THE
y
GETTY
RESEARCH
Halsted
INSTITUTE
VanderPoel
LIBRARY
Campanian
Collection
L
2.
'anto
di
ervlre
Con
N.C.
di
appendice,
in
storia
a
di
immanuele.
pp.
23n.
)p.
iggiunte
ie
balli
de'
Naples,
C.B.
-leg.
assieme
3ratt.
il
in
1°
tela
mz.
opuscolo
potuto
su
rintracciare
VV-
"77
le
1869.
walzer
il
Paestum,
ale.
Maitre
In
cui
bibliogr.
16°:
colle
de
16°:
pp.
Interessante
d'epoca.
in
In
contradanze,
par
dell.Edit.,
sp.
S.n.t.
francaises
in
italiano
in
A
1866.
Tipogr..
unico.
Società
ROCCO
Giuseppe,
Contredanse
di
spiegate
galoppo
Jiamo
C.B.
:
Stab.
:
SANTOiRSOLA
Volume
[Unito]
brevitsr,
[Unito]
Napoli,
[Unito]:
enciclopedico.
^aos
;
39n.
le
Ampissime
sebbene
rovine.
sue
e
pp.
ai
Salerno,
Pestante.
64n.
da
guida
da
e
illustrano,
Bazzecole.
16°:
n
che
Pesto
poemetto,
16'°:
In
Pesto,
di
annotazioni
di
Antichità
delle
1857.
Migliaccio,
iota
al
curiosi
rovine
Le
Appendice
un
schiarimenti
iaggiatori
i.
Nicola.
CIANCI
(Paestum)
aut.
Dan-
23n.
so-
non
ab-
BAZZECOLE
DI
ROCCO
EMMANUELE
( 11 prodotto
destinalo
«olla
a
di
questo libriccìno
benefizio
ricchezza
dell' autore
mobile.
,
netto
,
per
di spese
pagare
la lassa
)
•
NAPOLI
TIPOfiBATICO
STikBtLIHBNTO
Ti€o
de' Ss.
Filippo
è
,
e
Giacomo
1866
o.^
36, p. p,
'i V
lODR^Ì
1
Li.
AL
I
di
più
LETTORE
questi
trattenimenti
dell'
Mutuo
di
ed
scherzi
furono
Associazione
Soccorso
Artisti
negrin-
Nazionale
degli
in
o
letti
quelli
liana
Ita-
terati
Let-
Scienziati
della
sua
zione
se-
,
della
Musica
e
vennero
accolti
con
,
indulgenza
superiore
alla
reggeranno
Sì,
me
la
gentili
stessa
uditori.
se
alla
lettura
i
miei
benevolenza
mia
conrie
lettori
che
speranza.
ressero
avranno
ebbero
Ora
dizione?
all'u-
per
i miei
UJ
rAÌ
fi
OH
la
fenimiiia
del
lasso
z
M'immagino,
radunati
siamo
almen
o
che
supponga,
coltiviamo
le
qnanti qui
naturali.
scienze
Io
,
le coltivo
certo
e
,
se
qualcuno
trarvisi
ne
voi
tra
se
della
Spaziare pei campi
in
giù,
che
lo
su
sguardo
se
troverà
ne
natura,
dal
e
tissimo.
conten-
vare
le-
creato
di
poi volgerlo
e
,
E
adden-
astiene, provi ad
ne
gli prometto
e
,
diletto.
grandissimo
cavo
in
nuovo
da' destra, dal
e
musco
guardare da inan";a
al boababo,
dall'atomo
ia
all'universo,dall'infusorio alstudio
che
balena, dalla scintilla al sole, è uno
e
i' anima
innalza
e
in
la sommerge
indefinibile
un
piacere.
In
io
una
delle
nei
meditazioni
quanti
computava
ancorai
mie
Molti
e
libri
di storia
quanti animali
e
molti
molti
ho
ne
visti
molti
e
impagliati nei
ciò invaiti son
quelli
o
musei
che
ti
vedu-
gnati
dipinti o disemati
visti imbalsa-
zoologici :
mi
ho
non
ho
ne
,
naturale
e
tutto
con
rimangono
affcora
a
vedere.
E
animale
gnato
disepoi, che gusto ci è a vedere un
? Dite
o
dipìnto impagliato o imbalsamato
,
voi, donne
averlo
mie,
visto
da
lapidefattoda
fate
l'uomo
conosceste
non
che
Morelli, scolpito
Tranchina,
impagliato da
dipinto
imbalsamato
nostro
se
da
da
Gorini, mummificato
dite,
museo,
lo conoscete
che
gli correreste
vivo
e
dietro
? E
vero
Balzico,
Prattico,
si
come
per
vede
come
al
ora
gioviimpagliata per
tutti volete quella
trasfonde
per gli
voi
,
notti
,
una
impazzireste per
che
da
tutta
occhi, quell'anima
del
corpo,
la
che
donna
,
alessandrina?
mummia
vita
una
No,
persona
si rivela
voi
si
in
tutte
le
ze
moven-
quello spiritovitale che vi ricerca
tu,t-
G
—
fibre,che
te le
delle
10
ho
non
si trasmette e penetra fin nelle midolle
le fa esultare.
e
ossa
passando
dunque
mai
—
veduti
a
rassegna
fermai
mi
,
sul tasso.
come,
11 tassO; per chi noi sa, è
così. Ha la statura del cane
e
dell'orso. Vive in tane
si addimestica.
ne
Or
io
mentre
animale che si chiama
le fattezze del cane
e
piccolo
nell'Europatemperata ce
pure
io
non
ne
meco
stesso
mi
ma
mi
in sogno
preso
e
ho visti maidoleva di ciò,e stava
il mio
tassot
per un
addormentai.
Ed
trono
certo
è che
mi
parve
di stare
in
serragliodi
un
fiere,come
quelliche di tanto in tanto
stanziano al Largo delle Pigne.Leoni, tigri,
tere,
panscimie
elefanti
drilli,
coccoleopardi,jene, orsi,
,
,
belve
si
so,
non
come
che
esclamare:
quasi per
un
sotterranee,
Dicono
molti; e
son
ecco
,
gli animali che
non
so
perchè né
e
di
tutto
era
nel
stava
uomo
là dentro.
mezzo
,
l'arca di Noè.
Pareva
e
al
mostrava
sterrefatto il potere dell'uomo.
Io
me
Uà
pubblicoestavo
ne
non
chia
quello era per me roba vecsul punto di domandare
mai fra
se
; ed ero
chiodat
quelle bestie ci fosse un tasso , quando rimasi inal mio
posto dalla vista d' un animale di
la benché minima
aveva
nuova
specie e di cui non
l'afferra per la pelledel collo, e
idea. Il domatore
curante
,
perchè
sollevandolo
tutto
in alto
vi dirò
comincia
,
la
sua
descrizione.
ricordo.
ne
quello che me
gli
«
Signore e signori: questo animale ha gliartidella tigre,e con
essi squarcia e dilania quanto
uno
prende ; ha quattro filari di denti acutissimi
Attenti, che
,
tivo,
più del pescecane, e con essi trae il succhio nutrisolo dalle ossa, ma
dai metalli più duri,
non
Nel suggere il sangue
preferendoperò l'oro e l'argento.
delle
sue
prede
,
supera
il favoloso
vampiro :
poiché quellosuggeva solo la notte, e questo sugge
ghiotte
la gola sì ampia , che inla notte e il giorno.Ha
intere le sue vìttime;e se in ciò si potreb-
be
alla balena
Giona, ne differiscedal
depose Giona vivo sul lido dopa
comparare
perchè la balena
ire giorni,e questa
nella
entrato
di
bestia
vastissima
sua
mai
rende
non
gola
ciò che
nella
e
sua
è
capacissima
di una
pancia.Gli animali come
questo sono
tutto
un
spaventosa fecondità,e in breve occupano
volta vi sono
entrati. Dove
soa
paese quando una
non
più aria, non più acqua
essi, non
più terra,
più case, non
più vesti,non
non
più cibi,non più
d' ingegno che non
sia contaminato,
lavoro di mano
o
intaccato, decimato, distrutto talvolta dal loro
,
fetido
il novello
succiare
per
Peggio
vostre
le
che
che
,
si rifa nelle
favola
della
è
la vita
lasciano
ne.
