“ LA MAMMA COI ” di Guagnano V ITTIMA DA ’ Raccolta di testimonianze a cura di 1 MORE Gioacchino Tondo . ALLA VOLTA DI GUAGNANO , Colui che, spalle a Lecce, s’immetta nella Statale 16 e , oltre di Surbo-Stazione , devii, in direzione di Taranto, sulla 7 ter, si vede dinanzi una gran bella strada, lunga e larga coronata, in serenante luminosa, da interminabili stesure di viti e d’ oliveti. E’ da lì che lo sguardo si perde in orizzonti senza fine in un cielo limpido, senza eguale in altro luogo. E si ha l’impressione che l’auto, su per quella strada, voglia correre più’ spedita, come se un ‘altra forza renda più sollecito il cammino, e che la corsa, superato il mercato provinciale dei fiori e le due deviazioni, l’una, a destra per Trepuzzi, e l’altra, a manca, per Novoli, si faccia, giù per quella discesa, ancora più lesta a raggiungere Campi, che va estendendosi sempre più ampia in tanto immerso verdeggiar della campagna. Campi, che nel suo interno è tutto un frenetico palpitare dalle mille attività, procedendo sempre sulla 7 ter, non la si attraversa, ma si lambisce e la si costeggia nella sua circumvallazione, che è un festoso canto di colori nelle sue olezzanti aiuole in cui, a difesa, s’elevano gagliardi e maestosi pini dalla chioma vergine e opulenta. *** *** *** A Guagnano Per Guagnano, che è lì a due passi, non si può dire altrettanto: a Guagnano, di posto, per i fiori c’è ben poco; qui spira un’aura nuova; tutt’intorno, l’oliveto, che la fa, altrove, da padrone, qui, è intramezzato, e lascia, a chiazze, uno spazio libero per la cultura di vigneti, dei quali alcuni, ad alberello pugliese, assicurano l’elevata gradazione nella produzione vinicola, e su altri, a tendone, fruttificano dei trappoloni ad acini grossi e duri d’un color che rosso non è, e neppure nero, ma che ricorda quello della porpora dei principi di nostra madre chiesa, e che, pertanto, ben a ragione, vengono detti di < uva cardinal >. Guagnano è proprio la culla di questa particolare cultura di vigneto; e dove si e tentato di riproporla non si sono ottenuti i risultati che caratterizzano la produzione Guagnanese, che rimane unica sia per la sua abbondanza, ma sia, soprattutto, per la sua qualità: grappoli sani e ricchi d’un sapore senza pari. A Guagnano, di posto, per i fiori, c’è ben poco; qui tutto parla e canta d’una laboriosità e d’una assoluta dedizione alla fatica; qui non c’è posto per la poesia: qui c’è una realtà fatta di costante attaccamento ad un lavoro che s’ i mperla di sudore; e le mani di quanti vanno per campi son grandi e forti da lasciare un segno anche quando fanno una carezza. Qui a Guagnano, senza però nulla togliere alla laboriosità che è pure tanto viva in tutte le genti del salento, la fatica la inzia per tempo la giornata, che, anche prima che il sole spunti all’orizzonte, sia che gelido sferzi il vento a tramontana o soffochi il manto cupo dello scirocco afoso, accanto alle sue piante, che preziosa gli rendono la terra, c’è sempre 2 lui, l’uomo della campagna, in misere vestimenta brindellate, forte di vigoria che non teme aspri rigori o calure di stagioni. Qui, a Guagnano, troneggia l’opera; qui, a Guagnano, è di casa la fatica: retaggio entrambi di una storia che dà lustro a questo piccolo centro Salentino. *** *** *** Cenni storici su Guagnano Sanguinosi fatti d’armi furono, pertanto, quelli che ebbero svolgimento in queste contrade tra i fedelissimi all‘imperial dominio spagnolo e le truppe francesi: meritevole d’essere ricordato è lo scontro ch’ebbe luogo nei pressi di Avetrana,e quell’altro in un luogo detto di San Giuliano, e quell’altro ancora, molto sanguinoso, che vide il trionfo delle truppe Spagnole nella contrada San Luca nei pressi di Squinzano. E in tutti questi scontri fu costante la partecipazione degli abitanti guagnanesi, al seguito delle case che avevano Guagnano tra le loro possessioni. Guagnano, feudo << de corpore >> dell’agro Oritano, risulta negli ultimi anni del 1200 infeudato nella contea di Lecce. Furono tante le case che ne ebbero il possesso; tra le tante quella del Barone Matteo De Adinaris e degli Enriquez Filomarino, dei Sambiasi, degli Zurlo, dei Paladini, dei Galateo, dei Lopez, dei Santoro, dei Matteis e degli Albrizi. Tristi vicende si alternarono fino a quando non fu possibile ottenere il riconoscimento del diritto alla demanialità e, di lì a poco, la conquista di una qualche libertà. Oggi, Guagnano è cittadina serena e laboriosa, dove la concordia affratella i suoi vari ceti sociali, e dove si gode di un meritato benessere. Ed è, soprattutto, una cittadina i cui abitanti hanno vivo, indistintamente tutti, il sentimento della carità, della generosità e dell’altruismo; quel sentimento che fu Vangelo per un’anima bella che, a distanza di non pochi anni dalla sua dipartita, rimane nel ricordo caro di quanti ebbero il dono di conoscerla e che oggi s’adoprano a tramandarne la memoria affinché, quando la necessità urge, s’abbia chi invocare ad intercedere presso l’altissimo. _____________________________________ 3 MAMMA COI 4 La mamma coi Diciamo di Mamma Coi, detta, anche, Mamma Cosima, ma che qui in Guagnano e nei paesi vicini è ricordata col suo diminutivo di << Coi >>; al secolo lei era COSIMA RAGANATO. Edi lei qualcosa c’è, proprio nel centro del paese, sulla 7 Ter: l’Educando Femminile intitolato a Sant’Antonio. Ma chi era la Mamma Coi? Una Vittima d’Amore; una di quelle creature - e ce ne sono tante per ogni dove – che Dio si crea a figlie predilette, non solamente per ricordare all’umanità che EGLI E’, ma pure che la guerra aspra ed accanita durerà fino al completo sterminio del Male. Vittime d’Amore son quelle Anime che si fanno carico degli errori dei fratelli sordi alla voce del Padre, e che si offrono in olocausto in sconto degli altrui peccati. Le Vittime d’Amore sono altrettanti << Cristo in terra >> che perpetuano il prodigio della Incarnazione e della Remissione delle colpe. Vittime d’Amore sono quelle Anime che rivivono le pene e i tormenti sofferti in terra da Gesù’, dalla accusa e dalla condanna fino al sacrificio della Croce, e sui corpi delle quali rimane, finanche, talvolta, l’impronta dello strazio sofferto dal figlio di Dio, nei Suoi fori pei chiodi ai piedi ed alle mani, ed in fronte per la Sua corona di spine e, ultimo, quello per la lancia acuta nel Suo Divino Costato. Ma sono Vittime d’Amore anche quelle Anime che,pur non del tutto stigmatizzate, godono di particolari carismi, per cui si pronunciano per ispirazione divina ed operano in virtù taumaturgica a testimonianza di Dio Onnipotente. Tale è stata, sicuramente, la Mamma Coi, anche se non abbiamo assoluta conferma che il suo corpo sia stato segnato da tutti i tormenti inferti a Gesù’ Cristo nel tempo della Sua atrocissima Passione. Che lei sia stata un’anima pervasa da profondo amore divino non v’è dubbio, così come si è certi che di lei Dio abbia voluto servirsi per continuare a spargere tra gli uomini i frutti del Suo pazzo amore per le Sue creature assetate di bene. Guagnano le diede i natali 1881. Di una famiglia di tre figlie, crebbe educata alle virtù cristiane dal padre suo, Giuseppe, calzolaio, uomo instancabile anche nel lavoro dei campi, e sua madre, vincenzina, sempre accorta e vigile della salute spirituale delle sue creature, ma specialmente della sua coi, nella quale doveva aver notato alcunché di particolare. Iddio l’aveva fatta bella nell’animo, e la natura l’aveva ingentilita ed aggraziata nelle sue fattezze umane;ed ancor giovinetta, all’età di appena 16 anni, s’invaghì di lei e la fece sua moglie tal Luigi Rizzo, onesto e laborioso giovane del luogo ed amministratore della famiglia Leone. E fu’ madre: di ben 9 figli, tra donne e maschi, che la tennero sempre impegnata nei suoi doveri di madre santa ed operosa. Ma nel suo cuore ardeva ancora un altro amore, oltre a quello per la sua famiglia: un amore più grande, un amore sconfinato alla cui voce lei sentiva di non dover rimanere sorda un amor che dal chiuso della sua casetta si spandeva per ogni dove; un amore che traeva 5 origine da quello che lei nutriva per i suoi figli e che si riversava su tante altre creature che invocavano anch’esse carità ed amore. E quando quelli che lei aveva messo al mondo crebbero tanto da non dover avere più bisogno di lei, a Mamma Coi s’aprì il cuore, perché comprese che era giunto finalmente il momento che lei aveva tanto desiderato: quello di doversi dedicare al mantenimento ed all’educazione di tanti figli abbandonati. RIZZO LUIGI ( MARITO ) 6 L’educandato Femminile S. Antonio Iddio l’aveva ispirata per l’istituzione dell’opera di cui oggi Guagnano va orgogliosa: l’Orfanotrofio Femminile di San Antonio. Le cose andarono esattamente così: fu un’ispirazione divina alla cui realizzazione la Mamma Coi diede tutta se stessa, affidandosi, in nome di Dio, alla generosità non soltanto dei suoi concittadini i quali capirono che il loro obolo, anche se piccolo, iddio, un giorno lo avrebbe centuplicato, ma anche di quanti, dai paesi vicini, capirono anch’essi, che qualche loro denaro non poteva esservi migliore investimento di quello di affidarlo nelle sante mani della Mamma Coi di Guagnano. Nei paesi vicini la conoscevano tutti, lei, la Mamma Coi, e non c’ era porta che non s’aprisse quando lei bussava chiedendo in nome di Dio una piccola offerta per l’erigendo Orfanotrofio Femminile che lei, nella sua mente, aveva già deciso di affidare al patrocinio di Sant’ Antonio. IL VIALE INTERNO DEL VECCHIO ORFANOTROFIO 7 FOTO DI GRUPPO DEI BAMBINI DELL’ ORFANOTROFIO CON L’ ARCIPRETE GRASSI La sua compagna: La Mamma ‘Nzina S’accompagnava a lei quelle questue che non la stancavano mai, ma che le infondevano invece, sempre maggiore vigore, una tale ‘Nzina, nata Pezzuto, da Trepuzzi, giovane anch’essa, la quale aveva voluto, pure lei, rinunciare al mondo, per dedicarsi a quella santa opera di salvezza per tante creature abbandonate. Accadeva di frequente, nei tempi in cui la Mamma Coi dette inizio alla sua opera, che in molte famiglie di questa piaga del Salento, per dissapori tra i genitori, o anche per un tal loro senso di irresponsabilità nel compimento del proprio dovere nei riguardi dei figli, o anche ancora, specialmente, per bisogno, quando il numero dei figli era un po’ troppo numeroso in una famiglia, accadeva che il genitore, costretto a cercar altrove fortuna, si allontanasse dai suoi, i quali, in tal modo, rimanevano privi di ogni aiuto, non solo materiale, ma soprattutto spirituale. Ed allora interveniva la Mamma Coi per assicurare a quelle tenere creature, prive di ogni valido sostegno, una crescita decorosa e santa. 8 Sorse, appunto, per tali bambine appartenenti a siffatte famiglie, l’Orfanotrofio Femminile che fin dai suoi primi giorni, grazie alla generosità dei suoi benefattori, non mancò di nulla ed assicurò alle sue assistite ogni conforto materiale ed una cristiana educazione. L’istituzione sorse, appunto, come Orfanotrofio Femminile, e tale rimase per molti anni nei suoi caratteri; soltanto in questo ultimo periodo, a causa, soprattutto, di una rinnovata esigenza sociale, ha acquisito un suo nuovo aspetto, mutando, persino, la sua denominazione da << Orfanotrofio Femminile >> in << Educandato Femminile >>. E la Mamma Coi, ai suoi tempi, sempre a questuare. E accanto a lei, sempre, la ‘ Nzina; e sempre a piedi, da paese a paese. Il fossato sulla via di Veglie Sono un giorno, lei e la ‘Nzina, sulla via brecciata, a quei tempi, di sassi sconnessi, che da Salice conduce a Veglie e, tra una Ave Maria ed una Giauculatoria, s’accorge la ‘Nzina che due ceffi le seguono; ed essendole parso che le intenzioni di quei due proprio oneste non sono, ne parla, con apprensione a Mamma Coi, la quale: << Ma di chi parli, ‘Nzina? Tu dici di quei due giovani che stanno quasi per raggiungerci?>> - <<Si; proprio di loro>>, le risponde la ‘Nzina. E continuava: <<Vedi, li abbiamo proprio a due passi>>. - << Non temere>>, la tranquillizza allora la Mamma Coi; <<c’è chi ci protegge>>, continua. E ancora: - <<Vedi, vedi>>, s’affretta la Mamma Coi. E quale è la sorpresa per la ‘Nzina che ha volto indietro il suo sguardo? Tra loro due, inermi <<pellegrine>>, e quei due ceffi scorre tumultuoso, un fossato invalicabile, un ruscello di acque luminose che ha definitivamente frustrato i propositi di quei malintenzionati. <<Le pellegrine>>, vengono proprio conosciute così, con questo epiteto tutte e due; <<Le pellegrine>>, la Mamma Coi e la ‘Nzina, conosciuta anche lei come la <<Mamma ‘Nzina>>. <<Le pellegrine>>! E che festa per i bambini che all’apparire di esse in ognuno dei tanti paesi in cui le poverelle si recano per questuare, si trovano per strada! Si mettono loro appresso, si aggrappano ridenti e festosi alle loro vesti, e le accompagnano finché possono, senza allontanarsi troppo dallo sguardo vigile ed affettuoso delle loro mamme; non prima, però, d’aver ricevuto una carezza ed un sorriso da lei, dalla Mamma Coi. 9 Scampano alle insidie di due giovinastri Malintenzionati debbono essere quei due giovani che, proprio in Veglie, dove le due Pellegrine sono state, una sera, costrette a pernottare, conosciuto il posto, una misera stanzetta isolata e fuor dell’abitato, dove alle due giovani è stato concesso asilo, tentano di forzarne l’uscio d’ingresso, decisi a … far baldoria. La stanzetta che ospita quelle anime del Signore è su ad un piano diroccato, e vi si può accedere per una scala esterna di tufi sconnessi, come se ne vedono ancora tante nel Salento, alla cui sommità, per un angusto ballatoio, si può raggiungere la porta d’ingresso della stanzetta dove hanno, per quella notte, trovato riparo le due poverelle. I colpi alla porta si susseguono sempre più forti, tra le voci minacciose dei due ribaldi. E poi suppliche; e poi improperi; e poi bestemmie; e poi …. E poi ….; mentre quei due s’accaniscono a battere e a forzar la porta e ad inveire con grida sempre più terrificanti, poi …. Come per incanto, la porta s’apre: la Mamma Coi e la Mamma ‘Nzina, sono passate tra i loro due … assedianti i quali, varcata la soglia della misera stanzetta, debbono essere colti da profondo stupore nel constatare che quella stanza, nella quale essi hanno, fino a qualche attimo prima, udito gemiti supplichevoli e scongiuri in nome di Dio,è assolutamente vuota: le due pellegrine non sono più lì. La Mamma Coi e la ‘Nzina sono ormai lontane; sono finalmente in salvo,;Iddio ha ascoltato le loro preghiere e le ha sottratte al male. * * * Consisteva esattamente in questo una delle peculiari caratteristiche dell’animo di Mamma Coi; operare con fede, una fede semplice, ma tanto, tanto profonda. Sapeva di trovarsi in una situazione dalla quale ad altri sarebbe parso assai difficile potersela cavare? Lei la Mamma Coi, non si perdeva d’animo: la sua semplice preghiera all’Altissimo e ne rimaneva subito esaudita. Faceva tutto con semplicità, lei, soprattutto la sua preghiera era semplice. La semplicità è dote degli spiriti verginali che sanno tenere costanti i loro rapporti con Dio e che in lui confidano ed in lui si abbandonano. Noi crediamo che la supplica della Mamma Coi, nelle tante e tante circostanze nelle quali lei si sia venuta a trovare ad opera del Maligno, non sia stata che una sola: una semplice supplica di dedizione assoluta alla Misericordia Divina: <<Sia fatta la Tua Volontà>>. E Iddio non abbandonò mai la sua Vittima d’Amore. E che sta accadendo un mattino in casa del Prof. Armando Trevisi in Campi Salentina? La Mamma Coi è stata ospitata, a notte, in casa del Prof. Trevisi, e la campana della vicina chiesetta, dove lei deve recarsi per assistere alla Santa Messa, ha già da un po’ di tempo battuto suoi tocchi del mattino. 10 La Mamma Coi, però, quel mattino non si decide ad uscire dalla sua stanza. La S. ra Elvira, Iddio l’abbia in gloria, la moglie del Prof. Armando, se ne impensierisce e picchia alla porta della stanza della sua ospite per comunicarle che la campana della chiesa ha già chiamato a raccolta, e che lei, quindi, deve affrettarsi se non vuole, per quel giorno, rimanesse senza messa. La Mamma Coi, anche quel mattino, come tutte le altre mattine, si è, si, destata per tempo, soltanto che … soltanto che il maligno, proprio quel mattino, ci ha messo lo zampino E non solo le ha contorto le forcine da capo, impedendole di assettarsi decentemente ma quel che è peggio, l’ha più volte, percossa e stramazzata al suolo, togliendole ogni vigore. E in me che si dica, quando la S.ra Elvira (f.m.) incomincia ormai a nutrire una qualche apprensione, la porta della stanza di Mamma Coi s’apre e la compare lei, agghindata e lesta per raggiungere la chiesetta vicina. Ha recitato il suo << Sia fatta la tua Volontà >> e Iddio le è venuto in soccorso. Dalle continue tentazioni alle quali lei andò soggetta, e più ancora della rabbia infernale con cui lo Spirito del Male si accanì contro di lei, abbiamo avuto la conferma, alla presenza del dott. Sergio Marzo di Guagnano, dalla S.ra Alfonza Marasco da San Donaci la quale attesta di essere stata informata dalla madre sua, defunta, S.ra Maria (f.m.). * * * Si presenta un mattino in casa della S. ra Maria la nostra Mamma Coi, a capo coperto, come è solita, col suo scialle nero, coprendosi con la mano le labbra. Alla S. ra Maria pare strano quell’atteggiamento della buona Mamma Coi, e non sa trattenersi dal domandarle la ragione di quella sua mano, posta lì a riparo della bocca. Pur nella sua riservatezza, che ha caratterizzato tutta la sua dimora terrena, la Mamma Coi non se la fa domandare una seconda volta e, togliendosi dalle labbra quel riparo, dice: - << Ecco, vedi come mi ha ridotta la bestia >>. Le tue labbra sono orribilmente tumefatte. E prosegue: - << E’accaduto questa notte. Mi si è scagliato addosso, con tutta la sua forza, riprendendomi per le preghiere che io rivolgo al Padre Celeste e, soprattutto, per quelle a salvezza delle anime peccatrici. E alla mia conferma che non avrei mai cessato di pregare e che, anzi, lo avrei fatto sempre più intensamente, egli mi ha perfino azzannata, lasciandomi i segni della sua rabbia sul corpo. E quando, anche dopo quel martirio, gli ho ripetuto che mai avrei ceduto alle sue minacce, prima di allontanarsi, mi ha inferto con la sua coda una staffilata sulle labbra, lasciandomi questo segno. Ecco , vedi, vedi, comare Maria, la prova del suo accanimento, dalle zanne diaboliche. 11 La Mamma Coi alle persone che le erano intime non trascurava di farle, queste confidenze, perché si avesse una prova dell’opera dello Spirito del male che non abbandona mai quanti con le loro preghiere si adoprano a strappargli il maggior numero di anime. Le tentazioni furono a lei frequenti, proprio perché, per le Anime pie e sante, esse sono soltanto una occasione di un più intenso colloquio col Cielo; sono, le tentazioni, per chi ha l’animo devoto e puro, una leva possente che sublima l’umano e lo adorna di angeliche virtù. Il Maligno, dobbiamo dire che, pur consapevole dell’inefficacia dell’opera sua nei riguardi di tali Anime abbellite di celestiali doti, è proprio contro costoro che con rabbiosa ira scaglia i suoi dardi, e sol per imbruttirne il corpo, poi che nulla è ogni altra sua possanza. Semplice, sempre semplice, la Mamma Coi, e non soltanto nelle sue preghiere, ma, come abbiamo già accennato, soprattutto nelle azioni che, in nome di Dio, sentiva di dover compiere. Una sera, a tarda ora ( viveva ancora in famiglia a quel tempo, ma non poteva, con ciò, rimanere insensibile al bisogno della povera gente ), una vicina di casa le confida che al marito all’indomani non avrebbe potuto recarsi al lavoro e, in conseguenza, non avrebbe potuto portar pane in casa, perché quel buon uomo, per un banale incidente, al rientro dal cantiere, s’era venuto sbrindellato il pantalone, l’unico di cui egli disponeva. Mamma Coi vi provvede immediatamente; s’affretta in casa, fa un fagotto del pantalone che suo marito, ormai in un sonno profondo, ha lasciato appeso alla sedia accanto al letto prima di coricarsi, e corre a consegnarlo alla sua vicina che, con lacrime agli occhi, non lascia ring razziare la sua benefattrice. * * * Mamma Coi dovette dire anche in quella occasione il suo <<Sia fatta la tua Volontà >>. * * * Al mattino, il marito, levandosi, non vede il suo pantalone, ha ad impensierirsene, e ne chiede allora alla sua Coi, la quale gli risponde: - << il tuo pantalone? Dove vuoi che sia? E’ lì; è lì nell’armadio >>. Ed infatti il marito trova nell’armadio il suo pantalone, bene stirato e ripiegato a … regola d’arte. * * * Quanto non volle fare Iddio servendosi di quel mezzo, servendosi di quel suo messaggero! 12 L’umano genere, che pare tanto vario e tanto complesso, a guardar bene, si suddivide in due grandi filoni: quello di chi ha bisogno, che è sempre il più numeroso, e quell’altro di chi deve dare, di chi deve venire incontro alle necessità spirituali e, il più delle volte, anche materiali dei propri fratelli. E chi dà, realizza il suo compito, in assolvimento di un mandato conferitogli dall’Ente Supremo, nella attuazione di un Ordine al quale nessun essere umano può opporsi. Chi ha bisogno chiede, disperatamente anche, e, a volte, purtroppo, temendo persino di essere stato abbandonato. Ed è proprio in quei momenti, in cui l’animo umano teme financo di perdere la fiducia nella Misericordia Celeste, che provvida torna a splendere nel cielo più tempestoso la luce che conforta nel trionfo sul male. Dall’Alto, Iddio sa provvedere sempre, anche se sulla sommità del monte. E a chi sono affidate tali mandati di sovvenire al bisogno dei propri fratelli? Esclusivamente alle Vittime d’Amore; a quanti, cioè, perpetuano in terra la missione riparatrice e soccorritrice del Cristo. E la Mamma Coi fu una di queste anime, sempre pronte a soccorrere gli indigenti e a lenire gli affanni degli animi prostrati dagli avvenimenti avversi. Mamma Coi fu sempre pronta in questa missione che le era stata affidata, e l’opera sua non rimase mai inefficace; perché era Dio a volerla; Lui che non abbandona mai i suoi figli. E, ben a ragione, la preghiera che lei elevava al Padre Celeste, e che la si sente recitare ancora dai non pochi i quali l’appresero dalle sue labbra, era un abbandono alla Volontà Divina e, ad un tempo, fiduciosa attesa dell’immancabile soccorso dal Cielo. Era così che lei pregava, chino il capo, le braccia in croce sul petto: << Potente mio Dio, potente mio Padre, se tu vuoi, in un momento tutto puoi e tutto fai >>. 