ABSTRACTS ! ! ! ! ! ! GRUPPO C PROGETTI RIVOLTI A MIGLIORARE LA QUALITÀ (TECNICA E PERCEPITA) ACCOGLIENZA ! ! ! ! ! ! ! ! Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto Punto I.C.A.R.O L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese” L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine conoscitiva tra gli operatori del comparto L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese”. L’indagine sulla qualità percepita dai cittadini. L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale Il servizio accoglienza dell’Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari ospedalieri verso i cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso il Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. ASPETTI ALBERGHIERI ! ! ! ! Il pranzo e' servito! Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!! www.servizioalberghiero.it La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di ristorazione nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”. CARTA DEI SERVIZI ! ! La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di volontariato e di tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli impegni contenuti nella “Carta dei Valori e degli Impegni dell'Arcispedale S. Maria Nuova.” La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione nell'ambito del ! ricovero in eta' pediatrica. Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario Nazionale: un approccio bottom-up CERTIFICAZIONE ! ! Progetto di certificazione ISO 9000 dell'Unita' Operativa di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Progetto di certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino DOLORE ! ! ! ! ! ! Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto miocardico e ottimizzazione della terapia analgesica. Le Cure Palliative Insieme per il Civile senza dolore Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il miglioramento della gestione assistenziale del paziente chirurgico Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore nell'ospedale pediatrico " Anna Meyer "- istituzione di un servizio per la terapia del dolore“Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità dell'assistenza negli ospedali. FORMAZIONE ! ! ! Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della valorizzazione delle risorse umane nell'Azienda Ospedaliera Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra l'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere. INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO ! ! ! ! Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione dell'accesso ai presidi medico-chirurgici e sanitari. Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà savonese. “Dimissioni protette”,elaborazione di una guida informativa per il paziente e la sua famiglia “sai che…” informazione a utenti e familiari per l'assistenza presso il domicilio. Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco. PRIVACY E CONSENSO INFORMATO ! ! Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una scelta consapevole Percorso chirurgico DEFINIZIONE DI PROCEDURE ! ! ! ! ! ! ! ! Un progetto di attivazione di linee guida Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica e della partecipazione attiva dei cittadini. Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione HACCP autocontrollo e miglioramento della qualità dei pasti somministrati ai pazienti degenti. L'Emergenza Urgenza Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione in Medicina Generale Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino SICUREZZA ! ! ! ! Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla titolazione anti-legionella. Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un manuale operativo Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici: i cambiamenti intervenuti nei comportamenti del personale e dei clienti-pazienti. La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria: l'esperienza HPH della Regione Emilia-Romagna. TECNOLOGIA ! Il Progetto Netlink: la carta sanitaria del cittadino ! La teledialisi in dialisi peritoneale ! Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la gestione integrata a distanza dei pazienti oncologici. ACCOGLIENZA TITOLO AUTORE Accoglienza del paziente ricoverato e dell'operatore neoassunto Coordinatori Referenti Regionali: Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv. (GE) Tel 010 5553816 e-mail: [email protected] Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV) Tel 019 6232415 e-mail: [email protected] 164 AZIENDE * Fernanda Ciccione, Loredana Reghezza, Micaela Pagliano;**Antonella Piazza, M.Enrica Auteri; ***Loredana Sasso, Angela M.Richeri, Caterina Capelli; °Franco Piu, Bruno Ferrando, Filomena Barberio; °°Maura Bonvento,Rina Giannini, Sandro Firenze, °°°Chiara Bongioanni, Ornella Di Pasquale; ^Bruno Cavaliere, Anna Renzini; ^^Paola Brignole, Cristina Giordano, Bruno Mentore, Fernanda Stefani. *AUSL 1 Imperiese, **AUSL 2 Savonese; ***A.O.Ospedale S.Corona Pietra Savona; °AUSL 3 Genovese; °°A.O.Villa Scassi Sampierdarena Genova; °°°E.O. Ospedale Galliera Genova; ^A.O. S.Martino e Cliniche Universitarie Convenzionate; ^^AUSL 4 Chiavarese Genova. La rete HPH Regionale Ligure di recente costituzione, recependo gli indirizzi di promozione della salute propri dell'OMS e delle reti HPH internazionali, ha predisposto alcuni progetti inerenti tematiche ritenute prioritarie per il raggiungimento di tale obiettivo. ACCOGLIENZA DEL PAZIENTE RICOVERATO Coordinatore referente regionale Angela Maria Richeri A.O. Ospedale Santa Corona Pietra Ligure (SV) Tel 019 6232415 Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato all'accoglienza della persona ricoverata in ambito ospedaliero, in quanto ha ritenuto che creare un clima in cui il paziente riesca ad esprimere al meglio i suoi bisogni possa costituire uno stimolo alla sua partecipazione attiva, aumentando il controllo sul suo stato di salute. Obiettivi: ! Facilitare all'utente il passaggio da un ambiente “familiare” ad una struttura sanitaria ! Realizzare un clima di ospitalità, protezione e sicurezza ! Garantire informazioni personalizzate, complete e comprensibili ! Standardizzare le attività del personale sanitario addetto all'accoglienza Target: Tutti i pazienti ricoverati presso i Dipartimenti e le UU.OO. di Medicina degli Ospedali Liguri aderenti alla rete regionale HPH Fasi del progetto: ! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000 ! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola azienda sanitaria e/o unità operativa con il coinvolgimento del personale interessato all'applicazione della procedura ! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche Valutazione dei risultati: ! Questionario di analisi della soddisfazione del paziente ! Interviste random ai pazienti ricoverati 165 AUTORI ACCOGLIENZA dell'OPERATORE NEOASSUNTO Coordinatore referente regionale Bruno Cavaliere A.O. Ospedale San Martino e Cliniche Univ. Conv. (GE) Tel 010 5553816 Il gruppo di lavoro regionale, ad hoc costituito, ha sviluppato un progetto dedicato all'accoglienza della persona, intesa come operatore neoassunto, in quanto ha ritenuto che contenere le situazioni di incertezza relative alla “non conoscenza” del nuovo ambiente di lavoro possa ottimizzarne la consapevolezza sul ruolo di promotore della salute, propria, dei pazienti e della comunità Obiettivi: ! Garantire la corretta trasmissione delle informazioni necessarie a conoscere il nuovo ambiente di lavoro ! Trasmettere adeguate informazioni al fine di ridurre i rischi e gli incidenti dovuti all'operare in situazioni di incertezza ! Migliorare la qualità delle prestazioni erogate ! Ottimizzare la consapevolezza sul ruolo di promotori della salute Target: Tutto il personale di nuova acquisizione nelle Aziende Sanitarie aderenti alla rete regionale HPH Fasi del progetto: ! Realizzazione e condivisione da parte del gruppo di lavoro regionale di una unica procedura di base per l'accoglienza secondo il modello ISO 9000 ! Personalizzazione e contestualizzazione della procedura all'interno di ogni singola azienda sanitaria ,con il coinvolgimento del personale interessato all'applicazione della procedura ! Applicazione, valutazione dei risultati, eventuali modifiche Valutazione dei risultati: ! Questionario di valutazione somministrato ai neoassunti ! Questionario di valutazione somministrato ai responsabili di UU.OO. TITOLO AUTORI AZIENDA Punto accoglienza I.C.A.R.O. Dott.ssa Micaela Pagliano Dott. ssa Maglio Cristina Ufficio Relazioni Pubbliche ASL 1 Imperiese Via Aurelia, 97 18032 Bussana di Sanremo (IM) 166 Tel/fax. 0184/536.644 656 [email protected] [email protected] - [email protected] Cosa è il punto ICARO Il punto ICARO è uno sportello di accoglienza, ascolto, informazione per tutti coloro che si rivolgono all'Ospedale di Sanremo. In particolare si occupa di fornire: INFORMAZIONI: sui servizi offerti, sulle prestazioni, gli ambulatori disponibili e anche sugli altri servizi sanitari dell'Azienda USL 1 Imperiese. COMUNICAZIONI: sulle iniziative, i progetti, le novità del momento, i cambiamenti ASCOLTO: per chi ha un problema e non sa come risolverlo, se ha una richiesta da fare, se vuole segnalare un disservizio, se ha riscontrato una criticità e non sa a chi rivolgersi... RISPOSTE: nel senso che gli operatori fanno il possibile per prendersi cura del cittadino, fornendogli le risposte di cui ha bisogno. Se non ci riescono, cercano comunque di trovare insieme a lui una soluzione ORIENTAMENTO: ovvero alcune indicazioni pratiche su come raggiungere i reparti e gli ambulatori, specie in questo momento di cambiamenti e riorganizzazioni che rendono più difficili gli spostamenti. L'Ospedale è infatti oggetto di un progetto di sostanziale ristrutturazione, che proseguirà per alcuni anni. Perché nasce il Punto ICARO L'idea di istituire sportello di accoglienza deriva dalla volontà di migliorare, con una presenza di operatori sul campo: ! il momento di contatto tra il cittadino e la struttura, la fase di accoglienza e orientamento, l'accesso ai servizi all'interno delle strutture ! la qualità (semplicità, appropriatezza, tempestività, chiarezza, completezza) della comunicazione e la capillarità delle informazioni relative ai servizi (sedi, orari, prestazioni, responsabili…) ! diminuire la percentuale di “richieste improprie” (…il cittadino bene informato utilizza meglio il servizio favorendo l'operatore nel corretto svolgimento del proprio compito). ! migliorare le capacità di ascolto dell'azienda, attraverso il contatto diretto e informale con l'operatore, per raccogliere non solo reclami, ma idee opinioni, suggerimenti… Questo nuovo servizio si affianca ad altri da tempo attivati e destinati all'accoglienza, informazione, ascolto del cittadino, ad esempio: ! Punti informazione, presso le accettazioni degli ospedali e gli uffici della Medicina di base ! “Servizio USL 1 in linea” con Numero Verde, per la prenotazione di esami e visite specialistiche, e la diffusione di informazioni. ! Ufficio Relazioni Pubbliche ! Cartellonistica e segnaletica: all'interno delle strutture (presidi ospedalieri e 167 ambulatori) Tuttavia dalle rilevazioni effettuate, tali strumenti risultavano essere insufficienti a soddisfare i bisogni informativi e di accoglienza dei cittadini, che lamentavano la difficoltà di reperire informazioni, nel momento in cui si trovavano all'interno delle strutture dell'azienda. Come funziona il Punto ICARO ICARO è una postazione di informazione ascolto aiuto- orientamento per il cittadino che accede all'Ospedale. È stata collocata nell'atrio principale, contigua alla postazione del centralino. In tal modo si è garantita l'accessibilità diretta al cittadino, non presentando barriere architettoniche, consentendo visibilità e riconoscibilità della postazione e contemporaneamente la possibilità di installare e proteggere delle attrezzature. È posizionato nel cuore del problema là dove il cittadino rileva la propria esigenza informativa, favorisce la manifestazione immediata, informale e diretta del problema. È gestito da personale qualificato, in termini di conoscenza dei servizi e delle modalità di accesso, ma anche dei principali meccanismi relazionali e comunicativi. Si tratta di 10 operatori, che quotidianamente lavorano nelle Direzioni Sanitaria e Amministrativa dell'Ospedale e che a turno svolgono il loro servizio presso ICARO. Ciò consente l'intercambiabilità delle persone alla postazione, garantisce continuità al servizio, riduce, grazie al turn over, gli effetti di burn out degli operatori. Il servizio è in funzione dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 12, ma sono previste anche aperture flessibili qualora si verifichino particolari situazioni di emergenza. In tutti gli altri orari sono sempre presenti, gli operatori del centralino. La postazione è dotata di strumenti di comunicazione e consultazione delle informazioni (telefono, PC collegato in rete alla Intranet aziendale, stampante, fax, fotocopiatrice, scanner). Viene regolarmente rifornita del materiale informativo normalmente prodotto dall'azienda, ma anche di schede informative, opuscoli preparati ad hoc, sulla base delle domande più frequenti presentate dal cittadino (ad esempio mappe dell'ospedale, sia affisse che da distribuire al cittadino, opuscoli sui servizi dell'ospedale, cartellonistica informativa per i visitatori ed i degenti). Chi si rivolge a ICARO Per la maggior parte si tratta di cittadini che accedono alle strutture per effettuare visite ambulatoriali, pratiche burocratiche, ricoveri. In particolare risulta particolarmente utile alle persone anziane (che percentualmente costituiscono i maggiori frequentatori dei servizi), ai cittadini stranieri, ai turisti (che specie nei periodi estivi costituiscono larga parte dell'utenza della struttura. ). Per agevolare l'accoglienza dei cittadini extracomunitari, alcuni operatori tra quelli individuati sono stati formati sulle tematiche relative alla relazione con persone appartenenti ad altre culture ed ai fondamenti di una lingua straniera per favorire la comprensione linguistica e meglio rispondere ai bisogni del cittadino. Per migliorare ulteriormente il servizio nel progetto ICARO sono state coinvolte le Associazioni di Volontariato e Tutela, che collaborano con l'azienda, e nel prossimo futuro, probabilmente, anche obiettori di coscienza o studenti che desiderino fare “volontariato” per acquisire crediti scolastici. Tale collaborazione prevede che, nelle ore particolarmente calde, l'operatore venga affiancato da un volontario che contribuisca 168 all'accoglienza-orientamento del cittadino, agendo come una sorta di “angelo guida” , accompagnando all'interno della struttura le persone particolarmente in difficoltà (anziani, disabili…). Primi risultati Il punto ICARO è attivo dal 4 giugno 2001. Dopo le prime settimane di sperimentazione del servizio si è proceduto alla rilevazione sistematica dell'affluenza, per fasce orarie e giorni della settimana, e della tipologia dei quesiti e delle richieste avanzate dai cittadini. Il monitoraggio dell'attività nel mese di luglio ha prodotto questi dati: ! 4200 accessi nei primi 4 mesi di monitoraggio, con una media di 45\- persone al giorno. ! Le ore di maggiore affluenza risultano essere nella fascia oraria 9-11, per le prestazioni ambulatoriali. ! I giorni di maggiore afflusso, quelli in cui ci sono più prestazioni ambulatoriali, e meno attività in sala operatoria (Mercoledì e Venerdì) ! Le richieste ricorrenti riguardano informazioni su come e dove effettuare una prestazione, dove trovare un reparto o un ufficio, come e dove pagare i ticket, dove è ricoverato un parente. Prospettive Future Il progetto ICARO, nel mese di Settembre, verrà esteso con l'attivazione di nuova postazione destinata ai servizi territoriali dell'azienda USL. La sede sarà Imperia presso una struttura su cui garvitano ambulatoriale da più servizi sanitaria (Medicina di base, Anziani, Consultorio, poliambulatori…). L'obiettivo è quello di attivare un nuovo punto ICARO “territoriale” che funga da sportello unico per il cittadino. Per altre sedi più piccole e decentrate sul terrirotio, si è pensato invece di attivare postazioni telefoniche con accesso libero che consentano di chiamare direttamente (e solamente) un numero di telefono (collegato all'URP o al Numero Verde) per ricevere in loco informazioni, indicazioni, o per presentare suggerimenti e reclami . TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese” *G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini (gruppo acoglienza U.O. Qualità e comunicazione 169 AZIENDA ASL 3 Genovese) ASL 3 Genovese RAZIONALE DEL PROGETTO Le ragioni che giustificano la scelta del tema in oggetto si possono ricondurre a due filoni principali: 1.la centralità dell'utente in termini “etici” e di “diritto alla salute”. In tale ottica l'accoglienza del cittadino / utente riveste un'importanza cruciale sia nel determinare la sua percezione di “qualita'” intesa come risposta alle aspettative/bisogni sia nel garantire un percorso diagnostico / terapeutico efficace, appropriato e basato sull'evidenza scientifica; 2 radicali cambiamenti in ambito normativo che pongono con forza la necessita' di orientare i servizi all'utenza e ai suoi bisogni. Si tratta di una normativa articolata ed analitica che, a partire dal 1992/93 (D.Lgs 502/517), si snoda con numerosi provvedimenti riportati in bibliografia tutti riconducibili al miglioramento della qualita' del servizio all'utente. La qualita' va intesa in termini strutturali, gestionali e professionali sia nell'accezione relazionale che tecnica. Definizione di accoglienza adottata nell'ambito del progetto: L'insieme di interventi miranti a garantire all'utente: ! sul piano relazionale: ascolto/comprensione dei bisogni e problemi contenimento e gestione dei sentimenti di ansia/paura informazione, educazione alla salute ! sul piano strutturale: adeguatezza ai requisiti previsti dalla normativa ! sul piano organizzativo: semplicita', chiarezza dei percorsi di accesso e di prima informazione DESCRIZIONE DEL CONTESTO La AUSL 3 “Genovese” e' un'azienda articolata e complessa sia in termini di ampiezza territoriale, pluralita' di servizi e varieta' di figure professionali coinvolte. L'Azienda comprende 6 P.O. con un totale di 697 posti letto. I servizi extraospedalieri residenziali e non sono articolati e distribuiti su 113 sedi territoriali. Il personale del comparto amministrativo, tecnico e sanitario che svolge attività di accoglienza / primo filtro, anche occasionale, assomma a n. 2540, su un totale di 4800 dipendenti. La situazione, evidenziata da una prima indagine conoscitiva, rispetto all'accoglienza appare caratterizzata da: ! Iniziative frammentate, non formalizzate, progettate e implementate senza il coinvolgimento di tutte le figure professionali; ! scarsa progettualita' e quindi gestione discrezionale del singolo operatore; ! mancanza di iniziative di formazione / aggiornamento sul tema specifico. Le ipotesi causali che si possono formulare a fronte di tale situazione sono riconducibili a: ·Scarsa cultura orientata all'utente ! Differente significato, interpretazione attribuito alla fase di accoglienza da parte degli 170 ! ! operatori Differente percezione delle eventuali problematiche correlate alle modalita' di accoglienza Scarsa diffusione e utilizzo di strumenti operativi volti (in generale) ad uniformare le procedure OBIETTIVO GENERALE Migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei processi di accoglienza in termini di personalizzazione umanizzazione - informazione OBIETTIVI SPECIFICI ! Documentare l'attuale situazione con riferimento all'accoglienza e convalidare le suddette ipotesi causali ! Identificare le fasi del processo di accoglienza ! Analizzare/categorizzare i percorsi di accoglienza nelle strutture e servizi della AUSL 3 “Genovese” ! Progettare e implementare un intervento formativo per elaborare strumenti (protocolli, procedure) volti a uniformare e migliorare le modalità di accoglienza ! Introdurre gli strumenti elaborati nel contesto operativo ! Valutare l'impatto delle modifiche in termini di qualità percepita dal cliente interno ed esterno CAMPO DI APPLICAZIONE Le strutture e i servizi della AUSL 3 ospedaliere ed extraospedaliere INDICATORI DI VALUTAZIONE / RICADUTA numero di strutture / servizi che hanno elaborato una procedura di “accoglienza” / totale strutture - servizi numero di applicazioni della procedura di “accoglienza” elaborata / totale delle azioni identificate nella procedura numero di strutture/servizi che hanno partecipato ad un'inchiesta sul livello di soddisfazione degli utenti / totale strutture /servizi Livello di soddisfazione - opinione degli utenti rispetto all'accoglienza misurato con questionari e/o interviste e/o focus groups Numero di reclami presentati dagli utenti riferiti alle fasi di accoglienza / Totale reclami PIANO D'AZIONE 171 Fasi Raccolta dati utente, cittadino, operatore Azioni · identificazione delle risorse dedicate alla raccolta del dato · definizione di strumenti per la raccolta del dato (es. interviste, questionari, indagine per gruppi focali) · condivisione degli strumenti e delle modalità di sommi nistrazione all’utente · raccolta e analisi del dato Analisi dell’esistente Censimento, identificazione ed analisi dei dispositivi per l’informazione standardizzata esistenti (cartellonistica, sistemi di informazione codificata) Definizione tappe e Definizione e condivisione di percorsi dell’utente all’interno delle strutture percorsi di accoglienza sanitarie Individuazione e 1. individuazione criteri e indicatori (normativa e letteratura) condivisione criteri ed indicatori Intervento formativo 1. Analisi bisogno formativo 2. Elaborazione progetto formativo 3. Attuazione intervento formativo 4. Valutazione a breve termine: gradimento e strumenti operativi (procedure- protocolli) elaborati Applicazione · Identificazione delle strutture test per i percorsi di accoglienza sperimentale degli identificati all’interno dei percorsi formativi strumenti operativi · Applicazione sperimentale degli strumenti individuati Valutazione degli Analisi di performance degli strumenti applicati nelle strutture sperimen tali strumenti applicati ed eventuale implementazione Applicazione allargata 1. condivisione degli strumenti individuati della procedura 2. applicazione degli strumenti nelle diverse realtà Valutazione della Identificazione degli strumenti di valutazione e applicazione ricaduta del progetto TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della AUSL 3 “genovese” fase 1.1: Indagine conoscitiva tra gli operatori del comparto della AUSL 3 “Genovese” con riferimento all'accoglienza dell'utente G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; 172 AZIENDA E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini ASL 3 Genovese OBIETTIVO GENERALE L'indagine conoscitiva rappresenta la prima fase (raccolta dati) di un progetto accoglienza il cui obiettivo generale è quello di “migliorare la qualita' “percepita” dall'utente dei processi di accoglienza in termini di personalizzazione umanizzazione - informazione OBIETTIVI SPECIFICI ! analizzare il significato attribuito dagli operatori al termine “accoglienza” ! identificare le attività di accoglienza svolte dai diversi operatori e loro frequenza ! raccogliere informazioni sulle modalità attuali di accoglienza e loro adeguatezza nell'opinione degli operatori ! individuare il bisogno formativo MATERIALI E METODI: IL CAMPIONE, LO STRUMENTO E MODALITA' DI SOMMINISTRAZIONE Il campione Per individuare la popolazione target si è assunto come riferimento la seguente delimitazione in senso temporale del processo di accoglienza “attività svolte nel lasso di tempo intercorrente tra il primo contatto con la struttura/servizio e l'inizio della prestazione diagnostico-terapeutica”. In base a tale riferimento si è evidenziato che nella stragrande maggioranza dei casi il personale del comparto è responsabile della gestione dei processi di accoglienza. Tale personale appartenente al ruolo amministrativo, tecnico e sanitario assomma nella AUSL 3 ad un totale di 2546 unità. Il gruppo progetto ha discusso ampiamente sull'opportunità di selezionare solo un campione stratificato. L'opzione di svolgere l'indagine su tutta la popolazione è stata scelta in quanto: ! si tratta di un argomento che presenta molti aspetti legati alla percezione e quindi aperti a interpretazioni soggettive ! nei processi di accoglienza vi è una forte presenza della componente relazionale per sua natura poco codificabile in rigide procedure a differenza di prestazioni di tipo “tecnico” ! estrema diversificazione dei servizi e delle professionalità all'interno della AUSL e la conseguente necessità di coinvolhgere tutti gli operatori per poter disporre di dati maggiormente validi e rappresentativi Lo strumento Si tratta di un questionario elaborato dal gruppo progetto che si articola in tre parti: Prima parte: la prima parte del questionario mira a raccogliere dei dati generali come età, 173 sesso, scolarità, ruolo / qualifica, struttura di appartenenza e anni di servizio in quella determinata struttura. Seconda parte: include 3 domande; la prima mira a comprendere il significato che gli operatori attribuiscono al termine “accoglienza”. Il gruppo ha identificato 15 parole / frasi chiave che possono essere ricondotte a due filosofie, due approcci all'accoglienza: il primo maggiormente “tecnico”, efficiente e razionale (fornire informazioni, presentare il servizio, preparare alla prestazione, attesa della prestazione ecc….), il secondo che tiene in considerazione la persona nella sua globalità e include aspetti relazionali / empatici (ascolto aperto, relazione d'aiuto, comprensione empatica, risposta ai bisogni ecc…). Ai rispondenti (previa rassicurazione sul fatto che non vi sono risposte “giuste” o “sbagliate”) viene richiesto di attribuire delle priorità utilizzando un procedimento di graduale selezione fino ad arrivare a tre opzioni numerate in ordine crescente. Introdurre cambiamenti/miglioramenti nelle modalità di accoglienza presuppone di esplicitare, concordare tra gli operatori che cosa significa “accogliere” l'utente. Comprendere la visione degli operatori sarà utile per la gestione in termini di metodologia “attiva” dell'intervento formativo. Nella seconda domanda vengono elencate le principali attività di accoglienza, sia con riferimento ai presidi ospedalieri che ai servizi territoriali; per ciascuna attività svolta, agli operatori viene richiesto di indicare la frequenza su una scala a 5 punti dal “molto spesso” al “molto raramente”. La terza domanda chiede ai rispondenti un giudizio sul livello di qualità attuale dei processi di accoglienza nel proprio reparto/servizio. Vengono elencati i fattori/criteri di qualità previsti dalla normativa, dalla carta dei servizi e dalla letteratura e si chiede di esprimere una valutazione di qualità su una scala a 5 punti che va dall'”ottimo” all'”insufficiente “. Terza parte: mira a identificare il bisogno formativo dei rispondenti. Vengono elencati i principali argomenti riferiti al tema “accoglienza” a cui i rispondenti devono attribuire un ordine di priorità sulla base dell'utilità per la loro professionalità. Si tratta di uno strumento a domande strutturate con risposte predeterminate; tale scelta si giustifica in quanto interpretare, catalogare, classificare risposte a domande “aperte” avrebbe presentato notevoli difficoltà considerata la dimensione del campione. E' necessario tuttavia precisare i LIMITI delle domande strutturate con risposte predeterminate; è possibile infatti che “una persona che non ha un'opinione su di un determinato problema se ne attribuisca una, o creda, in buona fede di averla, aiutata in ciò da una delle risposte”. Lo strumento è stato verificato e testato su un campione di 50 soggetti appartenenti all'area sanitaria ed amministrativa per verificarne la comprensibilità. Sono state apportate alcune modifiche, soprattutto nella terminologia. Sono state inoltre introdotte alcune variabili su suggerimento dei responsabili di tutte le unità operative aziendali, ai quali era stato inviato in visione lo strumento. Modalità di somministrazione 174 Uno o più rappresentanti del gruppo progetto si sono recati in ciascun reparto/servizio: 7 Presidi Ospedalieri e 66 sedi territoriali. Hanno incontrato gli operatori, presentato gli obiettivi dell'indagine, lo strumento e indicato le modalità di compilazione. I questionari somministrati sono stati 2546. I RISULTATI La somministrazione è terminata a fine settembre. La percentuale di rispondenti è superiore al 60%. I risultati saranno presentati durante i lavori del Congresso della rete HPH Ligure. TITOLO AUTORI L'accoglienza dell'utente nelle strutture e servizi della azienda sanitaria genovese (ASL 3 ) fase 1.2: Indagine sulla qualità percepita dai cittadini delle strutture e dei servizi dell'AUSL 3 "genovese" in riferimento all'accoglienza dell'utente Autori. -Gruppo Accoglienza- U.O. Qualità e Comunicazione AUSL 3 175 AZIENDA "genovese" G.Piatti; A.Corbella; B.Ferrando; O.Maddaluno; T.Ravera; G.Cardillo; E.Pesenti; M.Mazzantini; P.Mossa; P.Scarsi; V.Madeddu; F.Marini. P.Mainardi; M.Zanini Dr. Francesco Colloca- Direzione Servizi alla Persona-Sezione di Progetto Città Educativa Comune di Genova ASL 3 Genovese Descrizione del contesto L'analisi si colloca nell'ambito del progetto di miglioramento delle attività di accoglienza dell'AUSL 3 Genovese, e consiste in una analisi della qualità percepita relativamente all'accoglienza nelle strutture e dei servizi dell'AUSL 3 "Genovese". La percezione dell'utenza e della cittadinanza viene indagata mediante indagini per gruppi focali ai fini del confronto con l'indagine parallela su operatori del settore sanitario dell'Azienda condotta nello stesso periodo da parte del gruppo di miglioramento. Il risultato atteso è di verificare il livelli di congruenza rispetto alle aspettative dell'utenza dell'idea espressa dagli operatori in merito alle attività di accoglienza.. Obiettivo del progetto Definire il livello di accoglienza richiesto dalla popolazione al fine di ottimizzare i percorsi formativi per il personale e definire i sistemi di comunicazione necessari al miglior orientamento dell'utente. Obiettivo aggiuntivo è quello di stabilire un ponte comunicativo stabile con altre istituzioni del bacino territoriale di Genova ai fini della migliore informazione per l'utenza e per l'interscambio di informazioni tra soggetti istituzionali. Materiali e metodi Utilizzo di metodologie di indagine qualitativa basate su gruppi focali (focus group); si tratta di una metodologia di indagine basata sull'osservazione di un gruppo di soggetti scelto che viene inserito in una situazione di dibattito. Infatti grazie alla presenza di un elicitatore, complice dei due osservatori, viene stimolata la discussione cercando di intavolare un dibattito rispetto all'argomento prestabilito con il fine di fare emergere i pareri e i punti di vista spontanei dei soggetti presi in esame. Il tutto viene annotato o registrato e diviene materiale informativo molto utile perché diretto e portatore delle opinioni altrui Target di riferimento Gruppi di cittadini aggregati sulla base di variabili sociali e selezionati nell'ambito del Tavolo della Salute del progetto “Genova Città educativa”: giovani mamme, anziani, extracomunitari, disabili, malati cronici, medici di famiglia, un quartiere della città, ecc. Metodologia La metodologia di indagine ha previsto l'utilizzo dell'intervista per gruppi focali. Le interviste dovevano avvenire in ambiente neutrale o presso sedi di raggruppamento della categoria di cittadini selezionata. L'intervista è stata registrata con il consenso dei partecipanti. La sbobinatura è stata effettuata dal personale responsabile della conduzione della fase integrandola con appunti finalizzati a meglio inquadrare le informazioni. 