San Felice Circeo
COMUNE DI
SAN FELICE
CIRCEO
10|11 AGOSTO 2013
15ª Edizione
PROVINCIA
DI LATINA
CONSIGLIO
REGIONALE
DEL LAZIO
Grafica e stampa:
www.tipografiarocco.it
PRO LOCO
SAN FELICE
CIRCEO
Nel connubio di cielo, mare e terra, splendida cornice del
nostro territorio, anche quest’anno con la ricorrente
manifestazione “Ragazzi a Pesca” vedremo tanti giovani
cimentarsi con le canne da pesca in una sana competizione sportiva nella quale il vincere non è importante ma
importante è la partecipazione, lo spirito di aggregazione,
lo stare insieme. Difficile è trovare parole di ringraziamento senza incorrere in ripetitivi plausi e osannamenti
da rivolgere a quanti con il loro sostegno morale ed
economico hanno creduto in noi permettendo la realizzazione di quanto in programma. Difficile è trovare
parole di ringraziamento per testimoniare la ns. gratitudine all’Amministrazione Comunale che da sempre non
nega il notevole Patrocinio alle nostre iniziative; altrettanto devo dire della fattiva collaborazione delle Istituzioni: l’Arma dei Carabinieri, la Capitaneria di Porto, la
Guardia di Finanza, la Guardia Costiera e non da ultimi
gli amici e sostenitori della Cooperativa Circeo I° che non
hanno mai fatto mancare il loro fattivo contributo nonostante gli impegni della stagione estiva. Difficile è trovare
parole di ringraziamento per il silente ma prezioso entusiasmo posto da quei soci a dimostrazione della capacità
posta da sempre, anche a discapito di altre loro attività a
volte più remunerative o divertenti. Comunque l’unica e
sola parola da dire è “grazie” grazie di tutto. Alle
mamme, ai papà e ai nonni diamo loro il benvenuto per
dare una mano ad assistere i loro ragazzi augurando di
passare una giornata, da riporre nei propri ricordi, in
loro e nostra compagnia all’insegna di una sana e divertente passione che ci accomuna “la pesca sportiva”
Luigi Anastasia
RINGRAZIAMENTI:
Il nostro primo ringraziamento va rivolto ai giovani
partecipanti alla manifestazione.
• Amministrazioni della Regione Lazio,
• Provincia di Latina
• Comune di San Felice Circeo;
• Pro Loco di San Felice Circeo;
• Capitaneria di Porto di San Felice Circeo
• Comando Stazione Carabinieri di S. Felice Circeo
• Vigili Urbani di San Felice Circeo;
• Ente Parco Nazionale del Circeo
• Corpo Forestale dello Stato
• Cooperativa Ormeggiatori Circeo I°
• Cooperativa Pescatori del Circeo
• Operatori Commerciali e quanti altri che con la loro
fattiva presenza, sostegno morale ed economico, ci
hanno permesso di realizzare quanto in programma.
Infine, per l’aiuto e l’impegno speso in modo determinante,
alla realizzazione della manifestazione, ai soci del Circeo
Fishing Club.
Luigi Anastasia
Presidente Circeo Fishing Club
Immagini della 14a edizione
SAN FELICE CIRCEO (LT) · viale T. Tittoni
tel. 0773 545018 · www.circeofishingclub.it
Informazioni e Regolamento di Gara
Le iscrizioni si ricevono dal 06 Agosto fino a completamento per un
massimo di 210 partecipanti di età compresa tra i 6 ed i 14 anni
nati dal 01/01/99 al 13/08/2007.
Iscrizioni ed informazioni presso gli esercizi in San Felice Circeo:
CHARLIE BROWN Il Faro del Pescatore · V.le Tittoni · T 0773 545018
PROMARINE · S.P. Badino (Ex Via Terracina) · T 0773 544386
Sabaudia:
EMANUELE ZICCHIERI · C.so Vittorio Emanuele III · T 0773 510137
Informazioni: BLU MARLIN · Via Amm. Bergamini · T 0773 547299
Ogni concorrente iscritto riceverà una canna da pesca, una
maglietta, un cappellino e la tessera di partecipazione alla gara.
PER LO SVOLGIMENTO DELLA GARA:
I partecipanti dovranno indossare la maglietta e il cappellino distribuiti dal Club e avere la tessera di partecipazione;
La posta di pesca verrà assegnata dall’Associazione;
L’area di gara è ad esclusiva fruizione dei partecipanti; dunque,
nessun soggetto esterno vi potrà pescare;
I genitori concorrono nel pescare con il loro giovane, ma la canna
deve essere tenuta e salpata dal ragazzo partecipante;
È ammessa una sola canna da punta per concorrente, anche se
personale e più lunga di quelle distribuite gratuitamente, max 5
metri, altre canne vanno tenute chiuse e non innescate;
È consentita qualsiasi esca e tipo di pasturazione, ma è vietato l’uso
del bigattino;
Si possono usare lenze da punta zavorrate o da galleggiante con
massimo due ami, ma è vietato l’uso dell’ancorotto;
È ammessa ogni tipologia di pesce e, per determinare la classifica,
un grammo del loro peso equivale ad un punto; a parità di punteggio prevale il maggior numero di prede pescate;
Il pesce pescato viene consegnato immediatamente, al momento
della cattura, al direttore di gara, il quale provvederà alla pesa e alla
registrazione con rilascio in acqua dello stesso.
RACCOMANDAZIONI:
Genitori, accompagnatori e gareggianti dovranno attenersi alle disposizioni imposte dai giudici di gara, del servizio sanitario e a quello di
vigilanza e controllo, e collaborano a far rispettare un corretto comportamento sportivo e sociale per lo sviluppo della manifestazione.
Le esche e le lenze dovranno essere acquistate a parte dai partecipanti, prima della gara, presso i negozi specializzati.
L’uso delle scarpette da scoglio
I premi debbono essere ritirati esclusivamente dal partecipante durante la premiazione
I premi non ritirati vengono acquisiti per altre attività
PROGRAMMA
10/11 AGOSTO 2013
SABATO 10 AGOSTO
ore 08,00
Appello dei partecipanti
Presso molo di levante
Porto turistico di S. Felice Circeo
ore 09,00 - Inizio competizione
ore 11,00 - Fine COMPETIZIONE
ore 16,00
Appello dei partecipanti
Presso molo di levante
Porto turistico di S. Felice Circeo
ore 17,00 - Inizio competizione
ore 19,00 - Fine COMPETIZIONE
DOMENICA 11 AGOSTO
ore 08,00
Appello dei partecipanti
Presso molo di levante
Porto turistico di S. Felice Circeo
ore 09,00 - Inizio competizione
ore 11,00 - Fine COMPETIZIONE
ore 18,00 - Premiazione partecipanti
Piazzale del Porto
Porto turistico di S. Felice Circeo
ore 20,00 - Rinfresco
SHIMANO SHOP
Trolling Center
RICARICA ARA
NOLEGGIO GOMMONI
San Felice Circeo- S.P. Badino (ex Via Terracina) - Tel. 0773.544386
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Via Montenero, 22 - San Felice Circeo - Tel./Fax 0773 542617
Cell. 333 1790272 - e.mail: [email protected]
numeri utili
Comune:
Comando Vigili Urbani:
Comando Carabinieri:
Porto Turistico:
Comando di Porto:
Stazione FF.SS:
Proloco:
Soccorso A.C.I.:
Centro di Pronto Soccorso Sabaudia:
Guardia medica notturna:
A. S. L. :
Enel segnalazione guasti:
Ass.ne Commercianti Confcommercio:
Porta del Parco:
Gentur Gente Turismo:
Ospedale Terracina:
Farmacie:
Autoscuola Silvano
Parco Nazionale del Circeo:
Uffici Postali:
Piazza Dante
Borgo Montenero
Collegamento isole Pontine Linee Pontina Navigazione:
Parrocchie:
San Francesco d´Assisi
Santa Maria degli Angeli
Chiesa dell´Immacolata
Circeo Yacht Vela Club:
COOP. Ormeggiatori Circeo I:
PROTEZIONE CIVILE G.S.P.
