15
PAG.
ANNO XX N. 3
25 GENNAIO 2013
EURO 1,50
Black out giustizia
Il ministero toglie cinque magistrati
al tribunale più lento d’Italia
Manlio Magistri
L’ex capo di gabinetto del Comune
di Messina ai domiciliari. I retroscena
Marina Moleti
Antonio Ruggeri
centonove
Ruggeri, pecul...Ato
16
Disabili, Rsa in fumo
Il direttore dell’Asp 5 “cancella” le residenze
a Patti e S.Angelo. «Facendo largo ai privati»
PAG.
19
PAG.
Settimanale di Politica, Cultura, Economia
Domenico Nania
in una elaborazione
fotografica
SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE A REGIME SOVVENZIONATO 45% (ME)
ELEZIONI
La caduta
degli dei
IL POPOLO DELLE LIBERTA’
RINNOVA LE LISTE LASCIANDO
SUL TAPPETO I VETERANI CHE HANNO
FATTO LA STORIA DEL PARTITO.
COMPRESI FIRRARELLO E NANIA.
CHE ORA PROMETTE VENDETTA
25 GENNAIO 2013
il punto
centonove
EDIT
Il coraggio
di azzerare
IL MACHETE UTILIZZATO dal
presidente Crocetta sulla formazione
professionale segna una svolta
operativa contro incrostazioni di
potere sedimentate da anni. Fare
ruotare sessanta, tra dirigenti e
dipendenti, serve anche a portare aria
fresca nel settore. Quel che manca,
ancora, è la coerenza di fondo. La
Campania, che dallʼantica grecia
condivide con la Sicilia tanti mali
antichi, ha avuto il coraggio di
azzerare e riconvertire il settore.
Anziché corsi da 120mila euro con un
solo addetto, oppure indagini sui cani
cirnechi dellʼEtna, si è preferito
puntare sulla creazione di impresa.
Diretta. Non lontano da Napoli, in
Puglia, i risultati sono già arrivati. In
Sicilia no. Le operazioni camuffate di
imprenditoria giovanile, svolte negli
ultimi governi, hanno determinato di
recente la cancellazione di crediti per
300 milioni dai bilanci Ircac:
semplicemente non ci sono più le
cooperative finanziate. Da questi
orrori si vuole uscire? Ma Crocetta,
che non vuole la macelleria sociale, sa
che a giugno avrà le barricate sotto il
governo. Non dei figli, dei nipoti, dei
cugini, delle mogli e di una quantità di
parenti di primo, secondo, terzo grado
di deputati e famigli, ma di diecimila
persone che non prendono lo
stipendio e non conoscono, avanti
come sono ormai negli anni, altri modi
per sbarcare il lunario. Questo è il vero
scempio sociale ed economico
procurato. E anche scempio politico: il
più grande baratto e voto di scambio
avvenuto negli ultimi 50 anni, sotto gli
occhi di magistrati penali e contabili, i
cui figli non sfuggono, come i
sindacalisti, alla mappa scandalosa
delle assunzioni. Ora Crocetta dica
come vuole risolvere questo scempio.
Spostare dirigenti e dipendenti collusi,
significa fare posto ad altri soggetti:
per fare cosa? E' il modello che non
funziona. Se allʼorizzonte ci sono
alcuni dei figuri che Crocetta ha
cominciato a imbarcare sotto le note
del Megafono in questa campagna
elettorale, siamo in presenza di un
film, pessimo, e già visto. Non a lieto
fine.
Nicola Cosentino
Cosentino, scene da democrazia precaria
L’operazione liste pulite del Pd costringe gli avversari a compiere
lo stesso gesto anche se per loro innaturale. Tanto che Berlusconi...
DI DOMENICO BARRILÀ
LE DIFFERENZE TRA I PARTITI e tra gli uomini politici esistono,
talvolta incolmabili. Lo abbiamo constatato per lʼennesima volta
martedì 22 gennaio, quando il giacimento di voti campano, Nicola
Cosentino, aveva perso la partita della vita ed era fuori dalle liste
elettorali del Pdl. Non è stata una rappresentazione serena, il
finale sembrava il remake di un poliziesco di quartʼordine, con
Nitto Palma (lʼunico magistrato a non doversi vergognarsi di
essere passato dai tribunali alla politica, perché lui sta dalla parte
giusta), Denis Verdini (che qualche guaio con la legge sembra
avercelo) a inseguire lo stesso Cosentino che, colto dallʼangoscia
per lʼesclusione, aveva sequestrato le liste ufficiali dei candidati e
se lʼera data a gambe. Scene da democrazia precaria e da partito
cui non è consigliabile rimettere in mano il Paese. Lʼoperazione
“liste pulite”, meritoriamente avviata dal Pd mettendo alla porta il
gigantesco collettore di voti ennese, Mirello Crisafulli, è stata
replicata dal Pdl solo per un riflesso imitativo, come accade nelle
gare di formula uno, quando si cambiano le gomme marcando
lʼavversario e copiandone la strategia. Non si tratta di
unʼesigenza vera del principale partito di centrodestra, anzi
ritengo che lʼelettorato specifico non si sarebbe nemmeno
accorto della permanenza in lista dellʼex sottosegretario
campano e non credo quindi alla necessità di questo
scimmiottamento. Tuttavia la mossa del Pd deve avere toccato
qualche inconscio campanello dʼallarme, costringendo gli
avversari a compiere un gesto innaturale, rispetto alla tiepida
cultura della legalità palesata in questi anni. Ciò appare evidente
nelle sconcertanti parole pronunciate a caldo da un imbarazzato
Silvio Berlusconi a proposito della decisione, che dunque egli non
condivide, di tagliare fuori il suo cliente campano, che ritiene
“perseguitato dai magistrati”. Il grande comunicatore si fa del
Vicecaposervizio: Daniele De Joannon In redazione: Gianfranco Cusumano, Alessio Caspanello, Michele Schinella Segreteria di redazione:
Rossana Franzone, Rosa Lombardo, Francesco Pinizzotto - Editore:
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centonove
SETTIMANALE REGIONALE
DI POLITICA
CULTURA ED ECONOMIA
Direttore responsabile
male due volte, prima molla Cosentino poi dice di non
condividere la mossa. Un uomo in altalena. Come sempre.
Pierluigi Bersani si è guardato bene dallʼesprimersi in maniera
così infelice a proposito di Mirello Crisafulli, ma il segretario del
Pd, quanto a civiltà politica e senso delle istituzioni, è inarrivabile
per lʼimprenditore inflittosi alla politica e agli italiani. Lui, il
padrone del Pdl, si tratti di donnine o di devoti, trova sempre il
modo di ricompensare generosamente, dal che possiamo intuire
che Nicola Cosentino, dopo qualche fuoco di artificio di facciata,
si quieterà, tenendo in caldo le decine di migliaia di voti che gli si
attribuiscono, utilissimi in una delle regioni in bilico per quanto
riguarda il senato. Il potere dʼacquisto dellʼex parlamentare
napoletano è quindi ancora alto, e cʼè da giurare che lo userà con
la scaltrezza che gli è propria. Intanto il lavoro sporco pare averlo
fatto il povero Angelino Alfano. Un giorno, quando si ricostruirà la
“meravigliosa” storia del Popolo delle Libertà, qualcuno dovrà
dargli il posto che merita. Una vera icona di duttilità, come
quando raccontava che non cʼerano dubbi sulle primarie, poi il
padrone lo aveva smentito e lʼinflessibile braccio destro
trapanese si era piegato docilmente. Come era logico prevedere,
Nicola Cosentino se lʼè presa pubblicamente con Alfano (per un
anno intero usato spudoratamente come parafulmine dal capo),
ritenendolo innocuo, privo di potere reale. Era già successo con
DellʼUtri. Ma, alla maniera della storiella del poliziotto cattivo e del
poliziotto buono, ora interverrà il padrone, con i suoi metodi (e
mezzi) persuasivi, riportando nei ranghi lʼamicone Nicola, che
non può permettersi di tagliare i ponti con lʼimperatore (e
viceversa), le cui ingenti risorse, nei prossimi anni,
verosimilmente duri per il fido acchiappavoti vesuviano,
torneranno utili.
Distribuzione Gaetano Toscano Sas via Corbino Orso n. 9/11 - 98124 MESSINA
telefono 090/692508 Distributore regionale Eagleservices via M.Rapisardi, 62
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Graziella Lombardo
Garante del lettore Attilio Raimondi
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Questo periodico è associato alla
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del 14/12/2011
Sommario
centonove
25 GENNAIO 2013
PRIMO PIANO
Nania, vendetta nell’urna
Il senatore barcellonese
e la sua area pronti
a sabotare il Pdl alle elezioni
TOP SECRET
A PAGINA
6/7
Riconferma vo’ cercando
RISCOSSIONE SICILIA
Si riducono a sei
gli uscenti messinesi
in pole position nelle liste
A PAGINA
Ispezione amministrativa
Nominati 3 commissari
8/9
PALERMO. Ispezione amministrativa a Riscossione
Sicilia Spa: l'assessore all'economia, Luca Bianchi,
ha nominato tre commissari, Salvatore Parlato, Marcello Maisano e Rossana Signorino, per accertare il
"buco" da 21 milioni di euro
emerso in bilancio, che richiama la Regione a ricostituire il capitale sociale.
POLITICA
Il Pdl senza casa
La storia della sede ex An di via SantʼElia.
Mai sfruttata dal Popolo delle Libertà
A PAGINA 10/11
Accorinti spariglia
La candidatura del professore pacifista
accelera la corsa alle amministrative
A PAGINA
La Rosa batte cassa
12
Lʼex consigliere chiede al Comune
200 mila euro di risarcimento danni e
rimborso spese legali
A PAGINA
13
Elezioni a costo zero
Carceri piene, il giallo di Mistretta
PAG.
Maridist in bilico
Col violino lascio tutti Muti
CHIMICI DI PORTO
I sindacati temono la chiusura
del distaccamento della Marina Militare.
Ma...
A PAGINA 20/21
Stefano Gullo, 25 anni,
suona nellʼorchestra Cherubini
diretta dal maestro
De Pasquale sospeso
per 30 giorni
A PAGINA
14
Secondo il rapporto Antigone
avrebbe un sovraffollamento del 269%.
Ma i dati sarebbero errati
A PAGINA
22/23
ECONOMIA
Arewrarosi
Lawra srestione
della sewr
rew in Borsa
A PAGINA
25
La luce che piace agli arabi
Lino Siclari
PAG.
A PAGINA
Carceri, il giallo di Mistretta
Comizi al buio e volantini sponsorizzati.
Ecco le strategie di Santino Metauro
Elena Barletti crea lampade
con fibra di fico dʼindia
e prodotti naturali
25
A PAGINA
Ai bimbi ci pensa Lucifero
SICILIA
22
35
RUBRICHE
4/5
24
24
28
28
28
32
32
36/37
38/39
38
38
38
39
39
39
39
Settegiorni
Qui Scuola
Istruzioni per l'Uso
Nomine
Notizie dai Consulenti
Consumatori
La Classifica
Lacerti di Letture
Weekend
Lettere & Commenti
Messina Drastica
Heritage
Ecologia e Ambiente
Eliodoro
150 Parole da Palermo
Antibuddaci
Animal House
ELEZIONI
Sindaco, Catalioto
scende in campo
26
Lʼente morale di Milazzo investirà un milione
e mezzo per aiutare i minori disagiati
A PAGINA 27
Ruggeri, Pecul...Ato
MESSINA. Lʼavvocato Antonio Catalioto è in corsa per
essere candidato a sindaco
della città di Messina. Lʼex
assessore allʼUrbanistica
della Giunta di Genovese,
noto per la battaglia legale
che ha portato a dichiarare
lʼillegalità del doppio incarico dellʼex sindaco Buzzanca,potrebbe ottenere nei
prossimi giorni la benedizione di Rosario Crocetta.
POSTER
Domiciliari per lʼex capo di Gabinetto
del Comune di Messina.
I retroscena
A PAGINA
15
Black out Giustizia
Siracusano, ovvero il Settecento
Un volume per ricordare la studiosa
prematuramente scomparsa
Il ministro pronto
a tagliare gli organici
del Tribunale più lento dʼItalia
A PAGINA
Il diritto e l’interprete
A PAGINA
16/17
E se... OccupyMessina?
A PAGINA
Omaggio di Ziino
al maestro Salvatore Pugliatti
32
«In Sicilia? Tutto come sempre»
18
Disabili, “assist ai privati”
Domenico Cacopardo
presenta il suo ultimo romanzo
A PAGINA
Messina canta Vittoria
Il manager dellʼAsp revoca la gara
per affidare due Rsa Pubbliche.
E si scatenano i sospetti
A PAGINA
30/31
A PAGINA
Al via la campagna di ricostruzione
“dal Basso” del Teatro
in Fiera di Messina
33
Una tela di Arena
alla Biennale di Palermo
19
A PAGINA
34
pagina 3
MESSINA. Il Consiglio
dellʼOrdine dei Chimici di
Messina ha sospeso dallʼOrdine per 30 giorni, sino
al 12 febbraio 2013, Francesco De Pasquale, consigliere comunale di Milazzo e
chimico di porto. Il provvedimento è stato assunto dal
presidente Rosario Saccà in
esecuzione di una delibera
del Consiglio nazionale
adottata il 3 maggio del
2012. De Pasquale è stato
sanzionato per aver diffamato il collega Salvatore
Ciotto.
Domenico Cacopardo
PAG.
33
7giorni
8 AGOSTO 2008
CHI SALE
L Giuseppe
Buzzanca
MESSINA. Lʼex sindaco pensa al futuro. Tagliato fuori dalla contesa elettorale per le politiche, Buzzanca ripiega sul
suo mestiere di medico nutrizionista. A tutti gli iscritti della piscina Cappuccini, infatti,
Buzzanca, tramite avviso
esposto fuori dalle vasche,
offre gratis un esame diabetologico.
L
Laura Pulejo
MESSINA. La docente in pensione di storia dei Paesi
orientali sarà il nuovo commissario dell'Ente Teatro di
Messina. La nomina è alla firma del presidente della Regione Crocetta. Laura Pulejo,
discendente della famiglia
che ha gestito i Molini Gazzi,
è stata candidata nella lista
del Megafono.
L
Paolo Barbera
MESSINA. Il giovane responsabile provinciale degli Ecologisti Democratici è uno
“sportivo”. Inserito in extremis al penultimo posto per
tappare il buco in lista alla Camera, ha dichiarato allegramente su Facebook: “Ho assoldato già un pool di killer,
ne faccio fuori 22, entro anche io al Parlamento!”.
L Francesco Quero
MESSINA. Il presidente del IV
quartiere ha preso la vena
melodrammatica dal padre
attore. In incontro con i residenti che vivono sotto un muro pericolante, quero ha melodrammaticamente chiamato in causa il Comune:
«Quando il muro cadrà in testa al signor Pino, e questi
morirà...». Immediato lʼintervento dellʼinteressato: «Presidenti, speramu di no!».
L
Luigi Montalbano
centonove
MESSINA. CONSIGLIERI OCCUPANO L’AULA DI PALAZZO DEI LEONI
SOCIETA’
«No all’elettrodotto»
Garante dei Bambini, bando al Comune
Il sostegno di galluzzo e Andaloro
alla protesta contro i lavori di Terna
MESSINA. I consiglieri
provinciali di Messina
Pino Galluzzo (Pdl) e
Francesco Andaloro
(Rifondazione
Comunista) hanno
occupato l'aula
consiliare di Palazzo
dei Leoni a sostegno
della protesta degli
abitanti della zona
tirrenica contro
l'elettrodotto che Terna
sta realizzando nella
zona. "L'occupazione spigano i consiglieri ha il preciso scopo di
convocare
immediatamente un
tavolo al ministero. I
comitati civici della
Valle del Mela
chiedono che
l'elettrodotto,
progettato con cavi
aerei, sia invece
interrato per ridurre le
emissioni
elettromagnetiche, di
cui temono effetti nocivi
per la salute. I due
consiglieri hanno
lamentato anche "la
presenza dell'esercito
davanti ai cancelli del cantiere di 'Don Gaspano'
a Pace del Mela dove era in programma un sitin pacifico regolarmente autorizzato". "Ho
ricostruito in questi mesi - ha detto Galluzzo con documenti alla mano le responsabilità dei
sindaci, della Regione e di questa Provincia che
hanno preso le decisioni nel 2007 e renderò
noto al più presto ai cittadini questa ricerca
perché ritengo giusto che sappiano chi li
rappresenta. Galluzzo in una lettera al
Presidente della Provincia Giovanni Ricevuto
chiede: "atti tempestivi immediati e risolutivi. Lei
sa bene quanto mi stia a cuore la vicenda Terna
e conosce bene la fiducia che ho sempre
riposto alla sua amministrazione ma la tutela
della vita dei cittadini è prioritaria. Chiederò le
sue dimissioni se non interverra".
MESSINA. Il Comune di Messina cerca un Garante dei diritti per
l'infanzia e l'adolescenza. Lʼavviso è stato affisso allʼAlbo pretorio e le domande vanno presentate all'ufficio protocollo generale corredate dai curricula dei candidati, riportando tutti gli elementi che comprovino i dati anagrafici, la cittadinanza italiana,
l'iscrizione nelle liste elettorali, il godimento dei diritti politici, di
non avere riportato condanne penali e non avere procedimenti
penali pendenti, di non aver cause di incompatibilità. Il Garante
ha il compito, a titolo gratuito, di promuovere e sostenere il rispetto e la garanzia dei diritti e l'osservazione dei conseguenti
doveri, di cui i minori sono titolari, sulla base della convenzione
sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989.
Palermo, da toga d’oro ad abusivo
PALERMO. Nel 2009 arrivò primo al concorso per avvocato e
venne designato toga d'oro, ora si ritrova indagato per esercizio
abusivo dell'attività professionale, sostituzione di persona e truffa. Secondo la Procura di Palermo, che gli ha notificato l'avviso
di chiusura dell'inchiesta, Adriano Lapone, 31 anni, prima di iscriversi all'ordine avrebbe comunque svolto l'attività di avvocato e
in alcuni casi avrebbe firmato mandati difensivi usando il nome
del legale dal quale stava facendo la pratica forense. L'indagine è stata condotta dal pm Geri Ferrara.
“Percorso nascita” al Policlinico Martino
MESSINA. Saranno illustrati lunedì 28 alle ore 11 presso la sala riunioni del Policlinico “Martino” i dettagli del “Percorso nascita”. Si tratta di un progetto previsto dal Piano Sanitario Regionale 2011-2013 messo in atto dalle tre Aziende sanitarie Messinesi - Asp 5, Aou “G. Martino” e Azienda Ospedali Riuniti Papardo-Piemonte - per garantire un programma di cura omogeneo alla donna in dolce attesa, accompagnandola lungo tutto il
periodo: dalla gestazione fino al parto e al puerperio. Sarà, inoltre, presentato il “Quaderno della Gravidanza”: uno strumento
che è parte integrante di questo cammino; un vero e proprio “diario di viaggio” che ogni donna riceverà recandosi presso il consultorio di riferimento.
CEFALU’
Un commissario per il San Raffaele
PALERMO. L'ospedale ''San Raffaele'' di Cefalù è
stato commissariato. E' stato deciso dai soci della
Fondazione San Raffaele Giglio, che gestisce il
nosocomio, nel corso di una riunione alla
presidenza della Regione. Il consiglio di
amministrazione dell'ospedale, presieduto da
Stefano Cirillo, è stato dichiarato decaduto.
L'assessore regionale alla sanità Lucia Borsellino
(nella foto) nominerà un commissario e intanto le
funzioni del cda sono passate al direttore generale
Carmela Durante.
REGGIO. IL GIUDICE DI PACE IRROGA UNA MULTA
MESSINA. Lʼex docente della facoltà di Economia dellʼateneo messinese è il nuovo
esperto a titolo gratuito del
comune di Messina. Nominato dal commissatio
straordinario Luigi Croce,
Montalbano si occuperà del
controllo dei dati contabili,
bancari e di gestione dell'Ato3, per i correttivi da allegare al piano di riequilibrio
“Diffamò Parmaliana”,
condannato Cassata
Franco Cassata
MESSINA. Il Procuratore Generale di Messina
Franco Antonio Cassata è stato condannato
per avere diffamato con un dossier la memoria
del professor Adolfo Parmaliana.
La richiesta da parte del Pubblico Ministero era
di una condanna a tre mesi, ma il Giudice di
Pace del Tribunale di Reggio Calabria ha optato
per una multa di 800 euro e un risarcimento
danni da valutare in sede civile. La sentenza,
pagina 4
che arriva alla vigilia dellʼinaugurazione
dellʼanno giudiziario prevista per sabato 26
gennaio 2013, complica, ora, la riconferma del
magistrato alla guida della procura generale
della Corte dʼappello. Lʼinchiesta su Franco
Cassata era stata aperta a seguito di una
denuncia presentata dal legale Fabio Repici.
Questʼultimo aveva scoperto che, come risultava
dalla stampigliatura sulla parte alta del foglio,
uno dei documenti inseriti in dossier diffamatorio
del docente universitario morto suicida il 2
ottobre del 2007, e spedito in forma anonima a
varie autorità era stato inviato da un fax di una
cartoleria di Barcellona Pozzo di Gotto.
Da controlli dei tabulati telefonici, era emerso
che il documento aveva come destinatario il fax
della segreteria del magistrato a palazzo
Piacentini. (M.S.)
7giorni
centonove
INIZIATIVE. L’IDEA DEL PROFUMIERE MASSIMO SCALIA SBANCA SU FACEBOOK E IN PIAZZA
BARCELLONA
Tutti in panchina per un click con Max Profumo
Sos Migrantes
MESSINA. Tutto è cominciato
per caso: una foto scattata
insieme ad unʼamica che non
vive più a Messina. Sono
bastati delle rime baciate
azzeccate, qualche tag e il
potere di Facebook: il passo
per innescare il passaparola e
creare il tormentone è stato
breve. Farsi fotografare sulla
“Panchina dellʼAmicizia”
insieme a Max Profumo, a un
passo dalla centralissima
Piazza Cairoli, è ormai un
must. Sono ormai decine le
foto che Massimo Scalia,
titolare de “La Profumeria”
omonima, storica attività con
alle spalle tre generazioni di
virtuosi delle essenze, si è
fatto scattare in compagnia di
amici, clienti, curiosi e
mascotte varie. La panchina
posta davanti al negozio è
seguitissima sul social network
e molto ambita: Massimo lʼha
dovuta incatenare a un albero
perché qualche emulatore,
convintosi forse del potere
attrattivo che il complemento
dʼarredo ha su potenziali
clienti, lʼaveva sottratta dal suo
luogo dʼorigine per “farla
comparire” dallʼaltro lato del
Viale. «La Panchina è per me
un luogo simbolico di socialità:
mi ci soffermo per guardare le
persone che passeggiano.
Osservando la varia umanità che
passa, si impara moltissimo su
vizi e virtù dei messinesi»,
afferma Max. «Le foto che mi
faccio scattare sono un modo
per trasmettere unʼimmagine
rilassata e amichevole della mia
attività. Tanto che i “panchinari”,
spesso, non sono neppure
clienti». Massimo fa parte di un
mondo ormai in estinzione:
quello dei commercianti “oldstyle”, quelli che ci tenevano allo
stile impeccabile, che, oltre a
marche e prodotti, ti vendevano
la loro competenza nel servizio.
«Il profumo è un appagamento
della vita, un segno altruistico
verso gli altri: non ce lo
sentiamo addosso, ma lo
condividiamo con chi
incontriamo. Suggerire alla
persona che ti sta davanti un
profumo azzeccato,
complementare alla sua
personalità, è come un lavoro
sartoriale», continua Max. Che
conclude: «Siamo rimasti in
pochi a Messina. Il libero
servizio introdotto dalle catene
commerciali ci ha tolto il
piacere - e il dovere - del
consiglio, vera garanzia della
soddisfazione del cliente».
Valentina Costa
Ventiduesima edizione
del dossier Caritas
BARCELLONA. 22ª edizione del
Dossier Statistico Immigrazione,
realizzato a cura di Caritas di
Roma, Caritas Italiana e
Fondazione Migrantes, con i
contributi di numerose Caritas
diocesane, associazioni e
organizzazioni internazionali e
nazionali. Sarà presentato a
Barcellona sabato 26 gennaio
alle ore 9, presso il teatro Currò.
La presentazione viene
realizzata allʼinterno delle
iniziative promosse sul territorio
barcellonese di attenzione al
fenomeno migratorio.
Dopo i saluti iniziali da parte
delle autorità, padre Gaetano
Tripodo, direttore della Caritas
diocesana di Messina, introdurrà
i lavori. A seguire: la relazione
del diacono Santino Tornesi,
direttore dellʼUfficio diocesano
Migrantes, che presenterà il
fenomeno migratorio nel
contesto nazionale e regionale,
alla luce del nuovo Rapporto e la
proiezione del video
“Diversamente italiani”,
realizzato dal filmaker Luigi
Siracusa. Sul tema del convegno
interverranno: Anna Pitrone e
Pietro Saitta dellʼUniversità di
Messina e Santino Sciré, vice
presidente nazionale delle Acli.
GOSSIP. CINGUETII ROMANTICI CON L’ATTORE MESSINESE
ROSA E NERO
Clerici-Crespi, twitter e indiscrezioni
Caltanissetta, è tradimento anche per sms
PALERMO. Sempre alta lʼattenzione sulla vita sentimentale della
biondissima Antonella Clerici, ancora una volta protagonista della
cronaca rosa nostrana per una presunta love story con lʼattore
messinese Lorenzo Crespi. La tormenta relazione con Eddy Martens,
dal quale la Clerici ha avuto una bimba (Maelle), sembra ormai
archiviata. mentre crescono indiscrezioni
circa un nuovo amore tra Antonella
Clerici e Lorenzo Crespi. Finora solo
le dolci parole, apprezzamenti e
lusinghe che i due volti noti del
mondo dello spettacolo si sono
scambiati su Twitter (se lui la
definisce dolce, lei scrive di
considerarlo una persona
speciale). Ma sarà davvero lʼinizio
di una nuova storia? !Antonella
Clerici mi ha fatto rinascere» ha
dichiarato lʼattore messinese, durante
unʼintervista rilasciata al settimanale
DiPiù, raccontando la fine di un periodo
buio della sua vita privata ma soprattutto
professionale. Lʼattore, divenuto popolare
grazie alla fiction “Gente di mare” trasmessa
con successo su Raiuno nel 2005, ha svelato
come negli ultimi due anni,
improvvisamente, la sua carriera ha subìto
una pesante battuta dʼarresto, spingendolo
a ritirarsi nel suo appartamento di
Messina dove vive solamente con i
risparmi messi da parte durante gli ultimi
Lorenzo Crespi
anni di lavoro.
CALTANISSETTA. Il tradimento? Vale anche se effettuato
via sms. È quanto ha stabilito il Tribunale civile di Caltanissetta giudicando una causa di separazione tra due nisseni iniziata proprio quando la moglie aveva scoperto i messaggini
amorosi del marito. A nulla è valsa la difesa del coniuge, che
puntava sullʼassenza della prova del tradimento carnale. Per
i giudici, “la relazione instauratasi tra i due non è compatibile
con i doveri di fedeltà e lealtà derivanti dal matrimonio”.
Gela, calcio in lutto per la morte di Morinello
GELA. Lutto nello sport a Gela. Si è spento Pino Morinello, già
presidente del Terranova e del Gela JT e protagonista, assieme ad Emanuele Alabiso, della trattativa che portò alla fusione
delle due maggiori società dell' epoca, ossia il Terranova e la
Juventina Gela, che fece nascere quella JuveTerranova. Il Gela, che milita in Seconda Categoria, in suo omaggio ha giocato
contro lo Sporting Ragusa con il lutto al braccio.
I magistrati ricordano Ciaccio Montalto
PALERMO. La Giunta distrettuale dell'Anm di Palermo ricorda Ciaccio Montalto, ucciso il 25 gennaio del 1983 a Valderice (Trapani): “Nel trentesimo anniversario dell'omicidio la sezione distrettuale ne ricorda l'impegno civile, sottolineando come il suo sacrificio personale abbia contribuito ad avviare il riscatto dell'immagine dei Siciliani onesti. In questo momento
di commozione e di rinnovazione di un grande dolore è vicina
ai suoi familiari e a tutti coloro che lo hanno amato. L'Anm plaude all'inziativa della migliore società civile di rievocare la figura del magistrato presso il palazzo di giustizia di Trapani.
pagina 5
8 AGOSTO 2008
CHI SCENDE
M Gaetano Sciacca
MESSINA. Lʼeccesso di zelo
per risolvere i problemi ha
tratto in inganno lʼingegnere
capo del Genio Civile di Messina. Durante unʼassemblea
pubblica, Sciacca aveva
chiamato in diretta quello che
riteneva il numero di servizio
del commissario al Comune
Luigi Croce. Peccato, però,
che lʼutenza fosse passata al
Procuratore capo Lo Forte, il
quale ha risposto laconico:
«Guardi, ha sbagliato...».
M Franco Rinaldi
MESSINA. Il deputato regionale messinese del Partito
democratico si fa “beccare”
dai no pontisti. Al momento
del voto della mozione contro
il ponte sullo stretto allʼArs,
proposta proprio dal suo
gruppo, Rinaldi risultava assente. In realtà, mancava dallʼaula sin dal dibattito preliminare.
MSanti Alligo
MESSINA. Il segretario generale del comune di Messina
ha gettato la spugna. Alligo,
infatti, si è dimesso dal ruolo
di commissario straordinario
dellʼAtm, lʼazienda trasporti
travolta dai debiti e dagli sprechi. Il cui futuro, dopo una durissima relazione dei revisori
dei conti, è sempre più in bilico.
M Giovanni Materia
MESSINA. Lʼex direttore sanitario del Policlinico è stato rinviato a giudizio con lʼaccusa
di falso dal Gup Giovanni De
Marco. La vicenda risale al
2008, a causa del rilascio di un
certificato sul quale gli inquirenti hanno acceso i riflettori.
Il processo iniziarà nel 2014.
M Franco Battiato
MESSINA. Il musicista-assessore è stato cazziato indirezzamente dal presidente
dellʼArs, Giovanni Ardizzone:
«Un assessore in particolare
perpetua la sua assenza: bisogna avere rispetto per il
confronto democratico che si
svolge in commissione e in
aula». Battiato si è giustificato dicendo che il suo tour era
programmato da prima delle
regionali.
25 GENNIO 2013
primopiano
centonove
LA SCHEDA
Ventisei uscenti fuori
Chi non tornerà in Parlamento
RESA DEI CONTI. Il senatore barcellonese e la sua area esclusi dalle liste del Pdl
Nania, vendetta nell’urna
La monovra che punta a emarginare gli ex An di Messina potrebbe trasformarsi in un harakiri
per il partito in Sicilia. Avverte Buzzanca: «Non ci assumiamo responsabilità su ciò che accadrà»
DI DANIELE DE JOANNON
PALERMO. Si scrive rinnovamento ma, a
seconda delle aree politiche, si può
leggere come la necessità di far pulizia in
facciata, oppure di riservare i pochi posti
garantiti o, infine, come possibile
“vendetta”. Una vendetta che, per il
Popolo delle Libertà, potrebbe anche
trasformarsi in un vero e proprio harakiri.
Già, perché “disfarsi” in Sicilia orientale
dellʼintera area ex An costerà caro.
DUE PESI DUE MISURE. Il numero di
mandati eccedeva quello consentito, ma a
differenza dellʼesclusione di Pino
Firrarello, “re di Bronte”, lʼassenza nelle
liste del Pdl di Domenico Nania assume
tuttʼaltro significato. Perché, a mancare,
non è solo lʼuscente, ma lʼintera area di
riferimento. Area che, al contrario, trova nel
caso di Firrarello una perfetta continuità
nella candidatura del genero Giuseppe
Castiglione (presidente uscente della
Provincia di Catania e coordinatore
regionale del partito come Nania).
TAGLIATI FUORI. Seppur allʼinterno di
un trend nazionale del Pdl, la chiusura
agli ex An di Messina sembra una vera e
propria “punizione”. Al posto del
senatore, infatti, avrebbe potuto trovare
un posto sicuro Santi Formica, uno dei
più eminenti esponenti nonché deputato
allʼArs. Unʼeventuale successo di questi
avrebbe avuto un duplice risultato: dare
continuità a Roma allʼarea e assicurare
lʼingresso a Palazzo dei Normanni di
Giuseppe Buzzanca, ex sindaco di
Messina. Niente di tutto ciò, però.
SU SETTANTASETTE parlamentari, 26
saranno volti nuovi. Volti che vanno a
sostituire uscenti che escono definitivamente di scena (o temporaneamente fino alle amministrative). E, alle mancate riconferme, sono corrisposti anche cambi di casacca in corsa per salvare il salvabile. Tra le forze politiche
che più di altre non candidano uscenti
cʼè Futuro e Libertà. A cominciare da
Pippo Scalia, per continuare con Nino
Strano. Ci sono poi i non rieletti alla Regione, come Livio Marrocco, che non
hanno trovato posto in lista. Infine, si
deve segnalare Nino Lo Presti, unico
“fortunato”, visto che non si candida in
seguito alla nomina in seno al Cga. In
area Grande Sud, non trovano posto gli
uscenti Ugo Grimaldi, Francesco Stagno dʼAlcontres (per scelta) e Salvo Fleres. Vera e propria strage nel Pdl: Niente da fare per Enrico La Loggia, Nicola
Cristaldi, Giuseppe Palumbo, Pino Firrarello, Antonino Battaglia, Umberto
Scapagnini e Mimmo Nania. E mentre
lʼUdc ha lasciato a casa Pippo Naro,
sbarrando la lista a Enzo Galioto (trasfuga del Pdl). Tra gli uscenti cʼè anche
il veterano Calogero Mannino, che ha
lasciato lʼUdc. Hanno cambiato casacca senza speranza, poi, Sebastiano
Aparo Burgaretta e Carlo Vizzini. Il Pd,
infine, non ha ricandidato Costantino
Garraffa, Nino Papania e Mirello Crisafulli. Nel Pds, invece, Angelo Lombardo si è adirato. Suo fratello Raffaele non
lo ha appoggiato, candidandosi lui.
GLI SCENARI. «Non ho avuto alcun
contatto, allo stato attuale, con il segretario
Alfano. Ad ogni modo, sono preoccupato
per lʼesito delle elezioni politiche e sin da
ora non mi assumo alcuna responsabilità
rispetto a ciò che accadrà», avverte
Buzzanca. Che aggiunge: «Ci
incontreremo nei prossimi giorni, anche
con lʼonorevole Formica, per decidere il da
farsi. Tutte le ipotesi che fino ad ora sono
state fatte in merito al futuro del senatore
Nania, ad esempio la candidatura alla
presidenza della Provincia, sono prive di
DAGLI ALLEATI
Rabbia in Grande Sud
Le ragioni di Stagno d’Alcotres, Amata e Grasso
Francesco Stagno d’Alcontres
MESSINA. Hanno avuto un ottimo risultato alle regionali, hanno
eletto un deputato, Bernadette Grasso, eppure nelle liste per le
politiche sono stati retrocessi e quasi trascurati. Sono gli esponenti di Grande Sud di Messina, la cui amarezza può essere riassunta dalle parole dellʼex assessore comunale Elvira Amata:
«Abbiamo rappresentato da subito lʼesigenza, non tanto per noi
ma per il partito, che dovesse esserci una presenza messinese.
Lʼabbiamo detto durante le riunioni, ma chi ha fatto loe liste, il coordinatore regionale Fallica, ha seguito un altro criterio. Francamente non so perché i messinesi siano stati messi ai margini, né
perché Francesco Stagno dʼAlcontres non abbia indicato qualcuno per il posto ha lasciato non ricandidandosi. Penso che ciò
vada chiesto a lui e alla vicecoordinatrice Grasso». Questʼultima,
pagina 6
però, precisa: «Anche se sono numero due regionale, non ho seguito le riunioni, né sono a conoscenza degli accordi presi da noi
con il Movimento per le Autonomie, che comunque non rilevano.
Posso solo dire che Grande Sud è presente in tutto il territorio italiano e qui si è saldato con Lombardo per comunanze concettuali e per strategie elettorali, anche in relazione allo sbarramento.