176 La finalità dichiarata è stata raccogliere suggerimenti e proposte, il limite temporale per la definizione delle interviste si concludeva nel settembre 2001; l'elaborazione del materiale raccolto attraverso griglie è finalizzato ad individuare le linee guida d'intervento condivise e immediatamente trasferibili nella promozione dei percorsi formativi. Valutazione dei risultati La compliance alle attività dei gruppi focali è stata alta, la partecipazione delle categorie di cittadini all'iniziativa è stata importante per numero e per qualità. La valutazione delle risultanze del processo di elaborazione delle interviste viene esposta nell'ambito delle attività congressuali. TITOLO AUTORE AZIENDA L'accoglienza alla persona ricoverata in ospedale” Renato Puggioni Caposala presso l'A.O. -Ospedale San Gerardo, Monza Tel. 039.233.3904 Fax 039.233.3918 e-mail [email protected] A.O. -Ospedale San Gerardo, Monza 177 SINTESI Il progetto si riferisce al contesto ospedaliero e particolarmente al momento del ricovero del Paziente in reparto e all'accoglienza che il personale (infermieristico e ausiliario) gli riserva con riguardo alla relazione interpersonale e alla informazione mirata a ridurre il naturale disagio conseguente al ricovero. Il progetto prende spunto dal documento “Patto Infermiere Cittadino” che qualifica l'attività assistenziale, migliorandola, semplicemente applicando il principio del diritto all'informazione corretta e completa. OBIETTIVO: aumento della disponibilità e della qualità dell'informazione e della comunicazione per i pazienti e per i loro familiari (p.to 15 della dichiarazione di Budapest). Sottotitolo/Obiettivo: migliorare gli aspetti relazionali e informativi nel momento dell'accoglienza del paziente in reparto da parte del personale infermieristico e ausiliario. DESTINATARI: i pazienti ricoverati in ospedale, nei reparti oggetto della sperimentazione, nel periodo considerato. AZIONI (coerenti con le attività essenziali proposte dalla carta di Ottawa) “ENABLE” mettere in grado, cioè fornire agli individui e alle comunità i mezzi materiali, le conoscenze e le capacità per controllare e migliorare la propria salute, nel caso specifico: ! Modificare l'atteggiamento relazionale e informativo del personale infermieristico ed ausiliario all'atto dell'accoglienza della persona in reparto, mediante l'applicazione del dettato del “Codice deontologico dell'Infermiere” e in particolare del ”Patto Infermiere Cittadino”. INDICATORE ! di esito: verificare il raggiungimento dell'obiettivo mediante la misurazione del rapporto della qualità percepita dalla persona ricoverata (prima e dopo l'attività di formazione condotta sul personale infermieristico e ausiliario), rilevata con questionario somministrato in terza giornata di ricovero ai pazienti, su alcuni parametri specificati di seguito: = la chiarezza delle informazioni ricevute al momento del ricovero, sulle regole che condizionano il soggiorno in ospedale (esempio: orario dei pasti, orari visite per i parenti, dislocazione dei servizi, ecc.) = la completezza delle informazioni sui locali e servizi presenti nel reparto = la cortesia e la disponibilità ricevute al momento dell'accoglienza dal personale infermieristico e ausiliario = il riconoscimento della qualifica del personale che ha attuato l'accoglienza = il tempo dedicato dal personale infermieristico e ausiliario all'arrivo in reparto VALUTAZIONE DEI RISULTATI Il progetto, al secondo anno di attuazione, conferma risultati soddisfacenti per quanto concerne l'ipotesi, cioè che aumentando in termini qualitativi e quantitativi l'informazione e la capacità relazionale del personale nei confronti dei degenti, al momento dell'accoglienza in reparto, si rileva un miglioramento effettivo della qualità percepita in 178 riferimento ai parametri indagati con i questionari. TITOLO AUTORI AZIENDA Il servizio accoglienza dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott.ssa Iolanda Vigna**, Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra** *Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto ILargo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 179 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: a partire dal 6 novembre 2000 è stato attivato presso l'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino, quale progetto di miglioramento predisposto da parte della Direzione Sanitaria, un Servizio di Accoglienza rivolto agli utenti che necessitano di accompagnamento presso gli ambulatori o i reparti con carrozzina. L'esigenza di tale servizio era sentita da tempo, considerando che i percorsi che i pazienti devono effettuare per raggiungere alcune Unità Operative risultano spesso, a causa di esigenze strutturali, lunghi e tortuosi e che si tratta nella maggior parte dei casi di persone anziane con difficoltà di deambulazione o di orientamento. OBIETTIVO: fornire agli utenti un Servizio, che, soprattutto nelle ore di maggior afflusso all'Ospedale, consentisse alle persone anziane o con difficoltà di deambulazione, di accedere facilmente ai vari Ambulatori e Unità Operative, attraverso l'accompagnamento da parte di personale preparato per il contatto con i pazienti con difficoltà. FASI DEL PROGETTO: Dopo una prima fase sperimentale con apertura del Servizio dalle ore 8.00 alle ore 12.00 dal lunedì al venerdì, si è passati ad un orario di accompagnamento continuato dalle ore 7.00 del mattino alle ore 16.00 sempre dal lunedì al venerdì. CARATTERISTICHE DEL SERVIZIO: Per l'attivazione di questo servizio è risultata fondamentale la collaborazione dell'Associazione dei Volontari Ospedalieri (AVO), che ha messo a disposizione alcuni operatori, consentendo di svolgere con celerità i vari accompagnamenti anche nelle ore di maggior afflusso di pazienti. L'assegnazione di due operatori dell'Ospedale ha permesso invece di dare continuità al Servizio, di prolungare l'orario di apertura fino alle ore 16.00 e di effettuare anche un lavoro di recupero delle eventuali carrozzine abbandonate dagli utenti. Per consentire un tourn-over ottimale il Servizio Accoglienza che inizialmente era dotato di 10 carrozzine, alle quali recentemente sono state aggiunte 10 carrozzine pieghevoli di nuovo acquisto. Inoltre gli operatori del Servizio Accoglienza rispondono ad un numero telefonico interno e a tale numero possono venire contattati da parte degli Ambulatori o dei Reparti, al termine della prestazione, per riaccompagnare il paziente all'entrata dell'Ospedale. Esiste inoltre la possibilità per l'utente di prenotare l'accompagnamento per i giorni successivi, cosa che si è rivelata particolarmente gradita soprattutto a chi deve effettuare un ciclo di cure prolungato. RISULTATI: ad evidenziare che vi fosse la necessità di un Servizio di questo tipo, vi sono i dati di attività dell'Accoglienza, rilevati nei mesi di novembre e dicembre 2000 nei primi nove mesi del 2001, che hanno visto una crescita progressiva a partire dalla prima settimana di attivazione e che attualmente sono attestati in circa 50 trasporti accompagnamenti giornalieri; inoltre, ogni giorno, il Servizio Accoglienza fornisce in media 20 carrozzine agli operatori delle Ambulanze, in particolare per i pazienti che devono recarsi presso la Dialisi. DISCUSSIONE: in conclusione, si può affermare che il primo anno di attività del Servizio 180 Accoglienza, dapprima partito in forma sperimentale e limitata nell'orario, si è chiuso in maniera largamente positiva; in particolare è stato riscontrato un forte gradimento da parte degli utenti che in più occasioni hanno espresso la loro soddisfazione per l'utilità del servizio e per la sollecitudine con cui viene svolto. Tale aspetto risulta fondamentale per un'Azienda come la nostra che intende rispettare gli obiettivi di incremento della qualità della struttura e il miglioramento della Qualità Percepita dall'utente. TITOLO AUTORI Ospedale Aperto come progetto comunicativo dei servizi sanitari ospedalieri verso i cittadini e gli utenti. Una esperienza condotta presso il Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. 1 1 2 Stefano Bocci , Antonella Alessandri , Alberto Appicciafuoco , Sara 3 3 1 4 Brugnoli , Laura Equizi , Daniela Mazzotta , Gianna Randelli , Barbara 181 AZIENDA Rosadoni5, Emilio Santoro6, Federica Zolfanelli7. (1) Dirigente Medico Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di Dio (2) Direttore Sanitario di Presidio N. Osp. S. Giovanni di Dio (3)Medico tirocinante Scuola di Specializzazione in Igiene Università di Firenze (4) Caposala Dip.to Emergenza e Accettazione N. Osp. S. Giovanni di Dio (5) Infermiere epidemiologo Direzione Sanitaria N. Osp. S. Giovanni di Dio (6)Dirigente Medico UO Medicina N.Osp. S. Giovanni di Dio (7) Direttore UO Anatomia Patologica N. Osp. S. Giovanni di Dio Osp. S. Giovanni di Dio DESCRIZIONE: Ospedale Aperto è una manifestazione organizzata nel Nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze, nata con lo scopo di comunicare ai cittadini le attività e i servizi dell'ospedale favorendone la conoscenza e la partecipazione. La manifestazione ha avuto come filo conduttore il tema dei “percorsi della salute” ovvero una sorta di guida per aiutare l'utente ad orientarsi nel panorama dei servizi offerti quando deve risolvere un importante problema sanitario. Sono stati allestiti stand espositivi dove ciascun reparto ha potuto presentare in forma varia le proprie attività, simulare interventi, spiegare dubbi e curiosità dei cittadini. Sono state tenute tavole rotonde su temi di notevole interesse (maternità, tumori, malattie vascolari, emergenza) con la partecipazione di operatori dell'ospedale e di esperti esterni, aperte al pubblico dibattito degli intervenuti. Sono state predisposte visite guidate all'interno dell'ospedale ed esercitazioni per far conoscere ai non addetti ai lavori i luoghi, le tecnologie, le modalità di funzionamento di settori dell'ospedale normalmente non visibili (sale operatorie, laboratori, servizi diagnostici, ecc…). Inoltre nel contesto della manifestazione sono stati organizzati altri eventi, come mostre di opere artistiche, visite a luoghi storici, proiezione di documentari, con lo scopo di umanizzare e rendere più familiare il contesto ospedaliero. Infine la manifestazione ha visto la partecipazione dei bambini delle scuole materne ed elementari dei comuni di Firenze e Scandicci, che dopo aver visitato l'ospedale hanno espresso con disegni e racconti la loro particolare ed interessantissima visione del mondo sanitario ed ospedaliero. La manifestazione è stata realizzata con il contributo di enti patrocinatori e con la collaborazione delle associazioni di volontariato. OBIETTIVI: Il progetto, per i prossimi anni, avrà come obiettivo la realizzazione di momenti partecipativi e comunicativi come quello sopra descritto, nelle forme ritenute di volta in volta più opportune. POPOLAZIONE TARGET: I cittadini utenti del servizio sanitario nazionale ed in particolare dei servizi ospedalieri. INDICATORI: Di struttura: non applicabili. Di processo: non applicabili. Di esito: percentuale di risposte corrette sui questionari consegnati ai partecipanti esterni alla manifestazione riguardo la conoscenza dei servizi e delle attività dell'ospedale. VALUTAZIONE DEI RISULTATI: Si ritiene che la valutazione possa ritenersi positiva quando la percentuale di risposte corrette fra due somministrazioni del questionario (all'inizio e alla fine della manifestazione) abbia un incremento del 30%. 182 183 ASPETTI ALBERGHIERI TITOLO AUTORI Il pranzo e' servito! Monica Malaguti Responsabile Area Ristorazione Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero 184 AZIENDA USL BO Nord Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Tel.051/6644382 Fax 051/6644449 e.mail: [email protected] Il Servizio di ristorazione occupa ormai un ruolo rilevante nell'ambito sanitario, soprattutto per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in ospedale che rappresentano fattori determinanti dell'intervento terapeutico. Le motivazioni sono essenzialmente due: la convinzione del valore terapeutico di una alimentazione con caratteristiche qualitative e quantitative ben precise e in equilibrio, quindi di un pasto “sano” anche dal punto di vista dietetico; l'apporto, in termini di benessere psicologico, che può essere trasmesso al degente dal consumo di un pasto gradevole. Nella consapevolezza che il ricovero ospedaliero non deve costringere l'Utente a modificare i ritmi legati al consumo dei pasti, nel rispetto delle consuetudini di vita , è compito primario dell'azienda modificare la propria organizzazione in funzione dell'Utente e del soddisfacimento dei sui bisogni. La gestione del Servizio ristorazione negli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio era affidata al personale interno e il sistema distributivo funzionava in linea fresco - caldo, ovvero tutta la produzione utilizzava prodotti freschi (fatta eccezione per alcuni surgelati) e la distribuzione del pasto avveniva in legame caldo, cioè alla cottura seguiva la fase di mantenimento in caldo tramite carrelli termici multiporzione utilizzati per il trasporto. Il servizio del pasto al degente è tuttora affidato al personale delle Unità Operative (UU.OO.) che confeziona i pasti al momento. I pasti confezionati destinati alla degenza interna, alla degenza esterna, al servizio mensa interno e al servizio mensa esterno degli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio è pari a 356.521 pasti (a cui vanno aggiunte le 90.000 prime colazioni). La necessità di un progetto di riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e collettiva negli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e Budrio, che consenta una uniformità della gestione dell'area ristorazione, nasce a seguito di una accurata analisi del contesto odierno. La situazione dello stato delle attrezzature e degli impianti strutturali presenti nelle cucine dei due stabilimenti, sotto il profilo della funzionalità e della sicurezza, si è dimostrata tale da richiedere interventi urgenti per la messa a norma con conseguenti notevoli investimenti a carico dell'Azienda che inducono un'attenta valutazione sotto il profilo della convenienza o meno degli stessi investimenti. La situazione rappresentata dagli organici delle cucine con numerosi operatori sottoposti a limitazioni fisiche (certificate da Medico Competente) è tale da porre problematiche non indifferenti nell'impiego degli stessi, per il rispetto delle condizioni di salute; di conseguenza si aprono problematiche organizzative di non poco conto. Alla luce di quanto fin qui descritto si è predisposto un sistema flessibile per la ristorazione dei due stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio che potesse dare soluzione ai problemi contingenti sopra elencati. L'obiettivo principale del progetto è stato quello di ideare un piano efficiente ed efficace del servizio di ristorazione in favore dei cittadini ricoverati e di coloro che usufruiscono della mensa interna con la prospettiva di mantenere all'interno del servizio figure professionali qualificate. La Direzione Amministrativa e il Servizio Alberghiero (S.A.) hanno informato la Direzione Generale dell'Azienda e le Organizzazioni Sindacali sulle problematiche riscontrate e hanno illustrato il piano di riorganizzazione. Tale ipotesi prevede una collaborazione esterna per la preparazione dei pasti, sotto il costante e vigile controllo del S.A.. D'altronde, analoga esperienza condotta sino ad ora presso l'Ospedale di 185 S. Giovanni in Persiceto conforta nell'ipotesi di lavoro che si sta prospettando anche per gli stabilimenti ospedalieri di Bentivoglio e di Budrio. L'organizzazione delle due mense interne degli stabilimenti ospedalieri avviene secondo una “gestione mista delle modalità di produzione” che prevede la cottura dei prodotti più deperibili organoletticamente quali pasta, carne ai ferri, all'interno delle cucine al momento del consumo. La fornitura degli altri prodotti ( sughi per il condimento della pasta, pietanze, verdure……) è garantita dalla ditta appaltatrice con modalità analoghe a quelle descritte in precedenza. Il piano di riorganizzazione è stato discusso con gli O.T. di cucina e contestualmente è stato costituito un gruppo tecnico (composto dalla responsabile del S.A., dalla responsabile dell'area ristorazione del S.A. e dagli attuali referenti di cucina, che ha avuto il mandato di predisporre le procedure e le relative istruzioni operative delle fasi del processo di ristorazione attinenti: gestione cucina, organizzazione cucina, pianificazione di menù, pianificazione degli approvvigionamenti, organizzazione e gestione del servizio vitto nelle UU.OO., organizzazione e gestione del servizio mensa, comprendendo, per quanto applicabile, i documenti forniti dalla ditta appaltatrice. La documentazione prodotta rappresenta un supporto per la salvaguardia della funzionalità e della qualità del futuro servizio ed è stata presentata alla Direzione, agli O.T. di cucina e alle Organizzazioni Sindacali per essere valutata, approvata e formalizzata. Una volta approvata, è stata illustrata dal S.A. agli operatori coinvolti nel processo (Servizio Provveditorato, Direzione Sanitaria, Servizio di Assistenza Infermieristica, Coordinatori del personale infermieristico e tecnico......). Tutta la documentazione relativa alla riorganizzazione della ristorazione ospedaliera e collettiva del P.O. è archiviata presso l'ufficio della Direzione Amministrativa e del S.A., in quanto considerata “documento di registrazione della qualità del servizio”. Per garantire che le caratteristiche prestabilite siano sempre rispettate il S.A. ha attivato uno staff di controllo della qualità dei cibi (nel quale operano la responsabile dell'area ristorazione del S.A e i referenti di cucina)per svolgere un'intensa attività di sorveglianza al fine di prevenire rischi di minor qualità e controllare i punti critici dell'intero processo, monitorando ogni giorno la catena di distribuzione dal ricevimento dei pasti fino al servizio nelle Unità Operative. La predisposizione delle procedure è fondamentale per rendere il più possibile oggettivo, sistematico e verificabile lo svolgimento delle attività. Le procedure riguardano aspetti prevalentemente gestionali; esse non entrano nel merito tecnico, questi aspetti sono indicati nelle istruzioni operative. La procedura è un documento che precisa: ! le responsabilità e le relazioni del personale che gestisce, sviluppa e verifica una data attività ! le modalità con cui le differenti attività devono essere svolte ! la documentazione che deve essere utilizzata ed emessa. Il gruppo tecnico ha elaborato la metodologia e fornito le indicazioni conseguenti, mediante la strutturazione di procedure e di istruzioni operative che sono condivise con tutti gli attori impegnati nella riorganizzazione. Per una migliore comprensione del contenuto delle procedure e delle istruzioni operative è allegata la modulistica relativa alle attività più significative. Tutta la documentazione prodotta è archiviata presso l'ufficio del S.A. in quanto rappresenta “documento di registrazione della qualità del servizio”. La documentazione obsoleta, protocolli e procedure, è rimossa dai luoghi d'impiego per evitare un improprio utilizzo che si può riflettere negativamente sulla qualità del servizio 186 erogato. Sulla base delle premesse di cui sopra, sono quindi state definite le fasi del processo di ristorazione ospedaliera e collettiva che richiedono l'elaborazione di procedure e relative istruzioni operative: 1.a Predisposizione e gestione del menù 1.b Sistema di prenotazione 1.c Approvvigionamento pasti 1.d Controllo del prodotto fornito dalla ditta 1.e Preparazione prodotti deperibili 1.f Stoccaggio e trasporto 1.g Azioni correttive 1.h Controllo delle registrazioni della qualità Il piano della qualità della ristorazione ospedaliera e collettiva nel presidio ospedaliero è stato attuato dal 19 Marzo 2001. Indicatore: n. procedure elaborate/n. fasi del progetto Risultato: n. 8 procedure/n. 8 fasi sopra elencate Indicatore: n. questionari restituiti/n. questionari consegnati al campione degli utenti (stima 33%) Risultato : Marzo 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%) Giugno 2001 n. 96 questionari somministrati ( 100%) Indicatore: n. questionari con esito positivo soddisfatti / n. questionari restituiti Risultato: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n. schede di disservizio/ mese Risultato: n. 5 schede di disservizio tutte risolte in 24 ore dal ricevimento della scheda. TITOLO AUTORI Obbiettivo brillantezza…che fatica!!!! Maria Franco Responsabile Area Igiene e Pulizia Servizio Alberghiero Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord 187 Via Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Tel. 051/6644382 Fax 051/6644449 e.mail: [email protected] Nella nostra realtà (tre Stabilimenti Ospedalieri organizzati in un unico Presidio, per un totale di circa 550 posti letto) la pulizia delle Unità Operative (U.O.) e dei Servizi del Presidio Ospedaliero (P.O.) è affidata per il 90% delle superfici alla Ditta appaltatrice che è presente solo in determinate fasce orarie.Questo ha determinato la necessità di elaborare delle procedure operative, definite all'interno del protocollo di sanificazione ambientale, che vengono utilizzate dal personale Ausiliario dipendente quando si verifica un imprevisto e periodicamente per l'esecuzione di pulizie a fondo. Nell'Azienda USL BO Nord, dal dicembre 1999, è stato istituito il Servizio Alberghiero che ha il mandato di presidiare da un unico punto gli aspetti di igiene, pulizia, lavanderia e guardaroba. Il gruppo di lavoro dell'Area Igiene-Pulizia, (presente in ogni Stabilimento ospedaliero) è composto da Infermieri Prof.li, Ausiliari Socio-Sanitari, Operatori Tecnici addetti all'Assistenza, Caposala, ed è coordinato dalla Responsabile dell'Area Igiene e Pulizia del Servizio Alberghiero. Lo scopo iniziale del gruppo era l'elaborazione di strategie per migliorare il comfort alberghiero in relazione ai processi di sanificazione del P.O. Tra queste è stata ritenuta prioritaria la stesura di un protocollo di pulizia unico, tenendo conto delle diverse caratteristiche strutturali e architettoniche dei tre Ospedali. Diverse sono state le difficoltà insorte durante lo sviluppo del lavoro: spesso gli incontri sono stati effettuati oltre l'orario di lavoro, le diverse professionalità presenti nel gruppo hanno richiesto ripetuti confronti per definire un linguaggio “comune”. D'altra parte, la tenuta dell'ambiente va vista come un aspetto importante di responsabilità, per gli aspetti igienici impliciti nella pulizia dell'ambiente che deve ospitare persone: è un elemento ormai universalmente riconosciuto, soprattutto per il suo grande impatto sul comfort e sull'umanizzazione della vita in Ospedale. La pulizia è divenuta un preciso indicatore di qualità, con rilevanza e caratteristiche diverse dal passato, e che inevitabilmente deve raggiungere alti standard qualitativi. La difficoltà di valutare la qualità delle prestazioni erogate dal Servizio di Sanificazione è dovuta al fatto che produce un “bene “ immateriale e che la produzione del servizio e il consumo di questo coincidono. La qualità deve però essere misurabile. Il percorso sviluppato dai gruppi di lavoro Area Igiene-Pulizia si è articolato nei seguenti punti: effettuazioni di incontri periodici in ogni Stabilimento ospedaliero documentati da verbali; analisi dei lavori esistenti; raccolta di informazioni sulle procedure praticate nelle singole realtà (queste informazioni hanno consentito di evidenziare i punti sui quali apportare delle correzioni di tipo metodologico); rilevazione della tipologia e della quantità dei mezzi meccanici ed attrezzature manuali presenti e verifica delle condizioni e dell'efficienza nell'uso; rilevazione dei prodotti chimici (detergenti e disinfettanti) e dell'impiego cui sono realmente destinati per le attività di pulizia; stesura del protocollo di sanificazione ambientale; aggiornamento periodico del protocollo di sanificazione per eventuali modifiche e/o integrazioni; elaborazione della scheda di controllo e autocontrollo con definizione dei livelli standard di pulizia cui fare riferimento; applicazione concreta della “scheda di controllo” che permette di misurare il pulito in maniera oggettiva mediante la definizione di indicatori, delle superfici da rilevare e dei livelli standard di riferimento. L'istituzione del S. A. ha reso anche più forte la relazione tra la Responsabile dell'Area ed il Servizio Provveditorato per la predisposizione dei Capitolati d'appalto, nonché per la gestione ed il monitoraggio dei servizi appaltati. Il rilevatore deve aver già codificato a priori cosa deve essere controllato e come devono essere eseguite le verifiche e quali sono i 188 criteri di misurazione da adottare. Il sistema di controllo prevede tre forme di verifiche, che possono essere utilizzate contemporaneamente o singolarmente, in base alle risorse umane disponibili: 1) di processo; 2) di frequenza; 3) di risultato. Nella nostra Azienda è stato adottato “il controllo di risultato” . La scelta di questo sistema di controllo impone di individuare dei criteri: prima di tutto la definizione del momento della rilevazione, diversa è la qualità se si effettua il controllo nei seguenti momenti: a) subito dopo le operazioni di pulizia (controllo di risultato); b) dopo un certo lasso di tempo, ad es. dopo 2 ore dall'intervento; c) in qualunque momento della giornata (verifica di adeguatezza della frequenza degli interventi di pulizia). Altro criterio è l'utilizzo di una apposita scheda di rilevazione sulla base di una scala di riferimento. Per gestire il controllo in maniera adeguata deve esistere un Servizio di riferimento a cui fare capo, che nel caso del P. O. dell'Azienda USL BO NORD è il S. A.. Il controllo non deve essere solo centralizzato ma anche decentrato a livello delle singole U.O./Servizi, è importante quindi formare tutto il personale coinvolto nel controllo ad utilizzare lo stesso linguaggio, per avere la stessa visione e cognizione della materia e dei problemi. La rilevazione si effettua in due fasi: una di autovalutazione=autocontrollo (eseguita dal personale dipendente o da quello della Ditta appaltatrice) ed una di valutazione attraverso un osservatore esterno=controllo (eseguita dalla Responsabile dell'Area Igiene-Pulizia del S.A.) .L'autocontrollo ed il controllo hanno due obiettivi diversi. L'autocontrollo deve prevenire eventuali difformità del servizio (deve anticipare il controllo del S. A. relativo alle difformità). Il controllo deve assicurare il buon risultato del servizio registrando le non conformità e valutando la soglia di accettabilità. Si è proceduto all'illustrazione della scheda alla Direzione Sanitaria, alla Direzione Infermieristica e alle Caposala, richiedendone la validazione da parte di tutti i soggetti coinvolti. Si è concordata la frequenza di controllo (almeno due volte al mese) e le modalità di rilevazione. L'utilizzo delle schede di controllo elaborate dal gruppo è iniziata nel mese di maggio 2001: un sistema di monitoraggio che coinvolge direttamente gli operatori in quanto la compilazione viene effettuata dal Caposala o persona da lui delegata mentre il S. A. provvede alla elaborazione dei dati e alla diffusione dei risultati (Direzione Sanitaria, U.O....). Indicatore:n° U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O. Risultati: n° 36 U.O. (99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente mensilmente dalle U.O. / n° schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77 schede compilate correttamente dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90 distribuite In tutto questo, un ruolo fondamentale è stato giocato dalla Responsabile dell'Area che è diventata per tutti gli operatori un punto di riferimento di consulenza ed informazione e che funge da osservatore esterno effettuando una rilevazione mensile degli ambienti ospedalieri. Dimostrazione tangibile di questo è l'elaborazione degli indicatori (contenuti nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza in Sanità”) che è scaturita dal confronto e dalla partecipazione attiva di tutto il personale coinvolto, che, a partire dalla fase di elaborazione del protocollo di sanificazione, ha collaborato mettendo a disposizione la competenza tecnica e l'esperienza maturata. Questi comprendono alcuni degli elementi considerati prioritari (dai protocolli alle schede di rilevazione del livello di pulizia, ecc.) per avere una visione globale e completa dell'organizzazione. Riteniamo che quanto elaborato possa essere uno strumento utile per sistematizzare l'intero 189 processo di lavoro di un Servizio di pulizia e degli addetti preposti alla gestione e controllo di tale Servizio, sia per chi deve accostarsi a questa professione, sia per chi è già in piena attività e da cui poter trarre spunti di miglioramento. Gli indicatori individuati sono suddivisi in 4 Sezioni: Sezione A-Attrezzatura meccanica e manuale, prodotti; Sezione BGestione operativa delle pulizie; Sezione C-Sistemi di Verifica; Sezione DFormazione/aggiornamento. Il modello di lavoro perseguito segue una specifica metodologia, basata sulla formulazione di fattori, indicatori e obiettivi di miglioramento , aggiustati in base ad una ponderazione che prevede di misurare in termini numerici la situazione e i suoi progressi nel tempo, per il raggiungimento sistematico di obiettivi crescenti di qualità. TITOLO AUTORI www.servizioalberghiero.it Loredana Fauni Resp.le Servizio Alberghiero Monica Malaguti e Maria Franco Staff Servizio Alberghiero - Azienda USL BO Nord Via 190 Marconi, 35 40010 Bentivoglio Bologna Te l . 