CONFERENZA DEI SINDACI
DEI COMUNI DEL TERRITORIO DELL’AZIENDA ULSS N.20
Manuale del Piano di
Zona dei servizi alla
persona
EXIT CD
Piano di Zona dei servizi
alla persona 2007-2009
ALBAREDO D’ADIGE – ARCOLE – BADIA CALAVENA – BELFIORE – BOSCOCHIESANUOVA – BUTTAPIETRA – CALDIERO – CASTEL
D’AZZANO – CAZZANO DI TRAMIGNA – CERRO VERONESE – COLOGNA VENETA – COLOGNOLA AI COLLI – ERBEZZO – GREZZANA
ILLASI – LAVAGNO – MEZZANE DI SOTTO – MONTECCHIA DI CROSARA – MONTEFORTE D’ALPONE – PRESSANA – RONCÀ – ROVERÈ
ROVEREDO DI GUÀ – S. BONIFACIO – S. GIOVANNI ILARIONE – S. MAURO DI SALINE – S. GIOVANNI LUPATOTO – S. MARTINO BUON
ALBERGO – SELVA DI PROGNO – SOAVE – TREGNAGO – VELO VERONESE – VERONA – VERONELLA – VESTENANUOVA – ZIMELLA
CONFERENZA DEI SINDACI
DEI COMUNI DEL TERRITORIO
DELL’AZIENDA ULSS N.20
MANUALE
DEL PIANO
DI ZONA
DEI SERVIZI
ALLA PERSONA
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Indice
PRESENTAZIONE
PREMESSA
- L’individuazione
degli obiettivi strategici
e delle priorità di intervento
- L’approvazione
- L’attuazione del Piano
di Zona e il sistema
informativo
- Il monitoraggio, la verifica
e la valutazione
2.3 Gli strumenti
della pianificazione
- Gli strumenti della
partecipazione
- Gli strumenti attuativi
2.4 Il Piano di Zona
e le altre pianificazioni
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1. IL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
1.1 Definizione
1.2 Il ciclo di vita
del Piano di Zona
1.3 I principi ispiratori
1.4 Le finalità strategiche
1.5 I contenuti generali
1.6 Gli attori della
pianificazione locale
- Il Comune
- La Conferenza dei Sindaci
- La Regione e le Aziende ULSS
- La Provincia
- Gli altri soggetti pubblici
- Il Terzo Settore
- Gli altri soggetti privati
- La comunità locale
1.7 L’ambito territoriale
2. IL PROCESSO DI COSTRUZIONE
E ATTUAZIONE DEL PIANO DI ZONA
2.1 Dalla programmazione
partecipata alla valutazione
2.2 Le fasi del Piano di Zona
- L’iniziativa
- L’elaborazione
della base conoscitiva
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DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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3. IL SISTEMA DELLE REGOLE LOCALI
E LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA
3.1 Introduzione
3.2 Gli aspetti innovativi
- La partecipazione
- Le relazioni tra i soggetti
- Indicazioni di metodo
- L’articolazione
e l’organizzazione dei Tavoli
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ALLEGATI
Avviso pubblico
Dichiarazione di partecipazione
Patto di partecipazione
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Presentazione
Compito difficile ma entusiasmante quello
che deve svolgere chi ha la responsabilità
di pensare ed attuare le politiche sociali,
perché queste, più di qualunque altra, riguardano direttamente il “benessere” delle
persone.
Un benessere non economico ma legato alla dimensione complessiva di vita di ciascuno, al disagio che vive ed alle capacità che
possiede, ai bisogni che deve soddisfare e
alle risorse che gli sono proprie, alla volontà
di migliorarsi e alle potenzialità che è in grado di esprimere.
Approcciare il sociale mettendo al centro la
persona significa proprio questo, cioè riconoscere che esistono diritti sociali inalienabili di ciascun individuo sui quali fondare il
sistema di prevenzione, tutela e promozione
e che è a partire da questi che vanno organizzati e gestiti i servizi, gli interventi e i
progetti.
Un compito difficile, dunque, ma sicura-
mente più realizzabile se alla sua attuazione
concorrono tutti i soggetti che compongono
la comunità locale, ognuno per la propria
parte, con il proprio ruolo e secondo le proprie competenze e conoscenze.
Il presente Manuale ha l’obiettivo ambizioso
di permettere a chiunque lo prenda in mano di comprendere il significato di termini e
concetti che spesso appaiono distanti e limitati solo agli addetti ai lavori, quali la pianificazione, la partecipazione, la valutazione.
La finalità complessiva è non solo di suscitare interesse, ma di aprire nuovi spazi di
coinvolgimento e protagonismo, nella convinzione che il modello di welfare di cui una
comunità si dota ha senso e può funzionare
solo se tutte le persone partecipano pienamente alla sua programmazione e realizzazione.
La convinzione è che con questo Manuale
si è aperta una strada, che ora merita di essere percorsa.
Il Presidente della Conferenza
dei Sindaci
Paolo Zanotto
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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Premessa
La Conferenza dei Sindaci dei trentasei
Comuni che costituiscono il territorio dell’Azienda ULSS n. 20 ha avviato il processo
di costruzione del nuovo Piano di Zona dei
Servizi alla Persona 2007-2009.
Si tratta della terza “edizione” di questo fondamentale atto di pianificazione delle politiche sociali e socio sanitarie, dopo quelle realizzate nel 1999 e per il triennio 2003-2005.
Nell’intento di consolidare le positive esperienze del passato, ma anche con la volontà
di dare un significato diverso alla pianificazione zonale, la Conferenza dei Sindaci ha
posto come presupposto innovativo l’elaborazione di un sistema di regole che, all’interno della normativa esistente, faccia emergere le specificità del territorio locale.
Per conseguire questo risultato sono stati
avviati due percorsi paralleli.
Il primo, di carattere giuridico teso ad evidenziare l’intero quadro legislativo di riferimento, è stato realizzato compiendo un’analisi delle svariate disposizioni normative sia
di rango nazionale (leggi, decreti legislativi,
…) che regionale (leggi e deliberazioni) che
si sono avvicendate, sovrapposte o affiancate nel corso del tempo.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Il risultato di questa attività, che si è concretizzata in due successivi documenti, uno di
ampio respiro sui principali riferimenti normativi connessi alla pianificazione zonale,
l’altro centrato in specifico sul concetto di
“Piano di Zona” ed organizzato per schede
tematiche1, ha evidenziato gli aspetti vincolanti e, soprattutto, messo in luce ampi spazi di discrezionalità.
Il secondo percorso, invece, ha affrontato
in modo innovativo anche dal punto di vista
metodologico gli aspetti relazionali e organizzativi connessi alla pianificazione zonale.
Attraverso una vera e propria ricerca si è
giunti alla definizione di un “Sistema delle
Regole”2 che definisce a livello locale alcuni aspetti fondamentali per la costruzione
del Piano di Zona quali la partecipazione, le
relazioni tra i soggetti, l’organizzazione dei
tavoli.
L’intero processo ha trovato la sua conclusione nell’elaborazione del presente Manuale,
1. Entrambi i documenti sono disponibili presso l’Ufficio del Piano di Zona.
2. Il relativo “Rapporto di ricerca per la costruzione
del Sistema delle Regole” è parimenti disponibile
presso l’Ufficio del Piano di Zona.
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documento approvato dalla Conferenza dei
Sindaci, che si pone quale primo tentativo
di concretizzare i principi di sussidiarietà,
partecipazione ed evidenza pubblica, di
gettare le premesse per la costruzione, da
parte di tutte le realtà presenti sul territorio,
della “rete” sociale.
In questa logica il documento contiene un
insieme di regole ed indicazioni che, senza
la pretesa di essere esaustive, disciplinano
il processo di costruzione e di realizzazione
del Piano di Zona e definiscono, in concre-
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to, un modello specifico di pianificazione
zonale partecipata e condivisa.
In ultima analisi, il Manuale del Piano di Zona dei Servizi alla Persona intende essere
un supporto chiaro e di facile lettura per gli
operatori e per tutti coloro, singoli cittadini,
famiglie, associazioni, istituzioni, che desiderano approfondire i temi connessi alla
pianificazione di zona e, nel contempo, ha
l’ambizione di rappresentare uno stimolo
alla riflessione sulle politiche sociali della
comunità locale.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Il piano di zona dei servizi
alla persona
1.1 Definizione
Il Piano di Zona è uno strumento conoscitivo e di pianificazione territoriale.
Il Piano persegue tre obiettivi fondamentali:
• definire, organizzare le politiche sociali
e socio sanitarie di un ambito territoriale
per un periodo di tempo determinato;
• favorire il riordino e la messa in rete di
una pluralità di servizi e interventi che si
sono sviluppati nel tempo in modo tale
da divenire un vero e proprio “sistema”;
• attuare la programmazione e la progettazione definita.
Il Piano di Zona è definito, infatti, come lo
strumento primo e fondamentale con il quale i Comuni che compongono il territorio di
una Unità Locale Socio Sanitaria, d’intesa
con la stessa e con il concorso di altri soggetti che si occupano di servizi sociali, realizzano “il sistema integrato di interventi e
servizi alla persona”.
È un sistema rivolto a tutti i cittadini che,
mettendo in relazione tra loro le varie politiche e governando in modo unitario i diversi
servizi, gli specifici interventi e le singole
prestazioni, permette di dare una risposta
efficace ai bisogni della persona e della collettività e ottimizza le risorse umane, professionali, organizzative ed economiche.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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Proprio perché “sistema”, il Piano di Zona è
identificato come luogo privilegiato nel quale si opera per la realizzazione di quattro
principali politiche di integrazione:
• istituzionale: tra Comuni appartenenti
allo stesso ambito territoriale;
• inter-istituzionale: tra settori diversi dell’Ente pubblico;
• sociale e socio sanitaria: tra le politiche
sociali e le politiche socio sanitarie;
• comunitaria: tra l’Ente pubblico e le varie espressioni della società civile.
A partire da questa prospettiva il Piano di
Zona, per effetto dell’evoluzione normativa che ha subito nel corso del tempo, di
una maggiore sensibilità culturale e per le
concrete caratteristiche che ha progressivamente assunto, è definito oggi come Piano
di Zona dei Servizi alla Persona.
Infatti, esso si colloca come punto di riferimento generale verso cui convergono innanzitutto le politiche sociali e sanitarie ma
anche, in via progressiva, quelle scolastiche,
formative ed educative, giovanili, del lavoro,
abitative, del tempo libero, ambientali, della
mobilità e della comunicazione.
Politiche che oggi non si limitano solamente a sostenere e a proteggere l’individuo in
situazione di disagio o di bisogno, ma che
si prefiggono la promozione della qualità di
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vita della persona e quindi, in una parola,
del suo benessere personale e sociale.
Ed è in questa direzione, in base ai principi
di sussidiarietà, partecipazione e solidarietà, che appare necessaria la realizzazione di
forme di integrazione tra tutti i soggetti della
comunità locale.
L’obiettivo è di definire in modo congiunto e
condiviso l’attuale sistema di prevenzione,
protezione e promozione sociale, di delineare le sue prospettive future, di individuare
gli obiettivi strategici e le priorità, di scegliere le modalità di concreta realizzazione.
Il tutto nella piena coscienza che il Piano è
uno strumento vivo e dinamico da gestire
sulla base delle effettive capacità, risorse e
potenzialità del territorio.
1.2 Il ciclo di vita del Piano di Zona
Il Piano di Zona ha una durata triennale.
Tuttavia, essendo un processo continuo
orientato al miglioramento, il Piano può
essere articolato per singole annualità allo
scopo di rispondere meglio alla continua
evoluzione della società in termini di governo del territorio, di sviluppo locale e di qualità della vita delle persone.
Questa flessibilità viene riassunta nell’espressione “ciclo di vita del Piano”, che
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si compone di una serie di fasi tra loro strettamente collegate tanto da formare un processo circolare e permanente:
• la programmazione, che riguarda tutta
la costruzione del Piano fino alla sua approvazione formale;
• la progettazione, che si traduce nella
elaborazione dei progetti, dei servizi e
degli interventi per perseguire gli obiettivi del Piano;
• la realizzazione delle azioni previste con
le forme di gestione e gli strumenti definiti nel Piano;
• il monitoraggio e la verifica finalizzati a
misurare l’efficacia della progettazione
e per rilevarne, nel corso della realizzazione ed al termine della stessa, gli
eventuali scostamenti dalle previsioni
originarie;
• la valutazione, riferita all’intero processo
programmatorio, con la finalità di migliorare le politiche;
• la riprogrammazione, che nello stesso
tempo chiude e riavvia il ciclo.
La particolare attenzione posta di recente
sui temi del monitoraggio, della verifica e
della valutazione conferma che il Piano di
Zona non è un processo chiuso e definito
una volta per tutte con la sua approvazione,
ma può essere modificato e adeguato anMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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che nel corso della sua vigenza qualora se
ne ravvisi la necessità o l’opportunità.
1.3 I principi ispiratori
Il Piano di Zona è elaborato e realizzato secondo una pluralità di principi che trovano
il loro fondamento nella Costituzione (artt.
2, 3, 38, 97 e 118) e nella legge quadro sui
servizi sociali (8 novembre 2000 n. 328),
oltre che in altre norme quali le leggi in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso (7 agosto 1990 n. 241)
e di riforma della pubblica amministrazione
(15 marzo 1997 n. 59).
Oltre a rappresentare la base dell’attuale sistema di welfare, essi orientano e permeano
tutta l’attività del Piano che deve svolgersi in
coerenza con le finalità da questi delineate.
Di seguito sono semplicemente elencati i
più rilevanti principi che qualificano alla
base il processo di pianificazione, senza
tuttavia alcun tentativo neppure parziale di
definizione.
Appare opportuno, infatti, che per renderli
davvero riferimento di tutte le attività previste dal Piano di Zona, il loro contenuto scaturisca dall’applicazione concreta e da una
successiva lettura partecipata e condivisa da
parte di tutti gli attori della comunità locale.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
In altre parole, si ritiene che, proprio perché principi ispiratori di tutte le politiche
sociali e socio sanitarie del territorio, il
Piano di Zona debba contenere un’azione
di sistema che preveda la realizzazione di
un percorso orientato in modo specifico in
questa direzione.
I principi di riferimento sono:
• Sussidiarietà
• Cooperazione
• Efficacia
• Efficienza
• Economicità
• Omogeneità
• Responsabilità
• Partecipazione
• Trasparenza
• Pubblicità
• Solidarietà
• Universalità
• Equità
• Integrazione
1.4 Le finalità strategiche
Le finalità strategiche del Piano di Zona sono essenzialmente suddivisibili in due macro categorie.
La prima riguarda in particolare quelle relative alla costruzione delle politiche:
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• promuovere la partecipazione attiva di
tutti i membri della comunità locale;
• sviluppare forme di responsabilizzazione
nella definizione delle politiche sociali;
• avviare una programmazione unitaria all’interno di un determinato territorio;
• definire le politiche sociali e socio sanitarie in modo puntuale ed integrato;
• definire gli obiettivi e le priorità di intervento cui destinare le risorse disponibili;
• rendere omogenea l’offerta di servizi, interventi e prestazioni all’interno di una
medesima area geografica;
• garantire la libertà di scelta del cittadino
nell’accesso ai servizi e la personalizzazione dell’intervento;
• prevedere un sistema di rilevazione della qualità e dell’efficacia delle politiche e
degli interventi.
La seconda categoria in cui è opportuno
suddividere le finalità del Piano di Zona è
riferita, invece, ai processi di governance e
si traduce in:
• valorizzare le iniziative delle persone, dei
nuclei familiari, delle forme di auto-aiuto
e di solidarietà;
• analizzare l’evoluzione dei bisogni della
popolazione sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo;
• individuare le risorse umane, strumentali
10
•
•
•
•
e finanziarie disponibili e attivabili sul territorio e garantirne un ottimale utilizzo;
raccordare e armonizzare tra loro (ricondurre a sistema) gli interventi e i servizi esistenti mediante forme di gestione
flessibili, adeguate e tra loro complementari;
definire la ripartizione della spesa tra i
soggetti che sono coinvolti nella pianificazione;
prevedere iniziative di formazione e di aggiornamento per gli operatori del settore;
assolvere ad una generale funzione informativa e comunicativa.
1.5 I contenuti generali
Per definire i contenuti del Piano di Zona è
necessario fare riferimento alle aree di bisogno ed alle prestazioni di carattere sociale o
legate all’integrazione socio sanitaria identificate dalla normativa e riportate in modo
schematico nella seguente tabella1.
1. In generale, per «servizi sociali» si intendono tutte
le attività che hanno un contenuto sociale, socio
assistenziale e socio educativo. Più semplicemente si fa riferimento ad un universo di servizi, di interventi, di prestazioni e di attività tutti accomunati
dalla valorizzazione del singolo individuo e delle
formazioni sociali in cui vive o si esprime e dalla
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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• Legge n. 328/2000
• Piano sociale
nazionale 20012003
• misure di contrasto della povertà e di sostegno al reddito
familiare servizi di accompagnamento, con particolare riferimento alle persone senza fissa dimora;
• misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o
incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana;
• interventi di sostegno per i minori in situazioni di disagio
tramite il sostegno al nucleo familiare di origine e l’inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di
accoglienza di tipo familiare e per la promozione dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza;
• misure per il sostegno delle responsabilità familiari;
• misure per favorire l’armonizzazione del tempo di lavoro
e di cura familiare;
• misure di sostegno alle donne in difficoltà;
• interventi per la piena integrazione delle persone disabili;
• interventi per le persone anziane e disabili per favorire la
permanenza a domicilio;
• prestazioni integrate di tipo socio educativo per l’infanzia
e l’adolescenza;
• interventi per contrastare le dipendenze;
• l’informazione e la consulenza alle persone e alle famiglie
per favorire la fruizione di servizi e per promuovere iniziative di auto-mutuo aiuto;
• le misure volte a contrastare la povertà e l’esclusione sociale;
• le misure per favorire l’inclusione della popolazione immigrata.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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• D.Lgs. n.
502/1992
•
•
•
•
•
•
•
•
materno infantile;
anziani non autosufficienti;
malati mentali;
persone disabili;
persone con problemi di dipendenza;
persone con patologie a forte impatto sociale (quali hiv);
persone nella fase terminale della vita;
persone con inabilità o disabilità e conseguenti malattie
cronico-degenerative
Con riferimento a tale individuazione, la Regione Veneto ha ritenuto di indicare per il
triennio 2007-2009 le seguenti aree rispetto
alle quali procedere nella costruzione, realizzazione e valutazione del Piano di Zona:
• anziani;
finalità di prevenire, rimuovere e superare le situazioni di bisogno e di difficoltà che la persona può
incontrare nel corso della propria esistenza, dall’infanzia alla vecchiaia. In una concezione moderna
dei servizi sociali, alle politiche volte a contrastare
il disagio e l’emarginazione sociale si affiancano le
politiche orientate all’agio e cioè a promuovere il
benessere dell’individuo e della società.
Le «prestazioni socio sanitarie» invece sono tutte quelle attività idonee a soddisfare le esigenze
di salute della persona che implicano la compresenza di prestazioni sanitarie vere e proprie e di
interventi di carattere sociale, di protezione della
persona e di supporto.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
disabili;
infanzia/minori e famiglia;
giovani;
immigrazione;
dipendenze;
povertà/emarginazione;
salute mentale;
nomadismo;
prostituzione;
generale (comprende gli aspetti comuni
a più politiche o legati al sistema).
Rispetto ad ognuno di questi ambiti tematici, il Piano, nell’ambito del suo sviluppo,
individua le direttrici di consolidamento e di
innovazione, evidenziando in particolare:
• l’analisi e la valutazione dei bisogni della
popolazione;
• la descrizione sull’offerta dei servizi;
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• le priorità di intervento, gli obiettivi strategici, le azioni;
• gli strumenti e i mezzi;
• le modalità organizzative dei servizi ed
i requisiti di qualità che ne garantiscano l’equa distribuzione, l’omogeneità e
l’uniformità nel territorio;
• l’individuazione, la quantificazione e la
qualificazione delle risorse finanziarie,
strutturali e professionali necessarie;
• le modalità di collaborazione e di coordinamento con i soggetti istituzionali,
sociali e produttivi;
• le forme di concertazione con l’Azienda
ULSS rispetto all’area delle prestazioni
socio sanitarie ed in particolare per garantire l’integrazione tra i servizi sociali
dei vari Comuni e i servizi sanitari distrettuali;
• le azioni locali per lo sviluppo del sistema informativo e per la comunicazione
sociale.
1.6 Gli attori della pianificazione locale
La legge quadro sui servizi sociali (legge n.
328/2000) indica con chiarezza i soggetti
che con ruoli, competenze e responsabilità
diverse, sono chiamati a divenire attori della
pianificazione locale.
Si tratta di: Comuni, Regioni e Aziende Uni-
13
tà locali socio sanitarie, Province, Aziende
Ospedaliere, Amministrazioni pubbliche
e periferiche dello Stato (in particolare del
Ministero dell’Istruzione, del Lavoro, della
Giustizia), Istituzioni di pubblica assistenza
e beneficenza (Ipab), Organismi non lucrativi di utilità sociale (Onlus), Organismi
della cooperazione, Associazioni ed Enti di
promozione sociale, Fondazioni, Enti di patronato, Organizzazioni di volontariato, Enti
riconosciuti dalle Confessioni religiose, Organizzazioni sindacali, Soggetti privati aventi finalità di lucro.
Il Comune
Il Comune è l’ente locale che rappresenta
la propria comunità, ne cura gli interessi e
ne promuove lo sviluppo ed è, nell’ordinamento italiano, l’ente territoriale più vicino
al cittadino.
La legge assegna al Comune tutte le funzioni amministrative che riguardano la popolazione e il territorio comunale, in particolare nei servizi alla persona e alla comunità,
nell’assetto e nell’utilizzazione del territorio
e nello sviluppo economico.
Per tale ragione, il Comune ha la titolarità
dei servizi sociali che comporta:
• la gestione di servizi e l’erogazione di
prestazioni a favore dei cittadini;
• il compito di progettare, realizzare e geMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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stire la “rete” dei servizi sociali;
• il coordinamento degli Enti che operano
nell’ambito di competenza;
• il concorso nella definizione della programmazione sociale e socio sanitaria
delle Regioni;
• la consultazione dei soggetti presenti
nella realtà locale con la finalità di formulare proposte per la predisposizione
di programmi e per valutare la qualità e
l’efficacia dei servizi;
• la promozione e la valorizzazione delle
risorse della collettività locale.
Ne discende che è assegnata al Comune,
singolo o associato, la titolarità e la responsabilità primaria del Piano di Zona e, di
conseguenza, anche una funzione di regia
nei confronti dei diversi attori in un’ottica di
governance.
La Conferenza dei Sindaci
La Conferenza dei Sindaci è l’organismo
che rappresenta l’associazione di tutti i Comuni che formano il territorio di una Azienda ULSS e che, proprio per questo, diviene
titolare del Piano di Zona provvedendo alla
sua elaborazione ed attuazione.
In generale, la Conferenza permette la formazione di un orientamento comune nelle
politiche sociali, socio-sanitarie e sanitari,
14
definisce le più importanti pianificazioni sia
di competenza degli stessi Enti locali associati sia proprie dell’Azienda ULSS, svolge
un ruolo di indirizzo e di controllo nei confronti della stessa Azienda ULSS rispetto
alle attività svolte ed all’esame dei principali
atti economico-finanziari.
La Conferenza opera sia direttamente, sia
in forma più ristretta, avvalendosi di un apposito organo denominato Esecutivo e costituito dal Presidente e da quattro Sindaci
rappresentativi dell’articolazione del territorio in Distretti socio sanitari.
Accanto alla Conferenza, sono previsti i Comitati dei Sindaci di Distretto o dei Presidenti
di Circoscrizione composti dai Sindaci dei
Comuni e/o dai Presidenti delle Circoscrizioni di decentramento comunale il cui territorio
rientra nell’area del Distretto socio sanitario.
La Regione e le Aziende ULSS
La Regione ha il compito di programmare,
indirizzare e coordinare gli interventi sociali,
sanitari e socio-sanitari e di verificarne l’attuazione a livello territoriale.
In specifico, la Regione è titolare delle funzioni legislative e amministrative in materia
di assistenza sanitaria e ospedaliera e condivide con gli Enti locali la responsabilità
della programmazione e dell’erogazione degli interventi socio sanitari che costituiscono
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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un livello di integrazione fondamentale da
conseguire con il Piano di Zona.
Per l’esercizio delle proprie funzioni la Regione si avvale delle Aziende ULSS, dotate di
personalità giuridica pubblica e autonomia
imprenditoriale, che sono attori indispensabili per la pianificazione zonale dal momento
che svolgono importanti funzioni per la tutela della salute con particolare riferimento
all’ambito socio sanitario e sanitario.
Le stesse, attraverso la Direzione per i Servizi
sociali, collaborano per quanto di competenza all’elaborazione del Piano e assicurano
il coordinamento e la saldatura tecnica tra
il Piano di Zona, a titolarità comunale, e gli
specifici piani dell’Azienda (Piano Attuativo
locale e Programmi delle attività territoriali).
e le politiche del lavoro e della formazione
professionale.
La Provincia
La Provincia partecipa alla definizione e all’attuazione del Piano di Zona con le modalità definite dalla Regione.
Il suo ruolo fa riferimento, in particolare, alla
raccolta delle conoscenze e dei dati sui bisogni e sulle risorse disponibili dei Comuni
e degli altri soggetti istituzionali presenti nel
territorio, alla titolarità degli interventi sociali
relativi ai non vedenti, agli audiolesi e ai figli minori riconosciuti dalla sola madre e di
importanti funzioni amministrative aventi un
riflesso sociale quali l’istruzione secondaria
Il Terzo Settore
La legge n. 328/2000 ha tentato per la prima volta di mettere chiarezza nell’ampio e
variegato mondo di chi, in forma associata
ed organizzata, si occupa a qualsiasi titolo
di politiche ed interventi sociali nel proprio
territorio e, proprio per questo motivo, è
chiamato ad avere un ruolo indispensabile
nel processo di pianificazione.
È il mondo del Terzo Settore, ovvero quell’insieme di soggetti che, da un punto di vista generale, hanno alcune caratteristiche
minime comuni, quali essere private, avere
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Gli altri soggetti pubblici
Una presenza significativa nella costruzione e nella realizzazione del Piano di Zona è
quella di altri soggetti pubblici a partire dalle
rispettive competenze e aree di intervento:
le Unioni di Comuni e le Comunità montane
(forme associative di Enti locali); le Aziende
Ospedaliere in quanto presidi sanitari fondamentali; le Amministrazioni periferiche
dello Stato che si occupano dell’istruzione,
delle politiche per il lavoro, della giustizia; le
Aziende Pubbliche e le Istituzioni di pubblica Assistenza e Beneficenza che gestiscono
servizi alla persona.
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una struttura stabile anche se non necessariamente riconosciuta dal punto di vista giuridico, agire nell’ottica prevalente di obiettivi
diversi dal profitto.
L’elenco, che a distanza di soli pochi anni
dall’uscita della legge n. 328/2000 appare
già riduttivo, è il seguente: organismi non
lucrativi di utilità sociale (ONLUS), organismi della cooperazione, associazioni ed
enti di promozione sociale, fondazioni, enti
di patronato, organizzazioni di volontariato,
enti religiosi.
Ad esso sicuramente vanno aggiunte le organizzazioni non governative (ONG) impegnate nella cooperazione internazionale, le
imprese sociali, gli enti di promozione culturale, artistica e sportiva.
Si tratta di un insieme che al suo interno
vive di grandi differenze, più che di omogeneità e, proprio dal fare chiarezza tra le
diversità di ciascuno rispetto ai compiti ed
ai ruoli che può e intende assumersi, appare possibile costruire una partecipazione
effettiva nell’ambito del Piano di Zona.
È necessario, tuttavia, che queste realtà
manifestino una esplicita volontà di cooperare e che la stessa si inserisca in modo organico e coerente nelle dinamiche proprie
del processo di pianificazione.
È indispensabile, in altre parole, che la partecipazione sia espressa e responsabile ed
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assuma dei caratteri certi e formalizzati attraverso un apposito “patto di partecipazione” che ne definisca in un’ottica di reciprocità con la Conferenza dei Sindaci, titolare
del Piano di Zona, gli impegni e le modalità
di attuazione concreta.
Gli altri soggetti privati
Sempre con riferimento ai soggetti non istituzionali, di sicura innovatività è l’apertura che la legge quadro sui servizi sociali
propone nei confronti dell’estesa area dei
mondi imprenditoriale, finanziario, delle
professioni e delle relative organizzazioni
di categoria.
L’indicazione di fondo è che è opportuno
che tali soggetti, per il ruolo da protagonisti
che esercitano nella società attuale, contribuiscano attivamente alla costruzione e realizzazione del sistema di welfare locale sia
finanziando le progettualità e gli interventi,
sia agendo in prima persona.
È necessario, pertanto, che il processo di
pianificazione ne consenta e ne valorizzi la
partecipazione.
Un ruolo fondamentale, infine, è rivestito
dalle organizzazioni sindacali che, per l’osservatorio privilegiato dal quale agiscono
rispetto alle dinamiche sociali e per la loro
capacità e attitudine al confronto ed alla
concertazione, prendono parte pienamente
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ai processi di pianificazione territoriale.
Come per il Terzo Settore, appare opportuno
che il coinvolgimento responsabile e fattivo
di tutti questi soggetti sia espresso tramite
l’apposito “patto di partecipazione”.
La comunità locale
Con riferimento ai soggetti non istituzionali,
oltre al Terzo Settore e al mondo imprenditoriale e sindacale, la legge n. 328/2000
indica l’individuo, singolo o nelle sue formazioni sociali prima fra tutte la famiglia,
come attore rilevante nella definizione e
nella realizzazione delle politiche sociali e
non semplicemente come destinatario degli
interventi.
Si tratta di un riferimento preciso al ruolo
che ciascun cittadino, come componente di
una comunità e nel rispetto delle proprie capacità e risorse, deve assumersi all’interno
del sistema complessivo del welfare locale.
È un compito inderogabile che la pianificazione territoriale deve promuovere e
sostenere nelle forme e con le modalità
opportune.
1.7 L’ambito territoriale
Il Piano di Zona è unico e coincide con
l’ambito territoriale dei Comuni che costituiMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
scono il territorio dell’Azienda ULSS.
La Conferenza dei Sindaci, in piena coerenza con le vigenti normative nazionali e
regionali, identifica la centralità del livello
distrettuale come ambito più adeguato per
la pianificazione e la programmazione, in
quanto dimensione privilegiata per l’accesso ai servizi sanitari, socio-sanitari, sociali e
assistenziali da parte dei cittadini.
In coerenza con questa impostazione, la
Conferenza prevede l’articolazione del Piano
di Zona a partire dal livello distrettuale per
coniugarlo poi su base sovradistrettuale.
Pertanto il Distretto diventa il punto di riferimento per la definizione della base
conoscitiva, per la lettura dei bisogni, per
l’indicazione delle priorità in rapporto alle
specificità del contesto e per l’individuazione concreta dei soggetti che partecipano
alla costruzione del Piano.
Il livello sovradistrettuale, identificato nel
territorio complessivo dell’Azienda ULSS, è
invece l’ambito di approvazione del Piano
di Zona sulla base del risultato del lavoro
svolto su base distrettuale, in conformità
all’esigenza di conseguire una programmazione unitaria che permetta di rendere
omogenee le politiche, di sviluppare progettualità trasversali, di superare la frammentarietà locale.
17
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Il processo di costruzione
e attuazione del piano di zona
2.1 Dalla programmazione partecipata
alla valutazione
La legge 328/2000 prevede che, per la realizzazione del sistema integrato di interventi e
di servizi sociali, si adotti il metodo della pianificazione, dell’operatività per progetti, della
verifica dei risultati e della valutazione.
Si tratta di concetti distinti ma, nello stesso tempo, strettamente collegati perché
facenti parte di un unico processo, rispetto
al quale appare necessario chiarire alcuni
presupposti che ne costituiscono la cornice
di riferimento.
Il primo è dato dalla normativa vigente: l’attribuzione agli Enti locali, singoli o associati
nella Conferenza dei Sindaci, della titolarità
del Piano di Zona che si evidenzia, in particolare, nella centralità del ruolo svolto nella
fase di avvio, decisionale e di approvazione
del Piano.
Il secondo presupposto è che il Piano di
Zona non va concepito in termini riduttivi,
come un mero adempimento amministrativo e come un documento-atto da prodursi
entro una certa data, ma invece come un
processo che si sviluppa progressivamente
nel tempo.
A differenza di altri strumenti di pianificazione, quella sociale non può essere concepita
rigidamente, per la pluralità e la diversità
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degli attori coinvolti, per le svariate interrelazioni che si instaurano, per l’attribuzione
di senso e di significato che viene data alla
lettura dei bisogni della collettività, per le
modalità attraverso le quali si snoda l’attività decisionale.
Il Piano di Zona si fonda pertanto su una logica di tipo incrementale e, cioè, è in grado
di leggere costantemente l’evoluzione della
società e di modificarsi continuamente.
Il terzo elemento è costituito dalla “partecipazione”, intesa come necessaria presenza
di altri soggetti pubblici e di realtà private
espressione della volontà e capacità delle
famiglie e della comunità di organizzarsi per
affrontare e rispondere in prima persona ai
bisogni del territorio e, di conseguenza, di
partecipare alle scelte di indirizzo e di priorità delle politiche di welfare.
Il processo di programmazione si consegue
attraverso il coordinamento, l’integrazione,
la cooperazione e l’assunzione di responsabilità tra tutti gli attori coinvolti e, pertanto,
ha come presupposto il rispetto dei principi
di correttezza, trasparenza, imparzialità e
sussidiarietà.
In quest’ottica, per «programmazione partecipata» si intende:
• un processo complesso ed articolato;
• caratterizzato dalla partecipazione di
una pluralità di attori;
19
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• che mediante la definizione di ruoli, funzioni, competenze e responsabilità di
ciascuno;
• e in base ad un determinato metodo di
lavoro e assetto organizzativo;
• consente l’assunzione di decisioni comuni;
• e la realizzazione, anche attraverso strumenti innovativi, delle attività programmate.
È evidente poi che questi stessi aspetti si
rispecchiano anche sull’assetto organizzativo che, da un lato, deve tenere conto dei
differenti livelli e, nello stesso tempo, mantenere un carattere di relativa semplicità e
fattibilità per poter permettere alla struttura
organizzativa di essere realmente efficace e
produttiva.
2.2 Le fasi del Piano di Zona
È evidente, pertanto, che il processo programmatorio va distribuito e governato su
almeno tre livelli:
• un livello politico in termini di collaborazione e concertazione istituzionale;
• un livello tecnico concernente la valutazione di fattibilità e la definizione di
scelte concretamente ed organizzativamente realizzabili;
• un livello sociale inteso come percorso
di programmazione partecipata che valorizza le specificità di tutti i diversi attori della comunità locale e l’apporto che
essi possono dare al raggiungimento di
risultati di rilevante interesse sociale.
Ad ogni livello i diversi soggetti sono chiamati a condividere l’analisi dei bisogni e delle risorse, i processi di valutazione, le scelte,
le conseguenti responsabilità organizzative,
le modalità di verifica dell’efficacia.
20
Le varie fasi e le relative procedure che caratterizzano il percorso (iter) di costruzione
del Piano di Zona dei servizi alla persona
sono sinteticamente:
• l’avvio della procedura o fase dell’iniziativa;
• l’elaborazione della “base conoscitiva”;
• l’individuazione degli obiettivi strategici
e delle priorità di intervento;
• l’approvazione del Piano;
• la realizzazione del Piano di Zona;
• il monitoraggio, la verifica e la valutazione.
L’iniziativa
L’iniziativa è la fase che “apre i lavori” avviando ufficialmente il processo di costruzione del Piano di Zona.
Essa spetta al Sindaco, quando l’ambito
territoriale dell’Azienda ULSS coincide con
quello di un solo Ente locale, o al Presidente
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della Conferenza dei Sindaci, in presenza di
più Amministrazioni locali, di concerto con
il Direttore Generale dell’Azienda ULSS che,
per questa finalità, si avvale del Direttore dei
Servizi Sociali.
Come già detto, rispetto al territorio locale tale fase è stata preceduta, da un lato,
da un percorso di ricerca che ha portato
all’identificazione del sistema di regole
e, dall’altro, da una parallela analisi delle
normative esistenti, i cui esiti complessivi
hanno permesso la stesura del presente
Manuale.
La fase dell’iniziativa si caratterizza, pertanto,
per la presenza di importanti adempimenti:
• l’adozione, da parte della Conferenza
dei Sindaci, del sistema di regole locali
che presidiano le fasi di costruzione e di
attuazione del Piano di Zona;
• l’apertura ufficiale dei lavori per la definizione del nuovo Piano di Zona sia mediante apposite sedute degli organi della
Conferenza, sia grazie ad uno specifico
avviso pubblico rivolto alla comunità locale per promuovere e definire le modalità di partecipazione;
• la divulgazione del “Manuale del Piano
di Zona” per assicurarne la conoscenza
generale;
• l’approntamento di un’attività di informazione e di sensibilizzazione culturale
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atta a creare le premesse e le condizioni
di fatto per una efficace pianificazione;
• la costituzione di un “gruppo guida”, che
si avvale del supporto tecnico dell’Ufficio
di Piano, identificato nell’Esecutivo della Conferenza che ha il compito di governare tutte le azioni necessarie per la
predisposizione del Piano, fungendo da
“regia” e promuovendo il coinvolgimento dei soggetti della comunità locale;
• l’adozione di atti di indirizzo da parte
dell’Esecutivo, di concerto con l’Azienda
ULSS, che definiscono le principali linee
di processo, le attività, i tempi di realizzazione, le modalità organizzative e gli
aspetti metodologici.
L’elaborazione della base conoscitiva
All’iniziativa segue una fase intermedia nella quale si elabora la cosiddetta “base conoscitiva”, che consiste nel reperimento e
nell’organizzazione sistematica di un’ampia
serie di dati mediante l’utilizzazione di appositi strumenti di rilevazione.
I dati da individuare ed analizzare sono relativi:
• al territorio dal punto di vista geografico
e morfologico e al contesto socio-economico ed ambientale;
• alla popolazione sia in termini demografici (popolazione residente distinta
21
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in fasce di età) sia sotto l’aspetto sanitario-epidemiologico (dati sullo stato di
salute);
• alla mappatura dell’“offerta sociale”
e cioè dei servizi, degli interventi e dei
progetti presenti sul territorio;
• alle risorse economiche attivate anche in
termini di spesa storica o consolidata.
Questa rilevazione permette sia di evidenziare lo stato attuale di una comunità locale riferita al territorio di appartenenza, sia
di mettere in luce alcune possibili linee di
sviluppo per il futuro, poiché consente una
lettura dei dati in senso sia quantitativo che
qualitativo.
Essendo poi condotta anche in funzione
delle aree tematiche in cui si articola concretamente il Piano di Zona, consente di
rendere evidenti, da un lato, i bisogni sociali
prioritari o emergenti, espressi o potenziali
e, dall’altro, le risposte e le risorse messe in
atto sotto forma di servizi pubblici e privati,
di interventi del volontariato, di azioni informali o di auto-aiuto.
Il risultato di questa fase è un primo documento di lavoro, che si può considerare
come una “fotografia dell’esistente”, intesa
come scenario attuale sulla cui base gli attori della pianificazione definiranno i contenuti sostanziali del Piano.
22
L’individuazione degli obiettivi strategici
e delle priorità di intervento
È la fase più importante della pianificazione,
nella quale si definiscono i contenuti veri e
propri del Piano ed il cui punto di partenza è costituito dall’analisi in senso critico
e costruttivo dei dati contenuti nella base
conoscitiva, con un’attenzione particolare
per il rapporto tra bisogni rilevati e offerta
di servizi.
Tuttavia, il principio di riferimento è che
la pianificazione va orientata mettendo al
centro la persona in tutte le sue dimensioni di vita, non solo pertanto rispetto ai
bisogni che esprime ed alle potenzialità e
risorse che possiede, bensì nella reale tutela e promozione dei diritti sociali di cui è
portatrice.
L’attuazione di tale principio rende necessario spostarsi da una logica di cura e assistenza ad una di prevenzione e promozione
del benessere di ciascuno, ovvero dal parametro dello “stare male” a quello dello “stare bene” e, proprio in quest’ottica, il Piano
di Zona si orienta ad essere centrato non
più sui servizi ma sulla persona.
È in questa fase, quindi, che si realizza il
primo e forse più importante momento della
partecipazione di tutti gli attori della comunità locale, perché proprio con la definizione degli obiettivi strategici e delle priorità si
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indica, in sostanza, dove si vuole arrivare e
con quali mezzi si intende compiere il percorso.
Per tali motivi è una fase che si basa sull’esito di delicate valutazioni:
• tra punti di forza e di debolezza del sistema locale di welfare;
• tra la messa in rete e il consolidamento
dell’esistente e la creazione di nuovi servizi o interventi;
• tra bisogni-offerta di servizi-risorse disponibili.
In relazione a tutti questi aspetti vengono
individuati:
• gli obiettivi fondamentali e le priorità
strategiche sia sotto l’aspetto della “risposta ai bisogni individuati” sia in termini di orientamento e di miglioramento
del “sistema di offerta”;
• i risultati che si intendono conseguire
per il mantenimento e il miglioramento
della qualità della vita degli individui e
lo sviluppo ulteriore del sistema locale di
welfare;
• le azioni, gli interventi e i servizi da garantire, da consolidare o da attivare;
• i tempi e le modalità di realizzazione;
• i soggetti responsabili;
• le risorse economiche da impiegarsi;
• la predeterminazione degli indicatori e le
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modalità concrete di monitoraggio e di
verifica;
• i processi di valutazione.
Con il Piano di Zona si determina, in estrema sintesi, il tipo, la qualità e l’ampiezza del
sistema di prevenzione, tutela e promozione
sociale che si intende conseguire a livello
locale, indicandone anche i tempi e le modalità di realizzazione.
Occorre tenere presente che la pianificazione zonale deve assicurare la presenza
di determinati servizi e livelli essenziali di
assistenza sanitaria e sociale previsti dallo
stesso legislatore e tenere conto delle priorità d’ambito fissate dalla programmazione
regionale.
Infine, la programmazione zonale è vincolata, sebbene non limitata, alle risorse finanziarie provenienti dal fondo nazionale e
regionale per le politiche sociali, dagli Enti
locali (Comuni, Unioni di Comuni, Comunità montane, Province), dalle Aziende ULSS,
dalle quote di compartecipazione al costo
dei servizi degli utenti e da quelle aggiuntive
rese disponibili da altri soggetti pubblici o
privati (Ipab, Fondazioni, Organizzazioni del
Terzo Settore, altre formazioni sociali).
L’approvazione
Una volta redatta la proposta di Piano, co-
23
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struita ed elaborata a partire dalla dimensione territoriale distrettuale e portata a sintesi
a livello sovradistrettuale, essa viene sottoposta preliminarmente ai Comitati dei Sindaci di Distretto e all’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci.
Successivamente, il Piano di Zona ed il relativo Accordo di Programma sono approvati
formalmente dalla Conferenza dei Sindaci
e dal Direttore Generale dell’Azienda ULSS
che interviene nel procedimento per garantire il recepimento dei contenuti del Piano
di Zona negli atti di pianificazione propri
dell’Azienda.
La fase di approvazione sancisce la chiusura del procedimento di predisposizione
del “documento” di Piano e va opportunamente supportata da specifiche iniziative
di divulgazione e di informazione sui suoi
contenuti.
Ma non si tratta di una vera conclusione
poiché l’approvazione segna un momento
fondamentale per lo sviluppo del ciclo di
vita del Piano stesso.
È da questo passaggio formale, infatti, che
si articolano le successive fasi della progettazione degli interventi, della loro realizzazione, del monitoraggio, della verifica dei
risultati, della valutazione e della riprogrammazione.
24
L’attuazione del Piano di Zona
e il sistema informativo
L’attuazione del Piano di Zona si sviluppa a
partire da ciascuna area tematica di intervento e, in particolare, dai singoli obiettivi
strategici e da ciascuna priorità individuata
nel Piano stesso.
Si tratta, in questa fase, di definire i percorsi
operativi e di individuare una serie ordinata
di azioni e di progetti che possono connotarsi in termini di “salute”, quando la loro
finalità consiste nel soddisfare un determinato bisogno, o in termini di “sistema”,
quando sono indirizzati ad armonizzare,
riequilibrare o accrescere la rete e le modalità organizzative complessive del sistema di
welfare locale.
In particolare, per ogni azione o progetto
si identificano tutti gli elementi di dettaglio
necessari affinché questa si attui concretamente: i soggetti interessati, la durata e i
tempi di realizzazione, i destinatari, le modalità organizzative, le professionalità, le risorse necessarie, i risultati che si intendono
conseguire, i criteri per valutare gli effetti
prodotti.
Appare evidente, quindi, che come per la
programmazione anche la realizzazione
Piano debba essere frutto dell’intervento
di pluralità di attori diversi che può anche
tradursi, una volta definite opportune moMANUALE DEL PIANO DI ZONA
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dalità, in percorsi innovativi di co-progettazione.
Un presupposto importante, per conseguire in concreto la realizzazione e l’operatività
del Piano di Zona dei servizi alla persona, è
costituito dalla presenza e dalla qualità degli
strumenti di informazione e di comunicazione sociale.
Informazione e comunicazione permettono,
infatti, di ottemperare ai principi di trasparenza, di evidenza e di pubblicità che devono caratterizzare l’attività della pubblica
amministrazione, di soddisfare un diffuso
e legittimo bisogno di conoscenza da parte
dell’intera comunità e, soprattutto, di essere
il primo supporto per favorire effettivamente
la partecipazione rispetto alla programmazione, realizzazione e valutazione delle politiche di welfare.
In sintesi il sistema informativo:
• è espressione di un rapporto aperto e
diretto tra cittadini e istituzioni;
• favorisce l’integrazione tra le politiche, la
conoscenza ed il dialogo tra gli operatori del settore e lo scambio reciproco di
esperienze;
• favorisce la conoscenza dei fenomeni
sociali, facilita la lettura dei bisogni e
sostiene il processo decisionale in tutti i
livelli di governo;
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
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• sul piano dell’offerta descrive i servizi, gli
interventi, i progetti e le attività permettendo, nel medesimo tempo, di far conoscere le opportunità avviate in campo
sociale e socio sanitario in un territorio
e agevolandone l’accesso da parte dei
cittadini;
• acquisisce ed elabora i dati relativi all’organizzazione (sedi, strutture operative,
risorse umane e strumentali, …) e alle
singole tipologie di intervento;
• permette l’effettuazione di analisi e di
studi favorendo quindi i processi di monitoraggio e di verifica.
Ne deriva che la realizzazione di quello che
viene definito come il “sistema informativo
dei servizi sociali e socio sanitari” costituisce una priorità di intervento del Piano.
Ad essa va affiancata, tuttavia, un’ampia attività di comunicazione sociale che, a partire dall’analisi delle attuali carenze, sostenga
con efficacia il dialogo costante tra tutti gli
attori del territorio locale rispetto alle politiche sociali e socio sanitarie.
La sua elaborazione deve avvenire in forma partecipata poiché la comunicazione è
necessario che sia espressione delle differenze esistenti tra le realtà della comunità
locale, che devono trovare spazi di vero protagonismo.
25
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Il monitoraggio, la verifica e la valutazione
Il monitoraggio, la verifica e la valutazione
costituiscono momenti fondamentali del
processo pianificatorio soprattutto se, come
detto, questo non viene considerato solo
come formale documento di sintesi, contenente una serie di dati oggettivi, ma dal
punto di vista sostanziale, ovvero come rappresentazione di un processo attraverso il
quale i diversi attori di un territorio entrano
in relazione tra loro.
In coerenza con tale impostazione, la fase
valutativa diventa essenziale per rendere
vivo e vitale il Piano di Zona e, infatti, è diventata sempre più oggetto di una maggiore
attenzione rispetto al passato.
Valutazione, tuttavia, è cosa ben diversa dal
monitoraggio o dalla verifica: valutare significa “dare valore” cioè è un’azione che costruisce significato; verificare vuol dire “fare
vero”, ovvero accertare se un risultato previsto è stato raggiunto; monitorare si traduce
nell’accertare il grado di avanzamento di un
progetto nel corso della sua realizzazione.
La valutazione, pertanto, non si limita a individuare gli errori, a ratificare l’esistente, a
capire in modo statico se c’è distanza tra
quanto stabilito in partenza e quanto ottenuto al termine di una attività, tutti elementi
propri della verifica.
La valutazione è un processo di ricerca che
26
si propone di individuare gli sviluppi futuri tenendo conto sia degli elementi emersi
dalla verifica sia, soprattutto, di tutti quegli
aspetti che non erano prevedibili a priori e
che, proprio perché inattesi, costituiscono
la vera novità a partire dalla quale sarà possibile riprogrammare.
In altre parole, verificare significa decidere
se un’azione ha avuto successo o insuccesso rispetto al modello che doveva realizzare
andando a ricercare i possibili errori, valutare si traduce nel cogliere i processi che
quella azione ha attivato, le relazioni che si
sono costituite, i fatti che sono emersi.
È per questo che la valutazione del Piano
di Zona è un processo articolato che ne segue ogni fase con una metodologia rigorosa
e prevede il coinvolgimento attivo di tutti i
soggetti che partecipano alla sua costruzione ed alla sua realizzazione.
Valutare è un momento trasparente di dialettica, di riconoscimento reciproco, di interazione, di relazione, di riflessione e di
consapevolezza fra gli attori impegnati nel
processo di pianificazione.
Appare significativa, in quest’ottica, la recente attenzione dedicata al tema della valutazione dalla stessa Regione Veneto nelle
linee guida recentemente approvate, in cui
prefigura un modello rivolto, da un lato, a
stimolare gli attori territoriali affinché avviino
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processi di valutazione delle proprie attività
di pianificazione, dall’altro, a creare le condizioni di confrontabilità tra le diverse realtà
presenti nel territorio regionale.
2.3 Gli strumenti della pianificazione
In questo contesto appare essenziale delineare i principali strumenti attraverso i quali
può concretamente realizzarsi la pianificazione di zona ed essere, nel contempo, assicurata una modalità effettiva di partecipazione che rispetti i principi di trasparenza e
di evidenza pubblica.
Tali strumenti possono ripartirsi in due
grandi categorie: gli strumenti della partecipazione che si sostanziano nell’avviso
pubblico, nella dichiarazione e nel patto di
partecipazione e gli strumenti attuativi maggiormente legati alla realizzazione concreta
del Piano di Zona.
Gli strumenti della partecipazione
Elemento fondamentale per rende noto l’avvio del processo di costruzione e di attuazione del Piano di Zona è certamente l’avviso
pubblico.
In termini semplici, si tratta di pubblicizzare con le formalità proprie di una pubblica
amministrazione e divulgare mediante idoMANUALE DEL PIANO DI ZONA
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nei mezzi di comunicazione (quotidiani,
conferenze stampa, incontri o assemblee,
manifesti, …) un avviso nel quale si rende
noto all’intera collettività l’avvio di un procedimento amministrativo ma soprattutto si
invitano tutti i soggetti interessati a parteciparvi nelle forme, nei tempi e con le modalità in esso indicate.
Alla luce della durata triennale del piano di
zona, l’avviso pubblico verrà adottato:
• all’avvio del processo di costruzione e di
attuazione del Piano di Zona;
• all’inizio di ogni successivo anno di pianificazione.
Ogni soggetto della comunità locale interessato a partecipare ai lavori di pianificazione può
farlo presentando la dichiarazione di partecipazione nei termini indicati dall’avviso pubblico ferma restando la validità della dichiarazione resa per tutto l’arco temporale del Piano.
La dichiarazione è un atto preliminare di
disponibilità da confermare e formalizzare
attraverso la sottoscrizione di un apposito
patto di partecipazione nel momento di avvio dell’attività dei Tavoli tematici prescelti.
Il patto di partecipazione esplicita gli impegni che il soggetto interessato e la Conferenza dei Sindaci assumono reciprocamente.
Gli strumenti attuativi
Il Piano di Zona è adottato attraverso un Ac-
27
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cordo di Programma, che è l’atto mediante
il quale più soggetti definiscono, in maniera
integrata e coordinata tra loro, i ruoli, le responsabilità, le azioni, i tempi, le modalità,
i finanziamenti, gli strumenti di vigilanza e i
reciproci impegni legati all’attuazione di un
determinato intervento o di un programma
di interventi.
L’Accordo, momento formale che precede,
indirizzandola e definendola nei dettagli, la
vera e propria fase di realizzazione del Piano, consiste nel consenso unanime di tutti
i Sindaci, in rappresentanza delle rispettive
Amministrazioni locali, espresso in sede di
Conferenza ed è sottoscritto anche dal Direttore Generale dell’Azienda ULSS.
L’Accordo può avere tra i suoi firmatari altri
soggetti, pubblici e privati, i quali, avendo
partecipato e condiviso il percorso di costruzione del Piano, manifestino la volontà
di concorrere alla sua attuazione.
È per questa ragione e per l’indubbia complessità che possono assumere, in concreto, le singole azioni pianificate, che è stata
recepita recentemente anche dalle linee
guida regionali, la possibilità di stipulare altri tipi di atti quali contratti di programma,
protocolli d’intesa, accordi di collaborazione, convenzioni o altro.
In quest’ottica e con riferimento all’applicazione del principio di sussidiarietà, il Pia-
28
no di Zona prevede l’applicazione di nuovi
principi e di criteri di regolazione del rapporto tra Enti pubblici locali e le realtà del
privato sociale del territorio.
Elemento centrale per raggiungere tale
obiettivo è la costruzione di relazioni innovative, disciplinate da un apposito sistema
di regole, tra i soggetti interessati alla realizzazione delle attività programmate, più che
la identificazione in sé di modelli alternativi
di gestione dei servizi.
In altri termini si tratta di sviluppare accordi multilaterali derivanti da “azioni di sistema” e non tanto dal rapporto unilaterale
tra Ente pubblico e singolo soggetto del
privato sociale.
In particolare con i soggetti che hanno sottoscritto il patto di partecipazione e che ne
daranno disponibilità possono essere sperimentate, nell’ambito delle singole Aree tematiche e attraverso un adeguato percorso
di co-progettazione, innovative strategie e
strumenti giuridici di tipo negoziale quali
accordi sostegno e di collaborazione, concessioni di pubblico servizio sociale, convenzioni di inserimento lavorativo con cooperative sociali di tipo b.
Sono definiti strumenti innovativi di rapporto con i soggetti non profit gli accordi di
sostegno e di collaborazione. I primi consistono in forme di compensazione pubblica
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degli oneri relativi alla realizzazione di una
missione di interesse generale che i soggetti
non profit assumono attraverso l’adesione,
mediante appositi accordi procedimentali, alle responsabilità istituzionali afferenti
all’attuazione di progetti di intervento o di
servizio sociale, con esclusione di modalità
riconducibili all’appalto di servizi1.
I secondi consistono in patti collaborativi
stipulati attraverso appositi accordi procedimentali finalizzati alla realizzazione di
progetti di intervento e/o servizio sociale,
attraverso i quali attuare l’integrazione organizzativa di risorse pubbliche e del privato
non profit, con esclusione di forme riconducibili all’appalto di servizi2.
I suddetti strumenti innovativi di rapporto e
i patti conseguenti saranno perseguiti, per
quanto possibile, attraverso modalità concertative e sinergiche riservando le forme
competitive ai casi nei quali non sia stato
possibile raggiungere un accordo tra tutti
i soggetti che abbiano partecipato alla co1. Si veda la Comunicazione U.E. del 23 aprile 2006
relativa ai servizi sociali in ambito comunitario e la
Decisione U.E. del 28 novembre 2005 relativa agli
aiuti di stato finalizzati alla compensazione degli
oneri derivanti dall’assunzione di responsabilità
concernenti la realizzazione di missioni di interesse generale.
2. Vedi nota precedente.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
progettazione dei servizi e/o degli interventi
che costituiscono l’oggetto degli accordi.
2.4 Il Piano di Zona e le altre pianificazioni
Il Piano di Zona dei servizi alla persona non
è l’unica pianificazione esistente nell’ambito
del complesso sistema del welfare.
Va ricordato, infatti, che la legge quadro sui
servizi sociali prevede tre livelli di pianificazione connessi fra loro in una logica che va
dal generale al particolare:
• nazionale, che prevede l’adozione ogni
tre anni del Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali;
• regionale, mediante l’adozione del Piano
regionale degli interventi e dei servizi sociali, anch’esso di durata triennale;
• locale, con il Piano di Zona3.
Esistono poi altre pianificazioni che possiedono un carattere specifico poiché riguardano alcune aree o settori particolari:
3.
Il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali attualmente vigente è quello relativo al triennio
2001-2003 approvato con DPR 3 maggio 2001. Il
Piano regionale veneto dei Servizi alla persona e
alla comunità per il triennio 2003-2005 è ancora
in corso di approvazione mentre i Piani di Zona
sono giunti, in Veneto, alla terza edizione.
29
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• il Piano territoriale per l’infanzia e l’adolescenza sviluppato a partire dalla legge
28 agosto 1997 n. 285;
• il Piano triennale di intervento per la
lotta alla droga strutturato su specifiche
progettualità (previsto dal DPR 9 ottobre
1990 n. 309 e dalla recente DGR 28
febbraio 2006 n. 456);
• il recenti Piani locali settoriali per la Domiciliarità (di cui alla DGR 17 gennaio
2006 n. 36), della non Autosufficienza
o della Residenzialità (promosso dalla
DGR 28 febbraio 2006 n. 464), della
Disabilità (contemplato dalla DGR 13
giugno 2006 n. 1859).
Tutte queste pianificazioni sono espressamente definite dalla normativa nazionale e
regionale quali parti integranti e sostanziali
del Piano di Zona, tanto da venirne considerate come sue specifiche articolazioni.