13 “ MAMMA COI “ 14 rosa appassita che rinverdisce nelle sue mani in casa della Sig. ra Michelina Tondo in Squinzano LA E’ l’8 maggio, di un anno tra il 1930 ed il ’35. La Mamma Coi, dopo di aver ascoltato la Santa Messa nella Chiesa del Convento se ne torna a casa a lenti passi, accompagnandosi con la S. ra Michelina che di Messe non se ne sa perdere neppure lei. Quella mattina, però, la S. ra Michelina Tondo proprio del tutto calma non è. La Mamma Coi finge di non farci caso, ma, quando rientrano in casa e sono tutte e due nella stanzetta della Madonna, non ne può più, è. - << Ma, insomma, Donna Michelina, mi puoi dire che ti prende proprio oggi che è il compleanno di ‘Ssigniuria? >> E, allora, la S. ra Michelina: - << E non vedi, Mamma Cosima? Ti pare giusto che, proprio oggi, la Madonna mia mi deve rimanere senza fiori? Vedi che m’è rimasto: questa rosa che si è già appassita>>. E ciò detto, tira fuori dal bouchet che è vicino alla statua della Madonna quell’unica rosa, appassita e ripiegata sul suo gambo, e si rivolge ancora alla Mamma Coi. - << Ti pare giusto che oggi, che è la festa sua, la Madonna mia debba starsene con questo fiore senza vita? >> . - << Fammi vedere Donna Michelina >>, le dice lei. Prende, allora, dalle mani della S. ra Michelina quel fiore già vizzo, se lo accosta al petto, leva gli occhi al cielo e dice: - << Perché? Non ti piace? E’ tanto bello! E’ profumato, anche; piacerà anche alla Madonna; altro, se piacerà >> . Nelle mani di Mamma Coi quel fiore senza vita è ormai rinvigorito, e olezza come colto di fresco dalla pianta. Prostrati in ginocchio, la Mamma Coi e la S. ra Michelina dicono le loro orazioni. Accanto a loro è anche la Mamma ‘Nzina, tacita testimone come sempre. Il gioco dei fiori I fiori, specialmente le rose, sono sempre stati una conferma della presenza divina in più e più circostanze in cui lei, la Mamma Coi, ebbe a trovarsi. Ce ne ha accertati, ancora alla presenza del Dott. Sergio Marzo da Guagnano, la S. ra Alfonsa Marasco da San Donaci che ci ha rilevato della nostra cara un particolare caratteristico, al quale non era stato ancora fatto cenno da alcuno dei tanti che noi abbiamo potuto contattare. 15 La cosa non ci meraviglia, perché ci ha confermato che le Anime buone e sante non trovano altro modo per servire Dio se non in Letizia. E ciò a prova che Dio, e la fede Cristiana, e le pratiche religiose, e l’osservanza della Legge del Vangelo e dei Comandamenti e dei Precetti e delle Opere di Misericordia Corporale e Spirituale non intristiscono ed immusoniscono chi sa credere e operare cristranamente, perché Dio non s’è sognato mai di farsi temere, ma soltanto di farsi desiderare e bramare e amare. E per amare occorre immancabilmente un animo lieto e gioioso; occorre un animo \ che gridi e canti in assoluta serenità. E tale fu l’animo della Mamma Coi. * * * La Mamma Coi è solita, a sera, intrattenersi, al termine della recita del Santo Rosario, con tutti quanti hanno con lei rivolto la preghiera più’ gradita alla Madre Celeste. E’ un affettuoso intrattenersi, in lieto conversare del più’ e del meno, in cui ognuno ha da raccontare qualcosa dell’accaduto nella giornata, e che si conclude, quasi ogni sera, col << gioco della rosa >>; così almeno ama chiamarlo la Mamma Coi. Ma più’ che un << gioco >>, veramente, si tratta di qualcosa di molto serio: di una vera e propria prova di fede; sempre all’insegna dello scherzo, però, quasi che un argomento tanto importante possa concludersi tra una risata e l’altra. Ma questo faceva parte di quel carattere della Mamma Coi, per la quale anche le questioni più’ serie possono avere la migliore soluzione soltanto se affrontate con animo non solo sereno, ma anche gioioso nella assoluta fiducia nell’Altissimo. Appena ha termine la recita del Santo Rosario, c’è qualcuno, più’ di una sera, che, rivolgendosi alla Mamma Coi, le domanda se vuole fare il << gioco della rosa >>; ma accade che, prima che si pronunci lei, tutti gli altri, per tema d’averne un rifiuto, la precedono nella sua risposta in un invito festoso di: - << Si, si; facciamolo, facciamolo >>. Per lei, allora, non c’è scampo: come fare a non accontentare tutte quelle anime che le sono tanto care! Si procede in questa maniera: ognuno con la sua sedia, l’uno accanto l’altro, formano un piccolo cerchio: s’è in tutto, più’ o meno, una decina. Al centro del cerchio un tavolinetto. Si cerca, tra tanti fiori di tra i tanti vasi posti dinanzi alle diverse immagini sacre che sono in casa, una rosa, la più’ vizza, e la si pone al centro del tavolo. E’ il momento del raccoglimento nel più’ assoluto silenzio. Quello delle chiassose risate verrà dopo. 16 In quel momento ciascuno dei partecipanti sente soltanto il battito del suo cuore. La Mamma Coi, allora, allunga la sua mano su quella rosa ormai ricurva sul suo gambo; se la porta al petto; leva gli occhi al cielo, ed ecco che, come per incanto, quel fiore ormai senza vita, pian piano, si rizza rinvigorito e fresco nello splendore dei suoi colori. Ne segue, da tutti, un incontenibile e frenetico osanna in urla giubilanti. Poi la rosa, riposta sul tavolo, riprende il suo aspetto da fiore appassito. E, allora, la Mamma Coi, si rivolge ad uno dei tanti che le sono attorno: - << Vediamo, adesso, se tu… si, tu… hai fede >>. Il designato tra i presenti, deve, quindi, procedere alla stessa maniera tenuta dalla Mamma Coi, e sono osanna per colui nelle cui mani il fiore appassito si riveste di novella vita, ed invece, espressioni poco gratificanti all’indirizzo di colui, tra i tanti, per il quale l’esperimento non sortisce il suo effetto. Alla prova sono chiamati, uno per volta, tutti i presenti. Ed ai più’ fortunati la Mamma Coi dichiara: - << Si, tu hai fede >> mentre per qualche altro, pur dovendo riconoscere che egli non ha una fede piena e sufficiente, la sua voce non sa mai di condanna ma di amorevole invito a sperare nella Misericordia Divina, con opere di Carità e di Amore. * * * Tutto ciò che lei compiva, accadeva all’insegna della semplicità: ma, proprio tutto, no, perché, in alcune circostanze, quando gli avvenimenti richiedevano da parte sua un intervento più’ deciso ed impegnativo, allora il prodigio s’ingigantiva, e la sua figura assumeva un alcunché di veramente maestoso. Accadeva, a volte, che un prodigio ne implicasse altri, sicché si poteva verificare che, per la soluzione di un problema, lei riusciva a compiere, contemporaneamente,non uno, ma due, o, addirittura, tre prodigi. La guarigione del giovanetto Luigi Rizzo Di quanto andiamo ora esponendo siamo stati informati dal Sig. Oronzo Rizzo (f.m.), uno dei figli della Mamma Coi, il quale fu persona in causa dell’avvenimento. Il Sig. Oronzo Rizzo (f.m.) l’avevamo invitato nel nostro studio, e si era detto felice di accontentarci. Erano anche presenti nel nostro studio la dott.ssa Rosa Patera ed il Sig. Cosimo Rizzo ( detto Mimino ), da Guagnano, pronipote della nostra cara. * * * Urge in campagna l’intervento del sig. Oronzo per poter terminare un lavoro che non deve assolutamente essere differito. 17 Un vicino di casa presta ad Oronzo, per la bisogna, il suo somarello, e il piccolo Luigi, figlioletto di Oronzo, di appena cinque anni, al mattino, neppure a farlo apposta, si sveglia un po’ troppo presto, e s’affanna tra strilli che avrebbero sicuramente destato il vicinato,pretendendo che suo padre lo porti con sé in campagna. Oronzo, per evitare il peggio, pensa di accontentare il suo Luigi. Le cose, purtroppo, in campagna, vanno come Oronzo neppure se lo immagina, perché Luigi, invece di starsene buono buono, anche senza volerlo, gliene combina una grossa grossa che Oronzo per poco, non ne rimane senza fiato. Ma tant’è; era cosi nei disegni di Dio. Perché? Perché l’uomo propone e Dio dispone. E perché, soprattutto, quando l’uomo fa le pentole, non è che ci possa mettere sempre anche i coperchi; perché i coperchi ce li mette Lui, solamente Lui; i coperchi ce li mette sempre DIO. La cosa è andata esattamente così: quando arrivano in campagna, a non più’ di qualche schioppo di fucile dall’abitato, Oronzo accoccola vicino ad un ceppo di vite il suo figlioletto; lo copre con uno scialle che accortamente s’è portato da casa per il freddo di quelle prime ore del giorno e, presi gli arnesi di lavoro da su al bastio dell’asino, si allontana appena di pochi passi, diretto a faticare. Ode allora i gemiti strazianti del suo piccolo Luigi: Oronzo gli è subito vicino e vede il figlioletto nello stato orrendo in cui l’ha ridotto la bestia che ha assestato a quel piccolo un morso sul collo. E’ una larga ferita, e il sangue sgorgava a fiotti. Oronzo, con quella creaturina in braccio, raggiunge in tutta fretta l’abitato ed è nell’ambulatorio del dott. X, un medico forestiero che esercita a Guagnano. Il dott. X vede il bambino in quelle condizioni, cosciente che, nel caso, la sua opera sarebbe stata inefficace, non può fare ameno, con un pizzico di malizia, di… consigliare ad Oronzo: - << E da me stai venendo? Io, non ti posso fare nulla nelle condizioni in cui si trova tuo figlio; perché, piuttosto, non ti rivolgi a tua madre, alla Mamma Coi, che dicono che sa fare i miracoli? Vai, vai; e sbrigati, anche; vai in ospedale: qui c’è bisogno d’un chirurgo >>. Benda quindi alla meglio il collo del piccolo Luigi, non per altro che ad arginare la fuoriuscita del sangue, e … se ne lava le mani. E Oronzo, allora, a raggiungere a gran fretta una clinica in Lecce, dove il chirurgo sentenzia che urge l’intervento. L’infermiera che è li presente, mentre il chirurgo sta raggiungendo, allo squillo del telefono, il suo tavolino da studio, si avvicina ad Oronzo Rizzo e gli sussurra: - << Signore, non lo fate operare il vostro bambino; una voce mi dice di raccomandarvi di non farlo operare. Portatelo di nuovo dal vostro medico al paese >>. Oronzo non se lo fa ripetere; dice, allora, al chirurgo che intende informare della cosa un suo fratello in Guagnano, che gli fornirà, anche, il denaro occorrente per l’intervento e fa opporre altre bende sulla ferita sanguinante del piccolo Luigi. 18 Rientra in Guagnano, ed è di nuovo in casa del dott. X, il quale, sentendosi ancora… disturbato, incomincia già a spazientirsi, ma che, comunque, no può esimersi dall’accostarsi al piccolo paziente per esercitare, nelle sue possibilità, il suo dovere professionale. Ma che vede in quel momento il dott. X, quando toglie le bende da sulla ferita del piccolo Luigi? La ferita appare curata e ricucita a regola d’arte.S’apre la porta d’ingresso dello studio del dott. X e compare la Mamma Coi che, serena e sorridente, si rivolge al dott. X e gli domanda. - << Ed ora credi in DIO? Ci credi tu che a DIO non credi’ Ancora incredulo sei? >>. Rivolta poi a suo figlio Oronzo, gli raccomanda di fare vedere il piccolo Luigi anche dal chirurgo di Lecce. Oronzo ci ha assicurato che lui, la Mamma Coi, quel giorno la sapeva lontana da Guagnano. Il dott. X dovette mettere un po’ d’ordine nelle sue idee, perché, dopo quel portento, la sua condotta fu di cristiano praticante. Il chirurgo in Lecce, quando apprese come erano andate le cose, non poté fare meno di dichiarare che si era trattato di un miracolo. Il piccolo Luigi, dopo quel portento, i suoi lo chiamarono Luigi Fortunato, ed oggi, dopo 46 anni, memoria di quel portento, in Guagnano, i suoi compaesani lo chiamano tutti << Fortunato>>. RIZZO ORONZO ( FIGLIO ) 19 L’effige di Gesu’ sul marmo che chiude la sua tomba Ma che è accaduto, or non è tanto, nella cappella del Sacro Cuore di Gesù’, nel cimitero, dove riposano le spoglie di Mamma Coi? Forse i tanti visitatori che si sono accostati alla sua tomba non se ne sarebbero nemmeno accorti se il portento non si fosse accompagnato ad un altro avvenimento che ha lasciato allibiti quanti, credenti o non, ne sono venuti a conoscenza. Dinanzi alla sua tomba un’Anima pia aveva deposto da più’ di una ventina di giorni un fascio di fiori, e quei fiori, ancora dopo ( e ne erano passati di giorni! ), erano ancora freschi ed aulenti come se fossero stati colti proprio allora dalla pianta. E sul marmo che chiude il suo loculo che c’è? Che si può vedere? Un effige di Cristo; un effige che non può essere opera umana, perché il disegno non è << sul >> marmo, ma << nel >> marmo, al di sotto, cioè, della superficie del marmo. Ché, quanti, con mano … sacrilega, hanno dovuto confermare che quel disegno è di natura divina. Caso? Sempre caso? Come è caso, magari, per alcuni scienziati, anche l’origine del mondo? Tutto caso? Sempre caso? E Dio dov’è, allora? Dov’è, se non sappiamo vederlo, sempre e dovunque? C’è; c’è, altro se c’è! C’è, come lo dimostra il potere d’intercessione concesso alla Mamma Coi; e sono tanti prodigi che in nome dell’Altissimo la Mamma Coi poté operare a sollievo di quanti, colpiti dal dolore, si affidavano alle sue preghiere. TOMBA 20 … Un po’ con lo … zampino di Padre Pio La S. na Maria Lorenzo da San Donaci, a 18 anni, ha un febbrone di quelli che preoccupano: è tifo, e , con i medicinali a disposizione a quei tempi, speranze di guarigione ce ne sono poche. Allora interviene lei, la Mamma Coi, la quale, però, per l’occasione, richiede la cooperazione di chi ci sa fare. Padre Pio, infatti, appare in sogno alla giovinetta e le assicura che il suo male deve ritenersi debellato. Il Santo Cappuccino vuole, però, che per la grazia ricevuta la S.na Lorenzo non manchi di recarsi a San Giovanni Rotondo per ringraziamento. IL sogno di Padre Pio è stato anche preceduto da una visione di cui la giovinetta ha goduto: le sono infatti, apparsi i SS. Medici i quali le hanno assicurato il loro intervento. Al mattino successivo la Mamma Coi è di buon’ora in casa Lorenzo e comunica all’inferma che il cielo le ha concesso il miracolo della pronta guarigione: le raccomanda di << esserne grata a Padre Pio e la invita a recitare subito un Padre, Ave, Gloria secondo le intenzioni del Santo Cappuccino. In campagna, nel tempo d’una vendemmia E’ quanto accade al papà della S.na Maria Lorenzo, il Sig. Pietro (f.m.), il quale, durante i lavori di vendemmia, corre il rischio, a seguito del ribaltarsi di un carro carico d’uva, di rimanerne schiacciato. Non che abbia a cavarsela con poco: fratture multiple agli arti inferiori e superiori, lacerazioni nella zona addominale e fratture anche in quella toracica: da sperare c’è d’avvero ben poco. La S.ra Maria Giuseppa (f.m.), moglie del malcapitato, non perde la sua fiducia nell’aiuto divino e raccomanda il caso a Mamma Coi. Sono giorni di angosciosa trepidazione nell’attesa dell’aiuto divino. Poi, finalmente un po’ di luce: Mamma Coi, al termine delle sue preghiere, al termine di un suo colloquio coll’Alto, assicura che il Sig. Pietro può dirsi salvo e che il Signore gli ha concesso la grazia della guarigione ed altri 30 anni di vita. I medici che hanno in cura il Sig. Pietro sono concordi nel dichiarare che si è trattato di un miracolo. Le preghiere di Mamma Coi sono state, ancora una volta, accolte in cielo ed esaudite. 21 Quella voce che viene da dentro* Sono gli anni della II Guerra Mondiale, ed Andrea nel pieno vigore della giovinezza è avviato nello sconfinato territorio russo, in quel gelido teatro di guerra che miete vittime a non finire. Andrea ci va per obbedire alle Sante Leggi della Patria. Egli tocca di partecipare a più’ d’una azione di fuoco perché così gli è stato comandato, e, mentre si vede cadere accanto non pochi commilitoni stroncate dalle armi nemiche, non può disconoscere l’opera di un Santo protettore che in tutte quelle azioni gli concede di rimanere sempre illeso. Ha sempre nel cuore l’augurio che gli ha affidato la Mamma Coi la quale, quando egli ebbe a staccarsi dai suoi, gli assicurò, stringendoselo al petto con affetto di madre, che il Signore lo avrebbe aiutato e sorretto sempre in ogni pericolo, anche il più’ grave. E’ lì, sul fronte russo, nella stagione in cui i rigori del freddo hanno dominio degli uomini e delle cose, giunge, inevitabile, la disfatta, a troncare altre giovani vite che la neve s’accoglie nel suo soffice manto, nella sua bara candida, a ché nessuno abbia a profanarle. E invitabile giunge anche la ritirata: ognuno fugge, come può, all’impazzata, con quel mezzo di cui pensa potersi servire, una slitta o un cavallo; qualcosa, insomma, che possa portar lontano, lontano dai colpi dei nemici, e fuor da tutta quella neve senza confine, dove ognuno tenta di correre, prima che quel gelo beffardo l’avviluppi nel suo abbraccio mortale. E corre anche Andrea; e si sente sperduto: accanto a lui nessuno con cui scambiare un cenno di conforto e di coraggio. I colpi d’arma da fuoco degli inseguitori sono ormai soltanto un’eco lontana sempre più’ impercettibile. Andrea capisce d’essere terribilmente solo; e ne ha paura. Ecco all’improvviso, a due passi da lui, un carro trainato da due cavalli che arrancano a fatica. Il carro trasporta dei soldati che si affannano per mettersi in salvo: sono in tanti su quel carro, ma un posticino per Andrea ci sarebbe ancora. - <<Presto; svelto; salta su >>, gli gridano i fratelli italiani. Andrea non se la fa ripetere perché sa di essere tanto stanco, e pensa ancora che, lui, quella è l’unica via di scampo. Si dirige verso quel carro, ma … c’è una voce, una voce che viene da dentro, che lo trattiene. Si sente, anche sulla spalla, il tocco di una mano che gli impedisce di raggiungere quel carro, il carro della salvezza. Da su al carro qualcuno gli ha anche teso le mani per aiutarlo a salire, ma egli è là, fermo; e a quella voce che viene da dentro egli non intende dire di no. E il carro riparte. 22 Ora, Andrea è ancora più solo. Poco distante c’è un cumulo elevato di neve, ed egli vi si accosta a riparo d’un gelido vento che ha preso ad infuriar da tramontana. Quel carro è ormai lontano, non tanto però da non potere udire ben distinti i gemiti di strazio e di morte di quelle giovani vite che sono state raggiunte dal piombo d’un mortaio nemico. Andrea è salvo, ma esausto e, al continuo sferzare del vento da nord, la neve lo ha ricoperto col suo gelido manto. A soccorrerlo è un famiglia di contadini russi che ne hanno cura fino al termine delle ostilità. * * * Mamma Coi, intanto, insieme con i famigliari del giovanetto, eleva in San Donaci le sue suppliche al Cielo, e non manca di rassicurar tutti che Andrea è salvo e che non tarderà a rientrare in famiglia. Andrea torna ed ha certezza che la sua salvezza è da ascrivere all’intercessione presso il cielo da parte di Mamma Coi, perché è lei, la Mamma Coi, non appena egli è in famiglia, a fargli rivivere, nella esatta descrizione che gliene fa, tutti i momenti di quell’indimenticabile avvenimento. Quella voce che Andrea aveva sentito venirgli da dentro e quel tocco di mano sulla spalla che gli avevano impedito di salire su quel carro di morte nello sterminato deserto di neve in territorio russo erano stati di Mamma Coi la quale con l’altro suo IO, con la sua ANIMA, lo aveva raggiunto in quel momento di così grave pericolo e lo aveva strappato alla morte. Ancora una volta le preghiere di Mamma Coi erano state accolte in cielo ed esaudite. * * * ( Il giovinetto Andrea dell’avvenimento che abbiamo esposto è il Sig. ANDREA ROCHIRA, residente in San Donaci alla via Grassi, il quale ci ha confermato quanto ci avevano detto, in merito al prodigio accadutogli, la S,na Lorenzo). << Infezione? Non se ne parli proprio !>> Il piccolo Giuseppe Lorenzo, fratello della S.na Maria, sfuggendo all’occhio vigile della madre, con un martello che s’è trovato per caso tra mano, batti e ribatti su d’ una sedia,è riuscito a darsi un bel colpo su un ditino. E sono strilli di dolore alla vista di quel ditino insanguinato, e di Giuseppe e anche di mamma sua, la S.ra Maria Giuseppa (f.m.), che si sente tanto colpevole di aver trascurato di tenerselo, il suo bambino, sotto le sue gonnelle. 23 I primi interventi del caso valgono a nulla e il lamento del piccolo Giuseppe è continuo e non c’è modo di trattenerlo. Poi, compare un febbrone, ed il medico di famiglia diagnostica la presenza di una infezione e prescrive delle intramuscolo. Il tormento di quella madre s’accresce sempre di piu’, ma a sollevarla dalle sue pene si fa presente la Mamma Coi, la quale, accostandosi al lettino del piccolo Giuseppe, la rassicura: - <<L’infezione? Non se ne parli proprio; qui non c’è alcuna infezione>>. Alla recita di preghiere dette insieme con la S.ra Maria Giuseppa, Mamma Coi leva gli occhi l’alto ed imprime su quel ditino un bel segno di Croce. Il piccolo Giuseppe intanto smette di gemere e la febbre scompare del tutto. Di quella ferita, dopo pochi giorni, non rimane neppure il minimo segno; come se quel ditino non sia stato mai ammaccato e non abbia mai sanguinato. * * * Così sapeva intervenire lei, la Mamma Coi, quando c’era da lenire un affanno e quando c’era da far tornare a brillare il sorriso sul volto di un’Anima innocente e verginale. Quanto conserva della Mamma Coi la S.ra Maria Lorenzo da San Donaci E con gelosia, infatti, la S.ra Lorenzo conserva quel po’ di cui la Mamma Coi ha voluto farle dono; 1) una veletta nera, suo abituale copricapo; 2) i suoi sandali, rosi dal tempo e dall’usura per le lunghe fatiche a questuare; 3) un piccolo pezzetto di tela bianca con le impronte di sangue sgorgato dalle stimmate, tenute ben coperte, al riparo dello sguardo indiscreto di quanti le si avvicinano. Il piccolo Crocefisso del Sig. Pietro Perrone da San Donaci La S.ra Maria Lorenzo ci ha offerto l’occasione di sentire altre persone di San Donaci che lei, la Mamma Coi, riteneva sue Anime care e che le erano vicine tutte le volte che lei si recava in quel paese a chiedere la carità per le Orfanelle del suo Orfanotrofio in Guagnano. Uno di costoro è stato il Sig. Pietro Perrone, il quale ci ha dichiarato che egli, a buon diritto, si ritiene miracolato per la intercessione della Mamma Coi. Il Sig. Perrone ci ha riferito del caso in una serenità, mista, talvolta, a momenti di profonda commozione. 24 E ci ha detto: - << All’inizio della II Guerra Mondiale fui chiamato alle armi. Lei la Mamma Coi, che era presente in casa mia quando ricevetti la cartolina precetto, alle preghiere di mia madre e mie perché mi tenesse presente nelle sue suppliche al Padre Celeste, si trasse da una tasca un piccolo Crocefisso e, consegnandomelo, mi raccomandò che lo dovessi tenere sempre con me, per tutta la durata del mio servizio militare, se non volevo rimanere vittima delle armi nemiche sul campo di battaglia. Ricordo che, nel consegnarmi il piccolo Crocefisso, piegò il capo fino a toccarne il petto con il mento, chiuse gli occhi come era solita fare quando si raccoglieva in preghiera, e si segnò col palmo della mano aperta, con un gesto ampio e cadenzato. Indossai quindi, pochi giorni dopo, anch’io come tanti, la mia divisa militare e, al termine di un breve periodo di servizio in territorio nazionale, fui comandato sul fronte greco-albanese, esposto ai continui pericoli della guerra in prima linea. Le giornate di fuoco si susseguivano ininterrotte; la morte mieteva spietata le sue vittime, ma io, che nei momenti più’ difficili non mancavo mai di rivolgere il mio pensiero alla Mamma Coi stringendomi tra mano, prima di ogni azione, il Crocefisso che mi aveva affidato, ne rimanevo sempre illeso. Più’ e più’ volte un compagno mi cadeva accanto stroncato dalle raffiche delle mitraglie nemiche, ma per me neppure un graffio. Quando parve ai nostri superiori che il reparto di cui io facevo parte si poteva dire abbastanza decimato, tanto da non potere più’ reggere agli attacchi nemici, fummo, allora, richiamati nelle retrovie, e il nostro posto fu quindi affidato ad un reparto di giovani leve, giunte, soltanto qualche giorno prima, dall’Italia. Quei pochi che eravamo riusciti a sopravvivere godemmo, quindi, di pochi giorni di una qualche sicurezza, non esposti, del tutto al fuoco nemico. In quei giorni fummo, come si usa dire, rimessi a nuovo per essere pronti alle azioni che ci attendevano nei giorni successivi. Avevamo le divise che ci cadevano a brandelli da dosso e, in primis, fu consegnata a ciascuno una divisa nuova e fiammante, che era un piacere a vederla. A me ne consegnarono una che mi andava a pennello, e me la sentivo addosso come se me l’avessero cucita su misura. E ne andavo orgoglioso,e mi ci pavoneggiavo, a differenza di qualche mio compagno che con la sua, bella e di zecca anch’essa, n’era uscito goffo ed impacciato. Mi sentivo un altro, insomma, con quella roba nuova addosso: e m’ero dimenticato dei tanti pericoli trascorsi in trincea, e mi sentivo pronto per affrontare altri, anche più’ impegnativi. E alla divisa vecchia chi ci pensava più’, adesso che mi ci vedevo un damerino! Non appena ce ne eravamo liberati, quelle divise vecchie e lacerate, fatte lise e sporche di fango e, alcune, ahimè, anche di sangue, erano state menate ad ardere in un inceneritore. 