AMICI DI DON ORIONE
Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova
preghiera:
comunicazione
necessaria
fra uomo e dio
Spedizione in a.p.
art. 2, comma 20/c
legge n. 662/96
Filiale di Bergamo
Anno XXXIX
N. 2 - Febbraio 1999
2
fiumi di inchiostro e, certamente, non si finirà
di scriverne, tanta è la ricchezza della sua natura. Noi cristiani siamo avvantaggiati, perché
possiamo leggere nella Sacra Scrittura verità
molto interessanti: “Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”; “Gloria
a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”; “Dio mandò nel mondo il
proprio Figlio, nato da donna...” “...vado a
prepararvi un posto (disse Gesù), perché voglio che dove sono io, siate anche voi” (in cielo con il Padre). Sono le certezze che ci sentiamo ripetere durante l’assemblea domenicale e
che ricalchiamo nei canti liturgici, nei segni che
ci scambiamo durante le celebrazioni religiose.
In questo modo, giorno dopo giorno e soprattutto, per l’aiuto di Dio che è con noi, scopriamo nella gioia la nostra vera identità.
MOTIVI
La Domenica
“Il giorno del cristiano,
il nostro giorno” (San Girolamo)
I
l 31 maggio u.s., solennità della Pentecoste,
ricorrendo l’anno del 20° anniversario della
sua elezione a Sommo Pontefice, Giovanni Paolo II ha indirizzato a tutti i cristiani una lettera sulla santificazione della Domenica. Lettera molto
interessante, di facile lettura, e soprattutto di
grande attualità, da quando la consuetudine del
“fine settimana” (week-end), come tempo di
sollievo, magari da trascorrere fuori dalla dimora abituale, ha gravemente minato la frequenza
alla S. Messa domenicale. Il Papa parte dal presupposto che la Domenica (giorno del Signore),
il giorno del Cristo risorto, tutti i cristiani sono da
Lui consacrati intorno alla sua mensa (l’Eucarestia), per trovar forza a camminare con fiducia e
perseveranza sulla strada della virtù praticata ed
insegnata da Gesù Salvatore. E questo tema lo
svolge in cinque punti, o, meglio, poggiando su
cinque motivazioni.
1. La Domenica, giorno del riposo,
ad imitazione di Dio
dopo la creazione del mondo
All’uomo creato ad immagine e somiglianza
di Dio, è stato affidato il mondo perché lo lavori, lo trasformi, continui, insomma, l’opera creatrice di Dio. Quante considerazioni da una premessa tanto impegnativa e così piena di conseguenze! Come non pensare alla fiducia di Dio
per l’uomo, nel consegnargli il mondo uscito
dalla sua infinita sapienza; alla responsabilità
umana nel trovarsi tra le mani un oggetto tanto
misterioso e ricco di possibilità di sviluppo; alla
naturale curiosità per soluzioni possibili che siano nel segno del reale progresso e non della distruzione? Tale compito esige una sosta, la Domenica, come ha fatto Dio, un riposo che consenta all’uomo la preghiera, la meditazione e
l’opportunità di alimentare il senso del sacro nel
contatto con la natura, figlia di Dio e tramite verso di Lui. In questo senso la moralità, secondo il
significato più vero del termine, è regola e
traiettoria del progresso del mondo.
2. La Domenica,
istituzione
tipicamente
cristiana
È vero che ha un
precedente nel sabato ebraico, ma il
significato è completamente diverso, trattandosi del
giorno della risurrezione da morte
di Gesù per sè e
per tutti gli uomini. Per il cristiano è il giorno della fede per eccellenza, cioè dell’adesione a Dio,
che, facendosi uomo e addossandosi tutti i peccati degli uomini, ha ricomprato la loro innocenza, attraverso il sacrificio della croce e con la risurrezione li ha ricreati insieme a tutta natura. Il
Papa ripete ai cristiani il dovere di santificare la
domenica, con la partecipazione alla S. Messa e
con l’astensione dalle occupazioni quotidiane,
perché in serenità approfondiscano le ragioni
dell’esistenza e gioiscano dell’imprevedibile
fantasia di Dio che ha legato il loro destino a
quello di Gesù nella vita, nella morte e nella risurrezione gloriosa. A prendere sul serio queste
prospettive, come dovrebbe ogni cristiano, si
giudicherebbero diversamente le vicende della
vita e non ci si lascerebbe influenzare eccessivamente da una cultura poggiante su sabbie mobili. Riuscire a considerare la domenica come
giorno del Signore, vuol dire saper fermare il
moto perpetuo che ci strappa via senza dove e
perché, saper guardarsi dentro ed attorno con
un po’ di calma e riuscire finalmente a riposarsi.
3. La Domenica è il giorno dell’assemblea
dei cristiani (“Dies Ecclesiae”)
Quante e quali cose da dirsi e da proporsi
hanno le persone che nutrono gli stessi ideali,
che condividono l’identica fede in Dio creatore,
5. La Domenica è il giorno dei giorni
(“Dies dierum”)
Padre rimuneratore del bene e del male!
L’esigenza d’incontrarsi che riscontriamo nei
vari gruppi politici o culturali o di altra natura,
dovrebbe essere cento volte di più nei cristiani,
per il mondo di meraviglie nel quale sono immersi. Ecco perché è in obbligo la Messa: invito
all’ultima cena di Gesù, amorosa condivisione
del Suo pane e del Suo vino, ascolto della Sua
parola di vita, partecipazione al mistero della
Sua morte sul Calvario e della Sua risurrezione.
Se la troviamo noiosa o insignificante, al di là
delle possibili difficoltà inerenti a situazioni contingenti, c’è qualcosa che non funziona nel nostro essere cristiani. Va rotta la corteccia dell’abitudine o della voga corrente, altrimenti continuando a navigare in balia delle onde, non approderemo a nessun porto. I cristiani hanno nell’anima un sigillo importante, possono interpellare il loro Dio come nessun altro, perché possiedono la sicurezza della Sua dottrina nel vangelo e la Sua presenza fisica in Gesù Cristo.