La pianificazione di zona rappresenta, quindi, un momento di sintesi e di raccordo nella
definizione generale delle politiche sociali,
socio sanitarie e dei servizi alla persona in
ambito locale e si colloca ad un livello superiore rispetto alla singola pianificazione settoriale. È previsto, infine, uno stretto rapporto
di integrazione tra il Piano di Zona e gli strumenti di programmazione propri dell’Azienda
ULSS ovvero il Piano Attuativo Locale (PAL) e
i Programmi delle Attività Territoriali (PAT).
30
Il Piano Attuativo Locale è lo strumento generale di programmazione locale sanitaria e
socio sanitaria posto in essere dall’Azienda
ULSS ogni tre anni sulla base degli indirizzi
forniti dalla Conferenza dei Sindaci che esprime un proprio parere sulla proposta di Piano.
I Programmi delle Attività Territoriali sono,
invece, piani annuali dei singoli Distretti in
cui si articola l’Azienda stessa e sono comunemente considerati come i piani di salute
dei Distretti. I programmi sono proposti dal
Direttore del Distretto previa l’acquisizione
di un parere da parte dei Comitati dei Sindaci e dei Presidenti di Circoscrizione. Sono
poi approvati dal Direttore Generale d’intesa con i Comitati stessi per quanto riguarda
le attività socio sanitarie. Inoltre il Comitato
concorre alla verifica del raggiungimento
dei risultati di salute definiti dal Programma
delle attività territoriali.
Tutti questi atti devono recepire al loro interno gli indirizzi ed i contenuti del Piano di
Zona per garantire, in particolare, l’integrazione tra la programmazione sociale e socio
sanitaria contenuta nel Piano di Zona con la
programmazione sanitaria e ad alta integrazione socio sanitaria espressa nei piani dell’ULSS, con l’intento di garantire l’efficacia
reale delle politiche di welfare in una visione
unitaria finalizzata alla promozione e alla tutela della persona.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Il sistema delle regole locali
e la struttura organizzativa
3.1 Introduzione
La Conferenza dei Sindaci ha promosso
la realizzazione di un percorso di ricerca
partecipata finalizzato alla stesura di un
sistema di regole, sia procedurali ed organizzative, sia orientate a sostenere l’aspetto
relazionale tra i diversi soggetti partecipanti
alla pianificazione zonale.
Regole che, mettendo in luce in modo innovativo le peculiarità dell’ambito territoriale, permettano di realizzare nel corso della
durata del Piano di Zona il passaggio effettivo dalle logiche di government (funzione
esclusiva di un soggetto pubblico) a quella di governance (attività di governo svolta
attraverso la mobilitazione di una serie di
soggetti).
3.2 Gli aspetti innovativi
Il sistema delle regole si colloca, da un lato,
in un’ottica di continuità rispetto alle norme
nazionali e regionali e, dall’altro, le integra
per rendere effettivi in modo compiuto quei
principi di carattere generale che rischiano
di restare solo enunciati e mai concretizzati.
Tra essi risultano particolarmente innovativi:
• l’affermazione di diritti di cittadinanza
universalistici, riconoscibili e esigibili;
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Indice del Manuale >
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• la definizione di un sistema territoriale
di welfare fondato sull’integrazione tra
politiche diverse che, a partire da quelle sociali e sanitarie, si allarga a tutte
quelle che riguardano il benessere della
persona in ogni sua dimensione di vita
(politiche educative e scolastiche, abitative, lavorative, ecc.);
• lo sviluppo di interventi, servizi e progetti
integrati tra loro in modo tale da essere
in grado di accompagnare, sostenere e
valorizzare le persone;
• il riconoscimento del ruolo di tutte le formazioni sociali e la valorizzazione della
loro partecipazione.
Basate sui principi di legalità, trasparenza e
pubblicità, le regole sono di seguito descritte in tre aree tematiche strettamente interdipendenti l’una dall’altra che, per questo,
concorrono a formare un sistema unico: la
partecipazione, le relazioni tra i soggetti,
l’articolazione e l’organizzazione dei tavoli.
Ad esse vanno aggiunte, inoltre, alcune sintetiche indicazioni di metodo.
La partecipazione
Attraverso la partecipazione l’intera comunità di un territorio compie unitariamente un
percorso per raggiungere, in fasi successive, obiettivi condivisi nel processo complessivo della pianificazione sociale.
31
Indice del Manuale >
- Home CD
Asse portante della partecipazione è proprio
la dimensione territoriale nella quale, tramite meccanismi trasparenti, oltre a leggere
in modo condiviso i bisogni, si superano gli
interessi particolari a favore degli interessi
comuni.
Rispetto al Piano di Zona, che nella Regione
Veneto ha come dimensione di riferimento
il territorio dell’Azienda ULSS, l’ambito distrettuale risulta essere ancora quello più
significativo nel quale poter costruire i meccanismi della partecipazione, anche se occorre, tuttavia, che sia garantita uniformità
su tutto il territorio, in un’ottica di continuità
e stabilità nel tempo.
Perché sia effettiva la partecipazione richiede alcune condizioni essenziali, a partire
dal riconoscimento reciproco della diversità di ruoli, funzioni e compiti dei soggetti
che compongono la comunità locale e dalla
relativa assunzione di responsabilità di ciascuno di essi rispetto agli altri.
La regia dei processi partecipativi e la responsabilità della scelta delle linee politiche
è opportuno che sia dell’Ente pubblico ma,
poiché l’esercizio della funzione pubblica
attiene a tutti i componenti della comunità,
la partecipazione si concretizza nella possibilità da parte di qualsiasi soggetto di intervenire nelle diverse fasi del percorso di
pianificazione.
32
Il Terzo Settore, in particolare, ha un osservatorio privilegiato dato dalla sua forza sul
campo, dalla sua capacità di vivere il quotidiano, dalla sue idee avanzate sui bisogni
e sulle relative risposte, tale che non se ne
può prescindere.
Tuttavia, altri soggetti della comunità locale,
quali le organizzazioni sindacali, il mondo
dell’impresa, le realtà economico-finanziarie sono chiamati ad assumere ed esercitare compiti significativi all’interno dei processi di pianificazione sociale e socio-sanitaria
ed è in questo senso che vanno coinvolti
sempre più attraverso la definizione di spazi
idonei e luoghi adeguati.
La partecipazione si concretizza in ciascuna
delle diverse fasi che concorrono a formare
il processo di pianificazione: coinvolgimento
e consultazione, programmazione, realizzazione, monitoraggio e valutazione.
Affinché sia efficace e produttiva, è necessario strutturarne con accuratezza metodologica i livelli, distinguendo tra la partecipazione di carattere consultivo e quella di
carattere decisionale.
La partecipazione del primo tipo è allargata
e si fonda sul massimo coinvolgimento possibile nelle fasi di consultazione e proposta
mentre la partecipazione del secondo tipo
prevede il coinvolgimento di interlocutori
limitati, secondo modalità di selezione traMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Indice del Manuale >
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sparenti che fanno riferimento alla competenza, alla capacità di leggere la complessità, al ruolo operativo effettivamente svolto
da ciascuno.
In ogni caso l’identificazione delle politiche e
degli obiettivi strategici fa parte delle funzioni proprie dell’Ente pubblico, che può chiederne la condivisione ma non delegarle.
Le relazioni tra i soggetti
Il Piano di Zona può essere effettivo strumento di regolazione delle politiche e dei
servizi alla persona quanto più i Comuni,
che ne possiedono la titolarità, sono in grado
di abbandonare il particolarismo e la frammentarietà, superando anche le rilevanti diversità che caratterizzano il territorio.
Il valore della dimensione comunale, più vicina ai bisogni della comunità, assume un
significato maggiore tramite l’integrazione
che si attua nella realizzazione di pianificazioni e progettazioni sovracomunali, perché
garantisce una migliore organizzazione dei
servizi ed una conseguente semplificazione
nell’accesso, una maggior equità di erogazione, l’utilizzo di professionalità plurime.
Questo risulta essere un passaggio essenziale perché all’aumento della capacità di
fornire risposte dell’ente pubblico, corrisponde una esponenziale crescita nell’attesa di risposta da parte della popolazione,
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
che esprime su tutte le aree del sociale bisogni crescenti ai quali il singolo Comune
non è in grado di fare fronte da solo.
Decisivo è il ruolo del Comune capofila, il
quale è opportuno che assuma la responsabilità di guidare il processo pianificatorio
con equilibrio, ovvero favorendo lo sviluppo
delle realtà di dimensioni minori e, data la
particolare strutturazione dei Distretti, investendo risorse ed energie rivolte all’intero
ambito senza determinare politiche, servizi
ed interventi con modalità autoreferenziali.
Il processo orientato all’integrazione tra sociale e sanitario, che rappresenta uno dei
pilastri della pianificazione zonale in corso,
va ulteriormente implementato, da un lato,
operando per il raggiungimento di un maggiore equilibrio in tutti i territori, dall’altro,
approfondendo la ridefinizione degli attuali ruoli svolti dai Comuni e dall’Azienda
ULSS.
Proprio l’Azienda ULSS, peraltro, è impegnata nella condivisione con i Comuni della responsabilità complessiva del processo
pianificatorio, svolgendo un’essenziale funzione nella definizione delle finalità, nell’individuazione delle strategie, nella realizzazione delle attività, nella valutazione dei
risultati.
L’obiettivo di fondo è superare quella tendenza alla frammentazione delle responsa-
33
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bilità ed alla polverizzazione degli interventi
che si traduce nella mancanza di una visione strategica condivisa e nel limitarsi a gestire il consolidato, anche se sempre meglio
dal punto di vista qualitativo e quantitativo.
In questo senso è necessario proseguire
l’approfondimento relativo agli attuali livelli
essenziali di prestazioni, con l’obiettivo di
arrivare alla piena condivisione tra le diverse
Istituzioni interessate e la comunità locale.
Protagonista sempre più autorevole del welfare locale è il Terzo Settore che, pur presentandosi spesso in articolazioni difficilmente
integrabili e che comportano il rischio di
frammentazione, sostanzialmente esprime
in tutte le sue diverse forme, competenza,
alcune eccellenze e grande passione.
Compito delle Istituzioni pubbliche è, nel rispetto dei ruoli, di valorizzarne al massimo
il contributo creando una cornice chiara di
carattere normativo, sviluppando rapporti
improntati alla trasparenza, assumendosi
la responsabilità di operare scelte sull’efficienza e sull’efficacia e di valutare in base
ad indicatori condivisi la qualità dei servizi
offerti.
Da parte sua il Terzo Settore, all’interno del
quale occorre mettere in luce con chiarezza
le diversità esistenti, prima fra tutte quella
tra volontariato e chi esercita anche un ruolo di erogatore di servizi, ha il compito di
34
essere sempre da stimolo rispetto allo sviluppo di rapporti innovativi con il Comune,
senza mai assumere acriticamente deleghe
di carattere sostitutivo.
In ogni caso, la funzione che complessivamente è attribuita al Terzo Settore nella
programmazione zonale non riguarda le
sue capacità gestionali ma la sua funzione
di advocacy (attività di supporto all’esplicazione dei bisogni e di tutela dei diritti in
favore di gruppi sociali marginali e di utenti
dei servizi sociali e sanitari).
Indicazioni di metodo
La pianificazione zonale richiede una cultura comune da parte dell’intera comunità
locale che alimenti in continuazione i vari
livelli del processo di integrazione, che sostenga la lettura condivisa dei bisogni, che
favorisca lo sviluppo di reali processi di valutazione rivolti agli aspetti qualitativi oltre
che quantitativi e nei quali sia prevista la
partecipazione di tutti i soggetti.
Si tratta, dunque, di promuovere l’avvio di
azioni di sistema che, nell’arco della durata
complessiva del Piano di Zona, sostengano
il raggiungimento delle finalità generali del
Piano stesso.
Tra esse emerge come prioritario il bisogno
di migliorare la comunicazione, sia interna
ed esterna agli enti ed alle organizzazioMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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ni coinvolte, sia nei contenuti che devono
aiutare a colmare la distanza tra la pianificazione e quanto viene percepito dal cittadino nella quotidianità, sia nella forma e
negli strumenti agendo sui linguaggi spesso
distanti e sul coinvolgimento attivo dei destinatari.
L’articolazione
e l’organizzazione dei Tavoli
Elemento centrale del processo di costruzione, realizzazione e valutazione del Piano di
Zona è l’attivazione di diversi tavoli tematici.
La loro presenza, prevista sia nella fase elaborativa che in quella attuativa, da un lato
trova fondamento nella logica di predisporre
“laboratori di co-progettazione” tra soggetti
pubblici e privato sociale, dall’altro essa si
esplica in una articolazione che parte non
più dai servizi bensì dalla centralità della
persona, portatrice di bisogni ma anche in
possesso di risorse, collocata nell’ambito
del suo contesto familiare, affettivo, relazionale e ambientale.
In quest’ottica e nella prospettiva di favorire
la rappresentanza diretta, si prevede come
elemento basilare la costituzione di tavoli a
livello distrettuale.
Inoltre, è prevista nel livello sovradistrettuale l’articolazione di tavoli che sostengano
forme di rappresentanza sia diretta che inMANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
diretta, in un’ottica di partecipazione omogenea ed equilibrata che tenga conto sia di
possibili deleghe (purché sostanziali e non
solo formali), sia della necessità di far emergere interessi di dimensioni più ampie del
Comune e del Distretto.
Senza creare sovrastrutture in realtà inesistenti o proporre un eccessivo e ingestibile
duplicazione numerica dei tavoli, la finalità
complessiva di tale nuova organizzazione ed
articolazione è, a partire dall’esistente, da
un lato di implementare ulteriormente l’efficace assetto già definito con il precedente
Piano di Zona, dall’altro di mettere a sistema ciò che di fatto è già attivo sia a livello
sovradistrettuale che nei diversi territori.
Fatti salvi i vincoli e le indicazioni della normativa regionale, è ricondotta nell’ambito
dei poteri discrezionali degli organi della
Conferenza dei Sindaci e nella articolazione territoriale dei quattro diversi Comitati di
Distretto la possibilità di attivare o meno i
tavoli riportati in via del tutto indicativa nel
successivo schema.
Risulta opportuno sottolineare che i tavoli,
oltre ad essere attori principali nel processo
elaborativo, manterranno un ruolo permanente di conduzione e monitoraggio nell’attuazione e valutazione del Piano di Zona, in
particolare valorizzando costantemente la
dimensione territoriale.
35
Indice del Manuale >
- Home CD
Dal punto di vista dell’efficacia è opportuno che i tavoli lavorino in direzione di una
progressiva omogeneità interna, a partire da
una condivisone del linguaggio e della metodologia, con l’obiettivo di produrre un reale
sviluppo dei servizi alla persona e evitando di
disperdere inutilmente energie che possono
essere utilizzate in modo più significativo.
La partecipazione ai tavoli è vincolata a due
elementi irrinunciabili: realizzazione di idee
e contenuti per la programmazione specifica e orientamento rivolto ad una azione
costante sinergica e di rete.
A garanzia di tali condizioni, l’accesso ai tavoli avviene solo dopo la sottoscrizione di un
patto di partecipazione scritto, trasparente
e chiaro, nel quale si assumono reciproche
responsabilità quali la continuità dell’impegno, la serietà della partecipazione, la disponibilità al confronto ed alla condivisione,
si esplicitano gli interessi di ciascuno, si indicano le modalità organizzative, si concordano i tempi di attuazione.
Di seguito sono riportate, per ciascun tavolo,
i componenti, le funzioni e, nei diagrammi allegati, il disegno organizzativo complessivo.
Tavolo Tecnico Distrettuale di Area
COMPONENTI
- Dirigenti e funzionari comunali dell’Area
di competenza (per il Comune di Vero-
36
na: Coordinatori dei CST o assistenti sociali dagli stessi delegati nell’ambito dei
CST stessi);
- dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS
n. 20;
- esponenti del Terzo Settore (cooperative,
organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni);
- esponenti di enti religiosi e di altri soggetti solidaristici;
- esponenti delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, della
realtà imprenditoriale ed economico-finanziaria;
- altri soggetti della comunità locale.
Condizione essenziale per la partecipazione
è la sottoscrizione del relativo patto di partecipazione previsto nel Sistema delle Regole
FUNZIONI
- Individuazione dei bisogni e delle risorse
esistenti nel territorio rispetto all’Area di
competenza;
- individuazione di finalità ed obiettivi territoriali rispetto all’Area di competenza;
- elaborazione di strategie e formulazione
di proposte rispetto all’Area di competenza;
- predisposizione ed avvio di processi per
il raggiungimento degli obiettivi rispetto
all’Area di competenza;
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Indice del Manuale >
- Home CD
-
monitoraggio delle azioni e accompagnamento dell’implementazione;
- valutazione dei processi realizzati e degli
obiettivi raggiunti, identificazione di strategie di miglioramento, riprogettazione
complessiva;
- eventuale articolazione al suo interno in
gruppi di lavoro inerenti singoli progetti,
su iniziativa dei componenti del Tavolo
stesso, del Coordinamento Tecnico di
Distretto o del Comitato dei Sindaci di
Distretto.
Il Coordinamento è affidato ad uno dei componenti del Tavolo mediante nomina interna. (Rispetto al Distretto 1 qualora come
coordinatore venisse nominato un rappresentante dell’ente locale sarà individuato
uno dei coordinatori dei CST del Comune
di Verona).
L’attivazione del Tavolo può avvenire con le
seguenti modalità:
- in attuazione di apposita deliberazione
degli organi della Conferenza dei Sindaci;
- su autonoma iniziativa del Comitato dei
Sindaci di Distretto e ratifica da parte
degli organi della Conferenza dei Sindaci;
- su proposta da parte di soggetti della comunità locale che può essere discrezionalmente recepita da parte del Comitato
dei Sindaci di Distretto.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Coordinamento Tecnico di Distretto
COMPONENTI
- Direttore del Distretto Socio Sanitario;
- rappresentanti dei Comuni (per il Comune di Verona: i coordinatori dei CST
afferenti);
- rappresentanti dei Tavoli Tecnici attivati
nel Distretto.
Il Coordinamento è affidato ad uno dei suoi
componenti anche tenendo conto delle
specificità della composizione territoriale
del singolo Distretto. (Rispetto al Distretto 1
il coordinamento è affidato ad uno dei coordinatori dei CST del Comune di Verona).
FUNZIONI
- Coordinamento e supporto di carattere
organizzativo e metodologico ai Tavoli
Tecnici Distrettuali di Area;
- individuazione delle strategie idonee al
raggiungimento degli obiettivi del Piano
di Zona;
- collegamento con il Coordinamento Tecnico Sovradistrettuale;
- supporto tecnico al Comitato dei Sindaci
di Distretto.
Tavolo Tecnico
Sovradistrettuale di Area
COMPONENTI
- dirigenti e funzionari comunali dell’Area
37
Indice del Manuale >
- Home CD
-
di competenza individuati in rappresentanza di ciascun Distretto;
dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS
n. 20;
dirigenti e funzionari di altre Istituzioni
pubbliche;
rappresentanti del Terzo Settore nominati in rappresentanza dei corrispondenti Tavoli Tecnici Distrettuali di Area.
FUNZIONI
- Coordinamento del processo di implementazione del Piano di Zona rispetto
alla specifica Area tematica;
- integrazione e sintesi delle proposte dei
Tavoli Tecnici distrettuali di Area;
- individuazione delle strategie idonee al
raggiungimento degli obiettivi previsti
per l’Area tematica;
- monitoraggio delle azioni e accompagnamento dell’implementazione;
- valutazione dei processi realizzati e degli
obiettivi raggiunti, identificazione di strategie di miglioramento, riprogettazione
complessiva;
- eventuale articolazione al suo interno in
gruppi di lavoro inerenti singole tematiche e/o progetti, su iniziativa dei componenti del Tavolo stesso, del Coordinamento Tecnico Sovradistrettuale o della
Conferenza dei Sindaci.
38
Il Coordinamento è affidato ad uno dei componenti del Tavolo mediante nomina interna.
L’attivazione del Tavolo può avvenire con le
seguenti modalità:
- in attuazione di apposita deliberazione
degli organi della Conferenza dei Sindaci;
- su autonoma iniziativa di almeno due
Comitati dei Sindaci di Distretto e ratifica
da parte degli organi della Conferenza
dei Sindaci;
- su proposta da parte di soggetti della comunità locale che può essere discrezionalmente recepita da parte degli organi
della Conferenza dei Sindaci.
Coordinamento
Tecnico Sovradistrettuale
COMPONENTI
- Direttori dei Distretti Socio Sanitari;
- rappresentanti dei Tavoli Tecnici Sovradistrettuali di Area.
FUNZIONI
- Coordinamento del processo di implementazione del Piano di Zona;
- individuazione delle strategie idonee al
raggiungimento degli obiettivi del Piano
di Zona;
- coordinamento e supporto di carattere
organizzativo e metodologico ai Tavoli
Tecnici Sovradistrettuali di Area;
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Indice del Manuale >
- Home CD
-
collegamento con i Coordinamenti Tecnici Distrettuali e integrazione e sintesi
delle loro proposte;
supporto tecnico agli organi della Conferenza dei Sindaci.
Tavolo di Sistema
COMPONENTI
- Dirigenti e funzionari comunali;
- dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS
n. 20;
- dirigenti e funzionari di altre Istituzioni
pubbliche;
- esponenti del Terzo Settore (cooperative,
organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, fondazioni);
- esponenti di enti religiosi e di altri soggetti solidaristici;
- esponenti delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali, della
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
realtà imprenditoriale ed economico-finanziaria;
- altri soggetti della comunità locale
La partecipazione al tavolo è aperta a tutti i
soggetti della comunità locale.
Il Coordinamento è affidato all’Ufficio del
Piano di Zona.
FUNZIONI
- Indirizzo tecnico sulle linee politiche e
strategiche del Piano di Zona;
- verifica generale del Piano di Zona;
- implementazione, monitoraggio e verifica del Sistema delle Regole;
- monitoraggio delle singole Aree tematiche nelle quali è articolato il Piano di
Zona, attraverso incontri con cadenza
almeno annuale per ciascuna Area;
- eventuale articolazione al suo interno in
gruppi di approfondimento tematico.
39
Indice del Manuale >
- Home CD
TAVOLI POLITICI
CONFERENZA
DEI SINDACI
ESECUTIVO
CONFERENZA
DEI SINDACI
Comitato
dei Sindaci e
Presidenti
Circoscrizioni
Distretto 1
Coordinamento
Tecnico
Distretto 1
Ufficio
del Piano
di Zona
Coordinamento
Tecnico
Sovradistrettuale
Comitato
dei Sindaci e
Presidenti
Circoscrizioni
Distretto 2
Comitato
dei Sindaci e
Presidenti
Circoscrizioni
Distretto 3
Coordinamento
Tecnico
Distretto 2
Coordinamento
Tecnico
Distretto 3
40
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Comitato
dei Sindaci e
Presidenti
Circoscrizioni
Distretto 4
Coordinamento
Tecnico
Distretto 4
Indice del Manuale >
- Home CD
TAVOLI TECNICI SOVRADISTRETTUALI
AREA 1
Anziani
AREA 11
Azioni
di sistema
AREA 2
Disabili
AREA 3
Infanzia
minori
famiglia
AREA 10
Prostituzione
Coordinamento
Tecnico
Sovradistrettuale
AREA 9
Nomadismo
AREA 8
Salute
mentale
AREA 4
Giovani
AREA 5
Immigrazione
AREA 7
Povertà
emarginazione
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
AREA 6
Dipendenze
41
Indice del Manuale >
- Home CD
TAVOLI TECNICI DISTRETTUALI
COORDINAMENTO
TECNICO
SOVRADISTRETTUALE
UFFICIO
DEL PIANO
DI ZONA
Coordinamento
Tecnico
Distretto
Referenti
Territoriali
Ufficio di Piano
AREA 1
Anziani
AREA 2
Disabili
AREA 3
Infanzia
Minori
Famiglia
42
AREA 4
Dipendenze
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
AREA ...
...
Indice del Manuale >
- Home CD
Avviso pubblico
CONFERENZA DEI SINDACI
DEI COMUNI DEL TERRITORIO
DELL’AZIENDA ULSS n. 20
AVVISO DI PUBBLICAZIONE
RELATIVO ALL’AVVIO
DEL PIANO DI ZONA DEI SERVIZI
ALLA PERSONA 2007-2009
In attuazione delle leggi n. 241/1990 e n.
328/2000, delle leggi regionali n. 56/1994, n.
5/1996, n. 11/2001 ed in esecuzione della deliberazione di Giunta Regionale n. 3702 del 28
novembre 2006 e della deliberazione della Conferenza dei Sindaci n. 2 del 15 febbraio 2007
Il Presidente della Conferenza dei Sindaci
RENDE NOTO
1. che è stato avviato il processo per la definizione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona
per il triennio 2007-2009 relativo all’ambito
territoriale dell’Azienda Unità Locale Socio
Sanitaria n. 20 di Verona;
2. che la Conferenza dei Sindaci, con la citata
deliberazione n. 2 del 15 febbraio 2007, ha
approvato il sistema delle regole, contenute
nel “Manuale del Piano di Zona dei Servizi
alla Persona”, che disciplinano il processo
di pianificazione zonale e definiscono uno
specifico modello organizzativo finalizzato a
garantire la più ampia partecipazione e la
presenza delle diverse espressioni dell’intera
comunità locale.
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
INVITA
pertanto le Organizzazioni del Terzo Settore
e tutti i Soggetti del territorio a partecipare
al processo di costruzione e di attuazione del
Piano di Zona dei Servizi alla Persona per il
triennio 2007-2009.
AVVERTE
1. che gli interessati potranno partecipare
compilando apposita dichiarazione di partecipazione redatta sulla base del fac-simile
allegato al presente avviso, sottoscritta dal
Presidente o dal Legale Rappresentante dell’Associazione/Ente/Organizzazione.
La dichiarazione deve essere presentata entro la data del
a mano, a mezzo posta o telefax all’Ufficio del
Piano di Zona della Conferenza dei Sindaci
(presso il Comune di Verona – Servizi Sociali,
vicolo S. Domenico n. 13/B, 37122 Verona
– tel. 045 8077363 – fax 045 8009095 – email: [email protected]);
2. che la partecipazione è disciplinata dalle regole locali contenute nel “Manuale del Piano
di Zona dei Servizi alla Persona” ed avviene
relativamente a ciascun Distretto Socio Sanitario in cui si articola il territorio dell’Azienda
Ulss n. 20 e in riferimento agli appositi Tavoli
di lavoro che saranno costituiti in relazione
alle Aree Tematiche oggetto del Piano di Zona come di seguito indicato:
Distretto n. 1: Comune di Verona con le Circoscrizioni 1, 2 e 3
Distretto n. 2: Comune di Verona con le Cir-
43
Indice del Manuale >
- Home CD
coscrizioni 4 e 5 e Comuni di Buttapietra,
Castel d’Azzano e San Giovanni Lupatoto
Distretto n. 3: Comune di Verona con le Circoscrizioni 6, 7 e 8 e Comuni di Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Erbezzo, Grezzana, Roverè Veronese e San Martino Buon
Albergo
Distretto n. 4: Comuni di Albaredo d’Adige,
Arcole, Badia Calavena, Belfiore, Caldiero,
Cazzano di Tramigna, Cologna Veneta, Colognola ai Colli, Illasi, Lavagno, Mezzane di
Sotto, Montecchia di Crosara, Monteforte
d’Alpone, Pressana, Roncà, Roveredo di
Guà, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione,
San Mauro di Saline, Soave, Selva di Progno,
Tregnago, Velo Veronese, Veronella, Vestenanuova e Zimella.
Aree tematiche:
1. Anziani
2. Disabili
3. Infanzia Minori e Famiglia
4. Giovani
5. Immigrazione
6. Dipendenze
7. Povertà ed Emarginazione
8. Salute Mentale
9. Nomadismo
10. Prostituzione
3. che nella dichiarazione dovrà essere specificato chiaramente per quale Distretto e per
quale Area Tematica si intende partecipare;
4. che la partecipazione prevede, obbligatoriamente e contestualmente all’avvio dell’attività del Tavolo di lavoro, la sottoscrizione di un
44
apposito “patto di partecipazione” secondo
lo schema allegato, che costituisce titolo per
la partecipazione a tutte le fasi del processo
pianificatorio ed in particolare alle successive fasi di co-progettazione e di attuazione dei
progetti mediante i rapporti e gli strumenti
innovativi indicati nel Manuale;
5. che ad ogni scadenza annuale, in conformità a quanto previsto dal Manuale, verrà resa
nota mediante apposito avviso pubblico la
possibilità di presentare nuova dichiarazione di partecipazione da parte di soggetti che
non l’abbiano già presentata.
Il presente avviso è pubblicato all’Albo Pretorio
del Comune di Verona, sede della Conferenza
dei Sindaci, e all’Albo Pretorio di tutti Comuni del
territorio oltre che sul sito internet del Comune di
Verona (www.comune.verona.it). L’avviso verrà altresì divulgato attraverso i locali organi di stampa.
Per informazioni e per ritirare il presente avviso,
il “Manuale del Piano di Zona dei Servizi alla
Persona”, la dichiarazione e il patto di partecipazione è possibile rivolgersi all’Ufficio di Piano della Conferenza dei Sindaci (c/o Comune
di Verona – Servizi Sociali, vicolo S. Domenico
n. 13/B, 37122 Verona – Tel. 045/8077363
– fax. 045/8009095 – e-mail: pianodizona@
comune.verona.it) e presso i Servizi Sociali dei
Comuni del territorio o consultando l’indirizzo
internet www.comune.verona.it
Verona,
Il Presidente
della Conferenza dei Sindaci
Paolo Zanotto
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Indice del Manuale >
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Dichiarazione di partecipazione
AL PROCESSO DI COSTRUZIONE
E DI ATTUAZIONE
DEL PIANO DI ZONA DEI SERVIZI
ALLA PERSONA 2007-2009
Al Presidente della Conferenza dei Sindaci
dei Comuni del territorio dell’Azienda Ulss n. 20
Paolo Zanotto
C/o Comune di Verona – CdR. Servizi Sociali
Ufficio del Piano di Zona
Vicolo San Domenico n. 13/B
37122 VERONA
Il/La sottoscritto/a
in qualità di Presidente/Legale Rappresentante
dell’Associazione/Ente/Organizzazione
con sede nel Comune di
prov. (
Via/Piazza
Partita Iva o Codice Fiscale
telefono
e-mail
)
fax
con espresso riferimento all’attività prestata dalla
propria organizzazione nelle sottoindicate Aree
tematiche individuate per il Piano di Zona dei
Servizi alla Persona (specificare):
❒ Anziani
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
❒ Disabili
❒ Infanzia Minori e Famiglia
❒ Giovani
❒ Immigrazione
❒ Dipendenze
❒ Povertà ed Emarginazione
❒ Salute Mentale
❒ Nomadismo
❒ Prostituzione
COMUNICA
che intende partecipare al processo di costruzione e di attuazione del Piano di Zona dei Servizi
alla Persona per il triennio 2007-2009 dell’ambito territoriale dell’Azienda Ulss n. 20 di Verona
e per i sottoindicati Distretti e Aree Tematiche
(specificare):
Distretto n. 1
❒ Anziani
❒ Disabili
❒ Infanzia Minori e Famiglia
❒ Giovani
❒ Immigrazione
❒ Dipendenze
❒ Povertà ed Emarginazione
❒ Salute Mentale
❒ Nomadismo
❒ Prostituzione
Distretto n. 2
❒ Anziani
❒ Disabili
45
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❒ Infanzia Minori e Famiglia
❒ Giovani
❒ Immigrazione
❒ Dipendenze
❒ Povertà ed Emarginazione
❒ Salute Mentale
❒ Nomadismo
❒ Prostituzione
❒ Infanzia Minori e Famiglia
❒ Giovani
❒ Immigrazione
❒ Dipendenze
❒ Povertà ed Emarginazione
❒ Salute Mentale
❒ Nomadismo
❒ Prostituzione
Distretto n. 3
❒ Anziani
❒ Disabili
❒ Infanzia Minori e Famiglia
❒ Giovani
❒ Immigrazione
❒ Dipendenze
❒ Povertà ed Emarginazione
❒ Salute Mentale
❒ Nomadismo
❒ Prostituzione
E A TAL FINE
1. si impegna a partecipare alla prima riunione
del Tavolo tematico distrettuale prescelto a
seguito di apposita convocazione;
2. si impegna, qualora interessato, a sottoscrivere il “patto di partecipazione” nel momento di avvio dell’attività del suddetto Tavolo tematico.
Luogo e data
Distretto n. 4
❒ Anziani
❒ Disabili
Firma
46
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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Patto di partecipazione
AL PROCESSO DI COSTRUZIONE
E DI ATTUAZIONE
DEL PIANO DI ZONA DEI SERVIZI
ALLA PERSONA 2007-2009
Il sig./La sig.ra
nato/a a
il
residente in
via
che interviene nel presente atto in qualità di Presidente/legale Rappresentante dell’Associazione/Ente/Organizzazione
con sede legale in
via
Partita Iva o Codice fiscale
E
Il Presidente, avv. Paolo Zanotto, della CONFERENZA DEI SINDACI dei Comuni del territorio
dell’Azienda ULSS n. 20, domiciliato per la carica presso l’Ufficio della Conferenza dei Sindaci in Verona, vicolo San Domenico n. 13/B,
che interviene nel presente atto in nome e per
conto della Conferenza medesima ed in rappresentanza delle seguenti Amministrazioni locali:
Albaredo d’Adige, Arcole, Badia Calavena, Belfiore, Bosco Chiesanuova, Buttapietra, Caldiero,
Castel d’Azzano, Cazzano di Tramigna, Cerro
Veronese, Cologna Veneta, Colognola ai Colli,
Erbezzo, Grezzana, Illasi, Lavagno, Mezzane di
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
Sotto, Montecchia di Crosara, Monteforte d’Alpone, Pressana, Roncà, Roveredo di Guà, Roverè
Veronese, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione,
San Giovanni Lupatoto, San Martino Buon Albergo, San Mauro di Saline, Selva di Progno, Soave,
Tregnago, Velo Veronese, Verona, Veronella, Vestenanuova, Zimella;
Con il presente patto CONVENGONO
1. di condividere il processo di costruzione e di
attuazione del Piano di Zona dei Servizi alla
Persona per il triennio 2007-2009 relativo all’ambito territoriale dell’Azienda Unità Locale
Socio Sanitaria n. 20 di Verona;
2. di osservare il sistema di regole locali esplicitato in dettaglio nel “Manuale del Piano
di Zona dei Servizi alla Persona” approvato
dalla Conferenza dei Sindaci dei Comuni del
territorio dell’Azienda ULSS n. 20 con deliberazione n. 2 del 15 febbraio 2007;
3. di intendere la pianificazione di zona come
un processo di programmazione partecipata
aperto a tutti i soggetti della vita istituzionale e civile del territorio e di riconoscersi nell’obiettivo di dare alla collettività sociale un
Piano condiviso teso a qualificare il sistema
locale dei servizi alla persona;
4. di assumere reciprocamente e nei confronti
degli altri attori della pianificazione di zona
un atteggiamento di dialogo e di confronto
propositivo, aperto, effettivo e responsabile
nella valorizzazione della diversità di ruoli e
funzioni.
47
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In particolare, ritenuto su queste premesse di
assumere formali e reciproci impegni
L’ASSOCIAZIONE/L’ENTE/L’ORGANIZZAZIONE
SI IMPEGNA
1. ad assicurare la propria partecipazione al
processo di costruzione e di attuazione del
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 20072009 con riferimento al Tavolo tematico dell’Area
per l’ambito territoriale del Distretto n.
;
2. a partecipare con continuità a tutte le fasi
in cui si articola il processo di pianificazione
zonale e per tutto l’arco temporale di validità
del Piano di Zona;
3. a mettere a disposizione la propria esperienza, professionalità, documentazione, approfondimenti, materiali o contributi di qualsiasi
genere utili alla definizione del Piano rispetto
al Tavolo e all’Area di intervento prescelti;
4. a comunicare l’eventuale volontà di recedere
dal presente patto di partecipazione mediante apposita dichiarazione scritta indirizzata al
Presidente della Conferenza dei Sindaci;
ne dell’Associazione/Ente/Organizzazione
al percorso di definizione del Piano di Zona
dei Servizi alla Persona 2007-2009 mediante la presenza al Tavolo di lavoro dell’Area
tematica
attivato nel Distretto n.
;
2. a garantire le condizioni per la piena espressione dei valori, delle opinioni e delle istanze
di cui l’Associazione/Ente/Organizzazione è
portatrice;
3. a supportare il processo dal punto di vista
tecnico, operativo ed organizzativo mettendo
a disposizione risorse umane, logistiche e
strumentali;
4. a riconoscere e ad assicurare il recepimento
delle risultanze del lavoro svolto dai singoli
Tavoli attivati a livello distrettuale e sovradistrettuale per ogni Area Tematica nei contenuti programmatici del Piano di Zona dei
Servizi alla Persona 2007-2009.
Letto, approvato e sottoscritto.
Luogo e data
Il Presidente/Legale Rappresentante
dell’Associazione/Ente/Organizzazione
LA CONFERENZA DEI SINDACI
SI IMPEGNA
1. a garantire le condizioni per la partecipazio-
48
Il Presidente della Conferenza dei Sindaci
Paolo Zanotto
MANUALE DEL PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
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Approvato dalla Conferenza dei Sindaci dei Comuni del Territorio dell’Azienda ULSS n. 20
con deliberazione n. 2 del 15 Febbraio 2007
CONFERENZA DEI SINDACI DEI COMUNI DI
ALBAREDO D’ADIGE – ARCOLE – BADIA CALAVENA
– BELFIORE – BOSCOCHIESANUOVA – BUTTAPIETRA
– CALDIERO – CASTEL D’AZZANO – CAZZANO DI
TRAMIGNA – CERRO VERONESE – COLOGNA VENETA
– COLOGNOLA AI COLLI – ERBEZZO – GREZZANA
– ILLASI – LAVAGNO – MEZZANE DI SOTTO –
MONTECCHIA DI CROSARA – MONTEFORTE D’ALPONE
– PRESSANA – RONCÀ – ROVERÈ – ROVEREDO
DI GUÀ – S. BONIFACIO – S. GIOVANNI ILARIONE
– S. MAURO DI SALINE – S. GIOVANNI LUPATOTO –
S. MARTINO BUON ALBERGO – SELVA DI PROGNO
– SOAVE – TREGNAGO – VELO VERONESE – VERONA
– VERONELLA – VESTENANUOVA – ZIMELLA
CONFERENZA DEI SINDACI
DEI COMUNI DEL TERRITORIO DELL’AZIENDA ULSS N. 20
PIANO DI ZONA
DEI SERVIZI ALLA PERSONA
2007 - 2009
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AZIENDA ULSS N. 20
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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INDICE
INTRODUZIONE
7
PARTE PRIMA
CAPITOLO 1 – L’AMBITO TERRITORIALE
9
I.1.1
9
Il territorio e le caratteristiche strutturali della popolazione
CAPITOLO 2 – IL QUADRO NORMATIVO E LA PIANIFICAZIONE LOCALE
25
I.2.1
I.2.2
25
28
Il quadro normativo nazionale e regionale di riferimento
I percorsi della pianificazione locale
CAPITOLO 3 – GLI ASPETTI METODOLOGICI ED ORGANIZZATIVI
29
I.3.1
I.3.2
I.3.3
I.3.4
29
30
32
34
La metodologia e il sistema locale delle regole
La programmazione partecipata
Gli attori della pianificazione locale
Gli strumenti della pianificazione e l’assetto organizzativo
CAPITOLO 4 – IL SISTEMA DI VALUTAZIONE DEL PIANO DI ZONA
43
I.4.1
I.4.2
I.4.3
43
43
44
Il processo di valutazione partecipata
Il monitoraggio, la verifica e la valutazione
Il sistema della valutazione: soggetti, unità di analisi e strumenti
PARTE SECONDA
CAPITOLO 1 – LE LINEE DI INDIRIZZO
47
II.1.1
II.1.2
II.1.3
II.1.4
47
48
52
54
Il documento di indirizzo
Il processo di elaborazione
La definizione delle aree di intervento
L’attivazione del processo di programmazione partecipata
CAPITOLO 2 – LE AREE DI INTERVENTO
57
II.2.1
II.2.2
57
58
I tavoli tematici
L’elaborazione della base conoscitiva e le schede di rilevazione
3
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CAPITOLO 3 – AREA ANZIANI
61
II.3.1
II.3.2
II.3.3
II.3.4
61
63
68
70
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La pianificazione settoriale
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 4 – AREA DISABILI
75
II.4.1
II.4.2
II.4.3
II.4.4
75
76
81
82
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La pianificazione settoriale
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 5 – AREA INFANZIA MINORI FAMIGLIA
89
II.5.1
II.5.2
II.5.3
II.5.4
89
91
98
99
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
Le progettualità d’ambito
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 6 – AREA GIOVANI
103
II.6.1
II.6.2
II.6.3
103
104
105
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 7 – AREA IMMIGRAZIONE
109
II.7.1
II.7.2
II.7.3
109
110
112
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 8 – AREA DIPENDENZE
115
II.8.1
II.8.2
II.8.3
II.8.4
115
116
119
122
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La pianificazione settoriale
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 9 – AREA POVERTÀ E EMARGINAZIONE
125
II.9.1
II.9.2
II.9.3
125
126
127
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
4
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CAPITOLO 10 – AREA SALUTE MENTALE
129
II.10.1
II.10.2
II.10.3
129
130
133
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 11 – AREA NOMADISMO
135
II.11.1
II.11.2
II.11.3
135
135
136
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
CAPITOLO 12 – AREA PROSTITUZIONE
139
II.12.1
II.12.2
II.12.3
139
139
140
Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona 2003-2005
La base conoscitiva
La programmazione strategica 2007-2009
PARTE TERZA
CAPITOLO 1 – RISULTATI E PROSPETTIVE
143
III.1.1
III.1.2
III.1.3
143
145
146
Le trasversalità tematiche
Le criticità
Le prospettive
ALLEGATI (su cd-rom)
Schede di rilevazione dell’offerta dei servizi e delle risorse impiegate (allegato B della
DGR 28 novembre 2006 n. 3702).
5
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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INTRODUZIONE
Il Piano di Zona è lo strumento con il quale una comunità locale definisce le politiche sociali e
socio-sanitarie del proprio ambito territoriale.
Nello sforzo di dare effettiva attuazione a tale presupposto di fondo, la Conferenza dei Sindaci
dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS n. 20 ha avviato da alcuni mesi un percorso che
trova oggi compimento con la presentazione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007–
2009.
Sono tre i pilastri sui quali poggia la nuova pianificazione zonale.
Il primo è costituito dalla concezione stessa del Piano di Zona considerato non più
esclusivamente come atto amministrativo, bensì visto come processo oltre che come
procedimento amministrativo complesso.
Si tratta
sociali e
valutate
integrità
cioè di passare da una visione statica ad una dinamica, nella logica che le politiche
socio-sanitarie non possono essere definite una volta per tutte, ma devono venire
e riprogrammate in continuazione perché al centro di esse c’è la persona nella sua
e completezza.
La presente pianificazione zonale, pertanto, è un processo a ciclo continuo che si sviluppa in
fasi successive nell’arco di durata dei tre anni del Piano stesso: la prima, avviata nel
novembre 2006, si chiude con l’approvazione del presente documento, la seconda si snoda da
maggio a dicembre 2007, la terza e la quarta rispettivamente negli anni 2008 e 2009.
Appare peraltro necessario che il Piano di Zona si confronti e si integri, senza soluzione di
continuità, con gli altri strumenti pianificatori territoriali che pongono ugualmente al centro del
proprio interesse la persona, a partire da quelli relativi alle politiche sanitarie che trovano
compimento nei PAT (Programmi delle attività territoriali) e nei PAL (Piani attuativi locali).
Il secondo aspetto fondante del nuovo strumento di pianificazione zonale trova origine nella
decisione della Conferenza dei Sindaci di voler dare attuazione concreta al principio di
sussidiarietà tramite la pubblicazione avvenuta nello scorso mese di febbraio del "Manuale del
Piano di Zona dei Servizi alla Persona".
Strumento nato a conclusione di un duplice percorso, tecnico-giuridico da un lato e
metodologico-processuale dall’altro, il "Manuale" definisce, infatti, un sistema di regole che,
all’interno della normativa nazionale e regionale, caratterizza localmente il processo di
costruzione e gestione del Piano di Zona.
Le regole riguardano le relazioni tra tutti gli attori della comunità locale protagonisti della
pianificazione zonale valorizzandone gli specifici ruoli e compiti, la definizione concreta della
partecipazione e delle relative modalità di carattere organizzativo e processuale,
l’individuazione di strumenti giuridicamente innovativi da introdurre nel passaggio tra
programmazione e realizzazione.
Il "Manuale", strumento finalizzato anche alla condivisione dei linguaggi ed alla divulgazione,
costituisce, pertanto, la mappa metodologica sulla quale è stato avviato il processo di
programmazione partecipata permanente che sta alla base del Piano di Zona 2007-2009.
Il terzo pilastro, infine, è la tensione costante verso la concretezza presente nella nuova
concezione di pianificazione territoriale adottata dalla Conferenza dei Sindaci.
Si tratta, in altre parole, di definire certamente finalità generali ed obiettivi strategici di medio
e lungo periodo, ma contemporaneamente di agire a partire dal basso nella costruzione
quotidiana del sistema di welfare locale.
7
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Per questo motivo viene rilanciata la centralità dell’ambito distrettuale come unità minima di
pianificazione, tramite l’individuazione di una architettura organizzativa fondata su tavoli che
anzitutto a livello distrettuale affrontano le diverse aree tematiche e solo successivamente
trovano sintesi e compimento a livello sovradistrettuale.
E’ sempre in quest’ottica che il Piano di Zona si presenta come strumento snello, nel quale si è
volutamente rinunciato a costruire un "libro dei sogni" o un raccolta di tipo compilativo,
concentrando invece l’attenzione in tre direzioni:
• l’aspetto metodologico, identificato dal citato "Manuale";
• la base conoscitiva, ovvero la ricognizione e riorganizzazione del sistema di offerta di
servizi e interventi esistenti nel territorio;
• la partecipazione e l’organizzazione, con l’avvio dei tavoli tematici e la definizione
condivisa dei contenuti per la programmazione strategica di ciascuna area.
Il presente documento contiene, pertanto, solo gli aspetti essenziali di tali processi,
rimandando sia agli allegati in particolare per i dati quantitativi e qualitativi della base
conoscitiva, sia ai Piani settoriali già adottati dalla Conferenza dei Sindaci che non si allegano
e di cui si riportano solo gli elementi di programmazione, sia, infine, ad altri documenti quali il
"Manuale del Piano di Zona dei Servizi alla Persona".
8
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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PARTE PRIMA
CAPITOLO 1 – L’AMBITO TERRITORIALE
I.1.1 Il territorio e le caratteristiche strutturali della popolazione
Il Piano di Zona, strumento di cui si dota una comunità locale per definire le politiche sociali e
socio-sanitarie del proprio ambito, ha come elementi essenziali gli attori/soggetti della
pianificazione e il territorio di riferimento.
In questa prospettiva, si ritiene opportuno premettere alcuni brevi cenni riassuntivi delle
principali caratteristiche strutturali dei trentasei Comuni che compongono il territorio
dell’Azienda ULSS n. 20 e della loro popolazione.
Come previsto dalla legge n. 328/2000 e dal D.Lgs. n. 502/1992, l’unità minima di riferimento
per la pianificazione zonale corrisponde al Distretto socio-sanitario. Pertanto appare opportuno
presentare separatamente i quattro Distretti socio-sanitari, alla luce della diversità che li
caratterizza e della centralità che il livello distrettuale assume quale dimensione privilegiata
per l’accesso ai servizi sanitari, socio-sanitari, sociali e assistenziali da parte dei cittadini.
I dati presentati in questo paragrafo illustrano nel dettaglio l’andamento demografico della
popolazione riferito ad ogni singolo Distretto socio-sanitario e all’intero territorio dell’Azienda
ULSS e costituiscono una parte della cosiddetta "base conoscitiva".
In particolare viene delineato il profilo della popolazione residente secondo i tradizionali
indicatori propri dell’analisi statistica che ne evidenziano l’ammontare e l’andamento
complessivo, la densità, la composizione per età e per sesso, la determinazione per grandi
fasce d’età (i minori di età compresa tra 0 e 17 anni, gli adulti intesi come fascia di
popolazione compresa tra i 18 e i 64 anni e gli anziani a partire dai 65 anni), oltre
all’incidenza delle grandi fasce sul totale della popolazione.
Per un’analisi approfondita e dettagliata della dinamica demografica e sociale si rimanda alle
banche dati dell’Istat (http://demo.istat.it), all’Annuario Statistico dell’anno 2005 elaborato
dall’Ufficio di Statistica del Comune di Verona ed alla relazione annuale dell’Azienda ULSS
n. 20 per quanto attiene allo stato di salute della popolazione.
Si precisa infine che tutti i dati riportati nel presente Piano fanno riferimento alla data del 31
dicembre 2005 in quanto unici dati attualmente disponibili ed ufficiali mentre per le fonti si è
ricorsi alle tradizionali banche dati esistenti (Anagrafi comunali, Istat, Regione, Azienda ULSS
e Distretti socio-sanitari, ecc.).
9
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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La mappa dei Distretti socio-sanitari
Di seguito è rappresentata l’articolazione del territorio dell’Azienda ULSS n. 20 nei quattro
Distretti socio-sanitari attualmente esistenti.
A tale proposito, va sottolineata la centralità dell’ambito distrettuale assunto all’interno del
processo di programmazione come valore, come dimensione più adeguata per la
pianificazione sociale e socio-sanitaria e per la definizione della rete dei servizi in
considerazione del rapporto privilegiato e diretto con il cittadino-utente e quindi come
espressione dell’incontro tra domanda e offerta.
10
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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AZIENDA ULSS N. 20 DI VERONA
abitanti al 31.12.2005: 454.338
DISTRETTO N. 1
DISTRETTO N. 3
DISTRETTO N. 4
VERONA
VERONA
VERONA
ALBAREDO D’ADIGE
1a Circoscrizione:
Città Antica
Cittadella
San Zeno
Veronetta
4a Circoscrizione:
Santa Lucia
Golosine
6a Circoscrizione:
Borgo Venezia
ARCOLE
2a Circoscrizione:
Borgo Trento
Valdonega
Ponte Crencano
Avesa
Parona
Quinzano
DISTRETTO N. 2
5a Circoscrizione:
Borgo Roma
Cadidavid
BADIA CALAVENA
7a Circoscrizione:
Porto San Pancrazio
San Michele Extra
BELFIORE
CALDIERO
8a Circoscrizione:
Quinto
Santa Maria in Stelle
Mizzole
Montorio
CAZZANO DI
TRAMIGNA
COLOGNA VENETA
COLOGNOLA AI COLLI
3a Circoscrizione:
Borgo Milano
Borgo Nuovo
Chievo
Quartiere Navigatori
Porta Nuova
San Procolo
Spianà
Stadio
San Massimo
Bassona
Croce Bianca
La Sorte
ILLASI
BUTTAPIETRA
BOSCO
CHIESANUOVA
CASTEL D’AZZANO
LAVAGNO
MEZZANE DI SOTTO
CERRO VERONESE
SAN GIOVANNI
LUPATOTO
ERBEZZO
GREZZANA
MONTECCHIA DI
CROSARA
MONTEFORTE
D’ALPONE
ROVERÈ VERONESE
PRESSANA
SAN MARTINO BUON
ALBERGO
RONCÀ
ROVEREDO DI GUÀ
SAN BONIFACIO
SAN GIOVANNI
ILARIONE
SAN MAURO DI
SALINE
SOAVE
SELVA DI PROGNO
TREGNAGO
VELO VERONESE
VERONELLA
VESTENANOVA
ZIMELLA
Abitanti
126.342
Abitanti
102.671
Abitanti
102.841
11
Abitanti
122.484
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Il Distretto n. 1
Caratteristiche e peculiarità
Il Distretto socio-sanitario n. 1 comprende un’area territoriale interamente collocata nel
tessuto urbano del Comune di Verona ed afferente alle Circoscrizioni di decentramento
comunale n. 1 (Città antica, Cittadella, San Zeno e Veronetta), n. 2 (Borgo Trento,
Valdonega, Ponte Crencano, Avesa, Parona e Quinzano) e n. 3 (Borgo Milano, Borgo Nuovo,
Chievo, Navigatori, Porta Nuova, San Procolo, Spianà, Stadio, San Massimo, Bassona, Croce
Bianca e La Sorte).
Il Distretto presenta tutti i caratteri propri dell’area urbana di un Comune capoluogo di
provincia con un’estesa urbanizzazione e con zone densamente popolate, fatta eccezione per
una fascia collinare che presenta una minor densità abitativa.
E’ inoltre il Distretto con la minor superficie.
Le principali caratteristiche e peculiarità del Distretto n. 1 sono:
• la diminuzione della popolazione residente che ha subito una flessione significativa
passando da 127.528 abitanti stimati alla data del 31.12.2002 agli "attuali" 126.342 al
31.12.2005 con uno scostamento pari a - 1.186 nell’arco di un triennio;
• la più elevata densità abitativa pari a 1.953 abitanti per km (con un picco altissimo per la
Circoscrizione 1) con la conseguente concentrazione della popolazione in ambiti
territorialmente limitati e circoscritti;
• la seguente incidenza delle grandi fasce di età sul totale della popolazione:
- 15,03% per i minori (complessivamente 18.990)
- 61,40% per gli adulti (complessivamente 77.572)
- 23,57% per gli anziani (complessivamente 29.780).
Territorio e popolazione: analisi demografica
SUPERFICIE - POPOLAZIONE – DENSITÀ ABITATIVA
minori
0/17
adulti
18/64
anziani
65 e oltre
superficie
pop.ne
densità
km2
tot
ab/km2
m
f
m
f
m
f
Circoscrizione 1
4,529
31.036
6.853
2.013
1.876
9.304
10.029
2.765
5.049
Circoscrizione 2
27,685
37.236
1.345
2.885
2.863
10.486 11.299
3.599
6.104
Circoscrizione 3
32,464
58.070
1.789
4.891
4.462
18.038 18.416
4.985
7.278
DISTRETTO 1
64,678
126.342
1.953
9.789
9.201 37.828 39.744 11.349 18.431
circoscrizioni
distretto
Senza Fissa Dimora
239
Dato significativo è la presenza di donne anziane ultrasessantacinquenni in misura maggiore
rispetto agli uomini.
Di fronte al mancato ricambio generazionale in atto, la considerazione che sorge immediata è
data dal numero di minori considerati nella fascia di età 0/17 che risulta inferiore all’elevato
numero di anziani presenti complessivamente.
FAMIGLIE RESIDENTI PER NUMERO COMPONENTI
n. componenti nucleo familiare
quartieri
circoscrizioni
1
2
3
4
5 o più
Città Antica
2.605
1.076
637
373
Cittadella
1.877
912
455
San Zeno
1.293
588
306
12
totale
dimens.
media
111
4.802
1,8
301
90
3.635
1,9
172
65
2.424
1,8
Indice del
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Veronetta
3.182
1.098
641
372
114
5.407
1,7
CIRCOSCRIZIONE 1
8.957
3.674
2.039
1.218
380
16.268
1,8
Borgo Trento
2.649
1.630
820
675
202
5.976
2,0
Valdonega
577
401
259
220
83
1.540
2,3
Ponte Crencano
1.691
1.242
876
654
163
4.626
2,2
Avesa
498
382
288
236
84
1.488
2,4
Parona
584
395
290
248
77
1.594
2,3
Quinzano
552
414
282
214
72
1.534
2,2
CIRCOSCRIZIONE 2
6.551
4.464
2.815
2.247
681
16.758
2,2
Borgo Milano
7.657
5.372
3.444
2.386
720
19.579
2,2
San Massimo
1.990
1.744
1.402
1.122
296
6.554
2,4
CIRCOSCRIZIONE 3
9.647
7.116
4.846
3.508
1.016
26.133
2,2
DISTRETTO 1
25.155
15.254
9.700
6.973
2.077
59.159
2,1
Tra gli elementi da evidenziare vi è la composizione dei nuclei familiari che ha registrato un
significativo aumento della presenza di famiglie unipersonali o mononucleari (nuclei composti
da anziani soli o in coppia).
Tale fenomeno si accompagna alla contemporanea riduzione, rispetto al passato, di strutture
familiari allargate.
Di seguito vengono rappresentati anche i dati relativi alla popolazione dell’intero territorio del
Comune di Verona con la finalità di favorire un immediato raffronto tra le diverse
Circoscrizioni di decentramento e con la precisazione che le Circoscrizioni n. 4 e n. 5
appartengono al Distretto n. 2 mentre le Circoscrizioni n. 6, n. 7 e n. 8 ricadono nell’ambito
territoriale del Distretto n. 3.
SUPERFICIE - POPOLAZIONE – DENSITÀ ABITATIVA
minori
0/17
adulti
18/64
anziani
65 e oltre
superficie
pop.ne
densità
km2
tot
ab/km2
m
f
m
f
m
f
Circoscrizione 1
4,529
31.036
6.853
2.013
1.876
9.304
10.029
2.765
5.049
Circoscrizione 2
27,685
37.236
1.345
2.885
2.863
10.486 11.299
3.599
6.104
Circoscrizione 3
32,464
58.070
1.789
4.891
4.462
18.038 18.416
4.985
7.278
Circoscrizione 4
15,763
26.577
1.686
2.057
1.933
2.307
3.439
Circoscrizione 5
33,103
35.951
1.086
3.005
2.774
2.796
4.140
Circoscrizione 6
5,946
30.715
5.166
2.190
2.170
9.357
9.554
2.970
4.474
Circoscrizione 7
21,662
21.944
1.013
1.731
1.689
6.860
6.674
1.869
3.121
Circoscrizione 8
57,924
17.612
304
1.573
1.504
5.794
5.519
1.392
1.830
circoscrizioni
comune
Senza Fissa Dimora
Comune di
Verona
8.508
8.273
11.882 11.354
239
199,076
259.380
1.303
20.345 19.271 80.229 81.118 22.683 35.435
Stando all’indice di vecchiaia per sesso, si nota che complessivamente le donne anziane sono
nettamente più numerose rispetto ai maschi.