25 Girovagammo per qualche ora un po’ qua e un po’ là, tra lo spaccio e la fureria, e alla ricerca, soprattutto, del portalettere, ove la guerra non avesse voluto privarci, oltre a tutto, anche del ricordo dei nostri cari di famiglia. Fu allora, mentre ci affannavamo a trovare il portalettere, che il mio pensiero corse, con impetuosa violenza, a lei, alla Mamma Coi. Rabbrividii. Grondai di sudore. Il sudore mi si agghiacciò addosso. Mi battei forte una mano sulla fronte. - << Il Crocefisso! Il Crocefisso! >> mi balbettai fra le labbra. - << E adesso, che faccio? >>, pensai; - Come farò, adesso? >> mi dissi tra me. Avrei voluto gridare, e correre, e … -. Sentii che me ne mancavano le forze. Ero certo che il Crocefisso lo avevo dimenticato nella vecchia divisa che era stata menata ad ardere nell’inceneritore. Ne ero certo. Istintivamente mi misi a frugare nelle tasche della nuova divisa nella quale poco fa mi sentivo tanto felice e che adesso mi pesava addosso come una condanna e che mi stringeva fino a soffocarmi. Spinsi con forza le mani prima nelle tasche dei pantaloni, poi in quelle esterne della giacca, nelle tasche interne, li dove si ripongono le cose più’ care, e … e … il Crocefisso della Mamma Coi era lì, in fondo a quella tasca interna che avevo eretto a tabernacolo di cosa Sacra. Tornai a stringerlo fra la mani con tutta la mia forza; me lo portai alle labbra come ero solito fare prima di ogni azione di fuoco; lo bagnai con le lacrime chi mi rigavano copiose le guance, e volli ridargli la lucentezza antica, quella che aveva quando lei, la Mamma Coi, me lo aveva affidato. Lei la Mamma Coi, aveva operato, intercedendo per me, il miracolo. E ne ho visti di morti, al mio fianco, sui campi di battaglia! Io, per le preghiere della Mamma Coi rivolte all’Altissimo per la mia salvezza, ho potuto riabbracciare i miei cari. * * * Tanto ci ha riferito il Sig. Perrone il quale riusciva a stento a trattenere il pianto che, di tanto in tanto, gli brillava negli occhi. 26 Il Signor Perrone scampa alle insidie del maligno La Mamma Coi, questuando in San Donaci, ne ha raccolto di roba per le sue Orfanelle! Roba d’ogni sorta: fascine di sarmenti, e vestiario, e legumi, e farina, e pasta ,e frutta secca, e tanto altro bene da empire una casa. Ora, tutta questa grazia di Dio, bisogna trasportarla in Guagnano dove sono ricoverate le Orfanelle che hanno pur diritto ad essere sfamate. Si offre per tale compito il Sig. Giuseppe Perrone, ed al mattino successivo, col suo traino e col suo cavallo, è sulla strada per Guagnano che è li a due passi. A Guagnano scarica ogni cosa nell’Orfanotrofio e si rimette sulla via per far ritorno in San Donaci che si scorge ancora confusamente nella sua ampia distesa di caseggiati, con tutt’intorno vigna verdeggiante e frondosi uliveti. Ma ad un tratto il cavallo gli esce di senno e scalcita e si dimena e s’impenna, e dà strattoni al traino da farlo ribaltare. Il tentativo di frenarlo a briglie tirate vale ben poco, ché la bestia è in preda ad un’ossessione infernale. Il Sig. Giuseppe ne sbianca e suda freddo. Il suo pensiero corre, allora. Alla Mamma Coi, e il cavallo, in un lampo, si rimette quieto a percorrere quell’ultimo tratto di strada fino a San Donaci. Al suo rientro tra i suoi, il Sig. Giuseppe è ancora pallido per il terrore che lo ha preso, ed a quietar sua madre che ne è tanto preoccupata interviene lei, la Mamma Coi: - << Io ho visto; io ho visto tutto: il cavallo ti si è quietato vicino alla Canonica di Papa Pietro, il caseggiato rurale che è a due passi da qui!. Il Sig. Giuseppe s’affretta a baciare il Crocefisso che Mamma Coi si tiene a cintola. * * * Mamma Coi aveva raggiunto il suo caro con l’altro suo IO, con la sua ANIMA, e le sue preghiere erano state, come sempre, accolte in Cielo ed esaudite. Pur analfabeta, riesce a vergar fogli Di una cosa si doleva lei, però: di essere analfabeta e nell’impossibilità, pertanto, di potersi beare alla lettura dei Libri Sacri. E ne fece supplica al Signore la esaudì anche in questa sua richiesta. E lei, che mai aveva aperto un libro e mai aveva preso in mano una penna per scrivere, da assoluta analfabeta riuscì, per voler divino, a vergar fogli, dei quali, purtroppo a noi non è stato possibile trovar traccia. Dalle sue capacità di scrivere ci hanno però dato testimonianza la S.na Maria Lorenzo e la S.na Nina Lolli. 27 Alcune sue preghiere, o meglio alcune delle sue confidenze con Gesù’, quando lei era ancor analfabeta, amava affidarle a persone amiche che le hanno trascritte su sua dettatura. Noi ne abbiamo presa visione da alcune paginette che ci ha saputo precisarci a chi la Mamma Coi avesse dettato quelle sue << PAROLE >>. “ Parole” di Cosima Raganato << Parole di Cosima Raganato >>, abbiamo infatti letto sul fogliettino ingiallito dal tempo che ci ha mostrato la S.na Maria Lorenzo, e dal quale trascriviamo integralmente: 1) << Dio mio, fornace d’Amore, brucia, infiamma, consuma, questo povero cuore col tuo Amore >>; 2) << Vorrei che il mio cuore scoppiasse di Amore, vorrei che mi trovassero morta qui, ai tuoi piedi e che nessuno sapesse che sono morta di A more per te >>; 3) << Gesù’, che cosa ti diceva la tua Madre quando Pargoletto ti stringeva al suo cuore? Anch’io vorrei saperti dire (sic) sussurrare di quelle dolci parole >>; 4) << Gesù’, fammi una confidenza: che cosa passava nel tuo cuore della Maddalena quando con tanto amore baciava e ribaciava i tuoi piedi? Caro Gesù’, infiammami dell’amore che ardeva in quell’anima! Dammi una stanza nel tuo cuore, o Gesù’ mio, si deve stare così bene! Tu sei il mio tesoro, il mio amore, il mio tutto: l’anima mia non trova pace che in te! Senza di te tutto è tenebre, tutto è orrore, con Te tutto è bello, dolce, soave, anche il dolore. Gesù’mio, potessi amarti per tutti quelli che non ti amano! >> 5) << Gesù’, nelle tre ore di agonia sopra la Croce, tu hai sofferto tanto dolore per i peccati dell’umanità . Come va, mio Gesù’, che con tanto amore non hai ancora guadagnato tutti i cuori degli uomini. Vi sono dei cuori ingrati! >> -. Queste le sue <<PAROLE >>; queste le sue confidenze a Gesù’! Ma quando pregava lei? In qualunque momento della giornata, in una forma semplice, senza profferir verbo, magari, ma col solo pensiero rivolto verso l’Alto. Pregava anche quando chi le era vicino non s’accorgeva nemmeno che lei in quel momento si fosse messa in … contatto con il Cielo. E pregava per tutti quelli che le erano vicini, ma soprattutto per i peccatori, per le pecorelle smarrite, per il cui ritrovamento si fa in Cielo più festa che per novantanove giusti. La sua preghiera non era fatta di molte parole; le troppe parole avrebbero potuto incrinare l’incanto del suo incontro con la Luce Infinita. 28 Pregava alla maniera di quel vecchietto che, prima del sopraggiungere del buio della sera, quando il sole non aveva dato ancora il suo ultimo bacio al creato, e le stelle non avevano ancora imperlato il cielo infinito, varcava, solo soletto, la soglia della piccola chiesetta del suo paesello e, al lume tremolante di una unica fiammella sempre accesa dinanzi al Tabernacolo, si metteva a sedere vicino vicino all’Altare, e se lo guardava, senza stancarsi mai, il suo Gesù’ Sacramentato. Ed a lui, infatti, il curato d’Ars volle chiedere; - << Ma, che gli dici, tu, al tuo Gesù’? Puoi dirmelo’ >>. Ed il vecchietto: - <<Ma, veramente,io … io non gli dico nulla. Me lo guardo, me lo guardo e so che lui mi guarda >>. E mi accontento di questo. E non voglio altro da Lui. Mi basta questo: sapere che anche lui mi guarda. E la Mamma Coi a quella stessa maniera doveva pregare. Lei, il suo Gesù’, anche se non GLI si metteva dinanzi, standosene seduta in qualche chiesa ( e non avrebbe avuto il tempo, con tanto che le toccava da fare tra la gente ), lei, al suo Gesù’, il suo pensiero, lo teneva rivolto sempre. E le bastava questo; era questa la sua preghiera. Preghiera che non poteva non essere esaudita, sia che dovesse valerle per elevazione sublime della sua Anima, sia che l’Altissimo lei la rivolgesse per la soluzione dei tanti problemi che la povera gente le affidava. Preghiera che non poteva non essere esaudita, perché rivolta al Cielo da un’Anima in stato di assoluta Grazia. La preghiera è un fiore offerto dal cuore umano a Dio a rendere più’ olezzante il Giardino Celeste; fiore che può in Cielo essere accetto purché sia offerto da un’Anima in condizioni di assoluta purezza. E il cuore di Mamma Coi, altro che in Grazia, era! Le preghiere per i defunti Il suo pensiero, sempre rivolto al Cielo, era preghiera più’ che efficace. Lei non pregava soltanto per i viventi che confidavano nella sua intercessione, ma anche per i defunti, e specialmente per i sacerdoti che avevano lasciato la loro dimora terrena, anche se da tanto. ( Ce ne conferma la S.na Lorenzo ). * * * 29 Ed ebbe conferma di ciò, una mattina, dopo tante, una giovanetta da San Donaci che si accompagnava con lei per recarsi in Chiesa ad ascoltar la Messa. Ed allora che accadde? Che dopo di aver percorso la via che scendeva a perpendicolo su quella del Sagrato, prima di entrare in Chiesa, lì a due passi, lei voltava a destra, e camminava per un bel po’: un cento metri e non di più’. Da lì, raggiungeva poi la Chiesa. A quella giovinetta, questo percorso, che loro due rifacevano ogni mattina, dovette parere un po’ strano, finché, una volta, volle domandargliene il motivo. E lei le rispose: - << Quella strada, che percorriamo in più’ ogni mattino, a qualcosa deve essere utile: quando noi attraversiamo questo tratto di via che ci ritarda un po’ l’ingresso in Chiesa, noi passiamo vicino ad una casa dove, molti e molti anni fa, aveva abitato un Sacerdote il quale, nella sua dimora terrena, si era macchiato di un grave peccato per non aver saputo resistere agli adescamenti di una donna di malaffare. Ed io, quando passiamo vicino a quella casa, recito le mie preghiere perché lo Spirito di quel Sacerdote si veda ridotto il periodo di sua purgazione e possa, al più’ presto, essere ammesso al cospetto della Luce Infinita >> -. In bilocazione, a fare la Santa Comunione Abbiamo accennato in un'altra parte del nostro scritto al Carisma della Bilocazione di cui lei fu indiscussa portatrice. Di quanto, adesso, ci accingiamo ad illustrare abbiano avuto conferma da fonti attendibili, E ciò è valso ad assicurarci che l’Altissimo volle realmente di più’ e più’ poteri dotarla. * * * La Mamma Coi ( questo avvenne negli ultimi anni di sua vita terrena ), un bel giorno, è rimasta a letto con un febbrone che le impedisce di recarsi in Chiesa per la quotidiana Santa Comunione. Il Parroco del tempo, Don Luigi Grassi (f.m.) che visita la Mamma Coi al mattino prima di recarsi in Chiesa per celebrare, quando si rende conto della gravità dello stato di quella sua parrocchiana, si premura di raccomandare alle persone addette ad assisterla di stare accorte perché l’ammalata non solo non abbia ad uscir da casa, ma non si levi neppure dal letto. Ma quale è lo sbigottimento del Parroco Grassi è facile immaginarlo quando, nel distribuire la Comunione, ha egli a constatare che, tra quanti si sono accostati all’Altare per cibarsi dell’Ostia Santa, c’è lei, proprio lei, la Mamma Coi. 30 E tra un << custodiat animam tuam >> ed un << in vitam aeternam >>, Don Grassi non riesce a spiegarsi come le raccomandazioni, affidate quella stessa mattina prima d’allontanarsi dal capezzale della Mamma Coi, siano state trascurate fino al punto che ne venga seriamente compromessa la salute di quell’ammalata tanto grave. E così, con un comprensibile risentimento addosso, deciso anche a non lesinare i dovuti rimproveri alle responsabili di quell’imperdonabile trasgressione, Don Grassi s’affretta, al termine della celebrazione della Messa, nella casa dove ha lasciato la Mamma Coi. - << E’ così che si rispettano i miei ordini’ >>, ha incominciato a sbraitare, ma deve subito zittire quando gli è assicurato, che lei, la Mamma Coi, non si è assolutamente mossa dal letto, e neppure, quindi, da casa, come si affanna a sostenere lui, Don Grassi; il quale, si allontana, in tutta fretta, dalla stanza di quell’ammalata alla quale Iddio ha concesso di cibarsi, anche per quel giorno, della Santa Comunione. * * * Ma non era la prima volta che lei, anche se impedita fisicamente, poteva, per intervento divino, accostarsi al suo Gesù’ ed intrattenersi con Lui in Chiesa, pur essendo l’altro suo corpo presente in altro luogo. << La Mamma Coi? >> Qui in Guagnano? E’, con ogni probabilità, in San Donaci I particolari di quanto appreso ci sono stati riferiti dalla S.ra Nicoletta Nicoly ved. Polcaro da Guagnano. Il nostro incontro con la S.ra Nicoly risale al tempo in cui suo marito, il Sig. Vicenzino (f.m.), era ancora in vita; godeva egli allora di buona salute e nulla faceva prevedere che di li a poco sarebbe stato colpito da un male, purtroppo, assolutamente inguaribile. La S.ra Nicoly, quando noi la visitiamo, ci ricordava che un giorno, mentre dal soggiorno della sua abitazione si portava nella stanza da letto dove Margherita (f.m.), l’unica sua figliuola, era in condizioni di salute piuttosto preoccupanti, lei aveva visto riflessa in uno specchio, attraverso la finestra aperta sulla strada, l’immagine della Mamma Coi che precedeva, lesta la via. Ed era già da tanto che lei non si vedeva con la Mamma Coi, e aveva voluto allora cogliere l’occasione per salutarla. S’era affrettata a coprirsi le spalle con uno scialle; aveva informato la figliuola che usciva per salutare la Mamma Coi, e s’era diretta dove era sicura che avrebbe potuto incontrare quell’Anima buona e a lei tanto cara. 31 Ma quale era stata la sua meraviglia! Le vicine di casa della Mamma Coi le avevano assicurato che la Mamma Coi, da più’ tempo lontana da Guagnano, era, quel giorno, con ogni probabilità, in San Donaci. La cosa in sé non le era tornata nuova, perché sapeva di che poteri lei, la Mamma Coi, era dotata. Se n’era tornata egualmente contenta in casa sua, con la certezza che quell’immagine che lei aveva veduto della Mamma Coi riflessa nello specchio della stanza della sua figliuola, la rassicurava che la Mamma Coi la teneva sempre nel suo pensiero, specialmente in quel momento di tanto bisogno per la salute della sua figliuola. La S.ra Nicoletta, parlandoci della Mamma Coi, ci ricordava, commossa alla memoria sempre viva della sua figliuola, che lei, la Mamma Coi, le aveva sempre dato, in quel doloroso periodo della malattia della sua Margherita, tanto coraggio e tanta fiducia, anche se il Signore aveva disposto altrimenti. Il suo caffè E nel ricordo tanto caro era lei, la Mamma Coi, anche del Sig. Vincenzino Polcaro (f.m.) il quale ebbe ad informarci di che la nostra cara era solita alimentarsi. Sobria e parca, moderata ed astinente, lei si cibava di quel poco che le consentisse soltanto di reggere alle fatiche alle quali la chiamava la sua missione. I suoi pasti erano genuini e naturali, e sempre senza un qualunque contorno o intingolo che potesse incrinare quella semplicità di Sacro sapore della cosa creata,dono di Dio. Un caffè, solo di tanto in tanto; sì, un caffè, sì; e non altro, al di là di legumi, verdure ed un tozzo di pane francescano. - << Ad un caffè >>, ci disse il Sig. Vincenzino (f.m.), << lei non sapeva rinunciare perché l’avrebbe tenuta più’ desta nei suoi tanti impegni >>. Il Sig. Vincenzino Polcaro ebbe a precisarsi: - << Quando ce la vedevamo in casa era una festa, ed io sempre pronto a preparargliene una buona tazzina. Ma che era accaduto, un giorno? Io non me l’aspettavo proprio, che si rifiutasse di gradire il caffè che le avevo preparato io. Mentre stavo per porgerle la tazzina, ch’era un piacere soltanto vederla, con tutta quella panna quasi fino all’orlo, mi protese innanzi la mano in segno di ricusa, dicendomi che lei il caffè con lo zabaione non l’avrebbe bevuto mai. A lei piacevano i cibi e le bevande semplici, senza intrugli, così; ma s’era trattato d’un semplice abbaglio: aveva scambiato tutta quella panna con dello zabaione. Quando io le assicurai che di zabaione non c’era neppure l’ombra, mi prese di tra le mani la tazzina colma ed imperlata di panna e ne bevve fino all’ultimo gocciolo. 32 E dovette esserle di gradimento, perché me ne ring razziò con quel suo sorriso, tanto ricco di grazia e di bontà >>. << Questa mattina non s’è proprio levata >> Di quanto qui illustriamo ci hanno dato conferma le S.ne Emilia e Giovanna Paciulli da Guagnano. Tutto avvenne nei primi del febbraio 1956 quando, essendosi recate in Chiesa le S.ne Adelaide e Antonietta Paciulli, sorelle di Emilia e di Giovanna, per addobbare l’Altare del Santissimo Sacramento, in un’ora della mattinata in cui, al termine delle funzioni religiose, erano certe che in Chiesa non ci avrebbero trovato nessuno, con loro meraviglia, chi videro prostrata in ginocchio dinanzi al Tabernacolo? Lei , proprio lei, la Mamma Coi. E avendola notata tanto assorta nella sua preghiera, le due sorelle, Adelaide e Antonietta, cedettero opportuno di non disturbarla, neppure col semplice saluto eucaristico, come s’usa tra le devote quando s’incontrano in un luogo Sacro. Presero quindi a compiere l’opera di cui s’erano assunto l’impegno, e quando ebbero portato a termine il loro lavoro, soddisfatte di quanto erano riuscite a realizzare, prima di andar via, ne domandarono il parere, disturbandola nel suo raccoglimento, alla Mamma Coi. - << Ti piace come abbiamo addobbato l’Altare, Mamma Coi? >> Mamma Coi allora assentì con un lieve chinar del capo. Le sorelle Adelaide ed Antonietta Paciulli, uscite da Chiesa, si diressero verso la loro abitazione e, nei pressi, incontrarono la S.ra Ernestina Ligori (f.m.), vicina di casa, la quale s’affrettò ad informarle, sapendole interessate, che la Mamma Coi era gravemente ammalata, e che, quindi, v’era da temere per la sua salute. - << Ma se l’abbiamo vista proprio ora in Chiesa! >> - s’affrettarono a dirle le due sorelle Adelaide ed Antonietta Paciulli. - << E’ grave, è grave >> - ripetè la S.ra Ernestina; e continuò: - << Questa mattina non s’è proprio levata >> . In effetti la cosa stava come sosteneva la S.ra Ernestina, ma era altrettanto vero che Adelaide ed Antonietta Paciulli avevano visto lei, la Mamma Coi, assorta in preghiera, in Chiesa, dinanzi all’Altare del Santissimo Sacramento. Passarono pochi giorni dopo questo … portento e la Mamma Coi, il 23 di quello stesso mese, chiuse i suoi occhi mortali per riaprirgli alla Grande Luce Infinita. E’ così in virtù’ dei portenti che l’Altissimo le aveva concesso di operare, che possiamo darci una spiegazione di ciò che avvenne alla sua morte: spopolò tutto il Salento a rendere omaggio alla sua salma che rimase esposta per 3 giorni nella camera mortuaria del Cimitero di Guagnano. 33 TOMBA “ MAMMA COI “ La S.ra Maria Lorenzo ricorda, per averlo sentito dire, che lei aveva fatto ad alcune sue confidenti in San Donaci questa raccomandazione: << Non mi chiudete nella bara prima di 3 giorni dalla mia morte >> . La gente faceva ressa a torno a quella salma che, a 3 giorni dalla morte, continuava ad avere la fronte imperlata di sudore; e tutti le si accalcavano da presso per bagnarsi di quel sudore i fazzoletti che poi sono stati conservati come una reliquia miracolosa. Ma come morì, lei? Di che morì lei? Dove morì lei? Morì serenamente; morì di quella serenità che si attendono quelle Anime che il momento della Morte se lo sanno preparare; morì alla maniera che spetta a quanti non ritengono un’avventura il trapasso dalla esistenza terrena alla vita eterna; morì alla maniera che spetta a quanti a quel trapasso non guadano come ad uno spettacolo da improvvisare, ma che alla Morte aspirano come invece richiede la dignità e l’austerità stessa di cui quel momento è stato da Dio impreziosito; morì angelicamente, allor che la sua carme divenne Spirito Eterno. Ma dove morì? 34 Quando ormai le sue forse si erano ridotte allo stremo, i pochi passi che poteva muovere erano quelli che dalla sua abitazione la portavano nella bella Casa del Signore; e fu li che morì; morì nella Chiesa della Vergine Assunta della sua Guagnano, dinanzi al suo Gesù’ Sacramentato. E fu li, nella tarda mattinata del 23 febbraio del 56, dove lei se ne stava in amoroso colloquiare col suo Gesù’, che dovette coglierla un lieve malessere che la costrinse al suolo. Quanti le erano vicini le furono prodighi del loro conforto, ma a nulla valsero quegli amorevoli aiuti: il tempo per trasportarla nella sua abitazione, a due passi della Chiesa, e i battiti del suo cuore divennero sempre più’ lievi, finché non si fecero del tutto impercettibili. Il Padre Celeste, dall’Alto del suo Trono Infinito, l’aveva chiamata ad accrescere col suo profumo di Santità il Coro degli Angeli in Cielo. Ma di che morì? Di che morì, lei? Morì d’Amore . Mori d’Amore pazzo per il suo Gesù’ al quale aveva votato la sua esistenza. Morì d’Amore come muoiono tutte le Vittime che EGLI si sceglie a Sue Figlie predilette. Morì d’Amore alla maniera di quante Anime EGLI si sceglie a corredentrici col Suo Figliuolo di una umanità schiava del Male. Morì d’Amore con sulle labbra il nome di Gesù’ che lei in vita aveva sempre supplicato, sempre benedetto, sempre glorificato. Ed ora da lì, dal suo Regno di Gloria, volge lo sguardo a quanti a lei si affidano e nella sua intercessione confidano per le loro necessità spirituali ed umane. Il massaro , allora, aveva dovuto capire! E le sue mani? Quanti poteri l’Altissimo non aveva affidato alle sue mani! Che la Fede potesse smuovere le montagne la Mamma Coi lo sapeva benissimo, come sapeva che tutto quanto di bene lei avesse chiesto con Fede all’Altissimo non le sarebbe stato negato. * * * Sempre alla cerca per le sue Orfanelle , un giorno s’è fatto un pò tardi ,e lei e la ”Nzina, quando ormai il sole è già tramontato da un po’, anche perché un po’ stanche del tanto cammino, decidono di dover chiedere asilo, per la notte già prossima, al massaro di una fattoria nei pressi di Ceglie Messapico. Ma che è accaduto? 