0 5 1 / 6 6 4 4 3 8 2 Fax 051/6644449 [email protected] e.mail: L'istituzione del Servizio Alberghiero (S.A.), deliberato con l'atto n. 1976 del 29.12.1999, quale struttura preposta alla gestione alberghiera complessiva, comprese l'accoglienza e l'accesso dell'utenza nell'ambito delle strutture ospedaliere, rappresenta, dal nostro punto di vista, una tangibile dimostrazione della ricerca di un'efficienza aziendale che non può prescindere da una profonda conoscenza e da una corretta interpretazione delle attese dei cittadini. Il cittadino deve avere piena soddisfazione del suo bisogno di cure e di assistenza; deve essere curato al meglio e deve essere considerato al meglio : qualità sanitaria e qualità dell'accoglienza sono aspetti che devono avere pari dignità. Nell'AUSL Bo Nord, da lungo tempo, è dedicata una particolare attenzione ai progetti di miglioramento della qualità. In questo contesto, la Direzione del Presidio Ospedaliero (P.O.) e gli operatori, hanno elaborato due progetti di qualità: “Un Ospedale a cinque stelle” nel 1997 e “Star bene in ospedale” nel 1999. Si parla di progetti molto ampi il cui obiettivo era di valorizzare al massimo un aspetto che è fonte di molte critiche e di molti appunti: quello del comfort alberghiero, dell'accoglienza del cittadino e dell'umanizzazione dei rapporti; in ospedale in particolare e nelle strutture sanitarie in generale. Una delle peculiarità dell'esperienza intrapresa è rappresentata dall'adesione volontaria degli operatori ai progetti ( 330 gli operatori che hanno aderito, di diverse qualifiche professionali), è stato grazie al loro impegno, al loro entusiasmo, alla loro partecipazione che si sono raggiunti notevoli risultati, riconosciuti anche a livello nazionale. Nonostante questi risultati era sempre presente il rischio di una battuta d'arresto o addirittura di un arretramento, per l'esaurirsi di una spinta iniziale, per le croniche carenze di fondi determinate dalle difficoltà di bilancio delle Usl, per le altrettante croniche carenze di personale, per l'impossibilità di contare sempre e soltanto su disponibilità volontaristiche. Per queste ragioni si è deciso che era necessario fare un salto di qualità e passare ad una fase strutturale: come prima cosa l'istituzione di un S. Alberghiero che governasse le tematiche del comfort togliendole da una gestione episodica e volontaristica. La sua attività si concentra nelle seguenti Aree tematiche: igiene-lavanderia-guardaroba; ristorazione; accoglienza-informazione-URPfront/office-aspetti relazionali-privacy; comfort ambientale-aree verdi-parcheggi. L'organizzazione del S.A. è definita in modo chiaro e completo ed è inclusa nella delibera di istituzione, identificando tutti i ruoli, i rapporti reciproci, le responsabilità operativo/gestionali della struttura direzionale del Servizio. “L'obiettivo generale è quello di riqualificare gli aspetti alberghieri attraverso uno scenario d'ampio respiro, nel contesto più generale di riorganizzazione della rete ospedaliera, tenuto conto della fattibilità degli interventi più urgenti”. Sulla base di quest'indirizzo è stato ritenuto opportuno da parte della D. Aziendale inserire nella negoziazione del budget 2000: “La costituzione del Servizio Alberghiero”. Uno degli sforzi maggiori è stato quello di “far capire” agli operatori della natura evolutiva del percorso: da progetto di innovazione a S. Alberghiero. Dall'innovazione di progetto, finalizzata principalmente a migliorare il processo di erogazione della qualità del servizio, si è passati ad una logica più ampia di sistema teso a migliorare anche le condizioni organizzative e di sviluppo dell'innovazione. L'obiettivo chiave per l'anno 2001 è “il Miglioramento delle condizioni organizzative e di sviluppo del S.A.” che prevede lo sviluppo lungo 5 direzioni, che rappresentano 5 sottoprogetti: 191 1.“Consolidamento del S. Alberghiero”: prima tappa è l'attribuzione di maggiore tempo lavoro degli operatori dedicati al Servizio (Indicatore: n° operatori dello staff dedicati al 100% al S.A. Risultato n° 5 operatori a tempo pieno dal mese di ottobre su 6 operatori del S.A.). Il secondo step, rappresenta un punto focale: l'applicazione del metodo d'autovalutazione a tutto il P.O. mediante l'utilizzo delle schede (6 schede = 1 per ogni Area tematica) contenute nella “Guida per il miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza in Sanità” (strumento di gestione della qualità attraverso la misurazione oggettiva degli elementi di qualità del comfort e strumento di valutazione/autovalutazione del comfort alberghiero). Il processo di valutazione/autovalutazione proposto richiede la collaborazione degli operatori, perché parta da questi (si valuta la realtà lavorativa) e ritorna a questi (medesima realtà operativa). A tal fine vi è la necessità di individuare formalmente dei “Referenti della qualità alberghiera” (R.Q.A.) per ogni U. O./Servizi, come interfaccia tra le U. O. e il S.A., per implementare le diverse azioni ottimizzando le risorse. Indicatore: n° U.O./Servizi che hanno nominato il R.Q.A./n° U.O. e Servizi del P.O. Risultato: n°33 R.Q.A. (max n°40); Indicatore: n° U.O. e Servizi che sono stati sottoposti a rilevazione/ n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: sottoposti a rilevazione 15 U.O. (90% delle U.O.) e 18 Servizi (60% dei Servizi). Indicatore: n° schede compilate (1 per ogni area tematica) / n° U.O. e Servizi del P.O. Risultati: 306 schede compilate e realizzazione report (analisi dati, valutazione aree criticità, pianificazione delle azioni di miglioramento..) 2.“Migliorare l'efficacia e l'efficienza complessiva del servizio di ristorazione”, mediante una riorganizzazione interna, favorendo la partecipazione attiva e condivisa degli operatori del settore Indicatore: n° procedure elaborate/n° fasi del progetto Risultati: n. 8 procedure/n. 8 fasi sopra elencate Indicatore: n° questionari restituiti/n° questionari consegnati al campione degli utenti (stima 33%) Risultati : Marzo 2001 n° 96 questionari somministrati (100%) Giugno 2001 n° 96 questionari somministrati (100%) Indicatore: n° questionari con esito positivo soddisfatti / n° questionari restituiti Risultati: 89% utenti soddisfatti Indicatore: n° schede di disservizio/ mese Risultati: n° 5 schede di disservizio risolte in 24 ore dal ricevimento scheda 3.“Miglioramento della funzione di accesso alle strutture ospedaliere” (portinerie), tramite la definizione di procedure standard di gestione delle informazioni che affluiscono alle portinerie delle strutture Ospedaliere, per migliorare l'accessibilità e la rispondenza ai bisogni dei cittadini. Indicatore: elaborazione di piani di lavoro per ciascuna attività di progettazione e sviluppo. Risultati: si è raggiunto il primo step l'organizzazione e la realizzazione del I Corso di aggiornamento sul tema della “Comunicazione con il cliente e la qualità del primo impatto” per gli operatori delle portinerie e dei centralinisti delle strutture aziendali e l'uniformità del vestiario. Si sta procedendo con l'individuazione dei referenti 4.“Controllo dei servizi di pulizia e lavanolo”, attraverso la definizione di procedure di controllo in stretta collaborazione con l'Ufficio Infermieristico. E' necessario affiancare un'osservazione, periodica e costante, diretta sul campo, effettuata dagli operatori delle U.O./Servizi ad una espletata a campione direttamente dalla Responsabile dell'Area Igiene 192 e lavanolo; una raccolta ed analisi delle segnalazioni di “non conformità”. Indicatore:n° U.O. che ha recepito la scheda di osservazione/ n° U.O. del P.O. Risultati: n° 36 U.O. (99%). Indicatore: n° schede compilate correttamente mensilmente dalle U.O. / n° schede consegnate alle U.O. e del P.O. Risultati: n° 77 schede compilate correttamente dalle U.O. nel mese di maggio (campione) su 90 distribuite 5.“Certificazione del Servizio Alberghiero” Va considerato e sottolineato come l'esperienza di miglioramento della qualità del comfort perseguita in questi anni nell'ambito del P.O. dell'Azienda sia perfettamente in linea con i principi oggi richiesti dalle nuove norme ISO 9000. Ci si prefigge con questa finalità la realizzazione di un Sistema Qualità e l'avvio di un percorso strutturato per la successiva certificazione secondo le ISO 9000:2000, a partire dal mese di novembre. La certificazione di un S. A. in campo sanitario è un'esperienza innovativa nel panorama italiano. Popolazione-target: Il progetto di costituzione del S.A. si rivolge specificatamente ai cittadini, “il cliente esterno”, ma è dedicato anche al cosiddetto “cliente interno”, gli operatori. E' cioè un progetto che se realizzato appieno, dovrebbe creare, all'interno delle strutture sanitarie, un clima di soddisfazione e di appagamento che non può non influire positivamente su tutti coloro che operano all'interno delle strutture stesse. Altri risultati conseguiti:consolidamento di una rete di partnership e rapporti di collaborazione tra l'Azienda ed il mondo dell'associazionismo; un dialogo sinergico con i Comuni dell'Azienda, per la realizzazione di iniziative di umanizzazione per i bambini ricoverati presso la nostra U.O. di Pediatria; sono state garantite delle collaborazioni per la realizzazione di opuscoli informativi in tutte le UU.OO./Servizi; per l'adeguamento della segnaletica interna ed esterna con una pianificazione operativa; per mantenere aggiornate le aree notizie in tutte le UU.OO. Si è attuato un programma di gestione e manutenzione delle aree verdi del P.O. con la stesura di Capitolati ad hoc; sono state garantite le attività e gli interventi avviati precedentemente l'istituzione del S.A. con il mantenimento degli standard qualitativi e quantitativi stabiliti: ampliamento dell'orario di apertura ai visitatori (“Ospedale aperto”), distribuzione gratuita di acqua con erogatori ad hoc in tutte le U.O./Servizi, installazione di tende divisorie nelle U.O., miglioramento degli aspetti logistici (gradevolezza degli ambienti); si è sviluppata un'intensa attività di diffusione del percorso intrapreso attraverso l'invio della documentazione prodotta alle Aziende richiedenti o a singoli operatori (circa 250 spedizioni a livello nazionale); la realizzazione di pubblicazioni; l'organizzazione di convegni ( I e del II Convegno Nazionale “Star bene in Ospedale” per una diffusione ed un confronto su esperienze concrete di miglioramento del comfort alberghiero e dell'accoglienza: in entrambe le iniziative sono stati oltre 500 i partecipanti ed oltre 40 i progetti pervenuti da tutta la Nazione); la partecipazione a fiere di settore (allestimento e gestione di stand espositivi dell'Azienda alle manifestazioni fieristiche FORUM P.A. a Roma ed EXPOSANITA' a Bologna); l'attivazione di una Rete Nazionale tra operatori impegnati nel miglioramento della qualità alberghiera (ad oggi 140 adesioni); coordinamento per la partecipazione a Premi Nazionali (“Cento Progetti al Servizio dei cittadini” , Premio “Ragionando 2000”, 4^ Conferenza Nazionale degli Ospedali per la promozione della Salute, Premio “Andrea Alesini”); l'avvio di un'attività di formazione e assistenza sulle tematiche del comfort alberghiero e dell'accoglienza, che 193 prevede l'attivazione di percorsi di confronto e riflessione, di approfondimenti, di sperimentazioni relativamente al percorso intrapreso per la costituzione del nostro S.A. Ad oggi abbiamo realizzato percorsi formativi in Toscana, in Molise, in Emilia-Romagna. TITOLO La promozione della salute attraverso il miglioramento del servizio di ristorazione nell'Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”. 194 AUTORI AZIENDA S. Corona1, F. Stuto2, G. Virgili3, A. Bortoluzzi4, G. Cavallini5 1 2 Responsabile Ufficio per le Relazioni con il Pubblico (URP), Nutrizionista 3 Responsabile Area Igiene della Nutrizione*, Specializzanda in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università di Padova, 4Assistente Sanitaria*, 5 Responsabile Dipartimento di Prevenzione * presso il Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) del Dipartimento di Prevenzione Silvana Corona - Via Vecchia Ceramica, 1 - 33170 Pordenone tel. 0434369988 fax 0434-523011 Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale” Motivazioni e contesto di attuazione La ristorazione rappresenta una delle dimensioni di qualità del servizio sulle quali l'Azienda ha posto da anni una notevole attenzione rafforzando, in particolare, due aspetti: il valore terapeutico di un pasto “sano” dal punto di vista dietetico, con precise caratteristiche qualitative e quantitative, ed il benessere psicologico che il consumo di un pasto gradevole (palatabilità, appetibilità) può trasmettere al degente. In quest'ambito è stata forte l'ispirazione alla Carta dei Servizi, quale strumento di miglioramento della qualità dei servizi offerti alla popolazione e quale base per un “Patto” con i cittadini in termini di promozione della salute. Il servizio di ristorazione aziendale si articola in 3 centri di cottura, che producono n. 1300 pasti giornalieri. Il sistema di distribuzione dei pasti viene effettuato sia con vassoi personalizzati sia con il sistema a carrello. Dal 1998, è stato attivato un primo programma di miglioramento del servizio per la tutela della qualità del vitto, che si fondava sulla verifica ed assaggio del cibo nelle strutture aziendali fornite dai centri di cottura e su indagini di gradimento. Le operazioni di controllo, sono state effettuate, semestralmente, da una Commissione Tecnica, presso i cucinotti delle varie unità operative di degenza durante il momento del pranzo, in modo che le condizioni e le caratteristiche dei pasti sottoposti a controllo fossero le stesse di quelle dei pasti somministrati ai degenti. La Commissione Tecnica era composta da operatori del SIAN, dei Presidi Ospedalieri, dell'URP ed era affiancata sempre da un operatore del Tribunale per i Diritti del Malato (TDM), in applicazione del principio della partecipazione del cittadino alle attività aziendali. Gli strumenti utilizzati per la valutazione della qualità del pasto sono stati: - una scheda tecnica per verificare gli aspetti organalolettici e nutrizionali; - un questionario autocompilato, per rilevare la qualità percepita da parte dell'utenza sul grado di soddisfazione del vitto. A seguito di ogni verifica veniva stesa una relazione destinata ai vertici aziendali, nella quale venivano riportati i punti di forza e di debolezza del servizio di ristorazione e venivano prospettate le possibili soluzioni alle criticità rilevate. L'indagine sulla qualità percepita ha interessato un campione scelto tra degenti a dieta comune, ricoverati da almeno 3 giorni, in stato di salute tale da assicurare un affidabile giudizio sensoriale ed è stata eseguita in una giornata indice della settimana presso le strutture aziendali fornite dai centri di cottura. Obiettivi L'obiettivo generale è quello di migliorare la qualità del vitto attraverso un programma di vigilanza. Gli obiettivi specifici attengono alla verifica degli aspetti: 195 - nutrizionali e terapeutici, in quanto si deve assicurare il fabbisogno nutrizionale del degente e contribuire a risolverne i problemi in termini di malattia; - igienico-sanitari, per prevenire tossinfezioni alimentari pericolose per i degenti; - di qualità percepita, da parte dell'utenza. Popolazione - target Ricoverati degli Ospedali, ospiti delle Strutture Residenziali (RSA, CSM, Centri diurni disabili), utenti di Strutture esterne. Indicatori 1) struttura/unità di misura a) presenza/assenza di personale Aspetti nutrizionali esperto dedicato (si/no) b) presenza/assenza di attrezzature specifiche (si/no) c) presenza/assenza di scheda tecnica (si/no) d) presenza/assenza di operatori TDM (si/no) Aspetti igienicosanitari a) presenza/assenza di personale esperto dedicato (si/no) b) presenza/assenza di attrezzature specifiche (si/no) c) presenza/assenza di check list (si/no) presenza/assenza di questionario validato (si/no) 2) processo/unità di misura 3) esito/unità di misura a) n. strutture n. valutazioni favorevoli/totale controllate/totale strutture verifiche (%) fornite dai centri cottura (n.) b) n. verifiche/totale strutture per anno (n.) c) n. relazioni/anno (n.) d) n. parametri valutati/totale parametri valutabili (%) n. centri di cottura controllati/totale centri di cottura (n.) n. questionari con percezione positiva/totale questionari compilati (%) a) n. operatori n. operatori promossi/totale Formazione presenza/assenza di programma coinvolti/totale operatori (n.) partecipanti in base a test di addetti dei strutturato di formazione (si/no) b) media ore di presenza al entrata e di uscita (n.) centri di corso/totale ore corso (n.) cottura presenza/assenza di componenti della n. incontri/totale incontri (%) a) n. alimenti con Approvvicaratteristiche merceologiche gionamenti Commissione Tecnica al processo di acquisto (si/no) migliorate/totale alimenti (n.) generi Valutazione dei risultati b) n. alimenti eliminati/totale alimentari (n.) dalle valutazioni Le proposte di miglioramento del servizio di ristorazionealimenti emerse Qualità percepita n. questionari compilati/n. questionari distribuiti (n.) a) n. episodi di tossinfezioni alimentari/anno (n.) b) n. valutazioni favorevoli/totale verifiche (%) risultati 1a) Si 1b) Si 1c) Si 1d) Si 2a) 6/6 2b) 6/6 2c) 2 2d) 100% 3) 70% 1a) Si 1b) Si 1c) Si 2) 3/3 3a) 0 3b) 70% 1) Si 2) 135/173 3) 90% 1) Si 2a) 52/59 2b) 15/18 3) 43/52 1) Si 2) 100% 3a) 169/188 3b) 19/188 della Commissione Tecnica si sono diversificate in termini di tempo e di oneri finanziari. Le iniziative realizzate nel breve termine riguardavano: 1) l'attivazione di un corso di formazione per operatori addetti ai tre centri di cottura aziendali sugli aspetti igienici e nutrizionali; 2) l'omogeneizzazione nelle realtà aziendali degli standard riferiti al coperto; 3) la sostituzione/acquisto di contenitori idonei per alimenti in tutte le strutture aziendali; 4) la partecipazione di alcuni componenti della Commissione Tecnica al processo di acquisto delle derrate alimentari (stesura Capitolato Speciale - valutazione campionature). A lungo termine, sono stati prospettati interventi come la informatizzazione del sistema di prenotazione dei pasti, il passaggio in tutte le realtà aziendali ad un sistema di distribuzione a vassoi personalizzati, la revisione del dietetico ospedaliero con caratteristiche di uniformità presso tutte le strutture aziendali interessate. Riguardo all'indagine di qualità percepita, l'elevata percentuale di gradimento rilevata, indipendente dalle variabili demografiche (età, sesso, scolarità, professione) induce a prendere in considerazione un 196 nuovo strumento di rilevazione (intervista) che, attraverso personale adeguatamente formato, permetta di cogliere meglio il livello di percezione dell'utenza. Alla luce dei risultati conseguiti, è in atto una revisione dell'assetto organizzativo. Il nuovo programma si caratterizzerà per una maggiore frequenza dei controlli, che si svolgeranno individualmente e non più collegialmente e per una loro estensione a tutti i pasti giornalieri. E' previsto anche il rafforzamento della stessa partecipazione dell'utente al processo decisionale e alle scelte effettuate, attraverso l'inserimento permanente del TDM nella nuova Commissione Tecnica, che avrà compiti di programmazione e coordinamento. Il TDM avrà, infatti, un ruolo più incisivo, in quanto dopo un primo momento di formazione curato dall'Azienda, per condividere i criteri di valutazione tecnica del cibo, fornirà il proprio supporto nelle attività di rilevazione della qualità dei pasti prodotti dai centri di cottura aziendali e nelle indagini di gradimento. 197 LE CARTE DEI SERVIZI TITOLO La Collaborazione con la Città di Reggio Emilia e le Associazioni di 198 AUTORI AZIENDA volontariato e di tutela degli utenti per la sorveglianza del rispetto degli impegni contenuti nella “Carta dei Valori e degli Impegni dell'Arcispedale S. Maria Nuova.” dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo Organizzativo, Az. Osp. ASMN,v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax: 0522-296843. E-mail [email protected] B. Curcio Rubertini, M. Ravelli, M. Prandi, L. Fratti, D. Formisano, V. Sturlese, M. Scurti, S. Baruzzo, M. Iemmi, L. Sircana. Az. Osp. ASMN Contesto: L' az. Ospedaliera ASMN fa proprio l'impegno alla Promozione della Salute e per questo indirizza lo sviluppo ospedaliero inserendolo nella più ampia rete orientata a sviluppare Salute. Health 21 (obiettivo 14) sottolinea la multisettorialità dell'impegno alla Promozione della Salute. Nella nostra regione esistono già Politiche che adottano questa strategia, in primo luogo i Piani per la Salute che mirano a connettere attori istituzionali, politici, economici e sociali del territorio in una rete plurisettoriale orientata alla Salute ed alla valutazione dell'impatto che politiche, anche non strettamente sanitarie, hanno sulla Salute. In questo contesto la Carta dei Valori e degli Impegni, prodotta dagli operatori dell'Az. Osp. ASMN di Reggio Emilia, è uno strumento che rende espliciti i valori, le percezioni, le valutazioni che sottendono alle relazioni individuali e collettive. La metodologia qualitativa utilizzata nella sua costruzione la rende uno strumento partecipato di rilevazione e lettura dei bisogni e delle potenzialità sia dell'organizzazione che della rete nella quale l'organizzazione è inserita. Obiettivi del progetto. L'obiettivo generale è ottenere crescenti livelli di integrazione sia all'interno dell'ospedale che tra l'ospedale e il tessuto sociale. La Carta dei Valori e degli Impegni, infatti, ha due sedi di applicazione. La prima è interna all'organizzazine che l'ha prodotta, dove ha come obiettivo dare senso e coerenza alle strategie di sviluppo, alla programmazione ed al sistema di valutazione messi in atto dall'organizzazione medesima. La seconda sede di applicazione è nel rapporto tra l`organizzazione e le molteplici culture che compongono la rete nella quale essa vive, allo scopo di far crescere l'integrazione socio-sanitaria. In questa prospettiva, la presentazione della Carta ai committenti dell'ospedale: Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini, testimoni chiave dell'universo politico, economico e sociale del territorio reggiano, ha mirato a sollecitare l'espressione soggettiva della comunità sulla qualità dei servizi attualmente offerti dall'ASMN, sulla consistenza delle reti fra professionisti, managers e rappresentanti degli utenti, sulla rispondenza dei valori espressi dagli operatori alla cultura della comunità locale e quindi sulla disponibilità degli attori sociali a collaborare e co-promuovere interventi coerenti agli impegni della carta. Popolazione target. Gli operatori dell'az. osp. Arcispedale S. Maria Nuova, i committenti dell'Az. Associazioni di volontariato e di tutela dei cittadini, attori del mondo politico, economico e sociale reggiano. Indicatori di struttura, processo, esito. 199 Inserimento dell'ASMN nelle Politiche territoriali per la Salute (PPS) Sviluppo di una patnership tra ospedale e attori sociali. Espressione degli impegni attraverso le azioni concrete dell'organizzazione. Valutazione dei risultati. Numero e rilevanza dei progetti coprodotti e cogestiti da ospedale ed attori sociali. Numero e rilevanza dei progetti che traducono gli impegni condivisi in azioni. TITOLO La carta dei servizi quale elemento di informazione ed educazione 200 AUTORI AZIENDA nell'ambito del ricovero in eta' pediatrica. * Giuliana Frigieri, ** Miria Pellacani, *** Anna Maria Pietrantonio, **** Iolanda Po, **** Davide Milani, ***** Giorgio Mazzi Autore referente: Dr.ssa Anna Maria Pietrantonio, Direzione di Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402, email [email protected] BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA, DELLE MOTIVAZIONI L'esperienza descritta è stata realizzata presso l'Ospedale di Carpi (Azienda U.S.L. di Modena) a seguito di una iniziativa “Ospedale che dolore !” avviata con la Scuola Elementare Marianna Saltini del Comune ” con lo scopo di permettere ai bambini che avevano sperimentato l'ospedalizzazione di esprimere il proprio vissuto manifestando paure, ansie e fantasmi. La iniziativa ha consentito di evidenziare sentimenti di timore rispetto a condizioni di solitudine quali la separazione da genitori e fratelli, di noia, legati alla impossibilità di gioco, di costrizione che deriva dalla possibilità di uso limitato degli spazi, o rispetto alla non conoscenza di quanto “sta per accadere” rispetto al trattamento diagnostico-terapeutico. Per dare una risposta concreta finalizzata ad aiutare a contenere l'ansia e le paure legate al ricovero ci siamo impegnati a modificare l'ambiente, a strutturare attività ludiche, a migliorare l'accoglienza e a favorire la conoscenza dell'Unità Operativa da parte dei piccoli pazienti in questa ospitati. Si è tentato di perseguire quest'ultimo obiettivo mediante la realizzazione di un pieghevole “la Carta dei Servizi dei bambini”, dell'Ospedale di Carpi. OBIETTIVI DEL PROGETTO La Carta ha lo scopo di aiutare il bambino ad orientarsi nella nuova struttura nella quale è accolto, a coglierne i contenuti di funzionamento, a recepire indicazioni su ciò che la condizione di “bambino malato” consente comunque di fare, non tralasciando di menzionare anche le limitazioni che a volte la malattia impone. Le informazioni contenute nella Carta riguardano: ! Possibilità di godere della presenza di genitori e famigliari nel corso del ricovero; ! Possibilità di vedere amici e fratelli e possibilità di farsi portare i giocattoli preferiti; ! Presentazione del ruolo del personale a cui il piccolo paziente è stato affidato nel corso del ricovero; ! Indicazione degli orari di visita che impongono di non allontanarsi dalla stanza di degenza; ! Possibilità di utilizzo della sala giochi e piccole regole da seguire: riordino dei giochi, segnalazione al personale di eventuali spostamenti; ! Avvertenze rispetto al fatto che la cura della malattia che li ha portati in Ospedale può richiedere di non abbandonare la stanza (in caso di isolamento) o di prendere “la medicina cattiva”. POPOLAZIONE TARGET La Carta dei servizi è distribuita da circa un anno a tutti i bambini ricoverati in età scolare, al momento dell'accoglienza in reparto e quale strumento che segue il bambino nel gioco e nella conoscenza del contesto in cui è accolto nel corso di tutta l'esperienza di ricovero. 