fra il numero di questionari distribuiti inizialmente e di
quelli effettivamente “ritornati”. A conclusione di tale operazione provvedevano alla consegna definitiva dei questionari raccolti all’équipe
della ricerca, presente al campo durante l’intera rilevazione.
Sulla base di una simile articolazione, i responsabili erano dunque i capi
route che, oltre a provvedere alla somministrazione diretta dei questionari agli scout della propria route, dovevano seguirne la compilazione e
assicurarsene il ritorno completo.
Date le modalità organizzative complessive, è stato ritenuto opportuno
effettuare un incontro di formazione anche con i capi villaggio e i capi
route, direttamente al campo nell’arco della giornata prevista per la rilevazione, ovvero il giorno di apertura del “campo fisso”.
Nell’occasione i componenti l’équipe di ricerca hanno illustrato loro
l’indagine, la sua rilevanza e le sue modalità di realizzazione, soprattutto riguardo la strutturazione dell’attività rilevatoria all’interno della
quale era previsto anche un loro contributo.
In particolare il briefing ha permesso di trasmettere le modalità per
un corretto svolgimento dell’indagine toccando i seguenti punti fondamentali:
LA
25
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
Modalità di rilevazione
équipe di ricerca
IST
IST
IST
Capi
Villaggio
Capi
Villaggio
Capi
Villaggio
Responsabili
di Route
Responsabili
di Route
Responsabili
di Route
Scout
Scout
Scout
• una breve introduzione alla ricerca;
• l’importanza della collaborazione della struttura organizzativa presente al campo;
• la consegna dei questionari ai capi villaggio;
• la modalità di compilazione dei questionari (specificando il tempo
necessario da dedicare alla compilazione e la necessità di stimolare i
ragazzi affinché si sforzassero nel fornire risposte in maniera autonoma e sincera);
• la modalità di restituzione dei questionari compilati da parte dei capi
villaggio, agli IST presso la “tenda segreteria” del sottocampo;
• il ritorno dei questionari all’équipe di ricerca.
La formazione dei capi villaggio ha avuto esclusivamente una funzione
“preparatoria” al fine di ottimizzare i risultati e i tempi della ricerca e
conseguire una raccolta ottimale delle informazioni. Infatti, i tempi e le
condizioni di realizzazione dell’indagine al campo, ovvero su un campo
26
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
così particolare, potevano in qualche modo condizionare l’esito della
distribuzione, della compilazione e della raccolta dei questionari somministrati.
In linea alle esigenze del contesto complessivo e alle contingenze proprie dell’inaugurazione della manifestazione, la campagna di rilevazione è stata di fatto realizzata nell’arco del momento serale dedicato alla
cena poiché ritenuto dallo staff di Roverway uno dei più raccolti e concentrati, quindi, almeno in via di principio, il più adeguato per condurre l’indagine a buon fine.
L’incontro con i capi villaggio e i capi route, un momento formale
comune, visti i ritmi serrati delle attività di campo e l’importanza dell’indagine, è stato considerato il più appropriato per effettuare subito una consegna ordinata e scrupolosa dei questionari ai capi villaggio stessi.
L’eterogeneità linguistica, data la presenza in tutti i villaggi di scout di
nazionalità diversa, è stata superata nella fase preparatoria dell’attività
rilevatoria. Grazie alle informazioni disposte dalla segreteria organizzativa è stato possibile preparare e suddividere per lingua straniera i questionari con sufficiente precisione in base al numero dei partecipanti e
la loro provenienza.
4. Esito della campagna di rilevazione
e caratteristiche generali degli intervistati
Conclusa la rilevazione delle informazioni sono state effettuate le operazioni di immissione dei dati su un supporto magnetico costituito ad
hoc. Tali operazioni sono state compiute da alcuni scout dell’area fiorentina selezionati dai referenti scout delle associazioni AGESCI e CNGEI. Una
volta completata l’immissione, sono state avviate le operazioni di controllo sull’adeguatezza dei dati al fine di evidenziare errori e incongruenze ed effettuare le relative correzioni. Appurata quindi
l’affidabilità dei dati, questi sono stati sottoposti ad analisi statistica.
Le giornate di Roverway 2006 hanno visto la partecipazione di giovani
provenienti da 25 Paesi europei per un totale di circa 5.000 ragazzi tra
rover, scolte, IST ed elementi degli staff che hanno permesso la concretizzazione dell’evento.
Dai dati relativi agli iscritti alla manifestazione è stato riscontrato che la
numerosità dell’universo di riferimento dell’indagine era composto da
LA
27
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
3.500 rover e scolte presenti al campo fisso. I giovani che hanno compilato e restituito il questionario sono stati in totale 2.522 – appartenenti
a 39 associazioni scout – coprendo il 70% del totale delle unità oggetto
della rilevazione.
Considerando la particolarità dell’indagine sul campo, il risultato di
copertura è da considerarsi di ottimo livello in ragione dei tempi e
della modalità di somministrazione e restituzione dei questionari che
imponevano scelte obbligate in relazione al fitto calendario della manifestazione.
Guide/scout intervistati per associazione di appartenenza
Associazione
Rover e scolte
AEP
AGESCI
ASDE
ASSOCIATION OF HUNGARIAN GIRL GUIDES
ASSOCIAZIONE GUIDE BIELORUSSA
CERCETASII ROMENIEI
CNGEI
CORPO NACIONAL DE ESCUTAS
CYPRUS SCOUTS ASSOCIATION
ESTONIAN GUIDE ASSOCIATION
FINLAND SCOUTER
FNEL
FVOS
GIRLGUIDING UK
GIRLS GUIDES ASSOCIATION OF CYPRUS
IRISH GIRL GUIDES
LES SCOUTS
LGS
LITHUANIAN GIRL GUIDES
LITHUANIAN SCOUT
31
851
79
32
7
15
261
389
26
21
29
12
6
7
3
15
4
8
5
11
Associazione
Rover e scolte
MALTA GIRL GUIDES ASSOCIATION
MALTA SCOUT ASSOCIATION
MOVIMENTO SCOUT CATTOLICO
NORGES SPEIDER FURBUND
ORGANIZATION OF THE BULGARIAN SCOUTS
PPO
SCOUT ASSOCIATION OF CROATIA
SCOUT ASSOCIATION OF MACEDONIA
SCOUT E GUIDE PLURALLISTE DEL BELGIO
SCOUTING IRELAND
SCOUTS ET GUIDES DE FRANCE
SCOUTS MUSULMANS DE FRANCE
SHP HELLAS
SVENSKA SCOUTRADET
UK SCOUT ASSOCIATION
UNIONISTI DI FRANCIA
VVKS
ZHP
ZVEZA TABORNIKOV SLOVENIJE
non disponibile
Totale 39 associazioni
8
8
174
36
4
105
28
7
35
53
17
2
9
8
30
26
13
59
15
73
2.522
Tra i 25 Paesi presenti, quello maggiormente rappresentato nell’indagine, per via del maggior numero di partecipanti alla manifestazione, è
l’Italia. I rover e le scolte italiani intervistati sono stati 1.149, ovvero il
45,6% del totale dei ragazzi raggiunti dalla rilevazione.
Tra gli altri Paesi, quelli col maggior numero di intervistati, sono stati
Portogallo e Spagna con rispettivamente 420 (16,7% del totale) e 279
I
28
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
(11,1%) rover e scolte che hanno compilato e restituito il questionario. Altri Paesi ben rappresentati dal punto di vista numerico sono
stati l’Austria con 105, l’Irlanda con 68, il Belgio con 64, la Polonia
con 49.
Guide/scout secondo il Paese di provenienza e il genere dei partecipanti
Cittadinanza
Femmina
Maschio
Totale
%
Italia
Portogallo
Spagna
Austria
Irlanda
Belgio
Polonia
Francia
Regno Unito
Norvegia
Ungheria
Finlandia
Cipro
Croazia
Estonia
Lussemburgo
Lituania
Malta
Romania
Slovenia
Grecia
Svezia
Bielorussia
Macedonia
Bulgaria
540
186
127
54
27
16
34
25
25
19
21
26
17
20
19
12
14
10
10
11
6
7
6
3
3
609
234
152
51
41
48
25
24
13
17
11
3
11
8
2
8
2
6
5
4
3
1
1
4
1
1.149
420
279
105
68
64
59
49
38
36
32
29
28
28
21
20
16
16
15
15
9
8
7
7
4
45,6
16,7
11,1
4,2
2,7
2,5
2,3
1,9
1,5
1,4
1,3
1,1
1,1
1,1
0,8
0,8
0,6
0,6
0,6
0,6
0,4
0,3
0,3
0,3
0,2
1.238
1.284
2.522
100,0
Totale
Gli intervistati hanno una età compresa tra 14 e 24 anni, divisi equamente tra maschi e femmine, rispettivamente 1.284 e 1.238. La maggior
parte dei ragazzi risulta appartenere alla fascia di età compresa fra 17 e
20 anni che rappresenta oltre il 75% degli intervistati per un totale di
1.962 ragazzi. Un quarto degli intervistati ha 18 anni, l’età in cui si è
registrato il maggior numero di rover al campo con 340 femmine e 315
maschi per un totale di 655.
LA
29
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
Guide/scout secondo l’età e il genere
Età
Femmina
Maschio
Totale
%
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
n.d.
4
9
116
248
340
226
164
65
42
8
11
5
3
6
102
249
315
240
180
109
45
12
11
12
7
15
218
497
655
466
344
174
87
20
22
17
0,3
0,6
8,7
19,8
26,1
18,6
13,7
6,9
3,5
0,8
0,9
-
1.238
49,1
1.284
50,9
2.522
100,0
100,0
-
Totale
In % sul totale
n.d. = non disponibile
La giovane età dei ragazzi fa sì che la maggior parte di loro viva ancora
nella propria famiglia di origine: dei 2.522 intervistati, il 92,2% di loro
(2.321 ragazzi) ha dichiarato di abitare stabilmente ancora con i propri
genitori. Solo un 4% dei partecipanti vive con amici o compagni di studio: un totale di 104 ragazzi tutti di età maggiore di 17 anni. Il restante
3,7% vive con il proprio compagno/a oppure da solo.
Con chi vivi? (per genere)
Femmina
Maschio
Totale
%
Famiglia di origine
Amici/compagni di studio
Con il mio compagno/a
Da solo
Altro
n.d.
1.138
54
21
18
4
3
1.183
50
16
23
11
1
2.321
104
37
41
15
4
92,2
4,1
1,5
1,6
0,6
-
Totale
1.238
1.284
2.522
100,0
n.d. = non disponibile
Analizzando la situazione abitativa dei rover in relazione al loro Paese di
provenienza si segnalano alcuni spunti di riflessione:
I
30
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
• rover e scolte italiani in proporzione confermano la loro tendenza a
uscire generalmente più tardi dalla famiglia di origine, dato che 1.111
su 1.149 partecipanti italiani vivono nel loro nucleo familiare, con una
percentuale del 96,7%.
• il dato cala leggermente per le altre nazioni rappresentate dato che il
91,4% del totale dei portoghesi (382 su 420 totali) abita ancora in
famiglia, il 90% degli spagnoli (251 su 279) e l’86% dei ragazzi provenienti dalle restanti nazioni europee (577 su 674) partecipanti a
Roverway;
• dei 104 ragazzi che hanno segnalato di vivere con amici e compagni di
studio, va segnalato che in proporzione la maggioranza di questi (ben
40 ragazzi) non proviene dai 3 Paesi maggiormente rappresentati,
ovvero Italia, Portogallo e Spagna.
Con chi vivi? (per Paese di provenienza)
Italia
Portogallo
Altri Paesi
europei
Spagna
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
Totale
Europa
%
Famiglia di origine
Amici/compagni di studio
Con il mio compagno/a
Da solo
Altro
n.d.
1.111
15
7
4
12
-
96,7
1,3
0,6
0,3
1,0
-
382
25
1
8
2
2
91,4
6,0
0,2
1,9
0,5
-
251
24
2
2
0
-
90,0
8,6
0,7
0,7
0,0
-
577
40
27
27
1
2
85,9
6,0
4,0
4,0
0,1
-
2.321
104
37
41
15
4
92,2
4,1
1,5
1,6
0,6
-
Totale
1.149
100,0
420
100,0
279
100,0
674
100,0
2.522
100,0
n.d. = non disponibile
A conferma della forte componente educativa tipica del metodo scout,
si osserva una alta scolarità tra i partecipanti all’indagine tutti di età
compresa tra 14 e 24 anni: infatti, il 90% di questi ragazzi (2.264 su
2.522) è impegnato nello studio come attività principale, di questi il
48,5% (1.227 in valore assoluto) frequenta una scuola secondaria mentre il 41,6% frequenta l’università (per un totale di 1.037 studenti).
LA
31
RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE
Guide/scout secondo la tipologia di attività dei partecipanti e il genere
Tipologia di attività
Femmina
Maschio
Totale
%
614
547
55
2
15
5
613
490
140
8
28
5
1.227
1.037
195
10
43
10
48,8
41,3
7,8
0,4
1,7
-
1.238
1.284
2.522
100,0
Studente scuola secondaria
Studente universitario
Lavoratore
Studente lavoratore
Altro
n.d.
Totale
n.d. = non disponibile
La diretta conseguenza di questa situazione è che l’incidenza dei rover
che lavorano o svolgono altro tipo di attività è decisamente bassa, dato
che solamente il 7,8% del totale dichiara di lavorare stabilmente e solamente 10 individui intervistati su 2.522 si trovano nella condizione di studente-lavoratore. Va detto che una così elevata scolarità non dipende in
questo caso dall’età dei ragazzi poiché, anche dopo la fine dell’obbligo
scolastico, la maggior parte frequenta l’università e solo una piccola percentuale è occupata. Il termine della scuola dell’obbligo è differente nei
vari Paesi europei, ma analizzando la distribuzione per età dei rover si
nota che – per ogni età superiore a 17 anni – i ragazzi che frequentano
studi universitari sono molti di più del numero di coloro che lavorano.
Guide/scout secondo la tipologia di attività dei partecipanti e l’età
Età
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
n.d.
Totale
Studente
scuola
Studente
secondaria universitario
Lavoratore
Studente
lavoratore
Altro
N.d.
Totale
7
13
214
456
398
91
28
10
2
8
30
209
323
267
116
62
10
13
7
1
2
5
27
39
41
40
22
9
8
1
1
3
1
2
1
1
1
-
3
18
12
4
4
1
1
1
2
2
2
3
-
7
15
218
497
655
466
344
174
87
20
22
17
1.227
1.037
195
10
43
10
2.522
n.d. = non disponibile
32
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Nell’insieme, l’analisi statistica è stata condotta su due livelli: il primo
diretto a una lettura iniziale delle informazioni raccolte e il secondo a
un approfondimento specificatamente orientato, in particolare rispetto
alla diversa nazionalità degli scout.
I risultati dell’analisi complessiva, accuratamente esaminati e interpretati, costituiscono il presupposto di fondo per la stesura del rapporto di
ricerca.
2. Storia e attualità dello scautismo
in Europa
Mario Sica
L’Europa è stata la culla di quel movimento mondiale che è oggi lo scautismo. Lo è stata anche perché, nel momento in cui il movimento è nato,
l’Europa era, semplicemente, il centro del mondo.
Lo scautismo nacque in Gran Bretagna nel 1907, ad opera di un generale che voleva solo lanciare un metodo educativo per associazioni e
gruppi giovanili esistenti, e invece si ritrovò sulle braccia
un’associazione scout; che voleva rafforzare, con la sua proposta educativa, l’Impero britannico, e invece si ritrovò sulle braccia un movimento internazionalista e pacifista. Baden-Powell, eccellente cavaliere, ha
adottato per queste inaspettate evoluzioni l’atteggiamento che egli consigliava per il controllo del cavallo, ma anche per far fronte a inattese
difficoltà nella vita: non affrontare il problema di petto, ma aderire al
cavallo o alla vita con flessibilità, e indirizzare poco alla volta l’uno e
l’altra verso la buona direzione.
In Europa lo scautismo si diffuse con la rapidità di una striscia di polvere da sparo, spesso sulla base di conoscenze fortuite e occasionali. In Danimarca, per esempio, nel 1909 un professore di liceo di Copenaghen
parla in classe degli scout che ha visto in attività durante una visita in
Inghilterra: l’indomani uno dei ragazzi chiede l’autorizzazione a fondare una squadriglia scout, si procura una copia di Scautismo per ragazzi e
acquista l’equipaggiamento in Inghilterra; l’anno successivo vi sono già
due reparti di quattro squadriglie, uno di essi guidato dallo stesso insegnante. In Svezia nell’autunno del 1909 un ufficiale in congedo e insegnante di ginnastica prende il battello per far ritorno a casa a Goteborg:
su un tavolino trova una copia di Scautismo per ragazzi, e comincia a sfogliarla; prende a prestito il libro, lo traduce, e 2.000 copie si vendono in
due settimane. Due organizzazioni nascono in Norvegia: una nel 1909,
sulla base di informazioni parziali e frammentarie, pratica uno scautismo mutilato e al negativo (il ragazzo promette: «farò del mio meglio
affinché la Norvegia non debba vergognarsi di me»), che esclude il
dovere verso Dio e il sistema delle squadriglie; l’altra è fondata nel 1910
34
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
da un giovane insegnante, che aveva vissuto un’esperienza scout in
Inghilterra, e da un pastore protestante. Baden-Powell, nel corso di un
viaggio in Norvegia, cerca di unificare le due associazioni, senza riuscirci: ma poco dopo l’associazione meno fedele al metodo originario deperisce e muore. Nel 1910 un ufficiale di marina francese, Nicolas Benoît,
sbarca sull’altro lato della Manica e vede gli scout: torna sul continente
e fonda il primo reparto degli Éclaireurs de France. In Olanda un reparto inglese di Oxford, in visita a Amsterdam nell’agosto 1910, è ospitato
da un giornalista: poco dopo questi pubblica sul movimento scout un
opuscolo che viene diffuso nelle scuole, tra le famiglie, le chiese e gli
stessi ragazzi; l’anno successivo, 1911, è fondata l’associazione scout
olandese. In Italia nel marzo 1910 un baronetto inglese villeggiante a
Bagni di Lucca, Sir Francis Vane, già Commissario scout di Londra, e un
maestro italiano, Remo Molinari, fondano il primo reparto dei Ragazzi
esploratori italiani. E simili episodi si producono, tra il 1910 e il 1912, in
una buona dozzina di altri Paesi europei.
Baden-Powell non fece niente per incoraggiare tale diffusione: né visite,
né pubblicità speciale. Neppure fece niente per opporvisi: sembra che
respingesse il consiglio di coloro che avrebbero voluto brevettare il
metodo scout per impedire la sua adozione all’estero e conservarne così
i vantaggi per l’Impero inglese. Di fronte al pullulare delle associazioni
scout in tutta l’Europa, e delle varie ramificazioni del movimento
(guide, lupetti ecc.), egli si limitò a incanalare e coordinare un tale
spontaneo sviluppo. Questo carattere di spontaneità, al di fuori di ogni
propaganda da parte sua, gli faceva dire che, in fondo, il movimento
scout (in contrapposto al metodo scout) non era stato fondato da lui,
ma dai ragazzi stessi…
Diversamente dall’associazione inglese – associazione unitaria in cui
coesistono ragazzi di varie religioni – in Europa continentale lo scautismo si suddivise rapidamente secondo grandi famiglie ideologico-religiose: cattolici-laici, cattolici-protestanti-ebrei. Ben presto lo scautismo
mondiale insistette per avere un unico punto di riferimento in ogni
Paese: di conseguenza i principali Paesi dell’Europa continentale
(Belgio, Italia, Germania, Spagna) hanno una federazione comprendente due o più associazioni. La Francia ne ha il maggior numero, compresa un’associazione di scout musulmani.
Coi suoi 40 Paesi (e oltre 60 associazioni), l’Europa conta oltre il 25%
dei membri dell’OMMS, anche se, sul piano degli aderenti, meno di 8
STORIA
E ATTUALITÀ DELLO SCAUTISMO IN
EUROPA
35
scout su 100 nel mondo sono europei. Al numero delle associazioni non
corrispondono gli effettivi, spesso, negli anni recenti, con andamento
ad altalena in molti Paesi.
Oltre a questo pluralismo associativo, lo scautismo europeo si contraddistingue per un’ampia varietà metodologica: vi sono associazioni che
hanno un pre-lupettismo (che in Gran Bretagna costituisce il 30% degli
effettivi associativi) e quelle che non l’hanno, come le italiane; associazioni che hanno una branca esploratori unitaria (come le italiane) e
quelle che l’hanno divisa in boys-seniors (la Francia e la maggior parte
delle altre); associazioni che puntano molto sulla branca rover come
ultimo segmento del percorso educativo scout, e altre (come la britannica) che vi hanno virtualmente rinunciato. Assai diversificati sono
anche colori e fogge delle uniformi: il solo elemento veramente comune è oggi il fazzoletto da collo.
Pur tuttavia lo scautismo europeo trova senza sforzo una grande unità
sul piano dei valori, con l’unica eccezione del riferimento religioso, che
per un numero limitato di associazioni è facoltativo. Ma il grosso dei
valori della Legge e della Promessa scout, pur in una grande varietà di
formulazioni, rimane ancorato a quelli proposti da Baden-Powell: dovere verso la comunità, servizio del prossimo, affidabilità, fedeltà, fraternità internazionale, cortesia, rispetto per la natura, purezza, obbedienza
cosciente, buonumore, essenzialità e semplicità. Tra questi valori comincia a farsi luce una particolare coloritura del dovere verso la comunità,
che oggi si allarga al di sopra dello Stato nazionale, verso l’orizzonte
europeo.
Lo scautismo è ancora attuale in Europa?
La risposta a questo interrogativo non è facile. Le società europee si trovano di fronte a nuove sfide – come quelle delle nuove povertà o dell’immigrazione – che chiedono allo scautismo un forte sforzo di adattamento delle sue strutture e del suo metodo. Se in certi Paesi lo scautismo è un movimento di frontiera, in grado di rispondere almeno in
parte a queste sfide, in altri esso trova difficoltà ad adattarsi e a rinnovarsi, e rischia di continuare a girare su se stesso, rivolgendosi a giovani che,
in partenza, fanno parte di un’élite sociale.
Inoltre, è un fatto che vi è un divario crescente tra un certo numero di
valori proposti dallo scautismo (dovere verso Dio, servizio del prossimo,
spirito di squadra, formazione di se stessi) e certe tendenze della società europea (secolarizzazione, individualismo, edonismo). Più in genera-
36
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
le, un impegno duraturo di qualsiasi tipo diviene difficile nella società
dello zapping e del cellulare.
Ma tutti i dati ci dicono che proprio contro queste tendenze vi è una
forte reazione da parte dei giovani. Fondamentalmente la scommessa
dello scautismo del ventunesimo secolo rimane – tra difficoltà forse
maggiori, per l’accresciuta concorrenza nel campo del tempo libero dei
giovani – la stessa di quella del ventesimo: quella di rispondere ai bisogni e alle carenze educative di una società. Gli effettivi potranno mantenere, come in certi Paesi europei, un andamento altalenante: ma la flessibilità e adattabilità dello scautismo, unita alla costante presa di certi
suoi elementi, come il gioco e l’avventura, continuano a farne un attore
attivo nel campo della formazione dei giovani.
La scommessa educativa costituisce un investimento a lungo termine:
formare cittadini attivi e responsabili non è obiettivo che consenta una
misurabilità dei risultati in tempi brevi, ma è il solo che permetta di sperare di «lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato».
3. Vivere da scout
Pa o l a D a l To s o
1. Premessa
I dati analizzati che hanno a che fare con l’identità scout offrono interessanti spunti di riflessione non solo per i capi scout ma anche per
quanti si occupano, a vario titolo, delle problematiche educative dei giovani e sono attenti dal punto di vista pedagogico, alla ricaduta dell’appartenenza associativa nella formazione personale.
2. A che età inizia il grande gioco scout
Per quanto riguarda l’inizio dell’esperienza scout, in linea di massima,
non appaiono particolari differenze tra maschi e femmine1. Segno questo che esistono pari opportunità per inserirsi nel mondo scout.
Mediamente più di un quarto (28,4%) dei partecipanti al Roverway e il
42,8% di quelli italiani risulta entrato all’età di otto anni e pertanto,
l’avvio del cammino di crescita nell’ambito della proposta educativa dello
scautismo e del guidismo segue l’iter formativo scout previsto dallo
Statuto AGESCI (art. n. 6) e in genere, dalla tradizione. In generale a livello europeo, risulta che complessivamente quasi nel 58% dei casi il percorso scout inizia tra i 7 e i 10 anni. Fa eccezione il caso del Portogallo dove
sembra anticipato per quasi un quarto degli associati: inizia a 5 anni nel
7,6% dei casi e a 6 anni nel 15,5%. Da questo punto di vista, va verificata
l’articolazione per archi d’età della proposta scout, che probabilmente
prevede anche l’esperienza dei “castorini”2, come è denominata in Italia.
1
Si veda al riguardo, la tavola 1.1 in Appendice.
L’Associazione italiana castorini (AIC) rivolge la proposta scout a bambini di età compresa tra
i 5 e i 7 anni. Si veda il sito all’indirizzo http://web.tiscali.it/aic/. Sugli aspetti di carattere psicopedagogico, si veda Bertinetti, A. La piccola adolescenza. Dai cinque agli otto anni: un’età difficile, Torino, Upsel, 1995. L’AIC nasce nell’ottobre del 1987 dopo un percorso che ha portato
prima a una serie di contatti con il castorismo canadese, da cui l’ambientazione, poi a tre anni
di sperimentazione d’intesa con il Comitato centrale AGESCI (1980-1983), quindi alla partecipazione alla Conferenza internazionale del castorismo. Agli inizi degli anni 2000 in Italia si
contano 23 colonie con un totale di circa 500 castorini, più altre in via di formazione.
2
38
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
I dati dimostrano che un altro momento favorevole per l’esperienza
aggregativa è quello intorno ai 9 anni, che pare sia pari, in termini di
nuova entrata, all’età dei 7 anni. A questo punto occorrerebbe poter
confrontare i dati con i diversi momenti in cui ogni associazione prevede l’inizio del cammino scout. Progressivamente con la crescita evolutiva è meno probabile entrare negli scout, anche perché probabilmente,
man mano che la persona si avvicina alla maggiore età, meno avverte il
bisogno di un cammino formativo. Inoltre, viene meno l’orientamento
genitoriale, che, in genere, è abbastanza decisivo nella scelta del gruppo da frequentare nell’ambito del tempo libero.
Ancor più interessante per gli educatori è il dato, non rilevato dall’indagine, della permanenza del giovane all’interno dell’associazione, per
cercare di capire qual è o potrebbe essere la ricaduta dal punto di vista
formativo. Dal quinto rapporto IARD3 risulta che l’1,6% dei giovani italiani attualmente partecipa a un gruppo scout, mentre il 9,2% ne ha fatto
parte nel passato. I dati offerti dall’Eurobarometro4 pubblicati nel febbraio 2007 dimostrano che il 22% dei giovani europei aderisce a
un’associazione e tra questi, l’8% partecipa a un’associazione scout.
3. Caratteristiche dell’essere guida o scout
Come ha scritto il fondatore dello scautismo Baden-Powell5 nel suo “ultimo” messaggio, la finalità formativa consiste nel «lasciare il mondo un
po’ migliore di come lo si è trovato»6, nella convinzione che la propria
felicità stia nel far felici gli altri.
3
Questi dati sono proposti da Albano, L., L’associazionismo e la partecipazione, in Buzzi, C.,
Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002, p. 442.
4
Cfr. Flash Eurobarometer 202, Young Europeans Commission, Survey among young people aged
between 15-30 in the European Union. Summary, February 2007, p. 11.
5
Sir Robert Baden-Powell, Lord of Gilwell (1857-1941) è il fondatore del movimento scout,
oggi diffuso in tutto il mondo. Le prime esperienze risalgono al 1906-1907; trovano subito diffusione con la pubblicazione nel 1908 del famoso manuale Scautismo per ragazzi. Per un primo
approccio alla biografia e alla sua opera educativa, cfr. Arcangeli, L. Baden-Powell, in Laeng,
M. (a cura di), Enciclopedia pedagogica italiana, Brescia, La scuola, 1989, volume I, p. 1390-1398.
6
Quest’obiettivo dello scautismo è espresso nell’ultimo messaggio scritto da Baden-Powell
e indirizzato agli scout, predisposto per essere pubblicato dopo la sua morte. Viene considerato il suo testamento e lo si può leggere integralmente in Baden-Powell, R., Scautismo
per ragazzi, Roma, Fiordaliso, 2006, p. 356-357.
VIVERE
DA SCOUT
39
I rover e le scolte presenti a Loppiano ritengono che le caratteristiche
più importanti per uno scout e una guida7 siano innanzitutto l’essere
disponibili verso gli altri e aiutarli in spirito di servizio. L’individuazione di tali tratti caratterizzanti espressa da ben tre quarti degli intervistati (75,5%) può essere colta come una conferma da parte dei giovani che, ormai giunti al termine del cammino formativo scout, sanno
riconoscere attraverso la loro risposta l’obiettivo ultimo dello scautismo
e del guidismo: far crescere uomini e donne che sappiano operare per
il bene comune lasciando il mondo migliore, grazie anche al loro personale apporto… Del resto, il grande gioco scout allena “fin da piccoli”, attraverso il gioco della cosiddetta “buona azione”, a una relazione
di disponibilità ad aiutare l’altro in spirito di servizio. Si tratta di portare l’educando a realizzare pienamente se stesso nel “fare la felicità degli
altri” attraverso un impegno graduale, concreto, disinteressato e costante ad accorgersi del bisogno altrui, a mettersi al passo di chi fa più
fatica, a condividere le capacità personali, individuando, là dove ognuno si trova a operare, il cambiamento di tutto ciò che lo ostacola nella
piena espressione umana.
Altra caratteristica importante riconosciuta dal 62,6% dei rover e dalle
scolte, come tipica di uno scout, è la capacità di saper vivere e lavorare
in gruppo. Del resto, la proposta educativa scout costituisce un cammino
formativo personale vissuto all’interno di una dimensione di tipo comunitario che consiste nello spirito di famiglia felice in età lupetto/a-coccinella, nella vita di squadriglia in età di reparto e poi, di piccolo gruppo,
quale il noviziato e poi di clan. Soprattutto nell’ambito della squadriglia
si fa esperienza diretta dello stare insieme ad altri, che non sono pari
d’età, si impara ad accogliere l’altro, a rispettarlo, a confrontarsi nella
reciproca diversità e a collaborare per il raggiungimento di un medesimo
obiettivo in spirito di fraternità, dove ciascuno è impegnato a mettersi a
servizio degli altri. Il piccolo gruppo è così laboratorio e palestra che, aiutando a costruire strumenti interpretativi della realtà e a sperimentare
7
Al riguardo può essere interessante mettere a confronto i risultati emersi nell’indagine
che ha coinvolto un campione di circa 1.200 ragazzi/e italiani di 12-15 anni in occasione della partecipazione al campo nazionale svoltasi durante l’estate 2003: AGESCI, 80
voglia di… bisogni, valori e sogni di adolescenti scout. Rapporto Istituto Iard Franco Brambilla su
esploratori e guide partecipanti al Campo nazionale AGESCI 2003, a cura di Rosa Calò, Roma,
Fiordaliso, 2004. Anche se i dati si riferiscono a una fascia d’età inferiore, segnalo in particolare il capitolo Essere scout e vivere lo scautismo, p. 31-41.
IARD
40
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
modalità di partecipazione, educa a una cittadinanza responsabile.
Attraverso il gioco, divertendosi, scout e guide si abituano a stare insieme
“al passo dell’ultimo” e a lavorare in squadra, condizione questa che prepara al “grande gioco della vita”. Inoltre, possono sviluppare le proprie
potenzialità vivendo con gli altri in un indispensabile rapporto di età e di
generazione, che fa crescere adulti, educatori e ragazzi.
Una conferma in questo senso può venire, sia pure in modo occasionale,
dall’esperienza personale di tipo professionale: quante volte risulta più
facile lavorare con un certo tipo di colleghi, piuttosto che altri. Poi, in
modo del tutto casuale e magari anche a distanza di chissà quanti anni, si
scopre la comune matrice scout che ha segnato la formazione giovanile.
Va poi precisato che la capacità di saper vivere e lavorare in gruppo è
sempre più richiesta dal contesto lavorativo odierno, dove il fare team,
lo spirito di squadra nell’affrontare anche difficoltà non previste, risulta
uno dei motivi di successo nel raggiungimento di obiettivi prefissati.
Nell’attuale contesto socioeconomico, il lavoro esige sempre più di persone capaci di saper essere più cooperative che non individualiste o
competitive, capaci di saper condividere una responsabilità collettiva, di
considerare le risorse come un bene comune, di affrontare in modo
costruttivo i conflitti interpersonali che inevitabilmente sono presenti
nella vita umana, di lavorare in gruppi per compiti e scopi che non possono essere svolti da soli, in spirito di comunità e di aiuto reciproco. Di
queste nuove richieste, i giovani sembrano avere una certa consapevolezza, dato che anche a livello europeo il 21% di loro ritiene che la capacità di saper lavorare in gruppo sia una delle qualità più utili per trovare un buon posto di lavoro8.
Come terza caratteristica, in ordine di importanza, viene riconosciuta
l’impegnarsi nelle cose che si fanno (38,3%). Non va dimenticato che la
finalità educativa scout può essere sintetizzata dai motti, in particolare
«del proprio meglio»9, che esprime lo spirito di impegno a migliorarsi,
a superarsi continuamente, a progredire nel bene, donando il meglio di
sé. Non si intende il meglio in assoluto ma “il meglio” di ciascuno rispetto a quanto già fatto, in prospettiva di un nuovo “meglio”.
8
Cfr. Flash Eurobarometer 202, Young Europeans Commission, Survey among young people aged
between 15-30 in the European Union. Summary, February 2007, p. 21.
9
Baden-Powell, R., Scautismo per ragazzi, cit., p. 357.
VIVERE
DA SCOUT
41
Dalla lettura dei dati si può tentare di delineare un possibile profilo
degli scout italiani, che rispetto ai coetanei europei tengono in maggiore considerazione la disponibilità ad aiutare gli altri (quasi l’81% a fronte della media del 75,5%), mentre danno minore rilievo alla caratteristica del saper collaborare con loro (quasi il 56% contro il 62,6%). In un
certo senso, sembrerebbero più altruisti, ma meno interessati o disponibili al lavoro di gruppo.
Invece, attribuiscono più importanza all’impegnarsi nelle cose che si
fanno (45,6% in rapporto al 38,3% europeo). Inoltre, stimano maggiormente la lealtà (37,2% rispetto alla media europea del 31,9%), il che
sorprende un po’, in riferimento a una cultura diffusa che tende invece
a svalorizzarla. Tendenza simile registra la caratteristica del vivere la
dimensione spirituale, che a livello italiano è tenuta in maggiore considerazione (17,1% a fronte del 13,2%)10.
