ISTITUTO DEGLI INNOCENTI I giovani scout e l’Europa ISTITUTO DEGLI INNOCENTI I giovani scout e l’Europa ISTITUTO DEGLI INNOCENTI La ricerca presentata nel volume è stata promossa dalla Provincia di Firenze e dai responsabili di Roverway. La Federazione italiana dello scautismo e l’Istituto degli Innocenti, da tempo impegnati nel confronto sulle prospettive educative dei giovani, hanno condiviso l’impostazione dell’indagine e l’hanno realizzata nel corso del meeting. L’Istituto degli Innocenti ha coordinato l’équipe di ricerca, composta da Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Maria Rita Mancaniello, Enrico Moretti, Filippo Panti, Roberto Ricciotti. Istituto degli Innocenti Piazza SS. Annunziata 12 50122 Firenze Direzione generale Anna Maria Bertazzoni Area Comunicazione e web Lucia Nencioni Realizzazione editoriale Cristina Caccavale, Barbara Giovannini e Caterina Leoni www.istitutodeglinnocenti.it Indice Presentazioni Matteo Renzi, Presidente della Provincia di Firenze 9 Laura Galimberti, Project Leader FIS 11 Pier Virgilio Dastoli, Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea 13 Alessandra Maggi, Istituto degli Innocenti 15 1. La ricerca e le scelte metodologiche 19 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 2. Storia e attualità dello scautismo in Europa 33 Mario Sica 3. Vivere da scout 37 Paola Dal Toso 4. Religiosità e spiritualità 49 4.1. I dati di ricerca 50 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 4.2. Le risposte dei rover e delle scolte 54 Edoardo Lombardi Vallauri 4.3. Pensieri a partire dai dati 57 Padre Davide Brasca 4.4. Il desiderio di esperienza del sacro 60 Giovanni Catti 5. Etica e legalità 63 5.1. I dati di ricerca 64 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 5.2. I volti dell’etica e della legalità Chiara Barlucchi 67 4 INDICE 6. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni 81 6.1. I dati di ricerca 82 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 6.2. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni: concetti e pratiche scindibili? 86 Maria Rita Mancaniello 7. Consumi e stili di vita 95 7.1. I dati di ricerca 96 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 7.2. Giovani del proprio tempo 100 Alessandro Alacevich 8. La cittadinanza europea 107 8.1. I dati di ricerca 108 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 8.2. Rover e scolte cittadini d’Europa? Luci e ombre 113 Andrea Volterrani e Andrea Bilotti 8.3. Parole per l’Europa 117 Le risposte dei ragazzi alla domanda: “Cos’è per te l’Europa?” 9. La visione del futuro 123 9.1. I dati di ricerca 124 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti 9.2. La visione del futuro: tra concretezza e aspirazioni 127 Donatella Biozzi 10. Avventurieri per l’Europa 133 Stefano Laffi Postfazione Dai risultati della ricerca a una prospettiva di lavoro per la Federazione Italiana dello Scautismo Chiara Sapigni e Sergio Fiorenza 145 INDICE 5 Appendice Tavole statistiche 148 Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti Lo strumento di rilevazione 171 Bibliografia 175 Gli autori 179 Presentazioni L’estate 2006 ha visto protagonisti, qui a Firenze, i giovani d’Europa. Ragazzi e ragazze che si sono riuniti per camminare, confrontarsi, discutere, ciascuno con il proprio bagaglio di esperienze e di conoscenze. Che hanno guardato alla città di Firenze come culla del Rinascimento, e oggi come allora hanno provato a far ripartire da questa città nuovi stimoli e nuove grandi sfide. Giovani che hanno trovato nel territorio fiorentino le suggestioni dei grandi personaggi che hanno segnato la storia di questa provincia e che hanno sperimentato l’accoglienza festosa dei luoghi attraversati. Questa ricerca fotografa la realtà di quanti nell’estate del 2006 si sono messi in cammino sulle strade del Roverway, il loro modo di essere, le aspettative per il futuro, ciò che li accomuna nonostante le diverse provenienze geografiche. Ne emerge un quadro assai variegato e interessante, del quale non possiamo non tener conto. Soprattutto, almeno per noi che abbiamo l’onere di guidare una pubblica amministrazione, emerge una generale sfiducia nelle istituzioni che non esiterei a definire “preoccupante”. È una sfiducia che ci deve interrogare profondamente, proprio perché viene dalle file delle giovani generazioni, degli adulti di domani. Di contro, emerge invece una totale e incondizionata fiducia nella famiglia, che resta per molti l’ancora di salvezza, pur con tutte le trasformazioni subite negli ultimi decenni. George Bernanos diceva che «La speranza è un rischio che bisogna correre». Anche noi dobbiamo riuscire a dare speranza agli interrogativi e alle sollecitazioni che emergono dalle pagine della ricerca, perché il motto del Roverway Dare to share, osare la condivisione, non rimanga un semplice slogan. Dai partecipanti del Roverway arrivano molteplici sollecitazioni: a noi – amministratori, educatori, genitori – fare in modo che questo fermento non vada disperso e le tante domande non rimangano inascoltate. Matteo Renzi Presidente della Provincia di Firenze Rowerway! Un evento per giovani tra i 16 e i 22 anni, promosso dai Comitati europei degli scout e delle guide (WOSM e WAGGGS) e organizzato nell’agosto 2006 dalla Federazione italiana dello scautismo (FIS). Perché lo scautismo italiano ha voluto impegnarsi in questa grande sfida educativa, prima ancora che organizzativa? • Per sottolineare l’importanza della dimensione internazionale della fratellanza scout, tenacemente sostenuta dal fondatore Baden Powell. • Per dare un’opportunità concreta all’idea della cittadinanza europea oggi. • Per mettere al centro i giovani a partire dalla realtà locale, dalle regioni e dai gruppi. • Per coinvolgere rover e scolte (e i loro capi) in una grande avventura, con finalità educative. • Per proporre i contenuti di un nuovo Rinascimento (il tema di fondo dell’evento): strada, comunità, dibattito, confronto. 4.000 circa i giovani partecipanti alle routes mobili in tutta Italia, provenienti da 36 diversi Paesi dell’Europa e del mondo, 5.000 le presenze al campo fisso di Loppiano che ha visto la partecipazione anche di molti capi italiani in qualità di “Maestri di bottega” e di atelier. Un’occasione unica per proporre un’analisi con gli strumenti della ricerca e della statistica sui giovani che vivono l’esperienza scout in Europa. I loro comportamenti sono diversi da quelli dei coetanei che non hanno vissuto questa esperienza? Le loro aspirazioni, i loro desideri? Così nasce l’idea di questa ricerca, sviluppata in stretta collaborazione con l’Istituto degli Innocenti. Crediamo che sarà uno strumento utile per i capi e gli educatori, ma anche per gli osservatori esterni, per ampliare la conoscenza del mondo dei giovani e del mondo scout. Lo scautismo ha festeggiato nel 2007 i primi 100 anni dalla fondazione: un’occasione per diffonderne la conoscenza e approfondirne il metodo pedagogico. Tra i partecipanti una grande prevalenza di italiani, ma anche di portoghesi e di spagnoli. Paesi accomunati da modalità simili di vivere la proposta scout/guide nella fascia di età 16-22 anni. Il metodo per i giovani rover e scolte viene infatti impostato nelle sue linee guida dal fonda- tore Baden-Powell, ma sviluppato in maniera originale nell’esperienza francese del dopoguerra che enfatizza i valori della spiritualità, della strada, della comunità. L’Italia e i Paesi del Sud dell’Europa hanno raccolto quest’eredità e oggi il metodo della branca è incardinato proprio su questi valori uniti a quello del servizio agli altri e al proprio Paese (cittadinanza attiva). Anche la presenza di un capo, un adulto che permette di instaurare una relazione educativa in questa fascia di età, è caratteristica dei Paesi del Sud dell’Europa. Il consenso dei giovani ha premiato con numeri significativi, crediamo, anche rispetto alla partecipazione dei più piccoli (lupetti/coccinelle e scout/guide), la validità di questa proposta. Nei Paesi del Nord Europa l’esperienza della branca rover/scolte è stata meno supportata da un metodo specifico; prevale tutt’oggi la dimensione dell’autonomia individuale rispetto alla vita di comunità, del servizio ai più piccoli come capi rispetto a un cammino ancora educativo per la fascia di età dei giovani. Tra le finalità esplicite di Roverway la testimonianza del metodo italiano e il confronto tra tutte le esperienze vissute in Europa. Crediamo che la migliore verifica siano le parole dei giovani sul blog aperto per l’evento: non solo facili entusiasmi, ma considerazioni che lasciano il segno. Ricordiamo le parole di una ragazza che scrive: I think we really “dared to share”. Our culture, our religion, our games and songs, and not to forget: 9 days of our life. For me (and my group), on my route, there were a few problems in the beginning because we have sometimes very different ideas of scouting, but in the end we are all scouts, are all “human beings”, are one group and have the same ideas and aims and we found the middleway and it worked very well (Sasa, Austria). La tradizione delle due associazioni italiane, unite nella Federazione italiana dello scautismo, è stata motivo di ricchezza in più nel confronto. AGESCI, l’associazione cattolica, e CNGEI, l’associazione laica e pluralista, hanno collaborato alla riuscita dell’evento. La ricerca ha permesso di rilevare anche dati specifici sulle diverse realtà associative. Ricordiamo infine con piacere che il Presidente della Provincia di Firenze, Matteo Renzi, ha sostenuto con convinzione l’iniziativa, fin dalla sua progettazione, segno di un’apertura e di una sensibilità speciale al mondo giovanile e alla dimensione europea, che crediamo davvero il futuro per tutti i livelli politici e amministrativi nazionali. Laura Galimberti Project Leader FIS Come rappresentanza in Italia della Commissione europea abbiamo sostenuto con convinzione l’avventura di Roverway, partecipando alla sua realizzazione. L’esperienza degli scout è, senz’altro, non solo una possibilità educativa per i bambini e i giovani, ancora oggi valida, ma anche una testimonianza importante per l’Europa. La dimensione internazionale del movimento scout/guide che unisce esperienze nazionali spesso molto diverse è emblematica della possibilità di dialogo e collaborazione reale tra i cittadini dell’Unione. Fin dalle sue origini, il progetto di integrazione europea ha associato etnie, culture, religioni, lingue e popoli diverse conformandosi a un modello di società fondato sul rispetto reciproco e la tolleranza. Roverway è stato un segnale significativo per le istituzioni europee, cui gli organizzatori hanno voluto rivolgersi in modo programmatico, e la Commissione europea si è rivolta ai partecipanti attraverso il suo Presidente Barroso in un dialogo a distanza. Il cammino verso un’Europa politicamente sempre più unita procede in particolare partendo dalla conoscenza e dallo scambio tra i cittadini e in particolare tra i giovani. Nei Paesi UE il 12% degli abitanti (in Irlanda il 18%) ha tra i 15 e i 24 anni: con ventisette Paesi membri e quasi mezzo miliardo di persone 47 milioni di giovani che sono il futuro dell’Europa. Questo cammino sarà compiuto solo quando l’Unione europea sarà dotata di istituzioni pienamente democratiche e dei poteri che gli Stati nazionali non sono in grado di esercitare ciascuno per sé. Una responsabilità reale che la società civile e le associazioni con finalità educative come quelle scout non possono non assumere tra i propri obiettivi. La ricerca di cui oggi leggiamo i risultati ci dice anche che i desideri e i bisogni dei giovani uomini e donne dell’Europa non sono molto diversi tra loro. Cambiano le condizioni locali e le tradizioni all’interno di cui si sviluppano: i comportamenti e le scelte di vita possono essere diversi, ma è importante che le possibilità offerte a ciascuno permettano lo svi- luppo delle potenzialità e dei desideri. Non solo per una crescita dell’individuo, ma per lo sviluppo della comunità. La lingua potrebbe apparire ancora un ostacolo per lo scambio all’interno dell’Europa ora che siamo chiamati a esprimerci in ventitre idiomi ufficiali attraverso tre alfabeti e molti idiomi regionali, ma i giovani ci dimostrano che è possibile vivere esperienze significative anche con semplici conoscenze di base e che la volontà di comunicare e di conoscersi supera spesso ogni barriera. Un’indicazione preziosa il motto dell’evento: Dare to share, osare la condivisione! Buona strada, buon cammino Pier Virgilio Dastoli Direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione europea Istituto degli Innocenti di Firenze: un nome e un luogo che rievocano secoli di impegno a favore di infanzia e adolescenza. Nato in pieno Rinascimento come la prima struttura di accoglienza laica per i fanciulli abbandonati, ha sempre cercato di rispondere ai bisogni formativi ed educativi dei ragazzi accolti, accompagnandoli nella crescita e nell’inserimento sociale. Questo compito, mai interrotto in quasi sei secoli, ha sedimentato un grande bagaglio di esperienze e di sapere sulla cui base l’Istituto ha potuto sviluppare nuove competenze di pari passo con il modificarsi della condizione e dei bisogni dell’infanzia e dell’adolescenza. È nata così l’attività di studio e analisi e un nuovo e più ampio ruolo di tutela e di promozione dei diritti di bambini e ragazzi, in linea con i dettami stabiliti dalla Convenzione ONU del 1989. Oggi il lavoro di ricerca e documentazione dell’Istituto spazia dai livelli regionali a quello nazionale ed europeo, con la gestione del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza e del Segretariato di ChildONEurope, la Rete degli osservatori per l’infanzia e l’adolescenza dei Paesi europei. Nuovi modi di declinare la missione dell’Istituto che resta comunque invariata: comprendere la realtà e i bisogni delle giovani generazioni, sperimentare nuovi percorsi e servizi in linea con questi, individuare le risposte più idonee in termini di politiche e azioni legislative. L’incontro e la collaborazione nell’indagine conoscitiva sulle migliaia di giovani partecipanti a Roverway, di cui si presentano qui i risultati più salienti, si colloca in questo contesto e si sviluppa nell’ambito di una collaborazione avviata da alcuni anni con le associazioni scout toscane, AGESCI e CNGEI. Insieme abbiamo iniziato, coinvolgendo anche altre associazioni giovanili, una riflessione su cosa significa oggi essere educatori, sui vecchi e nuovi ruoli che spettano agli “adulti di riferimento”, sulla tenuta e l’attualità dei valori scout in un contesto sociale in rapida trasformazione e di crisi generale della società e dei suoi valori che vede l’emergere di nuovi modelli di vita e nuove realtà educative. 16 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Lo sforzo è di individuare risposte a vecchi e nuovi bisogni dei ragazzi alle prese con la difficile costruzione dell’identità adulta, quando, troppo spesso, sono gli adulti stessi a dubitare di sé. In questo ambito l’Istituto ha partecipato e dato supporto ad AGESCI e CNGEI per realizzare due seminari tenutisi a Firenze. Ne è nato uno stimolante confronto tra esperienze e contributi diversi che va avanti e potrà prendere ulteriore slancio proprio dall’esame dei risultati della ricerca condotta a Roverway. Non è dunque la prima volta che incrociamo la nostra attività con il mondo scout, una realtà a cui ci sentiamo vicini perché ne apprezziamo finalità sociali e metodo, e ne condividiamo da tempo lo sforzo di riflessione sulle problematiche educative. Realizzare questa ricerca ci è sembrata, prima di tutto, una grande occasione per entrare in contatto con ragazzi di diverse nazionalità europee, per provare a coglierne umori, aspettative, sogni e atteggiamenti. Pur nella consapevolezza che il muoversi all’interno di un contesto esclusivamente scout avrebbe posto dei limiti oggettivi di ricerca (il campione presenta valori omogenei ed esperienze affini), lo scavo di opinioni di un gruppo giovanile di diversa provenienza nazionale e comunque eterogeneo rendeva possibile dare voce a tantissimi ragazzi su temi importanti, e ancora poco esplorati, come la percezione delle regole, la progettualità sociale, la consapevolezza o meno della propria cittadinanza europea. Un’opportunità che diventava per noi una sfida davvero irrinunciabile! Nel presentare questa indagine sui rover e le scolte che si sono incontrati a Firenze nell’agosto 2006 ci piace anche mettere in evidenza alcuni aspetti innovativi del metodo di lavoro che ci sembrano importanti. In primo luogo la costruzione dello strumento di indagine. Il questionario è nato infatti da un percorso condiviso, potremmo dire dalla “strada” fatta con i ragazzi e con gli stessi capi e responsabili scout, un percorso che ha portato ad approfondire e verificare assieme contenuti e qualità delle domande. La ricerca si è avvalsa di un gruppo formato da ricercatori dell’Istituto e da esponenti delle organizzazioni scout che hanno seguito l’intero tragitto e partecipato del rigore della rilevazione e delle analisi e del commento dei dati. In secondo luogo la vivacità del ritratto giovanile che emerge dallo studio. La fotografia, ricca e significativa, è anche il risultato degli argo- TITOLO CORRENTE 17 menti affrontati e della franchezza con cui si è risposto alle domande. Un simile risultato non sarebbe stato possibile senza il lavoro collettivo con cui la ricerca è stata progettata, sostenuta e condotta. Cittadinanza, Europa, futuro, scautismo, tante e molto pregnanti le domande: cosa significa essere cittadini per questi adolescenti europei? Che valore danno alla legge, alle regole, alle istituzioni? Cosa rappresenta per loro l’Europa? Cosa si aspettano dall’Europa e che posto ha nel loro futuro la nuova istituzione sovranazionale? E lo scautismo e il volontariato rappresentano un momento di crescita e di forza per i giovani nel contesto dell’Unione? Ma come spesso accade nella ricerca sociale l’indagine ha anche aperto ad altre direzioni esplorative in quei territori che si fanno sempre più centrali per l’esperienza giovanile: dalla sessualità alla legalità, dall’esperienza dei mezzi di comunicazione di massa ai consumi culturali. I dati, commentati e arricchiti da numerosi e qualificati contributi e dalle testimonianze autografe dei ragazzi, possono oggi essere di aiuto nello stimolare riflessioni e confronti all’interno del mondo scout, ma anche al di fuori, nel variegato panorama delle cosiddette agenzie educative. I ragazzi di Roverway ci confermano che lo scautismo insegna ad agire, a mettersi alla prova, ad affrontare concretamente i problemi. Ma, soprattutto, ribadiscono che il metodo di Baden-Powell resta uno strumento formidabile per educare a stare insieme e a cooperare, nel gruppo e nella società. I ragazzi ci dicono con forza che vogliono essere protagonisti del loro futuro, a noi essere in grado di ascoltarli e di facilitare la loro “strada”. Alessandra Maggi Presidente dell’Istituto degli Innocenti 1. La ricerca e le scelte metodologiche C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i 1. Premessa La ricerca fra i giovani partecipanti all’incontro scout europeo Roverway 2006 si inserisce all’interno dell’esperienza collaborativa avviata recentemente tra l’Istituto degli Innocenti di Firenze e il mondo scout. Roverway 2006 – un evento della regione europea dello scautismo e del guidismo mondiali (WOMS e WAGGGS) organizzato dalle due associazioni di scout e guide italiani (AGESCI e CNGEI) che prevedeva la partecipazione di numerosi rover e scolte provenienti da nazioni europee diverse – ha costituito un’occasione di estrema rilevanza per realizzare una indagine tra i giovani e sui giovani. Raccogliere l’opinione di ragazze e ragazzi che sono dentro uno specifico percorso educativo, in una situazione che propone tematiche e valori su cui impegnarsi, offre infatti un prezioso spaccato di pensieri, idee, desideri, speranze, timori, che oltre a permettere la conoscenza dei protagonisti di una simile realtà, consente di approfondire se e come stia cambiando la loro prospettiva di vita. Il valore e l’utilità di avvicinarsi a questi giovani europei per acquisire e conoscere quello che è il loro “sentire” sono senza dubbio evidenti. E oggi, in particolare per ciò che attiene la loro visione riguardo all’Europa e all’assetto dell’Unione; il significato attribuito all’essere cittadino europeo dato, o nonostante, il personale livello di identificazione territoriale di fatto nutrito; la loro apertura oltre confine, ad esempio riguardo al prevedere o meno possibilità di spostamento per studio, lavoro o il vivere insieme a una persona di un Paese straniero; il loro pensiero rispetto all’immigrazione e all’integrazione di culture diverse. L’auspicio principale che ha mosso dunque la ricerca è che le risultanze empiriche, oltre a dare la possibilità di tracciare un quadro d’insieme, siano tali da offrire informazioni pertinenti nonché molteplici e preziosi elementi di riflessione per quanti sono chiamati a confrontarsi con la realtà in questione e con le problematiche a essa connesse. 20 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Da un punto di vista operativo, le attività costitutive la ricerca nel suo insieme sono state fondamentalmente sei, ovvero la: • formulazione del questionario individuale; • formazione dei responsabili della rilevazione; • rilevazione al campo; • creazione del database e immissione dei dati raccolti; • validazione ed elaborazione dei dati; • realizzazione del rapporto di ricerca. La loro organizzazione e realizzazione è stata curata dall’équipe di ricerca dell’Istituto degli Innocenti. 2. Oggetto di indagine e definizione degli strumenti Il campo dell’indagine ha riguardato i partecipanti all’evento Rowerway 2006 e propriamente ragazze e ragazzi europei dai 16 ai 24 anni. Si tratta di scout provenienti da 25 Paesi diversi: Austria, Belgio, Bielorussia, Bulgaria, Cipro, Croazia, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malta, Norvegia, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria. Essi sono membri delle associazioni scout presenti nella propria nazione e nell’insieme rappresentativi di 39 associazioni diverse: di matrice religiosa, così come laiche e pluraliste. La raccolta delle informazioni è stata realizzata con l’ausilio di un questionario strutturato costruito ad hoc. La sua stesura è stata effettuata dalla équipe di ricerca costituita dai referenti dell’Istituto degli Innocenti dopo un lavoro collegiale di confronto e verifica coi referenti regionali e nazionali delle associazioni scout AGESCI e CNGEI. Per l’elaborazione complessiva è stata svolta l’analisi e l’approfondimento di schede impiegate in altre indagini a livello nazionale e a livello regionale relative da una parte alla condizione giovanile (in particolare le indagini IARD) e dall’altra al mondo scout. Ciò al fine di poter effettuare una comparazione dei risultati per identificare, qualora ce ne siano, le peculiarità e specificità della realtà oggetto di indagine ed eventualmente rilevare, specie rispetto a determinate tematiche, linee di tendenza più generali per evidenziare se e quali siano i nuovi segnali che provengono dall’universo giovanile. LA RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE 21 Dati gli obiettivi cognitivi, i filoni tematici da approfondire sono stati fondamentalmente quattro, ovvero: 1. lo scautismo e soprattutto il senso e il valore attribuito all’esperienza finora vissuta, l’utilità o meno riconosciutale e ciò che maggiormente attrae e si rivela determinante; 2. la cittadinanza e quindi il significato attribuito da una parte all’essere “cittadino attivo” e dall’altra “buon cittadino”, la percezione delle istituzioni pubbliche e il grado di fiducia provato al riguardo; 3. l’Europa e specificatamente l’opinione personale circa la sua rilevanza, l’ingresso di nuovi Paesi all’interno della Unione europea, il problema immigrazione e l’integrazione di culture diverse; 4. il futuro e in particolare la percezione nutrita nei suoi confronti, l’orientamento o meno alla progettualità, le aspettative rispetto agli affetti e al lavoro. La prima stesura del questionario è stata oggetto di esame e di confronto nell’ambito del convegno sull’educazione dei giovani alla cittadinanza europea realizzato dall’Istituto degli Innocenti a Firenze il 6 maggio 2006, all’interno del quale è stato presentato il progetto di indagine Cos’è per te l’Europa?. Nell’occasione, attraverso un vero e proprio brainstorming fra i partecipanti suddivisi in due gruppi di lavoro, sono state raccolte idee tese a migliorare, chiarificare e arricchire lo strumento di rilevazione. Il confronto con gli studiosi della realtà giovanile e gli educatori scout si è rivelato estremamente importante per mettere a punto nel migliore modo possibile il questionario. Gli spunti di riflessione sono stati molteplici e variegati e tutti di notevole importanza. Tra essi molto interessante è stato ad esempio l’approfondimento e la specificazione dei termini “religiosità” e “spiritualità” e la loro interconnessione. Azioni necessarie data la delicatezza del tema della religione nell’ambito delle organizzazioni WOMS e WAGGGS, le quali comprendono associazioni di matrice religiosa, ma anche laiche e pluraliste. La decisione finale è stata quella di considerare la spiritualità individuale in un’ampia accezione e di lasciare piena libertà allo scout di definire e precisare la religione di appartenenza. Ugualmente stimolante è stata la proposta di indagare anche la problematica attinente alle cosiddette devianze e trasgressioni, sempre più diffuse nel contesto giovanile, che inizialmente non era stata preventivata. Il suo inserimento – oltre che utile in sé e complementare all’ana- 22 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA lisi complessiva – è stato reputato di grande rilevanza specie a fini comparativi. Inoltre, è stato fruttuoso il dibattito teso a identificare la formulazione migliore per esprimere adeguatamente il concetto rilevante nell’ambito dello scautismo relativo all’essere protagonista nel mondo. Da qui, il consenso unanime rispetto all’espressione inglese to make a difference, che è stata inserita in tutti i questionari, a prescindere dalla diversità di lingua, poiché ritenuta la più naturale e immediata per ogni scout. A questi potrebbero essere aggiunti tanti altri esempi interessanti, tutti indirizzati a identificare il migliore linguaggio possibile, da un punto di vista sia semantico, sia sintattico e pragmatico, da impiegare per la definizione delle domande. Il questionario, una volta messo a punto sulla base dei suggerimenti proposti, è stato tradotto nelle lingue straniere più rappresentate all’incontro Roverway 2006, ovvero inglese, francese, spagnolo e portoghese. In seguito è stato sottoposto all’attenzione di referenti scout internazionali per verificarne la congruenza semantica rispetto alla traduzione letterale e poi, sulla scorta delle indicazioni e specificazioni da essi fornite, sistemato definitivamente. Il questionario è costituito complessivamente da 29 domande in prevalenza “chiuse” (cioè dove la scelta di risposta avviene tra alcune prestabilite) e in numero contenuto “parzialmente aperte” (che permettono di scegliere anche una risposta non prevista, se quelle predisposte non risultano soddisfacenti). Si tratta di un questionario elaborato definitivamente in maniera tale che la sua compilazione non richiedesse troppo tempo, date le circostanze particolari in cui sarebbe stata effettuata la rilevazione. Le tematiche in cui si articola il questionario sono riconducibili essenzialmente a sette e specificatamente: • esperienza scout; • religiosità e spiritualità; • etica e legalità; • partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni; • consumi e stili di vita; • cittadinanza europea; • futuro. A esse si aggiunge inoltre una sezione dedicata alla raccolta delle informazioni di background (genere, età, Paese di nascita e di residenza, cittadinanza, indipendenza abitativa e condizione scolastica-lavorativa). LA RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE 23 Al questionario è stato poi allegato un foglio completamente vuoto sul quale esprimere in maniera pienamente libera, ovvero tramite pensieri, slogan, motti, disegni e così via, l’opinione personale su “cosa è l’Europa”. 3. La rilevazione al “campo” La somministrazione del questionario, quindi la raccolta delle informazioni, è stata effettuata nella giornata di apertura del “campo fisso” a Loppiano, nel Valdarno fiorentino. Il campo fisso era ospitato presso la Comunità dei Focolari e si è servito sia delle strutture della comunità sia dei suoi terreni, suddivisi in 10 aree che per le loro caratteristiche si prestavano ad accogliere le tende e i servizi per i partecipanti. I sottocampi gravitavano su due zone distanti tra loro circa 1,5 km. Le giornate in cui si è svolto il campo sono state caratterizzate da un ritmo elevato di attività, con pochi momenti di pausa che coinvolgessero tutti i partecipanti e da una area molto vasta che accoglieva tutta la manifestazione. Allo scopo di realizzare una rilevazione con il miglior esito positivo possibile e conseguire un tasso di successo dell’iniziativa elevato, si è scelto di svolgere una rilevazione diretta, contenuta in uno spazio temporale circoscritto e avvalendosi delle risorse presenti al campo, ovvero tramite una rete di “rilevatori-scout” organizzata preventivamente e costituita dagli IST (International Service Team), selezionati dallo staff di Roverway e opportunamente addestrati da parte dell’équipe di ricerca. Il sistema organizzativo seguito ha consentito una raccolta accurata e affidabile delle informazioni comprese nei questionari e un numero contenuto di questionari andati persi, nonostante l’atipicità del contesto in cui si è svolta l’indagine. Il numero totale di IST che hanno collaborato alla rilevazione nel suo complesso, in particolare nel coordinamento, è stato di 20 persone di nazionalità diversa. Qualche giorno prima dell’inizio del “campo fisso” è stata realizzata da parte di alcuni componenti l’équipe di ricerca, una giornata di in-formazione per gli IST per illustrare i vari aspetti dell’indagine, e nello specifico: descrivere gli obiettivi cognitivi, la rilevanza scientifica e sociale dell’opera e, su un piano più tecnico, presentare i questionari, spiegarne le condizioni e la modalità di somministrazione e di raccolta. Infine, 24 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA definire l’intervento degli IST in modo pertinente agli interessi della ricerca e compatibilmente alle attività scout previste. La disamina comune del questionario si è rivelata oltre che utile alquanto interessante specie per evidenziare in diversi casi il significato proprio di certe espressioni al di là della diversa formulazione linguistica, così da poterle eventualmente spiegare e proporre agli scout in modo omogeneo. Peraltro, ciò ha appassionato ulteriormente gli IST nei confronti dell’indagine. Il ruolo primario degli IST era il coordinamento complessivo all’interno del villaggio di cui ognuno era assegnato come referente. Da un punto di vista operativo il loro intervento consisteva nel: • consegnare i questionari, suddivisi per lingua in base al numero relativo di scout, ai capi villaggio, i quali li rimettevano ai capi route che a loro volta li distribuivano agli scout; • sovrintendere e dare eventuale supporto alla compilazione dei questionari; • riprendere dai capi villaggio i questionari compilati, non appena loro li avessero ritirati dai capi route. Al ritiro dei questionari gli IST avevano il compito di controllare la corrispondenza fra il numero di questionari distribuiti inizialmente e di quelli effettivamente “ritornati”. A conclusione di tale operazione provvedevano alla consegna definitiva dei questionari raccolti all’équipe della ricerca, presente al campo durante l’intera rilevazione. Sulla base di una simile articolazione, i responsabili erano dunque i capi route che, oltre a provvedere alla somministrazione diretta dei questionari agli scout della propria route, dovevano seguirne la compilazione e assicurarsene il ritorno completo. Date le modalità organizzative complessive, è stato ritenuto opportuno effettuare un incontro di formazione anche con i capi villaggio e i capi route, direttamente al campo nell’arco della giornata prevista per la rilevazione, ovvero il giorno di apertura del “campo fisso”. Nell’occasione i componenti l’équipe di ricerca hanno illustrato loro l’indagine, la sua rilevanza e le sue modalità di realizzazione, soprattutto riguardo la strutturazione dell’attività rilevatoria all’interno della quale era previsto anche un loro contributo. In particolare il briefing ha permesso di trasmettere le modalità per un corretto svolgimento dell’indagine toccando i seguenti punti fondamentali: LA 25 RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE Modalità di rilevazione équipe di ricerca IST IST IST Capi Villaggio Capi Villaggio Capi Villaggio Responsabili di Route Responsabili di Route Responsabili di Route Scout Scout Scout • una breve introduzione alla ricerca; • l’importanza della collaborazione della struttura organizzativa presente al campo; • la consegna dei questionari ai capi villaggio; • la modalità di compilazione dei questionari (specificando il tempo necessario da dedicare alla compilazione e la necessità di stimolare i ragazzi affinché si sforzassero nel fornire risposte in maniera autonoma e sincera); • la modalità di restituzione dei questionari compilati da parte dei capi villaggio, agli IST presso la “tenda segreteria” del sottocampo; • il ritorno dei questionari all’équipe di ricerca. La formazione dei capi villaggio ha avuto esclusivamente una funzione “preparatoria” al fine di ottimizzare i risultati e i tempi della ricerca e conseguire una raccolta ottimale delle informazioni. Infatti, i tempi e le condizioni di realizzazione dell’indagine al campo, ovvero su un campo 26 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA così particolare, potevano in qualche modo condizionare l’esito della distribuzione, della compilazione e della raccolta dei questionari somministrati. In linea alle esigenze del contesto complessivo e alle contingenze proprie dell’inaugurazione della manifestazione, la campagna di rilevazione è stata di fatto realizzata nell’arco del momento serale dedicato alla cena poiché ritenuto dallo staff di Roverway uno dei più raccolti e concentrati, quindi, almeno in via di principio, il più adeguato per condurre l’indagine a buon fine. L’incontro con i capi villaggio e i capi route, un momento formale comune, visti i ritmi serrati delle attività di campo e l’importanza dell’indagine, è stato considerato il più appropriato per effettuare subito una consegna ordinata e scrupolosa dei questionari ai capi villaggio stessi. L’eterogeneità linguistica, data la presenza in tutti i villaggi di scout di nazionalità diversa, è stata superata nella fase preparatoria dell’attività rilevatoria. Grazie alle informazioni disposte dalla segreteria organizzativa è stato possibile preparare e suddividere per lingua straniera i questionari con sufficiente precisione in base al numero dei partecipanti e la loro provenienza. 