Le periferie e la pecorella Renza Guglielmetti Il tema delle “periferie”, soprattutto esistenziali, è un tema caro a Papa Francesco. Tutti comprendiamo l’urgenza di porre attenzione alle periferie della povertà materiale. Ma il papa va oltre: parla delle periferie fatte di solitudine, di abbandono per malattia, emarginazione, disagio di ogni genere. C’è la povertà materiale e c’è la povertà dello spirito, non quella insegnata e vissuta da Francesco d’Assisi in obbedienza alle Beatitudini evangeliche, ma quella intesa in senso deteriore, quella dello smarrimento esistenziale, del vuoto, del non senso o peggio del narcisismo spregiudicato che crede solo in se stesso e fa di se stesso un idolo. Gente che ha la sensazione di aver perso la strada o, peggio, che non si rende neppure conto che sta distruggendo la propria e l’altrui umanità con le proprie corte visioni. Quell’umanità creata a immagine di Dio e che Gesù ha vissuto in pienezza, mostrandoci nel concreto quotidiano la straordinaria bellezza del progetto di uomo uscito dalla mente del Creatore. Sono le più diverse le cosiddette periferie esistenziali ma sono tutte luoghi dove ci sono ferite da curare, piaghe da rimarginare, dolori da lenire, vere malattie dell’anima oltre che del cor- po, persone da ricostituire nella loro dignità, da salvare dalla mancanza di speranza o da un vuoto di ideali, illusoriamente paghe di un misero “carpe diem”. L’invito del Papa ad andare verso le periferie si fa preciso e concreto quando afferma che occorre «sentire l’odore delle pecore», ossia vedere le situazioni come sono, starci dentro in qualche modo per poterle comprendere davvero nella loro realtà. Editoriale pag.1 un frate, un sogno, un carisma pag. 4 Le periferie e la pecorella DOMANDE & (qualche) RISPOSTA Vicini & Lontani pag. 6 flash dai centri pag. 9 diciamolo con l’arte pag.18 • L’urlo di chi non crede: prima e seconda tappa • Notizie dalla sede • Mostra «Grafie dell’Anima» • Lutto • Presentazione di InformaCristo al consiglio pastorale vicariale Sotto una buona stella comunicazione & dintorni Quanto pesano le parole? pag.21 religioni culti magìa pag.24 Qui pubblicità pag.26 Serie domande e fluide risposte Immediato viene l’accostamento (e il Papa non ha mancato di farlo in più occasioni) con la parabola evangelica dove si narra di un pastore che va in cerca della pecora smarrita e non desiste nel suo camminare fino a che la raggiunge nel luogo dove si è perduta, se la carica sulle spalle e la riporta nell’ovile. Lungo il tragitto quel pastore non avrà potuto certo evitare di sentire, suo malgrado, l’odore della sua pecorella che, abbarbicata al collo, gli andava narrando di incontri pericolosi, di luoghi inospitali, di mancanza di erbe fresche e di acque limpide e tranquille. Già all’inizio degli anni sessanta P. Giuseppe Maria Borgia, fondatore dell’associazione InformaCristo, parlava dell’urgenza di un nuovo annuncio nei paesi di antica cristianità come l’Italia, l’Europa, l’America del Nord e diceva testualmente: «Oggi Gesù sarebbe 99 volte più veloce nel lasciare il tranquillo gregge dei credenti, perché le cifre si sono quasi capovolte: 1 nell’ovile, 99 tra i rovi». Da questa sua ansia di ricerca per chi si è allontanato dalla fede cristiana è nata InformaCristo che dal 1974 unisce persone che, insieme alla personale testimonianza di fede, promuovono percorsi di spiritualità mediante varie modalità comunicative. P. Giuseppe Maria, da buon discepolo di san Francesco, conosceva le parole del Santo che il Papa ha ripreso e rivolto ai giovani ad Assisi la sera del 4 ottobre: «Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario, anche con le parole! Ma, come? Si può predicare il Vangelo senza le parole? Sì! Con la testimonianza! Prima la testimonianza, dopo le parole!» Rovi o periferie esistenziali che dir si voglia, si tratta pur sempre di luoghi che domandano salvezza, intesa come richiesta di vita piena, compiuta, significativa e degna di essere vissuta in tutte le sue dimensioni. Pensiamo a quanti oggi sanno riconoscere l’odore delle pecore e le loro situazioni di povertà, di marginalità, di abiezione, di sfruttamento, perché queste situazioni se le “accollano”, le sanno portare con fatica ma con generosità estrema. Stare nelle periferie esistenziali significa pure entrare nelle esperienze di solitudine, di incapacità di dare un senso alla propria vita, di sofferenza morale e spirituale. Situazioni che non di rado si vestono di protesta anche violenta o di soluzioni illusorie che disumanizzano e distruggono la vita. Sono le periferie più difficili da frequentare perché per avvicinarsi, richiedono molta delicatezza e passo leggero. E molto amore per l’uomo, nostro fratello. In fondo, nessuno può dire di non aver mai calpestato, almeno in parte, questi territori deserti che inaridiscono l’anima, fiaccano la mente e indeboliscono le energie. Noi esseri umani dovremmo vivere più solidali perché nessuno è mai totalmente santo o peccatore, felice o disgraziato, ma tutti cerchiamo di camminare verso il compimento delle nostre vite, con le nostre limitatezze e capacità. Affascinati e attratti più o meno consapevolmente dalla “luce che illumina ogni uomo”, Gesù Cristo. A me piace usare l’espressione “andare verso le periferie”, le periferie esistenziali. Tutti, tutti quelli, dalla povertà fisica e reale alla povertà intellettuale, che è reale, pure. Tutte le periferie, tutti gli incroci dei cammini: andare là. E là, seminare il seme del Vangelo, con la parola e con la testimonianza. Voglio dirvi una cosa. ... Nel Vangelo è bello quel brano che ci parla del pastore che, quando torna all’ovile, si accorge che manca una pecora, lascia le 99 e va a cercarla, a cercarne una. Ma, fratelli e sorelle, noi ne abbiamo una; ci mancano le 99! Dobbiamo