Scarsa è la considerazione del rispetto della natura (19,9% contro il
31,4%), probabilmente collegabile a una minore sensibilizzazione in
questo ambito.
L’analisi complessiva dei dati porta a concludere che le caratteristiche più
apprezzate dagli scout portoghesi sono l’altruismo (86,4% a fronte della
media europea del 75,57%) e l’essere un buon cittadino (32,4% contro il
23,8% europeo). Più degli altri gli spagnoli attribuiscono importanza al
vivere e lavorare in gruppo (67,7% invece del 62,6%) insieme al rispetto
della natura (48,7% mentre a livello europeo si è al 31,4%); nello stesso
tempo riconoscono meno importanza alla dimensione spirituale (6,8%, il
che rappresenta quasi la metà rispetto alla media europea).
4. Perché fai lo scout?
Le motivazioni più importanti che stanno alla base dell’aver scelto di
diventare scout o guide stanno innanzitutto nel mettersi alla prova
(42,1%), vale a dire nella possibilità di protagonismo che indubbiamente lo scautismo offre, in quanto il ragazzo è protagonista, anche se non
10
Sulla religiosità dei giovani italiani, si può fare riferimento al contributo di Rostan, M., La
religiosità giovanile, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo, cit., p. 373376. Secondo il ricercatore, emerge che nella stragrande maggioranza, i giovani dichiarano
di credere e si riconosce in una religione monoteista, mentre, tendenzialmente, diminuisce
la pratica religiosa.
42
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
l’unico responsabile11, della propria crescita, secondo la sua maturazione psicologica e la sua età. In particolare, gli consente di sperimentare
le proprie capacità, scoprendone anche di nuove, potenziandole e sviluppandole. E tutto ciò è sottolineato soprattutto dal 57,1% dei rover e
delle scolte italiani.
Interessante è constatare come la possibilità di mettersi a servizio degli
altri costituisca un’altra importante motivazione (38,5%), a conferma di
quanto accennato precedentemente.
Lo scautismo è un grande gioco: questa la definizione che ne dà lo stesso fondatore, Baden-Powell. E continua a esserlo ancora oggi, se i rover
e le scolte affermano che una delle motivazioni più importanti che stanno alla base del loro essere scout è il divertimento (37,5%). Dunque,
scautismo e guidismo piacciono ancora e rappresentano tuttora una
possibilità gradita.
Altro elemento da non trascurare è rappresentato dal fatto che
l’esperienza scout è anche occasione di scoperta ed esplorazione, nel
senso che si ha l’opportunità di conoscere nuove persone (32,8%) e di
imparare cose nuove (31,6%), nonché di vivere momenti di riflessione.
Lo scautismo è anche luogo di apprendimento e di rielaborazione personale, secondo il principio educativo del metodo, denominato “interdipendenza tra pensiero e azione”. Lo scautismo è un metodo attivo, in
quanto propone attività concrete nelle quali l’educando è aiutato dal
capo a riflettere su tali esperienze per conoscere se stesso e la realtà, così
da poter giungere gradualmente a libere valutazioni critiche e a conseguenti scelte autonome.
Da una prima analisi dei dati dalla ricerca, emerge che la maggiore
motivazione dell’essere scout per gli italiani sia il mettersi alla prova
(57,1% a fronte del 42,1% europeo), seguita dalla possibilità di potersi
mettere al servizio degli altri (46,2% contro la media del 38,5%).
Inoltre, contano anche la possibilità di divertirsi e di conoscere persone
nuove. Invece, sembrerebbe che la proposta educativa in età rover e
scolte in Italia sia decisamente meno affascinante per quanto riguarda
la possibilità di imparare cose nuove, riflettere, vivere l’avventura, stare
con gli amici e a contatto con la natura. Invece, sembra più rilevante il
11
Il capo scout, con intenzionalità educativa, fornisce mezzi e occasioni di scelta in un
clima di reciproca fiducia e di serena testimonianza che evita ogni imposizione.
VIVERE
DA SCOUT
43
confronto con persone più grandi (11,7%), scarsamente apprezzata
dagli scout portoghesi (1,9) e spagnoli (2,9%): il che potrebbe essere
inteso come espressione di una migliore relazione capo-ragazzo.
Da uno sguardo generale, gli scout portoghesi sono motivati maggiormente dalla possibilità di mettersi a servizio degli altri (55,2% rispetto al
38,5% europeo), mentre lo scautismo li diverte di meno (21,9% contro
il 37,5% europeo). Le motivazioni degli spagnoli riguardano la possibilità di testimoniare il proprio impegno (53,2% mentre la media è
dell’11,7%), di imparare cose nuove (42,3% a fronte del 31,6%), di
stare a contatto con la natura (31,2% in confronto con il 18%); più
debole è l’opportunità di mettersi alla prova (22,9%).
5. Che cosa rimane dell’esperienza scout?
Oramai a conclusione dell’iter formativo, i rover e le scolte riconoscono
che sapevano già cucinare (15,2%) e suonare uno strumento musicale
(13,4%)12. Queste capacità possono facilmente essere imparate durante
il periodo precedente vissuto in reparto, grazie soprattutto all’attività di
squadriglia durante, in particolare, il campo estivo. Inoltre, chi è stato
esploratore e guida e prima ancora lupetto/a o coccinella, ha già imparato a rispettare la natura (10,3%) e a camminare in montagna (9,5%),
aspetti questi che caratterizzano una vita all’aria aperta, a diretto contatto con la natura. Il fatto che tali competenze siano riconosciute come
possedute indica che alcuni valori sono stati fatti propri e alcune abilità
legate alla vita scout, acquisite.
Invece, in riferimento ad alcune competenze che dovrebbero essere
già acquisite perché tipiche dell’attività di un reparto, sono poco possedute, ad esempio, l’orientarsi con cartina e bussola e il fare nodi;
12
Il consumo di musica è una delle attività fondamentali svolte durante il tempo libero dai
giovani, che per lo più si limitano ad ascoltarla. Invece, la pratica musicale è assai poco diffusa tra i giovani italiani, anche se sembra in crescita. «Nel complesso, solo il 15,6% dei
maschi e il 7,7% delle femmine suonano con regolarità uno strumento musicale (ben il 77%
dei maschi e l’85% delle femmine non lo hanno mai fatto negli ultimi tre mesi). […] La pratica di uno strumento musicale […] tende a ridursi con l’età. È infatti più alta tra i 15-18enni
e si riduce fino a raggiungere il livello più basso tra i 24-29enni». Cfr. De Lillo, A.,
Orientamenti di valore e immagini della società, in Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani anni ’90. Terzo
rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 1993, p. 169.
44
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GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
inoltre, i giovani riconoscono che sanno poco parlare in pubblico ed
essere protagonisti.
Certamente i rover e le scolte affermano che facendo scautismo e guidismo hanno imparato a montare tende (65,7%): l’esperienza della
strada caratterizza la proposta educativa rivolta ai giovani. Lo scautismo è una scuola nella quale si impara (con valori percentuali che
vanno dal 46,6% al 42,2%) a lavorare in gruppo, sapersela cavare,
essere più responsabili, confrontarsi con gli altri. Inoltre, si fa esperienza di volontariato. Questi aspetti, a cui si possono aggiungere
l’essere attenti agli altri, l’essere protagonista e l’essere punto di riferimento per gli altri, hanno a che fare soprattutto con la dimensione
sociale, il relazionarsi con altre persone. Ci sono anche quelli che si
riferiscono al contatto con l’ambiente privilegiato in cui si svolgono le
attività scout, cioè il vivere all’aria aperta, quali il camminare in montagna e il rispettare la natura.
Dall’analisi di questi dati si può poi rilevare che l’esperienza di scautismo e guidismo non è caratterizzata solo dall’acquisire abilità pratichemanuali, quali appunto, montare una tenda, orientarsi con cartina e
bussola, fare nodi e cucinare, ma dallo sviluppo di abilità soggettive di
tipo relazionale, come detto sopra, che hanno a che fare con la dimensione stessa dell’“essere”.
Prendendo in considerazione i dati per nazionalità, che non si discostano molto dalle medie europee, si ha l’impressione che gli scout italiani
esprimano una valutazione complessiva dello scautismo mediamente
spostata sull’“abbastanza bene”, soprattutto per quanto riguarda la
dimensione relazionale: l’essere un riferimento per gli altri, l’essere loro
attenti, il saper confrontarsi e il lavorare in gruppo. I rover e le scolte
portoghesi dimostrano di aver imparato molto bene attraverso
l’esperienza scout con una media complessivamente maggiore a quella
dei loro coetanei europei.
6. Conclusioni
Va, infine, rilevata una questione di fondo. La domanda rivolta ai rover e
alle scolte partecipanti al Roverway è stata formulata utilizzando il linguaggio tipico da loro usato, ma che rivela un’ambiguità. Oggi si tende a dire:
“faccio lo scout” e non riconoscere che “sono scout”. La prima espressione rimanda a un’esperienza personale, che può essere anche importante,
VIVERE
DA SCOUT
45
ma si colloca tra i numerosi impegni che mi attendono nell’agenda settimanale ed è considerato alla pari con tutte le tante altre cose che si fanno
nel corso del tempo libero. Questo viene vissuto quasi ricorrendo tutte le
opportunità possibili, che mi possono essere utili e a cui non voglio rinunciare, ma che non sono scelte in base a una precisa intenzionalità. Così si
finisce per “andare” dagli scout, senza che questa specifica esperienza
scout incida sul vissuto personale. L’identità scout, l’essere scout rimanda
a uno stile di vita, implica l’interiorizzazione di valori mai scelti una volta
per tutte, ma continuamente fatti propri nella quotidianità, nell’ordinarietà della vita di tutti i giorni. Il problema ultimo è quello dell’incidenza
della proposta scout rispetto al cammino di crescita personale.
Nello stesso tempo, occorre tener presente che i 21% dei giovani italiani tra i 15 e i 19 anni che aderiscono a un’associazione, appartengono a
più esperienze aggregative. Per loro la partecipazione riveste «il ruolo di
mezzo esplorativo, per avere cioè molteplici esperienze (sia a carattere
strumentale che espressivo) prima di compiere scelte che segnino in
modo vincolante, se non irreversibile, la propria biografia»13. Nello stesso tempo, queste pluriappartenenze possono rappresentare un antidoto
a una chiusura egoistica nel piccolo gruppo della famiglia o nella cerchia ristretta degli amici.
In ogni caso, i rover e le scolte partecipanti al Roverway esprimono una
profonda consapevolezza dell’esperienza scout vissuta in riferimento
alla loro identità personale. Infatti, tra gli elementi che identificano
l’essere uno scout e una guida, ci sono l’“essere disponibile verso gli altri
e aiutarli in spirito di servizio”, il “saper vivere e lavorare in gruppo”,
l’“impegnarsi nelle cose che si fanno”. Nelle motivazioni che stanno alla
base della scelta di essere scout, emerge anche l’aspetto dell’“imparare
cose nuove” e “incontrare persone nuove”. Sono tutti elementi riferibili
alla dimensione relazionale, al confronto con l’altro. Del resto, se chiediamo a una persona qualsiasi, che incontriamo per la strada, informazioni sulla proposta scout, con tutta probabilità ci risponderebbe che è
una bella esperienza, dove si impara a stare insieme agli altri, a collaborare con loro, a lavorare in gruppo. Ed è vero!
13
Albano, R., L’associazionismo e la partecipazione, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A.,
Giovani del nuovo secolo, cit., p. 440.
46
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Forte è soprattutto oggi la richiesta di relazionarsi, il bisogno di incontrarsi, riconducibile al tipo di società in cui viviamo, dove l’opportunità
di rapportarsi con gli altri e stabilire legami d’amicizia è minima, se non
nulla, e il modo di comunicare non è fatto di parole, ma di televisione,
cellulari, sms, Internet, chat… Dal punto di vista educativo per
l’associazionismo giovanile la sfida è far sì che la partecipazione al gruppo14 sia un’opportunità per vivere esperienza di autentiche relazioni
sociali, contrassegnate dalla gratuità dell’amicizia, tenendo presente che
in corrispondenza dei 17-19 anni è al massimo grado l’importanza attribuita dal giovane alla dimensione affettivo-amicale15.
Per di più, educatori attenti oggi registrano una crescente tendenza che
ha cominciato a diffondersi ancora all’inizio degli anni Ottanta, vale a
dire il fatto che «in generale, i gruppi amicali giovanili sono oggi nella
maggior parte dei casi caratterizzati più dal fatto di “stare insieme” che
di “fare delle cose in comune”, la loro funzione principale sembra essere il consumo di tempo»16.
Oggi si constata una minore fiducia, anzi, una sostanziale diffidenza
verso il prossimo diffusa anche tra i giovani, che piuttosto pessimisti, li
porta a chiudersi nel privato. Infatti, tendono a percepire gli altri più
come una potenziale minaccia che come una risorsa; prevale la convinzione che la gente, in genere, guarda prevalentemente al proprio interesse, è pronta ad approfittare della buona fede altrui e che, perciò non
è mai sufficiente la prudenza nei contatti interpersonali. Il 61,6% dei
giovani è convinto che gli altri, presentandosi l’occasione, approfitterebbero della buona volontà e della buona fede altrui17. Così, la relazione
con il prossimo risulta difficile tanto che sul piano affettivo faticano a
intessere rapporti significativi.
14
Qui e successivamente il termine va inteso come gruppo in relazione a un’associazione
di carattere educativo.
15
Cfr. De Lillo, A., Orientamenti di valore e immagini della società, in Cavalli, A., De Lillo, A.,
Giovani anni ’90, cit., p. 77.
16
Cfr. Cavalli, A., La famiglia e le amicizie, in Cavalli, A., et al., Giovani oggi. Indagine IARD sulla
condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 1984, p. 134.
17
Cfr. Buzzi, C., Rischio, reversibilità, sfiducia negli altri, disagio, in Buzzi, C., Cavalli, A., De
Lillo, A., Giovani verso il duemila. Quarto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia,
Bologna, Il mulino, 1997, p. 95-96.
VIVERE
DA SCOUT
47
Alla luce di queste considerazioni, scautismo e guidismo risultano essere percorsi educativi che riescono a rispondere ai bisogni di relazione
sociale espressi da ragazzi e giovani. Nello stesso tempo, va precisato che
il vivere l’esperienza scout – soprattutto o solo – in termini di stare con
gli altri, con amici, come un fatto puramente relazionale (comunque,
importante oggi, sul piano educativo), divertente e giocoso, non contraddistingue lo scautismo, che non è solo momento socializzante,
aggregante… Insomma, l’obiettivo educativo scout non è solo o non è
tanto far acquisire competenze sociali, sviluppare abilità psicosociali.
I rover e le scolte intervistati dimostrano di aver interiorizzato l’idea che
in sintesi racchiude la finalità ultima della proposta educativa scout, così
come è stata definita da Baden-Powell: «il vero modo di essere felici è
quello di procurare la felicità degli altri. Cercate di lasciare questo
mondo un po’ migliore di quanto l’avete trovato e, quando suonerà la
vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver
sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio»18. Dai dati
emersi nel corso della ricerca, si può dedurre che i rover e le scolte non
solo siano stati educati all’altruismo, ma giunti ormai al termine dell’iter
formativo scout, abbiano interiorizzato questo valore e soprattutto siano
in grado di spendere la propria vita per gli altri, in spirito di servizio. E
in questo senso, sono i rover e le scolte italiani a dimostrare una maggiore attenzione. Tale tendenza assume maggiore importanza se confrontata con la scarsa tensione verso le istanze sociali che sembra essere alla
base di una sostanziale diffidenza verso gli altri19. Inoltre, si intuisce che
la partecipazione all’esperienza associativa è ritenuta soddisfacente dai
giovani scout perché favorisce l’apertura agli altri, il poter essere utili
nei confronti di chi ha bisogno, il sentirsi responsabili. Inoltre, la vita
associativa è generatrice di relazioni interpersonali soddisfacenti, di un
clima di amicizia e di collaborazione con gli altri. Aiuta poi a scoprire
valori importanti su cui impegnarsi in prima persona, facendo cose
divertenti e interessanti insieme al gruppo.
Un altro elemento da non trascurare o sottovalutare riguarda proprio
quest’ultimo aspetto, cioè il fatto che l’esperienza scout è vissuta con
18
Baden-Powell, R., Scautismo per ragazzi, cit., p. 357.
È quanto ribadito da Buzzi, C., Conclusioni, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani
verso il duemila, cit., p. 359.
19
48
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
piacere20. Sembrerebbe quasi di poter affermare: “continuo a essere
scout perché mi diverto un mondo, mi piace”. È presente, quindi, una
dimensione ludica anche in età rover-scolta.
Gli intervistati indicano la possibilità di conoscere persone nuove, imparare cose nuove, aspetti questi che, rimandano alla dimensione fantastica e avventurosa dello scautismo che, dunque, continua a esercitare il
suo fascino anche sui giovani.
E tutto ciò non costituisce, in un certo senso, un piacere fine a se stesso,
perché, elemento di non poco conto è il fatto che i giovani riconoscono
all’esperienza scout l’occasione di riflettere e, quindi, di contribuire a
sviluppare il senso di analisi critica e chissà, forse anche un momento
importante per la progettualità personale.
20
Questo dato assume ancor più rilevanza se confrontato, per lo meno a livello italiano,
con la generale insoddisfazione verso alcuni aspetti della vita, espressa dai giovani italiani.
Nell’analisi degli indicatori di insoddisfazione presi in considerazione dalle indagini condotte dallo IARD dalla prima svolta nel 1984 alla quarta (1997), dimostrano che circa un
quarto dei giovani (il 24% nel 1996) non sono contenti di come trascorrono il tempo libero. Cfr. Buzzi, C., Rischio, reversibilità, sfiducia negli altri, disagio, in Buzzi, C., Cavalli, A., De
Lillo, A., Giovani verso il duemila, cit., p. 110-101.
4. Religiosità e spiritualità
4.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
In relazione alla delicatezza della tematica nell’ambito delle organizzazioni WOMS e WAGGS che comprendono associazioni di matrice religiosa
così come laiche e pluraliste, la religiosità dei rover e delle scolte presenti a Roverway è stata indagata approfondendo il campo sia religioso che spirituale. Dato il pluralismo culturale e religioso, per il primo
l’interesse si è incentrato a rilevare la religione di appartenenza, definita e precisata in maniera del tutto libera dai rover e dalle scolte stessi. Il secondo aspetto è stato invece rilevato tramite una domanda strutturata in maniera tale da identificare il rapporto con la spiritualità
(l’idea e l’esperienza del sacro) sentita e vissuta da ciascuno. Nello specifico è stata proposta una domanda costituita da sei items i quali oltre
ad avanzare la distinzione tra “credere” e “non credere”, permettono
di specificarne la ragione sottostante evidenziandone così l’aspetto
predominante1.
In questi termini, all’opportunità offerta di riflettere ed esprimere il
“proprio sentire” si è affiancata di conseguenza la possibilità di effettuare delle distinzioni significative all’interno delle due macro-categorie:
“credenti” e “non credenti”.
Nei primi sono compresi infatti quanti si dichiarano credenti e si riconoscono in una confessione religiosa e coloro che nonostante il credere non si riconoscono in alcuna confessione religiosa. I non credenti
includono invece gli agnostici, gli indifferenti e gli atei. A cavallo di questi due orientamenti si pone infine l’insieme di coloro che al riguardo
non hanno ancora una precisa posizione e/o interpretano il credere più
come un processo che come un’acquisizione o meno e pertanto dichiarano di essere “in ricerca”.
1
Specificatamente essi sono stati formulati nel modo seguente: “Sono credente e mi riconosco in una confessione religiosa”; “Sono credente ma non mi riconosco in una confessione
religiosa”; “Sono in ricerca”; “Non sono credente perché ritengo che sull’esistenza del divino
non ci si possa pronunciare”; “Non sono credente perché i problemi di fede mi sono indifferenti”; “Non sono credente perché sono convinto che non esista una realtà metafisica”.
RELIGIOSITÀ
E SPIRITUALITÀ.
I
51
DATI DI RICERCA
Nell’insieme la maggioranza, ovvero il 64,3%, afferma di essere credente mentre il 18,4% afferma di essere non credente. Una quota di poco
inferiore a quest’ultima (il 16,3%) comprende infine rover e scolte che
si presentano sostanzialmente “in ricerca” (vedi fig. 1).
Dei credenti, i tre quarti si riconoscono in una confessione religiosa
mentre il restante quarto sostiene di non riconoscersi in alcuna.
Sull’altro versante, quello dei non credenti, l’entità più elevata (il 7,7%
dei partecipanti a Roverway) comprende ragazzi essenzialmente “convinti che non esista una realtà metafisica” e a una leggera distanza coloro che fondano il proprio sentire sul fatto che “sull’esistenza del divino
non ci si possa pronunciare” (il 7% circa). Il numero più contenuto
(pari al 3,8%) attiene invece a quanti attestano che per loro “i problemi
di fede sono indifferenti”.
Relativamente all’appartenenza a una confessione religiosa, la stragrande maggioranza si riconosce nel “cattolicesimo”, in pratica: 8 rover e
scolte su 10. Dei restanti, il 10,4% si distribuisce invece all’interno di
Figura 1. Rover e scolte secondo il proprio rapporto con la spiritualità
(valori percentuali)
crede e si riconosce
in una confessione
49,2
16,3
in ricerca
crede ma non riconosce
una confessione
15,1
non crede: non esiste
una realtà metafisica
7,7
non crede: non si
pronuncia su esistenza
del divino
6,9
non crede: indifferente
ai problemi di fede
3,8
1,0
altro
0,0
10,0
20,0
30,0
40,0
50,0
I
52
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
dieci confessioni religiose diverse, la metà delle quali cristiane, mentre
l’8,6% nega qualsiasi appartenenza (vedi fig. 2).
Figura 2. Rover e scolte secondo la confessione religiosa
Nessuna
8,6%
Altre
10,4%
Cattolicesimo
81,0%
Alla luce di ciò, nonostante una realtà complessiva caratterizzata sempre
più dalla moltiplicazione dell’offerta religiosa, il pluralismo delle religioni in questo contesto si rivela dunque alquanto contenuto, peraltro,
sia come alternative di riferimento che come grado di adesione.
Pur emergendo una realtà variegata caratterizzata, oltre che dalla religione cattolica, da religioni cristiane non cattoliche, religioni non cristiane, religioni orientali nonché filosofie e ideologie, la sua intensità di
espressione si rivela infatti assai limitata2 (vedi fig. 3).
Ponendo a confronto il rapporto con la spiritualità espresso e
l’appartenenza a una religione, la discrepanza che emerge in certi casi,
2
La classificazione presente nella figura 3 riporta fedelmente le categorie scelte e indicate in piena libertà dai rover e dalle scolte per esprimere la propria confessione religiosa e
come tale non rispetta di proposito i classici requisiti classificatori.
RELIGIOSITÀ
E SPIRITUALITÀ.
I
53
DATI DI RICERCA
Figura 3. Rover e scolte secondo la tipologia di confessioni religiose diverse
dalla cattolica (valori percentuali)
Nessuna
8,6
3,2
Ortodossa
2,4
Cristiana
1,9
Protestante
1,4
Luterana
Neopagana
0,3
Islamica
0,3
0,2
Panteista
Buddista
0,2
Anglicana
0,2
0,6
Altro
0,0
1,5
3,0
4,5
6,0
7,5
9,0
più che risultare un’incongruenza oggettiva o un’incoerenza soggettiva
sembra piuttosto segnalare caratteristiche proprie del sentimento religioso giovanile, come riscontrato anche in altri contesti3, che da una
parte riflette un orizzonte più ampio e meno determinato e dall’altra
esprime la centralità della soggettività e della coscienza individuale e da
qui la tendenza graduale a crearsi un’identità religiosa personale e in
ultima istanza, con molta probabilità, il bisogno e/o il desiderio di trovare comunque risposte oltre di sé.
3
In proposito si veda ad esempio Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002; Pollo, M.,
Il volto giovane della ricerca di Dio, Casale Monferrato, Piemme, 2003; Grassi, R. (a cura di),
Giovani, religione e vita quotidiana. Un’indagine dell’Istituto Iard per il Centro di orientamento
pastorale, Bologna, Il mulino, 2006; Riva, B., Il New Age fra secolarizzazione e nostalgia. Una
ricerca sul senso religioso dei giovani, Cesena, Il Ponte Vecchio, 1997.
4.2 Le risposte dei rover
e delle scolte
E d o a r d o L o m b a r d i Va l l a u r i
Circa metà dei ragazzi intervistati si professa credente e seguace di una
confessione religiosa, ma addirittura i quattro quinti (81%) si dichiarano di confessione cattolica. Includendo le altre confessioni cristiane, si
arriva al 90%. Abbiamo dunque a che fare con un campione composto
essenzialmente di cristiani.
Ritengo che in assenza della fede la confessione di una persona vada
identificata più o meno con il fatto di avere ricevuto in essa la propria
educazione religiosa, e di ricorrere a essa per l’uso strumentale dei
sacramenti: esempio tipico, per il matrimonio. Nel caso dei giovani in
età rover, conta soprattutto il primo aspetto.
Riflettendo sugli aspetti della vita di una persona che possono ritenersi
collegati all’appartenenza religiosa, tipicamente nella sfera della morale, è possibile osservare in che modo si traduca oggi, per i giovani in età
rover, l’appartenenza a vario titolo a una chiesa cristiana e in particolare, poiché si tratta del caso largamente maggioritario nei Paesi considerati, a quella cattolica.
In questo senso, circoscrivendo l’attenzione sui rover e le scolte appartenenti all’AGESCI si rileva che essi oltre ad appartenere formalmente a
un’associazione cristiana, rispondono in maniera per così dire più intensa ad alcune domande di inquadramento confessionale. In particolare,
nell’AGESCI il 94% si professa di religione cattolica e il 64% è credente.
Inoltre, il 32,5% dei giovani AGESCI dichiara di frequentare almeno settimanalmente un’associazione religiosa, contro il 20% del campione
generale. Dunque lo scostamento fra i comportamenti dichiarati dai
soci AGESCI e quelli dell’intero campione dovrebbe poterci dire qualcosa sulla differenza fra chi è cristiano e chi non lo è.
Alla domanda su quali siano le caratteristiche più importanti di una guida
o di uno scout si poteva rispondere scegliendo tre risposte (in ordine di
preferenza) su otto. Ha trionfato la morale pratica: essere disponibile e
aiutare gli altri (75,5%); saper fare le cose in gruppo (63%). Ottavo e ulti-
RELIGIOSITÀ
E SPIRITUALITÀ.
LE
RISPOSTE DEI ROVER E DELLE SCOLTE
55
mo: vivere la dimensione spirituale con il 13%; ma quel che è più notevole, con solo 47 persone che lo indicano al primo posto (contro le 1.205 di
“essere disponibile e aiutare gli altri”). Il responso è netto, e non sarebbe
possibile se non vi avesse contribuito anche il 50% che si professa credente. Del resto, i dati dei soli soci AGESCI lo confermano: essere disponibile e
aiutare gli altri (83%), saper fare le cose in gruppo (53%), vivere la
dimensione spirituale (19%), con solo 20 persone su 851 che l’hanno
indicato al primo posto, contro 464 per “essere disponibile e aiutare gli
altri”. Se la dimensione spirituale cristiana ha lasciato tracce in questi
ragazzi, è sotto forma di una ricaduta concreta (e del resto anche molto
laica): lo spirito di collaborazione nella collettività di cui si fa parte.
Alla domanda su etica e legalità (“pensi che ti potrebbe capitare di:”) si
poteva scegliere fra 18 comportamenti moralmente discutibili che non
si escludeva di praticare. Questi andavano dal viaggiare in autobus senza
biglietto al fumare tabacco, all’assumere droghe, al fare a botte, ecc. I
tre comportamenti giudicati più probabili sono risultati l’utilizzo di
musica o video copiati (91%), l’avere rapporti sessuali senza essere sposati (91%) e il convivere senza essere sposati (85%). Seguono ubriacarsi (81%) e viaggiare senza biglietto (75%). Quale il ruolo dei ragazzi che
si professano cristiani nel costituire queste cifre? Praticamente lo stesso
degli altri, dato che nell’ambito AGESCI le percentuali sono quasi le stesse: utilizzo di musica o video copiati (90%), avere rapporti sessuali senza
essere sposati (89%), convivere senza essere sposati (79%), ubriacarsi
(81%) e viaggiare senza biglietto (80%). Apparentemente l’unica differenza (ma riguarda appena 5 punti percentuali) sembra essere che i giovani di ambiente cristiano prevedono che sarà per loro leggermente
meno desiderabile andare a convivere e che si consoleranno viaggiando
senza biglietto. Significative anche le risposte su comportamenti meno
generalizzati: guardare materiale pornografico 56%, in AGESCI 49%;
abortire 39%, AGESCI 30%; avere una relazione con una persona sposata
42,5%, AGESCI 39%; rubare a privati 30%, AGESCI 28%; al fisco 30%, AGESCI 24%. E in generale, su tutte le domande, il marchio dei giovani cristiani sembra essere quello di una tendenza leggermente più rispettosa
della morale, tendenza che però arriva a essere sostanzialmente nulla
nella sfera sessuale. Si conferma dunque la ben nota impressione che
della proposta etica di cui si fa sostenitrice la chiesa cattolica la parte che
tutti – e specialmente i giovani – hanno ormai abbandonato è quella che
56
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
discende dal sesto comandamento: i cosiddetti “atti impuri” sono all’ordine del giorno della totalità dei rover e delle scolte.
Tuttavia, se dal rapporto con i comportamenti riprovevoli (la morale dei
divieti...) si passa a quello con i comportamenti meritevoli, si può osservare che i ragazzi cristiani si impegnano molto di più: sommando la frequenza settimanale in organizzazioni di volontariato, difesa dell’ambiente e dei diritti dell’uomo, il campione generale raggiunge un 25%,
contro il 38% dei ragazzi AGESCI.
Insomma il messaggio conciliare (ma, è ovvio, anche evangelico) che ha
riscoperto una morale promozionale fatta di amore testimoniato, screditando la vecchia morale repressiva fatta di colpe e divieti, sembra aver
avuto successo sulla generazione che stiamo esaminando. Il Vangelo
sembra averla vinta sul Catechismo wojtyliano del 1992, nonostante le
recenti riedizioni tascabili.
Le autorità religiose sembrano pagare il prezzo della loro recente rinnovata insistenza sugli aspetti meno facili da mandar giù della morale tradizionale. Alla domanda sul grado di fiducia in una serie di categorie, il
campione generale risponde con un plebiscito per la famiglia (6,3),
seguita dai capi scout (5,8), dagli scienziati (5), dagli insegnanti (4,4),
dalle banche e dalla polizia (4,1), dai giornali (4), e così via. L’autorità
religiosa (3,45) ispira meno fiducia anche della televisione, dei magistrati, degli industriali e dei militari di carriera... e la spunta solo sui politici e sui sindacalisti. Per il campione AGESCI, invece, l’autorità religiosa è
sostanzialmente al pari con le banche, la polizia e i giornali; tuttavia continua a godere meno fiducia non solo della famiglia e dei capi scout, ma
anche di categorie più neutrali come gli scienziati e gli insegnanti.
Il quadro generale mostra, per quanto è dato vedere e con tutte le cautele che abbiamo accennato, una sostanziale identità nella dimensione
etica fra chi si professa laico e chi si professa appartenente a una confessione religiosa, o addirittura assiduamente praticante. Da un lato ci si
può vedere una drastica perdita di “presa” del magistero ecclesiastico
sulle condotte morali, ad esempio per quanto riguarda il sesso; ma dall’altro si può constatare che certi standard della morale cristiana (disponibilità all’altro, dedizione a cause benefiche) sembrano incamminati a
diventare sempre più un patrimonio comune di tutti.
4.3. Pensieri a partire dai dati
Pa d r e D a v i d e B r a s c a
Abbiamo la fortuna di scrivere queste note disponendo del bel contributo di Edoardo Lombardi Vallauri pubblicato nel presente volume con il
titolo Religiosità e spiritualità. Le risposte dei rover e delle scolte. I pochi dati vi
sono presentati con precisione e chiarezza.
Per parte nostra ci proponiamo alcune osservazioni che partendo dai
dati possano suscitare pensieri e riflessioni.
Il primo dato: il 90% degli intervistati è cristiano almeno per educazione e provenienza sociale. Certo si tratta del 90% dei presenti al
Roverway, ma se il dato fosse in qualche modo corrispondente alla generalità dei rover e delle scolte europei se ne dovrebbe concludere che
l’esperienza scout è sostanzialmente rivolta o normalmente attecchisce
negli ambienti di area cristiana. L’incrocio con i dati riguardanti
l’apprezzamento della chiesa, l’etica personale, le dimensioni propriamente conoscitive e spirituali della fede, fa pensare che si tratti di fatto
di un’area cristiana se non di “confine” almeno di appartenenza ecclesiale-ecclesiastica piuttosto “larga” o “critica” o “aperta”. I dati che vedono l’AGESCI discostarsi dalla media europea riguardo al professarsi cattolici (94%), al credere (64%), alla frequenza settimanale di una associazione religiosa (35,5% contro il 20%) potrebbero indicare o un diverso
posizionamento del cattolicesimo in Italia rispetto agli altri Paesi europei o una diversa area di adesioni allo scautismo; precisamente un’area
più connotata religiosamente.
Particolarmente interessante è la risposta alla domanda sulle caratteristiche più importanti di una guida o di uno scout. Le risposte indicano che
la dimensione spirituale (13%) è decisamente surclassata dall’aiuto agli
altri (75,5%) e dal fare cose in gruppo (63%), e che solo 47 persone la
indicano al primo posto. Se lo scopo del movimento scout più volte indicato da Baden-Powell e incessantemente richiamato, anche con un eccesso di retorica, dal comune linguaggio scout è quello di “lasciare il mondo
un po’ migliore di come lo si è trovato”, di “servire”, di “essere pronti”,
di “fare del proprio meglio” questo obiettivo sembra decisamente raggiunto. Non solo, per Baden-Powell la stessa religione, ridotta al suo
cuore, altro non è che aiutare gli altri. Dunque anche il senso principale
58
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
dell’educazione religiosa secondo lo scautismo sembra raggiunto dalla
concreta pratica scout in Europa. Il problema, in verità, è più complesso
e potrebbe essere formulato così: quanto l’educazione scout riesce a
modellare la vita delle persone sicché il servizio-volontariato vi appartenga in modo stabile e non solo come “esperienza” giovanile-giovanilistica?
