AMICI DI DON ORIONE Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova preghiera: comunicazione necessaria fra uomo e dio Spedizione in a.p. art. 2, comma 20/c legge n. 662/96 Filiale di Bergamo Anno XXXIX N. 2 - Febbraio 1999 2 fiumi di inchiostro e, certamente, non si finirà di scriverne, tanta è la ricchezza della sua natura. Noi cristiani siamo avvantaggiati, perché possiamo leggere nella Sacra Scrittura verità molto interessanti: “Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”; “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”; “Dio mandò nel mondo il proprio Figlio, nato da donna...” “...vado a prepararvi un posto (disse Gesù), perché voglio che dove sono io, siate anche voi” (in cielo con il Padre). Sono le certezze che ci sentiamo ripetere durante l’assemblea domenicale e che ricalchiamo nei canti liturgici, nei segni che ci scambiamo durante le celebrazioni religiose. In questo modo, giorno dopo giorno e soprattutto, per l’aiuto di Dio che è con noi, scopriamo nella gioia la nostra vera identità. MOTIVI La Domenica “Il giorno del cristiano, il nostro giorno” (San Girolamo) I l 31 maggio u.s., solennità della Pentecoste, ricorrendo l’anno del 20° anniversario della sua elezione a Sommo Pontefice, Giovanni Paolo II ha indirizzato a tutti i cristiani una lettera sulla santificazione della Domenica. Lettera molto interessante, di facile lettura, e soprattutto di grande attualità, da quando la consuetudine del “fine settimana” (week-end), come tempo di sollievo, magari da trascorrere fuori dalla dimora abituale, ha gravemente minato la frequenza alla S. Messa domenicale. Il Papa parte dal presupposto che la Domenica (giorno del Signore), il giorno del Cristo risorto, tutti i cristiani sono da Lui consacrati intorno alla sua mensa (l’Eucarestia), per trovar forza a camminare con fiducia e perseveranza sulla strada della virtù praticata ed insegnata da Gesù Salvatore. E questo tema lo svolge in cinque punti, o, meglio, poggiando su cinque motivazioni. 1. La Domenica, giorno del riposo, ad imitazione di Dio dopo la creazione del mondo All’uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio, è stato affidato il mondo perché lo lavori, lo trasformi, continui, insomma, l’opera creatrice di Dio. Quante considerazioni da una premessa tanto impegnativa e così piena di conseguenze! Come non pensare alla fiducia di Dio per l’uomo, nel consegnargli il mondo uscito dalla sua infinita sapienza; alla responsabilità umana nel trovarsi tra le mani un oggetto tanto misterioso e ricco di possibilità di sviluppo; alla naturale curiosità per soluzioni possibili che siano nel segno del reale progresso e non della distruzione? Tale compito esige una sosta, la Domenica, come ha fatto Dio, un riposo che consenta all’uomo la preghiera, la meditazione e l’opportunità di alimentare il senso del sacro nel contatto con la natura, figlia di Dio e tramite verso di Lui. In questo senso la moralità, secondo il significato più vero del termine, è regola e traiettoria del progresso del mondo. 2. La Domenica, istituzione tipicamente cristiana È vero che ha un precedente nel sabato ebraico, ma il significato è completamente diverso, trattandosi del giorno della risurrezione da morte di Gesù per sè e per tutti gli uomini. Per il cristiano è il giorno della fede per eccellenza, cioè dell’adesione a Dio, che, facendosi uomo e addossandosi tutti i peccati degli uomini, ha ricomprato la loro innocenza, attraverso il sacrificio della croce e con la risurrezione li ha ricreati insieme a tutta natura. Il Papa ripete ai cristiani il dovere di santificare la domenica, con la partecipazione alla S. Messa e con l’astensione dalle occupazioni quotidiane, perché in serenità approfondiscano le ragioni dell’esistenza e gioiscano dell’imprevedibile fantasia di Dio che ha legato il loro destino a quello di Gesù nella vita, nella morte e nella risurrezione gloriosa. A prendere sul serio queste prospettive, come dovrebbe ogni cristiano, si giudicherebbero diversamente le vicende della vita e non ci si lascerebbe influenzare eccessivamente da una cultura poggiante su sabbie mobili. Riuscire a considerare la domenica come giorno del Signore, vuol dire saper fermare il moto perpetuo che ci strappa via senza dove e perché, saper guardarsi dentro ed attorno con un po’ di calma e riuscire finalmente a riposarsi. 3. La Domenica è il giorno dell’assemblea dei cristiani (“Dies Ecclesiae”) Quante e quali cose da dirsi e da proporsi hanno le persone che nutrono gli stessi ideali, che condividono l’identica fede in Dio creatore, 5. La Domenica è il giorno dei giorni (“Dies dierum”) Padre rimuneratore del bene e del male! L’esigenza d’incontrarsi che riscontriamo nei vari gruppi politici o culturali o di altra natura, dovrebbe essere cento volte di più nei cristiani, per il mondo di meraviglie nel quale sono immersi. Ecco perché è in obbligo la Messa: invito all’ultima cena di Gesù, amorosa condivisione del Suo pane e del Suo vino, ascolto della Sua parola di vita, partecipazione al mistero della Sua morte sul Calvario e della Sua risurrezione. Se la troviamo noiosa o insignificante, al di là delle possibili difficoltà inerenti a situazioni contingenti, c’è qualcosa che non funziona nel nostro essere cristiani. Va rotta la corteccia dell’abitudine o della voga corrente, altrimenti continuando a navigare in balia delle onde, non approderemo a nessun porto. I cristiani hanno nell’anima un sigillo importante, possono interpellare il loro Dio come nessun altro, perché possiedono la sicurezza della Sua dottrina nel vangelo e la Sua presenza fisica in Gesù Cristo. Dobbiamo viverla la religione per riuscire a persuadercene, perché la conoscenza delle realtà di vita passa attraverso tutto l’uomo, non è solo frutto della razionalità. 