201 INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO, ESITO e VALUTAZIONE DEI RISULTATI Per valutare l'efficacia dello strumento sono stati utilizzati quali principali indicatori: ! la effettiva lettura-utilizzo del pieghevole ! compliance del bambino rispetto alle piccole regole-suggerimenti in esso contenuti. Le valutazioni sinora effettuate consentono di cogliere quanto segue: ! gradimento da parte di bambini: la lettura del pieghevole, colorato e ricco di immagini, è vissuto dal bambino quale momento di gioco; ! Maggiore compliance dei bambini: utilizzo della sala giochi, rispetto della permanenza nelle stanze negli orari di visita, informazione al personale infermieristico degli eventuali spostamenti. Lo strumento, valutato positivamente dal personale medico e non medico per i risultati precedentemente descritti e per il rapporto di maggior confidenza e dialogo che il suo utilizzo genera al momento dell'accoglienza e durante il ricovero, viene a collocarsi in un ambito di diversa considerazione del bambino (qualora l'età lo permetta) e dei suoi diritti in Ospedale, ponendolo nella condizione di essere soggetto attivo nelle decisioni che riguardano non solo il suo “stare in Ospedale” ma anche nell'ambito dei trattamenti e delle cure. * Primario Unità Operative di Pediatria, Ospedali di Carpi e Mirandola, Azienda U.S.L. di Modena; ** Caposala Unità Operativa di Pediatria, Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena; *** Direttore di Stabilimento, Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena; **** Ufficio Infermieristico e Tecnico, Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena; ***** Direttore del Presidio Ospedaliero, Azienda U.S.L. di Modena. Gruppo di lavoro Braghiroli Rossella Ferrando Bruna Mantovani Rossella Mistrorigo Laura Rossi Vanna Stefanelli Francesca TITOLO Le indagini di soddisfazione degli utenti del Servizio Sanitario 202 AUTORI AZIENDE Nazionale:un approccio bottom-up 1 2 3 4,5 1 1 Mannino S. , Niero M. , Oprandi N. , Groth N. , Salmoiraghi M. , Belloli . , Apolone G.4, Mosconi P.4 1 ASL della Provincia di Lodi; 2 Università degli Studi di Verona; 3 Health 4 Outcomes Research, emme&erre, Padova; Istituto di Ricerche 5 Farmacologiche Mario Negri; Università degli Studi di Siena RAZIONALE - L'utente rappresenta una preziosa fonte di informazioni o giudizi su aspetti generali o specifici relativi ad un momento assistenziale o ad un trattamento, indicatori soggettivi oggi considerati complementari agli indicatori di esito clinico per descrivere la qualità dell'intervento sanitario. La ASL della Provincia di Lodi ha iniziato un progetto, in collaborazione con l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e nell'ambito delle attività del Sistema Qualità della Regione Lombardia, per rilevare routinariamente questi indicatori. Tale progetto ha come obiettivo finale l'implementazione di un sistema “sostenibile” di rilevazione del grado di soddisfazione e dello stato di salute percepito nelle strutture ospedaliere ed ambulatoriali della ASL di Lodi, utilizzando metodiche e strumenti scientificamente validati che consentano analisi quantitative e di confronto. OBIETTIVI Questa presentazione si riferisce alla prima fase del progetto, la quale aveva come obiettivo lo sviluppo di strumenti di rilevazione che consentano di rappresentare correttamente ed in modo esaustivo il grado di soddisfazione dei pazienti rispetto all'assistenza sanitaria ricevuta. MATERIALI E METODI - Il progetto si articola su tutte le strutture del Presidio Ospedaliero Unico della ASL in un periodo di tempo di 18 mesi e prende in considerazione vari momenti dell'interazione paziente-struttura sanitaria: degenza ordinaria o in dayhospital, accesso al Pronto Soccorso, visita specialistica, prelievo per diagnostica di laboratorio, contatto con il Centro Unico di Prenotazione (CUP). Inizialmente è stata condotta una revisione della letteratura, al fine di valutare criticamente limiti e punti di forza della metodologia e degli strumenti utilizzati in altre esperienze in Italia e all'estero. Successivamente si è proceduto ad effettuare un'indagine di tipo qualitativo attraverso focus group e interviste individuali sui vari aspetti dell'assistenza, condotti sulla base di una griglia di discussione messa a punto sulla scorta di quanto è emerso dalla revisione della letteratura. Obiettivo di questi incontri era lo sviluppo di questionari che si avvalessero di una lettura corretta delle dimensioni della percezione dei pazienti rispetto all'intervento sanitario, del loro linguaggio e delle priorità assegnate ai vari momenti dell'assistenza. RISULTATI - Sono stati arruolati complessivamente 48 pazienti in 6 focus group condotti in reparti di Medicina, Ostetricia e Ginecologia, Cardiologia, Pediatria, Riabilitazione e Chirurgia (65% femmine, età media = 51 anni). Per quanto riguarda le interviste individuali, sono stati arruolati in totale 74 pazienti presso strutture di Poliambulatorio, Centro Prelievi e Day Hospital (66% femmine, età media = 49 anni). Da queste indagini sono emersi alcuni atteggiamenti di fondo dei pazienti rispetto dell'assistenza ricevuta, quali l'astensione dal giudizio, l'accettazione e il fatalismo, l'atteggiamento protettivo nei confronti degli operatori, il pregiudizio rispetto alla possibilità di attuare interventi migliorativi in ambito sanitario. Inoltre la costruzione del concetto di soddisfazione e della 203 realtà organizzativa dei servizi sanitari, così come il linguaggio che la descrive, sono specifici del vissuto individuale e delle attese dei pazienti e al tempo stesso chiavi di lettura indispensabili della rappresentazione che questi danno della loro esperienza di contatto con il SSN. Fra gli aspetti dichiarati importanti dai pazienti, malgrado la letteratura sottolinei talvolta la preminenza degli aspetti alberghieri, i pazienti da noi interpellati hanno preferito porre l'accento sul problema tradizionale delle attese (sia per consultazioni ed esami ambulatoriali che durante la degenza), ma soprattutto su un desiderio di trasparenza e prevedibilità dei tempi e delle decisioni che riguardano diagnosi, prognosi, terapia e i vari aspetti dell'assistenza in generale; e ancora, sul clima organizzativo e sul morale del personale all'interno dei reparti, sullo scambio di informazioni e, ovviamente, sugli aspetti interpersonali dei rapporti con i medici e il personale infermieristico. Pur nel rispetto di una struttura esaustiva delle aree rilevanti di valutazione (come da letteratura), queste considerazioni e questi criteri di rilevanza da parte dei pazienti, così come l'utilizzo del loro linguaggio, hanno rappresentato l'elemento cruciale e innovativo nello sviluppo dei questionari per la nostra indagine che saranno (relativamente alla degenza) presentati in questa sede. 204 CERTIFICAZIONE TITOLO AUTORI Progetto di Certificazione ISO 9000 dell'Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott. F.Boraso*, Dott. P.Fenu**, Dott. L. Garra**, Dott.ssa I.Vigna**, 205 AZIENDA Dott. M.Frigerio*** *Direttore Sanitario, **Dirigente Medico-Direzione Sanitaria, ***Dirigente MedicoUnità Operativa di Pediatria e Neonatologia Ospedale Mauriziano Umberto I Ospedale Mauriziano Umberto I -Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: le modalità di perseguimento della Qualità in Sanità al di là dell'accreditamento istituzionale, sono essenzialmente due: l'accreditamento di eccellenza, volontario e mediato dalle società scientifiche e la Certificazione ISO 9000 basata su criteri stabiliti a livello internazionale e derivati dal mondo dell'industria. Pur riconoscendo la profonda diversità esistente tra un'Azienda sanitaria e un'azienda produttrice di manufatti, l'Ospedale Mauriziano ha deciso di intraprendere, a questo proposito, la strada della certificazione ISO 9000 sulla base delle seguenti motivazioni: ! lo stimolo di miglioramento proveniente da una realtà imprenditoriale può produrre una più razionale gestione organizzativa e un migliore rapporto con l'utenza/clientela; ! la visione aziendalistica della Sanità può significare non solo il risparmio dei costi della non-qualità, ma anche il superamento della rigidità burocratica e dell'uso di regole e procedure anacronistiche; ! l'acquisizione di una prospettiva tipicamente industriale nel modo di gestire i rapporti con i fornitori, di verificare e correggere gli errori nel processo di erogazione, nell'istituire controlli di qualità adeguati al mantenimento degli standard raggiunti, può consentire un effettivo globale miglioramento della Qualità. La scelta del reparto di Pediatria e Neonatologia è stata dettata dalla sua particolare struttura che vede coesistere: la degenza della pediatria, il day-hospital, il Centro Neonatale e la Terapia Intensiva Neonatale, pertanto, nella stessa Unità Operativa, si ritrovano problematiche, esigenze ed anche tecnologie estremamente differenti. Inoltre, e non ultimo, il personale del reparto, sia medico che infermieristico, si è dimostrato estremamente disponibile alla sperimentazione di un progetto che, se coronato da successo, verrà esteso anche a tutte le altre Unità Operative dell'Ospedale. FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori del Reparto; 2) costituzione di un gruppo di lavoro, coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al gruppo di lavoro, da parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità; 4) stesura dei capitoli del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al gruppo di lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 5) nomina formale del Responsabile dell'Assicurazione Qualità (RAQ) per l'Unità Operativa di Pediatria; 6) presentazione della bozza del Manuale alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle Procedure Generali e Operative citate nel Manuale; 8) costituzione del Gruppo di Verifica Interna Attualmente il progetto si trova in fase 6, è stato identificato e formalmente nominato il RAQ, e contemporaneamente il gruppo di lavoro ha predisposto le Procedure Operative e Generali citate nel Manuale, che è stato ultimato nella forma definitiva nel luglio 2000, mentre sono in via di definizione le specifiche procedure. 206 DISCUSSIONE: il Gruppo di Lavoro ha riscontrato, quali aspetti positivi durante la realizzazione di questo progetto, la diffusione, a tutti i livelli, della conoscenza in materia di Qualità, grazie al all'interesse suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori; inoltre è stato indicato come estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto di vista della formazione dei nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato dal Reparto una fonte di informazione aggiornata e condivisa sia per quanto riguarda le procedure sia per quanto concerne le strutture e le tecnologie. La difficoltà principale incontrata nell'attuazione del progetto si può identificare nell'approccio descrittivo dell'Accreditamento in base alle norme ISO 9000 che, proprio perché derivate dalla realtà industriale, richiedono una strutturazione dettagliata dell'attività (in particolare, è risultata alquanto complessa la compilazione del Capitolo del Manuale per la Qualità riguardante le tecnologie ed i macchinari) che spesso è estranea alla cultura medica clinica e a volte difficilmente applicabile ad alcuni ambiti sanitari. Si corre il rischio, in effetti, di sostituire una burocrazia vecchia con una nuova, magari più attuale, ma altrettanto rigida; la scommessa è quella di rendere protagonisti nel processo di miglioramento della qualità i professionisti sanitari, offrendo loro uno strumento di regolazione flessibile e adattabile ad una realtà estremamente variegata come quella sanitaria TITOLO AUTORI Progetto di Certificazione ISO 9000 delle sale operatorie generali dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott. Flavio Boraso*, Dott Piero Fenu**, Dott. Luca Garra**, Dott.ssa 207 AZIENDA Iolanda Vigna** *Direttore Sanitario,**Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto I Ospedale Mauriziano Umberto I- Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: l'ottica del perseguimento del miglioramento continuo quale obiettivo nella gestione di una struttura sanitaria volta a garantire standard costanti di qualità e sicurezza dei servizi erogati e il relativo miglioramento dell'efficacia delle proprie prestazioni al cittadino utente, ha portato l'Ospedale Mauriziano di Torino all'individuazione delle ISO 9000, norme basate su criteri stabiliti a livello internazionale e derivate dal mondo dell'industria, quale modello di gestione. La scelta delle Sale Operatorie Generali è stata dettata dal particolare tipo di ambiente, “ad alto rischio” e complessità, dalla necessità di avere procedure operative chiare e riproducibili, con precisa identificazione delle responsabilità a tutti i livelli. Inoltre la scelta è stata condizionata dalla tipologia stessa della struttura, che vede coesistere dodici Unità Operative Chirurgiche diverse, con problematiche, esigenze ed anche tecnologie estremamente complesse e differenti. OBIETTIVI DEL PROGETTO: attraverso il Sistema Qualità delle Sale Operatorie Generali, l'Ospedale Mauriziano intende migliorare progressivamente l'efficienza dell'organizzazione, ottimizzare l'utilizzo delle risorse umane, qualificare ulteriormente i servizi offerti, perseguire una politica che renda il personale sempre più motivato al proprio lavoro, partecipe attivamente e in forma propositiva alla vita aziendale; fornire un ambiente lavorativo che permetta al chirurgo, utente interno, di svolgere la propria attività con elevati livelli di sicurezza e igiene; fornire un chiaro messaggio di assicurazione al cittadino/utente che le prestazioni a cui si sottopone siano continuamente e costantemente sotto controllo. FASI DEL PROGETTO: 1) incontro formativo finalizzato alla esplicazione dei concetti fondamentali della Qualità rivolto a tutti gli operatori delle Sale Operatorie; 2) costituzione di un gruppo di lavoro costituito da personale medico ed infermieristico con il compito di predisporre i documenti che descrivono le regole di gestione delle attività per la Qualità e le modalità operative delle attività svolte. coordinato da un esperto esterno; 3) illustrazione al gruppo di lavoro, da parte dell'esperto, dei vari capitoli previsti nel Manuale della Qualità; 4) nomina formale del Responsabile dell'Assicurazione Qualità (RAQ); 5) stesura dei 20 capitoli del Manuale con coinvolgimento di figure professionali diverse, anche esterne al gruppo di lavoro, e discussione collegiale di ogni capitolo; 6) presentazione del Manuale alla Direzione Sanitaria per una prima validazione; 7) stesura delle Procedure Generali, delle Procedure Operative e delle Istruzioni di lavoro ritenute necessarie 8) costituzione del Gruppo di Verifica Interna. RISULTATI: attraverso un lavoro collegiale, durato circa due anni, tutte le attività del blocco operatorio sono state messe sotto controllo e verifica continua mediante procedure specifiche e verifiche ispettive interne. La Qualità del servizio erogato è ottenuta attraverso un controllo sistematico su tutte le fasi del processo, che va dalla richiesta di utilizzo delle sale per l'effettuazione di interventi chirurgici alla fase di preparazione del malato, alla 208 preparazione delle sale, che comprende i processi di sanificazione, sterilizzazione, controllo della strumentazione e delle attrezzature, alla fase dell'intervento chirurgico, fino al riaccompagnamento del paziente nel reparto di appartenenza. Gli incontri quindicinali del gruppo di lavoro hanno prodotto un manuale del Sistema Qualità e le procedure operative riguardanti l'erogazione di tutti i servizi forniti dalle Sale Operatorie: attività infermieristica, attività anestesiologica, attività chirurgica, logistica, formazione, approvvigionamento dei materiali, controllo di apparecchiature e tecnologie. DISCUSSIONE: l'esigenza di preparare un Manuale per la Qualità ha consentito di diffondere tra tutto il personale la conoscenza in materia di Qualità, grazie all'interesse suscitato e al coinvolgimento capillare degli operatori; inoltre è stato indicato come estremamente favorevole il potenziale del Manuale dal punto di vista della formazione dei nuovi operatori che possono trovare nel documento preparato una fonte di informazione aggiornata e condivisa. 209 DOLORE TITOLO AUTORI Monitoraggio del dolore nella fase iniziale dell'infarto miocardico e ottimizzazione della terapia analgesica. Giorgio Tommasini, Divisione di Cardiologia, E.O. Ospedali Galliera, 210 AZIENDA in rappresentanza dello Studio Multicentrico Ligure MedicoInfermieristico. E.O. Ospedali Galliera Presupposti teorici e protocollo operativo. L'infarto miocardio si associa a dolore estremamente intenso, con componenti di tipo affettivo che coinvolgono la sfera emotiva fino alla percezione della morte imminente. La terapia del dolore da infarto e delle sue componenti ha ricevuto scarsa attenzione nella letteratura medica, da sempre concentrata sulla riduzione del danno ischemico ed il trattamento delle complicanze. Un'analisi quantitativa dell'andamento del dolore nelle prime 24 ore è riportata in (1) e (2). Si tratta di lavori di oltre 10 anni fa del Sahlgrenska Hospital di Goteborg, che è praticamente l'unico centro che si è occupato del problema. Ciò che emerge da questi lavori è che una quota sostanziale di pazienti non riceveva una terapia analgesica adeguata, anche in Centri particolarmente sensibilizzati. Dopo oltre 10 anni la situazione non appare migliorata, anche per quanto riguarda la nostra realtà. Nel periodo campione 1/1/99 1/3/99 la dose media di morfina utilizzata per i pazienti con infarto miocardico acuto nella UTIC dell'Ospedale Galliera era di 5.1 mg 2.5 mg, meno della metà rispetto ai 13.4 2.0 mg del Sahlgrenska Hospital del 1998. Il progetto si pone l'obbiettivo di quantificare il dolore percepito dal paziente nelle prime ore dell'infarto acuto e di ottimizzare la terapia analgesica con una studio multicentrico che ha coinvolto tutte le Unità Coronariche della Liguria. Modalità operative La prima fase del progetto prevede per ogni Centro l'arruolamento di 20 pazienti consecutivi con infarto acuto e angor persistente al momento dell'ingresso in Unità Coronarica. Criteri di esclusione sono: 1) gravi alterazioni dello stato di coscienza, 2) edema polmonare acuto all'ingresso. Le rilevazioni dell'intensità del dolore sono affidate a un infermiere diverso da quello coinvolto nell'ordinaria rilevazione della sintomatologia, relativa comunicazione al medico e somministrazione della terapia analgesica. La prima rilevazione avviene dopo l'inizio del monitoraggio elettrocardiografico e l'incannulamento di una vena periferica. Al paziente viene mostrata una scala analogica, con gradazione da 0 (nessun dolore) a 10 (massima intensità concepibile); la risposta del paziente è riportata in una cartellina apposita, custodita separatamente (vedi esempio). Le rilevazioni vengono effettuate in ogni caso, anche se il paziente è assopito, in quanto il dolore può essere comunque presente, a volte anche intenso. In questa fase il dato rilevato non è reso disponibile al medico di turno, che si avvale, come di consueto, delle rilevazioni ordinarie dei parametri vitali, includenti la sintomatologia, raccolti dal restante personale infermieristico. La seconda fase prevede altri 20 pazienti. Il risultato del monitoraggio dell'intensità del dolore è reso immediatamente disponibile al medico, che lo utilizza sistematicamente per adeguare la terapia analgesica, con l'obbiettivo di eliminare completamente il dolore nel più breve tempo possibile. 211 Esempio di cartella di rilevazione Minuti dall’ingresso 0 Ora della rilevazione (ore.min) Intensità del dolore (0 – 10) Dosaggio morfina (mg) 10 20 30 45 60 90 120 150 180 13.15 13.25 13.35 13.45 14.00 14.15 14.45 15.15 15.45 16.15 7 6 5.0 6 4 4 4 2 2 2 1 2.5 Risultati preliminari. Il grafico seguente riporta l'andamento medio e la deviazione standard dell'intensità del dolore e il dosaggio di morfina somministrata nei primi 20 pazienti in un Centro di riferimento. 2 7 1.8 6 1.6 4 dosaggio morfina (mg) intensità dolore 5 Serie1 Serie2 3 1.4 1.2 Serie1 1 Serie2 0.8 0.6 2 0.4 1 0.2 0 0 0 50 100 150 0 200 50 100 tempo (min) tempo (min) 150 200 Viene anche riportato l'andamento di un indice empirico di inadeguatezza della terapia analgesica, calcolato come differenza tra l'intensità del dolore e il dosaggio somministrato nello stesso tempo. 212 Indice di Inadeguatezza della terapia analgesica intensità dolore - dosaggio morfina 6 5 4 Serie1 3 Serie2 2 1 0 0 50 100 150 200 Risultati definitivi La fase di intervento terapeutico è attualmente in corso nella maggior parte dei Centri. I risultati definitivi saranno presentati in sede congressuale. tempo (min) Bibliografia 1) Everts B,et al: Chest pain in acute myocardial infarction: a descriptive study according to subjective assessment and morphine requirement. Clin Cardiol 1986 sep;9(9):423-9 2) Bondestam E. et al: Pain assessment by patients and nurses in the early phase of acute myocardial infarction. J Adv Nurs 1987 Nov;12(6):677-82 TITOLO AUTORI Le cure palliative Dr Zucco F. ** Reina W.* Rizzi F.* Castelli D.° E. Muscolo°° 213 AZIENDA ** Responsabile di Struttura Complessa *Dirigente Medico Unità di Cura Palliative e Terapia del Dolore ° Responsabile Ufficio Marketing e Relazioni Esterne °° IPAFD Unità di Cura Palliative e Terapia del Dolore Ospedale Salvini di Garbagnate Milanese, viale Forlanini 121 tel 02 99513376 e mail: [email protected] Introduzione Negli ultimi anni, anche in Italia si sta implementando la rete per le cure palliative. Si tratta di un sistema assistenziale integrato fra il territorio, l'ospedale, le strutture residenziali, i servizi forniti dagli enti locali e le organizzazioni non profit, specificamente indirizzato alla cura, assistenza e sostegno delle persone nella fase avanzata e terminale di una malattia inguaribile. Poiche' a causa del cancro in Italia muoiono ogni anno piu' di 160.000 persone, l'attivita' delle cure palliative si sta rivolgendo innanzitutto a questi pazienti. L'Unita' di Cure Palliative e Terapia del Dolore (U.C.P.T.D.) dell'A.O. G.Salvini Nel 1978, e' iniziata presso il Servizio di Anestesia e Rianimazione dell'Ospedale di Garbagnate Milanese una attivita' ambulatoriale di Terapia del dolore. Sulla base delle aumentate richieste della popolazione l'attivita' e' divenuta piu' articolata e gia' dal 1985 e' iniziata l'erogazione gratuita dell'intervento domiciliare continuativo di assistenza ai pazienti in fase terminale di cancro, dapprima solo medico specialistico e successivamente, dal 1990, anche infermieristico. Dal 2000 la Unita' di Cure palliative e terapia del dolore opera sia presso il Presidio Ospedaliero di Garbagnate e che presso il P.O. di Rho. Entrambe le sedi erogano le seguenti macroattivita': 1) Ambulatoriale, 2) Day hospital (1 letto ciascuna), 3) Consulenza intra ospedaliera specialistica , 4) Attivita' specialistica domiciliare di cure palliative (Cure palliative domiciliari) . Le cure palliative domiciliari sono erogate da 2 equipes specialistiche territoriali: la prima equipe svolge la propria attivita' per gli utenti dei Comuni del Distretto di Garbagnate dell'A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano (230.000 abitanti); la seconda opera nel D.S. di Rho (160.000 abitanti), articolazione della stessa A.S.L.. Il servizio e' svolto in 22 Comuni del territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' domiciliare e' erogata 24 ore su 24 , 365 giorni l'anno, secondo la modalita' della presa in carico totale, (passaggio in cura), su delega del medico di medicina generale, oppure con consulenza domiciliare specialistica (secondo i dettami della D.G.R. n.39990/98) 5) Ricovero ordinario: attivo solo presso il P.O. di Garbagnate Milanese, e' rivolto ai pazienti affetti da dolore cronico da sottoporre ad interventi di chirurgia antalgica ed ai pazienti terminali ( 2 posti letto attualmente accreditati per cure palliative). L'equipe e' composta da personale dipendente che opera a tempo pieno presso la U.O.C.P.T.D. ,attualmente composta da 10 medici, 1 A.F.D., 16 Infermieri Professionali, 1 Fisioterapista, 2 O.T.A., una psicologa part-time ed una unita' amministrativa. Nell'equipe sono integrati i volontari delle 2 Associazioni non profit Presenza Amica (Garbagnate Mil.) e Porta Aperta (Rho) DATI DI ATTIVITA' 2000 E SPECIFICITA' della U.O.C.P.T.D. 1) Macroattivita' Domiciliare: l'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000 tra A.S.L. n. 1 della Provincia di Milano e l'A.O. G.Salvini, specificamente studiata per le attivita' specialistiche al domicilio. Oltre alla definizione delle procedure di attivazione, la 214 Convenzione prevede una tariffazione differenziata per le 2 modalita' di erogazione delle attivita' specialistiche domiciliari di cure palliative: a)passaggio in cura totale ( consistente nella presa in carico totale consistente, oltre che nella erogazione di prestazioni sanitarie anche nella consegna diretta da parte dell'equipe ospedaliera di farmaci, presidi ed ausilii): L. 160.000 sino al 45° giorno, L. 128.000 per i giorni successivi, senza limite di tempo; b) consulenza domiciliare: L.107.000 ad accesso medico e L. 40.000 ad accesso infermieristico. Nel 2000 sono stati seguiti n. 340 pazienti, che rappresentano il 25% dei circa 1200 pazienti deceduti ogni anno nei 2 Distretti a causa di cancro. Le giornate di presa in carico totale sono state 14.523. Il tasso di ricovero e' stato del 17%. Accessi sanitari per pz/ settimana: 5,4 2) Macroattivita' Ambulatoriale: sono state eseguite oltre 16.272 prestazioni (visite, infiltrazioni, terapie strumentali) 3) Attivita' di day-hospital: sono state effettuate 424 giornate di degenza, necessarie per il trattamento infiltrativo dei pazienti affetti da dolore cronico lombare (infiltrazioni epidurali), da controllo di strumentazioni antalgiche precedentemente impiantate (neurostimolatori e pompe perimidollari) e per interventi di cure palliative (trasfusioni, infusione continua di antalgici, reinquadramento diagnostico e terapeutico complesso). 4) Macroattivita' di ricovero: sono stati eseguiti 107 ricoveri per terapia chirurgica antalgica avanzata. Si tratta di interventi eseguiti in meno di 50 Centri in tutta Italia, consistenti nell'impianto di sistemi per la neuromodulazione midollare chimica od elettrica dei pazienti affetti da dolore refrattario. Non e' stato sinora attivato il ricovero di cure palliative. 