La ricerca non dà risposta alla questione; l’esperienza ci invita alla prudenza, se non a un po’ di pessimismo. Il dato di un 63% di rover e scolte che trovano il senso dello scautismo nel “fare cose in gruppo” ci colpisce molto e ci sembra confermare una tendenza di tipo aggregativo o
gruppale dell’esperienza scout. Lo stare insieme – a dire il vero qui si tratta del “fare insieme” – è percepito sempre meno come uno “strumento”
e sempre più come un immaginario di vita e di senso. Della positività di
questo orientamento bisognerebbe discutere. Sorprendente è anche la
scarsa (13% il campione in generale e 19% in Italia) rilevanza attribuita
alle dimensioni spirituali come dimensioni importanti dell’esperienza
scout. Il dato si presta a varie interpretazioni: da un lato risponde al fatto
generale che il cristianesimo in Europa ha privilegiato la via della “carità” rispetto a quella dell’“interiorità”; da un altro lato potrebbe essere il
risultato di un generale indebolimento della proposta spirituale e religiosa nella cultura del movimento scout, anche dove esso si proclama cristiano o cattolico; infine potrebbe essere sintomo di una latente scissione tra
fare ed essere, tra interiorità ed esteriorità, tra credere e fare.
Ci domandiamo: la ragione dell’indebolimento della capacità di tenuta
nel “servizio-volontariato” ha qualche rapporto con la pochezza della
dimensione spirituale e religiosa sperimentata e vissuta nell’esperienza
scout?
Un altro dato che lascia sospettare una latente scissione nell’esperienza
personale e scout dei giovani rover e scolte europei è quello circa
l’ubriacarsi (81%), il viaggiare senza biglietto( 75%) e di utilizzare video
e musica copiati (91%), rubare a privati (30%), rubare al fisco (30%).
Come può essere, per lo spirito scout, che un rover o una scolta si
disponga, da solo o in gruppo, ad aiutare gli altri se i suoi comportamenti personali contraddicono questa disposizione? Si potrà obiettare che le
percentuali sono più basse – ammesso che lo siano – della popolazione
giovanile non-scout, ma è consolazione che vale poco. E se questo vale
poco dal punto di vista del senso dell’esperienza scout non vale molto di
più dal punto di vista religioso e cristiano. Come possono coesistere
l’aiutare gli altri e l’ubriacarsi o il rubare senza che questo sia percepito
RELIGIOSITÀ
E SPIRITUALITÀ.
PENSIERI
A PARTIRE DAI DATI
59
come in tensione con l’esperienza della fede? E senza interrogare la
prassi educativa?
Un capitolo a parte meritano tutte le risposte che riguardano la dimensione sessuale: guardare materiale pornografico 56%, abortire 39%,
avere una relazione con una persona sposata 42,5%, avere rapporti sessuali senza essere sposati (91%), convivere senza essere sposati (85%).
Certamente tutta la sfera sessuale è vissuta fuori dai riferimenti della
morale tradizionale e dalle dimensione della fede, e in assoluta sintonia
con le prassi diffuse nella società. La scissione fra sfera religiosa –
comunque da terminare nei suoi contenuti e nelle sue problematiche –
e sfera affettiva e sessuale è evidente. Nella sostanza quello che dà a pensare è la qualità del vissuto e del pensato circa i rapporti affettivi e sessuali. Se l’89% pensa che gli potrebbe capitare una relazione con una
persona sposata, quale valore attribuisce ai patti, agli impegni, al tradimento, ai legami? Se il 59% (si dirà poco, ma a noi sembra tanto) fa uso
di materiale pornografico quale valore attribuisce al desiderio, al corpo,
alla relazione? E cosa significa “avere rapporti sessuali senza essere sposati?”; significa forse considerare l’atto sessuale fuori da una relazione
d’amore degna di questo nome cosa “tranquilla”?
Di fondo ci domandiamo: tutto questo è irrilevante circa la propria la fede
biblica e la sua tradizione morale? Tutto si risolve in un aggiornamento
della Chiesa? Sembrerebbe di sì. Ma le cose stanno veramente così?
Provando a riassumere: la fede come contenuti ed esperienza è ridotta
a “aiutare gli altri”. Si badi bene, “ridotta” all’aiuto degli altri, non
espressa e testimoniata nella carità e nel servizio. Se poi questo aiutare
gli altri – come noi sospettiamo – dovesse ridursi a sensibilità, rimarrebbe davvero poca cosa. Comunque sia anche la fede come “aiutare gli
altri” vive in una condizione di scissione dalla vita, sia nei comportamenti sociali, sia in quelli personali.
Lo scautismo come metodo educativo appare, così, piuttosto in difficoltà nella sua capacità di sostenere, sia la formazione di una interiorità
unificata, sia una precisa esperienza di fede. Forse lo è anche nella sua
capacità di porre i problemi “forti” della vita e dentro questi le questioni del mistero di Dio, della persona di Gesù, della esperienza della fede.
4.4 Il desiderio di esperienza
del sacro
Giovanni Catti
È una onesta fatica, questa indagine, tale la mia prima impressione.
Siamo nella linea di Bacone da Verulamio, della “obbedienza ai fatti”. Ci
protendiamo in avanti, porgiamo gli orecchi a ogni suono, a ogni voce,
poi, siamo prudenti: della prudenza consistente nella ricerca del mezzo
giusto, piuttosto che nella ricerca del giusto mezzo. Esperienze pastorali di
Lorenzo Milani urtava per il suo plurale, induceva dai fatti più che
dedurre da una teoria. Nervosamente, qualcuno lo riprovò, come se si
trattasse di un manuale per l’esperienza pastorale al singolare, in assoluto. Cerchiamo il mezzo giusto per usare i dati dell’indagine. Mentre li
leggiamo, ne riconosciamo i limiti nello spazio e nel tempo. Dove sono
ancora verosimili? Se non siamo pronti a utilizzarli, non perderanno
ben presto significato e importanza?
Non è possibile farne una al giorno, e forse neppure una all’anno. Però
sembra opportuno favorire la mentalità del vedere/giudicare/agire.
Lanciata dalla JOC (Jeunesse Ouvrière Chrétienne), consigliata da
Giovanni XXIII nella Mater et Magistra (1961) e assai influente nei lavori del Concilio Vaticano II.
Nel movimento scout è raro trovare narrazioni di esperienze, mentre
sarebbe corretto trarne profitto, specialmente se fossero ritenute autentiche. Fra tali esperienze vi sono anche le indagini: forse metodologicamente mal costruite, però da valutare, da mettere insieme, da integrare,
quindi da utilizzare. Specialmente in giorni come questi, quando variazioni apparentemente quantitative fanno onestamente sospettare che
siano in atto mutamenti qualitativi.
Sale una generazione dietro l’altra, e le mentalità dell’una sono differenti, diverse dalle mentalità delle altre. Giorno dopo giorno impallidisce il soggetto “giovani” ed è sempre più in luce la gradazione: dall’infanzia alla fanciullezza, da una preadolescenza all’adolescenza.
Rileggendo i dati dell’indagine ci sembra di riconoscere i sintomi di una
transizione da un cosiddetto “moderno” a un cosiddetto “postmoderno”. Era pregiata l’intelligenza, era pregiata la scienza; sono pregiati i
RELIGIOSITÀ
E SPIRITUALITÀ. IL DESIDERIO DI ESPERIENZA DEL SACRO
61
sentimenti e le emozioni, si riscoprono i calendari, lunarie e almanacchi, ritornando a usi e costumi della gente della terra.
Ci sembra quindi di intuire, sotto i titoli non esplicitamente di carattere
religioso o morale, un diffuso desiderio di “esperienza del sacro”, almeno qualche volta dimenticato nelle liste delle vivande per lo spirito
comunemente in uso.
5. Etica e legalità
5.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
Tra gli aspetti caratterizzanti la cultura contemporanea, costituita sempre più da frammenti, un ruolo centrale lo ricopre senza dubbio il soggettivismo e, di riflesso, la libertà individuale. In questo senso, valori,
ideali e principi condivisi sembrano relativizzarsi e di conseguenza non
essere più punti di riferimento veri e propri.
La relatività dell’etica e del senso di legalità sono ormai una realtà tanto
che con molta probabilità anche essere scout diventa oggi sempre più
complesso.
Pur parlando nei termini di “propensione” piuttosto che di trasgressione effettiva, visto che i rover e le scolte di Roverway sono stati invitati a
riflettere sull’eventualità o meno di poter porre in atto una serie di azioni, per certi aspetti si riscontra effettivamente una sorta di “innovazione”
anche in questo contesto, che come tale si allinea a quella del mondo
giovanile1.
Tra le azioni sottoposte alla riflessione dei rover e delle scolte, quelle
maggiormente suscettibili di essere compiute risultano: utilizzare materiale pirata (video, musica, programmi software…); avere rapporti sessuali senza essere sposato/a; vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a; ubriacarsi e viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare.
Come mostra la figura che segue, l’intensità di simili posizioni è estremamente elevata, tanto da coinvolgere almeno in due delle cinque azioni in esame la quasi totalità dei rover e delle scolte. La pirateria così
come l’avere rapporti sessuali infatti sono ritenuti ammissibili da 9
ragazzi su 10 e a poca distanza si pone poi il convivere, ammesso
dall’85,4%. L’eventualità di ritrovarsi a ubriacarsi invece è ritenuta possibile da circa l’82% e, infine, il viaggiare sui trasporti pubblici senza
pagare da quasi tre quarti dei rover e delle scolte.
Al riguardo è interessante notare che le tre azioni potenzialmente più
praticabili (e possibili da sottoporre al confronto) sono esattamente le
1
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
ETICA
E LEGALITÀ.
I
65
DATI DI RICERCA
Figura 1. Rover e scolte secondo le 5 azioni più probabili (valori percentuali)
100,0
80,0
60,0
90,9
90,7
85,4
81,8
74,6
40,0
20,0
0,0
utilizzare
materiale
pirata
avere rapporti
sessuali senza
essere sposato
convivere
ubriacarsi
viaggiare sui
trasporti pubblici
senza pagare
stesse di quelle riscontrate nell’ultima indagine IARD2, all’interno della
quale risultano poi al quarto e quinto posto il divorziare e l’ubriacarsi.
L’intensità dell’ammissibilità è leggermente diversa e al confronto i
rover e le scolte risultano più permissivi.
Sull’altro piano, i cinque comportamenti ritenuti più improbabili da
attuare risultano, invece: assumere droghe pesanti, avere esperienze
omosessuali, prendere qualcosa in un negozio senza pagare, dichiarare
meno al fisco e produrre danni ai beni pubblici (vedi fig. 2). E anche in
questo caso sono presenti elevate analogie con la realtà giovanile indagata dallo IARD: i primi due comportamenti sono i medesimi mentre i
restanti risultano nell’ordine: il produrre danni ai beni pubblici; prendere qualcosa in un negozio senza pagare e fare a botte per far valere le
proprie ragioni. In termini numerici le differenze sono lievi e ancora
una volta i rover e le scolte si mostrano i meno massimalisti.
2
Ibidem.
I
66
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 2. Rover e scolte secondo le 5 azioni meno probabili (valori percentuali)
100,0
80,0
60,0
88,9
82,8
70,0
40,0
70,0
69,7
20,0
0,0
assumere
droghe
pesanti
avere
esperienze
omosessuali
prendere
qualcosa in un
negozio senza
pagare
dichiarare
meno al
fisco
produrre
danni a beni
pubblici
Le azioni che risultano più capitabili così come quelle meno probabili
presentano dunque un livello di ammissibilità e viceversa di inammissibilità così elevati da segnalare un’ottica e un “sentire” per lo più trasversali tra i partecipanti di Roverway.
Il fatto poi che non sussistano marcate differenze con la realtà dei giovani, ma piuttosto una tendenza progressiva all’intensificarsi del permissivismo sembrerebbe avvalorare l’ipotesi avanzata dallo stesso IARD per la
quale «gli orientamenti rilevati non costituiscono semplicemente una
trasgressione, ma in buona parte, piuttosto un’innovazione, un mutamento etico-culturale sostanziale»3. Al di là della sua corroborazione o
meno, risulta se mai opportuno riflettere su quali siano le potenzialità e
i rischi correlati.
3
Ibidem, p. 332.
5.2 I volti dell’etica e della legalità
Chiara Barlucchi
Nel caratterizzare i giovani di oggi, tra le molteplici rappresentazioni
che vengono delineate, il più delle volte attraverso disinvolte standardizzazioni, specie nell’immaginario collettivo, va sempre più diffondendosi l’immagine che li tratteggia come ragazzi privi di valori e di riferimenti etici, quindi di riflesso alquanto relativisti e permissivi. Senza entrare
nel merito dell’utilità o meno di raffigurazioni generalizzanti e spesso
fin troppo generiche, nel contesto si procede rimettendosi a quella che
è forse l’unica certezza, ovvero che, come tutte le generazioni, i giovani
sono figli del proprio momento storico, del proprio spazio geografico,
sociale e culturale in cui sono chiamati a vivere.
In quest’ottica ciò che più interessa è dunque domandarsi se e quanto
le istanze culturali di questa società in profonda e incessante trasformazione che pervadono i giovani abbiano riscontro fra i partecipanti a
Roverway 2006, ovvero uno spaccato privilegiato del mondo giovanile,
essendo costituito da ragazzi cresciuti in un ambito educativo specificatamente teso a contribuire al loro sviluppo come persone e come cittadini responsabili, nonché membri delle comunità locali, nazionali e
internazionali.
Tale riflessione oltre a permetterne la caratterizzazione, consente di
identificarne le peculiarità e le specificità dell’essere scout, del porsi,
almeno in via di principio, in una posizione di controtendenza rispetto
a una società dove la soggettività delle regole e la trasgressione prendono sempre più spazio fino a diventare quasi stile di vita.
L’eticità e il senso di legalità percepito e nutrito dagli scout è stato indagato attraverso una loro valutazione personale sull’eventualità di mettere
in atto azioni1, interpretabili o meno come lesive di norme etiche, sociali
1
La domanda costituita da 18 item, ciascuno dei quali relativo a un comportamento trasgressivo, volta a rilevare la possibilità di attuazione sul piano della condotta individuale, è
stata formulata rifacendosi innanzitutto a una domanda elaborata nell’ambito delle indagini condotte dallo IARD sui giovani e integrandola con alcune modalità nuove e in qualche caso apportando delle modifiche stilistiche, che tuttavia non inficiano il confronto dei
risultati.
68
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
e giuridiche. Le azioni sottoposte al loro giudizio sono in totale 18 e possono essere ricondotte fondamentalmente a tre aree tematiche, ovvero:
• area relazionale che comprende il divorziare, avere rapporti sessuali
senza essere sposato/a, avere esperienze omosessuali, vivere insieme
(convivere) senza essere sposato/a, decidere di abortire, avere una
relazione con una persona sposata e tradire il partner;
• area del senso civico che include il viaggiare sui trasporti pubblici senza
pagare, il prendere qualcosa in un negozio senza pagare, dichiarare al
fisco meno di quanto guadagnato, produrre danni a beni pubblici e
utilizzare materiale pirata (video, musica, programmi software…);
• area del rischio per la salute che contiene il fumare marijuana, ubriacarsi, fumare tabacco e assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy…).
A esse si aggiungono poi altre due azioni che sebbene a sé stanti sono
complementari e attengono al fare a botte per far valere le proprie
ragioni e al guardare materiale pornografico (riviste, film, siti…).
Per ciascuna azione doveva essere espressa l’opinione personale circa la
possibilità o meno di metterla in atto2. In questo senso, quanto rilevato
segnala più la propensione a un determinato agire, piuttosto che uno
stile comportamentale che trova reale compimento nell’ordinario: dall’ammissibilità della condotta all’azione il passaggio cioè non è immediato né scontato.
In prima approssimazione, in una visione d’insieme, delle 18 azioni sottoposte alla riflessione degli scout, 10 vengono escluse come possibilità effettiva dalla maggior parte di loro, peraltro 5 da una stragrande maggioranza, mentre 8 da una minoranza alquanto contenuta. Specularmente, 8
azioni su 18 vengono reputate praticabili da un numero assai elevato di
scout, 5 delle quali dalla netta maggioranza; 10 al contrario da una quota
alquanto esigua. A questo primo livello sommario l’intollerabilità di certe
condotte appare dunque superiore della ammissibilità.
Entrando nello specifico emerge che le tre azioni che hanno la possibilità maggiore di essere compiute, dato il più alto consenso raggiunto,
riguardano in successione: utilizzare materiale pirata (video, musica,
programmi software…), avere rapporti sessuali senza essere sposato/a e
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a (vedi fig. 1). Il loro
2
Specificatamente la domanda era formulata nel modo seguente: “pensi che ti potrebbe
capitare di:” a cui seguiva la batteria di item relativi alle 18 azioni sopra descritte a cui per
ciascuna si rispondeva tramite la risposta dicotomica “sì/no”.
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
69
predominio si rivela pressoché assoluto. La possibilità di compiere le
prime due azioni è sostenuta infatti dalla quasi totalità degli scout: in
pratica 9 su 10, mentre l’ipotesi di una convivenza viene considerata possibile dall’85,4%.
Figura 1 - Pensi ti potrebbe capitare di:
No
Sì
utilizzare materiale pirata
avere rapporti sessuali prematrimoniali
convivere
ubriacarti
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare tabacco
guardare materiale pornografico
divorziare
fumare marijuana
avere una relazione con una persona sposata
fare a botte
decidere di abortire
tradire il partner
produrre danni a beni pubblici
dichiarare meno al fisco
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere esperienze omosessuali
assumere droghe pesanti
0
10
20
30
40
50
60
70
80
90
100
Data una simile numerosità, l’idea per la quale questi comportamenti
non sono più assunti comunemente, quindi neanche qualificabili, come
trasgressivi, pare avvalorarsi. Specie l’avere rapporti sessuali, a prescindere dall’essere sposati, così come la convivenza che risultano ormai un
fatto culturale acquisito nell’universo giovanile3, a questo punto sembrano ugualmente esserlo anche nel mondo scout.
3
Come dimostra il trend progressivamente crescente registrato in proposito tra i giovani
nell’ambito delle indagini IARD condotte dal 1983 al 2000. Cfr. Buzzi, C., Cavalli, A., De
Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia,
Bologna, Il mulino, 2002.
70
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Allo stesso modo la tendenza rilevata rispetto all’utilizzo di materiale
pirata che pur essendo un reato vero e proprio, in genere non è percepito come tale dai giovani, anzi è in pratica sia legittimato che condiviso. Malgrado l’eventuale consapevolezza della illegalità, l’estrema diffusione ha normalizzato di per sé la pirateria, rendendola una prassi
“naturale” per procurarsi cd, dvd ecc. In questo senso è come se essa
avesse acquisito legittimità in via di fatto.
Sul versante opposto, le tre azioni che risultano avere la minore probabilità in assoluto di essere messe in atto, data la maggiore esclusione
espressa, sono invece una per area e in ordine decrescente: prendere
qualcosa in un negozio senza pagare (per il 30%); avere esperienze
omosessuali (per il 17,2%) e assumere droghe pesanti (per l’11,1%).
Nello specifico dell’area relazionale quanto complessivamente rilevato
sembra indicare sostanzialmente, oltre alle acquisizioni sopra evidenziate, una tendenza morale di comportamento non preclusivo. Nessuna
opzione di condotta si rivela inattuabile in assoluto e soltanto
l’impossibilità di avere esperienze omosessuali è quella sostenuta dalla
quasi totalità, ovvero da 8 scout su 10. Ad ampie maggioranze che escludono la possibilità di ritrovarsi a tradire il partner o a avere una relazione con una persona sposata fanno riscontro quote comunque consistenti che viceversa le credono azioni capitabili: rispettivamente il 36% circa
e il 42,5%. Si tratta di cifre entrambe elevate la cui diversa consistenza
numerica appare in ogni caso alquanto singolare. Infatti, perché risulta
più elevata la probabilità di avere relazioni con una persona sposata
rispetto a quella di tradire il proprio partner? All’impossibilità di formulare la risposta si affianca tuttavia il presupporre che a tali azioni venga
attribuito, consapevolmente o meno, un significato diverso nonostante
ambedue rimandino in ogni modo a vivere un rapporto clandestino che
come tale implica, come minimo, il venir meno al senso di lealtà nei
confronti sì dell’altro ma anche di se stessi.
La probabilità, poi, di trovarsi a divorziare è esclusa da poco meno della
metà degli scout. Infine, l’eventualità di dover decidere di abortire è
negata dal 60,7% e di riflesso per oltre un terzo degli scout risulta invece possibile.
Relativamente all’area del senso civico, un certo rigore emerge specie
rispetto a quelle condotte che oltre a essere sanzionabili sul piano giuridico, vengono realmente percepite come devianti dalla sensibilità sociale, ovvero: il prendere qualcosa in un negozio senza pagare; dichiarare
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
71
al fisco meno di quanto guadagnato e produrre danni ai beni pubblici,
ognuno negato dal 30% circa degli scout. Al contrario il viaggiare sui
trasporti pubblici senza pagare pur essendo un’azione in via di principio
ugualmente inammissibile e condannabile, in realtà potrebbe succedere ad almeno 3 scout su 4.
Nell’ambito dell’area del rischio per la salute, a parte l’eventualità di assumere droghe pesanti – l’azione meno ammessa in assoluto – che è negata
dalla quasi totalità degli scout (l’88,9%), sulla possibilità di trovarsi o
meno a fumare marijuana così come tabacco non emerge una posizione
così netta: in entrambi i casi l’universo in esame infatti si divide quasi a
metà fra quanti la reputano capitabile e coloro che la escludono a priori,
allineandosi così più o meno alla tendenza comportamentale diffusa al
momento fra i giovani. Invece, la probabilità di arrivare a ubriacarsi è
respinta solo da 2 scout su 10. Il sussistere di simili disparità numeriche
sembrerebbe così indicare che il cocktail di “fumo” e alcol è comunque
una realtà lontana, neanche messa in conto, se mai si tratta di agiti potenziali a sé stanti, esplorativi o visti come occasione di condivisione fra amici.
Approfondendo l’analisi in relazione ad alcune variabili individuali, si
rileva che la permissività sul piano personale e comportamentale e
l’adesione al sentire condiviso socialmente e normato giuridicamente si
rivelano per certi aspetti tutt’altro che uniformi.
Le diversità più significative emergono specialmente rispetto al genere.
Considerando in primo luogo l’area relazionale, a parte i rapporti prematrimoniali e la convivenza, per i quali c’è omogeneità di orientamento fra maschi e femmine rispetto all’attuabilità sul piano della condotta
individuale, essendo accolta dalla stragrande maggioranza di entrambi,
confermando ulteriormente che ormai sono fatti socialmente e culturalmente accettati e attuabili, le ragazze si mostrano meno propense dei
ragazzi, nonché della media generale, ad ammettere sia il tradimento
che una relazione con una persona sposata: solo per circa una ragazza
su 3 sono infatti ambedue ammissibili contro rispettivamente il 38% e il
50% dei ragazzi (vedi fig. 2).
Forse perché potenzialmente più fedeli, a livello relazionale, le ragazze
si mostrano anche più decise: la probabilità di trovarsi a decidere di
divorziare è per loro difatti decisamente più alta di quella dei maschi,
ovvero di 10 punti percentuali (il 60,4% di femmine contro il 50,7% di
maschi). Inoltre, appaiono disposte in misura maggiore sia dei ragazzi
che della media generale a intraprendere nell’evenienza la decisione di
I
72
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
abortire, visto che per circa il 45% di loro può capitare, mentre è dello
stesso parere solo un terzo dei maschi: una differenza palese cui tuttavia
non corrisponde una lettura evidente e nemmeno unica. Anzi, se mai
sorgono spontanee diverse domande e innanzitutto se la scelta sia concepita come strettamente “personale” dalle protagoniste. Ma rispetto a
una tale esperienza chi sono (considerati) effettivamente i protagonisti?
Chi si sente o non si sente protagonista? Contraccezione e aborto sono
questioni reputate esclusivamente femminili? E eventualmente, perché?
Tante domande, cui ne potrebbero seguire altre ancora e tutte domande che non sono con una sola risposta.
Le ragazze infine risultano in assoluto le più possibiliste riguardo
all’eventualità che possa accadere di avere esperienze omosessuali (il
23% circa contro il 12% dei maschi e il 17% della media generale).
Relativamente all’area del senso civico, le ragazze sembrano rivelare una
moralità complessiva più marcata nei confronti sia dei ragazzi che della
media generale. In altre parole, il rispetto delle regole, del bene pubblico e della proprietà privata, nell’insieme pare essere un valore che
Figura 2 - Possibili comportamenti dell’area relazionale secondo il genere
Femmine
Maschi
100
80
60
40
20
0
avere
rapporti
sessuali
prematrimoniali
convivere
divorziare
decidere
di abortire
avere una
relazione
con una
persona
sposata
tradire il
partner
avere
esperienze
omosessuali
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
73
orienta più l’agire delle femmine che dei maschi. La differenza quantitativa che fra loro intercorre riguardo alla possibilità di mettere in atto
comportamenti lesivi o illeciti se non addirittura reati, è in 3 delle 5
situazioni preventivate, di oltre 10 punti percentuali (vedi fig. 3) che
come tali segnalano in questo senso una più forte propensione dei
maschi alla trasgressione. Oltretutto, se poi si esclude l’utilizzo del materiale pirata che ormai è una pratica diffusa, legittimata e condivisa pressoché da tutti i giovani, per cui quasi all’unisono ignorata come reato, è
solo in relazione al viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare che il
dislivello fra maschi e femmine si affievolisce sensibilmente. Data la
quota di ammissibilità registrata nel complesso e la sua diversa intensità
di presenza nell’orientamento femminile e maschile, sembra quasi che
i comportamenti percepiti in pratica fuori norma siano sostanzialmente
solo: il prendere qualcosa in un negozio senza pagare, il dichiarare
meno al fisco e il produrre danni a beni pubblici.
Nello specifico dell’area del rischio per la salute, il comportamento più
escluso in assoluto sia dalle femmine che dai maschi è anche nel contesto
Figura 3 - Possibili comportamenti dell’area del senso civico secondo il genere
Femmine
Maschi
100
80
60
40
20
0
utilizzare
materiale
pirata
viaggiare
sui trasporti
pubblici
senza pagare
prendere
qualcosa in
un negozio
senza pagare
dichiarare
meno al fisco
produrre danni
a beni pubblici
I
74
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
l’assumere droghe pesanti, benché in misura leggermente diversa: delle
prime è solo il 9,1% che reputa possa capitare mentre dei secondi il 13,1%.
Complessivamente la differenza più consistente che si registra (e ancora
una volta di 10 punti percentuali) attiene alla praticabilità del fumare marijuana che viene considerata possibile dal 42,2% delle ragazze contro il
52,1% dei ragazzi (vedi fig. 4). La maggiore permissività in genere attribuita alle femmine sul fumo di tabacco, dati i frequenti riscontri empirici, qui
invece non trova conferma visto che la probabilità di mettere in atto un
simile comportamento è concepita dalla maggioranza sia dei maschi che
delle femmine e si aggira similmente intorno al 58% circa. Un orientamento per lo più omogeneo si registra anche nei confronti della possibilità che
capiti di ubriacarsi, che oltre a essere la più elevata di tutte viene ammessa
nella misura di circa quattro quinti sia dai ragazzi che dalle ragazze.
Ulteriori divergenze emergono, infine, rispetto sia all’eventualità di
ritrovarsi a guardare materiale pornografico che a fare a botte per far
valere le proprie ragioni: due potenziali condotte che si connotano
decisamente più al maschile. Infatti, la seconda viene messa in conto
Figura 4 - Possibili comportamenti dell’area del rischio secondo il genere
Femmine
Maschi
100
80
60
40
20
0
ubriacarsi
fumare tabacco
fumare marijuana
assumere droghe
pesanti
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
75
da quasi 3 ragazzi su 4 contro circa un terzo di ragazze; e anche l’altra,
sebbene con una diversità più lieve, è contemplata in misura maggiore dai maschi, ovvero dal 46,7%, mentre viene ritenuta possibile soltanto da un terzo delle femmine. Tuttavia, pensando che la pornografia rappresentava da sempre quasi un tabù per l’universo femminile,
simili risultati, registrati proprio in questo contesto, rivelano e confermano come i tempi siano effettivamente cambiati. Secondo
un’indagine condotta dall’Osservatorio sui diritti dei minori4, il consumo di materiale pornografico da parte delle ragazze oltre a non risultare più un dato anomalo, si presenta infatti in forte ascesa. Per il presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio, Antonio Marziale,
sussiste in effetti «una tendenza preoccupante che si tinge sempre più
di rosa» e il fenomeno comincia pertanto ad assumere caratteristiche
orizzontali e universali.
Prendendo in considerazione l’età, le discrepanze più significative
emergono specie nel confronto tra minorenni e maggiorenni ma
essenzialmente in merito all’ammissibilità da una parte del ricorso alla
forza fisica per far valere le proprie ragioni e dall’altra di arrecare
danni ai beni pubblici. Pur non sapendo se e quanto la presumibilità
dichiarata possa poi trovare un’effettiva traducibilità e se dunque sia
più ascrivibile a mera espressione di sfida piuttosto che a un atteggiamento di fondo, resta comunque il fatto che dai più giovani entrambe
le azioni sono contemplate in misura maggiore. Infatti, la possibilità
dello scontro fisico per la risoluzione di conflitti viene ammessa dalla
maggioranza di loro, quando tra i maggiorenni lo è per poco più di un
terzo. E circa la messa in atto di azioni vandaliche il rapporto è del
35% dei minorenni contro il 27% dei più grandi. Peraltro, le quote dei
più giovani risultano in proporzione più elevate anche rispetto alla
media generale.
Spostando l’orizzonte a livello di nazionalità ciò che emerge in maniera
evidente e immediata non fa che riconfermare come certi comportamenti siano acquisiti, diffusi e generalizzati nel mondo giovanile. Tra questi, in
primo luogo ancora la convivenza e l’avere rapporti sessuali prematrimoniali che risultando possibili per la quasi totalità degli scout a prescindere
4
Si tratta di un’indagine campionaria sull’intero territorio nazionale realizzata nel mese
di ottobre 2004.
I
76
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 5 - Possibili comportamenti dell’area relazionale secondo la nazionalità
Italiana
Portoghese
Spagnola
100
80
60
40
20
0
avere
rapporti
sessuali
prematrimoniali
convivere
divorziare
decidere
di abortire
avere una
relazione
con una
persona
sposata
tradire il
partner
avere
esperienze
omosessuali
dalla nazionalità vanno a configurarsi anche oltre frontiera come un dato
culturale ormai accettato, ammesso e dunque praticabile. Allo stesso
modo la pirateria che può trovare una diffusione pressoché totale ovunque, rivelandosi così una pratica interamente condivisa e come tale legittimabile e legittimata. Infine, la possibilità di ubriacarsi ipotizzata dappertutto dalla stragrande maggioranza degli scout che come tale più che
esprimerne la percezione del rischio sembra ritenerla un’esperienza
come un’altra, da poter provare, nel percorso di crescita personale.
Al contrario, considerando le altre opzioni di condotta si riscontrano
sensibili differenze rispetto alla nazionalità. Dalla comparazione fra le
tre numericamente più rappresentate, ovvero l’italiana, la portoghese e
la spagnola, si rileva che gli scout portoghesi nell’insieme si contraddistinguono per una sensibilità sociale e una eticità individuale più elevate, almeno in via di principio.
In campo relazionale sono i più numerosi a non ammettere la moralità
del tradimento così come dell’avere una relazione con una persona sposata; inoltre meno degli altri reputano che possa capitare di divorziare o
decidere di abortire (vedi fig. 5). E su questa specifica tendenza forse
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
77
più di altro incide la matrice religiosa, per cui l’importanza attribuita a
certi valori. Non a caso gli scout portoghesi sono numericamente di più
al confronto degli altri a dichiararsi credenti: 8 su 10 contro il 62% degli
italiani e il 43% degli spagnoli.
Gli scout portoghesi si distinguono, inoltre, per un minor permissivismo
generalizzato nei confronti dei comportamenti trasgressivi dell’area del
senso civico (vedi fig. 6). Oltretutto le differenze in punti percentuali
che intercorrono sia con gli italiani che con gli spagnoli, sono quasi su
tutti i fronti decisamente significative. Il viaggiare sui trasporti pubblici
senza pagare ne è un esempio emblematico che oltretutto smentisce lo
stereotipo relativo.
Per quanto riguarda infine l’area del rischio e quindi la possibilità di
mettere in atto condotte in primo luogo nocive per la salute, nell’insieme gli scout portoghesi sembrano i più consapevoli dei costi personali e
in certi casi anche sociali che essa può comportare. Anche in questo
contesto, infatti, risultano i meno numerosi di tutti a contemplare la
possibilità di intraprendere ciascuna delle azioni previste e in termini
percentuali ciò è più che evidente (vedi fig. 7).
Figura 6 - Possibili comportamenti dell’area del senso civico secondo
la nazionalità
Italiana
Portoghese
Spagnola
viaggiare
sui trasporti
pubblici
senza pagare
prendere
qualcosa in
un negozio
senza pagare
dichiarare
meno al fisco
100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
utilizzare
materiale
pirata
produrre danni
a beni pubblici
I
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GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 7 - Possibili comportamenti dell’area del rischio secondo la nazionalità
Italiana
Portoghese
Spagnola
100
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
ubriacarsi
fumare tabacco
fumare marijuana
assumere droghe
pesanti
Da un rapido confronto con le risultanze empiriche dell’indagine IARD
su I giovani del nuovo secolo5, realizzabile però con le dovute cautele, dato
soprattutto il divario temporale intercorso nelle rilevazioni, emergono
degli aspetti che completano il quadro dell’essere “giovane-scout”.
Innanzitutto l’affermarsi indiscusso nella realtà giovanile di un modo di
interpretare e vivere la sessualità e la convivenza di coppia che va oltre
quei vincoli e quei limiti che le legavano al matrimonio, dato che quanto rilevato al riguardo tra gli scout non fa che replicare quanto riscontrato nella precedente indagine IARD. Da una parte infatti la non ammissibilità dei rapporti prematrimoniali oggi viene espressa dal 9% degli
scout quando nel 2000 lo era da circa l’11% dei giovani, dall’altra il convivere risulta un’opzione esclusa per lo più nei medesimi termini: di
fatto da 2 su 10 scout/giovani.
5
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo, cit.
ETICA
E LEGALITÀ.
I
VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ
79
In secondo luogo l’estendersi crescente di spazi di libertà di scelta e
l’assunzione progressiva di propri codici di condotta. Esemplare è la
possibilità di trovarsi a fumare, che se riferita al tabacco, pur essendo
ammessa dalla maggioranza sia degli scout che dei giovani, in proporzione è accolta dai primi in misura leggermente inferiore, ma quando
riguarda la marijuana l’ammissibilità da parte loro diventa invece
superiore.
Relativamente poi all’area del senso civico, la probabilità di utilizzare
materiale pirata o di viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare, pur
venendo ammessa dalla stragrande maggioranza sia degli scout che dei
giovani, ha per i primi un’intensità anche maggiore. Nel caso della pirateria l’ammissibilità degli scout raggiunge difatti il 90,9% mentre dei
giovani l’81,4%; per l’eventualità di viaggiare sui trasporti pubblici senza
pagare il rapporto è del 75% circa degli scout contro il 67% circa dei
giovani.