ve-
le
insozzano
,
abbandoniate
alimento
vostro
a
Se
sangue
arpie
perchè
mense
destinato
era
alilo.
corrompente
e
ad
essi
de' vostri
e
ciò
che
figliuoli.
de' loro cada*
si pascono
e
rispettanoi morti
veri prima pure che siano portatial cimitero. E più
s'impinguanoe più divengono famelici:
Né
,
dopo
E
E
quando
pasto ban
ha
l'elefante nella
n*ha
Io
me
quel
:
è
stava
discorso
vero
ti si divora
fare
i
pria;-
unghie son
ti strozza,
come
che
le
che
ti,
consuma-
forza nei muscoli
quanta
proboscide, il boa nelle spire,
col corpo
ne
e
fame
tanta
ti si avviticchia,e
stritola,e
più
i denti
caso
animale
questo
e
per
il
e
ti schiaccia,
anche
l'anima.
e
ti
»
va
trasognato, perocché vede-
effetto diversissimo
più piangevano,
che
tanti
sugliascolmolti
rano
n'e-
li
spaventatie sgomenti; ma pur v'erano di quelche se la ridevano, che gioivano, o che almeno
rimanevano
almeno
non
sbigottiti.
Fattomi
un
po' di coraggio, mi trassi avanti verso
il celebre
la
domatore; e ancora
impregnato di quelto,
addormentacuriosità sotto il cui impero m'era
mi parve che in sogno
com'ero
gliaddimaudasil tasso.
si se quell'animalefosse mai
il domator
di bestie si fece
A questa domanda
8
-
—
prima lungo lungo e poi corto
braccia lunghissimefornite
tiravano
se
a
conosciuto
con
le
,
gridò
:
sepolcrale
voce
Questo animale
«
cui è
sotto
delle finanze
noi il ministro
tra
che
tezze,
poi di fat-
cambiò
sembianze
umane
te
cer-
con
ma
di dita uncinute
quanto toccavano;
assumendo
e
corto,
divoratore,anzi onnivoro,
è la moglie sua:
è la tassa.
non
è il tasso, no, ma
Ciò detto, lasciò la gran bestia , che
pose tutto l'uditorio nelle caverne
in
della
ingojarrai
,
ingordaveatraja;
sua
stava
e
per
un
senza
»
mento
mo-
fine
quando
riscossi
io mi
per
forra
compiacqui che fosse
poco il compiacimento.
stato
Come
che
persona
Mi
Mi
ero
addormito
colla borsa
Non
so
se
me
colla borsa
è desta.
un
sogno;
ma
mi
era
piena,e
rò
dugliato
sve-
vuota.
l'avesse votata
il tasso
la ta^sa.
o
1 settembre 1863
Per
{Un
vere
nozze
ch'io
bel giovane,
m'invitò
conosco,
non
discorso da leggersi
in
in prosa un
nuziale. Appagai il suo
desderio , ed
la mia
compensare
fatica.Gli
un
serito
bancheta
eglivoleva
dissi che mi
contenta-
assaggiare,secondo l'uso napoletano,i confetti
della sposa. 1 confetti
non
son
venuti,il bel giovane
ed io mi vendico stampando quesi è fattoinvisibile,
ste
Ta
di
di
frottole
Io
non
mi
ricordo
di
in
se
la
che
Esculapio;ma
dubbio
poiché oltre
medicina
suoi,ed
,
nominali
uno
fattobello.)
cui altri si è
da
mitologiaparlidella
1'avesse
ai
Omero,
non
figlidi
è da
quel
tutti i medici
siede fra
rispettabi'issimo
glie
mo-
porre
dio della
son
figli
noi, anzi noi
--
9
—
tutti per lui siamo "quiradunati. Or
ebbe figliuoli,
dovette di necessità aver
quando
di Paracelso
donna.
Posto
si ha
non
,
ciò,io
sculapiodoveva
i
la testa di Giove
figli
bisogna che
dico
e
se
ce
Esculaplo
moglie,poiché
il
o
segreto
li faccia
una
sostengoche la mogliedi Ebella
di florida sanità , altrimenti
che brutta figura
ci avrebbe fatto il nume
marito? Colui che conosce
l'intima costruttura e le
esterne fattezze di ogni minima
parte del corpo una
dona consorte
una
maiio, avrebbe potutoscegliersi
in cui non
fossero perfette
le proporzioni
delle
tutte?
Colui
che sana
avrebbe pole infermità,
parti
tuto
porsidaccanto una donna piena di malanni che
fatto fede della sua poca abilitàcurativa?
avessero
Ma dirò di più,e vi farò restare a bocca aperta
del mio discorso.
stringente
per la logica
Chi è maestro in anatomia corporaledev'essere
dottissimo nell'anatomia delle passioni,e conoscere
tutte le più riposte
a menadito
rughe del cuore e
del cervello umano
dicendo umano
ben lungi
; e
,
dall'escluderele donne, intendo comprenderle
a preferenza,
poichéson le donne che fanno gliuomini»
Chi dunquepuò entrare nei misteri del cervello donnesco
del cuore
femminile , se poi si piglia
una
,
'o peggio,
si mostra della più sublime asinità
pettegola
che possa mente
umana
concepire.Dal che si
o che Esculapio
conchiude,
prendendomoglieera una
virtuosissima.
gran bestia,o che doveva prenderla
Se voi volete attenervi al primo corno
di questo argomento,
al secondo,e aflermo che
io mi appiglio
della
le mogli de' figli
di Esculapio, per privilegio
divinitàpaterna o della paternità
divina , debbono
di necessità essere
belle,buone e virtuose.
il sugA questiargomenti speculativi
mettiamo
gello
del fatto.Guardate,amici,guardatela coppia
alla cui unione facciamo plausoe festa: guardatela,
e smentite
i miei ragionamentii
se potete
f
;
li
esser
e
10
—
Ed
così spingerepiùaddentro
potessi
oh
nel futuro
che
figli
dei
e
,
nasceranno
sì bene
da
,
lo sguardo
schierarvi dinanzi la serie
da sì bene auspicato connubio
augurate
i forti , noi
creano
—
Se dai forti si
nozze.
sicuri di
siamo
da
avere
che
generazionedi utili cittadini,
sposi una
questi
faranno
ai genitori,
agliamichevoli augapatria,
al geniale convito.
rii di quanti qui fanno corona
trattar la spada e difendere
Già già ne veggo uno
alla
onore
i dritti della nazione
dal pergamo
lettere ed
nelle
,
sesto
e
poi
sposi-,
patriaqualche bella
amabili
ed
la mamma,
ai liberi sensi
vorrete
educando
di
Italia mia
che
sei vi
bastino,
dare alia
do
donna, che rifacen-
come
patrioamore
virtù,propaghinola sementa
onde
i
al certo
virtuosa
e
figliuoli
più peregrine
lenti
quelledonne eccellei i suoi
e
di
anche
alle
fu mai povera, sebbene
non
cellente
ec-
grandi scrittori
lo,
Michelangeloe Raffael-
io credo
Ma
....
predi»
e
quarto rendersi
un
emulare
quinto superare
italiani,un
un
i vizii del secolo
contro
evangelodi carità
un
care
altro perorare nel foro e
dello stato, un
terzo
nare
to-
un
primi onori
ai
ascendere
,
noa
poi ricchissima.
Andate
dunque, amabili sposi:si cali il telone;e
foste raggiantidi giojasul proscenio
siate
come
ne
fosse
,
così felici
face,e
.
Amore
.
.
le
dietro
scene.
Imeneo
la
musica
la
il lume.
spegne
1.°
x^
/accende
trasferisce
la sua
giugno 1865
capitale
reggiadella Musica è Napoli.
Fondata
da una
Sirena,che ai suoi tempi era co*
dire oggi una
lo,
me
prima donna di altissimo cartelqui la melodia del canto e V armonia del suono
plomatici
mandò
residenza
da qui agenti die
pose la sua
in gonna o in calzoni per tulle le parti
La
,
Il
—
del mondo
vi
—
a diffondere la bella
oreccliie,
scuola dell'altissimo canto. Qui tutto è melodioso,
il cielo
la terra, 1' acqua che si frange sui lidi di
Mergellinae sugliscoglidel molo, il fuoco che vien
fuori dall' armonica
il triccabalgola del Vesuvio
i
lacche e il putipù,e fino
venditori di castagne infornate
bassi profondie di limoni e di arance
nori
tedi forza e di grazia.