5) Macroattivita' di consulenza intraospedaliera : sono state effettuate 1849 visite specialistiche intraospedaliere presso le differenti Unita' Operative dei 3 P.O. Aziendali di Garbagnate, Rho-Passirana e Bollate. FUTURO ed HOSPICE Nell'Ottobre 2000 (DGR 1884/00) la Regione Lombardia ha approvato un finanziamento di 2,2 miliardi per la realizzazione di una struttura per il ricovero di pazienti terminali, articolazione operativa della U.O.C.P.T.D, presso il P.O. di Garbagnate Mil.. In attesa dell'erogazione da parte del Ministero della Sanita' dei fondi, resi disponibili dalla L.n.39/99, la Direzione dell'A.O. G. Salvini ha deciso di ristrutturare un'ala dismessa del P.O. di Garbagnate, per creare temporaneamente 10 posti letto per il ricovero dei pazienti terminali e 2 posti letto per il ricovero di persone affette da dolore cronico. I lavori sono iniziati il 28 Settembre scorso, e renderanno disponibili in tempi brevi alcuni posti letto di degenza ordinaria per la U.O.C.P.T.D., potendone cosi' ottenere l'accreditamento, in attesa che venga realizzata la struttura definitiva. L'hospice definitivo permettera' il ricovero contemporaneo di 14 pazienti non assistibili al domicilio, avra' un costo totale di L. 3,08 miliardi e sara' cofinanziato con 880 milioni dall'A. O. G.Salvini. L'obiettivo e' quello di rendere operativa la struttura provvisoria entro il Febbraio 2002, e di terminare quella definitiva entro il 2003. TITOLO Insieme per il Civile senza dolore AUTORI Dott.ssa L. Jacquot (Direttore Sanitario tel.030-3995.936)- Dott.ssa M. 215 AZIENDA Portesi (Dirigente Medico Direzione Sanitaria tel i. 917) - Dott.ssa D. Bettoni (Dirigente Medico - Farmacia tel i.383) - Dott. V. Ferrari (Dirigente Medico - Oncologia tel i. 260) - Dott. S. Zappa (Dirigente Medico 2^ Anestesia Rianimazione ) - Dott. C. Casella (Dirigente Medico 1^ Chirurgia) - Sig.ra R. Avisani ( Ostetrica Coord. Uff. Infermieristico tel. i 952) Azienda Ospedaliera Spedali Civili Brescia Contesto: L'attenzione al controllo del dolore per l'Azienda Ospedaliera Spedali Civili è divenuto l'obiettivo prioritario. L'interesse è antecedente sia alla normativa sia nazionale che regionale. Da tempo il controllo del dolore nelle varie UU.OO. è una realtà per i cittadini Bresciani che vi afferiscono. Nello scorso anno il 2° Servizio di Anestesia e Rianimazione (Dirigente Responsabile Prof. A. Candiani) ha compiuto uno studio il cui scopo è stato quello di stimare la prevalenza del dolore tra i ricoverati in 8 UU.OO. Chirurgiche. Tra gli obiettivi attesi: ! valutare la presenza/prevalenza del sintomo dolore riferito dal paziente in contesti chirurgici, ! ottenere una valutazione algometrica, basata sull'uso di metodi monodimensionali e pluridimensionali di tipo semantico (Dott. S. Zappa). La conclusione dello studio ha fornito le basi conoscitive per motivare la Direzione strategica ad istituire un Gruppo di progetto. Altre forze motivanti all'implementazione di strategie Aziendali contro il dolore sono venute anche dai Dipartimenti di Pediatria, Oncologia ed Ostetricia e Ginecologia. La scelta di come ideare, pianificare e rendere operativo "Il Civile senza dolore" evoca la filosofia del fondatore negli anni '50 della "Clinica del Dolore" di J. Bonica. "Il Civile senza dolore" è l'Ospedale che deve effettuare in modo organico e di routine la terapia del dolore, sia acuto, cronico che fisiologico; in altri termini è l'Ospedale che ad ogni ospite e per qualsiasi evento, prestazione, intervento sanitario è attento alla componente oggettiva e soggettiva del dolore. Il progetto in sviluppo considera trattamenti farmacologici ed ambientali sia del dolore acuto (Pronto Soccorso, post-operatorio, per prestazioni diagnostiche), sia il dolore fisiologico (parto, dismenorrea), sia del dolore cronico non oncologico (nevralgie, cefalee, dolori reumatici), ed il dolore da cancro. Obiettivi del progetto: L'obiettivo generale del progetto si prefigge di promuovere una cultura contro il dolore sia in Azienda che sul Territorio, attraverso l'adozione, per ogni prestazione di accoglienza, diagnostica e terapeutica di tutte le strategie (farmacologiche, ambientali, alternative) per annullare il dolore e non ultimo promuovere nel cittadino bresciano la fiducia verso la struttura, attenta a non più sottovalutare e banalizzare la paura verso il dolore e/o il dolore stesso. Gli obiettivi intermedi del progetto sono: !formare a vari livelli tutto il personale operante in Azienda; ! organizzare momenti informativi (conferenze, depliants, trasmissioni radio e TV) alla popolazione Bresciana; 216 ! ! ! ! sviluppare modelli organizzativi assistenziali ed operativi finalizzati al controllo del dolore; predisporre programmi, protocolli ed attività atti a controllare qualsiasi dolore (anche per un semplice prelievo ematico); predisporre strumenti di rilevazione adatti alla diversità dell'utenza afferente all'Azienda (bambini, anziani, immigrati); (utilizzare il "gufo Martino" quale elemento di "schermo" per l'area pediatrica). Popolazione target: tutte le persone richiedenti all'Azienda una prestazione diagnostica (attività ambulatoriale) e tutte le persone ricoverate o per intervento o per partorire o con patologia oncologica. Indicatori di struttura, di processo e di esito: ! il 100% delle UU.OO. e dei Servizi predispongono nel proprio ambito tecniche e modalità per aumentare il benessere dell'ospite/malato, (ambiente riposante e calmo, modalità di comunicazione tra operatori/operatori e operatori/utenti con toni di voce rilassati e garbati, ecc); ! tutto il personale ai vari livelli è coinvolto e preparato ad avere atteggiamenti e competenza favorenti la percezione il controllo del dolore e il benessere dell'ospite; ! il 100% delle U.O. e dei Servizi utilizzano i protocolli standard di controllo del dolore e/o ne predispone di particolari condividendoli con il Gruppo di lavoro; ! tutte le persone che afferiscono all'Azienda, o in regine di ricovero o ambulatoriale, viene verificato il gradiente di paura e di dolore. ! Le cartelle sanitarie (mediche ed infermieristiche) vengono modificate includendo la parte di valutazione/descrizione e controllo del dolore, ! Ogni operatore sanitario avrà in dotazione gli strumento appropriato all'utenza che assiste, ! Ogni 6 mesi per almeno 2 anni la Direzione Sanitaria predispone un report al fine di monitorare il progetto. Strumenti di valutazione (audit): ! questionari di gradimento (custom satisfation), ! questionari di efficacia (abbattimento del dolore), ! analisi dettagliata atta ad evidenziare l'incidenza del ricorso a strategie terapeutiche che utilizzano risorse farmacologiche, tecniche ambientali e/o tecniche dolci. TITOLO Prevenzione e trattamento del dolore post operatorio: per il miglioramento della gestione assistenziale del paziente chirurgico 217 AUTORI AZIENDA Dott. Flavio Boraso*, A.F.D. Daniela Dearca** *Direttore Sanitario, **Coordinatrice Infermieristica U.O.A. Chirurgia I Ospedale Mauriziano Umberto I Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: il progetto nasce dalla necessità di rivedere e migliorare i percorsi del paziente in ambito chirurgico e, in particolare, rispetto alla gestione del dolore e dell'ansia, e si è attuato nella sua fase sperimentale nel periodo compreso tra il settembre 1999 e il maggio 2000. Il problema prioritario è stato identificato nell'insufficiente presa in carico del paziente chirurgico dal momento dell'accoglienza al momento della dimissione, per gli aspetti di stress emotivo e biologico correlati all'intervento chirurgico da parte dell'équipe medico infermieristica dell'U.O.A: di Chirurgia i dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino. OBIETTIVI DEL PROGETTO: l'obiettivo generale del progetto era di garantire il controllo del dolore post operatorio per i pazienti ricoverati nell'U.O.A. di Chirurgia attraverso un approccio multidisciplinare e multiprofessionale. RISULTATI: al termine del periodo di sperimentazione risultano presenti e applicati nel servizio i protocolli assistenziali, organizzativi e terapeutici per la gestione del paziente dal momento del suo ricovero alla dimissione. La procedura di accoglienza, applicata nel periodo oggetto di osservazione sulla totalità dei pazienti ricoverati, ha riscontrato un gradimento elevato da parte dell'utenza con una caduta del livello d'ansia provato nel periodo pre operatorio da parte degli utenti. I dati rilevati denotano come nel 79% dei pazienti, l'ansia, rilevata sulla scala STAI, è contenuta all'interno dei range di “normalità” descritti in letteratura. Le procedure di rilevazione del dolore sono state rispettate e hanno dato risultati affidabili (congruenza tra livello registrato secondo protocollo e livello “ricordato” dal paziente al momento della dimissione compreso tra ±1 punto sulla scala VAS). L'utilizzo di protocolli di terapia analgesica nel 94.74% dei casi è stato integrale, nel restante 5.26% dei casi i protocolli sono stati iniziati in reparto al ritorno del paziente dalle Sale Operatorie Generali entro 15 minuti. I risultati sono stati ritenuti soddisfacenti in quanto: la percezione del dolore da parte del paziente è risultata nel complesso buona; i dati raccolti identificano con puntualità gli ambiti critici oggetto di successivi programmi di miglioramento; i dati raccolti costituiscono un parametro di riferimento nella misurazione dello sviluppo di qualità nell'ambito del servizio. DISCUSSIONE: l'acquisizione e la presenza di protocolli condivisi e di procedure definite ha contribuito alla creazione di un clima di lavoro stimolante, in particolare il gruppo di lavoro infermieristico ha potuto verificare l'operatività di principi finora più dichiarati che applicati, quali la condivisione con il paziente delle scelte terapeutiche e delle cure, l'analisi degli eventi critici quali strumenti per il miglioramento dell'assistenza fornita, ed il gruppo stesso di lavoro quale strumento di formazione continua e momento di crescita professionale. Sono comunque emersi alcuni ambiti critici sui quali sarà necessario intervenire: 218 ! ! ! ! necessità di perfezionare due protocolli di trattamento analgesico al fine di ottenere una ulteriore riduzione della percezione del dolore da parte dell'utenza; necessità di migliorare l'adesione di alcune figure mediche nell'applicazione dei protocolli nel periodo peri operatorio; necessità di studiare e analizzare le procedure per l'accompagnamento del paziente alla dimissione anche attraverso l'elaborazione e l'adozione di programmi di educazione terapeutica specifici. Il progetto, i risultati conseguiti e le problematiche emerse saranno oggetto di pubblicizzazione all'interno dell'Azienda al fine di sostenere lo sviluppo diffuso di progetti per il miglioramento della qualità assistenziale. TITOLO Progetto di contenimento degli stati di sofferenza e del dolore nell'Ospedale Pediatrico " Anna Meyer "- istituzione di un servizio per 219 AUTORI AZIENDA la terapia del dolore A. Messeri*, P. Morello Marchese^ (*Medico-anestesista - ^MedicoDirezione Sanitaria) AO Meyer via Luca Giordano 13, 50132 Firenze tel 055 5662456 Oggi, anche nella istituzioni più avanzate, il dolore continua ad essere una dimensione cui non viene riservata adeguata attenzione, nonostante sia stato scientificamente dimostrato quanto la sua presenza sia invalidante dal punto di vista fisico, sociale ed emozionale anche nel bambino e nel neonato. Pertanto l'obiettivo di ridurre gli stati di sofferenza in pediatria risponde a criteri essenziali di umanità e di tutela del diritto alla salute. Esso è peraltro essenziale anche al raggiungimento di risultati positivi nelle stesse procedure cliniche. Agli inizio del 2000 all'AO Meyer di Firenze è stato istituito un servizio multi professionale per la terapia del dolore nel bambino (STD). Il STD, come concepito, non deve sostituirsi al personale di reparto ma deve fornire: ! Sensibilizzazione ed educazione del personale ! Chiari protocolli operativi ! Disponibilità di farmaci analgesici, in particolare morfina ! Servizio di consulenza e trattamento di casi particolari L'attività finora svolta si può essenzialmente identificare nei seguenti punti: 1. Studio iniziale di prevalenza del dolore sulla popolazione ospedaliera (capillare indagine in ogni reparto e questionario conoscitivo somministrato a medici ed infermieri-pretest) che ha evidenziato come nell'ospedale Meyer il dolore sia sottovalutato e non adeguatamente trattato 2. Costituzione di un gruppo di lavoro permanente (riunioni mensili) di operatori sanitari più motivati e sensibili al problema. Identificazione di una figura medica ed una del personale infermieristico come referente di ogni reparto 3. Attività di formazione specifica: ! Presentazione ai medici dell'ospedale e del territorio del STD ! presentazione ufficiale delle linee-guida OMS ! corso pratico per l'uso delle tecniche non farmacologiche ! stage nei reparti con esperto internazionale ! corsi di addestramento permanente al personale interno ! Istituzione di un collegamento inter-aziendale (Meyer AAOO fiorentine) per il dolore post-operatorio pediatrico 4. Interventi clinici specifici di tipo farmacologico e non farmacologico e introduzione di protocolli operativi: ! per le procedure dolorose ed il dolore in onco-ematologia ! interventi sui pazienti terminali ! per la medicazioni delle ustioni ! per piccoli interventi chirurgici (in regime di DH) ! per le endoscopie digestive ! per il dolore “minore” (prelievi ed incannulamenti venosi ecc Prima dell'istituzione del STD per tutte queste situazioni ben poco era offerto a pazienti ed ai loro genitori, attualmente il problema non può dirsi completamente risolto ma è in 220 corso una fattiva collaborazione con il personale dei vari reparti e alcuni protocolli operativi sono già in atto. Il questionario a 1 anno (post-test) e l'elaborazione dei protocolli rappresentano una preliminare indicazione di risultato del processo in corso. Un risultato significativo è che in meno di otto mesi di attività l'uso della morfina in ospedale è aumentato del 180%. TITOLO Verso un ospedale senza dolore”: un progetto per migliorare la qualità dell'assistenza negl ospedali. 221 AUTORI AZIENDA Marco Visentin, Direttore f.f. U.O. Terapia del Dolore e Cure Palliative; Vittorio Selle, Direttore Sanitario; Adamantia Vafiadaki, Direzione Medica Ospedaliera; Fabio Zappin, Servizio Promozione e Miglioramento Continuo della Qualità U.L.SS. n. 6, viale Rodolfi, 36, 36100 Vicenza, tel 0444993438. PREMESSA Nonostante i progressi registrati in tutti i campi della medicina, l'esperienza ospedaliera è vissuta con timore e a volte con angoscia. Molte persone dichiarano di non aver paura di morire ma di soffrire. Più volte le terapie sono rifiutate per il timore del dolore che provocano. La prevalenza del dolore tra i degenti negli ospedali rimane elevata. Il dolore viene considerato ineluttabile e la sua presenza nelle divisioni ospedaliere è divenuta un fatto abitudinario per i professionisti della sanità. Il trattamento del dolore è trascurato nei programmi di insegnamento delle scuole di formazione così come nell'aggiornamento dei sanitari. Eppure il dolore ha gravi ricadute sulla qualità di vita ed anche sulle possibilità di successo delle manovre terapeutiche. Per questi motivi si è parlato di tragedia del dolore inutile. Riteniamo che un'azione contro l'attuale disinteresse e per ovviare alle carenze nel trattamento del dolore possa inserirsi a pieno titolo tra gli obiettivi HPH. SITUAZIONE LOCALE Nel 1998 all'Ospedale di Vicenza è stato avviato, per la prima volta in Italia, il progetto internazionale “Verso un Ospedale senza Dolore” (www.sans-douleur.ch), volto a sensibilizzare la cittadinanza e gli operatori sanitari verso la sofferenza dei malati ricoverati e a migliorare la risposta ai pazienti con dolore. Questo progetto, che ha interessato tutte le Divisioni ospedaliere, ha dimostrato che, nonostante la relativa attenzione al problema dolore (una struttura specializzata di Terapia del Dolore è qui attiva da oltre un decennio), sono presenti globalmente evidenti carenze di formazione tra i professionisti sanitari e quasi la metà dei degenti riferiscono la presenza di dolore, anche intenso. OBIETTIVI ! Migliorare l'attenzione ed il trattamento del dolore ! Maturare un'esperienza da esportare negli altri ospedali italiani In particolare ci si propone di: ! Adottare in tutto l'ospedale una metodologia che eviti di trascurare il dolore (rilevazione di routine della presenza e intensità del dolore, al pari dei vari parametri delle funzioni vitali). ! Migliorare le attitudini e le conoscenze riguardo al problema del dolore (corsi finalizzati, formazione di referenti di reparto, seminari, ecc.) ! Elaborare protocolli di trattamento dei pazienti affetti da vari tipi di dolore ! Valutare il grado di soddisfazione degli utenti riguardo all'attenzione e al trattamento del dolore METODO Costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare che rispecchi le professionalità 222 maggiormente interessate al problema (medici, infermieri, area medica, chirurgica, pediatrica, emergenza, territorio, servizi sociali) con lo scopo di guidare lo svolgimento del progetto per il raggiungimento dei suddetti obiettivi, verificare i risultati e stringere alleanze operative che rifletteranno il proprio valore oltre l'applicazione del presente progetto. Quanto prodotto dal gruppo servirà per attivare una sperimentazione volta a convalidare gli strumenti proposti. VERIFICA E CONTROLLO Periodicamente si procederà a valutazione dei risultati e validazione dei metodi con: ! Audit interno ! Verifica della prevalenza del dolore tra i pazienti ricoverati e delle attitudini e conoscenze del personale sanitario ! Somministrazione di questionario di soddisfazione degli utenti 223 FORMAZIONE 224 TITOLO AUTORI AZIENDA Progetto di ricerca, monitoraggio e formazione nell'ambito della valorizzazione delle risorse umane nell'Azienda Ospedaliera M.Grazia Manzone, Evelin Ramonda, Annesa Lo Iacono, Simona Volpato UONA Psicologia - Azienda Sanitaria Ospedaliera S. Luigi GonzagaOrbassano (TO) Obiettivi: All'interno dell'Azienda Ospedaliera è emersa la necessità di implementare interventi volti alla valorizzazione delle risorse umane e all'ottimizzazione dei servizi. Obiettivo dell'intero programma di ricerca e formazione proposto è il miglioramento della qualità dell'assistenza, attraverso la ridefinizione dei diversi ruoli professionali e la promozione di processi relazionali efficaci, all'interno dei vari gruppi di lavoro e tra operatori e utenti, in un processo in cui l'utente passa ad essere da oggetto a soggetto. Metodi e strumenti: Il progetto ha previsto quattro principali fasi operative: ricerca, monitoraggio, formazione verifica. Le prime due fasi hanno riguardato la stesura di un questionario somministrato e un'intervista semistrutturata, con conseguente analisi del materiale raccolto e relativa elaborazione dei dati. Nella terza e quarta fase si è effettuata la stesura del programma di formazione, successivamente attuato, con l'identificazione dei principali strumenti formativi, seguito da un primo momento di verifica, dal follow-up, dal retest-questionari e dalla verifica finale. Le aree indagate hanno riguardato il servizio atteso dagli operatori, le loro percezioni sul servizio, le prestazioni effettive e la qualità del servizio fornito. Nello specifico i questionari hanno indagato: valutazione delle percezioni su ruolo e ambito lavorativo, del rapporto con gli utenti e dell'immagine di sé, autovalutazione della professionalità, dell'assertività in ambito lavorativo e personale, aspettative sull'attività di formazione La formazione assertiva professionale utilizzata, riguarda un complesso di abilità relazionali e sociali che rendono eccellente la competenza nella gestione dei rapporti interpersonali. Le abilità relazionali di comunicazione costituiscono parte integrante, non solo della personalità, ma anche della professionalità. Queste sono modelli operativi che permettono di comunicare con gli altri in modo efficace. L'attività di formazione intesa come processo continuo e non episodico, deve limitare al minimo gli aspetti nozionistici o le istruzioni, per concentrarsi invece sulle modalità e sugli atteggiamenti con cui vanno affrontati problemi e decisioni. L'esito di tale attività potrà essere valutato in termini di cambiamento del modo di operare dei singoli. 225 Risultati: L'analisi dei risultati relativa alla fase di "ascolto" degli operatori è stata fondamentale ai fini dell'impostazione del programma di formazione, tenendo quindi conto dei vissuti, dei bisogni e delle aspettative del personale. Successivamente alla formazione, attraverso il retest e le interviste semi-strutturate è stato possibile effettuare un'utile verifica della percezione stessa e valutare i cambiamenti. Nella formazione è stato utilizzato il training assertivo, un programma di tecnologia comportamentale orientato a migliorare le abilità sociali e di comunicazione per raggiungere un equilibrio ottimale tra le proprie e le altrui esigenze. L'approccio è stato integrato da tecniche che tengono in considerazione determinati aspetti dei rapporti interpersonali quali l'ansia, l'aggressività, le critiche, la tensione del parlare in pubblico. Nel percorso formativo, ogni unità didattica era dedicata ad un tema su cui si incentrano discussioni ed esercitazioni circa aspetti salienti della comunicazione e del rapporto interpersonale; con l'utilizzo di tecniche di problem solving per la definizione dei problemi, l'esplicitazione delle cause, la descrizione dell'impatto prodotto dal problema e le proposte di soluzione e tecniche di ristrutturazione cognitiva. L'area di ricerca-ascolto degli operatori ha permesso di rilevare gli aspetti di criticità e i punti di forza mentre l'individuazione di determinati meccanismi psicologici che intervengono nelle dinamiche lavorative ha permesso la loro esplicitazione e rielaborazione. L'area di formazione-supporto ha consentito di migliorare le abilità sociali e di comunicazione, tramite l'indagine di determinati aspetti dei rapporti interpersonali, quali ansia e aggressività. 226 TITOLO Corso di formazione manageriale in sanità: Un caso di partnership tra l'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas AUTORI E Luciano Angelini, Direttore Sanitario, Istituto Clinico Mater Domini di AZIENDE Castellanza Stefano Baraldi, Vicedirettore, Centro Ricerche e Studi in Management Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Antonella Cifalinò, Ricercatrice, Centro Ricerche e Studi in Management Sanitario, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Daniele Alberio, Qualità e Formazione, Istituto Clinico Mater Domini di Castellanza La politica di Mater Domini è improntata alla centralità del paziente all'interno del percorso di cura; è in questa direzione che è stato inteso il progetto formativo manageriale che di seguito descriviamo. L'Istituto Clinico Mater Domini e Cerismas hanno sviluppato una proficua esperienza di partnership nella progettazione ed erogazione di un corso di management sanitario destinato a profili medici, infermieristici ed amministrativi. Il corso è stato progettato considerando, l'integrazione tra le diverse figure professionali presenti nella struttura sanitaria, un valore aggiunto essenziale per affrontare i problemi con la medesima metodologia al fine del raggiungimento degli obiettivi aziendali. L'iniziativa, pur essendo primariamente organizzata a favore del personale dell'Istituto Clinico Mater Domini, è stata estesa anche ad altre aziende sanitarie lombarde. Il corso, della durata complessiva di sette giornate full time nei mesi di maggio-giugno 2001, si è articolato in due parti. La prima parte del corso, della durata di tre giornate, ha riguardato processi manageriali di interesse per tutti i destinatari (processo di aziendalizzazione della sanità; pianificazione strategica; ruoli e responsabilità; gestione delle competenze; lavoro in team; gestione delle riunioni; budgeting e reporting). La seconda parte si è focalizzata su processi manageriali più specifici rispetto alle tre classi di destinatari, ognuna delle quali è stata impegnata per una giornata di aula: i medici hanno approfondito il tema della qualità nella gestione del processi clinico-assistenziali; il personale infermieristico si è concentrato sull'analisi organizzativa; gli amministrativi, infine, hanno trattato gli aspetti di marketing e quelli di contabilità analitica. La metodologia didattica è stata attiva, caratterizzandosi per l'utilizzo di esercitazioni, casi di studio e role playing a sussidio della discussione degli argomenti trattati. Il progetto ha previsto le seguenti fasi: analisi dei fabbisogni formativi; progettazione della struttura e dei contenuti del corso; coordinamento dei docenti; erogazione del corso; valutazione dei risultati. Gli obiettivi sono stati molteplici. Per entrambi i partner il corso ha rappresentato la manifestazione di un consolidato rapporto di collaborazione tra una università ed una eccellente azienda sanitaria, tesa a creare e diffondere conoscenze e competenze sui processi manageriali in sanità. Tale partnership è stata estesa nei confronti delle altre aziende sanitarie coinvolte nell'iniziativa. Con riferimento ai discenti, il corso ha avuto i seguenti obiettivi: acquisizione di competenze manageriali generali e specifiche; processo di comunicazione interna su tematiche gestionali con conseguente integrazione sia tra le diverse figure professionali sia tra colleghi all'interno di ciascuna di esse; creazione di motivazione nei confronti dell'aziendalizzazione in sanità. La valutazione dei risultati dell'iniziativa è avvenuta in base ai dati raccolti con un 227 questionario restituito da tutti i discenti. La loro elaborazione si è sviluppata con indicatori di: a)struttura (numero partecipanti; profilo partecipanti; durata e gestione del tempo); b)processo (motivazioni dei partecipanti; grado di interesse per i temi trattati; grado di applicabilità dei temi trattati; grado di chiarezza ed esaustività dei docenti); c)risultati (grado soddisfazione; grado di apprendimento; grado sviluppo competenze; grado diversificazione delle competenze; grado di interesse per iniziative future) La valutazione dei risultati conseguiti è stata eccellente con riferimento a tutti gli indicatori. 228 TITOLO AUTORI AZIENDA Smile: iniziative di formazione professionale ed umana dell'infermiere. Dott.ssa Carmen Sommese, vicedirettore sanitario, MultiMedica S.p.A. Stefano Teruzzi, collaboratore direzione sanitaria, MultiMedica S.p.A. Via Milanese, 300 20099 SESTO SAN GIOVANNI (MI) Tel. 02/24209301 MultiMedica S.p.A. CONTESTO Come confermato tanto da testimonianze di infermieri esperti, quanto da segnalazioni da parte di pazienti che hanno subito più ricoveri, nella realtà specifica ospedaliera può sovente accadere che il paziente venga considerato un mero numero e che venga trattato dallo staff che lo ha in cura in modo freddo e distaccato. Si è voluto pertanto cercare di creare e sviluppare un'atmosfera ospedaliera serena e gioiosa, in modo da rendere l'impatto del paziente con la struttura ospedaliera il meno traumatico possibile. Ed è scientificamente dimostrato che una maggiore serenità aiuta il paziente a tollerare meglio le inevitabili sofferenze che un ricovero ed una degenza comportano. Si è voluto porre l'accento sul rapporto infermiere-paziente proprio perché la figura dell'infermiere risulta quella che è a più stretto contatto con il paziente ed alla quale il paziente stesso si rivolge anche per risolvere contingenti ed elementari necessità o per chiedere semplici informazioni. Considerato che la salute è creata prendendosi cura di se stessi e degli altri, lo sviluppo di un approccio relazionale umano e sereno può giovare non soltanto al paziente, ma anche all'infermiere stesso. Abbiamo quindi organizzato specifici stages concernenti la formazione del personale infermieristico. Docenti: due psichiatri, uno psicologo, due attori. Organizzazione: tre gruppi condotti da due docenti. Durata: due mesi, con cadenza di due incontri a settimana di due ore ciascuno. Metodo: confronto interattivo ed interpersonale, in cui ogni infermiere impara tecniche di: a) autorilassamento (autocontrollo tensione emotiva); b) capacità di relazionarsi (disponibilità ed empatia); c) progettualità (capacità di creare e gestire situazioni). Gli psichiatri/psicologi agiscono sugli aspetti teorici, scavando nell'intimo della personalità; gli attori invece si rivolgono maggiormente agli aspetti pratici, mostrando agli infermieri come muoversi, gesticolare, mascherare le emozioni negative. OBIETTIVI - Garantire che il reciproco approccio tra infermiere e paziente venga considerato non soltanto dal punto di vista tecnico e professionale, ma anche in un profondo senso umano. Assicurare al paziente una soddisfazione psicologica ed una calma che sorgano specificamente dal buonumore e dalla tranquillità. Far tollerare meglio al paziente le inevitabili sofferenze che un ricovero o una degenza comportano. Fornire all'infermiere gli strumenti di sostegno per amministrare al meglio le proprie risorse emotive che quotidianamente si confrontano con i bisogni di un soggetto ospedalizzato. Aiutare l'infermiere a gestire in modo corretto ed efficace la propria salute e quella del paziente. TARGET - Sessanta infermieri. INDICATORI a) Grado di coinvolgimento di infermieri e pazienti Misura: n° infermieri in servizio (pz ricoverati)/n° infermieri (pz) coinvolti Tipologia: struttura; b) Soddisfazione pazienti/infermieri Misura: n° valutazioni di gradimento favorevoli/n° 229 valutazioni effettuate Tipologia: esito; c) Modificazione dei comportamenti ed atteggiamenti degli infermieri Misura: n° infermieri che realizzano comportamenti pertinenti/n° infermieri coinvolti Tipologia: processo; d) Variazione delle conoscenze degli infermieri Misura: conoscenza attesa/conoscenza pratica degli infermieri Tipologia: esito; e) Esperienze negative di pazienti in precedenti ricoveri Misura: n° pz interpellati/n° opinioni negative inerenti al comportamento degli infermieri Tipologia: verifica. VALUTAZIONE RISULTATI - Verifica della soddisfazione psicologica di pazienti ed infermieri attraverso la realizzazione di specifiche interviste e la compilazione di apposite schede e questionari, somministrati prima dell'avvio del progetto ed ai controlli successivi previsti (inizio: novembre 1999; primo controllo: aprile 2000; secondo controllo: novembre 2000; terzo controllo: aprile 2001; verifica finale: novembre 2001). La nostra attuale conclusione è che i pazienti (98%) sono molto soddisfatti della qualità umana e professionale dei servizi infermieristici (indicatore: soddisfazione). Inoltre gli infermieri coinvolti (50%) rigorosamente arruolati volontariamente (indicatore: grado di coinvolgimento) sono stati tutti (100%) molto interessati ed onorati di aver preso parte a questo progetto (indicatore: soddisfazione). I nostri infermieri inoltre hanno imparato (indicatore: variazione delle conoscenze) che le “cure umane” rappresentano un anestetico naturale che elimina le distanze tra paziente ed ospedale, in quanto serenità e sorriso, che concernono, tra l'altro, la funzione centrale dell'intelligenza emotiva, soddisfano appieno il bisogno di cui il paziente maggiormente necessita in un ambiente ospedaliero: sicurezza e protezione. In questo modo, imparando a gestire in modo corretto le emozioni derivanti dagli atteggiamenti e dallo stato dei pazienti, i nostri infermieri continuano a sviluppare le proprie capacità terapeutiche e professionali, crescendo inoltre in maniera importante anche a livello comportamentale ed umano. Questa stretta correlazione ed interdipendenza tra sviluppo delle qualità umane ed aumento della professionalità risulta pienamente confermata tanto dai pazienti, quanto dagli stessi infermieri (indicatori: soddisfazione variazione delle conoscenze modificazione dei comportamenti). 