COPEAU - KIERKEGAARD -WAGNER
LA
FIERA
LIBRARIA
MENSILE D’INFORMAZIONE BIBLIOGRAFICA,
POLITICA E CULTURALE
Richard Wagner, la nascita
della musica
Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo
Copeau, Il poverello d’Assisi
Le théâtre français, avant et
après Copeau
Hans Hurs von Balthasar, il
gesuita scomunicato dai gesuiti
Aimé Cesaire, poeta della
negritude
Gli ottant’anni di Lea Massari
Obama orgoglioso dei sodomiti
Putin legifera contro la
sodomia
LA FIERA LIBRARIA - A. XXXIII- Nº 298 - MAGGIO / GIUGNO 2013
LA FIERA LIBRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
le Penseur de Notre-Dame de Paris
EDITORIALE
Del chiacchiereccio
di Luigi Castiglione
Direttore responsabile
Luigi Castiglione
Vicedirettore
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Art Director
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Iscr. Registro della Stampa
e Tribunale di Roma nº 278/1981
Copyright & Protezione
dei dati ex art 10 legge 675/1996
Amministrazione
Via Alatri, 30
00171 ROMA / Italia
IN PRIMO PIANO
Cannes: Thriller, erotismo e biopic,
films in gara
Nasce la Fondazione Taormina festival
Camus, la Francia celebra il centenario
della nascita
Melampo pubblica racconti
inediti di Camilleri
6/10
GALLERIA
Wagner, la nascita della musica
Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo
Copeau, Il Poverello d’Assisi
Le théâtre français avant
et après Copeau
Aimé Cesaire poeta della negritude
Hans Hurs von Balthasar e l’identità
cristiana
Mappatura dei contesti magici
11/34
CRONACA DELL’ALDIQUÀ
L’intramontabile Lea Massari
Emilio Colombo, l’ultimo costituente
Corruzione in Vaticano
Aldo Moro e le verità postume
Obama elogia la somomia
Putin legifera contro i sodomiti
Centro direttivo europeo
email: [email protected]
Anno XXXIII - Nº 298
Maggio/giugno 2013
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INSERTO EDIZIONI LOGOS, 42/48
4
EDITORIALE
Del chiacchiereccio
Durante la messa del 18 maggio
a Santa Marta papa Bergoglio si è
soffermato sul chiacchereccio. Per
Bergoglio, «la chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l’uno all’altro. Le chiacchiere, o i pettegolezzi, sono distruttive nella Chiesa». Ed in realtà oggi il chiacchiereccio non è solo nella Chiesa, ma
anche tra certi presunti leaders, o
bosses politici, che si ritengono
autorizzati a dire quante più stupidaggini possono pur di danneggiare l’avversario, e tra quei magistrati che costruiscono dal nulla
diatribe puzzose, o che della verità
dicono soltanto «la metà che conviene» loro.
Tutt’il contrario di quello che,
oltre cent’anni fa, Péguy scriveva
nella «Lettre du provincial»: «Prima di ogni obbligo, c’è l’obbligo
di dire la verità. Dire la verità,
tutta la verità, nient’altro che la
verità, dire stupidamente la verità
stupida, noiosamente la verità noiosa, tristemente la verità triste:
ecco ciò che ci siamo proposti da
più di venti mesi, e non soltanto
per le questioni di dottrina e di
metodo, ma anche, soprattutto per
l’azione Ci siamo quasi riusciti.
Bisogna rinunciarvi?»
Ma come si manifesta la chiacchiera? si chiede il pontefice.
«Normalmente facciamo tre cose»: «Facciamo la disinformazione: dire soltanto la metà che ci
conviene e non l’altra metà; l’altra
metà non la diciamo perché non è
conveniente per noi. Alcuni sorridono ma quello è vero o no? Hai
visto che cosa? E passa. Secondo
è la diffamazione: quando una
persona davvero ha un difetto, ne ha
fatta una grossa, raccontarla, “fare il
giornalista”. E la fama di questa persona è rovinata. E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere.
Quello è proprio ammazzare il fratello!». «Tutti e tre – disinformazione, diffamazione e calunnia – sono
peccato! Questo è peccato! Questo è
dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli».
Ricordando poi quanto detto da Gesù a Pietro, papa Francesco ha aggiunto che «le chiacchiere non ti
faranno bene, perché ti porteranno
proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa».
Ecco perché, soprattutto noialtri
cristiani, dobbiamo sempre parlar
chiaro, dire come realmente le cose
stanno, elogiare senza criticare,
quando n’è il caso, non è cristiano,
dire quella parte di verità che conviene e nascondere, sottacere, omettere l’altra che palesa i peccati ad
esempio dei papi criminali, dei santi
furbeschi, della gerarchia «distratta» non è cristiano... Stravolgere la
verità a scopo apologetico è mentire... La disinformazione è diffamazione indiretta, ed è satanica, «è
quello che vuole il diavolo». Satana
è il padre della menzogna...
«L’invidia arrugginisce la comunità cristiana», ha continuato il Papa
nell’omelia, le «fa tanto male», il
«diavolo vuole quello». «Quanto si
chiacchiera nella Chiesa! Quanto
chiacchieriamo noi cristiani! La
chiacchiera è proprio spellarsi, eh?
Farsi male l’uno all’altro. È come se
volesse diminuire l’altro: invece di
crescere io, faccio che l’altro sia più
basso e mi sento grande. Quello non
va! Sembra bello chiacchierare.
Non so perché, ma sembra bello».
«La chiacchiera è cosi – ha proseguito –. È dolce all’inizio e poi ti
rovina, ti rovina l’anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa,
sono distruttive. È un po’ lo spirito
di Caino: ammazzare il fratello, con
la lingua; ammazzare il fratello!» Su
questa strada, ha concluso «il papa
che dice la verità», «diventiamo cristiani di buone maniere e cattive
abitudini!... Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato».
Luigi Castiglione
LA FIERA
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La feria del libro
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LA FIERA
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DEI LIBRI
LUIGI CASTIGLIONE
FRANCESCO, IL PAPA CHE DICE
LA VERITÀ
6
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
PERISCOPIO
CANNES: THRILLER,
EROTISMO E BIOPIC,
FILM IN GARA
LA GRANDE BELLEZZA - Una
Roma indolente, barocca, stra-cafonal, con donne di plastica e uomini da
poco è quella che Sorrentino porta in
concorso. "Ringrazio il festival per
l'invito e l'attenzione con cui segue il
mio lavoro sin dagli esordi. Essere
selezionati tra migliaia di film è già un
grande riconoscimento", ha dichiarato a caldo il regista. Un film, il suo,
che guarda a Satyricon e a La dolce
vita, tenuto segreto come è abitudine
del regista de Il Divo. Nelle prime
immagini si intravede una Roma
rumorosa che balla e mangia sulle
terrazze dei palazzi umbertini incurante della storia che la circonda.
Una capitale volgare e nobile allo
stesso tempo e anche piena di una
mondanità incapace di disinvoltura.
Neppure il Virgilio di questo inferno di
brutta musica, donne di plastica e
palazzinari la salva. Ovvero il giornalista e scrittore sessantenne, Jep
Gambardella (Toni Servillo), protagonista del film approdato a Roma a
ventisei anni (proprio come Federico
Fellini) che si porta addosso tutta la
fame e la curiosità della provincia.
Lui, immobile tra la gente che balla
dice nel trailer: "Non volevo essere
semplicemente un mondano, volevo
diventare il re dei mondani. Io non
volevo solo partecipare alla feste, io
volevo avere il potere di farle fallire".
E ancora:"E' tutto sedimentato sotto il
chiacchiericcio e il rumore, il silenzio,
il sentimento, l'emozione e la paura,
gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e
l'uomo miserabile". Accanto a Toni
Servillo, un cast straordinario: Carlo
Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi,
Galatea Ranzi, Anna Della Rosa,
Giovanna Vignola, Roberto Herlitzka,
Massimo De Francovich, Giusi Merli,
Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio,
Isabella Ferrari, Franco Graziosi, Sonia
Gessner, Luca Marinelli, Dario Cantarelli, Ivan Franek, Anita Kravos, Luciano
Virgilio, Vernon Dobtcheff, Serena
Grandi, Lillo Petrolo. ‘'La grande bellezza'', che esce in Italia il 21 maggio distribuito da Medusa.
ONLY GOD FORGIVES di Nicolas
Winding Refn (Francia- Danimarca).
Dopo Drive il regista e Ryan Gosling
tornano a far coppia. Al fianco di Ryan
ci sono Kristin Scott Thomas, Tom
Burke e Yayaying, per un crime-thriller
tra criminalita', thai boxe e droga. Julian
vive a Bangkok e con il fratello Billy
gestisce un club di thai boxe, una copertura per la droga.
BORGMAN di Alex van Warmerdam
(Olanda). Thriller con protagonista Camiel Borgman, individuo sinistro che si
aggira tra vie periferiche fino a quando
non oltrepassa la soglia della porta di
una casa. La sua presenza allora scatena una serie di eventi che distorcono
tutta la vita di una famiglia.
BEHIND THE CANDELABRA di
Steven Soderbergh (USA). Biopic sull'eccentrico pianista Liberace (Michael
Douglas) artista e omosessuale scomparso nel 1987 per Aids che, fra gli anni
50 e 60, è stato l'artista con il più alto
cachet al mondo. Liberace, che non mai
ha rivelato la sua omosessualità, si
accompagnava con il suo storico amante Scott (Matt Damon).
VENERE IN PELLICCIA di Roman
Polanski (Francia). Due i personaggi:
Emmanuelle Seigner (Vanda) e Louis
Garrel (Thomas). Quest'ultimo è un regista che fa sadici provini a Vanda per
uno spettacolo ispirato a un romanzo di
von Sacher-Masoch, padre del
masochismo. Ma eventi oscuri durante i
provini fanno sì che Vanda diventi la
domina su Thomas.
NEBRASKA di Alexander Payne
(USA). Road movie b/n con Bruce Dern
e Will Forte, padre e figlio. Il padre, ubri-
Luigi Castiglione
LA CASA IN ROVINA
(Francesco, il papa
che dice la verità)
Come Marcel nella sua filosofia,
così Bergoglio pone al centro della
sua missione di vicario di Cristo il
rapporto tra uomo e uomo e tra
uomo e Dio, rifiutando qualsiasi
oggettivazione possibile di tali rapporti, in una logica che concepisce
l’esistenza come servizio all’altro e
non come problema, aprendo l’uomo al mondo in una dimensione dell’essere che si può scorgere e cogliere nei due fondamentali momenti
della fedeltà e dell’amore, che fondano la soggettività rivolta verso
l’altro e verso Dio.
L’esigenza eticoreligiosa, dunque,
in quel che possiamo definire la
reciprocità delle coscienze individuali nella «dialettica triadica»
(squisitamente marceliana) dell’iotu-il mondo: io per te, tu per me, io
e tu per gli altri, gli altri per me, per
te, per tutti coloro che hanno bisogno d’appoggio, d’aiuto, d’affetto,
d’amore, di tenerezza...
EDIZIONI LOGOS
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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PERISCOPIO
Per l'Italia in concorso «La Grande bellezza».
acone, ha una mission. Andare fino in
Nebraska, per incassare un 1 milione
di dollari dalla Publishers Clearing
House.
JEUNE & JOLIE di Franois Ozon.
Il ritratto di una ragazza 17enne
(Marine Vacht) alle prese con la sua
sessualità consumata prima mediaticamente e poi trasgressivamente in
incontri al buio in albergo. Nel cast
anche Charlotte Rampling.
SHIELD OF STRAW di Takashi Miike (Giappone). Di scena due poliziotti di scorta a un killer. Loro compito
evitare di imbattersi nei cacciatori di
taglie, desiderosi di mettere le mani
sulla ricca cifra offerta dal ricco nonno
della vittima.
LA VIE D'ADELE di Abdellatif Kechiche (Francia). Adele quindicenne,
aspetta il grande amore. Immagina
sia il tenebroso Thomas, ma lo stesso
giorno incontra una ragazza dai
capelli blu che diventa protagonista
dei suoi desideri. Adele prova a concedersi a Thomas ma sa di provar attrazione per le ragazze.
LIKE FATHER, LIKE SON di
Hirokazu Koreeda (Giappone).Ryota,
uomo che si è fatto da solo, e la
moglie Midori scoprono che sei anni
prima il figlio Keita è stato oggetto di
uno scambio di neonati. Cosa farà
Ryota? Sceglierà il figlio che ha
cresciuto o quello naturale.
A TOUCH OF SIN di Jia Zhangke
(Cina). I protagonisti sono Jiang Wu,
Wang Baoqiang e la musa ispiratrice del
regista, nonché sua compagna, Zhao
Tao. Del film si sa davvero poco: l'unica
cosa certa è che si tratterà di un roadmovie.
GRISGRIS di Mahamat-Saleh Haroun
(Ciad). La storia di Grigris, 25 anni, che
sogna di fare il ballerino nonostante la
sua gamba paralizzata. Una sfida. Ma il
suo sogno si infrange quando suo zio si
ammala gravemente.
THE IMMIGRANT di James Gray
(USA) racconta la storia di una donna
(Marionne Cotillard) emigrata da Polonia
in Usa; la sorella, però, viene fermata ad
Ellis Island. La donna, una volta a New
York, entra nel mondo del burlesque e
della prostituzione grazie Joaquin
Phoenix finché non appare un mago
(Jeremy Renner) che spera di salvarla.
THE PAST di Asghar Farhadi (Francia). Dopo Una separazione, il regista
parla ancora di famiglia. Di scena un iraniano che vive Francia che abbandona
moglie e figli e torna in Iran. La sua ex si
lega a un altro uomo e vuole il divorzio.
L'uomo torna così in Francia per scoprire
che il nuovo compagno della moglie vive
già in casa assieme a lei e soprattutto ai
suoi figli.
HELI di Amat Escalante (Messico) In
un piccola città messicana che vive
assemblando automobili e a un cartello
della droga, Heli deve trovare suo padre
scomparso. Lo deve fare aggirandosi tra
Giulio Salvadori
San Francesco
d’Assisi
Premessa di Nello Vian
Il «santo delle lettere
italiane» coglie in questo
saggio sul Poverello di
Assisi una singolare intensità di vita, derivata
dall’ardore della sua
propria ascensione e dalla fedele conformità al
modello.
Incontratolo tra i colli della
Brianza durante un convegno, Paul Sabatier ebbe del
Salvadori ad esclamare:
«Mais voila Saint-François!»
EDIZIONI LOGOS
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ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
PERISCOPIO
corruzione, droga, sfruttamento sessuale, sensi di colpa e di vendetta, ma
senza trascurare l'amore.
JIMMY P. di Arnaud Desplechin
(Francia). Alla fine della IIa guerra
mondiale, Jimmy Picard (Benicio del
Toro), americano che ha combattuto in
Francia, arriva in ospedale per emicranie e perdite improvvise di vista e
udito. La diagnosi è schizofrenia. Si
chiede aiuto a un antropologo (Amalric).
MICHAEL KOHLHAAS di Arnaud
des Pallieres (Francia-Germania). Nel
16/o secolo, Michael Kohlhaas, mercante di cavalli, conduce una vita familare felice. Vittima di una ingiustizia,
quest'uomo pio e integro si arma e
mette a ferro e fuoco la città. Il film deriva da un romanzo Kleist.
INSIDE LLEWYN di Ethan Coen e
Joel Coen (USA). Si torna alla musica
anni 60. Ambientato nel Greenwich
Village il film è ispirato alla vita del cantautore folk Dave van Ronk (Oscar
Isaac). Amico di Dylan e Joni Mitchell,
il lungometraggio è tratto dai diari postumi dello stesso musicista. Nel cast:
Carey Mulligan, Justin Timberlake,
John Goodman, e Murray Abraham.
A CASTLE IN ITALY di Valeria Bruni
Tedeschi (Francia) Una donna incontra
un uomo. I suoi sogni riprendono vita.
Nel film anche la storia di suo fratello
malato, la loro madre e del destino di
una prestigiosa e ricca famiglia di
industriali.
ONLY LOVERS LEFT ALIVE di Jim
Jarmusch (USA) racconta la storia
d'amore tra due vampiri, Adam e Eve
assieme da secoli con Tom Hiddleston
(che aveva sostituito Fassbender) e
Tilda Swinton. Accanto a loro troviamo
Mia Wasikowska e John Hurt.
Michael Rohde
La cura dei giardini storici
Teoria e prassi
a cura di
Massimo de Vico Fallani
Sabato 18 Maggio 2013 - ore 18.00
Auditorium Parco della Musica - Roma
presentano
Massimo de Vico Fallani e Fabio De Carlo
Casa Editrice Leo S.Olschki
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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PERISCOPIO
VALORIZZAZIONE DELLA CITTÀ
Nasce la Fondazione
Taormina Festival
La Fondazione Taormina Festival, creata da artisti di chiara fama
nel settore dello spettacolo dal vivo, nonché da una serie di investitori e di produttori privati nel
mondo della musica classica,
dell’opera e della danza internazionale, porta il nome di Taormina proprio per la volontà di valorizzare come luogo di spettacolo
d’eccellenza la città;
Nasce a Taormina, località turistica tra le più suggestive ed
amate del Mediterraneo, ma anche
una delle più prestigiose ribalte
per lo spettacolo grazie al monumentale e incantevole palcoscenico del Teatro Greco Romano, la
prima fondazione dedicata esclusivamente allo spettacolo dal
vivo. Dopo anni ed anni di diatribe e di lotte politiche, auspici e
tentativi di dar vita proprio a
Taormina ad una vera e propria fondazione artistica, organizzata sul
modello di già affermate istituzioni
di spettacolo dal vivo dotate di propria autonomia gestionale, è stata
finalmente costituita da pochi giorni
la Fondazione Taormina Festival.
Istituita e promossa con l’obiettivo di dar vita ogni anno a Taormina
ad un grande festival internazionale
di musica, opera, danza, arte e in
genere di spettacolo dal vivo, la
Fondazione Taormina Festival prende vita in un periodo tutt’altro che
propizio per l’arte, la cultura e lo
spettacolo in genere, in cui persino i
teatri, i festival e le rassegne più
prestigiose soffrono la tendenza
ormai cronica degli organi governativi e degli enti locali a tagliare sensibilmente finanziamenti e contributi, quando non rischiano addirittura
la chiusura non solo per via della
crisi economica ma anche per via di
gestioni scarsamente competitive.