4. Esito della campagna di rilevazione e caratteristiche generali degli intervistati Conclusa la rilevazione delle informazioni sono state effettuate le operazioni di immissione dei dati su un supporto magnetico costituito ad hoc. Tali operazioni sono state compiute da alcuni scout dell’area fiorentina selezionati dai referenti scout delle associazioni AGESCI e CNGEI. Una volta completata l’immissione, sono state avviate le operazioni di controllo sull’adeguatezza dei dati al fine di evidenziare errori e incongruenze ed effettuare le relative correzioni. Appurata quindi l’affidabilità dei dati, questi sono stati sottoposti ad analisi statistica. Le giornate di Roverway 2006 hanno visto la partecipazione di giovani provenienti da 25 Paesi europei per un totale di circa 5.000 ragazzi tra rover, scolte, IST ed elementi degli staff che hanno permesso la concretizzazione dell’evento. Dai dati relativi agli iscritti alla manifestazione è stato riscontrato che la numerosità dell’universo di riferimento dell’indagine era composto da LA 27 RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE 3.500 rover e scolte presenti al campo fisso. I giovani che hanno compilato e restituito il questionario sono stati in totale 2.522 – appartenenti a 39 associazioni scout – coprendo il 70% del totale delle unità oggetto della rilevazione. Considerando la particolarità dell’indagine sul campo, il risultato di copertura è da considerarsi di ottimo livello in ragione dei tempi e della modalità di somministrazione e restituzione dei questionari che imponevano scelte obbligate in relazione al fitto calendario della manifestazione. Guide/scout intervistati per associazione di appartenenza Associazione Rover e scolte AEP AGESCI ASDE ASSOCIATION OF HUNGARIAN GIRL GUIDES ASSOCIAZIONE GUIDE BIELORUSSA CERCETASII ROMENIEI CNGEI CORPO NACIONAL DE ESCUTAS CYPRUS SCOUTS ASSOCIATION ESTONIAN GUIDE ASSOCIATION FINLAND SCOUTER FNEL FVOS GIRLGUIDING UK GIRLS GUIDES ASSOCIATION OF CYPRUS IRISH GIRL GUIDES LES SCOUTS LGS LITHUANIAN GIRL GUIDES LITHUANIAN SCOUT 31 851 79 32 7 15 261 389 26 21 29 12 6 7 3 15 4 8 5 11 Associazione Rover e scolte MALTA GIRL GUIDES ASSOCIATION MALTA SCOUT ASSOCIATION MOVIMENTO SCOUT CATTOLICO NORGES SPEIDER FURBUND ORGANIZATION OF THE BULGARIAN SCOUTS PPO SCOUT ASSOCIATION OF CROATIA SCOUT ASSOCIATION OF MACEDONIA SCOUT E GUIDE PLURALLISTE DEL BELGIO SCOUTING IRELAND SCOUTS ET GUIDES DE FRANCE SCOUTS MUSULMANS DE FRANCE SHP HELLAS SVENSKA SCOUTRADET UK SCOUT ASSOCIATION UNIONISTI DI FRANCIA VVKS ZHP ZVEZA TABORNIKOV SLOVENIJE non disponibile Totale 39 associazioni 8 8 174 36 4 105 28 7 35 53 17 2 9 8 30 26 13 59 15 73 2.522 Tra i 25 Paesi presenti, quello maggiormente rappresentato nell’indagine, per via del maggior numero di partecipanti alla manifestazione, è l’Italia. I rover e le scolte italiani intervistati sono stati 1.149, ovvero il 45,6% del totale dei ragazzi raggiunti dalla rilevazione. Tra gli altri Paesi, quelli col maggior numero di intervistati, sono stati Portogallo e Spagna con rispettivamente 420 (16,7% del totale) e 279 I 28 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA (11,1%) rover e scolte che hanno compilato e restituito il questionario. Altri Paesi ben rappresentati dal punto di vista numerico sono stati l’Austria con 105, l’Irlanda con 68, il Belgio con 64, la Polonia con 49. Guide/scout secondo il Paese di provenienza e il genere dei partecipanti Cittadinanza Femmina Maschio Totale % Italia Portogallo Spagna Austria Irlanda Belgio Polonia Francia Regno Unito Norvegia Ungheria Finlandia Cipro Croazia Estonia Lussemburgo Lituania Malta Romania Slovenia Grecia Svezia Bielorussia Macedonia Bulgaria 540 186 127 54 27 16 34 25 25 19 21 26 17 20 19 12 14 10 10 11 6 7 6 3 3 609 234 152 51 41 48 25 24 13 17 11 3 11 8 2 8 2 6 5 4 3 1 1 4 1 1.149 420 279 105 68 64 59 49 38 36 32 29 28 28 21 20 16 16 15 15 9 8 7 7 4 45,6 16,7 11,1 4,2 2,7 2,5 2,3 1,9 1,5 1,4 1,3 1,1 1,1 1,1 0,8 0,8 0,6 0,6 0,6 0,6 0,4 0,3 0,3 0,3 0,2 1.238 1.284 2.522 100,0 Totale Gli intervistati hanno una età compresa tra 14 e 24 anni, divisi equamente tra maschi e femmine, rispettivamente 1.284 e 1.238. La maggior parte dei ragazzi risulta appartenere alla fascia di età compresa fra 17 e 20 anni che rappresenta oltre il 75% degli intervistati per un totale di 1.962 ragazzi. Un quarto degli intervistati ha 18 anni, l’età in cui si è registrato il maggior numero di rover al campo con 340 femmine e 315 maschi per un totale di 655. LA 29 RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE Guide/scout secondo l’età e il genere Età Femmina Maschio Totale % 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 n.d. 4 9 116 248 340 226 164 65 42 8 11 5 3 6 102 249 315 240 180 109 45 12 11 12 7 15 218 497 655 466 344 174 87 20 22 17 0,3 0,6 8,7 19,8 26,1 18,6 13,7 6,9 3,5 0,8 0,9 - 1.238 49,1 1.284 50,9 2.522 100,0 100,0 - Totale In % sul totale n.d. = non disponibile La giovane età dei ragazzi fa sì che la maggior parte di loro viva ancora nella propria famiglia di origine: dei 2.522 intervistati, il 92,2% di loro (2.321 ragazzi) ha dichiarato di abitare stabilmente ancora con i propri genitori. Solo un 4% dei partecipanti vive con amici o compagni di studio: un totale di 104 ragazzi tutti di età maggiore di 17 anni. Il restante 3,7% vive con il proprio compagno/a oppure da solo. Con chi vivi? (per genere) Femmina Maschio Totale % Famiglia di origine Amici/compagni di studio Con il mio compagno/a Da solo Altro n.d. 1.138 54 21 18 4 3 1.183 50 16 23 11 1 2.321 104 37 41 15 4 92,2 4,1 1,5 1,6 0,6 - Totale 1.238 1.284 2.522 100,0 n.d. = non disponibile Analizzando la situazione abitativa dei rover in relazione al loro Paese di provenienza si segnalano alcuni spunti di riflessione: I 30 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA • rover e scolte italiani in proporzione confermano la loro tendenza a uscire generalmente più tardi dalla famiglia di origine, dato che 1.111 su 1.149 partecipanti italiani vivono nel loro nucleo familiare, con una percentuale del 96,7%. • il dato cala leggermente per le altre nazioni rappresentate dato che il 91,4% del totale dei portoghesi (382 su 420 totali) abita ancora in famiglia, il 90% degli spagnoli (251 su 279) e l’86% dei ragazzi provenienti dalle restanti nazioni europee (577 su 674) partecipanti a Roverway; • dei 104 ragazzi che hanno segnalato di vivere con amici e compagni di studio, va segnalato che in proporzione la maggioranza di questi (ben 40 ragazzi) non proviene dai 3 Paesi maggiormente rappresentati, ovvero Italia, Portogallo e Spagna. Con chi vivi? (per Paese di provenienza) Italia Portogallo Altri Paesi europei Spagna v.a. % v.a. % v.a. % v.a. % Totale Europa % Famiglia di origine Amici/compagni di studio Con il mio compagno/a Da solo Altro n.d. 1.111 15 7 4 12 - 96,7 1,3 0,6 0,3 1,0 - 382 25 1 8 2 2 91,4 6,0 0,2 1,9 0,5 - 251 24 2 2 0 - 90,0 8,6 0,7 0,7 0,0 - 577 40 27 27 1 2 85,9 6,0 4,0 4,0 0,1 - 2.321 104 37 41 15 4 92,2 4,1 1,5 1,6 0,6 - Totale 1.149 100,0 420 100,0 279 100,0 674 100,0 2.522 100,0 n.d. = non disponibile A conferma della forte componente educativa tipica del metodo scout, si osserva una alta scolarità tra i partecipanti all’indagine tutti di età compresa tra 14 e 24 anni: infatti, il 90% di questi ragazzi (2.264 su 2.522) è impegnato nello studio come attività principale, di questi il 48,5% (1.227 in valore assoluto) frequenta una scuola secondaria mentre il 41,6% frequenta l’università (per un totale di 1.037 studenti). LA 31 RICERCA E LE SCELTE METODOLOGICHE Guide/scout secondo la tipologia di attività dei partecipanti e il genere Tipologia di attività Femmina Maschio Totale % 614 547 55 2 15 5 613 490 140 8 28 5 1.227 1.037 195 10 43 10 48,8 41,3 7,8 0,4 1,7 - 1.238 1.284 2.522 100,0 Studente scuola secondaria Studente universitario Lavoratore Studente lavoratore Altro n.d. Totale n.d. = non disponibile La diretta conseguenza di questa situazione è che l’incidenza dei rover che lavorano o svolgono altro tipo di attività è decisamente bassa, dato che solamente il 7,8% del totale dichiara di lavorare stabilmente e solamente 10 individui intervistati su 2.522 si trovano nella condizione di studente-lavoratore. Va detto che una così elevata scolarità non dipende in questo caso dall’età dei ragazzi poiché, anche dopo la fine dell’obbligo scolastico, la maggior parte frequenta l’università e solo una piccola percentuale è occupata. Il termine della scuola dell’obbligo è differente nei vari Paesi europei, ma analizzando la distribuzione per età dei rover si nota che – per ogni età superiore a 17 anni – i ragazzi che frequentano studi universitari sono molti di più del numero di coloro che lavorano. Guide/scout secondo la tipologia di attività dei partecipanti e l’età Età 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 n.d. Totale Studente scuola Studente secondaria universitario Lavoratore Studente lavoratore Altro N.d. Totale 7 13 214 456 398 91 28 10 2 8 30 209 323 267 116 62 10 13 7 1 2 5 27 39 41 40 22 9 8 1 1 3 1 2 1 1 1 - 3 18 12 4 4 1 1 1 2 2 2 3 - 7 15 218 497 655 466 344 174 87 20 22 17 1.227 1.037 195 10 43 10 2.522 n.d. = non disponibile 32 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Nell’insieme, l’analisi statistica è stata condotta su due livelli: il primo diretto a una lettura iniziale delle informazioni raccolte e il secondo a un approfondimento specificatamente orientato, in particolare rispetto alla diversa nazionalità degli scout. I risultati dell’analisi complessiva, accuratamente esaminati e interpretati, costituiscono il presupposto di fondo per la stesura del rapporto di ricerca. 2. Storia e attualità dello scautismo in Europa Mario Sica L’Europa è stata la culla di quel movimento mondiale che è oggi lo scautismo. Lo è stata anche perché, nel momento in cui il movimento è nato, l’Europa era, semplicemente, il centro del mondo. Lo scautismo nacque in Gran Bretagna nel 1907, ad opera di un generale che voleva solo lanciare un metodo educativo per associazioni e gruppi giovanili esistenti, e invece si ritrovò sulle braccia un’associazione scout; che voleva rafforzare, con la sua proposta educativa, l’Impero britannico, e invece si ritrovò sulle braccia un movimento internazionalista e pacifista. Baden-Powell, eccellente cavaliere, ha adottato per queste inaspettate evoluzioni l’atteggiamento che egli consigliava per il controllo del cavallo, ma anche per far fronte a inattese difficoltà nella vita: non affrontare il problema di petto, ma aderire al cavallo o alla vita con flessibilità, e indirizzare poco alla volta l’uno e l’altra verso la buona direzione. In Europa lo scautismo si diffuse con la rapidità di una striscia di polvere da sparo, spesso sulla base di conoscenze fortuite e occasionali. In Danimarca, per esempio, nel 1909 un professore di liceo di Copenaghen parla in classe degli scout che ha visto in attività durante una visita in Inghilterra: l’indomani uno dei ragazzi chiede l’autorizzazione a fondare una squadriglia scout, si procura una copia di Scautismo per ragazzi e acquista l’equipaggiamento in Inghilterra; l’anno successivo vi sono già due reparti di quattro squadriglie, uno di essi guidato dallo stesso insegnante. In Svezia nell’autunno del 1909 un ufficiale in congedo e insegnante di ginnastica prende il battello per far ritorno a casa a Goteborg: su un tavolino trova una copia di Scautismo per ragazzi, e comincia a sfogliarla; prende a prestito il libro, lo traduce, e 2.000 copie si vendono in due settimane. Due organizzazioni nascono in Norvegia: una nel 1909, sulla base di informazioni parziali e frammentarie, pratica uno scautismo mutilato e al negativo (il ragazzo promette: «farò del mio meglio affinché la Norvegia non debba vergognarsi di me»), che esclude il dovere verso Dio e il sistema delle squadriglie; l’altra è fondata nel 1910 34 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA da un giovane insegnante, che aveva vissuto un’esperienza scout in Inghilterra, e da un pastore protestante. Baden-Powell, nel corso di un viaggio in Norvegia, cerca di unificare le due associazioni, senza riuscirci: ma poco dopo l’associazione meno fedele al metodo originario deperisce e muore. Nel 1910 un ufficiale di marina francese, Nicolas Benoît, sbarca sull’altro lato della Manica e vede gli scout: torna sul continente e fonda il primo reparto degli Éclaireurs de France. In Olanda un reparto inglese di Oxford, in visita a Amsterdam nell’agosto 1910, è ospitato da un giornalista: poco dopo questi pubblica sul movimento scout un opuscolo che viene diffuso nelle scuole, tra le famiglie, le chiese e gli stessi ragazzi; l’anno successivo, 1911, è fondata l’associazione scout olandese. In Italia nel marzo 1910 un baronetto inglese villeggiante a Bagni di Lucca, Sir Francis Vane, già Commissario scout di Londra, e un maestro italiano, Remo Molinari, fondano il primo reparto dei Ragazzi esploratori italiani. E simili episodi si producono, tra il 1910 e il 1912, in una buona dozzina di altri Paesi europei. Baden-Powell non fece niente per incoraggiare tale diffusione: né visite, né pubblicità speciale. Neppure fece niente per opporvisi: sembra che respingesse il consiglio di coloro che avrebbero voluto brevettare il metodo scout per impedire la sua adozione all’estero e conservarne così i vantaggi per l’Impero inglese. Di fronte al pullulare delle associazioni scout in tutta l’Europa, e delle varie ramificazioni del movimento (guide, lupetti ecc.), egli si limitò a incanalare e coordinare un tale spontaneo sviluppo. Questo carattere di spontaneità, al di fuori di ogni propaganda da parte sua, gli faceva dire che, in fondo, il movimento scout (in contrapposto al metodo scout) non era stato fondato da lui, ma dai ragazzi stessi… Diversamente dall’associazione inglese – associazione unitaria in cui coesistono ragazzi di varie religioni – in Europa continentale lo scautismo si suddivise rapidamente secondo grandi famiglie ideologico-religiose: cattolici-laici, cattolici-protestanti-ebrei. Ben presto lo scautismo mondiale insistette per avere un unico punto di riferimento in ogni Paese: di conseguenza i principali Paesi dell’Europa continentale (Belgio, Italia, Germania, Spagna) hanno una federazione comprendente due o più associazioni. La Francia ne ha il maggior numero, compresa un’associazione di scout musulmani. Coi suoi 40 Paesi (e oltre 60 associazioni), l’Europa conta oltre il 25% dei membri dell’OMMS, anche se, sul piano degli aderenti, meno di 8 STORIA E ATTUALITÀ DELLO SCAUTISMO IN EUROPA 35 scout su 100 nel mondo sono europei. Al numero delle associazioni non corrispondono gli effettivi, spesso, negli anni recenti, con andamento ad altalena in molti Paesi. Oltre a questo pluralismo associativo, lo scautismo europeo si contraddistingue per un’ampia varietà metodologica: vi sono associazioni che hanno un pre-lupettismo (che in Gran Bretagna costituisce il 30% degli effettivi associativi) e quelle che non l’hanno, come le italiane; associazioni che hanno una branca esploratori unitaria (come le italiane) e quelle che l’hanno divisa in boys-seniors (la Francia e la maggior parte delle altre); associazioni che puntano molto sulla branca rover come ultimo segmento del percorso educativo scout, e altre (come la britannica) che vi hanno virtualmente rinunciato. Assai diversificati sono anche colori e fogge delle uniformi: il solo elemento veramente comune è oggi il fazzoletto da collo. Pur tuttavia lo scautismo europeo trova senza sforzo una grande unità sul piano dei valori, con l’unica eccezione del riferimento religioso, che per un numero limitato di associazioni è facoltativo. Ma il grosso dei valori della Legge e della Promessa scout, pur in una grande varietà di formulazioni, rimane ancorato a quelli proposti da Baden-Powell: dovere verso la comunità, servizio del prossimo, affidabilità, fedeltà, fraternità internazionale, cortesia, rispetto per la natura, purezza, obbedienza cosciente, buonumore, essenzialità e semplicità. Tra questi valori comincia a farsi luce una particolare coloritura del dovere verso la comunità, che oggi si allarga al di sopra dello Stato nazionale, verso l’orizzonte europeo. Lo scautismo è ancora attuale in Europa? La risposta a questo interrogativo non è facile. Le società europee si trovano di fronte a nuove sfide – come quelle delle nuove povertà o dell’immigrazione – che chiedono allo scautismo un forte sforzo di adattamento delle sue strutture e del suo metodo. Se in certi Paesi lo scautismo è un movimento di frontiera, in grado di rispondere almeno in parte a queste sfide, in altri esso trova difficoltà ad adattarsi e a rinnovarsi, e rischia di continuare a girare su se stesso, rivolgendosi a giovani che, in partenza, fanno parte di un’élite sociale. Inoltre, è un fatto che vi è un divario crescente tra un certo numero di valori proposti dallo scautismo (dovere verso Dio, servizio del prossimo, spirito di squadra, formazione di se stessi) e certe tendenze della società europea (secolarizzazione, individualismo, edonismo). Più in genera- 36 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA le, un impegno duraturo di qualsiasi tipo diviene difficile nella società dello zapping e del cellulare. Ma tutti i dati ci dicono che proprio contro queste tendenze vi è una forte reazione da parte dei giovani. Fondamentalmente la scommessa dello scautismo del ventunesimo secolo rimane – tra difficoltà forse maggiori, per l’accresciuta concorrenza nel campo del tempo libero dei giovani – la stessa di quella del ventesimo: quella di rispondere ai bisogni e alle carenze educative di una società. Gli effettivi potranno mantenere, come in certi Paesi europei, un andamento altalenante: ma la flessibilità e adattabilità dello scautismo, unita alla costante presa di certi suoi elementi, come il gioco e l’avventura, continuano a farne un attore attivo nel campo della formazione dei giovani. La scommessa educativa costituisce un investimento a lungo termine: formare cittadini attivi e responsabili non è obiettivo che consenta una misurabilità dei risultati in tempi brevi, ma è il solo che permetta di sperare di «lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato». 3. Vivere da scout Pa o l a D a l To s o 1. Premessa I dati analizzati che hanno a che fare con l’identità scout offrono interessanti spunti di riflessione non solo per i capi scout ma anche per quanti si occupano, a vario titolo, delle problematiche educative dei giovani e sono attenti dal punto di vista pedagogico, alla ricaduta dell’appartenenza associativa nella formazione personale. 2. A che età inizia il grande gioco scout Per quanto riguarda l’inizio dell’esperienza scout, in linea di massima, non appaiono particolari differenze tra maschi e femmine1. Segno questo che esistono pari opportunità per inserirsi nel mondo scout. Mediamente più di un quarto (28,4%) dei partecipanti al Roverway e il 42,8% di quelli italiani risulta entrato all’età di otto anni e pertanto, l’avvio del cammino di crescita nell’ambito della proposta educativa dello scautismo e del guidismo segue l’iter formativo scout previsto dallo Statuto AGESCI (art. n. 6) e in genere, dalla tradizione. In generale a livello europeo, risulta che complessivamente quasi nel 58% dei casi il percorso scout inizia tra i 7 e i 10 anni. Fa eccezione il caso del Portogallo dove sembra anticipato per quasi un quarto degli associati: inizia a 5 anni nel 7,6% dei casi e a 6 anni nel 15,5%. Da questo punto di vista, va verificata l’articolazione per archi d’età della proposta scout, che probabilmente prevede anche l’esperienza dei “castorini”2, come è denominata in Italia. 1 Si veda al riguardo, la tavola 1.1 in Appendice. L’Associazione italiana castorini (AIC) rivolge la proposta scout a bambini di età compresa tra i 5 e i 7 anni. Si veda il sito all’indirizzo http://web.tiscali.it/aic/. Sugli aspetti di carattere psicopedagogico, si veda Bertinetti, A. La piccola adolescenza. Dai cinque agli otto anni: un’età difficile, Torino, Upsel, 1995. L’AIC nasce nell’ottobre del 1987 dopo un percorso che ha portato prima a una serie di contatti con il castorismo canadese, da cui l’ambientazione, poi a tre anni di sperimentazione d’intesa con il Comitato centrale AGESCI (1980-1983), quindi alla partecipazione alla Conferenza internazionale del castorismo. Agli inizi degli anni 2000 in Italia si contano 23 colonie con un totale di circa 500 castorini, più altre in via di formazione. 2 38 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA I dati dimostrano che un altro momento favorevole per l’esperienza aggregativa è quello intorno ai 9 anni, che pare sia pari, in termini di nuova entrata, all’età dei 7 anni. A questo punto occorrerebbe poter confrontare i dati con i diversi momenti in cui ogni associazione prevede l’inizio del cammino scout. Progressivamente con la crescita evolutiva è meno probabile entrare negli scout, anche perché probabilmente, man mano che la persona si avvicina alla maggiore età, meno avverte il bisogno di un cammino formativo. Inoltre, viene meno l’orientamento genitoriale, che, in genere, è abbastanza decisivo nella scelta del gruppo da frequentare nell’ambito del tempo libero. Ancor più interessante per gli educatori è il dato, non rilevato dall’indagine, della permanenza del giovane all’interno dell’associazione, per cercare di capire qual è o potrebbe essere la ricaduta dal punto di vista formativo. Dal quinto rapporto IARD3 risulta che l’1,6% dei giovani italiani attualmente partecipa a un gruppo scout, mentre il 9,2% ne ha fatto parte nel passato. I dati offerti dall’Eurobarometro4 pubblicati nel febbraio 2007 dimostrano che il 22% dei giovani europei aderisce a un’associazione e tra questi, l’8% partecipa a un’associazione scout. 3. Caratteristiche dell’essere guida o scout Come ha scritto il fondatore dello scautismo Baden-Powell5 nel suo “ultimo” messaggio, la finalità formativa consiste nel «lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato»6, nella convinzione che la propria felicità stia nel far felici gli altri. 3 Questi dati sono proposti da Albano, L., L’associazionismo e la partecipazione, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002, p. 442. 4 Cfr. Flash Eurobarometer 202, Young Europeans Commission, Survey among young people aged between 15-30 in the European Union. Summary, February 2007, p. 11. 5 Sir Robert Baden-Powell, Lord of Gilwell (1857-1941) è il fondatore del movimento scout, oggi diffuso in tutto il mondo. Le prime esperienze risalgono al 1906-1907; trovano subito diffusione con la pubblicazione nel 1908 del famoso manuale Scautismo per ragazzi. Per un primo approccio alla biografia e alla sua opera educativa, cfr. Arcangeli, L. Baden-Powell, in Laeng, M. (a cura di), Enciclopedia pedagogica italiana, Brescia, La scuola, 1989, volume I, p. 1390-1398. 6 Quest’obiettivo dello scautismo è espresso nell’ultimo messaggio scritto da Baden-Powell e indirizzato agli scout, predisposto per essere pubblicato dopo la sua morte. Viene considerato il suo testamento e lo si può leggere integralmente in Baden-Powell, R., Scautismo per ragazzi, Roma, Fiordaliso, 2006, p. 356-357. VIVERE DA SCOUT 39 I rover e le scolte presenti a Loppiano ritengono che le caratteristiche più importanti per uno scout e una guida7 siano innanzitutto l’essere disponibili verso gli altri e aiutarli in spirito di servizio. L’individuazione di tali tratti caratterizzanti espressa da ben tre quarti degli intervistati (75,5%) può essere colta come una conferma da parte dei giovani che, ormai giunti al termine del cammino formativo scout, sanno riconoscere attraverso la loro risposta l’obiettivo ultimo dello scautismo e del guidismo: far crescere uomini e donne che sappiano operare per il bene comune lasciando il mondo migliore, grazie anche al loro personale apporto… Del resto, il grande gioco scout allena “fin da piccoli”, attraverso il gioco della cosiddetta “buona azione”, a una relazione di disponibilità ad aiutare l’altro in spirito di servizio. Si tratta di portare l’educando a realizzare pienamente se stesso nel “fare la felicità degli altri” attraverso un impegno graduale, concreto, disinteressato e costante ad accorgersi del bisogno altrui, a mettersi al passo di chi fa più fatica, a condividere le capacità personali, individuando, là dove ognuno si trova a operare, il cambiamento di tutto ciò che lo ostacola nella piena espressione umana. Altra caratteristica importante riconosciuta dal 62,6% dei rover e dalle scolte, come tipica di uno scout, è la capacità di saper vivere e lavorare in gruppo. Del resto, la proposta educativa scout costituisce un cammino formativo personale vissuto all’interno di una dimensione di tipo comunitario che consiste nello spirito di famiglia felice in età lupetto/a-coccinella, nella vita di squadriglia in età di reparto e poi, di piccolo gruppo, quale il noviziato e poi di clan. Soprattutto nell’ambito della squadriglia si fa esperienza diretta dello stare insieme ad altri, che non sono pari d’età, si impara ad accogliere l’altro, a rispettarlo, a confrontarsi nella reciproca diversità e a collaborare per il raggiungimento di un medesimo obiettivo in spirito di fraternità, dove ciascuno è impegnato a mettersi a servizio degli altri. Il piccolo gruppo è così laboratorio e palestra che, aiutando a costruire strumenti interpretativi della realtà e a sperimentare 7 Al riguardo può essere interessante mettere a confronto i risultati emersi nell’indagine che ha coinvolto un campione di circa 1.200 ragazzi/e italiani di 12-15 anni in occasione della partecipazione al campo nazionale svoltasi durante l’estate 2003: AGESCI, 80 voglia di… bisogni, valori e sogni di adolescenti scout. Rapporto Istituto Iard Franco Brambilla su esploratori e guide partecipanti al Campo nazionale AGESCI 2003, a cura di Rosa Calò, Roma, Fiordaliso, 2004. Anche se i dati si riferiscono a una fascia d’età inferiore, segnalo in particolare il capitolo Essere scout e vivere lo scautismo, p. 31-41. IARD 40 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA modalità di partecipazione, educa a una cittadinanza responsabile. Attraverso il gioco, divertendosi, scout e guide si abituano a stare insieme “al passo dell’ultimo” e a lavorare in squadra, condizione questa che prepara al “grande gioco della vita”. Inoltre, possono sviluppare le proprie potenzialità vivendo con gli altri in un indispensabile rapporto di età e di generazione, che fa crescere adulti, educatori e ragazzi. Una conferma in questo senso può venire, sia pure in modo occasionale, dall’esperienza personale di tipo professionale: quante volte risulta più facile lavorare con un certo tipo di colleghi, piuttosto che altri. Poi, in modo del tutto casuale e magari anche a distanza di chissà quanti anni, si scopre la comune matrice scout che ha segnato la formazione giovanile. Va poi precisato che la capacità di saper vivere e lavorare in gruppo è sempre più richiesta dal contesto lavorativo odierno, dove il fare team, lo spirito di squadra nell’affrontare anche difficoltà non previste, risulta uno dei motivi di successo nel raggiungimento di obiettivi prefissati. Nell’attuale contesto socioeconomico, il lavoro esige sempre più di persone capaci di saper essere più cooperative che non individualiste o competitive, capaci di saper condividere una responsabilità collettiva, di considerare le risorse come un bene comune, di affrontare in modo costruttivo i conflitti interpersonali che inevitabilmente sono presenti nella vita umana, di lavorare in gruppi per compiti e scopi che non possono essere svolti da soli, in spirito di comunità e di aiuto reciproco. Di queste nuove richieste, i giovani sembrano avere una certa consapevolezza, dato che anche a livello europeo il 21% di loro ritiene che la capacità di saper lavorare in gruppo sia una delle qualità più utili per trovare un buon posto di lavoro8. Come terza caratteristica, in ordine di importanza, viene riconosciuta l’impegnarsi nelle cose che si fanno (38,3%). Non va dimenticato che la finalità educativa scout può essere sintetizzata dai motti, in particolare «del proprio meglio»9, che esprime lo spirito di impegno a migliorarsi, a superarsi continuamente, a progredire nel bene, donando il meglio di sé. Non si intende il meglio in assoluto ma “il meglio” di ciascuno rispetto a quanto già fatto, in prospettiva di un nuovo “meglio”. 8 Cfr. Flash Eurobarometer 202, Young Europeans Commission, Survey among young people aged between 15-30 in the European Union. Summary, February 2007, p. 21. 9 Baden-Powell, R., Scautismo per ragazzi, cit., p. 357. VIVERE DA SCOUT 41 Dalla lettura dei dati si può tentare di delineare un possibile profilo degli scout italiani, che rispetto ai coetanei europei tengono in maggiore considerazione la disponibilità ad aiutare gli altri (quasi l’81% a fronte della media del 75,5%), mentre danno minore rilievo alla caratteristica del saper collaborare con loro (quasi il 56% contro il 62,6%). In un certo senso, sembrerebbero più altruisti, ma meno interessati o disponibili al lavoro di gruppo. Invece, attribuiscono più importanza all’impegnarsi nelle cose che si fanno (45,6% in rapporto al 38,3% europeo). Inoltre, stimano maggiormente la lealtà (37,2% rispetto alla media europea del 31,9%), il che sorprende un po’, in riferimento a una cultura diffusa che tende invece a svalorizzarla. Tendenza simile registra la caratteristica del vivere la dimensione spirituale, che a livello italiano è tenuta in maggiore considerazione (17,1% a fronte del 13,2%)10. Scarsa è la considerazione del rispetto della natura (19,9% contro il 31,4%), probabilmente collegabile a una minore sensibilizzazione in questo ambito. L’analisi complessiva dei dati porta a concludere che le caratteristiche più apprezzate dagli scout portoghesi sono l’altruismo (86,4% a fronte della media europea del 75,57%) e l’essere un buon cittadino (32,4% contro il 23,8% europeo). Più degli altri gli spagnoli attribuiscono importanza al vivere e lavorare in gruppo (67,7% invece del 62,6%) insieme al rispetto della natura (48,7% mentre a livello europeo si è al 31,4%); nello stesso tempo riconoscono meno importanza alla dimensione spirituale (6,8%, il che rappresenta quasi la metà rispetto alla media europea). 4. Perché fai lo scout? Le motivazioni più importanti che stanno alla base dell’aver scelto di diventare scout o guide stanno innanzitutto nel mettersi alla prova (42,1%), vale a dire nella possibilità di protagonismo che indubbiamente lo scautismo offre, in quanto il ragazzo è protagonista, anche se non 10 Sulla religiosità dei giovani italiani, si può fare riferimento al contributo di Rostan, M., La religiosità giovanile, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo, cit., p. 373376. Secondo il ricercatore, emerge che nella stragrande maggioranza, i giovani dichiarano di credere e si riconosce in una religione monoteista, mentre, tendenzialmente, diminuisce la pratica religiosa. 42 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA l’unico responsabile11, della propria crescita, secondo la sua maturazione psicologica e la sua età. In particolare, gli consente di sperimentare le proprie capacità, scoprendone anche di nuove, potenziandole e sviluppandole. E tutto ciò è sottolineato soprattutto dal 57,1% dei rover e delle scolte italiani. Interessante è constatare come la possibilità di mettersi a servizio degli altri costituisca un’altra importante motivazione (38,5%), a conferma di quanto accennato precedentemente. Lo scautismo è un grande gioco: questa la definizione che ne dà lo stesso fondatore, Baden-Powell. E continua a esserlo ancora oggi, se i rover e le scolte affermano che una delle motivazioni più importanti che stanno alla base del loro essere scout è il divertimento (37,5%). Dunque, scautismo e guidismo piacciono ancora e rappresentano tuttora una possibilità gradita. Altro elemento da non trascurare è rappresentato dal fatto che l’esperienza scout è anche occasione di scoperta ed esplorazione, nel senso che si ha l’opportunità di conoscere nuove persone (32,8%) e di imparare cose nuove (31,6%), nonché di vivere momenti di riflessione. Lo scautismo è anche luogo di apprendimento e di rielaborazione personale, secondo il principio educativo del metodo, denominato “interdipendenza tra pensiero e azione”. Lo scautismo è un metodo attivo, in quanto propone attività concrete nelle quali l’educando è aiutato dal capo a riflettere su tali esperienze per conoscere se stesso e la realtà, così da poter giungere gradualmente a libere valutazioni critiche e a conseguenti scelte autonome. Da una prima analisi dei dati dalla ricerca, emerge che la maggiore motivazione dell’essere scout per gli italiani sia il mettersi alla prova (57,1% a fronte del 42,1% europeo), seguita dalla possibilità di potersi mettere al servizio degli altri (46,2% contro la media del 38,5%). Inoltre, contano anche la possibilità di divertirsi e di conoscere persone nuove. Invece, sembrerebbe che la proposta educativa in età rover e scolte in Italia sia decisamente meno affascinante per quanto riguarda la possibilità di imparare cose nuove, riflettere, vivere l’avventura, stare con gli amici e a contatto con la natura. Invece, sembra più rilevante il 11 Il capo scout, con intenzionalità educativa, fornisce mezzi e occasioni di scelta in un clima di reciproca fiducia e di serena testimonianza che evita ogni imposizione. VIVERE DA SCOUT 43 confronto con persone più grandi (11,7%), scarsamente apprezzata dagli scout portoghesi (1,9) e spagnoli (2,9%): il che potrebbe essere inteso come espressione di una migliore relazione capo-ragazzo. Da uno sguardo generale, gli scout portoghesi sono motivati maggiormente dalla possibilità di mettersi a servizio degli altri (55,2% rispetto al 38,5% europeo), mentre lo scautismo li diverte di meno (21,9% contro il 37,5% europeo). Le motivazioni degli spagnoli riguardano la possibilità di testimoniare il proprio impegno (53,2% mentre la media è dell’11,7%), di imparare cose nuove (42,3% a fronte del 31,6%), di stare a contatto con la natura (31,2% in confronto con il 18%); più debole è l’opportunità di mettersi alla prova (22,9%). 5. Che cosa rimane dell’esperienza scout? Oramai a conclusione dell’iter formativo, i rover e le scolte riconoscono che sapevano già cucinare (15,2%) e suonare uno strumento musicale (13,4%)12. Queste capacità possono facilmente essere imparate durante il periodo precedente vissuto in reparto, grazie soprattutto all’attività di squadriglia durante, in particolare, il campo estivo. Inoltre, chi è stato esploratore e guida e prima ancora lupetto/a o coccinella, ha già imparato a rispettare la natura (10,3%) e a camminare in montagna (9,5%), aspetti questi che caratterizzano una vita all’aria aperta, a diretto contatto con la natura. Il fatto che tali competenze siano riconosciute come possedute indica che alcuni valori sono stati fatti propri e alcune abilità legate alla vita scout, acquisite. Invece, in riferimento ad alcune competenze che dovrebbero essere già acquisite perché tipiche dell’attività di un reparto, sono poco possedute, ad esempio, l’orientarsi con cartina e bussola e il fare nodi; 12 Il consumo di musica è una delle attività fondamentali svolte durante il tempo libero dai giovani, che per lo più si limitano ad ascoltarla. Invece, la pratica musicale è assai poco diffusa tra i giovani italiani, anche se sembra in crescita. «Nel complesso, solo il 15,6% dei maschi e il 7,7% delle femmine suonano con regolarità uno strumento musicale (ben il 77% dei maschi e l’85% delle femmine non lo hanno mai fatto negli ultimi tre mesi). […] La pratica di uno strumento musicale […] tende a ridursi con l’età. È infatti più alta tra i 15-18enni e si riduce fino a raggiungere il livello più basso tra i 24-29enni». Cfr. De Lillo, A., Orientamenti di valore e immagini della società, in Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani anni ’90. Terzo rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 1993, p. 169. 44 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA inoltre, i giovani riconoscono che sanno poco parlare in pubblico ed essere protagonisti. Certamente i rover e le scolte affermano che facendo scautismo e guidismo hanno imparato a montare tende (65,7%): l’esperienza della strada caratterizza la proposta educativa rivolta ai giovani. Lo scautismo è una scuola nella quale si impara (con valori percentuali che vanno dal 46,6% al 42,2%) a lavorare in gruppo, sapersela cavare, essere più responsabili, confrontarsi con gli altri. Inoltre, si fa esperienza di volontariato. Questi aspetti, a cui si possono aggiungere l’essere attenti agli altri, l’essere protagonista e l’essere punto di riferimento per gli altri, hanno a che fare soprattutto con la dimensione sociale, il relazionarsi con altre persone. Ci sono anche quelli che si riferiscono al contatto con l’ambiente privilegiato in cui si svolgono le attività scout, cioè il vivere all’aria aperta, quali il camminare in montagna e il rispettare la natura. Dall’analisi di questi dati si può poi rilevare che l’esperienza di scautismo e guidismo non è caratterizzata solo dall’acquisire abilità pratichemanuali, quali appunto, montare una tenda, orientarsi con cartina e bussola, fare nodi e cucinare, ma dallo sviluppo di abilità soggettive di tipo relazionale, come detto sopra, che hanno a che fare con la dimensione stessa dell’“essere”. Prendendo in considerazione i dati per nazionalità, che non si discostano molto dalle medie europee, si ha l’impressione che gli scout italiani esprimano una valutazione complessiva dello scautismo mediamente spostata sull’“abbastanza bene”, soprattutto per quanto riguarda la dimensione relazionale: l’essere un riferimento per gli altri, l’essere loro attenti, il saper confrontarsi e il lavorare in gruppo. I rover e le scolte portoghesi dimostrano di aver imparato molto bene attraverso l’esperienza scout con una media complessivamente maggiore a quella dei loro coetanei europei. 6. Conclusioni Va, infine, rilevata una questione di fondo. La domanda rivolta ai rover e alle scolte partecipanti al Roverway è stata formulata utilizzando il linguaggio tipico da loro usato, ma che rivela un’ambiguità. Oggi si tende a dire: “faccio lo scout” e non riconoscere che “sono scout”. La prima espressione rimanda a un’esperienza personale, che può essere anche importante, VIVERE DA SCOUT 45 ma si colloca tra i numerosi impegni che mi attendono nell’agenda settimanale ed è considerato alla pari con tutte le tante altre cose che si fanno nel corso del tempo libero. Questo viene vissuto quasi ricorrendo tutte le opportunità possibili, che mi possono essere utili e a cui non voglio rinunciare, ma che non sono scelte in base a una precisa intenzionalità. Così si finisce per “andare” dagli scout, senza che questa specifica esperienza scout incida sul vissuto personale. L’identità scout, l’essere scout rimanda a uno stile di vita, implica l’interiorizzazione di valori mai scelti una volta per tutte, ma continuamente fatti propri nella quotidianità, nell’ordinarietà della vita di tutti i giorni. Il problema ultimo è quello dell’incidenza della proposta scout rispetto al cammino di crescita personale. Nello stesso tempo, occorre tener presente che i 21% dei giovani italiani tra i 15 e i 19 anni che aderiscono a un’associazione, appartengono a più esperienze aggregative. Per loro la partecipazione riveste «il ruolo di mezzo esplorativo, per avere cioè molteplici esperienze (sia a carattere strumentale che espressivo) prima di compiere scelte che segnino in modo vincolante, se non irreversibile, la propria biografia»13. Nello stesso tempo, queste pluriappartenenze possono rappresentare un antidoto a una chiusura egoistica nel piccolo gruppo della famiglia o nella cerchia ristretta degli amici. In ogni caso, i rover e le scolte partecipanti al Roverway esprimono una profonda consapevolezza dell’esperienza scout vissuta in riferimento alla loro identità personale. Infatti, tra gli elementi che identificano l’essere uno scout e una guida, ci sono l’“essere disponibile verso gli altri e aiutarli in spirito di servizio”, il “saper vivere e lavorare in gruppo”, l’“impegnarsi nelle cose che si fanno”. Nelle motivazioni che stanno alla base della scelta di essere scout, emerge anche l’aspetto dell’“imparare cose nuove” e “incontrare persone nuove”. Sono tutti elementi riferibili alla dimensione relazionale, al confronto con l’altro. Del resto, se chiediamo a una persona qualsiasi, che incontriamo per la strada, informazioni sulla proposta scout, con tutta probabilità ci risponderebbe che è una bella esperienza, dove si impara a stare insieme agli altri, a collaborare con loro, a lavorare in gruppo. Ed è vero! 13 Albano, R., L’associazionismo e la partecipazione, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo, cit., p. 440. 46 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Forte è soprattutto oggi la richiesta di relazionarsi, il bisogno di incontrarsi, riconducibile al tipo di società in cui viviamo, dove l’opportunità di rapportarsi con gli altri e stabilire legami d’amicizia è minima, se non nulla, e il modo di comunicare non è fatto di parole, ma di televisione, cellulari, sms, Internet, chat… Dal punto di vista educativo per l’associazionismo giovanile la sfida è far sì che la partecipazione al gruppo14 sia un’opportunità per vivere esperienza di autentiche relazioni sociali, contrassegnate dalla gratuità dell’amicizia, tenendo presente che in corrispondenza dei 17-19 anni è al massimo grado l’importanza attribuita dal giovane alla dimensione affettivo-amicale15. Per di più, educatori attenti oggi registrano una crescente tendenza che ha cominciato a diffondersi ancora all’inizio degli anni Ottanta, vale a dire il fatto che «in generale, i gruppi amicali giovanili sono oggi nella maggior parte dei casi caratterizzati più dal fatto di “stare insieme” che di “fare delle cose in comune”, la loro funzione principale sembra essere il consumo di tempo»16. Oggi si constata una minore fiducia, anzi, una sostanziale diffidenza verso il prossimo diffusa anche tra i giovani, che piuttosto pessimisti, li porta a chiudersi nel privato. Infatti, tendono a percepire gli altri più come una potenziale minaccia che come una risorsa; prevale la convinzione che la gente, in genere, guarda prevalentemente al proprio interesse, è pronta ad approfittare della buona fede altrui e che, perciò non è mai sufficiente la prudenza nei contatti interpersonali. Il 61,6% dei giovani è convinto che gli altri, presentandosi l’occasione, approfitterebbero della buona volontà e della buona fede altrui17. Così, la relazione con il prossimo risulta difficile tanto che sul piano affettivo faticano a intessere rapporti significativi. 