ASSOCIAZIONE CIRCEO FISHING CLUB
0773.545018
Piazza L. Lanzuisi
Piazza L. Lanzuisi
Piazza L. Lanzuisi
Assistenza a mare Coop. “Circeo 1°” Via A.Bergamini
Via A. Bergamini
Priverno-Fossanova
Piazza Lanzuisi
0773.5221
0773.547549
0773.548003
0773.547336
0773.548072
0773.939060
0773.547770
0773.544339
0773.520861/520864
0773.662175/661038
0773.520885/548074
0773.694913
0773.540667
0773.549038
0773.540392
0773.7081
0773.546398
0773.549100
0773.597957
335.5280614/0773663948
0773.511385/510503 (fax)
0773.546475
0773.546602
0773.597995
0773.544157
0773.546178
0773.597188
0773.540566
0773.548002
0773.547032
0773.547336/546184
0773.660044
Viale Conte Verde
Viale T.Tittoni,127
Piazza Lanzuisi
Viale Tittoni,165
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San Felice Circeo e Latina
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IL TEMPO
Mi trovo sul molo di levante, do le spalle alle barche dei pescatori, guardo il mare, calmo, leggermente increspato da una
fresca brezza. Sugli scogli, intenti ad armeggiare con le loro
canne da pesca, vedo dei ragazzini che discutono animatamente su come hanno preparato la propria esca mischiando
con la mollica del pane diversi tipi di formaggi ed altri odori,
ognuno secondo una propria segreta ricetta. Poco distante una
mamma li guarda con pazienza richiamandoli se i loro toni si
alzano un po’ troppo rispetto alla calma che sovrasta ma il loro
tono è solo di eccitazione, entusiasmo e frenesia per ciò che
si accingono a fare. Ognuno di loro si sceglie il posto, prepara
la lenza, la calano in acqua con le loro canne, canne di bambù… Vi chiederete che c’entra “il tempo” con quei ragazzini, la
loro mamma e… le canne di bambù che ora nessuno usa più?
Quelle immagini passate davanti ai miei occhi sono immagini
di più di cinquanta anni fa, uno di quei ragazzi ero io, gli altri,
mio fratello e i nostri cugini, accompagnati, con santa pazienza
Roberto Maci
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da mia madre per trascorrere qualche ora all’aria aperta dopo
la chiusura delle scuole. Oggi che le canne sono leggerissime e
lunghe quasi che il cimino sembra tocchi il cielo, l’eccitazione,
l’entusiasmo e la frenesia dei giovani ragazzi non sono affatto
cambiati, sono sempre gli stessi, immutabili, ne sono personalmente testimone con le gare di pesca organizzate per loro e
delle quali le pagine che stai leggendo ne sono ogni anno e da
diversi anni la premessa. Oggi che le canne sono leggerissime
la cosa che è cambiata invece è la pazienza di chi accompagna i ragazzi. E’ vero che il caldo, altri pensieri, voglia di fare
altre cose possano far sembrare interminabili quelle due ore
di gara, ma sono solo due ore dedicate a loro. Poche ore che
quando, oggi ci sembra sia ancora lontano il momento, quei
ragazzi prenderanno le loro strade, avranno altri interessi, di
oggi, non rimarrà che il solo ricordo e vorremmo poter girare all’incontrario le pagine del calendario, tornare indietro
nel tempo per poter stare almeno ancora una volta con loro
ma… il “TEMPO”, ci accorgiamo, inesorabilmente è passato.
Godiamoci perciò ora, con gioia insieme ai ragazzi l’eccitazione, l’entusiasmo, la frenesia di una giornata trascorsa insieme
in un mulinare e intrecciare di canne da pesca, di lenze che si
arruffano o si afferrano agli scogli, di piccoli pesci allamati, registriamo nella nostra memoria questi pochi momenti così che
essi siano per noi e per loro un piacevole ricordo che il “tempo”
non cancellerà mai.
A Sara per i pochi momenti trascorsi insieme.
Carlo Silvestri
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PESCA DALLA BARCA A VELA
Da tantissimi anni pratico a tempo pieno, lo
sport della vela e nei ritagli di tempo (nei trasferimenti da un campo di regata e l’altro), la
traina d’altura. Con grande piacere cercherò in
queste poche righe, di pianificare per quanto
possibile, alcune problematiche legate alla pesca a traina con la barca a vela, sono convinto che questa è, se
non per alcuni aspetti, superiore alla barca a motore, fiore all’occhiello sono l’economicità, la sicurezza e la sua silenziosità.
IL PERCHE’ DELLA VELA
E’ noto che le ferie per i naviganti, si effettuano generalmente
in estate e principalmente in luglio ed agosto, mesi dove l’amato
vento è quasi assente, costringendo i girovaghi del mare a lunghi ed estenuanti trasferimenti a motore tra coste ed isole.
Le imbarcazioni a vela, generalmente sono dotate di piccoli ma
efficientissimi motori diesel, che consentono andature minime
di 1 / 1,5 nodo e di un’andatura di crociera a secondo la propria
lunghezza al galleggiamento di 6 / 8 nodi, consumando piccole
quantità di carburante, oltretutto grazie alla forma dell’opera
viva, garantiscono una grande stabilità di forma e di peso, risultando così un’imbarcazione eccezionale nel mantenere la rotta
ed affrontare il mare, anche se messa a confronto con molti
quotatissimi fischerman Americani dotati di imponenti motorizzazioni capaci di consumare grandi quantità di carburante. La
barca a vela, quindi, è veramente un mezzo eccezionale per la
pesca a traina, se utilizzata in maniera corretta. Durante i viaggi
di trasferimento tra un posto e l’altro, possibilmente in acque
lontane dalla costa dove il mare è quasi incontaminato, è possibile imbattersi in grandi prede quali i pelagici d’altura, tonni,
alalunghe, aguglie imperiali ecc...
COME ATTREZZARE LA BARCA
Attrezzare la nostra vela sarà veramente semplicissimo, monteremo almeno due o tre porta-canne, amovibili e richiudibili da
fissare alla battagliola di poppa, uno sul lato
destro ed uno sul lato sinistro a circa un metro dallo specchio di poppa, ed infine uno al
centro, questi avranno la funzione di divergenti, garantendoci così di pescare con più canne
contemporaneamente, non dovranno assolutamente mancare a bordo, un grande coppo e un
robusto raffio.
Sicuramente la nostra imbarcazione è già opzionata di gps, ecoscandaglio e pilota automatico,
questo sarà il nostro timoniere, amico e compagno instancabile di pesca, strumenti indispensabili ed essenziali per chi naviga a vela.
Con questi essenziali strumenti, possiamo iniziare la nostra battuta di pesca.
L’ATTREZZATURA PESCANTE
Personalmente, adopero attrezzatura made in Italy, ho a bordo tre canne stand-up della Italcanna, con azione ripartita da
20/30 libbre, ottime per il combattimento in piedi, essendo lunghe solo 1,60 mt, sono facilmente stivabili nei gavoni, abbinate con mulinello Gladiator 6/0 due velocità, imbobinato con
monofilo Tournament verde da 50 libbre,
a questo abbino una girella da 120 libbre
ed un terminale in fluorocarbon da 80 libbre lungo 2 metri. E’ sempre buona norma,
assicurare l’attrezzatura pescante al pulpito
poppiero, mediante un cordino di spectra o
similare, lungo almeno 3 metri, la frizione del mulinello, dovrà
essere tarata al 30% del carico di rottura della lenza, ad esempio
una lenza da 50 libbre è pari a circa 23 kg, quindi bisogna tarare
la frizione a circa 7,5 kg. Al terminale fisseremo mediante un
manicotto di alluminio, le esche che saranno: piume, jigs, octopus, kona e minnow (pesci finti comunemente chiamati Rapala).
Sabaudia (LT)
Via Carlo Alberto, 106 - T. 0773 510829
Pontinia (LT)
Piazza Pasubio - T. 0773 844043
Consiglio di evitare le ancorette, queste spesso penetrano poco
nell’apparato boccale dei pesci, non garantendo la presa, sostituitele con ami a gambo corto e filo robusto, montati singoli sui
minnow ed in tandem sugli octopus e kona ecc., fileremo prima
in acqua la lenza laterale lunga, accostiamo leggermente quindi
verso il lato della lenza calata e caleremo l’altra lenza laterale sul
lato opposto poco più a corto, infine caleremo la lenza centrale
ancora più a corto, generalmente in condizioni di mare calmo,
caleremo lateralmente un kona a circa 80 mt dalla poppa, dalla
parte opposta un octopus a circa 60 mt dalla poppa e centralmente un minnow a 40 mt dalla poppa.