35 ll massaro, richiesto d’un po’ di ricovero, s’è fatto sull’uscio ed ha espresso loro il suo rifiuto; e per di più’, ha attraversato il cortile, ha aperto una metà del pesante cancello che dà sulla strada, e s’è accanito a rimproverar le due poverelle d’averlo disturbato in quell’ora in cui egli sta per riposarsi, dopo le tante e pesanti fatiche della giornata. Mamma Coi e la “Nzina hanno ripreso il loro cammino e, frattanto, il massaro per quanti sforzi faccia, non riesce a richiudere il cancello. E più’ si accanisce, egli, il massaro, in quel suo tentativo, ed il cancello sempre lì, aperto, come se una mano lo trattenga li, fermo, come inchiodato per terra. Le due Pellegrine, pur avendo già fatto un po’ di strada, hanno potuto egualmente sentire la voce del massaro che le chiama, perché l’aiutino loro, in quell’ora per la quale egli si sente assolutamente incapace. La Mamma Coi e la “Nzina non se lo fanno ripetere, e in un lampo raggiungono l’ingresso della fattoria. La Mamma Coi, allora, posa la sua mano su quella metà cancello che si ostina a non farsi spostare e, pronunciando << in nome di Dio >>, l’accosta all’altra metà, consentendo la chiusura dell’intero cancello. Il massaro, allora, aveva dovuto capire! * * * Aveva dovuto capire molte cose perché, non solo concesse alle due poverelle l’asilo per quella notte, ma fu, anche in appresso, generoso e prodigo di ogni aiuto per le Orfanelle della Mamma Coi. << Deve aver bisogno d’aiuto >> Altra volta, sono loro due, sulla via che da Mesagne va a San Donaci e, in quell’ora della giornata in cui d’estate, il sole, nella nostra terra, spacca le pietre, e per via è strano che possa incontrarsi qualcuno, vedono, in lontananza, un traino, fermo, il cui conducente, accanto alle stanghe, s’accanisce a spronare il cavallo a riprendere il cammino. << Deve aver bisogno d’aiuto >>, pensano la Mamma Coi e la “Nzina; - << E a quest’ora non c’è nessuno che possa soccorrerlo >>, si dicono. E affrettano il passo , fiduciose, più’ che nelle loro forze, nell’aiuto di Dio. E quando sono da presso a quel poveretto che, per quanto si sforzi, non riesce a venire a capo di nulla, la Mamma Coi gli si offre per aiutarlo. Posa la mano sul traino, ch’è abbastanza carico e, pronunciando << in nome di Dio >>, consente a quel carrettiere di riprendere il suo cammino. 36 Tutto << In nome di Dio >> ; lei non operava che << In nome di Dio >> ; e non c’era nulla che lei non ottenesse che << in nome di Dio >>, perché grande era la sua fede, ma grande anche l’Amore che lei nutriva per il suo prossimo, soprattutto quando lei lo sapeva bisognevole d’aiuto e di conforto. La guarigione di Rosindo Rizzo da San Donaci E che accade quella volta che il giovanetto Rosindo Rizzo, con quell’incidente che gli era occorso, mise sotto sopra tutta San Donaci ! Era il “52 e Rosindo aveva da poco compiuto il suo 14° anno d’età. Siamo stati informati di quanto appresso dalla S.ra Iole Miccoli ved. Perrone da San Donaci. A conferma abbiamo potuto sentire il Sig. Rosindo il quale si è dichiarato ben felice di esserci preciso in merito ad alcuni particolari dell’accaduto. * * * Furono giorni tra la vita e la morte quelli che egli visse in quel “52. Era il tempo in cui fervevano i lavori nei campi, e la vigna delle nostre terre esigeva ogni dovuta cura ad impedire che la colpisse quel terribile male che ha sempre atterrito i nostri agricoltori; ché dove arriva lei, la peronospora, non c’è pianta di cui non si veda totalmente, purtroppo, compromesso il prodotto. Ed è allora che i braccianti vanno a ruba, perché quello della solforatura è un intervento che non può essere assolutamente differito; ed allora che i proprietari si vedono costretti a ricorrere, persino, a qualcuno che i muscoli non li ha ancora abbastanza forti, adibendoli, magari, ad un lavoro meno pesante. Ingaggiati, quindi, sono in quel tempo anche alcuni giovanetti, che in quel fervore di opere fanno gli <<acquaroli >> . Per tale compito Rosindo era stato assunto dal Sig. Salvatore Leo. In quel tempo dell’anno, quando le piante sono già adorne dei loro primi germogli, i carri debbono muoversi dal paese verso la campagna, col loro carico di botti già riempite di acqua per la solforatura. Rosindo era un po’ il factotum in quella piccola schiera di ragazzi: un tre quattro e non di più’; Rosindo era un po’ il ragazzo di fiducia, e per quel suo ruolo di primo tra i suoi pari, egli era un po’ chiamato ad incarichi particolari, ivi compreso quello di riporre nella botte più’ piccola, l’ultima delle tre collocate sul carro, alcuni piccoli attrezzi di lavoro da impegnare in campagna. 37 Rosindo era salito sul carro e, per disporre con dovuta cura quegli attrezzi, si era calato anche lui nella botte che, per non essere stata in precedenza ben legata al carro insieme con le altre due, quando Rosindo vi fu dentro, malferma com’era, non stette più’ in equilibrio, prese a barcollare e terminò a terra. Era caduto a terra anche Rosindo il quale, oltre alla frattura di un braccio ed a contusioni multiple in ogni parte del corpo, si ebbe anche, e questo fu’ il peggio, l’addome schiacciato dall’orlo tagliente della botte: un emorragia, gli fece perdere i sensi. Alle grida disperate ed alle invocazioni di soccorso di quei pochi che erano lì presenti seguì un accorrere di molta gente da ogni parte dove de paese: la notizia di una disgrazia che colpisce un giovanetto è notizia che tocca il cuore, ed ancor di più’, quando a rimanerne colpita è una famiglia stimata e benvoluta nell’intero paese. I primi tentativi prodigati a far riavere quel corpicino valsero a ben poco, e Rosindo, che non c’ era da perder tempo, fu trasportato con urgenza presso la clinica in Lecce. Lì, i sanitari, quand’ebbero constatato le condizioni in cui si era ridotto il malcapitato si dichiararono disposti all’intervento chirurgico, perché i famigliari avessero dichiarato di accertarne incondizionatamente un qualsiasi risultato. Il ché non dovette tornar gradito agli accompagnatori di Rosindo i quali trasportarono alla svelta il loro caro in altra clinica, sempre nella stessa città di Lecce; ed anche lì la stessa richiesta di accettazione incondizionata di un qualsiasi esito dell’intervento I famigliari di Rosindo decisero, allora, di accompagnare il loro caro fino a Brindisi per il ricovero presso l’Ospedale Civile << Di Summa >> . Lì, al giovanetto, dopo i primi esami, furono praticate quelle cure più’ urgenti che il caso stesso richiedeva. All’intervento chirurgico, di cui si ravvisò la necessità, Rosindo poté essere sottoposto nel quinto giorno dal suo ricovero, ma purtroppo, il risultato ne fu’ tutt’altro che soddisfacente, e le condizioni del giovane s’andarono aggravando sempre di piu’. Ed erano poi sopravvenuti dei febbroni che minavano le resistenze di quel corpicino. Al ventesimo giorno Rosindo fu sottoposto ad un secondo intervento: risultato, anche quella volta, per nulla confortante. I sanitari allora non sapevano che farsi, ed i famigliari del giovanetto, perduta ormai ogni speranza nell’aiuto della scienza medica, decisero di portarsi il loro caro in casa, a San Donaci, non foss’altro che per fargli chiudere i suoi occhi mortali col conforto della mamma sua, che il dolore aveva prostrato fin quasi alla disperazione. E’ fu lì, quando Rosindo fu nella sua casa, che intervenne lei, lei, la Mamma Coi, sempre pronta ad intercedere presso il Trono dell’Altissimo, a far luce nel buio fitto, a ridare la gioia di vivere agli animi oppressi dal dubbio e a fare risplendere il sorriso sui volti martoriati dalle atroci sofferenze che la vita ha sempre con sé. Di quanto occorso al piccolo Rosindo, la Mamma Coi era stata informata dalla S.ra Iole Miccoli ved. Perrone. 38 La S.ra Iole sapeva che in quei giorni era in San Donaci lei, la Mamma Coi, e, senza perder tempo, andò a trovarla presso la famiglia che quel mattino la ospitava. La informò delle condizioni in cui il poveretto versava, tanto gravi che si temeva ne dovesse morire. La Mamma Coi non perdette tempo neppure lei e si recò in casa Rosindo per dare il suo primo conforto a quella povera madre ed agli altri famigliari che, ormai senza speranza alcuna, temevano che da un momento all’altro il loro caro dovesse lasciarli. Li confortò tutti e raccomandò loro di aver Fede nella Misericordia e nella Bontà Divina. E iniziò la sua preghiera. Furono otto giorni continui di suppliche al Padre Celeste; Mamma Coi raggiungeva la casa di Rosindo al mattino, per tempo; s’inginocchiava accanto al letto del poveretto, e, assorta nel suo colloquio con l’Altissimo, con la forza della sua Fede, senza preferir verbo, raccomandava alla Misericordia Divina la guarigione di quel corpicino per cui la scienza umana si era dichiarata del tutto impotente. Aveva fin dal primo giorno allacciato al collo del giovanetto alcune medagline miracolose e non si stancava di pregare, sempre più’ fiduciosa che la sua voce sarebbe stata accolta in Cielo e sarebbe stata esaudita. Nella stanza dove a letto giaceva il poverino, rimaneva con lui, per la sua preghiera, solamente lei; quant’altri, e no erano pochi, parenti o amici o conoscenti, affollavano la casa per esprimere la loro affettuosa solidarietà, al sopraggiungere di lei, della Mamma Coi, se ne allontanavano tutti per non turbare con la loro presenza il raccoglimento di quella preghiera che lei, la Mamma Coi, levava al Cielo. E si giunse così al nono giorno, e, quel mattino, la Mamma Coi, quando si presentò in casa di Rosindo, aveva una bella notizia da dare a quella povera madre: il suo figliuolo poteva dirsi ormai completamente guarito. Le poche parole che quel mattino la Mamma Coi ebbe a pronunciare avevano del l’incredibile. Quando lei era giunta in casa di Rosindo, il giovanetto non si era ancora destato: sereno in volto, si stava beando in un sonno tranquillo. - << Ve lo dirà lui stesso >> - disse allora la Mamma Coi; - << vi dirà lui stesso >>, proseguì, << chi è venuto questa notte a fargli visita e che cosa gli è stato fatto >> - . Si attese un po’, prima che Rosindo si svegliasse, e non appena il giovanetto ebbe aperto gli occhi, dopo che la mamma sua se l’era stretto al cuore, prese ad informare quanti gli stavano attorno della visione di cui aveva goduto, durante la notte. La sua voce era ferma, sicura, sana; era la sua voce di prima: gli erano apparsi i Santi Medici, i SS. Cosma e Damiano, nei loro ricchi paludamenti che si ammirano nelle loro sacre immaginette, con tra mano il libro e la penna della salute, e si erano accostati al suo letto. 39 Aveva l’uno domandato all’altro se era quello il giovanetto in causa, e alla risposta affermativa, si era accostato ancor di più’ al letto dell’infermo e con la penna della salute gli aveva impresso un segno della Croce, prima in fronte, poi sul petto ed in fine sul ventre. Al termine, i due si erano poi allontanati da presso il suo letto e si erano quindi sottratti alla sua vista. * * * Rosindo era finalmente salvo; Rosindo era stato miracolato; le ossa fratturate del suo braccio erano state ricomposte, e ricomposti anche i visceri, fino a poche ore innanzi, laceri e sanguinanti; sull’addome di Rosindo rimaneva una lunga cicatrice e testimonianza del prodigioso intervento della Mano Divina. E tanto a conferma della Fede incondizionata che la Mamma Coi sapeva riporre nella Misericordia e Bontà Divina. Tale è stata la Mamma Coi nella sua dimora terrena: una Vittima d’Amore votata al bene non soltanto spirituale, ma anche temporale, di quanti ricorrevano a lei con Fede, chiedendo la sua intercessione presso il Trono dell’Altissimo. * * * Quello stesso giorno in cui la S.ra Miccoli ci aveva riferito del portento operato a salvamento della salute del piccolo Rosindo, ci informava anche di alcuni particolari relativi alle visioni di cui lei, la Mamma Coi, aveva goduto durante la sua esistenza terrena Le sue visioni Ci diceva ancora la S.ra Miccoli: - << Io ero ancora bambina e frequentavo, non ricordo bene, se la quarta o la quinta elementare. La Mamma Coi quel giorno era venuta in casa nostra nel tardo pomeriggio ed io, che quel giorno avevo svolto in tempo i miei compiti di scuola, me ne stavo vicina alla mamma mia che sfaccendava per la casa. La Mamma Coi, appena mi vide, volle che sedessi a tavolino e, dopo che mi m’ebbe fatto prendere carta e penna, prese a dettarmi una lettera. Lei non sapeva né di scrivere né di leggere, e perciò era costretta a rivolgersi a qualcuno che la soccorresse al bisogno. Lei dettava ed io scrivevo. 40 A chi? Al Papa; si, si, al Papa, col quale era in corrispondenza quasi settimanalmente Io non ricordo il contenuto di quella lettera, ma in San Donaci era risaputo che lei col Papa si scriveva per davvero. Al termine di quella … fatica alla quale ero stata sottoposta, ricordo che lei si ritirò in una stanzetta della nostra casa e, socchiusa la porta, al poco bagliore di un opaco tramonto che filtrava attraverso l’unico finestrino in cima al muro, dette inizio alle sue orazioni. Io l’avevo seguita fin nella stanza vicina a quella nella quale lei si era recata accostandone la porta, e attendevo; non sapevo neanche io che cosa; attendevo però che uscisse da quella stanza per starle vicina e sentirmi la sua mano a carezzarmi le spalle e il capo. E quando m’accorsi che si stava attardando, spinta da curiosità, anche perché non sentivo più ormai soltanto la sua voce, ma mi aveva colpita un canto di cui io non la credevo capace, perché cantare io non l’avevo sentita mai, m’accostai alla porta e l’aprii tanto da poter vedere, senza farmi scoprire. E che vidi? Lei era in preghiera; si, inginocchiata, ma sollevata dal suolo sicuramente di un venti e più centimetri, e il suo corpo era illuminato da un raggio di luce accecante che scendeva dal piccolo finestrino in cima al muro. Ebbi paura, ricordo, e riaccostai la porta come l’aveva lasciata lei. E attesi: che terminasse le sue orazioni e me la vedessi dinanzi per domandarle ragione di ciò che avevo visto ed udito. Quando, dopo un po’, mi fu dinanzi, prodigandomi, come era solita, le sue carezze mi informò, senza che ne la richiedessi, che quella che io avevo udito non era la sua voce, ma quella degli Angeli che cantavano: << La tua mente è un bianco velo di gigli, di giacinti, di viole mammole del pensiero. Il tuo spirito è una farfalla che gira e che rigira in torno al sole >> . - << Son passati quasi sessant’anni d ‘allora >>, ha poi continuato a dirci la S.ra Miccoli, - << ed io, quei versi, che io mi sentii dalla sua bocca quell’unica volta, non li ho più dimenticati >> - . Una notte, a riparo di un albero Donna, lei, umile e modesta, ma, a volte anche pronta a non lesinare un addebito, facendo sentire il peso di un errore commesso. 41 E senza guardare in faccia ad alcuno, anche se, ad averne parte, fosse una persona religiosa. Fu quello che accadde, un giorno, appunto, alla Madre Superiora di un convento nel Brindisino. * * * Una sera, lei a la “Nzina hanno fatto un po’ tardi, e ce ne è di strada, da fare fino a Guagnano, ma non se la sentono: hanno camminato per tutta la giornata. Decidono allora di chiedere asilo, per quella notte, alla Madre Superiora di quel convento: che idea! Viene rifiutato loro l’asilo ed hanno a sentirsi anche un po’ d’improperi non e lecito disturbare le Suore quando ciascuna sta per ritirarsi nella sua cella per riposare! Allora lei e la “Nzina si dirigono fuori dell’abitato, verso il Cimitero: per trascorrere la notte al riparo dell’alto cipresso che si eleva dinanzi al portale di quel Santo Luogo. Intanto … intanto, la Madre Superiora non riesce a richiudere il portone del Convento che ha aperto per scacciare le due Pellegrine, ed all’interno si stanno avvertendo impetuose folate e si stanno udendo, anche, insoliti rimbombi ed un baccano ed un fracasso per ogni dove. Alla Madre Superiora, allora, un barlume le schiarisce la mente: raggiunge in fretta l’ingresso del Cimitero dove ha visto che le due Pellegrine si sono rifugiate e, pentita, chiede grazia: - << E ora stai vedendo? >> le dice la Mamma Coi. E dopo un po’: - << Vai; vai pure; puoi andare, ora, in nome di Dio >> . La Madre Superiora rientra, scornata, in Convento: vi regna, finalmente, la calma e si può richiudere il portone. * * * Tale era la Mamma Coi; umile e modesta, ma a seconda delle circostanze, anche un po’ troppo decisa, alla maniera di Cristo coi mercanti del Tempio. << Non fiori, ma preghiere >> Torti, insomma, lei non sopportava che gliene facessero, perché sapeva che ciò che lei compiva lo faceva in nome di Dio al quale non debbono essere riserbati trattamenti … poco urbani. E’ questa sua caratteristica lei ha mantenuto anche ora che è nella Luce Infinita. Lei, neppure da lì, sopporta che si trascuri, che non le si riserbi, cioè, quel trattamento che le è di diritto, poi che ha tanto meritato nella sua dimora terrena. 42 Avemmo conferma di ciò da quanto ebbe a riferirci nei primi di Gennaio dell’89, Don Nino De Carlo, Parroco in Villa Baldassarri, il quale, una mattina, al termine della celebrazione della Santa Messa nella Cappella del Sacro Cuore dell’Istituto di Santa Maria degli Angeli in San Donaci, fu avvicinato da una pia donna la quale, mantenendo l’incognito, lo pregò di voler celebrare una Santa Messa in gloria della nostra Mamma Coi. La cosa sembrò strana a Don Nino al quale constava che alla Mamma Coi, pure se ancora nella memoria di qualcuno nei nostri paesi, nessuno aveva mai pensato di fare Celebrare una Santa Messa in sua Gloria. Tanto che Don Nino si sentì in diritto di domandare a quella pia donna: - << E che! Sognata te la sei? >> . Rispose la pia donna: - << Proprio, Don Nino; si, me la sono sognata, e mi ha detto che nel giorno dei Santi dell’anno scorso, il I° di novembre, le avevano colmato di fiori e di lumini la Cappella dove riposa il suo corpo nel Cimitero di Guagnano, ma che non c’era stato nessuno che avesse pensato a fare celebrare una Messa in sua Gloria. E se ne doleva, mi ha poi aggiunto, perché una sola Messa celebrata in sua Gloria le sarebbe stata molto più gradita di tutti quei fiori e di tutti quei lumini. Proprio così mi ha detto; credimi Don Nino >> . Bastò ciò, perché Don Nino si impegnasse a celebrare la Messa che gli era stata richiesta, sicuro che nel sogno di quella pia donna che lo aveva avvicinato doveva esserci stata certamente un po’ della permissione Divina. La guarigione del giovanetto Giuseppe Lombardi Nell’estate del “44 Giuseppe Lombardi è ospite in San Donaci della zia, la S.ra Nunzia Irene De Bellis. Una scorpacciata di frutta e di buona quantità di verdura fresca valgono a dargli un febbrone che non lascia dubbi ai medici chiamati al suo capezzale: è tifo bello e buono. Ma con la terapia di quei tempi, di luce, non se ne vede proprio. E un giorno, di buon mattino, ecco un picchiare alla porta di casa: la S.ra Nunzia lo riconosce, quel picchiare; sono tre noccate sole, ben uguali e distinte tra loro ( ci hanno confermato che cosi usava la Mamma Coi quando bussava alla porta di casa dei suoi benefattori; chissà, vogliamo pensar noi, che, con quel tre dar di nocche, lei non rivolgesse il suo pensiero alle tre persone della Santissima Trinità! ) . - << Aiutaci, Mamma Coi; aiutaci tu >>, s’affretta la S.ra Nunzia Irene. Mamma Coi si stringe tra mano il Crocefisso della Corona e segna con tre Croci il ventre del giovanetto: la sua preghiera è tacita; non dice parole umane; leva lo sguardo all’alto, a colloquio col Cielo. All’alba del giorno appresso Giuseppe è completamente sfebbrato. 43 La supplica della Mamma Coi è stata ancora una volta esaudita. << Anche allora, quello che potrò lo farò >> La sorella della S.ra Nunzia Irene De Bellis da San Donaci, è, in Milano, affetta da seri disturbi cardiaci e si spera poco in una sua guarigione. La S.ra Nunzia raccomanda la salute della sorella a Mamma Coi la quale, solo qualche giorno dopo, la rassicura; << Sono stata a trovare tua sorella ed ho potuto vedere quale è la situazione. Ti dico che non ti devi preoccupare, almeno per adesso: finché io vivrò, vivrà anche lei >> * * * SI era verso il “50; Mamma Coi morì il 23/2/”56 e la sorella della S.ra Nunzia il 2/3/ dello stesso anno. * * * Ma aveva detto anche dell’altro, in quella stessa occasione, alla S.ra Nunzia: - << Quando hai qualche preoccupazione, se sarò viva, me lo dici; e anche se sarò morta dovrai dirmelo, perché, anche allora, quello che potrò, lo farò >> . * * * La S.ra Nunzia ci ha assicurato che, in occasione di un male che, un po’ dopo il”56 aveva colpito suo marito, il Sig. Fortunato Crocefisso, la Mamma Coi, dal suo Regno di Gloria, fedele a quella promessa, non aveva fatto mancare il suo aiuto. << Che tu sia Sacerdote, per la maggior Glori di Dio >> E di precognizione ebbe a trattarsi quando, chiamata, la nostra, al Fonte Battesimale per tenere a Battesimo in Squinzano il pargoletto Mario Modesto, non avendo lei, poverella, nulla da offrire ( un maglietta, o una collanina, come s’usa e come la cerimonia stessa richiede ), nel momento in cui, al termine del rito, dovette dire anche la sua, altro non poté fare che porre la sua mano Santa e Benedetta sul capo del neonato e dire il suo augurio: - << Che tu sia Sacerdote, per la maggior Gloria di Dio >>. 