14 Qui e successivamente il termine va inteso come gruppo in relazione a un’associazione di carattere educativo. 15 Cfr. De Lillo, A., Orientamenti di valore e immagini della società, in Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani anni ’90, cit., p. 77. 16 Cfr. Cavalli, A., La famiglia e le amicizie, in Cavalli, A., et al., Giovani oggi. Indagine IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 1984, p. 134. 17 Cfr. Buzzi, C., Rischio, reversibilità, sfiducia negli altri, disagio, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani verso il duemila. Quarto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 1997, p. 95-96. VIVERE DA SCOUT 47 Alla luce di queste considerazioni, scautismo e guidismo risultano essere percorsi educativi che riescono a rispondere ai bisogni di relazione sociale espressi da ragazzi e giovani. Nello stesso tempo, va precisato che il vivere l’esperienza scout – soprattutto o solo – in termini di stare con gli altri, con amici, come un fatto puramente relazionale (comunque, importante oggi, sul piano educativo), divertente e giocoso, non contraddistingue lo scautismo, che non è solo momento socializzante, aggregante… Insomma, l’obiettivo educativo scout non è solo o non è tanto far acquisire competenze sociali, sviluppare abilità psicosociali. I rover e le scolte intervistati dimostrano di aver interiorizzato l’idea che in sintesi racchiude la finalità ultima della proposta educativa scout, così come è stata definita da Baden-Powell: «il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità degli altri. Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio»18. Dai dati emersi nel corso della ricerca, si può dedurre che i rover e le scolte non solo siano stati educati all’altruismo, ma giunti ormai al termine dell’iter formativo scout, abbiano interiorizzato questo valore e soprattutto siano in grado di spendere la propria vita per gli altri, in spirito di servizio. E in questo senso, sono i rover e le scolte italiani a dimostrare una maggiore attenzione. Tale tendenza assume maggiore importanza se confrontata con la scarsa tensione verso le istanze sociali che sembra essere alla base di una sostanziale diffidenza verso gli altri19. Inoltre, si intuisce che la partecipazione all’esperienza associativa è ritenuta soddisfacente dai giovani scout perché favorisce l’apertura agli altri, il poter essere utili nei confronti di chi ha bisogno, il sentirsi responsabili. Inoltre, la vita associativa è generatrice di relazioni interpersonali soddisfacenti, di un clima di amicizia e di collaborazione con gli altri. Aiuta poi a scoprire valori importanti su cui impegnarsi in prima persona, facendo cose divertenti e interessanti insieme al gruppo. Un altro elemento da non trascurare o sottovalutare riguarda proprio quest’ultimo aspetto, cioè il fatto che l’esperienza scout è vissuta con 18 Baden-Powell, R., Scautismo per ragazzi, cit., p. 357. È quanto ribadito da Buzzi, C., Conclusioni, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani verso il duemila, cit., p. 359. 19 48 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA piacere20. Sembrerebbe quasi di poter affermare: “continuo a essere scout perché mi diverto un mondo, mi piace”. È presente, quindi, una dimensione ludica anche in età rover-scolta. Gli intervistati indicano la possibilità di conoscere persone nuove, imparare cose nuove, aspetti questi che, rimandano alla dimensione fantastica e avventurosa dello scautismo che, dunque, continua a esercitare il suo fascino anche sui giovani. E tutto ciò non costituisce, in un certo senso, un piacere fine a se stesso, perché, elemento di non poco conto è il fatto che i giovani riconoscono all’esperienza scout l’occasione di riflettere e, quindi, di contribuire a sviluppare il senso di analisi critica e chissà, forse anche un momento importante per la progettualità personale. 20 Questo dato assume ancor più rilevanza se confrontato, per lo meno a livello italiano, con la generale insoddisfazione verso alcuni aspetti della vita, espressa dai giovani italiani. Nell’analisi degli indicatori di insoddisfazione presi in considerazione dalle indagini condotte dallo IARD dalla prima svolta nel 1984 alla quarta (1997), dimostrano che circa un quarto dei giovani (il 24% nel 1996) non sono contenti di come trascorrono il tempo libero. Cfr. Buzzi, C., Rischio, reversibilità, sfiducia negli altri, disagio, in Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani verso il duemila, cit., p. 110-101. 4. Religiosità e spiritualità 4.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i In relazione alla delicatezza della tematica nell’ambito delle organizzazioni WOMS e WAGGS che comprendono associazioni di matrice religiosa così come laiche e pluraliste, la religiosità dei rover e delle scolte presenti a Roverway è stata indagata approfondendo il campo sia religioso che spirituale. Dato il pluralismo culturale e religioso, per il primo l’interesse si è incentrato a rilevare la religione di appartenenza, definita e precisata in maniera del tutto libera dai rover e dalle scolte stessi. Il secondo aspetto è stato invece rilevato tramite una domanda strutturata in maniera tale da identificare il rapporto con la spiritualità (l’idea e l’esperienza del sacro) sentita e vissuta da ciascuno. Nello specifico è stata proposta una domanda costituita da sei items i quali oltre ad avanzare la distinzione tra “credere” e “non credere”, permettono di specificarne la ragione sottostante evidenziandone così l’aspetto predominante1. In questi termini, all’opportunità offerta di riflettere ed esprimere il “proprio sentire” si è affiancata di conseguenza la possibilità di effettuare delle distinzioni significative all’interno delle due macro-categorie: “credenti” e “non credenti”. Nei primi sono compresi infatti quanti si dichiarano credenti e si riconoscono in una confessione religiosa e coloro che nonostante il credere non si riconoscono in alcuna confessione religiosa. I non credenti includono invece gli agnostici, gli indifferenti e gli atei. A cavallo di questi due orientamenti si pone infine l’insieme di coloro che al riguardo non hanno ancora una precisa posizione e/o interpretano il credere più come un processo che come un’acquisizione o meno e pertanto dichiarano di essere “in ricerca”. 1 Specificatamente essi sono stati formulati nel modo seguente: “Sono credente e mi riconosco in una confessione religiosa”; “Sono credente ma non mi riconosco in una confessione religiosa”; “Sono in ricerca”; “Non sono credente perché ritengo che sull’esistenza del divino non ci si possa pronunciare”; “Non sono credente perché i problemi di fede mi sono indifferenti”; “Non sono credente perché sono convinto che non esista una realtà metafisica”. RELIGIOSITÀ E SPIRITUALITÀ. I 51 DATI DI RICERCA Nell’insieme la maggioranza, ovvero il 64,3%, afferma di essere credente mentre il 18,4% afferma di essere non credente. Una quota di poco inferiore a quest’ultima (il 16,3%) comprende infine rover e scolte che si presentano sostanzialmente “in ricerca” (vedi fig. 1). Dei credenti, i tre quarti si riconoscono in una confessione religiosa mentre il restante quarto sostiene di non riconoscersi in alcuna. Sull’altro versante, quello dei non credenti, l’entità più elevata (il 7,7% dei partecipanti a Roverway) comprende ragazzi essenzialmente “convinti che non esista una realtà metafisica” e a una leggera distanza coloro che fondano il proprio sentire sul fatto che “sull’esistenza del divino non ci si possa pronunciare” (il 7% circa). Il numero più contenuto (pari al 3,8%) attiene invece a quanti attestano che per loro “i problemi di fede sono indifferenti”. Relativamente all’appartenenza a una confessione religiosa, la stragrande maggioranza si riconosce nel “cattolicesimo”, in pratica: 8 rover e scolte su 10. Dei restanti, il 10,4% si distribuisce invece all’interno di Figura 1. Rover e scolte secondo il proprio rapporto con la spiritualità (valori percentuali) crede e si riconosce in una confessione 49,2 16,3 in ricerca crede ma non riconosce una confessione 15,1 non crede: non esiste una realtà metafisica 7,7 non crede: non si pronuncia su esistenza del divino 6,9 non crede: indifferente ai problemi di fede 3,8 1,0 altro 0,0 10,0 20,0 30,0 40,0 50,0 I 52 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA dieci confessioni religiose diverse, la metà delle quali cristiane, mentre l’8,6% nega qualsiasi appartenenza (vedi fig. 2). Figura 2. Rover e scolte secondo la confessione religiosa Nessuna 8,6% Altre 10,4% Cattolicesimo 81,0% Alla luce di ciò, nonostante una realtà complessiva caratterizzata sempre più dalla moltiplicazione dell’offerta religiosa, il pluralismo delle religioni in questo contesto si rivela dunque alquanto contenuto, peraltro, sia come alternative di riferimento che come grado di adesione. Pur emergendo una realtà variegata caratterizzata, oltre che dalla religione cattolica, da religioni cristiane non cattoliche, religioni non cristiane, religioni orientali nonché filosofie e ideologie, la sua intensità di espressione si rivela infatti assai limitata2 (vedi fig. 3). Ponendo a confronto il rapporto con la spiritualità espresso e l’appartenenza a una religione, la discrepanza che emerge in certi casi, 2 La classificazione presente nella figura 3 riporta fedelmente le categorie scelte e indicate in piena libertà dai rover e dalle scolte per esprimere la propria confessione religiosa e come tale non rispetta di proposito i classici requisiti classificatori. RELIGIOSITÀ E SPIRITUALITÀ. I 53 DATI DI RICERCA Figura 3. Rover e scolte secondo la tipologia di confessioni religiose diverse dalla cattolica (valori percentuali) Nessuna 8,6 3,2 Ortodossa 2,4 Cristiana 1,9 Protestante 1,4 Luterana Neopagana 0,3 Islamica 0,3 0,2 Panteista Buddista 0,2 Anglicana 0,2 0,6 Altro 0,0 1,5 3,0 4,5 6,0 7,5 9,0 più che risultare un’incongruenza oggettiva o un’incoerenza soggettiva sembra piuttosto segnalare caratteristiche proprie del sentimento religioso giovanile, come riscontrato anche in altri contesti3, che da una parte riflette un orizzonte più ampio e meno determinato e dall’altra esprime la centralità della soggettività e della coscienza individuale e da qui la tendenza graduale a crearsi un’identità religiosa personale e in ultima istanza, con molta probabilità, il bisogno e/o il desiderio di trovare comunque risposte oltre di sé. 3 In proposito si veda ad esempio Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002; Pollo, M., Il volto giovane della ricerca di Dio, Casale Monferrato, Piemme, 2003; Grassi, R. (a cura di), Giovani, religione e vita quotidiana. Un’indagine dell’Istituto Iard per il Centro di orientamento pastorale, Bologna, Il mulino, 2006; Riva, B., Il New Age fra secolarizzazione e nostalgia. Una ricerca sul senso religioso dei giovani, Cesena, Il Ponte Vecchio, 1997. 4.2 Le risposte dei rover e delle scolte E d o a r d o L o m b a r d i Va l l a u r i Circa metà dei ragazzi intervistati si professa credente e seguace di una confessione religiosa, ma addirittura i quattro quinti (81%) si dichiarano di confessione cattolica. Includendo le altre confessioni cristiane, si arriva al 90%. Abbiamo dunque a che fare con un campione composto essenzialmente di cristiani. Ritengo che in assenza della fede la confessione di una persona vada identificata più o meno con il fatto di avere ricevuto in essa la propria educazione religiosa, e di ricorrere a essa per l’uso strumentale dei sacramenti: esempio tipico, per il matrimonio. Nel caso dei giovani in età rover, conta soprattutto il primo aspetto. Riflettendo sugli aspetti della vita di una persona che possono ritenersi collegati all’appartenenza religiosa, tipicamente nella sfera della morale, è possibile osservare in che modo si traduca oggi, per i giovani in età rover, l’appartenenza a vario titolo a una chiesa cristiana e in particolare, poiché si tratta del caso largamente maggioritario nei Paesi considerati, a quella cattolica. In questo senso, circoscrivendo l’attenzione sui rover e le scolte appartenenti all’AGESCI si rileva che essi oltre ad appartenere formalmente a un’associazione cristiana, rispondono in maniera per così dire più intensa ad alcune domande di inquadramento confessionale. In particolare, nell’AGESCI il 94% si professa di religione cattolica e il 64% è credente. Inoltre, il 32,5% dei giovani AGESCI dichiara di frequentare almeno settimanalmente un’associazione religiosa, contro il 20% del campione generale. Dunque lo scostamento fra i comportamenti dichiarati dai soci AGESCI e quelli dell’intero campione dovrebbe poterci dire qualcosa sulla differenza fra chi è cristiano e chi non lo è. Alla domanda su quali siano le caratteristiche più importanti di una guida o di uno scout si poteva rispondere scegliendo tre risposte (in ordine di preferenza) su otto. Ha trionfato la morale pratica: essere disponibile e aiutare gli altri (75,5%); saper fare le cose in gruppo (63%). Ottavo e ulti- RELIGIOSITÀ E SPIRITUALITÀ. LE RISPOSTE DEI ROVER E DELLE SCOLTE 55 mo: vivere la dimensione spirituale con il 13%; ma quel che è più notevole, con solo 47 persone che lo indicano al primo posto (contro le 1.205 di “essere disponibile e aiutare gli altri”). Il responso è netto, e non sarebbe possibile se non vi avesse contribuito anche il 50% che si professa credente. Del resto, i dati dei soli soci AGESCI lo confermano: essere disponibile e aiutare gli altri (83%), saper fare le cose in gruppo (53%), vivere la dimensione spirituale (19%), con solo 20 persone su 851 che l’hanno indicato al primo posto, contro 464 per “essere disponibile e aiutare gli altri”. Se la dimensione spirituale cristiana ha lasciato tracce in questi ragazzi, è sotto forma di una ricaduta concreta (e del resto anche molto laica): lo spirito di collaborazione nella collettività di cui si fa parte. Alla domanda su etica e legalità (“pensi che ti potrebbe capitare di:”) si poteva scegliere fra 18 comportamenti moralmente discutibili che non si escludeva di praticare. Questi andavano dal viaggiare in autobus senza biglietto al fumare tabacco, all’assumere droghe, al fare a botte, ecc. I tre comportamenti giudicati più probabili sono risultati l’utilizzo di musica o video copiati (91%), l’avere rapporti sessuali senza essere sposati (91%) e il convivere senza essere sposati (85%). Seguono ubriacarsi (81%) e viaggiare senza biglietto (75%). Quale il ruolo dei ragazzi che si professano cristiani nel costituire queste cifre? Praticamente lo stesso degli altri, dato che nell’ambito AGESCI le percentuali sono quasi le stesse: utilizzo di musica o video copiati (90%), avere rapporti sessuali senza essere sposati (89%), convivere senza essere sposati (79%), ubriacarsi (81%) e viaggiare senza biglietto (80%). Apparentemente l’unica differenza (ma riguarda appena 5 punti percentuali) sembra essere che i giovani di ambiente cristiano prevedono che sarà per loro leggermente meno desiderabile andare a convivere e che si consoleranno viaggiando senza biglietto. Significative anche le risposte su comportamenti meno generalizzati: guardare materiale pornografico 56%, in AGESCI 49%; abortire 39%, AGESCI 30%; avere una relazione con una persona sposata 42,5%, AGESCI 39%; rubare a privati 30%, AGESCI 28%; al fisco 30%, AGESCI 24%. E in generale, su tutte le domande, il marchio dei giovani cristiani sembra essere quello di una tendenza leggermente più rispettosa della morale, tendenza che però arriva a essere sostanzialmente nulla nella sfera sessuale. Si conferma dunque la ben nota impressione che della proposta etica di cui si fa sostenitrice la chiesa cattolica la parte che tutti – e specialmente i giovani – hanno ormai abbandonato è quella che 56 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA discende dal sesto comandamento: i cosiddetti “atti impuri” sono all’ordine del giorno della totalità dei rover e delle scolte. Tuttavia, se dal rapporto con i comportamenti riprovevoli (la morale dei divieti...) si passa a quello con i comportamenti meritevoli, si può osservare che i ragazzi cristiani si impegnano molto di più: sommando la frequenza settimanale in organizzazioni di volontariato, difesa dell’ambiente e dei diritti dell’uomo, il campione generale raggiunge un 25%, contro il 38% dei ragazzi AGESCI. Insomma il messaggio conciliare (ma, è ovvio, anche evangelico) che ha riscoperto una morale promozionale fatta di amore testimoniato, screditando la vecchia morale repressiva fatta di colpe e divieti, sembra aver avuto successo sulla generazione che stiamo esaminando. Il Vangelo sembra averla vinta sul Catechismo wojtyliano del 1992, nonostante le recenti riedizioni tascabili. Le autorità religiose sembrano pagare il prezzo della loro recente rinnovata insistenza sugli aspetti meno facili da mandar giù della morale tradizionale. Alla domanda sul grado di fiducia in una serie di categorie, il campione generale risponde con un plebiscito per la famiglia (6,3), seguita dai capi scout (5,8), dagli scienziati (5), dagli insegnanti (4,4), dalle banche e dalla polizia (4,1), dai giornali (4), e così via. L’autorità religiosa (3,45) ispira meno fiducia anche della televisione, dei magistrati, degli industriali e dei militari di carriera... e la spunta solo sui politici e sui sindacalisti. Per il campione AGESCI, invece, l’autorità religiosa è sostanzialmente al pari con le banche, la polizia e i giornali; tuttavia continua a godere meno fiducia non solo della famiglia e dei capi scout, ma anche di categorie più neutrali come gli scienziati e gli insegnanti. Il quadro generale mostra, per quanto è dato vedere e con tutte le cautele che abbiamo accennato, una sostanziale identità nella dimensione etica fra chi si professa laico e chi si professa appartenente a una confessione religiosa, o addirittura assiduamente praticante. Da un lato ci si può vedere una drastica perdita di “presa” del magistero ecclesiastico sulle condotte morali, ad esempio per quanto riguarda il sesso; ma dall’altro si può constatare che certi standard della morale cristiana (disponibilità all’altro, dedizione a cause benefiche) sembrano incamminati a diventare sempre più un patrimonio comune di tutti. 4.3. Pensieri a partire dai dati Pa d r e D a v i d e B r a s c a Abbiamo la fortuna di scrivere queste note disponendo del bel contributo di Edoardo Lombardi Vallauri pubblicato nel presente volume con il titolo Religiosità e spiritualità. Le risposte dei rover e delle scolte. I pochi dati vi sono presentati con precisione e chiarezza. Per parte nostra ci proponiamo alcune osservazioni che partendo dai dati possano suscitare pensieri e riflessioni. Il primo dato: il 90% degli intervistati è cristiano almeno per educazione e provenienza sociale. Certo si tratta del 90% dei presenti al Roverway, ma se il dato fosse in qualche modo corrispondente alla generalità dei rover e delle scolte europei se ne dovrebbe concludere che l’esperienza scout è sostanzialmente rivolta o normalmente attecchisce negli ambienti di area cristiana. L’incrocio con i dati riguardanti l’apprezzamento della chiesa, l’etica personale, le dimensioni propriamente conoscitive e spirituali della fede, fa pensare che si tratti di fatto di un’area cristiana se non di “confine” almeno di appartenenza ecclesiale-ecclesiastica piuttosto “larga” o “critica” o “aperta”. I dati che vedono l’AGESCI discostarsi dalla media europea riguardo al professarsi cattolici (94%), al credere (64%), alla frequenza settimanale di una associazione religiosa (35,5% contro il 20%) potrebbero indicare o un diverso posizionamento del cattolicesimo in Italia rispetto agli altri Paesi europei o una diversa area di adesioni allo scautismo; precisamente un’area più connotata religiosamente. Particolarmente interessante è la risposta alla domanda sulle caratteristiche più importanti di una guida o di uno scout. Le risposte indicano che la dimensione spirituale (13%) è decisamente surclassata dall’aiuto agli altri (75,5%) e dal fare cose in gruppo (63%), e che solo 47 persone la indicano al primo posto. Se lo scopo del movimento scout più volte indicato da Baden-Powell e incessantemente richiamato, anche con un eccesso di retorica, dal comune linguaggio scout è quello di “lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato”, di “servire”, di “essere pronti”, di “fare del proprio meglio” questo obiettivo sembra decisamente raggiunto. Non solo, per Baden-Powell la stessa religione, ridotta al suo cuore, altro non è che aiutare gli altri. Dunque anche il senso principale 58 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA dell’educazione religiosa secondo lo scautismo sembra raggiunto dalla concreta pratica scout in Europa. Il problema, in verità, è più complesso e potrebbe essere formulato così: quanto l’educazione scout riesce a modellare la vita delle persone sicché il servizio-volontariato vi appartenga in modo stabile e non solo come “esperienza” giovanile-giovanilistica? La ricerca non dà risposta alla questione; l’esperienza ci invita alla prudenza, se non a un po’ di pessimismo. Il dato di un 63% di rover e scolte che trovano il senso dello scautismo nel “fare cose in gruppo” ci colpisce molto e ci sembra confermare una tendenza di tipo aggregativo o gruppale dell’esperienza scout. Lo stare insieme – a dire il vero qui si tratta del “fare insieme” – è percepito sempre meno come uno “strumento” e sempre più come un immaginario di vita e di senso. Della positività di questo orientamento bisognerebbe discutere. Sorprendente è anche la scarsa (13% il campione in generale e 19% in Italia) rilevanza attribuita alle dimensioni spirituali come dimensioni importanti dell’esperienza scout. Il dato si presta a varie interpretazioni: da un lato risponde al fatto generale che il cristianesimo in Europa ha privilegiato la via della “carità” rispetto a quella dell’“interiorità”; da un altro lato potrebbe essere il risultato di un generale indebolimento della proposta spirituale e religiosa nella cultura del movimento scout, anche dove esso si proclama cristiano o cattolico; infine potrebbe essere sintomo di una latente scissione tra fare ed essere, tra interiorità ed esteriorità, tra credere e fare. Ci domandiamo: la ragione dell’indebolimento della capacità di tenuta nel “servizio-volontariato” ha qualche rapporto con la pochezza della dimensione spirituale e religiosa sperimentata e vissuta nell’esperienza scout? Un altro dato che lascia sospettare una latente scissione nell’esperienza personale e scout dei giovani rover e scolte europei è quello circa l’ubriacarsi (81%), il viaggiare senza biglietto( 75%) e di utilizzare video e musica copiati (91%), rubare a privati (30%), rubare al fisco (30%). Come può essere, per lo spirito scout, che un rover o una scolta si disponga, da solo o in gruppo, ad aiutare gli altri se i suoi comportamenti personali contraddicono questa disposizione? Si potrà obiettare che le percentuali sono più basse – ammesso che lo siano – della popolazione giovanile non-scout, ma è consolazione che vale poco. E se questo vale poco dal punto di vista del senso dell’esperienza scout non vale molto di più dal punto di vista religioso e cristiano. Come possono coesistere l’aiutare gli altri e l’ubriacarsi o il rubare senza che questo sia percepito RELIGIOSITÀ E SPIRITUALITÀ. PENSIERI A PARTIRE DAI DATI 59 come in tensione con l’esperienza della fede? E senza interrogare la prassi educativa? Un capitolo a parte meritano tutte le risposte che riguardano la dimensione sessuale: guardare materiale pornografico 56%, abortire 39%, avere una relazione con una persona sposata 42,5%, avere rapporti sessuali senza essere sposati (91%), convivere senza essere sposati (85%). Certamente tutta la sfera sessuale è vissuta fuori dai riferimenti della morale tradizionale e dalle dimensione della fede, e in assoluta sintonia con le prassi diffuse nella società. La scissione fra sfera religiosa – comunque da terminare nei suoi contenuti e nelle sue problematiche – e sfera affettiva e sessuale è evidente. Nella sostanza quello che dà a pensare è la qualità del vissuto e del pensato circa i rapporti affettivi e sessuali. Se l’89% pensa che gli potrebbe capitare una relazione con una persona sposata, quale valore attribuisce ai patti, agli impegni, al tradimento, ai legami? Se il 59% (si dirà poco, ma a noi sembra tanto) fa uso di materiale pornografico quale valore attribuisce al desiderio, al corpo, alla relazione? E cosa significa “avere rapporti sessuali senza essere sposati?”; significa forse considerare l’atto sessuale fuori da una relazione d’amore degna di questo nome cosa “tranquilla”? Di fondo ci domandiamo: tutto questo è irrilevante circa la propria la fede biblica e la sua tradizione morale? Tutto si risolve in un aggiornamento della Chiesa? Sembrerebbe di sì. Ma le cose stanno veramente così? Provando a riassumere: la fede come contenuti ed esperienza è ridotta a “aiutare gli altri”. Si badi bene, “ridotta” all’aiuto degli altri, non espressa e testimoniata nella carità e nel servizio. Se poi questo aiutare gli altri – come noi sospettiamo – dovesse ridursi a sensibilità, rimarrebbe davvero poca cosa. Comunque sia anche la fede come “aiutare gli altri” vive in una condizione di scissione dalla vita, sia nei comportamenti sociali, sia in quelli personali. Lo scautismo come metodo educativo appare, così, piuttosto in difficoltà nella sua capacità di sostenere, sia la formazione di una interiorità unificata, sia una precisa esperienza di fede. Forse lo è anche nella sua capacità di porre i problemi “forti” della vita e dentro questi le questioni del mistero di Dio, della persona di Gesù, della esperienza della fede. 4.4 Il desiderio di esperienza del sacro Giovanni Catti È una onesta fatica, questa indagine, tale la mia prima impressione. Siamo nella linea di Bacone da Verulamio, della “obbedienza ai fatti”. Ci protendiamo in avanti, porgiamo gli orecchi a ogni suono, a ogni voce, poi, siamo prudenti: della prudenza consistente nella ricerca del mezzo giusto, piuttosto che nella ricerca del giusto mezzo. Esperienze pastorali di Lorenzo Milani urtava per il suo plurale, induceva dai fatti più che dedurre da una teoria. Nervosamente, qualcuno lo riprovò, come se si trattasse di un manuale per l’esperienza pastorale al singolare, in assoluto. Cerchiamo il mezzo giusto per usare i dati dell’indagine. Mentre li leggiamo, ne riconosciamo i limiti nello spazio e nel tempo. Dove sono ancora verosimili? Se non siamo pronti a utilizzarli, non perderanno ben presto significato e importanza? Non è possibile farne una al giorno, e forse neppure una all’anno. Però sembra opportuno favorire la mentalità del vedere/giudicare/agire. Lanciata dalla JOC (Jeunesse Ouvrière Chrétienne), consigliata da Giovanni XXIII nella Mater et Magistra (1961) e assai influente nei lavori del Concilio Vaticano II. Nel movimento scout è raro trovare narrazioni di esperienze, mentre sarebbe corretto trarne profitto, specialmente se fossero ritenute autentiche. Fra tali esperienze vi sono anche le indagini: forse metodologicamente mal costruite, però da valutare, da mettere insieme, da integrare, quindi da utilizzare. Specialmente in giorni come questi, quando variazioni apparentemente quantitative fanno onestamente sospettare che siano in atto mutamenti qualitativi. Sale una generazione dietro l’altra, e le mentalità dell’una sono differenti, diverse dalle mentalità delle altre. Giorno dopo giorno impallidisce il soggetto “giovani” ed è sempre più in luce la gradazione: dall’infanzia alla fanciullezza, da una preadolescenza all’adolescenza. Rileggendo i dati dell’indagine ci sembra di riconoscere i sintomi di una transizione da un cosiddetto “moderno” a un cosiddetto “postmoderno”. Era pregiata l’intelligenza, era pregiata la scienza; sono pregiati i RELIGIOSITÀ E SPIRITUALITÀ. IL DESIDERIO DI ESPERIENZA DEL SACRO 61 sentimenti e le emozioni, si riscoprono i calendari, lunarie e almanacchi, ritornando a usi e costumi della gente della terra. Ci sembra quindi di intuire, sotto i titoli non esplicitamente di carattere religioso o morale, un diffuso desiderio di “esperienza del sacro”, almeno qualche volta dimenticato nelle liste delle vivande per lo spirito comunemente in uso. 5. Etica e legalità 5.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i Tra gli aspetti caratterizzanti la cultura contemporanea, costituita sempre più da frammenti, un ruolo centrale lo ricopre senza dubbio il soggettivismo e, di riflesso, la libertà individuale. In questo senso, valori, ideali e principi condivisi sembrano relativizzarsi e di conseguenza non essere più punti di riferimento veri e propri. La relatività dell’etica e del senso di legalità sono ormai una realtà tanto che con molta probabilità anche essere scout diventa oggi sempre più complesso. Pur parlando nei termini di “propensione” piuttosto che di trasgressione effettiva, visto che i rover e le scolte di Roverway sono stati invitati a riflettere sull’eventualità o meno di poter porre in atto una serie di azioni, per certi aspetti si riscontra effettivamente una sorta di “innovazione” anche in questo contesto, che come tale si allinea a quella del mondo giovanile1. Tra le azioni sottoposte alla riflessione dei rover e delle scolte, quelle maggiormente suscettibili di essere compiute risultano: utilizzare materiale pirata (video, musica, programmi software…); avere rapporti sessuali senza essere sposato/a; vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a; ubriacarsi e viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare. Come mostra la figura che segue, l’intensità di simili posizioni è estremamente elevata, tanto da coinvolgere almeno in due delle cinque azioni in esame la quasi totalità dei rover e delle scolte. La pirateria così come l’avere rapporti sessuali infatti sono ritenuti ammissibili da 9 ragazzi su 10 e a poca distanza si pone poi il convivere, ammesso dall’85,4%. L’eventualità di ritrovarsi a ubriacarsi invece è ritenuta possibile da circa l’82% e, infine, il viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare da quasi tre quarti dei rover e delle scolte. Al riguardo è interessante notare che le tre azioni potenzialmente più praticabili (e possibili da sottoporre al confronto) sono esattamente le 1 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. ETICA E LEGALITÀ. I 65 DATI DI RICERCA Figura 1. Rover e scolte secondo le 5 azioni più probabili (valori percentuali) 100,0 80,0 60,0 90,9 90,7 85,4 81,8 74,6 40,0 20,0 0,0 utilizzare materiale pirata avere rapporti sessuali senza essere sposato convivere ubriacarsi viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare stesse di quelle riscontrate nell’ultima indagine IARD2, all’interno della quale risultano poi al quarto e quinto posto il divorziare e l’ubriacarsi. L’intensità dell’ammissibilità è leggermente diversa e al confronto i rover e le scolte risultano più permissivi. Sull’altro piano, i cinque comportamenti ritenuti più improbabili da attuare risultano, invece: assumere droghe pesanti, avere esperienze omosessuali, prendere qualcosa in un negozio senza pagare, dichiarare meno al fisco e produrre danni ai beni pubblici (vedi fig. 2). E anche in questo caso sono presenti elevate analogie con la realtà giovanile indagata dallo IARD: i primi due comportamenti sono i medesimi mentre i restanti risultano nell’ordine: il produrre danni ai beni pubblici; prendere qualcosa in un negozio senza pagare e fare a botte per far valere le proprie ragioni. In termini numerici le differenze sono lievi e ancora una volta i rover e le scolte si mostrano i meno massimalisti. 2 Ibidem. I 66 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 2. Rover e scolte secondo le 5 azioni meno probabili (valori percentuali) 100,0 80,0 60,0 88,9 82,8 70,0 40,0 70,0 69,7 20,0 0,0 assumere droghe pesanti avere esperienze omosessuali prendere qualcosa in un negozio senza pagare dichiarare meno al fisco produrre danni a beni pubblici Le azioni che risultano più capitabili così come quelle meno probabili presentano dunque un livello di ammissibilità e viceversa di inammissibilità così elevati da segnalare un’ottica e un “sentire” per lo più trasversali tra i partecipanti di Roverway. Il fatto poi che non sussistano marcate differenze con la realtà dei giovani, ma piuttosto una tendenza progressiva all’intensificarsi del permissivismo sembrerebbe avvalorare l’ipotesi avanzata dallo stesso IARD per la quale «gli orientamenti rilevati non costituiscono semplicemente una trasgressione, ma in buona parte, piuttosto un’innovazione, un mutamento etico-culturale sostanziale»3. Al di là della sua corroborazione o meno, risulta se mai opportuno riflettere su quali siano le potenzialità e i rischi correlati. 3 Ibidem, p. 332. 5.2 I volti dell’etica e della legalità Chiara Barlucchi Nel caratterizzare i giovani di oggi, tra le molteplici rappresentazioni che vengono delineate, il più delle volte attraverso disinvolte standardizzazioni, specie nell’immaginario collettivo, va sempre più diffondendosi l’immagine che li tratteggia come ragazzi privi di valori e di riferimenti etici, quindi di riflesso alquanto relativisti e permissivi. Senza entrare nel merito dell’utilità o meno di raffigurazioni generalizzanti e spesso fin troppo generiche, nel contesto si procede rimettendosi a quella che è forse l’unica certezza, ovvero che, come tutte le generazioni, i giovani sono figli del proprio momento storico, del proprio spazio geografico, sociale e culturale in cui sono chiamati a vivere. In quest’ottica ciò che più interessa è dunque domandarsi se e quanto le istanze culturali di questa società in profonda e incessante trasformazione che pervadono i giovani abbiano riscontro fra i partecipanti a Roverway 2006, ovvero uno spaccato privilegiato del mondo giovanile, essendo costituito da ragazzi cresciuti in un ambito educativo specificatamente teso a contribuire al loro sviluppo come persone e come cittadini responsabili, nonché membri delle comunità locali, nazionali e internazionali. Tale riflessione oltre a permetterne la caratterizzazione, consente di identificarne le peculiarità e le specificità dell’essere scout, del porsi, almeno in via di principio, in una posizione di controtendenza rispetto a una società dove la soggettività delle regole e la trasgressione prendono sempre più spazio fino a diventare quasi stile di vita. L’eticità e il senso di legalità percepito e nutrito dagli scout è stato indagato attraverso una loro valutazione personale sull’eventualità di mettere in atto azioni1, interpretabili o meno come lesive di norme etiche, sociali 1 La domanda costituita da 18 item, ciascuno dei quali relativo a un comportamento trasgressivo, volta a rilevare la possibilità di attuazione sul piano della condotta individuale, è stata formulata rifacendosi innanzitutto a una domanda elaborata nell’ambito delle indagini condotte dallo IARD sui giovani e integrandola con alcune modalità nuove e in qualche caso apportando delle modifiche stilistiche, che tuttavia non inficiano il confronto dei risultati. 68 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA e giuridiche. Le azioni sottoposte al loro giudizio sono in totale 18 e possono essere ricondotte fondamentalmente a tre aree tematiche, ovvero: • area relazionale che comprende il divorziare, avere rapporti sessuali senza essere sposato/a, avere esperienze omosessuali, vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a, decidere di abortire, avere una relazione con una persona sposata e tradire il partner; • area del senso civico che include il viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare, il prendere qualcosa in un negozio senza pagare, dichiarare al fisco meno di quanto guadagnato, produrre danni a beni pubblici e utilizzare materiale pirata (video, musica, programmi software…); • area del rischio per la salute che contiene il fumare marijuana, ubriacarsi, fumare tabacco e assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy…). A esse si aggiungono poi altre due azioni che sebbene a sé stanti sono complementari e attengono al fare a botte per far valere le proprie ragioni e al guardare materiale pornografico (riviste, film, siti…). Per ciascuna azione doveva essere espressa l’opinione personale circa la possibilità o meno di metterla in atto2. In questo senso, quanto rilevato segnala più la propensione a un determinato agire, piuttosto che uno stile comportamentale che trova reale compimento nell’ordinario: dall’ammissibilità della condotta all’azione il passaggio cioè non è immediato né scontato. In prima approssimazione, in una visione d’insieme, delle 18 azioni sottoposte alla riflessione degli scout, 10 vengono escluse come possibilità effettiva dalla maggior parte di loro, peraltro 5 da una stragrande maggioranza, mentre 8 da una minoranza alquanto contenuta. Specularmente, 8 azioni su 18 vengono reputate praticabili da un numero assai elevato di scout, 5 delle quali dalla netta maggioranza; 10 al contrario da una quota alquanto esigua. A questo primo livello sommario l’intollerabilità di certe condotte appare dunque superiore della ammissibilità. Entrando nello specifico emerge che le tre azioni che hanno la possibilità maggiore di essere compiute, dato il più alto consenso raggiunto, riguardano in successione: utilizzare materiale pirata (video, musica, programmi software…), avere rapporti sessuali senza essere sposato/a e vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a (vedi fig. 1). Il loro 2 Specificatamente la domanda era formulata nel modo seguente: “pensi che ti potrebbe capitare di:” a cui seguiva la batteria di item relativi alle 18 azioni sopra descritte a cui per ciascuna si rispondeva tramite la risposta dicotomica “sì/no”. ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 69 predominio si rivela pressoché assoluto. La possibilità di compiere le prime due azioni è sostenuta infatti dalla quasi totalità degli scout: in pratica 9 su 10, mentre l’ipotesi di una convivenza viene considerata possibile dall’85,4%. Figura 1 - Pensi ti potrebbe capitare di: No Sì utilizzare materiale pirata avere rapporti sessuali prematrimoniali convivere ubriacarti viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare tabacco guardare materiale pornografico divorziare fumare marijuana avere una relazione con una persona sposata fare a botte decidere di abortire tradire il partner produrre danni a beni pubblici dichiarare meno al fisco prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere esperienze omosessuali assumere droghe pesanti 0 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 Data una simile numerosità, l’idea per la quale questi comportamenti non sono più assunti comunemente, quindi neanche qualificabili, come trasgressivi, pare avvalorarsi. Specie l’avere rapporti sessuali, a prescindere dall’essere sposati, così come la convivenza che risultano ormai un fatto culturale acquisito nell’universo giovanile3, a questo punto sembrano ugualmente esserlo anche nel mondo scout. 3 Come dimostra il trend progressivamente crescente registrato in proposito tra i giovani nell’ambito delle indagini IARD condotte dal 1983 al 2000. Cfr. Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. 70 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Allo stesso modo la tendenza rilevata rispetto all’utilizzo di materiale pirata che pur essendo un reato vero e proprio, in genere non è percepito come tale dai giovani, anzi è in pratica sia legittimato che condiviso. Malgrado l’eventuale consapevolezza della illegalità, l’estrema diffusione ha normalizzato di per sé la pirateria, rendendola una prassi “naturale” per procurarsi cd, dvd ecc. In questo senso è come se essa avesse acquisito legittimità in via di fatto. Sul versante opposto, le tre azioni che risultano avere la minore probabilità in assoluto di essere messe in atto, data la maggiore esclusione espressa, sono invece una per area e in ordine decrescente: prendere qualcosa in un negozio senza pagare (per il 30%); avere esperienze omosessuali (per il 17,2%) e assumere droghe pesanti (per l’11,1%). Nello specifico dell’area relazionale quanto complessivamente rilevato sembra indicare sostanzialmente, oltre alle acquisizioni sopra evidenziate, una tendenza morale di comportamento non preclusivo. Nessuna opzione di condotta si rivela inattuabile in assoluto e soltanto l’impossibilità di avere esperienze omosessuali è quella sostenuta dalla quasi totalità, ovvero da 8 scout su 10. Ad ampie maggioranze che escludono la possibilità di ritrovarsi a tradire il partner o a avere una relazione con una persona sposata fanno riscontro quote comunque consistenti che viceversa le credono azioni capitabili: rispettivamente il 36% circa e il 42,5%. Si tratta di cifre entrambe elevate la cui diversa consistenza numerica appare in ogni caso alquanto singolare. Infatti, perché risulta più elevata la probabilità di avere relazioni con una persona sposata rispetto a quella di tradire il proprio partner? All’impossibilità di formulare la risposta si affianca tuttavia il presupporre che a tali azioni venga attribuito, consapevolmente o meno, un significato diverso nonostante ambedue rimandino in ogni modo a vivere un rapporto clandestino che come tale implica, come minimo, il venir meno al senso di lealtà nei confronti sì dell’altro ma anche di se stessi. La probabilità, poi, di trovarsi a divorziare è esclusa da poco meno della metà degli scout. Infine, l’eventualità di dover decidere di abortire è negata dal 60,7% e di riflesso per oltre un terzo degli scout risulta invece possibile. Relativamente all’area del senso civico, un certo rigore emerge specie rispetto a quelle condotte che oltre a essere sanzionabili sul piano giuridico, vengono realmente percepite come devianti dalla sensibilità sociale, ovvero: il prendere qualcosa in un negozio senza pagare; dichiarare ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 71 al fisco meno di quanto guadagnato e produrre danni ai beni pubblici, ognuno negato dal 30% circa degli scout. Al contrario il viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare pur essendo un’azione in via di principio ugualmente inammissibile e condannabile, in realtà potrebbe succedere ad almeno 3 scout su 4. Nell’ambito dell’area del rischio per la salute, a parte l’eventualità di assumere droghe pesanti – l’azione meno ammessa in assoluto – che è negata dalla quasi totalità degli scout (l’88,9%), sulla possibilità di trovarsi o meno a fumare marijuana così come tabacco non emerge una posizione così netta: in entrambi i casi l’universo in esame infatti si divide quasi a metà fra quanti la reputano capitabile e coloro che la escludono a priori, allineandosi così più o meno alla tendenza comportamentale diffusa al momento fra i giovani. Invece, la probabilità di arrivare a ubriacarsi è respinta solo da 2 scout su 10. Il sussistere di simili disparità numeriche sembrerebbe così indicare che il cocktail di “fumo” e alcol è comunque una realtà lontana, neanche messa in conto, se mai si tratta di agiti potenziali a sé stanti, esplorativi o visti come occasione di condivisione fra amici. Approfondendo l’analisi in relazione ad alcune variabili individuali, si rileva che la permissività sul piano personale e comportamentale e l’adesione al sentire condiviso socialmente e normato giuridicamente si rivelano per certi aspetti tutt’altro che uniformi. Le diversità più significative emergono specialmente rispetto al genere. Considerando in primo luogo l’area relazionale, a parte i rapporti prematrimoniali e la convivenza, per i quali c’è omogeneità di orientamento fra maschi e femmine rispetto all’attuabilità sul piano della condotta individuale, essendo accolta dalla stragrande maggioranza di entrambi, confermando ulteriormente che ormai sono fatti socialmente e culturalmente accettati e attuabili, le ragazze si mostrano meno propense dei ragazzi, nonché della media generale, ad ammettere sia il tradimento che una relazione con una persona sposata: solo per circa una ragazza su 3 sono infatti ambedue ammissibili contro rispettivamente il 38% e il 50% dei ragazzi (vedi fig. 2). Forse perché potenzialmente più fedeli, a livello relazionale, le ragazze si mostrano anche più decise: la probabilità di trovarsi a decidere di divorziare è per loro difatti decisamente più alta di quella dei maschi, ovvero di 10 punti percentuali (il 60,4% di femmine contro il 50,7% di maschi). Inoltre, appaiono disposte in misura maggiore sia dei ragazzi che della media generale a intraprendere nell’evenienza la decisione di I 72 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA abortire, visto che per circa il 45% di loro può capitare, mentre è dello stesso parere solo un terzo dei maschi: una differenza palese cui tuttavia non corrisponde una lettura evidente e nemmeno unica. Anzi, se mai sorgono spontanee diverse domande e innanzitutto se la scelta sia concepita come strettamente “personale” dalle protagoniste. Ma rispetto a una tale esperienza chi sono (considerati) effettivamente i protagonisti? Chi si sente o non si sente protagonista? Contraccezione e aborto sono questioni reputate esclusivamente femminili? E eventualmente, perché? Tante domande, cui ne potrebbero seguire altre ancora e tutte domande che non sono con una sola risposta. Le ragazze infine risultano in assoluto le più possibiliste riguardo all’eventualità che possa accadere di avere esperienze omosessuali (il 23% circa contro il 12% dei maschi e il 17% della media generale). Relativamente all’area del senso civico, le ragazze sembrano rivelare una moralità complessiva più marcata nei confronti sia dei ragazzi che della media generale. In altre parole, il rispetto delle regole, del bene pubblico e della proprietà privata, nell’insieme pare essere un valore che Figura 2 - Possibili comportamenti dell’area relazionale secondo il genere Femmine Maschi 100 80 60 40 20 0 avere rapporti sessuali prematrimoniali convivere divorziare decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata tradire il partner avere esperienze omosessuali ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 73 orienta più l’agire delle femmine che dei maschi. La differenza quantitativa che fra loro intercorre riguardo alla possibilità di mettere in atto comportamenti lesivi o illeciti se non addirittura reati, è in 3 delle 5 situazioni preventivate, di oltre 10 punti percentuali (vedi fig. 3) che come tali segnalano in questo senso una più forte propensione dei maschi alla trasgressione. Oltretutto, se poi si esclude l’utilizzo del materiale pirata che ormai è una pratica diffusa, legittimata e condivisa pressoché da tutti i giovani, per cui quasi all’unisono ignorata come reato, è solo in relazione al viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare che il dislivello fra maschi e femmine si affievolisce sensibilmente. Data la quota di ammissibilità registrata nel complesso e la sua diversa intensità di presenza nell’orientamento femminile e maschile, sembra quasi che i comportamenti percepiti in pratica fuori norma siano sostanzialmente solo: il prendere qualcosa in un negozio senza pagare, il dichiarare meno al fisco e il produrre danni a beni pubblici. Nello specifico dell’area del rischio per la salute, il comportamento più escluso in assoluto sia dalle femmine che dai maschi è anche nel contesto Figura 3 - Possibili comportamenti dell’area del senso civico secondo il genere Femmine Maschi 100 80 60 40 20 0 utilizzare materiale pirata viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare prendere qualcosa in un negozio senza pagare dichiarare meno al fisco produrre danni a beni pubblici I 74 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA l’assumere droghe pesanti, benché in misura leggermente diversa: delle prime è solo il 9,1% che reputa possa capitare mentre dei secondi il 13,1%. Complessivamente la differenza più consistente che si registra (e ancora una volta di 10 punti percentuali) attiene alla praticabilità del fumare marijuana che viene considerata possibile dal 42,2% delle ragazze contro il 52,1% dei ragazzi (vedi fig. 4). La maggiore permissività in genere attribuita alle femmine sul fumo di tabacco, dati i frequenti riscontri empirici, qui invece non trova conferma visto che la probabilità di mettere in atto un simile comportamento è concepita dalla maggioranza sia dei maschi che delle femmine e si aggira similmente intorno al 58% circa. Un orientamento per lo più omogeneo si registra anche nei confronti della possibilità che capiti di ubriacarsi, che oltre a essere la più elevata di tutte viene ammessa nella misura di circa quattro quinti sia dai ragazzi che dalle ragazze. Ulteriori divergenze emergono, infine, rispetto sia all’eventualità di ritrovarsi a guardare materiale pornografico che a fare a botte per far valere le proprie ragioni: due potenziali condotte che si connotano decisamente più al maschile. Infatti, la seconda viene messa in conto Figura 4 - Possibili comportamenti dell’area del rischio secondo il genere Femmine Maschi 100 80 60 40 20 0 ubriacarsi fumare tabacco fumare marijuana assumere droghe pesanti ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 75 da quasi 3 ragazzi su 4 contro circa un terzo di ragazze; e anche l’altra, sebbene con una diversità più lieve, è contemplata in misura maggiore dai maschi, ovvero dal 46,7%, mentre viene ritenuta possibile soltanto da un terzo delle femmine. Tuttavia, pensando che la pornografia rappresentava da sempre quasi un tabù per l’universo femminile, simili risultati, registrati proprio in questo contesto, rivelano e confermano come i tempi siano effettivamente cambiati. Secondo un’indagine condotta dall’Osservatorio sui diritti dei minori4, il consumo di materiale pornografico da parte delle ragazze oltre a non risultare più un dato anomalo, si presenta infatti in forte ascesa. Per il presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio, Antonio Marziale, sussiste in effetti «una tendenza preoccupante che si tinge sempre più di rosa» e il fenomeno comincia pertanto ad assumere caratteristiche orizzontali e universali. Prendendo in considerazione l’età, le discrepanze più significative emergono specie nel confronto tra minorenni e maggiorenni ma essenzialmente in merito all’ammissibilità da una parte del ricorso alla forza fisica per far valere le proprie ragioni e dall’altra di arrecare danni ai beni pubblici. Pur non sapendo se e quanto la presumibilità dichiarata possa poi trovare un’effettiva traducibilità e se dunque sia più ascrivibile a mera espressione di sfida piuttosto che a un atteggiamento di fondo, resta comunque il fatto che dai più giovani entrambe le azioni sono contemplate in misura maggiore. Infatti, la possibilità dello scontro fisico per la risoluzione di conflitti viene ammessa dalla maggioranza di loro, quando tra i maggiorenni lo è per poco più di un terzo. E circa la messa in atto di azioni vandaliche il rapporto è del 35% dei minorenni contro il 27% dei più grandi. Peraltro, le quote dei più giovani risultano in proporzione più elevate anche rispetto alla media generale. Spostando l’orizzonte a livello di nazionalità ciò che emerge in maniera evidente e immediata non fa che riconfermare come certi comportamenti siano acquisiti, diffusi e generalizzati nel mondo giovanile. Tra questi, in primo luogo ancora la convivenza e l’avere rapporti sessuali prematrimoniali che risultando possibili per la quasi totalità degli scout a prescindere 4 Si tratta di un’indagine campionaria sull’intero territorio nazionale realizzata nel mese di ottobre 2004. I 76 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 5 - Possibili comportamenti dell’area relazionale secondo la nazionalità Italiana Portoghese Spagnola 100 80 60 40 20 0 avere rapporti sessuali prematrimoniali convivere divorziare decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata tradire il partner avere esperienze omosessuali dalla nazionalità vanno a configurarsi anche oltre frontiera come un dato culturale ormai accettato, ammesso e dunque praticabile. Allo stesso modo la pirateria che può trovare una diffusione pressoché totale ovunque, rivelandosi così una pratica interamente condivisa e come tale legittimabile e legittimata. Infine, la possibilità di ubriacarsi ipotizzata dappertutto dalla stragrande maggioranza degli scout che come tale più che esprimerne la percezione del rischio sembra ritenerla un’esperienza come un’altra, da poter provare, nel percorso di crescita personale. Al contrario, considerando le altre opzioni di condotta si riscontrano sensibili differenze rispetto alla nazionalità. Dalla comparazione fra le tre numericamente più rappresentate, ovvero l’italiana, la portoghese e la spagnola, si rileva che gli scout portoghesi nell’insieme si contraddistinguono per una sensibilità sociale e una eticità individuale più elevate, almeno in via di principio. In campo relazionale sono i più numerosi a non ammettere la moralità del tradimento così come dell’avere una relazione con una persona sposata; inoltre meno degli altri reputano che possa capitare di divorziare o decidere di abortire (vedi fig. 5). E su questa specifica tendenza forse ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 77 più di altro incide la matrice religiosa, per cui l’importanza attribuita a certi valori. Non a caso gli scout portoghesi sono numericamente di più al confronto degli altri a dichiararsi credenti: 8 su 10 contro il 62% degli italiani e il 43% degli spagnoli. Gli scout portoghesi si distinguono, inoltre, per un minor permissivismo generalizzato nei confronti dei comportamenti trasgressivi dell’area del senso civico (vedi fig. 6). Oltretutto le differenze in punti percentuali che intercorrono sia con gli italiani che con gli spagnoli, sono quasi su tutti i fronti decisamente significative. Il viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare ne è un esempio emblematico che oltretutto smentisce lo stereotipo relativo. Per quanto riguarda infine l’area del rischio e quindi la possibilità di mettere in atto condotte in primo luogo nocive per la salute, nell’insieme gli scout portoghesi sembrano i più consapevoli dei costi personali e in certi casi anche sociali che essa può comportare. Anche in questo contesto, infatti, risultano i meno numerosi di tutti a contemplare la possibilità di intraprendere ciascuna delle azioni previste e in termini percentuali ciò è più che evidente (vedi fig. 7). Figura 6 - Possibili comportamenti dell’area del senso civico secondo la nazionalità Italiana Portoghese Spagnola viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare prendere qualcosa in un negozio senza pagare dichiarare meno al fisco 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 utilizzare materiale pirata produrre danni a beni pubblici I 78 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 7 - Possibili comportamenti dell’area del rischio secondo la nazionalità Italiana Portoghese Spagnola 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 ubriacarsi fumare tabacco fumare marijuana assumere droghe pesanti Da un rapido confronto con le risultanze empiriche dell’indagine IARD su I giovani del nuovo secolo5, realizzabile però con le dovute cautele, dato soprattutto il divario temporale intercorso nelle rilevazioni, emergono degli aspetti che completano il quadro dell’essere “giovane-scout”. Innanzitutto l’affermarsi indiscusso nella realtà giovanile di un modo di interpretare e vivere la sessualità e la convivenza di coppia che va oltre quei vincoli e quei limiti che le legavano al matrimonio, dato che quanto rilevato al riguardo tra gli scout non fa che replicare quanto riscontrato nella precedente indagine IARD. Da una parte infatti la non ammissibilità dei rapporti prematrimoniali oggi viene espressa dal 9% degli scout quando nel 2000 lo era da circa l’11% dei giovani, dall’altra il convivere risulta un’opzione esclusa per lo più nei medesimi termini: di fatto da 2 su 10 scout/giovani. 5 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo, cit. ETICA E LEGALITÀ. I VOLTI DELL’ETICA E DELLA LEGALITÀ 79 In secondo luogo l’estendersi crescente di spazi di libertà di scelta e l’assunzione progressiva di propri codici di condotta. Esemplare è la possibilità di trovarsi a fumare, che se riferita al tabacco, pur essendo ammessa dalla maggioranza sia degli scout che dei giovani, in proporzione è accolta dai primi in misura leggermente inferiore, ma quando riguarda la marijuana l’ammissibilità da parte loro diventa invece superiore. Relativamente poi all’area del senso civico, la probabilità di utilizzare materiale pirata o di viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare, pur venendo ammessa dalla stragrande maggioranza sia degli scout che dei giovani, ha per i primi un’intensità anche maggiore. Nel caso della pirateria l’ammissibilità degli scout raggiunge difatti il 90,9% mentre dei giovani l’81,4%; per l’eventualità di viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare il rapporto è del 75% circa degli scout contro il 67% circa dei giovani. Al contrario, sul versante dell’inammissibilità le posizioni più forti degli scout riguardano la sfera relazionale, rispetto alla quale, sul piano di determinati principi, si rivelano più intransigenti. Nonostante l’approssimarsi complessivo alla concezione secolarizzata, da parte degli scout l’eventualità di compiere scelte che portino ad avere una relazione con una persona sposata, a divorziare, o a decidere di abortire viene esclusa in maniera decisamente più marcata rispetto ai giovani, precisamente e in successione: dal 57,5% contro il 47,6%; dal 44,5% contro il 22,7% e dal 60,7% contro il 54,1%. Alla luce di quanto complessivamente rilevato, emergono senza dubbio interessanti spunti di riflessione, il primo dei quali però richiama la difficoltà ma soprattutto l’inopportunità di tentare di delineare uno scenario complessivo e generalizzante visto che la realtà è assai articolata. E nonostante tutto questo pare il punto di partenza più adeguato per leggere i dati e provare ad andare oltre. Le risposte raccolte nell’indagine sembrano infatti riflettere, o per lo meno indicare essenzialmente la nebulosità in cui riversa la società contemporanea, la sua forte e continua trasformazione e il conseguente vacillare se non mutare dei tradizionali presupposti di fondo della sfera etica e valoriale comune. E da ciò quasi la conferma che il fattore ambientale e culturale è quello che in assoluto influenza e condiziona maggiormente l’agire personale, visto che nello specifico si ha a che fare con ragazze e ragazzi che sono dentro un percorso educativo teso alla 80 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA formazione della personalità, lo stimolare la capacità di compiere scelte e assumersi delle responsabilità, l’essere leali e onesti quindi meritare fiducia. Nel complesso pertanto più che concentrarsi principalmente sull’incertezza, il livello di coerenza e la volubilità dei giovani, bisognerebbe domandarsi come e quanto la società adulta nel suo insieme si è assunta e si assume quotidianamente le proprie responsabilità nei loro confronti. La condizione giovanile, infatti, non è altro che lo specchio di quella adulta. In questo senso, per un’ulteriore interpretazione dei dati raccolti, ma con tutta l’obiettività che è possibile, sarebbe auspicabile che ognuno li valutasse tenendo presente la risposta personale che formulerebbe in proposito, tanto da focalizzare ciò che è il proprio motore di azione e così distinguere i riferimenti etici e valoriali di fatto seguiti, quindi testimoniati, al di là dei proclami. 6. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni 6.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i Una specifica sezione del questionario somministrato nelle giornate di Loppiano ha teso a indagare il livello di partecipazione sociale di rover e scolte, in particolare, per ciò che riguarda la loro adesione ad attività di organizzazioni o associazioni con fini specifici. Per valutare correttamente i risultati emersi dal campo è quanto mai necessaria una premessa: i ragazzi e le ragazze intervistati nelle giornate di Roverway per appartenere a una associazione di scout o guide sono già soggetti socialmente attivi. Lo status di scout e guide implica, infatti, per sua stessa natura la partecipazione alle attività svolte e organizzate all’interno delle stesse associazioni scout. Quanto di seguito elencato va, dunque, a sommarsi a un primo livello di partecipazione condivisa da tutti i partecipanti all’esperienza di Roverway e fornisce ulteriori elementi per comporre il quadro di complessità della partecipazione alla vita della collettività di rover e scolte. Negli ultimi 12 mesi, le due attività che hanno maggiormente caratterizzato la partecipazione sociale degli scout al di fuori della propria associazione, sono state quelle svolte in ambito religioso e volontaristico: • un quinto degli intervistati ha dichiarato, infatti, di partecipare una o più volte alla settimana ad attività di tipo religioso e quasi un altro 10% ha svolto queste stesse attività almeno una volta ogni 2 settimane; • poco meno di un quinto (18,3%) ha partecipato ad attività di volontariato assiduamente – ovvero una o più volte alla settimana – e un altro 7,3% una volta ogni 15 giorni. È evidente come, anche nelle attività realizzate al di fuori del mondo scout, rover e scolte mostrano una spiccata tendenza a coltivare interessi e aspetti che caratterizzano in maniera rilevante la loro specifica esperienza scout. Diversamente livelli di adesione molto più bassi si riscontrano relativamente a gruppi studenteschi in cui solo l’8,2% dei rover e scolte dichiara una partecipazione attiva una o più volte a settimana, cui si aggiunge un 5,3% che aderisce in modo meno assiduo e non superiore a una volta ogni 15 giorni. PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI. I 83 DATI DI RICERCA Figura 1 - Rover e scolte secondo le attività cui hanno partecipato una o più volte alla settimana negli ultimi 12 mesi (valori percentuali su totale risposte) 20,0 associazione religiosa associazione di volontariato 18,3 organizzazione studentesca 8,2 gruppo di base, centro sociale difesa della natura/ambiente 6,5 5,0 2,5 organizzazione politica difesa dei diritti dell’uomo 2,0 manifestazione politica 1,8 organizzazione sindacale 0,0 0,9 5,0 10,0 15,0 20,0 Fanalino di coda in quanto a partecipazione di rover e scolte è tutto quell’insieme di attività che riguardano da vicino il sostegno a favore di organizzazioni politiche o sindacali così come le manifestazioni a carattere politico. Come evidenziato anche dai dati di ricerche di livello nazionale, quale, ad esempio, quella dello IARD1 – riferita ai soli giovani italiani – il limitato interesse verso attività di tipo politico e sindacale riflette sostanzialmente la sfiducia che i giovani in genere, e non soltanto quindi rover e scolte, ripongono in queste istituzioni. I giovani di Loppiano, interpellati in merito al grado di fiducia nei riguardi di istituzioni di vario genere, hanno confermato lo scarso attaccamento a molte delle istituzioni proposte nel questionario. È stato chie- 1 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. I 84 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA sto, in particolare, di dare un giudizio più o meno favorevole, utilizzando una scala di valori da 1 a 7, dove gli estremi corrispondono rispettivamente a “per niente” e “moltissimo”. Considerando il valore intermedio di 4 come livello di sufficienza – o forse di neutralità di giudizio – le istituzioni considerate dai giovani “sufficientemente degne” della loro fiducia sono state solamente 6 su 16. I risultati testimoniano che le figure di riferimento per i giovani rover e scolte sono sicuramente da ricercare prioritariamnete in famiglia (6,3), tra i capi scout (5,8) e gli scienziati (5). Le prime due figure appartengono dunque alla sfera di vita quotidiana, a quella dimensione di vita sociale in cui sono direttamente sperimentabili giorno dopo giorno, e dotate di concreta fisicità. Gli scienziati hanno ricevuto un alto gradimento pur essendo una figura con la quale non necessariamente i giovani riescono a entrare in contatto diretto. Come testimoniato anche da altre ricerche, lo scienziato gode del vasto consenso dei giovani in virtù della sua opera, spesso idea- Figura 2 - Rover e scolte secondo il grado medio di fiducia nelle istituzioni scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” 7 6,30 5,79 6 5,02 5 4 3 3,28 3,37 3,37 3,45 3,59 3,74 3,77 3,99 4,09 4,10 4,40 2,78 2,35 2 famiglia capi scout scienziati insegnanti banche polizia giornali industriali militari di carriera magistrati autorità religiosa televisione sindacalisti funzionari dello Stato partiti 0 politici 1 PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI. I DATI DI RICERCA 85 lizzata, di ricercatore capace di migliorare la qualità della vita delle persone grazie al proprio impegno e grazie alle proprie ricerche. Nonostante la marcata presenza di ragazzi che si sono professati religiosi o appartenenti a una confessione, l’autorità religiosa (3,5) gode di una fiducia non piena, attestandosi sotto il livello medio di sufficienza. I giudizi più negativi espressi da rover e scolte, così come anticipato, sono andati ai politici (2,4), ai partiti (2,7), ai funzionari dello Stato (3,3) e ai sindacalisti (3,4) a testimonianza che l’insieme dei soggetti che dovrebbero garantire la vita democratica, il rispetto delle regole, la civile convivenza appaiono agli occhi dei giovani, rover e scolte, inadeguati e non all’altezza dei compiti che hanno davanti. Analizzando, infine, l’intensità del gradimento verso i vari soggetti istituzionali attraverso le distribuzioni di frequenza che interessa ognuno di loro, si nota che: • il 71% dei ragazzi ha assegnato alla famiglia il valore massimo di gradimento – livello 7 pari a moltissimo; • i capi scout sono ritenuti per un 35,2% di rover e scolte degni di moltissima fiducia, a cui si associa un gradimento solo di poco inferiore – in scala pari al valore 6 – per oltre il 37% dei rover e delle scolte; • gli scienziati hanno ricevuto nel 70% dei casi un gradimento che si distribuisce equamente sui tre giudizi positivi, 5 e 6 e 7. Contrariamente nella ipotetica classifica di intensità del non gradimento, il maggior numero di rover e scolte ha indicato di riporre “nessuna fiducia”: • nei politici, per il 42,5% degli intervistati; • nei partiti per il 30% degli intervistati; • nell’autorità religiosa per il 25,7% degli stessi. Nonostante il gradimento medio non lontano dalla sufficienza, i militari di carriera hanno ricevuto un 20% di “per niente fiduciosi” alla pari dei funzionari dello Stato e dei sindacalisti. Senza infamia e senza lode, infine si presentano: industriali, giornali, polizia e banche. 6.2 Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni: concetti e pratiche scindibili? Maria Rita Mancaniello 1. Premessa Una riflessione sulla popolazione giovanile appartenente allo scautismo non può prescindere da una lettura più ampia della situazione dei giovani europei, poiché i dati in nostro possesso mostrano una significativa sovrapposizione che richiede di essere tenuta di conto e interpretata nell’alveo delle conoscenze sulla realtà giovanile nel suo insieme. Le trasformazioni avvenute nella società negli ultimi decenni, sia dal punto di vista politico, che economico e dei sistemi relazionali, hanno modificato il nostro modo di vivere, di pensare e di agire. Sono cambiamenti che vedono coinvolti tutti gli organismi e gli attori sociali, ma, in particolar modo, il mondo dei giovani. Sempre meno protagonisti del futuro personale e di quello collettivo, sempre più timorosi e pessimisti nei confronti della vita che li aspetta, si lasciano spesso trasportare dagli eventi, governati da un senso di impotenza nei confronti dell’avvenire, con un atteggiamento remissivo nei confronti del domani, nella latente convinzione che il fare non serva poi a molto visto che le cose alla fine rimangono invariate. Continuano a sperare in un mondo migliore che possa assomigliare loro di più, ma questa mancanza di fiducia, questo atteggiamento di disillusione verso la vita e la società, si riflettono ovviamente nel loro modo di agire, o meglio di non agire e la mancanza di fiducia nella possibilità di cambiare il mondo si ripercuote soprattutto nella partecipazione alla vita sociale. Il dato più marcato è la dichiarata mancanza di interesse verso la politica, soprattutto per quelle forme di partecipazione che richiedono un ruolo attivo. Il numero dei giovani che partecipano a organizzazioni politiche o di volontariato è sempre più in calo e allo stesso tempo diminuisce la fiducia nelle istituzioni. Un dato interessante che ritroviamo in molte ricerche nazionali e internazionali sulla popolazione giovanile e il suo rapporto con la partecipazione all’attività politica è che vi è un netto scarto fra partecipazione politica latente e manifesta. La prima riguarda semplicemente il coinvolgi- PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI? 87 mento e l’interesse per la politica, la seconda consiste nell’impegno attivo finalizzato a influenzare le decisioni del governo, impegno che può essere di tipo convenzionale (donare soldi a un partito, lavorarvi) e non convenzionale (attività di volontariato, azioni di protesta). Ovvero i giovani europei, mentre presentano un livello basso di partecipazione convenzionale, hanno un livello decisamente alto di partecipazione ad attività non convenzionali che si traducono in dimostrazioni pubbliche, boicottaggio di prodotti, volantinaggio e azioni di protesta. La critica alle istituzioni politiche nazionali e internazionali si esprime quindi attraverso movimenti e manifestazioni che catalizzano il malcontento generale. Le nuove generazioni, avvertendo meno l’esigenza di realizzare un mondo migliore e una società più equa e più giusta, rispetto a quelle precedenti, hanno una minore spinta verso il cambiamento sociale e sono portati a concentrarsi su obiettivi propri della sfera privata. Il rapporto fra le nuove generazioni europee e la vita istituzionale vive una crisi che trova negli ultimi anni il suo apice. Una ricerca promossa dall’Istituto IARD, realizzata nel 2004, ha analizzato il livello di partecipazione politica dei giovani. In particolare, è emerso come, fra il 1996 e il 2000, vi sia stato un decremento generalizzato degli indici di fiducia istituzionale, di civismo e una diminuzione dell’indice di associazionismo, salvo poche e isolate eccezioni1. Di contro, si trovano forme di partecipazione alla vita pubblica che passano attraverso l’adesione a nuovi movimenti sociali su base nazionale e internazionale, attraverso la messa in pratica di stili di vita alternativi e di comportamenti dai contenuti altamente ideali. Stando ai dati di una recente ricerca condotta nei Paesi dell’Unione europea, circa il 35% dei giovani europei riferisce di essere interessato alla politica tradizionale, mentre la quota più elevata appare disinteressata. Il 56% dichiara di parlare occasionalmente di politica con i propri amici, solo il 10% lo fa frequentemente. Il 25% intravede nell’attività politica una dimensione importante per il proprio destino mentre per il rimanente 75% la politica tradizionale appare un asset distante e incapace di influenzare direttamente e positivamente la propria esistenza2. 1 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. 2 Cfr. Giovani e politica? No, grazie, consultabile all’indirizzo web: www.ilmeridiano.info/ stampa.php?Rif=10364, 27 aprile 2007. 88 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Per il prossimo futuro si fa invece sempre più spazio l’idea di una sorta di democrazia telematica. Lo sviluppo di Internet, la sua diffusione e l’approfondimento degli usi, non potevano lasciare indifferente il campo della politica. Il concetto di agorà virtuale accessibile a tutti si sposa bene con la progettazione di sistemi di partecipazione diffusa che non hanno precedenti nella storia dell’uomo. E già oggi Internet costituisce un canale privilegiato per catturare il consenso, per diffondere notizie o attivare processi di controinformazione che in parte hanno dato un contributo alla democratizzazione della comunicazione, soprattutto in quei Paesi dove non c’è democrazia reale (seppur con problemi legati alla censura e al controllo come accade in Cina). Forum, blog, siti Internet e portali di informazione contribuiscono a costruire l’opinione di una quota importante di popolazione per lo più giovanile, che ha maggior dimestichezza con la rete. Internet inoltre è diventata l’autostrada privilegiata dove far correre il dissenso: lo usano dai movimenti no-global fino ai partiti politici più piccoli e con minori risorse economiche da poter utilizzare nelle campagne elettorali, contribuendo alla costruzione di un luogo virtuale dove coesistono una polifonia di voci in relativa parità potenziale di share. Numerosi anche gli esperimenti di forme virtuali di partecipazione alla politica, che però hanno ancora poco a che fare con il televoto generalizzato, ma che sono capaci di coinvolgere un pubblico sempre più vasto3. 2. La partecipazione sociale Andando ad analizzare la partecipazione sociale espressa dagli scout vediamo come essa si distribuisca prevalentemente sull’estremo negativo, senza mostrare luoghi o ambiti del sociale dove maggiormente siano espresse forme di azione e impegno. Non è da trascurare il fatto che una significativa percentuale di ragazzi scout, il 29%, faccia parte di una associazione di volontariato, e possiamo pensare che siano le diverse organizzazioni di solidarietà sociale e nelle parrocchie presenti nelle realtà locali dove sono inseriti i gruppi scout nei quali molti degli scout di questa fascia di età svolgono il loro servizio. Per tutti gli altri item, le percentuali sono contenute fra il 74,5% e l’91,6 % del totale negativo. 3 Cfr. Telefono Azzurro, Eurispes, 7. rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, Roma, Eurispes, 2006. PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI? 89 Figura 1 - Partecipazione sociale Sempre/Spesso Qualche volta Raramente/Mai organizzazione politica manifestazione politica/raccolta di firme organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo gruppo di base, centro sociale organizzazione difesa della natura/ambiente organizzazione studentesca associazione di volontariato 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 associazione religiosa 100 Così come nelle altre letture sulla condizione giovanile, questa domanda risulta maggiormente significativa se la leggiamo accorpando le risposte più restrittive di “qualche volta l’anno” e “mai”, dalle quali risulta che una consistente percentuale di ragazzi non si impegna in modo costante e significativo in specifiche attività di solidarietà sociale organizzate. Essendo questa una ricerca relativa a un preciso target di soggetti, tutti appartenenti allo scautismo internazionale, osservando le diverse risposte, alcune riflessioni devono essere comunque indicative per il lavoro di formazione che nello scautismo viene portato avanti. La lettura dei singoli item non può essere scissa dalla fiducia che i giovani ripongono nelle diverse istituzioni e organizzazioni sociali e politiche. Una certa sfiducia su tutto il mondo che li circonda emerge in modo evidente dai dati, ma in questa fascia di età del roverismo, dove maggiore è l’impegno verso la costruzione di “un mondo migliore”, così come Baden-Powell sosteneva potesse aiutare a fare lo scautismo, a partire dal proprio essere protagonisti nella propria vita e in quella sociale, si ha che nessuna delle attività di partecipazione sociale raggiunge più del 25% delle risposte. Nelle ricerche degli ulti- 90 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA mi anni emergeva un maggiore impegno nel volontariato, visto come una efficace risposta alla perdurante inefficienza delle politiche sociali pubbliche, alle carenze di risorse materiali e solidaristiche pubbliche, al vuoto di rappresentanze e di diritti riconosciuti, che piano piano nel tempo hanno accompagnato l’emergere di nuovi bisogni e di nuove soggettività. Nelle società postindustriali, agire nel volontariato è una modalità sempre più diffusa e ha assunto un carattere centrale nel tessuto collettivo, divenendo il segnale dei processi di mutamento in atto nella società dei servizi. Molte analisi hanno correlato lo sviluppo del volontariato per i suoi contenuti etici, considerati come l’espressione di una cultura che fa della solidarietà e dell’attenzione alla persona i propri valori di riferimento e la propria pratica4, leggendo l’azione volontaria come la reazione alla mancanza di comunicazione tra mondi vitali e sistema sociale, capace di creare un nuovo orientamento che si offre come fonte etico-valoriale da cui attingere per ricostruire il senso di partecipazione civile. La riscoperta dell’azione volontaria, ha, però, anche determinato un forte disimpegno, una certa deresponsabilizzazione, un maggiore corporativismo tra le classi intermedie, una sfiducia nel sistema pubblico e un ritorno al privato e al mercato5. Osservando i dati relativi alla partecipazione nei vari ambiti del sociale, però, la sfiducia dei giovani verso tutte le istituzioni pubbliche, non sembra essere andata verso una maggiore partecipazione nel mondo del volontariato e dell’associazionismo, pur rimanendo un indicatore positivo che un quarto dei ragazzi intervistati partecipi anche ad altre associazioni di volontariato. Il significato più profondo della mancata o scarsa collaborazione con le diverse organizzazioni, in questa fascia di età, è stato spesso interpretato come reazione all’idea che gli adulti occupino la società in tutti i suoi spazi per non dare posto ai più giovani e dall’altro lato che intendano utilizzare le organizzazioni per conformare i giovani ai loro modelli di vita e di essere. La diffidenza verso le istituzioni nei giovani è generalizzata e i servizi che riescono a connettersi con il sentire e con le aspirazioni giovanili sono quelli meno formalizzati e che hanno come guida quelle figure che riescono a esercitare l’ascolto dei giovani e a divenire per loro adulti significativi, disponibili, ma non invasivi, come i capi scout, nel quale ripongono molta fiducia l’86,9% degli intervistati. 