4. La Domenica è il giorno dell’uomo (“Dies hominis”) Sull’uomo e sul suo mistero si sono versati Il giorno è una breve porzione di tempo della vita terrena, è la coscienza del trascorrere delle cose e del mutamento del nostro io ed è, insieme, arricchimento per crescita interiore ed aggiunta dall’esterno. Il giorno è un gran dono di Dio, perché possiamo ripensarci, rinnovarci ed innamorarci del bene. Se, poi, ci teniamo per mano, come succede nelle assemblee domenicali, la possibilità di ricaricarci spiritualmente cresce ancora di più. È importante questa tensione interiore, o fervore, per superare la pesantezza del grigiore quotidiano e le tentazioni della superficialità degli ambienti in cui viviamo. Gli Apostoli, riuniti nella prima chiesa cristiana del cenacolo, pregavano insieme alla Madonna, si rincuoravano contro le difficoltà incombenti dell’ostilità e dell’indifferenza e richiamavano alla mente gli insegnamenti, i miracoli e l’amore del Divino Maestro, Gesù, al quale avevano affidato il loro destino. Vivere la Domenica come ci insegna il Papa, è riservarci uno spazio per interessarci a fondo di noi stessi. È superare la falsa e pesante sensazione che i giorni, i mesi e gli anni sono i gradini dell’inesorabile rotolare verso il nulla della vita. Il che è offensivo per la nostra dignità, oltre che contrario alle più profonde esigenze del nostro io. “Maranà thà: vieni, Signore Gesù”, è l’ultima invocazione della Bibbia, che traduce alla perfezione le nostre aspirazioni di felicità senza limiti. Arrenderci al meno è alto tradimento al nostro destino di uomini e, soprattutto, di cristiani. Don Nino Zanichelli 4 PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000 Giubileo del 1500 G iubileo del 1500. Artefice dell’Anno Santo del 1500 fu Papa Alessandro VI. Sarebbe molto opportuno approfondire storicamente la personalità di questo Papa quanto mai bistrattato. Personalità assai complessa ma nello stesso tempo pienamente inserita nel suo periodo storico con tutte le sue implicanze politiche, sociali e religiose. Seppe proteggere le arti chiamando alla sua corte i più grandi nomi del tempo: Bramante, Pinturicchio e tanti altri. Collaborò efficacemente per l’indipendenza degli “stati” italiani e con la bolla del 22 dicembre 1499 indisse il Giubileo del 1500. Giubileo o Anno Santo così come era stato chiamato la prima volta in modo ufficiale da Papa Sisto IV il Papa della Cappella Sistina e di altre grandi opere artistiche in Roma. Alessandro VI aprì la Porta Santa in San Pietro, in San Paolo fuori le mura, in Santa Maria Maggiore, come era già in San Giovanni Laterano e adornò le rispettive Basiliche con preziose opere d’arte pregevolissime. Una nota della storia dei Papi circa il Giubileo del 1500: “Si celebrò l’Anno Santo con molta commozione e molto sfarzo. Il Giubileo del ‘500 vide pellegrino a Roma il Copernico ma non attirò molti fedeli, che, disgustati della corrotta “città santa”, preferirono implorare il perdono nelle proprie terre”. Dal primo anno giubilare del 1300 al 1500 furono celebrati ben otto Giubilei perché i vari Papi li avevano organizzati o allo scadere dei venticinque anni oppure tenendo conto dei trentatre anni del Signore. Avrebbero una particolare storia i giubilei organizzati in Roma nel periodo dei Papi in Avignone (Francia) fuori della sede romana. Da notare: i giubilei, gli Anni Santi, sono sempre stati motivo forte per la ripresa anche socioeconomica della città di Roma INCONTRI che i barbari, con i vari saccheggi, avevano ridotta ad una misera borgata. I Giubilei lentamente ma decisamente la trasformarono nella città centro di fede e di arte, per tornare ad essere la città “caput mundi”. Ben vengano i Giubilei: porteranno più perdono e più speranza. (continua) Domenica 28 febbraio, ore 10 raduno amici a paverano Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il Rev.mo Don Giovanni Paioletti Reduce da un’intensa pluriennale esperienza africana, dal Villaggio della Carità di Camaldoli, insieme a Don Bonomi e a Don Coata, si rivolge oggi ai giovani “sole o tempesta del domani”. Per chi desidera fermarsi al pranzo ricordiamo la necessità di prenotarsi almeno tre giorni prima: Tel. 0105229334. marzo orionino I tre maggiori istituti genovesi organizzano la festa liturgica del Beato Don Orione: * PAVERANO 12 marzo:ore 10 - S. Messa ore 13 e ore 20 - il Direttore intrattiene i collaboratori, gli amici ed i volontari sul tema: “Conoscere Don Orione”. * CASTAGNA 9-10-11 marzo: triduo di preparazione 12 marzo:ore 10,30 S. Messa per gli ospiti, i volontari, i collaboratori. ore 16,30:Ricordo di Don Orione. * CAMALDOLI 11-12-13 marzo:triduo di formazione con invitati esterni. È aperto al Movimento Laicale Orionino, ai collaboratori, ai volontari. 