La Fondazione Taormina Festival, creata da artisti di chiara fama
nel settore dello spettacolo dal vivo,
nonché da una serie di investitori e
di produttori privati nel mondo
della musica classica, dell’opera e
della danza internazionale, porta il
nome di Taormina proprio per la
volontà di valorizzare come luogo
di spettacolo d’eccellenza la città e
il suo meraviglioso Teatro Antico,
con l’obiettivo di distinguersi nel
panorama produttivo ed organizzativo non solo siciliano bensì europeo grazie anche e soprattutto ad
una programmazione finalmente
triennale, producendo direttamente
e finanziando spettacoli di assoluta
qualità ed eccellenza a Taormina e
nell’area mediterranea.
Tra gli enti e le istituzioni che
patrocinano la Fondazione Taormina Festival, la cui struttura e programmazione sarà presentata nei
prossimi giorni proprio a Taormina,
reti televisive come la RAI, ma
anche straniere come la BBC ed Arte, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Unione Europea.
Nei prossimi giorni, dopo la
prima riunione del Consiglio di
Amministrazione, la Fondazione
Taormina Festival renderà pubbliche le proprie cariche interne e
soprattutto i direttori artistici che
avranno il compito di dirigere le
varie sezioni del Taormina Festival,
scelti tra figure di consolidata fama
internazionale.
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ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
PERISCOPIO
EBOOKS LOGOS / Novità
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro
Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente poetico e profondamente religioso, propugnatore di
una nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia
con l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale, Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima
penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica.
Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana,
le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le
polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente materia autobiografica si costruisce la sua riflessione: audace e geniale visione filosofico-religiosa della
vita, dove il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e
razionale dei sistemi filosofici.
Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi
scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di
tutta l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore cristiano.
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 1
1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa
- 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia
attività letteraria.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di
Cornelio Fabro - Pagine 216, €. 16
SØREN KIERKEGAARD
Scritti sulla comunicazione / 2
4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un
uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un
genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia
posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La
risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari
sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore.
Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di
Cornelio Fabro
II ed., eBook, pagine 176, € 16
SØREN AABYE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese,
padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855).
La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa
trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede
Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer).
Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore
(1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845),
Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale
(1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851
(curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata
giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese).
[email protected] – edilogos.com
Albert Camus, la
Francia celebra il
centenario della
nascita con nuovi
libri
La Francia festeggia in grande stile il
centenario della nascita dello scrittore
Albert Camus, 1913-1960), insignito
del Premio Nobel per la letteratura nel
1957. Oltre a mostre, convegni e conferenze, sono in arrivo numerose pubblicazioni e in prima fila ci saranno le
Editions Gallimard.
Oltre alla ristampa di gran parte delle
opere dell'autore di ''La caduta'' e ''Lo
straniero'', la prestigiosa casa editrice
parigina ha annunciato per il prossimo
mese di settembre, nella collezione
Bianca, tre volumi della corrispondenza di Camus: il primo conterrà le lettere
con il poeta Francis Ponge, il secondo
con lo scrittore Roger Martin du Gard e
il terzo con l'intellettuale Louis Guilloux.
Gallimard pubblicherà anche il catalogo della mostra dedicata ad Albert
Camus ad Aix-en-Provence.
Durante l'anno del centenario, che
cadrà esattamente il prossimo 7 novembre, vedrà la luce anche il volume ''Le
monde en partage. Itineraires d'Albert
Camus'' di Catherine Camus, la figlia
dello scrittore. Una nuova edizione
delle opere di Camus sarà stampata con
la prefazione di Raphael Enthoven.
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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IN PRIMO PIANO
DUECENTO ANNI DALLA NASCITA
Richard Wagner,
la nascita della musica
R
ichard Wagner, compositore, scrittore, pensatore e librettista - nonchè
impresario teatrale di se stesso - che ha
sconvolto la musica dell'Ottocento, nasce
a Lipsia il 22 Maggio 1813.
Limitare l'azione e l'operato di Wagner
alla sola sfera musicale è fare un torto al
suo immenso genio: la sua azione innovatrice non si lega solamente alla musica
strettamente intesa, ma all'idea e concezione del teatro "tout court". La carriera
di questo gigante della storia della musica
comincia in modo un po' travagliato, così
come sarà estremamente travagliata e
avventurosa la sua vita. Non a caso la lettura delle memorie autobiografiche "La
mia vita", rappresenta un'esperienza veramente emozionante.
Rimasto orfano di padre, Richard
Wagner rimane solo con la madre che
presto si risposa però con l'attore Ludwig
Geyer. Quest'ultimo, affezionatosi al bambino, lo porta sempre con sé in teatro: il
contatto assiduo con il mondo del palcoscenico lascerà nella mente del fanciullo
un'impressione incancellabile.
Dopo aver intrapreso in modo discontinuo gli studi musicali, nel 1830 Wagner si
dedica seriamente a questa disciplina
sotto la guida di Theodor Weinlig, alla
Thomasschule di Lipsia. In seguito ad
alcuni lavori giovanili (fra cui una sinfonia),
ottiene la nomina a direttore del coro del
teatro di Würzburg, nel 1833, che gli offre
la possibilità di ricoprire saltuariamente le
cariche di direttore di scena, di suggeritore
e, successivamente, di direttore d'orchestra.
Sempre a Würzburg compone la sua
prima opera "Die Feen" dall'impianto
melodico e armonico ancora poco definito,
con forti influenze dello stile di Weber.
L'attività di musicista di Wagner non è
sufficiente per assicurargli un adeguato
tenore di vita e, soffocato dai debiti, si
imbarca nel porto di Riga. Il viaggio si rivela piuttosto avventuroso, a causa di una
improvvisa tempesta. La spaventosa esperienza sarà uno dei motivi ispiratori de
"Il Vascello Fantasma".
Approdato a Parigi nel 1836 sposa la
cantante Minna Planner. E' in questo periodo che matura la decisione di scrivere i
libretti dei propri drammi in piena autonomia, assecondando in questo modo la
sua cognizione affatto personale di teatro
musicale. Diviso fra Parigi e Medoun, inizia ad approfondire lo studio della musica
di Berlioz e a comporre "L'Olandese
volante" (o "Il vascello fantasma") e a studiare attentamente leggende tratte dall'epica germanica come quelle di Lo-hengrin e di Tannhäuser.
Il 1842 vede finalmente il vero debutto
teatrale di Wagner con la tanto sospirata
esecuzione del "Rienzi" avvenuta a Dresda. Il successo ottenuto gli procura, l'anno seguente, la carica di Musikdirektor all'opera di corte.
La prima rappresentazione de "Il vascello fantasma", andata in scena sempre
a Dresda nel 1843, testimonia la volontà
ormai concreta di allontanarsi dai modelli
allora imperanti in tutta Europa, da quelli
belcantistici all'italiana a quelli francesi o
anche tipicamente tedeschi. Richard
Wagner è proteso alla realizzazione di
un'opera che non sia un insieme di pezzi
chiusi interrotti da recitativi ma che si
dispieghi in un continuo flusso melodico,
tale da trascinare l'ascoltatore in una
dimensione emotiva mai esplorata prima.
Nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari
aderendo alle file degli anarchici, motivo
per cui, arrestato, viene condannato a
morte; riesce però a fuggire rocambolescamente e a rifugiarsi a Zurigo dove si
trattiene fino all'amnistia (1860).
Reso celebre dalle proprie disavventure politiche e dalle idee rivoluzionarie,
comincia la stesura di diversi trattati politico artistici, tra cui si ricordano "L'arte e la
rivoluzione" del 1849, "Opera e Dramma"
del 1851 e soprattutto "L'opera d'arte dell'avvenire".
Liszt, gigante del pianoforte, grande
amico di Wagner, organizza a Weimar nel
1850, la prima rappresentazione del sublime "Lohengrin", in cui si palesa un ulteriore sviluppo della drammaturgia wagneriana. Nel 1852 Wagner comincia a lavorare assiduamente all'ambizioso progetto
del "Der Ring des Nibelungen" ("L'anello
del Nibelungo"), un immenso dramma
teatrale suddiviso in un prologo e tre giornate. Sul piano musicale Wagner con
«Copeau, prima di morire, effuse la
sua pacata tristezza, d'innamorato d'un
grande ideale deluso dalla realtà mediocre, in un dramma sacro, Le Petit
pauvre: il quale svolge appunto la
tragedia del cristiano per eccellenza,
Francesco d'Assisi, assertore d'un
assoluto fatalmente sminuito, se non
tradito, dal compromesso» (Silvio
D'Amico).»
"Il Poverello d'Assisi di Copeau è
un’opera singolarmente interessante,
direi unica nel suo genere, essendo
non tanto quella d'un drammaturgo
(che tale è stato Copeau quale letterato) quanto l'opera d’un regista: è forse
il primo e per ora unico esempio d'un
dramma nel quale un regista, arrivato a
vedere concluso un suo tentativo di
rinnovamento, ha creduto necessario
trasfondere il senso e quasi anche la
forma dello sforzo compiuto, perché ne
rimanesse testimonianza»in un fatto
poetico vivo» (Orazio Costa).
Jacques Copeau, attore, regista e scrittore
francese, nato a Parigi il 4 febbraio 1879 e
morto a Pernand-Vergelesses (Còte d'Or) il 20
ottobre 1949. Nel 1909, con Gide e Rivière, fu
uno dei fondatori della «Nouvelle revue frangaise». Nel 1913 passò al teatro attivo fondando
il Vieux-Colombier, dove operò un rinnovamento nella tecnica dell'allestimento teatrale che
dava alla parola un'assoluta preminenza. Tra le
sue realizzazioni più significative si possono
citare La dodicesima notte di Shakespeare, l'adattamento scenico dei Fratelli Karamazov, la
sacra rappresentazione Π miracolo del pane
dorato. Nel 1920 apri una scuola d'arte drammatica annessa al teatro del Vieux-Colombiér.
Nel 1924, lasciatane la direzione, si ritirò in
Borgogna con un gruppo di discepoli che vennero detti i "Copiaux", intraprendendo un tentativo di teatro popolare. Nel 1936 entfò a far
parte della Comédie-francaise.
EDIZIONI LOGOS
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ANNO XXXIII
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cepisce l'opera come appunto caratterizzata da un "continuum" melodico, in cui si
inseriscono però i cosiddetti "Leit-Motiv",
cioè temi musicali ricorrenti, legati in particolare a un personaggio o a una particolare situazione della vicenda. Molti dei
personaggi dei suoi drammi sono presentati da una breve sequenza di note
che, elaborata in vari modi, ritorna in differenti combinazioni ogni volta che il personaggio entra in scena; altra caratteristiche wagneriana è la trasformazione
radicale della tavolozza orchestrale e
l'ampliamento delle possibilità strumentali. Il "Ring" è anche il protagonista di
un'interruzione decennale nella stesura,
durante i quali il compositore, nella sua
frenetica vita, si separa dalla moglie e
compone "Tristano e Isotta" e "I maestri
cantori di Norimberga".
Nel 1864 Wagner viene chiamato in
Baviera dal nuovo re Ludovico II, suo
grande ammiratore, che gli procura una
cospicua rendita e una grande casa dove
sistemarsi. Cura la rappresentazione del
"Tristano e Isotta" che però non viene
accolta con grande entusiasmo dal pubblico. Si tratta in effetti di un'opera che
non poteva che sconcertare i timpani dell'uditorio ottocentesco, a causa delle "bizzarrie" armoniche ivi contenute, a partire
dal celeberrimo "accordo tristaniano" nel
quale l'armonia classica comincia
inesorabilmente ad andare in pezzi.
Fiumi di inchiostro sono stati spesi su
questo accordo: molti lo considerano il
germe di tutta la musica del Novecento.
Parallelamente agli scandali teatrali,
non mancano quelli privati. Wagner da
tempo intratteneva una relazione con
Cosima Liszt, moglie del celebre direttore
d'orchestra Hans Von Bulow e figlia del
mentore Franz Liszt, relazione ben
conosciuta e sulla bocca di tutti. Lo scandalo costringe Ludovico II ad allontanare
il maestro da Monaco.
Tuttavia, sotto la protezione del
monarca bavarese, Wagner porta avanti
la composizione dell'Anello e scrive
"L'Idillio di Sigfrido", poetico, ispiratissimo
acquerello orchestrale in onore del figlioletto appena dato alla luce da Cosima (e
chiamato anch'esso Sigfrido).
Nel 1870, dopo la morte di Minna,
sposa finalmente Cosima. Queste seconde nozze arrecano a Wagner un po' di
tranquillità e serenità oltre a tre figli: il già
nominato Sigfrido, Isotta e Eva.
Nel 1876, con la rappresentazione
completa del "Ring", finalmente si concludono anche i lavori per la costruzione
di un teatro a Bayreuth, edificio eretto ad
"immagine e somiglianza" della concezione teatrale wagneriana. Di fatto il
teatro d'opera come lo intendiamo noi
oggi (con la buca per l'orchestra, la cura
Nelle foto: Bayreuther Festspielhaus
e, sotto: La sala del Palazzo dei festivals nel 2005.Palais des festivals en
2005.
Il Festspielhaus di Bayreuth è un
teatro d'opera situato nella parte nord
della città di Bayreuth, in Baviera
(Germania), dedicato esclusivamente
alle rappresentazioni dei drammi musicali del compositore tedesco Richard
Wagner. È la sede dell'annuale Festival
di Bayreuth, per il quale fu appositamente concepito e progettato. È situato
su una piccola collina (la "collina
verde") in una posizione tranquilla e
isolata dal centro della cittadina.
per i problemi dell'acustica corretta e molto
altro), è frutto dell'attento studio architettonico e scenico di Wagner in questo campo.
Ancora oggi, inoltre, ogni anno a
Bayreuth si celebra il Festival wagneriano,
che rappresenta tutti i lavori teatrali del
compositore tedesco, rileggendone le sue
"infuocate" pagine con rinnovata attenzione
(si parla anche di "pellegrinaggio wagneriano", dizione che ha preso piede per chi
desidera visitare i luoghi "santi" del compositore).
Ormai famoso ed economicamente soddisfatto Richard Wagner si dedica ad un
altro progetto: la stesura del "Parsifal", che
inizierà nel 1877 per concludersi a Palermo
nel 1882.
A questo proposito è da ricordare il suo
travagliato rapporto con Nietszche.
Il giovane filosofo manifesta per l'autore
del Parsifal un entusiasmo pari solo alla
veemenza con cui successivamente lo
respinse. La svolta arriva con "Umano, troppo umano" (1878), in cui Nietszche denuncia la progressiva intellettualizzazione dell'arte, un processo che giunge all'acme
negativa, a suo dire, proprio con Wagner: "Il
brutto, il misterioso, il terribile del mondo",
scrive Nietzsche, "vengono progressivamente addomesticati dalle arti e dalla musica in particolare... ciò corrisponde a un
ottundimento della nostra capacità sensoriale".
Con "Il caso Wagner" (1884), poi, l'attacco al compositore si fa aperto. Fra le
accuse che vengono rivolte dall'irruento
filosofo al compositore si legge l'affermazione di un profondo misconoscimento
del ruolo dell'opera, sfiducia nella sua
autonomia, trasformazione dell'arte nel
"portavoce della metafisica", nel "ventriloquo d'Iddio". Ma più che una imputazione di
colpa, quella di Nietzsche è l'analisi dei sintomi di una malattia di cui l'artista sarebbe
affetto, e che ammorba anche la musica:
"Wagner è un nevrotico". O, come si denuncia in altre pagine, "un decadente".
Nietzsche radiografa, a partire dal "sintomo" Wagner, la crisi che affligge la modernità nella sua interezza. Wagner si accoda,
nell'invettiva niciana a quell'impoverimento
teorico che intacca tutte le manifestazioni
artistiche sfaldandone il rapporto con la vita
attraverso un processo che decompone le
opere, privilegiando il particolare sull'unità,
la frase sulla pagina, la parola sulla frase.
E' quel che accade, sul piano filosofico,
alla storiografia, malattia storica che rende
incapaci di stringere la sintesi di una grande
narrazione. Ed è quel che accade nello
specifico nella musica dove, a discapito
della perfezione e della semplicità del
"grande stile", acquistano rilievo la retorica,
la scenografia, l'istrionismo, i virtuosismi,
l'eccedenza espressiva che vuole com
ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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piacere il gusto delle masse (sarebbe il
trucco di Wagner, "il commediante").
Purtuttavia, le ragioni di un attacco così
veemente (che pur porta Nietzsche a individuare con intelligenza geniale i punti di
forza e le capacità di seduzione del fenomeno Wagner) sono del tutto personali. Lo
stesso filosofo sa bene (e lo dimostra negli
scritti di "Ecce homo") di essere tanto
quanto Wagner, un decadente, un figlio del
proprio tempo che non può che "concrescere con il wagnerismo" ed è pertanto
costretto a difendersi dal contagio di quella
stessa malattia.
Una mirabile fotografia di questa inestricabile miscela di seduzione e odio, la troviamo nella parole del grande studioso
niciano Giorgio Colli: "L'iroso dispetto, l'odio, la maledizione, e d'altra parte la smodata ammirazione, il fanatismo che hanno
accompagnato, prima e dopo la loro morte
questi due uomini, testimoniano la violenza
della loro personalità, che non ha avuto
eguali nella storia dell'arte e del pensiero.
Dopo di essi non si è più presentata un'energia creativa la cui impronta restasse così
segnata, che afferrasse o respingesse con
tanta prepotenza".
Nell'autunno 1882 la famiglia Wagner si
trasferisce a Venezia e si stabilisce nel
palazzo Vendramin. Qui Richard Wagner si
spegne il 13 febbraio 1883 a causa di un
attacco cardiaco. La sua salma viene
sepolta a Bayreuth vicino al suo teatro.
Liszt compone, sulla scia dell'intensa
emozione, visionari e aforistici brani pianistici in memoria dell'amico scomparso (fra i
quali il lugubre, annichilito, "R.W.-Venezia").
DUECENTO ANNI DALLA NASCITA
Kierkegaard, padre
dell’esistenzialismo
I
l filosofo danese, considerato il padre
dell'esistenzialismo, Søren Aabye
Kierkegaard nasce a Copenaghen il
giorno 5 maggio 1813. Il padre Michael
Pedersen è un ricco commerciante che
non aveva avuto figli dalla prima moglie; la
seconda moglie, Ane Lund, concepisce
invece sette figli, dei quali Soren è l'ultimo.