LE PREDE
La regina delle prede è sicuramente il
tonno rosso, chiamato in questo modo
per le sue tipiche carni di colore rosso vivo conosciuto anche come tonno
pinna blu, erroneamente chiamato tonno pinna gialla, specie
semplicemente assente nel Mediterraneo e di conformazione
totalmente differente. La conservazione di questo gigante, campione di maratone è severamente garantito dalla misura minima
di 30 kg o 115 cm, ovviamente se peschiamo esemplari di taglia
minore bisogna liberarli immediatamente.
Altra preda è il tonno alletterato, è un
pesce pelagico molto più piccolo del
suo cugino ma altrettanto combattivo
e con carni squisite, ha il corpo robusto
e fusiforme, la pelle è priva di squame con strisce nere irregolari
e alcune macchie scure tondeggianti, il suo peso massimo è di
20 kg, normalmente si pescano esemplari intorno ai 8/10 kg.
L’alalunga, molto simile al tonno rosso,
più slanciata e con occhi molto grandi,
pinne pettorali lunghissime dai quali
deriva il suo nome, ha carni bianche
saporitissime, raramente supera i 15 kg. E’ un pesce molto com-
battivo; si esibisce in fughe spettacolari.
La lampuga, dal punto di vista estetico è sicuramente il pesce più bello del
Mediterraneo, gli esemplari maschi,
man mano che crescono, sviluppano
il profilo del capo quasi verticale, presenta un corpo allungato e schiacciato lateralmente, ha la pelle
ricoperta di piccolissime squame con colori fantastici che vanno
dall’azzurro intenso al verde ed al giallo, raggiunge il peso di 20
kg, è un indomito combattente è uno dei pesci più divertenti da
pescare, si esibisce appena vede l’imbarcazione con salti, evoluzioni e fughe repentine.
L’aguglia imperiale, detta anche “marlin bianco” del Mediterraneo, è una
specie pelagica migratoria, ha il corpo tondeggiante con squame piccolissime, raggiunge un peso
massimo di 25 kg, la media dei pesci pescati è di 7/10 kg, si
riconosce dal corto rostro e dalla lunghissima pinna dorsale, la
qualità delle carni è eccellente, una volta ferrata si esibisce in
salti e fughe bellissime.
Il pesce spada, può raggiungere il peso di 400 kg, ed una lunghezza di 4 mt, chi ha la fortuna
di ferrare un pesce spada, non dimenticherà mai il combattimento, perché esso si esibirà con salti
fuori dall’acqua e fughe mozzafiato, è un vero mattatore, ha un
rostro lunghissimo pari ad 1/3 della sua lunghezza massima che
utilizza per uccidere le prede o per difendersi dai predatori come
gli squali, ha la pinna dorsale alta ma cortissima, nonostante la
sua mole è uno dei più agili e veloci del mondo, può raggiungere gli 80 kh, la conservazione della specie è garantita da severe
normative, la taglia minima è di 10 kg e 140 cm di lunghezza.
Luigi Anastasia
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L’ODORE DEL MARE
LE GROTTE DELLA MEMORIA
Ho trascorso gli anni della mia fanciullezza su una banchina
di un piccolo porticciolo, insieme ai pescatori e alle loro cose;
ogni cosa aveva un colore, ogni cosa aveva un odore particolare
dalle mille sfumature. Osservavo incantato i lenti movimenti dei
pescatori che come personaggi di un presepe erano sempre li
allo stesso posto, chi riammagliava le reti, chi eseguiva lavori
sulla barca, chi metteva in ordine le coffe. Era un brulicare di
operosità e di attività tutte dedicate al mare e alla pesca. Ogni
piccolo bambino aveva il suo sogno che si chiamava mare. Dopo
i compiti si scendeva in banchina a giocare, il gioco era aiutare i
pescatori in tanti piccoli lavoretti, solo e sempre con la speranza
che qualcuno di loro ti dicesse: ragazzo andiamo a recuperare
la coffa o ragazzo andiamo a salpare la rete. Una cosa del genere per noi bambini era una specie di investitura cardinalizia,
solenne e grave. Si fidavano di te, ti avrebbero portato a bordo,
eri ormai uno di loro. Nessun padre si preoccupava per una cosa
del genere, la migliore di tutte, seconda solo alla scuola, il mare,
una vera e propria scuola di vita. Poi un giorno accadde quello
che speravo da tempo, un amico pescatore di mio nonno mi
disse di andare con lui a pesca di ricciole usando come esca l’aguglia viva. Forse fu proprio quello il giorno che mi accorsi che
nelle mie vene cominciava a scorrere un po’ di acqua di mare.
Verso i vent’anni il lavoro mi portò lontano e per molto tempo
ancora rimasi lontano. Certo oggi tutto si è evoluto, tranne le
calde pietre di basalto del pavimento del molo, riconosco ancora
le fenditure come ieri anche oggi. Anche gli anelli e le bitte del
molo sono più logore, solo l’odore è rimasto sempre lo stesso,
una miscela olfattiva composta dal salmastro, dalla pietra bagnata, dalle antivegetative al sole e dalle reti messe ad asciugare,
il legno bagnato dei gozzi, e le cime bisunte da anni di duro
lavoro. Tutto confluisce in un unico aroma, un odore per me
irresistibile che riesco a percepire anche da lontano, un odore
che una volta che ti è entrato nel cervello non lo dimentichi più.
I più anziani non hanno
dimenticato i tempi della
promozione turistica fai
da…me di zio Filiberto.
Agli inizi degli Anni ’60
mio zio Filiberto Ceccarelli, già in età avanzata,
si installò alla Grotta delle Capre proclamandosi
guardiano-guida abusivo della imponente cavità che affaccia
sul mare di Quarto Caldo. L’allora amministrazione comunale
chiuse un occhio sul modesto progetto turistico avviato da zio
Filiberto il quale, dietro elargizione spontanea di poche migliaia
di lire, accompagnava i turisti dal parcheggio sottostante la Via
del Faro fino alla grotta, che fu rifugio sicuro per uomini e animali dalla loro comparsa sulla terra. Una volta all’interno della
grotta, lo zio faceva sfoggio delle sue limitate e confuse nozioni sulla preistoria confondendo spesso momenti di vita dell’età
quaternaria con la leggenda della maga Circe. Così mostrava il
punto dove l’uomo delle caverne si sedeva a mangiare frutti silvestri, radici e maccheroncini di mare, mentre Ulisse, nella parte
buia della spelonca, godeva di piaceri sessuali con la dissoluta
maga. Raccontava anche di aver incontrato più volte amigdale
di diverse grandezze, asce di selce ben affilate per scuoiare animali e punte dentate di osso con le quali in tempi remotissimi
quegli uomini fabbricavano lance e arponi. La maga Circe, mi
confidò una volta, aveva la parte inferiore del corpo a forma di
coda di pesce; solo da lui la sirena si lasciava vedere nuda mentre si abbronzava tra gli scogli. Non era quanto di meglio ci si
potesse aspettare da una guida, ma era qualcosa. Con la morte
di zio Filiberto, finirono verità e fantasticherie sulla vita della
spelonca, che per lui un giorno era la casa di Circe e un altro
giorno la grotta dell’Uomo di Neanderthal. Poteva essere anche
la grotta di Polifemo, ma solo per lui. Un assessore comunale
Giorgio Micheli
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provò tre anni fa, per televisione, a indicarla con questo nome,
ma fu sonoramente fischiato. Bisogna saperle raccontare le cose.