4 5 Cfr. Ardigò, A., Crisi di governabilità e mondi vitali, Bologna, Cappelli, 1981. Cfr. Paci, M., Pubblico e privato nei moderni sistemi di welfare, Napoli, Liguori, 1989. PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI? 91 3. La fiducia nelle istituzioni Anche il grado di fiducia verso le diverse figure istituzionali o operatori del sociale non è molto intenso. Si potrebbe dire che i giovani ripongono molta fiducia nelle istituzioni di ordine sociale, mentre hanno scarsa fiducia nelle istituzioni di ordine politico-religioso. Nelle ricerche nazionali dagli anni Settanta fino a oggi si ritrova costantemente un gradiente di fiducia maggiore nelle banche, nella polizia, nei militari di carriera, negli insegnanti, nei magistrati e un pesante senso di sfiducia verso il governo, i funzionari pubblici, i sindacati, gli uomini politici, con una tradizionale posizione dell’autorità religiosa al centro della scala. Anche in questo caso i dati di questa ricerca vanno in linea con i dati delle ricerche sui giovani e la condizione giovanile, facendo trasparire una mancanza di specifica caratterizzazione degli scout dal resto della popolazione giovanile. Il senso di sfiducia nei confronti della classe politica viene espresso in maniera netta dai giovani: il 78,8% dei giovani intervistati nutre poca (36,3%) o per niente (42,5%) fiducia; mentre solo una esigua percentuale il 5,5% ripone al contrario molta (2,6%) o abbastanza (8,2%) fiducia. Altra figura di riferimento per la quale più della metà degli scout intervistati (55,4%) mostra una fiducia consistente è quella dell’insegnante. Nell’esperienza scolastica dei giovani il ruolo del docente è centrale, proprio perché – come è noto – l’insegnante non veicola solo i contenuti di apprendimento, ma interviene anche nella funzione socializzante, attraverso la gestione dei rapporti con gli alunni e attraverso la trasmissione di valori. Viene spontaneo sottolineare l’importanza che può assumere, nel processo evolutivo del ragazzo, l’insegnante, soprattutto per il ruolo nuovo di cui viene investito dal punto di vista affettivo-relazionale6. La ricerca di adulti significativi è propria dell’adolescente e si osserva sempre più chiaramente come i ragazzi guardino all’insegnante quale possibile punto di riferimento a cui rivolgersi nelle diverse situazioni, più o meno problematiche, che essi possono vivere. Il mandato sociale alla scuola oggi è caratterizzato da un forte investimento educativo. Si tratta di un ruolo e di una responsabilità nuova per gli insegnanti, ancora difficile da metabolizzare, ma soprattutto difficile perché manca loro una formazione di base specifica sulle competen6 Cfr. Petter, G., Psicologia e scuola dell’adolescente. Aspetti psicologici dell’insegnamento secondario, Firenze, Giunti, 1999; Salzberger-Wittenberg, I., Osbone, E., Williams Polacco, G., L’esperienza emotiva nel processo di insegnamento e di apprendimento, Napoli, Liguori, 1987. I 92 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 2 - Fiducia nelle istituzioni Per niente/Poco Molto/Del tutto Abbastanza 90 80 70 60 50 40 30 20 10 la famiglia i capi scout gli scienziati gli insegnanti la polizia le banche i giornali l’autorità religiosa gli industriali i militari di carriera i magistrati i sindacalisti i partiti i funzionari dello stato la televisione i politici 0 ze educative. L’università forma l’insegnante ai contenuti e alle metodologie didattiche di una disciplina, ma non ha un percorso specifico per formare le conoscenze e le competenze educative. L’opportunità di frequentare una scuola di specializzazione per l’insegnamento è privilegio di una minoranza di insegnanti7, ma la maggior parte si trova ad affrontare problemi e situazioni relazionali sempre più complesse senza uno specifico bagaglio formativo. Questo è il luogo dove si svolge gran parte della vita del ragazzo e dove instaura la maggior parte delle sue relazioni quotidiane, diventando fondamentale la relazione 7 Dal 1999 il Ministero dell’istruzione ha aperto le Scuole di specializzazione per l’insegnamento nella scuola secondaria superiore (SSIS) a carattere regionale, sono a numero chiuso e prevedono un’area di sviluppo trasversale sulle competenze psico-sociopedagogiche, ma sono spesso fortemente caratterizzate da percorsi formativi centrati sulla didattica delle discipline. Per una approfondimento si veda: AA.VV., La formazione SSIS: aree, indirizzi, progetti, Bologna, CLUEB, 2006; Franceschini, G. (a cura di), La formazione consapevole: studi di pedagogia e di didattica per le scuole, Pisa, ETS, 2006. PARTECIPAZIONE SOCIALE E FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: CONCETTI E PRATICHE SCINDIBILI? 93 interpersonale8. Il giovane passa gran parte della sua giornata in classe e un’altra gran parte davanti ai libri. Diventa allora chiaro quanta importanza assumono gli stimoli, i messaggi e i rapporti che gli insegnanti instaurano con i propri studenti. Lo sforzo che viene chiesto agli insegnanti è enorme, perché le provocazioni e le apatie o le sfide che gli adolescenti lanciano ricorrentemente sono tante, fin troppe, ma nell’esperienza dell’adolescente le parole, i gesti, i sentimenti, l’agire del professore hanno un peso determinante, sia in termini di autostima, di fiducia in sé, di aspettative, che di visione del mondo. Se qualcosa è cambiato rispetto al passato quando si pensa agli adolescenti di ieri e di oggi è proprio il fatto che si sono allungati i tempi della crescita e quindi anche negli ultimi anni delle scuole superiori l’incidenza degli insegnanti non è più solo legata agli aspetti cognitivi, ma è anche determinante nella costruzione della propria identità. La riflessione si allarga oltre il semplice dato in nostro possesso, ma questa scarsa affidabilità dell’insegnante per i ragazzi rimane comunque un’informazione da non sottovalutare per il peso che assume nello sviluppo del ragazzo. La massima fiducia rimane nella famiglia, un dato che non sorprende anche se alcune trasformazioni avvenute in Europa al modello familiare potevano far pensare a un allentamento di questo primario legame. Il rapporto intergenerazionale è da sempre caratterizzato dalla presenza di aperti conflitti e da posizioni definibili diametralmente opposte, ma, oggi, i cambiamenti radicali, avvenuti nella struttura degli assetti familiari e nelle sue dinamiche interne, hanno portato a una nuova impostazione dei rapporti familiari, basati su modalità relazionali più paritetiche e meno conflittuali, sicuramente differenti rispetto al passato9. Gli studiosi parlano di un passaggio dalla famiglia etica, il cui fondamentale compito era quello della trasmissione valoriale e normativa, a una famiglia affettiva10, che sente come dovere prioritario l’amore per i figli, con una ricaduta positiva sulla vita relazionale, ma con alcune verificabili problematicità con il sistema normativo in generale. La minor differen- 8 Cfr. Contini, M., Il comunicare tra opacità e trasparenza, Milano, Mondadori, 1984; Contini, M., Comunicazione e educazione, Firenze, La nuova Italia, 1980. 9 Cfr. Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani anni ’90. Terzo rapporto IARD sulla condizione giovaninile in Italia, Bologna, Il mulino, 1993. 10 Scaparro, F., Charmet, G., Belletà. Adolescenza temuta, adolescenza sognata, Torino, Bollati Boringhieri, 1993, p. 31. 94 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA ziazione tra il ruolo materno e quello paterno ha, inoltre, influito in modo incisivo sul modo di leggere i ruoli maschili e femminili nella società, meno stereotipati e rigidi e questo affievolirsi di una figura paterna molto forte e di una madre sempre presente nella vita del bambino ha permesso lo sviluppo di soggetti molto più precocemente portati alla socializzazione e maggiormente autonomi affettivamente11. Uno sguardo più specifico non può mancare al dato negativo della mancanza di fiducia nell’autorità religiosa per il 51,7 % dei ragazzi e di contro un ampio grado di consenso, il 50,6%, agli scienziati, quasi ci si fosse spostati da una verità rivelata per fede, a una verità rivelata dalla scienza, comunque nella speranza e nell’attesa di una soluzione “miracolistica” per tutti i problemi del mondo. Questa fiducia nella scienza si ritrova come costante nelle espressioni dei giovani, e trova una sua logica ragione nel mondo contemporaneo dove la spinta razionale all’innovazione e alla scoperta di sempre più complessi aspetti del mondo è molto forte e sollecitata, ma questa fiducia deve essere accompagnata da una capacità di lettura critica e da una capacità di discernimento delle scoperte dei diversi saperi, perché non passi come “legge assoluta” la lettura scientifica che sappiamo essere sempre in divenire e soggetta alla rivoluzione di sempre più evolute e ulteriori scoperte. Il rischio che dalla fiducia nel sapere si passi a una visione fideistica della scienza non deve essere sottovalutato, perché anche la scienza è spesso soggetta alle leggi che governano il nostro mondo. Nell’assoluta consapevolezza e certezza che essa ha un valore incondizionato, credo fondamentale educare a un pensiero complesso e critico che permetta di leggerne anche il suo legame con il reale, poiché anche la ricerca e lo scienziato sono inseriti nei contesti sociali, spesso condizionati dai bisogni di mercato, dagli investimenti, dalle condizioni di lavoro, dalle logiche dei sistemi a cui appartengono. Lo scienziato ha un desiderio di scoperta e una spinta alla conoscenza delle leggi prime e ultime che governano i fenomeni fisici e sociali, umani e naturali, che comunque trova il suo limite nell’organizzazione della realtà, nella sua gestione, nel suo funzionamento, nei bisogni che essa esprime. Il rischio che diventi una nuova “fede” – bisogno umano innegabile – non può essere sottovalutato dall’educatore, perché la forza della conoscenza del dato deve sempre essere accompagnata dalla riflessività critica di chi lo interpreta e da chi ne deve poi fare uso. 11 Cfr. Pietropolli Charmet, G., L’adolescente nella società senza padri, Milano, Unicopli, 1990. 7. Consumi e stili di vita 7.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i Alla luce delle risposte che i rover e le scolte europei hanno fornito rispetto all’utilizzo del proprio tempo libero si possono evidenziare alcuni elementi emergenti e alcuni punti fermi. Su base settimanale tre sono le attività irrinunciabili per la quasi totalità dei rover e delle scolte intervistati nelle giornate di Loppiano, e che vengono svolte con una frequenza di una o più volte alla settimana: • ascoltare musica e radio (93,5%); • frequentare gli amici (93,4%); • guardare la TV (89,8%). Nel tempo extrascolastico e/o extralavorativo, i rover e le scolte si ritrovano spesso con i propri amici e coetanei anche nelle ore notturne; il 41% dichiara di uscire la sera una o più volte a settimana e un altro 40% frequenta discoteche e pub con la stessa assiduità. Un importante spazio di tempo, su uno o più giorni alla settimana, è ritagliato, inoltre, dal 60% degli intervistati per gli hobby personali e per frequentare il proprio ragazzo o ragazza. L’assiduità con cui molti giovani rover e scolte fanno attività sportiva dimostra come questa rivesta un ruolo importante nella loro vita e nell’economia del tempo a disposizione, così come confermato in molte indagini di livello nazionale in cui la frequenza sportiva risulta massima proprio nelle età adolescenziali e giovanili. Oltre il 50% di rover e di scolte dichiara, infatti, di praticare uno sport una o più volte alla settimana, a fronte di un modestissimo 5% di intervistati che dichiara di non aver praticato alcuno sport nel corso degli ultimi 12 mesi. Il tempo libero è messo a frutto anche per tenersi aggiornati: poco meno della metà di rover e scolte si tiene informato leggendo un quotidiano più di una volta a settimana, sebbene vada annotato che quote non del tutto marginali leggono un giornale solamente qualche volta l’anno (15,1%) o non lo legge mai (9,3%). Le cose peggiorano e non di poco passando dai quotidiani ai libri. Leggere un libro è una attività portata avanti con una certa assiduità da un quarto dei ragazzi intervi- CONSUMI E STILI DI VITA. I DATI DI RICERCA 97 stati (il 25,1%) che dichiara di leggerlo una o più volte alla settimana, mentre il 32,1% legge solo qualche volta l’anno e il 9% dichiara di non farlo mai. Nello svolgimento delle attività quotidiane i ragazzi utilizzano molti beni di consumo, che indipendentemente dal possesso esclusivo o non esclusivo (piuttosto dunque come usufruitori degli stessi), risultano largamente diffusi tra i rover e le scolte europei. I beni più comunemente a disposizione di rover e scolte sono – con valori oltre l’80% – il personal computer (86,7%), il cellulare o il videofonino (86,5%) e i lettori cd e dvd (rispettivamente 83,9% e 83,7%). Unico bene non tecnologico che presenta un medesimo livello di diffusione tra rover e scolte è la bicicletta (85%). Contrariamente, i beni meno diffusi tra di essi, sebbene su valori comunque degni di nota, sono: l’I-pod (20,7%), il motorino o lo scooter (28,6%), la videocamera (33,8%) e l’automobile (36,6%). Un fattore da tenere in considerazione è che la giovane età degli intervistati, tutti di età compresa fra 14 e 23 anni, influisce se non impedisce, almeno in parte, l’acquisto in proprio di alcuni di questi beni diminuendo di fatto la possibilità di usufruirne. È il caso dell’auto che si trova in cima alla lista dei desideri di questi ragazzi: il 44,8% dichiara di non disporne ma che la vorrebbe, a fronte di un 18,6% che dichiara di non esserne interessato. Altri beni molto ambiti risultano il computer portatile e la videocamera, con rispettivamente il 35,1% e il 29,9% dei ragazzi che vorrebbero possederli. Allo stesso modo è possibile stabilire i beni meno desiderati dai ragazzi. In questa particolare classifica primeggiano nell’ordine la playstation, con il 51,5% di ragazzi che non ne dispongono e non sono interessati, il motorino per il 49,5% e l’I-pod per il 45,9%. La playstation, benché snobbata da circa la metà dei ragazzi, è molto diffusa (42,9%) e il suo utilizzo nell’arco della settimana per chi la possiede è abbastanza assiduo, dato che il 24% la usa una o più volte a settimana. L’I-pod è, come già rilevato, il bene meno diffuso tra quelli citati, forse anche perché si tratta di una tecnologia relativamente recente e non proprio economica. Tra coloro che non ne dispongono, una quota relativamente minoritaria dichiara di non essere interessato al suo acquisto (42%) a fronte di un più considerevole 57% che sarebbe interessato a possederla. I 98 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 1 - Rover e scolte secondo la disponibilità di beni di consumo (valori percentuali per alcuni beni proposti nel questionario) Sì No, non mi interessa No, ma lo vorrei 100,0 86,5 86,7 75,0 51,5 50,0 49,5 45,9 44,8 42,9 36,6 33,5 28,6 20,7 18,6 25,0 9,7 6,1 7,3 0,0 3,8 pc cellulare 5,6 playstation 21,9 macchina motorino I-pod L’elevata diffusione del personal computer tra i rover e scolte è in linea anche con il vasto utilizzo che gli stessi fanno di Internet per tutte le loro attività. Solamente il 2,7% degli intervistati ha dichiarato di non fare mai uso di uso di Internet, cosicché si può dedurre che l’uso del pc non è quasi mai disgiunto dalla navigazione su Internet. Il modo in cui i ragazzi utilizzano Internet è molto vario per via delle grandi potenzialità della rete; i rover e le scolte scelgono prevalentemente di utilizzarlo per studio e lavoro (58,4% sul totale delle risposte), per scaricare musica e videogiochi (41%), per comunicare via e-mail (39,1%) e per chattare (31,4%). Altre modalità di utilizzo meno diffuse sono la consultazione di siti per informarsi su eventi, sport, concerti ecc. (18,4%), per l’organizzazione di viaggi e per visitare blog in cui poter esprimere le proprie opinioni (6% circa per entrambi). CONSUMI E STILI DI VITA. I 99 DATI DI RICERCA Figura 2 - Utilizzo di Internet prevalentemente per: (percentuale su totale questionari) studio e lavoro 58,4 scaricare musica, videogame 41,0 comunicare via e-mail 39,1 31,4 chattare consultare notizie organizzare viaggi 18,4 6,4 6,0 visitare blog 4,8 acquisti on line non lo utilizzo 2,7 altro 2,5 0,0 20,0 40,0 60,0 7.2 Giovani del proprio tempo Alessandro Alacevich Il 93% dei rover e delle scolte partecipanti al Roverway hanno dichiarato che nel corso degli ultimi 12 mesi hanno ascoltato musica più di una volta alla settimana (e non, invece, una volta ogni 15 giorni, come prevedeva una possibile risposta alternativa) e, sempre negli ultimi 12 mesi, hanno frequentato i loro amici una o più volte la settimana (e non, di nuovo, una volta ogni 15 giorni). Questi i risultati delle risposte alle prime due domande che costituivano, “emblematicamente”, l’esordio della sezione “consumi e stili di vita “ del questionario. E non c’è da stupirsi, perché i rover e le scolte che erano al Roverway sono certamente giovani che appartengono al proprio tempo, che vivono nell’oggi e condividono molti degli stili di vita e dei modelli di consumo dei giovani di oggi. 1. I rover e le scolte sono “giovani del proprio tempo” Una ricerca condotta dallo IARD1 pubblicata nel 2002, sviluppata sull’intera popolazione giovanile italiana – pur non potendo “scientificamente” essere confrontata in parallelo con la nostra indagine, in quanto le domande poste non erano del tutto coincidenti – mostra sostanzialmente gli stessi risultati: i giovani, e fra questi – lo vediamo dall’indagine del Roverway – i nostri rover e scolte, mostrano una forte tendenza all’omogeneità, che varca anche gli stessi confini nazionali. L’abitudine, e la frequenza per più di una volta la settimana, ad ascoltare musica, frequentare gli amici – entrambe a oltre il 93% nella nostra ricerca, come detto sopra – ovvero a frequentare il proprio ragazzo/ragazza (59%), coltivare i propri hobby (59%), fare sport (52% circa) caratterizzano i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato al Roverway e definiscono la loro “base comune” di appartenenza al mondo dei giovani. Su questa base comune poi ciascuno sviluppa la propria differenziazione e individualizzazione, che nella nostra ricerca sono bene rappresentate 1 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. CONSUMI E STILI DI VITA. GIOVANI DEL PROPRIO TEMPO 101 da quanti – sempre più di una volta alla settimana – leggono un libro (25%), giocano alla playstation (24%), guardano videocassette (45%), vanno in discoteca (40%): si potrebbe concludere, come annotato anche nella ricerca IARD, che «le diversità individuali si sovrappongono a una uniformità di fondo». E questo pare altrettanto vero anche per i consumi. «Esiste un pacchetto di consumi piuttosto omogeneo, la cui fruizione consente di sentirsi parte della cultura giovanile» – sono sempre i ricercatori dello IARD che lo dicono – e noi lo ritroviamo nei “nostri” giovani, rover e scolte partecipanti al Roverway, guardando quanti hanno il cellulare (86%), il personal computer (86%), un lettore cd o mp3 (rispettivamente 84% e 66%), un lettore dvd o videoregistratore (84% e 75%), una bicicletta (85%). Anche questo “pacchetto di consumi” sembra costituire una base sulla quale poi si sviluppano modi individuali e differenziati, che nei “nostri” giovani sono rappresentati da quanti possiedono una playstation (43%), da quanti invece non possiedono una playstation e non vorrebbero averla (52%), ovvero da quanti possiedono una macchina (36%) o un motorino (28%) ovvero da quanti non vorrebbero avere un motorino (49,5%), o da quanti possiedono un I-pod o vorrebbero averlo (rispettivamente il 21 e il 33%) ovvero non vorrebbero averlo (46%). «Solo a uno sguardo distaccato e distratto i giovani possono apparire tutti uguali. Se li si osserva da vicino ci si accorge che ciascuno di essi è un individuo che costruisce con le sue scelte, e anche con le sue scelte di consumo, un suo percorso di vita». Lo abbiamo sempre saputo, da “bravi” capi scout, e il questionario del Roverway ci aiuta a ricordarlo. Un esempio forte ci viene dalla domanda sull’utilizzo di Internet: potendo fornire al massimo due risposte, il 59% dei rover e delle scolte dichiara che usa Internet per studio o lavoro, il 41% per scaricare musica o giochi, il 39% per comunicare via e-mail, il 31% per chattare, ma vi è anche un 18% che lo usa per consultare notizie su eventi, un 6% per organizzare viaggi, un ulteriore 6% per visitare blog o esprimere opinioni e finalmente anche 19 partecipanti (su 2.522) che lo usano per giocare on-line, due per motivi scout e uno che usa Internet per pubblicare racconti su un sito. Da questo primo quadro, e dalla lettura “parallela” dell’indagine IARD, in sintesi, i rover e le scolte partecipanti al Roverway appaiono soprattutto come “giovani del proprio tempo”, con forti omogeneità rispetto ai giovani tout-court, anche se probabilmente con qualche peculiarità 102 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA legata alla propria “appartenenza” a una associazione – come gli scout – riconoscibile per una propensione forse un poco meno consumista e un poco più partecipativa. E questo senza grandi differenze fra i rover e le scolte italiani, quelli spagnoli e quelli portoghesi. L’analisi dei dati del questionario del Roverway disaggregati per Paese di provenienza mostra infatti grandi similitudini e solo, poche, differenze regionali, certamente riconducibili ai diversi “stili di vita” che evidentemente comunque caratterizzano i tre Paesi presi in esame. In sintesi, italiani e portoghesi sono risultati più decisamente simili, soprattutto nei comportamenti e molto anche nei consumi, mentre gli spagnoli sono apparsi generalmente “più ludici” e più amanti della vita sociale, apparentemente un po’ a scapito della propria dimensione personale: i risultati della ricerca evidenziano infatti che circa il 64% dei rover e scolte spagnoli partecipanti al Roverway frequentano una o più volte la settimana discoteche e pub, contro il solo 37% degli italiani e il 39% dei portoghesi e, parallelamente, solo lo 0,4% degli spagnoli dichiara di non andarci mai, contro il 10% degli italiani e il 5% dei portoghesi. Anche le percentuali di rover e scolte spagnoli che una o più volte la settimana vanno al cinema (16,5%), a un concerto (10%) o a teatro (8%) sono quasi doppie rispetto a quelle, peraltro molti simili fra loro, degli italiani e dei portoghesi. Per contro, mentre rover e scolte italiani e portoghesi dichiarano di leggere un quotidiano con una certa regolarità (una o più volte la settimana o almeno una volta ogni quindici giorni) con percentuali molto simili (circa 64% gli italiani e circa 61% i portoghesi), solo il 46% degli spagnoli fa altrettanto e mentre rispettivamente solo il 5% e 4% degli italiani e portoghesi dichiarano di non leggere mai un quotidiano, gli spagnoli che non lo leggono mai sono (sic) quasi il 34%. Le principali differenze fra italiani e portoghesi – per il resto apparsi, come detto, molto simili – riguardano alcuni specifici stili di vita, certamente riconducibili alle tradizioni o alle diverse “mode” locali: solo il 17% dei portoghesi dichiara di uscire da solo la sera una o più volte la settimana, contro il 51% degli italiani (peraltro in questo caso in percentuale quasi identica al 52% degli spagnoli), mentre i giovani appassionati della lettura di libri – cioè coloro che leggono un libro una o più volte la settimana – sono il 26,4% degli italiani e solo il 13,8% dei portoghesi (in questo caso molto simili al 11,5% degli spagnoli). CONSUMI E STILI DI VITA. GIOVANI DEL PROPRIO TEMPO 103 Qualche diversità più marcata risulta, ma solo per alcuni di essi, nei consumi: il 97% degli italiani – e, in percentuale identica, degli spagnoli – dichiarano di possedere un telefonino contro il 59% dei portoghesi, dei quali per giunta quasi il 29% dichiara di non possederlo né di essere interessato ad acquistarlo contro il solo 2% di italiani e spagnoli. Un’ultima diversità, sulla quale presumibilmente incide maggiormente la provenienza più o meno “urbana”, cioè da grandi città o dalla provincia, dei partecipanti, piuttosto che la provenienza dai diversi Paesi, riguarda la disponibilità di alcuni mezzi di trasporto: solo il 16% sia di spagnoli sia di portoghesi dichiara di possedere un motorino, contro il 42% degli italiani, mentre il 48% dei portoghesi dispongono di una macchina, contro il 39% degli italiani e il 30% degli spagnoli, e infine, fortunatamente, oltre l’80% di tutti i rover e le scolte partecipanti al Roverway, senza particolari differenze di provenienza, dispone di una bicicletta. 2. I rover e le scolte di oggi sono molto simili ai rover e alle scolte “di ieri” Una seconda “lettura parallela” – anch’essa non svolta “scientificamente”, a causa della non perfetta coincidenza delle domande – con i risultati di un’ampia indagine2 compiuta su 14.000 rover e scolte partecipanti alla Route nazionale R/S dei Piani di Pezza nel 1986, cui ebbi la fortuna di partecipare, ci mostra poi come i rover e le scolte partecipanti al Roverway – i rover e le scolte “di oggi” – sono molto simili, con davvero poche eccezioni, ai rover e le scolte “di ieri”, o meglio di 20 anni fa, quando i partecipanti al Roverway erano appena o non erano ancora nati, e ancora una volta senza particolari differenze legate ai Paesi di provenienza. Infatti, in entrambe le ricerche – a vent’anni di distanza – il 95% degli intervistati dichiara di guardare molto spesso la TV; di ascoltare molto spesso la radio (oggi il 96%, allora l’89%); di coltivare frequentemente i propri hobby (oggi il 79%, allora l’81%); di praticare spesso uno sport (oggi il 70%, allora il 78%); di andare spesso in discoteca/pub 2 Ardigò, A., Cipolla, C., Martelli, S., Scouts oggi: diecimila rover-scolte dell’AGESCI rispondono, Roma, Borla, 1989. 104 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA (oggi il 62% e allora – la domanda curiosamente si riferiva all’andare a ballare – il 65%); di uscire abbastanza spesso con il proprio ragazzo/a (oggi il 65%, allora il 68%); di leggere frequentemente un giornale (oggi il 44%, allora il 46,5%); di leggere frequentemente libri (oggi il 37%, allora il 42%). Anche le attività di tempo libero meno praticate trovano similitudini fortissime: l’andare frequentemente al cinema (oggi il 24% e allora il 21%); l’andare frequentemente a concerti (oggi il 11% e allora il 12%); l’andare spesso a teatro (oggi quasi il 10% e allora quasi il 9%). Qualche timida, ma non banale, diversità appare solo nelle dichiarazioni contrarie, ovvero nelle percentuali di chi, oggi e allora, dichiara di non svolgere mai determinate attività di tempo libero: è interessante vedere come in alcuni casi i rover e le scolte di oggi (e non solo gli spagnoli, ma anche italiani e portoghesi) siano un pochino più “ludici” di quelli di vent’anni fa e, infatti, se allora il 35% dichiarava di non andare mai a ballare, oggi solo il 7,4% non va mai in una discoteca o in un pub; allora il 30% non andava mai a concerti, e oggi solo 15%; allora il 46% non andava mai a teatro e oggi solo il 32%; allora il 31% non usciva mai con il proprio ragazzo/a e oggi solo il 26%; allora il 22% dichiarava di non praticare alcuno sport e oggi, per fortuna, tale percentuale è scesa al 5%; ma ancora una volta, anche nelle dichiarazioni contrarie troviamo una realtà giovanile molto simile, a vent’anni di distanza: sia allora che oggi solo circa 5% non va mai al cinema; il 6% (allora) e il 9,3% (sic) oggi non legge mai un giornale; il 10% (allora) e il 9% (oggi) non legge mai un libro; il 3,3% (allora) e il 0,9% (oggi) non guarda mai la TV. 3. In sintesi In sintesi i “nostri” rover e scolte, come un po’ tutto il mondo dei giovani di oggi, senza grandi differenze fra Paesi di appartenenza e non molto diversamente dai giovani “di ieri”, hanno delle costanti di stili vita e di consumi, compreso il consumo del tempo libero, che, oggi come ieri, in Italia come in Spagna o in Portogallo, chiama in causa gli educatori e li interpella nella loro capacità di “utilizzare” le esche educative più coerenti, per continuare con successo nel proprio servizio educativo: il linguaggio della musica, come modo di esprimersi, ma anche come “appartenenza”, anche talvolta un po’ volutamente in contrapposizione CONSUMI E STILI DI VITA. GIOVANI DEL PROPRIO TEMPO 105 con il mondo degli adulti; lo stare insieme, il ritrovarsi spesso, anzi spessissimo, talvolta senza troppi obiettivi di cose concrete da fare insieme, rifugiandosi nel gruppo, per cercare un’omologazione e una protezione; i rapporti affettivi, come risposta anche all’esigenza della scoperta e della ricerca di sé… Ritorna così alla mente Baden-Powell, le sue intuizioni, il suo messaggio positivo3 e la semplicità della proposta educativa dello scautismo: la formazione del carattere, lo sviluppo dell’abilità manuale, la cura della salute fisica, il servizio del prossimo, attuali, oggi come 100 anni fa, e capaci di suggerire – oggi come allora – ai giovani di tutti i Paesi del mondo, di «trasformare la propria vita in una avventura», come titolava uno dei suoi scritti più belli. 3 Baden-Powell, R., La mia vita come un’avventura, edizioni varie, di cui l’ultima, curata da Mario Sica, è stata pubblicata nel 2007 dalla casa editrice Nuova Fiordaliso per il centenario dello scautismo. 8. La cittadinanza europea 8.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i Interrogati sul sentimento di appartenenza territoriale i rover e le scolte partecipanti all’evento Roverway sembrano propendere per una identità territoriale aperta e variegata e niente affatto caratterizzata da riferimenti esclusivi. Ciò che emerge con forza è, infatti, la capacità di far convivere, coesistere, intrecciare diverse identità possibili: sono attaccati alla loro città, ma anche alla loro nazione e non per questo non sentono di appartenere a una dimensione più ampia che arriva ad abbracciare il mondo. Questa identità mista, sfaccettata, plurale consente comunque al suo interno di evidenziare dei livelli di priorità che si esprimono in primo luogo in una forte appartenenza con la propria nazione (57,7% del totale dei rover e scolte) coniugata a un altrettanto forte attaccamento localista, per la propria città (56,8%). Figura 1 - Rover e scolte che si dicono “molto” o “moltissimo” identificati con i diversi riferimenti territoriali (valori percentuali) 57,8 56,9 60,0 47,9 42,1 50,0 38,7 40,0 30,0 20,0 10,0 0,0 cittadino della mia città/paese cittadino della mia regione cittadino della mia nazione cittadino europeo cittadino del mondo LA CITTADINANZA EUROPEA. I DATI DI RICERCA 109 La dimensione cosmopolita è comunque, come evidenziato dai dati di incidenza, ben presente, circa il 48% dei rover e delle scolte che hanno vissuto l’evento Roverway si identificano anche come cittadini del mondo. E questa tendenza all’apertura che procede dal particolare del proprio vissuto quotidiano, locale, e che attraverso la cerniera e la cornice nazionale arriva sino a comprendere il mondo nella sua interezza, risulta un tratto condiviso e comune a tutte le nazionalità maggiormente rappresentate nell’evento Roverway. In questo quadro di appartenenza, la dimensione europea mostra un certo ritardo: poco più del 38% dei rover e delle scolte rispondenti dichiarano di sentirsi molto o moltissimo identificati con essa. Si tratta del più basso livello di identificazione territoriale, sopravanzato anche dalla appartenenza regionale che si attesta su di una incidenza del 42,1%. Si può concludere, come già evidenziato in una recente indagine IARD1 – riferita ai soli giovani italiani – che anche per le rover e le scolte europei intervistati nelle giornate di Loppiano l’Europa è vista come patria di secondo livello, nella quale riconoscersi senza provare forte attaccamento. Una partecipazione dunque più tiepida, ma che, stando ai dati di una recentissima ricerca dell’Eurobarometro2 realizzata tra i giovani europei, sembra in decisa crescita. Quest’ultima indagine, peraltro, evidenzia quanto complessivamente, i giovani europei condividono un’immagine sostanzialmente positiva dell’Unione europea e del suo futuro, immagine che risulta particolarmente positiva tra i giovani dei dodici nuovi Paesi membri, entrati a far parte dell’Unione il 1° maggio 2004 e il 1° gennaio 2007. Passando dalla rappresentazione al significato attribuito all’Unione le rover e le scolte, così come riscontrato nell’indagine Eurobarometro sui giovani europei, mettono al primo posto la possibilità di libera circolazione nei Paesi dell’Unione, che tradotto in termini ancor più concreti significa poter studiare e lavorare ovunque in Europa. Il 18,6% dei rover e delle scolte ha difatti già tradotto questa possibilità in realtà usufruendo di programmi di studio all’estero, e oltre il 67% desidererebbe farlo. 1 Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A. (a cura di), Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. 2 Eurobarometro, Young Europeans. A survey among young people aged between 15-30 in the European Union. Summary, February 2007. I 110 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Figura 2 - Rover e scolte secondo il significato della cittadinanza europea (valori percentuali) 50,0 46,0 45,0 38,3 40,0 30,6 35,0 30,0 20,7 25,0 16,0 20,0 13,9 15,0 10,0 4,2 2,9 altro esercito comune politica estera comune un parlamento comune la moneta unica mobilità lavorativa costituzione unitaria 0,0 libera circolazione 5,0 È molto interessante annotare, però, che alla richiesta di indicare il significato prioritario che essi attribuiscono all’Unione le rover e le scolte hanno risposto plebiscitariamente nel riconoscersi in una Costituzione unitaria, ovvero condividere un sistema di valori, regole e comportamenti che faccia dell’Unione un corpo unico e solidale, quasi come se questa fosse considerata una precondizione necessaria per dare sostanza a qualsiasi altro significato, compreso quello della mobilità lavorativa e di studio all’interno dell’Unione. Non sorprende, anche per l’importanza che il movimento scout ripone nel messaggio pacifista, che l’enfasi minore, ovvero la più bassa incidenza di risposta sia riscontrabile sulla necessità di avere un esercito comune, quale fattore significante della cittadinanza europea e in questo i giovani rover e scolte si distanziano molto da quanto dichiarato dai giovani italiani interpellati nell’indagine IARD sopra menzionata, in cui risulta che la creazione di un esercito comune è percepito tra i temi centrali ed emergenti. LA CITTADINANZA EUROPEA. I 111 DATI DI RICERCA Diversamente, sul fronte della condivisione dell’allargamento dell’Unione i rover e le scolte partecipanti a Roverway la pensano come i giovani italiani: il 54% dei rover e delle scolte hanno condiviso l’ingresso di tutti e dieci i nuovi Paesi (58% per i giovani italiani dell’indagine IARD). Il giudizio si fa meno favorevole allorquando è stato chiesto il grado di accordo con l’ulteriore estensione ad altri Paesi richiedenti: il 35,4% dei rover e delle scolte si è detto favorevole all’ingresso di tutti i Paesi, ma oltre il 37% esprime un consenso condizionato “sì, ma solo di alcuni Paesi”, che mostra una riserva ricollegabile ad esempio alle inquietudini suscitate, specialmente nei Paesi confinanti, da un eventuale ingresso della Turchia. Alcune riserve trapelano anche da altre questioni sulle quali rover e scolte sono stati chiamati a esprimersi. Figura 3 - Rover e scolte secondo la possibilità di sposarsi/convivere con una persona di un Paese straniero no, mai 6,5% solo se di matrice culturale vicina alla mia 21,4% sì, sicuramente 72,2% Sebbene la maggioranza degli stessi dichiara di potersi sposare o convivere con una persona di un Paese straniero, poco più di un quinto di essi pone un vincolo esprimendosi con un “sì, ma solo se di matrice culturale vicina alla mia”; mentre una quota del tutto minoritaria (6,5%) dice di non essere disposto in nessun caso a sposarsi o convivere con una persona di un Paese straniero. 