Dobbiamo viverla la religione per riuscire a persuadercene, perché la conoscenza delle realtà di
vita passa attraverso tutto l’uomo, non è solo
frutto della razionalità.
4. La Domenica è il giorno dell’uomo
(“Dies hominis”)
Sull’uomo e sul suo mistero si sono versati
Il giorno è una breve porzione di tempo della vita terrena, è la coscienza del trascorrere
delle cose e del mutamento del nostro io ed è,
insieme, arricchimento per crescita interiore ed
aggiunta dall’esterno. Il giorno è un gran dono
di Dio, perché possiamo ripensarci, rinnovarci
ed innamorarci del bene. Se, poi, ci teniamo
per mano, come succede nelle assemblee domenicali, la possibilità di ricaricarci spiritualmente cresce ancora di più. È importante questa tensione interiore, o fervore, per superare
la pesantezza del grigiore quotidiano e le tentazioni della superficialità degli ambienti in cui
viviamo. Gli Apostoli, riuniti nella prima chiesa
cristiana del cenacolo, pregavano insieme alla
Madonna, si rincuoravano contro le difficoltà
incombenti dell’ostilità e dell’indifferenza e richiamavano alla mente gli insegnamenti, i miracoli e l’amore del Divino Maestro, Gesù, al
quale avevano affidato il loro destino.
Vivere la Domenica come ci insegna il Papa,
è riservarci uno spazio per interessarci a fondo
di noi stessi.
È superare la falsa e pesante sensazione che
i giorni, i mesi e gli anni sono i gradini dell’inesorabile rotolare verso il nulla della vita. Il che è
offensivo per la nostra dignità, oltre che contrario alle più profonde esigenze del nostro io.
“Maranà thà: vieni, Signore Gesù”, è l’ultima
invocazione della Bibbia, che traduce alla perfezione le nostre aspirazioni di felicità senza limiti. Arrenderci al meno è alto tradimento al
nostro destino di uomini e, soprattutto, di cristiani.
Don Nino Zanichelli
4
PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000
Giubileo del 1500
G
iubileo del 1500. Artefice dell’Anno Santo del 1500 fu Papa Alessandro VI. Sarebbe molto opportuno approfondire storicamente la personalità di questo Papa quanto mai bistrattato.
Personalità assai complessa ma
nello stesso tempo pienamente
inserita nel suo periodo storico
con tutte le sue implicanze politiche, sociali e religiose. Seppe
proteggere le arti chiamando alla sua corte i più grandi nomi del
tempo: Bramante, Pinturicchio e
tanti altri. Collaborò efficacemente per l’indipendenza degli
“stati” italiani e con la bolla del
22 dicembre 1499 indisse il Giubileo del 1500.
Giubileo o Anno Santo così
come era stato chiamato la prima volta in modo ufficiale da Papa Sisto IV il Papa della Cappella Sistina e di altre grandi opere
artistiche in Roma.
Alessandro VI aprì la Porta
Santa in San Pietro, in San Paolo
fuori le mura, in Santa Maria
Maggiore, come era già in San
Giovanni Laterano e adornò le
rispettive Basiliche con preziose
opere d’arte pregevolissime.
Una nota della storia dei Papi
circa il Giubileo del 1500: “Si celebrò l’Anno Santo con molta
commozione e molto sfarzo. Il
Giubileo del ‘500 vide pellegrino a Roma il Copernico ma non
attirò molti fedeli, che, disgustati della corrotta “città santa”,
preferirono implorare il perdono
nelle proprie terre”.
Dal primo anno giubilare del
1300 al 1500 furono celebrati
ben otto Giubilei perché i vari
Papi li avevano organizzati o allo
scadere dei venticinque anni oppure tenendo conto dei trentatre anni del Signore. Avrebbero
una particolare storia i giubilei
organizzati in Roma nel periodo
dei Papi in Avignone (Francia)
fuori della sede romana.
Da notare: i giubilei, gli Anni
Santi, sono sempre stati motivo
forte per la ripresa anche socioeconomica della città di Roma
INCONTRI
che i barbari, con i vari saccheggi, avevano ridotta ad una misera borgata. I Giubilei lentamente
ma decisamente la trasformarono nella città centro di fede e di
arte, per tornare ad essere la
città “caput mundi”.
Ben vengano i Giubilei: porteranno più perdono e più speranza.
(continua)
Domenica
28 febbraio, ore 10
raduno amici
a paverano
Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il
Rev.mo Don Giovanni Paioletti
Reduce da un’intensa pluriennale esperienza africana, dal Villaggio della Carità di Camaldoli, insieme a Don Bonomi e a Don
Coata, si rivolge oggi ai giovani “sole o tempesta del domani”.
Per chi desidera fermarsi al pranzo ricordiamo la necessità di
prenotarsi almeno tre giorni prima: Tel. 0105229334.
marzo orionino
I tre maggiori istituti genovesi organizzano la festa liturgica
del Beato Don Orione:
* PAVERANO
12 marzo:ore 10 - S. Messa
ore 13 e ore 20 - il Direttore intrattiene i collaboratori, gli
amici ed i volontari sul tema: “Conoscere Don Orione”.
* CASTAGNA
9-10-11 marzo: triduo di preparazione
12 marzo:ore 10,30 S. Messa per gli ospiti, i volontari, i collaboratori.
ore 16,30:Ricordo di Don Orione.
* CAMALDOLI
11-12-13 marzo:triduo di formazione con invitati esterni. È aperto al Movimento Laicale Orionino, ai collaboratori, ai volontari.