uscire, dobbiamo andare da loro! In questa cultura – diciamoci la verità – ne abbiamo soltanto una, siamo minoranza! E noi sentiamo il fervore, lo zelo apostolico di andare e uscire e trovare le altre 99? Questa è una responsabilità grande, e dobbiamo chiedere al Signore la grazia della generosità e il coraggio e la pazienza per uscire, per uscire ad annunziare il Vangelo. Papa Francesco Discorso del Santo Padre al Convegno ecclesiale Diocesi di Roma, 17 giugno 2013 Un frate, un sogno, un carisma Il 7 ottobre u.s. P. Giuseppe Maria Borgia, frate cappuccino e fondatore di InformaCristo, avrebbe compiuto cento anni. Entrato tra i Cappuccini nel 1929, P. Giuseppe ha speso le migliori energie e, soprattutto, la sua fede incrollabile nella Provvidenza, per trovare nuove forme adatte all’uomo d’oggi per parlare di Dio, per annunciare Cristo e il suo Vangelo. EVANGELIZZARE CON LA PUBBLICITÀ Preoccupato per l’affievolirsi della fede cristiana già a partire dal primo dopoguerra, diede vita ad un movimento di persone la cui missione era quella di testimoniare e annunciare il messaggio evangelico, soprattutto tra le persone lontane dalla fede. Nacque dalla sua passione per l’evangelizzazione l’idea originale e coraggiosa di entrare in dialogo con la gente utilizzando gli strumenti e il linguaggio della pubblicità. Per provocare negli animi la nostalgia di un Dio rimasto spesso un tenue ricordo dell’infanzia, ideò cartelloni e manifesti da collocare all’interno di negozi (i cosiddetti “crocicchi”*) e successivamente nelle vetrinette delle strade. Messaggi che facevano “pubblicità”, non alla saponetta o al detersivo, ma a Dio, a Gesù Cristo, spesso provocatori riguardo alle grandi domande della vita: chi sono?, quale sarà il mio destino? che senso ha la mia vita? Si dedicò pure, senza risparmio di energie, alla stesura di brevi pubblicazioni sull’esistenza di Dio e sui contenuti essenziali della fede, da diffondere gratuitamente ovunque possibile. Nel 1974 prese forma l’associazione InformaCristo e mentre la missione si espandeva e ampliava le forme del comunicare secondo l’evolversi dei tempi, il padre Giuseppe Maria si ritirava sempre più nel silenzio di una grave malattia che lo rese ogni giorno più conforme al Crocifisso. Terminò la sua giornata terrena il 26 agosto 1990. NARRARE PER RICORDARE Il centenario della nascita ha fornito l’occasione non solo per creare un evento commemorativo che ne celebrasse convenientemente la memoria, ma anche per portare a conoscenza di un più vasto pubblico questa figura eccezionale, vero pioniere della nuova evangelizzazione. Un compito delicato e affascinante questo, affidato all’abilità artistica di Patrizia Camatel la quale, con Dario Cirelli e con l’accompagnamento musicale di Matteo Ravizza, ha portato in scena al Politeama di Saluzzo, domenica 6 ottobre, attraverso una straordinaria ed efficace narrazione, la storia, i sogni, il carisma, il profilo spirituale di questo frate. Lo spettacolo dal titolo UN FRATE UN SOGNO UN CARISMA ha registrato un ottimo successo di pubblico, grazie anche alla risonanza data dai media locali. * «andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze» Mt 22,9. Vengono chiamati crocicchi attività commerciali o, comunque, luoghi di grande passaggio, dove vengono esposti il manifesto e gli stampati (gratuiti) creati da InformaCristo. Patrizia Camatel, Dario Cirelli e Matteo Ravizza DOMANDE & (qualche) RISPOSTA Vicini & Lontani a cura di Fiorella Danella Nel suo straordinario libro Vicino ai lontani, Libreria Editrice Vaticana 2012, Tomàs Halìk* offre pensieri e riflessioni su come la Chiesa possa parlare oggi a quanti ne mantengono le distanze. L’Autore parte dalla considerazione che nella sua vita Gesù è stato costantemente alla ricerca di quanti facevano parte di categorie malviste, degli esclusi dalla società: Samaritani, esattori, prostitute, peccatori, malati… Tutte persone che erano ai margini, [papa Francesco direbbe alle periferie] della società del tempo. Nel suo percorso Halìk si fa accompagnare dalla figura di Zaccheo, il ricco pubblicano del Vangelo che era rimasto incuriosito dalle parole e dai gesti di questo rabbi così diverso dagli altri. L’Autore vede raffigurati in Zaccheo quegli uomini e donne del nostro tempo curiosi di “vedere Gesù”, forse anche “innamorati di Gesù” come ha affermato più volte Scalfari, ma critici e distanti da una Chiesa che molte volte non è riuscita ad ascoltarli nella presunzione di non aver nulla da imparare, sicura di possedere tutta la verità. Ecco alcuni brani tratti dal libro (pp. 38-55). «Una volta, sul muro di una stazione della metro di Praga ho visto la frase: “Dio è la risposta”, scritta evidentemente da qualcuno che tornava da un esaltante raduno evangelico. Qualcun altro però di fronte a quest’affermazione aveva aggiunto vicino: “Ma qual era la domanda?” […] Le risposte senza domande – quelle domande che le hanno originariamente provocate ma anche le altre, quelle che ogni risposta genera successivamente – sono come alberi senza radici. Quante volte tuttavia le “verità cristiane” ci vengono presentate come alberi abbattuti, senza vita, dove nessun uccello potrà più fare il nido! […] Solo un legame tra domande e risposte restituisce alle nostre asserzioni un reale significato e una dinamica vitale: la verità avviene nel dialogo. Le risposte rischiano DOMANDE & (qualche) RISPOSTA sempre di porre fine al processo della nostra ricerca, come se l’argomento della conversazione fosse un problema – e come se fosse già stato risolto. Ma una nuova domanda può riportare la luce nelle inesauribili profondità del mistero. Lo ripeteremo ancora una volta: nella fede non si tratta di problemi, bensì di mistero, e per questo motivo non si deve mai abbandonare la via della ricerca e degli