112 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Passando dalla sfera privata al più ampio scenario di vita sociale, se è indubitabile che i rover e le scolte si mostrano vicini e sensibili ai temi dell’immigrazione, anche su questo tema emergono dai dati elementi di una qualche complessità e in ogni caso utili alla riflessione: • un rover/scolte su due dichiara di essere disturbato pochissimo o per niente dalla presenza straniera a fronte di uno su cinque che lo è molto o moltissimo – sono almeno quattro volte di più tra i giovani italiani della ricerca IARD coloro che dichiarano di essere disturbati da questa presenza; • poco meno di uno su due non vede gli immigrati come una minaccia lavorativa per i disoccupati del proprio Paese, contro poco più di uno su cinque che lo dichiara; • il 43% dei rover e delle scolte sentono il dovere di aiutare gli immigrati che vivono in condizioni difficili, a fronte di un ben più limitato 10% che sente pochissimo o per niente questo compito; • il 56% reputa necessario un intervento politico che aiuti a risolvere i problemi economici dei Paesi di provenienza degli immigrati – mostrandosi dunque sensibili ai temi della cooperazione e alle campagne di azzeramento del debito – contro un limitato 10% che non lo ritiene utile; • un più timido 33%, uno su tre, ritiene che gli immigrati che vivono nel proprio Paese contribuiscono a un arricchimento culturale ed economico a fronte di uno su cinque che non lo ritiene affatto. Ma nonostante le riserve espresse per lo più da minoranze di rispondenti, e gli elementi di chiaroscuro che pure abbiamo cercato di evidenziare, si può concludere con il conforto e l’evidenza dei dati raccolti che l’Europa è entrata a far parte stabilmente dell’orizzonte dei giovani rover e scolte interpellati nelle giornate di Loppiano. 8.2 Rover e scolte cittadini d’Europa? Luci e ombre A n d r e a Vo l t e r r a n i e A n d r e a B i l o t t i 1. Proposta educativa per una cittadinanza internazionale In un periodo in cui tanto si discute di cittadinanza europea e delle difficoltà che essa comporta nella misura della comprensione e dell’integrazione1, le colline di Loppiano si sono rivestite con centinaia di tende di tutti i colori. Migliaia di giovani da tutta Europa si sono messi in cammino per incontrarsi e per rendere concreto ancora una volta il pensiero del fondatore dello scautismo Sir R. Baden-Powell quando quasi cent’anni fa (era il 1913), a proposito del primo incontro internazionale di Birmingham, riferendosi alla crescita internazionale del movimento da lui fondato, parlava di «fraternità scout», vedendo in essa un «fattore autentico di mantenimento della pace» (BadenPowell, 2002). Educare alla pace nella proposta pedagogica scout rappresenta fin dalle origini non tanto un mero sventolio di bandiere colorate, ma un concreto e strutturato progetto di costruzione di una cittadinanza globale che possa superare ogni diversità. Nella sua “26a chiacchierata al fuoco di bivacco” in Scautismo per ragazzi, B.P. ammoniva, infatti che Diventando scout ti unisci ad una grande moltitudine di ragazzi appartenenti a molte nazionalità ed avrai amici in ogni continente. […] Gli scout di ogni parte del mondo sono ambasciatori di buona volontà, che fanno amicizia e abbattono ogni barriera di razza, di credo religioso, di classe sociale. (Baden-Powell, 2002, p. 349) L’attualità del messaggio del fondatore dello scautismo diviene ancor più evidente in un’epoca in cui la metropoli postmoderna sta diventan- 1 È questione attuale la difficoltà dei Paesi aderenti all’Unione europea di adottare un’unica e condivisa Carta costituzionale europea nonché la piena applicazione della strategia di Lisbona. 114 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA do un nonluogo2, in cui diventa assolutamente necessario ritornare a costruire mura invalicabili e installare telecamere a ogni angolo per sorvegliare ventiquattro ore al giorno i movimenti di ciò che accade al di là della “frontiera”3, per separare noi da loro, gli altri-da-me, gli stranieri. Il tema del riconoscimento della diversità e dell’alterità e della possibile convivenza e integrazione4 non è ovviamente nato con l’Europa, ma è con l’Unione europea che diventa imprescindibile affrontare empiricamente e operativamente nella vita quotidiana i modi, i metodi e i contenuti per la sua realizzazione. È necessario sottolineare tuttavia che a queste “comunità chiuse” (Touraine, 1998) e alla solitudine del cittadino globale (Bauman, 2001) si affianca un numero sempre maggiore di individui che scelgono di distinguersi assumendosi piccole e grandi responsabilità nei confronti della società in cui vivono, coltivando «valori solidaristici, tentando di connettere la sfera privata con quella pubblica, la propria personale ricerca di felicità con l’impegno sociale verso altri» (Ambrosini 2005). In questo modo la società frammentata descritta finora, orientata all’individualismo o alla comunità ricontrattata, diventa terreno fertile per coltivare azioni solidali che aspirano, non senza una piccola dose di utopia, a promuovere livelli maggiori di benessere per l’intera collettività. Tommaso Moro coniò nel Cinquecento il termine “utopia” alludendo contemporaneamente a due parole greche: eutopia, cioè “buon luogo” e outopia, che significava “nessun luogo”. Il progetto sognato di Moro si può respirare nella tensione educativa alla formazione di “buoni cittadini” di Baden-Powell, progetto che a cent’anni dalla sua formazione diventa quanto mai attuale e urgente. Si potrebbero cioè sviluppare le condizioni per l’affermarsi del cosiddetto homo civicus caratterizzato da una forte etica della responsabilità in alternativa all’homo psicologicus, profondamente ripiegato su sé stesso e con una forte impronta individualistica (Cesareo, Vaccarini, 2006). 2 Cfr. Augé, M., Nonluoghi. Introduzione ad una antropologia della surmodernità, Eleuthera, Milano, 1993. 3 Quasi come un ritorno a un passato millenario in cui si ergevano palizzate e si scavavano fossati per proteggersi dai pericoli e dai nemici. 4 Per un approfondimento si veda De Vita, R., Identità e dialogo, Milano, Franco Angeli, 2003; Cesareo, V., I protagonisti della società civile, Cosenza, Rubbettino, 2004. LA CITTADINANZA EUROPEA. ROVER E SCOLTE CITTADINI D’EUROPA? 115 Dalla lettura dei risultati del questionario somministrato ai partecipanti al Roverway 2006 sembra che rover e scolte italiani non abbiano dimenticato la portata di questo “sogno” quando si identificano in affermazioni quali “mi sento cittadino europeo” (22,3% AGESCI, 21,7% CNGEI) e “mi sento cittadino del mondo” (33,1 % AGESCI, 31,4% CNGEI). Si deve però qui sottolineare anche la presenza di una rilevante mole di risposte che non si allineano con valori del tutto positivi: si noti infatti che il 12,3% dei giovani AGESCI e il 9,2% degli appartenenti al CNGEI rispondono di non identificarsi “per niente” nell’identità di cittadino del mondo. Può inoltre essere utile evidenziare come il 59,6% dei ragazzi che hanno dato una risposta al questionario per AGESCI e il 48,7% per CNGEI ritiene che carattere peculiare dell’identità europea sia riconoscersi in una Costituzione unitaria5. La particolare condizione dei soggetti a cui è stato sottoposto il questionario (giovani dai 14 ai 24 anni) sottolinea l’importanza che la gioventù ripone nella possibilità di spostarsi con facilità nei Paesi dell’Unione europea. Molto meno importante è, d’altro canto, la possibilità di partecipare a una formazione di un esercito comune ai Paesi aderenti all’Unione europea, fatto che ribadisce una vocazione pacifica e pacifista delle associazioni. Nella popolazione di giovani raggiunti dai questionari, oltre a un gruppo rilevante che in qualche modo si riconosce e si identifica in una cittadinanza europea, è presente un consistente gruppo di giovani che alle domande “Hai condiviso l’ingresso dei nuovi 10 Paesi” nell’assetto dell’Unione europea e “Sei favorevole all’ulteriore estensione ai Paesi richiedenti”, risponde con “Sì, ma solo di alcuni Paesi” (22,5% e 35,5% per AGESCI; 20,1% e 37,9% per CNGEI) e con “No” (6,1% e 11,9% per AGESCI; 17,2% e 14,2% per CNGEI). Da sottolineare, inoltre, l’alta percentuale di risposte indifferenti ai quesiti (16,4% e 16,2% per AGESCI; mentre 3,3% e 5,8% per CNGEI). La difficoltà e la reticenza nell’accettare un allargamento dei Paesi membri dell’Unione europea si può leggere anche quando è stata chiesta una riflessione rispetto alla possibilità di sposarsi con una persona di un Paese straniero. 5 Il dato qui dimostrato acquista rilevanza se accostato alle difficoltà dei Paesi membri di identificarsi in una carta costituzionale unica e condivisa. 116 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Il 13,3% dei ragazzi per CNGEI e addirittura il 22% per AGESCI esprimono la possibilità di contrarre matrimonio con una persona straniera solo nella possibilità che essa appartenga a una matrice culturale simile alla propria. Anche se spesso la popolazione giovanile è connotata da caratteristiche di maggiore sensibilità verso i temi dell’integrazione e della conoscenza di altre culture, affiancando i risultati dei questionari all’attuale dibattito sull’ingresso della Turchia nell’Unione europea, si può affermare che tale predisposizione non faciliterebbe una possibile integrazione. Dalla lettura della tabella che analizza il livello di identificazione dei ragazzi rispetto al tema della cittadinanza, si può notare inoltre, come i ragazzi appartenenti ad AGESCI e CNGEI portino a evidenza una percezione del proprio “essere cittadino” più basso rispetto alla media dei coetanei europei. In sostanza le caratteristiche dei rover e delle scolte italiani rispetto al tema europeo presentano luci e ombre. Se da un lato è probabilmente inevitabile che il loro immaginario sull’Europa e l’Unione europea sia sostanzialmente simile a quello dei loro coetanei, ma anche dei loro concittadini più grandi, dall’altro quando è necessario dare un contenuto all’Unione europea e, soprattutto, ai rapporti con gli altri cittadini europei (e non solo), le cose si complicano, evidenziando sia una parziale diffidenza verso gli altri sia una quasi paura del confronto. Quest’ultimo aspetto può far riflettere i contesti associativi sulla necessità di lavorare ancora di più verso la scoperta dell’altro non nella direzione sanguinaria e opportunista che il filosofo Todorov attribuiva a Cristoforo Colombo6, ma, piuttosto, nel modo dialogante e relazionale7 con il quale nel film Il 13° guerriero “l’arabo” Banderas acquisisce lingua, immaginari e comportamenti di una cultura completamente altra, pur mantenendo le proprie radici. Una prospettiva che, comunque, non riguarda la maggioranza dei rover e delle scolte che nei pensieri e nelle pratiche sembrano essere molto sensibili a un’Europa che non sia solo libera circolazione di persone, merci e capitali. 6 7 Cfr. Todorov, T., La conquista dell’America. Il problema dell’altro, Torino, Einaudi, 1984. Per un approfondimento sul tema si veda De Vita (2003). 8.3 Parole per l’Europa Le risposte dei ragazzi alla domanda: “Cos’è per te l’Europa?” (RISPOSTE ITALIANE) • L’Europa siamo noi! • L’Europa è tolleranza, unione, condivisione • Deve essere una grande nazione dove le varie tradizioni e culture devono continuare ad arricchirsi • Per me l’Europa è un’opportunità!! sia lavorativa sia come fonte di nuovi diritti di equità sociale • Oggi è un insieme di Stati che per convenienza e opportunismo si dicono amici • Una grande zattera • Non lo so!!! • Tante persone, tante lingue, condivisione ma differenza, possibile accordo, desiderata complicità • L’Europa per me è un continente, e per ora nient’altro. Spero che un giorno sia il motore di un nuovo ordinamento mondiale, come Stato unico, illuminato, etico ed esemplare per il mondo • L’Europa è il paese che la sera racconta attorno al fuoco il suo passato. Quando sorge il sole, si rimbocca le maniche per il futuro di tutti • Per me l’Europa è un continente aperto a tutti tranne ai clandestini • L’Europa è un sogno realizzabile. Tuttavia ai giorni nostri, nonostante tutte le grandi opere fatte in favore di questa EUROPA UNITA sembra che manchi qualcosa, come una insalata senza condimento manca un ingrediente fondamentale: la vera unione dei cittadini europei. Bisogna sporcarsi le mani insieme, italiani francesi tedeschi spagnoli ecc. Bisogna fare qualcosa di buono per i Paesi extraeuropei che soffrono per dimostrare che l’Europa è ancora quel conti- I 118 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA nente carico di bei valori e sentimenti e non solo una semplice macchina consumistica. Credo nella possibilità di una vera Europa unita e spero di poter sempre impegnarmi a favore di essa. DARE TO SHARE • L’Europa è un continente che puoi conquistare a Risiko • L’Europa è un processo che si sta evolvendo. Per me è anche una casa pericolante perché non sono sicura delle sue fondamenta • Mondo, non Europa • L’Europa non dovrebbe essere solo un’unione di Paesi, ma anche un’unione di persone (RISPOSTE IN INGLESE) • Europe shouldn’t be only a union of countries but a union of people (L’Europa non dovrebbe essere solo un’unione di Paesi ma un’unione di persone) • Possibilities to do new things, like studying abroad and meeting new people, travelling and to experience about differences (Possibilità di fare cose nuove, come studiare all’estero e incontrare persone nuove, viaggiare e fare esperienza delle diversità) • More possibilities (Più possibilità) • Europe is more than the sum of its countries (L’Europa è più della somma dei suoi Paesi) • I do not want to hear another word about the EU in 24 hours!! (Non voglio sentire un’atra parola sull’Europa per 24 ore!!) • Europe is very ok! • Europe for me is: freedom – work opportunities – new friends – different contacts – travel opportunities... it means a lot for me (L’Europa per me è libertà, opportunità di lavoro, nuovi amici, contatti diversi, opportunità di viaggiare… significa molto per me) • I don’t like Europe, is too big (Non mi piace l’Europa, è troppo grande) LA CITTADINANZA EUROPEA. PAROLE PER L’EUROPA 119 • Europe is my home, I love Europe (L’Europa è la mia casa, mi piace l’Europa) • Europe is a continent... (L’Europa è un continente...) • Bigger home, evolution in many things, respect for other cultures (Una casa più grande, evoluzione in molte cose, rispetto per le altre culture) (RISPOSTE IN FRANCESE) • Europe est un continent plein de cultures différentes. Est pour moi le meilleure continent car il est en meme temps prospére et à problemes: immigration, SDF... mais qui essaie de trouver des solutions (L’Europa è un continente pieno di culture diverse. Per me è il continente migliore perché è nello stesso tempo prospero e problematico: l’immigrazione, senza fissa dimora, ma che cerca di trovare delle soluzioni) • Pour moi l’Europe c’est un drapeau (Per me l’Europa è una bandiera) • Je pense que l’Europe est un continent merveilleux mais il devrait faire beaucoup plus d’effort de solidarité et d’ouverture envers les autres continents comme l’Afrique qui se sens en reste dans les relations de cooperation économiques et fraternelles qui existent entres les pays de l’union européennes. Nous devons vivre une les autres car l’homme n’est rien sans autrui. Merci pour votre comprehénsion e votre coopération (Io penso che l’Europa sia un continente meraviglioso ma dovrà fare molti più sforzi per la solidarietà e l’apertura verso i continenti come l’Africa, che si sente in difetto nelle relazioni di cooperazione economica e fraterna che esistono tra i Paesi dell’Unione europea. Dovremmo vivere gli uni per gli altri, perché l’uomo non è niente senza il suo prossimo. Grazie per la vostra attenzione e comprensione) • Europe est un groupement de pays essayant de collaborer et de partager des choses importants et fonder un avenir ensemble. De plus l’Europe est une unification de pays sans frontierès. (L’Europa è un gruppo di Paesi che cercano di collaborare e condividere delle cose importanti e fondare un avvenire insieme. In più l’Europa è un’unione di Paesi senza frontiere) I 120 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA • L’Europe c’est avant tout un seul grand pays, peuplés de gens différents, de cultures différentes... (L’Europa è prima di tutto un solo grande Paese, popolato di persone diverse, di culture diverse...) • Politiquement, je ne suis pas trop calé, désolé. Je me contente de faire vivre mon entourage en vivent avec eux, surtout lorsque je sais que peu importe mon idée, elle n’aura pas trop d’impact sur le monde... Penser bien pour changer les choses, c’est une belle chose, mais “arranger” les choses de notre entourage est un bon début... mieux vaut penser à sa société que de voir trop loin et oublier notre entourage, il y a tant à modifier sous nos yeux... DARE 2 SHARE (Politicamente non sono troppo convinto, spiacente. Mi accontento di vivere nel mio ambiente, soprattutto perché so che poco importa quale sia la mia idea, poiché avrà ben poco impatto sul mondo... pensare bene per cambiare le cose è una bella cosa, ma “sistemare” le cose nel proprio ambiente è un buon inizio... è meglio pensare alla propria società piuttosto che guardare troppo lontano e dimenticare il proprio ambiente, c’è tanto da cambiare sotto i nostri occhi...) • L’Europe ne lutte pas assez contre les manipulations politiques provenant du coté des Etats Units. Il faudrait renforcer le pouvoir economique de l’Union euopéenne pour limiter l’influence des autres continents comme l’Asie, l’Amérique (L’Europa non lotta abbastanza contro le manipolazioni politiche provenienti dagli Stati Uniti. Bisognerebbe rinforzare il potere economico dell’Unione europea per limitare l’influenza degli altri continenti come l’Asia e l’America) (RISPOSTE IN SPAGNOLO) • Para mi Europa es un continente que se sta intentando eliminar las fronteras interiores, las exteriores se hacen cada vez mas visibles. Me gusta vivir donde vivo pero creo que hay muchas cosas a mejorar. Creo que Europa es clasista, selecciona la immigracion que entra (Per me l’Europa è un continente che sta cercando di eliminare le sue frontiere interiori e le esteriori si fanno intanto sempre più invisibili. Mi piace vivere dove vivo, ma credo che ci siano molte cose che LA CITTADINANZA EUROPEA. PAROLE PER L’EUROPA 121 potrebbero essere migliorate. Credo che l’Europa sia classista, in quanto seleziona l’immigrazione che entra) • No me siento parte de Europa porque no creo que me representa. Soy del Sud de Espana y aqui Europa parece mas bien el Norte de Africa. (Non mi sento parte dell’Europa perché non credo che mi rappresenti. Sono del Sud della Spagna e qui l’Europa mi sembra più il Nord dell’Africa) • Europa es un continente rodeado de agua como todos. Su organisacion politica me parece adecuata al igual que le social y pienso que todas los paises que la integran luchan para conseguir una mejor qualidad de vida (L’Europa è un continente circondato dall’acqua, come tutti. La sua organizzazione politica mi sembra adeguata, così come quella sociale, e penso che tutti i Paesi che la compongono lottano per conseguire una miglior qualità della vita) • Europa es un continente, tiene costa. Mi amigo Joe es muy bueno y vive in Dublin, Irlanda,un pais de Europa. Nos llevamos muy bien, pero tambien me llevo bien con gente de otras continentes como los estado unidenses. La bandera europea no me gusta, es muy simple. Como habreis visto no entiendo la pregunta (L’Europa è un continente, ha delle coste. Il mio amico Joe è molto carino e vive a Dublino, in Irlanda, un Paese dell’Europa. Noi ci troviamo molto bene, ma io mi trovo bene anche con persone provenienti da altri continenti, come gli americani. La bandiera europea non mi piace, è troppo semplice. Come avrete visto non ho capito la domanda) • Para mi Europa es una gran asociacion de paises dentro de los cuales podemos caminar y vivir con tranquilidad e y facilidad. Me siento identificado con Europa (Per me l’Europa è una grande associazione di Paesi nei quali possiamo camminare e vivere con tranquillità e facilità. Mi sento identificato con l’Europa) • Europa es un satelite de Jupiter que descubrio Galileo Galilei, el hombre que invento el primero telescopio. Galileo nacìo en Pisa, una ciudad muy bonita donde hay una torre que està inclinada ... realmente no esta inclinada del todo porque los 3 ultimos pisos son perpendicolares al suolo. Europa tambien es un conjunto de paises I 122 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA (Europa è un satellite di Giove, scoperto da Galileo Galilei, l’uomo che inventò il primo telescopio. Galileo nacque a Pisa, una città molto bella dove c’è una torre inclinata... in realtà non è proprio inclinata del tutto, perché gli ultimi 3 pezzi sono perpendicolari al suolo. L’Europa è anche un’unione di Paesi) (RISPOSTE IN PORTOGHESE) • O que è para mim Europa? Partilla de culturas – vidas melhores – tentar criar um mundo sem abarreira dos paises (Che cos’è per me l’Europa? Un’insieme di culture – vivere meglio – tentare di creare un mondo senza frontiere tra Paesi) • Uma uniao de paises para um ben comun (Una unione di Paesi per un bene comune) • A Europa è muito grande, muoto antiga, è muito bonita (L’Europa è molto grande, molto antica e molto bella) • Para mim a Europa deve ser vista como uma comunitade onde è possivel movimentarmo nos de pais para pais, semter que fazer face a problemas como moeda diferente, racismo etc. (Per me l’Europa deve essere vista come una comunità dove è possibile muoverci senza aver a che fare con problemi come la moneta differente, il razzismo ecc.) • Europa = uniao politica, economica e social!! (Europa = unione politica, economica e sociale!) • Para mim a Europa è un conjunto de paises onde se pode circular livremente, ajutandose um com outro (Per me l’Europa è un’unione di Paesi dove i può circolare liberamente, aiutandosi gli uni con gli altri) • È um conjunto de paises indipendentes que... geograficamente se associam (È un’unione di Paesi diversi che... geograficamente si associano) 9. La visione del futuro 9.1 I dati di ricerca C h i a r a B a r l u c c h i , Fe d e r i c o B r o g i , E n r i c o M o r e t t i e R o b e r t o R i c c i o t t i L’indagine realizzata offre interessanti spunti in riferimento al superamento delle tappe di passaggio verso l’età adulta e alla previsione che rover e scolte hanno di raggiungerle nei prossimi anni. Sul fronte lavorativo due rover e scolte su tre immaginano nella propria vita adulta di fare un lavoro che li realizzi professionalmente, ma sono piuttosto disincantati sulla possibilità che il lavoro che svolgeranno in futuro possa essere utile per la società, meno di uno su tre reputano possibile tale eventualità. Ancor più realisti appaiono riguardo alla possibilità che il lavoro che svolgeranno potrà dargli tanti soldi, in questo sembrano essere figli del proprio tempo, calati in un mondo in cui la precarietà del lavoro e retribuzioni non sempre adeguate si sono imposte come la regola piuttosto che l’eccezione. Figura 2 - Rover e scolte secondo il significato della cittadinanza europea (valori percentuali) 65,9 75,0 60,0 30,1 45,0 25,1 30,0 15,0 0,0 farò un lavoro che mi realizzi professionalmente farò un lavoro utile per la società farò un lavoro che mi darà tanti soldi LA VISIONE DEL FUTURO. I 125 DATI DI RICERCA Si tratta complessivamente di un rover/scolte ogni quattro, misura sulla quale incide al ribasso, almeno in parte, anche la non automatica desiderabilità/attrazione da parte degli stessi rover e scolte per lavori che, se da un lato implicano ingenti guadagni, dall’altro non garantiscono una soddisfacente realizzazione professionale. Nella sfera più intima di realizzazione di un progetto familiare, i rover e le scolte dichiarano di vedere nel proprio orizzonte di vita i figli (60% del totale), su un valore di incidenza, quindi, ben più consistente di quelle rilevate, ad esempio, sui giovani italiani nella più recente indagine IARD1. Molto consistente è anche la previsione di sposarsi (53% circa del totale), così come molto alta risulta l’incidenza di possibili convivenze (28,2%). Intrecciando la lettura dei dati risulta evidente che: • per una quota non irrilevante di rover e scolte il matrimonio non sembra essere una condizione necessaria per avere figli: il 60% dice che Figura 2 - Rover e scolte secondo la previsione di avere figli, sposarsi, andare a convivere (valori percentuali) 75,0 60,2 52,7 60,0 45,0 28,2 30,0 15,0 0,0 avrò dei figli 1 mi sposerò andrò a convivere Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A., Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino, 2002. 126 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA avrà figli, a fronte di un più limitato 53% che dichiara che si sposerà. Così come è riscontrabile, su livelli più o meno alti, ormai in tutta Europa; • la convivenza sembra rappresentare uno scenario più che possibile anche per i rover e le scolte analogamente a quanto registrato tra i giovani europei, che al momento, però, di dare seguito ai propri progetti di fecondità tendono a sposarsi – fenomeno quest’ultimo maggiormente tipico dei giovani dei Paesi dell’area meridionale dell’Unione. Passando da cosa vedono nel loro futuro a come lo vedono, ovvero con quale atteggiamento e attitudine i rover e le scolte si affacciano alla sfida del proprio futuro, sembra di poter concludere che essi si mostrano moderatamente fiduciosi, sebbene realisticamente preoccupati, ma soprattutto consapevoli che saranno loro stessi gli artefici del proprio futuro. In dettaglio: • più di uno su tre dichiara di avere le idee chiare riguardo al proprio futuro; • appena il 10% degli stessi rover e scolte dice che è indifferente a ciò che potrà accadere nel proprio futuro; • più di uno su due pensa al futuro senza dimenticare il presente, dichiarando che la vita va vissuta attimo per attimo; • due su tre reputano che nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare, e contrariamente solo un 10% attribuisce alla fortuna un ruolo determinante, che supera l’impegno personale, per la realizzazione dei propri sogni; • il 40%, ancorando i piedi per terra, si dice comunque preoccupato per il proprio futuro. 9.2 La visione del futuro: tra concretezza e aspirazioni Donatella Biozzi Una visione del futuro un po’ contraddittoria quella che risulta dalle risposte dei giovani di Roverway, da un lato essa appare caratterizzata da un ottimismo sulla possibilità di realizzarsi in futuro nel lavoro, una realizzazione vista tutta però in chiave individuale. Tuttavia questa possibilità non si accompagna a una attesa di futuri successi economici: il che appare di per sé come una contraddizione. L’altro elemento di questo triangolo è l’attesa che il proprio impegno futuro si sostanzi in realizzazioni con bassa utilità sociale. Da cosa scaturiscono queste nostre considerazioni? Dal fatto che i giovani, nel momento in cui è stato chiesto loro di immaginare la loro vita di adulti, hanno risposto in larga maggioranza (65,9%) che si attendevano di fare un lavoro che li realizzasse professionalmente: tuttavia questa realizzazione professionale non sembra essere legata, nella loro testa, alla possibilità di fare un lavoro socialmente utile (solo il 30,1% pensa a questa opportunità, meno della metà del dato precedentemente citato) e una percentuale ancora minore di risposte (25,1%) pensa che riuscirà a guadagnare molti soldi. L’aspetto in qualche modo contraddittorio sembra essere ancora più forte se scorporiamo le risposte per alcune delle componenti più significative dei partecipanti: infatti i portoghesi e gli spagnoli danno percentuali ancora più alte di fiducia in una realizzazione professionale futura (rispettivamente del 78,8% e 76,7%); si potrebbe pensare che questa miglior attesa dal futuro sia in qualche modo legata all’attenzione che le politiche di questi Paesi danno alle esigenze dei giovani, alla voce che i giovani portano nel dibattito pubblico. Tuttavia le loro risposte denotano anch’esse bassa fiducia nel poter svolgere un lavoro utile per la società (28,6% e 29,7%, percentuali più basse della media di tutte le risposte) e altrettanto bassa fiducia in reddito futuro (23,3% per i portoghesi e 22,6% per gli spagnoli, percentuali anche queste inferiori alla media generale). Strano accoppiamento davvero: “mi realizzerò nel futuro dal punto di vista professionale, ma il mio lavoro non sarà molto utile socialmente, 128 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA né mi darà denaro e successo economico”, appare quasi come un contraddizione in termini. C’è tuttavia una chiave di lettura che ci dà conto di questa apparente antinomia: se in questi giovani ci fosse non solo una scarsa adesione media alla scala dei valori oggi socialmente prevalenti, ma anche una consapevolezza di questo fatto, allora la visione del proprio futuro passerebbe da un lato dalla ricerca di una realizzazione professionale tutta individuale e dall’altro dall’aspettativa di bassi riconoscimenti sia in termini di denaro, che di rispondenza a utilità sociale. Infatti, questi giovani hanno un’immagine della realtà in cui ciò che oggi viene remunerato socialmente è in qualche modo alienante per loro o meglio non percepiscono che questo realizzi la loro personalità, d’altra parte viene anche evidentemente rifiutata la prospettiva di una realizzazione che si concreti solo nel denaro, per cui la ricchezza sia sintomo, di per sé, di automatica soddisfazione. Tuttavia non possiamo, a mio parere, leggere questa interpretazione come una visione idealistica “matura”: piuttosto la connoterei come una forte carica di ingenuità. Cosa significa per questi giovani realizzarsi professionalmente? Che tipo di soddisfazione pensano di poter trarre dal lavoro che faranno? Come pensano di poter esprimere se stessi attraverso la propria opera? E come pensano che questo sia possibile, se la società non riconoscerà loro né alta remunerazione economica, né ruolo socialmente utile o rilevante? Mi do conto di questo fatto riflettendo che da una parte questi giovani sono accomunati dalla scelta scout e quindi per questo la loro scala di valori è analoga; dall’altra parte questa concezione della realizzazione di sé evidentemente dipende dal fatto che la loro generazione sente che questa società non offre frontiere né modelli condivisibili di realizzazione futura. C’è un aspetto sul quale dobbiamo riflettere. Lo scautismo tende, attraverso un lungo percorso e con tutti gli strumenti del metodo di cui dispone, a creare giovani uomini e donne capaci di fare delle scelte, capaci di autonomia, capaci di realizzazione di sé. Queste caratteristiche maturano poco a poco all’interno di un percorso guidato in un mondo in cui valori forti sono condivisi. Questi giovani, nel momento in cui pensano alla realizzazione di sé nel fare, nell’operare, nel creare, la associano a una possibilità futura di realizzazione professionale, proprio come suggerisce l’input del messaggio scout. Tuttavia danno scarsa probabilità al fatto che questo loro futuro LA VISIONE DEL FUTURO: TRA CONCRETEZZA E ASPIRAZIONI 129 sia caratterizzato da denaro o riconoscimento di opera socialmente utile: già fin da oggi, ancora all’interno del mondo scout, essi avvertono la contraddizione tra ciò che è importante nel mondo scout e ciò che lo è nella società intorno a loro. Questo ci pone un compito importante: dare a questi giovani maggiori strumenti per affrontare e ben vivere il rapporto con la società intorno a loro, consapevoli dell’esistenza di questa contraddizione. Questa consapevolezza va trasmessa ai giovani, lo scautismo non potrà certo da solo risolverla, ma dobbiamo saperlo e condividerlo. C’è comunque in questi giovani una forte voglia di genitorialità: infatti il 60,2 % delle risposte immagina di avere in futuro dei figli (la percentuale sale fino al 66% per i portoghesi). Tuttavia questa aspettativa, che poi esprime anche un desiderio, una volontà, non si identifica totalmente con una visione della vita di coppia legata al matrimonio: infatti solo il 52,7% delle risposte afferma “mi sposerò” e questa percentuale scende fino al 45,2% per le risposte dei giovani spagnoli. Inoltre esiste un 28,2% di risposte che immagina la propria vita di coppia come una convivenza. Su queste risposte vorrei evidenziare alcuni aspetti decisamente interessanti. Il primo è che la voglia di genitorialià appare come un segno evidente di attenuazione del conflitto tra la generazione dei genitori e la generazione dei figli, sintomo di un modello di famiglia vissuto e condiviso molto differente da quello tradizionale: una famiglia che non crea nei giovani e giovanissimi l’avversione verso l’appartenere alla categoria dei padri/madri, ma esalta gli aspetti affettivi positivi di questa prospettiva. La seconda analisi che mi sembra interessante è la forte diversità sull’immagine della vita futura di coppia a seconda della nazione di provenienza. Infatti tra gli italiani solo il 15,1% pensa di realizzare in futuro una convivenza (dato peraltro formato da una percentuale dell’11,7% per i giovani di AGESCI e del 26,1% per i giovani del CNGEI), mentre la percentuale sale significativamente se consideriamo il resto dei partecipanti non italiani: il 37,1% dei portoghesi pensa a questa possibilità futura, così come il 39,4% degli spagnoli e addirittura il 39,6% dei giovani degli altri Paesi. Dunque, mentre tra i giovani appartenenti all’associazione cattolica italiana l’ipotesi di convivenza senza matrimonio è infima (poco più di 1 ogni 10), così non è tra i giovani appartenenti al CNGEI (2,6 ogni 10) o ad altre associazioni europee, cattoliche o meno che siano (da 3,7 a 4 ogni 10). Si potrebbe riflettere sul ruolo diverso che la religione cattoli- 130 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA ca ha sulla formazione della coscienza e sulle scelte civili dei giovani in Italia e in altri Paesi europei, ma forse questo spunto ci porterebbe lontano dal nostro discorso. Sono di difficile lettura le risposte sul futuro immaginato tra un anno o tra 5 anni, dato che il gruppo era composto da giovani tra i 16 e i 22 anni: troppo forte la differenza di età. Ci sono invece aspetti interessanti della visione del futuro che scaturisce dalle loro risposte in un’ottica più a lungo termine. Innanzi tutto la convinzione di poter trovare una collocazione lavorativa nel termine di 10 anni: 83,7% dà risposte in tal senso. Se associamo questa percezione alle considerazioni che abbiamo fatto in precedenza ne ricaviamo la sensazione che i giovani non hanno timore di restare senza lavoro, piuttosto hanno timore che la loro opera futura non sia socialmente apprezzata e significativa. L’altro tratto caratteristico delle loro risposte è la forte intenzione di restare scout a lungo termine: abbiamo il dato “naturale” dell’83,2% di convinzione di essere ancora scout nel termine di un anno, ma il 66,1% che ritiene che lo sarà ancora dopo 5 anni e addirittura il 47,5% che pensa di essere ancora nello scautismo dopo 10 anni!! Ne risulta una visione dell’impegno scout come educatori compatibile con il lavoro, con una famiglia, insomma con scelte “adulte” di vita. Non penso che si debba dare troppa enfasi a questa risposta: certamente essa scaturisce dall’entusiasmo delle esperienze vissute sul momento e in seguito dovrà confrontarsi con gli impegni della realtà futura, ma almeno come intenzione la risposta è indicativa della percezione che l’esperienza scout sia una realtà importante nella propria vita e la volontà di non perderla. Tuttavia, per avere una corretta visione del futuro dei giovani, dovremmo anche riflettere sulla collocazione sociale di questi ragazzi/ragazze che ci hanno risposto: una collocazione sicuramente medio-alta nella scala sociale, dal momento che ben oltre il 60% di loro pensa che tra 5 anni starà ancora studiando, il che significa che la maggioranza conta di andare all’università o addirittura essere impegnata in corsi postuniversitari. Almeno a livello di intenzioni si manifesta in questi giovani una forte decisione di non abitare più con i genitori: il 24,3% (circa 1 su 3), pensa di vivere per conto proprio già nel termine di un anno, la percentuale di coloro che pensano di non abitare più con la famiglia di origine cresce poi nell’ottica dei 5 anni (58,9%) e diventa del 94,9% quando le previsioni sono sull’arco di 10 anni. LA VISIONE DEL FUTURO: TRA CONCRETEZZA E ASPIRAZIONI 131 Questi dati vanno letti sempre con le cautele dovute al fatto che molte intenzioni poi si dovranno confrontare con i problemi reali nel futuro, tuttavia appare anche in questo una connotazione diversa della formazione di questi giovani con la media dei giovani senza esperienza scout. È nota infatti la tendenza attuale dei “giovani” e dei “giovani adulti” ad allungare il periodo di permanenza in famiglia anche oltre i 30 anni, tendenza giustificata non solo dal fatto di avere problemi economici a vivere per proprio conto, ma anche da una sensazione di piacevolezza della vita familiare, che è comunque libera da troppi vincoli, di accettazione condivisa di regole di vita comuni, di legami affettivi difficili da rompere. Chi ha vissuto il messaggio scout invece, come questi giovani, ha interiorizzato la voglia di autonomia, di sperimentarsi autonomamente, di provare a vivere con proprie forze e di fare le proprie scelte. I segnali che deriviamo dalla concordanza più o meno forte con alcune affermazioni proposte confermano le caratterizzazioni individuate all’inizio del nostro discorso e chiudono coerentemente un cerchio interpretativo. Vi è una forte adesione di molti alla affermazione che “nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare”: il 43,2% delle risposte manifesta la massima concordanza con questa frase e comunque percentuali forti la condividono molto. Questo ci mostra una visione pragmatica dell’impegno individuale, legata alla realizzazione futura. Un futuro che interessa, ma non come sogno immaginato, bensì come presente da vivere con intensità giorno dopo giorno: la stragrande maggioranza ritiene che i sogni sul futuro siano solo una perdita di tempo! Personalmente ritengo che questa loro mentalità sia vincente in termini pratici, ma devo dire che mi lascia un po’ di amaro in bocca pensare a dei giovani che hanno così poca voglia di sognare il loro futuro!!! Non si può mica sognare da vecchi… Questi giovani hanno i piedi per terra: vivono con incertezza ciò che il futuro potrà loro riservare e le preoccupazioni collegate a questo: il 40% di loro concorda molto o moltissimo con la frase “sono preoccupato per il mio futuro”. E, d’altronde oltre il 51% concorda molto o moltissimo con l’affermazione che “bisogna vivere la vita attimo per attimo”. L’ottimismo della ragione che scaturisce dalla convinzione di poter realizzarsi professionalmente, ne viene dunque, come avevamo anticipato, ridimensionato dalla consapevolezza che i propri valori non sono del 132 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA tutto in sintonia con quelli della realtà che li circonda. Come se si vivesse una sorta di discrepanza tra ciò che personalmente ognuno si sente capace di realizzare e la realtà oggettiva del ruolo e del riconoscimento che il mondo ti riserverà. Questo è un nocciolo duro che, come educatori scout dobbiamo affrontare, questa è la sfida che ci lancia la visione del futuro di questi giovani, la percezione di sé e del proprio ruolo nella società degli adulti. 