Il giovane viene indirizzato verso l'esperienza della comunità religiosa pietista
(forma di religiosità protestante sorta in
polemica con il luteranesimo istituzionale
per opera di Philipp Jacob Spene): l'educazione è severa, improntata al pessimismo ed al sentimento del peccato, e caratterizzata da una valutazione negativa
della cristianità protestantica ufficiale della
Danimarca del tempo.
Cinque dei suoi fratelli muoino quando
il futuro filosofo è solo ventenne. La tragedia dei fratelli e l'educazione ricevuta
faranno di Kierkegaard un uomo triste e
votato all'introspezione, nonché ai facili e
penosi sensi di colpa. Sarà inoltre sempre
cagionevole di salute.
Kierkegaard inizia nel 1830 gli studi
universitari di teologia, laureandosi dopo
undici anni. La prospettiva, poi non realizzata, era quella di diventare pastore
protestante. Durante il periodo universitario partecipa a un movimento religioso e
riformistico, professando idee social-cristiane: nel giovane Kierkegaard vi è più la
preoccupazione di una riforma ecclesiale
pietistica che abbia un riflesso anche nei
rapporti sociali della società civile, che
non la preoccupazione di sviluppare una
ricerca teologica autonoma. In questi anni
ha modo di ricoprire il ruolo di presidente
della lega degli studenti, attaccando
soprattutto le idee liberal-borghesi di rinnovamento democratico. La sua posizione non era molto dissimile da quella
dell'ultimo Schelling, che si illudeva di poter superare l'hegelismo accentuando l'importanza della religione.
Nella sua tesi di laurea del 1841, "Sul
concetto dell'ironia in costante riferimento
a Socrate" (poi pubblicata), Kierkegaard
prende posizione contro il romanticismo
estetico, evasivo, estraniato, dei fratelli
Schlegel, di Tieck e Solger, mettendosi
dalla parte di Hegel. L'ironia romantica è
per Kierkegaard fonte di isolamento.
Contro i romantici tedeschi e danesi, egli
oppone Goethe e Shakespeare, dove l'ironia è solo un "momento", non una condizione di vita.
Nel 1840, dopo aver sostenuto un esame
di teologia che lo abilitava alla carriera
ecclesiastica, aveva compiuto un viaggio
nello Jutland per rimettersi da una grave
forma di esaurimento nervoso; decide
improvvisamente di fidanzarsi con la diciottenne Regina Olsen, ma dopo poco circa un
anno rompe il fidanzamento. Regina era
pronta a tutto pur di sposarlo, ma
Kierkegaard fa il possibile per apparire disgustoso, in modo che cada su di lui la colpa
della rottura del fidanzamento, che gli procurerà poi un grosso rimpianto per il resto
della vita.
Subito dopo aver rotto con Regina compie un viaggio a Berlino per ascoltare le
lezioni di Schelling, ma ne rimane profondamente deluso. Nel marzo del 1842 torna a
Copenaghen e dà inizio a quella che sarà
una vasta produzione letteraria.
Kierkegaard possiede un temperamento
scontroso, poco socievole, e conduce un'esistenza appartata. Gli unici fatti rilevanti
della sua vita sono gli attacchi mossi dal
giornale satirico "Il corsaro" (Kierkegaard
appare più volte ritratto in caricature
maligne), e la polemica contro l'opportunismo e il conformismo religioso che
Kierkegaard avrebbe condotto nell'ultimo
anno della sua vita, in una serie di articoli
pubblicati nel periodico "Il momento":
Kierkegaard accusava la Chiesa danese di
essere mondana e di aver tradito gli insegnamenti originari di Cristo.
Nel 1843 Kierkegaard pubblica "EntenEl-ler", la sua opera più significativa che fu
anche quella che gli darà maggior successo. Enten-Eller è diviso in due parti e contiene la sintesi del pensiero estetico, religioso e fenomenologico del giovane Kierkegaard. Vi sono inclusi il "Diario del seduttore" (scritto per respingere Regina), i "Diapsalmata" (una serie di aforismi autobiografici), "Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno", in cui Kierkegaard contesta
il valore dell'associazionismo della sua
epoca, anteponendogli quello dell'individualità isolata, tormentata, che si sacrifica per
il bene dell'ideale.
Vi è anche "Don Giovanni", seduttore
leggendario (gaudente esteta, cavaliere
spagnolo prototipo del libertino, immortalato
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nell'omonima opera di Mozart), e il testo che
in lingua italiana è stato tradotto con "AutAut", ma che in realtà è la lunghissima
Lettera dell'assessore Gugliemo, il testo più
importante di Enten-Eller. Questa Lettera,
pur apparendo nella seconda parte del volume, è stata scritta per prima, ed essa, nel
suo rifiuto della vita estetico-romantica, è
quella che meglio si ricollega alla tesi di laurea. Nonostante il successo editoriale dell'opera, risultano del tutto vani i tentativi di
coinvolgerlo in una collaborazione culturale,
filosofica (in riferimento soprattutto all'estetica), da parte dei vari circoli, club e riviste di
Copenaghen. Di fatto con la pubblicazione
di quest'opera Kierkegaard esce dal mondo
della cultura e dell'impegno sociale rifiutando per sempre anche la carriera ecclesiastica.
Pubblica poi "Timore e tremore", un saggio sulla figura di Abramo con cui antepone
al dubbio della filosofia moderna (cartesiana) la fede angosciata nell'Assoluto di un
uomo (biblico) che non può mettersi in
comunicazione con nessuno, sapendo di
non poter essere capito. Kierkegaard si
serve di Abramo per giustificare la sua
nuova posizione sociale: l'individualismo
religioso. Come Abramo, che esteriormente
appariva un assassino, mentre interiormente era un uomo di fede, così
Kierkegaard sa di apparire alla cittadinanza
come una persona stravagante, anomala,
inaffidabile.
Nel 1844 esce "Il concetto dell'angoscia":
Kierkegaard ne aveva già parlato trattando
le figure di Antigone, Agamennone, Jefte e
soprattutto Abramo. L'opera serve a
Kierkegaard per dimostrare che l'angoscia
conseguente alla rottura con il mondo
sociale è uno stato d'animo inevitabile,
come fu in un certo senso inevitabile il peccato originale per Adamo.
Nello stesso anno pubblica "Briciole di
filosofia" in cui traduce sul piano filosofico le
riflessioni maturate sui piani psicologico e
religioso. Kierkegaard rifiuta il concetto di
"divenire storico" in quanto la storia ha tradito Cristo. Con questo saggio prosegue la
critica, iniziata con "Timore e tremore", dell'ufficialità protestantica della Chiesa danese, anche se questa polemica per il momento passa attraverso la critica dell'hegelismo. Kierkegaard non accetta di definirsi
"filosofo": anche quando scrive di filosofia
preferisce definirsi come "scrittore religioso"
o "edificante".
Alle Briciole seguirà nel 1846 la monumentale "Postilla conclusiva non scientifica". A partire da questo volume (che secondo Kierkegaard doveva essere un'antitesi
alla Logica di Hegel), Kierkegaard si lamenta di non avere più un interlocutore. Riuscirà
a vendere solo 50 copie della Postilla, ma
l'intenzione di Kierkegaard era proprio quella di concludere la sua attività di scrittore.
Viende indotto a terminare l'attività anche
dalla polemica con la rivista "Il corsaro", che
Luigi Castiglione
SALVARSI DAL NULLA
(La perdizione esistenziale
in Georges Bernanos)
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lo avrebbe prese in giro per diversi mesi,
facendo colpo sul pubblico. Il giornale sarà
poi chiuso dal governo e il direttore espulso dal paese per "indegnità morale". Ad
ogni modo nella Postilla il disprezzo per la
socialità raggiunge forme di particolare
conservatorismo filo-monarchico, dalla
quali appare chiaro quanto Kierkegaard
tema le idee liberali, democratiche e
socialiste.
In estrema sintesi il pensiero del filosofo
danese identifica tre fondamentali stadi nel
cammino della vita: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso.
Dopo un'intera vita passata quasi esclusivamente nella sua città, Soren
Kierkegaard muore il giorno 11 novembre
1855, colto da una paralisi.
Un invito a leggere (o rileggere), a
meditare (o rimeditare), a transustanziare Bernanos in noi, ecco quel
che vogliono essere i pensieri in libertà di queste pagine nelle quali
cerco di coglierne la «fedeltà senza
conformismi», convinto come lui che
«non si può realmente servire (nel
senso tradizionale di questa stupenda parola) se non si mantiene un'assoluta indipendenza di giudizio di
fronte a ciò che si vuol servire».
...pensieri in libertà, dei quali i
puntini di sospensione dicono che,
— precipitino dall’alto ο ascendano
dal basso in un’altalena sospesa nel
cielo — non hanno principio e non
hanno fine, sia perché il principio,
per essere principio, esige una fine,
sia perché affonda le radici in terre
appunto non dette, ο non volute
dire; e la fine non è mai fine, perché
nulla può fi-nire, aver fine, avere una
fine, se non ciò ο colui che, sponte
sua, non sprofondi le radici nell’azzurro infinito dei cieli ο non s’annulli
nelle torbide acque e simboliche del
«minuscolo stagno solitario» di
Vauroux, dove Mouchette, la giumenta di papà Ménétrier in cima al
pendìo, si lasciò scivolare «finché
non sentì, lungo le gambe e al fianco, il doce morso dell’acqua fredda
e, infine, la vita sfuggirle, mentre alle
nari le saliva odor di tomba...»
Luigi Castiglione, Salvarsi dal
nulla (La perdizione esistenziale
in Georges Bernanos), eBooks
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I TRIONFI
di Francesco Petrarca

Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de
Petrarque) conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek
(Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna)
Testo in francese - commento di Bernardo Glicino
Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC e
299 esemplari in numeri romani
Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare
1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine
86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate Oltre 1.800 capilettera dorati
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Commentario con la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in
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PERISCOPIO
Melampo pubblica
«I racconti di Nene»
di Andrea Camilleri
«I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e che non
trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi
metodi mediante i quali sarà nel futuro attuata la lotta per la
vita. si può peccare per azione e per omissione; è ugualmente
facile sterminare con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause potrà ormai
essere arrestato soltanto con un altro mira- colo, simile a quello
che fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi stancherò di
scriverlo, la sconfitta delle coscienze è un fatto smisurato, dalle
conseguenze incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori
con- tano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro
numero non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi, intollerabili, non è stata
mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé... L’umanità
riscattata, resa partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa
ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato
il sabato?»
Georges Bernanos, Il cammino di Cruz das Almas, A
cura di Luigi Castiglione, pagine 176, € 18;
È un Andrea Camilleri inedito, che si
confida in prima persona, ai lettori, l’autore e protagonista de I racconti di
Nene, dal 4 luglio nelle librerie per Melampo a cura di Francesco Anzalone e
Giorgio Santelli. Camilleri trasforma gli
incontri della sua vita, gli episodi che
restano impressi nella memoria, le
esperienze fondamentali, in veri e propri
racconti, i cui protagonisti prendono forma, quasi fossero dei personaggi di un
romanzo: Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Il generale Patton, Silvio D’Amico, Samuel Beckett, Orazio Costa,
Mario Ferrero, Arthur Adamov, Livio
Garzanti.
Più di 80 anni di ricordi e aneddoti che
finalmente vedono la luce: il giovane Andrea sui banchi di scuola, alle elementari e al liceo classico, l’avvento del fascismo. E ancora: lo sbarco degli alleati,
il separatismo e la mafia, le amicizie e la
famiglia, la vita professionale, all'Accademia e in Rai. Il suo rapporto con poesia, teatro, televisione e scrittura. Le sue
passioni, come quella grandissima, per
il jazz. Gli incontri con i grandi maestri e,
su tutto, l’amata Sicilia.
Francesco Anzalone, regista, si è
diplomato all’Accademia Silvio D'Amico,
sotto la guida di Andrea Camilleri. Attualmente è il coordinatore di WR7, una
delle tre reti webradio della Rai. Giorgio
Santelli, giornalista, lavora per RaiNews
24 e collabora con Articolo 21, di cui è
stato direttore.
ANNO XXXIII
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PERISCOPIO
La piaga
della droga
La piaga della droga, che
colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in
pericolo l'esistenza della
prossima generazione.
Combatterla è lo scopo di
questo volume che, avvalendosi di un originale metodo
d'indagine, offre un'esatta
diagnosi di quello che si
può ormai chiamare il "male
del secolo". Nel contempo
dà anche un volto ben preciso alla "multinazionale
della droga", di cui disvela i
centri di produzione, il controllo del mercato, le banche
che ne gestiscono gli enormi proventi, i collegamenti
con il crimine organizzato,
la corruzione delle forze
politiche che ne reclamano
la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la
cultura...
Droga S.p.A. (La guerra
dell'oppio)
K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG
Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio)
Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26
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ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
PERISCOPIO
LUCA FERRIERI
FRA L’ULTIMO LIBRO
LETTO E IL PRIMO NUOVO
DA APRIRE
Letture e passioni che abitiamo
Questo libro intraprende un viaggio,
teorico ed esperienziale, attraverso le passioni della lettura. Iniziando da quelle notturne come la malinconia, la nostalgia,
l’accidia, e facendone sempre intravedere
il rove-scio, il desiderio di felicità e di
amore che le muove. La lettura viene letta
a partire dalla stiva, dove il cielo è un pavimento fessurato. Nulla è sicuro, ma tu
leggi, sussurra l’occhio al ciclone, prima
del silenzio.
This book takes a theoretical and experiential trip
across the passions of reading. Beginning with the
nocturnal ones, such as melancholy, nostalgia,
sloth, but always showing glimpses of their
reverse, the desire of happiness and of love that
moves them. The reading is read starting from the
hold, where the sky is a cracked floor. Nothing is
secure, but read! whispers the storm centre, before
the silence.
2013, cm 16x23, XVIII-336 pagine,€ 24…
LEO S. OLSCHKI EDITORE
C.p. 66 – 50123 Firenze (Italy) – Tel. (+39)
055.65.30.684 – Fax (+39) 055.65.30.214 C.p. 66 –
50123 Firenze (Italy)
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Il «Poverello
d’Assisi»
di Copeau
I
l Poverétto di Assisi di Copeau è un'opera
singolarmente interessante, direi unica nel
suo genere, essendo non tanto quella d'un
drammaturgo (che tale è stato Copeau quale
letterato) quanto l'opera d'un regista: Jfcjbrse il
primo e per ora unico esempio d'un dramma
nelquale un regista, arrivato a vedere concluso
un suo tentativo di rinnovamento, ha creduto
necessaria trasfonder^ il senso e quasi anche la
forma delta sfocio compiuto, perché ne
rimanesse to poetico vivo. La differenza tra
ledrammaturgo e questa è veramente singolare,
assai maggiore di qualunque differenza si possa
riscontrare fra prima e ultima opera di un poeta;
si tratta veramente di un linguaggio nuovo da
un punto di vista poetico e stilistico, di un linguaggio che presuppone una civiltà teatrale
tanto diversa quanto potrebbe essere a distanza
di secoli più che di anni. Si tratta di un'opera
che presuppone un palcoscenico, degli attori e
un pubblico formati a immagine e somiglianza
degli sforzi da quel regista compiuti per creare
in teatro un fatto nuovo. Sicché gran parte dell'autentica poesia di questo testo risiede proprio
in quella invenzione che gli sta a base e che
rappresenta l'ideale risultato di tutta un'attività
registica. Ma non per questo si deve credere
che l'opera sia la fredda ricostruzione ideale di
uno schema drammaturgico. In questo dramma
Copeau ha nello stesso tempo trasfuso un suo
ideale religioso e insieme, non paia irriverenza
dirlo, come avviene per le opere profondamente autentiche, ha fatto opera autobiografica.
E sebbene parlare di autobiografia quando si
racconti la vita di un santo possa sembrare
irriverente, c'è una forma di autobiografia che
sposa proprio il più spontaneo movimento, che
ci fa avvicinare all'attività, alla predicazione,
alla spiritualità di un santo. E' quel movimento
per il quale ci rivolgiamo a Lui piuttosto che a
un Altro perché ci sembra che le nostre sofferenze possano essere comprese meglio, per
una qualche arcana somiglianza, da Lui che da
altri, è come un fargli dono delle nostre sofferenze, un cantare mediante affetti da noi veramente provati e non soltanto immaginati nel
trasporto di un'invenzione poetica. Infatti, nella
vita di Francesco, Copeau ha rappresentato
tutta la parabola di un ideale contrastato dalla
società del tempo e il senso di solitudine che
nasce alla vista di una meravigliosa opera a cui
non si è potuto far altro che por mano, senza
poter sperare che qualcuno mai verrà a com-
pierla. Le sofferenze che ognuno di noi prova,
quando è impegnata l'esistenza della vita interiore, sono le maggiori possibilipresumibilmente
maggiori, ispirarsene per avvicinarsi con rispettosa umiltà a quelle di chi ha sofferto sotto un
arco estremamente più vasto, per problemi
estremamente più essenziali, per ideali soprannaturali. Ma in realtà una briciola umile e modesta di questi ideali era proprio ciò che Jacques
Copeau voleva immettere nella società moderna attraverso il teatro. Egli era cattolico, ma il
suo ritorno alla fede nella quale era stato allevato, fu un fatto assai profondo. Quando egli vide
nello stesso tempo che quel che chiedeva ai suoi
attori, ai suoi allievi, di sforzo, di abnegazione,
era quanto forse si sarebbe potuto chiedere solo
per Dio, quando vide che finalmente fra il teatro
e la fede cristiana, diciamo pure fra il teatro e il
cattolicesimo, c'è una profonda, antica e sempre
nuova possibilità di comune lavoro, da una
parte ci fu in. lui una crisi che portò alla rinunzia della scuola, dall'altra ci fu la gioia di comprendere che il rinnovamento cui aveva mirato
era un rinnovamento, più che spirituale, religioso. Forse allora per una terza volta sarebbe
stato necessario (ma era troppo tardi) rinnovare
i metodi di studio della scuola; ma non era troppo tardi per affermare in un'opera, con il valore
essenziale di quelli, la possibilità fondamentale
di far camminare insieme la pietà religiosa e
l'amore per il teatro. Il paradigma ideale di
questa opera è dunque la Cattedrale, ma non si
deve pensare a faticose ricostruzioni architettoniche alla Viollet-le-Duc. Una cattedrale tutta
spirituale, che si eleva in uno spazio interiore,
fondando le sue basi su un palcoscenico nudo.
"Non c'è scena" — dice la prima didascalia del
Poverello di Jacques Copeau. Povertà dunque
francescana: un piccolo palco nudo, ma intorno
a questo palco immediatamente la vita più ricca,
che possono offrire gli interventi intrecciati di
due cori. Non più un coro, bensì due: novità
estremamente importante per la caratterizzazione della concezione drammaturgica di
Copeau, questa divisione in due strati distinti
della coralità che avvolge l'opera.