Ma
tutto è caduco
transitorio quaggiù anche
e
la cuccagna
anche
le capitali.
Il cielo melodioso
ove
sono
,
,
,
,
cominciò
a
il Vesuvio
muggire,e
dini.
Le
cantilene
riempiono
tenore
tonare, la
terra
a
rombare
1' acqua
,
rogge per far piacere a
dei venditori si adulterano
di scrocchi
e
di stonature
dei limoni
dolci di pasqua
si
chi grida to scarparo
al
ed
,
a
Cialsi
,
soav»
la stri?
mesce
signori!Gli
allievi del conservatorio non
conservano
più le belle
alla politica
nei giornali,
e
e
tradizioni,
s'applicano
dula
di
voce
f.
s'esercitano per le ultime battaglie
colle disarmoniche
botte. Il cannone,
il tamburo, la stridula trombetta
dei
e
invadono
prodi bersaglieri
neir
amena
Vili»,dove
tutto
tutte
dovrebbe
si corre
sentire la
musica
e poesia
a
,
Solferino emula
dei finali di Mercadante.
S.
Carlo,questo
antico
santuario
le contrade,
spirare
Battagliadi
Andate
dell'ortodossia
a
sicale,
mu-
gli orecchi da cantanti
che stonano
per regolae cantaa giustoper eccezione.
ca,
Che più? Si è cercato di geometrizzare la musidrate,
componendo un circolo di teste non tutte quacolle qualiera impossibile
riuscire alla quadratura
e
sentirete lacerarvi
del circolo.
i
In questo stato
di cose,
la Musica
fa i suoi far*
risce
trasfee
dell.i
sgombra da Napoli: in altri termini
la sua
capitale.E poiché il Sebeto è invaso
oggidìdai ranocchi
porta i suoi penatisopra uà
Oume
abitato da cignicanori
quando lo troverà.
re
dice: mi piange il cuo« Addio, bella Napoli, eia
À"sociaziooe
oel lasciarti, soprattutto
per quei!'
,
,
....
"^
12
—
ha
che
—
titolo lungo lungo ,
un
e
dove mi
dilettava
chiede
doppierie i lampioni.Ma la mia dignitàlo ri-, e questo trasferimento de'.la mia capitale
mi
volontario ma
forzoso,definitivo ma provvisorio,
che è figlia
aprirà vasto campo a quell'unificazione
frai
,
dell'unisono
quel
trovare
Pel
ad
del monotono,
fìsso che indarno
tuono
ci
si limita
la Musica
fedeli che sieancora
;
quanti le sono
pronti alla partenza pel quattro
la Musica
,
sciarci
Visto
tanto
ma
la"
senza
non
.
;
dei suoi
giare
per carregha dispostonel seguente
Napoletani che
cari
perdono
politico
senno
;
maggio.
se.
ne
gl'istrumenti,
in favore
modo
va
di
troppi bastagici vorrebbero
che
tutti
ne
se
di
ricordo
un
tanto
milioni ;
dei
....
a
Signori
da
vado
vogliono
questo ci pensiamo noi
ordinare
farà
forse mi
e
»
trasferimento
a
no
DO
madre
cercando.
tempo
ma
e
con
,
la musica
e
non
dico*
niente.
coda li lascia alle donzelle nubili
a
pianoforti
di qualunque età ; ma
a
patto che maritandosi
gombro
ne
perdano la proprietà essendo allora inutile inad altro occupate f ed
poiché si trovano
hanno
la grata musica
degliscrezii domestici e dei
vagitiinfantili.
Destina alle brutte i pianoforti
verticali
per la
potentissima ragioneolia con
quegl'istrutnenti così
Tutti
i
,
,
,
fattisi
Ai
da
sentono
e
si vedono.
non
ficcanaso nojosi e
tutto
per
perseveranza
e
e
un
no
importuniche s'intromettotutto prendon parte con
a
una
insistenza degna dei lojoliti fa
regalo di tutti i suoi
,
violini
....
colla sordina.
lunghe. Sol vi dirò
che come
la Musica
fa
non
conosce
partitie non
difiereuza di colori,a tutti lascia qualche cosa
chè
persi consolino
della perditaamara.
Gli strumenti
colla grancassa
più fragorosie acuti
spettano al
partitod'azione -, le viole e i vìolt^nceiiicoi c!ari«
Non
vi
vogliomenar
per
,
le
,
13
-
—
rimangono ai liberali moderati.
netti
la parte loro
d' Italia s^ hanno
nemici
pure
dei corni.
la famiglia
tutta
accademia
Grande
Vi
annunzio
musicale
vocale
ctie darà
che
furono , sono
società del concerto
la
essa
si sonerà
turca:
Il maestro
in tutti i tuoni:
in orchestra
,
Withsworth
della società
direttore
e
gì'islrumenti
saraimo
Armstrong
la
,
parte,
novità
la gran
dai maestri
anche
le scuole
tutte
avranno
ma
s' intitola Gran
Essa
si canterà
e
vi
gl'istrumeoti
le società
europeo.
ammesse
sono
società
tutte
a
saranno.
e
.....
nuova
una
scaccomatto
i
strumentale
e
di
la creazione
,
ultimo
Da
il
a
lo;
so-
tati
inven-
Cavalli.
e
,
lutti
barone
suo
Staffa (1),è il
signor Luigino Gallo,soprannominato
Mezzapatte perchè non là mai le cose per intero
celebre concertista
improvvisatoresu tutti gì'istrumenti
che canta in tutte le chiavi. Egli è autore
e
intitolati La presa di
di due celebri mezzi spartiti,
che
La battagliadi Solferino.
Peccato
e
Sebastopoli
,
gran fantasia a quattro
mani
col titolo Dall'Alpiall'Adriatico!
molti galli a cantare
Si dice che dove sono
non
sia rimasta
la
inedita
fa mai
sua
Gallo
maestro
questo
giorno; ma
gli solo, o almeno
canta
o
e-
gli altri galliall'uni*
fa cantare
sono.
Si sta
accademia
di
darà
che
e
e
in
Ma
io
fa. Anzi
so
non
gran sala
finitiva
stabilito de-
una
ancora
che
linguedicono
pezzi di canto sono
vi
perchè
molte
saranno
ho
avuto
(l) L' egregio sig. Giuseppe
Sezione della Musica
è
in
le male
fiasco perchè tutti i
re.
segretezza la prima
questa società
Parigi.Il programma
,
di
molta
preparandocon
barone
aella uoslra
che
in
chiave
sonate
in do
la fortuna
Staffa
si farà
di assi-
presidenle"J«Ua
Àssociazioae.
14
—
stere
qualcheprova^
a
pezzi che
si stanno
Il maestro
Vittorio
persona.
Savoja,braccio
Ilaria del Duca
Solleva
Della
por
mi
sui
tiate
promet-
della
rettore,
dritto del di-
scuola italiana, si
vera
di ScUla
terribile
il grido.
battaglia
L'egregioGiuseppe Nizzardo fa studiare
l'aria àeWElnava
mille suoi discepoli
A
so
una
più valente
il
studia
purché
,
dirlo ad
quelloche
vi confido
studiando
non
di
-
consacro,
patriadiletta,
Questo mio brando, questo mio
pilidi
a
te
cor;
compita 1* alta veodetla
divampa di pari arder.
ognun
Sarà
Se
La
veneziana
signorinaMomola
canta, ridotta per
contralto,queir aria della Lucrezia Borgia dove si
dise
Non
chiosa agi'Itali
sempre
la fatai laguna.
Pia
Un
alunno
cavatina
del maestro
Romani
degliOrazii e Curiazii
Roma
intera la vittoria
Dal tuo brando
attende
cui farà
a
seguitoil
coro
e
deve caotare
la
spera
del medesimo
spartito
spada formidabile
Ripigliaornai Quirino.