14 marzo: ore 10,30 - Messa solenne ore 16,30 - Ora di adorazione per le vocazioni 5 NOTIZIE STORICHE Breve preistoria dall’anno 1118... la pretesa di voler esaurire un tema certamenSte enza non semplice, per le circostanze storiche, religioso-politiche e di avvicendamenti di vario genere, riteniamo che possa far piacere ai nostri amici, conoscere quanta ricchezza spirituale, civile e morale racchiuda questo nostro piccolo “colle”. Già il solo indice, che riportiamo più sotto, può darci un’idea dell’interessante storia e, soprattutto, può aiutarci a leggere in chiave provvidenziale l’arrivo di Don Orione, quasi a consacrazione di un bene che non doveva perdersi. Siamo grati agli operatori dell’Archivio storico del Paverano, e segnatamente a fratel Emil Manfreda, che hanno curato questo lavoro, che, per ora pubblichiamo nel “Mensile” dell’Istituto, ma, in seguito, completato con la storia attuale, potrà veder la luce in opuscolo. Indice: Consacrazione della chiesa di S. Giovanni Battista di Paverano ................................(1118) L’Ordine dei Canonici Mortariensi ..................(1118-1411) Chiusura dell’ordine: passaggio in Commenda Compagnia di Gesù e loro noviziato .........................(1595) Peste del 1657: Paverano trasformato in lazzaretto Scuole Pie dei padri Scolopi ........................................(1687) Vendita a privati in seguito alla rivoluzione francese.......... .......................................(1797) Paverano trasformato in ricovero di mendicità ......(1853) Sede della clinica delle malattie nervose e mentali dirette da Morselli ................(1911) Passaggio all’opera di Don Orione che installa il Piccolo Cottolengo....................(1933) Consacrazione della chiesa di S. Giovanni Battista di Paverano ...................(1118) Mille, millecento: età fosca e turbata. È all’arrivo di un pontefice in cerca di qualche scampo che ci imbattiamo nel primo cenno riguardante la chiesa e il convento di S. Giovanni Battista di Paverano. Nell’ottobre del 1118 sbarca- Il paverano in antichità. va infatti a Genova papa Gelasio II scortato da dieci galee, da lui chieste ai consoli della città di Genova perché lo proteggessero dalle minacce dell’imperatore Enrico IV e dell’antipapa Gregorio VIII. Durante il suo breve soggiorno volle consacrate solennemente la nuova cattedrale di S. Lorenzo. Poi prima di ripartire consacrò (narra il Federici) la chiesa di S. Giovanni Battista di Paverano che era sorta da poco su una altura solitaria situata nella valle del Bisagno, all’epoca fuori delle mura cittadine. Su questa altura vi era un antico castelliere, a cui si accedeva attraverso via Castellaro, di guardia alla piana del Bisagno a nord, e a sud al- l’antica via romana. Era una zona ampia nella quale si coltivava la vite, si conducevano greggi al pascolo, sorgeva qualche abitazione colonica. Su questa zona, in parte coltivata, in parte selvaggia, emergeva il poggio che verso il millecento l’ordine dei canonici regolari di S. Croce di Mortara scelse a sede di un suo nuovo Priorato. impegnavano a vivere vita comune senza divisione di proprietà. Il Priorato di Paverano era salito a notevole importanza tra quelli dello stesso ordine Mortariense in Genova. L’epoca dei Priorati Mortariensi si chiuse, in Genova, al principio del secolo XV, allorché papa Martino V ne annetteva le prepositure alla congregazione dei canonici rego- lari in Laterano. San Giovanni di Paverano, nel 1411, passava, con altri privilegi, in commenda al cardinale Ludovico Fieschi. Il possesso fruttava 160 ducati annui, una somma quindi rispettabile che veniva utilizzata come fondo per la schola cantorum della cattedrale di S. Lorenzo. (continua) Ordine dei Canonici Mortariensi ..........(1118-1411) L’Ordine dei Mortariensi si era stabilito da non molto a Genova nella parte occidentale, extra moenia della città. Col tempo si era sviluppato nel contado ed erano sorti così, l’un dopo l’altro una decina di Priorati tra i quali il nostro di S. Giovanni Battista di Paverano (1118) da cui ha avuto origine la chiesa ed il convento di Nostra Signora del Monte (1182), passati poi nella prima metà del ‘400 all’ordine dei frati minori che vi sono tutt’ora. E nel 1158 viene posta sotto la protezione della sede apostolica da papa Adriano IV. A Genova degli antichi Priorati Mortariensi è rimasto non solo il ricordo storico, ma insigni monumenti d’arte, centri di culto e di carità. Tra questi la stessa chiesa romanica di S. Giovanni Battista di Paverano che, rovinata dal piccone vandalico durante la rivoluzione francese, fu salvata in extremis e parzialmente restaurata. I Priorati Mortariensi erano costituiti