Uno dei due cori è chiamato "liturgico", l'altro è un coro drammatico. Il coro liturgico con la
sua presenza, , con i suoi canti, con le sue letture
di testi sacri, riporta continuamente la realtà
concreta dell'azione drammatica ai suoi significati trascendenti, alle sue finalità ultraterrene;
esso segue in un certo senso il disegno della
Provvidenza, è ignorato dai personaggi, invisibile e presente. Il coro drammatico invece costituisce, direi, il magma vitale dal quale sorgono
volta per volta personaggi diversi, isolandosene
quelli che arrivano fino all'individuazione di
"parti". Il coro drammatico è un corpo vivo che
nel piccolo numero dei suoi esecutori si moltiplica all'infinito: i coreuti che lo compongono
debbono rappresentare l'ideale dell'attore di
Copeau, costretti come sono a prender l'aspetto
ora di un gruppo di concittadini di Francesco,
ora di frati della sua compagnia, ora di cittadini
di una città assediata, di contadini, di pastori, in
una successione esuberante di movimenti che è
agli antipodi della compostezza solenne, da funzione sacra, dei coreuti del coro liturgico. Nei
quali si deve vedere un altro aspetto più sottile e
Njnuprofondo dell'attore di Copeau: quello che
respira nell'atmosfera di miracolo e per il quale
il gesto si rarefa nel raccoglimento, assumendo
« ...quell’amore che le cose ci dimostrano quando operiamo in armonia con lo
Spirito, bisognerebbe riuscire a farne la carne della nostra opera» (Jacques
Copeau, nei Cahiérs).
Jacques Copeau (Parigi, 4 febbraio 1879 – Beaune, 20 ottobre 1949) è stato
un attore, regista teatrale, drammaturgo e critico francese. Fondò nel 1909 la Nouvelle
Revue Française insieme ad André Gide, Jacques Rivière, Paul Claudel e Jean
Schlumberger, e la diresse tra il 1912 e il 1914.
Fu tra i fondatori del Théâtre du Vieux-Colombier (1913-1914 e 1920-1924).
Scrisse l’adattamento per la scena de I fratelli Karamazov di Dostoevskij, testo a
cui si riferiranno tutti coloro che in seguito metteranno in scena quest’opera (solamente
Anton Giulio Bragaglia preferì la riduzione teatrale scritta da Corrado Alvaro al già
noto testo di Copeau).
Collezionò molti fallimenti e delusioni: l’attività del Vieux Colombier, inaugurata
nel 1913 con Una donna uccisa con dolcezza di Thomas Heywood, si fermò nel 1924
a causa di difficoltà economiche. Nel 1925 Copeau diede vita alla compagnia dei
«Copiaus», ma il gruppo presto si sciolse.
Direttore della Comédie Française nella stagione 1940/1941, venne allontanato dal
regime collaborazionista perché sgradito agli occupanti nazisti.
20
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
IN PRIMO PIANO
Destino di Péguy
Più che mai rivolu-zionario,
Péguy capi, sul legno della
croce che non bisogna aspettarsi da una rivoluzione
umana, da sfor-zi soltanto
umani, un cambiamento decisivo. Non è solo l’economicismo ad essere insufficiente. Vi è
tutto l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti
dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine ontologico, metafisico, religioso.
La rivoluzione sarà l'opera del
Paraclito ο non sarà affatto...
Contro un cristianesimo
disincarnato, Péguy afferma
che la rivoluzione del Vangelo
non può essere reale se non
distrugge realmente i mali e
cambia realmente le strutture
oppressive. Ma contro un
socialismo immanentista, egli
af-ferma anche e dall'inizio che
questa rivoluzione non può
procedere dalla semplice
volontà umana, che essa deve
nascere da Dio. Deve certamente prendere a prestito gli
itinerari della terra, le dure ed
oscure ed ingrate vie umane.
Ma essa non verrà da uomini
soltanto generosi, morali,
altruisti. Ciò che la rivoluzione
evangelica reclama, sono
uomini nuovi, uomini che abbiano superato la prova
pasquale, uomini morti e
resuscitati in Cristo... (dal saggio di Jean Bastaire)
Un immenso arazzo diviso in due parti; nella
prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime
l'amore di Péguy per la
città dove vive, lavora e
soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e
dalle cinque preghiere nella Cattedrale...
Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta
prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo
dell'anima» e si dimentica
la musica «un po' troppo
parnassiana» dell'addio a
Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa
della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua
resa totale alla Grazia, che
accompagna le confidenze che mettono a nudo il
terreno scosceso del suo
spirito e della sua carne, il
segreto lacerante del suo
cuore, e la pace pienamente riconquistata con
l'aiuto della «Regina delle
paci e dei disarmi».
Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa
nel caso di Péguy, che il
«capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle
ragioni per cui la sua fama
non oltrepassò determinati
ambienti), ma certo essa è
una delle opere sue più
salde, per fedeltà a un tema
centrale e per costanza di
ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle
dispersioni e quei ristagni
che pesano sovente sulla sua
opera, raggiungendo così una sua completezza, che
permette di presentarla, in
qualche modo, come esemplare....
Bergson da parte sua
riconosceva scrivendo di
Péguy in questi termini:
«Aveva una straordinaria
capacità di andare oltre la
materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro
anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più
segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ».
www.edilogos.com - [email protected]
icasticità di simbolo, efficacia liturgica e addirittura sacramentale. Fra questi due cori si svolge
la vita dei personaggi principali, anzi diciamo
pure del personaggio principale cori il suo originale distinguersi dal coro drammatico,
essendone uscito, essendoglisi ribellato per
ritornargli carico di un sacro messaggio, per
riversare su di esso, sulla vita, sulla società, a
cominciare dalla sua famiglia, le grazie della
fede. E i personaggi si illuminano, pur ricevendola ognuno con sue diverse reazioni, della luce
che dal personaggio centrale irradia. Siamo
sempre alla Cattedrale: il Santo, sacra immagine
del Gesù presente, l'altare in cui si rinnova il
sacrificio; il coro liturgico, la Chiesa con la sua
vita sacerdotale intorno ad esso; il coro drammati-co, la folla dei fedeli con il suo peso di vita,
con i suoi peccati, con i suoi sogni, con le sue
paure, con i suoi terrori, con i suoi bisogni. E
come dalle sofferenze del Santo nasce una
nuova grande.Croce, illuminata e confermata
dal miracolo delle Stimmate, cosi dai canti,
dalle celebrazioni, dalle memorie bibliche, dai
salmi del coro liturgico, crescono colonne,
vetrate, cùspidi spirituali. Così il coro drammatico è la materia resistente, ribelle della quale
è costruita la Cattedrale e nella quale sii artisti,
come Dio dalla vita, estraggono la forma delle
loro immagini, il frutto di un dolore che diviene
canto. Se v'era occasione ideale per rappresentare il San Francesco di Copeau, non poteva
esser data che dalla Festa del Teatro di San
Miniato (1), creata da quell'Istituto del dramma
popolare che vuole testimoniare il ritorno nel
teatro della voce della più alta religiosità, cerne
un fatto tipico delle scene contemporanee. Si
trattava di rappresentare il dramma all'aperto.
Come ho già detto, il testo, alle sue prime didascalie dice "non c'è scena: un piccolo palcoscenico nudo". Ma all'aperto tutto è scena; un piccolo
palcoscenico nudo in una piazza ha per sfondo
una Chiesa, un giardino, un palazzo, non quell'assenza simbolica che la poesia deve riempire
e che può essere data solo da un palcoscenico
vuoto. Si trattava quindi di creare quest'assenza,
questo vuoto, questa attesa, sicché il palco che
tuttavia richiedeva Copeau per sopraelevare di
poco i supi attori, doveva divenire di per sé,
trasformato ed elevato a rango di vero e proprio
palcoscenico, l'ambiente ideale per una rappresentazione del Poverello all'aperto. La scena che
finii per adottare, passata attraverso varie elaborazioni, fu una combinazione simmetrica, astratta ma ordinata, di piani, di scale, di ingressi: una
specie di macchina per rivelare il significato dei
più diversi movimenti che su di essa avrebbero
compiuto i cori e i personaggi, la rappresentazione sintetica di un universo tripartito...
Orazio Costa
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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IN PRIMO PIANO
Giuseppe Chiecchi
Dante, Boccaccio,
l’origine - Sei studi
e una introduzione
I sei saggi raccolgono le esplorazioni
eseguite da Dante e da Boccaccio in
quello spazio letterario che si spalanca
alla parola che, o tenta il ritorno verso il
proprio cominciamento (Commedia), o si
distrae e si preserva nel molteplice (Decameron). Viene evidenziato l’enorme
divario che separa il pensiero teleologico
e mitologico di Dante, dalle riflessioni e
dagli esperimenti narrativi di Boccaccio,
dal Filocolo fino al Ninfale fiesolano e al
Decameron.
The six essays collect Dante’s and
Boccaccio’s explorations in that literary
realm that opens up to the word, or tries
to go back to its own beginning (Dante),
or distracts and preserves itself in plurality (Decameron). They highlight the huge
gap between Dante’s theological and
mythological thought and Boccaccio’s
reflections and narrative experiments,
from the Filocolo to the Ninfale fiesolano
and the Decameron.
Biblioteca di «Lettere italiane».
Studi e testi, vol. 73, 2013, cm 17
x24, xx-192 pp., € 24
«Legato con amore
in un volume»
Essays in Honour
of John A. Scott
Edited by John J. Kinder
and Diana Glenn
A collection of contributions from the
major Dante scholars in the world, containingstate of the art studies on three themes:
«Dante and the Italian Cultural Tradition»;
«The Commedia»; and «Dante and the
Anglophone World». The volume honours a
lifetime of Dante scholarship by John A.
Scott, on the occasion of his eightieth birthday. The volume opens with an essay by
Ro-bert Hollander honouring Professor
Scott.
Una raccolta di contributi dei maggiori
studiosi di Dante a livello internazionale,
che rappresentano lo stato dell’arte degli
studi danteschi, e sono organizzati intorno a
tre temi: «Dante e la tradizione culturale italiana», «La Commedia» e «Dante e il mondo
anglofono». In occasione del suo ottantesimo compleanno, questo libro rende omaggio – anche con un saggio introduttivo di
Robert Hollander – a John A. Scott, che ha
dedicato la vita agli studi danteschi.
Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 404, 2013, cm
17x24, XX-350 pp. con 6 figg. n.t. e 3
tavv. f.t., € 38
Massimo Viglione
Le insorgenze
controrivoluzionarie
nella storiografia
italiana
Dibattito scientifico
e scontro ideologico
In questo libro si presenta una storia della storiografia italiana sul problema delle insorgenze controrivoluzionarie (17-90-1814). È un lavoro
che nessuno ha mai condotto finora
in tale ampiezza, sia per la vastità
cronologica (in pratica dal 1799 a
oggi) che per la profondità concettuale del dibattito presentato.
L’autore ripercorre l’intero iter storiografico, con precipua at-tenzione al
grande e anche polemico dibattito
avutosi in occasione del bicentenario
della Rivoluzione Francese e dell’invasione napoleonica della Penisola.
This book offers a history of Italian
historiography on the problem of
counterrevolutionaryoutbreaks (17901814), a work never done before on
such a vast scale, for the chronologicalspan it covers and for the depth of
the related debate. The au-thor
reconstructs the entiredevelopment of
historiography, with a particular attention to the debate occasioned by thebicentennial anniversary of the
French Revo-lution and of the
Napoleonic invasion of Italy.
Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 417, 2013,
cm 17x24, XII-132 pp., € 16
EDITRICE OLSCHKI / Novità
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ANNO XXXIII
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IN PRIMO PIANO
Angelo D'Antonio
L’INCUBO DEL
BABAU
Una storia di stalking
La storia si svolge nel
2007, ossia prima che venisse approvata in Parlamento la legge che ha istituito
il reato di stalking (febbraio
2009), quando ancora le
donne oggetto di molestie o
persecuzioni erano sostanzialmente abbandonate a loro
stesse, senza alcun tipo di
tutela o protezione da parte
dello Stato, alla mercé degli
stalkers che godevano di una
sorta d’impunità o che venivano puniti soltanto quando
“ci scappava la morta”.
Il romanzo è un susseguirsi
di eventi drammatici che coinvolgono la protagonista, una
cardiologa di nome Barbara
Mori che lavora nel principale
ospedale torinese, diventata
oggetto di persecuzioni da
parte di un anonimo stalker.
Ella subisce intrusioni nella
sua sfera privata via via più
invasive e che fanno uso della
moderna tecnologia: telefonate anonime, sms, e-mail,
fotografie, riprese televisive,
intrusioni che si trasformano
in una reale minaccia di
morte.
Il clima di insicurezza, di
precarietà, di paura che si
trasforma progressivamente
in terrore, che lo stalker riesce
ad instaurare, porta la protagonista sull’orlo della pazzia e
la costringe a mettere in discussione tutta la sua vita, a
riflettere sulle sue scelte passate. Con piccoli quadri
molto toccanti e coinvolgenti
l’autore ripercorre la vita
della protagonista con i sogni
e le paure da bambina, con il
ricordo della sua famiglia
ormai distrutta da eventi tragici, con gli amori finiti, con le
speranze disattese di riuscire
a costruire una vita di coppia
ed una famiglia, con dei figli
cui lasciare un segno del proprio passaggio su questa
terra, un ricordo. Ed il lavoro,
unico scopo nella sua vita,
viene visto come un’ancora
di salvezza, forse l’unica
ragione per sentirsi necessaria.
In un’atmosfera carica di
suspence e di attesa per scoprire e poi subire dolorosamente la nuova mossa del
“Persecutore”, la donna
rimane
rassegnatamente
impotente, dopo aver tentato, inutilmente, di ottenere
protezione da parte delle
forze di polizia, che però sottovalutano ampiamente le
vicende che si susseguono.
Nel corso della narrazione
della vicenda occorsa alla
protagonista Barbara, vengono descritti con sapienti
tratti anche gli altri protagonisti della storia, ponendo
l’accento anche sul loro passato, determinante per comprendere il loro comportamento attuale.
Il racconto teso, incalzante
e denso di avvenimenti a
tinte forti suona quindi come
denuncia per tutto ciò che
molte donne hanno dovuto
subire sulla loro pelle, nel
silenzio generale e nella disattenzione da parte dell’opinione pubblica e risulta un
monito affinché situazioni
simili non si verifichino più in
futuro.
Angelo
D'Antonio,
L’incubo del Babau Una storia di stalking,
pagine 256, € 15.50
LUIGI CASTIGLIONE
UN CUORE
GRANDE COSÌ
Digressioni verghiane
LUIGI CASTIGLIONE
UN CUORE
GRANDE COSÌ
Digressioni verghiane
LO SCRITTORE CHE NARRA
SE STESSO IN PAGINE
CHE SORPRENDERANNO
contenuti:
UN VESTITO PER LILLI
DON GESUALDO VINCERÀ
LE DONNE CANTO, E L’AMORE
RELIGIOSITÀ DI VERGA
in appendice:
Storie della corrispondenza
più controversa della storia
Le perifrasi di Pirandello
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IN PRIMO PIANO
Lawrence M.F.
Sudbury, Oltre
la
destra del Padre
assiste ad una frattura e- ad
una scissione interna. In linea
di estrema generalizzazione,
comunque, è possibile rinvenire, assumendo l'ottica di
una maggiore o minore distanza dalla linea ufficiale vaticana, tre grandi nuclei di
pensiero, il primo formato da
coloro che, in nome di un
ultra-tradizionalismo formale
e teologicamente sostanziale,
arrivano a negare addirittura
la validità (e, corollariamente, la stessa esistenza
giuridica) del Papato postconciliare (sedevacantisti), il
secondo formato da coloro
che, pur non arrivando a
questi estremi, in una derivazione diretta dall'ala conservatrice presente al Concilio Vaticano II, non riconoscono, in parte o in toto, la
validità dell'assunto conciliare in materia liturgica e di
linea teologica (lefebvriani e
simili) e, infine, il terzo composto da coloro che, rientrando pienamente in un sistema
di pensiero attualmente "vincente" nella politica ecclesiastica della Santa Sede, vengono a formare Ordini, Confraternite e Movimenti indirizzati alla più estrema conservazione dello status quo,
alla difesa della più rigida
interpretazione della «Traditio Fidei» e che, pur ponendosi formalmente all'interno
dei dettami che informano la
Chiesa derivata dal Vaticano
II, si situano, per così dire,
all'estremo confine destro dei
confini di ortodossia tracciati
da tale Concilio.
Sono proprio questi ultimi
gruppi ad aver assunto, nel
corso degli ultimi due Pontificati, un peso sempre maggiore all'interno della Chiesa,
dando forma ad una sorta di
«riflusso» che sta improntando di sé la vita dell'intera
Denominazione più diffusa al
mondo...
Questo
testo si pone
idealmente in
continuità
con il precedente Il Regno Visto da
Sinistra: in
quello scritto
si tentava di
dar contodelle dissidenze progressiste all’interno della Chiesa cattolica
del XX secolo, in questo di
quell'ala conservatrice della
Chiesa che, inizialmente perdente, ora sembra aver acquisito il controllo della Santa Sede.
L'obiettivo rimane il medesimo: mostrare come il Cattolicesimo postconciliare si
presenti non tanto come un sistema ecclesiastico unitario, ma
come l'unione di più "ali", certamente raccolte attorno ad un
nocciolo di Fede comune ma,
in fin dei conti, divise (e, in
molti casi, in competizione tra
loro) su alcuni aspetti fondamentali dell'interpretazione di
tale Fede (posizione rispetto
alla povertà evangelica, gerarchia, collegialità, ecumenismo,
fedeltà alla Traditio Fidei e, in
sintesi ultima, addirittura sistema interpretativo del Dettato
evangelico).
Se, però, all'interno della
corrente progressista è possibile rinvenire una linea di
fondo di sviluppo storico che
unisce le varie "insorgenze" di
movimenti o di scuole di pensiero teologico, la "destra"
ecclesiastica appare come un
universo disomogeneo e frammentato, in cui correnti, gruppi
e gruppuscoli si frazionano con
una frequenza piuttosto notevole. Non si può parlare, in
questo senso, di un fenomeno
incomprensibile: in sostanza, il
"file rouge" che collega tutti i
diversi volti dell'area tradizionalista è lo stretto dogmatismo
delle varie componenti e, di
Lawrence M.F. Sudbury,
conseguenza, può essere sufficiente una interpretazione Oltre la destra del Padre,
lievemente discorde da parte di Seneca edizioni, pagine 240,
€ 16
questo o quell'esegeta o teologo e, immediatamente, si

LA FIERA
LIBRARIA
unico «luogo d’incontro»
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di lingua francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca...