Su altre questioni, come la posizione dei messinesi, sarebbe meglio chiedere a dʼAlcontres». E il deputato uscente, che è anche
coordinatore provinciale, ammette: «In effetti avrei potuto difendere la posizione che lasciavo per darla a un messinese. Forse è
stato un errore non farlo». Per lʼonorevole, comunque, è più importante precisare il perché non si è voluto candidare: «Posso
comprenderne le ragioni, ma non riesco a mandar giù la creazione di una lista insieme a Raffaele Lombardo, dal quale prendo
le distanze. Lʼalleanza, insomma, non mi ha entusiasmato. Poi,
cʼè un altro motivo: non mi andava di essere candidato nuovamente in assenza di una reale proposta di rinnovamento. Perché
nel Pdl ci sono soltanto fantasmi e cariaditi». (D.D.J.)
centonove
primopiano
Nella pagina accanto, Domenico Nania, senatore uscente non ricandidato
in Sicilia dal Popolo delle Libertà per cumulo di mandati. Accanto,
Giuseppe Buzzanca, ex sindaco di Messina. Sotto, Nino Germanà,
deputato regionale del Pdl. Sopra, da sinistra, Ciccio Rizzo, Ciccio Rella
e il deputato regionale del Pdl Santi Formica
fondamento. Insomma, lʼex sindaco
minaccia velatamente ritorsioni e non
riesce a spiegarsi il perché dellʼaccadurto:
«Mi è dispiaciuto il mancato confronto di
Roma con il coordinamento provinciale. In
subordine, noto che è un vero e proprio
problema che allʼinterno del Pdl, nelle liste
elettorali, manchi totalmente la
comobnente di destra. Il problema - spiega
- è chiaramente politico». Un problema
politico che, territorialmente, avrà dei
riflessi: «Le considerazioni ultime sullʼintera
vicenda le farà il nostro elettorato».
LE REAZIONI. A rammaricarsi per
lʼassenza della componente ex An è anche
un forzista doc come Nino Germanà, che
alle regionali ha “soffiato”, dopo una
campagna condita anche da polemiche, il
seggio a Giuseppe Buzzanca: «Gli ex di
Alleanza nazionale, a Messina e provincia,
sono una risorsa. Nania, Formica e
Buzzanca sono importanti per il Pdl, ma il
problema, insormontabile è stata la deroga
per le sette legislature al Parlamento del
senatore. Certo - spiega - da un altro punto
di vista è stato un grossissimo errore, visto
che in lista ci sono uscenti non proprio di
primo pelo, come Antonio Martino e
Stefania Prestigiacomo. Il primo,
francamente, chi lo ha mai visto in città?
Entrambi, poi, non hanno voti». Il
rinnovamento promesso nelle liste del Pdl,
inoltre, ha ignorato i più giovani. Ad
esempio Ciccio Rizzo, già andato in
contrapposizione per le elezioni a sindaco
di Lipari, che annuncia sin da ora: «Se
andrò a votare, lo farò per Forza Nuova e i
Forconi». Per Rizzo, comunque, il
problema è a monte: «Il meccanismo per la
25 GENNAIO 2013
composizione delle liste doveva essere
legato alle primarie, lʼunico modo per
capire chi aveva voti, idee e progettualità.
Se gli ex An si fossero confrontati
attraverso questo strumento, avrebbero
potuto dimostrare di avere consenso sul
territorio. È questo il vero peccato originale.
Se a questo aggiungiamo che è in corso
una notte di San Bartolomeo perpetrata
contro unʼarea, quella ex An, che
comunque ha fortissime responsabilità,
visto che ora è divisa in sette parti, allora
tutto è chiaro. Ad ogni modo, a me hanno
insegnato che quando si fanno le liste tutte
le aree devono farne parte. Da un punto di
vista strategico, quindi, escludere Nania e
gli altri è sbagliato». A differenza di Rizzo,
un altro Ciccio, Ciccio Rella, consigliere
provinciale a Messina, voterà comunque
Popolo delle Libertà. Ma non acriticamente:
«Rispetto alle dinamiche nazionali, non
posso entrare nel merito perché non
conosco i criteri che hanno seguito. Mi
stupisce, però, che, a prescindere dalle
persone, non si è pensato di rappresentare
unʼarea politica che rappresenta e ha
rappresentato una parte di elettorato del
Popolo delle Libertà. Fosse stato un
problema legato ai nomi, avrebbero dovuto
dire come si poteva risolvere. Invece, ad
oggi, proprio in un momento in cui un
partito dovrebbe ripartire con uno slancio
diverso, si è deciso non di cambiare le teste
in maniera positiva, ma solo di limitarsi a
tagliarle. La cosa che rimarco ancora una
volta - conclude Rella - è che nella
provincia di Messina, al di là
dellʼinserimento di Bruno Mancuso e della
conferma di Vincenzo Garofalo, non si è
pensato di dare una posizione buona al
nuovo Pdl. A quel Popolo delle Libertà che,
in futuro, obbligatoriamente dovrà venire».
Dal fronte messinese a quello regionale, è
perplesso sulla scelta anche Rudy Maira,
coordinatore del Pid: «In effetti non
candidare una componente che ha voti,
non ha molto senso».
POSSIBILI RETROSCENA. Al di là
dellʼembargo nazionale agli ex An, cʼè
qualche motivo aggiuntivo riguardo alle
scelte siciliane. Una tesi vuole che il veto
agli ex An sia una delle condizioni dettate
da Gianfranco Miccichè prima di
saldare lʼalleanza di Grande Sud con il
Pdl. Uno dei motivi? Sarebbe stato Nania
a proporre il nome di Nello Musumeci
come presidente della regione quanco
Miccichè era sul punto di essere
candidato dallʼinterna coalizione. Che poi
non si formò.
DOLENTI NOTE
Crisafulli, stop da Roma
I democratici perdono Mirello e Nino Papania
PALERMO. «La posizione mia e quella dei segretari provinciali di
tutto il Pd siciliano è nota. Se vi fossero stati motivi validi per non
accettare le candidature dei senatori Crisafulli e Papania bisognava farlo prima delle primarie». Il segretario regionale del Pd siciliano, Giuseppe Lupo, manitiene la posizione, ma non può far
altro che subire lʼesclusione di due big del partito. Due big che afferiscono ad aree differenti: Innovazioni (Nino Papania) ed ex Ds
(Mirello Crisafulli). Sui due trionfatori delle primarie, la commissione nazionale di Garanzia ha emesso una sentenza insindacabile. Ma come hanno reagito i protagonisti? Crisafulli ha avuto parole da ex compagno: «Ho il dovere prima di tutto di rassicurare i
dirigenti, gli iscritti al Pd, le cittadine e i cittadini che hanno partecipato alle primarie, dandomi il loro consenso: l'esclusione dalla
lista non è stata supportata da nessun articolo di legge né da alcun articolo del Codice Etico. La mia candidatura non contrasta
con nessun principio in esso contenuto, come espresso dalla commissione regionale di garanzia prima, e dal documento sottoscritto
da tutti i segretari provinciali e dal segretario regionale Giuseppe
Lupo dopo. La commissione nazionale ha posto una questione di
“opportunita” dopo la gogna mediatica alla quale sono stati sottoposti non solo io ma buona parte del territorio regionale Siciliano
e in maniera particolare la provincia di Enna. Avrei preferito che
tale questione di opportunità mi fosse stata posta prima dello svolgimento delle primarie». Alle recenti primarie, Crisafulli e Papania, avevano ottenuto il 12 per cento delle preferenze rispetto al
totale dei votanti, poco sopra i 100 mila. Il primo, nella sua Enna,
aveva conquistato 6.348 voti, mentre Papania, a Trapani, 6.165.
Meglio di loro era andato solo Francantonio Genovese, oltre
19mila preferenze. Crisafulli era stato inserito al settimo posto nella lista per la Camera nella Sicilia orientale; Papania in seconda
posizione nella lista al Senato, dietro Corradino Mineo».
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Mirello Crisafulli
primopiano
25 GENNIO 2013
MARTINO (PDL)
Da sempre nel
centro-destra,
siede a
Montecitorio dalla
XII legislatura.
Ricandidato
grazie alla deroga
confezionata per gli ex ministri. Per
Openpolis, è il peggior deputato
messinese, ma... “Quando si muove
fa centro”, vedi l'introduzione del
principio di pareggio di bilancio nella
Carta costituzionale
GAROFALO (PDL)
Di fede “forzista”
tenta di bissare il
mandato a
Montecitorio,
dove nell'ultima
legislatura, risulta
il messinese più
“operoso”, anche se non è stato
ancora approvato alcun ddl proposto,
Garofalo vanta oltre 150 tra
emendamenti, odg, interpellanze,
mozioni e interrogazioni di cui è primo
firmatario
GENOVESE (PD)
Ex Dc, ex
Margherita, oggi
Pd (corrente
Innovazioni). Per
lui, nell'occhio del
ciclone per lo
scandalo
“formazione”, scatterà quasi
certamente il secondo mandato alla
Camera. Tra i pochi ddl proposti
l'unico assorbito riguarda la
designazione dell'origine degli oli
extravergini nell'etichetta del prodotto
centonove
LO MONTE (CD)
Ex Dc, poi Udc,
confluito nel Mpa
per poi
sostenere Idv, è
approdato al
“Centro
democratico” di
Tabacci. E' tra i parlamentari
messinesi più “attivi” per Openpolis,
tra le sue battaglie la legge sullo
sbarramento del 4% alle europee e
le modifiche alle legge per l'elezione
dei parlamentari europei
BRIGUGLIO (FLI)
Proveniente dal
Movimento p
sociale italiano,
confluito in An e
oggi leader
siciliano di Fli, si
appresta a
tentare la quarta riconferma alla
Camera. “Bocciato” da Openpolis ha
siglato 25 proposte di legge e solo
una è stato approvata: la parziale
riduzione del rimborso elettorale per
movimenti e partiti politici
THE DAY AFTER. Si riducono a sei gli uscenti messinesi in pole position nelle liste
Riconferma vo’ cercando
A dispetto dell’efficienza o meno come parlamentari, guadagnano piani e alti ed elezione
al 99% Martino, Garofalo, Genovese, Lo Monte, Briguglio e D’Alia. L’Unica new entry? Saro Sidoti
DI TIZIANA CARUSO
MESSINA. Qualcuno “scalda” una poltrona
a Montecitorio ininterrottamente da ben sei
legislature e, quasi certamente, con
“grazia”, agguanterà la settima. Altri,
seppur “novelli”, mirano, come minimo, a
piantare radici nella Capitale. Chi a Roma
bazzica già da un po', ma non ha più alle
spalle un partito “massiccio”, si consola con
un buon piazzamento in lista. Qualcun altro
conta invece sulla “solidità del gruppo”.
Liste chiuse e porte aperte, dunque.
Almeno per alcuni. Tra “cambi di casacca”
e “tradizioni consolidate”, tra i più “sereni”,
a Messina, c'è soprattutto chi si è
“rilassato” nei Palazzi di Governo.
“BLINDATI” DI RANGO. Tra gli uscenti,
uno scranno romano sarà infatti
certamente riservato ai discendenti di due
illustri dinastie politiche dello Stretto,
Antonio Martino e Francantonio
Genovese. Il primo, erede di una “pesante”
tradizione liberale, è stato il secondo
tesserato di Forza Italia e dopo la nascita
del Pdl non ha mai cambiato casacca. Alla
“coerenza” non si affianca però il fattore
“produttività”: l'onorevole è il peggiore tra i
deputati messinesi secondo Openpolis. Al
567° posto su 630 parlamentari “vanta”
nella XVI legislatura cinque proposte di
IL PERSONAGGIO
Scilipoti: «Posso sempre tornare a fare il medico»
MESSINA. Dal Psdi a Berlusconi, passando per Idv. Domenico Scilipoti (nella foto)
alla fine ha trovato “asilo” nella lista presentata dal Pdl per la corsa al Senato, ed è
in sesta posizione. Dai primi passi in politica sino ad oggi, ha saltato gli steccati
che dividono la sinistra dalla destra e, nel mezzo, è stato eletto deputato con Idv
nel 2008. Durante l'ultima legislatura ha “battagliato” guadagnandosi il 126° posto nella classifica di Openpolis con 37
proposte di legge come primo firmatario e oltre 100 come cofirmatario. «I mal di pancia sulla mia candidatura in Abruzzo
sono frutto di una montatura - tuona - In Calabria qualcuno
rivendicava presenze territoriali, ma poi gli animi si sono placati, qualsiasi posto mi sarebbe andato bene”. «Non sono dispiaciuto di non essere un candidato siciliano. Se non dovessi farcela avrei più tempo per fare il medico, ma, di certo,
non abbandonerò la politica». (T.C.)
legge (quasi tutte approvate però) come
primo firmatario e ventisei come cofirmatario. Si è assentato 3.579 volte su
11.498 sedute. Ma, in Parlamento, a
“sonnecchiare” non è da meno il “collega”
Francantonio Genovese. Nato sotto il
segno della Dc, approdato al Ppi e
diventato parlamentare all'Ars con “La
Margherita” nel 2001, ha poi scalato i vertici
del Pd siciliano approdando alla Camera
nel 2008. E' anche lui tra i “blindati” della
XVII legislatura ma, nell'ultima, risulta al
505° posto per attività parlamentare: ha
siglato appena quattordici proposte di
legge come co-firmatario e sette da primo
(nessuna approvata). L'esponente del Pd
non ha inoltre “timbrato il cartellino” per ben
2.039 volte.
“BEN PIAZZATI” IN ATTESA. Tra gli altri
uscenti-ricandidati ci sono poi Carmelo
Briguglio e Carmelo Lo Monte. Ai due, in
ottimi posti nelle rispettive liste, non resta
altro che confidare in un buon risultato del
partito di appartenenza. Briguglio, tutto
sommato, è sempre rimasto fedele alla sua
area “natia”: diventato assessore regionale
con il Msi nel 1994, nel 2001 è approdato
alla Camera con An, ha bissato nel 2006 e
fatto “tris” nel 2008 col Pdl. Coordinatore
regionale di Fli dal 2012, è secondo nella
CENTROSINISTRA
Papabili, Presti e gli altri
Oltre al mecenate, sono in pochi ad avere chanches
Antonio Presti
MESSINA. Tra i messinesi ben posizionati nella corsa al Senato c'è
sicuramente Antonio Presti, “numero due” del “Megafono” di Rosario Crocetta. Molto dipende dal risultato che otterrà la lista “confezionata” a Castel di Tusa ma, certamente, per il mecenate messinese le chances per agguantare Palazzo Madama non sono poche, soprattutto se il centro-sinistra dovesse riuscire ad ottenere il
premio di maggioranza al Senato che gli permetterebbe di piazzare sette o nove senatori “made in Sicily”, più altri sette o cinque divisi proporzionalmente tra i partiti apparentati. Se il centro-sinistra
dovesse farcela, le cose si metterebbero bene anche per un'altra
messinese, l'ex assessore comunale, Liliana Modica, quinta nella lista del Pd, che potrebbe trovarsi così a “vestire” la carica di senatrice. Più complicata, senza dubbio, la “strada” di Antonio Sait-
pagina 8
ta, decimo in lista al Senato per il Pd e Maria Tindara Gullo, nona
alla Camera. Impossibile sperare anche per Giuseppe La Face,
nono al Senato per il “Megafono”, Lucia Tarro Celi e Luciana Intelisano, candidate del Pd in posizioni “infelici” rispettivamente al
Senato e alla Camera. Idem per Andrea Carbone e Mamy Costa,
quarto e quinta nella lista di Sel. Quasi il deserto di messinesi nelle
altre liste che fanno parte della coalizione di centro-sinistra e che
concorrono per una poltrona a Palazzo Madama, sia nel Centro democratico di Tabacci che tra “I Moderati”, anche se l'orlandina Lucia Pinsone, già candidata alle scorse regionali, è stata piazzata al
terzo posto. Così Presti sembra essere tra i messinesi più quotati.
«L'eventuale elezione non cambierà quello che sono stato fino ad
oggi - spiega Presti - un uomo che ama la bellezza e che ha cercato sempre di donarla alla res publica. Così continuerò a fare, a Roma o a Tusa. Darò voce al bello, all'identità siciliana, cercherò possibilità di sviluppo che non abbiano come valore il denaro, ma la conoscenza e l'eccellenza. In questo cercherò di non essere senatore per una legislatura, ma a vita». (T.C.)
centonove
primopiano
25 GENNAIO 2013
OUTSIDER
Tra Grillo e Arancioni
I 5 Stelle pregustano il successo
A sinistra,
Gianpiero DʼAlia,
coordinatore
regionale dellʼUdc
e blindato
per la rielezione.
Accanto,
Francesco La Fauci,
schierato dal Mir
di Samorì.
Sopra, da sinistra,
Pippo Naro,
che non correrà
alle elezioni,
e il suo delfino
in lista, Saro Sidoti.
In alto, da sinistra,
gli aspiranti
democratici
Mariella Gullo,
Liliana Modica
e Antonio Saitta
lista della Sicilia orientale dopo Gianfranco
Fini. Durante l'ultima legislatura non è
certamente stato tra i più attivi in
Parlamento. È 446° su 630 per produttività,
ha siglato come primo firmatario
ventiquattro proposte di legge e meno di
cinquanta come co-firmatario, si è
assentato ben 2.569 volte. Il collega
Carmelo Lo Monte, invece, è nato
politicamente con la Dc, con l'Udc è
diventato parlamentare all'Ars e nel 2006 è
arrivato a Montecitorio agguantando il
seggio grazie a quel sodalizio tra Lega
Nord ed Mpa chiamato “Patto per le
autonomie”. Ha bissato nel 2008 con il
Mpa, ha appoggiato Idv alle scorse
regionali e, adesso, è secondo al leader
Bruno Tabacci nella lista presentata per la
Sicilia orientale dal “Centro Democratico”.
Lo Monte non è affatto un parlamentare
“inoperoso” e qualche risultato l'ha persino
portato a casa: per Openpolis è 95° tra 630
deputati, ha all'attivo dodici proposte di
legge come primo firmatario e oltre ottanta
come co-firmatario. La “specialità” di Lo
Monte sono, però, le “missioni” ne ha
collezionate ben 3.397.
IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO. Tra gli
uscenti ricandidati c'è poi Vincenzo
Garofalo, approdato per la prima volta a
Montecitorio nel 2008. Spalla di Nino
Germanà, è, da sempre, un “forzista”, area
che, a Messina, attualmente, ha
“ridimensionato” la forza politica di matrice
ex An barcellonese. Garofalo non corre
rischi “di partito”, ma qualche
preoccupazione potrebbe derivare dalla
sua posizione in lista. Il deputato uscente è,
infatti, sesto per la Sicilia orientale. È
comunque il parlamentare messinese più
“produttivo”: è 85° a livello nazionale con 3
proposte di legge come primo firmatario,
oltre 80 come co-firmatario, zero missioni e
il 90% di presenze in Parlamento.
“PRIMATO DECLASSATO”. In assoluto,
però, per Openpolis, il messinese più
“laborioso” è il senatore Gianpiero D'Alia.
Per lui una lunga tradizione democristiana
e un incarico da capogruppo al Senato
dell'Udc. D'Alia ha dovuto cedere il posto a
Palazzo Madama a un fedelissimo di
Pippo Naro, deputato messinese uscente
alla Camera e “altra anima” dello scudo
crociato sullo Stretto. Naro ha infatti
“regalato” al consigliere provinciale Saro
Sidoti il secondo posto al Senato, dietro
Pierferdinando Casini. Seppur
“declassato” alla Camera come capolista in
entrambe le circoscrizioni siciliane, D'Alia
fa parte senza dubbio dei “blindati” e, come
Genovese e Martino, può essere
sicuramente annoverato tra i politici di
“stirpe”. Anche se, a differenza dei due, è il
terzo senatore messinese più “produttivo”:
vanta, infatti, ben 65 disegni di legge come
primo firmatario e 85 come co-firmatario.
PALERMO. “Arancioni” e Cinque Stelle giocheranno senza dubbio un ruolo
importante nella corsa al Senato in Sicilia. Scontato il raggiungimento
dell'8% per i Grillini, la battaglia è certamente molto più dura per gli uomini
del pm Ingroia, il cui peso elettorale potrebbe comunque essere determinante anche nel compromettere ulteriormente il raggiungimento di una maggioranza targata centro-sinistra al Senato, attualmente già tutt'altro che
scontata. La coalizione di Rivoluzione
civile che raggruppa Prc, Idv e Verdi,
non apparentata, dovrà raggiungere
l'8% per varcare la soglia di Palazzo Madama ma intanto “scava” un possibile
solco nella “cordata” guidata da Bersani. A Messina per gli arancioni al Se-
D’Uva
nato c'è il segretario di Idv, Salvatore
Mammola, al quarto posto, il posizione
“di servizio”. Molto più indietro, poi, c'è
un altro messinese, Filippo Giunta, 11°
in quota Rifondazione. Scarse le possibilità per questi ultimi far arrivare la
“voce dello Stretto” sino a Roma. Qualche chances in più l'hanno i Grillini, soprattutto alla Camera, con il giovanissimo messinese Francesco D'Uva, al
quinto posto per Montecitorio. Poco
dietro, ma in posizione “difficile”, un altro giovane barcellonese, Alessio Villarosa, settimo in Sicilia orientale. Praticamente impossibile agguantare Palazzo Madama, invece, per il grillino
Leonardo Russo, 10° al Senato. (T.C.)
CENTRODESTRA
Tutti i satelliti in orbita
Da Samorì ai liberali, chi scalpita per un seggio
MESSINA. Gli ultimi sondaggi elaborati per la corsa al Senato danno in vantaggio la coalizione guidata dall'ex premier Silvio Berlusconi e così sullo Stretto è già iniziata “la conta” su chi potrebbe farcela e chi no ad occupare una poltrona a Palazzo Madama. Gianpiero Samorì, leader del Mir, ha puntato, ad esempio, su un messinese come capolista al Senato per la Sicilia. Si tratta del commercialista Francesco la Fauci, fratello di Dario, l'ex presidente dell'Ordine degli Architetti di Messina e attuale assessore provinciale.
La Fauci è stato esperto, consulente, revisore dei conti e presidente del collegio sindacale di numerosi enti pubblici e società partecipate. Il commercialista, vicino a Nino Germanà, ha trovato il suo “posto al sole” in uno dei partiti “gregari” al centro-destra che, per ottenere una poltrona a Palazzo Madama, dovrà non solo raggiungere
il 3%, ma sperare in un risultato “scarso” degli altri gruppi appartenenti alla “galassia-Berlusconi” con cui dovrebbe spartirsi i cinque o
sette posti riservati al Senato per i partiti apparentati nel caso in cui
il centro-destra dovesse avere la maggioranza in Sicilia e “invadere” Palazzo Madama con quattordici senatori. Al vertice delle altre liste minori che compongono la “rosa” dei gruppi coalizzati sotto l'ala
di Berlusconi non ci sono altri messinesi in posizioni apparentemente
“utili” per un posto a Palazzo Madama nè tra i seguaci di Grande Sud,
nèt ra quelli di Fratelli d'Italia, nè tanto meno nel Pds-Mpa, dove, ad
esempio, Antonio Andò è in penultima posizione. All'interno del Pdl,
poi, l'unico candidato messinese “di peso” era Bruno Mancuso. La
sua posizione in lista (è decimo), non gli consentirà però di sperare
troppo su una poltrona da senatore. Alla Camera tra i “gregari” berlusconiani i messinesi in posizione utile se dovesse scattare il seggio per il partito di appartenza sono il senatore Enzo Palumbo e l'avvocato Massimo Rizzo candidati al vertice della Sicilia orientale per
il Pli e Silvano Arbuse, al terzo posto per “La Destra”. In Grande
Sud-Mpa quasi assente la rappresentanza messinese. (T.C.)
pagina 9
Mammola
Bruno Mancuso
Politica
25 GENNAIO 2013
centonove
LA CASA DEL FASCIO. La sede provinciale di Alleanza nazionale, mai diventata sede del Pdl e oggi quasi abbandonata
MESSINA. La storia delle sede della ex Alleanza nazionale in via Sant’Elia. Mai sfruttata dopo la fusione con Forza Italia
Pdl, Popolo senza casa
Acquistata da Giorgio Almirante, segreteria provinciale del partito, snobbata da deputati regionali e nazionali, senatori
e dirigenti, è stata adottata dai giovani. Ecco perchè, in riva allo Stretto, i partiti della seconda repubblica non hanno sezioni
DI ALESSIO
CASPANELLO
MESSINA. Tra gli odiatissimi comunisti
ed i detestati fascisti non cʼerano che
un paio di centinaia di metri di distanza,
qualche isolato e la via Garibaldi in
mezzo. Erano i tempi nei quali
allʼinterno delle sezioni si faceva vita di
partito, i giovani facevano la gavetta
rispondendo al telefono e preparando
caffè su caffè, e i “grandi”, i deputati, i
senatori, i sindaci, discutevano le
strategie di partito. Una volta. Oggi,
tranne qualche rarissimo caso, non
succede più. Oggi, con la scomparsa
dei partiti, delle ideologie e delle
distinzioni storiche, sono scomparse
anche le sezioni di partito.
LA CASA DEL FASCIO. “Quella sede è
stata pagata tutta in cambiali, firmate
personalmente da Giorgio Almirante.
Oggi vale una fortuna”. Cʼè una storia
dietro lʼappartamento da oltre 250 metri
quadrati in via santʼElia che ospitava la
vecchia sezione del Movimento sociale
italiano. E la racconta Pippo Azzolina,
storico factotum del partito di destra.
Erano i primi anni settanta, nessuno
affittava appartamenti al Movimento
sociale, e le sedi andavano
necessariamente comprate.
ZOOM
“Quando c’eravamo noi”
Piero Adamo racconta come si viveva la militanza
Piero Adamo
MESSINA. Sono rimasti dentro il Pdl inghiottendo amaro e manifestando mal di pancia su mal di pancia, poi però basta. Piero Adamo e Ferdinando Croce sono due tra le “nuove leve” della destra
cittadina, cresciuti sotto lʼala protettrice dellʼex consigliere comunale Ciccio Rizzo. Sono stati loro (insieme allʼaltra fazione giovanile
capitanata dal consigliere provinciale Ciccio Rella), ad animare la
sede di via SantʼElia che fu del Msi. E oggi hanno detto addio. Il 2
febbraio, Croce e Adamo presenteranno il movimento “Vento dello
Stretto”, circolo la cui sede prenderà il posto dellʼappartamento che
è servito da segreteria elettorale al deputato Giovanni Ardizzone
durante le regionali dellʼottobre scorso. A raccontare gli ultimi anni
di vita della sede di Alleanza Nazionale ci pensa Piero Adamo. “Si
racconta di un gesto di scaramanzia da parte di Mimmo Nania -
pagina 10
spiega divertito Adamo - che quando ebbe la meglio su Giovanni
Davoli per la leadership del Msi decise che la sede non andava utilizzata. Ma non credo sia più di una leggenda metropolitana. La verità è che la vecchia sede non interessava a nessuno, tantomeno ai
“big” di partito. Ed è toccato a noi giovani renderla vitale”. Oggi Adamo ed i suoi, salutando il partito, hanno lasciato il solo Ciccio Rella
a frequentarla e a pagare la luce. Questo, nonostante il Pdl a Messina non abbia mai avuto un luogo in cui riunirsi. “Forse - risponde
caustico - dipende dal fatto che non è mai esistito il Pdl, e questa
non è che una delle manifestazioni”. Il gruppo legato a Ciccio Rizzo
ha avuto sedi autonome per anni: “lʼultima in viale san Martino, e dopo la costituzione del Pdl abbiamo cercato di riattivarla. Ma senza
grossi risultati e senza alcun interesse da parte dei maggiorenti di
partito. E visto che è stata sostanzialmente abbandonata nel corso
degli anni, necessiterebbe di una sistemazione. Giorgio Almirante diceva che bisognava lasciare il segno della presenza alle generazioni che verranno. Ecco - conclude amaro - noi il nostro testimone abbiamo lasciato che morisse in abbandono”. (A.C.)
centonove
Politica
25 GENNAIO 2013
Centocinquanta milioni, o giù di lì. Oggi
la proprietà dellʼappartamento è di
Italimmobili, una delle tre immobiliari
controllate dalla fondazione Alleanza
nazionale (le altre due sono la Nuova
Mancini srl e Isve srl), che gestisce il
patrimonio immobiliare del partito della
fiamma dopo la fusione con Forza Italia
nel Pdl di tre anni fa. E visto che il
movimento di Silvio Berlusconi non
aveva alcun tipo di radicamento sul
territorio, e tantomeno una sede,
sarebbe stato automatico che la “casa”
del nuovo partito (che a Messina non ne
ha mai avuto una) diventasse
lʼappartamento che fu del Msi. E invece
no. “Lʼimmobile non cʼentra niente nè
con Forza Italia nè col Pdl”, spiega
categorico Azzolina. Perchè? Per un
matrimonio “dʼinteresse”.
MATRIMONIO DʼINTERESSE. Quando
i due partiti del centrodestra decisero di
diventare soggetto unico, i conti di
Forza Italia (il cui tesoriere era allʼepoca
il messinese Rocco Crimi) erano in
forte passivo, mentre quelli di Alleanza
nazionale facevano segnare quasi
cento milioni di attivi. Ragion per cui al
connubio politico fece seguito la
separazione dei beni ed il Pdl, che a
Messina avrebbe potuto usufruire dei
trecento metri quadrati della sede che
ospitava Alleanza nazionale, non ebbe
invece mai una sede in cui riunirsi,
nemmeno per un caffè. E oggi? Al
momento la sede è di fatto inutilizzata,
tranne per qualche sporadica attività dei
gruppi giovanili del Pdl, ma risulta nella
disponibilità (in comodato dʼuso) di
Giuseppe Buzzanca, ultimo segretario
provinciale di Alleanza nazionale. Che
però, durante le ultime elezioni
regionali, per il suo comitato elettorale
ha scelto di affittare un appartamento
che si affaccia sul corso Cavour, più
qualche altro “punto elettorale” sparso
per la città, tipo quello in contrada
Principe, a SantʼAgata, nelle botteghe di
un palazzo in via di completamento. E
anche per le amministrative del 2008,
quelle che lo hanno visto sbaragliare la
concorrenza di Francantonio
Genovese (Pd) e diventare sindaco al
primo turno, Buzzanca ha affittato un
intero primo piano in viale san Martino.
Dunque, chi utilizzava la vecchia
sezione di via SantʼElia? I circoli Catilina
Morgana (ex An) e Quo usque tandem
(ex Azione giovani), che fanno capo
allʼex consigliere comunale Ciccio
Rizzo, il circolo Agorà che invece ha
come riferimento il consigliere
provinciale Ciccio Rella, e Angelica
Nuccio, presidente del circolo Lepanto.
Tutto in orbita Alleanza nazionale,
seppure con un paio di sassolini nella
scarpa. “Un dato soltanto: calcoli alla
mano, soltanto di affitti, dal 1998 al
2009, abbiamo sborsato circa 35 mila
euro per avere una sede nostra, visto
che ci era stata di via SantʼElia”,
lamenta Ciccio Rizzo che, “cacciato”
dalla porta è rientrato poi dalla finestra.
E Forza Italia? Mai avuto una “casa”.
COINQUILINI FORZATI. Qualche mese
fa, sul suo profilo Twitter, il neodeputato
regionale Nino Germanà, allora ancora
parlamentare alla Camera a Roma,
rispondeva a tono, a chi gli faceva
notare che i tentativi di radicamento nel
territorio del Pdl si scontravano con la
mancanza dei “fondamentali”, ovvero col
fatto di non avere nemmeno una sede.
“Il radicamento avviene anche tramite le
nuove tecnologie, come qui su Twitter”,
spiegava Germanà, che poi aggiungeva
“la sede la stiamo cercando”. Una
ricerca parecchio lunga, visto che il Pdl
cittadino è ormai ridotto in frantumi e
della sede di partito ancora non ce nʼè
manco lʼombra. Una situazione nella
quale il partito si è trovato per anni,
costretto da una convivenza con gli
esponenti di quella che fu Alleanza
nazionale che gli ex di Forza Italia mal
digeriscono, ricordando con nostalgia la
vecchia sede di via Maddalena, affittata
e poi lasciata nel giro di qualche anno
appena. “Quella era pagata dal partito,
poi nient’altro, non abbiamo avuto più
una sede istituzionale”, ha spiegato
Pippo Capurro, ex capogruppo del Pdl
in consiglio comunale. E oggi? Forza
Italia, come praticamente tutte le forze
politiche della seconda Repubblica, non
ha mai posseduto alcun immobile,
ritenendo più opportuno affittarli
allʼuopo. In via Martinez esiste un circolo
che una volta era riferibile all’area “della
Libertà”, l’operazione mediatica di
“radicamento sul territorio” di un partito,
Forza Italia, che non ne aveva alcuno,
fortemente voluto da Marcello Dell’Utri.
A reggerne le sorti era Angelo Caristi.
Che però da Forza Italia prende
immediatamente le distanze. “Rimborsi
dal partito? No, non abbiamo più niente
a che vedere col partito. Raccogliamo
tutto noi. Da Forza Italia e dal Pdl
abbiamo avuto solo problemi,
nonostante per anni li abbiamo ospitati”,
spiega. “Fino a quando eravamo Forza
Italia, io personalmente contribuivo
all’affitto della sede per cinquanta euro
al mese”, conferma con “nostalgia”
Pippo Capurro.
CENTRISTI
Dc & Udc? Sempre “ospiti”
MESSINA. La Democrazia Cristiana? Incredibilmente, una sede di proprietà non
lʼha mai avuta: parola di Pippo Naro, ormai agli sgoccioli della sua ultima legislatura da deputato e esponente di spicco dello scudo crociato da trentʼanni. Le decisioni che per anni sono state “la politica” cittadina si svolgevano in via Centonze, nella sezione in affitto che, al termine dellʼavventura della “balena bianca” è
tornata ai legittimi proprietari. E oggi? I figliocci dellʼUdc hanno cambiato casa. La
segreteria provinciale di via Natoli è in affitto, ed è pagata dai “maggiorenti”, altre,
come quella di Milazzo, sono state chiuse negli anni. Giorgio Muscolino, ex assessore del comune di Messina e presidente provinciale del partito, spiega il meccanismo. “Abbiamo stabilito che consiglieri ed assessori, sia provinciali che comunali si autofinanziano un contributo rispettivamente da 50 e 100 al mese. Poi ci
sono i deputati Giovanni Ardizzone, Pippo Naro e Gianpiero D’Alia che coprono il
resto delle spese. I proventi del tesseramento vengono mandati a Roma, che poi
li ripartisce. Dall’ultima campagna noi abbiamo recuperato ventimila euro”. (A.C.)
VIOSTO DASINISTRA. Sul mercato l’appartamento di via Castellammare
Vendo rosso
La fusione tra Ds e Margherita ha lasciato il Pd “orfano” della storica
segreteria. Oggi? In affitto dal leader del Pd Francantonio Genovese
L’ex sezione del Pci di via Castellammare
MESSINA. Se a destra si
piange, a sinistra non si
ride di certo. Il matrimonio
“combinato” tra An e Forza
Italia, infatti, è stato
ricalcato sullo schema col
quale due anni prima
Margherita e Ds
generarono il Partito
democratico: ognuno
padrone a casa propria. La
prima sede della
componente centrista del
partito era un
appartamento in via Nicola
Fabrizi. Non ci sono
rimasti molto, i tesserati
della Margherita. Giusto il
tempo che una delle
operazioni immobiliari di
Francantonio Genovese,
che della Margherita (e
oggi del Pd) era il numero
uno, andasse in porto, poi
il trasloco nel palazzo che
la Piramide srl (nella quale
Genovese aveva come
socio lʼex consigliere
comunale di Forza Italia
Orazio De Gregorio)
aveva appena ultimato in
via Lodi al posto dello
stabile che aveva ospitato i
Biliardi sport. In affitto
oneroso. Senonchè
spunta fuori un
regolamento condominiale
che vieta, allʼinterno del
palazzo, le sedi di partito.