Vale la pena ricordare che alla sua morte, i famigliari incontrarono sotto il suo letto una grossa valigia di cartone con svariati
milioni di lire e non poche pezzature di dollari e marchi, frutto
della sua travolgente passione per la promozione turistica del
luogo. La grotta, senza più l’ombra di un guardiano, rimase così
per lungo tempo in balìa di uomini scellerati che, armati di bombolette spray, imbrattarono da cima a fondo le sue pareti con
scritte oscene e disegni di cuoricini e simboli fallici. Di fronte a
questa malvagità, Amministrazione comunale e Sovrintendenza
alle Belle Arti decisero di installare all’ingresso della violentata
caverna una massiccia cancellata costituita da una lunga serie
di sbarre di ferro. La decisione non apparve meno detestabile
dell’azione infame messa in atto da sconosciuti con i loro erogatori spray. Non passò molto tempo e l’ingresso fu divelto dai
soliti ignoti. Questo accadeva quindici anni fa. Non so cosa sia
successo in seguito. Da allora non ho più messo piede nella casa
piu’volte violata dei miei avi. Per un’altra casa dei nostri antenati
si sono impietositi, un paio d’anni fa, milioni di tedeschi quando uno dei loro quotidiani più diffusi pubblicò in prima pagina
la notizia, con tanto di foto, dell’allagamento di Grotta Guattari, residenza dei primi uomini europei, da allora chiusa per
disposizione della Sovrintendenza alle Belle Arti. Tante, troppe
le analogie con la Grotta delle Capre. Nei loro paraggi sono nati
ristoranti, ville, bed breakfast, ma non c’è stato caso di avviare,
magari con il concorso della Regione o della Comunità europea,
le opere necessarie per difendere e valorizzare questi siti di importanza universale diversamente destinati all’oblìo. In omaggio
a zio Alberto, pioniere delle guide turistiche estemporanee del
promontorio, cominciamo con il posizionare all’ingresso delle
grotte, senza escludere le mura ciclopiche, guide professioniste
in grado di autofinanziarsi. Un ulteriore rinvio significherà una
perdita irreparabile di cui doversi vergognare.
Rubino Cinquegranelli
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Rifiuti!?
Racconto di fantasia
La vita non si svolge solo sulla parte emersa di nostra madre
terra, ma spesso dimentichiamo che ha il suo corso anche sotto
nel blu del mondo acqueo.
Quest’anno sulla secca posta al largo delle coste, sono nati
molti pesciolini delle varie specie che vi abitano e tra questi
piccoli già si sono strette forti amicizie. Per continuare questo racconto bisogna ricordare il detto “pesce grande mangia
il piccolo” e i nostri amici questo la sanno sin dalla nascita,
infatti, oltre a giocare e divertirsi devono sempre stare in allerta,
perché il pericolo è sempre in agguato. Insomma, bisogna stare
con le pinne sempre pronte a spiegarle per sfrecciare veloci nel
blu! Il più colorito e attivo gruppo di amici di questa stagione
è certamente quello formato da Verdolotto (un pesce donzella), Tordacchione (un pesce Maurizio), Perchiotto (una Perchia
pancia blu), Trombettino (un pesce Ago) e Giallina (una Salpa),
quest’ultima anche se potrebbe sembrare un po’ snob è la più
considerata perché è sempre pronta ad aiutare un amico. In un
giorno assolato, quando il mare beneficia del calore che immagazzina appena sotto la superficie delle sue acque, troviamo il
gruppetto che giochicchiava su un fondale scoglioso interrotto
da piccole aree di sabbia e da radure di fitte posidonie.
Le posidonie sono alghe tipiche del mare particolarmente pulito e sano, di colore scuro ed ondeggiano fitte sul fondo marino
piegandosi nella direzione delle correnti: sembrano proprio un
grande prato verde che si flette a seconda della direzione verso
cui un vento pazzerello alita. Questo muoversi prima a destra,
poi a sinistra e poi per ricominciare in altra direzione non era
tanto gradito da Tordacchione. Il poverino ancora non era abituato a vedere queste alghe ondeggianti e gli veniva subito un
gran mal di testa. Chi si trovava a suo agio era Giallina che era
prettamente vegetariana e mangiava solo verdure che lì abbondavano. Così Tordacchione incominciò a dire: “Amici è inutile
stare qui, andiamo un po’ più avanti e vediamo cosa troviamo!”;
Perchiotto rispose sbuffando “Proprio ora che ho trovato una
tana di polpo abbandonata e sembra che sta aspettando solo
me per ripulirla degli avanzi … e dai! Vieni anche tu a papparti i
resti di questa conchiglia tartufo, non vedi che è ancora fresca!”.
Ma alla fine tutti decisero di spostarsi e presero a guizzare verso
il largo uno dietro l’altro non perdendo l’occasione di giocare
anche ad “acchiapparella”.
Così finirono su uno strapiombo e incuriositi vi scesero giù e
ancora giù, ma … meraviglia! Il paesaggio era cambiato, ma che
strano! Non ne avevano visto mai uno simile! Infatti, solo noi
umani che siamo moderni e viviamo sulla terra ferma possiamo
saperlo, pur essendo un normale fondale sabbioso, un po’ di
qua e un po’ di là spuntava qualche cosa di strano, erano rifiuti,
del tipo un frigo marca “Biantos” e più in là un vecchio congelatore “Chiti”, poi c’era una vecchia stufa di ghisa e tante altre
cose strane o buffe. Ecco che videro qualcosa di familiare, era
un’antica anfora Fenicia, subito andarono a curiosare d’intorno.
Dall’antico contenitore uscì una vecchia piovra, era gigantesca e
a vederla si capiva subito che aveva molti anni e sicuramente era
molto saggia. Trombettino prese coraggio e chiese “dove siamo? Che posto è questo? cosa sono quelle stranezze? Ehhh …
cari giovani … rispose la piovra, quei strani oggetti che osservate
sono cose non più funzionati che gli uomini hanno nel tempo
abbandonato gettandole dalle loro imbarcazioni oppure, è successo che qualche container durante una tempesta è caduto da
navi da trasporto e aprendosi hanno sparso tutto il loro contenuto qui intorno. Questa situazione è una storia che va avanti
da secoli, la mia stessa casa/anfora, pensate un po’! Come mi
ha detto mio nonno e a lui i suoi avi, faceva parte di una antica
nave da trasporto che più di duemila anni orsono affondò in
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mister Barracuda, era un oggetto metallico e di forma spigolosa, sopra c’era una scritta che recitava “Forno elettrico per
cottura alimenti ad incasso - 30 kg”. Accidenti! Anche questo
era un rifiuto che gli umani avevano appena gettato nel mare,
ma almeno questa volta era stato d’aiuto! Tutto era finito per il
meglio e gli amici tutti contenti per lo scampato pericolo si diressero verso le loro tane dove i genitori li stavano aspettando.
Mario Tocci
questa zona con tutti i suoi marinai a causa del mare in burrasca. Ecco che Giallina stava per fare un’altra domanda, ma
fu bloccata dalla piovra che incominciò a spruzzare una gran
quantità di nero inchiostro tanto da creare una vasta nuvola
buia che gli permise di sparire dentro la pancia dell’anfora, ma
non prima di aver gridato “Presto, presto correte a nascondervi
è arrivato mister Barracuda e se vi vede vi mangia tutti in un
sol boccone!”. Tordacchione e Verdolotto con un colpo di coda
entrarono dentro il cestello di acciaio di una vecchia lavatrice,
Trombettino fu lesto ad infilarsi dentro una bottiglia dal collo
lungo e Perchiotto … ma dov’è Perchiotto? Mamma mia, ma
ha dietro la coda mister Barracuda che lo insegue, ce la farà a
trovare un nascondiglio? Ma è troppo lento! … Glielo abbiamo
sempre detto che doveva mangiare di meno altrimenti diventava troppo impacciato e lui, testa dura, … no! non è vero.. la
mia pancia bleù è normalissima!”. Ormai era quasi finito nelle
fauci del predatore quando ecco che una sagometta gli sfreccia
nuotando davanti per distrarlo, era Giallina, vegetariana e più
agile di Perchiotto incominciò a zigzagare davanti al cattivone
andando a sfiorare il fondale in modo da alzargli innanzi la
sabbia che così gli finiva negli occhi, ma anche lei, ahimé! Era
troppo lenta e quando stava per avvenire il fattaccio ecco che
cala un’ombra dall’alto e va a finire sulla testa del barracuda
che di colpo sviene e pian piano incomincia a galleggiare verso
la superficie. Così, inaspettatamente si erano tutti salvati, ma
che era successo? Gli amici, uscirono dai loro nascondigli e si
riunirono intorno a quella cosa inanimata che aveva stordito
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UN PESCE POCO CONOSCIUTO: IL PESCE BALESTRA
è un abitatore del mare molto caratteristico. Il termine dialettale che predomina presso le diverse marinerie delle nostre
coste lo indica come “Pesce Porco”; il perché lo diremo subito:
quand’è sul pagliolato emette dei rumori che si avvicinano
molto ai grugniti del suino.