14 marzo: ore 10,30 - Messa solenne
ore 16,30 - Ora di adorazione per le vocazioni
5
NOTIZIE STORICHE
Breve preistoria dall’anno 1118...
la pretesa di voler
esaurire un tema certamenSte enza
non semplice, per le circostanze storiche, religioso-politiche e di avvicendamenti di
vario genere, riteniamo che
possa far piacere ai nostri amici, conoscere quanta ricchezza
spirituale, civile e morale racchiuda questo nostro piccolo
“colle”.
Già il solo indice, che riportiamo più sotto, può darci un’idea dell’interessante storia e,
soprattutto, può aiutarci a leggere in chiave provvidenziale
l’arrivo di Don Orione, quasi a
consacrazione di un bene che
non doveva perdersi.
Siamo grati agli operatori
dell’Archivio storico del Paverano, e segnatamente a fratel
Emil Manfreda, che hanno curato questo lavoro, che, per
ora pubblichiamo nel “Mensile” dell’Istituto, ma, in seguito,
completato con la storia attuale, potrà veder la luce in opuscolo.
Indice:
Consacrazione della chiesa
di S. Giovanni Battista di Paverano ................................(1118)
L’Ordine dei Canonici Mortariensi ..................(1118-1411)
Chiusura dell’ordine: passaggio in Commenda
Compagnia di Gesù e loro
noviziato .........................(1595)
Peste del 1657: Paverano
trasformato in lazzaretto
Scuole Pie dei padri Scolopi
........................................(1687)
Vendita a privati in seguito
alla rivoluzione francese..........
.......................................(1797)
Paverano trasformato in ricovero di mendicità ......(1853)
Sede della clinica delle malattie nervose e mentali dirette da Morselli ................(1911)
Passaggio all’opera di Don
Orione che installa il Piccolo
Cottolengo....................(1933)
Consacrazione della chiesa
di S. Giovanni Battista
di Paverano ...................(1118)
Mille, millecento: età fosca
e turbata. È all’arrivo di un
pontefice in cerca di qualche
scampo che ci imbattiamo nel
primo cenno riguardante la
chiesa e il convento di S. Giovanni Battista di Paverano.
Nell’ottobre del 1118 sbarca-
Il paverano in antichità.
va infatti a Genova papa Gelasio II scortato da dieci galee,
da lui chieste ai consoli della
città di Genova perché lo proteggessero dalle minacce dell’imperatore Enrico IV e dell’antipapa Gregorio VIII. Durante il suo breve soggiorno
volle consacrate solennemente la nuova cattedrale di S. Lorenzo. Poi prima di ripartire
consacrò (narra il Federici) la
chiesa di S. Giovanni Battista
di Paverano che era sorta da
poco su una altura solitaria situata nella valle del Bisagno,
all’epoca fuori delle mura cittadine. Su questa altura vi era
un antico castelliere, a cui si
accedeva attraverso via Castellaro, di guardia alla piana
del Bisagno a nord, e a sud al-
l’antica via romana. Era una
zona ampia nella quale si coltivava la vite, si conducevano
greggi al pascolo, sorgeva
qualche abitazione colonica.
Su questa zona, in parte
coltivata, in parte selvaggia,
emergeva il poggio che verso
il millecento l’ordine dei canonici regolari di S. Croce di
Mortara scelse a sede di un
suo nuovo Priorato.
impegnavano a vivere vita comune senza divisione di proprietà. Il Priorato di Paverano
era salito a notevole importanza tra quelli dello stesso ordine Mortariense in Genova.
L’epoca dei Priorati Mortariensi si chiuse, in Genova, al
principio del secolo XV, allorché papa Martino V ne annetteva le prepositure alla congregazione dei canonici rego-
lari in Laterano. San Giovanni
di Paverano, nel 1411, passava, con altri privilegi, in commenda al cardinale Ludovico
Fieschi. Il possesso fruttava
160 ducati annui, una somma
quindi rispettabile che veniva
utilizzata come fondo per la
schola cantorum della cattedrale di S. Lorenzo.
(continua)
Ordine dei Canonici
Mortariensi ..........(1118-1411)
L’Ordine dei Mortariensi si
era stabilito da non molto a
Genova nella parte occidentale, extra moenia della città.
Col tempo si era sviluppato
nel contado ed erano sorti così, l’un dopo l’altro una decina
di Priorati tra i quali il nostro di
S. Giovanni Battista di Paverano (1118) da cui ha avuto origine la chiesa ed il convento di
Nostra Signora del Monte
(1182), passati poi nella prima
metà del ‘400 all’ordine dei
frati minori che vi sono tutt’ora. E nel 1158 viene posta sotto la protezione della sede
apostolica da papa Adriano IV.
A Genova degli antichi Priorati Mortariensi è rimasto non
solo il ricordo storico, ma insigni monumenti d’arte, centri
di culto e di carità. Tra questi
la stessa chiesa romanica di S.
Giovanni Battista di Paverano
che, rovinata dal piccone vandalico durante la rivoluzione
francese, fu salvata in extremis
e parzialmente restaurata.
I Priorati Mortariensi erano
costituiti da pochi membri.
Accanto al Priore, un Diacono,
un Suddiacono, alcuni chierici
minori o frati senza ordini costituivano il Capitolo con ordine di delibera in caso di ordinaria amministrazione. La loro
attività si estendeva all’insegnamento sia scolastico che di
dottrina cristiana non ripudiando il lavoro manuale, specialmente quello agricolo. Si
COSTRUIAMO
INSIEME
nuova
apparecchiatura
di radiologia
Fondo precedente
Lire 97.359.000
VENTURINI Franca, in memoria del marito Cesare
A.N., in memoria dei propri defunti
SASSO CACCIATORE Rosa,
in memoria dei propri defunti
SOLDANI Luciana, in memoria del marito Renzo
SCIACCALUGA Emma,
in memoria del marito Emanuele
ZARO Rosita Ved. Bisconti,
in ringraziamento a Don Orione
e in memoria dei propri defunti
GIOMARELLI Renato
MUDU Pietro
DANESE Aldo e Amina,
in memoria del genero Elio Montereggio
REPETTO Pio, in memoria
della moglie Giovanna Ghelardoni
FORTICHIARI Monica
Totale
30.000
100.000
300.000
500.000
100.000
500.000
50.000
5.000
50.000
ciStoscopio per
indagini urologiche
Malgrado non abbiamo ancora concluso la raccolta di cui
sopra (sono necessari circa 120 milioni), si manifesta l’urgenza di questo nuovo apparecchio che, installato, verrà a costare intorno ai 40 milioni.