Soluzione? Si torna in via
Nicola Fabrizi, stesso
pagina 11
stabile di prima ma in un
appartamento diverso, per
quello che nel frattempo è
diventato, con la fusione
tra Margherita e Ds, il
Partito Democratico. Chi
paga la sede? Dato che il
palazzo è di proprietà di
Genovese, il partito ne
usufruisce in comodato
dʼuso. In tutto ciò,
Genovese mantiene
saldamente anche la sua
segreteria di via Primo
Settembre, che durante le
regionali di fine ottobre è
stata il quartier generale
del confermatissimo
Franco Rinaldi, che di
Genovese è cognato.
E lʼaltra metà del Pd?
Ancora più incasinata. i Ds
hanno ereditato dal Pds, e
prima ancora dal Partito
Comunista Italiano, la
storica sede di via
Castellammare. Che oggi
è inutilizzata. E in vendita.
Di metterlo sul mercato è
stato incaricato Angelo
Libetti, storico esponente
del Pci e legato al mondo
delle coop. Due anni fa, un
possibile acquirente era
stato identificato
nellʼattuale secondo
portiere della Juventus, ed
ex saracinesca dellʼAcr
Messina ai tempi dei fasti
della serie A, Marco
Storari. Lʼaffare, però, è
naufragato. Cosa
possiedono del palazzo gli
eredi del partito
comunista? Tutto il primo
piano, per esempio, e il
“secondo”. Nel corso degli
anni, infatti, il Pci
soprelevò l’edificio sul
fronte principale (che si
affaccia sulla chiesa dei
Catalani), incontrando
anche parecchie critiche,
ma mise in vendita la parte
posteriore. Il primo piano
ospitò le attività di partito
finchè un partito esisteva,
la soprelevazione divenne
il club “Guernica” mentre le
botteghe sottostanti, mai
acquistate dal partito,
ospitano il Catalani Jazz
Cafè, gestito da ex
esponenti della Fgci, la
sezione giovanile del
partito. Poi ci sono i circoli.
Ciccio Quero e
Alessandro Russo,
presidenti del quarto e
quinto quartiere, animano
il circolo “Libertà” del
Pd. Autotassandosi per
affitto e spese. Una mano
dʼaiuto Genovese lʼaveva
offerta, proponendosi per
un contributo. L’offerta
però è stata declinata.
“Preferiamo avere
maggiore autonomia”,
hanno spiegato Russo e
Quero.
(A.C.)
Politica
25 GENNAIO 2013
centonove
PALAZZO ZANCA. La candidatura del professore pacifista accelera la corsa alle amministrative
Accorinti spariglia
L’ingegnere capo del genio Civile Gaetano Sciacca, l’ambientalista Anna Giordano e l’economista
Guido Signorino in pole position per un posto in giunta. Ecco il pensiero dell’outsider di lusso
DI TIZIANA CARUSO
MESSINA. A “puntare i fari” sugli sviluppi
della candidatura a sindaco di Renato
Accorinti, e il seguito che potrebbe avere,
sono in molti. A dialogarci, anche.
Dall'ingegnere capo del Genio Civile
Gaetano Sciacca all'ambientalista Anna
Giordano, dal docente di Economia
dell'Università di Messina Guido
Signorino al sindacalista dell'OrSa
Mariano Massaro, passando per l'ex
coordinatore cittadino di Sel, Daniele
Ialacqua, e l'ex consigliere provinciale di
Rifondazione, Peppe Previti. Alcuni nomi,
ammette il pacifista, già gli balenano in
testa per “cambiare” Messina, e molti di
questi sembrano già disegnare i profili di
un'ipotetica "Giunta Accorinti". Non tutti, in
realtà.
CHI CʼEʼ DENTRO. “Gaetano ha fatto e, si
spera, continuerà a fare bene al Genio
Civile, ma – garantisce il leader del
Movimento NoN Violento – le persone che
mi affiancheranno in questa avventura non
saranno solo pulite, avranno soprattutto
grande competenza perché conoscono
bene le dinamiche amministrative e gli
uffici comunali”. Accorinti però avverte già
chi lo accompagnerà in questa
“avventura”: “Basta con gli
scialacquamenti, il minimo indispensabile,
si deve andare a Roma? Si dorme al bed
and breakfast e le fatture delle trasferte
tutte on line, è sacro ogni centesimo della
collettività”. Lui che ha già annunciato di
non voler un euro in più rispetto al suo
stipendio da professore di educazione
fisica se dovesse diventare sindaco, con la
sua bicicletta blu ha iniziato un tour di
incontri dopo il “battesimo” della sua
candidatura (lo scorso sabato, 19 gennaio)
in quella “macchina” (così usa chiamare
Palazzo Zanca) così “fredda”, ma che «col
contributo di tutti i cittadini – ripete a
tamburo in ogni occasione – può diventare
casa viva e vicina anche per “l'ultimo” dei
messinesi».
Gaetano Sciacca
CANDIDATO DI ROTTURE. E RICONCILIAZIONE. Renato Accorinti
TRA LA GENTE. Per strada, dentro le
chiese e le case dei più “deboli” miete
fiducia anche perché si rivolge a una
persona con la stessa intensità e lo stesso
spirito con cui lo si vede parlare a trenta o
trecento. “Adesso è il momento, non ci
importa il risultato, fosse anche un lungo
percorso, bisogna iniziare a camminare”. E
il pacifista Renato Accorinti ha ingranato le
marce, incarnando la novità “civica” delle
prossime amministrative. Nessuna
“struttura” dietro, nessun “inciucio” coi
partiti, assicura, ma braccia aperte e
collaborazione “con chi ha intenzione di
cambiare questa città mantenendo sempre
la rotta del bene comune”. Riconosce la
bontà e la bravura di alcuni consiglieri
comunali, provinciali e di circoscrizione che
hanno portato avanti “battaglie” per la città,
ma non lesina di bacchettarli: “E' giusto
che, però, si diano una scadenza perché è
encomiabile il voler cambiare un partito
dall'interno, ma si rischia di scadere
nell'ingaggiare continue lotte per una
poltrona e non per una città”.
AMICI E AVVERSARI. E Accorinti non
risparmia attacchi diretti nei confronti di chi
“Ha umiliato una città, con le segreterie
politiche che sono diventate uffici di
collocamento in cui prostituirsi. Io avverto
già tutti: sui diritti possiamo sederci, sui
favori, però, nemmeno si discute”. Il
pacifista parla anche del rapporto coi
Grillini. “Sono sicuro che se potessero per
queste amministrative mi sosterrebbero
senza se e senza ma, e alcuni di loro non è
detto che non lo faranno
indipendentemente dalle direttive di partito,
sarebbe una novità assoluta il loro
appoggio a una figura civica, ma credo che
tutto possa succedere e non è detto che
non accadrà”. Intanto Accorinti parte “dal
basso” e predica la “bellezza delle piccole
cose concrete e la partecipazione di tutti”.
“Sarà un mosaico di contributi – afferma con l'unico fine del bene comune”.
MOVIMENTI
Siracusano sindaco online
Le “primarie di iniziativa popolare” di Patto per Messina
incoronano l’imprenditore. E Cerreti per palazzo dei leoni
Paolo Siracusano
MESSINA. Alla presidenza della Provincia Roberto Cerreti, a
palazzo Zanca Paolo Siracusano. Hanno votato in tremila, alle “primarie di iniziativa popolare” online proposte in rete dal
movimento “Patto per Messina”. Ad animare lʼiniziativa è stato
Alessandro La Cava, presidente dellʼassociazione Articolo 1
e “portavoce” di Patto per Messina. Gli oltre tremila che hanno
espresso la loro preferenza hanno votato per candidati di “rottura”, con parecchie sorprese. Se infatti Paolo Siracusano ha
ottenuto un ragguardevole 52 % (il che vuol dire oltre millecinquecento preferenze), il secondo, con però la metà percentuale
dei suoi “voti” è Francantonio Genovese. Ironia della sorte, i
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due sono stati i candidati del centrosinistra nel 2008, rispettivamente alla Provincia ed al Comune. Ed entrambi hanno perso. A seguire i due cʼè il giornalista Fabio Mazzeo, vicinissimo
ai liberali di Viva Messina, che ha ottenuto il 5 % delle preferenze, staccando di un punto percentuale quello che da più parti è indicato come il candidato del Pd per la poltrona più alta di
palazzo Zanca, il segretario cittadino del partito Giuseppe
Grioli. Male i deputati regionali, ex o ancora in carica, Nino Beninati (1,9%) e Giovanni Ardizzone (1%). E se il “padrone di
casa” La Cava incassa un incoraggiante 8%, Gaetano Duca
(ex assessore provinciale) prende giusto qualche voto e lo
0,1%. Meglio di lui fanno il consigliere comunale Udc Giuseppe Melazzo (1%) e Renato Accorinti (3%). Alla Provincia, invece, Cerreti spopola col 79%, lasciando le briciole a personaggi del calibro di Beninati, del senatore Giampiero DʼAlia,
dellʼex commissario della Fiera di Messina Fabio DʼAmore e
allʼex candidato sindaco per An, nel 2005, Luigi Ragno. Le “primarie” saranno online fino al 15 febbraio.
centonove
Politica
25 GENNAIO 2013
MILAZZO. L’ex consigliere chiede al Comune 200 mila euro di risarcimento danni e rimborso spese legali
La Rosa batte cassa
Il politico fu querelato per diffamazione dall’attuale sindaco Carmelo Pino e dal fratello
Franco. Contenziosi da cui è uscito assolto. «L’ente ha rinunciato alla transazione»
DI GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. Oltre centomila euro
di spese legali. Più 86 mila di
risarcimento danni. Eʼ quanto
chiede al comune di Milazzo lʼex
consigliere comunale del Pd,
Antonio La Rosa, in carica dal
1997 al 2005, reduce da due
distinte vertenze giudiziarie,
entrambe vinte: una promossa
dallʼattuale sindaco Carmelo
Pino, lʼaltra dal fratello, esperto
finanziario dellʼente, Franco Pino.
La Rosa, balzato agli onori della
cronaca poichè nel bel mezzo di
una seduta consiliare gli cadde in
aula una pistola, regolarmente
detenuta, facendo scoppiare un
caso nazionale, è stato accusato
dallʼattuale primo cittadino (che
ricopriva lo stesso incarico anche
allʼepoca, fine anni 90) di averlo
diffamato nel corso di
unʼintervista. Lʼex democratico
aveva dichiarato che la crisi
politica ed economica di Milazzo
risaliva «alla gestione politicoprivatistica-familiare del Governo
della città». La Rosa aggiungeva Antonio Lombardo con Kerry Kennedy, nipote dell’ex presidente degli Stati Uniti
che «aver trascurato certe
prossimi giorni La Rosa presenterà il
Pino; 8 mila (più iva e tasse) per quella del
problematiche, ha prodotto una caduta
rimborso delle spese legali allʼente in
fratello. A cui bisogna aggiungere 86 mila
della qualità della vita ed ha favorito
quanto recentemente ha finito di saldare i
euro di danno professionale, comprensivi
lʼinsediamento di interessi illeciti ed
legali che hanno, così, rilasciato le fatture
di rivalutazione monetaria a decorrere dal
antisociali». Troppo per il sindaco
quietanzate. «Sia nel 2008, quando era in
2005, anno in cui è stata depositata la
dellʼepoca, Carmelo Pino, il quale
carica il sindaco Italiano, che lʼanno scorso, sentenza. A certificarlo una perizia tecnico ritenendo che le parole di La Rosa
ho scritto al comune proponendo una
contabile dello studio commerciale Paolo
«offendevano la reputazione ed il decoro
transazione che prevedeva sia il
Alacqua. «A causa delle denunce e della
di coloro che governavano la città», diede
pagamento delle spese legali che il
condanna in primo grado ho avuto il
incarico allʼavvocato Rosaria Composto,
risarcimento danni arrecatomi sul piano
certificato dei carichi pendenti “macchiato” moglie del suo ex delfino e successore,
professionale e della dignità - dice La Rosa sostiene Antonio la Rosa - e le compagnie
Lorenzo Italiano, di presentare querela. La
- Il comune poteva risparmiare, ma
di assicurazione con cui lavoravo non mi
Rosa è stato condannato in primo grado,
evidentemente amministratori e burocrati
hanno rinnovato gli incarichi in quanto
ma secondo i giudici di Corte dʼAppello si
non hanno preso in considerazione
come nulla osta veniva richiesto tale
trattava solo di una legittima critica politica
lʼipotesi. Ora dovranno versare le somme
certificato. Intuibile il danno economio che
che fra lʼaltro veniva fatta senza citare
per intero». Si tratta di 60 mila euro (più iva
è stato arrecato a me e alla mia famiglia.
chiaramente Pino. La sentenza definitiva
e tasse) per la causa intentata da Carmelo
Presenterò solo in queste settimane la
risale allʼagosto del 2005. Ma solo nei
richiesta ufficiale di risarcimento poichè
sono riuscito a saldare solo oggi i legali con
le difficoltà che si possono immaginare. A
complicare le cose anche il decesso del
mio legale, lʼavvocato Bernardo
Moschella». Archiviata in prima battuta la
querela presentata da Franco Pino. La
Rosa si era domandato pubblicamente a
che titolo «entrava ed usciva dagli uffici
comunali senza averne titolo». La denuncia
è stata archiviata in quanto secondo il
giudice del tribunale di Barcellona, Marisa
Salvo, «non vi sono elementi sufficenti a
sostenere lʼaccusa in giudizio. Il tutto si
fonda sulle mere dichiarazione prive di
riscontro». La Rosa, oggi, lontano dalle
scene politiche, lavora per compagnie
straniere e si dedica ad una fondazione da
lui costituita che gli ha permesso di
conoscere importanti personalità
internazionali come Kerry Kennedy, nipote
dellʼex presidente degli Stati Uniti ucciso a
Carmelo Pino
Franco Pino
Dallas.
pagina 13
BARCELLONA
Fuga dal Pdl
i consiglieri salutano
Dall’Udc a Fratelli d’Italia.
Ecco le nuove casacche
BARCELLONA. La scossa tellurica
della mancata candidatura dellʼex senatore Domenico Nania e di tutti gli
esponenti dello stesso gruppo degli ex
An barcellonesi rischia di far saltare gli
equilibri in un consiglio comunale sempre più in movimento.
La candidatura del consigliere comunale Giuseppe Sottile nelle liste di
Fratelli dʼItalia con Ignazio La Russa un
segnale importante, che segue di poche settimane lʼadesione al gruppo misto dellʼex assessore designato dal
centrodestra Franco Calabrò. “La mia
candidatura è maturata nelle ultime ore
– afferma Sottile – dopo una serie di
contatti con il gruppo di Fratelli dʼItalia,
che si sono concretizzati solo lunedì
mattina. La mia è una scelta giunta dopo alcune decisioni del Pdl che non ho
condiviso”. La sua presenza al quarto
posto nella lista, che conta come primo
nome Ignazio La Russa, potrebbe far
convergere sullo stesso simbolo il consenso degli elettori di centrodestra, vicini alle posizioni della corrente Nania,
che in questo modo manifesterebbero
platealmente il loro dissenso rispetto
alla decisione di tagliarla fuori dalla corsa al Parlamento.
In questo contesto lʼintero gruppo
del Pdl rischia di sgretolarsi, con la conferma solo di quei consiglieri vicini alla corrente del deputato uscente Garofalo e del consigliere regionale Germanà. I “Naniani” potrebbe costituirsi
in un nuovo gruppo, creando le basi per
una frammentazione del consenso, a
tutto vantaggio dellʼamministrazione
comunale di centrosinistra. La rottura
di Carmelo Materia, esponente del
gruppo di Roberto Materia, è il preludio
al passaggio allʼarea moderata dellʼUdc, mentre altri esponenti del Pdl, da
tempo in fibrillazione ed in contrasto
con la linea del partito, potrebbero
guardare con interesse alla creazione
di un movimento a sostegno del Megafono di Rosario Crocetta, che al momento conta sul consenso del consigliere Filippo Bonansinga, oppure del
partito del Territorio, che si sta costituendo anche a Barcellona. La presa di
distanza dellʼonorevole Giuseppe Picciolo dalle posizioni di Raffaele Lombardo potrebbe cambiare la linea politica della lista civica Partecipazione Popolare, che fa riferimento al candidato
a sindaco Santi Calderone, riferimento
di Picciolo sul territorio.
In questo contesto così incerto, il
Partito Democratico continua la sua
battaglia mediatica per reclamare un
posto al sole nella gestione amministrativa della città, trovando, però, la resistenza della giunta guidata dal sindaco Maria Teresa Collica, pronta a raccogliere le proposte attraverso la costituzione di uno staff esterno di supporto alla sua azione politica, senza
aprire ad un rimpasto degli assessorati che coinvolga il partito di Bersani.
Giuseppe Puliafito
Politica
25 GENNAIO 2013
centonove
ROCCALUMERA. Comizi al buio e volantini sponsorizzati. Ecco le strategie di Santino Metauro
SCALETTA
Elezioni a costo zero
Briguglio, successione
di famiglia
L’obiettivo è quello di coinvolgere le attiviste dell’associazione benefica “E berta filava”.
Spazio a casalinghe, disoccupate e disabili. Campagna e Garufi stringono accordi
DI GIUSEPPE PISTONE
ROCCALUMERA. E mentre cʼè
chi tenta di stringere accordi e
alleanze di ferro, cʼè chi tesse
gomitoli di lana e annuncia una
campagna elettorale allʼinsegna
dellʼeducazione, ironia e sagacia.
“Amministreremo il comune come
buone madri di famiglie. Noi
donne siamo meno corruttibili
degli uomini». Queste le parole di
Teresa Brancato, presidente
dellʼAssociazione “E Berta filava”,
designata vice sindaco del nuovo
gruppo “Ricostruiamo
Roccalumera”. Un nuovo
movimento tutto al femminile. Una
lista di 14 donne esclusivamente
disoccupate, indigenti, pensionate
e casalinghe, ma anche qualificate
professioniste. Una quota rosa
che tenta un ingresso nella politica
elettorale in vista delle prossime
amministrative, guidate dal suo
Al centro Santino Metauro
“masaniello”, Santino Metauro,
commerciante che con i suoi modi
giudizio piccante. Ma in politica tutto è
vivaci dice di voler correre per la fascia
concesso. Purchè se ne parli, costi quel
tricolore. E la notizia ha già fatto il giro
che costi. A dimostrare la validità della
del paese, e su facebook impazzano i
squadra sono i nomi di un esperto
commenti, senza risparmiare alcun
esterno, il bancario Carlo Aprile (settore
economico - finanziario) e degli assessori
proposti: Teresa Brancato, vice sindaco,
Gabrielle Di Bella, invalida civile,
disoccupata che vive con una pensione
inferiore a trecento euro al mese e
Mariagrazia Saccà, avvocato di
professione, moglie del revisore contabile
Francesco Vito. Tra i consiglieri designati,
il neo candidato Metauro sfodera i nomi di
Doriana Sturiale, precaria al comune di
Roccalumera e Marcella Spadaro
Norella, indigente e disoccupata di
professione. A Roccalumera, dunque è
partito il conto alla rovescia delle elezioni
amministrative e i giochi politici si fanno
Giuseppe Campagna
sempre più incandescenti. A fare
tendenza questʼanno è il tanto amore per
Roccalumera. Prima “Roccalumera nel
cuore”, coniato oltre due anni fa dal
capogruppo dellʼopposizione, Giuseppe
Campagna, oggi primo candidato sindaco
ufficiale. A fare il secondo esordio, alla
vigilia di Natale il presidente del Consiglio
Antonio Garufi, con “Roccalumera Viva”
che tenta di far convergere il suo nome al
centro di una lista. «Non promettiamo
niente e non prenderemo in giro nessuno,
ma combatteremo gli sprechi. Per i
miracoli ci dobbiamo ancora attrezzare –
spiega Teresa Brancato, già esperta a
titolo gratuito, per eventi e spettacoli, del
comune di Roccalumera. Ma una cosa è
certa – sbotta – non rinunceremo
allʼindennità di carica, noi siamo una lista
povera, ci permetterà di aiutare tutta la
povera gente». E tra i loro proclami
annunciano una campagna elettorale a
Il medico di Grande Sud potrebbe
lasciare il testimone al padre ottantenne
SCALETTA ZANCLEA. Esce il figlio entra il padre. Eʼ quello che si
prospetta a Scaletta Zanclea dove il
sindaco Mario Briguglio, giunto al
secondo mandato, potrebbe passare
il testimone al padre. Il candidato sindaco, infatti, potrebbe essere lʼottantenne avvocato Giovanni Briguglio, già primo cittadino di Scaletta
dal 1975 al 1994. Nonostante l'età,
Briguglio potrebbe riscendere in
campo riconfermando in toto lʼattuale squadra di consiglieri e assessori
in carica. Dall'altra parte, il nome più
quotato per la sfida elettorale è quello di Gianfranco Moschella, dirigente Inpdap e attuale revisore dei conti
dellʼente. A supportarlo i consiglieri
di opposizione Giuseppe Meola e Gabriele Avigliani. Il primo impegno è
comunque quello di non disperdere
il patrimonio elettorale, visto che al
momento esiste una frammentazione con parte degli avversari di Briguglio, con in testa Salvatore Auditore, che si è mostrato poco propenso nell'abbracciare la scelta del nome di Moscella. (adb)
costo di un caffè al giorno. «I nostri comizi
saranno al buoi e a microfoni spenti –
spiega Metauro - Volantini e manifesti ci
verranno donati dai nostri sostenitori che
non sono né deputati né politici di turno,
ma solo povera gente che crede in noi».
Tra i loro programmi elettorali, realizzare
lo scambio alimentare a livello comunale
e regionale; programmare due volte la
settimana il mercatino fisso del
“bagagliaio” in cui ognuno può vendersi
ogni cosa; adibire le costruzioni
inutilizzate del comune a strutture di
prima accoglienza per i più poveri e infine
debellare tutte le associazioni fantasma
del comune. Il nuovo movimento si
riunisce nei locali comunali dello “smista
usato” posto al piano terra del palazzo
municipale. Ma la loro sede ufficiale
allʼassociazione “E Berta filava” di Via
Umberto.
MONTAGNAREALE
Sidoti contro Sidoti
A sfidare il primo cittadino potrebbe essere
il marito del papabile deputato Pd Mariella Gullo
MONTAGNAREALE. A pochi mesi dalla elezioni amministrative a Montagnareale nessuno sembra ancora
preoccuparsi della scadenza poiché tutta lʼattenzione è
riservata al prossimo voto di febbraio. Il piccolo centro
collinare “rischia” di avere ben due rappresentati in Parlamento nazionale con Saro Sidoti, quasi certo al Senato, e Mariella Gullo alla Camera. A quanto pare si tratta di un record che nessun altro comune italiano potrà
vantare e proprio su questo evento si concentra intanto lʼattenzione del mondo politico locale anche perché
lʼesito delle nazionali potrebbe sconvolgere gli equilibri.
Neanche il sindaco in carica, Anna Sidoti, si sbilancia e
prende tempo. «Non ci siamo ancora riuniti – afferma e quindi potrò dare conferma della mia eventuale candidatura solo dopo aver sentito la volontà del mio gruppo». Il sindaco, quindi, non conferma e
non smentisce anche se tutti danno per
scontato che la Sidoti non intende rinunciare alla carica, anche perchè
nessuno nel suo gruppo potrebbe pretendere il suo posto o imporre un cambiamento. Ma chi potrebbe lanciare la
sfida al sindaco uscente? Dal gruppo
di opposizione nessuno conferma di
essere interessato, anche perchè mettere insieme una squadra in grado di
competere con “lʼarmata Sidoti” risulta
difficile. Gli ex candidati a sindaco, il
sindacalista Davide Spatola e il geo- Anna Sidoti
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metra Raffaele Aliberto, non sono più interessati quindi, molto probabilmente, verrà fuori un nome a sorpresa o addirittura un candidato già impegnato in politica a
Patti, come ad esempio il consigliere Filippo Tripoli che
è originario di Montagnareale e che,
secondo indiscrezioni, attende lʼesito
delle elezioni nazionali per decidere il
da farsi. In attesa si cercano i candidati ideali e tra questi cʼè chi ha individuato il giornalista Santino Franchina,
il quale smentisce poiché non intende
rinunciare alla carica di consigliere nazionale dellʼOrdine dei Giornalisti. Tra
i papabili si sente ripetere spesso anche il nome del consigliere Salvatore
Sidoti, marito del prossimo deputato
Mariella Gullo.
Pamela Arena
Sicilia
centonove
25 GENNAIO 2012
MESSINA. Domiciliari per l’ex capo di Gabinetto del Comune. Tutti i retroscena
Ruggeri, pecul...Ato
Sotto accusa un incarico “gratuito”, da 136mila euro di liquidazione, per il ruolo di commissario dell’Ato3.
La parabola dell’acchiappa incarichi di palazzo Zanca e dei suoi padrini politici. Dal 1993. A Buzzanca
DI ALESSIO CASPANELLO
MESSINA. Per Antonio Ruggeri, la
caduta è stata di quelle disastrose. Dalle
stelle della mezza dozzina di incarichi a
palazzo Zanca allʼallontanamento, con
tanto di “abiura” da parte del suo dante
causa politico Giuseppe Buzzanca, fino
ai domiciliari. Con unʼaccusa pesante:
peculato, per avere intascato oltre
centotrentamila euro ai quali, ritengono gli
inquirenti, non aveva diritto.
LʼINCHIESTA. Il provvedimento che
costringe lʼex capo di Gabinetto di palazzo
Zanca ai domiciliari porta la firma del gip
Salvatore Mastroeni su richiesta del
sostituto procuratore Liliana Todaro.
Perchè? Per quella sua firma in calce alla
liquidazione dei compensi che Ruggeri si è
auto assegnato quale commissario
liquidatore dellʼAto3. Un ruolo che Ruggeri
aveva sempre sostenuto essere a titolo
gratuito, e che nessuno immaginava
sarebbe costato allʼAto3 136mila euro e
rotti. Anche perchè, qualche tempo prima
la “carta” aveva cantato. Sia perchè
secondo legge il cumulo degli emolumenti
derivati da cariche pubbliche è consentito
solo in alcune circostanze (non questa,
secondo gli inquirenti), sia perchè Ruggeri
stesso aveva affermato, in un atto ufficiale,
di non percepire alcun compenso.
CARTA CANTAVA. La vicenda risale alla
condanna comminata dal giudice del
tribunale del lavoro Laura Romeo a
Ruggeri per condotta antisindacale,
all’epoca dell’appalto che metteva a
gara i servizi di raccolta e
spazzamento svolti da
Messinambiente. Nella memoria
difensiva di Ruggeri, patrocinato dal
legale Gaetano Sorbello, infatti, è
riportato un passaggio dirimente nella
questione dei 136mila euro di
compensi percepiti da Ruggeri. “Antonio
Ruggeri, liquidatore dell ’Ato3 - scrive
Sorbello nelle memorie difensive continua a svolgere la sua attività sebbene
non riceva alcun compenso per aver
esplicitamente nel dicembre 2010
rinunziato a percepire il compenso
spettante”. Una “autocertificazione” che
non è sfuggita a Clara Crocè della Cgil,
che non ha esitato un solo istante a
inoltrare un esposto alla Procura. E per
Ruggeri è stato lʼinizio della fine.
LʼINIZIO DELLA FINE. Qualche
settimana prima, giusto nellʼimminenza
delle elezioni regionali, Ruggeri era stato
scaricato in malo modo dal suo mentore
politico, quel Giuseppe Buzzanca che da
sindaco di Messina appena insediato
aveva “forzato” i regolamenti di palazzo
Zanca per poterlo fare accomodare sulla
poltrona di suo capo di Gabinetto, e che
dopo qualche mese aveva fatto
mugugnare alleati e gridare allo scandalo
gli avversari per avere “bissato”,
riservandogli il ruolo di presidente della
partecipata Ato3. Basta? Nientʼaffatto.
Perchè, dopo la tragedia di Giampilieri, per
la gestione della segreteria del soggetto
attuatore, che si sarebbe occupato del
post-alluvione, Buzzanca aveva voluto di
nuovo lui, Antonio Ruggeri. Eʼ stato lʼapice
della sua carriera, poi il declino. Le
inchieste che lo hanno coinvolto e le
polemiche che lo hanno investito, hanno
convinto Buzzanca prima a sostituirgli
Giovanna Famà a capo della segreteria,
poi a “rinnegarlo”. A Buzzanca dimesso, il
vicesindaco Orazio Miloro a deporlo da
capo di Gabinetto non ci ha pensato
nemmeno un secondo.
I PADRINI. Antonio Ruggeri ha
attraversato indisturbato quasi ventʼanni di
amministrazioni di colore diverso. La sua
collaborazione con palazzo Zanca
affonda le radici
nel 1993, data
del suo primo
lavoro da
professionista al soldo del Comune.
Significa aver attraversato, sulla cresta
dell’onda, due sindaci di centrosinistra
(Franco Providenti nel 1994 e
Francantonio Genovese undici anni
dopo), due di
centrodestra
(Turi Leonardi nel 1993, anno dei primi
incarichi e durante la seconda sindacatura
del 1998, e Buzzanca sia per i pochi mesi
del 2003 sia oggi), e due commissari
(Bruno Sbordone nel 2003 e Gaspare
Sinatra nel 2007). A vario titolo: da
professionista esterno, da dipendente
comunale, da direttore del polo catastale,
da presidente del collegio dei periti, da
capo di Gabinetto e da presidente dell’Ato,
e due volte quale componente della
commissione edilizia. In mezzo le 319
catastazioni da lui effettuate, che al
comune di Messina sono costate 726mila
euro ( “sorte capitale” di seicentomila euro,
e ben 126mila euro di interessi), intascate
in due tranche: la prima da 450mila euro e
la seconda da 276mila e 833 euro. Per
ottemperare alla quale, l’allora prefetto
Francesco Alecci ha nominato il
commissario ad acta Matilde Mulè. Tutti
compensi per mansioni svolte fin dal 1993,
e che il Comune non ha pagato per anni,
fino al contenzioso che è sfociato prima
in un’ipoteca su immobili comunali che
avrebbero dovuto essere destinati
invece all’alienazione. Quando alla
fine Ruggeri notifica al Comune un
atto di precetto, battendo cassa per
766mila euro con tanto di ricorso al
Tar, al Comune nessuno ritiene
opportuno opporsi ai decreti
ingiuntivi. Che diventano
esecutivi senza che
Giuseppe Buzzanca, che
qualche anno dopo
lʼavrebbe scaricato
senza troppi
complimenti
addossando la
responsabilità della sua
presenza in ruoli chiave
di palazzo ai deputati
Nino Beninati e
Francesco
Stagno
DʼAlcontres (e
da questi subito
smentito)
abbia trovato
nulla da
ridire.
DALLE STELLE ALLE STALLE. L’ex capo di Gabinetto Antonio Ruggeri
GIUDIZIARIAMENTE
Vecchi guai, nuovi guai
I viaggi del gommone sul furgone di servizio aprono
altri filoni. E l’assoluzione del 2011. La cui formula...
MESSINA. Non bastassero i domiciliari con lʼaccusa di peculato, sul fronte giudiziario di Antonio Ruggeri continuano ad ammassarsi nuvoloni neri. Perchè il procuratore aggiunto Ada Merrino e di nuovo il sostituto procuratore Liliana Todaro hanno
comunicato la chiusura delle indagini per lʼaltra inchiesta che riguarda lʼex numero uno dell?Ato3. E ciè il filone che lo vede indagato per una serie di viaggi tra Messina e Portorosa, sua residenza estiva, con unʼauto ed un furgone di servizio. Se per
lʼauto i magistrati hanno richiesto lʼarchizviazione per via di nuovi orientamenti giuridici che in sostanza non considerano reato
un utilizzo “estensivo” dallʼauto di servizio, per quello che ri-
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guarda i viaggi del furgone, rispunta lʼipotesi di peculato. Perchè dentro il furgone, in un paio di casi, ci sarebbe stato il gommone di proprietà dello stesso Ruggeri. Che avrebbe sfruttato
un mezzo in dotazione allʼAto3 per portarlo a riparare. Il tragitto, in questo caso, era Portorosa a Larderia. A alcuni dipendenti
dellʼazienda dʼambito sono stati sentiti per chiarire la vicenda.
Non è la prima volta che Ruggeri ha a che fare con avvocati e
carte bollate. A marzo del 2011 il giudice per l’udienza preliminare Maria Vermiglio lo assolve senza che si vada a dibattimento perchè il reato di truffa ai danni del Comune del quale era
stato accusato non sussisteva. Cosa era successo? Il Pm Vincenzo Barbaro contestava a Ruggeri, nel suo ruolo di perito industriale, tredici fatture presentate “pur non avendo effettuato
la prestazione nel modo dovuto” per alcune catastazioni da lui
effettuate per conto del Comune. Comune che, ha spiegato il
giudice, “avrebbe potuto invocare lʼinadempienza contrattuale”.
Ma a palazzo Zanca qualcuno se ne è guardato bene dal farlo.
(A.C.)
Sicilia
25 GENNAIO 2013
MESSINA. Il ministro pronto a tagliare gli organici del Tribunale più lento d’Italia
Black out Giustizia
Il presidente Marina Moleti: «Il governo invece di coprire gli organici, li riduce». Il paradosso
delle richieste di risarcimento per non aver rispettato i termini di durata massima dei processi
DI MICHELE SCHINELLA
MESSINA. Ci vogliono, in media, mille e
500 giorni perchè il cittadino che si rivolge
alla giustizia abbia risposta sancita da una
sentenza civile? “Tranquilli, diminuiamo
lʼorganico di 4 magistrati”. Eʼ questa la
risposta che il ministro Guardasigilli, Paola
Severino, vuole dare ai tempi biblici, da
record nazionale, del Tribunale di Messina.
La risposta, contenuta nel piano di riordino
degli uffici giudiziari dʼItalia, definita dagli
operatori della giustizia locale
“paradossale” è stata la classica goccia
che ha fatto traboccare il vaso, già colmo
da tempo. I magistrati e gli avvocati che
attraverso lʼassociazione nazionale
magistrati e lʼOrdine degli avvocati da anni
denunciano le carenze di organico di
Palazzo Piacentini sono sul piede di
guerra. «Invece di coprire gli organici, il
governo che fa? Li riduce», osserva
Marina Moleti, presidente facente funzioni
del Tribunale. E già perchè la bozza è
stata sottoposta per il parere al Consiglio
superiore della magistratura mentre il
Tribunale di Messina conta una carenza di
9 giudici, di magistrati decidenti, per
intendere. A gran voce in passato lʼex
presidente del Tribunale Giovan Battista
Macrì, quello della Corte dʼAppello, Nicolò
Fazio e il presidente dellʼOrdine degli
avvocati, Francesco Marullo, avevano
chiesto con forza e a più riprese di
rimediare. Il risultato? Il Consiglio
superiore della Magistratura, a novembre
del 2011, in occasione di una tornata di
distribuzione degli ultimi vincitori del
concorso in magistratura, a Messina ha
inviato solo 5 ex uditori. Uno degli effetti?
«Ogni giorno oltre a istruire e decidere le
cause dobbiamo difenderci dalla colpa di
non aver rispettato i termini previsti dalla
pur giusta normativa europea che
autorizza chiunque ad esperire cause di
risarcimento danni per il superamento dei
termini di durata massima dei processi»,
ha denunciato Corrado Bonanzinga,
giudice della sezione Civile e membro
della Giunta provinciale dellʼAssociazione
centonove
nazionale magistrati.
SPROPORZIONE. Giovan Battista
Macrì, lʼex presidente del Tribunale,
snocciolò prima di andare via i dati del
disagio: «Su ogni giudice del Tribunale
civile di Messina incombono 1500 cause.
Su ciascuno di quelli della sezione Lavoro
oltre 3mila. A Reggio Calabria, per fare un
confronto, ogni giudice è gravato di 700
cause; a Torino, sui magistrati del
Tribunale presiduto da Livia Pomodoro, di
sole 450. Se la situazione non è ancora più
grave di quella che i cittadini toccano ogni
giorno con mano è solo grazie alla
professionalità ed abnegazione dei
magistrati, che possono vantare una delle
più alte produttività dʼItalia», spiegò il
presidente Macrì. Secondo i dati trasmessi
al ministero della Giustizia, la produttività
media dei giudici civili di Messina è di 200
cause allʼanno, 80 in più della media
nazionale. «Ma cʼè qualche giudice che
arriva a sfornare 350 provvedimenti
allʼanno», sottolineò Macrì.