Nella tabella seguente è delineata la composizione delle famiglie residenti nell’intero Comune
di Verona suddivise per numero di componenti.
13
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FAMIGLIE RESIDENTI PER NUMERO COMPONENTI
n. componenti nucleo familiare
circoscrizioni comune
totale
dimens.
media
380
16.268
1,9
671
16.748
2,2
3.508
1.016
26.133
2,2
2.321
1.571
422
12.051
2,2
3.043
2.048
686
16.291
2,2
4.173
2.651
1.690
405
14.389
2,1
2.582
1.857
1.388
355
9.529
2,3
1.803
1.441
1.300
390
6.974
2,5
1
2
3
4
5 o più
Circoscrizione 1
8.957
3.674
2.039
1.218
Circoscrizione 2
6.551
4.464
2.815
2.247
Circoscrizione 3
9.647
7.116
4.846
Circoscrizione 4
4.403
3.334
Circoscrizione 5
6.225
4.289
Circoscrizione 6
5.470
Circoscrizione 7
3.347
Circoscrizione 8
2.040
Senza Fissa Dimora
182
8
3
4
3
200
1,2
TOTALE
46.822
31.443
21.016
14.974
4.328
118.583
2,2
Presidi territoriali
Di seguito vengono schematicamente indicati i principali presidi sociali, socio-sanitari e
sanitari presenti sul territorio.
PRESIDI TERRITORIALI
servizio
località
indirizzo
Servizi sociali del Comune di Verona
Verona
vicolo San Domenico n. 13/B
Centro sociale territoriale n. 1 (Comune di Verona)
Verona
via Macello n. 2
Centro sociale territoriale n. 2 (Comune di Verona)
Verona
piazza Righetti n. 1
Centro sociale territoriale n. 3 (Comune di Verona)
Verona
via Marin Faliero n. 73
Direzione Servizi sociali Azienda ULSS n. 20
Verona
corso Porta Palio n. 30
Distretto socio-sanitario n. 1
Verona
via Poloni n. 1
Distretto socio-sanitario n. 1
Verona
via Menotti n. 2
Distretto socio-sanitario n. 1
Verona
via Campania n. 1
Ospedale Civile Maggiore - Borgo Trento
Verona
piazzale Stefani n. 1
Il Distretto n. 2
Caratteristiche e peculiarità
Il Distretto socio-sanitario n. 2 si estende su un’area pianeggiante che si espande a sud del
territorio del Comune di Verona, con le Circoscrizioni di decentramento n. 4 (Santa Lucia e
Golosine) e n. 5 (Borgo Roma e Cadidavid), fino ai Comuni di San Giovanni Lupatoto, Castel
d’Azzano e Buttapietra.
Si tratta di un territorio che è mutato profondamente negli ultimi decenni in seguito ad
un’estesa urbanizzazione che ha visto ampliare la fascia di gravitazione intorno alla Città pur
residuando delle zone a vocazione agricola.
Il profilo demografico del Distretto si colloca dunque in una posizione intermedia fra la
tipologia tipica dei centri storici urbani (quella che caratterizza il Distretto n. 1) e quella dei
centri periferici che fanno da raggiera al capoluogo o a un Ente locale di grandi dimensioni.
14
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Il Distretto si è andato parallelamente connotando per un notevole sviluppo economico e
produttivo certamente favorito dalla presenza della grande viabilità e dalla localizzazione di
numerosi insediamenti industriali e commerciali.
Le principali caratteristiche e peculiarità del Distretto n. 2 sono:
• il notevole incremento abitativo, confermato dall’aumento costante del tasso di
popolazione residente. Si è infatti passati da una popolazione complessiva di 99.723
abitanti alla data del 31.12.2002 agli "attuali" 102.671 al 31.12.2005, con uno
scostamento pari a + 2.948 nell’arco di un triennio;
• la forte densità abitativa pari a 1.090 abitanti per km;
• la seguente incidenza delle grandi fasce di età sul totale della popolazione:
- 16,38% per i minori (complessivamente 16.814)
- 64,67% per gli adulti (complessivamente 66.402)
- 18,95 % per gli anziani (complessivamente 19.455).
Territorio e popolazione: analisi demografica
SUPERFICIE - POPOLAZIONE – DENSITÀ ABITATIVA
minori
0/17
adulti
18/64
anziani
65 e oltre
comuni
circoscrizioni
distretto
superficie
pop.ne
densità
km2
tot
ab/km2
m
f
m
f
m
f
Santa Lucia
14,223
12.118
852
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
Golosine
1,540
14.459
9.389
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
CIRCOSCRIZIONE 4
15,763
26.577
1.686
2.057
1.993
8.508
8.273
2.307
3.439
Borgo Roma
18,083
27.646
1.529
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
Cadidavid
15,021
8.305
553
N.D.
CIRCOSCRIZIONE 5
33,104
35.951
1.086
3.005
Centro
11,48
18.994
1.654
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
Frazione di Raldon
7,65
3.594
470
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
S. GIOVANNI LUP.
19,13
22.588
1.181
1.952
1.743
7.259
7.241
1.783
2.610
CASTEL D’AZZANO
9,00
11.177
1.242
1.073
1.031
3.779
3.785
673
836
BUTTAPIETRA
17,20
6.378
371
607
579
2.246
2.075
382
489
102.671
1.090
8.694
DISTRETTO 2
94,197
(N.D.: dato non disponibile)
N.D.
2.774 11.882 11.354 2.796
4.140
8.120 33.674 32.728 7.941 11.514
Emerge dai dati che la popolazione è distribuita con una densità variabile ma comunque
elevata in alcuni insediamenti abitativi.
Ulteriore dato è la percentuale di popolazione oltre i 65 anni che per la Città e il Comune di
San Giovanni Lupatoto si attesta all’incirca sul 20%; più modesta la percentuale della
popolazione anziana nei Comuni di Buttapietra e di Castel d’Azzano.
Notevolmente superiore, specie nella zona cittadina, la presenza di donne anziane rispetto ai
maschi della stessa fascia di età.
FAMIGLIE RESIDENTI PER NUMERO COMPONENTI
quartieri
circoscrizioni
comuni
1
2
3
4
5 o più
Santa Lucia
1.917
1.455
1.090
736
Golosine
2.486
1.879
1.221
835
CIRCOSCRIZIONE 4
4.403
3.334
2.311
Borgo Roma
4.973
3.343
Cadidavid
1.252
946
n. componenti nucleo familiare
totale
dimens.
media
201
5.399
2,2
221
6.642
2,2
1.571
422
12.041
2,2
2.361
1.529
502
12.708
2,2
682
519
184
3.583
2,3
15
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CIRCOSCRIZIONE 5
6.225
4.289
3.043
2.048
686
16.291
2,2
Centro
2.264
2.381
1.727
1.292
315
7.979
2,4
Raldon
331
412
329
264
74
1.410
2,5
S. GIOVANNI LUP.
2.595
2.793
2.056
1.556
389
9.389
2,4
CASTEL D’AZZANO
863
1.203
1.044
835
258
4.203
2,6
BUTTAPIETRA
545
647
621
491
147
2.451
2,6
TOTALE
14.631
12.266
9.075
6.501
1.902
44.375
2,3
Si evidenzia la prevalenza di nuclei composti da una sola persona, particolarmente evidente
nei quartieri cittadini, mentre nei Comuni limitrofi alla Città si nota la presenza maggiore di
nuclei di due persone.
Presidi territoriali
Di seguito vengono schematicamente indicati i principali presidi sociali, socio-sanitari e
sanitari presenti sul territorio.
PRESIDI TERRITORIALI
servizio
località
indirizzo
Centro sociale territoriale n. 4 (Comune di Verona)
Verona
via Carlo Alberto n. 44
Servizi sociali del Comune di Buttapietra
Buttapietra
piazza Roma n. 2
Servizi sociali del Comune di Castel d’Azzano
Castel d’Azzano
via Castello n. 26
Servizi sociali del Comune di S. Giovanni Lupatoto
S. Giovanni Lupatoto
via Roma n. 18
Distretto socio-sanitario n. 2
Verona
via Valeggio n. 39
Distretto socio-sanitario n. 2
Verona
via Bengasi n. 4
Distretto socio-sanitario n. 2
Castel d’Azzano
via Marconi n. 47
Distretto socio-sanitario n. 2
S. Giovanni Lupatoto
via Belluno n. 14
Ospedale Policlinico G. Rossi - Borgo Roma
Verona
piazzale Scuro n. 10
Il Distretto n. 3
Caratteristiche e peculiarità
Il Distretto socio-sanitario n. 3 si sviluppa ad est del capoluogo veronese con le Circoscrizioni
n. 6 (Borgo Venezia) e n. 7 (Porto San Pancrazio e San Michele Extra) del Comune di Verona
ed il Comune di San Martino Buon Albergo mentre verso nord si articola nel territorio della
Circoscrizione n. 8 (Quinto, Santa Maria in Stelle, Mizzole e Montorio), nei Comuni di Grezzana
e di Cerro Veronese fino ad estendersi alla Lessinia con i Comuni montani di Roverè Veronese,
Bosco Chiesanuova ed Erbezzo.
Proprio per questa collocazione attorno al lato nord-est di Verona, il Distretto n. 3 presenta
molte analogie dal punto di vista demografico con il Distretto n. 2 pur permanendo una
differenza di rilievo quanto all’ampiezza dei rispettivi territori (311 km circa contro 95 km).
Anche in questo caso, si ha una notevole disomogeneità dovuta alla contemporanea presenza
di popolosi quartieri della cintura urbana e di una molteplicità di insediamenti sparsi che
arrivano fino al territorio di alcuni Comuni della fascia pedemontana e montana.
E’, dunque, un’area composita sia dal punto di vista morfologico (pianura a sud e rilievi a
nord) sia demografico che racchiude i tipici problemi organizzativi e gestionali dei nuclei a
16
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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forte densità abitativa e quelli che scaturiscono da una segmentazione della popolazione in
numerosi centri, peraltro dispersi in agglomerati di modeste dimensioni demografiche.
Le principali caratteristiche e peculiarità del Distretto n. 3 sono:
• il sensibile incremento della popolazione residente che è passata da 101.216 abitanti alla
data del 31.12.2002 agli "attuali" 102.841 al 31.12.2005 con uno scostamento pari a
+ 1.625 nell’arco di un triennio;
• una scarsa densità abitativa pari a 331 abitanti per km;
• la seguente incidenza delle grandi fasce di età sul totale della popolazione:
- 16,41 % per i minori (complessivamente 16.874)
- 63,02 % per gli adulti (complessivamente 64.808)
- 20,57 % per gli anziani (complessivamente 21.159).
Territorio e popolazione: analisi demografica
SUPERFICIE - POPOLAZIONE – DENSITÀ ABITATIVA
comuni
circoscrizioni
distretto
minori
0/17
adulti
18/64
anziani
65 e oltre
superficie
pop.ne
densità
km2
tot
ab/km2
m
f
m
f
m
f
CIRCOSCRIZIONE 6
5,94
30.715
5.171
2.190
2.170
9.357
9.554
2.970
4.474
CIRCOSCRIZIONE 7
21,66
21.944
1.013
1.731
1.689
6.860
6.674
1.869
3.121
CIRCOSCRIZIONE 8
57,92
17.612
304
1.573
1.504
5.794
5.519
1.392
1.830
BOSCO
CHIESANUOVA
64,06
3.473
54
329
296
1.191
1.008
297
352
CERRO VERONESE
10,17
2.294
225
266
252
734
719
148
175
ERBEZZO
31,86
798
25
72
62
259
229
67
109
GREZZANA
49,70
10.629
214
1.122
974
3.571
3.335
720
907
ROVERÈ VERONESE
34,49
2.123
61
182
204
741
603
174
219
4.426
4.234
974
1.361
S. MARTINO B. A.
34,86
13.253
380
1.169
1.089
DISTRETTO 3
310,66
102.841
331
8.634
8.240 32.933 31.875 8.611 12.548
Come si evince dalla tabella, oltre metà della popolazione del Distretto n. 3 risiede nel
Comune di Verona (che rappresenta meno di un terzo del territorio) con una densità massima
di 5.171 abitanti per km nella Circoscrizione 6, mentre nel territorio del Comune di Erbezzo,
si raggiunge la densità minima di 25 abitanti per km.
La distribuzione tra generi cambia in rapporto all’età: una quasi parità in età minorile, una
leggera prevalenza nell’età adulta a favore del genere maschile, un rapporto nella popolazione
oltre i 65 anni di circa 3 femmine ogni 2 maschi.
FAMIGLIE RESIDENTI PER NUMERO COMPONENTI
quartieri
circoscrizioni
comuni
1
2
3
4
5 o più
Borgo Venezia
5.470
4.173
2.651
1.690
CIRCOSCRIZIONE 6
5.470
4.173
2.651
Porto S. Pancrazio
1.070
734
486
n. componenti nucleo familiare
totale
dimens.
media
405
14.389
2,1
1.690
405
14.389
2,1
343
72
2.705
2,1
S. Michele Extra
2.277
1.848
1.371
1.045
283
6.824
2,3
CIRCOSCRIZIONE 7
3.347
2.582
1.857
1.388
355
9.529
2,3
Quinto
775
774
600
515
143
2.807
2,5
S. Maria in Stelle
243
172
172
182
61
830
2,6
Mizzole
226
175
122
145
46
714
2.5
Montorio
796
682
547
458
140
2.623
2,4
17
Indice del
PIANO DI ZONA >
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
- Home CD
CIRCOSCRIZIONE 8
2.040
1.803
1.441
1.300
390
6.974
2,5
BOSCO
CHIESANUOVA
601
301
257
228
116
1.503
2,3
CERRO VERONESE
265
240
162
195
53
915
2,5
ERBEZZO
118
70
61
48
32
329
2,4
GREZZANA
882
993
870
849
325
3.919
2,7
ROVERÈ
VERONESE
201
220
203
188
24
836
2,5
S. MARTINO B.A.
1.175
1.490
1.258
930
291
5.144
2,6
TOTALE
14.099
11.872
8.760
6.816
1.991
43.538
2,3
Nel Distretto n. 3 le famiglie unipersonali sono poco meno di un terzo del numero totale,
mentre le famiglie con 3 componenti rappresentano poco meno di un quinto.
Inoltre, l’incidenza di famiglie unipersonali sul totale delle famiglie è maggiore nei Comuni di
Bosco Chiesanuova ed Erbezzo, e nella Circoscrizione 6 (1 ogni 2,6/2,7), mentre è minore nei
Comuni di Grezzana e San Martino Buon Albergo (1 ogni 4,4/4,3).
Presidi territoriali
Di seguito si sintetizzano i principali presidi sociali, socio-sanitari e sanitari attivi nel territorio
distrettuale.
PRESIDI TERRITORIALI
servizio
località
indirizzo
Centro sociale territoriale n. 5 (Comune di Verona)
Verona
via Colonnello Fincato n. 98
Servizi sociali del Comune di Bosco Chiesanuova
Bosco Chiesanuova
piazza della Chiesa n. 35
Servizi sociali del Comune di Cerro Veronese
Cerro Veronese
piazza Vinco n. 4
Servizi sociali del Comune di Erbezzo
Erbezzo
via Roma n. 41
Servizi sociali del Comune di Grezzana
Grezzana
via Roma n. 1
Servizi sociali del Comune di Roverè Veronese
Roverè Veronese
piazza Vittorio Emanuele n. 12
Servizi sociali del Comune di S. Martino Buon Albergo
S. Martino B.A.
via XX Settembre n. 49
Distretto socio-sanitario n. 3
Verona
via del Capitel n. 22
Distretto socio-sanitario n. 3
Verona
via della Prateria
Distretto socio-sanitario n. 3
Bosco Chiesanuova
piazza Mercato n. 20
Distretto socio-sanitario n. 3
Cerro Veronese
via Monti Lessini
Distretto socio-sanitario n. 3
Grezzana
piazza Bertani
Distretto socio-sanitario n. 3
Roverè Veronese
piazza Vittorio Emanuele
Distretto socio-sanitario n. 3
S. Martino B.A.
via Nazionale n. 13
Presidio Ospedaliero di Marzana
Verona
piazzale Lambranzi
Il Distretto n. 4
Caratteristiche e peculiarità
Il Distretto socio-sanitario n. 4 è quello con la maggiore estensione territoriale e la più bassa
densità demografica pari a circa un decimo di quella del Distretto n. 1. Comprende una vasta
fascia di Comuni localizzati ad est del capoluogo di provincia, estesi lungo una direttrice nordsud che parte dalle zone montane di Selva di Progno e si snoda fino alla bassa pianura
veronese di Roveredo di Guà.
18
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Infatti i ventisei Comuni di medie e piccole dimensioni (Albaredo d’Adige, Arcole, Badia
Calavena, Belfiore, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Cologna Veneta, Colognola ai Colli, Illasi,
Lavagno, Mezzane di Sotto, Montecchia di Crosara, Monteforte d’Alpone, Pressana, Roncà,
Roveredo di Guà, San Bonifacio, San Giovanni Ilarione, San Mauro di Saline, Soave, Selva di
Progno, Tregnago, Velo Veronese, Veronella, Vestenanova e Zimella) che compongono il
Distretto sono dislocati su un’area morfologicamente molto diversificata che presenta come
caratteristica una zona montana che si apre, attraverso tre vallate, verso una zona ampia e
pianeggiante che si connota per un intenso sviluppo industriale, in particolare delle piccole
imprese.
Pertanto la trasformazione economica del territorio ha generato un certo abbandono
dell’attività agricola ed un fenomeno migratorio dalla campagna verso la città, aumentando la
densità abitativa dei centri urbani.
L’intensa urbanizzazione e il proliferare delle attività industriali e commerciali hanno quindi
modificato profondamente la realtà del territorio negli ultimi decenni.
Le principali caratteristiche e peculiarità del Distretto n. 4 sono:
• il rilevantissimo incremento della popolazione, confermato dall’aumento costante del tasso
di popolazione residente, che è passata da 116.983 abitanti calcolati alla data del
31.12.2002 agli "attuali" 122.484 al 31.12.2005 con uno scostamento pari a + 5.501
nell’arco di un triennio. Se il trend di crescita della popolazione dovesse mantenere questa
linea di tendenza, appaiono evidenti le ripercussioni sull’ulteriore prossima espansione dei
centri abitati;
• la minor densità abitativa pari a 191 abitanti per km;
• la seguente incidenza delle grandi fasce di età sul totale della popolazione:
- 18,64% per i minori (complessivamente 20.735)
- 64,24% per gli adulti (complessivamente 71.479)
- 17,12% per gli anziani (complessivamente 19.054). 1
Alla luce di tali considerazioni appaiono evidenti le notevoli differenze tra la situazione
demografica del Distretto n. 4, maggiormente dinamico ed in crescita, ed il quadro emerso
negli altri territori.
Territorio e popolazione: analisi demografica
SUPERFICIE - POPOLAZIONE – DENSITÀ ABITATIVA
minori
0/17
adulti
18/64
anziani
65 e oltre
superficie
pop.ne
densità
km2
tot.
ab/km2
m
f
m
f
m
f
ALBAREDO D’ADIGE
28,22
5.202
184
529
476
1.678
1.516
391
612
ARCOLE
18,81
5.837
310
533
528
1.940
1.818
423
595
BADIA CALAVENA
23,69
2.555
107
258
243
880
788
180
206
BELFIORE
26,5
2.816
106
249
236
954
862
211
304
CALDIERO
10,47
6.241
596
554
544
2.147
1.977
434
585
CAZZANO DI
TRAMIGNA
12,25
1.421
116
127
129
449
395
137
184
COLOGNA VENETA
42,99
8.297
193
745
705
2.638
2.474
686
1.049
COLOGNOLA AI COLLI
20,85
7.686
368
745
700
2.547
2.539
580
575
25,4
5.177
204
535
477
1.698
1.599
381
487
67
6.430
96
614
602
2.211
2.085
427
491
comuni
distretto
ILLASI
LAVAGNO
1
L’incidenza delle grandi fasce di popolazione presentata rappresenta un’indicazione generale in quanto è stata
calcolata sulla base dei dati disponibili ovvero non considerando i tre Comuni per i quali non sono specificati i
relativi dati.
19
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MEZZANE DI SOTTO
19,59
1.846
94
170
130
640
420
174
312
MONTECCHIA DI
CROSARA
21,1
4.444
211
451
409
1.589
1.298
295
402
MONTEFORTE
D’ALPONE
20,4
7.856
385
784
718
2.634
2.425
502
793
19
2.461
129
218
194
840
753
185
271
18,22
3.498
192
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
PRESSANA
RONCÀ
ROVEREDO DI GUÀ
10,6
1.481
139
151
163
468
438
103
158
S. BONIFACIO
33,89
18.776
554
1.732
1.720
6.402
5.813
1.312
1.797
S. GIOVANNI ILARIONE
25,82
5.075
197
499
490
1.796
1.573
306
411
11
568
52
61
45
184
158
57
63
SOAVE
22,67
6.739
297
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
SELVA DI PROGNO
41,19
979
24
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
TREGNAGO
37,41
4.863
130
469
442
1.536
1.428
397
591
VELO VERONESE
19,09
796
41
80
62
269
223
70
92
VERONELLA
20,82
4.025
193
379
363
1.391
1.293
249
350
VESTENANOVA
23,94
2.686
112
266
283
927
739
216
255
469
458
1.580
1.467
310
445
S. MAURO DI SALINE
ZIMELLA
DISTRETTO 4
20,21
4.729
234
641,13
122.484
191
10.618 10.117 37.398 34.081 8.026 11.028
(N.D.: dato non disponibile)
Il dato maggiormente significativo è il numero di donne anziane al di sopra dei 65 anni che, in
alcuni Comuni, arriva addirittura ad essere il doppio rispetto a quello dei maschi.
Esso è ancora più significativo se confrontato con la fascia di età 0/17, dove c’è una tendenza
numerica di maschi maggiore delle femmine.
Il numero di persone comprese nella fascia di età 0/17 è complessivamente inferiore della
fascia di età ultrasessantaciquenne.
FAMIGLIE RESIDENTI PER NUMERO COMPONENTI
n. componenti nucleo familiare
totale
dimens.
media
189
1.891
2,7
180
2.118
2,7
N.D.
N.D.
940
2,7
223
216
102
1.062
2,6
540
496
174
2.401
2,6
163
119
94
39
569
2,5
669
833
668
609
197
2.976
2,8
677
765
721
571
192
2.926
2,6
ILLASI
404
414
426
448
143
1.835
2,8
LAVAGNO
478
646
626
508
140
2.398
2,7
MEZZANE DI SOTTO
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
718
2,5
MONTECCHIA DI
CROSARA
334
376
372
332
158
1.572
2,8
MONTEFORTE
D'ALPONE
669
754
643
672
189
2.927
2,7
comuni
1
2
3
4
5 o più
ALBAREDO D’ADIGE
416
481
442
363
ARCOLE
394
594
509
441
BADIA CALAVENA
213
N.D.
N.D.
BELFIORE
259
262
CALDIERO
553
638
CAZZANO DI
TRAMIGNA
154
COLOGNA VENETA
COLOGNOLA AI
COLLI
PRESSANA
173
209
208
184
91
865
2,8
RONCÀ
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
1.159
3,0
92
101
129
102
73
497
3,0
ROVEREDO DI GUÀ
20
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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S. BONIFACIO
S. GIOVANNI
ILARIONE
2.182
1.937
1.650
1.315
464
7.548
2,5
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
1.641
3,0
88
50
37
44
13
232
2,4
S. MAURO DI SALINE
SOAVE
723
684
551
523
171
2.652
2,5
SELVA DI PROGNO
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
N.D.
413
2,3
TREGNAGO
440
413
358
382
174
1.767
2,7
89
65
48
53
35
290
2,7
VERONELLA
270
386
335
298
143
1.432
2,8
VESTENANOVA
279
214
182
222
109
1.006
2,6
ZIMELLA
358
423
375
369
171
1.696
2,8
9.914
10.408
9.162
8.242
3.147
45.531
2,7
VELO VERONESE
DISTRETTO 4
(N.D.: dato non disponibile)
Presidi territoriali
Di seguito si sintetizzano i principali presidi sociali, socio-sanitari e sanitari attivi nel territorio
distrettuale.
PRESIDI TERRITORIALI
servizio
località
indirizzo
Servizi sociali del Comune di Albaredo d’Adige
Albaredo d’Adige
piazza Vittorio Emanuele n. 1
Servizi sociali del Comune di Arcole
Arcole
via Marconi n. 1
Servizi sociali del Comune di Badia Calavena
Badia Calavena
piazza Mercato n. 1
Servizi sociali del Comune di Belfiore
Belfiore
piazza della Repubblica n. 10
Servizi sociali del Comune di Caldiero
Caldiero
piazza Marcolungo n. 19
Servizi sociali del Comune di Cazzano di Tramigna
Cazzano di Tramigna
piazza Matteotti n. 17
Servizi sociali del Comune di Cologna Veneta
Cologna Veneta
piazza Corte Palazzo n. 1
Servizi sociali del Comune di Colognola ai Colli
Colognola ai Colli
piazzale Trento n. 2
Servizi sociali del Comune di Illasi
Illasi
piazza Libertà n. 1
Servizi sociali del Comune di Lavagno
Lavagno
via Piazza n. 4
Servizi sociali del Comune di Mezzane di Sotto
Mezzane di Sotto
via IV Novembre n. 6
Servizi sociali del Comune di Montecchia di Crosara
Montecchia di Crosara
piazza Umberto I n. 1
Servizi sociali del Comune di Monteforte d’Alpone
Monteforte d’Alpone
piazza Venturi n. 1
Servizi sociali del Comune di Pressana
Pressana
piazza Garibaldi n. 1
Servizi sociali del Comune di Roncà
Roncà
piazza dal Cerro
Servizi sociali del Comune di Roveredo di Guà
Roveredo di Guà
via Alighieri n. 4
Servizi sociali del Comune di San Bonifacio
San Bonifacio
via Ospedale
Servizi sociali del Comune di San Giovanni Ilarione
San Giovanni Ilarione
via Gambaretto
Servizi sociali del Comune di San Mauro di Saline
San Mauro di Saline
piazza Marconi n. 11
Servizi sociali del Comune di Soave
Soave
via Camuzzoni n. 8
Servizi sociali del Comune di Selva di Progno
Selva di Progno
via Trento
Servizi sociali del Comune di Tregnago
Tregnago
piazza Massalongo
Servizi sociali del Comune di Velo Veronese
Velo Veronese
piazza della Vittoria n. 1
Servizi sociali del Comune di Veronella
Veronella
via Lavagnoli
Servizi sociali del Comune di Vestenanova
Vestenanova
piazza Roma n. 1
Servizi sociali del Comune di Zimella
Zimella
piazza Marconi
Servizi sociali dell’Unione Comuni Verona Est
Colognola ai Colli
piazzale Trento n. 2
Servizi sociali dell’Unione Comuni Adige Guà
Cologna Veneta
piazza Mazzini n. 48
21
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Distretto socio-sanitario n. 4
Cologna Veneta
via Papesso n. 4
Distretto socio-sanitario n. 4
Colognola ai Colli
via Montanara n. 2
Distretto socio-sanitario n. 4
Montecchia di Crosara
piazza Umberto I
Distretto socio-sanitario n. 4
San Bonifacio
via Circonvallazione
Distretto socio-sanitario n. 4
Tregnago
via Massalongo n. 7
Ospedale di San Bonifacio
San Bonifacio
via Circonvallazione
(L’Unione
di Comuni di Verona Est comprende i Comuni di Caldiero, Colognola ai Colli, Illasi e Mezzane di Sotto
mentre l’Unione Comuni Adige Guà comprende i Comuni di Cologna Veneta, Pressana, Roveredo di Guà,
Veronella e Zimella)
La dinamica demografica e sociale del territorio dell’Azienda ULSS n. 20
L’ambito dei trentasei Comuni che costituiscono il territorio dell’Azienda ULSS n. 20 è il più
vasto esistente nella Regione Veneto coprendo una superficie di 1.110,665 km.
All’interno di questo contesto, il presente paragrafo intende delineare il profilo della
popolazione residente riassumendo la situazione attuale in modo da fornire un adeguato
supporto alle decisioni da adottarsi nell’immediato.
La fisionomia del territorio e della popolazione appare caratterizzata da diversi fenomeni:
• da una profonda diversità geografica del territorio complessivamente inteso che si snoda
dalla pianura fino alle zone montane e che incide significativamente in particolare nei
Distretti socio-sanitari n. 3 e n. 4;
• da un’intensa urbanizzazione che caratterizza i Distretti n. 1 e n. 2 dovuta principalmente
alla presenza di un Comune capoluogo di provincia e a Comuni limitrofi in forte espansione
socio-economica;
• da una sostanziale crescita demografica della popolazione residente particolarmente
accentuata nel Distretto n. 4 e con la sola eccezione del Distretto n. 1 che è in
controtendenza;
• da una accentuata diversità nella densità abitativa che va da un minimo di 191 ad un
valore massimo di 1.953 abitanti per km.
Di seguito sono proposte alcune tabelle di sintesi che consentono di avere un quadro di
raffronto immediato relativo ai singoli Distretti e all’intero territorio dell’Azienda ULSS n. 20.
ANDAMENTO DEMOGRAFICO DELLA POPOLAZIONE
distretti
Azienda ULSS
popolazione totale al
31.12.2002
popolazione totale al
31.12.2005
variazione
Distretto 1
127.528
126.342
- 1.186
Distretto 2
99.723
102.671
+ 2.948
Distretto 3
101.216
102.841
+ 1.625
Distretto 4
116.983
122.484
+ 5.501
Azienda ULSS
445.450
454.338
+ 8.888
L’andamento demografico della popolazione residente nel triennio 2002-2005 ha registrato un
incremento pari a + 1,995%.
22
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DENSITÀ DI POPOLAZIONE
distretti
Azienda ULSS
superficie
(in km2)
popolazione totale al 31.12.2005
densità
(ab/km2)
Distretto 1
64,678
126.342
1.953
Distretto 2
94,197
102.671
1.090
Distretto 3
310,66
102.841
331
Distretto 4
641,13
122.484
191
Azienda ULSS
1.110,665
454.338
409
Appare evidente come la grande variabilità nella distribuzione della popolazione sul territorio
influisca significativamente sulla localizzazione e sull’accesso ai servizi sociali e socio-sanitari.
COMPOSIZIONE PER SESSO DELLA POPOLAZIONE
(al 31.12.2005)
% sul totale della
popolazione
distretti
Azienda ULSS
maschi
femmine
totale
m
f
Distretto 1
58.966
67.376
126.342
46,67
53,33
Distretto 2
50.309
52.362
102.671
49,00
51,00
Distretto 3
50.178
52.663
102.841
48,79
51,21
Distretto 4
56.042
55.226
111.268
50,37
49,63
443.122
48,63
51,37
Azienda ULSS
215.495
227.627
(Con riferimento al Distretto n. 4 e di conseguenza influente sul totale di Azienda ULSS vale quanto riportato
nella nota 1)
La composizione della popolazione registra una prevalenza femminile che risulta
particolarmente evidente nella fascia anziana come conseguenza della maggior aspettativa di
vita delle donne.
COMPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE PER GRANDI FASCE DI ETÀ
(in percentuale sul totale della popolazione al 31.12.2005)
distretto
fasce di età
Azienda ULSS
1
2
3
4
minori 0/17
15,03
16,38
16,41
18,64
16,57
adulti 18/64
61,40
64,67
63,02
64,24
63,25
23,57
18,95
20,57
17,12
anziani 65 e oltre
20,18
(Con riferimento al Distretto n. 4 e di conseguenza influente sul totale di Azienda ULSS vale quanto riportato
nella nota 1)
Il generale invecchiamento della popolazione, testimoniato dall’incidenza della fascia di
anziani sul totale dei residenti e rapportato alla presenza dei minori, incide pesantemente
sugli equilibri intergenerazionali e conseguentemente sul mantenimento di soddisfacenti livelli
di sicurezza e assistenza sociale.
23
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CAPITOLO 2 – IL QUADRO NORMATIVO E LA PIANIFICAZIONE LOCALE
I.2.1 Il quadro normativo nazionale e regionale di riferimento
L’introduzione del Piano di Zona nell’ordinamento giuridico nazionale, come primario
strumento di realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali e di governo
delle politiche di welfare, ha trovato esplicita previsione nella legge 8 novembre 2000 n. 328
che costituisce oggi un punto di riferimento essenziale per la complessa materia dei servizi
sociali e per il Piano di Zona in particolare.
In dettaglio, le finalità principali della legge n. 328/2000 si possono riassumere in alcuni punti
fondamentali:
• costruire, per l’appunto, un sistema di welfare nel quale le politiche sociali latamente
intese assumano uno spazio ed un ruolo analogo a quello ricoperto dalle politiche sanitarie
e previdenziali;
• rendere le stesse politiche sociali stabili, costanti e certe nel tempo ancorandole, da un
lato, all’esistenza di un sistema integrato di interventi e servizi basato su diversi livelli di
pianificazione e, dall’altro, alla determinazione di prestazioni universalistiche ed esigibili
esplicitate nei livelli essenziali di assistenza che devono essere garantiti a tutti i cittadini;
• costituire diritti di cittadinanza universalistici, riconoscibili ed esigibili;
• costruire un sistema di protezione e di promozione sociale che sia in grado di
accompagnare la persona e la sua famiglia lungo tutto il ciclo di vita;
• valorizzare le risorse della persona, della famiglia e del contesto sociale promuovendo una
cultura della solidarietà e del volontariato;
• riconoscere e valorizzare il ruolo e la partecipazione delle organizzazioni non profit e di
tutte le realtà del territorio;
• prevedere l’estensione alle cosiddette politiche affini e complementari quali l’istruzione, la
formazione, il lavoro, il tempo libero, la sanità, la previdenza, secondo una visione
globale.
In particolare, con l’art. 19 la legge quadro definisce il Piano di Zona come lo strumento
mediante il quale i Comuni associati d’intesa con le Aziende ULSS provvedono a definire gli
obiettivi strategici e le priorità di intervento, gli strumenti e i mezzi per la relativa
realizzazione, le modalità di organizzazione dei servizi, le risorse finanziarie strutturali e
professionali, i requisiti di qualità, le modalità per garantire l’integrazione tra servizi e
prestazioni, le modalità di coordinamento, collaborazione e concertazione tra Amministrazioni
pubbliche e soggetti operanti nell’ambito della solidarietà sociale.
La legge quadro ha quindi dato avvio ad una fase di profondo rinnovamento delle politiche
sociali e dei servizi alla persona che hanno trovato, in questo importante testo normativo, un
fondamento e un giusto riconoscimento a livello nazionale anche sulla base delle significative
esperienze maturate in alcuni ambiti regionali.
Va infatti sottolineato il ruolo svolto dalle Regioni che, nella lunga attesa che ha caratterizzato
la riforma generale sull’assistenza (la legge n. 328/2000 ha sostituito la cosiddetta legge
Crispi del 1890), hanno supplito alla carenza di una normativa adeguata ai tempi attraverso la
propria attività legislativa emanando specifiche disposizioni di riordino dei servizi socioassistenziali del proprio territorio. Attualmente invece, a distanza di alcuni anni dalla sua
adozione, appare auspicabile che il legislatore regionale dia piena attuazione alla legge
n. 328/2000, soprattutto alla luce delle modifiche sopravvenute nell’assetto dell’ordinamento
italiano con l’approvazione della legge costituzionale n. 3/2001 che ha assegnato la materia
dei servizi sociali alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni.
In Veneto, storicamente e cronologicamente, la Regione già a partire dall’adozione della L.R.
15 dicembre 1982 n. 55 "Norme per l’esercizio delle funzioni in materia di assistenza sociale"
ha delineato le competenze e i reciproci rapporti tra i Comuni e le Aziende ULSS.
In particolare, in ambito regionale, i Piani di Zona dei Servizi Sociali sono stati previsti per la
prima volta con la L.R. 14 settembre 1994 n. 56 "Norme e principi per il riordino del servizio
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sanitario regionale in attuazione del decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 502", che li ha
concepiti quale indispensabile strumento di programmazione territoriale, finalizzato a
conseguire l’integrazione istituzionale, operativa e gestionale tra i servizi sociali e sociosanitari e ne ha assegnato la competenza al singolo Comune o ai Comuni associati nella
Conferenza dei Sindaci. La felice previsione regionale è stata successivamente rafforzata dalla
L.R. 3 febbraio 1996 n. 5 di approvazione del Piano socio-sanitario regionale per il triennio
1996-1998 e, dopo l’entrata in vigore della legge n. 328/2000, confermata dalla L.R. 13 aprile
2001 n. 11.
Come diretta conseguenza delle scelte legislative compiute, la pianificazione di zona nella
Regione Veneto si è concretizzata attraverso una serie di provvedimenti deliberativi della
Giunta regionale e attualmente può definirsi consolidata, essendo ormai pervenuta
generalmente alla terza e in qualche caso anche alla quarta "edizione".
Alcuni di questi atti amministrativi vanno menzionati per la loro incidenza sul concetto e
sull’evoluzione del Piano di Zona. Se ne riprenderanno quindi solamente gli aspetti di
maggiore interesse rinviando ad una lettura integrale degli stessi per gli approfondimenti del
caso e per una visione di insieme.
Con la DGR 5 agosto 1997 n. 2865 la Regione ha formalmente approvato lo schema tipo di
Piano di Zona, ma contenutisticamente ha dettato le linee guida da seguirsi nell’attività di
pianificazione. Anche a distanza di un decennio la DGR, pur nella sua sinteticità, presenta
degli aspetti di interesse: da un lato, ha ampliato e dettagliato le disposizioni normative delle
L.R. n. 56/1994 e n. 5/1996; dall’altro ha collegato il momento della programmazione ai
principi fondamentali di correttezza, trasparenza, imparzialità e buon andamento dell’azione
amministrativa e, infine, ha qualificato il Piano di Zona come "piano regolatore dei servizi alla
persona" con un’area di competenza che si estende dai servizi di assistenza sociale a quelli ad
elevata integrazione socio-sanitaria nell’ambito di un più generale quadro di politiche sociali.
La successiva DGR 18 giugno 2004 n. 1764 denota il tentativo di allineare la normativa
regionale con la recente legislazione nazionale (in particolare il D.Lgs. n. 229/1999, la legge
n. 328/2000, il D.P.C.M. 11 febbraio 2001 sull’integrazione socio-sanitaria e il D.P.C.M. 29
novembre 2001 relativo alla definizione dei livelli essenziali di assistenza).
Oltre a definire le linee guida per la predisposizione dei Piani di Zona secondo un determinato
iter procedurale ed un contenuto strutturale schematizzato, la DGR presenta alcuni profili
significativi:
• il Piano di Zona assume la denominazione di "Piano dei servizi alle persona", visto e
realizzato come strumento dinamico e condiviso da gestire sulla base delle effettive
capacità del territorio di interpretare e governare il proprio sviluppo;
• l’identificazione di due soggetti istituzionali responsabili: i Comuni, titolari del Piano in
quanto Enti rappresentativi della comunità locale, e la Regione che, a questo fine, si
avvale delle Aziende ULSS;
• la qualificazione del processo programmatorio, distribuito e governato su tre livelli:
politico, cioè in termini di concertazione e di collaborazione istituzionale; tecnico come
percorso di definizione delle scelte, di valutazione di fattibilità, di identificazione di
condizioni organizzative facilitanti; sociale ovvero come percorso di programmazione
partecipata che valorizza la specificità dei diversi attori e l’apporto che essi possono dare
al raggiungimento di risultati di rilevante interesse sociale;
• l’attenzione posta sulle linee di azione basate sui principi di collaborazione e concertazione
e sulla realizzazione di percorsi di programmazione partecipata e di valutazione sociale dei
risultati della precedente programmazione nonché di condivisione delle nuove scelte;
• i contenuti del Piano che vanno affrontati con riferimento ai bisogni indicati dalla legge
n. 328/2000 (art. 22) e dal D.Lgs. n. 502/1992 (art. 3 septies) e ai livelli essenziali di
assistenza;
• l’indicazione di alcune priorità regionali quali le politiche per la famiglia, gli stessi livelli
essenziali di assistenza, l’accesso unitario ai servizi ed il pronto intervento sociale.
Con la DGR 23 maggio 2006 n. 1560, invece, la Regione ha anticipato, tratteggiandoli, alcuni
aspetti sostanziali che sono stati successivamente ripresi con la DGR n. 3702 del 28 novembre
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2006. Da un lato emerge l’opportunità di conseguire un’omogeneità temporale nell’intero
territorio regionale allineando i termini della programmazione zonale dall’altro affiora la
necessità di integrare le linee guida approvate con la precedente DGR n. 1764/2004 con delle
specifiche indicazioni sulla valutazione dei Piani quale metodo e strumento che accompagna il
processo pianificatorio nelle fasi di elaborazione, validazione ed attuazione.
La citata deliberazione introduce inoltre un nuovo ed importante concetto che ha un riflesso
diretto sull’impostazione e sul contenuto programmatico-dispositivo del Piano di Zona: il
rapporto sussistente tra i nuovi Piani di Zona ed i Piani Settoriali recentemente promossi dalla
Regione.
In dettaglio le pianificazioni settoriali considerate, così denominate poiché possiedono un
carattere specifico riguardando alcune aree o settori particolari, sono:
• il Piano territoriale per l’infanzia e l’adolescenza sviluppato a partire dalla legge 28 agosto
1997 n. 285;
• il Piano triennale di intervento per la lotta alla droga 2006-2008, strutturato su specifiche
progettualità, previsto dal DPR 9 ottobre 1990 n. 309 e dalla recente DGR 28 febbraio
2006 n. 456;
• il Piano locale per la Domiciliarità 2007-2009 di cui alla DGR 17 gennaio 2006 n. 39;
• il Piano locale della Disabilità 2007-2009 contemplato dalla DGR 13 giugno 2006 n. 1859;
• il Piano locale per la non Autosufficienza o Residenzialità 2007-2009 promosso dalle DGR
20 febbraio 2007 n. 394 e 27 febbraio 2007 n. 457.
Tutte queste pianificazioni sono espressamente definite sia dalla DGR n. 1560/2006 che dalla
successiva DGR 18 luglio 2006 n. 2254 quali parti integranti e sostanziali del Piano di Zona,
tanto da venire considerate come sue specifiche articolazioni e da disporne la progressiva
armonizzazione dei tempi previsti per la loro attuazione.
Ultimo provvedimento da considerare è la DGR 28 novembre 2006 n. 3702 "Approvazione
delle specifiche indicazioni per la valutazione dei Piani di Zona dei servizi alla persona e
proroga del termine di presentazione dei Piani di Zona 2007-2009 (L. n. 328/2000, LL.RR. n.
56/1994, n. 5/1996, n. 11/2001, DGR n. 1764/2004, DGR n. 1560/2006)".
La deliberazione, oltre a confermare integralmente le linee guida già formalmente adottate
con la DGR n. 1764/2004, ne integra il contenuto dettagliando quanto anticipato con la DGR
n. 1560/2006.
Appaiono particolarmente rilevanti:
• l’allineamento della pianificazione zonale in tutto il territorio regionale con l’evidente
finalità di fissare un’unitarietà temporale. Di conseguenza la DGR n. 3702/2006 individua
nella data del 30 aprile 2007 il termine per la presentazione, da parte delle Conferenze dei
Sindaci di concerto con le Aziende ULSS, dei nuovi Piani di Zona per il triennio 2007-2009
qualora i precedenti siano scaduti o dell’aggiornamento di quelli ancora in vigore;
• l’articolazione del Piano di Zona in singole annualità, coincidenti generalmente con l’anno
solare, con la prima annualità (2007) che si estende dal 1 maggio al 31 dicembre 2007
mentre la seconda (2008) e la terza annualità (2009) che hanno la tradizionale durata di
dodici mesi ossia dal 1 gennaio al 31 dicembre;
• l’introduzione della logica propria di un sistema di valutazione del documento-processo
Piano di Zona che si sostanzia, da un lato, nel tentativo di sostenere il processo di
pianificazione con una logica valutativa e nel fornire alcuni supporti operativi di rilevazione
(schede), dall’altro nella previsione, che costituisce un’assoluta novità, di una declinazione
dell’attività di valutazione in due livelli: uno locale e uno regionale basati entrambi sulla
redazione di una "relazione valutativo-previsionale". Questa relazione, intesa quale
documento di supporto decisionale che favorisce la riprogrammazione e che ogni ambito
territoriale deve produrre per ogni annualità entro il successivo mese di febbraio, deve
contenere la valutazione di ciò che è stato realizzato nell’anno considerato, le eventuali
azioni correttive degli obiettivi strategici ed il piano attuativo dell’anno successivo. La
valutazione regionale, invece, si articola in una valutazione annuale condotta sulla base
delle relazioni valutativo-previsionali prodotte e su una complessiva afferente a tutto il
triennio di validità del Piano.
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Va infine ribadito come il Piano di Zona e tutti gli altri Piani settoriali siano strettamente legati
al Piano Attuativo Locale (PAL) e ai singoli Programmi delle Attività Territoriali (PAT) propri
dell’Azienda ULSS la cui definizione è fondamentale per permettere al complesso
programmatorio di divenire realmente "sistema".
I.2.2 I percorsi della pianificazione locale
Conformemente alle previsioni legislative, alle modalità e alle scadenze fissate dalle
deliberazioni regionali, la Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS
n. 20, di concerto con la stessa, ha redatto due Piani di Zona: il primo nel 1999 ed il secondo
per il triennio 2003-2005.
Ciascuno dei due Piani approvati è il risultato di un percorso che ha visto il coinvolgimento, a
vario titolo, di diversi soggetti ed è il frutto di una evoluzione del precedente in una linea di
consolidamento, miglioramento e implementazione.
L’esperienza condotta in occasione della predisposizione del primo documento di Piano nel
1999 si è dimostrata sicuramente innovativa e vantaggiosa soprattutto per aver messo in
relazione e a confronto dei soggetti poco abituati a condividere le proprie competenze e le
rispettive sfere di autonomia. In particolare, alla luce della vastità e della complessità
oggettiva dell’ambito territoriale dell’Azienda ULSS n. 20, lo sforzo maggiore è stato quello di
sperimentare un nuovo e diverso strumento di definizione delle politiche sociali e sociosanitarie. Tale sforzo si è concretizzato secondo due direttrici fondamentali: da un lato è
consistito nell’individuazione di strumenti e canali di dialogo e di confronto tra le trentasei
Amministrazioni locali e la stessa Azienda ULSS, dall’altro nel complesso lavoro di indagine e
di raccolta dei dati effettuato per la prima volta in modo organico ed organizzato per singole
aree tematiche, che ha permesso una prima sistematizzazione degli interventi e dei servizi
erogati al cittadino anche in ottica di reciproca conoscenza ed informazione.
Il Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2003-2005, pur ponendosi in linea di continuità con la
precedente pianificazione, ne rappresenta lo sviluppo più maturo e consapevole.
L’associazione dei vari Comuni dell’ambito ha infatti trovato nella Conferenza dei Sindaci la
sua sede "naturale" di incontro e di decisione condivisa con una maggiore consapevolezza
circa le sue funzioni e il suo ruolo fondamentale nella determinazione delle politiche locali di
welfare. Parallelamente si è andato consolidando il rapporto tra la stessa Conferenza e
l’Azienda ULSS che hanno trovato spazi permanenti di confronto sia per la definizione degli
obiettivi prioritari di intervento sia per gli aspetti più concreti attinenti all’assetto e
all’organizzazione dei servizi.
Primario obiettivo del Piano di Zona 2003-2005 è stato infatti l’avvio di percorsi di promozione
dell’integrazione socio-sanitaria attuata su tre livelli: istituzionale, gestionale e professionale.
Obiettivo questo che ha implicato l’assunzione di precise scelte in ordine alla definizione degli
strumenti di programmazione, alla gestione dei servizi e all’individuazione di procedure
qualificate per l’accesso agli stessi. In sostanza, si è operato per garantire un sistema
articolato di servizi sociali integrati a più livelli e fondato sull’analisi dei bisogni,
sull’individuazione di obiettivi prioritari di carattere trasversale e specifico e sulla sinergia tra
pubblico e privato e tra sociale e sanitario.
Infine, rispetto al precedente Piano, maggiore attenzione è stata dedicata alla metodologia di
lavoro che si è andata concretizzando, da un lato, in appositi provvedimenti dell’Esecutivo
della Conferenza dei Sindaci che hanno dettato delle vere e proprie linee di indirizzo, dall’altro
in un assetto organizzativo che prevedeva la costituzione di appositi tavoli di lavoro sia
distrettuali che sovradistrettuali composti dai rappresentanti di tutti i principali attori delle
politiche sociali locali: Comuni, Azienda ULSS, Amministrazioni statali, Terzo Settore.
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CAPITOLO 3 – GLI ASPETTI METODOLOGICI E ORGANIZZATIVI
I.3.1 La metodologia e il sistema locale delle regole
La Conferenza dei Sindaci dei trentasei Comuni che costituiscono il territorio dell’Azienda
ULSS n. 20 ha avviato, a partire dal mese di novembre 2006, il processo di costruzione del
nuovo Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009, giunto alla sua terza "edizione" dopo
quelle realizzate nel 1999 e per il triennio 2003-2005.
Nell’intento di consolidare le positive esperienze del passato, ma soprattutto con la volontà di
dare un significato alla pianificazione zonale maggiormente rispondente ai contenuti della
legge n. 328/2000, la Conferenza dei Sindaci ha individuato, quale presupposto innovativo
dell’intero processo di costruzione del nuovo Piano di Zona, l’elaborazione di un sistema di
regole sia procedurali ed organizzative sia orientate a sostenere l’aspetto relazionale tra i
diversi soggetti chiamati a partecipare alla pianificazione zonale, che, all’interno della
normativa esistente, facesse emergere le specificità del territorio locale.
Per conseguire questo risultato sono stati avviati due percorsi paralleli sanciti dall’Esecutivo
della Conferenza con provvedimento n. 5 del 7 novembre 2006 "Approvazione del documento
Piano di Zona 2007-2009 – Aspetti metodologici e processuali".
Il primo, di carattere giuridico teso ad evidenziare l’intero quadro legislativo di riferimento, è
stato realizzato compiendo un’analisi delle numerose disposizioni normative sia nazionali
(leggi, decreti legislativi e altri provvedimenti) che regionali (leggi e deliberazioni) che si sono
avvicendate, sovrapposte o affiancate nel corso del tempo, nella consapevolezza che il
sistema delle regole locali trova qui il suo fondamento e la sua legittimazione.
Questa attività si è concretizzata nella redazione di due successivi documenti: uno di ampio
respiro contenente i principali riferimenti normativi connessi alla pianificazione zonale; l’altro
centrato in specifico sul concetto di "Piano di Zona" ed organizzato per schede tematiche. 2
Il percorso ha evidenziato in termini di risultato, oltre agli aspetti vincolanti, ampi spazi di
discrezionalità che sono diventati il punto di partenza per avviare la concretizzazione di alcuni
elementi fondamentali:
• l’affermazione dei diritti sociali quali diritti della persona universali, riconoscibili ed
esigibili;
• l’attuazione dei principi che caratterizzano l’azione della pubblica amministrazione
(sussidiarietà, partecipazione, concertazione, trasparenza, pubblicità, …) o che sono propri
di un sistema di welfare (solidarietà, equità, …);
• il riconoscimento e la valorizzazione del ruolo di tutte le formazioni sociali.
Il secondo percorso, invece, ha affrontato in modo innovativo anche dal punto di vista
metodologico gli aspetti relazionali ed organizzativi connessi alla pianificazione zonale,
nell’intento di affrontare alcuni temi specifici quali i ruoli e le relazioni tra i vari attori
istituzionali e sociali, la definizione delle modalità di partecipazione, la strutturazione di un
modello organizzativo efficiente e soprattutto non legato alla contingenza del momento (la
presentazione del Piano entro una certa data), ma durevole nel tempo (almeno per tutta la
sua vigenza).
Dopo l’analisi di alcune significative esperienze già attuate a livello locale è stato coinvolto un
consistente gruppo di testimoni privilegiati che operano con diversi ruoli e funzioni nel
territorio (amministratori e funzionari pubblici, responsabili di formazioni sociali, referenti di
organizzazioni del Terzo Settore, esponenti di fondazioni, delle associazioni di categoria,
sindacali, del mondo della ricerca scientifica e degli enti for profit) attraverso l’utilizzo di alcuni
strumenti classici della ricerca sociale quale l’intervista semi-strutturata ed il focus group.
2
Entrambi i documenti sono disponibili presso l’Ufficio di Piano.
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L’indagine si è conclusa con la stesura di un "rapporto di ricerca", formalmente approvato
dall’Esecutivo con provvedimento n. 2 del 1 febbraio 2007, contenente la definizione di un
"sistema delle regole" centrato su alcuni aspetti fondamentali per la costruzione del Piano di
Zona quali la partecipazione, le relazioni tra i soggetti, l’organizzazione dei tavoli. 3
L’intero processo ha trovato la sua naturale conclusione nell’elaborazione del "Manuale del
Piano di Zona dei Servizi alla Persona", documento approvato dalla Conferenza dei Sindaci con
deliberazione n. 2 del 15 febbraio 2007, che intende concretizzare a livello locale i principi di
sussidiarietà, partecipazione ed evidenza pubblica, indicando in particolare il passaggio da una
logica di government (funzione esclusiva di un soggetto pubblico) a quella di governance
(attività di governo svolta attraverso la mobilitazione di tutti i soggetti della comunità
territoriale).
Il Manuale contiene, pertanto, un insieme di regole ed indicazioni che disciplinano il processo
di costruzione e di realizzazione del Piano di Zona e definiscono, in concreto, un modello
specifico di pianificazione zonale partecipata e condivisa, supportato dall’individuazione di
compiti e responsabilità; un modello che, nel rispetto dei vincoli posti dal dettato normativo,
mira a rendere il Piano uno strumento vivo e dinamico e non un semplice documento
amministrativo.
Inoltre, il "Manuale" vuole essere un supporto chiaro e di facile lettura per gli operatori e per
tutti coloro, singoli cittadini, famiglie, associazioni, istituzioni, che desiderano approfondire i
temi connessi alla pianificazione di zona ponendosi, dunque, anche come stimolo alla
riflessione sulle politiche sociali e socio-sanitarie della comunità locale nell’intento di
diffondere una cultura sociale.
I.3.2 La programmazione partecipata
La legge n. 328/2000 prevede che, per la realizzazione del sistema integrato di interventi e di
servizi sociali, si adotti il metodo della pianificazione, dell’operatività per progetti, della
verifica dei risultati e della valutazione.
Si tratta di concetti distinti ma, nello stesso tempo, strettamente collegati perché facenti parte
di un unico processo, rispetto al quale appare necessario chiarire alcuni presupposti che ne
costituiscono la cornice di riferimento.
Il primo è dato dalla normativa vigente ovvero l’attribuzione agli Enti locali, singoli o associati
nella Conferenza dei Sindaci, della titolarità del Piano di Zona in tutte le sue fasi.
Il secondo presupposto è che il Piano di Zona non va concepito in termini riduttivi, come mero
adempimento amministrativo o documento-atto da prodursi entro una certa data, bensì come
processo che si sviluppa progressivamente nel tempo. A differenza di altre tipologie di
pianificazione, quella sociale non può essere concepita rigidamente, per la pluralità e la
diversità degli attori coinvolti, per le svariate interrelazioni che si instaurano, per l’attribuzione
di senso e di significato che viene data alla lettura dei bisogni della collettività, per le modalità
attraverso le quali si snoda l’attività decisionale.
Il Piano di Zona si fonda pertanto su una logica di tipo incrementale e si configura come un
processo continuo con lo scopo di migliorare la qualità della vita della persona rispetto
all’evoluzione della società, al governo del territorio e allo sviluppo locale.
3
Il "Rapporto di ricerca per la costruzione del sistema delle regole" è reperibile presso l’Ufficio del Piano di
Zona.
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In questo senso si parla di "ciclo di vita del Piano" che si compone di una serie di fasi tra loro
strettamente collegate tanto da formare un processo circolare e permanente:
• la programmazione, che riguarda tutta la costruzione del Piano fino alla sua approvazione
formale;
• la progettazione, che si traduce nella elaborazione dei progetti, dei servizi e degli
interventi per perseguire gli obiettivi del Piano;
• la realizzazione delle azioni previste con le forme di gestione e gli strumenti definiti nel
Piano;
• il monitoraggio e la verifica finalizzati a misurare l’efficacia della progettazione e per
rilevarne, nel corso della realizzazione ed al termine della stessa, gli eventuali scostamenti
dalle previsioni originarie;
• la valutazione, riferita all’intero processo programmatorio, con la finalità di migliorare le
politiche;
• la riprogrammazione, che nello stesso tempo chiude e riavvia il ciclo.
Il terzo elemento di riferimento, infine, è costituito dalla "partecipazione", intesa come
necessaria presenza di soggetti pubblici e di realtà private espressione della volontà e
capacità delle famiglie e della comunità di organizzarsi per affrontare e rispondere in prima
persona ai bisogni del territorio e, di conseguenza, di partecipare alle scelte di indirizzo e di
priorità delle politiche di welfare.
Il processo di partecipazione si consegue, dunque, attraverso il coordinamento, l’integrazione,
la cooperazione e l’assunzione di responsabilità tra tutti gli attori coinvolti e ha come
presupposto il rispetto dei principi di correttezza, trasparenza, imparzialità e il principio di
sussidiarietà riconosciuto dalla carta costituzionale.