Se questo nome lo accompagna fra i marinai, nei testi di ittiologia viene indicato Pesce Balestra (Balistes carolinensis) in
virtù di una singolare disposizione delle pinne-spine dorsali: la
prima delle tre resta dritta o si abbassa secondo la posizione
delle altre due, le quali si comportano come una leva di sicurezza, propria della balestra.
In confronto alle sue dimensioni non eccezionali, ma sempre
rispettabili, ha una bocca piccola ma armata di robustissimi
denti che spezzano gusci e conchiglie di molluschi e crostacei.
Gradisce sovente porsi all’ombra di corpi galleggianti e uno
di questi è anche la barca, ovviamente: ciò per il fatto che
all’ombra si portano spesso piccoli pesci, organismi planctonici e altre possibili vittime. Questa sua abitudine lo dà spesso
presente assieme a Lampughe, Pesci Pilota e Cernie di fondale
sotto relitti galleggianti di vario genere che si trovano spesso
in mare in balia della corrente.
Dove abbondantemente presente è considerato un parassita e
ne sanno qualcosa quanti pescano a Donzelle e a Pesci Pettine; inoltre non trova di meglio che fare dannare i tranisti che
innescano l’Aguglia con andatura della barca molto lenta: delicatamente spolpa il pesce e lascia la lisca.
Tempo addietro, nel periodo primaverile e quello autunnale,
era presente in maniera massiccia nelle acque del promontorio
del Circeo; poi a causa della forte pressione di pesca esercitata
nei suoi confronti dai professionisti, con le reti da circuizione,
è divenuto sempre più raro.
I pescatori sportivi, muniti di barca, lo cercavano nelle zone
dove amava sostare pasturando con bucce di molluschi e innescando la polpa degli stessi su un robusto amo di media
grandezza legato ad un bracciolo di nylon dello 0,40 mm.
lungo circa 2 metri. Il bracciolo veniva posto al sotto di un
galleggiante piombato di circa 40-50 grammi e per mezzo di
una canna con mulinello il tutto veniva lanciato nei pressi
della zona di pastura. Se il nostro “Pesce Porco” era presente le
abboccate non tardavano ad arrivare.
Oggi, purtroppo, la presenza del Pesce Balestra, nelle acque del
Circeo, non è più quella di una volta e gli sportivi non fanno
più la pesca mirata alla sua cattura; è da considerarsi una preda occasionale.
Nonostante le sue carni, se ingerite in quantità, sia considerate
tossiche Noi abitanti della zona lo abbiamo sempre ritenuto
una prelibatezza, cucinato in qualsivoglia modo.
Se vi capita di pescarlo o di trovarlo sui banchi del pescivendolo vi invito a provarlo, sicuro che non rimarrete delusi.
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Ciao bambini, mi chiamo Enea e sono un pesce
Sarago Maggiore denominato anche DIPLODUS
SARGUS SARGUS. Ho 10
anni e vivo in fondali alti
dai pochi decimetri fino
a un massimo di 50 metri. Come mi potete riconoscere? Ora ve lo spiego:
sono di forma ovale e alta,
arcuato sul dorso e compresso lateralmente. Ovviamente, sono ricoperto di squame ed
ho una testa leggermente curva con un occhio circolare e una
bocca piccola dalle carnose labbra. La mia dentatura è formata
da: 8 incisivi quadrangolari superiori e inferiori, taglienti e appuntiti e da denti molariformi. Ho un’unica pinna dorsale con
11–12 raggi spinosi sulla prima parte e, sulla seconda parte,
12–15 raggi molli e spinosi. …ma non finisce qui! Le mie pinne
pettorali sono ampie, falciformi e allungate; quelle ventrali sono
comunque ampie, ma meno lunghe delle pettorali. La pinna
caudale, invece, è grande. Noiosa descrizione, lo so! Lo dicevo
sempre a mio padre quando mi spiegava, lì immersi nella frastagliata costiera del promontorio di San Felice Circeo, come
riconoscere i miei cugini. Mi raccontava, con tono fiero, quanto
fosse bella e argentea la nostra colorazione formata da alcune
sfumature gialline e da 7–9 fasce verticali bruno-nerastre. La
mia casa si trova in fondali scogliosi, nelle secche, tra i frangifrutti; di notte ci piace uscire e andare a nasconderci nelle basse
profondità e ogni tanto nuotiamo in lagune salmastre. Noi saraghi, da giovani, viviamo in branco; ora che sono un sarago anziano preferisco vivere in solitario in compagnia di mia moglie.
Ricordo ancora il giorno in cui la vidi nuotare allegramente in
compagnia delle sue amiche. Era una tiepida giornata di aprile…
no forse era maggio o giugno… eh beh, alla mia età la memoria
non funziona più molto bene! Infatti ricordo proprio quei tre
mesi in particolare, perché, in quel periodo dell’anno, noi saraghi cerchiamo le nostre compagne con il desiderio comune di
avere dei piccoli saraghi che verranno covati in uova galleggianti. La mia breve storia termina qui, spero di avervi entusiasmato
nell’imparare a conoscere meglio una specie di pesce che popola
il mare italiano.
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I SEGRETI DELL’ONDA MARINA
Vi siete mai chiesti come si forma un’onda marina e perché solleva una barca, vi passa sotto e non la trascina con sé?
E vi siete chiesti perché quando l’onda si avvicina alla riva rallenta, s’impenna, si piega in avanti e cade spumeggiando?
E avete idea di come si misura un’onda e quali sono gli altri segreti di questo imponente fenomeno della natura?
Tutti sappiamo, più o meno, che le onde possono originarsi a
causa della spinta del vento, a causa delle maree, dei movimenti
sismici, di frane sottomarine o di forti perturbazioni atmosferiche, ma come ciò avvenga il più delle volte ci sfugge. Una volta
formatesi, però, le onde hanno sempre lo stesso comportamento,
qualunque ne sia stata la causa d’origine. Fermando la nostra
attenzione alle onde formate dal vento, sappiamo che quando
esso soffia sulla superficie del mare produce una deformazione
dell’acqua che si propaga anche in zone lontane, a volte centinaia di chilometri. Infatti, è possibile osservare il mare agitato anche
quando nella nostra zona non c’è vento perché la deformazione
della superficie formatasi in altre zone non si smorza appena
cessa il vento, ma si attenua lentamente per la perdita di energia
causata dall’attrito tra le molecole di acqua e per la resistenza
dell’aria, fino a quando si esaurisce naturalmente oppure urta
contro una costa. Per il formarsi dell’onda è fondamentale la forza del vento, quando esso spira sul mare a una velocità inferiore
4 Km/h, la superficie dell’acqua resiste alla pressione e s’increspa
formando le cosiddette onde capillari che sono modeste increspature della superficie marina, che si spianano non appena cessa
il vento. Quando il vento aumenta, la sua pressione sul mare
diventa più forte e provoca un abbassamento dell’acqua, dando
origine a un cavo (o ventre) d’onda. Poiché l’acqua non si può
comprimere, quella che prima era contenuta nella superficie depressa (cavo dell’onda) si sposta nella direzione del vento creando
un innalzamento compensativo, dando origine a una cresta d’onda: si formano così le onde, che continuano a propagarsi anche
molto tempo dopo la fine del vento. Questo è un fenomeno molto
complesso, ma a noi basta sapere che ciò avviene perché sotto la
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pressione del vento la massa
d’acqua oscilla, e le particelle d’acqua superficiali cominciano a muoversi con un
movimento circolare che si
trasmette alle aree adiacenti
e verso il basso, originando
in questo modo il profilo ondoso che si propaga nella direzione
del vento. Osservando tale fenomeno si ha l’impressione che la
superficie ondulata del mare si sposti, mentre in realtà si propaga
soltanto il profilo ondoso senza che vi sia un vero spostamento
d’acqua. In pratica ciò che si muove e si sposta è solo la configurazione dell’onda e non la materia acqua, ed è per tale motivo che
se si osserva un galleggiante non ancorato in balìa delle onde, si
nota che esso sale e scende senza essere trascinato dalle onde. Il
moto circolare impresso dal vento alle particelle d’acqua diventa
sempre più piccolo man mano che scende verso fondale, fino ad
esaurirsi a una profondità equivalente a circa la metà della lunghezza dell’onda, e questa rappresenta la profondità dell’onda,
che è il punto più basso al di sotto della superficie del mare nel
quale si avverte il movimento dell’acqua. La lunghezza d’onda è
rappresentata dalla distanza orizzontale esistente fra due creste
successive (o due cavi successivi), mentre l’altezza d’onda indica
il dislivello verticale
esistente fra la sommità di una cresta e
il fondo del cavo. Se
l’onda marina non è
alimentata costantemente dal vento perde rapidamente energia
e si spegne al largo, se invece è costantemente alimentata può
raggiungere la linea costiera. Quando ciò accade, nell’incontrare
un fondale man mano più basso, l’onda perde parte dell’energia
per attrito col fondale e diminuisce la sua velocità, ma cresce in
ampiezza sollevandosi fino ad un punto critico dove perde
stabilità e si rompe formando i frangenti d’onda. Generalmente
ciò avviene nelle ultime decine di metri prima della linea costiera
se l’onda è molto superficiale, ma può accadere a distanze anche
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maggiori se l’onda è di una profondità maggiore.