NUMERI FOLLI. Se però i giudici
“scoppiano” non è solo per le carenze di
organico. Secondo i dati ufficiali, al
Tribunale pendono 33mila cause tra quelle
ordinarie (19150), di lavoro (18mila)
fallimentari (630) e di esecuzione mobiliare
ed immobiliare (4900). In media, è
incardinata una causa ogni 7 cittadini. Un
dato che ha spinto i funzionari dellʼIstat,
lʼIstituto di Statistica, nel dossier del 2010,
a definire Messina come la città più
“litigiosa” della regione Sicilia, in testa, a
sua volta, nella classifica nazionale.
Magistrati e avvocati alzano le braccia:
«La sproporzione tra carichi di lavoro
(procedimenti pendenti e sopravvenienti)
ed attuale numero dei magistrati e del
personale di cancelleria degli uffici
giudiziari non consente di dare risposta
alla domanda di giustizia dei cittadini».
Quattro anni per avere una sentenza civile
è il tempo medio, perchè in questi giorni
alla cancelleria del Tribunale vengono
depositate decisioni su cause iscritte nel
1996, 16 anni prima. Le cose non vanno
meglio per chi attende la riforma di una
sentenza di primo grado. Sempre in questi
giorni i giudici dʼappello hanno rinviato
udienze di cause pendenti da anni al 2017.
Se ci si sposta nel campo penale la
situazione cambia perchè lʼorganico della
Procura che il nuovo Piano lascia
inalterato (un pm in meno) è al completo:
dopo il rinvio a giudizio bisogna aspettare
anni per avere una sentenza. Che spesso
arriva quando la prescrizione ha fatto il suo
corso: se ne avvantaggiano i colpevoli, ma
non anche gli innocenti e le parti civili tenuti
per un decennio sulla graticola.
ORDINARIA FOLLIA
Tu chiamalo se puoi “civile”
Gli uffici dei giudici e le aule nel caos.
Ma sul nuovo Palazzo c’è il tira e molla
Corrado Bonanzinga
MESSINA. Le aule di giustizia? Gli uffici dei giudici. Più che i dati, a
rendere evidente lo sfascio della giustizia nella città di Messina è lo
scenario in cui si svolgono le cause civili. Uno stuolo di avvocati non
praticanti al seguito incombono tra lʼuscio e la scrivania del giudice. I
fascicoli sono su un banchetto. I testimoni si fanno largo tra la folla.
Le udienze civili dovrebbero svolgersi in camera di consiglio e invece
si svolgono alla presenza di decine di persone accalcate in uno
stanzino di 16 metri quadri come se fossero in fila alla posta. «Eʼ una
vergogna», commenta un avvocato. “Nel caos totale ci sono fascicoli
che scompaiono e poi dʼincanto ricompaiono», racconta il giudice
Bonanzinga. Le cose non vanno meglio alla sezione Lavoro, ospitata
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in un immobile privato, distante 500 metri da palazzo Piacentini,
giudicato da anni non conforme alle più elementari norme di
sicurezza. Eppure, il ministero di Grazia e Giustizia nel 1988 aveva
stanziato 13 milioni di euro diventati successivamente 18 a favore
del Comune per dare alla città il palazzo di giustizia satellite di
palazzo Piacentini. Due milioni di euro se ne sono andate in parcelle
per ingegneri, avvocati consulenti e commissari di gara. Cinque
milioni, andati in “perenzione”, invece se li è ripresi il ministero della
Giustizia. Che ha minacciato di riprendersi anche i restanti 13 milioni.
Ma del nuovo palazzo di Giustizia non sono neanche iniziati gli scavi
per porre le fondamenta. Negli ultimi mesi ha preso quota la
costruzione di una torre in una parte dellʼatrio del cortile che circonda
palazzo Piacentini. Una soluzione dʼemergenza dopo che il 12
ottobre del 2011 il Consiglio di giustizia amministrativa ha bocciato
lʼavviso pubblico bandito dal Comune alla vigilia dellʼestate del 2009
“di invito ad offrire uno o più immobili da destinare ad uffici giudiziari”.
Il Cga ha bocciato lʼoperato dellʼamministrazione comunale guidata
da Giuseppe Buzzanca. (M.S.)
centonove
Sicilia
25 GENNAIO 2013
I CAUSIDICI. Messina può vantare anche
un altro speciale primato: un avvocato
(2mila 500 sono gli iscritti allʼalbo) ogni
cento dei 240mila residenti in città. Il
giudice Corrado Bonazinga, ha pochi
dubbi: «Ci sono troppi avvocati. Eʼ
evidente che lʼesorbitante numero di legali
aumenta spaventosamente il contenzioso.
Spesso arrivano al nostro esame cause
che si potrebbero definire fuori dalle aule di
giustizia e invece lʼingolfano. Capisco solo
i legali affermati si possano permettere di
dire: “Non ci sono i presupposti per questa
causa”». «Non credo che lʼenorme
contenzioso si possa spiegare con
lʼelevato numero degli avvocati che invece
riduce la professionalità degli stessi. Ci
sono cause econoniche e sociali», replica
il presidente dellʼOrdine Francesco
Celona.
CHIMERA TECNOLOGICA. Per
velocizzare i tempi della giustizia, nei
Tribunali italiani è stato introdotto il
processo telematico, ovvero lʼuso della
tecnologia informatica per redigere verbali
dʼudienza e comunicare con gli avvocati.
Da anni. A Messina, a Palazzo Piacentini,
il processo telematico è partito a metà e
solo nel processo civile. Il motivo? “I
computer del Tribunale erano vecchi. Il
software del ministero non funzionava»,
racconta Bonanzinga.
ACCADRAʼ IN SICILIA. I magistrati e gli
avvocati messinesi hanno chiamato a
raccokta i magistrati e gli avvocati delle
altre sedi giudiziarie della Sicilia. Il taglio
più pesante, previsto dal Piano messo a
punto dal consigliere del ministro, Luigi
Birritteri, magistrato agrigentino, riguarda
Palermo che si ritroverà con 25 magistrati
in meno, 12 in Procura e 13 alla
giudicante. Caltanissetta ed Enna
perderanno 6 giudici, Agrigento cinque,
Trapani, Marsala quattro, Catania, Ragusa
e Gela 3, Siracusa e Patti 2, Caltagirone,
Sciacca e Termini Imerese 1. Meno
pesanti appaiono i tagli sui magistrati
inquirenti. Dai 12 del capoluogo si passa ai
TUTTI I NUMERI
DI PALAZZO PIACENTINI
Marina Moleti
2 che verranno sottratti a Caltanissetta ed
Enna e ad uno in meno ad Agrigento,
Messina, Gela, Marsala, Ragusa, Patti,
Siracusa e Trapani.
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G 1500: i giorni in media necessari
per ottenere una sentenza
G 1996: lʼanno in cui sono state
iscritte alcune cause decise
nei giorni scorsi
G 33mila: le cause iscritte al ruolo
del Tribunale, una ogni 7 abitanti
G 19150 la cause civili ordinarie
G 17858: la cause pendenti presso
la sezione Lavoro
G 11: i giudici mancanti
G 2mila e 500 gli avvocati,
uno ogni 100 abitanti
G 33mila: le cause iscritte al ruolo
del Tribunale
Sicilia
25 GENNAIO 2013
AVANTI POPOLO. Al via la campagna di ricostruzione “dal basso” del Teatro in Fiera
E se... OccupyMessina?
Arrivano le adesioni di scrittori e registi, mentre gli occupanti incontrano altre realtà autogestite
del Paese. E lanciano via twitter il rebus delle prossime comunali: come riqualificare il Waterfront
DI GIANFRANCO FERRARO
E EMILIO RAIMONDI
MESSINA. Chissà cosa avrebbe fatto il
commissario Montalbano se dalla sua
Vigàta fosse arrivato a Messina in questi
giorni. Di certo Andrea Camilleri non ci
ha pensato troppo a dare il suo sostegno
alla recente occupazione. La ragione c'è.
“Sono particolarmente legato al Teatro in
Fiera – spiega il popolare scrittore - poichè
lo inaugurai nel 1977 con lo spettacolo
Merli e malvizi di Biagio Belfiore”. La
rappresentazione metteva in scena, per la
regia di un altro illustre messinese,
Massimo Mollica, la lotta tra due opposte
fazioni nella Messina del '600. “È sempre
bello – spiega Camilleri - inaugurare un
teatro, sentirlo vivere con i primi spettatori
che mettono piede al suo interno”. E
prosegue: “Spero che questo movimento
di recupero alla comunità di spazi culturali
abbandonati si diffonda sempre più in
Italia e che una nuova rinascita culturale
avvenga, una volta tanto, dal basso e per
iniziativa autonoma dei lavoratori dello
spettacolo e della cultura”.
Lo scrittore siciliano non è d'altra parte il
solo a sottoscrivere la campagna
nazionale avviata proprio in questi giorni
dal “Comitato aperto” che autogestisce il
teatro. Il progetto degli occupanti è quello
di ricostruirne infatti “dal basso”, e senza
finanziamenti pubblici, alcune strutture,
restituendolo alla città con costi abbattuti.
E un convinto sostegno all'iniziativa arriva
da Ninni Bruschetta, regista e attore
messinese, già direttore artistico del
Vittorio Emanuele e oggi conosciuto per
aver partecipato a popolari fiction come
“Paolo Borsellino”, “La squadra” e
“Distretto di polizia”. E sempre al “Pinelli”
si aspetta ormai a breve anche Moni
Ovadia, regista e attore di fama
internazionale che ha confermato un
passaggio messinese nel corso della sua
tournée siciliana con spettacoli di cultura
ebraica.
Ormai conclusa la polemica di una
settimana fa, dopo l'incontro di domenica
scorsa con il direttore della “Gazzetta del
Sud” Alessandro Notarstefano, che ha
ribadito il merito degli occupanti di aver
fatto luce su una “grande immagine
simbolo, metafora di tutto il crollo della
città”. “Io so che questa è un'occupazione
diversa dalle altre” ha proseguito
Notarstefano, “ma bisogna modificare dal
basso stando dentro il sistema”. Netta la
presa di posizione degli occupanti: “In
questo mese c'è stata un'offerta culturale
che qualunque amministrazione
comunale, di centrodestra e di
centrosinistra – ha ribadito Claudio
Risitano - avrebbe fatto costare centinaia
di migliaia di euro, e invece noi l'abbiamo
offerta ai cittadini a titolo gratuito”. Le varie
proposte sono quindi sfociate nel recente
tavolo tecnico avviato dal Comitato con
ingegneri e architetti.
Sulla stessa lunghezza d'onda degli
occupanti infatti anche il presidente
dell'Ordine degli Architetti di Messina,
Pino Falzea, che ribadisce il suo
endorsement: “Da un mese esiste a
Messina un vero laboratorio culturale in
cui finalmente si parla e si ragiona su temi
importanti”. Così, se da un lato Falzea
ribadisce la necessità che il progetto di
restauro del teatro bandito dall'Autorità
portuale faccia la sua strada, dall'altro
mette le mani avanti, lasciando ampi
Accanto
Moni
Ovadia.
Sopra “Le
facce dei
beni
comuni”
(di Enrico
Borrometi).
Nelle foto
in alto,
Andrea
Camilleri
e Ninno
Bruschetta
margini all'autogestione del “Pinelli”:
“Occorrono tempi certi e una chiara
copertura finanziaria” chiarisce. “E se
l'Autorità portuale non è in grado di
garantirli, si può provvedere ad un
restauro parziale, per il quale non occorre
certo una grande somma”. D'altra parte,
Falzea suggerisce di trovare degli
strumenti giuridici per far proseguire
l'autogestione del Pinelli, “o di un altro
spazio della cittadella” da parte degli
attuali occupanti che avrebbero
pagina 18
centonove
“dimostrato di saperlo gestire”. Anche sul
più ampio problema di che fare della
cittadella fieristica la ricetta di Falzea è
chiara: “Trovare il modo per aprirla,
eliminare inferriate, abbattere gli immobili
fatiscenti”. “Occorre portare avanti il
concorso di progettazione che è stato
aggiudicato – prosegue quindi a proposito
del Waterfront - e bloccare al tempo
stesso tutte le aree di espansione edilizia”.
E lancia il guanto di sfida alla prossima
amministrazione: “Bisogna capire come
ciò che hanno fatto questi ragazzi possa
diventare un metodo per ovviare alle
carenze istituzionali”.
Sfida subito raccolta dall'attivista Renato
Accorinti, da sabato scorso candidato
sindaco con una lista civica: “L'illegalità di
un'occupazione è una pagliuzza
nell'occhio rispetto alla trave di questi
diciassette anni di incuria”. “Su questo
dovrebbe indagare la Procura”. E proprio
a partire dall'affaire Pinelli, Accorinti
ribadisce i suoi progetti per la città: far
tornare le istituzioni dalla parte dei cittadini
e far sì che “l'autogestione diventi una
cosa normale, perché è nell'autogestione
che si crea un vero senso di
responsabilità”. Rivendicando il filo politico
che lo unisce al presidente della Regione
Rosario Crocetta, che ha recentemente
visitato gli spazi occupati, Accorinti
propone quindi la sua proposta di una
“flotta comunale” contro il “monopolismo
miope” dei Franza, e la sua ricetta per il
Waterfront: riqualificazione delle aree
militari, spazi verdi e una moratoria
sull'edilizia che favorisca la “creazione di
spazi pubblici in ogni zona della città”. “Un
convinto sostegno” arriva anche da parte
della candidata alla Camera di Sinistra e
Libertà Sofia Martino, che incontriamo tra
i corridoi del Teatro, mentre Francesco
Longo, del Movimento 5 Stelle, tiene a
precisare la “distinzione tra legalità e
giustizia”. “Bisogna parlare di un teatro
non occupato ma liberato” chiarisce. E
proprio sulla questione del bando
internazionale e dell'apertura ai privati
dello spazio ex-Fiera, la parlamentare
regionale messinese Valentina Zafarana
ha infatti appena presentato
un'interrogazione alla Giunta. Compatto
sulla valutazione positiva dell'occupazione
anche il Pd messinese, per bocca del
segretario cittadino Beppe Grioli, in pole
position per la poltrona di sindaco:
“Dobbiamo esserne orgogliosi,
l'occupazione del Pinelli è un atto d'amore
verso la città”. Ben vista dunque anche in
area Genovese, come già da tempo
nell'area renziana di Ciccio Quero,
presidente della IV circoscrizione, l'ipotesi
di un'autogestione e di una ricostruzione
“dal basso” degli spazi, per quanto,
prosegue Grioli, “all'insegna di una
mediazione, di cui dobbiamo farci carico,
con le istanze dell'Autorità portuale e delle
altre istituzioni”. L'ipotesi di un concorso di
privati sul futuro degli spazi è del resto per
lui tutt'altro che abbandonata: saranno
decisive, forse, le prossime primarie.
Scampato il timore di uno sgombero
forzato, e incassato anche il sostegno
dell'ingegnere capo del Genio Civile
Gaetano Sciacca, gli occupanti del
“Pinelli” si preparano nel frattempo a
scendere in piazza sabato 26, con una
manifestazione che proverà a raccogliere
le varie vertenze lavorative della città e
che si concluderà con un concerto
dell'orchestra del Vittorio Emanuele. “Il
contagio non si arresta!” dicono. E se non
è ancora “Occupywaterfront”, certo è la
prima vera castagna sul fuoco delle
prossime elezioni.
centonove
Sicilia
25 GENNAIO 2013
MESSINA. Il manager dell’Asp 5 revoca la gara per affidare due Rsa pubbliche. E si scatenano i sospetti
Disabili, “assist ai privati”
Magistri annulla l’aggiudicazione delle residenze assistenziali di Patti e Sant’Angelo.
Ma assicura: “Rimangono in mano all’azienza”. Una nota riservata però lo smentisce
MESSINA. Manlio Magistri, il
commissario dellʼazienda sanitaria
provinciale di Messina, assicura che “la
revoca in autotutela dellʼaggiudicazione
delle gare per gestire le residenze sanitarie
assistenziali pubbliche di SantʼAngelo di
Brolo e di Patti è stata motivata
esclusivamente da ragioni di legittimità”.
Ma secondo i titolari delle cooperative che
avevano vinto le gare tenute la scorsa
estate e si apprestavano a firmare i
contratti, lʼannullamento della gara
avvenuto il 17 gennaio del 2013 è il primo
passo per consegnare le due strutture
(ognuna da 20 posti) destinate agli anziani
over 65 abbisognevoli di riabilitazione, ai
privati. Della stessa opinione è Francesco
Poli, il predecessore di Magistri che ha
bandito le due gare. Ed il cui operato è
stato di fatto bocciato da chi ne ha preso
nel luglio 2012 il posto. La tesi o, per meglio
dire, il sospetto dei vertici delle cooperative
e di Poli trova linfa in una nota inviata
allʼassessorato regionale alla Sanità dallo
stesso Magistri: una nota che smentisce le
rassicurazioni del manager milazzese.
SOSTIENE MAGISTRI. «Non era stata
chiesta alcuna autorizzazione preventiva
alla regione Sicilia a cui bisognava
dimostrare la convenienza economica
dellʼoperazione di esternalizzazione dei
servizi. Lʼoperazione non è per nulla
vantaggiosa. Basti pensare che le
cooperative avrebbero incassato la retta
giornaliera per tutti i 20 pazienti anche se i
20 pazienti non fossero stati di fatto
ricoverati», spiega la decisione di revocare
le gare lʼex direttore sanitario del Policlinico
universitario di Messina.
GUERRA IN CASA. Di opinione del tutto
diversa è Vincenzo Manzi, il Facility
manager dellʼazienda provinciale che ha
preparato i bandi di gara. In una relazione
datata 4 dicembre del 2012, il dirigente
aveva difeso lʼoperato
dellʼamministrazione: «La gara è
assolutamente vantaggiosa per lʼazienda»,
ha scritto in sintesi, snocciolando numeri e
norme giuridiche.
Manlio Magistri
CONTRADDIZIONI. Il commissario
straordinario Magistri precisa: «Modificate
le clausole del bando non convenienti per
lʼazienda procederemo nelle prossime
settimane ad una nuova gara. La struttura
rimane pubblica». Tuttavia, la
documentazione in possesso di
Centonove, mostra che il commissario
aveva provato a farle diventare private
prima ancora di procedere alla revoca delle
due aggiudicazioni: «Non potendosi
dimostrare un concreto vantaggio
economico per lʼazienda si chiede di
trasformare i posti di Santʼangelo e Patti in
posti privati mediante apposito decreto con
con lʼadozione di un apposito decreto con
conseguente revoca delle delibere di
indizione ed aggiudicazione», ha scritto
allʼassessorato alla Salute Magistri in due
note datate 28 novembre del 2012 e 28
dicembre dello stesso anno.
DIETROLOGIA. Secondo le direttive del
ministero della Salute che la regione Sicilia
aveva fatto proprie nel 2007 nella provincia
di Messina si sarebbero dovuti attivare 368
posti letto nelle Residenze sanitarie
LA SCHEDA
assistite: 100 di questi, secondo un decreto
regionale dovevano essere pubblici,
ovvero sotto la direzione dellʼAsp 5.
Quando Francesco Poli sbarca a Messina
da commissario, a settembre del 2011, ne
risultano attivati 240: di questi solo 20
pubblici, quelli della Rsa di San Piero Patti.
Francesco Poli racconta: «La struttura di
Case Nuove Russo di Patti era
abbandonata da anni. In tempi record è
stata ristrutturata. La struttura di
SantʼAngelo di Brolo era in mano ad una
cooperativa che, invece, di realizzare la
Rsa la usava per ospitare i migranti e fare
incassi molto più alti: gliela abbiamo tolta.
Eravamo ad un passo dallʼattivare i 40 posti
necessari per abbattere i ricoveri
inappropriati di anziani negli ospedali. Ci
sono una serie di società private rimaste
fuori dal business delle Residenze
assistenziali che spingono, magari
appoggiandosi al politico di turno, per
entrare nel circuito o estendere i loro
interessi», osserva sibillino il manager
catanese. Della stessa idea è, sia pure con
toni diversi, Maria Gabriella
Giacoponello, avvocato della cooperativa
Villa Gaia Onlus che in associazione con
Tomo X Srl che si era aggiudicata la
gestione dellʼRsa di Patti: «Gli interessi nel
settore sono molto forti specialmente in
questo periodo di crisi economica e di
competizione politiche. Il tempo sarà
galantuomo».
(M.S.)
LEGALMENTE
TRIBUNALE DI MESSINA
G.D. Dr. Ugo Scavuzzo.
Rif. RF 4/96
INVITO AD OFFRIRE - INVITO A PARTECIPARE ALLA GARA
VENETICO – C.da Beviola – LOTTO 1: Frazione di fondo, sup. tot. mq 8707 di giacitura in parte pianeggiante e parte in pendenza in zona D1 destinazione industriale, con
vincolo della soprintendenza ai BBCCAA di Messina - interesse etno antropologico. Prezzo base Euro 80.000,00. Rilancio minimo Euro 1.000,00.
VALDINA – C.da Madonnuzza – LOTTO 2: Vecchia cava di argilla, completamente
esaurita, destinata al deposito di materiale di risulta prodotti da opifici di zona; in parte
zona C (insediamenti produttivi e tecnologici) ed in parte in zona B (discariche controllate e fascia di rispetto stradale) costituita da due corpi separati da strada comunale; sup.
tot. mq 10.625. Prezzo base Euro 50.000,00. Rilancio minimo Euro 1.000,00.
Vendita senza incanto 19.04.2013 ore 12.10 presso il Tribunale. Eventuale incanto
19.04.2013 ore 12.30. Curatore Avv. Letterio DʼAndrea 090/714000-090/6408815. Info
sui siti www.asteannunci.it, www.asteavvisi.it, www.tribunale.messina.it, www.normanno.com.
Ecco la residenza per gli anziani
MESSINA. 368 posti letto: 268 privati, e 100 pubblici.
Eʼ quanto prevede la rete di riorganizzazione delle Residenze sanitarie assistenziali per la provincia di Messina. Al momento sono attivi 248 posti privati e 20 pubblici: cento in meno di quelli previsti applicando gli standards
dettati dal ministero della .
Le Rsa sono strutture non ospedaliere, ma comunque a impronta sanitaria,
che ospitano per un periodo variabile persone non autosufficienti di più di 65
anni di età, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di
specifiche cure mediche di più specialisti e di una articolata assistenza sanitaria.
Secondo il piano deliberato da Francesco Poli il 16 marzo 2012 lʼAzienda
sanitaria 5 di Messina deve attivare 20 posti a Barcellona Pozzo di Gotto e 20
a Taormina. (M.S.)
Francesco Poli
TRIBUNALE DI PATTI
Rif. RGE 8/03
LOTTO 1. Appartamento sito in Capo dʼOrlando, Fraz. C.da S. Filadelfio, Via
S. Filadelfio n° 32, posto al piano primo. Composto da due camere da letto, una
cucina soggiorno, angolo studio, bagno, ripostiglio, disimpegno e scala per una
superficie lorda complessiva di circa 182 mq, oltre due balconi di mq. 3 circa, con
annesso giardino-corte esclusiva di mq 206 circa.
Prezzo base Euro 100.705,00 ; Rilancio minimo Euro 2.000,00
Vendita senza incanto del 14/03/2013 ore 12,00 presso aula dʼudienza;
G.E. Dr. S. Saija Custode Giudiziario: Avv. Luciano Fardella tel. 0941911897
Rif. RGE 8/03.
Nel caso in cui la vendita senza incanto non possa effettuarsi per una delle cause di cui in premessa dellʼordinanza, è fissata la vendita CON INCANTO degli
stessi beni, agli stessi prezzi e con lo stesso aumento minimo per il giorno
04/04/2013 ore 9,30 aula udienza.
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Sicilia
25 GENNAIO 2013
centonove
MESSINA. I sindacati temono la chiusura del distaccamento della Marina militare. Ma...
Maridist in bilico
“La Marina non ha mai perso per strada nessuno”, assicura il comandante Santo Legrottaglie
Cosa accadrà? “Rimodulazione e cambio di denominazione”. Filo diretto con Augusta
DI
VALENTINA COSTA
MESSINA. Presiede la Zona Falcata.
Custodisce il Forte SS. Salvatore e la
Lanterna del Montorsoli, tra le poche
testimonianze del ʻ500 arrivate fino a
noi, e la stele della Madonna della
Lettera. A due passi dal centro storico, è
Santo Legrottaglie
una città dentro la città, con strade
spaziose, strutture, cantieri, alloggi,
luoghi di svago e culto, oltre,
ovviamente, alle navi. Pur essendo
davanti agli occhi di chiunque attraversi
la Cortina del Porto, la Base Navale vive
quasi senza che Messina si ricordi della
sua presenza e delle sue attività.
Almeno finché lʼennesima emergenza
non si profila allʼorizzonte.
MARIDIST A RISCHIO. Lunedì 21
gennaio, un gruppo dei 206 lavoratori
civili impiegati presso il Distaccamento
della Marina Militare della Zona Falcata
– il Maridist – e le loro rappresentanze
sindacali, si è presentato dinnanzi alla
Prefettura. I sindacati hanno
manifestato a Filippo Romano, Capo di
Gabinetto, la loro preoccupazione circa
la paventata soppressione del Maridist,
prevista per il 31 dicembre 2013,
secondo il Decreto Legge n.95 del 6
luglio 2012. Preoccupazione concreta,
quella di dipendenti e sindacalisti.
Perchè in città qualcosa, anni fa, si è già
perso.
2002, IL TRASLOCO. Messina, nel
2002, ha già perso il Comando Militare
Marittimo Autonomo, trasferito ad
Augusta, pur conservando tutta la forzalavoro civile e diverse funzioni di
Marisicilia. La notizia della
soppressione del Maridist, prevista
nellʼambito del progetto di revisione
organizzativa delle forze armate per
tagliare i costi della Difesa, ha creato un
certo allarme. La città perderà la Marina
Militare? Probabilmente no. Parola di
ammiraglio.
Il distretto della marina militare di Messina all’inter
LA SCHEDA
Come ti organizzo la base
NON OSPITERA PIU IL COMANDO di Marisicilia, ma la Base Navale della Zona Falcata è ancora sede di numerose attività della Marina Militare, in cui vengono impiegati i 206 civili dipendenti dal Ministero della Difesa. A gestire dal punto di vista logistico la base è il Maridist, il Distaccamento della Marina Militare di Messina, che si occupa anche delle relazioni esterne e istituzionali. Sotto diretta dipendenza della Marina ci sono il Comando Zona Fari, che gestisce i punti di segnalazione di tutta la Sicilia e di parte della Calabria; il Circolo Ufficiali e Sottufficiali; lʼUfficio Staccato del
Genio Militare della Marina di Augusta su Messina e un presidio sanitario. Il Distaccamento gestisce gli uomini e le navi militari in sosta e in transito, gli alloggi per i militari, la mensa di servizio della base, il controllo dei varchi e la cura degli spazi verdi.
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centonove
Sicilia
25 GENNAIO 2013
rno della zona falcata
NESSUN PERICOLO. “La soppressione
del Maridist porterà semplicemente ad
nuova denominazione del
Distaccamento e ad una rimodulazione
funzionale della base, di conseguenza a
quanto accadrà ad Augusta”, spiega il
comandante del Maridist, Santo
Legrottaglie. “La base di Marisicilia
diverrà infatti Comando Logistico di
Area. Attendiamo le direttive dello Stato
Maggiore per capire cosa questo
significherà per Messina. Nostro primo
interesse in questa riorganizzazione è,
in ogni caso, la tutela del personale
civile che da anni lavora al nostro
fianco. La Marina non ha mai perso per
strada nessuno”, assicura Legrottaglie,
che, precisa “lʼunico rischio potrebbe
essere qualche caso di mobilità, che si
cercherà di evitare. LʼAmmiraglio
Roberto Camerini (neocomandante
della Base Marisicilia di Augusta, ndr)
farà ben presenti le istanze di Messina
dinnanzi allo Stato Maggiore”. Camerini
è stato in città mercoledì 23, quando ha
incontrato, insieme al Comandante
Legrottaglie, i rappresentanti delle sigle
sindacali.
LE RASSICURAZIONI. “Con un
atteggiamento di grande apertura,
lʼAmmiraglio ha assicurato che
presenterà allo Stato Maggiore delle
proposte di riorganizzazione delle
funzioni per la base Navale di
Messina”, ha spiegato il segretario Cisl,
Calogero Emanuele. “A queste
proposte i sindacati lavoreranno di
concerto con il Comando del Maridist”.
Santo Legrottaglie ha annunciato che
incontrerà mercoledì prossimo le
rappresentanze sindacali. “Cercheremo
di mostrare come il personale civile è
proficuamente impegnato nella base di
Messina, e non solo per attività inerenti
la Marina”, spiega il Comandante del
Maridist. “Da qualche anno abbiamo
reso fruibili alla collettività i beni storici
presenti allʼinterno della base: non solo
in occasione della Notte della Cultura,
ma anche alle scolaresche che ne fanno
richiesta, vengono proposte visite
guidate. Il prossimo passo è proporre
regolarmente delle escursioni, con
navette in partenza dal centro città, ai
crocieristi che fanno scalo, ma anche ai
messinesi che vogliono scoprire le
meraviglie della Zona Falcata”. Lo
scorso anno sono state più di 9000 le
persone che hanno visitato la base.
Ecco cosa cʼè dentro.
Il panorama dalla struttura militare
DENTRO LA BASE. La base navale è
dotata di un autoparco, di una piazzola
per elicotteri, di una chiesa, di un asilo,
di una filiale bancaria e di impianti
sportivi. Rilevante la presenza della
Capitaneria di Porto di Messina,
accorpata proprio allʼinizio di questʼanno
allʼAutorità Marittima per la Navigazione
nello Stretto, che ha le sue strutture
allʼinterno della base navale. Sono
presenti il Reparto di Supporto Navale e
la VI Squadriglia della Guardia Costiera,
con rispettivi pattugliatori e
motovedette. Nel 2011 è stata aperta la
scuola VMTIS, per formare gli ufficiali
che vanno poi a monitorare il traffico
navale con il nuovissimo sistema VMS.
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Cʼè solo la Marina? No. Tra i Comandi
Esterni sono presenti la Stazione
Navale di Manovra del Gruppo
Aeronavale della Guardia di Finanza; il
comando della Stazione dei Carabinieri
e il Distaccamento Navale dei Vigili del
Fuoco di Messina. In totale in tutta la
base sono impiegati
trecentoottantanove civili.
Ad essi si vanno ad aggiungere i
centottanta impiegati dellʼex-Arsenale,
oggi Agenzia Industrie Difesa, che non
dipende dalla Marina. Questʼultimo si
occupa di cantieristica navale, con
attività di manutenzione, riparazione e
modifiche non solo a navi militari, ma
anche civili e da diporto.
Sicilia
25 GENNAIO 2013
centonove
IL CASO. Secondo il rapporto Antigone avrebbe un sovraffollamento del 269%. Ma i dati sarebbero errati
Carceri piene, il giallo di Mistretta
Il sindacato di polizia penitenziaria Sappe registra solo 40 “ospiti” a fronte dei 47 previsti.
E contesta l’ipotesi di chiusura. Rimane incompiuto l’istituto di Rometta. Costato milioni di euro
DI GIUSEPPE CUVA
MISTRETTA. Il più sovraffollato dʼItalia.
Lʼapertura della casa circondariale di
Mistretta non solo è appesa a un filo secondo i piani ministeriali dovrebbe
chiudere - ma secondo l'ultimo rapporto di
Antigone, l'associazione che si batte per i
diritti nelle carceri, quello nebroideo è un
caso limite in cui il numero dei detenuti è
più che doppio rispetto ai posti
regolamentari con il poco invidiabile record
negativo del 269% in più. Uno studio che
ha fatto andare su tutte le furie i sindacati
della polizia penitenziaria. «Niente di più
falso - dichiara Filippo Consentino,
vicesegretario regionale della Sappe
(sindacato autonomo polizia penitenziaria)
- la casa circondariale di Mistretta non è
mai stata sovraffollata. Oggi, ad esempio,
conta 40 detenuti a fronte dei 47 previsti.
Anzi un reparto di recente ristrutturato con
circa 60 mila euro di soldi pubblici, in atto
risulta chiuso, pur essendoci un ordine
dipartimentale». A Mistretta, secondo il
Sappe, viene anzi applicato alla lettera
lʼarticolo 27 della costituzione il quale
stabilisce che un individuo può essere
privato della libertà, ma mai della dignità”
«e tutto ciò succede con il personale
sottorganico che riesce a fare un ottimo
lavoro anche con turni massacranti»,
sottolinea Consentino. Che il carcere di
Mistretta sia a serio rischio chiusura
secondo i tagli previsti dal Ministero è un
dato di fatto. A Mistretta rischia di chiudere
anche il tribunale, lʼagenzia delle entrate,
lʼospedale, la compagnia dei carabinieri
dovrebbe essere declassata a semplice
tenenza.
«Oltre a quello amastratino dovrebbero
chiudere anche gli istituti di Nicosia e
Modica - continua Consentino - e ci
troveremmo in unʼarea di circa 300 km
compresa tra Barcellona, Enna e Termini
Imerese, senza polizia penitenziaria,
carceri, tribunali, dando così il via libera alla
criminalità che in questa vasto territorio
troverebbe una zona franca».
Si ragiona solo in una logica di tagli,
aggiunge il sindacalista, che tanto logica
non è. «La chiusura delle piccole realtà
carcerarie - sostiene - aggraverebbe
ancora di più la già precaria situazione
delle prigioni italiane, in quanto molti dei
detenuti, che già vivono in modo precario,
si troverebbero “stipati” nelle varie ali di altri
penitenziari che si trovano già in difficoltà.
Per non parlare dei gravi disagi che si
troverebbero ad affrontare le famiglie dei
carcerati, per lo più famiglie disagiate
economicamente, che dovrebbero
raggiungere posti lontani affrontando
spese che non potrebbero permettersi. Ma
anche le famiglie del personale
andrebbero incontro a disagi non
indifferenti, poiché cʼè chi affronta mutui,
spese quotidiane e deve mantenere gli
studi dei figli. Si troverebbe ad affrontare
ulteriori somme dovendo spostarsi
obbligatoriamente in altre sedi».
Il problema del carcere a Mistretta
sembrava risolto più di un anno fa, quando
il paese nebroideo fu inserito nel piano
della nuova edilizia carceraria avallato
dallʼattuale segretario della Pdl Angelino
Alfano, allora guardasigilli, e che
prevedeva quindi la costruzione di un super
carcere. Al progetto si era molto dedicata
lʼamministrazione del sindaco Iano Antoci
che aveva anche concesso un terreno
gratuitamente dove edificare il nuovo
istituto penitenziario che sarebbe divenuto
unʼoccasione di rilancio per la città. Con
lʼarrivo del governo Monti, i proverbiali tagli
hanno bloccato sul nascere questo
investimento e il nuovo super carcere di
Mistretta è rimasto un sogno. In provincia di
Messina anche i comuni di Rometta e Patti
ospitano delle strutture carcerarie, ma
rimangono chiuse. Quello di Rometta
centro non è mai stato completato rimane
un palazzone dimenticato da tutti. La
costruzione iniziò negli anni '70 senza
avere mai fine. Uno spreco di denaro
pubblico ed un controsenso se si pensa ai
problemi cronici in fatto di sovraffollamento
degli istituti penitenziari. La storia comincia
quando il Ministero di Grazia e Giustizia
PATTI
Un museo dietro le sbarre
Il sindaco Aquino chiede in concessione
i locali chiusi per esporre reperti archeologici
L’ingresso del carcere di Mistretta
PATTI. Il vecchio carcere di Patti resta inutilizzato. Sembra
di difficile realizzazione il programma del sindaco Mauro
Aquino il quale vorrebbe utilizzare lʼimmobile trasformandolo
in un museo archeologico ed unʼarea polifunzionale dove
collocare tutti quei reperti rinvenuti sul territorio e che, per
insufficienza di spazi, si trovano altrove. Lʼimmobile rimane
proprietà del Ministero. Ma Aquino ci crede.