10. Avventurieri per l’Europa Stefano Laffi 1. Premessa: digressione sulle sorti dell’avventura Perché lo scautismo ci parla? Come può una pratica identica dall’origine e così ancorata ai suoi principi intrecciarsi al vortice del mutamento e toccare le corde di chi è figlio di quel vortice, ovvero le ultime generazioni? Eppure è così, forse proprio perché quelle radici sono così profonde da resistere alle stagioni delle idee in trasformazione, del nuovo che ogni epoca obbligatoriamente propone. Prendiamone un dispositivo fondamentale, l’avventura. Che fine ha fatto nella nostra vita? È ancora possibile una dimensione epica nella quotidianità? Ma anche nello straordinario intenzionale o nell’occasionale, esiste ancora? Quando capita davvero di avventurarsi, se si esclude l’opzione di consumo, ovvero comprarla come pacchetto turistico, come programma televisivo, come videogioco? La preoccupazione nasce dalla considerazione che il congedo da questa dimensione di vita avrebbe qualcosa della mutazione antropologica, perché l’imprevedibilità dell’esito, l’ignoto, il colpo di scena, la perdita di controllo, la sfida con l’ambiente sono da sempre elementi connaturati alla condizione umana. Il problema è che la contemporaneità non sembra amare l’avventura: la fantasia non è quella di immergersi fino a perdersi ma di tenere il controllo, l’imprevedibile è chiamato rischio, il paradigma dominante è quello della prevenzione, della vaccinazione, dell’assicurazione, della protezione da un destino che non si accetta, la centralità culturale di cui gode oggi la parola “sicurezza” dice tutta l’allergia all’idea di pericolo. Come si fa a disinnescare il pericolo, che è parte integrante dell’azione? Si evita a monte, cioè si previene: l’intensità informativa e le possibilità diagnostiche sono aumentate a dismisura, i sistemi di protezione e di allarme prosperano, la sicurezza è una delle merci più vendute. Poi c’è un dispositivo nuovo, che interviene ad azione già avviata, un elemento chiave di questo sistema culturale, un vero killer dell’avventura, ovvero l’autoreverse: da tutto sembra di poter tornare indietro, la tecnologia digitale consente di correggere o rifare una foto, un testo o un brano musicale, la tolleranza dei genitori permette senza problemi di cambiare 134 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA liceo o facoltà universitaria, la chirurgia estetica apre possibilità inedite al cambio di fisionomia, la morale comune tollera diverse riedizioni di una vita di coppia. Infine, ad azione compiuta, se la faccenda è andata male, si può sempre contare su una psicoterapia, su una lettera di protesta ai giornali, sul sostegno delle associazioni di difesa dei consumatori, sull’interessamento di un referente politico. L’avventura allora, intesa come primato di un’azione senza rete, come rinuncia consapevole al pieno controllo della situazione per l’urgenza della scoperta, sembra essere fortemente minacciata, in via di estinzione. Il declino di interesse anche nelle più giovani generazioni per il genere letterario della fantascienza, per l’avventura nello spazio, per il mito della frontiera, per l’idea di viaggio a favore di quella di turismo sono segnali evidenti in tal senso. Eppure non è tutto così tracciato, non abbiamo mappe così complete. La precarietà è condizione comune e quotidiana, la globalizzazione crea interdipendenze del tutto fuori controllo, la fragilità dei modelli culturali e valoriali pone ciascuno più solo di fronte alle scelte. Forse ora è più facile fare una fotografia e comunicare ma è assai più complesso capire il proprio destino lavorativo, decidere quale famiglia formare, orientarsi rispetto a ciò in cui credere. Da qui deriva un suggerimento: chi aiuta i più giovani a stare nell’incertezza ineludibile della contemporaneità svolge certamente una funzione centrale come agenzia educativa e forse l’avventura è una palestra fondamentale per formare questa preziosa attitudine. 2. Lo scautismo come campo di esperienza Lo scautismo scommette sull’azione. È una scuola dell’azione. Corale e responsabile. In un habitat extrascolastico, extradomestico. La parola “scuola” forse stride, ma se guardiamo i dati dell’indagine ci rendiamo conto di quanto si tratti di un’esperienza parallela a quella scolastica, che inizia circa negli stessi anni e nel corso del ciclo delle elementari coinvolge oltre i due terzi del totale dei soggetti che hanno risposto al questionario. Ma la parola “scuola” ha senso anche perché indubbiamente quell’esperienza lascia traccia, ambisce a insegnare, a un particolare saper essere e saper fare, per usare termini cari alla formazione. A saper essere servizievole verso il prossimo, dicono tre quarti degli intervistati, a saper vivere e lavorare in gruppo, affermano quasi i due terzi AVVENTURIERI PER L’EUROPA 135 degli stessi a fronte della domanda sulle caratteristiche più importanti di una guida scout. Lo scautismo è allora vissuto come un apprendistato sulle relazioni, in cui via via si impara a prendersi cura degli altri, a starci insieme: sembra banale, ma in quale altra esperienza della preadolescenza il ruolo da traguardare è definito in termini così oblativi, di dedizione agli altri, e non invece performativi, di abilità da dimostrare o oggetto da mostrare? E poi spicca la differenza rispetto a quell’accezione di scuola e in genere di istituzione che prioritariamente insegna la relazione come obbedienza, riconoscimento dell’autorità per aderirvi, conformità a regole, lontanissima dallo schema scout di relazione come aiuto e cooperazione. Nella stessa domanda si registra il minor peso di altre risposte possibili – rispettare la natura, essere un buon cittadino, vivere la dimensione spirituale – altrettanto nobili ma oggettivamente meno presenti nell’immaginario di una guida modello: come a dire che il primato della dimensione relazionale è davvero forte, superiore ad altre vocazioni e lo stare insieme è ciò che assorbe la gran parte delle energie di attenzione. Scuola di relazioni, lo scautismo non è però una declinazione della psicologia, qui la cura degli altri è intesa come capacità operativa, come competenza a svolgere funzioni importanti per la sopravvivenza, propria e altrui. Il segreto è questo, perché qui si parla il codice fondamentale dell’età giovanile, quello dell’azione, che come e più della parola comunica e trasmette aggregazione, offre l’opportunità di stare insieme. Come recitano le risposte a una domanda ad hoc, qui si impara assai bene a montare una tenda e camminare in montagna, a lavorare in gruppo e confrontarsi con gli altri, a esser più responsabile e sapersela cavare, a rispettar la natura e fare il volontario. La dimensione dell’avventura si coglie in modo netto in alcuni insegnamenti: la netta maggioranza di chi ha compilato il questionario dichiara di aver appreso almeno abbastanza bene anche a cucinare, a leggere una cartina, a orientarsi con la bussola, a fare nodi, a rinunciare al superfluo. Si avverte nell’adesione alle risposte – ricordiamolo, predeterminate nel questionario – il successo di un apprendistato alla sopravvivenza che non ha equivalenti nella vita di un bambino, soprattutto se si pensa alla sua biografia quotidiana, spesso presa fra la presenza a scuola e l’impegno in attività sportive o creative, nessuna delle quali consente quegli apprendimenti basilari, e quindi tutte molto distanti da qualsiasi evocazione d’avventura. 136 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA La natura del dispositivo è a questo punto chiara, e si svela pienamente nelle risposte alla domanda sulle motivazioni più importanti per fare lo scout, a partire dalla propria esperienza: al primo posto nelle risposte raccolte c’è il fatto di “mettersi alla prova”, poi il “divertimento”, il “mettersi al servizio degli altri” e “imparare cose nuove”. Il piano esperienziale, cognitivo, relazionale qui si fondono, in un’atmosfera che non è di gara ma di scambio di aiuto, non è di studio ma di gioco. Le opzioni di risposta dal tono più serio e maturo – “posso confrontarmi con persone più grandi”, “testimonio il mio impegno” – sono le ultime per gradimento perché verosimilmente poco sentite (non dimentichiamo che oltre la metà dei rispondenti non ha più di 18 anni), mentre “avere occasioni per riflettere” è importante ma non prioritario, perché non fa parte del codice dell’azione l’intenzione riflessiva. È da notare che l’esplicitazione “fare cose avventurose” non riscuote particolare consenso, a dimostrazione del fatto che non esiste una domanda espressa e una cultura forte dell’avventura, ma l’importante è garantire l’accesso ai meccanismi che la governano, senza il bisogno di nominarla. 3. Lo scautismo come luogo di formazione interiore L’enfasi sull’azione e sulla collaborazione danno certamente sicurezza su di sé, favoriscono le relazioni, temprano i caratteri. Più difficile è invece la scommessa sulla formazione profonda, che chiama in causa da un lato la famiglia, i modelli educativi già vissuti o paralleli all’esperienza scout, poi la storia personale e la rielaborazione soggettiva di vissuti e idee, e infine lo “spirito del tempo”, il sentire comune e generazionale che investe i giovani e li rende figli della propria epoca almeno quanto dei propri genitori. La valutazione delle risposte all’indagine è quindi più delicata, le relazioni fra le variabili chiedono prudenza e non è facile capire cosa imputare all’esperienza scout. Seguendo la traccia del questionario sappiamo per esempio che si tratta per la netta maggioranza di cattolici, laddove rover e scolte scelgono di indicare una confessione religiosa. E quando si chiede di definire il proprio rapporto con la spiritualità solo la metà si identifica in una confessione, mentre per gli altri il fatto di credere non è approdato ancora a un porto sicuro, oppure si è ancora alla ricerca, o non si crede affatto, per tante ragioni. Se poi si fosse approfondita anche l’area delle pratiche, quasi certamente il quadro si sarebbe ulterior- AVVENTURIERI PER L’EUROPA 137 mente arricchito di nuove varianti e combinazioni inedite fra credenze e comportamenti. Restando a questo dato e ipotizzando che l’esperienza scout non inibisca una formazione spirituale – certamente non è nelle sue intenzioni – se ne deduce tuttavia che non la implica, almeno nella forma dell’identificazione confessionale, che non è un percorso parallelo e che la religiosità non è condizione né necessaria né sufficiente per essere rover o scolte. Se ne deduce altresì che quella propensione all’aiuto, allo scambio, al mettersi al servizio degli altri sopra osservata non ha una matrice (solo) religiosa – anche dipendentemente dell’organizzazione di cui si fa parte – ma è (anche) uno spirito generato dalla chimica dell’esperienza scout che non si appella al sistema di credenze individuali, se mai a un senso di fratellanza naturale. Non si tratta di appellarsi alla “secolarizzazione della società”, basta pensare al peso che ha la religione ancora nel dibattito pubblico – dalla politica, alla scienza fino agli equilibri nelle relazioni fra Stati – né ha senso cercare spiegazioni rifacendosi alla retorica della caduta dei valori, troppo semplificatoria e poco utile a leggere i comportamenti. Il fatto è che il rapporto con la spiritualità è oggettivamente cambiato e che nei più giovani non si gioca più per opzioni dicotomiche – ateo/credente, praticante/non praticante – ma metta in campo nuove ricomposizioni soggettive del rapporto con un dio. L’indagine ci dice allora che forse rover e scolte condividono questo mutamento, vivono quel clima di relativismo in cui è finita anche la definizione della propria spiritualità. E se da un lato si apprezza come la confessione non discrimini l’accesso – non c’è prova di fede per essere scout, i dati lo dimostrano – dall’altro si osserva che l’esperienza scout non cancella i dubbi in merito, non è “integralista”, non converte al punto da allineare tutto il gruppo in una posizione omogenea. Si avverte la stessa sensazione anche nel leggere le risposte alla batteria di domande inerenti l’area dell’etica e della legalità. Se mai qualcuno avesse ancora lo stereotipo di rover e scolte come élite di ragazzi e ragazze timorate di dio e del peccato, l’indagine è la prova che davvero non è così. La trasgressione di leggi, norme morali e convenzioni è ampiamente ammessa, in diverse sfere dell’esistenza, nascosta dietro la formulazione di una domanda – “pensi che ti potrebbe capitare di…” - che opportunamente misura la possibilità e non la ricorrenza reale, quindi la distanza etica e non i reati. L’area dei legami sentimentali, per esem- 138 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA pio, ritrae un quadro di possibilità estraneo alle schema tradizionale previsto nella confessione cattolica: la stragrande maggioranza contempla rapporti sessuali prematrimoniali, così come la convivenza senza il matrimonio, non si esclude di divorziare e in 4 casi su 10 si crede possibile andare incontro a una relazione con una persona sposata. Dalla varietà degli atteggiamenti si coglie in sostanza come rover e scolte non riconoscano affatto il confine della morale comune e della legalità come limite invalicabile e sicuro. Quasi tutti sono pronti a utilizzare materiali audio e video pirata, 3 su 4 non escludono di viaggiare sui mezzi senza biglietto, mentre il furto o l’evasioni fiscale sono ipotizzati solo dal 30% dei rispondenti – ma il 30% non è poco, non è un residuo – fumare tabacco è ammesso come possibilità da meno di 6 ragazzi su 10 mentre ubriacarsi da 8 su 10, l’uso di marijuana si approssima alla metà dei rispondenti mentre l’uso di droghe pesanti è inscritto nell’orizzonte delle possibilità da uno su 10. Rover e scolte appartengono al proprio tempo, la soggettività prevale sui confini normativi, l’esperienza scout non definisce un’alterità generazionale, non alza la soglia del senso del dovere creando un recinto di rettitudine, anzi sembra lasciare liberi ragazzi e ragazze di codificarsi i propri limiti, così come sta avvenendo anche fuori dal mondo scout. 4. Lo scautismo come luogo di formazione alla cittadinanza Quale legame sociale crea l’esperienza scout? È davvero una palestra di fusione nella comunità allargata, di addestramento all’accoglienza e all’apertura di sguardo? Il quadro è variegato, vediamo perché. L’essere rover e scolte è certamente un esercizio di cittadinanza aperta, di dedizione al sostegno reciproco, di impegno nelle attività prescelte. Si sceglie di trascorrere almeno parte del proprio tempo con gli altri, si riconosce l’importanza di misurarsi come persone nello stare in comunità e nel fatto di potersi prendere cura di chi è vicino. Questo bisogno sembra andar oltre l’attività scout, e l’indagine dimostra che si traduce prioritariamente nell’impegno in associazioni religiose e di volontariato. Come però già accade nel resto della popolazione giovanile, non tutte le forme di impegno hanno la stessa fortuna, e lo scautismo non agisce come una forza centrifuga che proietta rover e scolte a dedicarsi ai diversi fronti delle AVVENTURIERI PER L’EUROPA 139 cause pubbliche. Ne restano escluse per esempio le organizzazioni oggi meno vicine alle nuove generazioni – quelle politiche e sindacali – che parlano un linguaggio estraneo alla loro sensibilità, che idealizzano una mediazione riflessiva e di parola antitetica all’urgenza dell’azione, che si pongono mete distanti dall’esperienza diretta e quindi oggi poco appetibili, che prediligono da sempre la relazione gerarchica e di anzianità, di per sé una barriera forte al coinvolgimento di nuovi ingressi. Ma anche l’ambientalismo e la difesa dei diritti dell’uomo – che pure sembrano affini ai principi e alle pratiche scout – non paiono riscuotere forte interesse: forse quelle valenze risultano già saturate dall’essere rover e scolte, o forse si soffre il fatto che in quelle organizzazioni vengono idealizzate e trasformate in mete di azione politica, e così si appesantiscono e perdono la loro presa. Ancora una volta, rover e scolte si dimostrano figli e figlie del proprio tempo e il grado di fiducia riservato alle diverse istituzioni lo conferma: l’idealizzazione della famiglia da un lato e l’avversione per la politica, i partiti e in misura minore per i sindacalisti e i funzionari dello Stato dall’altro costituisce una polarizzazione delle preferenze che assimila queste risposte ai dati di ricerca noti intorno a opinioni e atteggiamenti dei giovani in generale, italiani ed europei. In mezzo ai due estremi di preferenze si colgono distingui interessanti: il primato della scienza, che conforta sulla fiducia verso il sapere come fonte di autorità (ma che lascia perplessi di fronte ad altri segnali, come il crollo di iscrizioni alle facoltà universitarie scientifiche), il credito degli insegnanti, apparentemente svalutati nella gerarchia sociale delle professioni e invece stimati da chi più di altri li conosce (ovvero i loro allievi), l’informazione ufficiale in crisi (è scarsa la fiducia nella televisione, va meglio per i giornali) probabilmente in un’epoca e per una generazione che crede sempre più alla possibilità di confezionarsi da sola quanto serve sapere, il preoccupante sorpasso di polizia e militari di carriera ai danni della magistratura, sulla quale pesa forse almeno in Italia la percezione di un legame con la politica che forse ne ha fatto vacillare l’immagine di indipendenza. In altre parole, se chi fa un’esperienza scout non diventa un missionario dell’impegno sociale in tutte le sue forme ma resta ancorato a quella radice, allo stesso tempo l’indagine dimostra che gli scout intervistati non hanno sviluppato un’adesione incondizionata alla società in tutte le sue manifestazioni istituzionali, ma esprimono sfiducia in modo simile ai loro coetanei, cioè innanzitutto verso la politica. Non si tratta di 140 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA un’annotazione da poco, perché l’esperienza scout ha rappresentato in passato un luogo di formazione della classe politica e di quella dirigenziale in particolare, e di fronte a una forte crisi delle federazioni giovanili dei partiti il problema del ricambio generazionale appare ancora più serio. Se l’apertura verso la comunità e verso la società appare ampia ma condizionata, quella verso l’Europa e i suoi nuovi cittadini suggerisce considerazioni diverse. Per esempio, rispetto al senso di appartenenza, emerge una stratificazione complessa dei propri confini. Ci si sente più cittadini del mondo che dell’Europa, e ancor di più della propria nazione o della propria città, ma con differenze non così nette, a rimarcare una certa vocazione cosmopolita o quanto meno un senso di pluriappartenenza territoriale che appare oggi uno degli esiti più interessanti del mutamento sociale in corso. In questa nuova geografia del sentimento di cittadinanza l’Europa è presente, anche se non possiede ancora la forza del principale agente identitario. Trasformare le radici, assottigliare le barriere linguistiche, rendere fluidi i confini geografici sono passaggi fortissimi, la presenza di generazioni che si cominciano a sentire quasi allo stesso modo cittadini del mondo, dell’Europa o del proprio Paese è il segno di un mutamento culturale imponente. Forse anche per questo i dati dell’indagine non possono essere omogenei e la percezione di un’integrazione a due facce – aperta alla scoperta degli altri ma più diffidente nell’accoglienza – appare quasi fisiologica. Rover e scolte dimostrano per esempio entusiasmo all’idea di andare a vivere all’estero e sono decisamente favorevoli ai programmi di studio all’estero, ma quando si tratta di esprimersi sull’apertura dell’Unione europea ai nuovi Paesi e a futuri altri le maglie si stringono, una quota significativa dei rispondenti si rivela perplessa. Così vale anche nelle risposte relative alle relazioni interpersonali: la maggior parte dei rispondenti contempla la possibilità di sposare o vivere con una persona straniera ma uno su 5 richiede di far parte della stessa cultura e alcuni lo escludono; nei confronti degli immigrati prevale un atteggiamento di aiuto diretto e di sostegno politico nei Paesi di origine, ma una quota compresa fra il 20 e il 30% si sente disturbato dalla loro presenza, ritiene ingiusta la loro concorrenza per i posti di lavoro. L’esperienza scout regala a chi la vive un forte senso di appartenenza, di fratellanza duratura all’interno della rete di rover e scolte. Ma da sempre nelle comunità tende a valere un meccanismo, per cui alla forte AVVENTURIERI PER L’EUROPA 141 integrazione interna può non corrispondere una pari apertura all’esterno, come se quella dinamica comunitaria non fosse necessariamente il terreno di coltura ideale per una solidarietà allargata, per uno scambio e una condivisione senza confini con chi non è parte del gruppo. Per questo forse assieme ai principi ecumenici di Baden-Powell e nello stesso questionario in cui l’aiuto degli altri viene dichiarato come priorità può convivere una quota di diffidenza verso gli stranieri, di difesa del territorio. Ma al contempo si potrebbe osservare che proprio questa diversità di opinioni presenti a Roverway 2006 è segno del pluralismo e della tolleranza del mondo scout. 5. Lo scautismo fra immersione nel presente e proiezione verso il futuro Il consumo è il regno del presente, per i più giovani è una forma di cittadinanza – quando l’età esclude dal diritto di voto e la vita pubblica è spesso il puro comparire senza avere la parola – ma è anche un’opzione espressiva, una domanda di integrazione sociale, un tentativo di interpretare la contemporaneità e lasciare il segno. D’altra parte l’appartenenza al proprio tempo non passa più tanto per un’adesione ideologica, per la comprensione di schemi interpretativi sul senso di giustizia rispetto ai quali schierarsi, quanto invece per l’ordine simbolico, per la capacità (più estetica che morale) di stare nel flusso, di adottarne i segni, senza particolari rigidità. In tutto questo il consumo è una pratica fondamentale, dice nel gruppo chi è dentro e chi è fuori, crea identità di facile adozione, mimetizza le radici culturali dei giovani figli dell’immigrazione o al contrario definisce con rigore la mappa dei segni di riconoscimento fra i gusti musicali del momento. Rover e scolte sono immersi in questo presente, hanno la tecnologia che serve per essere connessi a quell’ordine simbolico che detta le regole dell’inclusione e dell’esclusione generazionale. La ricognizione sui beni di consumo così come sulle pratiche del tempo libero non lasciano dubbi sulla loro piena appartenenza alla “generazione digitale”: quasi tutti dispongono di cellulare, computer, lettore cd e dvd, la maggioranza possiede il lettore mp3 e la fotocamera digitale, il computer portatile e l’I-pod sono i primi desideri fra i beni non ancora posseduti, la playstation divide a metà l’universo fra chi ce l’ha e chi no perché non gli interessa. La forza del consumo nell’epoca attuale è anche nelle percen- 142 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA tuali di risposta, ogni bene proposto è spesso posseduto dalla maggioranza dei rispondenti, e la quota di coloro che non ne dispone ma lo vorrebbe è spesso minore di chi non ce l’ha e non gli interessa. È la saturazione delle merci, sorprendente se si pensa che a rispondere sono quasi tutti studenti, senza un proprio reddito: può sembrar ovvio, ma disporre di quasi tutto significa non poter desiderare quasi nulla, ed è questo il dispositivo più delicato che deriva dall’attuale pressione commerciale su infanzia e adolescenza, ovvero la negazione di una formazione alla mancanza, al desiderio. Lo scautismo, che pure professa la vita all’aria aperta, le abilità manuali, l’attenzione alla natura e la rinuncia al superfluo, non immunizza da questa immersione nella tecnologia digitale, e anche in questo caso risulta difficile tracciare un confine distintivo rispetto ai coetanei. Ma proprio interrogandosi sul successo di queste merci va riconosciuto che l’attitudine alla mobilità e allo scambio relazionale (di parole, immagini, passioni musicali, ecc.) propria dell’età giovanile hanno trovato oggi strumenti straordinari, che sarebbe miope non fare propri. Tra questi anche Internet, utilizzato da tutti i rispondenti, per tre funzioni essenziali: come fonte per lo studio, come canale per scaricare gratuitamente musica e altro, come strumento per comunicare. Anche l’impiego del tempo libero racconta la piena adesione di rover e scolte alle abitudini più comuni della generazione cui appartengono: ascoltare musica, ritrovarsi fra amici e guardare la TV sono le attività praticate da tutti. Concerti, mostre spettacoli teatrali e persino in buona misura il cinema riscontrano invece un interesse sporadico, perché assai di più si guarda un dvd o si esce per andare al pub, in discoteca, per conto proprio. Rispetto ai coetanei, rover e scolte sembrano infine maggiormente amare la lettura (soprattutto dei quotidiani) e praticare sport, chissà se in omaggio alla lezione di Baden-Powell sull’attenzione alla cura del corpo. Ne esce un profilo non certo ascetico o immateriale bensì di forte orientamento al divertimento, che va integrato da almeno due considerazioni: innanzitutto l’indagine non consente di esplorare a fondo la dimensione creativa ed espressiva del rapporto con le arti – presumibilmente nascosti fra i tantissimi che dichiarano di coltivare un hobby – e poi metodologicamente è opportuno non considerare le quantità come qualità, cioè scambiare la frequenza con cui si fa una cosa per passione, vocazione per la stessa. Presumibilmente, sarà più facile trovare amore per il teatro in quel 5,7% che ci va ogni settimana di AVVENTURIERI PER L’EUROPA 143 quanta passione per la TV sia rinvenibile nel 90% che la vede con la stessa frequenza. Rover e scolte, così presenti al proprio tempo, ne condividono anche i tratti patologici, come il senso di incertezza rispetto al futuro, fino ad averne paura? Ne avrebbero ragione, perché l’etica del relativo, la condizione di ricerca spirituale, la propensione alla mobilità geografica, l’instabilità delle istituzioni politiche non consentono facili previsioni, mentre la continua minaccia di nuove guerre, di genocidi, di catastrofi ambientali e pandemie oscurano l’orizzonte e rendono per i più giovani più difficile sognare. A tutto questo gli scout sembrano reagire bene, con positività e pragmatismo. Nel proprio immaginario di vita adulta c’è un lavoro che li realizza professionalmente, mentre in misura nettamente inferiore si crede col lavoro di poter far qualcosa di utile per la società: il dato ci restituisce quindi un quadro in cui rover e scolte non ricevono dall’esperienza scout la fantasia di una dimensione eroica e nonostante ci si impegni oggi al servizio degli altri non si crede che il lavoro futuro consenta di fare altrettanto. Il disincanto è evidente, ma non c’è cinismo o nichilismo, perché ad esempio più dei coetanei non scout scommettono sull’aver dei figli da adulti, segnale evidente di una fiducia nella vita, e forse eredità di un’esperienza scout che addestra anche a prendersi cura dei più piccoli, a farne un elemento vitale della propria esistenza. A domanda diretta il futuro appare allora una questione seria, che desta preoccupazione e che non si può lasciare al caso, ma in molti dichiarano di aver le idee abbastanza chiare. Due sembrano le strategie: o il pragmatismo del presente e della lucidità del carpe diem, oppure il futuro come schermo di proiezione di sogni che nascono però già come progetti, esito di una determinazione e di una volizione forti. Rover e scolte sono terreni, sanno che in montagna non si stacca un piede prima di aver appoggiato in modo saldo l’altro, una meta è sempre possibile ma va commisurata alle proprie forze, l’azzardo sul colpo di fortuna o su un traguardo fantasioso sono dei lussi che non ci si può permettere. Ecco allora tornare la dimensione dell’avventura sotto una nuova accezione, che non appare qui come propensione al rischio e passione per l’ignoto, ma come condizione naturale di chi si pone un traguardo e pure agendo in modo vigile ed esercitando tutte le sue abilità sa di essere dentro una sfida aperta. Postfazione Dai risultati della ricerca a una prospettiva di lavoro per la FIS Un grande grazie, innanzitutto, alle persone che hanno contribuito alla realizzazione del Roverway e in particolare allo svolgimento dell’indagine. È grazie a loro che oggi possiamo leggere i dati della ricerca e riflettere sulle esperienze vissute dai ragazzi e dalle ragazze partecipanti all’evento. In queste pagine leggiamo un’immagine della realtà dei giovani scout che, senza la pretesa di rappresentare tutti i 30.000 rover e scolte italiani né tanto meno le centinaia di migliaia di scout europei, ci permette di cogliere con maggiore analiticità e professionalità aspetti e atteggiamenti propri degli adolescenti di oggi che ci interessano nel nostro ruolo di educatori. Cento anni fa nasceva lo scautismo, dall’intuizione di Baden-Powell di sperimentare un campo scout con 20 ragazzi provenienti da ambienti sociali molto diversi. Ancora oggi obiettivo dello scautismo è proporsi come opportunità di crescita per ogni giovane: non sopravvivere in una cerchia ristretta di “bravi ragazzi” ma coinvolgerli in quanto tali, senza discriminazioni religiose, politiche, sociali o economiche. L’impegno dello scautismo è da sempre quello di accompagnare i ragazzi nell’acquisire autonomia (di guidare da sé la propria canoa, diceva Baden-Powell) e di confrontarsi con delle scelte valoriali, con uno stile di vita che possa trasparire in tutto quello che siamo e che facciamo. Dalla ricerca nata in questa proficua collaborazione traiamo quindi un’importante analisi della situazione. Scopriamo, ad esempio, che i ragazzi e le ragazze che hanno risposto al questionario non sono estranei alla realtà ma, al contrario, sono figli del nostro tempo e della nostra società. E questo, come educatori, da un lato ci rassicura (perché ci mostra come vivano la loro vita come unica complessità); dall’altro lato però ci conferma l’importanza di essere sempre aggiornati per affrontare gli ostacoli e le sfide (nuove e vecchie) che quotidianamente incontriamo nel rapporto educativo con i giovani. È dalla capacità di cercare il confronto critico con altre realtà educative e direttamente con ragazzi e ragazze che si misura la forza dello scauti- 146 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA smo di rimanere attuale, adeguato alla realtà dei giovani, nell’essere pronti a rispondere alle loro esigenze con energia e capacità di equilibrio nel trovare soluzioni nuove. Anche questa ricerca diventa uno stimolo alla Federazione e alle associazioni AGESCI e CNGEI a non cedere al rischio dell’autoreferenzialità ma a riconoscere la necessità di ragionare su come concretizziamo oggi la nostra proposta educativa, su quanto noi adulti riusciamo a confrontarci apertamente con i ragazzi ma al tempo stesso proporre loro scelte impegnative e coerenti e su quanto noi stessi siamo vittime della stessa società che ci rende incerti, timorosi del futuro, alzando o abbassando il livello di attenzione sui temi dell’etica, della legalità, della solidarietà ecc. In ultimo ci piacerebbe proporre una riflessione che ci vede coinvolti in uno degli ambiti più dibattuti: religione e scautismo. Riteniamo infatti che lo scautismo offra un’opportunità senza equivoci, un terreno comune tra chi crede e chi non crede, uniti da un forte spirito di ricerca, dalla voglia di approfondire, di andare oltre le apparenze per cercare il senso della vita e trovare quindi una risposta piena e personale. AGESCI e CNGEI, ciascuna con le proprie peculiarità, si incontrano su questo campo e dal Roverway hanno colto anche questa sfida: essere sempre più consapevoli che anche la scelta religiosa trova fondamento nell’esperienza dello scautismo. Dal motto di Roverway Dare to share ereditiamo oggi la sfida di interpretare i bisogni dei nostri giovani, stimolando ciascuno di loro a cercare le proprie risposte alla vita. Percorriamo questo cammino con la fiducia tanto nelle loro potenzialità di progettarsi il futuro con un pragmatico ottimismo quanto nella passione educativa che gli adulti mettono nel costruire relazioni significative e stimolanti. Quello insomma che ancora una volta viene fuori dai nostri ragazzi è che cose da fare ce ne sono tante quindi … Buona strada a tutti! Chiara Sapigni e Sergio Fiorenza (Presidente e Vice presidente Federazione Italiana dello Scautismo) Appendice Tavole statistiche* 1. L’esperienza scout Tavola 1.1 - Età di inizio dell’esperienza scout per genere Femmina Maschio Totale Età v.a. % v.a. % v.a. % 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 n.d. 10 31 75 122 305 118 107 73 83 58 56 50 40 30 13 6 1 1 59 0,8 2,6 6,4 10,3 25,9 10,0 9,1 6,2 7,0 4,9 4,7 4,2 3,4 2,5 1,1 0,5 0,1 0,1 - 3 31 103 123 366 120 99 76 71 50 43 40 25 8 14 7 2 1 1 101 0,3 2,6 8,7 10,4 30,9 10,1 8,4 6,4 6,0 4,2 3,6 3,4 2,1 0,7 1,2 0,6 0,2 0,1 0,1 - 13 62 178 245 671 238 206 149 154 108 99 90 65 38 27 13 3 2 0 1 160 0,6 2,6 7,5 10,4 28,4 10,1 8,7 6,3 6,5 4,6 4,2 3,8 2,8 1,6 1,1 0,6 0,1 0,1 0,0 0,0 - 1.238 100,0 1.284 100,0 2.522 100,0 Totale n.d. = non disponibile * Chiara Barlucchi, Federico Brogi, Enrico Moretti e Roberto Ricciotti, Istituto degli Innocenti di Firenze. TAVOLE 149 STATISTICHE Tavola 1.2 - Le caratteristiche più importanti di una /o guida/scout? Massimo 3 risposte in ordine di importanza essere disponibile con gli altri e aiutarli in spirito di servizio saper vivere e lavorare in gruppo impegnarsi nelle cose che si fanno essere leale rispettare la natura essere un buon cittadino rispettare le cose altrui vivere la dimensione spirituale 1° 2° 3° 1.205 503 246 218 195 203 103 47 426 531 354 316 311 169 145 123 274 544 365 270 287 227 144 162 Totale % sul totale v.a. questionari 1.905 1.578 965 804 793 599 392 332 75,5 62,6 38,3 31,9 31,4 23,8 15,5 13,2 Tavola 1.3 - Pensando alla tua esperienza personale, quali sono le motivazioni più importanti per cui fai la/o guida/scout? Massimo 3 risposte in ordine di importanza mi metto alla prova posso mettermi al servizio degli altri mi diverto conosco persone nuove imparo cose nuove ho occasioni per riflettere faccio cose avventurose posso stare coi miei amici posso stare a contatto con la natura testimonio il mio impegno posso confrontarmi con persone più grandi 1° 2° 3° 471 396 439 239 347 202 171 193 135 79 68 320 313 256 281 202 273 178 238 155 113 61 271 263 252 308 247 244 236 151 165 102 72 Totale % sul totale v.a. questionari 1.062 972 947 828 796 719 585 582 455 294 201 42,1 38,5 37,5 32,8 31,6 28,5 23,2 23,1 18,0 11,7 8,0 I 150 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 1.4 - Facendo guidismo/scautismo hai imparato a: Molto bene Abbastanza bene Poco Per niente Lo sapevo già fare prima Totale n.d. VALORI ASSOLUTI montare una tenda lavorare in gruppo camminare in montagna sapersela cavare essere più responsabile rispettare la natura confrontarsi con gli altri fare volontariato essere attento agli altri rinunciare al superfluo inventare e organizzare giochi to make a difference (“essere protagonista”) orientarsi con cartina e bussola parlare in pubblico fare nodi essere un riferimento per gli altri cucinare suonare uno strumento musicale 1.638 1.152 1.121 1.108 1.080 1.081 1.049 917 703 715 596 706 1.019 857 1.046 1.086 928 1.158 1.036 1.271 1.045 1.117 61 128 211 138 197 171 151 368 280 456 518 11 34 52 33 29 38 17 62 56 92 176 78 138 234 143 89 255 109 90 154 155 69 2.494 2.471 2.475 2.468 2.481 2.473 2.484 2.473 2.464 2.463 2.476 28 51 47 54 41 49 38 49 58 59 46 589 1.002 595 187 95 2.468 54 574 529 537 912 1.012 1.114 748 625 617 193 121 173 59 187 43 2.486 2.474 2.484 36 48 38 441 309 1.258 1.121 566 582 118 96 74 378 2.457 2.486 65 36 180 358 499 1.099 331 2.467 55 montare una tenda lavorare in gruppo camminare in montagna sapersela cavare essere più responsabile rispettare la natura confrontarsi con gli altri fare volontariato essere attento agli altri rinunciare al superfluo inventare e organizzare giochi to make a difference (“essere protagonista”) orientarsi con cartina e bussola parlare in pubblico fare nodi essere un riferimento per gli altri cucinare suonare uno strumento musicale 65,7 46,6 45,3 44,9 43,5 43,7 42,2 37,1 28,5 29,0 24,1 28,3 41,2 34,6 42,4 43,8 37,5 46,6 41,9 51,6 42,4 45,1 2,4 5,2 8,5 5,6 7,9 6,9 6,1 14,9 11,4 18,5 20,9 0,4 1,4 2,1 1,3 1,2 1,5 0,7 2,5 2,3 3,7 7,1 3,1 5,6 9,5 5,8 3,6 10,3 4,4 3,6 6,3 6,3 2,8 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 - 23,9 40,6 24,1 7,6 3,8 100,0 - 23,1 21,4 21,6 36,7 40,9 44,8 30,1 25,3 24,8 7,8 4,9 7,0 2,4 7,6 1,7 100,0 100,0 100,0 - 17,9 12,4 51,2 45,1 23,0 23,4 4,8 3,9 3,0 15,2 100,0 100,0 - 7,3 14,5 20,2 44,5 13,4 100,0 - VALORI PERCENTUALI n.d. = non disponibile TAVOLE 151 STATISTICHE 2. Religiosità e spiritualità Tavola 2.1 - Qual è il tuo rapporto con la spiritualità? V.a. % sono credente e mi riconosco in una confessione religiosa sono in ricerca sono credente ma non mi riconosco in una confessione religiosa non sono credente perché sono convinto che non esista una realtà metafisica non sono credente perché ritengo che sull’esistenza del divino non ci si possa pronunciare non sono credente perché i problemi di fede mi sono indifferenti altro n.d. 1.214 401 371 49,2 16,3 15,1 190 7,7 170 94 25 57 6,9 3,8 1,0 - Totale 2.522 100,0 V.a. % cattolica cristiano-ortodossa cristiana protestante luterana islamica neopagane buddista panteista anglicana altro agnostico ateo nessuna n.d. 1.431 56 43 33 25 5 5 4 4 3 10 22 32 94 755 81,0 3,2 2,4 1,9 1,4 0,3 0,3 0,2 0,2 0,2 0,6 1,2 1,8 5,3 - Totale 2.522 100,0 n.d. = non disponibile Tavola 2.2 - Qual è la tua confessione religiosa? Confessione religiosa n.d. = non disponibile 1.214 Totale 371 178 11 7 1 7 2 4 5 156 401 152 5 10 2 4 1 1 1 27 198 Sono in ricerca 94 11 1 2 31 49 Non sono credente perché i problemi di fede mi sono indifferenti 170 28 2 11 3 1 1 22 2 100 Non sono credente perché ritengo che sull’esistenza del divino non ci si possa pronunciare 190 24 1 1 1 32 7 124 Non sono credente perché sono convinto che non esista una realtà metafisica 25 1 2 22 - Altro 57 57 N.d. 2.522 1.431 56 43 33 25 5 5 4 4 3 10 22 32 94 755 Totale I n.d. = non disponibile 1.038 37 26 19 10 4 3 1 3 2 71 cattolica cristiana-ortodossa cristiana protestante luterana islamica neopagana buddista panteista anglicana altro agnostico ateo nessuna n.d. Confessione