230 INTEGRAZIONE OSPEDALE TERRITORIO 231 TITOLO AUTORI AZIENDA Dall'Ospedale al Territorio. Percorsi assistenziali e semplificazione dell'accesso ai presidi medico-chirurgici e sanitari. Dott.R. Predonzani - Dott. G. Bruno - D.ssa M.Saglietto - D.ssa E. Magnani Dott. R. Anselmo D.ssa M.Pancioni Dott. E. Trucco Dott. De Michelis - Sig.ra M.Boetti Sig.ra L. Di Mieri Sig.ra R. Gagno Sig.ra M.T. Cigna Sig.ra P. Mangolini Sig. F. Bartoletti Sig. A. Pesce Sig. C. Ortale. ASL 1 Imperiese Una direttiva di lavoro dei servizi per la salute è rappresentata dallo spostamento dell'asse dei servizi dall'Ospedale al territorio, al sistema delle cure domiciliari e dell'assistenza sanitaria di base. L'ASL 1 Imperiese sulla base delle indicazioni regionali, ha intrapreso un percorso organizzativo che renda possibile il passaggio da un sistema di prestazioni di settore, ad una rete di cura. Per favorire la continuità assistenziale sì è voluto affrontare anche la problematica relativa all'erogazione di presidi ed ausili. A tale scopo è stato attivato un Gruppo di Miglioramento interdisciplinare Ospedale Territorio per la verifica delle procedure in uso e la formulazione di proposte riorganizzative utili agli operatori, agli assistiti ed ai familiari, per l'istruttoria delle pratiche e l'accesso all'assistenza protesica. OBIETTIVI ! Favorire le dimissioni precoci dall'Ospedale garantendo a domicilio la prosecuzione dei trattamenti di cura, ivi compresa l'erogazione di materiale protesico, sanitario e di medicazione ! Ridurre i tempi d'attesa tra prescrizione sanitaria, autorizzazione e fornitura dell'ausilio al fine di garantire, attraverso la tempestività dell'erogazione, la maggiore efficacia possibile della prestazione TARGET Operatori sanitari e amministrativi; assistiti aventi diritto AZIONI ! Indicazioni per la prescrizione di ausili standard prima della dimissione ! Elaborazione protocollo per l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio per pazienti affetti da gravi patologie. ! Predisposizione di un software specifico per la gestione della documentazione relativa all'erogazione dei presidi e della Banca Protesi unificata; attivazione dell' accertamento d'ufficio della condizione di avente diritto INDICATORI N° Pazienti ricoverati nelle strutture sanitarie con necessità di assistenza protesica / N° pratiche avviate prima della dimissione N° dimessi affetti da gravi patologie / n° autorizzazioni concesse in base al Protocollo per l'erogazione di materiali di medicazione a domicilio. VALUTAZIONE Verifica degli indicatori. 232 TITOLO AUTORI AZIENDA Un modello di collaborazione tra ospedale e territorio nella realtà savonese. 1 2 Emanuele Varaldo , Amnon Cohen 1 Pediatra di base FIMP-Savona; 2Divisione di Pediatria, Ospedale San Paolo ASL-2 Savonese. La collaborazione tra il pediatra di base e l'ospedale costituisce una garanzia fondamentale per una migliore qualità di servizio al cittadino, che in questo caso è rappresentato dal bambino ed i suoi familiari. E' nostro compito professionale ed obbligo morale, garantire per l'utente la realizzazione pratica del concetto della “continuità di cura”. Considerando il bambino e il gruppo familiare come il nucleo beneficiario del servizio sanitario, è quindi indispensabile realizzare una stretta collaborazione tra la medicina del territorio, che ha in cura l'utente per la maggior parte del percorso, e la medicina ospedaliera che se ne prende carico per la gestione di brevi e critici momenti dello stesso percorso. Un servizio di qualità, a nostro parere, non può essere fornito senza colloquio, scambio di opinioni ed integrazione tra le parti. Tale integrazione, nel modello di collaborazione tra ospedale e territorio nel Savonese, prevede aggiornamento professionale degli operatori di ambedue i gruppi e incontri culturali finalizzati alla crescita personale e professionale di ciascun elemento. Abbiamo perseguito in questi anni i suddetti obiettivi attraverso: 1. Facilitazione degli scambi e della conoscenza reciproca attraverso incontri frequenti tra i pediatri di base e quelli della Divisione, valutazione congiunta dei tabulati del Pronto Soccorso Pediatrico, ricerche scientifiche congiunte, coinvolgimento diretto del pediatra curante nel corso del ricovero del suo assistito (il pediatra è informato al momento del ricovero e lo stesso normalmente si reca in ospedale a confrontarsi con i colleghi). E' previsto una costituzione di una rete computerizzata (intranet o web) tra la banca dati della Divisione e quella del medico curante, per garantire ulteriormente la continuità di cura al bambino e famiglia. 2. Il processo di aggiornamento professionale (Formazione attiva): dal 1988 la Federazione Italiana dei Medici Pediatri (FIMP) di Savona effettua corsi interattivi di aggiornamento professionale. Dal 1999, questi corsi vengono realizzati in stretta collaborazione con la Divisione di Pediatria dell'Ospedale San Paolo della città. I corsi, tre all'anno circa, sono limitati a 40-45 partecipanti, medici pediatri di base, consultoriali e ospedalieri provenienti nella maggior parte dalla Provincia di Savona, con una buona partecipazione di colleghi delle altre province e regioni limitrofe, suddivisi in gruppi di apprendimento costituiti da circa 6-7 partecipanti. Ogni corso tratta un argomento monotematico con carattere particolarmente pratico, senza però tralasciare gli aspetti innovativi di ricerca. I corsi sono residenziali, della durata di tre giorni circa, e vi è obbligo di presenza, partecipazione e frequenza a tutte le sessioni. Si avvale inoltre della presenza di animatori di formazione e tutor che seguono personalmente i vari gruppi di apprendimento. Il carattere residenziale dei corsi, con presenza obbligata di discenti e docenti, approfondisce il legame e le conoscenze reciproche e produce uno scambio tra le professionalità dei discenti ospedalieri e di 233 base. Gli indicatori di verifica sono rappresentati dal confronto di test di valutazione all'inizio e alla fine del corso, con il raggiungimento degli obiettivi prefissati, nonché da una scheda di gradimento compilato dal discente riguardante la qualità dei singoli docenti e dell'organizzazione del corso. 3. Incontri serali anche con il personale infermieristico con discussione di casi clinici e argomenti organizzativi 4. Costituzione “Task force” che rappresenta un gruppo di lavoro costituito da 7 membri rappresentanti del personale medico e infermieristico del reparto, rappresentante della FIMP di Savona e rappresentanti della Cittadinanza (Tribunale del malato ed Associazione Cresci di volontariato). Questo gruppo, attraverso momenti di confronto e di discussione, ha come obiettivo il miglioramento della qualità di servizio fornito al bambino e familiari. Questo modello di collaborazione e di aggiornamento professionale continuo ha portato alla creazione di un piacevole clima nel rapporto di lavoro e ad un interscambio ed arricchimento reciproco tra i vari operatori, con conseguente miglioramento del servizio fornito. L'ispirazione di fondo del nostro lavoro è che il territorio e l'ospedale devono essere complementari. 234 TITOLO “Dimissioni protette”, elaborazione di una guida informativa per il paziente e la sua famiglia “sai che…” informazione a utenti e familiari per l'assistenza presso il domicilio. AUTORI E Rete HPH Regione Emilia Romagna, Gruppo Interaziendale AZIENDE CONTINUITA' ASSISTENZIALE (Azienda U.S.L. di Modena, Azienda U.S.L. di Reggio Emilia, Azienda U.S.L. di Parma, Azienda U.S.L. di Bologna Sud, Azienda U.S.L. di Piacenza, Azienda Ospedaliera di Parma * Anna Maria Pietrantonio, ** Francesca Novaco, *** Ivanna Boni, *** Viola Damen, **** Patrizia Guidetti, ***** Giuseppe Gaglianò, ****** Iolanda Po, ******* Giorgio Mazzi Autore referente: Dr.ssa Anna Maria Pietrantonio, Direzione di Stabilimento Ospedale di Carpi, Azienda U.S.L. di Modena, 059/659402, e mail [email protected] BREVE DESCRIZIONE DEL CONTESTO DI ATTUAZIONE DELL'ESPERIENZA, DELLE MOTIVAZIONI La guida SAI che… è stata realizzata a cura dell'Ospedale, Distretto, Ufficio Qualità dell'Azienda USL di Modena nell'ambito della conduzione del progetto interaziendale “Dimissioni Protette” che ha visto partecipi oltre all'Azienda Usl di Modena anche le Aziende USL di Reggio E. Parma, Bologna Sud, Piacenza e l'Azienda Ospedaliera di Parma. OBIETTIVO DEL PROGETTO: La guida è stata elaborata nell'intento di predisporre uno strumento informativo utile alla gestione domiciliare dei pazienti dimessi dall'Ospedale da parte della famiglia; risponde pertanto all'obiettivo di sostenere le azioni di presa in carico del paziente durante l'intero percorso della malattia, percorso nell'ambito del quale giocano un ruolo non solo il medico di base, l'Ospedale ma anche la famiglia. Gli argomenti contenuti nella guida sono stati individuati nell'ambito di un gruppo di lavoro al quale hanno partecipato medici ed infermieri dell'Ospedale e del Distretto e che ha visto il contributo, nella fase di definizione dei bisogni anche del Comitato Consultivo Misto, Tribunale per i diritti dell'ammalato, Sindacato Pensionati, Associazione Volontari Ospedalieri, Centro Femminile Italiano. La scelta comune è stata quella di predisporre un opuscolo dotato di caratteristiche che consentano l'espressione dei concetti in un linguaggio comprensibile, ricco di immagini che consentono di illustrare i comportamenti e i presidi utili per fornire risoluzione ai problemi che si possono porre all'atto del riaccoglimento al domicilio del paziente dimesso (in particolare pazienti in età geriatrica o pazienti disabili). Nello specifico nell'opuscolo vengono affrontate le seguenti tematiche: Preparazione della casa e disposizione degli spazi gestione degli spazi da parte del paziente. Consigli pratici per l'igiene della persona. Prevenzione delle ulcere da compressione. Gestione delle stomie ecc. 235 POPOLAZIONE TARGET. L'opuscolo viene proposto dalle Capo Sala di reparto a tutti i pazienti reclutati nei percorsi di Dimissione Protetta; è stato stampato in lingua italiana, francese, inglese ed arabo per consentire anche ai pazienti e alle famiglie di altra lingua di poter consultare l'opuscolo. INDICATORI DI VERIFICA: per valutare l'efficacia dello strumento informativo di recente introduzione nelle Unità Operative del nostro Ospedale è in fase di elaborazione un questionario che si ripropone di valutare principalmente la comprensibilità e la utilità dei consigli pratici riportati nella guida nell'ambito della presa in carico del paziente da parte della famiglia. 236 TITOLO AUTORI E AZIENDE Progetto di rete assistenziale per lo scompenso cardiaco. Gibelli, G.Castiglioni, P.Barbieri*, GP.Benetti*,E.Greco*, E.Gronda**, M.Lombardo*, E.Pusineri*** F.Pazzucconi°; F.Corna, G.Marchitelli. Div.Cardiologi Riabilitativa, Cassano d'Adda e ASLMI2;*Dipartimento Medicina Interna,AO Melegnano; **Istituto Humanitas,Rozzano; ***Os.S.Donato MI. Dati della letteratura indicano che ottimizzando il trattamento extraospedaliero dello scompenso cardiaco(SC) e' possibile ridurre la morbilità e i ricoveri collegati. Scopo del progetto: migliorare la gestione dei pazienti con scompenso cardiaco per mezzo di protocolli condivisi e piu' stretto collegamento tra specialisti e MMG. Metodi: -costituzione di gruppo di progetto(GP), comprendente:UO ospedaliere interessate allo scompenso cardiaco (SC) del territorioASLMI2, del SSN(*) e accreditati(** e ***); rappresentanti delle organizzazioni di MMG, dipartimento S.San di Base e NOC dell' ASLMI2, farmacologo(°),statistico(*). -Definizione delle principali criticità nel trattamento extraospedaliero dello SC; -Distribuzione nel GP dell' incarico di sviluppare protocolli per la gestione delle stesse. Le criticità identificate e le azioni connesse(>) sono: 1)collegamenti tra M.Ospedalieri e MMG>identificare per ogni UO ospedaliera 2 o piu' medici dedicati allo SC e n° telefonico per contatti facilitati> tutte le UO ospedaliere. 2)omogeneizzare le terapie con quanto stabilito dalla Evidence Based Medicine> protocolli di ter.medica, dietetica,fisica>farmacologo,cardiologi clinici(CC). 3)provvedimenti in caso di peggioramento clinico>definire criteri di deterioramento clinico e relative azioni da parte dei MMG>CC. 4)omogeneizzare i dati di referti ambulatoriali,relazioni di dimissione ospedaliere e di presentazione dei paz da parte dei MMG>redazione di modelli ad hoc>MMG; CC. 5)day hospital per SC concordati> redazione di protocolli di DH per SC. >NOC, CC. 6)verifica dei risultati>definire indicatori di percorso e di outcome>CC, statistico, NOC. -Redazione di un documento discusso e approvato dal GP. -Presentazione del documento ai MMG. -Fase applicativa:durata prevista, per iniziare: 1 anno. 237 PRIVACY E CONSENSO INFORMATO 238 TITOLO AUTORI AZIENDA Consenso del cittadino al trattamento in Day Surgery: una scelta consapevole Maurizio Miselli, Annalisa Bizzocchi, Maria Capalbo, Mario Salsi Referenti: Dott. Maurizio Miselli, 0522-860210 e mail: [email protected] Dr. Mario Salsi, 0522-860205 e mail: [email protected] Fax: 0522-860363 Distretto di Montecchio Emilia, Ospedale "Ercole Franchini" AUSL Reggio Emilia Premessa Il Piano Sanitario Nazionale e Regionale richiede la ricerca e l'attuazione di forme di assistenza sanitaria alternativa al ricovero ordinario, proponendo il modello organizzativo dell'assistenza Ospedaliera diurna e individuando una serie di programmi speciali per l'avvio dell'attività chirurgica di giorno. l'AUSL di Reggio Emilia ha attivato nel Presidio Ospedaliero l'attività di day surgery, con percorsi predefiniti ed obiettivi specifici in linea con quanto previsto dalla delibera regionale 559 / 2000. Sono pertanto già definiti i modelli organizzativi, la eleggibilità dei pazienti, la tipologia degli interventi e la gestione dell'intero processo terapeutico assistenziale. Obiettivi ! favorire una scelta più consapevole prima del ricovero; ! garantire una maggiore consapevolezza di quanto sta capitando durante il periodo di ricovero; ! aumentare la capacità di gestione del proprio stato di salute dopo la dimissione; ! facilitare psicologicamente e socialmente i pazienti e le loro famiglie; ! semplificare le procedure di accesso ai servizi; ! creare una relazione terapeutica più intensa tra il professionista e il paziente che consenta di raggiungere gli obiettivi previsti dal PSR. Metodi analisi della tipologia di informazioni che vengono attualmente fornite al paziente che deve accedere alla day surgery, delle modalità attraverso le quali queste informazioni vengono fornite; di quali informazioni vengono date al paziente per meglio affrontare il periodo post ricovero ed in tal modo creare le condizioni per l'autogestione del proprio stato di salute. Azioni Identificazione degli elementi informativi maggiormente utili al paziente prima e dopo il ricovero, degli strumenti e criteri procedurali per veicolare tali informazioni al paziente in attesa di ricovero e all'atto della dimissione attraverso l'esame del materiale presente in Azienda e su internet. Individuazione e predisposizione di una griglia di informazione tipo da utilizzare per tutte le patologie risolvibili con interventi in day surgery ( vedi allegati 1, 2, 4, e 4). Indicatori ! N° questionari di gradimento compilati sul totale di quelli distribuiti ! N° dei rientri in ospedale per inosservanza delle norme di comportamento fornite Risultati attesi ! Miglioramento della consapevolezza del cittadino nella scelta 239 ! verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi Diminuzione dei casi di rientro in ospedale per inosservanza delle norme di comportamento verifica dell'utilizzo dei materiali prodotti e sulla qualità degli stessi tramite questionari distribuiti ai pazienti che sono stati dimessi (ottobre) sullo stato di salute prodotto. Risorse umane utilizzate Personale dipendente dell'azienda 240 TITOLO AUTORI: AZIENDA Percorso chirurgico dott.ssa Gabriella Negrini Dirigente Sanitario Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore * D.ssa Sonia Cavallin Responsabile Settore Accoglienza E Informazione Presidio Bellaria-maggiore ** E-mail: [email protected] Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza della AUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti INTRODUZIONE L'AUSL della Città di Bologna, nell'anno 2000, ha aderito al progetto nazionale “Il percorso chirurgico e i diritti dei cittadini”, promosso dal Tribunale per i diritti del malato e coinvolgente una quindicina di ospedali italiani, nell'ambito di iniziative tese all'umanizzazione del rapporto medico-paziente. Nella relazione tra cittadino-utente e professionista sanitario si è manifestata, negli ultimi anni, un'evoluzione significativa: da un modello “paternalistico” ci si è avviati sulla strada del riconoscimento della libera, consapevole determinazione dell'assistito su tutto quanto attiene alla sua salute. Per quanto appaia poco realistico prefigurare un reale SUPERAMENTO DELL'ASIMMETRIA INFORMATIVA tra gli attori della relazione non foss'altro per l'oggettiva condizione di “debolezza” del paziente, in ansia per la propria salute- tuttavia la supremazia derivante al medico dal sapere tecnico si è andata affievolendo sotto l'incalzare del principio etico dell'autonomia DEL PAZIENTE,PER LA SPINTA ALL'ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO GIURIDICO DEL CONSENSO INFORMATO. Per potersi estrinsecare, tale autonomia necessita peraltro di un'informazione al paziente precisa, chiara, sufficientemente articolata e facilmente comprensibile. Nel processo di comunicazione è meritevole di considerazione un ulteriore elemento, riguardante il coordinamento tra la pluralità di professionisti che, a vario titolo, intervengono nella gestione del malato. Su questo scenario di fondo si colloca la peculiare interazione tra paziente e chirurgo. OBIETTIVI DEL PROGETTO Gli obiettivi concretamente perseguiti sono così sintetizzabili: miglioramento degli aspetti informativi del paziente candidato ad intervento chirurgico programmato AFFINCHE' POSSA ESERCITARE IL SUO DIRITTO DI SCELTAFRA DIVERSE TIPOLOGIE DI INTERVENTI CHIRURGICI; - raccordo operativo tra medici di medicina generale e medici ospedalieri TESO A MIGLIORARE LA CONTINUITA' NELLA CURA; - snellimento dell'iter che dalla prospettazione di necessità di terapia chirurgica giunge alla esecuzione della stessa ed alla successiva fase di controllo. INDICATORI DI STRUTTURA E DI PROCESSO: Sulla base di una traccia elaborata dal team di progetto a livello nazionale, in sede locale 241 è stato costituito apposito Gruppo di lavoro E DI RICERCA -composto da : 1 Medico di Medicina Generale, 1 Medico ospedaliero (è stata prescelta l'U.O. di Chirurgia vascolare, quale partecipante alla prima sperimentazione), 2 Rappresentanti DEL COMITATO CONSULTIVO MISTO DELL'AZIENDA CITTA' DI BOLOGNA, SCELTI FRA I RAPPRESENTANTI DELLE ASSOCIAZIONI dei cittadini-utenti, il Responsabile del Settore ACCOGLIENZA E INFORMAZIONE del Presidio ospedaliero, con il coordinamento della Direzione medica del presidio- a cui è stato attribuito il compito di stilare dettagliato protocollo operativo. LA SCELTA DELL'U.O. DI CHIRURGIA VASCOLARE HA DETERMINATO ALCUNE PRIME SPECIFICITA' RISPETTO ALLA TRACCIA ELABORATA A LIVELLO NAZIONALE Dalla dialettica tra componente professionale e rappresentanza dei cittadini è scaturita un'approfondita analisi delle diverse tappe del percorso chirurgico e delle problematiche ivi correlate. CONTENUTI Alcuni tratti del protocollo comportamentale, riguardanti il rapporto con l'assistito, sono sinteticamente riferiti nel seguito. - Medico di riferimento. Si è ritenuto importante identificare un medico di riferimento per l'intero corso del ricovero; tale individuazione richiede peraltro la soluzione di problemi organizzativi si pensi alla rotazione dei medici nelle diverse attività: sala operatoria, ambulatorio, reparto-. Per conciliare le esigenze del paziente con i vincoli di cui sopra, si è scelto di designare, quale referente, il medico che provvede alla redazione del verbale di ingresso in ospedale ed al primo inquadramento anamnestico-obiettivo, mantenendo la facoltà dell'assistito di scegliere, all'interno della équipe di cura, un medico di propria fiducia. Il pz. potrà interagire con il medico referente nel rispetto dei tempi stabiliti per i colloqui, allorquando gli impegni di lavoro non consentano al sanitario di visitare quotidianamente il paziente. - Informazione sui trattamenti sanitari Fermo il rispetto delle linee guida adottate nel 1999 in materia nel Presidio ospedaliero, si è riaffermato essere l'informazione una componente inscindibile di ogni attività assistenziale, iscritta all'interno di una relazione continua tra il paziente e l'operatore sanitario. Occorre peraltro evitare una frammentazione dell'attività, attraverso disorganiche informative e reiterate richieste formali di consenso a trattamenti anche minimali, in assenza di una sostanziale informazione sugli aspetti pregnanti. Non appare utile, oltre che possibile, chiedere di continuo al paziente se acconsente ad ogni pur minimo atto assistenziale; non sembra essere questa l'essenza del rispetto della volontà del malato. Solo se si instaura un dialogo non occasionale né stentato, puo' immaginarsi realizzata quell'informazione che funge da necessario presupposto ad ogni manifestazione di assenso o dissenso. La prima tappa informativa è rappresentata dal contatto con il medico curante per solito MMG-, con una iniziale illustrazione, anche se a carattere generale, dei possibili scenari. 242 Elemento particolarmente delicato è quello dell'indirizzamento, da parte del MMG, a questo o quel centro, anche se per la sola visita specialistica. Se in molti casi non si ravvisa la opportunità di un indirizzo specifico, lasciando che l'utente scelga tra le possibilità che gli vengono offerte, ad esempio dal CUP metropolitano, talvolta, quando si tratti di patologia meritevole di trattamento impegnativo, il medico viene richiesto di indicare il centro che egli reputa piu' qualificato. Per quanto ci si stia avviando sulla strada dell'accreditamento e della teorica fungibilità delle diverse strutture sanitarie certificate, non si puo' ignorare che diversità sussistono pur sempre ed il medico, sulla scorta dell'esperienza maturata, puo' avere ottime ragioni per prediligere un centro in luogo di un altro. Tale opzione non appare censurabile, quando non sia dettata da motivazioni extrascientifiche e sia volta a perseguire il miglior risultato possibile per l'assistito. La seconda tappa dell'iter chirurgico vede il paziente nell' ambulatorio dello specialista. In questa occasione, se lo specialista suggerisce un trattamento chirurgico, occorre fornisca ampia informazione sulle possibili alternative, sulla lista d'attesa, sui rischi e sui benefici, sulle strutture c/o le quali ci si puo' rivolgere, fornendo così al paziente la possibilità di riflettere su quanto gli è stato spiegato, di consultarsi, di decidere quindi ponderatamente. Particolare attenzione va riservata al caso in cui il medico reputi non indicato un dato trattamento -in ragione della bassa probabilità di successo-, nel quale il malato ripone per contro le proprie speranze. Il rispetto del principio di autonomia impone al medico di non mettere in discussione il complesso dei valori che conduce una persona ad assumere una determinata decisione, ancorché in dissonanza con il suo convincimento. Come un assistito puo' liberamente decidere di non acconsentire ad un trattamento, così gli è data facoltà di accettare un trattamento anche se il medico gliene ha rappresentato i rischi, superiori a quelli attendibili da una condotta astensiva. Quanto alla forma, si ravvisa l'inopportunità del ricorso alla sola modalità scritta: questa puo' corredare quella verbale ma senza sostituirla. La produzione di analitiche informative scritte puo' indubbiamente apportare un utile contributo a condizione peraltro che esse siano redatte in termini agevolmente comprensibili da parte di una persona non “addetta al mestiere”. Frequentemente tali informative perseguono un prevalente scopo “difensivo” e sono stilate con terminologia tecnica oppure contengono informazioni che non risultano di chiara interpretazione per l'utente. Questione spinosa è quella della verifica della comprensione, da parte dell'assistito, dei messaggi trasmessi dal medico: se già sul piano teorico appare non agevole l'individuazione di un modello generale di test - si potrebbe far succintamente ripetere al paziente. ma non si ha garanzia che poi non metabolizzi altro-, non ci si puo' nascondere le difficoltà operative dell'attuazione di una sistematica verifica. Un'ulteriore tappa coincide con la degenza: l'informazione iniziale deve abbracciare il complesso del processo assistenziale, così da evitare incomprensioni “in corso d'opera”. Al termine del ricovero, al di là della lettera di dimissione strumento a contenuto tecnico, indirizzato al medico curante-, è quasi sempre necessario fornire all'assistito le informazioni di immediato interesse, sulla condotta da tenere, l'attenzione da porre ad eventuali sintomi, le precauzioni da osservare. 243 VERIFICHE: Elaborato il documento esplicitante gli impegni e le modalità di attuazione delle varie fasi del percorso, con particolare attenzione anche agli aspetti inerenti alla privacy, si è provveduto altresì a predisporre questionario valutativo CHE MISURASSE I RISULTATI DELL'ATTUAZIONE DEL PERCORSO CHIRURGICO, da somministrare agli utenti. Il progetto, è in piena attuazione nell'U.O. di chirurgia vascolare con conclusione dal momento sperimentale a fine anno 2001-, è stato successivamente esteso alle altre UU.OO. afferenti al dipartimento chirurgico dell'Ospedale Maggiore. 244 DEFINIZIONE DI PROCEDURE RAZIONALIZZAZIONE DEI PERCORSI 245 TITOLO AUTORI AZIENDA Un progetto di attivazione di linee guida *S.Acquarone, **F. Gramondo ***C.Mazzei,****R.Predonzani, *****M.T.Rilla *****G.Serrati *U.O. Cardiologia P.O.di Imperia **U.O. Chirurgia Vascolare PO Imperia *** Servizio Immunotrasfusionale P.O. Imperia ****Dipartimento di staff Direzione Generale ***** U.O. Neurologia P.O. Imperia ASL 1 Imperiese Nei progetti di qualità aziendali della ASL1 Imperiese è stata inserita anche l'attivazione della EBM e di progetti di sviluppo di linee guida per la razionalizzazione dell'attività ospedaliera. In quest'ottica è stato organizzato un gruppo di lavoro aziendale sull'EBM che, dopo un corso di addestramento svoltosi presso l'Ospedale Cantonale di Bellinzona nel Luglio 2001, ha iniziato una propria attività di lavoro basato sul project management. Si sono creati due sottogruppi; il primo gruppo di lavoro (attualmente unico operativo), composto da un medico del dipartimento di staff, un cardiologo, due neurologi ed un immunoematologo, ha individuato come obiettivi iniziali delle ricerche riguardanti le problematiche connesse al trattamento in pronto soccorso dei traumi cranici minori e degli eventi sincopali con l'obiettivo di definire delle linee guida. Le due patologie in oggetto sono di riscontro molto frequente, specie durante il periodo estivo; la ASL1 Imperiese è costituita da tre Presidi Ospedalieri (Imperia, Sanremo e Bordighera), ciascuno con un proprio Pronto Soccorso e con un bacino turistico molto ampio. Durante l'estate il pronto soccorso serve da bacino, specialmente ambulatoriale, a tutto il comprensorio turistico e pertanto è frequente che gli utenti si rivolgano alle strutture ospedaliere per tali eventi. Obiettivo del progetto è quello di individuare delle linee guida che permettano ai medici di P.S. di razionalizzare l'iter diagnostico e limitare il ricorso al ricovero ospedaliero ai soli casi necessari. Nel 2000 infatti i ricoveri per episodi sincopali sono stati circa 240 casi e quelli per traumi cranici minori sono stati circa 340 casi. Sono ricoveri che la Regione Liguria ha indicato quali ricoveri “impropri” e per i quali è pertanto necessario prevederne una riduzione. E' stata effettuata una vasta ricerca su Pubmed e su altre riviste ondine e si sono ricercate linee guida delle società scientifiche, stendendo una prima proposta adattabile alla nostra realtà. Successivamente il documento è stato presentato in una riunione alla quale sono stati invitati diverse figure professionali ( radiologo, pediatra, medico di pronto soccorso, chirurgo) al fine di discutere con loro l'applicabilità di quanto proposto. Sono stati discussi le modalità di arrivo al Pronto Soccorso, le varie fasi di coinvolgimento dei vari specialisti nella gestione del paziente e i diversi protocolli diagnostici con per ciascuno l'identificazione del “golden standard”; sono state date inoltre indicazioni in merito alle modalità di ricovero. Si è pensato inoltre di fornire ai pazienti (e nel caso dei bambini ai loro genitori) un libretto di informazione dove si descrive in modo semplice la patologia od il trauma subito e si danno indicazioni su eventuali controlli da porre in atto nelle successive 24 ore; verranno inoltre inserite consigli sulla prevenzione dei traumi e sulle manovre da attuare in caso del 246 ripetersi dell'evento. Questa azione informativa dovrebbe da un lato aiutare a tranquillizzare l'utente e dall'altro svolgere un compito educativo di prevenzione a questi eventi. Il risultato atteso è quello di una riduzione dei ricoveri per la patologia in oggetto nei tre Presidi Ospedalieri della A.S.L tra il 2001 ed il 2002.. 