44 Ed è quello che poi si è verificato: il giovane Mario Modesto, all’età di 25 anni, quando aveva, ormai da tempo, consentito il suo bravo diploma di geometra e si era anche ben inserito nel mondo del lavoro, decise, perché così aveva disposto Dio e perché così aveva anche augurato la Mamma Coi, di farsi Sacerdote. Frequentò quindi il corso di Teologia presso il Seminario Regionale di Molfetta in provincia di Bari e fu, all’età di 29 anni, ordinato Sacerdote. Ora egli è Don Mario Modesto, e regge la Parrocchia di << Mater Domini >> in Squinzano. * * * Fu precognizione, questa; per ispirazione di Dio, s’intende. << Statene tranquilla, donna Elvira: il Prof. Armando tornerà vincitore >> Come si trattò anche di precognizione in occasione dell’esame di concorso per l’assegnazione della cattedra di Italiano e Storia negli Istituti Medi Superiori, al quale stava partecipando il Prof. Armando Trevisi da Campi Sal. Na. * * * La S.ra del Prof. Armando, la S.ra Elvira, anima pia e devota della nostra Mamma Coi, anche lei ora nella gloria del Cielo, era in apprensione per l’esito degli esami orali che doveva sostenere il Prof. Armando, e proprio nel giorno degli esami orali fu visitata dalla Mamma Coi la quale, quando si trovava a questuare in Campi, non mancava mai di bussare alla porta della S.ra Elvira. A Mamma Coi non sfuggì lo stato d’animo della buona S.ra Elvira e, conosciuta la ragione di quel turbamento, assorta e come assente a se stessa, chiuse le palpebre e a testa china, come era usa quando inseguiva qualcuno che era in altro luogo, magari anche tanto e tanto lontano, quando si riebbe e rientrò in sé, disse alla S.ra Elvira: - << Sta andando tutto bene; finirà tutto bene; statene tranquilla, donna Elvira; il Prof. Armando tornerà vincitore >>. E fu quello che accadde : nella tarda mattinata di quello stesso giorno, ecco uno squillo al telefono: era il Prof. Armando che comunicava alla S.ra Elvira che l’esame era andato bene, anzi benissimo. * * * 45 E in tal senso, infatti, per permissione Divina, aveva preconizzato la nostra Mamma Coi. << Donna Michelina, stanne certa: è vivo >> E’ quando lei ebbe adire un giorno del “44 in Squinzano, in casa della S.ra Michelina Tondo (f.m.). Erano gli anni terribili della seconda Guerra Mondiale. Erano anni in cui giovani generazioni, in obbedienza alla legge della Guerra, si erano separate dai loro cari, fiduciose in una vittoria che, comunque, ove fosse stata conseguita, sarebbe stata, mai più, radiosa ed alata, ma scarna e intisichita e coperta di lacere gramaglie. Vittorio Tondo, anche lui, il quartogenito dei sette figli della S.ra Michelina e del Sig. Nicola Tondo (f.m.), aveva lasciato la sua casa per obbedire alla legge della guerra. E dopo un breve periodo di addestramento in territorio nazionale, fu, con gli universitari del “21, trasferito in Africa Settentrionale. Come stavano andando bene le cose, laggiù, alle forze armate del potente Impero Italiano! Una vittoria appresso all’altra! Parevano tutte rose! Poi vennero le spine; e di Vittorio, in casa Tondo, a Squinzano, non si ebbero più notizie. La Croce Rossa Italiana? Sorda ad ogni richiesta della famiglia Tondo. E sordo anche il Vaticano; e sorda anche la Croce Rossa Internazionale. Tutti sordi; nessuno sapeva dare notizie del sottotenentino Vittorio Tondo, e in casa sua, a Squinzano, non si sapeva se continuare a sperare in un suo ritorno o se non gli si dovessero, piuttosto, recitare le preghiere dei requiem. E allora, un pomeriggio dell’aprile del”44, la S.ra Michelina si ebbe la visita della Mamma Coi. Non si dissero parole tra loro: gli occhi rigonfi di lacrime della S.ra Michelina erano già abbastanza eloquenti. Si sedettero entrambe sul canapè della sala d’ingresso, rimpetto alla finestra attraverso la quale il sole del tramonto lasciava passare i suoi stanchi rossastri bagliori, arra di un giorno migliore. La Mamma Coi, allora, si chiuse in sé, abbasso le palpebre, chinò il capo, ed inseguì con l’altro suo IO, con la sua Anima, con il suo Spirito, Vittorio, lontano. Quando si riebbe, disse con voce strozzata dalla commozione, quasi gridando: - << E’ vivo; è vivo; Donna Michelina, stanne certa; è vivo >> . E strinze tra le braccia la S.ra Michelina, tremante tra lacrime e singhiozzi. 46 Tre giorni dopo, soltanto tre giorni dopo, ecco una cartolina: era di Vittorio che si diceva prigioniero dei Francesi, nel campo di triste memoria di Saida in Algeria, riserbato agli Ufficiali Italiani prigionieri. * * * Era stata precognizione anche questa, sempre per permissione Divina. Di tanto di tutto ciò era capace la Mamma Coi; o meglio, siffatti prodigi permetteva l’Altissimo che si compissero a mezzo della nostra cara Mamma Coi. Le preghiere da recitare prima del Canto del Magnificat Era così che scorreva la sua vita, tra precognizioni e guarigioni, tra conversioni di peccatori e prodigi di bilocazione tra visioni di defunti, di Santi e, tanto di frequente, anche della stessa Vergine Maria. Ce ne ha parlato la S.ra Marasco da San Donaci per esserne stata informata dalla sua defunta madre alla quale la Mamma Coi non aveva saputo tener nulla nascosto. La S.ra Marasco ci ha dichiarato che la Mamma Coi così aveva detto a sua madre: - << Ieri mi è apparsa la Vergine Maria nel suo splendore infinito di Luce e mi ha affidato una preghiera da recitare prima del Canto del Magnificat. Te la voglio insegnare, questa preghiera, perché sono sicura che non mancherai neppure tu, comare cara, di obbedire al volere della nostra Madre Celeste. Ecco, è questo ciò che Lei mi ha detto: << Ti saluto Madre Maria, Madre mia afflitta, Madre Immacolata, Madre Consolata, Assunta in Cielo e in terra la Madre di ogni luogo, la Figlia del Creatore, la Sposa dello Spirito Santo, la Madre del Signore. Se n’è salita in Cielo portata da tutti gli Angeli, seduta nel trono, incoronata di stelle 47 sublimi e di splendore, salutata da tutti i Santi, e tutti in allegria cantando il Magnificat alla Vergine Madre Maria >> . Di questa preghiera da recitarsi prima della recita del Magnificat ci ha pure dato conferma la S.na Nina Lolli da San Donaci alla quale la Mamma Coi aveva fatto la stessa raccomandazione affidata alla S.ra Marasco. Noi siamo sicuri che la Mamma Coi ha realmente goduto della visione della Vergine Maria, anche perché lei aveva, anche altra volta, goduto di visioni Celesti, come ci ha riferito la S.ra Miccoli che ricorda di aver visto la Mamma Coi in preghiera ed in estasi alla visione degli Angeli i quali cantavano la strofa << La tua mente è un bianco velo >> di cui abbiamo già fatto menzione. E tutto ciò a nuova prova dell’elevata spiritualità del suo animo e del volere dell’Altissimo a fare pregustare le gioie infinite del Cielo ai cuori che, già in terra, ardono d’Amore sconfinato per lui. Ed in merito all’Amore sconfinato per l’Altissimo che ardeva nel cuore della Mamma Coi, ci ha parlato, alla presenza del Sacerdote Don Nino De Carlo da Guagnano, la S.na Nina Lolli. - << Che Anima sublime >> - , ci ha detto; - << che Spirito elevato e santo >> -, ha poi proseguito con voce soffocata da tanti e tanti cari ricordi. - << Sempre in contemplazione >>-, si è affrettata a dichiararci la S. na Lolli. E ci ha precisato: - << Tutto per lei era occasione per elevare il suo animo all’Altissimo: le cose più minute, e quelle che ad uno spirito comune possono apparire insignificanti, e tutto ciò di cui ci è prodiga la natura, fiori e piante, bacio di sole e rigori invernali, e l’infinito creato col manto azzurro dell’immenso Cielo e col tremulo splendore delle innumeri stelle; tutto, tutto infiammava il suo cuore di un amore sempre più grande per l’Eterno. E dinanzi alle meraviglie dell’azzurro stellato, l’amor suo si faceva voce per elevare al Cielo canti di lode e supplici preghiere. E cantava così: Buona sera, stelle chiarite e belle! Nobili che siete, in Cielo che farete? Mi salutate Maria e Gesù da parte mia >> . 48 E già; perché questa era la sua fede: che tutto quanto è nell’universo infinito, voluto e creato con amore da Dio, deve cantare la Gloria dell’Altissimo e tenere il cuore umano in costante unione con la sorgente di ogni bene. La S.na Lolli ci ha informati che la Mamma Coi, al termine dei versetti che abbiamo citato, era solita, sempre a braccia aperte e con lo sguardo rivolto verso l’alto, raccogliersi in preghiera e recitare a gran voce tre << Avemaria >> alla Vergine. La conversione di una peccatrice e del suo compagno * La Mamma Coi, un giorno, in Squinzano, chiede asilo per sé e per la sua compagna la “Nzina, ad una giovane donna che convive con un uomo il quale, anche se non li fa mancare di nulla, non intende unirsi a lei col Sacro vincolo matrimoniale. L’asilo alle due Pellegrine non è rifiutato e la giovane peccatrice dice anche che gradisce che lei, la Mamma Coi, le tenga a battesimo il quarto dei suoi figliuoli, nato da un po’, al quale lei non ha ancora provveduto a fare amministrare quel Santo Sacramento. Mamma Coi le esprime il suo rifiuto e le fa chiara accusa di convivere col suo uomo in stato di peccato. La giovane donna piega il capo a meditare ed a rimproverarsi la vita peccaminosa che sta vivendo. Dopo cena, ognuna nella sua stanza: la donna dorme sola, che il suo compagno, in quei giorni, è lontano dal paese per affari; lei e la “Nzina in un’altra stanza. Mamma Coi, però, quella notte non dorme; leva la sua supplica al Cielo invocando la Misericordia di Dio per quei due peccatori. Ed ecco, a notte, un cigolare alla porta d’ingresso; poi un leggero scalpitare attraverso la stanza attigua a quella in cui è assorta in preghiera la Mamma Coi; poi s’apre la porta e … le compare dinanzi un gran pezzo d’uomo: qualcosa hanno da dirsela loro due, lei, la Mamma Coi e quell’uomo venuto da lontano. Al mattino la Mamma Coi s’affretta a rimproverare la giovane donna d’aver consentito, a notte, l’ingresso di un uomo nella stanza dove lei riposava con la “Nzina. La giovane donna se ne schermisce, ma vuol pure essere informata delle fattezze e della fisonomia di quell’uomo. Un Raggio Celeste deve aver già illuminato il cuore di quella poveretta. E la Mamma Coi: - << un uomo piuttosto anziano, assai robusto, con una lunga barba bianca >>. - << E’ mio padre >> , interviene la giovane donna. - <<Infatti >>, la assicura la Mamma Coi; e poi - << E’ stato tuo padre che è venuto a ringraziarmi delle preghiere che io in quel momento rivolgevo per te al nostro Padre Celeste >> . 49 La giovane donna si abbandona ad un pianto dirotto; il pentimento le tiene ormai l’animo. Al trillo del campanello compare ora il suo compagno, sorridente per un senso di pace che gli arde in cuore. L’uomo saluta le ospiti di cui non ha mai sentito parlare e si rivolge alla sua donna - << Andiamo, cara; oggi è giorno di festa per noi; mettiti a nuovo; andiamo in Chiesa a sposarci >> * * * IL Cielo ha accolto la preghiera della Mamma Coi e l’ha esaudita. << E’ stato il polpo che mi ha sollevata da terra >> Un prodigio, ancora una volta, di estasi. * * * E’, quel mattino, la Mamma Coi, in San Donaci, in casa del Parroco del tempo, Don Vincenzo Lombardo; ormai prossimo il mezzodì, la mamma del Parroco e Don Vincenzo stesso, la pregano di volersi fermare a pranzo. La Mamma Coi accetta di cuore l’invito e, per non essere di peso, si offre a dare come s’usa dir da queste parti, una mano in cucina, ad alleviare le fatiche della padrona di casa. Una pentola è già collocata sul fornello per la cottura di un po’ di fresca verdura di campagna, e, perché s’è di venerdì e bisogna mangiar di magro, c’è da pulire un piccolo polpo che, anche se così piccolo, deve egualmente esser sufficiente per tutti e quattro i commensali. Alla Mamma Coi è accanto, anche quel giorno, come sempre la “Nzina. E all’opera della pulizia del polpo s’offre spontaneamente lei la Mamma Coi. In cucina s’è portato anche Don Vincenzo che, quando si vede per casa la Mamma Coi, cerca di starle vicino per godersi anche lui gli effluvi di santità di quell’Anima benedetta. E s’è in lieto conversare tutti e quattro, e Mamma Coi alle prese con tra le mani quel polpo, docile, quant’altro mai, a farsi scuoiare e scorticare: proprio una fatica da nulla Ma ad un tratto, inaspettatamente, ecco che la Mamma Coi ammutolisce; il suo volto s’adorna di una luminosità particolare; il suo sguardo insegue immagini di un mondo lontano, e lei, il suo corpo, con tra la mani quel polpo che non ha opposto alcuna resistenza a farsi pulire; si leva, si solleva, più su, si distacca da terra, assorta in contemplazione dell’Assoluto. 50 Sono attimi; sono soltanto attimi. Poi è di nuovo creatura umana. Don Vincenzo Lombardo ne è sbigottito. E lei, alla maniera di Cristo il quale dopo aver operato il miracolo raccomandava ai suoi discepoli di non farne menzione ad alcuno: << Vi prego, Don Vincenzo, e anche voi, signora; non dite a nessuno ciò che avete visto; credetemi, non sono stata io; il polpo è stato; è stato il polpo che mi ha sollevata da terra. * * * In tutto ciò, quindi, che in lei e per lei si compiva, la Mamma Coi teneva a dichiararsi assolutamente estranea, addebitandone la responsabilità a qualcosa che con la sua persona non avesse rapporto alcuno. Lei era stata assorta in estasi? Lei, allora, diceva che lei non ne aveva proprio alcuna colpa ( che colpa! ); la colpa, diceva lei, che, quella volta, era stata del polpo che l’aveva sollevata da terra! * * * Tale era la Mamma Coi: semplice e santa; e santa, soprattutto, perché semplice, di quella semplicità che corona l’innocenza di un fanciullo che Cristo raccomandava d’esempio a chi volesse entrare nel Regno del Padre Suo. << Il bocciolo da solo si è aperto; non sono stata io >> un altro giorno, è in casa di Don Vincenzo De Matteis, Sacerdote in San Donaci: c’è, dinanzi ad un’immagine sacra, un bocciolo di rosa avvizzuto, e secche son le poche foglie che si reggono a stento sul gambo ormai ricurvo dal tempo. La Mamma Coi lo prende tra le mano; leva gli occhi al cielo; non dice parole umane; il suo cuore è un tutt’altro con l’Alto, con l’Altissimo; e le foglie secche del gambo si sono ormai rinverdite e il bocciolo stesso riprende il suo vigore e, come al bacio di un novello sole, s’apre a petali grandi in un suo fulgido splendore. E Don Vincenzo, rivolto ai parenti: <<Avete visto? La Mamma Coi, anche i giochi di prestigio, sa fare! >>. E lei: << No, no; che dite mai, Don Vincenzo! Credimi, non sono stata io; il bocciolo da solo si è aperto; non sono stata io >>. 51 La rosa rossa E di fiori ci ha anche parlato il Sig. Baldassarre da Guagnano, nipote della nostra per parte di madre, la f.m. della S.ra Carmela Rizzo, figliuola della Mamma Coi. Il Sig. Aldo ha ben saldo nel cuore un particolare che ebbe a verificarsi quand’egli era appena adolescente. * * * In quel tempo, la Mamma Coi, già analfabeta ed illetterata, sapeva, per grazia ricevuta, leggere e scrivere, e la si poteva vedere con ben stretto tra le mani il suo libro di preghiere. E così come s’usa ancora, s’usava anche allora: per un fiore ricevuto in dono, un buon posto per conservarlo è appunto un libro; meglio poi, se il libro è di preghiere, perché, nel caso, c’è modo di associare al ricordo una preghiera per il donatore. La Mamma Coi, una bella rosa rossa che le avevano offerto, se l’era riposta proprio nel suo libro di preghiere, ed il Sig. Aldo ricorda bene che sua nonna quando apriva quel libro per la recita delle sue sante orazioni, si prendeva tra le mani quella rosa insecchita e ben pigiata che lei si custodiva a quel modo. Era sufficiente, ci dice il Sig. Aldo, che la Mamma Coi si prendesse tra le mani quel fiore avvizzato e smorto, perché quelle foglie ingiallite dal tempo si rivestissero di novella vita, qual di fiore colto allora dalla pianta. Era l’omaggio floreale di che la Mamma Coi ornava le sue preci rivolte al Padre Celeste. Garofani e dalie si piegano sui gambi in segno d’assenso Sempre coi fiori che, meglio di un qualunque altro dono della natura, le erano un efficace mezzo di unione e comunione con l’Alto! E fu ciò che accadde un giorno, nel pieno della II guerra mondiale, in casa della S.na Lolli ( anche di ciò ci ha informati direttamente la S.na Lolli ), soltanto che allora i fiori in causa non furono rose e boccioli di rose, ma garofani e delie. Era presente all’avvenimento la S.na Maria M. da San Donaci. * * * 52 La S.na Lolli è a letto, da tanto; ha avuto in precedenza altri seri problemi di salute, ma questa volta la ricaduta si manifesta in maniera piuttosto grave. C’è in causa una febbre alta, un 40° costante che la prostra da più giorni. Che è, che non è, i medici non ci vedono del tutto chiaro e consigliano delle analisi il cui risultato possa fare luce per una precisa terapia. Ma le analisi sono al completo carico del paziente e in casa della S.na Nina Lolli possibilità non ce ne sono per la bisogna. E allora interviene lei, la Mamma Coi. Prende tra mano dei garofani e delle dalie che erano stati posti dinanzi ad una immagine sacra che era sul comodino da letto della S.na Lolli e se li accarezza, e rivolge la sua preghiera all’Altissimo: - << Fiori belli, fiori cari, fiori creature di Dio, pensateci voi; la Nina non ha soldi per le analisi; diteglielo voi al Signore, che vi provveda lui >>. I fiori danno il loro assenso; si piegano sui loro gambi a significare che hanno ascoltato la voce della Mamma Coi. Poi la Mamma Coi si rivolge alla Maria e le dice: - << Prova, prova anche tu, Maria; diglielo pure tu a questi fiori: che pensino loro a tutto >>. E’ Maria le obbedisce . E’ quei fiori, anche da tra le mani di Maria, si piegano sui loro gambi ad assentire. La giovanetta, terrorizzata, esclama: - << La Mamma Coi ha fatto l’incantesimo >>. Ma quale incantesimo ! Al mattino del giorno successivo a questo avvenimento la S.na Lolli è completamente sfebbrata; chi invece ha un febbrone a 40° è lei, la Mamma Coi, la quale si è offerta all’Altissimo a patir nel suo corpo le pene che fino ad allora hanno martoriato il corpo della S.na Lolli. * * * Ecco perché, a buon diritto, possiamo dire che lei, la nostra cara Mamma Coi, fu una vera Vittima d’Amore: una di quelle anime, cioè, che non soltanto sanno farsi carico dello strazio sofferto da Gesù nella sua vita terrena a riscatto delle anime peccatrici, ma anche di chi offre il suo corpo, assumendosi le pene fisiche di molti sofferenti. In Bari; l’energumeno rabbonito Le due Pellegrine picchiano alla porta della casa di un energumeno che di carità non ha mai sentito parlare. 53 Il rifiuto è netto: ne sono allontanate, e con minacce, anche. Ha ben altro da fare lui, che dar retta a chi va in giro a chiedere l’elemosina: deve scodellare perché non ha alcuno che lo faccia per lui. Mamma Coi non disarma; trascorrono soltanto pochi minuti e torna alla carica. L’omaccio va ad aprire ed ha tra le mani il piattone con la minestra che ha or ora scodellato, calda e fumante: i suoi occhi stavolta sono di fuoco. Tra un’invettiva e un’altra, in un florilegio da trivio, mentre si dimena e leva una gamba a scacciar via le due poverelle, quasi che siano delle cagne rognose, tutto quel ben di Dio di che deve egli sfamarsi, gli cade da mano tra il lercio del pavimento. Ora son grida infernali che costringono le Pellegrine a correr via per evitare il peggio Dalla finestra di un’abitazione vicina si sporge una signora che ha seguito l’accaduto << E proprio a quello, a quel tipaccio, dovevate chiedere la carità ? >>. E la Mamma Coi si rivolse alla ‘Nzina: - << Andiamo, ‘Nzina; sentimi: dobbiamo bussare di nuovo a quella porta >>. La ‘Nzina le si oppone; lei è natura docile, anche se volitiva; lei e di natura calma e pacifica e non ama le audaci imprese e le eroiche spedizioni. La Mamma Coi ha deciso e la ‘Nzina è costretta a seguirla. Quando sono di nuovo dinanzi alla porta di quella casa, la Mamma Coi dà i suoi tre colpi di nocche all’uscio. E ricompare lui, l’energumeno, con sul volto ancora i segni della collera per il malanno subito. La Mamma Coi non gli da tempo per proferir verbo, e calma e serena gli parla: - << Buon uomo, ascoltami, ti prego; non pensi tu che se tu avessi risposto con una buona parola alla nostra richiesta di carità i tuoi maccheroni non sarebbero finiti per terra ed avrebbero placato la tua fame ? >>. E quello, a sentir la voce dolce e carezzevole della Mamma Coi, si è, come per incanto, rabbonito, e tutto finisce … finisce come non altrimenti: finisce che, durante i sette mesi in cui le due Pellegrine rimangono a Bari a questuare, quell’energumeno dà loro asilo nella sua casa e diviene esempio di profonda e sentita carità cristiana. * * * Questo fu la Mamma Coi in Bari: un mezzo nel volere di Dio perché tante e tante anime rinnegassero il buio e brillasse anche per loro la Luce infinita della Fede. 54 55 56 Ancora in Bari; La conversione di una peccatrice Mamma Coi bussa alla porta della casa di una giovane donna che, conquisa dalla dolce e serena bonomia delle due Pellegrine, è loro prodiga di affettuosa accoglienza e, dopo una breve conversazione, si dice lieta di poterle tenere con sé a pranzo. E’ ormai prossimo il mezzodì, e Mamma Coi non crede di rifiutar l’invito, anche perché ha intuito molto bene la concreta ed effettiva condizione spirituale della giovane che li sta dinanzi. Le è persa, a ragione, e non si è sbagliata, una donna da salvare. E dopo il desinare, molto parco, arriva lui, l’amante della giovane, la quale nulla può contro la ferma volontà del padrone di casa di allontanare, senza indugio, le due indesiderate ospiti. Ma non finisci lì. Mamma Coi, pur in così breve tempo, ha gettato nel cuore della giovane donna il seme di un buon frutto. Cominciano d’allora, da quando le due Pellegrine hanno lasciato la loro casa, a far capolino tra quei due amanti ( lui ha famiglia; lui ha moglie e figli; e lei … lei non è a conoscenza ), a far capolino e malumori e rancori e incomprensioni, finché non si giunge alle discussioni che divengono sempre più vivaci ed incontrollabili, fino agli alterchi e alle baruffe d’ogni sorta. La giovane donna ha perduto la sua pace; ed allora Iddio le dà la forza di decidere: ritrovare per tutta Bari la Mamma Coi, e parlarle, e confidarle tutta la sua pena, e farsi stringere tra le braccia con materno amore. E’, finalmente, quando, passano da una chiesa all’altra, la ritrova, le si getta ai piedi e la implora con voce fatta rauca da un pianto dirotto: - << Vieni, Mamma Coi, vieni a star con me nella mia casa; da quando sei andata via tu, nella mia casa non v’è più pace, vieni; te ne scongiuro >>. Mamma Coi si strinse al petto. Poi: - << Solo che tu voglia cambiar vita, però; è vita di peccato, solo a questo patto, potrò accontentarti >>. E quella: - << Sì, sì; te lo prometto, quell’uomo che era con me mi ha abbandonata, ed io voglio stare solamente con te, credimi; vieni a stare con me >>. * * * Iddio, sempre Iddio, a mezzo della Mamma Coi, aveva operato ancora una volta il miracolo. 57 La pecorella smarrita era rientrata all’ovile. La Mamma Coi, finché fu a Bari, fu, di frequente, ospite nella casa di quell’Anima redenta. Di questi due prodigi verificatosi in Bari, la S.na Lolli, nell’informarcene, ci ha assicurato che le erano stati riferiti direttamente da lei, dalla Mamma Coi, la quale, al termine della esposizione, aveva aggiunto: - << Così ha voluto il Signore; questa era la sua volontà >> . Un esempio di santa semplicità La Mamma Coi, un giorno, un po’ dopo la II guerra mondiale, verso il ’50, era in San Donaci, e precisamente nel Convento delle Stigmatine, e volle dare una testimonianza del gran dono della semplicità di cui Iddio aveva adornato il suo animo e levare la sua voce contro la maldicenza e la mormorazione. Era giornata di festa, quel giorno, nella Cappellina del Convento: la S.na Nina Lolli aveva fatto omaggio all’Istituto di un ricco quadro sacro raffigurante Santa Maria Goretti e si benediceva anche l’Altare che la comunità ecclesiale aveva rimesso a nuovo. Mamma Coi era rimasta ammirata dinanzi alla sacra immagine della Santa, Martire giovinetta, ma più ancora dinanzi a quell’altare, in candito marmo, i cui tanti segni e figure e lettere e incisioni e rilievi le avevano un po’ confusa la mente. Ciò di cui non riusciva a darsi una giustificazione era, poi, quella figura di uccello, ben delineata e distinta ch’era proprio al centro dell’Altare. E ne chiese ad una suora che le era accanto: - << E che è quell’uccello? Ora, pure gli uccelli, ci mettono sull’Altari? >>. La suora, allora, si premurò di farle comprendere che quello era un << pellicano >>, simbolo dell’Eucarestia. E lei, o perché lei, di pellicani non ne aveva pronunciato bene il nome di quell’uccello, o perché lei, di pellicani non aveva mai sentito parlare, con quella sua santa semplicità, così commentò: - << signore mio, ore pure ‘Americano’ ti hanno fatto ! >>. Santa semplicità! 