Lʼex carcere potrebbe diventare un museo dove troverebbero
ospitalità gli ingenti reperti che si trovano nei musei di
Siracusa, Palermo e Messina e, in massima parte, addirittura
depositati nei magazzini e quindi non fruibili dai turisti e dagli
pagina 22
amanti dell'arte e della cultura. A tal fine il sindaco Aquino
aveva richiesto all'Agenzia del Demanio di Catania la
concessione dʼuso o di vendita dellʼex carcere, ma tale istanza
non sembra trovare accoglimento perché sembra che il bene
sia stato ritenuto inalienabile. Tutto a danno della comunità
che considera ciò un vero spreco perché lʼimmobile, che ha
un valore storico in quanto ospitava un vecchio convento,
resta in una situazione di degrado.
Anche in passato varie amministrazioni avevano chiesto la
possibilità di sfruttare lʼimportante opera ma le risposte sono
state sempre negative. Ma il sindaco Aquino non intende
arrendersi e annuncia altre iniziative: «Continueremo a
richiedere che venga valutata la concessione o la vendita del
bene per adibirlo a spazi polivalenti o per realizzare un museo.
Ritengo che i privati siano in grado di sfruttare adeguatamente
una struttura di immenso valore e bellezza» conclude il primo
cittadino.
Pamela Arena
centonove
Sicilia
25 GENNAIO 2013
L’APPELLO
Emergenza sovraffollamento
Le proposte dei direttori Barbera, Bellelli e Gelardi
Per far fronte all'emergenza nelle carceri italiane, dovuta al sovraffollamento in
cella, non servono riforme costose. Anzi, si potrebbe attuare una riforma a costo
zero. Parola di tre direttori di case circondariali siciliane. Rita Barbera, Letizia Bellelli e Antonio Gelardi, responsabili rispettivamente dell'Ucciardone, dei penitenziari di Enna e Augusta, infatti, hanno scritto una lettera appello, che inizia in modo chiarissimo: "Uno dei disegni di legge naufragati con la fine della legislatura, è
quello sulle pene alternative".
I tre direttori, soci dell'associazione Libertà e Giustizia, spiegano: «Ancora oggi
il nostro sistema penale è incentrato sulla pena detentiva in carcere. Il fascismo, sistema deprecabile, si servì tuttavia di fior di giuristi; uno di questi fu l'allora guardasigilli Alfredo Rocco, artefice di un codice penale che nella sua struttura portante sopravvive ancora oggi e prevede, anche per reati di lieve entità, come pena principale quella detentiva in carcere. Poi la pena non sempre viene applicata, ma la
sanzione comminata nominalmente, come autorevolmente sottolinea il Consiglio
superiore della magistratura nel suo parere al disegno di legge Severino sulle pene alternative, risponde più all'esigenza di rassicurare l'opinione pubblica che a
quella di dare una risposta reale ed efficace al crimine». Ecco, dunque, quello che
accade oggi: «Un giudice, quello cosiddetto di cognizione, commina la condanna
a una pena detentiva in carcere - spiegano i tre direttori - poi, in alcuni casi interviene un altro giudice, quello di sorveglianza, che converte la pena in una misura
alternativa al carcere. Si tratta quindi di un beneficio da concedere caso per caso,
che richiede comunque un ulteriore passaggio processuale e in parecchi casi non
impedisce un breve, inutile e dannoso passaggio in carcere. In tale contesto poi,
sono i detenuti appartenenti alla cosiddetta marginalità sociale (extracomunitari,
tossicodipendenti di lunga data, disagiati psichici e psichiatrici) che rappresentano la percentuale maggiormente significativa di detenuti, ad avere le maggiori difficoltà di accesso alle misure alternative esterne per l'assenza di idonei riferimenti: lavoro, domicilio, riferimenti familiari in grado di sostenere praticabili percorsi di
inclusione sociale e per la difficoltà di avvalersi di una valida difesa».
Infine, l'appello: «Ci auguriamo che nel centro sinistra ci si ricordi che l'indulto
del 2006, a cui seguì il nulla nella politica carceraria, segnò un picco negativo di
consensi per il governo Prodi e forse contribuì all'inizio della fine di quell'esperienza
governativa. E ci auguriamo che tutte le forze politiche presenti nel parlamento prossimo venturo guardino all'Europa non solo per lo spread o per il fiscal compact, ma
anche per i diritti civili».
decise nel 1972 di abbattere il vecchio
carcere, uno storico edificio risalente
all'800, e di ricostruirlo ex novo con l'intento
di farlo tornare in funzione. Una struttura di
tre piani più un seminterrato (da utizzare
come garage) prese il posto del istituto
risalente allʼepoca borbonica lasciando già
da subito l'amaro in bocca per una prima
perdita di valenza storica, ma la cosa più
grave che si palesò subito fu che il termine
dei lavori, nonostante mancassero pochi
accorgimenti, non ebbe mai luogo ed il
nuovo edificio non entrò mai in funzione.
Era stato preparato tutto, dagli alti muri di
recinzione all'illuminazione interna ed
esterna, furono persino installati gli impianti
di riscaldamento ed i sanitari, porte e
finestre. Tutto rimasto in balia dei vandali.
Nel 1997 il carcere venne occupato per
protesta da alcuni attivisti, tra cui Pino
Visalli e Rosa Maria Giordano, che per oltre
sei mesi restarono nella struttura cercando
di sensibilizza l'opinione pubblica. Visalli,
torno a far sentire la propria voce nel 2007,
ipotizzando l'utilizzo dell'edificio da parte
dei Carabinieri per i quali, al contrario,
viene pagato un affitto. Ipotesi, quella del
trasferimento dei militari che venne
abbracciata dal senatore Salvo Fleres. «Un
tempo - spiega Fleres - il carcere era
considerato dagli abitanti di Rometta come
una fonte di sostegno per lʼeconomia locale
in considerazione dei guadagni procurati
dalle visite dei familiari ai detenuti».
RISARCIMENTI
Tre metri quadrati a persona
Soldi in arrivo per i detenuti delle carceri italiane. E assegni a cinque zeri. I sette
carcerati che si sono rivolti alla Corte di Strasburgo e a cui l'Europa ha riconosciuto un risarcimento per trattamento “inumano e degradante” riceveranno 100 mila
euro ciascuno per danni morali.
SOVRAFFOLLAMENTO CRONICO. Lo scorso 8 gennaio la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo (Cedu) aveva condannato l'Italia per il sovraffollamento
delle carceri. La sentenza dava un anno di tempo per individuare soluzioni idonee
a risolvere una situazione diventata ormai «cronica e strutturale».
TRE METRI QUADRATI A PERSONA Il caso prendeva le mosse dai ricorsi presentati dai sette detenuti, tre dei quali rinchiusi nel carcere di Piacenza e quattro in
quello di Busto Arsizio. Tutti i carcerati vivono in celle originariamente pensate per
un detenuto e ora utilizzate per tre persone, con il risultato che ognuno ha a disposizione 3 metri quadrati. Uno spazio troppo angusto, che ha fatto scattare la violazione e la decisione della Corte di Strasburgo. Un precedente che rischia di scatenare una tempesta di ricorsi.
Giovanni Lucentini durante una delle presentazioni del Progetto Bussola
L’opuscolo realizzato per l’inserimento sociale dei detenuti
Il futuro? In una guida
L’iniziativa nell’ambito del Progetto Bussola promosso
dalla Team Project di Messina. Lunedì la presentazione
MESSINA. Una guida
ideata esclusivamente per
aiutare i detenuti. Dentro e
fuori la struttura
penitenziaria. Tante
informazioni utili ed
essenziali, per la prima
volta, messe nero su
bianco. L'iniziativa nasce
nellʼambito del Progetto
Bussola, promosso
dall'Associazione Team
Project e finanziata dalla
Regione Siciliana, per
lʼintegrazione dei detenuti
tramite la formazione e
lʼorientamento. Un
progetto che ha dato
lʼopportunità ai carcerati in
esecuzione penale
dellʼIstituto penitenziario di
Gazzi, dellʼOpg di
Barcellona e dellʼUepe di
frequentare sette corsi di
formazione: Copy Editor,
Impaginatore Grafico,
Florovivaismo, Sartoria
Professionale, Call
Center, Archivista
Bibliotecario, Pulizia e
Igiene. E ora arriva la
guida che verrà
presentata e distribuita
lunedì 28 gennaio, nel
corso di un seminario
informativo previsto
allʼinterno del carcere di
Messina. «Eʼ una
pubblicazione - spiega
Giovanni Lucentini,
presidente di Team
Project - pensata e
realizzata con lʼobiettivo di
rendere più semplice il
periodo di permanenza
pagina 23
allʼinterno di un'istituzione
carceraria». Ma non solo.
«Vuole anche essere continua il presidente uno strumento di
facilitazione per tutti coloro
che, fuori dal circuito di
detenzione, intendono
proiettarsi verso un reale
reinserimento sociale e
lavorativo». Sfogliando le
pagine dellʼopuscolo,
infatti, si trovano
informazioni essenziali per
chi esce dal penitenziario.
Come e dove rifare i
documenti e quali sono le
associazioni e le comunità
cittadine che si occupano
del reinserimento sociale.
La guida dedica ampio
spazio anche alla figura
del Garante dei Diritti dei
detenuti, con i relativi
numeri di telefono, e
allʼUfficio per lʼesecuzione
penale esterna. Ma
soprattutto è possibile
trovare specifiche
informazioni su come e in
che modo cercare lavoro o
avviare unʼattività
autonoma.
Tutto è stato curato nei
minimi dettagli. «Il nostro
intento - continua
Giovanni Lucentini - è
quello di agevolare il più
possibile gli ex detenuti.
Per questo, allʼinterno
della guida, in un capitolo
spieghiamo come si
compila un curriculum
vitae e come si imposta
una lettera di
presentazione.
E soprattutto precisiamo
quanto oggi sia importante
avere un indirizzo di posta
elettronica».
I detenuti che riceveranno
la guida avranno anche
lʼopportunità di conoscere
tutte le agevolazioni che la
legge “Smuraglia” offre
alle aziende che
assumono personale
detenuto.
La guida è stata redatta da
Lucia Carcione,
Francesco De Bella e
Cinzia Zummo. Lʼediting
è stato curato da Simona
Risitano.
Partito nel gennaio del
2010, adesso il progetto
Bussola è alle battute finali
e Giovanni Lucentini
coglie lʼoccasione per
tirare le somme. «Eʼ stato
uno dei progetti più
completi organizzato negli
ultimi anni nella nostra
città. Abbiamo offerto
consulenza - conclude
Lucentini - e ci siamo
preoccupati anche di tutti
gli aspetti che riguardano
lʼinserimento sociale».
La Team Project ha
lavorato al Progetto
Bussola in collaborazione
con la Confesercenti, la
Camera di Commercio, la
Commissione Provinciale
per l'emersione del lavoro
non regolare, la Coop
Lilium, La Coop Progetto
Sociale, lʼAssociazione In
Opera e la Lam.
Qui Scuola
25 GENNAIO 2013
centonove
MILAZZO. L’ISTITUTO DIRETTO DA STELLO VADALA’ HA ORAGANIZZATO QUATTRO GIORNI DI INIZIATIVE PER FAR CONOSCERE IL CORSO DI STUDI. CON L’AIUTO DELLE IMPRESE
L’OrientaGiovani del Majorana
MILAZZO. 3500 alunni provenienti dalle
scuole secondarie di primo e secondo
grado, 25 istituti comprensivi del territorio
Barcellona – Villafranca, 4 Università
(Messina, Catania, Enna e Reggio
Calabria) per un totale di 22 corsi di studi
presenti, 18 aziende del comprensorio,
250 studenti e 70 docenti della scuola
oltre al personale Ata e della segreteria
impegnati ininterrottamente per quattro
giorni. Questi i numeri della 7° edizione
di “Orientagiovani”, lʼormai tradizionale
appuntamento svoltosi allʼIstituto
Tetcnico “Ettore Majorana” di Milazzo, su
iniziativa del dirigente scolastico, Stello
Vadalà. Iniziativa realizzata in
collaborazione con il Comune di Milazzo,
la Raffineria, LʼEdipower e con lo
sportello multifunzionale ME04 del centro
servizi Enfap di Messina.
Alla cerimonia conclusiva di questa
mattina è intervenuto il dirigente
dellʼufficio scolastico provinciale, Emilio
Grasso che ha espresso il suo plauso
per il lavoro svolto dalla scuola in un
momento fondamentale per il futuro dei
ragazzi, sia per quel che concerne la
scelta del corso di studio, sia per il
successivo indirizzo universitario.
Presenti anche la dirigente scolastica
dellʼistituto Conti di Lipari, Tommasa
Basile che ha evidenziato la
collaborazione esistente col “Majorana”
nella comune visione di scuola quale
strumento di cultura e formazione e il
responsabile della Milauto, Franco Foti
che ha sottolineato lʼimportanza della
sinergia scuola-aziende,
preannunciando a breve uno stage con i
ragazzi del corso di Meccanica, al fine di
poter individuare le migliori espressioni
per un inserimento nel mondo lavorativo,
dove oggi, anche nei settori prettamente
tecnici occorre avere una adeguata
preparazione informatica.
Soddisfatto dei riscontri il preside
Vadalà: «La nutrita partecipazione
registrata in questa settimana da parte
delle aziende e delle istituzioni del
territorio e lʼentusiasmo dei colleghi delle
scuole provenienti dallʼintera provincia,
da Capo dʼOrlando a S. Teresa, che
hanno aderito allʼiniziativa, convincono
sempre più me ed il mio impagabile ed
insostituibile staff che quando abbiamo
iniziato questa avventura orientativa
rivolta ai giovani delle superiori e ai
giovanissimi delle medie di 1° grado del
territorio, abbiamo visto giusto. I ragazzi
e le famiglie, prima della loro scelta
devono conoscere, devono sapere».
«Mi occupo da sempre di orientamento continua Vadalà - credo che tutti gli
alunni abbiano il diritto di guardarsi
intorno a 360° e di decidere con criterio e
convinzione. Ne deriverà la
determinazione che farà di loro i seri ed
impegnati professionisti di domani. Eʼ
stata pesante, abbiamo lavorato senza
interruzione, ma la macchina ha
funzionato».
ISCRIZIONI ONLINE
Arriva lo sportello della Flc Cgil di Messina
MESSINA. La Flc Cgil di Messina ha attivato, presso la sede di Messina di via Peculio Frumentario, uno Sportello di consulenza che sarà attivo il lunedì, il mercoledì e il venerdì dalle 17.00 alle 19.00. Un servizio per dare sostegno e supporto alle famiglie che avessero difficoltà con le nuove procedure di iscrizione
scolastica online. Le iscrizioni online per tutti gli ordini di scuola si sono aperte
il 21 febbraio e scadranno il 28 febbraio 2013. Una nuova procedura, soprattutto nei primi giorni, ha creato non poche difficoltà ai genitori non pratici con le
nuove tecnologie. Proprio per questo motivo anche il Liceo “F. Maurolico” ha
deciso di fornire un supporto tecnico per le famiglie. Lʼuffico di segreteria, infatti, resterà aperto fino a giovedì 28 febraio 2013 dal lunedì al sabato dalle 8,30
alle13,30 e da lunedi a venerdì dalle 15 alle 17.
ISTRUZIONE PER L’USO di Andrea Smith
Iscrizioni per gli alunni
entro il 28 febbraio
La circolare 96/12, che fissa il termine per le iscrizioni al
28 febbraio 2012, ribadisce che per gli alunni con
cittadinanza non italiana si applicano le stesse
procedure di iscrizione previste per gli alunni con
cittadinanza italiana. Per i percorsi di istruzione per
adulti, in attesa della pubblicazione del Regolamento
che ridefinisce il settore, è fatta riserva di fornire ulteriori
istruzioni; nel frattempo il termine per effettuare le
iscrizioni resta fissato al 31 maggio. Secondo il D. M. n°
139/2007 – Regolamento in materia di adempimento
dellʼobbligo di istruzione -, gli studenti che non hanno
conseguito il titolo conclusivo del primo ciclo e che
hanno compiuto il 16° anno di età possono
conseguire tale titolo anche nei centri
provinciali per lʼistruzione degli adulti
ovvero, dove ancora non istituiti, presso i
centri territoriali permanenti. Dal prossimo
settembre debutterà il liceo sportivo.
Rispetto alle discipline dellʼordinario liceo scientifico
sono introdotte due nuove materie: “diritto ed economia
dello sport” e “discipline sportive” che vanno a sostituire
“disegno e storia dellʼarte” e “lingua e cultura latina”.
Inoltre, è previsto il potenziamento di “scienze motorie e
sportive”. Come precisato dal MIUR, lʼiscrizione è aperta
a tutti, anche ai disabili, e non sono previste prove
selettive dʼingresso. In effetti, la sezione non è
finalizzata solo alla formazione scolastica di giovani che
praticano sport a livello agonistico e sono magari
impegnati in competizioni di rilievo nazionale o
internazionale, ma si rivolge anche agli studenti
pagina 24
particolarmente interessati ai valori propri della cultura
sportiva. In prima applicazione le Regioni, competenti in
materia, potranno autorizzare un numero di sezioni non
superiore a quello delle rispettive province. Eʼ il caso di
ribadire che lʼiscrizione alle prime classi va fatta
esclusivamente on line (la registrazione deve essere
eseguita nello spazio www.iscrizioni.istruzione.it e non
su POLIS); le segreterie scolastiche, oltre ad informare
ed orientare, assicureranno alle famiglie il necessario
supporto tecnico. Se la famiglia non dispone di un
computer e accesso a internet né di una casella di posta
elettronica, la segreteria scolastica della scuola
frequentata o quella di destinazione, su esplicita
richiesta del genitore, provvederà alla compilazione
della domanda dello studente. Al termine della
procedura il sistema produrrà la conferma dellʼiscrizione,
che stampata, verrà consegnata alla famiglia col valore
di ricevuta.
25 GENNAIO 2013
Economia
centonove
NAUTICA. Dopo la società operativa arriva al capolinea anche la holding
Aicon, Siclari nei marosi
Il fallimento della società di Giammoro che produceva imbarcazioni di lusso
“arricchisce” di documenti contabili l’inchiesta penale. Tutti i retroscena
DI MICHELE SCHINELLA
BARCELLONA. Un fallimento dietro
lʼaltro: prima la società operativa; ora la
holding. E unʼinchiesta penale si
arricchisce di documenti contabili
compromettenti e dichiarazioni testimoniali
di chi è stato per anni nella plancia di
comando, a stretto contatto con il patron
della società di Giammoro quotata in
Borsa che progettava e produceva
imbarcazioni di lusso.
Indisponibile a immettere liquidità, per
paura di essere invischiato in un processo
penale il patron Lino Siclari, attraverso i
suoi legali, aveva cercato di evitarlo in ogni
modo nonostante lo stato di insolvenza
fosse evidente da 2 anni e i debiti
superassero i 140 milioni di euro.
Lunedì 21 gennaio 2013 è arrivato il
fallimento (essenziale per contestare la
bancarotta) della holding del gruppo Aicon,
ma le indagini sulla gestione del gruppo
creato dallʼarchitetto messinese erano già
in corso da ottobre 2012. I sostituti della
Procura di Barcellona diretta da Salvatore
De Luca erano stati innescati a ottobre del
2012 da una relazione di Mauro
Romano, commissario straordinario della
società operativa del gruppo, Aicon Yacth
Spa. Il docente lʼaveva consegnata ai
giudici del Tribunale fallimentare della città
del Longano con le parti “penalmente
rilevanti”, come si dice in termini tecnici,
secretate con degli omissis e rimesse alla
valutazione Procura. Che si è subito
messa in movimento. La relazione del
commissario straordinario, Romano,
costrinse i giudici del Tribunale di
Barcellona Michele Galluccio, Assunta
Cardamona e Danilo Maffa, a tornare sui
loro passi, revocando lʼammissione
allʼamministrazione straordinaria, e a
dichiarare il fallimento di Aicon Yacth Spa.
Nella stesse ore del 5 ottobre 2012 in cui
veniva dichiarato il fallimento gli stessi
Lino Siclari
giudici barcellonesi, sulla base di una
relazione del commissario giudiziale
Francesco Ruvolo, avevano revocato
lʼammissione al concordato preventivo
della holding del gruppo fissando lʼudienza
per il fallimento. Sulle spine, oltre a Siclari,
ora ci sono gli amministratori delle 2
società.
RIPENSAMENTI. Lino Siclari, nellʼestate
del 2010, quando la situazione e il futuro
del gruppo apparivano compromesse
aveva affidato infatti allʼavvocato di Catania
Gaetano Franchina e al suo legale storico
Dino Arrrigo il compito di presentare delle
proposte di concordato preventivo. Che in
una prima fase erano state pure valutate
positivamente dal Tribunale. Eʼ stata una
relazione di Domenico Cataldo, avvocato
nominato commissario giudiziale di Aicon
Yacth Spa a far saltare i piani di Siclari.
«Nei conti di Aicon Yacth Spa per come
sono stati rappresentati dalla società ci
sono alcune cose che non vanno», aveva
scritto Cataldo il 5 aprile del 2012 ai giudici.
AUTO...BOCCIATURE. Ai tre giudici
Gallucio, Cardamona e Maffa, il primo
giugno del 2012 non rimase che revocare
lʼammissione al concordato preventivo.
Dichiarazione di fallimento? No. Colpo di
scena. Nella stessa giornata i medesimi
giudici senza che ci fosse alcuna richiesta
da parte di alcuno, di loro iniziativa (primo e
unico caso in materia), hanno disposto
lʼamministrazione straordinaria prevista per
le grandi aziende in crisi da una legge del
1999, cosiddetta legge Prodi, che mette a
disposizione risorse per il rilancio
dellʼazienda. I giudici non si curarono delle
proteste di alcuni legali che a tutela dei
creditori si sono battuti perchè fosse
dichiarato il fallimento. Uno di questi, Milly
Casucci, osservò: «La legge riserva
lʼamministrazione straordinaria alle
aziende in crisi non alle aziende che non
svolgono attività e non hanno commesse»,
disse, invano, lʼavvocato. Lʼordinanza dei
giudici è stata depositata il 12 giugno 2012.
PREVISIONI FATALI. Siclari il primo
giugno del 2012 (quando il provvedimento
non era stato depositato) incontrando i
sindacati nella sede di Confindustria a
Messina ne aveva già immaginato
lʼadozione: «Il fallimento può essere evitato
con lʼamministrazione straordinaria». A
Romano, nominato dal ministro allo
Sviluppo economico, Corrado Passera,
bastarono pochi giorni di lavoro per capire
che lʼavvocato non aveva tutti i torti: «Mi
aspettavo di trovare unʼazienda attiva non
chiusa», disse ai sindacalisti. Romano
scoprì poi non solo che i dati di bilancio non
erano del tutto veritieri ma che erano state
fatte operazioni a danno dei creditori.
I TRUFFATI
La batosta ai risparmiatori
Gli investitori ci hanno rimesso 120 milioni.
Ecco l’avventura in Borsa. Bollata come fraudolenta
MESSINA. Salvatore Candido, il manager che aveva ingaggiato alla vigilia dellʼestate del 2011 per risanare il gruppo, gli aveva chiesto di rispettare gli impegni assunti e di immettere 3 milioni di euro di risorse fresche. Ma Lino Siclari
lʼimpegno assunto non lo rispettò: “dimise” il manager e percorse la via del concordato preventivo. Una via “fallimentare”: in tutti i sensi. «Non ho soldi da buttare in un risanamento
impossibile», disse lʼarchitetto. I tre milioni di euro costituiva
il 2% di quanto Siclari aveva incassato dalla quotazione in
Borsa del titolo Aicon. Per contro, i risparmiatori ci hanno rimesso in tutto 120 milioni di euro, il controvalore delle azio-
ni Aicon piazzate a marzo del 2007 sul mercato. Lʼavventura in Borsa della società di Giammoro è in questo dato. Unʼavventura che è stata bollata come fraudolenta, ai danni degli
investitori, da parte della Consob, lʼautorità di Borsa, che pure aveva dato il via libera alla quotazione. Ma chi lʼha ideata,
curata e consentita se lʼè cavata con una multa di poche centinaia di migliaia di euro. In poche parole, Aicon Spa per ottenere la quotazione in Borsa, avvenuta il 14 marzo del 2007,
ad un valore alto (4 euro e 10 centesimi) aveva prodotto e
venduto decine di imbarcazioni non a clienti veri e propri ma
a società della stessa galassia Aicon. La Consob, lʼorgano
che avrebbe dovuto vigilare a tutela dei risparmiatori, ha sanzionato i membri del Consiglio dʼamministrazione in carica
al momento della quotazione, Siclari, Nino Parisi e Gaetano Visalli e ai tre revisori dei conti, Giovanni Barbara, Marcelo Gamba e Fausto Causarano, con una multa che in tutto arriva a 800mila euro. Una multa di 100mila euro lʼha irrogata pure allʼistituto responsabile del collocamento in Borsa,
pagina 25
Unicredit Banca mobiliare Spa. In tutto quasi un milione di
euro, neanche lʼuno per cento di quanto Siclari ha rastrellato sul mercato. Lʼautorità di vigilanza guidata allʼepoca da
Lamberto Cardia ha sanzionato Price Water House Cooper Spa, società che aveva certificato i bilanci del 2005 e soprattutto del 2006, ordinandogli di non avvalersi più del funzionario che lʼaveva effettuata. Fuori dai termini tecnici, i vertici di Aicon avevano pompato la produzione in vista della
quotazione; lʼistituto bancario di collocamento in Borsa ha
fatto finta di non vedere che le barche erano ordinate e vendute solo virtualmente; allo stesso modo si è comportata la
società di certificazione del bilancio. Nessuna sorpresa dunque se quando è stato alzato lʼaltarino dellʼimbroglio il titolo
è crollato a 10 centesimi, i risparmiatori sono rimasti con un
pugno di mosche e le barche, costruite in fretta e in furia,
vendute solo sulla carta, siano rimaste ormeggiate nei porti o nelle aree adiacenti lo stabilimento di Giammoro.
M.S.
Economia
25 GENNAIO 2013
centonove
ROCCALUMERA. Elena Barletti crea lampade con fibra di fico d’india e prodotti naturali
La luce che piace agli arabi
Braccio di ferro tra aziende italiane e del Medioriente per contendersi
la commercializzazione dei pezzi unici. Che ricordano le fiabe di Andersen
DI
GIUSEPPE PISTONE
ROCCALUMERA. La “luce” di
Roccalumera nel segno dellʼarte e
dellʼambiente, conquista i paesi
orientali. Di scena i prodotti naturali
come la fibra di fico dʼindia diventata il
vero “marchio artistico”, modellata per
creare lampade e piantane in
esposizione in questi giorni al Macef
Expo di Milano. Elena Barletti, 21 anni,
di Roccalumera, studentessa di lingue
e letteratura straniera allʼUniversità di
Ragusa, sostenuta dal padre Franco,
ha deciso di inventarsi un lavoro,
rispolverando i segreti del nonno Paolo,
ebanista. Con il suo marchio “Rocca di
Lumera” è già volata a Milano per
esporre le sue “creature” al MACEF
Expo dal 24 al 27 gennaio. Un esempio
di imprenditoria giovanile che privilegia
il “fatto a mano” che ha suscitato
lʼinteresse di unʼazienda araba che
sarebbe pronta a firmare il contratto ed
acquisire i prodotti. A contendersi gli
articoli anche unʼimportante azienda
italiana di arredamenti che chiederebbe
però lʼesclusiva. Il marchio “Rocca di
Lumera”, produce lampade artigianali e
complementi d'arredo realizzati con
materie prime locali, ha già fatto il giro
del mondo sul web. Frutto di una
ricerca storica legata alle forme di legni,
pietre e ferro, oggetti che la natura nel
tempo ha trascinato in mare in balia
delle onde. E la raccolta diventa
preziosa, sino a fruttare migliaia di
euro. Nella fucina del piccolo
laboratorio di Via Umberto a
Roccalumera, ha messo su una vera e
propria squadra di artigiani, artisti e
scultori, che
insieme danno vita
a diverse forme di lampade. Opere che
dopo un attento processo di
lavorazione, in poco meno di un anno,
grazie al web
www.roccadilumera.com
hanno conquistato anche
il mercato internazionale,
attirando
lʼattenzione di
interior design
delle migliori
aziende italiane di
arredamento, con le quali
ci sono in corso trattative
commerciali. «La filosofia
del nostro laboratorio –
spiega Elena – è quella di
utilizzare materiali naturali tra
cui la fibra di fico dʼindia,
spesso trascinata anche dalle
onde del mare e poi essiccata,
lavorata e trattata a mano per la
realizzazione di lampade da
tavolo e piantane, ma
anche altri complementi
dʼarredo dalle forme più
originali». Le forme dei
lumi realizzati da “Rocca di
Elena Barletti. Nelle foto alcune sue creazioni.
Lumera” sembrano aver intrappolato le
luci e le forme morbide che si trovano in
natura. Elena è pronta a partecipare al
“Salone internazionale del mobile” di
Milano dal 9 al 14 aprile prossimo
esponendo la nuova ed esclusiva
collezione di
lampade. «Ciò
che cerchiamo di
suscitare è
unʼemozione di
armonia e
suggestione
attraverso la
ricostruzione
naturale di ogni
forma raccolta in
natura “illuminata” da
mani sapienti e riportata
infine negli ambienti della
propria casa – rivela affinché possa continuare
quel viaggio che sembra
evocare alcune fiabe di
Anderson in cui ogni
oggetto ha una storia da
raccontare». Le
attrezzature e le
procedure impiegate
nella produzione delle
lampade e dei
complementi tendono a
mettere in evidenza
il “fatto a mano”.
Sono tutti pezzi
unici, originali ed
eleganti. In famiglia, come nel lavoro
Elena ed il padre Franco si dividono i
compiti. Lei crea e realizza i prodotti,
mentre il padre Franco si occupa
dellʼaspetto commerciale e
pubblicitario.
Il marchio oggi è diventato sinonimo di
arredamento dʼinterni molto ricercato
per allestire hall di alberghi ed
esposizioni di mobili. «Tutte le nostre
opere – attesta Elena Barletti – sono
delle creazioni, vogliamo scommettere
su di noi e sul nostro territorio, con le
Elena Barletti nel suo laboratorio
pagina 26
sue peculiarità e ricchezze nascoste.
Noi non pensiamo che una pietra sia
solo una pietra e una radice sia solo
una radice. Ogni elemento che la
natura ci offre è unico e prezioso. Noi
utilizziamo pietre, legni, ferro, reti da
pesca, e poi li mettiamo insieme con le
nostre competenze e creatività, ma la
più creativa è la Natura stessa. Spesso
basta osservare un tronco o una pietra
e lʼoggetto che realizzeremo è già lì,
aspetta solo di essere portato alla
luce».
centonove
Economia
25 GENNAIO 2013
MILAZZO. L’ente morale investirà un milione e mezzo per aiutare i minori disagiati
Ai bimbi ci pensa Lucifero
Una fattoria didattica, produzione di vino, un museo, percorsi guidati con degustazioni.
La Fondazione del Capo rilancia la sua attività. Ecco i progetti del nuovo cda
Enzo Russo
DI GIANFRANCO CUSUMANO
MILAZZO. Percorsi naturalistici con
angolo per le degustazioni, una fattoria
didattica da mezzo milione di euro, la
produzione di vino doc, la ristrutturazione
di un palazzo ottocentesco in cui
realizzare saloni e una mostra
permanente, la creazione di una città
dedicata ai bambini. La Fondazione
Lucifero di Milazzo, una delle più ricche
della Sicilia, proprietaria di tutta la Baronia,
il polmone verde del comune messinese
con ettari di verde che si affacciano sulle
isole Eolie, pensa in grande. Nei prossimi
mesi vi saranno investimenti per un
milione e mezzo di euro. A dire il vero la
crisi sta rallentando alcuni processi. Molti
affittuari sono in sofferenza e stanno
ritardando il versamento dei canoni (gli
incassi totali ammontano a 350 mila euro),
ma dopo un lungo periodo di
“ristrutturazione” il nuovo consiglio di
amministrazione può ricominciare a
programmare. La situazione è nettamente
migliore rispetto al passato quando
pizzerie e camping pagavano canoni annui
di poche migliaia di euro. Oggi variano dai
14 mila ai 90 mila euro, addirittura la
fondazione ha pagato 40 mila euro di Imu.
A presiedere il cda è il commerciante Enzo
Russo, nominato dal comune di Milazzo
assieme ad Antonio Nicosia, a completare
il consiglio Maria Di Nardo (nominata dalla
Prefettura), Francesco Marullo di
condonarci (Corte dʼAppello), Franco
Rizzo (Provveditorato), Francesco
Iannucci (Curia). Si attende il componente
nominato dalla Regione. Lo scopo della
fondazione è quella di assistere i bambini
disagiati della città. Attività che grazie ad
un partneriato con la coop Il Giglio (108
mila euro dal 2011 al 2015) è diventata
punto di forza con iniziative periodiche
diventate veri eventi. «Quotidianamente
assistono una cinquantina di bambini a cui
vengono effettuate lezioni di doposcuola dice Russo - La prospettiva è quella di
Un bambino passeggia nei terreni della Fondazione Lucifero al Capo Milazzo
arrivare pure al pernottamento, ma per il
momento non abbiamo fondi necessari per
ristrutturare i locali del Capo».
Annualmente la Fondazione dispone di
circa 350 mila euro di budget con cui
pagare anche i tre dipendenti (la
responsabile degli uffici Lucia Lombardo e
due impiegati). Grazie ad economie e a
contenziosi legali vinti (specialmente con il
Comune) saranno utilizzati 700 mila euro
per ristrutturare un palazzo in Marina
Garibaldi dove verranno trasferiti gli uffici,
realizzati saloni di rappresentanza e una
sala espositive con quadri e cimeli sulla
famiglia Lucifero. «Lʼobiettivo è quello di
aprirci alla città sempre di più. In parte con
le iniziative di Gigliopoli ci stiamo
riuscendo - continua Russo - ma anche
rendendo fruibile le nostre proprietà di
Capo Milazzo, uniche per le
loro bellezze, tramite due
sentieri naturalistici. Uno è
accessibile 24 ore su 24 e si
affaccia sulla litoranea di
Ponente, quello che a mio
giudizio e ancora più
affascinante si trova a Levante
e può essere visitato solo
prenotandosi in quanto si
accede dai locali della
fondazione». Questo è stato
inaugurato il 7 dicembre. A
realizzarlo lʼAzienda Forestale
di Messina con un
finanziamento di 200 mila
euro. Lʼiniziativa è da attribuire
allʼimpegno dellʼarchitetto
Giuseppe Aveni che oltre a
guidare lʼente è ha operato nel
cda della Lucifero. «Sarà
sfruttata appieno in primavera,
Il cda durante una manifestazione natalizia
abbiamo ricevuto già tante
richieste da associazioni e scolaresche. Il
consiglio dovrà decidere se far pagare una
cifra simbolica in modo da
manutenzionare il percorso e non lasciare
il libero accesso a chiunque con il rischio di
rovinare quanto di bello è stato fatto». In
dirittura dʼarrivo il finanziamento di una
fattoria didattica alla Fondazione Lucifero.
Il progetto presentato dall'ente morale ha
ottenuto il finanziamento di 500 mila euro
nell'ambito dei fondi Por. La notizia deve
essere ufficializzata, ma è certo che nella
graduatoria provvisoria il progetto è giunto
al quattordicesimo posto su 28. Prevede la
costruzione di un parco attrezzato di 500
metri quadrati, in collaborazione con la
Coldiretti: una sorta di fattoria didattica che
aspetta lʼok per il finanziamento dalla
regione, dopo la richiesta fatta per
usufruire dei fondi Por, misura 313. Lʼidea
base è di “alzare” il prato per inserire al di
sotto le scuderie e le fattorie dei vari
animali. Il progetto è stato redatto
dallʼarchitetto Giovanni Fiamingo durante il
commissariamento del dirigente regionale
Leonardo Santoro.