Totale
CONOSCERCI E’ AMARCI
400.000
100.000
6.500.000
Lire 7.000.000
√
Premio della bontà
ad Acqui Terme
Il presidente guala mauro
e l’ex presidente commendatore
barisone pipino (anni 94)
che si complimenta col dott. santero.
Il nostro dott. Santero
non vuole la medaglia
d’oro ma chiede in cambio
carrozzelle e generi
alimentari per i bambini
handicappati della
Missione orionina
in Costa d’Avorio
cqui Terme: 20 dicembre
A 1998. I 140 anni della SOMS
(società operaia di mutuo-soccorso) sono stati celebrati con
un’importante riunione nella sede presenti le autorità e la cittadinanza. In quell’occasione si è
voluto consegnare il ‘Premio
della Bontà’.
Sul palco dei premiati, assieme alle autorità cittadine e della
Provincia c’erano Mons. Galliani
per il volontariato, il carabiniere
Ballarin per un’azione altamente
rischiosa e il dott. Giuseppe
Santero per il suo impegno per i
bambini dell’Africa. Quest’ulti-
100.000
100.000
Lire 100.194.000
TOMMASI Gen. Antonio
FRACASSI Salmetti Adriana
GADOLLA Rosa
7
le autorità presenti:
il presidente della provincia
dott. Palenzona, il sindaco di
acqui, il vice prefetto,
il presidente dell’associazione
Guala, il poeta vernacolo Cino
Chiodo, il presentatore rapetti.
mo aveva fatto sapere al Presidente della SOMS dott. Mauro
Guala che al posto della medaglia gli si dessero carrozzelle e
generi alimentari per i due
gruppi di bambini della Missione Orionina e cioè i decimini
(bambini sani ma obbligati a lasciare forzatamente il villaggio
natale pena la morte) e gli handicappati colpiti dalla polio in
rieducazione al Centro di Bonoua in Costa d’Avorio.
A questo appello la SOMS
aveva risposto con 16 carrozzelle e passeggini mentre gli insegnanti e gli alunni delle differenti scuole cittadine con 2 tonnellate di riso, pasta, zucchero etc.
Sul palco delle Autorità il
dott. Santero non ha retto all’emozione nel ringraziare ed è
spiegabile; da 20 anni raccoglie
e immagazzina nei containers e
va personalmente a consegnare
in Africa e in Brasile.
Nella stessa giornata nella
Chiesa di San Francesco – appena restaurata – don Angelo Mugnai aveva trattenuto i fedeli
nelle 5 celebrazioni domenicali
parlando delle Missioni e in particolare della ‘missione di Bonoua’ e nell’assemblea della
SOMS aveva presentato un filmato sui ragazzi handicappati e
il dott. Santero.
Don Angelo
IL presentatore signor rapetti
dÁ la parola al dott. Santero.
8
PAGINA MISSIONARIA
9
Brasile, Belo Horizonte,Nozze d’oro
del “Lar dos Meninos” Don Orione
l Lar dos Meninos Don Orione
è un’orfanotrofio che assiste
Ibambini
della strada. Fondato
nel 1944 dal Sindaco di Belo
Horizonte e mantenuto dallo
stesso Municipio durante quattro anni, è stato regalato nel
1948 agli orionini della Piccola
Opera della Divina Provvidenza.
Luigi Orione, ancora chierico,
lanciava nel 1893 le basi della
sua Congregazione. Morto nel
1940 e beatificato nel 1980,
Don Orione inviò i suoi Missionari in Brasile nel 1913 e nel
1948 la Congregazione è stata
invitata a dirigere e amministrare il Lar dos Meninos Don Orione in Belo Horizonte. Durante i
cinquant’anni sono passati nell’Orfanotrofio più di 10.000 ragazzi, evitando la loro marginalizzazione. Assistiti diariamente
dalle sette del mattino fino alle
17.30 del pomeriggio, gli orfanelli frequentano la scuola al
mattino e dopo il pranzo sono
occupati nelle varie attività, oltre gli orari di ricreazione come
piscina, football e passeggi, ricevono una educazione e una
formazione religiosa, con una
istruzione catechistica e assistendo settimanalmente alla
S.ta Messa.
Un gruppo di psicologi accompagna i ragazzi in piccoli
gruppi, cercando di risolvere anche i problemi di famiglia.
Il giorno 11 ottobre di quest’anno sono state commemorate le nozze d’oro con la presenza del Console d’Italia, del rappresentante del Sindaco, di
molti confratelli religiosi, amici,
ex-allievi, e del Cardinale Arcivescovo Don Serafim Fernandes, che ha celebrato la Sta.
Messa con la partecipazione di
25 sacerdoti. Il 13 ottobre, come il 29, sono state fatte le commemorazioni in onore al lavoro
realizzato dagli orionini in beneficio dei bambini della strada,
nell’Assemblea Legislativa e nella Camera Municipale.
Noi continueremo questo lavoro nella speranza di ottenere
sempre ottimi risultati, facendo
nostre le parole del Fondatore:
“Fare del bene sempre, fare del
bene a tutti. Del male, mai, a
nessuno”.
Il Direttore di questo orfanotrofio, oggi, è un missionario
che venne in Brasile nel 1956,
oriundo da Campocroce di Marano in Provincia di Venezia, dove ha incominciato i suoi studi e
che ha terminati nel 1956 nel
Seminario di Alessandria. Nella
Chiesa parrocchiale di San Rocco nella stessa Alessandria, nel
Piemonte, è stato ordinato Sacerdote e subito dopo è stato
mandato in Brasile con altri otto
confratelli. Si completano, quest’anno, 42 anni di Missionario.