La
Il
sto
sig.John
una
Bull, distinto dilettante,
fantasia per corno
inglese, con
di zampogna
,
sull'aria
ha
della
compo*
accompagnamento
Strega di
Varncleugh
Son
Or
!* invincibile
Il
più
mentre
se
padron de'
mari
terrìbile in fra i corsari.
la stava
studiando,il mosico
Cic-
16
-
-
forti
questo seguiràun capriccioa quattro pianoRios y Lopez y Saiacomposto dal maestro
manca
y Pegiiaranday Gonzay Toledo
y Alvarez
il Vernacchio.
lez sul motivo della canzone
napolitana
I sigg. Ostrelinski,Pazienzoski,Libertenski,con
A
molti
altri in inski
e
in onski
,
la preghiera
intoneranno
del Mosè
Dal
tuo
stellato
Volgi lo
E
soglio
sguardo a Doi.
in
poi canteranno
tremenda
La
Immediatamente
l'aria dei
coro
ultrice
i
dopo
Cornicheff, Garnettiff,ed
lo
eseguire o
spada.
sigg. Culicoff
altri in
tutti in
terminano
cui nomi
sparito
Capuieli
CarcioiT
,
,
numero
infinito i
loff,vogliono
o
quello dei Ma»
direttore Mezzaparte vuole
la metà, perchè vuol cantare
leffe
in
dell' Attila
snadieri ; ma
il maestro
che
cantino soltanto
ne
egliin persona l'aria della Semiramidg
Va, superbo, in quella reggia
Che
a
cui
e
dal
ai irioqfo.io
seguiràil
maestro
duetto
già
mi
appresto
della Lucia
cantato
,
da lui
CzarloiT
0
sole, più rapido
A
sorger
li affretta.
Questo è quanto vi posso dire per ora ; ma non
Toglio tacervi che Tultima volta che intervenni alle
vidi comparire il maestro
di cappelladirettore
provo,
Mezzaparte.Al vederlo chi glisi fece incontro,
chi si nascose
chi restò al suo
posto. Egli aveva
le carte in mano
ej in particolare
che
carta
una
il programma
del primo intrattenimento.
Lo conera
segnò
al suo
Zoboli (I),
la prova gè*
per cominciare
,
,
(i)II
Musica
m.
Giovanni
uella nostra
Zoboli è il segretario
della Sezione della
Associazìoue.
17
—
nerale.
e
—
Il pezzo di apertura era
il
coro
della NormOf
tutti intonarono
Guerra; guerra,
le
gallicheselve
Quante haa querce
producou guerriefr
Strage, strage, sterminio, vendetta,
Già comincia, si compie, s'affretta.
La
parte del
le
diretta
coro
cantò
parole,e
Guerra,
Quanti
dal maestro
gliò
Savoja sba-
invece
guerra, le italiche terre
han flori producon guerrier.
D.
Luigino rise dello scambio
Nizzardo di dirigerel'altro coro
,
e
pregò il
maestro
Si, parlerà terribile
Da
queste terre antichcr
Sgombra farà i'Italia
Dall' aquile nemiche.
Dei
suo
Fari
Dalla
ebbe
fragor
città dei
suono
del
tuono;
Cesari
echeggerà.
Tremendo
Qui
il
cannone
è al
po' di discussione
perchè il
Gallo voleva che si dicesse Vaquila nemieOf
maestro
il maestro
Nizzardo
e
chiede
gli rimbeccò che la rima riil plurale e che l'aquila
che sta a Roma
che sta a
è meno
non
nemica, nel fatto,dell'aquila
Venezia.
D. Luigino rise sotto i baffi e lasciò dire.
Ho
inteso poi che chiuderà
l'accademia
una
na
scedi fantasmagoriaeseguita da personaggi reali. Si
vedrà il Campidoglio tutto illuminato
di nuova
luce
in fuga d'ogni parte le tenebre.
che mette
Vn grande
si siede sul soglioapparecchiatoda un
drappelletto di prodi ; e mentre
un
genio rappresentante
l'Italia gli pone sul capo una
di alloro,«gli
corona
luogo un
,
,
canta
l'aria con
Aure
,
recitativo
di Roma,
aggiungendoviper
vi
Non
Y' è UQ
io vi
respiroalGae
chiusura
sdegnate, o Cesari,
lauro
ancor
per
me.
18
-
Programnia
le
per
—
corse
.
a eli' anno
.
.
\'enturo
Signori
che
Mentre
in tutto
si vuole
il progresso,
1' andare
si vada
innanzi, fa maravigliache nelle corse
"i rimanga nel punto dove
indietro,o per lo meno
si sta. Or
restare
e
correre
due
son
cose
dittorie,
contrad-
finanche gliappenaccorgerebbero
dicisti
più ingenui»Bisogna dunque ad ogni costo
togliervia questa vergogna di corse stazionarie e
nel correre
darsi moto
a
voglia*
tutt'uomo, se non
indietro e rinnegareal progresso.
rimanere
mo
Ed
in verità gliè un
rinnegare al progresso il
altro che
parlarsempre di corse di cavalli e non
cavalli,sieno poi interi o non
interi,puledrio giumente,
di sangue
puro " impuro, di mezzo
sangue
di un
o
con
quarto di sangue y e parlarnesempre
vocaboli inglesinei luoghi che da tempo immemorabile
hanno
tini,
avuto
barberi e fangualdane,bigordi,
e
ne
se
,
,
e
dove
coli'asta
in resta
si
corre
a
ferir nella
chintana.
Perdonatemi
e
questo sfogocontro
vallina,
cal'anglomania
prestatemibenigno orecchio.
che
il far sempre
le stesse stessissimecorse
di cavalli è uà
il progresso,
arrestare
si è venuto
nella determinazione
di decretare
che nell* anno
che verrà i cavalli siano esclusi al tutto dalle cor:
Visto
se.
e
Dunque fuori
mentre
tutto
i
cavalli,fuori
tende
il vecchio
farsi nuovo,
fatto delle corse.
a
facciamo
sister
ancl
I cavalli
qualche novità nel
n(
bili e generosi animali
hanno
corso
troppo sott
l'abborrito giogo del despotismo:è tempo che si ri
allo pingui mangiatoje lasciando il
posino accanto
libero ad altri animali affamati
di glori».
campo
Nell'anno di grazia1866 si avranno
perciòle se,
,
,
....
19
—
che
si stanno
in silenzio :
guonti corse
—
da
qualche tempo
nizzando
orga-
di
1. Corsa
lupi colle gualdrappedi pelli
d'agnello.
Il premio sarà un
obolo , non
di quelliantichi
valevano niente
che non
obolo
ma
un
copioso ed
abbondante
le tasse.
per quanto concedono
2. Corsa di volpi di vario colore,che corrono
uq
ma
po'sotterra,un poco all'aperto,
per lo più nel
che si mette
primo modo. Il premio sarà una gallina
ogni giorno nella pentola ed ogni giorno caccia
,
—
brodo
un
3.
sostanzioso.
Corsa
di talpe. Questa sarà
siccome
le
talpe non
fornite
vedere, saranno
Ogni talpa,sol perchè
Cavour
conte
4.
Corse
giallae
e
ci vedono
non
sanno
di occhiali. Che
bella cosai
ha gli occhiali,si crede uà
dà
ne
o
1 aria.
leprie conigli, coi fantini a livrea
no
sarà lunga,perchè dovranLa corsa
pigliarfiato al di là delle Alpi. Il premio
di
nera.
andare
sarà
se
curiosissima,perchè
a
limone
un
5. Corsa
spremuto.
di becchi
di corone
sarà
un
del
vincitore,
e
intessute
di
assortimento
6. Corsa
inghirlandate
Il premio
da mano
gentile.
corni d'ognispecie a scelta
arieti colle
teste
tutti patentati
e laureati
sapienti,
sarà l'usecondo
niversit
i programmi inevitabili. La meta
renti
il premio anelato da tanti cani concore
sarà un
osso
spolpato.
7. Corsa di ranocchi
di cani di altra specie.
e
il premio una
tura
scrite
Qui la meta sarà S. Carlo
di cani
,
coronata
8. Molti
finestre
e
di fischi.
amorosi
i balconi
canaaleonti
le
signorine.Premio un
scoppiatae un castello
delle belle
una
pallonesfiatato,
in
sotto
correranno
vescica
aria.