In
•
•
•
•
•
•
quest’ottica, per «programmazione partecipata» si intende:
un processo complesso ed articolato
caratterizzato dalla partecipazione di una pluralità di attori
che mediante la definizione di ruoli, funzioni, competenze e responsabilità di ciascuno
e in base ad un determinato metodo di lavoro e assetto organizzativo
consente l’assunzione di decisioni comuni
e la realizzazione, anche attraverso strumenti innovativi, delle attività programmate.
E’ evidente pertanto che il processo programmatorio va distribuito e governato su almeno tre
livelli:
• un livello politico in termini di collaborazione e concertazione istituzionale;
• un livello tecnico concernente la valutazione di fattibilità e la definizione di scelte
concretamente ed organizzativamente realizzabili e sostenibili;
• un livello sociale inteso proprio come percorso di programmazione partecipata.
Il sistema delle regole locali esplicitato nel "Manuale del Piano di Zona" ha come fondamento
la definizione di uno specifico modello locale di programmazione partecipata che si esplica
nella concreta realizzazione di forme di integrazione tra tutti i soggetti chiamati a divenire
attori della pianificazione locale, così come previsto dalla legge n. 328/2000.
Un modello che si basa su due considerazioni di fondo:
• la partecipazione si sostanzia nella volontà di condivisione di responsabilità pubbliche e
costituisce espressione dell’esercizio da parte di soggetti privati di una funzione qualificata
dal legislatore come pubblica;
• la partecipazione deve essere permanente e stabile e si concretizza in ciascuna delle
diverse macro-fasi che concorrono a formare il processo di pianificazione: coinvolgimento
e consultazione, programmazione e progettazione, realizzazione, monitoraggio e
valutazione.
Alla luce della pluralità e della diversità degli attori coinvolti, è stato possibile, quindi,
costruire una partecipazione effettiva al Piano di Zona secondo due direttrici:
• facendo chiarezza tra le diversità di ciascun attore rispetto a funzioni, compiti e ruoli che
può e intende assumersi;
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•
definendo un processo-procedimento di natura amministrativa basato sui principi
fondamentali di pubblicità, trasparenza, accesso ed imparzialità.
I.3.3 Gli attori della pianificazione locale
La legge quadro sui servizi sociali (legge n. 328/2000) indica con chiarezza i soggetti che con
ruoli, competenze e responsabilità diverse, sono chiamati a divenire attori della pianificazione
locale.
Si tratta di: Comuni, Regioni e Aziende Unità Locali Socio Sanitarie, Province, Aziende
Ospedaliere, Amministrazioni pubbliche e periferiche dello Stato (in particolare del Ministero
dell’Istruzione, del Lavoro, della Giustizia), Istituzioni di Pubblica Assistenza e Beneficenza
(Ipab), Organismi non lucrativi di utilità sociale (Onlus), Organismi della cooperazione,
Associazioni ed Enti di promozione sociale, Fondazioni, Enti di patronato, Organizzazioni di
volontariato, Enti riconosciuti dalle Confessioni religiose, Organizzazioni sindacali, Soggetti
privati aventi finalità di lucro.
Per comprendere l’importante e complessa relazione che sussiste tra programmazione
partecipata e attori della pianificazione locale è opportuno metterne in luce gli aspetti più
significativi peraltro già evidenziati nel "Manuale".
Il primo è costituito dalla dimensione territoriale nella quale, tramite meccanismi trasparenti,
oltre a leggere in modo condiviso i bisogni, si superano gli interessi particolari a favore degli
interessi comuni. Rispetto al Piano di Zona, che nella Regione Veneto ha come dimensione di
riferimento il territorio dell’Azienda ULSS, l’ambito distrettuale risulta essere ancora quello più
significativo nel quale poter costruire i meccanismi di partecipazione e di relazione, anche se è
parimenti indispensabile garantire l’uniformità sull’intero territorio, in un’ottica di continuità e
stabilità nel tempo. Pertanto nell’elaborazione e realizzazione del Piano di Zona devono essere
contestualmente tenute presenti sia la dimensione distrettuale che quella sovradistrettuale.
Il secondo aspetto è costituito dalla diversità degli attori protagonisti della pianificazione
zonale, riconducibili in modo sommario alle due grandi "categorie" del pubblico e del privato.
Nella prima si collocano anzitutto i Comuni, soggetti titolari del Piano di Zona, che possono
renderlo effettivo strumento della regolazione delle politiche e dei servizi alla persona quanto
più sono in grado di abbandonare il particolarismo e la frammentarietà, superando anche le
rilevanti diversità che caratterizzano il territorio. Il valore della dimensione comunale, più
vicina ai bisogni della comunità, assume un significato maggiore tramite l’integrazione che si
attua nella realizzazione di pianificazioni e progettazioni sovracomunali, perché garantisce una
migliore organizzazione dei servizi ed una conseguente semplificazione nell’accesso, una
maggior equità di erogazione, l’utilizzo di professionalità plurime.
Questo risulta essere un passaggio essenziale perché all’aumento della capacità di fornire
risposte dell’ente pubblico, corrisponde una esponenziale crescita nell’attesa di risposta da
parte della popolazione, che esprime su tutte le aree del sociale bisogni crescenti ai quali il
singolo Comune non è in grado di fare fronte da solo.
Decisivo è il ruolo del Comune capofila, il quale è opportuno che assuma la responsabilità di
guidare il processo pianificatorio con equilibrio, ovvero favorendo lo sviluppo delle realtà di
dimensioni minori e, data la particolare strutturazione dei Distretti, investendo risorse ed
energie rivolte all’intero ambito senza determinare politiche, servizi ed interventi con modalità
autoreferenziali.
Il processo orientato all’integrazione tra sociale e sanitario, che rappresenta uno dei pilastri
della pianificazione zonale 2003-2005, va ulteriormente implementato, da un lato, operando
per il raggiungimento di un maggiore equilibrio in tutti i territori, dall’altro, approfondendo la
ridefinizione degli attuali ruoli svolti dai Comuni e dall’Azienda ULSS. Proprio l’Azienda ULSS,
peraltro, è impegnata nella condivisione con i Comuni della responsabilità complessiva del
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processo pianificatorio, svolgendo un’essenziale funzione nella definizione delle finalità,
nell’individuazione delle strategie, nella realizzazione delle attività, nella valutazione dei
risultati.
L’obiettivo di fondo è superare quella tendenza alla frammentazione delle responsabilità ed
alla polverizzazione degli interventi che si traduce nella mancanza di una visione strategica
condivisa e nel limitarsi a gestire il consolidato, anche se sempre meglio dal punto di vista
qualitativo e quantitativo. In questo senso è necessario proseguire l’approfondimento relativo
agli attuali livelli essenziali di prestazioni, con l’obiettivo di arrivare alla piena condivisione tra
le diverse Istituzioni interessate e la comunità locale.
Significativo appare anche il ruolo degli altri soggetti pubblici, che sono chiamati a fornire il
loro apporto qualificato in particolare nelle materie e negli ambiti di loro specifica competenza.
Nell’altra grande categoria dei "soggetti privati" si colloca, in primo luogo, il mondo del Terzo
Settore, sempre più protagonista autorevole ed indiscusso del welfare locale che, pur
presentandosi spesso in articolazioni difficilmente integrabili e che comportano il rischio di
frammentazione, sostanzialmente esprime in tutte le sue diverse forme, competenza, alcune
eccellenze e grande passione. Compito delle Istituzioni pubbliche è, nel rispetto dei ruoli, di
valorizzarne al massimo il contributo creando una cornice chiara di carattere normativo,
sviluppando rapporti improntati alla trasparenza, assumendosi la responsabilità di operare
scelte sull’efficienza e sull’efficacia e di valutare in base ad indicatori condivisi la qualità dei
servizi offerti.
Da parte sua il Terzo Settore, all’interno del quale occorre mettere in luce con chiarezza le
diversità esistenti, prima fra tutte quella tra volontariato e chi esercita anche un ruolo di
erogatore di servizi, ha il compito di essere sempre da stimolo rispetto allo sviluppo di
rapporti innovativi con il Comune, senza mai assumere acriticamente deleghe di carattere
sostitutivo.
In ogni caso, la funzione che complessivamente è attribuita al Terzo Settore nella
programmazione zonale non riguarda solamente le sue capacità gestionali ma soprattutto la
sua funzione di advocacy (attività di supporto all’esplicazione dei bisogni e di tutela dei diritti
in favore di gruppi sociali marginali e di utenti dei servizi sociali e sanitari).
Infine, sempre sul lato "privato", sono chiamati ad occupare uno spazio sempre più
significativo nelle politiche sociali territoriali e nella pianificazione zonale anche altri soggetti
della comunità locale, quali le organizzazioni sindacali, il mondo dell’impresa, le realtà
economico-finanziarie.
Anche in questo caso compito primario dei titolari del Piano di Zona è di promuovere e
sostenere l’apporto di ogni attore, allargando progressivamente il campo della partecipazione.
Non è inutile ribadire che la regia dei processi partecipativi e la responsabilità della scelta
delle linee politiche rimane competenza esclusiva dei soggetti titolari del Piano, ma poiché
l’esercizio della funzione pubblica attiene a tutti i componenti della comunità, la
partecipazione si concretizza nella possibilità da parte di qualsiasi soggetto della società locale
di intervenire nelle diverse fasi del percorso di pianificazione.
Il terzo aspetto riguarda i livelli della partecipazione, che in modo del tutto indicativo può
essere identificata come di carattere consultivo o di carattere decisionale.
La partecipazione del primo tipo è allargata e si fonda sul massimo coinvolgimento possibile
nelle fasi di consultazione e proposta mentre la partecipazione del secondo tipo prevede il
coinvolgimento di interlocutori limitati, secondo modalità di selezione trasparenti che fanno
riferimento alla competenza, alla capacità di leggere la complessità, al ruolo operativo
effettivamente svolto da ciascuno.
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I.3.4 Gli strumenti della pianificazione e l’assetto organizzativo
La costruzione di un effettivo processo di pianificazione, nel quale siano garantiti reali spazi
partecipativi, richiede l’utilizzo di alcuni strumenti che la Conferenza dei Sindaci ha
sostanzialmente identificato in due grandi categorie: gli strumenti della partecipazione che si
sostanziano nell’avviso pubblico, nella dichiarazione e nel patto di partecipazione e gli
strumenti attuativi maggiormente legati alla realizzazione concreta del Piano di Zona.
Un ruolo centrale è, inoltre, necessariamente affidato all’assetto organizzativo che, nel suo
insieme, costituisce la base del processo di pianificazione.
Gli strumenti della partecipazione
Elemento fondamentale per rendere noto l’avvio del processo di costruzione e di attuazione
del Piano di Zona è certamente l’avviso pubblico, ossia la pubblicizzazione con le formalità
proprie di una pubblica amministrazione (ovvero attraverso l’Albo Pretorio comunale) e la
divulgazione, mediante idonei mezzi di comunicazione (organi di stampa, comunicati e
conferenze stampa, incontri pubblici, manifesti, …), di un avviso nel quale si rende noto
all’intera collettività l’avvio del procedimento amministrativo relativo al Piano di Zona e
soprattutto si invitano tutti i soggetti interessati a parteciparvi nelle forme, nei tempi e con le
modalità in esso indicate.
In dettaglio, l’avviso, in attuazione della legge n. 241/1990 e delle svariate normative che
afferiscono al Piano di Zona prima tra tutte le legge n. 328/2000, permette ad ogni soggetto
della comunità locale interessato di partecipare ai lavori di pianificazione presentando
un’apposita dichiarazione di partecipazione da inoltrarsi al Presidente della Conferenza dei
Sindaci entro un termine stabilito e con le modalità indicate dall’avviso stesso.
Ferma restando la validità della dichiarazione resa per tutto l’arco temporale di validità del
Piano, alla luce della durata triennale del Piano di Zona e di quanto disposto dal "Manuale",
nell’intento di garantire la possibilità di partecipazione anche in un momento successivo
all’avvio del processo di costruzione e di attuazione del Piano di Zona, l’avviso pubblico verrà
adottato all’inizio di ogni successivo anno di pianificazione.
Nell’avviso vengono esplicitate alcune condizioni fondamentali: la partecipazione è disciplinata
dal sistema delle regole locali contenute nel "Manuale", avviene relativamente a ciascun
Distretto socio-sanitario in cui si articola il territorio dell’Azienda ULSS n. 20 ed in riferimento
agli appositi Tavoli di lavoro costituiti in relazione alle Aree tematiche di intervento. La
partecipazione ha come presupposti due elementi irrinunciabili: la realizzazione di idee e
contenuti per la programmazione specifica e l’orientamento rivolto ad una azione costante
sinergica e di rete.
La dichiarazione è, però, un atto preliminare di disponibilità da confermare e formalizzare
attraverso la sottoscrizione obbligatoria, nel momento di avvio dell’attività dei Tavoli tematici
prescelti, di un apposito "patto di partecipazione". Con la sottoscrizione del patto di
partecipazione, stipulato tra la singola Formazione sociale e il Presidente della Conferenza dei
Sindaci, si conviene di condividere il processo di costruzione e di attuazione del Piano di Zona
secondo il sistema di regole esplicitate nel relativo "Manuale" e si definisce l’assunzione
reciproca di specifiche responsabilità, quali la continuità e la professionalità nella
partecipazione, la disponibilità al confronto ed alla condivisione, l’impegno al recepimento
degli esiti prodotti dai tavoli tecnici, l’indicazione delle modalità organizzative e dei tempi di
attuazione.
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Gli strumenti di attuazione
Primo strumento di attuazione del Piano di Zona è l’Accordo di Programma, che è l’atto
mediante il quale più soggetti definiscono, in maniera integrata e coordinata tra loro, i ruoli, le
responsabilità, le azioni, i tempi, le modalità, i finanziamenti, gli strumenti di vigilanza e i
reciproci impegni legati all’attuazione di un determinato intervento o di un programma di
interventi.
L’Accordo, momento formale che precede, indirizzandola e definendola nei dettagli, la vera e
propria fase di realizzazione del Piano, consiste nel consenso unanime di tutti i Sindaci, in
rappresentanza delle rispettive Amministrazioni locali, espresso in sede di Conferenza ed è
sottoscritto anche dal Direttore Generale dell’Azienda ULSS. L’Accordo può avere tra i suoi
firmatari altri soggetti, pubblici e privati, i quali, avendo partecipato e condiviso il percorso di
costruzione del Piano, manifestino la volontà di concorrere alla sua attuazione, ma è possibile
stipulare anche altri tipi di atti quali contratti di programma, protocolli d’intesa, accordi di
collaborazione, convenzioni o altro.
Con riferimento all’applicazione del principio di sussidiarietà, il Piano di Zona prevede anche
altri strumenti di attuazione legati, in particolare, all’applicazione di nuovi principi e di criteri
di regolazione del rapporto tra Enti pubblici locali e le realtà del privato sociale del territorio.
Elemento centrale per raggiungere tale obiettivo è la costruzione di relazioni innovative,
disciplinate da un apposito sistema di regole, tra i soggetti interessati alla realizzazione delle
attività programmate, più che la identificazione in sé di modelli alternativi di gestione dei
servizi. In altri termini, si tratta di sviluppare accordi multilaterali derivanti da "azioni di
sistema" e non tanto dal rapporto unilaterale tra Ente pubblico e singolo soggetto del privato
sociale.
Pertanto, con i soggetti che hanno sottoscritto il patto di partecipazione e che ne daranno
disponibilità potranno essere sperimentate, nell’ambito delle singole Aree tematiche e
attraverso un adeguato percorso di co-progettazione, innovative strategie e strumenti giuridici
di tipo negoziale quali accordi di sostegno e di collaborazione, concessioni di pubblico servizio
sociale, convenzioni di inserimento lavorativo con Cooperative sociali di tipo B.
In particolare sono definiti strumenti innovativi di rapporto con i soggetti non profit gli accordi
di sostegno e di collaborazione.
Nello specifico, gli accordi di sostegno consistono in forme di compensazione pubblica degli
oneri relativi alla realizzazione di una missione di interesse generale che i soggetti non profit
assumono attraverso l’adesione, mediante appositi accordi procedimentali, alle responsabilità
istituzionali afferenti all’attuazione di progetti di intervento o di servizio sociale, con esclusione
di modalità riconducibili all’appalto di servizi. 4
Gli accordi di collaborazione, invece, consistono in patti collaborativi stipulati attraverso
appositi accordi procedimentali finalizzati alla realizzazione di progetti di intervento e/o
servizio sociale, attraverso i quali attuare l’integrazione organizzativa di risorse pubbliche e
del privato non profit, con esclusione di forme riconducibili all’appalto di servizi.
I suddetti strumenti innovativi di rapporto e i patti conseguenti saranno perseguiti, per quanto
possibile, attraverso modalità concertative e sinergiche riservando le forme competitive ai casi
nei quali non sia stato possibile raggiungere un accordo tra tutti i soggetti che abbiano
partecipato alla co-progettazione dei servizi e/o degli interventi.
4
Si veda la Comunicazione U.E. del 23 aprile 2006 relativa ai servizi sociali in ambito comunitario e la Decisione U.E. del 28
novembre 2005 relativa agli aiuti di stato finalizzati alla compensazione degli oneri derivanti dall’assunzione di responsabilità
concernenti la realizzazione di missioni di interesse generale.
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Il modello organizzativo di governance
Elemento centrale del processo di costruzione, realizzazione e valutazione del Piano di Zona è
l’attivazione dei Tavoli tecnici che la Conferenza dei Sindaci ha individuato recependo
l’indicazione delle Aree tematiche proposte dalla Regione Veneto.
La loro presenza, prevista sia nella fase elaborativa che in quella attuativa, da un lato, trova
fondamento nella logica di predisporre "laboratori di co-progettazione" tra soggetti pubblici e
privato sociale, dall’altro si esplica in un’articolazione che parte non più dai servizi bensì dalla
centralità della persona, portatrice di bisogni, ma anche in possesso di risorse, collocata
nell’ambito del suo contesto familiare, affettivo, relazionale e ambientale.
In quest’ottica e nella prospettiva di favorire la rappresentanza diretta delle varie componenti
della comunità locale, il punto di partenza e di riferimento basilare è stato individuato nella
costituzione di Tavoli a livello distrettuale e sovradistrettuale con forme di rappresentanza sia
diretta che indiretta, in un’ottica di partecipazione omogenea ed equilibrata che tiene conto
sia di possibili deleghe (purché sostanziali e non solo formali), sia della necessità di far
emergere interessi di dimensioni più ampie del Comune e del Distretto.
Ulteriore aspetto qualificante è che i Tavoli, oltre ad essere attori principali nel processo
elaborativo, manterranno un ruolo permanente di conduzione e monitoraggio nell’attuazione e
valutazione del Piano di Zona divenendo quindi stabili nel tempo e non occasionali, in
particolare valorizzando costantemente la dimensione territoriale.
La finalità complessiva di tale nuova organizzazione ed articolazione è, a partire dall’esistente,
da un lato di implementare ulteriormente l’efficace assetto già definito con il precedente Piano
di Zona, dall’altro di mettere a sistema ciò che di fatto è già attivo sia a livello
sovradistrettuale che nei diversi territori.
Dal punto di vista formale e procedurale, è ricondotta nell’ambito dei poteri discrezionali degli
Organi della Conferenza dei Sindaci e nell’articolazione territoriale dei quattro diversi Comitati
di Distretto la dinamica temporale dei diversi Tavoli.
Di seguito sono riportate, per ciascun Tavolo, i componenti, le funzioni e, nei diagrammi
allegati, il disegno organizzativo complessivo.
Tavolo Tecnico Distrettuale di Area
COMPONENTI:
-
FUNZIONI:
-
dirigenti e funzionari comunali dell’Area di competenza (per il Comune
di Verona: Coordinatori dei CST o assistenti sociali dagli stessi delegati
nell’ambito dei CST stessi);
dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS n. 20;
esponenti del Terzo Settore (cooperative, organizzazioni di volontariato,
associazioni di promozione sociale, fondazioni);
esponenti di enti religiosi e di altri soggetti solidaristici;
esponenti delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali,
della realtà imprenditoriale ed economico-finanziaria;
altri soggetti della comunità locale.
individuazione dei bisogni e delle risorse esistenti nel territorio rispetto
all’Area di competenza;
individuazione di finalità ed obiettivi territoriali rispetto all’Area di
competenza;
elaborazione di strategie e formulazione di proposte rispetto all’Area di
competenza;
predisposizione ed avvio di processi per il raggiungimento degli obiettivi
rispetto all’Area di competenza;
monitoraggio delle azioni e accompagnamento dell’implementazione;
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-
-
valutazione dei processi realizzati e degli obiettivi raggiunti,
identificazione
di
strategie
di
miglioramento,
riprogettazione
complessiva;
eventuale articolazione al suo interno in gruppi di lavoro inerenti singoli
progetti, su iniziativa dei componenti del Tavolo stesso, del
Coordinamento Tecnico di Distretto o del Comitato dei Sindaci di
Distretto.
Condizione essenziale per la partecipazione è la sottoscrizione del relativo patto di
partecipazione previsto nel sistema delle regole.
Il Coordinamento è affidato ad uno dei componenti del Tavolo mediante nomina interna
(rispetto al Distretto 1 qualora come coordinatore venisse nominato un rappresentante
dell’Ente Locale sarà individuato uno dei coordinatori dei CST del Comune di Verona).
L’attivazione del Tavolo può avvenire con le seguenti modalità:
in attuazione di apposita deliberazione degli organi della Conferenza dei Sindaci;
su autonoma iniziativa del Comitato dei Sindaci di Distretto e ratifica da parte degli organi
della Conferenza dei Sindaci;
su proposta da parte di soggetti della comunità locale che può essere discrezionalmente
recepita da parte del Comitato dei Sindaci di Distretto.
Coordinamento Tecnico di Distretto
COMPONENTI:
-
FUNZIONI:
-
direttore del Distretto Socio Sanitario;
rappresentanti dei Comuni (per il Comune di Verona: i coordinatori dei
CST afferenti);
rappresentanti dei Tavoli Tecnici attivati nel Distretto.
coordinamento e supporto di carattere organizzativo e metodologico ai
Tavoli Tecnici Distrettuali di Area;
individuazione delle strategie idonee al raggiungimento degli obiettivi
del Piano di Zona;
collegamento con il Coordinamento Tecnico Sovradistrettuale;
supporto tecnico al Comitato dei Sindaci di Distretto.
Il Coordinamento è affidato ad uno dei suoi componenti anche tenendo conto delle specificità
della composizione territoriale del singolo Distretto (rispetto al Distretto 1 il coordinamento è
affidato ad uno dei coordinatori dei CST del Comune di Verona).
Tavolo Tecnico Sovradistrettuale di Area
COMPONENTI:
-
FUNZIONI:
-
dirigenti e funzionari comunali dell’Area di competenza individuati in
rappresentanza di ciascun Distretto;
dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS n. 20;
dirigenti e funzionari di altre Istituzioni pubbliche;
rappresentanti del Terzo Settore nominati in rappresentanza dei
corrispondenti Tavoli Tecnici Distrettuali di Area.
coordinamento del processo di implementazione del Piano di Zona
rispetto alla specifica Area tematica;
integrazione e sintesi delle proposte dei Tavoli Tecnici distrettuali di
Area;
individuazione delle strategie idonee al raggiungimento degli obiettivi
previsti per l’Area tematica;
monitoraggio delle azioni e accompagnamento dell’implementazione;
valutazione dei processi realizzati e degli obiettivi raggiunti,
identificazione
di
strategie
di
miglioramento,
riprogettazione
complessiva;
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-
eventuale articolazione al suo interno in gruppi di lavoro inerenti
singole tematiche e/o progetti, su iniziativa dei componenti del Tavolo
stesso, del Coordinamento Tecnico Sovradistrettuale o della Conferenza
dei Sindaci.
Il Coordinamento è affidato ad uno dei componenti del Tavolo mediante nomina interna.
L’attivazione del Tavolo può avvenire con le seguenti modalità:
in attuazione di apposita deliberazione degli organi della Conferenza dei Sindaci;
su autonoma iniziativa di almeno due Comitati dei Sindaci di Distretto e ratifica da parte
degli organi della Conferenza dei Sindaci;
su proposta da parte di soggetti della comunità locale che può essere discrezionalmente
recepita da parte degli organi della Conferenza dei Sindaci.
Coordinamento Tecnico Sovradistrettuale
COMPONENTI:
-
direttori dei Distretti Socio Sanitari;
rappresentanti dei Tavoli Tecnici Sovradistrettuali di Area.
FUNZIONI:
-
coordinamento del processo di implementazione del Piano di Zona;
individuazione delle strategie idonee al raggiungimento degli obiettivi
del Piano di Zona;
coordinamento e supporto di carattere organizzativo e metodologico ai
Tavoli Tecnici Sovradistrettuali di Area;
collegamento con i Coordinamenti Tecnici Distrettuali e integrazione e
sintesi delle loro proposte;
supporto tecnico agli organi della Conferenza dei Sindaci.
-
Tavolo di Sistema
COMPONENTI:
-
FUNZIONI:
-
-
dirigenti e funzionari comunali;
dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS n. 20;
dirigenti e funzionari di altre Istituzioni pubbliche;
esponenti del Terzo Settore (cooperative, organizzazioni di volontariato,
associazioni di promozione sociale, fondazioni);
esponenti di enti religiosi e di altri soggetti solidaristici;
esponenti delle associazioni di categoria, delle organizzazioni sindacali,
della realtà imprenditoriale ed economico-finanziaria;
altri soggetti della comunità locale.
indirizzo tecnico sulle linee politiche e strategiche del Piano di Zona;
verifica generale del Piano di Zona;
implementazione, monitoraggio e verifica del Sistema delle Regole;
monitoraggio delle singole Aree tematiche nelle quali è articolato il
Piano di Zona, attraverso incontri con cadenza almeno annuale per
ciascuna Area;
eventuale articolazione al suo interno in gruppi di approfondimento
tematico.
La partecipazione al tavolo è aperta a tutti i soggetti della comunità locale.
Il Coordinamento è affidato all’Ufficio del Piano di Zona.
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TAVOLI POLITICI
CONFERENZA
DEI
SINDACI
ESECUTIVO
CONFERENZA
DEI SINDACI
UFFICIO
DEL PIANO
DI ZONA
COMITATO
DEI
PRESIDENTI
CIRCOSCR.
Distretto 1
COORD.
TECNICO
Distretto 1
COORD.
TECNICO
SOVRA
DISTRETT.LE
COMITATO
DEI SINDACI E
PRESIDENTI
CIRCOSCR.
Distretto 2
COMITATO
DEI SINDACI E
PRESIDENTI
CIRCOSCR.
Distretto 3
COORD.
TECNICO
Distretto 2
COMITATO
DEI SINDACI
Distretto 4
COORD.
TECNICO
Distretto 3
39
COORD.
TECNICO
Distretto 4
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TAVOLI TECNICI DISTRETTUALI
COORDINAMENTO
TECNICO
SOVRA
DISTRETTUALE
UFFICIO
DEL PIANO
DI ZONA
COORDINAMENTO
TECNICO
DISTRETTO
REFERENTI
TERRITORIALI
UFFICIO DI PIANO
Area 1
ANZIANI
Area 2
DISABILI
Area 3
INFANZIA
MINORI
FAMIGLIA
40
Area 4
GIOVANI
Area …
………
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TAVOLI TECNICI SOVRADISTRETTUALI
Area 1
ANZIANI
Area 11
AZIONI
DI SISTEMA
Area 2
DISABILI
Area 3
INFANZIA
MINORI
FAMIGLIA
Area 10
PROSTITUZIONE
COORD.
TECNICO
SOVRA
Area 9
NOMADISMO
DISTRETT.
Area 4
GIOVANI
Area 5
IMMIGRAZIONE
Area 8
SALUTE
MENTALE
Area 7
POVERTÀ
EMARGINAZIONE
Area 6
DIPENDENZE
41
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CAPITOLO 4 – IL SISTEMA DI VALUTAZIONE DEL PIANO DI ZONA
I.4.1 Il processo di valutazione partecipata
Il percorso di costruzione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009 si configura
come un processo di programmazione partecipata che vede il coinvolgimento diretto e
concreto di soggetti pubblici e del privato sociale in una prospettiva di reciprocità e di
miglioramento continuo.
Alla base è stata posta la condivisione e l’innegabile centralità di una cultura del Piano di Zona
che si sostanzia in una logica di governance orientata al riconoscimento reciproco, alla
flessibilità e al cambiamento nella consapevolezza che la pianificazione zonale va intesa non
come un processo chiuso e definito una volta per tutte con la sua approvazione formale da
parte della Conferenza dei Sindaci, ma come strumento di lavoro in continua evoluzione che
può pertanto essere assoggettato ad aggiornamenti, modifiche, integrazioni e specificazioni in
base a criteri di necessità o di opportunità.
Per queste argomentazioni ed in ossequio alla legge n. 328/2000 che prevede espressamente
che "per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali si adotti il metodo
della pianificazione, dell’operatività per progetti e soprattutto della verifica dei risultati e della
valutazione", diviene necessario che tutti gli enti e i soggetti che partecipano al Piano di Zona
pongano in essere un percorso altrettanto condiviso di monitoraggio e di valutazione in senso
stretto che accompagni tutto il ciclo di vita della pianificazione zonale coerentemente con il
carattere dinamico e continuo dell’azione sociale.
Un processo valutativo che deve divenire e rappresentare una prassi, una parte specifica ed
imprescindibile del processo di programmazione, progettazione e realizzazione delle politiche
e degli interventi sociali e che implica un’attenzione costante per i processi avviati, per le
azioni intraprese e per le relazioni instauratesi secondo una logica di riflessione, di
consapevolezza e di metodo.
Un sistema di valutazione che si deve poi configurare e qualificare non tanto come strumento
di controllo quanto piuttosto come strumento di accompagnamento progettuale rivolto a
promuovere, per tutta la durata del Piano di Zona, meccanismi di analisi, di correzione e di
apprendimento utili per la programmazione successiva o per la migliore calibratura dei
progetti e degli interventi avviati e, quindi, in definitiva, per garantire il governo del sistema di
welfare e la sua positiva evoluzione complessiva verso precisi obiettivi di benessere e di
sicurezza sociale.
I.4.2 Il monitoraggio, la verifica e la valutazione
In coerenza con tale impostazione, la fase valutativa genericamente intesa diventa essenziale
per rendere vivo e vitale il Piano di Zona e, non casualmente, essa è diventata di recente
oggetto di maggiore attenzione rispetto al passato sia da parte della Regione Veneto che della
dottrina più autorevole nel tentativo di declinare in concreto la disposizione normativa
strettamente intesa.
Nel dettaglio, il processo valutativo si compone di distinti momenti o fasi di indagine che sono
sovente considerati come sinonimi tra loro, ma assumono, al contrario, significati e
caratteristiche proprie: il monitoraggio, la verifica e la valutazione.
Il monitoraggio consiste nell’individuare il grado di definizione o di avanzamento di un piano,
di un processo, di un obiettivo o di un progetto nel corso della sua realizzazione con la finalità
43
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di evidenziare l’eventuale discrepanza tra quanto definito e quanto conseguito in un dato
momento storico. Il monitoraggio cioè segue parallelamente la realizzazione dell’oggetto
d’indagine.
La verifica si sostanzia in un mero accertamento trattandosi dell’azione mediante la quale si
controlla se un risultato atteso sia stato o meno raggiunto sulla base di una rilevazione di
carattere oggettivo e statico. Essa è caratteristica della fase finale di un’analisi che individua,
a consuntivo, il verificarsi o meno di un determinato fatto.
La valutazione implica invece il "dare valore": è cioè un’azione che porta alla costruzione di
significato e quindi alla formulazione di un giudizio di valore. La valutazione, pertanto, non si
limita a ratificare l’esistente, ad individuare gli errori, a comprendere in modo statico se esiste
una distanza tra quanto stabilito in partenza e quanto ottenuto al termine di un’attività;
elementi questi tutti propri della verifica. La valutazione è soprattutto un processo di ricerca
che si propone di individuare gli sviluppi futuri tenendo conto sia degli elementi emersi dalla
verifica sia, soprattutto, di tutti quegli aspetti che non erano prevedibili a priori e che, proprio
perché inattesi, costituiscono la vera novità a partire dalla quale sarà possibile avviare la
riprogrammazione e la riprogettazione.
In altre parole, verificare significa decidere se un’azione ha avuto successo o insuccesso
rispetto al modello che si doveva realizzare andando a ricercare i possibili errori; valutare si
traduce nel cogliere i processi che quella azione ha attivato, le relazioni tra gli attori che si
sono costituite, i fatti oggettivi che sono emersi.
L’intero processo di attuazione del Piano di Zona sarà pertanto accompagnato da una costante
attività di monitoraggio, verifica e valutazione: il monitoraggio rivolto a raccogliere
informazioni in merito allo stato di avanzamento del Piano sia con riferimento ai servizi
esistenti che alle progettualità di intervento; la verifica con riferimento ai risultati ottenuti; la
valutazione orientata all’emersione di giudizi di valore in particolare sul processo, sugli
elementi di criticità riscontrati, sulla reale efficacia delle politiche e delle azioni intraprese e sul
loro impatto nel soddisfacimento dei bisogni, sulle prospettive per il futuro.
I.4.3 Il sistema della valutazione: soggetti, unità di analisi e strumenti
Analogamente a quanto previsto per le fasi di costruzione e di attuazione del Piano, anche per
quella della sua analisi critica si deve necessariamente ricorrere ad una valutazione
partecipata coinvolgendo tutti i soggetti istituzionali e sociali del territorio, a partire dalla
preliminare condivisione del modello di valutazione da assumere, dall’impianto valutativo di
riferimento e dagli strumenti da utilizzarsi.
Di conseguenza, i soggetti della valutazione sono identificabili negli "attori" e cioè nei
medesimi organismi del livello tecnico-specialistico e politico-strategico individuati in sede di
definizione del "Manuale" e di approvazione del puntuale documento di indirizzo. Con la
finalità prima di concretizzare la continuità del processo che caratterizza il ciclo di vita del
Piano di Zona, infatti, l’assetto organizzativo delineato nel capitolo precedente prevede che i
Tavoli tematici distrettuali e sovradistrettuali non vengano sciolti dopo l’approvazione del
Piano di Zona, ma rimangano attivi per tutta la sua durata temporale, oltre che per
implementare il Piano stesso, anche per permettere l’analisi periodica su priorità ed obiettivi
strategici, bisogni essenziali e risorse, e per esprimere delle valutazioni che favoriscano la
taratura delle politiche e degli interventi.
L’Ufficio del Piano di Zona, in particolare, è deputato a gestire i processi tecnico-operativi,
metodologici e comunicativi coordinando le attività di rilevazione mediante la predisposizione
o l’utilizzo di appositi strumenti di indagine e l’aggiornamento sistematico dei dati relativi alle
risorse esistenti e ai progetti di intervento, oltre alla restituzione delle informazioni ai soggetti
attori del Piano di Zona cui spetta lo specifico compito della valutazione.
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Dal punto di vista del metodo, il sistema di valutazione dovrà essere collegato al processo,
agli obiettivi e alle azioni pianificate e supportato da una procedura rigorosa ed oggettiva.
Riguardo ai contenuti, gli oggetti concreti del monitoraggio, della verifica e della valutazione
(le cosiddette "unità di analisi"), individuati secondo criteri di priorità o di interesse
prevalente, sono essenzialmente:
• il Piano di Zona inteso come strumento di governance ovvero come processo di
programmazione partecipata permanente fondato sul sistema di regole locali contenute
nel "Manuale del Piano di Zona dei Servizi alla Persona" e concretizzato in un determinato
assetto organizzativo;
• il Piano di Zona come atto di programmazione sociale e socio-sanitaria complessiva
esplicitata in dettaglio negli obiettivi strategici;
• le singole aree di intervento con specifico riferimento al grado di soddisfazione della
domanda sociale e dell’utente, alle singole priorità di area, al miglioramento complessivo
del sistema dei servizi, all’integrazione socio sanitaria, alla sostenibilità degli interventi;
• le singole progettualità identificate in ciascuna area di intervento comprese le iniziative
sperimentali;
• i singoli servizi ed interventi con una particolare attenzione per quelli assoggettati ad una
revisione/riorganizzazione sulla base di sopravvenute disposizioni regionali (ad esempio,
gli assegni di cura).
Ferma restando l’esigenza di dotarsi di un metodo rigoroso, la presenza di più unità di analisi,
la diversità tra queste nonché le differenti modalità di indagine (monitoraggio, verifica e
valutazione) richiedono l’utilizzo di tecniche miste, basate sul ricorso a più strumenti e a
diversi canali informativi secondo la logica propria di una pianificazione flessibile. In linea
generale, si ipotizza di avvalersi di analisi di dati e di documentazione, questionari o sondaggi,
interviste a soggetti privilegiati, focus group con i destinatari e gli stakeholders (portatori di
interessi qualificati), "brain storming" e metodo "delphi" e altre modalità che saranno
puntualmente individuate per ogni distinta unità di analisi.
E’ altresì previsto l’utilizzo delle schede di rilevazione approntate recentemente dalla Regione
Veneto (DGR 28 novembre 2006 n. 3702) oltre all’annuale predisposizione della relazione
valutativo-previsionale.
45
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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PARTE SECONDA
CAPITOLO 1 – LE LINEE DI INDIRIZZO
Il presente capitolo costituisce un’introduzione di carattere generale alla Parte Seconda del
Piano di Zona, strutturata per singole aree di intervento, che si è ritenuto opportuno inserire
con lo scopo di mettere in luce, in continuità con i presupposti di fondo di tipo normativo e
metodologico indicati nella Parte prima, quegli elementi che se non evidenziati renderebbero
incomprensibili gli esiti fin qui raggiunti nel percorso di costruzione del nuovo strumento
pianificatorio della Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS n. 20.
II.1.1 Il documento di indirizzo
Tre sono gli adempimenti fondamentali previsti per la fase di avvio del processo di costruzione
del nuovo Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009 nel rispetto di quanto stabilito dal
relativo "Manuale":
• l’apertura ufficiale dei lavori mediante apposite sedute degli organi della Conferenza e la
successiva pubblicazione di un avviso ad hoc rivolto alla comunità locale per promuovere e
definire le modalità di partecipazione;
• l’individuazione e l’effettiva costituzione, conformemente a quanto indicato nella DGR 28
novembre 2006 n. 3702, del "gruppo guida";
• l’adozione di uno o più atti di indirizzo che definisce le principali linee di processo, le
attività, i tempi di realizzazione, le modalità organizzative e gli aspetti metodologici in
relazione ad una determinata e specifica pianificazione di zona.
La declinazione a livello locale delle concrete modalità temporali, organizzative ed operative
ha trovato una prima puntuale definizione nell’atto di indirizzo approvato dall’Esecutivo della
Conferenza dei Sindaci con provvedimento n. 3 del 1 febbraio 2007 e denominato
"Documento di indirizzo per la realizzazione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona 20072009".
Per poter comprendere il contenuto dispositivo di questo documento si accenna
sinteticamente ad alcuni elementi di contesto che permettono di apprezzarne gli aspetti sia di
continuità che di innovatività.
Tali presupposti si rinvengono:
• nei precedenti Piani di Zona adottati rispettivamente nel settembre 1999 e per il triennio
2003-2005 che costituiscono un patrimonio di informazioni e di politiche che deve essere
salvaguardato e tenuto presente in un’ottica di continuità tra le varie programmazioni;
• nei recenti Piani settoriali approvati dalla Conferenza dei Sindaci (il Piano triennale di
intervento per la lotta alla droga previsto dalla DGR n. 456/2006; il Piano locale per la
Domiciliarità di cui alla DGR n. 39/2006; il Piano locale della Disabilità contemplato dalla
DGR n. 1859/2006 e il Piano locale per la Non Autosufficienza promosso dalle DGR n.
394/2007 e n. 457/2007) che hanno preceduto la pianificazione di zona e per i quali è
necessaria un’attività di armonizzazione;
• nella deliberazione della Giunta regionale 28 novembre 2006 n. 3702 contenente le linee
guida per la predisposizione dei Piani di Zona 2007-2009 che, tra i vari aspetti, introduce
la valutazione come imprescindibile strumento della pianificazione zonale;
• nel più volte richiamato "Manuale del Piano di Zona dei Servizi alla Persona" che si pone
l’ambizioso obiettivo di instaurare un processo permanente di programmazione
partecipata di coprogettazione e di realizzazione in partnership, offrendo innovativi spazi
di coinvolgimento e di protagonismo alle realtà istituzionali e sociali della comunità locale;
• nella piena consapevolezza dell’importanza strategica che assume la dinamica di processo
e la sperimentazione di un metodo di lavoro secondo una logica incrementale.
47
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Alla luce di quanto sopra esposto e dell’esperienza maturata sia in sede di pianificazione
zonale che settoriale, nell’ambito delle competenze proprie dell’Esecutivo e secondo la
scansione temporale prevista in un apposito diagramma di Gantt, il documento di indirizzo ha:
a) identificato il "gruppo guida" nell’Esecutivo medesimo che ha presieduto e governato tutte
le diverse fasi per la predisposizione, realizzazione e attuazione del Piano di Zona dei
Servizi alla Persona 2007-2009. Nello svolgimento di tale funzione generale di
coordinamento e di raccordo con i Comitati dei Sindaci di Distretto, il "gruppo guida" si è
avvalso dell’Ufficio di Piano che ha operato in sinergia con i Servizi dei Comuni facenti
parte della Conferenza otre che in stretto collegamento con i competenti Uffici dell’Azienda
ULSS n. 20;
b) individuato nel nuovo Piano di Zona 2007-2009 lo strumento per gestire il complesso
passaggio tra la pianificazione territoriale precedente e quella futura;
c) determinato la base conoscitiva del nuovo Piano di Zona, che è connotata dagli esiti
dell’attività di ricognizione dei servizi e dei progetti svolta nella precedente pianificazione,
dalla ricognizione compiuta presso tutti i Comuni e l’Azienda ULSS anche tenendo conto
delle recenti direttive regionali e dalle rilevazioni effettuate in occasione dei Piani settoriali
già approvati dalla Conferenza dei Sindaci;
d) considerato i Piani settoriali approvati come un’opportunità di cui si è tenuto conto nel
processo di elaborazione del Piano di Zona, in quanto gli stessi hanno permesso di
evidenziare un complesso sistema di interventi e di servizi in risposta a particolari bisogni
sociali ed individuato, all’interno dell’area tematica di riferimento, alcuni obiettivi specifici
e risultati attesi;
e) concretizzato la finalità principale del nuovo Piano di Zona nell’avvio, a partire dalla
valorizzazione della dimensione territoriale, di un processo che non si esaurisca con la
formale approvazione del "documento" di Piano, ma si estenda temporalmente almeno
all’intero triennio di validità. Una pianificazione intesa come frutto di un lavoro dinamico e
integrato attraverso un continuo confronto partecipato con tutti i soggetti coinvolti e
quindi come un documento aperto nel quale, attraverso il sistema delle regole adottato, si
realizza la pianificazione partecipata permanente;
f) indicato nei Tavoli tematici distrettuali il riferimento centrale del processo di costruzione,
realizzazione e valutazione del Piano di Zona.
Parallelamente agli obiettivi di sistema adottati nell’ottica di operare per la salvaguardia e il
consolidamento degli attuali livelli, l’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci si è posto altri
importanti traguardi di carattere generale da raggiungere nell’arco dei prossimi tre anni:
• assumere come modello le esperienze di carattere innovativo, emerse a livello territoriale,
sistematizzandole nell’ottica di una loro riproducibilità e sviluppandole in altri contesti con
opportuni investimenti che tengano conto delle specificità e peculiarità presenti;
• creare le condizioni favorevoli affinché trovi sempre più spazio l’avvio di nuove
sperimentazioni in grado di rispondere a quei bisogni emergenti ancora scarsamente
riconosciuti e/o non sostenuti sufficientemente da adeguati interventi;
• realizzare un sistema integrato di risposte ai bisogni che valorizzi il princìpio di
sussidiarietà quale modalità di condivisione delle funzioni istituzionali da parte delle
formazioni sociali, in un quadro di chiara definizione dei diritti sociali della popolazione e di
effettiva risposta agli stessi.
II.1.2 Il processo di elaborazione
L’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci, in sede di approvazione dell’atto di indirizzo, ha
contestualmente fatto proprio il quadro riepilogativo dello sviluppo logico-temporale delle
attività necessarie per giungere nei tempi previsti all’elaborazione del sistema delle regole
locali e del Piano di Zona.
Sintetizzato, a cura dell’Ufficio di Piano, in uno specifico diagramma di Gantt, sotto riportato, il
percorso elaborativo è stato suddiviso in una serie di attività che hanno visto coinvolti alcuni
48
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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testimoni privilegiati della realtà locale, l’Esecutivo e la Conferenza dei Sindaci, i Comitati dei
Sindaci di Distretto, i Tavoli tematici distrettuali e sovradistrettuale, l’Ufficio del Piano di Zona.
In sintesi, si può affermare che quanto previsto ad avvio dell’intero procedimento è stato
sostanzialmente rispettato sia riguardo gli step temporali che in relazione ai contenuti che
hanno arricchito la costruzione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009.
La rappresentazione tramite il cronogramma ha permesso, inoltre, a tutti i soggetti coinvolti di
affrontare realmente in termini di processo sia la scansione temporale delle attività da
realizzare, sia le interrelazioni e la possibile propedeuticità tra di esse, sia infine l’effettiva
assunzione di responsabilità rispetto ad ogni specifica azione unitamente alla continua
costruzione di meccanismi di condivisione e partecipazione.
Va rilevato, infatti, come l’utilizzo di strumenti quali il diagramma di Gantt che tengono conto
contemporaneamente della dimensione dello sviluppo temporale, di quella relativa alla
realizzazione delle attività e la uniscono all’identificazione dei soggetti che ne sono
responsabili o attuatori, possa favorire un corretto sviluppo progettuale.
1
1.1
1.2
1.3
1.4
1.5
2
2.1
Realizzazione percorso partecipato
Esecutivo: presentazione percorso, metodologia
07.11.06
e ipotesi d'avvio sistema delle regole
Condivisione processo con Comitati di Distretto
Conferenza: approvazione percorso, metodologia
e ipotesi d'avvio sistema delle regole
Incontro Assessore con Presidenti di
Circoscrizione Comune di Verona
Realizzazione percorso partecipato di costruzione
del sistema delle regole
21.11.06
Raccolta e studio buone prassi e normativa
Raccolta elementi utili dalla letteratura e/o da
precedenti esperienze significative
2.2
Definizione delle azioni e del loro sviluppo
2.3
Consegna materiali di studio a componenti UdP
19.12.06
2.4
Incontro con Assessore su DGR n. 3702/2006 e
testo normativo coordinato
21.12.06
3
3.1
Realizzazione interviste e focus group
Individuazione dei testimoni privilegiati e invio
lettere di richiesta di disponibilità
13.12.06
3.2
Preparazione griglia intervista
3.3
Realizzazione n. 26 interviste semistrutturate
10.01.07
3.4
Elaborazione 1^ ipotesi del sistema delle regole
15.01.07
49
16.04.07-29.04.07
02.04.07-15.04.07
19.03.07-01.04.07
05.03.07-18.03.07
19.02.07-04.03.07
05.02.07-18.02.07
22.01.07-04.02.07
08.01.07-21.01.07
25.12.06-07.01.07
11.12.06-24.12.06
27.11.06-10.12.06
13.11 06–26.11.06
30.10.06–05.11.06
1^ Fase:
LE REGOLE: IL MANUALE DEL PIANO DI ZONA
Indice del
PIANO DI ZONA >
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
5.2
5.3
5.4
5.5
5.6
5.7
5.8
5.9
5.10
25.12.06-07.01.07
11.12.06-24.12.06
27.11.06-10.12.06
16.04.07-29.04.07
5.1
02.04.07-15.04.07
5
16.04.07-29.04.07
4.5
02.04.07-15.04.07
4.4
19.03.07-01.04.07
4.3
05.03.07-18.03.07
4.2
19.03.07-01.04.07
4.1
05.03.07-18.03.07
4
19.02.07-04.03.07
Restituzione esito focus gruop
05.02.07-18.02.07
3.8
19.02.07-04.03.07
Realizzazione n. 4 focus group
05.02.07-18.02.07
3.7
22.01.07-04.02.07
Incontro formativo per preparazione focus group
08.01.07-21.01.07
3.6
22.01.07-04.02.07
Organizzazione focus group
08.01.07-21.01.07
3.5
13.11 06–26.11.06
30.10.06–05.11.06
- Home CD
19.01.07
Elaborazione sistema delle regole
Stesura ipotesi definitiva del sistema delle regole
Consegna Assessore ipotesi sistema delle regole
per validazione
Consegna IRS per validazione del sistema delle
regole
Revisione "Rapporto della ricerca per la
costruzione del Sistema delle regole"
Esecutivo: approvazione "Rapporto della ricerca
per la costruzione del Sistema delle regole"
Elaborazione "Manuale"
Raccolta documentazione tecnico-giuridica ed
analisi delle norme in materia di pianificazione
Redazione di due documenti (generale e
specifico) sul Piano di Zona
Elaborazione schema Manuale del Piano di Zona
dei Servizi alla persona
Consegna Assessore ipotesi "Manuale" per la
validazione
Consegna IRS ipotesi Manuale per validazione
Stesura definitiva Manuale del Piano di Zona dei
Servizi alla Persona
25.01.07
25.01.07
01.02.07
10.02.07
10.02.07
Condivisione processo con Comitati di Distretto
Condivisione processo con Presidenti di
Circoscrizione Comune di Verona
Condivisione processo con Assessori e Dirigenti
Comune di Verona
Conferenza dei Sindaci: approvazione Manuale
del Piano di Zona dei Servizi alla Persona
15.02.07
6
6.1
Programmmazione partecipata
Esecutivo: approvazione "Documento di
indirizzo" e designazione "Gruppo guida"
01.02.07
50
25.12.06-07.01.07
11.12.06-24.12.06
27.11.06-10.12.06
13.11 06–26.11.06
30.10.06–05.11.06
2^ Fase:
I CONTENUTI. IL DOCUMENTO DEL PIANO DI ZONA
Indice del
PIANO DI ZONA >
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
6.2
6.3
6.4
6.5
6.6
6.7
6.8
6.9
6.10
6.11
6.12
6.13
7
7.1
7.2
7.3
7.4
7.5
7.6
7.7
8
Conferenza dei Sindaci: approvazione Avviso
Pubblico e relativi strumenti attuativi
Pubblicazione Avviso pubblico (affissione Albo
pretorio, avvisi su stampa, conferenza stampa)
Comitati dei Sindaci: indicazione dei Tavoli
tematici da attivare nel Distretto di competenza
Assemblea generale Terzo Settore:
presentazione "Manuale"
Raccolta dichiarazioni di partecipazione delle
organizzazioni del Terzo Settore
Esecutivo: definizione aree tematiche distrettuali
e sovradistrettuali, avvio dei Tavoli tematici
Organizzazione e convocazione Tavoli tematici
distrettuali
1^ incontro Tavoli distrettuali: organizzazione
(partecipanti, coordinamento, priorità, tempi)
2^ incontro Tavoli distrettuali: individuazione
priorità Area, nomina rappresentanti
1^ incontro Tavoli sovradistrettuali:
organizzazione (partecipanti, priorità, tempi)
Comitati dei Sindaci: condivisione stesura
definitiva del Piano di Zona
2^ incontro Tavoli sovradistrettuali: sintesi
Tavoli distrettuali e individuazione priorità
Elaborazione Documento Piano di Zona
8.2
Stesura bozza struttura Documento PdZ
Elaborazione sintesi priorità emerse dai Tavoli
distrettuali di area
Stesura parte generali e di inquadramento
complessivo del Documento PdZ
8.5
Elaborazione e stesura della base conoscitiva
8.6
Elaborazione sintesi priorità emerse dai Tavoli
sovradistrettuali di area
8.7
Stesura definitiva Documento PdZ
8.8
8.9
06.03.07
Elaborazione base conoscitiva
Stesura bozza indice Documento PdZ
8.4
24.02.07
Base conoscitiva
Comunità di pratica c/o Regione: incontri con
Uffici di Piano per costruzione nuovi PdZ
Individuazione campo di rilevazione in
collaborazione con Servizi Sociali Azienda ULSS
Condivisione percorso di ricognizione dei servizi
territoriali con Comitati dei Sindaci
Incontri con tecnici dei Comuni per rilevazione,
consegna schede, illustrazione compilazione
Raccolta schede di rilevazione e costruzione
degli strumenti di elaborazione dei dati
Condivisione e coordinamento nell'elaborazione
dei dati con funzionari Servizi Sociali Az. ULSS
8.1
8.3
15.02.07
Esecutivo: presentazione ed approvazione
Documento PdZ
Conferenza: presentazione ed approvazione
Documento PdZ
17.04.07
19.04.07
51
16.04.07-29.04.07
02.04.07-15.04.07
19.03.07-01.04.07
05.03.07-18.03.07
19.02.07-04.03.07
05.02.07-18.02.07
22.01.07-04.02.07
08.01.07-21.01.07
25.12.06-07.01.07
11.12.06-24.12.06
27.11.06-10.12.06
13.11 06–26.11.06
30.10.06–05.11.06
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.1.3 La definizione delle aree di intervento
Per definire i contenuti del Piano di Zona è necessario fare riferimento alle Aree di bisogno ed
alle prestazioni di carattere sociale o legate all’integrazione socio-sanitaria identificate dalla
normativa attualmente vigente e riportate in modo schematico nella seguente tabella.
Legge n. 328/2000
Piano nazionale degli
interventi e dei servizi sociali
2001-2003
D.Lgs. n. 502/1992
Prestazioni sociali:
•
misure di contrasto della povertà e di sostegno al
reddito familiare e servizi di accompagnamento,
con particolare riferimento alle persone senza
fissa dimora;
•
misure economiche per favorire la vita autonoma
e la permanenza a domicilio di persone
totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli
atti propri della vita quotidiana;
•
interventi di sostegno per minori in situazioni di
disagio tramite il sostegno al nucleo familiare di
origine e l'inserimento presso famiglie, persone e
strutture comunitarie di accoglienza di tipo
familiare e per la promozione dei diritti
dell’infanzia e dell’adolescenza;
•
misure per il sostegno delle responsabilità
familiari;
•
misure per favorire l’armonizzazione del tempo di
lavoro e di cura familiare;
•
misure di sostegno alle donne in difficoltà;
•
interventi per la piena integrazione delle persone
disabili;
•
interventi per le persone anziane e disabili per
favorire la permanenza a domicilio;
•
prestazioni integrate di tipo socio educativo per
l’infanzia e l’adolescenza;
•
interventi per contrastare le dipendenze;
•
l’informazione e la consulenza alle persone e alle
famiglie per favorire la fruizione di servizi e per
promuovere iniziative di auto-mutuo aiuto;
•
le misure volte a contrastare la povertà e
l’esclusione sociale;
•
le
misure
per
favorire
l’inclusione
della
popolazione immigrata
Aree di bisogno:
•
materno infantile;
•
anziani non autosufficienti;
•
malati mentali;
•
persone disabili;
•
persone con problemi di dipendenza;
•
persone con patologie a forte impatto sociale
(quali HIV);
•
persone nella fase terminale della vita;
•
persone con inabilità o disabilità e conseguenti
malattie cronico-degenerative
Con riferimento a tale individuazione, la Regione Veneto ha ritenuto di indicare le seguenti
aree di intervento rispetto alle quali procedere nella costruzione, realizzazione e valutazione
del Piano di Zona:
• Anziani
• Disabili
• Infanzia Minori e Famiglia
• Giovani
52
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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•
•
•
•
•
•
•
Immigrazione
Dipendenze
Povertà ed Emarginazione
Salute Mentale
Nomadismo
Prostituzione
Generale (comprende gli aspetti comuni a più politiche o legati al "sistema").
La Conferenza dei Sindaci, recependo quanto indicato nelle linee guida regionali, ha ritenuto
di individuare per il Piano di Zona 2007-2009 le medesime aree di intervento, ferma restando
la possibilità di procedere, dopo un adeguato periodo di sperimentazione, agli adeguamenti
che in tal senso si rendessero opportuni. Va sottolineato comunque come l’attuale scelta, che
tiene conto delle politiche presenti sul territorio sia sociali sia socio-sanitarie, apre in modo
innovativo rispetto ad ambiti tematici fino ad oggi scarsamente affrontati con la pianificazione
zonale.
Rispetto ad ognuno di questi ambiti tematici, il Piano di Zona, nel corso del suo sviluppo,
individua le direttrici di consolidamento e di innovazione, evidenziando in particolare:
• l’analisi e la valutazione dei bisogni della popolazione;
• la descrizione sull’offerta dei servizi;
• le priorità di intervento, gli obiettivi strategici, le azioni;
• gli strumenti e i mezzi;
• le modalità organizzative dei servizi ed i requisiti di qualità che ne garantiscano l’equa
distribuzione, l’omogeneità e l’uniformità nel territorio;
• l’individuazione, la quantificazione e la qualificazione delle risorse finanziarie, strutturali e
professionali necessarie;
• le modalità di collaborazione e di coordinamento con i soggetti istituzionali, sociali e
produttivi;
• le forme di concertazione con l’Azienda ULSS rispetto all’area delle prestazioni sociosanitarie ed in particolare per garantire l’integrazione tra i Servizi sociali dei vari Comuni e
i Servizi sanitari distrettuali;
• le azioni locali per lo sviluppo del sistema informativo e per la comunicazione sociale.
Infine la presenza di un’area generale o trasversale è funzionale a considerare il Piano di Zona
come un sistema esso stesso in cui le dinamiche di processo e di relazione devono emergere
ed essere valutate in una sede appropriata, in quanto fondamento indispensabile per la
realizzazione della "rete" locale.
53
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.1.4 L’attivazione del processo di programmazione partecipata
L’aspetto centrale della nuova organizzazione chiamata a presiedere la costruzione e
l’attuazione del Piano di Zona, così come definita nel già ampiamente citato "Manuale", è che
essa si fonda su innovative forme di partecipazione della comunità locale, nella logica che la
programmazione, realizzazione e valutazione delle politiche sociali e socio-sanitarie di un
territorio deve avere origine dal confronto e dalla condivisione responsabile di tutti gli attori
presenti.
La Conferenza dei Sindaci ha ritenuto, pertanto, non solo di utilizzare tutte le forme opportune
per comunicare l’avvio dei lavori del Piano di Zona, quali conferenze stampa, incontri pubblici
o articoli sugli organi di informazione, bensì anche di mettere in campo le modalità proprie di
pubblicizzazione che attengono ad una pubblica amministrazione.
Particolarmente innovativo, in tal senso, è stato l’apposito avviso pubblico del 16 febbraio
2007, pubblicato all’Albo Pretorio di tutti i Comuni del territorio e divulgato nelle apposite
pagine degli avvisi legali del quotidiano locale.
Con esso è stato reso noto l’avvio del processo per la definizione del Piano di Zona dei Servizi
alla Persona 2007-2009 e le organizzazioni del Terzo Settore e tutti i soggetti del territorio
interessati sono state invitati a partecipare mediante la presentazione entro il termine del 5
marzo 2007 di una specifica dichiarazione, nella quale ogni singola formazione sociale ha
esplicitato il proprio interesse per uno o più Distretti socio-sanitari e per una o più aree
tematiche di intervento.
Sono pervenute all’Ufficio del Piano di Zona 139 dichiarazioni di partecipazione, in prevalenza
di Associazioni di Volontariato, Cooperative sociali e Fondazioni, che hanno riguardato tutti gli
ambiti distrettuali e interessato, in misura più o meno numerosa, tutte le dieci aree di
intervento.
Contemporaneamente la Conferenza dei Sindaci, definito che a livello sovradistrettuale
sarebbero stati attivati tutti i dieci tavoli rispetto alle Aree tematiche previste, ha dato
mandato ai Comitati dei Sindaci di Distretto di indicare quali tavoli tematici costituire nel
proprio ambito distrettuale, a partire da una valutazione dei seguenti aspetti:
• il Piano di Zona è un processo che si attua in quattro fasi nell’arco dei tre anni di durata.
La prima fase si conclude il 30 aprile 2007 con la presentazione del documento di
pianificazione alla Regione Veneto, la seconda si snoda dal mese di maggio al mese di
dicembre 2007, la terza e la quarta coincidono rispettivamente con gli anni 2008 e 2009;
• i Tavoli tematici sono tavoli permanenti per l’intero triennio 2007-2009, ma la loro
costituzione è progressiva nel tempo, nell’ottica della logica incrementale;
• il rischio della non sostenibilità poiché l’attivazione immediata già a partire dalla prima
fase di tutti i quaranta tavoli previsti (dieci per ciascun dei quattro Distretti) obbligherebbe
i funzionari comunali e dell’Azienda ULSS, oltre che degli altri enti pubblici e privati
interessati, a impegnare il proprio tempo lavorativo quasi esclusivamente nella
partecipazione a tali Tavoli;
• l’effettiva presenza di servizi, progetti, interventi, attività nel proprio ambito territoriale
rispetto a tutte le specifiche aree tematiche, per evitare di costituire tavoli con
partecipazioni limitate e su contenuti non concreti.
L’Esecutivo, raccolte le proposte formulate dai Comitati, con provvedimento n. 4 del 6 marzo
2007, ha approvato formalmente la costituzione dei dieci Tavoli tematici sovradistrettuali e di
altrettanti Tavoli distrettuali, così come riportati nella prima delle seguenti tabelle,
sottolineando al contempo come tale individuazione sia suscettibile da un lato
dell’integrazione già prevista entro l’anno 2007 come indicato nella seconda tabella, dall’altro
di una valutazione e ridefinizione complessiva per le fasi successive.
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TAVOLI TEMATICI ATTIVATI AL 30.04.2007
Tavoli distrettuali
Area tematica
Tavoli sovradistrettuali
Distretto 1
Distretto 2
Distretto 3
Distretto 4
X
X
X
X
X
Disabili
X
X
X
X
Infanzia Minori Famiglia
X
X
X
Anziani
X
Giovani
X
Immigrazione
X
Dipendenze
X
Povertà ed emarginazione
X
Salute Mentale
X
Nomadismo
X
Prostituzione
X
Totale
2
3
2
3
10
TAVOLI TEMATICI ATTIVATI ENTRO IL 31.12.2007
Tavoli distrettuali
Area tematica
Tavoli sovradistrettuali
Distretto 1
Distretto 2
Distretto 3
Distretto 4
Anziani
X
X
X
X
X
Disabili
O
X
X
X
X
Infanzia Minori Famiglia
O
X
X
X
Giovani
X
O
Immigrazione
O
O
O
X
X
Dipendenze
O
O
O
O
Povertà ed emarginazione
Salute Mentale
X
X
O
X
Nomadismo
X
Prostituzione
X
Totale
2+3
3+2
2+3
3+2
10
Rispetto a tale quadro complessivo, l’Esecutivo della Conferenza dei Sindaci ha dato mandato
all’Ufficio di Piano di procedere nella convocazione ai rispettivi Tavoli tematici distrettuali dei
soggetti che hanno presentato la dichiarazione di partecipazione, avviando così
concretamente i lavori di elaborazione del Piano di Zona.
La costituzione dei Tavoli, la loro organizzazione interna e gli esiti degli incontri svolti sono
riportati nel successivo capitolo 2 della presente Parte seconda.
Riguardo alle organizzazioni che, pur presentando la dichiarazione di partecipazione, non
hanno trovato costituiti i tavoli indicati, si è provveduto a convocarli in appositi incontri
coordinati dallo stesso Ufficio di Piano, dedicati a da un lato a comunicare le modalità di avvio
della nuova struttura organizzativa, dall’altro a identificare in modo condiviso possibili spazi di
partecipazione anche nella prima fase.
Anche rispetto a tali incontri, si rimanda al capitolo seguente.
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CAPITOLO 2 – LE AREE DI INTERVENTO
II.2.1 I tavoli tematici
I Tavoli tematici sono il luogo e lo spazio di carattere tecnico nei quali viene esercitata
concretamente la partecipazione di tutti gli attori delle comunità locale al processo di
costruzione e realizzazione del Piano di Zona.
La Conferenza dei Sindaci, come illustrato nel precedente capitolo, ha avviato il processo
pianificatorio da un lato definendo che, rispetto alle quattro fasi del Piano snodate nell’arco dei
suoi tre anni di durata, i tavoli saranno permanenti.
Dall’altro, anche recependo le istanze dei Comitati dei Sindaci di Distretto, ha definito la
costituzione immediata di tutti i tavoli sovradistrettuali relativi alle dieci aree e di un numero
limitato di tavoli distrettuali, prevedendo l’attivazione degli altri in fasi successive.
Tavoli distrettuali
In relazione alle scelte operate dall’Esecutivo, i dieci tavoli complessivamente attivati tra le
diverse aree tematiche nei quattro Distretti sono stati convocati per due successivi incontri.
Il primo è stato dedicato soprattutto alla costituzione dei tavoli, aspetto centrale nell’avvio
della nuova organizzazione poiché per la prima volta, infatti, si sono trovati a confrontarsi e
pianificare soggetti appartenenti ad enti pubblici (Comuni, Azienda ULSS, Azienda
Ospedaliera, altre Istituzioni pubbliche interessate al singolo tema quale Ministero di Giustizia,
Ufficio Scolastico Provinciale, IPAB, ecc.) presenti per funzione istituzionale e soggetti del
Terzo Settore che hanno sottoscritto il patto di partecipazione.
Significativa, nella nuova ottica paritaria di composizione del tavolo, pur nel rispetto della
diversità di ruolo e funzione di ciascuno, è stata la nomina del coordinatore, figura di supporto
ai lavori e non di rappresentanza, che ha visto l’individuazione sia di rappresentanti pubblici
che del privato sociale.
Il secondo ed ultimo incontro di questa prima fase, invece, è stato centrato su aspetti di
contenuto con l’individuazione, rispetto all’area specifica e all’ambito territoriale, di alcune
priorità ed obiettivi che costituiscono la base della programmazione strategica futura, le cui
sintetiche schede finali sono riportate integralmente nei capitoli successivi.
Complessivamente i tavoli hanno avuto sia una significativa rispondenza rispetto alla
partecipazione di tutti i soggetti (n. 78 appartenenti alle Istituzioni pubbliche e n. 170 del
Terzo Settore per un totale di n. 248 persone presenti nei diversi tavoli), sia, soprattutto, una
buona disponibilità al dialogo e al confronto ed una importante attenzione al nuovo metodo di
partecipazione al processo di pianificazione.
Un’ultima significativa annotazione va riservata, infine, a tutte le organizzazioni del Terzo
Settore che, pur avendo presentato l’apposita di dichiarazione di partecipazione, non hanno
visto ancora attivati nei vari Distretti i tavoli prescelti.
Considerato che la prima fase del Piano di Zona aveva come obiettivo la costruzione del
presente documento, per non rinunciare ai possibili importanti contenuti di cui tali soggetti
sono portatori, si è ritenuto di individuare una parziale, ma comunque significativa, forma di
partecipazione al processo elaborativo.
Convocati in appositi incontri suddivisi per Distretto di appartenenza e area tematica, sono
stati invitati a nominare tra loro dei rappresentanti provvisori con il mandato, da un lato, di
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raccogliere proposte e indicazioni sulle priorità e gli obiettivi strategici di ciascuna area
rispetto allo specifico ambito territoriale e, dall’altro, di portare tali contenuti ai Tavoli
sovradistrettuali.
Tavoli sovradistrettuali
I Tavoli sovradistrettuali attivati per ciascuna delle dieci aree tematiche, la cui funzione è
sostanzialmente di essere momento di sintesi delle proposte dei Tavoli distrettuali
individuando le strategie più idonee per il raggiungimento degli obiettivi previsti, sono stati
convocati anzitutto per un primo incontro dedicato in gran parte alla loro costituzione,
compresa la nomina dei coordinatori.
Va rilevato che ciascun Tavolo ha visto presenti, per un numero complessivo di 102 persone,
(delle quali 49 del settore pubblico e 53 del privato sociale) i seguenti soggetti:
• dirigenti e funzionari dei Comuni individuati dai Sindaci facenti parte dell’Esecutivo per il
corrispondente Distretto;
• dirigenti e funzionari dell’Azienda ULSS n. 20 individuati dal Direttore dei Servizi Sociali;
• funzionari di altre istituzioni pubbliche interessate a specifiche aree tematiche quali
Azienda Ospedaliera, Ministero di Giustizia, Ufficio Scolastico Provinciale;
• rappresentanti del Terzo Settore nominati nei relativi Tavoli distrettuali;
• rappresentanti provvisori del Terzo Settore individuati come sopra specificato.
Il secondo incontro, invece, è stato orientato all’identificazione all’interno di ciascuna area dei
temi di interesse, con la successiva declinazione in priorità ed obiettivi: nei capitoli successivi
sono riportate in modo integrale le relative schede, elemento fondante per la programmazione
strategica futura.
Dal punto di vista metodologico ed organizzativo va sottolineato come tutti i Tavoli, salvo
alcuni che hanno avuto più difficoltà nella fase di avvio, siano complessivamente riusciti a
raggiungere l’obiettivo prefissato con un buon grado di integrazione tra i soggetti partecipanti,
una significativa attenzione agli apporti di ciascuno ed una condivisione nella ricerca della
sintesi.
II.2.2 L’elaborazione della base conoscitiva e le schede di rilevazione
La base conoscitiva del Piano di Zona 2007-2009 è costituita da una pluralità di dati
provenienti essenzialmente da:
• gli esiti dell’attività di ricognizione dei servizi e dei progetti compiuta con il precedente
Piano di Zona 2003-2005;
• le rilevazioni effettuate in occasione dell’elaborazione dei singoli Piani settoriali già
approvati dalla Conferenza dei Sindaci;
• l’indagine realizzata nell’ambito delle recenti direttive regionali relative alle schede di
valutazione con riferimento all’anno 2005;
• la rilevazione posta in essere per questa nuova pianificazione di zona.
Va sottolineato che l’elaborazione della base conoscitiva è stata avviata a partire dalle linee
guida regionali per la predisposizione dei Piani di Zona che hanno introdotto una logica
valutativa orientata:
• alla costruzione di un linguaggio condiviso e di un sistema di classificazione suddiviso in
tre grandi categorie: unità di offerta, insiemi complessi di prestazioni, progetti;
• all’esigenza di conseguire un certo grado di confrontabilità tra i vari Piani di Zona adottati
nel territorio regionale;
• all’avvio di processi di autovalutazione dei singoli ambiti territoriali affiancata al
monitoraggio e alla valutazione da parte della Regione;
• alla rivisitazione dell’attuale concezione di programmazione locale e regionale.
58
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Le schede di rilevazione utilizzate, il cui contenuto viene sinteticamente presentato nei capitoli
successivi e sviluppato nella sua interezza nell’apposito allegato, da un lato permettono la
mappatura del sistema dei servizi ed interventi esistenti (schede A e B), dall’altro sono
strumento di programmazione sull’intero arco temporale di validità del Piano (schede C e D).
Da sottolineare è sicuramente il processo di rilevazione che, nel tentativo di condividere ed
allineare i dati provenienti dalle diverse banche dati, ha portato ad una significativa sinergia
tra l’Azienda ULSS, per gli interventi di propria competenza, e l’Ufficio del Piano di Zona circa i
servizi e le azioni attuati dalle Amministrazioni Locali.
Nonostante la mappatura non sia completa per l’assenza di alcune fonti informative e per la
naturale difficoltà connessa alla prima applicazione di uno strumento ancora in divenire, le
informazioni acquisite sono comunque sufficienti per iniziare un percorso di analisi che andrà
ad implementarsi nel corso dell’intera durata del Piano di Zona.
La base conoscitiva: una mappa per la lettura delle schede
La base conoscitiva segue necessariamente l’articolazione in dieci aree dei contenuti del Piano
di Zona proposta dalla Regione e recepita dalla Conferenza di Sindaci.
Gli interventi attivati sul territorio (che costituiscono quella che è comunemente detta
"l’offerta dei servizi") vengono definiti azioni e sono articolati in tre macro tipologie, secondo
la classificazione definita dalla Regione Veneto:
• le Unità Di Offerta (UDO): elencate nella relativa classificazione sono in sostanza le
strutture definite dalla L.R. n. 22/2002 (DGR 16 gennaio 2007 n. 84). Nelle tabelle sono
identificate con la lettera U seguita dal numero che ne definisce la tipologia;
• gli Insiemi Complessi di Prestazioni (ICP): sono gli insiemi di prestazioni che richiedono
dinamiche organizzative complesse e diverse in funzione della dimensione territoriale di
competenza. Rientrano in questa tipologia anche strutture che non sono riconosciute dalla
L.R. n. 22/2002. Nelle tabelle sono identificate con la lettera C seguita dal numero che ne
definisce la tipologia;
• i Progetti (P): sono gli insiemi di operazioni coordinate capaci di produrre una serie di
benefici per gli utenti destinatari, funzionalmente autonomi, con una identità delimitata in
termini di finalità specifiche, di budget e tempi a loro volta distinguibili in Progetti con
obiettivi di salute e Progetti con obiettivi di sistema. Nelle tabelle sono identificate con la
lettera P seguita dal numero che ne definisce la tipologia.
Gli elementi rilevati per ciascuna azione, che si articola in una o più Unità di Erogazione (tutti i
centri, sportelli, strutture che erogano il tipo di servizio), sono riferibili a:
• il numero di Unità di Erogazione dell’UDO o dell’ICP;
• il numero di Utenti;
• il costo complessivo dell’azione;
• l’Ente Erogatore;
• gli Enti e le Organizzazioni coinvolte nell’erogazione.
I dati raccolti, una volta elaborati, costituiscono la base conoscitiva rappresentata nei capitoli
successivi in una tabella di sintesi delle azioni realizzate, articolate per tipologia (UDO, ICP,
PROGETTI) evidenziando le unità di erogazione, il numero di utenti, le risorse dedicate.
A tale tabella di sintesi seguono altre tabelle e rappresentazioni grafiche relative alla
distribuzione delle risorse, al numero degli utenti o delle unità di erogazione.
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CAPITOLO 3 – AREA ANZIANI
II.3.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
Nel corso degli ultimi anni le trasformazioni demografiche e sociali hanno modificato i
comportamenti e gli stili di vita delle persone anziane e delle loro famiglie tanto che hanno
indotto a ripensare e riprogrammare a diversi livelli i processi sociali e socio-sanitari in
un’ottica di ridistribuzione delle risorse per venire incontro alle nuove necessità.
Quale obiettivo prioritario anche la Regione Veneto, attraverso i provvedimenti normativi in
materia, da qualche anno persegue politiche per favorire la permanenza dell’anziano presso il
proprio domicilio o, comunque, per sviluppare una rete di servizi idonei a permettere alle
persone in condizione di fragilità di scegliere la risposta più adeguata alle proprie esigenze,
ritardando per quanto possibile l’istituzionalizzazione.
Anche a livello locale, da un lato l’aumento del numero di anziani non autosufficienti con
problemi sanitari importanti e con problematiche di demenza senile, e dall’altro la necessità di
prevenire il rischio di deterioramento delle condizioni dell’anziano fragile con adeguato
sostegno nelle aree della domiciliarità e della socializzazione hanno indirizzato la
programmazione verso scelte per alcuni aspetti "obbligate" quali ad esempio:
• la ridefinizione di modalità di integrazione degli interventi sociali e sanitari (ad es.
protocollo sulle dimissioni protette);
• la ridefinizione di modelli e forme di gestione di servizi e interventi;
• l’esigenza di coordinamento nella sempre più estesa e complessa rete di offerte
residenziali e semiresidenziali;
• l’esigenza di semplificazione e omogeneizzazione degli accessi ai servizi (informazione,
orientamento ai servizi, istruttorie per l’accesso).
Pertanto le politiche di intervento a favore delle persone anziane riferite alla precedente
pianificazione hanno orientato positivamente le progettualità nel corso di questi anni e si sono
complessivamente sviluppate in tre ambiti generali quali la domiciliarità, la residenzialità e la
socializzazione.
Nello specifico dell’Area Anziani il Piano di Zona 2003-2005 ha individuato alcuni obiettivi
prioritari:
• mantenere l’anziano nel proprio domicilio e nel suo territorio di riferimento;
• programmare e attivare strutture intermedie per anziani;
• favorire il protagonismo, la socializzazione e la promozione del benessere dell’anziano;
• promuovere gli interventi a favore di persone colpite da demenze senili e da malattia di
Alzheimer.
Per gli specifici obiettivi distrettuali e sovradistrettuali si fa ovviamente diretto rinvio al Piano
di Zona 2003-2005.
In un’ottica di recepimento delle indicazioni regionali, il Piano di Zona 2003-2005 ha dedicato
particolare attenzione a tutti quegli interventi per lo sviluppo di una rete composita,
organizzativamente ordinata, di politiche e di risorse a sostegno della domiciliarità e delle
famiglie che si fanno carico della cura e dell’assistenza delle persone fragili.
Le azioni a sostegno della popolazione anziana per la promozione della domiciliarità nel Piano
di Zona precedente si sono rivolte a:
• riqualificare, personalizzare e rendere flessibile il sistema dei servizi;
• potenziare forme di incentivazione per il sostegno e il mantenimento dell’anziano presso il
proprio domicilio;
61
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•
valorizzare il sistema degli interventi di carattere socio-sanitario con l’erogazione di una
gamma integrata di servizi che prevedono l’apporto di soggetti pubblici, privati e del Terzo
Settore.
La necessità di offrire risposte adeguate e flessibili agli anziani momentaneamente in
difficoltà, che intendono e possono rientrare nel proprio domicilio dopo un periodo di sostegno
e protezione, ha portato a sperimentare nuove modalità di residenzialità quali quelle della
"Casa Famiglia". Tale progettualità coinvolge la comunità territoriale ed è frutto di una stretta
collaborazione tra Istituzioni e privato sociale, oltre a creare sinergie e attivare sul territorio
canali comunicativi in grado di sostenere e migliorare la qualità della vita delle persone
anziane.
Sempre nell’ambito della domiciliarità, il precedente Piano ha previsto molteplici e variegati
interventi alcuni erogati a domicilio, altri in regime semiresidenziale, che in un contesto di
risposta personalizzata ai bisogni dell’anziano ne hanno favorito la permanenza presso il
domicilio, coinvolgendo e sostenendo la famiglia.
Al fine di migliorare l’integrazione tra ospedale, residenzialità extra-ospedaliera e servizi
domiciliari, tra l’Azienda Ospedaliera, l’Azienda ULSS e i Comuni si è pervenuti alla stipula di
un "protocollo sulle dimissioni protette" per l’attivazione tempestiva di cure e interventi di
sostegno, a seguito di una precoce segnalazione del problema da parte delle strutture
ospedaliere. E’ importante proseguire nel percorso attivato per far sì che il progetto passi da
una fase sperimentale a una fase di piena realizzazione.
Sempre nell’ambito della domiciliarità, il precedente Piano prevedeva dei posti riservati presso
le Case di Riposo per offrire periodi di sollievo alle famiglie che assistono anziani nonautosufficienti. Nel corso degli anni si è assistito a una progressiva implementazione di questi
posti di accoglienza temporanea concordata.
Un altro settore di intervento sono stati i sostegni economici che si sono articolati in vari
contributi per l’assistenza alle persone non autosufficienti ora confluiti nell’unica categoria
dell’assegno di cura, nonché buoni servizio e assegni di sollievo per periodi temporanei e di
emergenza.
In linea con uno degli obiettivi di area sopra richiamati è stato predisposto uno specifico
progetto sperimentale riguardante le persone affette da malattia di Alzheimer e i loro
familiari. Il progetto, che nasce dalla partnership tra i principali soggetti istituzionali e del
privato sociale operanti nella realtà cittadina, ha realizzato interventi di sostegno mirati per i
malati e le loro famiglie, mentre per l’accoglienza residenziale e semiresidenziale sono stati
attivati nuclei specializzati nel trattamento delle demenze all’interno delle strutture.
È stata inoltre ampliata l’attività ambulatoriale di diagnosi e cura e sono state attivate
procedure condivise tra servizi del Comune, dell’Azienda ULSS e dell’Azienda Ospedaliera per
la valutazione e gestione dei casi.
Passando all’ambito successivo non va dimenticata l’importanza che riveste la residenzialità in
quanto l’aumento dei "grandi vecchi", l’elevata percentuale di anziani soli, la riduzione delle
dimensioni della famiglia media e il conseguente aumento della domanda hanno reso
necessario il consolidamento del sistema residenziale.
Il territorio dell’Azienda ULSS n. 20, in applicazione della normativa regionale e con lo scopo
di dare una risposta mirata e sostenibile in termini qualitativi e quantitativi di servizi e di
modelli assistenziali a favore della popolazione anziana in condizione di non autosufficienza e
non più assistibile a domicilio, ha previsto nella programmazione un’ampia rete di assistenza
residenziale e semiresidenziale sul territorio classificandone il carattere intensivo ed estensivo.
Alla luce di ciò la precedente programmazione zonale ha visto l’articolazione di un sistema di
risposte differenziate e personalizzate rispetto alla necessità di accogliere le persone anziane
in difficoltà in struttura protetta anche a carattere temporaneo.
62
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Collegandosi alla necessità di garantire risposte adeguate alla persona anziana nelle varie fasi
dell’invecchiamento, l’orientamento verso l’offerta di soluzioni residenziali a ridotto livello di
protezione, quali le Case Famiglia, ha avuto lo scopo di promuovere il mantenimento
dell’autonomia e l’integrazione sociale della persona anziana in condizioni psico-fisiche
precarie e di ritardarne il ricovero definitivo in struttura.
Infine, in coerenza con la mission del Piano di Zona 2003-2005, è stato dedicato ampio spazio
alla promozione dell’agio, al protagonismo e alla socializzazione degli anziani attraverso il
consolidamento di progetti per la fruizione di attività nel tempo libero (in particolare nelle
seguenti aree: ricreativo culturali, volontariato, formazione anche informatica, educazione
alimentare, sport, allenamento fisico, viaggi ed esperienze all’estero).
Sono stati inoltre perseguiti alcuni obiettivi di programmazione riguardo la tutela della salute
dell’anziano e la promozione di stili di vita sani, attraverso una serie di iniziative dirette a
consentire il mantenimento delle abitudini e dei propri tempi di vita, coltivando affetti e
relazioni sociali radicate nell’ambiente in cui la persona anziana vive.
Un altro degli obiettivi realizzati è stato quello di favorire il protagonismo degli anziani
attraverso lo sviluppo di interventi di socializzazione e la promozione della partecipazione
attiva degli anziani singoli o associati, a partire dalla realizzazione e gestione dei centri di
aggregazione per la terza età.
Tali centri offrono sostegno alla vita di relazione con iniziative culturali, ricreative e
socializzanti per favorire e sostenere un’effettiva possibilità di vita autonoma anche grazie al
rafforzamento dei rapporti sociali. In tal senso il Comune di Verona ha promosso e realizzato il
progetto "Anziani Protagonisti nel Quartiere" che ha portato alla costituzione di una rete di
ben undici centri dislocati in tutte le Circoscrizioni cittadine e gestiti in partnership tra
Comune, Circoscrizioni, Associazioni di volontariato e altri soggetti del territorio.
Di rilevanza sono stati anche gli interventi informativi e assistenziali indirizzati a prevenire le
conseguenze nocive sulla popolazione anziana del caldo estivo, con l’attuazione di una rete
sociale permanente di sostegno per rispondere alle emergenze climatiche. In particolare
nell’ambito del "Progetto Estate Anziani" sono stati distribuiti a domicilio opuscoli informativi a
tutti gli anziani residenti nel territorio cittadino.
II.3.2 La base conoscitiva
L’Area Anziani rappresenta per certi versi l’Area più consolidata in termini di rete di servizi.
Nella tabella seguente, è rappresentato l’insieme delle azioni messe in campo a favore della
fascia anziana della popolazione del territorio della Conferenza dei Sindaci e articolate in unità
di offerta, insiemi complessi di prestazioni e progetti.
Le prime cinque voci riguardano tipologie diverse di strutture residenziali, nelle prime due
sono indicate le strutture residenziali per anziani autosufficienti e non autosufficienti e il dato
delle risorse impegnate viene fornito unificato per entrambe le tipologie.
63
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Tabella di sintesi delle azioni realizzate
unità
erogaz.
numero
utenti
1 U02 Casa per anziani autosufficienti
10
437*
2 U03 Casa per anziani non autosufficienti
29
2.532
3 U20 Hospice extraospedaliero per malati terminali
1
114
657.470
U21 HRSA Residenza sanitaria assist. comprensiva
4
di NRSA
13
860
7.656.998
1
6
n.
azioni
5 U36 Sezione SVP
TOTALE Unità Di Offerta
54
6 C04 Assistenza domiciliare
risorse dedicate
anno 2005
35.639.142
339.616
44.293.226
3
29
28
1.522
4.138.755
8 C05 Assistenza domiciliare integrata infermieristica
1
11.729
5.285.649
9 C08 Casa Famiglia
1
50
7 C05 Assistenza domiciliare integrata
64.773
469.633
10 C09 Casa per anziani
1
53
11 C10 Centro di aggregazione
7
440
154.139
12
374
538.637
12 C34 Servizio consegna pasti a domicilio
13 C39 Servizio di trasporto
90.101
9
1.185
52.137
14 C45 Servizio sociale professionale
20
5.044
821.280
15 C46 Servizio soggiorni climatici
22
1.168
228.104
16 C49 Telesoccorso telecontrollo
30
1.842
-
17 C105 Servizio di integrazione del reddito
13
1.461
1.528.493
18 C106 Servizio integrazione rette in struttura
24
539
5.778.354
19 C108 Interventi di sostegno alle famiglie
32
1.107
1.497.542
20 C109 Interventi di sollievo alle famiglie
24
391
2
42
21 C111 Centro diurno per anziani
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
391.568
5.494
229
26.976
22 P12 Diagnosi
1
-
23 P17 Favorire la socializzazione
3
110
24 P18 Favorire accesso ai servizi
1
-
25 P26 Integrazione possibilità economiche
1
-
26 P47 Promozione della partecipazione
1
400
3.454
27 P48 Promozione della salute
1
1.100
4.813
28 P49 Protezione sociale aiuto alle famiglie
1
175
29 P49 Progetto Alzheimer
1
-
TOTALE Progetti
TOTALE per Area d’intervento
(* Il dato è riferito esclusivamente ai posti letto)
10
1.785
293
28.761
21.044.659
139.334
3.490
1.195.584
231.881
1.578.556
66.916.441
Le tabelle e le rappresentazioni grafiche seguenti analizzano la distribuzione delle risorse
impegnate nell’Area tra le diverse tipologie di azione, evidenziando nella prima tabella come le
unità di offerta impegnino la maggior parte delle risorse e come nei progetti venga impegnato
poco meno del 2,50%.
Nella seconda tabella emerge invece come gli insiemi complessi di prestazioni presentino il
maggior numero di unità di erogazione.
64
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azioni
risorse
dedicate
%
TOTALE Unità Di Offerta
66,19%
44.293.226
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
31,45%
21.044.659
TOTALE Progetti
2,36%
Totale complessivo
1.578.556
100,00%
azioni
66.916.441
%
unità di erogazione
TOTALE Unità Di Offerta
18,43%
54
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
78,16%
229
3,41%
10
100,00%
293
TOTALE Progetti
Totale complessivo
Risorse ripartite per azione
Unità di Erogazione
2,36%
3,41%
18,43%
31,45%
66,19%
TOTALE UDO
TOTALE UDO
78,16%
TOTALE ICP
TOTALE ICP
TOTALE PROGETTI
TOTALE PROGETTI
Nella tabella e rappresentazione grafica che seguono è riassunta l’articolazione delle risorse
complessive dell’Area secondo tre grandi ambiti:
• Residenzialità, che comprende le UDO, gli ICP e i Progetti orientati a rispondere al bisogno
di accoglienza residenziale
• Domiciliarità, che comprende le azioni orientate al sostegno dell’anziano fragile o non
autosufficiente presso il proprio domicilio
• Promozione dell’agio, che comprende le iniziative atte a promuovere stili di vita sani e
attivi, nonché il protagonismo della persona anziana.
obiettivi
%
RESIDENZIALITA'
DOMICILIARITA'
76,05%
23,35%
PROMOZIONE dell’AGIO
0,60%
Totale complessivo
100,00%
65
risorse dedicate
50.161.681
15.402.692
392.500
65.956.873
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Risorse dedicate per obiettivi
0,60%
23,35%
76,05%
RESIDENZIALITA'
DOMICILIARITA'
PROMOZIONE AGIO
Un’ulteriore articolazione delle risorse dedicate alle azioni mette in evidenza come le risorse
impegnate siano distribuite tra:
• Strutture (strutture residenziali e per l’accoglienza temporanea, strutture semiresidenziali
e centri di aggregazione)
• Servizi (insieme coordinato di interventi erogati sul territorio: servizio sociale di base,
assistenza domiciliare, trasporti, pasti a domicilio, ecc.)
• Interventi economici (di integrazione del reddito, a copertura di rette in strutture, a
sostegno della domiciliarità e di sollievo per le famiglie degli anziani non autosufficienti
assistiti a domicilio).
n.
azioni
%
U02/U03 Casa per anziani autosufficienti e non autosufficienti
54,55%
U20 Hospice extraospedaliero per malati terminali
Strutture
U21 HRSA Residenza sanitaria assistita comprensiva di NRSA
657.470
7.656.998
0,52%
339.616
C08 Casa Famiglia
0,72%
469.633
C09 Casa per anziani
0,14%
90.101
C10 Centro di aggregazione
0,24%
154.139
0,01%
TOTALE Strutture
Servizi
35.639.142
U36 Sezione SVP
C111 Centro diurno per anziani
68,91%
5.494
45.012.593
C04 Assistenza domiciliare
0,10%
64.773
C05 Assistenza domiciliare integrata
6,33%
4.138.755
C05 Assistenza domiciliare integrata infermieristica
8,09%
5.285.649
C34 Servizio consegna pasti a domicilio
0,82%
538.637
C39 Servizio di trasporto
0,08%
52.137
C45 Servizio sociale professionale
1,26%
821.280
C46 Servizio soggiorni climatici
0,35%
TOTALE Servizi
Interventi
Economici
1,01%
11,72%
risorse dedicate
17,03%
228.104
11.129.335
C105 Servizio di integrazione del reddito
2,34%
1.528.493
C106 Servizio integrazione rette in struttura
8,84%
5.778.354
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
2,29%
1.497.542
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
0,60%
391.568
TOTALE Interventi economici
14,07%
TOTALE Complessivo
100,00%
66
9.195.957
65.337.885
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Nella tabella seguente e successivo istogramma si evidenzia il numero degli utenti per
tipologia di UDO e ICP.
ripartizione utenti per UDO e ICP
n. utenti
U02 Casa di riposo per autosufficienti
437
U03 Casa per anziani non autosufficienti
2.532
U20 Hospice extraospedaliero per malati terminali
U21 HRSA Residenza sanitaria assist. comprensiva di NRSA
114
860
U36 Sezione SVP
C04/C05 Assistenza domiciliare integrata
6
1.551
C05 Assistenza domiciliare integrata infermieristica
C08 Casa Famiglia
11.729
50
C09 Casa per anziani
C10 Centro di aggregazione
53
440
C34 Servizio consegna pasti a domicilio
C39 Servizio di trasporto
374
1.185
C45 Servizio sociale professionale
5.044
C46 Servizio soggiorni climatici
C49 Telesoccorso telecontrollo
1.168
1.842
C105 Servizio di integrazione del reddito
C106 Servizio integrazione rette in struttura
1.461
539
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
1.107
391
C111 Centro diurno per anziani
42
Ripartizione utenti per azione
14.000
11.729
12.000
10.000
8.000
5.044
6.000
1.842
2.532
4.000
860
2.000
437
114
1.185
440
1.551
50
6
53
1.168
1.461
374
1.107
539
391
42
67
C111
C109
C108
C106
C105
C49
C46
C45
C39
C34
C10
C09
C08
C05
C04/C05
U36
U21
U20
U03
U02
0
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II.3.3 La pianificazione settoriale
L’Area Anziani si è ultimamente caratterizzata per l’emersione di un sostanziale dualismo di
politiche ed interventi: da un lato la domiciliarità e dall’altro la residenzialità, entrambe
accomunate da un approccio orientato sia in termini di protezione sociale che di promozione
dell’agio, della qualità di vita delle persone e della socialità.
Per quanto attiene al primo grande ambito tematico, la recente DGR 17 gennaio 2006 n. 39
"Il sistema della domiciliarità. Disposizioni applicative" ha stabilito la predisposizione e
l’approvazione del Piano locale per la Domiciliarità che è stato espressamente definito come lo
strumento di governo locale dell’integrazione sociale e sanitaria nel sistema della domiciliarità,
in un percorso tendenzialmente alternativo alla residenzialità e nel contesto del Piano di Zona
e del Piano Attuativo Locale, rappresentando una articolazione dello stesso Piano di Zona.
In attuazione della previsione regionale, la Conferenza dei Sindaci (con deliberazione n. 10 del
21 novembre 2006) e l’Azienda ULSS n. 20 (con deliberazione del Direttore Generale n. 492
del 23 novembre 2006) hanno approvato definitivamente il Piano locale per la Domiciliarità
per il triennio 2007-2009, che deve intendersi integralmente recepito nel presente Piano di
Zona e cui si rinvia per ogni approfondimento.
Di seguito viene proposto il quadro sintetico degli obiettivi specifici del Piano locale per la
Domiciliarità che indica gli impegni programmatici per il triennio 2007-2009 per la cui
individuazione si è tenuto conto sia degli aspetti di dettaglio riportati nei vari capitoli del Piano
settoriale sia delle indicazioni contenute nella DGR n. 39/2006.
PIANO LOCALE PER LA DOMICILIARITÀ 2007-2009
area
obiettivi generali
tempi
risultati attesi
giugno 2008
Monitoraggio e verifica delle richieste ed
assunzione di una regolamentazione
generale
Destinatari
Erogare prestazioni a cittadini domiciliati
in Comune diverso da quello di residenza
Criteri ISEE
Definire criteri omogenei per l’applicazione
dell’ISEE secondo la normativa vigente
dicembre 2008
Analisi e valutazione dei criteri in
relazione alle diverse tipologie di servizi
erogati e definizione omogenea degli
stessi su tutto il territorio
Valorizzare forme di comunicazione
dicembre 2008
Maggiore efficacia dell’informazione
Elaborare modelli condivisi di
informazione/formazione e realizzazione
della Carta dei Servizi
dicembre 2009
Protocolli d’intesa specifici tra Istituzioni
e con il Terzo Settore
dicembre 2007
Protocolli d’intesa tra Azienda ULSS n.
20 e Comuni con cui si individuano:
sedi, risorse, modalità (operatori)
Verificare la presenza quantitativa nel
territorio degli operatori dedicati
dicembre 2009
Compensazione di
carenze/disomogeneità nella
distribuzione degli operatori dedicati
Regolamentare il SAD in modo uniforme e
condiviso tra i diversi Comuni
dicembre 2008
Schema generale di regolamento
comunale (modalità di accesso, criteri di
priorità, applicazione ISEE, indicatori di
verifica/valutazione)
Valutare in profondità per una
progettualità più ampia e personalizzata
dicembre 2009
Utilizzo della scheda SVAMA rivisitata
Riattualizzare l’accordo di programma
esistente tra Comuni e Azienda ULSS
secondo le indicazioni regionali
dicembre 2007
Più appropriata sinergia tra Istituzioni e
con il Terzo Settore
Adeguare l’applicazione delle quote di
compartecipazione degli utenti
dicembre 2008
Criteri omogenei per l’identificazione e
l’adeguamento delle fasce di reddito
Politiche di
promozione della
domiciliarità
Sportello integrato
Promuovere la piena integrazione
tra gli sportelli esistenti
Elaborare un modello che tenga conto
delle specificità del contesto territoriale
SAD
ADI
Telesoccorso –
Telecontrollo
68
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Raggiungere una maggiore integrazione
nella fase di raccolta delle domande
dicembre 2007
Approntamento di nuovo protocollo
operativo per lo Sportello integrato
Realizzare un nuovo modello di
erogazione dei contributi in relazione alle
nuove indicazioni regionali
dicembre 2008
Assunzione della nuova scheda SVAMA
regionale e definizione di criteri e
modalità condivise
Interventi di sollievo
Avviare una verifica approfondita in ordine
agli attuali criteri generali degli interventi
di sollievo e realizzare un’applicazione
omogenea e condivisa
dicembre 2007
Aggiornamento dei criteri in base alle
nuove esigenze ed alle nuove normative
Centro diurno
socio-sanitario
Promuovere la presenza dei Centri diurni
socio-sanitari nell’ambito territoriale
dicembre 2009
Realizzazione di almeno un Centro per
Distretto in sinergia Comuni, ULSS e
Terzo Settore con l’assunzione di
regolamentazione dei criteri per
l’accesso
Accoglienza
temporanea
Rivisitare gli accordi assunti con IPAB e
Cooperative
dicembre 2007
Implementazione dei Centri di servizio
disponibili
Progettualità
sperimentali
Promuovere un’offerta appropriata di
residenzialità a bassa soglia e per brevi
periodi
dicembre 2009
Consolidamento e sviluppo della
progettualità "Casa Famiglia per
Anziani" con realizzazione di almeno
una struttura per Distretto
Realizzare percorsi formativi per le figure
professionali dei Comuni e dei Distretti
dicembre 2007
Piano formativo complessivo a partire
da specifici moduli sulla SVAMA secondo
la sperimentazione regionale
Assicurare standard dei tempi di
valutazione
giugno 2007
Secondo quanto previsto nella Parte
terza Capitolo 1.9 del Piano
dicembre 2008
Sistema informativo condiviso rispetto
all’utilizzo di banche dati locali e
regionali
Assegni di cura –
criteri per
l’erogazione
Valutazione dei
bisogni e standard
attesi
Sistema informativo
Usufruire in modo condiviso dei sistemi
operativi della Regione
Condividere le banche dati di Comuni ed
Azienda ULSS
Per quanto concerne la residenzialità, analogamente a quanto avvenuto per la domiciliarità, le
recentissime DGR 20 febbraio 2007 n. 394 "Indirizzi ed interventi per l’assistenza alle persone
non autosufficienti. Art. 34, comma 1, LR 1 del 30 gennaio 2004 e art. 4 della LR 2/2006" e
27 febbraio 2007 n. 457 "Disposizioni alle Aziende ULSS per l’assistenza di persone non
autosufficienti nei Centri di Servizio residenziali e per la predisposizione del Piano locale per la
Non Autosufficienza – DGR 464/2006 e DGR 394 del 20 febbraio 2007" hanno previsto
l’adozione di un apposito Piano settoriale che ha lo scopo principale di far convergere il
sistema della domiciliarità con quello della residenzialità e della semiresidenzialità.
Questa pianificazione settoriale diviene uno strumento di programmazione locale teso al
migliore soddisfacimento della domanda assistenziale espressa dal territorio secondo un
modello di residenzialità e di semiresidenzialità incentrato sul diritto di libera scelta del
cittadino-utente esercitabile attraverso l’impegnativa di residenzialità e su una
programmazione dell’offerta in termini di flessibilità, qualità e sostenibilità.
La Conferenza dei Sindaci, nella medesima seduta di approvazione del presente Piano di
Zona, ha adottato (con deliberazione n. 3 del 19 aprile 2007) anche il Piano locale per la Non
Autosufficienza per il triennio 2007-2009 predisposto dall’Azienda ULSS n. 20 e costituente,
ancora una volta, parte integrante del Piano di Zona e del Piano Attuativo Locale.
L’implementazione del Piano settoriale per la Non Autosufficienza, cui si rinvia per ogni
approfondimento, avverrà nell’ambito dell’attuazione del Piano di Zona dei Servizi alla Persona
2007-2009 con particolare riferimento agli attori della pianificazione e alle modalità temporali
e organizzative fissate.
69
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.3.4 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire da tutti e
quattro i Tavoli tematici attivati a livello distrettuale (nel Distretto n. 1, n. 2, n. 3 e n. 4) e dal
corrispondente Tavolo sovradistrettuale di area.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica per ciascun Tavolo, le aree di interesse, le
priorità di intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Anziani del Distretto n. 1
1- DOMICILIARITÀ
Assistenza domiciliare, Centri diurni, pasti a domicilio; servizi semiresidenziali: Casa Famiglia per
anziani in temporanea difficoltà (posti sollievo); RSA (apertura di una RSA in ambito veronese per
interventi riabilitativi e di sollievo)
priorità
obiettivi
Diversificare tra sociale e sanitario
Attivare Centri diurni socio-sanitari
•
Dotazioni tecnologiche di tutte le strutture per favorire
la vita indipendente
Sostenere criterio della territorialità nella progettazione
dei servizi
Apertura di una RSA in ambito cittadino
Realizzare sportello unico integrato a livello distrettuale
Costruire percorsi formativi per tutti gli operatori del
settore
Assicurare trasporto
2– RESIDENZIALITÀ
diversificare l’offerta per autosufficienti (posti riservati a patologie specifiche), per nonautosufficienti (Alzheimer, stati vegetativi, vam,…) e per inserimenti urgenti e/o necessità di tutela
priorità
obiettivi
Apertura delle strutture alle iniziative del territorio
3– SVILUPPO
buone prassi di integrazione tra servizi ed utilizzo dell’UVMD. Protocollo dimissioni protette
ospedaliere (con attenzione agli aspetti legati al sociale)
priorità
obiettivi
Individuare nuovi strumenti più adeguati e veloci per la
valutazione
Ampliare l’informazione rispetto alla rete sociale
presente sul territorio
4– LUNGODEGENZA / LUNGOASSISTENZA
incremento di nuovi posti in ambito cittadino
priorità
obiettivi
5- AGIO E BENESSERE
contrasto della solitudine (centri di aggregazione territoriali, maggior circolarità dell’informazione
anche relativa ai servizi esistenti)
priorità
obiettivi
Politiche della casa e dei servizi presenti sul territorio
Mobilità e trasporto
Progetti sperimentali di solidarietà di quartiere
Iniziative culturali specifiche
Promozione stili di vita
•
70
Portierato sociale/buon vicinato/…
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Anziani del Distretto n. 2
1- CONTRASTO ALL’ABBANDONO DELL’ANZIANO E DELLA SUA FAMIGLIA
sollievo - domiciliarità - emergenze sociali e sanitarie
priorità
obiettivi
Costruire un progetto di rete rispetto alla persona
Individuare punto di riferimento unico socio-sanitario
Organizzare servizi adeguati rispetto all’emergenza
•
Presa in carico
2- CONTRASTO ALLA SOLITUDINE
agio, socializzazione, valorizzazione delle competenze, mobilità
priorità
obiettivi
La persona che ha perso un ruolo: prevenzione –
promozione del diritto – restituzione
•
Adeguate politiche del territorio nel quotidiano
(trasporti – servizi - centri sociali …)
3- RAZIONALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI – UNIVOCITA’ DELLE INFORMAZIONI
priorità
obiettivi
Individuare corrette modalità di comunicazione tra tutti
i componenti della rete
4- RESIDENZIALITÀ
insufficienza di posti
priorità
obiettivi
Mantenere e valorizzare il rapporto con il territorio
Promuovere la realizzazione di Centri diurni, Case
Famiglia e più in generale di Centri Servizi
5- SOSTENERE IL VOLONTARIATO
priorità
obiettivi
Alleggerire e semplificare la parte burocratica ed
economica
Promuovere percorsi formativi, culturali e di
sensibilizzazione rispetto alla cultura del territorio
sociale
Tavolo tematico Area Anziani del Distretto n. 3
1- DOMICILIARITÀ
SAD/ADI - Centri diurni - trasporti
priorità
SAD/ADI
Centri diurni
Trasporti (superare le difficoltà logistiche per la
fruizione dei servizi per la domiciliarità)
obiettivi
•
•
Servizi minimi ovunque
Diffusione dei Centri diurni sul territorio, anche
socio-sanitari
•
Potenziamento e coordinamento con gli altri servizi
2- DOMICILIARITÀ
strutture intermedie - sostegno alla famiglia - mappatura su servizi, strutture, costi, risorse
priorità
obiettivi
Strutture intermedie (Case Famiglia, ecc.)
riorganizzazione delle Case di Riposo in Centri di
Servizio
Sostegno alla famiglia (sollievo, tutor domiciliari)
Mappatura su servizi, strutture, costi, risorse, anche
per garantire servizi minimi ovunque
71
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3- RETE
integrazione - linguaggio; sportello virtuale - (banca del tempo)
priorità
obiettivi
Integrazione tra servizi, tra pubblico e privato, delle
risorse
Linguaggio comune/procedure
Sportello virtuale (internet / banche dati)
4- RESIDENZIALITÀ
potenziamento – razionalizzazione - rete
priorità
obiettivi
Aumento posti letto / posti per le emergenze
Razionalizzazione esistente: riqualificazione;
definizione profili / liste di accesso
Rete tra Case di Riposo
5- DEMENZE
implementazione servizi – formazione operatori – protocolli
priorità
obiettivi
Implementazione servizi specifici
Formazione operatori
Percorsi specifici su presa in carico (protocolli)
Tavolo tematico Area Anziani del Distretto n. 4
1- DOMICILIARITÀ
assistenza domiciliare, Centri diurni
priorità
Badanti
Domiciliarità in tutti i Comuni
Centri diurni socio-sanitari
obiettivi
•
•
•
•
Gestione unitaria badanti
Sviluppo per bisogni più ampi
Analisi bisogni nel territorio
Attivazione centri anche attraverso riconversione
posti letto
2-RESIDENZIALITÀ
posti riservati a patologie specifiche, razionalizzazione dell’esistente
priorità
obiettivi
Posti riservati a patologie specifiche
Razionalizzazione dell’esistente
Modalità uniformi nella gestione dei Comuni su criteri
d’accesso - rette
Anziani psichiatrici/dementi
3- FORMAZIONE E COORDINAMENTO TRA SERVIZI
miglioramento degli strumenti di valutazione e dei criteri di accesso
priorità
obiettivi
Percorsi di "formazione-informazione" unitaria
Coordinamento e criteri di accessi unitari
4- SPORTELLO INTEGRATO
sviluppo di informazione e accesso facilitato
priorità
obiettivi
Condivisione degli strumenti esistenti
•
72
Creazione rete informatica tra Enti
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5- SOLITUDINE
sostegno alla mobilità, servizi per l’agio
priorità
obiettivi
Conoscenza realtà esistenti
Promozione "reti"
Sviluppo turismo sociale e culturale
Tavolo tematico Area Anziani sovradistrettuale
1- DOMICILIARITÀ
priorità
obiettivi
•
Necessità di posti per emergenza
•
•
Assegno di cura
•
Estensione e regolamentazione del servizio di
assistenza domiciliare sul territorio di tutti i Comuni
•
•
•
•
Ampliamento servizio ADI sul territorio
Regolamentazione sul territorio della realtà delle
"badanti"
•
•
•
Attivazione Centri diurni socio-sanitari
Verifica fabbisogno e disponibilità sul territorio di
posti, sia di ambito socio-sanitario che di ambito
sociale
Definire protocolli di percorsi operativi condivisi
Assunzione e gestione condivisa su tutto il territorio
della nuova scheda base di valutazione
Analisi dell’attuale copertura del servizio sul
territorio della Conferenza dei Sindaci e valutazione
dell’opportunità di modalità consorziate tra Enti
Locali
Sostenere la domiciliarità dell’anziano con
l’integrazione della rete del volontariato territoriale
Definire un modello condiviso di Servizio di
Assistenza Domiciliare sperimentando forme
innovative di accreditamento
Regolamentazione del servizio in modo uniforme e
condiviso tra i diversi Enti Locali con definizione di
criteri di priorità e applicazione dell’ISEE
Verifica delle necessità del territorio e
implementazione del servizio in alcune fasce orarie
non coperte (servizio attivo prefestivo e festivo
diurno e implemento della reperibilità notturna)
Sperimentazione di progettualità sul territorio
dell’Azienda ULSS n. 20 che prevedano un maggior
governo del sistema da parte dell’Ente Pubblico, per
garantire qualità ed omogeneità
Condivisione nella programmazione territoriale di un
modello uniforme di Centro diurno socio-sanitario
Assegnazione delle quote e attivazione sul territorio
dei Distretti di almeno un Centro diurno sociosanitario, secondo i criteri definiti dalla Conferenza
dei Sindaci e con riferimento al reale fabbisogno
territoriale
2- RESIDENZIALITÀ
priorità
Necessità di garantire assistenza qualificata all’interno
delle strutture rispetto alle diverse patologie
Necessità di sviluppare i servizi residenziali all’interno
di un percorso che copra anche fasce di bisogno
intermedio
obiettivi
•
Cercare modalità di risposte per soddisfare bisogni
diversi nell’ambito del sistema dei servizi
regolamentati
• Rinforzare sul territorio la presenza di strutture
intermedie tra assistenza domiciliare e inserimento
definitivo in struttura
• Sostenere e sviluppare progettualità sperimentali di
strutture di accoglienza temporanea all’interno del
percorso di assistenza in linea con l’obiettivo di
sostenere la domiciliarità dell’anziano.
73
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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3- SPORTELLO INTEGRATO
priorità
obiettivi
Promuovere la piena integrazione tra gli sportelli
dedicati
priorità
•
Elaborazione di un modello che rispetti le specificità
di territorio, ma che individui strategie comuni e
protocolli di intesa
• Utilizzo di una rete informatica condivisa tra servizi
4- INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
obiettivi
•
Presa in carico globale della persona
Sostenere ed incrementare attraverso gli strumenti
già in essere, le modalità di collaborazione,
allargando la rete dei servizi a tutto il territorio,
sistematizzando le procedure operative e
individuando linguaggi condivisi in una ottica
coordinamento integrato
• Definire protocolli operativi per la presa in carico di
situazioni riconducibili ad "aree grigie"
5- PREVENZIONE E PROMOZIONE DELLA SOLIDARIETÀ
priorità
obiettivi
Sostenere l’integrazione del ruolo sociale dell’anziano
Sviluppo delle reti di auto-aiuto
Agevolare la fruizione dei servizi
Promozione dell’agio e del benessere
•
Promuovere e sviluppare esperienze di
protagonismo della persona anziani all’interno della
realtà del proprio territorio
• Creare reti di sostegno self-help per le famiglie che
hanno in carico persone con patologie degenerative
• Sostenere mobilità e trasporto per facilitare
l’accesso ai servizi da parte delle persone anziane,
in particolare verso i servizi di centro diurno
• Promuovere, attraverso progettualità innovative ed
iniziative di sensibilizzazione, le reti di buon vicinato
e il sostegno solidale della cittadinanza
74
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CAPITOLO 4 – AREA DISABILI
II.4.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
I recenti cambiamenti nel modo di concepire le forme dei servizi alla persona esigono un
notevole sforzo per rendere gli stessi flessibili e il più possibile personalizzati.
Questo approccio culturale nuovo persegue un duplice obiettivo: da un lato, promuovere
l’autonomia e l’integrazione della persona disabile, dall’altro, ridurre il carico assistenziale che
grava sulla famiglia consentendole di "resistere nel tempo" e di evitare la precoce
istituzionalizzazione.
Le linee guida regionali indicano quale obiettivo prioritario di sostenere e sviluppare tutta
l’autonomia e le capacità possibili rimuovendo gli ostacoli che aggravano la condizione di
disabilità e sostenendo la famiglia anche nel percorso di emancipazione della persona disabile.
Nel Piano precedente è emersa la consapevolezza delle mutate condizioni di vita delle persone
con disabilità verificatesi in questi anni ed è stata individuata la necessità di pianificare gli
interventi con diretto riferimento alle esigenze delle persone e al contesto relazionale in cui
esse sono inserite. È quindi a partire dall’analisi di questi mutamenti che sono stati stabiliti gli
ambiti su cui intervenire.
Il Piano di Zona 2003-2005 si è comunque posto degli obiettivi orientati alla promozione
dell’autonomia delle persone con disabilità, al sostegno di chi se ne prende cura e
all’adeguamento dei servizi rispetto ai contenuti di area citati. Parallelamente si è cercato di
superare la logica assistenziale privilegiando un approccio che vede la persona protagonista
del proprio progetto di vita.
Alla luce di queste considerazioni si è stabilito un quadro di programmazione locale che ha
definito obiettivi e modalità attuative assicurando alle persone una maggiore uniformità ed
equità di accesso alla rete dei servizi. L’impegno più forte è stato quello di dare vita a progetti
innovativi finalizzati a sostenere i principali obiettivi del Piano di Zona 2003-2005 e
precisamente:
• sostenere e sviluppare le capacità delle persone non autosufficienti, in particolare le
persone con disabilità grave;
• sostenere e sollevare la famiglia;
• creare un sistema organico di interventi e servizi integrati fra loro;
• promuovere la cultura della disabilità.
I servizi e gli interventi si sono consolidati nel loro trend storico, a fronte di problematiche
emergenti, soprattutto rispetto all’evolversi di fenomeni quali l’invecchiamento della
popolazione disabile, l’aumento della richiesta di interventi da parte di persone con forme di
disabilità acquisita (per esempio i traumatizzati cranici), l’aumento delle situazioni di
emergenza che richiedono risposte tempestive.
Il Piano di Zona 2003-2005 si è proposto di perseguire in via prioritaria l’integrazione sociale,
il sostegno della domiciliarità e l’aiuto alla famiglia, la vita indipendente e l’integrazione
lavorativa e scolastica.
Lo sviluppo del servizio di assistenza domiciliare è uno degli obiettivi che si era posta la
precedente pianificazione a sostegno della domiciliarità. Oggi questo servizio è diventato parte
di un insieme di opportunità che i soggetti istituzionali e sociali propongono alla persona allo
scopo di superare le difficoltà di ordine materiale che caratterizzano il vissuto di una persona
con disabilità e della sua famiglia.
75
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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La vita indipendente è stata promossa con la messa a disposizione di servizi individualizzati e
attraverso la rete di interventi, come il trasporto verso i Centri diurni e quelli socio-riabilitativi,
il servizio di accoglienza temporanea per ricoveri di sollievo e sostegno alle famiglie che non
intendono ricorrere ad un ricovero definitivo, i sostegni economici, i servizi domiciliari
attraverso la legge n. 162/1998, i progetti per il tempo libero, i gruppi di auto muto aiuto.
La vita indipendente è stata incentivata inoltre anche attraverso il sostegno alla mobilità,
l’abbattimento delle barriere architettoniche, la fornitura di strumentazioni adeguate e il
servizio Informa-handicap.
Il diritto alla mobilità e all’accessibilità hanno costituito nella precedente pianificazione un
fattore essenziale per garantire la partecipazione e contrastare la discriminazione. Tra le
attività realizzate in questo ambito, significativa è stata la costruzione di un servizio unitario
ed integrato di trasporto ed accompagnamento verso i Centri diurni, promosso dai Comuni
della Conferenza dei Sindaci, dall’Azienda ULSS e dal Terzo Settore, e utilizzato attualmente
da un significativo numero di utenti.
L’intervento del sistema dei servizi riguardo all’inserimento lavorativo ha comportato la
promozione di iniziative che hanno visto coinvolti numerosi Enti e svariate realtà del Terzo
Settore. In questo contesto sono stati erogati, da parte della Regione Veneto sostegni
economici per i tirocini e promossi programmi di avvio alla vita professionale.
Continua l’impegno da parte degli Enti preposti nell’applicazione delle norme previste a tutela
del diritto allo studio in considerazione anche dei mutamenti registrati in relazione all’aumento
del numero di alunni, anche stranieri, che frequentano tutti gli ordini di scuola.
Il periodo della scolarizzazione è infatti un fondamentale momento di vera, totale immersione
in un contesto di normalità anche per i disabili più gravi. Il dilatarsi della fascia dell’obbligo
scolastico vede un numero sempre crescente di adolescenti disabili frequentare anche la
scuola superiore e poi l’Università.
Il Piano di Zona 2003-2005 ha tracciato la strada per la riqualificazione e il potenziamento dei
servizi anche attraverso azioni innovative e sperimentali per meglio rispondere ad una
puntuale presa in carico nella rete dei servizi, per la promozione dell’autonomia personale e
per il sostegno della famiglia.
II.4.2 La base conoscitiva
La rete dei Servizi previsti dall’Azienda ULSS n. 20 per la Disabilità è articolata nelle cinque
aree d’intervento relative all’Area Informativo Promozionale, alla Domiciliarità, alla
Formazione-Lavoro, alla Residenzialità e all’Area Territorialità.
Nel Piano Locale della Disabilità di recente approvazione vengono ampiamente descritti gli
interventi previsti, gli obiettivi individuati ed i risultati attesi per il triennio 2007–2009.
Oltre a quanto specificato circa i servizi delegati e le risorse destinate dai Comuni per i servizi
di trasporto ed integrazione rette in strutture, dalla rilevazione effettuata e consultabile in
dettaglio nell’apposito allegato, è emersa una rilevante attività di informazione, sostegno,
integrazione sociale e tutela della persona disabile svolta dal Servizio Sociale di base dei
Comuni.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
La tabella seguente evidenzia le unità di erogazione, il corrispondente numero di utenti ed il
costo complessivo dell’azione per ogni unità di offerta, insiemi complessi di prestazioni e
progetti rilevati nell’Area Disabili.
76
Indice del
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
- Home CD
n.
1
2
3
4
azioni
U04 Centri e presidi di riabilitazione funzionale disabili
psichici, fisici, sensoriali
U07 Centro diurno per persone con disabilità
U12 Comunità alloggio per persone con disabilità
U17 Comunità residenziale per persone disabili in
situazione di gravità
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
1
2.000
43
551
6.837.022
7
83
1.314.609
1
9
10
62
258
2.901
578.666
742.535
5
U24 RSA per persone disabili
TOTALE Unità Di Offerta
6
7
C05 Assistenza domiciliare integrata
C06 Assistenza educativa domiciliare/territoriale
1
1
487
3
8
C15 Informa-handicap
9.579.213
19.052.045
3.308.524
500
2
2.305
9
10
C36 Servizio di integrazione lavorativa (SIL)
C39 Servizio di trasporto
1
32
753
370
629.505
1.557.638
11
12
C43 Servizio per l’integrazione scolastica e sociale
C45 Servizio sociale di base
1
15
548
2.695
3.024.756
212.270
13
14
C46 Servizio soggiorni climatici
C105 Servizio di integrazione del reddito
1
6
218
43
91.665
26.169
15
16
C106 Servizio integrazione rette in struttura
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
10
13
150
97
2.589.440
188.192
17
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
19
102
139
7.808
18
P04 Assistenza persone disabili gravi
9
-
4.192.184
19
20
P13 Eliminazione barriere
P24 Inserimento lavorativo
1
1
4
1
15.994
4.810
21
22
P14 Favorire il trasporto
P17 Favorire la socializzazione
1
2
4
21
1
7
1
150
1
17
20
207
181
10.916
23
24
25
P29 Laboratori, attività teatrali, ludico sportive in
collaborazione con agenzie educative
P48 Promozione della salute
P52 Supporto alla famiglia
TOTALE Progetti
TOTALE per Area d’intervento
105.372
156.639
11.890.670
2.543
4.215.531
35.158.246
Nelle seguenti tabelle vengono specificate le risorse dedicate per la totalità delle unità di
offerta, insiemi complessi di prestazioni e progetti nonché il riepilogo delle unità di erogazione
per ogni categoria di azione.
azioni
risorse dedicate
TOTALE Unità Di Offerta
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
19.052.045
11.890.670
TOTALE Progetti
4.215.531
Totale complessivo
35.158.246
azioni
unità di erogazione
TOTALE Unità Di Offerta
62
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
TOTALE Progetti
102
17
Totale complessivo
181
77
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Le rappresentazioni grafiche sottostanti evidenziano la distribuzione delle risorse e delle unità
di erogazione suddivise per unità di offerta, insiemi complessi di prestazioni e progetti.
Risorse distribuzione per azioni
Unità di erogazione
12%
17
62
54%
34%
102
T OT A LE UDO
TOTALE UDO
T OT A LE I CP
TOTALE ICP
T OT A LE P ROGE T T I
TOTALE PROGETTI
Nelle seguenti tabelle vengono specificate le azioni articolate in tre macro-aree d’intervento:
Domiciliarità - Promozione dell’agio - Residenzialità e le relative risorse dedicate.
azioni dedicate alla domiciliarità
U04 Centri e presidi di riabilitaz. funzionale di disabili psichici, fisici e sensoriali
U07 Centro diurno per persone con disabilità
C05 Assistenza domiciliare integrata
risorse dedicate
578.666
6.837.022
3.308.524
C06 Assistenza educativa domiciliare/territoriale
500
C15 Informa-handicap
C36 Servizio di integrazione lavorativa (SIL)
105.372
629.505
C39 Servizio di trasporto
C43 Servizio per l’integrazione scolastica e sociale
1.557.638
3.024.756
C45 Servizio sociale di base
C46 Servizio soggiorni climatici
212.270
91.665
C105 Servizio di integrazione del reddito
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
26.169
188.192
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
P04 Assistenza persone disabili gravi
156.639
4.192.184
TOTALE
20.909.102
azioni per la promozione dell’agio
P48 Promozione della salute
risorse dedicate
657
P52 Supporto alla famiglia
P13 Eliminazione barriere
15.994
P14 Favorire il trasporto
P17 Favorire la socializzazione
236
1.400
P24 Inserimento lavorativo
P29 Laboratori, attività teatrali, ludico sportive in collaborazione con agenzie educative
4.810
250
TOTALE
23.347
azioni dedicate alla residenzialità
risorse dedicate
U12 Comunità alloggio per persone con disabilità
U17 Comunità residenziale per persone disabili in situazione di gravità
1.314.609
742.535
U24 RSA per persone disabili
9.579.213
C106 Servizio integrazione rette in struttura
TOTALE
2.589.440
14.225.797
78
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Per prendere visione delle strutture residenziali presenti nel territorio dell’Azienda ULSS n. 20
si rimanda al Piano locale per la Disabilità dove è stato illustrato l’intero sistema dei servizi
residenziali e delle unità di offerta.
La rappresentazione grafica seguente evidenzia le percentuali relative alla distribuzione delle
risorse impiegate prioritariamente per i servizi finalizzati alla domiciliarità.
L’obiettivo di consentire alle persone con disabilità in condizione di dipendenza assistenziale di
trovare risposte adeguate, rimanendo nel proprio ambito di vita, viene perseguito con la
diffusione nel territorio dei servizi diurni e di supporto alla famiglia che ha permesso di ridurre
il percorso dell’istituzionalizzazione.
Vengono parallelamente quantificate percentualmente le risorse destinate alla residenzialità
per le persone disabili per le quali non risulti più possibile la permanenza presso il proprio
domicilio.
L’obiettivo di privilegiare i percorsi di mantenimento delle autonomie personali trova
rispondenza nelle azioni di promozione dell’agio per le quali assume progressivamente
rilevanza la pur limitata assegnazione di risorse. Gli obiettivi perseguiti sono stati ampiamente
indicati nel Piano locale della Disabilità adottato secondo le indicazioni previste dalla DGR n.
1859/2006.
Distribuzione delle risorse per obiettivi
40%
60%
0%
DOMICILIARITA'
AGIO
RESIDENZIALITA'
Nelle tabelle e rappresentazioni grafiche sottostanti si riepilogano i dati più significativi relativi
agli interventi economici erogati dai Comuni e finalizzati a sostenere le famiglie che
quotidianamente sono impegnate nell’assistenza e nella cura del familiare disabile.
La percentuale relativa alle risorse dedicate al servizio di integrazione delle rette in struttura
riguarda l’intero sistema della residenzialità: R.S.A, Comunità Alloggio, Gruppi Appartamento
e Case famiglia.
risorse
dedicate
interventi economici
C105 Servizio di integrazione del reddito
26.169
C106 Servizio integrazione rette in struttura
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
2.589.440
188.192
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
TOTALE
156.639
2.960.440
79
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
- Home CD
Interventi economici
6%
5%
1%
C105
C106
88%
C108
C109
Per concludere risulta significativo considerare il numero di utenti che complessivamente
afferiscono alla totalità delle unità di offerta e degli insiemi complessi di prestazioni di seguito
indicate.
ripartizione utenti per UDO e ICP
U04 Centri e presidi riabil. funzionale disabili psichici,fisici, sensoriali
U07 Centro diurno per persone con disabilità
n. utenti
2.000
551
U12 Comunità alloggio per persone con disabilità
83
U17 Comunità residenziale per persone disabili in situazione di gravità
9
U24 RSA per persone disabili
258
C05 Assistenza domiciliare integrata
487
C06 Assistenza educativa domiciliare/territoriale
3
C15 Informa-handicap
2.305
C36 Servizio di integrazione lavorativa (SIL)
753
C39 Servizio di trasporto
370
C43 Servizio per l’integrazione scolastica e sociale
548
C45 Servizio sociale di base
2.695
C46 Servizio soggiorni climatici
218
C105 Servizio di integrazione del reddito
43
C106 Servizio integrazione rette in struttura
150
C108 Interventi di sostegno alle famiglie
97
C109 Interventi di sollievo alle famiglie
139
TOTALE
10.709
80
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Ripartizione utenti per azione
3000
2.695
2.305
2500
2000
2000
1500
1000
753
370
258
83
9
218
43
3
150
97
139
C109
500
C108
548
487
C106
551
C105
C46
C45
C43
C39
C36
C15
C06
C05
U24
U17
U12
U07
U04
0
II.4.3 La pianificazione settoriale
Nella complessa e delicata realtà della disabilità, va segnata la recente deliberazione di Giunta
regionale n. 1859 del 13 giugno 2006 ad oggetto "Linee di indirizzo per il sistema della
domiciliarità e della residenzialità Area Disabili – art. 26 e 27 - L.R. n. 9/2005" che ha
comportato l’elaborazione e l’approvazione del Piano locale della Disabilità quale strumento di
attuazione a livello locale delle disposizioni sulla programmazione degli interventi e dei servizi
rivolti alle persone con disabilità nel contesto del Piano di Zona.
In attuazione delle disposizioni regionali, la Conferenza dei Sindaci (con deliberazione n. 11
del 15 dicembre 2006) e l’Azienda ULSS n. 20 (con deliberazione del Direttore Generale n.
525 del 12 dicembre 2006) hanno approvato il Piano locale della Disabilità per il triennio
2007-2009 che deve intendersi integralmente recepito nel presente Piano di Zona e cui si
rinvia per ogni approfondimento.
Di seguito viene proposto il quadro sintetico degli obiettivi specifici del Piano locale della
Disabilità che indica gli impegni programmatici per il triennio 2007-2009 per la cui
individuazione si è tenuto conto sia dei singoli aspetti di dettaglio riportati nei vari capitoli del
Piano sia delle indicazioni contenute nella DGR n. 1859/2006.
PIANO LOCALE DELLA DISABILITÀ 2007-2009
area
obiettivi generali
tempi
risultati attesi
Destinatari
Integrazione sociale
Rafforzamento delle autonomie
Sviluppo iniziative solidali
dicembre 2009
Coinvolgimento e responsabilizzazione
dei soggetti, istituzionali e non del
territorio
Realizzazione di percorsi formativi per le
figure professionali dei Comuni e
Azienda ULSS
dicembre 2007
Applicazione dell’ICF
Valutazione
dei bisogni
e standard attesi
Accesso
al Sistema
della Disabilità
Sperimentazione della SVAMDI
dicembre 2007
Validazione dello strumento
Revisione del regolamento UVMD
aprile 2007
Adeguamento alle indicazioni regionali
Erogazione di prestazioni integrate tra i
servizi
dicembre 2008
Monitoraggio e verifica delle modalità di
erogazione delle prestazioni
Promozione e consolidamento delle reti
solidaristiche del territorio
dicembre 2009
Sensibilizzazione e coinvolgimento delle
realtà distrettuali del Terzo Settore e
condivisioni degli obiettivi
Continuità rispetto allo standard attuale di
servizi e prestazioni
dicembre 2009
Mantenimento degli attuali livelli di
assistenza
81
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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- Home CD
Sistema della
Domiciliarità
Valorizzazione delle forme di
comunicazione
dicembre 2007
Maggior efficacia dell’informazione
Miglioramento nella diffusione della
Carta dei Servizi
dicembre 2007
Maggior efficacia dell’informazione
Maggiore personalizzazione dell’intervento
dicembre 2007
Utilizzo scheda SVAMDI
Riattualizzazione dell’accordo di
programma tra Comuni e Azienda ULSS e
del regolamento vigente
dicembre 2009
Maggiore sinergia tra Comuni e Azienda
ULSS e nuove modalità di accesso e di
erogazione
Raccordo degli interventi di Assistenza
domiciliare comunale (SAD) con gli
interventi di ADI per una progettualità
integrata
dicembre 2009
Coordinamento degli interventi tra
Comuni e Azienda ULSS
Servizi Diurni
Sviluppo di modalità organizzative e
gestionali flessibili ed integrate
dicembre 2009
Superamento della logica del centro
occupazionale (CEOD) nella direzione di
una integrazione territoriale
Applicazione
della L. 162/98
Integrazione dei progetti per la "Vita
indipendente" e per l’aiuto personale in un
Fondo Unico per la Domiciliarità Disabili
dicembre 2007
Riduzione della frammentarietà degli
interventi
Applicazione
della L. 284/97
Integrazione degli interventi per i ciechi
pluriminorati nell’ambito del Fondo Unico
per la Domiciliarità Disabili
dicembre 2007
Riduzione della frammentarietà degli
interventi
Riconduzione della delega del servizio di
trasporto ai CEOD in capo all’Azienda
ULSS n. 20 a partire dai Distretti n. 1, n.
2 e n. 3
luglio 2007
Gestione unitaria del servizio di
trasporto disabili
Implementazione dei servizi di trasporto
disabili per il Distretto n. 4
dicembre
2007
Organizzazione sul territorio dei servizi
di trasporto per CEOD, Scuole, ecc.
Sistema
della
Residenzialità
Sviluppo omogeneo, diversificato e
flessibile dei servizi residenziali sul
territorio
dicembre 2008
Articolazione delle tipologie di strutture
residenziali secondo gli standard
regionali e applicazione delle
impegnative di residenzialità
Accoglienza
Temporanea
Rivisitazione degli accordi assunti con le
strutture residenziali
dicembre 2007
Aumento della disponibilità delle
strutture residenziali
dicembre 2007
Protocolli di intesa tra Azienda Ulss n.
20 e Comuni con cui si individuano:
sedi, risorse, modalità
dicembre 2008
Sistema informativo condiviso rispetto
all’utilizzo di banche dati locali e
regionali
ADI
Trasporto
disabili
Sportello
Integrato
Sistema Informativo
Promozione della piena integrazione tra gli
sportelli esistenti
Elaborazione di un modello che tenga
conto delle specificità del contesto
territoriale
Utilizzo in modo condiviso dei sistemi
operativi
Condivisione delle banche dati di Comuni
e Azienda Ulss
II.4.4 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dai tre Tavoli
tematici attivati a livello distrettuale (nel Distretto n. 2, n. 3 e n. 4) e dal corrispondente
Tavolo sovradistrettuale di area.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica per ciascun Tavolo, le aree di interesse, le
priorità di intervento e gli obiettivi strategici.
82
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Disabili del Distretto n. 2
1- RESIDENZIALITÀ
per persone con disabilità grave prive di rete familiare; strutture che favoriscano percorsi di
autonomia e vita sociale per problematiche lievi (es. Case famiglia - gruppi appartamento appartamenti protetti)
priorità
obiettivi
Identificare dal punto di vista quantitativo e qualitativo
lo sviluppo delle strutture
Affrontare il tema in un’ottica di rete
•
•
•
•
Dare omogeneità al territorio
Descrivere il percorso dell’accreditamento
Utilizzo UVMD e SVAMDI
Rete informativa
Dotazioni tecnologiche di tutte le strutture per favorire
la vita indipendente
2- DOMICILIARITÀ – SOLLIEVO
per la famiglia (assistenza domiciliare - sostegni economici - accoglienza programmata) autonomia
per il disabile (aiuto personale - trasporti e mobilità). Iniziative per il tempo libero per le varie fasce
d’età e gravità
priorità
obiettivi
Ridefinizione dei CEOD
Raggiungimento di un equilibrio nel rapporto educativo
tra operatore e persona disabile
Creazione di un’agenzia del tempo libero
Favorire la capacità di autogestione e
autodeterminazione del proprio progetto
•
Creazione percorsi rispetto alla valutazione delle
capacità lavorative
•
Sperimentazione di modelli avanzati
•
Istituzionalizzazione di progettualità specifiche
•
Raggiungimento dell’assegno di cura
3- VALORIZZAZIONE DELLE POSSIBILITÀ UMANE
della persona disabile con percorsi individuali personalizzati - contrasto della solitudine e
integrazione sociale sperimentando e organizzando una rete di opportunità sociali praticabili
priorità
obiettivi
Utilizzo UVMD e SVAMDI
Potenziamento dei servizi di integrazione lavorativa
Valorizzazione della comunità locale
•
Creazioni di percorsi di orientamento lavorativo post
scuola professionale
• Favorire l’iniziativa e la partecipazione delle persone
disabili fuori dagli spazi istituzionali
4- QUALITÀ SERVIZI-QUALITÀ RISORSE-SCUOLA-RETE INFORMATIVA
priorità alla centralità della persona - adeguati percorsi di accreditamento - adeguatezza alle
disabilità sensoriali - coinvolgere disabili e famiglie nella costruzione di risposte
priorità
obiettivi
Formazione degli insegnanti
Sviluppo di progetti di integrazione socio-sanitaria
Sistema della qualità
Promozione di gruppi auto mutuo aiuto
•
•
Coinvolgimento delle istituzioni scolastiche
Omogeneità sui territori, protocolli "doppie
diagnosi", UVMD e SVAMDI
• Aumento della trasparenza dei servizi
5- TUTELA GIURIDICA DELLE PERSONE DISABILI
priorità
obiettivi
Selezione e formazione Amministratori di sostegno
Sportello di consulenza
•
•
83
Definizione di un albo specifico
Coinvolgimento giudice tutelare e avvocati
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Disabili del Distretto n. 3
1- DISABILITA’ NON IN CARICO
ad esempio: "zona grigia" – particolari patologie – persone straniere
priorità
obiettivi
Definire percorsi per la stesura di protocolli d’intesa
Reperire risorse adeguate (economiche, umane, …)
2- LAVORO
servizi di integrazione lavorativa – rete aziende – Cooperative di tipo B
priorità
obiettivi
Coinvolgere la Provincia e l’INAIL
Sviluppare progetti di prevenzione diffusa degli
infortuni sul lavoro anche con miglioramenti degli
ambienti di lavoro
Prevedere percorsi di affiancamento e formazione
prima del collocamento lavorativo
3- SUPPORTO ALLA PERSONA E ALLA FAMIGLIA
interventi per medio lievi e gravi(ridefinizione dei CEOD) – assistenza diretta ed indiretta finalizzata
alla domiciliarità per persone con disabilità grave – giovani (autonomia e socializzazione)
priorità
obiettivi
Ridefinire i CEOD rispetto a nuove esperienze di
inserimento per utenti lievi e gravi
Potenziamento assistenza diretta ed indiretta
Sviluppare interventi/servizi di sollievo
4- DOPO DI NOI / STRUTTURE
residenzialità adulti gravi – medio lievi – facilitare il passaggio dalla famiglia alle strutture
priorità
obiettivi
5- INFORMAZIONE / COMUNICAZIONE
sportello unico – formazione operatori – ausili per facilitare la comunicazione
priorità
obiettivi
84
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Disabili del Distretto n. 4
1- PRESA IN CARICO GLOBALE
organicità ed integrazione tra servizi che si occupano di disabilità
priorità
obiettivi
•
Garantire valutazione multidimensionale per
superare la frammentarietà
• Aprire percorsi di valutazione per minori
Utilizzo dell’UVMD (SVAMDI) con indicazione del
referente
Realizzazione di percorsi di formazione comuni a tutti i
soggetti
Attenzione all’autonomia ed all’indipendenza della
persona tramite interventi a domicilio
2- LAVORO
Cooperative di tipo B e servizio di inserimento lavorativo
priorità
obiettivi
•
Maggiore coinvolgimento dei Comuni (e altri Enti
pubblici e privati)
•
•
•
Percorsi di affiancamento da CEOD – scuola al mondo
del lavoro
•
•
Affidamento diretto commesse a Cooperative di tipo
B
Gestione gare d’appalto non solo al ribasso
Utilizzo collocamento mirato
Potenziare inserimento sociale in contesto
lavorativo
Favorire utilizzo strumenti informatici
Abbattimento barriere comunicative e
architettoniche
Coordinamento tra Enti e servizi
3-TRASPORTO
omogeneità e razionalizzazione del servizio nelle varie aree di interesse
priorità
obiettivi
•
Soddisfare il bisogno anche rispetto alle piccole
realtà
• Dotarsi di mezzi e personale adeguato
• Stabilire i livelli minimi garantiti
• Definire le competenze e le responsabilità
Garantire in tutto il territorio omogeneità
Rifare l’analisi dei bisogni
4- STRUTTURE DIURNE e COMUNITARIE
attività tempo libero, sollievo, "Dopo di Noi"
priorità
obiettivi
Identificare dal punto di vista quantitativo e qualitativo
lo sviluppo delle strutture
•
•
•
Dare omogeneità al territorio
Rivedere competenze dei CEOD
Descrivere il percorso dell’accreditamento
Affrontare il tema in un’ottica di rete
Dotazioni tecnologiche di tutte le strutture per favorire
la vita indipendente
5- PROTOCOLLI DI LAVORO
tra servizi che si occupano di disabilità a vari livelli (infanzia, handicap e psichiatria)
priorità
obiettivi
85
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Disabili sovradistrettuale
1- RESIDENZIALITÀ - SEMIRESIDENZIALITÀ
priorità
obiettivi
•
•
•
•
Strutture e percorsi di accreditamento
•
•
•
Dare omogeneità sul territorio e rendere più
flessibili le risposte residenziali a livello territoriale
Adeguare il numero di quote di residenzialità
regionali, attualmente insufficienti, rispetto al reale
fabbisogno
Sostenere le azioni volte all’accreditamento per le
strutture residenziali e semiresidenziali attraverso
percorsi che tengano conto dell’ambito territoriale,
dei tempi di attuazione, delle risorse impiegate
Concludere il processo per restituire pienezza alla
delega attribuita all’Azienda ULSS in materia di
handicap. In particolare con riferimento al servizio di
inserimento residenziale per persone disabili
Definire criteri condivisi sul territorio di strutture per
il "dopo di noi", tenendo conto anche delle
sperimentazioni già attivate
Incentivare occasioni di tempo libero, anche
attraverso progettualità mirate per le persone che
vivono in struttura
Definire una regolamentazione omogenea per tutto
il territorio, anche con riferimento all’applicazione
dell’ISEE e della definizione delle quote mensili da
lasciare nella disponibilità dell’utente
2- DOMICILIARITÀ
priorità
obiettivi
•
•
Servizi innovativi
Potenziamento dell’autonomia
•
•
Sostegno familiare
•
•
86
Incentivare la vita indipendente e in generale il
protagonismo della persona disabile nelle scelte che
riguardano il sostegno della propria autonomia
Ridefinire le attività dei Centri diurni riconsiderando
la scansione del tempo trascorso dalla persona
disabile all’interno del servizio (secondo anche il
Piano personalizzato di intervento) e sviluppando
momenti di integrazione e socializzazione sul
territorio
Sperimentare modelli innovativi anche dal punto di
vista gestionale, ricercando soluzioni adeguate
anche per le persone disabili lievi
Perseguire la realizzazione del sistema integrato sul
territorio di servizi di trasporto per le persone
disabili, individuando percorsi per consentire il pieno
utilizzo dei mezzi di linea
Potenziare l’inserimento lavorativo presso Enti e
Aziende, con particolare attenzione ai giovani che
concludono il ciclo scolastico, attraverso il
coinvolgimento anche della Provincia e dell’INAIL e
la collaborazione con le Cooperative di tipo B
Implementare le azioni già in essere per
l’abbattimento delle barriere architettoniche e
sensoriali
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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priorità
3- INTEGRAZIONE SOCIO-SANITARIA
obiettivi
•
Dare omogeneità sul territorio all’utilizzo della
UVMD e della SVAMDI per la presa in carico globale
della persona, favorendo il coinvolgimento nelle
scelte della persona disabile, della sua famiglia e
degli Enti Locali
• Sottoscrivere accordi per la risoluzione delle
problematiche riferite ai casi di "doppia diagnosi" e a
situazioni riconducibili a sovrapposizioni di
competenze (disabilità, salute mentale, anziani non
autosufficienti, ecc.) o alle cosiddette "aree grigie"
Presa in carico globale
Protocolli
4- TUTELA GIURIDICA
priorità
obiettivi
•
Amministratore di sostegno
Sviluppare progettualità locali per sostenere
l’attuazione dell’Istituto dell’Amministratore di
sostegno
• Sensibilizzare e sostenere con percorsi adeguati la
disponibilità a ricoprire il ruolo dell’Amministratore
di sostegno
• Predisporre corsi di formazione per le persone
disabili e le famiglie coinvolgendo anche gli avvocati
e i magistrati
5- INFORMAZIONE – COMUNICAZIONE – ACCESSO AI SERVIZI
priorità
obiettivi
•
Diffusione della cultura della disabilità
Sportello integrato
Favorire la conoscenza del valore del ruolo nella
società della persona disabile attraverso momenti
informativi e di confronto;
• Promuovere la formazione di operatori per gli
sportelli di front-office per rispondere alle necessità
informative delle persone disabili;
• Realizzazione dello sportello integrato secondo le
modalità già previste dal Piano settoriale
87
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CAPITOLO 5 – AREA INFANZIA MINORI FAMIGLIA
II.5.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
In accordo con gli indirizzi regionali il Piano di Zona 2003-2005 ha previsto di tutelare diritti e
costruire opportunità sia nelle situazioni di disagio conclamato e disadattamento, sia in quelle
a cosiddetto "disagio evolutivo", nonché di realizzare azioni volte al sostegno della
genitorialità, riconoscendo e valorizzando il ruolo centrale della famiglia quale risorsa
fondamentale nella logica della rete dei servizi e quale soggetto primario di soddisfacimento
del bisogno.
Nel dettaglio sono stati individuati quattro obiettivi trasversali:
1. prosecuzione delle progettualità legge n. 285/1997;
2. prosecuzione e/o promozione degli interventi di affido familiare;
3. promozione dell’aggregazione dei minori in età evolutiva;
4. promozione degli interventi per gli adolescenti.
Nel compiere un’analisi rispetto agli obiettivi del Piano di Zona precedente si evidenzia come
si sia consolidata la prassi esistente, articolata in una pluralità di risposte per i minori e la
famiglia sia per quanto riguarda gli interventi dei Comuni che per le attività dell’Azienda ULSS
n. 20 e del Terzo Settore.
La pianificazione si è quindi rivolta all’individuazione di percorsi per il sostegno alle reti
familiari e per giungere ad una maggiore flessibilità dell’offerta finalizzata a rispondere alle
diverse situazioni e problematiche che accompagnano la crescita dei minori. La legge
n. 285/1997 in questo settore ha innescato positivi e innovativi processi nelle politiche per
l’infanzia e l’adolescenza.
I Comuni della Conferenza dei Sindaci del territorio dell’Azienda ULSS n. 20, in relazione alle
risorse economiche disponibili ed ai bisogni rilevati nella popolazione, ponendo la famiglia al
centro del processo d’aiuto in ottica di prevenzione secondaria e primaria, in rete con i servizi
specialistici dell’Azienda ULSS e con il privato sociale, hanno potenziato ed implementato i
servizi e gli interventi volti a favorire condizioni di benessere o di riduzione del disagio per i
minori e le loro famiglie, sostenendo il ruolo educativo dei genitori ed agevolando le relazioni.
Nel concreto i Comuni hanno dato impulso a servizi di affiancamento alla famiglia realizzando:
• sostegni socio-educativi domiciliari con l’obiettivo di supportare i minori nel proprio
ambiente di vita e di essere nel contempo punto di riferimento per i genitori;
• semi affidi a famiglie o singoli disponibili ad accogliere presso il proprio domicilio minori
per alcuni momenti della giornata, con l’obiettivo di aiutare la famiglia di origine nella
gestione materiale ed educativa dei figli, privilegiando il rapporto personale;
• aiuti domiciliari a supporto ed integrazione della conduzione giornaliera della casa;
• Centri diurni per minori ed adolescenti quali servizi educativi territoriali volti a prevenire e
contrastare il disagio, a supporto ed integrazione delle funzioni genitoriali;
• Centri aperti quali spazi ludico-educativi finalizzati a favorire l’aggregazione e la
socializzazione.
Relativamente all’adolescente difficile che presenta problemi di comportamento e complesso
disagio psico-sociale con ridotta motivazione al cambiamento, i Comuni, con capofila il
Comune di Verona, hanno realizzato una specifica progettualità che prevede una presa in
carico precoce degli adolescenti stessi e dei loro genitori da parte dei servizi socio-sanitari e
sociali. Il percorso/processo d’aiuto contempla interventi socio-educativi e socio-riabilitativi
realizzati nei diversi contesti di aggregazione e di riferimento dell’adolescente in
collaborazione con il privato sociale. Prevede inoltre il supporto, anche attraverso specialisti,
89
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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ai genitori per migliorare la qualità della vita familiare e ridurre il rischio di evoluzione delle
disarmonie in patologia.
Nell’area dell’accoglienza residenziale di minori appartenenti a famiglie in difficoltà, i Comuni,
attraverso progettualità mirate, hanno privilegiato l’affido familiare, quale risposta più
adeguata ai bisogni evolutivi di bambini e adolescenti che, per un periodo determinato
necessario alla famiglia di origine per affrontare le proprie problematiche, devono essere
tutelati mediante il collocamento in un idoneo ambiente familiare.
La disponibilità della comunità locale aperta all’accoglienza e all’affidamento familiare
consente di realizzare, da un lato, una tutela minorile quanto più possibile rispettosa dei diritti
del minore e, dall’altro, permette di organizzare aiuti alla famiglia in difficoltà affinchè mobiliti
le risorse per il rientro dei figli.
Anche per quanto riguarda gli inserimenti in comunità di tipo familiare o comunità alloggio, si
privilegia la permanenza dei minori nel territorio di provenienza, all’interno di una prospettiva
di possibile rientro nel nucleo d’origine.
A supporto della mamma e/o della gestante in difficoltà che, per molteplici motivi, è sola o
vive un rapporto di coppia molto conflittuale, i Comuni sostengono l’onere di un suo
temporaneo inserimento in struttura protetta per permetterle di recuperare autonomia e
capacità genitoriale. In particolare il Comune di Verona ha realizzato una propria comunità
alloggio, denominata Casa di Accoglienza per madri e/o gestanti in difficoltà, la cui gestione
operativa è stata affidata a una cooperativa sociale.
Nell’ottica della tutela minorile si evidenzia inoltre che il Comune di Verona, in qualità di
Comune capofila, collabora attivamente con l’Ufficio del Pubblico Tutore dei minori della
Regione Veneto nella realizzazione e nella gestione del "Progetto Tutori" volto a sensibilizzare
e formare cittadini disponibili ad esercitare il ruolo di tutori volontari di minori nei casi previsti
dalla legge, monitorando e sostenendo il percorso d’aiuto.
Di fronte alla necessità di individuare il più precocemente possibile i segnali di disagio dei
minori in situazione di difficoltà e attraverso il coinvolgimento di tutti i servizi interessati, il
Piano di Zona precedente aveva individuato il Tavolo tematico sovradistrettuale Area Minori
per la gestione di situazioni particolarmente complesse.
L’impegno è stato quello di affrontare una metodologia di lavoro condivisa tra servizi sociali,
socio-sanitari e del Terzo Settore. Tale metodologia si è consolidata in particolare in settori
come il sistema dei servizi offerti dall’Azienda ULSS n. 20, attraverso il Dipartimento di
Neuropsichiatria Infantile e Psicologia dell’Età Evolutiva.
Il Piano di Zona 2003–2005 prevedeva un modello territoriale di assistenza neuropsichiatrica
nell’infanzia e nell’adolescenza articolato in unità operative territoriali di neuropsichiatria
infantile le cui aree di attività sono la diagnosi, la cura e la riabilitazione di patologie
diagnosticabili senza particolari accertamenti strumentali.
All’interno di quest’area sono stati individuati alcuni obiettivi:
• individuare modalità adeguate per la presa in carico di minori extracomunitari e le loro
famiglie (facilitare l’accesso delle famiglie straniere attraverso l’informazione, favorire
l’accesso ai servizi e la continuità di cura);
• promuovere la continuità della presa in carico del minore dalla dimissione dall’ospedale al
territorio.
A fronte di questo, nuove attività hanno riguardato i minori immigrati e le loro famiglie che
necessitano di azioni mirate per l’accesso ai servizi. Al fine di affrontare queste problematiche
emergenti è stato necessario il lavoro progettuale integrato da parte dei servizi sociali, sociosanitari e del Terzo Settore.
90
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Nel Piano di Zona precedente l’Area Famiglia è stata considerata quale aspetto trasversale a
tutte le altre Aree tematiche. In ogni Area sono state infatti previste azioni specifiche nei
confronti della famiglia e più in generale nei confronti di chi si prende cura delle persone in
difficoltà.
In dettaglio per l’ambito dei Consultori Familiari il Piano aveva individuato cinque obiettivi:
1. il sostegno alla genitorialità nei momenti critici del ciclo della vita (gruppi genitoriali di
sostegno pre e post nascita);
2. il potenziamento dell’attività ambulatoriale per le immigrate clandestine;
3. l’aumento delle competenze sull’interculturalità e sull’utilizzo di mediatori culturali formati
in ambito socio-sanitario;
4. il potenziamento dell’attività di presa in carico di casi di abuso di minori, attraverso
l’attivazione presso il C.E.R.R.I.S. di un Centro diurno di diagnosi e cura per il
maltrattamento e l’abuso;
5. la riorganizzazione del servizio adozioni.
L’obiettivo prioritario dei servizi afferenti a quest’Area nel corso del Piano precedente è stato
quello di omogeneizzare e ottimizzare tutti gli interventi sull’intero territorio dell’Azienda
ULSS. Un’ulteriore obiettivo è stato il miglioramento dell’integrazione del servizio con le altre
strutture sociali e sanitarie presenti sul territorio.
E’ doveroso ricordare che nel corso del 2005 la Regione Veneto, per dare precise e puntuali
indicazioni sull’identità dei Consultori Familiari, in un’ottica di programmazione territoriale
indirizzata a evitare sovrapposizioni o carenze nell’offerta dei servizi, ha disposto, con l’atto di
indirizzo approvato con DGR 11 febbraio 2005 n. 392, la ridefinizione del servizio Consultorio
Familiare secondo le seguenti indicazioni: ampliamento dell’orario di funzionamento, gratuità,
puntualizzazione delle finalità e delle funzioni, attenzione alle problematiche alla mediazione
familiare, promozione della salute degli adolescenti, specializzazione delle equipes, al fine di
garantire un intervento tempestivo, mirato e qualificato.
Tali indicazioni prefigurano pertanto un nuovo assetto organizzativo e operativo del
Consultorio all’interno del Distretto socio-sanitario e dell’unità organizzativa ed omogenea
Infanzia Adolescenza Famiglia permettendo di intervenire in maniera integrata rispetto alle
problematiche che attraversano il ciclo di vita della persona e della famiglia, garantendo un
raccordo costante con i servizi del territorio.
II.5.2 La base conoscitiva
La descrizione degli interventi attivati per l’area Infanzia Minori Famiglia nel variegato
territorio della Conferenza dei Sindaci risulta complessa in quanto i Comuni hanno sviluppato
autonomamente politiche e progettualità proprie nelle materie riservate alla loro competenza.
Di fatto ciò ha comportato lo sviluppo di una vasta gamma di progetti e servizi sia nel campo
del sostegno alla famiglia, che della tutela dei minori in senso ampio.
In linea generale sono state garantite pronte ed adeguate risposte a fronte dei bisogni rilevati,
ma, d’altro canto, emerge da più territori l’auspicio di un maggiore investimento di risorse per
favorire il soddisfacimento di nuovi bisogni e per garantire azioni omogenee su un’area più
vasta dell’ambito comunale.
La tendenza degli ultimi anni, pertanto, è stata rivolta alla sperimentazione della messa in
rete delle progettualità e dei servizi.
Inizialmente territori limitrofi tra loro, affini per sensibilità, hanno attivato collaborazioni per
l’ideazione e la sperimentazione di progetti comuni.
91
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Gli Enti Locali di maggiori dimensioni hanno inoltre implementato negli anni servizi che hanno
permesso di maturare conoscenze, competenze e know how specifici e di buon livello tecnico,
costituendo, di fatto, dei modelli innovativi per territori omogenei.
Particolarmente significativo appare il ruolo del Comune di Verona che, anche supportato dalle
indicazioni regionali, ha svolto per specifiche progettualità un ruolo di "capofila" dei Comuni
della Conferenza dei Sindaci, con funzioni di coordinamento e di facilitazione (ad esempio il
"Progetto Tutori", il "Progetto Adolescenti con disturbi di comportamento e con genitori
disfunzionali" e il "Centro per l’affido e la solidarietà familiare").
La base conoscitiva relativa al 2005 acquisisce particolare rilevanza se si tiene conto delle
progettualità poi avviate nell’anno 2006 e previste nella programmazione per il triennio
successivo.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
n.
1
2
3
4
5
6
7
azioni
U01 Asilo Nido
U13 Comunità educativa diurna per minori e
adolescenti
U14 Comunità educativa mamma bambino
U15 Comunità educativa per minori
U16 Comunità educativa pronta accoglienza
CERRIS
U18 Comunità terapeutica residenziale protetta
U19 Consultori familiari e materno infantili
pubblici
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
38
1.576
2
27
203.270
3
1
87
1
808.102
5.038
2
64
441.859
4
6
110.694
9
7.012
1.083.161
69.545
15.679.768
12.958.099
8
U19 Consultori familiari e materno infantili privati
TOTALE Unità Di Offerta
5
64
8.773
9
C01 Affido familiare
C2 Appartamento protetto
20
1
296
1
472.701
3.600
10
11
C04 Assistenza domiciliare
C05 Assistenza domiciliare integrata
3
15
14
249
30.993
464.121
12
13
C06 Assistenza educativa domiciliare/territoriale
C10 Centro di aggregazione
20
9
367
889
562.803
342.110
14
15
C13 Gruppi di auto aiuto
C29 Servizi semiresidenziali per l’infanzia
2
9
90
641
3.973
561.843
16
17
C30 Servizi semiresidenziali per minori e giovani
C33 Servizio adozioni
6
1
75
640
279.235
184.689
18
C35 Servizio di
educazione/prevenzione/promozione al benessere
6
3.686
42.577
1
3.534
3.172.463
4
161
10.106
4
1
15
182
4.023
18.468
13
19
211
3.354
19
20
C37 Servizio di Neuropsichiatria infantile e
psicologia dell’età evolutiva
C38 Servizio di sostegno socio-psico-educativo
scolastico
21
22
C39 Trasporto
C40 Spazio adolescenti/Consultorio giovani
23
24
C42 Sevizio per la tutela dei minori
C45 servizio sociale professionale
25
C50 Servizio famiglie separate
3
354
184.689
26
27
C51 Servizio donna straniera
C102 Sostegno alla genitorialità
1
1
614
40
30.781
5.628
28
29
C103 Centro diurno minori
C105 Servizio integrazione del reddito
22
19
515
1.519
30
C110 Servizio alimenti prima infanzia
C112 Servizio di promozione della genitorialità
sociale
1
194
53.998
2
225
81.250
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
183
17.866
31
92
2.659.186
842.582
1.235.651
861.681
12.109.151
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n.
32
33
azioni
P05 Centri di ascolto e consultazione per
adolescenti
P06 Contrasto dei fattori di rischio
Centro "Il Faro"
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
2
213
33.275
2
389
178.900
34
35
P07 Contrasto del disagio
P11 Cura e riabilitazione
4
2
397
153
47.381
229.315
36
37
P12 Diagnosi
P15 Favorire la genitorialità sociale
1
9
107
98
17.900
105.554
38
39
P27 Integrazione scolastica
P28 Integrazione sociale
1
1
20
100
3.895
40
P35 Progetto di prevenzione del suicidio in età
adolescenziale
1
20
7
698
2
56
4.340
1
17
22.569
1
10
1
50
41
42
43
44
P50 Realizzazione di spazi e progetti educativi
per la crescita consapevole dell’infanzia
P52 Supporto alla famiglia
P63 Progetto socio-educativo territoriale per
adolescenti
P08 Contrasto isolamento sociale
46
P10 Creazione di relazioni inclusive tra territorio e
Agenzie formative territoriali
P14 Favorire il trasporto (Vestenanova)
1
2
47
P16 Favorire la partecipazione
1
200
48
P17 Favorire la socializzazione
P25 Forme protette di lavoro per problematiche
delle categorie non protette
1
1
1
1
1
140
1
-
1
1
70
40
45
49
50
51
P29 Laboratori, attività teatrali, ludico sportive
con le Agenzie del territorio
P33 Prevenzione del disagio - prevenzione
abbandono neonati
52
53
P46 Promozione della cultura della solidarietà
P47 Promozione della partecipazione
54
P55 Sviluppo della genitorialità
TOTALE Progetti
TOTALE per Area d’intervento
1
30
43
290
2.811
29.450
23.000
151.832
11.570
829.531
28.618.450
Dal raffronto tra le tabelle e le rappresentazioni grafiche che seguono emerge una leggera
prevalenza di risorse assegnate alle unità di offerta rispetto a quelle destinate agli insiemi
complessi di prestazioni, in gran parte dovuta ai costi del servizio di asilo nido.
Alcune strutture sono state inserite inoltre negli ICP sia in quanto non previste dalla L.R.
n. 22/2002 sia in quanto "parti" di progettualità più ampie.
Sono inoltre da considerare i percorsi di sperimentazione attivati attraverso progetti e non
ancora resi servizi, anche per incertezza rispetto alla continuità dei finanziamenti per le
annualità successive.
Inoltre è da tener presente che gli sforzi delle Amministrazioni riguardano prevalentemente il
sostegno alla permanenza del minore nella propria famiglia e, ove ciò non sia possibile,
vengono individuati collocamenti in ambienti di tipo familiare. Quindi le risorse sono
prevalentemente orientate ad azioni riguardanti i sostegni diurni e gli affidi familiari.
Voci importanti riguardano comunque le spese per le rette per le strutture Mamma Bambino e
per il collocamento dei minori in Comunità di tipo familiare.
93
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azioni
unità di erogazione
n.
utenti
64
8.773
15.679.768
183
17.866
12.109.151
43
2.811
290
29.450
TOTALE Unità Di Offerta
TOTALE Insieme Complesso di
Prestazioni
TOTALE Progetti
TOTALE Complessivo
Risorse ripartite per azione
risorse
dedicate
829.531
28.618.450
Unità di Erogazione
3%
15%
22%
42%
55%
63%
T OT A LE UDO
TOTALE UDO
T OT A LE I CP
TOTALE ICP
T OT A LE P ROGE T T I
TOTALE PROGETTI
Asili Nido ed azioni realizzate in favore della Prima Infanzia
Una specificità da rilevare, pur nella non completezza dei dati disponibili, è la tendenza ad
attivare nel territorio risposte all’esigenza di strutture per la primissima infanzia. Accanto alle
strutture classiche cominciano ad attivarsi molteplici e flessibili attività che le Amministrazioni
Comunali sostengono valorizzando l’impegno del privato sociale con convenzioni o con forme
di supporto più elastiche legate alle esigenze rilevate.
Sembra che ulteriori sviluppi in questo campo debbano prevedere sempre più intense
collaborazioni con il privato sociale per garantire risposte concrete ai bisogni reali.
La tabella seguente è una mappatura, non esaustiva, delle attuali strutture per la prima
infanzia presenti sul territorio della Conferenza dei Sindaci. L’analisi delle risorse è da
completare in previsione della programmazione territoriale.
ASILI NIDO PUBBLICI, PRIVATI CONVENZIONATI E SERVIZI PER LA PRIMA INFANZIA
n.
denominazione
distretto
n. utenti
comune
1
La Piuma
1
20
Verona
2
Arcobaleno
3
72
Verona
3
4
Il Maggiociondolo
L'Albero Verde
2
1
68
64
Verona
Verona
5
6
La Coccinella
Del Sole
2
1
66
101
Verona
Verona
7
8
Garbini
Il Cucciolo
1
2
10
75
Verona
Verona
9
10
Pollicino 2
Pestrino
1
2
16
17
Verona
Verona
11
12
Il Paese della Fantasia
Girotondo
1
3
66
36
Verona
Verona
13
Pollicino
1
64
Verona
14
Porto S. Pancrazio
3
31
Verona
15
16
La Fiaba
Il Piccolo Principe
1
3
64
32
Verona
Verona
94
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17
Bruco Felice
3
68
Verona
18
19
La Filastrocca
Il Quadrifoglio
2
1
68
68
Verona
Verona
20
21
L'Aquilone 1
Il Fiordaliso
3
2
68
34
Verona
Verona
22
23
Il Girasole
L'Aquilone 2
1
3
61
16
Verona
Verona
24
25
Lo Scarabocchio
Centro Infanzia Istituto Provolo
1
1
35
5
Verona
Verona
26
27
Centro Infanzia La Perla
Asilo Nido
1
3
26
41
Verona
S. Martino B.A
28
Asilo Nido
3
25
Cerro V.se
29
30
Nido Integrato Pollicino
Asilo Nido Don Milani
2
2
22
22
Buttapietra
Castel D’Azzano
31
32
Il Girotondo
Lupetto dei Bimbi A. Sabin
4
2
21
45
Pressana
S. G. Lupatoto
33
34
Gesù Bambino
Nuvoletta Celeste
2
2
20
14
S. G. Lupatoto
S. G. Lupatoto
35
36
Tartaruga
Asilo Nido Comunale
2
4
21
52
S. G. Lupatoto
S. Bonifacio
37
38
Asilo Nido
L’Arcobaleno
4
4
20
22
Tregnago
Arcole
39
Bulli e Pupe - Baby Parking L’Aquilone
4
80
S. Bonifacio
40
41
Nido Integrato la Scuola Infanzia Brena
Nido Integrato presso la Scuola Materna Bambino Gesù
4
4
10
8
Albaredo
Veronella
42
43
Nido Integrato Raggio di Sole
Nido Integrato
4
4
13
26
Badia Calavena
Soave
44
Babylandia" Baby Parking
4
-
Soave
45
46
Il Castello Incantato
Il Trenino dei Fiori
4
4
14
Soave
Lavagno
47
48
Asilo Nido Winnie the Pooh
Le Formichine
1
1
-
Verona
Verona
49
50
Scuola d’Infanzia San Giuseppe
Nido Cav. A. Caucchiolo
4
4
44
-
Roveredo di Guà
San Bonifacio
51
OASI Nido Paolo Corsara
4
Centro Diocesano Aiuto Vita nido I Coriandoli
1
-
San Bonifacio
52
53
Nido Integrato Il Giardino della Pace
4
80
Cologna Veneta
54
55
Nido Integrato Carlo Steeb
Scuola d’Infanzia S. Andrea
4
4
148
40
Cologna Veneta
Cologna Veneta
Verona
Centri diurni presenti nel territorio
Anche per quanto riguarda la rilevazione relativa ai Centri diurni del territorio, si individua in
questo servizio una risposta importante ai bisogni dei minori e dei ragazzi, che costituisce al
tempo stesso un supporto alla famiglia. Il servizio è comunque presente sotto varie forme,
meno strutturate, su quasi tutto il territorio anche attraverso specifiche progettualità.
L’esperienza acquisita negli anni potrebbe condurre a considerare anche i Centri diurni
all’interno di una logica di servizi territoriali che integrino tutti i Servizi Educativi attivati in un
territorio.
CENTRI DIURNI PER MINORI
denominazione
n. utenti
risorse dedicate
Centro diurno C.A.M
Centro diurno Don Mazza
15
29
15.014
118.435
Centro diurno "Le Primule"
16
45.140
95
Indice del
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Centro diurno "Villa Buri"
21
55.014
Centro diurno "L'ancora dei Piccoli"
Centro diurno "Le Fate" per preadolescenti e adolescenti
10
15
20.800
60.134
Centro diurno "Le Fate" per minori e scuola elementare
Centro diurno "Spazio Ragazzi"
14
12
53.861
71.867
Centro diurno di S. Bernardino
Centro diurno L'Arcobaleno
16
11
21.808
17.015
Centro diurno "Il Germoglio"
Centro diurno "Bonsai"
21
17
103.403
85.863
Centro diurno "Il Cantastorie"
Centro diurno "Il Girabussola"
14
17
85.863
85.863
Centro diurno "Il Panda"
15
85.863
Centro diurno "Occhio Ragazzi"
Centro diurno "Salice Ridente"
15
18
85.863
85.863
Centro diurno per minori di S. Bonifacio
Centro diurno di Albaredo d’Adige
51
10
48.620
11.327
Centro aperto di Tregnago
Centro estivo di Cologna Veneta
36
106
6.335
24.295
Centro diurno di S. Mauro di Saline
TOTALE
36
515
6.335
1.235.651
Strutture Mamma Bambino
Un’altra risposta innovativa che è stata sviluppata negli ultimi anni riguarda lo sviluppo delle
strutture per l’accoglienza delle madri con i loro figli.
Si tratta di una logica di tutela dei minori mantenendo il legame con la madre e fornendo
contemporaneamente aiuto alle mamme temporaneamente in difficoltà nello svolgimento del
ruolo genitoriale.
STRUTTURE PER L’ACCOGLIENZA MAMMA BAMBINO
n.
utenti
denominazione
A.ULSS n. 20
risorse
dedicate
fuori
A.ULSS n. 20
risorse
dedicate
"Casa di Accoglienza" - Verona
16
CERRIS – Accoglienza - Verona
50
CERRIS – Raggio di Sole - Verona
Associazione Carità S. Zeno ONLUS - Verona
21
1
Associazione di Carità Centro 2° Accoglienza - Verona
Ass. Fam. Canossiana Nuova Primavera Casa Bakhita - VR
12
9
113.572
34.852
Ass. Fam. Canossiana Nuova Primavera Casa Accoglienza - VR
Ass. Betania Mamma Bambino (Bosco di Zevio)
11
7
82.938
C.A.V. "Casa Gabriella" Casa di Accoglienza - Verona
7
23.630
C.A.V. Appartamenti di Accoglienza - Verona
C.A.V. Appartamenti - S. Giovanni Lupatoto
1
1
2.000
3.936
C.A.V. Struttura di Accoglienza semiprotetta - Verona
C.A.V. Struttura di Accoglienza - Verona
7
1
17.378
3.770
Comunità dei Giovani Programma Mamma Bambino - Verona
Comunità S. Francesco Onlus Programma Mamma Bambino
Monselice
1
5.112
1
12.390
Congregazione Piccole Suore Sacra Famiglia - Cerea
3
13.800
Villa Renata S.C.S. "Casa Aurora" - Venezia
Op. riunite Buon Pastore- Appartamento protetto - Marghera
1
3
1.417
94.900
TOTALE
82
96
215.666
592.436
2.715
26.160
1.098.005
148.667
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Strutture per l’accoglienza dei minori
Sembra infine di poter evidenziare dalla tabella seguente i vari tipi di strutture di cui si sono
avvalsi i Comuni per l’accoglienza dei minori.
Oltre alle considerazioni già espresse, riguardanti lo sforzo di individuare strutture sempre più
simili all’ambiente familiare, si può notare che buona parte delle risorse dedicate riguardano
strutture situate nel territorio della Conferenza dei Sindaci dell’Azienda ULSS n. 20 anche se
rimane consistente la spesa relativa agli utenti collocati al di fuori del predetto ambito
territoriale.
COMUNITÀ ALLOGGIO –GRUPPI FAMIGLIA-CASE FAMIGLIA-COMUNITÀ EDUCATIVE
CON PRONTA ACCOGLIENZA
A.ULSS n. 20
n.
risorse
utenti
dedicate
denominazione
CERRIS (Nido e Alveare) - Verona
116
fuori A. ULSS n. 20
n.
risorse
utenti
dedicate
676.906
Piccole Suore della Sacra Famiglia C. il Faro - Cerea
Comunità Accoglienza G. Bertoldi
2
1
26.790
15.015
F.ne D. Pirani Cremona G. F. - Bassano d/Grappa
Casa Famiglia Sos - Vicenza
1
4
29.200
95.128
Casa Famiglia Zocca Occhipinti – Domegliara (VR)
Comunità alloggio "Sciarada" – Cornuda (TV)
1
1
21.900
37.701
Comunità alloggio Samuele Il Girasole – S. Pietro di Legnago
Comunità alloggio Pompeati - Venezia
6
1
45.390
23.756
1
47.317
3
123.138
1
30.933
Associazione Betania - Albaredo d'Adige
Comunità Alloggio Albatros - Roncaglia di Ponte S. Nicolò (PD)
1
85
Centro accoglienza Alice è nella casa - Verona
6
196.625
Comunità di Accoglienza il Ramo del Cedro - Minerbe
Gruppo Famiglia il Nido - Verona
5
110.941
Istituto Don Calabria San Benedetto - Verona
Casa Maria Galbusera C.P.S.D.P. - Buttapietra
19
5
195.800
74.132
Gruppo Famiglia Luigina Piccoli - Verona
Nostra Signora Di Lourdes - Verona
11
7
95.705
97.723
Casa Famiglia Don G. Calabria - Verona
Opere Riunite Buon Pastore F. Chiari - Venezia
4
36.182
Ass. Betania - Badia Calavena
Ass. Betania –Perzacco (VR)
3
24.605
Ass. Betania Comunità alloggio - Bosco di Zevio
Centro A.BI. EMME L'Albero - Verona
Centro Don Milani - Mestre
11
C.A.M. Onlus Comunità familiare per minori - Verona
Gruppo Famiglia Grandis Zaltron (Ass. Papa Giovanni XXIII)
Valdagno (VI)
Comunità Papa Giovanni XXIII Casa del bambino - Veronella
C.P.S.D.P. Alto S. Nazzaro 1 - Verona
1
11.203
6
67.202
1
1.781
1
1
1.441
14.782
Comunità Papa Giovanni XXIII Evenu Shalom - Veronella
Ist. Don Calabria Casa Famiglia S. Agata - Verona
Movimento Gruppi famiglia onlus via Campofiore - Verona
TOTALE
198
97
263
10.675
270.999
Congregazione Poveri Servi - Negrar
Coop S. "L'ALBA" Comunità T. Carisma - Padova
Mov. per l'affido e l'adoz. Casa Famiglia - Bussolengo
Casa Famiglia Rondinella C.P.S.D.P. - Buttapietra
2
1.876.112
1
1.842
3
1
17.150
5.892
2
32.850
1
23.487
1
225
1
3.648
34
592.300
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.5.3 Le progettualità d’ambito
Nella realtà dedicata all’Area Infanzia Minori Famiglia vanno segnalate alcune importanti
progettualità d’ambito quali strumenti di attuazione a livello locale di provvedimenti regionali
e precisamente:
• la DGR 22 dicembre 2003 n. 4222 "Fondo Regionale di intervento per l’Infanzia e
l’Adolescenza";
• la DGR 11 febbraio 2005 n. 392 "Atto di indirizzo e di organizzazione dei Consultori
Familiari Pubblici della Regione Veneto Legge Regionale 25 marzo 1977 n. 28";
• la DGR 13 giugno 2006 n. 1855 "Fondo Regionale di intervento per l’Infanzia e
l’Adolescenza. Il Veneto a sostegno della famiglia e della genitorialità sociale".
La deliberazione regionale 22 dicembre 2003 n. 4222, partendo dalle precedenti esperienze
dei piani triennali relativi all’attuazione della citata legge n. 285/1997, ha previsto
l’elaborazione da parte delle Conferenze dei Sindaci del Veneto del Piano biennale 2003-2004
per l’Infanzia e l’Adolescenza. Con proprio provvedimento n. 6 del 24 maggio 2004 la
Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio dell’Azienda ULSS n. 20 ha approvato il Piano
Biennale 2003-2004. Successivamente, con DGR 13 dicembre 2005 n. 3832, la Regione
Veneto ha stabilito i criteri per l’assegnazione dei relativi finanziamenti per un ulteriore anno
di programmazione.
La deliberazione regionale 11 febbraio 2005 n. 392, come accennato nel precedente
paragrafo, ha previsto la ridefinizione del servizio Consultorio Familiare a circa trent’anni dalla
sua istituzione.
Nell’ottica di rivisitazione e di miglioramento della risposta ai nuovi bisogni della famiglia,
sotto il profilo organizzativo il nuovo assetto si articola in tre macro aree:
• famiglia e genitorialità (procreazione, neo genitorialità e genitorialità sia biologica che
sociale: adozioni e affidi, conflittualità di coppia, separazioni, mediazioni familiari);
• adolescenza: educazione alla sessualità ed affettività, alla relazione tra i pari e tra i sessi,
alla relazione intergenerazionale, alla promozione dell’agio e alla prevenzione del disagio;
• tutela minorile (riguardante quelle realtà nelle quali le Aziende ULSS hanno avuto delega
dai Comuni per tale competenza).
La
1.
2.
3.
deliberazione regionale 13 giugno 2006 n. 1855 comprende tre distinte progettualità:
Marchio famiglia;
Sostegno alla genitorialità sociale: interventi per lo sviluppo dell’affidamento familiare;
Sostegno alla genitorialità sociale: il sostegno della famiglia adottiva e del minore
adottato.