interrogativi. Sì, il nostro viaggio in cerca di Zaccheo è spesso un viaggio che parte dai problemi per arrivare al mistero, dalle risposte apparentemente definitive per arrivare alle domande. […] Compresi che “l’incontro con Dio”, la conversione, l’assenso nella fede al modo in cui Dio rivela se stesso e in cui la Chiesa presenta questa rivelazione, non è la fine del cammino. La fede è “proseguire”, la natura della fede in questo mondo è quella di un viaggio che non finisce mai. La vera ricerca religiosa nella nostra vita qui sulla terra non potrà mai essere come quelle ricerche su un argomento che culminano con il successo, ossia con la scoperta e con l’appropriazione; giacché essa non è rivolta ad uno scopo materiale, bensì al cuore di un Mistero, che è inesauribile, che non ha fine. Il cammino verso gli Zacchei di oggi, verso le persone che sono ai margini – spesso ai margini, oppure anche al di là dei confini visibili delle chiese, in una zona di domande e di dubbi, in una interessante regione fra i due campi fortificati di coloro che “ci vedono chiaro” (ossia gli incrollabili credenti e gli incrollabili atei) – mi ha aiutato a comprendere in modo nuovo, da una diversa angolazione, la fede e Colui al quale la fede si riferisce. In quanto discepoli di Cristo, noi vogliamo che a Lui si avvicinino gli Zacchei dei nostri tempi. Io mi sono chiesto a lungo, che cosa significhi oggi esattamente avvicinare qualcuno a Cristo, e attraverso Cristo a Dio. […] Essere vicini a chi cerca deve insegnare a noi l’apertura; non dobbiamo pensare solo al fatto che dobbiamo istruire ed educare – possiamo imparare moltissimo da loro. E possiamo cercare di dimostrare anche a coloro che sono nella chiesa, coloro che hanno la loro certezza e sono “sazi” di religione, che bi DOMANDE & (qualche) RISPOSTA sogna almeno qualche volta uscire fuori e andare da quelli che sono ai margini della chiesa, e non solo per “convertirli” e renderli simili a loro. Si potrebbe per un momento andare a vedere come appare Dio dal punto di vista di chi cerca, di chi dubita e si interroga – non sarebbe un’esperienza religiosa nuova, eccitante, necessaria e utile? […] In un momento come questo, in cui ci vengono offerte con tante lusinghe vari tipi di religiosità commerciali, ritengo anche utile, addirittura essenziale, considerare seriamente il fatto che Dio non è così facilmente “reperibile”. Comprendere coloro che affrontano il silenzio di Dio, la sua celatezza, la sua distanza – includendo ovviamente anche chi a causa di questa esperienza è giunto a rifiutare la religione – potrebbe condurci ad una forma di fede più matura rispetto a un teismo ingenuo e grossolano che giustamente ha suscitato e continuerà a suscitare la critica degli atei. *Tomàs Halìk è nato a Praga nel 1948. Ordinato clandestinamente sacerdote ha lavorato nella “Chiesa sotterranea” in stretta collaborazione con il Cardinal Tomàsek. Ha pubblicato oltre 200 libri, molti tradotti in varie lingue. Ha ricevuto molti premi per la letteratura e il dialogo interculturale e interreligioso. Nel 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato consulente del pontificio Consiglio per il Dialogo con i non credenti. Nel 2006 è stato nominato membro del Consiglio Europeo di Esperti della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea. FLASH DAI CENTRI Torino L’urlo di chi non crede: prima tappa Qualcuno ha detto che «Dio è sceso fin dove Dio non c’è». È un po’ su questa scia che intendono porsi gli incontri-cafè pensati dall’Associazione Informa-Cristo. Il locale denominato «Caffè del progresso», situato a poca distanza dal Po e dalla Mole Antonelliana, si presta bene ad accoglierli: una sala molto suggestiva, ricavata nelle cantine sotterranee di un antico edificio, è stata attrezzata secondo le moderne esigenze anche della musica. Pertanto, il primo incontro Brani musicali a tema, tenuto il 16 ottobre u.s. ed egregiamente presentato da Enrico Sabena, sembra essere piaciuto molto. I posti erano già tutti occupati quando un gruppo di giovani, che consumavano al bar del locale, sono scesi attratti da musica e testi ricchi di contenuti che forse non erano abituati a sentire in quel luogo. Il gruppo di giovani voci di Aurelio Pitino, lui stesso cantante e compositore, ha veramente realizzato al meglio ciò che si sognava di fare. Attraverso le loro bellissime voci è risuonato “dal vivo” l’urlo di quanti vivono come se Dio fosse morto lungo le strade e nelle situazioni della vita di oggi. Ma quest’urlo di morte, di profondo smarrimento, sembra aver risvegliato una speranza laddove è stato raccolto e condiviso. E allora… urliamo insieme… almeno fino alla fine degli incontri. F.C. Torino - Incontri Cafè Giuseppe Oppedisano FLASH DAI CENTRI ...seconda tappa Estremamente impegnativo e coinvolgente è stato il secondo incontro della serie, la sera del 13 novembre che ha avuto come base di riflessione la notissima «Leggenda del Grande Inquisitore», tratta dal romanzo di Dostoevskij I fratelli Karamàzov. Gli interventi previsti, tenuti da Fabio Bailo, ricercatore presso l’Università del Piemonte Orientale, da don Giorgio Garrone, parroco di Sant’Andrea di Bra e la lettura del testo curata in modo appropriato da Rinaldo Allais, hanno fatto da motore per il dibattito tra il pubblico. I relatori hanno focalizzato le questioni essenziali per ogni essere umano che abbia il coraggio di interrogarsi sul suo essere al mondo e non si lasci stordire e intorpidire dal bombardamento mediatico cui siamo quotidianamente sottoposti. Domande come: che senso ha la vita? Siamo capaci di vivere nella libertà? Dove sta il fondamento del bene del male? Esiste Dio? E Dio, se c’è, chi è? Un padre o un padrone? hanno percorso la serata e agganciato l’attenzione dei presenti, suscitando molteplici