Los libros, las ideas, la cultura
de los paises de lengua alemana,
española, fancesa, inglesa, italiana, portuguesa...
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ANNO XXXIII
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IN PRIMO PIANO
I nuovi ebooks della Logos
San Bonaventura
Silvio Botero Giraldo
Le sei ali
del serafino
La coppia umana Preghiera
tra idealità e realt e musica
Pagine 126, €10
Pagine 176, €18
Il pensare di Bonaventura è sempre un pensare
«biblico», la sua espressione tende sempre a
riprendere le parole della Scrittura, inserendole
con singolare naturalezza nel contesto del suo
discorso. Ciò però non significa che ci sia mai
in Lui un incriteriato fideismo; anzi, seguendo
la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita
dell'Essere, cercando agostinia-namente di
intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al
fine di partecipare più intensamente di Dio. In
questo medesimo senso Bonaventura propone
la lettura dell'opuscolo Le sei ali del Serafino.
Sei sono le ali dei Serafini, delle più alte creature angeliche che, secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura
intende che come il Serafino ha sei ali, con il
prelato, colui che ha la gravissima responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma
anche della vita di coloro che gli sono affidati e
che deve in nome di Dio liberare dal peccato
per renderli operai nella messe divina, debba
avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù sono
: 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà;
3) la pazienza; 4) una vita esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza nelle diverse situazioni
della vita; 6) la devozione vers o Dio.
L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo
e una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato
sostenendo, bensì il reciproco amore tra
i coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il
divenire una sola carne, come se fossero un unico essente. E un teologo
gesuita, già negli anni trenta del passato
secolo, l’aveva scritto: « ...quando tra un
uomo e una donna c’è il vincolo dell’amore allora il matrimonio c’è»; e
Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, l’aveva ribadito: «L’uomo non può
vivere senza amare; la sua vita sarebbe
priva di senso, se non fosse riamato, se
non sperimentasse l’amore». Sicchè il
sacramento finisce quando l’amore
muore... In sostanza è questa la tesi
sostenuta dal Botero che, basandosi
anche su recenti sentenze rotali, non fa
altro in questo suo nuovo magistrale
libro che ripercorrere l’iter del sacramento matrimoniale dal punto di vista storico, morale, giuridico.
Georges Bernanos Léon Bloy
Il Cammino
Nelle tenebre
Introduzione di Vittorio di Giacomo
di Cruz das Almas
Pagine 160, € 16
A cura di L;.Castiglione
Pagine 176, €18
«I proscritti che errano oggi attraverso il mondo,
e che non trovano asilo in nessun luogo, con il
pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi metodi mediante i
quali sarà nel futuro attuata la lotta per la vita. si può
peccare per azione e per omissione; è ugualmente
facile sterminare con l’azione e con l’omissione.
L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie.
La miseria le farà diven- tar feroci. Lo svolgimento
degli effetti e delle cause potrà ormai essere arrestato
soltanto con un altro mira- colo, simile a quello che
fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni
pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi
stancherò di scriverlo, la sconfitta delle coscienze è
un fatto smisurato, dalle conseguenze incalcolabili.
nessuno sembra dubitarne, i pastori con- tano le loro
pecore e si rassicurano pensando che il loro numero
non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi,
intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno
agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa
partecipe della divinità come c’insegna la liturgia
della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene
importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la
decima e rispettato il sabato?»
Ecco la filosofia del Bloy. È la filosofia della
Bibbia, dei mistici, delle anime semplicemente e
profondamente religiose; la filosofia che gravita
intorno ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’ umanità: la Caduta dell’ uomo, esiliato
in terra, il cui metaforico sonno è attraversato
dalle immagini semicancel- late del perduto Eden;
e la Redenzione, monologo divino nella storia
umana, che fa del sublime Crocifisso il centro ed
il lume della vita. Intorno a questi due ele- menti,
si inseriscono motivi di colore mistico, come la
dottrina giovannea del tralcio e della vite, il paolino «Unus estis in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli
uomi- ni membra sostanziali del corpo mistico di
Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con sviluppi pratici,
come la dottrina della Comunione dei Santi, chiamante
all’ inte- grale corresponsabilità degli atti umani; motivi
infine schiettamente etici come quello della libertà. La
libertà («questo dono prodigioso, inqualificabile, con
cui ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo Spirito
Santo, di uccidere il Verbo incar- nato... etc.) è per il
Bloy il dono divino che più di ogni altro conferisce dignità all’uomo, ma al (tem-po stesso il più ter- rificante,
perchè solo in forza della lib- ertà fu possibile crocifiggere il Salvatore — come è possibile ora continuare ad
offende
A.D. Sertillanges
Pagine 126, €10
La preghiera è musicale per natura;
come ogni parola che si esalta, essa va
incontro al canto. «La parola è un suono in
cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry. Vi è
prigio-niero come la statua nel marmo, sotto
le mani di Michelangelo; ma per scioglierla
basta un lieve accrescimento di vita, perchè
qui lo scultore è a casa sua.
La parola esprime un pensiero; ed in se
stessa una parola non è una musica; ma a
questo pensiero è sempre legato uno stato
d’animo, un alone di fantasia, un gioco di
fantasmi dalle tendenze dinamiche, di cui
ritmo e melodia sono la legge, per quanto
poco esso si acceleri.
«La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito
(del resto a torto) a san Tomaso d’A-quino.
«Il canto è l’espressione eroica della
parola», dice Carlyle.
Charles Péguy
La nostra giovinezza
A cura di Massimo Ubaldi
Pagine 176, € 18
Notre jeunesse è comunemente posta
fra i capolavori della prosa di Péguy. È
una parola difficile questa nel caso di
Péguy, che il «capolavoro» in realtà non
lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per
cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle
opere sue più salde, per fedeltà a un
tema cen- trale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le
pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e
quei ristagni che pesano sovente sulla
sua opera, raggiun- gendo così una sua
completezza, che per- mette di presentarla, in qualche modo, come esemplare....
ANNO XXXIII
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IN PRIMO PIANO
Le
théâtre
français,
avant
et après
Copeau
J
acques Copeau, animateur, comédien, metteur en scène, est une personnalité d’importance majeure dans le
monde intellectuel et artistique français
de la première moitié du XXe siècle : il a
réformé de façon profonde et durable l’art
dramatique, à la fois par ses exigences
morales et artistiques, par ses méthodes
de formation de l’acteur, par sa conception d’un répertoire raisonné faisant une
place prépondérante aux classiques dans
une mise en scène dépouillée, entièrement
au service du texte. Son ambition :
«Elever sur des fondations absolument
intactes un théâtre nouveau».
Copeau est venu au théâtre, selon sa
propre formule, par «une impulsion de
moralité littéraire», sans aucune formation ni expériences pratiques. Mais il connaît les travaux de ses grands
prédécesseurs : Antoine, Rouché (pour
qui il a adapté Les Frères Karamasov),
Stanislavski, Craig, et si globalement il
n’en suit aucun, ne voulant s’enfermer
dans aucun système, il sait leur emprunter
tel ou tel élément pour constituer sa doctrine propre.
Pour Copeau, le théâtre de son temps
n’est que mercantilisme, cabotinage et
bassesse (dans les œuvres comme dans
les mœurs). Il faut donc réformer à la fois
ceux qui le font : acteurs et auteurs (d’où
la nécessité d’une école) et les specta-
«Dans l’histoire du théâtre
français, il y a deux périodes :
avant et après Copeau.»
Albert Camus
teurs. Chez lui, les exigences morales
et esthétiques vont de pair. Il impose à
sa troupe rigueur et discipline, travail
collectif et communion autour du
chef. Il met en pratique des méthodes
souvent reprises après lui : vie communautaire
strictement
réglée,
entrainement corporel, impro- visations, jeu de masques, échange de rôle,
explications de texte. Ainsi se crée une
troupe homogène, enthousiaste, où les
acteurs sont rompus à tous les
emplois. Dans le
répertoire du Théâtre du VieuxColombier – fait absolument nouveau
à l’époque – les œuvres classiques
tiennent une place prépondérante
(cinquante huit classiques ou reprises,
dont sept Molière et deux Shakespeare
contre vingt-six créations). Selon lui,
c’est en présentant ces modèles de
beauté et de vérité que l’on pourra
régénérer le goût perverti du public et stimuler l’inspiration des meilleurs écrivains.
Copeau prétend constituer un public
fidèle et homogène qui juge non pas
chaque spectacle en particulier, mais la
démarche
d’ensemble
du
VieuxColombier. Un public avec qui il veut
établir de véritables relations : notamment
par la publication d’une revue : les Cahiers
du Vieux-Colombier.
Sur le plan de la mise en scène Copeau
accorde au texte dramatique la première
place. C’est de lui que doivent dépendre
ses choix et non pas de systèmes extérieurs
à l’œuvre (naturalisme, symbolisme, synthétisme). Aux ressources matérielles de la
scène et à la machinerie, Copeau préfère le
«tréteau nu». D’où la transformation du
Théâtre du Vieux-Colombier en une architecture fixe où puisse se jouer n’importe
quelle pièce, à l’aide de seulement
quelques tentures et accessoires et d’é-
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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clairages soignés. Sur fond neutre, les
costumes – aux couleurs et aux matériaux très étudiés – font ressortir le jeu des
comédiens et les éléments essentiels de
la mise en scène.
A partir de 1924, Copeau à évolué vers
une conception d’un théâtre ouvert à un
public plus large et, par conséquent, vers
la recherche d’un répertoire approprié à
un «théâtre populaire» : d’où ses
recherches sur la «comédie nouvelle»
qui tente de créer des types modernes à
partir de personnage et de techniques
issus de la commedia dell’arte, d’où
aussi sa prédilection pour les théâtres
grec et médiéval, prototype pour lui d’un
art populaire.
La filiation de Copeau est nombreuse
et diverse. Outre Charles Dullin et Louis
Jouvet (présents dès le début de l’aventure), elle s’étend par le biais des copiaus
à tout le théâtre d’après guerre (Michel
Saint-Denis, Léon Chancerel, Jean
Dasté, Marie-Hélène Dasté, Etienne
Decroux, Gilles et Julien), notamment
celui de la décentralisation et le Théâtre
national populaire, dont les grandes
notions morales et esthétiques procèdent
essentiellement de lui.
IL GESUITA SCOMUNICATO DAI GESUITI
Hurs von Balthasar
e l’identità cristiana
Hans Urs von Balthasar nasce il 12
agosto del 1905 a Lucerna, in Svizzera,
da una famiglia molto cattolica. Dopo
aver compiuto i primi studi dai gesuiti e
dai benedettini, a partire dal 1923 Hans
studia filosofia e germanistica: dapprima a Zurigo, poi a Berlino e Vienna; nel
1928 si laurea a Zurigo presentando
una tesi dedicata alla storia del problema escatologico nell'ambito della letteratura tedesca moderna. Nel frattempo,
già nel 1927, durante gli studi, si era
ritirato a Basilea per un periodo di ricerca spirituale: periodo che si conclude
nel 1929, quando il ventiquattrenne
Hans entra - precisamente il 31 ottobre
- nella compagnia di Gesù di Feldkirch
come novizio.
In seguito al noviziato, si trasferisce
a Pullach, per poi studiare teologia, dal
1932 al 1936, a Lione. Sempre nel
1936 a Monaco di Baviera viene ordinato presbitero, mentre nei tre anni
successivi è impegnato in qualità di
redattore per la rivista pubblicata dall'ordine «Stimmen Der Zeit». A partire
dal 1940, dopo aver detto no
all'Università Gregoriana di Roma, si
occupa invece della pastorale accademica e giovanile. Si trova, in questo
periodo, a Basilea, dove nel frattempo
viene spesso chiamato a fare da conferenziere, e dove intraprende uno
stretto rapporto di amicizia con Karl
Barth, teologo protestante con cui condivide l'amore per Mozart.
Insieme con Adrienne Von Speyr (di
cui è direttore spirituale e confessore)
fonda l'8 dicembre del 1944 l'Istituto
Secolare della Comunità di Giovanni,
mentre più tardi si dedica all'attività di
scrittore ed editore, a Basilea e Zurigo,
per la casa editrice Johannesverlag
Einsiedeln. Iniziano a presentarsi, però,
alcuni problemi: mentre il padre muore,
la madre si ammala gravemente, e
stessa sorte tocca a Erich Przywara,
suo mentore. E così, mentre Adrienne
mette in pratica una visione teologica
non riconosciuta dalla Chiesa di quel
periodo, Hans nel 1950 è costretto ad
abbandonare l'ordine dei gesuiti, per la
paradossale ragione che non gli viene
offerta la possibilità di seguire l'attività di
quell'istituto che lui stesso ha fondato.
Privo di mezzi e di lavoro, non può più
insegnare nelle Università e negli Istituti
cattolici per espresso divieto della
Congre-gazione
per
l'Educazione
Cattolica, mentre riesce a tirare avanti
grazie alle sue conferenze.
Con il passare del tempo, mentre la
sua teologia incontra un numero sempre
maggiore di adepti, viene riabilitato
anche dalla Chiesa ufficiale, che gli tributa addirittura il riconoscimento Paolo VI
per la teologia (pur non invitandolo al
Concilio Vaticano II). Hans Urs von
Balthasar muore il 26 giugno del 1988,
esattamente due giorni prima di essere
ufficialmente creato cardinale (per volontà di Papa Giovanni Paolo II, che ave-va
riconosciuto pubblicamente i suoi meriti).
Attualmente, è sepolto a Lucerna, nella
Hof-kirche della città.
Ritenuto uno dei precursori del pensiero del Concilio Vaticano II, von
Balthasar ha prodotto una importante ed
estesa opera teologica, che nel corso dei
decenni, a partire dagli studi di letteratura e germanistica, è arrivata a una sintesi fondamentale nella vita della Chiesa, a
dispetto delle polemiche suscitate da
alcune ipotesi teologiche specifiche. Non
si esagera nel dire che la sua opera teologica può essere ritenuta una delle più
influenti dello scorso secolo, avendo
trovato in seguito numerosi interpreti anche negli studi teologici di oggi.
Influenzato inevitabilmente dal contatto
con teologi, filosofi e gesuiti quali Henri
de Lubac, Jean Danielou e il già citato
Przywara, von Balthasar ha contribuito,
grazie alle sue pubblicazioni (tra le altre,
si segnalano "Apocalisse dell'anima
tedesca", "Il cuore del mondo", "Le centurie
gnostiche
di
Massimo
il
Confessore", "Il cristiano e l'angoscia" e
"Suor Elisabetta della Trinità") e alle sue
conferenze a rinnovare l'interesse nei
confronti della patristica, rendendola
disponibile nuovamente per la fede cristiana e per la teologia.
In "Abbattere i bastioni", il teologo
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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svizzero afferma con risoluzione l'esigenza che la Chiesa si distacchi dal suo
arroccamento e elimini le mura che la
separano dalla cultura del mondo moderno. Pre-sente, in von Balthasar, è al
tempo stesso il pensiero che l'identità
cristiana rischi di perdere elementi fondamentali: non è un caso che dopo la
svolta conciliare pubblichi numerosi
scritti in cui ne attacca i punti cardinali
con un certo rigore (dalle aperture ecumeniche al rinnovamento della liturgia,
passando per una centralità rinnovata
della Bibbia). Questo può essere ritenuto il secondo periodo del suo pensiero,
che si contraddistingue anche per la
polemica nei confronti delle posizioni
antropocentriche di Karl Rahmer. Per lo
svizzero, il Crocifisso rappresenta il
luogo rivelativo per eccellenza, il segno
drammatico che indica al credente la
possibilità di martirio, mentre l'unica
strada che può essere percorsa in
direzione della divinità è quella che
inizia da Dio stesso.
Il capolavoro di von Balthasar viene
unanimemente riconosciuto in "Gloria",
dove egli guarda al principio della
bellezza, esponendo in Visione della
forma le categorie della sua sintesi teologica rinnovata: secondo lui, è nella
bellezza che la Rivelazione divina
avviene, nella grandiosità che illumina
la fede. La gratuità costituisce il comun
denominatore di amore e bellezza, gratuità che rappresenta anche il segno
tipico dell'azione divina verso l'uomo.
Altrettanto importante è la "Teodrammatica", dove in cinque tomi viene esaltata la drammaticità che emerge dalla
rivelazione dell'impegno divino verso il
mondo: viene, inoltre, approfondita la
relazione tra libertà umana, evidentemente limitata, e libertà divina, infinita.
La vicenda storica, per von Balthasar, è
contraddistinta dalla morte e dal male,
e per questo la venuta di Cristo rappresenta il decisivo spartiacque che fa
pensare che si possa superare definitivamente il male nell'amore infinito che
lo assume.
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La «trilogia dell’effimero»
di Luigi Castiglione
Luigi Castiglione
Clinton, le pene
Luigi Castiglione
Diana, la favola
Luigi Castiglione
Il Piccolo dittatore
(Clonare Starr)
(In nome di Sua Maestà)
(Berlusconi, atto primo)
Pagine 254, € 18
Pagine 256, € 18
Pagine 290, € 23
Romanzo o storia romanzata,
affabulazione, oppure semplice
«divertissement»?
Forse una favola in cui, come
l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno,
il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non son che
l’altra faccia della tristezza» in
un mondo in cui «si vive tra
vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...»
Cos'è alla fin fine una favola se non
una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati
ed immaginari sempre (fate, gnomi,
streghe ed alberi, serpenti e rane e
fiori...) con lo scopo di trarne una
morale, ο la rappresentazione scenica,
oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un
poema, e l'illusione altresì, il dramma
creato dalla vita? È la favola di queste
pagine, che non configurano una
biografia, ma soltanto brandelli di
carne d'una vita che, volendo viversi in
tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace,
nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla
profonde ha le radici...
La triste, breve favola in cui una
principessa si muove e muore, nel
dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i
fiori e le rose, e tra le spine...
« ...in quello che doveva essere il
periodo di transizione al bipolarismo
alternativo, si son moltiplicati i partiti
trasversali, i partiti strumentali, i partiti
estraparlamentari (dei magistrati, dei
giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli
intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...)