58 L’apparizione di Santa Maria Goretti Quando poi, al termine di quella cerimonia, fu con la Madre Superiora e con tutte le altre suore in parlatorio, volle farle tutte partecipi della visione di cui aveva goduto durante la notte precedente. E’ disse: - << Mi è apparsa Santa Maria Goretti e mi ha raccomandato di salutarle la Lolli e di ringraziarla dell’omaggio fatto della sua effige all’Istituto >>. Disse, ancora, che la Santa le aveva comunicato che il Signore l’aveva tra i Martiri e che, alla sua domanda perché Dio Padre non l’avesse salvata al momento in cui stava per subir violenza da quell’attentatore alla sua verginità, Maria Goretti le aveva assicurato che così era stato stabilito in Cielo, perché il suo olocausto fosse d’esempio a tante giovani alle quali, se lo vogliono veramente, Iddio non trascura mai di concedere la salvezza. Le condizioni di alcuni spiriti in Purgatorio Mamma Coi riferì ancora che Santa Mari Goretti l’aveva ammessa a conoscere, oltre a quella dei Martiri di cui lei faceva parte, anche la condizione degli spiriti che in terra si erano macchiati del peccato di maldicenza e di mormorazione. Una ben triste condizione la loro, costretti a starsene immersi fino al collo nella cenere bollente e ad essere tormentati dall’usura che faceva tumide le loro lingue sulle quali, di tanto in tanto, San Francesco faceva cadere dal palmo delle sue mani, a momentaneo refrigerio, soltanto qualche goccia del suo sangue benedetto. E la Mamma Coi aveva proseguito: - << Non mormoriamo; non mormorate; la mormorazione è un peccato che non può rimanere impunito dalla giustizia divina >>. Allatta due tenere creature abbandonate Un giorno dovette interessarsi anche di bambini abbandonati, di quelli che, ravvolti in uno scialle, una mano maligna le aveva fatto trovare sulla soglia della sua casa. * * * 59 Un bel mattino, apre l’uscio per recarsi in Chiesa all’ascolto della prima Messa, e le tocca vedere due bambine deposte sul limitare della porta: si levano al cielo in quell’aura ferma del mattino gli innocenti gemiti delle due creaturine. La Mamma Coi si piega, si stringe al petto il fagotto di quelle due nuove vite, ritorna sui suoi passi a procurare un po’ di calduccio a quelle anime che il freddo delle prime ore del mattino ha già intirizzito. Se le stringe più forte al petto, soffia sul loro viso paonazzo il suo alito caldo; ancora, ancora più forte; ecco, ecco: le labbra si tingono del color di vita, e brillano le guance di angelica bellezza. Sono salve, ormai; Iddio ha voluto che esse vivano. Alla Santa Messa, quel giorno, Mamma Coi non può andarci; lei, quel giorno, la Comunione, la fa spiritualmente. Intanto, ora, c’è bisogno di aiuto: l’alito caldo della Mamma Coi ha fatto tanto, ma non basta; ora ci vuol dell’altro. Luigi, il marito della Mamma Coi, viene subito destato dal suo sonno: è pronto anche lui a fare tutto ciò che lei, la Mamma Coi, gli ordinerà di fare: bisogna provvedere a sostentarle, quelle due animucce. Che cosa? Qualcosa che possa essere utile e necessaria perché le due creaturine non abbiano a soffrire il tormento della fame. Luigi s’affretta a procurare quel po’ che gli ha indicato la Mamma Coi. Nulla; non c’è nulla in nessun posto. Le due creaturine sono a letto e la Mamma Coi se le pone l’una a sinistra e l’altra a destra, e le alimenta col calore del suo corpo, e con la preghiera, pure, perché il Signore, pensi a Lui, a quelle creature. Arriva la notte; la Mamma Coi sogna; no, non sogna; ciò che racconta Don Luigi Grassi, il Parroco di Guagnano, pochi giorni dopo, lei non l’ha sognato; lei lo ha realmente vissuto; il petto le si è inturgidito, s’è fatto pieno di latte, le due bambine hanno potuto saziarsi a quel latte benedetto. * * * Don Luigi Grassi dichiarò, quando la Mamma Coi gli ebbe confidato tutto, che lei aveva realmente allattato quelle creature e che quel latte era latte << Santo >>. * * * Il Sommo Dio, infatti, proprio perché le due bambine avevano succhiato latte << Santo >>, volle che quelle due Anime accrescessero il numero dei suoi Angeli in Cielo. 60 L’intervento di San Ciro nella guarigione della Sig. na Lolli La S. na Lolli da San Donaci è martoriata da gravi disturbi intestinali che si acutizzano sempre di più, fin quasi a fare perdere ogni speranza di guarigione. I Medici richiedono che la paziente sia sottoposta ad esami radiografici. A notte, la S.na Lolli vede in sogno un distinto signore, cinto il capo di una luminosa aureola che, accostandosi al suo letto, le fa una visita medica minuziosa e particolareggiata, specialmente nella regione addominale. Il distinto signore pronuncia poi il verdetto: grave infiammazione della fascia addominale che, pur grave, esclude ogni ricorso ad un intervento chirurgico. E’ quanto risulta dall’esame radiografico al quale l’inferma viene sottoposta al mattino successivo al sogno. La S.na Lolli informa Mamma Coi di essere stata visitata in sogno da un Santo e le domanda di quale Santo possa trattarsi. Mamma Coi non sa esserle precisa a riguardo. Soltanto tre mesi dopo, quando ormai la S.na Lolli si è completamente ristabilita, la Mamma Coi, lieta di fare cosa gradita alla sua amica, le annuncia di avere un saluto per lei, un saluto da parte di San Ciro. Mamma Coi in quell’occasione chiarisce alla sua amica che San Ciro era il Santo che l’aveva visitata in sogno, e le dà assicurazione da parte di quel Medico Santo che egli dal suo Regno di Gloria la guarirà e la proteggerà sempre. Le galline che, azzannate da un maialetto, riprendono a razzolare Era veramente fuori di sé, quella mattina, una delle tante sue compaesane che, quando potevano, non se lo lasciavano scappar il destro a dir la loro, riguardo alla nostra cara, con un pizzico persino di malizia; figuriamoci poi quando qualcuna delle sue compaesane a lingua lunga potesse, addirittura, patir danno da quel suo … andazzo di digiuni e di rosari ! Allora non c’era verso che si potesse metter freno al loro solido piacere di cantarne di cotte e di crude. E pensare che tra la famiglia della Mamma Coi e la famiglia di quella tal sua compaesana c’era di mezzo anche il comparaggio! Ma è così, perché, quando fa capolino l’interesse; non c’era ragione che tenga. * * * 61 Quella mattina, Luigi, il marito della nostra cara, s’è menato a … passeggio il suo maialetto, un po’ per fargli prendere … un po’ d’aria, ma più che altro, per dargli modo di rimediarsi qualche gustoso nutrimento per la sua famelica gola di tra le spazzature sparse per le vie. Quella mattina, il maialetto, approfittando di un momento di distrazione del buon Luigi, e perché la porta di quella benedetta casa era aperta e la casa incustodita, pensa di bene, al richiamo d’un irrequieto e smanioso gracidare che proveniva dall’ortale, di raggiungere in tutta fretta quelle quattro o cinque gallinelle, inermi ed ignare di ciò che le attendeva; e le azzannate tutte. Quando, poi, il macabro spettacolo appare agli occhi della comare Maria, la povera donna, colta dall’ira e dallo sdegno, perde tutto il controllo di sé. Furibonda, raggiunge allora l’abitazione della Mamma Coi e la trova in contemplazione, assorta a scoronciare. - << Comare Coi, comare Coi; sentimi, comare: tu te ne vai per le Chiese e intanto il porcellino tuo m’ha scannate tutte le galline mie >>. La Mamma Coi ride, c’è da ridere, infatti, a tutto quel baccano, per quel po’ di gallinelle. - << Ah, pure in giro, ora, mi vuoi prendere! Io ti dico il vero; me le ammazzate tutte, il tuo maialetto >>. - << Calmati, comare Maria >>, la supplica la Mamma Coi; e prosegue ; <<Vediamo un po’ quello che si può fare >>. E l’altra: - << Tu e tuo marito mi dovrete risarcire del danno che mi avete arrecato; ecco, quello che c’è da fare >>. E la Mamma Coi: - << E sarai risarcita; stanne certa; ma calmati, ti prego; mi fa male il vederti così agitata >>. E conclude: - << A tutto c’è rimedio: provvederemo noi a risarcirti di tutto; ti do la mia parola >> La comare Maria va via, e la Mamma Coi riprende a pregare: - << Signore, ci devi pensare tu, perché noi, tu lo sai, non disponiamo di nulla, e la comare Maria è nel giusto a richiedere di essere ripagata del danno che le ha procurato il nostro porcellino. Signore, tu che senti tutto, devi sentire anche me e mi devi esaudire. Pensaci tu; tu puoi tutto; fammi anche questa grazia >>. La Mamma Coi è ancora in preghiera, quando torna a trovarla la comare Maria: - << Comare Coi, comare Coi, non mi dovete nulla tu e il compare Luigi; non mi dovete ripagare in nulla: le mie galline son tornate a razzolare tutte, nel mio orto >>. E’ s’abbracciano, tutte e due, in un affettuoso e sincero abbraccio. La comare Maria da quel giorno seppe mettere un po’ di freno alla sua lingua, e Mamma Coi accrebbe la sua fiducia nell’intervento del Padre Celeste anche nei casi che ad occhio umano possano parer di poco conto. 62 E di poco conto per l’Alto non v’è nulla, quando la soluzione di un qualsiasi caso, anche nel più insignificante, è fonte di benefici imperituri. … Quel poveretto ! … Con quei quattro stracci addosso ! Lei era costantemente prodiga della sua opera di benefattrice non soltanto ai viventi, ma, come abbiamo già detto altra volta, anche ai defunti; nei riguardi di costoro, lei non solo pregava per la loro anima, ma, in ossequio al precetto delle opere di misericordia corporale, si dava cura anche dei loro resti mortali. Il << seppellire i morti >> era inteso da lei non nel suo significato generico, del dare, cioè, semplicemente, la sepoltura ad un estinto, ma nel provvedere al seppellimento del trapassato, senza trascurare di assolvere quel dovere cristiano e civile con quella cura e dignità che l’azione stessa richiede. Lei sapeva bene che un uomo, una creatura di Dio, non muore per essere chiuso alla svelta in una bara, e basta; i resti di una creatura di Dio debbono essere con ogni cura composti e puliti e ricoperti e vestiti di un abito lindo e decente, anche se non nuovo fiammante. L’avevano informata che se n’era morto in Guagnano un poveretto e che, alla svelta, l’avevano disteso nella bara con quattro stracci addosso; non l’avevano, pero, trasportato ancora al Cimitero. “ Con quattro stracci addosso“ ! intervenne lei prontamente. Bisognava provvedervi; e senza perder tempo, anche. A tarda sera raggiunse la casa del poveretto dove un barbiere, dal quale si era fatta accompagnare, col … l’auto ( a quei tempi ! ) compenso di 10 lire, rasò al poveretto la lunga barba e riassettò i capelli, e lei, col solo aiuto del barbiere – non altri in casa – coprì il corpo dell’estinto con quel l’abito ch’era riuscita a … rimediare: era l’abito che Luigi, suo marito, si teneva ben custodito per le … grandi occasioni. Quando ebbe portato a termine quel Santo ministero, fece rientro in casa: era ormai notte fonda, e il Cielo sereno e ricco di stelle illuminava i suoi passi: le carezzava il volto un’aura dolce, tacito assenso dall’Alto a quel gesto di Santa carità cristiana. In casa, Luigi si stava dormendo il suo sonno profondo: al mattino doveva levarsi per tempo perché il Signorino, Don Michelino Leone, quel giorno si doveva recare a Lecce per affari, col primo treno, ed aveva comandato che fosse lui, Luigi, ad accompagnarlo, che era il suo fattore ed il suo capo – operaio - . Luigi, quel mattino, appena mise i piedi giù dal letto, non perdette tempo, - << Cosima, presto; sbrigati; dammi il vestito nuovo perché debbo accompagnare a Lecce Don Michelino >>. 63 La Mamma Coi si sbiancò il volto. Che fare? E iniziò le sue preghiere: - << Signore, tu, a chi dà uno, tu dai cento;Signore, pensaci tu; aiutami tu in questo momento >>. E Luigi: - << Cosima, sbrigati; non vorrai farmi andare a Lecce accanto a Don Michelino con i miei quattro stracci di ogni giorno! >>. E ancora, quando vide che la Mamma Coi se ne stava lì ferma, come impietrita, quasi che lui non le avesse detto nulla: - << Sbrigati, Cosima; fra poco passa il treno >>. E lei : - << Ecco, Luigi; vedi, questa notte è successo … questo e … quello >>. E gli riferì tutto ciò che le era toccato fare durante la notte. Luigi non ci vide più: aveva perduto il controllo di sé, e, cogli occhi rossi gonfi di rabbia, aveva dato di piglio ad una zappa da tra i suoi arnesi di lavoro e l’aveva brandita; e l’agitava furente a colpire la sua cara Mamma Coi. E le stava anche dicendo: - << E adesso anche coi morti te la fai?Ah grandissima … >>. Lei, inerme, aveva chinato il capo in attesa del martirio, teneri agnello alla vista della mannaia tra le mani del suo carnefice,ma col pensiero levato su, al Cielo, al suo Signore, pregandolo perché non l’abbandonasse, e soprattutto perché le mani del suo Luigi non si macchiassero di sangue innocente. E allora … allora … si sentì picchiare all’uscio d’entrata: s’aprì la porta e … comparve lui, il poveretto nei cui confronti la Mamma Coi aveva compiuto quella Santa opera di Misericordia Corporale, il quale, con voce tombale, rivolto a Luigi, disse: - << Luigi, devi credere a tua moglie; ecco, vedi: il tuo vestito ce l’ho addosso io; vedi, è proprio il tuo vestito quello col quale lei ha voluto, cristianamente, coprirmi >>. E scomparve. Luigi ne rimase terrorizzato; tremava e non sapeva che balbettare. E allora … allora, quando soltanto dopo un po’ riuscì a riprendersi, solo allora la pesante zappa gli cadde dalle mani e, inaspettatamente sereno, si accostò con l’affetto di sempre alla sua cara Coi, e le chiese in ginocchio perdono dell’ira che lo aveva agitato e sconvolto fino a quell’atto pazzo ed inconsiderato. * * * Quel giorno Luigi andò, a Lecce, con Don Michelino, e non col suo vestito nuovo, ma con quello di ogni giorno, con quello del lavoro in campagna; ci andò, con quattro stracci addosso ! 64 << … Andate, ora; andate, belle creature di Dio; volate alte nel Cielo a cantare le lodi del Signore >> Di una tale manifestazione ci ha informati la S.ra Lucia Tolomeo da Campi Sal.na La S.ra Lucia con la Mamma Coi si incontrava fin dalle prime ore del mattino all’ascolto della Santa Messa nella Chiesa dell’Istituto Calasanzio, in Campi Sal. na. E che accadde un giorno all’uscita dalla Chiesa? Prima uno, poi un altro, poi un altro ancora, e poi tanti altri, in tutto quasi una decina, non appena la Mamma Coi ebbe varcato la soglia della Chiesa, i colombini della zona le furono addosso, un po’ sulle braccia, o sulle spalle, o sul capo; e tutti a farle festa, roteandole at torno in un lieve e festoso tubare di soave e angelico concerto. E lei: - << Andate, ora; andate, belle creature di Dio; volate alte nel cielo a cantare le lodi del Signore >>. E quelle << creature di Dio >>, alla voce della Mamma Coi, obbedienti come lo erano stati gli uccelli al cenno del Serafico Assisiate, si levarono alte nel Cielo a magnificare col loro canto le lodi del Signore. Quel giorno, forse un po’ più di quanto non fosse avvenuto pur negli altri giorni, il cielo aveva ben accolto le invocazioni e gli Osanna che lei, la Mamma Coi, aveva rivolto All’Altissimo per la salvezza dell’umanità peccatrice. * * * Il suo era un pensiero costantemente rivolto a Dio, e a Lui, in ogni attimo della sua giornata, levava la sua voce, e di Lui udiva gli accenti perché ogni sua azione tornasse d’ esempio e monito per i tardi a sentire. Una mille lire che … prende il volo La S.ra Tolomeo ha voluto poi informarci di un caso in cui il Maligno s’era manifestato alla nostra cara Mamma Coi col disegno, quella volta, di incrinare la virtù della sua pazienza e del suo spirito di sopportazione. Questo intervento del maligno ebbe a verificarsi nel ’37. La Mamma Coi, al termine della celebrazione della S. Messa, si era incontrata, sul Sagrato della Chiesa di S. Pompilio, con la S.ra Tolomeo, ed in quel momento si avvicinò a loro la S.na Maria R. da Campi la quale, approfittando di quell’incontro, volle fare alla Mamma Coi un’offerta di mille lire con uno di quei bigliettoni che quando la poverella 65 se la vide tra le mani, non credette ai suoi occhi. Lei, allora, la Mamma Coi, ringraziò la S.na Maria con un leggero piegar del capo, soffuso il volto d’un angelico sorriso, e s’affrettò, dopo d’averlo ripiegato, a custodirsi quel bigliettone nella tasca dell’ampia gonna. Ma che accadde? Nel momento stesso in cui lei ritraeva da tasca la sua mano, il bigliettone prese il … volo; sì; fu un attimo. La Mamma Coi non s’accorse di nulla, ma la S.ra Tolomeo ne fu sicura testimone. Il bigliettone usci fuori dalla tasca della gonna deve era stato riposto ben piegato, e si librò nell’aria, scomparendo nel Cielo. La Mamma Coi non poté accorgersi di nulla, perché in quel momento aveva socchiuso gli occhi, ringraziando dell’offerta Iddio Padre; né allo strano accaduto fece molta attenzione la stessa S.ra Tolomeo che attribuì il fatto ad una sua allucinazione, tanto di inverosimile aveva la cosa in sé. Ma che la sua non era stata allucinazione, la S.ra Tolomeo ebbe certezza quando la Mamma Coi, in casa del Pof. Trevisi dove s’era fermata dopo la Santa Messa, volle informare la S.ra Elvira (f.m. ) che quell’Anima buona e generosa della S.ra Maria le aveva fatto la bella offerta di ben mille lire. - << Ecco, vedi, donna Elvira; vedi che mi ha dato; mi ha dato un bigliettone per le mie orfanelle >>, aveva incominciato a dire, e, per dargliene una prova, aveva infilato la mano nella tasca della gonna, ma … ma ne l’aveva tratta fuori vuota. - << Ma me le ha date per d’avvero; credimi, donna Elvira >> , aveva proseguito, tornando a rovistar meglio fino al fondo cupo della tasca. Era intervenuta, allora, la S.ra Tolomeo a dirimere ogni dubbio, informando la Mamma Coi di quanto aveva potuto vedere dopo che quel benedetto bigliettone era stato riposto al sicuro. E lei, rassegnata e comprensiva: - <<E’ stato lui; è stato il maligno; è stato quel cattivo che me le ha tolte >>. * * * Il Padre Celeste, colui che tutto toglie, che a quell’Anima Santa aveva concesso la gioia che si può provare nella accettazione di una cospicua offerta, aveva, altresì, riserbato la mortificazione della rinuncia, perché lo Spirito di quella Sua Vittima d’Amore si arricchisse, ancor di più, di celestiali pregi. 66 Nel ricordo di casa Leone da Guagnano: La conversione di un peccatore E che lei fosse di continuo esposta alle accanite minacce del Maligno ci ha dato conferma la S.ra Carmenia Leone da Guagnano. La Mamma Coi per la famiglia Leone era la << Comare Cosima >>. Alla S.ra Carmenia, quando ci parla della Mamma Coi, le brillano gli occhi. Ciò che meglio le è rimasto impresso nella memoria è quel particolare in cui il Maligno si scagliò con tutta la sua rabbia infernale contro la Mamma Coi, nel tentativo di farla consumare dalle fiamme. La Mamma Coi, quale Vittima d’Amore, si prodigava soprattutto per la redenzione dei peccatori. Era stata infatti informata che in Guagnano era gravemente ammalato un tale … che in tutta la sua esistenza non aveva voluto saper nulla né di Dio né di Madonne: nemico acerrimo di monache e di preti, aveva girato sempre al largo dalle Chiese. Intanto, era arrivata anche per lui la sua ora, e Mamma Coi capì che non c’era da perder tempo. Forte di quella forza che Iddio concede a quella Anime che EGLI ha eletto a sue corredentrici, varcò la soglia del tugurio in cui quella creatura, creatura di Dio pur col suo carico di debiti, era ormai prossima ad esalare l’ultimo respiro. E tanto disse, tanto fece, tanto pregò …; insomma, finì che quel peccatore chiuse la sua esistenza terrena con sulle labbra il nome Santo di Gesù. E allora intervenne il Maligno; lei, la Mamma Coi, fu come strappata da vicino al letto di quell’Anima che aveva ormai trovato asilo nelle braccia della Misericordia infinita del Padre Celeste, e fu gettata a bruciar viva tra le fiamme che ardevano in un caminetto che era lì a due passi dal letto: le sue vesti presero fuoco d’un botto, ma lei fu tratta in salvo dall’immediato intervento dei pochi che erano lì con lei, prima che il Maligno potesse veder compiuta la sua vendetta. Egli, il Maligno, era stato ancora una volta vinto. Una guarigione del Sig. Ippazio Leone (f.m.) La S.ra Carmenia ci ha riferito che lei, la Mamma Coi, ha continuato ad assistere la famiglia Leone anche dal suo Regno di Gloria. 67 La guarigione insperata del papà suo, il Sig. Ippazio (f.m.), la S.ra Carmenia è sicura debba essere assolutamente ascritta all’intervento della Mamma Coi. Il Sig. Ippazio (f.m.), si era verso il ’65 o poco giù di lì, era da molti anni affetto da un male che lo tormentava con un accanimento sempre più intenso e sempre più frequente: si stava portando appresso un’ulcera duodenale, ma i ferri addosso, diceva, che non se ne sarebbe mai fatto mettere. E un po’ col privarsi un giorno di un tal cibo e un altro giorno di un tal altro, stava, diceva lui, tirando e … campicchiava. Ma, camere operatorie, niente! Ed era irremovibile nella sua decisione. Ma una sera del ’65, se la stava, veramente, vedendo … brutta. Il Medico di famiglia il Dottor Giuseppe Perrone, chiamando al suo capezzale, mise a parte i famigliari della gravità del caso. Il Dottor Perrone praticò, comunque, ad ogni buon fine, le cure del caso per rendere al poveretto alquanto sopportabili quelle sue pene; quando il Dottor Perrone fu via, ai famigliari del Sig. Ippazio parve che il loro caro stesse riposando. Riprese però egli inaspettatamente ad agitarsi, ed i suoi dovettero temere seriamente per la sua sorte: alternativa, infatti, agitati momenti di concitazione con attimi di assoluta immobilità. E’ fu proprio durante una di quelle pause stava avendo una durata più lunga, che con quel fil di voce che ancora gli era rimasto dopo tanto soffrire, si rivolse ai suoi e disse - << E in piedi ora volete fare stare? Perché non le date una sedia perché s’accomodi? Prendete una sedia e mettetegliela qui, vicino al mio letto; voglio che mi stia vicina >>. E i suoi, per non contraddirlo, temendo che egli stesse sconnettendo: - << Ippazio, a chi la dobbiamo dare la sedia? >>. E lui: - << Come! Non state vedendo? C’è la Comare Cosima che è venuta a farmi visita >>. Tutti che gli erano vicini temettero ancor più per la sua sorte. Egli, intanto, s’addormì. E il suo fu un sonno tranquillo fino al mattino. Il Dottor Perrone, quando tornò a visitarlo, che il sole era appena apparso all’orizzonte, ebbe a meravigliarsi dell’inaspettato stato di benessere in cui era il Sig. Ippazio. Ulcera duodenale! Il Sig. Ippazio, dopo quella notte, non ne parlò più; egli, d’allora, l’ulcera non l’ebbe più; e gli esami radiografici confermarono il prodigio. * * * Tanto a mezzo della nostra cara Mamma Coi era stato compiuto, perché tale era stato il valore dell’Altissimo. 