riflessioni e domande. Gli interventi musicali del bravissimo chitarrista Beniamino Trucco ha creato un’atmosfera speciale e sollecitato ciascuno a entrare in contatto con la propria interiorità. R.G. Da sin. Beniamino Trucco, Fabio Bailo, Rinaldo Allais, don Giorgio Garrone 10 Nell’urlo apparentemente blasfemo contro Dio, spesso si cela una ricerca inconscia di verità e di senso. I nostri incontri vogliono interpretare l’urlo di chi non crede espresso da cantautori, letterati, pittori. «L’urlo» di ZEBO INCONTRI CAFè Caffè del Progresso corso San Maurizio 69 Torino ore 20,45 ingresso libero possibilità di apericena € 8,00 15 Gennaio 2014 V. Van Gogh e E. Munch Visualizzazione e presentazione delle opere a cura di Mirella Lovisolo Accompagnamento musicale: Beniamino Trucco 19 Febbraio 2014 «Anno Domini Gospel Choir» Brani Gospel & Spirituals Presenta: Aurelio Pitino Camus: il grido di chi non crede 19 Marzo 2014 16 Aprile 2014 brani scelti da «La Peste» Legge: Rinaldo Allais Presentazione e approfondimento a cura di Fabio Rondano Accompagnamento musicale: Beniamino Trucco H. Matisse e M. Chagall Visualizzazione e presentazione delle opere a cura di Mirella Lovisolo Accompagnamento musicale: Beniamino Trucco 11 FLASH DAI CENTRI Alba Elena Cillario Il 2 novembre 2013 ha avuto luogo ad Alba, nella Chiesa di San Damiano, una veglia di preghiera intitolata «Tutti quanti in Paradiso» per riflettere sulla “vita oltre la vita”. L’incontro, ben preparato dai giovani, aveva lo scopo di pregare ed evangelizzare altri giovani ed è pienamente riuscito. Dopo quattro ore di presenza in strada (via Maestra) e di volanti- naggio nelle altre strade della città, la chiesa si è riempita di tanti giovani (e meno giovani), molti dei quali si sono fermati dalle ore 21,30 alle ore 24 per pregare, riflettere e adorare. Ha veramente riscaldato il cuore vedere ragazze e ragazzi semplici, lieti, determinati e ricchi di fiducia in Dio. Hanno guidato la veglia di preghiera con convinzione e fede grande, lasciando in tutti pace e gioia. Preghiera di affidamento Mi metto nelle tue mani, Signore. Tu mi hai creato per te. Non voglio più pensare a me, ma solo seguirti. Che cosa vuoi che io faccia? Permettimi di fare la strada con te, di accompagnarti sempre, nella gioia e nel dolore. Consegno a te desideri, piaceri, debolezze, progetti, pensieri che mi trattengono lontano da te e mi ripiegano continuamente su di me. Fa’ di me ciò che vuoi! Signore a che serve la mia vita se non per donarla? Voglio impegnare la mia vita, Signore, sulla tua Parola, voglio mettere in gioco la mia vita sul tuo Amore. Gli altri pensano ai risparmi, tu mi hai detto di dare; gli altri sistemano, tu mi hai detto di camminare e di essere pronto alle gioie ed alle sofferenze, alle vittorie ed alle sconfitte; di non mettere la fiducia in me, ma in te; di mettere in gioco la mia vita puntando su di te senza preoccuparmi delle conseguenze. E infine di rischiare la mia vita contando sul tuo Amore. Così sia, Signore Gesù! 12 FLASH DAI CENTRI Cuneo Mirella Lovisolo Notizie dalla sede Ottobre 2013. Dalla sede di Cuneo sono stati realizzati in settembre tre gazebo a Busca, Cuneo, Saluzzo. Come sempre, sono esperienze molto belle che sentiamo consone alla nostra vocazione dell’annuncio sulla strada e all’invito del Papa che è venuto a confermare la nostra bella missione, sognata dal fondatore P. Giuseppe M.: “cercare” la gente, i fratelli cui annunciare Cristo, là dove sono. Una bella novità: in questi tempi è venuta alla sede una ragazza albanese che parla bene l’italiano e che ha studiato qui in Italia, è sfuggita ai TdG che l’avevano irretita. Ha visto l’Associazione ed è venuta a conoscerci per “sentire parlare di Gesù”. Si è trattenuta con noi, entusiasta delle nostre pubblicazioni. Ha voluto tradurre in albanese i fogliet- Gazebo a Saluzzo 13 FLASH DAI CENTRI ti su arte e fede così da presentarli, con gli altri, sull’espositore esterno, in modo che anche i fratelli albanesi possano conoscere l’annuncio che viene fatto tramite l’Associazione. Ringraziamo il Signore. Giornalmente studiamo insieme la Parola di Dio mentre stanno maturando altre idee che, se possibile attuare, racconteremo. Vorrebbe, sul piano lavorativo, occuparsi di turismo Italia-Albania, nazione ricca di località molto suggestive, inesplorate dal grande turismo. Spera di trovare lavoro in questo campo e gruppi da accompagnare. Se qualcuno fosse interessato si rivolga a: [email protected] Mostra «Grafie dell’Anima» Ad agosto la mostra è andata in montagna, a Sampeyre in Val Varaita, centro turistico molto frequentato d’estate, ospitata nel Museo Storico etnografico del Comune in un simpatico connubio con gli elementi della antica tradizione locale. Numerosi e interessati i visitatori per i quali il sabato e la domenica c’era la visita guidata. I dialoghi con gli ospiti sono stati caratterizzati da quella tranquillità con cui si vivono le esperienze in vacanza e quindi con molta possibilità di scambio di riflessioni e di conoscenza di persone e realtà varie, in quanto i turisti La mostra Grafie dell’Anima a Sampeyre 14 FLASH DAI CENTRI provenivano da luoghi diversi, molti da Torino e dall’estero. Attualmente la mostra sembra essere stata richiesta da un centro vicino a… Roma! Vi dirò se andrà in porto. Un’altra cosa bella che si sta vivendo è la presentazione della mostra, tramite proiezioni, nel carcere di Saluzzo. Per ora si fa in una sezione, ma il progetto comprende la presentazione a tutti i detenuti. Le difficoltà burocratiche d’ingresso sono notevoli e servono ad esercitare la pazienza nella precisa intenzione di arrivare all’obiettivo che è l’annuncio di Cristo a questi fratelli sicuramente ultimi, persone di tutte le religioni, persone che non credono, ma desiderose di sapere e