da pochi membri. Accanto al Priore, un Diacono, un Suddiacono, alcuni chierici minori o frati senza ordini costituivano il Capitolo con ordine di delibera in caso di ordinaria amministrazione. La loro attività si estendeva all’insegnamento sia scolastico che di dottrina cristiana non ripudiando il lavoro manuale, specialmente quello agricolo. Si COSTRUIAMO INSIEME nuova apparecchiatura di radiologia Fondo precedente Lire 97.359.000 VENTURINI Franca, in memoria del marito Cesare A.N., in memoria dei propri defunti SASSO CACCIATORE Rosa, in memoria dei propri defunti SOLDANI Luciana, in memoria del marito Renzo SCIACCALUGA Emma, in memoria del marito Emanuele ZARO Rosita Ved. Bisconti, in ringraziamento a Don Orione e in memoria dei propri defunti GIOMARELLI Renato MUDU Pietro DANESE Aldo e Amina, in memoria del genero Elio Montereggio REPETTO Pio, in memoria della moglie Giovanna Ghelardoni FORTICHIARI Monica Totale 30.000 100.000 300.000 500.000 100.000 500.000 50.000 5.000 50.000 ciStoscopio per indagini urologiche Malgrado non abbiamo ancora concluso la raccolta di cui sopra (sono necessari circa 120 milioni), si manifesta l’urgenza di questo nuovo apparecchio che, installato, verrà a costare intorno ai 40 milioni. Totale CONOSCERCI E’ AMARCI 400.000 100.000 6.500.000 Lire 7.000.000 √ Premio della bontà ad Acqui Terme Il presidente guala mauro e l’ex presidente commendatore barisone pipino (anni 94) che si complimenta col dott. santero. Il nostro dott. Santero non vuole la medaglia d’oro ma chiede in cambio carrozzelle e generi alimentari per i bambini handicappati della Missione orionina in Costa d’Avorio cqui Terme: 20 dicembre A 1998. I 140 anni della SOMS (società operaia di mutuo-soccorso) sono stati celebrati con un’importante riunione nella sede presenti le autorità e la cittadinanza. In quell’occasione si è voluto consegnare il ‘Premio della Bontà’. Sul palco dei premiati, assieme alle autorità cittadine e della Provincia c’erano Mons. Galliani per il volontariato, il carabiniere Ballarin per un’azione altamente rischiosa e il dott. Giuseppe Santero per il suo impegno per i bambini dell’Africa. Quest’ulti- 100.000 100.000 Lire 100.194.000 TOMMASI Gen. Antonio FRACASSI Salmetti Adriana GADOLLA Rosa 7 le autorità presenti: il presidente della provincia dott. Palenzona, il sindaco di acqui, il vice prefetto, il presidente dell’associazione Guala, il poeta vernacolo Cino Chiodo, il presentatore rapetti. mo aveva fatto sapere al Presidente della SOMS dott. Mauro Guala che al posto della medaglia gli si dessero carrozzelle e generi alimentari per i due gruppi di bambini della Missione Orionina e cioè i decimini (bambini sani ma obbligati a lasciare forzatamente il villaggio natale pena la morte) e gli handicappati colpiti dalla polio in rieducazione al Centro di Bonoua in Costa d’Avorio. A questo appello la SOMS aveva risposto con 16 carrozzelle e passeggini mentre gli insegnanti e gli alunni delle differenti scuole cittadine con 2 tonnellate di riso, pasta, zucchero etc. Sul palco delle Autorità il dott. Santero non ha retto all’emozione nel ringraziare ed è spiegabile; da 20 anni raccoglie e immagazzina nei containers e va personalmente a consegnare in Africa e in Brasile. Nella stessa giornata nella Chiesa di San Francesco – appena restaurata – don Angelo Mugnai aveva trattenuto i fedeli nelle 5 celebrazioni domenicali parlando delle Missioni e in particolare della ‘missione di Bonoua’ e nell’assemblea della SOMS aveva presentato un filmato sui ragazzi handicappati e il dott. Santero. Don Angelo IL presentatore signor rapetti dÁ la parola al dott. Santero. 8 PAGINA MISSIONARIA 9 Brasile, Belo Horizonte,Nozze d’oro del “Lar dos Meninos” Don Orione l Lar dos Meninos Don Orione è un’orfanotrofio che assiste Ibambini della strada. Fondato nel 1944 dal Sindaco di Belo Horizonte e mantenuto dallo stesso Municipio durante quattro anni, è stato regalato nel 1948 agli orionini della Piccola Opera della Divina Provvidenza. Luigi Orione, ancora chierico, lanciava nel 1893 le basi della sua Congregazione. Morto nel 1940 e beatificato nel 1980, Don Orione inviò i suoi Missionari in Brasile nel 1913 e nel 1948 la Congregazione è stata invitata a dirigere e amministrare il Lar dos Meninos Don Orione in Belo Horizonte. Durante i cinquant’anni sono passati nell’Orfanotrofio più di 10.000 ragazzi, evitando la loro marginalizzazione. Assistiti diariamente dalle sette del mattino fino alle 17.30 del pomeriggio, gli orfanelli frequentano la scuola al mattino e dopo il pranzo sono occupati nelle varie attività, oltre gli orari di ricreazione come piscina, football e passeggi, ricevono una educazione e una formazione religiosa, con una istruzione catechistica e assistendo settimanalmente alla S.ta Messa. Un gruppo di psicologi accompagna i ragazzi in piccoli gruppi, cercando di risolvere anche i problemi di famiglia. Il giorno 11 ottobre di quest’anno sono state commemorate le nozze d’oro con la presenza del Console d’Italia, del rappresentante del Sindaco, di molti confratelli religiosi, amici, ex-allievi, e