Soddisfatto per lavorare in favore di bambini poveri, abbandonati e della strada, sta aiutando,
anche se molto poco, perché il
Regno di Dio sia sempre più
grande e santo.
Don Dino Barbiero
due momenti
del cinquantenario della
“casa dei bambini” don orione
a belo horizonte, brasile.
PROGETTO ED UC ATIVO
Festa di Natale al Centro Sociale
“...ma in questi di’ natalizi,
nei quali le anime cristiane
sentono tutte le caste gioie
della fede e della carità di Gesù, e la mistica poesia che spira dal Presepio, ove vanno
peregrinando i poveri, i semplici, e sovra cui volano e festeggiano gli Angeli nella luce
e nel canto del Gloria, e annunziano la pace di Dio agli
uomini di buona volontà...”.
(Don Orione).
È così che noi del Centro
Sociale Von Pauer abbiamo atteso la festa di Natale: euforia
nel preparare l’albero, i regali,
gli addobbi, e tanta raccolta
tenerezza di fronte al Presepio, pensando alla pace e alla
gioia che Gesù Bambino ha
voluto donare ai cuori nascendo per noi.
È stato emozionante osservare i volti commossi di persone anziane che per un attimo
si sono lasciate trasportare dal
ricordo di un Natale ormai lontano: quello della loro gioventù. Molti valori sono cambiati, sostituiti dalla ricchezza
materiale, ma un aspetto solo,
e non è retorica, è rimasto immutato: “in questa festa tutti si
sentono più buoni, più disposti a perdonare e ad aiutare”.
Frasi semplici, prive di ricche
parole, ma dette da cuori buoni, anch’essi semplici, cuori
spesso stanchi, sofferenti, o da
cuori che, improvvisamente,
trasmettono serenità.
Sono i cuori dei nostri Anziani, persone ricche d’esperienza e di saggezza. La festa è
iniziata con la Santa Messa celebrata da Don Zanichelli che
ha donato a tutti, attraverso le
sue parole, speranza aiutando-
ci anche a riflettere con più coscienza sul significato del Natale.
Il coro, che ha eseguito i
canti di Natale più famosi, ha
accompagnato la funzione religiosa: un altro modo per trasmettere messaggi di pace e
un momento sacro…
…e uno profano.
di amore. Ha seguito la lettura
di una poesia dello scrittore G.
Gozzano, ottimamente interpretata dal nostro caro Emilio
Santamaria che ha davvero regalato a tutti noi una grande
emozione.
Dppo l’esplosione dei tappi
delle bottiglie di spumante e
dopo l’assalto ai panettoni (!),
ecco che un profumino particolare ha stuzzicato i nostri nasi: già, era il profumo delle ormai famose frittelle di mele
della nostra caposala, Noris,
che si è guadagnata il meritato
successo.
Stando ai commenti dei
partecipanti alla festa e a quello degli assaggiatori delle frittelle è risultato che avevano
solo un difetto: erano... poche!!!!
Ma le sorprese non erano
ancora finite...
Con “Jingle Bells” come
sottofondo e carico di doni per
tutti è arrivato niente meno
che... Babbo Natale!!! (ben im-
personato da Danilo, uno degli
operatori che lavorano al Centro).
Intrattenendosi con i nostri
cari Anziani e con i loro parenti
ha regalato gioia, ricevendo in
cambio sorrisi e tanta dolcezza, anche dalle persone che
sembrano più “burbere”.
I doni portati da Babbo Natale erano oggetti creati dagli
Ospiti in collaborazione con
noi Animatori, la cui preparazione è iniziata poco più di un
mese prima. Anche questi oggetti fatti da loro hanno avuto
grande successo e, soprattutto, soddisfazione per loro stessi, perché hanno concretamente visto il frutto del loro grande
impegno; è stato anche il modo per dire loro: “Coraggio,
tu, sì, sei una persona Anziana,
stanca, ma sei viva, ci sei, e
puoi donare ancora tanto di te,
anche se gli anni pesano, anche se i malanni ti hanno danneggiato... Siamo insieme,
stiamo camminando insieme...
Insegnami a vivere meglio... Io
ti donerò un po’ di grinta della
mia giovinezza, e tu regalami
un sorriso e un po’ della tua
saggezza. Grazie per esserci e
per volermi bene. Auguri.
Buon Natale”.
Tra una parola e l’altra, tra
un augurio e un saluto, la festa
è giunta al termine. È stata una
serena giornata, una dolce occasione anche per noi Operatori: stare insieme lasciando un
po’ da parte il ritmo frenetico
della quotidianità, della normale giornata di lavoro; un’occasione che ci ha dato la possibilità di vivere un Natale meno
materiale e sicuramente più
umano; ecco che, insieme, abbiamo dato un nostro significato al Natale: “la Festa della famiglia, qualunque origine abbia; una festa per chi si vuol
bene, pregando per chi non
sa’ amare e per chi non si sente amato.
Micaela Mio
MIlano.
ospitalità squisita
dall’accoglienza al congedo.
VOLONTARIATO
Una piacevole giornata
“IN FAMIGLIA”
abato 12.12.98 una cinquantina di volontari del Piccolo
Cottolengo Genovese - Istituto
Paverano, accompagnati da
Don Paolo Coata e da Suor M.
Michelina e Suor M. Palma, sono partiti in pullman per Milano
ospiti per quella giornata del
Piccolo Cottolengo lombardo.
Dopo un ottimo viaggio,
l’arrivo a Milano è stato degno
della migliore tradizione orionina con il caldo benvenuto del
direttore Don Ugo Dei Cas,
della signora Alda, segretaria,
S
milano.
il curioso “albero
della vita”.