felici che qualcosa di nuovo permetta loro di uscire dalla cella. Vorrei da queste righe esprimere ancora tutta la solidarietà alla moglie del carissimo Tonino, volontario della sede di InformaCristo a Genova. Un carissimo amico con cui abbiamo avuto una viva, cordiale e generosa collaborazione per le mostre realizzate a Genova. Era molto affezionato all’InformaCristo cui dava moltissimo. Ora è certamente tra i “giusti” nel Signore. Sala del Museo storico-etnografico di Sampeyre 15 FLASH DAI CENTRI Genova Laura Rossi Lutto Il 2 agosto scorso un grave lutto ha colpito l’associazione. Il Signore ha preso con sé Tonino Andreacchio, il nostro collaboratore che la delicatezza di Dio ci aveva inviato in un momento in cui si doveva decidere, dopo la malattia della responsabile Lelia, il futuro della sede genovese dell’InformaCristo. Tonino arrivò in sede proprio il mattino del giorno in cui eravamo lì per valutare la situazione. Appena entrate nel locale, che aveva le serrande ancora a metà, un signore con il casco da motociclista in testa, domanda se può parlare alla responsabile. La sua intenzione, visto che da mesi vedeva che le serrande erano sempre abbassate, era quella di offrire la propria disponibilità a fornire aiuto affinché il centro di Genova potesse riaprire. Senza ancora aver valutato la possibilità e la portata dell’offerta, la sensazione che provammo fu che la Provvidenza c’è e che si manifesta proprio nel momento del bisogno, quando tutto pare andare a rotoli. In seguito Tonino si incontrò a Torino con il consiglio dell’InformaCristo che accettò la sua collaborazione. Così Tonino, aiutato dalla nostra Tonino al gazebo di via XX Settembre 16 FLASH DAI CENTRI Teresa e poi in seguito da altre volontarie e volontari, fu l’aiuto che il Signore ci dette per portare avanti la missione dell’InformaCristo fino ad oggi. Tonino ha portato la Buona Notizia dove la gente passa frettolosa, ha allestito con noi piccoli gazebo nei luoghi più frequentati da ogni tipo di persona. Ora siamo sicuri che Tonino ci aiuterà ancora di più, in un modo più grande: quello di raccomandarci a Colui che un giorno lo inviò in Piazza Bandiera per offrire e spezzare il “pane della fede” a chi non lo conosce ancora, l’ha dimenticato o messo da parte, perché Lui non dimentica mai, né mette da parte alcuna sua creatura. Grazie Tonino! Presentazione di InformaCristo al consiglio pastorale vicariale Il 15 ottobre in occasione di una riunione del Consiglio Pastorale Vicariale della nostra circoscrizione, ci è stato chiesto di spiegare lo scopo dell’associazione che a Genova è attiva dal 1998. Ben volentieri si è accettata questa possibilità e, per aiutare a comprendere la missione dell’InformaCristo, sono stati molto utili alcuni spunti raccolti dalle parole di Papa Francesco che riflettono perfettamente le intenzioni del Fondatore dell’Associazione. Per esempio: «Dobbiamo uscire … verso le periferie, tutti gli incroci … e là seminare il seme del Vangelo, con la parola e la testimonianza …» (Roma, Convegno ecclesiale, 17 giugno 2013). Il Fondatore, padre Giuseppe Maria Borgia, ripeteva spessissimo: «Dobbiamo metterci sui passaggi e luoghi frequentati da tutti – i crocicchi – per incontrare la gente, interessarla e scuotere chi forse è indifferente o contrario al discorso sulla fede». Alcuni interventi sono stati molto utili per l’approfondimento. Da questo incontro che è stato molto cordiale, dovrebbe concretizzarsi una collaborazione con le parrocchie. Le riflessioni di Papa Francesco sull’urgente bisogno di annuncio rinnovato della fede, esigono dagli annunciatori una essenziale mobilità cioè «uscire… andare verso le periferie… cercare le 99 pecorelle smarrite… sulle strade”. È necessario stare al passo con i cambiamenti culturali anche nello stile dell’annuncio, soprattutto a coloro che cercano consciamente o no le ragioni della speranza. Seguiranno altri incontri per una più precisa programmazione. 17 DICIAMOLO CON L’ARTE Sotto una buona stella Mirella Lovisolo Sul sarcofago d’inizio sec. IV detto di Arles del Museo di Arles e che si trova oggi nel Museo Pio Cristiano a Roma detto del Presepe, è scolpita la scena che rimanda subito alla più nota e poetica immagine natalizia. Ma a una più attenta osservazione degli elementi compositivi, essa ci rivela qualche anomalia e ci trasmette qualcosa di più profondo che c’induce a ricercare il significato reale che lo sconosciuto autore dell’opera voleva comunicare. “Presepe” significa letteralmente “mangiatoia” e la mangiatoia è l’unico riferimento ambientale che identifica, nel vangelo di Luca (2,7), la prima dimora del neonato Gesù. Nella scultura del “Presepe” la mangiatoia è una grande cesta di vimini posizionata al centro della composizione e molto ingrandita secondo l’antico uso egiziano che ingrandiva il personaggio più importante. Accanto al Bambino – che è un piccolo adulto, fasciato come una mummia – appare la figura di un giovane uomo, un pastore, o forse più probabilmente il profeta che, 18 come nel dipinto della Catacomba di Priscilla, indica la stella. Accanto al Bambino i due animali, il bue e l’asino, al di sopra la stella e i tre Magi, molto definiti nei loro atteggiamenti e descritti con precisione nei loro costumi orientali. Accanto a Gesù manca la madre; la figura femminile di destra raccolta nel panneggio classico potrebbe essere Maria, ma più probabilmente è una figura appartenente ad una scena successiva del sarcofago. La raffigurazione esprime il racconto della Natività narrato dall’evangelista Matteo secondo cui Gesù è il Messia, preannunciato dai profeti, che porta a compimento le Scritture; Egli è l’Emmanuele-Dio-con-noi di Is 7,14 che, rifiutato dal suo popolo, è adorato dalle genti, simboleggiate nei Magi. La presenza dei due animali rimanda simbolicamente a quel rifiuto, infatti, essi sono metafora del popolo ebraico e pagano, cioè di tutta l’umanità che Cristo incarnandosi è venuto a salvare (S. Ambrogio). Essi hanno un significato che è stato fatto derivare da DICIAMOLO CON L’ARTE Isaia 1,3: «Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende». La scultura rende sinteticamente il racconto: il bambino nella cesta-mangiatoia è il nuovo Mosè nato per salvare il suo popolo, egli è rappresentato nelle fasce della morte con cui darà compimento all’Incarnazione. Nella raffigurazione non si allude alla “grotta”, Matteo (2,11) infatti parla di “casa”, al di sopra della quale appare la stella. L’immagine della stella iconograficamente deriva dal monogramma cristologico: la sovrapposizione X e I di Cristo, la “stella annunciata da Balaam” (Nm 24,17). I Magi sono dunque i protagonisti del “Presepe”; vestiti all’orientale – berretto frigio, tunica, mantello, brache – avanzano dialoganti, nel classico atteggiamento tramandato dal racconto apocrifo, verso il Bambino da adorare (Mt 2,9-11). Matteo non spiega nulla di questi rappresentanti del primo annuncio di Cristo ai pagani; dice solamente che essi provengono dall’Oriente e che, seguendo “la sua stella”, giungono al luogo dove si trova il bambino. Non dice quanti sono, né i loro nomi. Essi rappresentano, secondo una tradizione successiva, tutte le razze, l’intera umanità in tutti i tempi e luoghi. Il numero tre – stabilito con Origene, è rapportato alle tre età dell’uomo: infanzia, giovinezza, vecchiaia. L’identificazione dei Magi come re si riferisce ad una rilettura di Is 60,3-6: «Cammineranno le nazioni alla tua luce, i re allo splendore del Epigrafe di Severa – sec. III 19 DICIAMOLO CON L’ARTE tuo sorgere». Il termine màgos li definisce come aruspici, incantatori, astronomi, sapienti, sacerdoti di Zoroastro. Clemente di Alessandria nel sec. III dice che erano persiani; Tertulliano e Origene affermano che erano caldei o babilonesi. Giustino (Dial. 78) – è l’ipotesi considerata più affidabile – fa provenire i Magi dall’Arabia, la zona cui apparteneva la città di Damasco dove vi era una forte presenza di giudei e dove era molto nota la profezia di Balaàm sulla stella (J. Daniélou, I simboli cristiani primitivi, 1997, p. 135). La stella, nell’antico Oriente, è segno di un re divino. Quello di Balaàm è allora un grande annuncio, per questo la sua figura (identificata a volte con lo stesso Zarathushtra) è sempre presente nell’antica iconografia della Natività. Dice infatti Origene: «I magi, scorgendo quel segno divino nel cielo, vollero indagarne il significato. Essi possedevano le stesse profezie di Balaàm» e vivevano l’attesa annunciata dalla visione. Frammento di sarcofago. Roma - Museo Pio cristiano 20 Dove sarebbe apparsa la stella? Per Jean Daniélou (ivi) doveva essere apparsa in una regione, meno lontana dalla Persia, nella quale si praticavano culti astrali, probabilmente Damasco in Siria. Chi è questa stella? La stella «sorta da Giacobbe» è quel «Sole che sorge» di cui canta Zaccaria (Lc 1,78), «la stella luminosa del mattino», radice e stirpe di Davide (Ap 22,16); è la «Luce che splende nelle tenebre» di Gv 1,5: Gesù, che, nella precarietà della nostra esistenza, continua a rassicurarci: «Io sono la luce del mondo perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 13,46). I cristiani possono davvero dire di essere “nati sotto una buona stella”: quella di Cristo, luce annunciata a tutti i popoli “di buona volontà”: «Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse» (Is 9,1). COMUNICAZIONE & DINTORNI Quanto pesano le parole? Angela Silvestri Un chilo? Un quintale? Una tonnellata? Non saprei, ma le parole pesano. Pesano soprattutto se volano lievi, come quelle di Pablo Neruda: «Perché tu mi oda le mie parole a volte si assottigliano come le orme dei gabbiani sulle spiagge». È innegabile la forza delle parole. Le parole hanno un peso, talora anche travolgente. E possono lasciare ferite indelebili. Non sono mai leggere. Una volta pronunciata, una parola non torna mai indietro, si fa strada nella mente di chi ascolta, diventa un pensiero e produce azione. Spesso non è tanto nei fatti raccontati, ma nei sostantivi, negli aggettivi e negli avverbi utilizzati che risiede la potenza delle parole. È scegliendo le parole che i media plasmano l’opinione pubblica. Senza volermi riferire ad eventi in atto, o di un passato recente, di fatto parlando del “regime” piuttosto che del “governo” si delegittimano le autorità di un paese; parlando di “combattenti” o di “militanti”, si neutralizzano le percezioni di atti – altrove qualificati terroristici – quali l’esplosione di autobombe o l’assassinio di personalità del “regime”. Se i terroristi che sequestrano persone sono definiti “partigiani”, è ovvio che le forze di pace sono “aggressori, forze di occupazione” e i terroristi possono diventare “la resistenza”. Parlando di “parti in conflitto” si suggerisce quantomeno la parità morale tra governo ed insorgenti. Un’operazione delle forze del “regime” viene dichiarata “strage”, mentre l’equipollente operazione degli oppositori potrebbe essere “militare”. O viceversa. Non è tanto una questione dei fatti, ma della loro “qualificazione mediatica”1. Pensiamo alla forza delle parole nella pubblicità, nella politica, nel contesto familiare o civile, dove possono essere mortificati o esaltati con una semplice parola la vita di persone o di popolazioni intere. Pensiamo all’abisso di orrore che copre la parola “negazionismo”, o la dichiarazione [di un politico] «rastrelleremo casa per casa» riferito agli immigrati, dopo una rissa tra maghrebini e latinoamericani. In 21 COMUNICAZIONE & DINTORNI una situazione delicata si è usata la parola «rastrellamento», poi smentita; ma ormai nessuno potrà