del Cardinale Arcivescovo Don Serafim Fernandes, che ha celebrato la Sta. Messa con la partecipazione di 25 sacerdoti. Il 13 ottobre, come il 29, sono state fatte le commemorazioni in onore al lavoro realizzato dagli orionini in beneficio dei bambini della strada, nell’Assemblea Legislativa e nella Camera Municipale. Noi continueremo questo lavoro nella speranza di ottenere sempre ottimi risultati, facendo nostre le parole del Fondatore: “Fare del bene sempre, fare del bene a tutti. Del male, mai, a nessuno”. Il Direttore di questo orfanotrofio, oggi, è un missionario che venne in Brasile nel 1956, oriundo da Campocroce di Marano in Provincia di Venezia, dove ha incominciato i suoi studi e che ha terminati nel 1956 nel Seminario di Alessandria. Nella Chiesa parrocchiale di San Rocco nella stessa Alessandria, nel Piemonte, è stato ordinato Sacerdote e subito dopo è stato mandato in Brasile con altri otto confratelli. Si completano, quest’anno, 42 anni di Missionario. Soddisfatto per lavorare in favore di bambini poveri, abbandonati e della strada, sta aiutando, anche se molto poco, perché il Regno di Dio sia sempre più grande e santo. Don Dino Barbiero due momenti del cinquantenario della “casa dei bambini” don orione a belo horizonte, brasile. PROGETTO ED UC ATIVO Festa di Natale al Centro Sociale “...ma in questi di’ natalizi, nei quali le anime cristiane sentono tutte le caste gioie della fede e della carità di Gesù, e la mistica poesia che spira dal Presepio, ove vanno peregrinando i poveri, i semplici, e sovra cui volano e festeggiano gli Angeli nella luce e nel canto del Gloria, e annunziano la pace di Dio agli uomini di buona volontà...”. (Don Orione). È così che noi del Centro Sociale Von Pauer abbiamo atteso la festa di Natale: euforia nel preparare l’albero, i regali, gli addobbi, e tanta raccolta tenerezza di fronte al Presepio, pensando alla pace e alla gioia che Gesù Bambino ha voluto donare ai cuori nascendo per noi. È stato emozionante osservare i volti commossi di persone anziane che per un attimo si sono lasciate trasportare dal ricordo di un Natale ormai lontano: quello della loro gioventù. Molti valori sono cambiati, sostituiti dalla ricchezza materiale, ma un aspetto solo, e non è retorica, è rimasto immutato: “in questa festa tutti si sentono più buoni, più disposti a perdonare e ad aiutare”. Frasi semplici, prive di ricche parole, ma dette da cuori buoni, anch’essi semplici, cuori spesso stanchi, sofferenti, o da cuori che, improvvisamente, trasmettono serenità. Sono i cuori dei nostri Anziani, persone ricche d’esperienza e di saggezza. La festa è iniziata con la Santa Messa celebrata da Don Zanichelli che ha donato a tutti, attraverso le sue parole, speranza aiutando- ci anche a riflettere con più coscienza sul significato del Natale. Il coro, che ha eseguito i canti di Natale più famosi, ha accompagnato la funzione religiosa: un altro modo per trasmettere messaggi di pace e un momento sacro… …e uno profano. di amore. Ha seguito la lettura di una poesia dello scrittore G. Gozzano, ottimamente interpretata dal nostro caro Emilio Santamaria che ha davvero regalato a tutti noi una grande emozione. Dppo l’esplosione dei tappi delle bottiglie di spumante e dopo l’assalto ai panettoni (!), ecco che un profumino particolare ha stuzzicato i nostri nasi: già, era il profumo delle ormai famose frittelle di mele della nostra caposala, Noris, che si è guadagnata il meritato successo. Stando ai commenti dei partecipanti alla festa e a quello degli assaggiatori delle frittelle è risultato che avevano solo un difetto: erano... poche!!!! Ma le sorprese non erano ancora finite... Con “Jingle Bells” come sottofondo e carico di doni per tutti è arrivato niente meno che... Babbo Natale!!! (ben im- personato da Danilo, uno degli operatori che lavorano al Centro). Intrattenendosi con i nostri cari Anziani e con i loro parenti ha regalato gioia, ricevendo in cambio sorrisi e tanta dolcezza, anche dalle persone che sembrano più “burbere”. I doni portati da Babbo Natale erano oggetti creati dagli Ospiti in collaborazione con noi Animatori, la cui preparazione è iniziata poco più di un mese prima. Anche questi oggetti fatti da loro hanno avuto grande successo e, soprattutto, soddisfazione per loro stessi, perché hanno concretamente visto il frutto del loro grande impegno; è stato anche il modo per dire loro: “Coraggio, tu, sì, sei una persona Anziana, stanca, ma sei viva, ci sei, e puoi donare ancora tanto di te, anche se gli anni pesano, anche se i malanni ti hanno danneggiato... Siamo insieme, stiamo camminando insieme... Insegnami a vivere meglio... Io ti donerò un po’ di grinta della mia giovinezza, e tu regalami un sorriso e un po’ della tua saggezza. Grazie per esserci e per volermi bene. Auguri. Buon Natale”. Tra una parola e l’altra, tra un augurio e un saluto, la festa è giunta al termine. È stata una serena giornata, una dolce occasione anche per noi Operatori: stare insieme lasciando un po’ da parte il ritmo frenetico della quotidianità, della normale giornata