Sulle foglie
sono scritti
i nomi dei grandi
benefattori di quel
piccolo cottolengo.
MIlano.
un momento del
raduno tra amici
e volontari.
di Mamma Grazia responsabile
del volontariato e di una trentina di suoi colleghi.
Subito ospitati nella sala dove era stato allestito il “caffè”
di Don Orione con bevande
calde e biscotti, tra sorrisi reciproci, i primi discorsi e la prima
conoscenza e poi massima attenzione alle parole del Direttore Don Ugo che raccontava
le origini del Piccolo Cottolengo Milanese. Sorto per volere
del fondatore Don Orione nel
1933 da una donazione di alcu-
ni terreni e dei locali del cosiddetto “Restocco” e giunto attraverso gli anni al Cottolengo
di oggi, funzionale, dotato di
tutte le attrezzature più moderne compresa una piscina, di locali luminosi dove le ospiti sono accudite con competenza
ed amore dalle Suore, dal personale, dai volontari.
Don Paolo Coata ha ricambiato il benvenuto e poi Mamma Grazia e Carla Revello hanno parlato dei sentimenti che
devono animare il volontario,
della missione di questo vicino
alle ospiti, di come sono organizzati i due volontariati. Uno
scambio di esperienze tra milanesi e genovesi ha completato
la mattinata.
Nel salone del bar tutto era
pronto per accogliere gli ospiti,
le tavole erano allestite con tovaglie, piatti, bicchieri natalizi e
festoni correvano lungo le pareti. Le volontarie milanesi hanno servito un ottimo pasto
muovendosi con velocità tra i
tavoli, sempre con un bel sorriso e pronte a prevenire ogni
desiderio. Le care colleghe
avevano anche preparato dei
sacchetti luccicanti con il portachiavi di Don Orione e tutti
hanno ricevuto il pacchetto regalo ed alcuni opuscoli ed un
calendario.
Dopo il pranzo visita ai reparti della Casa dove tante giovani handicappate più o meno
gravi e un gruppo di nonnine ci
hanno sorriso, hanno teso verso di noi le loro mani, ci hanno
guardato con occhi luminosi o
assenti. Tutto parlava di amore,
di carità, di vita e ognuno sentiva nascere in sé sentimenti di
ammirazione e di stupore per
la grandezza e la preveggenza
del cuore del Fondatore.
Alle 16 ai volontari si sono
uniti gli Amici milanesi ed ha
parlato Don Ignazio Cavarretta
un anziano sacerdote che era
stato con Don Orione per 13
anni ed ha ricordato, traendo
gli spunti dal suo diario personale, il 60° di posa della prima
pietra del Cottolengo milanese
e le sue vicissitudini fino ai giorni nostri. È seguita la S. Messa
nella cappella dell’Istituto celebrata da Don Paolo che all’omelia ha commentato con brevissime frasi il S. Vangelo. La
cappella, pur spaziosa, era gremita e la Messa è stata allietata
dai canti dei volontari giovani
guidati da Suor Margherita.
Tutto perfetto: una preparazione al S. Natale in pieno spirito di serenità e di luce con la
promessa di incontrare nuovamente i milanesi a Genova,
ospiti del Paverano.
Grazie Don Orione!
C.R.
Ritiro di Natale
enerdì 18-12-98 Don Nino Zanichelli ha guidato il ritiro di Natale del “Gruppo Volontari”.
Ha dettato una meditazione dal titolo “Lo Spirito Santo ci
interpella” ed ha celebrato la S. Messa alla fine della quale c’è
stato lo scambio degli auguri cristiani di pace, luce e serenità
nel Signore.
V
C.R.
12
CRONAC A
Tra i reparti del Don Orione-Paverano
mio compito incontrare
tutte le ospiti del Don
Orione-Paverano. Sorgono
nell’anima tante e disparate
emozioni nell’osservare queste
persone ognuna con una sua
vita più o meno travagliata.
Non sono nuovo a queste
esperienze di dolori e di disgrazie ma la compassione si
rinnova ogni volta. Ti sforzi di
farti presente alla Sabrina e alla Giuseppina con un buon
giorno un invito al coraggio
ma ti accorgi che non afferra la
tua voglia e allora devi passare
ad un’altra sorella, e quella ti
fissa con occhi desiderosi di
qualche cosa che non sa esprimere.
Ti affacci ad altra camera e
vedi una che si dà da fare per
imboccare una poveretta incapace: una cucchiaiata e una
parola, una parola e una cucchiaiata, e quanto amore!
Penso allora a quando Don
Orione decise che bisognava
dedicarsi ai tanti abbandonati
da tutti, quasi come avviene
(spero che cambi) in certi luoghi, dove questi poveri fratelli
o sorelle sofferenti sono tenuti
nascosti a tutti perché ritenuti
una maledizione delle divinità
ancestrali. Don Orione disse a
sé, ai suoi e a tutti, che sarebbe stata la carità a salvare il
mondo.
Al vedere con quanta cura,
attenzione e capacità suore e
personale addetto si prodigano giorno e notte presso questi gioielli della carità, penso
che il mondo meriti ancora rispetto.
Come è bello vedere interi
reparti con lo stesso piumone
sul letto a confortare chi ne go-
Enza con il marito
Alessandro.
È
Vittoria e la
Volontaria Anna.
Enza con
Suor Natalia.
de sia per l’ottima fattura che
per i colori caldi che rallegrano
anche l’occhio del visitatore.
È necessario far la propria
parte per confortare gli operatori della carità e recare ogni
cura affettuosa ed intelligente
a queste sorelline pazienti.
Facciamoci carico del dolore altrui per riuscire ad attuare
il motto di Don Orione: “Fare
del bene a tutti del bene sempre, del male mai a nessuno”.
Don Ferdinando
Sabrina e
l’infermiera Stefania.
Raduno di dicembre
del Gruppo Amici
on Luigi Fiordaliso, Vicario
generale, ha presieduto il
raduno pre-Natalizio, in sostituzione del Direttore generale,
Don Roberto Simionato, impossibilitato ad incontrare gli
amici per motivii di salute.
Il Vicario ha fatto gli auguri
ai presenti a nome del Generale e di tutta la famiglia Orionina; a Lui si sono uniti i concelebranti: il Direttore Provinciale,
il Direttore di Paverano, Don
Dalla Ba’ e Don Silvano.
Ha ricordato che Don Orione aveva un grande affetto per
Genova e una predilezione per
gli amici genovesi, i quali hanno sempre corrisposto al suo
amore dandogli l’opportunità
di fare tanto bene.
Ha invitato quindi tutti a
continuare a sostenere le opere Orionine che, se non potessero contare sull’aiuto dei be-
D
nefattori, avrebbero un futuro
molto incerto. Ha preannunciato una nuova iniziativa della
Congregazione: una campagna di preghiere per le vocazioni che verrà illustrata nei
prossimi numeri del bollettino;
l’aderirvi, non richiederà qualità o impegni particolari.
In salone, don Zanichelli ha
ringraziato don Fiordaliso per
avere accettato di venire tra
noi nonostante i molteplici impegni per portare avanti l’Opera, ha ricambiato gli auguri e
gli ha promesso una preghiera
particolare.
Don Fiordaliso ha sollecitato ancora gli amici ad aderire al
movimento di preghiera per le
vocazioni Orionine e ha parlato brevemente del suo lavoro
e dei suoi viaggi, per far visita
alle case e ai confratelli e conoscere sempre meglio la realtà
della Congregazione.
Il provinciale, Don Gianni,
ha ricordato che in Provincia si
sta lavorando ad un progetto
che prevede tre punti fondamentali: la vita in Comunità, la
pastorale giovanile vocazionale, la condivisione del carisma
con i laici.
Don Dalla Ba’ ha ricordato
le attenzioni e la delicatezza di
Don Orione nei confronti dei
benefattori genovesi che lo andavano a trovare a Tortona e
ha invitato i presenti a far visita
alla casa di Diano Marina.
La signora Montagna ha
comunicato che il presidente,
signor Dagnino, è stato ricoverato all’ospedale di Sampierdarena: per Lui gli amici
hanno rivolto al Signore una
preghiera.
Anna Maria Torre
suor
M. Cleta,
al centro,
festeggia
i 50 anni
di vita
religiosa
a villa
s.Caterina
15
IN MEMORIA
Suor M. Egista
Si è spenta a
Paverano l’ultimo dell’anno
a 91 anni di
età. Entrata
fra le Piccole
Suore Missionarie della Carità (Don Orione) nel 1931 conseguì il diploma di infermiera che, salvo una
breve parentesi a Fano (PS), la
indirizzò a spendere la sua vita
fra le malate, prima a S. Sebastiano Curone (AL), poi ad
Ameno (NO) e, dal 1950, a Paverano.
Donna schiva, non amava le
luci della ribalta. Esclusi i momenti dedicati alla preghiera, le
giornate e le notti erano interamente trascorse fra le sue malate all’interno del “reparto” che
era realmente una famiglia dove, a partire da lei, ciascuna si
interessava del bene delle altre.
La buona Suora ci lascia una
piccola testimonianza: non esiste un luogo privilegiato per la
propria santificazione. Ogni posto è buono se si fa del bene al
prossimo e se questo bene lo si
intende come preghiera al Padre di tutti.
Grave lutto al Don Orione
da sessant’anni all’Istituto di via Tigullio
Si chiamava Traverso Giobatta era nativo di Genova Pegli.
È deceduto il 14 dicembre in
seguito ad una crisi cardiocircolatoria. Era stato accolto personalmente dal Beato Don Orione
perché orfano di genitori.
L’Istituto era la sua casa, la
sua famiglia.
Qui ha vissuto tutta la sua vita: una vita semplice fatta di
piccole cose, ma lui era felice e,
nel Don Orione, sentiva di avere una famiglia vera.
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici,
i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre
l’anniversario della morte: Sig.
Carlo Parodi, Sig. Marcello Casale, Sig. Lodovico Milanese,
Sig. Giovanni Battista Guasta,
Sig.a Teresa Gaudino in Besozzi
di Carnisio, Dott. Antonino La
Placa, Sig. Francesco Emilio Capurro, Sig. Giuseppe Ghiglione,
Prof. Tullio Bandini, Sig. Giuseppe Dachà, Sig.a Mary Colombo
Casassa, Suor M. Prospera, Sig.
Enrico Mario Castruccio, Sig.a
Angela Borsi Ved. Maggiolo,
Sig.a Caterina Pascucci, Sig.a
Maria Valsecchi, Mons. Pietro
Massa, Sig.a Ida Balbi in De Caroli, Sig. Francesco Balestrino,
Sig.a Norina Romoli, Sig. Vin-
cenzo Rossi, Comm. Adolfo Dellacasa, Suor M. Silvana Girardi,
Dott. Alberto Boschetti, Cav.
Rag. Fausto Ghiglino, Suor M.
Divitia Crucis Damiani, Sig. Carlo Cravero, Sig.a Rita Garbin,
Sig.a Costanza Lercaro Ved. Capurro, Sig.a Iole Lombardi in Solari, Sig.a Novarina Rollina, Sig.a
Juanita Tassistro, Sig.a Angela
Scarpato, Sig.a Dina Mugnai,
Sig.a Nelide Zaccone Ved. Cortemiglia, Dr. Marco Francesco
Vettone, Sig. Mino Marcone,
Sig.a Amelia Mangini, Sig. Nicolò Costanzo, Sig. Alberto Vittorio Queirolo, Sig.a Maria Traverso Cipelletti, Sig.a Caterina
Chistoni, Sig. Michele Rapuzzi,
Sig.a Eugenia Beccaria, Sig.a
Giulia Zallio Ved. Talenti, Sig.