9. Corsa
di asini
animali
,
a
cui
arride
sempre
rere
benignae propiziala fortuna. Sono ammessi a concoranche
i muli. Lo spailoda percorrere sarà bre-
-20?fssimo
perchègliasini voglionogiungere presto
,
dire
a
come
premio per tutti
nanche
appalti,prebende, catedre, impieghi siBsidii,e fidizioni
ricompense nazionali. A paritàdi altre consaranno
gii asini più grossi.
preferiti
Ci
alla meta.
sarà
,
,
10. Ma
di
la gran
una
di animali
corsa
ignoti a Costa
ignotia Buffon
no
classificatie non
più veduti o intesi. Han-
specie
nuova
non
novità- sarà
^
,
ancor
,
livree ricamate, ciondoli nel petto, nel collo e
fronte ampia
in altre parfei
; parola facile e sonora,
e
fesse
dura, faccia tosta, polmoni di ferro, gambe indea
salire
e
scale
stendere
strisciar riverenze, stomaco
di struzzo,
dr corvo;
coscienza
e
piedi abilissimi
,
a
di coccodrillo
cuore
come
pieghevoli
sono
elefanti;hanno l'astuzia della
wrpenti e duri come
del
la rapacità
volpe e la perseveranza della mosca,
go
lupo e la generositàdel castoro. Lo stadio sarà lunpoiché ciascuno dal proprio paese dee correre
sino a Firenze. I competitoripiù di quattrocento
f
che son
ricchi premii r
ma
I premii pochi. È
vero
,
nove
di modesta
portafogli
sostanza, al primo
bene
apparenza
,
de'qualiè unita una
di ricca
ma
sella che sta
ad
ogni corsiero'.
da burla
v' invilo a
Signori,dopo queste corse
,
serie.
prender parte a due corse
La lupa del Vaticano
vuole uscire dalla sua
non
tana. Ecca
il veltro la scova, e la caccia per ogni
villa,e la rimette nell'inferno. Vedete, vedete, come
il veltro è già sul punto di raggiune
corrono,
gerla
e
di azzannarle
Il leone
di S. Marco
la coda
e
si desta
le orecchie.
,
mette
le ali
ed
,
due teste. Già le sta
a
insegne un'aquilamostruosa
d'ambe
le parti s'insaaguinano;
sopra, già gli artigli
la lotta è tremenda, ma
breve.
che co*
a queste ultime
Signori corriamo
corse
,
renano
la meta,
tale.
i nostri
Quivi
desiderii. Roma
e
Venezia
il vincitore riceverà
un
ne
sono
serto iramof.
lo
al-
—
voglioessere
meglio ch'io
è
nuele
e
tutto
a
Xa
Essendomi
il
Ma
primo
ora
che
ci penso,
il posto a Vittorio Emmal'esercito. Poi correrò io.
ceda
sezione
venuto
del
nel
proposta alla
ballo
cervello il
te
capricciodi fa-
Associazione
pire
per riemche iji essa
vuoto
ho notato, io mi rivolgo
un
in prima a questa pregevole adunanza, perchè dove
sia così fortunato di ottenere il suo
io possa
suffragio,
una
nostra
sostenere
il mio
e
maggiar animo
propugnare
progetto innanzi all'assemblea di tutti i suoi membri.
lo dunque ho veduto
che essendovi
socii amatori
e «ocie
amatrici, manca
poi al tutto un vincolo
che i
di fratellanza fra questi due gruppi. É vero
musicisti a questo scopo cospirano,ed in gran parte
vi son
né essi, né gli scienziati,
né
riusciti;ma
gli architetti,
gli uomini di lettere e molto meno
formare
fratellevole che sta
quellacatena
possono
nel mio
pensiero.Permettetemi un paragone preso
dal regno
della natura:
nella repubblicadelle
come
le
api e in quella delle formiche oltre ai maschi e alfemmine
vi sono
le api neutre e le formiche neutre
né più
così tutti cotesti onorevoli
socii sono
con
,
,
né
che
meno
Io
fra
novella
una
ballo
,
e
e
non
possono
formar
le amatrici.
la creazione
che
sezione
sarebbe
che
neutri
g\i amatori
quindi
propongo
legame
di
esseri
,
destinata
a
e
1'ordinara'enlo
intitolerei sezione
far ballare
di
quelledue
classi summentovate.
Qual più stretto legame di quellodi un valsero,
di una
polca e via dicendo?
tutto: i musici compongono
Oggi il ballo domina
ziati
i letterati fanno ballate,gliscienmusica
ballabile,
ti
fan ballare le tavole e le sedie, e gliarchitetballare le case
fanno
intere e ci costringono a
camminar
ballando per le strade di
Napoli.
22
—
-^
*^I1 ballo è n condimento
c^ è alto
non
:
della politiinseparabile
ca
dia feste di'
personaggioche non
ballo; e nella vita
i popoli,ora
delle nazioni
i
ora
lare
bal-
fanno
re
popolifanno ballare i re. Noa
è molto che in Italia molti principifecero il galoppo
loro
che
colle
Ci è qualche sovrano
principesse.
no
riesce a far ballar glialtri,ci son
ministri che fanballare i re e i deputati e ci sono,
ma
questi
fanno ballare
son
e di genio che
rari,uomini di cuore
parlamentie popoli.
re, ministri
Ma
diamo
discenlasciamo \e alte regionidei politici
e
nella vita privata e domestica.
Mi ci trovo
i
,
,
così benel
E
qui
parentesi
per
,
,
costretto
sono
a
servirmi
cari alleati ci han
noi
e
,
per
di ballo.
termini
Camminate
un
vi prego a perdonarmi se
di parolefrancesi, l nostri
i nostri
preso
rappresagliaci
termini
di
presi i
siamo
po' sui marciapiedidi Toledo
sica
mu-
loro
e
,
soprattuttodal Iato occidentale in dì festivo. Se non
sapete fare la ^haine anglaiseo la grande chaine ,
di un
sperate invano di poter avanzare
passo.
'Viene
creditore a trovarvi, o un
un
poveruomo
à' chiedervi un prestito o un soccorso
? Nel vostro
che gridafermez le tiroir.
interno sentirete una
voce
Vostra
vi chiede
moglie la presente o la futura
,
scialle
uno
,
vi viene
in
un
grida ouvrez
Mettetevi in gironel
o
nel
ì-es dames
liers ont
Volete
mezzo
o
manda
simile do-
biglietto
profumato?
che
voce
^
collo strascico^
veste
una
o
Ecco
la
le liroir.
gran
mondo,
e
mondo,
nel
do
piccolomon-
vedrete
da
per
che
puussent les cavaliers dopo
tutto che
les
cava'
les dames.
patisse'
vivere
nel mondo
al vostro
profittevole
e
una
rappresentarci
individuo
traversez, complimentsà droitc
?
Traversez
te
pare
r«-
et à
gauche,balancez^
tour
de maìns.
't
terminate
la
Viene
momento
un
figuracon
un
favorevole
ed
,
ecco
le
cava-
24
—
il
grandicello,
Fattomi
Ero
£
valente
tanto
Che
ed
le trombette
Erano
—
i tamburi:
fare il rullo
a
gustavan gli orecchi
quando alla mìa tromba
il
Lasciava
trastullo
mio
più dori;
anco
io dava
fiato
il vicinato.
di dormire
involto,
Con cocci fra le dita congegnati,
in flauto volto,
bocciuol di canna
Con
un
E con
altri strumenti
improvvisati
Con
pettinein
nn
La mia
Che a
esercitava
vocazione
sonare
mi
cantar
a
e
carta
una
trascinava.
Soffregandouna riga sopra il dito
Lungo steso sopr'un de' tavolini,
Faceva il violon così pulito
E
queirarmonia
con
Alle
melodiose
Ma
E
invidiaire al Bottesini,
farmi
Da
suir umida
Feci
A
me
E
con
mie
quando
canzone.
mirabil
sua
in
mano
quel
canna
su
e
in
giìi,
piover la
dal ciel
parve
putipù,
potettiun
aver
la
scoirer
bordone
tenea
manna^
preziosocontrabbasso
'
Feci
un
ostinato
ed
continuo
Solo mi consumava
Che mi fea bestemmiar
Avrei
voluto
aver
Bocche, e mani
Per eseguir tutta
Io
solo:
Ma
ardente
come
bassc^
brama
un
ebreo:
quante la Fama
quante ebbe Briareo, ^
il canto
una
partitura
1' istrumentatnra.
e
ridotto io
poverino,
Se accompagnar
voleva il mio
cantare,
A fare colle dita il tamburino.
Cosa che il galateovieta di fare :
E dar poteva un
saggio in modo tale
spesso
Pi musioa
ero
vocale
e
istrumenlale.
•
25
—
—
vi dico niente
non
repertorio
Esteso,svariato,sterminato,
Del
Tutto
per 1' orecchio
Che a poco a poco io m'aveva
SomigliavaalT archivio il capo
Che
mandato
in San
C
Pietro
Poi
mente
a
la roba
,
formato:
mio
Majellasta
l'operetutte
eran
Mercadanle
Di
a
,
t
in oblio.
^
di
Rossini,
più bella:
di Bellini,
aggiunsi le gemme
Di Donizzetti,e un
poco di Petrella,
Di Pacini le belle cabalette,
vi
di Verdi
£
le
più perfette.
cose
alfin vidi il
Ma
bisogno indispensabile
Di avere
istrumento
un
qualsisia
Che accompagnando la parte cantabile
Armonizzasse
colla melodia*,
formar
Perchè
a
piacevoleconcento
11 canto vuole 1' accompagnamento.
Così neir armonia
di questo mondo
gustar T incanto,
Chi
della vita vuol
Chi
del diletto vuol
il
toccare
tenere
Deve
istrumento
un
Che armonizzando
colle note
Faccia
Il
diventar
Che
Lo
sempre
stesso
Come
Che
Poi
Ma
eh'
a
sue
due.
eran
provare;
tempo speso
invano,
la sinistra volea fare
facea la destra mano,
che
queglianimai
quel che 1' uno
Provai
Ed
quei
cominciai
pianoforte
che ? fu tutto
Ma
Da
tre
fondo,
accanto,
poi
che
fa
la chitarra
tutti
sanno
glialtri fanno.
e
il
violino,
il violoncello,e il violone.
tutte le viole,e il mandolino.
ultimo finanche il calascione;
e
strimpellassi
per quanto fregassi
Fuorché
suoni
e
discordi altro non
trassi.
2
^
I-
26
—
Alfine disperatom' appigliai
scelsi ben davvero,
Alla grancassa:
e
l*erciocchè in breve tempo Ti sonai
Di
Mercadanle
spartitointer-o!
uno
tutto, io solo, riuscii
E
dalli
E
batti
oggi
e
quel grosso
Un giorno stanche
su
le mani:
caddero
Voleva
la grancassa esser
al buon voler mancata
percossa,
la possa.
era
Stancato
di sonar,
ma
al canto di nuovo
Tutto
Carlo.
di San
quel cuojo duro,
ribatti domani,
grossissimotambaro
dalli
e
Su
Ma
sonarlo
dell' orchestra
Alcglioassai
Ma
a
satollo,
non
ritornai,
al
giogo d'armonia
piegando il collo,
bel duetto alfin cantai.
Un giorno un
Ripetendoloognor sera e mattina,
Ma
ed alia palestrina.
sotto voce
E
Trent'anni
Che
pria di
Poi
"E
l'ho
se
ne
un
diventò
anno
fece
fu
studiato,e
prolifico^
terzetto,
quartetto magnifico,
un
progredendo,con superbo effetto
voci bianche
giunse a un decimino
fare a quel duello il pertichino.
Di
Da
€ome
nel cielo il sol canta
lor fanno
tanti astri minor
E
e
la luna
coro
splendendo quando l'aria imbruna
E piovendo su noi gì'influssi loro.
Così quaggiù bisogna che sì canti
A
noi
Se
si vuole
Ove
A
il mondo
di tal canto
Ma
Sia
che
il duetto, da
ogni voce
il perno
cui
sia
tutto
vada
avanti.
principale
ha da uscire,
parie reale
si posson
poi lant' altre unire.
I canto
a
solo, amici, a nulla vale:
cui
monotono,
micidiale.
steril,
2r
—
Di
vada
tenor
in
—
ogni soprano^
cerca
ogni contralto,
forte or piano,
or
E il cantar modulando
di terza, ora di quinta un
salto,'
Dando
or
Andando
a
tempo e regolandoil fiato,
Avrete prestoun pezzo concertato.
baritono
Di
basso
o
terrà
in
cielo
Dal
VISIONE
Nell'ora in che
pellegrina
e
più da'pensierpresa
quasi è divina,a seguireintesa,
era
Men
dalla carne
vision
Alle sue
Lanima
mia
Lieta obliando
Immagini
E
la mente
la diurna
di ben
guerra^
vogliaaccesa.
con
fra desii si svaga
mentre
il mio
Levommi
Colei ch'io cerco
ed erra,
pensieroove
trovai
ritrovo in terra.
lettoryqual io restai
non
e
Immagina,
Quando fui fatto a vagheggiar
possente
Quegli occhi pari a cui non vidi io mai.
Un velo la copriasì consenziente
Alle forme del corpo e pur sì fìtto,
Ch'io vedea
Come
un
parlaree
mentre
fra
mi
pur
mer
meglio
niente.
ritto ritto
palo rimasi
Io diceva
Perchè
sul
E
vedeva
non
e
ardessi di farmele
Benché
Volea
tutto
dappresso,
zitto.
stavo
che m' è successoT
l'ardire mi manca?
io sì dubbiava
entro
né
si fé' colei rossa
Argomentando dal silenzio mio
Già
Lo
bianca,
non
spirtopronto
Alfin sciolsi la
E
cominciai:
Io
son...
io
la
ma
voce
io
son...
oh
un
Francesca, io
son...
stanca.
carne
in
stesso
me
mi
io
Dio!
son
son
quello.
quell'io
28
—
Che
Non
per
ebbi
Tanto
Per
fatto di dolore
(e
più nò
te mi
venne
Per
te da
un
che
ver
Cerbero
un
Fin
di farti al
Io
in
notte
che
ver
stesso
me
esoso,
la vita,
il cervello mi è roso.
giorno custodita
e
affamato
ed
eri
impedita;
il mio
atteso
misero
stato
guadagnare,
serva
fare
tuo
rovello.
uggia anco
verone
ISè col Cerbero
riposo
a
tiranno
po!ei la
non
ostello
aspro
bruco
Da
È
amore
te crudel venni
Per
È
nò
pace
diede
mi
—
tr"itlato;
un
che non
può fare?
Se tu avessi voluto, alle tue porte
Un'altra chiave si potea ficcare.
Ma
chi
ama
davver
potenza di
La
Che
fa cader
Kon
che
Ma
le
è così forte,
Amore
mura
precipizio,
a
le funi
spezzar
e
le ritorte.
sì propizio:
perdiam momento
È tanto tempo già che aspetto, o cara;
Non facciam clie l'indugio
piglivizio.
Toglimi omai a vita così amara
Peggior che morte, a questo luo fedele
Di lieto gaudio un
avvenir prepara.
Toglimi ai fluiti d'esto mar
crudele,
E dall'onde agitatoe quasi assorto
in porto a gonfievele.
Deh! mi conduci
non
sei la stella mia, tu sui il mio porto;
in esso
la mia nave
entrare
affretto;
Tu
A
Non
mi
Or
Ecco
ne
volere innanzi
il ciel
consente
il.loco opportuno
Soli qui siamo
tempo
senza
e
fé concedi
e
morto.
pieno diletto:
la stagione.
alcun
sospetto.
guiderdone:
grande amore
Vagliami il lungo studo
la tua magione.
Che m'han fatto cercar
vivido splendore
Volea più dir
ma
un
Raggio per gli occhi il mio fulgentesole,
Che discendendo
il core
a liquefarmi
Alla
mia
un
e'I
....
29
—
Fecemi
Uopo
più, ma
era
Come
colui
La
che
accorto
che
le
man
parole
puote ciò che
presi allor
la dolcezza
Che
di
non
l'intento
d'allargar
ella lasciò far
Ed
—
vuole.
tutto
contento,
tal sorriso
con
dentro
ancor
sento.
ne
Incoraggiatadal benigno viso
Che mi fece obliar la lunga pena
voleva
Baciar
Ma
labbro
Che
De' sensi
E
Ad
vinse
mi
si
a
rotto
il desiato
a
fantasia
tratto
un
E
la lena
munse
riscosso
persona
desto a viso
la
piena,
unendo, una
tempesta
sonno
che
Come
del desio
labbro
l'alto
riso.
mi
svegliai
forza
è desta.
per
viso m'incontrai
a
Con la mia buona
moglie, e
stretta ancor
Nella mia mano
Al
vedermela
,
della testa,
accanto,
in
la
sua
mano
trovai.
atto
strano
Il tergo le
e
rivolsi,
l'importuno
lontano.
Scontro fuggiifacendomi
Ella se l'ebbe a male, e all'aer bruno
il broncio
Tre dì mi tenne
infuriata,
Poscia più che il furor potò il digiuno.
E, sapete in che modo fu placata?
in visione
Del 'bacioche a Francesca
Dar voleva, le feci una
girata,
E
Il
secondo
l'applicai
concerto
l'intenzione.
di
generale
un^opera
seria
adesso, indovinate?.,,.
vengo
di stupor compresa
Io colla mente
Gaìlarate.
da Somma
e
Or ne vengo
divina ho quivi intesai
musica
Che
Signori,io
Di
Era
una
musica
quelloil
nuova
coacerto
e
originale
generale.
30
—
—
L'orchestra era composla di cannoni,
Strumenti
ai nostri giorni dominanti,
Che
E
rimbombando
in tutti
in bell'insieme
al
paura
le
pendici
de'suoi nemici.
cor
Sapete chi portava la
Emmanuele
Vittorio
Unico
Che
al
Che
il
Guida
battuta ?
in persona,
esso
di cui la fé
re
pari portar
primo ognor
sa
muta,
non
spada
L'eco
e
correndo
vittoria dell'Italia i
a
i tuoni
tutti armonizzanti
Rallegrandod'Italia
Mettean
sette
e
corona,
in fra i
perigli
figli.
di
quella musica potente,
il Mincio, giunse ali'Istro in riva:
Passato
L'udì l'avara lupa, e immantinente
Un gelo di paura in cor sentiva:
che a Francesco
Dicono
e ai suoi
briganti
Quell'eco fé' l'effettodei purganti.
Francesco
imperatorturò gli orecchi,
E tosto ebbe ricorso al gabinetto,
Dove
tenne
consigliocon parecchi
Dei
E
ministri
suoi
si vide
Correre
Di
Fu
a
effetto;
consigliorinforzato
tutta fretta in ogni lato.
\
il
gabinettoanche frequente
cagion di quellasinfonia :
Roma
Corse
E in
Merode
Anlonelli
mezzo
Rideva
O
lo stesso
il
per
chiamato
Fu
con
a
e
la
la
sua
sua
gente,
genia:
quel trambusto generale
con
il comitato
nazionale.
santissimo,divino.
Ch'allietil'alma d'ogniItaliano,
Con
Che
strumento
somma
riverenza
a
te
m'inchino
gli altri alto sovrano,
K grido ai quattro venti, e con
ragione,
Che il re de^l'
istrum«nli oggi è il cannone.
sei di" tutti
-
32
-
—
E col maestro
anche
que' tanti
Esecutori della gran sonata
S' abbian
da
le ben
noi
Iodi,
giornata
merlale
E
s'apparecchinoalla gran
Quando alla nostra nuova
I nemici
Sinfonie
Soa
di cannoni,
ognora
è il dì
Venuto
nostre
ogni iato,
in
alla Cavalli
di cannoni
Accompagnino
con
di cannoni:
concerti
settimini
orchestre
via.
quel giornosospirato
di cannoni
Quartettie
E
sinfonia
d' Italia andranno
Ora insino a
Facciam
sempre
prodi
canti
e
balli.
e
già Mantova
Legnago e con
Verona
Peschiera:
e
:
italiano altiero tuona:
II cannone
il solitario di Caprera:
Fulmina
ed alla veneta
E a Roma
laguna
Vittorio grida:ornai V Italia è una
mio
avendo
Non
olografo
testamento
altro di che
del misero
non
se
mio
disporresu questa
di ossa, carne,
in liberazi
devenuto
sono
di corpo e di mente,
che segue con
di dispornenel modo
suppongo,
mio atto di ultima volontà.
E
di
maestro
sano
come
sto
que-
forsopra, lascio i miei folti e ti
monde
tutte le zucche
della nostra Associazio
col dritto di prelazioneal più celebre
cominciando
a
capelli
terra
corpo, composto
nervi, eccetera,
cartilagini,
stando
!
da
che
pianoforte,
ne
ha
maggior bisogno
deglialtri.
Lascio
quegliimbecilli che avendo
nigrare
loro, fanno sforzi impotentiper de-
il cervello
dato di volta al
questa nostra
senno
cai
da
a
,
Società
comprendere che
tendanodi
,
non
e
non
hanno
tanto
valgono il fangocon
lordare i nostri stivali.
33
-
Lascio
le orecchie
a
quei sordi
quei ciechi
sentire,e gliocchi a
vedere, perchè alia fine
desiderii
Lascio
che
le
e
e
per
avvicina e
non
che
non
vedano
e
vogliono
vogliono
ti
gliarden-
bisognidegi'Italiani.
a quei ponaso, pezzo rispettabile,
litici
1'hanno
fino per subodorare
abbastanza
del malcontento
dei
pei
popolieurogli eflluviidella procellache si
cause
vere
sentano
che
i veri
il mio
non
—
annasare
l' odore
di abbruciaticcio
della
tana
lon-
non
conflagrazione.
Lascio la lingua a tutti i miei fratellidel Piemon-,
te, perchè, se a Dio piace, diventino Italiani anche
da questo lato, e facciano colla parola e colla
na
pencome
no
quelleche hanopere così belle e leggiadre
fatte colle armi.
Lascio
ai
i denti
giornalistimiei confratelliun
,
tempo, perchè
lasciando
loro,non
si seguano
anche
Lascio
mordere
a
di addentare
chi si fa i fattisuoi.
denti
la bocca , senza
a
e
dilaniare fra
quando
a
do
quan-
lingua al
di tutti gliappendicisti,
più bambino
perchè biasci
almeno quelloche non
può masticare, e non faccia
più quella roba indigestache fa stomacare
i suoi
lettori dopoquarantotteschi.
Lascio le guance
a quei poveri diavoli che
tero
ricevetl'ordine di volgerel'altraquando lor ne fosse percossa
l'una: ordine
che
a
dir
vero
e
senza
,
non
ho mai
visto
che pur vedrei con
molto piacere.
e
porre in pratica,
Lascio la mia non dispregevole
cia
barba, che comin-
grigia a tutti quegl'imberbi o sbarbati
da caffè,che con
che
un
politici
sigaro in bocca
vai più di loro
si vantano
di ficcare il naso
nei
di conoscere
di Napoleone III
la mente
e
gabinetti
più che non la conosca
egli stesso.
Lascio il collo a quei miseri popoli oppressi-che
il giogo di brutti
han dovuto piegare il loro sotto
tiranni stranieri, augurando loro che presto possano
levare il collo e scuotere il giogo abbor-rito.
a
farsi
,
,
,
34
—
—
tergo con quel che segae aperchè se ne
gli Austriaci, ed il petto agi'Italiani,
nelle prossime battaglie.
servano
Lascio i polmoni a certi oratori del parlamento
italiano la cui voce
non
giunge mai all'orecchio dei
alle male lingue
giornalistifacendo così supporre
che non
parlinomai e votino sempre.
po
Laseio lo stomaco, che m'ha servito in ogni temmaravigliosamente,a tutti i deputatiin carica o
aspirantia cariche,perchè si possa dire di loro che
dopo il pasto han più fame che prima.
Lascio le
spallee
il
,
la milza colla cistifelleae tutto
fredde che condella bile a quelleanime
sigliano
l'apparato
ma,
di aspettare , di aspettare per Rosempre
Lascio
il fegatoe
di aspettare per
dal cielo; ma
non
lo
più il soldo
tanti poveri diavoli
di
,
Venezia, di aspettare la
neanche
aspetterebbero
stipendioo il sussidio
stanno
in
na
man-
un'ora
mentre
,
aspettativa.
stici
giornaliumoridelle caricature,perchè non
e
agli appassionati
dalle risa alla
si stanchino
mai dallo sganasciarsi
lettura e alla vista delle più fredde corbellerie.
Lascio
il diaframma
Lascio
le budella
ai lettori dei
a
tutti coloro
clie
non
hanno
ri,
carità,siano usurai o finanzierezza,
procuratori generalio ulTicialidi pubblicasicucamorristi
o
briganti.
Lascio
che
la pancia a quei timidi e vigliacchi
mai
viscere
avuto
vorrebbero
vedere
di
1' Italia libera ed
una
senza
modarsi
sco-
isborsando un
non
compromettersi,
quattrinoné lasciando un quarto d' ora di sonno, e
nel momento
del pericolo si nasconderebbero
per
salvare la pancia ai fichi.
Lascio le braccia a quelliche se le sentono
scare
caed invece
difficoltà,
quando trovano la minima
di abbracciare animosi
un
partitoaudace ma di probabile
lasciano
fanno delle braccia croce
e
riuscita,
crocifiggere
quelliche si pongono nelle loro braccia.
Lascio le mani aglioperosilavorantiche penosae
senza
35
—
la vita
campano
affinchè non
famigliuole,
menfe
sonno
0
fame
per
Cadde
propria
debbano
quelladello loro
e
dire che per
lavoro
mai
il sudato
sopra
la slanca
man.
le
ginocchia a coloro che le proprie consumano
sui pavimentidelle chiese, mentre
poi non
le più ree
fanno
azioni.
scrupolo di commettere
Lascio le gambe e i piedia quei poveri soldati
Lascio
si
—
del papa
che
dovranno
combattere
le ultime
batoste, acciocché
arrivare
possano
salvi alle
patrie loro a raccontare
monsignori romani.
lascio
il meglio mi scordava:
Ma
confesserà
che
donna
dichiarerà
di
non
di noi nel'-
contro
sani
e
le
prodezze dei
il
cuore
averne
,
la
quel-
a
o
almeno
sentirselo
trovandosi
palpitare
bel giovane con
vicina a un
50,000 lire di rendita.
Codicillo. Se mai in questo inventario
corporale
addietro
lasciato
avessi
qualche parte importante di
gatari
questo mio corpo, intendo e voglio che ne siano leBenedeck
in solido,
de Merode
ed in mane
canza
o
premorienza di essi,Antonelli e Uechberg,
serviti
ne
facciano giro ai
perchè dopo essersene
,
che
loro aventi
Fatto
e
di
non
causa.
sottoscritto
U
!
elitropia
Che
L'-clitropia!
L' elitropia
è una
ec.
eutropia
L'
,
rende
che
diamine
pietrapreziosa
invisibile chi
la
nonna
ai
conti
so'o
la
di fate
nipotinial
può prestar fede
quellodel Boccaccio.
fole cui
se
un
elitropia?
anzi
sima
preziosis-
reca
in
,
Bajeldirete voi; son
racconta
sarà questa
mano.
fandonie
,
canto
che
del fuoco
,
Calandrino
come
verità
Signori v' ingannate a partito.Gli è una
delie meglio dimostrale;
a
se
non
priori,almeno a
,
36
—
—
cioè daglieffetti.Udite, e poi giudicate.
posteriori
j
lire ad
prestateventi
Voi
amico
un
amico
un
,
vi vedevate
ogni giorno , e forse più volte
lo veal giorno: che è che non
dete
è, da quel d\ non
più; ai soliti ritrovi,al caffè,al teatro, a casa
cui
con
sua
mistero
questo
un
e' è
non
,
si è
? In
invisibile. Come
reso
quel
d'
marengo
po' di entropia.
Quella vaga giovinetta,
sempre
rosa,
una
za:
:
al
suo
era
verone,
di Toledo
ne'
da
e'
oro
era
fuso
ridente,fresca
veduta
voi
spiegar
molta
con
me
co-
fre.juen-
al passegVilla,al teatro
gio
occhi
dì festivi,
i suoi begli
tillanti
scinalla
,
s'incontravano coi vostri,e i vostri stivali premevano
talvolta lo strascico della sua vesta. Or quel
sole si è oscurato
va? Un
più.Come
vecchio
tale ha
ha
ottenuto
marito, geloso come
alto
strazione
grado nelP amminiprima vel trovavate semi-
dello stato: dove
pre frai piedi,ora si è reso invisibile. La
decreto di nomina
vi era un
: nel
entropia.
O potessilo
trovar
pure
invisibile 1
tutti
1' eutropia.
dato
un
lo vedete
non
,
vecchi, le
i mariii
Un
si è ecclissato
,
cosa
è chiara
magisterodi
0 potessi
venire
dil'elitropial
che avreste
torto.
malignamente
temerario
Un
dendo
giudiziovi balena nella mente, offenla mia
matura
gravità che non
può tardare
a
cangiarsiin veneranda canizie. Voi v'immaginate
Non
sorridete
,
brami
eh' io tanto
dietro
alle donne.
di
non
ad
o
mortale
Oibò
conoscere
esse,
r invisibile. Le
,
di farmi
invisibile sol per correr
I Se così pensate
voi mostrate
,
il gusto delle donne.
mandate
Do-
chiedete loro
se
amino
figlie
degliuomini
amano
il visibile
geli
gli an-
quegliangeli che
ma
la loro forma
sottopongono al senso
invisibile , gliangeliche vestono
aspetto. Per esse tutto l'invisibiledee
farsi visibile,
fin le tenebre debbono
e
essere
come
umano
quelle d' Egitto
bon
palpabili,
le conosceva
37
—
I
nella seconda
che
[Dante
,
sclamò
tappa del
di lieve si comprende
fuoco d' amor
dura
Quanto in femmina
r occhio
Se
Toltomi
anello
di
di Balzac
e
il tatto
Gige
spesso
o
di
se
tutte varietà dell'ur
penetrare nelle sale da pranzo
veduto
non
vi
fossi possessore
l'
deldi Angelica, del bastone
fare
quel
di Enea,
della nube
elitropia.
0
noi raccende.
questo ingiuriososospetto ,
vorrei
cosa
vera
Vorrei
0
di dosso
io che
iiica
viaggioe-
suo
che
assai
dirò
—
dei
re!
e laute imbandigionitorricchi,e dalle sontuose
la più succulenta
vivanda per consostanziosa
e
solarne
il misero
deschetto
deli'industre operajo che
la vita
suda il giorno e vegliala notte
sostentare
a
della povera famigliuola.
Dalla forchetta del dovizioso
involerei la trentesima
polpetta che sta ppr
enlrar
lavoro
nella bocca, per tor la fame
chi non
o
a
può lavorare.
lucerna
cuce
o
trova
non
al fioco lume
giovinettache
All' onesta
chi
a
di moribonda
mo
l'inferper sostentare
madre, farei cadere nel bo
grem-
ricama
padre o la vecchia
tolte agli scrigni
una
piccolapioggiadi monete
degli usurai che dissanguano il prossimo e dei padroni
di case
che raddoppiano le pigioni.
A colui^che sdrajatoin superbo cocchio tirato da
ria
d'apiù superbi destrieri va a prendere un boccone
alla llivie/a di Chiaja per prepararsi alla digestione
di molti
ben
bocconi
conditi
da valente
il portamonete per darlo
di famiglia, che vivendo del
sottrarrei
suo
padre
ingegno
Insomma
chi
non
ha
come
pagare
sulla ricchezza
crescente
a
,
manca
di esecutore
sempre
togliendo sempre il
del necessario
testamentario
damo, che lasciò la
terra
,
co,
cuo-
quel povero
prodottodel
a
la tassa
sempre
scemante.
superfluoper
assumerei
del nostro
darlo
le funzioni
Aprogenitore
in perpetuo fédecommesso