di lavoro; un’occasione che ci ha dato la possibilità di vivere un Natale meno materiale e sicuramente più umano; ecco che, insieme, abbiamo dato un nostro significato al Natale: “la Festa della famiglia, qualunque origine abbia; una festa per chi si vuol bene, pregando per chi non sa’ amare e per chi non si sente amato. Micaela Mio MIlano. ospitalità squisita dall’accoglienza al congedo. VOLONTARIATO Una piacevole giornata “IN FAMIGLIA” abato 12.12.98 una cinquantina di volontari del Piccolo Cottolengo Genovese - Istituto Paverano, accompagnati da Don Paolo Coata e da Suor M. Michelina e Suor M. Palma, sono partiti in pullman per Milano ospiti per quella giornata del Piccolo Cottolengo lombardo. Dopo un ottimo viaggio, l’arrivo a Milano è stato degno della migliore tradizione orionina con il caldo benvenuto del direttore Don Ugo Dei Cas, della signora Alda, segretaria, S milano. il curioso “albero della vita”. Sulle foglie sono scritti i nomi dei grandi benefattori di quel piccolo cottolengo. MIlano. un momento del raduno tra amici e volontari. di Mamma Grazia responsabile del volontariato e di una trentina di suoi colleghi. Subito ospitati nella sala dove era stato allestito il “caffè” di Don Orione con bevande calde e biscotti, tra sorrisi reciproci, i primi discorsi e la prima conoscenza e poi massima attenzione alle parole del Direttore Don Ugo che raccontava le origini del Piccolo Cottolengo Milanese. Sorto per volere del fondatore Don Orione nel 1933 da una donazione di alcu- ni terreni e dei locali del cosiddetto “Restocco” e giunto attraverso gli anni al Cottolengo di oggi, funzionale, dotato di tutte le attrezzature più moderne compresa una piscina, di locali luminosi dove le ospiti sono accudite con competenza ed amore dalle Suore, dal personale, dai volontari. Don Paolo Coata ha ricambiato il benvenuto e poi Mamma Grazia e Carla Revello hanno parlato dei sentimenti che devono animare il volontario, della missione di questo vicino alle ospiti, di come sono organizzati i due volontariati. Uno scambio di esperienze tra milanesi e genovesi ha completato la mattinata. Nel salone del bar tutto era pronto per accogliere gli ospiti, le tavole erano allestite con tovaglie, piatti, bicchieri natalizi e festoni correvano lungo le pareti. Le volontarie milanesi hanno servito un ottimo pasto muovendosi con velocità tra i tavoli, sempre con un bel sorriso e pronte a prevenire ogni desiderio. Le care colleghe avevano anche preparato dei sacchetti luccicanti con il portachiavi di Don Orione e tutti hanno ricevuto il pacchetto regalo ed alcuni opuscoli ed un calendario. Dopo il pranzo visita ai reparti della Casa dove tante giovani handicappate più o meno gravi e un gruppo di nonnine ci hanno sorriso, hanno teso verso di noi le loro mani, ci hanno guardato con occhi luminosi o assenti. Tutto parlava di amore, di carità, di vita e ognuno sentiva nascere in sé sentimenti di ammirazione e di stupore per la grandezza e la preveggenza del cuore del Fondatore. Alle 16 ai volontari si sono uniti gli Amici milanesi ed ha parlato Don Ignazio Cavarretta un anziano sacerdote che era stato con Don Orione per 13 anni ed ha ricordato, traendo gli spunti dal suo diario personale, il 60° di posa della prima pietra del Cottolengo milanese e le sue vicissitudini fino ai giorni nostri. È seguita la S. Messa nella cappella dell’Istituto celebrata da Don Paolo che all’omelia ha commentato con brevissime frasi il S. Vangelo. La cappella, pur spaziosa, era gremita e la Messa è stata allietata dai canti dei volontari giovani guidati da Suor Margherita. Tutto perfetto: una preparazione al S. Natale in pieno spirito di serenità e di luce con la promessa di incontrare nuovamente i milanesi a Genova, ospiti del Paverano. Grazie Don Orione! C.R. Ritiro di Natale enerdì 18-12-98 Don Nino Zanichelli ha guidato il ritiro di Natale del “Gruppo Volontari”. Ha dettato una meditazione dal titolo “Lo Spirito Santo ci interpella” ed ha celebrato la S. Messa alla fine della quale c’è stato lo scambio degli auguri cristiani di pace, luce e serenità nel Signore. V C.R. 12 CRONAC A Tra i reparti del Don Orione-Paverano mio compito incontrare tutte le ospiti del Don Orione-Paverano. Sorgono nell’anima tante e disparate emozioni nell’osservare queste persone ognuna con una sua vita più o meno travagliata. Non sono nuovo a queste esperienze di dolori e di disgrazie ma la compassione si rinnova ogni volta. Ti sforzi di farti presente alla Sabrina e alla Giuseppina con un buon giorno un invito al coraggio ma ti accorgi che non afferra la tua voglia e allora devi passare ad un’altra sorella, e quella ti fissa con occhi desiderosi di qualche cosa che non sa esprimere. Ti affacci ad altra camera e vedi una che si dà da fare per imboccare una poveretta incapace: una cucchiaiata e una parola, una parola e una cucchiaiata, e quanto amore! Penso allora a quando Don Orione decise che bisognava dedicarsi ai tanti abbandonati da tutti, quasi come avviene (spero che cambi) in certi luoghi, dove questi poveri fratelli o sorelle sofferenti sono