Esempio di comportamento dell’onda in vicinanza della costa:
L’onda marina è caratterizzata anche da altri elementi che sono:
-la velocità di propagazione, cioè lo spazio percorso dalla cresta nell’unità di tempo;
-la direzione di provenienza del moto ondoso, compresa entro un
angolo di 10 gradi con quella del vento;
-la pendenza, data dal rapporto tra l’altezza e la lunghezza
dell’onda;
-l’età, ossia il rapporto tra la velocità dell’onda e quella del vento;
-il periodo, cioè l’intervallo di tempo che intercorre tra il passaggio in uno stesso punto di due creste o due cavi successivi. Le fasi
durante le quali l’onda marina si forma e si sviluppa hanno una
costante abbastanza definita: la prima fase è quella delle “increspature” che ha un periodo inferiore a un secondo; subito dopo
viene la “maretta” con un periodo compreso tra 1 e 4 secondi,
e infine la fase dei “cavalloni” con un periodo 5-12 secondi. Il
meccanismo della formazione dei “cavalloni” si origina quando
il vento è più veloce dell’onda e ne accelera le particelle sulla
cresta, che tende a spingersi in avanti mentre le particelle nel
cavo rimangono più lente, in questo modo l’onda tende ad aumentare in altezza, in lunghezza e in velocità, fino a rompersi.La
pendenza delle onde dipende dunque dall’età piuttosto che dalla
velocità del vento: nell’età giovane (appena formate) esse sono
corte e camminano con una velocità minore di quella del vento;
col crescere dell’età la velocità può superare quella del vento ed
esse aumentano fino ad un punto massimo, quando si rompono
e danno luogo ai cosiddetti frangenti al largo, ovvero le creste
di spuma bianca che crollano in avanti sul cavo antistante sotto
forma di massa di acqua spumeggiante formando le onde definite, appunto, “cavalloni”. Le onde del tipo “increspature”, “maretta” e “cavalloni” di cui abbiamo parlato sono tutte determinate
dall’azione diretta del vento in atto sul posto, e prendono il nome
di onde vive, dove il tratto di mare interessato viene detto “mare
vivo”. Quando le onde hanno avuto origine da un vento che ha
soffiato precedentemente (fino a 4 giorni prima) in tratti di mare
anche molto distanti (fino a 4000 chilometri), il corrispondente
mare è detto “mare morto o mare lungo”. La direzione del mare
lungo è indipendente dalla direzione del vento che spira in quel
momento nel posto. Nel parlare comune si fa spesso riferimento
a onde corte, medie o lunghe, alte o basse secondo una distinzione che le codifica come segue:
-onde basse fino a un’altezza inferiore ai 2 metri
-onde medie quelle alte tra 2 e 4 metri
-onde alte quando superano i 4 metri
-onde corte quelle inferiori a 100 metri
-onde medie quelle comprese tre 100 e 200 metri
-onde lunghe quelle oltre i 200 metri.
Le onde lunghe sono quelle generate lontano e sono giunte nella
zona di osservazione senza più l’azione del vento, oppure sono
state generate nella stessa zona da un vento ormai caduto. In
relazione alla loro propagazione, le onde sono dette anche:
-onde forzate (o marosi), in presenza costante della causa che le
origina (esempio il vento), sono grandi e veloci fino a raggiungere lo stadio di onde stazionarie, aventi le dimensioni massime
compatibili con la forza del vento e con la tensione superficiale
(la forza di coesione delle molecole d’acqua).
-onde libere (o lunghe), quando si propagano esclusivamente a
causa dell’ambiente intorno, come avviene quando allontanandosi
dal loro centro di origine, perdono lentamente energia assumendo
un aspetto più regolare, con creste più basse e arrotondate.
-onde di oscillazione, quando esiste un trasporto di energia cinetica (quantità di moto), ma non necessariamente di massa;
-onde di traslazione, quando esiste anche un trasporto di massa
nella direzione di propagazione, tipiche dei frangenti.
In base ai caratteri cinematici del loro moto, le onde marine si
distinguono infine in:
-onde di acqua profonda, in corrispondenza di fondali con profondità maggiore della semilunghezza dell’onda:
-onde di acqua bassa, dove i fondali hanno una profondità minore della semilunghezza d’onda, cioè in prossimità della costa.
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Il mare nella musica
Scrive il poeta Fernando Pessoa: “C’è un’isola in me, dove il vento
soffia di terra, e quando il mare urla la sabbia impazzisce. E c’è
sempre luce, ma non è mai giorno.”
Il mare dunque, inteso come forza vitale, esperienza evocativa
che, non solo richiama all’appello tutti i sensi, ma diviene canto, prosa, affresco dei tormenti, delle gioie, delle domande più
intime dell’uomo fin dall’antichità creando con esso una sinergia armonica che lo riporta alle origini, all’essenza autentica, al
nocciolo duro della vita. Il mare che, come fenomeno concreto
e tangibile della potenza incontrollabile della natura, guarda la
luna e distrattamente risponde alle sue leggi. L’ odore della brezza marina che gioca tra i capelli della donna amata, non sono
solo immagini poetiche ed astratte, ma è molto di più. Diviene
la farina pura con cui molti artisti impastano i sentimenti indicibili, pongono le domande mai poste e.. dov’è la magia in tutto
questo? Non occorre essere pescatori per essere figli del mare.
Ecco allora il mare come musa ispiratrice di pittori quali Caspar
David Friedrich, autore di ”Viandante sul mare di nebbia”, il quale
vede nel mare la trasposizione reale ed esteriore delle emozioni
interiori del personaggio romantico per eccellenza: il viandante,
irrequieto, tormentato, sempre alla ricerca dell’infinito, rappresentato dal paesaggio e dall’orizzonte in lontananza: l’individuo
che si perde di fronte alla stupefacente grandiosità della Natura.
Ma un mare in tempesta, l’acqua salmastra che chiede in prestito
al tramonto un po’ di ombretto per accogliere la sera, le onde nei
lunghi pomeriggi invernali che si infrangono sugli scogli ci ricordano che siamo parte del tutto e in quanto tali siamo sovente
spinti a domandare al dio Nettuno di divenire “ancillae” dell’arte.
Sono state forse le onde che si odono appoggiando l’orecchio su
una conchiglia a suggerire le note a molti musicisti i quali hanno
fatto del mare il tema di meravigliose canzoni e innumerevoli
sinfonie? Scrive il cantautore genovese Fabrizio De André in “Un
chimico” dall’album “Non all’amore, né al denaro, né al cielo”:
Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare
guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:
soltanto una legge che io riesco a capire
ha potuto sposarli senza farli scoppiare.
Soltanto la legge che io riesco a capire.
Anche un chimico dunque pur schernendo l’amore come sentimento negativo non può non rimanere affascinato dal mare in
quanto fenomeno frutto di una combinazione di elementi chimici. E come non ricordare poi “Mare d’inverno”, la struggente parabola della solitudine umana scritta da Enrico Ruggeri e
mirabilmente interpretata da Loredana Bertè , la quale con voce
graffiante e viscerale intona:
“Mare mare, qui non viene mai nessuno a trascinarmi via.