Al contrario, sul versante dell’inammissibilità le posizioni più forti degli
scout riguardano la sfera relazionale, rispetto alla quale, sul piano di
determinati principi, si rivelano più intransigenti. Nonostante
l’approssimarsi complessivo alla concezione secolarizzata, da parte degli
scout l’eventualità di compiere scelte che portino ad avere una relazione con una persona sposata, a divorziare, o a decidere di abortire viene
esclusa in maniera decisamente più marcata rispetto ai giovani, precisamente e in successione: dal 57,5% contro il 47,6%; dal 44,5% contro il
22,7% e dal 60,7% contro il 54,1%.
Alla luce di quanto complessivamente rilevato, emergono senza dubbio
interessanti spunti di riflessione, il primo dei quali però richiama la difficoltà ma soprattutto l’inopportunità di tentare di delineare uno scenario complessivo e generalizzante visto che la realtà è assai articolata. E
nonostante tutto questo pare il punto di partenza più adeguato per leggere i dati e provare ad andare oltre.
Le risposte raccolte nell’indagine sembrano infatti riflettere, o per lo
meno indicare essenzialmente la nebulosità in cui riversa la società contemporanea, la sua forte e continua trasformazione e il conseguente
vacillare se non mutare dei tradizionali presupposti di fondo della sfera
etica e valoriale comune. E da ciò quasi la conferma che il fattore
ambientale e culturale è quello che in assoluto influenza e condiziona
maggiormente l’agire personale, visto che nello specifico si ha a che fare
con ragazze e ragazzi che sono dentro un percorso educativo teso alla
80
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
formazione della personalità, lo stimolare la capacità di compiere scelte
e assumersi delle responsabilità, l’essere leali e onesti quindi meritare
fiducia.
Nel complesso pertanto più che concentrarsi principalmente sull’incertezza, il livello di coerenza e la volubilità dei giovani, bisognerebbe
domandarsi come e quanto la società adulta nel suo insieme si è assunta e si assume quotidianamente le proprie responsabilità nei loro confronti. La condizione giovanile, infatti, non è altro che lo specchio di
quella adulta. In questo senso, per un’ulteriore interpretazione dei dati
raccolti, ma con tutta l’obiettività che è possibile, sarebbe auspicabile
che ognuno li valutasse tenendo presente la risposta personale che formulerebbe in proposito, tanto da focalizzare ciò che è il proprio motore di azione e così distinguere i riferimenti etici e valoriali di fatto seguiti, quindi testimoniati, al di là dei proclami.
6. Partecipazione sociale
e fiducia nelle istituzioni
6.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
Una specifica sezione del questionario somministrato nelle giornate di
Loppiano ha teso a indagare il livello di partecipazione sociale di rover
e scolte, in particolare, per ciò che riguarda la loro adesione ad attività
di organizzazioni o associazioni con fini specifici.
Per valutare correttamente i risultati emersi dal campo è quanto mai
necessaria una premessa: i ragazzi e le ragazze intervistati nelle giornate di Roverway per appartenere a una associazione di scout o guide sono
già soggetti socialmente attivi. Lo status di scout e guide implica, infatti,
per sua stessa natura la partecipazione alle attività svolte e organizzate
all’interno delle stesse associazioni scout. Quanto di seguito elencato va,
dunque, a sommarsi a un primo livello di partecipazione condivisa da
tutti i partecipanti all’esperienza di Roverway e fornisce ulteriori elementi per comporre il quadro di complessità della partecipazione alla
vita della collettività di rover e scolte.
Negli ultimi 12 mesi, le due attività che hanno maggiormente caratterizzato la partecipazione sociale degli scout al di fuori della propria
associazione, sono state quelle svolte in ambito religioso e volontaristico:
• un quinto degli intervistati ha dichiarato, infatti, di partecipare una o
più volte alla settimana ad attività di tipo religioso e quasi un altro 10%
ha svolto queste stesse attività almeno una volta ogni 2 settimane;
• poco meno di un quinto (18,3%) ha partecipato ad attività di volontariato assiduamente – ovvero una o più volte alla settimana – e un altro
7,3% una volta ogni 15 giorni.
È evidente come, anche nelle attività realizzate al di fuori del mondo
scout, rover e scolte mostrano una spiccata tendenza a coltivare interessi e aspetti che caratterizzano in maniera rilevante la loro specifica esperienza scout.
Diversamente livelli di adesione molto più bassi si riscontrano relativamente a gruppi studenteschi in cui solo l’8,2% dei rover e scolte dichiara una partecipazione attiva una o più volte a settimana, cui si aggiunge
un 5,3% che aderisce in modo meno assiduo e non superiore a una volta
ogni 15 giorni.
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI.
I
83
DATI DI RICERCA
Figura 1 - Rover e scolte secondo le attività cui hanno partecipato una o più
volte alla settimana negli ultimi 12 mesi (valori percentuali su totale risposte)
20,0
associazione religiosa
associazione di
volontariato
18,3
organizzazione
studentesca
8,2
gruppo di base,
centro sociale
difesa della
natura/ambiente
6,5
5,0
2,5
organizzazione
politica
difesa dei diritti
dell’uomo
2,0
manifestazione
politica
1,8
organizzazione
sindacale
0,0
0,9
5,0
10,0
15,0
20,0
Fanalino di coda in quanto a partecipazione di rover e scolte è tutto
quell’insieme di attività che riguardano da vicino il sostegno a favore di
organizzazioni politiche o sindacali così come le manifestazioni a carattere politico.
Come evidenziato anche dai dati di ricerche di livello nazionale, quale,
ad esempio, quella dello IARD1 – riferita ai soli giovani italiani – il limitato interesse verso attività di tipo politico e sindacale riflette sostanzialmente la sfiducia che i giovani in genere, e non soltanto quindi rover e
scolte, ripongono in queste istituzioni.
I giovani di Loppiano, interpellati in merito al grado di fiducia nei
riguardi di istituzioni di vario genere, hanno confermato lo scarso attaccamento a molte delle istituzioni proposte nel questionario. È stato chie-
1
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
I
84
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
sto, in particolare, di dare un giudizio più o meno favorevole, utilizzando una scala di valori da 1 a 7, dove gli estremi corrispondono rispettivamente a “per niente” e “moltissimo”. Considerando il valore intermedio di 4 come livello di sufficienza – o forse di neutralità di giudizio – le
istituzioni considerate dai giovani “sufficientemente degne” della loro
fiducia sono state solamente 6 su 16.
I risultati testimoniano che le figure di riferimento per i giovani rover e
scolte sono sicuramente da ricercare prioritariamnete in famiglia (6,3),
tra i capi scout (5,8) e gli scienziati (5). Le prime due figure appartengono dunque alla sfera di vita quotidiana, a quella dimensione di vita
sociale in cui sono direttamente sperimentabili giorno dopo giorno, e
dotate di concreta fisicità.
Gli scienziati hanno ricevuto un alto gradimento pur essendo una figura con la quale non necessariamente i giovani riescono a entrare in contatto diretto. Come testimoniato anche da altre ricerche, lo scienziato
gode del vasto consenso dei giovani in virtù della sua opera, spesso idea-
Figura 2 - Rover e scolte secondo il grado medio di fiducia nelle istituzioni
scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
7
6,30
5,79
6
5,02
5
4
3
3,28 3,37 3,37
3,45
3,59
3,74 3,77
3,99 4,09 4,10
4,40
2,78
2,35
2
famiglia
capi scout
scienziati
insegnanti
banche
polizia
giornali
industriali
militari
di carriera
magistrati
autorità
religiosa
televisione
sindacalisti
funzionari
dello Stato
partiti
0
politici
1
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI.
I
DATI DI RICERCA
85
lizzata, di ricercatore capace di migliorare la qualità della vita delle persone grazie al proprio impegno e grazie alle proprie ricerche.
Nonostante la marcata presenza di ragazzi che si sono professati religiosi o appartenenti a una confessione, l’autorità religiosa (3,5) gode di
una fiducia non piena, attestandosi sotto il livello medio di sufficienza.
I giudizi più negativi espressi da rover e scolte, così come anticipato,
sono andati ai politici (2,4), ai partiti (2,7), ai funzionari dello Stato
(3,3) e ai sindacalisti (3,4) a testimonianza che l’insieme dei soggetti che
dovrebbero garantire la vita democratica, il rispetto delle regole, la civile convivenza appaiono agli occhi dei giovani, rover e scolte, inadeguati
e non all’altezza dei compiti che hanno davanti.
Analizzando, infine, l’intensità del gradimento verso i vari soggetti istituzionali attraverso le distribuzioni di frequenza che interessa ognuno di
loro, si nota che:
• il 71% dei ragazzi ha assegnato alla famiglia il valore massimo di gradimento – livello 7 pari a moltissimo;
• i capi scout sono ritenuti per un 35,2% di rover e scolte degni di moltissima fiducia, a cui si associa un gradimento solo di poco inferiore –
in scala pari al valore 6 – per oltre il 37% dei rover e delle scolte;
• gli scienziati hanno ricevuto nel 70% dei casi un gradimento che si
distribuisce equamente sui tre giudizi positivi, 5 e 6 e 7.
Contrariamente nella ipotetica classifica di intensità del non gradimento, il maggior numero di rover e scolte ha indicato di riporre “nessuna
fiducia”:
• nei politici, per il 42,5% degli intervistati;
• nei partiti per il 30% degli intervistati;
• nell’autorità religiosa per il 25,7% degli stessi.
Nonostante il gradimento medio non lontano dalla sufficienza, i militari di carriera hanno ricevuto un 20% di “per niente fiduciosi” alla pari
dei funzionari dello Stato e dei sindacalisti. Senza infamia e senza lode,
infine si presentano: industriali, giornali, polizia e banche.
6.2 Partecipazione sociale e fiducia
nelle istituzioni: concetti e pratiche
scindibili?
Maria Rita Mancaniello
1. Premessa
Una riflessione sulla popolazione giovanile appartenente allo scautismo
non può prescindere da una lettura più ampia della situazione dei giovani europei, poiché i dati in nostro possesso mostrano una significativa
sovrapposizione che richiede di essere tenuta di conto e interpretata
nell’alveo delle conoscenze sulla realtà giovanile nel suo insieme.
Le trasformazioni avvenute nella società negli ultimi decenni, sia dal
punto di vista politico, che economico e dei sistemi relazionali, hanno
modificato il nostro modo di vivere, di pensare e di agire. Sono cambiamenti che vedono coinvolti tutti gli organismi e gli attori sociali, ma, in
particolar modo, il mondo dei giovani. Sempre meno protagonisti del
futuro personale e di quello collettivo, sempre più timorosi e pessimisti
nei confronti della vita che li aspetta, si lasciano spesso trasportare dagli
eventi, governati da un senso di impotenza nei confronti dell’avvenire,
con un atteggiamento remissivo nei confronti del domani, nella latente
convinzione che il fare non serva poi a molto visto che le cose alla fine
rimangono invariate. Continuano a sperare in un mondo migliore che
possa assomigliare loro di più, ma questa mancanza di fiducia, questo
atteggiamento di disillusione verso la vita e la società, si riflettono ovviamente nel loro modo di agire, o meglio di non agire e la mancanza di
fiducia nella possibilità di cambiare il mondo si ripercuote soprattutto
nella partecipazione alla vita sociale. Il dato più marcato è la dichiarata
mancanza di interesse verso la politica, soprattutto per quelle forme di
partecipazione che richiedono un ruolo attivo. Il numero dei giovani
che partecipano a organizzazioni politiche o di volontariato è sempre
più in calo e allo stesso tempo diminuisce la fiducia nelle istituzioni. Un
dato interessante che ritroviamo in molte ricerche nazionali e internazionali sulla popolazione giovanile e il suo rapporto con la partecipazione all’attività politica è che vi è un netto scarto fra partecipazione politica latente e manifesta. La prima riguarda semplicemente il coinvolgi-
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI?
87
mento e l’interesse per la politica, la seconda consiste nell’impegno attivo finalizzato a influenzare le decisioni del governo, impegno che può
essere di tipo convenzionale (donare soldi a un partito, lavorarvi) e non
convenzionale (attività di volontariato, azioni di protesta). Ovvero i giovani europei, mentre presentano un livello basso di partecipazione convenzionale, hanno un livello decisamente alto di partecipazione ad attività non convenzionali che si traducono in dimostrazioni pubbliche, boicottaggio di prodotti, volantinaggio e azioni di protesta. La critica alle
istituzioni politiche nazionali e internazionali si esprime quindi attraverso movimenti e manifestazioni che catalizzano il malcontento generale.
Le nuove generazioni, avvertendo meno l’esigenza di realizzare un
mondo migliore e una società più equa e più giusta, rispetto a quelle
precedenti, hanno una minore spinta verso il cambiamento sociale e
sono portati a concentrarsi su obiettivi propri della sfera privata. Il rapporto fra le nuove generazioni europee e la vita istituzionale vive una
crisi che trova negli ultimi anni il suo apice.
Una ricerca promossa dall’Istituto IARD, realizzata nel 2004, ha analizzato il livello di partecipazione politica dei giovani. In particolare, è emerso come, fra il 1996 e il 2000, vi sia stato un decremento generalizzato
degli indici di fiducia istituzionale, di civismo e una diminuzione dell’indice di associazionismo, salvo poche e isolate eccezioni1. Di contro, si
trovano forme di partecipazione alla vita pubblica che passano attraverso l’adesione a nuovi movimenti sociali su base nazionale e internazionale, attraverso la messa in pratica di stili di vita alternativi e di comportamenti dai contenuti altamente ideali. Stando ai dati di una recente
ricerca condotta nei Paesi dell’Unione europea, circa il 35% dei giovani
europei riferisce di essere interessato alla politica tradizionale, mentre
la quota più elevata appare disinteressata. Il 56% dichiara di parlare
occasionalmente di politica con i propri amici, solo il 10% lo fa frequentemente. Il 25% intravede nell’attività politica una dimensione importante per il proprio destino mentre per il rimanente 75% la politica tradizionale appare un asset distante e incapace di influenzare direttamente e positivamente la propria esistenza2.
1
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
2
Cfr. Giovani e politica? No, grazie, consultabile all’indirizzo web: www.ilmeridiano.info/
stampa.php?Rif=10364, 27 aprile 2007.
88
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Per il prossimo futuro si fa invece sempre più spazio l’idea di una sorta di
democrazia telematica. Lo sviluppo di Internet, la sua diffusione e
l’approfondimento degli usi, non potevano lasciare indifferente il campo
della politica. Il concetto di agorà virtuale accessibile a tutti si sposa bene
con la progettazione di sistemi di partecipazione diffusa che non hanno
precedenti nella storia dell’uomo. E già oggi Internet costituisce un canale privilegiato per catturare il consenso, per diffondere notizie o attivare
processi di controinformazione che in parte hanno dato un contributo
alla democratizzazione della comunicazione, soprattutto in quei Paesi
dove non c’è democrazia reale (seppur con problemi legati alla censura e
al controllo come accade in Cina). Forum, blog, siti Internet e portali di
informazione contribuiscono a costruire l’opinione di una quota importante di popolazione per lo più giovanile, che ha maggior dimestichezza
con la rete. Internet inoltre è diventata l’autostrada privilegiata dove far
correre il dissenso: lo usano dai movimenti no-global fino ai partiti politici più piccoli e con minori risorse economiche da poter utilizzare nelle
campagne elettorali, contribuendo alla costruzione di un luogo virtuale
dove coesistono una polifonia di voci in relativa parità potenziale di share.
Numerosi anche gli esperimenti di forme virtuali di partecipazione alla
politica, che però hanno ancora poco a che fare con il televoto generalizzato, ma che sono capaci di coinvolgere un pubblico sempre più vasto3.
2. La partecipazione sociale
Andando ad analizzare la partecipazione sociale espressa dagli scout
vediamo come essa si distribuisca prevalentemente sull’estremo negativo, senza mostrare luoghi o ambiti del sociale dove maggiormente siano
espresse forme di azione e impegno. Non è da trascurare il fatto che una
significativa percentuale di ragazzi scout, il 29%, faccia parte di una associazione di volontariato, e possiamo pensare che siano le diverse organizzazioni di solidarietà sociale e nelle parrocchie presenti nelle realtà
locali dove sono inseriti i gruppi scout nei quali molti degli scout di questa fascia di età svolgono il loro servizio. Per tutti gli altri item, le percentuali sono contenute fra il 74,5% e l’91,6 % del totale negativo.
3
Cfr. Telefono Azzurro, Eurispes, 7. rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, Roma, Eurispes, 2006.
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI?
89
Figura 1 - Partecipazione sociale
Sempre/Spesso
Qualche volta
Raramente/Mai
organizzazione
politica
manifestazione
politica/raccolta
di firme
organizzazione
di difesa dei
diritti dell’uomo
gruppo di base,
centro sociale
organizzazione
difesa della
natura/ambiente
organizzazione
studentesca
associazione
di volontariato
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
associazione
religiosa
100
Così come nelle altre letture sulla condizione giovanile, questa domanda
risulta maggiormente significativa se la leggiamo accorpando le risposte
più restrittive di “qualche volta l’anno” e “mai”, dalle quali risulta che una
consistente percentuale di ragazzi non si impegna in modo costante e
significativo in specifiche attività di solidarietà sociale organizzate. Essendo
questa una ricerca relativa a un preciso target di soggetti, tutti appartenenti allo scautismo internazionale, osservando le diverse risposte, alcune
riflessioni devono essere comunque indicative per il lavoro di formazione
che nello scautismo viene portato avanti. La lettura dei singoli item non
può essere scissa dalla fiducia che i giovani ripongono nelle diverse istituzioni e organizzazioni sociali e politiche. Una certa sfiducia su tutto il
mondo che li circonda emerge in modo evidente dai dati, ma in questa
fascia di età del roverismo, dove maggiore è l’impegno verso la costruzione di “un mondo migliore”, così come Baden-Powell sosteneva potesse aiutare a fare lo scautismo, a partire dal proprio essere protagonisti nella propria vita e in quella sociale, si ha che nessuna delle attività di partecipazione sociale raggiunge più del 25% delle risposte. Nelle ricerche degli ulti-
90
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
mi anni emergeva un maggiore impegno nel volontariato, visto come una
efficace risposta alla perdurante inefficienza delle politiche sociali pubbliche, alle carenze di risorse materiali e solidaristiche pubbliche, al vuoto di
rappresentanze e di diritti riconosciuti, che piano piano nel tempo hanno
accompagnato l’emergere di nuovi bisogni e di nuove soggettività. Nelle
società postindustriali, agire nel volontariato è una modalità sempre più
diffusa e ha assunto un carattere centrale nel tessuto collettivo, divenendo
il segnale dei processi di mutamento in atto nella società dei servizi. Molte
analisi hanno correlato lo sviluppo del volontariato per i suoi contenuti
etici, considerati come l’espressione di una cultura che fa della solidarietà
e dell’attenzione alla persona i propri valori di riferimento e la propria
pratica4, leggendo l’azione volontaria come la reazione alla mancanza di
comunicazione tra mondi vitali e sistema sociale, capace di creare un nuovo
orientamento che si offre come fonte etico-valoriale da cui attingere per
ricostruire il senso di partecipazione civile. La riscoperta dell’azione volontaria, ha, però, anche determinato un forte disimpegno, una certa deresponsabilizzazione, un maggiore corporativismo tra le classi intermedie,
una sfiducia nel sistema pubblico e un ritorno al privato e al mercato5.
Osservando i dati relativi alla partecipazione nei vari ambiti del sociale,
però, la sfiducia dei giovani verso tutte le istituzioni pubbliche, non sembra essere andata verso una maggiore partecipazione nel mondo del
volontariato e dell’associazionismo, pur rimanendo un indicatore positivo che un quarto dei ragazzi intervistati partecipi anche ad altre associazioni di volontariato.
Il significato più profondo della mancata o scarsa collaborazione con le
diverse organizzazioni, in questa fascia di età, è stato spesso interpretato
come reazione all’idea che gli adulti occupino la società in tutti i suoi
spazi per non dare posto ai più giovani e dall’altro lato che intendano
utilizzare le organizzazioni per conformare i giovani ai loro modelli di
vita e di essere. La diffidenza verso le istituzioni nei giovani è generalizzata e i servizi che riescono a connettersi con il sentire e con le aspirazioni giovanili sono quelli meno formalizzati e che hanno come guida
quelle figure che riescono a esercitare l’ascolto dei giovani e a divenire
per loro adulti significativi, disponibili, ma non invasivi, come i capi
scout, nel quale ripongono molta fiducia l’86,9% degli intervistati.
4
5
Cfr. Ardigò, A., Crisi di governabilità e mondi vitali, Bologna, Cappelli, 1981.
Cfr. Paci, M., Pubblico e privato nei moderni sistemi di welfare, Napoli, Liguori, 1989.
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI?
91
3. La fiducia nelle istituzioni
Anche il grado di fiducia verso le diverse figure istituzionali o operatori
del sociale non è molto intenso. Si potrebbe dire che i giovani ripongono
molta fiducia nelle istituzioni di ordine sociale, mentre hanno scarsa fiducia nelle istituzioni di ordine politico-religioso. Nelle ricerche nazionali
dagli anni Settanta fino a oggi si ritrova costantemente un gradiente di
fiducia maggiore nelle banche, nella polizia, nei militari di carriera, negli
insegnanti, nei magistrati e un pesante senso di sfiducia verso il governo,
i funzionari pubblici, i sindacati, gli uomini politici, con una tradizionale
posizione dell’autorità religiosa al centro della scala. Anche in questo caso
i dati di questa ricerca vanno in linea con i dati delle ricerche sui giovani
e la condizione giovanile, facendo trasparire una mancanza di specifica
caratterizzazione degli scout dal resto della popolazione giovanile. Il senso
di sfiducia nei confronti della classe politica viene espresso in maniera
netta dai giovani: il 78,8% dei giovani intervistati nutre poca (36,3%) o
per niente (42,5%) fiducia; mentre solo una esigua percentuale il 5,5%
ripone al contrario molta (2,6%) o abbastanza (8,2%) fiducia.
Altra figura di riferimento per la quale più della metà degli scout intervistati (55,4%) mostra una fiducia consistente è quella dell’insegnante.
Nell’esperienza scolastica dei giovani il ruolo del docente è centrale,
proprio perché – come è noto – l’insegnante non veicola solo i contenuti di apprendimento, ma interviene anche nella funzione socializzante,
attraverso la gestione dei rapporti con gli alunni e attraverso la trasmissione di valori. Viene spontaneo sottolineare l’importanza che può assumere, nel processo evolutivo del ragazzo, l’insegnante, soprattutto per il
ruolo nuovo di cui viene investito dal punto di vista affettivo-relazionale6. La ricerca di adulti significativi è propria dell’adolescente e si osserva sempre più chiaramente come i ragazzi guardino all’insegnante quale
possibile punto di riferimento a cui rivolgersi nelle diverse situazioni,
più o meno problematiche, che essi possono vivere.
Il mandato sociale alla scuola oggi è caratterizzato da un forte investimento educativo. Si tratta di un ruolo e di una responsabilità nuova per
gli insegnanti, ancora difficile da metabolizzare, ma soprattutto difficile perché manca loro una formazione di base specifica sulle competen6
Cfr. Petter, G., Psicologia e scuola dell’adolescente. Aspetti psicologici dell’insegnamento secondario, Firenze, Giunti, 1999; Salzberger-Wittenberg, I., Osbone, E., Williams Polacco, G.,
L’esperienza emotiva nel processo di insegnamento e di apprendimento, Napoli, Liguori, 1987.
I
92
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 2 - Fiducia nelle istituzioni
Per niente/Poco
Molto/Del tutto
Abbastanza
90
80
70
60
50
40
30
20
10
la famiglia
i capi scout
gli
scienziati
gli
insegnanti
la polizia
le banche
i giornali
l’autorità
religiosa
gli
industriali
i militari
di carriera
i magistrati
i sindacalisti
i partiti
i funzionari
dello stato
la
televisione
i politici
0
ze educative. L’università forma l’insegnante ai contenuti e alle metodologie didattiche di una disciplina, ma non ha un percorso specifico
per formare le conoscenze e le competenze educative. L’opportunità di
frequentare una scuola di specializzazione per l’insegnamento è privilegio di una minoranza di insegnanti7, ma la maggior parte si trova ad
affrontare problemi e situazioni relazionali sempre più complesse
senza uno specifico bagaglio formativo. Questo è il luogo dove si svolge gran parte della vita del ragazzo e dove instaura la maggior parte
delle sue relazioni quotidiane, diventando fondamentale la relazione
7
Dal 1999 il Ministero dell’istruzione ha aperto le Scuole di specializzazione per
l’insegnamento nella scuola secondaria superiore (SSIS) a carattere regionale, sono a
numero chiuso e prevedono un’area di sviluppo trasversale sulle competenze psico-sociopedagogiche, ma sono spesso fortemente caratterizzate da percorsi formativi centrati sulla
didattica delle discipline. Per una approfondimento si veda: AA.VV., La formazione SSIS: aree,
indirizzi, progetti, Bologna, CLUEB, 2006; Franceschini, G. (a cura di), La formazione consapevole: studi di pedagogia e di didattica per le scuole, Pisa, ETS, 2006.
PARTECIPAZIONE
SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI?
93
interpersonale8. Il giovane passa gran parte della sua giornata in classe e
un’altra gran parte davanti ai libri. Diventa allora chiaro quanta importanza assumono gli stimoli, i messaggi e i rapporti che gli insegnanti instaurano con i propri studenti. Lo sforzo che viene chiesto agli insegnanti è
enorme, perché le provocazioni e le apatie o le sfide che gli adolescenti
lanciano ricorrentemente sono tante, fin troppe, ma nell’esperienza dell’adolescente le parole, i gesti, i sentimenti, l’agire del professore hanno
un peso determinante, sia in termini di autostima, di fiducia in sé, di
aspettative, che di visione del mondo. Se qualcosa è cambiato rispetto al
passato quando si pensa agli adolescenti di ieri e di oggi è proprio il fatto
che si sono allungati i tempi della crescita e quindi anche negli ultimi anni
delle scuole superiori l’incidenza degli insegnanti non è più solo legata
agli aspetti cognitivi, ma è anche determinante nella costruzione della
propria identità. La riflessione si allarga oltre il semplice dato in nostro
possesso, ma questa scarsa affidabilità dell’insegnante per i ragazzi rimane comunque un’informazione da non sottovalutare per il peso che assume nello sviluppo del ragazzo.
La massima fiducia rimane nella famiglia, un dato che non sorprende
anche se alcune trasformazioni avvenute in Europa al modello familiare
potevano far pensare a un allentamento di questo primario legame. Il
rapporto intergenerazionale è da sempre caratterizzato dalla presenza
di aperti conflitti e da posizioni definibili diametralmente opposte, ma,
oggi, i cambiamenti radicali, avvenuti nella struttura degli assetti familiari e nelle sue dinamiche interne, hanno portato a una nuova impostazione dei rapporti familiari, basati su modalità relazionali più paritetiche e meno conflittuali, sicuramente differenti rispetto al passato9. Gli
studiosi parlano di un passaggio dalla famiglia etica, il cui fondamentale
compito era quello della trasmissione valoriale e normativa, a una famiglia affettiva10, che sente come dovere prioritario l’amore per i figli, con
una ricaduta positiva sulla vita relazionale, ma con alcune verificabili
problematicità con il sistema normativo in generale. La minor differen-
8
Cfr. Contini, M., Il comunicare tra opacità e trasparenza, Milano, Mondadori, 1984; Contini,
M., Comunicazione e educazione, Firenze, La nuova Italia, 1980.
9
Cfr. Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani anni ’90. Terzo rapporto IARD sulla condizione giovaninile in Italia, Bologna, Il mulino, 1993.
10
Scaparro, F., Charmet, G., Belletà. Adolescenza temuta, adolescenza sognata, Torino, Bollati
Boringhieri, 1993, p. 31.
94
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
ziazione tra il ruolo materno e quello paterno ha, inoltre, influito in
modo incisivo sul modo di leggere i ruoli maschili e femminili nella
società, meno stereotipati e rigidi e questo affievolirsi di una figura
paterna molto forte e di una madre sempre presente nella vita del bambino ha permesso lo sviluppo di soggetti molto più precocemente portati alla socializzazione e maggiormente autonomi affettivamente11.
Uno sguardo più specifico non può mancare al dato negativo della mancanza di fiducia nell’autorità religiosa per il 51,7 % dei ragazzi e di contro un ampio grado di consenso, il 50,6%, agli scienziati, quasi ci si fosse
spostati da una verità rivelata per fede, a una verità rivelata dalla scienza,
comunque nella speranza e nell’attesa di una soluzione “miracolistica”
per tutti i problemi del mondo. Questa fiducia nella scienza si ritrova
come costante nelle espressioni dei giovani, e trova una sua logica ragione nel mondo contemporaneo dove la spinta razionale all’innovazione e
alla scoperta di sempre più complessi aspetti del mondo è molto forte e
sollecitata, ma questa fiducia deve essere accompagnata da una capacità
di lettura critica e da una capacità di discernimento delle scoperte dei
diversi saperi, perché non passi come “legge assoluta” la lettura scientifica che sappiamo essere sempre in divenire e soggetta alla rivoluzione di
sempre più evolute e ulteriori scoperte. Il rischio che dalla fiducia nel
sapere si passi a una visione fideistica della scienza non deve essere sottovalutato, perché anche la scienza è spesso soggetta alle leggi che governano il nostro mondo. Nell’assoluta consapevolezza e certezza che essa ha
un valore incondizionato, credo fondamentale educare a un pensiero
complesso e critico che permetta di leggerne anche il suo legame con il
reale, poiché anche la ricerca e lo scienziato sono inseriti nei contesti
sociali, spesso condizionati dai bisogni di mercato, dagli investimenti,
dalle condizioni di lavoro, dalle logiche dei sistemi a cui appartengono.
Lo scienziato ha un desiderio di scoperta e una spinta alla conoscenza
delle leggi prime e ultime che governano i fenomeni fisici e sociali,
umani e naturali, che comunque trova il suo limite nell’organizzazione
della realtà, nella sua gestione, nel suo funzionamento, nei bisogni che
essa esprime. Il rischio che diventi una nuova “fede” – bisogno umano
innegabile – non può essere sottovalutato dall’educatore, perché la forza
della conoscenza del dato deve sempre essere accompagnata dalla riflessività critica di chi lo interpreta e da chi ne deve poi fare uso.
11
Cfr. Pietropolli Charmet, G., L’adolescente nella società senza padri, Milano, Unicopli, 1990.
7. Consumi e stili di vita
7.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
Alla luce delle risposte che i rover e le scolte europei hanno fornito
rispetto all’utilizzo del proprio tempo libero si possono evidenziare alcuni elementi emergenti e alcuni punti fermi. Su base settimanale tre sono
le attività irrinunciabili per la quasi totalità dei rover e delle scolte intervistati nelle giornate di Loppiano, e che vengono svolte con una frequenza di una o più volte alla settimana:
• ascoltare musica e radio (93,5%);
• frequentare gli amici (93,4%);
• guardare la TV (89,8%).
Nel tempo extrascolastico e/o extralavorativo, i rover e le scolte si ritrovano spesso con i propri amici e coetanei anche nelle ore notturne; il
41% dichiara di uscire la sera una o più volte a settimana e un altro 40%
frequenta discoteche e pub con la stessa assiduità.
Un importante spazio di tempo, su uno o più giorni alla settimana, è
ritagliato, inoltre, dal 60% degli intervistati per gli hobby personali e per
frequentare il proprio ragazzo o ragazza.
L’assiduità con cui molti giovani rover e scolte fanno attività sportiva
dimostra come questa rivesta un ruolo importante nella loro vita e nell’economia del tempo a disposizione, così come confermato in molte
indagini di livello nazionale in cui la frequenza sportiva risulta massima
proprio nelle età adolescenziali e giovanili. Oltre il 50% di rover e di
scolte dichiara, infatti, di praticare uno sport una o più volte alla settimana, a fronte di un modestissimo 5% di intervistati che dichiara di non
aver praticato alcuno sport nel corso degli ultimi 12 mesi.
Il tempo libero è messo a frutto anche per tenersi aggiornati: poco
meno della metà di rover e scolte si tiene informato leggendo un quotidiano più di una volta a settimana, sebbene vada annotato che quote
non del tutto marginali leggono un giornale solamente qualche volta
l’anno (15,1%) o non lo legge mai (9,3%). Le cose peggiorano e non
di poco passando dai quotidiani ai libri. Leggere un libro è una attività
portata avanti con una certa assiduità da un quarto dei ragazzi intervi-
CONSUMI
E STILI DI VITA.
I
DATI DI RICERCA
97
stati (il 25,1%) che dichiara di leggerlo una o più volte alla settimana,
mentre il 32,1% legge solo qualche volta l’anno e il 9% dichiara di non
farlo mai.
Nello svolgimento delle attività quotidiane i ragazzi utilizzano molti beni
di consumo, che indipendentemente dal possesso esclusivo o non esclusivo (piuttosto dunque come usufruitori degli stessi), risultano largamente diffusi tra i rover e le scolte europei.
I beni più comunemente a disposizione di rover e scolte sono – con valori oltre l’80% – il personal computer (86,7%), il cellulare o il videofonino (86,5%) e i lettori cd e dvd (rispettivamente 83,9% e 83,7%). Unico
bene non tecnologico che presenta un medesimo livello di diffusione
tra rover e scolte è la bicicletta (85%).
Contrariamente, i beni meno diffusi tra di essi, sebbene su valori
comunque degni di nota, sono: l’I-pod (20,7%), il motorino o lo scooter (28,6%), la videocamera (33,8%) e l’automobile (36,6%). Un fattore da tenere in considerazione è che la giovane età degli intervistati,
tutti di età compresa fra 14 e 23 anni, influisce se non impedisce, almeno in parte, l’acquisto in proprio di alcuni di questi beni diminuendo
di fatto la possibilità di usufruirne. È il caso dell’auto che si trova in
cima alla lista dei desideri di questi ragazzi: il 44,8% dichiara di non
disporne ma che la vorrebbe, a fronte di un 18,6% che dichiara di non
esserne interessato.
Altri beni molto ambiti risultano il computer portatile e la videocamera,
con rispettivamente il 35,1% e il 29,9% dei ragazzi che vorrebbero possederli. Allo stesso modo è possibile stabilire i beni meno desiderati dai
ragazzi. In questa particolare classifica primeggiano nell’ordine la playstation, con il 51,5% di ragazzi che non ne dispongono e non sono interessati, il motorino per il 49,5% e l’I-pod per il 45,9%.
La playstation, benché snobbata da circa la metà dei ragazzi, è molto diffusa (42,9%) e il suo utilizzo nell’arco della settimana per chi la possiede
è abbastanza assiduo, dato che il 24% la usa una o più volte a settimana.