Ambrogio Frattino, Com.te
Edoardo Arbocò, Com.te
Edoardo Riboli, Rag. Giuseppe
Sanseverino, Don Giuseppe
Galleazzi, Don Pietro Bussolini,
Sig. Giovanni Traverso, Avv.
Ignazio Damele, Don Domenico
Monea, Sig.a Giuseppina Ameri, Sig. Marcello Colomo, C.ssa
Tea Raggio Ved. Beaud, Mons.
Egisto Melchiori, Sig.a Luigia
Arosio in Alberti, Cav. Enrico
Scarpari, Suor M. Egidia, Sig.a
Speranza Salgaro, Sig. Quinto
Tombari, Sig. G.B. Isola, Don
Giuseppe Pianizzola, Mons. Giacomo Storace, Suor M. Gloria
Patri, Sig. Sante Mazzucchelli,
Sig.a Maria Angela Parodi, Sig.a
Maria Ida Marina Ved. Bordoni,
Sig.a Fortunata Calcagno in Meloni, Rag. Luigi De Lucchi, Sig.a
Marina Accame, Fratel Giovanni
Gnaffini, Sig. Giglio Landi,
Com.te Stefano Lagorio, Sig.a
Teresa Egle Coppa Ved. Rossero, Sig.a Carmen Zignaigo, Sig.a
Virginia Forni in Bravieri, Sig.a
Maria Scartezzini, Sig. Marco
Antonio Capurro, Sig.a Luisa
Tealdo, Suor M. Nives, Sig.a Maria Zunino Ved. Caviglia, Sig.a
Benedetta Molinari Ved. Damele, Suor M. Romana, Sig.a Letizia Caterina Urbanizza, Sig.a
Maria Giuseppina Parodi, Padre
Paolo Lampedosa, Sig.a Maria
L. Campanella in Franchini, Sig.
Vincenzo Motta, Sig.a Rita Bosch, Sig.a Matilde Coghi, Prof.
Dr. Ambrogio Da Gradi, Sig.a
Domenica Settin Ved. Dissegna,
Sig.a Giuseppina Gazzo, Sig.
Nello Soldani, Mons. Guido Berardi, Sig. Francesco Schena,
Sig. Agostino Ambrosio, Sig.
Gio Batta Traverso, Sig. Emilio
Racovaz, Sig. Ennio Chiriotti,
Sig. Ernesto Fasce, Sig. Semellino Cerri, Sig. Arturo Capone,
Sig. Luciano Pesce, Sig. Angelo
Baldassarri, Sig.a Rosa Picci,
Sig.a Luigia Rebussini, Sig.a Bice Ungarelli, Sig.a Teresa Ripamonti, Sig.a Eleonora Dionisi,
Sig.a Anita Giovanna Sabbia,
Sig.a Edvige Borcich, Sig.a Giuseppina Pagano, Sig. Giuseppe
Viarengo.
2
MOTIVI
4
PREPARAZIONE ALL’ANNO 2000
5
NOTIZIE STORICHE
INCONTRI
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
AULE (L. 1.000.000)
(concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo)
BORSA MISSIONARIA (L. 500.000)
(concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni)
- BEATO DON ORIONE - i Sigg.i Tito e Liana Scazzola
BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
BORSA DI STUDIO (L. 200.000)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
- DON EUGENIO CANINI - i Sigg.i Paolo, Liana e Sabrina Binazzi
- ANGELO, TERESA e RINA - la Sig.a Rosetta Filippini
- MARIO SARDELLA - la moglie Agostina Vaio
BORSA DI PANE (L. 150.000)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
- LUIGI GERONDIO - la Sig.a Onesta Castagnedi
- in onore della Madonna - la Sig.a Nuzza Pizzolo
- MARIO SARDELLA - la moglie Agostina Vaio
LETTINI (L. 100.000)
(per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
- PIETRO CALVI - la Famiglia Calvi
- GINA PARODI GIARETTI - i Sigg.i Jacopo e Carlotta
- ERNESTA EGERITA - il Sig. Cesare Vaccari
- LUIGI DUCE - il Sig. Cesare Vaccari
- Famiglia VACCARI - il Sig. Cesare Vaccari
- Famiglia GIARDELLI - il Sig. Cesare Vaccari
- CANDIDA ZERBINO Ved. THEA - l’Amministrazione del Caseggiato di Via Puggia 3 - Genova
- ELENA VALLARINO Ved. DAINELLI - i cugini Luciano e Lamberto Dainelli
- FRANCESCO GEMME - la cognata e i nipoti Gemme - Traverso
- ANTONIO PERASSO - la Famiglia Perasso
- RENATO MEUCCI - la Sig.a Lidia Meucci
- SILVIO LAMI - la Famiglia Ferioli - Tassinari
- GIAN PAOLO SIRI - i cugini Alessandro e Olga Maria Siri Boveri
- ANGELO e CARMEN MORESCHI - la figlia Maria Rosa
BANCHI (L. 50.000)
(serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
- FRANCESCO BALDUZZI - il Sig. Andrea Balduzzi
- EMILIA KRALJ - la Sig.a Elda Ippolito
- PALMA e AGOSTINO Motta - la figlia Maria Rosa
- FRANCESCO GEMME - la moglie Maria
- MARIA NESTORI - la Sig.a Anna Nestori
- Don COLOMBANO ISOLA - GIORGIO BORGHESE - i genitori Mario e Minerva Moglione
PER DONAZIONI E LASCITI
Siccome avvengono degli inconvenienti nella
procedura del disbrigo della pratica, si prega
usare esclusivamente la seguente dicitura:
«Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli
anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO
DI DON ORIONE IN GENOVA».
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1
- Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don NINO ZANICHELLI
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri
Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo)
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12 CRONAC A
15
IN MEMORIA
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
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