Son in verità caduti falci, martelli,
rose, garofani, biancofiori, querce ed
altro, ma son nati ulivi e margherite e
persino asinelli, e spine, rovi, tanti...
Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine
ritrovati d’ogni parte convenuti...
Come perciò non credere nei vichiani
«corsi e ricorsi storici»? Quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta
succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli
stessi pupazzi, le stesse marionette (con
altra maschera) aizzati contro il
Governo, e il suo Presidente, qualsiasi
cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli
stessi scioperi «manovrati»... Le stesse
sceneggiate televisive (uno pro, un altro
contro...)
Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso
Puparo internazionale (la preminenza
delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...)
Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina
politica, fino all’omicidio... (da «I colori
della tristezza», presentazione...)
www.edilogos.com: leggi in LEGGERE
(Sommario) la voce Luigi Castiglione
[email protected]
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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IN PRIMO PIANO
LOGOS / OFFERTA
SPECIALE
La Logos offre eccezionalmente
il «Codice di diritto canonico»
a € 13 anziché a € 26*
Le condizioni di vendita restano quelle usuali
con pagamento anticipato mediante
versamento sul ccp n° 64725005 intestato alle
Edizioni Logos
Via Alatri, 30 - 00171 ROMA (Italia)
* 10 copie, € 100
Contributo spese d’invio, rispettivamente 2/6
CODICE
DI DIRITTO
CANONICO
Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»;
le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»...
Beneplacito della Conferenza episcopale italiana
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 448, € 26 / 13
«Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi
Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma
anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia,
«potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte
degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa
(E.M. Lisi, «La Scala»).
edizioni
logos
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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Aimé Cesaire, poeta
della negritude
Aimé Fernand David Césaire
nasce a Basse-Pointe (Martinica,
isola nel cuore dei Caraibi) il 26
giugno 1913. Compie gli studi in
Martinica, poi a Parigi, presso il
Líceo Louis-le-Grand; perfeziona
gli studi universitari sempre a
Parigi, presso l’École normale
supérieure.
Qui conosce il senegalese Léopold Sédar Senghor e il guaianese
Léon Gontran Damas. Grazie alla
lettura di opere di autori europei
che raccontano del continente
africano, i ragazzi scoprono insieme i tesori artistici e la storia dell’Africa nera. Fondano quindi la
rivista «L'Étudiant Noir», punto di riferimento fondamentale per gli
studenti neri della capitale francese e creano la «négritude» (negritudine), nozione che comprende i valori spirituali, artistici, filosofici
dei neri d’Africa.
Questa stessa nozione diventerà poi l'ideologia delle lotte dei neri
per l'indipendenza.
Césaire nel corso della sua produzione letteraria chiarirà che
questo concetto supera il dato biologico e vuole riferirsi a una delle
forme storiche della condizione umana.
Torna in Martinica nel 1939 e fonda la rivista «Tropiques»,
entrando in contatto con André Breton e il surrealismo. Césaire
aveva come ideale la liberazione della sua isola natale dal giogo del
colonialismo francese: grazie a lui la Martinica diventerà nel 1946
un Dipartimento d'oltremare della Francia, diventando poi così a
tutti gli effetti parte dell'Europa. Césaire si impegnerà attivamente in
qualità di deputato della Martinica all’Assemblea generale francese,
sarà a lungo - dal 1945 al 2001 - sindaco di Fort-de-France (la capitale) e sarà membro - fino al 1956 - del Partito comunista francese.
Dal punto di vista letterario Aimé Césaire è un poeta tra i più celebri rappresentanti del surrealismo francese; in qualità di scrittore è
autore di drammi che raccontano la sorte e le lotte degli schiavi dei
territori colonizzati dalla Francia (come ad esempio Haiti). Il poema
più noto di Césaire è Cahier d'un retour au pays natal («Diario del
ritorno al Paese natale», 1939), tragedia in versi di ispirazione surrealistica, che è da molti considerata come un’enciclopedia della sorte
degli schiavi neri nonchè l'espressione della speranza della liberazione di questi ultimi.
Attraverso una ricca produzione di poesia drammatica e specificamente teatrale ha dedicato i propri sforzi in modo particolare al
recupero dell'identità antillana, non più africana e certamente non
bianca. Tra le sue varie raccolte poetiche ricordiamo Les armes
miraculeuses («Le armi miracolose», 1946), Et les chiens se taisaient («E i cani tacevano», 1956), Ferraments («Catene», 1959),
Cadastre (1961).
Nel 1955 pubblica il Discours sur le colonialisme («Discorso sul
colonialismo») che viene accolto al pari di un manifesto di rivolta. A
partire dagli anni ‘60, per evitare che la sua attività raggiunga solamente gli intellettuali africani e non le grandi masse, lascia la poesia
per dedicarsi alla formazione di un teatro negrofilo popolare. Tra le
sue opere teatrali più rilevanti: La tragédie du roi Christophe («La
tragedia del re Christophe, 1963), Une saison au Congo («Una stagione in Congo», 1967) ispirata al dramma di Lumumba, e Une tempête (Una tempesta, 1969), reinterpretazione di un dramma di
Shakespeare.
L'ultima sua opera pubblicata in Italia è Negro sono e negro
resterò, conversazioni con Françoise Vergès (Città Aperta Edizioni,
2006).
L’anziano scrittore si ritira dalla vita politica nel 2001, a 88 anni,
lasciando la guida di Fort-de-France al suo delfino Serge Letchimy,
eletto a furor di popolo.
Aimé Césaire muore il 17 aprile 2008 presso l’ospedale di Fortde-France.
Novità / eBooks Logos
LUIGI CASTIGLIONE
L’ONOREVOLE
MAMMONA
Appunti di fenomenologia politica
EDIZIONI LOGOS
Panegirico. L’onorevole Mammona
crede di essere l’onorevole Iddio.
A lui vano fatte tutte le genuflessioni, tutti i baciamano, tutte le riverenze; a lui tutte le laudi, tutte gli ossequi,
tutti gl’inchini, «i miei rispetti, eccellenza» di qua, «baciamo le mani,
signor ministro» di là... (dal cap. IV)
Il ritornello (o leitmotiv):
Mammona, l’infame e il
borghese son la stessa
persona
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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IN PRIMO PIANO
I
SCRITTI DI
GIOVANNI PAOLO II
con i commenti di specialisti
Collana : Biblioteca 6versale cristiana [40]
matrimonio
Catechesi sul matrimonio
GIOVANNI
GIOVANNI PAOLO II Testi
delle «catechesi» con i
PAOLO II Testi
commenti originali di S.
delle «catechCipriani, P.G. Pesce, G. Concetti, S.
esi» con i com- Riva A cura di Gino Concetti Pagine
menti originali di 240, € 18 Biblioteca universale crisS. Cipriani, P.G. Pesce, G.
tiana [40
Catechesi sul
Catechesi sulla sessualità
GIOVANNI PAOLO II
Catechesi sulla sessualità
Testi delle "catechesi" con i
commenti di Cipriani, Concetti, Marinelli,
Mercatali, Nobile, Pesce A cura di Gino
Concetti Pagine 240, € 19 Biblioteca
universale cristiana [59]
Concetti, S. Riva A cura di
Gino Concetti Pagine 240, €
18. Biblioteca universale cris-
Centesimus annus
GIOVANNI PAOLO
II - Saggio introduttivo di Amintore
Fanfani
Pagine 272, € 20 - Ecclesia
[11]
Dio, ricco di misericordia
GIOVANNI PAOLO II Dio, ricco
di misericordia Testo dell’enciclica con i commenti di
Bogliolo, Concetti, Del Noce, Galot,
Manzini, Mariani, Sisti, Spiazzi, Virgulin,
Toniolo A cura di Gino Conccetti Pagine
208, € 18 Biblioteca universale cristiana
[51]
GIOVANNI PAOLO II
I laici fedeli di Cristo
Testo integrale dell’omonima «Esortazione
apostolica» sulla
vocazione e la missione
dei laici nella Chiesa e
nel mondo con i commenti di Acquaviva,
Bergamo, Camisasca, Cananzi,
sale cristiana
Vivere l’affidamento a –
Maria Testo dell’«Atto di
affidamento a Maria», di
Giovanni Paolo II con i
commenti di Ambrosanio,
Bertetto, Betti, Bossard, Castellano,
Ciappi, De Fiores, Di Rovasenda,
Franzi, Galot, Maggiolini, Meo,
Michaud, Moreira, Neves, Ols, Rum,
Schmidt, Soll Presentazione di
Domenico Bertetto Pagine 136, € 12
Biblioteca universale cristiana [48]
Il Redentore dell'uomo
GIOVANNI PAOLO II Il
Redentore dell’uomo Testo
dell’omonima enciclica con i
commenti di E. Baragli, A.
Del Noce, C. Fabro, J. Galot,
D. Grasso, B. Sorge A cura
di Antonio Ugenti Pagine
160, € 16 Biblioteca univer[30]
Vita di Cristo
GIOVANNI PAOLO II Vita di
Cristo Prefazione di Luigi
Negri Pagine 224, € 18
Biblioteca universale cristiana
[69]
ediozini
logos
Il lavoro umano
GIOVANNI PAOLO II
Illavoro umano Testo dell’enciclica con i commenti
diAcquaviva, Anselmi, Ardigò, Anzani,
Anzani Colombo, Baget Bozzo,
Barbiellini Amidei, Bartoli, Benvenuto,
Biffi, Bocca, Borgomeo, Borroni, Brezzi,
Caniglia, Ciancaglini, E. Colombo, V.
Colombo, De Rita, De Rosa, G. De
Rosa, Fanfani, Foschi, Gorresio, Intini,
La dignità della donna
GIOVANNI PAOLO II La
dignità della donna Testo
integrale dell’omonima
Lettera apostolica con i
commenti di Arias, Baget
Bozzo, Cappiello, Cavallaro,
Del Riso, Di Nola,
Dominijanni, Fabbretti, Fumagalli,
Carulli, Gennari, Gentiloni, Glendon,
Il valore salvifico della sofferenza
GIOVANNI PAOLO II Il valore salvifico della sofferenza Testo dell’omonima «Lettera apostolica» con i commenti di Alvárez, Betti,
Cipriani,Del Zotto, Ferraro, Galot,
Mariani, Penna, Zavalloni A cura di
Vittorio Leonzio Pagine 120, € 13
Biblioteca universale cristiana [54]
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ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
IN PRIMO PIANO
CONTESTI MAGICI
CONTEXTOS MÁGICOS
Atti di Convegno
Contesti magiciI
Contextos magicos
Atti di Convegno
a cura di Marina
Piranomonte e
Francisco Marco Simón
De Luca Editore d’Azte
formato 24 x 30,
cartonato con sovraccoperta
pp. 368, 225 ill.
2012
euro 80,00
Il volume raccoglie gli Atti del
Convegno internazionale intitolato “Contesti Magici /
Contextos Mágicos /
Contextualizing Magic” tenutosi dal 4 al 6 novembre 2009
presso la sala Conferenze di
Palazzo Massimo alle Terme
di Roma. I lavori del
Convegno, che si sono svolti
principalmente in inglese e in
italiano (ma anche in spagnolo, tedesco e francese),
hanno visto un totale di quarantotto interventi, tra relazioni
di illustri specialisti del tema e
contributi di partecipanti
selezionati tramite un call for
papers organizzato su
Internet.
Il progetto internazionale del
quale questo Convegno è
una tappa fondamentale, ha
come obiettivo la mappatura
delle attività magiche nelle
province occidentali
dell’Impero romano, una
ricerca innovativa mai
affrontata prima, realizzata
prendendo in considerazione
non solo i contesti archeologici o materiali, ma anche i
contesti sociali o intellettuali
di quelle azioni, indispensabili
per comprendere l’inevitabile
rapporto tra le autorità e i rituali ritenuti “magici”, che a
nostro parere sono da intendere in generale come quelle
attività religiose non sancite
come tali dal potere costituito.
Con questo volume si
aggiunge un’altra pedina alla
comprensione delle complesse dinamiche religiose e
magiche del mondo antico.
Edizione in italiano, inglese,
spagnolo, francese
De Luca
Editore d’Arte
novità / eBooks Logos
LUIGI CASTIGLIONE
SATANIA
Mistero profano in tre tempi
ed un antefatto
I tempi
Il viaggio
L’intervista
Il ritorno
Non un romanzo di struttura tradizionale, né un mistero del siglo de oro, gli
autos sacramentales, nulla avendo di
sacro, né un mistery fiction o mystery
novel, del genere del romanzo gotico o
del fantasy, e nemmeno un pulp dello
scorso secolo privo essendo di giallo,
tranne lo zolfo con cui è lastricata la piazza dell’inferno, con l’ambizione tuttavia
ben visibile di fondere tutt’insieme tutte
le forme di espressione drammatica, dal
linguaggio al coro, dal comico al tragtico,
dal patetico al poetico, dal monologo al
coro, alla farsa ...
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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IN PRIMO PIANO
EDITRICE OLSCHKI / Novità
IL CARTEGGIO
DI VITTORIO CIAN
LE ODI DI QUINTO
ORAZIO FLACCO
Coscienza nella
filosofia della
prima modernità
Il carteggio
di Vittorio Cian
Le Odi di Quinto Orazio Flacco tradotte
A cura di Lorenzo Bocca
Presentazione di
Arnaldo Di Benedetto
da Cesare Pavese - A cura
di Giovanni Barberi Squarotti - Prefazione di Luigi
R. Einaudi
Roberto Palaia, Problemi terminologici e semantici della moderna
definizione di coscienza. Una introduzione • Étienne Balibar, A propos
de l’invention lockienne: conscience et identité personnelle • Vincent Carraud, La conscience inutile. Cogitatio et conscientia chez
Descartes • Geri Cerchiai, Aspetti
della nozione di coscienza nella
formazione della metafisica vichiana • Francesco Giampietri, Conscientia mutabilis. I significati della
coscienza nei lessici filosofici latini
del Seicento • Vasiliki Grigoropoulou, Du développement de la
conscience chez Spinoza • Hansmichael Hohenegger, La terminologia della coscienza in Kant: pars
destruens • Antonio Lamarra, Leibniz, Locke e l’idea moderna della
coscienza di sé • Jean-Luc Marion,
La coscienza. Dall’intenzionalità
alla chiamata • Margherita Palumbo, Conscientia, casus conscientiae • Angela Taraborrelli, Locke,
Clarke, Collins e Mayne. Quattro
sguardi sulla consciousness • Indice dei nomi.
Il volume offre il catalogo integrale,
ordinato alfabeticamente per mittente,
del fondo epistolare di Vittorio Cian conservato all’Accademia delle Scienze di
Torino. Le 26.828 lettere qui indicizzate
coprono un arco cronologico compreso
tra il 1883 e il 1951, e offrono un ben
articolato panorama di quasi settant’anni di storia della cultura italiana,
mostrando i rapporti che il professore
veneto naturalizzato torinese è riuscito
a intrattenere con i suoi contemporanei.
Realizzata nel 1926, la versione integrale delle Odi di Orazio, pubblicata ora
per la prima volta sulla base dell’autografo, documenta un aspetto della cultura e della fisionomia di Cesare Pavese,
relativamente agli anni della sua formazione, che finora la critica ha considerato solo marginalmente. Merita invece
che se ne dia risalto, anche come testimonianza giovanile di un’attenzione per i
classici che ha caratterizzato lo scrittore
lungo tutto l’arco della propria esperienza.
COSCIENZA
E MODERNITÀ
A cura di Roberto Palaia
Lessico Intellettuale Europeo, vol. 119, 2013, cm
17x24, VIIII-288, pp., € 34
The volume contains the complete
catalogue of Vittorio Cian’s epistolary
archive held by the Accademia delle
Scienze of Turin. The 26.828 letters,
indexed in alphabetical order by sender,
cover the years 1883-1951 and offer an
articulated overview of almost seventy
years of Italian culture, showing the network of relationships the professor from
Venice had built among the intellectuals
of his time.
Accademia delle Scienze di
Torino. I libri dell’Accademia,
vol. 9, 2013, cm 17x24, 2 tomi di
XIV-1052 pp. con 1 fig. n.t., € 120
The complete translation of Horace’s
Odes done in 1926 and published now
for the first time from the original manuscript, shows an aspect of the young
Cesare Pavese’s culture and figure that
has been little considered by the critics
until now. It is worth instead of attention,
as a document of an early interest for the
classics that characterised the personality of the writer throughout his whole
experience.
Centro di studi di letteratura
italiana in Piemonte «Guido Gozzano - Cesare Pavese» - Saggi e
testi, vol. 21, € 19
34
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
IN PRIMO PIANO
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
35
SCAFFALE
Eugenio Battisti
Michelangelo, fortuna
di un mito
Immanuel Kant
Critica della ragion pura
Michelangelo, per la sua unica
genialità e inventività, per la sublime
bellezza delle sue opere (finite o
appositamente nonfinite), continua a
evocare, nel singolo osservatore come nella massa del pubblico, una
gamma di reazioni opposte tra estrema ammirazione e epidermica
ostilità.A essa han dato voce attraverso i secoli critici, artisti e intellettuali che Battisti esamina a partire
dal Cinquecento nei saggi editi e
inediti raccolti in questo volume.
Nell’Ottocento lo studio della fortuna
critica di Michelangelo ha indotto i
molti autori che se ne sono occupati
a elaborare precise categorie interpretative storiche e stilistiche, su cui
costruire un’interpretazione oggettiva; ma secondo Battisti, l’analisi della critica più moderna esercitata nella militanza letteraria, gli studi sull’arte e il pensiero michelangiolesco
da parte di artisti a noi contemporanei, l’uso di immagini famose del
maestro in un più ampio panorama
culturale e sociale, hanno sedimentato, accanto alla critica tradizionale
essenzialmente letteraria e storica,
una critica artistica in certo modo più
spregiudicata e creativa, che ha scoperto nei capolavori del grande artista un’aura di irrequieta modernità,
che ce lo fa amare come nostro contemporaneo.