L’I-pod è, come già rilevato, il bene meno diffuso tra quelli citati, forse
anche perché si tratta di una tecnologia relativamente recente e non
proprio economica. Tra coloro che non ne dispongono, una quota relativamente minoritaria dichiara di non essere interessato al suo acquisto
(42%) a fronte di un più considerevole 57% che sarebbe interessato a
possederla.
I
98
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 1 - Rover e scolte secondo la disponibilità di beni di consumo
(valori percentuali per alcuni beni proposti nel questionario)
Sì
No, non mi interessa
No, ma lo vorrei
100,0
86,5
86,7
75,0
51,5
50,0
49,5
45,9
44,8
42,9
36,6
33,5
28,6
20,7
18,6
25,0
9,7
6,1 7,3
0,0
3,8
pc
cellulare
5,6
playstation
21,9
macchina
motorino
I-pod
L’elevata diffusione del personal computer tra i rover e scolte è in linea
anche con il vasto utilizzo che gli stessi fanno di Internet per tutte le loro
attività. Solamente il 2,7% degli intervistati ha dichiarato di non fare
mai uso di uso di Internet, cosicché si può dedurre che l’uso del pc non
è quasi mai disgiunto dalla navigazione su Internet.
Il modo in cui i ragazzi utilizzano Internet è molto vario per via delle
grandi potenzialità della rete; i rover e le scolte scelgono prevalentemente di utilizzarlo per studio e lavoro (58,4% sul totale delle risposte),
per scaricare musica e videogiochi (41%), per comunicare via e-mail
(39,1%) e per chattare (31,4%). Altre modalità di utilizzo meno diffuse
sono la consultazione di siti per informarsi su eventi, sport, concerti ecc.
(18,4%), per l’organizzazione di viaggi e per visitare blog in cui poter
esprimere le proprie opinioni (6% circa per entrambi).
CONSUMI
E STILI DI VITA.
I
99
DATI DI RICERCA
Figura 2 - Utilizzo di Internet prevalentemente per: (percentuale su totale
questionari)
studio e lavoro
58,4
scaricare musica,
videogame
41,0
comunicare
via e-mail
39,1
31,4
chattare
consultare
notizie
organizzare
viaggi
18,4
6,4
6,0
visitare blog
4,8
acquisti on line
non lo utilizzo
2,7
altro
2,5
0,0
20,0
40,0
60,0
7.2 Giovani del proprio tempo
Alessandro Alacevich
Il 93% dei rover e delle scolte partecipanti al Roverway hanno dichiarato
che nel corso degli ultimi 12 mesi hanno ascoltato musica più di una volta
alla settimana (e non, invece, una volta ogni 15 giorni, come prevedeva
una possibile risposta alternativa) e, sempre negli ultimi 12 mesi, hanno
frequentato i loro amici una o più volte la settimana (e non, di nuovo, una
volta ogni 15 giorni). Questi i risultati delle risposte alle prime due
domande che costituivano, “emblematicamente”, l’esordio della sezione
“consumi e stili di vita “ del questionario. E non c’è da stupirsi, perché i
rover e le scolte che erano al Roverway sono certamente giovani che
appartengono al proprio tempo, che vivono nell’oggi e condividono molti
degli stili di vita e dei modelli di consumo dei giovani di oggi.
1. I rover e le scolte sono “giovani del proprio tempo”
Una ricerca condotta dallo IARD1 pubblicata nel 2002, sviluppata sull’intera popolazione giovanile italiana – pur non potendo “scientificamente” essere confrontata in parallelo con la nostra indagine, in quanto le
domande poste non erano del tutto coincidenti – mostra sostanzialmente gli stessi risultati: i giovani, e fra questi – lo vediamo dall’indagine del
Roverway – i nostri rover e scolte, mostrano una forte tendenza all’omogeneità, che varca anche gli stessi confini nazionali.
L’abitudine, e la frequenza per più di una volta la settimana, ad ascoltare
musica, frequentare gli amici – entrambe a oltre il 93% nella nostra ricerca, come detto sopra – ovvero a frequentare il proprio ragazzo/ragazza
(59%), coltivare i propri hobby (59%), fare sport (52% circa) caratterizzano i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al Roverway e definiscono la loro “base comune” di appartenenza al mondo dei giovani.
Su questa base comune poi ciascuno sviluppa la propria differenziazione
e individualizzazione, che nella nostra ricerca sono bene rappresentate
1
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
CONSUMI
E STILI DI VITA.
GIOVANI
DEL PROPRIO TEMPO
101
da quanti – sempre più di una volta alla settimana – leggono un libro
(25%), giocano alla playstation (24%), guardano videocassette (45%),
vanno in discoteca (40%): si potrebbe concludere, come annotato
anche nella ricerca IARD, che «le diversità individuali si sovrappongono
a una uniformità di fondo».
E questo pare altrettanto vero anche per i consumi. «Esiste un pacchetto di consumi piuttosto omogeneo, la cui fruizione consente di sentirsi
parte della cultura giovanile» – sono sempre i ricercatori dello IARD che
lo dicono – e noi lo ritroviamo nei “nostri” giovani, rover e scolte partecipanti al Roverway, guardando quanti hanno il cellulare (86%), il personal computer (86%), un lettore cd o mp3 (rispettivamente 84% e
66%), un lettore dvd o videoregistratore (84% e 75%), una bicicletta
(85%). Anche questo “pacchetto di consumi” sembra costituire una base
sulla quale poi si sviluppano modi individuali e differenziati, che nei
“nostri” giovani sono rappresentati da quanti possiedono una playstation (43%), da quanti invece non possiedono una playstation e non vorrebbero averla (52%), ovvero da quanti possiedono una macchina (36%)
o un motorino (28%) ovvero da quanti non vorrebbero avere un motorino
(49,5%), o da quanti possiedono un I-pod o vorrebbero averlo (rispettivamente il 21 e il 33%) ovvero non vorrebbero averlo (46%).
«Solo a uno sguardo distaccato e distratto i giovani possono apparire tutti
uguali. Se li si osserva da vicino ci si accorge che ciascuno di essi è un individuo che costruisce con le sue scelte, e anche con le sue scelte di consumo, un suo percorso di vita». Lo abbiamo sempre saputo, da “bravi” capi
scout, e il questionario del Roverway ci aiuta a ricordarlo. Un esempio
forte ci viene dalla domanda sull’utilizzo di Internet: potendo fornire al
massimo due risposte, il 59% dei rover e delle scolte dichiara che usa
Internet per studio o lavoro, il 41% per scaricare musica o giochi, il 39%
per comunicare via e-mail, il 31% per chattare, ma vi è anche un 18% che
lo usa per consultare notizie su eventi, un 6% per organizzare viaggi, un
ulteriore 6% per visitare blog o esprimere opinioni e finalmente anche 19
partecipanti (su 2.522) che lo usano per giocare on-line, due per motivi
scout e uno che usa Internet per pubblicare racconti su un sito.
Da questo primo quadro, e dalla lettura “parallela” dell’indagine IARD,
in sintesi, i rover e le scolte partecipanti al Roverway appaiono soprattutto come “giovani del proprio tempo”, con forti omogeneità rispetto ai
giovani tout-court, anche se probabilmente con qualche peculiarità
102
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
legata alla propria “appartenenza” a una associazione – come gli scout –
riconoscibile per una propensione forse un poco meno consumista e un
poco più partecipativa.
E questo senza grandi differenze fra i rover e le scolte italiani, quelli spagnoli e quelli portoghesi.
L’analisi dei dati del questionario del Roverway disaggregati per Paese
di provenienza mostra infatti grandi similitudini e solo, poche, differenze regionali, certamente riconducibili ai diversi “stili di vita” che evidentemente comunque caratterizzano i tre Paesi presi in esame.
In sintesi, italiani e portoghesi sono risultati più decisamente simili,
soprattutto nei comportamenti e molto anche nei consumi, mentre gli
spagnoli sono apparsi generalmente “più ludici” e più amanti della vita
sociale, apparentemente un po’ a scapito della propria dimensione personale: i risultati della ricerca evidenziano infatti che circa il 64% dei
rover e scolte spagnoli partecipanti al Roverway frequentano una o più
volte la settimana discoteche e pub, contro il solo 37% degli italiani e il
39% dei portoghesi e, parallelamente, solo lo 0,4% degli spagnoli
dichiara di non andarci mai, contro il 10% degli italiani e il 5% dei portoghesi. Anche le percentuali di rover e scolte spagnoli che una o più
volte la settimana vanno al cinema (16,5%), a un concerto (10%) o a teatro (8%) sono quasi doppie rispetto a quelle, peraltro molti simili fra
loro, degli italiani e dei portoghesi.
Per contro, mentre rover e scolte italiani e portoghesi dichiarano di leggere un quotidiano con una certa regolarità (una o più volte la settimana o almeno una volta ogni quindici giorni) con percentuali molto simili (circa 64% gli italiani e circa 61% i portoghesi), solo il 46% degli spagnoli fa altrettanto e mentre rispettivamente solo il 5% e 4% degli italiani e portoghesi dichiarano di non leggere mai un quotidiano, gli spagnoli che non lo leggono mai sono (sic) quasi il 34%.
Le principali differenze fra italiani e portoghesi – per il resto apparsi,
come detto, molto simili – riguardano alcuni specifici stili di vita, certamente riconducibili alle tradizioni o alle diverse “mode” locali: solo il
17% dei portoghesi dichiara di uscire da solo la sera una o più volte la
settimana, contro il 51% degli italiani (peraltro in questo caso in percentuale quasi identica al 52% degli spagnoli), mentre i giovani appassionati della lettura di libri – cioè coloro che leggono un libro una o più volte
la settimana – sono il 26,4% degli italiani e solo il 13,8% dei portoghesi
(in questo caso molto simili al 11,5% degli spagnoli).
CONSUMI
E STILI DI VITA.
GIOVANI
DEL PROPRIO TEMPO
103
Qualche diversità più marcata risulta, ma solo per alcuni di essi, nei consumi: il 97% degli italiani – e, in percentuale identica, degli spagnoli –
dichiarano di possedere un telefonino contro il 59% dei portoghesi, dei
quali per giunta quasi il 29% dichiara di non possederlo né di essere interessato ad acquistarlo contro il solo 2% di italiani e spagnoli.
Un’ultima diversità, sulla quale presumibilmente incide maggiormente la
provenienza più o meno “urbana”, cioè da grandi città o dalla provincia,
dei partecipanti, piuttosto che la provenienza dai diversi Paesi, riguarda la
disponibilità di alcuni mezzi di trasporto: solo il 16% sia di spagnoli sia di
portoghesi dichiara di possedere un motorino, contro il 42% degli italiani, mentre il 48% dei portoghesi dispongono di una macchina, contro il
39% degli italiani e il 30% degli spagnoli, e infine, fortunatamente, oltre
l’80% di tutti i rover e le scolte partecipanti al Roverway, senza particolari differenze di provenienza, dispone di una bicicletta.
2. I rover e le scolte di oggi sono molto simili
ai rover e alle scolte “di ieri”
Una seconda “lettura parallela” – anch’essa non svolta “scientificamente”, a causa della non perfetta coincidenza delle domande – con i risultati di un’ampia indagine2 compiuta su 14.000 rover e scolte partecipanti alla Route nazionale R/S dei Piani di Pezza nel 1986, cui ebbi la fortuna di partecipare, ci mostra poi come i rover e le scolte partecipanti al
Roverway – i rover e le scolte “di oggi” – sono molto simili, con davvero
poche eccezioni, ai rover e le scolte “di ieri”, o meglio di 20 anni fa,
quando i partecipanti al Roverway erano appena o non erano ancora
nati, e ancora una volta senza particolari differenze legate ai Paesi di
provenienza.
Infatti, in entrambe le ricerche – a vent’anni di distanza – il 95% degli
intervistati dichiara di guardare molto spesso la TV; di ascoltare molto
spesso la radio (oggi il 96%, allora l’89%); di coltivare frequentemente i propri hobby (oggi il 79%, allora l’81%); di praticare spesso uno
sport (oggi il 70%, allora il 78%); di andare spesso in discoteca/pub
2
Ardigò, A., Cipolla, C., Martelli, S., Scouts oggi: diecimila rover-scolte dell’AGESCI rispondono,
Roma, Borla, 1989.
104
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
(oggi il 62% e allora – la domanda curiosamente si riferiva all’andare
a ballare – il 65%); di uscire abbastanza spesso con il proprio ragazzo/a (oggi il 65%, allora il 68%); di leggere frequentemente un giornale (oggi il 44%, allora il 46,5%); di leggere frequentemente libri
(oggi il 37%, allora il 42%). Anche le attività di tempo libero meno praticate trovano similitudini fortissime: l’andare frequentemente al cinema (oggi il 24% e allora il 21%); l’andare frequentemente a concerti
(oggi il 11% e allora il 12%); l’andare spesso a teatro (oggi quasi il
10% e allora quasi il 9%).
Qualche timida, ma non banale, diversità appare solo nelle dichiarazioni contrarie, ovvero nelle percentuali di chi, oggi e allora, dichiara di
non svolgere mai determinate attività di tempo libero: è interessante
vedere come in alcuni casi i rover e le scolte di oggi (e non solo gli spagnoli, ma anche italiani e portoghesi) siano un pochino più “ludici” di
quelli di vent’anni fa e, infatti, se allora il 35% dichiarava di non andare mai a ballare, oggi solo il 7,4% non va mai in una discoteca o in un
pub; allora il 30% non andava mai a concerti, e oggi solo 15%; allora
il 46% non andava mai a teatro e oggi solo il 32%; allora il 31% non
usciva mai con il proprio ragazzo/a e oggi solo il 26%; allora il 22%
dichiarava di non praticare alcuno sport e oggi, per fortuna, tale percentuale è scesa al 5%; ma ancora una volta, anche nelle dichiarazioni
contrarie troviamo una realtà giovanile molto simile, a vent’anni di
distanza: sia allora che oggi solo circa 5% non va mai al cinema; il 6%
(allora) e il 9,3% (sic) oggi non legge mai un giornale; il 10% (allora)
e il 9% (oggi) non legge mai un libro; il 3,3% (allora) e il 0,9% (oggi)
non guarda mai la TV.
3. In sintesi
In sintesi i “nostri” rover e scolte, come un po’ tutto il mondo dei giovani di oggi, senza grandi differenze fra Paesi di appartenenza e non
molto diversamente dai giovani “di ieri”, hanno delle costanti di stili vita
e di consumi, compreso il consumo del tempo libero, che, oggi come
ieri, in Italia come in Spagna o in Portogallo, chiama in causa gli educatori e li interpella nella loro capacità di “utilizzare” le esche educative
più coerenti, per continuare con successo nel proprio servizio educativo: il linguaggio della musica, come modo di esprimersi, ma anche come
“appartenenza”, anche talvolta un po’ volutamente in contrapposizione
CONSUMI
E STILI DI VITA.
GIOVANI
DEL PROPRIO TEMPO
105
con il mondo degli adulti; lo stare insieme, il ritrovarsi spesso, anzi spessissimo, talvolta senza troppi obiettivi di cose concrete da fare insieme,
rifugiandosi nel gruppo, per cercare un’omologazione e una protezione; i rapporti affettivi, come risposta anche all’esigenza della scoperta e
della ricerca di sé…
Ritorna così alla mente Baden-Powell, le sue intuizioni, il suo messaggio
positivo3 e la semplicità della proposta educativa dello scautismo: la formazione del carattere, lo sviluppo dell’abilità manuale, la cura della
salute fisica, il servizio del prossimo, attuali, oggi come 100 anni fa, e
capaci di suggerire – oggi come allora – ai giovani di tutti i Paesi del
mondo, di «trasformare la propria vita in una avventura», come titolava
uno dei suoi scritti più belli.
3
Baden-Powell, R., La mia vita come un’avventura, edizioni varie, di cui l’ultima, curata da
Mario Sica, è stata pubblicata nel 2007 dalla casa editrice Nuova Fiordaliso per il centenario dello scautismo.
8. La cittadinanza europea
8.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
Interrogati sul sentimento di appartenenza territoriale i rover e le scolte partecipanti all’evento Roverway sembrano propendere per una identità territoriale aperta e variegata e niente affatto caratterizzata da riferimenti esclusivi. Ciò che emerge con forza è, infatti, la capacità di far
convivere, coesistere, intrecciare diverse identità possibili: sono attaccati alla loro città, ma anche alla loro nazione e non per questo non sentono di appartenere a una dimensione più ampia che arriva ad abbracciare il mondo. Questa identità mista, sfaccettata, plurale consente
comunque al suo interno di evidenziare dei livelli di priorità che si esprimono in primo luogo in una forte appartenenza con la propria nazione
(57,7% del totale dei rover e scolte) coniugata a un altrettanto forte
attaccamento localista, per la propria città (56,8%).
Figura 1 - Rover e scolte che si dicono “molto” o “moltissimo” identificati
con i diversi riferimenti territoriali (valori percentuali)
57,8
56,9
60,0
47,9
42,1
50,0
38,7
40,0
30,0
20,0
10,0
0,0
cittadino della
mia città/paese
cittadino della
mia regione
cittadino della
mia nazione
cittadino
europeo
cittadino del
mondo
LA
CITTADINANZA EUROPEA.
I
DATI DI RICERCA
109
La dimensione cosmopolita è comunque, come evidenziato dai dati di
incidenza, ben presente, circa il 48% dei rover e delle scolte che hanno
vissuto l’evento Roverway si identificano anche come cittadini del
mondo. E questa tendenza all’apertura che procede dal particolare del
proprio vissuto quotidiano, locale, e che attraverso la cerniera e la cornice nazionale arriva sino a comprendere il mondo nella sua interezza,
risulta un tratto condiviso e comune a tutte le nazionalità maggiormente rappresentate nell’evento Roverway.
In questo quadro di appartenenza, la dimensione europea mostra un
certo ritardo: poco più del 38% dei rover e delle scolte rispondenti dichiarano di sentirsi molto o moltissimo identificati con essa. Si tratta del più
basso livello di identificazione territoriale, sopravanzato anche dalla
appartenenza regionale che si attesta su di una incidenza del 42,1%.
Si può concludere, come già evidenziato in una recente indagine IARD1
– riferita ai soli giovani italiani – che anche per le rover e le scolte europei intervistati nelle giornate di Loppiano l’Europa è vista come patria
di secondo livello, nella quale riconoscersi senza provare forte attaccamento. Una partecipazione dunque più tiepida, ma che, stando ai dati
di una recentissima ricerca dell’Eurobarometro2 realizzata tra i giovani
europei, sembra in decisa crescita. Quest’ultima indagine, peraltro, evidenzia quanto complessivamente, i giovani europei condividono
un’immagine sostanzialmente positiva dell’Unione europea e del suo
futuro, immagine che risulta particolarmente positiva tra i giovani dei
dodici nuovi Paesi membri, entrati a far parte dell’Unione il 1° maggio
2004 e il 1° gennaio 2007.
Passando dalla rappresentazione al significato attribuito all’Unione le
rover e le scolte, così come riscontrato nell’indagine Eurobarometro
sui giovani europei, mettono al primo posto la possibilità di libera circolazione nei Paesi dell’Unione, che tradotto in termini ancor più
concreti significa poter studiare e lavorare ovunque in Europa. Il
18,6% dei rover e delle scolte ha difatti già tradotto questa possibilità
in realtà usufruendo di programmi di studio all’estero, e oltre il 67%
desidererebbe farlo.
1
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A. (a cura di), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD
sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
2
Eurobarometro, Young Europeans. A survey among young people aged between 15-30 in the
European Union. Summary, February 2007.
I
110
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Figura 2 - Rover e scolte secondo il significato della cittadinanza europea
(valori percentuali)
50,0
46,0
45,0
38,3
40,0
30,6
35,0
30,0
20,7
25,0
16,0
20,0
13,9
15,0
10,0
4,2
2,9
altro
esercito
comune
politica
estera
comune
un
parlamento
comune
la moneta
unica
mobilità
lavorativa
costituzione
unitaria
0,0
libera
circolazione
5,0
È molto interessante annotare, però, che alla richiesta di indicare il
significato prioritario che essi attribuiscono all’Unione le rover e le
scolte hanno risposto plebiscitariamente nel riconoscersi in una
Costituzione unitaria, ovvero condividere un sistema di valori, regole e
comportamenti che faccia dell’Unione un corpo unico e solidale,
quasi come se questa fosse considerata una precondizione necessaria
per dare sostanza a qualsiasi altro significato, compreso quello della
mobilità lavorativa e di studio all’interno dell’Unione. Non sorprende,
anche per l’importanza che il movimento scout ripone nel messaggio
pacifista, che l’enfasi minore, ovvero la più bassa incidenza di risposta
sia riscontrabile sulla necessità di avere un esercito comune, quale fattore significante della cittadinanza europea e in questo i giovani rover
e scolte si distanziano molto da quanto dichiarato dai giovani italiani
interpellati nell’indagine IARD sopra menzionata, in cui risulta che la
creazione di un esercito comune è percepito tra i temi centrali ed
emergenti.
LA
CITTADINANZA EUROPEA.
I
111
DATI DI RICERCA
Diversamente, sul fronte della condivisione dell’allargamento
dell’Unione i rover e le scolte partecipanti a Roverway la pensano come
i giovani italiani: il 54% dei rover e delle scolte hanno condiviso
l’ingresso di tutti e dieci i nuovi Paesi (58% per i giovani italiani dell’indagine IARD). Il giudizio si fa meno favorevole allorquando è stato chiesto il grado di accordo con l’ulteriore estensione ad altri Paesi richiedenti: il 35,4% dei rover e delle scolte si è detto favorevole all’ingresso di
tutti i Paesi, ma oltre il 37% esprime un consenso condizionato “sì, ma
solo di alcuni Paesi”, che mostra una riserva ricollegabile ad esempio
alle inquietudini suscitate, specialmente nei Paesi confinanti, da un
eventuale ingresso della Turchia.
Alcune riserve trapelano anche da altre questioni sulle quali rover e
scolte sono stati chiamati a esprimersi.
Figura 3 - Rover e scolte secondo la possibilità di sposarsi/convivere con una
persona di un Paese straniero
no, mai
6,5%
solo se di matrice
culturale vicina alla mia
21,4%
sì, sicuramente
72,2%
Sebbene la maggioranza degli stessi dichiara di potersi sposare o convivere con una persona di un Paese straniero, poco più di un quinto di essi
pone un vincolo esprimendosi con un “sì, ma solo se di matrice culturale vicina alla mia”; mentre una quota del tutto minoritaria (6,5%) dice
di non essere disposto in nessun caso a sposarsi o convivere con una persona di un Paese straniero.
112
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Passando dalla sfera privata al più ampio scenario di vita sociale, se è
indubitabile che i rover e le scolte si mostrano vicini e sensibili ai temi
dell’immigrazione, anche su questo tema emergono dai dati elementi di
una qualche complessità e in ogni caso utili alla riflessione:
• un rover/scolte su due dichiara di essere disturbato pochissimo o per
niente dalla presenza straniera a fronte di uno su cinque che lo è
molto o moltissimo – sono almeno quattro volte di più tra i giovani italiani della ricerca IARD coloro che dichiarano di essere disturbati da
questa presenza;
• poco meno di uno su due non vede gli immigrati come una minaccia
lavorativa per i disoccupati del proprio Paese, contro poco più di uno
su cinque che lo dichiara;
• il 43% dei rover e delle scolte sentono il dovere di aiutare gli immigrati che vivono in condizioni difficili, a fronte di un ben più limitato
10% che sente pochissimo o per niente questo compito;
• il 56% reputa necessario un intervento politico che aiuti a risolvere i
problemi economici dei Paesi di provenienza degli immigrati –
mostrandosi dunque sensibili ai temi della cooperazione e alle campagne di azzeramento del debito – contro un limitato 10% che non lo
ritiene utile;
• un più timido 33%, uno su tre, ritiene che gli immigrati che vivono nel
proprio Paese contribuiscono a un arricchimento culturale ed economico a fronte di uno su cinque che non lo ritiene affatto.
Ma nonostante le riserve espresse per lo più da minoranze di rispondenti, e gli elementi di chiaroscuro che pure abbiamo cercato di evidenziare, si può concludere con il conforto e l’evidenza dei dati raccolti che
l’Europa è entrata a far parte stabilmente dell’orizzonte dei giovani
rover e scolte interpellati nelle giornate di Loppiano.
8.2 Rover e scolte cittadini d’Europa?
Luci e ombre
A n d r e a Vo l t e r r a n i e A n d r e a B i l o t t i
1. Proposta educativa per una cittadinanza
internazionale
In un periodo in cui tanto si discute di cittadinanza europea e delle
difficoltà che essa comporta nella misura della comprensione e dell’integrazione1, le colline di Loppiano si sono rivestite con centinaia di
tende di tutti i colori. Migliaia di giovani da tutta Europa si sono messi
in cammino per incontrarsi e per rendere concreto ancora una volta il
pensiero del fondatore dello scautismo Sir R. Baden-Powell quando
quasi cent’anni fa (era il 1913), a proposito del primo incontro internazionale di Birmingham, riferendosi alla crescita internazionale del
movimento da lui fondato, parlava di «fraternità scout», vedendo in
essa un «fattore autentico di mantenimento della pace» (BadenPowell, 2002).
Educare alla pace nella proposta pedagogica scout rappresenta fin dalle
origini non tanto un mero sventolio di bandiere colorate, ma un concreto e strutturato progetto di costruzione di una cittadinanza globale che
possa superare ogni diversità. Nella sua “26a chiacchierata al fuoco di
bivacco” in Scautismo per ragazzi, B.P. ammoniva, infatti che
Diventando scout ti unisci ad una grande moltitudine di ragazzi appartenenti a molte nazionalità ed avrai amici in ogni continente. […] Gli
scout di ogni parte del mondo sono ambasciatori di buona volontà, che
fanno amicizia e abbattono ogni barriera di razza, di credo religioso, di
classe sociale. (Baden-Powell, 2002, p. 349)
L’attualità del messaggio del fondatore dello scautismo diviene ancor
più evidente in un’epoca in cui la metropoli postmoderna sta diventan-
1
È questione attuale la difficoltà dei Paesi aderenti all’Unione europea di adottare
un’unica e condivisa Carta costituzionale europea nonché la piena applicazione della strategia di Lisbona.
114
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
do un nonluogo2, in cui diventa assolutamente necessario ritornare a
costruire mura invalicabili e installare telecamere a ogni angolo per sorvegliare ventiquattro ore al giorno i movimenti di ciò che accade al di là
della “frontiera”3, per separare noi da loro, gli altri-da-me, gli stranieri. Il
tema del riconoscimento della diversità e dell’alterità e della possibile
convivenza e integrazione4 non è ovviamente nato con l’Europa, ma è
con l’Unione europea che diventa imprescindibile affrontare empiricamente e operativamente nella vita quotidiana i modi, i metodi e i contenuti per la sua realizzazione.
È necessario sottolineare tuttavia che a queste “comunità chiuse”
(Touraine, 1998) e alla solitudine del cittadino globale (Bauman,
2001) si affianca un numero sempre maggiore di individui che scelgono di distinguersi assumendosi piccole e grandi responsabilità nei confronti della società in cui vivono, coltivando «valori solidaristici, tentando di connettere la sfera privata con quella pubblica, la propria
personale ricerca di felicità con l’impegno sociale verso altri»
(Ambrosini 2005).
In questo modo la società frammentata descritta finora, orientata all’individualismo o alla comunità ricontrattata, diventa terreno fertile per
coltivare azioni solidali che aspirano, non senza una piccola dose di utopia, a promuovere livelli maggiori di benessere per l’intera collettività.
Tommaso Moro coniò nel Cinquecento il termine “utopia” alludendo
contemporaneamente a due parole greche: eutopia, cioè “buon luogo” e
outopia, che significava “nessun luogo”. Il progetto sognato di Moro si
può respirare nella tensione educativa alla formazione di “buoni cittadini” di Baden-Powell, progetto che a cent’anni dalla sua formazione
diventa quanto mai attuale e urgente.
Si potrebbero cioè sviluppare le condizioni per l’affermarsi del cosiddetto homo civicus caratterizzato da una forte etica della responsabilità in
alternativa all’homo psicologicus, profondamente ripiegato su sé stesso e
con una forte impronta individualistica (Cesareo, Vaccarini, 2006).
2
Cfr. Augé, M., Nonluoghi. Introduzione ad una antropologia della surmodernità, Eleuthera,
Milano, 1993.
3
Quasi come un ritorno a un passato millenario in cui si ergevano palizzate e si scavavano
fossati per proteggersi dai pericoli e dai nemici.
4
Per un approfondimento si veda De Vita, R., Identità e dialogo, Milano, Franco Angeli,
2003; Cesareo, V., I protagonisti della società civile, Cosenza, Rubbettino, 2004.
LA
CITTADINANZA EUROPEA.
ROVER
E SCOLTE CITTADINI D’EUROPA?
115
Dalla lettura dei risultati del questionario somministrato ai partecipanti
al Roverway 2006 sembra che rover e scolte italiani non abbiano dimenticato la portata di questo “sogno” quando si identificano in affermazioni quali “mi sento cittadino europeo” (22,3% AGESCI, 21,7% CNGEI) e “mi
sento cittadino del mondo” (33,1 % AGESCI, 31,4% CNGEI).
Si deve però qui sottolineare anche la presenza di una rilevante mole di
risposte che non si allineano con valori del tutto positivi: si noti infatti
che il 12,3% dei giovani AGESCI e il 9,2% degli appartenenti al CNGEI
rispondono di non identificarsi “per niente” nell’identità di cittadino
del mondo.
Può inoltre essere utile evidenziare come il 59,6% dei ragazzi che hanno
dato una risposta al questionario per AGESCI e il 48,7% per CNGEI ritiene
che carattere peculiare dell’identità europea sia riconoscersi in una
Costituzione unitaria5. La particolare condizione dei soggetti a cui è
stato sottoposto il questionario (giovani dai 14 ai 24 anni) sottolinea
l’importanza che la gioventù ripone nella possibilità di spostarsi con
facilità nei Paesi dell’Unione europea.
Molto meno importante è, d’altro canto, la possibilità di partecipare a una
formazione di un esercito comune ai Paesi aderenti all’Unione europea,
fatto che ribadisce una vocazione pacifica e pacifista delle associazioni.
Nella popolazione di giovani raggiunti dai questionari, oltre a un gruppo rilevante che in qualche modo si riconosce e si identifica in una cittadinanza europea, è presente un consistente gruppo di giovani che alle
domande “Hai condiviso l’ingresso dei nuovi 10 Paesi” nell’assetto
dell’Unione europea e “Sei favorevole all’ulteriore estensione ai Paesi
richiedenti”, risponde con “Sì, ma solo di alcuni Paesi” (22,5% e 35,5%
per AGESCI; 20,1% e 37,9% per CNGEI) e con “No” (6,1% e 11,9% per AGESCI; 17,2% e 14,2% per CNGEI). Da sottolineare, inoltre, l’alta percentuale di risposte indifferenti ai quesiti (16,4% e 16,2% per AGESCI; mentre
3,3% e 5,8% per CNGEI).
La difficoltà e la reticenza nell’accettare un allargamento dei Paesi
membri dell’Unione europea si può leggere anche quando è stata chiesta una riflessione rispetto alla possibilità di sposarsi con una persona di
un Paese straniero.
5
Il dato qui dimostrato acquista rilevanza se accostato alle difficoltà dei Paesi membri di
identificarsi in una carta costituzionale unica e condivisa.
116
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Il 13,3% dei ragazzi per CNGEI e addirittura il 22% per AGESCI esprimono
la possibilità di contrarre matrimonio con una persona straniera solo
nella possibilità che essa appartenga a una matrice culturale simile alla
propria. Anche se spesso la popolazione giovanile è connotata da caratteristiche di maggiore sensibilità verso i temi dell’integrazione e della
conoscenza di altre culture, affiancando i risultati dei questionari all’attuale dibattito sull’ingresso della Turchia nell’Unione europea, si può
affermare che tale predisposizione non faciliterebbe una possibile integrazione.
Dalla lettura della tabella che analizza il livello di identificazione dei
ragazzi rispetto al tema della cittadinanza, si può notare inoltre, come i
ragazzi appartenenti ad AGESCI e CNGEI portino a evidenza una percezione del proprio “essere cittadino” più basso rispetto alla media dei coetanei europei.
In sostanza le caratteristiche dei rover e delle scolte italiani rispetto al
tema europeo presentano luci e ombre. Se da un lato è probabilmente
inevitabile che il loro immaginario sull’Europa e l’Unione europea sia
sostanzialmente simile a quello dei loro coetanei, ma anche dei loro
concittadini più grandi, dall’altro quando è necessario dare un contenuto all’Unione europea e, soprattutto, ai rapporti con gli altri cittadini
europei (e non solo), le cose si complicano, evidenziando sia una parziale diffidenza verso gli altri sia una quasi paura del confronto.
Quest’ultimo aspetto può far riflettere i contesti associativi sulla necessità di lavorare ancora di più verso la scoperta dell’altro non nella direzione sanguinaria e opportunista che il filosofo Todorov attribuiva a
Cristoforo Colombo6, ma, piuttosto, nel modo dialogante e relazionale7
con il quale nel film Il 13° guerriero “l’arabo” Banderas acquisisce lingua,
immaginari e comportamenti di una cultura completamente altra, pur
mantenendo le proprie radici.
Una prospettiva che, comunque, non riguarda la maggioranza dei rover
e delle scolte che nei pensieri e nelle pratiche sembrano essere molto
sensibili a un’Europa che non sia solo libera circolazione di persone,
merci e capitali.
6
7
Cfr. Todorov, T., La conquista dell’America. Il problema dell’altro, Torino, Einaudi, 1984.
Per un approfondimento sul tema si veda De Vita (2003).
8.3 Parole per l’Europa
Le risposte dei ragazzi alla domanda:
“Cos’è per te l’Europa?”
(RISPOSTE
ITALIANE)
• L’Europa siamo noi!
• L’Europa è tolleranza, unione, condivisione
• Deve essere una grande nazione dove le varie tradizioni e culture
devono continuare ad arricchirsi
• Per me l’Europa è un’opportunità!! sia lavorativa sia come fonte di
nuovi diritti di equità sociale
• Oggi è un insieme di Stati che per convenienza e opportunismo si
dicono amici
• Una grande zattera
• Non lo so!!!
• Tante persone, tante lingue, condivisione ma differenza, possibile
accordo, desiderata complicità
• L’Europa per me è un continente, e per ora nient’altro. Spero che un
giorno sia il motore di un nuovo ordinamento mondiale, come Stato
unico, illuminato, etico ed esemplare per il mondo
• L’Europa è il paese che la sera racconta attorno al fuoco il suo passato. Quando sorge il sole, si rimbocca le maniche per il futuro di
tutti
• Per me l’Europa è un continente aperto a tutti tranne ai clandestini
• L’Europa è un sogno realizzabile. Tuttavia ai giorni nostri, nonostante tutte le grandi opere fatte in favore di questa EUROPA UNITA
sembra che manchi qualcosa, come una insalata senza condimento
manca un ingrediente fondamentale: la vera unione dei cittadini
europei. Bisogna sporcarsi le mani insieme, italiani francesi tedeschi
spagnoli ecc. Bisogna fare qualcosa di buono per i Paesi extraeuropei che soffrono per dimostrare che l’Europa è ancora quel conti-
I
118
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
nente carico di bei valori e sentimenti e non solo una semplice macchina consumistica.