Poi cʼè la scommessa Planeta. Lʼazienda
vinicola dal marzo 2010 ha in affitto una
vasta area destinato a viticultura e dal
2015 di imbottiglierà vino mamertino doc.
Allʼepoca ci fu una polemica riguardo ai
canoni ritenuti troppo bassi. Russo spiega
meglio i dettagli dellʼaccordo. «Premetto
che si tratta di un contratto della durata di
25 anni che lʼattuale cda si è ritrovato .
anticipa Russo - ma devo riconoscere che
mi sembra ben organizzato. Planeta
pagherà 10 mila euro lʼanno per i primi
cinque. Una cifra non eccessiva perché
lʼazienda si è impegnata ad effettuare
investimenti per 800 mila euro, bonificare i
terreni, realizzare gli impianti. Dal 6° anno
pagina 27
in poi il canone sale a 25 mila euro e dal
2015, anno in cui si comincerà a
commercializzare il vino anche lʼ1%
dellʼincasso lordo sulla vendita. In progetto
cʼè anche la ristrutturazione di una casetta
per ospitare locali da destinare a
degustazioni nellʼambito di percorsi
guidati. Lʼarea, prima del loro arrivo, era
abbandonata, finalmente lʼhanno
riqualificata trasformandolo in un salotto
nel verde. E poi sono professionisti del
settore sono garanzia, curano tutto nei
minimi particolari. Anche al ristorante
Paradiso o ia Camping Cirucco sono stati
ristrutturati immobili, altri sono stati sanati.
Alla fine resteranno nel patrimonio della
fondazione». Il progetto più ambizioso
rimane la riqualificazione delle serre
abbandonate allʼinizio della Baronia dove
lʼintento sarebbe quello di realizzare una
vera città dei bambini “Gigliopoli”. «Le
serre sono lʼunica nota dolente - continua il
presidente - perché lʼaffittuario
(Agricoltecnica) ha abbandonato lʼarea
con relativo contenzioso. La fondazione ha
vinto la vertenza (ci devono versare circa
200 mila euro) e si può cominciare a
programmare. Lʼunica cosa positiva è che
la presenza delle serre abbandonate fa
volumetria e si possono trasformare in
edifici veri e propri. Il cda si deve
esprimere, ma potrebe nascere lì
“Gigliopoli, la città dei bambini”».
Investimenti edilizi interesseranno anche
un altro terreno accanto al palazzetto dello
sport, nei pressi dellʼasse viario. Nelle
prossime settimane verrà pubblicato un
bando con il quale si inviteranno imprese a
presentare offerte relative alla costruzione
di quattro appartamenti (il complesso di
chiamerà Voille) con una base dʼasta di
400 mila euro.
Economia
25 GENNAIO 2013
SVOLTE. Palazzo dei Normanni impegna il governo Crocetta a chiedere la revoca del progetto
NOMINE
Ponte sullo Stretto, “no” dell’Ars
ISTITUTO ZOOTECNICO
MESSINA. Un “no” al Ponte sullo Stretto
e la creazione di una commissione
d'indagine e di studio per valutare le
penali dovute alle modifiche delle
clausole contratti per il progetto del
Ponte sullo Stretto. La decisione è stata
presa a maggioranza dallʼAula, che ha
ha approvato la mozione presentata dal
deputato del Pd, Fabrizio Ferrandelli,
che impegna il governo “a porre in
essere tutte le iniziative volte alla revoca
in via definitiva del progetto per la
realizzazione del Ponte sullo Stretto di
Messina e alla contestuale destinazione
delle somme ad infrastrutture che
valorizzino il territorio siciliano e che
siano volano per lo sviluppo e la
sostenibilità del nostro territorio”. A
esprimere voto favorevole, il
centrosinistra e il Movimento Cinque
Stelle, che ha presentato tre
emendamenti accolti dal governo e
passati al voto d'aula. I deputati del
centrodestra hanno abbandonato sala
d'Ercole, dopo che il Parlamento non
aveva approvato la proposta della Lista
Musumeci di rinviare il voto sulla
mozione chiedendo la presenza del
governatore Rosario Crocetta,
rappresentato dall'assessore Nino
Bartolotta. Intervenendo, Nello
Musumeci ha sollevato il problema
dell'articolo 21 dello Statuto inserito in
uno dei tre emendamenti dei “grillini” che
prevede lo scioglimento senza costi
centonove
Il Tar reintegra il commissario Nascè
PALERMO. Il Tar ha accolto il ricorso di
Nino Nascé e ha annullato il decreto del
19 settembre con il quale Emanuele Alberto Zappia era stato nominato commissario straordinario dell'Istituto sperimentale zootecnico della Sicilia. Zappia era stato nominato commissario
straordinario dell'Ente dal governo
Lombardo, senza che venisse indicata
alcuna motivazione. Nascé verrà quindi reintegrato commissario dell'Istituto, nelle more - da parte del nuovo governo regionale - della nomina del Cda
che dovrà poi procedere alla designazione del presidente. “La designazione
del Commissario - precisano dall'assessorato - avviene nelle more dell'entrata in vigore delle nuove procedure
per la selezione dei manager delle
Aziende Sanitarie”.
COMUNE DI PALERMO
Diritti animali, arriva l’esperta
aggiuntivi della società Stretto di
Messina Spa: Musumeci ha ricordato che
non esistono le norme di attuazione della
legge che concede al governo della
Regione la rappresentanza del potere
centrale dello Stato e dunque non
potrebbe commissariare la società
Stretto di Messina. Dopo la votazione, il
presidente dell'Ars, Giovanni
Ardizzone, ha sottolineato la necessità
di costituzione della commissione
d'indagine. Il numero uno di Palazzo dei
Normanni quantifica le eventuali penali, a
carico dei contribuenti italiani, in circa
800 milioni di euro. Duro, Vincenzo
Gibiino del Pdl: «Con l'approvazione
della mozione contro la realizzazione del
ponte sullo Stretto, l'Ars sceglie la strada
dell'isolamento della Sicilia e della
condanna a morte dell'economia isolana.
Il Ponte rappresenta la chiave di volta del
rilancio economico e sociale dell'Isola».
NOTIZIE DAI CONSULENTI DEL LAVORO
FISCO
Sindacato unitario Ancl, Caterina Gatto segretario
Fiba Cisl al governatore:
«Ristrutturare il sistema
di riscossione»
È LA MESSINESE Caterina Gatto il nuovo Segretario Amministrativo
del Consiglio regionale Siciliano dellʼANCL Sindacato Unitario dei Consulenti del Lavoro. Già componente del collegio dei revisori del nostro
Consiglio provinciale dellʼOrdine, lo scorso venerdì 18 gennaio, è stata
chiamata allʼunanimità a ricoprire lʼincarico. Durante la prima riunione di
consiglio, ampiamente partecipata e brillantemente gestita dalla neo
eletta Presidente regionale Stefania Scoglio, affiancata dalla Vice Presidente Sonia Sollami, a completamento dellʼufficio di presidenza, è stata chiamata alla funzione di Segretario Tesoriere a Lucia Sanfilippo. È
stata una riunione dal taglio concreto ed operativo che spesso caratterizza lʼuniverso femminile, sempre più presente nei ruoli di vertice in tutte le realtà.
“Vogliamo lavorare e far lavorare tutti” ha
dichiarato la Presidente Scoglio, dopo
aver presentato un programma intenso
ed ambizioso, che conta di realizzare attraverso il decentramento dei compiti, affidandolo a specifiche commissioni. “Obbiettivo primario è dare visibilità e riconoscibilità al Sindacato nei confronti degli interlocutori istituzionali” ha proseguito. “Siamo al fianco dei colleghi, iscritti o
no, al sindacato perché gli interessi sono i medesimi ed i risultati che speriamo di raggiungere serviranno a tutti. Sarà nostro compito far crescere nei colleghi, il convincimento che
unʼazione sindacale è utile per tutelare i gli interessi dei Consulenti del
Lavoro.”
Sono orgogliosa di ricoprire questo incarico, ha commentato Caterina
Gatto, credo nella costruzione di un percorso comune che porti ai risultati auspicati dalla Presidente e concludendo ha aggiunto: io farò la mia
parte.
Alla collega vanno i migliori auguri di buon lavoro da tutto il Consiglio Provinciale dei Consulenti del Lavoro di Messina.
Ricordiamo che questo e tutti gli altri articoli pubblicati allʼinterno della
rubrica sono presenti sul sito www.consulentidellavoro.me.it
PALERMO. La Fiba,
federazione dei bancari
Cisl, ha inviato una lettera
al presidente della
Regione, Rosario
Crocetta, per chiedere la
"ristrutturazione del
sistema di riscossione dei
tributi in Sicilia e un
tavolo di crisi immediato
sul settore". Il sindacato
invoca una "road map con
la partecipazione di tutti i
soggetti istituzionali
interessati per traghettare
il comparto, in tempi certi,
verso un modello in cui la
riscossione non
sia mero costo ma leva di
sviluppo, equità e
coesione sociale". "Solo
l'asse con Equitalia - per
la Fiba -, socio al 10%
senza rappresentanti nel
cda di Riscossione
Sicilia, potrebbe garantire
infatti amplissime sinergie
di scala, risparmi
gestionali importanti e
uniformità
operativa".
pagina 28
PALERMO. A Palermo anche gli animali hanno un esperto del Comune che
si occuperà di tutelare i loro diritti. Si
tratta della Presidente della sezione di
Palermo della Lega per la difesa del cane, Elena La Porta, che dal 1989 gestisce il rifugio del cane abbandonato della Favorita. L'incarico a titolo gratuito è
stato conferito con una determinazione sindacale.
CONSUMATORI
Sospendiamo il mutuo
CʼEʼ ANCORA TEMPO fino al 31 gennaio 2013 per
presentare la richiesta di sospensione del pagamento delle rate
del mutuo. Lʼiniziativa nasce da un accordo tra alcune
associazione dei
consumatori, tra cui
Adiconsum e lʼ Associazione
bancaria italiana (Abi). Il
termine di scadenza per la
presentazione delle
domande è stato più volte
prorogato per lʼevidente
perdurante periodo di grave
crisi economica attuale e per
lʼoggettiva difficoltà da parte
delle famiglie a rispettare i
pagamenti delle rate di
mutuo. Legittimati a
presentare la richiesta sono
tutti coloro che, alla data del
31 dicembre 2012, hanno
subito la perdita del posto di
lavoro o la cessazione del
contratto a termine o il
provvedimento di cassa
integrazione ovvero, ancora,
la morte o un grave infortunio del capofamiglia. Le domande
vanno presentate presso gli sportelli bancari degli istituti che
hanno aderito allʼiniziativa e consente di usufruire di un periodo
di sospensione di un anno. La richiesta di sospensione può
essere avanzata solo una volta. Si ricorda anche che presso la
Consap è stato istituito un fondo di solidarietà che prevede
agevolazioni in caso di difficoltà per il pagamento dei mutui e per
lʼacquisto della prima casa.
Francesco Suria
Adiconsum Messina
centonove
SIRACUSANO
OVVERO IL ‘700
Un volume per ricordare la studiosa
prematuramente scomparsa
PAGINA 30
poster
25 GENNAIO 2013
«IN SICILIA? LE COSE
VANNO COME SEMPRE»
Domenico Cacopardo presenta il suo
ultimo romanzo. Con queste riflessioni
PAGINA 33
MURALES DI UMANITA VARIA
LA POESIA
Judex
Di seguito una composizione in stile
consoliano, concessa da una alunna
del Liceo L. Piccolo di Capo
dʼOrlando (su indicazione
deglʼinsegnanti). Merita dʼessere
pubblicata per originalità e premio a
un accurato lavoro scolastico.
Vincenzo Consolo
ANNIVERSARI. OMAGGIO ALLO SCRITTORE NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA
Indimenticabile Consolo
Nelle scuole di Capo d’Orlando e Sant’Agata Militello i ricordi più belli su
un autore scomodo ed intransigente. Che lascia un segno di speranza tra i giovani
DI FRANCA SINAGRA BRISCA
CAPO DʼORLANDO. Nellʼanniversario
della scomparsa di Vincenzo Consolo,
che ci ha lasciato il 21 gennaio del 2012,
Capo dʼOrlando rende omaggio al grande
scrittore. Lʼintera giornata di lunedì 21 è
stata dedicata alla rievocazione della sua
vita e delle sue opere di con una
manifestazione promossa dalle Scuole
Superiori e dalla Proloco, su proposta di
Rosetta Casella, svoltasi al cineteatro e
alla Pinacoteca.
Nella mattinata gli studenti dei Licei “L.
Piccolo” e dellʼIstituto Merendino hanno
gremito la sala del cineteatro, sul cui
palcoscenico nel ruolo di convegnisti una
ventina di loro hanno esposto le proprie
riflessioni, comparazioni, analisi, quesiti,
composizioni narrative e poetiche in stile
consoliano. Hanno reso elegante
lʼiniziativa con le musiche di violino e
flauto traverso.
Il miglior omaggio allʼautore sono i suoi
giovani lettori: chi è Vincenzo Consolo se
non quello che i suoi lettori-studiosistudenti hanno assimilato ed elaborato? I
docenti Ricciardo e Schepis hanno offerto
una biografia e una lettura interpretativa
riferita a Borsellino, lʼattrice Antonella
Nieri una lettura recitativa che ha
rafforzato lʼimpressione della presenza in
sala dellʼafflato dellʼautore.
Il titolo della manifestazione sintetizza il
profilo del romanziere che ha raccontato
la Sicilia e il suo mal di vivere con
intelligenza e amore. Un uomo scomodo
e intransigente, un riferimento etico che
ha coniugato nei suoi scritti le radici della
sua terra e le ali della scrittura, questo il
profilo di Consolo delineato da Leoluca
Orlando che nel pomeriggio ha
inaugurato la mostra fotografica di
Giuseppe Leone “Siracusa per Consolo”
Con un telegramma Caterina Pilenga
Consolo ha sottolineato la stima,
lʼattenzione, la commozione che i
presenti hanno dimostrato da sempre per
lʼopera e i valori letterari del loro amico
Vincenzo. Alla cerimonia hanno
partecipato i rappresentanti delle istuzioni
locali e delle associazioni, con la
presenza Giuseppe Scandurra
presidente della Federazione Antiracket
Italiana.
Intanto a SantʼAgata Militello, paese natio
di Consolo, i parenti più prossimi, il caro
fratello Melo, la cognata e la nipote Lella,
hanno presenziato alla commemorazione
messa in scena presso lʼIstituto
Industriale “Torricelli” dalla preside Lanza
con i docenti Gallo e Cappello. Anche qui
protagonisti, gli studenti hanno tenuto un
recital poliedrico che ha interpretato brani
scelti dalle opere di Consolo, recitando,
danzando e cantando, con proiezione del
funerale e dellʼintervista in cui lʼautore
incoraggia i giovani con il verso di
Machado “nella disperazione, spera!”.
Judex
Ho conosciuto un giudice
Sulle spalle del mio procuratore
nella toga infernale,
mantello nero del giustiziere,
palpita ostinata la speranza
di un uomo che sa,
che vive, che lotta :
vive perché lotta,
lotta perché sa.
Dietro la corazza del dovere
lo vedo dalla finestra
porgere alla madre
petali dʼaffetto e umanità
in questa città di piombo e tritolo.
Lo vedo dalla finestra
consumarsi con quella sigaretta
nellʼossessione dellʼattesa :
la guerra dello stato occupato
ha preparato il sacrificio.
Domenica dʼun luglio fervente
di gelsomini bianchi e proverbi,
squilla il telefono minaccioso :
la giustizia è condannata.
Lo vedo dalla finestra
lo chiamo, lo imploro,
la corsa delirante, estrema
contro il campanello fatale,
il fiato che sʼimpiglia sulla soglia del
portone :
la verità sta per scoppiare.
E poi il boato, lʼurlo, la distruzione,
lo squarcio eterno della toga.
Come Judex sospeso tra le bombe
vedo ora finire il giudice
ultimo baluardo,
ultima speranza
di questa città fetida e oppressa.
Gabriella Condipodero
IL LIBRO
La mia isola è Las Vegas
SONO PASSATI 12 mesi dalla scomparsa di Vincenzo Consolo, certo uno degli
scrittori più affascinanti dellʼultimo cinquantennio. Ma per fortuna avremo da leggere ancora altri suoi libri, a cominciare da questo La mia isola è Las Vegas (Mondadori 2012, pagg. 250, € 19) che raccoglie cinquantadue racconti, tutti o quasi i
suoi testi narrativi brevi. Sono testi molto godibili, che coprono un arco temporale
molto ampio, dal 1957 al 2010; usciti in gran parte su quotidiani e su periodici, rimodulano la poco meno che leggendaria complessità dello stile di Consolo in una
direzione fortemente comunicativa. Dʼaltro canto vi ritroviamo tutta la ricchezza del
suo stile: fra sapori dialettali, soprattutto ma non solo siciliani; lacerti di altre lingue; ampi strati di lingua colta, arcaismi, linguaggio letterario; franche, a tratti vertiginose discese verso la colloquialità. Ma la densità della scrittura di Consolo, lungi dallʼessere riducibile alla sua lingua, è anche fatto strutturale, e mette radici nella capacità di unire una franca vena narrativa a molteplici altri modi discorsivi: dal
saggio storico alla critica sociale, dallʼindagine antropologica alle note di costume.
pagina 29
posteranniversari
25 GENNAIO 2013
QUELLA MANIERA
MOLTO GRAZIOSA
Scritto da Alessandra
Migliorato, il volume
di Magika prende il
nome da una frase di
Francesco Susinno a
proposito di unʼopera
di Martino Montanini.
Lo studio analizza la
scultura del ʻ500 a
Messina
IL COLLEZIONISMO
IN SICILIA
Da Messina alla
Sicilia con il libro
scritto per Makica da
Barbara Mancuso,
che centra la sua
attenzione sulla storia
del collezionismo
siciliano tra XVIII e
XIX secolo partendo
dalla raccolta Alessi
centonove
LʼALLEGORIA DI
GIACOMO CONTI
Il volume di Luigi
Giacobbe
rappresenta il primo
studio completo
realizzato per Magika
sullʼattività del pittore
Giacomo Conti,
seguace della
tradizione classicista
e raffaellesca
IN LIBRERIA. Un volume per ricordare la studiosa prematuramente scomparsa
Siracusano, ovvero il Settecento
Edito da Magika e curato da Gioacchino Barbera, raccoglie contributi, testimonianze
e inediti di amici e colleghi di Citti, che insegnò a Messina, Napoli e infine a Milano
DI DANIELE DE JOANNON
MESSINA. Non nasce in seno allʼAteneo
che lʼha vista crescere come studiosa e
neanche dalle istituzioni, il volume
dedicato a Citti Siracusano, ma da
colleghi e amici che hanno trovato
sponda in una casa editrice. Così, a due
anni di distanza dalla morte prematura
della storica dellʼarte messinese, che
prima in riva allo Stretto, poi a Napoli e
infine a Milano aveva formato allievi e si
era dedicata allʼargomento di tutta una
vita, la cultura figurativa del XVIII secolo
in Italia, arriva nelle librerie “Per Citti
Siracusano. Studi sulla pittura del
Settecento in Sicilia”.
PERCHÈ UN LIBRO. “Come in tutte le
discipline, anche nella storia dell'arte ci
sono libri che per varie ragioni sono,
destinati a durare nel tempo. E il caso
appunto del monumentale libro di Citti
Siracusano sulla pittura del Settecento in
Sicilia, dato alle stampe quasi trent'anni
fa, che costituisce il primo serio tentativo
di analisi critica e filologica della
ricclùssima produzione pittorica di quel
secolo non solo per l'ampio quadro
storiografico e per la nitida messa a
fuoco di alcune linee portanti della
composita cultura figurativa
settecentesca isolana, solo
apparentemente uniforme e ripetitiva, ma
Letterio Paladino, “Un miracolo di San Francesco di Paola” (San Pier Niceto)
Gaspare Serenario, “La Gloria di Dio e la Divina Sapie
anche per l'attenta ricostruzione del
catalogo di ciascun artista, una sorta di
imponente schedatura di gran parte dei
dipinti e disegni del Settecento siciliano”,
scrive il curatore del volume Gioacchino
Barbera, che sottolinea come la prima
“fatica” di Citti Siracusano era stato un
salto senza rete che “continua ad essere
il punto di riferimento imprescindibile per
ogni ulteriore studio e approfondimento
sul tema”. La costruzione del libro
Sicilia”. “Non spetta a me dirlo - scrive
Barbera - ma credo che alla fine ne sia
venuto fuori un volume ricco di inediti,
aggiunte, novità e precisazioni che, ne
sono certo, a Citti sarebbe piaciuto.
D'altra parte questa mia convinzione, che
a qualcuno potrà sembrare un po'
presuntuosa, trova conferma in quello
che lei stessa ha scritto in uno dei suoi
ultimi saggi, quando proprio in apertura
dichiarava: ʻL'insegnamento che Sandro
dedicato alla studiosa, ben lungi
dallʼessere una “miscellanea di saggi il
più delle volte male assortiti”, si
concentra su “quello che è stato il terreno
privilegiato di ricerca della Siracusano”.
Da qui, la scelta di chiedere “a suoi
amici, colleghi ed ex allievi, di
generazioni, scuole ed esperienze
diverse ma tutti specialisti di pittura del
XVIII secolo, di offrire un loro originale
contributo sulla pittura del Settecento in
LA SCHEDA
Una vita per il XVIII secolo
Trentotto anni di studi, pubblicazioni e mostre
Citti Siracusano
MESSINA. Nata nel 1948 e morta prematuramente nel 2010, a soli
62 anni, Citti Siracusano si laurea a Messina nel 1971 con Alessandro Marabottini, docente che segna una delle stagioni più felici
del glorioso e scomparso Istituto di Storia dellʼArte della Facoltà di
Lettere. Come il suo maestro, dopo anni di insegnamento come professore associato in riva allo Stretto, Siracusano cambia Ateneo, andando prima allʼOrientale di Napoli e poi alla Iulm di Milano. Spostamenti che, comunque, non hanno mai cambiato la direzione delle sue
ricerche, orientate sul Settecento meridionale, argomento affrontato
con articoli e saggi, nonché attraverso la collaborazione a mostre e
iniziative. Tra i contributi più noti e apprezzati della studiosa, vanno
ricordati “La Pittura del Settecento in Sicilia” (Roma, 1986) e la monografia “Guglielmo Borremans tra Napoli e Sicilia” (Siracusa, 1990).
pagina 30
La sua prima pubblicazione, invece, risale al 1972, quando aveva
ventidue anni: “Disegni inediti di Corrado Giaquinto in una raccolta siciliana”, in “Atti dellʼAccademia Peloritana dei Pericolanti”. Da quel
momento, Siracusano pubblica con continuità, anche e soprattutto
allʼinterno dei non più editi “Quaderni dellʼIstituto di Storia dellʼArte medievale e moderna”, fondati dal suo maestro: “Profilo di Francesco
Manno” (1975), “Gli affreschi della Cattedrale di Mdina e lʼopera dei
fratelli Manno a Malta” (1976), “Antonio Dominici, pittore siciliano alla corte dei Borboni di Napoli” (1979), “Nicola Mattia Rossi e la cultura artistica napoletana del primo Settecento” (1980), “A proposito di
un inedito di Francesco Solimena e di un documento ritrovato” (19811982), “Lʼopera di Paolo De Matteis a San Martino delle Scale e la
sua fortuna in Sicilia” (1981-1982), “Su alcuni bozzetti catanesi inediti del Settecento” (1983-1984), “Aggiunte e piccoli problemi attributivi nellʼambito della cultura pittorica napoletana e siciliana del XVIII
secolo” (1985-1986). Suoi sono anche i saggi “La pittura del Seicento in Sicilia” e “La pittura del Settecento in Sicilia” allʼinterno della collana “La pittura in Italia” (Electa, 1989 e 1990). (D.D.J.)
centonove
posteranniversari
PAOLO
FILOCAMO
Accanto, “Scontro tra
Orazi e Curiazi”
(Roma, Accademia di
San Luca). Nel
volume, tratta del
disegno nel suo
saggio sul pittore
messinese Simonetta
Prosperi Valenti
Rodinò
enza tra Arti e Scienze” (Roma, Collegio Nazareno)
Marabottini è riuscito a trasmettermi
forse nel modo più inderogabile è la
convinzione che il campo storicoartistico, come pochi altri, sia
inevitabilmente soggetto a una revisione
continua. Lo scopo di ogni ricerca deve
quindi essere quello di fornire il nucleo
organico di problemi e ipotesi che, senza
arrivare a sicurezze definitive ed
esaustive, servano da stimolo a
successivi contributiʼ.
Magika è una casa
editrice messinese
specializzata
nelle pubblicazioni
dedicate all`arte,
caratterizzate
da una grande cura
non solo per i testi
ma anche
per lʼimpaginazione
e soprattutto
per il corredo
fotografico.
Con sguardo attento
alla comunicazione
per immagini,
Magika si distingue
nella pubblicazione
e nella divulgazione
di ricerche e contributi
di storia dell`arte,
in particolare
di ambito siciliano.
La produzione
editoriale si articola
in cinque collane:
Hodierna, Museo
e dintorni, Passaggi
di genere,
Temporanea
e Domino.
Parallelamente
alle collane, dal 2005
la casa editricie
pubblica
“Karta”, periodico
d`arte e cultura
SEBASTIANO
CONCA
A sinistra, “Madonna
col Bambino, San
Filippo Neri e San
Nicola di Bari”
(bozzetto per la pala
della chiesa di San
Lorenzo in Damaso a
Roma). Ne parla nel
suo contributo
Giancarlo Sestieri
Francesco Manno, “San Francesco” (Roma, collezione Lemme)
I CONTRIBUTI. A mancare, per la
scomparsa nel giugno del 2012, è proprio
Marabottini, che con Barbera aveva
discusso a lungo l'impostazione del libro e
concordato la lista degli studiosi da invitare.
Al posto della presentazione che il maestro
non ha potuto scrivere, nel volume si
ripropongono stralci delle sue stimolanti
premesse ai due lavori più impegnativi della
Siracusano, quello sulla pittura del
Settecento in Sicilia e la monografia su
25 GENNAIO 2013
Guglielmo Borremans. Gli studiosi coinvolti
da Barbera e dal figlio della docente,
Alessandro Livrea, sono: Francesco
Abbate, Vincenzo Abbate, Elisa
Acanfora, Elena Ascenti, John
Azzopardi, Gaetano Bongiovanni,
Francesco Brugnò, Francesca
Campagna Cicala, Annarita Caputo,
Elisa Debenedetti, Ettore d'Alessandro
di Pescolanciano, Elvira DʼAmico, Mauro
Vincenzo Fontana, Luigi Giacobbe, Ilaria
Guccione, Fabrizio Lemme, Anna Lo
Bianco, Diana Malignaggi, Massimiliano
Marafon Pecoraro, Angela Mazzè, Maria
Giuseppina Mazzola, Giovanni Molonia,
Catherine Monbeig Goguel, Elvira Natoli,
Francesco Negri Arnoldi, Claudio F.
Parisi, Yuri Primarosa, Simonetta
Prosperi Valenti Rodinò, Giovanni
Puglisi, Erminia Scaglia, Vincenzo
Scuderi, Giancarlo Sestieri, Simona
Sperindei, Roberta Vitanza, Maria
Viveros, Maria Teresa Zagone, Anna
Zambito.
LE TESTIMONIANZE. Sono tre in tutto,
quelle presenti nel volume. La prima è dello
stesso Barbera, ed è allʼinterno del saggio
introduttivo: “A me piace ricordare Citti,
oltre che per l'assidua frequentazione a
Messina e a Napoli, come appare in due
fotografie degli anni Ottanta del secolo
scorso che emblematicamente ho voluto in
apertura e in chiusura di questo volume a
lei dedicato. Nella prima, qui in alto,
recuperata negli archivi di Enzo Brai (il
quale a suo tempo ha curato in giro per la
Sicilia la faticosa campagna fotografica per
il libro sulla pittura del Settecento ), Citti è
intenta a prendere appunti in una chiesa
palermitana in abbandono e aperta per
l'occasione, accompagnata da Giulia
Aurigemma, in quegli anni in servizio alla
Soprintendenza di Palermo; nell'altra,
raggiante ed elegantissima in un tailleur di
shantung grigio perla, accanto a
Guglielmo Stagno d'Alcontres, allora
Rettore dell'Università, nel giorno della
presentazione del suo libro a Messina.
Immagini che a mio avviso documentano
assai bene due aspetti complementari della
sua personalità, l'impegno sul campo e al
tempo stesso la capacità di cogliete con
leggerezza ed eleganza le cose belle della
vita”. Le altre due testimonianze di
collaborazione e amicizia sono degli storici
dellʼarte Francesco Abbate (conosciuto a
Napoli) e Francesco Negri Arnoldi, che
racconta di un progetto comune rimasto
incompiuto.
L’APPUNTAMENTO
Il “Viaggio” di Dacos
Incontro con l’indagatrice del ‘500 europeo
MESSINA. Due giornate allʼinsegna dellʼarte e del restauro.
Sono quelle promosse il 26 e il 27 gennaio prossimi dal Kiwanis Club “Messina Centro” in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali. Il primo, nel salone della Camera di Commercio di Messina, alle 17, sarà una
conversazione con la docente e storica dellʼarte belga Nicole Dacos, che discuterà con il pubblico sul tema: “Viaggio a Roma. Unʻesigenza da tutta Europa per gli artisti del
Cinquecento”. Formatasi a Roma con Ranuccio Bianchi
Bandinelli e alla scuola di Roberto Longhi con Giovanni
Previtali, Giuliano Briganti e Federico Zeri, a Londra con
Ernst Gombrich e poi al Warburg Institute, la studiosa ha
insegnato allʼUniversità di Bruxelles ed è uno dei più impor-
tanti storici dellʼarte del Rinascimento. Esperta per eccellenza delle Logge di Raffaello, ha fatto del Viaggio a Roma
il suo campo di ricerca, ricostruendo gli itinerari degli artisti
attraverso le loro opere. Alla Camera di Commercio, dopo
lʼintroduzione di Lucietta Di Paola Lo Castro dellʼUniversità di Messina (past president del Kiwanis), Luigi Giacobbe della Soprintendenza presenterà il recente libro della studiosa, “Viaggio A Roma. I pittori europei nel ʻ500” (Jaca Book,
Milano 2012), che racconta come ben prima del Grand Tourdel Settecento ci fu il Viaggio a Roma degli artisti europei del
XVI secolo. Un evento epocale per la storia dellʼarte: dalle
Fiandre come dalla Spagna e dal Portogallo, dalla Francia
come dalla Germania e da più lontano ancora, si accorreva
per vedere e per imparare, per copiare lʼantico, per studiare
Raffaello, Michelangelo e gli altri maestri. Il secondo appuntamento, domenica 27, ha come protagonista unʼaltra location. Alle 10 del mattino, nella chiesa Chiesa di Santa Maria
dei Giardini di Santo Stefano Medio (villaggio a Sud di Mes-
pagina 31
sina), sarà inaugurato e presentato il restauro della Macchinetta lignea del XVII secolo. Si tratta di un intervento promosso e finanziato dal Kiwanis sotto lʼalta Sorveglianza della Soprintendenza. Lʼintervento di recupero conservativo del
manufatto in legno scolpito, intagliato e dorato, è stato eseguito da Luciano Pensabene Buemi, conservatore tecnico della Fondazione Peggy Guggenheim di Venezia. Il restauro è stato condotto con la formula del cantiere didattico
aperto al pubblico, grazie alla disponibilità della comunità
parrocchiale e del suo parroco Giovanni Lombardo. Tra gli
altri, hanno aderito alle manifestazioni: Carmelo Indaimo
(presidente Kiwanis), Giovanni Cupaiuolo (dipartimento di
Civiltà Antiche e Moderne dellʼUniversità), Lietta De Salvo
(presidente dellʼAssociazione di Studi Tardoantichi), Maria
Caltabiano (Coordinatrice Scuola di Dottorato in Scienze Archeologiche e Storiche), Salvatore Scuto (Soprintendente di
Messina) e Grazia Musolino (responsabile Beni Storico Artistici e Iconografici della Soprintendenza).
posterlibri
25 GENNAIO 2013
SAGGI. Omaggio di Ziino al maestro Salvatore Pugliatti
centonove
NOVITA’
Il diritto e l’interprete
Hemingway, il taorminese
Il docente dell’Università di Palermo ripercorre un tema caro all’ex magnifico di Messina.
Un lavoro di lunga meditazione con pagine di grande suggestione dedicate al silenzio
TAORMINA. Ernest Hemingway scrisse il suo primo
racconto nella Città del Centauro. Lo sostiene il giornalista
scrittore taorminese, Gaetano Saglimbeni, di recente
insignito del premio “Città di Taormina” per le sue innati
doti di ricercatore. Il diciannovenne giornalista-soldato
Hemingway, volontario della Croce rossa americana sul
fronte della prima guerra mondiale e ferito mentre
prestava soccorso ad un soldato italiano, scrisse,
appunto, a Taormina durante due settimane di vacanza in
convalescenza, tra la fine del 1918 e l’inizio del 1919, un
racconto inedito che ha dato il via alla sua carriera di
scrittore. L’opera apparve in libreria solo 68 anni dopo, nel
1987, quando lui era morto da 26 anni (suicida a 62 anni,
con una fucilata alla testa, nel 1961). “The mercenaries”, il
titolo originale, pubblicato dal biografo Peter Griffin, con la
collaborazione del figlio dello scrittore, insieme ad altri
racconti brevi mai tradotti in italiano. A Taormina
Hemingway fu ospitato dal duca di Bronte nella splendida
villa a mezza costa sulla via Pirandello. Erano con lui un
capitano ed un colonnello dell’esercito americano, James
Gamble e Tom Bartley, e due attori, l’inglese Elijah Woods
e l’americano Stewart Kisten. Duca di Bronte era allora
Alexandre Nelson-Hood, 65 anni, pronipote del
famosissimo ammiraglio inglese Orazio Nelson. Un
padrone di casa “charming and generous aristocratic”
(parole di Hemingway), che aveva fatto della sua
incantevole villa di Taormina una sorta di “buen retiro” per
artisti e scrittori. Si parla anche di cucina e vini, nel
racconto ambientato a Taormina, scrive Saglimbeni nella
sesta edizione del libro dedicato alla sua città (“Taormina:
la storia, i peccati, i grandi amori”). E’ di un duello alla
pistola. “Spiace soltanto – dice Saglimbeni che queste
pagine taorminesi del grande Hemingway, non siano state
mai tradotte in italiano.