tenuti nascosti a tutti perché ritenuti una maledizione delle divinità ancestrali. Don Orione disse a sé, ai suoi e a tutti, che sarebbe stata la carità a salvare il mondo. Al vedere con quanta cura, attenzione e capacità suore e personale addetto si prodigano giorno e notte presso questi gioielli della carità, penso che il mondo meriti ancora rispetto. Come è bello vedere interi reparti con lo stesso piumone sul letto a confortare chi ne go- Enza con il marito Alessandro. È Vittoria e la Volontaria Anna. Enza con Suor Natalia. de sia per l’ottima fattura che per i colori caldi che rallegrano anche l’occhio del visitatore. È necessario far la propria parte per confortare gli operatori della carità e recare ogni cura affettuosa ed intelligente a queste sorelline pazienti. Facciamoci carico del dolore altrui per riuscire ad attuare il motto di Don Orione: “Fare del bene a tutti del bene sempre, del male mai a nessuno”. Don Ferdinando Sabrina e l’infermiera Stefania. Raduno di dicembre del Gruppo Amici on Luigi Fiordaliso, Vicario generale, ha presieduto il raduno pre-Natalizio, in sostituzione del Direttore generale, Don Roberto Simionato, impossibilitato ad incontrare gli amici per motivii di salute. Il Vicario ha fatto gli auguri ai presenti a nome del Generale e di tutta la famiglia Orionina; a Lui si sono uniti i concelebranti: il Direttore Provinciale, il Direttore di Paverano, Don Dalla Ba’ e Don Silvano. Ha ricordato che Don Orione aveva un grande affetto per Genova e una predilezione per gli amici genovesi, i quali hanno sempre corrisposto al suo amore dandogli l’opportunità di fare tanto bene. Ha invitato quindi tutti a continuare a sostenere le opere Orionine che, se non potessero contare sull’aiuto dei be- D nefattori, avrebbero un futuro molto incerto. Ha preannunciato una nuova iniziativa della Congregazione: una campagna di preghiere per le vocazioni che verrà illustrata nei prossimi numeri del bollettino; l’aderirvi, non richiederà qualità o impegni particolari. In salone, don Zanichelli ha ringraziato don Fiordaliso per avere accettato di venire tra noi nonostante i molteplici impegni per portare avanti l’Opera, ha ricambiato gli auguri e gli ha promesso una preghiera particolare. Don Fiordaliso ha sollecitato ancora gli amici ad aderire al movimento di preghiera per le vocazioni Orionine e ha parlato brevemente del suo lavoro e dei suoi viaggi, per far visita alle case e ai confratelli e conoscere sempre meglio la realtà della Congregazione. Il provinciale, Don Gianni, ha ricordato che in Provincia si sta lavorando ad un progetto che prevede tre punti fondamentali: la vita in Comunità, la pastorale giovanile vocazionale, la condivisione del carisma con i laici. Don Dalla Ba’ ha ricordato le attenzioni e la delicatezza di Don Orione nei confronti dei benefattori genovesi che lo andavano a trovare a Tortona e ha invitato i presenti a far visita alla casa di Diano Marina. La signora Montagna ha comunicato che il presidente, signor Dagnino, è stato ricoverato all’ospedale di Sampierdarena: per Lui gli amici hanno rivolto al Signore una preghiera. Anna Maria Torre suor M. Cleta, al centro, festeggia i 50 anni di vita religiosa a villa s.Caterina 15 IN MEMORIA Suor M. Egista Si è spenta a Paverano l’ultimo dell’anno a 91 anni di età. Entrata fra le Piccole Suore Missionarie della Carità (Don Orione) nel 1931 conseguì il diploma di infermiera che, salvo una breve parentesi a Fano (PS), la indirizzò a spendere la sua vita fra le malate, prima a S. Sebastiano Curone (AL), poi ad Ameno (NO) e, dal 1950, a Paverano. Donna schiva, non amava le luci della ribalta. Esclusi i momenti dedicati alla preghiera, le giornate e le notti erano interamente trascorse fra le sue malate all’interno del “reparto” che era realmente una famiglia dove, a partire da lei, ciascuna si interessava del bene delle altre. La buona Suora ci lascia una piccola testimonianza: non esiste un luogo privilegiato per la propria santificazione. Ogni posto è buono se si fa del bene al prossimo e se questo bene lo si intende come preghiera al Padre di tutti. Grave lutto al Don Orione da sessant’anni all’Istituto di via Tigullio Si chiamava Traverso Giobatta era nativo di Genova Pegli. È deceduto il 14 dicembre in seguito ad una crisi cardiocircolatoria. Era stato accolto personalmente dal Beato Don Orione perché orfano di genitori. L’Istituto era la sua casa, la sua famiglia. Qui ha vissuto tutta la sua vita: una vita semplice fatta di piccole cose, ma lui era felice e, nel Don Orione, sentiva di avere una famiglia vera. Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Sig. Carlo Parodi, Sig. Marcello Casale, Sig. Lodovico Milanese, Sig. Giovanni Battista Guasta, Sig.a Teresa Gaudino in Besozzi di Carnisio, Dott. Antonino La Placa, Sig. Francesco Emilio Capurro, Sig. Giuseppe Ghiglione, Prof. Tullio Bandini, Sig. Giuseppe Dachà, Sig.a Mary Colombo Casassa, Suor M. Prospera, Sig. Enrico Mario Castruccio, Sig.a Angela Borsi Ved. Maggiolo, Sig.a Caterina Pascucci, Sig.a Maria Valsecchi, Mons. Pietro Massa, Sig.a Ida Balbi in De Caroli, Sig. Francesco Balestrino, Sig.a Norina Romoli, Sig. Vin- cenzo Rossi, Comm. Adolfo Dellacasa, Suor M. Silvana Girardi, Dott. Alberto Boschetti, Cav. Rag. Fausto Ghiglino, Suor M. Divitia Crucis Damiani, Sig. Carlo Cravero, Sig.a Rita Garbin, Sig.a Costanza Lercaro Ved. Capurro, Sig.a Iole Lombardi in Solari, Sig.a Novarina Rollina, Sig.a Juanita Tassistro, Sig.a Angela Scarpato, Sig.a Dina Mugnai, Sig.a Nelide Zaccone Ved. Cortemiglia, Dr. Marco Francesco Vettone, Sig. Mino Marcone, Sig.a Amelia Mangini, Sig. Nicolò Costanzo, Sig. Alberto Vittorio Queirolo, Sig.a Maria Traverso Cipelletti, Sig.a Caterina Chistoni, Sig. Michele Rapuzzi, Sig.a Eugenia Beccaria, Sig.a Giulia Zallio Ved. Talenti, Sig. Ambrogio Frattino, Com.te Edoardo Arbocò, Com.te Edoardo Riboli, Rag. Giuseppe Sanseverino, Don Giuseppe Galleazzi, Don Pietro Bussolini, Sig. Giovanni Traverso, Avv. Ignazio Damele, Don Domenico Monea, Sig.a Giuseppina Ameri, Sig. Marcello Colomo, C.ssa Tea Raggio Ved. Beaud, Mons. Egisto Melchiori, Sig.a Luigia Arosio in Alberti, Cav. Enrico Scarpari, Suor M. Egidia, Sig.a Speranza Salgaro, Sig. Quinto Tombari, Sig. G.B. Isola, Don Giuseppe Pianizzola, Mons. Giacomo Storace, Suor M. Gloria Patri, Sig. Sante Mazzucchelli, Sig.a Maria Angela Parodi, Sig.a Maria Ida Marina Ved. Bordoni, Sig.a Fortunata Calcagno in Meloni, Rag. Luigi De Lucchi, Sig.a Marina Accame, Fratel Giovanni Gnaffini, Sig. Giglio Landi, Com.te Stefano Lagorio, Sig.a Teresa Egle Coppa Ved. Rossero, Sig.a Carmen Zignaigo, Sig.a Virginia Forni in Bravieri, Sig.a Maria Scartezzini, Sig. Marco Antonio Capurro, Sig.a Luisa Tealdo, Suor M. Nives, Sig.a Maria Zunino Ved. Caviglia, Sig.a Benedetta Molinari Ved. Damele, Suor M. Romana, Sig.a Letizia Caterina Urbanizza, Sig.a Maria Giuseppina Parodi, Padre Paolo Lampedosa, Sig.a Maria L. Campanella in Franchini, Sig. Vincenzo Motta, Sig.a Rita Bosch, Sig.a Matilde Coghi, Prof. Dr. Ambrogio Da Gradi, Sig.a Domenica Settin Ved. Dissegna, Sig.a Giuseppina Gazzo, Sig. Nello Soldani, Mons. Guido Berardi, Sig. Francesco Schena, Sig. Agostino Ambrosio, Sig. Gio Batta Traverso, Sig. Emilio Racovaz, Sig. Ennio Chiriotti, Sig. Ernesto Fasce, Sig. Semellino Cerri, Sig. Arturo Capone, Sig. Luciano Pesce, Sig. Angelo Baldassarri, Sig.a Rosa Picci, Sig.a Luigia Rebussini, Sig.a Bice Ungarelli, Sig.a Teresa Ripamonti, Sig.a Eleonora Dionisi, Sig.a Anita Giovanna Sabbia, Sig.a Edvige Borcich, Sig.a Giuseppina Pagano, Sig. Giuseppe Viarengo. 2 MOTIVI 4 PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000 5 NOTIZIE STORICHE INCONTRI COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO AULE (L. 1.000.000) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo) BORSA MISSIONARIA (L. 500.000) (concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni) - BEATO DON ORIONE - i Sigg.i Tito e Liana Scazzola BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) BORSA DI STUDIO (L. 200.000) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) - DON EUGENIO CANINI - i Sigg.i Paolo, Liana e Sabrina Binazzi - ANGELO, TERESA e RINA - la Sig.a Rosetta Filippini - MARIO SARDELLA - la moglie Agostina Vaio BORSA DI PANE (L. 150.000) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) - LUIGI GERONDIO - la Sig.a Onesta Castagnedi - in onore della Madonna - la Sig.a Nuzza Pizzolo - MARIO SARDELLA - la moglie Agostina Vaio LETTINI (L. 100.000) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) - PIETRO CALVI - la Famiglia Calvi - GINA PARODI GIARETTI - i Sigg.i Jacopo e Carlotta - ERNESTA EGERITA - il Sig. Cesare Vaccari - LUIGI DUCE - il Sig. Cesare Vaccari - Famiglia VACCARI - il Sig. Cesare Vaccari - Famiglia GIARDELLI - il Sig. Cesare Vaccari - CANDIDA ZERBINO Ved. THEA - l’Amministrazione del Caseggiato di Via Puggia 3 - Genova - ELENA VALLARINO Ved. DAINELLI - i cugini Luciano e Lamberto Dainelli - FRANCESCO GEMME - la cognata e i nipoti Gemme - Traverso - ANTONIO PERASSO - la Famiglia Perasso - RENATO MEUCCI - la Sig.a Lidia Meucci - SILVIO LAMI - la Famiglia Ferioli - Tassinari - GIAN PAOLO SIRI - i cugini Alessandro e Olga Maria Siri Boveri - ANGELO e CARMEN MORESCHI - la figlia Maria Rosa BANCHI (L. 50.000) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) - FRANCESCO BALDUZZI - il Sig. Andrea Balduzzi - EMILIA KRALJ - la Sig.a Elda Ippolito - PALMA e AGOSTINO Motta - la figlia Maria Rosa - FRANCESCO GEMME - la moglie Maria - MARIA NESTORI - la Sig.a Anna Nestori - Don COLOMBANO ISOLA - GIORGIO BORGHESE - i genitori Mario e Minerva Moglione PER DONAZIONI E LASCITI Siccome avvengono degli inconvenienti nella procedura del disbrigo della pratica, si prega usare esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE IN GENOVA». Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don NINO ZANICHELLI Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo) Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo) COSTRUIAMO INSIEME 8 7 ‘ AMARCI CONOSCERCI E PAGINA MISSIONARIA VOLONTARIATO 12 CRONAC A 15 IN MEMORIA COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO