COPEAU - KIERKEGAARD -WAGNER LA FIERA LIBRARIA MENSILE D’INFORMAZIONE BIBLIOGRAFICA, POLITICA E CULTURALE Richard Wagner, la nascita della musica Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo Copeau, Il poverello d’Assisi Le théâtre français, avant et après Copeau Hans Hurs von Balthasar, il gesuita scomunicato dai gesuiti Aimé Cesaire, poeta della negritude Gli ottant’anni di Lea Massari Obama orgoglioso dei sodomiti Putin legifera contro la sodomia LA FIERA LIBRARIA - A. XXXIII- Nº 298 - MAGGIO / GIUGNO 2013 LA FIERA LIBRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO le Penseur de Notre-Dame de Paris EDITORIALE Del chiacchiereccio di Luigi Castiglione Direttore responsabile Luigi Castiglione Vicedirettore Massimo Ubaldi Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Pilar Moreno Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia IN PRIMO PIANO Cannes: Thriller, erotismo e biopic, films in gara Nasce la Fondazione Taormina festival Camus, la Francia celebra il centenario della nascita Melampo pubblica racconti inediti di Camilleri 6/10 GALLERIA Wagner, la nascita della musica Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo Copeau, Il Poverello d’Assisi Le théâtre français avant et après Copeau Aimé Cesaire poeta della negritude Hans Hurs von Balthasar e l’identità cristiana Mappatura dei contesti magici 11/34 CRONACA DELL’ALDIQUÀ L’intramontabile Lea Massari Emilio Colombo, l’ultimo costituente Corruzione in Vaticano Aldo Moro e le verità postume Obama elogia la somomia Putin legifera contro i sodomiti Centro direttivo europeo email: [email protected] Anno XXXIII - Nº 298 Maggio/giugno 2013 2 INSERTO EDIZIONI LOGOS, 42/48 4 EDITORIALE Del chiacchiereccio Durante la messa del 18 maggio a Santa Marta papa Bergoglio si è soffermato sul chiacchereccio. Per Bergoglio, «la chiacchiera è proprio spellarsi, farsi male l’uno all’altro. Le chiacchiere, o i pettegolezzi, sono distruttive nella Chiesa». Ed in realtà oggi il chiacchiereccio non è solo nella Chiesa, ma anche tra certi presunti leaders, o bosses politici, che si ritengono autorizzati a dire quante più stupidaggini possono pur di danneggiare l’avversario, e tra quei magistrati che costruiscono dal nulla diatribe puzzose, o che della verità dicono soltanto «la metà che conviene» loro. Tutt’il contrario di quello che, oltre cent’anni fa, Péguy scriveva nella «Lettre du provincial»: «Prima di ogni obbligo, c’è l’obbligo di dire la verità. Dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, dire stupidamente la verità stupida, noiosamente la verità noiosa, tristemente la verità triste: ecco ciò che ci siamo proposti da più di venti mesi, e non soltanto per le questioni di dottrina e di metodo, ma anche, soprattutto per l’azione Ci siamo quasi riusciti. Bisogna rinunciarvi?» Ma come si manifesta la chiacchiera? si chiede il pontefice. «Normalmente facciamo tre cose»: «Facciamo la disinformazione: dire soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi. Alcuni sorridono ma quello è vero o no? Hai visto che cosa? E passa. Secondo è la diffamazione: quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, raccontarla, “fare il giornalista”. E la fama di questa persona è rovinata. E la terza è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!». «Tutti e tre – disinformazione, diffamazione e calunnia – sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli». Ricordando poi quanto detto da Gesù a Pietro, papa Francesco ha aggiunto che «le chiacchiere non ti faranno bene, perché ti porteranno proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa». Ecco perché, soprattutto noialtri cristiani, dobbiamo sempre parlar chiaro, dire come realmente le cose stanno, elogiare senza criticare, quando n’è il caso, non è cristiano, dire quella parte di verità che conviene e nascondere, sottacere, omettere l’altra che palesa i peccati ad esempio dei papi criminali, dei santi furbeschi, della gerarchia «distratta» non è cristiano... Stravolgere la verità a scopo apologetico è mentire... La disinformazione è diffamazione indiretta, ed è satanica, «è quello che vuole il diavolo». Satana è il padre della menzogna... «L’invidia arrugginisce la comunità cristiana», ha continuato il Papa nell’omelia, le «fa tanto male», il «diavolo vuole quello». «Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani! La chiacchiera è proprio spellarsi, eh? Farsi male l’uno all’altro. È come se volesse diminuire l’altro: invece di crescere io, faccio che l’altro sia più basso e mi sento grande. Quello non va! Sembra bello chiacchierare. Non so perché, ma sembra bello». «La chiacchiera è cosi – ha proseguito –. È dolce all’inizio e poi ti rovina, ti rovina l’anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive. È un po’ lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua; ammazzare il fratello!» Su questa strada, ha concluso «il papa che dice la verità», «diventiamo cristiani di buone maniere e cattive abitudini!... Disinformazione, diffamazione e calunnia sono peccato». Luigi Castiglione LA FIERA LIBRARIA La foire du livre La feria del libro A feira do livro Book Fair Bokmessen The book fair Knižní veletrh ブックフェア Targi książki Η έκθεσ βιβλίου Liber pulchra Targul de carte Bogen fair Kirjamessut Bokmessen De boekenbeurs LA FIERA LIBRARIA LA FIERA PERMANENTE DEI LIBRI LUIGI CASTIGLIONE FRANCESCO, IL PAPA CHE DICE LA VERITÀ 6 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 PERISCOPIO CANNES: THRILLER, EROTISMO E BIOPIC, FILM IN GARA LA GRANDE BELLEZZA - Una Roma indolente, barocca, stra-cafonal, con donne di plastica e uomini da poco è quella che Sorrentino porta in concorso. "Ringrazio il festival per l'invito e l'attenzione con cui segue il mio lavoro sin dagli esordi. Essere selezionati tra migliaia di film è già un grande riconoscimento", ha dichiarato a caldo il regista. Un film, il suo, che guarda a Satyricon e a La dolce vita, tenuto segreto come è abitudine del regista de Il Divo. Nelle prime immagini si intravede una Roma rumorosa che balla e mangia sulle terrazze dei palazzi umbertini incurante della storia che la circonda. Una capitale volgare e nobile allo stesso tempo e anche piena di una mondanità incapace di disinvoltura. Neppure il Virgilio di questo inferno di brutta musica, donne di plastica e palazzinari la salva. Ovvero il giornalista e scrittore sessantenne, Jep Gambardella (Toni Servillo), protagonista del film approdato a Roma a ventisei anni (proprio come Federico Fellini) che si porta addosso tutta la fame e la curiosità della provincia. Lui, immobile tra la gente che balla dice nel trailer: "Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire". E ancora:"E' tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio, il sentimento, l'emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile". Accanto a Toni Servillo, un cast straordinario: Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Anna Della Rosa, Giovanna Vignola, Roberto Herlitzka, Massimo De Francovich, Giusi Merli, Giorgio Pasotti, Massimo Popolizio, Isabella Ferrari, Franco Graziosi, Sonia Gessner, Luca Marinelli, Dario Cantarelli, Ivan Franek, Anita Kravos, Luciano Virgilio, Vernon Dobtcheff, Serena Grandi, Lillo Petrolo. ‘'La grande bellezza'', che esce in Italia il 21 maggio distribuito da Medusa. ONLY GOD FORGIVES di Nicolas Winding Refn (Francia- Danimarca). Dopo Drive il regista e Ryan Gosling tornano a far coppia. Al fianco di Ryan ci sono Kristin Scott Thomas, Tom Burke e Yayaying, per un crime-thriller tra criminalita', thai boxe e droga. Julian vive a Bangkok e con il fratello Billy gestisce un club di thai boxe, una copertura per la droga. BORGMAN di Alex van Warmerdam (Olanda). Thriller con protagonista Camiel Borgman, individuo sinistro che si aggira tra vie periferiche fino a quando non oltrepassa la soglia della porta di una casa. La sua presenza allora scatena una serie di eventi che distorcono tutta la vita di una famiglia. BEHIND THE CANDELABRA di Steven Soderbergh (USA). Biopic sull'eccentrico pianista Liberace (Michael Douglas) artista e omosessuale scomparso nel 1987 per Aids che, fra gli anni 50 e 60, è stato l'artista con il più alto cachet al mondo. Liberace, che non mai ha rivelato la sua omosessualità, si accompagnava con il suo storico amante Scott (Matt Damon). VENERE IN PELLICCIA di Roman Polanski (Francia). Due i personaggi: Emmanuelle Seigner (Vanda) e Louis Garrel (Thomas). Quest'ultimo è un regista che fa sadici provini a Vanda per uno spettacolo ispirato a un romanzo di von Sacher-Masoch, padre del masochismo. Ma eventi oscuri durante i provini fanno sì che Vanda diventi la domina su Thomas. NEBRASKA di Alexander Payne (USA). Road movie b/n con Bruce Dern e Will Forte, padre e figlio. Il padre, ubri- Luigi Castiglione LA CASA IN ROVINA (Francesco, il papa che dice la verità) Come Marcel nella sua filosofia, così Bergoglio pone al centro della sua missione di vicario di Cristo il rapporto tra uomo e uomo e tra uomo e Dio, rifiutando qualsiasi oggettivazione possibile di tali rapporti, in una logica che concepisce l’esistenza come servizio all’altro e non come problema, aprendo l’uomo al mondo in una dimensione dell’essere che si può scorgere e cogliere nei due fondamentali momenti della fedeltà e dell’amore, che fondano la soggettività rivolta verso l’altro e verso Dio. L’esigenza eticoreligiosa, dunque, in quel che possiamo definire la reciprocità delle coscienze individuali nella «dialettica triadica» (squisitamente marceliana) dell’iotu-il mondo: io per te, tu per me, io e tu per gli altri, gli altri per me, per te, per tutti coloro che hanno bisogno d’appoggio, d’aiuto, d’affetto, d’amore, di tenerezza... EDIZIONI LOGOS ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 7 PERISCOPIO Per l'Italia in concorso «La Grande bellezza». acone, ha una mission. Andare fino in Nebraska, per incassare un 1 milione di dollari dalla Publishers Clearing House. JEUNE & JOLIE di Franois Ozon. Il ritratto di una ragazza 17enne (Marine Vacht) alle prese con la sua sessualità consumata prima mediaticamente e poi trasgressivamente in incontri al buio in albergo. Nel cast anche Charlotte Rampling. SHIELD OF STRAW di Takashi Miike (Giappone). Di scena due poliziotti di scorta a un killer. Loro compito evitare di imbattersi nei cacciatori di taglie, desiderosi di mettere le mani sulla ricca cifra offerta dal ricco nonno della vittima. LA VIE D'ADELE di Abdellatif Kechiche (Francia). Adele quindicenne, aspetta il grande amore. Immagina sia il tenebroso Thomas, ma lo stesso giorno incontra una ragazza dai capelli blu che diventa protagonista dei suoi desideri. Adele prova a concedersi a Thomas ma sa di provar attrazione per le ragazze. LIKE FATHER, LIKE SON di Hirokazu Koreeda (Giappone).Ryota, uomo che si è fatto da solo, e la moglie Midori scoprono che sei anni prima il figlio Keita è stato oggetto di uno scambio di neonati. Cosa farà Ryota? Sceglierà il figlio che ha cresciuto o quello naturale. A TOUCH OF SIN di Jia Zhangke (Cina). I protagonisti sono Jiang Wu, Wang Baoqiang e la musa ispiratrice del regista, nonché sua compagna, Zhao Tao. Del film si sa davvero poco: l'unica cosa certa è che si tratterà di un roadmovie. GRISGRIS di Mahamat-Saleh Haroun (Ciad). La storia di Grigris, 25 anni, che sogna di fare il ballerino nonostante la sua gamba paralizzata. Una sfida. Ma il suo sogno si infrange quando suo zio si ammala gravemente. THE IMMIGRANT di James Gray (USA) racconta la storia di una donna (Marionne Cotillard) emigrata da Polonia in Usa; la sorella, però, viene fermata ad Ellis Island. La donna, una volta a New York, entra nel mondo del burlesque e della prostituzione grazie Joaquin Phoenix finché non appare un mago (Jeremy Renner) che spera di salvarla. THE PAST di Asghar Farhadi (Francia). Dopo Una separazione, il regista parla ancora di famiglia. Di scena un iraniano che vive Francia che abbandona moglie e figli e torna in Iran. La sua ex si lega a un altro uomo e vuole il divorzio. L'uomo torna così in Francia per scoprire che il nuovo compagno della moglie vive già in casa assieme a lei e soprattutto ai suoi figli. HELI di Amat Escalante (Messico) In un piccola città messicana che vive assemblando automobili e a un cartello della droga, Heli deve trovare suo padre scomparso. Lo deve fare aggirandosi tra Giulio Salvadori San Francesco d’Assisi Premessa di Nello Vian Il «santo delle lettere italiane» coglie in questo saggio sul Poverello di Assisi una singolare intensità di vita, derivata dall’ardore della sua propria ascensione e dalla fedele conformità al modello. Incontratolo tra i colli della Brianza durante un convegno, Paul Sabatier ebbe del Salvadori ad esclamare: «Mais voila Saint-François!» EDIZIONI LOGOS 8 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 PERISCOPIO corruzione, droga, sfruttamento sessuale, sensi di colpa e di vendetta, ma senza trascurare l'amore. JIMMY P. di Arnaud Desplechin (Francia). Alla fine della IIa guerra mondiale, Jimmy Picard (Benicio del Toro), americano che ha combattuto in Francia, arriva in ospedale per emicranie e perdite improvvise di vista e udito. La diagnosi è schizofrenia. Si chiede aiuto a un antropologo (Amalric). MICHAEL KOHLHAAS di Arnaud des Pallieres (Francia-Germania). Nel 16/o secolo, Michael Kohlhaas, mercante di cavalli, conduce una vita familare felice. Vittima di una ingiustizia, quest'uomo pio e integro si arma e mette a ferro e fuoco la città. Il film deriva da un romanzo Kleist. INSIDE LLEWYN di Ethan Coen e Joel Coen (USA). Si torna alla musica anni 60. Ambientato nel Greenwich Village il film è ispirato alla vita del cantautore folk Dave van Ronk (Oscar Isaac). Amico di Dylan e Joni Mitchell, il lungometraggio è tratto dai diari postumi dello stesso musicista. Nel cast: Carey Mulligan, Justin Timberlake, John Goodman, e Murray Abraham. A CASTLE IN ITALY di Valeria Bruni Tedeschi (Francia) Una donna incontra un uomo. I suoi sogni riprendono vita. Nel film anche la storia di suo fratello malato, la loro madre e del destino di una prestigiosa e ricca famiglia di industriali. ONLY LOVERS LEFT ALIVE di Jim Jarmusch (USA) racconta la storia d'amore tra due vampiri, Adam e Eve assieme da secoli con Tom Hiddleston (che aveva sostituito Fassbender) e Tilda Swinton. Accanto a loro troviamo Mia Wasikowska e John Hurt. Michael Rohde La cura dei giardini storici Teoria e prassi a cura di Massimo de Vico Fallani Sabato 18 Maggio 2013 - ore 18.00 Auditorium Parco della Musica - Roma presentano Massimo de Vico Fallani e Fabio De Carlo Casa Editrice Leo S.Olschki ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 9 PERISCOPIO VALORIZZAZIONE DELLA CITTÀ Nasce la Fondazione Taormina Festival La Fondazione Taormina Festival, creata da artisti di chiara fama nel settore dello spettacolo dal vivo, nonché da una serie di investitori e di produttori privati nel mondo della musica classica, dell’opera e della danza internazionale, porta il nome di Taormina proprio per la volontà di valorizzare come luogo di spettacolo d’eccellenza la città; Nasce a Taormina, località turistica tra le più suggestive ed amate del Mediterraneo, ma anche una delle più prestigiose ribalte per lo spettacolo grazie al monumentale e incantevole palcoscenico del Teatro Greco Romano, la prima fondazione dedicata esclusivamente allo spettacolo dal vivo. Dopo anni ed anni di diatribe e di lotte politiche, auspici e tentativi di dar vita proprio a Taormina ad una vera e propria fondazione artistica, organizzata sul modello di già affermate istituzioni di spettacolo dal vivo dotate di propria autonomia gestionale, è stata finalmente costituita da pochi giorni la Fondazione Taormina Festival. Istituita e promossa con l’obiettivo di dar vita ogni anno a Taormina ad un grande festival internazionale di musica, opera, danza, arte e in genere di spettacolo dal vivo, la Fondazione Taormina Festival prende vita in un periodo tutt’altro che propizio per l’arte, la cultura e lo spettacolo in genere, in cui persino i teatri, i festival e le rassegne più prestigiose soffrono la tendenza ormai cronica degli organi governativi e degli enti locali a tagliare sensibilmente finanziamenti e contributi, quando non rischiano addirittura la chiusura non solo per via della crisi economica ma anche per via di gestioni scarsamente competitive. La Fondazione Taormina Festival, creata da artisti di chiara fama nel settore dello spettacolo dal vivo, nonché da una serie di investitori e di produttori privati nel mondo della musica classica, dell’opera e della danza internazionale, porta il nome di Taormina proprio per la volontà di valorizzare come luogo di spettacolo d’eccellenza la città e il suo meraviglioso Teatro Antico, con l’obiettivo di distinguersi nel panorama produttivo ed organizzativo non solo siciliano bensì europeo grazie anche e soprattutto ad una programmazione finalmente triennale, producendo direttamente e finanziando spettacoli di assoluta qualità ed eccellenza a Taormina e nell’area mediterranea. Tra gli enti e le istituzioni che patrocinano la Fondazione Taormina Festival, la cui struttura e programmazione sarà presentata nei prossimi giorni proprio a Taormina, reti televisive come la RAI, ma anche straniere come la BBC ed Arte, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Unione Europea. Nei prossimi giorni, dopo la prima riunione del Consiglio di Amministrazione, la Fondazione Taormina Festival renderà pubbliche le proprie cariche interne e soprattutto i direttori artistici che avranno il compito di dirigere le varie sezioni del Taormina Festival, scelti tra figure di consolidata fama internazionale. 10 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 PERISCOPIO EBOOKS LOGOS / Novità SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro Originale figura di uomo e di pensatore, spirito squisitamente poetico e profondamente religioso, propugnatore di una nuova religiosità integralmente vissuta in contrasto sia con l’idealismo hegeliano che con il protestantesimo ufficiale, Kierkegaard è scrittore di gran classe, di finissima penetrazione analitica e di straordinaria potenza dialettica. Nelle sue numerose opere, quasi tutte più o meno autobiografiche, si riflettono le esperienze della sua vita mondana, le ansie del cristiano di fronte al problema della salvezza, le polemiche giornalistiche. Ma proprio su quest'incandescente materia autobiografica si costruisce la sua riflessione: audace e geniale visione filosofico-religiosa della vita, dove il valore assoluto della verità personale e concreta del cristianesimo si afferma contro la verità generale e razionale dei sistemi filosofici. Tradotti, introdotti e annotati da Cornelio Fabro, questi scritti hanno infatti la peculiarità d’introdurre al senso di tutta l'imponente produzione letteraria del terribile contestatore cristiano. SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 1 1. La dialettica della comunicazione etica ed etico-religiosa - 2. Sulla mia vita letteraria - 3. Il punto di vista della mia attività letteraria. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro - Pagine 216, €. 16 SØREN KIERKEGAARD Scritti sulla comunicazione / 2 4. Due piccole dissertazioni etico-religiose (E' lecito ad un uomo farsi uccidere per la verità? - Della differenza fra un genio ed un apostolo) - 5. La neutralità armata, ossia la mia posizione come scrittore cristiano nella cristianità - 6. La risposta al "pastore di campagna" - 7. Testi complementari sulla comunicazione - Postilla ermeneutica del traduttore. Traduzione dal danese, introduzione e note a cura di Cornelio Fabro II ed., eBook, pagine 176, € 16 SØREN AABYE KIERKEGAARD, filosofo e teologo danese, padre dell’esistenzialismo moderno (Copenaghen, 1815-1855). La sua fecondissima attività letteraria è rappresentata da circa trenta volumi, di cui una decina comprende le Opere (Samlede Vaerker) e gli altri venti raccolgono le Carte (Efterladte Papirer). Tra i titoli principali, oltre ad Aut-Aut (1843), Timore e tremore (1843), La ripetizione (1843), Briciole filosofiche (1844), II concetto dell’angoscia (1844), Stadi del cammino della vita (1845), Postilla alle «Briciole filosofiche» (1846), La malattia mortale (1849), La scuola del cristianesimo (1850) e il Diario 1848-1851 (curato in italiano da Cornelio Fabro, la cui introduzione è stata giudicata «quanto di meglio sia stato scritto in Italia» sullo scrittore danese). [email protected] – edilogos.com Albert Camus, la Francia celebra il centenario della nascita con nuovi libri La Francia festeggia in grande stile il centenario della nascita dello scrittore Albert Camus, 1913-1960), insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1957. Oltre a mostre, convegni e conferenze, sono in arrivo numerose pubblicazioni e in prima fila ci saranno le Editions Gallimard. Oltre alla ristampa di gran parte delle opere dell'autore di ''La caduta'' e ''Lo straniero'', la prestigiosa casa editrice parigina ha annunciato per il prossimo mese di settembre, nella collezione Bianca, tre volumi della corrispondenza di Camus: il primo conterrà le lettere con il poeta Francis Ponge, il secondo con lo scrittore Roger Martin du Gard e il terzo con l'intellettuale Louis Guilloux. Gallimard pubblicherà anche il catalogo della mostra dedicata ad Albert Camus ad Aix-en-Provence. Durante l'anno del centenario, che cadrà esattamente il prossimo 7 novembre, vedrà la luce anche il volume ''Le monde en partage. Itineraires d'Albert Camus'' di Catherine Camus, la figlia dello scrittore. Una nuova edizione delle opere di Camus sarà stampata con la prefazione di Raphael Enthoven. ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 11 IN PRIMO PIANO DUECENTO ANNI DALLA NASCITA Richard Wagner, la nascita della musica R ichard Wagner, compositore, scrittore, pensatore e librettista - nonchè impresario teatrale di se stesso - che ha sconvolto la musica dell'Ottocento, nasce a Lipsia il 22 Maggio 1813. Limitare l'azione e l'operato di Wagner alla sola sfera musicale è fare un torto al suo immenso genio: la sua azione innovatrice non si lega solamente alla musica strettamente intesa, ma all'idea e concezione del teatro "tout court". La carriera di questo gigante della storia della musica comincia in modo un po' travagliato, così come sarà estremamente travagliata e avventurosa la sua vita. Non a caso la lettura delle memorie autobiografiche "La mia vita", rappresenta un'esperienza veramente emozionante. Rimasto orfano di padre, Richard Wagner rimane solo con la madre che presto si risposa però con l'attore Ludwig Geyer. Quest'ultimo, affezionatosi al bambino, lo porta sempre con sé in teatro: il contatto assiduo con il mondo del palcoscenico lascerà nella mente del fanciullo un'impressione incancellabile. Dopo aver intrapreso in modo discontinuo gli studi musicali, nel 1830 Wagner si dedica seriamente a questa disciplina sotto la guida di Theodor Weinlig, alla Thomasschule di Lipsia. In seguito ad alcuni lavori giovanili (fra cui una sinfonia), ottiene la nomina a direttore del coro del teatro di Würzburg, nel 1833, che gli offre la possibilità di ricoprire saltuariamente le cariche di direttore di scena, di suggeritore e, successivamente, di direttore d'orchestra. Sempre a Würzburg compone la sua prima opera "Die Feen" dall'impianto melodico e armonico ancora poco definito, con forti influenze dello stile di Weber. L'attività di musicista di Wagner non è sufficiente per assicurargli un adeguato tenore di vita e, soffocato dai debiti, si imbarca nel porto di Riga. Il viaggio si rivela piuttosto avventuroso, a causa di una improvvisa tempesta. La spaventosa esperienza sarà uno dei motivi ispiratori de "Il Vascello Fantasma". Approdato a Parigi nel 1836 sposa la cantante Minna Planner. E' in questo periodo che matura la decisione di scrivere i libretti dei propri drammi in piena autonomia, assecondando in questo modo la sua cognizione affatto personale di teatro musicale. Diviso fra Parigi e Medoun, inizia ad approfondire lo studio della musica di Berlioz e a comporre "L'Olandese volante" (o "Il vascello fantasma") e a studiare attentamente leggende tratte dall'epica germanica come quelle di Lo-hengrin e di Tannhäuser. Il 1842 vede finalmente il vero debutto teatrale di Wagner con la tanto sospirata esecuzione del "Rienzi" avvenuta a Dresda. Il successo ottenuto gli procura, l'anno seguente, la carica di Musikdirektor all'opera di corte. La prima rappresentazione de "Il vascello fantasma", andata in scena sempre a Dresda nel 1843, testimonia la volontà ormai concreta di allontanarsi dai modelli allora imperanti in tutta Europa, da quelli belcantistici all'italiana a quelli francesi o anche tipicamente tedeschi. Richard Wagner è proteso alla realizzazione di un'opera che non sia un insieme di pezzi chiusi interrotti da recitativi ma che si dispieghi in un continuo flusso melodico, tale da trascinare l'ascoltatore in una dimensione emotiva mai esplorata prima. Nel 1848 partecipa ai moti rivoluzionari aderendo alle file degli anarchici, motivo per cui, arrestato, viene condannato a morte; riesce però a fuggire rocambolescamente e a rifugiarsi a Zurigo dove si trattiene fino all'amnistia (1860). Reso celebre dalle proprie disavventure politiche e dalle idee rivoluzionarie, comincia la stesura di diversi trattati politico artistici, tra cui si ricordano "L'arte e la rivoluzione" del 1849, "Opera e Dramma" del 1851 e soprattutto "L'opera d'arte dell'avvenire". Liszt, gigante del pianoforte, grande amico di Wagner, organizza a Weimar nel 1850, la prima rappresentazione del sublime "Lohengrin", in cui si palesa un ulteriore sviluppo della drammaturgia wagneriana. Nel 1852 Wagner comincia a lavorare assiduamente all'ambizioso progetto del "Der Ring des Nibelungen" ("L'anello del Nibelungo"), un immenso dramma teatrale suddiviso in un prologo e tre giornate. Sul piano musicale Wagner con «Copeau, prima di morire, effuse la sua pacata tristezza, d'innamorato d'un grande ideale deluso dalla realtà mediocre, in un dramma sacro, Le Petit pauvre: il quale svolge appunto la tragedia del cristiano per eccellenza, Francesco d'Assisi, assertore d'un assoluto fatalmente sminuito, se non tradito, dal compromesso» (Silvio D'Amico).» "Il Poverello d'Assisi di Copeau è un’opera singolarmente interessante, direi unica nel suo genere, essendo non tanto quella d'un drammaturgo (che tale è stato Copeau quale letterato) quanto l'opera d’un regista: è forse il primo e per ora unico esempio d'un dramma nel quale un regista, arrivato a vedere concluso un suo tentativo di rinnovamento, ha creduto necessario trasfondere il senso e quasi anche la forma dello sforzo compiuto, perché ne rimanesse testimonianza»in un fatto poetico vivo» (Orazio Costa). Jacques Copeau, attore, regista e scrittore francese, nato a Parigi il 4 febbraio 1879 e morto a Pernand-Vergelesses (Còte d'Or) il 20 ottobre 1949. Nel 1909, con Gide e Rivière, fu uno dei fondatori della «Nouvelle revue frangaise». Nel 1913 passò al teatro attivo fondando il Vieux-Colombier, dove operò un rinnovamento nella tecnica dell'allestimento teatrale che dava alla parola un'assoluta preminenza. Tra le sue realizzazioni più significative si possono citare La dodicesima notte di Shakespeare, l'adattamento scenico dei Fratelli Karamazov, la sacra rappresentazione Π miracolo del pane dorato. Nel 1920 apri una scuola d'arte drammatica annessa al teatro del Vieux-Colombiér. Nel 1924, lasciatane la direzione, si ritirò in Borgogna con un gruppo di discepoli che vennero detti i "Copiaux", intraprendendo un tentativo di teatro popolare. Nel 1936 entfò a far parte della Comédie-francaise. EDIZIONI LOGOS 12 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO cepisce l'opera come appunto caratterizzata da un "continuum" melodico, in cui si inseriscono però i cosiddetti "Leit-Motiv", cioè temi musicali ricorrenti, legati in particolare a un personaggio o a una particolare situazione della vicenda. Molti dei personaggi dei suoi drammi sono presentati da una breve sequenza di note che, elaborata in vari modi, ritorna in differenti combinazioni ogni volta che il personaggio entra in scena; altra caratteristiche wagneriana è la trasformazione radicale della tavolozza orchestrale e l'ampliamento delle possibilità strumentali. Il "Ring" è anche il protagonista di un'interruzione decennale nella stesura, durante i quali il compositore, nella sua frenetica vita, si separa dalla moglie e compone "Tristano e Isotta" e "I maestri cantori di Norimberga". Nel 1864 Wagner viene chiamato in Baviera dal nuovo re Ludovico II, suo grande ammiratore, che gli procura una cospicua rendita e una grande casa dove sistemarsi. Cura la rappresentazione del "Tristano e Isotta" che però non viene accolta con grande entusiasmo dal pubblico. Si tratta in effetti di un'opera che non poteva che sconcertare i timpani dell'uditorio ottocentesco, a causa delle "bizzarrie" armoniche ivi contenute, a partire dal celeberrimo "accordo tristaniano" nel quale l'armonia classica comincia inesorabilmente ad andare in pezzi. Fiumi di inchiostro sono stati spesi su questo accordo: molti lo considerano il germe di tutta la musica del Novecento. Parallelamente agli scandali teatrali, non mancano quelli privati. Wagner da tempo intratteneva una relazione con Cosima Liszt, moglie del celebre direttore d'orchestra Hans Von Bulow e figlia del mentore Franz Liszt, relazione ben conosciuta e sulla bocca di tutti. Lo scandalo costringe Ludovico II ad allontanare il maestro da Monaco. Tuttavia, sotto la protezione del monarca bavarese, Wagner porta avanti la composizione dell'Anello e scrive "L'Idillio di Sigfrido", poetico, ispiratissimo acquerello orchestrale in onore del figlioletto appena dato alla luce da Cosima (e chiamato anch'esso Sigfrido). Nel 1870, dopo la morte di Minna, sposa finalmente Cosima. Queste seconde nozze arrecano a Wagner un po' di tranquillità e serenità oltre a tre figli: il già nominato Sigfrido, Isotta e Eva. Nel 1876, con la rappresentazione completa del "Ring", finalmente si concludono anche i lavori per la costruzione di un teatro a Bayreuth, edificio eretto ad "immagine e somiglianza" della concezione teatrale wagneriana. Di fatto il teatro d'opera come lo intendiamo noi oggi (con la buca per l'orchestra, la cura Nelle foto: Bayreuther Festspielhaus e, sotto: La sala del Palazzo dei festivals nel 2005.Palais des festivals en 2005. Il Festspielhaus di Bayreuth è un teatro d'opera situato nella parte nord della città di Bayreuth, in Baviera (Germania), dedicato esclusivamente alle rappresentazioni dei drammi musicali del compositore tedesco Richard Wagner. È la sede dell'annuale Festival di Bayreuth, per il quale fu appositamente concepito e progettato. È situato su una piccola collina (la "collina verde") in una posizione tranquilla e isolata dal centro della cittadina. per i problemi dell'acustica corretta e molto altro), è frutto dell'attento studio architettonico e scenico di Wagner in questo campo. Ancora oggi, inoltre, ogni anno a Bayreuth si celebra il Festival wagneriano, che rappresenta tutti i lavori teatrali del compositore tedesco, rileggendone le sue "infuocate" pagine con rinnovata attenzione (si parla anche di "pellegrinaggio wagneriano", dizione che ha preso piede per chi desidera visitare i luoghi "santi" del compositore). Ormai famoso ed economicamente soddisfatto Richard Wagner si dedica ad un altro progetto: la stesura del "Parsifal", che inizierà nel 1877 per concludersi a Palermo nel 1882. A questo proposito è da ricordare il suo travagliato rapporto con Nietszche. Il giovane filosofo manifesta per l'autore del Parsifal un entusiasmo pari solo alla veemenza con cui successivamente lo respinse. La svolta arriva con "Umano, troppo umano" (1878), in cui Nietszche denuncia la progressiva intellettualizzazione dell'arte, un processo che giunge all'acme negativa, a suo dire, proprio con Wagner: "Il brutto, il misterioso, il terribile del mondo", scrive Nietzsche, "vengono progressivamente addomesticati dalle arti e dalla musica in particolare... ciò corrisponde a un ottundimento della nostra capacità sensoriale". Con "Il caso Wagner" (1884), poi, l'attacco al compositore si fa aperto. Fra le accuse che vengono rivolte dall'irruento filosofo al compositore si legge l'affermazione di un profondo misconoscimento del ruolo dell'opera, sfiducia nella sua autonomia, trasformazione dell'arte nel "portavoce della metafisica", nel "ventriloquo d'Iddio". Ma più che una imputazione di colpa, quella di Nietzsche è l'analisi dei sintomi di una malattia di cui l'artista sarebbe affetto, e che ammorba anche la musica: "Wagner è un nevrotico". O, come si denuncia in altre pagine, "un decadente". Nietzsche radiografa, a partire dal "sintomo" Wagner, la crisi che affligge la modernità nella sua interezza. Wagner si accoda, nell'invettiva niciana a quell'impoverimento teorico che intacca tutte le manifestazioni artistiche sfaldandone il rapporto con la vita attraverso un processo che decompone le opere, privilegiando il particolare sull'unità, la frase sulla pagina, la parola sulla frase. E' quel che accade, sul piano filosofico, alla storiografia, malattia storica che rende incapaci di stringere la sintesi di una grande narrazione. Ed è quel che accade nello specifico nella musica dove, a discapito della perfezione e della semplicità del "grande stile", acquistano rilievo la retorica, la scenografia, l'istrionismo, i virtuosismi, l'eccedenza espressiva che vuole com ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 13 IN PRIMO PIANO piacere il gusto delle masse (sarebbe il trucco di Wagner, "il commediante"). Purtuttavia, le ragioni di un attacco così veemente (che pur porta Nietzsche a individuare con intelligenza geniale i punti di forza e le capacità di seduzione del fenomeno Wagner) sono del tutto personali. Lo stesso filosofo sa bene (e lo dimostra negli scritti di "Ecce homo") di essere tanto quanto Wagner, un decadente, un figlio del proprio tempo che non può che "concrescere con il wagnerismo" ed è pertanto costretto a difendersi dal contagio di quella stessa malattia. Una mirabile fotografia di questa inestricabile miscela di seduzione e odio, la troviamo nella parole del grande studioso niciano Giorgio Colli: "L'iroso dispetto, l'odio, la maledizione, e d'altra parte la smodata ammirazione, il fanatismo che hanno accompagnato, prima e dopo la loro morte questi due uomini, testimoniano la violenza della loro personalità, che non ha avuto eguali nella storia dell'arte e del pensiero. Dopo di essi non si è più presentata un'energia creativa la cui impronta restasse così segnata, che afferrasse o respingesse con tanta prepotenza". Nell'autunno 1882 la famiglia Wagner si trasferisce a Venezia e si stabilisce nel palazzo Vendramin. Qui Richard Wagner si spegne il 13 febbraio 1883 a causa di un attacco cardiaco. La sua salma viene sepolta a Bayreuth vicino al suo teatro. Liszt compone, sulla scia dell'intensa emozione, visionari e aforistici brani pianistici in memoria dell'amico scomparso (fra i quali il lugubre, annichilito, "R.W.-Venezia"). DUECENTO ANNI DALLA NASCITA Kierkegaard, padre dell’esistenzialismo I l filosofo danese, considerato il padre dell'esistenzialismo, Søren Aabye Kierkegaard nasce a Copenaghen il giorno 5 maggio 1813. Il padre Michael Pedersen è un ricco commerciante che non aveva avuto figli dalla prima moglie; la seconda moglie, Ane Lund, concepisce invece sette figli, dei quali Soren è l'ultimo. Il giovane viene indirizzato verso l'esperienza della comunità religiosa pietista (forma di religiosità protestante sorta in polemica con il luteranesimo istituzionale per opera di Philipp Jacob Spene): l'educazione è severa, improntata al pessimismo ed al sentimento del peccato, e caratterizzata da una valutazione negativa della cristianità protestantica ufficiale della Danimarca del tempo. Cinque dei suoi fratelli muoino quando il futuro filosofo è solo ventenne. La tragedia dei fratelli e l'educazione ricevuta faranno di Kierkegaard un uomo triste e votato all'introspezione, nonché ai facili e penosi sensi di colpa. Sarà inoltre sempre cagionevole di salute. Kierkegaard inizia nel 1830 gli studi universitari di teologia, laureandosi dopo undici anni. La prospettiva, poi non realizzata, era quella di diventare pastore protestante. Durante il periodo universitario partecipa a un movimento religioso e riformistico, professando idee social-cristiane: nel giovane Kierkegaard vi è più la preoccupazione di una riforma ecclesiale pietistica che abbia un riflesso anche nei rapporti sociali della società civile, che non la preoccupazione di sviluppare una ricerca teologica autonoma. In questi anni ha modo di ricoprire il ruolo di presidente della lega degli studenti, attaccando soprattutto le idee liberal-borghesi di rinnovamento democratico. La sua posizione non era molto dissimile da quella dell'ultimo Schelling, che si illudeva di poter superare l'hegelismo accentuando l'importanza della religione. Nella sua tesi di laurea del 1841, "Sul concetto dell'ironia in costante riferimento a Socrate" (poi pubblicata), Kierkegaard prende posizione contro il romanticismo estetico, evasivo, estraniato, dei fratelli Schlegel, di Tieck e Solger, mettendosi dalla parte di Hegel. L'ironia romantica è per Kierkegaard fonte di isolamento. Contro i romantici tedeschi e danesi, egli oppone Goethe e Shakespeare, dove l'ironia è solo un "momento", non una condizione di vita. Nel 1840, dopo aver sostenuto un esame di teologia che lo abilitava alla carriera ecclesiastica, aveva compiuto un viaggio nello Jutland per rimettersi da una grave forma di esaurimento nervoso; decide improvvisamente di fidanzarsi con la diciottenne Regina Olsen, ma dopo poco circa un anno rompe il fidanzamento. Regina era pronta a tutto pur di sposarlo, ma Kierkegaard fa il possibile per apparire disgustoso, in modo che cada su di lui la colpa della rottura del fidanzamento, che gli procurerà poi un grosso rimpianto per il resto della vita. Subito dopo aver rotto con Regina compie un viaggio a Berlino per ascoltare le lezioni di Schelling, ma ne rimane profondamente deluso. Nel marzo del 1842 torna a Copenaghen e dà inizio a quella che sarà una vasta produzione letteraria. Kierkegaard possiede un temperamento scontroso, poco socievole, e conduce un'esistenza appartata. Gli unici fatti rilevanti della sua vita sono gli attacchi mossi dal giornale satirico "Il corsaro" (Kierkegaard appare più volte ritratto in caricature maligne), e la polemica contro l'opportunismo e il conformismo religioso che Kierkegaard avrebbe condotto nell'ultimo anno della sua vita, in una serie di articoli pubblicati nel periodico "Il momento": Kierkegaard accusava la Chiesa danese di essere mondana e di aver tradito gli insegnamenti originari di Cristo. Nel 1843 Kierkegaard pubblica "EntenEl-ler", la sua opera più significativa che fu anche quella che gli darà maggior successo. Enten-Eller è diviso in due parti e contiene la sintesi del pensiero estetico, religioso e fenomenologico del giovane Kierkegaard. Vi sono inclusi il "Diario del seduttore" (scritto per respingere Regina), i "Diapsalmata" (una serie di aforismi autobiografici), "Il riflesso del tragico antico nel tragico moderno", in cui Kierkegaard contesta il valore dell'associazionismo della sua epoca, anteponendogli quello dell'individualità isolata, tormentata, che si sacrifica per il bene dell'ideale. Vi è anche "Don Giovanni", seduttore leggendario (gaudente esteta, cavaliere spagnolo prototipo del libertino, immortalato 14 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO nell'omonima opera di Mozart), e il testo che in lingua italiana è stato tradotto con "AutAut", ma che in realtà è la lunghissima Lettera dell'assessore Gugliemo, il testo più importante di Enten-Eller. Questa Lettera, pur apparendo nella seconda parte del volume, è stata scritta per prima, ed essa, nel suo rifiuto della vita estetico-romantica, è quella che meglio si ricollega alla tesi di laurea. Nonostante il successo editoriale dell'opera, risultano del tutto vani i tentativi di coinvolgerlo in una collaborazione culturale, filosofica (in riferimento soprattutto all'estetica), da parte dei vari circoli, club e riviste di Copenaghen. Di fatto con la pubblicazione di quest'opera Kierkegaard esce dal mondo della cultura e dell'impegno sociale rifiutando per sempre anche la carriera ecclesiastica. Pubblica poi "Timore e tremore", un saggio sulla figura di Abramo con cui antepone al dubbio della filosofia moderna (cartesiana) la fede angosciata nell'Assoluto di un uomo (biblico) che non può mettersi in comunicazione con nessuno, sapendo di non poter essere capito. Kierkegaard si serve di Abramo per giustificare la sua nuova posizione sociale: l'individualismo religioso. Come Abramo, che esteriormente appariva un assassino, mentre interiormente era un uomo di fede, così Kierkegaard sa di apparire alla cittadinanza come una persona stravagante, anomala, inaffidabile. Nel 1844 esce "Il concetto dell'angoscia": Kierkegaard ne aveva già parlato trattando le figure di Antigone, Agamennone, Jefte e soprattutto Abramo. L'opera serve a Kierkegaard per dimostrare che l'angoscia conseguente alla rottura con il mondo sociale è uno stato d'animo inevitabile, come fu in un certo senso inevitabile il peccato originale per Adamo. Nello stesso anno pubblica "Briciole di filosofia" in cui traduce sul piano filosofico le riflessioni maturate sui piani psicologico e religioso. Kierkegaard rifiuta il concetto di "divenire storico" in quanto la storia ha tradito Cristo. Con questo saggio prosegue la critica, iniziata con "Timore e tremore", dell'ufficialità protestantica della Chiesa danese, anche se questa polemica per il momento passa attraverso la critica dell'hegelismo. Kierkegaard non accetta di definirsi "filosofo": anche quando scrive di filosofia preferisce definirsi come "scrittore religioso" o "edificante". Alle Briciole seguirà nel 1846 la monumentale "Postilla conclusiva non scientifica". A partire da questo volume (che secondo Kierkegaard doveva essere un'antitesi alla Logica di Hegel), Kierkegaard si lamenta di non avere più un interlocutore. Riuscirà a vendere solo 50 copie della Postilla, ma l'intenzione di Kierkegaard era proprio quella di concludere la sua attività di scrittore. Viende indotto a terminare l'attività anche dalla polemica con la rivista "Il corsaro", che Luigi Castiglione SALVARSI DAL NULLA (La perdizione esistenziale in Georges Bernanos) EDIZIONI LOGOS lo avrebbe prese in giro per diversi mesi, facendo colpo sul pubblico. Il giornale sarà poi chiuso dal governo e il direttore espulso dal paese per "indegnità morale". Ad ogni modo nella Postilla il disprezzo per la socialità raggiunge forme di particolare conservatorismo filo-monarchico, dalla quali appare chiaro quanto Kierkegaard tema le idee liberali, democratiche e socialiste. In estrema sintesi il pensiero del filosofo danese identifica tre fondamentali stadi nel cammino della vita: lo stadio estetico, quello etico e quello religioso. Dopo un'intera vita passata quasi esclusivamente nella sua città, Soren Kierkegaard muore il giorno 11 novembre 1855, colto da una paralisi. Un invito a leggere (o rileggere), a meditare (o rimeditare), a transustanziare Bernanos in noi, ecco quel che vogliono essere i pensieri in libertà di queste pagine nelle quali cerco di coglierne la «fedeltà senza conformismi», convinto come lui che «non si può realmente servire (nel senso tradizionale di questa stupenda parola) se non si mantiene un'assoluta indipendenza di giudizio di fronte a ciò che si vuol servire». ...pensieri in libertà, dei quali i puntini di sospensione dicono che, — precipitino dall’alto ο ascendano dal basso in un’altalena sospesa nel cielo — non hanno principio e non hanno fine, sia perché il principio, per essere principio, esige una fine, sia perché affonda le radici in terre appunto non dette, ο non volute dire; e la fine non è mai fine, perché nulla può fi-nire, aver fine, avere una fine, se non ciò ο colui che, sponte sua, non sprofondi le radici nell’azzurro infinito dei cieli ο non s’annulli nelle torbide acque e simboliche del «minuscolo stagno solitario» di Vauroux, dove Mouchette, la giumenta di papà Ménétrier in cima al pendìo, si lasciò scivolare «finché non sentì, lungo le gambe e al fianco, il doce morso dell’acqua fredda e, infine, la vita sfuggirle, mentre alle nari le saliva odor di tomba...» Luigi Castiglione, Salvarsi dal nulla (La perdizione esistenziale in Georges Bernanos), eBooks Logos, III Ed, pagine 160, € 16. EBOOKS LOGOS ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO I TRIONFI di Francesco Petrarca  Riproduzione in facsimile del Manoscritto Cod. 2581 (Les Triumphes de Petrarque) conservato presso la Osterreichische Nationalbibliothek (Biblioteca Nazionale Austriaca – Vienna) Testo in francese - commento di Bernardo Glicino Tiratura limitata e numerata di 499 esemplari in numeri arabi di cui 20 FC e 299 esemplari in numeri romani Riproduzione in facsimile fedele all’originale in ogni particolare 1 Volume di grande formato di cm 32,5X21 - 590 pagine 86 grandi miniature tutte inserite in eleganti cornici dorate Oltre 1.800 capilettera dorati Coperta in pelle pieno fiore a concia vegetale Legatura artigianale con cucitura eseguita con ago e filo di canapa - Applicazione manuale del colore oro in due tipologie: in lamina nei capilettera e in polvere nelle miniature - Elegante cofanetto - Dedica personalizzata trascritta da calligrafo - Volume di Commentario con la Prefazione dell’ Ambasciatore d’Austria in Italia Christian B.M. Berlakovits - Pagine totali: 590 - Richiedi informazioni su questo prodotto 15 16 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 eBooks Logos PERISCOPIO Melampo pubblica «I racconti di Nene» di Andrea Camilleri «I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diventar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro mira- colo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori con- tano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro numero non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi, intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato il sabato?» Georges Bernanos, Il cammino di Cruz das Almas, A cura di Luigi Castiglione, pagine 176, € 18; È un Andrea Camilleri inedito, che si confida in prima persona, ai lettori, l’autore e protagonista de I racconti di Nene, dal 4 luglio nelle librerie per Melampo a cura di Francesco Anzalone e Giorgio Santelli. Camilleri trasforma gli incontri della sua vita, gli episodi che restano impressi nella memoria, le esperienze fondamentali, in veri e propri racconti, i cui protagonisti prendono forma, quasi fossero dei personaggi di un romanzo: Leonardo Sciascia, Luigi Pirandello, Il generale Patton, Silvio D’Amico, Samuel Beckett, Orazio Costa, Mario Ferrero, Arthur Adamov, Livio Garzanti. Più di 80 anni di ricordi e aneddoti che finalmente vedono la luce: il giovane Andrea sui banchi di scuola, alle elementari e al liceo classico, l’avvento del fascismo. E ancora: lo sbarco degli alleati, il separatismo e la mafia, le amicizie e la famiglia, la vita professionale, all'Accademia e in Rai. Il suo rapporto con poesia, teatro, televisione e scrittura. Le sue passioni, come quella grandissima, per il jazz. Gli incontri con i grandi maestri e, su tutto, l’amata Sicilia. Francesco Anzalone, regista, si è diplomato all’Accademia Silvio D'Amico, sotto la guida di Andrea Camilleri. Attualmente è il coordinatore di WR7, una delle tre reti webradio della Rai. Giorgio Santelli, giornalista, lavora per RaiNews 24 e collabora con Articolo 21, di cui è stato direttore. ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 PERISCOPIO La piaga della droga La piaga della droga, che colpisce soprattutto ingiovanì, rischia di mettere in pericolo l'esistenza della prossima generazione. Combatterla è lo scopo di questo volume che, avvalendosi di un originale metodo d'indagine, offre un'esatta diagnosi di quello che si può ormai chiamare il "male del secolo". Nel contempo dà anche un volto ben preciso alla "multinazionale della droga", di cui disvela i centri di produzione, il controllo del mercato, le banche che ne gestiscono gli enormi proventi, i collegamenti con il crimine organizzato, la corruzione delle forze politiche che ne reclamano la liberalizzazione, le istituzioni che ne elaborano la cultura... Droga S.p.A. (La guerra dell'oppio) K. KALIMTGIS, D. GOLDMAN, J. STEINBERG Droga S.p.A. (La guerra dell’oppio) Pagine 446, 76 foto, 10 tavole prospettiche, € 26 edizioni logos 17 18 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 PERISCOPIO LUCA FERRIERI FRA L’ULTIMO LIBRO LETTO E IL PRIMO NUOVO DA APRIRE Letture e passioni che abitiamo Questo libro intraprende un viaggio, teorico ed esperienziale, attraverso le passioni della lettura. Iniziando da quelle notturne come la malinconia, la nostalgia, l’accidia, e facendone sempre intravedere il rove-scio, il desiderio di felicità e di amore che le muove. La lettura viene letta a partire dalla stiva, dove il cielo è un pavimento fessurato. Nulla è sicuro, ma tu leggi, sussurra l’occhio al ciclone, prima del silenzio. This book takes a theoretical and experiential trip across the passions of reading. Beginning with the nocturnal ones, such as melancholy, nostalgia, sloth, but always showing glimpses of their reverse, the desire of happiness and of love that moves them. The reading is read starting from the hold, where the sky is a cracked floor. Nothing is secure, but read! whispers the storm centre, before the silence. 2013, cm 16x23, XVIII-336 pagine,€ 24… LEO S. OLSCHKI EDITORE C.p. 66 – 50123 Firenze (Italy) – Tel. (+39) 055.65.30.684 – Fax (+39) 055.65.30.214 C.p. 66 – 50123 Firenze (Italy) ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 19 IN PRIMO PIANO Il «Poverello d’Assisi» di Copeau I l Poverétto di Assisi di Copeau è un'opera singolarmente interessante, direi unica nel suo genere, essendo non tanto quella d'un drammaturgo (che tale è stato Copeau quale letterato) quanto l'opera d'un regista: Jfcjbrse il primo e per ora unico esempio d'un dramma nelquale un regista, arrivato a vedere concluso un suo tentativo di rinnovamento, ha creduto necessaria trasfonder^ il senso e quasi anche la forma delta sfocio compiuto, perché ne rimanesse to poetico vivo. La differenza tra ledrammaturgo e questa è veramente singolare, assai maggiore di qualunque differenza si possa riscontrare fra prima e ultima opera di un poeta; si tratta veramente di un linguaggio nuovo da un punto di vista poetico e stilistico, di un linguaggio che presuppone una civiltà teatrale tanto diversa quanto potrebbe essere a distanza di secoli più che di anni. Si tratta di un'opera che presuppone un palcoscenico, degli attori e un pubblico formati a immagine e somiglianza degli sforzi da quel regista compiuti per creare in teatro un fatto nuovo. Sicché gran parte dell'autentica poesia di questo testo risiede proprio in quella invenzione che gli sta a base e che rappresenta l'ideale risultato di tutta un'attività registica. Ma non per questo si deve credere che l'opera sia la fredda ricostruzione ideale di uno schema drammaturgico. In questo dramma Copeau ha nello stesso tempo trasfuso un suo ideale religioso e insieme, non paia irriverenza dirlo, come avviene per le opere profondamente autentiche, ha fatto opera autobiografica. E sebbene parlare di autobiografia quando si racconti la vita di un santo possa sembrare irriverente, c'è una forma di autobiografia che sposa proprio il più spontaneo movimento, che ci fa avvicinare all'attività, alla predicazione, alla spiritualità di un santo. E' quel movimento per il quale ci rivolgiamo a Lui piuttosto che a un Altro perché ci sembra che le nostre sofferenze possano essere comprese meglio, per una qualche arcana somiglianza, da Lui che da altri, è come un fargli dono delle nostre sofferenze, un cantare mediante affetti da noi veramente provati e non soltanto immaginati nel trasporto di un'invenzione poetica. Infatti, nella vita di Francesco, Copeau ha rappresentato tutta la parabola di un ideale contrastato dalla società del tempo e il senso di solitudine che nasce alla vista di una meravigliosa opera a cui non si è potuto far altro che por mano, senza poter sperare che qualcuno mai verrà a com- pierla. Le sofferenze che ognuno di noi prova, quando è impegnata l'esistenza della vita interiore, sono le maggiori possibilipresumibilmente maggiori, ispirarsene per avvicinarsi con rispettosa umiltà a quelle di chi ha sofferto sotto un arco estremamente più vasto, per problemi estremamente più essenziali, per ideali soprannaturali. Ma in realtà una briciola umile e modesta di questi ideali era proprio ciò che Jacques Copeau voleva immettere nella società moderna attraverso il teatro. Egli era cattolico, ma il suo ritorno alla fede nella quale era stato allevato, fu un fatto assai profondo. Quando egli vide nello stesso tempo che quel che chiedeva ai suoi attori, ai suoi allievi, di sforzo, di abnegazione, era quanto forse si sarebbe potuto chiedere solo per Dio, quando vide che finalmente fra il teatro e la fede cristiana, diciamo pure fra il teatro e il cattolicesimo, c'è una profonda, antica e sempre nuova possibilità di comune lavoro, da una parte ci fu in. lui una crisi che portò alla rinunzia della scuola, dall'altra ci fu la gioia di comprendere che il rinnovamento cui aveva mirato era un rinnovamento, più che spirituale, religioso. Forse allora per una terza volta sarebbe stato necessario (ma era troppo tardi) rinnovare i metodi di studio della scuola; ma non era troppo tardi per affermare in un'opera, con il valore essenziale di quelli, la possibilità fondamentale di far camminare insieme la pietà religiosa e l'amore per il teatro. Il paradigma ideale di questa opera è dunque la Cattedrale, ma non si deve pensare a faticose ricostruzioni architettoniche alla Viollet-le-Duc. Una cattedrale tutta spirituale, che si eleva in uno spazio interiore, fondando le sue basi su un palcoscenico nudo. "Non c'è scena" — dice la prima didascalia del Poverello di Jacques Copeau. Povertà dunque francescana: un piccolo palco nudo, ma intorno a questo palco immediatamente la vita più ricca, che possono offrire gli interventi intrecciati di due cori. Non più un coro, bensì due: novità estremamente importante per la caratterizzazione della concezione drammaturgica di Copeau, questa divisione in due strati distinti della coralità che avvolge l'opera. Uno dei due cori è chiamato "liturgico", l'altro è un coro drammatico. Il coro liturgico con la sua presenza, , con i suoi canti, con le sue letture di testi sacri, riporta continuamente la realtà concreta dell'azione drammatica ai suoi significati trascendenti, alle sue finalità ultraterrene; esso segue in un certo senso il disegno della Provvidenza, è ignorato dai personaggi, invisibile e presente. Il coro drammatico invece costituisce, direi, il magma vitale dal quale sorgono volta per volta personaggi diversi, isolandosene quelli che arrivano fino all'individuazione di "parti". Il coro drammatico è un corpo vivo che nel piccolo numero dei suoi esecutori si moltiplica all'infinito: i coreuti che lo compongono debbono rappresentare l'ideale dell'attore di Copeau, costretti come sono a prender l'aspetto ora di un gruppo di concittadini di Francesco, ora di frati della sua compagnia, ora di cittadini di una città assediata, di contadini, di pastori, in una successione esuberante di movimenti che è agli antipodi della compostezza solenne, da funzione sacra, dei coreuti del coro liturgico. Nei quali si deve vedere un altro aspetto più sottile e Njnuprofondo dell'attore di Copeau: quello che respira nell'atmosfera di miracolo e per il quale il gesto si rarefa nel raccoglimento, assumendo « ...quell’amore che le cose ci dimostrano quando operiamo in armonia con lo Spirito, bisognerebbe riuscire a farne la carne della nostra opera» (Jacques Copeau, nei Cahiérs). Jacques Copeau (Parigi, 4 febbraio 1879 – Beaune, 20 ottobre 1949) è stato un attore, regista teatrale, drammaturgo e critico francese. Fondò nel 1909 la Nouvelle Revue Française insieme ad André Gide, Jacques Rivière, Paul Claudel e Jean Schlumberger, e la diresse tra il 1912 e il 1914. Fu tra i fondatori del Théâtre du Vieux-Colombier (1913-1914 e 1920-1924). Scrisse l’adattamento per la scena de I fratelli Karamazov di Dostoevskij, testo a cui si riferiranno tutti coloro che in seguito metteranno in scena quest’opera (solamente Anton Giulio Bragaglia preferì la riduzione teatrale scritta da Corrado Alvaro al già noto testo di Copeau). Collezionò molti fallimenti e delusioni: l’attività del Vieux Colombier, inaugurata nel 1913 con Una donna uccisa con dolcezza di Thomas Heywood, si fermò nel 1924 a causa di difficoltà economiche. Nel 1925 Copeau diede vita alla compagnia dei «Copiaus», ma il gruppo presto si sciolse. Direttore della Comédie Française nella stagione 1940/1941, venne allontanato dal regime collaborazionista perché sgradito agli occupanti nazisti. 20 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO Destino di Péguy Più che mai rivolu-zionario, Péguy capi, sul legno della croce che non bisogna aspettarsi da una rivoluzione umana, da sfor-zi soltanto umani, un cambiamento decisivo. Non è solo l’economicismo ad essere insufficiente. Vi è tutto l'umanesimo, tutto l'immanentismo che sono colpiti dalla sterilità. L'unico cambiamento reale è di ordine ontologico, metafisico, religioso. La rivoluzione sarà l'opera del Paraclito ο non sarà affatto... Contro un cristianesimo disincarnato, Péguy afferma che la rivoluzione del Vangelo non può essere reale se non distrugge realmente i mali e cambia realmente le strutture oppressive. Ma contro un socialismo immanentista, egli af-ferma anche e dall'inizio che questa rivoluzione non può procedere dalla semplice volontà umana, che essa deve nascere da Dio. Deve certamente prendere a prestito gli itinerari della terra, le dure ed oscure ed ingrate vie umane. Ma essa non verrà da uomini soltanto generosi, morali, altruisti. Ciò che la rivoluzione evangelica reclama, sono uomini nuovi, uomini che abbiano superato la prova pasquale, uomini morti e resuscitati in Cristo... (dal saggio di Jean Bastaire) Un immenso arazzo diviso in due parti; nella prima campeggia la cattedrale di Parigi e si esprime l'amore di Péguy per la città dove vive, lavora e soffre; il secondo momento è invece scandito dall'alta poesia della Presenfazione della Beauce a Notre-Dame di Chartres, e dalle cinque preghiere nella Cattedrale... Già all'inizio della Presentazione, in cui il poeta prega, ma resta sulla strada, contemplando da lontano, ο nell'albergo ο davanti alla Cattedrale, esplode il «canto profondo dell'anima» e si dimentica la musica «un po' troppo parnassiana» dell'addio a Parigi; e poi l'orchestrazione piena e fascinosa della preghiera dentro Notre-Dame, segno della sua resa totale alla Grazia, che accompagna le confidenze che mettono a nudo il terreno scosceso del suo spirito e della sua carne, il segreto lacerante del suo cuore, e la pace pienamente riconquistata con l'aiuto della «Regina delle paci e dei disarmi». Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema centrale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiungendo così una sua completezza, che permette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... Bergson da parte sua riconosceva scrivendo di Péguy in questi termini: «Aveva una straordinaria capacità di andare oltre la materialità degli esseri, superarla e giungere alla loro anima. È così ch’egli ha penetrato il mio pensiero più segreto, come io avrei voluto e non ho saputo esprimerlo ». www.edilogos.com - [email protected] icasticità di simbolo, efficacia liturgica e addirittura sacramentale. Fra questi due cori si svolge la vita dei personaggi principali, anzi diciamo pure del personaggio principale cori il suo originale distinguersi dal coro drammatico, essendone uscito, essendoglisi ribellato per ritornargli carico di un sacro messaggio, per riversare su di esso, sulla vita, sulla società, a cominciare dalla sua famiglia, le grazie della fede. E i personaggi si illuminano, pur ricevendola ognuno con sue diverse reazioni, della luce che dal personaggio centrale irradia. Siamo sempre alla Cattedrale: il Santo, sacra immagine del Gesù presente, l'altare in cui si rinnova il sacrificio; il coro liturgico, la Chiesa con la sua vita sacerdotale intorno ad esso; il coro drammati-co, la folla dei fedeli con il suo peso di vita, con i suoi peccati, con i suoi sogni, con le sue paure, con i suoi terrori, con i suoi bisogni. E come dalle sofferenze del Santo nasce una nuova grande.Croce, illuminata e confermata dal miracolo delle Stimmate, cosi dai canti, dalle celebrazioni, dalle memorie bibliche, dai salmi del coro liturgico, crescono colonne, vetrate, cùspidi spirituali. Così il coro drammatico è la materia resistente, ribelle della quale è costruita la Cattedrale e nella quale sii artisti, come Dio dalla vita, estraggono la forma delle loro immagini, il frutto di un dolore che diviene canto. Se v'era occasione ideale per rappresentare il San Francesco di Copeau, non poteva esser data che dalla Festa del Teatro di San Miniato (1), creata da quell'Istituto del dramma popolare che vuole testimoniare il ritorno nel teatro della voce della più alta religiosità, cerne un fatto tipico delle scene contemporanee. Si trattava di rappresentare il dramma all'aperto. Come ho già detto, il testo, alle sue prime didascalie dice "non c'è scena: un piccolo palcoscenico nudo". Ma all'aperto tutto è scena; un piccolo palcoscenico nudo in una piazza ha per sfondo una Chiesa, un giardino, un palazzo, non quell'assenza simbolica che la poesia deve riempire e che può essere data solo da un palcoscenico vuoto. Si trattava quindi di creare quest'assenza, questo vuoto, questa attesa, sicché il palco che tuttavia richiedeva Copeau per sopraelevare di poco i supi attori, doveva divenire di per sé, trasformato ed elevato a rango di vero e proprio palcoscenico, l'ambiente ideale per una rappresentazione del Poverello all'aperto. La scena che finii per adottare, passata attraverso varie elaborazioni, fu una combinazione simmetrica, astratta ma ordinata, di piani, di scale, di ingressi: una specie di macchina per rivelare il significato dei più diversi movimenti che su di essa avrebbero compiuto i cori e i personaggi, la rappresentazione sintetica di un universo tripartito... Orazio Costa ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 21 IN PRIMO PIANO Giuseppe Chiecchi Dante, Boccaccio, l’origine - Sei studi e una introduzione I sei saggi raccolgono le esplorazioni eseguite da Dante e da Boccaccio in quello spazio letterario che si spalanca alla parola che, o tenta il ritorno verso il proprio cominciamento (Commedia), o si distrae e si preserva nel molteplice (Decameron). Viene evidenziato l’enorme divario che separa il pensiero teleologico e mitologico di Dante, dalle riflessioni e dagli esperimenti narrativi di Boccaccio, dal Filocolo fino al Ninfale fiesolano e al Decameron. The six essays collect Dante’s and Boccaccio’s explorations in that literary realm that opens up to the word, or tries to go back to its own beginning (Dante), or distracts and preserves itself in plurality (Decameron). They highlight the huge gap between Dante’s theological and mythological thought and Boccaccio’s reflections and narrative experiments, from the Filocolo to the Ninfale fiesolano and the Decameron. Biblioteca di «Lettere italiane». Studi e testi, vol. 73, 2013, cm 17 x24, xx-192 pp., € 24 «Legato con amore in un volume» Essays in Honour of John A. Scott Edited by John J. Kinder and Diana Glenn A collection of contributions from the major Dante scholars in the world, containingstate of the art studies on three themes: «Dante and the Italian Cultural Tradition»; «The Commedia»; and «Dante and the Anglophone World». The volume honours a lifetime of Dante scholarship by John A. Scott, on the occasion of his eightieth birthday. The volume opens with an essay by Ro-bert Hollander honouring Professor Scott. Una raccolta di contributi dei maggiori studiosi di Dante a livello internazionale, che rappresentano lo stato dell’arte degli studi danteschi, e sono organizzati intorno a tre temi: «Dante e la tradizione culturale italiana», «La Commedia» e «Dante e il mondo anglofono». In occasione del suo ottantesimo compleanno, questo libro rende omaggio – anche con un saggio introduttivo di Robert Hollander – a John A. Scott, che ha dedicato la vita agli studi danteschi. Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 404, 2013, cm 17x24, XX-350 pp. con 6 figg. n.t. e 3 tavv. f.t., € 38 Massimo Viglione Le insorgenze controrivoluzionarie nella storiografia italiana Dibattito scientifico e scontro ideologico In questo libro si presenta una storia della storiografia italiana sul problema delle insorgenze controrivoluzionarie (17-90-1814). È un lavoro che nessuno ha mai condotto finora in tale ampiezza, sia per la vastità cronologica (in pratica dal 1799 a oggi) che per la profondità concettuale del dibattito presentato. L’autore ripercorre l’intero iter storiografico, con precipua at-tenzione al grande e anche polemico dibattito avutosi in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese e dell’invasione napoleonica della Penisola. This book offers a history of Italian historiography on the problem of counterrevolutionaryoutbreaks (17901814), a work never done before on such a vast scale, for the chronologicalspan it covers and for the depth of the related debate. The au-thor reconstructs the entiredevelopment of historiography, with a particular attention to the debate occasioned by thebicentennial anniversary of the French Revo-lution and of the Napoleonic invasion of Italy. Biblioteca dell’«Archivum Romanicum». Serie I, vol. 417, 2013, cm 17x24, XII-132 pp., € 16 EDITRICE OLSCHKI / Novità 22 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO Angelo D'Antonio L’INCUBO DEL BABAU Una storia di stalking La storia si svolge nel 2007, ossia prima che venisse approvata in Parlamento la legge che ha istituito il reato di stalking (febbraio 2009), quando ancora le donne oggetto di molestie o persecuzioni erano sostanzialmente abbandonate a loro stesse, senza alcun tipo di tutela o protezione da parte dello Stato, alla mercé degli stalkers che godevano di una sorta d’impunità o che venivano puniti soltanto quando “ci scappava la morta”. Il romanzo è un susseguirsi di eventi drammatici che coinvolgono la protagonista, una cardiologa di nome Barbara Mori che lavora nel principale ospedale torinese, diventata oggetto di persecuzioni da parte di un anonimo stalker. Ella subisce intrusioni nella sua sfera privata via via più invasive e che fanno uso della moderna tecnologia: telefonate anonime, sms, e-mail, fotografie, riprese televisive, intrusioni che si trasformano in una reale minaccia di morte. Il clima di insicurezza, di precarietà, di paura che si trasforma progressivamente in terrore, che lo stalker riesce ad instaurare, porta la protagonista sull’orlo della pazzia e la costringe a mettere in discussione tutta la sua vita, a riflettere sulle sue scelte passate. Con piccoli quadri molto toccanti e coinvolgenti l’autore ripercorre la vita della protagonista con i sogni e le paure da bambina, con il ricordo della sua famiglia ormai distrutta da eventi tragici, con gli amori finiti, con le speranze disattese di riuscire a costruire una vita di coppia ed una famiglia, con dei figli cui lasciare un segno del proprio passaggio su questa terra, un ricordo. Ed il lavoro, unico scopo nella sua vita, viene visto come un’ancora di salvezza, forse l’unica ragione per sentirsi necessaria. In un’atmosfera carica di suspence e di attesa per scoprire e poi subire dolorosamente la nuova mossa del “Persecutore”, la donna rimane rassegnatamente impotente, dopo aver tentato, inutilmente, di ottenere protezione da parte delle forze di polizia, che però sottovalutano ampiamente le vicende che si susseguono. Nel corso della narrazione della vicenda occorsa alla protagonista Barbara, vengono descritti con sapienti tratti anche gli altri protagonisti della storia, ponendo l’accento anche sul loro passato, determinante per comprendere il loro comportamento attuale. Il racconto teso, incalzante e denso di avvenimenti a tinte forti suona quindi come denuncia per tutto ciò che molte donne hanno dovuto subire sulla loro pelle, nel silenzio generale e nella disattenzione da parte dell’opinione pubblica e risulta un monito affinché situazioni simili non si verifichino più in futuro. Angelo D'Antonio, L’incubo del Babau Una storia di stalking, pagine 256, € 15.50 LUIGI CASTIGLIONE UN CUORE GRANDE COSÌ Digressioni verghiane LUIGI CASTIGLIONE UN CUORE GRANDE COSÌ Digressioni verghiane LO SCRITTORE CHE NARRA SE STESSO IN PAGINE CHE SORPRENDERANNO contenuti: UN VESTITO PER LILLI DON GESUALDO VINCERÀ LE DONNE CANTO, E L’AMORE RELIGIOSITÀ DI VERGA in appendice: Storie della corrispondenza più controversa della storia Le perifrasi di Pirandello ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO Lawrence M.F. Sudbury, Oltre la destra del Padre assiste ad una frattura e- ad una scissione interna. In linea di estrema generalizzazione, comunque, è possibile rinvenire, assumendo l'ottica di una maggiore o minore distanza dalla linea ufficiale vaticana, tre grandi nuclei di pensiero, il primo formato da coloro che, in nome di un ultra-tradizionalismo formale e teologicamente sostanziale, arrivano a negare addirittura la validità (e, corollariamente, la stessa esistenza giuridica) del Papato postconciliare (sedevacantisti), il secondo formato da coloro che, pur non arrivando a questi estremi, in una derivazione diretta dall'ala conservatrice presente al Concilio Vaticano II, non riconoscono, in parte o in toto, la validità dell'assunto conciliare in materia liturgica e di linea teologica (lefebvriani e simili) e, infine, il terzo composto da coloro che, rientrando pienamente in un sistema di pensiero attualmente "vincente" nella politica ecclesiastica della Santa Sede, vengono a formare Ordini, Confraternite e Movimenti indirizzati alla più estrema conservazione dello status quo, alla difesa della più rigida interpretazione della «Traditio Fidei» e che, pur ponendosi formalmente all'interno dei dettami che informano la Chiesa derivata dal Vaticano II, si situano, per così dire, all'estremo confine destro dei confini di ortodossia tracciati da tale Concilio. Sono proprio questi ultimi gruppi ad aver assunto, nel corso degli ultimi due Pontificati, un peso sempre maggiore all'interno della Chiesa, dando forma ad una sorta di «riflusso» che sta improntando di sé la vita dell'intera Denominazione più diffusa al mondo... Questo testo si pone idealmente in continuità con il precedente Il Regno Visto da Sinistra: in quello scritto si tentava di dar contodelle dissidenze progressiste all’interno della Chiesa cattolica del XX secolo, in questo di quell'ala conservatrice della Chiesa che, inizialmente perdente, ora sembra aver acquisito il controllo della Santa Sede. L'obiettivo rimane il medesimo: mostrare come il Cattolicesimo postconciliare si presenti non tanto come un sistema ecclesiastico unitario, ma come l'unione di più "ali", certamente raccolte attorno ad un nocciolo di Fede comune ma, in fin dei conti, divise (e, in molti casi, in competizione tra loro) su alcuni aspetti fondamentali dell'interpretazione di tale Fede (posizione rispetto alla povertà evangelica, gerarchia, collegialità, ecumenismo, fedeltà alla Traditio Fidei e, in sintesi ultima, addirittura sistema interpretativo del Dettato evangelico). Se, però, all'interno della corrente progressista è possibile rinvenire una linea di fondo di sviluppo storico che unisce le varie "insorgenze" di movimenti o di scuole di pensiero teologico, la "destra" ecclesiastica appare come un universo disomogeneo e frammentato, in cui correnti, gruppi e gruppuscoli si frazionano con una frequenza piuttosto notevole. Non si può parlare, in questo senso, di un fenomeno incomprensibile: in sostanza, il "file rouge" che collega tutti i diversi volti dell'area tradizionalista è lo stretto dogmatismo delle varie componenti e, di Lawrence M.F. Sudbury, conseguenza, può essere sufficiente una interpretazione Oltre la destra del Padre, lievemente discorde da parte di Seneca edizioni, pagine 240, € 16 questo o quell'esegeta o teologo e, immediatamente, si  LA FIERA LIBRARIA unico «luogo d’incontro» permanente degli Editori e della cultura europea e iberoamericana *** L’unica rivista che facilita gli scambi delle novità librarie in tutto il mondo Les livres, les idées, la culture des pays de langue allemande, anglaise, espagnole, française, italienne, portugaise... I libri, le idee, la cultura dei paesi di lingua francese, inglese, italiana, portoghese, spagnola, tedesca... Los libros, las ideas, la cultura de los paises de lengua alemana, española, fancesa, inglesa, italiana, portuguesa... 23 24 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO I nuovi ebooks della Logos San Bonaventura Silvio Botero Giraldo Le sei ali del serafino La coppia umana Preghiera tra idealità e realt e musica Pagine 126, €10 Pagine 176, €18 Il pensare di Bonaventura è sempre un pensare «biblico», la sua espressione tende sempre a riprendere le parole della Scrittura, inserendole con singolare naturalezza nel contesto del suo discorso. Ciò però non significa che ci sia mai in Lui un incriteriato fideismo; anzi, seguendo la Bibbia egli tende ad assimilare alla vita dell'Essere, cercando agostinia-namente di intendete, nella partecipazione della Luce divina, il senso profondo della vita come dono, al fine di partecipare più intensamente di Dio. In questo medesimo senso Bonaventura propone la lettura dell'opuscolo Le sei ali del Serafino. Sei sono le ali dei Serafini, delle più alte creature angeliche che, secondo Isaia (6,1 ss.), stanno direttamente innanzi a Dio. Bonaventura intende che come il Serafino ha sei ali, con il prelato, colui che ha la gravissima responsabilità non solo della sua personale salvezza, ma anche della vita di coloro che gli sono affidati e che deve in nome di Dio liberare dal peccato per renderli operai nella messe divina, debba avere sei virtù fondamentali. Tali sei virtù sono : 1) lo zelo della giustizia; 2) la religiosa pietà; 3) la pazienza; 4) una vita esemplare; 5) l'acutezza e la sensatezza nelle diverse situazioni della vita; 6) la devozione vers o Dio. L’essenza del sacramento del matrimonio non è l’unione legale tra un uomo e una donna per una inseparabile comunanza di vita, come finora s’era andato sostenendo, bensì il reciproco amore tra i coniugi. Il farsi l’uno carne dell’altro, il divenire una sola carne, come se fossero un unico essente. E un teologo gesuita, già negli anni trenta del passato secolo, l’aveva scritto: « ...quando tra un uomo e una donna c’è il vincolo dell’amore allora il matrimonio c’è»; e Giovanni Paolo II, nella sua prima enciclica, l’aveva ribadito: «L’uomo non può vivere senza amare; la sua vita sarebbe priva di senso, se non fosse riamato, se non sperimentasse l’amore». Sicchè il sacramento finisce quando l’amore muore... In sostanza è questa la tesi sostenuta dal Botero che, basandosi anche su recenti sentenze rotali, non fa altro in questo suo nuovo magistrale libro che ripercorrere l’iter del sacramento matrimoniale dal punto di vista storico, morale, giuridico. Georges Bernanos Léon Bloy Il Cammino Nelle tenebre Introduzione di Vittorio di Giacomo di Cruz das Almas Pagine 160, € 16 A cura di L;.Castiglione Pagine 176, €18 «I proscritti che errano oggi attraverso il mondo, e che non trovano asilo in nessun luogo, con il pretesto che il loro passaporto non sia in regola, permettono di ben prevedere i nuovi metodi mediante i quali sarà nel futuro attuata la lotta per la vita. si può peccare per azione e per omissione; è ugualmente facile sterminare con l’azione e con l’omissione. L’eccessiva ricchezza ha fatto diventar folli le patrie. La miseria le farà diven- tar feroci. Lo svolgimento degli effetti e delle cause potrà ormai essere arrestato soltanto con un altro mira- colo, simile a quello che fu annunciato, venti secoli fa, da un angelo ad alcuni pastori. Il fronte della cristianità è stato rotto, non mi stancherò di scriverlo, la sconfitta delle coscienze è un fatto smisurato, dalle conseguenze incalcolabili. nessuno sembra dubitarne, i pastori con- tano le loro pecore e si rassicurano pensando che il loro numero non sia diminuito come prevedevano i profeti di sciagure come me... Dico che la solidarietà della cristianità universale di fronte a scandali più grandi, intollerabili, non è stata mantenuta, i cristiani hanno agito ciascuno per sé... L’umanità riscattata, resa partecipe della divinità come c’insegna la liturgia della messa, è inchiodata alla croce, ma che gliene importa ai Farisei dal momento che hanno pagato la decima e rispettato il sabato?» Ecco la filosofia del Bloy. È la filosofia della Bibbia, dei mistici, delle anime semplicemente e profondamente religiose; la filosofia che gravita intorno ai due fatti fondamentali della storia religiosa dell’ umanità: la Caduta dell’ uomo, esiliato in terra, il cui metaforico sonno è attraversato dalle immagini semicancel- late del perduto Eden; e la Redenzione, monologo divino nella storia umana, che fa del sublime Crocifisso il centro ed il lume della vita. Intorno a questi due ele- menti, si inseriscono motivi di colore mistico, come la dottrina giovannea del tralcio e della vite, il paolino «Unus estis in Christo» (Gal., 3, 28), cioè degli uomi- ni membra sostanziali del corpo mistico di Gesù; mo-tivi di tendenza mistica con sviluppi pratici, come la dottrina della Comunione dei Santi, chiamante all’ inte- grale corresponsabilità degli atti umani; motivi infine schiettamente etici come quello della libertà. La libertà («questo dono prodigioso, inqualificabile, con cui ci è dato di vincere il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, di uccidere il Verbo incar- nato... etc.) è per il Bloy il dono divino che più di ogni altro conferisce dignità all’uomo, ma al (tem-po stesso il più ter- rificante, perchè solo in forza della lib- ertà fu possibile crocifiggere il Salvatore — come è possibile ora continuare ad offende A.D. Sertillanges Pagine 126, €10 La preghiera è musicale per natura; come ogni parola che si esalta, essa va incontro al canto. «La parola è un suono in cui è pri-gioniero il canto» dice Grétry. Vi è prigio-niero come la statua nel marmo, sotto le mani di Michelangelo; ma per scioglierla basta un lieve accrescimento di vita, perchè qui lo scultore è a casa sua. La parola esprime un pensiero; ed in se stessa una parola non è una musica; ma a questo pensiero è sempre legato uno stato d’animo, un alone di fantasia, un gioco di fantasmi dalle tendenze dinamiche, di cui ritmo e melodia sono la legge, per quanto poco esso si acceleri. «La musica prolunga gli effetti dell’anima», dice il De arte musicae, attribuito (del resto a torto) a san Tomaso d’A-quino. «Il canto è l’espressione eroica della parola», dice Carlyle. Charles Péguy La nostra giovinezza A cura di Massimo Ubaldi Pagine 176, € 18 Notre jeunesse è comunemente posta fra i capolavori della prosa di Péguy. È una parola difficile questa nel caso di Péguy, che il «capolavoro» in realtà non lo scrisse mai (ed è una delle ragioni per cui la sua fama non oltrepassò determinati ambienti), ma certo essa è una delle opere sue più salde, per fedeltà a un tema cen- trale e per costanza di ispirazione. Mentre possiede alcune fra le pagine bellissime di Péguy, va relativamente immune da quelle dispersioni e quei ristagni che pesano sovente sulla sua opera, raggiun- gendo così una sua completezza, che per- mette di presentarla, in qualche modo, come esemplare.... ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 25 IN PRIMO PIANO Le théâtre français, avant et après Copeau J acques Copeau, animateur, comédien, metteur en scène, est une personnalité d’importance majeure dans le monde intellectuel et artistique français de la première moitié du XXe siècle : il a réformé de façon profonde et durable l’art dramatique, à la fois par ses exigences morales et artistiques, par ses méthodes de formation de l’acteur, par sa conception d’un répertoire raisonné faisant une place prépondérante aux classiques dans une mise en scène dépouillée, entièrement au service du texte. Son ambition : «Elever sur des fondations absolument intactes un théâtre nouveau». Copeau est venu au théâtre, selon sa propre formule, par «une impulsion de moralité littéraire», sans aucune formation ni expériences pratiques. Mais il connaît les travaux de ses grands prédécesseurs : Antoine, Rouché (pour qui il a adapté Les Frères Karamasov), Stanislavski, Craig, et si globalement il n’en suit aucun, ne voulant s’enfermer dans aucun système, il sait leur emprunter tel ou tel élément pour constituer sa doctrine propre. Pour Copeau, le théâtre de son temps n’est que mercantilisme, cabotinage et bassesse (dans les œuvres comme dans les mœurs). Il faut donc réformer à la fois ceux qui le font : acteurs et auteurs (d’où la nécessité d’une école) et les specta- «Dans l’histoire du théâtre français, il y a deux périodes : avant et après Copeau.» Albert Camus teurs. Chez lui, les exigences morales et esthétiques vont de pair. Il impose à sa troupe rigueur et discipline, travail collectif et communion autour du chef. Il met en pratique des méthodes souvent reprises après lui : vie communautaire strictement réglée, entrainement corporel, impro- visations, jeu de masques, échange de rôle, explications de texte. Ainsi se crée une troupe homogène, enthousiaste, où les acteurs sont rompus à tous les emplois. Dans le répertoire du Théâtre du VieuxColombier – fait absolument nouveau à l’époque – les œuvres classiques tiennent une place prépondérante (cinquante huit classiques ou reprises, dont sept Molière et deux Shakespeare contre vingt-six créations). Selon lui, c’est en présentant ces modèles de beauté et de vérité que l’on pourra régénérer le goût perverti du public et stimuler l’inspiration des meilleurs écrivains. Copeau prétend constituer un public fidèle et homogène qui juge non pas chaque spectacle en particulier, mais la démarche d’ensemble du VieuxColombier. Un public avec qui il veut établir de véritables relations : notamment par la publication d’une revue : les Cahiers du Vieux-Colombier. Sur le plan de la mise en scène Copeau accorde au texte dramatique la première place. C’est de lui que doivent dépendre ses choix et non pas de systèmes extérieurs à l’œuvre (naturalisme, symbolisme, synthétisme). Aux ressources matérielles de la scène et à la machinerie, Copeau préfère le «tréteau nu». D’où la transformation du Théâtre du Vieux-Colombier en une architecture fixe où puisse se jouer n’importe quelle pièce, à l’aide de seulement quelques tentures et accessoires et d’é- 26 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO clairages soignés. Sur fond neutre, les costumes – aux couleurs et aux matériaux très étudiés – font ressortir le jeu des comédiens et les éléments essentiels de la mise en scène. A partir de 1924, Copeau à évolué vers une conception d’un théâtre ouvert à un public plus large et, par conséquent, vers la recherche d’un répertoire approprié à un «théâtre populaire» : d’où ses recherches sur la «comédie nouvelle» qui tente de créer des types modernes à partir de personnage et de techniques issus de la commedia dell’arte, d’où aussi sa prédilection pour les théâtres grec et médiéval, prototype pour lui d’un art populaire. La filiation de Copeau est nombreuse et diverse. Outre Charles Dullin et Louis Jouvet (présents dès le début de l’aventure), elle s’étend par le biais des copiaus à tout le théâtre d’après guerre (Michel Saint-Denis, Léon Chancerel, Jean Dasté, Marie-Hélène Dasté, Etienne Decroux, Gilles et Julien), notamment celui de la décentralisation et le Théâtre national populaire, dont les grandes notions morales et esthétiques procèdent essentiellement de lui. IL GESUITA SCOMUNICATO DAI GESUITI Hurs von Balthasar e l’identità cristiana Hans Urs von Balthasar nasce il 12 agosto del 1905 a Lucerna, in Svizzera, da una famiglia molto cattolica. Dopo aver compiuto i primi studi dai gesuiti e dai benedettini, a partire dal 1923 Hans studia filosofia e germanistica: dapprima a Zurigo, poi a Berlino e Vienna; nel 1928 si laurea a Zurigo presentando una tesi dedicata alla storia del problema escatologico nell'ambito della letteratura tedesca moderna. Nel frattempo, già nel 1927, durante gli studi, si era ritirato a Basilea per un periodo di ricerca spirituale: periodo che si conclude nel 1929, quando il ventiquattrenne Hans entra - precisamente il 31 ottobre - nella compagnia di Gesù di Feldkirch come novizio. In seguito al noviziato, si trasferisce a Pullach, per poi studiare teologia, dal 1932 al 1936, a Lione. Sempre nel 1936 a Monaco di Baviera viene ordinato presbitero, mentre nei tre anni successivi è impegnato in qualità di redattore per la rivista pubblicata dall'ordine «Stimmen Der Zeit». A partire dal 1940, dopo aver detto no all'Università Gregoriana di Roma, si occupa invece della pastorale accademica e giovanile. Si trova, in questo periodo, a Basilea, dove nel frattempo viene spesso chiamato a fare da conferenziere, e dove intraprende uno stretto rapporto di amicizia con Karl Barth, teologo protestante con cui condivide l'amore per Mozart. Insieme con Adrienne Von Speyr (di cui è direttore spirituale e confessore) fonda l'8 dicembre del 1944 l'Istituto Secolare della Comunità di Giovanni, mentre più tardi si dedica all'attività di scrittore ed editore, a Basilea e Zurigo, per la casa editrice Johannesverlag Einsiedeln. Iniziano a presentarsi, però, alcuni problemi: mentre il padre muore, la madre si ammala gravemente, e stessa sorte tocca a Erich Przywara, suo mentore. E così, mentre Adrienne mette in pratica una visione teologica non riconosciuta dalla Chiesa di quel periodo, Hans nel 1950 è costretto ad abbandonare l'ordine dei gesuiti, per la paradossale ragione che non gli viene offerta la possibilità di seguire l'attività di quell'istituto che lui stesso ha fondato. Privo di mezzi e di lavoro, non può più insegnare nelle Università e negli Istituti cattolici per espresso divieto della Congre-gazione per l'Educazione Cattolica, mentre riesce a tirare avanti grazie alle sue conferenze. Con il passare del tempo, mentre la sua teologia incontra un numero sempre maggiore di adepti, viene riabilitato anche dalla Chiesa ufficiale, che gli tributa addirittura il riconoscimento Paolo VI per la teologia (pur non invitandolo al Concilio Vaticano II). Hans Urs von Balthasar muore il 26 giugno del 1988, esattamente due giorni prima di essere ufficialmente creato cardinale (per volontà di Papa Giovanni Paolo II, che ave-va riconosciuto pubblicamente i suoi meriti). Attualmente, è sepolto a Lucerna, nella Hof-kirche della città. Ritenuto uno dei precursori del pensiero del Concilio Vaticano II, von Balthasar ha prodotto una importante ed estesa opera teologica, che nel corso dei decenni, a partire dagli studi di letteratura e germanistica, è arrivata a una sintesi fondamentale nella vita della Chiesa, a dispetto delle polemiche suscitate da alcune ipotesi teologiche specifiche. Non si esagera nel dire che la sua opera teologica può essere ritenuta una delle più influenti dello scorso secolo, avendo trovato in seguito numerosi interpreti anche negli studi teologici di oggi. Influenzato inevitabilmente dal contatto con teologi, filosofi e gesuiti quali Henri de Lubac, Jean Danielou e il già citato Przywara, von Balthasar ha contribuito, grazie alle sue pubblicazioni (tra le altre, si segnalano "Apocalisse dell'anima tedesca", "Il cuore del mondo", "Le centurie gnostiche di Massimo il Confessore", "Il cristiano e l'angoscia" e "Suor Elisabetta della Trinità") e alle sue conferenze a rinnovare l'interesse nei confronti della patristica, rendendola disponibile nuovamente per la fede cristiana e per la teologia. In "Abbattere i bastioni", il teologo ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO svizzero afferma con risoluzione l'esigenza che la Chiesa si distacchi dal suo arroccamento e elimini le mura che la separano dalla cultura del mondo moderno. Pre-sente, in von Balthasar, è al tempo stesso il pensiero che l'identità cristiana rischi di perdere elementi fondamentali: non è un caso che dopo la svolta conciliare pubblichi numerosi scritti in cui ne attacca i punti cardinali con un certo rigore (dalle aperture ecumeniche al rinnovamento della liturgia, passando per una centralità rinnovata della Bibbia). Questo può essere ritenuto il secondo periodo del suo pensiero, che si contraddistingue anche per la polemica nei confronti delle posizioni antropocentriche di Karl Rahmer. Per lo svizzero, il Crocifisso rappresenta il luogo rivelativo per eccellenza, il segno drammatico che indica al credente la possibilità di martirio, mentre l'unica strada che può essere percorsa in direzione della divinità è quella che inizia da Dio stesso. Il capolavoro di von Balthasar viene unanimemente riconosciuto in "Gloria", dove egli guarda al principio della bellezza, esponendo in Visione della forma le categorie della sua sintesi teologica rinnovata: secondo lui, è nella bellezza che la Rivelazione divina avviene, nella grandiosità che illumina la fede. La gratuità costituisce il comun denominatore di amore e bellezza, gratuità che rappresenta anche il segno tipico dell'azione divina verso l'uomo. Altrettanto importante è la "Teodrammatica", dove in cinque tomi viene esaltata la drammaticità che emerge dalla rivelazione dell'impegno divino verso il mondo: viene, inoltre, approfondita la relazione tra libertà umana, evidentemente limitata, e libertà divina, infinita. La vicenda storica, per von Balthasar, è contraddistinta dalla morte e dal male, e per questo la venuta di Cristo rappresenta il decisivo spartiacque che fa pensare che si possa superare definitivamente il male nell'amore infinito che lo assume. 27 28 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO La «trilogia dell’effimero» di Luigi Castiglione Luigi Castiglione Clinton, le pene Luigi Castiglione Diana, la favola Luigi Castiglione Il Piccolo dittatore (Clonare Starr) (In nome di Sua Maestà) (Berlusconi, atto primo) Pagine 254, € 18 Pagine 256, € 18 Pagine 290, € 23 Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l'ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Cos'è alla fin fine una favola se non una narrazione in cui parlano ed operano anche animali ed esseri inanimati ed immaginari sempre (fate, gnomi, streghe ed alberi, serpenti e rane e fiori...) con lo scopo di trarne una morale, ο la rappresentazione scenica, oppure l'intreccio d'un dramma ο d'un poema, e l'illusione altresì, il dramma creato dalla vita? È la favola di queste pagine, che non configurano una biografia, ma soltanto brandelli di carne d'una vita che, volendo viversi in tutte le implicanze, non lo fu che nell'immagine falsata e latente, fugace, nell'apparenza ingannevole, nel rincorrere l'effimero, l'inconsistenza, la futilità, la debilità dell'essere, ove il nulla profonde ha le radici... La triste, breve favola in cui una principessa si muove e muore, nel dramma d'una vita, tra fiori e rose, tra i fiori e le rose, e tra le spine... « ...in quello che doveva essere il periodo di transizione al bipolarismo alternativo, si son moltiplicati i partiti trasversali, i partiti strumentali, i partiti estraparlamentari (dei magistrati, dei giornalisti, degli azzeccagarbugli, degli intellettualoidi, degli imbecilli, degli infami...) Son in verità caduti falci, martelli, rose, garofani, biancofiori, querce ed altro, ma son nati ulivi e margherite e persino asinelli, e spine, rovi, tanti... Sicché l’acheronteo tragittatore e dantesco, nella fossa i felini se l’è infine ritrovati d’ogni parte convenuti... Come perciò non credere nei vichiani «corsi e ricorsi storici»? Quel che successe allora contro quest’uomo passionale, coerente, quest’uomo forte, sta succedendo anche oggi: lo stesso identico copione! Gli stessi cani politici, gli stessi pupazzi, le stesse marionette (con altra maschera) aizzati contro il Governo, e il suo Presidente, qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa dica! Gli stessi scioperi «manovrati»... Le stesse sceneggiate televisive (uno pro, un altro contro...) Chi ne tiene i fili è sempre lo stesso Puparo internazionale (la preminenza delle privatizzazioni, il culto del «massimo profitto», la dittatura del mercato...) Fino all’abuso di potere, alla soppressione dei diritti umani a scopo di rapina politica, fino all’omicidio... (da «I colori della tristezza», presentazione...) www.edilogos.com: leggi in LEGGERE (Sommario) la voce Luigi Castiglione [email protected] ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 29 IN PRIMO PIANO LOGOS / OFFERTA SPECIALE La Logos offre eccezionalmente il «Codice di diritto canonico» a € 13 anziché a € 26* Le condizioni di vendita restano quelle usuali con pagamento anticipato mediante versamento sul ccp n° 64725005 intestato alle Edizioni Logos Via Alatri, 30 - 00171 ROMA (Italia) * 10 copie, € 100 Contributo spese d’invio, rispettivamente 2/6 CODICE DI DIRITTO CANONICO Testo italiano con le «Interpretzioni autentiche»; le «Delibere» della Cei; ampio «Indice analitico»... Beneplacito della Conferenza episcopale italiana A cura di Luigi Castiglione Pagine 448, € 26 / 13 «Quest’edizione italiana del Codice di diritto canonico presenta alcune caratteristiche che ci piace mettere in risalto [...] La versione italiana curata da Luigi Castiglione, è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’Ueci, ma anche perché condotta con criteri più moderni (per esempio, uno tra centinaia, «potestas» è resa con «potere» e non con «podestà» [...] Per tutte queste caratteristiche positive [...] essa merita la più ampia diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa (E.M. Lisi, «La Scala»). edizioni logos 30 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO Aimé Cesaire, poeta della negritude Aimé Fernand David Césaire nasce a Basse-Pointe (Martinica, isola nel cuore dei Caraibi) il 26 giugno 1913. Compie gli studi in Martinica, poi a Parigi, presso il Líceo Louis-le-Grand; perfeziona gli studi universitari sempre a Parigi, presso l’École normale supérieure. Qui conosce il senegalese Léopold Sédar Senghor e il guaianese Léon Gontran Damas. Grazie alla lettura di opere di autori europei che raccontano del continente africano, i ragazzi scoprono insieme i tesori artistici e la storia dell’Africa nera. Fondano quindi la rivista «L'Étudiant Noir», punto di riferimento fondamentale per gli studenti neri della capitale francese e creano la «négritude» (negritudine), nozione che comprende i valori spirituali, artistici, filosofici dei neri d’Africa. Questa stessa nozione diventerà poi l'ideologia delle lotte dei neri per l'indipendenza. Césaire nel corso della sua produzione letteraria chiarirà che questo concetto supera il dato biologico e vuole riferirsi a una delle forme storiche della condizione umana. Torna in Martinica nel 1939 e fonda la rivista «Tropiques», entrando in contatto con André Breton e il surrealismo. Césaire aveva come ideale la liberazione della sua isola natale dal giogo del colonialismo francese: grazie a lui la Martinica diventerà nel 1946 un Dipartimento d'oltremare della Francia, diventando poi così a tutti gli effetti parte dell'Europa. Césaire si impegnerà attivamente in qualità di deputato della Martinica all’Assemblea generale francese, sarà a lungo - dal 1945 al 2001 - sindaco di Fort-de-France (la capitale) e sarà membro - fino al 1956 - del Partito comunista francese. Dal punto di vista letterario Aimé Césaire è un poeta tra i più celebri rappresentanti del surrealismo francese; in qualità di scrittore è autore di drammi che raccontano la sorte e le lotte degli schiavi dei territori colonizzati dalla Francia (come ad esempio Haiti). Il poema più noto di Césaire è Cahier d'un retour au pays natal («Diario del ritorno al Paese natale», 1939), tragedia in versi di ispirazione surrealistica, che è da molti considerata come un’enciclopedia della sorte degli schiavi neri nonchè l'espressione della speranza della liberazione di questi ultimi. Attraverso una ricca produzione di poesia drammatica e specificamente teatrale ha dedicato i propri sforzi in modo particolare al recupero dell'identità antillana, non più africana e certamente non bianca. Tra le sue varie raccolte poetiche ricordiamo Les armes miraculeuses («Le armi miracolose», 1946), Et les chiens se taisaient («E i cani tacevano», 1956), Ferraments («Catene», 1959), Cadastre (1961). Nel 1955 pubblica il Discours sur le colonialisme («Discorso sul colonialismo») che viene accolto al pari di un manifesto di rivolta. A partire dagli anni ‘60, per evitare che la sua attività raggiunga solamente gli intellettuali africani e non le grandi masse, lascia la poesia per dedicarsi alla formazione di un teatro negrofilo popolare. Tra le sue opere teatrali più rilevanti: La tragédie du roi Christophe («La tragedia del re Christophe, 1963), Une saison au Congo («Una stagione in Congo», 1967) ispirata al dramma di Lumumba, e Une tempête (Una tempesta, 1969), reinterpretazione di un dramma di Shakespeare. L'ultima sua opera pubblicata in Italia è Negro sono e negro resterò, conversazioni con Françoise Vergès (Città Aperta Edizioni, 2006). L’anziano scrittore si ritira dalla vita politica nel 2001, a 88 anni, lasciando la guida di Fort-de-France al suo delfino Serge Letchimy, eletto a furor di popolo. Aimé Césaire muore il 17 aprile 2008 presso l’ospedale di Fortde-France. Novità / eBooks Logos LUIGI CASTIGLIONE L’ONOREVOLE MAMMONA Appunti di fenomenologia politica EDIZIONI LOGOS Panegirico. L’onorevole Mammona crede di essere l’onorevole Iddio. A lui vano fatte tutte le genuflessioni, tutti i baciamano, tutte le riverenze; a lui tutte le laudi, tutte gli ossequi, tutti gl’inchini, «i miei rispetti, eccellenza» di qua, «baciamo le mani, signor ministro» di là... (dal cap. IV) Il ritornello (o leitmotiv): Mammona, l’infame e il borghese son la stessa persona ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 31 IN PRIMO PIANO I SCRITTI DI GIOVANNI PAOLO II con i commenti di specialisti Collana : Biblioteca 6versale cristiana [40] matrimonio Catechesi sul matrimonio GIOVANNI GIOVANNI PAOLO II Testi delle «catechesi» con i PAOLO II Testi commenti originali di S. delle «catechCipriani, P.G. Pesce, G. Concetti, S. esi» con i com- Riva A cura di Gino Concetti Pagine menti originali di 240, € 18 Biblioteca universale crisS. Cipriani, P.G. Pesce, G. tiana [40 Catechesi sul Catechesi sulla sessualità GIOVANNI PAOLO II Catechesi sulla sessualità Testi delle "catechesi" con i commenti di Cipriani, Concetti, Marinelli, Mercatali, Nobile, Pesce A cura di Gino Concetti Pagine 240, € 19 Biblioteca universale cristiana [59] Concetti, S. Riva A cura di Gino Concetti Pagine 240, € 18. Biblioteca universale cris- Centesimus annus GIOVANNI PAOLO II - Saggio introduttivo di Amintore Fanfani Pagine 272, € 20 - Ecclesia [11] Dio, ricco di misericordia GIOVANNI PAOLO II Dio, ricco di misericordia Testo dell’enciclica con i commenti di Bogliolo, Concetti, Del Noce, Galot, Manzini, Mariani, Sisti, Spiazzi, Virgulin, Toniolo A cura di Gino Conccetti Pagine 208, € 18 Biblioteca universale cristiana [51] GIOVANNI PAOLO II I laici fedeli di Cristo Testo integrale dell’omonima «Esortazione apostolica» sulla vocazione e la missione dei laici nella Chiesa e nel mondo con i commenti di Acquaviva, Bergamo, Camisasca, Cananzi, sale cristiana Vivere l’affidamento a – Maria Testo dell’«Atto di affidamento a Maria», di Giovanni Paolo II con i commenti di Ambrosanio, Bertetto, Betti, Bossard, Castellano, Ciappi, De Fiores, Di Rovasenda, Franzi, Galot, Maggiolini, Meo, Michaud, Moreira, Neves, Ols, Rum, Schmidt, Soll Presentazione di Domenico Bertetto Pagine 136, € 12 Biblioteca universale cristiana [48] Il Redentore dell'uomo GIOVANNI PAOLO II Il Redentore dell’uomo Testo dell’omonima enciclica con i commenti di E. Baragli, A. Del Noce, C. Fabro, J. Galot, D. Grasso, B. Sorge A cura di Antonio Ugenti Pagine 160, € 16 Biblioteca univer[30] Vita di Cristo GIOVANNI PAOLO II Vita di Cristo Prefazione di Luigi Negri Pagine 224, € 18 Biblioteca universale cristiana [69] ediozini logos Il lavoro umano GIOVANNI PAOLO II Illavoro umano Testo dell’enciclica con i commenti diAcquaviva, Anselmi, Ardigò, Anzani, Anzani Colombo, Baget Bozzo, Barbiellini Amidei, Bartoli, Benvenuto, Biffi, Bocca, Borgomeo, Borroni, Brezzi, Caniglia, Ciancaglini, E. Colombo, V. Colombo, De Rita, De Rosa, G. De Rosa, Fanfani, Foschi, Gorresio, Intini, La dignità della donna GIOVANNI PAOLO II La dignità della donna Testo integrale dell’omonima Lettera apostolica con i commenti di Arias, Baget Bozzo, Cappiello, Cavallaro, Del Riso, Di Nola, Dominijanni, Fabbretti, Fumagalli, Carulli, Gennari, Gentiloni, Glendon, Il valore salvifico della sofferenza GIOVANNI PAOLO II Il valore salvifico della sofferenza Testo dell’omonima «Lettera apostolica» con i commenti di Alvárez, Betti, Cipriani,Del Zotto, Ferraro, Galot, Mariani, Penna, Zavalloni A cura di Vittorio Leonzio Pagine 120, € 13 Biblioteca universale cristiana [54] 32 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO CONTESTI MAGICI CONTEXTOS MÁGICOS Atti di Convegno Contesti magiciI Contextos magicos Atti di Convegno a cura di Marina Piranomonte e Francisco Marco Simón De Luca Editore d’Azte formato 24 x 30, cartonato con sovraccoperta pp. 368, 225 ill. 2012 euro 80,00 Il volume raccoglie gli Atti del Convegno internazionale intitolato “Contesti Magici / Contextos Mágicos / Contextualizing Magic” tenutosi dal 4 al 6 novembre 2009 presso la sala Conferenze di Palazzo Massimo alle Terme di Roma. I lavori del Convegno, che si sono svolti principalmente in inglese e in italiano (ma anche in spagnolo, tedesco e francese), hanno visto un totale di quarantotto interventi, tra relazioni di illustri specialisti del tema e contributi di partecipanti selezionati tramite un call for papers organizzato su Internet. Il progetto internazionale del quale questo Convegno è una tappa fondamentale, ha come obiettivo la mappatura delle attività magiche nelle province occidentali dell’Impero romano, una ricerca innovativa mai affrontata prima, realizzata prendendo in considerazione non solo i contesti archeologici o materiali, ma anche i contesti sociali o intellettuali di quelle azioni, indispensabili per comprendere l’inevitabile rapporto tra le autorità e i rituali ritenuti “magici”, che a nostro parere sono da intendere in generale come quelle attività religiose non sancite come tali dal potere costituito. Con questo volume si aggiunge un’altra pedina alla comprensione delle complesse dinamiche religiose e magiche del mondo antico. Edizione in italiano, inglese, spagnolo, francese De Luca Editore d’Arte novità / eBooks Logos LUIGI CASTIGLIONE SATANIA Mistero profano in tre tempi ed un antefatto I tempi Il viaggio L’intervista Il ritorno Non un romanzo di struttura tradizionale, né un mistero del siglo de oro, gli autos sacramentales, nulla avendo di sacro, né un mistery fiction o mystery novel, del genere del romanzo gotico o del fantasy, e nemmeno un pulp dello scorso secolo privo essendo di giallo, tranne lo zolfo con cui è lastricata la piazza dell’inferno, con l’ambizione tuttavia ben visibile di fondere tutt’insieme tutte le forme di espressione drammatica, dal linguaggio al coro, dal comico al tragtico, dal patetico al poetico, dal monologo al coro, alla farsa ... ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 33 IN PRIMO PIANO EDITRICE OLSCHKI / Novità IL CARTEGGIO DI VITTORIO CIAN LE ODI DI QUINTO ORAZIO FLACCO Coscienza nella filosofia della prima modernità Il carteggio di Vittorio Cian Le Odi di Quinto Orazio Flacco tradotte A cura di Lorenzo Bocca Presentazione di Arnaldo Di Benedetto da Cesare Pavese - A cura di Giovanni Barberi Squarotti - Prefazione di Luigi R. Einaudi Roberto Palaia, Problemi terminologici e semantici della moderna definizione di coscienza. Una introduzione • Étienne Balibar, A propos de l’invention lockienne: conscience et identité personnelle • Vincent Carraud, La conscience inutile. Cogitatio et conscientia chez Descartes • Geri Cerchiai, Aspetti della nozione di coscienza nella formazione della metafisica vichiana • Francesco Giampietri, Conscientia mutabilis. I significati della coscienza nei lessici filosofici latini del Seicento • Vasiliki Grigoropoulou, Du développement de la conscience chez Spinoza • Hansmichael Hohenegger, La terminologia della coscienza in Kant: pars destruens • Antonio Lamarra, Leibniz, Locke e l’idea moderna della coscienza di sé • Jean-Luc Marion, La coscienza. Dall’intenzionalità alla chiamata • Margherita Palumbo, Conscientia, casus conscientiae • Angela Taraborrelli, Locke, Clarke, Collins e Mayne. Quattro sguardi sulla consciousness • Indice dei nomi. Il volume offre il catalogo integrale, ordinato alfabeticamente per mittente, del fondo epistolare di Vittorio Cian conservato all’Accademia delle Scienze di Torino. Le 26.828 lettere qui indicizzate coprono un arco cronologico compreso tra il 1883 e il 1951, e offrono un ben articolato panorama di quasi settant’anni di storia della cultura italiana, mostrando i rapporti che il professore veneto naturalizzato torinese è riuscito a intrattenere con i suoi contemporanei. Realizzata nel 1926, la versione integrale delle Odi di Orazio, pubblicata ora per la prima volta sulla base dell’autografo, documenta un aspetto della cultura e della fisionomia di Cesare Pavese, relativamente agli anni della sua formazione, che finora la critica ha considerato solo marginalmente. Merita invece che se ne dia risalto, anche come testimonianza giovanile di un’attenzione per i classici che ha caratterizzato lo scrittore lungo tutto l’arco della propria esperienza. COSCIENZA E MODERNITÀ A cura di Roberto Palaia Lessico Intellettuale Europeo, vol. 119, 2013, cm 17x24, VIIII-288, pp., € 34 The volume contains the complete catalogue of Vittorio Cian’s epistolary archive held by the Accademia delle Scienze of Turin. The 26.828 letters, indexed in alphabetical order by sender, cover the years 1883-1951 and offer an articulated overview of almost seventy years of Italian culture, showing the network of relationships the professor from Venice had built among the intellectuals of his time. Accademia delle Scienze di Torino. I libri dell’Accademia, vol. 9, 2013, cm 17x24, 2 tomi di XIV-1052 pp. con 1 fig. n.t., € 120 The complete translation of Horace’s Odes done in 1926 and published now for the first time from the original manuscript, shows an aspect of the young Cesare Pavese’s culture and figure that has been little considered by the critics until now. It is worth instead of attention, as a document of an early interest for the classics that characterised the personality of the writer throughout his whole experience. Centro di studi di letteratura italiana in Piemonte «Guido Gozzano - Cesare Pavese» - Saggi e testi, vol. 21, € 19 34 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 IN PRIMO PIANO ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 35 SCAFFALE Eugenio Battisti Michelangelo, fortuna di un mito Immanuel Kant Critica della ragion pura Michelangelo, per la sua unica genialità e inventività, per la sublime bellezza delle sue opere (finite o appositamente nonfinite), continua a evocare, nel singolo osservatore come nella massa del pubblico, una gamma di reazioni opposte tra estrema ammirazione e epidermica ostilità.A essa han dato voce attraverso i secoli critici, artisti e intellettuali che Battisti esamina a partire dal Cinquecento nei saggi editi e inediti raccolti in questo volume. Nell’Ottocento lo studio della fortuna critica di Michelangelo ha indotto i molti autori che se ne sono occupati a elaborare precise categorie interpretative storiche e stilistiche, su cui costruire un’interpretazione oggettiva; ma secondo Battisti, l’analisi della critica più moderna esercitata nella militanza letteraria, gli studi sull’arte e il pensiero michelangiolesco da parte di artisti a noi contemporanei, l’uso di immagini famose del maestro in un più ampio panorama culturale e sociale, hanno sedimentato, accanto alla critica tradizionale essenzialmente letteraria e storica, una critica artistica in certo modo più spregiudicata e creativa, che ha scoperto nei capolavori del grande artista un’aura di irrequieta modernità, che ce lo fa amare come nostro contemporaneo. «Quella in cui viviamo è la vera e propria epoca della critica, a cui tutto deve venire sottoposto.» Questa frase, tratta dalla prima prefazione alla Critica della ragion pura, fa intuire la portata rivoluzionaria della prospettiva inaugurata da Immanuel Kant. Il puntiglioso, abitudinario professore di Königsberg, affronta - nel secolo dei Lumi e di Newton l’esigenza di una rifondazione radicale della cultura, muovendo dall'oscura consapevolezza della necessità di far confluire ragione ed esperienza, e arrivando a delimitare nitidamente il raggio d'azione dei vari saperi. Se il metodo della scienza, così fecondo di risultati, alimenta le speranze nel progresso conoscitivo dell'umanità, d'altra parte non è in grado di offrire risposte agli interrogativi più profondi e pressanti, come il problema del libero arbitrio, dell'immortalità dell'anima, di Dio. La Critica della ragion pura è il capolavoro filosofico che, più di ogni altro, porta avanti lo spirito e gli ideali dell'Illuminismo: necessario è mostrare i limiti della ragione, perché, credendo di possedere verità assolute, si rischia di cadere nel fanatismo; al contempo, bisogna far valere con forza i diritti della critica razionale, se si vuole evitare che gli uomini siano schiavi di autorità e istituzioni prive di fondamento. «Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!»: l'impulso di questo motto percorre l'intera filosofia di Kant, qui esposta nei suoi principi fondamentali. Immanuel Kant, Critica della raEugenio Battisti, Michelangelo, gion pura, a cura di P. Chiodia cura fortuna di un mito - Cinquecento di Chiodi P., pp. 700, € 10,20 anni di critica letteraria e artistica, a cura di G. Saccaro Del Buffa, Olschki Editore, XVIII-248 pp., con 19 tavv. f.t. di cui 15 a colori. Giacomo Lorenzini Cristina Nali Il pino domestico Elementi storici e botanici di una preziosa realtà del paesaggio mediterraneo Il pino domestico ci parla di una lunga storia mediterranea, ci ricorda un passato glorioso sulle terre e sui mari, ci collega con antiche civiltà; è frequente presenza nella letteratura, nelle arti decorative, nei miti, nella quotidianità. Occuparsi di questa specie multifunzionale significa interagire con un universo che comprende aspetti paesaggistici, ma anche economici e produttivi, implica confrontarsi con il passato dei nostri luoghi, con le loro consuetudini, con la loro tradizione alimentare. In preparazione. 36 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 INTERVALLO GEORGES MAX SCHELER BERNANOS L'IDEA LA GIOIA CRISTIANA DELL'AMORE CLAUDEL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo L’annuncio a Maria Il libro di Cristoforo Colombo Testa d’Oro Il festino della saggezza Via crucis La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Un romanzo drammatico, sconvolgente, turgido di luci e d’ombre. N’è protagonista Chantal, eroina della grazia, nuova santa Teresa. In lei si svolge la lotta tra la grazia e il male, ch’ella espia, vittima dei perversi Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo Amo la Bibbia logos Georges Bernanos, La gioia, con una nota di Ferdinando Castelli, Edizioni Logos, pagine 256, € 18 Sembra che sia venuto il momento di un nuovo spirito finora solo presumibile di primavera. Comincia lentamente l'oscillazione scettica di questa civiltà, il dubbio su se stessa e sulle idee in cui crede. Ma l'implorazione di salvezza diverrà sempre più forte e più urgente [...] Questo germe, quando i popoli si renderanno lentamente conto di quello che hanno fatto, diventerà una forte e grande corrente di lacrime. In questo momento conta moltissimo che anche i cristiani ascoltino quel grido di aiuto, e che tutti, facendo rivivere la propria fede prima nel proprio cuore, spalanchino questi cuori per riversare la corrente di fede e di amore, che segretamente scorre nella Chiesa cristiana, riversarla nel mondo, in un mondo che ha bisogno di questa fede e di questo amore – che comincia a desiderarli – che li desidera come non mai nel passato; M a x S c h e l e r, L’idea cristiana dell’amore, a cura di Ubaldo Pellegrino, Logos , p. 112, € 10 LUIGI CASTIGLIONE CLINTON, LE PENE (Clonare Starr) Romanzo o storia romanzata, affabulazione, oppure un semplice «divertissement»? Forse una favola in cui, come l’autore scrive, «l’ironia, il sarcasmo, il dileggio, il sogghigno, il cachinno, lo sberleffo, lo scherno, la derisione, l’irrisione, la parodia, la risata non son che l’altra faccia della tristezza» in un mondo in cui «si vive tra vigliacchi e lestofanti, tra venduti e depravati, perversi e pervertiti, infetti ed appestati...» Fa parte della sua «Trilogia dell’effimero»... Luigi Castiglione, Clinton, le pene (Clonare Staar?), Edizioni Logos, pagine 256, € 18 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 37 SCAFFALE un libro sempre attuale TEOLOGI IN RIVOLTA I testi e i documenti integrali della «contestazione nella Chiesa» con i commenti di Alberigo, Baget Bozzo, Bouchard, Camon, Cardia, Costa, Davi, Del Noce, Del Rio, Delumeau, Di Fazio, Egidi, Fabbretti, Ferraudo, Filippi, Gentilonì, Giussani, Greinacher, Guasco, Kasper, Küng, Lehmann, Marengo, Margiotta Broglio, Melina, Molari, Negri, Poletti, Quinzio, Rossi, Ruggeri, Santini, Spiazzi, Strazzari, Svidercoschi, Testa, Tettamanzi, Vassallo, Zizola Saggio introduttivo di Angelo Scola edizioni logos edilogos.com [email protected] TEOLOGI IN RIVOTA «La Chiesa è un corpo vivo che ha bisogno dell'opinione pubblica alimentata dal colloquio tra le diverse membra e mancherebbe qualcosa alla sua vita se l'opinione pubblica le venisse a mancare». PIO XII «Coloro che si dedicano alle scienze sacre usufruiscono di una giusta libertà di ricerca ed anche di esporre con prudenza il loro pensiero sulle materie in cui sono competenti, mantenendo il dovuto rispetto nei confronti del magistero della Chiesa». CODICE DI DIRITTO CANONICO «Ho avuto sempre più conferma che solo nell'obbedienza che nasce dall'amore si può diventare intelligenti di quell'avvenimento che ci è stato donato e che supera ogni intelligenza». LUIGI GIUSSANI «La Chiesa viene ammonita «a non farsi condizionare dalla logica mondana»;, mi domando quanto questo condizionamento non abbia invece agito su molti intellettuali che intendono interpretare "lo spirito" piuttosto che la lettera del Concilio (o indirettamente su tutti)». AUGUSTO DEL NOCE «Considero la «Dichiarazione di Colonia» inaccettabile per la Chiesa, sia per la sua forma, sia per il contenuto. Ciò non esclude che dietro di essa non vi siano desideri giustificati e problemi aperti sui quali si deve discutere». WALTER KASPER «Tutto quanto è accaduto, sotto gli occhi di tutti, fra teologi è solo un fenomeno che induce tristezza. Se i maestri, anziché essere innanzitutto testimoni di una profonda appartenenza alla Chiesa si trasformano in un ceto d'intellettuali, più preoccupati delle proprie opinioni, allora l'annuncio al cuore dell'uomo, che non attende sapienze umane (neanche "teologiche") ma solo la Parola, fatta carne in Cristo, si fa meno forte. LUIGI NEGRI «Il maldestro tentativo del Vaticano di ridurre l'episodio a un "fatto locale", non riesce certo a diminuire la rilevanza di un'iniziativa che afferma l'obbligo di chi è al servizio della Chiesa di esprimere critiche pubbliche e mettere in evidenza gli "abusi" del potere centrale». FRANCESCO MARGIOTTA BROGLIO 38 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 VETRINA LOGOS Gli EBOOKS della LOGOS si possono agevolmente leggere sul monitor del proprio computer, se ne può ingrandire e rimpiccolire il testo e renderlo anche più oppure meno luminoso, secondo le proprie esigenze visive, senza ricorrere ad ulteriori spese... ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 39 VETRINA LOGOS JACQUES MARITAIN KAROL WOJTYLA PRIMATO DELLO SPIRITUALE EDUCAZIONE ALL’AMORE eBook, II ed., pp. 296, € 18 ATTRAVERSO IL DISASTRO Introduzione di Pietro Prini V Ed., pagine 160, € 16 eBook, pp. 160, € 16 IL BUON PASTORE (Scritti, discorsi e lettere pastorali) ANTIMODERNO (Rinascita A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 18 DA BERGSON A TOMMASO D’AQUINO (Saggi di metafisicae di morale) Pagine 240, € 18 IL DOTTORE ANGELICO eBook, pagine 160, € 16 LA TRAGEDIA DELLE DEMOCRAZIE CHIAMATI ALL’AMORE A cura di Gino Concetti Pagine 160, € 16 MAX SCHELER Introduzione di Pietro Palazzini Pagine 256, € 18 IL POTERE E LA CROCE Introduzione di L. Castiglione Pagine 160, € 16 LA BOTTEGA DELL’ORAFO eBook, Pagine 128, € 13 Pagine 128, € 13 RELIGIONE E CULTURA eBook, pp. 136, € 13 L’IMMORTALITÀ DELLA PERSONA A cura di L. Castiglione eBook, pagine 160, € 16 SAGGI SU LéON BLOY eBook, pagine 160, € 16 www.edilogos.com - [email protected] 40 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 VETRINA LOGOS FRANçOIS MAURIAC LUIGI CASTI GLIONE LA CARNEE IL SANGUE PIO XII E IL NAZISMO Traduzione di L. Castiglione ii, ed., Pagine 184, € 18 II ed., pp. 336, € 23 TUTTO IL CONCILIO IV ed., pp 484, € 26 TeATro SE FOSSE UN SOGNO ASMODEO eBook, , III ed., p. 160, € 16 AMARSI MALE SANTI, DITTATORI E MALFATTORI IL FUOCO SULLA TERRA Traduzioni di L. Chiarelli, Cesare Vico Lodovici, G.V. Sampieri A cura di L. Castiglione Pagine 276, € 18 MARGHERITA DA CORTONA Traduzione di L.Castiglione eBook, III ed., pp.160, € 16 SALVARSI DAL NULLA GLI EROICI FERVORI TrILoGIA DeLL’effImero CLINTON, LE PENE DIANA, LA FAVOLA IL PICCOLO DITTATORE (Berlusconi, atto primo) LA RAGIONE IMPURA eBook, III Ed., 160, 16 IL MALE IMPLACABILE eBook, pp. 196, € 16 PROLEGOMENI AGLI INFAMI eBook, II ed, pp. 160, € 16 IL FIUME DI FUOCO eBook, pp. 176, € 16 LA FOLLIA DI LEAR LE VIE DEL MARE LA POETICA CLAUDELIANA IL PARADISO DELL’AMORE L’ÈVE DI PéGUY SATANIA UN CUORE GRANDE COSÌ UN PAPA A RITROSO eBook, pp. 160, € 16 (Il «Ressourcement» di Benedetto XVI) Pagine 196, € 18 LA CASA IN ROVINA (Francesco, il papa che dice la verità) eBook, pp. 224, € 18 www.edilogos.com - [email protected] ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 41 VETRINA LOGOS DOMENICO GIULIOTTI GEORGES BERNANOS POLVERE DELL’ESILIO SCANDALO DELLA VERITÀ A cura di Massimo Baldini Pagine 192, € 18 Pagine 112, € 12 LE DUE LUCI (SANTITÀ E POESIA) DOMENICO L’INCENDIARIO A cura di Massimo Baldini Pagine 128, € 16 Pagine 88, € 10 L’ORA DI BARABBA A cura di Luigi Castiglione Pagine 336, € 26 PENSIERI D’UN MALPENSANTE A cura di Massimo Baldini Pagine. 104, € 13 IL MERLO SULLA FORCA A cura di Luigi Castiglione eBook, pp. 160, € 16 RACCONTINI ROSSI E NERI Pagine 208, € 18 I RAGAZZI UMILIATI Pagine 160, € 16 NUOVA VISIONE DEL REALE (SATANA E NOI) Postfazione di Albert Béguin Pagine 296, € 18 IL CAMMINO DI CRUZ DAS ALMAS eBook, Vol. I, pp. 192, € 18 IL SIGNOR OUINE Pagine, 304, € 18 LA GIOIA Con una nota di Fernando Castelli eBook, II ed., pp. 256, € 16 IL DIALOGO DELLE CARMELITANE www.edilogos.com - [email protected] Testo originale a fronte eBook, pp. 192, € 18 * Tutte le opere di Georges Bernanos sono curate da Luigi Castiglione, tranne Una visione cattolica del reale, tradatta da Mario Spinelli e Franco Mercuri www.edilogos.com - [email protected] 42 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 VETRINA LOGOS PAUL CLAUDEL GABRIEL MARCEL CINQUE GRANDI ODI Testo originale a fronte Pagine 192, € 18 L’UOMO PROBLEMATICO (in preparazione) IL LIBRO DI CRISTOFORO COLOMBO Pagine 88, € 16 DIALOGO SULLA SPERANZA A cura di Enrico Piscione Pagine 112, € 16 GIOVANNA D’ARCO AL ROGO Testo originale a fronte Pagine 128, € 16 SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE Pagine 128, € 13 LACRIME DI LUCE (Il simbolismo di la Salette) Pagine 80, € 12 L’ANNUNCIO A MARIA Testo orinale a fronte eBook, pp. 196, € 18 AMO LA BIBBIA eBook, pagine 160, € 16 IL DECLINO DELLA SAGGEZZA Traduzione di Carmela Cossa Pagine 128, € 13 L’IRRELIGIONE E LA FEDE (in preparazione) TEATRO E FILOSOFIA (In preparazione) GLI UOMINI CONTRO L’UMANO A cura di Enrico Piscione Pagine 232, € 23 * Tutte le opere di Paul Claudel sono curate da Luigi Castiglione www.edilogos.com - [email protected] edizioni logos CODICE DI DIRITTO CANON ICO Edizione tascabile con la nuova traduzione italiana di Luigi Castiglione Alcuni giudizi della stampa: «Quest'edizione italiana presenta alcune sue caratteristiche che ci piace mettere in risalto: la versione italiana dei canoni, curata da Luigi Castiglione. è nuova, non solo perché diversa da quella corrente dell’UECI, ma anche perche condotta con criteri più moderni (per es. potestas è resa con «potere» non con «potestà»); il commento è alquanto più aggiornato se non altro perché tiene conto delle interpretazioni autentiche date dall’apposita Commissione pontificia dal 1984 ad oggi. Per tutte queste caratteristiche positive sia deìl'edizione originale sia di quella italiana, riunite insieme in quest'opera, essa merita la più larga diffusione e utilizzazione da parte degli interessati, che dovrebbero essere più i pastori che i canonisti della Chiesa» (N. Lisi, La Scala). A T R 26 E F LE a € F O IA iché in EC anz SP€ 13 a «Sono molte le pubblicazioni e i commenti ai Codice di diritto Canonico che sono state curate o da singoli o da gruppi di specialisti. Questa edizione, commentata da esperti competenti, mi sembra una delle migliori. I pregi sono tanti...» (A.P., Vita Pastorale). «Il commento è fatto con grande competenza dottrinale e giuridica, con chiarezza espositiva e puntualità di riferimenti... Il curatore, Luigi Castiglione, ha contribuìto in modo egregio a mantenere le doti di chiarezza del testo originale, per cui sembra che il merito vada equamente diviso fra gli autori del testo e il curatore...» (Orizzonti Cristiani, Radio Vaticana), CODICE DI DIRITTO CANONICO - Testo italiano con le «Interpretazioni autentiche», le «Delibere» della Cei e un ampio «Indice analitico» – Beneplacito della Cei — A cura di Luigi Castiglione – Pagine 448, € 26 CODICE DI DIRITTO CANONICO - EDIZIONE BILINGUE CON TESTO ORIGINALE A FRONTE TRADUZIONE E INTRODUZIONE DI LUIGI CASTIGLIONE - IN RISTAMPA LA VI EDIZIONE , 44 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 CRONACA DELL’ALDIQUÀ va, dopo essere stata accusata, per il suo ruolo di madre incestuosa, di corruzione di minorenne, perché il partner, il giovane Benoit Ferreux, al momento della lavorazione del film aveva solo sedici anni. Lea Massari compie 80 anni Lontana dalle scene da 20 anni Lea Massari, che il 30 giugno compirà 80 anni ed è praticamente lontana dalle scene, salvo rari ritorni sul set dai primi anni Ottanta, resta, nel ricordo di tutti, la bella e intensa Anna, ragazza insoddisfatta che non riesce a comunicare le proprie intime necessità al compagno, che appare per pochi minuti ne "L'avventura" di Michelangelo Antonioni (1960) e sparisce durante una gita in barca alle Eolie. Non a caso da quel ruolo parte la sua fama, che grazie alla sua forte presenza scenica ne ha fatto un'attrice di cinema importante nell'arco di oltre trent'anni, che ha lavorato anche in teatro con Garinei e Giovannini nel primo "Rugantino" come con Vittorio Gassman in un "Edipo re" televisivo, senza dimenticare i grandi sceneggiati tv di Sandro Bolchi, che vanno dalla Monaca di Monza nei "Promessi sposi" a protagonista di "Anna Karenina". Poi la scelta di prediligere la vita privata, stare con la madre che invecchiava, col marito pilota spesso lontano, la casa e la campagna, i suoi animali che sono la sua passione da molti anni e l'hanno spinta, lei ex cacciatrice, a partecipare in prima persona a campagne animaliste ed ecologiste. Questo oltre all'amore per la musica, con una predilezione per quella brasiliana. E' così che diventa una delle nostre attrici celebri più lontana dai riflettori (negli anni '70 era considerata certo una delle nostre piu' brave e note), riservata, anche costretta a vivere e lavorare all'estero, dopo lo scandalo di "Soffio al cuore" di Louis Malle (1970) : "In Italia sono ormai più nota come imputata che come attrice", dice- ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 45 POLITICA Ci lascia Emilio Colombo, ultimo costituente È morto a Roma il senatore a vita Emilio Colombo, in passato presidente del Parlamento Europeo, presidente del Consiglio e più volte ministro. Aveva 93 anni ed era l'ultimo costituente ancora in vita. Nato a Potenza l'11 aprile 1920, Emilio Colombo ha attraversato da protagonista tutta la storia politica italiana del Secondo Dopoguerra e anche parte di quella europea, ricoprendo incarichi di primissimo piano - fino alla nomina a senatore a vita, nel gennaio del 2003, per decisione dell'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi - ma senza mai interrompere un legame con la sua città e la sua regione - la Basilicata - che ne hanno fatto il "dominus" quasi incontrastato per decenni. Laureato in giurisprudenza e proveniente dalla Gioventù di Azione Cattolica - in quel periodo storico autentica "fucina" di uomini che hanno guidato l'Italia o hanno avuto responsabilità in settori importanti del Paese - Colombo fu eletto all'Assemblea Costituente a 26 anni, con poco meno di 21 mila voti di preferenza. Nel 1948 fu poi eletto deputato, con oltre il doppio dei voti ottenuti due anni prima: è il decollo definitivo di una carriera che lo porterà, nell'agosto del 1970, a diventare Presidente del Consiglio, incarico che conserverà fino al febbraio del 1972. Prima era stato varie volte ministro (Agricoltura e foreste, Industria e commercio, Commercio, Tesoro, Esteri) e sottosegretario (agricoltura, lavori pubblici). In campo europeo, Colombo ebbe un ruolo nei negoziati con la Francia all'epoca della politica della "sedia vuota" inaugurata da De Gaulle: nel 1979 fu rieletto al Parlamento europeo con circa un milione di voti di preferenza. È stato presidente del Parlamento europeo dal 1977 e fu riconfermato nel 1979, anno in cui gli fu assegnato il premio "Carlo Magno", attribuito ogni anno proprio all'uomo politico che contribuisce di più al processo d'integrazione europeo. L'unico, forse, grande "dispiacere" di una vita politica eccezionale è stata la mancata elezione al Parlamento del 2001: Colombo, candidato come indipendente con Democrazia Europea - in una fase politica molto accesa all'interno del suo schieramento - ottenne oltre undicimila voti (il 15,3 per cento). Due anni dopo, però, la nomina a senatore a vita gli restituì tutto con gli interessi. Dopo le ultime elezioni, ha guidato lui il Senato nella prima riunione. PREMIER, MINISTRO E PRESIDENTE PE, DAVA DEL LEI A DE GASPERI - (di Mario Restaino) - "A De Gasperi ho date sempre del lei. Anche a Togliatti": bastano quasi queste poche parole, dette ad Arrigo Levi in una recente "conversazione" che è insieme biografia e "volo" sulla storia e la politica italiana ed europea, a descrivere il carattere del