cancellarla: è stata pronunciata e sentita. Gli italiani dovrebbero indignarsi e pretendere il rispetto per chi è morto a causa di quella parola, forse dopo essere stato caricato su un treno per Auschwitz. Anche nel blog Ewriters qualcuno si è posto il nostro stesso interrogativo. E risponde: «Le parole hanno un peso. O meglio: le parole hanno un peso? Ci sono parole capaci di far rivoluzioni, parole che fanno gli uomini grandi o che li rendono infinitamente piccoli. Ci sono parole cariche di significato, e parole vuote. Ci sono parole che avevano un significato, ma qualcuno le ha usate troppo o le ha usate male, o ora quelle stesse parole ci tornano vuote, insipide nel pronunciarle o nel sentirle pronunciare. Ci sono parole capaci di uccidere, di renderci aridi e irriconoscibili. Ci sono parole capaci di farci risorgere, o di emanciparci. Ci sono parole devastanti e parole risolutrici. Le parole hanno un peso diverso per ognuno di noi. E a volte capita di non capirlo, e si pensa che le parole, che fanno fra22 si, che esprimono concetti, abbiano il solo significato e il solo peso che noi gli attribuiamo, ignorando maldestramente che ci sono parole che hanno una precisione chirurgica nel rappresentare qualcosa, e che l’intenderle diversamente cambia i concetti stessi. Ma ci sono parole universali, il cui peso non può essere rimesso ad un canone di soggettività, se non entro limiti assai stretti. E se queste parole vengono usate, devono avere il loro peso. Perché se non ce lo avessero, le si svuoterebbe di ogni significato, e rimarrebbero involucri freddi, insipidi, spenti. E quando certe parole si spengono, si fa fatica a ricostruirne il vero significato. E perdiamo parte di noi stessi e del mondo che ci circonda, perché non riusciamo più a descrivere qualcosa per come lo vorremmo. Le parole giuste ci usciranno, ma non avranno più lo stesso peso, perché le abbiamo svuotate senza neanche accorgercene. Noi stessi perderemo di credibilità. Le parole hanno un peso, dunque, ma non basta. Bisogna dargli peso, soprattutto quando si tratta di parole universali. Ecco perché con le parole talvolta occorre essere precisi, fare at- COMUNICAZIONE & DINTORNI tenzione e sceglierle con cura. Non a caso certe parole non s’improvvisano, ma ci si pensa molto prima di dirne una piuttosto di un’altra, o si impiegano moltitudini di parole per assicurarci che una sola parola sia stata davvero compresa per come la intendiamo. Alcune parole vanno custodite, usate con cura e solo se si è davvero certi di volerle usare. Non bisogna commettere l’errore di usarle con leggerezza. Altrimenti… non saremo più credibili nel pronunciarle, e noi stessi che le pronunciamo le ritroveremo sbiadite, vuote, consumate». Ma delle parole ne abbiamo tuttavia un bisogno immenso, essenziale. «Le parole sono importanti», diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa. Pare che Federico II avesse compiuto un esperimento: affidare alcuni orfani a nutrici con l’ordine di provvedere ai loro bisogni ma di non rivolgere mai loro la parola. L’imperatore voleva scoprire quale lingua avrebbero parlato una volta cresciuti. I bambini non crebbero mai, morirono tutti prestissimo. Perché anche gli animali sanno comunicare, ma l’animale culturale è solo uno, e di parole si nutre. Parole, parole, parole… cantavano Mina e Alberto Lupo. Ma non sempre sono “solo parole”. Le parole esigono il massimo rispetto, e le dobbiamo utilizzare con cura, per dire solo ed esattamente quello che intendiamo dire. Molto, troppo spesso si dice una cosa per dirne un’altra, le frasi si contorcono, si creano ad arte sottintesi, allusioni, si ventilano giudizi che si insinuano nella mente di chi ascolta e sono in grado di sfalsare del tutto la verità: non ne possiamo forse fare a meno, “siamo fatti così”, si dice, ma quanto si possano talora violentare le convinzioni altrui, e si diventa capaci di distruggere persone o di ribaltare ingiustamente situazioni. In un’epoca come la nostra dominata dai media che ci costringono a percepire e ad emettere un flusso ininterrotto di parole, capace di travolgerci, ricordiamolo soprattutto quando l’utilizzo di questi mezzi è finalizzato a trasmettere in qualche modo ad “amici” o “seguaci” che dir si voglia, il grande messaggio dell’amore eterno di Dio per noi, da sempre: «In principio era la Parola…» 1 Cfr. rivista Terrasanta, gennaio-febbraio 2013. 23 religioni culti magìa Serie domande e fluide risposte Diffusione di uno spiritualismo “à la carte” Laura Rossi Le serie domande sono quelle insopprimibili richieste di spiegazioni dettate dalla fame di senso. Senso della vita, della fatica quotidiana, della gioia, del dolore, del bene e del male, della morte e del destino umano …. Domanda di senso che viene talvolta espressa con violenza, quasi un urlo disperato alla ricerca di risposte che sazino la fame. Il progredire della modernità sta causando un radicale individualismo e la mentalità consumistica è la mentalità del voglio tutto e subito, tutto ciò che è possibile è lecito. In questo contesto, dove tutto può essere lecito purché sia possibile, la seria domanda di senso incontra inevitabilmente risposte sbagliate, forse attraenti, ma che mettono in discussione quei fondamenti culturali e spirituali che stanno all’origine della domanda stessa. Agli albori dell’emergere di nuove forme di religiosità, in occasione della GMG di Denver (USA) 10-15 agosto 1993, Giovanni Paolo II inviava questo messaggio ai giovani: 24 «Esistono profeti ingannatori e falsi maestri di vita. Ci sono innanzitutto maestri che insegnano ad uscire dal corpo, dal tempo e dallo spazio per poter entrare nella vita vera. Essi condannano la creazione e, in nome di uno spiritualismo ingannevole, conducono migliaia di giovani sulle strade di una impossibile