Per quanto riguarda il secondo punto, la Conferenza dei Sindaci dei Comuni del territorio
dell’Azienda ULSS n. 20, con proprio provvedimento n. 7 del 12 settembre 2006 ha approvato
l’adesione al programma regionale attraverso il progetto denominato "Centro per l’affido e la
solidarietà sociale", predisposto dal Comune di Verona in quanto Comune capofila.
È stato inoltre presentato in Regione il progetto attuativo locale per il sostegno alla famiglia
adottiva che prevede la continuazione delle attività già previste nel progetto pilota regionale
di cui alla DGR n. 2161 del 16 luglio 2004. Anche in questo caso il progetto è stato approvato
dal Dirigente Regionale competente ed è stato attivato un tavolo di lavoro provinciale che
vede coinvolte le Aziende ULSS n. 20, n. 21 e n. 22 quali Enti capofila e gli Enti autorizzati
all’adozione internazionale.
98
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.5.4 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dai due
Tavoli tematici attivati a livello distrettuale (nel Distretto n. 2 e n. 4) e dal corrispondente
tavolo sovradistrettuale di area.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica per entrambi i Tavoli, le aree di interesse,
le priorità di intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Infanzia Minori Famiglia del Distretto n. 2
1 – FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ
priorità
obiettivi
Lettura adeguata dei bisogni
Mappatura risorse del territorio
Dati e linguaggi comuni
2 – FUNZIONE GENITORIALE
priorità
obiettivi
• Educare la coppia (i giovani) alla genitorialità –
natalità
• Educare ai diritti dei bambini
Modalità innovative rispetto a "formazione famiglia"
Pari opportunità rispetto a maternità – paternità
• Sostenere le famiglie nel recupero insieme di uno
sguardo "positivo" sulla loro dimensione di vita
Promozione della solidarietà tra le famiglie
Supporto alla famiglia in senso generale
3 – SPAZI DI AGGREGAZIONE
priorità
obiettivi
Prevenzione a forme di comportamento
potenzialmente devianti
Attenzione alla valorizzazione ed allo sviluppo di
competenze autonomia
Spazi e luoghi di aggregazione informali
• Attenzione allo sviluppo di competenze rispetto alle
libertà individuali
4 – VIOLENZA E ABUSO SU MINORI
priorità
obiettivi
Sviluppo della rete dei servizi e utilizzo di strumenti
specifici
Formazione degli operatori della rete e di altre
Istituzioni pubbliche
• Utilizzo della UVMD Minori
5 – COLLABORAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO
priorità
obiettivi
• Tutelare la qualità dei servizi
• Promuovere maggior collaborazione tra ospedale e
territorio e tra cura e assistenza
Sostegno e sviluppo della collaborazione tra privato
sociale dello stesso settore e tra pubblico e privato
Sviluppo di ulteriori servizi in un’ottica di rete allargata
alle progettualità a livello territoriale
99
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Infanzia Minori Famiglia del Distretto n. 4
1 – FAMIGLIA
sostegno alla genitorialità - crisi della coppia genitoriale - separazioni
priorità
obiettivi
Sviluppo nel territorio protocollo tra servizi - tema
separazioni
• Tavolo coordinamento tra Tribunale Civile e servizi
coinvolti
• Mappatura servizi, identificazione bisogni, criteri di
accesso
Sviluppo asili nido prima infanzia e servizi innovativi
Promozione di forme di coinvolgimento attivo dei
genitori
2 – TUTELA MINORI
strutture di accoglienza e sviluppo dell’affido familiare
priorità
obiettivi
Sviluppo Centri diurni aggregativi, educativi e appoggi
domiciliari
Ripresa del percorso sull’UVMD Minori
Affido familiare
Sviluppo strutture di accoglienza
Prosecuzione Progetto disturbi comportamento
•
•
•
•
•
Presa in carico condivisa tra servizi
Definizione relativo protocollo tra Enti
Sviluppo e sensibilizzazione servizio
Mappatura realtà – sviluppo tipologie diverse
Maggiore territorialità
3 – IMMIGRAZIONE
(irregolari, minori non accompagnati ecc.) - integrazione e tutela
priorità
obiettivi
Linee guida rispetto alla presa in carico dei minori
irregolari e non accompagnati
Razionalizzazione informazione rispetto ai mediatori
culturali
4 – SCUOLA
attività educativa per prevenzione disagio - gestione problema devianza giovanile
priorità
obiettivi
Costituzione Tavolo coordinamento con mondo della
scuola, allargato ad altri servizi interessati
5 – RETE SERVIZI
Tavoli di sistema e di coordinamento
priorità
Potenziamento servizio sociale professionale e servizi
territoriali
Rafforzamento delle forme di coordinamento e
compartecipazione tra pubblico e privato sociale
Promozione di modalità di coinvolgimento della
famiglia
obiettivi
• Nuove forme di organizzazione
100
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Tavolo tematico Area Infanzia Minori Famiglia sovradistrettuale
1
priorità
obiettivi
• Migliore condizione del clima familiare e delle
relazioni con possibilità per i genitori di partecipare
attivamente ed adeguatamente al processo di
crescita ed alla vita dei figli
• Tutela e garanzia di uno spazio di crescita e di vita
adeguata e contrasto all’inserimento in percorsi di
devianza sociale
• Perseguimento di maggiore benessere e possibilità
di partecipazione, aggregazione anche nei contesti
territoriali di riferimento dei minori e delle loro
famiglie, includendo anche i minori stranieri non
accompagnati
Favorire l’integrazione e l’inserimento sociale educativo di bambini/e e adolescenti e delle loro
famiglie
2
priorità
obiettivi
• Diversificazione delle risposte di collocamento extrafamiliare in relazione ai diversi bisogni ed esigenze
di bambini/e ed adolescenti con difficoltà familiari
e/o personali
• Permanenza di bambini/e ed adolescenti con
difficoltà personali e/o familiari nel proprio territorio
Implementare e diversificare all’interno del territorio
dell’A.ULSS n. 20 le risposte socio-educative di
accoglienza residenziale per bambini/e e adolescenti
con difficoltà
3
priorità
obiettivi
Presa in carico precoce ed adeguata di adolescenti con
complesso disagio psicosociale, con problemi
relazionali e comportamentali, con ridotta
motivazione, e loro genitori, da parte del sistema dei
servizi socio-sanitari e sociali, con integrazione e
diversificazione delle risposte
• Miglioramento della qualità della vita degli
adolescenti e delle loro famiglie
• Riduzione del rischio di evoluzione delle disarmonie
evolutive complesse verso patologie psichiatriche e
verso forme di devianza gravi e stabili
• Minore ricorso all’inserimento dell’adolescente in
strutture residenziali ed al ricovero ospedaliero
• Sviluppo ulteriore di interventi innovativi rispetto a
questi adolescenti, in particolare per promuovere la
motivazione al cambiamento
4
priorità
obiettivi
Valorizzare la genitorialità sociale, con particolare
attenzione all’Affido familiare, anche di minori
stranieri, e all’adozione
Valorizzare ed implementare il processo di solidarietà
già presente nella comunità locale nei confronti dei
minori necessitanti di tutela giuridica
• Tutela dei minori appartenenti a famiglie
multiproblematiche attraverso l’inserimento in
ambiente extra-familiare rispondente ai loro bisogni
evolutivi
• Aiuto alla famiglia d’origine per permettere il rientro
dei figli
• Sostegno ed accompagnamento alla famiglia
affidataria durante il percorso di affido
• Sensibilizzazione ed incremento delle famiglie
affidatarie
• Sostegno alla famiglia adottiva
• Sostegno ai bambini/e ed agli adolescenti attraverso
la solidarietà di cittadini disponibili alla tutela
volontaria nei casi previsti dalla legge
101
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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5
priorità
obiettivi
• Implementazione e diversificazione degli spazi e
degli strumenti relativi allo sviluppo della creatività,
in particolare nelle agenzie educative e nel tempo
libero
• Diversificazione delle risposte diurne di sostegno e
di affiancamento ai minori ed ai loro genitori in
difficoltà, rafforzandone le funzioni genitoriali, per
agevolare un percorso di crescita adeguato anche
attraverso lo sviluppo dell’appoggio socio-educativo
domiciliare e territoriale
• Riduzione di ricorso ad inserimenti extra-familiari
Promuovere i diritti e le opportunità dell’infanzia e
dell’adolescenza
6
priorità
obiettivi
Sostenere la genitorialità fin dal suo nascere, alla
maternità e alla relazione genitori figli nei primi anni di
vita del bambino
• Sostegno alla maternità, accoglienza mamma
bambino
• Sviluppo servizi innovativi e reti
7
priorità
obiettivi
• Sviluppare piani di integrazione del fabbisogno
laddove verificato
• Sostegno alla genitorialità ed alla qualità della vita
Valutare il fabbisogno di servizi educativi a favore della
dei minori in contesti educativi adeguati
prima infanzia e a sostegno delle famiglie
• Sostegno al processo di socializzazione dei minori
• Sostegno alla famiglia con genitori impegnati nel
lavoro sviluppando risposte flessibili nell’orario e
alle esigenze delle fasce deboli
102
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CAPITOLO 6 – AREA GIOVANI
II.6.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
L’inserimento nel Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009 dell’Area Giovani
rappresenta un aspetto di innovazione in quanto questa importante tematica non ha costituito
nelle precedenti pianificazioni zonali un autonomo e specifico oggetto di indagine.
I Piani di Zona del 1999 e per il triennio 2003-2005 infatti hanno ripartito le politiche giovanili
complessivamente intese all’interno delle tradizionali Aree tematiche relative soprattutto ai
minori, agli adolescenti e alle dipendenze. Pertanto sarebbe improprio affermare che non
esiste alcuna continuità nelle politiche a favore dei giovani tra questa nuova pianificazione e le
precedenti poiché sono molti i progetti dedicati a tale "categoria" sociale programmati e
realizzati.
Il Piano di Zona 2007-2009, ampliando le Aree tematiche, ha inteso innanzitutto mettere in
rilievo il crescente interesse sviluppatosi negli ultimi anni per le politiche giovanili sia con la
finalità di consolidare le politiche orientate al bisogno e al disagio sia di promuovere quelle
innovative e ancora tutte da esplorare dell’agio e del protagonismo.
E’ forte nel territorio l’esigenza di attivare azioni a favore del mondo giovanile nell’intento di
valorizzarne le potenzialità e la partecipazione attiva alla vita sociale e contemporaneamente
di sensibilizzare la comunità verso un atteggiamento positivo e propositivo nei confronti di
questa particolare fascia di cittadini.
L’emersione di una vera e propria politica "per i giovani o con i giovani" caratterizzata da un
certo grado di autonomia e da una specifica peculiarità è infatti un fenomeno abbastanza
recente che si inserisce in un contesto nazionale e regionale di estrema debolezza
testimoniata dalla mancanza di una apposita legge quadro nazionale dedicata a questa
particolare tipologia di politiche e dalle poche leggi regionali adottate in materia che, nella
maggior parte dei casi, risultano "datate" e necessitano di un appropriato intervento
legislativo di novellazione.
Le politiche giovanili si sono infatti sviluppate a partire da una "molteplicità di politiche",
diversificate per finalità, per settori di intervento e soggetti istituzionalmente competenti, che
comprendono la salute, l’istruzione, la formazione professionale, il lavoro, i fenomeni di
devianza, la casa, la cultura, l’informazione, il turismo.
Ogni ambito è stato oggetto di specifici interventi in cui l’attenzione per la dimensione
giovanile ha convissuto con aspetti di carattere più generale riguardanti l’intera popolazione.
Basta solamente pensare allo stretto legame che sussiste, nell’ambito delle politiche di welfare
e all’interno di questo e dei precedenti Piani di Zona, tra l’Area Giovani e, da un lato, l’Area
Infanzia-Minori (la cui finalità primaria è la promozione dei diritti, la qualità della vita, la
realizzazione individuale e la socializzazione) e dall’altro con l’Area Dipendenze (in termini di
prevenzione, cura e recupero sociale).
Le "politiche giovanili" tendono oggi a configurarsi quale insieme autonomo di interventi che
ha come destinatari un particolare target di popolazione e si connota per assumere una
dimensione nuova: non tanto o non solamente legata ad interventi di tutela o di
assistenzialismo, di accesso o di erogazione di servizi, ad azioni di prevenzione o di recupero,
quanto orientata verso politiche attive, di partecipazione, di socialità e di opportunità per i
giovani.
In questo senso, pur in un contesto in cui le politiche giovanili sono ancora legate ad una
certa debolezza culturale e sociale e alla scarsità di risorse dedicate, si riscontra un graduale
103
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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sviluppo di progettualità locali e di iniziative pilota con una valenza territoriale promosse da
Comuni, Regione e Provincia.
In linea generale, il rinnovato interesse per le politiche giovanili è testimoniato a livello
comunale dalla tendenza ad individuare appositi Assessorati o a conferire specifiche deleghe,
all’istituzione di Consigli comunali dei ragazzi e di Consulte delle Associazioni giovanili, alla
valorizzazione dei Centri di aggregazione, ma soprattutto all’elaborazione di singoli
progettualità più o meno ampie.
In molti casi si tratta di progetti autonomi legati maggiormente agli aspetti tipici della vita
giovanile (musica, sport, informatica, …) o sviluppati in relazione agli appositi bandi regionali
annuali emanati in attuazione della L.R. 28 giugno 1988 n. 29 "Iniziative e coordinamento
delle attività in favore dei giovani".
Per quanto attiene alle iniziative regionali, oltre ai menzionati bandi di concorso ex L.R.
n. 29/1988, va segnalato il "progetto Junior l’atelier delle giovani idee" per la valorizzazione
della creatività e dello spirito d’iniziativa dei giovani e per il sostegno concreto allo sviluppo di
progetti e idee promosse da giovani (costituiti in associazione o come gruppo informale) per i
giovani e da realizzarsi nel contesto sociale e culturale di appartenenza.
Particolarmente significativi sono anche gli interventi per favorire gli scambi socio-culturali.
Infine dal 2001 è attivo l’Osservatorio regionale permanente sulla condizione giovanile che ha
il compito primario di monitorare le dinamiche e di fornire informazioni riguardanti le politiche
giovanili con significativi riferimenti alla situazione italiana ed europea. Sotto l’aspetto più
relazionale, l’Osservatorio cura la realizzazione e lo sviluppo di un Forum dei giovani veneti.
In questo ambito il ruolo della Provincia risulta invece maggiormente legato alle competenze
istituzionali in materia di istruzione secondaria di secondo grado e soprattutto di formazione
professionale e lavoro.
II.6.2 La base conoscitiva
La base conoscitiva di seguito rappresentata costituisce un primissimo tentativo di rilevazione,
che risulta naturalmente parziale e oggetto di successiva futura implementazione sia perché
quest’area di intervento non era stata mai sistematicamente analizzata in passato e difetta
quindi di una base di dati storica e di appositi strumenti d’indagine, dall’altro per effetto della
parzialità dei dati pervenuti da parte dei Comuni.
Si ritiene tuttavia degno di interesse menzionare i servizi ed i progetti attivati da alcune
Amministrazioni Comunali in favore dei giovani precisando che le azioni riportate, in alcuni
casi particolarmente articolate come per le iniziative attuate dal Comune di Verona,
riguardano generalmente gli interventi rivolti alla fascia giovanile fino ai 25-29 anni di età,
mentre alcune progettualità si riferiscono specificatamente alla fascia adolescenziale ed altre
attengono ai ragazzi maggiorenni.
Innanzitutto alcune iniziative sono finalizzate all’attivazione di processi di prevenzione dell’uso
di sostanze psicotrope con interventi che, partendo da un’attività di informazione e di stimolo
ad un impiego positivo del proprio tempo libero, intendono incidere sul comportamento e sugli
atteggiamenti nei confronti delle "sostanze ricreazionali".
Altre attività sono orientate, invece, a facilitare l’integrazione nei gruppi formali ed informali e
nella costruzione di un rapporto positivo tra giovani e Istituzioni. In particolare uno specifico
ambito progettuale riguarda la creazione di un organo consultivo formato da giovani
democraticamente eletti con la finalità di favorire la legittimazione da parte delle
Amministrazioni pubbliche degli organismi giovanili attivi e operanti.
104
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Per quanto concerne l’attivazione di Centri di aggregazione l’obiettivo prioritario risulta quello
di creare luoghi di incontro, sia fisici che relazionali, finalizzati allo sviluppo delle progettualità
individuali e dell’identità sociale, oltre che del senso di appartenenza alla comunità.
Infine viene riportato un impegno finalizzato alla formazione di figure professionali giovani in
grado di lavorare con i minori.
Pur non rientrando nell’ambito della rilevazione compiuta, appare opportuno segnalare due
aspetti.
Significativa, per la dimensione che ha assunto nell’intero territorio, è l’attivazione da parte di
molte Amministrazioni locali degli Informagiovani, sportelli dedicati in via esclusiva ai giovani
che hanno generalmente sede presso i Comuni. Gli Informagiovani sono infatti dei servizi che
rendono disponibili informazioni sulle opportunità (di cui spesso si sa poco o nulla) offerte in
ambito pubblico e privato, nazionale ed europeo, e sui vari argomenti d’interesse per i
giovani.
Infine molte iniziative, difficilmente mappabili, sono riconducibili a momenti di svago e di
intrattenimento ed hanno una limitata durata temporale quali eventi, manifestazioni, festival,
incontri.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
n.
unità
erogaz.
azioni
n. utenti
risorse dedicate
anno 2005
1
C10 Centro di Aggregazione
1
52
27.040
2
3
C18 Progetto Giovani
P19 Favorire l’aggregazione
2
1
1.698
900
15.822
10.342
4
5
P21 Formazione operatori informali/figure educative
P44 Prevenzione uso sostanze psicotrope
1
2
40
520
TOTALE per Area d’intervento
7
3.210
1.986
5.783
60.973
II.6.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello distrettuale (nel Distretto n. 1) e dal corrispondente Tavolo
sovradistrettuale di area.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica per entrambi i Tavoli, le aree di interesse,
le priorità di intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Giovani del Distretto n. 1
1 – PARTECIPAZIONE ATTIVA
come risorsa nella dimensione collettiva (socializzazione, condivisione di regole in spazi di
aggregazione territoriali e possibilità di attivare un organismo consultivo dei giovani a livello
sovradistrettuale)
priorità
obiettivi
Favorire i ruoli di rappresentanza nella costruzione
della comunità locale
Valorizzare i giovani come risorsa
Azioni prioritarie: ascolto e accompagnamento
Creare condizioni effettive di confronto e condivisione
tra i giovani e con i giovani
105
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2 – SVILUPPO della CREATIVITÀ
nel tempo libero in spazi di incontro ed espressione (anche di altre culture)
priorità
obiettivi
Favorire i vari linguaggi e le produzioni giovanili
Incentivare la ricerca del sé creativo (potenzialità –
abilità – capacità …)
Individuare spazi formali e informali dove esprimersi
Fornire strumenti e supporti finalizzati alla
semplificazione nell’accesso all’informazione
Sostenere politiche giovanili che agevolino la
fruizione/partecipazione ad eventi, attività, iniziative
…
• Concentrarsi sui processi e non solo sui prodotti
3 – PREVENZIONE NELL’AGIO
luoghi, spazi, momenti di ascolto per lo sviluppo di maggior consapevolezza e fiducia in sé stessi e
di confronto rispetto a stili di vita positivi
priorità
obiettivi
Consultazione con esperti per gli aspetti relativi alla
sfera sessuale e riproduttiva ed alla crescita
psicologica
Informazione e formazione rispetto all’uso di sostanze
Privilegiare la funzione dell’ascolto a partire da spazi e
momenti non solo strutturati/formalizzati/gestiti da
"esperti"
4 – INSERIMENTO LAVORATIVO
facilitazione e qualificazione promozione stage lavorativi, borse lavoro, percorsi di
accompagnamento e accesso attraverso la sensibilizzazione e sinergie con le associazioni di
categoria ed il coinvolgimento di Enti locali (Comuni, Provincia, …)
priorità
obiettivi
Individuare forme di orientamento più efficaci
Sviluppare percorsi formativi orientati all’acquisizione
di abilità e competenze
5 – INTEGRAZIONE
tra servizi pubblici e privato sociale che si rivolgono ai giovani
priorità
obiettivi
Dare impulso all’interculturalità ed alle peculiarità
relative agli inserimenti sociali di "una seconda
generazione" immigratoria
Mantenere una prospettiva condivisa sui fenomeni
presenti nel territorio, in particolare nell’area del
disagio
106
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Tavolo tematico Area Giovani sovradistrettuale
1 – PARTECIPAZIONE ATTIVA E/O MODALITÀ DI RAPPRESENTANZA GIOVANILE GRADIMENTO DELLE VARIE PROPOSTE ATTIVATE PER RIPROPORLE E/O "ESPORTARLE"
priorità
obiettivi
Favorire ruoli di rappresentanza nella costruzione
della comunità locale
Far emergere le priorità direttamente dai giovani
anche rispetto ai servizi ed alle attività già avviate
•
Riproporre esperienze di partecipazione già
sperimentate (Consulta Giovanile della Scuola)
• Individuazione di sistemi di monitoraggio sul
gradimento
2 – SVILUPPO SPAZI DI CREATIVITÀ
priorità
obiettivi
•
Bisogno formativo di sviluppare e completare una
identità di sé
•
•
•
•
Bisogno di spazi, fisici e virtuali, dedicati
Bisogno di riunirsi in gruppo per progettare quale
forma di sviluppo della creatività alternativa
Incentivare la ricerca del sé creativo (potenzialità
abilità capacità)
Implementare gli spazi dell’intelligenza emotiva
Centri di aggregazione
Attività in spazi di interesse condivisi
Incentivare le proposte di spazi di creatività diversa
da quella "espositiva"
3 – PREVENZIONE NELL’AGIO
priorità
obiettivi
Bisogno di spazi di ascolto/accompagnamento anche
per tematiche non socialmente "allarmanti" ma che
necessitano di "primo contatto" e counseling
Bisogno di luoghi d’ascolto non "etichettanti" per il
ragazzo e la famiglia, gli insegnanti e gli educatori
Implementare gli spazi della sfera della sessualità e
della formazione di coppia
•
Sviluppare le esperienze di vari punti di ascolto
(quali ad es. "Porte Aperte")
• Consolidare e riproporre l’esperienza del
Consultorio per adolescenti
• Sviluppare sempre più la rete dei servizi di ascolto
(es. CIC), mentre i Servizi clinici si occupano di
aspetti di promozione dell’agio e della salute
• Implementare attività informative preventive dei
Consultori sulla sessualità e sulla formazione della
coppia
4 – INSERIMENTO FORMATIVO/LAVORATIVO
priorità
obiettivi
Inserirsi nel mondo del lavoro, cambiare lavoro,
migliorare la propria posizione
Vedersi facilitato in vari modi l’inserimento lavorativo
Poter fruire di percorsi formativi orientati
all’acquisizione di abilità e competenze
Sperimentare già durante la scuola esperienze di
orientamento lavorativo
•
•
•
•
•
•
•
Sollecitare l’attivazione di corsi professionali serali
Brevi percorsi professionali
Individuare forme di orientamento più efficaci
Facilitare i contatti con il mondo del profit
Ufficio della promozione lavoro
Ufficio arte e mestieri
Implementare tirocini di formazione lavoro con
aziende selezionate alla concretezza degli
inserimenti lavorativi successivi
• Tirocinio in cui sia garantito reale ruolo del tutor e
promuovere esperienze di alternanza scuola/lavoro
5 – INTERCULTURA E CITTADINANZA EUROPEA
priorità
obiettivi
Esperienza molto richiesta dai ragazzi la
partecipazione agli "sportelli" europei, vivo interesse
alle esperienze di volontariato europeo che
permettono di sperimentarsi e nel contempo
cimentarsi in altre lingue
•
107
Facilitare la fruizione di esperienze proposte
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CAPITOLO 7 – AREA IMMIGRAZIONE
II.7.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
In questi ultimi anni abbiamo assistito a modifiche strutturali della popolazione legate in
particolare all’evoluzione del fenomeno dell’immigrazione che ha assunto un ruolo rilevante
nel determinare le caratteristiche demografiche del nostro territorio.
In considerazione di ciò la recente legislazione nazionale in materia ha stabilito alcune
significative norme che regolano le dinamiche di accesso al sistema dei servizi.
Anche la Regione Veneto, al fine di favorire l’inclusione sociale delle persone immigrate, con
particolare riferimento agli interventi diretti ad affrontare i problemi legati alla condizione
abitativa e all’accesso ai servizi, ha istituito un tavolo unico al quale partecipano
rappresentanti degli Enti Locali, Comuni, Capoluoghi di Provincia e Provincia, Associazioni
imprenditoriali, nonché delle Prefetture.
In analogia con le indicazioni nazionali e regionali il Piano di Zona 2003-2005, attraverso la
programmazione, ha messo in campo azioni per sviluppare e promuovere un’integrazione
possibile e ragionevole basata sulla tutela dell’integrità della persona e volta a facilitare
l’accesso a beni e servizi e più in generale a favorire condizioni di vita più decorose per gli
immigrati.
Creare questi presupposti ha permesso di ridurre, da un lato, il rischio di esclusione e di
promuovere, dall’altro, il mantenimento della sicurezza e della stabilità sociale.
Ad oggi le questioni aperte che riguardano questo fenomeno sono ancora molte e in costante
aumento, come quella dell’accoglienza e dell’inevitabile presa in carico di bisogni e
aspettative, che hanno aperto la strada a interventi e iniziative orientate a sviluppare forme di
integrazione e di accettazione di altre realtà.
In quest’ottica il Piano di Zona 2003-2005, in continuità e come sviluppo di quello precedente,
ha previsto interventi diversificati e flessibili per promuovere percorsi di cittadinanza e
processi di inclusione delle comunità straniere.
Sul piano programmatorio si è investito in tipologie di offerta diversificate, con la promozione
di una rete integrata di servizi individuali e collettivi.
È risultata pertanto prioritaria l’individuazione di forme di raccordo stabili per la pianificazione
degli interventi a livello territoriale, quali ad esempio:
• favorire l’accesso ai servizi esistenti e facilitare il rapporto dei cittadini immigrati con il
contesto sociale di accoglienza;
• favorire l’integrazione dei minori stranieri tramite lo sviluppo della mediazione linguisticoculturale nelle scuole e la realizzazione di interventi mirati all’apprendimento dell’italiano;
• sviluppare parimenti gli interventi di mediazione culturale e linguistica all’interno dei
servizi;
• favorire la tutela della salute delle donne, in particolare in Area materno-infantile;
• favorire azioni di sostegno e interventi a favore delle donne immigrate coinvolte nel
fenomeno della prostituzione;
• sviluppare, nell’ambito del Programma Nazionale Asilo, forme di accoglienza adeguate a
favore di richiedenti asilo e rifugiati;
• sviluppare iniziative culturali, sociali e ricreative per incontri tra etnie diverse e autoctoni;
• favorire il coinvolgimento in modo permanente e strutturato della maggior parte delle
comunità straniere residenti nel territorio, per farle partecipi allo sviluppo delle politiche e
109
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delle iniziative che le riguardano direttamente e più in generale per portarle a partecipare
attivamente alla vita pubblica.
Rispetto a questo fenomeno in costante crescita risultano infine significative le molteplici
sperimentazioni di interventi innovativi attivati a vari livelli per il miglioramento
dell’integrazione sociale di questi nuovi cittadini nel loro contesto di vita.
II.7.2 La base conoscitiva
Dall’analisi dei dati raccolti relativi all’Area Immigrazione si evidenzia l’impegno delle
Amministrazioni Comunali più attente nell’affrontare il mutamento sociale legato
all’incremento del fenomeno migratorio e allo sviluppo della realtà produttiva veneta.
L’afflusso di manodopera straniera nel territorio della provincia di Verona ha determinato la
crescita della domanda, da parte delle persone immigrate prive di adeguata abitazione, di
servizi mensa e di accoglienza notturna e temporanea.
La gestione di un’articolata rete di servizi essenziali, per favorire l’accoglienza e l’integrazione
della popolazione immigrata, è stata realizzata in co-progettazione tra i servizi dei Comuni, il
privato sociale e le associazioni di volontariato.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
La tabella sottostante evidenzia le unità di erogazione, il corrispondente numero di utenti ed il
costo complessivo dell’azione per ogni insieme complesso di prestazioni o progetto rilevati
nell’Area Immigrazione.
Sono stati censiti i servizi residenziali e di sostegno attivati dall’Ente pubblico per contrastare
l’emarginazione ed il disagio che accompagna il fenomeno dell’immigrazione.
Un’azione complessiva di informazione, anche relativa alle iniziative in favore della
popolazione immigrata messe in atto dall’associazionismo e dal privato sociale, viene svolta
laddove è presente il Servizio Sociale Professionale.
Le Amministrazioni Comunali effettuano inoltre gli interventi di competenza per la tutela della
maternità e dei minori in difficoltà, a rischio di abbandono o privi di parenti o adulti
legalmente responsabili. Nel Comune capoluogo è stata data particolare attenzione ai minori
stranieri non accompagnati o sottoposti a sfruttamento per accattonaggio o per economie
illegali (Progetto Azimut).
L’Ente Locale provvede ad integrare il reddito con contributi temporanei per consentire ai
nuovi cittadini immigrati, provvisti di regolare permesso di soggiorno, di far fronte alle
esigenze primarie.
L’azione di sostegno e di integrazione è stata potenziata nel Comune di Verona con un servizio
specifico di mediazione linguistico-culturale, per facilitare la comunicazione e la comprensione
culturale reciproca fra cittadini stranieri ed operatori dei servizi sociali e favorire la
comunicazione e l’integrazione dei minori nelle scuole e con le famiglie.
Sono state attivate progettualità rivolte ai cittadini stranieri che abbiano compiuto il
quindicesimo anno di età ed in possesso del regolare permesso di soggiorno, al fine di favorire
l’apprendimento della lingua italiana che rappresenta la condizione di base per attivare
percorsi di integrazione culturale.
110
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Sempre nel Comune capoluogo è stata avviata una collaborazione tra l’ambulatorio "Centro
Salute Immigrati", gestito da medici volontari, e l’Azienda ULSS n. 20 con la finalità di
garantire interventi di assistenza sanitaria agli stranieri temporaneamente presenti in Italia.
Inoltre il Comune di Verona ha previsto un progetto, attivato nel 2004 e finanziato dall’ANCI
(Associazione Nazionale Comuni Italiani), finalizzato alla realizzazione di un sistema di
accoglienza che prevede l’attivazione di uno sportello rifugiati per fornire informazioni legali
sulla normativa italiana ed europea in materia di asilo, garantendo orientamento e supporto
psicologico e sociale.
n.
azioni
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
2
1
8.759
153
6.000
314.107
13
5
1.105
194
204.435
129.137
1
2
C20 Servizi pronta accoglienza immigrati
C25 Servizi residenziali accoglienza immigrati
3
4
C45 Servizio sociale professionale
C105 Servizio integrazione reddito
5
C113 Servizio mediazione linguistica
1
200
40.000
6
7
P08 Contrasto isolamento sociale
P03 Aiuto disbrigo pratiche
2
2
40
546
28.668
TOTALE per Area d’intervento
26
10.997
722.347
Le tabelle e le rappresentazioni grafiche seguenti evidenziano le percentuali relative alla
distribuzione delle risorse destinate alle diverse tipologie di azione ed alla relativa suddivisione
dell’utenza.
azioni
%
risorse dedicate
Servizi di accoglienza
44%
320.107
Servizi
52%
373.572
Progetti
4%
TOTALE
100%
azioni
28.668
722.347
%
numero utenti
Servizi di accoglienza
81%
8.912
Servizi
14%
1.499
Progetti
5%
TOTALE
100%
586
10.997
Distribuzione utenti
Distribuzione risorse
4%
14%
5%
44%
52%
Struttute
81%
Servizi
Progetti
Struttute
Servizi
Progetti
Risulta infine significativo considerare le strutture attivate dal Comune di Verona, in
collaborazione con il privato sociale e le associazioni di volontariato, per consentire
l’accoglienza notturna e temporanea degli immigrati stranieri e delle donne straniere per la
tutela della maternità.
111
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strutture di accoglienza residenziale
numero
utenti
risorse
dedicate
C25 CPA Corte Molon Coop. Comunità dei Giovani-VR
C25 CPA via Monti Lessini Coop. Casa degli immigrati-VR
34
8
44.911
14.225
C25 CPA viale Sicilia Coop. Casa degli immigrati-VR
C25 CPA via Maddalena Coop. Comunità dei Giovani-VR
8
11
15.491
13.534
C25 CPA via Manassero Coop. Casa per gli immigrati-VR
C25 CPA viale della Repubblica Coop. Casa per gli immigrati-VR
12
10
15.268
12.714
C25 CPA via Erice Casa della Carità San Vicenzo-VR
C25 Centro Collettivo via del Pontiere Coop. Comunita dei Giovani-VR
15
19
25.046
76.951
C25 Centro Collettivo via da Monte Coop. Comunità dei Giovani
C25 Appartamento per accoglienza via Palazzina-Vr
10
13
87.351
4.308
C25 Appartamento per l’accoglienza via Tunisi
13
TOTALE
153
4.308
314.107
II.7.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Immigrazione sovradistrettuale
1– INTEGRAZIONE
priorità
obiettivi
Creare spazi di partecipazione condivisa ed innovativa
Scuola: facilitazione dell’inserimento scolastico dei
minori stranieri
• Promozione e coinvolgimento dell’associazionismo e
delle comunità migranti nella vita sociale e civile del
territorio di appartenenza
• Proseguire progettualità dei mediatori culturali
all’interno della scuola e sviluppo di relazioni
scolastiche e associazionismo
• Orientamento e supporto scolastico dell’adolescente
straniero in particolare di seconda generazione
Sostegno degli adolescenti stranieri
2- LAVORO
priorità
obiettivi
Contrasto a modalità irregolari di cooptazione delle
badanti
Formazione mirata alle persone straniere per favorire
l’autodeterminazione e la crescita dell’individuo
nell’ambiente lavorativo
Ampliamento collaborazioni con Cooperative di tipo B
• Valutare l’ipotesi di istituzione di un fondo comune
per il sostegno economico della figura della
"collaboratrice familiare" regolarizzata
• Favorire progetti di alfabetizzazione compatibili con
orari di lavoro
• Sostenere percorsi di formazione mirata alle
esigenze dei vari settori di impresa
• Creazione di percorsi di inserimento lavorativo per
fasce deboli nell’area immigrazione
3– FORMAZIONE
priorità
Facilitare l’accesso dei migranti alle istituzioni, ai
servizi sociali, alle strutture sanitarie
Necessità di percorsi di formazione continua per
operatori di settore
obiettivi
• Favorire la corretta interpretazione e soddisfazione
dei bisogni e l’esercizio dei propri diritti
• Costruzione di un linguaggio comune condiviso
nell’ambito dell’area di lavoro
112
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4- COORDINAMENTO
priorità
obiettivi
• Omogeneizzazione dell’offerta di informazioni,
assistenza ed orientamento non solo agli immigrati,
ma anche ai soggetti pubblici e privati della città
• Mappatura e attività di coordinamento degli enti
locali sulle attività del territorio tramite azioni di
sistema sulla rete dei servizi
Sportelli informativi: necessità di razionalizzare
l’offerta dei servizi e la qualità delle informazioni
5- ACCOGLIENZA
priorità
obiettivi
Tutela e accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati
presenti sul territorio
Tutela dell’immigrato per favorire la piena
integrazione e all’uso autonomo di risorse private sul
territorio o prevenire la marginalità
• Sostenere gli interventi posti in essere nell’Ambito
del Programma Nazionale Asilo
• Rinforzo e messa in rete di strutture per la prima
accoglienza degli immigrati (singolo, famiglia, tutela
della maternità)
• Facilitare l’accesso da parte degli immigrati a
situazioni abitative adeguate
• Accompagnamento per favorire la cura adeguata
degli spazi e la mediazione degli eventuali conflitti
Mediazione abitativa
113
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CAPITOLO 8 - AREA DIPENDENZE
II.8.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
La dipendenza da sostanze è un fenomeno in continuo cambiamento che, negli ultimi anni, ha
assunto forme diverse, alcune delle quali spesso percepite come "normalizzate" all’interno del
sistema sociale.
La sottovalutazione dei rischi collegati all’uso di sostanze e parallelamente l’incremento
cospicuo dell’uso delle stesse, soprattutto da parte delle giovani generazioni, ha portato a
sviluppare dei modelli culturali che riducono le potenzialità preventive e l’attuazione di
comportamenti di protezione da parte delle singole persone.
Queste situazioni portano all’instaurarsi di vere e proprie forme di dipendenza con una serie di
gravi conseguenze fisiche, psichiche e sociali.
Il fenomeno assume confini sempre meno definiti, basti pensare al notevole incremento
dell’uso di alcolici tra le fasce giovanili e all’abbassamento dell’età di primo utilizzo di droghe.
La programmazione d’ambito è intervenuta pertanto definendo ancora meglio non solo il
modello organizzativo ma anche quello culturale-valoriale che si vorrebbe porre alla base degli
interventi contro le tossicodipendenze.
La pluralità delle azioni proposte in quest’Area riflette sicuramente la realtà del nostro
territorio, tant’è che il Piano di Zona 2003-2005, al quale si rimanda per gli opportuni
approfondimenti, si è proposto di perseguire e consolidare un sistema di interventi
differenziati e trasversali in grado di coinvolgere il maggior numero di servizi attivi in ambito
locale, da quelli pubblici a quelli del privato sociale e del volontariato, individuando i seguenti
obiettivi generali di Area:
• l’integrazione a più livelli;
• la centralità della persona e della famiglia;
• la promozione della domiciliarità e dell’inclusione sociale.
Senza voler entrare nel dettaglio delle specifiche progettualità previste, i principali ambiti di
intervento individuati nel Piano di Zona 2003–2005 sono stati:
• la prevenzione primaria dell’uso di sostanze e comportamenti a rischio;
• la prevenzione secondaria e il contatto precoce con persone che utilizzano sostanze
psicoattive;
• la prevenzione e il contenimento delle patologie legate all’uso di droghe;
• la riduzione del danno e l’intervento a bassa soglia;
• l’accoglienza, la valutazione e il trattamento dei tossicodipendenti;
• gli interventi di pronta accoglienza;
• il reinserimento lavorativo.
Per quanto concerne la relativa pianificazione settoriale, il Piano Triennale di Intervento Lotta
alla Droga 2003-2005 con i suoi 34 progetti aveva riguardato cinque aree: la prevenzione
primaria, la cura, la prevenzione secondaria, la riabilitazione, l’organizzazione/innovazione.
Nell’articolazione delle tematiche sopra citate si è distinto l’ambito della promozione della
salute da quello più propriamente definito di contrasto della diffusione e dell’abuso di sostanze
e di promozione del recupero dalle dipendenze.
La programmazione si è caratterizzata per l’attenzione posta alla persona portatrice del
bisogno, attraverso la messa a punto di una diffusa e diversificata offerta di servizi di cura e
trattamento.
115
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Significativi sono stati gli interventi di prevenzione dell’uso di sostanze e del comportamento a
rischio nei luoghi del tempo libero diurno e notturno e quelli relativi alle problematiche legate
all’alcool e alla sicurezza stradale, che sono stati realizzati su tutto il territorio veronese e
hanno visto il coinvolgimento di un gran numero di giovani. Gli interventi hanno avuto luogo
presso le scuole del territorio e fuori dal contesto scolastico anche attraverso animatori di
strada.
Negli anni si è ulteriormente rafforzato il già buon livello di collaborazione tra servizi pubblici e
privato sociale, che ha innescato un interessante processo di ricognizione dei bisogni e
dell’offerta portando a evidenziare le necessità sopra esposte.
Rimane comunque prioritaria la necessità di un maggior coordinamento tecnico-scientifico ed
operativo tra tutte le compagini interessate e coinvolte nella lotta alla droga supportando le
attività di coordinamento del Dipartimento delle Dipendenze, creando collaborazioni stabili con
il volontariato ed il privato sociale accreditato, incrementando la sinergia tra le strutture
socio-sanitarie e le Amministrazioni.
II.8.2 La base conoscitiva
I dati raccolti nell’Area Dipendenze sono prevalentemente riferiti ai servizi specialistici del
Dipartimento delle Dipendenze dell’Azienda ULSS n. 20.
Il lavoro analitico di raccolta di informazioni presso le sedi dei Servizi sociali comunali ha però
permesso anche la rilevazione di alcuni interventi territoriali di base.
La tabella di seguito riportata è la sintesi degli interventi complessivi dell’Area, nella quale
vengono evidenziate la tipologia delle strutture presenti sul territorio, i servizi erogati e le
varie progettualità attivate.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
n.
1
2
3
4
5
azioni
U10 Comunità alloggio per malati di AIDS
U27 Servizi di pronta accoglienza
U28 Servizi residenziali di base per terapia riabilitativa
alle dipendenze
U30 Servizi residenziali spec. terapia riabilitativa. madri
tossicodipendenti con figli
U31 Servizi residenziali spec. terapia riabilitativa a
tossicodipendenti minori
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
2
5
53
2.851
362.863
4.350.000
3
151
1.630.800
3
108
1.101.200
1
10
1
15
28
3.201
69.400
7.694.263
180.000
6
U34 Servizio territoriale alle dipendenze
TOTALE Unità Di Offerta
7
8
C04 Assistenza domiciliare
C13 Gruppo auto aiuto
1
4
28
1.235
71.300
9
10
C45 Servizio sociale professionale
C47 Servizio specialistico per AIDS
8
1
97
1.600
10.711
4.100.000
11
C105 Servizio di integrazione del reddito
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
3
17
3
2.963
2.550
4.184.561
12
P24 Inserimento lavorativo
2
-
54.000
13
14
P32 Prevenzione alcolismo
P34 Prevenzione del doping
4
1
-
35.180
38.000
15
16
P36 Prevenzione delle ricadute
P39 Prevenzione e disassuefazione fumo
3
1
-
50.500
24.500
1
-
8.000
9
-
213.000
17
18
P42 Prevenzione primaria uso di sostanze psicoat.
mondo lavoro
P43 Prevenzione secondaria patologie correlate,
razionalizzazione e innovazione cure
116
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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n.
azioni
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
19
20
P44 Prevenzione uso sostanze psicotrope
P45 Promozione degli stili di vita sani
8
1
-
132.001
6.500
21
22
P48 Promozione della salute
P51 Riorganizzazione dei dipartimenti per le dipendenze
1
3
-
7.164
99.500
23
24
P52 Supporto alla famiglia
P56 Sviluppo della rete
2
1
-
46.500
4.000
37
69
6.164
TOTALE Progetti
TOTALE per Area d’intervento
718.845
12.597.669
I servizi erogati dai Comuni si inseriscono nella cornice delle prestazioni territoriali di base,
dove emerge l’erogazione di prestazioni economiche e la presa in carico per situazioni di
emergenza per l’accoglienza e la tutela della persona in situazione di disagio.
La prevalenza delle azioni di Area sono prettamente di competenza del Dipartimento e fanno
riferimento ai Servizi Specialistici in merito alla prevenzione, cura e riabilitazione di persone
con dipendenza da sostanze.
Nelle tabelle e rappresentazioni grafiche seguenti viene evidenziata la distribuzione delle
risorse dedicate e le unità di erogazione attivate sul territorio. Dalla prima tabella emerge che
più della metà delle risorse dedicate viene assorbita dalle unità di offerta.
Nelle azioni dedicate alla progettualità, in relazione anche alle unità di erogazione, emerge
che le risorse dedicate sono proporzionalmente rilevanti; da un’analisi più approfondita
emerge che le progettualità di Area sono inserite in un contesto organizzativo strutturato
diversificato.
azioni
%
risorse dedicate
TOTALE Unità Di Offerta
61%
7.694.263
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
33%
4.184.561
TOTALE Progetti
6%
Totale Complessivo
718.845
100%
azioni
12.597.669
%
unità di erogazione
TOTALE Unità Di Offerta
22%
15
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
25%
17
TOTALE Progetti
Totale Complessivo
53%
37
100%
69
Risorse ripartite per azione
Unità di erogazione
6%
22%
33%
53%
61%
25%
T OT A LE UDO
TOTALE UDO
T OT A LE I CP
TOTALE ICP
T OT A LE P ROGE T T I
TOTALE PROGETTI
117
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Nelle tabelle e nella rappresentazione grafica viene differenziata l’unità di offerta in tipologia
di strutture, specificando gli enti erogatori del servizio, il numero degli utenti raggiunti sul
territorio e le risorse per ciascuno dedicate.
Centri Diurni
n. utenti
risorse dedicate
Centro Poliv. Pacinotti
SER. D.1
28
564
69.400
1.050.000
SER. D.2
SER. D.3
624
654
1.750.000
1.000.000
Servizio di alcologia
O. T. D. Carcere
535
474
150.000
400.000
TOTALE
2.879
Comunità Terapeutiche
4.419.400
n. utenti
risorse dedicate
CEIS VERONA
40
434.000
C.T. La GENOVESA
C.T. EXODUS
44
24
475.200
192.000
TOTALE
108
Comunità Alloggio
1.101.200
n. utenti
risorse dedicate
Coop. Soc. Azalea Com. All. Aids
24
154.807
Coop. S. l Cireneo Com. All. Aids
TOTALE
29
54
208.056
362.863
Pronta Accoglienza
posti
risorse dedicate
P.A. CEIS
50
540.000
P.A. Comunità dei Giovani
P.A. La Genovesa
53
48
572.400
518.400
TOTALE
151
1.630.800
Risorse: distribuzione per strutture
22%
Centri Diurni
Comunità Terapeutiche
Comunità Alloggio
5%
Pronte Accoglienze
58%
15%
La tabella sottostante indica la ripartizione degli utenti per singoli interventi.
ripartizione utenti per azione
U10 Comunità alloggio per malati di AIDS
n. utenti
53
U27 Servizi di pronta accoglienza
2.851
U28 Servizi residenziali di base per la terapia riabilitativa alle dipendenze
151
U30 Servizi residenziali spec. terapia riabilitativa. madri tossicodipendenti con figli
108
U31 Servizi residenziali spec. terapia riabilitativa minori tossicodipendenti
10
U34 Servizio territoriale alle dipendenze
28
118
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C04 Assistenza domiciliare
28
C13 Gruppo auto aiuto
1.235
C45 Servizio sociale di base
97
C47 Servizio specialistico per AIDS
1.600
C105 Servizio di integrazione del reddito
3
TOTALE
6.164
Ripartizione utenti per azione
2.851
3000
2500
2000
1.600
1500
1.235
108
10
28
28
C04
151
U34
53
U30
500
U28
1000
97
3
C105
C47
C45
C13
U31
U27
U10
0
II.8.3 La pianificazione settoriale
Nell’ambito dei numerosi interventi di prevenzione, cura e riabilitazione realizzati nell’Area
delle Dipendenze vanno menzionate le progettualità finanziate attraverso il Fondo regionale di
intervento per la lotta alla droga derivante dalla ripartizione del corrispondente Fondo
nazionale di cui all’art.127 del D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 "Testo unico delle leggi in materia
di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei
relativi stati di tossicodipendenza" confluito a partire dal 2003 in maniera indistinta nel Fondo
per le politiche sociali.
Sulla base delle risorse finanziarie trasferite alla Regione Veneto, sono stati elaborati due Piani
triennali di intervento: il primo è stato avviato con la DGR 3 agosto 1999 n. 2896 e si riferiva
al triennio 2000-2002 mentre il secondo, relativo al periodo 2003-2005, è stato promosso con
la DGR 9 agosto 2002 n. 2265 e successivamente prorogato al 30 giugno 2006 per effetto
dell’adozione della DGR 18 ottobre 2005 n. 3105.
Con la recente DGR 28 febbraio 2006 n. 456 è stato individuato un nuovo modello di gestione
integrata per questa terza "edizione" del Piano da realizzarsi per il triennio 2006-2008 che si è
basata su un’elaborazione collegiale tra Azienda ULSS e Comuni associati rappresentati
dall’Esecutivo.
In attuazione delle disposizioni regionali, la Conferenza dei Sindaci (con deliberazione n. 2 del
20 giugno 2006) e l’Azienda ULSS n. 20 (con deliberazione del Direttore Generale n. 277 del
28 giugno 2006) hanno approvato il Piano triennale d’intervento per la lotta alla droga 20062008, parte integrante e sostanziale del Piano di Zona con particolare riferimento
all’integrazione tra questa pianificazione settoriale e le aree Infanzia-adolescenza (con i
119
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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progetti di cui alla legge 28 agosto 1997 n. 285) e Giovani (con le iniziative legate alla L.R. 28
giugno 1988 n. 29).
Il Piano approvato si compone di singoli progetti elaborati su base territoriale distrettuale e si
articola in specifiche aree quali: la prevenzione selettiva per gruppi a rischio (mediante la
realizzazione di interventi rivolti prevalentemente a comportamenti giovanili legati all’uso e
all’abuso di "nuove droghe", prima fra tutte la cocaina, con azioni mirate negli ambienti sociali
e nei momenti di maggior rischio); il trattamento di cocainomani e di soggetti dipendenti da
altre sostanze sintetiche (attraverso la sperimentazione di nuovi progetti terapeuticoriabilitativi individualizzati anche in ambienti "informali"); il reinserimento lavorativo di
tossicodipendenti e/o alcoldipendenti (grazie all’assegnazione di borse lavoro in accordo con i
S.I.L. e con il coinvolgimento delle realtà imprenditoriali e sindacali).
Di seguito viene proposto il quadro sintetico delle progettualità elaborate in ambito locale che
costituiscono gli impegni programmatici assunti per il triennio 2006-2008 in conformità alla
ripartizione dei relativi finanziamenti annuali da parte della Regione.
PIANO TRIENNALE DI INTERVENTO LOTTA ALLA DROGA 2006-2008
n
ente
titolo progetto
ambito
finanziamento assegnato a valere sui fondi regionali
1 anno
2 anno
3 anno
totale triennio
PREVENZIONE SELETTIVA (GRUPPI A RISCHIO)
1
Comune di
Verona
All’Ultimo minuto
dss 1
65.000,00
65.000,00
65.000,00
195.000,00
2
Fondazione
Exodus
Dream on: campagna di
prevenzione delle droghe
dss
1234
16.754,93
16.754,93
16.754,93
50.264,79
3
Associazione
Medio Adige
Prevenzione selettiva gruppi a
rischio cocaina ed ectasy un
accesso ad internet per i giovani
dss
1234
9.574,25
9.574,25
9.574,25
28.722,74
4
Associazione
Medio Adige
Scuola competente: interventi di
prevenzione selettiva in ambito
scolastico
dss
1234
8.776,39
8.776,39
8.776,39
26.329,18
5
Associazione
Medio Adige
Centro salute benessere per la
famiglia per un futuro libero dalle
droghe
dss
1234
11.967,81
11.967,81
11.967,81
35.903,42
6
Associazione
Medio Adige
Sperimentazione programmi di
prevenzione secondaria dell’uso di
stupefacenti in soggetti segnalati
da Prefetture UTG a norma art. 75
– 121 L. 309/90 e succ. modifiche
dss
1234
4.069,05
4.069,05
4.069,05
12.207,16
7
Associazione
Medio Adige
Prevenzione nelle coppie dei
tossicodipendenti: abuso di
sostanze e malattie infettive
dss
1234
8.648,74
8.648,74
8.648,74
25.946,21
8
Associazione
Medio Adige
Realizzazione di modelli di
intervento rivolti ai comportamenti
giovanili emergenti con particolare
riguardo alla cocaina e alle droghe
ricreazionali (club drugs)
dss
1234
9.813,60
9.813,60
9.813,60
29.440,81
9
Associazione
Medio Adige
No alcol se party: promozione tra i
giovani di uno stile di divertimento
libero da sostanze psicoattive
legali e illegali con particolare
attenzione alla guida responsabile
dss
123
12.119,40
12.119,40
12.119,40
36.358,20
10
Associazione
Medio Adige
Prevenzione selettiva primaria e
secondaria dal poliabuso di
sostanze legali e illegali con
particolare riferimento alle
condizioni di salute
dss
1234
12.191,21
12.191,21
12.191,21
36.573,62
11
Associazione
Medio Adige
Prevenzione nei figli dei
tossicodipendenti: abuso di
sostanze e malattie infettive
dss
1234
6.795,80
6.795,80
6.795,80
20.387,40
12
Associazione
Medio Adige
Prevenzione selettiva dei disturbi
correlati all’uso di sostanze
dss
1234
9.574,25
9.574,25
9.574,25
28.722,74
13
Associazione
Medio Adige
Strada facendo. La scuola
promuove benessere (elementari
e medie)
dss
4
4.228,63
4.228,63
4.228,63
12.685,88
120
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14
Soc. Coop. Soc.
Comunità dei
Giovani
15
Associazione
Medio Adige
16
Associazione Il
Corallo
Effetto alter ego
dss
1234
17.918,44
17.918,44
17.918,44
53.755,33
Sfuma … chi fuma. How to say no
dss
1234
4.467,98
4.467,98
4.467,98
13.403,95
Arca
dss
1234
15.672,08
15.672,08
15.672,08
47.016,25
17
Associazione
A.G.A.R.A.S.
Caccia alla vita-prevenzione
dell’abuso di alcol cocaina e
droghe di sintesi nei contesti di
aggregazione informale della
popolazione giovanile
dss
1234
17.990,81
17.990,81
17.990,81
53.972,42
18
Ass. Volontariato
Lega Italiana per
la lotta contro i
tumori
Benessere per ben-essere:
interventi di prevenzione dalla
scuola elementare alla scuola
superiore
dss
123
1.077,10
1.077,10
1.077,10
3.231,31
236.640,47
236.640,47
236.640,47
709.921,41
TOTALE
TRATTAMENTO COCAINOMANI E ALTRE DIPENDENZE DA SOSTANZE SINTETICHE
Centro di trattamento intensivo
per la dipendenza da cocaina e
psicostimolanti
dss
1234
91.543,80
91.543,80
91.543,80
274.631,41
Associazione
Medio Adige
Trattamento cocainomani e
dipendenze in carcere
dss
1234
10.533,33
10.533,33
10.533,33
31.600,00
21
Associazione
Medio Adige
Intervento integrato per la
gestione della comorbilità
psichiatrica e dei disturbi psichici
correlati alla cocaina e altre
sostanze d’abuso
dss
1234
8.800,00
8.800,00
8.800,00
26.400,00
22
Associazione
Medio Adige
Dipendenze e rapporto madre e
bambino
dss
1234
27.080,00
27.080,00
27.080,00
81.240,00
23
Ass. Vol. SELFHELP S. Giacomo
A.M.A. La Vita
dss
1234
26.213,33
26.213,33
26.213,33
78.640,00
164.170,47
164.170,47
164.170,47
492.511,41
19
Fondazione
Exodus
20
TOTALE
REINSERIMENTO SOCIO LAVORATIVO DI TOSSICODIPENDENTI ED ALCOLDIPENDENTI
24
Associazione
Medio Adige
Reinserimento socio lavorativo di
tossicodipendenti ed
alcoldipendenti
dss
1234
32.400,00
32.400,00
32.400,00
97.200,00
25
Associazione
Medio Adige
Making man project. Percorsi di
riabilitazione sociale e lavorativa
dss
1234
8.100,00
8.100,00
8.100,00
24.300,00
26
Fondazione
Exodus
Reinserimento socio lavorativo di
tossicodipendenti e/o
alcoldipendenti detenuti
dss
1234
15.249,06
15.249,06
15.249,06
45.747,18
27
Coop. Soc. Self
Laboratorio protetto e interventi
territoriali integrati di inserimento
socio lavorativo
dss con
priorità
4, 1 2
3
28.404,00
28.404,00
28.404,00
85.212,00
27
Coop. Soc.
CE.I.S.
Job 3
dss
1234
21.276,00
21.276,00
21.276,00
63.828,00
105.429,06
105.429,06
105.429,06
316.287,18
TOTALE
TOTALE GENERALE
506.240,00
121
506.240,00
506.240,00
1.518.720,00
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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II.8.4 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Dipendenze sovradistrettuale
1 – PREVENZIONE
priorità
obiettivi
Necessità di contrastare il preoccupante aumento
della tolleranza sociale verso l’uso di droghe ed alcol
vissuti erroneamente come "normali comportamenti"
Bisogno di aumentare il basso livello di conoscenze
dei giovani dei danni alcoldroga correlati e la
percezione del rischio
Necessità di individuazione mediante diagnosi precoce
di chi fa uso di sostanze (soprattutto se minorenni) e
le situazioni di particolare vulnerabilità
Bisogno di contrastare la diminuzione dell’età di inizio
dell’uso di sostanze psicoattive
Necessità di rispondere al disorientamento e difficoltà
educative dei genitori di fronte a situazioni di uso di
sostanze nei figli con rischio di dipendenza futura
Bisogno di ridurre il forte ritardo con cui le persone
con un problema di dipendenza, arrivano ai Centri di
Cura (da sette a nove anni)
• Prevenzione Universale
Attivare una campagna informativa permanente e
capillare rivolta a comunità sociale, famiglie, scuola,
associazionismo sportivo e ricreativo, adolescenti e
gruppi dei pari, mirante a fornire informazioni sul
danno derivante dall’uso di sostanze e promuovere stili
di vita sani. Il messaggio chiave da trasmettere è che
usare sostanze è un comportamento totalmente da
evitare in quanto un disvalore, pericoloso e nocivo per
la salute. Lo stile di vita sano da portare come modello
è "non usare mai alcun tipo di sostanza"
• Prevenzione Selettiva
Interventi di informazione e prevenzione verso gruppi
a rischio e a persone che presentano condizioni di
vulnerabilità per un possibile sviluppo di una
condizione di dipendenza. Comporta l’identificazione
precoce di situazioni di vulnerabilità in età
preadolescenziale quale per esempio l’ADHD. Ha come
destinatari, più che le persone con il problema diretto,
i genitori ed gli insegnanti a contatto con loro, con
l’obiettivo di fornire supporto a famiglie e scuola,
attraverso azioni specifiche tendenti alla corretta
gestione delle problematiche di disturbi
comportamentali ed antisociali correlati
• Prevenzione Indicata
Interventi in fase precoce rivolti in particolare a
soggetti minori con sospetto d’uso di sostanze con
l’obiettivo di pervenire ad una diagnosi il più precoce
possibile.