DI LUIGI FERLAZZO NATOLI
MESSINA. Con “Profili
dellʼinterpretazione giuridica” (Giuffré,
2011, pp.265, euro 28) Diego Ziino,
docente di Diritto industriale e Istituzioni
di diritto privato nella Facoltà di
Economia dellʼUniversità di Palermo, nel
ripercorrere il tema della interpretazione
giuridica nella teoria generale del diritto,
offre un omaggio al suo maestro
Salvatore Pugliatti, ma anche – come
sottolinea Angelo Federico nella sua
recensione, apparsa in Riv. dir.fam.,
2012, IV fasc. – perviene ad “alcune
considerazioni personali su un
altro campo dellʼermeneutica,
quello teologico”,
soffermandosi sul significato
del silenzio nel diritto, nella
musica, nella poesia e nelle
scritture. Il terzo capitolo dal
titolo “La interpretazione e le
interpretazioni” è ancora più
specificamente un omaggio a
uno dei più grandi giuristi del
XX secolo, e richiama il celebre
scritto pugliattiano “La proprietà e le
proprietà” (1954). Proprio sul tema della
proprietà Grossi ha scritto che “la robusta
e continua riflessione di Salvatore
Pugliatti è la più cospicua meditazione
sulla proprietà degli anni del
dopoguerra”. Ma, mentre il significato
univoco del termine «proprietà» è messo
in discussione definitivamente da
Salvatore Pugliatti, non ugualmente è
possibile mettere in discussione il fatto
che il metodo ermeneutico nella
interpretazione della legge rimanga
univoco. Dice, infatti, Pugliatti a
conclusione del suo saggio su “La
proprietà nel nuovo diritto” (1954) che “la
parola «proprietà» non ha, oggi, se mai
ha avuto, un significato univoco. Anzi
A CURA DI CARMELO CELONA
troppe cose essa designa perché
possa essere adoperata con la pretesa
di essere facilmente intesi. In ogni caso
lʼuso di essa, con le cautele e i
chiarimenti necessari, anche se si
protrarrà ancora nel prossimo futuro,
non può ormai mantenere lʼillusione
che allʼunicità del termine corrisponda
la reale unità di un saldo e compatto
istituto”. Del resto Pugliatti,
aggiungerei, non ha mai parlato di “La
interpretazione e le interpretazioni”,
ritenendo evidentemente che
lʼinterpretazione “è processo generale
dello spirito che, trovando un oggetto
come altro da sé, come negazione del
soggetto, lo riconosce come
tale, se ne impossessa e in sé
lo risolve. Lʼoggetto è, per
lʼinterprete in senso ristretto, il
testo” (vedi “Lʼinterpretazione
musicale”, Edizioni Secolo
Nostro, Messina, 1940-XIX,
p.20 e “Interpretare la poesia”,
in “Salvatore Quasimodo,
Vento a Tindari”, Messina
1960, pp.17-25). E, ancora lo
stesso Pugliatti, a conferma
dellʼunicità del metodo da seguire
sempre nella interpretazione di un testo
(sia letterario, sia musicale), specifica
che “anche la legge richiede, e sempre,
una interpretazione che ne precede
lʼapplicazione; e lo stesso legislatore
descrive il processo interpretativo,
dichiarando che alla norma legale si
deve attribuire il senso «fatto palese
dal proprio significato delle parole
secondo la connessione di esse, e
dalla intenzione del legislatore»”. Non
mi sembra, quindi, che sullʼunicità del
metodo interpretativo del testo
possano persistere dubbi e, invero,
anche Ziino precisa già dallʼincipit della
sua Premessa che “si è cercato di
mettere in luce la interdisciplinarità e la
LACERTI DI LETTURE
La camicia fine
I GRANDI CHE INVADONO ogni intimità e ogni pudore dei
bimbi, senza riconoscergli la stessa libertà nei loro riguardi,
anzi imponendone lʼassoluto divieto, generano morbosità
che possono condizionare la sessualità di quei futuri adulti.
“Provavo una specie di collera per il fatto che tutte le
femmine di casa avevano il diritto dʼentrare nella stanza
da bagno anche quando mi ci trovavo io, mentre io non
avevo un diritto reciproco.” Le emozioni inconsulte del
primo bacio, sono il turbolento atto dʼingresso in quella
dimensione amorosa, che si tramuterà presto in un
desiderio costante, che condizionerà tutta la nostra
esistenza e non ci abbandonerà sino alla morte.
“La strinsi a me, ci scambiammo un paio di baci poi lei
se ne andò. Lasciandomi con una marea di inedite
emozioni.” Nelle donne, la sensualità dei capelli raccolti e
osmosi delle problematiche relative
allʼinterpretazione del diritto, della
musica e della poesia, e come i criteri
ermeneutici sono simili e si
intersecano tra di loro, anche se sono
differenti le finalità”. Condivido, infine,
con Angelo Federico che Diego Ziino
“dedica pagine di grande suggestione
sul significato del silenzio…”. Ma,
aggiungerei che non rientrando il
silenzio nel concetto di testo, oggetto
in senso tecnico della interpretazione,
non possiamo applicare ad esso i
canoni della tradizionale e moderna
ermeneutica se non distinguendo –
come ammette lo stesso Ziino – di
volta in volta lo specifico contesto
(letterario, musicale, giuridico,
scritturale), in cui il silenzio acquista
rilevanza significante. E, per esempio,
nel caso della interpretazione del
silenzio di Dio nelle tragiche e
dolorose vicende occorse a Giobbe,
esso va inteso solo alla luce della
grande fede dello stesso Giobbe. E,
infatti, solo lʼaccettazione piena della
sua condizione di sofferenza e di
dolore riporta alle orecchie di Giobbe
la parola riconciliante e salvifica di Dio.
Il primo racconto scritto nella Perla
dello Jonio. La scoperta di Saglimbeni
LA CLASSIFICA
di Felice Irrera
Marianna Fascetto, Passi sulla neve,
Pungitopo 2012, pp. 96, € 11,00
Unʼautrice di Capizzi, di cui abbiamo già letto con piacere i racconti di “Aroma di caffè” (2010), ci narra adesso dei ricordi dʼinfanzia di un uomo che vede dipanarsi davanti agli occhi della memoria tante storie e vicende. E la memoria alimenta lʼanima e ravviva la vita, anche se non sempre i ricordi
sono piacevoli. Lo spunto delle storie è reale e lʼambientazione è nel Risorgimento siciliano.
Follett - L' inverno del mondo. The cenE. L. James - Cinquanta sfumature di
tury trilogy. Vol. 2 - Mondadori
rosso - Mondadori
1Ken
4
E. L. James - Cinquanta sfumature di
Paolo e Rossella Simoncelli - Il nostro
- Mondadori
- Rizzoli
2E.grigio
5SicCarmine
L. James - Cinquanta sfumature di
del vento 3nero - Mondadori
6MondadoriAbate - La collina
wuz.it
frasi che fanno un racconto, diverso da quello narrato dall’autore
delle nuche scoperte è deliziosamente irresistibile.
“Aveva una crocchia ben fatta e una nuca deliziosa. Le
belle crocchie e le nuche ben disegnate mi hanno
sempre messo in subbuglio, e così appoggiai sulla
nuca dei grossi baci che finirono di stordirmi.”
Le donne hanno unʼaristocrazia comune che prescinde
dallʼappartenenza sociale, dalla provenienza culturale o
religiosa. Sia le popolane che le nobili, sia le istruite che le
incolte, sia le bigotte o le spregiudicate, sia le mogli
morigerate che quelle più emancipate, hanno tutte in
comune: lʼattrattiva degli sguardi, lʼarmonia dei movimenti, il
fascino, la finezza congenita, lʼeleganza istintiva, lʼagilità
mentale. “Mi resi conto che nel loro aspetto non cʼera
altra differenza che il colore dei peli e la grassezza. Mi
convinsi della veridicità delle parole attribuite ad un
garzone di stalla; una contessa gli aveva concesso di
fotterla e, a chi gliene chiedeva, rispondeva: «La
camicia era più fine, ma a parte questo era tutto come le
pagina 32
altre».” Quellʼinspiegabile attrazione olfattiva che la
scienza freddamente imputa ai feromoni.
“Nella stanza regnava unʼatmosfera satura di odori
mescolati, esalati dai corpi delle serventi: era
lʼautentico odor di femmina, il profumo che dona
turgore.” Lʼorgasmo esalta quando è condiviso e
simultaneo. Eʼ un attimo dʼassenza in cui gli amanti si
sottraggono al dominio del tempo e della vita.
“Godemmo nello stesso momento. Intesi il mio nerbo
sciacquare nella fessura allargata. Restammo come
morti. Quando uscii da lei ero ancora turgido: Lei era
vergognosa perche non si era mai fatta prendere in
quella posizione. ” Il corpo delle donne è uno strumento,
perfetto e armonioso, capace di esprimere, stimolato in
amore, livelli di bellezza e di grazia incomparabili.
“Il mio dito arpeggiava sulla clitoride. Sʼabbandonò.”
Lacerti tratti da: “Le prodezze di un dongiovanni ” - 1907
Guillaume Apollinaire
posterlibri
centonove
L’INTERVISTA. Domenico Cacopardo presenta il suo ultimo romanzo
«In Sicilia? Le cose vanno come sempre»
Un giovane Agrò nel giallo ambientato tra Letojanni e Sant’Alessio. Un gesto d’amore alla costa jonica
dell’isola. Dove non manca l’atto d’accusa «per una mentalità che non si è sostanzialmente smossa»
DI NINO CARABELLÒ
MESSINA. È il 6 settembre
del 1975. Allʼimbrunire, Italo
Agrò, ventenne studente del
terzo anno di Giurisprudenza
a Napoli, si reca con Irene,
detta Nenè, ed altri amici a
Letojanni. Durante il tragitto in
auto, ha cominciato
unʼinfuocata storia dʼamore
con la ragazza, studentessa
al II anno di Medicina, che,
innamorata di lui da quando aveva sedici
anni, ha preso lʼiniziativa. Mentre sta
gustando una delle migliori granite della
Riviera, viene prelevato da esponenti
dellʼArma e condotto alla stazione dei
Carabinieri del suo paese, SantʼAlessio
Siculo. Ad attenderlo cʼè il maresciallo
Augusto La Ronda, che, come altre volte
in passato, gli chiede di rivedere il
rapporto che deve trasmettere ai
superiori. Trattasi di questione delicata.
Nel pomeriggio, nella frazione di
SantʼAgostino, tra i ruderi della Chiesa, è
stato rinvenuto il cadavere in putrefazione
di Biagio Mudaita, giovane di ventotto
anni, amministratore dellʼavviata
falegnameria paterna. Un delitto da
quelle parti non capita mai, e, per il
maresciallo, costituisce unʼoccasione rara
per mettersi in mostra. Lʼamore
passionale per Nenè e lʼeccitante
collaborazione nelle indagini per
lʼassassinio sono le esperienze esaltanti
che Italo Agrò vive, in un intreccio
inestricabile e sorprendente, da un capo
allʼaltro del libro Agrò e il maresciallo La
Ronda, lʼultimo giallo di Domenico
Cacopardo, da poco tempo in libreria per i
tipi di Marsilio Editori. Un giallo che merita
di essere annoverato tra i più riusciti e,
auguriamo, più conosciuti e apprezzati del
genere. E anche un bel romanzo, e un
atto di amore alla costa ionica della Sicilia
messinese, che tra le pagine risalta in
tutto il suo splendore, con il suo mare
limpido, dai colori cangianti dallʼazzurro al
verde a seconda delle correnti, con le sue
bellezze naturali e paesaggistiche
(Porticchio, Feudo di S. Giorgio), con i
suoi tesori storico-artistici (i castelli, la
basilica bizantina dei SS Pietro e Paolo),
con la sua antica e favoleggiata arte
culinaria, con le sue ataviche usanze
(lʼʼannacata solenne dei mestieri nei
funerali dei loro affiliati), con il suo dialetto,
brillante nei proverbi (a jatta du firraru
mancia un chilu e pesa tri quarti, dallo e
dallo si apre pure il metallo, chiudìù
lʼUpim) e semanticamente intraducibile
nei termini (ʻnniricata, ʻnzicchigna).
Lʼamore per la Sicilia si manifesta anche
come descrizione nitida e impietosa
dellʼaltra sua faccia, quella della mentalità
arcaica che a lungo ha considerato la
frequenza universitaria delle ragazze
Domenico
Cacopardo.
Nella foto
in alto
la copertina
del suo
ultimo libro
edito da
marsilio,
Agrò e il
maresciallo
La Ronda
come occasione non di istruzione quanto
di perdizione, quella che ritiene il
tradimento uno sfregio, se attuato dalla
donna, e un segno di virilità e motivo di
orgoglio, se operato dallʼuomo, quella del
rigido controllo sociale, quella dei
voltagabbana travestiti da persone serie e
impegnate, quella degli uomini che
pubblicamente si battono il petto ma non
hanno scrupoli a seviziare gli indifesi,
quella dellʼomertà elevata a legge non
scritta e inviolabile del comportamento.
Proprio in questa contraddittoria realtà, si
sviluppano le indagini sullʼammazzatina di
Biagio Mudaita, in cui Italo Agrò si
coinvolge sempre più fino ad assumere le
sembianze di un vero sbirro. In base alle
sue illuminanti indicazioni, che egli offre
prendendo spunto dagli insegnamenti di
Maigret di scavare allʼintorno del cadavere
e di esaminare ogni possibile movente,
lʼipotesi investigativa gradualmente passa
da omicidio passionale a regolamento di
conti e stringe il cerchio intorno ai
colpevoli. Ancora una volta, però,
inesorabilmente, tra finti suicidi, bocche
tappate e confessioni ritrattate con prove
a discarico costruite alla perfezione ex
post, la giustizia rischia di restare a mani
vuote. Non ha senso chiedersi come mai.
Siamo in Sicilia…
Per Italo Agrò, tuttavia, quegli ultimi giorni
di vacanze estive si rivelano
indimenticabili e altamente formativi.
Apprende, sulla propria pelle, una duplice
verità: il prezzo di ogni cosa si conosce
sempre in retrospettiva, si è sempre soli,
con la propria coscienza e con i propri
sentimenti, a decidere su ciò che
realmente importa.
Su Agrò e il maresciallo La Ronda,
abbiamo rivolto alcune domande a
Domenico Cacopardo.
Due parole sul libro, per cominciare...
«Ogni autore ha una sua idea sul libro che
ha scritto, idea che deve confrontarsi con
le idee elaborate dalle persone che lo
leggono. Da parte mia, credo di avere
narrato una storia di omicidio nella Sicilia
della metà del 1970, una Sicilia senza
giustizia e profondamente segnata
dallʼambiguità. Di tale ambiguità, la figura
di Nenè mi sembra lʼemblema, la
raffigurazione sublimata del perbenismo
spregiudicato borghese».
Di certo, però, è anche una
ricostruzione del recente passato di
Italo Agrò, il sostituto procuratore
protagonista dei suoi gialli
precedenti…
«Sì. In un certo senso, ho ripercorso a
ritroso gli anni della sua formazione - di
quando egli è ancora studente, e poi si
laurea brillantemente, scopre di non voler
fare lʼavvocato e si decide per la
magistratura -, cercando di immergerlo
nel contesto da cui proviene e di far
emergere lʼhumus in cui e da cui è
maturato».
Ci sono elementi autobiografici nel
libro? E, in generale, come nascono i
suoi personaggi?
«Cʼè un solo riferimento autobiografico.
Riguarda lʼepisodio in cui Italo Agrò
conosce il maresciallo Augusto La Ronda,
descritto nelle prime pagine del libro. A
casa sua, la mamma sta arrostendo,
sopra ʻu fucuni, cotolette alla palermitana
pagina 33
25 GENNAIO 2013
e braciole alla messinese, e il maresciallo
viene sentito dichiarare dal balcone
accanto “Signora, lei morire mi fa coʼ ʻsto
profumo”. Intorno alla metà del 1950,
quando dʼestate soggiornavo in una
masseria di fronte al mare, ho in prima
persona vissuto lʼevento raccontato, con
conseguente invito di mio padre al
maresciallo di allora a sedere a tavola con
noi, e con la successiva rottura di scatole
della richiesta che il predetto maresciallo
mi fece di leggere il rapporto redatto
nellʼoccasione del tragico incidente
stradale verificatosi una sera al passaggio
a livello di Letojanni, in direzione Messina,
a quel tempo manovrato a mano. Quanto
alla genesi dei personaggi dei miei libri,
nulla di preciso so dire. Considerata la
relativa facilità di scrittura che mi
riconosco, penso che li abbia nella testa e
me li porti dentro da sempre».
Che rapporto intrattiene, sia come
persona sia come scrittore, con il
dialetto siciliano?
«Un rapporto vitale, senza dubbio. Di
padre siciliano e di madre emiliana, sono
cresciuto a Roma. So parlare, però, il
siciliano e non lʼemiliano né il romanesco.
Ogni volta che telefono ai miei parenti,
parlo in dialetto stretto, in tiannisi, affine al
messinese. Devo tale familiarità in parte
alla mia esperienza diretta tra la gente di
Letojanni, in parte a quanto trasmessomi
da una sorella di mio padre, detta la
vergine, un vero patrimonio al riguardo.
Così, mi viene naturale usare espressioni
dialettali sicule anche nei miei libri».
La Sicilia e, in particolare, la provincia
di Messina, a suo parere, sono
cambiate in questi ultimi quarantʼanni?
«Direi poco. Possiamo affermare che la
presenza malavitosa si è attenuata nel
quotidiano e che il malaffare ha spostato i
suoi interessi verso investimenti
alternativi, più redditizi e allʼapparenza
legali. Per quanto riguarda Messina,
ritengo che la mentalità non si sia
sostanzialmente mossa. Venuti meno i
pochi centri produttivi prima esistenti, si
sono accentuati i caratteri terziari e,
quindi, i tratti parassitari della zona».
Concorda con la massima enunciata
dal maresciallo La Rocca che in Sicilia
le cose vanno sempre come sempre?
«Assolutamente sì, almeno per il presente
e stando a vedere come finirà il processo
sulla trattativa Stato-mafia. Per il futuro, mi
piace immaginare una Sicilia diversa, che
però sarà possibile solo se i partiti
progressisti sapranno realizzare una
politica capace di sconfiggere i gruppi di
potere occulti ma onnipervasivi che
attualmente dominano incontrastati».
Rientrano nei suoi programmi altri
gialli con protagonista Italo Agrò?
«Uno, un lungo romanzo, ed è in corso
dʼopera. Ma in fase avanzata di
composizione, ho altri due lavori. Il primo
è una sorta di riappropriazione dei luoghi
della mia infanzia, il secondo è
ambientato nel 1600 e si sviluppa intorno
al passaggio di Caravaggio in Sicilia».
Per concludere, torniamo al
personaggio di Nenè, che, nonostante
la sua incoerenza, riesce a conquistare
lʼamore e la comprensione di Italo
Agrò. Questi impara a non considerarla
puttana sol perché fa lʼamore con
disinvoltura e ad attribuirle la verginità
che solo conta, la sincerità del cuore.
Nenè ha anche la simpatia del suo
autore?
«Certamente sì».
postermostre
25 GENNAIO 2013
centonove
EVENTI. Una tela di Arena alla Biennale di Palermo
Messina canta Vittoria
L'opera “Marina” dell'artista originaria della città dello Stretto, selezionata su 3000:
un ricordo del mare siciliano a Villa Malfitano Whitaker fino al 3 febbraio
DI MARIA TIZIANA SIDOTI
PALERMO. Quasi 3 anni
fa, nel 2010, l'avevamo
lasciata alla nona
edizione del Messina
Città d'Arte. Era la sua
prima in terra di Sicilia
come pittrice. Ed un
ritorno nella città d'origine
dopo 31 anni. La
ritroviamo oggi alla I
Biennale Internazionale
d'Arte di Palermo. Lei è
Vittoria Arena, "milanese"
d'adozione ma messinese
d'origine. Da allora strada
ne ha fatta: altri concorsi,
altri riconoscimenti, un
evento anche a Colonia, e
l'approdo più recente al
sensorialismo materico di
Guido Carlucci. Ma tra
"La Forza del Vento" e
"Tramonto" del Città
d'Arte e "Marina" della
Biennale palermitana il fil rouge pare
sempre essere la sicula terra ad evocar
suggestioni ed emozioni in purezza ed
onestà di spirito, nel bell'impasto
cromatico di sapore quasi
impressionistico, dove la figura, in
apparenza astratta, continua ad esserci
tra i colori e i rilievi catturati con la
spatola.
Nel 2010 a Messina «sì, era la prima
volta, volevo farmi conoscere come
pittrice milanese, originaria di Messina
per non farmi confondere con la mia
omonima collega dello Stretto. Negli anni
successivi ho continuato a partecipare ad
altri eventi messinesi», racconta Vittoria,
classe '62, dopo gli studi a Milano per
affinare le tecniche pittoriche, e dall'85
presente a rassegne in estemporanea,
Marina, tela di
Vittoria Arena
alla Biennale
di Palermo. Sopra
Vittorio Sgarbi
con lʼartista
allʼinaugurazione
collettive e personali, con premi nazionali,
per anni in particolare al Nord, e con una
sua selezione su Enciclopedia d'Arte più
recente. Ma da quel 2010 almeno una
volta l'anno è ad un evento d'arte in
Sicilia. Ora è la volta della Biennale.
Che, con direzione critica di Paolo Levi,
direttore dal '69, ora per la Giorgio
Mondadori, de "Il Catalogo Nazionale
d'Arte Moderna", e dal 2010 della rivista
Effetto Arte , oltre a pubblicazioni su
giornali da "Europeo" a "Il Sole 24 Ore" a
"La Repubblica", da un'idea di Sandro
Serradifalco, inaugurata il 10 gennaio da
Vittorio Sgarbi, fino al 3 febbraio vede in
un iter espositivo che dal Loggiato San
Bartolomeo va alla Villa Malfitano fino al
Museo Civico d'Arte Moderna e
Contemporanea "Giuseppe Sciortino" di
Monreale, 814 opere di 700 artisti da 50
paesi, selezionati come taluni tra i più
influenti interpreti contemporanei
nazionali ed esteri, 5 sezioni dal
paesaggio alla figura, dalla scultura
all'acquerello all'informale, oltre ad una
speciale ai grandi del '900. Tra queste,
scelta tra 3000 opere, c'è "Marina" della
Arena. Che dice, ancora emozionata:
«Sono stata invitata per partecipare alla
selezione, inviando le foto di 5 opere. Il
comitato scientifico mi ha comunicato
che "Marina" era stata ammessa per
l'esposizione. Il motivo che mi ha spinto
a partecipare? Un evento culturale unico
come la 1 °Biennale d'Arte a Palermo
inaugurata da Vittorio Sgarbi, nella mia
terra: speravo di esserci. Sgarbi davanti
alla mia opera ha commentato: "Brava
Vittoria!"». Così il tecnica mista su tela
della messinese è nell'ottocentesa Villa
Malfitano Whitaker. «"Marina" è uno dei
paesaggi che vuole ricordare la mia
terra», spiega la Arena. Che aggiunge:
«Dal 2012 con la partecipazione a 2
mostre, vincendo il 3° e il 2º premio mi
sono avvicinata a questa nuova corrente
artistica "Sensorialismo Materico",
ideatore e direttore del Museo Macs a
Greccio, Guido Carlucci: è una ricerca
che con la materia e i colori attraverso la
percezione dei nostri sensi riesce oltre la
visione pittorica a toccare il lato
sensoriale. È racconto, vibrazione di
colore, tanto colore e materia. Cosa è
l'arte per me? Una continua ricerca, la
curiosità di sperimentare, lasciando le
mie emozioni su tela, una passione,
essenza di vita». E conclude: «La
Biennale? Un'esperienza positiva,
continuerò a percorrere la strada che
negli ultimi anni mi sta portando a fare
conoscere la mia pittura, a Milano,
Bologna, Udine, Torino, Colonia,
prossimamente a Cremona, Greccio e
poi Nizza Monferrato».
ACQUEDOLCI
Liberi di essere artisti
Il dibattito sui giovani e il ruolo della critica
“a comando monetario” si sposta sul blog
ACQUEDOLCI. Si è conclusa con una tavola rotonda
sul tema della Luce nell'Arte Contemporanea, la mostra
collettiva nella quale 28 artisti provenienti da tutta Italia
hanno esposto le loro opere. Organizzata dall'Acm e da
Nebrodi Arte, era presente anche il sindaco Gallo e
lʼassessore Zingale. Moderatori i presidenti delle due
associazioni Farid Adly e Benedetto Ventura.
Numerosi gli interventi, da Nunzio Ingenuo a Mario
Biffarella, da Calogero Corrao a Giuseppe Greco, che
hanno messo in campo un'energia vitale per un
confronto sincero e senza veli.
Oltre a tematiche attinenti alla dibattuta questione, che
cos'è l'arte, si sono anche confrontate opinioni sulle
correnti artistiche del novecento. Eʼ stato sollevato il
tema/problema della libertà dell'artista da ogni
condizionamento economico e politico, in cui è stata
denunciata l'egemonia delle gallerie d'arte nazionali, con
lo stuolo di critici a comando monetario, che premono
sui giovani artisti sfruttando il loro bisogno di visibilità.
Un dibattito costruttivo, a volte acceso, ma profondo e
appassionato che continua in forma scritta sui blog
www.alchimiadellabellezza.blogspot.com
www.lalucenellartecontemporanea.blogspot.com.
"I temi che saranno affrontati nella Tavola Rotonda - ha
introdotto Adly delineando i confini dell'argomento verteranno sul ruolo dell'arte nella società
contemporanea e sulle interpretazioni che gli artisti
partecipanti alla collettiva hanno dato del tema proposto.
E' un momento di riflessione, per rilanciare i progetti
pagina 34
artistici e culturali che le nostre due associazioni hanno
inteso di mettere in campo" e ha proseguito "Crediamo
nel lavoro collettivo e nella necessità del confronto tra
posizioni e idee diverse, per far passi in avanti e sempre
verso l'alto a tutta la società nella quale viviamo. Tutti i
grandi artisti sono diventati tali perché hanno costituito
gruppi, correnti e movimenti artistici, perché hanno
espresso le loro idee sulla società e le hanno riversate
nelle loro opere e perché si sono confrontati su riviste e
libri. Ribadisco che la cultura debba essere il faro, e non
lo zerbino per il potere e in questo quadro credo
fermamente che l'artista debba sottrarsi all'egemonia
mercantile, senza per questo aborrire il mercato". La
serata si è conclusa a tavola con una pizza e un
bicchiere di vino, presso la locale pizzeria “Il Sogno”,
dove è stato più diretto e socievole il confronto, arricchito
da aneddoti e racconti di vita vissuta.
Franca Sinagra Brisca
posterstorie
centonove
Stefano Gullo
LETOJANNI. Stefano Gullo, 25 anni, suona nell’orchestra Cherubini diretta dal maestro
Col violino lascio tutti Muti
Si è esibito a manifestazioni internazionali grazie ad una vena artistica precoce. Ora si prepara ad una
tournè asiatica. «E dire che tutto cominciò con un flauto». Assieme a lui il santateresino Galeano
DI ENRICO SCANDURRA
LETOJANNI. Una passione innata. Una
vena artistica precoce e un violino di
seconda mano. Inizia così la strana storia
di un figlio tutto siciliano, trapiantato ormai
da tempo in terre lontane. Una storia che
ha quasi dellʼincredibile. Come
protagonista, un violinista dʼeccezione. Lui
si chiama Stefano Gullo, e dal 2005 fa
parte dellʼOrchestra Giovanile “Luigi
Cherubini”, diretta da Riccardo Muti. da
Letojanni, piccolo centro messinese, è
diventato la seconda spalla del maestro più
ricercato nel panorama della musica
classica italiana. Madre di Mongiuffi Melia e
padre di Calatabiano, Stefano Gullo ha
Riccardo Muti
vissuto i primi anni della sua vita proprio nel
paese materno, a contatto con la musica
già dallʼetà di 6 anni. «Ho iniziato ad
ascoltare e studiare musica già da piccolo
– afferma Stefano - e i miei genitori
vedendo che in me cʼera profondo
interesse, coltivavano giorno dopo giorno
lʼidea che io potessi diventare qualcuno in
questo campo. Ma, a dire il vero, quando si
è ancora in giovane età, niente è già
scritto». E infatti nessuno, compreso
Stefano, avrebbe scommesso sul suo
talento innato, fino a quando, un giorno i
genitori gli regalarono il primo strumento
musicale. «Non era un violino bensì un
flauto – continua – Ricordo che
frequentavo la prima media e il nostro
professore di musica cominciò a farcelo
studiare. Era un modo per inserirci nel
mondo della musica, un mondo che io già
per certi versi conoscevo». Proprio da un
piccolo strumento e dalla volontà di
emergere, oggi Stefano Gullo è arrivato al
suo traguardo personale, allʼetà di 27 anni.
Di mezzo tanta gavetta e tanto studio, ma
non solo. «Subito dopo, alla fine delle
scuole medie inferiori, mi iscrissi allʼIstituto
Superiore per i servizi professionali, a
Letojanni - racconta – Una scelta meditata,
ma per niente voluta. Nel frattempo
coltivavo la mia passione. Tra lʼaltro allʼetà
di 12 anni avevo intrapreso un altro ciclo di
studi, stavolta più impegnativo. Il
conservatorio “A. Corelli” di Messina mi
avrebbe permesso, dopo, di intraprendere
la mia carriera musicale». Una carriera
piena di soddisfazioni almeno fino ad ora.
Che gli ha permesso di viaggiare in quasi
tutta lʼEuropa e nel mondo. Ultima tappa
lʼArgentina e, tra qualche giorno, anche il
Barhein. «Sarò di scena in un tour asiatico
pagina 35
25 GENNAIO 2013
che mi porterà proprio con lʼOrchestra di
Riccardo Muti in luoghi a me ancora
sconosciuti – afferma il violinista siciliano –
Poi ritornerò a casa, dalla mia famiglia, a
Giarre, per un breve periodo di riposo». E
proprio la cittadina catanese è diventata da
qualche anno la sua città dʼadozione. «Io e
la mia famiglia abbiamo dovuto fare una
scelta dolorosa – ammette ancora Separarci dagli affetti più cari non è stato
piacevole, ma io ormai vivo più fuori che in
Sicilia, confortato sempre dalle telefonate
periodiche dei miei genitori e di mio fratello
Vincenzo». Ma oltre agli affetti familiari
quello che manca a Stefano sono
soprattutto i colleghi del conservatorio e,
perché no, anche i docenti. Uno su tutti il
maestro Francesco Carlo Magistri, grazie
al quale, con uno studio disciplinato e
severo, ha mostrato le sue qualità e le sue
capacità tecnico-interpretativo musicali.
«Devo ringraziarlo molto per quello che ha
fatto per me – sostiene - Molti concorsi
violinistici nazionali ed internazionali li ho
vinti grazie alla tenacia e ai principi basilari
che lui mi ha impartito». Poi parla di un altro
docente, il maestro Franco Mezzena. Sotto
la sua guida ha ottenuto il diploma triennale
superiore di violino allʼAccademia Musicale
Pescarese. «Oltre ad aver conseguito con
lui il diploma triennale, ho preso parte a
numerose sue Masterclasses, esibendomi
nellʼambito di importanti manifestazioni
nazionali ed internazionali, come il “Ticino
Musica Festival” e lʼ”Oxford International
Music Festival”», conclude Gullo. A fargli
compagnia è un altro giovane musicista
della riviera jonica messinese: Samuele
Galeano, anche lui violinista e spalla
nellʼOrchestra di Riccardo Muti.
posterweekend
25 GENNAIO 2013
come... dove... quando...
venerdi' 25 gennaio
MESSINA. Eva contro
Eva. Con Romina
Mondello e Pamela
Villoresi. Teatro Vittorio
Emanuele - ore 21
MESSINA. Il porto dei
treni pesanti con
Gianfranco Quero, per
la rassegna In Direzione
Contraria e Ostinata.
Teatro Savio - ore 21
MESSINA. Marcello
MUSICA
Cunsolo. Live del
cantautore con la sua
band, i Flor de Mal, per
la rassegna Living
Room. Bottega Rapa
Nui (Via Monsignor
Grano 3) - ore 22
MESSINA. David Carfì
in concerto. Esibizione
del Maestro di
pianoforte messinese.
Aula Magna Liceo
“The Man” a ScalaMaggiore
CONTA QUASI due mesi di attività il jazz club, “ScalaMaggiore”. Il nuovo locale messinese dedicato alla
musica dal vivo si trova sul viale della Libertà, a due
passi dalla Fontana del Nettuno, e nasce per dare unʼattenzione
particolare al jazz e al blues, ma anche a nuove sonorità ed
espressioni musicali. Siamo andati a sentire uno dei numerosi
spettacoli che il locale – diretto da Alessandro Piparo – organizza durante la settimana. In unʼatmosfera piacevole e raffinata, abbiamo apprezzato il Trio “The Man”: Alessia Fontana (voce), Marco Scorza (chitarra) e Nino Belmonte (batteria). “Esperimenti dʼarmonia, sonorità evocative, gusto eclettico della chitarra, tocco
eclettico della batteria”, leggiamo nella scheda di presentazione
della formazione. Caratteristiche confermate dai protagonisti, che
hanno offerto originali e ben riuscite interpretazioni di un repertorio che spaziava nel panorama sconfinato delle contaminazioni
jazz (acid, funk, bossa, latin, soul), e che coinvolgeva artisti quali George Benson, Tuck and Patti, Incognito, Roy Hargrove.
di Marco Olivieri
La violenza secondo Tarantino
CON FILM COME “Le iene” e “Pulp fiction”, ha creato un connubio esilarante tra comicità e violenza. Senza dimenticare la passione per i B Movie e la cura nella costruzione della sceneggiatura e nella potenza visiva. Ė tutto
questo, e molto di più, Quentin Tarantino, ora autore di “Django Unchained”. Unʼoccasione per rendere omaggio al “Django” di Sergio
Corbucci (compare in un cameo il vecchio protagonista Franco Nero), in modo da rielaborare in chiave originale spaghetti western e
musiche di Bacalov e Morricone, grande e “piccolo” cinema, riferimenti colti e puro splatter. Il tutto tra momenti esilaranti (come la gag
che prende in giro il Ku Klux Klan) e ottime scene dʼazione con mattatori Jamie Foxx (Django), Christoph Waltz (il tedesco dottor
Schultz) e i “cattivi” Leonardo DiCaprio e Samuel L. Jackson. Grande cinema, seppure non innovativo come un tempo.
“Django Unchained” alle Multisale Apollo,
Iris e Uci Cinemas di Messina
cartelloni
Maurolico - ore 17
PALERMO. Monologo
di Ernesto Maria Ponte
'Palermo - Real
Madrid', scritto da
E.M.Ponte, Salvo
Rinaudo ed Emanuele
Pantano, con
E.M.Ponte e Claudio
Casisa, musiche di
Tony Greco. Teatro
Agricantus - ore 21.30
MESSINA. La palla al
piede. Commedia
brillante di George
Feydeau, 6° Rassegna
Zancle - Premio Adolfo
Celi. Teatro Stabile
Zancle - ore 21
MESSINA. Eva contro
Eva. Con Romina
Mondello e Pamela
Villoresi. Teatro Vittorio
Emanuele - ore 21
MESSINA. Orazio
Sciortino. Omaggio a
Wagner, a cura delle ass.
Accademia Filarmonica e
V. Bellini. Al Palacultura
Antonello - ore 18
MESSINA. Two shores
blues trio. "L'amore al
tempo del blues", con
Fabio Conti, Gaetano
Fazio e Alfredo Mobilia.
Scala Maggiore Jazz
dell'inizio dello spettacolo
ha aperto una mostra
dedicata al musicista
tedesco. Il "Ring"
wagneriano è prodotto
dal Massimo e prevede,
oltre alla
rappresentazione
odierna, "Die Walkuer"
(21 febbraio - 3 marzo),
"Siegfried" (19-30
ottobre),
"Goetterdaemmerung"
(23 novembre - 4
dicembre). L'oro del
Reno è stato allestito con
la regia dell'inglese
Graham Vick, le scene e i
costumi di Richard
Hudson, i movimenti
mimici di Ron Howell.
Club
ore 19
GRAVINA DI CATANIA.
Il mare dei poeti.
Nell'ambito della 9^
stagione concertistica
Classica Internazionale
dell'Associazione Mondo
Musica, il progetto curato
da Lina Maria Ugolini e
Giulia Gangi 'Poesia in
musica'. Teatro Musco di
Gravina, ore 20.30
PALERMO. Monologo di
Ernesto Maria Ponte
'Palermo - Real Madrid',
scritto da E.M.Ponte,
Salvo Rinaudo ed
Emanuele Pantano, con
E.M.Ponte e Claudio
Casisa, musiche
di Tony Greco.
Teatro Agricantus ore 21.30
Eva contro Eva secondo Panici
Pamelsa Villoresi e Romina Mondello nei ruoli principali
DI GIGI GIACOBBE
MESSINA. “Eva
contro Eva” in
scena al Vittorio
Emanuele sino a
domenica 27
gennaio, è un
apologo
melodrammatico
sullʼarrivismo cieco
e ipocrita spesso
presente nel mondo
dello spettacolo. La
commedia di Mary
Orr, il cui titolo
originario è “All
aboutaut Eve”,
divenne nel 1950 un
film di grande
successo, vincendo
pure sei premi
Oscar, per merito
del regista Joseph
L. Mankiewicz e per
le interpretazioni di
Romina Mondello0 e Pamela Villoresi in Eva contro Eva
Bette Davis e di
Anne Baxter nei
sono di Giorgio Gori, i costumi di Lucia Mariani, le
ruoli principali. Ruoli che qui, in questa versione
luci di Emiliano Pona, le musiche di Stefano Saletti.
italiana curata da Marzia G. Lea Pacella e
Lo spettacolo è prodotto dallʼAssociazione Teatrale
Maurizio Panici ( questʼultimo pure regista e in un
Pistoiese, Artè Teatro Stabile dʼInnovazione e la
piccolo ruolo come è ormai sua abitudine)
Versiliana Festival.verranno vestiti rispettivamente da Pamela
Si racconta dellʼaspirante attrice Eva Harrington,
Villoresi e Romina Mondello. Gli altri interpreti
che presentatasi alla famosa diva Margo Channing
saranno Luigi Diberti , Massimiliano Franciosa,
le dice con falso candore dʼessere una vedova di
Silvia Budri Da Maren e Giulia Weber. Le scene
teatro
Duecento anni di Wagner
PALERMO. Al via la
stagione del teatro
Massimo di Palermo con
"L'oro del Reno", prologo
della Saga dei Nibelunghi
di Richard Wagner.