68 Il cancello del Cimitero di Guagnano Purtroppo, e lo abbiamo già detto in altra parte, qualche malilingua in Guagnano non è mancata; e c’era anche chi, senza dir che lei, la Mamma Coi, tutta santa proprio non era, per lo meno, lo pensava; che, insomma, sotto a tutto quel suo girovagare, trascurando anche la famiglia, sotto sotto, forse qualcosa ci doveva anche essere; che, insomma, che fosse tutto chiaro in lei, c’era chi non avrebbe voluto giurarlo. * * * Un tal XY era uno di quelli che, senza dirlo, quando, nelle afose serate d’estate, la nostra cara Mamma Coi se ne usciva da casa a mezzanotte, si sentiva nel diritto di pensare che lei se ne uscisse per motivi che dovevano essere tutt’altro che santi; che insomma, lei da casa se ne usciva per fare la … bella vita. S’era dato il caso ( guada caso! ) che più di una volta, quando la Mamma Coi si allontanava da casa a mezzanotte, egli, XY; anche se non sulla stessa via, non erano troppo discoste l’una dall’altra. E’ questo una volta, e poi ancora una volta, e poi un’altra ancora, finché ad XY non saltò in mente, una delle tante notti, di vederci un po’ chiaro: volle accertarsi, di persona, dove lei, la Mamma Coi, dirigesse i suoi passi. E lei davanti e lui di dietro, a tanto di distanza da non esser veduto, la seguì fin fuori l’abitati di Guagnano, sulla strada che conduce a Campi Sal.na. E lei ancora a camminare, e lui a seguirla. E che vide XY? Che lei, la Mamma Coi, quando fu nei pressi del Cimitero, s’immise per il viale degli alti pioppi che conduce a quel Luogo Santo. Allora XY accelerò il passo; s’appiattò dietro il muricciolo che è all’inizio del viale, e da lì scorse la Mamma Coi che si avvicinava sempre di più all’ingresso del Cimitero. Allora, XY non credette ai suoi occhi: quando la Mamma Coi fu a due passi dal cancello d’ingresso del Cimitero, il grande e pesante cancello s’aprì, si spalancò, d’ambedue le ante, e lasciò che lei la Mamma Coi, v’entrasse. E non soltanto! Che non appena la Mamma Coi fu dentro al Cimitero, il gran cancello, senza che alcuno lo toccasse, s’era richiuso da sé. XY s’affretto a rientrare a Guagnano, pensoso, e pentito anche, d’aver osato dubitare della santa condotta della nostra cara. Fece, poi, testimonianza a quanti poté di quanto aveva veduto, e divenne anche buon cristiano, caritevole e praticante dei Santi Sacramenti dai quali era lontano da tanto. * * * Iddio, a mezzo della nostra cara, aveva ancora una volta tradotto in bene un’opera empia e malefica, ed aveva chiamato a Sé un ostinato peccatore. 69 La presenza del suo Spirito in casa Leone Mamma Coi nei primi tempi successivi alla sua morte, in casa Leone, si fa non soltanto sentire, ma, financo, si materializza: con tre colpi battuti sul tavolino del soggiorno accanto al quale siede, a sera, per la recita del Santo Rosario, la S.ra Miglietta (f.m.), e si fa vedere, un po’ di giorni dopo, dalla S.ra Carmenia che, con un bracere ricolmo di carboni accesi, si sta recando a scaldare il letto della mamma sua. La S.ra Carmenia, a quei colpi sul tavolino, rimane turbata, ma la prende il terrore quando se la vede dinnanzi; e sono urla e grida a non finire, mentre il bracere coi carboni accesi le si riversa sul pavimento. Al mattino successivo una vicina di casa chiede di essere ricevuta da Donna Miglietta: Mamma Coi le è apparsa in sogno a l’ha incaricata di riferire a Donna Miglietta che lei, Mamma Coi, in casa Leone non ci sarebbe andata più, ad evitare che Donna Carmenia avesse a rimanerne terrorizzata. << Cancrena? Non c’è più neppure l’ombra >> Ce ne informa la S.ra Maria Rizzo da Guagnano. Abbiamo incontrato la S.ra Maria in casa del fratello di lei, il Sig. Oronzo Rizzo, ( f.m.) uno dei cinque figli maschi della Mamma Coi. Non appena, nel conversare, s’è fatto il nome della Mamma Coi, la S.ra Maria Rizzo ci ha chiesto che lasciassimo che ce la dicesse lei, qualcosa, in ordine ai tanti prodigi compiuti per intercessione della nostra cara. Esponiamo quanto abbiamo appreso dalla sua voce: * * * Durante la seconda Guerra Mondiale, un giovane, nativo di Squinzano, aveva dovuto anch’egli, come tant’altri, dire addio al suo lavoro, alla sua casa., ed indossare il grigioverde del combattente per la patria. Il giovane, del quale la S.ra Maria non ricordava più il nome, avviato sul fronte greco-albanese, aveva avuto lì il suo battesimo di sangue; colpito da una raffica di mitraglia, era stato trasportato nel più vicino ospedaletto da campo e da lì in territorio nazionale. Gli era poi toccato vedersi trasferire da un ospedale all’altro, senza però che si riuscisse a risolvere positivamente il suo caso: che anzi si era giunti persino a temere il peggio perché aveva fatto il suo .. capolino un principio di cancrena. 70 E fu allora che i sanitari, ad evitare l’irreparabile, avevano deciso di ricorrere all’estremo rimedio: l’amputazione della gamba. E fu allora che era intervenuta lei, la Mamma Coi. Era apparsa in sogno al giovanetto e gli aveva assicurato che la gamba non gliel’avrebbero amputata, perché lei aveva interceduto in suo favore presso il Trono dell’Altissimo e le sue preghiere erano state esaudite. Al mattino successivo, infatti, quando il giovanetto era stato trasportato in sala – operatoria perché fosse sottoposto all’intervento, i sanitari avevano dovuto constatare che di cancrena non c’era più neppure l’ombra. * * * Fin qui la S.ra Maria; ma in tutto quanto lei ci aveva raccontato, noi avevamo avuto l’impressione che ci dovessero essere delle imprecisioni, e ci eravamo, così, riserbato di contattare colui che in questo prodigio aveva avuto tanta parte. Le tante ricerche che avevamo fatto in tal senso, si erano rivelate sempre, purtroppo, infruttuose, ma alla fine le nostre spettanze non sono state deluse. E’ accaduto, or non è tanto, che Santo Giordano ( è questo il nome del miracolato ) si è incontrato con Oronzo Rizzo (f.m.) nella Cappella del Sacro Cuore del cimitero di Guagnano deve riposano i resti mortali della nostra cara e lo ha fatto partecipe del motivo della sua devozione per la Mamma Coi. Ciò perché i miracoli non è che debbano soltanto essere ricevuti, ma ciò che conta nei miracoli è che colui che ne sia stato fatto segno sappia ricordarsene ed accendere nel suo cuore la fiamma inestinguibile della riconoscenza. Ed è al calore di questa fiamma che Santo Giordano, dal paesino di Torchiarolo nel brindisino dove adesso egli risiede, raggiunge con i suoi la nostra Guagnano per accendere un cero e per porre un fiore dinanzi alla tomba della Mamma Coi che è nella Cappella del Sacro Cuore. Quel giorno stesso il Sig. Oronzo ci ha fornito ogni indicazione perché noi potessimo soddisfare la nostra aspirazione: procurarci la conferma di quanto ci era stato narrato dalla S.ra Maria. Santo Giordano, che ci siamo affrettati a contattare in Torchiarolo, ci ha assicurato con voce velata da tanta commozione che egli la Mamma Coi sa d’averla sempre vicina a sé e che a lei non trascura di consacrare ogni suo pensiero ed ogni sua azione con ardente affetto di figlio memore e grato. A nostra richiesta si è dimostrato lieto di fornirci i particolari di quanto in quel lontano ’45 gli era accorso. * * * Ci ha detto che l’azione bellica in questione ebbe il suo svolgimento alla periferia di Bologna, nel periodo successivo all’armistizio, in quel periodo anch’esso sanguinoso, 71 che la storia ha consacrato col nome di << Guerra di Liberazione >>. Egli, giovane recluta del ’24, in una delle prime azioni alla quale era toccato di partecipare, era stato colpito da una scheggia di mortaio e trasportato nel vicino ospedaletto da campo. Era stato poi trasferito presso l’Ospedale militare di Lecce da dove, dopo pochi giorni di ricovero, era stato dimesso per un periodo di convalescenza di sei mesi. In famiglia aveva dovuto però constatare che la sua ferita, di guarigione, non voleva proprio saperne: altro che rimarginarsi! Era diventata una piaga che cavava, che rodeva sempre di più e che, marcia e purulenta, gli procurava strazianti sofferenze. Era stato ancora ricoverato nello stesso Ospedale militare dove però, malgrado le cure, nulla faceva sperare in una pronta guarigione. I medicinali erano insufficienti ed inefficaci; e, con le poche fiale di penicillina che si riusciva ad avere dall’Ospedale Regionale di Bari, i sanitari dovevano dirsi che, anche quel po’, nella speranza di evitare il peggio, era meglio di niente. E il peggio, invece, non s’era fatto attendere! Un po’ di febbricola era diventata subito un febbrone e non aveva lasciato dubbi ai sanitari: era cancrena; sicuramente cancrena! E non c’era altro da fare che ricorrere all’imputazione della gamba. Bisognava scongiurare l’irreparabile. E’ allora era intervenuta lei, la Mamma Coi. Era intervenuta lei, in quel giorno, perché cosi era scritto in Cielo, perché sa Lui, sa il Signore quando deve fare scoccare l’ora per farsi sentire. * * * Ma che stava accadendo, intanto, a Squinzano, in casa della S.ra Amelia (f.m.), la mamma di Santo Giordano? La poveretta, informata dell’intervento al quale sarebbe stato sottoposto il suo figliuolo, s’era sentita mancare la vita, ma non aveva disperato: sapeva, nella forza della sua Fede, che il Padre Celeste, il Padre di tutte le genti, il Padre di quanti nella sofferenza non mancano di confidare in lui, non l’avrebbe abbandonato in quel suo tormento. Iddio, le lacrime che rigano un volto, specialmente quelle di una mamma, non le lascia disseccare, me le asciuga con mano sollecita e amorevole. La Mamma Coi che era di casa per la S.ra Amelia, ma che non visitava la sua casa da un bel po’, il pomeriggio del giorno precedente a quello in cui Santo doveva essere sottoposto a quel terribile intervento, si era presentata, inaspettata, in casa della S.ra Amelia e le aveva detto che a notte sarebbe stata sua ospite. La S.ra Amelia ne aveva gioito, perché convinta, per averne avuto esperienza, che la presenza della Mamma Coi era un raggio di luce per chi sapesse farsene inondare. Alla richiesta della sua cara di notizie sulla salute di Santo, erano state lacrime, a quel nome caro, per la S.ra Amelia; e, pur col cuore oppresso dallo strazio, aveva tentato di mettere al corrente la Mamma Coi del triste stato in cui era Santo. 72 - << Domani, domani … domattina … la gamba … >>. S’era poi messa a balbettare; e non sapeva dire altro. Erano accenni vaghi, i suoi; non le riusciva di essere precisa. Mamma Coi non aveva avuto parole per lei; se l’era stretta al cuore tra le sue braccia di carità per quietar quell’animo che il martirio aveva piegato fino allo estremo. Poi … poi … la Mamma Coi, lo spirito elevato ad eccelse mete, aveva incrociato le braccia al petto, aveva chiuso gli occhi all’umano e … . La S.ra Amelia la guardava, ma sapeva bene che non bisognava disturbarla in quel suo stato di contemplazione, in quei momenti in cui lei, la Mamma Coi, non era più un essere terreno, perché, proprio allora lei, quell’Anima Santa, si inabissava nei suoi colloqui con l’Eterno. Attendeva, intanto, la S.ra Amelia; si struggeva nell’aspettazione che la Mamma Coi movesse le sue labbra per rassicurarla che il Cielo non avrebbe mancato di intervenire a sollievo delle sue pene. Era già notte, ormai, era già notte fonda quando la Mamma Coi fu di nuovo terrena: si strinse tra le braccia la S.ra Amelia e le disse che … che a Santo la gamba non gliel’avrebbero amputata più, perché di cancrena, ormai, non c’era neppure l’ombra. * * * Intanto, in quella stessa ora, nell’Ospedale in Lecce dove Santo Giordano, malgrado tutto, era riuscito a prendere sonno, egli se l’era vista accanto al letto. S’era vista accanto al letto lei, la Mamma Coi, che, con tra le mano la Corona del Rosario, gli aveva segnato di Croce con la Corona la gamba che da lì a poche ore i sanitari gli avrebbero dovuto amputare, e gli aveva detto: - << Non te l’amputano più la gamba; non sarà più necessario perché la ferita è tornata fresca come al momento in cui ti ha colpito la scheggia di mortaio; di cancrena, ormai, non c’è più neppure l’ombra >>. Era svanita, all’improvviso, come quando era comparsa. * * * Santo, al termine di quell’apparizione, s’era svegliato di colpo e stava avvertendo, ormai, che qualcosa in lui doveva essere accaduto, perché … . Lo aveva colto lo sbigottimento, il terrore; aveva allungato trepidante la mano sulla gamba; se l’era toccata; se l’era premuta forte; poi ancora più forte; s’era accorto che non gli era più sorda come prima che s’addormentasse, e si era abbandonato ad un pianto dirotto. Quando fu giorno, la S.ra Amelia, con l’animo in ansia, aveva aperto la porta della stanza in cui era ricoverato il figliuolo e se l’era visto in piedi pronto ad abbracciarla. S’erano stretti forti l’uno all’altro e s’erano detto tra le lacrime quanto la Mamma Coi aveva loro assicurato. * * * 73 In camera operatoria i sanitari dovettero constatare che di cancrena, che pure avevano accertato la sera precedente, non c’era più << neppure l’ombra >> . Avevano, si dissero, preso un … abbaglio, e si limitarono a praticare le cure che il caso richiedeva: una semplice medicatura, e non più. * * * A Santo, della ferita che ebbe a procurargli quella scheggia di mortaio è rimasto soltanto un qualche segno, ed ora si porta nel cuore il ricordo di quei tristi giorni, vivificato dalla fervida riconoscenza per la Mamma Coi che tanto seppe e volle intercedere per lui presso il Trono dell’Altissimo. << Quando sarò morta, non mi coprite il volto con il velo >> E’ ancore la S.ra Maria Rizzo che ci informa. Negli ultimi anni della sua dimora terrena, la Mamma Coi, quando ormai si sentiva prossima al momento in cui sarebbe toccato di mietere in letizia quanto aveva seminato nel pianto, nelle sofferenze, nei digiuni e nelle preghiere, a quanti le erano devotamente vicini, prodigi di confortarla per le atroci sofferenze del suo esile corpo, amava parlare dell’Aldilà, della Vita Eterna, della Vita dello Spirito in cui ogni essere dovrà avere il suo posto per i pregi o demeriti accumulati nei pochi giorni di vita terrena. Il suo dire, però, non aveva in sé alcunché di terrificante; parlava del Mistero della Morte con quella semplicità e serenità che avevano sempre accompagnato ogni suo pensiero ed ogni suo attimo. Era chiaro a chi l’ascoltava che lei, allora, parlasse della << Sua >> Morte; ne parlava come di un momento liberatorio in cui il suo animo, rigonfio d’immenso Amore per l’Altissimo, avrebbe finalmente infranto tutte le barriere che la tenevano prigione in terra, per unirsi nella Gloria Celeste alla Verità Assoluta. Era consapevole del Giudizio al quale, al pari di ogni altro essere umano, sarebbe stata sottoposta anche lei, ma, cosciente della Morte splendevano della attesa gioiosa riserbata alle anime che hanno saputo adorare la loro esistenza col fulgido diadema del pensiero costante di Dio. La meditazione del Giudizio nel quale avrebbe dovuto dar conto di tutto il suo operato terreno, e di ogni suo pensiero, e di ogni suo sentimento, e di ogni suo più semplice e quasi insignificante atto, aveva illuminato tutto il suo peregrinare terreno e le aveva consentito di procedere senza mai deviare, fisso lo sguardo alla meta agognata. 74 Il Giudizio Divino! Quello al quale nessun essere umano potrà sfuggire! Lei se lo immaginava, quel Giudizio, nella sua santa e semplice fantasia, quale sarebbe stato il suo Giudizio! E diceva: - << Fate che mi presenti dinanzi a Dio, nel mio Gran Giorno, quando sarà, quando a LUI piacerà, fate che mi presenti senza MASCHERA >>. E ancora: - << Non mi coprite il volto con il velo, come s’usa per ogni morto prima che lo chiudano nella bara >>. E ancora: - << Fate che non abbia a nascondergli nulla, al mio Buon Padre; fate che mi presenti a LUI senza MASCHERA; ve lo raccomando; ricordatevene, quando sarà il momento >> Purtroppo, però, quando fu il momento, una mano pietosa ignara di quella raccomandazione, le aveva già steso, come s’usa, il velo sul volto; ma poté, in tempo, intervenire altra mano pietosa di chi aveva raccolto quel suo ultimo desiderio e, prima che il coperchio della bara potesse essere deposto per chiudere i suoi resti mortali, riuscì a sfilare dalla bara quel velo per il quale lei aveva dato tante raccomandazioni. Ed è stato così che il volto della nostra cara Mamma Coi s’è potuto presentare al Padre Celeste senza il peso di quella << MASCHERA >>. << Che il Signore vi benedica; grazie lo stesso >> Ce ne ha informati ancora la S.ra Maria Rizzo. Accadde nel peregrinare della Mamma Coi in provincia di Bari. Era ormai prossimo il mezzogiorno. Sempre a questuare per le sue Orfanelle, ebbe lei a bussare, un giorno, alla porta di una famigliola che, quando i tre figlioletti se le videro dinanzi, lei e la ‘Nzina, in gonna lunga fino ai piedi e con lo scialle in testa, compresero bene che quelle due erano soltanto due poverelle in cerca di elemosina. La più grandicella dei tre, una ragazzina di non più di 14 anni, ebbe a rimaner confusa a quella vista, sapendo che nello stato di disagio in cui versava la famiglia non si sarebbe, quel giorno, potuto compiere neppure una piccola opera di carità, come, in tempi meno tristi, era d’uso in quella casa. Alle poche voci che ebbero a scambiarsi quella buona ragazzina e la Mamma Coi, intervenne, dall’interno dell’abitazione, la madre dei tre bimbi che, mortificata nell’impossibilità di compiere un’opera buona, di quelle che il Padre Celeste scrive a 75 caratteri d’oro nel gran libro della vita d’ogni essere umano, volle informare le due poverelle della miseria in cui versava la sua famiglia. E disse: - << E’ da tre mesi che mio marito è senza lavoro e siamo, ormai, agli stenti ed alla più aspre privazioni, con queste creature che, oltre tutto, abbiamo il dovere di sfamare >>. Mamma Coi si sentì stringere il cuore. Affondò le mani nelle tasche della sua gonna, e ne trasse fuori tutte le elemosine che tanti altri animi generosi le avevano fatto durante l’intera mattinata. Volle stringersi al petto quella madre che, commossa fino alle lacrime, non sapeva che dirsi a quella inattesa grazia del cielo, e le augurò il suo: - << Che il Signore vi benedica; grazie lo stesso >>. Quando le due pellegrine furono via, quella madre e quelle sue tre creature dovettero dirlo, il loro ringraziamento, al Signore! Trascorse un po’ di tempo, non più di una quindicina di giorni, e Mamma Coi volle bussare alla porta della casa di quella famiglia alla quale lei aveva fatto la carità, lei che la carità, peregrinava, invece, per riceverla. A vederla, quella madre, radiosa in volto, la informò che il marito aveva nuovamente trovato lavoro e che il pane, quindi, non sarebbe mancato più alle sue creature. * * * Il Signore, dall’alto del Suo Regno d’Amore, aveva per davvero benedetto quella famiglia, meritevole della sua grazia. Tale era stato, infatti, l’augurio della Mamma Coi. << Datela a me… >> Di rientro dalla sua lunga peregrinazione, a qualche anno dalla fine delle ostilità della II guerra mondiale, XY da Squinzano poté finalmente riabbracciare i suoi cari. Solo che le cose non stavano più com’egli se l’era sperate durante tutti quegli anni della sua tormentata lontananza. Aveva lasciato la giovane moglie, fin dai primi giorni di quell’infernale conflitto, a sole due settimane dal matrimonio, ed aveva operato sul fronte Francese e su quello Greco-Albanese, finché non gli era toccato di dover ingrossare le file dei reggimenti destinati alla guerra nella sconfinata Russia. 76 Era trascorso del tempo senza che i suoi cari avessero sue notizie; soltanto, dopo tanto, una comunicazione ufficiale lo aveva dato come disperso un quel _ l’immenso deserto di neve. La giovane moglie non aveva però perduto la speranza del suo ritorno e, pur con ciò, non le era riuscito di sottrarsi alle insidie di un malfattore il quale, con le promesse di chissà quali primavere, l’aveva anche resa madre. Dopo la bravata il malfattore s’era dileguato, ed alla poveretta non era rimasto che piangere la sua colpa. Era passato ancora del tempo, ma un bel giorno XY era tornato a riabbracciare i suoi cari. Intanto quella creatura che era venuta al mondo era cresciuta; aveva ormai i suoi tre anni e, pallida e macilenta tanto che riusciva a stento a star dritta, pareva che ad ogni istante dovesse finire i suoi giorni mortali. XY gliel’avrebbe perdonato, alla sua cara, quell’errore; lei sarebbe stata ancora sua moglie, la sua compagna per la vita, ad un patto, però, ad una sola condizione, però: di quella creaturina bisognava assolutamente che lei, sua madre, acconsentisse a liberarsi. Come? In un modo qualunque, e presto, anche: come si fa con un sassolino gettandolo in fondo al mare, o come con un fuscello menandolo ad ardere in una fornace Le tante lacrime, sparse dalla poveretta per far desistere XY dal compimento di quel mostruoso delitto stavano valendo a ben poco: per lei non c’era altro modo se teneva che XY non l’abbandonasse. Allora un raggio luminoso era sceso dal Cielo per illuminare la sua Anima e lei aveva offerto alla Vergine Santa le sue lacrime, invocando soccorso a sollievo dalle tante sue pene. Ma lo spirito del male aveva già stretto nelle sue spire infernali la poveretta per ridurla a suo completo possesso. Stavano, infatti, i due per gettare ad ardere tra i carboni accesi quella creatura di Dio quando – non aveva supplicato invano lei la Vergine Maria - quando… la porta d’ingresso si era aperta ed era comparsa lei, la Mamma Coi, inaspettata e sconosciuta all’uno e all’altra, per fermare le loro mani omicide. E aveva detto: - << Datela a me; ve la crescerò io >>. Le avevano assicurato che ne avrebbero avuto cura loro, quei due, di quella tenera creatura; l’aveva scongiurata, supplicata, quella madre infelice, di non privarla della sua bimba, ma ormai era detto, perché così era scritto in Cielo; e la Mamma Coi, avvolto nello scialle quel corpicino, s’era affrettata via per portare a termine la sua missione. Affidata la piccola al Brefotrofio di Brindisi e poi ancora a quello di Bari, la scienza medica non riusciva a dare la salute a quella creaturina sempre più pallida e malferma. Allora la Mamma Coi se l’era portata con se nel suo Orfanotrofio in Guagnano e, soltanto lì, all’ombra delle grand’ali d’Amore del Santo di Padova, la salute della piccola era rifiorita, ed in breve tempo, pure: le guance della piccola si erano ricoperte 77 d’un rubicondo sano e forte, le sue gambette s’erano irrobustite: quel triste suo stato poteva ritenersi del tutto superato. * * * L’Altissimi aveva voluto che a mezzo della nostra cara Mamma Coi avesse il suo compimento anche quest’altro eccelso prodigio. << Chiamami pure ‘ Rosa’ ! A me piace egualmente >> Alla S.ra Marina Mazzotta da Squinzano, le viene un giorno di chiamarla ‘Mamma Rosa’ ; Mamma Cosima la rassicura che lo può fare liberamente, perché a lei importa soltanto che quanti le si rivolgono lo facciano con Fede; a lei non importa altro. A Mamma Coi la S.ra Marina è molto cara; ogni volta, infatti, che la Pellegrina si reca a Squinzano per questuare non manca di visitarla. Talvolta la visita anche in sogno. * * * La S.ra Marina una notte sogna di essere nel salone del suo palazzo dinanzi ad un pianoforte i cui tasti sono in movimento senza che lei li tocchi, emettendo piacevoli melodie, inaudite e tanto inconsuete da procurarle una sublime commozione. Dopo un po’ di giorni va a farli visita la Mamma Coi che le domanda: - << Ti è piaciuta, Marina, la musica che hai ascoltato quella notte in sogno? Quella è musica celestiale; quella è la musica che suonano gli Angeli in Cielo! >>. ... << Ma attenta, arriveranno fino in Svizzera >> Un giorno, Mamma Coi, che ha già donato alla S.ra Marina Mazzotta i suoi sandali ed una veletta, vuole donarle anche dell’altro: un paio di calze, di quelle che usa lei d’inverno e, pur se pesanti ché son lunghe e di lana neppure cardata, anche d’estate. 