religiosa Sono credente e mi riconosco in una confessione religiosa Sono credente ma non mi riconosco in una confessione religiosa Tavola 2.3 - Confessione religiosa e spiritualità 152 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA TAVOLE 153 STATISTICHE 3. Etica e legalità Tavola 3.1 Pensi che ti potrebbe capitare di: viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare marijuana divorziare ubriacarti prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere rapporti sessuali senza essere sposato/a fare a botte per far valere le tue ragioni dichiarare al fisco meno di quanto guadagni fumare tabacco avere esperienze omosessuali vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...) decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata produrre danni a beni pubblici utilizzare materiale pirata (video, musica...) guardare materiale pornografico tradire il partner Non disponibile = 72 casi % Sì % No Sì No 74,6 47,2 55,5 81,8 30,0 90,7 41,5 30,0 57,9 17,2 85,4 11,1 39,3 42,5 30,3 90,9 55,7 35,9 25,4 52,8 44,5 18,2 70,0 9,3 58,5 70,0 42,1 82,8 14,6 88,9 60,7 57,5 69,7 9,1 44,3 64,1 1.827 1.157 1.359 2.004 734 2.221 1.016 735 1.418 422 2.092 272 962 1.041 742 2.227 1.363 880 623 1.293 1.091 446 1.716 229 1.434 1.715 1.032 2.028 358 2.178 1.488 1.409 1.708 223 1.087 1.570 I 154 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 3.2. Pensi che ti potrebbe capitare di: (secondo i principali Paesi di provenienza e il genere) Europa viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare marijuana divorziare ubriacarti prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere rapporti sessuali senza essere sposato/a fare a botte per far valere le tue ragioni dichiarare al fisco meno di quanto guadagni fumare tabacco avere esperienze omosessuali vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...) decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata produrre danni a beni pubblici utilizzare materiale pirata (video, musica...) guardare materiale pornografico tradire il partner % Sì Femmine % No % Sì Maschi % No 71,1 42,2 60,4 80,3 24,7 89,4 34,6 23,8 58,1 22,7 87,0 9,1 44,9 34,6 21,8 89,6 35,0 34,2 28,9 57,8 39,6 19,7 75,3 10,6 65,4 76,2 41,9 77,3 13,0 90,9 55,1 65,4 78,2 10,4 65,0 65,8 77,9 52,1 50,7 83,2 35,1 91,9 48,2 36,0 57,7 12,0 83,9 13,1 33,9 50,2 38,4 92,1 75,6 37,6 22,1 47,9 49,3 16,8 64,9 8,1 51,8 64,0 42,3 88,0 16,1 86,9 66,1 49,8 61,6 7,9 24,4 62,4 % Sì Femmine % No % Sì Maschi % No 78,9 52,4 59,5 82,9 28,1 91,7 26,2 17,3 66,5 22,4 85,3 10,4 44,8 42,0 21,7 90,8 30,1 50,8 21,1 47,6 40,5 17,1 71,9 8,3 73,8 82,7 33,5 77,6 14,7 89,6 55,2 58,0 78,3 9,2 69,9 49,2 84,1 58,2 45,5 83,9 37,8 90,8 49,3 32,4 61,9 11,4 81,4 14,1 28,9 50,2 38,9 91,6 73,2 47,5 15,9 41,8 54,5 16,1 62,2 9,2 50,7 67,6 38,1 88,6 18,6 85,9 71,1 49,8 61,1 8,4 26,8 52,5 Italia viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare marijuana divorziare ubriacarti prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere rapporti sessuali senza essere sposato/a fare a botte per far valere le tue ragioni dichiarare al fisco meno di quanto guadagni fumare tabacco avere esperienze omosessuali vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...) decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata produrre danni a beni pubblici utilizzare materiale pirata (video, musica...) guardare materiale pornografico tradire il partner TAVOLE 155 STATISTICHE Portogallo viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare marijuana divorziare ubriacarti prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere rapporti sessuali senza essere sposato/a fare a botte per far valere le tue ragioni dichiarare al fisco meno di quanto guadagni fumare tabacco avere esperienze omosessuali vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...) decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata produrre danni a beni pubblici utilizzare materiale pirata (video, musica...) guardare materiale pornografico tradire il partner % Sì Femmine % No % Sì Maschi % No 50,5 23,1 55,9 65,6 12,4 88,2 19,9 28,0 47,3 11,8 82,8 4,3 33,3 21,5 8,6 86,0 33,9 15,1 48,1 75,5 42,7 33,0 86,2 10,4 78,7 70,6 51,3 86,8 15,8 94,3 65,3 77,1 90,0 12,6 64,7 83,5 59,0 29,7 45,0 76,0 21,4 91,3 26,7 26,7 51,5 6,5 77,8 7,5 27,1 41,9 16,1 88,2 69,9 20,9 41,0 70,3 55,0 24,0 78,6 8,7 73,3 73,3 48,5 93,5 22,2 92,5 72,9 58,1 83,9 11,8 30,1 79,1 % Sì Femmine % No % Sì Maschi % No 75,6 54,3 66,1 88,2 48,8 89,8 69,3 38,6 61,4 33,1 89,8 14,2 60,6 40,2 32,3 92,1 50,4 22,8 24,4 45,7 33,9 11,8 51,2 10,2 30,7 61,4 38,6 66,9 10,2 85,8 39,4 59,8 67,7 7,9 49,6 77,2 78,3 68,4 59,9 92,1 60,5 95,4 50,7 52,6 56,6 22,4 92,1 17,8 57,2 64,5 53,9 95,4 89,5 28,9 21,7 31,6 40,1 7,9 39,5 4,6 49,3 47,4 43,4 77,6 7,9 82,2 42,8 35,5 46,1 4,6 10,5 71,1 Spagna viaggiare sui trasporti pubblici senza pagare fumare marijuana divorziare ubriacarti prendere qualcosa in un negozio senza pagare avere rapporti sessuali senza essere sposato/a fare a botte per far valere le tue ragioni dichiarare al fisco meno di quanto guadagni fumare tabacco avere esperienze omosessuali vivere insieme (convivere) senza essere sposato/a assumere droghe pesanti (eroina, ecstasy...) decidere di abortire avere una relazione con una persona sposata produrre danni a beni pubblici utilizzare materiale pirata (video, musica...) guardare materiale pornografico tradire il partner I 156 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA 4. Partecipazione sociale e fiducia nelle istituzioni Tavola 4.1. Negli ultimi 12 mesi con quale frequenza hai partecipato alle attività di: Attività 1 o più volte la settimana 1 volta ogni 15 giorni 1 volta al mese Qualche volta all’anno Mai Totale n.d. VALORI ASSOLUTI organizzazione politica organizzazione sindacale associazione religiosa organizzazione per la difesa della natura/ambiente associazione di volontariato gruppo di base, centro sociale organizzazione studentesca organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo manifestazione politica/ raccolta di firme 61 23 488 41 23 227 99 50 269 601 236 602 1.650 2.105 856 2.452 2.437 2.442 70 85 80 122 446 157 200 85 179 97 129 218 280 166 289 946 997 603 762 1.051 534 1.393 1.051 2.422 2.436 2.416 2.431 100 86 106 91 49 49 118 560 1.658 2.434 88 43 42 122 744 1.486 2.437 85 organizzazione politica organizzazione sindacale associazione religiosa organizzazione per la difesa della natura/ambiente associazione di volontariato gruppo di base, centro sociale organizzazione studentesca organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo manifestazione politica/ raccolta di firme 2,5 0,9 20,0 1,7 0,9 9,3 4,0 2,1 11,0 24,5 9,7 24,7 67,3 86,4 35,1 100,0 100,0 100,0 - 5,0 18,3 6,5 8,2 3,5 7,3 4,0 5,3 9,0 11,5 6,9 11,9 39,1 40,9 25,0 31,3 43,4 21,9 57,7 43,2 100,0 100,0 100,0 100,0 - 2,0 2,0 4,8 23,0 68,1 100,0 - 1,8 1,7 5,0 30,5 61,0 100,0 - VALORI PERCENTUALI n.d. = non disponibile TAVOLE 157 STATISTICHE Tavola 4.2 - Indica il tuo grado di fiducia per: Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” 1 2 i funzionari dello Stato gli insegnanti le banche la polizia i sindacalisti l’autorità religiosa i giornali la televisione i militari di carriera i politici i magistrati gli scienziati gli industriali i partiti la famiglia i capi scout 439 142 259 281 422 552 198 390 421 921 387 118 300 636 95 50 307 168 228 194 286 271 251 354 254 451 275 91 240 433 35 74 i funzionari dello Stato gli insegnanti le banche la polizia i sindacalisti l’autorità religiosa i giornali la televisione i militari di carriera i politici i magistrati gli scienziati gli industriali i partiti la famiglia i capi scout 20,6 6,4 12,1 12,7 20,3 25,7 9,2 18,2 20,0 42,5 18,6 5,5 14,5 30,0 4,1 2,2 14,4 7,5 10,7 8,8 13,8 12,6 11,7 16,5 12,1 20,8 13,2 4,2 11,6 20,4 1,5 3,3 3 4 5 6 7 Totale n.d. 352 673 420 476 335 298 456 308 307 122 331 476 414 192 106 321 120 85 414 150 376 195 301 230 154 89 261 166 307 121 162 107 282 221 56 62 255 129 567 442 225 123 73 76 328 1.639 842 793 2.131 2.232 2.139 2.205 2.079 2.144 2.152 2.147 2.107 2.167 2.082 2.164 2.065 2.122 2.305 2.252 391 290 383 317 443 378 370 375 415 355 440 358 457 400 217 270 16,5 30,2 19,6 21,6 16,1 13,9 21,2 14,3 14,6 5,6 15,9 22,0 20,0 9,0 4,6 14,3 5,6 18,5 17,6 13,7 7,4 12,2 14,3 7,5 13,4 2,6 12,2 26,2 10,9 3,4 14,2 37,4 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 - VALORI ASSOLUTI 448 274 300 323 367 288 354 408 319 336 366 191 338 386 32 65 380 411 361 400 426 308 465 418 303 219 339 279 425 326 70 107 VALORI PERCENTUALI n.d. = non disponibile 21,0 12,3 14,0 14,6 17,7 13,4 16,4 19,0 15,1 15,5 17,6 8,8 16,4 18,2 1,4 2,9 17,8 18,4 16,9 18,1 20,5 14,4 21,6 19,5 14,4 10,1 16,3 12,9 20,6 15,4 3,0 4,8 4,0 6,7 9,1 10,4 4,3 7,7 5,6 5,0 10,5 2,9 6,2 20,4 6,0 3,6 71,1 35,2 I 158 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 4.3 - Indica il tuo grado di fiducia per: (secondo i principali Paesi di provenienza) Gradimento medio in una scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” i funzionari dello Stato gli insegnanti le banche la polizia i sindacalisti l’autorità religiosa i giornali la televisione i militari di carriera i politici i magistrati gli scienziati gli industriali i partiti la famiglia i capi scout Europa Italia Portogallo Spagna 3,28 4,40 4,10 4,09 3,37 3,45 3,99 3,37 3,74 2,35 3,59 5,02 3,77 2,78 6,30 5,79 3,01 4,27 3,82 3,94 3,48 3,69 3,93 3,04 3,42 2,36 3,50 5,09 3,48 3,04 6,33 5,75 3,52 4,69 4,82 4,48 3,26 3,71 4,33 4,05 4,67 2,18 3,61 5,17 4,34 2,53 6,57 6,03 2,80 4,39 3,26 3,48 2,98 2,08 3,49 3,22 2,89 2,22 3,76 4,92 4,30 2,46 6,03 5,82 TAVOLE 159 STATISTICHE 5. Consumi e stili di vita Tavola 5.1 - Negli ultimi 12 mesi con quale frequenza ti è capitato di: Attività 1 o più volte la settimana 1 volta ogni 15 giorni 1 volta al mese Qualche volta all’anno Mai Totale n.d. VALORI ASSOLUTI ascoltare musica/radio guardare la TV frequentare gli amici fraquentare la/il tua/tuo ragazza/o giocare alla playstation o altre consolle andare al cinema andare a un concerto andare a teatro leggere un libro visitare musei/mostre leggere un quotidiano guardare videocassette o dvd andare in discoteca/pub fare sport coltivare i tuoi hobby uscire per conto tuo la sera 2.302 2.210 2.294 75 128 86 28 49 26 39 52 30 18 23 20 2.462 2.462 2.456 60 60 66 1.412 136 75 137 617 2.377 145 592 234 131 139 613 220 1.081 1.114 984 1.259 1.447 998 256 360 145 99 283 192 457 638 552 450 472 286 255 801 374 242 544 404 311 403 352 272 221 186 481 920 1.431 1.191 784 1.352 369 232 371 336 191 334 862 138 371 779 220 275 227 55 181 123 95 633 2.446 2.453 2.452 2.450 2.444 2.443 2.445 2.442 2.440 2.440 2.426 2.437 76 69 70 72 78 79 77 80 82 82 96 85 VALORI PERCENTUALI ascoltare musica/radio guardare la TV frequentare gli amici fraquentare la/il tua/tuo ragazza/o giocare alla playstation o altre consolle andare al cinema andare a un concerto andare a teatro leggere un libro visitare musei/mostre leggere un quotidiano guardare videocassette o dvd andare in discoteca/pub fare sport coltivare i tuoi hobby uscire per conto tuo la sera n.d. = non disponibile 93,5 89,8 93,4 3,0 5,2 3,5 1,1 2,0 1,1 1,6 2,1 1,2 0,7 0,9 0,8 100,0 100,0 100,0 - 59,4 5,7 3,2 5,8 26,0 100,0 - 24,2 9,5 5,3 5,7 25,1 9,0 44,2 45,6 40,3 51,6 59,6 41,0 10,5 14,7 5,9 4,0 11,6 7,9 18,7 26,1 22,6 18,4 19,5 11,7 10,4 32,7 15,3 9,9 22,3 16,5 12,7 16,5 14,4 11,1 9,1 7,6 19,7 37,5 58,4 48,6 32,1 55,3 15,1 9,5 15,2 13,8 7,9 13,7 35,2 5,6 15,1 31,8 9,0 11,3 9,3 2,3 7,4 5,0 3,9 26,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 - I 160 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 5.2 - Disponi di questi beni di consumo? Beni di consumo Sì No, ma lo vorrei No, non mi interessa Totale n.d. 237 1.258 177 604 304 368 1.107 357 877 209 455 1.199 452 214 2.445 2.443 2.441 2.435 2.438 2.435 2.414 2.433 2.417 2.427 2.426 2.424 2.430 2.442 77 79 81 87 84 87 108 89 105 95 96 98 92 80 9,7 51,5 7,3 24,8 12,5 15,1 45,9 14,7 36,3 8,6 18,8 49,5 18,6 8,8 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 - VALORI ASSOLUTI cellulare/videofonia playstation o altra consolle personal computer computer portatile lettore cd lettore mp3 I-pod fotocamera digitale videocamera lettore dvd videoregistratore motorino/scooter macchina bicicletta 2.114 1.048 2.116 976 2.046 1.610 499 1.475 817 2.031 1.813 694 889 2.072 cellulare/videofonia playstation o altra consolle personal computer computer portatile lettore cd lettore mp3 I-pod fotocamera digitale videocamera lettore dvd videoregistratore motorino/scooter macchina bicicletta 86,5 42,9 86,7 40,1 83,9 66,1 20,7 60,6 33,8 83,7 74,7 28,6 36,6 84,8 94 137 148 855 88 457 808 601 723 187 158 531 1.089 156 VALORI PERCENTUALI n.d. = non disponibile 3,8 5,6 6,1 35,1 3,6 18,8 33,5 24,7 29,9 7,7 6,5 21,9 44,8 6,4 TAVOLE 161 STATISTICHE Tavola 5.3 - Utilizzi Internet prevalentemente per: Massimo 2 risposte Utilizzo Internet V.a. % su totale questionari studio/lavoro scaricare musica, videogiochi, ecc. comunicare via e-mail chattare consultare notizie su eventi, sport, concerti organizzare viaggi visitare blog per esprimere le tue opinioni acquisti on line non lo utilizzo altro giocare on line messenger pornografia visitare i siti hobby scout lazer pubblicare racconti in un sito n.d. 1.474 1.034 987 791 464 162 152 120 67 63 19 15 10 4 3 2 1 1 8 58,4 41,0 39,1 31,4 18,4 6,4 6,0 4,8 2,7 2,5 - Totale 5.322 - n.d.= non disponibile I 162 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA 6. Cittadinanza europea Tavola 6.1 - Indica il tuo livello di identificazione con ciascuna delle seguenti affermazioni: Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” 1 2 3 4 5 6 7 Totale n.d. VALORI ASSOLUTI mi sento cittadino della mia città/paese mi sento cittadino della mia regione mi sento cittadino della mia nazione mi sento cittadino europeo mi sento cittadino del mondo 161 100 151 223 358 411 899 2.303 219 210 183 215 315 393 375 582 2.273 249 128 95 184 181 381 391 935 2.295 227 182 189 230 399 407 355 533 2.295 227 240 150 249 244 312 306 791 2.292 230 VALORI PERCENTUALI mi sento cittadino della mia città/paese mi sento cittadino della mia regione mi sento cittadino della mia nazione mi sento cittadino europeo mi sento cittadino del mondo 7,0 4,3 6,6 9,7 15,5 17,8 39,0 100,0 - 9,2 8,1 9,5 13,9 17,3 16,5 25,6 100,0 - 5,6 4,1 8,0 7,9 16,6 17,0 40,7 100,0 - 7,9 8,2 10,0 17,4 17,7 15,5 23,2 100,0 - 10,5 6,5 10,9 10,6 13,6 13,4 34,5 100,0 - n.d. = non disponibile Tavola 6.2 - Il livello medio di identificazione con ciascuna delle seguenti affermazioni secondo il Paese di provenienza: Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” mi sento cittadino della mia città/paese mi sento cittadino della mia regione mi sento cittadino della mia nazione mi sento cittadino europeo mi sento cittadino del mondo Europa Italia Portogallo Spagna 5,32 4,74 5,40 4,68 4,88 5,22 4,52 5,30 4,63 4,80 5,61 5,14 5,82 5,01 4,93 5,55 4,97 4,77 4,59 5,38 TAVOLE 163 STATISTICHE Tavola 6.3 - Secondo te cosa significa essere cittadino europeo? Massimo 2 risposte in ordine di importanza la possibilità di libera circolazione nei Paesi dell’Unione riconoscersi in una costituzione unitaria avere maggiori possibilità di mobilità lavorativa la possibilità di utilizzare la moneta unica essere rappresentato da un parlamento comune avere una politica estera comune avere un esercito comune altro 1° 2° 578 768 394 189 170 172 51 - 583 198 377 334 236 179 55 - Totale % sul totale v.a. questionari 1.159 965 771 523 404 351 106 72 46,0 38,3 30,6 20,7 16,0 13,9 4,2 2,9 Tavola 6.4 - Rispetto all’assetto dell’Unione europea: Sì, di tutti i Paesi Sì, ma solo di alcuni Paesi No Mi è indifferente Totale n.d. VALORI ASSOLUTI hai condiviso l’ingresso dei nuovi 10 Paesi sei favorevole all’ulteriore estensione ai Paesi richiedenti 1.267 536 137 406 2.346 176 820 867 247 383 2.317 205 VALORI PERCENTUALI hai condiviso l’ingresso dei nuovi 10 Paesi sei favorevole all’ulteriore estensione ai Paesi richiedenti n.d. = non disponibile 54,0 22,8 5,8 17,3 100,0 - 35,4 37,4 10,7 16,5 100,0 - 164 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 6.5 - Hai mai usufruito di programmi di studio all’estero? V.a. % sì no, ma mi piacerebbe no, non mi interessa n.d. 438 1.593 324 167 18,6 67,6 13,8 - Totale 2.355 100,0 V.a. % 684 319 929 184 308 98 28,2 13,2 38,3 7,6 12,7 - 2.522 100,0 n.d.= non disponibile Tavola 6.6 Hai pensato di andare a vivere all’estero? sì, per lavoro sì, per specializzarmi sì, per studio sì, per altri motivi no, non mi interessa n.d. Totale n.d.= non disponibile Tavola 6.7 - Ti sposeresti/vivresti con una persona di un Paese straniero? V.a. % sì, sicuramente sì, ma solo se di matrice culturale vicina alla mia no, mai n.d. 1.686 499 151 186 72,2 21,4 6,5 - Totale 2.522 100,0 n.d.= non disponibile TAVOLE 165 STATISTICHE Tavola 6.8 - Quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni in merito all’immigrazione? Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente d’accordo” e 7 “moltissimo d’accordo” 1 2 3 4 5 6 7 Totale n.d VALORI ASSOLUTI disturba che nel mio Paese ci siano tanti immigrati non è giusto che gli immigrati portino via posti di lavoro ai disoccupati del nostro Paese gli immigrati vivono in condizioni difficili ed è compito nostro aiutarli come possiamo il problema degli immigrati richiede un intervento politico che aiuti a risolvere i problemi economici dei Paesi di provenienza gli immigrati che vivono nel nostro Paese contribuiscono a un suo arricchimento culturale e economico 757 329 272 219 267 151 227 2.222 300 692 354 259 230 206 168 297 2.206 316 125 106 275 319 437 434 518 2.214 308 129 86 169 251 337 386 846 2.204 318 226 188 265 342 449 327 390 2.187 335 6,8 10,2 100,0 - 7,6 13,5 100,0 - 5,6 4,8 12,4 14,4 19,7 19,6 23,4 100,0 - 5,9 3,9 7,7 11,4 15,3 17,5 38,4 100,0 - 8,6 12,1 15,6 20,5 15,0 17,8 100,0 - VALORI PERCENTUALI disturba che nel mio Paese ci siano tanti immigrati non è giusto che gli immigrati portino via posti di lavoro ai disoccupati del nostro Paese gli immigrati vivono in condizioni difficili ed è compito nostro aiutarli come possiamo il problema degli immigrati richiede un intervento politico che aiuti a risolvere i problemi economici dei Paesi di provenienza gli immigrati che vivono nel nostro Paese contribuiscono a un suo arricchimento culturale e economico n.d. = non disponibile 34,1 14,8 12,2 9,9 12,0 31,4 16,0 11,7 10,4 10,3 9,3 I 166 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 6.9 - Il grado medio di accordo con le seguenti affermazioni in merito all’immigrazione secondo il Paese di provenienza Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” disturba che nel mio Paese ci siano tanti immigrati non è giusto che gli immigrati portino via posti di lavoro ai disoccupati del nostro Paese gli immigrati vivono in condizioni difficili ed è compito nostro aiutarli come possiamo il problema degli immigrati richiede un intervento politico che aiuti a risolvere i problemi economici dei Paesi di provenienza gli immigrati che vivono nel nostro Paese contribuiscono a un suo arricchimento culturale e economico Europa Italia Portogallo Spagna 3,12 3,08 3,51 2,79 3,27 3,04 4,26 2,55 4,90 4,94 4,81 5,16 5,32 5,42 5,32 5,72 4,44 4,36 4,41 4,80 TAVOLE 167 STATISTICHE 7. Futuro Tavola 7.1a - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai? Risposta multipla farò un lavoro che mi realizzi professionalmente avrò dei figli mi sposerò farò un lavoro utile per la società andrò a convivere farò un lavoro che mi darà tanti soldi V.a. % sul totale questionari 1.663 1.517 1.328 759 710 634 65,9 60,2 52,7 30,1 28,2 25,1 Tavola 7.1b - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai? (secondo i Paesi di provenienza) Risposta multipla farò un lavoro che mi realizzi professionalmente avrò dei figli mi sposerò farò un lavoro utile per la società andrò a convivere farò un lavoro che mi darà tanti soldi Europa Italia Portogallo Spagna Altri Paesi europei 1.663 1.517 1.328 759 710 634 718 674 609 320 175 239 331 277 227 120 158 98 214 163 126 83 110 63 400 403 366 236 267 234 Tavola 7.1c - Immagina la tua vita da adulto. Cosa farai? (percentuali sul totale dei questionari secondo i Paesi di provenienza) Risposta multipla % sul totale dei questionari di rover e scolte di altri Paesi europei italiani portoghesi spagnoli europei farò un lavoro che mi realizzi professionalmente avrò dei figli mi sposerò farò un lavoro utile per la società andrò a convivere farò un lavoro che mi darà tanti soldi 65,9 60,2 52,7 30,1 28,2 25,1 62,5 58,7 53,0 27,9 15,2 20,8 78,8 66,0 54,0 28,6 37,6 23,3 76,7 58,4 45,2 29,7 39,4 22,6 59,3 59,8 54,3 35,0 39,6 34,7 I 168 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 7.2 - Immagina il tuo futuro fra 1, fra 5 e fra 10 anni: Fra 1 anno sì no Fra 5 anni sì no Fra 10 anni sì no VALORI ASSOLUTI sarò ancora scout 2.099 starò studiando 2.020 starò lavorando 659 abiterò con i miei genitori 1.908 423 502 1.863 614 1.668 1.527 1.422 1.037 854 995 1.100 1.485 1.199 247 2.110 129 1.323 2.275 412 2.393 33,9 39,5 43,6 58,9 47,5 9,8 83,7 5,1 52,5 90,2 16,3 94,9 VALORI PERCENTUALI sarò ancora scout starò studiando starò lavorando abiterò con i miei genitori 83,2 80,1 26,1 75,7 16,8 19,9 73,9 24,3 66,1 60,5 56,4 41,1 TAVOLE 169 STATISTICHE Tavola 7.3 - Quanto sei d’accordo con le seguenti frasi? Scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” 1 2 3 4 5 6 7 Totale n.d. VALORI ASSOLUTI sul mio futuro ho le idee abbastanza chiare 304 ciò che mi potrà accadere in futuro mi lascia piuttosto indifferente 1.129 bisogna vivere la vita attimo per attimo 112 nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare 67 i sogni sul futuro sono solo una perdita di tempo 1.191 se non sarò fortunata/o, indipendentemente da quello che farò, i miei sogni non si realizzeranno 938 sono preoccupato per il mio futuro 365 178 271 303 450 339 442 2.287 235 336 138 233 233 168 267 159 349 103 359 119 795 2.247 2.253 275 269 44 100 186 341 557 986 2.281 241 399 225 143 138 66 89 2.251 271 384 191 316 257 215 251 161 293 111 309 113 598 2.238 2.264 284 258 7,8 11,8 13,2 19,7 14,8 19,3 100,0 - 50,2 15,0 10,4 7,5 7,1 4,6 5,3 5,0 6,1 10,3 11,9 15,5 15,9 35,3 100,0 100,0 - 8,2 14,9 24,4 43,2 100,0 - 6,4 4,0 100,0 - 41,9 17,2 14,1 9,6 7,2 5,0 5,0 16,1 8,4 11,4 11,1 12,9 13,6 26,4 100,0 100,0 - VALORI PERCENTUALI sul mio futuro ho le idee abbastanza chiare ciò che mi potrà accadere in futuro mi lascia piuttosto indifferente bisogna vivere la vita attimo per attimo nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare i sogni sul futuro sono solo una perdita di tempo se non sarò fortunata/o, indipendentemente da quello che farò, i miei sogni non si realizzeranno sono preoccupato per il mio futuro n.d. = non disponibile 13,3 2,9 1,9 4,4 52,9 17,7 10,0 6,1 2,9 I 170 GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Tavola 7.4 - Quanto sei d’accordo con le seguenti frasi? (secondo i principali Paesi di provenienza) Gradimento medio in una scala progressiva da 1 a 7, dove 1 indica “per niente” e 7 “moltissimo” sul mio futuro ho le idee abbastanza chiare ciò che mi potrà accadere in futuro mi lascia piuttosto indifferente bisogna vivere la vita attimo per attimo nella vita è possibile realizzare i propri sogni se ci si dà da fare i sogni sul futuro sono solo una perdita di tempo se non sarò fortunata/o, indipendentemente da quello che farò, i miei sogni non si realizzeranno sono preoccupato per il mio futuro Europa Italia Portogallo Spagna 4,4 3,9 5,2 4,7 2,4 5,1 2,1 5,2 2,3 5,3 2,4 5,4 5,8 5,8 5,9 5,7 5,8 5,8 5,9 5,7 2,6 4,4 2,7 4,1 2,1 6,1 2,9 5,6 Lo strumento di rilevazione 172 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA LO STRUMENTO DI RILEVAZIONE 173 174 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Bibliografia AA.VV. 2003 Il benessere dei giovani a scuola, in famiglia, nella società: Udine, 28 aprile 2003: atti, s.l., s.n. 2003 L’Europa dei giovani: atti della giornata di studio, 9 maggio 2002, Università degli Studi Roma Tre, Aula Magna, Facoltà di Lettere e Filosofia, Roma, Università degli Studi Roma Tre 2003 Quale Europa per i giovani? Pace, giustizia, tolleranza, solidarietà, diritti e doveri, responsabilità per una identità europea, Roma, I Quaderni di Athenaeum N.A.E. 2004 Conferenza europea sul servizio civile: costruire l’Europa insieme ai giovani. Atti del Convegno, Roma, 28-29 novembre 2003, Palazzo Chigi, Hotel Excelsior, Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio nazionale per il servizio civile 2006 Il disagio degli adolescenti: valutare gli interventi, valutare le politiche, Roma, Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali-Ministero del lavoro e delle politiche sociali 2006 Per nuove cittadinanze. Europa tra passato e futuro: analisi di giovani universitari, Pordenone, Edizioni concordia sette 2006 7° rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, Milano, Eurispes-Telefono Azzurro 2006 La formazione SSIS: aree, indirizzi, progetti, Bologna, CLUEB AGESCI 1992 Educare allo sviluppo comunitario, Roma, Nuova editrice Fiordaliso 1992 Il mondo è la mia casa: 21 giochi per educare allo sviluppo comunitario, s.l., Nuova editrice Fiordaliso 2000 Manuale del noviziato, Roma, Borla Ambrosini, M. 2005 Scelte solidali. L’impegno per gli altri in tempo di soggettivismo, Bologna, Il mulino Augé, M. 1993 Nonluoghi. Introduzione ad una antropologia della surmodernità, Milano Eleuthera Baden-Powell, R. 2001 Taccuino: scritti sullo scautismo 1907-1941, a cura di M. Sica, Roma, Scout Nuova Fiordaliso 2002 Scautismo per ragazzi, Roma, Scout Nuova Fiordaliso Bauman, Z. 2001 La società individualizzata, Bologna, Il mulino Betti, C. 2002 Adolescenti e società complessa, Pisa, Del Cerro 176 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Bettin Lattes, G. 1999 Giovani e democrazia in Europa, Padova, Cedam Bontempi, M., Pocaterra, R. 2007 Figli del disincanto: giovani e partecipazione politica in Europa, Milano, B. Mondadori Buzzi, C. 1999 La condizione giovanile in Toscana, Firenze, Giunti Buzzi C., Cavalli A., De Lillo A. 1997 Giovani verso il duemila. Quarto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino 2002 Giovani del nuovo secolo. Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino Calò, R. 2004 80 voglia di... Bisogni, valori e sogni di adolescenti scout, Roma, Scout AgesciNuova Fiordaliso Cavalli, A., et al. 1984 Giovani oggi. Indagine IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino Cavalli, A., De Lillo, A. 1993 Giovani anni ’90. Terzo rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Bologna, Il mulino Cesareo, V. 2002 I protagonisti della società civile, Cosenza, Rubbettino Cesareo, V., Vaccarini, I. 2006 La libertà responsabile. Soggettività e mutamento sociale, Milano, Vita e Pensiero Colozzi, I., Giovannini, G. 2007 Ragazzi in Europa tra tutela, autonomia e responsabilità, Milano, Franco Angeli Delli Zotti, G. 1994 I giovani e l’Europa: la comunità e i popoli europei, la conflittualità e le istituzioni, Gorizia, ISIG De Vita, R. 2003 Identità e dialogo, Milano, Franco Angeli Donati, P., Colossi, I. 1997 Giovani e generazioni, Bologna, Il mulino Facchini, C. 2005 Diventare adulti. Vincoli economici e strategie familiari, Milano, Guerini Ferrari Occhionero, M. 2001 I giovani e la nuova cultura socio-politica in Europa: tendenze e prospettive per il nuovo millennio, Milano, Franco Angeli Franceschini, G. 2006 La formazione consapevole: studi di pedagogia e di didattica per le scuole, Pisa, ETS Galimberti, L., Bodi, F.M. 2003 Manuale della Branca Rover e Scolte, Roma, Scout Agesci-Nuova Fiordaliso BIBLIOGRAFIA 177 Garelli, F., Sciolla, L. et al. 2006 La socializzazione flessibile: identità e trasmissione dei valori tra i giovani, Bologna, Il mulino IARD 2003 Scelte di vita e cultura giovanile in Toscana. Seconda indagine IARD sulla condizione dei giovani, a cura di F. Sartori, Firenze-Pisa, Regione Toscana-Plus Università di Pisa Mancaniello, M.R. 2002 L’adolescenza come catastrofe. Modelli d’interpretazione psicopedagogica, Pisa, ETS Maniotti, P., Rizzi, F. 2000 Il mondo in gioco, Torino, EGA Marcelli, D., Bracconier, A. 1983 Adolescence et Psychopathologie, Paris, Masson; trad. it. Psicopatologia dell’adolescente, a cura di M. Ammanniti e A. Novelletto, Milano, Masson, 1985 Melli, S., Prandini, R. 2004 I giovani: capitale sociale della futura Europa, Milano, Franco Angeli Merico, M. 2004 Giovani e società, Roma, Carocci Milanesi, R. 1990 Giovani nella società complessa, Torino, ElleDiCi Miscioscia, D. 2004 Sentirsi padre. La funzione paterna in adolescenza, Milano, Franco Angeli Mitterauer, M. 1991 I giovani in Europa dal Medioevo a oggi, Roma-Bari, Laterza Montedoro, C. 1997 Metti l’Europa nello zaino, Milano, Franco Angeli Morin, E. 2001 I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Milano, Cortina Nagy, L. 1985 250 milioni di scouts: nascita, evoluzione, crescita, Quart (Ao), Musumeci Orsi, D. 1999 Incontri colorati, Azzano, San Paolo Osservatorio permanente sui giovani e l’alcool 1992 Alcool: consumi e politiche in Europa, Roma, Otet 1994 Young people and alcohol in Europe: a tool for monitoring consumption patterns and istitutional action policies. A study made in collaboration with Progetto Europa by agreement with the Commission of the European community, Roma, Otet Padoin, A. 2003 Breve storia dello scautismo, Roma, Nuova Fiordaliso Perotti, A. 1994 La via obbligata dell’interculturalità, Bologna, EMI Pietropolli Charmet, G. 1990 L’adolescente nella società senza padri, Milano, Unicopli 178 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA 2000 I nuovi adolescenti. Padri e madri di fronte a una sfida, Milano, Cortina Rinero, L., Nervi, C. 1991 Vacanze e lavoro in Europa, Milano, Rizzoli Schepens, J. et al. s.d. I giovani fra indifferenza e nuova religiosità, a cura di Cosimo Semeraro, Leumann Seminario europeo dei giovani 1998 Secondo seminario europeo dei giovani: giovani e lavoro in Europa verso il decentramento dei servizi all’impiego, Trento (Italia), 6-8 novembre 1997. Comune di Trento, Palazzo Geremia: atti, Trento, a cura di Servizi organizzativi ed immagine città di Trento Sica, M. 2002 Gli scout, Bologna, Il mulino 2006 Storia dello scautismo in Italia, Roma, Fiordaliso Sorrentino, D. 1997 Storia dello scautismo nel mondo, Roma, Nuova Fiordaliso Todorov, T. 1984 La conquista dell’America. Il problema dell’altro, Torino, Einaudi Tomasi, L. 1991 I giovani dell’Europa dell’Est e dell’Ovest: ideologie, valori, prospettive, Trento, Reverdito 1998 La cultura dei giovani europei alle soglie del 2000, Milano, Franco Angeli Tomatis, M., Ghigliano, C. 2005 I giovani cittadini della nuova Europa, Milano, Touring Club Italiano Touraine, A. 1998 Libertà, uguaglianza, diversità, Milano, Il saggiatore Vassallo, G. 1997 I giovani nella società del benessere: la crisi dei valori tradizionali, Roma, Gangemi Vento, P., Titone, S. et al. 1995 Giovani e mass media: quale informazione sull’Europa?, Trapani, Il pungolo Wiedemann, H. 1998 A scuola di mondo, Bologna, EMI Woodworth, D. 2002 Vacanze e lavoro U.E., Milano, Il viaggiatore Gli autori Alessandro Alacevich, dirigente presso il Gruppo editoriale L’Espresso. Nell’AGESCI è stato responsabile nazionale della branca rover/scolte dal 1984 al 1988 e alla Route Nazionale rover/scolte dei Piani di Pezza, nel 1986, di fronte ai 14.000 rover e scolte partecipanti, ha avuto l’onore (e l’emozione!) di mettere al collo di Papa Giovanni Paolo II il fazzoletto scout. È stato membro e poi Presidente della Commissione Economica dell’AGESCI dal 1995 al 2001. È membro della redazione di R/S Servire e autore di articoli per la stampa associativa. Chiara Barlucchi, metodologa della ricerca sociale, lavora all’Istituto degli Innocenti in vari ambiti di attività, tra cui quelle del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza. Ha vissuto l’intero percorso educativo dell’AGESCI dove per anni ha poi svolto servizio come capo in branca lupetti/coccinelle ed esploratori/guide. Andrea Bilotti, assistente sociale specialista; collabora con l’Università di Siena per ricerche empiriche nel campo della valutazione, delle politiche di welfare e del terzo settore. È capo scout AGESCI. Donatella Biozzi, docente di Economia Politica presso l’Università di Firenze fino al momento della pensione. Iscritta da quasi 30 anni al CNGEI, ricopre in associazione incarichi a livello sia fiorentino (Presidente di sezione, Coordinatrice Senior, capogruppo) sia nazionale (Consiglio nazionale e poi Presidente nazionale). Padre Davide Brasca, sacerdote, religioso Barnabita, ha conseguito la licenza in Teologia dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana e la laurea in Filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; è dottorando in Teologia presso l’Università Cattolica di Louvain-La-Neuve (Belgio). Per 12 anni (19871999) è stato assistente dell’oratorio nella parrocchia Maria Madre della Chiesa, nella periferia di Milano, dove ha contribuito a fondare un gruppo scout e una cooperativa di solidarietà sociale. Assistente del gruppo giovani del Foyer catholique européen, a Bruxelles, dal 2001-2005, è ora a Monza, impegnato nello scautismo e nella prevenzione del disagio giovanile. È membro della redazione della rivista scout R/S Servire. Federico Brogi è statistico ed esperto di ricerca sociale all’Istituto degli Innocenti dal 2002. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui temi della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. Ha recentemente curato le ricerche campionarie sugli stili di vita dei giovani in Toscana. 180 I GIOVANI SCOUT E L’EUROPA Monsignor Giovanni Catti, biblista, scrittore, promotore di iniziative interetniche e di azioni per la pace, pedagogista e preside dell’Università dei Burattini della città felsinea. Assistente ecclesiastico nazionale del Movimento Aspiranti e poi nelle Associazioni degli scout cattolici. Docente in Catechetica e in Scienze della Formazione nell’Università Lateranense in Roma, nell’Istituto Santa Giustina in Padova, nell’Università di Bologna, nello Studio Teologico di Bologna e in quello di Lugano. Ha partecipato a una Commissione del Concilio Vaticano II ed è associato alla Équipe europea di Catechetica. Ha redatto la prima edizione del Catechismo dei bambini, facendo parte del primo gruppo di lavoro per i Catechismi dei vescovi italiani. Ha curato la pubblicazione di Don Milani e la pace. Fra i suoi libri: Quando il vicino di banco si chiama Abdul Karim; Quando la vicina di banco pensa Rom; Borgofavola; Raccontare il Patto e altri testi. Paola Dal Toso, dottore di ricerca, giornalista pubblicista, è ricercatrice di Storia della pedagogia presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Verona, dove insegna Storia dell’associazionismo giovanile. Impegnata nell’AGESCI come quadro di branca lupetti/coccinelle fin dai primi anni Ottanta, capo campo dei campi nazionale di formazione associativa (1981-2000), capo redattore di Proposta educativa, incaricata nazionale alla Documentazione (19992006). Stefano Laffi, laureato in economia politica e dottorato in sociologia, opera da anni come ricercatore sociale, oggi all’interno dell’agenzia di ricerca sociale Codici di Milano. Si è occupato di innovazione tecnologica, mutamento sociale, culture giovanili, processi di emarginazione e impoverimento, qualificazione dei servizi, focalizzandosi negli ultimi anni sulla ricerca educativa. Collabora dal 2006 con l’Istituto degli Innocenti nell’Osservatorio su informazione e nuove generazioni, per il quale ha curato il rapporto Bambini e stampa (2007). Ha scritto diversi volumi (fra questi Il furto – mercificazione dell’età giovanile, 2000), ne ha curati altri (fra i quali Innovare il welfare per la terza età, con Barbara Calderone, 2003), ha pubblicato decine di articoli presso diverse riviste e oggi collabora stabilmente con la rivista Lo straniero. Edoardo Lombardi Vallauri insegna linguistica all’Università Roma Tre. È attivo in trasmissioni televisive e radiofoniche di varia cultura. È capo scout e, nell’AGESCI, ha prestato servizio per venti anni, soprattutto in branca rover/scolte; è stato consigliere generale per due mandati, e per una decina d’anni redattore di Scout - Proposta Educativa di servizi sociali, ha ideato e curato master per le professioni sociali. Maria Rita Mancaniello, ricercatrice di Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Firenze. Appartiene al- GLI AUTORI 181 l’AGESCI dal 1978, dove svolge ancora oggi servizio a livello di quadro. Si occupa in prevalenza di tematiche inerenti l’adolescenza, con particolare riferimento alle marginalità sociali. Enrico Moretti è statistico ed esperto di sistemi informativi all’Istituto degli Innocenti da oltre dieci anni. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui temi della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. È referente tecnico delle attività di statistica e ricerca del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, della Commissione per le adozioni internazionali, della Regione Toscana e di numerosi altri enti istituzionali. Roberto Ricciotti è statistico ed esperto di sistemi informativi all’Istituto degli Innocenti. Si occupa di analisi statistica e ricerca sociale sui temi della famiglia, dell’infanzia e dell’adolescenza. Partecipa alle attività di statistica e ricerca del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, della Regione Toscana e di numerosi altri enti istituzionali. Mario Sica, diplomatico. Dal 1990 al 1992 è stato Ambasciatore d’Italia a Mogadiscio e dal 1993 al 1997 Capo della Rappresentanza d’Italia presso la CSCE a Vienna. Rientrato al Ministero degli esteri a Roma è stato dal 2000 al 2001 Direttore generale per i Paesi dell’Asia, dell’Oceania, del Pacifico e Antartide. Nominato Ambasciatore di rango nel 2000, ha prestato servizio come Ambasciatore d’Italia al Cairo dal febbraio 2001 al giugno 2003. Ha lasciato la carriera diplomatica nel 2004 per raggiunti limiti di età. È entrato nel mondo scout nel 1947 diventando poi collaboratore dei settori stampa e internazionale dell’ASCI prima e dell’ AGESCI poi. Ha curato l’edizione italiana delle opere di Baden-Powell, spesso traducendole di proprio pugno, e ha scritto il fondamentale Storia dello scautismo in Italia, oltre a numerosi altri libri sulla storia e le tradizioni dello scautismo. Andrea Volterrani, sociologo, insegna Teoria della pianificazione sociale e sociologia della comunicazione all’Università di Siena. Si occupa di ricerca, formazione e consulenze sulla comunicazione sociale, sul terzo settore e sulle politiche sociali integrate. Finito di stampare nel mese di febbraio 2008 presso la Litografia IP, Firenze