«Quella in cui viviamo è la vera e propria
epoca della critica, a cui tutto deve venire
sottoposto.» Questa frase, tratta dalla prima
prefazione alla Critica della ragion pura, fa
intuire la portata rivoluzionaria della prospettiva inaugurata da Immanuel Kant. Il
puntiglioso, abitudinario professore di Königsberg, affronta - nel secolo dei Lumi e di
Newton l’esigenza di una rifondazione radicale della cultura, muovendo dall'oscura
consapevolezza della necessità di far confluire ragione ed esperienza, e arrivando a
delimitare nitidamente il raggio d'azione dei
vari saperi. Se il metodo della scienza, così
fecondo di risultati, alimenta le speranze nel
progresso conoscitivo dell'umanità, d'altra
parte non è in grado di offrire risposte agli
interrogativi più profondi e pressanti, come
il problema del libero arbitrio, dell'immortalità dell'anima, di Dio. La Critica della
ragion pura è il capolavoro filosofico che,
più di ogni altro, porta avanti lo spirito e gli
ideali dell'Illuminismo: necessario è mostrare i limiti della ragione, perché, credendo
di possedere verità assolute, si rischia di
cadere nel fanatismo; al contempo, bisogna
far valere con forza i diritti della critica
razionale, se si vuole evitare che gli uomini
siano schiavi di autorità e istituzioni prive di
fondamento. «Sapere aude! Abbi il coraggio
di servirti della tua propria intelligenza!»:
l'impulso di questo motto percorre l'intera
filosofia di Kant, qui esposta nei suoi principi fondamentali.
Immanuel Kant, Critica della raEugenio Battisti, Michelangelo, gion pura, a cura di P. Chiodia cura
fortuna di un mito - Cinquecento di Chiodi P., pp. 700, € 10,20
anni di critica letteraria e artistica,
a cura di G. Saccaro Del Buffa,
Olschki Editore, XVIII-248 pp., con
19 tavv. f.t. di cui 15 a colori.
Giacomo Lorenzini
Cristina Nali
Il pino domestico
Elementi storici e botanici
di una preziosa realtà del
paesaggio mediterraneo
Il pino domestico ci parla di una
lunga storia mediterranea, ci ricorda
un passato glorioso sulle terre e sui
mari, ci collega con antiche civiltà; è
frequente presenza nella letteratura,
nelle arti decorative, nei miti, nella
quotidianità.
Occuparsi di questa specie multifunzionale significa interagire con un universo che comprende aspetti paesaggistici, ma anche economici e produttivi,
implica confrontarsi con il passato dei
nostri luoghi, con le loro consuetudini,
con la loro tradizione alimentare.
In preparazione.
36
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
INTERVALLO
GEORGES MAX SCHELER
BERNANOS L'IDEA
LA GIOIA CRISTIANA
DELL'AMORE
CLAUDEL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
L’annuncio a Maria
Il libro di Cristoforo Colombo
Testa d’Oro
Il festino della saggezza
Via crucis
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Un romanzo
drammatico,
sconvolgente,
turgido di luci e
d’ombre.
N’è protagonista
Chantal,
eroina
della grazia,
nuova santa
Teresa.
In lei si svolge
la lotta
tra la grazia
e il male,
ch’ella espia,
vittima
dei perversi
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
Amo la Bibbia
logos
Georges
Bernanos,
La gioia,
con una nota
di Ferdinando
Castelli,
Edizioni
Logos,
pagine
256,
€ 18
Sembra che sia venuto il
momento di un nuovo spirito finora solo presumibile
di primavera. Comincia
lentamente l'oscillazione
scettica di questa civiltà, il
dubbio su se stessa e sulle
idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più
urgente [...] Questo germe,
quando i popoli si renderanno lentamente conto di
quello che hanno fatto,
diventerà una forte e
grande corrente di lacrime.
In questo momento conta
moltissimo che anche i
cristiani ascoltino quel
grido di aiuto, e che tutti,
facendo rivivere la propria
fede prima nel proprio
cuore, spalanchino questi
cuori per riversare la corrente di fede e di amore,
che segretamente scorre
nella Chiesa cristiana,
riversarla nel mondo, in un
mondo che ha bisogno di
questa fede e di questo
amore – che comincia a
desiderarli – che li desidera
come non mai nel passato;
M a x S c h e l e r,
L’idea cristiana
dell’amore, a cura
di Ubaldo Pellegrino, Logos , p.
112, € 10
LUIGI
CASTIGLIONE
CLINTON,
LE PENE
(Clonare Starr)
Romanzo o storia
romanzata, affabulazione, oppure un
semplice «divertissement»?
Forse una favola in
cui, come l’autore
scrive, «l’ironia, il
sarcasmo, il dileggio,
il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo,
lo scherno, la derisione, l’irrisione, la
parodia, la risata non
son che l’altra faccia
della tristezza» in un
mondo in cui «si vive
tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e
depravati, perversi e
pervertiti, infetti ed
appestati...»
Fa parte della sua
«Trilogia dell’effimero»...
Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), Edizioni Logos, pagine 256, €
18
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
37
SCAFFALE
un libro
sempre
attuale
TEOLOGI IN
RIVOLTA
I testi e i documenti
integrali
della «contestazione nella
Chiesa»
con i commenti di Alberigo,
Baget Bozzo,
Bouchard, Camon, Cardia,
Costa, Davi,
Del Noce, Del Rio,
Delumeau, Di Fazio,
Egidi, Fabbretti, Ferraudo,
Filippi, Gentilonì, Giussani,
Greinacher, Guasco,
Kasper, Küng, Lehmann,
Marengo,
Margiotta Broglio, Melina,
Molari, Negri, Poletti,
Quinzio, Rossi, Ruggeri,
Santini, Spiazzi, Strazzari,
Svidercoschi,
Testa, Tettamanzi,
Vassallo, Zizola
Saggio introduttivo
di Angelo Scola
edizioni logos
edilogos.com
[email protected]
TEOLOGI
IN
RIVOTA
«La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal
colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione
pubblica le venisse a mancare».
PIO XII
«Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di
ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono
competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa».
CODICE DI DIRITTO CANONICO
«Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si
può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera
ogni intelligenza».
LUIGI GIUSSANI
«La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi
domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)».
AUGUSTO DEL NOCE
«Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua
forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri
giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere».
WALTER KASPER
«Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che
induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda
appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati
delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno
forte.
LUIGI NEGRI
«Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce
certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio
della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del
potere centrale».
FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO
38
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente
leggere sul monitor del proprio computer, se ne può
ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più
oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze
visive, senza ricorrere ad ulteriori spese...
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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PRIMATO
DELLO SPIRITUALE
EDUCAZIONE
ALL’AMORE
eBook, II ed., pp. 296, € 18
ATTRAVERSO
IL DISASTRO
Introduzione di Pietro Prini
V Ed., pagine 160, € 16
eBook, pp. 160, € 16
IL BUON PASTORE
(Scritti, discorsi
e lettere pastorali)
ANTIMODERNO (Rinascita
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
del tomismo e libertà
intellettuale)
Pagine 264, € 18
DA BERGSON
A TOMMASO D’AQUINO
(Saggi di metafisicae
di morale)
Pagine 240, € 18
IL DOTTORE
ANGELICO
eBook, pagine 160, € 16
LA TRAGEDIA DELLE
DEMOCRAZIE
CHIAMATI ALL’AMORE
A cura di Gino Concetti
Pagine 160, € 16
MAX SCHELER
Introduzione di Pietro Palazzini
Pagine 256, € 18
IL POTERE E LA CROCE
Introduzione di L. Castiglione
Pagine 160, € 16
LA BOTTEGA
DELL’ORAFO
eBook, Pagine 128, € 13
Pagine 128, € 13
RELIGIONE
E CULTURA
eBook, pp. 136, € 13
L’IMMORTALITÀ
DELLA PERSONA
A cura di L. Castiglione
eBook, pagine 160, € 16
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SU LéON BLOY
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PIO XII E IL NAZISMO
Traduzione di L. Castiglione
ii, ed., Pagine 184, € 18
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TUTTO IL CONCILIO
IV ed., pp 484, € 26
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SE FOSSE UN SOGNO
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AMARSI MALE
SANTI, DITTATORI
E MALFATTORI
IL FUOCO
SULLA TERRA
Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare
Vico Lodovici, G.V. Sampieri
A cura di L. Castiglione
Pagine 276, € 18
MARGHERITA DA
CORTONA
Traduzione di L.Castiglione
eBook, III ed., pp.160, € 16
SALVARSI DAL NULLA
GLI EROICI FERVORI
TrILoGIA DeLL’effImero
CLINTON, LE PENE
DIANA, LA FAVOLA
IL PICCOLO DITTATORE
(Berlusconi, atto primo)
LA RAGIONE IMPURA
eBook, III Ed., 160, 16
IL MALE IMPLACABILE
eBook, pp. 196, € 16
PROLEGOMENI
AGLI INFAMI
eBook, II ed, pp. 160, € 16
IL FIUME DI FUOCO
eBook, pp. 176, € 16
LA FOLLIA DI LEAR
LE VIE DEL MARE
LA POETICA CLAUDELIANA
IL PARADISO DELL’AMORE
L’ÈVE DI PéGUY
SATANIA
UN CUORE GRANDE COSÌ
UN PAPA A RITROSO
eBook, pp. 160, € 16
(Il «Ressourcement»
di Benedetto XVI)
Pagine 196, € 18
LA CASA IN ROVINA
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la verità)
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ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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POLVERE DELL’ESILIO
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DELLA VERITÀ
A cura di Massimo Baldini
Pagine 192, € 18
Pagine 112, € 12
LE DUE LUCI (SANTITÀ
E POESIA)
DOMENICO
L’INCENDIARIO
A cura di Massimo Baldini
Pagine 128, € 16
Pagine 88, € 10
L’ORA DI BARABBA
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 336, € 26
PENSIERI
D’UN MALPENSANTE
A cura di Massimo Baldini
Pagine. 104, € 13
IL MERLO SULLA FORCA
A cura di Luigi Castiglione
eBook, pp. 160, € 16
RACCONTINI ROSSI
E NERI
Pagine 208, € 18
I RAGAZZI UMILIATI
Pagine 160, € 16
NUOVA VISIONE DEL
REALE (SATANA E NOI)
Postfazione di Albert Béguin
Pagine 296, € 18
IL CAMMINO DI CRUZ
DAS ALMAS
eBook, Vol. I, pp. 192, € 18
IL SIGNOR OUINE
Pagine, 304, € 18
LA GIOIA
Con una nota di Fernando
Castelli
eBook, II ed., pp. 256, € 16
IL DIALOGO DELLE
CARMELITANE
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Testo originale a fronte
eBook, pp. 192, € 18
* Tutte le opere di Georges
Bernanos sono curate da Luigi
Castiglione, tranne Una visione
cattolica del reale, tradatta da
Mario Spinelli e Franco Mercuri
www.edilogos.com - [email protected]
42
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
VETRINA LOGOS
PAUL
CLAUDEL
GABRIEL
MARCEL
CINQUE GRANDI ODI
Testo originale a fronte
Pagine 192, € 18
L’UOMO PROBLEMATICO
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IL LIBRO DI CRISTOFORO
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DIALOGO
SULLA SPERANZA
A cura di Enrico Piscione
Pagine 112, € 16
GIOVANNA D’ARCO
AL ROGO
Testo originale a fronte
Pagine 128, € 16
SIGNORE, INSEGNACI
A PREGARE
Pagine 128, € 13
LACRIME DI LUCE
(Il simbolismo di la Salette)
Pagine 80, € 12
L’ANNUNCIO A MARIA
Testo orinale a fronte
eBook, pp. 196, € 18
AMO LA BIBBIA
eBook, pagine 160, € 16
IL DECLINO DELLA
SAGGEZZA
Traduzione di Carmela
Cossa
Pagine 128, € 13
L’IRRELIGIONE E LA FEDE
(in preparazione)
TEATRO E FILOSOFIA
(In preparazione)
GLI UOMINI
CONTRO L’UMANO
A cura di Enrico Piscione
Pagine 232, € 23
* Tutte le opere di Paul Claudel
sono curate da Luigi Castiglione
www.edilogos.com - [email protected]
edizioni
logos
CODICE
DI DIRITTO
CANON ICO
Edizione tascabile con la nuova
traduzione italiana di Luigi Castiglione
Alcuni giudizi della stampa:
«Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto:
la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è
nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI,
ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es.
potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene
conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita
Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte
queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale
sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa
merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della
Chiesa» (N. Lisi, La Scala).
A
T
R
26
E
F LE a €
F
O IA iché
in EC anz
SP€ 13
a
«Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che
sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita
Pastorale).
«Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada
equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio
Vaticana),
CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche»,
le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei
— A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26
CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE
,
44
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
CRONACA
DELL’ALDIQUÀ
va, dopo essere stata accusata, per il
suo ruolo di madre incestuosa, di corruzione di minorenne, perché il partner, il giovane Benoit Ferreux, al
momento della lavorazione del film
aveva solo sedici anni.
Lea Massari compie 80 anni
Lontana dalle scene da 20 anni
Lea Massari, che il 30 giugno compirà 80 anni ed è praticamente lontana
dalle scene, salvo rari ritorni sul set
dai primi anni Ottanta, resta, nel
ricordo di tutti, la bella e intensa
Anna, ragazza insoddisfatta che non
riesce a comunicare le proprie intime
necessità al compagno, che appare
per pochi minuti ne "L'avventura" di
Michelangelo Antonioni (1960) e sparisce durante una gita in barca alle
Eolie.
Non a caso da quel ruolo parte la sua
fama, che grazie alla sua forte presenza scenica ne ha fatto un'attrice di
cinema importante nell'arco di oltre
trent'anni, che ha lavorato anche in
teatro con Garinei e Giovannini nel
primo "Rugantino" come con
Vittorio Gassman in un "Edipo re"
televisivo, senza dimenticare i grandi
sceneggiati tv di Sandro Bolchi, che
vanno dalla Monaca di Monza nei
"Promessi sposi" a protagonista di
"Anna Karenina". Poi la scelta di prediligere la vita privata, stare con la
madre che invecchiava, col marito pilota spesso lontano, la casa e la campagna, i suoi animali che sono la sua passione da molti anni e l'hanno spinta, lei
ex cacciatrice, a partecipare in prima
persona a campagne animaliste ed ecologiste.
Questo oltre all'amore per la musica,
con una predilezione per quella brasiliana. E' così che diventa una delle
nostre attrici celebri più lontana dai
riflettori (negli anni '70 era considerata
certo una delle nostre piu' brave e
note), riservata, anche costretta a vivere e lavorare all'estero, dopo lo scandalo di "Soffio al cuore" di Louis Malle
(1970) : "In Italia sono ormai più nota
come imputata che come attrice", dice-
ANNO XXXIII
- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
45
POLITICA
Ci lascia Emilio
Colombo, ultimo
costituente
È morto a Roma il senatore a vita
Emilio Colombo, in passato presidente del
Parlamento Europeo, presidente del Consiglio e più volte ministro. Aveva 93 anni
ed era l'ultimo costituente ancora in vita.
Nato a Potenza l'11 aprile 1920, Emilio
Colombo ha attraversato da protagonista
tutta la storia politica italiana del Secondo
Dopoguerra e anche parte di quella europea, ricoprendo incarichi di primissimo
piano - fino alla nomina a senatore a vita,
nel gennaio del 2003, per decisione dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo
Azeglio Ciampi - ma senza mai interrompere un legame con la sua città e la sua
regione - la Basilicata - che ne hanno fatto
il "dominus" quasi incontrastato per decenni. Laureato in giurisprudenza e proveniente dalla Gioventù di Azione Cattolica - in quel periodo storico autentica
"fucina" di uomini che hanno guidato
l'Italia o hanno avuto responsabilità in
settori importanti del Paese - Colombo fu
eletto all'Assemblea Costituente a 26 anni,
con poco meno di 21 mila voti di preferenza. Nel 1948 fu poi eletto deputato, con
oltre il doppio dei voti ottenuti due anni
prima: è il decollo definitivo di una carriera che lo porterà, nell'agosto del 1970, a
diventare Presidente del Consiglio, incarico che conserverà fino al febbraio del
1972. Prima era stato varie volte ministro
(Agricoltura e foreste, Industria e commercio, Commercio, Tesoro, Esteri) e sottosegretario (agricoltura, lavori pubblici).
In campo europeo, Colombo ebbe un
ruolo nei negoziati con la Francia all'epoca della politica della "sedia vuota"
inaugurata da De Gaulle: nel 1979 fu
rieletto al Parlamento europeo con circa
un milione di voti di preferenza. È stato
presidente del Parlamento europeo dal
1977 e fu riconfermato nel 1979, anno in
cui gli fu assegnato il premio "Carlo
Magno", attribuito ogni anno proprio
all'uomo politico che contribuisce di più al
processo d'integrazione europeo. L'unico,
forse, grande "dispiacere" di una vita
politica eccezionale è stata la mancata
elezione al Parlamento del 2001: Colombo,
candidato come indipendente con Democrazia Europea - in una fase politica
molto accesa all'interno del suo schieramento - ottenne oltre undicimila voti (il
15,3 per cento). Due anni dopo, però, la
nomina a senatore a vita gli restituì
tutto con gli interessi. Dopo le ultime
elezioni, ha guidato lui il Senato nella
prima riunione.
PREMIER, MINISTRO E PRESIDENTE PE, DAVA DEL LEI A DE
GASPERI - (di Mario Restaino) - "A
De Gasperi ho date sempre del lei.
Anche a Togliatti": bastano quasi
queste poche parole, dette ad Arrigo
Levi in una recente "conversazione"
che è insieme biografia e "volo" sulla
storia e la politica italiana ed europea, a
descrivere il carattere del senatore a
vita Emilio Colombo - nato a Potenza
l'11 aprile 1920 - morto a Roma a 93
anni, esponente di rilievo della Democrazia Cristiana e figura di primo
piano della storia repubblicana.
La carriera di Colombo - cominciata
"ufficialmente" nel 1946 con l'elezione,
grazie a quasi 21 mila voti, all'Assemblea Costituente - è stata costellata di
successi ed è come una pelle tutta bianca con due soli nei, uno personale e uno
politico. Quello personale risale al 2003
- lo stesso anno della nomina, decisa
dall'allora Presidente della Repubblica,
Carlo Azeglio Ciampi, a senatore a vita
- quando ammise davanti ai magistrati
della Procura della Repubblica di
Roma di fare uso di cocaina, per motivi
terapeutici. Il "neo" politico spuntò nel
2001: dopo una vita passata ad essere
eletto con suffragi larghissimi, Colombo - a cui era stata "rifiutata" (lo disse
lui stesso) la candidatura nel Partito
Popolare - fu duramente bocciato nella
corsa al Senato, proprio nella "sua"
Basilicata: candidato indipendente con
Democrazia Europea, fu terzo con
11.433 voti (15,3 per cento). Ma chi era
Emilio Colombo e che cosa ha rappresentato? Nato in una famiglia cattolica
nella quale, la sera, si recitava il Rosario ("ma era facoltativo", ha precisato sempre a Levi), Colombo passò
dalle organizzazione cattoliche (incontrò Papa Pacelli che pronosticò:
"Questo Colombo volerà", come scriverà poi Tullio Kezic ricordando una
serata trascorsa a Potenza) direttamente alla politica, in quella straordinaria e
sconvolgente stagione che fu la fine della
Seconda Guerra Mondiale e la scelta
dell'Italia di rifiutare la monarchia e
scegliere la repubblica.