78 E le dice: - << Tienile per mio ricordo, ma fai bene attenzione perché arriveranno fino in Svizzera >>. La S.ra Marina se le tiene come una reliquia e se ne serve quando la martorizzano i suoi disturbi di artrosi reumatica; se le poggia sulla parte dolorante ed il dolore, anche se non scompare del tutto, diviene per lo meno sopportabile. E se le conserva molto gelosamente, ne fa un pacchettino e lo colloca su di un armadio nella sua stanza da letto. A Pierino Mazzotta, intanto, un suo nipote che lei si ospita in casa sua, viene offerto un posto di lavoro in Svizzera, ed egli, nel preparare la valigia per il viaggio, ripone nel suo bagaglio, poco accortante, anche quel pacchettino che la zia si tiene custodito sull’armadio nella sua stanza. Quando poi la S.ra Marina ne ha bisogno per lenire i suoi dolori, se ne addolora a non trovarle, quelle calze, e non riesce a darsi alcuna spiegazione d’averle smarrite. Dopo un po’ di mesi il nipote Pierino ritorna a Squinzano e … soltanto allora quel mistero viene svelato. Mamma Coi l’aveva preconizzato; quelle calze dovevano arrivare fino in Svizzera << Mangiate, bambini; ce n’è per tutti >> Ce ne iforma la S.ra Marina Mazzotta: qualcosa che non differisce troppo da quando ebbe a verificarsi a beneficio di una famiglia in gravi ristrettezze economiche che la Mamma Coi riuscì, un giorno, a sfamare durante il suo peregrinare in provincia di Bari ( ne abbiamo già fatto menzione in altra parte ). La S.ra Mazzotta ci ha assicurato di esserne stata fatta partecipe dalla viva voce della Mamma Coi. Ci corre l’obbligo di precisare ancora una volta che le opere buone che lei, la Mamma Coi, compiva, teneva a farle conoscere, informandone quanti erano più vicini al suo cuore, non per vana gloria, non per far bella figura di sé, ma perché il suo operato, mosso da profondo spirito di carità, potesse essere d’esempio e ispirasse, in chi ne venisse a conoscenza, santi sentimenti di generosità e di altruismo. Siamo, è bene precisarlo, in una situazione che ci richiama quella che fu propria del San Prof. Giuseppe Moscati. Natuzza Evolo di Paravati gode, fra i tanti carismi, anche di quello di vedere gli Spiriti di tanti e tanti trapassati che le si fanno conoscere, informandola anche della condizione spirituale in cui essi vivono nel mondo eterno della Verità. 79 Riferiamo quanto ci è stato dato di leggere a pag. 132 nel testo pubblicato dalla Gallucci di Rosarno ad opera del Prf. Valerio Marinelli: << Natuzza Evolo di Paravati - Serva del Signore >> - ed. 1980. Apparve un giorno a Natuzza Evolo uno spirito di straordinaria bellezza che, pregato da Natuzza, si manifestò per il Prf. Giuseppe Moscati. Così nel testo del Marinelli: << Il Beato Giuseppe Moscati ( 1880 – 1927 ) le apparve più volte, la prima volta che lo vide, Natuzza fu particolarmente colpita dalla sua bellezza, e gli chiese: << Professore, perché sei così bello? >>, Al che il Santo rispose: - << Perché sono vicino alla Madonna e perché nella mia vita ha praticato la carità umile e nascosta, che non offendeva nessuno >>. La Mamma Coi, invece, teneva che le sue opere di carità venissero a conoscenza dei suoi intimi, acché la << poca favilla >> avesse una << gran fiamma >> a secondare. In provincia di Bari, in quella casa in cui si viveva da più giorni in assoluta indigenza, Mamma Coi aveva vuotato le sue saccocce di quanto aveva potuto raccogliere nella sua questua, ed a Squinzano, in una casa in cui quel giorno a tavola non c’era neppure un piccolo tozzo di pane per sfamare le bocche di tre fanciulletti, non poté non fare altrettanto. * * * S’era già all’ora del pranzo e la Mamma Coi picchiò alla porta di una casa in cui suonavano solo i fievoli lamenti dei piccolo che chiedevano pane alla loro mamma. E pane quel giorno non ce n’era. Quel giorno un benefattore aveva offerto alla Mamma Coi un gran pezzo di pane, fresco di giornata e ricco di tutta la fragranza di Santo dono di Dio. Mamma Coi depose quel pane tra le mani di quella madre in preda ormai allo sconforto e che soltanto un miracolo poteva salvare dalla disperazione. Mamma Coi carezzò con le sue sante mani quei bimbi e li benedisse. Poi: - << Mangiate, bambini; ce n’è per tutti >>. E sparve. Aveva donato ciò che aveva avuto, perché Dio dall’alto del suo Trono infinito aveva così disposto nella sua provvidenza e nel suo Amore infinito. << Padre Terenzio, prendete questi soldi >> Sono gli anni tra il ’40 ed il ’45. Padre Terenzio da Campi Sal. na, Cappuccino, dopo di aver confessato nell’Istituto S. Maria degli Angeli in San Donaci, è invitato a pranzo da una amica della S.ra Lolli. 80 Invitate a pranzo, quel giorno, sono le amiche le S.ne Nina Lolli e una Prof.ssa di San Donaci. Padre Terenzio deve raggiungere Brindisi, ma non ha con sé il denaro per la corriera. La Mamma Coi, per la via Provinciale si dirige a San Donaci, e, poi che a scoronciar nella Chiesa di tempo ne ha ben poco, nel silenzio della campagna, in quell’arcano splendor della natura con tutt’intorno il tenero verde dei vigneti e l’olezzo dei tanti germogli dei mandorli, dei peschi e dei peri in festa alla stagion novella, rivolge, mente e cuore al Cielo, la sua prece alla Vergine: - << Ti saluto, Maria, Madre di Gesù e Madre mia >>. E la ‘Nzina che è al fianco: - << Santa Maria e così sia >>. Ma ad un tratto: - << Presto, presto, ‘Nzina, sbrighiamoci; presto; affrettiamoci, perché il Padre deve partire >>. E sono in un lampo a San Donaci, e raggiungono l’abitazione dove è a pranzo Padre Terenzio. Padre Terenzio ha appena terminato il suo pasto. La Mamma Coi gli si accosta, affonda le mani nella sua cupa saccoccia della sua gonna e ne trae fuori il denaro che occorre al Padre per pagarsi il biglietto della corriera. E lieta: - << Padre Terenzio, prendete questi soldi e partite subito per Brindisi >>. Padre Terenzio, sorpreso e sbigottito, prorompe: - <<Chi te l’ha detto che ero senza soldi? >>. - << Iddio me l’ha rivelato >>. << Nel ballo si calpesta Gesù >> E’ ancora la S.ra Marina Mazzotta che ce ne informa. * * * Si chiamava Maria Antonietta, una delle quattro figlie legittime della Mamma Coi. Giovane, non ancora ventenne, Maria Antonietta, leggiadra ed avvenente, non poté essere insensibile alle attenzioni di simpatia che le riserbava un onesto giovane del luogo Per assecondare le richieste del giovane, Maria Antonietta ardì chiedere, una sera d’un giorno festivo, a sua madre, alla Mamma Coi, il permesso di … andare a ballare 81 La cosa dovette parere assai strana alla Mamma Coi la quale si limitò, sul principio a dissuadere la figliuola da quell’insano suo desiderio. Mamma Coi le parlava, ma Maria Antonietta pareva irremovibile: non se la sentiva proprio quella sera di rinunciare al ballo! E la Mamma Coi: - << Col ballo, si calpesta Gesù >>. Per Maria Antonietta non c’erano ragioni che la potessero smuovere da quella sua decisione. Ed allora la Mamma Coi non ne poté più. - << Se vuoi, se hai davvero deciso cosi, vacci pure, a ballare; ma sappi che, se andrai a ballare, avrai i tuoi giorni contati >>. Maria Antonietta sottovalutò il peso di quelle parole della madre: non ci vide una minaccia; non ci vide una condanna; volle credere che la Mamma Coi gliele avesse dette soltanto per intimidirla, e non per altro. Ed erano, invece proprio una condanna! Maria Antonietta quella sera non rinunciò al ballo, ma …; trascorsero soltanto pochi giorni, e Maria Antonietta, per un malessere che la colse inaspettatamente, pentita per non aver voluto ascoltare la santa voce della Mamma Coi, chiuse i suoi occhi mortali per riaprirli alla Luce Infinita ed Eterna del Cielo. << State bene attenti; dovrà accadervi qualcosa >> La S.ra Leila Degli Atti da Guagnano ci ha dichiarato la sua disponibilità a fornirci una documentazione probante della missione di cui si fece carico nel suo pellegrinaggio terreno la nostra Mamma Coi. * * * Trattavasi di un articolo a firma di Santo Taccone da Lecce, apparso sul periodico << Racconti e Novelle >>, di cui lo stesso Taccone era Direttore, edito il 1°/ 2/ 1950 dalla tipografia Giuseppe Guido e Figli in Lecce. << Cosima Raganato, donna di Carità >>, è così che il Taccone ebbe ad intitolare il suo articolo e che, come ci aveva assicurato la S.ra Leila, è una testimonianza dei tanti carismi di cui l’Altissimo volle far dono alla nostra cara Mamma Coi. 82 Nella lettura attenta che abbiamo riserbato all’articolo, abbiamo avuto conferma dei tanti prodigi che il Cielo permise che avessero a compiersi a mezzo della nostra cara, ma ciò che maggiormente ci ha interessato è stata l’attenzione che il Taccone ha inteso dedicare agli sforzi ed ai sacrifici che la nostra cara ebbe a sostenere, senza stancarsi mai, fino allo stremo delle sue forse, nel compimento della missione alla quale il Padre Celeste l’aveva chiamata. E abbiamo letto: << Il parroco l’ha invitata più volte: - << Ora che ti sei fatta vecchia, fermati, non camminare più, te ne starai nell’asilo >>. Ma Cosima non vuole: - << Io devo camminare ancora per costruire altre case per altri bambini … Quando si è conosciuto Dio, come si fa a starsene fermi ed inoperosi, senza far nulla per la Sua Gloria ed il bene delle Sue creature? Che cosa c’è di meglio in questa vita all’infuori del vivere facendo del bene? Questo fece Gesù e questo fecero tutti i suoi Santi, e Dio ci ha chiamati a diventar tutti Santi, e guai a colui che non vuole diventare Santo, ché se Dio ha fatto soffrir tanto i Santi, quanto farà soffrire i reprobi o i ribelli? >> Cosima Raganato! L’infaticabile!l’infaticabile nell’esercizio del bene per la maggior Gloria di Dio, per la redenzione dei peccatori e per la sua stessa santificazione. * * * Poi, la S.ra Leila, a nostra richiesta, qualcosa ce l’ha detta, pure lei, della nostra cara. E ci ha raccontato che lei, la Mamma Coi, un giorno, in uno dei primi anni del suo peregrinare, di ritorno da San Donaci dove si era recata a questuare, si era fermata nella sua casa paterna, casa Degli Atti, all’estrema periferia di Guagnano, un po’, com’era solita, per fare alla sua famiglia dono di una visita, e un po’ anche per rinfrancarsi dalla fatica di tanto percorso, a piedi, su per una via, a quei tempi, ciottolosa, e sotto il cocente sole d’estate. La mamma della S.ra Leila, la S.ra Giuditta ( f.m.), l’aveva accolta festosamente, ch’era una vera gioia quando lei, la Mamma Coi, varcava la soglia di una casa per far dono del suo sorriso e della sua benedizione. Quel giorno però, la Mamma Coi, proprio serena e del tutto tranquilla alla mamma della S.ra Leila non stava parendo: era chiaro che qualcosa la stava turbando; palesava, infatti, ogni suo atto un’agitazione d’animo a causa di una qualche preoccupazione per un avvenimento piuttosto prossimo, e piuttosto grave anche, che sarebbe dovuto accadere proprio lì, in quella stessa casa dove in quel momento si stava godendo della sua presenza. Quello stato d’animo della Mamma Coi, per nulla consueto in lei, non poteva passare inosservato alla mamma della S.ra Leila che gliene domandò il motivo. E lei, dopo un breve raccoglimento: - << State attenti; dovrà accadervi qualcosa >>. 83 Era un avviso, un avvertimento, una raccomandazione. La mamma della S.ra Leila se le tenne bene in mente quelle parole e, col passar dei giorni, non che non ci pensasse più, ma ebbe a sopravvenire un evento a conferma di quanto lei, la Mamma Coi, aveva preconizzato. * * * Si era, allora, nel periodo in cui fervevano i lavori nei campi, e non erano pochi gli operai che il papà della S.ra Leila, Don Benedetto (f.m. ), buon proprietario terriero, impiegava ogni giorno nelle sue tenute. E a fine settimana, ne occorreva di denaro, per dar la paga agli operai. Ora avvenne che, una settimana in cui il papà di Donna Leila dovette impiegare una manodopera superiore al previsto, per potere effettuare i pagamenti a tutti quei dipendenti, fu costretto a prelevare dai suoi depositi bancari, la somma occorrente, che non era poca. Ed avvenne che qualcuno, un poco di buono, non soltanto poté notare don Benedetto Degli Atti in quella operazione di prelevamento che egli fece agli sportelli della Banca locale, ma non mancò neanche di macchinare in cuor suo l’azione scellerata che gli avrebbe potuto dare la possibilità di venire in possesso di tutto quel denaro. A notte fonda, allora, in compagnia di un altro par suo, era dinanzi al portone grande, quello dell’ingresso di servizio, deciso a portare a compimento il suo iniquo proposito: forzare il portone, irrompere nell’abitazione, immobilizzare i pochi componenti della famiglia e farsi consegnare la notevole somma che Don Benedetto aveva prelevato in Banca al mattino. A notte si misero all’opera: la serratura aveva ceduto d’un colpo e si stavano ormai dicendo di avere raggiunto l’intento, quando … quando udirono il vociare di alcuni contadini che di buon’ora sarebbero passati da lì, proprio laddove loro stavano per compiere l’opera che avevano intrapresa con tanta sicurezza. Non c’era altro da fare che rinunciare all’impresa, anche perché, a quel primo gruppo di lavoratori, altri ne stavano seguendo, ai quali essi non sarebbero, di certo, rimasti inosservati. * * * Doveva aver pensato a tutto la Mamma Coi che non lasciava mai le sue opere incompiute, e che agli avvenimenti che suggeriva faceva seguire il suo intervento per la soluzione dei problemi nei quali era compromesso il bene di quanti le erano cari. La S.ra Lelia ricorda che un po’ di giorni dopo, la Mamma Coi, di ritorno a Guagnano, da dove era lontana da prima che fosse stato operato quel tentativo, tornò a fare le sue buone visite alle famiglie che le stavano a cuore, e la prima fra tutte ad essere visitata fu appunto quella di casa Degli Atti. 84 Appena in tempo per le affezioni del caso: - << Non avevo mancato di avvisarvi, io; è stata la Provvidenza Divina a volere che quei lavoratori, quel giorno, si recassero in campagna quando era ancora notte e costrinsero quei malfattori a rinunciare alla loro impresa; è stato proprio il Padre Celeste che lo a permesso >>. Lei, la Mamma Coi, non soltanto aveva, quindi, previsto quanto sarebbe poi accaduto, ma aveva anche levato al Cielo la sua preghiera d’intercessione perché la famiglia Degli Atti non avesse a subire danno. E il Cielo, le preghiere della Mamma Coi, le accoglieva tutte e le esaudiva. ….. quando si dice: << LA MANO DI DIO >> Di quanto appreso siamo stati informati dalla nostra buona e cara amica. Lei, da lassù, i suoi rapporti continua ancora a conservarli col nostro mondo terreno, limitatamente, s’intende, con quelle anime che sono degne delle sue attenzioni. Quella buona cara anima è <<nostra >> amica soltanto da poca tempo, ma di lei, della Mamma Coi, è amica fin da quel lontano 23/2/’56, dal giorno cioè in qui lei, la nostra cara amica ha voluto informarla di un avvenimento che le era occorso durante la sua vita terrena. Di tale avvenimento lei non aveva mai messo a parte alcuno, sebbene fossero tanti coloro che godevano delle sue confidenze. Trattavasi di qualcosa di molto delicato e soltanto il pudore aveva potuto trattenerla dall’informare chicchessia, ma che dal suo Regno di Luce non vi era ragione alcuna ad impedire di render palese ciò che lei si era sempre tenuto gelosamente custodito nel suo purissimo cuore. Ed è stata precisa la Mamma Coi nella sua esposizione, chiarendo alla sua e nostra buona e cara amica ogni particolare di quanto, pur nella bruttura satanica che lo invischiava, ebbe a risolversi a pro della verginità della sua Anima ed a salvezza, per di più, anche dello scellerato che aveva macchiato quell’orrendo delitto. * * * Abbiamo già detto in altra parte di questa raccolta di testimonianze che Iddio aveva fatto la Mamma Coi bella nell’animo ed abbiamo, altresì, evidenziato che la natura l’aveva ingentilita ed aggraziata nelle sue fattezze umane. 85 A tali sue avvenenze, un triste giorno non era rimasto insensibile uno scellerato che tanto di lei si era invaghito, tanto ne aveva avuto la mente sconvolta, da ardere dal desiderio di volerla, addirittura, possedere. Per l’attuazione di un tale suo insano gesto, quel bruto l’aveva sopraggiunta un po’ fuori dell’abitati, e, quando si credeva al sicuro da ogni sguardo indiscreto, le si era gettato addosso costringendola a terra. Avrebbe quell’empio, di lì a poco, dato inizio al suo misfatto e aveva già strappato alla sua vittima i pochi panni da dosso, quando … nel momento in cui si accingeva a completare la sua canagliata, quando … quando …! Iddio, dall’alto del Suo Trono infinito, aveva levato la SUA MANO: il corpo della Mamma Coi, completamente denudato, era divenuto, proprio in quell’attimo, un gelido e duro masso. La Mamma Coi si era in quell’attimo pietrificata. Fuor di sé, lo scellerato aveva sferrato calci e pugni contro quel corpo gelido ed inerme e, tra le bestemmie più infamanti, si affannava a sbraitare. - << Non sei una Santa; un Diavolo sei, un Diavolo >>. Era scappato via, il forsennato, in una corsa pazza, poi che lo Spirito del Male l’aveva già stretto tra i suoi artigli infernali. Mamma Coi, ricompostasi, aveva levato allora il sua canto di lode e di ringraziamento a Dio infinito ed Eterno, ma non aveva trascurato di supplicare la Misericordia Divina per la redenzione di quel peccatore che avrebbe voluto macchiarsi di un tanto delitto. * * * Avvenne, non troppo tempo dopo, che la Mamma Coi, un giorno che era sola per via fuor dell’abitato, se lo vide venire incontro, quel bruto. Quando egli le fu da presso, le si prostrò in ginocchio dinanzi e con voce rotta dal pianto, la supplicò; - << Tu sei Santa, Mamma Coi; perdonami, Mamma Coi; ero impazzito quel giorno, perdonami, Mamma Coi; tu sola mi puoi salvare; te ne supplico, Mamma Coi; perdonami … perdonami >>. Mamma Coi l’accolse allora tra le sue braccia materne. * * * Il Cielo aveva ascoltato ed esaudito le sue preghiere. 86 Nota Fin qui alcune delle testimonianze che abbiamo potuto raccogliere, e di corre l’obbligo di porgere il nostro ringraziamento a tutti coloro che ci hanno dimostrato la loro disponibilità, mettendoci a conoscenza di particolari relativi alla nostra cara. Un ringraziamento particolare sentiamo di rivolgere al Rev. Don Nino De Carlo, Parroco in Villa Baldassarri, il quale, oltre a tutto, non ha mancato di fornirci ogni più utile consiglio per la migliore organica composizione del presente opuscolo. E’ ben lungi da noi ogni pretesa che quanto è stato da noi raccolto possa avere una sua qualche ragione in ordine al giudizio sovrano che, nei confronti della nostra cara crederà, eventualmente, di prendere la Santa Madre Chiesa: noi abbiamo inteso di interessarci ai tanti prodigi che ebbero a verificarsi a mezzo della nostra cara al solo scopo di rinverdire la memoria di avvenimenti di cui Guagnano ha motivo di andare orgogliosa. * * * Pubblichiamo qui appresso una lettera che abbiamo creduto, noi personalmente, indirizzare alla nostra cara: è lettera dettataci dal profondo sentimento di affetto e di riconoscenza che ci unisce a Lei. Villa Baldassarri, Febbraio ’93 Cara Mamma Cosima, Hai visto? Hai sentito? Chi ti chiama ‘Coi’; altri ti hanno chiamata ‘Cosima’; c’è stato chi ti ha chiamato ‘Rosa’, ed ho sentito un tale che per sbrigarsela ti ha chiamata, addirittura, ‘Co’ - . Io ti voglio chiamare ‘ Mamma Cosima’, perché cosi ti conoscevamo a Squinzano e così ti chiamava la mamma mia, Donna Michela Tondo, con la quale ti sarai certamente incontrata, da quando nei primi dell’82 se n’è salita pure lei nel Regno della Verità -. Cara ‘Mamma Cosima’, allora; dopo che m’è toccato sentir parlar tanto di te che, credimi, non me lo sarei proprio aspettato, questa sera ti chiedo di permettermi che mi trattenga un pochino con te, perché voglio sperare che tu una qualche tua affettuosa attenzione me la debba anche riservare -. Tu ricorderai che io, di tanto in tanto, te l’ho fatta la mia visita nella Cappella del Cuore di Gesù nel Cimitero di Guagnano, e voglio augurarmi che tu mi ritenga come persona a te cara. 87 E che non sia una pretesa, la mia, tu me lo hai fatto sapere dalla tua e mia buona e cara amica ( e tu sai a chi mi sto riferendo ) -. Lei mi ha anche detto dell’altro: mi ha assicurato che tu stai sempre con me, che tu mi sei sempre vicina, e che con te si accompagna la mia Maria Regina ( lei quando era con noi in terra, noi la chiamavamo ‘Regina’, ma poco fa, dal suo Regno di Luce, mi ha fatto sapere che ora vuole essere chiamata ‘Maria Regina’ ); sicché io, ora, oltre all’Angelo Custode che mi fu assegnato dall’Eterno Padre, mi tengo anche voi due, tu ad uno e lei all’altro lato -. Ti volevo dire: ma sai che io a lei ( mi sto riferendo ancora alla tua e mia buona e cara amica ), che io a lei credo con tutta la forza della mia anima? -. Io a lei credo perché lei è un’altra te stessa; non per nulla, tu, quando lei viene a farti visita nella Cappella del Sacro Cuore di Gesù, tu esci fuori dalla tua bara, esci fuori dal tuo loculo, e ti fai vedere da lei nella tua realtà fisica e con lei ti intrattieni in Santi Conversari -. E dimmi: - scusami della curiosità – non sei stata tu che, al momento della tua dipartita da noi, hai affidato a lei il compito di dedicarsi alla missione alla quale tu ti eri interamente votata durante la tua dimora terrena? -. E dimmi: non sei stata tu che, nel preciso istante in cui chiudevi i tuoi occhi mortali le apparisti radiosa, assisa su di una nube, e le raccomandasti di pregare per tutti i peccatori del mondo? -. E dimmi: non sei stata tu che le hai affidato il dono di intrattenersi, come facevi tu, con le visioni dei Defunti? E con quelle dei Santi? E con la visione, pio ancora, del Padre Celeste? -. E dimmi: non sei stata tu che le raccomandasti di portare in Chiesa per la Confessione e Comunione dinanzi all’Altare del SS. Sacramento, in occasione dell’ottavario della tua morte, i tuoi parenti che in te avevano sempre creduto e anche quei parenti che in te non avevano creduto mai? -. E dimmi: non sei stata tu che poco fa ti sei fatta vedere prostrata ai piedi del Padre Celeste, mentre piangevi copiosissime lacrime a lavacro del male che si continua, purtroppo, a compiere in ogni parte del mondo? -. E dimmi: non sei stata tu che l’hai resa partecipe del martirio di Cristo, la tua e mia buona e cara amica? -. Un po’ di sere fa, sai che cosa mi ha fatto, lei, la tua e mia buona cara amica? -. Mi ha dato da baciare la sua mano sinistra, ed io, nel posarvi devotamente le labbra sul cavo e sul dorso, ho visto …: sai che cosa ha visto? -. Beh, tu sai che cosa ho visto! -. E allora, Mamma Cosima, lascia che ti dica che io ti sono grato che tu mi sia sempre vicino e che ai voluto che con te si accompagni la mia Maria Reggina; e pio, vicina mi è sempre anche lei ( la tua e mia buona e cara amica), che è un’altra te stessa. Ti saluto, Mamma Cosima; tu benedicimi ne nome del Signore. Il tuo Gioacchino 88 Stampato dal : CENTRO GRAFICO EDITORIALE ORANTES - LECCE MARZO 1993 Ristampato : GENNAIO 2011 Alla Memoria di MARIA REGINA TONDO IL RICAVATO DELLE VENDITE SARA’ DEVOLUTO AD OPERE DI BENEFICENZA . 89