senatore a vita Emilio Colombo - nato a Potenza l'11 aprile 1920 - morto a Roma a 93 anni, esponente di rilievo della Democrazia Cristiana e figura di primo piano della storia repubblicana. La carriera di Colombo - cominciata "ufficialmente" nel 1946 con l'elezione, grazie a quasi 21 mila voti, all'Assemblea Costituente - è stata costellata di successi ed è come una pelle tutta bianca con due soli nei, uno personale e uno politico. Quello personale risale al 2003 - lo stesso anno della nomina, decisa dall'allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, a senatore a vita - quando ammise davanti ai magistrati della Procura della Repubblica di Roma di fare uso di cocaina, per motivi terapeutici. Il "neo" politico spuntò nel 2001: dopo una vita passata ad essere eletto con suffragi larghissimi, Colombo - a cui era stata "rifiutata" (lo disse lui stesso) la candidatura nel Partito Popolare - fu duramente bocciato nella corsa al Senato, proprio nella "sua" Basilicata: candidato indipendente con Democrazia Europea, fu terzo con 11.433 voti (15,3 per cento). Ma chi era Emilio Colombo e che cosa ha rappresentato? Nato in una famiglia cattolica nella quale, la sera, si recitava il Rosario ("ma era facoltativo", ha precisato sempre a Levi), Colombo passò dalle organizzazione cattoliche (incontrò Papa Pacelli che pronosticò: "Questo Colombo volerà", come scriverà poi Tullio Kezic ricordando una serata trascorsa a Potenza) direttamente alla politica, in quella straordinaria e sconvolgente stagione che fu la fine della Seconda Guerra Mondiale e la scelta dell'Italia di rifiutare la monarchia e scegliere la repubblica. A contatto, nell'Assemblea Costituente, con i "giganti" della storia politica (e non solo politica) italiana, Colombo mise in mostra tutte le sue doti, che lo avrebbero accompagnato sempre: eleganza, gentilezza, facilità di rapporto con chiunque (più tardi, era facile vederlo parlare con contadini lucani che lo avevano conosciuto giovanissimo come se si fossero visti spesso), capacità di capire, spesso anticipare e controllare i processi politici. Potenza, fra l'altro, gli deve il suo grande ospedale e la scelta di ingaggiare medici di grido: raccontò più tardi di aver avuto l'idea durante una visita ufficiale negli Stati Uniti, dopo aver trascorso una giornata fra le strutture sanitarie di una città americana invece di visitare le strutture spaziali di Cape Canaveral, dove di solito gli ospiti italiani preferivano andare. La sua figura ha un posto di rilievo nella galleria degli uomini politici meridionali che hanno fatto la storia: non lascia testi da studiare ma seguire la sua vicenda - e trarne ispirazione, se ciò è ancora possibile per chi faccia o voglia fare politica oggi, in Italia - può riservare vantaggi di non poco conto. Ha salito tutti i gradini, resistendo a tutti i venti, anche nella Democrazia Cristiana, partito nel quale il suo ruolo non è però mai stato di primissimo piano (anche se la sua era una posizione considerata e ascoltata. Ma vi ha avuto avversari, a volte irriducibili): nel 1948 tornò a Montecitorio da deputato, eletto con oltre 43 mila voti. Fu subito Sottosegretario all'Agricoltura (ma lo fu anche ai Lavori Pubblici), poi anche Ministro (all'Agricoltura a 35 anni, nel primo Governo Segni; poi anche al Commercio estero, Industria e Commercio, Esteri e, a lungo, al Tesoro, dove fu "eccellente", come scrisse Indro Montanelli). Nel 1970 diventa Presidente del Consiglio e resta a Palazzo Chigi fino al 1972. Mario Restaino 46 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 OBAMA ELOGIA SODOMITI Il presidente Ior: arrestati un monsignore, uno 007 e un broker finanziario Barack Obama «Corruzione e truffa», in manette monsignor Nunzio Scarano Un alto prelato, un funzionario dei Servizi segreti ed un broker finanziario sono stati arrestati nell' ambito di un filone di indagine sullo Ior in corso alla procura della Repubblica di Roma. Tra gli arrestati nell'ambito di uno dei filoni dell'inchiesta romana sullo Ior c'é monsignor Nunzio Sca-rano, responsabile del servizio di contabilità analitica dell'Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), l'organismo che gestisce i beni della Santa Sede. L'attività di illecita importazione in Italia, poi fallita, di 20 milioni di euro in contanti dalla Svizzera era "per conto degli armatori Paolo, Cesare e Maurizio D'Amico". E' quanto emerge, afferma la procura di Roma, dalle intercettazioni eseguite nell'ambito dell'inchiesta. La procura di Roma ha avviato una serie di accertamenti per fare chiarezza sull'origine delle ingenti disponibilità finanziarie ed immobiliari di monsignor Nunzio Scarano. Per l'inchiesta lo Ior è "impegnato nella cooperazione con le autorità competenti". Lo ha dichiarato all'ANSA un portavoce dell'Istituto. Inoltre, il Consiglio di sovrintendenza dello Ior ha avviato "un'inchiesta interna, in linea con la politica di tolleranza zero promossa dal presidente Ernest Von Freyberg". Scarano, tra l'altro, è coinvolto a Salerno in un'altra indagine per ricettazione. Le altre due persone arrestate sono l'agente dell'Aisi Maria Zito e il broker Giovanni Carenzio. Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate del gip Barbara Callari su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi e dei sostituti Stefano Rocco Fava e Stefano Pesci. Tra i reati contestati, oltre alla truffa ed alla corruzione anche la calunnia. orgoglioso dei sodomiti Monsignor Scarano si sarebbe accordato con lo 007 Giovanni Dopo la sentenza con la Maria Zito (e non Maria Zito come quale la Corte Suprema ameridetto in precedenza) e gli cana ha abolito il Defence of avrebbe consegnato 400 mila Marriage Act (DOMA), una euro per far rientrare dalla Svizzera 20 milioni di euro liquidi appartenenti ad una famiglia sua amica a bordo di un jet privato. Ruota intorno a questo episodio l'inchiesta sfociata oggi nella emissione di tre ordinanze di custodia cautelare da parte della magistratura romana. L'alto prelato, il funzionario dei Servizi segreti ed il broker finanziario sono stati arrestati questa mattina da militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza, con le accuse di corruzione e truffa. L'indagine è stato ribadito - nasce come filone autonomo della più ampia inchiesta sullo Ior. "Come noto mons. Scarano "era stato sospeso dal servizio presso l'Apsa da oltre un mese". La Santa Sede "non ha ancora ricevuto alcuna richiesta sulla questione dalle competenti autorità italiane ma conferma la sua disponibilità a una piena collaborazioné. Lo ha detto padre Federico Lombardi. legge del 1996 che definiva il matrimonio come l'unione soltanto fra un uomo e una donna, Barack Obama, in volo verso Dakar, ha voluto congratularsi con i legali californiani che hanno vinto la causa delle nozze gay davanti alla Corte Suprema. Dopo il twitter inviato a caldo, Obama ha detto loro di essere «orgoglioso» per quello che hanno fatto per la causa dell'u-guaglianza. «Siamo tutti or-goglisi di voi. Con il vostro lavoro – ha detto il presidente – le cose hanno preso la strada giusta. Dovreste essere molto orgogliosi di quello che avete fatto oggi». ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 47 PUTIN LEGIFERA LA SODOMIA Il presidente Vladimir Putin firma la legge contro la «propaganda sodomitica» L’omosessualità considerata una malattia mentale Il presidente russo Vladimir Putin ha promulgato una legge che punisce qualsiasi atto di «propaganda» omosessuale in presenza di minori, anche se definita discriminatoria dai cosidetti difensori dei diritti dell’uomo. In base a questa legge, la «propaganda di relazioni sessuali non tradizionali davanti a minori» e' punibile con una multa che va dai 4mila ai 5mila rubli (100-125 euro). Chi occupa una carica pubblica rischia una multa dai 40 ai 50 rubli (1.000-1.250 euro) mentre chi ha un ruolo nella magistratura è punibile con una multa da 800mila a 1 milione di rubli (19mila-23.400 euro). Gli stranieri sono pure punibili con una multa fino a 100.000 rubli e possono essere rinchiusi 15 giorni o addirittura espulsi. La sodomia non è tollerata in Russia, dove l'omosessualità è stata considerata un reato fino al 1993 e come una malattia mentale fino al 1999. Rispettare le tradizioni etiche e gli accordi internazionali AGI) – Mosca, 27 apr. – Vladimir Putin vuole che siano rivisti gli accordi per l’adozioni dei bambini russi con quei Paesi in cui sono state legalizzate le nozze gay. Ad innescare la reazione russe la legalizzazione mercoledi’ dei matrimoni tra persone dello stesso sesso in Francia, ultimo in ordine di tempo di 14 Paesi. «Noi rispettiamo i nostri partner ma chiediamo che essi rispettino le tradizioni culturali ed etiche, e le norme legali e morali russe», ha dichiarato il presidente russo, secondo il quale Mosca deve, «reagire a quanto sta accadendo intorno a noi», e pertanto, «ritengo del tutto corretto modificare i documenti (gli accordi internazionali)». Luigi Castiglione LA CASA IN ROVINA (Francesco, il papa che dice la verità) Come Marcel nella sua filosofia, così Ber-goglio pone al centro della sua missione di vicario di Cristo il rapporto tra uomo e uomo e tra uomo e Dio, rifiutando qualsiasi oggettivazione possibile di tali rapporti, in una logica che concepisce l’esistenza come servizio all’altro e non come problema, aprendo l’uomo al mondo in una dimensione dell’essere che si può scorgere e cogliere nei due fondamentali momenti della fedeltà e del-l’amore, che fondano la soggettività rivolta verso l’altro e verso Dio. L’esigenza eticoreligiosa, in quel che possiamo definire la reciprocità delle coscienze individuali nella «dialettica triadica» (squisitamente marceliana) dell’io-tu-il mondo: io per te, tu per me, io e tu per gli altri, gli altri per me, per te, per tutti coloro che hanno bisogno d’appoggio, d’aiuto, d’affetto, d’amore, di tenerezza... EDIZIONI LOGOS 48 ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 LE VERITÀ POSTUME Dal primo artificiere in via Caetani novità (o invenzioni?) sull’assassinio di Aldo Moro Nell'R4 c'era una lettera. Non fu telefonata delle Br a indicare il luogo' Maresciallo Circhetta: due non una le lettere trovate A Poggiardo (Le), incontriamo Giovanni Circhetta, il Maresciallo Capo che era il superiore diretto di Vito Raso, che conferma la versione del «suo” Sergente Maggiore ed aggiunge due particolari molto importanti: qualcuno aprì quell’auto prima del loro intervento e in macchina c’erano due lettere delle quali non ha mai trovato alcun riferimento nei verbali di sequestro… Non sono mai stati interrogati e se ne lamentano perché hanno molto da raccontare gli antisabotatori che per primi arrivarono all'R4 rossa, con il corpo di Moro nel bagagliaio, in via Caetani, il 9 di maggio di 35 anni fa. Uno di loro, Vitantonio Raso, ha scritto un libro, 'La bomba Umana', nel quale da' dettagli che modificano la storia per come finora nota. Lui ed il suo collega Giovanni Circhetta -sentiti dall'Ansa e dal sito www.vuotoaperdere.org- spostano l'ora del ritrovamento dell'auto e del cadavere dello statista a prima delle 11, mentre era delle 12.30 la famosa telefonata delle Br che annunciava l'uccisione di Moro ed il luogo dove trovarne il corpo. Alle 11, infatti, gli artificieri arrivarono in via Caetani per controllare che l'R4 non fosse una trappola esplosiva. Fu Raso il primo ad entrare nella macchina ed a trovare sotto la coperta il corpo di Moro. Poco dopo arrivo' anche Francesco Cossiga, che finora si sapeva essere giunto in via Caetani solo poco prima delle 14 e quando Raso,sceso dalla macchina, comunicò che dentro il bagagliaio c'era Moro, non vi fu alcuna reazione da parte Cossiga e da chi lo circondava. "Sembrava che sapessero già tutto",dice Raso. Dal Maresciallo Giovanni Circhetta l'altra novità: sul sedile anteriore della R4 c'era una lettera. Circhetta è sicuro e si chiede che fine abbia fatto. Andreotti: «In giuoco non il prestigio dello Stato, ma lo Stato» Man mano che passavano i giorni e non riuscivamo a superare la nostra impotenza, ci prendeva un senso di angoscia, ma dovevamo tenere. Moro scrisse tante lettere invocando comprensione politica per i suoi carcerieri e addebitando al governo, al partito, ai partiti, durezza di cuore e cecità nella percezione della realtà in mutamento. La grafia era autentica, Maresciallo Circhetta, cosa ricorda di quella mattina? Avevo lasciato l’ufficio molto presto per un intervento a Nettuno. Rientrato in ufficio seppi che il Sergente Maggiore Raso era stato portato in centro per un intervento. Dopo pochi minuti ricevemmo una telefonata in cui ci venne chiesto di raggiungere Raso che aveva trovato su una R4 il cadavere di Moro. Io ero il Capo Nucleo e pensai che Raso chiese il mio aiuto perché non se la sentiva di procedere da solo. Quindi lei si precipitò sul posto? Come prima cosa chiamai il Col. Masciarelli per informarlo dell’importante novità chiedendogli di rientrare in ufficio per seguire le operazioni a distanza. Ricorda che ora poteva essere? Erano le 11.00 del mattino, l’orario lo ricordo con certezza. Minuto più minuto meno. Portai con me l’altro Sergente, Andrea Casertano, in modo da avere qualche braccia in più che, in simili situazioni, si sarebbe rivelata sicuramente utile. Quando arrivaste in via Caetani c’era già molta gente? Per niente. Oltre a raso c’erano alcuni poliziotti in borghese, un commissario che aveva uno spiccato accento sardo ed un alto ufficiale dei Carabinieri che mi pare fosse il Col. Antonio Cornacchia. C’era anche qualche curioso, ma non saprei dire se fossero semplici passanti o agenti dell’antiterrorismo che osservavano la scena da lontano. La zona era stata parzialmente delimitata. Le operazioni, a quel punto, erano in ANNO XXXIII - LA FIERA LIBRARIA - N. 298 -MAGGIO/GIUGNO 2013 49 LE VERITÀ POSTUME mano sua, immagino. Certo. Feci una prima analisi della situazioni e decisi che il rischio minore era quello di agire dal portellone posteriore. L’operazione, però, non fu molto rapida perché prima di far intervenire i due colleghi, fui costretto a parlare con i membri delle Forze dell’Ordine per convincerli ad allontanarsi. Nel loro interesse. Finalmente Raso e Casertano si misero all’opera e riuscirono a tagliare il portellone con la cesoia. E poco dopo fu aperto. Non subito. Prima di agire sulla serratura, attraverso il varco, introdussi il mio capo per osservare l’interno della macchina per capire se sul retro ci fossero dei fili che facessero sospettare un congegno di innesco. Ma non notai nulla, se non una coperta con qualcosa sotto che però non rimossi per evitare che fosse collegata ad ordigni a strappo. Sapevo che sotto c’era il cadavere dell’On. Moro, ma in quel momento avevo il dovere di interessarmi della sicurezza… Aperto il portellone, cosa fa? Ero piccoletto di statura e piuttosto agile e quindi mi puntellai sul bordo del bagagliaio per sporgermi verso l’interno della macchina ed avere la certezza che non ci fossero altri scherzetti. In quei casi si deve fare attenzione alle guarnizioni lungo gli sportelli. Ma non c’era nulla. Sui sedili posteriori c’erano degli oggetti (catene, triangolo) che credo siano stati spostati dal bagagliaio per far posto. Il sedile posteriore era sganciato e leggermente reclinato verso l’interno della vettura. Questo non era casuale in quanto quando Moro fu fatto salire, per evitare che chiudendo il portellone questo sbattesse contro il suo corpo, la testa sfruttava quell’ulteriore spazio facendo allontanare dal portellone il resto del corpo; International (Lazzari andò con l'ambasciatore Gaia a Londra), la Caritas, la Croce Rossa, il Maresciallo Tito per un appello a quei non allineati che non erano proprio refrattari a ospitare terroristi, il governo di Mosca che definì le BR italiane «anarchiche, brigatesche trotzkiste», il Vaticano. Il Papa in persona, che nll’Angelus domenicale scongiurava il rilascio, scrisse una lettera pubblica ai brigatisti perché liberassero il prigioniero. La loro richiesta era impossibile: tredici grazie ad altrettanti condannati con in testa Curcio. Ma se fosse stato uno solo da rilasciare? Più tardi alcuni dichiararono di averlo sostenuto, ma ricordo bene che si diceva che Yuno a uno avrebbe significato la richiesta di liberare Renato Curcio. Né una brigatista in qualche modo minore, la Besuschio, di cui pure si parlò, poteva essere un utile baratto poiché aveva altri carichi pendenti per reati da mandato di cattura obbligatorio. Per conto di Paolo VI, che voleva molto bene ad Aldo, ex presidente della sua FUCI, monsignor Macchi cercò un contatto, pronto a pagare anche una fortissima somma per il riscatto. Avevo dato il mio assenso, anche se questo danaro probabilmente avrebbe finanziato tante altre tragiche avventure, maanche questo estremo sforzo restò vano. Comunque troncò la disputa sulla efficacia di una taglia. Il contatto con i partiti fu quotidiano. Zaccagnini si diceva, ed era, trafitto, cercava nella preghiera il conforto anche per la nostra incapacità individuale e collettiva di mantenere con No-retta Moro un rapporto doloroso ma non accusatorio. A Palazzo Chigi venivano ogni giorno Freato e Rana, da lei indicati, e alla fine scrissero una lettera a Franco Evangelisti attestando questo rapporto. Al telefono Noretta era durissima ed era più che comprensibile, ma che cosa potevamo fare di più? L'epilogo di sangue avvenne il 9 maggio, quando la salma di Aldo - assassinato quei mattino - fu fatta trovare in una automobile parcheggiata a ridosso della sede comunista delle Botteghe Oscure e dietro piazza del Gesù. Non desiderando la famiglia avere politici al funerale, questo fu celebrato in silenzio a Torrita Tiberina, dove Aldo andava in campagna a riposare. Ma nella solennità della cattedrale ii San Giovanni in Laterano, Paolo VI, dolorante e spossato, /enne a officiare una liturgia di suffragio, improvvisando una igghiacciante preghiera: «Tu non hai esaudito la nostra supplica vrla incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono, mite, saggio, inveente e amico (...) Fa' che il nostro cuore sappia perdonare Voltraggio ^giusto e mortale inflitto a questo uomo carissimo e a quelli che hanno étto la stessa sorte». [da Giulio Andreotti, De prima Re Publica, Rizzoli, 1996]