Credo nella possibilità di una vera Europa unita e spero di poter sempre impegnarmi a favore di essa. DARE TO SHARE
• L’Europa è un continente che puoi conquistare a Risiko
• L’Europa è un processo che si sta evolvendo. Per me è anche una casa
pericolante perché non sono sicura delle sue fondamenta
• Mondo, non Europa
• L’Europa non dovrebbe essere solo un’unione di Paesi, ma anche
un’unione di persone
(RISPOSTE
IN INGLESE)
• Europe shouldn’t be only a union of countries but a union of people
(L’Europa non dovrebbe essere solo un’unione di Paesi ma
un’unione di persone)
• Possibilities to do new things, like studying abroad and meeting new
people, travelling and to experience about differences
(Possibilità di fare cose nuove, come studiare all’estero e incontrare
persone nuove, viaggiare e fare esperienza delle diversità)
• More possibilities
(Più possibilità)
• Europe is more than the sum of its countries
(L’Europa è più della somma dei suoi Paesi)
• I do not want to hear another word about the EU in 24 hours!!
(Non voglio sentire un’atra parola sull’Europa per 24 ore!!)
• Europe is very ok!
• Europe for me is: freedom – work opportunities – new friends – different contacts – travel opportunities... it means a lot for me
(L’Europa per me è libertà, opportunità di lavoro, nuovi amici, contatti diversi, opportunità di viaggiare… significa molto per me)
• I don’t like Europe, is too big
(Non mi piace l’Europa, è troppo grande)
LA
CITTADINANZA EUROPEA.
PAROLE
PER L’EUROPA
119
• Europe is my home, I love Europe
(L’Europa è la mia casa, mi piace l’Europa)
• Europe is a continent...
(L’Europa è un continente...)
• Bigger home, evolution in many things, respect for other cultures
(Una casa più grande, evoluzione in molte cose, rispetto per le altre
culture)
(RISPOSTE
IN FRANCESE)
• Europe est un continent plein de cultures différentes. Est pour moi le
meilleure continent car il est en meme temps prospére et à problemes: immigration, SDF... mais qui essaie de trouver des solutions
(L’Europa è un continente pieno di culture diverse. Per me è il continente migliore perché è nello stesso tempo prospero e problematico: l’immigrazione, senza fissa dimora, ma che cerca di trovare delle soluzioni)
• Pour moi l’Europe c’est un drapeau
(Per me l’Europa è una bandiera)
• Je pense que l’Europe est un continent merveilleux mais il devrait faire
beaucoup plus d’effort de solidarité et d’ouverture envers les autres continents comme l’Afrique qui se sens en reste dans les relations de cooperation économiques et fraternelles qui existent entres les pays de l’union
européennes. Nous devons vivre une les autres car l’homme n’est rien
sans autrui. Merci pour votre comprehénsion e votre coopération
(Io penso che l’Europa sia un continente meraviglioso ma dovrà fare
molti più sforzi per la solidarietà e l’apertura verso i continenti come
l’Africa, che si sente in difetto nelle relazioni di cooperazione economica e fraterna che esistono tra i Paesi dell’Unione europea.
Dovremmo vivere gli uni per gli altri, perché l’uomo non è niente senza
il suo prossimo. Grazie per la vostra attenzione e comprensione)
• Europe est un groupement de pays essayant de collaborer et de partager des choses importants et fonder un avenir ensemble. De plus
l’Europe est une unification de pays sans frontierès.
(L’Europa è un gruppo di Paesi che cercano di collaborare e condividere delle cose importanti e fondare un avvenire insieme. In più
l’Europa è un’unione di Paesi senza frontiere)
I
120
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
• L’Europe c’est avant tout un seul grand pays, peuplés de gens différents, de cultures différentes...
(L’Europa è prima di tutto un solo grande Paese, popolato di persone
diverse, di culture diverse...)
• Politiquement, je ne suis pas trop calé, désolé. Je me contente de faire
vivre mon entourage en vivent avec eux, surtout lorsque je sais que
peu importe mon idée, elle n’aura pas trop d’impact sur le monde...
Penser bien pour changer les choses, c’est une belle chose, mais
“arranger” les choses de notre entourage est un bon début... mieux
vaut penser à sa société que de voir trop loin et oublier notre entourage, il y a tant à modifier sous nos yeux... DARE 2 SHARE
(Politicamente non sono troppo convinto, spiacente. Mi accontento
di vivere nel mio ambiente, soprattutto perché so che poco importa
quale sia la mia idea, poiché avrà ben poco impatto sul mondo... pensare bene per cambiare le cose è una bella cosa, ma “sistemare” le cose
nel proprio ambiente è un buon inizio... è meglio pensare alla propria
società piuttosto che guardare troppo lontano e dimenticare il proprio ambiente, c’è tanto da cambiare sotto i nostri occhi...)
• L’Europe ne lutte pas assez contre les manipulations politiques provenant du coté des Etats Units.
Il faudrait renforcer le pouvoir economique de l’Union euopéenne
pour limiter l’influence des autres continents comme l’Asie, l’Amérique
(L’Europa non lotta abbastanza contro le manipolazioni politiche provenienti dagli Stati Uniti. Bisognerebbe rinforzare il potere economico dell’Unione europea per limitare l’influenza degli altri continenti
come l’Asia e l’America)
(RISPOSTE
IN SPAGNOLO)
• Para mi Europa es un continente que se sta intentando eliminar las
fronteras interiores, las exteriores se hacen cada vez mas visibles. Me
gusta vivir donde vivo pero creo que hay muchas cosas a mejorar. Creo
que Europa es clasista, selecciona la immigracion que entra
(Per me l’Europa è un continente che sta cercando di eliminare le sue
frontiere interiori e le esteriori si fanno intanto sempre più invisibili.
Mi piace vivere dove vivo, ma credo che ci siano molte cose che
LA
CITTADINANZA EUROPEA.
PAROLE
PER L’EUROPA
121
potrebbero essere migliorate. Credo che l’Europa sia classista, in
quanto seleziona l’immigrazione che entra)
• No me siento parte de Europa porque no creo que me representa. Soy
del Sud de Espana y aqui Europa parece mas bien el Norte de Africa.
(Non mi sento parte dell’Europa perché non credo che mi rappresenti. Sono del Sud della Spagna e qui l’Europa mi sembra più il Nord
dell’Africa)
• Europa es un continente rodeado de agua como todos. Su organisacion politica me parece adecuata al igual que le social y pienso que
todas los paises que la integran luchan para conseguir una mejor qualidad de vida
(L’Europa è un continente circondato dall’acqua, come tutti. La sua
organizzazione politica mi sembra adeguata, così come quella sociale,
e penso che tutti i Paesi che la compongono lottano per conseguire
una miglior qualità della vita)
• Europa es un continente, tiene costa. Mi amigo Joe es muy bueno y
vive in Dublin, Irlanda,un pais de Europa. Nos llevamos muy bien,
pero tambien me llevo bien con gente de otras continentes como los
estado unidenses. La bandera europea no me gusta, es muy simple.
Como habreis visto no entiendo la pregunta
(L’Europa è un continente, ha delle coste. Il mio amico Joe è molto
carino e vive a Dublino, in Irlanda, un Paese dell’Europa. Noi ci troviamo molto bene, ma io mi trovo bene anche con persone provenienti da
altri continenti, come gli americani. La bandiera europea non mi piace,
è troppo semplice. Come avrete visto non ho capito la domanda)
• Para mi Europa es una gran asociacion de paises dentro de los cuales
podemos caminar y vivir con tranquilidad e y facilidad. Me siento
identificado con Europa
(Per me l’Europa è una grande associazione di Paesi nei quali possiamo camminare e vivere con tranquillità e facilità. Mi sento identificato con l’Europa)
• Europa es un satelite de Jupiter que descubrio Galileo Galilei, el hombre
que invento el primero telescopio. Galileo nacìo en Pisa, una ciudad muy
bonita donde hay una torre que està inclinada ... realmente no esta inclinada del todo porque los 3 ultimos pisos son perpendicolares al suolo.
Europa tambien es un conjunto de paises
I
122
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
(Europa è un satellite di Giove, scoperto da Galileo Galilei, l’uomo
che inventò il primo telescopio. Galileo nacque a Pisa, una città molto
bella dove c’è una torre inclinata... in realtà non è proprio inclinata
del tutto, perché gli ultimi 3 pezzi sono perpendicolari al suolo.
L’Europa è anche un’unione di Paesi)
(RISPOSTE
IN PORTOGHESE)
• O que è para mim Europa? Partilla de culturas – vidas melhores – tentar criar um mundo sem abarreira dos paises
(Che cos’è per me l’Europa? Un’insieme di culture – vivere meglio –
tentare di creare un mondo senza frontiere tra Paesi)
• Uma uniao de paises para um ben comun
(Una unione di Paesi per un bene comune)
• A Europa è muito grande, muoto antiga, è muito bonita
(L’Europa è molto grande, molto antica e molto bella)
• Para mim a Europa deve ser vista como uma comunitade onde è possivel movimentarmo nos de pais para pais, semter que fazer face a problemas como moeda diferente, racismo etc.
(Per me l’Europa deve essere vista come una comunità dove è possibile muoverci senza aver a che fare con problemi come la moneta differente, il razzismo ecc.)
• Europa = uniao politica, economica e social!!
(Europa = unione politica, economica e sociale!)
• Para mim a Europa è un conjunto de paises onde se pode circular
livremente, ajutandose um com outro
(Per me l’Europa è un’unione di Paesi dove i può circolare liberamente, aiutandosi gli uni con gli altri)
• È um conjunto de paises indipendentes que... geograficamente se
associam
(È un’unione di Paesi diversi che... geograficamente si associano)
9. La visione del futuro
9.1 I dati di ricerca
C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i
L’indagine realizzata offre interessanti spunti in riferimento al superamento delle tappe di passaggio verso l’età adulta e alla previsione che
rover e scolte hanno di raggiungerle nei prossimi anni.
Sul fronte lavorativo due rover e scolte su tre immaginano nella propria
vita adulta di fare un lavoro che li realizzi professionalmente, ma sono
piuttosto disincantati sulla possibilità che il lavoro che svolgeranno in
futuro possa essere utile per la società, meno di uno su tre reputano possibile tale eventualità.
Ancor più realisti appaiono riguardo alla possibilità che il lavoro che
svolgeranno potrà dargli tanti soldi, in questo sembrano essere figli del
proprio tempo, calati in un mondo in cui la precarietà del lavoro e retribuzioni non sempre adeguate si sono imposte come la regola piuttosto
che l’eccezione.
Figura 2 - Rover e scolte secondo il significato della cittadinanza europea
(valori percentuali)
65,9
75,0
60,0
30,1
45,0
25,1
30,0
15,0
0,0
farò un lavoro
che mi realizzi
professionalmente
farò un lavoro utile
per la società
farò un lavoro
che mi darà tanti soldi
LA
VISIONE DEL FUTURO.
I
125
DATI DI RICERCA
Si tratta complessivamente di un rover/scolte ogni quattro, misura sulla
quale incide al ribasso, almeno in parte, anche la non automatica desiderabilità/attrazione da parte degli stessi rover e scolte per lavori che, se
da un lato implicano ingenti guadagni, dall’altro non garantiscono una
soddisfacente realizzazione professionale.
Nella sfera più intima di realizzazione di un progetto familiare, i rover e
le scolte dichiarano di vedere nel proprio orizzonte di vita i figli (60% del
totale), su un valore di incidenza, quindi, ben più consistente di quelle
rilevate, ad esempio, sui giovani italiani nella più recente indagine IARD1.
Molto consistente è anche la previsione di sposarsi (53% circa del totale), così come molto alta risulta l’incidenza di possibili convivenze
(28,2%). Intrecciando la lettura dei dati risulta evidente che:
• per una quota non irrilevante di rover e scolte il matrimonio non sembra essere una condizione necessaria per avere figli: il 60% dice che
Figura 2 - Rover e scolte secondo la previsione di avere figli, sposarsi, andare
a convivere (valori percentuali)
75,0
60,2
52,7
60,0
45,0
28,2
30,0
15,0
0,0
avrò dei figli
1
mi sposerò
andrò a convivere
Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002.
126
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
avrà figli, a fronte di un più limitato 53% che dichiara che si sposerà.
Così come è riscontrabile, su livelli più o meno alti, ormai in tutta
Europa;
• la convivenza sembra rappresentare uno scenario più che possibile
anche per i rover e le scolte analogamente a quanto registrato tra i giovani europei, che al momento, però, di dare seguito ai propri progetti di fecondità tendono a sposarsi – fenomeno quest’ultimo maggiormente tipico dei giovani dei Paesi dell’area meridionale dell’Unione.
Passando da cosa vedono nel loro futuro a come lo vedono, ovvero con
quale atteggiamento e attitudine i rover e le scolte si affacciano alla sfida
del proprio futuro, sembra di poter concludere che essi si mostrano
moderatamente fiduciosi, sebbene realisticamente preoccupati, ma
soprattutto consapevoli che saranno loro stessi gli artefici del proprio
futuro. In dettaglio:
• più di uno su tre dichiara di avere le idee chiare riguardo al proprio
futuro;
• appena il 10% degli stessi rover e scolte dice che è indifferente a ciò
che potrà accadere nel proprio futuro;
• più di uno su due pensa al futuro senza dimenticare il presente,
dichiarando che la vita va vissuta attimo per attimo;
• due su tre reputano che nella vita è possibile realizzare i propri sogni
se ci si dà da fare, e contrariamente solo un 10% attribuisce alla fortuna un ruolo determinante, che supera l’impegno personale, per la
realizzazione dei propri sogni;
• il 40%, ancorando i piedi per terra, si dice comunque preoccupato
per il proprio futuro.
9.2 La visione del futuro:
tra concretezza e aspirazioni
Donatella Biozzi
Una visione del futuro un po’ contraddittoria quella che risulta dalle
risposte dei giovani di Roverway, da un lato essa appare caratterizzata da
un ottimismo sulla possibilità di realizzarsi in futuro nel lavoro, una realizzazione vista tutta però in chiave individuale. Tuttavia questa possibilità non si accompagna a una attesa di futuri successi economici: il che
appare di per sé come una contraddizione.
L’altro elemento di questo triangolo è l’attesa che il proprio impegno
futuro si sostanzi in realizzazioni con bassa utilità sociale.
Da cosa scaturiscono queste nostre considerazioni? Dal fatto che i giovani, nel momento in cui è stato chiesto loro di immaginare la loro vita di
adulti, hanno risposto in larga maggioranza (65,9%) che si attendevano
di fare un lavoro che li realizzasse professionalmente: tuttavia questa realizzazione professionale non sembra essere legata, nella loro testa, alla
possibilità di fare un lavoro socialmente utile (solo il 30,1% pensa a questa opportunità, meno della metà del dato precedentemente citato) e
una percentuale ancora minore di risposte (25,1%) pensa che riuscirà a
guadagnare molti soldi.
L’aspetto in qualche modo contraddittorio sembra essere ancora più forte
se scorporiamo le risposte per alcune delle componenti più significative
dei partecipanti: infatti i portoghesi e gli spagnoli danno percentuali
ancora più alte di fiducia in una realizzazione professionale futura (rispettivamente del 78,8% e 76,7%); si potrebbe pensare che questa miglior
attesa dal futuro sia in qualche modo legata all’attenzione che le politiche
di questi Paesi danno alle esigenze dei giovani, alla voce che i giovani portano nel dibattito pubblico. Tuttavia le loro risposte denotano anch’esse
bassa fiducia nel poter svolgere un lavoro utile per la società (28,6% e
29,7%, percentuali più basse della media di tutte le risposte) e altrettanto
bassa fiducia in reddito futuro (23,3% per i portoghesi e 22,6% per gli
spagnoli, percentuali anche queste inferiori alla media generale).
Strano accoppiamento davvero: “mi realizzerò nel futuro dal punto di
vista professionale, ma il mio lavoro non sarà molto utile socialmente,
128
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
né mi darà denaro e successo economico”, appare quasi come un contraddizione in termini.
C’è tuttavia una chiave di lettura che ci dà conto di questa apparente
antinomia: se in questi giovani ci fosse non solo una scarsa adesione
media alla scala dei valori oggi socialmente prevalenti, ma anche una
consapevolezza di questo fatto, allora la visione del proprio futuro passerebbe da un lato dalla ricerca di una realizzazione professionale tutta
individuale e dall’altro dall’aspettativa di bassi riconoscimenti sia in termini di denaro, che di rispondenza a utilità sociale.
Infatti, questi giovani hanno un’immagine della realtà in cui ciò che
oggi viene remunerato socialmente è in qualche modo alienante per
loro o meglio non percepiscono che questo realizzi la loro personalità,
d’altra parte viene anche evidentemente rifiutata la prospettiva di una
realizzazione che si concreti solo nel denaro, per cui la ricchezza sia sintomo, di per sé, di automatica soddisfazione.
Tuttavia non possiamo, a mio parere, leggere questa interpretazione
come una visione idealistica “matura”: piuttosto la connoterei come una
forte carica di ingenuità. Cosa significa per questi giovani realizzarsi professionalmente? Che tipo di soddisfazione pensano di poter trarre dal
lavoro che faranno? Come pensano di poter esprimere se stessi attraverso la propria opera? E come pensano che questo sia possibile, se la società non riconoscerà loro né alta remunerazione economica, né ruolo
socialmente utile o rilevante?
Mi do conto di questo fatto riflettendo che da una parte questi giovani
sono accomunati dalla scelta scout e quindi per questo la loro scala di valori è analoga; dall’altra parte questa concezione della realizzazione di sé evidentemente dipende dal fatto che la loro generazione sente che questa
società non offre frontiere né modelli condivisibili di realizzazione futura.
C’è un aspetto sul quale dobbiamo riflettere. Lo scautismo tende, attraverso un lungo percorso e con tutti gli strumenti del metodo di cui
dispone, a creare giovani uomini e donne capaci di fare delle scelte,
capaci di autonomia, capaci di realizzazione di sé. Queste caratteristiche
maturano poco a poco all’interno di un percorso guidato in un mondo
in cui valori forti sono condivisi.
Questi giovani, nel momento in cui pensano alla realizzazione di sé nel
fare, nell’operare, nel creare, la associano a una possibilità futura di realizzazione professionale, proprio come suggerisce l’input del messaggio
scout. Tuttavia danno scarsa probabilità al fatto che questo loro futuro
LA
VISIONE DEL FUTURO: TRA CONCRETEZZA E ASPIRAZIONI
129
sia caratterizzato da denaro o riconoscimento di opera socialmente
utile: già fin da oggi, ancora all’interno del mondo scout, essi avvertono
la contraddizione tra ciò che è importante nel mondo scout e ciò che lo
è nella società intorno a loro.
Questo ci pone un compito importante: dare a questi giovani maggiori
strumenti per affrontare e ben vivere il rapporto con la società intorno
a loro, consapevoli dell’esistenza di questa contraddizione. Questa consapevolezza va trasmessa ai giovani, lo scautismo non potrà certo da solo
risolverla, ma dobbiamo saperlo e condividerlo.
C’è comunque in questi giovani una forte voglia di genitorialità: infatti
il 60,2 % delle risposte immagina di avere in futuro dei figli (la percentuale sale fino al 66% per i portoghesi). Tuttavia questa aspettativa, che
poi esprime anche un desiderio, una volontà, non si identifica totalmente con una visione della vita di coppia legata al matrimonio: infatti solo
il 52,7% delle risposte afferma “mi sposerò” e questa percentuale scende fino al 45,2% per le risposte dei giovani spagnoli. Inoltre esiste un
28,2% di risposte che immagina la propria vita di coppia come una convivenza. Su queste risposte vorrei evidenziare alcuni aspetti decisamente
interessanti.
Il primo è che la voglia di genitorialià appare come un segno evidente
di attenuazione del conflitto tra la generazione dei genitori e la generazione dei figli, sintomo di un modello di famiglia vissuto e condiviso
molto differente da quello tradizionale: una famiglia che non crea nei
giovani e giovanissimi l’avversione verso l’appartenere alla categoria dei
padri/madri, ma esalta gli aspetti affettivi positivi di questa prospettiva.
La seconda analisi che mi sembra interessante è la forte diversità sull’immagine della vita futura di coppia a seconda della nazione di provenienza. Infatti tra gli italiani solo il 15,1% pensa di realizzare in futuro una convivenza (dato peraltro formato da una percentuale dell’11,7% per i giovani di AGESCI e del 26,1% per i giovani del CNGEI), mentre la percentuale
sale significativamente se consideriamo il resto dei partecipanti non italiani: il 37,1% dei portoghesi pensa a questa possibilità futura, così come il
39,4% degli spagnoli e addirittura il 39,6% dei giovani degli altri Paesi.
Dunque, mentre tra i giovani appartenenti all’associazione cattolica italiana l’ipotesi di convivenza senza matrimonio è infima (poco più di 1
ogni 10), così non è tra i giovani appartenenti al CNGEI (2,6 ogni 10) o
ad altre associazioni europee, cattoliche o meno che siano (da 3,7 a 4
ogni 10). Si potrebbe riflettere sul ruolo diverso che la religione cattoli-
130
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
ca ha sulla formazione della coscienza e sulle scelte civili dei giovani in
Italia e in altri Paesi europei, ma forse questo spunto ci porterebbe lontano dal nostro discorso.
Sono di difficile lettura le risposte sul futuro immaginato tra un anno o
tra 5 anni, dato che il gruppo era composto da giovani tra i 16 e i 22
anni: troppo forte la differenza di età. Ci sono invece aspetti interessanti della visione del futuro che scaturisce dalle loro risposte in un’ottica
più a lungo termine. Innanzi tutto la convinzione di poter trovare una
collocazione lavorativa nel termine di 10 anni: 83,7% dà risposte in tal
senso. Se associamo questa percezione alle considerazioni che abbiamo
fatto in precedenza ne ricaviamo la sensazione che i giovani non hanno
timore di restare senza lavoro, piuttosto hanno timore che la loro opera
futura non sia socialmente apprezzata e significativa.
L’altro tratto caratteristico delle loro risposte è la forte intenzione di
restare scout a lungo termine: abbiamo il dato “naturale” dell’83,2%
di convinzione di essere ancora scout nel termine di un anno, ma il
66,1% che ritiene che lo sarà ancora dopo 5 anni e addirittura il 47,5%
che pensa di essere ancora nello scautismo dopo 10 anni!! Ne risulta
una visione dell’impegno scout come educatori compatibile con il
lavoro, con una famiglia, insomma con scelte “adulte” di vita. Non
penso che si debba dare troppa enfasi a questa risposta: certamente
essa scaturisce dall’entusiasmo delle esperienze vissute sul momento e
in seguito dovrà confrontarsi con gli impegni della realtà futura, ma
almeno come intenzione la risposta è indicativa della percezione che
l’esperienza scout sia una realtà importante nella propria vita e la
volontà di non perderla.
Tuttavia, per avere una corretta visione del futuro dei giovani, dovremmo
anche riflettere sulla collocazione sociale di questi ragazzi/ragazze che ci
hanno risposto: una collocazione sicuramente medio-alta nella scala sociale, dal momento che ben oltre il 60% di loro pensa che tra 5 anni starà
ancora studiando, il che significa che la maggioranza conta di andare
all’università o addirittura essere impegnata in corsi postuniversitari.
Almeno a livello di intenzioni si manifesta in questi giovani una forte
decisione di non abitare più con i genitori: il 24,3% (circa 1 su 3), pensa
di vivere per conto proprio già nel termine di un anno, la percentuale
di coloro che pensano di non abitare più con la famiglia di origine cresce poi nell’ottica dei 5 anni (58,9%) e diventa del 94,9% quando le previsioni sono sull’arco di 10 anni.
LA
VISIONE DEL FUTURO: TRA CONCRETEZZA E ASPIRAZIONI
131
Questi dati vanno letti sempre con le cautele dovute al fatto che molte
intenzioni poi si dovranno confrontare con i problemi reali nel futuro, tuttavia appare anche in questo una connotazione diversa della formazione di questi giovani con la media dei giovani senza esperienza
scout. È nota infatti la tendenza attuale dei “giovani” e dei “giovani
adulti” ad allungare il periodo di permanenza in famiglia anche oltre
i 30 anni, tendenza giustificata non solo dal fatto di avere problemi
economici a vivere per proprio conto, ma anche da una sensazione di
piacevolezza della vita familiare, che è comunque libera da troppi vincoli, di accettazione condivisa di regole di vita comuni, di legami affettivi difficili da rompere. Chi ha vissuto il messaggio scout invece, come
questi giovani, ha interiorizzato la voglia di autonomia, di sperimentarsi autonomamente, di provare a vivere con proprie forze e di fare le
proprie scelte.
I segnali che deriviamo dalla concordanza più o meno forte con alcune
affermazioni proposte confermano le caratterizzazioni individuate
all’inizio del nostro discorso e chiudono coerentemente un cerchio
interpretativo.
Vi è una forte adesione di molti alla affermazione che “nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare”: il 43,2% delle risposte
manifesta la massima concordanza con questa frase e comunque percentuali forti la condividono molto. Questo ci mostra una visione pragmatica dell’impegno individuale, legata alla realizzazione futura. Un futuro
che interessa, ma non come sogno immaginato, bensì come presente da
vivere con intensità giorno dopo giorno: la stragrande maggioranza
ritiene che i sogni sul futuro siano solo una perdita di tempo!
Personalmente ritengo che questa loro mentalità sia vincente in termini pratici, ma devo dire che mi lascia un po’ di amaro in bocca pensare
a dei giovani che hanno così poca voglia di sognare il loro futuro!!! Non
si può mica sognare da vecchi…
Questi giovani hanno i piedi per terra: vivono con incertezza ciò che il
futuro potrà loro riservare e le preoccupazioni collegate a questo: il 40%
di loro concorda molto o moltissimo con la frase “sono preoccupato per
il mio futuro”. E, d’altronde oltre il 51% concorda molto o moltissimo
con l’affermazione che “bisogna vivere la vita attimo per attimo”.
L’ottimismo della ragione che scaturisce dalla convinzione di poter realizzarsi professionalmente, ne viene dunque, come avevamo anticipato,
ridimensionato dalla consapevolezza che i propri valori non sono del
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GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
tutto in sintonia con quelli della realtà che li circonda. Come se si vivesse una sorta di discrepanza tra ciò che personalmente ognuno si sente
capace di realizzare e la realtà oggettiva del ruolo e del riconoscimento
che il mondo ti riserverà.
Questo è un nocciolo duro che, come educatori scout dobbiamo affrontare, questa è la sfida che ci lancia la visione del futuro di questi giovani, la percezione di sé e del proprio ruolo nella società degli adulti.
10. Avventurieri per l’Europa
Stefano Laffi
1. Premessa: digressione sulle sorti dell’avventura
Perché lo scautismo ci parla? Come può una pratica identica dall’origine e così ancorata ai suoi principi intrecciarsi al vortice del mutamento
e toccare le corde di chi è figlio di quel vortice, ovvero le ultime generazioni? Eppure è così, forse proprio perché quelle radici sono così profonde da resistere alle stagioni delle idee in trasformazione, del nuovo
che ogni epoca obbligatoriamente propone.
Prendiamone un dispositivo fondamentale, l’avventura. Che fine ha
fatto nella nostra vita? È ancora possibile una dimensione epica nella
quotidianità? Ma anche nello straordinario intenzionale o nell’occasionale, esiste ancora? Quando capita davvero di avventurarsi, se si esclude
l’opzione di consumo, ovvero comprarla come pacchetto turistico, come
programma televisivo, come videogioco? La preoccupazione nasce dalla
considerazione che il congedo da questa dimensione di vita avrebbe
qualcosa della mutazione antropologica, perché l’imprevedibilità dell’esito, l’ignoto, il colpo di scena, la perdita di controllo, la sfida con
l’ambiente sono da sempre elementi connaturati alla condizione
umana.
Il problema è che la contemporaneità non sembra amare l’avventura: la
fantasia non è quella di immergersi fino a perdersi ma di tenere il controllo, l’imprevedibile è chiamato rischio, il paradigma dominante è
quello della prevenzione, della vaccinazione, dell’assicurazione, della
protezione da un destino che non si accetta, la centralità culturale di cui
gode oggi la parola “sicurezza” dice tutta l’allergia all’idea di pericolo.
Come si fa a disinnescare il pericolo, che è parte integrante dell’azione?
Si evita a monte, cioè si previene: l’intensità informativa e le possibilità
diagnostiche sono aumentate a dismisura, i sistemi di protezione e di
allarme prosperano, la sicurezza è una delle merci più vendute. Poi c’è
un dispositivo nuovo, che interviene ad azione già avviata, un elemento
chiave di questo sistema culturale, un vero killer dell’avventura, ovvero
l’autoreverse: da tutto sembra di poter tornare indietro, la tecnologia digitale consente di correggere o rifare una foto, un testo o un brano musicale, la tolleranza dei genitori permette senza problemi di cambiare
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liceo o facoltà universitaria, la chirurgia estetica apre possibilità inedite
al cambio di fisionomia, la morale comune tollera diverse riedizioni di
una vita di coppia. Infine, ad azione compiuta, se la faccenda è andata
male, si può sempre contare su una psicoterapia, su una lettera di protesta ai giornali, sul sostegno delle associazioni di difesa dei consumatori, sull’interessamento di un referente politico.
L’avventura allora, intesa come primato di un’azione senza rete, come
rinuncia consapevole al pieno controllo della situazione per l’urgenza
della scoperta, sembra essere fortemente minacciata, in via di estinzione. Il declino di interesse anche nelle più giovani generazioni per il
genere letterario della fantascienza, per l’avventura nello spazio, per il
mito della frontiera, per l’idea di viaggio a favore di quella di turismo
sono segnali evidenti in tal senso.
Eppure non è tutto così tracciato, non abbiamo mappe così complete.
La precarietà è condizione comune e quotidiana, la globalizzazione crea
interdipendenze del tutto fuori controllo, la fragilità dei modelli culturali e valoriali pone ciascuno più solo di fronte alle scelte. Forse ora è
più facile fare una fotografia e comunicare ma è assai più complesso
capire il proprio destino lavorativo, decidere quale famiglia formare,
orientarsi rispetto a ciò in cui credere. Da qui deriva un suggerimento:
chi aiuta i più giovani a stare nell’incertezza ineludibile della contemporaneità svolge certamente una funzione centrale come agenzia educativa e forse l’avventura è una palestra fondamentale per formare questa
preziosa attitudine.
2. Lo scautismo come campo di esperienza
Lo scautismo scommette sull’azione. È una scuola dell’azione. Corale e
responsabile. In un habitat extrascolastico, extradomestico. La parola
“scuola” forse stride, ma se guardiamo i dati dell’indagine ci rendiamo
conto di quanto si tratti di un’esperienza parallela a quella scolastica,
che inizia circa negli stessi anni e nel corso del ciclo delle elementari
coinvolge oltre i due terzi del totale dei soggetti che hanno risposto al
questionario. Ma la parola “scuola” ha senso anche perché indubbiamente quell’esperienza lascia traccia, ambisce a insegnare, a un particolare saper essere e saper fare, per usare termini cari alla formazione. A
saper essere servizievole verso il prossimo, dicono tre quarti degli intervistati, a saper vivere e lavorare in gruppo, affermano quasi i due terzi
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PER L’EUROPA
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degli stessi a fronte della domanda sulle caratteristiche più importanti di
una guida scout.
Lo scautismo è allora vissuto come un apprendistato sulle relazioni, in
cui via via si impara a prendersi cura degli altri, a starci insieme: sembra banale, ma in quale altra esperienza della preadolescenza il ruolo
da traguardare è definito in termini così oblativi, di dedizione agli
altri, e non invece performativi, di abilità da dimostrare o oggetto da
mostrare? E poi spicca la differenza rispetto a quell’accezione di scuola e in genere di istituzione che prioritariamente insegna la relazione
come obbedienza, riconoscimento dell’autorità per aderirvi, conformità a regole, lontanissima dallo schema scout di relazione come
aiuto e cooperazione.
Nella stessa domanda si registra il minor peso di altre risposte possibili
– rispettare la natura, essere un buon cittadino, vivere la dimensione spirituale – altrettanto nobili ma oggettivamente meno presenti nell’immaginario di una guida modello: come a dire che il primato della dimensione relazionale è davvero forte, superiore ad altre vocazioni e lo stare
insieme è ciò che assorbe la gran parte delle energie di attenzione.
Scuola di relazioni, lo scautismo non è però una declinazione della psicologia, qui la cura degli altri è intesa come capacità operativa, come
competenza a svolgere funzioni importanti per la sopravvivenza, propria
e altrui. Il segreto è questo, perché qui si parla il codice fondamentale
dell’età giovanile, quello dell’azione, che come e più della parola comunica e trasmette aggregazione, offre l’opportunità di stare insieme. Come
recitano le risposte a una domanda ad hoc, qui si impara assai bene a
montare una tenda e camminare in montagna, a lavorare in gruppo e
confrontarsi con gli altri, a esser più responsabile e sapersela cavare, a
rispettar la natura e fare il volontario. La dimensione dell’avventura si
coglie in modo netto in alcuni insegnamenti: la netta maggioranza di chi
ha compilato il questionario dichiara di aver appreso almeno abbastanza
bene anche a cucinare, a leggere una cartina, a orientarsi con la bussola,
a fare nodi, a rinunciare al superfluo. Si avverte nell’adesione alle risposte – ricordiamolo, predeterminate nel questionario – il successo di un
apprendistato alla sopravvivenza che non ha equivalenti nella vita di un
bambino, soprattutto se si pensa alla sua biografia quotidiana, spesso
presa fra la presenza a scuola e l’impegno in attività sportive o creative,
nessuna delle quali consente quegli apprendimenti basilari, e quindi
tutte molto distanti da qualsiasi evocazione d’avventura.
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La natura del dispositivo è a questo punto chiara, e si svela pienamente
nelle risposte alla domanda sulle motivazioni più importanti per fare lo
scout, a partire dalla propria esperienza: al primo posto nelle risposte
raccolte c’è il fatto di “mettersi alla prova”, poi il “divertimento”, il “mettersi al servizio degli altri” e “imparare cose nuove”. Il piano esperienziale, cognitivo, relazionale qui si fondono, in un’atmosfera che non è di
gara ma di scambio di aiuto, non è di studio ma di gioco. Le opzioni di
risposta dal tono più serio e maturo – “posso confrontarmi con persone
più grandi”, “testimonio il mio impegno” – sono le ultime per gradimento perché verosimilmente poco sentite (non dimentichiamo che oltre la
metà dei rispondenti non ha più di 18 anni), mentre “avere occasioni
per riflettere” è importante ma non prioritario, perché non fa parte del
codice dell’azione l’intenzione riflessiva. È da notare che l’esplicitazione
“fare cose avventurose” non riscuote particolare consenso, a dimostrazione del fatto che non esiste una domanda espressa e una cultura forte
dell’avventura, ma l’importante è garantire l’accesso ai meccanismi che
la governano, senza il bisogno di nominarla.