A contatto, nell'Assemblea Costituente, con i "giganti" della storia politica (e non solo politica) italiana, Colombo mise in mostra tutte le sue doti,
che lo avrebbero accompagnato sempre:
eleganza, gentilezza, facilità di rapporto
con chiunque (più tardi, era facile vederlo parlare con contadini lucani che lo
avevano conosciuto giovanissimo come
se si fossero visti spesso), capacità di
capire, spesso anticipare e controllare i
processi politici. Potenza, fra l'altro, gli
deve il suo grande ospedale e la scelta di
ingaggiare medici di grido: raccontò più
tardi di aver avuto l'idea durante una
visita ufficiale negli Stati Uniti, dopo
aver trascorso una giornata fra le strutture sanitarie di una città americana
invece di visitare le strutture spaziali di
Cape Canaveral, dove di solito gli ospiti
italiani preferivano andare. La sua figura ha un posto di rilievo nella galleria
degli uomini politici meridionali che
hanno fatto la storia: non lascia testi da
studiare ma seguire la sua vicenda - e
trarne ispirazione, se ciò è ancora possibile per chi faccia o voglia fare politica
oggi, in Italia - può riservare vantaggi di
non poco conto. Ha salito tutti i gradini,
resistendo a tutti i venti, anche nella
Democrazia Cristiana, partito nel quale
il suo ruolo non è però mai stato di primissimo piano (anche se la sua era una
posizione considerata e ascoltata. Ma vi
ha avuto avversari, a volte irriducibili):
nel 1948 tornò a Montecitorio da deputato, eletto con oltre 43 mila voti. Fu
subito Sottosegretario all'Agricoltura
(ma lo fu anche ai Lavori Pubblici), poi
anche Ministro (all'Agricoltura a 35
anni, nel primo Governo Segni; poi
anche al Commercio estero, Industria e
Commercio, Esteri e, a lungo, al Tesoro,
dove fu "eccellente", come scrisse Indro
Montanelli). Nel 1970 diventa Presidente
del Consiglio e resta a Palazzo Chigi fino
al 1972.
Mario Restaino
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
OBAMA ELOGIA SODOMITI
Il presidente
Ior: arrestati un monsignore,
uno 007 e un broker finanziario Barack Obama
«Corruzione e truffa», in manette monsignor
Nunzio Scarano
Un alto prelato, un funzionario
dei Servizi segreti ed un broker
finanziario sono stati arrestati nell'
ambito di un filone di indagine
sullo Ior in corso alla procura della
Repubblica di Roma. Tra gli arrestati nell'ambito di uno dei filoni
dell'inchiesta romana sullo Ior c'é
monsignor Nunzio Sca-rano, responsabile del servizio di contabilità analitica dell'Amministrazione
del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l'organismo che
gestisce i beni della Santa Sede.
L'attività di illecita importazione
in Italia, poi fallita, di 20 milioni di
euro in contanti dalla Svizzera era
"per conto degli armatori Paolo,
Cesare e Maurizio D'Amico". E'
quanto emerge, afferma la procura di Roma, dalle intercettazioni
eseguite nell'ambito dell'inchiesta.
La procura di Roma ha avviato
una serie di accertamenti per fare
chiarezza sull'origine delle ingenti
disponibilità finanziarie ed immobiliari di monsignor Nunzio Scarano. Per l'inchiesta lo Ior è "impegnato nella cooperazione con le
autorità competenti". Lo ha dichiarato all'ANSA un portavoce dell'Istituto. Inoltre, il Consiglio di sovrintendenza dello Ior ha avviato
"un'inchiesta interna, in linea con
la politica di tolleranza zero promossa dal presidente Ernest Von
Freyberg".
Scarano, tra l'altro, è coinvolto a
Salerno in un'altra indagine per
ricettazione. Le altre due persone
arrestate sono l'agente dell'Aisi
Maria Zito e il broker Giovanni
Carenzio. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate
del gip Barbara Callari su richiesta
del procuratore aggiunto Nello
Rossi e dei sostituti Stefano
Rocco Fava e Stefano Pesci. Tra i
reati contestati, oltre alla truffa ed
alla corruzione anche la calunnia.
orgoglioso
dei sodomiti
Monsignor Scarano si sarebbe
accordato con lo 007 Giovanni
Dopo la sentenza con la
Maria Zito (e non Maria Zito come quale la Corte Suprema ameridetto in precedenza) e gli cana ha abolito il Defence of
avrebbe consegnato 400 mila Marriage Act (DOMA), una
euro per far rientrare dalla
Svizzera 20 milioni di euro liquidi
appartenenti ad una famiglia sua
amica a bordo di un jet privato.
Ruota intorno a questo episodio
l'inchiesta sfociata oggi nella
emissione di tre ordinanze di custodia cautelare da parte della
magistratura romana.
L'alto prelato, il funzionario dei
Servizi segreti ed il broker finanziario sono stati arrestati questa mattina da militari del Nucleo
speciale di polizia valutaria della
Guardia di finanza, con le accuse
di corruzione e truffa. L'indagine è stato ribadito - nasce come
filone autonomo della più ampia
inchiesta sullo Ior.
"Come noto mons. Scarano
"era stato sospeso dal servizio
presso l'Apsa da oltre un mese".
La Santa Sede "non ha ancora
ricevuto alcuna richiesta sulla
questione dalle competenti autorità italiane ma conferma la sua
disponibilità a una piena collaborazioné. Lo ha detto padre Federico Lombardi.
legge del 1996 che definiva il
matrimonio come l'unione
soltanto fra un uomo e una
donna, Barack Obama, in volo
verso Dakar, ha voluto congratularsi con i legali californiani che hanno vinto la causa
delle nozze gay davanti alla
Corte Suprema. Dopo il twitter
inviato a caldo, Obama ha detto loro di essere «orgoglioso» per quello che hanno fatto
per la causa dell'u-guaglianza.
«Siamo tutti or-goglisi di voi.
Con il vostro lavoro – ha detto
il presidente – le cose hanno
preso la strada giusta. Dovreste essere molto orgogliosi di
quello che avete fatto oggi».
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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PUTIN LEGIFERA LA SODOMIA
Il presidente Vladimir Putin firma
la legge contro la «propaganda
sodomitica»
L’omosessualità considerata una malattia mentale
Il presidente russo Vladimir
Putin ha promulgato una legge
che punisce qualsiasi atto di
«propaganda» omosessuale in
presenza di minori, anche se definita discriminatoria dai cosidetti difensori dei diritti dell’uomo.
In base a questa legge, la «propaganda di relazioni sessuali non
tradizionali davanti a minori» e'
punibile con una multa che va dai
4mila ai 5mila rubli (100-125
euro).
Chi occupa una carica pubblica rischia una multa dai 40 ai 50
rubli (1.000-1.250 euro) mentre
chi ha un ruolo nella magistratura è punibile con una multa da
800mila a 1 milione di rubli
(19mila-23.400 euro).
Gli stranieri sono pure punibili
con una multa fino a 100.000
rubli e possono essere rinchiusi
15 giorni o addirittura espulsi.
La sodomia non è tollerata in
Russia, dove l'omosessualità è
stata considerata un reato fino al
1993 e come una malattia mentale fino al 1999.
Rispettare
le tradizioni etiche
e gli accordi
internazionali
AGI) – Mosca, 27 apr. –
Vladimir Putin vuole che siano
rivisti gli accordi per l’adozioni
dei bambini russi con quei
Paesi in cui sono state legalizzate le nozze gay.
Ad innescare la reazione
russe la legalizzazione mercoledi’ dei matrimoni tra persone
dello stesso sesso in Francia,
ultimo in ordine di tempo di 14
Paesi.
«Noi rispettiamo i nostri partner ma chiediamo che essi rispettino le tradizioni culturali
ed etiche, e le norme legali e
morali russe», ha dichiarato il
presidente russo, secondo il
quale Mosca deve, «reagire a
quanto sta accadendo intorno a
noi», e pertanto, «ritengo del
tutto corretto modificare i documenti (gli accordi internazionali)».
Luigi Castiglione
LA CASA IN ROVINA
(Francesco, il papa
che dice la verità)
Come Marcel nella sua filosofia,
così Ber-goglio pone al centro della
sua missione di vicario di Cristo il
rapporto tra uomo e uomo e tra uomo
e Dio, rifiutando qualsiasi oggettivazione possibile di tali rapporti, in una logica che concepisce l’esistenza come servizio all’altro e non come problema,
aprendo l’uomo al mondo in una dimensione dell’essere che si può scorgere e
cogliere nei due fondamentali momenti
della fedeltà e del-l’amore, che fondano
la soggettività rivolta verso l’altro e
verso Dio.
L’esigenza eticoreligiosa, in quel che
possiamo definire la reciprocità delle
coscienze individuali nella «dialettica
triadica» (squisitamente marceliana)
dell’io-tu-il mondo: io per te, tu per me,
io e tu per gli altri, gli altri per me, per
te, per tutti coloro che hanno bisogno
d’appoggio, d’aiuto, d’affetto, d’amore,
di tenerezza...
EDIZIONI LOGOS
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ANNO XXXIII
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LE VERITÀ POSTUME
Dal primo artificiere in via
Caetani novità (o invenzioni?)
sull’assassinio di Aldo Moro
Nell'R4 c'era una lettera. Non fu telefonata delle Br a indicare
il luogo'
Maresciallo
Circhetta: due
non una le
lettere trovate
A Poggiardo (Le), incontriamo Giovanni Circhetta, il Maresciallo Capo
che era il superiore diretto di Vito Raso,
che conferma la versione del «suo”
Sergente Maggiore ed aggiunge due
particolari molto importanti: qualcuno
aprì quell’auto prima del loro intervento
e in macchina c’erano due lettere delle
quali non ha mai trovato alcun riferimento nei verbali di sequestro…
Non sono mai stati interrogati e se ne
lamentano perché hanno molto da raccontare gli antisabotatori che per primi
arrivarono all'R4 rossa, con il corpo di
Moro nel bagagliaio, in via Caetani, il 9
di maggio di 35 anni fa. Uno di loro,
Vitantonio Raso, ha scritto un libro, 'La
bomba Umana', nel quale da' dettagli
che modificano la storia per come finora nota.
Lui ed il suo collega Giovanni
Circhetta -sentiti dall'Ansa e dal sito
www.vuotoaperdere.org- spostano l'ora
del ritrovamento dell'auto e del cadavere dello statista a prima delle 11, mentre era delle 12.30 la famosa telefonata
delle Br che annunciava l'uccisione di
Moro ed il luogo dove trovarne il corpo.
Alle 11, infatti, gli artificieri arrivarono in
via Caetani per controllare che l'R4 non
fosse una trappola esplosiva.
Fu Raso il primo ad entrare nella
macchina ed a trovare sotto la coperta il
corpo di Moro. Poco dopo arrivo' anche
Francesco Cossiga, che finora si sapeva
essere giunto in via Caetani solo poco
prima delle 14 e quando Raso,sceso dalla
macchina, comunicò che dentro il
bagagliaio c'era Moro, non vi fu alcuna
reazione da parte Cossiga e da chi lo circondava. "Sembrava che sapessero già
tutto",dice Raso. Dal Maresciallo
Giovanni Circhetta l'altra novità: sul
sedile anteriore della R4 c'era una lettera.
Circhetta è sicuro e si chiede che fine
abbia fatto.
Andreotti: «In giuoco non
il prestigio dello Stato, ma
lo Stato»
Man mano che passavano i giorni e non riuscivamo a superare la nostra impotenza, ci prendeva un senso di angoscia, ma
dovevamo tenere. Moro scrisse tante lettere invocando comprensione politica per i suoi carcerieri e addebitando al governo, al partito, ai partiti, durezza di cuore e cecità nella
percezione della realtà in mutamento. La grafia era autentica,
Maresciallo Circhetta, cosa ricorda
di quella mattina? Avevo lasciato l’ufficio molto presto per un intervento a
Nettuno. Rientrato in ufficio seppi che il
Sergente Maggiore Raso era stato portato in centro per un intervento. Dopo
pochi minuti ricevemmo una telefonata
in cui ci venne chiesto di raggiungere
Raso che aveva trovato su una R4 il
cadavere di Moro. Io ero il Capo
Nucleo e pensai che Raso chiese il mio
aiuto perché non se la sentiva di procedere da solo.
Quindi lei si precipitò sul posto?
Come prima cosa chiamai il Col.
Masciarelli per informarlo dell’importante novità chiedendogli di rientrare in
ufficio per seguire le operazioni a distanza.
Ricorda che ora poteva essere?
Erano le 11.00 del mattino, l’orario lo
ricordo con certezza. Minuto più minuto meno. Portai con me l’altro
Sergente, Andrea Casertano, in modo
da avere qualche braccia in più che, in
simili situazioni, si sarebbe rivelata
sicuramente utile.
Quando arrivaste in via Caetani
c’era già molta gente? Per niente. Oltre
a raso c’erano alcuni poliziotti in borghese, un commissario che aveva uno
spiccato accento sardo ed un alto ufficiale dei Carabinieri che mi pare fosse
il Col. Antonio Cornacchia. C’era anche
qualche curioso, ma non saprei dire se
fossero semplici passanti o agenti
dell’antiterrorismo che osservavano la
scena da lontano. La zona era stata
parzialmente delimitata.
Le operazioni, a quel punto, erano in
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- LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013
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LE VERITÀ POSTUME
mano sua, immagino. Certo. Feci una
prima analisi della situazioni e decisi
che il rischio minore era quello di agire
dal portellone posteriore. L’operazione, però, non fu molto rapida perché
prima di far intervenire i due colleghi,
fui costretto a parlare con i membri
delle Forze dell’Ordine per convincerli
ad allontanarsi. Nel loro interesse.
Finalmente Raso e Casertano si misero all’opera e riuscirono a tagliare il
portellone con la cesoia.
E poco dopo fu aperto. Non subito.
Prima di agire sulla serratura, attraverso il varco, introdussi il mio capo per
osservare l’interno della macchina per
capire se sul retro ci fossero dei fili che
facessero sospettare un congegno di
innesco. Ma non notai nulla, se non
una coperta con qualcosa sotto che
però non rimossi per evitare che fosse
collegata ad ordigni a strappo. Sapevo
che sotto c’era il cadavere dell’On.
Moro, ma in quel momento avevo il
dovere di interessarmi della sicurezza…
Aperto il portellone, cosa fa? Ero
piccoletto di statura e piuttosto agile e
quindi mi puntellai sul bordo del
bagagliaio per sporgermi verso l’interno della macchina ed avere la certezza che non ci fossero altri scherzetti.
In quei casi si deve fare attenzione alle
guarnizioni lungo gli sportelli. Ma non
c’era nulla. Sui sedili posteriori c’erano
degli oggetti (catene, triangolo) che
credo siano stati spostati dal bagagliaio per far posto. Il sedile posteriore
era sganciato e leggermente reclinato
verso l’interno della vettura. Questo
non era casuale in quanto quando
Moro fu fatto salire, per evitare che
chiudendo il portellone questo sbattesse contro il suo corpo, la testa sfruttava quell’ulteriore spazio facendo
allontanare dal portellone il resto del
corpo;
International (Lazzari andò con l'ambasciatore Gaia a Londra), la
Caritas, la Croce Rossa, il
Maresciallo Tito per un appello a quei
non allineati che non erano proprio
refrattari a ospitare terroristi, il governo di Mosca che definì le BR italiane
«anarchiche, brigatesche trotzkiste»,
il Vaticano.
Il Papa in persona, che nll’Angelus
domenicale scongiurava il rilascio,
scrisse una lettera pubblica ai
brigatisti perché liberassero il prigioniero.
La loro richiesta era impossibile: tredici grazie ad altrettanti
condannati con in testa Curcio. Ma se fosse stato uno solo da
rilasciare? Più tardi alcuni dichiararono di averlo sostenuto, ma
ricordo bene che si diceva che Yuno a uno avrebbe significato la
richiesta di liberare Renato Curcio.
Né una brigatista in qualche modo minore, la Besuschio, di cui
pure si parlò, poteva essere un utile baratto poiché aveva altri
carichi pendenti per reati da mandato di cattura obbligatorio. Per
conto di Paolo VI, che voleva molto bene ad Aldo, ex presidente
della sua FUCI, monsignor Macchi cercò un contatto, pronto a
pagare anche una fortissima somma per il riscatto. Avevo dato il
mio assenso, anche se questo danaro probabilmente avrebbe
finanziato tante altre tragiche avventure, maanche questo
estremo sforzo restò vano. Comunque troncò la disputa sulla
efficacia di una taglia.
Il contatto con i partiti fu quotidiano. Zaccagnini si diceva, ed
era, trafitto, cercava nella preghiera il conforto anche per la nostra incapacità individuale e collettiva di mantenere con No-retta
Moro un rapporto doloroso ma non accusatorio. A Palazzo Chigi
venivano ogni giorno Freato e Rana, da lei indicati, e alla fine
scrissero una lettera a Franco Evangelisti attestando questo rapporto. Al telefono Noretta era durissima ed era più che comprensibile, ma che cosa potevamo fare di più?
L'epilogo di sangue avvenne il 9 maggio, quando la salma di
Aldo - assassinato quei mattino - fu fatta trovare in una automobile parcheggiata a ridosso della sede comunista delle Botteghe
Oscure e dietro piazza del Gesù.
Non desiderando la famiglia avere politici al funerale, questo
fu celebrato in silenzio a Torrita Tiberina, dove Aldo andava in
campagna a riposare. Ma nella solennità della cattedrale ii San
Giovanni in Laterano, Paolo VI, dolorante e spossato, /enne a
officiare una liturgia di suffragio, improvvisando una igghiacciante preghiera: «Tu non hai esaudito la nostra supplica vrla
incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio,
inveente e amico (...) Fa' che il nostro cuore sappia perdonare
Voltraggio ^giusto e mortale inflitto a questo uomo carissimo e a
quelli che hanno étto la stessa sorte».
[da Giulio Andreotti, De prima Re Publica, Rizzoli, 1996]
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La Fiera Libraria -Maggio / Giugno 2013