Mare mare, qui non viene mai nessuno a farci compagnia.
Mare mare, non ti posso guardare così perché
questo vento agita anche me,
questo vento agita anche me. “
Il Mare come musa, il mare come amante sfuggente di un chimico razionale e ancora, il mare come sorgente preziosa da cui
abbeverare l’anima ristorandola con gli insegnamenti di Nettuno,
come si legge nella poetica canzone napoletana scritta nel 1992
da Enzo Gragnaniello ed interpretata in modo magistrale da Roberto Murolo e Mia Martini.
“Scendi con me in fondo al mare a cercare quello che non
abbiamo qua vieni con me e comincia a capire come è inutile
stare a soffrire guarda questo mare che ci infonde paure
cerca e ci fa imparar ah come si fa a dare tormento all’anima
che vuole volare se tu non tocchi il fondo non lo puoi sapere”
Il mare, la china con cui i musicisti decidono di ricamare le proprie emozioni dando loro un senso, accoglie in sé anche un’accezione eterea di autentica spiritualità dove la cultura, intesa come
fondamento dell’essere umano, specchiandosi nell’arte musicale
ritrova il suo motivo d’essere. Ciò è possibile coglierlo in particolare nelle canzoni napoletane, dove il mare è quasi l’incarnazione
naturale di un popolo, come ad esempio nella meravigliosa canzone scritta da Lucio Dalla, “Caruso”, il cui ritornello deve molto,
sia per il testo, con chiari riferimenti citazionistici alla canzone
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napoletana, che per la musica, a Dicitencello vuje composta nel
1930. Si evince a pieno il potere evocativo e al tempo stesso
salvifico del mare, capace, come scrive il cantautore bolognese di
rendere “più dolce anche la morte”.
“Vide le luci in mezzo al mare
pensò alle notti la in America
ma erano solo le lampare
e la bianca scia di un’elica
sentì il dolore nella musica
si alzò dal Pianoforte
ma quando vide la luna uscire da una nuvola
gli sembrò più dolce anche la morte
Guardò negli occhi la ragazza
quegli occhi verdi come il mare
poi all’improvviso uscì una lacrima
e lui credette di affogare”
Il silenzio rassicurante o il suono tormentato delle onde che ricorda i tormenti dell’anima viene riproposto anche nella partitura musicale di numerose opere liriche come nell’Aria di Arbace
dall’opera “Artaserse” di Riccardo Broschi, fratello del famosissimo castrato Farinelli.
“Son qual nave ch’agitata
da più scogli in mezzo all’onde
si confonde e spaventata
va solcando in alto mar.
Ma in veder l’amato lido
lascia l’onde e il vento infido
e va in porto a riposar.”
E nel II atto dell’ Idomeneo di W.A.Mozart è ancora il mare a fare
da padrone e paziente spettatore degli eventi. Al momento della partenza, infatti, Idomeneo esorta il figlio ad affrettarsi verso
Argo intonando l’aria “Placido è il mar”, però, Nettuno scatena
una nuova tempesta, e dal mare si leva un orribile mostro. Il re
grida il suo sdegno a Nettuno (ingiusto sei!), gridandogli di non
scatenare la sua ira su tutta Creta. Il popolo, spaventato alla vista
del mostro, si rifugia dentro Sidone.
Sempre in relazione a come il tema del mare intervenga in ambito
musicale, non si può non fare riferimento ad una canzone che in
qualche modo, scritta da Zucchero Fornaciari ed interpretata da
Andrea Bocelli fa da ponte tra la musica leggera e il bel canto:
”Il mare calmo della sera”. Qui l’amore, il sentimento più nobile
e puro chiede che sia il mare a cantarne le lodi e scrive infatti l’
autore:
“Se dentro l’anima
tu fossi musica,
se il sole fosse dentro te,
se fossi veramente
dentro l’anima mia,
allora sì che udir potrei
il mare calmo della sera,
nel mio silenzio
il mare calmo della sera.”
Vorrei per concludere richiamare all’appello la figura di Ludovico Einaudi, pianista e compositore italiano che nel 1996 registrò l’album le Onde, e nel booklet interno si può leggere quale
chiave di lettura è opportuno dare al disco: “Se fosse una storia
sarebbe ambientata sul lungomare di una spiaggia lunghissima.
Una spiaggia senza inizio e senza fine. La storia di un uomo che
cammina lungo questa riva e forse non incontra mai nessuno. Il
suo sguardo si sofferma ogni tanto ad osservare qualche oggetto
o frammento portato dal mare, le impronte di un granchio, un
gabbiano solitario. Il paesaggio è sempre la sabbia, il cielo, qualche nuvola, il mare. Cambiano solo le onde, sempre uguali e sempre diverse, più piccole, più grandi, più corte, più lunghe.” Anche
lui dunque si rivolge al mare, ed in particolare al movimento delle
onde che sembra rimandare inconsciamente al movimento ondulatorio dei sentimenti dell’uomo che alterna momenti di gioia a
momenti di inquietudine e tristezza nel lungo viaggio della vita.
Fiorenza Gnessi
ALESSANDRO D’AMBROSIO
“L’aver ideato e rappresentato attraverso la pittura questo
tipo di segnalazioni, evoca in me ricordi lontani (ma sempre
vicini) fatti di giuochi e serenità il tutto condito con una
aurea tranquillità d’animo che solo l’elemento acqua riesce
a darmi ...”
“ ... vorrei un giorno che non ci fosse più bisogno di dipingere le Bandiere Marinare!”
Alessandro D’Ambrosio
In un mondo dominato dai mezzi di comunicazione, ma dove
regna sovrana l’incomunicabilità tra gli individui,questi simboli nella loro semplicità sono l’espressione di un linguaggio
universale comune a tutti i popoli della terra, e ci riportano
in una dimensione senza tempo, dove un semplice simbolo è in grado di trasmettere nell’immediato quello che mille
parole non riuscirebbero ad esprimere, facendo riappropriare
l’uomo ed il suo animo di quella istintiva e spontanea natura
primordiale, caratteristica del bambino gioioso e puro che è
in ognuno di noi. I segnali marittimi con i loro colori, la concretezza delle loro forme, la loro tradizione secolare sono in
grado di trasmettere tutto questo, soprattutto perché legati
all’elemento acqua, del quale l’uomo e il pianeta terra sono
principalmente formati, e dal quale non si può prescindere.
L’acqua con la sua limpidezza, le sfumature dei suoi colori e l’immensità degli oceani, così come i segnali marittimi,
rappresentano un punto fermo di riferimento senza tempo e
senza spazio.
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Sashimi con salmone, tonno e seppie
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
• 150 g di filetto di salmone • 150 g di filetto di tonno • 150
g di seppie • 4 cucchiai di salsa di soia • 2 cucchiaini di rafano
fresco grattugiato
Per guarnire:
• fettine di limone • fili di rafano • rondelle di cetriolo •
caviale keta
Comunicando
100x105x5 cm, acrilici su tela, 2009
Tamponate bene con carta assorbente da cucina i filetti di
pesce, asciugandoli delicatamente, quindi tagliateli a fette
spesse 0,5 cm circa e di dimensioni uguali. Tagliate anche i
sacchetti delle seppie a listarelle (tenete da parte i tentacoli per
altre preparazioni). Disponete le listarelle di pesce in un piatto
da portata con le fettine di limone, i fili di rafano, le rondelle
di cetriolo e il caviale keta. Amalgamate bene la salsa di soia
e il rafano, formando un composto il più possibile omogeneo.
Servite il sashimi accompagnandolo con la salsa preparata e,
volendo, con pasta wasabi amalgamata a salsa di soia.