3. Lo scautismo come luogo di formazione interiore
L’enfasi sull’azione e sulla collaborazione danno certamente sicurezza
su di sé, favoriscono le relazioni, temprano i caratteri. Più difficile è invece la scommessa sulla formazione profonda, che chiama in causa da un
lato la famiglia, i modelli educativi già vissuti o paralleli all’esperienza
scout, poi la storia personale e la rielaborazione soggettiva di vissuti e
idee, e infine lo “spirito del tempo”, il sentire comune e generazionale
che investe i giovani e li rende figli della propria epoca almeno quanto
dei propri genitori. La valutazione delle risposte all’indagine è quindi
più delicata, le relazioni fra le variabili chiedono prudenza e non è facile capire cosa imputare all’esperienza scout.
Seguendo la traccia del questionario sappiamo per esempio che si tratta per la netta maggioranza di cattolici, laddove rover e scolte scelgono di indicare una confessione religiosa. E quando si chiede di definire il proprio rapporto con la spiritualità solo la metà si identifica in
una confessione, mentre per gli altri il fatto di credere non è approdato ancora a un porto sicuro, oppure si è ancora alla ricerca, o non si
crede affatto, per tante ragioni. Se poi si fosse approfondita anche
l’area delle pratiche, quasi certamente il quadro si sarebbe ulterior-
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mente arricchito di nuove varianti e combinazioni inedite fra credenze e comportamenti.
Restando a questo dato e ipotizzando che l’esperienza scout non inibisca una formazione spirituale – certamente non è nelle sue intenzioni –
se ne deduce tuttavia che non la implica, almeno nella forma dell’identificazione confessionale, che non è un percorso parallelo e che la religiosità non è condizione né necessaria né sufficiente per essere rover o
scolte. Se ne deduce altresì che quella propensione all’aiuto, allo scambio, al mettersi al servizio degli altri sopra osservata non ha una matrice
(solo) religiosa – anche dipendentemente dell’organizzazione di cui si
fa parte – ma è (anche) uno spirito generato dalla chimica dell’esperienza scout che non si appella al sistema di credenze individuali, se mai
a un senso di fratellanza naturale.
Non si tratta di appellarsi alla “secolarizzazione della società”, basta pensare al peso che ha la religione ancora nel dibattito pubblico – dalla politica, alla scienza fino agli equilibri nelle relazioni fra Stati – né ha senso
cercare spiegazioni rifacendosi alla retorica della caduta dei valori, troppo semplificatoria e poco utile a leggere i comportamenti. Il fatto è che
il rapporto con la spiritualità è oggettivamente cambiato e che nei più
giovani non si gioca più per opzioni dicotomiche – ateo/credente, praticante/non praticante – ma metta in campo nuove ricomposizioni soggettive del rapporto con un dio. L’indagine ci dice allora che forse rover
e scolte condividono questo mutamento, vivono quel clima di relativismo in cui è finita anche la definizione della propria spiritualità. E se da
un lato si apprezza come la confessione non discrimini l’accesso – non
c’è prova di fede per essere scout, i dati lo dimostrano – dall’altro si
osserva che l’esperienza scout non cancella i dubbi in merito, non è
“integralista”, non converte al punto da allineare tutto il gruppo in una
posizione omogenea.
Si avverte la stessa sensazione anche nel leggere le risposte alla batteria
di domande inerenti l’area dell’etica e della legalità. Se mai qualcuno
avesse ancora lo stereotipo di rover e scolte come élite di ragazzi e ragazze timorate di dio e del peccato, l’indagine è la prova che davvero non
è così. La trasgressione di leggi, norme morali e convenzioni è ampiamente ammessa, in diverse sfere dell’esistenza, nascosta dietro la formulazione di una domanda – “pensi che ti potrebbe capitare di…” - che
opportunamente misura la possibilità e non la ricorrenza reale, quindi
la distanza etica e non i reati. L’area dei legami sentimentali, per esem-
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pio, ritrae un quadro di possibilità estraneo alle schema tradizionale
previsto nella confessione cattolica: la stragrande maggioranza contempla rapporti sessuali prematrimoniali, così come la convivenza senza il
matrimonio, non si esclude di divorziare e in 4 casi su 10 si crede possibile andare incontro a una relazione con una persona sposata.
Dalla varietà degli atteggiamenti si coglie in sostanza come rover e scolte non riconoscano affatto il confine della morale comune e della legalità come limite invalicabile e sicuro. Quasi tutti sono pronti a utilizzare
materiali audio e video pirata, 3 su 4 non escludono di viaggiare sui
mezzi senza biglietto, mentre il furto o l’evasioni fiscale sono ipotizzati
solo dal 30% dei rispondenti – ma il 30% non è poco, non è un residuo
– fumare tabacco è ammesso come possibilità da meno di 6 ragazzi su 10
mentre ubriacarsi da 8 su 10, l’uso di marijuana si approssima alla metà
dei rispondenti mentre l’uso di droghe pesanti è inscritto nell’orizzonte delle possibilità da uno su 10. Rover e scolte appartengono al proprio
tempo, la soggettività prevale sui confini normativi, l’esperienza scout
non definisce un’alterità generazionale, non alza la soglia del senso del
dovere creando un recinto di rettitudine, anzi sembra lasciare liberi
ragazzi e ragazze di codificarsi i propri limiti, così come sta avvenendo
anche fuori dal mondo scout.
4. Lo scautismo come luogo di formazione
alla cittadinanza
Quale legame sociale crea l’esperienza scout? È davvero una palestra di
fusione nella comunità allargata, di addestramento all’accoglienza e
all’apertura di sguardo?
Il quadro è variegato, vediamo perché. L’essere rover e scolte è certamente un esercizio di cittadinanza aperta, di dedizione al sostegno reciproco, di impegno nelle attività prescelte. Si sceglie di trascorrere almeno parte del proprio tempo con gli altri, si riconosce l’importanza di
misurarsi come persone nello stare in comunità e nel fatto di potersi
prendere cura di chi è vicino. Questo bisogno sembra andar oltre
l’attività scout, e l’indagine dimostra che si traduce prioritariamente nell’impegno in associazioni religiose e di volontariato. Come però già
accade nel resto della popolazione giovanile, non tutte le forme di impegno hanno la stessa fortuna, e lo scautismo non agisce come una forza
centrifuga che proietta rover e scolte a dedicarsi ai diversi fronti delle
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cause pubbliche. Ne restano escluse per esempio le organizzazioni oggi
meno vicine alle nuove generazioni – quelle politiche e sindacali – che
parlano un linguaggio estraneo alla loro sensibilità, che idealizzano una
mediazione riflessiva e di parola antitetica all’urgenza dell’azione, che si
pongono mete distanti dall’esperienza diretta e quindi oggi poco appetibili, che prediligono da sempre la relazione gerarchica e di anzianità,
di per sé una barriera forte al coinvolgimento di nuovi ingressi. Ma
anche l’ambientalismo e la difesa dei diritti dell’uomo – che pure sembrano affini ai principi e alle pratiche scout – non paiono riscuotere
forte interesse: forse quelle valenze risultano già saturate dall’essere
rover e scolte, o forse si soffre il fatto che in quelle organizzazioni vengono idealizzate e trasformate in mete di azione politica, e così si appesantiscono e perdono la loro presa.
Ancora una volta, rover e scolte si dimostrano figli e figlie del proprio
tempo e il grado di fiducia riservato alle diverse istituzioni lo conferma:
l’idealizzazione della famiglia da un lato e l’avversione per la politica, i
partiti e in misura minore per i sindacalisti e i funzionari dello Stato dall’altro costituisce una polarizzazione delle preferenze che assimila queste
risposte ai dati di ricerca noti intorno a opinioni e atteggiamenti dei giovani in generale, italiani ed europei. In mezzo ai due estremi di preferenze si colgono distingui interessanti: il primato della scienza, che conforta
sulla fiducia verso il sapere come fonte di autorità (ma che lascia perplessi di fronte ad altri segnali, come il crollo di iscrizioni alle facoltà universitarie scientifiche), il credito degli insegnanti, apparentemente svalutati
nella gerarchia sociale delle professioni e invece stimati da chi più di altri
li conosce (ovvero i loro allievi), l’informazione ufficiale in crisi (è scarsa la fiducia nella televisione, va meglio per i giornali) probabilmente in
un’epoca e per una generazione che crede sempre più alla possibilità di
confezionarsi da sola quanto serve sapere, il preoccupante sorpasso di
polizia e militari di carriera ai danni della magistratura, sulla quale pesa
forse almeno in Italia la percezione di un legame con la politica che forse
ne ha fatto vacillare l’immagine di indipendenza.
In altre parole, se chi fa un’esperienza scout non diventa un missionario
dell’impegno sociale in tutte le sue forme ma resta ancorato a quella
radice, allo stesso tempo l’indagine dimostra che gli scout intervistati
non hanno sviluppato un’adesione incondizionata alla società in tutte le
sue manifestazioni istituzionali, ma esprimono sfiducia in modo simile
ai loro coetanei, cioè innanzitutto verso la politica. Non si tratta di
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un’annotazione da poco, perché l’esperienza scout ha rappresentato in
passato un luogo di formazione della classe politica e di quella dirigenziale in particolare, e di fronte a una forte crisi delle federazioni giovanili dei partiti il problema del ricambio generazionale appare ancora
più serio.
Se l’apertura verso la comunità e verso la società appare ampia ma condizionata, quella verso l’Europa e i suoi nuovi cittadini suggerisce considerazioni diverse. Per esempio, rispetto al senso di appartenenza, emerge una stratificazione complessa dei propri confini. Ci si sente più cittadini del mondo che dell’Europa, e ancor di più della propria nazione o
della propria città, ma con differenze non così nette, a rimarcare una
certa vocazione cosmopolita o quanto meno un senso di pluriappartenenza territoriale che appare oggi uno degli esiti più interessanti del
mutamento sociale in corso.
In questa nuova geografia del sentimento di cittadinanza l’Europa è presente, anche se non possiede ancora la forza del principale agente identitario. Trasformare le radici, assottigliare le barriere linguistiche, rendere fluidi i confini geografici sono passaggi fortissimi, la presenza di generazioni che si cominciano a sentire quasi allo stesso modo cittadini del
mondo, dell’Europa o del proprio Paese è il segno di un mutamento
culturale imponente. Forse anche per questo i dati dell’indagine non
possono essere omogenei e la percezione di un’integrazione a due facce
– aperta alla scoperta degli altri ma più diffidente nell’accoglienza –
appare quasi fisiologica. Rover e scolte dimostrano per esempio entusiasmo all’idea di andare a vivere all’estero e sono decisamente favorevoli
ai programmi di studio all’estero, ma quando si tratta di esprimersi sull’apertura dell’Unione europea ai nuovi Paesi e a futuri altri le maglie si
stringono, una quota significativa dei rispondenti si rivela perplessa.
Così vale anche nelle risposte relative alle relazioni interpersonali: la
maggior parte dei rispondenti contempla la possibilità di sposare o vivere con una persona straniera ma uno su 5 richiede di far parte della stessa cultura e alcuni lo escludono; nei confronti degli immigrati prevale
un atteggiamento di aiuto diretto e di sostegno politico nei Paesi di origine, ma una quota compresa fra il 20 e il 30% si sente disturbato dalla
loro presenza, ritiene ingiusta la loro concorrenza per i posti di lavoro.
L’esperienza scout regala a chi la vive un forte senso di appartenenza, di
fratellanza duratura all’interno della rete di rover e scolte. Ma da sempre nelle comunità tende a valere un meccanismo, per cui alla forte
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integrazione interna può non corrispondere una pari apertura all’esterno, come se quella dinamica comunitaria non fosse necessariamente il
terreno di coltura ideale per una solidarietà allargata, per uno scambio
e una condivisione senza confini con chi non è parte del gruppo. Per
questo forse assieme ai principi ecumenici di Baden-Powell e nello stesso questionario in cui l’aiuto degli altri viene dichiarato come priorità
può convivere una quota di diffidenza verso gli stranieri, di difesa del
territorio. Ma al contempo si potrebbe osservare che proprio questa
diversità di opinioni presenti a Roverway 2006 è segno del pluralismo e
della tolleranza del mondo scout.
5. Lo scautismo fra immersione nel presente
e proiezione verso il futuro
Il consumo è il regno del presente, per i più giovani è una forma di cittadinanza – quando l’età esclude dal diritto di voto e la vita pubblica è
spesso il puro comparire senza avere la parola – ma è anche un’opzione
espressiva, una domanda di integrazione sociale, un tentativo di interpretare la contemporaneità e lasciare il segno. D’altra parte
l’appartenenza al proprio tempo non passa più tanto per un’adesione
ideologica, per la comprensione di schemi interpretativi sul senso di giustizia rispetto ai quali schierarsi, quanto invece per l’ordine simbolico,
per la capacità (più estetica che morale) di stare nel flusso, di adottarne
i segni, senza particolari rigidità. In tutto questo il consumo è una pratica fondamentale, dice nel gruppo chi è dentro e chi è fuori, crea identità di facile adozione, mimetizza le radici culturali dei giovani figli dell’immigrazione o al contrario definisce con rigore la mappa dei segni di
riconoscimento fra i gusti musicali del momento.
Rover e scolte sono immersi in questo presente, hanno la tecnologia che
serve per essere connessi a quell’ordine simbolico che detta le regole
dell’inclusione e dell’esclusione generazionale. La ricognizione sui beni
di consumo così come sulle pratiche del tempo libero non lasciano
dubbi sulla loro piena appartenenza alla “generazione digitale”: quasi
tutti dispongono di cellulare, computer, lettore cd e dvd, la maggioranza possiede il lettore mp3 e la fotocamera digitale, il computer portatile
e l’I-pod sono i primi desideri fra i beni non ancora posseduti, la playstation divide a metà l’universo fra chi ce l’ha e chi no perché non gli
interessa. La forza del consumo nell’epoca attuale è anche nelle percen-
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tuali di risposta, ogni bene proposto è spesso posseduto dalla maggioranza dei rispondenti, e la quota di coloro che non ne dispone ma lo
vorrebbe è spesso minore di chi non ce l’ha e non gli interessa. È la saturazione delle merci, sorprendente se si pensa che a rispondere sono
quasi tutti studenti, senza un proprio reddito: può sembrar ovvio, ma
disporre di quasi tutto significa non poter desiderare quasi nulla, ed è
questo il dispositivo più delicato che deriva dall’attuale pressione commerciale su infanzia e adolescenza, ovvero la negazione di una formazione alla mancanza, al desiderio.
Lo scautismo, che pure professa la vita all’aria aperta, le abilità manuali, l’attenzione alla natura e la rinuncia al superfluo, non immunizza da
questa immersione nella tecnologia digitale, e anche in questo caso
risulta difficile tracciare un confine distintivo rispetto ai coetanei. Ma
proprio interrogandosi sul successo di queste merci va riconosciuto che
l’attitudine alla mobilità e allo scambio relazionale (di parole, immagini, passioni musicali, ecc.) propria dell’età giovanile hanno trovato oggi
strumenti straordinari, che sarebbe miope non fare propri. Tra questi
anche Internet, utilizzato da tutti i rispondenti, per tre funzioni essenziali: come fonte per lo studio, come canale per scaricare gratuitamente
musica e altro, come strumento per comunicare.
Anche l’impiego del tempo libero racconta la piena adesione di rover e
scolte alle abitudini più comuni della generazione cui appartengono:
ascoltare musica, ritrovarsi fra amici e guardare la TV sono le attività praticate da tutti. Concerti, mostre spettacoli teatrali e persino in buona
misura il cinema riscontrano invece un interesse sporadico, perché assai
di più si guarda un dvd o si esce per andare al pub, in discoteca, per
conto proprio. Rispetto ai coetanei, rover e scolte sembrano infine maggiormente amare la lettura (soprattutto dei quotidiani) e praticare
sport, chissà se in omaggio alla lezione di Baden-Powell sull’attenzione
alla cura del corpo. Ne esce un profilo non certo ascetico o immateriale bensì di forte orientamento al divertimento, che va integrato da almeno due considerazioni: innanzitutto l’indagine non consente di esplorare a fondo la dimensione creativa ed espressiva del rapporto con le arti
– presumibilmente nascosti fra i tantissimi che dichiarano di coltivare
un hobby – e poi metodologicamente è opportuno non considerare le
quantità come qualità, cioè scambiare la frequenza con cui si fa una cosa
per passione, vocazione per la stessa. Presumibilmente, sarà più facile
trovare amore per il teatro in quel 5,7% che ci va ogni settimana di
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quanta passione per la TV sia rinvenibile nel 90% che la vede con la stessa frequenza.
Rover e scolte, così presenti al proprio tempo, ne condividono anche i
tratti patologici, come il senso di incertezza rispetto al futuro, fino ad
averne paura? Ne avrebbero ragione, perché l’etica del relativo, la condizione di ricerca spirituale, la propensione alla mobilità geografica,
l’instabilità delle istituzioni politiche non consentono facili previsioni,
mentre la continua minaccia di nuove guerre, di genocidi, di catastrofi
ambientali e pandemie oscurano l’orizzonte e rendono per i più giovani più difficile sognare. A tutto questo gli scout sembrano reagire bene,
con positività e pragmatismo. Nel proprio immaginario di vita adulta c’è
un lavoro che li realizza professionalmente, mentre in misura nettamente inferiore si crede col lavoro di poter far qualcosa di utile per la società: il dato ci restituisce quindi un quadro in cui rover e scolte non ricevono dall’esperienza scout la fantasia di una dimensione eroica e nonostante ci si impegni oggi al servizio degli altri non si crede che il lavoro
futuro consenta di fare altrettanto. Il disincanto è evidente, ma non c’è
cinismo o nichilismo, perché ad esempio più dei coetanei non scout
scommettono sull’aver dei figli da adulti, segnale evidente di una fiducia nella vita, e forse eredità di un’esperienza scout che addestra anche
a prendersi cura dei più piccoli, a farne un elemento vitale della propria
esistenza.
A domanda diretta il futuro appare allora una questione seria, che desta
preoccupazione e che non si può lasciare al caso, ma in molti dichiarano di aver le idee abbastanza chiare. Due sembrano le strategie: o il
pragmatismo del presente e della lucidità del carpe diem, oppure il futuro come schermo di proiezione di sogni che nascono però già come progetti, esito di una determinazione e di una volizione forti. Rover e scolte sono terreni, sanno che in montagna non si stacca un piede prima di
aver appoggiato in modo saldo l’altro, una meta è sempre possibile ma
va commisurata alle proprie forze, l’azzardo sul colpo di fortuna o su un
traguardo fantasioso sono dei lussi che non ci si può permettere. Ecco
allora tornare la dimensione dell’avventura sotto una nuova accezione,
che non appare qui come propensione al rischio e passione per l’ignoto,
ma come condizione naturale di chi si pone un traguardo e pure agendo in modo vigile ed esercitando tutte le sue abilità sa di essere dentro
una sfida aperta.
Postfazione
Dai risultati della ricerca a una prospettiva
di lavoro per la FIS
Un grande grazie, innanzitutto, alle persone che hanno contribuito alla
realizzazione del Roverway e in particolare allo svolgimento dell’indagine.
È grazie a loro che oggi possiamo leggere i dati della ricerca e riflettere
sulle esperienze vissute dai ragazzi e dalle ragazze partecipanti all’evento.
In queste pagine leggiamo un’immagine della realtà dei giovani scout
che, senza la pretesa di rappresentare tutti i 30.000 rover e scolte italiani né tanto meno le centinaia di migliaia di scout europei, ci permette
di cogliere con maggiore analiticità e professionalità aspetti e atteggiamenti propri degli adolescenti di oggi che ci interessano nel nostro
ruolo di educatori.
Cento anni fa nasceva lo scautismo, dall’intuizione di Baden-Powell di
sperimentare un campo scout con 20 ragazzi provenienti da ambienti
sociali molto diversi.
Ancora oggi obiettivo dello scautismo è proporsi come opportunità di crescita per ogni giovane: non sopravvivere in una cerchia ristretta di
“bravi ragazzi” ma coinvolgerli in quanto tali, senza discriminazioni religiose, politiche, sociali o economiche.
L’impegno dello scautismo è da sempre quello di accompagnare i ragazzi nell’acquisire autonomia (di guidare da sé la propria canoa, diceva
Baden-Powell) e di confrontarsi con delle scelte valoriali, con uno stile
di vita che possa trasparire in tutto quello che siamo e che facciamo.
Dalla ricerca nata in questa proficua collaborazione traiamo quindi
un’importante analisi della situazione. Scopriamo, ad esempio, che i
ragazzi e le ragazze che hanno risposto al questionario non sono estranei alla realtà ma, al contrario, sono figli del nostro tempo e della nostra
società. E questo, come educatori, da un lato ci rassicura (perché ci
mostra come vivano la loro vita come unica complessità); dall’altro lato
però ci conferma l’importanza di essere sempre aggiornati per affrontare gli ostacoli e le sfide (nuove e vecchie) che quotidianamente incontriamo nel rapporto educativo con i giovani.
È dalla capacità di cercare il confronto critico con altre realtà educative
e direttamente con ragazzi e ragazze che si misura la forza dello scauti-
146
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
smo di rimanere attuale, adeguato alla realtà dei giovani, nell’essere
pronti a rispondere alle loro esigenze con energia e capacità di equilibrio nel trovare soluzioni nuove. Anche questa ricerca diventa uno stimolo alla Federazione e alle associazioni AGESCI e CNGEI a non cedere al
rischio dell’autoreferenzialità ma a riconoscere la necessità di ragionare
su come concretizziamo oggi la nostra proposta educativa, su quanto noi
adulti riusciamo a confrontarci apertamente con i ragazzi ma al tempo
stesso proporre loro scelte impegnative e coerenti e su quanto noi stessi siamo vittime della stessa società che ci rende incerti, timorosi del
futuro, alzando o abbassando il livello di attenzione sui temi dell’etica,
della legalità, della solidarietà ecc.
In ultimo ci piacerebbe proporre una riflessione che ci vede coinvolti in
uno degli ambiti più dibattuti: religione e scautismo. Riteniamo infatti
che lo scautismo offra un’opportunità senza equivoci, un terreno comune tra chi crede e chi non crede, uniti da un forte spirito di ricerca, dalla
voglia di approfondire, di andare oltre le apparenze per cercare il senso
della vita e trovare quindi una risposta piena e personale. AGESCI e CNGEI,
ciascuna con le proprie peculiarità, si incontrano su questo campo e dal
Roverway hanno colto anche questa sfida: essere sempre più consapevoli che anche la scelta religiosa trova fondamento nell’esperienza dello
scautismo.
Dal motto di Roverway Dare to share ereditiamo oggi la sfida di interpretare i bisogni dei nostri giovani, stimolando ciascuno di loro a cercare le
proprie risposte alla vita. Percorriamo questo cammino con la fiducia
tanto nelle loro potenzialità di progettarsi il futuro con un pragmatico
ottimismo quanto nella passione educativa che gli adulti mettono nel
costruire relazioni significative e stimolanti. Quello insomma che ancora una volta viene fuori dai nostri ragazzi è che cose da fare ce ne sono
tante quindi … Buona strada a tutti!
Chiara Sapigni e Sergio Fiorenza
(Presidente e Vice presidente
Federazione Italiana dello Scautismo)
Appendice
Tavole statistiche*
1. L’esperienza scout
Tavola 1.1 - Età di inizio dell’esperienza scout per genere
Femmina
Maschio
Totale
Età
v.a.
%
v.a.
%
v.a.
%
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
n.d.
10
31
75
122
305
118
107
73
83
58
56
50
40
30
13
6
1
1
59
0,8
2,6
6,4
10,3
25,9
10,0
9,1
6,2
7,0
4,9
4,7
4,2
3,4
2,5
1,1
0,5
0,1
0,1
-
3
31
103
123
366
120
99
76
71
50
43
40
25
8
14
7
2
1
1
101
0,3
2,6
8,7
10,4
30,9
10,1
8,4
6,4
6,0
4,2
3,6
3,4
2,1
0,7
1,2
0,6
0,2
0,1
0,1
-
13
62
178
245
671
238
206
149
154
108
99
90
65
38
27
13
3
2
0
1
160
0,6
2,6
7,5
10,4
28,4
10,1
8,7
6,3
6,5
4,6
4,2
3,8
2,8
1,6
1,1
0,6
0,1
0,1
0,0
0,0
-
1.238
100,0
1.284
100,0
2.522
100,0
Totale
n.d. = non disponibile
* Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti, Istituto degli
Innocenti di Firenze.
TAVOLE
149
STATISTICHE
Tavola 1.2 - Le caratteristiche più importanti di una /o guida/scout?
Massimo 3 risposte in ordine di importanza
essere disponibile con gli altri
e aiutarli in spirito di servizio
saper vivere e lavorare in gruppo
impegnarsi nelle cose che si fanno
essere leale
rispettare la natura
essere un buon cittadino
rispettare le cose altrui
vivere la dimensione spirituale
1°
2°
3°
1.205
503
246
218
195
203
103
47
426
531
354
316
311
169
145
123
274
544
365
270
287
227
144
162
Totale
% sul totale
v.a. questionari
1.905
1.578
965
804
793
599
392
332
75,5
62,6
38,3
31,9
31,4
23,8
15,5
13,2
Tavola 1.3 - Pensando alla tua esperienza personale, quali sono le motivazioni
più importanti per cui fai la/o guida/scout?
Massimo 3 risposte in ordine di importanza
mi metto alla prova
posso mettermi al servizio degli altri
mi diverto
conosco persone nuove
imparo cose nuove
ho occasioni per riflettere
faccio cose avventurose
posso stare coi miei amici
posso stare a contatto con la natura
testimonio il mio impegno
posso confrontarmi con persone più grandi
1°
2°
3°
471
396
439
239
347
202
171
193
135
79
68
320
313
256
281
202
273
178
238
155
113
61
271
263
252
308
247
244
236
151
165
102
72
Totale
% sul totale
v.a. questionari
1.062
972
947
828
796
719
585
582
455
294
201
42,1
38,5
37,5
32,8
31,6
28,5
23,2
23,1
18,0
11,7
8,0
I
150
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 1.4 - Facendo guidismo/scautismo hai imparato a:
Molto
bene
Abbastanza
bene
Poco
Per
niente
Lo sapevo
già fare
prima
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
montare una tenda
lavorare in gruppo
camminare in montagna
sapersela cavare
essere più responsabile
rispettare la natura
confrontarsi con gli altri
fare volontariato
essere attento agli altri
rinunciare al superfluo
inventare e organizzare giochi
to make a difference
(“essere protagonista”)
orientarsi con cartina
e bussola
parlare in pubblico
fare nodi
essere un riferimento
per gli altri
cucinare
suonare uno strumento
musicale
1.638
1.152
1.121
1.108
1.080
1.081
1.049
917
703
715
596
706
1.019
857
1.046
1.086
928
1.158
1.036
1.271
1.045
1.117
61
128
211
138
197
171
151
368
280
456
518
11
34
52
33
29
38
17
62
56
92
176
78
138
234
143
89
255
109
90
154
155
69
2.494
2.471
2.475
2.468
2.481
2.473
2.484
2.473
2.464
2.463
2.476
28
51
47
54
41
49
38
49
58
59
46
589
1.002
595
187
95
2.468
54
574
529
537
912
1.012
1.114
748
625
617
193
121
173
59
187
43
2.486
2.474
2.484
36
48
38
441
309
1.258
1.121
566
582
118
96
74
378
2.457
2.486
65
36
180
358
499
1.099
331
2.467
55
montare una tenda
lavorare in gruppo
camminare in montagna
sapersela cavare
essere più responsabile
rispettare la natura
confrontarsi con gli altri
fare volontariato
essere attento agli altri
rinunciare al superfluo
inventare e organizzare giochi
to make a difference
(“essere protagonista”)
orientarsi con cartina
e bussola
parlare in pubblico
fare nodi
essere un riferimento
per gli altri
cucinare
suonare uno strumento
musicale
65,7
46,6
45,3
44,9
43,5
43,7
42,2
37,1
28,5
29,0
24,1
28,3
41,2
34,6
42,4
43,8
37,5
46,6
41,9
51,6
42,4
45,1
2,4
5,2
8,5
5,6
7,9
6,9
6,1
14,9
11,4
18,5
20,9
0,4
1,4
2,1
1,3
1,2
1,5
0,7
2,5
2,3
3,7
7,1
3,1
5,6
9,5
5,8
3,6
10,3
4,4
3,6
6,3
6,3
2,8
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
23,9
40,6
24,1
7,6
3,8
100,0
-
23,1
21,4
21,6
36,7
40,9
44,8
30,1
25,3
24,8
7,8
4,9
7,0
2,4
7,6
1,7
100,0
100,0
100,0
-
17,9
12,4
51,2
45,1
23,0
23,4
4,8
3,9
3,0
15,2
100,0
100,0
-
7,3
14,5
20,2
44,5
13,4
100,0
-
VALORI PERCENTUALI
n.d. = non disponibile
TAVOLE
151
STATISTICHE
2. Religiosità e spiritualità
Tavola 2.1 - Qual è il tuo rapporto con la spiritualità?
V.a.
%
sono credente e mi riconosco in una confessione religiosa
sono in ricerca
sono credente ma non mi riconosco in una confessione religiosa
non sono credente perché sono convinto che non esista una realtà
metafisica
non sono credente perché ritengo che sull’esistenza del divino
non ci si possa pronunciare
non sono credente perché i problemi di fede mi sono indifferenti
altro
n.d.
1.214
401
371
49,2
16,3
15,1
190
7,7
170
94
25
57
6,9
3,8
1,0
-
Totale
2.522
100,0
V.a.
%
cattolica
cristiano-ortodossa
cristiana
protestante
luterana
islamica
neopagane
buddista
panteista
anglicana
altro
agnostico
ateo
nessuna
n.d.
1.431
56
43
33
25
5
5
4
4
3
10
22
32
94
755
81,0
3,2
2,4
1,9
1,4
0,3
0,3
0,2
0,2
0,2
0,6
1,2
1,8
5,3
-
Totale
2.522
100,0
n.d. = non disponibile
Tavola 2.2 - Qual è la tua confessione religiosa?
Confessione religiosa
n.d. = non disponibile
1.214
Totale
371
178
11
7
1
7
2
4
5
156
401
152
5
10
2
4
1
1
1
27
198
Sono in
ricerca
94
11
1
2
31
49
Non sono
credente
perché i
problemi
di fede
mi sono
indifferenti
170
28
2
11
3
1
1
22
2
100
Non sono
credente
perché
ritengo che
sull’esistenza
del divino non
ci si possa
pronunciare
190
24
1
1
1
32
7
124
Non sono
credente
perché sono
convinto che
non esista
una realtà
metafisica
25
1
2
22
-
Altro
57
57
N.d.
2.522
1.431
56
43
33
25
5
5
4
4
3
10
22
32
94
755
Totale
I
n.d. = non disponibile
1.038
37
26
19
10
4
3
1
3
2
71
cattolica
cristiana-ortodossa
cristiana
protestante
luterana
islamica
neopagana
buddista
panteista
anglicana
altro
agnostico
ateo
nessuna
n.d.