L'intera tetralogia coprirà
tutto il cartellone per
celebrare i duecento anni
della nascita del
compositore tedesco,
progetto simmetrico ai
tanti titoli in programma
per il 2013 di Giuseppe
Verdi, del quale pure
ricorre quest'anno il
bicentenario.
All'inaugurazione ha
presenziato il ministro dei
beni culturali Lorenzo
Ornaghi, che poco prima
sabato 26 gennaio
MESSINA. In scena al Teatro Vittorio Emanuele fino al 27 gennaio
di Cesare Natoli
NUOVEVISIONI
centonove
riconoscimenti
Con gli occhi della Brancato
MESSINA. Dopo il
successo ottenuto lo
scorso maggio al teatro
Quirino/Vittorio Gassman
di Roma torna alla Sala
Laudamo di Messina “I
miei occhi cambieranno”,
la pièce tratta da “Certo
che mi arrabbio”, lʼultimo
scritto dellʼattrice e
autrice messinese
Celeste Brancato
scomparsa nel 2009
dopo una lunga malattia.
Il lavoro, prodotto dalla
compagnia “If Prana” di
Matteo Romoli, con
protagonista Federica De
Cola e diretto da
Giampiero Cicciò,
racconta gli ultimi anni di
vita di una giovane donna
che combatte contro un
male incurabile ma che
sorprende per
un'impronta di
imprevedibile comicità.
Infatti, nel suo testo,
graffiante e delicato
insieme, Celeste
Brancato descrive con
straordinaria ironia il
percorso di chi,
attraverso il dolore
del corpo, tenta
con fatica di
rintracciare il proprio
dolore spirituale. La
prima delle repliche
messinesi andrà in scena
venerdì 25 alle ore 19
poiché, dopo lo
spettacolo, si terrà nella
Sala Laudamo un
dibattito legato alle
tematiche del lavoro
andato in scena. Tra gli
ospiti, il professor
Giuseppe Altavilla
primario di Oncologia,
Marianna
Gensabella,
professore di
Filosofia Morale
e Giusi Venuti,
pagina 36
ricercatrice in Bioetica.
Moderatore il dott.
Giuseppe Ruggeri,
giornalista medico. “I miei
occhi cambieranno”,
dopo le due date
messinesi (la seconda il
26 gennaio alle 21) sarà
in scena il 27 gennaio
(ore 18:30) Teatro di
Sant'Agata di Militello
Martedì 29 gennaio (ore
21) Fondazione Teatro
città di Pace del Mela;
Mercoledì 30 gennaio
(ore 17) Fondazione
Teatro città di Pace del
Mela per poi approdare a
Prato, Montecarlo di
Lucca e a Torre del Lago
Puccini.
La Norma di Castiglione a Cannes
TAORMINA. Approda al
Midem di Cannes la
Norma di Vincenzo
Bellini firmata la scorsa
estate al Teatro Antico di
Taormina dal regista e
scenografo Enrico
Castiglione e trasmessa
con la sua regia
televisiva dalla Rai in
diretta mondovisione in
oltre cinquecento sale
cinematografiche. Il video
della ripresa televisiva
sarà proiettato sabato 26
gennaio alle ore 17.30 al
Palais des Festivals dalla
IMZ, l'associazione
internazionale che
riunisce le principali reti
televisive del mondo,
appunto in occasione del
Midem, la storica
rassegna della musica
internazionale che ogni
anno si tiene in Costa
Azzurra, in Francia.
Si tratta della settima
volta consecutiva che
Enrico Castiglione,
regista e scenografo,
viene invitato dalla Imz a
presentare una sua
nuova regia televisiva al
Midem di Cannes, dove
dal 2007 sono approdati i
suoi allestimenti realizzati
al Teatro Antico per
Taormina Arte: Medea,
Tosca, Aida (2009),
Turandot, Nabucco ed
ora anche la Norma.
posterweekend
centonove
domenica 27 gennaio
MESSINA. Eva contro
Eva. Con Romina
Mondello e Pamela
Villoresi. Teatro Vittorio
Emanuele - ore 21
MESSINA. Helycon
Symphony Orchestra.
Musiche di Beethoven
e Schumann, a cura
della Filarmonica
Laudamo. Palacultura
Antonello - ore 18
MESSINA. Festival
Multiculturale di
Messina. A cura
dell'associazione
Reset. Palacultura
Antonello - ore 11.30
BARCELLONA.
'Voglia di borotalco'.
Presso l'Istituto Figlie di
Maria Ausiliatrice ore
18.30
GRAVINA DI
lunedi' 28
CATANIA. La
Ferrovia, adattamento
scenico sul testo
omonimo di Lina Maria
Ugolini. Teatro Musco
di Gravina - ore 19
PALERMO. Raf in
concerto. Il suo album
più recente è la
raccolta 'Le ragioni del
cuore' è composta da
11 vecchi brani in
guerra e di voler intraprendere la carriera
teatrale sotto la sua guida. Margo, convinta
della sua buona fede, lʼassume come
segretaria ma comincia ad avere qualche
dubbio sulla sua esagerata ingenuità. Una
sera la scopre in affettuosa intimità con il
proprio amante e le fa una scenata di
gelosia. Un vero passe-partout per Eva,
perché fingendosi vittima dei suoi isterismi (
grazie pure allʼappoggio dalla moglie del
commediografo della diva) otterrà di
sostituire Margo nel suo ruolo più
applaudito. Eva diventerà una stella, grazie
pure dalle recensioni straordinarie che le
scriverà il critico Addison (Diberti), divenuto
intanto suo amante, al punto che offuscherà
lʼastro in declino della rivale. Ma anche Eva
a sua volta, come si sa, dovrà fare i conti
con una sua giovane ammiratrice che si
dice ansiosa di conoscerla e imitarla. Un
girotondo che continuerà ancora chissà per
quanto tempo.
« Il mondo del teatro come
rappresentazione del mondo – chiarisce il
regista Panici – una piccola e agguerrita
comunità che è specchio della società, con
le sue piccolezze, le sue ossessioni, il
desiderio di arrivare a conquistare una
posizione sociale riconosciuta e rispettata.
Classi sociali diverse, che si riflettano, si
evitano e si scontrano. Ma soprattutto
essere umani in lotta per una posizione
dominante in società ». « Quanto di più
attuale, oggi, potrebbe essere oggetto di
scrittura se non questo acido e caustico
affresco di uomini e donne – continua Panici
– che si affannano disperatamente alla
ricerca dʼun attimo di celebrità: così “Eva
contro Eva” si offre come sintesi dʼun
quadro così a noi vicino, dove lʼapparire è
massima aspirazione per sentirsi “vivi”, per
potere esistere ». « Alla fine di questa
estenuante battaglia – conclude Panici Margo Channing capirà che la vita vale la
pena dʼessere vissuta e cederà volentieri il
passo alla nuova arrivata, già minacciata a
sua volta dallʼarrivo della prossima Eva ».
presentazioni
L’erede... in musica
PALERMO. Sabato 26
gennaio alle ore 17:30,
Daniela Di Benedetto,
presenta il suo romanzo
"L'Erede" pubblicato da
Officina Trinacria.
La scrittrice, nata a
Bologna vive ormai da
molti anni a Palermo dove
ha insegnato in diversi
istituti ha pubblicato cinque
testi di narrativa con
l'editore Loffredo per le
scuole medie. Al suo attivo
anche la raccolta satirica
"Racconti senza rispetto
(La Zisa, Palermo 2008) e
cinque romanzi: "La donna
che sfidò il racket" (La
Disa, Bari 1994), "L'Oasi"
(Coppola Ed., Trapani
2000), "Storia di Ida"
(Coppola Ed., Trapani
2001), "Il dono del diavolo"
(Tabula Fati, Chieti 2006) e
con Officina Trinacria ha
gia pubblicato nel 2010
"L'ultima udienza.
Oltre alla passione per la
lettura e la scrittura la Di
Benedetto coltiva l'amore
per la musica e negli anni si
è diplomata ben due volte al
Conservatorio, Pianoforte e
Musica Corale; per
l'occasione regalerà
durante la presentazione
una esibizione musicale al
pianoforte con sue
composizioni ispirate a
Mozart Cajkovskji
e Chopin.
chiave elettropop e
due inediti. Teatro
Politeama
alle ore 21
PALERMO. Monologo
di Ernesto Maria
Ponte 'Palermo - Real
Madrid', con
E.M.Ponte e Claudio
Casisa, musiche di
Tony Greco. Teatro
Agricantus - ore 18.45
MISTRETTA.
Mostra 'Piccole
Natività.
Immaginette del
Natale popolare
dalle recenti
donazioni al
Museo
Cocchiara'. A
cura di Anastasio
Museo
Cocchiara
martedi' 29 gennaio
PACE DEL MELA.
I miei occhi
cambieranno. con
Federica De Cola.
Auditorium
comunale - ore 21
BARCELLONA.
'Maldamore', di
Angelo Longoni, con
Tosca D'Aquino, Ugo
Dighero, Stefano
Pesce, Michela
CATANIA
Andreozzi. Pigreco
Delta Roma.
Associazione Cattafi
Barcellona. Ore
20.30, Oratorio
Salesiano - Teatro
'Vittorio Curro'
CATANIA. Michelle
Hunziker in 'Mi
scappa da ridere'.
Teatro Metropolitan
ore 21.30
25 GENNAIO 2013
mercoledi' 30
giovedi’ 31
CAPO DʼORLANDO
Maldamore. con Tosca
d'Aquino e Ugo Dighero.
Cineteatro Comunale
Rosso di San Secondo
(Lungomare Andrea
Doria) ore 21
PALERMO. Pippo
Pollina in concerto.
Nell'ambito della
rassegna 'Areacustica
2013'. Agricantus ore 21
MESSINA. Gran
Galà Verdiano. Con
il Serenata Trio.
Aula Magna
dell'Università - ore
21
SIRACUSA.'La
Locandiera' di Carlo
Goldoni, regia
Massimo Tuccitto.
Sala Randone ore
21
DE GUSTIBUS di Massimo Lanza
Cantina Valle dell’Acate
Un momento dello spettacolo
Un’impresa difficile
Al “Machiavelli” piéce di Levin
CATANIA. Torna al teatro “Machiavelli” di Catania la drammaturgia contemporanea di taglio internazionale: diciamo ancora una volta dellʼattività artistica dellʼassociazione “Ingresso Libero” e parliamo, in particolare, di “Unʼimpresa difficile”,
lo spettacolo (che si può vedere fino al 31 gennaio) diretto da
Emanuela Pistone su testo del drammaturgo israeliano Hanoch Levin (1943 – 1999), tradotto da Paola De Vergori. In
scena, oltre alla stessa Pistone, Francesco Foti e Mauro Serio. Non è per caso che evidenziamo lʼattenzione rivolta alla
drammaturgia contemporanea che questa associazione, che
gestisce il piccolo e glorioso “Machiavelli”, dispiega meritoriamente da qualche anno nel capoluogo etneo: in Italia infatti la drammaturgia, ormai da decenni, conta pochissimi cultori e di talento diseguale, sicché diventa interessante vedere
come invece nel resto del mondo la scrittura di testi teatrali
continui ad essere unʼarte assai vitale e capace di confrontarsi efficacemente col mondo e raccontarlo con profondità.
Nel merito dello spettacolo: ci si trova di fronte ad una pièce
che vede in scena una buffa coppia di cinquantenni (Yona e
Levinah Popokh, rispettivamente Foti e Pistone) ormai stanchi della loro pluriennale relazione: una vita divenuta ripetitiva e banale, senza sorprese, senza possibilità che qualcosa
accada davvero a rompere la monotonia dei giorni che passano privi di senso e fervore. Litigano stancamente eppure
non riescono a lasciarsi: lui soprattutto, goffo nel suo desiderio di donne e di nuove avventure, ha paura di morire e non
riesce ad andarsene, ma anche lei è impaurita e, seppur spazientita, non riesce a farlo andar via, fino a quando, del tutto
casualmente, un estraneo (Serio) non sʼinfila in quel ménage,
fino a quando insomma Gounkel, strano e spiritato vicino di
casa, spinto da un forte mal di testa non interrompe una delle loro solite, scontate, velenose, litigate notturne: è lʼestraneo
che viene a dirti chi sei davvero, che ti mostra come ti sei ridotto, il perturbante che apre la porta e permette di avvertire
con precisione il baratro di banalità che occupa la vita di uomini e donne, la sciupa, la scuota, la ingrigisce, ma non riesce
a coprirne la dimensione essenziale dʼavventura che val la pena di affrontare. Lo spettacolo è gradevole e, con buona varietà dʼaccenti e toni (dal grottesco al comico, dallʼaffettuoso
al corrosivo, dal sornione al caricaturale), legge con intelligenza un testo che merita dʼesser conosciuto.
Paolo Randazzo
pagina 37
GAETANA JACONO, titolare insieme a Francesco Ferreri della cantina Valle dellʼAcate, è stata nominata brand ambassador del Cerasuolo di Vittoria. Il titolo, conferitole dallʼassessore regionale allʼAgricoltura Dario Cartabellotta, è un importante riconoscimento come imprenditrice e portatrice nel mondo
dei valori del territorio, fortemente impegnata a diffondere fuori confine la cultura enologica della propria terra. A partire dal
1993 Gaetana Jacono si occupata a tempo pieno di Valle DellʼAcate, azienda vinicola di famiglia a Bidini, nel triangolo di territorio tra Acate, Comiso e Vittoria. Gaetana e Francesco da
quando sono entrati in azienda hanno cominciato un lavoro di
recupero e rilancio delle antiche varietà autoctone della Sicilia
Orientale, Frappato e Nero dʼAvola soprattutto, molto diffuse
nel territorio ibleo. Lavoro che ha permesso di valorizzare i vini territoriali come il Cerasuolo di Vittoria e lʼaccattivante
Frappato di Vittoria che è diventato il simbolo di Valle dellʼAcate. Lʼazienda di Gaetana Jacono e Francesco Ferreri oltre
al Frappato produce una bella gamma di vini di pregevole fattura e grande godibilità di beva, a cominciare dal Cerasuolo di
Vittoria Classico DOCG vino dalle grandi potenzialità, versatile, ricco di frutto, elegante sia al palato che al naso. Tra gli altri vini prodotti lʼopulento Moro, nero dʼAvola in purezza, gran
bella espressione di un terroir unico come quello di Vittoria. Tra
i bianchi trova posto il Bidis, blend ben fatto di chardonnay e
insolia, dal ricco profilo olfattivo. Ottima espressione di un vitigno alloctono come il syrah il Rusciano ha profumi speziati e
un bel palato caratterizzato da un frutto pieno e perfettamente
maturo. Piacevoli anche i bianchi come la fresca e profumata
Insolia dai toni minerali e il grillo Zagra dai profumi agrumati,
fresco e ricco di acidità. Chiude la gamma il Tané un nero dʼAvola destinato, per chi ha voglia di aspettare, anche ad un lungo invecchiamento. www.valledellacate.com
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GUSTOSA PIETANZA considerata anche “di riserva” della cucina popolare che valorizza il rosmarino.
Questi gli ingredienti:1,2 kg di mele asprigne , 200 g di
miele di ape nera (presidio Slow Food), qualche rametto
di rosmarino.
Questo il procedimento per realizzare la confettura di mele, miele e rosmarino:
sbucciare le mele, tagliarle a pezzetti piccoli conservando i semi.
Nel frattempo far sciogliere a fuoco dolcissimo lo zucchero con il miele, quindi aggiungere la frutta e i semini
raccolti in un fazzolettino di cotone o di lino, o in una garza. Lasciar cuocere mescolando per 15 minuti circa, quindi prelevare circa metà del composto e frullare.
Rimettere nella pentola cuocere ancora per una decina
di minuti. Invasare in barattoli pulitissimi, asciutti e caldi,
sistemare qualche aghetto di rosmarino in ogni barattolo, chiudere bene e
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25 GENNAIO 2013
MESSINADRASTICA di Fabio Amato
Deformazione
professionale
MESSINA. A
Messina facciamo
formazione! Ma
avete visto quante
scuole di formazione
ci sono a Messina? Il
numero è direttamente o
indirettamente proporzionale
(questa cosa non l'ho mai capita ,
in matematica avevo 2!) ai posti di
lavoro. Le sigle delle scuole sono
infinite (Sempre la matematica....),
Ecaf, Enfam, Emef, Etaf, le sigle
non le so interpretare, ma
l'importante è che ci sia una F. F
come formazione. La cosa più
bella di queste scuole è che i
componenti di queste scuole,
formano i nuovi lavoratori,
disoccupati, inoccupati, laureati ,
diplomati, et , per dei lavori che
poi non ci sono, ed inoltre gli
stessi formatori non sono pagati
per il loro lavoro, bellissimo!. E' un
circolo vizioso altamente
produttivo. I fortunati che poi
trovano un lavoro, perchè
vengono assunti dalle
numerosissime aziende che
operano nel tessuto economico
Messinese dopo che li assumono,
li licenziano o li mettono in cassa
integrazione perchè non hanno i
soldi per pagarli. Ma allora perchè
li assumono? Ma non avete
capito? E' tutto virtuale! Inoltre chi
per un caso imponderabile trova
un lavoro, non lo accetta, perchè
ci sono troppe difficoltà, quali ad
esempio il lavorare di pomeriggio,
lavorare fuori Messina e quindi
viaggiare, trasferirsi in un'altra
città, e quindi diventerebbe tutto
problematico, perchè non potrei
prendere più l'aperitivo, non potrei
più alzarmi alle 12, e la sera non
potrei più uscire, dovrei affittarmi
una cas , fare la spesa, il bucato,
SI VABBBENE.... MA VOI SIETE
PAZZI . Questa è vera
deformazione mentale non
formazione!
L’OPINIONE di Roberto Saglimbeni
HERITAGE di Sergio Bertolami
Il tradimento di Lance
La triste fine dell’ultimo mito americano
FINO ALLʼULTIMO, MENTRE la tremenda confessione di Lance Armstrong scorreva
davanti ai miei occhi, minuto per minuto, ho sperato che nulla di tutto ciò che era stato
detto fosse vero. Ho sperato che le prove schiaccianti, le accuse, le confessioni degli ex
compagni di squadra finissero per sciogliersi come neve al sole, come gli avversari che
Lance ci aveva abituato a staccare in salita. Ma quellʼultima, fondamentale pedalata,
quella del riscatto, non è mai arrivata, e mi ritrovo oggi a commentare lʼingloriosa fine di
un mito dello sport moderno. Già, un mito, perché fino alla
settimana scorsa questo era Lance Armstrong (nella foto),
per gli appassionati di ciclismo così come per i profani.
Su quella bicicletta, 83 volte prima e 7 volte vincente al
Tour de France, il sogno americano aveva trovato uno dei
suoi più alti rappresentanti: un tenace ragazzotto texano,
bravo solo a pedalare come nessun altro al mondo. Un
ragazzo temprato dalla vita e dal cancro, così forte da non
limitarsi a sconfiggere una malattia cui moltissimi finiscono
per arrendersi, da non accontentarsi di tornare alla
normalità, da non farsi bastare un improbabile ritorno alle
corse, bensì tanto forte da arrivare dove nessun atleta era
mai arrivato, ai limiti impensabili delle abilità umane. In
tanti, è vero, ne avevano sottolineato in tempi non sospetti
il carattere burbero, lʼautoritarismo, il cattivo rapporto con
gli avversari (memorabili i duelli, ciclistici e verbali, con
Pantani, Ulrich e Contador), descrivendoli però come
tollerabili esternazioni del suo immenso talento, della sua
ineguagliabile forza di volontà, dellʼinnato istinto ad
arrivare per primo. Ma Lance Armstrong era lʼeroe della gente, il fondatore di Livestrong,
lʼassociazione anti-cancro, il simbolo vivente della speranza per milioni di malati, il
modello da imitare per milioni di ragazzi. E lʼincrollabile texano non poteva fallire, non
poteva deludere i suoi fan e soprattutto se stesso: non gli bastava essere normale, voleva
essere il migliore. E così, alla fine, ha deluso tutti. Lance Armstrong non sarà né il primo
né lʼultimo atleta ad aver fatto uso di sostanze dopanti nel disastrato universo del
ciclismo, ma la sua storia colpisce e insegna. È una storia di ambizione, successo e
caduta, che ci insegna, con buona pace di chi ancora crede negli uomini, a diffidare
anche della faccia più pulita, del migliore degli esempi. E il ragazzo di Austin, Texas, era
davvero il migliore, ma stavolta lʼunica classifica in cui è arrivato primo è quella dellʼ
infamia. Nessuno potrà più fare come Lance, nessuno potrà più essere come Lance. Per
quanto mi riguarda, sarà davvero dura rinnamorarsi di un eroe sui pedali.
LA POESIA
Per non dimenticare
Ahi, ahi, ahi Mussolini,
perché hai fatto uccidere perfino i bambini?
Tutta la gente aveva molta paura
e il lavoro forzato era una gran tortura.
Alcune persone si volevano rifugiare
per non farsi trovare.
In quel tempo cʼera la distinzione
che procurava emarginazione.
Gli Ebrei, gli handicappati e i vecchi
salivano su un treno
ECOLOGIA E AMBIENTE
centonove
che li portava a morire con un gas veleno
e arrivavano nei campi di concentramento
dove regnava un gran tormento!
Erano circondati dal filo spinato
che non poteva essere attraversato.
Molti volevano fuggire
approfittando dell?imbrunire
e con la forza di volontà
riuscirono a raggiungere la libertà.
Così alcuni di loro si salvarono
e dalla gioia cantarono!
Irene Magro - 10 anni - Palermo
Voglia di cambiare
il mondo
MESSINA. È vero ciò che
mi dice un amico, che i musei non sono aziende. E
pertanto le cifre vergognose che emergono dai rilievi
statistici rappresentano solo una parte del
problema. Ma non possiamo neppure nasconderci che la risorsa più preziosa in
Sicilia non è affatto messa a frutto. So bene che persino i musei americani, nonostante milioni di visitatori lʼanno, non coprono con introiti diretti se non il 15-20 per
cento delle proprie spese di gestione. Il resto è garantito dai contributi pubblici (altrettanto 20 per cento) ma principalmente da donazioni private. Il loro Stato si dimostra, così, elemento cardine del sistema, perché sostiene la cultura attraverso
contributi diretti, ma anche rinunciando a
parte degli introiti fiscali per incoraggiare
il contributo delle aziende attraverso la fiscalità di vantaggio. Ma la verità eclatante è che a differenza dei musei dʼoltreoceano – ma anche europei – i musei siciliani non investono efficacemente nei propri assets, al fine di alimentare risorse aggiuntive. Per rimanere in Europa, la “lettre dʼinformation” che ricevo ogni mese
dal Louvre dimostra il dinamismo di un
museo che potrebbe vivere di rendita sia
per il patrimonio tra i più ricchi e visitati del
mondo sia perché gode di un polo dʼattrazione come Parigi. Bene, solo a gennaio 2013 il Louvre organizza esposizioni sullʼApoxyomenos della Croazia o su
artisti come Johann Georg Pinsel o Eugène Delacroix. Dà vita a convegni sulle recenti scoperte e le direzioni di ricerca archeologica. Concepisce “Leggi il Museo”
giornata dedicata a uno scrittore e ad un
tema, illustrato da opere presenti in collezione. “Vedute di artisti” con l'intenzione
di raccordare i mondi dell'Islam e dell'Occidente. Gli incontri cinematografici della
“6 Giorni Internazionale di Film sull'Arte”.
Concerti. E per il pubblico dei bambini propone "Venite a vedere il Louvre", perché
10 anni è l'età delle prime realizzazioni
che potrebbero far venir voglia di cambiare il mondo! Non ho più 10 anni ma ne
ho voglia anchʼio.
[email protected]
di Anna Giordano
Occupazione e ricatti
RIDUZIONE DI PERSONALE nei tribunali, chiusura di
sedi militari, siano esse terrestri o marine, chiusura di
stazioni, reti ferroviarie ridimensionate quando non
dismesse del tutto, chiusura di pezzi importanti dei
trasporti pubblici, ferrati o navali che siano, è un bollettino
di guerra (assai più lungo) che – a voler pensare male –
sembrerebbe artatamente messo in moto per far dire di si
a qualsivoglia orrore si intenda proporre di fare, pur di
dare occupazione. Per quanto riguarda la riduzione dei
magistrati, beh, ormai non cʼè molta differenza tra nord e
sud in materia di criminalità, che sia da colletto bianco o
nero, manovalanza o regista, incassatore o produttore di
affari fuori dai canoni della legalità, ma preoccupa
fortissimamente che meno magistrati di adesso – già
insufficienti – debbano affrontare le
centomila illegalità di ogni genere che
giungono presso le procure. Molte,
moltissime, più di adesso, finiranno nel
dimenticatoio, allungando la distanza tra
gli onesti e il senso di giustizia che
vorrebbero palesarsi prima o poi. Una
città, Messina, allo sbando come poche, al cui orizzonte si
affacciano prepotentemente solo le economie legate al
cemento, alla movimentazione terra, allʼinquinamento
esponenziale che nessuno potrà mai eliminare. Mega
progetti faraonici, dal porto canale di Via Santa Cecilia alla
via Marina intesa non come recupero e miglioramento
dellʼesistente, ma allungamento della linea di costa
(buttando presumibilmente a mare milioni di mc di
materiale di scavo), allʼisola artificiale, a lottizzazioni
ovunque sia rimasto un poʼ di bistrattato verde, non
parliamo del ponte che ormai è diventato materia di
pagina 38
indovinelli, continuando poi con porticcioli a destra e a
manca in barba allʼerosione costiera. Infine, il centro Nato
dellʼarsenale, per il quale dietro le quinte, si muovono da
mesi contatti, comunicazioni, interesse manifestato, vuoi
mettere ? eʼ lavoro ! che poi sia una delle cose più
inquinanti al mondo, con effetti devastanti su salute e
ambiente, si sa, a Messina pochi informano la
popolazione e si chiedono cosa ne pensi di un
concentrato di sostanze mortali in aria, acqua e poi dritti
nei polmoni, nello stomaco. Basterebbe così poco per
cambiare le sorti di questa (e altre) città. Basterebbe
smettere di devastarne i connotati, un tempo stupendi,
recuperare lʼesistente, mettere in sicurezza e offrire a chi
questi luoghi se li sogna, il piacere di vivere in un luogo
ancora, nonostante tutto e molti, stupendo. Battaglieremo
ancora, statene certi, per la salute e la sicurezza di tutti,
anche di chi vorrebbe fare di questa terra, carne da
macello.
poster...commenti
centonove
ATTUALITA’ di Giovanni Frazzica
ELIODORO
Salute o lavoro, valori o voti
FAMIGLIA CRISTIANA è stata
sempre una rivista dellʼarea
cattolica molto avanzata, che
molto grossolanamente si
potrebbe anche definire di
“sinistra”. Ed è forse proprio per
questo che il Cardinal Bagnasco
lʼha scelta come tribuna dalla
quale lanciare alcuni importanti
messaggi nel momento in cui
sono state depositate le liste per
le elezioni politiche. "Sottrarre ai
figli la possibilità di avere un papà
e una mamma – dice il vescovo di
Genova - vuol dire manipolare
l'elementare forma di ingresso nel
mondo". Eʼ il discorso di sempre,
ma oggi ha un diverso peso, sul
tavolo della politica sono messi in
gioco quelli che i cattolici
chiamano “i valori non
negoziabili” ed il Pd, il partito che i
sondaggi danno in testa,
quantomeno alla Camera, nella
campagna elettorale in corso
subisce forti sollecitazioni dal più
potente dei suoi alleati, Nichi
Vendola, che lo induce ad
avventurarsi verso sentieri già
avvistati, ma ancora non
calpestati, come appunto i
matrimoni tra gay e, problema
ancora più spinoso, le adozioni
delle coppie omosessuali. La
Chiesa capisce bene che dalle
urne stavolta può arrivare una
seria minaccia ai suoi millenari
principi. Al tempo in cui
Giovannino Guareschi nei copioni
dei suoi celebri film aveva messo
Peppone e don Camillo sarebbe
bastato far ripetere dai centomila
pulpiti del Paese che bisognava
votare liberamente, purché si
scegliesse un partito
“democratico e cristiano”, perché
allora tutto era più semplice, cʼera
il bianco e cʼera il rosso e,
soprattutto cʼera una Dc e
vincente pronta a fare da
baluardo contro ogni conato di
ingiustificata riforma. La
complessità della situazione in
25 GENNAIO 2013
Fratelli serpenti
CATANIA. Separazione vero
o strategica'? La Catania
politica s'interroga sul
dietro front di Angelo
Lombardo che, dopo essere
stato escluso dalle
candidature per il
parlamento, e lui è deputato
uscente, ha rinnegato il
leader Raffaele e il MpaPds, partito di famiglia. Un
addio con tanto di sgarbo a
Stancanelli, non ritenuto più
il sindaco del futuro.
Qualche attrito tra i due
Lombardo c'era già stato
anche alle regionali,
quando Toti, figlio dell'ex
presidente, fu lanciato in
corsia di sorpasso a
dispetto di Giuseppe, figlio
di Angelo, ritenuto
protagonista di un ottimo
successo nelle elezioni
universitarie. ma
forse è solo pretattica
elettorale, in vista delle
prossime elezioni
amministrative in città e
provincia.
150 PAROLE DA PALERMO
Il nostro Mar Rosso
Nichi Vendola
cui versa oggi il variegato mondo
cattolico italiano induce
Bagnasco a fare un intervento più
articolato: "I Cattolici non
disertino le urne ed e i vari partiti
convergano sugli stessi temi etici.
I Politici credenti diano un
contributo concreto".
Il presidente della Conferenza
Episcopale Italiana parla anche di
reti sociali, di tasse, di
disoccupazione e di crisi, teme
che i cattolici si sfilino, se ne
lavino le mani, perché l'immagine
che riflette lʼItalia oggi è quella di
"un Paese disamorato, privo di
prospettive, quasi in attesa
dell'ineluttabile". E il timore non è
infondato, chi sono gli elettori che
hanno disertato le urne? Non è
difficile immaginare che diverse
frange di elettorato cattolico,
giustamente disgustate dalle
nefandezze della politica, si siano
rifugiate in un moderno Aventino,
lasciando però ulteriore campo
libero a minoranze determinate a
fare passare modifiche strutturali
di un assetto sociale fino ad ora
rispettoso dei valori che fanno
perno sulla famiglia tradizionale. In
realtà una forza che da sola non
avrebbe i numeri per cambiare le
cose esercita, in cambio di
consenso elettorale, una fortissima
pressione su un partito
maggioritario, il Pd, che al suo
interno ha anche una consistente
presenza di cattolici. Ma per
vincere ci vogliono i voti di Sel, così
come a Taranto per lavorare
bisogna respirare i vapori dellʼIlva,
casi limite, strane sfide dei nostri
tempi e prolungati silenzi dei
parlamentari cattolici del Pd che,
su certi argomenti, si accentuano
in periodo elettorale. “Pecunia non
olet”, disse Giulio Andreotti, che in
questi giorni ha compiuto 94 anni,
quando venne accusato di aver
preso in parlamento i voti dei
missini, allora considerati ancora
fascisti, per salvare uno dei suoi
governi. Ed allora perché
dovrebbero puzzare i voti di
Vendola?
ANIMAL HOUSE di Roberto Salzano
Allergie a quattro zampe
MESSINA. Le allergie alimentari da un poʼ di tempo a
questa parte sono affrontate con grandissima
attenzione. È un problema che si presenta
frequentemente e non va trascurato anche negli
animali di casa. Ci sono le allergie da punture di pulci,
quelle che vengono provocate da fattori ambientali, a
causa dellʼinalazione di particelle come polvere e
polline e le reazioni scatenate dallʼingestione di alimenti
normalmente considerati innocui. Prurito, rossore e
addirittura infezioni della pelle nei casi più gravi e
delicati; flatulenza, vomito cronico e intermittente,
diarrea e perdita di peso. Come diagnosticare la
patologia? Con una dieta di eliminazione verrà
somministrato un regime alimentare a base di fonti
selezionate di proteine e carboidrati, evitando
lʼesposizione dellʼesemplare agli alimenti
sospetti, a quei cibi i cui componenti
potenzialmente stimolano lʼallergia. Se la
dieta nellʼarco di almeno otto settimane
condurrà alla scomparsa dei sintomi, il
veterinario prescriverà il trattamento
adeguato. Grandi risultati terapeutici sono stati
conseguiti dalla medicina. La medicina veterinaria deve
ormai fare i conti con animali le cui patologie somigliano
in misura sempre più netta a quelle dei padroni: i
migliori amici dellʼuomo, esattamente come i padroni,
hanno diritto a cure mirate e terapie specifiche.
Aspettarsi che si arrivi a dialogarci come faceva il
dottor Dolittle non sarebbe realistico, ma è certo che il
benessere degli animali meriti maggiore sensibilità e
un più acuto occhio clinico. Tutto ciò va preteso e
garantito per i pazienti su due gambe e per quelli a
quattro zampe.
pagina 39
NEL CANALE DI SICILIA, dal 1988 ad oggi gli annegati sarebbero più di 19.000: 4.000 in più degli abitanti di Cefalù.
Ecco le toccanti parole di Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa: “Da maggio al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri: (…) quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? (…) Sono indignata dall'assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell'Europa, che ha appena ricevuto
il Nobel della Pace, e che tace di fronte ad una strage che
ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più
convinta che la politica europea sull'immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i
flussi (…). Ma se per queste persone il viaggio sui barconi
è tuttora l'unica possibilità di sperare, io credo che la loro
morte in mare debba essere per l'Europa motivo di vergogna e disonore.”Maria DʼAsaro
Maria DʼAsaro
ANTIBUDDACI di Dino Calderone
Sanità, eppur si muore
MESSINA. Si moltiplicano a Messina i casi di “malasanità”. In
attesa delle sentenze definitive sul grado di colpevolezza degli
indagati (medici e/o personale che opera nelle strutture
sanitarie in genere) è comunque possibile fare qualche
considerazione di carattere generale. Quando muore una
persona il dolore dei familiari è talmente grande che il minimo
che si può fare è rispettarlo, tanto più se le vittime sono
persone ancora giovani e con patologie non particolarmente
gravi. Detto ciò e ribadita la necessità di scoprire e perseguire
le responsabilità di chi ha sbagliato, occorre aggiungere che
negli ultimi anni si è diffusa una mentalità nuova che
pretenderebbe la soluzione di ogni problema, non solo in
ambito sanitario. In passato prevaleva un certo fatalismo e
quando succedeva qualcosa (malattie, disastri ambientali,
infortuni sul lavoro, incidenti stradali, etc) si accettavano più
facilmente le conseguenze negative degli eventi con molta
passività e spirito di rassegnazione. Ma oggi la mentalità si è
trasformata profondamente e le persone che subiscono un
danno sono sempre meno disponibili ad attribuire a qualche
entità sconosciuta la gravità dellʼevento. Si cerca
immediatamente il reo, come se fosse sempre possibile
verificare cause e responsabilità. La verità è che non si accetta
più la morte e si tentano soluzioni, spesso di tipo giudiziario, per
darsi una ragione. Tutto ciò è comprensibile, spesso anche
legittimo e opportuno, ma sta portando a un deterioramento del
rapporto fra cittadini e struttura pubblica. Gli errori quando ci
sono vanno condannati, ma occorre ricordarsi che la morte
esiste e non è eludibile.
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Centonove numero 3