liberazione che li lascia alla fine più soli, vittime della propria illusione e del proprio male». Le fluide risposte alla fame di senso sono quelle che hanno portato al diffondersi dello spiritualismo contemporaneo che si presenta in modo sfumato, vago, molte volte senza il bisogno di formalizzarsi. Si parla di “reti” o “galassie” in cui confluiscono realtà differenti, ma accomunate dai più svariati concetti e credenze. Alla base della multiforme varietà di gruppi, c’è l’affermazione della divinizzazione dell’Io e tutta una serie di pratiche come l’astrologia, lo spiritismo, la magia, le terapie alternative, le pratiche per lo sviluppo religioni culti magìa del potenziale umano… e migliaia di altre. Non c’è che da scegliere in questo menu à la carte senza rendersi conto che alla fine un tale genere di religiosità produrrà fragilità psichica, insicurezze e paure. Le parole di Paolo sono attualissime, sono uno specchio di chi vuol costruirsi una sua “religione”: «Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole» (2Tm 4,3-4). Purtroppo a serie domande si preferiscono fluide risposte. «Con franchezza, il consumismo della spiritualità mi preoccupa. Nel cammino di una persona ci sono motivazioni diverse, ma io credo che su un milione di individui che pensano a una conversione, uno soltanto abbia profonde spinte. Se si cresce dentro una tradizione religiosa, non la si lascia pensando che un’altra dia un benessere spirituale o psicologico. Ciascuno continui con la sua tradizione. Ma, soprattutto, se cambiate, ricordatevi sempre di non criticare e umiliare la religione che avete appena lasciato. Rispettatela con amore». Dalai Lama (La Stampa, 29 giugno 2001) Il Pentacolo è uno degli strumenti dell’officiante di magìa bianca. È un piatto medio (in legno, metallo o argilla) su cui è incisa la figura di un pentacolo, ossia, una stella a cinque punte dentro un cerchio. Simbolizza la terra. 25 Qui pubblicità Punti di esposizione e distribuzione per manifesti, opuscoli e dépliant dell’Associazione Informazioni su Cristo ASS. INFORMAZIONI SU CRISTO sede di Torino sede di Genova sede di Cuneo LOCALI VARI Copisteria La Puntuale Torino Casa Impiegate e Studentesse Torino Casa Convegni Maria Regina Saluzzo Libreria Escata Verzuolo Caserma Cernaia Torino Cimitero Monumentale Torino Albergo «Genova e Stazione» Torino Basilica di Superga Torino Monastero Cappuccine Torino Chiesa N.S. della Salute Torino Chiesa S. Giuseppe Cafasso Torino Chiesa S. Francesco da Paola Torino Chiesa San Rocco Torino Bar, via della Consolata Torino Fotografo, via XX Settembre Torino Ufficio ANCOL Saluzzo Curia, ingresso Saluzzo Casa di Reclusione Saluzzo Casa del fiore Verzuolo Municipio (atrio) Barge Curia, sala d’attesa Alba Casa Opere Diocesane Alba Sede CVA Alba Panetteria Giacosa Alba Libreria L’incontro Alba Calzature Fabbri Alba 26 Panetteria Sirio Alba Biomedical Alba Istituto Musicale Alba Confartigianato Alba Acconciature Angela Alba Fioraio F.lli Colombano Alba Panetteria Gerlotto Alba Scuola enotecnici Alba Casa della giovane Alba Cartoleria Minimondo Alba Scuola materna (Moretta) Alba Lavanderia/sartoria Drusy Alba Fioraia «Punto verde» Alba Utensili Promio Giusy Alba Pettinatrice Rosella Alba Giornalaio Stazione FS Alba Chiesa Cristo Re Alba Santuario della Moretta Alba Bottega di Elia Alba Chiesa Divin Maestro Alba Oratorio San Cassiano Alba Centro Caritas Alba Seminario Alba Cattedrale Alba Chiesa S. Margherita Alba Chiesa Divino Amore Baraccone Parrocchia Gallo d’Alba Parrocchia Mussotto d’Alba Casa Convegni Altavilla Alba Autoscuola Ardito Neive Scuola materna Diano d’Alba Gelateria Magliano Alfieri Bar Sport Magliano Alfieri Chiesa parrocchiale Lequio Berria Chiesa parrocchiale Castagnito Chiesa S. Giuseppe Montelupo Oratorio parrocchiale Govone Parrocchia Canove Tessuti Pastura Bra Ambulatorio ASL Bra Chiesa B.V. del Rosario Bra Chiesa Cappuccini Bra Chiesa Battuti Neri Bra Acconciature Il Pettine Cuneo Locali vari Acqui Terme Parrocchia San Bernardino Albenga OSPEDALI Molinette Mauriziano Gradenigo Martini Nuovo Torino Torino Torino Torino San Giovanni Bosco Torino Sant’Anna Torino Maria Vittoria Torino Oftalmico Torino C.T.O. Torino San Luigi Orbassano Ospedale civile Alba Ospedale civile Savigliano Ospedale civile Alessandria San Martino Genova Galliera Genova Gaslini Genova Paverano Genova Ospedale Sestri P. Ospedale Sestri L. Sant’Orsola Bologna Ospedale Malpighi Bologna Ospedale Maggiore Bologna Ospedale civile Corigliano Calabro Campagna pubblicitaria ad Alba 27 VETRINE C.so San Martino 1 Torino Via Po 4 Torino Via Sacchi 2 Torino C.so Vittorio Emanuele II 60 Torino Via Carlo Alberto 39 Torino Via Cavour (chiesa Madonna Torino degli Angeli) Via Nizza 25 Torino Via Nizza 92 Torino Via delle Orfane Torino (ang. Via Garibaldi) Piazza San Carlo Torino (chiesa di S. Cristina) Via Sacchi 44 Torino Via XX Settembre 81 Torino Autoscuola Canta Orbassano Piazza Galimberti 12 Cuneo Piazza Europa Cuneo Via Umberto 82 Busca Via San Rocco Bra Via Audisio 1 Bra Santuario Belmonte San Bernardo Verzuolo Santuario Cantogno Centro Commerciale Alba Via Maestra 9 Novara Via Caprera 8 Piazza Corvetto Via 5 Maggio 5 Via Bellucci (Nunziata) Via Cantore 21 Piazza Goffredo Villa Piazza Acquaverde Piazza Caricamento Piazza Genova Genova Genova Genova Genova Genova Genova Genova Cervinia FOGLIO DI COLLEGAMENTO - Semestrale di informazione dell’Associazione Informazioni su Cristo 10125 Torino Corso Marconi 3 Tel. e Fax 011 540681 16124 Genova Piazza Bandiera 27r Tel. e Fax 010 2465085 12100 Cuneo Corso Giolitti 21 Tel. 333 3901053 Internet: www.informacristo.org E-mail: [email protected] ccp 31717101 Direttore Responsabile Renza Guglielmetti - Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 124 del 4-4-1991 28 ROC n. 19390