Un problema particolare è quello degli interventi in
fase precoce attuati nei confronti di soggetti minori,
con sospetto d’uso di sostanze. La finalità è di
pervenire ad una diagnosi il più precoce possibile.
Soprattutto i genitori con figli minorenni quindi devono
essere messi nelle condizioni ottimali per poter
comprendere tempestivamente l’eventuale uso di
sostanze da parte dei figli.
Gli strumenti di intervento che devono essere
promossi sono il counselling con drugs testing offerti ai
genitori in un contesto che presti molta attenzione
all’aspetto educativo, al supporto psicologico e alla
volontarietà del test
122
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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2 – RIABILITAZIONE E RECUPERO SOCIALE PERSONE MULTIPROBLEMATICHE
priorità
obiettivi
• Iniziare la riabilitazione e reinserimento già in fase
terapeutica e non attendere la completa
interruzione dell’uso di sostanze
• Attivare già durante la fase terapeutica la
formazione professionale, training socio-lavorativi,
training socio-relazionali
• Prevedere l’attivazione di una rete sociale solidale e
permanente attuata attraverso la creazione di
accordi formali di collaborazione fra Aziende
Pubbliche, Private e Associazioni di Privato Sociale
• Fare in modo che le Aziende e gli Enti Pubblici si
rendano disponibili, mediante l’acquisizione di atti
formali, ad accogliere nelle proprie strutture
soggetti in riabilitazione per attuare percorsi
formativi ed educativi programmati e gestiti dalle
strutture terapeutiche competenti
• Prevedere azioni e programmi specifici per la
riabilitazione e il reinserimento di persone
multiproblematiche
• Ricerca di metodi innovativi per sostenere
l’inserimento di persone multiproblematiche
attraverso percorsi individualizzati
Necessità di attivare più precocemente percorsi di
riabilitazione e reinserimento sociale, già durante la
fase terapeutica
Bisogno di orientare la riabilitazione anche verso
l’acquisizione di abilità sociorelazionali e la corretta
gestione delle attività ricreative
Necessità di incrementare le attività di inserimento
lavorativo con particolare attenzione agli aspetti
relazionali e formativi professionali
Bisogno di assicurare un domicilio dignitoso
3 – MINORI
priorità
obiettivi
E’ necessario spostare sempre di più la fascia di primo
intervento educativo/preventivo verso l’età compresa
tra i 8-14 anni con interventi calibrati e modulati più
in ambito educativo per l’acquisizione di
comportamenti di salute e di stili di vita sani
• Attivare centri per il supporto specifici per genitori,
con orientamento educativo e psicologico
• Supportare gli adulti con situazioni problematiche in
minori (insegnanti, educatori, genitori) nel mondo
della scuola e dello sport
• Valorizzare in questo particolare settore gli
interventi e i gruppi di auto aiuto
• Attivare nuove forme di collaborazione tra Istituzioni
per la tutela dei minori
Bisogno di aumentare l’attenzione verso i casi di
violenza e sfruttamento sessuale droga correlati in
minori
4 - GIOVANI
priorità
obiettivi
• Instaurare collaborazioni con le scuole guida e
Istituti scolastici per sostenere percorsi di
educazione e di prevenzione all’uso di sostanze
• Attivare studi di settore sui determinanti gli incidenti
in collaborazione con Prefettura e Forze dell’Ordine
• Attivare interventi con operatori di prevenzione ed
unità mobili presso i luoghi di aggregazione
(discoteche, piazze, ecc.)
Necessità di prevenire incidenti stradali correlati
all’uso di sostanze psicotrope
Bisogno di aumentare le possibilità di contatto tra
operatori di prevenzione e giovani
5 - STRANIERI
priorità
obiettivi
Necessità di adeguare l’accoglienza e la presa in
carico
Bisogno di attivare percorsi di reinserimento legale in
quanto la maggior parte delle persone straniere in
contatto con i servizi per problemi di droga o alcol
sono inserite nella rete criminale dello spaccio e dello
sfruttamento prostituzione
• Adeguare i percorsi di accoglienza specifici per
persone straniere con problemi di dipendenza.
Utilizzo e sviluppo di strumenti di mediazione
culturale per sostenere la presa in carico e la
valutazione di percorsi di sostengo adeguati
• Attivare percorsi di reinserimento al fine di sottrarre
le persone straniere quanto più possibile dalle
attività di spaccio e di sfruttamento della
prostituzione
123
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Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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CAPITOLO 9 – AREA POVERTÀ E EMARGINAZIONE
II.9.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
Nella popolazione del territorio della Conferenza dei Sindaci dei Comuni dell’Azienda ULSS
n. 20, seppur in diverse proporzioni, si rilevano fenomeni di disagio sociale, di marginalità, di
povertà relativa e assoluta, connesse ai meccanismi interni della nostra civiltà e alle
dinamiche della globalizzazione.
La parola povertà indica anche uno stato di deprivazione culturale e una mancanza di
strumenti che rendono problematico l’inserimento della persona nel tessuto sociale ed
economico del territorio in cui vive.
Il Piano di Zona 2003-2005 nella consapevolezza di non poter fin da subito avviare attività
pianificatorie di ampio respiro che potessero coinvolgere tutti i Distretti del territorio, si è
concentrato su tematiche afferenti in particolare le persone senza fissa dimora e in stato di
marginalità estrema presenti nel territorio cittadino, con particolare attenzione all’accoglienza
delle persone in stato di grave marginalità, anche immigrate.
Le azioni e le esperienze messe in atto, oltre a costituire una prima risposta rispetto alle
problematiche sociali così dette "emergenti", hanno permesso di evidenziare l’estensione dei
fenomeni e di misurare l’efficacia degli interventi posti in essere.
Le progettualità previste a partire dal Piano di Zona 2003-2005 hanno in particolare
riguardato:
• l’assistenza economica ed l’accoglienza temporanea;
• le iniziative dirette all’acquisizione della disponibilità immediata di prodotti alimentari e
beni di primo consumo;
• i progetti individualizzati finalizzati all’inclusione sociale, all’affiancamento educativo e
all’accompagnamento ai servizi sociali e sanitari;
• le borse lavoro socializzanti;
• la realizzazione ed il potenziamento di strutture di supporto familiare.
Gli interventi preventivi e di recupero diretti a limitare lo sviluppo di condizioni di
emarginazione, sono stati contestualmente realizzati con azioni sinergiche tra le Istituzioni e
tutte le forze sociali attive sul territorio.
In questo ambito si inseriscono le progettualità sviluppate in questi ultimi anni dal Comune di
Verona che dal 2001 ha attivato un primo progetto "Interventi urgenti per situazioni di
povertà estrema" e successivamente il "Progetto Giona: percorsi di inclusione sociale per
contrastare la grave marginalità" finanziato dalla Regione Veneto in base alla legge
n. 328/2000.
Tra i principali obiettivi di queste progettualità sono stati previsti, in una prima fase, il
monitoraggio del fenomeno e l’orientamento delle politiche di intervento, favorendo un
raccordo tra i soggetti partecipanti attraverso azioni complementari sinergiche e promuovendo
nuove progettualità a partire dalla ricognizione dell’esistente e dall’analisi dei bisogni.
125
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II.9.2 La base conoscitiva
Nel corso dell’ultimo decennio i Comuni del territorio, e il Comune capoluogo in misura
maggiore, hanno dovuto fronteggiare il fenomeno relativo all’aumento delle richieste di
sostegno da parte di una crescente fascia debole di popolazione "a rischio di esclusione".
Ricorrono sempre più ai Servizi comunali coloro che risultano espulsi dal mercato del lavoro
dopo i cinquant’anni e molte donne sole con figli a carico.
Parimenti nell’ambito del territorio veronese risulta in crescita il numero di persone che si
trovano in una condizione di povertà e marginalità estrema.
Per fronteggiare le nuove povertà gli interventi messi in atto dagli Enti Locali sono
prevalentemente svolti dal Servizio Sociale Professionale e prevedono il sostegno economico
temporaneo e l’avvio di progettualità mirate a favorire l’inserimento lavorativo di coloro che
non risultano seguiti dai Servizi Specialistici, ma si trovano in condizione di svantaggio
sociale, disagio o disadattamento.
Con lo scopo di ridurre il fenomeno dell’emarginazione sociale e nel contempo di promuovere
il reinserimento delle persone senza fissa dimora, il Comune di Verona ha attivato, in
collaborazione con il privato sociale ed il volontariato, servizi specifici a bassa soglia per
persone senza tetto.
E’ stato potenziato il servizio di mensa per prevenire le situazioni di grave disagio sociosanitario dovute ad alimentazione inadeguata ed è stato riorganizzato il servizio di accoglienza
notturna temporanea, per un totale nel 2005 di 100 posti letto complessivi (attualmente sono
149 posti) presso strutture pubbliche o del privato sociale.
Tali servizi sono rivolti ai cittadini italiani e stranieri che vivono una situazione economica
disagiata, privi di un’adeguata collocazione abitativa.
Il progetto di ristrutturazione dell’Asilo Notturno ha previsto la sperimentazione di interventi
educativi di affiancamento, orientamento ed accompagnamento ai servizi socio-sanitari degli
ospiti della struttura.
L’avvio di un percorso di recupero rivolto al singolo si sviluppa con una collaborazione tra Ente
Locale, privato sociale e associazioni di volontariato e prevede l’inserimento presso strutture
di prima accoglienza, nonché il successivo passaggio a servizi specifici ed a contesti di
seconda accoglienza.
Gli interventi previsti nell’ambito del citato "Progetto Giona" sono articolati in diverse azioni:
accoglienza presso strutture di tipo comunitario ed appartamenti, percorsi di inclusione sociale
(accompagnamento ai servizi, progetti individualizzati, borse lavoro) e accoglienza presso il
Centro diurno rivolto ai senza tetto.
Da diversi anni è stato pure realizzato un progetto denominato "Interventi umanitari nei
confronti dell’emergenza freddo" che ha previsto azioni diversificate per affrontare sul piano
umanitario il problema delle persone che vivono all’aperto od in condizione di grave degrado.
Oltre all’apertura di ulteriori posti letto per uomini, previsti per i mesi invernali, è stato aperto
un dormitorio femminile in un appartamento che ha consentito l’accoglienza di donne
immigrate e di donne senza fissa dimora veronesi in stato di grave disagio sociale.
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Tabella di sintesi delle azioni realizzate
n.
1
2
azioni
C17 Servizio di mensa
C24 Servizi residenziali per accoglienza SFD, poveri e
emarginati
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
1
330
61.345
1
22
79.377
3
4
C45 Servizio cociale professionale
C105 Servizio integrazione al reddito
10
7
853
91
122.671
110.812
5
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
P17 Favorire la socializzazione
19
1
1.296
200
374.205
2.500
6
7
P25 Inserimento lavorativo in apprendistato
P29 Laboratori
2
1
7
7
8
P64 Interventi per contrastare la grave marginalità
TOTALE Progetti
TOTALE per Area d’intervento
1
336
5
24
550
1.846
20.990
52.714
76.204
450.409
II.9.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Povertà e Emarginazione sovradistrettuale
1– PROMOZIONE DI PERCORSI DI INCLUSIONE SOCIALE
priorità
obiettivi
Superamento dell’assistenzialismo
Centralità delle progettualità individuali
Attenzione alle nuove forme di "povertà progressiva"
• Strumenti diversificati per favorire l’occupazione
• Creare progetti di borse lavoro e commesse per
lavori utili da parte delle Amministrazioni pubbliche
con il supporto del Terzo Settore
• Utilizzare le agenzie esistenti
• Sviluppare la funzione di accompagnamento
• Sostenere e premiare le esperienze concrete di self
help da parte dei portatori di bisogni
• Prevedere sostegni alle situazioni di rischio di
perdita dell’alloggio anche attraverso
accompagnamento e mediazione
• Sostegni alle persone che vivono sole e a quelle
dimesse dal carcere e dalle comunità terapeutiche
• Persone con difficoltà anche lievi di tipo psichico non
in carico ai servizi
2- TUTELA DELLE PERSONE IN STATO DI GRAVE MARGINALITÀ E DI POVERTÀ ESTREMA
priorità
obiettivi
Bisogno di luoghi idonei a proseguire le cure dopo
l’ospedalizzazione per persone che non hanno casa o
non l’hanno idonea
Bisogno di strutturare anche interventi di 2°
accoglienza per la prosecuzione delle progettualità
individuali
Sviluppare l’informazione sui servizi forniti
• Tutelare le situazioni sanitarie più fragili anche con
interventi idonei di prima accoglienza
• Creare integrazione tra gli Enti per un canale
privilegiato tra sanitario, socio-sanitario e sociale
• Implementare l’esistente per le progettualità di
seconda accoglienza
• Creare occasioni di accesso alle informazioni
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3– INTERVENTI A FAVORE DELLE FASCE PIÙ MARGINALI
priorità
obiettivi
Differenziazione degli interventi per le progettualità
riguardanti persone in grave stato di marginalità,
garantendo maggiore flessibilità
• Prevedere soglie diverse per l’accesso alla seconda
accoglienza
4- SUPERARE L’APPROCCIO EMERGENZIALE AL FENOMENO DELLE POVERTÀ ESTREME
priorità
obiettivi
Strutturare gli interventi programmati in un contesto
di riordino e razionalizzazione complessivo
• Progetto che complessivamente preveda e gestisca
le tipologie e le fasi dell’emergenza garantendo
disponibilità di risposta senza eccessivo impiego di
risorse
5- INTEGRAZIONE TRA PUBBLICO E PRIVATO E TRA SOCIALE E SANITARIO CON CUI
CONIUGARE LA PROGETTUALITÀ INDIVIDUALE
priorità
obiettivi
Far fronte all’aumentare delle emergenze con le
risorse disponibili cercando di agire prevalentemente
sulla qualità e coordinamento tra le realtà evitando
sovrapposizioni
Bisogno di formazione e supervisione
• Costituire ed implementare reti solidali tra pubblico,
privato e interessati, per "mettere insieme",
valorizzandole, le risorse al fine di creare
progettualità di qualità
• Creazione di un sistema di segretariato sociale per
l’utilizzo più razionale delle risorse
• Corsi di formazione ad hoc rivolti unitariamente ad
operatori pubblici e privati, sociali e sanitari
• Autoformazione
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CAPITOLO 10 – AREA SALUTE MENTALE
II.10.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
L’Area della Salute Mentale rappresenta un ambito complesso che si articola in una pluralità di
servizi, interventi e strutture (distrettuali, specialistiche e ospedaliere) e che, all’interno del
territorio dell’Azienda ULSS n. 20, ha notevoli implicazioni gestionali in quanto interessa i
trentase Comuni della Conferenza, l’Azienda ULSS n. 20, l’Azienda Ospedaliera di Verona,
l’Università, l’ospedalità privata accreditata e il privato sociale convenzionato.
Il Piano di Zona precedente aveva pertanto individuato quale obiettivo prioritario la necessità
di integrare in un unico progetto assistenziale le molteplici variabili sanitarie e sociali a
copertura delle fasi intensiva, estensiva e di lungoassistenza.
Le azioni intraprese sono state rivolte al coordinamento, all’integrazione e allo sviluppo delle
risorse operanti e alla loro messa in rete, anche attraverso l’attuazione di modelli innovativi
gestionali e la valorizzazione del contributo dei soggetti non istituzionali e del privato sociale
(in particolare associazioni dei familiari e volontariato) nell’organizzazione dei servizi afferenti
a quest’Area.
In quest’ottica le linee di orientamento espresse nel Piano di Zona 2003-2005, al quale si
rimanda per gli approfondimenti di merito, hanno riguardato i seguenti ambiti: l’integrazione,
la gestione, le professionalità, la centralità della persona e della famiglia, la promozione della
domiciliarità e dell’inclusione sociale.
In particolare sono state individuate azioni volte alla definizione di percorsi riabilitativi e di
accesso facilitato alla fruizione dei servizi, alla promozione di approcci multiprofessionali e
multidisciplinari, nonché alla realizzazione di una nuova articolazione territoriale degli
interventi, garantendo contestualmente il coordinamento tra le équipes territoriali e i Distretti
socio-sanitari.
I Comuni inoltre avevano rilevato la necessità, data la complessità delle problematiche in
esame, di incentivare forme sinergiche di intervento tra gli operatori dei servizi specialistici e
gli operatori sociali. L’intento è stato pertanto quello di ricercare percorsi integrativi tra
sanitario e sociale nell’ottica di una visione "globale" delle possibili risposte ai bisogni.
Per favorire la permanenza del paziente presso il proprio domicilio, la programmazione
integrata ha previsto la presenza dei Centri diurni che svolgono attività socio-educative e del
Servizio di Integrazione Lavorativa che realizza i propri interventi in collaborazione con le
cooperative sociali e le associazioni di volontariato.
È presente inoltre sul territorio un sistema di strutture residenziali differenziate in relazione ai
bisogni delle persone per le quali si è verificata l’impossibilità di permanere presso la propria
abitazione.
Tali strutture sono articolate in funzione del diverso bisogno di tutela delle persone e per la
promozione della loro autonomia. Sono stati inoltre attivati gruppi di auto mutuo aiuto e
alcuni interventi domiciliari.
La programmazione di Area ha previsto la presa in carico del paziente tramite i Centri di
Salute Mentale, "strutture sanitarie ambulatoriali" che operano sul territorio, avvalendosi della
rete dei servizi e delle attività predisposte dal Dipartimento di Salute Mentale (DSM) e che
rappresentano il punto di riferimento e di partenza dell’attività terapeutico-riabilitativa.
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Il Piano 2003-2005 metteva inoltre in evidenza la necessità di definire forme procedurali
specifiche sugli interventi che si collocano "a cavallo" tra le competenze sanitarie e quelle
sociali.
Per dare reale efficacia agli interventi in favore delle persone con disagio psichico e seguire la
persona nell’evoluzione dei suoi bisogni è stato necessario porre particolare attenzione alla
collaborazione ed alla modalità di messa in rete delle risorse e delle responsabilità per
garantire:
• progettazioni congiunte e interventi che integrino gli apporti sociali, quelli sanitari e quelli
dell’Area socio-sanitaria;
• modalità di integrazione con le altre politiche sociali in particolare quelle del lavoro e della
formazione;
• sviluppo delle collaborazioni con il privato sociale;
• maggior coinvolgimento della famiglia;
• attenzione alla formazione e all’aggiornamento degli operatori per una migliore qualità dei
servizi e delle cure prestate.
Nel territorio dell’Azienda ULSS n. 20 è stato infine istituito il Dipartimento Interaziendale di
Psichiatria, con l’obiettivo di realizzare l’integrazione tra le diverse strutture ospedaliere e tra
queste e le strutture territoriali/distrettuali, per migliorare il livello di organizzazione delle
attività e ottimizzare l’utilizzo delle risorse esistenti.
II.10.2 La base conoscitiva
L’Area Salute Mentale è costituita per la maggior parte da azioni messe in campo dai servizi
specialistici dell’Azienda ULSS n. 20 e dall’Azienda Ospedaliera, alle quali si aggiungono alcune
specifiche azioni attivate dagli Enti Locali.
La quasi totalità delle azioni realizzate vede la stretta collaborazione con le realtà del privato
sociale del territorio.
La seguente tabella riassume le azioni messe in campo nell’ambito della salute mentale sul
territorio della Conferenza dei Sindaci, articolando tali azioni in unità di offerta (comprendenti
Centri diurni e di salute mentale, Comunità alloggio e terapeutiche), insiemi complessi di
prestazioni (costituiti da strutture diurne, residenziali, semiresidenziali e servizi) e progetti.
Tabella di sintesi delle azioni realizzate
n.
azioni
unità
erogaz.
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
1
U05 Centro diurno
5
304
1.400.017
2
3
U11 Comunità alloggio per malati psichiatrici
U18 Comunità terapeutiche riabilitative protette
6
6
51
73
600.969
1.518.216
4
U20 Centro di salute mentale
TOTALE Unità Di Offerta
4
21
256
684
3.519.202
5
6
C02 Appartamento protetto
C06 Assistenza educativa domiciliare/territoriale
7
4
14
170
16.614
648.325
7
8
C13 Gruppi di auto aiuto
C26 Servizi residenziali per la salute mentale
1
27
180
109
130.869
2.543.246
9
C28 Servizi semiresidenziali per la salute mentale
10
33
1
4
4
1.042
1.085
3.210.882
3
57
3
1.555
1.190
6.776.580
(1)
10
11
C39 Servizio di trasporto
C44 Servizio psichiatrico di diagnosi e cura
12
C105 Servizio di integrazione del reddito
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
(2)
130
224.369
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unità
erogaz.
numero
utenti
P24 Inserimento lavorativo
P29 Laboratori, attività teatrali e ludico sportive in
collaborazione tra le diverse agenzie educative del
territorio (1)
1
22
70.000
1
11
-
15
16
P45 Promozione degli stili di vita sani
P52 Supporto alla famiglia
2
1
30
70.000
4.500
17
P56 Sviluppo della rete
3
35
132.373
TOTALE Progetti
8
98
276.873
86
2.337
n.
13
14
azioni
TOTALE per Area d’intervento
1
2
risorse dedicate
anno 2005
10.572.655
Il costo è ricompreso nelle risorse dedicate del Centro diurno UO5
Il costo complessivo è riferito a 3 unità di erogazione su 4
Le tabelle e le rappresentazioni grafiche seguenti evidenziano la distribuzione delle risorse e
delle unità di erogazione tra le tipologie di azioni.
azioni
risorse
dedicate
%
TOTALE Unità Di Offerta
33%
3.519.202
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
64%
6.776.580
TOTALE Progetti
3%
Totale complessivo
100%
azioni
276.873
10.572.655
%
unità di erogazione
TOTALE Unità Di Offerta
24%
21
TOTALE Insiemi Complessi di Prestazioni
67%
57
TOTALE Progetti
Totale complessivo
Risorse ripartite per azione
9%
8
100%
86
Unità di Erogazione
9%
3%
24%
33%
64%
67%
TOTALE UDO
TOTALE UDO
TOTALE ICP
TOTALE ICP
TOTALE PROGETTI
Totale Progetti
131
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Nella tabella che segue sono indicate le Strutture Residenziali per la Salute Mentale (C26).
Dall’articolazione proposta emerge la distribuzione di utenti e risorse tra strutture ubicate nel
territorio della Conferenza dei Sindaci e strutture fuori ambito.
Si rileva come la maggior parte degli utenti siano ospitati in strutture fuori dell’ambito dell’
Azienda ULSS n. 20 anche se ubicate in territori limitrofi.
n. utenti
n.
azioni
A.ULSS
n. 20
1 Associazione Solidarietà - Vigasio
2 C.di R. "M. Zanetti" - Oppeano
risorse dedicate
fuori
A.ULSS n. 20
A.ULSS
n. 20
1
1
3 C.di R. "D. Cardo" – Cologna Veneta
4 "Centro Attività" - Valeggio
1
38.491
16.968
14.409
1
5 "Gran Can" "Le Salette" Pedemonte - Fumane
6 Coop. Soc. "Don Rigetti" – Verona
28.470
22
1
7 Coop. G.A.V. - Negrar / Castagnè
8 Fond. "Don Mozzati d'Aprili" – Monteforte
d’Alp.
699.997
23.527
29
9 Fond. "Pia Op. Ciccarelli" – S. Giov. Lupatoto
10 Istituto Assistenza Anziani - Verona
792.149
2
49.348
3
1
59.976
13.714
11 Ist. "Costante Gris" - Mogliano Veneto (TV)
1
12 Ist. "Cremonesini" - Pontevico (BS)
13 Ist. Don Calabria "Casa Perez"
21.948
1
26
38.039
315.827
14 Ist. "Casa di Nazaret" - Domegliara
15 "Camiliani" Prov Lombardo-Veneta - Verona
3
1
44.982
16 Istituto "F. Gresner" - Verona
17 O.A.S.I. - San Bonifacio
1
2
15.184
36.441
18 Comunità "La Genovesa" - Verona
19 Interactiv Club House - Torino
1
23.155
12.147
1
20 Associazione "Stefano Casati" - Milano
21 Comunità "Papa Giovanni XXIII"- Verona
fuori
A.ULSS n. 20
65.101
2
1
33.404
21.511
22 Comunità "La Redancia"
1
53.144
23 Comunità Terap. "Airone"
24 Comunità "L'Alveare"
1
1
37.960
45.050
25 Fondazione "L'Ancora" - Verona
26 Coop. Sociale "Il Gabbiano"
1
5.614
2
27 Ist. Don Calabria Casa S. Benedetto - Verona
Totale
1
18
132
91
9.235
9.235
306.088
2.218.938
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II.10.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Salute Mentale sovradistrettuale
1– SENSIBILIZZAZIONE
Creazione di una diversa cultura nei confronti della malattia mentale
priorità
obiettivi
Allargamento a tutti i cittadini della conoscenza dei
problemi legati alla salute mentale per la riduzione dei
pregiudizi ad essa legati
• Favorire iniziative culturali finalizzate alla riduzione
dello stigma attraverso corrette distinzioni tra
"malattia" mentale ed esigenze di vita sociale del
paziente affetto da patologia
Sensibilizzazione di tipo preventivo rivolta al
• Promuovere incontri e percorsi di consulenza e
riconoscimento precoce negli adolescenti di difficoltà o
sostegno con i genitori per aiutare a riconoscere
"disabilità" che potrebbero evolversi, se non affrontate,
alcuni elementi "predittivi" da affrontare
in patologie, rafforzando le figure genitoriali nel far
precocemente
fronte ai problemi
Attivare percorsi di condivisione sociale della malattia • Attivare percorsi per sensibilizzare e per avviare
mentale con l’apporto del volontariato in un’ottica di
collaborazioni e disponibilità per l’affido familiare e
sussidiarietà
per l’ospitalità presso Associazioni
2- CENTRALITÀ DELLA PERSONA CON BISOGNO CON LE SUE RETI SOCIALI E FAMILIARI
priorità
obiettivi
Esigenza di sostenere e valorizzare la persona con
malattia mentale con la sua rete familiare e sociale
Iniziative e programmi di inclusione della persona con
malattia mentale nella vita sociale come cittadino
Valorizzazione del contributo volontario di aiuto ad altri
della persona con malattia mentale
•
Valorizzazione delle risorse umane disponibili e
dell’apporto di volontariato
• Partecipazione diretta, ove possibile, delle stesse
persone con malattia ai vari percorsi di cittadinanza
• Implementare le esperienze di convivenza tra malati
valorizzando gli aspetti del mutuo aiuto
3– IMPLEMENTAZIONE DEGLI INTERVENTI SUL TERRITORIO
priorità
obiettivi
•
Lavoro di rete per inserimento lavorativo delle persone
con malattia mentale
Sostegni alle famiglie per la prevenzione di
aggravamenti delle situazioni di convivenza
problematiche
Esigenza di formazione di esperti di "mediazione
sociale" per il sostegno alle famiglie in difficoltà
Creazione di figure specializzate nel campo della
mediazione sociale, ad es. per accompagnamento
• Patto tra pubblico e privato per mettere insieme le
risorse per borse lavoro o commesse a Cooperative
di tipo B volte a creare occasioni di lavoro
• Favorire la attivazione di figure professionali esperte
in mediazione per assistenza alle famiglie in
difficoltà
• Utilizzo dell’intervento domiciliare già in atto per la
mediazione cui preparare gli operatori con
formazione specifica nelle Cooperative
4- QUALIFICAZIONE PROFESSIONALE CON PARTICOLARE ATTENZIONE ALL’AMBITO DEL
"SOCIALE" FINALIZZATA ALLA PREVENZIONE DELLA CRONICIZZAZIONE
priorità
obiettivi
• Prevedere negli organici dei servizi e delle comunità
Esigenza di nuove figure professionali con compiti
convenzionate figure professionali specificatamente
educativi e riabilitativi finalizzati al reinserimento
formate agli aspetti educativi, riabilitativi e di
sociale
affrontando
le
problematiche
connesse
reinserimento sociale
(economiche,
di
riconoscimento
delle
figure • Richiedere adeguate "codifiche" regionali delle
professionali, ecc.)
professionalità e quindi adeguati programmi di
formazione
133
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•
Specializzare nello specifico campo gli Operatori
Socio Sanitari coinvolgendo la Regione nella
programmazione e articolazione dei relativi corsi di
formazione
• Concordare con le cooperative l’impiego di figure
sociali
Esigenza di elaborare un linguaggio specifico sociale
sulle problematiche della salute mentale
5- AREA "GRIGIA"
priorità
obiettivi
•
Completare l’integrazione funzionale tra i servizi
Problematiche degli adulti che non riconoscono la
sanitari e sociali e tra i servizi della psichiatria e le
propria condizione e che quindi non si fanno seguire
altre Aree
dai servizi specialistici, restando impropriamente in • Definire ulteriori protocolli d’intesa tra servizi
carico ai servizi territoriali
(sanitari, socio-sanitari e sociali) e tra il livello
specialistico e il livello territoriale relativamente alla
Problematiche relative alle persone malate mentali
presa in carico ed alla eventuale gestione congiunta
ultrasessantacinquenni
di anziani e disabili, sulla scorta di quanto già
avvenuto per altre Aree
Genitori con problemi psichiatrici, che si legano • Allargamento del Protocollo già previsto per i casi di
all’esigenza di tutela dei figli minori
separazione difficile
Esigenza di coordinamento a livello territoriale per • Protocolli di rete per i singoli Distretti
progettualità di rete
• Rafforzare ed ampliare l’applicazione del Protocollo
di collaborazione riguardante la fase di "passaggio"
dalla minore alla maggiore età tra N.P.I.P.E.E. e
Psichiatria
Esigenza di prevenzione e di strutture di accoglienza
• Attivare/riattivare i contatti col territorio del Centro
per i problemi dei giovani e degli adolescenti in
diurno nell’ambito del progetto di Villa S. Giuliana e
difficoltà, organizzate in modo diverso dalle strutture
pubblicizzare l’iniziativa anche nella sua valenza di
che accolgono le situazioni di "cronicità"
riabilitazione acquisendo conoscenza anche di altre
realtà operanti nel Veneto
• Creazione di ambienti sicuri accoglienti e familiari
per giovani ed adolescenti
134
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CAPITOLO 11 – AREA NOMADISMO
II.11.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
Il nomadismo è una realtà certamente molto complessa e dalle mille sfaccettature e riguarda,
non da ultimo, il tema della multiculturalità.
Il precedente Piano di Zona non prevedeva una specifica Area di intervento in questo settore,
anche se nel corso degli anni si è assistito a una sempre crescente presenza sul territorio della
Conferenza dei Sindaci dei Comuni dell’Azienda ULSS n. 20 e in particolare in quello afferente
la realtà cittadina, di comunità sia di nomadi che di stanziali per le quali si è reso necessario
predisporre in via prioritaria sia strutture di accoglienza che campi attrezzati per la sosta.
Nell’ultimo periodo il Comune capoluogo ha attivato uno specifico progetto che ha preso avvio
nel 2002 per fronteggiare con modalità emergenziali la presenza sul territorio cittadino di una
comunità di Rom rumeni. Il progetto è poi proseguito mettendo in atto azioni mirate
all’integrazione.
Dopo la fase di prima accoglienza il progetto, gestito in collaborazione con il privato sociale,
ha previsto percorsi di scolarizzazione e di integrazione sociale e lavorativa per le famiglie
accolte.
A fronte dell’assenza di normative nazionali specifiche relative al fenomeno del nomadismo nel
suo complesso, la progettualità del Comune di Verona rappresenta un punto di partenza
significativo per le modalità integrate di accoglienza, che hanno visto coesistere l’aspetto del
sostegno sociale e quello del controllo di comportamenti inaccettabili, quali l’accattonaggio dei
minori.
II.11.2 La base conoscitiva
Nel territorio della Conferenza dei Sindaci dell’Azienda ULSS n. 20 sono presenti alcuni "Campi
nomadi" di etnie diverse. Le varie Amministrazioni intervengono a sostegno con eventuali
proprie progettualità attivate storicamente.
Nel Comune di Verona esistono tre Campi autorizzati: uno per gli "Esercenti spettacoli
viaggianti", uno per Sinti e Rom veronesi o comunque residenti da tempo nel territorio, uno
costituito più recentemente, a partire da una situazione di grave emergenza socio-sanitaria,
per accogliere nuclei familiari Rom di origine rumena. Nei primi due campi eventuali sostegni
sono concessi sulla base di progetti individuali sui singoli nuclei familiari.
Le caratteristiche socio culturali e le modalità di insediamento nel territorio dei Rom rumeni
hanno invece reso necessaria l’attivazione di una specifica progettualità finalizzata
all’ integrazione scolastica dei minori e di inserimento sociale e lavorativo degli adulti.
La seguente tabella indica le risorse dedicate nel 2005 alla progettualità specifica.
n.
1
unità
erogaz.
azioni
numero
utenti
risorse dedicate
anno 2005
C104 Servizi per l’accoglienza di Nomadi
1
209
248.994
TOTALE Area d’intervento
1
209
248.994
135
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II.11.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
Tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Nomadismo sovradistrettuale
1– INTERVENTI DI EMERGENZA
priorità
obiettivi
Favorire la strutturazione di interventi tesi al
soddisfacimento dei bisogni primari delle persone
• Miglioramento degli standard qualitativi
2- PERCORSI DI INCLUSIONE/INTERAZIONE IN UN’OTTICA DI RETE
(INTERVENTI "STRUTTURALI")
priorità
obiettivi
• Progetti di presa in carico territoriale anche con le
associazioni del territorio e con gli interessati
• Partendo dal progetto di vita del nucleo individuare
la strutturazione degli interventi
• Sia nella scuola che in attività integranti sul
territorio (es. doposcuola organizzati nei quartieri)
• Attività in collaborazione con le madri per
valorizzare il loro compito educativo
• Studio delle possibilità di accesso alle iniziative già
attivate dell’Ufficio scolastico provinciale
• Studio di eventuali progetti di alfabetizzazione
specifici
• Valorizzare le strutture già esistenti per gli
inserimenti lavorativi
• Creare progetti di borse lavoro e commesse per
lavori utili da parte delle Amministrazioni con il
supporto gestionale del Terzo Settore
• Prevedere anche l’accompagnamento nel passaggio
tra il lavoro nella Cooperativa e l’inserimento
lavorativo successivo
• Sviluppare progettualità specifiche sia per il lavoro
(anche autogestito) sia per la tutela della salute e
per l’educazione
• Sviluppare le possibilità di fornire consulenza e
accompagnamento legale anche attraverso la
disponibilità di associazioni e di singoli avvocati,
sensibili al problema
Progettualità che tengano conto della cultura
Sostenere percorsi di scolarizzazione per i minori
Alfabetizzazione per gli adulti
Sostenere percorsi di lavoro per gli adulti
Sostenere il ruolo della donna
Consulenza legale
3– DIALOGO CULTURALE
priorità
obiettivi
Conoscenza delle culture attraverso il dialogo
Formazione di figure di mediazione con competenze di
tipo sociale
• Iniziative culturali per la conoscenza delle culture
anche attraverso l’intervento di figure di mediazione
(figure ponte) riconosciute dagli interessati
• Per facilitare l’acquisizione di competenze specifiche
negli operatori che lavoreranno negli Enti e nelle
Cooperative, prevedere corsi appositi nei luoghi di
formazione scolastica, finalizzati al lavoro di
mediazione
136
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4- CASA E /O AMBIENTE DI VITA
priorità
obiettivi
Desiderio di stanzialità per una parte della popolazione
• Individuare percorsi progettuali sulla base di
"contrattualità" specifiche con le famiglie che lo
desiderino
5- INTERVENTI FACILITANTI IL SANITARIO
priorità
obiettivi
Bisogno di luoghi idonei a proseguire le cure dopo
l’ospedalizzazione per persone che non hanno casa o
non l’hanno idonea
Tutelare le varie categorie fragili ad esempio i
prematuri e i disabili
Effettuare interventi di prevenzione e di educazione
alla salute
• Progetti di pronta accoglienza e di accoglienza
temporanea legata alle esigenze di prosecuzione di
interventi sanitari a domicilio
• Percorsi di educazione alla salute con modalità
adeguate al tipo di cultura ed alla "mobilità" delle
famiglie
• Prevedere interventi diretti dei Distretti sociosanitari
137
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CAPITOLO 12 – AREA PROSTITUZIONE
II.12.1 Inquadramento generale e collegamento con il Piano di Zona
2003-2005
Così come avvenuto in gran parte del contesto nazionale nel nostro territorio il fenomeno della
prostituzione è notevolmente mutato negli ultimi vent’anni.
Accanto ad una sporadica presenza di donne italiane è cresciuta la presenza di donne
straniere in prevalenza nigeriane e provenienti dall’Est europeo, in massima parte sfruttate da
organizzazioni criminali.
Dal monitoraggio effettuato con le Unità di Strada afferenti al progetto "Sirio: verso strade
nuove" avviato nel 2000 dal Comune di Verona, si stima che esercitino la prostituzione di
strada più di 300 persone migranti nell’arco di un anno con una presenza media per sera che
varia dalle 90 alle 130 unità.
Le iniziative, affrontate nell’Area Marginalità con il precedente Piano di Zona, sono state
dirette in particolare a giovani donne vittime della tratta. Il Piano aveva individuato l’obiettivo
di ampliare e consolidare i progetti inerenti i percorsi di protezione sociale per le donne che
intendono sfuggire al circuito della prostituzione con specifico riguardo al già citato progetto
"Sirio".
Il progetto, realizzato attraverso una strategia di collaborazione e collegamento con numerosi
soggetti istituzionali e non (Azienda ULSS n. 20, Forze dell’Ordine, Enti e Organizzazioni del
privato sociale e del volontariato), prevede interventi di:
• contrasto al racket della prostituzione straniera;
• inserimento delle persone che si sottraggono allo sfruttamento in progetti personalizzati di
inclusione sociale;
• sensibilizzazione della comunità locale, con particolare attenzione agli studenti delle
Scuole superiori, sul fenomeno dello sfruttamento sessuale e sulle problematiche sanitarie
connesse alla prostituzione, in particolare per quanto riguarda le malattie sessualmente
trasmissibili;
• tutela della salute delle persone che si prostituiscono e della collettività.
Il progetto ha beneficiato di finanziamenti del Dipartimento Pari Opportunità presso la
Presidenza del Consiglio dei Ministri e dell’Assessorato alle Politiche Sociali della Regione
Veneto.
II.12.2 La base conoscitiva
Sostanzialmente il contrasto al fenomeno della prostituzione è stato affrontato negli ultimi
anni dal Comune di Verona in collaborazione con l’Azienda ULSS n. 20 ed alcune realtà del
privato sociale attraverso il "Progetto Sirio".
Tale progetto affronta il problema contemporaneamente sotto molteplici aspetti: la tutela
delle vittime di sfruttamento prevista per legge; la prevenzione sanitaria anche con i clienti
della prostituzione; la sensibilizzazione delle vittime stesse attraverso "unità di strada"; i
percorsi di reinserimento sociale e lavorativo.
Affronta inoltre gli aspetti relativi alla mediazione delle conflittualità con i residenti nelle zone
cittadine interessate dal fenomeno della prostituzione di strada, la sensibilizzazione nelle
scuole superiori e la formazione ad hoc degli operatori coinvolti nelle azioni.
139
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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Sono attivi attualmente due appartamenti protetti attigui, a gestione convenzionata, che
accolgono donne in percorsi di protezione sociale.
Il progetto ricomprende infine il collocamento presso strutture private per la fase della "fuga
dalla strada" e della prima accoglienza.
azioni
numero
utenti
C24 Servizi Residenziali per accoglienza di SFD, poveri, emarginati
(riferito alle vittime della tratta)
8
n.
1
2
P49 Protezione sociale
TOTALE Area d’intervento
670
678
risorse dedicate
anno 2005
70.746
109.623
180.369
II.12.3 La programmazione strategica 2007-2009
La programmazione strategica per il triennio 2007-2009 si è sviluppata a partire dall’unico
tavolo tematico attivato a livello sovradistrettuale.
Di seguito sono rappresentati, in forma schematica, le aree di interesse, le priorità di
intervento e gli obiettivi strategici.
Tavolo tematico Area Prostituzione sovradistrettuale
1– TRASFORMARE IL "PROGETTO SIRIO" IN SERVIZIO AMPLIARE LA RETE.
AMPLIARE LA COLLABORAZIONE CON I COMUNI DELL’AZIENDA ULSS N.20 INTERESSATI
AL FENOMENO
priorità
obiettivi
Base di finanziamento certa per progettualità a media
scadenza e personale esclusivamente dedicato
Sviluppare ulteriormente la rete con i Comuni
• Richiesta di individuare fonti di finanziamento più
costanti
• Individuazione attraverso la rete col Terzo Settore
di ulteriori risorse umane e di mezzi da impiegare
• Il Comune di Verona si propone per catalizzare le
risorse di territori più vasti interessati e coordinare
le attività
• Trasformare il patrimonio di informazioni ed il know
how acquisito in risorse per tutto il territorio
dell’Azienda ULSS n. 20 interessato
2- RAFFORZARE LA CAPACITÀ DI INDIVIDUARE I CASI DI PRESUNTO SFRUTTAMENTO
SESSUALE E TRATTA ANCHE DA PARTE DI SOGGETTI DELLA "RETE ALLARGATA" ORA
COINVOLTI NEL FENOMENO DA OTTICHE DIVERSE (GIURIDICO LEGALI E SANITARIE)
priorità
obiettivi
Rafforzare la rete per ampliare la possibilità di aiuto
Accompagnamento legale
Ulteriore sensibilizzazione dell’area sanitaria non
direttamente coinvolta nel progetto
Interventi mirati alla prostituzione "indoor"
• Maggior coinvolgimento degli operatori coinvolti con
funzioni di sicurezza, per l’attenzione agli aspetti di
tutela delle potenziali vittime
• Sviluppare le possibilità di fornire consulenza e
accompagnamento legale anche attraverso la
disponibilità di associazioni e di singoli avvocati,
sensibili al problema
• Maggior coinvolgimento delle Aziende Ospedaliere
che entrano in contatto col problema per
l’individuazione delle situazioni di abusi e
maltrattamenti possibilmente riconducibili allo
sfruttamento sessuale. Prima informazione
• Attivare ed implementare studi sul fenomeno
140
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3- CONOSCENZA DA PARTE DEI SOGGETTI IMPLICATI NELLA RETE (SIA RETE DI AIUTO
CHE “RETE ALLARGATA” DI CUI AL PUNTO 2) DELLE DIVERSE IMPLICAZIONI DEL
FENOMENO, A SECONDA DELLE DIVERSE TIPOLOGIE
priorità
obiettivi
Aumentare le capacità di penetrare in modo mirato
nelle vecchie e nuove dinamiche specifiche dello
sfruttamento e della tratta, considerando vincoli etnici
e culturali
• Individuare, studiare e descrivere i fenomeni rispetto
ai diversi target (definiti ad esempio dalla nazionalità
e/o dal grado di consapevolezza delle vittime e/o dal
livello di violenza e coercizione)
4- MEDIAZIONE DEI CONFLITTI DETERMINATI DALLA PRESENZA PROSTITUZIONALE SUL
TERRITORIO E SENSIBILIZZAZIONE DELLA COMUNITÀ LOCALE
priorità
obiettivi
Costruire percorsi per creare maggior conoscenza
corretta dei fenomeni, finalizzata a contrastare conflitti
di convivenza attorno all’uso del territorio
Sensibilizzare le persone al superamento della
percezione del fenomeno puramente emotiva e/o
genericamente ghettizzante
Attivarsi sull’impatto del fenomeno su varie categorie
fragili individuate
Interventi generali di "alleggerimento" della situazioni
• Proseguire ed implementare incontri con le istituzioni
più interessate e presenti nei quartieri
• Proseguire ed implementare gli interventi nelle
scuole e nelle altre realtà educative formative
• Rafforzare iniziative private di formazione per i
giovani sui diritti umani della persona in riferimento
al fenomeno della tratta
• Considerare ed attivare iniziative sull’impatto del
fenomeno su alcune fasce di giovani problematici e/o
fragili
• Interventi, ad esempio, di pulizia quotidiana di
alcune aree territoriali
5- TUTELA DELLA SALUTE DELLE PERSONE CHE SI PROSTITUISCONO ESTESO ANCHE AI
"CLIENTI"
priorità
obiettivi
Ulteriore sensibilizzazione dell’area sanitaria non
direttamente coinvolta nel progetto sulle
problematiche generali di tutela della salute sia delle
singole persone che della situazione generale
• Maggior coinvolgimento delle Aziende Ospedaliere
che entrano in contatto con il problema
• Lavoro coi Distretti socio sanitari anche per
particolari progettualità
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PARTE TERZA
CAPITOLO 1 – RISULTATI E PROSPETTIVE
III.1.1 Le trasversalità tematiche
La prima fase del Piano di Zona 2007-2009, che si conclude con l’elaborazione e
l’approvazione da parte della Conferenza dei Sindaci del presente documento, ha messo in
luce alcuni aspetti di carattere generale emersi dal lavoro compiuto a livello distrettuale e
sovradistrettuale.
Evitando di entrare in modo approfondito nel merito di quanto prodotto dai relativi tavoli
tecnici, appare tuttavia opportuno segnalare le principali trasversalità, in modo tale che
vadano inserite nell’agenda dei loro lavori e, una volta elaborate, divengano oggetto di
decisione politica.
Di seguito sono elencati schematicamente i temi più significativi che possono essere
identificati come priorità di intervento.
Gli inserimenti lavorativi ed il ruolo della cooperazione sociale
All’interno dei percorsi di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro, pressoché tutti i
Tavoli tematici hanno evidenziato l’importanza e la particolarità del ruolo che può svolgere la
cooperazione sociale.
Sembra evidente, pertanto, che occorra affrontare in modo organico tale tema avviando
un’azione complessiva di carattere sistematico che, anzitutto, riconosca il giusto ruolo
"sociale" alle cooperative, in particolare a quelle di tipo b così come definite dalla legge n.
381/1991.
Nello specifico, rispetto agli affidamenti dei contratti di importo complessivo sopra soglia
comunitaria è possibile operare nell’ottica della valorizzazione delle clausole sociali così come
previsto dal Codice degli Appalti, ovvero sostenere una forte valutazione dei progetti di
inserimento lavorativo.
Per quelli sotto soglia comunitaria, invece, è possibile derogare alla normativa in materia di
contratti della pubblica amministrazione stabilendo che le cooperative sociali di tipo b
elaborino congiuntamente progetti di rete negli specifici Tavoli tematici in un’ottica sinergica
tramite l’accordo non competitivo tra tutti i partecipanti interessati.
Più in generale, l’obiettivo è di giungere progressivamente all’interno del Piano di Zona alla
costruzione di un sistema condiviso nel quale, tramite forme di accreditamento delle
cooperative sociali e delle altre organizzazioni interessate, si arrivi alla co-progettazione ed
alla realizzazione attraverso strumenti alternativi all’appalto di servizi.
E’ evidente, peraltro, che tale sistema richiede un impegno ed una disponibilità altrettanto
forte e precisa da parte dello stesso mondo della cooperazione sociale, sia a entrare in una
logica di carattere valutativo, sia a collocare definitivamente il proprio specifico ruolo
all’interno del più ampio percorso di carattere formativo e lavorativo che può compiere ogni
persona, a partire dalle capacità, abilità e risorse che possiede e dai bisogni, dai limiti e dalle
difficoltà che esprime.
143
Piano di Zona dei Servizi alla Persona 2007-2009
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L’identificazione della cosiddetta "area grigia"
L’evoluzione sociale ed economica sta producendo la formazione di nuovi fenomeni che
spingono un numero crescente di persone in aree di bisogno non più identificabili con le attuali
classificazioni delle politiche sociali e socio sanitarie.
Come rilevato dai Tavoli tecnici, tale Area si colloca in modo trasversale rispetto ai diversi
temi affrontati dal Piano di Zona, risultando più prossima ad alcuni che ad altri, ma
complessivamente non trovando uno spazio sufficientemente adeguato dove analizzarla,
valutarla e proporre progettualità ed interventi specifici.
Proprio per questi contorni indefiniti e per la difficoltà di coglierne appieno i suoi contenuti, è
definità come "area grigia" che, data la sua continua espansione in termini quantitativi e
qualitativi, necessita, pertanto, di un intervento di carattere trasversale.
La prevenzione
A partire dall’assunto condiviso che agire in termini preventivi in contesti di agio e
sicuramente più efficace che intervenire dopo l’emersione di forme di disagio, i tavoli
distrettuali e sovradistrettuali hanno contraddistinto con significati ed accentuazioni diversi il
termine prevenzione.
Appare opportuno, pertanto, affrontare come trasversalità a tutte le Aree tematiche non tanto
l’idea generica di prevenzione, peraltro sostanzialmente condivisa, bensì la definizione di un
concetto complessivo di prevenzione all’interno del quale trovino giusta collocazione gli
specifici interventi da mettere in campo propri di ciascuna Area.
Significa, cioè, aprire un confronto su più fronti a partire dagli aspetti culturali e sociali
dell’azione preventiva, sul ruolo passivo o da protagonisti dei destinatari, sull’efficacia delle
metodologie adottate, sulla valutazione degli interventi realizzati, sulle risorse a disposizione e
sugli eventuali investimenti da proporre.
I fenomeni migratori
L’attuale sistema di welfare locale è in fase di trasformazione anche per l’aumentata presenza
di persone di nazionalità diverse che iniziano ad accedere ai servizi sociali e socio-sanitari.
Se in una prima fase gli ambiti interessati erano quasi esclusivamente quelli legati alla prima
accoglienza, ora la richiesta si sta progressivamente spostando anche nelle altre Aree, come
rilevato dai Tavoli tecnici del Piano di Zona, di pari passo con il radicamento e l’inserimento
delle persone immigrate nel locale tessuto sociale.
Si tratta, dunque, di avviare un ragionamento trasversale sull’incidenza dei fenomeni
migratori sul welfare locale, allo scopo di saper rispondere a bisogni e a necessità nuove
perché portate da persone provenienti da mondi diversi e culture differenti.
144
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III.1.2 Le criticità
A partire dagli incontri dei Tavoli tematici svolti a livello distrettuale e sovradistrettuale, oltre
che dalle riunioni dei Comitati dei Sindaci di Distretto, è possibili identificare alcune punti di
criticità che appare opportuno vadano affrontati nell’ambito dei lavori del Piano di Zona.
Tali criticità, descritte sinteticamente di seguito, riguardano il sistema nel suo insieme e,
proprio per questo, potrebbero trovare giusta collocazione nel Tavolo sovradistrettuale
dedicato appositamente alle azioni di sistema che nella prima fase del Piano non è stato
attivato.
L’organizzazione territoriale dei servizi
Più volte negli incontri dei Tavoli tecnici e politici sono emerse difficoltà nella definizione e
realizzazione delle politiche sociali e socio sanitarie dovute all’assetto organizzativo
complessivo del welfare locale.
Evitando in questa sede di affrontare nel merito i singoli aspetti, si ritiene tuttavia utile
elencare i principali nodi critici:
a) il disegno dei quattro Distretti socio-sanitari che, essendo l’unità minima della
pianificazione zonale, da un lato, presentano una sostanziale disomogeneità rispetto alla
conformazione del territorio ed alla relativa presenza di servizi e, dall’altro, sono
influenzati dalla presenza del Comune capoluogo in tre di essi;
b) l’organizzazione del Comune di Verona, in particolare nel rapporto tra le Circoscrizioni, che
hanno titolarità nei Comitati di Distretti pur essendo prive di specifica competenza in
materia sociale, i Servizi Sociali centrali e i Servizi Sociali decentrati nei Centri Sociali
Territoriali;
c) l’organizzazione dell’Azienda ULSS, a livello centrale costituita da specifici Dipartimenti
non sempre corrispondenti con l’organizzazione territoriale dei Distretti socio-sanitari.
Altre criticità significative
Sostanzialmente tre sono gli ulteriori aspetti critici emersi complessivamente dagli incontri dei
tavoli.
Il primo riguarda le dieci Aree tematiche identificate dalla Regione Veneto e recepite dalla
Conferenza dei Sindaci: un primo gruppo è stato individuato sulla base della centralità della
persona (anziani, disabili, giovani, ….), un altro viceversa a partire dai fenomeni sociali
(immigrazione, prostituzione, povertà ed emarginazione, …); in alcune, inoltre, quale ad
esempio l’Area Infanzia Minori Famiglia, i temi da affrontare sono così vasti che andrebbero
presi solo singolarmente; rispetto ad altre, infine, i confini reciproci sono assolutamente labili.
Si tratta di disequilibri e disomogeneità rispetto ai quali appare necessario richiedere uno
sforzo di ridefinizione complessiva, da attuare anche attraverso la possibile costituzione di
specifici sottotavoli.
Il secondo riguarda la sostenibilità dell’intera organizzazione avviata con il Piano di Zona in
particolare, ma non esclusivamente, per il personale tecnico delle Istituzioni pubbliche e,
soprattutto, dei Comuni di medio-piccole dimensioni.
Tale criticità si salda con la necessità di adeguamento di carattere anzitutto quantitativo, ma
anche qualitativo nel senso della presenza omogenea e diffusa sul territorio di professionalità
e competenze specifiche, del Servizio Sociale Professionale e del Segretariato Sociale nel suo
complesso, da attuarsi attraverso possibili forme innovative di gestione e condivisione.
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La terza criticità, infine, si riscontra nella necessità di orientarsi sempre più verso il
perseguimento dell’effettiva integrazione a livello territoriale tra le politiche sociali, sociosanitarie e sanitarie.
E’ un percorso che, a fianco del Piano di Zona, deve vedere in campo anche i Programmi delle
Attività Territoriali, la cui predisposizione in ogni ambito distrettuale diventa elemento
inderogabile.
III.1.3 Le prospettive
La chiusura della prima fase del Piano di Zona 2007-2009, oltre che con la costruzione e
l’approvazione del presente documento, sarà effettiva nel momento in cui verrà effettuata una
approfondita valutazione sul nuovo sistema organizzativo, sulle modalità di partecipazione,
sugli aspetti legati alla metodologia adottata.
E’ un compito che la Conferenza dei Sindaci dovrà svolgere già a partire dal prossimo mese di
maggio 2007, con il supporto dal punto di vista tecnico dall’Ufficio di Piano e l’opportuno
coinvolgimento degli altri attori della pianificazione zonale.
Obiettivo di tale attività valutativa, oltre all’eventuale riapertura delle modalità di
partecipazione attraverso le apposite forme sancite nel "Manuale del Piano di Zona", è l’avvio
a pieno regime del Piano di Zona, con il consolidamento ed il rilancio di tutti i Tavoli tematici
già attivati nella prima fase e l’avvio a livello distrettuale dei nuovi Tavoli di Area previsti dai
Comitati dei Sindaci di Distretto o che si valuterà opportuno attivare nel breve periodo.
A tale riguardo appare necessario che vengano approfonditi alcuni aspetti di carattere
generale, quali il coinvolgimento delle altre Istituzioni pubbliche (a partire, ma non solo,
dall’Amministrazione Provinciale per le materie di sue competenza) e dei diversi soggetti della
comunità locale (ad esempio del mondo imprenditoriale, economico-finanziario, educativoformativo, ecc.).
Accanto ad essi, inoltre, vanno precisati alcuni elementi più specifici rispetto alle modalità di
coordinamento dei tavoli, alle forme ed alle caratteristiche della partecipazione, al significato
della rappresentanza.
Infine, a completamento della struttura organizzativa, alla Conferenza dei Sindaci è richiesto
lo sforzo di valutare i tempi ed i modi più opportuni per l’avvio del Tavolo di sistema aperto a
tutti i soggetti della comunità locale il quale, come previsto dal "Manuale", svolge le funzioni
di indirizzo tecnico sulle linee politiche e strategiche, di verifica generale del Piano di Zona, di
implementazione del Sistema delle Regole e di monitoraggio delle singole Aree tematiche.
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CONFERENZA DEI SINDACI DEI COMUNI DI
ALBAREDO D’ADIGE – ARCOLE - BADIA CALAVENA – BELFIORE - BOSCOCHIESANUOVA –
BUTTAPIETRA – CALDIERO – CASTEL D’AZZANO – CAZZANO DI TRAMIGNA – CERRO
VERONESE – COLOGNA VENETA – COLOGNOLA AI COLLI – ERBEZZO – GREZZANA – ILLASI –
LAVAGNO – MEZZANE DI SOTTO – MONTECCHIA DI CROSARA – MONTEFORTE D’ALPONE –
PRESSANA – RONCÀ – ROVERÈ - ROVEREDO DI GUÀ – S. BONIFACIO – S. GIOVANNI
ILARIONE – S. MAURO DI SALINE – S. GIOVANNI LUPATOTO – S. MARTINO BUON ALBERGO –
SELVA DI PROGNO – SOAVE – TREGNAGO – VELO VERONESE – VERONA – VERONELLA –
VESTENANOVA - ZIMELLA
Approvato dalla Conferenza dei Sindaci dei Comuni del Territorio dell’Azienda ULSS n. 20
con deliberazione n. 4 del 19 aprile 2007
Ufficio del Piano di Zona
c/o Comune di Verona – Servizi Sociali
vicolo S. Domenico 13/b
Tel. 045-8077363 - Fax 045-8009095
e-mail: [email protected]
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ALLEGATI (su cd-rom)
Le schede, giá illustrate attraverso tabelle di sintesi, all'interno di ciascuna area
sono nella loro versione integrale agli atti dell'ufficio di Piano di Zona e disponibili a richiesta su CD all'indirizzo e-mail [email protected].
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dei comuni del territorio dell`azienda ulss n.20