Confessione
religiosa
Sono credente
e mi riconosco
in una
confessione
religiosa
Sono credente
ma non mi
riconosco
in una
confessione
religiosa
Tavola 2.3 - Confessione religiosa e spiritualità
152
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
TAVOLE
153
STATISTICHE
3. Etica e legalità
Tavola 3.1 Pensi che ti potrebbe capitare di:
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare marijuana
divorziare
ubriacarti
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere rapporti sessuali senza essere sposato/a
fare a botte per far valere le tue ragioni
dichiarare al fisco meno di quanto guadagni
fumare tabacco
avere esperienze omosessuali
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a
assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...)
decidere di abortire
avere una relazione con una persona sposata
produrre danni a beni pubblici
utilizzare materiale pirata (video, musica...)
guardare materiale pornografico
tradire il partner
Non disponibile = 72 casi
% Sì
% No
Sì
No
74,6
47,2
55,5
81,8
30,0
90,7
41,5
30,0
57,9
17,2
85,4
11,1
39,3
42,5
30,3
90,9
55,7
35,9
25,4
52,8
44,5
18,2
70,0
9,3
58,5
70,0
42,1
82,8
14,6
88,9
60,7
57,5
69,7
9,1
44,3
64,1
1.827
1.157
1.359
2.004
734
2.221
1.016
735
1.418
422
2.092
272
962
1.041
742
2.227
1.363
880
623
1.293
1.091
446
1.716
229
1.434
1.715
1.032
2.028
358
2.178
1.488
1.409
1.708
223
1.087
1.570
I
154
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 3.2. Pensi che ti potrebbe capitare di: (secondo i principali Paesi di
provenienza e il genere)
Europa
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare marijuana
divorziare
ubriacarti
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere rapporti sessuali senza essere sposato/a
fare a botte per far valere le tue ragioni
dichiarare al fisco meno di quanto guadagni
fumare tabacco
avere esperienze omosessuali
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a
assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...)
decidere di abortire
avere una relazione con una persona sposata
produrre danni a beni pubblici
utilizzare materiale pirata (video, musica...)
guardare materiale pornografico
tradire il partner
% Sì
Femmine
% No
% Sì
Maschi
% No
71,1
42,2
60,4
80,3
24,7
89,4
34,6
23,8
58,1
22,7
87,0
9,1
44,9
34,6
21,8
89,6
35,0
34,2
28,9
57,8
39,6
19,7
75,3
10,6
65,4
76,2
41,9
77,3
13,0
90,9
55,1
65,4
78,2
10,4
65,0
65,8
77,9
52,1
50,7
83,2
35,1
91,9
48,2
36,0
57,7
12,0
83,9
13,1
33,9
50,2
38,4
92,1
75,6
37,6
22,1
47,9
49,3
16,8
64,9
8,1
51,8
64,0
42,3
88,0
16,1
86,9
66,1
49,8
61,6
7,9
24,4
62,4
% Sì
Femmine
% No
% Sì
Maschi
% No
78,9
52,4
59,5
82,9
28,1
91,7
26,2
17,3
66,5
22,4
85,3
10,4
44,8
42,0
21,7
90,8
30,1
50,8
21,1
47,6
40,5
17,1
71,9
8,3
73,8
82,7
33,5
77,6
14,7
89,6
55,2
58,0
78,3
9,2
69,9
49,2
84,1
58,2
45,5
83,9
37,8
90,8
49,3
32,4
61,9
11,4
81,4
14,1
28,9
50,2
38,9
91,6
73,2
47,5
15,9
41,8
54,5
16,1
62,2
9,2
50,7
67,6
38,1
88,6
18,6
85,9
71,1
49,8
61,1
8,4
26,8
52,5
Italia
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare marijuana
divorziare
ubriacarti
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere rapporti sessuali senza essere sposato/a
fare a botte per far valere le tue ragioni
dichiarare al fisco meno di quanto guadagni
fumare tabacco
avere esperienze omosessuali
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a
assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...)
decidere di abortire
avere una relazione con una persona sposata
produrre danni a beni pubblici
utilizzare materiale pirata (video, musica...)
guardare materiale pornografico
tradire il partner
TAVOLE
155
STATISTICHE
Portogallo
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare marijuana
divorziare
ubriacarti
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere rapporti sessuali senza essere sposato/a
fare a botte per far valere le tue ragioni
dichiarare al fisco meno di quanto guadagni
fumare tabacco
avere esperienze omosessuali
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a
assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...)
decidere di abortire
avere una relazione con una persona sposata
produrre danni a beni pubblici
utilizzare materiale pirata (video, musica...)
guardare materiale pornografico
tradire il partner
% Sì
Femmine
% No
% Sì
Maschi
% No
50,5
23,1
55,9
65,6
12,4
88,2
19,9
28,0
47,3
11,8
82,8
4,3
33,3
21,5
8,6
86,0
33,9
15,1
48,1
75,5
42,7
33,0
86,2
10,4
78,7
70,6
51,3
86,8
15,8
94,3
65,3
77,1
90,0
12,6
64,7
83,5
59,0
29,7
45,0
76,0
21,4
91,3
26,7
26,7
51,5
6,5
77,8
7,5
27,1
41,9
16,1
88,2
69,9
20,9
41,0
70,3
55,0
24,0
78,6
8,7
73,3
73,3
48,5
93,5
22,2
92,5
72,9
58,1
83,9
11,8
30,1
79,1
% Sì
Femmine
% No
% Sì
Maschi
% No
75,6
54,3
66,1
88,2
48,8
89,8
69,3
38,6
61,4
33,1
89,8
14,2
60,6
40,2
32,3
92,1
50,4
22,8
24,4
45,7
33,9
11,8
51,2
10,2
30,7
61,4
38,6
66,9
10,2
85,8
39,4
59,8
67,7
7,9
49,6
77,2
78,3
68,4
59,9
92,1
60,5
95,4
50,7
52,6
56,6
22,4
92,1
17,8
57,2
64,5
53,9
95,4
89,5
28,9
21,7
31,6
40,1
7,9
39,5
4,6
49,3
47,4
43,4
77,6
7,9
82,2
42,8
35,5
46,1
4,6
10,5
71,1
Spagna
viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare
fumare marijuana
divorziare
ubriacarti
prendere qualcosa in un negozio senza pagare
avere rapporti sessuali senza essere sposato/a
fare a botte per far valere le tue ragioni
dichiarare al fisco meno di quanto guadagni
fumare tabacco
avere esperienze omosessuali
vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a
assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...)
decidere di abortire
avere una relazione con una persona sposata
produrre danni a beni pubblici
utilizzare materiale pirata (video, musica...)
guardare materiale pornografico
tradire il partner
I
156
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
4. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni
Tavola 4.1. Negli ultimi 12 mesi con quale frequenza hai partecipato
alle attività di:
Attività
1 o più
volte la
settimana
1 volta
ogni 15
giorni
1 volta
al mese
Qualche
volta
all’anno
Mai
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
organizzazione politica
organizzazione sindacale
associazione religiosa
organizzazione per la difesa
della natura/ambiente
associazione di volontariato
gruppo di base, centro sociale
organizzazione studentesca
organizzazione di difesa
dei diritti dell’uomo
manifestazione politica/
raccolta di firme
61
23
488
41
23
227
99
50
269
601
236
602
1.650
2.105
856
2.452
2.437
2.442
70
85
80
122
446
157
200
85
179
97
129
218
280
166
289
946
997
603
762
1.051
534
1.393
1.051
2.422
2.436
2.416
2.431
100
86
106
91
49
49
118
560
1.658
2.434
88
43
42
122
744
1.486
2.437
85
organizzazione politica
organizzazione sindacale
associazione religiosa
organizzazione per la difesa
della natura/ambiente
associazione di volontariato
gruppo di base, centro sociale
organizzazione studentesca
organizzazione di difesa
dei diritti dell’uomo
manifestazione politica/
raccolta di firme
2,5
0,9
20,0
1,7
0,9
9,3
4,0
2,1
11,0
24,5
9,7
24,7
67,3
86,4
35,1
100,0
100,0
100,0
-
5,0
18,3
6,5
8,2
3,5
7,3
4,0
5,3
9,0
11,5
6,9
11,9
39,1
40,9
25,0
31,3
43,4
21,9
57,7
43,2
100,0
100,0
100,0
100,0
-
2,0
2,0
4,8
23,0
68,1
100,0
-
1,8
1,7
5,0
30,5
61,0
100,0
-
VALORI PERCENTUALI
n.d. = non disponibile
TAVOLE
157
STATISTICHE
Tavola 4.2 - Indica il tuo grado di fiducia per:
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
1
2
i funzionari dello Stato
gli insegnanti
le banche
la polizia
i sindacalisti
l’autorità religiosa
i giornali
la televisione
i militari di carriera
i politici
i magistrati
gli scienziati
gli industriali
i partiti
la famiglia
i capi scout
439
142
259
281
422
552
198
390
421
921
387
118
300
636
95
50
307
168
228
194
286
271
251
354
254
451
275
91
240
433
35
74
i funzionari dello Stato
gli insegnanti
le banche
la polizia
i sindacalisti
l’autorità religiosa
i giornali
la televisione
i militari di carriera
i politici
i magistrati
gli scienziati
gli industriali
i partiti
la famiglia
i capi scout
20,6
6,4
12,1
12,7
20,3
25,7
9,2
18,2
20,0
42,5
18,6
5,5
14,5
30,0
4,1
2,2
14,4
7,5
10,7
8,8
13,8
12,6
11,7
16,5
12,1
20,8
13,2
4,2
11,6
20,4
1,5
3,3
3
4
5
6
7
Totale
n.d.
352
673
420
476
335
298
456
308
307
122
331
476
414
192
106
321
120
85
414
150
376
195
301
230
154
89
261
166
307
121
162
107
282
221
56
62
255
129
567
442
225
123
73
76
328 1.639
842
793
2.131
2.232
2.139
2.205
2.079
2.144
2.152
2.147
2.107
2.167
2.082
2.164
2.065
2.122
2.305
2.252
391
290
383
317
443
378
370
375
415
355
440
358
457
400
217
270
16,5
30,2
19,6
21,6
16,1
13,9
21,2
14,3
14,6
5,6
15,9
22,0
20,0
9,0
4,6
14,3
5,6
18,5
17,6
13,7
7,4
12,2
14,3
7,5
13,4
2,6
12,2
26,2
10,9
3,4
14,2
37,4
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
VALORI ASSOLUTI
448
274
300
323
367
288
354
408
319
336
366
191
338
386
32
65
380
411
361
400
426
308
465
418
303
219
339
279
425
326
70
107
VALORI PERCENTUALI
n.d. = non disponibile
21,0
12,3
14,0
14,6
17,7
13,4
16,4
19,0
15,1
15,5
17,6
8,8
16,4
18,2
1,4
2,9
17,8
18,4
16,9
18,1
20,5
14,4
21,6
19,5
14,4
10,1
16,3
12,9
20,6
15,4
3,0
4,8
4,0
6,7
9,1
10,4
4,3
7,7
5,6
5,0
10,5
2,9
6,2
20,4
6,0
3,6
71,1
35,2
I
158
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 4.3 - Indica il tuo grado di fiducia per: (secondo i principali Paesi di
provenienza)
Gradimento medio in una scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
i funzionari dello Stato
gli insegnanti
le banche
la polizia
i sindacalisti
l’autorità religiosa
i giornali
la televisione
i militari di carriera
i politici
i magistrati
gli scienziati
gli industriali
i partiti
la famiglia
i capi scout
Europa
Italia
Portogallo
Spagna
3,28
4,40
4,10
4,09
3,37
3,45
3,99
3,37
3,74
2,35
3,59
5,02
3,77
2,78
6,30
5,79
3,01
4,27
3,82
3,94
3,48
3,69
3,93
3,04
3,42
2,36
3,50
5,09
3,48
3,04
6,33
5,75
3,52
4,69
4,82
4,48
3,26
3,71
4,33
4,05
4,67
2,18
3,61
5,17
4,34
2,53
6,57
6,03
2,80
4,39
3,26
3,48
2,98
2,08
3,49
3,22
2,89
2,22
3,76
4,92
4,30
2,46
6,03
5,82
TAVOLE
159
STATISTICHE
5. Consumi e stili di vita
Tavola 5.1 - Negli ultimi 12 mesi con quale frequenza ti è capitato di:
Attività
1 o più
volte la
settimana
1 volta
ogni 15
giorni
1 volta
al mese
Qualche
volta
all’anno
Mai
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
ascoltare musica/radio
guardare la TV
frequentare gli amici
fraquentare la/il tua/tuo
ragazza/o
giocare alla playstation
o altre consolle
andare al cinema
andare a un concerto
andare a teatro
leggere un libro
visitare musei/mostre
leggere un quotidiano
guardare videocassette o dvd
andare in discoteca/pub
fare sport
coltivare i tuoi hobby
uscire per conto tuo la sera
2.302
2.210
2.294
75
128
86
28
49
26
39
52
30
18
23
20
2.462
2.462
2.456
60
60
66
1.412
136
75
137
617
2.377
145
592
234
131
139
613
220
1.081
1.114
984
1.259
1.447
998
256
360
145
99
283
192
457
638
552
450
472
286
255
801
374
242
544
404
311
403
352
272
221
186
481
920
1.431
1.191
784
1.352
369
232
371
336
191
334
862
138
371
779
220
275
227
55
181
123
95
633
2.446
2.453
2.452
2.450
2.444
2.443
2.445
2.442
2.440
2.440
2.426
2.437
76
69
70
72
78
79
77
80
82
82
96
85
VALORI PERCENTUALI
ascoltare musica/radio
guardare la TV
frequentare gli amici
fraquentare la/il tua/tuo
ragazza/o
giocare alla playstation
o altre consolle
andare al cinema
andare a un concerto
andare a teatro
leggere un libro
visitare musei/mostre
leggere un quotidiano
guardare videocassette o dvd
andare in discoteca/pub
fare sport
coltivare i tuoi hobby
uscire per conto tuo la sera
n.d. = non disponibile
93,5
89,8
93,4
3,0
5,2
3,5
1,1
2,0
1,1
1,6
2,1
1,2
0,7
0,9
0,8
100,0
100,0
100,0
-
59,4
5,7
3,2
5,8
26,0
100,0
-
24,2
9,5
5,3
5,7
25,1
9,0
44,2
45,6
40,3
51,6
59,6
41,0
10,5
14,7
5,9
4,0
11,6
7,9
18,7
26,1
22,6
18,4
19,5
11,7
10,4
32,7
15,3
9,9
22,3
16,5
12,7
16,5
14,4
11,1
9,1
7,6
19,7
37,5
58,4
48,6
32,1
55,3
15,1
9,5
15,2
13,8
7,9
13,7
35,2
5,6
15,1
31,8
9,0
11,3
9,3
2,3
7,4
5,0
3,9
26,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
I
160
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 5.2 - Disponi di questi beni di consumo?
Beni di consumo
Sì
No, ma
lo vorrei
No, non
mi interessa
Totale
n.d.
237
1.258
177
604
304
368
1.107
357
877
209
455
1.199
452
214
2.445
2.443
2.441
2.435
2.438
2.435
2.414
2.433
2.417
2.427
2.426
2.424
2.430
2.442
77
79
81
87
84
87
108
89
105
95
96
98
92
80
9,7
51,5
7,3
24,8
12,5
15,1
45,9
14,7
36,3
8,6
18,8
49,5
18,6
8,8
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
-
VALORI ASSOLUTI
cellulare/videofonia
playstation o altra consolle
personal computer
computer portatile
lettore cd
lettore mp3
I-pod
fotocamera digitale
videocamera
lettore dvd
videoregistratore
motorino/scooter
macchina
bicicletta
2.114
1.048
2.116
976
2.046
1.610
499
1.475
817
2.031
1.813
694
889
2.072
cellulare/videofonia
playstation o altra consolle
personal computer
computer portatile
lettore cd
lettore mp3
I-pod
fotocamera digitale
videocamera
lettore dvd
videoregistratore
motorino/scooter
macchina
bicicletta
86,5
42,9
86,7
40,1
83,9
66,1
20,7
60,6
33,8
83,7
74,7
28,6
36,6
84,8
94
137
148
855
88
457
808
601
723
187
158
531
1.089
156
VALORI PERCENTUALI
n.d. = non disponibile
3,8
5,6
6,1
35,1
3,6
18,8
33,5
24,7
29,9
7,7
6,5
21,9
44,8
6,4
TAVOLE
161
STATISTICHE
Tavola 5.3 - Utilizzi Internet prevalentemente per:
Massimo 2 risposte
Utilizzo Internet
V.a.
% su totale questionari
studio/lavoro
scaricare musica, videogiochi, ecc.
comunicare via e-mail
chattare
consultare notizie su eventi, sport, concerti
organizzare viaggi
visitare blog per esprimere le tue opinioni
acquisti on line
non lo utilizzo
altro
giocare on line
messenger
pornografia
visitare i siti
hobby
scout
lazer
pubblicare racconti in un sito
n.d.
1.474
1.034
987
791
464
162
152
120
67
63
19
15
10
4
3
2
1
1
8
58,4
41,0
39,1
31,4
18,4
6,4
6,0
4,8
2,7
2,5
-
Totale
5.322
-
n.d.= non disponibile
I
162
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
6. Cittadinanza europea
Tavola 6.1 - Indica il tuo livello di identificazione con ciascuna delle seguenti
affermazioni:
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
1
2
3
4
5
6
7
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
mi sento cittadino
della mia città/paese
mi sento cittadino
della mia regione
mi sento cittadino
della mia nazione
mi sento cittadino
europeo
mi sento cittadino
del mondo
161
100
151
223
358
411
899
2.303
219
210
183
215
315
393
375
582
2.273
249
128
95
184
181
381
391
935
2.295
227
182
189
230
399
407
355
533
2.295
227
240
150
249
244
312
306
791
2.292
230
VALORI PERCENTUALI
mi sento cittadino
della mia città/paese
mi sento cittadino
della mia regione
mi sento cittadino
della mia nazione
mi sento cittadino
europeo
mi sento cittadino
del mondo
7,0
4,3
6,6
9,7
15,5
17,8
39,0
100,0
-
9,2
8,1
9,5
13,9
17,3
16,5
25,6
100,0
-
5,6
4,1
8,0
7,9
16,6
17,0
40,7
100,0
-
7,9
8,2
10,0
17,4
17,7
15,5
23,2
100,0
-
10,5
6,5
10,9
10,6
13,6
13,4
34,5
100,0
-
n.d. = non disponibile
Tavola 6.2 - Il livello medio di identificazione con ciascuna delle seguenti
affermazioni secondo il Paese di provenienza:
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
mi sento cittadino della mia città/paese
mi sento cittadino della mia regione
mi sento cittadino della mia nazione
mi sento cittadino europeo
mi sento cittadino del mondo
Europa
Italia
Portogallo
Spagna
5,32
4,74
5,40
4,68
4,88
5,22
4,52
5,30
4,63
4,80
5,61
5,14
5,82
5,01
4,93
5,55
4,97
4,77
4,59
5,38
TAVOLE
163
STATISTICHE
Tavola 6.3 - Secondo te cosa significa essere cittadino europeo?
Massimo 2 risposte in ordine di importanza
la possibilità di libera circolazione nei Paesi dell’Unione
riconoscersi in una costituzione unitaria
avere maggiori possibilità di mobilità lavorativa
la possibilità di utilizzare la moneta unica
essere rappresentato da un parlamento comune
avere una politica estera comune
avere un esercito comune
altro
1°
2°
578
768
394
189
170
172
51
-
583
198
377
334
236
179
55
-
Totale
% sul totale
v.a. questionari
1.159
965
771
523
404
351
106
72
46,0
38,3
30,6
20,7
16,0
13,9
4,2
2,9
Tavola 6.4 - Rispetto all’assetto dell’Unione europea:
Sì, di tutti
i Paesi
Sì, ma solo
di alcuni
Paesi
No
Mi è
indifferente
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
hai condiviso l’ingresso
dei nuovi 10 Paesi
sei favorevole all’ulteriore
estensione ai Paesi richiedenti
1.267
536
137
406
2.346
176
820
867
247
383
2.317
205
VALORI PERCENTUALI
hai condiviso l’ingresso
dei nuovi 10 Paesi
sei favorevole all’ulteriore
estensione ai Paesi richiedenti
n.d. = non disponibile
54,0
22,8
5,8
17,3
100,0
-
35,4
37,4
10,7
16,5
100,0
-
164
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 6.5 - Hai mai usufruito di programmi di studio all’estero?
V.a.
%
sì
no, ma mi piacerebbe
no, non mi interessa
n.d.
438
1.593
324
167
18,6
67,6
13,8
-
Totale
2.355
100,0
V.a.
%
684
319
929
184
308
98
28,2
13,2
38,3
7,6
12,7
-
2.522
100,0
n.d.= non disponibile
Tavola 6.6 Hai pensato di andare a vivere all’estero?
sì, per lavoro
sì, per specializzarmi
sì, per studio
sì, per altri motivi
no, non mi interessa
n.d.
Totale
n.d.= non disponibile
Tavola 6.7 - Ti sposeresti/vivresti con una persona di un Paese straniero?
V.a.
%
sì, sicuramente
sì, ma solo se di matrice culturale vicina alla mia
no, mai
n.d.
1.686
499
151
186
72,2
21,4
6,5
-
Totale
2.522
100,0
n.d.= non disponibile
TAVOLE
165
STATISTICHE
Tavola 6.8 - Quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni in merito
all’immigrazione?
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente d’accordo” e 7 “moltissimo d’accordo”
1
2
3
4
5
6
7
Totale
n.d
VALORI ASSOLUTI
disturba che nel mio Paese ci siano
tanti immigrati
non è giusto che gli immigrati portino
via posti di lavoro ai disoccupati
del nostro Paese
gli immigrati vivono in condizioni
difficili ed è compito nostro
aiutarli come possiamo
il problema degli immigrati richiede
un intervento politico che aiuti
a risolvere i problemi economici
dei Paesi di provenienza
gli immigrati che vivono nel nostro
Paese contribuiscono a un suo
arricchimento culturale e economico
757
329
272
219
267
151
227
2.222
300
692
354
259
230
206
168
297
2.206
316
125
106
275
319
437
434
518
2.214
308
129
86
169
251
337
386
846
2.204
318
226
188
265
342
449
327
390
2.187
335
6,8 10,2
100,0
-
7,6 13,5
100,0
-
5,6
4,8 12,4 14,4 19,7 19,6 23,4
100,0
-
5,9
3,9
7,7 11,4 15,3 17,5 38,4
100,0
-
8,6 12,1 15,6 20,5 15,0 17,8
100,0
-
VALORI PERCENTUALI
disturba che nel mio Paese ci siano
tanti immigrati
non è giusto che gli immigrati portino
via posti di lavoro ai disoccupati
del nostro Paese
gli immigrati vivono in condizioni
difficili ed è compito nostro
aiutarli come possiamo
il problema degli immigrati richiede
un intervento politico che aiuti
a risolvere i problemi economici
dei Paesi di provenienza
gli immigrati che vivono nel nostro
Paese contribuiscono a un suo
arricchimento culturale e economico
n.d. = non disponibile
34,1 14,8 12,2
9,9 12,0
31,4 16,0 11,7 10,4
10,3
9,3
I
166
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 6.9 - Il grado medio di accordo con le seguenti affermazioni in merito
all’immigrazione secondo il Paese di provenienza
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
disturba che nel mio Paese ci siano
tanti immigrati
non è giusto che gli immigrati portino
via posti di lavoro ai disoccupati
del nostro Paese
gli immigrati vivono in condizioni
difficili ed è compito nostro aiutarli
come possiamo
il problema degli immigrati richiede
un intervento politico che aiuti
a risolvere i problemi economici
dei Paesi di provenienza
gli immigrati che vivono nel nostro
Paese contribuiscono a un suo
arricchimento culturale e economico
Europa
Italia
Portogallo
Spagna
3,12
3,08
3,51
2,79
3,27
3,04
4,26
2,55
4,90
4,94
4,81
5,16
5,32
5,42
5,32
5,72
4,44
4,36
4,41
4,80
TAVOLE
167
STATISTICHE
7. Futuro
Tavola 7.1a - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai?
Risposta multipla
farò un lavoro che mi realizzi professionalmente
avrò dei figli
mi sposerò
farò un lavoro utile per la società
andrò a convivere
farò un lavoro che mi darà tanti soldi
V.a.
% sul totale questionari
1.663
1.517
1.328
759
710
634
65,9
60,2
52,7
30,1
28,2
25,1
Tavola 7.1b - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai?
(secondo i Paesi di provenienza)
Risposta multipla
farò un lavoro che mi realizzi
professionalmente
avrò dei figli
mi sposerò
farò un lavoro utile per la società
andrò a convivere
farò un lavoro che mi darà tanti soldi
Europa
Italia
Portogallo
Spagna
Altri Paesi
europei
1.663
1.517
1.328
759
710
634
718
674
609
320
175
239
331
277
227
120
158
98
214
163
126
83
110
63
400
403
366
236
267
234
Tavola 7.1c - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai?
(percentuali sul totale dei questionari secondo i Paesi di provenienza)
Risposta multipla
% sul totale dei questionari di rover e scolte
di altri Paesi
europei italiani portoghesi spagnoli
europei
farò un lavoro che mi realizzi
professionalmente
avrò dei figli
mi sposerò
farò un lavoro utile per la società
andrò a convivere
farò un lavoro che mi darà tanti soldi
65,9
60,2
52,7
30,1
28,2
25,1
62,5
58,7
53,0
27,9
15,2
20,8
78,8
66,0
54,0
28,6
37,6
23,3
76,7
58,4
45,2
29,7
39,4
22,6
59,3
59,8
54,3
35,0
39,6
34,7
I
168
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 7.2 - Immagina il tuo futuro fra 1, fra 5 e fra 10 anni:
Fra 1 anno
sì
no
Fra 5 anni
sì
no
Fra 10 anni
sì
no
VALORI ASSOLUTI
sarò ancora scout
2.099
starò studiando
2.020
starò lavorando
659
abiterò con i miei genitori 1.908
423
502
1.863
614
1.668
1.527
1.422
1.037
854
995
1.100
1.485
1.199
247
2.110
129
1.323
2.275
412
2.393
33,9
39,5
43,6
58,9
47,5
9,8
83,7
5,1
52,5
90,2
16,3
94,9
VALORI PERCENTUALI
sarò ancora scout
starò studiando
starò lavorando
abiterò con i miei genitori
83,2
80,1
26,1
75,7
16,8
19,9
73,9
24,3
66,1
60,5
56,4
41,1
TAVOLE
169
STATISTICHE
Tavola 7.3 - Quanto sei d’accordo con le seguenti frasi?
Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
1
2
3
4
5
6
7
Totale
n.d.
VALORI ASSOLUTI
sul mio futuro ho le idee abbastanza
chiare
304
ciò che mi potrà accadere in futuro
mi lascia piuttosto indifferente
1.129
bisogna vivere la vita attimo per attimo
112
nella vita è possibile realizzare i propri
sogni se ci si dà da fare
67
i sogni sul futuro sono solo una perdita
di tempo
1.191
se non sarò fortunata/o, indipendentemente
da quello che farò, i miei sogni non
si realizzeranno
938
sono preoccupato per il mio futuro
365
178
271
303
450
339
442
2.287
235
336
138
233
233
168
267
159
349
103
359
119
795
2.247
2.253
275
269
44
100
186
341
557
986
2.281
241
399
225
143
138
66
89
2.251
271
384
191
316
257
215
251
161
293
111
309
113
598
2.238
2.264
284
258
7,8 11,8 13,2 19,7 14,8 19,3
100,0
-
50,2 15,0 10,4 7,5 7,1 4,6 5,3
5,0 6,1 10,3 11,9 15,5 15,9 35,3
100,0
100,0
-
8,2 14,9 24,4 43,2
100,0
-
6,4
4,0
100,0
-
41,9 17,2 14,1 9,6 7,2 5,0 5,0
16,1 8,4 11,4 11,1 12,9 13,6 26,4
100,0
100,0
-
VALORI PERCENTUALI
sul mio futuro ho le idee abbastanza
chiare
ciò che mi potrà accadere in futuro
mi lascia piuttosto indifferente
bisogna vivere la vita attimo per attimo
nella vita è possibile realizzare i propri
sogni se ci si dà da fare
i sogni sul futuro sono solo una perdita
di tempo
se non sarò fortunata/o, indipendentemente
da quello che farò, i miei sogni non
si realizzeranno
sono preoccupato per il mio futuro
n.d. = non disponibile
13,3
2,9
1,9
4,4
52,9 17,7 10,0
6,1
2,9
I
170
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Tavola 7.4 - Quanto sei d’accordo con le seguenti frasi?
(secondo i principali Paesi di provenienza)
Gradimento medio in una scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo”
sul mio futuro ho le idee abbastanza
chiare
ciò che mi potrà accadere in futuro
mi lascia piuttosto indifferente
bisogna vivere la vita attimo per attimo
nella vita è possibile realizzare i propri
sogni se ci si dà da fare
i sogni sul futuro sono solo una perdita
di tempo
se non sarò fortunata/o, indipendentemente
da quello che farò, i miei sogni non
si realizzeranno
sono preoccupato per il mio futuro
Europa
Italia
Portogallo
Spagna
4,4
3,9
5,2
4,7
2,4
5,1
2,1
5,2
2,3
5,3
2,4
5,4
5,8
5,8
5,9
5,7
5,8
5,8
5,9
5,7
2,6
4,4
2,7
4,1
2,1
6,1
2,9
5,6
Lo strumento di rilevazione
172
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
LO
STRUMENTO DI RILEVAZIONE
173
174
I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
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GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
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immagine città di Trento
Sica, M.
2002 Gli scout, Bologna, Il mulino
2006 Storia dello scautismo in Italia, Roma, Fiordaliso
Sorrentino, D.
1997 Storia dello scautismo nel mondo, Roma, Nuova Fiordaliso
Todorov, T.
1984 La conquista dell’America. Il problema dell’altro, Torino, Einaudi
Tomasi, L.
1991 I giovani dell’Europa dell’Est e dell’Ovest: ideologie, valori, prospettive, Trento,
Reverdito
1998 La cultura dei giovani europei alle soglie del 2000, Milano, Franco Angeli
Tomatis, M., Ghigliano, C.
2005 I giovani cittadini della nuova Europa, Milano, Touring Club Italiano
Touraine, A.
1998 Libertà, uguaglianza, diversità, Milano, Il saggiatore
Vassallo, G.
1997 I giovani nella società del benessere: la crisi dei valori tradizionali, Roma,
Gangemi
Vento, P., Titone, S. et al.
1995 Giovani e mass media: quale informazione sull’Europa?, Trapani, Il pungolo
Wiedemann, H.
1998 A scuola di mondo, Bologna, EMI
Woodworth, D.
2002 Vacanze e lavoro U.E., Milano, Il viaggiatore
Gli autori
Alessandro Alacevich, dirigente presso il Gruppo editoriale L’Espresso.
Nell’AGESCI è stato responsabile nazionale della branca rover/scolte dal 1984 al
1988 e alla Route Nazionale rover/scolte dei Piani di Pezza, nel 1986, di fronte
ai 14.000 rover e scolte partecipanti, ha avuto l’onore (e l’emozione!) di mettere al collo di Papa Giovanni Paolo II il fazzoletto scout. È stato membro e poi
Presidente della Commissione Economica dell’AGESCI dal 1995 al 2001. È membro della redazione di R/S Servire e autore di articoli per la stampa associativa.
Chiara Barlucchi, metodologa della ricerca sociale, lavora all’Istituto degli
Innocenti in vari ambiti di attività, tra cui quelle del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza. Ha vissuto l’intero percorso
educativo dell’AGESCI dove per anni ha poi svolto servizio come capo in branca
lupetti/coccinelle ed esploratori/guide.
Andrea Bilotti, assistente sociale specialista; collabora con l’Università di Siena
per ricerche empiriche nel campo della valutazione, delle politiche di welfare e
del terzo settore. È capo scout AGESCI.
Donatella Biozzi, docente di Economia Politica presso l’Università di Firenze
fino al momento della pensione. Iscritta da quasi 30 anni al CNGEI, ricopre in
associazione incarichi a livello sia fiorentino (Presidente di sezione, Coordinatrice Senior, capogruppo) sia nazionale (Consiglio nazionale e poi Presidente
nazionale).
Padre Davide Brasca, sacerdote, religioso Barnabita, ha conseguito la licenza in
Teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana e la laurea in Filosofia
all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; è dottorando in Teologia
presso l’Università Cattolica di Louvain-La-Neuve (Belgio). Per 12 anni (19871999) è stato assistente dell’oratorio nella parrocchia Maria Madre della Chiesa,
nella periferia di Milano, dove ha contribuito a fondare un gruppo scout e una
cooperativa di solidarietà sociale. Assistente del gruppo giovani del Foyer catholique européen, a Bruxelles, dal 2001-2005, è ora a Monza, impegnato nello
scautismo e nella prevenzione del disagio giovanile. È membro della redazione
della rivista scout R/S Servire.
Federico Brogi è statistico ed esperto di ricerca sociale all’Istituto degli
Innocenti dal 2002. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui temi della
famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. Ha recentemente curato le ricerche
campionarie sugli stili di vita dei giovani in Toscana.
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I
GIOVANI SCOUT E L’EUROPA
Monsignor Giovanni Catti, biblista, scrittore, promotore di iniziative interetniche e di azioni per la pace, pedagogista e preside dell’Università dei Burattini
della città felsinea. Assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Aspiranti e
poi nelle Associazioni degli scout cattolici. Docente in Catechetica e in Scienze
della Formazione nell’Università Lateranense in Roma, nell’Istituto Santa Giustina in Padova, nell’Università di Bologna, nello Studio Teologico di Bologna e
in quello di Lugano. Ha partecipato a una Commissione del Concilio Vaticano
II ed è associato alla Équipe europea di Catechetica.
Ha redatto la prima edizione del Catechismo dei bambini, facendo parte del
primo gruppo di lavoro per i Catechismi dei vescovi italiani. Ha curato la pubblicazione di Don Milani e la pace. Fra i suoi libri: Quando il vicino di banco si chiama Abdul Karim; Quando la vicina di banco pensa Rom; Borgofavola; Raccontare il
Patto e altri testi.
Paola Dal Toso, dottore di ricerca, giornalista pubblicista, è ricercatrice di Storia
della pedagogia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di
Verona, dove insegna Storia dell’associazionismo giovanile. Impegnata nell’AGESCI come quadro di branca lupetti/coccinelle fin dai primi anni Ottanta, capo
campo dei campi nazionale di formazione associativa (1981-2000), capo redattore di Proposta educativa, incaricata nazionale alla Documentazione (19992006).
Stefano Laffi, laureato in economia politica e dottorato in sociologia, opera da
anni come ricercatore sociale, oggi all’interno dell’agenzia di ricerca sociale
Codici di Milano. Si è occupato di innovazione tecnologica, mutamento sociale,
culture giovanili, processi di emarginazione e impoverimento, qualificazione dei
servizi, focalizzandosi negli ultimi anni sulla ricerca educativa. Collabora dal
2006 con l’Istituto degli Innocenti nell’Osservatorio su informazione e nuove
generazioni, per il quale ha curato il rapporto Bambini e stampa (2007).
Ha scritto diversi volumi (fra questi Il furto – mercificazione dell’età giovanile, 2000),
ne ha curati altri (fra i quali Innovare il welfare per la terza età, con Barbara
Calderone, 2003), ha pubblicato decine di articoli presso diverse riviste e oggi
collabora stabilmente con la rivista Lo straniero.
Edoardo Lombardi Vallauri insegna linguistica all’Università Roma Tre. È attivo
in trasmissioni televisive e radiofoniche di varia cultura. È capo scout e, nell’AGESCI, ha prestato servizio per venti anni, soprattutto in branca rover/scolte; è stato
consigliere generale per due mandati, e per una decina d’anni redattore di
Scout - Proposta Educativa di servizi sociali, ha ideato e curato master per le professioni sociali.
Maria Rita Mancaniello, ricercatrice di Pedagogia generale e sociale presso la
Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Firenze. Appartiene al-
GLI
AUTORI
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l’AGESCI dal 1978, dove svolge ancora oggi servizio a livello di quadro. Si occupa
in prevalenza di tematiche inerenti l’adolescenza, con particolare riferimento
alle marginalità sociali.
Enrico Moretti è statistico ed esperto di sistemi informativi all’Istituto degli
Innocenti da oltre dieci anni. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui
temi della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. È referente tecnico delle
attività di statistica e ricerca del Centro nazionale di documentazione e analisi
per l’infanzia e l’adolescenza, della Commissione per le adozioni internazionali, della Regione Toscana e di numerosi altri enti istituzionali.
Roberto Ricciotti è statistico ed esperto di sistemi informativi all’Istituto degli
Innocenti. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui temi della famiglia,
dell’infanzia e dell’adolescenza. Partecipa alle attività di statistica e ricerca del
Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza,
della Regione Toscana e di numerosi altri enti istituzionali.
Mario Sica, diplomatico. Dal 1990 al 1992 è stato Ambasciatore d’Italia a
Mogadiscio e dal 1993 al 1997 Capo della Rappresentanza d’Italia presso la CSCE
a Vienna. Rientrato al Ministero degli esteri a Roma è stato dal 2000 al 2001
Direttore generale per i Paesi dell’Asia, dell’Oceania, del Pacifico e Antartide.
Nominato Ambasciatore di rango nel 2000, ha prestato servizio come
Ambasciatore d’Italia al Cairo dal febbraio 2001 al giugno 2003. Ha lasciato la
carriera diplomatica nel 2004 per raggiunti limiti di età.
È entrato nel mondo scout nel 1947 diventando poi collaboratore dei settori
stampa e internazionale dell’ASCI prima e dell’ AGESCI poi. Ha curato l’edizione
italiana delle opere di Baden-Powell, spesso traducendole di proprio pugno, e
ha scritto il fondamentale Storia dello scautismo in Italia, oltre a numerosi altri
libri sulla storia e le tradizioni dello scautismo.
Andrea Volterrani, sociologo, insegna Teoria della pianificazione sociale e sociologia della comunicazione all’Università di Siena. Si occupa di ricerca, formazione e consulenze sulla comunicazione sociale, sul terzo settore e sulle politiche
sociali integrate.
Finito di stampare nel mese di febbraio 2008
presso la Litografia IP, Firenze
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I giovani scout e l`Europa - Progetto Città sostenibili delle bambine e