247 TITOLO AUTORI Organizzazione dell'Emergenza intra-ospedaliera: progetto EM.I.OS § Nelli M.*, Cappato S.^, Del Carpio G.°, e Gruppo Operativo *Direzione Sanitaria, ^ Chirurgia Generale, ° Pronto Soccorso AZIENDA Introduzione: l'arresto cardiaco (AC) improvviso è un evento epidemiologicamente rilevante nella popolazione generale; dagli stessi dati statistici risulta che quello ospedaliero sia sicuramente un ambiente più a rischio di AC ed in particolare emerge che la percentuale di sopravvivenza nei reparti di cura intensiva è notevolmente elevata mentre in quelli “generici” è drammaticamente bassa (90% vs 15%). Il problema, pur mantenendo la pertinenza dei servizi di emergenza (rianimazione, pronto soccorso, unità di cura intensiva coronarica), deve essere affrontato iniziando a sottolineare invece l'importanza di quella che viene definita la “Catena della sopravvivenza”: attivazione del Servizio di Emergenza, Rianimazione Cardiopolmonare di base, Defibrillazione, Rianimazione Cardiopolmonare avanzata. Ne consegue che l'appropriatezza e la qualità delle manovre di rianimazione dipendono strettamente dalle modalità di addestramento degli operatori sanitari coinvolti. Obiettivi: per assicurare la tempestività dell'intervento, è necessaria un'organizzazione intraospedaliera efficiente che permetta un perfetto susseguirsi degli anelli della catena della sopravvivenza in modo tale da non vanificare il risultato finale. L'aspetto organizzativo è indubbiamente condizionato dalla struttura del nostro Ente e dal personale a disposizione; si dovrà inoltre definire le modalità di attivazione e individuare il personale referente, in relazione ai vari livelli di competenza e qualificazione. Ugualmente prioritaria sarà la dotazione dei materiali e dei farmaci e la loro ubicazione con un sistema standardizzato per tutti i reparti. Pertanto l'obiettivo risulta quello di individuare la soluzione più efficace ma anche più efficiente tenendo conto, quindi delle variabili che riguardano principalmente l'architettura da una parte e le risorse umane e strumentali dall'altra. Materiali e Metodi: la strada che si è scelta è quella di due percorsi operativi indirizzati verso l'organizzazione vera e propria ed il processo di formazione del personale ed ha visto coinvolti un gruppo di Operatori Sanitari con diverse competenze sempre nell'ambito dell'emergenza. Risultati: è stato redatto un protocollo operativo “ Organizzazione per l'Emergenza Intraospedaliera: Progetto “EM.I.OS”. Si tratta di un manuale che prende in esame le varie fasi organizzative che hanno portato l'attuazione di un piano per l'intervento coordinato in caso di arresto cardiaco o di paziente politraumatizzato. Viene, infatti, descritto quando attivare il sistema, la modalità con cui l'informazione è fornita all'utenza ed ai dipendenti con il preciso obiettivo di accrescere la sensibilizzazione al problema, sono descritti i livelli di addestramento per il personale ed i relativi programmi in accordo con le Linee Guida delle Società Scientifiche riconosciute quali l'AHA (American Heart Association) e BTLS International, sono stati descritti i motivi che hanno portato alla scelta del personale che farà parte delle squadre di intervento ed il Sistema di Chiamata. E' presente una parte dedicata alla strumentazione e dislocazione delle risorse, mentre si è sottolineata la 248 necessità di una standardizzazione delle operazioni e si è istituito un sistema per il Controllo della Qualità. Infine, sono state definite le Responsabilità di ogni Operatore e del Coordinamento interno. Per quanto riguarda l'aspetto della formazione è stato avviato il progetto che permetterà, entro i primi sei mesi del 2002, di formare tutti gli Operatori dell'Ente attraverso i corsi BLS, BTLS, ACLS. Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale operativo è sicuramente ambizioso ma risponde a bisogni specifici di assistenza. Nato dalla necessità di coniugare la teoria alla pratica, si è cercato di puntare sull'importanza della formazione del personale e della condivisione da parte di tutti di questo tipo di approccio all'emergenza intraospedaliera. § Nominativi dei partecipanti al Gruppo Operativo sig.ra Bianco (infermiera professionale della rianimazione), sig.ra Biglieri (infermiera professionale dell'UOPSA), sig. Briganti (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Buscaglia (medico rianimatore), dott. Cappato (medico chirurgo), sig. Croci (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. De Paoli (medico chirurgo), dott. Falcidieno (medico cardiologo), sig. Fazio (infermiere professionale del pronto soccorso), dott.ssa Guido (medico rianimatore), sig. Moschillo (infermiere professionale del pronto soccorso), dott. Nelli (medico di direzione sanitaria), sig.ra Pienovi (infermiera professionale della rianimazione), sig. Robello (infermiere professionale del pronto soccorso), sig. Verbanaz (ufficio tecnico). 249 TITOLO AUTORI AZIENDA Basi esplicite delle scelte terapeutiche a garanzia della efficacia clinica e della partecipazione attiva dei cittadini. Referente dottssa Barbara Curcio Rubertini, direttore Uff. Sviluppo Organizzativo v. Sani 15, 42100 Reggio Emilia, tel: 0522-296813.fax: 0522-296843. Email [email protected] Barbara Curcio Rubertini, M. Pinotti, M. Ravelli, M. Scurti, F. Prandi, C. Ruozi, D. Orlandini, M. Grossi. Az. Osp. ASMN Contesto: Il mondo dell'assistenza sanitaria e delle sue tecnologie, in particolare, è turbolento, molte sono le forze che lo condizionano, molte sono le sollecitazioni che ne derivano per la gestione delle organizzazioni sanitarie, per la consapevolezza dei cittadini, per le aspettative dei pazienti, per la competenza dei professionisti sanitari stessi. Il progetto presentato si muove nell'ottica del sedicesimo obiettivo di Salute21: 'una gestione attenta alla qualità dell'assistenza', che il 3^Piano Sanitario Regionale (19992001) traduce nel disegno strategico del Governo Clinico.. Il progetto inoltre supporta l'impegni di garanzia della performance professionale ed organizzativa che gli operatori dell'Arcispedale SMN hanno espresso nella 'carta dei valori e degli impegni'. Obiettivi del Progetto Creare una infrastruttura di riferimento: Clinical Effectiveness Unit (CEU), stabile, visibile, strettamente connessa al Sistema Qualità aziendale, costituita da un professionista per ogni dipartimento. Tale rete vuole essere il supporto a tutti i livelli dell'organizzazione nell'applicazione della metodologia EBM (evidence based medicine) alla ricerca e valutazione critica dei risultati della ricerca scientifica, nella valutazione dell'efficacia delle prestazioni nel loro particolare contesto, nell'analisi della realtà assistenziale e nell'individuazione delle priorità degli interventi nonché nella conduzione degli stessi. Questo gruppo è individuato come supporto e facilitatore per le attività di garanzia della qualità clinica che a partire dall'anno 2002 saranno applicate in modo sistematico e continuativo. L'approccio 'evidence based' e l'impegno alla verifica dei risultati, di cui il gruppo è portatore, rende esplicite le ragioni delle scelte terapeutiche, questa sarà la base per rafforzare la condivisione delle scelte tra gli operatori e costruire rapporti terapeutici in cui possa essere garantita la consapevolezza del paziente e la sua attiva partecipazione. Popolazione target Tutti i professionisti dell'ASMN, gli specialisti territoriali ed i medici di medicina generale, dal momento che il progetto ha una prospettiva di integrazione del sistema e di orientamento al paziente. Indicatori di struttura, processo, esito. Inserimento della CEU nell'organizzazione aziendale, gruppo formalizzato di riferimento. Iniziative intraprese: produzione di reports scientifici, adattamento ed implementazione 250 di LG, pianificazione e conduzione di Audit, attività di valutazione del rischio. Aumento della appropriatezza nelle pratiche cliniche oggetto di revisione o di Linea Guida. Valutazione dei risultati. Grado di adesione nell'attuazione di linee guida o protocolli, grado di trasformazione della pratica clinica se tale necessità emerge nell`auding grado di riduzione di eventi indesiderati e prevenibili. 251 TITOLO AUTORI Definizione di procedura di accesso, trasferimento e dimissione Dott.ssa Patrizia Farruggia Direttore Presidio Ospedaliero Bellaria Maggiore **, D.ssa Sonia Cavallin Responsabile Settore Accoglienza E Informazione Presidio Bellaria-maggiore **, Dott. Andrea Longanesi Dirigente Sanitario Presidio Bellaria-maggiore * Sig.ra Mariarosa Berdondini -referente Urp Ospedale Bellaria * Email: [email protected] AZIENDA Presidio Ospedaliero Bellaria-maggiore - Direzione Settore Accoglienza e Informazione POPOLAZIONE-TARGET: Bacino utenza della AUSL Città di Bologna, 450.000 abitanti Il Presidio Bellaria-Maggiore unico Presidio Ospedaliero dell'Azienda USL della Città di Bologna per la particolare conformazione logistica delle sue strutture che si sviluppano su architetture molto dissimili tra loro ha presentato notevoli difformità nei percorsi sia d'accesso che di dimissione che spesso hanno disorientato gli utenti che accedono ai nostri Ospedali. Da qui l'esigenza di uniformare e diffondere le informazioni sui criteri di accesso, trasferimento e dimissione tra le diverse Unità Operative del nostro Presidio rendendo omogenee le modalità organizzative delle attività operative e rendendole “visibili” non solo al proprio interno, ma anche ai Settori di Front-Office deputati alla circolazione delle informazioni. Si è quindi progettato, con supporto informatizzato, uno schema di procedura con linee guida e percorsi facilitati che ogni Unità Operativa ha predisposto e completato o autonomamente o con la collaborazione del Settore Accoglienza e Informazione che ha offerto consulenza ,quale facilitatore di percorso. Le referenti degli URP sono state contattate dai referenti delle UU.OO. per redigere in collaborazione la procedura informatizzata secondo i criteri dell'accreditamento (ISO9000). OBIETTIVI: L'obiettivo esplicitato è stato quello di: !descrivere le varie tipologie di accesso (sia per ricovero che per esami nelle diagnostiche) ed i relativi percorsi organizzativi; !definire le modalità di accoglienza, di assistenza, di dimissione e continuità assistenziale post-ricovero; !acquisire protocolli organizzativi uniformi per le attività routinarie e per le situazioni di emergenza-urgenza. METODOLOGIA: Ogni Unità Operativa ha quindi presentato entro il primo trimestre di quest'anno il proprio lavoro. In questo modo si è raggiunto il fine di rendere omogenee le modalità di accettazione/accoglienza, il percorso assistenziale, la risposta ad eventuali situazioni di emergenza-urgenza, la fase di dimissione ed eventuali momenti di continuità assistenziale nel post-ricovero. 252 A titolo esemplificativo le UU.OO. hanno in molti casi allegato copie di protocolli in uso ad esempio per la prenotazione di ricovero, della lettera di dimissione standardizzata, del protocollo di accoglienza. INDICATORI DI STRUTTURA, PROCESSO ED ESITO Aderendo alle Linee Guida e requisiti specifici proposti nel documento dell'Agenzia Sanitaria Regionale del marzo 1998 per “l'Autovalutazione e Accreditamento delle strutture sanitarie” sono stati seguiti i criteri di descrizione, redazione, oggetto e obiettivo della procedura, campo e luogo di applicazione della stessa, riferimenti legislativi, Descrizione delle responsabilità sia con uso di matrice che con diagramma di flusso, contenuti e modalità operative e modalità di verifica di contenuto ed operativa. VERIFICHE A CURA: !del nucleo di valutazione (lettera di dimissione redatta secondo le norme di buona qualità) !della Direzione Sanitaria (verifica tempi di redazione della scheda nosologica) !dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico (presenza o assenza di reclami/istanze con reportistica). Tutte le procedure sono quindi state presentate alla Direzione Sanitaria e al Settore Accoglienza e Informazione che ne hanno valutato i contenuti e la rispondenza a quanto descritto. ** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8320 ** L.go Nigrisoli, 2 40124 BOLOGNA tel. 051 647.8952 * ViaAltura, 3 40139 BOLOGNA tel. 051-622.5792 253 TITOLO AUTORI HACCP autocontrollo e miglioramento della qualità dei pasti somministrati ai pazienti degenti. Coordinatore Locale della rete dott.ssa Ida Ramponi Responsabili di progetto: dott.ssa A. Ardini Direzione Sanitaria sig.ra Bedogni Servizio dietetico Como sig.ra P. Rossi servizio dietetico Menaggio. AZIENDA Target: il progetto si rivolge: ! AI PAZIENTI IN QUANTO FRUITORI FINALI DEL SERVIZIO ! AI PAZIENTI IN QUANTO ATTORI DEL MIGLIORAMENTO, INTERVISTATI RISPETTO ALLAQUALITà PERCEPITARISPETTO AL SERVIZIO EROGATO ! AGLI OPERTORI DEL SERVIZIO CUCINA - MENSA IN ORDINE ALLA METODOLOGIA PER L'AUTOCONTROLLO OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO ! REVISIONE DEL MANUALE HACCP 1 EDIZIONE 1999 ! REVISIONE DEL RICETTARIO ! DEFINIZIONE DI UN OPUSCOLO PER I PAZIENTI RISPETTO AI CRITERI UTILIZZATI PER LA STESURA DEL RICETTARIO PAZIENTI “NORMALI” ! DIETE SPECIALI ! ELABORAZIONE RISULTATI DELLA SODDISFAZIONE DEGLI UTENTI ! DIFFUSIONE DEL RICETTARIO AGLI OPERATORI DELLE UNITà OPERATIVE DI DEGENZA Tempi di realizzazione risultati finali maggio 2002 ! Revisione ricettari settembre 2001 (raggiunto) ! Revisione manuale HACCP maggio 2002 ! Definizione ed elaborazione dell'opuscolo informativo ai paziente dicembre 2001 ! Elaborazione risultati misurazione della soddisfazione degli utenti settembre 2001 Risultato atteso ! coinvolgimento dei pazienti / clienti nel miglioramento del servizio offerto, in termini di qualità e bontà delle proposte dietetiche ! Coinvolgimento di tutte le figure professionali nell'attuazione dell'autocontrollo previsto dal decreto 155 HACCP. 254 TITOLO AUTORI AZIENDA L'Emergenza Urgenza Zucco F.° Franzesi A. * Boselli E. * Isorni G.* Brioschi F.* Doniselli A.**° Direttore di Struttura Complessa DEA *Dirigente Medico Servizio Anestesia e Rianimazione **Responsabile Ufficio Formazione Permanente tel 02 99513299 e mail: [email protected] A.O. G.Salvini Introduzione La gestione dell'emergenza urgenza rappresenta uno degli obiettivi principali delle Aziende Ospedaliere della Regione Lombardia . Dal 1997 l'Azienda Ospedaliera G.Salvini ha iniziato un percorso programmatico riorganizzativo sull'emergenza sanitaria lungo 3 direttive principali ! EMERGENZA URGENZA INTRA OSPEDALIERA ! EMERGENZA URGENZA EXTRA OSPEDALIERA TERRITORIALE ! FORMAZIONE DEL PERSONALE EMERGENZA URGENZA INTRA OSPEDALIERA a) Acquisite Unita' mobili per l'emergenza, identiche e omogeneamente organizzate, in ogni Presidio Ospedaliero (carrelli per l'emergenza e defibrillatori), disponibili presso ciascuna Unita' Operativa. 2001: 24 Unita' presso il P.O. di Garbagnate Milanese. 2002: Acquisizione delle restanti Unita' per i P.O. di Bollate e Rho-Passirana b) Elaborato un Protocollo operativo intraospedaliero per la gestione delle Unita' di emergenza, basato sull'attivita' di 2 Nuclei di verifica, uno interno a ciascuna Unita' Operativa (Nucleo di Controllo Interno: 3 membri) ed uno esterno, dipendente funzionalmente dal D.E.A. (Nucleo di Controllo Esterno: 2 membri). I 2 Nuclei verificano regolarmente le Unita' di emergenza: N.C.I. settimanalmente, N.C.E. a random. c) Predisposto un Protocollo per la gestione dell'emergenza-urgenza interna, con definizione di chi fa cosa dall'evento sino all'intervento delle equipes sanitarie, con particolare definizione dell'intervento in caso di arresto cardiaco. d) Predisposto un sistema di valutazione di qualita' nella gestione dell'emergenza intra ospedaliera. EMERGENZA URGENZA EXTRA OSPEDALIERA TERRITORIALE 1) Attivato un Mezzo di soccorso avanzato, con equipe sanitaria a bordo (1 medico rianimatore, 1 I.P. di Rianimazione e 1 autista soccorritore). Il mezzo e' stato attivato sperimentalmente nel 1995, e dal Marzo 2001 opera 24 ore su 24, 365 giorni l'anno, nel territorio nord ovest della Provincia di Milano. L'attivita' dipende funzionalmente dalla Centrale Operativa 118 (C.O.E.U.) , di Milano, con sede presso l'Azienda Ospedaliera Ca' Granda Niguarda di Milano ed e' organizzata da un Coordinatore Locale per l'emergenza urgenza (C.L.E.U.) Si tratta dell'unico mezzo di soccorso avanzato attivo nel territorio della Provincia di Milano. 2) L'attivita' e' regolata da una Convenzione stipulata nel 2000 tra A.O. G.Salvini e l' A.O. Ca' Granda', sede della C.O.E.U.. La Convenzione e' il primo esempio in Lombardia di atto regolatorio tra Strutture Sanitarie finalizzato alla gestione dell' emergenza urgenza territoriale. 3) I mezzi di soccorso e l'autista soccorritore sono forniti, a turno, da un pool di Enti non 255 profit di pubblica assistenza operanti nell'area (C.R.I. di Garbagnate e Paderno, P.A.S. di Senago, S.O.S. di Novate, Croce d'Argento di Limbiate e Croce Viola di Cesate), convenzionati con la A.O. Ca' Granda. 4) Il personale sanitario, 30 medici e 28 Infermieri, fa parte di un pool dei 3 Servizi di Rianimazione dei Presidi di Garbagnate, Rho e Bollate ed opera in regime di " sistema premiante", caratterizzato da una tariffazione oraria, considerata "libera professione intra moenia". 5) Presso il P.O. di Garbagnate e' stata predisposta una sede operativa, collegata telefonicamente e informaticamente alla C.O.E.U. 6) Dal Marzo 2001 l'incidenza degli interventi nelle 24 ore e' stato di 2,19, con una prevalenza del 66% di soccorsi per patologie mediche rispetto a quelli per patologie traumatiche. FORMAZIONE DEL PERSONALE Dal 1996 e' in attto un programma di formazione continua sull'emergenza urgenza rivolta a tutto il personale sanitario dipendente dell'Azienda Ospedaliera. L'attivita' e' programmata annualmente da un Gruppo di progetto permanente, istituito dall'Azienda all'interno della Commissione per la Formazione Permanente. Il Gruppo di Progetto n. 4 per la formazione nell'emergenza urgenza e' dotato di budget autonomo, deciso ogni anno dall'Azienda. Le linee di sviluppo pluriennale della formazione nell'emergenza urgenza aziendale sono: 1) Formazione nelle tecniche di rianimazione cardio polmonare (B.L.S.) per tutto il personale sanitario: nell'Azienda sono attivi n. 8 Istruttori certificati e qualificati presso la Centrale Operativa, secondo le linee I.R.C.; sinora sono stati sinora effettuati n.138 corsi giornalieri e sono stati certificati n. 1188 dipendenti tra medici, infermieri e altro personale. 2) Formazione del personale medico alla defibrillazione precoce. Nel 2001 sono stati formati all'interno del P.O. di Garbagnate n. 192 medici, da n. 7 formatori precedentemente certificati e qualificati nella formazione sulla d.p. La formazione verra' estesa nei prossimi anni al personale medico degli altri presidi ed in base alle nuove normative, probabilmente agli infermieri professionali 3) Formazione del personale dell'area critica (Pronto Soccorso, Terapie Intensive) nelle tecniche di soccorso specifiche per altri settori, quali quello dell'assistenza al politraumatizzato (A.T.L.S.) e al paziente pediatrico (P.B.L.S.) FUTURO L'A.O. G.Salvini intende potenziare il settore dell'emergenza sanitaria, secondo le 3 linee di sviluppo sopra delineate, integrandole con nuove progettualita', per il 2002: !Emergenza intra ospedaliera: studio di fattibilita' di un sistema di monitoraggio centralizzato, dei parametri vitali per pazienti sub acuti o critici degenti presso le U.O. !Emergenza extra ospedaliera: attivazione d i un secondo mezzo di soccorso di base , con Infermiere a bordo, presso il P.O. di Rho !Formazione: attivazione di una Sede distaccata per la formazione, integrata nelle attivita' di formazione della C.O.E.U. 256 TITOLO AZIENDA Razionalizzazione dell' iter diagnostico e terapeutico dell' ipertensione in Medicina Generale. G.Gibelli*, M.Vezzoni, G.Mastropasqua^, M.Cavallini^, F.Corna, G.Marchitelli, R.Giunta. *Divisione di Cardiologia Riabilitativa P.O. Cassano d' Adda,ASL MI 2(MI) Direzione Sanitaria ASL MI 2. ^Medici di Medicina Generale, ASL MI 2. ASL MI 2. Scopi del progetto: 1) promuovere tra i medici di medicina generale (MMG) l'attenzione verso l'ipertensione (I), le patologie associate (A) e gli altri fattori di rischio cardiovascolare (FR), seguendo le raccomandazioni formulate dall'OMS nelle linee guida dell'I(1999), 2) ottimizzare il trattamento di I, A e FR, 3) razionalizzare le prescrizioni diagnostiche e terapeutiche da parte dei MMG, 4) ridurre la morbilità per le malattie cardiovascolari nel medio periodo. Metodi: 1)Istituzione di un gruppo di progetto composto da un cardiologo, medici di medicina generale, direzione sanitaria, esperto di statistica, 2)redazione di linee guida basate sulle raccomandazioni dell'OMS e di schede per ogni paziente arruolato, 3)raccolta di adesioni (volontarie, con incentivo) tra i MMG, 4)riunione di presentazione delle linee guida e delle schede ai MMG, 5)arruolamento dei pazienti e follow up per 1 anno, 6)stretta comunicazione con i MMG per eventuali criticità, 7)analisi dei dati valutando in particolare: completezza di compilazione delle schede-paziente (espressione di attenzione dei MMG nel valutare I,A e FR); adesione alle linee guida; % di pz con PA normalizzata; spesa per i farmaci usati nel trattamento dell' ipertensione; variazioni dei DRG correlati. Vi e' stata una soddisfacente adesione da parte dei MMG (circa 300/450). L' arruolamento terminera' in novembre 2001. 257 TITOLO AUTORI AZIENDA Riorganizzazione dei percorsi clinici ed assistenziali nel DEA dell'Ospedale Mauriziano Umberto I di Torino Dott. Aldo Soragna*, Dott. Flavio Boraso**, Dott.ssa Iolanda Vigna*** *Responsabile Dipartimento Emergenza Accettazione, **Direttore Sanitario, ***Dirigente Medico-Direzione Sanitaria Ospedale Mauriziano Umberto I - Largo Turati n. 62, 10128 Torino, tel. 011.5085191, Fax 011.5082293, INTRODUZIONE: la realtà del nostro ospedale ed in particolare la situazione dei reparti di degenza, specialmente delle Medicine Generali, con l'abituale carenza di posti letti, spesso occupati da pazienti “cronici” e l'elevato numero di accessi al Pronto Soccorso, in costante incremento di anno in anno fa sì che un'attenzione particolare debba essere rivolta alla funzione di “filtro” che istituzionalmente il DEA è chiamato a svolgere. I nostri dati attuali documentano che l'80,8% delle persone trattate vengono dimesse direttamente dal DEA; la percentuale degli accessi si divide abbastanza equamente fra problematiche internistiche e chirurgiche/traumatologiche. Peraltro, è situazione comune che, a causa della carenza di posti letto, alcuni pazienti non critici, ma comunque meritevoli di ulteriori indagini, vengano rinviati per l'esecuzione delle stesse al medico curante, con tutte le difficoltà pratiche che ciò comporta per l'utente; inoltre, per garantire un adeguato standard di sicurezza, pazienti anziani vengono trattenuti in regime di ricovero in quanto non dotati immediatamente di supporto, a fronte di un problema clinico trattabile anche a livello domiciliare; ciò è dimostrato dal numero delle segnalazioni pervenute dal DEA al servizio sociale, in media superiori a 200/anno. OBIETTIVI: Diminuzione dei tempi intercorrenti tra la comparsa della sintomatologia, complessa ma non critica, che conduce il paziente ad accedere alle strutture di Pronto Soccorso ed il raggiungimento di una definizione diagnostica e di una impostazione terapeutica precise, al fine di: ! aumentare il livello di soddisfazione dell'utenza nella fruizione del servizio ! sviluppare una cultura dell'accesso, sostenendo l'azione del medico di famiglia e dell'assistenza domiciliare quali partners privilegiati nel trattamento dei problemi di salute ! garantire la qualità delle cure (efficienza/efficacia) del servizio con diminuzione dei ricoveri impropri del 10% rispetto all'attuale ! consentire la tempestività nel passaggio delle informazioni tra servizio e medico di famiglia CARATTERISTICHE DEL PROGETTO: Il progetto proposto cerca indagare sulle caratteristiche della domanda e quindi di integrare la visione del servizio inteso come “unità di emergenza - filtro” per l'azienda ospedaliera con la visione di “unità di emergenza - crisi” dell'azienda sanitaria. Quest'ultima deve essere strutturata ed articolata per rispondere in modo tempestivo, preciso, flessibile e “progettuale” ai bisogni (“want”) emergenti della popolazione ed in una certa misura anche alle sue richieste (“need”); le due unità intervengono in modo tra loro complementare ma con logiche organizzative e gestionali diversificate. La struttura che ne deriva si caratterizza essenzialmente per: 258 ! ! ! processi informativi, operativi e gestionali che si articolano e si sviluppano con reciprocità, peculiarità e complementarietà. standard diagnostico-terapeutici, assistenziali ed economici che sono concordati, verificati e pubblicizzati e che pertanto fungono da riferimento sia per i clienti che per i prestatori d'opera. linee guida diagnostico-terapeutiche, assistenziali e gestionali che, elaborate sulla base dell'evidenza scientifica e confermate dall'esperienza acquisita in loco, si costituiscono come strumenti di definizione dei livelli di qualità e di miglioramento continuo della stessa, sia nel campo clinico assistenziale che nel campo gestionale organizzativo. DISCUSSIONE: Il riscontro del parziale insuccesso dei percorsi finora intrapresi ci ha condotto a tentare di aggredire il problema con soluzione “creative” che partono dal ripensamento di offerta di servizio piuttosto che dal contenimento quali-quantitativo della domanda. Il progetto è stato pensato con riferimento al particolare contesto nel quale opera il nostro ospedale; tuttavia analoghe strutture ospedaliere possono trovarvi punti di contatto più o meno estesi, per i quali potrebbero essere sufficienti opportuni adattamenti locali. Le linee guida proposte ed altre che si potranno ancora stilare dovrebbero avere una valenza “universale” con gli adattamenti locali che si possono facilmente approntare; altrettanto può valere per le modalità pratiche di attuazione del servizio. 259 SICUREZZA 260 ITOLO AUTORI AZIENDA Indagine epidemiologica in pazienti critici positivi alla titolazione anti-legionella. * M. Orlando **GP. Pagliari; **M. Assensi; *** M.Vassallo; *Direzione Sanitaria Azienda USL 1 Imperiese, **Direzione Sanitaria P.O. di Imperia, **CIO P.O. di Imperia, *** Sez. Microbiologia Lab. Analisi P.O. di Sanremo. ASL 1 Imperiese Obiettivi: ! monitorizzare attraverso uno studio di incidenza la presenza di anticorpi antilegionella in pazienti cristici, che afferivano al Reparto di Terapia Intensiva del Presidio Ospedaliero di Imperia; ! valutare se l'incidenza dei soggetti positivi alla titolazione sia attribuibile come ospedaliera oppure extraospedaliera. Metodo: sono stati monitorizzati, per un periodo di circa 2 anni (dall'8/95 al 10/97), tutti i pazienti (220) all'ingresso del Reparto di Terapia Intensiva (3 p.l.) ai quali sono stati titolati gli anticorpi nti-legionella con il metodo dell'immunofluorescenza indiretta (Ag. Legionella sieropositive 1-6). Risultati: Dal nostro studio emerge che l'11% del campione analizzato risulta positivo con tassi che oscillano dal 1:256 al 1:512, il 22% risulta bordelaine (1:128), il 62% negativo, mentre il restante 6% consta di dati non attendibili. Conclusioni : Lo studio dimostra come anche attraverso una attenta sorveglianza di soggetti afferenti alle nostre strutture si possa controllare, a livello ospedaliero, una patologia endemica nella nostra Provincia. Inoltre la stretta collaborazione con i Medici di Medicina Generale che operano a livello territoriale, consente di individuare precocemente sia i casi di infezione da legionella, sia ottemperare alle disposizioni legislative recentemente emanate (“Linee-guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi” pubblicato sulla G.U. n° 103 del 05/05/2000), nonché avviare un programma di sorveglianza continuo e preventivo per l'individuazione dei serbatoi comuni che la determinano. 261 TITOLO AUTORI AZIENDA Misure di isolamento del paziente in ospedale: realizzazione di un manuale operativo Nelli M.*, Cenderello N.°, Fabbri P.°, Congiu G.