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Involtini di sogliola al sesamo con carote e zucchine
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
• 700 g di filetti di sogliola • 2 cucchiai di semi di sesamo • 2 carote medie • 2 zucchine medie • 3 spicchi di aglio • 2 cipollotti • 1 pezzetto di radice di zenzero di 1 cm circa • il succo filtrato di 1 lime • 1 cucchiaio di salsa di soia • 3 cucchiai di
olio di semi di sesamo • sale • pepe nero in grani
Pelate e tritate finemente lo zenzero e l’aglio; mondate e affettate i cipollotti. Tostate i semi di sesamo per 1 minuto in un
padellino senza aggiunta di condimento, prestando attenzione a non farli colorire troppo; trasferiteli in una ciotola e versate
nel padellino 2 cucchiai di olio; scaldatelo a fiamma bassa e fatevi appassire il trito di aglio e zenzero. Aggiungete quindi i semi
di sesamo, i cipollotti, il succo di lime e la salsa di soia. Mescolate e spegnete il fuoco. Mondate e lavate le carote e le zucchine; servendovi di un pelapatate, tagliatele longitudinalmente a fette sottilissime. Sbollentate le verdure per circa 2 minuti
in acqua bollente leggermente salata, quindi scolatele e tenetele in caldo. Tagliate i filetti di sogliola a metà nel senso della
lunghezza; salateli, profumateli con una macinata di pepe e spalmateli con tre quarti del composto al sesamo. Arrotolateli
delicatamente e fissate ciascun involtino con uno stecchino. Con l’olio rimasto ungete il fondo di un cestello di bambù per la
cottura al vapore; disponetevi gli involtini di sogliola e cospargeteli con il rimanente composto al sesamo. Coprite e cuocete
per 6-7 minuti. Nel frattempo, disponete le verdure sul fondo dei piatti singoli, arricciando leggermente su se stessi i nastri
di carote e zucchine. Prelevate gli involtini dal cestello con il mestolo forato ed eliminate gli stecchini; adagiatene 3 su ogni
piatto e servite subito in tavola.
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Pescatrice in padella con zucchine
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
• 1 trancia di pescatrice di 800 g, già pulita e privata della pelle • 4 zucchine medie • 120 g di pancetta affumicata • 1 scalogno • 1/2 bicchiere
di vino bianco secco • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva • sale • pepe
Dividete la trancia di pescatrice in due parti uguali e fasciatele con le fette
di pancetta affumicata, fermandole con filo bianco da cucina. Scaldate
l’olio in una padella antiaderente e fatevi appassire lo scalogno mondato
e tagliato ad anelli . Aggiungete i filetti di pescatrice e fateli rosolare a
fuoco medio 2 minuti per lato; bagnate con il vino, abbassate la fiamma
e prolungate la cottura per altri 10-12 minuti, finché il pesce sarà cotto.
Spuntate, lavate le zucchine e riducetele a filetti, quindi salate e pepate.
Scaldate in un tegame 2 cucchiai di olio e fatevi saltare le zucchine a
fuoco medio per 3 minuti, mescolando spesso con un cucchiaio di legno.
Eliminate il filo bianco dai filetti di pescatrice, tagliateli a fettine di 2-3
cm circa e trasferiteli nel piatto da portata; irrorateli con il loro fondo di
cottura, disponetevi intorno le zucchine e servite caldo.
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Filetti di orata alla salvia con cipolle di Tropea
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
• 8-12 filetti di orata di mare (secondo la grandezza) • 2 rametti di salvia fresca • 2
cipolle di Tropea • 600 g di patate • 3 cucchiai di latte fresco • 3 cucchiai di farina • 2
cucchiai di aceto • olio extravergine di oliva • sale • pepe di mulinello • 5 pomodorini
ciliegia per guarnire
Cuocete le cipolle (intere senza sbucciarle) in forno caldo a 170° C per circa 1 ora
e mezza. A cottura ultimata, sbucciatele, tagliatele a spicchi e conditele con olio,
aceto, sale e pepe. Sbucciate le patate, tagliatele a fette spesse 0,5 cm circa e lessatele in acqua bollente o al vapore per una decina di minuti. Sgocciolate bene e
condite con olio, aceto, sale e pepe. Controllate accuratamente i filetti di orata e
togliete eventuali spine rimaste con una pinzetta per diliscare. Versate il latte in una
pirofila, passatevi i filetti, sgocciolateli e infarinateli. Ricopriteli quindi con la salvia
tritata (tenete da parte alcune foglie per la guarnizione) e fateli rosolare in una larga
padella con alcuni cucchiai di olio molto caldo. Disponete le cipolle e le patate sui
piatti e adagiatevi sopra i filetti di orata, guarnendo eventualmente con qualche
foglia di salvia tenuta da parte e spicchi di pomodoro.
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‘08 1° giorno
‘09 1° giorno ‘10 1° giorno ‘11 1° giorno
‘08 2° giorno
‘09 2° giorno ‘10
2° giorno
‘11
2° giorno
1º clas.
1º
2º
3º
4º
5º
6º
7º
8º
9º
10º
1º
2º
3º
4º
5º
6º
7º
8º
9º
10º
clas. Federico Spagnoli 1º
›› Danilo Barchesi
2º
›› Valerio Spagnoli
3º
›› Edoardo Perri
4º
›› Francesco Palazzini 5º
›› Nicolò Rizzi
6º
›› Luigi Del Prete
7º
›› Alessandro Angelucci 8º
›› Marco Esposito
9º
›› Matteo Del Prete
10º
clas. Francesco Legge
1º
›› Giorgia Di Somma
2º
›› Roberto Forte
3º
›› Giulia Grenga
4º
›› Mauro Gentile
5º
›› Daniele Crea
6º
›› Matteo Fontanella
7º
›› Leonardo Amato
8º
›› Eleonora Favetti
9º
›› Lucas Radhakishun 10º
clas. Balzarani Leonardo 1º
›› Delle Grotti Andrea 2º
3º
›› Cortese Lorenzo
4º
›› Favetti Eleonora
›› Iannaccone Federico 5º
6º
›› Belli Tommaso
7º
›› Forte Roberto
8º
›› Nigro Andrea
9º
›› Donadel Riccardo
10º
›› Ferrarini Claudio
clas. Amato Leonardo
2º
›› Amato Vittorio
3º
›› Lanzuisi Nico
4º
›› Di Somma Giorgia
5º
›› Cestra Dario
6º
›› Bravo Alessandro
7º
›› Capponi Andrea
8º
›› Legge Francesco
9º
›› Romani Simone
›› Arcamone Giuseppe 10º
clas. Malavenda Edoardo
›› Grifantini Alessandro
›› Calisi Ludovica
›› Rosa Matteo
›› Di Monaco Giovanni
›› Calisi Edoardo
›› Di Palma Matteo
›› De Nicolò Gianluca
›› Riccardo Costanza
›› Iannaccone Federico
››
››
››
››
››
››
››
››
››
Grenga Alice
Balzarani Leonardo
Amato Vittorio
Capponi Andrea
Bizzi William
Arcamone Giuseppe
Masala Riccardo
Ceccato Linda
La Rocca Davide
Balistreri Giulia
1º
2º
3º
4º
5º
6º
7º
8º
9º
10º
1º
2º
3º
4º
5º
6º
7º
8º
9º
10º
clas. Intini Manuel
›› Somma Sara
›› Bedin Lorenzo
›› Giussani Matteo
›› Vitali Tommaso
›› Di Gregorio Valerio
›› Mastrapasqua Giuseppe
›› La Spina Luciana
›› Grenga Giorgio
›› Grossi Filippo
clas. Legge Francesco
›› Nigro Andrea
›› Fusco Chiara
›› Bragaglia Giorgio
›› Balzarani Leonardo
›› Scala Giorgio
›› Olevano Emmanuel
›› Pozzato Fabien
›› Arcamone Giuseppe
›› Saglietti Riccardo
‘12 Classifica Gen.
1º
2º
3º
4º
5º
6º
7º
8º
9º
10º
11º
11º
12º
13º
14º
15º
16º
17º
18º
18º
19º
20º
20º
clas. Rosi Matteo
›› Di Somma Davide
›› Astorino Francesco
›› Di Palma Matteo
›› Salvatori Fabrizio
›› Anastasia Pierluigi
›› Costafurtado Gean Filho
›› Pasciuti Michela
›› Scaramella Samuel
›› Catapano Riccardo
›› Intini Manuel
›› Ferrarini Alessandro
›› Petrucci Davide
›› Crepaldi Dario
›› Fontanella Alessio
›› Petrali Riccardo
›› Marinelli Alessio
›› Frascaroli Giulia
›› Nardi Sofia
›› Pannullo Sara
›› Fiamma Lorenzo
›› Leigheb Claudio
›› Siviero Alessio
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10|11 agosto 2013 - Circeo Fishing Club