^, Crisalli MP”, Casini § # Lemmi M. , Folegnani A. e Gruppo Operativo *Direzione Sanitaria, ° Ufficio addetto al controllo delle infezioni § ospedaliere, ^ Ufficio Assistenti Sanitarie, “Malattie Infettive, Laboratorio § analisi, Ufficio infermieristico A.O.Galliera Genova Introduzione: L'Ospedale Galliera, costruito nel lontano 1884, vantava soluzioni architettoniche all'avanguardia per la fine dell'800, non solo dal punto di vista del comfort per i pazienti, ma anche dal punto dell'applicabilità delle norme igieniche fornite dalle fonti scientifiche di quel momento. Con il passare degli anni, alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, che hanno profondamente modificato le concezioni di epidemiologia delle malattie infettive trasmissibili, la bella architettura di questo Ospedale ha rappresentato sempre di più un vincolo di carattere strutturale per l'applicazione delle misure preventive per il rischio infettivo. Negli anni '99 2000 è nato quindi un progetto che ha portato alla realizzazione del “Manuale per l'isolamento del paziente in Ospedale” , strumento per la prevenzione delle infezioni nei pazienti, operatori e visitatori, applicabile alla realtà strutturale degli Ospedali Galliera, nel rispetto delle linee guida internazionali del CDC di Atlanta. Obiettivo generale: individuare le misure di controllo del rischio infettivo efficaci, efficienti per gli operatori sanitari, per i pazienti, per i visitatori ed attuabili nella struttura dell'E.O. Ospedali Galliera. Obiettivi intermedi: 1) Omogeneizzare le conoscenze scientifiche sull'argomento, individuare le soluzioni applicative per controllare la trasmissione delle infezioni in ospedale anche al fine di standardizzare le procedure di isolamento in tutta la struttura ospedaliera. 2) Promuovere l'elaborazione scritta di schede operative per l'applicazione delle PS e le precauzioni aggiuntive per la trasmissione: per via aerea, droplet/goccioline, la tubercolosi e contatto. 3) Verificare ed aggiornare i protocolli già esistenti sulle precauzioni per l'assistenza diretta a pazienti con isolamento di patogeni emergenti (clostridium difficile, MRSA, scabbia, pediculosi). Materiali e Metodi: Il CIO ha ritenuto opportuno evitare di inviare nei reparti di degenza un manuale informativo pre-confezionato, ma ha costituito un gruppo di progetto formato dagli OO.SS. stessi, al fine di individuare misure di comportamento in linea con le più moderne acquisizioni scientifiche e applicabili all'interno del nostro Ospedale. Il gruppo di progetto formato da 30 infermieri provenienti da quasi tutti i reparti di degenza con il mandato di recepire le linee guida del CDC, hanno tramutato tali principi teorici in schede operative, concretamente applicabili alla propria realtà. Il Manuale parte dalla definizione più ampia del concetto “isolamento” che viene inteso non tanto e non solo come “separazione fisica”, ma come misura di prevenzione per la trasmissione di I.O. e malattie trasmissibili per i pazienti, oo.ss. e visitatori. Ai partecipanti del progetto, dal gruppo operativo del CIO è stato somministrato un corso di formazione articolato in più incontri al 262 fine di approfondire ed omogeneizzare le conoscenze scientifiche. Successivamente i componenti suddivisi in gruppi di lavoro, coordinati dalle Capo Sale Addette al controllo I.O. hanno verificato i protocolli già esistenti, ne hanno predisposto di nuovi ed elaborato le schede operative sulle tematiche relative ai vari isolamenti curandone la grafica e condividendone i contenuti. La presentazione e la divulgazione del manuale all'interno dell'Ospedale è avvenuta attraverso 2 giornate di studio (ripetute per 3 moduli). I componenti del progetto hanno loro stessi elaborato le relazioni presentate ai momenti formativi. Risultati: Il Manuale strumento operativo di facile consultazione a schede operative utilizzando il codice colore, raccolte in fascette in plastica in un quaderno ad anelli. E' composto nella prima parte dalle Precauzioni Standard e da schede operative che riportano gli aspetto igienici dell'assistenza a tutti i pazienti; ogni scheda operativa è numerata e siglata: 1s = igiene delle mani, utilizzo dei DPI; 2s = smaltimento dei rifiuti, trattamento dei dispositivi e delle attrezzature riutilizzabili, manovre rianimatorie, trasporto dei campioni biologici; 3s = gestione della biancheria e degli effetti personali, sanificazione e sanitizzazione ambientale, collocazione paziente, informazione sanitaria ai pazienti e ai visitatori. Il Manuale prosegue con le precauzioni aggiuntive alle Standard: Trasmissione per via aerea e relativa scheda operativa = scheda 1a; Aspetti clinici ed epidemiologici della tubercolosi polmonare con relativa scheda operativa per precauzioni aggiuntive per il paziente con Tb sospetta o accertata = scheda 2a; Trasmissione attraverso droplet/goccioline, elencando gli aspetti clinici ed epidemiologici delle varie forme di meningiti, con conseguente scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmesse attraverso droplet/goccioline es: meningite meningococcica = scheda 1d; Trasmissione per contatto, aspetti microbiologici dei patogeni emergenti: Cl. Difficile, MRSA, scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto = scheda 1c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto specifica per paziente con isolamento di tossina A del Cl. Difficile = scheda 2c; scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto per il paziente con isolamento di MRSA = scheda 3c; Aspetti clinici ed epidemiologici delle parassitosi: scabbia, pediculosi, scheda operativa per precauzioni aggiuntive alle PS per malattie trasmissibili per contatto specifica per paziente affetto da scabbia = scheda 4c; e da pediculosi = scheda 5c. Nell'ultima parte del Manuale sono stati inseriti 7 allegati: 1. Poster colorato in formato A3 illustrato a vignette contenente i principi generali dell'igiene delle mani; 2. Norme sul corretto utilizzo del dispositivo di protezione respiratoria; 3. Norme per il corretto uso dei contenitori rigidi a doppio involucro per rifiuti speciali pericolosi a rischio infettivo; 4. Opuscolo illustrato tradotto in 4 lingue, contraddistinto da differente colore, contenente le norme comportamentali per il paziente affetto da Tb polmonare attiva destinato agli utenti ed ai visitatori; 5. Procedura di trattamento topico per il paziente affetto da scabbia; 6. Elenco delle malattia infettive trasmissibili sottoposte a notifica; 7. Modulistica per pazienti affetti da malattie infettive trasmissibili. Conclusioni: il progetto che ha portato all'elaborazione di questo manuale è stato 263 ambizioso, risponde a bisogni specifici di assistenza infermieristica, nasce dall'esigenza di coniugare teoria a prassi, ha voluto fortemente avere un approccio orientato in senso olistico al paziente affetto da malattie infettive trasmissibili che tenga conto in egual misura dei bisogni derivanti dalle misure igienico preventive che dei bisogni derivanti dalla condizione sociale determinati dalla malattia stessa. Nominativi dei partecipanti al progetto: S. Bardelli, C. Bissolotti, A. Bottiglieri, M.G. Capra, M. Costa, S. Della Viola, D. Drago, G. Gianello, R. Guasta, M.T. Landi, L. Leidi, P. Lerma, B. Magalotti, R. Maggiolo, C. Manganello, C. Michelis, C. Molina, M.G. Molino, S. Monagheddu, M. Neri, S. Palozzi, A.M. Piaggio, S. Puppo, R. Rivera, S. Salvador, M.C. Santarsiero, G. Sciaccaluga, C. Spallarossa, F. Traverso, P. Viviano. 264 TITOLO AUTORI Movimentazione dei clienti-pazienti ed esposizione a agenti biologici: i cambiamenti intervenuti nei comportamenti del personale e dei clienti-pazienti. M. Poletti (**), M. Lorenzani (*), R. Marmonti (**), N. Borciani (***), L. Veneri (****) (*)Comitato infezioni ospedaliere, (**)Servizio Prevenzione e Protezione, (***)Direzione sanitaria presidio ospedaliero dell'AUSL di Reggio Emilia, (****)DM Sezione di Lungodegenza post-acuta Riabilitazione Estensiva, Ospedale di Guastalla Movimentazione dei clienti-pazienti Nel biennio 2001-2002 l'azienda andrà all'acquisto di n. 110 letti articolati ad azionamento elettromeccanico, da introdurre nelle UO di lungodegenza e geriatria; completerà inoltre la fornitura di ausili per la movimentazione manuale dei pazienti (MMP) quali barelle ad altezza variabile, barelle doccia, sollevatori-verticalizzatori, tavole a rulli, cinture ergonomiche, teli a basso attrito, ecc.; ultimerà i corsi di formazione alla MMP indirizzati al personale sanitario (n. 830 operatori, 350 ore di lezione). Nel caso delle sezioni di lungodegenza, le azioni intraprese hanno l'obiettivo di ridurre il rischio di mal di schiena per gli operatori e di favorire al massimo l'autonomia dei pazienti, aumentandone l'autostima e la collaborazione al programma riabilitativo. I primi incoraggianti risultati si sono raggiunti nella lungodegenza dell'ospedale di Guastalla dove, i pazienti all'ingresso sono nel 90% totalmente dipendenti nelle attività della vita quotidiana (ADL), le alterazioni del tono dell'umore, legate alla perdita dell'autonomia sono molto frequenti e compromettono spesso la capacità di recupero. In tale struttura sono stati realizzati due bagni attrezzati accessibili con sedie su ruote/carrozzelle, uno dei quali adattato all'impiego della barella doccia da adoperare per il bagno di pazienti che non mantengono la postura seduta. Si sono introdotti letti articolati regolabili in altezza, ad azionamento elettromeccanico, i quali, oltre a favorire il lavoro degli operatori, faciltano il passaggio dal letto alla poltrona, l'alzata ed il ritorno a letto, riducendo il rischio di cadute e favorendo la mobilizzazione autonoma. Sono stati messi a disposizione due sollevamalati, uno dei quali appartenente al tipo “verticalizzatore”, che permette l'alzata e la mobilizzazione del paziente con la sua collaborazione , evitando situazioni frustranti e favorendo il recupero di funzioni perse. Le camere sono state arredate in modo da assicurare la presenza di spazi sufficienti allo spostamento dei pazienti e all'utilizzo di sollevamalati. L'esperienza in questi primi mesi è stata positiva sia per gli operatori che per i pazienti ed i loro famigliari, contribuendo ad un clima positivo di collaborazione migliorando i rapporti interpersonali. Rischio Biologico: Nel triennio '98-2000 è stata effettuata la formazione di circa 2000 operatori sanitari all'adozione delle precauzioni standard CDC. I contenuti didattici e la durata dei corsi è quella individuata dal programma di formazione concordato con le altre aziende USL della Regione. 265 L'aumentata compliance del personale ha avuto positive ricadute sugli aspetti organizzativi e funzionali connessi a smaltimento dei rifiuti, decontaminazione dello strumentario, pulizia e disinfezione dei locali, gestione della biancheria e delle divise. A seguito del verificarsi di alcuni casi di patologia a trasmissione aerea o droplets, il personale ha adottato comportamenti che hanno consentito di evitare ogni possibile causa di infezione crociata. Il riscontro di questi esempi positivi non deve indurre un calo di attenzione verso la problematica. E' allo studio un sistema di raccolta degli eventi sentinella e di sistematica sorveglianza nelle sezioni ospedaliere più critiche per quanto riguarda la possibile trasmissione di infezioni. 266 TITOLO AUTORI AZIENDA La sicurezza come elemento di fondo per l'organizzazione sanitaria: l'esperienza HPH della Regione Emilia-Romagna. Giovanni Morini, Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione, AUSL di Reggio Emilia, Carolina Cuzzoni, Direzione Sanitaria, AUSL di Piacenza. AUSL Reggio Emilia Contesto: la 4° Conferenza Nazionale HPH (Reggio Emilia, 16-17 novembre 2000) ha accentrato l'attenzione sulla sicurezza come una delle tre Aree tematiche di interesse. La Conferenza ha attivato un circuito di collaborazione tra numerose Aziende Sanitarie e Ospedaliere della regione. Scopo della comunicazione è riassumere la specifica esperienza. E' stato costituito un Gruppo di lavoro regionale, con coordinatore la dott.ssa Carolina Cuzzoni (AUSL PC). Inizialmente è stato sviluppato un Indice di argomenti corrispondenti a potenziali fattori di rischio in ambito ospedaliero. Sono state individuate le priorità considerando la rilevanza e diffusione del rischio nonché la possibilità di trattare la tematica coinvolgendo il Cliente. L'attenzione si è quindi concentrata principalmente su 3 tematiche: il Rischio Biologico, la Movimentazione Manuale del Paziente e la Gestione dell'Emergenza. Sono stati costituti i 3 sottogruppi tematici e sono stati assegnati gli obiettivi: trattare di sicurezza nel contesto HPH significa concentrare l'attenzione sulla interfaccia tra Cliente e Organizzazione, al fine di favorire una collaborazione sinergica tra i protagonisti per promuovere la sicurezza di entrambi. Target: l'intervento è stato indirizzato all'aspetto di formazione degli Operatori con contenuti specifici alla comunicazione verso il Cliente, e alla valorizzazione di alcuni strumenti di comunicazione. Il lavoro svolto dai 3 sottogruppi ha cercato di utilizzare precedenti esperienze sviluppate da singole Aziende al fine di armonizzarle nel contesto HPH e di diffonderne le metodologie e gli strumenti. Indicatori/valutazione: sono stati definiti i requisiti minimi dei corsi di formazione per gli Operatori, il programma del corso nonché un pacchetto didattico contenente i lucidi per i docenti e la traccia del materiale per i discenti. Indicatori di Processo sono stati individuati nei Corsi di formazione effettuati, e nel numero di iniziative finalizzate all'informazione dei Clienti. Rischio Biologico: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta dall'AUSL di Reggio Emilia. Da tale esperienza, opportunamente riconsiderati alla luce dell'approccio HPH, sono stati sviluppati i requisiti minimi per la formazione di base per gli operatori (4 ore) e il materiale didattico relativo. E' inoltre stato rivalutato una attività di informazione mediante una brochure per i familiari di Pazienti affetti da malattie infettive, sviluppato e distribuito dall'assistenza infermieristica domiciliare. Movimentazione Manuale dei Pazienti: è stata individuata l'eccellenza nella attività svolta dall'AUSL di Imola. Anche in questo caso sono stati definiti i requisiti minimi per la formazione degli operatori (6 ore) e il materiale didattico di riferimento. Attenzione è stata posta ai contenuti di comunicazione da parte degli Operatori verso i familiari di pazienti non completamente collaboranti, al fine di favorire una corretta movimentazione del Paziente anche in ambito domestico. I promotori individuati per tale comunicazione sono risultati gli Infermieri Professionali e i Terapisti della Riabilitazione. Inoltre è in corso di 267 progettazione una guida per i familiari del Paziente, per illustrare i percorsi finalizzati ad ottenere i necessari ausili previsti. Gestione delle Emergenze: la forte caratterizzazione strutturale del problema e i vincoli normativi specifici hanno impedito di individuare una chiara eccellenza. Ciò non ha impedito di individuare un percorso analogo a quello intrapreso dagli altri gruppi, caratterizzando con più forza il significato di contenuti minimi della formazione finalizzata alla lotta sul principio di incendio. In un contesto in cui vengono individuati gli addetti alla emergenza in operatori con una formazione di base superiore alle 16 ore (corso DM10/3/98, esame VVF, corso Piano d'emergenza), si è individuata nella ampia formazione di base del personale l'approccio strategico migliore per intervenire velocemente sul principio di incendio. Per ottenere tale risultato è stato individuato un pacchetto formativo minimo di 4 ore, relativo al piano d'emergenza e all'esercitazione di spegnimento mediante estintori. Tale pacchetto è estendibile fino a 8 ore di formazione, mirando ad una preparazione del Personale Formato più ampia e specificatamente correlata alla conoscenza della Struttura. Per la comunicazione ai Clienti sono state individuate semplici brochure disponibili presso strutture particolari (settore psichiatrico), oltre ai classici strumenti come la planimetria riportante le vie d'esodo e i cartelli indicanti i comportamenti corretti. 268 TECNOLOGIA 269 TITOLO AUTORI Il Progetto Netlink:la carta sanitaria del cittadino Dott. Marco Damonte Prioli - Direttore di Staff e Resposnabile Sistema Informativo Automatizzato AZIENDA ASL n. 1 Imperiese In cosa consiste il progetto: Netlink prevede l'adozione, in vari paesi dell'Unione Europea, di una carta sanitaria, interoperabile, a microprocessore . A chi serve: ! Al cittadino, per farsi riconoscere in occasione di un contatto con il Servizio Sanitario Nazionale, per dimostrare il proprio diritto di esenzione, per certificare la propria volontà di donare gli organi, per ottenere un'assistenza appropriata, grazie ala possibilità di avere sempre con sè il proprio quadro clinico aggiornato. Se va all'estero per farsi riconoscere se ricorre ad un servizio di emergenza sanitaria, per fornire informazioni sul proprio quadro clinico, anche se non conosce la lingua del paese ospitante, per contattare facilmente il proprio medico di famiglia ed i propri famigliari, per agevolare le procedure di rimborso ! Al medico: per avere, in caso di emergenza, informazioni tempestive e personalizzate sullo stato di salute del paziente, per poter contattare agevolmente i famigliari dell'assistito, per comunicare in modo sicuro ed efficace con gli altri operatori del Servizio Sanitario Nazionale, ! Al Dirigente dell'Azienda USL: per semplificare le procedure amministrative e sanitarie, per agevolare i l controllo della spesa sanitaria, per ridurre i volumi di carta da far circolare Chi partecipa la progetto: Comunità Europea, Ministero della Salute Italiano, Ministero della Sanità francese, GIE Sesam Vitale (F), ZI (D), Finsiel (I), Motus (CAN), CNAM (F) Le Tappe fondamentali ! Inizio 1997: presentazione del progetto ! Luglio 1997 accettazione del progetto ! Luglio 1998 inizio progetto ! Aprile 1999 pubblicazione del documento “Requisiti di interoperabilità” ! Giugno 2001: operatività dei siti pilota Come è fatta la carta: si tratta di una carta interoperabile a microprocessore. Cosa vuol dire interoperabile? Significa che garantisce l'uso dell'informazione contenuta indipendentemente: dalla tecnologia della carta, degli strumenti di lettura, dei sistemi informativi che la originano e utilizzano. Se basata su standard internazionali, l'inteoperabilità facilità l'integrazione tra realtà locali, tra nazioni diverse, nell'ottica di un sistema decentrato, ma unitario. Cosa vuol dire a microprocessore? Rispetto alle altre tecnologie, garantisce la sicurezza dei dati per i cittadini, uno standard di mercato molto diffuso, flessibilità, buon rapporto costi/benefici Cosa contiene la carta sanitaria: ! Dati amministrativi: accesso libero e protetto (nome, cognome, data e luogo d nascita, 270 ! ! linguaggio preferito, codice regionale, indirizzo, famigliari da contattare, USL di riferimento, medico di fiducia, donatore di organi...) Dati clinici di emergenza: accesso libero e protetto Puntatori agli eventi della storia clinica In realtà le carte sono di due tipi Il funzionamento del sistema Netlink si fonda infatti sull'uso congiunto di due tipi di carte la carta sanitaria del cittadino e quella del professionista, che contiene i dati amministrativi relativi al professionista, le chiavi di accesso per la firma digitale e la crittografia, le chiavi di accesso ai dati della carta sanitaria. Dove e come si usano ! Dal Medico di famiglia: con la carta del professionista il Medico può trasferire i dati sanitari essenziali dalla cartella clinica alla carta sanitaria del paziente (es. Dettagli clinici, gruppo sanguigno e trasfusioni, immunizzazioni, terapia abituale, diottrie, protesi e organi trapiantati, gravidanza, organi mancanti, puntatori ad eventi della storia sanitaria) ! Da un altro Medico: all'estero, in un'altra città, da uno specialista il cittadino ha nella sua carta sanitaria la sua cartella clinica essenziale ed i dati relativi al modello E111. Il Medico, invece, con la carta del professionista possiede la chiave per leggere i dati e comunicare via Internet con il Medico di base del paziente ! Presso i servizi dell'Azienda USL: allo sportello della Usl il cittadino con la carta sanitaria riferisce automaticamente i dati amministrativi che lo riguardano. L'operatore, con la sua carta del professionista, se necessario può aggiornarli (es. Identificazione del paziente, dati amministrativi SSN, dati Medico di base, lingua, assistenza estero, esenzione ticket, diritto protesi...) ! Ai CUP: la carta è la chiave di identificazione e di accesso ai servizi prenotabili allo sportello (visita specialistica, esame...) ! In Ambulanza: quando nelle situazioni di emergenza il paziente non può parlare, la carta comunica per lui, fornendo ai sanitari tutte le informazioni per intervenire tempestivamente (identificazione, terapie, patologie...) ! In Ospedale: la carta sanitaria agevola le procedure di ricovero, trasferendo automaticamente tutti i dati amministrativi ei In caso di urgenza, la storia clinica (Usl di appartenenza, esenzioni, lingua, donatore organi, indirizzo, dati clinici, farmaci assunti, patologie...) Come l'Azienda Usl 1 Imperiese sta conducendo il progetto I dati ! 47 medici di famiglia che hanno aderito al progetto ! 45.000 pazienti dotati di carta sanitaria (campione selezionato tra i nati dopo il 1922 e prima del 1977) ! servizi sanitari collegati: medico di famiglia, CUP, poliambulatori, anagrafe sanitaria, laboratorio analisi, radiologia, pronto soccorso, accettazione ospedaliera Gli strumenti ! i due tipi di carta (del cittadino e del professionista) ! lettori della carta (seriali e USB) 271 ! ! ! ! ! Personal Computer (classe Pentium con porta seriale o USB) rete locale LAN e geografica MAN, con protocollo di comunicazione TCP-IP interfaccia alla carta (OCX, sviluppata da Finsiel), che definisce le regole di accesso alla carta sanitaria software di ciascun servizio integrato con la carta accordo congiunto con i medici di famiglia per l'adesione al progetto. Per favorire la comunicazione tra i medici e l'azienda, quest'ultima garantisce l'accesso a Internet e alla rete privata ASL, tramite servizio Arcipelago (Telecom), con 1 casella di posta elettronica. Tra le informazioni regolarmente scambiate: tempi di attesa mensili per le prestazioni ambulatoriali, convegni ed iniziative, comunicazioni di servizio... Prossime evoluzioni del progetto ! estensione della sperimentazione a tutti i medici di famiglia, ai servizi territoriali, allefarmacie ! integrazione e compatibilità con la carta di identità elettronica (comuni pilota della sperimentazione Imperia e Ventimiglia) ! sperimentazione di forme di Medicina in rete (alcune già in atto da parte di medici di famiglia che aderiscono al Progetto Netlink). 272 TITOLO AUTORI AZIENDA La teledialisi in dialisi peritoneale P. Ancarani Dirigente Medico I Livello U.o. Nefrologia Dialisi P. Solari Dir. Med. I Livello Responsabile U.o. Nefrologia Dialisi G. Lenzora Infermiere Professionale S. Scofferi Infermiere Professionale O. Terrile Infermiere Professionale U.O. NEFROLOGIA DIALISI ASL 4 Chiavarese Polo Ospedaliero di Sestri Levante, via A. Terzi Tel. 0185488918 La grande estensione territoriale dell'ASL 4 e la necessita' di dializzare pazienti residenti lontano dal Centro Dialisi ha imposto delle scelte per garantire una buona qualita' assistenziale, rispettando al massimo le esigenze lavorative, familiari, di impegno sociale o anche sportive dei singoli pazienti. L'obiettivo del progetto si e' concretizzato nella trasformazione delle apparecchiature per dialisi peritoneale automatizzata (APD), consentendo il collegamento via modem con il Centro Dialisi con la possibilita' di trasmettere i dati del trattamento . Abbiamo inserito nel progetto sia giovani dializzati, abitanti lontano dal Centro e con una attivita' lavorativa impegnativa o con problematiche familiari importanti, sia pazienti non autosufficienti, integrando il trattamento con un programma di assistenza domiciliare. I vantaggi previsti sono una migliore qualita' e precisione dei dati inviati elettronicamente, rispetto ai reports cartacei precedentemente gestiti solo dal paziente, con una maggiore frequenza nel controllo della qualita' della terapia domiciliare e con l' aumento quindi del livello di vigilanza sul trattamento. La possibilita' di verificare in tempo reale eventuali errori o problemi nell'esecuazione della terapia prescritta aumenta e migliora sicuramente la qualita' della prestazione. La riduzione degli accessi ospedalieri, inoltre, diradando il numero delle visite mediche, permette una migliore qualita' di vita. Il costo del ns. programma di teledialisi e' stato unicamente quello di attivazione. Dal maggio 2000, periodo di inizio del progetto, sono stati seguiti fino a oggi 12 pazienti con un follow up medio di 10 mesi. I risultati sono stati valutati contando il numero degli accessi ospedalieri rispetto alla tecnica standard (ridotti da 1 accesso al mese a uno ogni due-tre mesi), considerando il grado di soddisfazione personale (dedotto dalla compilazione di un questionario) e confermando la qualita' delle prestazioni (con l'elaborazione dei dati registrati dal computer ). 273 TITOLO AUTORI AZIENDA Realizzazione di una rete di teleconsulto tra ospedali, per la gestione integrata a distanza dei pazienti oncologici. E.Galligioni*, S.Forti**, F.Berloffa**, B.Larcher**, A.Lucenti*, O.Caffo*, C.Eccher**, M.Galvagni**, A.Sboner**, G.Ambrosini*, C.Arcuri*, A. Ferro*, S.Santarossa*, S.Brugnara*, F.Valduga*, S.F.Robbiati*, G.Piazza*, F.Fiorentini*,A.Graiff**. Dipartimento di Oncologia, Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari, TRENTO * U.O. di Informatica Medica e Telemedicina, Istituto Trentino di Culturairst, TRENTO** La possibilità di un collegamento stabile, continuativo e di facile accesso tra le varie strutture di assistenza ospedaliera e specialistica, è di vitale importanza in zone come il Trentino caratterizzate da una conformazione geografica che rende difficili gli spostamenti. Con l'obiettivo di garantire un'assistenza ottimale a tutti i pazienti, indipendentemente dal luogo di residenza, e di ridurre al tempo stesso le necessità di spostamento, è stato realizzato un programma specifico di telemedicina per i pazienti oncologici. Il progetto, finanziato dal Ministero della Sanità, consisteva nella creazione di una cartella clinica informatizzata, adatta alla condivisione dei dati clinici e delle immagini, e nella attivazione di una rete telematica tra ospedali, tali da consentire al personale sanitario di interagire a distanza nella valutazione clinica e nelle decisioni terapeutiche. La Cartella Clinica Oncologica Digitale Multimediale (CCODM) è stata sviluppata su tecnologia web (DHTML, ASP) accessibile per mezzo di un browser specificamente dedicato. La CCODM, a struttura modulare e accessibile da qualunque PC connesso, consentiva oltre alle normali funzioni, anche di evidenziare in maniera automatica e costantemente aggiornata gli eventi più significativi del decorso clinico e l'efficacia e la tossicità dei precedenti trattamenti. Il sistema di teleconsulto era supportato da un'infrastruttura di rete di tipo Intranet, per il collegamento tra gli ospedali coinvolti nella sperimentazione via ISDN. L'accesso al sistema era riservato e controllato da login e passwords. La sperimentazione ha coinvolto cinque ospedali (quattro periferici ed uno centrale) e 30 medici delle diverse discipline. Il teleconsulto era possibile con due modalità: una in tempo reale (SINCRONA) con discussione in audioconferenza del caso clinico, supportata dalla navigazione sincronizzata all'interno della cartella informatizzata, che consentiva la condivisione dei referti e delle immagini e lo scambio di testi (chat) per le considerazioni e le decisioni cliniche. Accanto a questa modalità era comunque sempre disponibile il teleconsulto ASINCRONO per brevi quesiti e risposte, esiti di accertamenti richiesti, considerazioni conclusive, etc., sempre all'interno di una specifica CCODM, per evitare confusione o dispersione dei dati. Il sistema è stato sottoposto ad un test di validazione per tre mesi, consentendo il pieno e completo svolgimento di 45 teleconsulti sincroni e 98 asincroni. Le principali criticità riscontrate sono state: la realizzazione delle strutture informatiche e telematiche ospedaliere e la necessità di formazione e training del personale. D'altra parte, la rapidità di accesso e di utilizzo, la possibilità di condivisione dei dati clinici, la maggior standardizzazione delle procedure e quindi l'aumentata possibilità di gestione integrata del 274 paziente, hanno comportato un elevato livello di accettazione e di soddisfazione da parte dei clinici, come evidenziato anche da un questionario somministrato prima ed al termine della sperimentazione. In conclusione, appare dalla nostra esperienza che la CCODM e la rete di teleconsulto sviluppate in questo progetto possano effettivamente consentire a clinici geograficamente distanti di interagire efficacemente tra loro, con una positiva ricaduta sulla qualità dell'assistenza ai pazienti. 275 UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO A: REGIONE LIGURIA PROV. DI IMPERIA COMUNE DI SANREMO FONDAZIONE CARIGE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MEDICI DIREZIONI OSPEDALIERE (ANMDO) COLLEGIO PROVINCIALE IP.AS.VI. di: IMPERIA SAVONA GENOVA OLIO CARLI - IMPERIA SELOM -GENOVA EMAC ELETTROMEDICALI - GENOVA 277